Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 10.35.
PRESIDENTE. Essendo presente in Aula soltanto l'onorevole
Fleres, sospendo la seduta avvertendo che riprenderà alle ore
10.50.
(La seduta, sospesa alle ore 10.37, è ripresa alle ore 10.55)
La seduta è ripresa. Onorevoli colleghi, su richiesta del
Governo, sospendo ulteriormente la seduta avvertendo che i lavori
d'Aula riprenderanno alle ore 11.30.
(La seduta, sospesa alle ore 10.56, è ripresa alle ore 11.37)
ZANNA, segretario f.f., dà lettura dei processi verbali delle
sedute n. 194 del 20 novembre 1998, n. 195 del 20-21 novembre
1998 e n. 196 del 25 novembre 1998 che, non sorgendo
osservazioni, sono approvati.
MISSIONI
PRESIDENTE. Comunico che, per ragioni del loro ufficio,
saranno in missione dal 26 al 27 novembre 1998 l'onorevole
Francesco Scoma e dal 27 al 28 novembre 1998 l'onorevole Andrea
Zangara.
COMUNICAZIONE DI ADESIONE A GRUPPO PARLAMENTARE
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 24 novembre 1998,
l'onorevole Camillo ODDO ha dichiarato, a norma dell'art. 23 del
Regolamento interno, che intende appartenere al Gruppo
parlamentare "Democratici di Sinistra".
L'Assemblea ne prende atto.
COMUNICAZIONE DI NOMINA DI PRESIDENTE DI GRUPPO PARLAMENTARE
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Domenico ROTELLA ha reso
noto che, a decorrere dal 20 novembre 1998, l'onorevole Bartolo
SPERANZA, ha assunto le funzioni di Presidente del Gruppo
parlamentare di 'Rinnovamento italiano'.
L'Assemblea ne prende atto.
COMUNICAZIONE DI DECADENZA DA COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
PRESIDENZA A SEGUITO DI ELEZIONE AD ASSESSORI REGIONALI
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito della loro elezione ad
Assessore regionale, decadono automaticamente, a norma di
Regolamento:
- l'onorevole Giovanni BATTAGLIA dalla carica di Vicepresidente
dell'Assemblea;
- l'onorevole Salvino BARBAGALLO dalla carica di Deputato
Questore;
- l'onorevole Francesco PIRO dalla carica di Deputato
Segretario.
Presidenza del presidente Cristaldi
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
DISCUSSIONE SULLE DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE DEL PRESIDENTE
DELLA REGIONE
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'ordine del giorno reca:
Discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente
della Regione.
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Caputo,
Bufardeci, Fleres, Provenzano, Leontini, Alfano, La Grua, Costa,
Briguglio e Misuraca l'ordine del giorno n. 237 "Non approvazione
delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione".
Ne do lettura:
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
- Sentite le dichiarazioni programmatiche del Presidente della
Regione,
non le approva>> (237).
Informo altresì che sono in corso di presentazione altri
ordini del giorno, rispettivamente di approvazione e non
approvazione, concernenti le dichiarazioni programmatiche del
Presidente della Regione.
CAPODICASA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. presidente della Regione. Signor Presidente,
a seguito della riunione di Giunta conclusasi pochi minuti fa,
comunico all'Aula l'attribuzione delle deleghe assessoriali:
- Assessore alla Presidenza: onorevole Crisafulli;
- Assessorato dell'agricoltura e le foreste: onorevole Cuffaro;
- Assessorato dei beni culturali, ambientali e la pubblica
istruzione: onorevole Morinello
- Assessorato del bilancio e delle finanze: onorevole Piro;
- Assessorato della cooperazione, del commercio,
dell'artigianato e della pesca: onorevole Battaglia;
- Assessorato degli enti locali: onorevole Barbagallo Salvino;
- Assessorato dell'industria: onorevole Castiglione;
- Assessorato dei lavori pubblici: onorevole Lo Monte;
- Assessorato del lavoro, della previdenza sociale, della
formazione professionale e dell'emigrazione: onorevole Papania;
- Assessorato della sanità: onorevole Sanzarello;
- Assessorato del territorio e dell'ambiente: onorevole Lo
Giudice;
- Assessorato del turismo, delle comunicazioni e dei trasporti:
onorevole Rotella.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di dare la parola
all'onorevole Fleres per illustrare l'ordine del giorno
concernente la non approvazione delle dichiarazioni
programmatiche del Presidente della Regione, ricordo che il tempo
previsto per l'illustrazione dell'ordine del giorno è di 30
minuti, per il dibattito 15 minuti, per dichiarazione di voto 15
minuti.
E iscritto a parlare l'onorevole Fleres per illustrare
l'ordine del giorno n. 237. Ne ha facoltà.
FLERES. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi ho atteso e
seguito con interesse le sue dichiarazioni programmatiche non
solo per dovere, il dovere che scaturisce dalla funzione
parlamentare che rivesto, ma soprattutto per comprendere fino in
fondo quali fossero le discriminanti che lei avrebbe posto alla
base dell'azione politica del suo Governo, il primo governo
guidato da un uomo che è nato e si è formato orgogliosamente
nelle file del vecchio Partito comunista, ne ha seguito
l'evoluzione con la costituzione del PDS prima e del più sbiadito
e confuso DS poi, passando per tutte le fasi istituzionali a ciò
connesse.
Non è stata semplice curiosità la mia ma il vivo desiderio
di comprendere se in lei e nel suo assai dinamico partito si
fosse finalmente mutato il rapporto tra la realtà e la verità.
Un rapporto travagliato, è vero, sia nella vita degli uomini
sia in quella delle forze politiche, ma un rapporto che deve
sempre e comunque, nell'una e nell'altra fattispecie, risolversi
in favore della verità, la più pura, la più dura, la più chiara e
sincera anche quando essa può non essere quella che ci
aspettiamo, quella che vorremmo che fosse. La verità, quella che
abbiamo sognato fin da ragazzi, quando, come lei e me, abbiamo
scelto la politica, quando abbiamo scelto di stare dalla parte
dei cittadini e dei loro interessi sempre generali e astratti,
spesso sacrificando il nostro privato.
Questo tema sarà il filo conduttore del mio intervento,
onorevole Presidente, la realtà, la verità, gli interessi
generali e astratti dei cittadini.
Nelle sue dichiarazioni programmatiche, onorevole Presidente
della Regione, ho notato che ancora il saldo tra queste
componenti è tutt'altro che definito. Lei è e sarà costretto a
navigare fra la realtà di una Regione con tanti gravi problemi,
la sua verità di cui - lo riconosco - Lei è un leale assertore,
quella del suo partito che non è mai stata quella vera bensì
quella necessaria e talvolta quella falsa, purchè ripetuta almeno
sei volte, e gli interessi generali astratti che grazie ai suoi
alleati spesso saranno prevaricati da quelli specifici e
concreti. Sì, onorevole Presidente, i suoi uomini sono portatori
di tante, troppe specificità spesso inconciliabili. Essi sono
gli uomini che hanno abbandonato, anche di recenti, gli ideali
per i più comodi e proficui interessi personalistici e
clientelari. Sono gli uomini che amano i piaceri della politica
come Lei ama la pesca, ma non in senso dilettantistico.
Ecco, onorevole Presidente, perchè la verità di cui lei è
portatore come persona diventerà bieca menzogna
nell'interpretazione vitalizia, opportunistica e spregiudicata
che ne vorranno e sapranno dare gli uomini della sua Giunta,
espressione di quel che resta della peggiore democrazia cristiana
e, paradosso delle circostanze, anche della sua disgregazione
figlia di tangentopoli.
Il suo Governo non è certamente il nuovo, esso è la quinta
essenza del peggior vecchio che il Centro e la Sinistra sia stata
mai capace di esprimere. Così stando le cose i suoi buoni
propositi, i suoi undici punti programmatici, i suoi accenni ai
grandi temi persino alla politica estera mi appaiono - mi scusi -
assai ingenui, pari solo ai sogni di felicità dell'onorevole
Drago.
In questo senso, onorevole Presidente, lei è certamente il
capo di un Governo dalle larghe intese. Le sembrerà strano che io
le dica questo, dato che il mio partito ha sostenuto proprio la
necessità di un Governo dalle larghe intese; il fatto è che noi
volevamo veramente che si raggiungesse in pieno questo obiettivo
in questo Parlamento, invece lei ne è il frutto per le logiche di
corridoio di cui è figlio, per le strategie del Palazzo per la
stessa ragione per la quale a Roma governa una maggioranza
espressione del tradimento e della menzogna. Ha visto, onorevole
Presidente, come torna il tema della verità e della verità
falsata?
Ecco, onorevole Presidente, noi volevamo le larghe intese,
frutto del consenso dei cittadini, fatte dall'impegno di tutte le
forze politiche, unite attorno ad un programma generale e
astratto nei temi ma assai concreto nei risultati.
Lei invece, onorevole Presidente, è figlio di quanti eletti
a destra hanno portato i voti a sinistra; lei è figlio di quel
contesto politico che ha visto D'Alema, Prodi e Bertinotti
chiedere i voti agli operai, chiedere sacrifici ai cittadini,
soprattutto a quelli più deboli, per portarne i benefici ai
grossi speculatori e ai grandi capitalisti; lei è figlio di quel
progetto politico che ha distrutto con i provvedimenti sulla
rottamazione centinaia di migliaia di piccoli artigiani a favore
di quattro o cinque grandi industriali dell'automobile; lei è
figlio di quel progetto politico che sta consegnando alla finanza
internazionale i piccoli commercianti a favore della grandissima
distribuzione e sta consegnando agli speculatori bancari
nazionali ed esteri i sudati risparmi dei siciliani.
Noi ci siamo dichiarati disponibili a sostenere anche un
governo di minoranza, un governo obbligato a ricercare l'unità
delle forze politiche negli intenti programmatici e riformatori
o un Governo tecnico che affrontasse l'emergenza ed il
quotidiano, lasciando all'Aula le grandi scelte che appartengono
a tutti, mentre lei ha preferito perseguire il tradimento dei
siciliani attraverso il tradimento di alcuni uomini.
La nostra posizione politica, onorevole Presidente, ci porta
a ritenere che la Regione non abbia bisogno in questo momento di
prove di forza o, come nel suo caso, di debolezza. Essa invece
ha bisogno di equilibrio, tolleranza e moderazione perché la
soluzione dei problemi che essa vive non appartiene né può
appartenere alla destra o alla sinistra, essa appartiene e deve
appartenere al buon senso ed alla disponibilità di tutti.
I problemi della Sicilia sono assoluti ed assoluta deve
essere la loro soluzione o, forse, onorevole Presidente, lei
pensa di poter risolvere i problemi della disoccupazione, del
credito, dello sviluppo economico, delle riforme, dei forestali e
quanti altri, a colpi di maggioranza? Lei, onorevole Presidente,
é figlio delle larghe intese, non nel senso nobile a cui noi
pensavamo, ma perché é stato eletto non con la maggioranza
prevista, ma grazie all'assenza tattica di Rifondazione
comunista. Lei é stato eletto non dal voto dei partiti che
hanno dichiarato di volerla sostenere, bensì dal non voto
elettivo di chi a parole, e solo a parole, dice di esserle
avversario. Dunque, lei é il presidente dell'Ulivo, dell'UDR,
dei Comunisti italiani e di Rifondazione comunista, ma é anche il
presidente nato dalla fretta del CCD e dalla lealtà verso questo
partito di Forza Italia ed Alleanza nazionale. E lei é persino un
presidente istituzionale, grazie ai virtuosismi che ci concede il
nostro regolamento d'Aula.
E tuttavia, lei é un presidente figlio di uno schieramento
assai lontano, dunque, da quella logica delle larghe intese di
cui Forza Italia parlava, di quella logica che Forza Italia ha
sempre cercato di affermare al fianco dei siciliani sin dalla
costituzione della Commissione per la riforma dello Statuto, sino
ad ora unico vero atto concreto a favore di una nuova e più
moderna autonomia e, invece, rischiamo di essere noi tutti i
deputati del Parlamento dell'ultima repubblica socialista
sovietica rinata post mortem.
C'é una differenza profonda tra i due percorsi. Noi volevamo
la partecipazione di tutti nella soluzione dei problemi della
Sicilia e l'abbiamo persino invitata a farsene interprete, lei
invece ha scelto il voto di alcuni, assai pochi a dire il vero
visto l'andamento dello scrutinio per la sua elezione e di quella
del suo governo, ma soprattutto ha scelto di rifugiarsi dietro il
non voto di altri.
Sono certo che i siciliani sapranno comprendere e
condannare, sono certo che i siciliani sapranno valutare il
tradimento ed il vilipendio di cui sono stati vittime e sono
certo che sapranno mostrare il loro sdegno sin dalle imminenti
elezioni europee respingendo le blandizie e le minacce dei
prossimi mesi.
Il loro sdegno é pari a quello di chi si rende conto di
essere stato tradito, non parlo solo del popolo del cosiddetto
centro-destra espropriato del proprio voto, ma anche di quello
del centro sinistra costretto a convivere con quanti e con
quanto hanno sempre combattuto nel vecchio sistema politico; ma a
provare sdegno per quanto accadrà sarà persino quello sparuto
manipolo di voltagabbana che hanno permesso il tradimento
tradendo, essi stessi, le loro origini ed i loro ideali.
Mi riferisco agli eredi di quella democrazia cristiana che
ha compromesso il nostro Paese per cinquant'anni ed oggi dopo una
breve pausa tecnica si candida a completare l'opera attraverso
l'ectoplasmatica UDR, traduco: Ulivo di riserva, unione dei
rinnegati, partito dei ministri e dei sottosegretari bramosi di
poltrone e prebende. Lei si troverà come quella donna che crede
di amare due uomini e ad entrambi dichiara il suo amore, il suo
desiderio, la sua passione, salvo poi a scoprire di non amarne
nessuno quando il gioco si fa duro, quando bisogna compiere
alcune scelte importanti, quando bisogna stabilire da che parte
stare.
Noi sappiamo da che parte stare: noi stiamo dalla parte
della verità, della realtà, della libertà, dalla parte degli
interessi generali ed astratti, dalla parte dei cittadini leali
di cui difendiamo il voto, mentre altri lo offendono e ne fanno
merce di scambio.
Ci vuole un grande amore per questa terra, per continuare a
fare politica in queste condizioni, così come ci vuole un grande
amore per comprendere e perdonare quella donna che crede di avere
amato due uomini, forse, senza averne amato alcuno.
Cosa faremo? Le risponderò, onorevole presidente,
ricordando un'opera teatrale dal titolo "Il cerchio rosso del
Caucaso". E' una grande storia d'amore, di una madre a cui
avevano tolto il figlio appena nato per affidarlo ad una madre
adottiva, la quale si trova davanti al giudice che dopo anni deve
decidere a chi spetti il diritto di tenersi il bambino. Il
giudice traccia per terra un cerchio di gesso rosso ed al centro
del cerchio pone il ragazzino, poi stabilisce che colei che
tirando per un braccio il bambino lo porterà a sé avrà il diritto
di tenerselo. Le due donne cominciano a tirare, a tirare sempre
più forte. L'una è la madre naturale, quella che lo ha partorito.
L'altra è quella che lo ha educato e sfamato. E tirano sempre
più forte, fino a fare urlare di dolore il bambino, fino a farlo
soffrire.
Poi una delle due, non importa quale, lascia la presa.
Voi mi direte è quella che lo amava meno.
Io vi dico di no E' quella che lo amava di più. E non
poteva permettere al suo egoismo di prevalere sull'amore.
La donna che molla la presa è quella che libera il bambino,
che interrompe la straziante sentenza lasciandolo nelle mani
dell'altra. Per amore e solo per amore.
Noi faremo così. Noi, signor Presidente, la obbligheremo a
compiere le scelte più giuste per la Sicilia. La obbligheremo a
rispettare i cittadini, il suo mandato, se stesso, a rilanciare
la nostra Regione, ma quando questo dovesse far soffrire i
siciliani, a causa del suo egoismo, a causa dell'egoismo delle
forze politiche che la sostengono, noi non tireremo più il
braccio del bambino. Non perché non lo amiamo abbastanza, ma
perché lo amiamo troppo.
La nostra sarà un'opposizione dura, ma logica e costruttiva,
forte ma generosa, audace ma serena, perché siamo certi che come
nell'opera teatrale il bambino, una volta libero dal dolore, una
volta consapevole del gesto della donna che lo ha lasciato,
tornerà da questa per vivere con lei.
I Siciliani torneranno da noi perché noi li abbiamo liberati
dalla schiavitù delle clientele, dalla perversione delle
strumentalizzazioni, dagli inutili schematismi, dai pericolosi
consociativismi.
Mentre voi volete imprigionarli nuovamente. Volete
riportarli indietro. Volete omologarli. Volete abbindolarli con
le facili promesse, poi tradite con le lusinghe e con le minacce.
Voi volete conquistarne le coscienze con i nuovi oppiacei,
quali sono gli LSU, gli LPU, e quanto altro serve a creare
bisognosi di Stato, pensionati a diciotto anni, falsi lavoratori
per falsi lavori, strumenti buoni solo ad alimentare una logica
assistenzialistica, figlia di una democrazia acquisitiva che noi
ed il Governo del Polo stavamo debellando.
Se è questa la sua proposta per i giovani, che lei richiama
nelle sue dichiarazioni programmatiche, mi sembra assai poco ed
altrettanto illusorio.
Tra il 1996 ed il 1997 in Sicilia sono nate oltre 4.000
piccole nuove imprese, figlie dei nostri provvedimenti per il
lavoro, quello vero, quello dei commercianti, degli artigiani,
degli agricoltori, degli industriali, dei professionisti.
Figlie delle libere attività, figlie della nostra politica
di sostegno alle imprese produttive, non degli aiuti a pioggia ai
soliti carrozzoni spreconi e deficitari.
Nella prima conferenza stampa seguita alla sua elezione,
onorevole Presidente, l'onorevole Forgione, che è un suo elettore
occulto, ha detto che in Sicilia ci sono troppi aiuti alle
imprese.
Come farà lei a coniugare questa opinione - di un suo pur
occulto ma autorevole alleato - con quella neoliberista di una
parte dell'UDR, il Partito quadrangolare, dato che sono quattro i
gruppi che lo compongono, e forse domani pure cinque?
E come farà a coniugare la tesi del salario minimo garantito
propugnata dall'onorevole Piro, assessore al bilancio della sua
Giunta, con la tesi sostenuta dalle organizzazioni
imprenditoriali che le chiedono forti interventi per
l'abbattimento del costo del denaro, ed altrettanto forti
interventi allo sviluppo?
Dirà a tutti che li ama non amandone alcuno e tradendoli
entrambi?
Non farà nulla perché tanto poi qualcuno ci penserà, e forse
non sarà lei?
Attenderà messianicamente una soluzione?
Come farà a coniugare la vocazione autonomistica
dell'onorevole Scalici che, in occasione delle dichiarazioni
programmatiche del Governo Provenzano, lamentava l'alta pressione
fiscale ed il blitz sui conti correnti del Governo Prodi,
sostenuto dal suo Partito con il centralismo tipico delle forze
politiche di ispirazione sovietica, come quella guidata
dall'onorevole Cossutta che la sostiene, e che ha in Giunta
l'onorevole Morinello?
E come quella dell'onorevole Bertinotti, che finge di non
sostenerla ma che le ha consentito l'elezione?
E lei onorevole Morinello, che sa quanto io la stimi, ma che
sempre in occasione dell'elezione del Governo Provenzano,
sosteneva che per creare lavoro è necessario praticare una
politica di lotta agli sprechi, come farà a sostenere l'offensiva
dei sindaci festaioli, tutti rappresentati dall'ulivista Bianco e
dal retino Orlando, entrambi principi del ludico spreco?
E lei, onorevole Guarnera, che si asterrà a quanto pare, e
che, nella medesima occasione, diceva di non essere, né essere
mai stato, assertore del consociativismo, come farà a convivere
con una maggioranza che, grazie all'UDR, è la rappresentazione
palpabile del neoconsociativismo?
Onorevole Piro, lei, invece, sosteneva che il Governo
Provenzano era figlio del Governo Graziano, il vecchio Graziano.
Come farà a convivere con i fratellini "Diniani" dello stesso
onorevole Graziano? E come farà a convivere con se stesso e con
il bilancio che dovrà predisporre, certamente figlio dei bilanci
che lei ha sempre contestato nella sua abile qualità di eterno
componente della Commissione Bilancio?
Lei, onorevole Piro, che parlava di libertà di mercato, come
coniugherà questa sua idea con quella dea di uno Stato
centralista e dirigista di cui sono assertori "Cossuttiani" e
"Bertinottiani" più o meno suoi alleati? Sarà forse
un'opposizione aperta, senza quartiere, come disse all'onorevole
Provenzano ma questa volta contro se stesso?
Onorevole Silvestro, lei invece sosteneva che centralismo e
municipalismo - cito letteralmente - sono due condizioni che
ostacolano ogni possibilità di sviluppo economico e sociale.
Come riuscirà a fare stare insieme questa sua lucida
opinione con il centralismo statalista dei neo-comunisti e del
municipalismo del Partito dei Sindaci, entrambi convinti a
sostenitori del Governo che lei stesso sostiene?
Onorevole Silvestro, riuscirà a realizzare il suo sogno - ma
anche il nostro - di fare incamerare il 40 per cento dei proventi
fiscali alla Sicilia ora che il suo partito è alla guida della
Regione e dello Stato?
Onorevole Nicolosi, lei che è stato vittima del più feroce
giustizialismo, saprà convivere con chi ha fatto del
giustizialismo una strategia politica per la conquista del
potere?
Onorevole Nicolosi mi dica come si sente al fianco
dell'onorevole Guarnera ancorché astensionista?
Onorevole Di Martino, lei che stigmatizzava gli inciuci, e
faceva bene, come potrà stare accanto all'U.D.R. che è tutta un
inciucio? Lei che diceva che Provenzano era stato imprudente a
giudicare il passato, si sente meno imprudente nell'averlo fatto
rivivere con questo Governo che altro non è se non il nuovo
compromesso storico? Lei che diceva scandalizzato che l'onorevole
Provenzano avrebbe risposto all'onorevole Berlusconi, non crede
che l'onorevole Capodicasa possa rispondere all'onorevole
D'Alema che è stato uno degli artefici della scomparsa politica
del Partito Socialista in cui lei ha militato?
Onorevole Papania, lei sosteneva che l'analisi di
cinquant'anni di storia non può cancellare, come d'incanto, le
gravi colpe di chi ha vissuto in silenzio in politica, come nella
vita, una linea esile collocata tra il nobile e l'ignobile.
Ricorda? Ora che è assessore di questo Governo, si rende conto
che lei quei cinquant'anni li sta riproponendo al popolo
siciliano, per di più depurati di ogni ideale e di ogni progetto
che non sia la becera spartizione di qualche poltrona e, persino,
senza alcun consenso elettorale?
Lei provava, onorevole Papania, un senso di vaga tristezza
ascoltando le dichiarazioni programmatiche dell'onorevole
Provenzano. Io, onorevoli colleghi, provo oggi un normale senso
di normalizzazione, un preciso senso di restaurazione, un chiaro
obiettivo di strumentalizzazione dei bisogni dei siciliani, altro
che "vago senso di tristezza". Io provo rabbia, disgusto, dolore,
senso di rivolta per quanto avete fatto e per quanto farete
avendo tradito i siciliani.
E, infine, onorevole Capodicasa, onorevole Presidente della
Regione, lei polemizzava con l'onorevole Micciché, colpevole, a
suo dire, di voler fustigare il passato: si rende conto che quel
passato lei lo sta facendo rivivere? O, forse, lei quel tipo di
passato lo ama, o forse lei ne ama le storture, le inciviltà, le
scorrettezze politiche che ne hanno caratterizzato la vita e le
opere?
Lei diceva che il vino riformatore di Forza Italia è stato
annacquato da una certa continuità col vecchio. Si rende conto
che lei ha, invece, riannodato come un vecchio - questa volta si
- tessitore di tappeti i fili di quel passato, facendolo
diventare presente e speriamo non futuro?
Lei ci ha accusato di essere dei novizi. Forse preferisce i
suoi scafati professionisti della clientela; pardon, della
politica?
Lei ci accusava di essere eccessivamente vendicazionisti
verso il Governo nazionale, è forse meglio di essere del tutto
appiattiti su di esso? Esserne la fotocopia, come il suo Governo,
alla faccia dei siciliani, della sicilianità e dell'autonomia di
cui tutti parliamo spesso a sproposito.
Nelle sue dichiarazioni programmatiche, onorevole
Capodicasa, lei ha esplicitamente sostenuto che in Sicilia non
c'è stato ribaltone perché vige il sistema proporzionale e poi ha
confermato l'obiettivo maggioritario. Essendo lei figlio della
frantumazione politica, sarà capace di traghettare la politica
siciliana dal proporzionale al maggioritario?
Onorevole Presidente, nel suo intervento reso in occasione
delle dichiarazioni programmatiche del Governo Provenzano, fece
un lungo elenco di problemi che a suo dire non erano stati
trattati.
E' sicuro di non averne trascurato qualcuno anche lei?
Onorevole Capodicasa, non solo ne ha trascurati molti, non
solo ha sottovalutato il contesto in cui si muoverà, fatto di ben
cinquemila miliardi di disavanza e quasi un milione di
disoccupati, ma ha dimenticato di dirci come farà a convivere con
le innumerevoli contraddizioni di cui sono portatori le
altrettanti innumerevoli e composite formazioni politiche che la
sostengono.
Il suo è un governo privo di maggioranza e privo di
omogeneità, privo di di obiettivi e privo di sincerità, privo di
reali programmi e carico di mediocrità politica e persino
intellettuale.
Tuttavia, onorevole Presidente, onorevoli colleghi della
maggioranza, questo Governo è nato e vivrà, noi speriamo poco,
perchè al suo interno c'è un partito egemone che deciderà per
tutti e sempre, così come ha deciso a Roma liquidando il moderato
Prodi a favore del diessino D'Alema.
Tuttavia questo Governo vivrà nonostante le difficoltà e le
contraddizioni esistenti tra le sue componenti.
Onorevole Piro, la cito spesso ne sia orgoglioso, lei in
occasione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Drago
attaccò il CCD ed il CDU considerando "la loro natura di partiti
clientelari che traggono consenso, cito sempre testualmente,
dagli strati parassitari della società siciliana". Forse,
onorevole Piro, l'attuale composizione di governo li assolverà da
tutte le colpe?
Forse non saranno più loro gli interpreti di una tale
realtà?
Onorevole Capodicasa, sempre in occasione delle
dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Drago, lei si
dichiarò scettico circa la capacità di quel governo di
interpretare le riforme. Forse, onorevole Presidente, lei non sa
che le forze che si opposero al cambiamento sono le stesse che
oggi le stanno accanto, le stesse nelle quali si annidano i
franchi tiratori e l'hanno fatta temere durante la lunga notte di
venerdì scorso.
Probabilmente lei pensa che l'effetto D'Alema peserà anche
su di esse. Forse lei pensa che l'ortodossia di Botteghe Oscure
riuscirà a lungo a contenerne le intemperanze.
Il Presidente della Repubblica ha detto recentemente che gli
avvocati che hanno osato scioperare in segno di protesta contro
le decisioni della Corte Costituzionale sono quasi dei terroristi
eversivi.
Onorevole Capodicasa, è questo il metodo?
Presidente Scalfaro, si è reso conto che il Governo che lei
ha voluto, il Governo D'Alema, i terroristi li ospita, se li
scalda in seno e si guarda bene dall'espellerli dal nostro Paese?
Si è reso conto, Presidente Scalfaro, che quel Governo sta
facendo del nostro Paese un porto franco per l'illegalità extra
comunitaria?
Onorevole Capodicasa, lei ha come alleati coloro i quali
hanno rappresentato gli elementi destabilizzanti dei due governi
precedenti, quelli che l'onorevole Provenzano ha messo all'indice
con le sue dimissioni, quelli che hanno impedito la liquidazione
degli enti economici, la riforma del bilancio, la riforma
dell'amministrazione, la riforma elettorale, pensa che adesso si
comporteranno diversamente?
Evidentemente si. Questo vorrà dire che lei saprà come
privarli della loro libertà politica grazie alle coperture
nazionali, grazie al peso esasperante del suo partito
accentratore e centralista, moralista ma non moralizzatore,
autoritario ma non autorevole.
Ecco, onorevole colleghi della maggioranza, così sarete
obbligati a dire sempre si.
Onorevole Capodicasa, il suo predecessore, onorevole Drago,
commentando il mio intervento reso in occasione delle sue
occasioni programmatiche disse che era l'intervento di un orfano
del governo. Non era così e i fatti mi hanno dato ragione.
Egli non è più Presidente della Regione ed il suo programma
è stato del tutto disatteso. Di contro sono state varate alcune
leggi finanziarie frutto del compromesso, dell'inciucio, del
consociativismo, leggi che Forza Italia ha votato come più volte
ribadito dai miei colleghi di gruppo e da me stesso, solo per
senso di responsabilità e per lealtà verso la maggioranza di cui
faceva parte.
Da oggi non sarà più così, e dunque le sconsiglio di portare
in Aula provvedimenti spreconi e qualunquisti.
Noi esalteremo le differenze, esalteremo il nostro modo
diverso di fare politica e di stare in politica, ma anche nella
vita, noi esalteremo il nostro desiderio di libertà che è di
tutti i siciliani.
Onorevole Presidente, saremo qui per interpretare il bisogno
di riscatto del popolo siciliano, la voglia di lealtà, di verità,
di chiarezza e trasparenza di cui ha bisogno, saremo qua a
difendere il lavoro dei cittadini e degli imprenditori siciliani,
il desiderio di giustizia della nostra gente, saremo gli
interpreti più puri del loro bisogno di cambiamento, della loro
necessità di pulizia etica e politica.
Onorevole Presidente, siamo curiosi di sapere quali
originali interventi lei sarà in grado di compiere in direzione
della lotta alla mafia e della Sua infiltrazione nell'apparato
amministrativo regionale. Siamo curiosi di sapere come saprà
interpretare le prerogative autonomistiche della nostra Regione,
quanto sarà indipendente dalle ragioni di Stato.
Onorevole Presidente, dalla sua c'è una minoranza vociante e
polemica, gli orientali dicono: "una rana gracida più di quanto
non muggisca un toro ma non tira l'aratro nè con la sua pelle è
possibile fabbricare scarpe o borse".
Onorevole Presidente, per dirla con Martin Luther King, non
è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio
spaventoso delle persone oneste.
Leoni o gazzelle, dunque, ogni mattina ci alzeremo per dare
voce a chi, in silenzio, oggi, sta subendo un tradimento ma non
si rassegna e lotta per la dignità, per la libertà, per la
giustizia, per il lavoro, per lo sviluppo economico e sociale
della Sicilia.
Onorevole Presidente, in ogni caso, buon lavoro
(Applausi dai banchi di destra)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha
facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono rimasto
molto deluso dalle dichiarazioni programmatiche dell'onorevole
Presidente della Regione, poichè pensavo di trovarvi degli
elementi di novità ma soprattutto pensavo di trovarvi degli
elementi concreti su cui avviare un dibattito ed una discussione.
Nulla di tutto questo invece nell'ambito di questo
programma. Mi riferisco soprattutto all'obiettivo principale
strimpellato soprattutto dal alcuni sindacalisti di maniera nei
giorni scorsi i quali hanno occupato le prime pagine dei giornali
e i notiziari della televisione chiedendo un risanamento
finanziario della Regione siciliana.
Mi auguro che nell'incontro che lei ha avuto nei giorni
scorsi con i sindacati non è stato quello che abbiamo avuto io e
l'onorevole Drago a febbraio quando abbiamo dovuto predisporre il
bilancio del 1998 perchè quell'incontro sindacale, voluto da
sindacati che oggi chiedono il risanamento finanziario, costò
circa 1.000 miliardi di ulteriore indebitamento da parte della
Regione; perchè poi la realtà, cari colleghi, è che a parole
siamo tutti bravi ma quando si tratta di andare ai fatti, ecco
che lì si appalesano - diciamo così - i vizi occulti di questa
democrazia cioè non dire ciò che in realtà si dovrebbe avere il
coraggio di dire.
Certamente la posizione di chi è all'opposizione è molto più
facile rispetto a quella di chi è al Governo, ma naturalmente
questo non esime il Presidente della Regione alla "operazione
verità" che - almeno a parole, onorevole Presidente - nel suo
intervento ha voluto rilanciare.
Operazione verità che non mi pare, dai suoi primi interventi
sugli organi di stampa, siano stati estremamente puntuali. Lo
dico, onorevole Presidente, con molta preoccupazione, perchè
quando sul Sole 24 ore lei scrive che "il risanamento finanziario
si verificherà oltre che attraverso tutta una serie di
interventi" che ritengo assolutamente improponibili quale per
esempio quello della riunificazione della tesoreria, lei ha detto
che il suo principale obiettivo era quello di riportare i circa
5.000 miliardi della tesoreria unica, che in questo momento si
trovano a Roma, nelle casse regionali.
Onorevole Presidente, le devo fare notare che oltre alla
assoluta velleità di questo proposito, oggi non soltanto noi non
abbiamo i soldi della tesoreria unica che sono a Roma, ma non
abbiamo nemmeno più le entrate tributarie che mentre una volta
per cinquant'anni affluivano direttamente nelle casse della
Regione, oggi attraverso una struttura di gestione, inventata dal
suo collega di partito, il ministro delle Finanze onorevole
Visco, ci ha sottratto anche queste prerogative previste dallo
Statuto e che sono state tra l'altro oggetto di una veemente
protesta da parte del sottoscritto che si è concretizzata anche
in una valanga di ricorsi alla Corte Costituzionale che ancora
purtroppo attendono una risposta.
Allora quando lei dice che il risanamento del bilancio
avverrà tagliando spese di mero funzionamento improduttive,
vorrei capire quali sono queste spese improduttive, quali sono
queste spese di mero funzionamento che lei intende tagliare.
Onorevole Presidente della Regione, il primo atto come
Presidente di questa Giunta non appena insediata, ancora non
erano state neppure distribuite le deleghe, è stato quello di
presentare un disegno di legge di variazione di bilancio che
sostanzialmente implementa il capitolo 16602 della rubrica
"Foreste" a scapito - quindi un capitolo di spesa corrente - a
scapito di una serie di capitoli: il 56753, 54, 71, 86, 51 e 52
che sono tutti capitoli, che sono tutti capitoli di spese di
investimento.
Lei, onorevole Presidente come primo atto si presenta al
popolo siciliano togliendo 15 miliardi da spese di investimento e
trasferendolo sulla spesa corrente. Ed allora devo presumere che
i 75 miliardi per la forestazione per lei sono una cosa
assolutamente indispensabile, ne prendiamo atto, sono spese
correnti che non possono essere toccate, sulle quali non si può
intervenire. Benissimo, allora vorrei capire quali sono le spese
correnti che lei intende ridurre onorevole Presidente. Sono le
pensioni dei dipendenti regionali, circa 600 miliardi l'anno;
sono gli stipendi dei dipendenti regionali, circa 1.000 miliardi
l'anno, quali sono queste spese correnti? Sono quelle dei
trasferimenti ai Comuni, circa 2 mila miliardi l'anno, quali sono
onorevole Presidente. Nulla di tutto questo, nulla di tutto
questo, ahimè, trovo in questo suo programma che è veramente
velleitario é una rassegna di ovvietà che tutti noi naturalmente
non possiamo che condividere sotto certi profili e stigmatizzare
sotto altri.
Lei parla di un mutuo a pareggio di 2.300 miliardi, bene
onorevole Presidente della Regione, oggi il mutuo a pareggio
della Regione siciliana sarebbe pari a zero se non fossero
intervenute le riserve a favore dell'erario che con le leggi
finanziarie prima e poi con il decreto pubblicato il 3 maggio dal
Ministro del Tesoro sulla Gazzetta Ufficiale, ha saccheggiato le
risorse della Regione siciliana per il 1999 di oltre mille
miliardi, infatti si tratta di circa 600 miliardi dei circa 500
miliardi delle riserve a favore dell'erario del 1997 ed altri 600
miliardi circa delle riserve a favore dell'erario a regime,
quindi per il 1999.
Morale della favola nel 1999 la Regione siciliana pagherà
allo Stato italiano oltre mille miliardi di imposte riscosse e
che avrebbero dovute essere riversate nelle casse regionali ed
invece finiranno in quelle dello Stato.
Altri 900 miliardi sono il frutto dell'aumento della quota
della Regione siciliana per il fondo sanitario nazionale, dal 35
per cento come era nel 1996 quando mi sono insediato al 42,5 per
cento quando invece nel 1996 con la finanziaria per il 1997 fu
portata dallo Stato ad una cifra che è in termini di miliardi da
2.600 a circa 3.500 miliardi. Pertanto sono circa 2 mila miliardi
che noi avremmo potuto risparmiare se solo lo Stato non avesse
vessato la Regione siciliana, così come invece ha fatto, per cui
questo mutuo a pareggio di 2.300 miliardi oggi sarebbe quasi pari
a zero e ciò vuol dire che l'intervento del Governo Provenzano
prima e del Governo Drago poi, ha determinato un risparmio di
circa 1.500 miliardi sui fondi regionali.
Questi fondi regionali sono stati sempre costantemente e
continuamente dai nostri governi tagliati, secondo una
espressione piuttosto ambigua, direi piuttosto utilizzati per
ulteriori e diverse allocazioni. E le contraddizioni del suo
Governo sono anche state appalesate dagli organi di stampa che da
un lato la incensano sotto il profilo personale, e su questo non
possiamo che condividere, lei sa onorevole Presidente, che sotto
il profilo personale abbiamo per Lei la massima stima, ma
naturalmente non hanno potuto fare a meno di far notare come un
programma ambizioso che veramente si propone quello di risanare
le finanze della Regione, non possa essere fatto da un Presidente
che raccoglie appena 45 voti per quanto riguarda la propria
elezione e conta assessori che vengono eletti addirittura alla
quarta votazione.
Ecco perchè riteniamo assolutamente inopportuno e
inverosimile il suo programma.
Volevo fare, infine, alcune annotazioni di carattere
pratico: lei parla nei suoi punti programmatici di riforma del
bilancio, che il Governo sta preparando, preparerà una riforma
del bilancio. Onorevole Presidente, lei dovrebbe sapere che in
Commissione bilancio giace da mesi il disegno di legge di riforma
del bilancio che prevede esattamente le cose che Lei ha descritto
nel suo programma, d'altronde non potrebbe essere che così.
Tuttavia, onorevole Presidente, rifacendomi all'intervento
dell'onorevole Salvo Fleres: stia tranquillo che non tireremo il
bambino fino ad ucciderlo soltanto per fare l'opposizione dura e
pura, ma avremo anche il motivo di lasciare quel braccio per
darle la possibilità di mettere in atto quelle necessarie riforme
che comunque sono esattamente contraddittorie al primo disegno di
legge sulla forestazione da lei presentato.
E allora, le faccio una proposta che è quella di fare il
bilancio subito e di fare il bilancio del 1999 già in modo
diverso, perchè è chiaro che a questo punto noi andremo
all'esercizio provvisorio e prorogare l'esercizio provvisorio per
una settimana, per 10 giorni, per 15 giorni, il tempo necessario
per fare la riforma del bilancio. Ritengo che questa sia una cosa
tutt'altro che peregrina, anzi mi sembra una proposta
ragionevole, atteso che, onorevole Presidente, mi permetto di
fare una profezia: lei non riuscirà mai a chiudere il bilancio
del 1999 se prima non fa la riforma del bilancio stesso. Infatti
se ci scontreremo su ogni singolo capitolo, su ogni singola
rubrica, in un modo continuo e costante di diversi interessi
corporativi come lei ha descritto nel suo programma, lei
onorevole Presidente, questa volta il bilancio non lo chiuderà.
Sia ben chiara una cosa: non siamo disponibili a continuare ad
indebitare i nostri figli, lo abbiamo fatto con l'obiettivo di
recuperare risorse, lo abbiamo fatto con l'obiettivo di tagliare
spese che purtroppo per l'intervento dello Stato non è stato
possibile riequilibrare questo benedetto bilancio.
Altrimenti malgrado l'indebitamento che abbiamo conseguito,
oggi ci presenteremo ai siciliani con un bilancio che non avrebbe
bisogno di alcun mutuo a pareggio; oggi noi potremmo dire
veramente basta a questo indebitamento con le banche, potremmo
dire basta a questo sistema di finanziare la spesa corrente con i
mutui che ci vengono dalle banche.
Allora, questa è la proposta concreta che noi proponiamo.
Per quanto riguarda i fondi comunitari di cui lei ha parlato
e dei quali si propone di ottimizzare, a tal proposito vorrei
leggere un comunicato ANSA di ieri: "133 mila posti di lavoro,
Campania in testa, da misure legge 488.". Le Regioni che hanno
utilizzato di più la legge 488, questo non riguarda i fondi
comunitari poi ci arriverò, questi investimenti attivati sono:
in Piemonte 5.900 miliardi, in Valle d'Aosta 115, Veneto 22, 101
Friuli, Sicilia 3.975 miliardi utilizzati sempre con la 488. E'
questo il comunicato dell'ANSA 133 mila posti di lavoro in più,
sarebbe questa l'offerta sull'occupazione secondo il Ministero
del Tesoro derivante dal complesso degli interventi delle aree
depresse stabilito dalla legge 488 per il biennio 1996-97, in
tutto si legge nella voluminosa relazione di oltre 400 pagine
sugli interventi nelle zone più disagiate del Paese consegnata in
questi giorni al Parlamento.
Gli incentivi concessi dal Governo, hanno attivato
investimenti complessivi per circa 37.000 miliardi dei quali
20.000 direttamente realizzati nel Mezzogiorno.
Il quadro sugli interventi nelle aree depresse, a tutto il
1997, è in chiaroscuro. Se infatti da una parte la mole di
interventi sta cominciando a dare i suoi effetti, vi sono ancora
ritardi molto gravi sul fronte dell'attuazione.
Più roseo il quadro degli investimenti andati a buon fine
negli ultimi due anni: 6.189 miliardi dei 37.000 totali sono
andati alla Campania, per un incremento di occupazione di 23.620
unità; 3.975 alla Sicilia, 8.416 posti; 3.654 alla Puglia;
5.900 al Piemonte.
Sono tutte regioni, signor Presidente, governate dal Polo.
Quando lei parla dell'incremento della disoccupazione non può
omettere di dire quale è stato invece l'incremento della
occupazione, perché i due dati non sono alternativi l'uno
all'altro. Noi abbiamo registrato sì una maggior disoccupazione,
ma causata dal fatto che c'è stato un maggior numero di persone
che si sono iscritte nelle liste di collocamento, abbiamo altresì
registrato una maggiore occupazione di circa lo 0,9 per cento -
se non vado errato - con un incremento tra l'altro del prodotto
interno lordo che, lo ricordo signor Presidente, è stato pari a
quello nazionale, intorno all'1,5-1,6 per cento nel 1998, in
controtendenza rispetto anche ad alcune regioni del Mezzogiorno,
e questo è stato il frutto, anche devo dire, del lavoro che
abbiamo compiuto.
Un'ultima notazione, signor Presidente, che mi amareggia,
anzi altre due, un altro minuto signor Presidente.
PRESIDENTE. Lei ha dodici secondi.
TRICOLI. Nel suo programma, signor Presidente, lei scrive
"Occorre altresì avere certezza nelle entrate regionali, il che
richiede almeno: a) che gli uffici regionali predispongano
valutazioni attente e realistiche nella dinamica delle entrate".
Signor Presidente, non lo dica per favore, lo lasci dire a
chi ignora come si svolgono le cose in questa nostra Regione,
perché, signor Presidente, le previsioni che fanno gli uffici
regionali delle entrate sono sempre puntuali, esatte e centrano
l'obiettivo.
Ho qui se vuole i dati che potrà consultare più facilmente
da Presidente della Regione, che dimostrano come gli uffici
regionali delle entrate siano sempre puntuali. Se poi in
Commissione Bilancio, come è avvenuto nel 1996, si fanno
lievitare le entrate tributarie di 2-3.000 miliardi attraverso
degli escamotage e degli espedienti che certamente non fanno
onore a noi siciliani, bene, questa non è una colpa che lei può
addebitare agli uffici della Regione; non lo può fare per il
semplice fatto che gli uffici della Regione fanno il loro dovere
in modo corretto - almeno per quanto riguarda gli uffici presso i
quali ho espletato il mio mandato - poi per altri risponderanno
altri, e in modo corretto e puntuale, sempre leale nei confronti
del Governo e quindi ciò che facciamo noi in sede politica non
può avere alcuna refluenza sull' attività degli uffici regionali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà. Anche all'onorevole Cimino ricordo che il tempo massimo
per intervenire è di 15 minuti.
CIMINO. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
della Regione, onorevoli colleghi, questo Governo non è un
governo illegittimo o incostituzionale, è ancora peggio, è un
governo immorale, immorale perché scaturisce da intese, accordi
e patteggiamenti di poltrone, di incarichi senza alcuna
convergenza di progetto o di programma per la Sicilia.
Già Sant' Alfonso de' Liguori in "Degli obblighi dei giudici
e degli avvocati" riconosce il ruolo della moralità come coerenza
interna ai propri ideali e al bene comune. Questo Governo
tradisce e violenta l'autonomia politica della Regione siciliana.
Un governo che vorrebbe ispirarsi, vorrebbe dire, vorrebbe
gridare alle larghe intese ma che di fatto è costruito sulle
bassissime intese, sulle intese di bottega. Vero è che il sistema
maggioritario garantisce la governabilità ed il proporzionale la
rappresentatività.
In Sicilia sebbene eletti con il sistema proporzionale, ma
con l'influenza del criterio maggioritario del resto del Paese,
potevamo dare un senso al nostro lavoro e alle riforme garantendo
sia le minoranze, sia la stabilità di governo. Voi con questo
governo quale rappresentatività garantite? Quali minoranze
privilegiate, se non le faide e le correnti interne dei partiti?
Onorevole Capodicasa, per la stima che ho per lei ho mi
dispiace vederla in così cattiva compagnia.
Certo per lei non vale il detto: 'chi cammina con lo zoppo
impara a zoppicare', perchè lei già si intendeva con questi
vecchi democristiani; pero di fatto, staccandosi dai vincoli
impostigli da Roma, poteva rappresentare qualcosa di più serio e
credibile per la Sicilia.
Chi bisogno c'era di stare sino alle cinque per patteggiare
e costruire un governo?
Che bisogno c'era di stare sino alle cinque per eliminare
quei franchi tiratori?
Poteva rappresentare il punto focale nel quale far
convergere tutte le proposte e le idee innovative per riformare
la macchina regionale.
Poteva rappresentare quel gabbiano che nel testo di Jonathan
Livingston provava a volare più alto, distaccandosi dagli altri.
Invece no
Lei non ha voluto volare: ha voluto camminare insieme ai
compagni di cordata.
Tutto ciò poteva portarla e poteva anche spingerla a far del
suo governo un governo che passasse alla storia, invece ha voluto
fare in modo che il suo governo fosse un piccolo governo.
Certo qui dentro quest'Aula tutto diventa possibile: tutto
può confondersi.
Cosa dire del leader nazionale della Rete per il tradimento
fatto a quanti, giovani e meno giovani, hanno creduto nella
primavera palermitana come cambiamento delle vecchie regole, come
rilancio e differenziamento e differenziazione dai notabili della
vecchia Democrazia cristiana?
Orlando ha fatto le proprie fortune politiche scagliandosi
contro quella parte della D.C. che privilegiava alcune logiche e
che non dava spazio ai giovani.
Oggi l'onorevole Piro dimentica la storia e le promesse del
suo movimento che, con Dalla Chiesa a Milano, con Diego Novelli a
Torino, con i Caponnetto, con i Fava e con i Galasso, si
schieravano contro il potere democristiano, trasformandosi invece
oggi in compagni di merende, patteggiando il tutto per un
Assessorato.
La politica dovrebbe essere una cosa seria.
Ma forse io che sono giovane di prima legislatura comincio a
comprendere che la Sicilia si trova in questo stato di
arretratezza rispetto alle altre regioni perchè governata sempre
dalle stesse persone, che, non solo non rinnovano le proprie idee
e i propri propositi, anzi usano l'esperienza come
spregiudicatezza per essere elefanti di tutte le stagioni e di
tutte le coalizioni.
Le scelte devono essere basate sugli ideali. sulle
iniziative da portare avanti.
C'è un tempo per governare e uno per fare l'opposizione.
Per alcuni in Sicilia si deve solo governare in qualunque
modo e a qualunque costo.
Per altri, come Rifondazione Comunista, l'opposizione si fa
solo per la stampa, con dichiarazioni pittoresche ma non con
comportamenti seri di Aula, infatti l'opposizione di Rifondazione
è stata il vero salvagente di questo Governo per più di due
volte.
E' meglio assumersi le proprie responsabilità, onorevole
Forgione, anziché fare il Ponzio Pilato e il Don Abbondio che
dichiara una cosa e ne vota un'altra.
Le dichiarazioni del Presidente Capodicasa mi sono sembrate
in prima lettura un'esca per il Polo, parlando di riforme e di
defiscalizzazione. Ma poi, leggendole più attentamente e pensando
ai componenti del Governo, ho visto 'un gigante con i piedi di
argilla'.
Questo Governo dovrebbe misurarsi garantendo alla Sicilia un
collegamento reale con la capitale, facendo assumere al Governo
nazionale le giuste e sacrosante responsabilità.
Invece solo l'ultimo anziché il primo è il problema del
precariato e della disoccupazione.
Certo il Ministro Bassolino forse pensa solo a Napoli, ma
esiste anche il fuoco e la protesta della Sicilia.
Oggi più che mai il problema del precariato siciliano è un
problema nazionale e dovrebbe essere il primo punto di tutti i
governi, specialmente del suo, onorevole Capodicasa, visto che in
parte insieme a questi suoi amici di cordata è stato complice per
non dire colpevole di questo problema.
Nelle dichiarazioni programmatiche non un solo riferimento,
se non nella definizione della Regione come reperto archeologico,
ai beni culturali della Sicilia, alla loro tutela, alla loro
valorizzazione. E dire che lei proviene dalla capitale
dell'archeologia, lei conosce i problemi del territorio siciliano
con il mondo archeologico, lei sa dell'esistenza in quinta
Commissione di un disegno di legge concernente i beni culturali,
ispirato anche alle sue idee; lei sa dell'importanza dei beni
culturali per il turismo, ma non ne fa menzione.
Sembra, dalle sue dichiarazioni programmatiche, che in
Sicilia non ci sia nè storia nè cultura; lei elimina la
cosiddetta tesi rivendicazionista dell'articolo 38 dello Statuto
in poche righe.
Caro, Presidente Capodicasa, mi spiace dirle che quella tesi
rivendicazionista del fondo di solidarietà nazionale rappresenta
la storia e la vita dei siciliani, dopo 50 anni non si può
eliminare un finanziamento ordinario dovuto alla Regione
siciliana da una patto costituzionale solo perchè non si ha il
coraggio di alzare la testa, di alzare la voce contro il potere
romano.
La Sicilia non può di nuovo tornare indietro perdendo la
specialità e la propria legittimazione politica.
Caro Presidente, lei vorrebbe poter volare alto, ma ha le
ali pesanti, questa non è colpa del Polo, lo dimostrano le
difficoltà della votazione, le difficoltà nell'attribuzione delle
deleghe, le difficoltà di un progetto comune.
Lei parla di sistema maggioritario, ma alcuni componenti
della sua coalizione quando si parla di maggioritario usano dire
in termini pittoreschi che il "cappone non può fare mai
anticipare il Natale".
L'onorevole Provenzano aveva iniziato un ottimo percorso,
purtroppo ad entrambi vi accomunerà qualcosa, dobbiamo intendere
che la Sicilia è colpita da un grande incendio che non si può
risolvere, non si può spegnere continuando a gettare secchi
d'acqua. C'è bisogno di più, di molto di più, il Polo e Forza
Italia ci stava provando e ci stava provando molto bene.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Virzì. Ne ha
facoltà.
VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
successivamente, se supereremo tutti insieme questa fase,
verranno i momenti della tattica; questo è per tutti il momento
della strategia, è il momento della massima verità, in cui ci si
può dire con franchezza le cose serie che si pensano. Non voglio
fare un intervento di natura drammatica, anzi vorrei
sdrammatizzare.
Lei, onorevole Capodicasa, mi ricorda un generale
dell'antichità che, di fronte ad una situazione disastrosa,
ricollegabile come schieramenti di battaglia ai filoni politici
qui riconoscibili, dice 'il centro ha ceduto, l'ala sinistra si
ritira, dunque è il momento dell'attacco'.
Complimenti per il coraggio ma debbo dire che sinceramente
le basi di partenza, tenendo conto che non siamo su un campo di
battaglia e che qua ci sono delle regole, non sono delle
migliori.
Ho trovato che lei, molto realisticamente, si è presentato a
quest'Aula e all'opinione pubblica siciliana con un programma
ristretto e non ha messo in campo ambizioni di grande rilevanza,
tranne poi nell'elencazione, siamo arrivati perfino al Ponte
sullo Stretto, quindi ritorniamo un poco a volare basso, però
nella buona sostanza c'è un tono realistico da apprezzare al
punto che c'è una frase sua che un po' è l'indice, l'epitome, in
qualche modo anche l'epitaffio di partenza precostituito di
questa formazione 'la disfatta non è un destino inevitabile'.
Non mi sembra un modo esaltante di cominciare, per il resto
lei ha fatto un discorso, io credo, molto onesto, lei ha fatto un
discorso da leader conservatore, lei ha parlato come W. Churchill
e nella buona sostanza ha detto: "...sangue, sudore e lacrime"
una cosa non potuto fare però, non ha potuto alzare le dita in
segno di vittoria, perchè è molto difficile scorgere sintomi e
precognizioni di vittoria in questo quadro così confuso e
difficile.
Invece le dita le ha atteggiate ad un altro verso quello
dello scongiuro, nonostante Lei sia stato partorito da un
miracolo di "Padre Pio" che si chiamava Francesco Forgione, che
nella fattispecie è uscito dall'Aula ed ha permesso l'avvio di
questa vita politica.
Allora vorrei entrare nel concreto delle cose che ha detto
lei, i toni allarmistici e catastrofici, alcune soluzioni estreme
ipotizzate, io credo che vi resti in fondo all'anima - come ha
scritto anche Pasolini Zannelli - qualche cosa che é
romanticismo, che é in qualche modo istinto della sovversione,
nel momento in cui, quando le regole non funzionano per voi,
siete istintivamente portati ad estremizzare.
Un singolo atteggiamento del Presidente dell'Assemblea non
determina urla "hai il tempo limitato", "te ne devi andare", né
di fronte alle prime difficoltà di composizione di problemi di
bottega, di azzizzamento dei conti, si invoca lo scioglimento del
più antico Parlamento del mondo, quasi che fosse un Consiglio
comunale, di quartiere con meri compiti di carattere
amministrativo.
Credo che questo non sia senso dello Stato, né cultura di
governo, né senso delle istituzioni.
Credo che dovreste attenuare la componente guerrigliera del
vostro schieramento perché su questo cammino non si fa molta
strada. Noi accettiamo, senz'altro, il suo richiamo per tutti al
senso del dovere. Voi farete il vostro dovere, il che per noi
indica il percorso obbligato e, in ogni, caso avremmo scelto,
liberamente, secondo coscienza, di fare anche noi il nostro
dovere.
Di fronte ad un Governo come questo, nato in questo modo
traumatico, la destra, Alleanza nazionale, non può che fare
un'opposizione senza sconti, leale, franca, pronta al dibattito
che contrappone idee ad idee, ma che fa interamente il suo dovere
di fronte al proprio corpo elettorale.
Anche noi, amici del CCD, siamo leali con il nostro corpo
elettorale e credo che un Presidente della Regione non dovrebbe
fare polemiche a posteriori con chi lo ha preceduto, non dovrebbe
dare lezioni al Polo su come avrebbe dovuto rapportarsi al
proprio interno.
Stiamo facendo le nostre autocritiche, ma da questa Tribuna
non mi sento di imputare agli amici del CCD di avere fatto una
mozione contro un governo di centro-destra.
Il CCD ha fatto una mozione di sfiducia ad un governo che
aveva già dentro l'UDR ed un progetto di apertura a sinistra. Ha
fatto da enzima, da catalizzatore, da acceleratore in un processo
politico che era sotto gli occhi di tutti, specie nel momento in
cui tutti sapevamo che le settandadue ore chieste da qualcuno per
prendere tempo servivano ad attendere al foto-finish la stretta
di mano finale fra Cossiga e D'Alema.
E, allora, come, - "excusatio non petita" - come, onorevole
Capodicasa, non si può parlare di ribaltone? Non si può parlare
di ribaltone perché non ci sono di mezzo grandi protagonisti
politici, non vedo Bossi qui, non vedo Nitti, non vedo Salandra,
non vedo Giolitti, non vedo padri del Risorgimento.
E' un ribaltino, piccolo piccolo, che giudicherà
l'elettorato molto presto e devo dire che il centro destra,
certamente fin dall'inizio, ha saputo di avere delle pecche,
delle mende, però nella sua analisi mancava e, forse, il primo
rappresentante istituzionale della sinistra a Palazzo D'Orleans
avrebbe avuto il dovere di fornirsi di questo coraggio e di dire
spregiudicatamente queste cose.
Lei parla di una spinta accelerata verso il maggioritario,
intanto c'é una base di partenza che non é incoraggiante, c'é un
grande partito che non intende muoversi in questa direzione a
meno che ad un terzo del cammino non vi accontentate del
"Tatarellum", di nazionalistica memoria, di destreggiante
memoria, e tenendo conto che il centro sinistra in questo momento
é diventato il terminale di tutte le liste fai da te, di tutti i
particolarismi, di tutti i piccoli egotismi, di tutti i
"rassismi" delle varie province.
E un'altra cosa, onorevole Capodicasa, la considerazione
importante é che se lei riunisce i capigruppo della maggioranza
deve mettere insieme una specie di assemblea popolare, avete otto
gruppi parlamentari.
Il nostro ceto politico moderato, per fare fronte
all'emergenza del mondo che cambiava - è il limite della nuova
destra - é riuscito ad inventare un Polo. Noi siamo diventati
un Polo nella politica italiana che perde pezzi, che ne acquista,
che oggi fa un passo avanti, che domani ne fa uno indietro, ma
c'é un nucleo forte, un nucleo duro perfettamente identificabile
in questa convergenza della cultura liberale, cattolica,
nazionale che é una novità, che é la vera novità del dopoguerra
italiano.
Mi dovete consentire. Perché quando lei parla di fecondo
incontro della cultura socialista, della cultura cattolica...
Mi ricordo di me stesso che ritenevo incomprensibili queste
cose quando le sentivo dire da Pietro Nenni, perché io sono nato
con il centro-sinistra.
Queste chiacchiere hanno imbonito la nostra gioventù da
trent'anni a questa parte, quali novità?
Ci sono stati due Governi Campione e non se n'è accorto
nessuno in Sicilia. La rivoluzione sociale, il secondo rapporto
con gli intellettuali, ma chi se n'è accorto?
Un po' forse le Procure della Repubblica, che ora frenano.
Ora frenano perché si ripresenta politicamente e storicamente la
connotazione del vecchio meccanismo che regolava la Sicilia.
Ed al di là di quello che ha dichiarato lei, onorevole
Capodicasa, c'è "Radio tamtam".
La forza del suo Governo non è nelle cose che lei
dichiarato, perché ci sono delle ovvietà che sono a livello di
Monsieur de Lapalisse: due più due fa quattro. Beh, ma questo lo
ha insegnato alla Sicilia il centro-destra, che due più due fa
quattro. Perché prima, col vecchio consociativismo, a secondo
di chi tirava di più la giacchetta, soprattutto la sinistra,
faceva sempre tre e mezzo e quasi sempre cinque, sei, nove.
Radio tamtam che dice?
La vera Radio tamtam che vorrebbe dare autorevolezza e
rassicurare i Siciliani sulla solidità e le prospettive di questo
Governo regionale, che dice Radio tamtam?
Che adesso si fermeranno i processi di mafia. Avremo un
momento di calma.
Perché basta la sua rassicurante immagine, basterà la
garanzia di legalità del PDS e chi di dovere non potrà che
prendere atto che la classe politica siciliana ha intrapreso la
via della redenzione e che qualcuno si è fatto ribattezzare e
ricresimare dai nuovi vescovi del potere politico siciliano.
Perché come sapete, basta non fare più processi che la mafia
si è fermata.
Ci sarà il rilancio dei Comuni, con quali soldi poi lo
vedremo. L'ANCI sembra in festa. Sorridiamo. Sorridiamo
serenamente e senza cattiveria, perché sappiamo che non si può
spremere sangue da una rapa.
Ed all'altro punto arrivo.
Il fatto che voi creerete un cordone ombelicale con Roma,
che farete aprire i forzieri romani, perché "senza denari, non
si canta messa".
Perché avete rimproverato al Polo delle difficoltà che,
secondo me, la sinistra siciliana non è estranea dall'avere
creato. Perché mi sembra strano che di fronte ad una emergenza,
che riconoscete anche voi, soltanto a titolo personale, qualche
deputato della sinistra abbia votato in Parlamento l'emendamento
mirato a restituire 1.000 miliardi nel triennio 1999-2001 alla
Sicilia, come parziale rimborso nel contenzioso dal centro-destra
aperto Dal centro destra-aperto.
E che avete chiuso con un voto negativo sulla finanziaria,
con qualche furbetto che, magari, si deve candidare a sindaco in
qualche paese super mafioso, che dà il voto a titolo personale
per dire: "vedete, io ve li volevo dare, purtroppo Ciampi...,
abbiamo le mani legate da poteri occulti..."
I poteri occulti, anche quelli sembra che siano molto
contenti di questa nuova piega delle cose.
Ma quando si sta accanto ai poteri forti, anche se
all'improvviso diventano neutrali, e non sono apertamente contro,
allora, al di là della bonomia della facciata, al di là delle
sincere buone intenzioni, perfino affermate in questa Aula,
bisogna stare attenti che forzare la mano in politica non
significhi diventare assassini della libertà.
Non soltanto in prima battuta, perché avete inferto,
certamente, un vulnus, al principio dell'autonomia facendo una
fotocopia esatta nei dettagli all'impulso nervoso che è arrivato
da Roma.
Però, mi dicono anche che a Roma non sono tanto contenti.
Che non è tanto contento D'Alema perché non si fida. Perché
c'è la vicenda interna vostra, perché siamo tutti
destabilizzati, siamo tutti atomizzati, corrosi dalla ruggine di
questa terra antica.
Siete capaci di tenere insieme le diversità?
C'è un limite a tutto.
Ci sono troppo cose. Io ho letto gli undici punti del Reich
millenario. Sembra che lei debba regnare mille anni, come se si
fosse insediato un Papa di ventidue anni. Beh, non credo che, un
Papa, insediatosi a ventidue anni in San Pietro, potrebbe
realizzare, in questo contesto politico-istituzionale, le undici
cose di cui lei parla, molte delle quali, fra l'altro, sono già
state predisposte dal Governo del Polo per le Libertà, fermo
restando che, ad esempio, quando lei mi parla di liquidazione,
soppressione degli Enti economici regionali, se non ero d'accordo
e contestavo dalla maggioranza, si immagini se oggi non mi sento
di dirle molto francamente che quella la consideriamo una legge
di rapina ai danni della Sicilia.
O ci presentate un nuovo e più dignitoso, più veloce, più
funzionale e più trasparente disegno di legge, o non arriveremo a
giugno nemmeno con una sola di quelle cose, perché basterebbe un
solo articolo che trasferisse al patrimonio della Regione quel
verminaio che erano diventati quegli Enti; perché non si è buoni
medici quando si dà soltanto aspirina, novalgina, quando si
pagano sempre i ticket
C'è l'idea che alcuni medici non vogliano far guarire mai il
malato per dare sempre ricette.
Attenti a non istaurare di nuovo in Sicilia il regno
sempiterno dei liquidatori che durano venticinque-trent'anni e
costruiscono su questo carriere, clientele a meno che non veniate
a dirci che insieme ai forestali, insieme all'articolo 23, che
lei vuole liquidare - il Mediterraneo scriveva: "articolo 23
addio" - poi li riceverà lei, c'è la folla dei liquidatori che
pressa per amministrare questi enti, la folla dei liquidatori che
vogliono costruire una dura e sempiterna carriera e dare i posti
che prima erano pubblici con criteri privati per ritornare ad
essere i nuovi assoluti padroni della Sicilia, come i vecchi
feudatari che fino a ieri qua hanno fatto il bello ed il cattivo
tempo ed ancora adesso pressano per entrare nell'ufficio dei
termometri e per corrompere il colonnello Berbacca.
E' stata una brutta battuta, onorevole Capodicasa, quella
sul milioni di posti di lavoro. Se io fossi in lei la cancellerei
dal suo intervento perché non le rende onore. E' una cattiveria
e, se mi passa il termine, una 'maramaldata' che le potrei
restituire moltiplicata per dieci. Non lo faccio nella maniera
più assoluta perché ho rispetto per lei, per la sua funzione, per
questo Parlamento in cui, come convinta forza di opposizione, può
stare tranquillo che faremo intero il nostro dovere, non per
spirito di fazione ma per amore di questa Terra, delle sue
tradizioni e del suo diritto al futuro.
(Applausi dai banchi di destra)
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, volevo porgere il saluto
all'Ambasciatore di Tunisia in Italia ed al Console Tunisino a
Palermo, che si trovano fra noi.
(Applausi)
PRESIDENTE. Con l'Ambasciatore e con la sua delegazione ci
siamo già incontrati ed abbiamo rinnovato il rapporto, il patto
naturale di amicizia tra il popolo siciliano e quello tunisino.
Grazie a questi incontri abbiamo anche creato le condizioni
per una maggiore collaborazione e per un passaggio di
cooperazione, necessario per il popolo siciliano e per il popolo
tunisino.
Auspichiamo che questi rapporti possano essere sempre più
solidi, convinti come siamo della necessità della rinascita del
Mediterraneo.
Il popolo siciliano e il popolo tunisino vivono ed operano
nella stessa area geo-politica, nella stessa area culturale,
hanno in comune un luminoso passato.
Mi auguro che anche la presenza dell'Ambasciatore tunisino,
oggi in quest'Aula, sia un altro segno della grande speranza del
popolo siciliano: entrare pienamente in Europa ed imporre - lo
dico nobilmente - all'Europa la sua proiezione mediterranea.
Quindi, rinnovo il saluto del Parlamento al Signor
Ambasciatore, al Console ed alla sua Delegazione.
(Applausi)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che non
sia sfuggito il clima che sta emergendo in questo momento in Aula
che, ritengo, caratterizzerà tutto il periodo successivo.
Un momento di grande fermezza, però anche di molta pacatezza, di
molta voglia di lavorare all'interno di un progetto che sia per
il bene della Sicilia.
Purtroppo, però, devo muovere alcune critiche e quindi
all'interno di tutto ciò cercherò di dare il mio modesto
contributo.
Quale considerazione aggiungere a tutto ciò che hanno detto
i colleghi che mi hanno preceduto e che abbiamo assolutamente
condiviso?
Alcune considerazioni elementari, semplici.
Prima. Che dopo 30 mesi dalle elezioni regionali i partiti
hanno preso il sopravvento nella vita politica di questa Regione.
Sembrava un qualcosa di dimenticato, sembrava qualcosa che
appartenesse al passato, invece non è più così. La partitocrazia,
attenzione come dicono anche autorevoli politologi - la
"partitocrazia" ha ripreso di nuovo il sopravvento.
Come interpretare, infatti, all'interno di questa logica le
risse, le spartizioni, i ricatti, i momenti sicuramente poco
edificanti di questa regione che ci fanno vergognare, anche noi
dell'opposizione, anche se siamo in questo momento pronti a
criticare, ci stiamo vergognando per lo spettacolo che avete
offerto: le deleghe all'ultimo minuto, le risse e poi gli accordi
che sicuramente vogliono significare qualcosa di più, oltre
quello che evidentemente è il risultato raggiunto.
Ma il dato, signor presidente, è anche un altro. Come non
capire che in questo momento la politica regionale non si fa a
Palermo ma si fa a Roma; è' un dato che ci preoccupa non poco.
Lei è una persona molto gradevole, anche sotto il profilo
umano raccoglie la stima di tutti, la mia sicuramente, però il
quadro politico è veramente preoccupante, perchè anche nei
momenti più bui di questa Regione la politica si è sempre fatta
qui a Palermo. Oggi non abbiamo la stessa certezza, oggi abbiamo
sicuramente la certezza che accade il contrario.
Come, infatti, non capire che questo governo nasce come un
unicum con il governo D'Alema; è' evidentissimo.
E come, addirittura, non comprendere che nasce come merce di
scambio all'interno di posizioni, di leader dell'UDR in campo
nazionale. Forse è così da leggere il ministero accordato al
leader "Massimo" dell'UDR, il quale leader di questo partito non
rischia nulla. Viene eletto con il proporzionale, non ha alcun
tipo di logoramento e lavora incurante dei destini dei propri
compagni di viaggio. Ecco, quindi, spiegato in maniera molto
chiara tutto quello che è accaduto in questo governo.
Tutto è stato sacrificato per quella poltrona, per quella
poltrona romana. L'UDR che aveva quattro assessori più un
Presidente (che si dice nei manuali cencelliani che vale due
assessori), quindi un totale di sei, passa a cinque. E' un
qualcosa che non è spiegabile, è qualcosa che sicuramente deve
far riflettere.
E come spiegare poi anche il caso di moltissimi personaggi
di grandissimo spessore, come per esempio l'onorevole Manzullo
che è stato qualificante e qualificato come assessore ai lavori
pubblici, che adesso non vediamo più seduti al banco del Governo?
Quale è stato il sacrificio che è costato la poltrona
dell'onorevole Manzullo?
E poi ancora altri deputati, altri onorevoli colleghi,
straordinari sotto il profilo umano e quindi personalmente vicini
anche a chi parla, però vederli in questo momento seduti nei
banchi del centro sinistra dopo essere stati per due anni e mezzo
esponenti del governo di centro destra e fare riflettere.
A tutto questo sicuramente la Sicilia sta guardando, tutto
questo, evidentemente, non può passare inosservato.
Noi del centro-destra sull'UDR avevamo già capito 11 mesi
fa, in verità sin dal primo giorno, una fase di logoramento
straordinaria che è costato parecchio al governo Provenzano.
Noi ormai abbiamo le idee chiare sull'UDR: siamo
convintissimi, come tutta la società civile, che è un partito
fondato sul cinismo, sul nulla.Lei caro Presidente, dovrà
confrontarsi su questo, sull'assenza di valori, sull'assenza di
etica, sul cinismo, sul nulla, perchè l'UDR ormai non rappresenta
più un partito, rappresenta un'associazione di parlamentari che
probabilmente singolarmente hanno il loro consenso ma che nel
loro complesso non possono definirsi assolutamente un
raggruppamento, in quanto l'assenza di valori etici e culturali
ne caratterizza in negativo tutto ciò.
E allora......
DI MARTINO . Esagerato
PAGANO. No, non sono esagerato, affermano tutto e il contrario
di tutto, quindi l'assenza da un punto di vista etico è un dato
certo.
Allora la politica, visto che stiamo parlando di etica e
visto che sono esagerato - come qualcuno dice - si deve misurare
con l'etica e non .....
AULICINO. Noi non possiamo parlare di etica Noi non abbiamo
diritto neanche di fare opposizione
ZANNA. Onorevole Aulicino, la smetta di provocare.
PAGANO. Stavamo parlando di etica, non immaginavo di sollevare
tutto questo vespaio, però, per carità, vorrei continuare il mio
ragionamento che vuole essere costruttivo.
La politica - dicevo - si deve misurare con l'etica e non
ridursi a puro strumento di dominio. Mi pare di capire invece
che il quadro che si ha attualmente è questo e il popolo, caro
onorevole Capodicasa, è il custode dell'etica. Ecco perchè
sarebbe stato interessante, straordinariamente interessante in
questo momento andare a misurare il tutto in termini di elezioni
politiche. Purtroppo, il nostro Statuto non lo consente. Tutto
ciò deve servire però da monito - visto che lei si avvia a fare
le riforme - perchè a tutto ciò deve essere posto rimedio per
evitare che il popolo non conti nulla. Noi dobbiamo riportare - e
penso che questo sia un valore comune - la gente ad essere
protagonista della politica. Poco fa parlavamo di partitocrazia e
non era un caso; quando la gente ritornerà ad essere protagonista
della politica, allora ritorneremo di nuovo ad essere una
regione, un popolo civile. In qualunque caso la gente è al varco,
non darà sconti, non farà sconti; questo ve lo posso
preannunziare perchè ritengo di essere un esponente della società
civile e quindi come tale ritengo di interpretare le esigenze e
le istanze della gente.
Onorevole Capodicasa, il suo Governo nasce male, nasce con
una oggettiva difficoltà; sicuramente non ha la maggioranza non
può infatti pensare che 45 voti siano una maggioranza constatato
che il suo cartello era per intero presente in Aula ed è evidente
che soltanto l'assenza strategica di Rifondazione comunista ha
creato tutto ciò.
Ed inoltre, poi come non ricordare che soltanto tre
assessori su dodici hanno di fatto ottenuto la maggioranza? Gli
altri l'hanno avuta per stanchezza l'hanno avuta perchè il nostro
regolamento consente , - tutto sommato - di chiudere un occhio
dopo un certo momento.
Noi opereremo una opposizione costruttiva, anche se voi
avete agito così.
Ricordo che ai tempi del Governo Provenzano sicuramente il
clima non era così sereno, così pacato come invece lo è adesso.
Desidero ricordare anche quello che ha fatto il Governo
Provenzano, perchè sono dei punti di riferimento che
assolutamente devono far parte di questo patrimonio.
Lei, Onorevole Presidente, ha fatto riferimento nella sua
prolusione a fatti che sicuramente ci hanno fatto onore; lei ha
ammesso che la classe dirigente che ha gestito sino a qualche
giorno fa - in particolare il Governo Provenzano - ha tenuto
lontano la mafia, ha creato uno steccato netto affinché il
rapporto politica-mafia si interrompesse. Noi le siamo
riconoscenti di questo e La ringraziamo.
Però, non è stato soltanto questo ciò quello che ha fatto il
Governo Provenzano, glielo vorrei ricordare, perchè visto che lei
ha sviluppato un programma interessante, condivisibile per certi
punti di vista (mi sembrano talmente ovvie le tesi che non
possono che essere condivise) mi sembra giusto in questo momento
creare le condizioni perchè ci sia un parametro ben preciso e lei
lo ha già, lo ha avuto dal 18 luglio 1996 al 18 gennaio del 1998.
In quei 18 mesi le ricordo cosa è accaduto, onorevole Capodicasa.
Il rapporto banca-politica è stato interrotto, la chiave di
lettura della fusione Banco di Sicilia - Sicilcassa e soprattutto
della nuova gestione è questa; le esattorie: dopo dieci anni è
finito il commissariamento e per concorso è nato un nuovo
gestore; le opere pubbliche incompiute: per la prima volta sono
state monitorate e per la prima volta è stato creato un rapporto
di controllo con i prefetti. Anche la stessa legge sulla
privatizzazione, che in questo momento è qui in Aula, per quanto
contestata porta la firma di quel Governo,
E poi ancora alle reti ospedaliere, per la prima volta nella
storia della Regione siciliana sono state date regole agli
ospedali siciliani; 5.000 miliardi di ospedalità siciliana fino a
quel momento non avevano avuto regole; ma dal 1996, dal 31
dicembre 1996 hanno avuto regole E poi la nomina dei manager,
anche questi creati con i sistemi partitocratici, perchè solo
così può essere letta l'approvazione da parte della Corte dei
Conti nel cento per cento. Ed ancora i fondi comunitari, gli
obiettivi perfettamente raggiunti. E la giungla retributiva:,
finisce con il Governo Provenzano la differenziazione tra
stipendi dei regionali e dei pararegionali. Infine, il deficit
ridotto da 3.500 a 2.400 miliardi con copertura anche
finanziaria; è evidente, infatti, che la copertura non può essere
solo cartolare ma anche finanziaria. Quel Governo riuscì a fare
anche questo tanto è vero che ci fu una dimostrazione seria e
concreta delle banche internazionali le quali prestarono 1.700
miliardi a questa disastrata Regione Dulcis in fundo i tetti di
spesa: per la prima volta furono stabiliti dei tetti di spesa
con l'articolo 1 di quella finanziaria.
Sono tutte pietre miliari, onorevole Capodicasa, che io devo
necessariamente ricordarle, perchè lei è una persona onesta, è
una persona corretta e quindi deve tenere conto di quel punto di
riferimento. Assolutamente non possiamo dimenticare i meriti che
non sono soltanto quelli di avere interrotto il rapporto tra
mafia e politica, ma anche i meriti gestionali, amministrativi di
quel Governo.
Lei ha presentato 11 punti, che dicevo poc'anzi, lo dicevano
anche ai miei colleghi sono largamente condivisibili, però mi
perdoni, solo Mandrake in sei mesi potrebbe riuscire a fare
quello che lei ha detto. Io sono convintissimo che da questo
punto di vista i tempi non possono essere assolutamente
sufficienti; in qualunque caso qualcosa di deludente però c'è e
qui arriva la critica pesante. Lei caro Presidente, parla tra i
suoi impegni di finalmente tirar fuori questa benedetta legge
elettorale ispirata al principio del maggioritario.
Così non va, onorevole Presidente, così non va perchè si
capisce perfettamente che lei ha già chiuso un accordo che é
sicuramente all'interno, nella migliore delle ipotesi, di un
Tatarellum; questo non è il maggioritario. Ispirato al principio
maggioritario significa questo e lei non si può presentare di
fronte alla gente che vuole chiarezza, che vuole assoluta
chiarezza la quale può venire solo da un maggioritario che in
maniera definitiva dica chi comanda e chi no, metta in
discussione qualsiasi parlamentare di fronte al suo elettorato,
lei non può dire che deve lavorare e può lavorare all'interno di
una legge elettorale ispirata al maggioritario. Questa è una
cosa inaccettabile che non possiamo assolutamente condividere e
di cui lei si assumerà le responsabilità se andrà avanti in
questa direzione. E' chiaro, infatti, che di fronte al popolo
siciliano che vuole la governabilità, che vuole la stabilità, che
vuole un sistema elettorale maggioritario, ciò che esattamente
vogliono ormai tutti gli italiani, non si può che venire fuori
con una iniziativa seria efficace, ma sicuramente le parole che
lei ha detto in quella occasione non sono nè serie nè efficaci.
Dunque, si apre una stagione si apre questa stagione di
opposizione dura da ma costruttiva parte del centro-destra e su
queste basi, su questi principi noi misureremo il suo operato;
sicuramente non concederemo sconti, sicuramente saremo molto
attenti. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Martino. Ne
ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, nella
moderna società post-industriale dominata dai mass-media molto
spesso la politica, per la velocità delle informazioni prescinde
dalle analisi e viene svolta col getto continuo di slogans,
parole d'ordine e frasi ad effetto: cioè, abbiamo solamente
propaganda. Questo modo di far politica può affascinare gli
imbonitori, gli improvvisatori, i populisti, i novizi, i
trasformisti, gli avventurieri e soprattutto chi non crede
nell'etica della politica.
Ma le azioni di questa sottospecie di politicanti hanno
sempre una breve durata e sono di corto respiro. I partiti, i
movimenti politici con una cultura e una tradizione sanno
distinguere la propaganda dalla politica. La sanno distinguere
con serie analisi per comprendere le ragioni delle sconfitte,
delle vittorie, per ragionare sulla validità delle loro azioni
parlamentari, di Governo e il modo di rapportarsi con la società
civile, il mondo del lavoro e delle imprese.
Da molto tempo in Italia la propaganda fa agio sulla
politica. Così è avvenuto, per esempio, con la nascita dell'UDR:
un fatto politico inquietante giudicato dall'inizio, forza
politica responsabile riconosciuta dopo; il partito di
Rifondazione comunista che provoca la caduta del Governo Prodi
con la parola d'ordine "o la svolta o la crisi" ignorando il
contesto politico ed economico nazionale ed internazionale:
propugna un nuovo statalismo dopo il fallimento di tutte le
esperienze stataliste.
Forza Italia, Alleanza nazionale e CCD bollano come
traditori i deputati e i senatori dell'UDR eletti nella lista del
Polo ma non vengono sfiorati dal dubbio che in politica non
esistono tradimenti quando le modifiche delle posizioni e di
schieramento coinvolgono una pluralità di soggetti ma trattasi di
scelte politiche.
Nel caso dell'UDR, si tratta di forze moderate di centro che
vogliono svolgere un autonomo ruolo politico e rimanendo nel Polo
sarebbero stati dei soprammobili nello schieramento populista che
domina il centro-destra.
Per le giunte delle regioni del sud che vanno in crisi si
grida allo scandalo del ribaltone, soprattutto da parte di Forza
Italia e AN. Questi due partiti si sgolano al grido di tradimento
ed invocano leggi speciali e punitive ed anticostituzionali.
Purtroppo, abbiamo visto che anche l'onorevole Veltroni ha fatto
una specie di proposta di regime che fa il paio con il divieto ai
sindacati autonomi di proclamare lo sciopero. Ma una serena ed
attenta analisi politica da parte di Forza Italia, AN e CCD
avrebbe portato ad un'autocritica, al riconoscimento della
incapacità di Governo dei partiti del polo, del fallimento della
loro azione politica per lo sviluppo delle regioni meridionali.
In Sicilia, il degrado politico e istituzionale verso il
quale il Governo del Polo ha portato la Regione lo tocchiamo con
mano, lo vediamo con i nostri occhi e lo sentiamo con le nostre
orecchie.
Il dissolvimento politico della coalizione di centro-destra
in Sicilia è certamente salutare per le popolazioni siciliane e
per l'istituto autonomistico della Regione. Tutto ciò è
certamente merito dell'UDR e della dura opposizione condotta dai
partiti del centro-sinistra per smantellare prima del suo
assestamento un sistema di potere che rischiava di soffocare e
ammorbare la vita pubblica siciliana. Della nuova esperienza
politica appena iniziata col governo di centro-sinistra abbiamo
una sola certezza: il Governo Capodicasa non fa rimpiangere i
precedenti Governi di centro-destra che da quasi 5 anni sono alla
guida, si fa per dire alla guida, della Regione siciliana, non
tanto nei programmi, ma soprattutto nei comportamenti, nella
quotidianità dell'attività amministrativa e politica della nostra
Regione.
Per quanto riguarda i programmi, onorevole Presidente della
Regione, vi sono fior di professori a contratto che sanno
scrivere belle pagine, la cui fatica viene poi giustamente
compensata, a presentazione di parcella con alti incarichi ed
alte prebende, ma quello che conta per il Governo è la volontà
politica di attuare i pochi ma significativi punti programmatici
per tirare fuori dal pantano la nostra Regione.
Noi sul suo programma diamo un giudizio positivo, anche se
abbiamo alcune riserve per ciò che riguarda la modifica dello
Statuto infatti pur non contestanto volevamo entrare nel merito,
riteniamo che debba essere decostituzionalizzato, così come sta
avvenendo per le altre regioni a statuto ordinario e a statuto
speciale.
Noi sappiamo che l'impegno del Governo Capodicasa è molto
gravoso esso è costretto ad operare su più fronti e a farsi
carico di problemi che generalmente vengono risolti dai governi
di centro-destra. Poichè in Sicilia abbiamo avuto il
centro-destra al potere, ma non al governo, la nuova coalizione
deve farsi pure carico del lavoro "sporco", come si dice nel
gergo politico: e cioè provvedere al disboscamento della giungla
dei privilegi corporativi e settoriali, alla cancellazione di
tutte le forme di assistenzialismo con contributi elargiti a
pioggia ad enti ed associazioni che hanno come unico merito il
collegamento col mondo politico e il sistema dei partiti e dei
gruppi parlamentari; tra l'altro, il bilancio della Regione
impone la cancellazione di queste elargizioni.
Secondo la valutazione dei socialisti democratici italiani,
oggi il Governo Capodicasa è l'unico possibile nella realtà
politica e parlamentare siciliana.
La proposta del Governo di larghe intese ed è, quindi,
impraticabile; tale proposta poi non è credibile quando viene
sostenuta da chi prima di finire all'opposizione la riteneva
un'eresia politica.
I Socialisti democratici italiani sono fortemente impegnati
nell'iniziativa di aggregare tutte le forze politiche siciliane
di tradizione e cultura socialista democratica e liberale che
hanno una numerosa presenza in questa Assemblea, ma muta e
frazionata. Solo con l'affermarsi di questa iniziativa può
modificarsi il quadro politico siciliano e coinvolgere Governo
regionale, forze politiche e gruppi parlamentari oggi esclusi.
Per concludere, onorevole Presidente, nell'annunziare il mio
voto favorevole alle dichiarazioni programmatiche da ella rese a
questa Assemblea desidero motivare, agli onorevoli colleghi, a
nome dei Socialisti democratici italiani, nei limiti del tempo
concessomi, le motivazioni politiche in base alle quali
partecipiamo a sostegno di questa maggioranza e della Giunta da
lei presieduta.
I Socialisti democratici italiani coerentemente alle scelte
di campo di voler essere e restare un partito della sinistra
riformista del nostro Paese e della nostra Regione non potevano e
non sono rimasti semplici spettatori della svolta registrata in
questa Assemblea. Non è questo il ruolo che intendiamo svolgere,
ne abbiamo già dato prova nel corso di questa legislatura, anche
se qualcuno all'interno della più ampia coalizione di
centro-sinistra, fa finta di ignorare che oggi, dopo le elezioni
provinciali del maggio scorso, siamo il secondo partito della
sinistra in Sicilia, una rappresentanza popolare vera,
conquistata sul campo con le nostre liste e il nostro simbolo,
erede e rappresentante - piaccia o no - della grande tradizione
socialista isolana. Una rappresentanza certo assai penalizzata
rispetto a quella oggi espressa in questa Assemblea. Essa
esprime soprattutto un dato che spesso viene sottaciuto con
malcelata insofferenza e il dato è che in questo Paese, nella
nostra Regione nessuno può appropriarsi da solo o in compagnie
spurie della rappresentanza, del movimento, della storia
socialista. Il clamoroso fallimento di ambiziosissimi progetti
che intendevano inglobare questa storia in una indistinta
galassia genericamente di sinistra e velleitariamente riformista
testimonia l'impossibile praticabilità politica di tali processi.
Lei, onorevole Presidente Capodicasa, è a capo di una
maggioranza che bisogna saper guidare con il massimo di apertura
e di dialogo e soprattutto di rispetto vero e profondo delle
identità politiche che la compongono.
Mi chiedo come si possa andare di cimitero in cimitero a
celebrare qualcuno, predicare ed asserire la propria
socialdemocraticità e non ricordarsi mai, per esempio, di
Giuseppe Saragat che la socialdemocrazia fondò nel nostro Paese;
predicare il riformismo e dimenticare Filippo Turati che di esso
fece un valore. Io mi permetto ricordare a lei, onorevole
Capodicasa, uno dei discorsi dell'onorevole Turati al Congresso
di Livorno, nel quale rivolgendosi ai frazionisti che volevano
fondare il partito comunista d'Italia diceva: "Quando avrete
fatto il vostro partito" - concluse rivolgendosi ai comunisti
puri - " dovrete percorrere la nostra stessa via, perché questo
è il vero socialismo immortale. Maggioranze e minoranze,
scomuniche e frazioni importano poco; quello che importa è la
forza operante per la quale vissi e nella quale morirò con voi e
senza di voi, sempre uguale a me stesso, perché quella forza
operante è il socialismo".
Come si può celebrare, onorevole Capodicasa, il
centro-sinistra e scordarsi di Pietro Nenni? Non sembrino agli
onorevoli colleghi questi accenni e discorsi non pertinenti,
perché nel momento in cui l'onorevole Capodicasa assume
l'incarico di Presidente della Regione, quale primo
rappresentante di una storia politica che anch'essa appartiene a
quella della sinistra siciliana, ci aspettiamo un comportamento
che nei fatti queste scelte e questi valori ribadisca nell'azione
di governo giorno per giorno.
Io so bene che certi discorsi e certi aggettivi arrecano
fastidio alle orecchie di molti modernisti. A dispetto del fiume
di parole speso in questi ultimi anni per annunziare la fine
della politica delle appartenenze, dei partiti non è un caso, un
capriccio della sorte se queste categorie della politica tornano
oggi ad esercitare il ruolo che debbono avere nella dialettica
democratica.
Io e i miei compagni di partito non ci nascondiamo dietro
sigle strane o nuovissime, teniamo a essere definiti e
riconosciuti con l'aggettivo che riteniamo debba marcare la
nostra identità, l'aggettivo di socialisti; socialisti del nostro
tempo impegnati a dare a chi lavora in ogni campo, lavoro
dipendente e autonomo, nelle professioni liberali che abbiamo
conosciuto sino ad oggi e in quelle che lo sviluppo scientifico e
tecnologico crea a velocità impressionante, ai giovani che si
affacciano sulla scena della vita produttiva una nuova
prospettiva di vita associata in grado di coniugare i valori di
democrazia e di solidarietà in una società che da qui a qualche
anno sarà cosa ben diversa da quella con la quale ci confrontiamo
oggi.
Recenti saggi di autorevoli pensatori ed economisti
italiani, inglesi e americani descrivono i pericoli e i problemi
cui andiamo incontro e parlano a chiare lettere della fine
prossima del lavoro, almeno nelle forme sin qui conosciute.
Io non so quali saranno gli esiti e se ci saranno, ma di
questa svolta epocale una cosa è certa: spetterà ancora una
volta alle forze autenticamente riformiste anche non socialiste
il compito di assicurare il permanere nel mondo di domani di
alcuni dati che hanno caratterizzato la nostra civiltà europea.
Essi sono i valori della tolleranza e del colloquio con i
diversi che abbiamo in casa nostra e che premono sempre più
numerosi alle nostre frontiere; sono i valori della solidarietà
operante rispetto alla fasce sempre più numerose di coloro che
sono espulsi dai processi produttivi e difficilmente
ricollocabili; sono gli ideali che mettono l'uomo accanto al suo
simile senza paure e senza pregiudizi.
Gli errori della politica economica possono essere presto
rilevati ed eliminati, gli errori nelle politiche che investono
le identità singole e collettive si rilevano in un tempo assai
lungo e si pagano in termini di costi umani e sociali
incalcolabili.
Vogliamo misurarci su questo piano, confrontarci con tutti
coloro che vorranno farlo condizionati soltanto - come ho detto -
della nostra identità di socialisti e di riformisti.
Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e
riprenderà alle ore 17.00.
(La seduta, sospesa alle ore 13.28, è ripresa alle ore 17.25)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA
La seduta è aperta.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo ulteriormente la
seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.25, è ripresa alle ore 17.30)
La seduta è ripresa.
E'iscritto a parlare l'onorevole La Grua. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, Onorevoli colleghi, a me pare che questa maggioranza, o
presunta tale, non possa ritenersi dotata di quella credibilità e
di quella autorevolezza che ogni progetto politico deve avere per
potere affrontare con successo i percorsi difficili e a volte
insidiosi del Governo della Regione. Questa mia impressione
trova un inaspettato riscontro nelle dichiarazioni rese ieri alla
stampa e diffuse da un comunicato Ansa da un autorevole esponente
della Rete, cioè di una forza politica che è parte integrante
della coalizione che sostiene il suo Governo. L'onorevole
Guarnera ha, infatti, dichiarato: "Sono profondamente deluso, ho
votato l'onorevole Capodicasa nella speranza che la nostra
Regione potesse avviare un Governo autorevole, purtroppo non è
così. La Giunta che è stata eletta dall'Assemblea regionale
siciliana nasce politicamente debole ed è frutto della più
deprecata e vecchia logica della cosiddetta Prima Repubblica".
Continua l'onorevole Guarnera, "fatta eccezione per qualche
Assessore che ritengo capace e degno di stima, nel complesso è un
Governo di basso profilo, sia sul piano della credibilità
politica che della competenza specifica di alcuni suoi
componenti. Non mi pare - continua l'onorevole Guarnera - che vi
siano le condizioni per una reale inversione di tendenza; mi
chiedo dove siano finiti i valori che hanno ispirato la
sinistra".
A questo punto, consentitemi, che cosa resta da dire
all'opposizione? Certo, lo spettacolo che questa circense
maggioranza fornisce all'Aula e ai siciliani non è certamente
edificante. Innanzitutto, perché è frutto di un vergognoso
ribaltone che ha mortificato e tradito le scelte degli elettori
del 16 giugno, i quali pur avendo votato con il sistema
proporzionale hanno fatto una scelta sostanzialmente bipolare,
atteso che le forze di centro-destra si presentarono in quella
competizione elettorale e al giudizio dei siciliani con un unico
programma elettorale e la scelta di campo, quindi, fu ben precisa
e netta. Detta formula di centro-destra poi ottenne una
ulteriore conferma alle elezioni del 24 maggio per il rinnovo dei
consigli comunali e provinciali.
E' evidente, quindi, che parlare di ribaltone è legittimo e
trincerarsi, come ha fatto il Presidente Capodicasa, dietro ovvie
ragioni di ordine costituzionale, per giustificare l'operazione
trasformistica, rappresenta un modesto e non riuscito tentativo
di salvare la faccia, poi per la risicata maggioranza di cui
dispone, raggiunta peraltro con il provvidenziale soccorso di
Rifondazione comunista, con un meccanismo che proprio lei,
onorevole Presidente, aveva duramente criticato attribuendolo al
Polo nel corso del dibattito successivo alle dichiarazioni
programmatiche del Presidente Drago.
Mi riferisco al cosiddetto controllo del voto che lei allora
definì lo scandalo degli scandali, come un dato inquietante nella
vita di questa Regione e come un metodo moralmente inaccettabile
e politicamente sbagliato; politicamente diceva lei, perchè non
si può credere che la coercizione possa colmare il deficit di
consenso e risolvere i problemi politici e moralmente perchè non
si riscatta la dignità dell'Assemblea regionale siciliana
compiendo l'atto meno nobile e meno dignitoso per un
parlamentare: rinunciare alla sua libertà di rappresentante del
popolo.
So bene - è sempre lei, presidente Capodicasa che parla -
che in passato si è ricorso abbondantemente a questi sistemi, ma
credo che siamo in un'epoca diversa, si è fatto tanto discutere
del mutamento di clima, di atteggiamento, persino di sensibilità
politica e culturale nella nostra Regione ed in quest'Aula.
Allora bisogna dire che in realtà non di vecchie pratiche di cui
rivive spontaneamente ancora qualche segnale si tratta, ma
purtroppo si tratta di un costume, di un mal costume che continua
ancora ad allignare nella vita politica siciliana. E nonostante
la pratica del controllo del voto, i franchi tiratori hanno
colpito ancora, ancora una volta costringedovi e costringendoci a
trascorrere una notte insonne per pervenire dopo lungo e
travagliato parto all'elezione degli assessori.
E che dire poi delle grossissime difficoltà inn cui questa
pseudo maggioranza si è venuta a trovare con riferimento alla
distribuzione delle deleghe assessoriali. Non credo sia mai
accaduto in questa Assemblea che un Presidente si sia presentato
in Aula a svolgere le dichiarazioni programmatiche senza
informare l'Aula in ordine all'assegnazione delle deleghe.
Tutto ciò dimostra che questo Governo è caratterizzato da
lotte intestine, da ricatti, da scambi, da compromessi, insomma
dai vecchi metodi della peggiore partitocrazia.
Ma un Governo di questo tipo che nasce fra ribaltone, caccia
alle poltrone, tensioni e scontri, non è sicuramente il Governo
di cui aveva ed ha bisogno la Sicilia.
Peraltro, onorevole Presidente, nelle sue dichiarazioni
programmatiche abbiamo rilevato parecchie lacune e tante
omissioni che è opportuno in questa sede evidenziare affinchè
ella ne prenda atto ove lo ritenga.
Nessun riferimento viene infatti fatto alla necessità di
pervenire alla soppressione di tanti enti inutili e della miriade
di commissioni e di comitati che ancora sono in vita e che hanno
la sola funzione di elargire incarichi e prebende ad amici e
parenti di chi governa e di contribuire a fare aumentare la spesa
parassitaria della nostra Regione.
Nessun riferimento alle problematiche dello sport in
Sicilia, sia come momento agonistico che come momento di
aggregazione dei giovani.
Nessun accenno al potenziamento e al completamento delle
strutture sportive dell'Isola ed al finanziamento della scuola
regionale di sport che sta sorgendo in Sicilia e che è l'unica
esistente nell'Italia centro-meridionale.
Nessun riferimento all'essenziale settore della sanità, sia
riguardo alle strutture che riguardo al personale; molto generica
ed approssimativa ci è parsa la parte del suo programma
riguardante l'agricoltura, alla quale va invece riservata,
onorevole Presidente, maggiore attenzione e vanno destinate più
cospicue risorse, non più finalizzate ad iniziative
assistenzialistiche ma orientate ad una sempre maggiore e
migliore qualificazione dei nostri prodotti e ad una più efficace
ed estesa commercializzazione.
Nessun accenno al rilancio dell'agriturismo, al
potenziamento dei porti turistici, all'utilizzazione dell'ex base
Nato di Comiso e dell'aeroporto ivi esistente, alla
valorizzazione di quella Sicilia minore costituita da decine e
decine di piccole e medie città che dispongono di immensi
patrimoni artistici, archeologici, culturali e monumentali.
Se non che i contenuti programmatici della relazione,
onorevole Presidente, sembrano destinati a rimanere lettera morta
considerate le difficoltà che ha già incontrato e che strada
facendo ancor più incontrerà la coalizione che regge questo
Governo senza maggioranza.
In queste precarie condizioni ella, onorevole Capodicasa,
rischia, infatti, di non avere neanche i numeri necessari e tanto
meno una maggioranza coesa perchè possa sperare di avviare una
politica di largo respiro in grado di agevolare la rinascita
della Sicilia e di trovare una soluzione attendibile ai gravi
problemi che l'assillano.
Negli appelli per un dialogo con le opposizioni, ai quali
peraltro Alleanza Nazionale non rimane insensibile, possono
consentire di allungare la vita ad un esecutivo che è nato già
agonizzante. L'unica soluzione possibile per cercare di evitare
l'ingovernabilità che attende sicuramente questo Governo, rimane
secondo Alleanza Nazionale quell'intesa ampia, allargata a tutte
le forze realmente riformiste presenti nel Parlamento che noi
abbiamo chiamato 'Patto per la Sicilia' e che abbiamo proposto
come soluzione ragionevole e sensata alle gravi emergenze
economiche e sociali della nostra Isola e come mezzo efficace per
realizzare le riforme.
Come già altri colleghi di Alleanza Nazionale hanno
preannunciato quella che riserveremo al suo Governo, onorevole
Presidente, sarà l'opposizione ferma e decisa, ma non
preconcetta, di una forza politica che rimane comunque disposta
ad un civile democratico confronto sul tema delle riforme al
quale nel corso degli anni ha dato un consistente e qualificato
contributo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Briguglio. Ne ha
facoltà.
BRIGUGLIO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, credo che la presentazione di questo
Governo sia per noi del Polo della Libertà e in un senso diverso,
onorevole Capodicasa, noi accogliamo il suo appello per il Polo a
riflettere, ma una riflessione sotto un altro aspetto da lei non
evocato noi la vogliamo fare. Ed è una riflessione che
personalmente intendo sollecitare ai colleghi del centro-destra,
che è quella di una sorta di complesso incapacitante del
centro-destra.
Noi del centro-destra siamo quasi geneticamente
parlamentari, uomini politici che troppo spesso dinanzi alle
grandi questioni della cultura di Governo si pongono riflessioni,
dubbi, riflessioni ad alta voce su quelle che sono state le
possibili lacune, possibili deficit, possibili anche
manchevolezze della nostra azione di Governo. Direi anche
manchevolezze già nei primi momenti della nostra attività di
governo, sia con il governo Provenzano, sia con il governo Drago.
Abbiamo dato vita a un eccesso di autocritica quasi ad un
riflesso direi quasi di introversione che rispetto al quale noi
dobbiamo guarire guardando proprio, Presidente Capodicasa, al suo
Governo. Tutti i problemi che noi ci poniamo, la sinistra non se
li pone mai. Io per un momento ho immaginato che cosa sarebbe
accaduto in quest'Aula se fosse nato un governo di centro-destra
con un Presidente della regione che non ha il consenso della
maggioranza dei parlamentari di questo Parlamento, con cinque
assessori regionali che non hanno avuto la maggioranza di questo
Parlamento, con un Governo che nasce sotto il condizionamento
forte di una uscita dall'Aula dei tre deputati di Rifondazione
comunista, episodio quest'ultimo che l'onorevole Forgione, se
hanno senso le interviste giornalistiche, ha giustificato come un
momento quasi di disattenzione; e poi successivamente con delle
posizioni di autorevoli esponenti della maggioranza, cito per
tutti l'onorevole Guarnera, a cui bisogna dare in qualche modo
riconoscimento di una presa di posizione in questi anni coerente,
spesso, devo dire, spiacevole anche in altri momenti, ma
coerente, rispetto a cui voglio ancora in questo frangente e per
le cose che ha detto - lo voglio dire con grande delicatezza -
voglio immaginare cosa sarebbe accaduto se quello che ha detto
l'onorevole Guarnera invece che nei confronti di questo Governo
sarebbe stato detto, ed è stato detto in passato, nei confronti
di un governo di centro-destra.
Noi non vogliamo, e personalmente non lo voglio minimamente
fare, in qualche modo sollevare obiezioni alla legittimità del
suo Governo. Il suo è un Governo legittimo, onorevole
Capodicasa, ma non è un Governo legittimato da pieno consenso. Ha
un deficit alla base di consensi e quindi un deficit di
democrazia che noi abbiamo il dovere di rilevare. Possiamo dire,
come nelle economie di guerra o in momenti internazionali
delicati, il suo è un Governo provvisorio e il Parlamento ne ha
piena cognizione. E' un Governo provvisorio, noi abbiamo letto
attentamente e ascoltato anche con grande attenzione e con grande
serietà le sue dichiarazioni programmatiche, e abbiamo notato che
ha almeno avuto il buon gusto di eliminare dalle dichiarazione
programmatiche ogni accenno alla cosiddetta novità che pure lei,
nell'emozione del momento, aveva evocato nel suo intervento
immediatamente dopo la sua elezione.
Io credo che bisogna avere il buon gusto di dire che questo
non è un Governo che presenta alcuna novità. E' un elemento direi
assolutamente banale, è un elemento che deriva non soltanto da
una visione di questo Governo, come Governo fotocopia del Governo
nazionale, questo è in parte, almeno per il 25 per cento, un
Governo fotocopia di quello precedente, se è vero che ci sono tre
assessorati di peso, quelli detenuti dagli Assessore per
l'agricoltura, per l'industria e per il territorio e l'ambiente,
in cui non si è avuto il buon gusto non solo di fare ruotare gli
uomini, ma nemmeno di fare ruotare le deleghe amministrative. C'è
stata una pietrificazione anche della personificazione dei rami
dell'amministrazione, e se questo è vero non si può nemmeno
lontanamente evocare il fantasma della novità.
E poi, onorevole Capodicasa, signor Presidente, onorevoli
colleghi, io credo che ci sia anche un'estetica della politica.
Credo che sia stata notata anche dai cittadini che ci guardano
attraverso la televisione l'estetica di questo Governo. Direi
che è una estetica triste, se mi si può passare la parola
absit iniura verbis, grigia, di chi dentro di sè ha la
consapevolezza che questo è un Governo di corto, anzi di
cortissimo respiro.
Io ricordo gli interventi pronunciati in quest'Aula quando
si rimproverava sotto l'azione ostruzionistica dell'opposizione.
Io sono per un'opposizione che non faccia nessuno sconto sotto
questo profilo, la fragilità, per così dire, del governo
Provenzano e poi del governo Drago, Presidente della Regione, e
governo nel suo complesso e assessori regionali eletti alla prima
votazione, senza nessun dubbio e spesso con un numero di voti
superiore a quello della maggioranza ufficiale su cui si
reggevano quei governi.
Adesso, con questo Governo che nasce in condizioni
eccezionali, ricorrendo anche a disposizioni eccezionali previste
dal Regolamento interno e comunque dalle Norme di attuazione
dello Statuto, io credo che questa riflessione fosse doverosa,
fosse obbligatoria.
A mio avviso è un Governo che non ha le chiavi di casa in
tasca. Non era forse mai accaduto, nemmeno nei tempi così
deprecati della Prima Repubblica, che ci fosse una lottizzazione,
o un tentativo, o un progetto, non so di che cosa si tratti, di
una lottizzazione interregionale in cui le forze politiche si
sono aggiudicate o tentano di aggiudicarsi dei Presidenti delle
Regioni in nome dell'appartenenza ad un partito di maggioranza. E
così l'autonomia, una parola che forse non è scritta nemmeno una
volta nelle sue dichiarazioni programmatiche, l'autonomia
cosiddetta siciliana, la capacità di potere decidere e scegliere
qui, a Palermo, è stata sacrificata a questo disegno
eterodiretto, a questo disegno di divisione, di spartizione, di
lottizzazione delle presidenze delle Regioni, in base a cui alla
Campania dovrebbe toccare il Presidente della Regione all'UDR, in
Sicilia ai Democratici di sinistra, in Calabria al Partito
Popolare.
Abbiamo notato e siamo assolutamente convinti che, da un
punto di vista strettamente costituzionale, come ha ben rilevato
l'onorevole La Grua, con questo tipo di ordinamento, o con questo
tipo di sistema proporzionale, sia perfettamente legittimo, da un
punto di vista formale, dare vita ad un Governo con un cambio di
maggioranza.
Non so se è esatto o no chiamare tutto ciò "ribaltone", ma
il tema è un altro: il tema è che tutti noi, negli anni e nei
mesi passati (quando dico noi mi riferisco in modo particolare
alle forze politiche che stanno all'estremo dello schieramento
parlamentare, quelle che hanno dato un particolare contributo ai
lavori in Bicamerale) abbiamo sempre salutato ogni passo che
andava verso una cultura bipolare e ciò al di là del dato formale
o di ingegneria costituzionale.
I giornali hanno salutato nel 1996 la vittoria del
centro-destra in Sicilia, perché è così, perché la politica ci
dice che è così al di là della assenza ancora di un sistema
maggioritario nella nostra Regione, ce lo dice la politica, ce lo
dice la gente, ce lo dicono i cittadini che sentono comunque
questo scontro civile e costruttivo che deve esserci fra due
schieramenti che lottano per l'alternanza centro-destra e
centro-sinistra. Bene, quello è stato il momento in cui ha vinto
il centro-destra, hanno vinto, cioè, le idee, le proposte, le
tesi, gli uomini, i programmi, i progetti del centro-destra, così
i siciliani hanno vissuto questo momento.
Ebbene, il suo Governo, onorevole Capodicasa, è una battuta
grave di arresto alla cultura bipolare in Sicilia. E' questo il
punto fondamentale e direi che la critica essenziale che noi
facciamo al suo Governo, e lo facciamo in termini politici, in
termini estremamente pacati, ma questa pacatezza non è altro che
frutto di un ragionamento che, in ogni caso, noi non mancheremo
di sottolineare in questi giorni e nelle settimane che verranno.
Non si può dire, onorevole Presidente della Regione, che "il
resto verrà" o, come ha detto qualche giorno prima, "la
maggioranza verrà" perché queste sono parole che pesano; non si
può dire "il resto verrà" perché è come dire che il consenso del
Parlamento che oggi non c'è, diciamolo pure, il consenso della
pubblica opinione che oggi non c'è, verrà successivamente, come
se un Governo che è di minoranza deve conquistare sul campo un
consenso.
Noi crediamo che la lezione fondamentale, che la
legittimazione fondamentale, debba venire da un consenso
preventivo che oggi questo Governo, che è il più fragile, forse,
che si presenta all'Aula degli ultimi anni, un consenso che noi
crediamo difficilmente verrà perché ce lo dicono molti dati, fra
cui quello della base in grande fermento, le grandi fratture che
sta vivendo l'UDR nella sua base, nei cittadini, nell'elettorato
tradizionale che in qualche modo da il consenso a questo partito.
Vuol dire che l'operazione, che è un'operazione meramente di
vertice, difficilmente può essere in qualche modo digerita dalla
base e questo si mescola a questa ribellione, a questa frattura
di arresto nei confronti di quella cultura bipolare di cui
parlavamo prima.
Signor Presidente, spero di poter guadagnare qualche altro
minuto in quanto firmatario dell'ordine del giorno che non
approva le dichiarazioni del Presidente della Regione. Io sono
convinto che questo è un Governo che comunque deve passare, nel
senso che deve avere la fiducia di quest'Aula perchè questo
passaggio del Governo di centro-sinistra deve essere consumato.
Io credo che questo sia un passaggio che può dare al Polo.
Questa è una riflessione che forse lei ritiene non molto congrua,
ma il momento di massimo vantaggio per il Polo delle libertà e
per il centro-destra, io credo per la Sicilia e per i Siciliani,
sia che venga sperimentato questo Governo di centro-sinistra, che
comunque si possa fare molto civilmente e molto apertamente, un
confronto tra il prima e il dopo, in nome dell'alternanza, tra i
governi di centro-destra tanto deprecati e tanto osteggiati.
DI MARTINO . E' difficile...
BRIGUGLIO. Onorevole Di Martino, lo diranno i fatti.
Certamente dalla cose che lei, onorevole Capodicasa, ha
scritto, per quanto mi riguarda, sul tema del lavoro, io credo
che se le cose che lei vuol fare o le cose che lei ha analizzato
sono quelle citate nelle sue dichiarazioni programmatiche, spero
che sia qualche disattenzione dei suoi ghost writer, anche se in
qualche modo l'altezza e la dignità di un governo in piccola
parte si possono anche misurare dalla competenza dei ghost
writer, devo dirle che nel perfetto spirito fazioso che anima
parecchie delle pagine delle sue dichiarazioni programmatiche lei
non cita una legge importante che certamente il Governo ha fatto
e che è la legge 30 a cui oggi si ispira il Governo nazionale, ed
è una proposta politica che noi abbiamo fatto andare anche al di
là dei confini della nostra Regione.
Quella è la proposta, quello è il modello e quella è
l'azione politica di governo in tema di occupazione che i
governi di centro-destra hanno saputo fare. Dal centro-sinistra
anche a livello nazionale non è esistita una politica
dell'occupazione, non lo dico solo io, lo dicono anche
commentatori di sinistra, la invito a leggere l'articolo di
Turani su 'Repubblica' del 22 novembre dove dice che 'questa
nuova sinistra europea sembra ispirarsi più alla cultura
napoletana anziché ai libri di economia'.
Io spero, e concludo, su grandi temi come quello del
precariato, al di là di quello che ha scritto, che mi è sembrato
di brutto presagio, su altre cose su cui ci sono delle
imprecisioni e delle inesattezze su cui più avanti ci
soffermeremo in modo particolare, a cominciare dal problema
dell'articolo 23. Non vorrei che il capitolo articolo 23 fosse
'articolo 23 addio', quello delle sue dichiarazioni
programmatiche, noi faremo su questi temi, in modo particolare
sul tema del lavoro, sui grandi problemi sociali una opposizione
puntuale, attenta a quelli che sono i segnali che vengono dalla
società civile.
Faremo una opposizione senza sconti, utilizzando tutti gli
strumenti del regolamento, ma una opposizione estremamente leale
e ragionata.
In questi termini crediamo di potere dare il nostro
contributo al dibattito in quelle condizioni di chiarezza,
chiarezza che non vediamo proiettata nella compagine da lei
presieduta, di chiarezza e di verità a cui siamo legati con il
nostro mandato parlamentare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne
ha facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
prestato molta attenzione alle dichiarazioni programmatiche che
lei ieri sera ha fatto in questa Aula e devo dire che le ho
rilette stamattina per meditarci un pò.
E accolgo il suo invito a valutare la soluzione della crisi,
se di soluzione possiamo parlare, non con la categoria dei
"ribaltoni" o dei "tradimenti". Già ampiamente in questa Aula si
è parlato dell'aspetto politico relativo al concetto di
"ribaltone" o di "tradimento", anche se formalmente siamo un
sistema proporzionale, ma accetto - dicevo - il suo invito ad
utilizzare la categoria della politica per valutare, serenamente
spero, questa soluzione alla crisi di governo.
Quando mi accingo a fare queste valutazioni mi accorgo che
lei, e qui sono un pò in disaccordo con il mio collega di gruppo
onorevole Briguglio, che non ha mai notato la parola "novità" nel
suo intervento, mentre io che l'ho letto forse più attentamente,
ho visto che lei ha dato molta importanza alla novità dicendo che
si tratta di un esperimento politico nuovo per un contratto di
programma con un partito nuovo. Cioè lei, parlando con la
categoria della politica cui lei ci invita, ci dice che in questa
Aula, in questi giorni, si è verificato qualcosa di politicamente
nuovo perché vi è un contratto tra le forze del centro sinistra
e un partito nuovo, l'U.d.r., un partito nuovo.
Lo dice chiaramente, se vuole glielo leggo: "... che è un
esperimento politico nuovo che vede i democratici della sinistra
e tutto il centro sinistra stringere un contratto di programma
con un partito nuovo, con il solo obiettivo di modernizzare le
istituzioni e l'economia della Sicilia".
Ritengo che nessuno può avere dubbi né in questa Aula né tra
i siciliani che di tutto si può parlare dell'U.D.R. tranne che
sia un partito nuovo, se vogliamo andare alla sostanza delle cose
e non alle forme, ma che sia un partito che è nato soltanto nei
palazzi del potere per gestire solo potere.
Quindi quando lei viene qui a parlare di novità del
programma perché c'è l'apporto di un partito nuovo e vuole
parlare di politica, ritengo che la prima contraddizione sia
questa. Ma possiamo andare oltre perché nelle stesse
dichiarazioni programmatiche lei dice "la debolezza numerica
della maggioranza nasce però dalla forza politica delle sue
scelte".
Onorevole Presidente, scelte coraggiose. Parlare di scelte
coraggiose e di forza politica delle scelte in presenza di una
insufficienza numerica della maggioranza è quanto di più ridicolo
si possa dire in questa Aula alla luce di quello che è successo
in questi giorni, che è successo in queste ore e che succederà
questi giorni, anche perchè lei dice espressamente: questa
maggioranza ha un significato se può avere un ancoraggio
essenziale alle riforme; questa maggioranza scommette su questo
percorso, anzi ne ha una condizione della propria sopravvivenza,
chiarezza di obiettivi e di progetti per le riforme.
Onorevole Presidente, lei sa che su tutto forse vi potrete
accordare nell'ambito di questa maggioranza o pseudomaggioranza
che è venuta alla luce nella nostra Assemblea regionale, ma
sicuramente non ci sarà, e lei ha le prove personali, nessuna
possibilità di accordo sulle riforme proprio con quella forza
politica che lei ritiene essere una novità nel Parlamento
siciliano o nel panorama politico italiano, l'U.D.R.. Infatti lei
ha potuto constatare di persona come nella sede adatta per
discutere di riforme, cioè all'interno della Commissione per la
riforma dello Statuto, ci si è trovati da una parte le forze che
vogliono le riforme veramente, e lei sa che mi riferisco ad
Alleanza nazionale, Forza Italia, Partito democratico della
Sinistra, La Rete che assieme hanno determinato quella legge voto
che lei sa benissimo come alcune forze, che oggi militano
nell'U.D.R. che lei definisce partito nuovo, sono state
contrastate per quel progetto di riforma perchè intesa troppo in
maniera maggioritaria.
Come può spiegare ai siciliani che questo Governo nasce e si
ancora al percorso esclusivo delle riforme, quando all'interno
della sua maggioranza l'elemento dominante in queste ore ha
dimostrato come vi è soltanto una posizione di potere personale
possa essere conducente alle riforme che lei considera essenziali
così come le consideriamo anche noi.
Ecco perchè ritengo che quella novità che il mio collega di
partito, Briguglio, non coglieva e non si può cogliere in tutte
le sue dichiarazioni programmatiche e che in maniera bugiarda,
politicamente, lei individua soltanto nel contratto programmatico
con il partito nuovo è una contraddizione in termini perchè non è
possibile in questa Assemblea regionale fare le riforme sulla
base di un accordo di programma con una forza che ha remorato le
riforme e, lei si accorgerà presto, remorerà le riforme.
Pertanto i siciliani oggi devono stare attenti, ed i
siciliani hanno aperto gli occhi. Ma non i siciliani del Polo
delle libertà, non i siciliani che guardano con simpatia ad
Alleanza nazionale o a Forza Italia o al Centro Cristiano
Democratico, ma anche i siciliani che guardano con attenzione e
che votano e voteranno ancora per voi, perchè sono gente di
sinistra che ritiene che ormai è finito il tempo in cui vi debba
essere un partito che sceglie la politica dei due forni e si
allea ora con la destra, ora con la sinistra in base alle proprie
esigenze personali ed in base alle loro esigenze di partito.
Ritengo che il tradimento sia stato fatto, e non è soltanto
un tradimento di carattere politico, nei confronti degli elettori
del centro-destra e del centro-sinistra cioè degli elettori che
ritengono che la democrazia bipolare sia un valore al di là dei
partiti e delle fazioni.
Onorevole Presidente, non è possibile ingannare i siciliani,
non è possibile presentarsi con un elemento di novità quando è
chiaro a tutti che questa è soltanto una operazione politica di
potere che tende a soddisfare soltanto legittime, forse,
aspirazioni di potere.
Questa sera quando dovremo andare ad esprimere il consenso e
la fiducia al Governo che si è formato nei giorni scorsi, faccio
un appello ai singoli parlamentari, un duplice appello ai
parlamentari della formazione politica che il Presidente
Capodicasa definisce nuova, che sono ancora e vogliono rimanere
fedeli a quello che avevano detto agli elettori per cui sono
stati eletti nel 1996, che sono stati eletti vero da un punto di
vista strettamente giuridico e costituzionale sotto il
proporzionale, ma nessuno può mettere in dubbio che nel 1996 si
presentarono ai siciliani due coalizioni, una di centro-destra e
una di centro-sinistra con le difficoltà insite in un sistema
proporzionale per il chiarimento delle singole posizioni, ma
quello fu lo scontro civile e politico che in Sicilia vi fu.
Allora un appello a coloro i quali furono eletti pur in un
sistema proporzionale, ma furono eletti dicendo che avrebbero
operato in modo tale che il programma unitario presentato fosse
un programma governativo.
Faccio appello ai singoli parlamentari che ancora ritengono
all'interno dello schieramento di centro che debbono rimanere
fedeli non a una coalizione, ma debbono rimanere fedeli ad una
parola data agli elettori, sono ancora in grado di dimostrare che
possono stare da una parte anche all'opposizione, ma nella
fedeltà all'impegno dato, all'impegno elettorale dato.
Inoltre faccio un appello ai deputati e ai parlamentari del
centro-sinistra, devono essere anche loro garanti di questa
democrazia bipolare e devono essere anche loro garanti del
percorso delle riforme. Loro sanno e lo sanno ancora di più in
queste ore dopo quello che è successo sotto gli occhi di tutti,
che se la Sicilia ha bisogno di riforme così come il Presidente
Capodicasa ha detto nelle sue dichiarazioni programmatiche, non
si possono fare queste riforme se non facendo un grosso lavoro
con le forze veramente riformiste presenti in quest'Aula e le
forze veramente riformiste sono quelle che si schierano da una
parte e quelle che si schierano dall'altra, non quelle che
vogliono a tutti i costi stare al Governo, al potere negli
assessorati con governi diversi, con formule diverse conservando
gli stessi assessorati ed essendo gli stessi uomini degli stessi
assessorati.
Ecco perché un appello anche ai parlamentari del
centro-sinistra che credono, se credono nella possibilità del
percorso delle riforme.
Alleanza nazionale così come ha dimostrato in questi due
anni e mezzo di legislatura; così come ha dimostrato con la
propria delegazione al Governo, che forse ha commesso degli
errori dovuti all'inesperienza come diceva il collega Briguglio,
ma che sicuramente ha dato il meglio di sé nei rami che ad
Alleanza nazionale erano state assegnati - non voglio entrare
nell'argomento perché sicuramente meglio di me lo hanno fatto e
lo faranno gli altri colleghi del gruppo - ecco però Alleanza
nazionale ha dimostrato la lealtà all'elettorato, ha dimostrato
lealtà ai programmi presentati all'elettorato, ha dimostrato in
questi due anni di lavoro anche all'interno della Commissione
Statuto che è una forza non a parole, ma realisticamente e
concretamente per le riforme.
Alleanza nazionale è disponibile se vi è la possibilità a
fare le riforme nel senso maggioritario, così come è stato
individuato dalla Commissione per lo Statuto in concorso con le
forze, con i parlamentari del centro-sinistra e contro i
parlamentari che ancora ritengono che questo Parlamento che
questo panorama politico possa essere utilizzato soltanto per
fare la politica che è stata definita dei due forni: oggi mi
alleo con il centro-destra, oggi mi alleo con il centro-sinistra
a secondo degli interessi personali o degli interessi di gruppo
che posso avere.
Così come ha fatto già il mio capo-gruppo e così come hanno
fatto gli altri colleghi intervenuti, a nome del Gruppo cui
appartengo ribadisco l'impegno di Alleanza Nazionale a
confrontarsi seriamente sulle riforme, a confrontarsi seriamente
perché vada in porto, entro giugno come dice lei, anche la legge
voto per la riforma dello Statuto e per approvare una legge
elettorale che finalmente eviti che ci possano essere in
Parlamento forze sovradimensionate in relazione alle effettive
realtà della Sicilia e che possono permettersi di partecipare al
"balletto" delle poltrone ora da questo lato, ora dall'altro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ricotta. Ne ha
facoltà.
RICOTTA. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli assessori, onorevoli colleghi, ho ascoltato in
silenzio le dichiarazioni programmatiche rese dall'onorevole
Capodicasa, le ho integralmente riviste con calma, ed ho anche
riletto gli interventi dell'onorevole Capodicasa - nella qualità
di capogruppo del PDS - in occasione delle dichiarazioni
programmatiche dei governi Provenzano e Drago.
Ho cercato di valutarle con obiettività e ritengo, onorevole
Presidente della Regione che, nei suoi interventi, in occasione
della discussione dei programmi dei precedenti governi è stato,
rispetto ad oggi, più puntuale e, direi quasi, brillante. Forse
perché - e questo lo constaterà man mano che andrà avanti nel
suo lavoro - è più facile essere opposizione e giocare di rimessa
- e lei è un buon giocatore - che inventarsi un percorso di
governo in una situazione così delicata, quasi catastrofica, qual
è quella attuale.
Tale difficoltà l'ho potuta percepire già dalle contrarietà
emerse per l'assegnazione delle deleghe ed ha potuto percepire,
inoltre, quanto travagliato sia mettere insieme partners diversi,
avidi ed attaccati esclusivamente al potere, e non solo al
potere, ma a quelle postazioni che danno più potere possibile, a
discapito di dignitose opportunità umane.
Onorevole Presidente della Regione, ella ha stabilito delle
priorità e delle scadenze, tracciando, come ha detto, un percorso
obbiettivo e realistico. Si è prefissato undici punti da
raggiungere entro giugno; undici punti che, sicuramente a suo
avviso, sono delle vere emergenze. Tra questi punti non ha
ritenuto però di inserire uno dei principali problemi, uno dei
più grossi dell'Amministrazione regionale: la gestione della
Sanità.
Nelle note programmatiche di questo governo alla Sanità sono
dedicate sei righe, a pagina 11, alla lettera i).
L'assegnazione della delega a governare la Sanità siciliana
ha originato, negli ultimi giorni, tante conflittualità, come è
risaputo, all'interno dei raggruppamenti dell'attuale
maggioranza, manifestandosi prepotente l'interesse di ciascuno
dei gruppi, ad essa appartenenti, per l'assegnazione di un
incarico così delicato perché non c'è chi non vede che la Sanità
assurge a componente fondamentale dell'azione di governo.
In questo contesto, appare sorprendente e disarmante che nel
documento programmatico il nuovo Governo rinvii alla Sanità solo
poche righe e la sorpresa è maggiore se si pensa che questo
governo è espressione di forze politiche di Sinistra e del Centro
e che le prime, da sempre, si ergono a ruolo di protagoniste
nella difesa sociale di interessi dei cittadini più deboli e che,
dopo poche ore dall'insediamento, già inibiscono la palese
volontà di sfuggire all'assunzione di un impegno fondamentale
nella società.
Eppure, onorevole Presidente della Regione, ambedue gli
assessori che erano designati, che ritengo molto qualificati,
avrebbero dovuto avere coscienza del fallimento di una seria
gestione sanitaria a tutt'oggi e le cause fondamentali di tale
fallimento vanno principalmente ascritte alla mancata
programmazione regionale, ad una gestione difficile causata da
una legislazione complessa che in Sicilia è stata quasi
concorrente con lo Stato e le leggi recepite spesso sono state
pesantemente modificate e stravolte.
In Sicilia non esiste ancora il Piano sanitario regionale
per la stesura del quale si deve fare riferimento alla legge n.
30 del 1993 ed alle successive modifiche di integrazione.
Sono state, ad oggi, presentate cinque bozze di Piano
Sanitario, ogni volta puntualmente tutte sono state
ritirate.
Lei ha parlato di volere assicurare eguali diritti di
cittadinanza sociale a tutti i siciliani, lo ha detto però in
maniera astratta, ha lanciato solo un termine che non ha riempito
di contenuti. La quasi totalità delle Regioni italiane dispone
oggi di un Piano sanitario regionale e si è data una seria
programmazione, dispone di dati ragionevolmente attendibili
sull'attività di ricovero degli ospedali, sulla composizione
della popolazione degli assistiti, sul grado di complessità delle
patologie trattate.
Ciò può evidentemente costituire la base di una
pianificazione sanitaria regionale.
Lei si propone un risanamento del bilancio della Regione che
segni una inversione di tendenza rispetto al passato, ma non
tiene conto che la sanità incide per un terzo sul bilancio stesso
della Regione e che una corretta gestione della sanità potrebbe
far risparmiare non poco.
Le voglio solo dare alcune indicazioni: l'attività di
ricovero degli ospedali viene misurata attraverso i cosiddetti
gruppi diagnostici correlati, o ROD o DRG. I ROD consentono di
misurare l'attività di un ospedale in termini di fatturato
globale, in termini di complessità della casistica trattata e
durata della degenza.
L'esame dei dati di ricovero consente alcune prime
osservazioni rilevanti: innanzitutto il tasso di
ospedalizzazione, cioè il numero dei ricoveri ospedalieri medi
per mille abitanti è molto elevato rispetto all'obiettivo fissato
dal piano sanitario che è di 160 ricoveri per 1000 abitanti,
mentre in molti Paesi industrializzati, tale indice è al di sotto
di 120 per 1000 abitanti.
L'indice di complessità della casistica trattata inferiore
all'unità mostra che la maggioranza dei ricoveri vengono
prescritti per malattie non complesse delle quali presumibilmente
una buona parte si può curare con percorsi alternativi; non si
evidenziano differenze significative nelle composizioni della
popolazione ricoverata tra le strutture elevate e quelle a bassa
complessità tecnologica e organizzativa. In tutti i casi
considerati, infatti, il 13-15% dei ricoveri presentano degenze
brevi, di durate inferiori ai 5 giorni, mentre oltre il 40% delle
giornate di degenza sono riferibili a ricoveri di durata
superiore ai 15 giorni.
Si può dunque affermare che contrariamente a quanto ci si
potrebbe attendere, la maggior parte dell'attività dei nostri
ospedali a bassa e ad alta complessità, siano esse aziende
autonome, che gestite da aziende sanitarie territoriali dedicate
a ricoveri brevi di contenuto prevalentemente diagnostico e a
ricoveri di lunga durata riferibili a malattie croniche.
Da ciò la necessità della deospedalizzazione per i ricoveri
brevi diagnostici e per la domicilizzazione delle cure per i
cronici e la necessità dell'attivazione dei day hospital e dei
surgery che porterebbero al contenimento della spesa sanitaria.
Altra fonte di risparmio si può avere con un serio controllo
e aggiornamento del prontuario farmaceutico regionale e
calmierando il mercato di alcuni farmaci, vedi per esempio quelli
derivati da DNA ricombinate, dai derivati del sangue, i
chemioterapici, con costo particolarmente elevato, facendo
passare la distribuzione attraverso le farmacie ospedaliere, il
che porterebbe ad un risparmio di almeno il 50% su questi
farmaci.
Perché quanto detto si possa verificare occorre che i
managers confermati senza alcuna verifica, attuino, cosa che non
è avvenuta per la maggior parte, quanto prescritto nelle linee
guida dall'Assessorato regionale alla Sanità, all'atto
dell'insediamento nel febbraio del 1997.
Onorevole Presidente, tra quelle poche parole che lei ha
dedicato alla sanità, ha detto che il Piano sanitario va
rapidamente definito ed approvato, ma non ha detto come intende
procedere.
L'ultima bozza presentata dall'Assessore Leontini, qualora
non venisse ritirata appare inadeguata, forse più delle
precedente, infatti non colma quelle lacune lasciate dalle
delibere di Giunta n. 440 del 20.12.96 riguardante il
superamento degli ex ospedali psichiatrici e la n. 446 del
28.12.96 con cui si è riordinata la rete ospedaliera.
Onorevole Presidente, quest'ultima delibera, che è in
stralcio al Piano regionale sanitario e sotto la spinta di
scadenze minacciose (la non definizione faceva infatti perdere
centinaia di miliardi di finanziamenti statali) ha portato alla
sua definizione nell'arco di poche ore senza la possibilità di
verifiche serie, ha portato anche alla chiusura di alcuni
ospedali, per esempio quello di Carini, il mantenimento di altri,
la cancellazione di alcune divisioni, vedi le malattie infettive
della Casa del Sole; la creazione di divisioni e posti letto
quali quelli della riabilitazione della lungo degenza in numero
di cinquemila di cui la maggior parte probabilmente non
serviranno mai.
Nè poi è stata verificata al 31 dicembre 1997, come
prescritto, l'applicabilità della delibera stessa.
Ciascun manager ha disatteso le direttive creando divisioni,
sezioni,incarichi dirigenziali e funzioni a secondo delle
richieste provenienti da vari soggetti. Uno per tutti l'Azienda
Sant'Elia di Caltanissetta, azienda per l'emergenza di terzo
livello, non ha allo stato strutture che la identifichi come
tale.
Ed ancora, onorevole Presidente, bisogna conoscere cosa
questo Governo intenda fare per ciò che riguarda la rete
infettivologica dal precedente Governo modificata in stralcio al
Piano sanitario regionale senza aver recepito il parere della
sesta Commissione legislativa e cosa intenda fare per il progetto
AIDS per cui si sono sempre persi i finanziamenti, bisogna
conoscere come il suo Governo intenda risolvere il problema dei
Policlinici universitari, con tutto il contenzioso creatosi.
Bisogna, onorevole Presidente, che ci dica come il suo
Governo intenda risolvere la questione della spedalità privata ed
il contenzioso economico, spedalità privata che gestisce in
Sicilia circa quattromila posti letto e di cui fanno parte
strutture ultra specialistiche come la Morgagni Cuore, che ci
dica se il Governo ha intenzione di attuare gli accreditamenti
con le strutture specialistiche private ed inoltre desideriamo
sapere se intende porre ordine in alcuni settori in cui
inopportuni articoli di legge, quale l'articolo 15 della legge 6
aprile 1996, n. 25, e contraddittorie circolari hanno creato solo
scompiglio e mancata funzionalità dei servizi di psichiatria e
per i Sert come si intendono qualificare, come intende operare
per la tossicodipendenza per la quale ogni anno si sono persi
decine di miliardi.
Ed ancora si desidera conoscere se questo Governo intende
applicare veramente la legge 20 agosto 1994, n. 33, e concedere
le borse di studio per la specializzazione in medicina a quei
settori veramente carenti quali per esempio l'anestesia, la
radiologia, la nefrologia ecc., ed ancora per rendere funzionali
le aziende unità sanitarie locali se non intenda rivedere le
leggi n. 30 del 1993 e n. 33 del 1994 per rideterminare il numero
e la territorialità delle aziende ospedaliere e sanitarie e per
questo ci sono giacenti diversi disegni di legge.
Poi se questo Governo intende legiferare in materia
sanitaria, poichè in due anni e mezzo di questa legislatura
nessuna vera legge sanitaria è uscita.
Eppure leggi importanti e necessarie sono giacenti in
Commissione quale quella sulla medicina dello sport e sul
randagismo.
Ed infine, onorevole Presidente, avrebbe dovuto dirci se
intende applicare la legge n. 30 del 1993 laddove si parla di
formazione del personale del sistema sanitario regionale e del
CEFPAS cui la stessa attribuisce tale prerogativa.
Desideriamo sapere come questo Governo intenda procedere se
vuole veramente attivare questa struttura costata sessanta
miliardi e trasferire ad essa quindi l'impegno economico per la
formazione del personale.
Onorevole Presidente, quelli tracciati sono solo alcuni dei
problemi inerenti la sanità di cui questo Governo avrebbe dovuto
farsi carico nelle note programmatiche nè può bastare una
sensibilità amministrativa che induca a fissare quale obiettivo
il generico quanto arido anelito verso un miglioramento di
livelli dei servizi sanitari erogati al cittadino dal sistema
sanitario regionale.
Poichè il concetto di miglioramento è intimamente connesso
ad un'attività di controllo che si configura come azione tesa a
valutare quanto un'Amministrazione è riuscita globalmente a
realizzare, insista soprattutto del perseguimento di un fine
sociale predeterminato.
Il punto cruciale è proprio questo, il generico obiettivo
del governo non consente di capire quale il punto di partenza per
conoscere il punto di arrivo.
Non si evince dal documento programmatico alcun ideale
funzionale organizzativo che consenta al metodo della
programmazione di prevedere il sistema di amministrazione.
Da tutto ciò è facilmente intuibile che probabilmente la
Sicilia è portata a vivere ancora un periodo in cui la sanità
anziché intraprendere un' attività dinamica, finalizzata ad
obiettivi precostituiti volti a garantire anche ai nostri
cittadini un minimo di sicurezza sociale, cadrà in una sorta di
mobilità al guinzaglio, nel senso che si muoverà solo per
consentire piccoli percorsi, dove non si incontrano gli interessi
generali della gente, dove non si incontra la valutazione di
secolari problemi, dove è possibile consentire le strutture
sanitarie probabilmente solo la sopravvivenza e per di più
neanche dignitosa.
In verità, nel suo programma, onorevole Presidente, lei ha
parlato in astratto, ha stabilito delle priorità ma in premessa
si è creato anche tutti i presupposti e si è costruito l'alibi
per potere giustificare il sicuro fallimento dell'azione del suo
governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Aulicino. Ne ha
facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, credo che sia opportuno in questa
sede, più che fare analisi originali, parlare riferendo delle
analisi originali fatte dall'attuale Presidente della Regione e
dagli autorevoli esponenti del Governo Capodicasa.
Non serve tanto fare analisi preziose sugli scenari
prossimi; bisogna capire come nasce, come è nato questo Governo,
nè si può ridurre questo ad una semplice operazione politica
gestita, come dice il Presidente Capodicasa, con limpidezza,
quasi sorprendendosi del fatto che gli altri hanno qualche dubbio
sulla natura dell'operazione.
E' incredibile, come, una volgarissima operazione di
trasformismo, che si è qualificata all'insegna dei tradimenti
sistematici, una manovra in cui il Palazzo, onorevole Piro, ha
avuto il sopravvento sulla gente; una manovra in cui il potere si
è costituito in modo immorale, attraverso manovre nelle caverne,
in cui si è parlato soltanto di poltrone e di spartizione di
poltrone; in cui ciascuno degli attori di questa operazione ha
letteralmente calpestato la propria identità, ammesso che questi
protagonisti, neo protagonisti della politica siciliana, abbiano
mai avuto una identità.
Debbo dire,che, vista la natura della operazione deduco - è
naturale dedurre logicamente - che questi amici non hanno mai
avuto uno spessore progettuale chiaro, una precisa identità
strategica, come dire, si è sacrificato la strategia alla
tattica, non c'è disegno progettuale; c'è il calcolo delle
poltrone perseguito senza scrupoli.
Un partito sempre battuto elettoralmente in Sicilia esprime
la leader ship. E' un partito parlamentare costituito a Piazza
Colonna o in quel di Roma dal Presidente Cossiga con una campagna
acquisti volgarissima, in cui i parlamentari sono stati adescati
e comprati. Non è dato conoscere il prezzo di questa operazione
di compravendita. Si deduce logicamente che il prezzo pagato è
qualche ministero in meno da parte di chi ha diretto l'orchestra.
E' certo che questa è un'operazione di volgare trasformismo
con la quale si sono messi in difficoltà, nella periferia del
territorio, amministratori e consiglieri comunali, oggi di fronte
ad un bivio: debbono stabilire se mantenerli fedeli anche loro.
Si parla tanto di autonomie locali, di rapporto tra centro e
periferia, ebbene gli amici dell'UDR hanno messo in difficoltà
tanti rappresentanti istituzionali del blocco moderato che aveva
esaurito, o forse archiviato, in qualche modo, la diaspora della
prima scissione; ci si stava stabilizzando e, con una manovra di
vertice tutta di Palazzo, si mette in ginocchio una
legittimazione democratica che pure era scaturita dalla gente.
Consiglieri comunali, assessori di fronte al bivio. Nelle
piazze e nei bar dei nostri comuni piccoli e medi, non parlo
delle grandi città, dove la politica può consumarsi anche di
fronte al video, ma nelle piazze, nei nostri comuni, dove la
gente esce e va nei bar, stiamo vivendo il dramma dell'identità
di amici che hanno amici permanentemente assessori, assessori del
centro-destra che diventano assessori del centro-sinistra con una
facilità incredibile........
DI MARTINO . Che hanno assicurato la continuità.
AULICINO. ... che hanno assicurato la continuità, dice
l'onorevole Di Martino. Ma la continuità di che? La continuità
della loro poltrona, altro che continuità dell'Amministrazione
Qui l'unico valore che si è affermato non è la discontinuità
rispetto ai vecchi modelli comportamentali, la qual cosa avrebbe
dato prestigio a questo Governo e ai rappresentanti di questo
Governo. Qui si è fatta un'operazione con la quale si è garantita
la continuità della propria poltrona, prescindendo dallo
schieramento di appartenenza.
Abbiamo rischiato anche di avere addirittura il Presidente
della Regione - perchè l'onorevole Drago ha rischiato, visto che
l'onorevole Grillo l'ha indicato più volte come esponente
candidato per la presidenza della Regione - I Democratici di
sinistra si sono salvati di fronte a questa operazione volgare,
perchè avevano attaccato molto l'onorevole Drago.
Quegli stessi Democratici di sinistra che hanno messo in
discussione l'operazione Drago, così come l'accreditava, non so
se strumentalmente o seriamente, l'onorevole Grillo, sono gli
stessi parlamentari che, facendo riferimento al dibattito
sulle dichiarazioni programmatiche del Governo Provenzano, hanno
fatto dichiarazioni incredibili oggi
Si lamentavano del fatto che Forza Italia ed Alleanza
Nazionale, partiti discontinui, non avessero avuto la capacità ed
il coraggio di scaricarsi degli oneri impropri. Questo centro,
onorevole Capodicasa, questo centro democristiano che appesantiva
il governo Provenzano
Ed il Presidente Capodicasa dice - cito il resoconto
stenografico: "E l'onorevole Miccichè, arringando la folla a
Catania ha nuovamente ribadito che Forza Italia è la forza che
intende destrutturare il vecchio sistema ed intestarsi il
rinnovamento...questo significa che dentro questa maggioranza ha
un peso soverchiante, diciamo, quella componente che fa
riferimento al recente passato, a quei governi, a quelle
maggioranze che hanno sorretto i governi che lei, pure, eccetera,
eccetera...".
Vorrei sapere, onorevole Capodicasa, Presidente della
Regione, come si sente lei, oggi, a presiedere un Governo con gli
stessi uomini che lei riteneva pesanti per il Governo Provenzano?
Gli stessi identici uomini che venivano considerati
incompatibili, come modello della discontinuità, sono a suo
fianco, assessori permanenti effettivi dei governi della Regione
siciliana, prescindendo dalle maggioranze, prescindendo dalle
identità, dai colori e da tutto.
Io credo che lei non potrà sentirsi a suo agio; noi abbiamo
stima della sua persona, debbo dire che il modo con il quale la
Sinistra democratica ha sviluppato la sua opposizione mi aveva
convinto della piena affidabilità degli uomini, affidabilità dal
punto di vista della concezione della democrazia, una
articolazione democratica seria, un Parlamento in cui c'era un
libero confronto di opinioni, scontri, anche vivaci.
Ma qui siamo non di fronte alle mediazioni nobili della
politica, siamo di fronte ad una situazione indefinibile, in cui
le stesse valutazioni fatte da un partito fino all'altro giorno
vengono calpestate e si ritiene di poter far passare come governo
discontinuo un governo in cui è presente quella componente
volgare, pesante, a detta dell'onorevole Capodicasa e
dell'onorevole Piro, il quale, ancora con chiarezza disarmante,
ebbe modo di affermare: "il giudizio sul Governo che nasce e che
scaturisce, sia pure indirettamente, dal voto popolare, non può,
a nostro avviso, che fondarsi su tre elementi: i partiti,
eccetera, eccetera"; dopo di che dice l'onorevole Piro: "dentro
questo quadro e con queste caratteristiche ha vinto il
centro-destra (dibattito sulle dichiarazioni programmatiche di
Provenzano), mentre, in un altro contesto, alla provincia vinceva
l'Ulivo, non solo, all'interno del centro-destra si sono
affermati partiti come il Centro cristiano democratico (il
C.C.D.) e i Cristiani democratici uniti (il C.D.U.), cioè i
partiti che in qualche modo raccolgono l'eredità della vecchia
Democrazia cristiana ed anche del suo sistema di potere, per
nulla cambiati, anzi, assolutamente identici, fisicamente gli
stessi si potrebbe dire, coloro che hanno retto tutti i governi
della Sicilia, quelli che così aspramente ha criticato il
Presidente della Regione".
Onorevole Piro, ho imparato tante cose da lei, l'ho
ascoltata sempre con attenzione, ho apprezzato e continuo ad
apprezzare le sue qualità di uomo di grande professionalità e
ritenevo, anche, di grande coerenza, debbo dire che lei mi ha
deluso.
L'avrei vista a presiedere un governo delle larghe intese,
ma non oltre, non la vedevo organicamente dentro un governo di
centro-sinistra "inquinato", perché questo è il termine da
usare, stando alle analisi che voi avevate fatto
sull'inquinamento del C.C.D. e del C.D.U..
Non sono io che parlo male dei miei ex amici del C.D.U. e
del C.C.D., ora U.D.R., io li rispettavo e li rispetto come
persone, non ho mai sollevato la questione democristiana, né mai
ho accettato che venisse messa sotto processo la Democrazia
cristiana dalla sinistra, perché ha meriti storici, onorevole
Forgione, la Democrazia cristiana; però volendo adottare gli
stessi parametri del Presidente Capodicasa e dell'onorevole
Speziale... di cui sottointendo, essendo molto amico mio, dal
punto di vista umano, voglio risparmiargli le sue dichiarazioni
in interventi formali sul Governo Provenzano e sul Governo Drago.
Li, addirittura, infatti, ci siamo "impaludati", ha usato il
termine "palude", riferendosi chiaramente a questo
"impaludamento" indotto dalla presenza inquinante di questi
contenitori che rappresentavano la continuità del vecchio blocco
di potere democristiano, del quale la sinistra democratica si sta
servendo per governare la Sicilia.
Mezzo governo all'UDR Ma pensano gli amici dell'UDR che il
potere creerà consenso?
Questo potere immorale creerà dissenso. Il potere quando è
immorale, nel senso della sua scarsa legittimazione democratica,
non può creare consenso. Il potere, quando è distinto dal
consenso, è immorale, antidemocratico, irresponsabile, perchè non
risponde a nessuno. Quel potere senza legittimazione democratica
è irresponsabile.
Quindi questi amici non hanno nulla da perdere, hanno
contrattato tutto ciò che c'era da contrattare. Ad un certo punto
della trattativa ho avuto la sensazione che dodici assessorati
non fossero sufficienti per l'UDR, ce ne volevano quindici,
sedici, ventuno
A questo punto - concludendo - sulle dichiarazioni
programmatiche "... un governo frutto di questo nobile
travaglio, che non ha nulla a che spartire con il volgare
travaglio del CCD che - come sapete - puntava all'Assessorato
...". Mi fa ridere rileggere ora queste considerazioni, perchè,
onorevole Castiglione, visto che la rivedo qua, permanentemente
Assessore, farebbe bene a tacere.
Il nostro sentimento era volgare quanto il vostro se la
poltrona implica un giudizio di volgarità, qualora qualcuno
dovesse decidere di occuparla o pensare di occuparla. Ci sono
tanti modi di occupare le poltrone: noi intendevamo rilanciare
un progetto di centro-destra e solo all'interno di quel progetto
saremmo stati disponibili, onorevole Castiglione, a sederci anche
in una poltrona di potere.
Mentre lei, onorevole Castiglione, e tutti quelli che come
lei hanno fatto questa operazione trasformistica, si è dichiarato
disponibile ad occupare la poltrona, prescindendo dalla realtà
con lo schieramento di appartenenza, carissimo onorevole
Castiglione
C'è differenza tra i pruriti nobili e i pruriti volgari. Il
suo, come quello di tanti amici che io rispetto sul piano
personale, ma sul piano politico non li posso rispettare perchè
diversa è la collocazione, è un prurito molto ma molto volgare.
Sulle dichiarazioni programmatiche - e chiudo - a me
sembra che il Presidente Capodicasa abbia fatto una elencazione
molto superficiale, leggera, assolutamente approssimativa delle
questioni che riguardano la Regione.
Solo un punto e chiudo: sull'articolo 23. Il Presidente
Capodicasa criticava il Governo Provenzano sull'articolo 23 e
lamentava il fatto che il Presidente Provenzano non avesse
individuato un percorso stabilizzante.
Presidente Capodicasa, lei disse: 'Mi sembra una banalità,
una ovvietà affermare che bisogna applicare quella legge
regionale e che bisogna trovare sbocchi occupazionali stabili ai
giovani dell'articolo 23.
Si tratta di vedere, in quale modo, con quali forze, con
quali mezzi finanziari, con quale volontà sarà possibile
perfezionare...' . Concludendo, il suo Governo, polemicamente,
non ha tempo da perdere per cominciare subito ad identificare
quali siano i possibili sbocchi di questo problema serio e
gravoso.
Mi sarei aspettato, vista la feroce critica alla vaghezza
delle posizioni del Governo Provenzano e successivamente del
Governo Drago, che il Presidente Capodicasa, rispetto agli
articolisti, rispetto alle marinerie - non ho visto alcunché che
fosse riferito ai problemi della pesca - un impegno rispetto al
quale questo Parlamento, tutti insieme, aveva preso impegno
solenne. Attendo, se è solo una svista, che il Presidente colmi
questo vuoto e impegni il Governo Capodicasa a fare la legge
organica sulla pesca.
E' un impegno di tutti e sugli articolisti e su altre
questioni io sento che, se dovesse sul piano operativo
corrispondere la stessa vaghezza della proposizione, della
formalizzazione del suo programma, la Sicilia avrà da attendersi
tempi ancora peggiori.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, abbiamo combattuto insieme e
contribuito a fare cadere dall'opposizione i due precedenti
governi di centro destra. Noi di Rifondazione non le abbiamo dato
il voto all'atto della sua elezione, non abbiamo votato il suo
governo, voteremo contro la fiducia alle sue dichiarazioni
programmatiche.
Con il nostro comportamento all'atto della sua elezione
abbiamo voluto segnalare la novità di un Presidente come lei,
onorevole Capodicasa, che non proviene dalla storia delle vecchie
classi dirigenti e dal vecchio sistema di potere democristiano di
questa terra. Ma abbiamo anche messo a nudo, distinguendoci dalla
destra, che nonostante il suo abbraccio con l'U.D.R. lei non ha
una maggioranza. E anzi le stiamo dimostrando costantemente che
quando una parte della sinistra si consegna al centro ne diventa
vittima. E lei è già stata vittima delle imboscate, dei franchi
tiratori, dei trasversalismi, dei voti per gli assessori che
sostituiscono i franchi tiratori e si spostano dalla destra al
suo governo.
E questo lo sa bene anche l'onorevole Fleres, e lo sanno
bene anche quegli assessori che quei voti sono andati a chiedere
ai banchi del centro destra.
Abbiamo ascoltato attentamente le sue dichiarazioni e vi
abbiamo colto una sobrietà che sappiamo e sapremo apprezzare. Ma
anche un' ispirazione di fondo, un'ottica dalla quale guardare la
Sicilia, un' idea dello sviluppo, scelte di merito che non
condividiamo e contro le quali ci batteremo dall'opposizione e da
sinistra per bloccarle e modificarle.
Apprezziamo innanzitutto il ritorno del rispetto per questa
Aula, per questo Parlamento, per la sua centralità, a partire
dalle scelte di riforme istituzionali e dal riconoscimento che
lei ha voluto dare dell'esistenza di due opposizioni, alternative
tra di loro, una di destra (e ne abbiamo sentito anche i toni) e
la nostra di sinistra, comunista.
Verificheremo questa volontà di rispetto e di confronto,
strada facendo, a partire dalla legge elettorale che ci deve
vedere impegnati a trovare un largo consenso perché le regole del
gioco devono valere per tutti. E assieme all'esigenza di
stabilità e all'ispirazione maggioritaria, di cui lei ha parlato,
noi crediamo che non possa che esserci anche un'ampia
rappresentanza delle identità politiche e delle forze organizzate
della società. Per questo saremo impegnati a che il riferimento
sia la legge già vigente nelle Regioni a statuto ordinario.
Ci confronteremo da posizioni nette sapendo che questo
Governo è esposto ai mille giochi di una politica sempre più
prigioniera di "lobbies"y" e di interessi trasversali.
Non c'è solo una sproporzione, come lei ha detto onorevole
Presidente, tra i gravi problemi della Sicilia e la base
parlamentare del Governo. C'è una sproporzione tra questi
problemi e la qualità della sua maggioranza che, in alcune sue
componenti, è in continuità, negli uomini e nelle politiche, con
le responsabilità primarie di chi ha creato lo sfascio di questa
Regione.
Per questo, fin dal primo momento, le abbiamo detto che il
suo Governo è prigioniero di un quadro politico centrista e
moderato, dove gli elementi di continuità con il passato
sarebbero stati e sono prevalenti sugli elementi di innovazione e
di rottura. Del resto le votazioni sugli assessori e la
travagliata vicenda delle deleghe, che ha messo in sofferenza la
sua parte politica, stanno lì a confermarlo.
Lei non è riuscito ad andare, nelle sue dichiarazioni
programmatiche, oltre ad una visione quasi ragionieristica,
apprezzabile anche nell'ispirazione e nel rigore tecnico del
risanamento finanziario della Regione. Sappiamo tutti quanto di
questo ci sia bisogno. Non capiamo però se si è fermato a questo
per scelta, per limiti progettuali di questa compagine. Perché se
avesse provato a volare alto - e lei ne avrebbe avuto senz'altro
le condizioni e l'esperienza - forse si sarebbe alzato troppo
rispetto alla statura di questa maggioranza e di alcuni pezzi del
suo Governo.
Non riusciamo a cogliere il cuore del suo progetto, l'idea
di sviluppo o l'individuazione delle risorse e dei fattori
propulsivi per una terapia d' urto contro la disoccupazione di
massa e per il superamento della questione sociale drammatica che
investe la Regione.
La Sicilia oggi è una terra senza identità, manca di un
ruolo che sarebbe naturale nel Mediterraneo, assiste passiva al
dibattito politico nazionale sul federalismo, mentre vede
spegnersi l'ultima fiammella della sua autonomia, mortificata,
questo si, da 50 anni di scambio tra le classi dirigenti
nazionali e le classi dominanti regionali.
La politica è sempre più separata dalla società, distante
dai bisogni, incapace di essere e di proporsi come servizio e
questo mentre l'entrata in Europa accresce gli squilibri
territoriali e sociali, rende strutturale il divario tra le aree
forti e le aree deboli del Paese e tra queste e il continente.
La Sicilia ci parla di questo Mezzogiorno di oggi, del suo
divario di reddito, di servizi, di qualità della vita, di
cultura, di civiltà. Quando i riflettori si spengono, dopo il
fango di Sarno o il crollo della cattedrale di Noto, tutto
ritorna normale e quando voi, lo dico ai compagni del D.S.,
parlate di un Paese normale parlate spesso della rassegnazione a
tutto questo e dentro questa modernità, dentro questa
modernizzazione capitalistica del Mezzogiorno, c'è anche
l'organicità della mafia, dei suoi soldi, delle sue imprese, dei
suoi rapporti con la politica e con l'economia.
La Sicilia di oggi, quindi, le parole più pronunciate del
suo discorso, Presidente Capodicasa, sono due: imprese e
privatizzazioni. Non credo io stia forzando. Sono le parole più
pronunciate. Non siamo affezionati a tenere in vita l'ultimo
residuo di socialismo reale del continente: una regione piglia
tutto e paga tutto, una spesa regionale penetrata in tutte le
maglie della struttura sociale e gestita da classi dirigenti che
se ne sono alimentate.
No Ma non crediamo che alle degenerazioni clientelari e
assistenziali del pubblico si possa rispondere solo con una
deregulation e con un processo di flessibilizzazione e di
precarizzazione del mercato del lavoro degno delle più marcate
politiche liberiste.
Ci dica, signor Presidente della Regione, lo chiediamo a
Lei, non potevamo chiederlo agli altri, quanti soldi della
Regione e dello Stato hanno preso gli imprenditori siciliani
negli ultimi anni? Di quante e di quali forme di agevolazione
fiscale hanno usufruito? E ci comunichi lei, onorevole
Presidente, quanti posti di lavoro, con questi soldi pubblici,
sono stati creati in più?
Ci dica, signor Presidente della Regione, che sostegno hanno
avuto le imprese e quanto è emerso grazie ad esse di lavoro
sommerso? Quanto è stato combattuto il lavoro nero? Come vengono
rispettati i minimi livelli contrattuali?
Dopo le vicende delle bambine di Bronte, quest' Aula si
impegnò a verificare, su proposta di Rifondazione comunista, se
nelle aziende che usufruivano dei contributi regionali si
verificassero ancora casi di lavoro nero e di sfruttamento
minorile.
Non ci aspettavamo niente dall'onorevole Briguglio o
dall'onorevole Catania, ma si impegni lei, prima di proporre
nuovi sostegni alle imprese senza un indirizzo, un vincolo di
qualità degli investimenti, a darci questi dati.
Ma come, se i soldi pubblici servono a finanziare i lavori
di utilità sociale che vanno cambiati, per l'amor di Dio, vanno
riqualificati, ne siamo convinti, ma se i soldi pubblici sono
destinati a questo, vengono chiamati assistenza, se invece vanno
ad imprenditori che non creano un solo posto di lavoro in più gli
stessi soldi pubblici vengono chiamati sostegno al mercato.
Siate seri, voi che venite da una storia che su questo ha
condotto grandi battaglie.
Abbiamo sentito affermazioni preoccupanti, signor
Presidente, sullo smantellamento di ogni forma di controllo e di
regolazione del mercato del lavoro. Il collocamento va riformato,
ma avvertiamo il rischio che questo Governo abbia in testa una
sorta di collocamento privato, di agenzia per il lavoro
interinale, e da scenario la flessibilità e la precarizzazione
dei rapporti di lavoro.
Un sindacato degno di questo nome, anche una CGIL degna di
questo nome, avrebbe dovuto già reagire dopo queste
dichiarazioni, ma da tempo in Sicilia il sindacato è più
impegnato a raccogliere le firme per il presidenzialismo che a
rappresentare domande e bisogni sociali del mondo del lavoro.
Vediamo il rischio che, diversamente denominato, questo
Governo abbia come modello sociale quello delle zone franche e in
Sicilia zone franche vuol dire anche grande mercato
deregolamentato dove il profitto facile e senza controlli e
vincoli può rialimentare un ruolo anche per le imprese illegali.
La nostra opposizione sul modello sociale sarà netta, perchè
ci battiamo per un altro modello di sviluppo economico e per un
altro modello di sviluppo sociale. Non abbiamo colto un
ragionamento innovativo sulle risorse esistenti nè le linee per
una programmazione a sostegno di uno sviluppo da rendere
tendenzialmente autopropulsivo. Non abbiamo trovato un legame tra
la difesa e la riqualificazione dell'apparato produttivo colpito
da processi di accorpamento e di concentrazione industriale tesi
a considerare i siti siciliani 'rami secchi' e le linee di un
sistema industriale integrato che deve trovare le ragioni per
costruire una grande vertenza lavoro in grado di unificare le
risposte alle cento lotte operaie diffuse sul territorio della
Regione che rischiano la sconfitta se rimangono isolate e senza
ascolto.
Le proponiamo, Presidente della Regione, di fare la prima
conferenza regionale sull'occupazione per discutere le linee di
un progetto unificante delle vertenze operaie e di risposte di
sviluppo avanzate per i problemi sociali e per l'occupazione. E
così sull'agricoltura il tavolo agricolo è necessario. Ma perché
non giungere subito ad una conferenza regionale sull'agricoltura
per legare i temi delle produzioni agricole a quelli della
qualificazione ecobiologica, alle politiche alimentari che
potrebbero farci interloquire sia con i paesi dell'Africa e del
Medio Oriente, dove ci sono problemi di alimentazione, che con i
nuovi mercati del nord e dell'Europa?
So bene che quando parliamo di politica industriale, di
sistema agro-alimentare integrato parliamo anche di costi
da abbattere, dall'energia ai trasporti,all'ambiente economico da
bonificare ai costi aggiuntivi del differenziale mafia che esiste
in questa Regione.
Parliamo innanzitutto di collegamento interno e tra la
Sicilia, il Paese e il Mondo. Non ci hanno convinto Provenzano e
Drago, non ci convincerete neanche voi signori del Governo, lei
Presidente Capodicasa. Ma è possibile in una Regione dove per
spostarsi da una città all'altra ci vogliono ore, dove la
ferrovia non ha ancora la doppia linea, dove non esiste un piano
dei porti, dove i collegamenti con i mercati nazionali ed esteri
sono lenti a causa delle difficoltà interne più che esterne, è
possibile che anche voi riproponiate il progetto del ponte sullo
stretto di Messina? E' possibile che non riuscite ad andare oltre
la logica delle mega opere distruttive dell'ambiente e tutte
sponsorizzate da quella lobby politico-economica del cemento che
vive o del miraggio o degli appetiti dei grandi appalti in questa
Regione.
Non me ne voglia l'onorevole Piro, ma il gruppo di
Rifondazione comunista, proprio per non farlo decadere,
stamattina ha firmato la sua mozione e quella della Rete contro
il ponte sullo Stretto. Spero che assieme, nonostante il suo
nuovo ruolo in questa maggioranza, potremo continuare a battere
la strada dell'opposizione a questo progetto.
Ma la vicenda del ponte, Presidente, è anche simbolica
dell'idea di sviluppo che si vuole proporre, quali risorse
economiche, quali risorse sociali, quale energia produttiva e
intellettuale attivare. Questa è una Regione che di inverno alle
prime piogge vede franare il suo territorio e d'estate, ai primi
caldi, patisce la siccità. Come si chiama questo, lei lo sa bene
Presidente, lo abbiamo detto tante volte dall'opposizione, come
si chiama questo se non incapacità a gestire e a programmare le
risorse esistenti.
Per questo, Presidente, le chiediamo di partire dalle parole
rimosse del suo discorso territorio e ambiente, innanzitutto
glielo chiediamo per parlare di lavoro.
Quando noi parliamo di riqualificazione dei lavori
socialmente e ambientalmente utili, parliamo di un grande piano
di riassetto idrogeologico del territorio, parliamo di un
progetto di manutenzione e riuso dell'ambiente e dei centri
storici; lavori buoni Presidente, fuori dalle logiche esclusive
del mercato e per questo a forte valenza pubblica da programmare
in concorso tra Regione, Stato, enti locali ai quali
eventualmente far concorrere anche i privati.
Non lavori di utilità clientelare come sono stati ridotti
dalle classi dirigenti siciliane il precariato e i lavori
socialmente utili. Pensiamo ad un uso produttivo che si potrebbe
fare del lavoro forestale; altro che precari Sì che ci sarebbe
la possibilità di sottrarli ai ricatti clientelari degli
assessori di turno o degli ispettori di turno.
E i beni culturali, Presidente, sono o no la grande risorsa
di questa terra? Quali interventi, quale riforma delle
Sovrintendenze? Quale valorizzazione del patrimonio
storico-culturale dopo i tentativi di scempio politico operati in
questo settore dal precedente assessore regionale ai Beni
culturali? L'ha dimenticata questa parola nel suo discorso e
aspettiamo anche risposte ed una indicazione sulla riforma delle
Sovrintendenze. E Lei, onorevole Presidente della Regione - mi
consenta l'aggettivo - agrigentino, che idea ha per la Valle dei
Templi e per quella ricchezza calpestata dall'abusivismo e dalle
scorribande della speculazione? Anche su questo aspettiamo una
risposta che può trovarci sensibili o può trovarci
all'opposizione a seconda dell'indirizzo che il Governo saprà e
vorrà dare.
Certo, avere nel vostro governo inamovibile come assessore
al Territorio e all'Ambiente l'onorevole Lo Giudice che sembra
avere, come unico cruccio - almeno lo è stato finora, speriamo
che il cambio di "compagnia" gli modifichi le intenzioni - quello
delle sanatorie dell'abusivismo non ci rassicura. Ma non è un
problema nostro, è un problema della maggioranza e della
convivenza, assieme dall'opposizione lo abbiamo affermato più
volte, quando questo Assessorato proponeva le sanatorie per
l'abusivismo a nome degli altri governi.
Noi non lo lasceremo passare perché sappiamo che dalla
speculazione allo scempio del territorio e alla cementificazione
delle coste è sempre passato lì lo scambio politico-mafioso.
Incalzeremo il governo su questi temi, faremo esplodere
anche le contraddizioni. Così come sulla scuola e sulla cultura,
sulle Università in crisi, avremmo voluto ascoltare qualcosa di
più. Del resto, la vicenda dei Policlinici credo che avrebbe
meritato qualche parola in più: il Policlinico di Messina e il
Policlinico di Palermo sono lì a levare ferma una denuncia.
Certo, sulla scuola non è che il Governo nazionale ci
rassicuri molto, visto lo scempio che vuole fare della scuola
pubblica, ma da questo governo, il primo con una forte presenza
della Sinistra, ci saremmo aspettati qualcosa in più.
La vicenda dei policlinici, da Messina a Palermo, la dice
lunga su come anche la gestione lobbistica della spesa regionale
abbia contribuito al loro degrado. Questo governo su queste cose,
però, non può dire molto. Non è un caso che sulla sanità sia
passato il veto dell'UDR; infatti, la sanità è lo "spartiacque"
di un modello sociale ed è già ricorrente la voce - spero ci
smentisca il neo-assessore Sanzarello - che parla già di
privatizzazione di servizi e di delega di alcuni servizi pubblici
ai privati, come se i centri di cura e la specialistica privata
non assorbissero già risorse enormi, a fronte dell'esigenza,
invece, di riqualificazione e di razionalizzazione della Sanità
pubblica.
Insomma, avrete in noi una opposizione netta, di merito, ma,
lo state già ascoltando, costruttiva sui problemi. Ci
incontrerete ogni qualvolta sarete coerenti con le battaglie che
assieme abbiamo condotto dall'opposizione; non ci troverete
quando sarete prigionieri di una maggioranza che ha troppa
continuità con i precedenti governi di centro-destra.
Questo Governo, e vado alle conclusioni, nasce sotto
l'egemonia di una continuità che fino a ieri tutti assieme
dall'opposizione abbiamo combattuto e contrastato: i compagni del
PDS, la Rete, Rifondazione Comunista; vi aspettiamo ora alla
prova dei fatti
Che ne sarà delle nomine del precedente Governo, onorevole
Presidente della Regione? Che ne sarà di quei direttori nominati
sulla base di criteri di appartenenza politico-familiare con
questo o con quell'assessore o quel deputato o quel capo delle
segreterie politiche? Che ne sarà dei manager delle UUSSLL che
stanno facendo scempio e non certo brillando per la loro gestione
manageriale e anzi privatistica e politicamente di scambio?
A voi le risposte noi dall'apposizione vi incalzeremo.
Anche la lotta alla mafia, a Cosa Nostra, che è sempre stata qui
uno dei soggetti politico-economici di questa Regione, avremmo
preferito che pervadesse tutto l'impianto programmatico del
Governo e non che fosse un semplice punto "G" delle dichiarazioni
programmatiche.
La Regione può fare molto, onorevole Presidente della
Regione, anche su questo la incalzeremo, può fare molto contro il
racket, contro l'usura, nella bonifica dell'apparato burocratico
e amministrativo, nella bonifica di alcune sue partecipate. Le
chiedo formalmente, Presidente Capodicasa, quello che non siamo
riusciti ad ottenere dal precedente Governo: l'elenco di tutti i
burocrati e i funzionari della Regione implicati in inchieste o
condannati per reati di mafia, di corruzione o contro la pubblica
Amministrazione. Lo aspettiamo da mesi; dia un segnale netto di
impegno in questo senso, li rimuova dai loro posti. Spesso più
che la continuità nella politica e negli uomini della politica,
la continuità del sistema di potere politico-mafioso avviene
attraverso la inamovibilità dell'apparato burocratico
amministrativo. Batta un colpo questo Governo, dia un segnale
netto di impegno, attivi un tavolo permanente per la verifica
dello stato di attuazione della legge sulla confisca dei beni
mafiosi e per la loro riutilizzazione sociale e istituisca un
osservatorio sugli appalti e sulle imprese. Sì, le imprese,
perché quando parliamo di mafia, ce lo hanno insegnato gente
come Mario Mineo, parliamo di una borghesia mafiosa che vive
dall'alimento della spesa pubblica regionale e dello scambio tra
la politica, l'economia e gli interessi speculativi.
Ecco, signor Presidente, lotte sociali, coerenza antimafia,
nuovo modello di sviluppo sono e saranno la bussola della nostra
opposizione, una opposizione chiara, di sinistra, diversa - lo
sente nei toni - nei contenuti, nel rigore dall'opposizione della
destra; del resto, molti aspetti dei comportamenti e delle scelte
del precedente Governo sono simili all'impostazione che la nuova
maggioranza propone.
Questo Governo lascia un grande vuoto di rappresentanza
politica e sociale a sinistra, c'è bisogno di ricostruire un
nuovo legame sociale tra la politica e i bisogni, e la gente, le
donne, gli uomini democratici, il popolo della sinistra devono
potere sapere che non tutti si rassegnano all'esistente e, se mi
passate l'espressione di un grande giornalista come Luigi Pintor,
che non tutti si rassegnano anche in Sicilia, oltre che in Italia
a morire democristiani.
C'è una domanda forte di alternativa. Viene dalle lotte
operaie (lei ieri ha incontrato alcuni lavoratori) viene dal
volontariato sociale e cattolico, dalle forze dell'ambientalismo,
dall'associazionismo antimafia, da quel popolo di sinistra che
con radicalità ha già vissuto criticamente le esperienze
consociative del passato; penso a tanti militanti e simpatizzanti
della rete o di quella che fu la rete. A queste forze, nel
rispetto della diversità e della loro autonomia, noi con la
nostra opposizione proveremo a dare voce.
Lei ha dichiarato, Presidente, che questo Governo racchiude
in sè l'incontro tra il meglio della tradizione socialista e
liberale e il meglio della tradizione cattolica democratica;
altri, diversi da noi, per pura scelta di ricollocazione hanno
deciso di fare l'appendice o la ruota di scorta di questo
incontro e di questa maggioranza. Resta solo a noi di
Rifondazione comunista, dunque, l'orgoglio, ma soprattutto il
compito duro e difficile e nello stesso tempo appassionante di
ridare senso ad una tradizione comunista che in questa terra
dall'opposizione ha segnato la storia delle lotte di liberazione
di migliaia di donne e di uomini. In una terra non pacificata
come la Sicilia, io comunista vorrei prendere in prestito una
bellissima espressione di un meridionalista liberale come Guido
Dorso: "solo grandi passioni possono sconfiggere grandi
ingiustizie". Con questo spirito aperto al confronto, ma netto e
rigoroso i deputati di Rifondazione comunista non voteranno la
fiducia al suo programma e al suo Governo e svilupperanno
nettamente la loro opposizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di
non utilizzare i 15 minuti a mia disposizione e di fare in
fretta, tuttavia ritengo doveroso intervenire all'atto della
costituzione di un Governo diverso, di un Governo che ha una
presidenza diversa, di una composizione che può, unica in questo
momento, dare un Governo pur nelle difficoltà che non sarebbe
giusto non sottolineare. Mi riferisco alle difficoltà dei numeri
alla difficoltà che è nel segreto dell'urna, alcuni hanno
ritenuto di dovere dare un contributo che è ufficialmente davano
di consenso al Governo e che solo nel segreto ha fatto diventare
il Governo nei numeri all'inizio di questa esperienza balbettante
e claudicante.
Debbo dire che anche nella distribuzione delle deleghe lo
spettacolo non è stato quello che volevamo dovesse essere, non
per sua responsabilità, ma perchè gli umori, le ambizioni, anche
piccole, hanno preso per un certo momento il sopravvento di
fronte ai gravi, forti, onerosi problemi che la Sicilia ha,
eredita dal passato.
Ed in questo senso, quindi, mi sento preoccupato sul piano
personale, mi sento preoccupato nel momento stesso in cui prendo
la parola, cosciente come sono delle gravi difficoltà economiche
e sociali in cui questa nostra terra continua a dibattersi.
Non mi appello in questo momento alla felicità che è stata
promessa e non mantenuta dal Governo di centro-destra, mi appello
alla speranza e io ritengo che Angelo Capodicasa con questo
Governo possa riaprire la porta alla speranza di un'inversione di
tendenza reale che non debba essere nè parolaia nè pervasa da
infingimenti da Prima e Seconda Repubblica nè da gente che ha
cercato di far traballare la stessa sorte dell'intera Assemblea
regionale per curare interessi di parte spesso inconfessabili in
altri modi non nobili che hanno portato anche colleghi deputati
da questa stessa tribuna la stessa notte ad andare non dico a
battere cassa ma a battere la propria presenza in Aula nel
momento stesso in cui sulla legge concernente la dismissione
degli enti qualche parola in più è stata detta per farsi
ascoltare e per farsi apprezzare, non come prezzo, ma come stima.
E ritengo che anche su questo, onorevole Presidente, sulla
dismissione degli enti, con le opportune modifiche se debbono
esserci, questo Governo misurerà la sua volontà e la sua capacità
di essere e di essere in mezzo alla gente ed al sociale a chi
soffre, a chi è debole e non a chi è forte anche dei consensi
degli sciocchi.
Ritengo quindi che debba esserci un'inversione di tendenza,
onorevole Presidente, anche nella forma e per forma intendo che
il Governo sia presente nella sua interezza quando ci sono le
sedute d'Aula e che solo per momenti di difficoltà obiettiva gli
assessori debbano non essere presenti in collegamento diretto con
l'Assemblea...
CAPUTO. Come stasera.
CINTOLA. Onorevole Caputo, io ho visto i governi di
centro-destra composti dai suoi amici presenti in Aula e so
quante volte sono stati presenti in Aula e per quante ore abbiamo
atteso per fare il Governo Drago che la sua parte politica
riuscisse a definire i suoi interni travagli di assessorati e di
potere.
Adesso quando viene fuori proprio dalla destra un certo
tipo di iniziativa di questo genere che sottolinea le
manchevolezze degli altri, dico che chi non ha peccato scagli la
prima pietra, e lì mi fermo.
Aggiungo, altresì, che mi pare necessario e opportuno che le
sedute dell'Assemblea inizino agli orari stabiliti, che riunioni
della Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari non siano
mai più convocate un'ora prima della seduta, costringendo i
deputati che vogliono lavorare ad aspettare inutili e continui
infingimenti che hanno prodotto soltanto il risultato di
stancare.
Ritengo necessario, quindi, che le sedute inizino con
puntualità, che non ci siano più le convergenze assembleari per
la mortificazione, poi, alla fine, delle leggi e degli
intendimenti del Governo stesso e della sua maggioranza ancorchè
minoranza.
Ritengo che sui problemi dell'occupazione e sull'articolo 23
ci sia necessità di una parola chiara e definitiva; che con la
dismissione degli enti che deve essere fatta assieme ad una
inversione di tendenza sull'articolo 23 possano anche da quel
lato essere reperite per la Regione, per le asfittiche risorse
finanziarie fondamentali opportunità diverse.
Ribadisco ancora con le ottocentomila lire che Briguglio ha
promesso e non sempre mantenuto se non in termini clientelari
non si risolvono i problemi né delle famiglie né del bilancio
della Regione stesso. Ritengo, onorevole Presidente, che come in
altre occasioni con il Governo Provenzano e con il Governo
Drago, senza essere stato inserito personalmente in maggioranze e
in assessorati ho avuto modo di esprimere fiducia alle parole; in
questo caso non posso che confermarle perché per la mia parte ho
anche contribuito alla stesura dei programmi, alla nomina degli
assessori senza essere mai candidato ad assessorati.
Ritengo, altresì, che quest'Aula ha il dovere in questo
momento, al di là degli schieramenti, di comprendere le
difficoltà della Sicilia e dei siciliani e di rendersi conto che
non può essere più con lo scontro parolaio che si risolvano i
problemi; c'è necessità che l'Assemblea abbia un sussulto di
orgoglio e, perché no? un ultimo tentativo di salvaguardare
l'autonomia della Sicilia, di renderla forte al cospetto dello
Stato perché sa invertire tendenze e sa evitare lo spreco di
denaro (quel poco che resta) a difesa di chi è debole. Un
presidente che nella sua storia ha l'essere stato a sinistra
accanto ai deboli, credo non possa né debba dimenticare che su
questa base soltanto può iniziare un governo capace di risolvere
i problemi.
Mi sorprende che l'onorevole Forgione, uomo di sinistra sia
stato nel suo intervento così duro e forse anche inopportuno e
ingiusto. Ingiusto perché siamo all'inizio, ingiusto perché
stiamo parlando solo di proposte che debbono concretizzarsi e non
di azioni che sono state poste in essere; ingiusto perché bisogna
dare (come io ho dato in due tempi diversi, in due governi
diversi) non la sfiducia preconcetta e precostituita, ma il
diritto-dovere di parlare, di esserci. Io ho cercato di dare il
mio contributo onesto, personalizzato anche in alcune occasioni,
per dire e per confortare i governi quando si sono mossi nel
senso della giusta interpretazione delle esigenze popolari;
quando, invece, questo non hanno fatto, guardando alle beghe
interne, alle mogli dei segretari particolari degli assessori che
diventano consiglieri provinciali dell'Ente provinciale per il
turismo di Palermo, alle mogli dei portaborse dei capi di Forza
Italia che diventano membri del consiglio di amministrazione
dell'Ente provinciale per il turismo di Palermo, quando ho visto
fischiettare assessori uscenti, vedovi del potere, in Aula, a
mortificazione dell'intera Assemblea, dopo essersi macchiati con
la loro firma, ultimo atto a posteriori fatto della caduta stessa
del loro mandato continuare ad amministrare per le piccole cose
da conservare per forza fino all'ultimo momento, per tentare di
salvaguardare il piccolo anche quel poco che c'era, chiuderlo per
dire chi viene dopo trovi lo zero tagliato.
Su queste cose, onorevole Presidente della Regione ed
assessori, la mia è una fiducia forte e sentita e mi auguro di
non pentirmi di ciò che sto dicendo; resterò senz'altro vigile
per quella che è la mia unità di presenza di voto e di lavoro in
questa Assemblea, al di la degli steccati, al di la della
contrapposizione, affinché possa venire fortemente una parola
nuova e diversa, affinché la Sicilia possa essere ricordata non
solo per mafia e delitti, ma perché ad un certo punto c'è stato
un momento di orgoglio e di comprensione reale delle verità e
della realtà e ci si è messi a lavorare nell'interesse collettivo
nel tentativo di soddisfare le esigenze della popolazione
siciliana negletta ed abbandonata senza lavoro e per il quale
lavoro ci siamo occupati solo dopo i suicidi. Di fronte a queste
cose dico che è sbagliato, profondamente sbagliato dividersi in
maniera preconcetta ed assurda, che non ci sia un momento nuovo e
diverso, non di "larghe intese", di potere, di prebende, di
assessorati più o meno richiesti sottobanco o soprabanco. C'è la
necessità di prendere coscienza del proprio ruolo di cittadini
eletti in nome di chi ha votato esprimendo una fiducia che poi è
stata ripagata come fino ad ora è stata ripagata: in maniera
indegna e non certo consona agli interessi della gente che ci ha
votato.
Allora, un sussulto di orgoglio, allora non la
contrapposizione ed allora un momento di riflessione e di stasi e
di sguardo attivo e costruttivo all'azione che questo Governo,
aldilà del fatto che veramente non è una composizione che avviene
con anni di retroterra, cosa che l'onorevole presidente della
Regione ha avuto modo di dire nel momento stesso in cui è stato
eletto. Egli ha detto che c'erano certamente difficoltà per anni
di diversa impostazione tra alcune forze che sostengono il
Governo ed altre che all'opposizione sono state nel governo della
Regione siciliana e nel Paese. Ritengo, onorevoli colleghi, che
qui non ci sia più necessità di fare bei discorsi o di
prepararseli per leggerli in maniera enfatica; c'è la necessità
di dire "pane al pane" e "vino al vino" e di poter riprendere
seriamente, serenamente un percorso che possa invertire le
tendenze che ad oggi non hanno risolto i problemi della nostra
terra. Io non credo che ci siano bacchette taumaturgiche, che
basti cambiare l'uomo o gli uomini per risolvere i problemi; c'è
la volontà diversa, pronta ad essere posta all'attenzione del
bene comune. Dunque, e concludo, riprendiamo un cammino che non
sia di contrapposizione frontale, che sia di scontro sì, ma per
migliorare e per potere varare leggi al servizio della gente.
Adesso qualche correttivo, signor Presidente.
Non so per quale motivo nelle Commissioni (lo ritengo
assurdo) sia stata tolta la penalizzazione dell'indennità per il
deputato assente alle riunioni. Io dico che bisogna
ripristinarla, perchè le Commissioni prima lavoravano, oggi
lavorano meno. Ritengo, altresì, che anche il fatto che in Aula
sia sufficiente mettere una firma, non sempre quella propria,
magari...
(proteste da parte degli onorevoli Aulicino e Grimaldi)
In Parlamento, con prove di fatto inoppugnabili, è avvenuto:
c'era chi firmava al posto di chi stava facendo comizi. o facendo
comizi altrove. Allora io ritengo...
(proteste da parte dell'onorevole Aulicino)
L'onorevole Aulicino ancora non apprezza che cerco di non
parlare di lui e che faccio finta che non sia presente. Stavo
dicendo che le firme non sempre sono apocrife. Onorevole
Aulicino, lei ancora l'Assessorato non l'ha avuto, quindi può
continuare a fare opposizione fino a quando non l'avrà.
(proteste dai banchi della destra)
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, concluda.
CINTOLA. Signor Presidente, concluderò quando lei mi
consentirà di concludere. Stavo dicendo che bisogna collegare la
firma della presenza dei deputati in Aula e non soltanto con il
foglio di presenza, che sia necessario collegarla anche alla
presenza nel momento in cui si vanno a votare le leggi per
evitare che i vedovi del potere continuino incessantemente a
ritenersi assessori senza portafoglio o con l'iniziativa di
doverci tornare a tutti i costi, anche facendo carte false.
C'è una necessità, onorevole Presidente - e concludo - che
questa Assemblea riprenda il ruolo di una dignità che non sempre
esprime, e non la esprime nelle zuffe, come non la esprime negli
'inciuci', non la esprime con le assenze, non la esprime con le
imboscate nel voto segreto, non la esprime con i tradimenti senza
prendere conto e rendere conto del proprio operato in quest'Aula
e fuori da quest'Aula e non la esprime, certamente, quando, anche
dai banchi dell'opposizione ho sentito interventi durissimi che
sembravano contro questo Governo, come quello dell'onorevole
Ricotta che invece ha testimoniato, in maniera quasi
inequivocabile, come l'assessorato alla sanità ad oggi non ha
funzionato e non ha reso nessun senso né di giustizia, né di
comprendonio del tempio massimo della salute che erano e che sono
rimasti gli ospedali in Sicilia, attaccando anche le nomine dei
manager che ha definito certamente non all'altezza della
situazione.
Su questi temi, onorevole Presidente e onorevoli colleghi,
al di là, dicevo, degli steccati è necessario rimboccarsi le
maniche e lavorare per la Sicilia e per i siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mele. Ne ha
facoltà.
L'onorevole Mele illustrerà la mozione di fiducia e ha a
disposizione trenta minuti per il suo intervento.
MELE. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
della Regione, onorevoli colleghi, a me, come ha detto il
Presidente dell'Assemblea, è data l'opportunità di illustrare
l'ordine del giorno della maggioranza e con uno spirito
estremamente positivo, ma anche critico, mi accingo a partecipare
a questo dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del nuovo
Governo, del nostro Governo, signor Presidente della Regione, un
Governo sicuramente non di continuità ma di rottura e di
cambiamento, un cambiamento che in questi anni si è fatto cosa
viva, ma che in alcuni casi, è bene dirlo, ha subito forti
battute di arresto.
La lunga storia della Regione siciliana ha visto nascere ben
52 Governi ed ognuno di essi ha voluto fregiarsi di un aggettivo
altisonante per sottolineare al meglio il significato della
missione che si apprestava a compiere, sicché abbiamo avuto
"Governi di patto di fine legislatura", "Governi delle carte in
regola", "Governi dei doveri", "Governi delle emergenze",
eccetera.
Io penso, onorevole Presidente della Regione, che la
Sicilia, oggi più che mai, abbia bisogno di un Governo che
assolva la semplice, e allo stesso tempo difficile, incombenza di
governare.
La nostra Regione ha bisogno di un Governo, dunque, senza
aggettivi, un Governo capace di attuare il programma che si è
dato, soprattutto nei tempi e nei modi stabiliti, un Governo che
desidera l'attuazione piena di una politica dei diritti nel
quadro di un diffuso affermarsi dei principi di legalità e di
responsabilità dei quali, poi, parleremo.
Il gruppo parlamentare MD-La Rete-AD è ben consapevole delle
difficoltà finanziarie e sociali della Regione, così come ha
piena contezza delle difficoltà politiche presenti fuori e dentro
quest'Aula; tutto questo, secondo noi, rappresenta un motivo in
più per reclamare forte attenzione ed un impegno straordinario,
sia da parte del Governo, sia al contempo da parte dei partiti
che lo sostengono.
Inizio questo mio intervento a partire dagli avvenimenti,
quegli avvenimenti non solo siciliani, ma dell'intero Paese
alcuni dei quali purtroppo fanno riemergere il peggio della
storia del nostro Stato, ma rendono evidente lo scontro fra
legalità e illegalità, tra normalità e normalizzazione ancora
fortemente in atto.
Purtroppo, molte vicende confermano che la transazione
democratica è ancora ampiamente da realizzare, ancora
contraddittoria e carica di rischi; il nostro Paese, cioè a dire
l'Italia, e questa terra in particolare, ha conosciuto il più
insopportabile potere della mafia, di associazioni occulte, il
più elevato numero di stragi e di omicidi che non di rado
all'interno delle istituzioni hanno trovato, onorevole
Presidente, mandanti, esecutori ed anche autorevolissime
coperture.
La Sicilia, nello "scacchiere italiano", ha occupato un
posto strategicamente importante, tra sistema di illegalità e
potere politico si era stabilito un patto innaturale, questo, in
molti, ci siamo proposti di rompere. A molti di noi è stato
chiesto di andare avanti oltre le specifiche appartenenze, di
guardare oltre gli steccati ideologici per superare proprio
questo impasse che ha bloccato la democrazia compiuta con
difficoltà politiche assolutamente evidenti.
Signor Presidente, purtroppo dobbiamo ammettere che abbiamo
in questi anni e negli anni scorsi vissuto in un clima dove forti
sono stati i colpi tesi a scardinare il sistema democratico dello
Stato, penso agli attacchi costanti e continui contro le procure
delle Repubbliche, onorevole Forgione, ed ho l'obbligo morale,
essendo a Palermo, ma anche se non lo fossi avrei altrettanto lo
stesso obbligo, di ricordare a tutti noi il lavoro svolto dalla
Procura della Repubblica di Palermo e dal procuratore Giancarlo
Caselli, quegli attacchi costanti e continui - e il caso
Lombardini ne è testimonianza - attraverso i quali si è tentato
di destabilizzare l'istituzione più qualificata nella lotta
contro la mafia.
Penso in generale all'affievolimento del tema della mafia ed
al dibattito politico nazionale, penso al desiderato e voluto
affossamento della legislazione sui collaboratori di giustizia,
alla modifica del 41 bis circa il regime carcerario, alla
revisione del 513, alla proposta di superare il reato di concorso
esterno in associazione mafiosa , alla depenalizzazione del reato
di falso in bilancio o, in alcuni casi, alla forte assenza dello
Stato in alcuni territori della Regione siciliana lasciati in
mano ai poteri criminali e mafiosi.
Preoccupante è stata la strategia di attacco frontale
utilizzata dalla mafia in queste ultime settimane, ma altrettanto
preoccupante è stata nei mesi precedenti la strategia del
silenzio da parte della mafia, che ha tentato di ridefinire il
proprio ruolo attraverso una nuova e silente ricollocazione
all'interno della società siciliana.
Ma l'Italia e la Sicilia, signor Presidente, non sono solo
questi. Il cambiamento nella nostra terra si è fatto cosa viva a
partire dal 1993 nelle città siciliane ed i cittadini se ne sono
accorti.
Una Sicilia positiva e costruttiva che ci ha visto, come
abbiamo detto noi della Rete, orgogliosi di essere siciliani,
anche e grazie soprattutto all'impegno determinante di tantissimi
sindaci dell'Isola che hanno ridato credibilità allo stato
democratico italiano sia in termini di gestione della cosa
pubblica sia soprattutto in termini comportamentali, e ricordo a
tutti noi che siamo in Sicilia.
Il nostro movimento si è battuto sin dall'inizio affinchè
gli enti locali divenissero protagonisti dell'evoluzione al
sistema democratico, tramite l'affermazione di una netta
autonomia che ha determinato una nuova capacità propulsiva e di
gestione concreta delle istanze dei cittadini.
La Sicilia è stata in questi anni - e spiego anche la
motivazione per la quale noi condividiamo la scelta di questo
progetto politico - laboratorio di formazione di un nuovo modo di
intendere e praticare la sinistra, una sinistra legata più alla
progettualità che agli schemi ideologici, una sinistra che si è
misurata, onorevole Forgione, così come è avvenuto in molti altri
enti locali, molto più sulle cose concrete che sulle
appartenenze.
Una sinistra volta alle esigenze reali della gente, alle
loro domande, ai bisogni concreti, ai bisogni quotidiani.
Tutto ciò ha restituito il suo carattere pubblico e non
privato nella gestione della macchina amministrativa, una
gestione effettuata tenendo presente la legalità come principale
valore di governo.
Per noi dei Movimenti democratici-la Rete-Alleanza
democratica, il legame della politica con la morale non va
interpretato dunque fraintendendolo in termini moralistici, va
piuttosto inteso come requisito essenziale della stessa efficacia
di un progetto politico, come condizione fondamentale di ogni
azione politica, di ogni comportamento e di ogni processo
autenticamente politico.
In questo modo noi intendiamo la sinistra, una sinistra
capace di fluidificare le appartenenze, una sinistra tesa alla
valorizzazione delle differenze e del pluralismo come capacità di
accoglienza dell'altro, una sinistra basata più sul primato della
legalità e dei diritti dei cittadini, i diritti come momento
centrale del riconoscimento dell'esistenza dell'altro.
Oggi, allora, più di prima occorre mobilitare ciascun
cittadino in prima persona come custode della cosa pubblica,
intendendo in questo modo l'esercizio del diritto di
cittadinanza.
Da questo punto, signor Presidente della Regione, da questa
angolazione non ci sono valori si sinistra o valori di destra, ma
esiste piuttosto un certo stile nel praticarli, nel renderli
efficaci nella storia e la sinistra si qualifica piuttosto in
base a questo stile.
In questo senso riteniamo che si debbano inquadrare i
problemi che questo governo deve andare ad affrontare. In questo
senso questo governo di centrosinistra dovrà rendere effettivi i
diritti dei cittadini attraverso una nuova e seria politica della
solidarietà sociale. Non è più possibile continuare ad offrire
per carità quello che in altri termini è dovuto per giustizia.
Non possiamo rischiare di mettere l'accento, come spesso è
accaduto in Sicilia, sulla generosità dei benefattori piuttosto
che sui diritti dei cittadini.
Imperniamo allora la nostra politica sul dettato
costituzionale. Penso agli articoli 2 e 3 della Costituzione
italiana che promuovono una vera partecipazione e uguaglianza dei
cittadini. Rendere efficaci questi valori allora a partire dalla
corretta risoluzione del problema occupazionale. Non è più
pensabile continuare a calpestare la persona umana attraverso il
meccanismo occupazionale di "definitivo precariato". Potrebbe
sembrare contraddittorio ma è proprio così nella nostra realtà.
Questo precariato volto alla gestione clientelare del potere
piuttosto che alla esaltazione della dignità umana. Anche e
soprattutto attraverso il lavoro.
Rispetto a tutto questo, signor Presidente e signori
assessori, mi consenta di affermare che il cattolicesimo
democratico, e lo voglio dire da cattolico democratico, ha svolto
e continua a svolgere un ruolo centrale nell'affermazione di
questi principi. Mi dispiace che il Presidente della Regione si
sia allontanato.
Un cattolicesimo democratico che ha consumato proprio e
soprattutto nella nostra Regione la rottura dell'unità politica
dei cattolici. In questo senso vorrei ricordare ai laici
l'enciclica papale "Centesimus annus" che ricorda sia alla
sinistra che alla destra che la Chiesa non ha modelli
politico-economici da proporre.
Ogni modello politico nel mondo nasce dalle contingenze
storiche, dalle contingenze sociali, dalle contingenze
economiche. In questo senso, anche attraverso la rottura
dell'unità politica dei cattolici, la Chiesa siciliana ha avuto
negli anni passati un ruolo centrale nel processo di evoluzione
democratica della realtà siciliana. Lavorando, come è avvenuto a
Palermo, nella direzione in cui tutti i modelli possono essere
messi a confronto e alla prova, teorizzando e praticando
concretamente la rottura delle appartenenze. Penso a quanto ha
portato avanti il nostro Movimento della Rete e all'esaltazione
piuttosto delle differenze creando occasioni di dialogo e non di
conflitto. Tutto ciò è stato il nostro pilastro portante che ha
guidato la Rete e i nostri movimenti in questi anni.
Una nuova sinistra, quindi, non degli schemi o delle
appartenenze ma una sinistra come pratica sociale, una sinistra
come nuovo stile di vita. Tutto questo è nato in Sicilia, tutto
questo è nato in Italia e tutto questo in Sicilia e in Italia
sono stati i nostri movimenti. Tutto questo è stata la Rete e lo
dico con orgoglio, lo dico all'onorevole Forgione che poc'anzi
fraintendeva alcune cose e fortunatamente è stata anche la Rete
insieme ad altri movimenti politici.
Il nostro movimento, mi permetto di dire, ha anche la
paternità di questo nuovo modo di intendere la politica, come
politica dei valori, come nuova politica della sinistra.
D'altra parte la Sicilia è un luogo dove la violenza delle
contraddizioni, tipiche dell'Italia, si è manifestata fortemente
in questi anni. Ma proprio queste contraddizioni - e credo che
la città di Palermo sia stata il caso emblematico - possono
viversi proprio come ricchezza se lo si sa fare. Questo è oggi
la nostra sfida. Questa è la sfida del pluralismo, questa,
riteniamo noi della Rete, è la sfida di questo governo.
Questa sinistra che è nata essa stessa anche con alcune
contraddizioni, questo governo che è nato con alcune
contraddizioni, oggi deve qualificarsi sul tema dell'impegno
sulle cose e sullo stile di una sinistra come pratica sociale, di
una sinistra che a nostro avviso non è più blasonata ma che deve
essere una sinistra "sanculotta". Questa è la sfida della
partecipazione del nostro Movimento a questo governo.
Le carte buone, onorevole Presidente, da parte nostra ce le
stiamo giocando e per questa partita, sicuramente importante, il
nostro Movimento oggi gioca con piena coscienza la sua carta
migliore, ponendo sul tavolo del governo il jolly. Mi permetta
il collega e l'amico Franco Piro, in ogni caso è bene dirlo al
Presidente del governo altri assi li abbiamo già nella manica,
per usare una battuta da tavolo da gioco.
La sinistra va al governo in un momento sicuramente
difficile e con pesanti e pesantissime assunzioni di
responsabilità. Ma proprio per questo noi abbiamo ritenuto di non
doverci e di non poterci sottrarre. Il nostro Movimento è sempre
stato convinto che dove alta è la sfida alta è la tensione e
occorre partecipare.
Certo, signor Presidente, occorre fare delle scelte che sono
difficoltose ed impopolari ma solo così possiamo prepare il
terreno per una Sicilia più stabile e proiettata verso il terzo
millennio.
In questo senso il Gruppo parlamentare che rappresento
svolgerà un ruolo propulsivo determinante ma anche critico verso
l'azione di Governo, per contribuire a scongiurare quell'atavica
maledizione teorizzata proprio da Tomasi di Lampedusa per la
quale in Sicilia cambiare tutto per non cambiare nulla spesso e
sovente accade.
Mi pare innanzitutto che oggi ci sia una esigenza
prioritaria; quella esigenza prioritaria come ha detto il
Presidente della Regione nelle sue dichiarazioni programmatiche
che impone di avviare una rigorosa politica della spesa, una
politica della spesa ancorata ad un positivo disegno
programmatorio per vanificare tentazioni clientelari e impegni di
spesa di nessuna valenza produttiva e sociale.
E allora, mettere ordine in casa nostra significa dotare la
Regione della necessaria autorevolezza per chiedere con fermezza
e dignità il mantenimento degli impegni assunti da parte dello
Stato nei confronti della Sicilia per valorizzare l'autonomia
siciliana che non può continuare ad essere, come già è stato
detto dal Presidente della Regione, tutela di privilegi.
Avvertiamo l'esigenza di dare risposte concrete immediatamente
alle attesa della società siciliana nel quadro sicuramente delle
non floride compatibilità economiche e finanziarie della Regione.
L'opera di ricostruzione e risanamento finanziario,
l'ammodernamento delle strutture, l'avvio di una politica di
investimenti, soprattutto penso al settore delle infrastrutture
nei comparti produttivi, tutto questo non può essere
ulteriormente rinviato.
Come non sono più rinviabili gli investimenti, per esempio,
nel settore del turismo che diviene secondo noi il perno centrale
della nostra economia.
Avremmo gradito, signor Presidente, che lei calcasse più la
mano, anzi non l'ha fatto assolutamente, sulle risorse economiche
legate soprattutto allo sviluppo dei temi dell'ambiente. Non è
più sostenibile continuare a sperperare fondi - spero che il
Presidente legga poi, o che gli Assessori prendano nota - non è
più sostenibile, così come si è detto durante i nostri accordi,
continuare a sperperare fondi a circoli od associazioni,
continuare ad erogare sussidi ad istituti, a centri
internazionali, a falsi comitati di ricerca spesso paravento di
figure politiche.
Il cambiamento deve esserci, deve essere notato, occorre una
forte politica del rigore. Un momento di crisi così acuta come
l'attuale impone le ristrettezze per tutti a partire dal mondo
politico e poi dalla burocrazia della Regione siciliana. E per
passare dall'astratto al dettaglio forse anche di piccolo
cabotaggio ma sicuramente importante e significativo, devono
essere drasticamente ridotti una serie di sperperi relativi al
proliferare di spese di rappresentanza di burocrati regionali.
E' di pochi giorni fa un ultimo viaggio di una sfilza di
burocrati regionali in business class presso mete orientali,
questo insieme a tante altre prebende per noi assolutamente
immotivate. Il cambiamento deve essere un cambiamento di metodo e
di merito nel rispetto delle regole e nella certezza di garantire
legalità, correttezza ed imparzialità. I siciliani devono
sentire la Regione, così come è già avvenuto nei comuni, come
partecipe di un reale processo di cambiamento. Non c'è più spazio
allora e non può esservi più alcuna attenzione per un'azione
politica che tuteli il privilegio a scapito della meritocrazia.
Penso, e mi rivolgo all'amico Piro che so come tutto il resto del
Governo la pensa come la pensiamo noi, alle ultime nomine fatte
in notturna dal precedente governo regionale o quelle che si
riferiscono agli enti turistici. Occorre immediatamente
revocarle. Per tutto ciò non c'è più spazio, non è più tempo di
spartizioni di sottogoverno, da oggi le nomine degli enti
regionali o qualsiasi altra istituzione devono avvenire nel
rispetto dei principi e delle regole normativamente stabili a
garanzia delle competenze della professionalità.
In questo senso va letta l'esortazione del Procuratore
generale della Corte dei Conti quando sottolinea che tangentopoli
in Sicilia non è ancora finita, ci ricorda l'impegno che ciascuno
di noi deve profondere nella gestione della cosa pubblica; questo
Governo, signor Presidente, deve dare sostegno agli onesti
all'interno della pubblica amministrazione e penso, "fuori
copione", è il caso della signora Emilia Miglio Bonsignore che
oggi si vede nei banchi dell'imputata e si vede additata e
costretta a sopportare sulle sue spalle processi, anche a causa
della Regione siciliana.
Riteniamo prioritario dunque - la sfida va all'amico Franco
Piro essendo egli l'Assessore per il bilancio e le finanze -
intervenire immediatamente sulla revisione del documento
contabile regionale, attuando i principi costituzionali della
veridicità e dell'equilibrio finanziario.
Inoltre il bilancio deve essere ancorato al piano di
sviluppo regionale, a una seria programmazione, ecco perché
ritenevamo che fosse importante legare bilancio e programmazione,
così come prevista dalla vigente normativa regionale, un bilancio
cioè vero sul versante delle entrate sia su quello delle spese,
una riduzione, una potatura dei duemila capitoli di spesa, una
rimodulazione produttiva delle spese in conto capitale o il
disboscamento dei residui passivi.
Tutto ciò deve costituire impegno prioritario del nostro
Governo, parallelamente, signor Presidente, onorevoli assessori,
non è più rinviabile al recepimento delle leggi sul pubblico
impiego, penso del D.L. 29 del 1993, delle leggi Bassanini e
Cassese, separando in questo modo la funzione della politica di
indirizzo e programmazione da quella dell'amministrazione di
gestione produttiva e risultato.
La riforma della pubblica amministrazione che può essere
fatta come legge ordinaria purchè si privilegi la
razionalizzazione dell'attuale apparato e il riconoscimento
allora della meritocrazia e della produttività, la responsabilità
e l'autonomia gestionale della dirigenza, nonché lo snellimento
delle procedure amministrative, l'avvio di un rigoroso assetto
degli assessorati e delle direzioni nella prospettiva di un reale
ed efficace decentramento dei compiti e delle funzioni ai comuni
siciliani in attuazione del famoso principio tanto declamato in
quest'Aula di sussidiarietà.
Nelle more è consigliabile, oltre che a revocare le nomine
dei direttori già fatte, che il Governo si astenga dal nominare
nuovi direttori regionali, onde evitare il perpetuarsi di un
metodo che fino ad ora certo non ha brillato per la scelta nei
confronti dei più meritevoli e dei capaci.
Altrettanto importante deve essere, signor Presidente della
Regione, l'impegno risolutore nei confronti degli enti regionali,
occorre immediatamente chiudere noi l'abbiamo fatto da
opposizione e lo continueremo a fare evidentemente da
maggioranza, da gruppo di maggioranza, la nefasta pagina
dell'intervento pubblico regionale al più presto.
Penso alla liquidazione dell'ESPI, dell'EMS e dell'AZASI,
deve costituire l'inizio di un più largo intervento che coinvolga
tutti gli enti regionali che ormai sono la vera palla al piede
dello sviluppo della nostra Regione, in particolare occorre
adeguare il ruolo dell'IRCAC e dell'IRFIS al fine di individuare
un polo di medio credito al servizio dello sviluppo siciliano.
E' augurabile, al contempo, che l'Assemblea regionale
siciliana, e mi rivolgo alla Presidenza dell'Assemblea, così come
già richiesto peraltro da una nostra mozione presentata dal
gruppo parlamentare che rappresento, in attuazione di una
disposizione normativa della legge finanziaria numero 6 del 1997,
nomini una commissione parlamentare di inchiesta sulla giungla
retributiva esistente negli enti regionali al fine di procedere
al progressivo riallineamento ai livelli stipendiali dei
dipendenti della Regione.
Abbiamo già parlato, e purtroppo avrei gradito che il
Presidente della Regione siciliana su questo calcasse un po' la
mano, so che la pensiamo allo stesso modo, ma probabilmente
occorrerebbe riflettere di più, abbiamo già parlato
dell'autonomia e dell'importanza degli enti locali.
In questo senso occorre il trasferimento di poteri reali e
di risorse economiche a questi comuni da ottenersi mediante, ad
esempio è quello che noi proponevamo, il trasferimento di almeno
il 30% delle entrate tributarie associandolo allo snellimento del
sistema dei controlli sugli atti amministrativi.
La principale sollecitazione però, e mi avvio alle
conclusioni, che viene dal nostro gruppo parlamentare, riguarda
la madre di tutte le riforme cioè a dire la riforma elettorale,
il passaggio fondamentale allora costituito dall'elaborazione di
una legge voto che poi indirizzata al Parlamento nazionale per la
modifica dello Statuto, ridisegni la forma di Governo, assegna
all'Assemblea regionale siciliana una potestà di automodifica
dello Statuto e progetti un diverso rapporto finanziario con lo
Stato.
A nostro avviso dunque l'elezione diretta del Presidente
della Regione, la riduzione del numero dei parlamentari,
l'incompatibilità tra la carica di Assessore con la carica di
deputato regionale, l'introduzione della sfiducia costruttiva e
del referendum.
Per fare tutto ciò siamo convinti, amici dell'opposizione,
che occorra il massimo del coinvolgimento di tutte le forze
politiche al di là di schieramenti, al di là di maggioranze e di
opposizione.
Tutto quanto abbiamo detto rappresenta la "conditio sine qua
non", attraverso la quale si possa prevedere un rilancio della
nostra Regione. Una valutazione, onorevole Presidente della
Regione, è d'obbligo fare: la politica portata avanti in questi
anni dal nostro Gruppo parlamentare ha dato forza e ruolo al
nostro Paese all'interno del Trattato di Maastricht, purtroppo,
però, bisogna tenere conto che in questo nuovo ridisegno
politico-amministrativo europeo c'è un rischio con il Trattato di
Maastricht, che le aree forti diventino sempre più forti e le
aree deboli divengano sempre più deboli.
In questo senso la nostra preoccupazione va al Mezzogiorno
d'Italia che rischia di rimanere escluso dai processi produttivi.
Per un vero rilancio della Sicilia occorre valorizzare al
massimo le possibilità provenienti dall'Estero e dalla nostra
Regione e - rispondo al problema relativo al Ponte sullo Stretto
- per un vero rilancio, dicevo, della Sicilia occorre valorizzare
al massimo le positività provenienti proprio dall'essere noi
stessi fisicamente il "ponte" di cerniera e di congiunzione tra
l'Europa e il Mediterraneo. Occorre, in questo senso, riscoprire
e privilegiare le nostre radici mediterranee.
In questo senso, onorevole Presidente della Regione, e solo
in questo senso è possibile pensare la costruzione del Ponte
sullo Stretto come da lei citato, non può essere realizzato un
ponte, come qualcuno vorrebbe, solamente come congiunzione tra
due Regioni, non serve a nulla. Il ponte va, piuttosto, pensato
come porta d'ingresso dell'Europa verso i territori mediterranei,
verso il nord-Africa.
Un primo ruolo, allora che il suo governo si troverà a
dovere porre sul tavolo delle trattative col governo nazionale,
sarà quello della revisione del Piano nazionale dei trasporti
attuato dal governo precedente. Un piano nazionale dei trasporti
che ha visto una cancellazione tout court della Sicilia rispetto
ad una preferenza, rispetto a due assi, a due cadenti di
trasporto - quella balcanica e quella della Penisola Iberica -
dimenticando, piuttosto, che la vera proiezione italiana, europea
verso il Mediterraneo è rappresentata dalla Sicilia.
Avviandomi a concludere, onorevole Presidente, onorevoli
colleghi, noi riteniamo che questo governo che si appresta a
nascere, che è già nato, sia un governo di centrale importanza
nello sviluppo di questa Regione, un governo che mi permetta di
chiamare "preparatorio" di una stagione più matura, un governo
dal quale ci aspettiamo la capacità di creare, appunto, un
momento di passaggio e di transizione verso la fase più stabile.
In questo sarà la sua forza, onorevole Presidente della Regione,
in questo starà la nostra sfida, in questo sarà sicuramente la
sua bravura, onorevole Presidente Capodicasa.
Questo sforzo sarà volto essenzialmente a dare forza alla
voce dei Siciliani, a quei diritti umani, più volte calpestati.
Annunziando, quindi, come Gruppo parlamentare facente parte
evidentemente della maggioranza, il nostro voto favorevole, così
come abbiamo già fatto nell'apposizione della firma all'ordine
del giorno, voglio concludere dicendo che forse è un caso, e lo
prendiamo tutti noi come buon auspicio, che la sinistra in
Sicilia vada al governo nella ricorrenza del 50 anniversario
della Dichiarazione dei diritti umani. Il caso questa volta non
deve restare solo una pura coincidenza.
Ci auguriamo che questo governo possa far transitare per
questo piccolo Sud, che è la Sicilia, Sud del mondo, possa far
transitare la nostra Regione verso mete sicuramente migliori.
Per questo parteciperemo attentamente, per questo lavoreremo
criticamente.
Auguri onorevole Presidente della Regione, auguri onorevoli
assessori.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Croce. Ne ha
facoltà.
CROCE. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
premettere la stima e la simpatia che ho per lei, per la sua
storia personale ed anche per quella politica. Ho fatto una
premessa che per me vale molto rispetto all'uomo. Tuttavia, la
nascita assai travagliata del governo da lei presieduto che anche
le cronache di questi giorni raccontano, partorito in una fase di
grande confusione politica e istituzionale della Regione, mi
inducono a fare delle considerazioni non del tutto benevole. Si
tratta infatti di una nascita improvvisa di una maggioranza
asfittica nei numeri e confusa nelle idee che tratteggia sempre
più foschi orizzonti per una Regione già piena i tanti problemi.
L'idea di una nuova maggioranza che potesse copiare
procedure politiche e connotazioni nazionali pare amaramente
infrangersi, Signor Presidente, contro un muro di ciechi egoismi
personali, che ben lungi dall'interessarsi ai problemi della
Sicilia; guardano invece con rapacità alla occupazione, alla
conservazione a tutti i costi del potere. L'immagine di politico
concreto che ella, Signor Presidente, fi era costruito
all'interno di questa Assemblea si offusca, mi consente il
termine, nel disgraziato tentativo di far partorire a tutti i
costi un Governo che più che sui contenuti politici pare essere
basato su quello dei giochi di palazzo. E proprio da queste
considerazione che, a mio avviso, al di là delle osservazioni di
ordine costituzionale si significa la denominazione di ribaltone
proposta dal mio gruppo a questa operazione politica
improponibile.
Quale altro termine potrebbe essere utilizzato per
commentare le parole contenute nel suo programma e gli
fatti accaduti nelle ultime ore. Sono parole sue quando dice
"questo Governo e questa maggioranza nascono dall'incontro di
forze di culture diverse tra cui si cercherà di realizzare una
sintesi nell'interesse di tutti i siciliani" e che la stessa
stampa ha titolato 'lite senza fine sugli Assessorati regionali'.
Ella, Presidente, nel tentativo di coronare un sogno è rimasto, a
mio avviso, a nostro avviso, invischiato e prigioniero di una
sparuta minoranza che antepone il proprio tornaconto politico a
qualsiasi ragionamento programmatico. Ragionamenti programmatici
che se pur forse rinvenibili a tratti, tra le riche delle sue
dichiarazioni, dovranno di volta in volta essere ridiscussi e
riesaminati da quelle forze che ella, signor Presidente, ha già
dichiarato di voler ricercare per allargare la sua maggioranza;
il governo c'è la maggioranza verrà, sono parola da lei
pronunciate.
Altro che sei mesi prospettati le occorrono per raggiungere
con questa maggioranza ballerina gli obiettivi minimi dichiarati.
Il testo che ella, Presidente, ha voluto consegnarci pieno di
lodevoli intendimenti ma anche di macroscopiche lacune e
dimenticanze manca di concretezza e appare più una relazione
economico-sociologica della realtà siciliana, una elencazione dei
problemi già conosciuti da tutti in quest'Aula e soprattutto
ritengo da coloro i quali componenti i due precedenti governi con
spirito di servizio e riconosciuta buona volontà hanno tentato in
questi mesi di porvi rimedio. Se debbono condividersi i propositi
di giungere in tempi brevi ad una formula di elezioni che dia
certezze di Governo in sintonia con la volontà popolare ed il
bipolarismo, va rifiutato il percorso politico che ella ha inteso
intraprendere. Quali certezze potranno essere prospettate ai
cittadini siciliani da una maggioranza che la tiene in ostaggio,
perchè alla prova della votazione per la scelta degli Assessori
molti non hanno superato la soglia minima dei quarantasei voti se
non per stanchezza e dopo ancora una intera nottata di
ballottaggi. Comprendo il travaglio di alcuni amici deputati
dell'UDR perchè loro stessi ben sanno che la scelta compiuta di
passare con il centrosinistra non è condivisa dal proprio
elettorato. Mi riferisco ai Cuffaro e ai Lo Giudice, ai
Castiglione, ne parleremo dopo, e gli altri ancora che se
considerano la politica anche come fatto etico e morale così come
la concepiamo noi di Forza Italia, sono senz'altro presi da
autentici drammi.
Ecco Presidente Capodicasa la necessità da parte sua di
riconsiderare ed aprire alla nascita di un Governo delle larghe
intese perchè senza di noi lei e la sua maggioranza porteranno
l'Assemblea regionale siciliana allo scioglimento e alle elezioni
anticipate, fatti che direttamente non ci preoccupano perchè
abbiamo la coscienza di avere bene operato attraverso il governo
Provenzano che ha dato dignità all'Autonomia regionale e al
governo Drago, che ha contribuito a portare avanti la linea
politica dell'impegno e della oculata gestione amministrativa
dando adeguate risposte ai problemi della società civile.
Lei, onorevole Capodicasa, si sta preparando a prescrivere
ai siciliani, lo ha detto lei, medicine amare, ma queste saranno
ancora più amare poiché lei non ha indicato nel programma, ad
esempio, cosa ne sarà dell'esercito dei precari, quale sviluppo
potrà avere il territorio colpito da devastazioni, ma da
recuperare e convertire con intelligenza, delle questioni della
parità scolastica, dei problemi delle isole minori. E poi ha del
tutto dimenticato di fornire indicazioni circa le prospettive
relativamente all'immenso patrimonio storico-culturale della
nostra terra. I beni culturali: una ricchezza che il mondo intero
ci invidia e che con l'azione del governo Drago era divenuto uno
dei centri motori della rinascita della Sicilia. Settore
strategico dal quale - come più volte ha affermato in autorevoli
sedi - ricavare preziosi indotti di ordine culturale, sociale ed
anche economico. Ed in questo quadro, signor Presidente, una
forte azione era stata intrapresa dal governo Drago.
All'onorevole Forgione riservo un'altra puntata, visto che
parlava di scempi del territorio. Non so di quale Governo e non
so a quale assessore per i beni culturali si riferisse, gliene
farò una precisa indicazione io in Assemblea, anche perché in
questo momento non è presente e quindi non posso dare una
risposta.
Il rinnovamento degli incarichi apicali, caro Presidente, di
tutti gli uffici tecnici periferici, nel quadro di quella
rotazione adottata come principio per tutti i vertici
amministrativi e tecnici regionali che ha coinvolto ben più di un
centinaio di dirigenti, fornendo oltre tutto e finalmente
certezza del diritto per loro medesime, per l'Amministrazione.
Si è trattato il primo segno tangibile, da decenni a questa
parte, in un settore strategico, della vera svolta e del
cambiamento.
Abbiamo ripristinato i corretti rapporti del confronto
sindacale del tutto assenti, che ci ha permesso una
razionalizzazione delle risorse umane sul territorio, fornendo
anche alla luce della vigente legislazione risposte adeguate al
precariato di settore con l'attivazione di società miste e della
idonea autorizzazione di catalogatori e articolisti.
Di non secondaria importanza la riaccensione dei colloqui
con l'Amministrazione statale dei beni culturali, che ci ha
consentito il recupero di consistenti somme mai riconosciute alla
Regione siciliana.
Solo dai proventi del lotto l'Amministrazione regionale dei
beni culturali è riuscita a contrattare ed ottenere interventi
finanziari pari ad oltre 50 miliardi a fronte degli stanziamenti
ordinari del bilancio regionale di 21 miliardi di lire.
Significativi risultati sono stati pure conseguiti sul
fronte delle dotazioni finanziarie offerte dalla Comunità
europea.
L'Amministrazione dei beni culturali è riuscita ad impegnare
ben oltre le dotazioni finanziarie originariamente assegnate:
quasi 600 miliardi di lire sono stati mobilitati con la gestione
del governo Drago per i suoi interventi di restauro del
patrimonio culturale isolano e con una positiva ricaduta sul
fronte occupazionale, imprenditoriale e sociale.
Dal punto di vista politico portiamo inoltre a nostro vanto
l'instaurazione di un nuovo e diverso rapporto tra
l'Amministrazione regionale dei beni culturali e degli enti
locali territoriali. Proprio a San Giuseppe Jato, a San
Cipirrello, comuni tristemente noti sino ad oggi per fatti di
mafia, il mese scorso abbiamo attivato un proficuo rapporto di
collaborazione per la valorizzazione e la gestione della
splendida area archeologica di Monte Jato.
Abbiamo operato positivamente, dalle problematiche relative
al recupero e al restauro della ormai famosa statua bronzea del
dio del mare che quanto prima tornerà restaurata in terra di
Sicilia, alle problematiche tanto attuali relative alla sicurezza
dei siti archeologici e museali, sino alle impostazioni di tutti
gli adempimenti volti a fare realizzare anche in Sicilia per i
giovani che lo desiderino, il servizio sostitutivo di leva a
tutela dei beni culturali.
Ecco, signor Presidente, cosa significa la grave
dimenticanza nelle sue dichiarazioni programmatiche di
qualsivoglia riferimento al settore dei beni culturali che in
soli otto mesi abbiamo proceduto a rivitalizzarlo e a farlo
considerare come strategico per lo sviluppo della nostra terra.
Nessun cenno poi signor presidente nelle dichiarazioni
programmatiche alla questione della parità scolastica in Sicilia.
Tema a noi particolarmente caro ed ora assunto come problematica
di rilievo dal governo nazionale che ha stabilito interventi
economici sulla finanziaria. Ma quali risposte dare, presidente
Capodicasa, ai giovani studenti che in Sicilia stanno occupando
in queste ore nelle nove provincie dell'Isola numerosi plessi
scolastici. Almeno un cenno avremmo voluto trovare nel programma
da lei annunciato. Ma tant'è, su questioni cosi importanti di
rilevante attualità ben poco e niente siamo riusciti a conoscere.
Per non parlare poi delle isole minori siciliane cui tanta
attenzione ha rivolto come deputato e come componente della
giunta Drago. Territori certamente svantaggiati dove è persino
difficile la sopravvivenza per almeno otto mesi all'anno, per
carenze di approvvigionamento idrico, blocco dei collegamenti
aerei e navali, per totale carenze di strutture sanitarie. Che
forse gli isolani di Pantelleria, Favignana, Levanzo, Marettimo,
Lampedusa ed altri non sono a pieno titolo cittadini siciliani. E
che dire, signor presidente, dell'annoso problema del recupero
del territorio, problema del tutto ignorato nel programma da lei
esposto, migliaia e migliaia di cittadini siciliani attendono una
risposta che dia loro certezza sulla sorte delle proprie
abitazioni. Giace in questa Assemblea un disegno di legge, forse
più di uno, d'iniziativa governativa anche, che può costituire
momento di confronto per trovare unitariamente una soluzione
adeguata ad un nodo che va comunque sciolto e che nel particolare
momento di mancanza di liquidità delle finanze regionali può fare
recuperare ingenti somme alla stessa. Cosi come abbiamo
sollecitato e perseguito una soluzione praticabile per la
questione della Valle dei Templi, luogo da preservare perchè
patrimonio del mondo intero.
Indicazioni vaghe e generiche ci vengono fornite circa la
sorte dell'esercito dei precari. Forse altre medicine amare li
attendono. "Per amara salus" diceva lei cvc - credo che
rimarranno soltanto le cose amare di tutto questo suo programma,
di questo suo intervento. Cosa accadrà il primo gennaio del 1999
per gran parte di questo personale, articolisti, società ABC,
catalogatori dei beni culturali, lavoratori socialmente utili i
cui oneri gravano sull'asfittico bilancio della Regione: Per
affrontare significativamente come noi auspichiamo la soluzione
di questo problema, chiediamo che ella, signor presidente, ponga
la questione in tutta la sua drammaticità al governo nazionale
perchè questi si faccia carico della soluzione dello specifico
problema. Non può lo Stato abbandonare del tutto la Sicilia come
da qualche tempo ha fatto e dare ascolto e stanziare fondi per
ricche regioni del centro e del nord-Italia, continuando ad
ignorare le ragioni di essere del Sud e della Sicilia. Alcune
strade, signor presidente, con i due governi precedenti li
abbiamo indicate e anche percorse.
Per dare risposta a questi drammi occorrono, a nostro
avviso, più che medicine amare; occorre credibilità, forza
politica e anche numeri che le consentano di presentarsi con le
carte in regola di fronte ai siciliani e nella contrattazione nel
Governo di Roma, elementi che al suo governo attualmente
difettano. Mi sono ripromesso di evidenziare presidente
Capodicasa, sommariamente alcune delle tematiche da lei omesse
nel programma, ipotizzando anche le possibile soluzioni, convinto
che una opposizione può essere efficace presentandosi non
aprioristicamente negativa. Questo stato di cose non può stare
bene ai cinque milioni di siciliani e tanto meno a noi che molti
consensi abbiamo ottenuto dal corpo elettorale che ci ha indicato
quali primo partito dell'Isola.
Poiché ne va della dignità di questa terra, dell'autonomia,
più complessivamente della sorte della Regione siciliana, questa
situazione - ribadiamo - non ci sta bene perchè noi di Forza
Italia in questi due anni, tra tante difficoltà, abbiamo
dimostrato di sapere operare con dignità, capacità e senza
evidente conflittualità. Tuttavia, signor presidente, a fronte
della pochezza di prospettiva da lei indicate nelle dichiarazioni
programmatiche, pur non potendo accogliere in toto l'appello da
lei indirizzato all'opposizione, una apertura di credito per un
governo a termine esclusivamente per fare le riforme siamo
disponibili a concederla. Poniamo, comunque, una condizione che
l'invito venga da lei meglio precisato e che ci si possa mettere
intorno ad un tavolo per poter definire e delimitare nel tempo
tale proposta. Questo è il massimo di credito che una forza
liberale e democratica, autenticamente autonomista, quale Forza
Italia, può oggi offrirle pur in presenza di una compagine
governativa senza futuro e non legittimata dal consenso
elettorale. A lei, signor Presidente, la valutazione di questa
apertura politica fatta esclusivamente nell'interesse
dell'Autonomia per dare una prospettiva ad una legislatura che si
è avvitata su se stessa e rischia di ingessarsi con incalcolabili
conseguenze sul rapporto fra le forze politiche, con devastanti
ripercussioni sul processo di sviluppo economico, che
faticosamente è stato avviato per questa nostra terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha
facoltà.
GRIMALDI. Signor Presidente, onorevole Presidente, onorevoli
colleghi, ho ascoltato ieri e riletto successivamente con estrema
attenzione oggi le dichiarazioni programmatiche presentate dal
governo in quest'Aula. Le suddette dichiarazioni mi hanno dato la
sensazione di essere state mutuate dal manuale del perfetto
presidente in quanto elencano una serie di propositi, molto
spesso certamente contrastanti, e per tutti i problemi della
burocrazia regionale che li pongono in stridente contrasto con la
realtà nella quale si dibatte il Governo e l'Assemblea tutta. E'
sotto gli occhi di tutti difatti la forzatura attraverso la quale
si è fin qui arrivati con l'elezione di un governo di fatto senza
una maggioranza e senza una strategia, la cui unica ragione è
quella di occupare, come hanno detto i colleghi che mi hanno
preceduto, saldamente posizioni di potere che nulla hanno a che
fare con gli interessi dei siciliani. Ma vi è di più. Questo
governo, signor Presidente, onorevoli colleghi, mortifica
l'intera classe politica siciliana poichè nasce non tanto come
fotocopia del governo nazionale, bensì a seguito di un diktat
emanato da potenti plenipotenziari che pur di garantire posizioni
personali hanno mortificato e reso vano il voto, ohimè, degli
elettori siciliani. Se è pur vero, signor Presidente, che la
genesi di questa crisi trova origini lontane in coloro i quali
con una certa miopia politica liquidarono il governo
dell'onorevole Provenzano e dell'onorevole Drago, l'onorevole
Provenzano indicato in campagna elettorale agli elettori e da
questi votato. E se è vero che questa Assemblea è stata eletta
con il sistema proporzionale, è altresì vero, caro Presidente,
onorevoli colleghi, che il consenso allora manifestato dagli
elettori siciliani è stato riconfermato, purtroppo per voi, in
occasione delle elezioni amministrative del giugno 1998. Il
risultato delle surichiamate elezioni amministrative ha indicato
chiaramente che la strada voluta dai siciliani è quella del
centro-destra, di conseguenza il suo governo, onorevole
Presidente, non è legittimato dal mandato popolare.
Diretta conseguenza della mancanza di una base politica comune
sono le contraddizioni insite nell'attuale gabinetto, che, creato
come governo di svolta, ha invece dimostrato, ancora prima di
nascere, tutti i suoi limiti politici e personali, onorevole
Presidente, mescolando in sè navigati ed esperti personaggi
politici con profonde radici nel passato politico di questa
Regione il cui peso specifico ne ha determinato la longeva
presenza nei vari governi, indipendentemente dalla coalizione che
li sorreggeva, con oppositori dal sapore doroteo, con fieri
censori e tribuni del popolo dai quali sono usciti fiumi di
parole a cui oggi possiamo dare il loro vero significato: la
ricerca di una poltrona assessoriale.
Egregio onorevole Guarnera, io mi trovo, mio malgrado, ad
essere d'accordo con lei nell'analisi politica, ma correttezza
vorrebbe che gli esponenti del movimento de 'La Rete' fossero
conseguenziali alle loro analisi politiche non concedendo la
fiducia ad un Governo che, in termini di logiche politiche
spartitorie, farebbe impallidire i politici della cosiddetta
'Prima Repubblica'.
Signor Presidente, dal preambolo politico delle sue
dichiarazioni, traspare evidente la difficoltà che ella ha di
superare le contraddizioni che ho sinteticamente sopra
evidenziato. E in questo voglio cogliere un elemento positivo
riconoscendole onestà intellettuale. Ma non posso sottrarre il
mio disappunto e la mia contrarietà per la pervicacia con la
quale ella, facendosi strumento ed ostaggio delle forze politiche
che formalmente lo sostengono, insista nell'andare avanti in un
tentativo politicamente morto che altro non farà che male
all'intera classe politica ed a tutto il popolo siciliano,
sottraendo ulteriormente tempo alla risoluzione dei problemi.
Condivido un passaggio delle sue dichiarazioni, onorevole
Presidente, quando ella afferma non essere questo il momento
delle larghe intese essendo necessaria la specificazione di una
maggioranza alla quale attribuire oneri ed onori.
Sono convinto, infatti, che per rendere giustizia al popolo
siciliano era ed è necessario evidenziare le responsabilità delle
forze politiche affinché il cittadino possa formarsi un giudizio
chiaro ed inequivocabile su tutti i protagonisti della vicenda
politica che stiamo vivendo.
Il popolo siciliano, infatti, potrà così avere un quadro
chiaro dell'azione politica e di governo posta in essere dalla
quale, in ogni caso, si evidenzierà la capacità di risoluzione
dei problemi, nonché la differenziazione di impostazione tra il
centro-destra ed il centro-sinistra.
A tal fine, i colleghi dell'U.D.R., ritengo, saranno
chiamati ad una dura prova di coerenza politica e governativa,
avuto riguardo anche alla fortuita coincidenza che molti di loro
hanno ottenuto la promozione dal Governo di centro-destra a
quello di centro-sinistra, diventando agli occhi della sinistra
da assessori indesiderabili con il Polo, ad assessori competenti
e indispensabili con il Governo post-comunista.
Con una premessa politica di tal fatta, le prospettive più
squisitamente programmatiche non potevano avere certo
impostazione e sorte migliore. Infatti non vi è la benché minima
traccia di una impostazione, caro Presidente, che quanto meno
pensasse ad avviare a soluzione in materia strutturale i problemi
della Sicilia.
Mi riferisco in particolare, e l'hanno fatto anche i
colleghi che mi hanno preceduto, al precariato, a cui sono state
annunciate lacrime e sangue senza indicare, di contro, alcuna
soluzione definitiva in termini positivi.
E ancora, alla burocrazia regionale che, da un lato, si
vuole esautorare con la nomina di manager esterni e, dall'altro,
lei ci si prosta convinto che altrimenti il Governo non farà un
passo avanti.
Ma il dato che mi ha colpito e devo dire preoccupato, è
quello con il quale è stato affrontato il problema mafia, nonché
quello che a me è sembrata una malcelata volontà di militarizzare
la Sicilia, attraverso il richiamo all'esperienza dei vespri
siciliani, quasi che, mi si passi l'espressione, il compagno
presidente Capodicasa avesse nostalgia di un passato non tanto
lontano dal regime.
Nessuna traccia si trova nel suo programma, onorevole
Presidente, di iniziative serie a sostegno dello sviluppo
economico dell'Isola per favorire l'occupazione nei settori quali
il turismo, attraverso l'incentivazione non di natura economica
ma burocratica agli operatori, quali l'ambiente con iniziative
che tendono alla sua protezione possano, nel contempo, essere
occasione di sviluppo, eccetera, eccetera, Presidente.
Infine, signor Presidente, qualora ella riuscisse ad
ottenere la fiducia di questa Assemblea, desidero lanciarle una
sfida su una questione di fondamentale importanza da ella appena
accennata, a mio avviso, capace da sola di potere esser messa a
base del risanamento finanziario dell'intera Regione, mi
riferisco precisamente al contenzioso finanziario con lo Stato
italiano. I numeri del contenzioso sono a tutti noti, si parla
cioè di diverse migliaia di miliardi; la omogeneità politica del
Governo regionale con quello nazionale nel quale, fra l'altro,
sono presenti illustri esponenti della classe politica regionale,
potrebbe essere condizione favorevole al raggiungimento di tale
obiettivo.
Signor Presidente, per le considerazioni che ho fin qui
svolto il mio voto non potrà essere che negativo nei confronti
del Governo, e di conseguenza la mia opposizione sarà dura ma non
preconcetta, avendo a cuore l'interesse di tutto il popolo
siciliano, convinto come sono, altresì, del necessario incontro
delle forze automaticamente e autenticamente popolari delle quali
facciamo entrambi parte, signor Presidente, per far sì che in
quella sede e al di là e al di sopra degli interessi di parte
possano essere posti e risolti i problemi che affliggono la
nostra bella e amata terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Guarnera. Ne ha
facoltà.
GUARNERA. Signor Presidente della Regione, colleghi deputati,
la mia posizione credo che sia ormai abbastanza nota perchè nei
giorni precedenti a questo dibattito ho diffuso due comunicati
stampa nei quali esprimevo le mie perplessità, perplessità che
hanno riguardato sia la fase delle trattative per la formazione
del Governo che la fase della composizione vera e propria del
Governo, che la fase attinente alla assegnazione delle deleghe.
Mi riservavo un giudizio sul programma dopo averlo sentito in
Aula e averlo letto.
Innanzitutto, in un quarto d'ora non posso ovviamente
raccontare tutto ciò che sarebbe opportuno dire. Per sgombrare il
campo da equivoci una cosa voglio dirla ai colleghi del Polo: non
è opportuno utilizzare strumentalmente le mie dichiarazioni per
sostenere le ragioni dell'opposizione del Polo. Mi rendo conto
che è anche legittimo dal loro punto di vista farlo, però
desidero ricordare ai colleghi del Polo che oggi noi ci troviamo
a discutere sulla fiducia al governo Capodicasa perchè la Regione
è sprofondata in una profonda crisi, determinata dal crollo
politico del Governo del Polo; un Governo che, all'interno, ha
perduto qualunque capacità di risolvere i problemi della Sicilia.
Allora, dobbiamo dirlo che c'era un Governo che
rispecchiava, probabilmente, la maggioranza di un elettorato
moderato siciliano e che ha fallito il proprio compito, ma non
perchè l'opposizione lo ha messo in crisi, perchè questo Governo
e questa maggioranza di centro-destra sono andate in crisi
dall'interno.
Certamente, nessuno dall'esterno ha creato la crisi nel
Governo regionale presieduto dall'onorevole Drago ora e da
Provenzano prima. E questo è un dato obiettivo che nessuno,
credo, possa negare.
Allora, noi ci troviamo in una situazione per la quale
questa Regione comunque ha bisogno, aveva bisogno di un Governo
per quelle emergenze ancora non risolte storicamente nella nostra
Regione.
Allora io credo che è più serio non strapparsi le vesti
dinanzi a quello che succede. Perché in fondo, quello che adesso
succede, è responsabilità di una debolezza di chi ha preceduto la
formazione di questo governo e ha preceduto a questa fase
politica.
Una cosa diciamola: che come logiche politiche di
trasformismo qui, come direbbe Gesù Cristo, "chi non ha peccato,
scagli la prima pietra", perché il trasformismo appartiene alla
cultura politica, non soltanto di questo Paese, ma anche di
questa Regione. Credo che occorre avere una sorta di coerenza in
politica che, ahimè, è sempre più rara.
Io sono del parere che non si può essere uomini per tutte le
stagioni e per tutte le maggioranze. Questa è una delle
motivazioni per le quali ho nutrito e nutro perplessità nei
confronti dell'operazione politica che ha portato alla formazione
di questa maggioranza. Ma guardate che non attiene alle alleanze
tra i partiti, tenuto conto che vige qui ancora un sistema
proporzionale, dove si ritiene che non vi sia comunque un vincolo
di mandato politico, si elegge il proprio rappresentante e poi le
trattative tra i partiti storicamente in un sistema proporzionale
avvengono sulla base dei programmi. Quindi, non mi scandalizzo
che un partito possa andare da un'altra parte, che si possono
fare maggioranze diverse.
Ciò che invece a me non piace è un'altro tipo di ribaltone o
di ribaltino, come si dice. E' quello degli uomini, non dei
programmi o dei partiti, cioè degli uomini che vanno bene per
tutte le stagioni, per tutte le stagioni politiche, per tutte le
aggregazioni, per tutti i programmi. Questo è un primo tema
politico che ho posto alla nascente maggioranza e che avrei
posto, comunque, anche ad un governo di centro-destra se avesse
eseguito una operazione simile.
Il primo problema politico che ho posto nella fase delle
trattative è che si stava seguendo una logica assolutamente
vecchia nel condurre queste trattative, sicuramente non di
alternativa, e che nella composizione del Governo si assumevano
come assessori alcuni di coloro che erano stati assessori anche
in una formazione politica di centro-destra. Questo secondo me è
politicamente inaccettabile.Infatti, non si può per correttezza
politica, per coerenza rispetto agli impegni di programma e di
contenuto essere prima titolare di una funzione esecutiva con una
maggioranza politica, con un programma, sicuramente diverso, e
poi accettare un'altro tipo di programma, un'altro tipo di
maggioranza. Perché il programma è sicuramente diverso: il
programma di Capodicasa non è il programma di Drago o di
Provenzano; avranno alcuni elementi in comune ma poi vi sono
degli elementi di differenziazione. E la cosa che non capisco è
come si possa contemporaneamente essere d'accordo con un
programma e con un altro con degli obiettivi politici e con altri
obiettivi politici.
Io sono convinto che in politica ci voglia grande coerenza e
grande rigore. Io credo che anche quando i programmi dovessero
somigliarsi, c'è una questione fondamentale in politica che viene
trascurata che è quella della qualità di coloro che devono
gestire i programmi.
La mia impressione - e l'ho detto più volte - è che questa
Giunta di Governo in cui vi sono persone degnissime, io ho
contribuito alla elezione del Presidente Capodicasa, lo ritengo
un buon Presidente, tra i pochi (non voglio fare offesa ad
alcuno) che in questa Aula possono in maniera degna, non è
l'unico, assolvere a questa funzione, con equilibrio e
competenza. E quando dico questo intendo riferirmi anche a
colleghi che appartengono al Polo e altrettanto degnamente a mio
giudizio hanno le qualità di competenza per poter svolgere un
ruolo di questo tipo, per cui faccio una valutazione di tipo
trasversale, non faccio soltanto una valutazione di appartenenza.
Così ritengo che vi sono alcuni assessori, e sicuramente
l'onorevole Piro è tra questi, consentitemi lo conosco da troppo
tempo, che universalmente hanno le carte in regola per svolgere
il loro ruolo. Ma poi, mi permetto di esprimere, per quello che
vale, una valutazione non del tutto positiva su altri assessori
che preferisco ovviamente non nominare individualmente per i
quali nutro personalmente delle perplessità rispetto alla
competenza specifica, perchè si tratta di competenza specifica,
nell'Assessorato per il quale sono stati designati.
Io credo che quando si forma una compagine di Governo che
debba avere un alto profilo, soprattutto che debba dare un
significato di svolta, la competenza e la professionalità
ovviamente non assolute ma limitate, ma comunque ci devono
essere. Io ho delle riserve su questa competenza per una parte
non trascurabile della Giunta.
DI MARTINO . Non sono alcuni, ma sono 11 i sospetti, mi
sembrano troppi.
GUARNERA. Non voglio fare torto a nessuno in particolare e
torto a tutti contemporaneamente.
Queste considerazioni aggiunte alla procedura con la quale
si è pervenuti alla formazione del Governo che sa di vecchia
politica, di politica assolutamente deprecabile, voglio ricordare
ai colleghi della sinistra che queste procedure, alle quali
abbiamo assistito in occasione della formazione di questo
Governo, erano le procedure che venivano da noi additate in senso
negativo quanto le eseguivano. Ricordo la passata legislatura, i
vari Governi della passata legislatura, quando si sono verificate
anche, devo dire con mio rammarico in misura minore, ma si sono
verificate, nella formazione dei due governi precedenti. Parlo
delle dinamiche interne.
Noi della sinistra abbiamo giustamente additato
negativamente queste procedure come un elemento che non poteva
condurci ad una valutazione positiva. Ora io mi chiedo cosa è
cambiato da questo punto di vista?
Mi rendo conto che c'è una necessità di realismo politico in
senso buono, che questa Sicilia deve avere un Governo, che vi
sono delle urgenze, delle emergenze, ma mi chiedo se era il caso
di farci carico fino a questo punto con grande realismo politico
sino ad ingoiare, dal mio punto di vista, alcuni rospi che non
sono ingoiabili sul piano della coerenza rispetto ad una linea
politica e una concezione anche etica della politica. Mi rendo
conto che questa parole possano sembrare fuori della realtà, per
me non lo sono.
Ho grandi difficoltà, e l'ho già espresso precedentemente, a
votare favorevolmente per questo Governo. Il suo programma,
onorevole Presidente, per larghe zone è condivisibile, vi sono
anche delle carenze, ma non esiste un programma perfetto. E'
anche vero che è un programma di legislatura così come accennato
e sappiamo che in fondo i programmi devono essere completi, ma
poi c'è sempre la consapevolezza che probabilmente non si attuerà
tutto, però è bene prevedere l'insieme. E' un Governo che
indubbiamente ha delle debolezze politiche, che si regge su una
maggioranza assolutamente risicata che, onorevole Presidente, - è
la verità, dobbiamo dirlo - in Sicilia vale forse più che
altrove, si regge sul sostegno di una formazione politica che in
atto è virtuale come l'UDR. L'UDR, infatti, è un partito virtuale
nel senso che è un partito che nasce nelle aule parlamentari: è
nato nelle aule parlamentari a Roma, è nato nelle aule
parlamentari a Palermo.
Io dico che è possibile qualunque operazione anche con i
partiti virtuali in attesa che poi abbiano la verifica
dell'elettorato, però, che questo partito virtuale presentasse
come candidati assessori deputati che non provenivano da
esperienza precedente di Governo, che fossero totalmente nuovi
anche credibili dal punto di vista della competenza, mi sembra il
minimo che si potesse chiedere a un Governo che doveva avere e
doveva dare un segnale di svolta e di cambiamento.
Io raccolgo anche Presidente, lo devo dire, l'impressione
diffusa di cittadini, perché noi spesso qui dimentichiamo che
fuori la gente guarda e ascolta.
Io le dico sinceramente che nella sinistra diffusa di
Catania (parlo della sinistra diffusa tra i cittadini di non
appartenenza partitica) ho percepito un diffuso e notevole
disagio rispetto a questa operazione politica; io non so se è una
caratteristica peculiare di Catania questo disagio, io mi chiedo
se non ci sia analogo disagio in quei cittadini di sinistra...
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. La sinistra
catanese si è accollata Bianco
GUARNERA. Sì, la sinistra catanese si è accollata Bianco, ma
la sinistra di questo Paese si è accollata tante cose, così come
la destra si è accollata tante cose.
Allora, il disagio, che è un disagio politico reale rispetto
ad una linea di coerenza che io ritengo la sinistra più di altri
avrebbe dovuto perseguire, mi porta a non poter votare,
Presidente, la fiducia, con l'augurio però che lei riesca, se ci
riuscirà, nella sua scommessa.
Però, veda, io sul piano personale ho dovuto fare una scelta
tra il votare la fiducia, con tutte le considerazioni di
opportunità politica generale che lei potrà fare, che abbiamo
anche discusso nelle riunioni di gruppo della Rete, per cui sono
consapevole che vi sarebbero delle ragioni di opportunità
politica generale per cui è opportuno ingoiare in parte il rospo,
però siccome poi devo scegliere io con la mia coscienza ed ho una
storia personale e politica forse di eccessiva intransigenza per
cui non voglio assolutamente indicarmi a modello per altri, ma
voglio restare coerente a questa storia, questa storia mi
impedisce di superare le ragioni pur positive, politiche che vi
sarebbero perché io votassi la fiducia.
E allora, siccome non riesco a superarle le ragioni
politiche globali che mi portano a votare la fiducia, ma d'altro
canto ritengo di dover lasciare aperta una possibilità per lei
perché porti avanti il progetto che si è intestato, anche se la
compagine a mio giudizio non la aiuterà in maniera eccessiva, io
sono costretto ad astenermi se la votazione dovesse avvenire in
tempi celeri. Se la votazione invece dovesse ritardare
eccessivamente, io annuncio all'Aula che non sarò presente perché
la politica non la faccio a tempo pieno e domani ho alle 8.30
degli impegni di lavoro indifferibili.
Quindi io spero che ci sia la possibilità di consentirmi di
esprimere la mia opinione in tempi assolutamente ragionevoli.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci sono oltre 20 deputati
ancora iscritti a parlare; naturalmente la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari ha determinato di concludere
questa sera. Vorrei però lanciare l'appello all'Aula se si
ritiene che ci possa essere anche qualche deputato che si possa
affidare ad altro collega per portare avanti il suo messaggio non
sarebbe male, anche perché a tutti noi piacerebbe che
l'onorevole Guarnera restasse in Aula a votare, come ogni altro
deputato. Spero che l'appello venga accolto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, accetto l'invito dell'onorevole Guarnera di
non strumentalizzare le sue dichiarazioni, perché se io, come
qualche altro deputato del Polo, avessimo deciso di utilizzarlo,
sicuramente potremmo aggiungere ben altro a quello che lui ha
detto.
Siccome non voglio mettere in difficoltà un collega
parlamentare, ma anche perché abbiamo ben altre argomentazioni
per confutare la validità di questo neonato governo, io devo dire
che ho ascoltato con molto interesse il suo intervento dell'altro
giorno, onorevole Presidente. E' stato un intervento - e chi
frequenta quest'Aula parlamentare da molti anni, può dirlo - che
è stato l'intervento di un presidente della Regione più breve
della storia di questo Parlamento e non vorrei che questa fosse
una coincidenza che determinasse il suo governo tra i più brevi
di questo Parlamento...
MELE. E' inversamente proporzionale.
CAPUTO. Questione di punti di vista.
Guardavo anche l'elenco dei punti programmatici: undici.
Ed allora ho colto un'altra coincidenza: undici punti quanti i
suoi assessori cioè undici; però è stata sfatata questa
circostanza perché abbiamo visto, con piacere, suo naturalmente,
che il dodicesimo assessore ha deciso stasera di sedersi in
Aula...
CAPODICASA, Presidente della Regione. Era già seduto
stamattina, lei non se n'è accorto
CAPUTO. Probabilmente. Non è questa la prima assenza che
registreremo nell'arco della sua guida da Presidente di questo
Governo.
Ho letto anche, onorevole Presidente della Regione, la sua
relazione programmatica e, giustamente, da politico navigato e
attento quale ella è, e di questo io - ma in tanti - gliene diamo
pieno riconoscimento, ho notato che ha dedicato gran parte della
sua introduzione politica, più che programmatica, a cercare di
dare una legittimazione politica a questa sua compagine
governativa e devo dire che, indubbiamente, ce ne è voluta di
molta maestria e di molto "amaro salus" (perché ormai io credo
che lei abbia inaugurato con la sua frase una nuova marca di
amaro, c'è l' "amaro salus" dell'Azienda Capodicasa) perché
credo che lei ne abbia dovuto bere di molto amaro per dare una
parvenza politica a questo suo Governo.
Giustamente lei ha detto che questo non è il governo del
tradimento elettorale, né del ribaltone, perché ha fatto notare,
giustamente, da questo punto di vista, che in Sicilia vige il
sistema proporzionale e, quindi, non c'è una coincidenza dei
partiti con gli eletti. Però io debbo dirle che questa elezione e
quella del 1996, onorevole Presidente della Regione, è stata una
elezione particolare perché Forza Italia ha indicato come suo
capolista Giuseppe Provenzano, indicandolo quale presidente della
Regione in caso di vittoria del Polo e, quindi, il voto del
Giugno del '96 aveva un valore non proporzionale, ma un valore
plebiscitario perché si sapeva che i quattro partiti - Alleanza
Nazionale, Forza Italia, CCD e l'allora CDU - in caso di vittoria
elettorale avrebbero indicato Provenzano presidente.
Il corpo elettorale è stato chiamato in maniera non
virtuale, ma sostanzialmente e fortemente politica a
votare quel Presidente quale espressione di una compagine
politica, e molti di questi deputati che adesso sono dalla sua
parte politica e che hanno tradito il mandato elettorale perché
hanno voluto fortemente il ribaltone anche in Sicilia, devo dire
che sono stati eletti grazie alla ventata del Polo delle Libertà
e grazie all'indicazione di Giuseppe Provenzano quale futuro
Presidente della Regione.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. E poi l'avete cambiato...
CAPUTO. Anche Drago, ma Drago è stato un Presidente nel segno
della continuità, è stato un Presidente nella continuità del
Polo, non è stato un Presidente nella discontinuità del ribaltone
o del tradimento dell'elettorato. Voi avete una maggioranza
virtuale - lo ha detto anche l'onorevole Guarnera -, Provenzano e
Drago avevano una maggioranza politica garantita dal supporto
elettorale.
Devo dire, onorevole Presidente che lei ha cercato di avere
con molta fatica, immagino buon gioco, nel cercare di dire che
questo è un Governo nuovo, che è una fase nuova per la Sicilia,
che è il colpo d'ala per la Sicilia, si aprono le porte per il
Governo di riscatto per la Sicilia. Però il suo è un Governo che
nasce male perché nasce all'insegna della lite non per i
programmi, non per i progetti, non per gli argomenti, non per le
soluzioni alle crisi dell'occupazione o per la risoluzione del
deficit finanziario, ma è un Governo che nasce sullo scontro
sulle deleghe e quindi sulla forma più becera dell'aggregazione
politica.
Questo è un Governo che nasce male, non solo perché nasce
all'insegna del tradimento politico, non solo perché nasce con la
maggioranza virtuale, non solo perché nasce profondamente confuso
perché ha assessori delle precedenti maggioranze e assessori di
nuove maggioranze che hanno obiettivi diversi, che hanno modi di
pensare diversi, che anche sulla politica economica di questa
Regione hanno modi di affrontarla diversamente e sono convinto
che la Torre di Babele al confronto il suo Governo sicuramente
sarà una Firenze che parlava lo stesso linguaggio; qui non vi
capirete neanche più fra di voi nei prossimi giorni, nelle
prossime settimane.
Io ho letto con attenzione il suo programma, Presidente
Capodicasa, con l'attenzione dovuta di un parlamentare attento ai
problemi della Sicilia e attento ad un Governo che a parole dice
di volere affrontare i problemi della Sicilia, e devo dire che
,come ha detto l'onorevole Forgione, non solo è stato un
ragionamento ragionieristico quasi di sommatorie di cifre e
problemi, ma è stato anche un parto molto difficile, perché lei
ha presentato un programma ed un progetto che è di ordinaria
amministrazione. Non è il programma del Presidente della Regione
che vuole traghettare la Sicilia all'anno 2000 o che vuole
portare la Sicilia in Italia e quindi in Europa, è il programma -
se la frase non rischiasse di essere riduttiva e forse offensiva
- non di un Presidente della Regione ma di un ragioniere di
condominio, perché - lo deve consentire - qui non ci sono le
fantasie politiche per arrivare alla risoluzione dei grossi
problemi, qui non si capisce dove sta la demarcazione fra
l'impegno politico del Polo delle libertà e dei suoi assessori
che hanno cercato di affrontare i mille problemi ereditati da 35
e 40 anni di gestione clientelare del potere siciliano, ma qui
c'è solamente una elencazione di problemi stereotipati e senza
soluzione.
Lei ha accennato al problema finanziario dicendo solo che ci
aspettano mesi di lacrime e sangue, ma non ci ha indicato la via
maestra politica per arrivare a risollevare il problema
finanziario. Lei ha affrontato il problema dei precari quasi con
fastidio ma non ci ha detto come affronterà il problema della
risoluzione del precariato. Lei ha toccato appena il problema
dell'agricoltura, ma non ci ha detto come lei, primo Presidente
della Regione con la camicia rossa come la chiamano già negli
uffici regionali, sì perché, Presidente Capodicasa, la chiamano
così.
PRESIDENTE. E' Forgione.
CAPUTO. No, non è Forgione, è lei il Presidente con la camicia
rossa
Le devo dire che lei da primo Presidente comunista nella
Regione siciliana in tema di agricoltura dovrà spiegare agli
agricoltori siciliani come andrà a coniugare l'impegno del suo
Governo e del Governo Prodi che continua con D'Alema sulle
politiche agricole del Marocco che hanno messo in ginocchio la
politica agricola siciliana, con la politica di un Governo
comunista con i comunisti d'Italia che deve giustificare e
risollevare gli agricoltori massacrati dal Governo Prodi che
continua col Governo D'Alema in tema di agricoltura.
Lei deve spiegare che cosa intende fare con la burocrazia
regionale; lei deve spiegare come affronterà il problema con una
burocrazia che sicuramente le darà dei grossi problemi perchè
non condividerà il suo programma, perchè non condividerà i suoi
obiettivi politici, perchè non condivide questa maggioranza,
perchè c'è di tutto in questo suo programma in tema di
burocrazia, di un riordino perchè non comprende il suo modo di
utilizzare la burocrazia comunale, il suo modo di utilizzare i
componenti esterni alla burocrazia comunale, perchè già sono
arrivati gli esperti, sono arrivati i consulenti esterni prima
ancora di arrivare il riordino della burocrazia.
Lei ha parlato di sanità, ma non ci ha detto che intende
fare con la sanità siciliana, che intende fare con le nomine, che
intende fare con la gestione degli ospedali, dei policlinici, che
intende fare con i mille problemi che attanagliano questa
Sicilia.
Il suo è un programma politico che è parallelo solo alla
maggioranza che lei ha e che l'ha accompagnata, una maggioranza
che le ha dato cinquanta firme in calce ad un progetto e che l'ha
lasciato solo per strada in compagnia di sole quarantacinque
persone.
Io non so stasera come andrà a finire perchè ci sono i
segnali precisi, i segnali non dei franchi tiratori, ma devo dare
atto all'onorevole Guarnera di avere avuto la correttezza morale
e politica e, se mi consente, anche professionale di dire perchè
si astiene e quindi esprime un voto fortemente contrario nella
sostanza ad un suo Governo perchè non ne capisce la composizione,
perchè non ne capisce la compattezza, perchè non ne capisce la
competenza, perchè non capisce i criteri di scelta di questo
Governo. Onorevole Cintola, ha ragione l'onorevole Guarnera
quando dice che in politica, che molti definiscono una scienza
esatta, ci vuole la coerenza e la chiarezza. Lei, onorevole
Cintola, forse per motivi di età o per motivi di stanchezza
dimentica le sue urla in quest'Aula e le sue accuse nei confronti
di esponenti che ieri erano all'opposizione e che oggi siedono
alla massima guida di questo Governo. Lei forse per questa sua
fretta trasformistica, per questa sua voglia di indossare la
casacca della squadra vincente ha dimenticato che quello che lei
oggi chiama 'il Governo perfetto della Sicilia', ieri erano
deputati che stavano lavorando per distruggere la Sicilia, quelli
che ora chiama 'i salvatori della Sicilia', ieri Lei in questo
microfono, in questa posizione ....
CINTOLA. Ho conosciuto i suoi salvatori.
CAPUTO. Io non l'ho interrotta quando lei ha parlato, la prego
di fumarsi la sigaretta e di lasciarmi parlare Lei ha definito
'personaggi clientelari', appena venticinque giorni fa, quelli
che oggi invece chiama 'i rappresentanti del miglior Governo
della Sicilia'.
Io capisco tutto della politica, capisco il dinamismo...
CINTOLA. Non capisce niente
CAPUTO. Sì, veramente, perchè se la politica è quella che
intende lei io non ne capisco nulla veramente; io capisco e
conosco un'altra politica, quella della coerenza, della
trasparenza e della pulizia, caro onorevole Cintola.
Quindi, io credo che veramente, caro Presidente Capodicasa,
Lei avrà bisogno di molto 'amaro salus' da fare bere ai suoi
amici per ingoiare rospi grandi quanto macchine, come ha detto
Guarnera per fare andare avanti questo Governo che fa acqua da
tutte le parti, che si scontrerà e si squaglierà come neve al
sole al momento di affrontare i grandi problemi della Sicilia
perchè questo è un Governo che non ha una visione unitaria delle
emergenze siciliane.
Lei ha fatto bene e io l'ho capito e da questo punto di
vista la apprezzo, dal punto di vista della intelligenza e
dell'acume la sua esigenza di presentare alla Sicilia ed a questo
Parlamento che rappresenta solo in parte l'elettorato siciliano
almeno quello che riguarda il Polo della libertà.
Lei ha cercato di presentare questo Governo nel modo
migliore possibile, come un Governo di salvataggio della Sicilia,
e non come una forzata comunione di soggetti che in comune hanno
solamente le scelte dettate dei segretari di partito, perché lei
che parla di federalismo, lei che parla di una nuova realtà
siciliana, di rinnovamento dello statuto, lei deve ammettere che
il suo è un governo che non è nato in Sicilia o in Parlamento, ma
che è nato a Roma o che è nato in Sicilia con il patrocinio e con
la copertura dei potentati romani che sono diventati ministri per
avere affossato il Polo della libertà in Sicilia.
Ma questo i siciliani lo sanno; lo apprezzano, nel senso
che sapranno valutare alle prossime elezioni e trasformeranno
l'UDR, partito virtuale in un partito inesistente e consegneranno
al Polo delle libertà i consensi per tornare a governare questa
Sicilia: noi di Alleanza Nazionale, le assicuriamo e le
anticipiamo una opposizione corretta ma dura, vigile, attenta
perchè noi fra i vostri interessi e quelli della Sicilia abbiamo
sposato e difendiamo gli interessi della Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vella. Ne ha
facoltà.
VELLA. Signor presidente, onorevoli colleghi, onorevole
presidente della Regione, prima di sviluppare le ragioni del mio
breve intervento, voglio esprimere il mio personale compiacimento
all'onorevole Capodicasa, per la sua elezione a presidente della
Regione, e lo faccio, onorevole Cimino, non già per un vincolo di
genitura che mai noi di Rifondazione comunista c'è stato perchè
in questa Aula sono quello che da più tempo conosce l'onorevole
Capodicasa.
Dal lontano 1969, lui segretario della Federazione giovanile
comunista di Agrigento, io fondatore del circolo di Agrigento dei
giovani comunisti. Tanto tempo è trascorso, lui presidente della
Regione, io deputato.
BRIGUGLIO. Ma dove volete andare insieme?
VELLA. Noi veniamo da lontano e andiamo lontano, onorevole
Briguglio.
Sarà che gli anni scalfiscono pure le granitiche pietre ma
caro presidente debbo constatare che lo smalto degli ideali e del
pensiero è andato. Debbo con franchezza dirlo, mi aspettavo di
più e molto; cosi non è stato, e la casualità? La stanchezza?
No; l'essere di un tempo che strappa il pensiero e le mani dal
muro degli ideali e violentemente lo scaraventa nel terriccio
della normalità o della normalizzazione.
Pierpaolo Pasolini, scriveva, che la società capitalistica,
genera la omologazione, robottizza la vita, i modi di essere
dell'uomo nel sociale; oggi potremmo dire che tutti o parte si
affretta alla nuova omologazione quella centrista. Una
omologazione questa che denuda gli ideali, le aspirazioni per
consegnare agli uomini la politica al pragmatismo di comodo. La
relazione programmatica, onorevole Presidente, è inseminata di
questi elementi di forte contrasto, lo voglio confessare prima a
me stesso poi all'Aula; nella scelta del voto c'era una
aspettativa: l'attesa di un segnale forte o tenuo di cambiamento,
ma sia gli argomenti che la squadra di governo non convincono, e
non lasciano sperare.
Vedo in lei caro presidente una sofferenza. Una sofferenza
di chi vuole ma non può ma deve patire. Lei uomo di sinistra che
voleva e mi auguro vuole la reale fase del cambiamento e
vincolato ai mille lacci e lacciuoli di un compromesso ibrido e
costretto a cedere al turbinio dei ricatti e dei veti incrociati,
e mi dispiace doverglielo dire, questa sua maggioranza politica
non nasce dall'incontro di forze di culture diverse; non è
l'incontro o il compromesso tra le grandi culture politiche
fondative della Repubblica Italiana, nata dalla resistenza contro
il nazifascismo e ben altra cosa.
E' ben altra cosa, salvo a voler far rivoltare dalla sua
tomba il grande dirigente comunista Enrico Berlinguer.
L'impianto di programma manca di un'anima, di un'anima
riformatrice. Ne risulta un pragmatismo tecnocratico fondato
solo sul concetto di impresa. Tutto viene piegato alla logica del
mercato. Nulla viene concesso al lavoro come categoria. Ma in
questa Assemblea, composta da oneste persone, è mancato ad oggi
il collante, la ragione fondativa di un impegno politico.
Ciò è un tema che mi sembra che non voglia essere accennato
nè approfondito. E' lo stesso tema che si dibatte sul piano
nazionale. Ai drammi sociali ed economici della nostra società
si risponde solo con la ricerca di formule o di riforme che
garantiscano la stabilità. La riforma delle riforme,quella
elettorale, la carta dello Statuto siciliano che doveva
rappresentare, ma che può ancora oggi rappresentare un terreno
alto di confronto per la soluzione dei problemi, è stata relegata
già da tempo a 'statuto di carta' da modellare secondo le
convenienze e le logiche della bassa politica. Che forse governi
democristiani e socialisti e per ultimo il governo del
centro-destra non avevano tutte le condizioni per la stabilità?
C'erano i numeri, c'erano gli uomini. Così non è stato. In questa
società, e in maniera particolare in Sicilia, la stabilità
politica è sinonimo di precarietà, di subalternità funzionale e
strumentale per garantire i poteri forti, per garantire le
lobbies dei rifiuti, per garantire le lobbies delle miniere, per
garantire le lobbies dei cementificatori, le lobbies delle
concentrazioni finanziarie, le lobbies della sanità e le lobbies
dei trasporti. La stabilità è tutto tranne che garanzia di un
sano e corretto rapporto tra politica e società. E' tutto tranne
che garanzia dei deboli dalle odierne disparità. E' tutto tranne
che garanzia della società del diritto. Lei, caro Presidente, e
voi forze della sinistra che sedete in questo governo correte il
rischio di essere maciullati da quella stabilità che non è la
stabilità della politica, tantomeno la stabilità che vuole la
sinistra. La Sicilia ha bisogno di ben altro ed è inamovibile.
Costruire politicamente una via alternativa che consenta di
avviare la reale fase di cambiamento e di risanamento politico,
sociale, economico e morale. Le alleanze politiche si
costruiscono su percorsi strategici, su percorsi che segnano la
demarcazione, al differenza e la forza del cambiamento.
Onorevole Capodicasa, gli amici dell'UDR sono disposti a
misurarsi su scelte politiche e di risanamento del territorio e
dell'ambiente? Sono disposti a sacrificare i mercanti della
cementificazione selvaggia? Gli amici dell'UDR sono disposti a
rilanciare la sanità siciliana, magari sacrificando qualche
barone delle cliniche private? Sono disposti ad avviare una
politica dei rifiuti magari sacrificando gli interessi dei
padroni delle pattumiere? Sono disposti a modificare gli assetti
burocratici della Regione? Sono disposti a misurarsi sul nuovo
indirizzo di sviluppo che vede nella valorizzazione dei beni
culturali ed ambientali il volano del rilancio dell'economia
siciliana, magari andando a risolvere il dramma del lavoro
precariato? Sono disposti ad avviare un indirizzo nuovo della
politica dei trasporti magari ritoccando il mercato delle
concessioni e il consolidato delle lobbies dei mezzi pubblici?
Potrei elencare altro. Mi dispenso dal farlo, ma ci sarà tempo.
Se lei, caro Presidente, riuscirà ad imporre scelte di
cambiamento al di là della brevità del mandato che lei si
assegna, allora noi di Rifondazione comunista dovremmo fare
autocritica ed ammettere di avere sbagliato. Dovevo entrare in
questa maggioranza ed al Governo. Ma poichè così non è, se non
altro per il semplice motivi di essersi caricato nella sua
autovettura deputati che fino ad ieri erano gli assessori del
governo Provenzano e Drago, noi abbiamo scelto di stare
all'opposizione. La nostra sarà un'opposizione critica e
costruttiva che si misura sulle proposte e sui progetti, poichè
siamo convinti che già allo spuntar del sole questo governo vivrà
nel perenne dramma dei contrasti. E allora una opposizione di
sinistra può aiutarla nell'imprimere un indirizzo di cambiamento
e un indirizzo di svolta. Lavoreremo con profilo e carattere
propositivo poichè in Sicilia necessitano due cose: restituire
dignità alla politica e ritrovare, caro Presidente, le ragioni
della sinistra, di una sinistra che abbia la capacità e l'ardire,
secondo il pensiero "Gramsiano", di essere forze egemone.
Noi di Rifondazione comunista auspichiamo che la sinistra,
che il centro-sinistra in quest'Aula e fuori, apra una seria e
serena riflessione su quello che ha fatto e su quello che vuole
essere.
Per una volta, caro Presidente, almeno, smettiamo di fare i
"caporali" a lei scegliere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sottosanti. Ne
ha facoltà.
SOTTOSANTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, io è da 40 giorni che mi trovo in
quest'Aula e ringrazio affettuosamente - è una introduzione
semplice - per l'accoglienza affettuosa nei miei confronti da
parte dell'Assemblea regionale e del personale che ho avuto modo
di conoscere.
Sono entrato in questa Assemblea a seguito di un ricorso
giurisdizionale ed ho vinto in appello avendo avuto la
proclamazione il 9 di ottobre.
Non avevo nulla con il precedente deputato, con chi mi ha
preceduto, l'ho stimato per la sua professionalità, l'ho stimato,
anche, per la sua grande preparazione giuridica, ma ho voluto il
rispetto della legge, di una legge regionale votata in questa
Assemblea il 20 marzo del 1951, la legge 29, articolo 8, comma 1,
n. 1, che dichiarava ineleggibili e dichiara ineleggibili i
parlamentari, i senatori della Repubblica, presidenti di enti,
magistrati, presidenti di Provincia, eccetera, se non si
dimettono 90 giorni prima della convocazione dei comizi
regionali.
Quindi ho lottato per l'affermazione dello Stato di diritto,
ed ho avuto ragione, anche se ci sarà ricorso in Cassazione, mi
sento tranquillo perché la Cassazione non potrà rimangiarsi una
precedente sentenza emessa nei confronti di Di Betta e di
Formica.
E adesso veniamo al Governo della Regione. Caro Presidente
Capodicasa, oggi capo della Regione siciliana, io apprezzo nei
suoi confronti l'individuo bonario, umile, popolare, ma uno
strumento operativo nelle mani del trasformismo politico
italiano, per cui questo Governo inizia male. Bel programma
"faraonico": gli uomini passano, i problemi restano inevasi come
sempre.
Ho stigmatizzato il 12 di ottobre, presente non in
quest'Aula, ma fra il pubblico, prima ancora che io mi insediassi
il 16 di ottobre, un intervento dell'onorevole Cintola,
aggressivo e offensivo nei confronti del Presidente della Regione
Giuseppe Drago. Non si offende un Presidente sul piano personale,
si può parlare soltanto sul piano politico.
Ho stigmatizzato che quando parla un oratore molti
parlamentari girano per l'Aula, parlano, gridano e non è uno
spettacolo degno di una Assemblea regionale. Mi dispiace doverlo
dire,l'oratore va ascoltato attentamente anche per replicare. Non
si attacca personalmente con ingiurie in Presidente
dell'Assemblea regionale quando nomina degli scrutatori o il
seggio elettorale, è anche offensivo ed è un attacco alla
Presidenza dell'Assemblea e quindi ad una figura istituzionale
votata dalla stessa Assemblea.
Il Presidente della Regione nel suo programma, nella sua
esposizione, nelle sue dichiarazioni programmatiche inizia con
una parola 'la situazione non è allarmante così come sostiene il
Polo per le libertà'. Ma successivamente, al terzo o al quarto
rigo, mi pare, dice: 'La situazione, bisogna dirlo ai Siciliani,,
è tragica'. O è tragica o è allarmante per me è la stessa cosa.
Non era tragica quando vi era il Polo per le libertà a
governare, diventa tragica e difficoltosa nel momento in cui va
al governo della Regione la sinistra che io considero una destra
economica, mentre considero la destra una sinistra sociale.
E' stata una collocazione in Parlamento nazionale in altri
tempi, perchè la destra si trovò seduta a destra e fu chiamata
destra, la sinistra alla sinistra ed il centro al centro.
Ha parlato di ribaltone, cioè, non esiste il ribaltone in
Sicilia perchè la collettività siciliana ha votato con il sistema
proporzionale.
Vero è che la Sicilia ha votato con il sistema
proporzionale, ma è anche vero che le formazioni politiche si
sono presentate con diversi schieramenti: lo schieramento del
Polo per le libertà anche se in sede proporzionale, lo
schieramento con un programma della sinistra.
E allora c'è stato da parte di questi trasformisti un furto
e una truffa di voti alla bontà, alla serietà, alla bonarietà
dell'elettorato della Sicilia. Chi commette un furto commette un
reato, chi ricetta la refurtiva commette un secondo reato.
Questa è la realtà dei fatti che è avvenuta in campo
nazionale e in campo regionale. Per cui è un ribaltone,
onorevole Presidente della Regione, un autentico ribaltone, un
autentico trasformismo. E lei sarà ingabbiato proprio come
strumento operativo nelle mani delle forze retrive perchè hanno
ingannato il popolo di Sicilia. Questa terra calda di Sicilia,
questo popolo siciliano che nella sua stragrande maggioranza è
anticomunista.
E' incredibile e spaventoso sentir dire: la Quercia, partito
democratico della sinistra adesso diventa DS, Rifondazione
comunista diventa Rifondazione comunista e comunisti italiani.
Tre formazioni comuniste in Italia. La gente è allarmata, è
stufa, è stanca di sentire formare diverse formazioni politiche
dopo cinquant'anni di politica in Italia, dopo mezzo secolo di
politica in Italia.
Io ricordo gli anni '45 e '50 quando il Partito comunista
diceva: non votate la Democrazia Cristiana e il clericalismo, e
la Democrazia Cristiana diceva: nelle chiese non si entra, non si
può battezzare il comunista, il comunista non può fare le
cresime, il comunista non può contrarre matrimonio concordatario.
A distanza di 50 anni dopo avere turlupinato come due facce della
stessa medaglia, comunisti da un lato con il diritto di veto, e
Democrazia cristiana dall'altro come forza di governo, avete
turlupinato il popolo italiano, rubacchiando quella che era
l'economia della Nazione, le finanze del popolo.
Ed oggi si vanno a confiscare i beni dei mafiosi. E nel suo
programma, lei dice, la gestione dei beni confiscati ai mafiosi.
Ma non si vanno a confiscare i beni dei ladri della politica; non
si vanno a confiscare i beni dei truffatori, di coloro i quali
hanno rubato con il regime di tangentopoli, ladri gli uni, ladri
gli altri, di voti e di soldi.
Ecco perché il popolo italiano ne paga le conseguenze,
politiche e amministrative. Perché è vergognoso a distanza di 50
anni, con il Ministro delle Finanze Visco, tassare a tartassare
il popolo italiano che è stanco e non ne può più.
Il Governo D'Alema era nato nei confronti con Berlusconi e
Fini a livello nazionale come governo che doveva dare occupazione
ai giovani e doveva diminuire i balzelli delle tasse. Da 50-60
balzelli a 6-7 balzelli. Non ha fatto né l'uno, non ha fatto
neanche l'altro. Ma si parla soltanto di mandare in
prepensionamento gente delle banche, della scuola, delle
ferrovie, della magistratura, di tutti i corpi separati dello
Stato senza assumere nessuno.
E allora qual è il lavoro? La gente è stanca e sfiduciata di
programmi a lunga scadenza e coniugati verso il futuro. La gente
reclama il lavoro
Noi abbiamo avuto assediata la Regione siciliana dai
lavoratori della pesca; abbiamo avuto assediata la Regione
siciliana dai lavoratori della forestale e da altri lavoratori,
artigiani, commercianti, agricoltori, da tutti quanti anche dagli
articolisti.
La gente reclama il diritto al lavoro e quindi il diritto
alla libertà dal bisogno. Non deve andare dietro il politico per
clientelismo, per cercare un posto di lavoro, che è suo diritto.
Perché la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. E con il
diritto al lavoro reclama il diritto alla vita, e con il diritto
alla vita reclama il diritto alla famiglia, alla composizione
della famiglia. Ma reclama soprattutto, con il diritto alla
famiglia, anche il diritto alla salute.
Il lavoro non ha collocazione politica, non ha tessera di
partito. Bisogna guardare i lavoratori con fiducia; è un rapporto
fiduciario - con la nuova legge sulla elezione dei sindaci - tra
chi viene eletto e chi elegge, tra elettori ed eletto.
Io sono il sindaco della città di Piazza Armerina per la
seconda volta. E si è cercato di battere Sottosanti perché ha le
mani pulite, la fronte scoperta, massima onestà e pulizia e
moralità, di batterlo cumulando tutte le forze politiche locali.
L'Ulivo con dieci partiti e il centro di Forza Italia con CDU e
CCD assieme ai dieci partiti. Tredici formazioni politiche per
battere una persona corretta. Il popolo di Piazza Armerina ha
dato cinquemila voti ai tredici partiti e per la seconda volta,
con la Fiamma prima, con Alleanza nazionale dopo, ottomila voti a
Sottosanti.
(applausi dai banchi di destra)
Onorevole Presidente, la gente guarda la correttezza e
l'onestà. Quindi bando ai governi clientelistici Mi piace
quando parla sulla criminalità mafiosa e la criminalità comune,
la gente è insicura, la gente reclama lavoro, diritto alla vita,
alla famiglia, alla salute, ma reclama anche sicurezza e
incolumità. I morti oggi non si contano più; sono più della
guerra del 1940-45 dal 1945 ad oggi e continuano.
Lotta alla criminalità che uccide con cinica freddezza, con
spietata determinazione, con eccessiva facilità, caro Presidente,
manca il deterrente psicologico perchè non esiste lo stato di
diritto, altro che pianti durante i funerali per confortare le
famiglie dei caduti. Cosa resta alla famiglia del caduto? Una
piccola foto sul comò e una piccola lampada votiva e poi non se
ne parla più. Ecco, c'è il distacco della gente dalle
istituzioni democratiche. Mi sento un autentico democratico,
preferisco la peggiore delle democrazie alla migliore delle
migliori delle dittature.
E allora difendiamo la insicurezza della gente, difendiamo i
popoli da eventuali guerre, difendiamo la libertà, bando al
libertinaggio, ma una libertà democratica ordinata su una grande
massima di uno statista: l'ordine economizza il tempo, potenzia
il lavoro, facilita la memoria e lo rende libero. Su questa
massima io mi auguro che per il futuro non abbiano a succedere
più conflitti nazionali o internazionali come quelli del 1945 con
la Repubblica sociale e la Resistenza. Il futuro deve porgere un
avvenire migliore, ma che sia un avvenire di pace, di libertà e
di autentica democrazia, nel segno dell'umana solidarietà.
Concludo formulando auguri al Presidente della Regione.
Ma devo fare gli auguri anche all'onorevole Battaglia che
nella sua battaglia interna per la spartizione del potere, la
vecchia logica del servizio e del potere per il potere ....
PRESIDENTE. Onorevole Sottosanti il tempo a sua disposizione
è scaduto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Costa. Ne ha facoltà.
COSTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, il Governo da lei presieduto, diciamolo
subito, anche per sgombrare il campo dagli equivoci, è un Governo
nato male, è un Governo senza maggioranza, soprattutto senza il
consenso del popolo siciliano e fin dall'inizio dilaniato da
fameliche richieste che farebbero impallidire i più accaniti
sostenitori del manuale Cencelli della I Repubblica.
Un Governo dunque che ha poco da fare con la Sicilia e che
probabilmente ha poco da dire ai siciliani, noi restiamo e siamo
persuasi che le emergenze, peraltro anche da lei annunziate nel
discorso programmatico di ieri, meritavano e meritano un Governo
con larga base parlamentare, capace di imprimere una svolta ed
avviare la stagione delle riforme per porre fine soprattutto ai
problemi dei siciliani; una crisi per altro dal CCD voluta, che
aggraverà purtroppo non solo tutti i problemi che la Sicilia oggi
si porta addosso, ma soprattutto perché non ci sarà nessuna
svolta.
Non potete avere la pretesa che senza maggioranza
parlamentare possiate fare quello che non hanno fatto altri
Governi, che pure contavano su una maggioranza ampia; occorre
uscire dagli equivoci e chiamare le cose con il proprio nome, il
suo Governo onorevole Capodicasa obbedisce agli ordini di Roma,
mortifica l'autonomia regionale e crea un preoccupante precedente
che deve fare riflettere su chi sono i veri tutori del
decentramento e delle autonomie locali.
La drammaticità della situazione economica e sociale della
Sicilia, la criminalità mafiosa che non è stata sconfitta,
malgrado molti ritenessero che, una volta arrestati capi, il
fenomeno sarebbe stato eliminato. La mafia è ancora viva e vegeta
e mi pare che poco si stia facendo da parte delle istituzioni per
dare vita ad una antimafia sociale che coinvolga cittadini,
istituzioni, forze sociali e culturali in un'azione di denuncia e
di rifiuto del fenomeno.
I conti del bilancio della Regione, contrariamente a quanto
da lei sostenuto, sono preoccupanti e bene ha fatto la stampa
nazionale a dire le cose come stanno: l'Amministrazione
regionale, super dimensionata e male organizzata, non è in grado
di trasformarsi in elemento di propulsione dello sviluppo; la
politica economica della Regione stessa è un fallimento i cui
costi saranno pagati ancor di più dalla comunità siciliana.
Il panorama complessivo è che oggi c'è una Sicilia che
arranca ed una classe politica incapace di individuare strategie,
metodi e programmi adeguati alla realtà, lei, signor Presidente e
le forze politiche che la sostengono avete voluto fare, pur di
obbedire agli ordini romani, come gli struzzi, per non guardare
la realtà negli occhi.
Voi sapete che avete dato vita ad una situazione inadeguata
il cui unico collante è un'intesa di puro potere che non produrrà
nulla di positivo, non avete numeri di titoli per chiedere
all'opposizione comprensione e benevolenza, noi vi talloneremo a
viso aperto, perché riteniamo di rendere un servizio agli
interessi generali.
Il CCD è uscito dalla maggioranza, pur non avendo
responsabilità di Governo, perchè aveva chiari i limiti e le
insufficienze di una maggioranza inadeguata numericamente ad
affrontare i problemi reali che attanagliano la Sicilia e la
rottura dell'onorevole Drago con il Governo Capodicasa, voluta
dall'UDR, accelera - a giudizio del CCD - l'esplosione di
contrasti interni all'UDR ed apre una strada di possibile
intesa su una nuova politica, seriamente attenta agli interessi
della Sicilia.
Siamo passati, onorevoli colleghi, onorevole Presidente,
grazie all'UDR prima e al DS poi, 'dalla padella alla brace' e
purtroppo le nostre preoccupazioni si rivelano di bruciante
attualità.
Come può lei, onorevole Capodicasa, con il suo passato
politico di tutto riguardo, sostenere le ragioni di una Sinistra
moderna e democratica "intruppata" in un' operazione politica, il
cui fallimento è palpabile, senza bisogno di iscriversi all'albo
dei "veggenti".
Lei pensa di avviare davvero le riforme con la benedizione
del Cardinale di Roma? La Sicilia aveva ed ha bisogno di una
tregua politica, ha bisogno di una tregua politica. La Sicilia e
tutte le forze politiche autonomistiche avevano ed hanno il
dovere di mettere da parte egoismi ed interessi di gruppo per
immaginare un percorso di speranza ed un recupero di quella
fiducia, da lei citata, e che questo governo non è in grado di
garantire.
Il processo di rinnovamento e modernizzazione della Regione,
esige uno sforzo complessivo e senza precedenti di un vastissimo
arco di forze e non certamente la striminzita "non maggioranza"
che la sostiene.
Bisogna avere la consapevolezza delle proprie forze,
onorevole Presidente della Regione. Noi crediamo, purtroppo per
la Sicilia, che non ce la farete
Il suo si sforza di essere un programma per un governo
dell'autonomia e, soprattutto, della rinascita ma esso, per un
vizio di fondo, non può essere portato avanti dal suo Governo,
paralizzato com'è dall'inferiorità numerica.
Il CCD siciliano, in coerenza con gli impegni presi con
l'elettorato, svilupperà un' opposizione sui contenuti e sui
metodi di governo, per richiamare costantemente l'attenzione
dell'opinione pubblica sull'opportunità di avviare nel sociale
una forte presenza che esprima tutta la sua contrarietà a questo
Governo e a questa formula che resteranno, non solo nella storia
dell'autonomia regionale, come l'esperienza più intollerante,
capace di interrompere il dialogo democratico in un momento in
cui c'è bisogno di coesione, collaborazione, senso di
responsabilità.
Che dire oltre? Noi vi aspettiamo alla prova dei fatti,
vogliamo vedere come la farete questa riforma elettorale o con
quali numeri vi apprestate a chiedere al Parlamento di Roma la
modifica dello Statuto. Certo non potete ricattarci dicendo che
dopo di voi sarà il diluvio, ossia lo scioglimento dell'Assemblea
regionale siciliana. E' questa una equazione che offende l'intera
Assemblea e l'intero popolo siciliano, dopo - io mi auguro
brevissima - esperienza di questo "pasticcio" non ci sarà il
vuoto, ma ci sarà il ritorno di tutte le forze democratiche che
vogliono, attraverso il dialogo e la tolleranza, dare vita al
governo dei siciliani per la Sicilia del futuro.
Non ce ne andremo certamente a casa perché lo vuole D'Alema,
o i Democratici di sinistra o un qualsiasi partito, ce ne andremo
a casa se ce lo dirà il popolo siciliano.
Certo, onorevole Presidente della Regione, ognuno farà il
proprio dovere e noi, come voi, lo faremo fino in fondo, con una
differenza: che noi lavoreremo per la Sicilia della libertà e
dell'autonomia, che guarda allo sviluppo e all'Europa come mete
possibili, indispensabili e voi per obbedire, invece, agli ordini
dei vostri partiti, impegnati in un' operazione politica di
retroguardia che non potrà che arrecare danno all'Italia, alla
Sicilia e a tutte le realtà locali, ponete fine, per il bene
della Sicilia, a questa sceneggiata, ma soprattutto per quella
grande fascia di giovani siciliani che aspettano un posto di
lavoro ed un'avvenire di sicurezza e di tranquillità sociale.
Voteremo no al suo programma, al suo Governo, non le daremo
la fiducia perché sappiamo, onorevole Presidente della Regione,
di ricevere la gratitudine del popolo siciliano, costretto a
subire un governo né voluto, né desiderato, ma imposto per
mortificare e non per aiutare le proprie legittime aspettative.
PRESIDENTE - E' iscritto a parlare l'onorevole Granata. Ne ha
facoltà.
GRANATA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è facile
intervenire in questo dibattito sulle dichiarazioni
programmatiche di Angelo Capodicasa, intervenire evitando la
tentazione della rivincita retorica, della battuta ironica, della
sottolineatura delle enormi difficoltà, a volte tragicomiche
difficoltà, attraverso le quali questo Governo è nato e tenta di
restare in vita.
Non è facile, soprattutto per chi da 2 anni e mezzo assiste
al tormentone retorico del centro destra privo di cultura di
governo, del centro destra rissoso e inconcludente, del Polo
privo di strategia e di determinazione nel perseguire i propri
progetti.
Tormentone agitato e riprodotto da una variegata area che
andava dalla triplice sindacale all'Anci, dagli imprenditori,
molto spesso quelli stessi imprenditori abituati ad essere a
piede di lista della Regione, a certa stampa, e soprattutto da
quella parte dell'ex opposizione parlamentare che non perdeva
occasione di sottolineare le continuità con il passato,
l'egemonia del partito della spesa parassitaria, le
contraddizioni interne al Governo, gli attacchi anche personali
nei confronti dei precedenti esecutivi ed in particolar modo nei
confronti del Presidente Provenzano, le allusioni pesantissime a
collusioni e complicità con i poteri criminali.
Eppure l'attuale situazione politica, l'attuale crisi
socio-economica, il livello di delegittimazione istituzionale nel
quale sembriamo ripiombare, dopo le speranze di avere chiuso per
sempre con la precedente legislatura una certa fase oscura della
vita di questo Parlamento, sono di tale gravità da imporre senso
di responsabilità, equilibrio, sforzo di analisi positiva.
Mai, come in questi giorni, ho avuto la sensazione, che se -
per dirla con Sciascia - 'la Sicilia è una metafora', questo
Parlamento è diventato - e comunque rischia di diventare o
ridiventare - metafora della Sicilia, di una Sicilia stanca e
vinta che non crede alle idee che anzi diffida dalle stesse, di
una Sicilia che crede impossibile qualsiasi cambiamento.
Una Sicilia disincantata, un popolo di vinti che della
lezione gramsciana sull'ottimismo della volontà e sul pessimismo
della ragione ha esaltato il secondo, spesso cancellando il
primo.
Dai miei primi passi all'interno di questo Parlamento ho
avuto come la sensazione che le cose da fare fossero chiarissime,
individuate sullo sfondo, ampiamente condivise, ma che esistesse
un forte partito trasversale della conservazione, della
continuità, della spesa parassitaria, degli affari, che riusciva
a bloccare qualsiasi tentativo innovativo, qualsiasi superamento
di vecchie logiche attraverso una continua opera di mediazione e
di contaminazione negativa di tutti i settori assembleari.
Fui subito colpito da tre figure della XI legislature, tre
figure che più di altre, da posizioni politiche diverse ma -
oserei dire- dalle stesse posizioni morali, guidavano
l'antagonismo e l'opposizione agli stanchi e oramai disincantati
epigoni della prima Repubblica siciliana: Nicola Cristaldi,
Franco Piro, Angelo Capodicasa.
Oggi Cristaldi è la prima figura istituzionale siciliana,
Franco Piro è Assessore al Bilancio e succede ad un altro
rappresentante generazionale della nuova Sicilia, Marzio Tricoli,
che, insieme a Briguglio, a Nino Strano , a Salvo Fleres, ha
avuto incarichi di governo, con Alessandro Pagano, con altri,
giovani e meno giovani presenti, con voglia di cambiare
all'interno dei precedenti, anche di questo Governo.
Angelo Capodicasa è Presidente della Regione. Angelo
Capodicasa con il suo carico di idealità, con la sua storia
personale, con la sua visione della politica, con la sua memoria
storica, diversa, radicalmente diversa dalla mia, ma altrettanto
forte e vissuta.
Nicola Cristaldi, Franco Piro, Angelo Capodicasa o se
vogliamo, da un'altra angolatura: un post fascista, un post
comunista nei due più alti livelli istituzionali e politici della
Sicilia.
Ma possiamo dire che il cambiamento è avvenuto? Possiamo
dirci soddisfatti, al di là degli schieramenti, al di là del
pericoloso ma contingente fattore di inquinamento della vita
politica nazionale, regionale, rappresentato dal cossighismo e
dal mastellismo, per questi elementi di novità, possiamo dirci
soddisfatti del cambiamento nel quadro politico siciliano?
O, per altro verso, riteniamo che questo Parlamento, che la
nostra autonomia abbiano ricominciato ad essere visti come
elementi di originalità, di modernità o che continuano ad essere
percepiti dall'opinione pubblica nazionale e siciliana come
semplici strumenti di tutela, di privilegi o di prebende?
Riteniamo che gli intelligenti sforzi, fatti ad esempio dal
Presidente Cristaldi, anche attraverso la Fondazione Federico II,
di far riacquistare ai siciliani l'orgoglio delle proprie
istituzioni, abbia prodotto nell'immaginario collettivo
dell'Isola un'immagine nostra diversa e migliore?
Delegificazione; riforma della pubblica Amministrazione;
riforma elettorale su base maggioritaria e bipolare, con
l'elezione o comunque l'indicazione del Presidente della Regione;
riforma radicale del bilancio; tagli alle spese parassitarie;
creazione delle grandi infrastrutture, che scandalosamente
mancano; impulso ala piccola e media impresa; tagli alle spese
parassitarie improduttive; lotta alla mafia attraverso misure
legislative, preventive, risarcitorie, di trasparenza nella
gestione degli appalti, dei settori dell'economia e soprattutto
del credito.
Colleghi chi non è d'accordo nel dire, almeno nel dire, di
voler fare queste cose?
Quali settori parlamentari, almeno a parole, non
sottoscriverebbero tale programma? Provenzano queste cose le
voleva fare. Aveva proposto una finanziaria per certi versi
rivoluzionaria, onorevole Capodicasa, che poneva le basi al
risanamento e che individuava percorsi trasparenti nella gestione
degli appalti, che cercava di reindirizzare la spesa regionale
verso settori produttivi, recuperando risorse da quelli
amplissimi parassitari e clientelari.
Voleva in una parola mettere la parola fine alla triste
stagione della Regione imprenditrice, pensando ad una Regione
moderna, collegata all'Europa, al Mediterraneo, dispensatrice di
servizi e di strutture per aiutare la libera impresa ad avviare
un diverso sviluppo, basato sul turismo, sulla fruizione
intelligente dei beni culturali, sulle risorse dell'intelligenza
e soprattutto della ricerca.
Sappiamo come è finita, tra mediazioni estenuanti e
posizioni dorotee, tra forestali e cooperative, tra sindaci
indignati e sindacati scatenati e poi le accuse di collusione
mafiosa lanciata spesso, anche da questo pulpito, propriamente da
uomini non immacolati e non propriamente in grado di potere
esprimere giudizi nei confronti di un uomo comunque riabilitato
in pieno dalla giustizia.
E arrivarono le dimissioni, epilogo triste, mai da me
condiviso, ma certamente grande esempio di dignità e di spina
dorsale, in un ambiente di aspiranti a qualcosa in servizio
permanente effettivo.
Poi è arrivato Peppe Drago: il dare ai siciliani, a quel
partito verghianamente dei vinti, la felicità.
Ambizioso programma Peppe e poi la modernizzazione la
difesa dell'autonomia e dell'identità, poi il partito catalano,
bavarese, il progetto del ponte, la credibilità verso il mondo
dell'economia globalizzata.
Ma Peppe, cosa vuoi che conti la modernizzazione della
Sicilia? Il tentativo di attrarre investimenti esteri? La
necessità di fermare per sempre una burocrazia regionale che
frena lo sviluppo e spesso rovina la gente.
Il tentativo di dimostrare all'Italia che, mentre tutti
parlano di federalismo, noi siamo già uno stato federale che
vuole dialogare direttamente con l'Europa.
Cosa vuoi che conti tutto questo, di fronte alle concrete
esigenze di Governo o di sotto Governo, di statisti della
levatura di Totò Cardinale, ministro di Mussomeli, di
sottosegretariati elemosinati da chi doveva e voleva cambiarla la
politica in Sicilia, di chi - ma questo lo dicono le male lingue
- voleva garanzie da alcuni influenti palazzi siciliani.
E, d'altra parte, cosa vuoi che potevano contare, nelle
lucide menti degli aspiranti a qualcosa, a qualsiasi cosa, dei
teorici delle rotazioni, dei maniaci delle visibilità? Infatti
non contavano niente, anche tu hai dovuto arrenderti.
Ora Angelo Capodicasa. Ai miei occhi di giovane e inesperto
deputato uno dei tre che si battevano, che si ostinavano a
pensare che doveva esistere un modo diverso di governare e di far
rivivere o vivere l'autonomia.
Non puoi riuscirci, Presidente, non puoi riuscirci.
Perchè ti porti dietro quel ventre molle e compromesso della
politica regionale che non accetterà mai l'idea che governare,
che sapere essere classe dirigente è anche in alcuni casi,
soprattutto, sapere dire dei no.
Non ci riuscirete perchè siete condizionati ed egemonizzati,
in un certo senso siete circondati.
Allora, la mia speranza, la mia lucida volontà
gramscianamente ottimista, crede necessario individuare un
percorso che crei le condizioni di un governo che rilanci
l'autonomia, che riscriva le regole che abbia tale autorevolezza
da sopportare la pressione sociale di tanta parte del nostro
popolo, diseducata da una politica irresponsabile, clientelare,
caratterizzata non dai progetti ma dagli affari e dalla pesca
delle occasioni.
Tante cose si muovono in queste ore, credo, voglio sperare,
che un percorso sia già individuato, un percorso, un progetto,
con a base quelle idee di cambiamento, di modernità, di identità,
di memoria storica e soprattutto di orgoglio del nostro essere
siciliani.
Ripensare all'autonomia come luogo privilegiato della
politica, oltre i vecchi schemi ideologici, un bipolarismo
nazionale è probabilmente inadatto a spiegare le complessità di
questa Terra.
Idee forti, uomini volenterosi per un progetto che presto
potrà mettere insieme energie e volontà per riscriverla la nostra
autonomia e per poi tornare a dividerci, ma in nome della
politica e delle idee, non in nome di interessi che prima hanno
avvelenato il Polo, ora invadono l'Ulivo o ciò che ne resta, il
cui isolamento è indispensabile per potere tornare a credere
nella Sicilia.
Una Sicilia diversa, più semplice e moderna, più pulita e
onesta, all'altezza dei tanti, da Finocchiaro Aprile a Paolo
Borsellino, che la ritrovavano negli occhi orgogliosi e felici,
felici Peppe, dei vecchi e dei bambini e la vedevano mortificata
ed umiliata negli sguardi spenti e nelle mani umide degli
affaristi, dei mafiosi e dei loro complici di sempre; la faccia
al sole della Sicilia, quella che riusciremo a fare prevalere.
(Applausi dai banchi del centro e della destra)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Drago. Ne ha
facoltà.
DRAGO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, la soluzione alla crisi del governo
regionale, che è stata data dalle forze politiche che sorreggono
il nuovo esecutivo, rappresenta una grave ferita per la
credibilità delle istituzioni autonomistiche, per la pratica
della democrazia ma, soprattutto, per le prospettive di crescita
economica e civile del popolo siciliano.
Le mie dimissioni da Presidente della Regione, volevano
porre alcune problemi all'ordine del giorno; esse volevano
servire a creare le condizioni di una stagione di stabilità
politica, per accelerare il processo riformatore non solo del
sistema istituzionale, ma anche dell'attività di programmazione
del bilancio, pregiudiziale per qualunque processo di risanamento
finanziario della Regione.
A nessuno di questi problemi viene prospettata una soluzione
praticabile, nessuna riflessione politica, e nessuna tensione
ideale, poi, hanno animato la formazione di questo Governo e
della sua maggioranza parlamentare.
La stabilità del quadro politico e programmatico, che da più
parti pure è stata indicata come la condizione prima per la
governabilità dell'Isola, è gia stata clamorosamente smentita da
un quadro politico asfittico, dalla endemica litigiosità, dai
rancori e dalle diffidenze che ancora ora stanno accompagnando la
nascita di questo Esecutivo.
In realtà, questo Governo e questa maggioranza appaiono
legati insieme soltanto da due sentimenti: dalla rigida difesa
dei propri spazi di potere e dall'ossequio, pedissequo, ai
desideri ed ai "dictat" dei ceti dirigenti romani.
In tal modo entrambi si apprestano a consumare l'ennesima
secessione dai bisogni e dalle speranze del popolo siciliano, che
tanta parte ha avuto nel segnare l'arretratezza della nostra
Isola e l'immagine di affarismo e di insipienza che continua ad
accompagnare le sue classi dirigenti.
Per tutte queste ragioni, onorevole Presidente e onorevoli
colleghi, l'offesa al sentimento ed alle istituzioni
dell'autonomia siciliana, che si è consumata in queste settimane,
appare intollerabile.
Tutto ciò, nonostante i nuovi scenari aperti all' iniziativa
politica dai processi di globalizzazione e dalla formazione della
Europa unita. Infatti la più preziosa delle risorse di cui
dispongono i siciliani e le sue classi dirigenti non è stata
impiegata per rivendicare una profonda riforma dell'economia,
della politica, dell'amministrazione regionale, neppure per
riproporre la necessità di rimettere la questione siciliana e la
questione meridionale al centro della politica nazionale ed
europea, come ineludibile messaggio per ridare forza e dignità
all'intera nazione italiana e vera sostanza democratica ed anima
sociale ai processi di integrazione europea.
Secondo un vecchio copione, onorevole Presidente, invece ci
si è serviti dell'autonomia per consumare un gioco di potere
locale e nazionale, oscuro ed incomprensibile, incomprensibile
nelle sue reali dinamiche per la grande maggioranza dei
siciliani, che rischia di consegnarci tutti, forze della
maggioranza e forze dell'opposizione al rango di comparse in una
scena scritta altrove e per finalità impenetrabili.
Qui, dunque, onorevoli colleghi, non è solo in discussione
una formula politica, ma, prima ed oltre la stessa, la mancanza
di consapevolezza dei problemi della nostra Isola, di dignità di
svolgimento del nostro mandato parlamentare, l'incapacità di
suscitare quell'orgoglio e quella forza del sentimento di essere
siciliani, sui quali far leva per battere l'arretratezza ed i
sentimenti della nostra dipendenza. Una mancanza che oggi
esibiamo e della quale dobbiamo sentire tutto il peso della
colpa.
Perciò la normalizzazione che si è voluta imporre alla vita
politica siciliana non deve durare e non durerà. Contro di essa
lavorano innanzitutto la sfiducia ed il rifiuto suscitati nelle
speranze di cambiamento dei nostri imprenditori, dei nostri
commercianti, dei nostri professionisti, delle nuove leve di
ricercatori che operano nelle nostre università e negli altri
centri di studio pubblici e privati.
Tutti uomini e donne di una nuova Sicilia che vogliono
essere protagonisti responsabili, e non più assistiti, del loro
destino e del futuro di questa nostra Terra e delle sue memorie e
che perciò si sentono lontani e incompresi da una classe
dirigente che ha già manifestato il suo volto di paure, gelosie,
sospetti e rancori.
Ma credo che contro di essa già da ora lavorino anche i
sentimenti di frustrazione, di impotenza e di vergogna di tutti
quei componenti delle nostre classi dirigenti che hanno l'intima
coscienza del vuoto di prospettiva, economica e politica, nel
quale oggi operano e consapevolezza dell' impossibilità, per
questa via, di realizzare magicamente anche uno solo dei
risultati che dichiarano di volere perseguire a partire dal
dramma della disoccupazione, della sicurezza delle persone e
delle cose che resteranno lì ad incancrenirsi, in attesa di
qualche graziosa concessione che ci verrà data, senza dignità e a
piccole dosi, per mantenere comunque il nostro stato di
marginalità e di subordinazione.
Per tutte queste ragioni, con coerenza, onorevole
Presidente, lascio il gruppo dell'UDR. Ciò non vuole essere un
gesto di sfiducia nei confronti dei colleghi e degli amici del
gruppo parlamentare. Serve a riprendermi la mia libertà , se
volete, in solitudine, per potere intraprendere un' iniziativa
politica che possa servire a quanti lo vogliano a pensare
Sicilia, per far sì che non accada più che la Sicilia venga usata
per obiettivi nazionali, ma, al contrario, si possano adeguare
gli obiettivi nazionali alle grandi esigenze economiche e sociali
della Sicilia e, più in generale, dei diversi territori d'Italia.
Sì, perchè pensare Sicilia significa anche pensare ad
un'altra Italia che entra in Europa con un abito integralmente
nuovo, quello appunto della grande capacità di iniziativa delle
sue diverse, vitalissime regioni.
Se la politica nuova significa passare dal vecchio modello
consociativo, democraticamente bloccato dalla guerra fredda, ad
un modello bipolare, occorre che in ciascuno dei due schieramenti
si manifesti una cultura di governo dell'intero Paese, non
soltanto piccole differenze tattiche.
Queste sono le ragioni, onorevole Silvestro, per le quali
sono stato talvolta incompreso anche durante i tormentati mesi
del mio governo. Sentivo la necessità di dare risposte che i
siciliani attendono da tempo, per riprendere la strada orgogliosa
di protagonisti e non di sudditi.
Sentivo che l'alternativa non poteva essere il ritorno
all'indietro dei governi regionali fotocopie di quelli nazionali
ma, al contrario, il coraggioso andare avanti facendo della
nostra Sicilia non già il laboratorio di alchimie politiche di
vertice, ma il laboratorio di una nuova Italia fondata pertanto
su un'idea federale di sè medesima.
Per tutte queste ragioni abbiamo bisogno di una nuova
politica e di nuove classi dirigenti; tutto all'opposto di quanto
si è consumato in questi giorni. Per dare voce ai bisogni ed alle
speranze dei Siciliani dobbiamo innanzitutto mutare i rapporti di
scambio politico ed istituzionale, economici e culturali tra la
Sicilia ed i poteri centrali, nazionali ed europei, per
ammodernare le nostre istituzioni, per dare slancio e
competitività alle nostre imprese, alle nostre grandi risorse di
lavoro e di cultura, ma soprattutto, onorevole Presidente,
onorevoli colleghi, per poterci raccontare autonomamente, oltre e
contro l'immagine e le storie che altri ci hanno confezionato
addosso e che continuiamo a subire, colonizzati nella mente e
nelle coscienze prima ancora che nelle nostre risorse.
Tutti noi, come singoli e come gruppi parlamentari
siciliani, siamo, dunque, ad un bivio: o restare passivi ed
impotenti ad assistere a questa ennesima violenza perpetrata su
di noi o riprendere in mano la bandiera della nostra Autonomia,
con responsabilità e fiducia nella Sicilia e nei Siciliani.
Nessuna tentazione separatista; il tempo che ci è dato di
vivere non è quello di separarsi dall'Italia, ma, al contrario,
quello di entrare tutti in Europa conservando le proprie
specifiche identità, esaltando le proprie specifiche
potenzialità, ricontrattando, dunque, con il Governo nazionale e
con quello europeo le condizioni dello sviluppo economico e
civile della Sicilia tutta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne
ha facoltà.
PELLEGRINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente
vorrei tentare una sintesi dei fatti politici che si sono
verificati.
Sul piano personale, ad esempio, mi dispiace che questi
fatti politici abbiano prodotto le scelte dell'onorevole Drago.
L'onorevole Drago, al quale mi vincolano rapporti di amicizia, di
simpatia, effettivamente ha tentato - almeno nelle sue
dichiarazioni e nelle sue esternazioni - di dare significato e
valenza alle cose che anche qui questa sera ho riascoltato.
Però la politica prodotta dal suo Governo ed il livello del
confronto prodotto dal suo Governo andavano nella direzione
opposta. Allora che cosa si è verificato, onorevole Drago? Quando
qui fu eletto il primo Governo Provenzano mi sono astenuto e
dichiarai che in quella nascita c'era una contraddizione sulla
quale alcuni di noi facevano una scommessa. E la scommessa che io
facevo era che quella maggioranza aveva una grande
contraddizione, perchè, nonostante il tentativo di assemblaggio
in sede nazionale attorno al blocco di centro-destra, c'erano
storie e tradizioni che difficilmente potevano integrarsi e che
in Sicilia le elezioni erano state vinte da forze che,
utilizzando la proporzionale, dimostrarono di essere radicate
nella realtà della nostra Regione.
Ha detto stasera qualcuno della destra che tutto questo
avvenne nel contesto di un alleanza di centro-destra; aggiungo
io che tutto questo fu la conseguenza di un atto di coraggio
della precedente legislatura, che, invece di scappare, portò
avanti una proposta, portò un governo che legittimò quelle forze
che attorno a quel governo avevano assunto determinati impegni.
Il CCD e il CDU hanno vinto le elezioni e soltanto la
filosofia che lei richiama stasera, onorevole Drago, di
conservare in Sicilia da parte delle forze politiche un
atteggiamento remissivo che mortifica sì l'Autonomia e anche il
ruolo di questa classe dirigente portarono a quel governo che ha
espresso la Presidenza dell'onorevole Provenzano.
Dissi allora che personalmente ritenevo che questa
contraddizione, prima o dopo, sarebbe esplosa; ed era naturale
che dovesse esplodere. E nonostante i tentativi che qui sono
stati fatti da tutti, nonostante i richiami, questa maggioranza
non ha retto.
Onorevole Nicolosi, lasciamoli stare i trasformismi e le
invettive e anche il pessimo gusto di uscire fuori dal rispetto
reciproco delle proprie idee Io do sempre per scontato che
chiunque esprima idee diverse dalle mie ha il diritto di farlo
ed io non ho né il dovere né il diritto di offenderlo. Perché
allora riduciamo le istituzioni e il confronto ad un livello nel
quale non ha spazio una considerazione come quella dell'onorevole
Drago?
Stasera ho sentito parecchie cose che non possono essere
prese in seria considerazione. Non sono d'accordo, per esempio,
sul fatto che questa mggioranza sia stata, così, un atto
trasformistico; é una mia lettura. Questa maggioranza, di
fatto, valutando quello che avviene in Europa e che avviene nel
mondo, valutando gli interessi del nostro Paese, ha portato delle
forze considerevoli che hanno preso il nome dell'UDR. Qualcuno
dice che Cossiga é un folle; io dico che Cossiga é un uomo che
conosce la nostra storia, ha avuto ruoli importanti ed ha
determinato svolte importanti.
Non c'é dubbio che la svolta che é stata consumata nel
nostro Paese avesse bisogno di un uomo con il suo carisma e la
sua forza; ed anche la chiarezza delle idee.
L'onorevole Cossiga ha detto alle forze
cattolico-democratiche che in un progetto di centro-destra dove
erano subalterne non avevano né spazio né respiro ed ha fatto
un'altra indicazione, che merita di essere rispettata. Non penso
che siano giuste tutte le cose che sono state dette nell'ambito
di questo confronto ed anche sulla stampa.
E allora, caro onorevole Drago, il problema é capire se
rispetto a questo avvenimento di una svolta politica che io
giudico importante soggetti come lei o soggetti come me e tanti
altri che hanno consegnato un ruolo a questa Regione siciliana,
anche in momenti di maggiore difficoltà, possano, per amarezze
personali che sono reali: noi conosciamo i cinismi e il modo di
comportarsi dei gruppi dirigenti nazionali rispetto alle nostre
realtà. Guardate all'esempio della Destra Nazionale. Io ho
rispetto per il modo in cui si è mossa la Destra Nazionale si é
mossa qui dentro, ma non ci hanno dato una mano nel momento in
cui c'é stato un contrasto interno così violento. Io e Granata
non ci siamo mai amati sul piano politico, ma sul piano del
rispetto ritengo sia stato sempre reciproco.
Prendere un capogruppo, per esempio, che aveva assolto un
ruolo importante, positivo, e in funzione di contrasti interni,
azzerarne il ruolo per fare un'altra cosa sempre all'interno,
secondo me soltanto é possibile che si realizzino attraverso
ruoli e funzioni che hanno queste classi dirigenti nazionali di
considerarci una specie di vassalli.
Allora, secondo me, all'onorevole Drago questa sera, nel
diritto di avere contestato il Governo delle larghe intese, il
Governo che abbiamo fatto, il Governo fotocopia, il ti faccio una
domanda e la faccio alla maggioranza: voi ritenete che si poteva
essere tanto allocchi o tanto stupidi che in uno scontro frontale
fortissimo in sede nazionale fra il blocco di centro-destra e il
blocco di centro-sinistra, in Sicilia l'onorevole Lo Porto e
l'onorevole Miccichè potevano dividersi sulle strategie? Se
pensate che queste cose sono possibili, prendo atto di essere un
cretino e non ne sarei affatto mortificato.
Ritengo, invece, che la strategia politica dei due poli,
così come sono stati impostati anche dopo la svolta nazionale,
portava ineluttabilmente in Sicilia ad uno scontro che risentiva
di questa durezza e, quindi, era soltanto tattica la
dichiarazione da parte di Miccichè o di altri amici di Forza
Italia.
E quando ascolto sussurri tendenti ad impegnarsi attorno
all'ipotesi di potenziare le forze di centro per dare maggiore
spazio e visibilità a queste forze; ho chiesto che vengano
politicamente definiti ed ufficializzati, perchè se questo
avviene e c'è una dichiarazione esplicita ed una proposta
politica complessiva nessuno è così miope da respingerla perchè
è un problema al quale molti siamo legati e vincolati, perchè in
questa direzione noi vogliamo dare un nostro contributo.
Allora si tratta di capire, onorevole Drago, e noi due
possiamo consentirci un tono che non ha niente di personale,
perchè il rispetto ritengo che sia anche una cosa che ci
appartiene, dobbiamo capire se in momenti difficili come questi
la politica deve prevalere rispetto a quelle che sono le
ambizioni di ognuno di noi, legittime, o se invece possano essere
fatte altre cose.
Io dico che in questi momenti difficili le intelligenze
degli uomini e la loro capacità di vedere ai livelli di cui lei
parla i problemi debbono essere superati, ma nessuno può venire
qui a dirci che era possibile nel clima in cui questo Governo è
nato di creare un governo di larghe intese.
Ci fu un momento, amici di Forza Italia, ed io restai qui
"al palo" in cui Miccichè in tempi non sospetti disse che per
governare la Sicilia e fare le riforme bisognava ampliare le
intese ed è un problema che esiste ancora oggi; bisogna vedere
come arrivarci. Ma parlare di queste cose in momenti di
difficoltà e in momenti "sospettosi" non ha significato politico.
Anche il patto autonomistico proposto all'onorevole Lo Porto
era e poteva essere una cosa seria, se portata avanti e calato in
un momento in cui il confronto avveniva su quei contenuti, non in
un momento in cui c'era un governo in crisi e si consumava nel
Paese una svolta che, bene o male, ha dato un governo nazionale.
Io, onorevole Capodicasa, vado per sintesi, perchè il
discorso sarebbe lungo, io su lei ho fatto una scommessa, perchè
in fondo qui alcuni soggetti, da posizioni diverse, hanno dato
dignità e ruolo all' Assemblea regionale. Dicevo, quando il
Governo Campione andava a "vendersi" (uso un termine pesante ma
di questo si tratta) dopo le Conferenze dei capigruppo per
sciogliere quest'Assemblea, che si poteva anche sciogliere nel
rispetto di quelle che sono le conquiste che questa nostra
Assemblea ha fatto, l'onorevole Capodicasa, mi pare che allora
fosse vicepresidente dell' Assemblea, consegnò ad essa la
dignità, alla maggioranza e all'opposizione, di interrompere
questo gioco che offendeva e mortificava la Sicilia, reclamando
che i fatti politici dovevano essere consumati nel rispetto delle
regole che questa regione aveva conquistato.
Io ho letto le sue dichiarazioni, onorevole Capodicasa, e
sono contento delle cose che lei afferma perchè, caro onorevole
Drago, il confronto non avviene fra una forza politica che può
essere anche numericamente debole, ma alla coscienza del rischio
che corre e alla chiarezza delle cose che vuole fare; né
accettiamo la provocazione di vedere, onorevole Briguglio, che
fine faranno i 23 mila o i 36 mila articolisti, anzi, quelli
dell'articolo 23.
Se questo è modo di fare politica, onorevole Drago, lei
dovrebbe un poco vergognarsi, perché sono lontani i parametri di
questa impostazione...
DRAGO. Ma di chi parli?
PELLEGRINO. ... è stato chiesto, oggi qui, da un suo
assessore che fine andassero a fare, per esempio, gli
articolisti. Come se i problemi potessero essere quelli di
gestire i bisogni. I problemi sono diversi e sono di altra
qualità.
E allora, questo Governo, pur nella esiguità della sua
maggioranza, è consapevole del rischio che corre e della
scommessa che ha fatto e nella relazione e nel modo in cui sono
stati affrontati i problemi c'è la dignità di questa autonomia
che vuole che lo Stato ci riconsegni ruoli, responsabilità ed
anche quello che ci è dovuto.
Sarà un caso che c'è un presidente dei DS qui a Palermo e
c'è un presidente dei DS a Roma.
Io non amo l'onorevole D'Alema, però ritengo che fosse
giusto che il partito che aveva la maggiore responsabilità si
intestasse il passaggio di un momento difficile e qui in Sicilia,
nel momento in cui l'UDR, con tutti i travagli che ha avuto,
onorevole Drago, che io rispetto, perché li capisco, perché non
sono fittizi, sono reali e non sono fatti in mala fede.
Io non chiedo, per esempio, all'amico mio del CCD che è
stato eletto nel CDU, le ragioni per le quali ha fatto un'altra
scelta. Nei tempi di trasformazione, queste cose sono possibili;
bisogna valutarle. Mi riferisco al mio amico Aulicino, che oggi
ho ascoltato: lui, per esempio, è stato eletto nel CDU, io sono
stato eletto invece nei riformisti, una lista mia, diciamo così,
ed ho scelto Rinnovamento italiano, riconoscendone i limiti, le
angustie, anche ora che faccio il coordinatore regionale di
questo partito, ne riconosco i limiti, le angustie, i problemi,
ma la collocazione strategica è giusta, io ci credo ed è presente
anche in quest'Aula.
L'onorevole Capodicasa è diventato Presidente di questa
Regione non perché sia più simpatico dell'onorevole Drago, ma
perché la realtà interna, i problemi che l'UDR - che è titolare
di questa svolta - ha dovuto affrontare e superare ...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pellegrino.
PELLEGRINO. Ho finito Presidente, le chiedo scusa, lei sa che
io parlo pochissimo in quest'Assemblea.
PRESIDENTE. Sto soltanto dicendo che sono passati 15 minuti.
Completi il suo pensiero.
PELLEGRINO. Mi avvio alla conclusione.
Onorevole Drago, l'onorevole Capodicasa e questo Governo,
per le cose che hanno espresso nelle relazioni e nelle
dichiarazioni che hanno fatto 1111 per quello che queste forze
politiche rappresentano nel contesto italiano ed europeo non
possono essere confuse con le dichiarazioni legittime che lei ha
potuto fare, ma vanno considerate e meritano rispetto, a
prescindere dai risultati che avranno in quest'Aula.
L'impegno che questo Governo porta avanti è quello di
agganciare questa Regione, e concludo Presidente, non so se lo ha
detto qualche volta lei e le chiedo scusa, di agganciare questo
Paese nel ragionamento e nelle leggi a quella che è la realtà del
Paese e dell'Europa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Zanna. Ne ha
facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia
stato giusto ed inevitabile che i mass media ed i colleghi
dell'opposizione si siano in questi giorni e in questo dibattito
concentrati sulle battute di arresto e sulla travagliata nascita
di questo Governo di centro sinistra. Era giusto ed inevitabile
che ciò avvenisse, presidente Capodicasa, e a ciò è giusto che si
risponda con i fatti.
Non è una frase buttata lì quella che lei ha pronunziato
durante le sue dichiarazioni programmatiche, e cioè che la
debolezza numerica dell'attuale maggioranza nasce dalla forza
politica delle scelte.
Non è una frase ad effetto, ma a questa frase (che è molto
impegnativa) dovremmo rispondere con i fatti, con un colpo
d'ala, con l'alzare il tiro sul terreno della proposta e sulle
cose da fare.
Allora, io le chiedo che alla prima Conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari, come Governo, si chieda di
fissare subito la seduta d'Aula in cui discutere la legge-voto
deliberata dalla Commissione Provenzano (seduta che dovevamo
tenere il 9 ottobre e che a distanza di quasi 2 mesi ancora, per
la crisi di Governo, non abbiamo tenuto), per discutere
l'elezione diretta del Presidente della Regione, per discutere
come far nascere il bipolarismo anche in Sicilia, per discutere
sull'incompatibilità tra assessori e deputati, per una legge
elettorale con un effetto maggioritario, per l'autoscioglimento
dell'Assemblea regionale, per avere anche in Sicilia il
referendum e le leggi di iniziativa popolare. Si chieda di
riprendere la discussione sullo scioglimento degli Enti economici
regionali e ancora per discutere una legge elettorale a statuto
invariato che abbia una forte impronta maggioritaria e che
indichi il Presidente.
Io credo che questi tre atti occorra farli prima della
discussione e dell'approvazione del bilancio '98.
Onorevoli colleghi dell'opposizione, noi ci misureremo in
Aula tra gli innovatori istituzionali e i conservatori
istituzionali, che è una delle grandi presenze, delle grandi
divisioni che c'è in questo Parlamento e riscriveremo le regole,
confrontandoci nel merito delle scelte da fare.
Ma è questo già un segno, voler scegliere di fare queste tre
cose prima del bilancio, di un'azione innovativa di questo
Governo, perché può essere solo un'azione innovativa di un
Governo che vede la Sinistra presente che governa e amministra.
Queste scelte, oltre ad alcuni atti amministrativi chiari ed
inoppugnabili, (ne dico uno che valga per tutti: il ritiro delle
nomine ai vertici dei Beni culturali fatti dall'Assessore Croce e
dal Governo Drago, nomine che continuano ad essere illegittime)
sarà la migliore risposta alle incertezze dei giorni scorsi ed
alle fibrillazioni odierne. Ma, onorevoli colleghi
dell'opposizione, voi non potete, consentitemelo, campare di
rendita. Non potete nascondere, anche se avete tentato di farlo,
continuate a farlo, tentare di nascondere e dimenticare che
questo Governo nasce per la profonda crisi politica e
programmatica del Polo. Noi non possiamo nascondere che il nodo
politico che la politica siciliana ha, ed anche questo
Parlamento, è questa crisi politica e programmatica. Siete voi
che avete deluso gli elettori, voi che non avete rispettato il
mandato che vi hanno dato i siciliani nel giugno del '96. E la
cosa ancor più grave è che la vostra crisi stava trascinando le
istituzioni autonomistiche, questo Parlamento, compromettendo
anche l'esito di questa XII legislatura, dopo il non brillante
esito della passata. Vedete, invece di cercare sempre il nemico
fuori da voi, impegnandovi sempre nella caccia all'untore,
cercando il traditore, prendendovela con un destino cinico e
baro, riflettete su questa vostra costante crisi progettuale di
aggregazione, sul fatto che ripetutamente sbagliate alleato e che
nei quattro anni scorsi, sino ad ora, avete perso pezzi
consistenti di un elettorato moderato, da Bossi al Presidente
Dini, all'UDR.
PRESIDENTE. Vedo che lei si interessa della salute del Polo.
ZANNA. Sì, infatti, io invito a riflettere.
PRESIDENTE. E' un gesto altruista che credo i colleghi del
Polo apprezzeranno.
ZANNA. Riflettete su questo, ci sarà pure un motivo perché
questo avviene e poi, consentitemi, evitateci lezioni di moralità
politica, poltrone, potere, spartizione. Mi permetto di dire un
po' di decenza da parte di qualcuno che qui è intervenuto.
Io non voglio fare l'avvocato difensore, non ne ho i titoli.
Ho visto, ho sentito e ho appreso molte cose da parte di parecchi
parlamentari del Polo sulla natura dell'UDR e dei sui
rappresentanti accusati di tutto. L' accusa meno pesante è stata
quella di trasformismo. Anche qui, insomma, soprattutto da parte
di qualcuno consentitemi "da quale pulpito viene la predica "
Qualcuno è arrivato al punto di parlare sui giornali, purtroppo
anche da questo scranno, di avere la sfrontatezza e la mancanza
di pudore di parlare della ricerca di un'impunità giudiziaria da
parte degli esponenti dell'Udr. Ma io mi chiedo, onorevoli
colleghi, ma tutto questo l'avete scoperto solo negli ultimi
venti giorni? Ma dove siete stati? Dove eravate, con chi siete
stati alleati per due anni e mezzo? Avete fatto, inoltre, un
elenco delle cose da fare che non sono state fatte. Molti di
voi, quasi tutti, hanno difeso il Governo Provenzano, il suo
operato e, forse questo non è un caso.
Vorrei dire all'onorevole Drago che si è sentito tradito da
tutta questa vicenda se ha capito bene da questo dibattito con
chi si sta unendo e se ne è pienamente cosciente visto che i
parlamentari di questa aggregazione, di questo ritrovato accordo
tra lui ed il Polo spesso si sono dimenticati dell'esistenza di
dieci mesi del suo Governo. Dicevo ci sono tante cose da fare,
di cui ho fatto anche l'elenco. Ma, anche qui, scusate se ve lo
pongo in questi termini, a partire dall'onorevole Fleres: dove
siete stati in due anni e mezzo? E l'onorevole Fleres, dov'è
stato in questi due anni e mezzo, di cui diciotto mesi passati al
Governo della Regione siciliana? Dove eravate quando la gente, i
giovani protestavano? Ora avete scoperto l'articolo 23, meno male
finalmente Soprattutto l'onorevole Briguglio che è stato capace,
c'è riuscito devo fargli i miei complimenti, in due anni e mezzo,
a non affrontare il problema e rinviarlo fino a quando non
avrebbe perso il posto di assessore.
Avete scoperto che la gente protesta. Qualcuno ha fatto
riferimento alla "piazza", alle lamentele. Bene Sono contento,
vi do il mio benvenuto più caloroso tra coloro che vivono la
politica tra la gente e per la gente.
Detto questo, è anche vero e lo apprezzo che dalle
opposizioni sono venuti contributi interessanti, un approccio
apprezzabile, un dialogo aperto al confronto. Noi accettiamo la
sfida e la rilanciamo per imporre finalmente in questa Regione
una discontinuità; perché le forze dell'Ulivo non si sono
sostituite numericamente a quelle del Polo per fare un Governo e
basta, ma vogliono affermare un nuovo corso in questa Regione.
Tuttavia, Presidente Capodicasa, molto dipende da lei, perché sa
innanzitutto più di noi quanto sarà difficile. E' una scommessa
ed un azzardo ma si può fare e si può tentare di cambiare la
Sicilia a patto, però, di cominciare a cambiare se stessi. E per
cambiare se stessi. Ricordando alcune parole che ha detto
l'onorevole Granata prima di me sui pericoli di un
accerchiamento, mi è venuto in mente un passo di uno splendido
libro di Gianni Riotta "Il Principe delle nuvole" che credo si
adatti molto bene a questo quadro politico nuovo. E' un dialogo
tra il re Chan Pu e il suo maestro Chan Tzu, maestro di strategia
militare. Il re Chan Pu discute di strategia con il maestro Chan
Tzu e quest'ultimo ha sempre la soluzione giusta. Il sovrano
immagina, allora, una missione disperata. Dice il re Chan Pu:
"Con l'esercito abbiamo oltrepassato la frontiera ed invaso la
nazione nemica ma truppe avversarie ci circondano in massa. Dalla
tenda vediamo reggimenti e trincee che si stendono impenetrabili
fino all'orizzonte. Cerchiamo una breccia per fuggire, ma le vie
di salvezza sono bloccate con fortificazioni. Come salvarsi,
maestro, perduta ogni speranza?" E Chan Tzu risponde: "La strada
è semplice, maestà, al pari della morte ma complicata al pari
della vita. Se speri di uscire dalla trappola identico all'uomo
che eri quando ci sei caduto morirai. Se riesci, invece, a
considerarti morto, se ti rassegni che la vita è perduta,
sentendoti un cadavere freddo come i compagni colpiti dalle
frecce, eccoti trasformato. Una parte di te finisce tra le
cataste di morti, ma un'altra uscirà dalla sacca e rivedrà la
casa. Chi non accetta di perdere la vecchia vita deve
rassegnarsi alla morte. Ti senti capace di questa condotta? Ora
con i dovuti scongiuri, ovviamente, ma il senso è quello di avere
la capacità della scommessa, di mettere in gioco se stessi. Se è
capace di cambiare molte cose si romperanno equilibri consolidati
da decenni, li libereremo da incrostazioni vecchie e sedimentate
da anni e anni in questa Regione, e non solo qui, in questa che
era una meravigliosa macchina, la Regione siciliana, ma
soprattutto fuori da qui, in altri livelli istituzionali nella
società siciliana.
Questa è la vera preoccupazione dei potentati che si sono
messi di traverso anche fuori da qui, per impedire la nascita di
questa alleanza e di questo Governo di centro-sinistra. E la
principale e immediata scommessa che dobbiamo vincere, onorevole
Capodicasa, è quella di far di nuovo rendere affascinante e utile
lo straordinario strumento che abbiamo, l'Autonomia, che ancora
ora non è un volano ma è un cappio al collo dei siciliani.
Noi siamo speciali perchè tagliati fuori dai cambiamenti che
si stanno svolgendo nel resto d'Italia, e lo dice uno che fa
parte di una generazione di siciliani che in tutti questi anni ha
pagato solo i prezzi, appunto quello di essere speciali, per non
essere moderni, tutti i prezzi dell'autonomia, ma la difenda a
denti stretti perchè la ritiene una strordinaria possibilità.
Allora liberiamoli dalla zavorra, rendiamola utile, un
servizio ai siciliani per costruire un futuro migliore.
Infine, mi consenta onorevole Presidente Capodicasa, per
concludere le vorrei dedicare un brando di una poesia di un
poeta, Antonio Macado, che dice: "Viandante son le tue orme la
vie e nulla più. Viandante non c'è via, la via si fa con
l'andare". Ricordi questi versi nelle prossime settimane,
onorevole Capodicasa, e le auguro dunque buon viaggio di vero
cuore.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Adragna. Ne ha
facoltà.
ADRAGNA. Onorevole Presidente dell'Assemblea, onorevole
Presidente della Regione, onorevoli assessori e onorevoli
colleghi, i sentimenti espressi in queste ultime dichiarazioni
programmatiche per questa legislatura - questa è la terza volta
che le ascoltiamo - nella prima di queste dichiarazioni il
sentimento che abbiamo espresso fu quello della tristezza,
qualcuno lo ha ricordato, è stato allora l'onorevole Papania ad
esprimerli per le dichiarazioni programmatiche del Presidente
Provenzano, quelle che abbiamo espresso per le dichiarazioni
programmatiche del Presidente Drago, fu quella di un sentimento
mistico.
Oggi a queste dichiarazioni espresse dal Presidente della
Regione Capodicasa, noi diamo un valore che è quello del pieno
esercizio delle responsabilità. Qualcuno esasperando i toni e
forse anche le dichiarazioni che a caldo il Presidente Capodicasa
fece immediatamente dopo essere stato eletto, disse: si tratta di
lacrime e sangue. Invece dalle dichiarazioni espresse, ma anche
da quello che poi nei vari interventi alla stampa fu fatto e fu
detto, è venuto fuori quella che a mio avviso caratterizza questa
espressioni. E' stata chiamata l'operazione verità in queste
dichiarazioni programmatiche e c'è più volte scritto, ed è una
sorta di dicotomia che avviene tra la gravità della situazione in
cui ci ritroviamo e soprattutto nel rilancio della reale
strategia di azione che si propone e diventa scommessa per
risolvere la sfida che abbiamo davanti.
E' indubbio che la generale sensazione di disagio che tutti
avvertiamo trova le sue radici nella precarietà degli affetti
istituzionali, risente indubbiamente, e questo è il punto da cui
dobbiamo partire per capire qualcosa dalla scarsa qualità delle
proposte politiche sin d'ora adoperate, e soprattutto da questa
sorte di paura che abbiamo sempre riscontrato nelle passate
edizioni, della paura che queste nuove sfide che avevamo davanti,
questa capacità di interpretare il moderno, il nuovo, questa
capacità di ritrovarsi ad adoperare tutti gli strumenti che la
politica ci doveva dare non sono stati assolutamente interpretati
per andare avanti e costruire passaggi che dessero finalmente
certezza e fatti alle parole o ai programmi.
Certo, siamo convinti che la parte più importante delle
dichiarazioni e del lavoro che è stato fatto dal programma che si
è evinto, dalla maggioranza è soprattutto quello di aver messo
insieme i disagi che ci appartengono e che fanno parte di questa
nostra storia e che soprattutto quella di avere accettato questa
sfida, partendo senza alcuna preoccupazione dal rilancio del
problema delle riforme come assoluta precondizione per potere
arrivare ad avere quegli strumenti che poi servano finalmente ad
eliminare le precarietà, gli stati di disagio, le assolute ed
inaccettabile qualità della vita che da troppo tempo i siciliani
aspettano di ritrovare in maniera più positiva ... Orientando
questo progetto rispetto ad un modello che ormai non regge più,
Presidente Capodicasa.
C'è uno strano effetto e anche una sorta di simbiosi fra
quella voglia di volere interpretare il cambiamento, la svolta
che abbiamo davanti e la musica classica, Presidente Cristaldi.
E' un po' come l'esigenza di volere interpretare la capacità di
cambiare le cose e poi ritrovare in effetti l'impossibilità a
poterlo realizzare. In questi giorni mi è capitato di pensare
proprio ascoltando la musica classica che assomigli a un po' alla
storia dell'orchestra sinfonica che più per le sue innovazioni
colpisce per la sua resistenza all'innovazione. E la cosa si
spiega. Dall'età barocca le orchestre erano diventate
istituzioni, ossia erano gruppi fissi di strumentisti stabilmente
occupati e stipendiati.
Un autore semmai gli fosse venuto in mente un desiderio di
cambiamento nella scelta degli strumenti di fatto era costretto a
fare i conti con le orchestre già esistenti e con gli strumenti
già presenti. E allora non si creava un orchestra nuova per ogni
nuova opera del compositore. Il compositore per rinnovare doveva
usare un altro modo, per l'appunto doveva cambiare la funzione a
ciascuno strumento dentro l'insieme dell'orchestra. E così
cambiando funzioni, diversificando la posizione degli strumenti e
cambiando il primato degli stessi, l'orchestra cambiava. Siamo
convinti che oggi tutto questo non è assolutamente possibile. In
Sicilia la crisi politica del cambiamento delle regole, la crisi
morale, quella economica che travaglia la nostra Sicilia è giunta
ad un punto critico che rende urgente una svolta decisiva e
l'avvio di una nuova fase per il Governo della Regione. Il
Governo Capodicasa, a nostro avviso, ha colto questa voglia,
questa capacità e questo metodo.
La democrazia può vivere e svilupparsi solo se corrisponde a
quel radicale rinnovamento che è nelle attese dei cittadini
siciliani e gran parte delle nuove risposte che questo Governo
vuole dovrà dare per lo sviluppo in Sicilia passa e lo ritroviamo
all'interno con grande forza di quegli undici punti di una
diversa gestione dei servizi e della pubblica amministrazione
regionale.
Crediamo sia evidente a tutti che alla radice della crisi
politica ed economica che colpisce la Sicilia vi siano regole,
assetti istituzionali e una pubblica amministrazione regionale
vecchia e deteriorata. Cioè di un vecchio modo di intendere la
formazione del Governo politico-amministrativo della "cosa
pubblica" e c'è una visione distorta dei rapporti tra Regione e
sistema economico, una perdita di funzionalità interna e capacità
di gestione e verifica degli apparati della
pubblica amministrazione regionale. Certo, nel passato si è
discusso molto, giustamente dico io, di grandi riforme
istituzionali mentre le questioni relative alla pubblica
amministrazione regionale restavano sempre sullo sfondo.
Oggi è messa in avanti e soprattutto l'evidenziazione che
viene fatta e per questo mi convince del separare la politica
dalla gestione amministrativa, dal formare un corpo di dirigenti
responsabili, dal ridefinire la struttura degli uffici e delle
piante organiche valutando con criteri obiettivi la qualità e la
quantità e i carichi di lavoro.
Tutto questo e tutti questi principi fanno si che rende
assolutamente credibile questa capacità e questa voglia di
cambiamento che abbiamo davanti.
Le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione
dicono: "entro giugno vogliamo raggiungere" e poi adopera questi
aggettivi: "dare la legge elettorale, dare la legge voto,
definire la riforma della pubblica amministrazione e poi
individuare e, ancora una volta, avviare a soluzione il problema
del precariato".
L'agitare le piazze, realizzare questo strumento come
strumento politico per determinare condizioni di instabilità di
governo, è una funzione che non si può addire ad una possibilità
di opposizione che si voglia definire costruttiva.
E' invece, a mio avviso, nella strategia di azione che è
stata enunciata e che è convincente e che si determina attraverso
quegli enunciati contenuti nella dichiarazione programmatica che
quella ripulitura della spesa, che quel reperimento di risorse a
fini produttivi e soprattutto quella capacità di realizzare un
circuito virtuoso fra la capacità di generare sviluppo e
attraverso lo sviluppo realizzare occupazione. E, l'occupazione
che a sua volta riproduce sviluppo è creare il circuito che
finalmente ci potrà fare uscire dalle secche.
Certo, questa maggioranza ha inserito la marcia della
esigenza che bisogna esercitare le responsabilità ed è stato
detto e lo ribadiamo nasce per questo è una maggioranza politica
che va a determinare, soprattutto nel suo interno, il rapporto
stretto che vogliamo dare tra la governabilità ed il
riconoscimento dei suoi obiettivi.
Detto questo, sta benissimo, siamo d'accordo, siamo convinti
che per andare oltre occorre andare oltre questa maggioranza. Per
cui, questa maggioranza determinerà tutte le condizioni per
portare avanti il programma e nelle riforme là dove il patto che
è stato lanciato affinchè il Parlamento siciliano ci si possa
ritrovare insieme per realizzare insieme questa capacità di
riformare la legge elettorale; questa voglia che insieme, tutti
quanti, declamiamo per realizzare uno stretto rapporto fra quello
che può dare la maggiore stabilità e soprattutto quello che
ancora di più può realizzare la reale riforma della vita pubblica
della nostra Regione.
Noi stiamo vivendo un momento difficile, questo Governo si
svolgerà in una fase sempre più complessa, ma aver deciso di
avviare un lavoro di riprecisazione degli strumenti che
caratterizzano di più, dovranno caratterizzare di più, la
politica e l'elemento di fondo che nessuno può cambiare. E allora
quando abbiamo scritto che per la nostra strategia delle riforme
abbiamo individuato all'interno della legge voto dove c'è scritto
subito prima della legge di bilancio:" dovrà contenere l'elezione
diretta del Presidente della Regione Siciliana l'incompatibilità,
l'autoscioglimento dell'ARS, il referendum, la legge di
iniziativa popolare" e nel mentre dire che fino a quando tutto
questo non diventerà opportunità per la Regione Siciliana la
legge elettorale da approvare tra la legge di bilancio e le
elezioni europee deve contenere le indicazioni della
preindicazione del Presidente, la maggioranza, la stabilità certa
e soprattutto tutte quelle norme che garantiscano al Governo ed
al Parlamento di legiferare senza alcun condizionamento o
soprattutto con più grande stabilità.
Noi siamo convinti che può riuscirci Presidente. Io non
citerò Voux e Jean-Sous, lo ha già fatto un mio collega e per
questo ci ha detto come uscire fuori da quell'accerchiamento,
anche se non mi piace la finale. Io credo che molto più
semplicemente, Presidente, noi dobbiamo smetterla di giocare
all'italiana, come si dice, perché tutt'al più il pareggio ormai
non ci convince più. Occorre giocare la partita fino in fondo
perché alla fine il campionato si vince solo vincendo le partite,
avendo anche entusiasmo.
Io so che queste dichiarazioni programmatiche contengono più
uno sforzo fatto per inserire dentro tutte le possibilità
tecniche della credibilità. So perché le riconosco Presidente
anche una passione, e se questa volta magari qualche critica può
essere quella che mancava dentro queste dichiarazioni
programmatiche lo sforzo fatto, a mio avviso, rappresenta l'arma
migliore affinché quelle indicazioni, quelle proposte diventino
sempre di più animate non solo dal buon senso, ma dalla certezza
che è possibile riuscirci se tutti quanti ci lavoriamo insieme
con grande consapevolezza.
L'altra consapevolezza noi la sapevamo, era che ci sarebbe
stato questa sorte di attacco violento nei confronti dell'UDR, e
sapevamo - perchè anche le parole in politica qualche volta, anzi
il più delle volte, sono pietre - che l'unica maniera per poi
convincere il Parlamento siciliano, ma anche la gente è che c'è
una assoluta diversità di posizionamento che oggi nel metodo ci
deve caratterizzare. Noi non saremo sicuramente - e questo lo
diciamo ai nostri colleghi di maggioranza dell'UDR - quelli che
di giorno accettano i voti in Parlamento e la notte rifiutiamo di
andare a cena con loro e noi siamo soprattutto quelli che diamo
dignità al valore dell'impostazione, delle regole, degli
obiettivi per determinare fatti ed è su questi fatti che questo
Governo è nato, non so male, bene, questo Governo è nato, è nato
col consenso dei siciliani perché attraverso i loro
rappresentanti l'hanno eletta Presidente, e con quelli che
stasera daranno credibilità al suo programma.
E' nato questo Governo soprattutto con la consapevolezza che
più che proclami e le dichiarazioni stampa, che non risolvono i
problemi, valgono di più ogni giorno i risultati raggiunti, gli
obiettivi che diventano strategia per ulteriori obiettivi,
soprattutto questo Governo è nato senza arroganza, Presidente, io
di questo la ringrazio, senza proclami, è nato soprattutto con la
certezza che alla fine del suo mandato avrà sicuramente - e
questo non è difficile crederlo - prodotto un numero in più
rispetto a tutti quelli che l'hanno preceduta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scalia. Ne ha
facoltà.
SCALIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, data anche
l'ora tarda io non rinuncio al mio intervento, però risparmio ai
colleghi un intervento lungo. Volevo semplicemente puntualizzare
un paio di ragionamenti che mi sembrano del tutto opportuni.
Signor Presidente, lei ha citato nel corso delle sue
dichiarazioni programmatiche una frase che a me piace molto, che
è la cosiddetta operazione-verità, mi piace, è giusto che ci sia
una operazione verità. Ed ha perfettamente ragione quando
sostiene, senza voler drammatizzare, che la Regione vive in
questi giorni, in questi mesi, momenti difficili sul piano
finanziario, sul piano economico, ha citato il tasso di
disoccupazione che nella nostra Isola è tre volte superiore al
resto d'Italia, ha parlato di emigrazione, un fenomeno purtroppo
drammatico che noi - anche comprovinciali - viviamo con grande
dramma. La disoccupazione che sta sventrando le nostre comunità
che sta svuotando i nostri comuni non solo di braccia da lavoro
ma, purtroppo, spesso anche di intelligenze, di laureati, di
gente che ha studiato e che è costretta, per trovare il pane
quotidiano, ad emigrare nel Nord Italia o all'estero.
Quindi, "operazione verità" in questo senso, nel senso di
non drammatizzare ma di puntualizzare i problemi. Ma l'operazione
verità, caro presidente, deve essere fatta fino in fondo, allora
l'operazione verità sta anche nel dire che lei è Presidente di
una minoranza di parlamentari.
E' inutile ricordarle che lei è stato eletto con
qurantacinque voti, cioè non è riuscito ad ottenere la
maggioranza dei parlamentare a suo sostegno ed è stato eletto,
sempre nell'ambito dell'operazione verità, con quel vecchio
trucco che è tipico degli amici di Rifondazione comunista, cioè
la desistenza di bertinottiana memoria.
Sicchè i figli di Mannino - come ha dichiarato l'onorevole
Vella qualche giorno fa ai giornali ed alla stampa - sono stati
eletti grazie ai voti o alla desistenza o al trucchetto dei figli
di Marks - guarda che combinazione
Quindi, presidenza di minoranza, ma anche giunta di
minoranza, signor Presidente.
E' stato ricordato, mi pare dall'assessore Briguglio, che
solo sette assessori su dodici hanno ottenuto la maggioranza dei
voti di questo Parlamento. Ed il tutto attraverso quello
strumento che è la scheda controllata.
Ebbene, signor Presidente, a proposito della scheda
controllata, io ho il piacere di ricordarle quello che lei ha
dichiarato durante il voto di fiducia dell'onorevole Drago.
Lei ha dichiarato che considerava il controllo del voto lo
scandalo degli scandali e che le metodiche adottate dalla
maggioranza, attraverso le cosiddette schede firmate, erano -
badi bene - moralmente inaccettabili e che ciò rappresentava un
inquietante ritorno a quel mal costume tipico delle passate
legislature. Angelo Capodicasa, dichiarazioni sul Governo Drago.
Allora, a questo punto, signor Presidente, trovo veramente
accademico parlare di ribaltone sì, ribaltone no. lei sostiene
che non si tratta di ribaltone ed in parte è anche vero, anche
se, siccome le elezioni sono avvenute appena qualche mese fa, non
possiamo non dimenticare che quel voto, sia pure col sistema
proporzionale, vedeva sostanzialmente due blocchi l'uno contro
l'altro.
Io adesso non ricordo, per la verità, se il centro-sinistra
ha presentato un programma comune ma ricordo perfettamente che il
centro-destra ha presentato un programma comune. Eravamo assieme
in tante circostanze, noi di AN, Forza Italia e gli amici del
CDU, nelle piazze a fare propaganda elettorale per il Polo delle
libertà.
Allora, ribaltone sì o ribaltone no non è questo il
problema. Il problema è che è stato fatto un Governo fotocopia
ed è un Governo fotocopia che è il prezzo ovvio, naturale che la
Sicilia ha dovuto pagare a D'Alema per un ministro e per un
sottosegretario - nell'ordine Cardinale e Cusumano.
Anche la composizione della Giunta che lei ha fatto oggi con
il Vice Presidente della Regione - non l'abbia a male l'amico
onorevole Lo Monte - dato al Partito popolare sa di fotocopia,
perchè è stato sostenuto durante il corso della crisi che era
giusto che fosse l'UDR come partito ad avere la presidenza della
Regione.
L'UDR, per un calcolo del tutto particolare, ha rinunciato a
favore di lei, signor Presidente, ma la vice presidenza doveva
andare all'UDR: Perchè è andata, invece, al Partito popolare
italiano? Perchè è un Governo fotocopia rispetto a quello romano,
con buona pace anche dell'assessore Battaglia, il quale ha potuto
capire, come diceva il sommo poeta "si come sa di sale lo pane
altrui".
Questa è gente con cui, cari amici del PDS, doveva abituarvi
a dialogare e spesso a subire anche umiliazioni, sicchè vi siete
dovuti accontentare di due deleghe...
DI MARTINO . Sembrate vedovi dell'UDR.
SCALIA. Assolutamente, onorevole Di Martino, noi non ne
avvertiamo neanche minimamente la mancanza, é un regalo che
abbiamo fatto a questo neonato Governo della Regione siciliana.
Allora un governo che é un governo fotocopia, la cui forma
politica lei stesso, Presidente, la definisce un esperimento
politico nuovo; le ricordo - evidentemente neanche lei si ricorda
di questo - che già c'é stato un governo a formula centro
sinistra con i governi Campione.
Quindi un esperimento politico nuovo che vede, mi segua
attentamente Presidente, i democratici di sinistra e tutto il
centro sinistra stringere un contratto di programma con un
partito nuovo.
Lei non ha neanche, lo capisco in questo, di nominare UDR;
non lo dice neanche una volta nelle sue dichiarazioni
programmatiche. Ora il problema é questo: l'onorevole Crisafulli
qualche tempo fa e precisamente sul Mediterraneo del 20 ottobre
ha dichiarato, testualmente, che ci sono alcuni deputati dell'UDR
che sono improponibili. Lei addirittura va oltre; li ritiene
impronunciabili.
Questa é la situazione odierna. Un governo fotocopia,
quindi, é questa la cosa più grave, che si dimentica della famosa
questione meridionale. Io ricordo i tempi nei quali il Presidente
Provenzano ha cercato con grande dignità di difendere gli
interessi della Sicilia; Il Presidente Provenzano ha cercato di
dare orgoglio e dignità alla nostra terra e per questo, talvolta,
da ambienti della sinistra é stato perfino deriso. E' inutile
ricordare quei momenti assolutamente non dignitosi di certa parte
della sinistra che definiva Provenzano colui il quale andava ad
elemosinare, come se il Presidente Provenzano andava per battere
cassa per Forza Italia e per Alleanza Nazionale e non piuttosto
per i siciliani.
Quindi una questione meridionale che, evidentemente,
ovviamente, non viene neanche presa in considerazione perché un
governo siciliano che nasce dalle logiche romane, che nasce dai
ricatti romani, non può avere l'orgoglio, la decenza, come diceva
l'onorevole Zanna, di instaurare un conflitto con Roma.
Vede, Presidente, lei sa che il Governo Prodi, il governo
che voi avete abbattuto ricambiandolo col Governo D'Alema, fra le
altre cose, ha regalato ai siciliani, attraverso il Fondo dei
trasporti e il Fondo della sanità una spesa pari a 2.500 miliardi
per le casse dei siciliani. Cominci a dimostrare di difendere gli
interessi dei siciliani andando dal suo Presidente D'Alema a dire
che non é giusto che i siciliani debbano pagare due volte il
servizio sanitario nazionale. Provi a fare questo gesto di
coraggio.
Ed in questo senso il suo appello all'opposizione é un
appello che noi raccogliamo, signor Presidente; lo raccogliamo
per le riforme del bilancio, soprattutto, per le riforme sulla
burocrazia e, soprattutto, per la riforma elettorale.
Io non so se l'onorevole Zanna sia veramente suo amico. Ma
quando l'onorevole Zanna dice da questo palco che la sfida a
portare il 9 dicembre in quest'Aula la legge voto, beh,
evidentemente, non era un lapsus quello dell'amico onorevole
Sottosanti quando le faceva gli auguri di Natale adesso, perché
temo che già il 9 dicembre lei possa seriamente pregiudicare la
sua poltrona.
E allora, Presidente, l'appello che lei fa é un appello che
noi raccogliamo. Perché, come diceva l'onorevole Granata,
nonostante tutto un segno di novità c'é in questo Parlamento. E
la novità sta nel fatto che a presiedere i due ruoli
istituzionali più alti oggi in Sicilia, sono il Presidente
Cristaldi, di destra, e lei, di sinistra.
Se vogliamo é un premio alla coerenza. Vede, io quando lei é
stato eletto Presidente, sono stato tra coloro i quali hanno
salutato con grande soddisfazione la sua elezione non solo perchè
è agrigentino e direi quasi concittadino, ma perchè lei
rappresenta la figura dell'uomo coerente, lei coerente da
sinistra, noi coerenti da destra.
E, allora, l'appello che lei lancia all'opposizione è un
appello che noi raccogliamo nella misura in cui lei, caro
Presidente, voglia governare, non gestire il potere. Se lei vuole
veramente governare troverà Alleanza nazionale e il Polo per le
libertà ad esserle vicine nei grandi temi, soprattutto di
riforma, ma temo che ciò non accadrà ma non perchè lo dico io,
signor Presidente, sarebbe banale dirlo, e neanche voglio fare
ricorso, come è stato fatto dagli oratori precedenti, ad
autorevoli autori, io temo che ciò non accadrà, che le riforme
non si faranno perchè ho le stesse sue perplessità, signor
Presidente, le perplessità che lei stesso ha fatto nel resoconto
stenografico delle dichiarazioni sul Governo Drago.
Concludo, Presidente, ricordandole quello che lei stesso ha
detto. Lei ha detto, Presidente Capodicasa: "Può questa
maggioranza, che ha dentro di sè forze improduttive e
parassitarie, essere in grado di una reale opera di rinnovamento?
Io credo - è sempre lei che parla, onorevole - che non sia in
grado di farlo perchè al suo interno vi sono forze a cui fanno
riferimento gruppi sociali, comitati d'affari che soffocano la
vita della regione e che si sono riciclati assieme a tanti uomini
politici che si sono riciclati nel corso di questi anni e che in
questo nuovo contesto pensano ancora di potere lucrare e di
potere sopravvivere". Auguri, Presidente.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scalici. Ne ha
facoltà.
SCALICI. Signor Presidente, onorevole Presidente, onorevoli
colleghi, a circa metà della durata del mandato parlamentare,
quando sono trascorsi cioè circa trenta mesi dal suo
insediamento, questa Assemblea saluta per la terza volta la
formazione di un nuovo governo.
Rinnovamento italiano ritiene che i precedenti due governi,
presieduti rispettivamente dagli onorevoli Provenzano e Drago,
appoggiati da una larghissima maggioranza di centro destra,
possano ascrivere al loro attivo soltanto un poderoso passivo,
considerato che non uno dei problemi più gravi che affliggono la
nostra regione sono stati risolti o avviati a soluzione e qui non
interessa in giudizio negativo sui due citati presidenti, ai
quali invece sono pronto a riconoscere capacità e caratura
personali, interessa piuttosto sottolineare l'incapacità di una
maggioranza politica a governare.
Interessa notare come tale maggioranza, per motivi
esclusivamente interni, abbia prima "bruciato" l'onorevole
Provenzano per sostituirlo stancamente con l'onorevole Drago. Non
interessa nemmeno di distribuire pagelle di bravura a presidente
o a maggioranze, ma interessa osservare come i siciliani,
eleggendo questo parlamento, ritenevano di vedere avviati a
soluzione annosi problemi ed invece continuano a vivere
drammaticamente sulla loro pelle le conseguenze di queste
inefficienze.
Oggi la maggioranza di ieri urla al tradimento perpetrato a
suo dire da alcuni colleghi eletti nelle sue file, molto
probabilmente, io dico, per coprire le proprie responsabilità in
ordine non solo alla capacità o, meglio, incapacità di garantire
governabilità, ma anche in ordine alla sua inefficace azione di
governo.
La verità è che se qualcuno è stato tradito, quello è il
popolo siciliano, per il quale lo spettro più spaventoso è e
rimane quello della disoccupazione.
Or bene, onorevole presidente Capodicasa, questo Parlamento
ha voluto e saputo costruire una nuova maggioranza di centro
sinistra, con l'UDR che ha eletto il suo governo.
Per quanto prima accennato, questo Governo raccoglie una
pesantissima eredità e pertanto, occorre tutta la buona volontà,
tutto l'acume politico di cui è capace per dare risposte positive
alle pressanti domande della gente di Sicilia.
Non possiamo permetterci di sprecare questa occasione, non
perché dobbiamo dimostrare di essere più bravi di chi ci ha
preceduto, ma solo e soprattutto per fornire ai siciliani quelle
risposte che non hanno avuto sino ad ora e che tutti attendono
ormai da tempo.
Onorevole Presidente, ho ascoltato con molta attenzione,
ieri sera, le sue dichiarazioni programmatiche ed ho apprezzato
tantissimo sia la chiarezza con cui ha affrontato le varie
problematiche, sia l'apertura al dialogo con tutte le forze
politiche pur nella distinzione dei ruoli di ognuno.
Questo suo modo di iniziare la nuova fase, ci convince di
più che la scelta di Rinnovamento italiano è stata oculata e che
da ciò la Sicilia può trarne solo vantaggi.
In proposito, mi pare opportuno ricordare alcuni punti del
programma predisposto e concordato dalla maggioranza che sostiene
questo Governo e che lei onorevole Presidente della Regione ha
voluto richiamare nelle sue dichiarazioni: innanzitutto,
l'impegno di liberarsi dalla mafia, nella profonda convinzione
che la sua presenza oltre ad inclinare il funzionamento della
democrazia ed innescare un processo di gravissimo degrado della
politica e delle istituzioni, è la negazione assoluta della
libertà del mercato e grave pregiudizio per lo sviluppo della
nostra Sicilia.
A questo va aggiunta la difesa dell'autonomia del sistema
bancario siciliano, in uno con lo sforzo di ottenere
riallineamenti dei tassi d'interesse alla media nazionale, al
fine di offrire un mercato del credito che non penalizzi
ulteriormente le nostre imprese.
Desidero ricordare inoltre, l'impegno di potenziare la rete
ferroviaria attraverso l'elettrificazione di tutte le linee ed il
raddoppio di esse; di valorizzare il trasporto marittimo
attraverso l'inserzione dei porti siciliani in un progetto di
integrazione funzionale; di realizzare centri per lo stoccaggio
delle merci e nodi di interscambio adeguatamente attrezzati.
Onorevole Presidente della Regione, ho voluto ricordare in
particolare i predetti impegni, convinto come sono insieme al
gruppo di Rinnovamento italiano a cui appartengo, che la presenza
della mafia, l'inefficienza della pubblica amministrazione con le
sue disarmanti lungaggini burocratiche, l'elevato costo del
denaro rispetto al centro nord del Paese e la mancata
realizzazione di opere infrastrutturali essenziali, sono le cause
principali che impediscono alle imprese di operare investimenti
in Sicilia, con la conseguenza del permanere di un tasso di
disoccupazione davvero a livelli intollerabili.
La disoccupazione, onorevole Presidente della Regione, è la
vera, se non l'unica drammatica emergenza della Sicilia, ed io
sono convinto di trovare in lei, per il suo passato e per la sua
formazione in un partito che ha sempre avuto a cuore le sorti
delle classi più emarginate, un interlocutore particolarmente
sensibile, che manterrà gli impegni assunti anche lei convinto
che la soluzione strutturale del problema disoccupazione, e cioè
la creazione di posti di lavoro stabili, passa anche attraverso
l'attrazione di investimenti privati.
Non v'è dubbio però, che noi non possiamo più sostenere i
costi della infrastrutturazione, che anzi è assolutamente
vergognoso che a 400 giorni dall'anno 2000 il Governo di questa
Regione è costretto ad impegnarsi, per esempio,
all'elettrificazione delle linee ferroviarie o al completamento
di un'autostrada iniziata 40 anni fa.
I costi delle grandi opere infrastrutturali, opere che come
sappiamo condizionano pesantemente il nostro sviluppo, devono
essere sostenute dal Governo centrale come accade per le altre
Regioni, se è vero come è vero che la Sicilia, con molto maggiore
sacrificio delle Regioni del Centro-Nord, ha partecipato al
risanamento del Paese ed al suo ingresso in Europa.
Non chiediamo privilegi, ma sacrosanti diritti e a proposito
di diritti ritengo necessario che si faccia finalmente chiarezza,
che Lei, come capo del Governo, onorevole Capodicasa, come ha
detto nelle sue dichiarazioni programmatiche, risolva il
contenzioso con il Governo centrale. Dobbiamo sapere una volta
per tutte con documenti ufficiali se le nostre pretese di credito
di parecchie migliaia di miliardi siano diritti che trovano
fondamento nelle leggi o siano invece richieste pretestuose, solo
di privilegi, sulle quali non bisogna più contare.
In un momento nel quale le spese correnti assorbono le
risorse delle quali può disporre la nostra Regione, in un momento
nel quale incombono i debiti per i mutui contratti, in un momento
nel quale la Regione blocca i pagamenti dovuti cui hanno diritto
fornitori ed imprese, in un momento nel quale non c'è il minimo
spazio per destinare risorse agli investimenti, non credo che
possiamo permetterci il lusso di rinunciare passivamente a
crediti legittimi di tale entità.
Onorevole Presidente, sicuramente non mi sfuggono le
difficoltà a cui Lei è andato incontro nei giorni passati e
neanche quelle alle quali andrà incontro in futuro, Lei ed il suo
Governo, per superare le quali divengono indispesabili l'aiuto
incondizionato e l'appoggio della maggioranza. A quest'ultimo mi
permetto di rivolgere un caloroso invito ad essere e rimanere
compatta nel superiore interesse di tutti, trascurando, ove
dovessero insorgere, interessi di appartenenza.
Questa maggioranza ha, inoltre, il dovere morale di non
fallire nel compito che si è assunto; ha il dovere di mettere a
disposizione della Sicilia tutte le potenzialità politiche di cui
dispone per far fronte alla tragica situazione in cui versa la
Sicilia. Un eventuale fallimento porterebbe la Sicilia
all'emarginazione più totale. Non rimane che una sola strada,
quella di sbracciarci e lavorare per il bene comune.
Il Gruppo politico di Rinnovamento fornirà sicuramente e con
lo stesso impegno profuso per la formazione della maggioranza e
di questo Governo leale e forte sostegno al suo Governo ed al
programma che dovrà svolgere, votandole la fiducia.
Una raccomandazione, avviandomi alla conclusione di queste
brevi riflessioni, vorrei sollecitarla con forza e determinazione
per adottare i possibili e gli opportuni provvedimenti in favore
della soluzione del Suo XII comandamento indicato nel Suo
programma: retaggio di un dissennato modo di governare costituito
dai 35 mila precari costretti ormai sistematicamente a gridare
inascoltati i loro diritti in piazza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Basile
Filadelfio. Ne ha facoltà.
BASILE Filadelfio . Signor Presidente, onorevole Presidente,
le dichiarazioni programmatiche che lei ha pronunciato in
quest'Aula ieri pomeriggio, seppur contenenti alcune verità sulle
situazioni e sui dati di partenza, non portano a conclusioni
sempre valide, risultando esse ora irrealizzabili nei tempi
prospettati, ora alquanto vaghe ed imprecise, ora del tutto
lacunose, addirittura silenziose, su alcuni argomenti.
Conveniamo sul fatto che l'attuale situazione economica
nella nostra Regione costituisca un'emergenza e che attraversiamo
una fase delicatissima della vita politica ed istituzionale della
Regione. Siamo d'accordo col cahier de doleance da lei ricordato
e sul fatto che tempi duri attendono i siciliani, sia semplici
cittadini, che coloro che hanno ruoli di responsabilità
all'interno della nostra società. Ma proprio la sfavorevole
contingenza economica e politica, la fragilità dello scorso
Governo ed ancora di più quella del presente da lei presieduto,
basti pensare alla sua elezione ed a quella piuttosto travagliata
dei suoi assessori, avrebbero richiesto un vasto coinvolgimento
delle forze politiche presenti in questo Parlamento. Non
condividiamo la sua opinione che una maggioranza di larghe intese
non sarebbe stato un limpido disegno di coinvolgimento di tutte
le forze per il risanamento ed il rilancio - come ella ha
dichiarato - ma rischiava addirittura di diventare, lei dice, la
base di un ulteriore avvitamento della crisi di confusione
politica e forse anche di operazioni politiche improponibili.
Non riteniamo che questo Governo sia l'unica maggioranza
possibile alla luce delle collocazioni politiche siciliane e
nazionali. Siamo consapevoli che l'attuale situazione politica
sia in evoluzione a tutti i livelli, ma riteniamo che era
possibile allargare la sua maggioranza, onorevole Presidente, ed
apprezziamo la sua dichiarata disponibilità ad orientare su
scelte in questa direzione quanto meno all'interno del Palazzo
dei Normanni.
Non parliamo di 'ribaltone' poiché siamo convinti, anche
noi, che delle scelte, delle collocazioni assunte dai diversi
partiti risponderà l'elettorato allorché sarà chiamato a votare.
Apprezziamo, onorevole Presidente, il fatto che Lei onestamente
riconosca che questa maggioranza nasce dall'incontro di forze e
culture diverse. Tra di esse, Ella candidamente ammette, che si
cercherà di realizzare una sintesi. Credo di non essere il solo a
pronosticare che, prima o poi, salteranno fuori alcune serie
contraddizioni ed alcuni contrasti all'interno del Governo che
forse, ahimè, una maggioranza più ampia avrebbe scongiurato. Lei
espressamente afferma di volere governare nell'interesse di tutti
i siciliani, ma quale Governo e quale Presidente ha mai
dichiarato il contrario? Mi consenta, inoltre, onorevole
Presidente, di sorridere al suo tentativo di giustificare la
debolezza numerica dell'attuale maggioranza che costituisce un
dato di fatto, con il fatto che essa nasce dalla forza politica
delle sue scelte.
Onorevole Presidente, lei afferma di volere sostenere il
principio della parità tra uomini e donne nel momento in cui al
Governo nazionale non si mette una lira nella finanziaria per la
legge n. 215. L'imprenditoria femminile non è purtroppo
supportata come andrebbe. Ricordiamo che in Assemblea un solo
deputato è di sesso femminile mentre alla Camera ben il 10 per
cento è di sesso femminile ed il 28 per cento nei Paesi europei è
la media.
Onorevole Presidente, lei ha commesso un errore nel fissare
il giugno 1999 come scadenza della realizzazione dei principali
obiettivi. E' una data troppo ravvicinata nel tempo per potere
realizzare il target annunciati. Non crediamo che sia possibile
approvare in pochi mesi, ad esempio, una legge elettorale che sia
espressione di tutti i Gruppi parlamentari presenti all'Ars, pur
essendo la gran parte orientata verso il principio del
maggioritario. Sono tante le varianti possibili all'interno di
queste scelte. Così come, onorevole Presidente, mi sembra
operazione alquanto difficile cambiare a fine anno le regole che
governano il bilancio della Regione. Non condivido, onorevole
Presidente, la sua fretta nel chiudere ad ogni costo, subito,
"senza portarcelo dietro", come ella dice, il contenzioso con lo
Stato sui rapporti Stato-Regione. In questo modo si rischia di
raccogliere molto poco da una questione che si trascina da anni e
rispetto alla quale si sono formate molte aspettative.
Ci auguriamo anche noi che in tempi brevi si possa definire
il problema, già avviato, della privatizzazione e dismissione
degli enti economici regionali. Ci stupisce e suscita in noi un
po' di inquietudine il fatto che lei espressamente affermi di
voler mantenere la parola data dalla regione agli artigiani, agli
industriali ed a coloro che fidandosi delle legge hanno fatto il
loro dovere, quasi che ci fosse il bisogno di precisare ciò.
Forse che altri governi non avrebbero fatto lo stesso senza
bisogno di inserire tale obiettivo tra quelli prioritari. Ciò ci
fa riflettere molto
Come intende lei, signor Presidente, cosa intende lei per
risolvere il problema dei precariati? Come intende risolverlo?
Non è sicuramente una questione facile che si può liquidare in
poche battute e con poche iniziative. Non riusciamo a
comprenderlo ne crediamo che i governi precedenti abbiano
volontariamente bloccato i cantieri per non dare lavoro a
migliaia di lavoratori disoccupati.
Riteniamo inoltre che sia suo compito e non un suo
obiettivo, quello di assicurare un moderno sviluppo della nostra
terra. Noto con piacere, onorevole Presidente, che ella include
nelle sue dichiarazioni alcune riforme per la verità annunciate
nei precedenti governi e rispetto alle quali l'Assemblea
regionale siciliana, nel suo insieme, dispone di apporti
qualificanti di alcuni deputati di maggioranza e di opposizione.
Mi riferisco alla riforma della burocrazia, alla semplificazione
amministrativa, alla riforma della Presidenza della Regione, al
riordino degli assessorati.
Il processo di delegificazione va incoraggiato, ma
predisporre di testi unici di facile consultazione da sottoporre
all'Assemblea regionale siciliana, non è un'operazione semplice:
si pensi al settore agricolo all'interno del quale vi sono decine
e decine di norme da sistemare.
Onorevole Presidente, credo che sia giunto il tempo di far
contare di più la Sicilia in campo nazionale ed internazionale.
Questo non vuol dire non realizzare un più altro grado di
efficienza ed efficacia della spesa pubblica regionale, ma vuol
dire essere più presenti nei centri decisionali che contano,
siano essi Roma, Bruxelles, Francoforte, NeW York, e presentarsi
lì con maggiore umiltà, maggiore consapevolezza di ciò di cui la
nostra Regione dispone in termine di beni, servizi, risorse
umane. Maggiore informazione, preparazione culturale, maggiore
convinzione nel chiedere. Abbiamo bisogno che le multinazionali
vengano nella nostra regione, e perchè ciò accada dobbiamo noi
essere perciò maggiormente presenti nei ministeri romani allorchè
vengano prese decisioni importanti a Bruxelles, presso l'Unione
Europea. Si pensi, ad esempio, alle riforme della politica
agricola comunitaria e dei vari comparti, penalizzanti per i
nostri prodotti e per le produzioni mediterranee, per esempio gli
agrumi, il vino, l'olio d'oliva, i cereali e così via, o in seno
ad altri importanti organismi internazionali.
E' inoltre necessario che sì, si realizzi il ponte sullo
stretto, ma che si realizzi un piano di completamento delle opere
avviate e un piano di infrastrutture nella nostra Regione. Non
dobbiamo aspettare che sia il Ministro del Tesoro Ciampi e sei
ministri a venire a Catania (ciò accadrà nei prossimi giorni dal
2 al 4 dicembre). Non possiamo accettare un due, tre per cento
del costo del denaro in più, in Sicilia e nel mezzogiorno, nè
l'esagerata pressione fiscale che colpisce i nostri concittadini.
Gli indirizzi strategici nazionali, onorevole Presidente, sulla
formazione professionale e sul nuovo mercato del lavoro, vanno
attuati e per quanto è di competenza della nostra Regione,
realizzati nel breve termine - e qui siamo d'accordo con quanto
detto da lei - diventino ulteriore precariato e si trasformino in
mero assistenzialismo.
Massima attenzione quindi alla formazione continua, al patto
per il lavoro, all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
Massima attenzione a moderni strumenti quali l'apprendistato, i
contratti di formazione di lavoro, i tirocini formativi di
orientamento, le borse di lavoro, i piani per l'inserimento
professionale di cui lei parla, il lavoro interinale, il
contratto a termine, il part-time, gli incentivi per la
rimodulazione e riduzione dell'orario di lavoro, i lavori
socialmente utili, i progetti di pubblica utilità, i contratti di
riallineamento per l'emersione del sommerso, i prestiti d'onore,
il fondo per lo sviluppo, la legge per l'imprenditorialità dei
servizi, e così via. Non siamo pienamente convinti della
validità delle sue tesi in alcuni campi. Per esempio, ella cita
gli interventi previsti nel settore agricolo ma sono più che
altro delle riforme, più un tavolo che ella spera di poter
realizzare. Non si dice nulla sulle nuove riforme dell'Unione
europea, non si dice nulla di un documento importante che
costituisce di fatto un piano di governo dell'economia
dell'Unione europea come "Agenda 2000", non si dice nulla
dell'obiettivo della qualità nel settore agricolo, della ricerca
nel settore agricolo, dei prodotti biologici, e così via, si dice
pochissimo sul turismo. Lei parla inoltre di un aeroporto del
mediterraneo, non capiamo, e non lo dice lei, dove va realizzato
e quale deve essere la funzione. Crediamo che si debbano
rafforzare ulteriormente gli aeroporti esistenti. Dice poco sulla
scuola, dice poco anche sull'università, tranne l'edilizia
universitaria e l'alta formazione. Crediamo che alcuni argomenti
mancano dalle sue dichiarazioni completamente. Ci scordiamo per
esempio del commercio, lei non cita assolutamente gli interventi
previsti a favore di chi opera in questo settore, così come di
chi opera in un settore importante come l'artigianato e i tanti
sportivi siciliani e non dice nulla sui beni culturali. Inoltre
vi è la delicata materia dei fondi comunitari, signor Presidente.
Credo che i temi affrontati siano tutti importanti, però non ci
possiamo dimenticare di altri programmi che esistono a livello di
Unione europea che possono determinare, contribuire allo sviluppo
e all'occupazione della nostra regione. In particolare mi
riferisco ai programmi "Mega" mi riferisco al "V Programma
quadro" che partirà dal primo gennaio del prossimo anno, il
programma della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico.
E' vero che bisogna ridurre il contenzioso con la Comunità
europea, però per fare questo dobbiamo stare molto attenti perchè
la fiscalità di vantaggio può essere un strumento ma sicuramente
occorre verificare la compatibilità degli aiuti alle imprese che
viene data e la lo compatibilità in particolare con gli articolo
92 e 93 del trattato. Credo che l'esperienza purtroppo non è
positiva per quanto riguarda il programma integrato mediterraneo,
il POP1 ed il POP2. Saremo ancora presenti, dentro il successivo
programma operativo plurifondo dal 2000 al 2006 ma per quanto
ancora visto che è previsto un ampliamento della Comunità?
Inoltre credo che alcuni programmi vanno seguito con particolare
attenzione, mi riferisco in particolare al programma "Leader"
siamo molto in ritardo perché da poco è stato approvato il
"Leader 2" già gli altri Paesi sono molto avanti, più avanti di
noi e stanno programmando l'intervento all'interno del "LEADER
3". Credo, ci sarebbe molto altro da dire, però mi vorrei
soffermare sulla politica euro-mediterranea che lei auspica da
questo punto credo che sia importante l'educazione alla
cooperazione, cooperazione che manca nel nostro Paese. Lei
dedica molto tempo anche all'emigrazione. Che cosa vuol dire?
Noi non capiamo la revisione e la legislazione regionale in
materia; verso cosa è diretta? Cosa significa? E credo che la
nostra, onorevole Presidente, non sarà una opposizione
precostituita, ma una opposizione ragionata al fine di addivenire
alle migliori scelte in ogni materia, scelte che non aggravino la
già delicata emergenza della nostra Regione ma che contribuiscano
a dare una immagine positiva della Sicilia nel mondo. Crediamo
che per far ciò il nostro ruolo sia importante, soprattutto di
monitorare costantemente il vostro operato.
Ispireremo la nostra azione politica ad un comportamento che
preveda di dire la nostra su ogni argomento sollecitando che si
pervenga alla definizione di molte questioni piccole o grandi che
siano ancora irrisolte. Ma probabilmente e concludo, non è
sufficiente onorevole Presidente, operare in spirito di larghe
intese, la ringraziamo per avere voluto usare questa espressione
che però da sola non garantisce che si raggiungano convergenze e
accordi sugli argomenti più importanti.
Buon lavoro, onorevole Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'Onorevole La Corte. Ne ha
facoltà.
LA CORTE . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nelle
dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Capodicasa abbiamo
ritrovato i giusti timori di un Presidente della Regione che si
appresta ad affrontare uno scorcio di legislatura, che noi
auspichiamo abbia termine non prima di giugno del 2001, con un
Governo che può anche rischiare una forte impopolarità.
Mi spiego, è un governo che dovrà innanzitutto fare i conti
con un dissesto economico causato da cinquanta anni di mal
governo, mala amministrazione che se interessasse una qualsiasi
azienda privata ci sarebbero tutti gli estremi per una
bancarotta. Un Governo, dunque, che dovrà anche pensare
all'inderogabile recupero dei fondi attraverso dolorosi e
necessari tagli della spesa. Ecco perchè questo è un Governo che
rischia l'impopolarità; ed ecco perchè i comunisti italiani
hanno deciso di appoggiarlo e di appoggiare il suo Presidente che
in fondo compie anche un atto coraggioso per il fatto stesso di
accettare oneri che questa carica comporta.
Da capogruppo dei Comunisti italiani all'Ars, dunque,
esprimo parere positivo sulle dichiarazioni programmatiche rese
ieri sera dall'onorevole Capodicasa e annuncio il nostro voto di
fiducia anche se qualche perplessità politica rimane.
Vengo subito ai punti essenziali e ai nodi che sono certo
saranno sciolti, speriamo in fretta, durante il corso di questo
scorcio di legislatura che vede un uomo di sinistra e del centro
sinistra nella carica più alta dell'ordinamento regionale
siciliano.
Innanzitutto, onorevole Presidente, noi comunisti siamo
contrari alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina.
Sono già stati fatti degli studi sicuramente esaurienti in tema
di impatto ambientale, tutti negativi. La costruzione del ponte è
una sola "campata" in una zona altamente sismica e perennemente
battuta da forti venti che ne permetterebbero l'uso soltanto per
alcuni centinaia di giorni all'anno. Essa comporterebbe la
distruzione di larghe fette della Sicilia e della Calabria.
Pensiamo, invece, ad un serio piano regionale dei trasporti
magari che comprenda anche le linee ferrate, cosa dimenticata dal
passato assessore per i trasporti, non privilegiando soltanto le
strade su gomma. Per quanto riguarda il ponte sullo stretto noi
comunisti chiediamo che venga attuato nel più breve tempo
possibile il piano dei trasporti a livello regionale per dare
corso all'attività per quanto riguarda la viabilità rurale, la
viabilità consortile che sono in completo abbandono in tutta la
Sicilia, per quanto riguarda la viabilità provinciale, la
viabilità delle strade statali, per quanto riguarda i porti
commerciali e i porti turistici e per quanto riguarda gli
aeroporti che oggi noi acquistiamo a prezzi molto esosi i
biglietti e non incoraggiano il turismo nella nostra Isola. E,
inoltre, chiediamo che, per quanto riguarda l'aeroporto
commerciale, venga utilizzato l'aeroporto di Comiso come
aeroporto commerciale per favorire l'agricoltura e i prodotti
tipici della nostra Isola, per importare ed esportare i mezzi
celeri. Perchè non c'è sviluppo dell'agricoltura e del turismo,
se non c'è una viabilità, la ferrovia, i porti e gli aeroporti
che funzionano.
Per quanto riguarda il piano sanitario regionale, la Sicilia
è l'unica regione d'Italia che oggi non ha un piano sanitario
regionale, ben cinque piani sanitari regionali sono stati
presentati e fino ad adesso nemmeno uno di questi è stato
approvato dalla Regione siciliana.
Noi auspichiamo, come comunisti, che in questo Governo si
riesca, nel più breve tempo possibile, ad approvare un piano
sanitario per consentire alla Sicilia e ai siciliani di usufruire
della sanità come ne usufruiscono tutti i cittadini d'Italia.
Terzo ed ultimo punto. Con dispiacere abbiamo notato che
nelle dichiarazioni programmatiche manca la trattazione di un
punto base dalla quale non può prescindere una forte volontà di
rilancio economico e turistico dell'Isola. Manca il capitolo
riguardante i beni culturali e, signor Presidente, in una realtà
quale quella siciliana che deve puntare sul turismo colto e di
massa, ma vede i suoi tesori - Noto, la Gancia di Palermo ecc. -
continuamente cadere a pezzi, la dimenticanza deve essere
semplicemente dimenticanza e i problemi legati al recupero, alla
salvaguardia e al rilancio dei beni culturali e della cultura in
genere devono, onorevole Presidente, essere messi in primo piano,
anche perchè il ritorno in fatto di occupazione lavorativa che
una attenta politica in questo senso potrebbe e, a proposito di
occupazione, con i comunisti non siamo contrari alla
privatizzazione per partito preso, i punti legati alla
privatizzazione e alle enunciazioni, ieri sera nel suo discorso
programmatico sono interessanti e da valutare attentamente, non
si parla solo di sciogliere gli enti economici, i comunisti
italiani guardano con attenzioni alle sue idee, di considerare
privatizzazione anche i servizi pubblici locali, - gas,
trasporti, acqua e rifiuti - in particolar modo ci interessa il
discorso legato allo smaltimento e al riciclo dei rifiuti, sia
dal punto di vista della salvaguardia dell'ambiente. In questo
campo molto si dovrà fare per cercare di fermare il riassetto
idro-geologico ed il processo di desertificazione del territorio,
sia dal punto di vista dell'occupazione valutando attentamente -
ripeto, valutando attentamente - la privatizzazione di questi
servizi e magari la nascita incentiva di cooperative e simili.
penso particolarmente al riciclaggio dei rifiuti. Chissà che
non si possa anche cominciare a mettere punti fermi sul recupero
del precariato.
Rivendichiamo che la Sicilia e i suoi articolisti, ex
articolisti sono 33 mila. Con molta cautela tratteremo, invece,
la privatizzazione degli uffici di collocamento che hanno bisogno
della massima trasparenza per evitare che nepotismo e
clientelismo fissino per farla ancora una volta da padroni.
Sentimenti politici favorevoli nella loto complessità hanno
provocato in noi comunisti, signor Presidente, le sue posizioni
sulle riforme istituzionali, anche se qualche perplessità
continuiamo a nutrire sull'elezione diretta del Presidente della
Regione.
A tirata delle somme, comunque, signor presidente, noi
comunisti italiani, le sue dichiarazioni di programma abbastanza
soddisfacenti , pur tra le perplessità che possiamo cogliere noi
come qualunque anima di questa variegata, ma spero alla fine
compatta coalizione di governo.
Per questo, signor Presidente, onorevoli colleghi,
esprimiamo il nostro parere positivo annunciando il nostro voto
favorevole al Governo che nasce. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Non
essendo presente in Aula, dichiaro decaduta la sua iscrizione a
parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Ricevuto. Ne ha facoltà.
RICEVUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, ho letto ed ascoltato le dichiarazioni
programmatiche dell'onorevole Capodicasa. Io ho molta stima
dell'onorevole Capodicasa, davvero, l'ho sempre considerata una
delle espressioni più preziose, pur nella diversità talvolta
delle posizioni, di questo Parlamento regionale, lucido in molte
circostanze nel fare analisi e proposte politiche, ripeto pur
nella diversità delle posizioni talvolta assunte in Aula o in
commissione.
E sono profondamente deluso proprio per questa
considerazione, sono profondamente deluso delle dichiarazioni
dell'onorevole Capodicasa...
SILVESTRO. Lei non le capisce.
RICEVUTO. Onorevole Silvestro, ho parlato dell'onorevole
Capodicasa, va da sè che la stima io la accomuno alla stima che
ho per l'onorevole Capodicasa, per un antico rapporto per lo meno
di amicizia e di confronto politico, in tante tante altre
circostanze, anche al di fuori del Parlamento regionale.
Dico questo perché, a mio modo di vedere, l'onorevole
Capodicasa non si é sottratto a un logoro rituale; é una cosa
deja vu, un'elencazione di problemi, di possibili soluzioni da
dare ai problemi, alcune delle quali condivisibili, altre di
meno, altre discutibili, e comunque, sul programma del governo,
alcune delle cose, peraltro, sono irrealizzabili, per lo meno a
mio modo di vedere, allo stato dell'arte, peraltro, con una
maggioranza così striminzita, e comunque al di la di questo io
credo che bisogna ritenere che la causa del male é in re ipsa, la
causa é nella formula di governo, é nella formula di governo e
della maggioranza, signor Presidente.
Io non entrerò nel merito dei punti di programma del
Presidente, perché altri colleghi molto più sapientemente, e
analiticamente, in maniera approfondita, sono entrati nel
contesto delle questioni; e io non intendo assolutamente
proseguire in questa direzione.
Io ho notato, in buona sostanza, che rispetto a questa forte
personalità dell'onorevole Capodicasa, v'é stato nelle sue
dichiarazioni - come dire - una sorta di dichiarazione sommessa,
di dichiarazione sconfortata. Non c'é stato entusiasmo, é stato
atono il suo intervento. Privo di colpo d'ala, é mancato lo
smalto, é mancata la brillantezza che viene proprio nei momenti
in cui si sostengono le ragioni della politica, le ragioni di un
programma che si fonda su una formula di governo politico, quale
é quella che, si dice, debba essere quella del cosiddetto centro
sinistra.
Forse l'onorevole Capodicasa si accorge che nel suo governo
più che un idem sentire prevalgono - come dire - le spinte
centrifughe; forse perché si accorge che, alla fine, prevale il
partito degli interessi da consolidare, forse perché considera
che prevalgono gli interessi alla conservazione e al mantenimento
del potere, con una corsa sfrenata da parte di tutti in questa
direzione.
E non c'é, invece, come, ritengo, debba essere in un governo
che si accinge ad avviare la propria iniziativa, non c'é una
visione organica, dicevo; un idem sentire di un progetto
riformatore di cui si avverte tanto il bisogno in Sicilia.
Forse perché sa che questo é un governo che durerà poco;
sarà un governo, come si dice da più parti, che dovrà affrontare
soltanto l'approvazione del bilancio, ed io condivido.
E certo già i primi segnali ci sono, ci sono i segnali di un
grande dissenso; e l'abbiamo visto per l'elezione del Presidente,
l'abbiamo ancora di più visto in una sudata e travagliata fase
parlamentare per l'elezione dei rappresentanti del governo, degli
assessori.
Ecco, poi alla fine c'é mancato pure il botto finale, il
botto finale che finalmente facesse abortire sul nascere un
governo che nasce male; un governo che evidenzia tutte le
contraddizioni che sono, appunto, insite in questo falso centro
sinistra.
Si tratta di una omogeneizzazione forzata, di una
omogeneizzazione forzata di forze che tra di loro non hanno
alcuna compatibilità, vuoi per origine culturale e di formazione,
vuoi anche per obiettivi strategici, così come peraltro afferma
il senatore Cossiga e come di conseguenza affermano gli
uddierrini nella regione siciliana e che hanno peraltro una sorta
di disagio fisico a vedersi, a sentirsi, ad ascoltarsi, a parlare
tra di loro hanno perplessità, diffidenze.
Ma, onorevole Presidente, voi, come me, avete assistito in
questi ultimi periodi anche a dibattiti televisivi, dove c'è da
una parte i cossighiani, relegati proprio in un angolo dello
scenario politico, e dall'altra parte c'è una posizione
intransigente degli ulivisti e dei popolari nei confronti dei
cossighiani ed anche dei comunisti; in tutto questo un ruolo che
tenta di svolgere con grave sforzo e con grandi capacità,
indubbiamente, l'onorevole D'Alema, ed altrettanto farà
l'onorevole Capodicasa nella regione siciliana, tenta appunto di
trovare i possibili margini di compatibilità, ma la politica ha
le sue regole e nom è sufficiente travestirsi o ribattezzarsi e
non è sufficiente allearsi per rendere credibili dei disegni
politici, occorre una omogeneità di ispirazione, occorre che vi
sia un incontro vero, solido tra culture che non c'è, ma io dico
che non c'è anche nell'ambito della stessa parte cattolica di
questo Governo.
Ma io ve lo dico molto francamente e brutalmente, ne parlavo
con qualche collega qualche istante fa, ma che c'entra la
tolleranza dei cattolici di ispirazione degasperiana con il
rigorismo, anch'esso cattolico ma di origine dossettiana?
Che c'entra il solidarismo e la tolleranza dei cattoliti
tout court con il massimalismo dei comunisti? Ditemelo. Noi siamo
convinti che soltanto...
(Interruzione dell'onorevole Silvestro)
RICEVUTO. Ma quando mai, era un centrosinistra che vedeva
presenti forze autenticamente libertarie e democratiche nello
scenario della politica e non certo altre forze.
Ma voi davvero pensate che tutto questo possa essere
ricondotto ad unità? Ma voi davvero pensate che la democrazia in
questo Paese e in questa regione e che i bisogni della gente di
questa regione possano essere affidati a queste operazioni?
Queste sono una sorta di operazioni di "frullateria", mettiamoci
dentro tutti quanti, vediamo quali sono i nostri specifici e
rispettivi interessi, raggiungiamo il potere e poi vediamo.
Sono operazioni di "frullateria" politica, di bassa cucina,
per la verità, che sono calate dall'alto per costituire anche in
Sicilia un tassello fondamentale di un processo di
omogeneizzazione, di omologazione, di normalizzazione che
mortifica l'autonomia regionale siciliana e non è comunque
compatibile con l'essenza, caro Gioacchino Silvestro, e con la
tradizione laica e libertaria dei socialisti autenticamente
democratici.
Noi non condividiamo pertanto questo conformismo culturale e
politico, un conformismo culturale e politico che sta attorno e
sostiene questo Governo un Governo che, ripeto, costituisce un
ulteriore tappa di espansione della formula di governo nazionale
presieduta dall'onorevole D'Alema che, oltre che per ragioni
programmatiche, oltre che per il modo in cui è nato,
indipendentemente dal consenso elettorale, continua a presentare
inquietanti aspetti liberali per ciò che riguarda il ripristino
dello stato di diritto e la tutela delle libertà fondamentali.
Richiamo alcune cose, così, molto velocemente, per esempio,
il rifiuto della maggioranza di governo - all'indomani proprio
della formazione del governo stesso - ad istituire la Commissione
parlamentare d'inchiesta sul finanziamento irregolare dei partiti
e questo forse la dice lunga su alcuni interessi che invece
dovevano ancora essere, su alcune posizioni che hanno ritenuto di
dovere mettere in sottordine e interessi che riguardano
segnatamente alcuni partiti della coalizione di governo, per non
parlare poi della decisione della Corte Costituzionale, che è
anche un altro tassello, e per non parlare poi alla fine delle
preoccupanti ed inaccettabili, compagni comunisti, tendenze ad
una durissima regolamentazione del diritto di sciopero che è
portato avanti da forze politiche sindacali che nel passato
invece avevano contestato procedure regolative molto più morbide,
ma che adesso fanno una scelta di tipo diverso proprio perché
nel Governo il ruolo fondamentale, il ruolo di protagonista è
assunto dal partito dei Democratici di sinistra.
La nostra cultura di riferimento, la cultura di riferimento
del Partito socialista, è quella del liberal socialismo che
valorizza i temi della libertà, del garantismo, della
combinazione fra individualismo e solidarietà, fra mercato ed
equità, e si contrappone a questa logica, a questa cultura del
controllo esasperato, dell'egemonia, del giustizialismo, di una
sorta di organicismo gramsciano, che è stata proprio...
La prego, debbo continuare, perché parlo in quanto sono uno
dei firmatari della mozione.
PRESIDENTE. Ha soltanto un minuto. Lei non sta illustrando la
mozione, quindi può parlare soltanto 15 minuti.
RICEVUTO. Signor Presidente, parlo appena da 7 minuti, senza
contare le interruzioni che ci sono state.
Onorevole Presidente, noi in buona sostanza respiriamo
un'aria preoccupante, che sa di regime e che sa di omologazione.
A Roma, come a Palermo, come possibilmente in Calabria, in
Puglia, in Campania, e si sa quando comunque per voi sarà una
cosa eccessiva, ma per noi così è, e si sa quando tira aria di
regime, i socialisti sono dall'altra parte.
Ho apprezzato molto l'intervento dell'onorevole Di Martino,
soltanto che gli chiederei di essere conseguenziale.
E' vero, onorevole Di Martino, noi siamo gli eredi di una
grande storia e cultura di socialismo liberale che ha visto in
Rosselli e Salvemini negli anni 30, in Saragat negli anni 40, in
Ernesto Rossi negli anni 50 e 60, in Nenni nel 56, i punti di
riferimento fondamentali della nostra formazione, che possono
insegnarci ancora molte cose, onorevole Di Martino, lei ha
perfettamente ragione, ma che prima di tutto ci debbono insegnare
come in primo luogo ci si batte contro l'arroganza dei regimi
diversi, ma tutti egualmente insopportabili.
E allora, signor Presidente, quando c'è la dialettica fra
libert�� ed autoritarismo, fra stato di diritto e stato etico, fra
opposizione e regime, in noi prevale largamente, in noi che siamo
legati ai principi del socialismo liberale, prevale sulle ragioni
oggi fievoli e mistificate, prevale appunto questa dialettica
rispetto a quella tra Destra e Sinistra.
Noi vogliamo costituire oggi, concludo Signor Presidente,
ribadendo ed aggiornando la nostra posizione politica, assieme a
tante altre forze disponibili in Assemblea regionale, un'area
liberaldemocratica che sia al centro dello schieramento politico
e che concentri la propria battaglia sui temi della libertà,
dello stato di diritto, dell'occupazione, della politica per lo
sviluppo della Sicilia, della difesa dei ceti medi produttivi e,
soprattutto, dell'autonomia regionale siciliana. Già, l'autonomia
regionale siciliana, anche questo uno dei temi disattesi anzi
come dire bypassati, è una cosa che risponde ormai certamente ad
una sorta di caricatura, ma ha avuto il colpo di grazia dalla
formazione di questo Governo. Io talvolta mi domando: ma ci sono
delle forze autonomistiche, sinceramente autonomistiche in questo
Governo? Da come si son sviluppate le cose io credo che proprio
non ve ne sia alcuna di forza autonomistica in questo Governo.
Come si può parlare di autonomia regionale siciliana se teniamo
conto di come si è sviluppata anche la stessa fase di formazione
del Governo, un Governo riportato a fotocopia, a carta carbone,
dal Paese nella Regione siciliana, un Governo che addirittura ha
avuto l'ardire o ha pensato di dover risolvere pure i problemi di
dettaglio, diciamo, ricorrendo ai tavoli di decisione nazionale,
un Governo che ritiene che l'autonomia debba essere ancora e
sempre una sorta di enunciazione nominalistica per consentire
allo stato nazionale ed allo stato centralista di erogare,
semmai, qualche finanziamento particolare per risolvere i
problemi, un Governo che ritiene di potere finalmente affrontare
i problemi della Sicilia tenendo conto della sponda nazionale.
Questa è una cosa che mortifica davvero l'autonomia regionale
siciliana.
Voi ragionate in maniera vecchia, voi ragionate in maniera
stantia perché voi siete i diefensori di un Governo centralista.
C'è una gran parte dei siciliani, io ho apprezzato molto
l'intervento dell'onorevole Drago che, onorevole Pellegrino che
Lei ne pensi, ha gettato una pietra nello stagno perché c'è una
gran parte di siciliani che credono che invece bisogna agire
diversamente, che aspira a diventare protagonista del proprio
destino e non anche continuare ad essere governata dall'alto, che
vuole riappropriarsi della bandiera dell'autonomia per rimettere
in moto un processo di promozione di energia e di ricchezze. Vi
sono tanti giovani, commercianti, piccoli e medi imprenditori che
vogliono dal basso affrontare e risolvere i problemi delle
riforme e dello sviluppo.
Ora, in questa Assemblea probabilmente ci possono essere
tante forze disponibili in questo senso ed in questa direzione;
forze che credono nella possibilità di formarsi, di sistemi
locali, e che non credono assolutamente che la politica ed i
partiti nazionali debbano calare univocamente, come una camicia
di Nesso, le loro decisioni dall'alto, forze che ritengono che
attraverso il formarsi di sistemi sociali, sistemi culturali,
sistemi locali legati appunto alle specificità locali, si possano
realizzare finalmente fonti di ricchezza culturale oltre che
economica e produttiva da parte dei siciliani.
Presidente Lei mi ha distrutto certamente oggi, non mi ha
consentito di fare un discorso compiuto. Io rivolgo formale
protesta a Lei nella qualità di Presidente dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevole Ricevuto, Lei ha fatto un discorso
compiutissimo, mi ha quasi convito.
RICEVUTO. No, non aveva bisogno del mio intervento, Lei è già
convinto di per sé, caro Presidente, soltanto che particolari
circostanze concrete e specifiche e di tutela di alcuni interessi
la portano a difendere le ragioni che Lei non condivide.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente dell'Assemblea, signor Presidente
della Regione, onorevoli colleghi, le dichiarazioni
programmatiche che ho sentito sono a mio avviso assolutamente
modeste e soprattutto sono contraddittorie e velleitarie.
Cercherò di spiegare le ragioni di questo mio convincimento
partendo dai numeri. Un Presidente della Regione che viene
eletto con quarantacinque voti solo grazie all'assenza dal voto
dei deputati di Rifondazione comunista.
Questo rende evidente che il Governo nasce ed è prigioniero,
quindi, del comportamento politico tenuto in quest'Aula da
Rifondazione comunista. Una Rifondazione comunista che fino a
stasera ha ribadito in Aula che, certamente, c'è "troppa impresa"
a loro dire in Sicilia - e questo si contraddice apertamente con
tutte le dichiarazioni programmatiche in cui si parla di libero
scambio e si parla di intrapresa da parte di questo Governo.
Un Governo che nomina ed elegge soltanto tre assessori a
prima votazione; nessuno degli altri nove a seconda votazione.
Un Governo che si presenta in Aula con molto ritardo; ritardi
lunghissimi, inenarrabili nell'inizio dei lavori, e per
l'elezione del Presidente e di quelli degli assessori; banchi
vuoti stamattina all'orario di apertura dei lavori; banchi vuoti
e, comunque non completi - per quante volte è già capitato in
questa giornata - tante cose che un collega dell'opposizione con
onestà intellettuale commentava dicendo: "Se tutto questo
comportamento l'avesse tenuto il centro-destra chissà cosa
avrebbero fatto . Chissà cosa avremmo fatto. Avrebbero anche
occupato l'Aula "
Noi riteniamo di fare un'opposizione che sia certamente più
seria, che sia meno irresponsabile e che sia meno folcloristica
di alcuni episodi verificatisi in quest'Assemblea. E, partendo da
questi numeri, però, Presidente Capodicasqa, Lei si azzarda a
parlare di maggioranza che nasce per condurre politiche dirette a
risolvere le grandi emergenze siciliane. Ecco perché credo che
sia contraddittorio e sia velleitario. Perché è contraddetto dai
numeri, dal comportamento già tenuto in queste prime battute dal
suo Governo e nel contempo Lei, però, - ed ecco che vengono fuori
le contraddizioni e cerco di spiegare le ragioni del mio
intervento - Lei parla di sproporzione tra i problemi e la base
parlamentare, azioni radicali - dice, e dice bene in questo caso
- richiederebbero maggioranze numericamente più larghe, ma nelle
condizioni date - cito letteralmente - significherebbero
"maggioranze non qualificate politicamente".
E' un discorso molto strano questo, e cioè di dichiarare da
un verso che queste maggioranze ci vorrebbero per le azioni
radicali e dall'altro queste maggioranze non sarebbero
qualificate. Ma è forse qualificata una maggioranza come la sua?
Lei parla che ragioni costituzionali, l'articolo 67 lo
conosciamo, Lei parla del fatto che il nostro sistema elettorale
è proporzionale, Lei dà delle giustificazioni di facciata. Ma Lei
ritiene che queste giustificazioni facciano venire meno quello
che qui è stato ribadito da tutti i colleghi dell'attuale
opposizione, della nuova opposizione in quest'Assemblea quando
hanno parlato di "ribaltone e tradimento"? Lei ritiene che la sua
sia una maggioranza, invece, qualificata per affrontare quelle
grandi emergenze e nasce per risolvere questi problemi siciliani?
Ma in base a quale ragione? Solo perché il nostro sistema
elettorale è stato proporzionale ed è tutt'ora proporzionale? E
Lei stesso, però, arriva ad ulteriore contraddizione. Perché Lei
stesso parla del fatto che nella fase elettorale vi è stato un
clima politico bipolare. E, questo è vero perché quelle elezioni
del '96 sono nate secondo un segno, comunque, bipolare al di là
della formula elettorale. Vi era uno schieramento di
centro-destra ed uno di centro-sinistra. Vi erano già delle
indicazioni ben precise su chi avrebbe fatto il Presidente
Regione e nell'uno e nell'altro scheramento. Avendo vinto il Polo
delle Libertà Presidente era la persona già indicata
nell'onorevole Provenzano. E, Lei, nonostante questo, continuando
nelle contraddizioni, Lei ritiene però che con queste forze con
le quali si è alleato andrà avanti e formerà il bipolarismo
"maturo e pieno" - ribadisco letteralmente le sue parole - e
arriva ad una formulazione che il collega Zanna ha detto essere
magari "suggestiva": "La debolezza numerica dell'attuale
maggioranza nasce dalla forza politica delle sue scelte" e parla
di scelte di rigore. Ma, scusi, se le scelte politiche di rigore
sono quelle che ha assunto già in fase di Giunta, a proposito
delle spese correnti che vanno ancora ad essere implementate a
discapito di quelle produttive, non capisco di quale rigore
parla E nel frattempo ulteriore contraddizione in tutto questo
meccanismo, di dire tante cose, ma secondo me con poca lucidità,
e di questo me ne dispiaccio perchè io ho simpatia prima, e stima
personale dopo, nei suoi confronti.
Parla dello spirito di larghe intese, parla di un patto
costituente con le opposizioni. Ma scusi, questo spirito
costituente, questo patto, queste larghe intese che devono
aleggiare in quest'Aula, lei con chi le vuole? Con quelle stesse
forze politiche che però non ritiene qualificate? E' una
maggioranza di larga intesa? Non ritiene che sia contraddittorio
un'impostazione di un discorso programmatico in questo senso?
Lei ritiene effettivamente che diventi maggioranza qualificata
l'opposizione nel momento in cui fa le larghe intese e fa il
patto costituente e non lo sia nel momento in cui per gli accordi
importanti da andare ad assumere, per l'emergenza che lei stesso
dichiara essere fondamentali per azioni radicali, non lo sono,
però lo diventano nel momento in cui nell'Aula c'è bisogno di
questo spirito di larghe intese. E lei lo dice perchè sa
benissimo che quelle riforme, quelle stesse vicende che lei
propugna oggi come fondamentali, lei le potrà fare soltanto con
chi rappresenta, a suo dire, da una parte una maggioranza non
qualificata e con l'altra invece ritiene che invece sono le
uniche persone che in quest'Aula si vogliono scommettere
effettivamente per fare quelle stesse riforme di cui lei parla. E
lei stesso poi continua dicendo che ammette, lo ha detto già
nelle prime battute della sua elezione, quando lei parla che i
governi precedenti hanno già avviato un processo di riforme.
E' come non dirlo Se siamo arrivati in Sicilia a legiferare
con la prima finanziaria Provenzano, decidendo finalmente un
tetto massimo di indebitamento della spesa. Se come primi atti
sono stati fatti, ad esempio, dalla Giunta Drago la rotazione dei
direttori e di altri dirigenti apicali, come principio di buona
amministrazione elementare; se il regolamento e la legge degli
enti disciolti è gia approdata in Aula; se la spesa comunitaria
ha raggiunto i budget assegnati; se la riforma sanitaria è stata
già avviata con una serie di altre attività amministrative,
dall'Elisoccorso e tante altre già ormai portate a compimento e
ad esecuzione; se l'avvio dei processi di decentramento e di
semplificazione amministrativa con la prima parte di Bassanini
già recepita, con la conferenza dei servizi, ad esempio; se
disegni di legge come quello esitato dalla commissione antimafia
per quanto riguarda l'antiracket; se altri disegni di legge come
quelli del servizio sostitutivo di leva a tutela dei beni
culturali, l'eliminazione del CTAR, alcune norme di
semplificazione in materia urbanistica; se altre importanti leggi
sul commercio e la protezione civile sono state fatte; se la
stessa riforma sulla pubblica amministrazione e la Bassanini è
già stata concordata con le parti sociali, con tutte le
delegazioni sindacali e già vive in commissione ed è pronta per
l'Aula; se leggi importanti come quelle per la pesca sono già
presenti e possono essere immediatamente esitate dall'Aula,
questo lo ha fatto proprio quel Governo al quale lei giustamente
attribuisce la capacità di avere governato e riconosce la
capacità di avere iniziato questo processo di riforma.
E lei in tutto questo continua a cadere in contraddizione, a
mio avviso, nel momento in cui nel riconoscere questi fatti poi
si avvia, in un altro ragionamento, quando dice: io però di
questi undici punti di cui parlo, leggeteli, neanche a
indicarveli qua, direttamente in Aula. In questa specie di libro
dei sogni che lei presume di potere adempiere entro sei mesi,
entro il giugno del 1999, lei poi approfondisce alcuni temi, e
quando parla del rapporto Stato-Regione, lei torna di nuovo in
contraddizione, perchè da una parte dice: finalmente - ed in
questo ecco che porto avanti un principio per il quale non sono
d'accordo con voi, che è quello di una demagogia finalizzata a
non dire le cose vere, una demagogia che porta a scambiare in un
gioco delle parti concetti chiari per quelli che sono.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
BUFARDECI. Lei parla oggi di autonomia quando prima, e il
vostro passato lo ha rappresentato sempre, non l'avete mai
calcolata e mai voluta. Oggi parla di autonomia e ne parla a
volte in termini strani, perché ne parla dicendo che quello che
ha fatto il centro-destra era soltanto un mero spirito
rivendicazionista anche nel contenzioso. Le dico personalmente, e
credo che i siciliani non potranno non essere d'accordo con me,
che se domani arriveranno denari da Roma, perché oggi abbiamo un
Governo a Palermo nuovamente omologo a quello di Roma non è una
vittoria di questo Governo, né tanto meno è una vittoria dei
siciliani.
Torneremmo ad essere vassalli e colonie di Roma. Questo i
siciliani non lo vogliono. I soldi se ci spettano, e ci spettano,
lei lo sa meglio di me perché è stato anche con me in Commissione
Statuto, lei sa benissimo, e la Commissione paritetica questo lo
ha già espresso, che i denari se ci debbono essere dati ci
debbono essere dati per nostro diritto non certamente a mere
elargizioni. E quindi anche questo concetto di parlare di
un'autonomia e poi di parlare di rivendicazionismo e poi di
dimenticare che nel frattempo Governi di centro-sinistra, mi
riferisco agli ultimi e soprattutto al Governo Prodi, in
occasione del problema della sezione di appello della Corte dei
conti o del problema credito e risparmio, lei sa benissimo che
non hanno firmato un bel nulla, remorano questi atti e questi
problemi al Consiglio dei Ministri da oltre un anno, nonostante
le sollecitazioni prima di Provenzano e poi di Drago. E quindi
ulteriore contraddizione, e poi che dire.
Lei proprio su quei punti in cui ritiene di soffermarsi, e
fa bene a soffermarsi, e sono d'accordo, lei fa però un ulteriore
ragionamento e parla anche della fiscalità di vantaggio delle
zone d'impresa e della zona che viene definita di libero scambio
richiamandosi al trattato di Barcellona. Ma ricordo male o voi
quando due anni e mezzo fa il Polo delle libertà e Forza Italia
in modo particolare propugnava la zona franca, sorridevate, non
lo dica che è una cosa diversa, il dato nominalistico non c'entra
assolutamente un bel nulla, Presidente Capodicasa, cambi il nome
come vuole ma zona di libero scambio e fiscalità di vantaggio
significava proprio ed esclusivamente quello che Forza Italia
andava ad indicare già in campagna elettorale e lei lo sa bene.
Solo che forse oggi serve un'immagine diversa e per questo lei lo
ammanta di una definizione nominalistica soltanto diversa ma
concettualmente fiscalità di vantaggio e zona di libero scambio
non significava altro che quello che propugnava Forza Italia
citando altre realtà europee che già lo avevano ottenuto, e lei
stesso infatti cita poi Barcellona dicendo che lo possiamo fare.
Me lo auguro Voglio lottare per questo, badi bene. Ero d'accordo
prima e sono d'accordo oggi, e però il fatto che si cambi
opinione su questi temi, in maniera secondo me, trasformistica e
strumentale che mi fa dubitare della buona fede del principio
programmatico che lei ha espresso. Lei trascura per altro, in
tutto questo discorso, per esempio un dato: il PIL in Sicilia
finalmente raggiunge l'1,6, un dato addirittura superiore al PIL
nazionale laddove per cinquant'anni il PIL siciliano è stato
mediamente la metà di quello nazionale. Lei questo lo by passa
completamente e ritiene che siano cose di poco conto rivolgendosi
sempre secondo il principio della maggioranza non qualificata per
le azioni radicali, di dovere fare però quelle riforme. E vengo
proprio a questo. Il Governo di Forza Italia prima con Provenzano
e il Governo successivamente con il centro-destra a guida Drago
ha avuto a che fare con un'opposizione che troppe volte è stata
gretta e di basso profilo e a volte irresponsabile anche su
posizioni ostruzionistiche su atti fondamentali per i siciliani.
Le assicuro e in questo raccolgo bene la sfida del collega Zanna
quando diceva che bisogna scommettersi, che bisogna andare avanti
e che bisogna cambiare se stessi. Io in questo caso non ho nulla
da cambiare. Sono venuto in questa Assemblea forte di una
convinzione di un dovere morale, innanzitutto, oltre che
intellettuale che era quello di lavorare per fare le riforme.
Perché effettivamente quel patto costituente al quale lei oggi fa
ancora cenno si verificasse in quest'Aula. E io sono qui per
questo. Sotto questo profilo, così come ha fatto il collega Zanna
quando ha detto: "il primo atto del Governo" in conferenza dei
capigruppo "sia quello di portare la legge voto e il lavoro della
Commissione statuto qui in quest'Aula" io aggiungo oltre a quelli
elementi dell'elezione diretta che tutti, almeno a parole,
diciamo di volere e Forza Italia certamente la vuole, oltre il
principio dell'autoscioglimento, oltre il principio del
referendum propositivo, oltre a quello dell'incompatibilità,
facciamo anche la norma che eviti quel ribaltone al quale oggi
assistiamo.
Io la invito su questo e le dico subito che per quanto
riguarda Forza Italia siamo ben pronti a verificare sul campo la
volontà di riforma e noi quel bipolarismo, che lei vuole maturo e
pieno, lo vogliamo più di lei e la mettiamo alla prova su questo.
Se gli elementi ci saranno e le bozze programmatiche di
questo bipolarismo come legge elettorale lei le porterà in Aula,
noi le porteremo avanti e cercheremo di migliorarle e lo faremo
perchè abbiamo un senso di responsabilità che, mi dispiace dirlo,
tante volte l'opposizione non ha avuto.
Le ribadisco: mettiamo alla prova quello che dice questa
maggioranza. Portiamo in Aula quello che già, anche in questo
caso, il Governo precedente ha portato avanti con la Commissione
Statuto a guida, ultimamente, Provenzano. Portiamo avanti, anche,
una riforma che eviti ogni possibilità di un ulteriore ribaltone
in questa terra per dare effettivamente quella chiarezza che
quella operazione verità, che lei cita, soltanto abbia ad essere
concretizzata.
Sotto questo profilo noi saremo qui e faremo la nostra
parte, è chiaro, nel senso che l'opposizione non farà scontri a
nessuno, farà scontri soltanto a chi vorrà in quest'Aula
effettivamente lavorare per cambiare e per questo patto
costituente noi ci stiamo. Queste riforme portiamole in Aula,
saremo i primi a votarle e a migliorarle partendo da una norma
antiribaltone. Questo è il primo tavolo di prova che noi le
assegniamo, insieme ad una legge elettorale effettivamente nel
segno bipolare; sotto questo profilo troverà la massima
disponibilità dei Gruppi dell'opposizione di Forza Italia in modo
particolare, insieme a tutti gli altri amici che compongono
l'attuale opposizione.
E, sperando che questo avvenga, io le auguro buon lavoro
soprattutto perchè la Sicilia ha bisogno che questa fase avvenga,
che quella richiesta che abbiamo fatto anche nel corso della
votazione per gli assessori si realizzi e che effettivamente
questo spirito di larghe intese arrivi ...
FORGIONE. Lo dica apertamente allora c'è stata la richiesta ..
e allora le avete rinviate le larghe intese. Che la maggioranza
lo sappia.
BUFARDECI. Glielo spiego subito.
FORGIONE. E' stato molto chiaro.
BUFARDECI. Onorevole Forgione glielo spiego subito. Signor
Presidente se mi consente glielo spiego in trenta secondi.
Onorevole Forgione lei ricorderà che in occasione della seconda
votazione mi sono avvicinato a lei, parlo della seconda votazione
per l'elezione degli assessori, e le ho detto: "mi sembrerebbe
più serio per questa Assemblea e per le necessità reali di questa
Regione che questa scena non andasse oltre. Che lei si dimettesse
subito e facciamo le larghe intese subito. Per primo le posso
dire che per quanto ci riguarda può anche intestarsi come
presidente di questo processo". Questo le ho detto e ciò lo
confermo.
PRESIDENTE. Il suo pensiero è stato molto chiaro.
BUFARDECI. Mi auguro che lo sia stato. Non so se i colleghi lo
hanno reso possibile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'Onorevole Spagna.
Ne ha facoltà.
SPAGNA. Signor Presidente, Onorevoli colleghi, i popolari
voteranno la fiducia al Governo Capodicasa, del quale fanno
parte, di cui hanno concorso a definire con chiarezza anche nei
tempi contenuti e negli obiettivi programmatici ponendo ancora
una volta al centro del loro impegno il tema delle riforme, da
quella dello Statuto ai nodi fino ad oggi risolti del risanamento
finanziario regionale e di una nuova organizzazione
amministrativa della Sicilia che rilanci i sistemi territoriali
locali ridando all'Istituto Regionale, come Ella ha detto con
forza nelle dichiarazioni programmatiche, i compiti suoi propri
di iniziativa legislativa, di programmazione, di coordinamento e
di intervento sovraprovinciale. Naturalmente ho buon presente
che obiettivi così ambiziosi, anche se rivolti a dare alla
Sicilia uno standard naturale di infrastrutture e di servizi e di
dinamismo amministrativo ed economico per farla competere con le
altre regioni d'Europa, pur lungamente attesi da decenni e da
generazioni dall'intera opinione pubblica siciliana, senza
distinzione di colore politico per camminare in quest'Aula
necessitano di un consenso determinato, forte, fuori dalle
alchimie partitiche e dalle solite recite, una determinazione di
chi crede fermamente di rendere un servizio ai giovani siciliani,
alle generazioni future.
Il vecchio onorevole Alessi ricordava sempre e ricorda
sempre l'ethos politico dei giorni dell'autonomia, l'eccitazione
febbrile, il senso della svolta per la storia della Sicilia che
superava steccati e miserabili giochi di potere individuali.
Certo, signor Presidente, i voti che accompagnano la nascita
di questo Governo non inducono all'ottimismo. Come Lei ha più
volte ricordato, le maggioranze ampie non sono mai state sintomo
automatico di stabilità, ma spesso per chi ha buona memoria, la
copertura per operazioni di cui ancora oggi portiamo il segno
negativo. Una maggioranza anche di pochi voti, ma convinta
seriamente del suo progetto può essere lo strumento necessario
per delineare un percorso di alto profilo. Definire un rapporto
con l'opposizione chiaro nei termini e nei contenuti davanti
all'opinione pubblica, tessere insieme maggioranza ed
opposizione, una rete di alleanze con vasti settori della società
siciliana perché obiettivi strategici per lo sviluppo della
Sicilia, il superamento del precariato, la fine
dell'assistenzialismo, l'efficienza della pubblica
amministrazione, il rispetto della legalità sempre e dovunque,
anche dentro i santuari più impenetrabili del corporativismo
necessitino di consenso diffuso, di mobilitazione reale, convinta
non di prediche spesso isolate o strumentali.
I prossimi giorni diranno se le difficoltà incontrate nel
voto e nel definire l'assetto di governo sono il sintomo di un
malessere dovuto ad un passaggio politico difficile, alle
tensioni inevitabili nel definire nuovi assetti interni, o c'è
già un deficit strutturale della maggioranza, un diverso ed
inconciliabile modo di stare al Governo, disegni divergenti. In
tal caso sarebbe irresponsabile non prenderne atto in una sorta
di accanimento terapeutico che ci renderebbe del tutto simili al
centrodestra, negli errori compiuti in questi due anni e mezzi
che è stato quello di prolungare oltre misura le agonie dei
governi Provenzano e Drago non prendere atto dell'esaurirsi di
una maggioranza, non vedere il bilancio deficitario e
fallimentare davanti all'opinione pubblica siciliana. Perché
questo non vuole ancora dire a se stesso, il centrodestra in
Sicilia, come ha acutamente osservato l'onorevole Zanna, che al
di là dell'evolversi dello scenario nazionale, la loro
maggioranza in Sicilia non c'è mai stata, salvo qualche sporadica
adunata e le numerosissime nomine che il progetto riformista
delineato dal governo Provenzano nelle sue dichiarazioni del
1996, in realtà non è stato mai avviato.
C'è in quest'Aula oggi una maggioranza diversa da quella che
faticosamente cerchiamo di costituire, se c'è si faccia avanti,
se non c'è e non è ipotizzabile salvo che i risentimenti di
qualcuno, allora che il Governo nasca stasera in Sicilia è
interesse di tutti anche dell'opposizione, che il Governo della
Regione abbia un bilancio per evitare il caos sociale è interesse
anche dell'opposizione, che si approdi ad una nuova legge
regionale elettorale regionale sul modello maggioritario ed una
legge voto di modifica dello Statuto che preveda, come ricordava
Bufardeci, tra le altre cose importanti l'autoscioglimento
dell'Assemblea è interesse primario anche dell'opposizione.
Gridare a nuove elezioni regionali, ben sapendo che queste
non sono possibili per i motivi che tutti - non solo noi -
sappiamo è una ipocrisia elettoralmente inutile.
C'è da compiere un breve tragitto i cui obiettivi sono
largamente condivisi e c'è un Governo disposto a sostenerlo
seriamente. Questo è il dato reale da cui partire.
La formula di governo migliore poteva essere le larghe
intese. L'abbiamo proposto, in questi due anni e mezzo, un po'
tutto il centro-sinistra trovando risposte negative - onorevole
Bufardeci - se non spesso sarcastiche.
Oggi viene sostenuto con passione da tutto il centro-destra,
ma con un sottinteso fortemente punitivo verso l'UDR responsabile
di aver cambiato schieramento.
Pur valida a me sembra una formula largamente fuori tempo ed
altrettanto sospetta. Dicono i boatos di corridoio che troverebbe
orecchie sensibili nei Democratici di sinistra e nel sindaco di
Palermo orlando.
Senza polemica, ad una prospettiva politica del genere i
popolari, pur non partecipandovi e con le riserve che ho
manifestato, non si opporrebbero se una maggioranza ampia e vera
sapesse realizzare il progetto delineato ieri da Capodicasa,
daremmo il nostro contributo per quanto ci compete, senza i
soliti stentori rigurgiti sicilianisti, che è sempre stata la
carta disperata degli ultimi perchè è difficile che appelli di
autonomia improvvisati trovino spazi nell'opinione pubblica più
avvertita dopo tanti anni.
In questo quadro c'è una polemica che io trovo francamente
eccessiva nei confronti del ribaltone e nei confronti dell'UDR,
per la sua scelta, peraltro assunta a livello nazionale, di
collocarsi all'interno dello schieramento di centro-sinistra.
Sul ribaltone ho poche cose da dire, da aggiungere a quelle
dette dall'onorevole Capodicasa.
Soltanto la vis polemica inevitabile può far dire che i voti
conseguiti nel 1996 dal CCD e dal CDU nelle elezioni esprimevano
un voto politico di centro-destra. Ho difficoltà a pensarlo nella
mia provincia ma credo che sia così dovunque.
Il proporzionale porta con sè un voto partitico o
personalizzato. La coalizione gioca il suo ruolo nelle elezioni
politiche, nelle amministrative e domani spero che lo giocherà
nelle elezioni regionali.
Non enfatizziamo cose che in Sicilia non sono vere ma sono
il frutto di un sistema elettorale che tutti, a gran voce,
diciamo di volere cambiare.
In Sicilia, peraltro, la scelta dell'UDR, non spetta a me
dirlo, ma soltanto rilevarlo, non credo sia una scelta di
poltrona. Queste le avevano già in abbondanza all'interno del
centro-destra, anche troppe.
AULICINO: Sono scelte di volontariato e di continuità.
SPAGNA. Questa scelta, peraltro, di collocarsi nel
centro-sinistra, che io apprezzo e che trovo sbagliato
banalizzare o scambiarla per tornacontismo, come ossessivamente
ripetono da stamattina esponenti di Alleanza nazionale, di Forza
italia ed anche purtroppo da parte di Casini, caro amico
Petrotta, già dimentico della sua più recente storia,
La difficoltà delle formazioni scaturite dalle scissioni
della Democrazia Cristiana, prima, e del Partito Popolare, a
convivere nel centro destra, é antico e conosciuto, e riguarda, a
ben vedere, il cuore del dibattito che ha determinato la
scissione della Democrazia Cristiana e del Partito Popolare, ho
già ricordato, davanti allo schema bipolare introdotto dal
referendum di Segni.
L'idea politica che ci ha diviso, Popolari, CCD e CDU é
stato il convincimento, rivelatosi errato, di CCD e CDU, di poter
meglio costruire meglio nel centro sinistra un centro di
ispirazione cattolico democratica, distinto dalla destra e, in
prospettiva, alternativo alla sinistra.
Il ripensamento dell'UDR e la sua odierna scelta, anche in
Sicilia, di collocarsi nell'ambito del centro sinistra,
ripercorrendo la strada assunta sin dall'inizio dal Partito
Popolare, ripeto, non posso che apprezzarla, se essa sarà
accompagnata da comportamenti coerenti che possono prevedere
l'interruzione di un lungo ed imbarazzante esercizio del potere,
così come é stato per i Popolari, che in Sicilia da zero, dopo
anni di opposizione alla Regione e nelle varie realtà locali,
sono stati ripagati da successi elettorali che li collocano, alle
provinciali, ben oltre il 10 per cento.
Per quanto attiene ai temi programmatici voglio limitarmi,
per ragioni di tempo, ad approfondirne soltanto alcuni. La
maggioranza ha espresso la volontà di darsi una legge elettorale
regionale entro il mese di giugno, senza darsi l'alibi di
aspettare una legge elettorale maggioritaria che prevede
l'elezione diretta del Presidente della Regione. A noi é sembrata
una scelta di verità. Una scelta rivolta ad evitare che nel 2001
questa Assemblea torni a votare, così come é stato nel 1996, con
il puro proporzionale.
Lo schema della legge, e trovo un po'esagerato l'allarmismo
che ha espresso stamattina l'onorevole Pagano, é quello di una
legge in senso maggioritario che preveda la indicazione del
Presidente della Repubblica, un premio di maggioranza, la
distinzione per coalizioni, ma che é nello schema vicina alla
legge regionale che oggi opera da tempo in tutte le regioni a
statuto ordinario.
Questo in attesa dell'approvazione della legge voto che
questa Assemblea voterà e che ci auguriamo abbia tempi rapidi per
passare il percorso costituzionale della doppia lettura al
Parlamento nazionale.
Abbiamo dato anche la nostra adesione allo schema approvato
dalla Commissione Statuto, superando difficoltà non indifferenti
per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della
Regione, che non ritengo la panacea di tutti i mali o il segnale
inequivocabile di stabilità, ci sono anche altre forme di
stabilità, ma che abbiamo ritenuto dopo una lunga riflessione
soprattutto in Commissione bilaterale,che in sede regionale può
essere una risposta adeguata soprattutto alle condizioni che si
sono determinate in Sicilia, per quanto attiene alla
governabilità.
Ho finito. Onorevole Capodicasa, avrei da sviluppare altre
note che riguardano alcuni aspetti delle note programmatiche,
soprattutto in materia di lavoro e di infrastrutture. Per
attenermi ai tempi voglio finire con una notazione; non ho
trovato, nella relazione di Capodicasa, neanche un cenno alla
famiglia. La famiglia che noi consideriamo, non soltanto noi, ma
credo ormai é patrimonio di tutte le forze politiche, anche
laiche, come un luogo centrale dal quale sviluppare iniziative
molteplici e qualificate, dall'assistenza agli anziani,
dall'assistenza ai minori, ai portatori di handicap, ai malati
non ospedalizzati, ad azioni formative e di assistenza
scolastica.
Credo che sia stata una omissione da colmare perchè aiutare
la famiglia, così come dice la legge finanziaria dello Stato,
significa per la Regione realizzare economie, significa anche
favorire lo sviluppo, perchè la famiglia significa in questo
senso anche sviluppo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, mi è sembrato che stasera il profilo della discussione
che è intervenuta tra di noi si è notevolmente alzato, è servito
ad elevare il tono e questo permette un confronto più serio, più
sereno, alla luce di una considerazione di fondo che penso ormai
in qualche modo ha convinto l'Aula e cioè quella che gli elementi
di propaganda che sono stati presenti in molti interventi,
soprattutto in alcuni interventi di Forza Italia, dell'onorevole
Fleres, o altri interventi che hanno avuto il sapore di attacchi
diretti in modo particolare all'UDR, non determinano condizione
dentro l'Aula di prospettive di natura politica.
E' prevalso, per fortuna, all'interno degli interventi un
alto senso di responsabilità della funzione dell'Assemblea; in
molti interventi c'è una disponibilità al dialogo, al confronto,
che io colgo come elemento positivo.
E' prevalso, cioè, in generale, il fatto che noi siamo ad un
punto di svolta, un punto di svolta grave e senza la risposta a
questo punto di svolta noi rischiamo di fare perdere prestigio e
autorevolezza alle istituzioni e, in primo luogo, all'Assemblea
regionale siciliana.
Si ha, cioè, il senso di una crisi profonda e di questa
crisi profonda io voglio per alcuni momenti tratteggiarne qui,
secondo me, alcuni aspetti e alcuni elementi di analisi.
Vedete, io mi rivolgo agli amici del Polo, in particolare,
avendo io sempre considerato, e considerando tutt'oggi, che il
voto espresso dai siciliani e che il sentire comune della
stragrande maggioranza dei siciliani non è un sentire comune e
non è un'adesione alla sinistra, che il voto espresso nel 1996
dai siciliani e che un sentire diffuso dei siciliani fa più
riferimento a valori, ad atteggiamenti, a comportamenti che sono
tipici di una convinzione moderata e, tuttavia, ci siamo trovati
con un risultato che vi ha premiato, avete avuto una maggioranza
in Aula, nel 1996; malgrado il risultato elettorale, qui non c'è
stato un risultato positivo per l'Ulivo.
Il Polo per le libertà che si presentò come coalizione,
anche se dentro un sistema proporzionale, ebbe la maggioranza dei
consensi dei siciliani.
In quel voto io ritengo che ci fosse un'ansia di profondo
rinnovamento, che i siciliani votarono a destra e che votarono
Forza Italia perchè pensavano che quel partito rappresentasse una
possibilità di una svolta e che introducesse profondi elementi di
cambiamento nella vita politica della Sicilia.
Anche noi, da parte nostra, abbiamo atteso che ciò si
verificasse, non abbiamo avuto atteggiamenti preconcetti nei
confronti del Governo Provenzano e del Polo per le libertà, ci
siamo misurati ma abbiamo atteso per tanto tempo anche un solo
segnale di riforma.
Sarebbe stato utile che anche in quei momenti il confronto
tra le forze politiche, seppur con appartenenze diverse, ci fosse
stato sulla base di elementi di riforma reale e, invece, la crisi
del Polo sta tutta qui, sta nel fatto di avere deluso le attese e
le aspettative di centinaia di migliaia di siciliani che si sono
rivolti a voi e la crisi del Polo sta nel fatto che nella vostra
azione di governo, nel vostro atteggiamento quotidiano avete
deluso strati interi di popolazioni. Il vostro governo, il
governo Provenzano, che voi stasera avete valorizzato in molti
interventi, e c'è qui una prima singolare posizione da parte del
Polo: se Provenzano è stato così bravo, perché lo avete fatto
fuori?
Noi ci siamo trovati quindi, con un Polo che è arrivato qui,
dentro il Parlamento, violando intanto principi consolidati
democrazia. Ricordate, chi vince, vince tutto; chi perde, perde
tutto. Avendo un atteggiamento di sfida democratica ad una
tradizione, ad una prassi, determinando l'impressione di una
classe dirigente priva di una cultura di governo, e vi siete
presi presidenze, commissioni, tutto, perché questo sì, nasconde
una concezione di regime, perché volevate gestire direttamente,
senza la possibilità che si esercitasse un controllo da parte
delle opposizioni e poi, tutto questo ha determinato il fatto che
il governo Provenzano che tentò di introdurre qualche elemento di
novità, venne schiacciato da crisi profonde interne alle forze
politiche del Polo.
Io, non voglio ricordare qui a nessuno, e neanche a me
stesso, quello che si è verificato all'interno del gruppo di
Alleanza nazionale, un gruppo coeso, un gruppo che per tanti anni
aveva fatto opposizione, che aveva introdotto nei propri
comportamenti politici una grande tensione di ... e che tuttavia
si spaccò, si spappolò in due tronconi, determinando e
trasferendo nel Parlamento una paralisi che era frutto di uno
scontro interno ad Alleanza nazionale, scaricando tutto dentro il
Parlamento.
Le posizioni e le concezioni che sono affiorate all'interno
di Forza Italia, che diventò una specie di corrente della
Democrazia cristiana, che pur di fare fuori Provenzano, sulla
base, questa volta sì, di logiche di potere, perché dovevano
scambiare Provenzano per qualche assessore in più; si fece fuori
il Governo, perché all'interno di Forza Italia le pressioni per
le poltrone erano talmente consistenti e talmente robuste che
determinarono la caduta del Governo.
Tutto questo ha determinato in parte ed ha accelerato la
vostra crisi. Non avete dimostrato di avere capacità di una
classe dirigente sobria, ragionevole, equilibrata, che doveva
presentarsi alla Sicilia e che doveva dare sicurezza alla guida
del governo della Sicilia.
E gli elementi di Governo che voi avete introdotto?
Guardate io mai mi sarei aspettato che già in quei momenti la
prima cosa che si toccò fu la legge di riforma elettorale dei
comuni.
Voi sapete che noi abbiamo avuto qui in Sicilia nel 1992 la
prima legge di riforma che determinava il più possibile un minor
controllo da parte del cosiddetto sistema partitocratico nei
confronti dei sindaci, con il voto separato del sindaco e dei
partiti, con la scheda separata.
La prima cosa che il Polo pensò, fu quello di produrre
allora un progetto di vera e propria controriforma.
Ho sentito stasera qualcuno dire che questo è un Governo che
risponde e che rispolvera sistemi di natura partitocratica, ma
addirittura in quella legge, si stabilirono e si introdussero
principi di controllo partitocratico sull'attività democratica
dei comuni.
Noi in parte, riuscimmo a bloccare quel progetto di
controriforma democratica, tant'è che oggi, voi sapete, non si
vota più con la scheda separata all'interno e che gran parte dei
sindaci dipendono direttamente dai risultati che sono per i
comuni.
E poi, ancora, il mancato scioglimento degli enti economici
regionali.
Con l'articolo 10 della legge n. 6 il Governo Provenzano
stabilì alcuni principi che riguardavano lo scioglimento degli
Enti economici regionali, ci sono stati contrasti interni
all'interno del Polo che hanno determinato il blocco della
possibilità che si attivasse e si accelerasse il processo di
riforma e quindi di scioglimento degli Enti economici regionali.
Si ridussero i tagli ai Comuni sulla base di una logica
penalizzante, sulla base di una logica che allora davvero ci fece
preoccupare e cioè quella che essendo i Comuni la stragrande
maggioranza gestiti dalla Sinistra bisognava in qualche modi
impedire che arrivassero trasferimenti ai Comuni perché potessero
liberamente agire, una logica penalizzante pericolosa che
nascondeva principi autoritari, qualche volta avallati anche da
posizione di estrema Sinistra.
Ed ancora, la mancata possibilità che si facesse un disegno
di legge da parte del Governo sulla riforma elettorale a statuto
invariato mai da parte del Polo si è tentato di mettere mano su
questa materia così delicata perché prevalevano gli interessi di
singoli parlamentari che ne condizionavano lo sviluppo.
Per non parlare della condizione di marginalità in cui ha
ridotto la Sicilia e per non parlare, citando stamattina un altro
singolare intervento da parte dell'Assessore Tricoli, della
condizione di dissesto e di disastro finanziario in cui regna la
Sicilia.
Se questo è il quadro che ha determinato il fallimento di
una politica, se questo è il quadro che ha determinato un
contrasto interno, è sulla base di questo quadro e di questo
fallimento che viene chiamata a dare una risposta l'Assemblea
regionale siciliana. Se questo quadro che io sto qui
rappresentando è un quadro veritiero il fallimento in primo luogo
è il fallimento del Polo per le libertà. E voi dovreste
interrogarvi sulle ragioni più di fondo, evitare atteggiamenti
superficiali propagandistici, il tradimento, l'insulto non serve
a nessuno affrontare le questioni in modo così superficiale, se
pensate di dover ancora affrontare le questioni sulla base di una
inutile propaganda voi rischiate di restare all'opposizione per
altri decenni; dovete entrare dentro le questioni della politica
che sono la possibilità di coniugare interessi diversi, di
ricomporli e di prospettare soluzioni. Molti di voi nel corso del
dibattito stasera lo hanno fatto e io ne ho apprezzato fino in
fondo il significato.
Allora, cosa si sarebbe dovuto fare di fronte al fallimento
del Polo? Le forse politiche del Centro-Sinistra avrebbero dovuto
o no avanzare una proposta di un Governo possibile? E' quello che
abbiamo fatto, delle forse responsabili che prendono atto del
fatto che in due anni si erano consumati due Governi, una
situazione di crisi e di disastro economico, una situazione di
dissesto finanziario, hanno assunto la responsabilità di proporre
un governo alla Regione siciliana; un Governo travagliato, un
Governo che deve mettere insieme componenti diversi, culture
diverse, storie personali diverse, ma tuttavia un Governo
necessari alla Sicilia. Guai se non si capisce questo, se non si
capisce che il travaglio non è solo frutto anche legittimo di
qualche aspirazione, anche legittima di qualche poltrona, se non
il travaglio è invece frutto del fatto che ci sono difficoltà a
comporre in Sicilia, dove pure è stato aspro lo scontro tra
uomini che veniamo da culture diverse (io in provincia di
Caltanissetta vengo dalla storia del partito Comunista italiano,
l'onorevole Cardinale è ministro della mia provincia, del Governo
D'Alema, viene dalla storia della Democrazia Cristiana) e tante
volte su fronti opposti. Si trattava di ricomporre queste culture
nell'interesse primario di dare un Governo alla Sicilia ed è
quello che noi abbiamo fatto faticosamente. Abbiamo messo su un
Governo, questo Governo qualcuno dice che ha una debolezza perché
è un Governo che viene eletto con 45 voti.
Io voglio fare un appello al realismo politico. C'è un altro
Presidente della Regione, ci sarebbe stato nelle condizioni date
un altro Presidente candidato a Presidente della Regione che
avrebbe avuto la possibilità di avere oltre i 45 voti presi
dall'onorevole Capodicasa.
C'era un uomo che sapeva raccogliere attorno a se frutto del
contributo delle forze politiche, dell'impegno delle forze
politiche, dell'adesione delle forze politiche e dei parlamentari
in grado di andare oltre? Se non si fosse fatto questo Governo,
la Sicilia rischiava di scivolare nel baratro. E ci siamo assunti
la responsabilità di farlo il Governo ed abbiamo fatto bene a
fare il Governo - diceva l'onorevole Spagna - abbiamo fatto bene
a farlo nell'interesse della maggioranza, ma consentitemi abbiamo
fatto bene a farlo nell'interesse della minoranza. Voi avete la
possibilità di avere un confronto dialettico seppur aspro, ma un
confronto con il Governo. Se noi non fossimo riusciti a mettere
su un Governo, noi oggi rischiavamo di portare la Sicilia alla
paralisi.
Le possibilità ed i rischi di un ulteriore scivolamento
dell'immagine, del prestigio, e dell'autorevolezza della Regione
siciliana sarebbero stati fortemente intaccati. Ed è per questo
che io ritengo che noi non solo dobbiamo votare la fiducia, ma
che noi dobbiamo sostenere questo Governo, ciò come interesse
primario.
Voi dovete permettere, così come qualcuno molto
intelligentemente ha sostenuto, che nasca questo Governo e poi
sulle questioni di merito inasprire anche il rapporto, riuscire a
vedere quali sono gli elementi in cui c'è la convergenza ed
elementi in cui c'è divergenza.
Sapere in che modo affrontiamo le questioni che riguardano
la Sicilia. Certo, nella visione bipolare sul piano delle
riforme c'è un elemento che distingue il comportamento dei
Democratici di sinistra rispetto alla visione che hanno nella
materia, per esempio i Comunisti unitari o altre forze politiche
minori.
Questo non impedirà al Parlamento regionale di pronunciarsi
liberamente sulla legge voto. Già prima di me il compagno Zanna
aveva detto qual'è la nostra visione. Noi riteniamo che la legge
voto debba essere portata immediatamente in Aula, che deve essere
approvata dal Parlamento ed all'interno della questione che
riguarda la legge voto, vi sono sensibilità, culture,modi di
pensare diversi che si possono liberamente esprimere perché non
c'è un vincolo di maggioranza attorno alla legge voto. Così come
credo, onorevole Presidente della Regione onorevole Capodicasa,
ritengo che debba essere aggiunto l'impegno, prima ancora del
bilancio, che altri due atti fondamentali vengano all'esame del
Parlamento regionale.
Il partito Democratico della sinistra lo dice in modo
chiaro, cioè non c'è nessun elemento di condizionamento, questo
Governo nasce sulla base delle condizioni oggettive, ma nasce
soprattutto perché deve dare un impulso al progetto riformatore.
Due leggi importanti: la legge di riforma elettorale a Statuto
invariato e lo scioglimento degli Enti economici regionali. Sono
due segnali importanti che parlano all'intera Sicilia. Se così
comincia, onorevole Capodicasa, io sono convinto che noi avremo
un buon Governo utile alla Sicilia e a tutti i Siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, diceva Don Ciccio Tumeo parlando nel
"Gattopardo" con Fabrizio Salina: "E' questo l'uomo nuovo quale
deve essere. Dispiace debba essere così ". Mai immagine
letteraria fu più propria per una situazione politica. Questo
Parlamento si sta rendendo testimone di un metodo che chi verrà
dopo di noi potrà giudicare con tutta la saggezza e la sapienza
che solo il tempo può offrire agli interpreti. Intanto sia
consentito a noi parti nostro malgrado di questo spettacolo di
offrire la nostra opinione sull'epilogo della crisi di Governo.
Vorrei cominciare proprio dal Presidente della Regioni cui va il
riconoscimento e il merito del coronamento di una militanza
coerente, ma ho il dovere di dirle che questa militanza e questa
coerenza avrebbero meritato miglior causa e miglior Governo. Ma
tant'è, signor Presidente intanto per il modo, un balletto di
nomi attorno ad una farsa, quella per cui l'UDR voleva che fosse
ancora l'onorevole Drago il Presidente della Regione.
Un copione triste, fatto di ipocrisia e messa in scena, dove
ciascuno sapeva già come sarebbe andata a finire e cioè con la
presidenza assegnata ad un diessino, su un accordo romano di
spartizione delle regioni meridionali, più o meno quelle del
Regno delle due Sicilie. Solo che nessuna nobile stirpe decise
sul noi ma solo gli ultimi rampolli di una genia che ben altri
figli ha offerto a questa terra, consegnando all'ultima
generazione che oggi è assisa a Roma, trucchetti e non progetti,
furbizia tattica e non intelligenza strategica, bramosia del
governo e non cultura di governo, ma soprattutto non ha lasciato
in eredità l'orgoglio, quell'orgoglio che nel tempo della
ideologizzazione sembrava rappresentare un collante forte
all'interno del Polo per le libertà, e cioè l'orgoglio
dell'autosufficienza numerica e politica che ci induceva a
considerare assolutamente normale a governare senza la sinistra,
anzi in contrapposizione alla sinistra per offrire alla Sicilia
un modello di società e di Governo diversi. Salvo poi intendersi
con quella sinistra sui temi importanti delle riforme e della
legge elettorale, per riscrivere assieme le regole del gioco.
E invece che spettacolo triste vedere alcuni colleghi chini
sui banchi della sinistra, in attesa dell'ultima scheda,
anch'essa insufficiente a definire una maggioranza, ma utile a
scatenare un applauso, quello liberatorio di chi sa di doversi
giustificare di fronte al proprio elettorato, ma è convinto che
da assessore o amico dell'assessore sia più facile.
Sappiano i siciliani che in quest'Aula di uomini orgogliosi
ce n'è ancora tanti, tutti animati dalla convinzione di tornare a
governare anche in questa legislatura, restituendo dignità e
significato al voto del nostro popolo.
Ci sono tanti deputati orgogliosi e indignati, che sapranno
trovare in questi sentimenti la forza per esprimere
un'opposizione seria a questo governo di minoranza che ha visto
il proprio Presidente essere eletto grazie al sostegno omissivo
di Rifondazione comunista, e molti assessori essere già
sfiduciati dal momento in cui si è proceduto al voto.
Ecco la ragione per cui crediamo che il governo Cardinale,
Forgione, Capodicasa, sia inadeguato per i drammi e l'emergenza
della Sicilia.
Non ha un progetto di coalizione perchè non c'è una
coalizione e non ha i numeri in Aula per potere affrontare le
scelte a cui sarà chiamato. Ma ciò che più conta è la somma
algebrica di forse di minoranza a cui un'operazione di palazzo
non può conferire la legittimazione ed il rispetto popolare che
solo il successo elettorale consegnano ad una coalizione, e ciò
non per una malintesa logica bipolare, da taluni ritenuta non
valevole in Sicilia e non applicabile in quest'Assemblea, ma per
il sostanziale ossequio della volontà popolare e del suo
manifestarsi in relazione ai sistemi elettorali.
E' ipocrita ed ingiusto sostenere che essendosi votato in
Sicilia con il proporzionale, non vi erano vincoli di coalizione
e di schieramento. Lo è doppiamente da parte di chi con toni
moralisteggianti a Roma invoca leggi anti ribaltone. Lo sa bene
chi ha affrontato la campagna elettorale del 1996, subito dopo le
politiche che videro schierato compattamente il Polo per le
libertà; lo sanno bene coloro che nelle piazze della Sicilia
gridavano slogans contro la sinistra invocando un governo capace
di dimostrare l'alternatività sociale e programmatica tra noi e
il PDS; lo sanno benissimo e fanno finta di dimenticarlo con
discorsi da costituzionalisti della domenica, sull'assenza di
vincolo di mandato, per mascherare la vera grande assenza che non
attiene alla costituzione dei popoli ma alla costituzione degli
uomini, o meglio di alcuni uomini, e cioè l'assenza di vincolo di
coscienza.
Ma la storia politica di queste settimane ha chiarito che la
coerenza per molti è l'istituto del giorno prima e non del giorno
dopo, essendo molto più facile dire: saremo leali e coerenti e
non siamo stati leali e coerenti.
Noi lo siamo stati e lo siamo, ed è questo il motivo per cui
subito dopo la fine del Governo Drago abbiamo riproposto la
coalizione preferita dagli elettori, non solo alle regionali del
1996, ma anche alle provinciali di pochi mesi fa.
Verificata l'impossibilità di procedere in questa direzione
per l'indisponibilità dell'UDR, abbiamo ripensato al suo statuto
ed a quello che si afferma essere il codice genetico oltre che la
declamata prospettiva strategica, e cioè ad un'allenza riformista
di centro retta dalle forze aderenti al Parlamento europeo ed al
Partito popolare europeo.
Abbiamo verificato che una maggioranza di tal fatto avrebbe
avuto i numeri per governare; abbiamo pensato alla nostra
autonomia siciliana che nasce essenzialmente come autonomia da
Roma e dai suoi governi; abbiamo pensato alle imminenti elezioni
europee, al significato simbolico sperimentale, progettuale, che
un governo espressione delle forze del PPE avrebbe avuto, e lo
abbiamo proposto formalmente. Ci è stato detto di no e prima che
ci dicessero di no le forze ufficialmente sostenitrici dell'Ulivo
ha rifiutato l'offerta proprio l'Udr, il partito che aveva fatto
cadere il Governo guidato dal proprio uomo individuato come
agnello sacrificale delle poltrone romane. Infine, per tentare
di impedire il tradimento dell'elettorato, per offrire alla
Sicilia un Governo idoneo per superare in un tempo ben
determinato alcune emergenze, abbiamo proposto un Governo ampio
fra le forze politiche che si fossero rese disponibili. Come è
andata a finire lo sapete tutti. Bene colleghi dell'Udr, queste
cose alla vostra base delusa, ai gruppi dirigenti disorientati le
spiegheremo noi, le spiegheremo a quei cattolici militanti o
semplici votanti che se non avessero creduto nel bipolarismo non
avrebbero aderito al Polo nel 1994 fondando l'Udr se non avessero
creduto al bipolarismo. Quando potevano comodamente rimanere nel
Ppi unito di Martinazzoli. Lo spiegheremo onorevoli colleghi, a
quei cattolici che nel 1995 non avrebbero spaccato il Ppi creando
il Cdu se non si fossero sentiti intimamente a quel filone del
cattolicesimo liberale che ha una radice storica sua propria e
distinta da altri ceppi che coerentemente si collocano oggi nel
centro-sinistra e che solo la contingenza storica ed un grande
partito di popolo hanno potuto tenere insieme. Queste cose le
spiegheremo con calma con forza e con tenacia riuscendo a
dimostrare ciò che è nei fatti e cioè che l'elettorato che ha
votato i partiti e gli uomini oggi dell'Udr è rappresentato da
noi e siamo certi che il tempo ci darà ragione ed è la
semplificazione immaginare che i disagi, gli indugi di quest'aula
nel procedere all'elezione del nuovo Governo siano di una logica
da agguato, di una qualche ritorsione, di una sindrome da
poltrona mancata. Certamente in qualcuno al momento del voto e
nel segreto dell'urna avrà influito anche questo. Ma c'è un qual
cosa di più profondo, c'è il non riconoscimento politico di una
formula c'è il sentimento di una costrizione c'è intero il senso
di una abiura. Rispetto ai propri elettori, alla propria vicenda
umana e politica, alla propria condizione di uomini liberi. Siamo
fiduciosi dunque sul futuro, perché siamo certi che noi, siamo
certi che noi di Forza Italia saremo ancora a difendere i
cittadini e le categorie che il suo programma, Presidente,
trascura, gli imprenditori e i commercianti dimenticati, le
centinaia di migliaia di partite IVA che il Governo nazionale
quotidianamente mortifica e umilia, quel che più preoccupa noi e
la maggioranza dei siciliani è questo cupo appiattimento sui temi
degli accordi della politica romana perché la Sicilia non può
permettersi l'abbandono non del nostro Statuto in quanto tale, ma
della filosofia che lo ha ispirato, con tutto ciò che comporta in
termini di contrattualità con lo Stato. E invece l'origine
lottizzatoria di questo Governo e la stessa posizione di dominio
del Presidente del Consiglio rispetto ai leader locali dell'Udr
non ci fa sperare bene. Crediamo di far sentire la nostra voce
anche a Roma, al di là ed oltre i numeri del Parlamento
nazionale, ma si scorgono già i segnali di una Sicilia supina e
granaio elettorale del nuovo impero romano pidiessino. Vorremmo
essere opposizione seria di un Governo serio, in questo momento
siamo certi solo della nostra serietà. Non è serio, per esempio,
onorevole Presidente della Regione, che chi come lei nella
funzione di Capogruppo insieme all'attuale componente del
Governo, onorevole Battaglia, ha presentato un disegno di legge a
chiara impronta maggioritaria facendosi sostenitore di questa
tesi anche nella Commissione Provenzano, faccia transazione sui
principi, venendo costretto dalle logiche di una coalizione che
non c'è a giocare con le parole proprio lei che è persona di
fatti. E allora eccola a parlare di effetto maggioritario di
ispirazione al principio maggioritario e quant'altro serva a
nascondere la verità, cioè una legge proporzionale con un premio
di maggioranza. E' questo il maggioritario? E allora, onorevole
Presidente, a proposito della legislatura e dei patti costituenti
prima che sui contenuti è bene cominciare ad intendersi sulle
parole perché non è possibile affermare che il suo Governo
presenterà una proposta a maglie larghe per affidare all'Aula la
definizione del testo e contemporaneamente scrivere nelle
dichiarazioni programmatiche che questa maggioranza si scommette
sul percorso delle riforme e ne fa una condizione della propria
sopravvivenza.
Siamo curiosi di capire su quale via questa maggioranza che
si annuncia spendacciona e improduttiva, abbia trovato l'accordo
per avviare a soluzione il problema del precariato. Vorremmo
capire cosa pensa il Governo sullo sviluppo turistico della
Sicilia, o anche sullo stato sociale. Vorremmo chiederle di
verificare con il garbo Presidente che a lei è consueto, che le
contaminazioni culturali alle quali lei si richiamava al momento
delle elezioni rimangano esclusivamente tali.
A proposito di cultura saremmo curiosi di conoscere
l'opinione del Governo in materia di beni culturali. Insomma
Onorevole Presidente le sue dichiarazioni ci sono apparse a
tratti lacunose, a tratti velleitarie. A volte ci è apparso
chiaro il tentativo di volare, ma è un volo con le ali di Icaro
che rischia di farla cascar male se non si accorgerà in tempo
dell'appesantimento dei condizionamenti interni ed esterni che
rendono zoppicante questa maggioranza.
I processi politici vanno governati con i partiti e gli
uomini che i tempi mettono a disposizione, ce ne rendiamo conto.
Ma ci sono momenti della storia in cui la capacità di
orientamento di singoli uomini politici rispetto agli
schieramenti nei quali militano diviene trascinante e capace di
rendere comprensibile, ai vertici dei propri partiti, anche
concetti difficili come la non riproponibilità di scelte operate
dall'alto.
L'opportunità che una volta tolto il tappo venga fuori dalla
bottiglia dei partiti tutta l'effervescenza e la capacità di
rappresentanza delle regioni e delle comunità locali, il filo che
lega i governi e le istituzioni, il blasone della regione
siciliana e della sua autonomia.
Bene, la sensazione che non solo il sottoscritto ha
avvertito in modo forte è che in questa fase all'attuale
pseudo-maggioranza e specificamente all'UDR sia mancato un uomo
con la stoffa del vero capo politico. E molte volte nella vicenda
di un politico le fortune non dipendono dal governo, i voti non
nascono solo dai favori, la "leadership" non viene da un
assessorato; non c'era da rinnegare alcun che e neanche da
rompere un partito, si trattava di orientare una direzione
politica per altro con il favore, probabilmente, della
maggioranza degli iscritti, dei dirigenti locali, degli stessi
deputati.
Nessuno ha avuto la forza ed il coraggio di farlo e le
occasioni del comando non si presentano poi così frequentemente.
Non ci dogliamo, comunque, più di tanto perchè due anni e mezzo
sono ancora lunghi da passare e le elezioni europee ci offriranno
il giudizio della gente. E, nel tempo che ci resta noi lavoreremo
per fare le riforme esattamente come abbiamo fatto finora.
Non abbiamo dunque alcun patto da siglare che non sia quello
cui ci condurranno le convergenze programmatiche verificabili in
Aula e in Commissione. A quel bivio, Presidente, aspettiamo il
Governo e la maggioranza e nella consapevolezza che essere
moderato non significa rinunciare all'intransigenza sui principi,
e che opposizione liberale non vuol dire posizione rinunciataria
incalzeremo questo governo sul bilancio per ottenere che non sia
neutro ma che sia di parte perchè vogliamo capire da che parte
sta questo governo. E siccome siamo convinti che chi vuol stare
da troppe parti finisce per rappresentare nessuno, ci faremo
carico noi di rappresentare nelle piazze, che i sindacati
collaterali non riescono più a riempire ed anche in Parlamento,
le stanze della Sicilia che lavora e che produce, della Sicilia e
dei siciliani silenziosamente indignati per il modo in cui questo
governo è nato, nella convinzione che la storia sa essere
riparatrice dei torti e risarcitrice dei danni ingiusti che i
cittadini subiscono dalla politica.
E se non lo farà la storia lo faranno i cittadini delle
urne, perchè l'arroganza del potere non può supplire l'assenza di
una politica.
Dunque, Signor Presidente, non ci resta che attendere
augurandole buon lavoro, nella convinzione che sarà un lavoro
breve con l'auspicio che sia proficuo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leanza. Ne ha
facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei, pure
nella brevità del tempo, svolgere il mio intervento con alcune
annotazioni prima di carattere programmatico e poi di carattere
più strettamente politico.
Nella condivisione delle dichiarazioni programmatiche del
Presidente della Regione abbiamo apprezzato la linea del
Presidente che ha sintetizzato nelle dichiarazioni programmatiche
le diverse ispirazioni politico-culturali che animano questa
maggioranza. Nei contenuti delle politiche proposte c'è un
recupero dell'idea dell'importanza del governo politico delle
profonde trasformazioni socio-economiche di questi anni. Il
dibattito pubblico regionale si è troppo spesso inserito in un
gioco di potere fine a se stesso di tipo autoreferenziale. Ora,
in una sede importante come quella delle dichiarazioni
programmatiche il Presidente della Regione richiama la politica e
la sua principale responsabilità, quella di offrire risposte
adeguate ai problemi collettivi nell'interesse generale.
Io ritengo, onorevole Presidente, che il filo conduttore, i
fili rossi che legano le sue dichiarazioni programmatiche siano
soprattutto costituiti dal recupero dell'idea dell'interesse
generale, del bene comune di tutti i siciliani. Questa
maggioranza nasce per affrontare importanti emergenze che in
assenza di un vero governo politico rischiano di aprire scenari
di grave crisi sociale oltre che politica.
In questa fase, forse politiche con storie diverse hanno
messo da parte ciò che li divide per concentrarsi su quegli
elementi che possono unirle con gli obiettivi indicati nelle
dichiarazioni. Affrontare l'emergenza finanziaria, quella
occupazionale, modernizzare le istituzioni siciliane e
l'economia.
Gli aspetti che coerentemente con la nostra matrice
culturale tendiamo a sottolineare possono essere così
sintetizzati: in primo luogo il necessario rigore finanziario va
coniugato con l'esigenza di sviluppo economico. L'azione del
governo dovrà essere stimolata e misurata soprattutto in
relazione alla sua capacità di agire su quelle che il Presidente
ha chiamato le precondizioni dello sviluppo perché siamo convinti
che l'occupazione potrà crescere soltanto se saremo in grado di
creare in Sicilia un ambiente complessivo favorevole alle imprese
economiche.
Gli imprenditori dovranno trovare nella Regione un alleato
nella competizione mondiale, dovranno essere facilitati alle
nuove iniziative e dovrebbero sforzarsi di attrarre in Sicilia
nuovi investimenti. Quindi, noi insistiamo sul necessario
equilibrio che dovrà caratterizzare l'azione della maggioranza,
da una parte risanamento finanziario e rigore amministrativo,
dall'altra misure per lo sviluppo.
In secondo luogo, insistiamo nella valorizzazione
dell'autonomia e della società, dei corpi intermedi, nel sostegno
della famiglia qua richiamato dall'onorevole Spagna e questo del
resto coerentemente con la matrice cattolica e il significato
consideriamo come il significato principale del principio di
sussidiarietà.
Dobbiamo promuovere la crescita della società, la capacità
dei corpi intermedi, di fornire una responsabile risposta ai
problemi collettivi senza scaricare ogni compiti, ogni domanda
sulle istituzioni regionali. Coerentemente con la nostra
ispirazione cattolico-democratica, riteniamo che ormai sia
definitivamente caduto il mito dell'onnipotenza della politica e
che perciò vada avviato un serio progetto di deregolamentazione e
di deburocratizzazione.
Contestualmente alla grande riforma amministrativa, su cui
mi soffermerò tra breve, è necessario procedere alla
modernizzazione dei rami alti dell'apparato istituzionale
regionale. E' il grande tema della riforma della forma di governo
e della riforma elettorale. Riteniamo utile per la Sicilia un
sistema elettorale che assicuri stabilità dei governi, solidità
delle maggioranze premiando quella esigenza di governabilità che
oggi sale dal popolo siciliano.
Probabilmente a statuto inviariato la soluzione più
praticabile è quella che segue la logica degli altri ordinamenti
simili al nostro, come lo spagnolo e il tedesco. Si tratta di
utilizzare formule proporzionali coniugabili con un consistente
premio di maggioranza, con l'indicazione del Presidente della
Regione e con lo sbarramento. In questo modo si potrà realizzare
il giusto equilibrio tra la rappresentanza e la governabilità,
tra le insostituibili funzioni dei partiti e la personalizzazione
della politica.
Del resto un sistema simile è sperimentato nelle regioni a
statuto ordinario.
Il processo di semplificazione amministrativa va realizzato
attraverso un riordino dei procedimenti amministrativi diretto a
ridurre i tempi di decisione, eliminare i passaggi procedimentali
superflui, favorire la circolazione delle informazioni tra utenti
e pubblica amministrazione.
La riforma della burocrazia regionale, della struttura di
funzionamento della burocrazia è un punto nodale sul quale la
maggioranza ed il Governo intendono porre la propria azione con
le idee chiare per realizzare non una punizione o una
devastazione della burocrazia, perchè consideriamo i tanti
impiegati regionali, i tanti funzionari una risorsa, ma per
modificare il sistema, le competenze, i meccanismi di
funzionamento.
Credo che su questo tema si scommette tutta l'iniziativa
politica della Regione, perchè non basta che noi oggi carichiamo
sulla burocrazia colpe proprie e colpe improprie. Bisogna
modificare il sistema, il meccanismo di funzionamento e quello
che oggi inceppa anche professionalità e volontà che, invece,
possono essere valorizzati.
Io credo che i nuovi scenari che si aprono nella
mondializzazione dell'economia, io credo che le nuove regole che
presiedono all'economia in relazione alle nuove dimensioni
possono costituire un pericolo e una penalizzazione per la
Sicilia. Ma se noi sapremo attrezzarci probabilmente potranno
costituire anche un'occasione ed una risorsa. Se la Regione
diventerà agenzia per lo sviluppo, se la Regione si spoglierà
della funzione gestionale, se la Regione saprà realizzare una
sinergia istituzionale con tutti gli organismi che concorrono
alle decisioni e che possono e devono avere una funzione nel
rilancio complessivo dell'economia siciliana noi potremo essere
un volano di sviluppo a servizio della produzione, dell'impresa,
della produttività e dell'occupazione e, quindi, essere un
elemento forte per sostenere le iniziative che hanno capacità di
concorrere sul mercato.
Ci sarebbero altri temi ed altri aspetti che vorremmo
sottolineare, ma io credo che avremo altre occasioni per potere
approfondire temi di largo respiro (PURTROPPO SI ) che sono sul
tappeto e che giustamente il Presidente della Regione ha colto ed
ha esposto all'Aula.
Si può dissentire se sono complete o meno complete, se hanno
una genericità o un indirizzo preciso, però, io credo, che nelle
dichiarazioni del Presidente della Regione ci sia un taglio e un
calibro.
Il taglio è quello di affrontare con gradualità prima le
emergenze assolute e poi gli altri temi di questa Regione in un
rapporto programmatico, politico che ha già una sua maggioranza.
Se poi la maggioranza è esigua certamente può essere motivo di
maggiore impegno, ma che è aperto al concorso, al contributo
dell'Assemblea e delle altre forze politiche.
Io credo che non solo sul tema delle riforme c'è un tavolo
assembleare, con una proposta precisa della maggioranza che la
vuole perseguire e che é in grado di portare avanti; ma anche sul
terreno programmatico, credo che non ci siano steccati, come mi é
parso qua di rilevare anche da parte delle opposizioni.
Vedete, cari amici e colleghi, io credo che qua sul piano
delle valutazioni politiche si sono dette tante cose, in un
dibattito che pure é stato di ottimo contenuto e di ragguardevole
livello.
Si sono dette anche tante distorsioni, si sono fatte accuse
che non hanno consistenza, si sono fatte valutazioni che sono
assolutamente prive di fondamento.
Io voglio dire all'intera Assemblea, ma anche ai cittadini
siciliani, che l'UDR non é un partito virtuale, che l'UDR é un
partito che sta nascendo, ma nasce con alcuni contenuti, con
forze precise che hanno già avuto una forte legittimazione
popolare. E poi a proposito di ribaltoni e ribaltini, io credo
che noi dobbiamo partire dalla distorsione che é nella cultura
politica e nella pratica politica e nella legislazione elettorale
siciliana e nazionale. C'é riguardo, a proposito del
maggioritario.
Perché é un maggioritario improprio distorsivo e drogato, un
maggioritario che moltiplica i partiti e che fa fare alleanze
elettorali.
Certo attorno alle alleanze elettorali ci deve essere un
disegno politico, però in un momento di grande trasformazione, in
un momento di evoluzione delle forze politiche e della politica;
certo ci sono movimenti, anche sofferenze, se volete, ma c'é una
lievitazione delle posizioni che porta a conclusioni diverse.
Io voglio dire con molta franchezza che il centro destra, il
Polo più CCD, CRD o CDU non é riuscito a portare a conclusione la
esperienza del governo Drago, troncandola prima della sua
naturale conclusione. E di questo io non faccio né colpe, né
accuse, perché considero quello che si é verificato nel centro
destra una lievitazione ed una evoluzione, che avveniva in
corrispondenza della trasformazione della politica nazionale.
Io non mi scandalizzo quando si dice che i partiti romani o
i partiti siciliani; io sono per i partiti regionali, sono per
l'autonomia dei partiti in sede regionale; ma certo se ci sono
partiti, ci sono corrispondenze.
Non ci sono né dictat né imperiosità, c'é un processo
naturale che deve assestarsi nella politica regionale come nella
politica nazionale.
Noi dell'UDR abbiamo fatto una scelta. Una scelta di un
incontro con forze diverse per tradizione e per storia. Ma
l'abbiamo fatta nella idea che vogliamo realizzare, e che non é
stato possibile realizzarla in passato, quella di un partito di
centro o di una federazione dei partiti di centro che si incontra
con la sinistra democratica, con la sinistra ad evoluzione
socialdemocratica. Ecco, é un discorso che noi vogliamo
approfondire, rafforzare, nella prospettiva che domani ci possa
essere anche una competizione tra l'area e l'area
socialdemocratica, una prospettiva che noi volevamo realizzare da
posizioni diverse, ma non abbiamo avuto ascolto né nel CD né in
Forza Italia a livello nazionale.
La nostra idea, il nostro disegno é di realizzare questo
grande soggetto di centro, che svolga una politica di centro in
alleanza con la sinistra nella misura in cui ...
PETROTTA. Non possiamo ammettere queste cose. L'alternativa
alla sinistra è stato un matrimonio ibrido.
LEANZA. Noi tendiamo ad essere un grande soggetto di centro con
tutti coloro i quali vorranno esserlo; alternativo alla sinistra
quando si creeranno le condizioni per una competizione con la
sinistra.
Oggi, dinanzi al rifiuto delle forze di centro a creare
questo soggetto, abbiamo ritenuto, nell'interesse del Paese e
nell'interesse della Sicilia, di varare un'alleanza, un governo,
un programma, una strategia per portare avanti i problemi della
soluzione dell'emergenza siciliana e di quella nazionale.
E' un discorso chiaro che noi ci sentiamo di fare e sul
quale siamo aperti a qualsiasi confronto, siamo aperti a
qualunque discussione. E' sul terreno delle iniziative politiche
che ci vogliamo confrontare e sulle quali ci vogliamo misurare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Strano. Ne ha
facoltà.
STRANO. Onorevole Cristaldi, certo, dopo il "delirio"
dell'onorevole Leanza viene difficile riprendere il filo di
quello che avevo ipotizzato dover dire. Un delirio che ha reso
plastico il disegno onanistico, dal punto di vista culturale, di
questi cattolici così vicini a De Gasperi ma così vicini a
Dossetti che sperano di coniugarsi con una sinistra che vorremmo
vedere e vorremo vedere nel momento delle decisioni della
privatizzazione, onorevole Castiglione, delle miniere, quando
lei, dopo avere siglato un accordo a Roma, dovrà dire come si
confronterà con i cossuttiani, con le fasce democratiche di quel
centro che confusamente il buon Leanza ha detto una volta
alternativo alle sinistre e, poi, alleato con la sinistra, in
questa confusione che forse è causata da problemi personali.
ZANNA. Dobbiamo sentire queste buffonate?
(Interruzioni dai banchi della sinistra)
STRANO. Quindi, nessuno stupore per quello che succede e,
d'altronde, seguendo anche la logica dell'onorevole Speziale,
nessuno contesta la nascita di questo Governo, ma sarebbe
criminale se qualcuno pensasse di vietare ad altri di seguire un
ragionamento che è stato quello che ha portato questo Governo a
nascere.
Diceva l'onorevole Speziale ed anche l'onorevole Capodicasa
nelle sue dichiarazioni programmatiche, devo dire, onorevole
Capodicasa, povere sotto l'aspetto del respiro, povere sotto
l'aspetto dei contenuti ma, evidentemente, lei era troppo
indaffarato ad accontentare in quei momenti quello che succedeva
all'interno di un'area così indecisa nella divisione delle
deleghe, anche se siamo certi che la sua abilità politica,
dialettica, programmatica, porterà ad un respiro più ampio nella
replica. Ne siamo certi, io l'ho indirizzato, nessun applauso,
nessuna stretta di mano, mi sono limitato a mandarle un biglietto
personale che resta personale con quello che lei sa vi è stato
scritto.
Non ho ritenuto di accodarmi a quel peana mortificante, per
molti aspetti, di coloro i quali con Drago fino a pochi minuti
prima, quel Drago che non è stato neanche per un attimo citato
questa sera, neanche dal Presidente dell'UDR, da coloro i quali
dell'UDR sono epigoni, ma epigoni appunto, pochi minuti prima di
Drago si sono affrettati ad applaudire il neo presidente con
tanta voglia di essere e di apparire e di partecipare a quel
momento cosiddetto storico dal loro punto di vista.
Quindi, nessuno stupore per la nascita di questo Governo,
d'altronde, perché stupirsi di quello che succede in Sicilia,
quando abbiamo visto quello che è successo in Italia.
Questo processo, come diceva il senatore Ricevuto, di
omogeneizzazione, offensivo nei confronti dei cittadini
siciliani, è quello che più ci preoccupa, non è tanto il dato
delle dichiarazioni programmatiche, questa ibrida fusione fra
liberaldemocratici, fra liberali di pensiero, fra cossuttiani,
fra dossettiani, sturziani e degasperiani, questo ibrido
destinato ad esplodere sotto l'aspetto culturale non certo sotto
l'aspetto morale.
Ecco, il dato fondamentale è che è successo a Roma qualche
cosa di scandaloso sotto l'aspetto dell'etica politica, di quella
morale che pochi oggi hanno toccato, quella morale politica che
oggi hanno toccato in quest'Aula, l'ho sentito dall'intervento di
Ricevuto, da qualche intervento dell'opposizione, ma anche da un
intervento dell'onorevole Guarnera che non vedo qui presente.
Si parla molto spesso di dichiarazioni programmatiche, di
contenuti, dei siciliani che attendono, ma molto spesso si
disattende il tono morale dei comportamenti in politica; cioè,
perché dobbiamo stupirci di quello che è successo a Roma, quando
uomini con nome e cognome hanno tradito il mandato elettorale, ma
perché ribaltoni e ribaltini, qui bisogna parlare di tradimento
morale nei confronti dei cittadini.
Caro onorevole Leanza, voglio soltanto ricordare a lei che
poc'anzi parlava di alleanza con il centro sinistra, che lei era
assieme all'onorevole Castiglione, assieme agli altri epigoni
dell'UDR, assieme all'onorevole senatore Firrarello votato dai
ragazzi delle sezioni di Azione giovane, di Alleanza nazionale,
di Forza Italia, in tutte le sezioni del collegio elettorale; è
successo questo, che avete tradito il mandato elettorale -
abbiate il coraggio di dirlo - ed avete tradito la morale con la
quale vi eravate candidati.
Si ha un bel dire, presidente Capodicasa, lei si è
arrampicato sugli specchi, a volere dimostrare che non c'era
ribaltone, possiamo non chiamarlo così, mi piace chiamarlo
scadimento morale, è ancora più consono al vostro tipo di
comportamento.
E' verissimo che non c'era stato detto da tutti, la legge
maggioritaria, che si votava con il proporzionale, ma come
possiamo dimenticare che moltissimi di voi sono ...
E' un affianco di Buttiglione, di Berlusconi, di Fini e di
Casini, quando si facevano i comizi. Io ricordo, l'entusiasmo
dell'onorevole Castiglione, quando festeggiava con gli uomini del
Polo nelle piazze. Era lo stesso entusiasmo che aveva quando ha
applaudito Capodicasa, ma non fa nulla, fa parte della sua
morale, non della nostra per fortuna, ne di quella dei cittadini,
quindi, il dato che successe a Roma, si ripropone in Sicilia in
medesima maniera, in questa omologazione offensiva che comincia a
diventare regime, onorevole Presidente Cristaldi, in una
situazione di grigiore, di manicheismo, di buonismo, finto.
Io non sarò mai, per esempio, lo comunico al mio capogruppo,
caro capogruppo per le larghe intese, noi siamo stati mandati a
governare davanti al basso tono morale di chi ha ritenuto di non
volere governare ancora con noi, di tradire il mandato morale nei
confronti dei cittadini, noi non dobbiamo e forse non dovevamo
mai chiedere un governo di larghe intese.
Noi dovevamo rigidamente ancorarci a coloro i quali oggi si
sentono umiliati da questo tradimento morale.
Noi dobbiamo garantire i comportamenti in Aula, ma non
dobbiamo mai cedere od avere cedimenti sotto l'aspetto
politico nei confronti di coloro i quali devono oggi giocare il
loro ruolo così confuso.
Sentivo poc'anzi l'onorevole Leanza parlare di proporzionale
e sentivo poc'anzi il Presidente raddolcire nelle dichiarazioni
programmatiche il maggioritario che diventa stemperato con
l'indicazione del Presidente. Queste sono le contraddizioni che
noi aspettiamo all'angolo; non dobbiamo aspettarle con il
Governo delle larghe intese, le dobbiamo aspettare con i
comportamenti d'Aula e con la presenza d'Aula, con il nostro
ruolo all'interno del Parlamento regionale.
Parlavo poc'anzi, cari colleghi dell'opposizione e cari
colleghi della maggioranza, di questa omogeneizzazione. Parlavo
poc'anzi di questo conformismo imperante e d'altronde perché
stupirci del conformismo, onorevole Capodicasa, che c'è in
Sicilia. E' il conformismo di un'Italia nella quale esiste un
regime strisciante che non è certo quello del Ministro Cardinale
o di Cossiga il quale pensa, poveraccio, di andare in Spagna, di
sfasciare i giochi; peraltro mi piace ricordare che lo stesso
Cossiga è quell'uomo che fu additato per l'impeachement da
Occhetto che raccoglieva dopo la vicenda Gladio, dopo la vicenda
Donat Cattin, le firme e fu costretto alle dimissioni.
Oggi quel Cossiga diventa beatificato da Eugenio Scalfaro su
Repubblica, quindi non ci stupiamo di questo, non ci stupiamo di
un tasso morale di decadenza nei comportamenti politici e nei
giudizi. Daltronde come ci si può stupire in un'Italia nella
quale D'Alema dice 'Mai al Governo, mai Presidente del Consiglio
senza elezioni' per poi accettare?
Come ci si può stupire di questo in un'Italia nella quale
Cossutta dice 'Mai con Cossiga' e dopo due ore va a governare con
Cossiga? Ma perché stupirsi in un'Italia nella quale c'è Oscar
Luigi Scalfaro Presidente con la 'p' ultra minuscola che confida
a Cossutta che non vuole andare alle elezioni perché il centro
destra (attenzione ai fantasmi) rischia di vincere.
Quindi perché stupirsi di questa Italia così bassa sotto
l'aspetto morale, così poco tonica, così amalgamata ed
omogeneizzata in un buonismo che è finto e che nasconde il germe
del regime nell'informazione, nei grandi poteri, nella stampa,
nella cultura e anche laddove dovrebbe esistere il garantismo per
tutti; quell'Italia così pronta ad accusare, giustamente per
alcuni, Pinochet, ma così riverente nei confronti dell'assassinio
Castro e nei confronti dell'assassinio Kabila che vengono
ricevuti in Vaticano, che vengono osannati dai Presidenti delle
Repubbliche. Questa Italia è quella amalgamata grigia e piena di
schizzi di fango che l'UDR sta creando in combutta con coloro i
quali dovevano essere i suoi peggiori nemici.
Certo, per noi tutto normale perché per noi abituati alle
lotti giovanili, alle lotte universitarie, non c'è nessuno
scandalo, sapevamo chi erano, sappiamo chi sono, sappiamo chi
saranno. Abbiamo percorso un cammino con costoro i quali hanno
ritenuto di tradire non noi, hanno tradito i cittadini. Noi non
ci sentiamo traditi, riconquistiamo oggi lo stesso ruolo che
abbiamo avuto per 40 anni con dignità, con fermezza, con grande
serenità, questo è il ruolo che a noi è stato assegnato in questo
momento e che ripropone il ruolo che abbiamo avuto già nel
passato.
Quindi, Presidente, la nostra indignazione non è tanto per i
comportamenti è tanto per questa autonomia offesa, per questa
omologazione, per questa omogeneizzazione ed è scandaloso,
Presidente, che dai membri 'autorevoli' della Sua maggioranza si
venga a dire che oggi si apre una nuova speranza. Anche i
corsivisti lo dicono. Sapete quale è il pericolo del regime?
Onorevole Ricevuto, mi piace dirlo a Lei, ho sentito il Suo
intervento con grande simpatia. Oggi si dice addirittura che
questo Governo può avere della chances in più perché in sintonia
con il Governo nazionale. Quanto è pericolosa questa
affermazione Quanto è antidemocratica Quanto è da regime
Questo significa che oggi il servo dell'Alitalia può aprire le
tariffe basse perché lo chiede Capodicasa e non lo chiede più
Drago o Provenzano. Può anche darsi che si risolvono dei problemi
per i porti turistici perché non lo chiede più Strano, Provenzano
o Drago, ma lo chiede Capodicasa.
Questo, onorevole Capodicasa, ci aspettiamo che sia smentito
da lei e che sia smentito dai fatti, non per non avere ma perché
non si dica mai che il suo Governo può godere di privilegi che
altri Governi eletti dai cittadini potevano non avere. Sarebbe
un'offesa alla democrazia e sarebbe la dimostrazione di
un'omogeneizzazione che diventa regime.
Ma, onorevoli colleghi, - concludo perché credo di avere
già detto tutto - e non mi sento veramente turbato da quello che
è successo. Ne abbiamo preso atto e siamo pronti a sostenere un
ruolo dignitoso, di opposizione, forte, rigido e che non sarà,
onorevole La Grua, onorevole Alfano, onorevole Petrotta,
onorevole Ricevuto, non vorremmo essere in nessun momento di
cedimento. Dovrà essere, sì, rivolto al soddisfacimento dei
bisogni dei cittadini, ma le nostre posizioni in tema di riforma
elettorale, in tema di privatizzazioni, in tema di sostegno alle
imprese, in tema di soluzione del lavoro ai precari, è sempre
stato chiaro e definito.
Noi dobbiamo continuare sulla linea che ha dato grandi
risultati, sia con il Governo Provenzano che con il Governo
Drago, in materia di spesa pubblica, di innovazioni, anche di
successi nel campo del lavoro. Ma questo, evidentemente, deve
essere un comportamento che non deve dare a questo Governo alibi
per potere dire riapriamo in Aula, come dice l'onorevole
Capodicasa nelle sue dichiarazioni programmatiche: "lo spirito
delle larghe intese".
Non può essere sicuramente quello, onorevole Capodicasa, lo
spirito che noi desideriamo e che noi vogliamo e non pretendiamo.
Ci aspettiamo da lei un comportamento rigido anche nei confronti
dell'opposizione. Per quanto mi riguarda le larghe intese sono
quelle che coinvolgono i cittadini e mai l'inciucio o la
confusione d'Aula su temi nei quali noi ci presentiamo
sicuramente separati. Separati perché, Presidente Capodicasa, al
vostro interno ci sono elementi inquinanti, inquinati, elementi
di disturbo che hanno offeso la morale.
Molti giorni fa qualche d'uno di questo partito dell'Udr che
nasce senza base popolare, ma che nasce per un accordo di regime
e che ha come elemento culturalmente di valore l'onorevole
Cusumano, Cardinale, che da Sciacca, sotto la scuola Dossettiana,
Degasperiana e Sturziana del passato danno i loro messaggi a
tutela della famiglia, a questi uomini di questo partito dissi:
"ma come vi sentite con la coscienza a posto?". Ed ho ripensato
ad un vecchio detto - e concludo - del satirico Stanislaw Law -
che forse l'onorevole Zanna tra le sue citazioni conoscerà -
disse: "La coscienza pulita? E' ovvio che l'hanno pulita, in
quanto non l'hanno mai usata ".
PRESIDENTE. Per la replica ha facoltà di parlare il Presidente
della Regione, onorevole Capodicasa.
CAPODICASA, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, se la stampa siciliana volesse una volta
tanto dare una mano all'Assemblea, alla credibilità di questa
istituzione, a mio avviso dovrebbe valorizzare il dibattito che
abbiamo avuto nella giornata di oggi sulle dichiarazioni
programmatiche. E' stato un dibattito ricco a cui devo dire non
ha fatto difetto la partecipazione, gli interventi e anche la
pluralità delle voci e delle espressioni nella maggioranza e
nelle opposizioni che, per quanto mi riguarda, non ho mancato di
rilevare.
Non è per esercitare una qualche captatio benevolentia se
dico che alla fine di questo dibattito, lo stesso bagaglio
programmatico della maggioranza con cui ci siamo presentati
questa mattina, ne esce arricchito grazie anche ai contributi che
sono venuti dai colleghi della maggioranza che hanno condiviso il
programma, ma anche dai colleghi dell'opposizione, pur con le
critiche, direi per molti versi scontate, - non mi aspettavo
sicuramente gradimenti e applausi - anche se devo ringraziare
tutti quanti coloro che hanno voluto sottolineare una certa stima
personale nei miei riguardi. Ma il giudizio politico, i rilievi,
sono stati avanzati, a mio parere, senza guardare in faccia nè il
Presidente nè i colleghi che fanno parte di questa compagine di
Governo.
Questo è un bene perchè dimostra che in quest'Aula, oltre a
tante nefandezze di cui siamo accusati, che si consumano vero o
no, al nostro interno, vi sono anche momenti di alto dibattito
politico di cui credo in qualche modo andare fieri. E le
critiche io le raccolgo, anche se devo dire che vi sono delle
contraddizioni, o meglio, molte critiche tirano in direzioni
diverse, non sempre si tratta di divergenze dovute alla diversa
collocazione politica. In qualche caso provengono da una stessa
area politica, da uno stesso gruppo parlamentare. Per cui da un
lato ci si rimprovera di avere proposto dichiarazioni
programmatiche onnicomprensive, per realizzare le quali occorrono
non metà legislatura ma più di una legislatura; dall'altro lato
ci si rimprovera di avere avanzato dichiarazioni programmatiche
lacunose, mancanti di molte parti.
Qualche collega, così come hanno fatto altri, è andato a
rileggersi gli interventi che abbiamo fatto ai banchi
dell'opposizione, sulle dichiarazioni programmatiche dei governi
precedenti, per rilevare o comunque ritorcere critiche che noi
avevamo avanzato ad altri governi, quali per esempio la
incompletezza, la scarsa precisione nel proporre misure. Nessuno
si è accorto che in quelle occasioni abbiamo anche mosso la
critica di carenza di scadenze entro cui porsi gli obiettivi di
realizzazione programmatica.
Io accolgo queste critiche, anche se però vorrei subito dire
quali sono state le intenzioni che ci hanno mosso nell'avanzare
queste dichiarazioni programmatiche. Fino a un certo punto
eravamo tentati di presentare un paio di paginette come
dichiarazioni programmatiche, con ciò volendo sottolineare non
solo il rapporto stretto che volevamo e vogliamo - poi lo dirò -
far vivere tra i punti programmatici che indichiamo e il tempo di
realizzazione. Credo che in questo abbiamo, in qualche modo
innovato, perché potevamo benissimo evitare di impegnarci
indicando dei punti prioritari stralciati da un contesto ed
indicando un tempo entro cui questi punti, noi riteniamo, debbano
essere realizzati.
Potevamo fare come altri Presidenti hanno fatto, altri
Governi, i quali forse per il fatto che avevano davanti a se
intere legislature si erano posti più il problema di descrivere
con "ampio respiro", si dice, un...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore, vogliamo
consentire all'onorevole Presidente della Regione di completare
il suo ragionamento?
CAPODICASA, presidente della Regione. ... si erano impegnate,
come dicevo, a descrivere un programma ampio senza però indicare
le scadenze, dando così alla propria azione di Governo una
profondità che coincideva con la chiusura della legislatura.
Abbiamo voluto seguire un metodo diverso.
Qualunque sia il tempo di vita di questo Governo, ci
impegnamo entro un arco di tempo definito a ripresentarci in
quest'Aula a rifare una verifica a fare un bilancio e poi tutti
assieme trarne le conclusioni, noi per primi.
Credo che questo sia un metodo corretto non solo perché dà
il senso di un agire di governo riferito ai problemi e legato a
tempi di realizzazione certi, ma perché molto più modestamente
tiene conto di una situazione politica che noi consideriamo in
movimento, in evoluzione e pertanto si impegna a svolgere la
propria iniziativa entro un tempo che ritiene percorribile contro
agli impegni che assume di fronte al Parlamento. E allora se sei
mesi sono pochi come sostiene l'onorevole Basile, o sono molti
come qualche altro qui ha affermato, lo decideremo poi alla fine,
alla fine di questo primo tratto di percorso che speriamo possa
concludersi positivamente e ritengo che sia valsa la pena di
scrivere questi punti che consideriamo prioritari e che fanno un
po' la base del programma di Governo dentro un progetto più ampio
che non aveva la pretesa di contenere tutto ciò che serve alla
Sicilia, tutto ciò di cui noi probabilmente in qualche modo ci
occuperemo, aveva ed ha ancora l'obbiettivo di descrivere alcuni
percorsi sulle questioni prioritarie dello sviluppo,
dell'autonomia, del federalismo della riforma della pubblica
amministrazione, i temi del lavoro e dell'occupazione, che per
essere realizzati hanno bisogno di tempi, modi, che vanno oltre
la nostra capacità odierna di questa maggioranza e hanno bisogno
anche di tempi che vanno al di là probabilmente di questa stessa
legislatura. Allora è un esercizio troppo facile indicare ciò che
manca nelle dichiarazioni programmatiche. Io per primo potrei
aggiungerne altri ai temi che qui i colleghi hanno suggerito e
che volutamente non sono entrati nelle dichiarazioni
programmatiche proprio perchè il carattere che volevamo dare era
esattamente questo. Per la verità tra tutte le questioni che qui
sono state suggerite una è sfuggita tecnicamente; ho già qui la
pagina che abbiamo recuperato nel modo di collazionarle che
riguarda i beni culturali che pregheremo poi la presidenza di
consentirci di aggiungere nei verbali di questa seduta.
Per il resto, onorevoli colleghi, essendo questo il senso
del ragionamento che volevamo proporre all'aula non ci sentiamo
di dovere rispondere di manchevolezze che nelle dichiarazioni
programmatiche c'erano, perchè esse non avevano la pretesa della
completezza e della organicità.
Ma se queste critiche riteniamo non siano fondate, debbo
dire che altri spunti che sono venuti dal dibattito per quanto mi
riguarda li ho trovati molto interessanti. Io, per esempio,
ritengo che la proposta avanzata da Rifondazione Comunista di
pensare a convocare la prima conferenza sull'occupazione in
Sicilia, ovviamente nei modi, riflettendoci su perchè non si
tratta di mettere in piedi una iniziativa di carattere
propagandistico, si tratta di andare a proporre soluzioni, di
mettere a confronto forze sociali, istituzionali e quindi di
andare anche ad ipotizzare delle scelte che hanno bisogno di un
tempo di maturazione, di preparazione che credo dovremo con calma
approfondire. Cosi come altri punti che sono stati indicati da
colleghi che sono intervenuti, ad esempio l'onorevole Fleres e
gli altri colleghi che non cito e di cui ovviamente ne facciamo
tesoro che nella concreta azione di governo, se questa sera il
governo otterrà la fiducia, cercheremo poi di affinare e di
integrare con il programma che abbiamo proposto.
C'è però un punto che mi preme rilevare. Esso riguarda una
critica che a me è sembrata ingenerosa, perchè non coglie il
senso della scelta che abbiamo fatto. Cioè quella relativa ad
alcune scelte che sono contenute nelle dichiarazioni
programmatiche su temi rilevanti. Non sono scelte ovvie,
"ovvietà" (mi pare che è stato l'onorevole Virzì a fare questa
affermazione poi ripresa anche da altri) ma sono stati
considerati quasi una sorta di saccheggio degli impegni
programmatici dei governi precedenti, i due governi di
centro-destra che ci hanno preceduti.
Io ciò lo considero una critica male indirizzata, in quanto
tra tutte le forze politiche che agiscono nel teatro politico
siciliano e anche sono presenti in quest'aula, vero è che passano
demarcazioni nette, modi diversi di concepire l'intervento nel
sociale, vero è che vi sono anche obiettivi, punti di vista,
perfino usando un vecchio termine "concezioni del mondo" molto
diverse e particolari. Ma è vero anche che c'è una base comune,
un patrimonio comune che appartiene a tutti, che è riferito ai
grandi problemi che vive la società siciliana e sui quali lo
scontro politico lo si esercita non tanto rispetto alle soluzioni
che vogliamo dare o alla individuazione di questi problemi.
Quando sul modo di collegare queste soluzioni alle restanti
tematiche di cui ognuno di noi è portatore di visioni, di
idealità a cui noi ci riferiamo.
Io per esempio, ritengo che la tematica dello sviluppo
dell'impresa, dell'intervento nella società per creare
occupazione, lavoro siano ormai patrimonio comune del
centrodestra come del centrosinistra. Noi riteniamo che alcune di
queste acquisizioni - l'ho detto nelle dichiarazioni
programmatiche - alcune intuizioni che erano presenti anche nelle
dichiarazioni programmatiche dei governi precedenti, quelli per
esempio dell'onorevole Drago più recentemente, vale la pena
riprenderle perché alcune sono condivisibili. L'onorevole
Bufardeci ha fatto riferimento, per esempio, alle questioni della
istituzione delle zone franche o zone di impresa. Io non mi sarei
aspettato dall'onorevole Bufardeci che è assessore alla
Presidenza uscente, quindi che ha avuto a che fare anche con
questi problemi, che commettesse questo grave infortunio di
confondere le zone franche con le zone di impresa.
Sono cose molto diverse onorevole Bufardeci. Nelle zone
franche si manipolano le merci, li si confezionano ma non si
producono. Le zone di impresa producono merci. Lei ha parlato di
zone franche e zone di impresa. Sono cose radicalmente diverse.
E' lo stesso studio che il governo Drago di cui lei ha fatto
parte ha commissionato al professor Uckmar - studio che abbiamo
tutti letto - fa una sostanziale differenza, dichiarandosi
scettico sulle zone franche, parliamo di uno dei massimi esperti
in questa materia su scala europea e invece molto proiettato
sulle zone d'impresa che hanno dato degli ottimi risultati su
scala europea, zone d'impresa si sono create nel Galles, zone
d'impresa si sono create in Irlanda e in altre parti dell'Europa
e lì i tassi di sviluppo sono cresciuti quasi a livello delle
cosiddette tigri asiatiche, i paesi del sud-est asiatico che
hanno avuto tassi di crescita ovviamente così alti e sostenuti
grazie anche al lavoro nero e allo sfruttamento.
E allora, il problema a questo punto non è tanto muovere,
avanzare critiche di ovvietà, di scarsa originalità. Ci sono
problemi che proprio perchè non sono stati affrontati fino ad
oggi o sono stati affrontati senza successo si ripropongono
esattamente nello stesso modo di come si sono riproposti ieri, e
quindi abbiamo il dovere oggi di riproporli all'attenzione
dell'Aula, metterle al centro dell'azione di governo e cercare di
darne una soluzione e questa soluzione a volte può essere
coincidente con quella che i governi a cui la minoranza di oggi
ha dato il sostegno, magari avevano proposto ma non risolto.
Io sono dell'avviso che piuttosto che arzigogolare su
questi, bisognerebbe cogliere se abbiamo a cuore la soluzione dei
problemi, cogliere questo spunto, cioè valorizzarlo, farne un
capitale a disposizione di questo Parlamento e della nostra
Regione ed è con questo spirito che noi abbiamo parlato di un
patto costituente, per quanto riguarda le riforme, ma anche di
spirito di larghe intese.
L'onorevole Bufardeci vi ha rintracciato una contraddizione.
Io vorrei ritornarci per illustrare meglio perchè nella speranza
di essere capito a che cosa alludiamo. Non si tratta qui di
comporre una maggioranza, perchè la maggioranza oggi non è
possibile comporla. Abbiamo sentito tutti gli interventi, quello
dell'UDR, quello dell'onorevole Spagna per il Partito popolare,
abbiamo sentito quello del gruppo del DS, non ci sono oggi - ed
io non mi pronuncio sul fatto che sia o no corretto questo sbocco
- ma oggi realisticamente bisogna prendere atto che le condizioni
perchè una maggioranza organicamente costituita che abbia questo
carattere non ci sono.
Rimane una proposta in piedi che, giustamente,
l'opposizione, il Polo, ritiene debba essere al centro della
propria iniziativa politica, ma oggi queste condizioni non ci
sono. Allora dobbiamo, di fronte alla realtà, dare una risposta
alle questioni e quando abbiamo affermato che non ci convince la
categoria del ribaltone, tanto meno quella dello sdegno morale,
legittimo - badate bene, io non muovo alcuna critica -. Ma credo
che bisogni andare oltre, perchè se gli umori, le tensioni, anche
un certo risentimento che ci può essere nelle forze del polo per
la scelta compiuta dall'Unione democratica per la Repubblica può
essere perfino capito ritengo, a mio parere, che il fermarsi solo
a questo costituisca un limite e un limite interno - io non
voglio insegnare il mestiere al Polo, spiegargli che
probabilmente bisogna andare un po' più a fondo nel ricercare le
radici, le cause di questo scollamento di una vecchia maggioranza
e non imputarla solo a giudizi morali legati alla categoria del
tradimento -.
Ma c'è qualcosa di politico che io, negli interventi dei
colleghi della maggioranza ho intravisto come analisi della
situazione.
Credo che il dovere di analizzare un po' più a fondo la
situazione ed anche i processi che hanno portato alla
costituzione di questa maggioranza competano alle opposizioni,
competono anche alla maggioranza perchè prima di tutto noi
abbiamo il dovere ed il diritto di capire che cosa stiamo
costruendo, da dove veniamo e dove vogliamo andare.
Perchè se il giudizio è solo legato a categorie morali
allora gli uomini dell'UDR sono alla ricerca di posti,
arraffatori di posti e di cariche. io credo che compireste un
errore se il giudizio fosse questo, io credo che faremmo un torto
perfino alla vostra intelligenza, è il momento che porta alla
polemica, perchè altrimenti voi occultereste - non avete ed io vi
faccio tanto intelligenti da schivare questo rischio - le vere
ragioni, un'analisi approfondita delle vere ragioni che hanno
portato la situazione siciliana ad evolvere in questo senso ed
anche quella nazionale.
STRANO. In fondo sono dei buoni diavoli
CAPODICASA, Presidente della Regione. Sono dei buoni diavoli,
ha ragione lei Forse buoni angeli. Il problema non è questo. A
mio avviso nel Paese c'era, e rimane ancora in piede, una
necessità di dare una base politica ad un progetto che fosse
diverso da quello del polo perchè in quel progetto ci sono forze
che non si sono riconosciute man mano, perchè se è vero che
questa maggioranza è ancora alla ricerca di una sintesi lo
abbiamo riconosciuto, non abbiamo nascosto le diversità, abbiamo
perfino umilmente ammesso che bisognerà lavorare per arrivare a
questo. Non vedo la ragione per la quale gli uomini che
appartengono ad Alleanza nazionale debbano ritenersi più vicini,
politicamente parlando, agli uomini dell'UDR di quanto non lo sia
un uomo della sinistra e, quindi, considerare naturale l'alleanza
dell'UDR con il Polo e, invece, poco naturale o innaturale o
forse contro natura l'alleanza dell'UDR con le forse
dell'originario centro-sinistra.
Io ho l'impressione, onorevoli colleghi, che una forza di
centro qual è l'UDR, che è nata con questa strategia, con questo
presupposto, che cerca un proprio spazio; non sappiamo se poi lo
troverà, lo ha detto l'onorevole Cossiga in più occasioni; il
progetto é quello di costruire un centro alternativo alla
sinistra; in questo momento questo centro non é autosufficiente,
ci alleiamo con la sinistra nella prospettiva che poi
l'evoluzione politica possa dare corpo a questo progetto.
E allora siccome la politica si, onorevole Forgione, non con
i desideri, vorrei ricordarle che Machiavelli ne 'Il principe',
di fronte a ipotesi di costruzione di nuove repubbliche,
affermava che è vano ipotizzare ...
NICOLOSI. Machiavelli lo vedrei meglio in bocca a Forza
Italia
CAPODICASA, Presidente della Regione, no non é un caso che lo
richiamo parlando con l'onorevole Forgione, vagheggiare diceva
Machiavelli ne 'Il Principe', nuove repubbliche se poi invece
dobbiamo fare i conti con quello che abbiamo.
Questa é una frase che nel 1969 l'onorevole Berlinguer,
concludendo il dodicesimo congresso del Partito Comunista
Italiano, polemizzando con il gruppo che poi divenne il gruppo
del Manifesto, Luigi Pintor, Rossana Rossanda, che ipotizzavano
alternative nel nostro Paese, criticando l'impostazione che
Berlinguer aveva dato, che era quella, invece, di cercare un
rapporto con le forze moderate del cattolicesimo italiano, allora
metteva il dito proprio realisticamente sul terreno della
incongruenza di un certo progetto.
Noi dobbiamo fare i conti con la situazione che ci é data;
abbiamo forze disponibili a fare un tratto di strada assieme che
non si ritrovano assieme sulla base di una certa voglia di potere
- l'onorevole Spagna mi é sembrato molto felice in questo - non
solo i posti, le collocazioni che oggi hanno i colleghi dell'UDR
nel governo sono pari a quelli che avevano nel governo di centro
destra, ma la scelta che hanno fatto comporta per loro dei
prezzi, se é vero che, proprio ad iniziativa del Polo, nelle
province, nei comuni, si vogliono rimettere in discussione scelte
che sono state fatte, che sono state votate dagli elettori, e
che, proprio in virtù di scelte politiche consumate su scala
nazionale e su scala regionale, da parte del Polo si vogliono
attuare nuove fotocopie a livello degli enti locali.
E allora secondo me costituisce un errore grave l'insistere
su questo terreno, il governo fotocopia, l'intervento di Roma -
io pregherei l'onorevole Drago di non insistere molto su questo
tema, perché ci costringerebbe a fargli dono di qualche raccolta,
qualche rassegna stampa, a proposito del rapporto con Roma - io
non lo considero questo perché vi é una copiosissima messe di
articoli di giornale, di notizie di stampa, su gli andirivieni,
sulle riunioni che si tenevano nelle sedi dei leaders o
addirittura a casa di qualcuno.
Ma io credo che il problema non sia questo; il problema é se
le forze politiche siciliane hanno la sufficiente autonomia per,
anche in rapporto con i loro gruppi dirigenti nazionali,
esprimere una loro politica, che però deve trovare poi qui una
propria radice, una propria specificità.
Allora vogliamo affermare tutti assieme che forse questo
grado di autonomia non é ancora pienamente raggiunto? neanche
organizzativamente il Partito di Alleanza Nazionale - credo di
non svelare alcun mistero - é un partito il cui coordinatore
regionale ancora viene nominato dal segretario nazionale, è così
o sbaglio?
STRANO, Sì, ma con un travaglio ...
CAPODICASA, Presidente della Regione. Un grande travaglio. Ma
se voi, avendo un coordinatore regionale nominato da Roma,
pensate di potere avanzare un'accusa di dipendenza, di
subalternità agli altri partiti, allora credo che compiate un
errore; bisogna prendere atto invece che, al punto in cui siamo,
il dibattito politico debba essere spostato su altri livelli che
riguarda i contenuti, il merito e riguarda le prospettive che
ciascuno di noi si dà e che propone ai siciliani.
In ultima analisi io, onorevoli colleghi, proprio perchè
siamo arrivati ad un'ora molto tarda e siamo tutti un po'
stanchi, tralascio di intervenire nel merito di alcune obiezioni
di carattere programmatico che sono state avanzate nel corso
della discussione, non mancherà l'occasione per tornarci anche
perchè l'intenzione di questo Governo e di questa maggioranza è
di mettere subito, il più presto possibile, e su questo ci
misureremo tutti, in grado l'Assemblea di affrontare le varie
questioni che qui vi sono state proposte nel modo più ampio,
libero e con la massima disponibilità al confronto e nei tempi
più stretti possibili.
Affronteremo insieme il tema dello scioglimento degli enti,
la riforma statutaria, la legge elettorale, la riforma del
bilancio nei termini, onorevole Tricoli, che tutti assieme
riterremo più opportuni. Forse il progetto di legge che il
Governo uscente ha presentato a questo proposito che mutua,
grosso modo, il modello nazionale, se l'ho letto bene, ha bisogno
di qualche correzione, perchè questo non è il bilancio di uno
stato, è il bilancio di una regione, anche se una regione con
mezzi rilevanti rispetto alle altre.
Discuteremo sul modo di come ripulire la spesa, di come
intervenire sui singoli capitoli.
Io mi chiedo come debbo interpretare alcune critiche che
sono state avanzate da parte dei colleghi dell'opposizione,
l'onorevole Briguglio in particolare e l'onorevole Virzì, a
proposito dell'articolo 23.
Vorrei capire se la critica è avanzata alla proposta che noi
abbiamo illustrato all'Aula perchè è troppo drastica o perchè,
invece, poco drastica. Qual è il punto di vista con il quale vi
ponete rispetto a questo problema, che è un grosso nodo nella
vita economica e finanziaria della regione?
Onorevole Briguglio, se legge attentamente le dichiarazioni
programmatiche vi sono contenute già le indicazioni e l'onorevole
Virzì, che dice "poi lo racconterete voi ai giovani dell'articolo
23 quando li incontrerete", vorrei rassicurarlo che già nella
serata di ieri abbiamo incontrato il coordinamento regionale dei
giovani dell'articolo 23, abbiamo parlato, discusso, abbiamo
anche meglio articolato la proposta che è contenuta succintamente
nelle dichiarazioni programmatiche; l'onorevole Papania,
Assessore al lavoro, si sta ulteriormente ingegnando ad
articolare la tastiera di interventi in questa materia, offriremo
una proposta sulla quale poi noi chiederemo all'Aula di
pronunziarsi e quindi anche ai gruppi dell'opposizione.
Non vorrei, però, che questa critica generica nascondesse
quasi una sorta di retropensiero, di riserva tenuto conto che i
governi uscenti, mi dispiace dirlo, perché noi avremmo voluto
magari trovare già risolto questo problema, hanno trascinato per
due anni, due anni e mezzo, senza risolverlo un problema che è
nodale perché interessa decine di migliaia di giovani e che lo
stesso onorevole Briguglio prima che si aprisse la crisi, con un
proprio decreto circolare, ha prorogato i lavori per motivi di
ordine pubblico, senza copertura finanziaria, questo ci dice come
ormai siamo arrivati al dunque su questo tema.
BRIGUGLIO. Ci sono le graduatorie pubbliche, onorevole
Presidente, non pensi di cambiare le regole a gioco aperto.
CAPODICASA, presidente della Regione. Esattamente, ma nessuno
pensa, onorevole Briguglio, di volere ignorare procedure che sono
già state avviate, non fa parte del nostro costume, certamente
noi vorremo discutere nel merito le soluzioni che sono state
proposte e se ci convincono le sosterremo e le porteremo avanti,
se non ci convincono ne proporremo la modifica, questo credo che
sia nel diritto e nel dovere di una maggioranza, non penso che
lei voglia in qualche modo ostacolare un libero dibattito che
deve vedere confrontarsi le maggioranze e le opposizioni.
Siamo ad un punto cruciale, ed è bene che i punti nodali che
sono alla base della crisi che stiamo vivendo vengano discussi
apertamente e ciascuno abbia la forza ed il coraggio di assumersi
le proprie responsabilità, a prescindere dalla collocazione nella
quale si trova.
Io ho solo voluto citare questo problema come esempio, non
voglio richiamare altre questioni come la riforma della pubblica
amministrazione, l'onorevole Croce ci ha accusato in questa
materia di volere saturare la pubblica amministrazione con i
manager privati, ma forse ignora il fatto che ha votato le
dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Drago che proponevano
esattamente il recepimento della Bassanini e della Cassese che
prevedono esattamente questo, onorevole Croce. Questo risulta a
verbale ed ho preso scrupolosamente appunti, evidentemente se il
punto di vista con cui ci si pone è necessariamente,
obbligatoriamente quello di contrapporsi, magari in qualche modo
rimangiandosi quello che già si è detto ed a volte anche fatto,
credo che allora questo spirito, chiamiamolo così di larghe
intese, questo patto costituente, non troverà un terreno fertile,
invece, noi riteniamo che tutto ciò debba essere fatto, ed ho
concluso, nell'interesse della vostra Regione e dei siciliani, a
conclusione di un percorso ciascuno di noi poi dovrà fare una
verifica in campo aperto e dovrà poi al cospetto degli elettori
assumersi le proprie responsabilità.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono stati presentati alcuni
ordini del giorno che vanno posti in votazione prima degli ordini
del giorno di fiducia e di sfiducia sulle dichiarazioni
programmatiche del Presidente della Regione.
Si passa all'ordine del giorno n. 234 'Iniziative a livello
nazionale per una opportuna modifica della legge sulla protezione
del diritto d'autore', a firma degli onorevoli Villari, Cipriani,
Zanna, Monaco, Zago.
Ne do lettura:
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO
- che da più parti d'Italia e nelle ultime settimane in alcune
province della Sicilia e più recentemente in quella di Catania la
Guardia di Finanza sta compiendo accertamenti in copisterie e
tipografie artigiane che svolgono, nell'ambito della loro attività,
anche riproduzione fotostatica o xerografica parziale, e comunque
limitata, di opere letterarie e di altri testi;
- che tali accertamenti, cui seguono sanzioni nei confronti di tali
imprese artigiane, traggono origine dal divieto imposto dalla
vecchia legge n. 633 del 22.4.1941 avente per oggetto "protezione
del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo
esercizio";
OSSERVATO
- che sono in atto iniziative legislative in Parlamento nazionale
tese a riordinare la materia del diritto d'autore nel quadro delle
norme comunitarie, con particolare riferimento al divieto di
riproduzione di videocassette, compact disk, etc;
CONSIDERATO
- che si renderebbe opportuna una differenziazione della normativa
sul diritto d'autore tra le diverse opere limitatamente alla
salvaguardia della riproduzione parziale di testi ed opere
letterarie soprattutto quando queste riguardano riproduzione di
materiale didattico quale per esempio testi universitari alla cui
riproduzione, generalmente limitata a poche decine di pagine,
ricorrono migliaia di studenti non potendo acquistare interamente
le opere anche perché spesso non necessarie rispetto alle esigenze
di studio e/o di ricerca o per espresso suggerimento degli stessi
docenti;
VISTO
- che è in discussione al Parlamento nazionale un disegno di legge
che, trattando tali materie, può operare quelle modifiche alla
vecchia normativa in un quadro di elasticità e di buon senso,
soprattutto riguardo alla garanzia del diritto allo studio;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad intervenire presso il Ministero dell'industria, commercio e
dell'artigianato, il Ministero della pubblica istruzione, il
Ministero dell'università; il Ministero delle finanze, ognuno per
le proprie competenze, affinché:
a) in attesa della definizione del disegno di legge sopra citato,
venga presa in considerazione, in questa fase, la possibilità di
adottare un atteggiamento più tollerante da parte della Guardia di
Finanza che così gravi disagi ed allarme sta creando tra gli
artigiani interessati, tra gli utenti e soprattutto giovani
studenti, come ha dimostrato più recentemente la situazione di
preoccupazione e di allarme venutosi a creare nella provincia di
Catania oltre che in altre province del Mezzogiorno;
b) nel disegno di legge sopra citato si tenga conto, pur se in un
quadro di salvaguardia del diritto d'autore cui le case editrici si
appellano, della necessità di garantire lo svolgimento di una
attività importante non solo per gli studenti e gli utenti più in
generale, ma anche degli artigiani e gli esercenti di copisterie e
tipografie che rischiano di essere ingiustamente colpiti e con essi
il tessuto economico ed occupazionale, oltre che di garantire uno
degli strumenti che in qualche misura consente l'esercizio del
diritto allo studio da parte dei giovani, ciò a causa di una rigida
ed anacronistica legge peraltro superata come dimostra anche il
disegno di legge in discussione al Parlamento nazionale;
c) si intervenga presso il Ministero dell'industria, commercio e
dell'artigianato perché si tenga conto in sede di discussione di
approvazione del testo delle sopra richiamate esigenze
particolarmente importanti per la realtà socio economica della
nostra Regione, per la peculiarità del suo tessuto economico e
sociale, per le condizioni di particolare disagio in cui operano
gli studenti delle province siciliane.>>
Onorevole Villari, si comprende lo spirito dell'ordine del
giorno, vorrei pregarla di chiedere al Governo, se il Governo è
d'accordo, di accoglierlo come raccomandazione. Un'Assemblea che
dovesse votare un ordine del giorno nel quale si chiede più
tolleranza alla Guardia di Finanza mi sembra un atto un po'...
Quindi se il Governo lo accoglie come raccomandazione, io no
sollevo eccezione.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, io
chiederei all'onorevole Villari di ritirarlo.
VILLARI. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è stato presentato il seguente ordine del
giorno:
N. 235 - Esonero o riduzione tributaria in ordine agli acquisti
effettuati dalle associazioni di volontariato, nonché
al pagamento del canone per le frequenze radio per
ambulanze e mezzi di protezione civile delle stesse
associazioni.
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PRESO ATTO:
- che i recenti provvedimenti fiscali nazionali - DL n. 460/37
sulle ONLUS e n. 313/97 sul riordino dell'IVA - determinano un
aggravio di pesanti oneri sulle Associazioni di volontariato, in
particolare con l'applicazione dell'aliquota ordinaria dell'IVA
sugli acquisti;
RILEVATO
- che ciò contrasta con la legge n. 266/31 (legge quadro sul
volontariato) e con il parere della Commissione parlamentare
consultiva in materia di riforma fiscale sul decreto legislativo n.
460/97;
CONSIDERATO
- inoltre il persistere dell'assoggettamento ad un pesante canone
per le frequenze radio su ambulanze e mezzi di protezione civile
delle associazioni di volontariato,
RITENENDO
- ciò ingiusto e scoraggiante per la promozione del volontariato
stesso,, che in Italia e in Sicilia assolve un ruolo sociale e
solidaristico di grande rilievo;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a farsi promotore di una decisa iniziativa nei confronti del
Governo nazionale per sollecitarlo a rpendere uttti i provvedimenti
necessari per l'esonero o la riduzione dell'aliquota IVA AL 4% su
tutti gli acquisti e per l'esenzione dal pagamento del canone per
le frequenze radio per ambulanze e mezzi di protezione.
ZANNA - PIGNATARO
Lo pongo in votazione. Il parere del governo?
CAPODICASA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato il seguente ordine del
giorno:
N. 236 - Ripresa dei collegamenti aerei "Alitalia" con l'isola
di Lampedusa
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- L'ALITALIA ha deciso la sospensione, già effettuata a decorrere
dal 25 ottobre 1998, dei collegamenti aerei con l'isola di
Lampedusa (AG)
PREMESSO che:
- malgrado in questo momento due compagnie aeree private assicurano
i collegamenti tra l'isola e Palermo, tali non hanno i mezzi
necessari a sostenere complessivamente l'attuale traffico aereo e
sono spesso costrette ad improvvise cancellazioni di voli per
l'impossibilità di sostituire rapidamente macchine in manutenzione
o guaste o che accumulano ritardi in altre tratte;
RITENUTO che:
- il collegamento aereo per Lampedusa è oggettivamente un servizio
pubblico essenziale e non alternativo dato che nell'isola non
esiste un ospedale, né un'area di emergenza e che i residenti sono
costretti ad andare a Palermo anche per minimali necessità di
salute, utilizzando l'aereo così come si utilizzerebbe un bus;
VISTO che:
- non si capisce per quali motivazioni l'ALITALIA ha sospeso le
tratte per le isole minori dato che dal 1995 al 1997 il numero di
passeggeri è passato da 89.199 a 125.748, e continua per altro ad
incrementarsi;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
a cercare con tutti i mezzi a disposizione di sollecitare il
Governo nazionale e l'ALITALIA per far riprendere i collegamenti
aerei con Lampedusa alla compagnia di bandiera.
ZANNA, CAPODICASA, CRISAFULLI, SPEZIALE,
MONACO, PIGNATARO, VILLARI, BATTAGLIA,
TRIMARCHI, NAVARRA, ZAGO, CIPRIANI,
GIANNOPOLO, PEZZINO, SILVESTRO
L'Assemblea prende atto che l'ordine del giorno non porta la
firma degli onorevoli Capodicasa, Crisafulli, Battaglia.
Lo pongo in votazione. Il parere del governo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato il seguente ordine del
giorno:
N. 238 - Sollecito al Governo nazionale per provvedimenti urgenti
circa la vicenda Abdullah Ocalan.
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE l'opinione pubblica italiana è sensibilmente turbata
dai gravi oscuri fatti che hanno visto il nostro paese
meta sicura ed ospitale per il segretario generale del
PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, cioè il
Partito Comunista Curdo, arrestato il 12 novembre 1998
al suo arrivo all'aeroporto di Fiumicino in quanto
colpito da mandati di cattura emessi dalle autorità
turche che da quelle tedesche per gravi fatti di
terrorismo e poi incredibilmente posto agli arresti
domiciliari in comoda villa alla periferia di Roma;
- lo stesso occhio di riguardo non è mai stato concesso,
per esempio, ai profughi albanesi che pure spesso
fuggono dal "ritorno dei comunisti" di Fatos Nano e
dell'ex capo di stato maggiore del tiranno Enver Hoxa
Kico Mustaqui noto per i crimini commessi;
- le ragioni del popolo curdo risalenti alla fine del
primo conflitto mondiale, in seguito al crollo
dell'impero ottomano e della divisione del Kurdistan
non sono da confondere con l'attività
politico-terroristica del PKK e del suo capo;
RITENUTO CHE dal punto di vista della politica interna l'attenzione
si deve concentrare sulla disparità di trattamento
sottolineata e sul possibile futuro della nostra
Nazione come centro di raccolta e smistamento di
organizzazioni terroristiche e criminale come nel caso
del PKK;
- il gesto non sia un buon esempio di educazione alla
legalità e alla pacifica soluzione delle controversie e
che pone il nostro paese in difficoltà diplomatiche con
una ripercussione sul piano internazionale non
indifferente;
- il nostro Governo nazionale finisce così con il
proteggere, garantire e supportare frange del
terrorismo più violento e sanguinario, come è stato
ricordato dal segretario di Stato americano Madeleine
Albright e riportato dalla stampa italiana del 22
novembre 1998,
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Governo nazionale affinché sia dato un
chiaro segnale di rottura con il PKK e il suo segretario Abdullah
Ocalan;
- affinché lo stesso segretario del PKK sia considerato ospite
indesiderato e quindi siano attiviate le procedure di espulsione
dal nostro Paese e sia quindi chiaramente indicato come la causa
del popolo curdo vada sottratta alla speculazione terroristica
delle frange del PKK stesso;
- ad assumere iniziative in modo che sia dato un chiaro segnale che
nel nostro Paese non esistono corsie privilegiate per coloro che
del terrorismo, della violenza e della sopraffazione fanno un
metodo di lotta politica, segnale che in questi giorni non pare
arrivare da parte del Governo nazionale che non ha voluto neanche
chiarire gli aspetti più tenebrosi di una vicenda inquietante,
paradossale quando non significativa>>.
PAGANO-ALFANO-D'AQUINO-LEONTINI-
SCOMA-FLERES-SCALIA-BUFARDECI-CRO-
CE-TRICOLI-BRIGUGLIO-LA GRUA-PRO-
VENZANO-AULICINO-CAPUTO
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se si apre il dibattito io
sospendo la seduta e la rinvio a domani mattina. Non intendo
ricattare nessuno, voglio dire tra l'altro il Presidente
dell'Assemblea è da solo, è stato aiutato dall'onorevole
D'Andrea, non è possibile da questa mattina alle ore 10,
ininterrottamente, sono quasi le ore 3. Se si apre il dibattito
io non posso fare che sospendere la seduta e rinviarla a domani
mattina, perché siamo in una fase che devo anche tener conto
della salute dei deputati, degli impiegati, nessuna cosa ci
impone di stare qui fino alle ore 3; non si sta chiudendo la
legislatura.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Io inviterei i colleghi
a ritirarlo perché mi sembra che la materia comporti una vera
discussione, potremmo in un'altra occasione, anche in un'altra
seduta, magari la settimana prossima, approfondirlo in un
apposito dibattito.
FORGIONE... L'onorevole Fleres è firmatario di ordine del
giorno contro la pena di morte nel mondo...
PRESIDENTE. Si accomodi, onorevole Forgione. Ma cosa siamo
tribuni della politica? Si accomodi, per favore. Cominciamo a
censurare adesso anche le prerogative costituzionali.
I proponenti insistono nell'ordine del giorno.
Il parere del Governo?
CAPODICASA, Presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno mediante
sistema elettronico.
Onorevoli colleghi, si vota mediante procedimento
elettronico.
(Non è approvato)
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno numero
239 "Riqualificazione e potenziamento della tratta ferroviaria
Catania - Caltagirone - Gela - Vittoria - Ragusa".
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE la direttrice ferroviaria di Catania-Caltagirone-Ge-
la-Ragusa attraversa buona parte del territorio della
Sicilia Sud orientale, collegando i treni in arrivo e
in partenza dalla stazione centrale di Catania con i
comuni del comprensorio calatino sud Simeto, della
Piana di Gela e del territorio degli Iblei;
- ai sensi dell'articolo 12 della legge regionale n. 9
del 1986, le Province regionali di Catania, Ragusa e
Caltanissetta adottano il piano relativo alla rete
delle principali vie di comunicazione stradali e
ferroviarie, e che il sistema ferroviario che interseca
la Provincia regionale di Ragusa si innesta lungo le
direttrici di Siracusa, Gela e Catania;
- negli ultimi anni si è assistito ad un processo di
smantellamento di servizi nella tratta ferroviaria
Catania-Caltagirone-Gela-Vittoria-Ragusa e alla
soppressione di numerose corse di treni e dello scalo
merci dei trasporti a carro, in arrivo e in partenza;
- tale processo di dismissione risulta accentuato dalla
soppressione dei treni n. 882 e 883 Roma-Ragusa e
viceversa in transito nella tratta in questione;
RITENUTO CHE il trasporto su gomma non può costituire adeguata
alternativa a quella su rotaia, considerato le uniche
trafficatissime e inadeguate arterie viarie che
collegano il versante ionico con quello mediterraneo
sono la s.s. 417, la s.s.515, la s.s. 194 e la s.s. 514
le cui attuali condizioni sono disastrose, come sono
dimostrati dagli studi effettuati dall'ANAS e
tragicamente testimoniato dall'elevato numero di
incidenti stradali, molti dei quali mortali, che su di
esse si registrano;
- essendo Vittoria una delle città italiane che ospitano
i mercati ortofrutticoli più importanti del
mezzogiorno, comportando lo spostamento non solo dei
prodotti ma di centinaia di pendolari residenti nel
comprensorio calatino e ibleo;
- essendo Vittoria r Ragusa un distretto agricolo già
ampiamente conosciuto e quello del Calatino Sud Simneto
in fortissima espansione per le pregiate produzioni di
uva da tavola, primizie e agrumi;
OSSERVATO CHE gli unici strumenti normativi di programmazione degli
interventi nel trasporto su rotaia, risultano essere il
Decreto Legislativo n. 422 del 19 novembre 1997 che
conferisce a regioni ed enti locali funzioni e compiti
in materia di trasporto pubblico locale;
- che la lettera "c" del comma 3, articolo 9, del D.L. n.
422 del 9 novembre 1997, prevede la forma giuridica
dell'accordo di programma tra regioni ed enti locali
quale strumento di definizione degli interventi nel
settore pubblico locale su rotaia;
STABILITO CHE la possibilità di creare un ambiente favorevole allo
sviluppo produttivo passa dalla riqualificazione delle
infrastrutture e che la tratta in oggetto assume per la
zona orientale della Sicilia i caratteri della
necessità e dell'urgenza;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad inserire la tratta Catania-Caltagirone-Gela-Vittoria-Ragusa
tra quelle oggetto di riqualificazione e potenziamento attraverso
la rettificazione del percorso e l'elettrificazione sulla base
delle motivazione addotte e il recepimento del D.L.: n. 422/1997;
- ad avviare un confronto con le Ferrovie dello Stato per definire
un accordo di programma che coinvolga le Province di Catania,
Ragusa e Caltanissetta e i Comuni interessati al fine di
individuare nella creazione di un consorzio capace di attingere ai
finanziamenti dell'Unione europea, lo strumento ottimale per la
definizione della procedura all'ottenimento di investimenti e
risorse;
- ad intervenire presso il compartimento regionale delle Ferrovie
dello Stato per contestare la decisione di provvedere alla
soppressione dei treni n. 882 e 883 Roma-Ragusa e viceversa ed
individuare possibili soluzioni per ripristinare tale servizio;
- ad intervenire presso il Ministero dei trasporti perché
intervenga anch'esso a sostegno della revoca del provvedimento di
soppressione dei treni su citati e trovare forme di coordinamento e
collaborazione necessarie per gli investimenti necessari>>.
ZAGO-SPEZIALE-PIGNATARO-VILLARI
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CAPODICASA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno 240 "Realizzazione
dell'aeroporto civile di Comiso", a firma degli onorevoli Zago,
Speziale, Cipriani, Giannopolo ed altri, di cui do lettura:
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE, in seguito alla comunicazione da parte del Ministero
della Difesa del proprio disinteresse per l'utilizzo
per l'area dell'ex base NATO di Comiso, si è avviato il
processo di riconversione civile di tale area;
RICONFERMATO CHE il territorio dell'ex base NATO di Comiso deve
essere riconvertito per usi di pace, civili e
produttivi, tra i quali potrebbe essere inserita la
destinazione ad aeroporto per fini commerciali e
turistici, compatibile e funzionale con altre che
prevedano l'uso di parte delle strutture come sede di
Enti di alta formazione;
RITENUTO, infine, che tale destinazione dell'area darebbe un
contributo importante al superamento della situazione
di marginalità geografica e territoriale della Regione
siciliana, soprattutto della sua area sud-orientale;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
a mettere in atto quanto di propria competenza perché intervenga
sul Governo nazionale perché acceleri il processo di riconversione
e assuma le decisioni necessarie per la realizzazione
dell'aeroporto e l'insediamento di strutture universitarie e/o di
enti di alta formazione>>.
ZAGO-SPEZIALE-CIPRIANI-GIANNOPOLO
MONACO-ODDO-PEZZINO-PIGNATARO-SIL-
VESTRO-TRIMARCHI-VILLARI-ZANNA
L'ordine del giorno viene ritirato. L'Assemblea ne prende
atto.
Comunico che è stato presentato il seguente ordine del
giorno n. 242, a firma degli onorevoli Zanna e Speziale "
Iniziative a seguito dell'incertezza sulle prospettive future
della fabbrica di materiale rotabile "Keller" di Palermo".
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTA la grave situazione in cui continua a trovarsi la fabbrica di
materiale rotabile "KELLER" di Palermo in gestione
commissariale da quattro anni;
RILEVATO che il 16 giugno 1999 scadrà la gestione commissariale
della prof.ssa Maria Martellini e che, qualora non si
trovasse quella data un acquirente, si procederà alla
liquidazione della Keller;
CONSIDERATO che questa scadenza improcrastinabile crea un profondo
stato di incertezza sulle prospettive future della
fabbrica e del mantenimento dei livelli occupazionali
dei circa 300 lavoratori, che soprattutto in questi
ultimi anni si sono impegnati con abnegazione e
professionalità, contribuendo al rispetto delle
consegne e del piano economico-finanziario;
RILEVATO che dal prossimo 1 gennaio 1999, 130 lavoratori saranno
posti in cassa integrazione;
RILEVATO che il 3 novembre 1998, si è tenuta presso la Prefettura
di Palermo una riunione presieduta dal Prefetto, dott.
Lococciolo, alla presenza di tutti i livelli
istituzionali, compresa la Regione, l'amministratore
delegato della fabbrica, i rappresentanti dei
lavoratori e delle Ferrovie dello Stato, nella quale si
è individuato un interessante e significativo percorso
per trovare una prospettiva stabile alla KELLER,
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
a partecipare attivamente all'incontro sul futuro della KELLER,
convocato dal Ministro dell'industria, Bersani, per l'11 dicembre
prossimo e a lavorare per trovare una soluzione possibile e
duratura per la fabbrica palermitana e una risposta sicura e certa
alle aspettative occupazionali dei suoi lavoratori>>.
SPEZIALE-ZANNA
L'ordine del giorno è ritirato. L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 2.43, è ripresa alle ore 2.45)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato l'ordine
del giorno n. 244 "Approvazione nel più breve tempo possibile
del disegno di legge voto per le riforme istituzionali", di cui
do lettura:
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
RILEVATO che appare urgente ed indispensabile esaminare il disegno
di legge voto per le riforme istituzionali per la cui
discussione era stata fissata la seduta del 9 ottobre
scorso
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
a richiedere alla Conferenza dei Capigruppo una finestra
legislativa durante la sessione di bilancio per consentire di
discutere e approvare tale disegno di legge-voto nel più breve
tempo possibile>>.
RICOTTA-LA GRUA-COSTA-CAPUTO
AULICINO-TRIMARCHI-SOTTOSANTI
E' aggiunta la firma degli onorevoli: Fleres, Grimaldi,
Sottosanti, Stancanelli, Caputo, Strano, Cimino, Tricoli,
D'Aquino, Bufardeci, Leontini, Scalia, Speziale, Zanna, Zago,
Villari, Oddo, Mele ed altri.
Pongo in votazione l'ordine del giorno. Il parere del
Governo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole
FORGIONE. Io voto contro.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato il seguente ordine del
giorno:
N.245 - Iniziative per la salvaguardia dell'occupazione dei
dipendenti della Keller e per la creazione di un polo
ferroviario nella provincia di Palermo.
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO che: ormai da oltre quattro anni, la Keller SpA di
Palermo, è stata posta in amministrazione controllata;
- il piano di rilancio produttivo approntato dal Commissione Dr.ssa
Maria Martellini, ha previsto l'impiego stabile di 260
operai diretti e 70 indiretto per un periodo che non
potrà andare oltre il mese di aprile del 1999;
- la Keller è, insieme alla consorella Keller Meccanica avente sede
a Cagliari, una delle maggiori industrie nel settore
della produzione di materiale rotabile e, come tale, ha
notevolissime commesse da parte di diversi enti
pubblici, primo fra tutti l'Ente Ferrovie dello Stato;
- ormai da tempo i dipendenti della Keller e le loro organizzazioni
sindacali hanno avanzato l'ipotesi, fatta propria da
diversi esponenti istituzionali e attualmente al vaglio
del Ministero del Lavoro e di quello per l'Industria,
di procedere progressivamente e gradualmente
all'accorpamento con un'altra grande azienda locale
impegnata nel settore del materiale rotabile: la Imesi
di Caruni;
- nonostante sia sempre più prossima la scadenza del periodo di
commissariamento, senza che di sia giunti all'avvio
concreto di una ipotesi di salvataggio;
- ritenuto che l'ipotesi di progressiva fusione con l'Imesi
permetterebbe la creazione di un vero e proprio
micro-polo industriale di elevatissima competitività
che valorizzerebbe le professionalità delle due
industrie e al contempo ne esalterebbe la potenzialità:
impegna il Governo della Regione e per esso gli Assessori per
l'Industria e per il Lavoro
ad intraprendere tutte le necessarie iniziative nei confronti del
Governo nazionale, anche di concerto con le
Amministrazioni e gli Enti locali interessati, affinché
sia verificata in tempi brevi la possibilità di
accorpamento fra la Keller e l'Imesi e, in ogni caso,
per la salvaguardia dei livelli occupazionali e delle
professionalità offerte dalla Keller>>.
MELE, LO CERTO, GUARNERA, ORTISI
Pongo in votazione l'ordine del giorno. Il parere del
Governo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato il seguente ordine del
giorno n. 246 "Dissenso sul progetto di Trattato multilaterale
sugli investimenti di capitale ed iniziative per la sua profonda
revisione secondo i principi individuati dal Parlamento
europeo".
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO che
- i vertiginosi cambiamenti in atto nell'economia mondiale stanno
caratterizzando sempre più la nostra epoca come un
mondo dei mercati globalizzato, transnazionale,
deregolamentato e virtuale;
- da ciò scaturisce la necessità che ci siano regole uniformi per
facilitare e garantire i flussi internazionali di
investimenti al fine di evitare che, senza uno
strumento normativo multilaterale, da una parte di
investimenti diretti esteri continuino ad essere
soggetti a diversi tipi di limitazione e, dall'altra,
possano verificarsi delocalizzazioni incontrollate di
impresa;e
- per cercare di dare risposte a tale esigenze nel 1995,
nell'ambito dell'organizzazione per la cooperazione e
lo sviluppo economico (OCSE) e sulla base dell'accordo
NAFTA, sono stati avviati i negoziati per un Accordo
multilaterale in materia di investimento (MAI);
- tale accordo, una sorte di "costituzione di economia globale",
mira a mettere ordine negli oltre 1800 accordi
bilaterali conclusi fra i vari paesi in relazione
all'enorme aumento di investimenti diretti esteri (IDE)
connesso alla globalizzazione economica;
- dall'inizio degli anni '80 si è verificato un incremento
rapidissimo degli IDE, il cui volume su scala mondiale
era pari a 1650 miliardi di dollari nel 1993;
nell'ultimo decennio gli investimenti esteri diretti
hanno registrato un incremento due volte più rapido di
quello del commercio mondiale di merci ed in media
quattro volte più rapido di ogni singola produzione
nazionale;
- l'Unione europea rappresenta la regione principale per gli IDE
tanto per quanto riguarda l'origine del capitale
internazionale di investimento quanto come località di
destinazione; infatti l'85 per cento dei flussi di
investimento esteri diretti in uscita (IDE) ed il 60
per cento degli investimenti esteri diretti in entrata
su scala mondiale provengono dagli stati membri
dell'OCSE;
- l'AMI, oltre a prevedere ampie liberalizzazioni nel settore degli
investimenti, si pone l'obiettivo di promuovere
maggiore sicurezza giuridica agevolare la circolazione
di capitali (liquidità e fattori di produzione),
stabilire meccanismi per regolare i conflitti, creare
un insieme uniforme di regole sulla protezione degli
investitori e sul loro accesso al mercato; l'accordo
introdurrebbe una nuova disciplina sulle
privatizzazioni, le aziende pubbliche, le concessioni e
i monopoli, le garanzie per il personale dirigente:
- l'accordo si basa su due principi: la non discriminazione tra
investitori nazionali e stranieri, in base ai principi
di trattamento nazionale e di nazioni più favorite, il
principio di trasparenza che si concretizza
nell'obbligo di pubblicare tutte le norme e le
decisioni giudiziarie che riguardanti l'applicazione
dell'accordo; tali principi si applicherebbero ai
processi di privatizzazione, all'esercizio dei monopoli
ed alla concessione di incentivi economici agli
investimenti, in modo da facilitare l'accesso e lo
sviluppo degli investimenti esteri; allo stesso scopo è
proibito esigere dagli investitori stranieri
determinati requisiti (esportazioni, acquisto di
materie prime, assunzione di mano d'opera ecc...) come
condizioni per l'approvazione di investimento o la
concessione di incentivi economici;
considerato ancora che:
- il contenuto del negoziato e le riserve sullo stesso sono stati e
sono tenuti tutt'ora nella massima segretezza, lontano
dai parlamenti e dall'opinione pubblica ed ai governi
dei paesi in via di sviluppo, non è neppure offerta la
facoltà di opporre riserve; infatti tali negoziati sono
condotti dai membri dell'OCSA (i 29 paesi più
industrializzati del mondo) e gli altri paesi, in via
di sviluppo o meno, potranno firmare successivamente il
testo convenuto;
- nel 1995 l'Unione europea ha sollevato il problema dell'AMI in
segno alla neonata organizzazione mondiale del
commercio (OCM); in questa sede i paesi in via di
sviluppo, pur non opponendosi ai negoziati hanno
sostenuto che il quadro più appropriato sono le Nazioni
unite ed in particolare l'UNCTAD (United nation
committee Trade and development); alla nona conferenza
dell'UNCTAD i paesi in via di sviluppo hanno ribadito
la posizione per cui il problema degli investimenti
deve essere collocato in un quadro più ampio ed
inserito in tutta la problematica dello sviluppo;
- nel novembre 1996 undici Ministeri del commercio della Comunità
per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC) hanno
respinto categoricamente l'idea di un accordo
multilaterale ed hanno chiesto che il problema sia
trattato nell'Uctad;
- l'Unione europea, benché non sia membro dell'OCSE, conduce
tramite la commissione dell'Unione europea le
trattative a nome dei suoi stati membri; le posizioni
negoziali dell'Unione europea vengono stabilite
nell'ambito di un gruppo di lavoro ad hoc del Consiglio
dei Ministri, costituito da rappresentanti di Stati
membri ed il Parlamento europeo si riserva la facoltà
di indirizzare raccomandazioni alla Commissione in
quanto interlocutore negoziale dell'Unione europea per
la fase delle trattative;
- nella proposta di risoluzione del Parlamento europeo alla
Commissione relativa ai negoziati nell'ambito OCSE, pur
condividendo la necessità di una regolamentazione
normativa riguardanti gli investimenti, vengono
evidenziati una serie di preoccupazione; tra queste, le
più importanti riguardano i seguenti punti:
a) gli squilibri tra diritti e doveri degli investitori per cui
questi ultimi godono di pieni diritti e protezioni,
mentre gli Stati firmatari sono soggetti a pesanti
obblighi che potrebbero lasciare senza tutela le loro
popolazioni;
b) i negoziati si sono finora svolti con l'esclusione quasi
completa dell'opinione pubblica come pure dei
parlamenti, sebbene la trasparenza e il controllo
parlamentare di questioni chiare a livello di economia
mondiale siano di importanza decisive per la
legittimità degli accordi internazionali conclusi in
materia;
c) l'accordo, pur essendo aperto anche ai paesi non membri
dell'OCSE e quindi in particolare ai paesi in via di
sviluppo, non permette a questi ultimi di influenzare
minimamente le clausole che lo contraddistinguono;
d) i requisiti di rendimento (performance requirements) potrebbero
limitare il diritto degli stati a portare avanti in
futuro e, ove necessario, a potenziare politiche
industriali esistenti, soprattutto nel settore della
legislazione sociale, ambientale, della cultura e della
proprietà intellettuale, facendo sì che gli Stati
membri dell'Unione europea possano essere soggetti nei
prossimi anni ad un inaccettabile pressione esterna in
tali settori;
e) le disposizioni previste per la tutela degli investimenti, in
particolare per quanto riguarda l' esproprio,
l'indennizzo ed il trasferimento di capitali ed utili
hanno una portata troppo ampia ed imprecisa, come ad
esempio, le clausole che consentirebbero di impugnare
la legislazione dei paesi dove l'investimento si compie
in quanto discriminatorio;
f) ancora, l'inserimento fra i motivi di possibile ricorso da parte
delle imprese, della perdita di profitto, delle guerre
e persino degli scioperi, potrebbe determinare
un'ondata incontrollata di denunzie delle imprese per
l'indennizzo finanziario contro i governi degli stati
firmatari; la clausola "stand still o status quo"
stabilisce che non è possibile ridurre il grado di
libertà dell'investitore perché così lo si
esproprierebbe di un potenziale profitto; con tale
clausola uno Stato non potrebbe imporre il rispetto di
norme di tutela ambientale o di salvaguardia sociale e
sanitaria dei lavoratori e della popolazione, così come
non potrebbe attuare interventi di sostegno e tutela
della propria produzione culturale;
h) la clausola del "roll back" stabilisce che una volta abbandonata
da parte di uno Stato una riserva non si può più
tornare indietro, quali che siano le ragioni;
capovolgendo una pratica consolidata in tutti i
trattati commerciali internazionali, inoltre, ogni
Stato dovrebbe riempire un formulario per dire quali
settori non vuole liberalizzare, così che tutto ciò non
è esplicitamente escluso sarebbe considerato incluso, e
non il contrario;
i) una volta firmato l'accordo i Paesi non potranno ritirarsi prima
di cinque anni, mentre le regole dell'AMI si
applicheranno per quindici anni ancora agli
investimenti in corso;
l) la prevista eventualità di estendere il progetto dell'accordo ai
beni ed ai servizi dei settori culturali distruggerebbe
di fatto la clausola della "eccezione culturale"
conquistata ai negoziati del GATT e tutti i meccanismi
di produzione del sistema di produzione culturale
(cinema, televisione, teatro, musica, ecc...) quali
sovvenzioni, defiscalizzazione degli investimenti,
riduzione delle tasse sui biglietti, diverrebbero
fuorilegge; inoltre tale estensione potrebbe creare
gravi conflitti per le differenze culturali tra i paesi
sviluppati ed i paesi in via di sviluppo;
rilevato infine che;
- l'Unione europea non ha ancora messo a disposizione studi (impact
studies) sugli effetti dell'AMI per quanto concerne i
trasporto, il commercio e il mercato del lavoro ovvero
la proprietà intellettuale; la compatibilità di tali
accordo con la normativa sociale ed ambientale e quale
relativa ai diritti di proprietà intellettuale a
livello di unione europea, le relazioni con i paesi ACP
e la politica di sviluppo dell'Unione europea, nonché
il rapporto dell'AMI con gli accordi internazionali in
materia di ambiente (AIA) e le convenzioni
internazionali in materia di proprietà intellettuale
degli accordi regionali (REIO) sono questioni che
continuano a restare indefinite;
- le procedure individuate nell'AMI in materia di composizione
delle controversie sono estremamente complesse e vi è
uno squilibrio evidente a favore degli investitori, i
quali dispongono di procedure di ricordo nei confronti
degli Stati, infatti il progetto di accordo conferisce
agli investitori stranieri il diritto esclusivo di
contestare legalmente l'intera legislazione in materia
di protezione dell'ambiente, sanità pubblica e diritti
dei lavoratori;
- l'11 maggio scorso il Parlamento europeo ha votato a larghissima
maggioranza (447 su 626) un invito ai parlamenti ed ai
governi degli stati membri dell'Unione europea a non
sottoscrivere l'accordo multinazionale sugli
investimenti nella sua formulazione attuale perchè, ove
fosse approvata la bozza attualmente in discussione, le
assemblee legislative stesse sarebbero private del loro
potere di regolazione;
- il 16 febbraio è iniziata a Parigi l'ultima tornata di negoziati
tra i delegati dei governi dell'OCSE per concludere
l'accordo AMI la cui firma, prima prevista per il 27,
28 aprile 1998, è stata rinviata per le perplessità
manifestate da molti governi ed il formale ritiro dai
negoziati del governo francese;
- successivamente è stata da più parti prospettata la possibilità
che le trattative proseguono all'interno del WTO
(Organizzazione mondiale del commercio) e ritenuto che
tale prospettiva finirebbe con l'escludere
ulteriormente i governi ed i parlamenti dal dibattito
in corso, affidando ogni decisione alle banche centrali
ed alle grandi organizzazioni economiche;
esprime il proprio dissenso rispetto alla bozza di trattato
multilaterale sugli investimento e fa proprie le
perplessità e le richieste di modifica individuate dalla
risoluzione del Parlamento europeo;
esprime il proprio dissenso alla possibilità che le trattative
proseguano in sede WTO ed auspica che ogni necessaria
decisione veda il coinvolgimento di tutti i paesi
attraverso i rispettivi governi e parlamenti;
Invita il Presidente dell'Assemblea a farsi portavoce di tale
posizione presso il Parlamento europeo e l'OCSE;
impegna il Governo della Regione ad intraprendere le necessarie ed
opportune iniziative nei confronti del Governo nazionale, e
segnatamente dei ministeri degli esteri e del commercio
estero, affinché:
a) si adoperi affinché la sospensione delle trattative serva a
consentire un ampio confronto ed un approfondito dibattito
pubblico;
b) renda di pubblico dominio il testo integrale dell'AMI affinché
l'opinioni pubblica possa essere coinvolta anche nella fase
di preparazione del testo e non solo al momento della
ratifica del trattato;
c) coinvolga le altre realtà istituzionali e non nella valutazione
del significato dell'AMI;
d) proceda in tempi ragionevoli ad una valutazione dipendente ed
approfondita degli effetti sul piano sociale, dell'ambiente
e dello sviluppo, accertando in quale misura il progetto
AMI sia incompatibile con: i principali accordi
internazionali, come la dichiarazione Rio, l'Agenda 21, le
direttive dell'ONU per quanto concerne la produzione del
consumatore (1985), il "Set of multilaterally agreed
principles for the control of restrictive business
practices" elaborato dall'UNCTAD (1981), il Diritto del
mare delle Nazioni unite, le Convenzioni
dell'Organizzazione internazionale del lavoro, e gli
obblighi internazionali già assunti dall'OCSE nel quadro
del piano globale di azione "habitat", gli orientamenti
politici già stabiliti dall'OCSE, come l'impegno ad
integrare le politiche economica, sociale e dell'ambiente
(maggio 19977), gli accordi dell' OCSE del 1992 e la
politica dell'OCSE in materia di cooperazione allo
sviluppo, quale formulata nel documento "Shaping the 21 st
Century: the contribution of development cooperation
(1977); le normative intese a promuovere lo sviluppo
sostenibile;,
e) chieda una definizione più precisa degli investimenti nel
settore dei brevetti in materia di geni vegetali, annali e
umani e, in considerazione degli accordi internazionali già
esistenti in materia, escludendo dall'AMI norme in materia
di proprietà intellettuale, di diritti di autore e di
diritti connessi;
f) chieda che la questione della produzione degli investimenti sia
esaminata in un quadro multilaterale che comprenda
l'insieme dei paesi in via di sviluppo e che l'esame di
tale questione da parte dell'OCM integri i risultati delle
conferenze delle Nazioni unite, in particolare per quanto
riguarda l'ambiente e la dimensione sociale>>.
MELE, ORTISI, GUARNERA.
MELE. Dichiaro di ritirarlo e di trasformarlo in mozione.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati tre
ordini del giorno. L'ordine del giorno n. 241 a firma degli
onorevoli Speziale, Leanza, Mele ed altri, comunque con oltre
nove firme, che così recita:
"L'Assemblea regionale siciliana, sentite le dichiarazioni
programmatiche del Presidente della Regione, le approva".
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno n. 237
a firma degli onorevoli Alfano, La Grua Costa, Briguglio,
Misuraca, Fleres, Provenzano, Leontini, Caputo ed altri che così
recita:
"L'Assemblea regionale siciliana, sentite le dichiarazioni
programmatiche del Presidente della Regione, non le approva".
E' stato presentato, infine, un ordine del giorno a firma
degli onorevoli: Forgione, Liotta, Vella che così recita:
"Ascoltate le dichiarazioni del Presidente della Regione non le
approva".
Onorevoli colleghi, preciso che l'ordine del giorno a firma
degli onorevoli Forgione, Liotta, Vella, data la natura
particolare dell'ordine del giorno viene assorbito dall'ordine
del giorno n. 237, quindi poichè il testo tra l'altro è
equivalente, potrà intendersi approvato contestualmente qualora
dovesse essere approvato contestualmente. Ma, essendo stato
presentato un ordine del giorno di fiducia al Governo, si vota
soltanto l'ordine del giorno di fiducia. Ciò significa che se
viene approvato l'ordine del giorno n. 241 gli altri due ordini
del giorno decadono; se invece, onorevoli colleghi, dovesse
risultare non approvato l'ordine del giorno n. 241, si
intenderebbero approvati l'ordine del giorno n. 237 e il n.
243.
Si procede alla votazione per appello nominale. Specifico
il significato della voto: chi approva l'ordine del giorno e
quindi approva le dichiarazioni programmatiche del Presidente
della Regione dichiara "Si", chi si astiene dichiara "mi
astengo", chi vota contro lo dichiara apertamente.
Invito il deputato segretario a fare l'appello.
TURANO, segretario. (procede all'appello)
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a procedere al
secondo appello.
TURANO, segretario (procede al secondo appello)
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, proclamo il risultato della
votazione dell'ordine del giorno numero 241 "Approvazione delle
dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione":
Presenti e votanti ........ 79
Maggioranza ................40
Hanno risposto si ......... 48
Hanno risposto no ......... 29
Astenuti ................... 2
(L'Assemblea approva)
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli colleghi, informo l'Aula che è convocata per
martedì 1 dicembre 1998, alle ore 17.00, la Conferenza dei
Presidenti dei gruppi parlamentari anche per definire il prossimo
calendario dei lavori.
La seduta è rinviata a martedì 1 Dicembre 1998, alle ore
18.00 con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 242 - Indagine conoscitiva sull'uso della terapia
dell'elettroconvulsione (TEC) in Sicilia, degli onorevoli
Guarnera Vincenzo; Lo Certo Sebastiano, Mele Manlio, Ortisi
Egidio;
N. 243 - Accertamenti sui criteri di attuazione in Sicilia dei
progetti di pubblica utilità, degli onorevoli Pezzino
Vincenzo, Cipriani Giuseppe, Giannopolo Domenico, Monaco
Sergio, Pignataro Giuseppe, Silvestro Gioacchino, Speziale
Calogero, Villari Giovanni, Zago Salvatore, Zanna Antonio;
N. 244 - Iniziative pedagogiche per i genitori degli alunni
delle scuole, degli onorevoli Pagano Alessandrom Scammacca
Della bruca Guglielmo, Fleres Salvatore, Catania Franco;
N. 245 - Revoca delle nomine dei direttori regionali, degli
onorevoli Forgione Francesco, Martino Federico, Liotta
Santo, Vella Basilio, La Corte Gioacchino;
N. 247 - Opportune iniziative per evitare la svendita del
patrimonio alberghiero siciliano, degli onorevoli Trimarchi
Giovanni, Silvestro Gioacchino, Cipriani Giuseppem
Giannopolo Domenico, Monaco Sergio, Pezzino Vincenzo,
Pignataro Giuseppe, Speziale Calogero, Villari Giovanni,
Zago Salvatore, Zanna Antonio;
N. 248 - Sospensione dell'esecuzione del provvedimento di
designazione ai vertici dei beni culturali siciliani e varo
di una nuova opotesi di incarichi nel rispetto dei criteri
fissati dalle mozioni nn. 210, 212 e 223 approvate
dall'ARS, degli onorevoli Zanna Antoniom Cipriani Giuseppe,
Giannopolo Domenico, Monaco Sergiom Pezzino Vincenzo,
Pignataro Giuseppem Silvestro Gioacchino, Speziale
Calogero, Trimarchi Giovanni, Villari Giovanni, Zago
Salvatore.
La seduta è tolta alle ore 03.03 di venerdì 27 novembre 1998.
(Licenziato per la stampa dal Servizio dei Resoconti alle ore 3.50)