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Resoconto d'Aula della Seduta n. 197 di giovedì 26 novembre 1998
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   Presidenza del presidente Cristaldi


                 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

       La seduta è aperta alle ore 10.35.

     PRESIDENTE. Essendo  presente  in  Aula  soltanto  l'onorevole
  Fleres, sospendo la  seduta  avvertendo  che  riprenderà alle ore
  10.50.

    (La seduta, sospesa alle ore 10.37, è ripresa alle ore 10.55)

       La seduta è  ripresa.  Onorevoli  colleghi, su richiesta del
  Governo, sospendo ulteriormente la seduta avvertendo che i lavori
  d'Aula riprenderanno alle ore 11.30.

    (La seduta, sospesa alle ore 10.56, è ripresa alle ore 11.37)

     ZANNA,  segretario f.f., dà lettura dei processi verbali delle
  sedute n.  194  del  20  novembre 1998, n. 195 del 20-21 novembre
  1998  e   n.   196   del  25  novembre  1998  che,  non  sorgendo
  osservazioni, sono approvati.

                               MISSIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che,  per  ragioni  del  loro  ufficio,
  saranno  in missione dal  26  al  27  novembre  1998  l'onorevole
  Francesco Scoma e dal  27  al 28 novembre 1998 l'onorevole Andrea
  Zangara.

           COMUNICAZIONE DI ADESIONE A GRUPPO PARLAMENTARE

     PRESIDENTE. Comunico che,  con  nota  del  24  novembre  1998,
  l'onorevole Camillo ODDO ha dichiarato, a norma dell'art.  23 del
  Regolamento  interno,   che   intende   appartenere   al   Gruppo
  parlamentare "Democratici di Sinistra".
       L'Assemblea ne prende atto.

     COMUNICAZIONE DI NOMINA DI PRESIDENTE DI GRUPPO PARLAMENTARE

     PRESIDENTE. Comunico che  l'onorevole Domenico ROTELLA ha reso
  noto che, a decorrere  dal  20 novembre 1998, l'onorevole Bartolo
  SPERANZA,  ha  assunto  le  funzioni  di  Presidente  del  Gruppo
  parlamentare di 'Rinnovamento italiano'.
       L'Assemblea ne prende atto.

       COMUNICAZIONE DI DECADENZA DA COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
        PRESIDENZA A SEGUITO DI ELEZIONE AD ASSESSORI REGIONALI

     PRESIDENTE. Comunico che,  a  seguito  della  loro elezione ad
  Assessore  regionale,   decadono   automaticamente,  a  norma  di
  Regolamento:

    - l'onorevole Giovanni BATTAGLIA dalla carica di Vicepresidente
    dell'Assemblea;

    -  l'onorevole Salvino  BARBAGALLO  dalla  carica  di  Deputato
    Questore;

    -  l'onorevole  Francesco   PIRO   dalla   carica  di  Deputato
    Segretario.


   Presidenza del presidente Cristaldi

   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


    DISCUSSIONE SULLE  DICHIARAZIONI  PROGRAMMATICHE DEL PRESIDENTE
    DELLA REGIONE

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  l'ordine  del  giorno  reca:
  Discussione sulle  dichiarazioni  programmatiche  del  Presidente
  della Regione.
       Comunico che è  stato  presentato  dagli  onorevoli  Caputo,
  Bufardeci, Fleres, Provenzano,  Leontini, Alfano, La Grua, Costa,
  Briguglio e Misuraca l'ordine del giorno n. 237 "Non approvazione
  delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione".
       Ne do lettura:

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      - Sentite le dichiarazioni programmatiche del Presidente della
      Regione,

               non le approva>> (237).

       Informo altresì che  sono  in  corso  di presentazione altri
  ordini  del  giorno,  rispettivamente   di   approvazione  e  non
  approvazione, concernenti  le  dichiarazioni  programmatiche  del
  Presidente della Regione.

     CAPODICASA, presidente  della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.   presidente della Regione.   Signor   Presidente,
  a seguito della riunione  di  Giunta  conclusasi pochi minuti fa,
  comunico all'Aula l'attribuzione delle deleghe assessoriali:

    - Assessore alla  Presidenza:  onorevole Crisafulli;

    - Assessorato dell'agricoltura e le foreste: onorevole Cuffaro;

    - Assessorato dei  beni  culturali,  ambientali  e  la pubblica
    istruzione: onorevole Morinello

    - Assessorato del bilancio e delle finanze: onorevole Piro;

    -    Assessorato    della    cooperazione,    del    commercio,
    dell'artigianato e della pesca: onorevole Battaglia;

    - Assessorato degli enti locali: onorevole Barbagallo Salvino;

    - Assessorato dell'industria: onorevole Castiglione;

    - Assessorato dei lavori pubblici: onorevole Lo Monte;

    -  Assessorato del  lavoro,  della  previdenza  sociale,  della
    formazione professionale e dell'emigrazione: onorevole Papania;

    - Assessorato della sanità: onorevole Sanzarello;

    - Assessorato del  territorio  e  dell'ambiente:  onorevole  Lo
    Giudice;

    - Assessorato del turismo, delle comunicazioni e dei trasporti:
    onorevole Rotella.

     PRESIDENTE.   Onorevoli colleghi,  prima  di  dare  la  parola
  all'onorevole  Fleres   per   illustrare   l'ordine   del  giorno
  concernente   la    non    approvazione    delle    dichiarazioni
  programmatiche del Presidente della Regione, ricordo che il tempo
  previsto per l'illustrazione  dell'ordine  del  giorno  è  di  30
  minuti, per il dibattito  15 minuti, per dichiarazione di voto 15
  minuti.
       E  iscritto a  parlare  l'onorevole  Fleres  per  illustrare
  l'ordine del giorno n. 237. Ne ha facoltà.

     FLERES. Onorevole Presidente, onorevoli  colleghi  ho atteso e
  seguito con interesse le  sue  dichiarazioni  programmatiche  non
  solo  per  dovere,  il  dovere   che  scaturisce  dalla  funzione
  parlamentare che rivesto,  ma soprattutto per comprendere fino in
  fondo quali fossero le discriminanti che  lei  avrebbe posto alla
  base  dell'azione politica  del suo  Governo,  il  primo  governo
  guidato da un uomo che è nato  e  si  è  formato  orgogliosamente
  nelle  file  del  vecchio  Partito   comunista,   ne  ha  seguito
  l'evoluzione con la costituzione del PDS prima e del più sbiadito
  e confuso DS poi, passando  per tutte le fasi istituzionali a ciò
  connesse.
       Non è stata semplice curiosità  la mia  ma il vivo desiderio
  di comprendere se in lei  e  nel  suo  assai dinamico  partito si
  fosse finalmente mutato il rapporto  tra  la  realtà e la verità.
       Un rapporto travagliato, è vero, sia nella vita degli uomini
  sia in quella delle  forze  politiche,  ma  un  rapporto che deve
  sempre e comunque,  nell'una e nell'altra fattispecie, risolversi
  in favore della verità, la più pura, la più dura, la più chiara e
  sincera  anche  quando  essa   può   non  essere  quella  che  ci
  aspettiamo, quella che vorremmo  che fosse. La verità, quella che
  abbiamo sognato fin da  ragazzi,  quando,  come lei e me, abbiamo
  scelto la politica, quando  abbiamo  scelto  di stare dalla parte
  dei cittadini e dei  loro  interessi  sempre generali e astratti,
  spesso sacrificando il nostro privato.
       Questo tema sarà  il  filo  conduttore  del  mio intervento,
  onorevole  Presidente,  la   realtà,  la  verità,  gli  interessi
  generali e astratti dei cittadini.
       Nelle sue dichiarazioni programmatiche, onorevole Presidente
  della  Regione,  ho  notato   che  ancora  il  saldo  tra  queste
  componenti è tutt'altro che  definito.  Lei  è e sarà costretto a
  navigare fra la realtà  di  una Regione con tanti gravi problemi,
  la sua verità di cui -  lo  riconosco - Lei è un leale assertore,
  quella del suo partito che  non  è  mai  stata  quella vera bensì
  quella necessaria e talvolta quella falsa, purchè ripetuta almeno
  sei volte, e gli  interessi  generali astratti che grazie ai suoi
  alleati  spesso  saranno   prevaricati   da  quelli  specifici  e
  concreti. Sì, onorevole  Presidente, i suoi uomini sono portatori
  di tante, troppe  specificità  spesso  inconciliabili.  Essi sono
  gli uomini che hanno  abbandonato,  anche  di recenti, gli ideali
  per  i  più   comodi   e   proficui  interessi  personalistici  e
  clientelari.  Sono gli uomini  che amano i piaceri della politica
  come Lei ama la pesca, ma non in senso dilettantistico.
       Ecco, onorevole Presidente, perchè  la  verità  di cui lei è
  portatore    come     persona     diventerà     bieca    menzogna
  nell'interpretazione  vitalizia,  opportunistica  e spregiudicata
  che ne vorranno e  sapranno  dare  gli  uomini  della sua Giunta,
  espressione di quel che resta della peggiore democrazia cristiana
  e, paradosso delle  circostanze,  anche  della  sua disgregazione
  figlia di tangentopoli.
       Il suo Governo non è  certamente  il nuovo, esso è la quinta
  essenza del peggior vecchio che il Centro e la Sinistra sia stata
  mai  capace  di esprimere. Così  stando  le  cose  i  suoi  buoni
  propositi, i suoi undici  punti  programmatici, i suoi accenni ai
  grandi temi persino alla politica estera mi appaiono - mi scusi -
  assai ingenui, pari  solo  ai  sogni  di  felicità dell'onorevole
  Drago.
       In questo senso, onorevole  Presidente,  lei è certamente il
  capo di un Governo dalle larghe intese. Le sembrerà strano che io
  le dica questo, dato che  il  mio partito ha sostenuto proprio la
  necessità di un Governo dalle  larghe  intese; il fatto è che noi
  volevamo veramente che si  raggiungesse in pieno questo obiettivo
  in questo Parlamento, invece lei ne è il frutto per le logiche di
  corridoio di cui è figlio, per  le  strategie  del Palazzo per la
  stessa  ragione per la  quale  a  Roma  governa  una  maggioranza
  espressione del tradimento e  della menzogna. Ha visto, onorevole
  Presidente,  come torna il  tema  della  verità  e  della  verità
  falsata?
       Ecco, onorevole Presidente,  noi  volevamo le larghe intese,
  frutto del consenso dei cittadini, fatte dall'impegno di tutte le
  forze  politiche,  unite  attorno  ad  un  programma  generale  e
  astratto nei temi ma  assai  concreto  nei risultati.
       Lei invece, onorevole  Presidente, è figlio di quanti eletti
  a destra hanno portato i voti  a  sinistra;  lei è figlio di quel
  contesto  politico che  ha  visto  D'Alema,  Prodi  e  Bertinotti
  chiedere i voti  agli  operai,  chiedere  sacrifici ai cittadini,
  soprattutto a quelli più  deboli,  per  portarne  i  benefici  ai
  grossi speculatori e ai grandi capitalisti;  lei è figlio di quel
  progetto politico che  ha  distrutto  con  i  provvedimenti sulla
  rottamazione centinaia di  migliaia di piccoli artigiani a favore
  di quattro o  cinque  grandi  industriali  dell'automobile; lei è
  figlio di quel progetto politico che sta consegnando alla finanza
  internazionale i piccoli  commercianti a favore della grandissima
  distribuzione  e   sta   consegnando   agli  speculatori  bancari
  nazionali ed esteri i sudati risparmi dei siciliani.
       Noi ci siamo dichiarati  disponibili  a  sostenere  anche un
  governo di minoranza, un  governo  obbligato  a ricercare l'unità
  delle forze politiche  negli  intenti programmatici e riformatori
  o  un  Governo   tecnico   che   affrontasse  l'emergenza  ed  il
  quotidiano, lasciando all'Aula  le grandi scelte che appartengono
  a tutti, mentre lei  ha  preferito  perseguire  il tradimento dei
  siciliani attraverso il tradimento di alcuni uomini.
       La nostra posizione politica, onorevole Presidente, ci porta
  a ritenere che la Regione  non abbia bisogno in questo momento di
  prove di forza o, come  nel  suo caso, di debolezza.  Essa invece
  ha bisogno di  equilibrio,  tolleranza  e  moderazione perché  la
  soluzione  dei problemi che  essa  vive  non  appartiene  né  può
  appartenere alla destra o  alla  sinistra, essa appartiene e deve
  appartenere al buon senso ed alla disponibilità di tutti.
       I problemi  della  Sicilia  sono  assoluti  ed assoluta deve
  essere la  loro  soluzione  o,  forse,  onorevole Presidente, lei
  pensa di  poter  risolvere  i  problemi della disoccupazione, del
  credito, dello sviluppo economico, delle riforme, dei forestali e
  quanti altri, a  colpi di maggioranza? Lei, onorevole Presidente,
  é figlio delle larghe intese,  non  nel  senso  nobile  a cui noi
  pensavamo,  ma perché é  stato  eletto  non  con  la  maggioranza
  prevista,  ma   grazie   all'assenza   tattica   di  Rifondazione
  comunista.  Lei é  stato  eletto  non  dal  voto  dei partiti che
  hanno  dichiarato  di  volerla  sostenere,  bensì  dal  non  voto
  elettivo di chi a parole,  e  solo  a  parole,  dice  di  esserle
  avversario.  Dunque, lei  é  il  presidente dell'Ulivo, dell'UDR,
  dei Comunisti italiani e di Rifondazione comunista, ma é anche il
  presidente nato dalla fretta  del CCD e dalla lealtà verso questo
  partito di Forza Italia ed Alleanza nazionale. E lei é persino un
  presidente istituzionale, grazie ai virtuosismi che ci concede il
  nostro regolamento d'Aula.
       E tuttavia, lei é  un  presidente figlio di uno schieramento
  assai lontano, dunque, da  quella  logica  delle larghe intese di
  cui Forza Italia parlava,  di  quella  logica che Forza Italia ha
  sempre cercato di affermare  al  fianco  dei  siciliani sin dalla
  costituzione della Commissione per la riforma dello Statuto, sino
  ad ora unico vero atto concreto  a  favore  di  una  nuova  e più
  moderna autonomia e, invece,  rischiamo  di  essere  noi  tutti i
  deputati  del   Parlamento   dell'ultima   repubblica  socialista
  sovietica rinata post mortem.
       C'é una differenza profonda tra i due percorsi. Noi volevamo
  la partecipazione  di  tutti  nella  soluzione dei problemi della
  Sicilia e  l'abbiamo  persino  invitata a farsene interprete, lei
  invece ha scelto il voto di  alcuni,  assai  pochi a dire il vero
  visto l'andamento dello scrutinio per la sua elezione e di quella
  del suo governo, ma soprattutto ha scelto di rifugiarsi dietro il
  non voto di altri.
       Sono   certo   che   i   siciliani  sapranno  comprendere  e
  condannare, sono  certo  che  i  siciliani  sapranno  valutare il
  tradimento ed  il  vilipendio  di  cui  sono stati vittime e sono
  certo che  sapranno  mostrare  il loro sdegno sin dalle imminenti
  elezioni europee  respingendo  le  blandizie  e  le  minacce  dei
  prossimi mesi.
       Il loro sdegno  é  pari  a  quello  di chi si rende conto di
  essere stato  tradito,  non  parlo solo del popolo del cosiddetto
  centro-destra espropriato  del  proprio  voto, ma anche di quello
  del centro  sinistra   costretto  a  convivere  con  quanti e con
  quanto hanno sempre combattuto nel vecchio sistema politico; ma a
  provare sdegno  per  quanto  accadrà  sarà persino quello sparuto
  manipolo   di  voltagabbana  che  hanno  permesso  il  tradimento
  tradendo, essi stessi, le loro origini ed i loro ideali.
       Mi riferisco  agli  eredi di quella democrazia cristiana che
  ha compromesso il nostro Paese per cinquant'anni ed oggi dopo una
  breve pausa tecnica  si  candida  a completare l'opera attraverso
  l'ectoplasmatica  UDR, traduco:  Ulivo  di  riserva,  unione  dei
  rinnegati, partito dei  ministri  e dei sottosegretari bramosi di
  poltrone e prebende. Lei  si  troverà come quella donna che crede
  di amare due uomini e ad  entrambi  dichiara il suo amore, il suo
  desiderio, la sua passione,  salvo  poi  a scoprire di non amarne
  nessuno quando il gioco  si  fa  duro,  quando  bisogna  compiere
  alcune scelte importanti,  quando  bisogna stabilire da che parte
  stare.
       Noi sappiamo  da  che  parte  stare:  noi stiamo dalla parte
  della verità,  della  realtà,  della  libertà,  dalla parte degli
  interessi generali  ed  astratti, dalla parte dei cittadini leali
  di cui difendiamo  il  voto, mentre altri lo offendono e ne fanno
  merce di scambio.
       Ci vuole  un grande amore per questa terra, per continuare a
  fare politica  in queste condizioni, così come ci vuole un grande
  amore per comprendere e perdonare quella donna che crede di avere
  amato due  uomini, forse, senza averne amato alcuno.
       Cosa   faremo?    Le   risponderò,   onorevole   presidente,
  ricordando un'opera teatrale  dal  titolo  "Il  cerchio rosso del
  Caucaso". E' una grande  storia  d'amore,  di  una  madre  a  cui
  avevano tolto il figlio  appena  nato  per affidarlo ad una madre
  adottiva, la quale si trova davanti al giudice che dopo anni deve
  decidere a chi spetti  il  diritto  di  tenersi  il  bambino.  Il
  giudice traccia per terra un  cerchio di gesso rosso ed al centro
  del cerchio pone il  ragazzino,  poi  stabilisce  che  colei  che
  tirando per un braccio il bambino lo porterà a sé avrà il diritto
  di tenerselo. Le due  donne  cominciano a tirare, a tirare sempre
  più forte. L'una è la madre naturale, quella che lo ha partorito.
  L'altra è quella che lo ha  educato  e  sfamato.  E tirano sempre
  più forte, fino a fare urlare  di dolore il bambino, fino a farlo
  soffrire.
       Poi una  delle  due, non importa quale, lascia la presa.
       Voi mi direte  è quella che lo amava meno.
       Io vi dico  di  no   E'  quella  che lo amava di più.  E non
  poteva permettere al suo egoismo di prevalere sull'amore.
       La donna che  molla la presa è quella che libera il bambino,
  che  interrompe  la  straziante  sentenza  lasciandolo nelle mani
  dell'altra. Per amore e solo per amore.
       Noi faremo  così.  Noi, signor Presidente, la obbligheremo a
  compiere le  scelte  più giuste per la Sicilia. La obbligheremo a
  rispettare i  cittadini,  il suo mandato, se stesso, a rilanciare
  la nostra  Regione,  ma  quando  questo  dovesse  far  soffrire i
  siciliani, a  causa  del  suo egoismo, a causa dell'egoismo delle
  forze politiche  che  la  sostengono,  noi  non  tireremo  più il
  braccio del  bambino.  Non  perché  non  lo amiamo abbastanza, ma
  perché lo amiamo troppo.
       La nostra sarà un'opposizione dura, ma logica e costruttiva,
  forte ma  generosa, audace ma serena, perché siamo certi che come
  nell'opera teatrale  il bambino, una volta libero dal dolore, una
  volta consapevole  del  gesto  della  donna  che  lo ha lasciato,
  tornerà da questa per vivere con lei.
       I Siciliani torneranno da noi perché noi li abbiamo liberati
  dalla   schiavitù   delle   clientele,  dalla  perversione  delle
  strumentalizzazioni,  dagli  inutili  schematismi, dai pericolosi
  consociativismi.
       Mentre   voi   volete   imprigionarli   nuovamente.   Volete
  riportarli  indietro.  Volete omologarli. Volete abbindolarli con
  le facili promesse, poi tradite con le lusinghe e con le minacce.
       Voi volete  conquistarne  le coscienze con i nuovi oppiacei,
  quali sono gli  LSU,  gli  LPU,  e  quanto  altro  serve a creare
  bisognosi di  Stato, pensionati a diciotto anni, falsi lavoratori
  per falsi  lavori,  strumenti buoni solo ad alimentare una logica
  assistenzialistica, figlia  di una democrazia acquisitiva che noi
  ed il Governo del Polo stavamo debellando.
       Se è questa  la sua proposta per i giovani, che lei richiama
  nelle sue  dichiarazioni  programmatiche, mi sembra assai poco ed
  altrettanto illusorio.
       Tra il 1996  ed  il  1997  in  Sicilia sono nate oltre 4.000
  piccole nuove  imprese,  figlie  dei  nostri provvedimenti per il
  lavoro,  quello  vero,  quello dei commercianti, degli artigiani,
  degli  agricoltori, degli industriali, dei professionisti.
       Figlie  delle  libere attività, figlie della nostra politica
  di sostegno alle imprese produttive, non degli aiuti a pioggia ai
  soliti carrozzoni spreconi e deficitari.
       Nella  prima  conferenza  stampa  seguita alla sua elezione,
  onorevole Presidente, l'onorevole Forgione, che è un suo elettore
  occulto, ha  detto  che  in  Sicilia  ci  sono  troppi aiuti alle
  imprese.
       Come farà lei  a  coniugare  questa opinione - di un suo pur
  occulto ma  autorevole  alleato - con  quella neoliberista di una
  parte dell'UDR, il Partito quadrangolare, dato che sono quattro i
  gruppi che lo compongono, e forse domani pure cinque?
       E come farà a coniugare la tesi del salario minimo garantito
  propugnata  dall'onorevole  Piro, assessore al bilancio della sua
  Giunta,    con    la    tesi   sostenuta   dalle   organizzazioni
  imprenditoriali    che   le   chiedono   forti   interventi   per
  l'abbattimento   del  costo  del  denaro,  ed  altrettanto  forti
  interventi allo sviluppo?
       Dirà a  tutti  che  li  ama non amandone alcuno e tradendoli
  entrambi?
       Non farà nulla perché tanto poi qualcuno ci penserà, e forse
  non sarà  lei?
       Attenderà   messianicamente   una  soluzione?
       Come   farà   a   coniugare   la   vocazione   autonomistica
  dell'onorevole  Scalici  che, in  occasione  delle  dichiarazioni
  programmatiche del Governo Provenzano, lamentava l'alta pressione
  fiscale ed  il  blitz  sui  conti  correnti  del  Governo  Prodi,
  sostenuto dal  suo  Partito con il centralismo tipico delle forze
  politiche   di   ispirazione   sovietica,   come  quella  guidata
  dall'onorevole Cossutta  che  la  sostiene,  e  che  ha in Giunta
  l'onorevole Morinello?
       E come  quella  dell'onorevole  Bertinotti, che finge di non
  sostenerla ma che le ha consentito l'elezione?
       E lei onorevole Morinello, che sa quanto io la stimi, ma che
  sempre   in   occasione  dell'elezione  del  Governo  Provenzano,
  sosteneva che  per  creare  lavoro  è  necessario  praticare  una
  politica di lotta agli sprechi, come farà a sostenere l'offensiva
  dei sindaci festaioli, tutti rappresentati dall'ulivista Bianco e
  dal retino Orlando, entrambi principi del ludico spreco?
       E lei,  onorevole  Guarnera, che si asterrà a quanto pare, e
  che, nella  medesima  occasione,  diceva di non essere, né essere
  mai stato,  assertore  del consociativismo, come farà a convivere
  con una  maggioranza  che,  grazie all'UDR, è la rappresentazione
  palpabile del neoconsociativismo?
       Onorevole  Piro,  lei,  invece,  sosteneva  che  il  Governo
  Provenzano era  figlio del Governo Graziano, il vecchio Graziano.
  Come farà  a  convivere  con  i fratellini "Diniani" dello stesso
  onorevole Graziano?  E  come farà a convivere con se stesso e con
  il bilancio  che dovrà predisporre, certamente figlio dei bilanci
  che lei  ha  sempre  contestato nella sua abile qualità di eterno
  componente della Commissione Bilancio?
       Lei, onorevole Piro, che parlava di libertà di mercato, come
  coniugherà  questa   sua   idea  con  quella  dea  di  uno  Stato
  centralista e  dirigista  di  cui  sono assertori "Cossuttiani" e
  "Bertinottiani"   più   o   meno   suoi   alleati?   Sarà   forse
  un'opposizione  aperta, senza quartiere, come disse all'onorevole
  Provenzano ma questa volta contro se stesso?
       Onorevole Silvestro, lei invece  sosteneva che centralismo e
  municipalismo  -  cito  letteralmente  -  sono due condizioni che
  ostacolano ogni possibilità di sviluppo economico e sociale.
       Come  riuscirà  a  fare  stare  insieme  questa  sua  lucida
  opinione con  il  centralismo  statalista dei neo-comunisti e del
  municipalismo  del  Partito  dei  Sindaci,  entrambi  convinti  a
  sostenitori del Governo che lei stesso sostiene?
       Onorevole Silvestro, riuscirà a realizzare il suo sogno - ma
  anche il nostro - di fare incamerare il 40 per cento dei proventi
  fiscali alla Sicilia ora  che  il  suo partito è alla guida della
  Regione e dello Stato?
       Onorevole  Nicolosi,  lei che è stato vittima del più feroce
  giustizialismo,   saprà   convivere   con   chi   ha   fatto  del
  giustizialismo  una  strategia  politica  per  la  conquista  del
  potere?
       Onorevole  Nicolosi   mi   dica  come  si  sente  al  fianco
  dell'onorevole Guarnera ancorché astensionista?
       Onorevole Di  Martino,  lei che stigmatizzava gli inciuci, e
  faceva bene, come  potrà  stare accanto all'U.D.R. che è tutta un
  inciucio?  Lei che  diceva  che Provenzano era stato imprudente a
  giudicare il  passato, si sente meno imprudente nell'averlo fatto
  rivivere con questo Governo  che  altro  non  è  se  non il nuovo
  compromesso storico? Lei che diceva scandalizzato che l'onorevole
  Provenzano avrebbe  risposto  all'onorevole Berlusconi, non crede
  che   l'onorevole   Capodicasa   possa  rispondere  all'onorevole
  D'Alema  che è  stato uno degli artefici della scomparsa politica
  del Partito Socialista in cui lei ha militato?
       Onorevole  Papania,   lei   sosteneva   che   l'analisi   di
  cinquant'anni di  storia  non  può cancellare, come d'incanto, le
  gravi colpe di chi ha vissuto in silenzio in politica, come nella
  vita, una linea  esile  collocata  tra  il  nobile  e l'ignobile.
  Ricorda? Ora che  è  assessore  di questo Governo, si rende conto
  che  lei   quei  cinquant'anni  li  sta  riproponendo  al  popolo
  siciliano, per di più  depurati di ogni ideale e di ogni progetto
  che non sia la becera spartizione di qualche poltrona e, persino,
  senza alcun  consenso elettorale?
       Lei provava,  onorevole  Papania, un senso di vaga tristezza
  ascoltando   le   dichiarazioni   programmatiche   dell'onorevole
  Provenzano. Io,  onorevoli  colleghi, provo oggi un normale senso
  di normalizzazione,  un preciso senso di restaurazione, un chiaro
  obiettivo di strumentalizzazione dei bisogni dei siciliani, altro
  che "vago senso di tristezza". Io provo rabbia, disgusto, dolore,
  senso di rivolta  per  quanto  avete  fatto  e  per quanto farete
  avendo tradito i siciliani.
       E, infine,  onorevole Capodicasa, onorevole Presidente della
  Regione, lei  polemizzava  con l'onorevole Micciché, colpevole, a
  suo dire, di voler  fustigare il passato: si rende conto che quel
  passato lei lo sta  facendo  rivivere? O, forse, lei quel tipo di
  passato lo ama, o  forse lei ne ama le storture, le inciviltà, le
  scorrettezze politiche che  ne  hanno caratterizzato la vita e le
  opere?
       Lei diceva che  il  vino riformatore di Forza Italia è stato
  annacquato da una  certa  continuità  col vecchio. Si rende conto
  che lei ha, invece,  riannodato come un vecchio - questa volta si
  -  tessitore  di  tappeti  i  fili  di  quel  passato,  facendolo
  diventare presente e speriamo non futuro?
       Lei ci ha  accusato di essere dei novizi. Forse preferisce i
  suoi  scafati   professionisti   della  clientela;  pardon, della
  politica?
       Lei ci  accusava  di  essere  eccessivamente vendicazionisti
  verso il Governo  nazionale,  è  forse meglio di essere del tutto
  appiattiti su di esso? Esserne la fotocopia, come il suo Governo,
  alla faccia  dei siciliani, della sicilianità e dell'autonomia di
  cui tutti parliamo spesso a sproposito.
       Nelle    sue    dichiarazioni    programmatiche,   onorevole
  Capodicasa, lei  ha  esplicitamente  sostenuto che in Sicilia non
  c'è stato ribaltone perché vige il sistema proporzionale e poi ha
  confermato l'obiettivo  maggioritario.  Essendo  lei figlio della
  frantumazione politica,  sarà  capace  di traghettare la politica
  siciliana dal proporzionale al maggioritario?
       Onorevole Presidente, nel  suo  intervento reso in occasione
  delle dichiarazioni  programmatiche  del Governo Provenzano, fece
  un lungo elenco  di  problemi  che  a  suo  dire  non erano stati
  trattati.
       E' sicuro di non averne trascurato qualcuno anche lei?
       Onorevole Capodicasa, non  solo  ne ha trascurati molti, non
  solo ha sottovalutato il contesto in cui si muoverà, fatto di ben
  cinquemila  miliardi   di   disavanza   e  quasi  un  milione  di
  disoccupati, ma ha dimenticato di dirci come farà a convivere con
  le   innumerevoli   contraddizioni   di  cui  sono  portatori  le
  altrettanti  innumerevoli e composite formazioni politiche che la
  sostengono.
       Il  suo  è un  governo  privo  di  maggioranza  e  privo  di
  omogeneità, privo di di  obiettivi e privo di sincerità, privo di
  reali  programmi  e  carico  di  mediocrità  politica  e  persino
  intellettuale.
       Tuttavia,  onorevole  Presidente,  onorevoli  colleghi della
  maggioranza, questo  Governo  è  nato e vivrà, noi speriamo poco,
  perchè al  suo  interno  c'è  un partito egemone che deciderà per
  tutti e sempre, così come ha deciso a Roma liquidando il moderato
  Prodi a favore del diessino D'Alema.
       Tuttavia questo  Governo vivrà nonostante le difficoltà e le
  contraddizioni esistenti tra le sue componenti.
       Onorevole Piro,  la  cito  spesso  ne sia orgoglioso, lei in
  occasione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Drago
  attaccò il CCD  ed il CDU considerando "la loro natura di partiti
  clientelari  che  traggono  consenso,  cito  sempre testualmente,
  dagli   strati   parassitari  della  società  siciliana".  Forse,
  onorevole Piro, l'attuale composizione di governo li assolverà da
  tutte le colpe?
       Forse non  saranno  più  loro  gli  interpreti  di  una tale
  realtà?
       Onorevole   Capodicasa,    sempre    in    occasione   delle
  dichiarazioni  programmatiche   dell'onorevole   Drago,   lei  si
  dichiarò  scettico  circa   la   capacità   di  quel  governo  di
  interpretare le riforme.  Forse, onorevole Presidente, lei non sa
  che le forze che si  opposero  al  cambiamento sono le stesse che
  oggi le stanno accanto,  le  stesse  nelle  quali  si  annidano i
  franchi tiratori e l'hanno fatta temere durante la lunga notte di
  venerdì scorso.
       Probabilmente lei pensa  che  l'effetto D'Alema peserà anche
  su di esse. Forse  lei  pensa che l'ortodossia di Botteghe Oscure
  riuscirà a lungo a contenerne le intemperanze.
       Il Presidente della Repubblica ha detto recentemente che gli
  avvocati che hanno osato  scioperare  in segno di protesta contro
  le decisioni della Corte Costituzionale sono quasi dei terroristi
  eversivi.
       Onorevole Capodicasa, è questo il metodo?
       Presidente Scalfaro, si è  reso conto che il Governo che lei
  ha voluto, il Governo  D'Alema,  i  terroristi  li  ospita, se li
  scalda in seno e si guarda bene dall'espellerli dal nostro Paese?
       Si è reso conto,  Presidente  Scalfaro, che quel Governo sta
  facendo del nostro Paese  un  porto franco per l'illegalità extra
  comunitaria?
       Onorevole Capodicasa, lei  ha  come  alleati  coloro i quali
  hanno rappresentato gli  elementi destabilizzanti dei due governi
  precedenti, quelli che l'onorevole Provenzano ha messo all'indice
  con le sue dimissioni,  quelli che hanno impedito la liquidazione
  degli  enti  economici,  la  riforma  del  bilancio,  la  riforma
  dell'amministrazione, la riforma  elettorale, pensa che adesso si
  comporteranno diversamente?
       Evidentemente si.  Questo  vorrà  dire  che  lei  saprà come
  privarli  della  loro  libertà  politica  grazie  alle  coperture
  nazionali,   grazie   al   peso   esasperante   del  suo  partito
  accentratore  e  centralista,  moralista  ma  non  moralizzatore,
  autoritario ma non autorevole.
       Ecco, onorevole  colleghi  della  maggioranza,  così  sarete
  obbligati a dire sempre si.
       Onorevole Capodicasa,  il suo predecessore, onorevole Drago,
  commentando  il  mio  intervento  reso  in  occasione  delle  sue
  occasioni programmatiche disse  che era l'intervento di un orfano
  del governo. Non era così e i fatti mi hanno dato ragione.
       Egli non è più  Presidente della Regione ed il suo programma
  è stato del tutto  disatteso.  Di contro sono state varate alcune
  leggi finanziarie  frutto  del  compromesso,  dell'inciucio,  del
  consociativismo, leggi che Forza  Italia ha votato come più volte
  ribadito dai miei colleghi di  gruppo  e  da  me stesso, solo per
  senso di responsabilità e  per lealtà verso la maggioranza di cui
  faceva parte.
       Da oggi non sarà più così, e dunque le sconsiglio di portare
  in Aula provvedimenti spreconi e qualunquisti.
       Noi esalteremo le  differenze,  esalteremo  il  nostro  modo
  diverso di fare politica e  di  stare in politica, ma anche nella
  vita, noi esalteremo il  nostro  desiderio  di  libertà  che è di
  tutti i siciliani.
       Onorevole Presidente, saremo qui per interpretare il bisogno
  di riscatto del popolo siciliano, la voglia di lealtà, di verità,
  di chiarezza e trasparenza  di  cui  ha  bisogno,  saremo  qua  a
  difendere il lavoro dei cittadini e degli imprenditori siciliani,
  il  desiderio  di   giustizia  della  nostra  gente,  saremo  gli
  interpreti più  puri  del loro bisogno di cambiamento, della loro
  necessità di pulizia etica e politica.
       Onorevole   Presidente,   siamo   curiosi  di  sapere  quali
  originali  interventi  lei sarà in grado di compiere in direzione
  della  lotta  alla  mafia e della Sua infiltrazione nell'apparato
  amministrativo  regionale.  Siamo  curiosi  di  sapere come saprà
  interpretare  le prerogative autonomistiche della nostra Regione,
  quanto sarà indipendente dalle ragioni di Stato.
       Onorevole Presidente, dalla sua c'è una minoranza vociante e
  polemica, gli  orientali  dicono: "una rana gracida più di quanto
  non muggisca un toro  ma  non tira l'aratro nè con la sua pelle è
  possibile fabbricare scarpe o borse".
       Onorevole  Presidente, per dirla con Martin Luther King, non
  è  grave  il  clamore  chiassoso  dei violenti, bensì il silenzio
  spaventoso  delle  persone oneste.
       Leoni o  gazzelle, dunque, ogni mattina ci alzeremo per dare
  voce a chi,  in  silenzio, oggi, sta subendo un tradimento ma non
  si rassegna e  lotta  per  la  dignità,  per  la  libertà, per la
  giustizia, per  il  lavoro,  per  lo sviluppo economico e sociale
  della Sicilia.
       Onorevole Presidente, in ogni caso, buon lavoro

                   (Applausi dai banchi di destra)

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha
  facoltà.

     TRICOLI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, sono rimasto
  molto  deluso  dalle  dichiarazioni programmatiche dell'onorevole
  Presidente  della  Regione,  poichè  pensavo  di  trovarvi  degli
  elementi di  novità  ma  soprattutto  pensavo  di  trovarvi degli
  elementi concreti su cui avviare un dibattito ed una discussione.
       Nulla   di   tutto   questo  invece  nell'ambito  di  questo
  programma.  Mi  riferisco  soprattutto  all'obiettivo  principale
  strimpellato  soprattutto  dal alcuni sindacalisti di maniera nei
  giorni scorsi i quali hanno occupato le prime pagine dei giornali
  e   i   notiziari  della  televisione  chiedendo  un  risanamento
  finanziario della Regione siciliana.
       Mi auguro  che  nell'incontro  che  lei  ha avuto nei giorni
  scorsi con i  sindacati non è stato quello che abbiamo avuto io e
  l'onorevole Drago a febbraio quando abbiamo dovuto predisporre il
  bilancio  del  1998  perchè  quell'incontro  sindacale, voluto da
  sindacati  che  oggi  chiedono  il risanamento finanziario, costò
  circa 1.000  miliardi  di  ulteriore indebitamento da parte della
  Regione;  perchè  poi  la  realtà,  cari colleghi, è che a parole
  siamo tutti bravi  ma  quando  si tratta di andare ai fatti, ecco
  che lì si  appalesano  -  diciamo così - i vizi occulti di questa
  democrazia cioè non  dire  ciò che in realtà si dovrebbe avere il
  coraggio di dire.
       Certamente la posizione di chi è all'opposizione è molto più
  facile  rispetto  a  quella  di chi è al Governo, ma naturalmente
  questo  non  esime  il  Presidente della Regione alla "operazione
  verità"  che  -  almeno  a parole, onorevole Presidente - nel suo
  intervento ha voluto rilanciare.
       Operazione verità che non mi pare, dai suoi primi interventi
  sugli organi  di  stampa,  siano  stati estremamente puntuali. Lo
  dico,  onorevole  Presidente,  con  molta  preoccupazione, perchè
  quando sul Sole 24 ore lei scrive che "il risanamento finanziario
  si  verificherà   oltre   che   attraverso  tutta  una  serie  di
  interventi"  che  ritengo  assolutamente  improponibili quale per
  esempio quello della riunificazione della tesoreria, lei ha detto
  che il  suo  principale obiettivo era quello di riportare i circa
  5.000 miliardi  della  tesoreria  unica, che in questo momento si
  trovano a Roma, nelle casse regionali.
       Onorevole Presidente,  le  devo  fare  notare che oltre alla
  assoluta velleità  di questo proposito, oggi non soltanto noi non
  abbiamo i soldi  della  tesoreria  unica  che sono a Roma, ma non
  abbiamo nemmeno  più  le  entrate tributarie che mentre una volta
  per  cinquant'anni  affluivano  direttamente  nelle  casse  della
  Regione, oggi attraverso una struttura di gestione, inventata dal
  suo collega  di  partito,  il  ministro  delle  Finanze onorevole
  Visco, ci  ha  sottratto  anche queste prerogative previste dallo
  Statuto e  che  sono  state  tra  l'altro oggetto di una veemente
  protesta da  parte  del sottoscritto che si è concretizzata anche
  in una  valanga  di  ricorsi alla Corte Costituzionale che ancora
  purtroppo attendono una risposta.
       Allora quando  lei  dice  che  il  risanamento  del bilancio
  avverrà  tagliando  spese  di  mero  funzionamento  improduttive,
  vorrei capire  quali  sono  queste spese improduttive, quali sono
  queste spese  di  mero  funzionamento  che  lei intende tagliare.
       Onorevole  Presidente  della  Regione,  il  primo  atto come
  Presidente di  questa  Giunta  non  appena  insediata, ancora non
  erano state  neppure  distribuite  le  deleghe, è stato quello di
  presentare un  disegno  di  legge  di  variazione di bilancio che
  sostanzialmente   implementa  il  capitolo  16602  della  rubrica
  "Foreste" a scapito  -  quindi  un capitolo di spesa corrente - a
  scapito di una serie  di  capitoli: il 56753, 54, 71, 86, 51 e 52
  che sono  tutti  capitoli,  che  sono  tutti capitoli di spese di
  investimento.
       Lei, onorevole  Presidente  come  primo  atto si presenta al
  popolo siciliano togliendo 15 miliardi da spese di investimento e
  trasferendolo sulla spesa corrente.  Ed allora devo presumere che
  i  75  miliardi  per  la  forestazione  per  lei  sono  una  cosa
  assolutamente  indispensabile,  ne  prendiamo  atto,  sono  spese
  correnti che  non  possono essere toccate, sulle quali non si può
  intervenire. Benissimo,  allora vorrei capire quali sono le spese
  correnti che  lei  intende  ridurre onorevole Presidente. Sono le
  pensioni  dei  dipendenti  regionali,  circa 600 miliardi l'anno;
  sono gli  stipendi dei dipendenti regionali, circa 1.000 miliardi
  l'anno,  quali  sono  queste  spese  correnti?  Sono  quelle  dei
  trasferimenti ai Comuni, circa 2 mila miliardi l'anno, quali sono
  onorevole Presidente.  Nulla  di  tutto  questo,  nulla  di tutto
  questo, ahimè,  trovo  in  questo  suo  programma che è veramente
  velleitario é  una rassegna di ovvietà che tutti noi naturalmente
  non possiamo  che condividere sotto certi profili e stigmatizzare
  sotto altri.
       Lei  parla  di  un  mutuo a pareggio di 2.300 miliardi, bene
  onorevole  Presidente  della  Regione,  oggi  il mutuo a pareggio
  della Regione  siciliana  sarebbe  pari  a  zero  se  non fossero
  intervenute le  riserve  a  favore  dell'erario  che con le leggi
  finanziarie prima e poi con il decreto pubblicato il 3 maggio dal
  Ministro del  Tesoro sulla Gazzetta Ufficiale, ha saccheggiato le
  risorse della  Regione  siciliana  per  il  1999  di  oltre mille
  miliardi, infatti  si  tratta di circa 600 miliardi dei circa 500
  miliardi delle riserve a favore dell'erario del 1997 ed altri 600
  miliardi circa  delle  riserve  a  favore  dell'erario  a regime,
  quindi per il 1999.
       Morale  della  favola  nel 1999 la Regione siciliana pagherà
  allo  Stato  italiano  oltre mille miliardi di imposte riscosse e
  che  avrebbero  dovute  essere riversate nelle casse regionali ed
  invece finiranno in quelle dello Stato.
       Altri  900  miliardi sono il frutto dell'aumento della quota
  della  Regione siciliana per il fondo sanitario nazionale, dal 35
  per cento come  era nel 1996 quando mi sono insediato al 42,5 per
  cento quando invece  nel  1996  con la finanziaria per il 1997 fu
  portata dallo Stato  ad una cifra che è in termini di miliardi da
  2.600 a circa 3.500 miliardi. Pertanto sono circa 2 mila miliardi
  che noi  avremmo  potuto  risparmiare se solo lo Stato non avesse
  vessato la  Regione siciliana, così come invece ha fatto, per cui
  questo mutuo a pareggio di 2.300 miliardi oggi sarebbe quasi pari
  a zero  e  ciò  vuol dire che l'intervento del Governo Provenzano
  prima e  del  Governo  Drago  poi, ha determinato un risparmio di
  circa 1.500  miliardi sui fondi regionali.
       Questi  fondi  regionali  sono  stati sempre costantemente e
  continuamente   dai   nostri   governi   tagliati,   secondo  una
  espressione  piuttosto  ambigua,  direi  piuttosto utilizzati per
  ulteriori e  diverse  allocazioni.  E  le  contraddizioni del suo
  Governo sono anche state appalesate dagli organi di stampa che da
  un lato la  incensano sotto il profilo personale, e su questo non
  possiamo che  condividere, lei sa onorevole Presidente, che sotto
  il profilo  personale  abbiamo  per  Lei  la  massima  stima,  ma
  naturalmente non hanno  potuto  fare a meno di far notare come un
  programma ambizioso  che  veramente si propone quello di risanare
  le finanze della Regione, non possa essere fatto da un Presidente
  che raccoglie  appena  45  voti  per  quanto  riguarda la propria
  elezione e  conta  assessori  che vengono eletti addirittura alla
  quarta votazione.
       Ecco    perchè   riteniamo   assolutamente   inopportuno   e
  inverosimile il suo programma.
       Volevo   fare,   infine,  alcune  annotazioni  di  carattere
  pratico: lei  parla  nei  suoi punti programmatici di riforma del
  bilancio, che  il  Governo  sta preparando, preparerà una riforma
  del bilancio.  Onorevole  Presidente,  lei dovrebbe sapere che in
  Commissione bilancio giace da mesi il disegno di legge di riforma
  del bilancio che prevede esattamente le cose che Lei ha descritto
  nel suo  programma,  d'altronde  non  potrebbe essere che così.
       Tuttavia, onorevole  Presidente,  rifacendomi all'intervento
  dell'onorevole Salvo Fleres: stia tranquillo  che non tireremo il
  bambino fino ad ucciderlo soltanto per  fare l'opposizione dura e
  pura,  ma avremo anche il motivo di  lasciare  quel  braccio  per
  darle la possibilità di mettere in atto quelle necessarie riforme
  che comunque sono esattamente contraddittorie al primo disegno di
  legge sulla forestazione da lei presentato.
       E allora, le  faccio  una  proposta  che è quella di fare il
  bilancio subito e  di  fare  il  bilancio  del  1999  già in modo
  diverso,  perchè   è  chiaro  che  a  questo  punto  noi  andremo
  all'esercizio provvisorio e prorogare l'esercizio provvisorio per
  una settimana,  per 10 giorni, per 15 giorni, il tempo necessario
  per fare la riforma del bilancio. Ritengo che questa sia una cosa
  tutt'altro   che   peregrina,   anzi   mi   sembra  una  proposta
  ragionevole,  atteso  che,  onorevole  Presidente, mi permetto di
  fare  una  profezia:  lei non riuscirà mai a chiudere il bilancio
  del  1999 se prima non fa la riforma del bilancio stesso. Infatti
  se  ci  scontreremo  su  ogni  singolo  capitolo, su ogni singola
  rubrica,  in  un  modo  continuo  e costante di diversi interessi
  corporativi   come  lei  ha  descritto  nel  suo  programma,  lei
  onorevole  Presidente,  questa volta il bilancio non lo chiuderà.
  Sia  ben  chiara una cosa:  non siamo disponibili a continuare ad
  indebitare  i  nostri  figli, lo abbiamo fatto con l'obiettivo di
  recuperare  risorse, lo abbiamo fatto con l'obiettivo di tagliare
  spese  che  purtroppo  per  l'intervento  dello Stato non è stato
  possibile riequilibrare questo benedetto bilancio.
       Altrimenti  malgrado l'indebitamento che abbiamo conseguito,
  oggi ci presenteremo ai siciliani con un bilancio che non avrebbe
  bisogno di  alcun  mutuo  a  pareggio;  oggi  noi  potremmo  dire
  veramente basta  a  questo  indebitamento con le banche, potremmo
  dire basta a questo sistema di finanziare la spesa corrente con i
  mutui che ci vengono dalle banche.
       Allora, questa è la proposta concreta che noi proponiamo.
       Per quanto riguarda i fondi comunitari di cui lei ha parlato
  e dei  quali  si  propone  di ottimizzare, a tal proposito vorrei
  leggere un  comunicato  ANSA di ieri:  "133 mila posti di lavoro,
  Campania in  testa,  da  misure legge 488.". Le Regioni che hanno
  utilizzato di  più  la  legge  488,  questo  non riguarda i fondi
  comunitari  poi  ci  arriverò, questi investimenti attivati sono:
  in Piemonte  5.900 miliardi, in Valle d'Aosta 115, Veneto 22, 101
  Friuli,  Sicilia 3.975 miliardi utilizzati sempre con la 488.  E'
  questo  il  comunicato dell'ANSA 133 mila posti di lavoro in più,
  sarebbe  questa  l'offerta  sull'occupazione secondo il Ministero
  del  Tesoro  derivante  dal complesso degli interventi delle aree
  depresse  stabilito  dalla  legge  488 per il biennio 1996-97, in
  tutto  si  legge  nella  voluminosa relazione di oltre 400 pagine
  sugli interventi nelle zone più disagiate del Paese consegnata in
  questi giorni al Parlamento.
       Gli  incentivi   concessi   dal   Governo,   hanno  attivato
  investimenti complessivi per  circa  37.000  miliardi  dei  quali
  20.000 direttamente realizzati nel Mezzogiorno.
       Il quadro sugli interventi  nelle  aree depresse, a tutto il
  1997, è in chiaroscuro. Se  infatti  da  una  parte  la  mole  di
  interventi sta cominciando a dare  i suoi effetti, vi sono ancora
  ritardi molto gravi sul fronte dell'attuazione.
       Più roseo il quadro degli investimenti andati  a  buon  fine
  negli  ultimi  due anni: 6.189 miliardi dei  37.000  totali  sono
  andati alla Campania, per un incremento di  occupazione di 23.620
  unità;   3.975  alla  Sicilia, 8.416 posti;  3.654  alla  Puglia;
  5.900  al  Piemonte.
       Sono tutte regioni, signor Presidente,  governate  dal Polo.
  Quando  lei parla dell'incremento della  disoccupazione  non  può
  omettere  di  dire  quale  è  stato   invece  l'incremento  della
  occupazione,  perché   i  due  dati non  sono  alternativi  l'uno
  all'altro.  Noi abbiamo registrato sì una maggior disoccupazione,
  ma causata dal fatto che c'è stato un  maggior  numero di persone
  che si sono iscritte nelle liste di collocamento, abbiamo altresì
  registrato una maggiore occupazione di circa lo 0,9  per  cento -
  se non vado errato - con un incremento  tra  l'altro del prodotto
  interno lordo che, lo ricordo signor Presidente, è  stato  pari a
  quello  nazionale, intorno  all'1,5-1,6 per cento  nel  1998,  in
  controtendenza rispetto anche ad alcune  regioni del Mezzogiorno,
  e  questo  è stato il frutto, anche devo  dire,  del  lavoro  che
  abbiamo compiuto.
       Un'ultima notazione, signor  Presidente,  che  mi amareggia,
  anzi altre due, un altro minuto signor Presidente.

     PRESIDENTE. Lei ha dodici secondi.

     TRICOLI.  Nel suo programma,  signor  Presidente,  lei  scrive
  "Occorre altresì avere certezza  nelle  entrate regionali, il che
  richiede  almeno:   a) che  gli  uffici  regionali  predispongano
  valutazioni attente e realistiche  nella dinamica delle entrate".
       Signor Presidente, non lo dica per favore, lo  lasci  dire a
  chi  ignora come si svolgono le cose in  questa  nostra  Regione,
  perché,  signor Presidente, le previsioni che  fanno  gli  uffici
  regionali delle entrate sono sempre puntuali,  esatte  e centrano
  l'obiettivo.
       Ho qui se vuole i dati che potrà  consultare  più facilmente
  da  Presidente  della  Regione, che dimostrano  come  gli  uffici
  regionali  delle  entrate  siano  sempre  puntuali.   Se  poi  in
  Commissione  Bilancio,  come  è  avvenuto  nel   1996,  si  fanno
  lievitare le entrate tributarie di  2-3.000  miliardi  attraverso
  degli  escamotage  e degli espedienti che  certamente  non  fanno
  onore a noi siciliani, bene, questa non è una  colpa  che lei può
  addebitare  agli uffici della Regione;  non lo può  fare  per  il
  semplice fatto che gli uffici della Regione fanno  il loro dovere
  in modo corretto - almeno per quanto riguarda gli uffici presso i
  quali ho espletato il mio mandato - poi  per  altri risponderanno
  altri, e in modo corretto e puntuale, sempre  leale nei confronti
  del Governo e quindi ciò che facciamo noi  in  sede  politica non
  può avere alcuna refluenza sull' attività degli uffici regionali.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Cimino. Ne ha
  facoltà. Anche all'onorevole Cimino  ricordo che il tempo massimo
  per intervenire è di 15 minuti.

     CIMINO. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
  della  Regione,  onorevoli colleghi,  questo  Governo  non  è  un
  governo illegittimo o incostituzionale,  è  ancora  peggio,  è un
  governo immorale, immorale perché  scaturisce  da intese, accordi
  e  patteggiamenti  di  poltrone,   di   incarichi  senza   alcuna
  convergenza di progetto o di programma per la Sicilia.
       Già Sant' Alfonso de' Liguori in "Degli obblighi dei giudici
  e degli avvocati" riconosce il ruolo della moralità come coerenza
  interna  ai  propri  ideali  e  al bene  comune.  Questo  Governo
  tradisce e violenta l'autonomia politica della Regione siciliana.
  Un  governo  che  vorrebbe  ispirarsi,  vorrebbe  dire,  vorrebbe
  gridare  alle  larghe intese ma che di fatto  è  costruito  sulle
  bassissime intese, sulle intese di bottega. Vero è che il sistema
  maggioritario garantisce la governabilità ed  il proporzionale la
  rappresentatività.
       In Sicilia sebbene eletti con il  sistema  proporzionale, ma
  con l'influenza del criterio maggioritario del  resto  del Paese,
  potevamo dare un senso al nostro lavoro e alle riforme garantendo
  sia  le minoranze, sia la stabilità di governo.  Voi  con  questo
  governo  quale  rappresentatività   garantite?   Quali  minoranze
  privilegiate, se non le faide e le correnti interne dei partiti?
       Onorevole  Capodicasa,  per la stima che ho per  lei  ho  mi
  dispiace vederla in così cattiva compagnia.
       Certo per lei non vale  il  detto: 'chi cammina con lo zoppo
  impara  a  zoppicare',  perchè lei già si  intendeva  con  questi
  vecchi  democristiani;  pero  di fatto, staccandosi  dai  vincoli
  impostigli da Roma, poteva rappresentare qualcosa di  più serio e
  credibile per la Sicilia.
       Chi bisogno c'era  di stare sino alle cinque per patteggiare
  e costruire un governo?
       Che bisogno c'era di  stare  sino  alle cinque per eliminare
  quei franchi tiratori?
       Poteva  rappresentare  il   punto   focale   nel  quale  far
  convergere tutte le proposte  e  le idee innovative per riformare
  la macchina regionale.
       Poteva rappresentare quel gabbiano che nel testo di Jonathan
  Livingston provava a volare più alto, distaccandosi dagli altri.
       Invece no
       Lei non ha voluto  volare:  ha  voluto  camminare insieme ai
  compagni di cordata.
       Tutto ciò poteva portarla e poteva anche spingerla a far del
  suo governo un governo che passasse alla storia, invece ha voluto
  fare in modo che il suo governo fosse un piccolo governo.
       Certo qui  dentro  quest'Aula tutto diventa possibile: tutto
  può confondersi.
       Cosa dire del  leader nazionale della Rete per il tradimento
  fatto  a quanti, giovani  e  meno  giovani, hanno  creduto  nella
  primavera palermitana come cambiamento delle vecchie regole, come
  rilancio e differenziamento e differenziazione dai notabili della
  vecchia Democrazia cristiana?
       Orlando ha  fatto  le proprie fortune politiche scagliandosi
  contro quella parte  della D.C. che privilegiava alcune logiche e
  che non dava spazio ai giovani.
       Oggi l'onorevole Piro  dimentica la storia e le promesse del
  suo movimento che, con Dalla Chiesa a Milano, con Diego Novelli a
  Torino,  con  i  Caponnetto,  con  i  Fava e  con  i  Galasso, si
  schieravano contro il potere democristiano, trasformandosi invece
  oggi  in  compagni  di  merende, patteggiando  il  tutto  per  un
  Assessorato.
       La politica dovrebbe  essere una cosa seria.
       Ma forse io che sono giovane di prima legislatura comincio a
  comprendere  che  la  Sicilia   si   trova  in  questo  stato  di
  arretratezza rispetto alle  altre regioni perchè governata sempre
  dalle stesse persone, che, non solo non rinnovano le proprie idee
  e   i   propri   propositi,  anzi    usano    l'esperienza   come
  spregiudicatezza per essere elefanti di tutte le  stagioni  e  di
  tutte le coalizioni.
       Le  scelte  devono  essere  basate   sugli   ideali.   sulle
  iniziative da portare avanti.
       C'è un tempo per governare e uno per fare l'opposizione.
       Per alcuni in Sicilia  si  deve  solo governare in qualunque
  modo e a qualunque  costo.
       Per altri, come Rifondazione Comunista, l'opposizione  si fa
  solo  per  la stampa, con dichiarazioni pittoresche  ma  non  con
  comportamenti seri di Aula, infatti l'opposizione di Rifondazione
  è  stata  il vero salvagente di questo Governo  per  più  di  due
  volte.
       E'  meglio assumersi le  proprie  responsabilità,  onorevole
  Forgione, anziché  fare il Ponzio Pilato e il  Don  Abbondio  che
  dichiara una cosa e ne vota un'altra.
       Le dichiarazioni del  Presidente Capodicasa mi sono sembrate
  in prima lettura un'esca per  il  Polo,  parlando di riforme e di
  defiscalizzazione. Ma poi, leggendole più attentamente e pensando
  ai componenti del Governo, ho visto 'un gigante  con  i  piedi di
  argilla'.
       Questo Governo dovrebbe misurarsi garantendo alla Sicilia un
  collegamento reale con la  capitale,  facendo assumere al Governo
  nazionale le giuste  e  sacrosante  responsabilità.
       Invece solo l'ultimo anziché  il  primo  è  il  problema del
  precariato e della disoccupazione.
       Certo il Ministro  Bassolino  forse  pensa solo a Napoli, ma
  esiste anche il fuoco e la protesta della Sicilia.
       Oggi più che  mai  il problema del precariato siciliano è un
  problema nazionale e  dovrebbe  essere  il primo punto di tutti i
  governi, specialmente del suo, onorevole Capodicasa, visto che in
  parte insieme a questi suoi amici di cordata è stato complice per
  non dire colpevole di questo problema.
       Nelle dichiarazioni  programmatiche non un solo riferimento,
  se non nella definizione della Regione come reperto archeologico,
  ai  beni  culturali della Sicilia, alla loro  tutela,  alla  loro
  valorizzazione.  E   dire  che  lei   proviene   dalla   capitale
  dell'archeologia, lei conosce i problemi del territorio siciliano
  con  il  mondo  archeologico,  lei sa  dell'esistenza  in  quinta
  Commissione di un disegno di legge concernente  i beni culturali,
  ispirato  anche alle sue idee; lei sa  dell'importanza  dei  beni
  culturali  per  il  turismo,  ma non ne fa  menzione.
       Sembra,    dalle sue dichiarazioni  programmatiche,  che  in
  Sicilia  non  ci  sia  nè  storia  nè  cultura;  lei  elimina  la
  cosiddetta tesi rivendicazionista dell'articolo  38 dello Statuto
  in poche righe.
       Caro, Presidente Capodicasa, mi spiace dirle che quella tesi
  rivendicazionista del  fondo di solidarietà nazionale rappresenta
  la storia e la vita  dei  siciliani,  dopo  50  anni  non  si può
  eliminare  un   finanziamento   ordinario   dovuto  alla  Regione
  siciliana da una patto  costituzionale  solo  perchè non si ha il
  coraggio di alzare la  testa,  di alzare la voce contro il potere
  romano.
       La Sicilia non  può  di  nuovo  tornare indietro perdendo la
  specialità e la propria legittimazione politica.
       Caro Presidente, lei  vorrebbe  poter  volare alto, ma ha le
  ali pesanti, questa non  è  colpa  del  Polo,  lo  dimostrano  le
  difficoltà della votazione, le difficoltà nell'attribuzione delle
  deleghe, le difficoltà di un progetto comune.
       Lei parla  di  sistema  maggioritario,  ma alcuni componenti
  della sua coalizione  quando si parla di maggioritario usano dire
  in  termini  pittoreschi   che  il  "cappone  non  può  fare  mai
  anticipare il Natale".
       L'onorevole Provenzano  aveva  iniziato  un ottimo percorso,
  purtroppo ad  entrambi vi accomunerà qualcosa, dobbiamo intendere
  che la Sicilia è colpita  da  un  grande  incendio che non si può
  risolvere, non si  può  spegnere  continuando  a  gettare  secchi
  d'acqua. C'è bisogno di più,  di  molto  di  più, il Polo e Forza
  Italia ci stava provando e ci stava provando molto bene.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Virzì. Ne ha
  facoltà.

     VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  io  credo  che
  successivamente,  se  supereremo  tutti   insieme   questa  fase,
  verranno i momenti della tattica;  questo è per  tutti il momento
  della strategia, è il momento della massima verità, in  cui ci si
  può dire con franchezza le cose serie che  si pensano. Non voglio
  fare   un   intervento   di  natura   drammatica,   anzi   vorrei
  sdrammatizzare.
       Lei,   onorevole   Capodicasa,  mi   ricorda   un   generale
  dell'antichità  che, di  fronte  ad  una  situazione  disastrosa,
  ricollegabile come schieramenti di battaglia  ai  filoni politici
  qui riconoscibili, dice  'il centro ha ceduto,  l'ala sinistra si
  ritira, dunque è il momento dell'attacco'.
       Complimenti per il  coraggio  ma debbo dire che sinceramente
  le basi di partenza, tenendo  conto  che non siamo su un campo di
  battaglia  e  che qua  ci  sono  delle  regole,  non  sono  delle
  migliori.
       Ho trovato che lei, molto realisticamente, si è presentato a
  quest'Aula  e all'opinione pubblica siciliana  con  un  programma
  ristretto e  non ha messo in campo ambizioni di grande rilevanza,
  tranne  poi  nell'elencazione, siamo arrivati  perfino  al  Ponte
  sullo  Stretto, quindi ritorniamo un poco a  volare  basso,  però
  nella  buona  sostanza c'è un tono realistico  da  apprezzare  al
  punto che c'è una frase sua che un po'  è l'indice, l'epitome, in
  qualche  modo  anche  l'epitaffio di  partenza  precostituito  di
  questa  formazione 'la disfatta non è  un  destino  inevitabile'.
       Non mi sembra un modo esaltante di cominciare,  per il resto
  lei ha fatto un discorso, io credo, molto onesto, lei ha fatto un
  discorso da leader conservatore, lei ha parlato come W. Churchill
  e nella buona sostanza ha detto: "...sangue,  sudore  e  lacrime"
  una cosa non potuto fare però,  non ha potuto  alzare  le dita in
  segno di vittoria, perchè è molto difficile  scorgere  sintomi  e
  precognizioni  di  vittoria  in  questo  quadro  così  confuso  e
  difficile.
       Invece  le dita le ha atteggiate ad un  altro  verso  quello
  dello  scongiuro,  nonostante  Lei  sia  stato  partorito  da  un
  miracolo di "Padre Pio" che si chiamava  Francesco  Forgione, che
  nella fattispecie è uscito dall'Aula ed ha  permesso  l'avvio  di
  questa vita politica.
       Allora vorrei entrare nel concreto delle cose  che  ha detto
  lei, i toni allarmistici e catastrofici, alcune soluzioni estreme
  ipotizzate, io credo che vi resti in fondo  all'anima  -  come ha
  scritto  anche  Pasolini  Zannelli   -   qualche   cosa   che   é
  romanticismo, che é  in  qualche  modo istinto della sovversione,
  nel momento in cui, quando  le  regole  non  funzionano  per voi,
  siete istintivamente portati ad estremizzare.
       Un singolo  atteggiamento  del Presidente dell'Assemblea non
  determina urla "hai il  tempo  limitato", "te ne devi andare", né
  di fronte alle  prime  difficoltà  di composizione di problemi di
  bottega, di azzizzamento dei conti, si invoca lo scioglimento del
  più antico Parlamento  del  mondo,  quasi  che fosse un Consiglio
  comunale,  di   quartiere   con   meri   compiti   di   carattere
  amministrativo.
       Credo  che questo non sia senso dello Stato, né  cultura  di
  governo, né senso delle istituzioni.
       Credo che  dovreste attenuare la componente guerrigliera del
  vostro schieramento perché  su  questo  cammino  non  si fa molta
  strada. Noi accettiamo,  senz'altro, il suo richiamo per tutti al
  senso del dovere. Voi  farete  il  vostro  dovere, il che per noi
  indica  il percorso obbligato e, in ogni,  caso  avremmo  scelto,
  liberamente,  secondo  coscienza,  di fare anche  noi  il  nostro
  dovere.
       Di fronte ad un  Governo  come  questo,  nato in questo modo
  traumatico, la destra,  Alleanza  nazionale,  non  può  che  fare
  un'opposizione senza  sconti,  leale, franca, pronta al dibattito
  che contrappone idee ad idee, ma che fa interamente il suo dovere
  di fronte al proprio corpo elettorale.
       Anche noi, amici del  CCD,  siamo  leali con il nostro corpo
  elettorale e credo  che  un Presidente della Regione non dovrebbe
  fare polemiche a posteriori con chi lo ha preceduto, non dovrebbe
  dare lezioni al  Polo  su  come  avrebbe  dovuto  rapportarsi  al
  proprio interno.
       Stiamo facendo le nostre autocritiche, ma  da questa Tribuna
  non mi sento di imputare agli amici del CCD  di  avere  fatto una
  mozione contro un governo di centro-destra.
       Il CCD ha fatto una mozione di sfiducia  ad  un  governo che
  aveva già dentro l'UDR ed un progetto di apertura a sinistra.  Ha
  fatto da enzima, da catalizzatore, da acceleratore in un processo
  politico che era sotto gli occhi di tutti,  specie nel momento in
  cui tutti sapevamo che le settandadue ore chieste da qualcuno per
  prendere tempo servivano ad attendere al  foto-finish  la stretta
  di  mano  finale  fra  Cossiga  e  D'Alema.
       E, allora, come, - "excusatio non  petita" - come, onorevole
  Capodicasa, non si può parlare di ribaltone? Non  si  può parlare
  di  ribaltone perché  non ci sono di  mezzo  grandi  protagonisti
  politici, non vedo Bossi qui, non vedo Nitti,  non vedo Salandra,
  non vedo Giolitti, non vedo padri del Risorgimento.
       E'   un   ribaltino,   piccolo   piccolo,   che   giudicherà
  l'elettorato  molto  presto  e devo dire che  il  centro  destra,
  certamente  fin  dall'inizio, ha saputo di  avere  delle  pecche,
  delle mende, però nella sua analisi mancava e,  forse,  il  primo
  rappresentante istituzionale della sinistra  a  Palazzo D'Orleans
  avrebbe avuto il dovere di fornirsi di questo  coraggio e di dire
  spregiudicatamente queste cose.
       Lei parla di  una  spinta accelerata verso il maggioritario,
  intanto c'é una base  di partenza che non é incoraggiante, c'é un
  grande partito che  non  intende  muoversi  in questa direzione a
  meno  che  ad un  terzo  del  cammino  non  vi  accontentate  del
  "Tatarellum",  di  nazionalistica   memoria,   di   destreggiante
  memoria, e tenendo conto che il centro sinistra in questo momento
  é  diventato il terminale di tutte le liste fai da te, di tutti i
  particolarismi,  di  tutti  i  piccoli  egotismi,   di   tutti  i
  "rassismi"  delle  varie province.
       E  un'altra cosa, onorevole  Capodicasa,  la  considerazione
  importante é  che se lei riunisce i  capigruppo della maggioranza
  deve mettere insieme una specie di assemblea popolare, avete otto
  gruppi   parlamentari.
       Il   nostro  ceto  politico  moderato,   per   fare   fronte
  all'emergenza del mondo che cambiava - è il  limite  della  nuova
  destra - é  riuscito ad inventare un Polo.  Noi  siamo  diventati
  un Polo nella politica italiana che perde pezzi, che ne acquista,
  che oggi fa un passo avanti, che domani ne  fa  uno  indietro, ma
  c'é un nucleo forte, un nucleo  duro perfettamente identificabile
  in  questa  convergenza  della   cultura   liberale,   cattolica,
  nazionale che é  una novità, che é  la vera novità del dopoguerra
  italiano.
       Mi dovete consentire.  Perché  quando lei  parla  di fecondo
  incontro della cultura socialista, della cultura cattolica...
       Mi ricordo di  me stesso che ritenevo incomprensibili queste
  cose quando le sentivo dire  da Pietro Nenni, perché io sono nato
  con il centro-sinistra.
       Queste chiacchiere hanno  imbonito  la  nostra  gioventù  da
  trent'anni a questa parte, quali novità?
       Ci sono stati due Governi  Campione  e  non  se  n'è accorto
  nessuno in Sicilia.  La  rivoluzione sociale, il secondo rapporto
  con gli intellettuali, ma chi  se  n'è  accorto?
       Un po' forse le  Procure  della Repubblica, che ora frenano.
  Ora frenano perché  si ripresenta politicamente e storicamente la
  connotazione del vecchio  meccanismo che regolava la Sicilia.
       Ed al di là di  quello  che  ha  dichiarato  lei,  onorevole
  Capodicasa, c'è "Radio tamtam".
       La  forza  del  suo  Governo   non  è  nelle  cose  che  lei
  dichiarato, perché  ci sono delle  ovvietà  che sono a livello di
  Monsieur de Lapalisse: due più due fa quattro.  Beh, ma questo lo
  ha insegnato alla Sicilia il  centro-destra,  che  due più due fa
  quattro.  Perché  prima,  col  vecchio consociativismo, a secondo
  di chi tirava di  più  la  giacchetta,  soprattutto  la sinistra,
  faceva sempre tre e mezzo  e  quasi  sempre  cinque,  sei,  nove.
       Radio tamtam che dice?
       La vera Radio  tamtam  che  vorrebbe  dare  autorevolezza  e
  rassicurare i Siciliani sulla solidità e le prospettive di questo
  Governo  regionale,  che   dice   Radio  tamtam?
       Che adesso si fermeranno  i  processi  di  mafia.  Avremo un
  momento di calma.
       Perché   basta la  sua  rassicurante  immagine,  basterà  la
  garanzia di legalità del PDS  e  chi  di  dovere  non  potrà  che
  prendere atto che la  classe  politica siciliana ha intrapreso la
  via della redenzione e che  qualcuno  si  è  fatto ribattezzare e
  ricresimare dai nuovi vescovi del potere politico siciliano.
       Perché come sapete, basta non fare più processi che la mafia
  si è fermata.
       Ci sarà il rilancio dei  Comuni,  con  quali  soldi  poi  lo
  vedremo.   L'ANCI  sembra  in   festa.   Sorridiamo.   Sorridiamo
  serenamente e senza cattiveria, perché  sappiamo che  non  si può
  spremere sangue da una rapa.
       Ed all'altro punto arrivo.
       Il fatto che voi  creerete  un  cordone ombelicale con Roma,
  che farete aprire i  forzieri  romani, perché  "senza denari, non
  si  canta  messa".
       Perché  avete rimproverato  al  Polo  delle  difficoltà che,
  secondo me, la  sinistra  siciliana  non  è  estranea  dall'avere
  creato.  Perché  mi sembra strano che di fronte ad una emergenza,
  che riconoscete anche  voi,  soltanto a titolo personale, qualche
  deputato della  sinistra abbia votato in Parlamento l'emendamento
  mirato a restituire  1.000  miliardi  nel triennio 1999-2001 alla
  Sicilia, come parziale rimborso nel contenzioso dal centro-destra
  aperto  Dal centro destra-aperto.
       E che avete chiuso  con  un voto negativo sulla finanziaria,
  con qualche furbetto che, magari, si deve  candidare a sindaco in
  qualche paese super mafioso, che  dà  il  voto a titolo personale
  per dire: "vedete, io  ve  li  volevo  dare, purtroppo Ciampi...,
  abbiamo le mani legate da poteri occulti..."
       I  poteri occulti,  anche  quelli  sembra  che  siano  molto
  contenti di questa nuova piega  delle  cose.
       Ma  quando  si  sta   accanto  ai  poteri  forti,  anche  se
  all'improvviso diventano neutrali, e non sono apertamente contro,
  allora, al di là della  bonomia  della  facciata,  al di là delle
  sincere  buone intenzioni,  perfino  affermate  in  questa  Aula,
  bisogna  stare  attenti che  forzare  la  mano  in  politica  non
  significhi diventare assassini  della  libertà.
       Non  soltanto  in   prima  battuta,  perché  avete  inferto,
  certamente, un vulnus,  al  principio  dell'autonomia facendo una
  fotocopia esatta nei  dettagli all'impulso nervoso che è arrivato
  da  Roma.
       Però, mi dicono anche che  a  Roma  non sono tanto contenti.
       Che non è tanto contento  D'Alema perché non si fida. Perché
  c'è   la   vicenda    interna    vostra,   perché   siamo   tutti
  destabilizzati, siamo tutti  atomizzati, corrosi dalla ruggine di
  questa terra antica.
       Siete capaci di tenere  insieme le diversità?
       C'è un limite a tutto.
       Ci sono troppo cose.  Io ho letto gli undici punti del Reich
  millenario. Sembra che lei debba  regnare  mille anni, come se si
  fosse insediato un Papa di ventidue anni.  Beh, non credo che, un
  Papa, insediatosi  a   ventidue   anni  in  San  Pietro, potrebbe
  realizzare, in questo contesto  politico-istituzionale, le undici
  cose di cui lei parla, molte delle quali,  fra  l'altro, sono già
  state  predisposte  dal Governo del Polo per  le  Libertà,  fermo
  restando che, ad esempio, quando lei mi  parla  di  liquidazione,
  soppressione degli Enti economici regionali, se non ero d'accordo
  e contestavo dalla maggioranza, si immagini se oggi  non mi sento
  di dirle molto francamente che quella la  consideriamo  una legge
  di rapina ai danni della Sicilia.
       O ci presentate un nuovo e più dignitoso,  più  veloce,  più
  funzionale e più trasparente disegno di legge, o non arriveremo a
  giugno nemmeno con una sola di quelle cose,  perché basterebbe un
  solo articolo che trasferisse al patrimonio  della  Regione  quel
  verminaio che erano diventati quegli Enti; perché non  si è buoni
  medici  quando  si  dà soltanto aspirina,  novalgina,  quando  si
  pagano sempre i ticket
       C'è l'idea che alcuni medici non vogliano far guarire mai il
  malato per dare sempre ricette.
       Attenti  a non  istaurare  di  nuovo  in  Sicilia  il  regno
  sempiterno dei  liquidatori  che  durano venticinque-trent'anni e
  costruiscono su questo carriere, clientele a meno che non veniate
  a dirci che  insieme  ai  forestali, insieme all'articolo 23, che
  lei vuole liquidare  -  il  Mediterraneo  scriveva:  "articolo 23
  addio" - poi li  riceverà  lei,  c'è la folla dei liquidatori che
  pressa per amministrare questi enti, la folla dei liquidatori che
  vogliono costruire una dura  e sempiterna carriera e dare i posti
  che prima erano  pubblici  con  criteri  privati per ritornare ad
  essere i nuovi  assoluti  padroni  della  Sicilia, come  i vecchi
  feudatari che fino a  ieri qua hanno fatto il bello ed il cattivo
  tempo ed ancora  adesso  pressano  per  entrare  nell'ufficio dei
  termometri e per corrompere il colonnello Berbacca.
       E' stata  una  brutta  battuta, onorevole Capodicasa, quella
  sul milioni di posti di lavoro. Se io fossi in lei la cancellerei
  dal suo intervento perché  non  le rende onore. E' una cattiveria
  e,  se  mi  passa  il termine, una 'maramaldata'  che  le  potrei
  restituire moltiplicata per dieci.  Non lo  faccio  nella maniera
  più assoluta perché ho rispetto per lei, per la sua funzione, per
  questo Parlamento in cui, come convinta forza di opposizione, può
  stare  tranquillo  che faremo intero il nostro  dovere,  non  per
  spirito  di  fazione  ma  per amore di questa  Terra,  delle  sue
  tradizioni e del suo diritto al futuro.

                   (Applausi dai banchi di destra)

     PRESIDENTE.  Onorevole  colleghi,  volevo  porgere  il  saluto
  all'Ambasciatore di Tunisia in Italia ed al  Console  Tunisino  a
  Palermo, che si trovano fra noi.

                              (Applausi)

     PRESIDENTE.  Con l'Ambasciatore e con la  sua  delegazione  ci
  siamo già incontrati ed abbiamo rinnovato il  rapporto,  il patto
  naturale di amicizia tra il popolo siciliano e quello tunisino.
       Grazie a questi incontri abbiamo anche  creato le condizioni
  per   una  maggiore  collaborazione  e  per   un   passaggio   di
  cooperazione, necessario per il popolo siciliano e  per il popolo
  tunisino.
       Auspichiamo che  questi  rapporti  possano essere sempre più
  solidi, convinti come  siamo  della necessità della rinascita del
  Mediterraneo.
       Il popolo siciliano  e  il popolo tunisino vivono ed operano
  nella stessa  area  geo-politica,  nella  stessa  area culturale,
  hanno in comune un  luminoso  passato.
       Mi auguro che anche la  presenza dell'Ambasciatore tunisino,
  oggi in quest'Aula, sia un altro segno della  grande speranza del
  popolo siciliano:  entrare pienamente in Europa ed  imporre  - lo
  dico nobilmente - all'Europa la sua proiezione mediterranea.
       Quindi,  rinnovo   il   saluto   del  Parlamento  al  Signor
  Ambasciatore, al Console ed alla sua Delegazione.

                              (Applausi)

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole  Pagano.  Ne  ha
  facoltà.

     PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  penso  che non
  sia sfuggito il clima che sta emergendo in questo momento in Aula
  che,  ritengo,  caratterizzerà  tutto   il   periodo  successivo.
  Un momento di grande  fermezza, però anche di molta pacatezza, di
  molta voglia di lavorare  all'interno  di un progetto che sia per
  il bene della Sicilia.
       Purtroppo, però,  devo  muovere  alcune  critiche  e  quindi
  all'interno  di  tutto  ciò  cercherò  di  dare  il  mio  modesto
  contributo.
       Quale considerazione aggiungere  a tutto ciò che hanno detto
  i colleghi che  mi  hanno  preceduto  e che abbiamo assolutamente
  condiviso?
       Alcune considerazioni elementari, semplici.
       Prima. Che dopo  30  mesi dalle elezioni regionali i partiti
  hanno preso il sopravvento nella vita politica di questa Regione.
  Sembrava  un  qualcosa  di  dimenticato,  sembrava  qualcosa  che
  appartenesse al passato, invece non è più così. La partitocrazia,
  attenzione  come   dicono   anche   autorevoli  politologi  -  la
  "partitocrazia" ha ripreso di nuovo il sopravvento.
       Come interpretare,  infatti, all'interno di questa logica le
  risse, le spartizioni,  i  ricatti,  i  momenti  sicuramente poco
  edificanti di questa  regione  che ci fanno vergognare, anche noi
  dell'opposizione, anche se  siamo  in  questo  momento  pronti  a
  criticare, ci stiamo  vergognando  per  lo  spettacolo  che avete
  offerto: le deleghe all'ultimo minuto, le risse e poi gli accordi
  che sicuramente  vogliono  significare  qualcosa  di  più,  oltre
  quello che evidentemente è il risultato raggiunto.
       Ma il dato,  signor  presidente,  è anche un altro. Come non
  capire che in questo  momento  la  politica regionale non si fa a
  Palermo ma si fa a Roma; è' un dato che ci preoccupa non poco.
       Lei è una  persona  molto  gradevole, anche sotto il profilo
  umano raccoglie la  stima  di  tutti, la mia sicuramente, però il
  quadro  politico  è  veramente  preoccupante,  perchè  anche  nei
  momenti più bui di  questa  Regione la politica si è sempre fatta
  qui a Palermo.  Oggi non abbiamo la stessa certezza, oggi abbiamo
  sicuramente la certezza che accade il contrario.
       Come, infatti, non  capire  che questo governo nasce come un
  unicum con il governo D'Alema; è' evidentissimo.
       E come, addirittura, non comprendere che nasce come merce di
  scambio all'interno di  posizioni,  di  leader  dell'UDR in campo
  nazionale. Forse è  così  da  leggere  il  ministero accordato al
  leader "Massimo" dell'UDR,  il quale leader di questo partito non
  rischia nulla. Viene  eletto  con  il proporzionale, non ha alcun
  tipo di logoramento  e  lavora  incurante  dei destini dei propri
  compagni di viaggio.  Ecco,  quindi,  spiegato  in  maniera molto
  chiara tutto quello che è accaduto in questo governo.
       Tutto è  stato  sacrificato  per quella poltrona, per quella
  poltrona  romana.  L'UDR  che  aveva  quattro  assessori  più  un
  Presidente (che si  dice  nei  manuali  cencelliani  che vale due
  assessori), quindi un  totale  di  sei,  passa  a  cinque.  E' un
  qualcosa che non  è  spiegabile,  è qualcosa che sicuramente deve
  far riflettere.
       E come  spiegare  poi anche il caso di moltissimi personaggi
  di grandissimo  spessore,  come  per esempio l'onorevole Manzullo
  che è stato  qualificante  e qualificato come assessore ai lavori
  pubblici, che adesso non vediamo più seduti al banco del Governo?
  Quale  è  stato   il   sacrificio   che  è  costato  la  poltrona
  dell'onorevole Manzullo?
       E poi  ancora  altri  deputati,  altri  onorevoli  colleghi,
  straordinari sotto il profilo umano e quindi personalmente vicini
  anche a chi  parla,  però  vederli  in  questo momento seduti nei
  banchi del centro sinistra dopo essere stati per due anni e mezzo
  esponenti del governo di centro destra e fare riflettere.
       A tutto questo  sicuramente  la Sicilia sta guardando, tutto
  questo, evidentemente, non può passare inosservato.
       Noi del centro-destra  sull'UDR  avevamo  già capito 11 mesi
  fa, in verità  sin  dal  primo  giorno,  una  fase di logoramento
  straordinaria che è costato parecchio al governo Provenzano.
       Noi  ormai   abbiamo   le   idee   chiare   sull'UDR:  siamo
  convintissimi, come tutta  la  società  civile,  che è un partito
  fondato  sul   cinismo,  sul  nulla.Lei  caro  Presidente,  dovrà
  confrontarsi su  questo,  sull'assenza di valori, sull'assenza di
  etica, sul cinismo, sul nulla, perchè l'UDR ormai non rappresenta
  più un  partito,  rappresenta un'associazione di parlamentari che
  probabilmente singolarmente hanno  il  loro  consenso  ma che nel
  loro   complesso   non   possono   definirsi   assolutamente   un
  raggruppamento, in quanto  l'assenza  di valori etici e culturali
  ne caratterizza in negativo tutto ciò.
       E allora......

     DI MARTINO . Esagerato

     PAGANO. No, non sono esagerato, affermano tutto e il contrario
  di tutto, quindi l'assenza  da  un punto di vista etico è un dato
  certo.
       Allora la politica,  visto  che  stiamo  parlando di etica e
  visto che sono esagerato  - come qualcuno dice - si deve misurare
  con l'etica e non .....

     AULICINO.  Noi non  possiamo parlare di etica  Noi non abbiamo
  diritto neanche di fare opposizione

     ZANNA. Onorevole Aulicino, la smetta di provocare.

     PAGANO. Stavamo parlando di etica, non immaginavo di sollevare
  tutto questo vespaio,  però, per carità, vorrei continuare il mio
  ragionamento che vuole essere costruttivo.
       La politica - dicevo  -  si  deve misurare con l'etica e non
  ridursi a puro  strumento  di  dominio.  Mi pare di capire invece
  che il quadro che  si  ha  attualmente è questo e il popolo, caro
  onorevole  Capodicasa,  è  il  custode  dell'etica.  Ecco  perchè
  sarebbe  stato  interessante,  straordinariamente interessante in
  questo momento andare  a misurare il tutto in termini di elezioni
  politiche. Purtroppo, il  nostro  Statuto  non lo consente. Tutto
  ciò deve servire però da  monito  - visto che lei si avvia a fare
  le riforme - perchè  a  tutto  ciò  deve essere posto rimedio per
  evitare che il popolo non conti nulla. Noi dobbiamo riportare - e
  penso che questo sia  un  valore  comune  -  la  gente  ad essere
  protagonista della politica. Poco fa parlavamo di partitocrazia e
  non era un caso; quando la gente ritornerà ad essere protagonista
  della  politica,  allora  ritorneremo  di  nuovo  ad  essere  una
  regione, un popolo civile. In qualunque caso la gente è al varco,
  non  darà  sconti,   non   farà   sconti;   questo  ve  lo  posso
  preannunziare perchè ritengo di essere un esponente della società
  civile e quindi  come  tale ritengo di interpretare le esigenze e
  le istanze della gente.
       Onorevole  Capodicasa,  il suo Governo nasce male, nasce con
  una oggettiva difficoltà;  sicuramente  non ha la maggioranza non
  può infatti pensare  che 45 voti siano una maggioranza constatato
  che il suo cartello era per intero presente in Aula ed è evidente
  che soltanto  l'assenza  strategica  di Rifondazione comunista ha
  creato tutto ciò.
       Ed  inoltre,  poi   come  non  ricordare  che  soltanto  tre
  assessori su dodici  hanno  di fatto ottenuto la maggioranza? Gli
  altri l'hanno avuta per stanchezza l'hanno avuta perchè il nostro
  regolamento consente ,  -  tutto  sommato - di chiudere un occhio
  dopo un certo momento.
       Noi opereremo  una  opposizione  costruttiva,  anche  se voi
  avete agito così.
       Ricordo che ai  tempi  del Governo Provenzano sicuramente il
  clima non era così  sereno,  così pacato come invece lo è adesso.
       Desidero ricordare anche  quello  che  ha  fatto  il Governo
  Provenzano,  perchè   sono   dei   punti   di   riferimento   che
  assolutamente devono far parte di questo patrimonio.
       Lei, Onorevole  Presidente,  ha  fatto riferimento nella sua
  prolusione a fatti  che sicuramente ci hanno fatto onore;  lei ha
  ammesso che la  classe  dirigente  che  ha gestito sino a qualche
  giorno fa -  in  particolare  il  Governo  Provenzano - ha tenuto
  lontano la mafia,  ha  creato  uno  steccato  netto  affinché  il
  rapporto  politica-mafia   si   interrompesse.   Noi   le   siamo
  riconoscenti di questo e La ringraziamo.
       Però, non è stato soltanto questo ciò quello che ha fatto il
  Governo Provenzano, glielo vorrei ricordare, perchè visto che lei
  ha sviluppato  un programma interessante, condivisibile per certi
  punti di vista  (mi  sembrano  talmente  ovvie  le  tesi  che non
  possono che essere  condivise) mi sembra giusto in questo momento
  creare le condizioni perchè ci sia un parametro ben preciso e lei
  lo ha già, lo ha avuto dal 18 luglio 1996 al 18 gennaio del 1998.
  In quei 18 mesi le ricordo cosa è accaduto, onorevole Capodicasa.
       Il rapporto banca-politica  è stato interrotto, la chiave di
  lettura della fusione Banco di Sicilia - Sicilcassa e soprattutto
  della nuova gestione  è  questa;  le esattorie: dopo dieci anni è
  finito  il commissariamento  e  per  concorso  è  nato  un  nuovo
  gestore; le opere  pubbliche  incompiute: per la prima volta sono
  state monitorate e per  la prima volta è stato creato un rapporto
  di  controllo  con  i  prefetti.  Anche  la  stessa  legge  sulla
  privatizzazione, che in  questo momento è qui in Aula, per quanto
  contestata porta la firma di quel Governo,
       E poi ancora alle reti ospedaliere, per la prima volta nella
  storia  della Regione  siciliana  sono  state  date  regole  agli
  ospedali siciliani; 5.000 miliardi di ospedalità siciliana fino a
  quel momento non  avevano  avuto  regole;  ma  dal  1996,  dal 31
  dicembre 1996 hanno  avuto  regole  E  poi la nomina dei manager,
  anche questi creati  con  i  sistemi  partitocratici, perchè solo
  così può essere  letta  l'approvazione  da  parte della Corte dei
  Conti nel cento  per  cento.  Ed  ancora  i fondi comunitari, gli
  obiettivi perfettamente  raggiunti.  E  la  giungla retributiva:,
  finisce  con   il  Governo  Provenzano  la  differenziazione  tra
  stipendi dei regionali  e  dei pararegionali.  Infine, il deficit
  ridotto  da  3.500   a   2.400   miliardi   con  copertura  anche
  finanziaria; è evidente, infatti, che la copertura non può essere
  solo cartolare ma  anche  finanziaria. Quel Governo riuscì a fare
  anche questo tanto è  vero  che  ci  fu una dimostrazione seria e
  concreta delle  banche  internazionali  le quali prestarono 1.700
  miliardi a questa  disastrata  Regione Dulcis in fundo i tetti di
  spesa:  per la  prima  volta  furono stabiliti dei tetti di spesa
  con l'articolo 1 di quella finanziaria.
       Sono tutte pietre miliari, onorevole Capodicasa, che io devo
  necessariamente ricordarle, perchè  lei  è  una persona onesta, è
  una persona corretta e  quindi deve tenere conto di quel punto di
  riferimento. Assolutamente  non possiamo dimenticare i meriti che
  non sono soltanto  quelli  di  avere  interrotto  il rapporto tra
  mafia e politica, ma anche i meriti gestionali, amministrativi di
  quel Governo.
       Lei ha presentato 11 punti, che dicevo poc'anzi, lo dicevano
  anche ai miei  colleghi  sono  largamente  condivisibili, però mi
  perdoni, solo Mandrake  in  sei  mesi  potrebbe  riuscire  a fare
  quello che lei  ha  detto.  Io  sono  convintissimo che da questo
  punto  di  vista   i   tempi  non  possono  essere  assolutamente
  sufficienti; in qualunque  caso  qualcosa di deludente però c'è e
  qui arriva la  critica pesante.  Lei caro Presidente, parla tra i
  suoi impegni di  finalmente  tirar  fuori  questa benedetta legge
  elettorale ispirata al  principio  del maggioritario.
       Così non va,  onorevole  Presidente,  così  non va perchè si
  capisce perfettamente che  lei  ha  già  chiuso  un accordo che é
  sicuramente all'interno,  nella  migliore  delle  ipotesi,  di un
  Tatarellum; questo non  è il maggioritario. Ispirato al principio
  maggioritario significa questo  e  lei  non  si può presentare di
  fronte  alla  gente  che  vuole  chiarezza,  che  vuole  assoluta
  chiarezza la quale  può  venire  solo  da un maggioritario che in
  maniera  definitiva  dica   chi   comanda  e  chi  no,  metta  in
  discussione qualsiasi  parlamentare  di fronte al suo elettorato,
  lei non può dire  che deve lavorare e può lavorare all'interno di
  una legge elettorale  ispirata  al  maggioritario.  Questa  è una
  cosa inaccettabile  che  non possiamo assolutamente condividere e
  di cui lei  si  assumerà  le  responsabilità  se  andrà avanti in
  questa direzione. E'  chiaro,  infatti,  che  di fronte al popolo
  siciliano che vuole la governabilità, che vuole la stabilità, che
  vuole un  sistema  elettorale  maggioritario, ciò che esattamente
  vogliono ormai tutti  gli  italiani,  non si può che venire fuori
  con una iniziativa  seria  efficace, ma sicuramente le parole che
  lei ha detto in quella occasione non sono nè serie nè efficaci.
       Dunque, si apre  una  stagione  si  apre  questa stagione di
  opposizione dura da  ma  costruttiva parte del centro-destra e su
  queste basi, su  questi  principi  noi misureremo il suo operato;
  sicuramente non  concederemo  sconti,  sicuramente  saremo  molto
  attenti. Grazie.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Di Martino. Ne
  ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, nella
  moderna  società  post-industriale  dominata dai mass-media molto
  spesso  la politica, per la velocità delle informazioni prescinde
  dalle  analisi  e  viene  svolta  col  getto continuo di slogans,
  parole  d'ordine  e  frasi  ad  effetto:  cioè, abbiamo solamente
  propaganda.  Questo  modo  di  far  politica  può affascinare gli
  imbonitori,   gli   improvvisatori,  i  populisti,  i  novizi,  i
  trasformisti,  gli  avventurieri  e  soprattutto  chi  non  crede
  nell'etica della politica.
       Ma le azioni  di  questa  sottospecie  di  politicanti hanno
  sempre una breve durata  e  sono  di corto respiro.  I partiti, i
  movimenti  politici  con  una  cultura  e  una  tradizione  sanno
  distinguere la  propaganda  dalla  politica. La sanno distinguere
  con serie analisi  per  comprendere  le  ragioni delle sconfitte,
  delle vittorie, per  ragionare  sulla  validità delle loro azioni
  parlamentari, di Governo  e il modo di rapportarsi con la società
  civile, il mondo del lavoro e delle imprese.
       Da  molto tempo  in  Italia  la  propaganda  fa  agio  sulla
  politica. Così è  avvenuto, per esempio, con la nascita dell'UDR:
  un  fatto   politico  inquietante  giudicato  dall'inizio,  forza
  politica  responsabile   riconosciuta   dopo;   il   partito   di
  Rifondazione comunista che  provoca  la  caduta del Governo Prodi
  con la parola d'ordine  "o  la  svolta  o  la crisi" ignorando il
  contesto  politico  ed  economico  nazionale  ed  internazionale:
  propugna un nuovo  statalismo  dopo  il  fallimento  di  tutte le
  esperienze stataliste.
       Forza  Italia,  Alleanza   nazionale   e  CCD  bollano  come
  traditori i deputati e i senatori dell'UDR eletti nella lista del
  Polo ma non vengono  sfiorati  dal  dubbio  che  in  politica non
  esistono tradimenti quando  le  modifiche  delle  posizioni  e di
  schieramento coinvolgono una pluralità di soggetti ma trattasi di
  scelte politiche.
       Nel caso dell'UDR, si tratta di forze moderate di centro che
  vogliono svolgere un autonomo ruolo politico e rimanendo nel Polo
  sarebbero stati dei soprammobili nello schieramento populista che
  domina il centro-destra.
       Per le giunte delle  regioni  del  sud che vanno in crisi si
  grida allo scandalo  del ribaltone, soprattutto da parte di Forza
  Italia e AN. Questi due partiti si sgolano al grido di tradimento
  ed invocano  leggi  speciali  e  punitive  ed anticostituzionali.
  Purtroppo, abbiamo visto  che anche l'onorevole Veltroni ha fatto
  una specie di proposta di regime che fa il paio con il divieto ai
  sindacati autonomi di  proclamare  lo sciopero.  Ma una serena ed
  attenta analisi politica  da  parte  di  Forza  Italia,  AN e CCD
  avrebbe  portato   ad  un'autocritica,  al  riconoscimento  della
  incapacità di Governo  dei partiti del polo, del fallimento della
  loro azione politica per lo sviluppo delle regioni meridionali.
       In Sicilia, il  degrado  politico  e  istituzionale verso il
  quale il Governo del  Polo ha portato la Regione lo tocchiamo con
  mano, lo vediamo con  i  nostri occhi e lo sentiamo con le nostre
  orecchie.
       Il dissolvimento  politico della coalizione di centro-destra
  in Sicilia è  certamente  salutare per le popolazioni siciliane e
  per  l'istituto   autonomistico   della   Regione.  Tutto  ciò  è
  certamente merito dell'UDR  e della dura opposizione condotta dai
  partiti  del   centro-sinistra  per  smantellare  prima  del  suo
  assestamento un sistema  di  potere  che rischiava di soffocare e
  ammorbare la  vita  pubblica  siciliana.  Della  nuova esperienza
  politica appena  iniziata  col governo di centro-sinistra abbiamo
  una sola certezza:  il  Governo  Capodicasa  non fa rimpiangere i
  precedenti Governi di centro-destra che da quasi 5 anni sono alla
  guida, si fa  per  dire  alla guida, della Regione siciliana, non
  tanto  nei  programmi, ma  soprattutto  nei  comportamenti, nella
  quotidianità dell'attività amministrativa e politica della nostra
  Regione.
       Per quanto  riguarda i programmi, onorevole Presidente della
  Regione,  vi sono  fior  di  professori  a  contratto  che  sanno
  scrivere  belle pagine,  la  cui  fatica  viene  poi  giustamente
  compensata, a presentazione  di  parcella  con  alti incarichi ed
  alte prebende, ma quello  che  conta  per il Governo è la volontà
  politica di attuare  i pochi ma significativi punti programmatici
  per tirare fuori dal pantano la nostra Regione.
       Noi sul suo  programma  diamo un giudizio positivo, anche se
  abbiamo alcune riserve  per  ciò  che  riguarda la modifica dello
  Statuto infatti pur  non contestanto volevamo entrare nel merito,
  riteniamo che  debba  essere decostituzionalizzato, così come sta
  avvenendo per le  altre  regioni  a statuto ordinario e a statuto
  speciale.
       Noi sappiamo che  l'impegno  del  Governo Capodicasa è molto
  gravoso esso è costretto  ad  operare  su  più  fronti  e a farsi
  carico di problemi  che  generalmente vengono risolti dai governi
  di  centro-destra.   Poichè   in   Sicilia   abbiamo   avuto   il
  centro-destra al potere,  ma  non al governo, la nuova coalizione
  deve farsi pure  carico  del  lavoro  "sporco",  come si dice nel
  gergo politico: e  cioè provvedere al disboscamento della giungla
  dei privilegi  corporativi  e  settoriali,  alla cancellazione di
  tutte le forme  di  assistenzialismo  con  contributi  elargiti a
  pioggia ad enti  ed  associazioni  che hanno come unico merito il
  collegamento col mondo  politico  e  il sistema dei partiti e dei
  gruppi parlamentari;  tra  l'altro,  il  bilancio  della  Regione
  impone  la   cancellazione  di  queste  elargizioni.
       Secondo la  valutazione dei socialisti democratici italiani,
  oggi il Governo  Capodicasa  è  l'unico  possibile  nella  realtà
  politica e parlamentare siciliana.
       La proposta del  Governo  di  larghe  intese  ed  è, quindi,
  impraticabile; tale proposta  poi  non  è  credibile quando viene
  sostenuta da chi  prima  di  finire  all'opposizione  la riteneva
  un'eresia politica.
       I Socialisti  democratici italiani sono fortemente impegnati
  nell'iniziativa di  aggregare  tutte le forze politiche siciliane
  di tradizione e  cultura  socialista  democratica  e liberale che
  hanno una numerosa  presenza  in  questa  Assemblea,  ma  muta  e
  frazionata.  Solo  con  l'affermarsi  di  questa  iniziativa  può
  modificarsi il  quadro  politico  siciliano e coinvolgere Governo
  regionale, forze politiche e gruppi parlamentari oggi esclusi.
       Per concludere, onorevole Presidente, nell'annunziare il mio
  voto favorevole alle  dichiarazioni programmatiche da ella rese a
  questa  Assemblea  desidero  motivare, agli onorevoli colleghi, a
  nome  dei  Socialisti  democratici italiani, nei limiti del tempo
  concessomi,   le   motivazioni   politiche  in  base  alle  quali
  partecipiamo  a  sostegno di questa maggioranza e della Giunta da
  lei presieduta.
       I Socialisti  democratici italiani coerentemente alle scelte
  di  campo  di  voler  essere  e restare un partito della sinistra
  riformista del nostro Paese e della nostra Regione non potevano e
  non  sono  rimasti semplici spettatori della svolta registrata in
  questa  Assemblea. Non è questo il ruolo che intendiamo svolgere,
  ne  abbiamo già dato prova nel corso di questa legislatura, anche
  se   qualcuno   all'interno   della   più   ampia  coalizione  di
  centro-sinistra, fa  finta di ignorare che oggi, dopo le elezioni
  provinciali  del  maggio  scorso,  siamo il secondo partito della
  sinistra   in   Sicilia,   una   rappresentanza   popolare  vera,
  conquistata  sul  campo  con le nostre liste e il nostro simbolo,
  erede  e  rappresentante - piaccia o no - della grande tradizione
  socialista  isolana.  Una  rappresentanza certo assai penalizzata
  rispetto  a  quella  oggi  espressa  in  questa  Assemblea.  Essa
  esprime  soprattutto  un  dato  che  spesso  viene sottaciuto con
  malcelata  insofferenza  e  il  dato è che in questo Paese, nella
  nostra  Regione  nessuno  può appropriarsi da solo o in compagnie
  spurie   della   rappresentanza,  del   movimento,  della  storia
  socialista.  Il  clamoroso  fallimento di ambiziosissimi progetti
  che   intendevano  inglobare  questa  storia  in  una  indistinta
  galassia  genericamente di sinistra e velleitariamente riformista
  testimonia l'impossibile praticabilità politica di tali processi.
       Lei,  onorevole Presidente  Capodicasa,  è  a  capo  di  una
  maggioranza che bisogna saper  guidare con il massimo di apertura
  e di dialogo e  soprattutto  di  rispetto  vero  e profondo delle
  identità politiche che la  compongono.
       Mi  chiedo  come  si  possa andare di cimitero in cimitero a
  celebrare    qualcuno,   predicare   ed   asserire   la   propria
  socialdemocraticità   e  non  ricordarsi  mai,  per  esempio,  di
  Giuseppe  Saragat che la socialdemocrazia fondò nel nostro Paese;
  predicare  il riformismo e dimenticare Filippo Turati che di esso
  fece  un  valore.  Io  mi  permetto  ricordare  a  lei, onorevole
  Capodicasa,  uno  dei discorsi dell'onorevole Turati al Congresso
  di  Livorno,  nel  quale rivolgendosi ai frazionisti che volevano
  fondare  il  partito  comunista  d'Italia diceva:  "Quando avrete
  fatto  il  vostro  partito"  - concluse rivolgendosi ai comunisti
  puri  - " dovrete percorrere la nostra stessa via, perché  questo
  è   il   vero  socialismo  immortale.  Maggioranze  e  minoranze,
  scomuniche  e  frazioni  importano  poco; quello che importa è la
  forza  operante per la quale vissi e nella quale morirò con voi e
  senza  di  voi,  sempre  uguale a me stesso, perché  quella forza
  operante è il socialismo".
       Come    si   può   celebrare,   onorevole   Capodicasa,   il
  centro-sinistra  e  scordarsi di Pietro Nenni?  Non sembrino agli
  onorevoli  colleghi  questi  accenni  e  discorsi non pertinenti,
  perché   nel   momento   in  cui  l'onorevole  Capodicasa  assume
  l'incarico    di    Presidente   della   Regione,   quale   primo
  rappresentante  di una storia politica che anch'essa appartiene a
  quella  della  sinistra siciliana, ci aspettiamo un comportamento
  che nei fatti queste scelte e questi valori ribadisca nell'azione
  di governo giorno per giorno.
       Io  so  bene  che  certi discorsi e certi aggettivi arrecano
  fastidio  alle orecchie di molti modernisti. A dispetto del fiume
  di  parole  speso  in  questi  ultimi anni per annunziare la fine
  della  politica delle appartenenze, dei partiti non è un caso, un
  capriccio  della sorte se queste categorie della politica tornano
  oggi  ad  esercitare  il ruolo che debbono avere nella dialettica
  democratica.
       Io e i miei  compagni  di  partito non ci nascondiamo dietro
  sigle  strane  o   nuovissime,   teniamo   a  essere  definiti  e
  riconosciuti  con l'aggettivo  che  riteniamo  debba  marcare  la
  nostra identità, l'aggettivo di socialisti; socialisti del nostro
  tempo  impegnati a dare  a  chi  lavora  in  ogni  campo,  lavoro
  dipendente e autonomo,  nelle  professioni  liberali  che abbiamo
  conosciuto sino ad oggi e in quelle che lo sviluppo scientifico e
  tecnologico crea a  velocità  impressionante,  ai  giovani che si
  affacciano  sulla  scena   della   vita   produttiva   una  nuova
  prospettiva di vita associata  in  grado di coniugare i valori di
  democrazia e di solidarietà in  una  società che da qui a qualche
  anno sarà cosa ben diversa da quella con la quale ci confrontiamo
  oggi.
       Recenti   saggi   di   autorevoli  pensatori  ed  economisti
  italiani, inglesi e americani  descrivono i pericoli e i problemi
  cui  andiamo  incontro  e  parlano  a  chiare  lettere della fine
  prossima del lavoro, almeno nelle forme sin qui conosciute.
       Io non  so  quali  saranno  gli esiti e se ci saranno, ma di
  questa svolta  epocale   una  cosa  è certa:  spetterà ancora una
  volta  alle  forze autenticamente riformiste anche non socialiste
  il compito  di  assicurare  il  permanere  nel mondo di domani di
  alcuni dati  che  hanno caratterizzato la nostra civiltà europea.
       Essi sono  i  valori  della tolleranza e del colloquio con i
  diversi che  abbiamo  in  casa  nostra  e  che premono sempre più
  numerosi  alle  nostre frontiere; sono i valori della solidarietà
  operante  rispetto  alla  fasce sempre più numerose di coloro che
  sono    espulsi   dai   processi   produttivi   e   difficilmente
  ricollocabili;  sono gli ideali che mettono l'uomo accanto al suo
  simile senza paure e senza pregiudizi.
       Gli  errori  della  politica economica possono essere presto
  rilevati  ed  eliminati, gli errori nelle politiche che investono
  le  identità  singole  e collettive si rilevano in un tempo assai
  lungo   e   si  pagano  in  termini  di  costi  umani  e  sociali
  incalcolabili.
       Vogliamo  misurarci  su questo piano, confrontarci con tutti
  coloro che vorranno farlo condizionati soltanto - come ho detto -
  della  nostra  identità  di  socialisti  e di riformisti.
       Grazie Presidente.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  la  seduta  è  sospesa  e
  riprenderà alle ore 17.00.

       (La seduta, sospesa alle ore 13.28, è ripresa alle ore 17.25)

                     PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA

       La seduta è aperta.

        PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, sospendo ulteriormente la
  seduta per cinque minuti.

       (La seduta, sospesa alle ore 17.25, è ripresa alle ore 17.30)

       La seduta è ripresa.
       E'iscritto a parlare l'onorevole La Grua. Ne ha facoltà.

     LA   GRUA .  Signor  Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione, Onorevoli  colleghi, a me pare che questa maggioranza, o
  presunta tale, non possa ritenersi dotata di quella credibilità e
  di quella autorevolezza che ogni progetto politico deve avere per
  potere affrontare  con  successo  i  percorsi difficili e a volte
  insidiosi  del  Governo  della  Regione.  Questa  mia impressione
  trova un inaspettato riscontro nelle dichiarazioni rese ieri alla
  stampa e diffuse da un comunicato Ansa da un autorevole esponente
  della Rete,  cioè  di  una  forza politica che è parte integrante
  della   coalizione  che  sostiene  il  suo  Governo.  L'onorevole
  Guarnera  ha, infatti, dichiarato: "Sono profondamente deluso, ho
  votato  l'onorevole  Capodicasa  nella  speranza  che  la  nostra
  Regione potesse  avviare  un  Governo autorevole, purtroppo non è
  così. La  Giunta  che  è  stata  eletta  dall'Assemblea regionale
  siciliana nasce  politicamente  debole  ed  è  frutto  della  più
  deprecata  e  vecchia  logica della cosiddetta Prima Repubblica".
  Continua  l'onorevole  Guarnera,  "fatta  eccezione  per  qualche
  Assessore che ritengo capace e degno di stima, nel complesso è un
  Governo  di  basso  profilo,  sia  sul  piano  della  credibilità
  politica   che   della   competenza   specifica  di  alcuni  suoi
  componenti.  Non mi pare - continua l'onorevole Guarnera - che vi
  siano le  condizioni  per  una  reale  inversione di tendenza; mi
  chiedo  dove   siano  finiti  i  valori  che  hanno  ispirato  la
  sinistra".
       A  questo   punto,  consentitemi, che  cosa  resta  da  dire
  all'opposizione?   Certo,  lo   spettacolo  che  questa  circense
  maggioranza fornisce  all'Aula  e  ai  siciliani non è certamente
  edificante.  Innanzitutto,  perché  è  frutto  di  un  vergognoso
  ribaltone  che  ha mortificato e tradito le scelte degli elettori
  del  16  giugno,  i  quali  pur  avendo  votato  con  il  sistema
  proporzionale  hanno  fatto  una scelta sostanzialmente bipolare,
  atteso  che  le  forze di centro-destra si presentarono in quella
  competizione  elettorale e al giudizio dei siciliani con un unico
  programma elettorale e la scelta di campo, quindi, fu ben precisa
  e   netta.   Detta  formula  di  centro-destra  poi  ottenne  una
  ulteriore conferma alle elezioni del 24 maggio per il rinnovo dei
  consigli comunali e provinciali.
       E'  evidente, quindi, che parlare di ribaltone è legittimo e
  trincerarsi, come ha fatto il Presidente Capodicasa, dietro ovvie
  ragioni  di  ordine costituzionale, per giustificare l'operazione
  trasformistica,  rappresenta  un modesto e non riuscito tentativo
  di  salvare  la  faccia,  poi  per la risicata maggioranza di cui
  dispone,  raggiunta  peraltro  con  il provvidenziale soccorso di
  Rifondazione  comunista,  con  un  meccanismo  che  proprio  lei,
  onorevole  Presidente, aveva duramente criticato attribuendolo al
  Polo  nel  corso  del  dibattito  successivo  alle  dichiarazioni
  programmatiche del Presidente Drago.
       Mi riferisco al cosiddetto controllo del voto che lei allora
  definì lo scandalo degli scandali, come un dato inquietante nella
  vita  di questa Regione e come un metodo moralmente inaccettabile
  e  politicamente  sbagliato; politicamente diceva lei, perchè non
  si  può  credere  che  la coercizione possa colmare il deficit di
  consenso  e risolvere i problemi politici e moralmente perchè non
  si   riscatta   la  dignità  dell'Assemblea  regionale  siciliana
  compiendo   l'atto   meno   nobile   e   meno  dignitoso  per  un
  parlamentare:  rinunciare  alla sua libertà di rappresentante del
  popolo.
       So  bene  -  è sempre lei, presidente Capodicasa che parla -
  che  in passato si è ricorso abbondantemente a questi sistemi, ma
  credo  che  siamo in un'epoca diversa, si è fatto tanto discutere
  del  mutamento di clima, di atteggiamento, persino di sensibilità
  politica  e  culturale  nella  nostra  Regione  ed in quest'Aula.
  Allora  bisogna dire che in realtà non di vecchie pratiche di cui
  rivive  spontaneamente  ancora  qualche  segnale  si  tratta,  ma
  purtroppo si tratta di un costume, di un mal costume che continua
  ancora  ad  allignare nella vita politica siciliana. E nonostante
  la  pratica  del  controllo  del  voto,  i franchi tiratori hanno
  colpito ancora, ancora una volta costringedovi e costringendoci a
  trascorrere   una  notte  insonne  per  pervenire  dopo  lungo  e
  travagliato parto all'elezione degli assessori.
       E che dire  poi  delle grossissime difficoltà inn cui questa
  pseudo maggioranza si  è  venuta  a  trovare con riferimento alla
  distribuzione  delle  deleghe  assessoriali.  Non  credo  sia mai
  accaduto  in questa Assemblea che un Presidente si sia presentato
  in   Aula   a  svolgere  le  dichiarazioni  programmatiche  senza
  informare l'Aula in ordine all'assegnazione delle deleghe.
       Tutto ciò  dimostra  che  questo Governo è caratterizzato da
  lotte  intestine,  da ricatti, da scambi, da compromessi, insomma
  dai vecchi metodi della peggiore partitocrazia.
       Ma un Governo di questo tipo che nasce fra ribaltone, caccia
  alle poltrone, tensioni  e  scontri, non è sicuramente il Governo
  di  cui  aveva  ed  ha  bisogno  la Sicilia.
       Peraltro,  onorevole  Presidente,  nelle  sue  dichiarazioni
  programmatiche   abbiamo   rilevato   parecchie  lacune  e  tante
  omissioni  che  è  opportuno  in questa sede evidenziare affinchè
  ella ne prenda atto ove lo ritenga.
       Nessun riferimento  viene  infatti  fatto  alla necessità di
  pervenire alla soppressione di tanti enti inutili e della miriade
  di commissioni e di  comitati che ancora sono in vita e che hanno
  la sola funzione  di  elargire  incarichi  e  prebende ad amici e
  parenti di chi governa e di contribuire a fare aumentare la spesa
  parassitaria della nostra Regione.
       Nessun   riferimento   alle  problematiche  dello  sport  in
  Sicilia,  sia   come  momento  agonistico  che  come  momento  di
  aggregazione dei giovani.
       Nessun accenno  al  potenziamento  e  al completamento delle
  strutture sportive  dell'Isola  ed  al finanziamento della scuola
  regionale di sport  che  sta  sorgendo in Sicilia e che è l'unica
  esistente nell'Italia centro-meridionale.
       Nessun  riferimento all'essenziale settore della sanità, sia
  riguardo alle strutture che riguardo al personale; molto generica
  ed  approssimativa  ci  è  parsa   la  parte  del  suo  programma
  riguardante   l'agricoltura,  alla  quale  va  invece  riservata,
  onorevole  Presidente,  maggiore attenzione e vanno destinate più
  cospicue    risorse,    non   più   finalizzate   ad   iniziative
  assistenzialistiche   ma  orientate  ad  una  sempre  maggiore  e
  migliore qualificazione dei nostri prodotti e ad una più efficace
  ed estesa commercializzazione.
       Nessun    accenno    al    rilancio   dell'agriturismo,   al
  potenziamento dei porti turistici, all'utilizzazione dell'ex base
  Nato   di   Comiso   e   dell'aeroporto   ivi   esistente,   alla
  valorizzazione di  quella  Sicilia  minore costituita da decine e
  decine  di piccole  e  medie  città  che  dispongono  di  immensi
  patrimoni artistici, archeologici, culturali e monumentali.
       Se  non  che  i  contenuti  programmatici  della  relazione,
  onorevole Presidente, sembrano destinati a rimanere lettera morta
  considerate  le  difficoltà  che  ha  già incontrato e che strada
  facendo  ancor  più  incontrerà  la  coalizione  che regge questo
  Governo senza maggioranza.
       In  queste  precarie  condizioni ella, onorevole Capodicasa,
  rischia, infatti, di non avere neanche i numeri necessari e tanto
  meno una maggioranza  coesa  perchè  possa sperare di avviare una
  politica di largo  respiro  in  grado  di  agevolare la rinascita
  della Sicilia e  di  trovare  una  soluzione attendibile ai gravi
  problemi che l'assillano.
       Negli  appelli  per  un dialogo con le opposizioni, ai quali
  peraltro  Alleanza  Nazionale  non  rimane  insensibile,  possono
  consentire  di  allungare  la vita ad un esecutivo che è nato già
  agonizzante.  L'unica  soluzione possibile per cercare di evitare
  l'ingovernabilità  che attende sicuramente questo Governo, rimane
  secondo  Alleanza Nazionale quell'intesa ampia, allargata a tutte
  le  forze  realmente  riformiste  presenti nel Parlamento che noi
  abbiamo  chiamato  'Patto  per la Sicilia' e che abbiamo proposto
  come   soluzione  ragionevole  e  sensata  alle  gravi  emergenze
  economiche e sociali della nostra Isola e come mezzo efficace per
  realizzare le riforme.
       Come  già  altri   colleghi   di  Alleanza  Nazionale  hanno
  preannunciato  quella  che  riserveremo al suo Governo, onorevole
  Presidente,   sarà   l'opposizione   ferma   e   decisa,  ma  non
  preconcetta,  di  una forza politica che rimane comunque disposta
  ad  un  civile  democratico  confronto  sul tema delle riforme al
  quale  nel  corso degli anni ha dato un consistente e qualificato
  contributo.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Briguglio. Ne ha
  facoltà.

     BRIGUGLIO.   Signor  Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione, onorevoli colleghi, credo che la presentazione di questo
  Governo sia per noi del Polo della Libertà e in un senso diverso,
  onorevole Capodicasa, noi accogliamo il suo appello per il Polo a
  riflettere,  ma una riflessione sotto un altro aspetto da lei non
  evocato   noi   la  vogliamo  fare.  Ed  è  una  riflessione  che
  personalmente  intendo sollecitare ai colleghi del centro-destra,
  che  è  quella  di  una  sorta  di  complesso  incapacitante  del
  centro-destra.
       Noi    del    centro-destra    siamo   quasi   geneticamente
  parlamentari,  uomini  politici  che  troppo  spesso dinanzi alle
  grandi questioni della cultura di Governo si pongono riflessioni,
  dubbi,  riflessioni  ad  alta  voce  su  quelle che sono state le
  possibili    lacune,    possibili    deficit,   possibili   anche
  manchevolezze   della  nostra  azione  di  Governo.  Direi  anche
  manchevolezze  già  nei  primi  momenti  della nostra attività di
  governo, sia con il governo Provenzano, sia con il governo Drago.
  Abbiamo  dato  vita  a  un  eccesso  di  autocritica  quasi ad un
  riflesso  direi  quasi di introversione che rispetto al quale noi
  dobbiamo guarire guardando proprio, Presidente Capodicasa, al suo
  Governo.  Tutti i problemi che noi ci poniamo, la sinistra non se
  li  pone  mai.  Io  per un momento ho immaginato che cosa sarebbe
  accaduto  in quest'Aula se fosse nato un governo di centro-destra
  con  un  Presidente  della  regione  che non ha il consenso della
  maggioranza  dei  parlamentari  di  questo Parlamento, con cinque
  assessori  regionali che non hanno avuto la maggioranza di questo
  Parlamento,  con  un  Governo  che nasce sotto il condizionamento
  forte  di  una  uscita dall'Aula dei tre deputati di Rifondazione
  comunista,  episodio  quest'ultimo  che  l'onorevole Forgione, se
  hanno senso le interviste giornalistiche, ha giustificato come un
  momento  quasi  di disattenzione; e poi successivamente con delle
  posizioni  di  autorevoli  esponenti  della maggioranza, cito per
  tutti  l'onorevole  Guarnera,  a cui bisogna dare in qualche modo
  riconoscimento di una presa di posizione in questi anni coerente,
  spesso,   devo  dire,  spiacevole  anche  in  altri  momenti,  ma
  coerente,  rispetto a cui voglio ancora in questo frangente e per
  le  cose  che  ha detto - lo voglio dire con grande delicatezza -
  voglio  immaginare  cosa  sarebbe accaduto se quello che ha detto
  l'onorevole  Guarnera  invece che nei confronti di questo Governo
  sarebbe  stato  detto, ed è stato detto in passato, nei confronti
  di un governo di centro-destra.
       Noi  non vogliamo, e personalmente non lo voglio minimamente
  fare,  in  qualche  modo sollevare obiezioni alla legittimità del
  suo   Governo.   Il   suo   è  un  Governo  legittimo,  onorevole
  Capodicasa, ma non è un Governo legittimato da pieno consenso. Ha
  un  deficit  alla  base  di  consensi  e  quindi  un  deficit  di
  democrazia  che noi abbiamo il dovere di rilevare. Possiamo dire,
  come  nelle  economie  di  guerra  o  in  momenti  internazionali
  delicati,  il  suo è un Governo provvisorio e il Parlamento ne ha
  piena  cognizione.  E'  un Governo provvisorio, noi abbiamo letto
  attentamente e ascoltato anche con grande attenzione e con grande
  serietà le sue dichiarazioni programmatiche, e abbiamo notato che
  ha  almeno  avuto  il buon gusto di eliminare dalle dichiarazione
  programmatiche  ogni accenno alla cosiddetta novità che pure lei,
  nell'emozione  del  momento,  aveva  evocato  nel  suo intervento
  immediatamente dopo la sua elezione.
       Io  credo che bisogna avere il buon gusto di dire che questo
  non è un Governo che presenta alcuna novità. E' un elemento direi
  assolutamente  banale,  è  un elemento che deriva non soltanto da
  una visione di questo Governo, come Governo fotocopia del Governo
  nazionale,  questo  è  in  parte,  almeno per il 25 per cento, un
  Governo fotocopia di quello precedente, se è vero che ci sono tre
  assessorati   di   peso,  quelli  detenuti  dagli  Assessore  per
  l'agricoltura,  per l'industria e per il territorio e l'ambiente,
  in  cui non si è avuto il buon gusto non solo di fare ruotare gli
  uomini, ma nemmeno di fare ruotare le deleghe amministrative. C'è
  stata  una  pietrificazione anche della personificazione dei rami
  dell'amministrazione,  e  se  questo  è  vero  non si può nemmeno
  lontanamente  evocare il fantasma della novità.
       E  poi,  onorevole  Capodicasa, signor Presidente, onorevoli
  colleghi,  io  credo che ci sia anche un'estetica della politica.
  Credo  che  sia  stata notata anche dai cittadini che ci guardano
  attraverso  la  televisione  l'estetica di questo Governo.  Direi
  che  è  una  estetica  triste,  se  mi  si  può passare la parola
  absit   iniura  verbis,  grigia,  di  chi  dentro  di  sè  ha  la
  consapevolezza  che  questo  è  un  Governo  di  corto,  anzi  di
  cortissimo respiro.
       Io  ricordo  gli interventi pronunciati in quest'Aula quando
  si  rimproverava sotto l'azione ostruzionistica dell'opposizione.
  Io  sono  per  un'opposizione che non faccia nessuno sconto sotto
  questo   profilo,  la  fragilità,  per  così  dire,  del  governo
  Provenzano  e  poi del governo Drago, Presidente della Regione, e
  governo nel suo complesso e assessori regionali eletti alla prima
  votazione,  senza  nessun  dubbio  e spesso con un numero di voti
  superiore   a  quello  della  maggioranza  ufficiale  su  cui  si
  reggevano quei governi.
       Adesso,  con   questo   Governo   che  nasce  in  condizioni
  eccezionali, ricorrendo anche a disposizioni eccezionali previste
  dal Regolamento interno  e  comunque  dalle  Norme  di attuazione
  dello  Statuto,  io  credo che questa riflessione fosse doverosa,
  fosse obbligatoria.
       A  mio  avviso  è un Governo che non ha le chiavi di casa in
  tasca.  Non  era  forse  mai  accaduto,  nemmeno  nei  tempi così
  deprecati della Prima Repubblica, che ci fosse una lottizzazione,
  o  un  tentativo, o un progetto, non so di che cosa si tratti, di
  una  lottizzazione  interregionale  in  cui le forze politiche si
  sono  aggiudicate  o tentano di aggiudicarsi dei Presidenti delle
  Regioni in nome dell'appartenenza ad un partito di maggioranza. E
  così  l'autonomia, una parola che forse non è scritta nemmeno una
  volta   nelle   sue   dichiarazioni  programmatiche,  l'autonomia
  cosiddetta  siciliana, la capacità di potere decidere e scegliere
  qui,   a   Palermo,   è   stata   sacrificata  a  questo  disegno
  eterodiretto,  a  questo disegno di divisione, di spartizione, di
  lottizzazione  delle presidenze delle Regioni, in base a cui alla
  Campania dovrebbe toccare il Presidente della Regione all'UDR, in
  Sicilia  ai  Democratici  di  sinistra,  in  Calabria  al Partito
  Popolare.
       Abbiamo notato e  siamo  assolutamente  convinti  che, da un
  punto di vista  strettamente costituzionale, come ha ben rilevato
  l'onorevole La Grua, con questo tipo di ordinamento, o con questo
  tipo di sistema proporzionale, sia perfettamente legittimo, da un
  punto di vista  formale, dare vita ad un Governo con un cambio di
  maggioranza.
       Non so se  è  esatto o no chiamare tutto ciò "ribaltone", ma
  il tema è un  altro:  il  tema  è che tutti noi, negli anni e nei
  mesi  passati  (quando  dico noi mi riferisco in modo particolare
  alle  forze  politiche  che stanno all'estremo dello schieramento
  parlamentare,  quelle che hanno dato un particolare contributo ai
  lavori  in  Bicamerale)  abbiamo  sempre  salutato ogni passo che
  andava verso una cultura bipolare e ciò al di là del dato formale
  o di ingegneria costituzionale.
       I   giornali   hanno  salutato  nel  1996  la  vittoria  del
  centro-destra  in  Sicilia, perché  è così, perché la politica ci
  dice  che  è  così  al  di  là della assenza ancora di un sistema
  maggioritario nella nostra Regione, ce lo dice la politica, ce lo
  dice  la  gente,  ce  lo  dicono i cittadini che sentono comunque
  questo  scontro  civile  e  costruttivo  che deve esserci fra due
  schieramenti   che   lottano  per  l'alternanza  centro-destra  e
  centro-sinistra.  Bene, quello è stato il momento in cui ha vinto
  il  centro-destra,  hanno  vinto,  cioè, le idee, le proposte, le
  tesi, gli uomini, i programmi, i progetti del centro-destra, così
  i siciliani hanno vissuto questo momento.
       Ebbene,  il suo Governo, onorevole Capodicasa, è una battuta
  grave  di  arresto alla cultura bipolare in Sicilia. E' questo il
  punto  fondamentale  e  direi  che  la critica essenziale che noi
  facciamo  al  suo  Governo, e lo facciamo in termini politici, in
  termini  estremamente pacati, ma questa pacatezza non è altro che
  frutto  di  un ragionamento che, in ogni caso, noi non mancheremo
  di sottolineare in questi giorni e nelle settimane che verranno.
       Non si può dire, onorevole Presidente della Regione, che "il
  resto  verrà"   o, come   ha  detto  qualche  giorno  prima,  "la
  maggioranza  verrà"  perché queste sono parole che pesano; non si
  può dire "il resto verrà" perché  è come dire che il consenso del
  Parlamento  che  oggi  non c'è, diciamolo pure, il consenso della
  pubblica  opinione  che oggi non c'è, verrà successivamente, come
  se  un  Governo  che è di minoranza deve conquistare sul campo un
  consenso.
       Noi  crediamo  che   la   lezione   fondamentale,   che   la
  legittimazione  fondamentale,  debba   venire   da   un  consenso
  preventivo che oggi questo Governo, che  è il più fragile, forse,
  che si presenta all'Aula degli  ultimi  anni, un consenso che noi
  crediamo  difficilmente verrà perché ce lo dicono molti dati, fra
  cui  quello della base in grande fermento, le grandi fratture che
  sta  vivendo l'UDR nella sua base, nei cittadini, nell'elettorato
  tradizionale che in qualche modo da il consenso a questo partito.
  Vuol  dire  che  l'operazione,  che  è un'operazione meramente di
  vertice,  difficilmente può essere in qualche modo digerita dalla
  base  e  questo si mescola a questa ribellione, a questa frattura
  di  arresto  nei  confronti  di  quella  cultura  bipolare di cui
  parlavamo prima.
       Signor  Presidente,  spero di poter guadagnare qualche altro
  minuto  in  quanto  firmatario  dell'ordine  del  giorno  che non
  approva  le  dichiarazioni  del Presidente della Regione. Io sono
  convinto  che  questo è un Governo che comunque deve passare, nel
  senso  che  deve  avere  la  fiducia  di quest'Aula perchè questo
  passaggio del Governo di centro-sinistra deve essere consumato.
       Io  credo  che questo sia un passaggio che può dare al Polo.
  Questa è una riflessione che forse lei ritiene non molto congrua,
  ma  il  momento  di massimo vantaggio per il Polo delle libertà e
  per  il centro-destra, io credo per la Sicilia e per i Siciliani,
  sia che venga sperimentato questo Governo di centro-sinistra, che
  comunque  si  possa fare molto civilmente e molto apertamente, un
  confronto  tra il prima e il dopo, in nome dell'alternanza, tra i
  governi di centro-destra tanto deprecati e tanto osteggiati.

     DI MARTINO . E' difficile...

     BRIGUGLIO.   Onorevole   Di   Martino,  lo  diranno  i  fatti.
       Certamente  dalla  cose  che  lei,  onorevole Capodicasa, ha
  scritto,  per  quanto  mi riguarda, sul tema del lavoro, io credo
  che  se le cose che lei vuol fare o le cose che lei ha analizzato
  sono  quelle citate nelle sue dichiarazioni programmatiche, spero
  che  sia qualche disattenzione dei suoi ghost writer, anche se in
  qualche  modo  l'altezza  e  la  dignità di un governo in piccola
  parte  si  possono  anche  misurare  dalla  competenza  dei ghost
  writer,  devo  dirle  che  nel perfetto spirito fazioso che anima
  parecchie delle pagine delle sue dichiarazioni programmatiche lei
  non  cita una legge importante che certamente il Governo ha fatto
  e che è la legge 30 a cui oggi si ispira il Governo nazionale, ed
  è  una proposta politica che noi abbiamo fatto andare anche al di
  là dei confini della nostra Regione.
       Quella  è la proposta,  quello  è  il  modello  e  quella  è
  l'azione  politica  di governo  in  tema  di  occupazione  che  i
  governi  di centro-destra hanno saputo fare.  Dal centro-sinistra
  anche   a   livello   nazionale   non  è  esistita  una  politica
  dell'occupazione,   non   lo   dico  solo  io,  lo  dicono  anche
  commentatori  di  sinistra,  la  invito  a  leggere l'articolo di
  Turani  su  'Repubblica'  del  22  novembre dove dice che 'questa
  nuova   sinistra   europea  sembra  ispirarsi  più  alla  cultura
  napoletana anziché ai libri di economia'.
       Io  spero,  e concludo,  su  grandi  temi  come  quello  del
  precariato, al di là di quello  che ha scritto, che mi è sembrato
  di  brutto  presagio,  su  altre   cose  su  cui  ci  sono  delle
  imprecisioni  e  delle  inesattezze   su   cui   più   avanti  ci
  soffermeremo  in modo  particolare,  a  cominciare  dal  problema
  dell'articolo 23.  Non vorrei  che  il capitolo articolo 23 fosse
  'articolo    23    addio',   quello   delle   sue   dichiarazioni
  programmatiche,  noi  faremo  su questi temi, in modo particolare
  sul  tema del lavoro, sui grandi problemi sociali una opposizione
  puntuale,  attenta  a quelli che sono i segnali che vengono dalla
  società civile.
       Faremo una opposizione  senza  sconti, utilizzando tutti gli
  strumenti del regolamento,  ma una opposizione estremamente leale
  e ragionata.
       In  questi   termini  crediamo  di  potere  dare  il  nostro
  contributo  al  dibattito  in  quelle  condizioni  di  chiarezza,
  chiarezza che  non  vediamo  proiettata  nella  compagine  da lei
  presieduta, di chiarezza  e  di  verità a cui siamo legati con il
  nostro mandato parlamentare.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne
  ha facoltà.

     STANCANELLI.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  ho
  prestato  molta  attenzione alle dichiarazioni programmatiche che
  lei ieri sera  ha  fatto  in  questa  Aula  e devo dire che le ho
  rilette stamattina per meditarci un pò.
       E accolgo il suo invito a valutare la soluzione della crisi,
  se di soluzione  possiamo  parlare,  non  con  la  categoria  dei
  "ribaltoni" o  dei "tradimenti". Già ampiamente in questa Aula si
  è   parlato   dell'aspetto   politico  relativo  al  concetto  di
  "ribaltone"  o  di  "tradimento",  anche  se formalmente siamo un
  sistema proporzionale,  ma  accetto  -  dicevo - il suo invito ad
  utilizzare  la categoria della politica per valutare, serenamente
  spero, questa soluzione alla crisi di governo.
       Quando mi  accingo  a fare queste valutazioni mi accorgo che
  lei, e qui  sono un pò in disaccordo con il mio collega di gruppo
  onorevole Briguglio, che non ha mai notato la parola "novità" nel
  suo intervento,  mentre io che l'ho letto forse più attentamente,
  ho visto che lei ha dato molta importanza alla novità dicendo che
  si tratta  di  un  esperimento politico nuovo per un contratto di
  programma con  un  partito  nuovo.  Cioè  lei,  parlando  con  la
  categoria della politica cui lei ci invita, ci dice che in questa
  Aula, in questi giorni, si è verificato qualcosa di politicamente
  nuovo perché  vi  è un contratto tra le forze del centro sinistra
  e un partito nuovo, l'U.d.r., un partito nuovo.
       Lo dice chiaramente, se  vuole  glielo leggo:  "... che è un
  esperimento politico nuovo  che vede i democratici della sinistra
  e tutto il  centro  sinistra  stringere un contratto di programma
  con un partito nuovo,  con  il  solo obiettivo di modernizzare le
  istituzioni e l'economia della Sicilia".
       Ritengo che nessuno può avere dubbi né in questa Aula né tra
  i siciliani  che  di tutto si può parlare dell'U.D.R.  tranne che
  sia un partito nuovo, se vogliamo andare alla sostanza delle cose
  e non alle  forme,  ma che sia un partito che è nato soltanto nei
  palazzi del potere per gestire solo potere.
       Quindi  quando  lei  viene  qui  a  parlare  di  novità  del
  programma perché  c'è  l'apporto  di  un  partito  nuovo  e vuole
  parlare  di  politica,  ritengo  che  la prima contraddizione sia
  questa.   Ma   possiamo   andare   oltre   perché   nelle  stesse
  dichiarazioni  programmatiche  lei  dice  "la  debolezza numerica
  della  maggioranza  nasce  però  dalla  forza  politica delle sue
  scelte".
       Onorevole  Presidente, scelte coraggiose.  Parlare di scelte
  coraggiose e  di  forza  politica delle scelte in presenza di una
  insufficienza numerica della maggioranza è quanto di più ridicolo
  si possa dire  in  questa Aula alla luce di quello che è successo
  in questi  giorni,  che  è successo in queste ore e che succederà
  questi  giorni,  anche  perchè  lei  dice  espressamente:  questa
  maggioranza   ha  un  significato  se  può  avere  un  ancoraggio
  essenziale  alle  riforme; questa maggioranza scommette su questo
  percorso,  anzi ne ha una condizione della propria sopravvivenza,
  chiarezza di obiettivi e di progetti per le riforme.
       Onorevole Presidente,  lei  sa che su tutto forse vi potrete
  accordare  nell'ambito  di questa maggioranza o pseudomaggioranza
  che è  venuta  alla  luce  nella  nostra  Assemblea regionale, ma
  sicuramente non  ci  sarà,  e  lei ha le prove personali, nessuna
  possibilità  di  accordo  sulle  riforme proprio con quella forza
  politica  che  lei  ritiene  essere  una  novità  nel  Parlamento
  siciliano o nel panorama politico italiano, l'U.D.R.. Infatti lei
  ha potuto  constatare  di  persona  come  nella  sede  adatta per
  discutere  di  riforme, cioè all'interno della Commissione per la
  riforma dello Statuto,  ci si è trovati da una parte le forze che
  vogliono le  riforme  veramente,  e  lei  sa  che mi riferisco ad
  Alleanza  nazionale,  Forza  Italia,  Partito  democratico  della
  Sinistra, La Rete che assieme hanno determinato quella legge voto
  che lei  sa  benissimo  come  alcune  forze,  che  oggi  militano
  nell'U.D.R.   che   lei   definisce  partito  nuovo,  sono  state
  contrastate per  quel progetto di riforma perchè intesa troppo in
  maniera  maggioritaria.
       Come può spiegare ai siciliani che questo Governo nasce e si
  ancora  al  percorso  esclusivo delle riforme, quando all'interno
  della  sua  maggioranza  l'elemento  dominante  in  queste ore ha
  dimostrato come  vi  è soltanto una posizione di potere personale
  possa essere conducente alle riforme che lei considera essenziali
  così come le consideriamo anche noi.
       Ecco perchè ritengo che  quella novità che il mio collega di
  partito, Briguglio, non coglieva  e  non si può cogliere in tutte
  le sue dichiarazioni  programmatiche  e  che in maniera bugiarda,
  politicamente, lei individua soltanto nel contratto programmatico
  con il partito nuovo è una contraddizione in termini perchè non è
  possibile  in  questa  Assemblea  regionale fare le riforme sulla
  base di un  accordo di programma con una forza che ha remorato le
  riforme e, lei si accorgerà presto, remorerà le riforme.
       Pertanto  i  siciliani  oggi  devono  stare  attenti,  ed  i
  siciliani hanno  aperto  gli  occhi.  Ma non i siciliani del Polo
  delle libertà,  non  i  siciliani  che  guardano  con simpatia ad
  Alleanza nazionale  o  a  Forza  Italia  o  al  Centro  Cristiano
  Democratico, ma  anche  i siciliani che guardano con attenzione e
  che votano  e  voteranno  ancora  per  voi,  perchè sono gente di
  sinistra che ritiene  che ormai è finito il tempo in cui vi debba
  essere un  partito  che  sceglie  la  politica dei due forni e si
  allea ora con la destra, ora con la sinistra in base alle proprie
  esigenze personali ed in base alle loro esigenze di partito.
       Ritengo che il tradimento  sia stato fatto, e non è soltanto
  un tradimento di carattere politico, nei confronti degli elettori
  del centro-destra e  del  centro-sinistra cioè degli elettori che
  ritengono che la democrazia  bipolare  sia un valore al di là dei
  partiti e delle fazioni.
       Onorevole Presidente, non è possibile ingannare i siciliani,
  non è  possibile  presentarsi  con un elemento di novità quando è
  chiaro a  tutti  che questa è soltanto una operazione politica di
  potere   che   tende  a  soddisfare  soltanto  legittime,  forse,
  aspirazioni di potere.
       Questa sera quando dovremo andare ad esprimere il consenso e
  la fiducia  al Governo che si è formato nei giorni scorsi, faccio
  un  appello  ai  singoli  parlamentari,  un  duplice  appello  ai
  parlamentari   della   formazione   politica  che  il  Presidente
  Capodicasa  definisce  nuova, che sono ancora e vogliono rimanere
  fedeli a  quello  che  avevano  detto  agli elettori per cui sono
  stati eletti nel  1996, che sono stati eletti vero da un punto di
  vista   strettamente   giuridico   e   costituzionale   sotto  il
  proporzionale, ma  nessuno  può mettere in dubbio che nel 1996 si
  presentarono  ai siciliani due coalizioni, una di centro-destra e
  una di  centro-sinistra  con  le  difficoltà insite in un sistema
  proporzionale  per  il  chiarimento  delle  singole posizioni, ma
  quello fu lo scontro civile e politico che in Sicilia vi fu.
       Allora  un  appello a coloro i quali furono eletti pur in un
  sistema  proporzionale,  ma  furono  eletti dicendo che avrebbero
  operato  in  modo tale che il programma unitario presentato fosse
  un programma governativo.
       Faccio  appello ai singoli parlamentari che ancora ritengono
  all'interno  dello  schieramento  di  centro che debbono rimanere
  fedeli non  a  una  coalizione, ma debbono rimanere fedeli ad una
  parola data agli elettori, sono ancora in grado di dimostrare che
  possono  stare  da  una  parte  anche  all'opposizione,  ma nella
  fedeltà all'impegno dato, all'impegno elettorale dato.
       Inoltre faccio  un appello ai deputati e ai parlamentari del
  centro-sinistra,  devono  essere  anche  loro  garanti  di questa
  democrazia  bipolare  e  devono  essere  anche  loro  garanti del
  percorso delle  riforme.  Loro  sanno e lo sanno ancora di più in
  queste ore  dopo  quello che è successo sotto gli occhi di tutti,
  che se  la  Sicilia ha bisogno di riforme così come il Presidente
  Capodicasa  ha  detto nelle sue dichiarazioni programmatiche, non
  si possono  fare  queste  riforme se non facendo un grosso lavoro
  con le  forze  veramente  riformiste  presenti in quest'Aula e le
  forze veramente  riformiste  sono  quelle che si schierano da una
  parte e  quelle  che  si  schierano  dall'altra,  non  quelle che
  vogliono a  tutti  i  costi  stare  al  Governo,  al potere negli
  assessorati  con governi diversi, con formule diverse conservando
  gli stessi  assessorati ed essendo gli stessi uomini degli stessi
  assessorati.
       Ecco   perché   un   appello   anche   ai  parlamentari  del
  centro-sinistra  che  credono,  se  credono nella possibilità del
  percorso   delle   riforme.
       Alleanza  nazionale  così  come  ha dimostrato in questi due
  anni  e  mezzo  di  legislatura; così  come  ha dimostrato con la
  propria  delegazione  al  Governo,  che  forse  ha commesso degli
  errori  dovuti all'inesperienza come diceva il collega Briguglio,
  ma  che  sicuramente  ha  dato  il  meglio  di sé nei rami che ad
  Alleanza  nazionale  erano  state  assegnati - non voglio entrare
  nell'argomento  perché  sicuramente meglio di me lo hanno fatto e
  lo faranno  gli  altri  colleghi  del gruppo - ecco però Alleanza
  nazionale  ha  dimostrato la lealtà all'elettorato, ha dimostrato
  lealtà  ai  programmi presentati all'elettorato, ha dimostrato in
  questi  due  anni  di  lavoro anche all'interno della Commissione
  Statuto che  è  una  forza  non  a  parole,  ma realisticamente e
  concretamente per le riforme.
       Alleanza nazionale  è  disponibile  se vi è la possibilità a
  fare le  riforme  nel  senso  maggioritario,  così  come  è stato
  individuato dalla  Commissione  per lo Statuto in concorso con le
  forze,   con  i  parlamentari  del  centro-sinistra  e  contro  i
  parlamentari  che  ancora  ritengono  che  questo  Parlamento che
  questo  panorama  politico  possa  essere utilizzato soltanto per
  fare la  politica  che  è  stata  definita dei due forni: oggi mi
  alleo con  il centro-destra, oggi mi alleo con il centro-sinistra
  a secondo  degli  interessi personali o degli interessi di gruppo
  che posso avere.
       Così come  ha fatto già il mio capo-gruppo e così come hanno
  fatto gli  altri  colleghi  intervenuti,  a  nome  del Gruppo cui
  appartengo   ribadisco   l'impegno   di   Alleanza   Nazionale  a
  confrontarsi  seriamente sulle riforme, a confrontarsi seriamente
  perché vada  in porto, entro giugno come dice lei, anche la legge
  voto per  la  riforma  dello  Statuto  e  per approvare una legge
  elettorale   che  finalmente  eviti  che  ci  possano  essere  in
  Parlamento  forze  sovradimensionate  in relazione alle effettive
  realtà della  Sicilia e che possono permettersi di partecipare al
  "balletto" delle poltrone ora da questo lato, ora dall'altro.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Ricotta. Ne ha
  facoltà.

     RICOTTA.   Signor   Presidente,   onorevole  Presidente  della
  Regione, onorevoli assessori, onorevoli colleghi, ho ascoltato in
  silenzio  le  dichiarazioni  programmatiche  rese  dall'onorevole
  Capodicasa, le  ho  integralmente  riviste con calma, ed ho anche
  riletto  gli interventi dell'onorevole Capodicasa - nella qualità
  di   capogruppo  del  PDS  -  in  occasione  delle  dichiarazioni
  programmatiche  dei  governi  Provenzano  e  Drago.
       Ho cercato di valutarle con obiettività e ritengo, onorevole
  Presidente  della  Regione che, nei suoi interventi, in occasione
  della  discussione  dei programmi dei precedenti governi è stato,
  rispetto ad  oggi,  più puntuale e, direi quasi, brillante. Forse
  perché  -  e  questo  lo constaterà man mano che andrà avanti nel
  suo lavoro - è più facile essere opposizione e giocare di rimessa
  - e lei  è  un  buon  giocatore  -  che inventarsi un percorso di
  governo in una situazione così delicata, quasi catastrofica, qual
  è quella attuale.
       Tale  difficoltà l'ho potuta percepire già dalle contrarietà
  emerse  per  l'assegnazione delle deleghe ed ha potuto percepire,
  inoltre, quanto travagliato sia mettere insieme partners diversi,
  avidi ed  attaccati  esclusivamente  al  potere,  e  non  solo al
  potere, ma  a quelle postazioni che danno più potere possibile, a
  discapito di dignitose opportunità umane.
       Onorevole  Presidente della Regione, ella ha stabilito delle
  priorità e delle scadenze, tracciando, come ha detto, un percorso
  obbiettivo   e  realistico.  Si  è  prefissato  undici  punti  da
  raggiungere  entro  giugno;  undici  punti che, sicuramente a suo
  avviso,  sono  delle  vere  emergenze.  Tra  questi  punti non ha
  ritenuto  però  di  inserire uno dei principali problemi, uno dei
  più  grossi  dell'Amministrazione  regionale:  la  gestione della
  Sanità.
       Nelle note programmatiche di questo governo alla Sanità sono
  dedicate  sei righe, a pagina 11, alla lettera i).
       L'assegnazione  della delega a governare la Sanità siciliana
  ha  originato,  negli ultimi giorni, tante conflittualità, come è
  risaputo,    all'interno    dei    raggruppamenti    dell'attuale
  maggioranza,  manifestandosi  prepotente  l'interesse di ciascuno
  dei  gruppi,  ad  essa  appartenenti,  per  l'assegnazione  di un
  incarico così delicato perché  non c'è chi non vede che la Sanità
  assurge a componente fondamentale dell'azione di governo.
       In questo contesto, appare sorprendente e disarmante che nel
  documento  programmatico il nuovo Governo rinvii alla Sanità solo
  poche  righe  e  la  sorpresa  è  maggiore se si pensa che questo
  governo è espressione di forze politiche di Sinistra e del Centro
  e  che  le  prime,  da  sempre, si ergono a ruolo di protagoniste
  nella difesa sociale di interessi dei cittadini più deboli e che,
  dopo  poche  ore  dall'insediamento,  già  inibiscono  la  palese
  volontà  di  sfuggire  all'assunzione  di un impegno fondamentale
  nella società.
       Eppure,  onorevole  Presidente  della  Regione,  ambedue gli
  assessori  che  erano  designati,  che ritengo molto qualificati,
  avrebbero  dovuto  avere  coscienza  del  fallimento di una seria
  gestione sanitaria  a  tutt'oggi  e le cause fondamentali di tale
  fallimento    vanno    principalmente   ascritte   alla   mancata
  programmazione  regionale,  ad  una gestione difficile causata da
  una   legislazione   complessa  che  in  Sicilia  è  stata  quasi
  concorrente con  lo  Stato  e le leggi recepite spesso sono state
  pesantemente modificate e stravolte.
       In  Sicilia  non  esiste ancora il Piano sanitario regionale
  per  la  stesura del quale si deve fare riferimento alla legge n.
  30 del 1993 ed alle successive modifiche di integrazione.
       Sono  state,  ad  oggi,  presentate  cinque  bozze  di Piano
  Sanitario,    ogni    volta   puntualmente   tutte   sono   state
  ritirate.
  Lei  ha  parlato   di   volere   assicurare   eguali  diritti  di
  cittadinanza sociale a tutti  i  siciliani,  lo  ha detto però in
  maniera astratta, ha lanciato solo un termine che non ha riempito
  di contenuti. La  quasi  totalità  delle Regioni italiane dispone
  oggi di un Piano sanitario  regionale  e  si  è  data  una  seria
  programmazione,  dispone   di  dati  ragionevolmente  attendibili
  sull'attività di  ricovero  degli  ospedali,  sulla  composizione
  della popolazione degli assistiti, sul grado di complessità delle
  patologie trattate.
       Ciò   può  evidentemente   costituire   la   base   di   una
  pianificazione   sanitaria   regionale.
       Lei si propone un risanamento del bilancio della Regione che
  segni una  inversione  di  tendenza  rispetto  al passato, ma non
  tiene conto che la sanità incide per un terzo sul bilancio stesso
  della Regione  e  che una corretta gestione della sanità potrebbe
  far risparmiare non poco.
       Le  voglio  solo  dare  alcune  indicazioni:  l'attività  di
  ricovero degli ospedali  viene  misurata  attraverso i cosiddetti
  gruppi diagnostici correlati, o  ROD  o  DRG. I ROD consentono di
  misurare  l'attività di  un  ospedale  in  termini  di  fatturato
  globale, in termini  di  complessità  della  casistica trattata e
  durata della degenza.
       L'esame  dei  dati   di   ricovero   consente  alcune  prime
  osservazioni    rilevanti:     innanzitutto     il    tasso    di
  ospedalizzazione, cioè il  numero  dei  ricoveri ospedalieri medi
  per mille abitanti è molto elevato rispetto all'obiettivo fissato
  dal piano sanitario che  è  di  160  ricoveri  per 1000 abitanti,
  mentre in molti Paesi industrializzati, tale indice è al di sotto
  di 120 per 1000 abitanti.
       L'indice di  complessità  della casistica trattata inferiore
  all'unità  mostra  che   la   maggioranza  dei  ricoveri  vengono
  prescritti per malattie non complesse delle quali presumibilmente
  una buona parte si  può  curare  con percorsi alternativi; non si
  evidenziano differenze  significative  nelle  composizioni  della
  popolazione ricoverata tra le  strutture elevate e quelle a bassa
  complessità  tecnologica   e   organizzativa.  In  tutti  i  casi
  considerati,  infatti,  il 13-15% dei ricoveri presentano degenze
  brevi, di durate inferiori ai 5 giorni, mentre oltre il 40% delle
  giornate   di  degenza  sono  riferibili  a  ricoveri  di  durata
  superiore ai 15 giorni.
       Si può dunque affermare  che  contrariamente  a quanto ci si
  potrebbe attendere, la  maggior  parte  dell'attività  dei nostri
  ospedali  a bassa e  ad  alta  complessità,  siano  esse  aziende
  autonome, che gestite  da aziende sanitarie territoriali dedicate
  a ricoveri brevi  di  contenuto  prevalentemente  diagnostico e a
  ricoveri di lunga durata riferibili a malattie croniche.
       Da ciò la  necessità della deospedalizzazione per i ricoveri
  brevi diagnostici e per  la  domicilizzazione  delle  cure  per i
  cronici e la necessità  dell'attivazione  dei  day hospital e dei
  surgery che porterebbero al contenimento della spesa sanitaria.
       Altra fonte di risparmio si può avere con un serio controllo
  e  aggiornamento   del   prontuario   farmaceutico   regionale  e
  calmierando il mercato di alcuni farmaci, vedi per esempio quelli
  derivati  da  DNA   ricombinate,   dai  derivati  del  sangue,  i
  chemioterapici,  con   costo   particolarmente  elevato,  facendo
  passare la distribuzione  attraverso  le farmacie ospedaliere, il
  che  porterebbe ad un  risparmio  di  almeno  il  50%  su  questi
  farmaci.
       Perché  quanto detto  si  possa  verificare  occorre  che  i
  managers confermati senza  alcuna verifica, attuino, cosa che non
  è avvenuta per la  maggior  parte,  quanto prescritto nelle linee
  guida   dall'Assessorato    regionale   alla   Sanità,   all'atto
  dell'insediamento nel febbraio del 1997.
       Onorevole  Presidente,  tra  quelle  poche parole che lei ha
  dedicato  alla  sanità,  ha  detto  che  il  Piano  sanitario  va
  rapidamente definito  ed  approvato, ma non ha detto come intende
  procedere.
       L'ultima  bozza  presentata dall'Assessore Leontini, qualora
  non   venisse   ritirata   appare  inadeguata,  forse  più  delle
  precedente,  infatti  non  colma  quelle  lacune  lasciate  dalle
  delibere   di   Giunta   n.   440  del  20.12.96  riguardante  il
  superamento degli  ex  ospedali  psichiatrici  e  la  n.  446 del
  28.12.96 con cui si è riordinata la rete ospedaliera.
       Onorevole   Presidente,  quest'ultima  delibera,  che  è  in
  stralcio al  Piano  regionale  sanitario  e  sotto  la  spinta di
  scadenze  minacciose  (la  non definizione faceva infatti perdere
  centinaia  di  miliardi di finanziamenti statali) ha portato alla
  sua definizione  nell'arco  di  poche ore senza la possibilità di
  verifiche  serie,  ha  portato  anche  alla  chiusura  di  alcuni
  ospedali, per esempio quello di Carini, il mantenimento di altri,
  la  cancellazione di alcune divisioni, vedi le malattie infettive
  della Casa  del  Sole;  la  creazione  di divisioni e posti letto
  quali  quelli  della riabilitazione della lungo degenza in numero
  di   cinquemila   di  cui  la  maggior  parte  probabilmente  non
  serviranno mai.
       Nè  poi  è  stata  verificata  al  31  dicembre  1997,  come
  prescritto, l'applicabilità della delibera stessa.
       Ciascun manager ha disatteso le direttive creando divisioni,
  sezioni,incarichi   dirigenziali   e  funzioni  a  secondo  delle
  richieste  provenienti  da vari soggetti. Uno per tutti l'Azienda
  Sant'Elia  di  Caltanissetta,  azienda  per  l'emergenza di terzo
  livello,  non  ha  allo  stato  strutture che la identifichi come
  tale.
       Ed  ancora,  onorevole  Presidente,  bisogna  conoscere cosa
  questo  Governo  intenda  fare  per  ciò  che  riguarda  la  rete
  infettivologica  dal precedente Governo modificata in stralcio al
  Piano  sanitario  regionale  senza  aver recepito il parere della
  sesta Commissione legislativa e cosa intenda fare per il progetto
  AIDS  per  cui  si  sono  sempre  persi  i finanziamenti, bisogna
  conoscere  come  il suo Governo intenda risolvere il problema dei
  Policlinici universitari, con tutto il contenzioso creatosi.
       Bisogna,  onorevole  Presidente,  che  ci  dica  come il suo
  Governo intenda risolvere la questione della spedalità privata ed
  il  contenzioso  economico,  spedalità  privata  che  gestisce in
  Sicilia  circa  quattromila  posti  letto  e  di  cui fanno parte
  strutture  ultra  specialistiche  come  la Morgagni Cuore, che ci
  dica  se  il  Governo ha intenzione di attuare gli accreditamenti
  con  le  strutture  specialistiche private ed inoltre desideriamo
  sapere   se  intende  porre  ordine  in  alcuni  settori  in  cui
  inopportuni  articoli di legge, quale l'articolo 15 della legge 6
  aprile 1996, n. 25, e contraddittorie circolari hanno creato solo
  scompiglio  e  mancata  funzionalità dei servizi di psichiatria e
  per  i  Sert  come si intendono qualificare, come intende operare
  per la  tossicodipendenza  per  la  quale ogni anno si sono persi
  decine di miliardi.
       Ed  ancora  si  desidera conoscere se questo Governo intende
  applicare veramente  la legge 20 agosto 1994, n.  33, e concedere
  le borse  di  studio  per  la specializzazione in medicina a quei
  settori  veramente  carenti  quali  per  esempio  l'anestesia, la
  radiologia,  la nefrologia ecc., ed ancora per rendere funzionali
  le  aziende  unità  sanitarie  locali  se non intenda rivedere le
  leggi n. 30 del 1993 e n. 33 del 1994 per rideterminare il numero
  e  la  territorialità delle aziende ospedaliere e sanitarie e per
  questo ci sono giacenti diversi disegni di legge.
       Poi   se   questo  Governo  intende  legiferare  in  materia
  sanitaria,  poichè  in  due  anni  e  mezzo di questa legislatura
  nessuna vera legge sanitaria è uscita.
       Eppure  leggi  importanti  e  necessarie  sono  giacenti  in
  Commissione  quale  quella  sulla  medicina  dello  sport  e  sul
  randagismo.
       Ed  infine,  onorevole  Presidente,  avrebbe dovuto dirci se
  intende applicare  la  legge  n.  30 del 1993 laddove si parla di
  formazione  del  personale  del sistema sanitario regionale e del
  CEFPAS cui la stessa attribuisce tale prerogativa.
       Desideriamo  sapere come questo Governo intenda procedere se
  vuole   veramente  attivare  questa  struttura  costata  sessanta
  miliardi  e  trasferire ad essa quindi l'impegno economico per la
  formazione del personale.
       Onorevole  Presidente, quelli tracciati sono solo alcuni dei
  problemi  inerenti la sanità di cui questo Governo avrebbe dovuto
  farsi  carico  nelle  note  programmatiche  nè  può  bastare  una
  sensibilità  amministrativa  che induca a fissare quale obiettivo
  il  generico  quanto  arido  anelito  verso  un  miglioramento di
  livelli  dei  servizi  sanitari  erogati al cittadino dal sistema
  sanitario regionale.
       Poichè  il  concetto di miglioramento è intimamente connesso
  ad un'attività  di  controllo che si configura come azione tesa a
  valutare  quanto  un'Amministrazione  è  riuscita  globalmente  a
  realizzare,  insista  soprattutto  del  perseguimento  di un fine
  sociale predeterminato.
       Il punto cruciale è  proprio  questo,  il generico obiettivo
  del governo non consente di capire quale il punto di partenza per
  conoscere il punto di arrivo.
       Non  si  evince  dal  documento  programmatico alcun  ideale
  funzionale   organizzativo   che   consenta   al   metodo   della
  programmazione  di prevedere il sistema di amministrazione.
       Da  tutto  ciò  è  facilmente intuibile che probabilmente la
  Sicilia  è  portata  a  vivere ancora un periodo in cui la sanità
  anziché   intraprendere  un'  attività  dinamica, finalizzata  ad
  obiettivi   precostituiti  volti  a  garantire  anche  ai  nostri
  cittadini  un  minimo di sicurezza sociale, cadrà in una sorta di
  mobilità  al  guinzaglio,  nel  senso  che  si  muoverà  solo per
  consentire piccoli percorsi, dove non si incontrano gli interessi
  generali  della  gente,  dove  non  si incontra la valutazione di
  secolari  problemi, dove  è  possibile  consentire  le  strutture
  sanitarie  probabilmente  solo  la  sopravvivenza  e  per  di più
  neanche dignitosa.
       In  verità,  nel suo programma, onorevole Presidente, lei ha
  parlato  in  astratto, ha stabilito delle priorità ma in premessa
  si  è  creato  anche tutti i presupposti e si è costruito l'alibi
  per  potere giustificare il sicuro fallimento dell'azione del suo
  governo.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Aulicino. Ne ha
  facoltà.

     AULICINO.   Signor   Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione,  onorevoli  colleghi,  credo che sia opportuno in questa
  sede,  più  che  fare  analisi originali, parlare riferendo delle
  analisi  originali  fatte dall'attuale Presidente della Regione e
  dagli  autorevoli  esponenti  del  Governo Capodicasa.
       Non   serve   tanto  fare  analisi  preziose  sugli  scenari
  prossimi;  bisogna capire come nasce, come è nato questo Governo,
  nè  si  può  ridurre  questo  ad una semplice operazione politica
  gestita,  come  dice  il  Presidente  Capodicasa, con limpidezza,
  quasi sorprendendosi del fatto che gli altri hanno qualche dubbio
  sulla natura dell'operazione.
       E'   incredibile,   come,  una  volgarissima  operazione  di
  trasformismo, che  si  è  qualificata  all'insegna dei tradimenti
  sistematici,  una  manovra  in cui il Palazzo, onorevole Piro, ha
  avuto il sopravvento sulla gente; una manovra in cui il potere si
  è  costituito in modo immorale, attraverso manovre nelle caverne,
  in  cui  si  è  parlato  soltanto di poltrone e di spartizione di
  poltrone;  in  cui  ciascuno degli attori di questa operazione ha
  letteralmente  calpestato la propria identità, ammesso che questi
  protagonisti,  neo protagonisti della politica siciliana, abbiano
  mai avuto una identità.
       Debbo  dire,che, vista la natura della operazione deduco - è
  naturale  dedurre  logicamente  -  che questi amici non hanno mai
  avuto  uno  spessore  progettuale  chiaro,  una  precisa identità
  strategica,  come  dire,  si  è  sacrificato  la  strategia  alla
  tattica,  non  c'è  disegno  progettuale;  c'è  il  calcolo delle
  poltrone  perseguito  senza  scrupoli.
       Un  partito sempre battuto elettoralmente in Sicilia esprime
  la  leader ship.  E'  un partito parlamentare costituito a Piazza
  Colonna o in quel di Roma dal Presidente Cossiga con una campagna
  acquisti  volgarissima, in cui i parlamentari sono stati adescati
  e  comprati.  Non è dato conoscere il prezzo di questa operazione
  di  compravendita.  Si  deduce logicamente che il prezzo pagato è
  qualche ministero in meno da parte di chi ha diretto l'orchestra.
       E'  certo che questa è un'operazione di volgare trasformismo
  con  la  quale  si  sono messi in difficoltà, nella periferia del
  territorio, amministratori e consiglieri comunali, oggi di fronte
  ad  un bivio:  debbono stabilire se mantenerli fedeli anche loro.
       Si parla tanto di autonomie locali, di rapporto tra centro e
  periferia,  ebbene  gli  amici dell'UDR hanno messo in difficoltà
  tanti  rappresentanti istituzionali del blocco moderato che aveva
  esaurito,  o forse archiviato, in qualche modo, la diaspora della
  prima  scissione; ci si stava stabilizzando e, con una manovra di
  vertice   tutta   di   Palazzo,   si   mette   in  ginocchio  una
  legittimazione  democratica  che  pure era scaturita dalla gente.
       Consiglieri  comunali,  assessori di fronte al bivio.  Nelle
  piazze  e  nei  bar  dei  nostri comuni piccoli e medi, non parlo
  delle  grandi  città, dove  la  politica  può consumarsi anche di
  fronte  al  video,  ma  nelle  piazze, nei nostri comuni, dove la
  gente  esce  e va nei bar, stiamo vivendo il dramma dell'identità
  di amici che hanno amici permanentemente assessori, assessori del
  centro-destra che diventano assessori del centro-sinistra con una
  facilità incredibile........

     DI MARTINO . Che hanno assicurato la continuità.

     AULICINO.  ...  che  hanno  assicurato  la  continuità,   dice
  l'onorevole  Di Martino.  Ma la continuità di che?  La continuità
  della  loro  poltrona, altro che continuità dell'Amministrazione
       Qui l'unico valore che si è affermato non è la discontinuità
  rispetto  ai vecchi modelli comportamentali, la qual cosa avrebbe
  dato  prestigio  a  questo  Governo e ai rappresentanti di questo
  Governo. Qui si è fatta un'operazione con la quale si è garantita
  la   continuità   della   propria   poltrona, prescindendo  dallo
  schieramento  di  appartenenza.
       Abbiamo  rischiato  anche di avere addirittura il Presidente
  della  Regione - perchè l'onorevole Drago ha rischiato, visto che
  l'onorevole   Grillo  l'ha  indicato  più  volte  come  esponente
  candidato  per  la  presidenza della Regione -   I Democratici di
  sinistra  si  sono salvati di fronte a questa operazione volgare,
  perchè  avevano  attaccato molto l'onorevole Drago.
       Quegli  stessi  Democratici  di  sinistra che hanno messo in
  discussione  l'operazione  Drago, così come l'accreditava, non so
  se  strumentalmente  o  seriamente,  l'onorevole Grillo, sono gli
  stessi  parlamentari  che,  facendo  riferimento  al    dibattito
  sulle  dichiarazioni programmatiche del Governo Provenzano, hanno
  fatto dichiarazioni incredibili oggi
       Si  lamentavano  del  fatto  che  Forza  Italia  ed Alleanza
  Nazionale, partiti discontinui, non avessero avuto la capacità ed
  il  coraggio  di scaricarsi degli oneri impropri.  Questo centro,
  onorevole Capodicasa, questo centro democristiano che appesantiva
  il governo Provenzano
       Ed  il  Presidente  Capodicasa  dice  -  cito  il  resoconto
  stenografico:  "E  l'onorevole  Miccichè,  arringando  la folla a
  Catania  ha  nuovamente  ribadito che Forza Italia è la forza che
  intende   destrutturare  il  vecchio  sistema  ed  intestarsi  il
  rinnovamento...questo  significa che dentro questa maggioranza ha
  un   peso   soverchiante,   diciamo,  quella  componente  che  fa
  riferimento   al  recente  passato,  a  quei  governi,  a  quelle
  maggioranze che hanno sorretto i governi che lei, pure, eccetera,
  eccetera...".
       Vorrei   sapere,   onorevole  Capodicasa,  Presidente  della
  Regione, come si sente lei, oggi, a presiedere un Governo con gli
  stessi uomini che lei riteneva pesanti per il Governo Provenzano?
  Gli    stessi    identici   uomini   che   venivano   considerati
  incompatibili,  come  modello  della  discontinuità,  sono  a suo
  fianco,  assessori permanenti effettivi dei governi della Regione
  siciliana,  prescindendo  dalle  maggioranze,  prescindendo dalle
  identità, dai colori e da tutto.
       Io credo che lei  non potrà sentirsi a suo agio; noi abbiamo
  stima della sua persona,  debbo  dire che il modo con il quale la
  Sinistra democratica  ha  sviluppato  la sua opposizione mi aveva
  convinto della  piena affidabilità degli uomini, affidabilità dal
  punto  di   vista   della   concezione   della   democrazia,  una
  articolazione democratica  seria,  un  Parlamento in cui c'era un
  libero confronto di opinioni, scontri, anche vivaci.
       Ma  qui  siamo  non  di  fronte alle mediazioni nobili della
  politica,  siamo di fronte ad una situazione indefinibile, in cui
  le  stesse  valutazioni fatte da un partito fino all'altro giorno
  vengono calpestate e si ritiene di poter far passare come governo
  discontinuo  un  governo  in  cui  è  presente  quella componente
  volgare,   pesante,   a   detta   dell'onorevole   Capodicasa   e
  dell'onorevole  Piro,  il quale, ancora con chiarezza disarmante,
  ebbe modo di affermare:  "il giudizio sul Governo che nasce e che
  scaturisce,  sia pure indirettamente, dal voto popolare, non può,
  a  nostro  avviso,  che  fondarsi  su  tre  elementi:  i partiti,
  eccetera,  eccetera"; dopo di che dice l'onorevole Piro:  "dentro
  questo   quadro   e   con  queste  caratteristiche  ha  vinto  il
  centro-destra  (dibattito  sulle  dichiarazioni programmatiche di
  Provenzano), mentre, in un altro contesto, alla provincia vinceva
  l'Ulivo,   non   solo,  all'interno  del  centro-destra  si  sono
  affermati  partiti  come  il  Centro  cristiano  democratico  (il
  C.C.D.)  e  i  Cristiani  democratici  uniti  (il C.D.U.), cioè i
  partiti  che  in  qualche modo raccolgono l'eredità della vecchia
  Democrazia  cristiana  ed  anche  del  suo sistema di potere, per
  nulla  cambiati,  anzi,  assolutamente  identici, fisicamente gli
  stessi  si  potrebbe dire, coloro che hanno retto tutti i governi
  della  Sicilia,  quelli  che  così  aspramente  ha  criticato  il
  Presidente della Regione".
       Onorevole Piro,    ho  imparato  tante  cose  da  lei,  l'ho
  ascoltata sempre  con  attenzione,  ho  apprezzato  e continuo ad
  apprezzare le sue  qualità  di  uomo  di grande professionalità e
  ritenevo, anche, di  grande  coerenza,  debbo  dire che lei mi ha
  deluso.
       L'avrei  vista  a presiedere un governo delle larghe intese,
  ma  non  oltre,  non la vedevo organicamente dentro un governo di
  centro-sinistra  "inquinato",  perché  questo  è  il  termine  da
  usare,    stando    alle    analisi   che   voi   avevate   fatto
  sull'inquinamento  del C.C.D. e del C.D.U..
       Non sono  io  che parlo male dei miei ex amici del C.D.U.  e
  del  C.C.D.,  ora  U.D.R.,  io  li  rispettavo e li rispetto come
  persone, non ho mai sollevato la questione democristiana, né  mai
  ho  accettato  che  venisse  messa  sotto  processo la Democrazia
  cristiana  dalla  sinistra,  perché  ha meriti storici, onorevole
  Forgione,  la  Democrazia  cristiana;  però  volendo adottare gli
  stessi  parametri  del  Presidente  Capodicasa  e  dell'onorevole
  Speziale...  di  cui  sottointendo, essendo  molto amico mio, dal
  punto  di  vista umano, voglio risparmiargli le sue dichiarazioni
  in interventi formali sul Governo Provenzano e sul Governo Drago.
       Li, addirittura, infatti, ci siamo "impaludati", ha usato il
  termine    "palude",    riferendosi    chiaramente    a    questo
  "impaludamento"  indotto  dalla  presenza  inquinante  di  questi
  contenitori  che rappresentavano la continuità del vecchio blocco
  di potere democristiano, del quale la sinistra democratica si sta
  servendo  per  governare  la  Sicilia.
       Mezzo governo all'UDR   Ma pensano gli amici dell'UDR che il
  potere creerà consenso?
       Questo potere immorale  creerà  dissenso. Il potere quando è
  immorale,  nel senso della sua scarsa legittimazione democratica,
  non  può  creare  consenso.  Il  potere,  quando  è  distinto dal
  consenso, è immorale, antidemocratico, irresponsabile, perchè non
  risponde a nessuno.  Quel potere senza legittimazione democratica
  è irresponsabile.
       Quindi  questi amici  non  hanno  nulla  da  perdere,  hanno
  contrattato tutto ciò che c'era da contrattare. Ad un certo punto
  della trattativa ho  avuto  la  sensazione che dodici assessorati
  non fossero sufficienti  per  l'UDR,  ce  ne  volevano  quindici,
  sedici, ventuno
       A   questo   punto   -  concludendo  -  sulle  dichiarazioni
  programmatiche      "...  un  governo  frutto  di  questo  nobile
  travaglio,  che  non  ha  nulla  a  che  spartire  con il volgare
  travaglio  del  CCD  che  - come sapete - puntava all'Assessorato
  ...".  Mi  fa ridere rileggere ora queste considerazioni, perchè,
  onorevole  Castiglione,  visto che la rivedo qua, permanentemente
  Assessore, farebbe bene a tacere.
       Il nostro sentimento era  volgare  quanto  il  vostro  se la
  poltrona  implica un  giudizio  di  volgarità,  qualora  qualcuno
  dovesse decidere di occuparla  o  pensare  di occuparla.  Ci sono
  tanti  modi  di occupare le poltrone:  noi intendevamo rilanciare
  un  progetto di centro-destra e solo all'interno di quel progetto
  saremmo stati disponibili, onorevole Castiglione, a sederci anche
  in una poltrona di potere.
       Mentre lei, onorevole  Castiglione,  e tutti quelli che come
  lei hanno fatto questa operazione trasformistica, si è dichiarato
  disponibile  ad  occupare  la poltrona, prescindendo dalla realtà
  con   lo   schieramento   di  appartenenza,  carissimo  onorevole
  Castiglione
       C'è differenza tra i  pruriti nobili e i pruriti volgari. Il
  suo,  come quello di  tanti  amici  che  io  rispetto  sul  piano
  personale, ma sul piano  politico  non li posso rispettare perchè
  diversa è la collocazione,  è  un prurito molto ma molto volgare.
       Sulle  dichiarazioni  programmatiche  -  e  chiudo  -   a me
  sembra  che  il Presidente Capodicasa abbia fatto una elencazione
  molto  superficiale,  leggera, assolutamente approssimativa delle
  questioni che riguardano la Regione.
       Solo un punto  e  chiudo:  sull'articolo  23.  Il Presidente
  Capodicasa criticava il  Governo  Provenzano  sull'articolo  23 e
  lamentava  il fatto  che  il  Presidente  Provenzano  non  avesse
  individuato un percorso stabilizzante.
       Presidente Capodicasa, lei  disse:  'Mi sembra una banalità,
  una  ovvietà  affermare   che   bisogna  applicare  quella  legge
  regionale e che  bisogna trovare sbocchi occupazionali stabili ai
  giovani dell'articolo 23.
       Si tratta di vedere, in  quale  modo,  con  quali forze, con
  quali  mezzi  finanziari,   con   quale  volontà  sarà  possibile
  perfezionare...' .  Concludendo,  il  suo Governo, polemicamente,
  non ha tempo da  perdere  per  cominciare  subito ad identificare
  quali siano  i possibili  sbocchi  di  questo  problema  serio  e
  gravoso.
       Mi sarei aspettato,  vista  la  feroce critica alla vaghezza
  delle posizioni del  Governo  Provenzano  e  successivamente  del
  Governo  Drago,  che  il  Presidente  Capodicasa,  rispetto  agli
  articolisti, rispetto alle marinerie  - non ho visto alcunché che
  fosse riferito ai problemi  della  pesca - un impegno rispetto al
  quale  questo Parlamento,  tutti  insieme,  aveva  preso  impegno
  solenne. Attendo, se è  solo  una svista, che il Presidente colmi
  questo vuoto e impegni  il  Governo  Capodicasa  a  fare la legge
  organica sulla pesca.
       E' un impegno di  tutti  e  sugli  articolisti  e  su  altre
  questioni  io  sento   che,  se   dovesse   sul  piano  operativo
  corrispondere   la  stessa  vaghezza  della  proposizione,  della
  formalizzazione  del suo programma, la Sicilia avrà da attendersi
  tempi ancora peggiori.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
  facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione,   onorevoli   colleghi,  abbiamo  combattuto  insieme  e
  contribuito  a  fare  cadere  dall'opposizione  i  due precedenti
  governi di centro destra. Noi di Rifondazione non le abbiamo dato
  il  voto  all'atto  della sua elezione, non abbiamo votato il suo
  governo,  voteremo  contro  la  fiducia  alle  sue  dichiarazioni
  programmatiche.
       Con il nostro  comportamento  all'atto  della  sua  elezione
  abbiamo voluto segnalare la  novità  di  un  Presidente come lei,
  onorevole Capodicasa, che non proviene dalla storia delle vecchie
  classi dirigenti e dal vecchio sistema di potere democristiano di
  questa terra. Ma abbiamo anche messo a nudo, distinguendoci dalla
  destra, che nonostante il  suo  abbraccio con l'U.D.R. lei non ha
  una maggioranza. E  anzi  le stiamo dimostrando costantemente che
  quando una parte della  sinistra si consegna al centro ne diventa
  vittima. E lei è  già  stata vittima delle imboscate, dei franchi
  tiratori, dei trasversalismi,  dei  voti  per  gli  assessori che
  sostituiscono i franchi tiratori  e  si  spostano dalla destra al
  suo governo.
       E questo lo sa  bene  anche  l'onorevole  Fleres, e lo sanno
  bene anche quegli assessori  che quei voti sono andati a chiedere
  ai banchi del centro destra.
       Abbiamo ascoltato attentamente  le  sue  dichiarazioni  e vi
  abbiamo colto una sobrietà  che sappiamo e sapremo apprezzare. Ma
  anche un' ispirazione di fondo, un'ottica dalla quale guardare la
  Sicilia,  un' idea dello  sviluppo,  scelte  di  merito  che  non
  condividiamo e contro le quali ci batteremo dall'opposizione e da
  sinistra per bloccarle e modificarle.
       Apprezziamo innanzitutto il  ritorno del rispetto per questa
  Aula, per questo Parlamento,  per  la  sua  centralità, a partire
  dalle scelte di  riforme  istituzionali  e dal riconoscimento che
  lei ha voluto dare dell'esistenza di due opposizioni, alternative
  tra di loro, una di destra  (e ne abbiamo sentito anche i toni) e
  la nostra di sinistra, comunista.
       Verificheremo  questa  volontà  di  rispetto e di confronto,
  strada  facendo,  a  partire  dalla  legge elettorale che ci deve
  vedere impegnati a trovare un largo consenso perché le regole del
  gioco   devono  valere  per  tutti.  E  assieme  all'esigenza  di
  stabilità e all'ispirazione maggioritaria, di cui lei ha parlato,
  noi   crediamo   che   non   possa  che  esserci  anche  un'ampia
  rappresentanza delle identità politiche e delle forze organizzate
  della  società. Per questo saremo impegnati a  che il riferimento
  sia la legge già vigente nelle Regioni a statuto ordinario.
       Ci  confronteremo da  posizioni  nette  sapendo  che  questo
  Governo è esposto ai  mille  giochi  di  una  politica sempre più
  prigioniera  di  "lobbies"y"  e di interessi trasversali.
       Non  c'è  solo una sproporzione, come lei ha detto onorevole
  Presidente,  tra  i  gravi  problemi  della  Sicilia  e  la  base
  parlamentare   del  Governo.  C'è  una  sproporzione  tra  questi
  problemi  e  la  qualità della sua maggioranza che, in alcune sue
  componenti,  è in continuità, negli uomini e nelle politiche, con
  le  responsabilità primarie di chi ha creato lo sfascio di questa
  Regione.
       Per questo, fin dal  primo  momento, le abbiamo detto che il
  suo Governo è prigioniero  di  un  quadro  politico  centrista  e
  moderato,  dove  gli   elementi  di  continuità  con  il  passato
  sarebbero stati e sono prevalenti sugli elementi di innovazione e
  di  rottura.  Del  resto   le  votazioni  sugli  assessori  e  la
  travagliata vicenda delle deleghe, che  ha messo in sofferenza la
  sua parte politica, stanno lì a confermarlo.
       Lei  non è  riuscito  ad  andare,  nelle  sue  dichiarazioni
  programmatiche,  oltre  ad  una  visione  quasi  ragionieristica,
  apprezzabile  anche  nell'ispirazione  e  nel  rigore tecnico del
  risanamento  finanziario della Regione.  Sappiamo tutti quanto di
  questo ci  sia bisogno. Non capiamo però se si è fermato a questo
  per scelta, per limiti progettuali di questa compagine. Perché se
  avesse  provato a volare alto - e lei ne avrebbe avuto senz'altro
  le  condizioni  e  l'esperienza  - forse si sarebbe alzato troppo
  rispetto alla statura di questa maggioranza e di alcuni pezzi del
  suo Governo.
       Non riusciamo a cogliere  il  cuore del suo progetto, l'idea
  di  sviluppo o  l'individuazione  delle  risorse  e  dei  fattori
  propulsivi per una terapia   d' urto  contro la disoccupazione di
  massa e per il superamento della questione sociale drammatica che
  investe la Regione.
       La  Sicilia  oggi  è  una  terra senza identità, manca di un
  ruolo  che  sarebbe naturale nel Mediterraneo, assiste passiva al
  dibattito   politico   nazionale  sul  federalismo,  mentre  vede
  spegnersi  l'ultima  fiammella  della sua autonomia, mortificata,
  questo  si,  da  50  anni  di  scambio  tra  le  classi dirigenti
  nazionali  e  le classi dominanti regionali.
       La  politica  è  sempre più separata dalla società, distante
  dai  bisogni,  incapace  di  essere e di proporsi come servizio e
  questo   mentre   l'entrata  in  Europa  accresce  gli  squilibri
  territoriali  e sociali, rende strutturale il divario tra le aree
  forti e  le  aree  deboli del Paese e tra queste e il continente.
       La  Sicilia  ci parla di questo Mezzogiorno di oggi, del suo
  divario  di  reddito,  di  servizi,  di  qualità  della  vita, di
  cultura,  di  civiltà.  Quando  i riflettori si spengono, dopo il
  fango  di  Sarno  o  il  crollo  della  cattedrale di Noto, tutto
  ritorna  normale  e  quando  voi, lo dico ai compagni del   D.S.,
  parlate  di un Paese normale parlate spesso della rassegnazione a
  tutto   questo   e   dentro   questa   modernità,  dentro  questa
  modernizzazione   capitalistica   del   Mezzogiorno,   c'è  anche
  l'organicità  della mafia, dei suoi soldi, delle sue imprese, dei
  suoi rapporti con la politica e con l'economia.
       La Sicilia di oggi,  quindi,  le  parole più pronunciate del
  suo  discorso,  Presidente   Capodicasa,   sono  due:  imprese  e
  privatizzazioni. Non credo io  stia  forzando. Sono le parole più
  pronunciate. Non siamo affezionati  a  tenere  in  vita  l'ultimo
  residuo di socialismo reale  del  continente:  una regione piglia
  tutto e paga tutto, una  spesa  regionale  penetrata  in tutte le
  maglie della struttura sociale  e gestita da classi dirigenti che
  se ne sono alimentate.
       No   Ma  non  crediamo  che alle degenerazioni clientelari e
  assistenziali  del  pubblico  si  possa  rispondere  solo con una
  deregulation  e  con  un  processo  di  flessibilizzazione  e  di
  precarizzazione  del  mercato  del lavoro degno delle più marcate
  politiche liberiste.
       Ci dica, signor Presidente  della  Regione,  lo  chiediamo a
  Lei,  non  potevamo chiederlo  agli  altri,  quanti  soldi  della
  Regione e dello Stato  hanno  preso  gli  imprenditori  siciliani
  negli ultimi anni? Di quante  e  di  quali  forme di agevolazione
  fiscale   hanno   usufruito?   E   ci  comunichi  lei,  onorevole
  Presidente,  quanti  posti  di lavoro, con questi soldi pubblici,
  sono stati creati in più?
       Ci dica, signor Presidente della Regione, che sostegno hanno
  avuto  le  imprese  e  quanto  è  emerso grazie ad esse di lavoro
  sommerso?  Quanto è stato combattuto il lavoro nero? Come vengono
  rispettati  i  minimi livelli contrattuali?
       Dopo  le  vicende  delle  bambine  di Bronte, quest' Aula si
  impegnò  a  verificare, su proposta di Rifondazione comunista, se
  nelle   aziende  che  usufruivano  dei  contributi  regionali  si
  verificassero  ancora  casi  di  lavoro  nero  e  di sfruttamento
  minorile.
       Non   ci   aspettavamo  niente  dall'onorevole  Briguglio  o
  dall'onorevole  Catania,  ma  si  impegni  lei, prima di proporre
  nuovi  sostegni  alle  imprese  senza un indirizzo, un vincolo di
  qualità  degli  investimenti,  a darci questi dati.
       Ma  come,  se i soldi pubblici servono a finanziare i lavori
  di  utilità  sociale che vanno cambiati, per l'amor di Dio, vanno
  riqualificati,  ne  siamo  convinti,  ma se i soldi pubblici sono
  destinati  a questo, vengono chiamati assistenza, se invece vanno
  ad imprenditori che non creano un solo posto di lavoro in più gli
  stessi  soldi  pubblici  vengono  chiamati  sostegno  al mercato.
       Siate  seri,  voi  che venite da una storia che su questo ha
  condotto grandi battaglie.
       Abbiamo    sentito    affermazioni    preoccupanti,   signor
  Presidente, sullo smantellamento di  ogni forma di controllo e di
  regolazione del mercato del lavoro. Il collocamento va riformato,
  ma avvertiamo il rischio che  questo  Governo  abbia in testa una
  sorta  di  collocamento  privato,   di   agenzia  per  il  lavoro
  interinale, e da scenario  la  flessibilità  e la precarizzazione
  dei rapporti di lavoro.
       Un  sindacato  degno di questo nome, anche una CGIL degna di
  questo   nome,   avrebbe   dovuto   già   reagire   dopo   queste
  dichiarazioni,  ma  da  tempo  in  Sicilia  il  sindacato  è  più
  impegnato  a  raccogliere  le firme per il presidenzialismo che a
  rappresentare domande e bisogni sociali del mondo del lavoro.
       Vediamo  il rischio  che,  diversamente  denominato,  questo
  Governo abbia come modello sociale quello delle zone franche e in
  Sicilia   zone   franche   vuol   dire   anche   grande   mercato
  deregolamentato  dove il profitto  facile  e  senza  controlli  e
  vincoli può rialimentare un ruolo anche per le imprese illegali.
       La nostra opposizione sul modello sociale sarà netta, perchè
  ci battiamo per un altro modello  di  sviluppo economico e per un
  altro  modello  di  sviluppo   sociale.   Non  abbiamo  colto  un
  ragionamento  innovativo  sulle risorse esistenti nè le linee per
  una   programmazione  a  sostegno  di  uno  sviluppo  da  rendere
  tendenzialmente autopropulsivo. Non abbiamo trovato un legame tra
  la  difesa e la riqualificazione dell'apparato produttivo colpito
  da processi  di accorpamento e di concentrazione industriale tesi
  a considerare i  siti  siciliani  'rami  secchi' e le linee di un
  sistema industriale  integrato  che  deve  trovare le ragioni per
  costruire una  grande  vertenza  lavoro  in grado di unificare le
  risposte alle  cento  lotte  operaie diffuse sul territorio della
  Regione che  rischiano  la sconfitta se rimangono isolate e senza
  ascolto.
       Le  proponiamo, Presidente  della  Regione, di fare la prima
  conferenza  regionale  sull'occupazione per discutere le linee di
  un  progetto  unificante  delle vertenze operaie e di risposte di
  sviluppo avanzate  per  i problemi sociali e per l'occupazione. E
  così sull'agricoltura  il tavolo agricolo è necessario. Ma perché
  non  giungere subito ad una conferenza regionale sull'agricoltura
  per legare  i  temi  delle  produzioni  agricole  a  quelli della
  qualificazione   ecobiologica,   alle  politiche  alimentari  che
  potrebbero farci  interloquire  sia con i paesi dell'Africa e del
  Medio Oriente,  dove ci sono problemi di alimentazione, che con i
  nuovi mercati del nord e dell'Europa?
       So  bene  che  quando  parliamo  di politica industriale, di
  sistema   agro-alimentare   integrato  parliamo  anche  di  costi
  da abbattere, dall'energia ai trasporti,all'ambiente economico da
  bonificare ai costi aggiuntivi del differenziale mafia che esiste
  in questa Regione.
       Parliamo  innanzitutto  di  collegamento  interno  e  tra la
  Sicilia, il Paese  e il Mondo. Non ci hanno convinto Provenzano e
  Drago, non  ci  convincerete neanche voi signori del Governo, lei
  Presidente Capodicasa.  Ma  è  possibile  in una Regione dove per
  spostarsi da  una  città  all'altra  ci  vogliono  ore,  dove  la
  ferrovia non ha  ancora la doppia linea, dove non esiste un piano
  dei porti,  dove i collegamenti con i mercati nazionali ed esteri
  sono lenti  a  causa  delle difficoltà interne più che esterne, è
  possibile che  anche voi riproponiate il progetto del ponte sullo
  stretto di Messina? E' possibile che non riuscite ad andare oltre
  la logica  delle  mega  opere  distruttive  dell'ambiente e tutte
  sponsorizzate  da quella lobby politico-economica del cemento che
  vive o del miraggio o degli appetiti dei grandi appalti in questa
  Regione.
       Non   me  ne  voglia  l'onorevole  Piro,  ma  il  gruppo  di
  Rifondazione   comunista,   proprio   per   non  farlo  decadere,
  stamattina ha  firmato  la sua mozione e quella della Rete contro
  il ponte  sullo  Stretto.  Spero  che  assieme, nonostante il suo
  nuovo ruolo  in  questa maggioranza, potremo continuare a battere
  la strada dell'opposizione a questo progetto.
       Ma  la  vicenda  del  ponte, Presidente, è  anche  simbolica
  dell'idea  di  sviluppo  che  si  vuole  proporre,  quali risorse
  economiche,  quali  risorse  sociali, quale  energia produttiva e
  intellettuale  attivare. Questa è una Regione che di inverno alle
  prime piogge  vede franare il suo territorio e d'estate, ai primi
  caldi, patisce la  siccità. Come si chiama questo, lei lo sa bene
  Presidente,  lo  abbiamo detto tante volte dall'opposizione, come
  si chiama questo  se  non incapacità a gestire e a programmare le
  risorse esistenti.
       Per questo, Presidente, le chiediamo di partire dalle parole
  rimosse  del  suo  discorso  territorio  e ambiente, innanzitutto
  glielo chiediamo per parlare di lavoro.
       Quando   noi   parliamo   di   riqualificazione  dei  lavori
  socialmente e  ambientalmente  utili, parliamo di un grande piano
  di   riassetto  idrogeologico  del  territorio,  parliamo  di  un
  progetto di  manutenzione  e  riuso  dell'ambiente  e  dei centri
  storici;  lavori  buoni Presidente, fuori dalle logiche esclusive
  del mercato  e per questo a forte valenza pubblica da programmare
  in  concorso   tra   Regione,   Stato,   enti   locali  ai  quali
  eventualmente far concorrere anche i privati.
       Non lavori  di  utilità  clientelare come sono stati ridotti
  dalle  classi  dirigenti  siciliane  il  precariato  e  i  lavori
  socialmente  utili. Pensiamo ad un uso produttivo che si potrebbe
  fare del  lavoro  forestale; altro che precari  Sì che ci sarebbe
  la   possibilità   di  sottrarli  ai  ricatti  clientelari  degli
  assessori di turno o degli ispettori di turno.
       E i  beni culturali, Presidente, sono o no la grande risorsa
  di   questa   terra?   Quali   interventi,  quale  riforma  delle
  Sovrintendenze?     Quale     valorizzazione    del    patrimonio
  storico-culturale dopo i tentativi di scempio politico operati in
  questo   settore  dal  precedente  assessore  regionale  ai  Beni
  culturali? L'ha  dimenticata  questa  parola  nel  suo discorso e
  aspettiamo anche  risposte ed una indicazione sulla riforma delle
  Sovrintendenze. E  Lei,  onorevole  Presidente della Regione - mi
  consenta l'aggettivo  - agrigentino, che idea ha per la Valle dei
  Templi e  per quella ricchezza calpestata dall'abusivismo e dalle
  scorribande  della  speculazione?  Anche su questo aspettiamo una
  risposta    che   può   trovarci   sensibili   o   può   trovarci
  all'opposizione a  seconda  dell'indirizzo che il Governo saprà e
  vorrà dare.
       Certo,  avere  nel vostro governo inamovibile come assessore
  al Territorio  e  all'Ambiente  l'onorevole Lo Giudice che sembra
  avere, come  unico  cruccio  - almeno lo è stato finora, speriamo
  che il cambio di "compagnia" gli modifichi le intenzioni - quello
  delle sanatorie  dell'abusivismo  non  ci  rassicura. Ma non è un
  problema  nostro,   è  un  problema  della  maggioranza  e  della
  convivenza,  assieme  dall'opposizione  lo  abbiamo affermato più
  volte,  quando  questo  Assessorato  proponeva  le  sanatorie per
  l'abusivismo a nome degli altri governi.
       Noi non  lo  lasceremo  passare  perché  sappiamo  che dalla
  speculazione allo  scempio del territorio e alla cementificazione
  delle coste è sempre passato lì lo scambio politico-mafioso.
       Incalzeremo il  governo  su  questi  temi,  faremo esplodere
  anche le contraddizioni.  Così come sulla scuola e sulla cultura,
  sulle Università  in  crisi, avremmo voluto ascoltare qualcosa di
  più.  Del  resto,  la  vicenda  dei Policlinici credo che avrebbe
  meritato qualche  parola  in più:  il Policlinico di Messina e il
  Policlinico di Palermo sono lì a levare ferma una denuncia.
       Certo, sulla scuola  non  è  che  il  Governo  nazionale  ci
  rassicuri molto,  visto  lo  scempio  che vuole fare della scuola
  pubblica, ma  da  questo governo, il primo con una forte presenza
  della Sinistra, ci saremmo aspettati qualcosa in più.
       La vicenda dei  policlinici,  da  Messina a Palermo, la dice
  lunga su come  anche la gestione lobbistica della spesa regionale
  abbia contribuito al loro degrado. Questo governo su queste cose,
  però, non può dire  molto.  Non  è  un  caso che sulla sanità sia
  passato il  veto  dell'UDR; infatti, la sanità è lo "spartiacque"
  di un modello  sociale  ed  è  già  ricorrente la voce - spero ci
  smentisca  il   neo-assessore  Sanzarello  -  che  parla  già  di
  privatizzazione di servizi e di delega di alcuni servizi pubblici
  ai privati, come  se  i centri di cura e la specialistica privata
  non  assorbissero  già  risorse  enormi, a  fronte dell'esigenza,
  invece,  di  riqualificazione e di razionalizzazione della Sanità
  pubblica.
       Insomma, avrete in noi una opposizione netta, di merito, ma,
  lo   state   già   ascoltando,   costruttiva   sui  problemi.  Ci
  incontrerete ogni  qualvolta sarete coerenti con le battaglie che
  assieme  abbiamo  condotto  dall'opposizione;  non  ci  troverete
  quando sarete  prigionieri  di  una  maggioranza  che  ha  troppa
  continuità con i precedenti governi di centro-destra.
       Questo  Governo,   e  vado  alle  conclusioni,  nasce  sotto
  l'egemonia di  una  continuità  che  fino  a  ieri  tutti assieme
  dall'opposizione abbiamo combattuto e contrastato: i compagni del
  PDS, la  Rete,  Rifondazione  Comunista;  vi  aspettiamo ora alla
  prova dei fatti
       Che ne  sarà  delle nomine del precedente Governo, onorevole
  Presidente della Regione?  Che ne sarà di quei direttori nominati
  sulla base  di  criteri  di  appartenenza  politico-familiare con
  questo o con  quell'assessore  o  quel deputato o quel capo delle
  segreterie politiche? Che  ne  sarà  dei manager delle UUSSLL che
  stanno facendo scempio e non certo brillando per la loro gestione
  manageriale e anzi privatistica e politicamente di scambio?
       A  voi  le  risposte  noi  dall'apposizione  vi incalzeremo.
  Anche la lotta  alla mafia, a Cosa Nostra, che è sempre stata qui
  uno  dei  soggetti  politico-economici di questa Regione, avremmo
  preferito  che  pervadesse  tutto  l'impianto  programmatico  del
  Governo e non che fosse un semplice punto "G" delle dichiarazioni
  programmatiche.
       La  Regione  può  fare  molto,  onorevole  Presidente  della
  Regione, anche su questo la incalzeremo, può fare molto contro il
  racket, contro  l'usura, nella bonifica dell'apparato burocratico
  e amministrativo,  nella  bonifica  di alcune sue partecipate. Le
  chiedo  formalmente,  Presidente Capodicasa, quello che non siamo
  riusciti ad  ottenere dal precedente Governo: l'elenco di tutti i
  burocrati e  i  funzionari della Regione implicati in inchieste o
  condannati per reati di mafia, di corruzione o contro la pubblica
  Amministrazione. Lo  aspettiamo  da mesi; dia un segnale netto di
  impegno in  questo  senso,  li rimuova dai loro posti. Spesso più
  che la  continuità  nella politica e negli uomini della politica,
  la  continuità  del  sistema  di  potere politico-mafioso avviene
  attraverso    la    inamovibilità    dell'apparato    burocratico
  amministrativo.  Batta  un  colpo  questo Governo, dia un segnale
  netto di  impegno,  attivi  un  tavolo permanente per la verifica
  dello stato  di  attuazione  della  legge sulla confisca dei beni
  mafiosi e  per  la  loro  riutilizzazione sociale e istituisca un
  osservatorio sugli  appalti  e  sulle  imprese.  Sì,  le imprese,
  perché  quando  parliamo  di  mafia,  ce lo hanno insegnato gente
  come Mario  Mineo,  parliamo  di  una  borghesia mafiosa che vive
  dall'alimento della  spesa pubblica regionale e dello scambio tra
  la politica, l'economia e gli interessi speculativi.
       Ecco,  signor Presidente, lotte sociali, coerenza antimafia,
  nuovo modello  di sviluppo sono e saranno la bussola della nostra
  opposizione, una  opposizione  chiara,  di sinistra, diversa - lo
  sente nei toni - nei contenuti, nel rigore dall'opposizione della
  destra; del resto, molti aspetti dei comportamenti e delle scelte
  del precedente  Governo sono simili all'impostazione che la nuova
  maggioranza propone.
       Questo Governo  lascia  un  grande  vuoto  di rappresentanza
  politica e sociale  a  sinistra,  c'è  bisogno  di ricostruire un
  nuovo  legame sociale tra la politica e i bisogni, e la gente, le
  donne,  gli  uomini  democratici, il popolo della sinistra devono
  potere  sapere che non tutti si rassegnano all'esistente e, se mi
  passate l'espressione di un grande giornalista come Luigi Pintor,
  che non tutti si rassegnano anche in Sicilia, oltre che in Italia
  a morire democristiani.
       C'è  una  domanda  forte  di  alternativa. Viene dalle lotte
  operaie  (lei  ieri  ha  incontrato  alcuni lavoratori) viene dal
  volontariato sociale e cattolico, dalle forze dell'ambientalismo,
  dall'associazionismo  antimafia,  da  quel popolo di sinistra che
  con   radicalità   ha  già  vissuto  criticamente  le  esperienze
  consociative del passato; penso a tanti militanti e simpatizzanti
  della  rete  o  di  quella  che  fu la rete.  A queste forze, nel
  rispetto  della  diversità  e  della  loro  autonomia, noi con la
  nostra opposizione proveremo a dare voce.
       Lei ha  dichiarato, Presidente, che questo Governo racchiude
  in sè l'incontro  tra  il  meglio  della  tradizione socialista e
  liberale e  il  meglio  della  tradizione  cattolica democratica;
  altri,  diversi  da  noi, per pura scelta di ricollocazione hanno
  deciso  di  fare  l'appendice  o  la  ruota  di  scorta di questo
  incontro   e   di   questa  maggioranza.  Resta  solo  a  noi  di
  Rifondazione  comunista,  dunque,  l'orgoglio,  ma soprattutto il
  compito  duro  e  difficile e nello stesso tempo appassionante di
  ridare  senso  ad  una  tradizione  comunista che in questa terra
  dall'opposizione  ha segnato la storia delle lotte di liberazione
  di  migliaia  di  donne  e di uomini. In una terra non pacificata
  come  la  Sicilia,  io  comunista vorrei prendere in prestito una
  bellissima  espressione  di un meridionalista liberale come Guido
  Dorso:   "solo   grandi   passioni   possono  sconfiggere  grandi
  ingiustizie".  Con questo spirito aperto al confronto, ma netto e
  rigoroso  i  deputati  di Rifondazione comunista non voteranno la
  fiducia  al  suo  programma  e  al  suo  Governo  e svilupperanno
  nettamente la loro opposizione.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
  facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, cercherò di
  non  utilizzare  i  15  minuti  a  mia  disposizione e di fare in
  fretta,  tuttavia  ritengo  doveroso  intervenire  all'atto della
  costituzione  di  un  Governo  diverso,  di un Governo che ha una
  presidenza  diversa, di una composizione che può, unica in questo
  momento,  dare  un  Governo  pur nelle difficoltà che non sarebbe
  giusto  non sottolineare. Mi riferisco alle difficoltà dei numeri
  alla  difficoltà  che  è  nel  segreto  dell'urna,  alcuni  hanno
  ritenuto  di dovere dare un contributo che è ufficialmente davano
  di  consenso al Governo e che solo nel segreto ha fatto diventare
  il Governo nei numeri all'inizio di questa esperienza balbettante
  e claudicante.
       Debbo  dire  che  anche nella distribuzione delle deleghe lo
  spettacolo  non  è  stato quello che volevamo dovesse essere, non
  per  sua responsabilità, ma perchè gli umori, le ambizioni, anche
  piccole,  hanno  preso  per  un  certo  momento il sopravvento di
  fronte  ai  gravi,  forti,  onerosi  problemi  che la Sicilia ha,
  eredita dal passato.
       Ed  in  questo senso, quindi, mi sento preoccupato sul piano
  personale,  mi sento preoccupato nel momento stesso in cui prendo
  la  parola, cosciente come sono delle gravi difficoltà economiche
  e sociali in cui questa nostra terra continua a dibattersi.
       Non  mi  appello in questo momento alla felicità che è stata
  promessa e non mantenuta dal Governo di centro-destra, mi appello
  alla  speranza  e  io  ritengo  che  Angelo Capodicasa con questo
  Governo possa riaprire la porta alla speranza di un'inversione di
  tendenza  reale  che  non  debba essere nè parolaia nè pervasa da
  infingimenti  da  Prima  e  Seconda Repubblica nè da gente che ha
  cercato  di  far traballare la stessa sorte dell'intera Assemblea
  regionale  per curare interessi di parte spesso inconfessabili in
  altri  modi  non nobili che hanno portato anche colleghi deputati
  da  questa  stessa  tribuna  la stessa notte ad andare non dico a
  battere  cassa  ma  a  battere  la  propria  presenza in Aula nel
  momento  stesso  in  cui  sulla  legge concernente la dismissione
  degli  enti  qualche  parola  in  più  è  stata  detta  per farsi
  ascoltare e per farsi apprezzare, non come prezzo, ma come stima.
       E  ritengo  che anche su questo, onorevole Presidente, sulla
  dismissione  degli  enti,  con  le opportune modifiche se debbono
  esserci, questo Governo misurerà la sua volontà e la sua capacità
  di  essere  e  di  essere in mezzo alla gente ed al sociale a chi
  soffre,  a  chi  è  debole e non a chi è forte anche dei consensi
  degli sciocchi.
       Ritengo  quindi che debba esserci un'inversione di tendenza,
  onorevole  Presidente,  anche nella forma e per forma intendo che
  il  Governo  sia  presente  nella sua interezza quando ci sono le
  sedute  d'Aula e che solo per momenti di difficoltà obiettiva gli
  assessori debbano non essere presenti in collegamento diretto con
  l'Assemblea...

     CAPUTO. Come stasera.

     CINTOLA.   Onorevole   Caputo,   io  ho  visto  i  governi  di
  centro-destra  composti  dai  suoi  amici  presenti  in Aula e so
  quante volte sono stati presenti in Aula e per quante ore abbiamo
  atteso  per  fare  il  Governo  Drago  che  la sua parte politica
  riuscisse  a definire i suoi interni travagli di assessorati e di
  potere.
       Adesso  quando  viene  fuori  proprio  dalla destra un certo
  tipo   di   iniziativa   di   questo  genere  che  sottolinea  le
  manchevolezze  degli altri, dico che chi non ha peccato scagli la
  prima pietra, e lì mi fermo.
       Aggiungo, altresì, che mi pare necessario e opportuno che le
  sedute  dell'Assemblea inizino agli orari stabiliti, che riunioni
  della Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari non siano
  mai  più  convocate  un'ora  prima  della  seduta, costringendo i
  deputati  che  vogliono  lavorare ad aspettare inutili e continui
  infingimenti   che   hanno  prodotto  soltanto  il  risultato  di
  stancare.
       Ritengo  necessario,  quindi,  che  le  sedute  inizino  con
  puntualità,  che  non ci siano più le convergenze assembleari per
  la   mortificazione,   poi,   alla  fine,  delle  leggi  e  degli
  intendimenti  del Governo stesso e della sua maggioranza ancorchè
  minoranza.
       Ritengo che sui problemi dell'occupazione e sull'articolo 23
  ci  sia  necessità  di una parola chiara e definitiva; che con la
  dismissione  degli  enti  che  deve  essere  fatta assieme ad una
  inversione  di  tendenza  sull'articolo  23 possano anche da quel
  lato  essere  reperite  per la Regione, per le asfittiche risorse
  finanziarie fondamentali opportunità diverse.
       Ribadisco  ancora con le ottocentomila lire che Briguglio ha
  promesso  e  non  sempre  mantenuto se non in termini clientelari
  non  si  risolvono  i  problemi né delle famiglie né del bilancio
  della Regione stesso.  Ritengo, onorevole Presidente, che come in
  altre  occasioni  con  il  Governo  Provenzano  e  con il Governo
  Drago, senza essere stato inserito personalmente in maggioranze e
  in assessorati ho avuto modo di esprimere fiducia alle parole; in
  questo caso non posso che confermarle perché  per la mia parte ho
  anche  contribuito  alla stesura dei programmi, alla nomina degli
  assessori senza essere mai candidato ad assessorati.
       Ritengo,  altresì,  che  quest'Aula  ha  il dovere in questo
  momento,   al   di  là  degli  schieramenti,  di  comprendere  le
  difficoltà  della Sicilia e dei siciliani e di rendersi conto che
  non  può  essere  più  con lo scontro parolaio che si risolvano i
  problemi;  c'è  necessità  che  l'Assemblea  abbia un sussulto di
  orgoglio  e,  perché  no?  un  ultimo  tentativo di salvaguardare
  l'autonomia  della  Sicilia,  di renderla forte al cospetto dello
  Stato  perché  sa  invertire  tendenze  e sa evitare lo spreco di
  denaro  (quel  poco  che  resta)  a  difesa  di  chi è debole. Un
  presidente  che  nella  sua  storia  ha l'essere stato a sinistra
  accanto  ai  deboli,  credo non possa né debba dimenticare che su
  questa  base soltanto può iniziare un governo capace di risolvere
  i problemi.
       Mi  sorprende che l'onorevole Forgione, uomo di sinistra sia
  stato  nel  suo  intervento così duro e forse anche inopportuno e
  ingiusto.  Ingiusto  perché  siamo  all'inizio,  ingiusto  perché
  stiamo parlando solo di proposte che debbono concretizzarsi e non
  di azioni che sono state poste in essere; ingiusto perché bisogna
  dare  (come  io  ho  dato  in  due  tempi diversi, in due governi
  diversi)  non  la  sfiducia  preconcetta  e  precostituita, ma il
  diritto-dovere  di  parlare, di esserci. Io ho cercato di dare il
  mio  contributo onesto, personalizzato anche in alcune occasioni,
  per  dire  e  per  confortare  i governi quando si sono mossi nel
  senso  della  giusta  interpretazione  delle  esigenze  popolari;
  quando,  invece,  questo  non  hanno  fatto, guardando alle beghe
  interne, alle mogli dei segretari particolari degli assessori che
  diventano  consiglieri  provinciali  dell'Ente provinciale per il
  turismo  di  Palermo, alle mogli dei portaborse dei capi di Forza
  Italia  che  diventano  membri  del  consiglio di amministrazione
  dell'Ente  provinciale per il turismo di Palermo, quando ho visto
  fischiettare  assessori  uscenti,  vedovi  del potere, in Aula, a
  mortificazione  dell'intera Assemblea, dopo essersi macchiati con
  la loro firma, ultimo atto a posteriori fatto della caduta stessa
  del  loro  mandato continuare ad amministrare per le piccole cose
  da  conservare  per forza fino all'ultimo momento, per tentare di
  salvaguardare il piccolo anche quel poco che c'era, chiuderlo per
  dire chi viene dopo trovi lo zero tagliato.
       Su  queste  cose,  onorevole  Presidente  della  Regione  ed
  assessori,  la  mia  è una fiducia forte e sentita e mi auguro di
  non  pentirmi  di  ciò che sto dicendo; resterò senz'altro vigile
  per quella  che è la mia unità di presenza di voto e di lavoro in
  questa  Assemblea,  al  di  la  degli  steccati,  al  di la della
  contrapposizione,  affinché  possa  venire  fortemente una parola
  nuova  e  diversa, affinché la Sicilia possa essere ricordata non
  solo  per  mafia e delitti, ma perché ad un certo punto c'è stato
  un  momento  di  orgoglio  e di comprensione reale delle verità e
  della realtà e ci si è messi a lavorare nell'interesse collettivo
  nel   tentativo  di  soddisfare  le  esigenze  della  popolazione
  siciliana  negletta  ed  abbandonata  senza lavoro e per il quale
  lavoro ci siamo occupati solo dopo i suicidi.  Di fronte a queste
  cose  dico  che è sbagliato, profondamente sbagliato dividersi in
  maniera preconcetta ed assurda, che non ci sia un momento nuovo e
  diverso,  non  di  "larghe  intese",  di  potere, di prebende, di
  assessorati  più o meno richiesti sottobanco o soprabanco. C'è la
  necessità  di  prendere  coscienza del proprio ruolo di cittadini
  eletti  in nome di chi ha votato esprimendo una fiducia che poi è
  stata  ripagata  come  fino  ad  ora è stata ripagata: in maniera
  indegna  e non certo consona agli interessi della gente che ci ha
  votato.
       Allora,   un   sussulto   di   orgoglio,   allora   non   la
  contrapposizione ed allora un momento di riflessione e di stasi e
  di  sguardo  attivo  e costruttivo all'azione che questo Governo,
  aldilà del fatto che veramente non è una composizione che avviene
  con  anni  di  retroterra,  cosa che l'onorevole presidente della
  Regione  ha  avuto modo di dire nel momento stesso in cui è stato
  eletto.  Egli ha detto che c'erano certamente difficoltà per anni
  di  diversa  impostazione  tra  alcune  forze  che  sostengono il
  Governo ed altre che all'opposizione sono state nel governo della
  Regione  siciliana  e nel Paese. Ritengo, onorevoli colleghi, che
  qui  non  ci  sia  più  necessità  di  fare  bei  discorsi  o  di
  prepararseli  per  leggerli in maniera enfatica; c'è la necessità
  di  dire  "pane  al  pane" e "vino al vino" e di poter riprendere
  seriamente,  serenamente  un  percorso  che  possa  invertire  le
  tendenze  che  ad  oggi non hanno risolto i problemi della nostra
  terra.  Io  non  credo  che ci siano bacchette taumaturgiche, che
  basti  cambiare l'uomo o gli uomini per risolvere i problemi; c'è
  la  volontà  diversa,  pronta  ad essere posta all'attenzione del
  bene  comune.  Dunque, e concludo, riprendiamo un cammino che non
  sia  di  contrapposizione frontale, che sia di scontro sì, ma per
  migliorare e per potere varare leggi al servizio della gente.
       Adesso   qualche   correttivo,   signor   Presidente.
       Non  so  per  quale  motivo  nelle  Commissioni  (lo ritengo
  assurdo)  sia stata tolta la penalizzazione dell'indennità per il
  deputato   assente   alle   riunioni.   Io   dico   che   bisogna
  ripristinarla,  perchè  le  Commissioni  prima  lavoravano,  oggi
  lavorano  meno.  Ritengo, altresì, che anche il fatto che in Aula
  sia  sufficiente  mettere  una  firma, non sempre quella propria,
  magari...

       (proteste da parte degli onorevoli Aulicino e Grimaldi)

       In Parlamento, con prove di fatto inoppugnabili, è avvenuto:
  c'era chi firmava al posto di chi stava facendo comizi. o facendo
  comizi altrove.  Allora io ritengo...

             (proteste da parte dell'onorevole Aulicino)

       L'onorevole  Aulicino  ancora  non apprezza che cerco di non
  parlare  di  lui  e  che faccio finta che non sia presente. Stavo
  dicendo   che  le  firme  non  sempre  sono  apocrife.  Onorevole
  Aulicino,  lei  ancora  l'Assessorato  non l'ha avuto, quindi può
  continuare a fare opposizione fino a quando non l'avrà.

                  (proteste dai banchi della destra)

     PRESIDENTE. Onorevole Cintola, concluda.

     CINTOLA.   Signor   Presidente,   concluderò   quando  lei  mi
  consentirà di concludere.  Stavo dicendo che bisogna collegare la
  firma  della  presenza dei deputati in Aula e non soltanto con il
  foglio  di  presenza,  che  sia  necessario collegarla anche alla
  presenza  nel  momento  in  cui  si  vanno  a votare le leggi per
  evitare che  i  vedovi  del  potere  continuino incessantemente a
  ritenersi assessori  senza  portafoglio  o  con  l'iniziativa  di
  doverci tornare a tutti i costi, anche facendo carte false.
       C'è una  necessità,  onorevole Presidente - e concludo - che
  questa Assemblea  riprenda il ruolo di una dignità che non sempre
  esprime, e  non la esprime nelle zuffe, come non la esprime negli
  'inciuci', non  la  esprime con le assenze, non la esprime con le
  imboscate nel voto segreto, non la esprime con i tradimenti senza
  prendere conto  e rendere conto del proprio operato in quest'Aula
  e fuori da quest'Aula e non la esprime, certamente, quando, anche
  dai  banchi  dell'opposizione ho sentito interventi durissimi che
  sembravano  contro  questo  Governo,  come  quello dell'onorevole
  Ricotta   che   invece   ha   testimoniato,   in   maniera  quasi
  inequivocabile,  come  l'assessorato  alla  sanità ad oggi non ha
  funzionato e  non  ha  reso  nessun senso né  di giustizia, né di
  comprendonio del tempio massimo della salute che erano e che sono
  rimasti gli  ospedali  in Sicilia, attaccando anche le nomine dei
  manager   che   ha  definito  certamente  non  all'altezza  della
  situazione.
       Su  questi  temi, onorevole Presidente e onorevoli colleghi,
  al di  là, dicevo, degli  steccati  è  necessario  rimboccarsi le
  maniche e lavorare per la Sicilia e per i siciliani.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Mele. Ne ha
  facoltà.
       L'onorevole Mele illustrerà la  mozione  di  fiducia  e ha a
  disposizione trenta minuti per il suo intervento.

     MELE.  Signor  Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
  della Regione,  onorevoli  colleghi,  a  me,  come  ha  detto  il
  Presidente  dell'Assemblea,  è  data  l'opportunità di illustrare
  l'ordine   del   giorno  della  maggioranza  e  con  uno  spirito
  estremamente positivo, ma anche critico, mi accingo a partecipare
  a  questo  dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del nuovo
  Governo,  del nostro Governo, signor Presidente della Regione, un
  Governo  sicuramente  non  di  continuità  ma  di  rottura  e  di
  cambiamento, un  cambiamento  che  in questi anni si è fatto cosa
  viva, ma  che  in  alcuni  casi,  è  bene  dirlo, ha subito forti
  battute di arresto.
       La lunga storia della Regione siciliana ha visto nascere ben
  52 Governi ed ognuno di  essi ha voluto fregiarsi di un aggettivo
  altisonante  per  sottolineare  al  meglio  il  significato della
  missione  che  si  apprestava  a  compiere, sicché  abbiamo avuto
  "Governi di  patto  di fine legislatura", "Governi delle carte in
  regola",   "Governi   dei  doveri",  "Governi  delle  emergenze",
  eccetera.
       Io  penso,  onorevole   Presidente  della  Regione,  che  la
  Sicilia, oggi più che  mai,  abbia  bisogno  di  un  Governo  che
  assolva la semplice, e allo stesso tempo difficile, incombenza di
  governare.
       La nostra  Regione  ha  bisogno di un Governo, dunque, senza
  aggettivi, un  Governo  capace  di  attuare il programma che si è
  dato, soprattutto nei tempi  e nei modi stabiliti, un Governo che
  desidera l'attuazione piena  di  una  politica  dei  diritti  nel
  quadro di un diffuso  affermarsi  dei  principi  di legalità e di
  responsabilità dei quali, poi, parleremo.
       Il gruppo parlamentare MD-La Rete-AD è ben consapevole delle
  difficoltà finanziarie  e  sociali  della  Regione,  così come ha
  piena contezza delle difficoltà politiche presenti fuori e dentro
  quest'Aula; tutto  questo,  secondo noi, rappresenta un motivo in
  più per  reclamare  forte attenzione ed un impegno straordinario,
  sia da parte  del  Governo,  sia al contempo da parte dei partiti
  che lo sostengono.
       Inizio  questo  mio  intervento a partire dagli avvenimenti,
  quegli  avvenimenti  non  solo  siciliani,  ma  dell'intero Paese
  alcuni dei  quali  purtroppo  fanno  riemergere  il  peggio della
  storia del  nostro  Stato,  ma  rendono  evidente  lo scontro fra
  legalità  e  illegalità,  tra  normalità e normalizzazione ancora
  fortemente in atto.
       Purtroppo,  molte  vicende  confermano  che  la  transazione
  democratica   è   ancora   ampiamente   da   realizzare,   ancora
  contraddittoria e  carica di rischi; il nostro Paese, cioè a dire
  l'Italia, e questa terra  in  particolare,  ha  conosciuto il più
  insopportabile potere della  mafia,  di  associazioni occulte, il
  più  elevato numero di stragi  e  di  omicidi  che  non  di  rado
  all'interno   delle    istituzioni   hanno   trovato,   onorevole
  Presidente,   mandanti,   esecutori   ed   anche  autorevolissime
  coperture.
       La Sicilia, nello  "scacchiere  italiano",  ha  occupato  un
  posto strategicamente importante,  tra  sistema  di  illegalità e
  potere politico si era  stabilito un patto innaturale, questo, in
  molti, ci siamo proposti di  rompere. A   molti  di  noi  è stato
  chiesto di andare  avanti  oltre  le  specifiche appartenenze, di
  guardare  oltre gli  steccati  ideologici  per  superare  proprio
  questo  impasse  che  ha  bloccato  la  democrazia  compiuta  con
  difficoltà politiche assolutamente evidenti.
       Signor  Presidente, purtroppo dobbiamo ammettere che abbiamo
  in questi anni e negli anni scorsi vissuto in un clima dove forti
  sono stati i colpi tesi a scardinare il sistema democratico dello
  Stato, penso  agli attacchi costanti e continui contro le procure
  delle  Repubbliche,  onorevole  Forgione, ed ho l'obbligo morale,
  essendo a  Palermo, ma anche se non lo fossi avrei altrettanto lo
  stesso obbligo,  di  ricordare a tutti noi il lavoro svolto dalla
  Procura  della  Repubblica di Palermo e dal procuratore Giancarlo
  Caselli,  quegli  attacchi  costanti  e  continui  -  e  il  caso
  Lombardini ne  è  testimonianza - attraverso i quali si è tentato
  di  destabilizzare  l'istituzione  più  qualificata  nella  lotta
  contro la mafia.
       Penso in generale all'affievolimento del tema della mafia ed
  al  dibattito  politico  nazionale,  penso al desiderato e voluto
  affossamento  della  legislazione sui collaboratori di giustizia,
  alla modifica  del  41  bis  circa  il  regime  carcerario,  alla
  revisione del 513, alla proposta di superare il reato di concorso
  esterno in associazione mafiosa , alla depenalizzazione del reato
  di falso  in bilancio o, in alcuni casi, alla forte assenza dello
  Stato  in  alcuni  territori  della Regione siciliana lasciati in
  mano ai poteri criminali e mafiosi.
       Preoccupante  è  stata  la  strategia  di  attacco  frontale
  utilizzata dalla mafia in queste ultime settimane, ma altrettanto
  preoccupante  è  stata  nei  mesi  precedenti  la  strategia  del
  silenzio da parte  della  mafia,  che ha tentato di ridefinire il
  proprio ruolo  attraverso  una  nuova  e  silente  ricollocazione
  all'interno della società siciliana.
       Ma l'Italia  e  la Sicilia, signor Presidente, non sono solo
  questi. Il  cambiamento nella nostra terra si è fatto cosa viva a
  partire dal  1993 nelle città siciliane ed i cittadini se ne sono
  accorti.
       Una Sicilia  positiva  e  costruttiva  che ci ha visto, come
  abbiamo detto  noi  della  Rete,  orgogliosi di essere siciliani,
  anche e grazie soprattutto all'impegno determinante di tantissimi
  sindaci  dell'Isola  che  hanno  ridato  credibilità  allo  stato
  democratico italiano  sia  in  termini  di  gestione  della  cosa
  pubblica sia soprattutto in termini comportamentali, e  ricordo a
  tutti noi che siamo in Sicilia.
       Il nostro  movimento  si  è battuto sin dall'inizio affinchè
  gli  enti  locali  divenissero  protagonisti  dell'evoluzione  al
  sistema   democratico,   tramite   l'affermazione  di  una  netta
  autonomia che  ha  determinato una nuova capacità propulsiva e di
  gestione concreta delle istanze dei cittadini.
       La Sicilia è  stata  in  questi  anni - e  spiego  anche  la
  motivazione per  la  quale  noi  condividiamo la scelta di questo
  progetto politico - laboratorio di formazione di un nuovo modo di
  intendere e  praticare  la sinistra, una sinistra legata più alla
  progettualità che  agli  schemi ideologici, una sinistra che si è
  misurata, onorevole Forgione, così come è avvenuto in molti altri
  enti   locali,   molto   più   sulle   cose  concrete  che  sulle
  appartenenze.
       Una sinistra  volta  alle  esigenze  reali della gente, alle
  loro domande, ai bisogni concreti, ai bisogni quotidiani.
       Tutto ciò  ha  restituito  il  suo  carattere pubblico e non
  privato   nella   gestione  della  macchina  amministrativa,  una
  gestione effettuata  tenendo presente la legalità come principale
  valore di governo.
       Per   noi   dei   Movimenti   democratici-la   Rete-Alleanza
  democratica, il  legame  della  politica  con  la  morale  non va
  interpretato  dunque  fraintendendolo  in termini moralistici, va
  piuttosto inteso come requisito essenziale della stessa efficacia
  di  un  progetto  politico,  come condizione fondamentale di ogni
  azione  politica,  di  ogni  comportamento  e  di  ogni  processo
  autenticamente politico.
       In questo  modo  noi  intendiamo  la  sinistra, una sinistra
  capace di  fluidificare  le  appartenenze, una sinistra tesa alla
  valorizzazione delle differenze e del pluralismo come capacità di
  accoglienza dell'altro, una sinistra basata più sul primato della
  legalità e  dei  diritti  dei  cittadini,  i diritti come momento
  centrale del riconoscimento dell'esistenza dell'altro.
       Oggi,  allora,  più  di  prima  occorre  mobilitare  ciascun
  cittadino  in  prima  persona  come  custode della cosa pubblica,
  intendendo   in   questo   modo   l'esercizio   del   diritto  di
  cittadinanza.
       Da questo  punto, signor Presidente della Regione, da questa
  angolazione non ci sono valori si sinistra o valori di destra, ma
  esiste piuttosto  un  certo  stile  nel  praticarli, nel renderli
  efficaci nella  storia  e  la  sinistra si qualifica piuttosto in
  base a questo stile.
       In questo  senso  riteniamo  che  si  debbano  inquadrare  i
  problemi che  questo governo deve andare ad affrontare. In questo
  senso  questo governo di centrosinistra dovrà rendere effettivi i
  diritti dei cittadini attraverso una nuova e seria politica della
  solidarietà  sociale.  Non  è più possibile continuare ad offrire
  per carità  quello  che  in altri termini è dovuto per giustizia.
  Non  possiamo  rischiare  di  mettere  l'accento,  come  spesso è
  accaduto  in  Sicilia, sulla generosità dei benefattori piuttosto
  che sui diritti dei cittadini.
       Imperniamo   allora   la   nostra   politica   sul   dettato
  costituzionale.  Penso  agli  articoli  2  e 3 della Costituzione
  italiana che promuovono una vera partecipazione e uguaglianza dei
  cittadini.  Rendere efficaci questi valori allora a partire dalla
  corretta  risoluzione  del  problema  occupazionale.  Non  è  più
  pensabile continuare  a calpestare la persona umana attraverso il
  meccanismo  occupazionale  di  "definitivo precariato".  Potrebbe
  sembrare contraddittorio  ma  è proprio così nella nostra realtà.
  Questo precariato  volto  alla  gestione  clientelare  del potere
  piuttosto che  alla  esaltazione  della  dignità  umana.  Anche e
  soprattutto attraverso il lavoro.
       Rispetto  a   tutto  questo,  signor  Presidente  e  signori
  assessori,  mi   consenta   di  affermare  che  il  cattolicesimo
  democratico, e lo voglio dire da cattolico democratico, ha svolto
  e continua  a  svolgere  un  ruolo  centrale nell'affermazione di
  questi principi.  Mi  dispiace che il Presidente della Regione si
  sia allontanato.
       Un  cattolicesimo  democratico  che  ha  consumato proprio e
  soprattutto  nella  nostra Regione la rottura dell'unità politica
  dei   cattolici.  In  questo  senso  vorrei  ricordare  ai  laici
  l'enciclica  papale  "Centesimus  annus"  che  ricorda  sia  alla
  sinistra  che   alla   destra   che  la  Chiesa  non  ha  modelli
  politico-economici da proporre.
       Ogni modello  politico  nel  mondo  nasce  dalle contingenze
  storiche,    dalle   contingenze   sociali,   dalle   contingenze
  economiche.   In   questo   senso, anche  attraverso  la  rottura
  dell'unità politica  dei  cattolici, la Chiesa siciliana ha avuto
  negli anni passati  un  ruolo centrale nel processo di evoluzione
  democratica della realtà siciliana.  Lavorando, come è avvenuto a
  Palermo, nella direzione  in  cui  tutti i modelli possono essere
  messi  a   confronto  e  alla  prova,  teorizzando  e  praticando
  concretamente la  rottura  delle  appartenenze. Penso a quanto ha
  portato avanti  il  nostro Movimento della Rete e all'esaltazione
  piuttosto delle differenze  creando occasioni di dialogo e non di
  conflitto. Tutto ciò  è  stato il nostro pilastro portante che ha
  guidato la Rete e  i  nostri  movimenti in questi anni.
       Una  nuova  sinistra,  quindi,  non  degli  schemi  o  delle
  appartenenze ma  una  sinistra come pratica sociale, una sinistra
  come nuovo stile di  vita.  Tutto questo è nato in Sicilia, tutto
  questo è nato in  Italia  e  tutto  questo in Sicilia e in Italia
  sono stati i nostri  movimenti. Tutto questo è stata la Rete e lo
  dico con  orgoglio,  lo  dico all'onorevole Forgione che poc'anzi
  fraintendeva alcune cose  e  fortunatamente è stata anche la Rete
  insieme ad altri movimenti politici.
       Il nostro movimento,  mi  permetto  di  dire,  ha  anche  la
  paternità di questo  nuovo  modo  di  intendere la politica, come
  politica dei valori, come nuova politica della sinistra.
       D'altra parte  la  Sicilia è un luogo dove la violenza delle
  contraddizioni,  tipiche dell'Italia, si è manifestata fortemente
  in questi  anni.  Ma  proprio queste contraddizioni - e credo che
  la città  di  Palermo  sia  stata  il  caso emblematico - possono
  viversi proprio  come  ricchezza se lo si sa fare.  Questo è oggi
  la nostra  sfida.  Questa  è  la  sfida  del  pluralismo, questa,
  riteniamo noi della Rete, è la sfida di questo governo.
       Questa sinistra che  è  nata  essa  stessa  anche con alcune
  contraddizioni,  questo   governo   che   è   nato   con   alcune
  contraddizioni, oggi  deve  qualificarsi  sul  tema  dell'impegno
  sulle cose e sullo stile di una sinistra come pratica sociale, di
  una sinistra che a  nostro avviso non è più blasonata ma che deve
  essere  una  sinistra  "sanculotta".  Questa  è  la  sfida  della
  partecipazione del  nostro  Movimento  a questo governo.
       Le carte  buone, onorevole Presidente, da parte nostra ce le
  stiamo  giocando e per questa partita, sicuramente importante, il
  nostro Movimento  oggi  gioca  con  piena  coscienza la sua carta
  migliore, ponendo  sul  tavolo del governo il jolly.  Mi permetta
  il collega e  l'amico  Franco  Piro, in ogni caso è bene dirlo al
  Presidente del  governo  altri  assi li abbiamo già nella manica,
  per usare una battuta da tavolo da gioco.
       La  sinistra   va  al  governo  in  un  momento  sicuramente
  difficile  e   con   pesanti   e   pesantissime   assunzioni   di
  responsabilità. Ma proprio per questo noi abbiamo ritenuto di non
  doverci e di  non poterci sottrarre. Il nostro Movimento è sempre
  stato convinto che dove  alta  è  la  sfida  alta è la tensione e
  occorre partecipare.
       Certo, signor Presidente, occorre fare delle scelte che sono
  difficoltose  ed  impopolari  ma  solo  così  possiamo prepare il
  terreno per  una  Sicilia più stabile e proiettata verso il terzo
  millennio.
       In questo  senso  il  Gruppo  parlamentare  che  rappresento
  svolgerà un ruolo  propulsivo determinante ma anche critico verso
  l'azione di  Governo, per contribuire a scongiurare quell'atavica
  maledizione teorizzata proprio  da  Tomasi  di  Lampedusa  per la
  quale in  Sicilia  cambiare tutto per non cambiare nulla spesso e
  sovente accade.
       Mi  pare  innanzitutto   che   oggi   ci  sia  una  esigenza
  prioritaria;  quella   esigenza  prioritaria  come  ha  detto  il
  Presidente della  Regione  nelle sue dichiarazioni programmatiche
  che impone di  avviare  una  rigorosa  politica  della spesa, una
  politica  della   spesa   ancorata   ad   un   positivo   disegno
  programmatorio per vanificare tentazioni clientelari e impegni di
  spesa di nessuna valenza produttiva e sociale.
       E allora, mettere  ordine in casa nostra significa dotare la
  Regione della  necessaria autorevolezza per chiedere con fermezza
  e dignità il  mantenimento  degli  impegni assunti da parte dello
  Stato nei  confronti  della  Sicilia  per valorizzare l'autonomia
  siciliana che non può  continuare  ad  essere,  come  già è stato
  detto  dal   Presidente   della  Regione,  tutela  di  privilegi.
  Avvertiamo l'esigenza  di  dare  risposte concrete immediatamente
  alle attesa della  società siciliana nel quadro sicuramente delle
  non floride compatibilità economiche e finanziarie della Regione.
  L'opera    di    ricostruzione    e    risanamento   finanziario,
  l'ammodernamento delle  strutture,  l'avvio  di  una  politica di
  investimenti, soprattutto  penso  al settore delle infrastrutture
  nei  comparti   produttivi,   tutto   questo   non   può   essere
  ulteriormente rinviato.
       Come non sono  più rinviabili gli investimenti, per esempio,
  nel settore del turismo che diviene secondo noi il perno centrale
  della nostra economia.
       Avremmo gradito, signor  Presidente, che lei calcasse più la
  mano, anzi non l'ha fatto assolutamente, sulle risorse economiche
  legate soprattutto allo  sviluppo  dei  temi dell'ambiente. Non è
  più sostenibile continuare  a  sperperare  fondi  -  spero che il
  Presidente legga poi, o  che  gli Assessori prendano nota - non è
  più sostenibile, così come  si  è detto durante i nostri accordi,
  continuare  a   sperperare   fondi  a  circoli  od  associazioni,
  continuare   ad   erogare   sussidi   ad   istituti,   a   centri
  internazionali, a falsi  comitati  di ricerca spesso paravento di
  figure  politiche.
       Il cambiamento deve esserci, deve essere notato, occorre una
  forte politica  del  rigore.  Un momento di crisi così acuta come
  l'attuale impone  le  ristrettezze  per tutti a partire dal mondo
  politico e  poi  dalla  burocrazia della Regione siciliana. E per
  passare   dall'astratto  al  dettaglio  forse  anche  di  piccolo
  cabotaggio  ma  sicuramente  importante  e  significativo, devono
  essere  drasticamente  ridotti  una serie di sperperi relativi al
  proliferare di spese di rappresentanza di burocrati regionali.
       E' di  pochi  giorni  fa  un ultimo viaggio di una sfilza di
  burocrati  regionali  in  business  class  presso mete orientali,
  questo  insieme  a  tante  altre  prebende  per noi assolutamente
  immotivate. Il cambiamento deve essere un cambiamento di metodo e
  di merito nel rispetto delle regole e nella certezza di garantire
  legalità,   correttezza   ed  imparzialità.  I  siciliani  devono
  sentire la  Regione,  così  come  è già avvenuto nei comuni, come
  partecipe di un reale processo di cambiamento. Non c'è più spazio
  allora e  non  può  esservi  più  alcuna attenzione per un'azione
  politica  che  tuteli il privilegio a scapito della meritocrazia.
  Penso, e mi rivolgo all'amico Piro che so come tutto il resto del
  Governo la  pensa  come la pensiamo noi, alle ultime nomine fatte
  in notturna  dal  precedente  governo  regionale  o quelle che si
  riferiscono   agli   enti   turistici.   Occorre   immediatamente
  revocarle. Per tutto  ciò  non c'è più spazio, non è più tempo di
  spartizioni  di  sottogoverno,  da  oggi  le  nomine  degli  enti
  regionali  o  qualsiasi  altra  istituzione  devono  avvenire nel
  rispetto  dei  principi  e  delle regole normativamente stabili a
  garanzia delle competenze della professionalità.
       In questo  senso  va  letta  l'esortazione  del  Procuratore
  generale della Corte dei Conti quando sottolinea che tangentopoli
  in Sicilia non è ancora finita, ci ricorda l'impegno che ciascuno
  di noi deve profondere nella gestione della cosa pubblica; questo
  Governo,  signor  Presidente,  deve  dare  sostegno  agli  onesti
  all'interno  della   pubblica  amministrazione  e  penso,  "fuori
  copione", è  il  caso  della signora Emilia Miglio Bonsignore che
  oggi si  vede  nei  banchi  dell'imputata  e  si  vede additata e
  costretta a  sopportare  sulle sue spalle processi, anche a causa
  della Regione siciliana.
       Riteniamo  prioritario dunque - la sfida va all'amico Franco
  Piro essendo  egli  l'Assessore  per  il  bilancio e le finanze -
  intervenire   immediatamente   sulla   revisione   del  documento
  contabile  regionale,  attuando  i  principi costituzionali della
  veridicità e dell'equilibrio finanziario.
       Inoltre  il  bilancio  deve  essere  ancorato  al  piano  di
  sviluppo  regionale, a  una  seria  programmazione,  ecco  perché
  ritenevamo che fosse importante legare bilancio e programmazione,
  così come prevista dalla vigente normativa regionale, un bilancio
  cioè vero sul versante  delle  entrate sia su quello delle spese,
  una riduzione, una potatura  dei  duemila  capitoli di spesa, una
  rimodulazione produttiva delle  spese  in  conto  capitale  o  il
  disboscamento dei residui passivi.
       Tutto ciò deve  costituire  impegno  prioritario  del nostro
  Governo, parallelamente, signor  Presidente, onorevoli assessori,
  non è più rinviabile  al  recepimento  delle  leggi  sul pubblico
  impiego, penso del D.L.  29  del  1993,  delle  leggi Bassanini e
  Cassese, separando in questo  modo  la funzione della politica di
  indirizzo e  programmazione  da  quella  dell'amministrazione  di
  gestione produttiva e risultato.
       La riforma della  pubblica  amministrazione  che  può essere
  fatta   come   legge    ordinaria    purchè   si   privilegi   la
  razionalizzazione  dell'attuale   apparato  e  il  riconoscimento
  allora della meritocrazia e della produttività, la responsabilità
  e l'autonomia gestionale  della  dirigenza, nonché lo snellimento
  delle procedure amministrative,  l'avvio  di  un rigoroso assetto
  degli assessorati e delle direzioni nella prospettiva di un reale
  ed efficace decentramento dei  compiti e delle funzioni ai comuni
  siciliani in attuazione  del  famoso principio tanto declamato in
  quest'Aula di sussidiarietà.
       Nelle more è consigliabile, oltre  che  a revocare le nomine
  dei direttori già fatte, che  il  Governo si astenga dal nominare
  nuovi direttori regionali, onde  evitare  il  perpetuarsi  di  un
  metodo che fino ad ora  certo  non  ha brillato per la scelta nei
  confronti dei più meritevoli e dei capaci.
       Altrettanto importante  deve essere, signor Presidente della
  Regione, l'impegno risolutore nei confronti degli enti regionali,
  occorre  immediatamente   chiudere    noi   l'abbiamo   fatto  da
  opposizione  e  lo   continueremo   a   fare   evidentemente   da
  maggioranza,  da  gruppo   di   maggioranza,  la  nefasta  pagina
  dell'intervento pubblico regionale  al  più  presto.
       Penso alla liquidazione  dell'ESPI,  dell'EMS  e dell'AZASI,
  deve costituire l'inizio di un più largo intervento che coinvolga
  tutti gli enti regionali che  ormai  sono  la vera palla al piede
  dello  sviluppo della  nostra  Regione,  in  particolare  occorre
  adeguare il ruolo dell'IRCAC  e dell'IRFIS al fine di individuare
  un polo di medio  credito  al servizio dello sviluppo siciliano.
       E' augurabile,  al   contempo,  che   l'Assemblea  regionale
  siciliana, e mi rivolgo alla Presidenza dell'Assemblea, così come
  già  richiesto  peraltro  da  una  nostra  mozione presentata dal
  gruppo   parlamentare  che  rappresento,  in  attuazione  di  una
  disposizione normativa della legge finanziaria numero 6 del 1997,
  nomini  una  commissione  parlamentare di inchiesta sulla giungla
  retributiva  esistente  negli enti regionali al fine di procedere
  al   progressivo   riallineamento   ai  livelli  stipendiali  dei
  dipendenti della Regione.
       Abbiamo  già  parlato, e  purtroppo  avrei  gradito  che  il
  Presidente della  Regione  siciliana su questo calcasse un po' la
  mano, so  che  la  pensiamo  allo  stesso  modo, ma probabilmente
  occorrerebbe    riflettere    di   più,   abbiamo   già   parlato
  dell'autonomia e dell'importanza degli enti locali.
       In questo senso occorre  il  trasferimento di poteri reali e
  di risorse  economiche  a questi comuni da ottenersi mediante, ad
  esempio è  quello che noi proponevamo, il trasferimento di almeno
  il 30% delle entrate tributarie associandolo allo snellimento del
  sistema dei controlli sugli atti amministrativi.
       La  principale  sollecitazione   però,  e   mi   avvio  alle
  conclusioni, che viene  dal  nostro gruppo parlamentare, riguarda
  la madre di tutte le  riforme  cioè a dire la riforma elettorale,
  il passaggio  fondamentale allora costituito dall'elaborazione di
  una legge voto che poi indirizzata al Parlamento nazionale per la
  modifica  dello  Statuto,  ridisegni la forma di Governo, assegna
  all'Assemblea  regionale  siciliana  una  potestà di automodifica
  dello Statuto  e  progetti un diverso rapporto finanziario con lo
  Stato.
       A nostro avviso  dunque  l'elezione  diretta  del Presidente
  della  Regione,  la   riduzione   del  numero  dei  parlamentari,
  l'incompatibilità tra la carica  di  Assessore  con  la carica di
  deputato regionale,  l'introduzione  della sfiducia costruttiva e
  del referendum.
       Per  fare  tutto ciò siamo convinti, amici dell'opposizione,
  che occorra  il  massimo  del  coinvolgimento  di  tutte le forze
  politiche al di  là di schieramenti, al di là di maggioranze e di
  opposizione.
       Tutto quanto abbiamo detto rappresenta la "conditio sine qua
  non", attraverso  la  quale  si possa prevedere un rilancio della
  nostra  Regione.  Una  valutazione,  onorevole  Presidente  della
  Regione, è  d'obbligo  fare: la politica portata avanti in questi
  anni dal  nostro  Gruppo  parlamentare  ha  dato forza e ruolo al
  nostro  Paese  all'interno del Trattato di Maastricht, purtroppo,
  però,   bisogna  tenere  conto  che  in  questo  nuovo  ridisegno
  politico-amministrativo europeo c'è un rischio con il Trattato di
  Maastricht, che  le  aree  forti  diventino sempre più forti e le
  aree deboli divengano sempre più deboli.
       In questo senso la  nostra  preoccupazione va al Mezzogiorno
  d'Italia che rischia di rimanere escluso dai processi produttivi.
       Per un vero rilancio  della  Sicilia  occorre valorizzare al
  massimo  le  possibilità  provenienti  dall'Estero e dalla nostra
  Regione e  - rispondo al problema relativo al Ponte sullo Stretto
  - per un vero rilancio, dicevo, della Sicilia occorre valorizzare
  al  massimo  le  positività  provenienti  proprio dall'essere noi
  stessi fisicamente  il  "ponte" di cerniera e di congiunzione tra
  l'Europa e il Mediterraneo.  Occorre, in questo senso, riscoprire
  e privilegiare le nostre radici mediterranee.
       In questo senso, onorevole  Presidente della Regione, e solo
  in questo senso è  possibile  pensare  la  costruzione  del Ponte
  sullo Stretto come da lei  citato,  non  può essere realizzato un
  ponte, come qualcuno  vorrebbe,  solamente  come congiunzione tra
  due Regioni, non serve a  nulla.  Il ponte va, piuttosto, pensato
  come porta d'ingresso dell'Europa verso i territori mediterranei,
  verso il nord-Africa.
       Un primo ruolo, allora che  il  suo  governo  si  troverà  a
  dovere porre sul tavolo  delle  trattative col governo nazionale,
  sarà quello della revisione  del  Piano  nazionale  dei trasporti
  attuato dal governo precedente.  Un piano nazionale dei trasporti
  che ha  visto una cancellazione tout court della Sicilia rispetto
  ad una  preferenza,  rispetto  a  due  assi,  a  due  cadenti  di
  trasporto -  quella  balcanica  e quella della Penisola Iberica -
  dimenticando, piuttosto, che la vera proiezione italiana, europea
  verso il Mediterraneo è rappresentata dalla Sicilia.
       Avviandomi a  concludere,  onorevole  Presidente,  onorevoli
  colleghi, noi riteniamo che  questo  governo  che  si  appresta a
  nascere, che è già nato,  sia  un  governo di centrale importanza
  nello sviluppo di questa Regione,  un  governo che mi permetta di
  chiamare "preparatorio" di una  stagione  più  matura, un governo
  dal  quale ci aspettiamo  la  capacità  di  creare,  appunto,  un
  momento di passaggio e di  transizione verso la fase più stabile.
  In questo sarà la  sua forza, onorevole Presidente della Regione,
  in questo starà la nostra  sfida,  in  questo sarà sicuramente la
  sua bravura, onorevole Presidente Capodicasa.
       Questo sforzo sarà volto  essenzialmente  a  dare forza alla
  voce dei Siciliani, a quei diritti umani, più volte calpestati.
       Annunziando, quindi, come  Gruppo parlamentare facente parte
  evidentemente della maggioranza,  il nostro voto favorevole, così
  come  abbiamo  già  fatto nell'apposizione della firma all'ordine
  del giorno,  voglio  concludere dicendo che forse è un caso, e lo
  prendiamo tutti  noi  come  buon  auspicio,  che  la  sinistra in
  Sicilia  vada  al  governo  nella ricorrenza del 50  anniversario
  della Dichiarazione  dei diritti umani.  Il caso questa volta non
  deve restare  solo  una pura coincidenza.
       Ci  auguriamo  che  questo  governo possa far transitare per
  questo piccolo  Sud,  che  è la Sicilia, Sud del mondo, possa far
  transitare  la  nostra  Regione  verso mete sicuramente migliori.
  Per  questo  parteciperemo  attentamente,  per  questo lavoreremo
  criticamente.
       Auguri onorevole Presidente  della Regione, auguri onorevoli
  assessori.

                  PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

     PRESIDENTE.  E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Croce. Ne ha
  facoltà.

     CROCE.   Onorevole   Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei
  premettere la stima e la  simpatia  che  ho  per  lei, per la sua
  storia personale ed anche  per  quella  politica.  Ho  fatto  una
  premessa che per me  vale  molto  rispetto all'uomo. Tuttavia, la
  nascita assai travagliata del governo da lei presieduto che anche
  le cronache di questi giorni raccontano, partorito in una fase di
  grande confusione politica  e  istituzionale  della  Regione,  mi
  inducono a fare delle  considerazioni  non del tutto benevole. Si
  tratta infatti di  una  nascita  improvvisa  di  una  maggioranza
  asfittica nei numeri e  confusa  nelle idee che tratteggia sempre
  più foschi orizzonti per una Regione già piena i tanti problemi.
       L'idea  di  una   nuova   maggioranza  che  potesse  copiare
  procedure politiche  e  connotazioni  nazionali  pare  amaramente
  infrangersi, Signor Presidente,  contro un muro di ciechi egoismi
  personali, che ben  lungi  dall'interessarsi  ai  problemi  della
  Sicilia; guardano invece  con  rapacità  alla  occupazione,  alla
  conservazione a tutti i  costi del potere. L'immagine di politico
  concreto  che  ella,   Signor   Presidente,   fi   era  costruito
  all'interno  di questa  Assemblea  si  offusca,  mi  consente  il
  termine, nel disgraziato tentativo  di  far  partorire  a tutti i
  costi un Governo che  più  che sui contenuti politici pare essere
  basato su quello dei  giochi  di  palazzo.  E  proprio  da queste
  considerazione che, a mio  avviso, al di là delle osservazioni di
  ordine costituzionale si  significa la denominazione di ribaltone
  proposta   dal  mio   gruppo   a   questa   operazione   politica
  improponibile.
       Quale  altro   termine   potrebbe   essere   utilizzato  per
  commentare  le  parole   contenute   nel   suo  programma  e  gli
  fatti accaduti nelle ultime  ore.  Sono  parole  sue  quando dice
  "questo Governo e  questa  maggioranza  nascono  dall'incontro di
  forze di culture diverse  tra  cui  si cercherà di realizzare una
  sintesi nell'interesse di tutti  i  siciliani"  e  che  la stessa
  stampa ha titolato 'lite senza fine sugli Assessorati regionali'.
  Ella, Presidente, nel tentativo di coronare un sogno è rimasto, a
  mio avviso, a nostro  avviso,  invischiato  e  prigioniero di una
  sparuta minoranza che  antepone  il proprio tornaconto politico a
  qualsiasi  ragionamento programmatico. Ragionamenti programmatici
  che se pur forse rinvenibili  a  tratti,  tra  le riche delle sue
  dichiarazioni, dovranno di  volta  in  volta  essere ridiscussi e
  riesaminati da quelle forze  che  ella, signor Presidente, ha già
  dichiarato di voler  ricercare  per allargare la sua maggioranza;
  il  governo  c'è  la   maggioranza  verrà,  sono  parola  da  lei
  pronunciate.
       Altro che sei  mesi prospettati le occorrono per raggiungere
  con questa maggioranza ballerina gli obiettivi minimi dichiarati.
  Il testo che ella,  Presidente,  ha  voluto  consegnarci pieno di
  lodevoli  intendimenti  ma   anche   di  macroscopiche  lacune  e
  dimenticanze manca di  concretezza  e  appare  più  una relazione
  economico-sociologica della realtà siciliana, una elencazione dei
  problemi già conosciuti  da  tutti  in  quest'Aula  e soprattutto
  ritengo da coloro i quali componenti i due precedenti governi con
  spirito di servizio e riconosciuta buona volontà hanno tentato in
  questi mesi di porvi rimedio. Se debbono condividersi i propositi
  di giungere in tempi brevi  ad  una  formula  di elezioni che dia
  certezze di Governo in  sintonia  con  la  volontà popolare ed il
  bipolarismo, va rifiutato il percorso politico che ella ha inteso
  intraprendere. Quali  certezze  potranno  essere  prospettate  ai
  cittadini siciliani da una  maggioranza che la tiene in ostaggio,
  perchè alla prova della  votazione  per la scelta degli Assessori
  molti non hanno superato la soglia minima dei quarantasei voti se
  non  per  stanchezza  e   dopo   ancora  una  intera  nottata  di
  ballottaggi. Comprendo il  travaglio  di  alcuni  amici  deputati
  dell'UDR perchè loro stessi  ben  sanno che la scelta compiuta di
  passare  con  il  centrosinistra  non  è  condivisa  dal  proprio
  elettorato.  Mi  riferisco  ai   Cuffaro  e  ai  Lo  Giudice,  ai
  Castiglione, ne  parleremo  dopo,  e  gli  altri  ancora  che  se
  considerano la politica anche come fatto etico e morale così come
  la concepiamo noi di  Forza  Italia,  sono  senz'altro  presi  da
  autentici drammi.
       Ecco Presidente Capodicasa  la  necessità  da  parte  sua di
  riconsiderare ed aprire alla  nascita  di un Governo delle larghe
  intese perchè senza di  noi  lei  e la sua maggioranza porteranno
  l'Assemblea regionale siciliana allo scioglimento e alle elezioni
  anticipate, fatti che  direttamente  non  ci  preoccupano  perchè
  abbiamo la coscienza di  avere bene operato attraverso il governo
  Provenzano che ha  dato  dignità  all'Autonomia  regionale  e  al
  governo Drago, che ha  contribuito  a  portare  avanti  la  linea
  politica dell'impegno  e  della  oculata  gestione amministrativa
  dando adeguate risposte ai problemi della società civile.
       Lei,  onorevole  Capodicasa, si sta preparando a prescrivere
  ai siciliani,  lo ha detto lei, medicine amare, ma queste saranno
  ancora più  amare  poiché  lei  non ha indicato nel programma, ad
  esempio, cosa  ne  sarà dell'esercito dei precari, quale sviluppo
  potrà  avere   il  territorio  colpito  da  devastazioni,  ma  da
  recuperare  e  convertire con intelligenza, delle questioni della
  parità scolastica,  dei problemi delle isole minori. E poi ha del
  tutto  dimenticato  di  fornire  indicazioni circa le prospettive
  relativamente   all'immenso  patrimonio  storico-culturale  della
  nostra terra. I beni culturali: una ricchezza che il mondo intero
  ci invidia e  che con l'azione del governo Drago era divenuto uno
  dei   centri   motori  della  rinascita  della  Sicilia.  Settore
  strategico dal  quale - come più volte ha affermato in autorevoli
  sedi -  ricavare preziosi indotti di ordine culturale, sociale ed
  anche economico.  Ed  in  questo  quadro,  signor Presidente, una
  forte azione era stata intrapresa dal governo Drago.
       All'onorevole  Forgione  riservo un'altra puntata, visto che
  parlava di scempi  del  territorio. Non so di quale Governo e non
  so a  quale  assessore  per i beni culturali si riferisse, gliene
  farò una  precisa  indicazione  io  in Assemblea, anche perché in
  questo momento  non  è  presente  e  quindi  non  posso  dare una
  risposta.
       Il rinnovamento degli incarichi apicali, caro Presidente, di
  tutti  gli  uffici  tecnici  periferici,  nel  quadro  di  quella
  rotazione   adottata   come   principio   per   tutti  i  vertici
  amministrativi e tecnici regionali che ha coinvolto ben più di un
  centinaio   di  dirigenti,  fornendo  oltre  tutto  e  finalmente
  certezza del diritto per loro medesime, per l'Amministrazione.
       Si è  trattato il primo segno tangibile, da decenni a questa
  parte,  in   un  settore  strategico, della  vera  svolta  e  del
  cambiamento.
       Abbiamo  ripristinato  i  corretti  rapporti  del  confronto
  sindacale  del   tutto   assenti,   che   ci   ha   permesso  una
  razionalizzazione  delle  risorse  umane sul territorio, fornendo
  anche alla  luce  della vigente legislazione risposte adeguate al
  precariato di  settore con l'attivazione di società miste e della
  idonea autorizzazione di catalogatori e articolisti.
       Di  non  secondaria  importanza la riaccensione dei colloqui
  con l'Amministrazione  statale  dei  beni  culturali,  che  ci ha
  consentito il recupero di consistenti somme mai riconosciute alla
  Regione siciliana.
       Solo  dai proventi del lotto l'Amministrazione regionale dei
  beni culturali  è  riuscita  a contrattare ed ottenere interventi
  finanziari pari  ad oltre 50 miliardi a fronte degli stanziamenti
  ordinari del bilancio regionale di 21 miliardi di lire.
       Significativi  risultati  sono  stati  pure  conseguiti  sul
  fronte   delle   dotazioni  finanziarie  offerte  dalla  Comunità
  europea.
       L'Amministrazione dei beni culturali è riuscita ad impegnare
  ben  oltre  le  dotazioni  finanziarie originariamente assegnate:
  quasi 600  miliardi di lire sono stati mobilitati con la gestione
  del  governo   Drago  per  i  suoi  interventi  di  restauro  del
  patrimonio culturale  isolano  e  con  una  positiva ricaduta sul
  fronte occupazionale, imprenditoriale e sociale.
       Dal punto  di vista politico portiamo inoltre a nostro vanto
  l'instaurazione    di   un   nuovo   e   diverso   rapporto   tra
  l'Amministrazione  regionale  dei  beni  culturali  e  degli enti
  locali  territoriali.   Proprio   a  San  Giuseppe  Jato,  a  San
  Cipirrello, comuni  tristemente  noti  sino  ad oggi per fatti di
  mafia, il  mese  scorso  abbiamo attivato un proficuo rapporto di
  collaborazione   per   la  valorizzazione  e  la  gestione  della
  splendida area archeologica di Monte Jato.
       Abbiamo  operato positivamente, dalle problematiche relative
  al recupero  e  al restauro della ormai famosa statua bronzea del
  dio del  mare  che  quanto  prima  tornerà restaurata in terra di
  Sicilia, alle problematiche tanto attuali relative alla sicurezza
  dei siti  archeologici e museali, sino alle impostazioni di tutti
  gli adempimenti  volti  a  fare realizzare anche in Sicilia per i
  giovani che  lo  desiderino,  il  servizio  sostitutivo di leva a
  tutela dei beni culturali.
       Ecco,   signor   Presidente,   cosa   significa   la   grave
  dimenticanza    nelle   sue   dichiarazioni   programmatiche   di
  qualsivoglia riferimento  al  settore  dei  beni culturali che in
  soli otto  mesi  abbiamo  proceduto  a  rivitalizzarlo  e a farlo
  considerare come strategico per lo sviluppo della nostra terra.
       Nessun  cenno  poi  signor  presidente  nelle  dichiarazioni
  programmatiche alla questione della parità scolastica in Sicilia.
  Tema a noi particolarmente caro ed ora  assunto come problematica
  di  rilievo  dal governo nazionale che  ha  stabilito  interventi
  economici  sulla  finanziaria. Ma quali risposte dare, presidente
  Capodicasa, ai  giovani  studenti che in Sicilia stanno occupando
  in queste  ore  nelle  nove  provincie dell'Isola numerosi plessi
  scolastici. Almeno  un cenno avremmo voluto trovare nel programma
  da lei  annunciato.  Ma  tant'è,  su questioni cosi importanti di
  rilevante attualità ben poco e niente siamo riusciti a conoscere.
  Per non  parlare  poi  delle  isole  minori  siciliane  cui tanta
  attenzione ha  rivolto  come  deputato  e  come  componente della
  giunta  Drago.  Territori  certamente svantaggiati dove è persino
  difficile la  sopravvivenza  per  almeno  otto mesi all'anno, per
  carenze  di  approvvigionamento  idrico,  blocco dei collegamenti
  aerei e  navali,  per  totale carenze di strutture sanitarie. Che
  forse  gli isolani di Pantelleria, Favignana, Levanzo, Marettimo,
  Lampedusa ed altri non sono a pieno titolo cittadini siciliani. E
  che  dire,  signor  presidente, dell'annoso problema del recupero
  del territorio,  problema del tutto ignorato nel programma da lei
  esposto, migliaia e migliaia di cittadini siciliani attendono una
  risposta  che   dia  loro  certezza  sulla  sorte  delle  proprie
  abitazioni. Giace  in questa Assemblea un disegno di legge, forse
  più di  uno,  d'iniziativa  governativa anche, che può costituire
  momento  di  confronto  per  trovare  unitariamente una soluzione
  adeguata ad un nodo che va comunque sciolto e che nel particolare
  momento di mancanza di liquidità delle finanze regionali può fare
  recuperare   ingenti   somme   alla  stessa.  Cosi  come  abbiamo
  sollecitato   e  perseguito  una  soluzione  praticabile  per  la
  questione della  Valle  dei  Templi,  luogo  da preservare perchè
  patrimonio del mondo intero.
       Indicazioni vaghe  e  generiche  ci vengono fornite circa la
  sorte dell'esercito  dei  precari.  Forse altre medicine amare li
  attendono.  "Per   amara  salus"  diceva  lei  cvc  -  credo  che
  rimarranno soltanto  le cose amare di tutto questo suo programma,
  di questo  suo intervento. Cosa accadrà il primo gennaio del 1999
  per gran  parte  di  questo  personale, articolisti, società ABC,
  catalogatori  dei  beni culturali, lavoratori socialmente utili i
  cui  oneri  gravano  sull'asfittico  bilancio  della Regione: Per
  affrontare  significativamente  come noi auspichiamo la soluzione
  di questo  problema, chiediamo che ella, signor presidente, ponga
  la questione  in  tutta  la sua drammaticità al governo nazionale
  perchè questi  si  faccia  carico della soluzione dello specifico
  problema. Non  può lo Stato abbandonare del tutto la Sicilia come
  da qualche tempo  ha  fatto  e dare ascolto e stanziare fondi per
  ricche regioni  del  centro  e  del  nord-Italia,  continuando ad
  ignorare le  ragioni  di  essere  del Sud e della Sicilia. Alcune
  strade, signor  presidente,  con  i  due  governi  precedenti  li
  abbiamo indicate e anche percorse.
       Per dare  risposta  a  questi  drammi  occorrono,  a  nostro
  avviso,  più  che  medicine  amare;  occorre  credibilità,  forza
  politica e  anche  numeri che le consentano di presentarsi con le
  carte in regola di fronte ai siciliani e nella contrattazione nel
  Governo  di   Roma,  elementi  che  al  suo  governo  attualmente
  difettano.   Mi   sono   ripromesso   di  evidenziare  presidente
  Capodicasa,  sommariamente  alcune  delle tematiche da lei omesse
  nel programma, ipotizzando anche le possibile soluzioni, convinto
  che   una  opposizione  può  essere  efficace  presentandosi  non
  aprioristicamente negativa.  Questo  stato  di cose non può stare
  bene ai cinque  milioni di siciliani e tanto meno a noi che molti
  consensi abbiamo ottenuto dal corpo elettorale che ci ha indicato
  quali primo partito dell'Isola.
       Poiché ne  va della dignità di questa terra, dell'autonomia,
  più  complessivamente della sorte della Regione siciliana, questa
  situazione - ribadiamo  -  non  ci  sta  bene perchè noi di Forza
  Italia  in   questi  due  anni,  tra  tante  difficoltà,  abbiamo
  dimostrato di  sapere  operare  con  dignità,  capacità  e  senza
  evidente  conflittualità.  Tuttavia,  signor presidente, a fronte
  della pochezza di prospettiva da lei indicate nelle dichiarazioni
  programmatiche, pur  non  potendo accogliere in toto l'appello da
  lei indirizzato  all'opposizione,  una apertura di credito per un
  governo a  termine  esclusivamente  per  fare  le  riforme  siamo
  disponibili  a concederla.  Poniamo, comunque, una condizione che
  l'invito venga da  lei meglio precisato e che ci si possa mettere
  intorno ad  un  tavolo  per poter definire e delimitare nel tempo
  tale proposta.  Questo  è  il  massimo  di  credito che una forza
  liberale  e  democratica, autenticamente autonomista, quale Forza
  Italia, può  oggi  offrirle  pur  in  presenza  di  una compagine
  governativa   senza   futuro   e  non  legittimata  dal  consenso
  elettorale. A  lei,  signor  Presidente, la valutazione di questa
  apertura    politica    fatta    esclusivamente    nell'interesse
  dell'Autonomia per dare una prospettiva ad una legislatura che si
  è avvitata su se stessa e rischia di ingessarsi con incalcolabili
  conseguenze sul  rapporto  fra le forze politiche, con devastanti
  ripercussioni   sul   processo   di   sviluppo   economico,   che
  faticosamente è stato avviato per questa nostra terra.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha
  facoltà.

     GRIMALDI.  Signor  Presidente, onorevole Presidente, onorevoli
  colleghi, ho ascoltato ieri e riletto successivamente con estrema
  attenzione  oggi  le  dichiarazioni programmatiche presentate dal
  governo in quest'Aula. Le suddette dichiarazioni mi hanno dato la
  sensazione di  essere  state  mutuate  dal  manuale  del perfetto
  presidente in  quanto  elencano  una  serie  di  propositi, molto
  spesso certamente  contrastanti,  e  per  tutti  i problemi della
  burocrazia regionale che li pongono in stridente contrasto con la
  realtà nella quale si dibatte il Governo e l'Assemblea tutta.  E'
  sotto gli occhi di tutti difatti la forzatura attraverso la quale
  si è fin qui arrivati con l'elezione di un governo di fatto senza
  una maggioranza  e  senza  una  strategia, la cui unica ragione è
  quella di  occupare,  come  hanno  detto  i colleghi che mi hanno
  preceduto, saldamente  posizioni  di potere che nulla hanno a che
  fare con gli  interessi  dei  siciliani.  Ma  vi è di più. Questo
  governo,   signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  mortifica
  l'intera classe  politica  siciliana  poichè nasce non tanto come
  fotocopia del  governo  nazionale,  bensì  a seguito di un diktat
  emanato da potenti plenipotenziari che pur di garantire posizioni
  personali hanno  mortificato  e  reso  vano il voto, ohimè, degli
  elettori siciliani.  Se  è  pur  vero,  signor Presidente, che la
  genesi di  questa  crisi  trova origini lontane in coloro i quali
  con   una   certa   miopia   politica   liquidarono   il  governo
  dell'onorevole  Provenzano  e  dell'onorevole  Drago, l'onorevole
  Provenzano indicato  in  campagna  elettorale  agli elettori e da
  questi votato. E  se  è  vero che questa Assemblea è stata eletta
  con il  sistema  proporzionale,  è altresì vero, caro Presidente,
  onorevoli  colleghi,  che  il  consenso  allora manifestato dagli
  elettori siciliani  è  stato  riconfermato, purtroppo per voi, in
  occasione  delle  elezioni  amministrative  del  giugno 1998.  Il
  risultato  delle surichiamate elezioni amministrative ha indicato
  chiaramente che  la  strada  voluta  dai  siciliani  è quella del
  centro-destra,   di   conseguenza   il   suo  governo,  onorevole
  Presidente, non è legittimato dal mandato popolare.
    Diretta conseguenza  della mancanza di una base politica comune
  sono le contraddizioni insite nell'attuale gabinetto, che, creato
  come governo  di  svolta,  ha  invece dimostrato, ancora prima di
  nascere, tutti  i  suoi  limiti  politici  e personali, onorevole
  Presidente,  mescolando  in  sè  navigati  ed  esperti personaggi
  politici con  profonde  radici  nel  passato  politico  di questa
  Regione il  cui  peso  specifico  ne  ha  determinato  la longeva
  presenza nei vari governi, indipendentemente dalla coalizione che
  li sorreggeva,  con  oppositori  dal  sapore  doroteo,  con fieri
  censori e  tribuni  del  popolo  dai  quali  sono usciti fiumi di
  parole a  cui  oggi  possiamo  dare  il loro vero significato: la
  ricerca di una poltrona assessoriale.
       Egregio  onorevole  Guarnera,  io mi trovo, mio malgrado, ad
  essere  d'accordo  con  lei nell'analisi politica, ma correttezza
  vorrebbe che  gli  esponenti  del  movimento de 'La Rete' fossero
  conseguenziali  alle  loro  analisi  politiche  non concedendo la
  fiducia ad  un  Governo  che,  in  termini  di  logiche politiche
  spartitorie,  farebbe  impallidire  i  politici  della cosiddetta
  'Prima Repubblica'.
       Signor   Presidente,   dal   preambolo  politico  delle  sue
  dichiarazioni, traspare  evidente  la  difficoltà  che ella ha di
  superare   le   contraddizioni   che   ho   sinteticamente  sopra
  evidenziato. E  in  questo  voglio  cogliere un elemento positivo
  riconoscendole  onestà  intellettuale.  Ma non posso sottrarre il
  mio disappunto  e  la  mia  contrarietà  per la pervicacia con la
  quale ella, facendosi strumento ed ostaggio delle forze politiche
  che formalmente  lo  sostengono, insista nell'andare avanti in un
  tentativo  politicamente  morto  che  altro  non  farà  che  male
  all'intera classe  politica  ed  a  tutto  il  popolo  siciliano,
  sottraendo ulteriormente tempo alla risoluzione dei problemi.
       Condivido  un  passaggio  delle sue dichiarazioni, onorevole
  Presidente,  quando  ella  afferma  non  essere questo il momento
  delle  larghe  intese essendo necessaria la specificazione di una
  maggioranza alla quale attribuire oneri ed onori.
       Sono  convinto, infatti, che per rendere giustizia al popolo
  siciliano era ed è necessario evidenziare le responsabilità delle
  forze  politiche affinché il cittadino possa formarsi un giudizio
  chiaro  ed  inequivocabile  su tutti i protagonisti della vicenda
  politica che stiamo vivendo.
       Il  popolo  siciliano,  infatti,  potrà così avere un quadro
  chiaro  dell'azione  politica e di governo posta in essere  dalla
  quale, in ogni  caso,  si  evidenzierà la capacità di risoluzione
  dei problemi,  nonché  la differenziazione di impostazione tra il
  centro-destra ed il centro-sinistra.
       A   tal  fine,  i  colleghi  dell'U.D.R.,  ritengo,  saranno
  chiamati ad  una  dura  prova di coerenza politica e governativa,
  avuto riguardo  anche alla fortuita coincidenza che molti di loro
  hanno ottenuto  la  promozione  dal  Governo  di  centro-destra a
  quello  di  centro-sinistra, diventando agli occhi della sinistra
  da assessori  indesiderabili con il Polo, ad assessori competenti
  e indispensabili con il Governo post-comunista.
       Con  una  premessa politica di tal fatta, le prospettive più
  squisitamente    programmatiche    non   potevano   avere   certo
  impostazione e  sorte migliore. Infatti non vi è la benché minima
  traccia di  una  impostazione,  caro  Presidente, che quanto meno
  pensasse ad avviare a soluzione in materia strutturale i problemi
  della Sicilia.
       Mi  riferisco  in  particolare,  e  l'hanno  fatto  anche  i
  colleghi che  mi hanno preceduto, al precariato, a cui sono state
  annunciate lacrime  e  sangue  senza  indicare, di contro, alcuna
  soluzione definitiva in termini positivi.
       E ancora,  alla  burocrazia  regionale  che,  da un lato, si
  vuole esautorare  con la nomina di manager esterni e, dall'altro,
  lei ci si  prosta  convinto che altrimenti il Governo non farà un
  passo avanti.
       Ma  il  dato  che  mi  ha colpito e devo dire preoccupato, è
  quello  con il quale è stato affrontato il problema mafia, nonché
  quello che a me è sembrata una malcelata volontà di militarizzare
  la  Sicilia,  attraverso  il  richiamo  all'esperienza dei vespri
  siciliani, quasi  che,  mi  si  passi  l'espressione, il compagno
  presidente Capodicasa  avesse  nostalgia  di un passato non tanto
  lontano dal regime.
       Nessuna  traccia  si  trova  nel  suo  programma,  onorevole
  Presidente,   di  iniziative  serie  a  sostegno  dello  sviluppo
  economico dell'Isola per favorire l'occupazione nei settori quali
  il turismo,  attraverso  l'incentivazione non di natura economica
  ma  burocratica  agli  operatori, quali l'ambiente con iniziative
  che tendono  alla  sua  protezione  possano, nel contempo, essere
  occasione di sviluppo, eccetera, eccetera, Presidente.
       Infine,   signor   Presidente,  qualora  ella  riuscisse  ad
  ottenere la  fiducia  di questa Assemblea, desidero lanciarle una
  sfida su una  questione di fondamentale importanza da ella appena
  accennata, a mio  avviso,  capace da sola di potere esser messa a
  base   del   risanamento   finanziario  dell'intera  Regione,  mi
  riferisco  precisamente  al  contenzioso finanziario con lo Stato
  italiano.  I  numeri  del contenzioso sono a tutti noti, si parla
  cioè di diverse migliaia di miliardi;  la omogeneità politica del
  Governo regionale  con  quello  nazionale nel quale, fra l'altro,
  sono presenti illustri esponenti della classe politica regionale,
  potrebbe  essere  condizione favorevole al raggiungimento di tale
  obiettivo.
       Signor  Presidente,  per  le  considerazioni  che ho fin qui
  svolto il  mio  voto  non potrà essere che negativo nei confronti
  del Governo, e di conseguenza la mia opposizione sarà dura ma non
  preconcetta, avendo  a  cuore  l'interesse  di  tutto  il  popolo
  siciliano,  convinto  come sono, altresì, del necessario incontro
  delle forze automaticamente e autenticamente popolari delle quali
  facciamo entrambi  parte,  signor  Presidente,  per far sì che in
  quella sede e  al  di  là  e al di sopra degli interessi di parte
  possano essere  posti  e  risolti  i  problemi  che affliggono la
  nostra bella e amata terra.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Guarnera. Ne ha
  facoltà.

     GUARNERA.  Signor Presidente della Regione, colleghi deputati,
  la mia  posizione  credo che sia ormai abbastanza nota perchè nei
  giorni  precedenti  a  questo dibattito ho diffuso due comunicati
  stampa  nei  quali  esprimevo le mie perplessità, perplessità che
  hanno  riguardato  sia la fase delle trattative per la formazione
  del Governo  che  la  fase  della composizione vera e propria del
  Governo, che  la  fase attinente alla assegnazione delle deleghe.
  Mi riservavo  un  giudizio  sul  programma dopo averlo sentito in
  Aula e averlo letto.
       Innanzitutto,  in  un  quarto  d'ora  non  posso  ovviamente
  raccontare tutto ciò che sarebbe opportuno dire. Per sgombrare il
  campo da equivoci una cosa voglio dirla ai colleghi del Polo: non
  è  opportuno  utilizzare strumentalmente le mie dichiarazioni per
  sostenere le  ragioni  dell'opposizione del Polo.  Mi rendo conto
  che è  anche  legittimo  dal  loro  punto  di  vista  farlo, però
  desidero ricordare  ai colleghi del Polo che oggi noi ci troviamo
  a discutere sulla fiducia al governo Capodicasa perchè la Regione
  è sprofondata  in  una  profonda  crisi,  determinata  dal crollo
  politico del  Governo  del  Polo; un Governo che, all'interno, ha
  perduto qualunque capacità di risolvere i problemi della Sicilia.
       Allora,   dobbiamo   dirlo   che   c'era   un   Governo  che
  rispecchiava,  probabilmente,  la  maggioranza  di  un elettorato
  moderato siciliano  e  che  ha fallito il proprio compito, ma non
  perchè l'opposizione  lo ha messo in crisi, perchè questo Governo
  e questa  maggioranza  di  centro-destra  sono  andate  in  crisi
  dall'interno.
       Certamente,  nessuno  dall'esterno  ha  creato  la crisi nel
  Governo  regionale  presieduto  dall'onorevole  Drago  ora  e  da
  Provenzano prima.  E  questo  è  un  dato  obiettivo che nessuno,
  credo, possa negare.
       Allora, noi  ci  troviamo  in  una  situazione  per la quale
  questa Regione  comunque  ha bisogno, aveva bisogno di un Governo
  per quelle emergenze ancora non risolte storicamente nella nostra
  Regione.
       Allora io  credo  che  è  più  serio non strapparsi le vesti
  dinanzi a  quello che succede. Perché in fondo, quello che adesso
  succede, è responsabilità di una debolezza di chi ha preceduto la
  formazione di  questo  governo  e  ha  preceduto  a  questa  fase
  politica.
       Una   cosa   diciamola:  che   come   logiche  politiche  di
  trasformismo qui,  come direbbe Gesù Cristo, "chi non ha peccato,
  scagli  la  prima pietra", perché il trasformismo appartiene alla
  cultura politica,  non  soltanto  di  questo  Paese,  ma anche di
  questa Regione. Credo  che occorre avere una sorta di coerenza in
  politica che, ahimè,  è  sempre  più rara.
       Io sono del parere che non si può essere uomini per tutte le
  stagioni  e   per  tutte  le  maggioranze.  Questa  è  una  delle
  motivazioni per  le  quali  ho  nutrito  e  nutro perplessità nei
  confronti dell'operazione politica che ha portato alla formazione
  di questa  maggioranza. Ma guardate che non attiene alle alleanze
  tra i partiti,  tenuto  conto  che  vige  qui  ancora  un sistema
  proporzionale, dove si ritiene che non vi sia comunque un vincolo
  di mandato politico, si elegge il proprio rappresentante e poi le
  trattative tra i partiti storicamente in un sistema proporzionale
  avvengono sulla  base  dei programmi.  Quindi, non mi scandalizzo
  che un partito  possa  andare  da  un'altra parte, che si possono
  fare maggioranze diverse.
       Ciò che invece a me non piace è un'altro tipo di ribaltone o
  di ribaltino,  come  si  dice.  E'  quello  degli uomini, non dei
  programmi o  dei  partiti,  cioè  degli uomini che vanno bene per
  tutte le  stagioni, per tutte le stagioni politiche, per tutte le
  aggregazioni, per  tutti  i  programmi.  Questo  è  un primo tema
  politico che  ho  posto  alla  nascente  maggioranza  e che avrei
  posto, comunque,  anche  ad un governo di centro-destra se avesse
  eseguito una operazione simile.
       Il primo  problema  politico  che  ho posto nella fase delle
  trattative  è  che  si  stava  seguendo  una logica assolutamente
  vecchia  nel  condurre  queste  trattative,  sicuramente  non  di
  alternativa,  e  che nella composizione del Governo si assumevano
  come assessori  alcuni  di coloro che erano stati assessori anche
  in una  formazione politica di centro-destra. Questo secondo me è
  politicamente  inaccettabile.Infatti,  non si può per correttezza
  politica, per  coerenza  rispetto  agli impegni di programma e di
  contenuto essere prima titolare di una funzione esecutiva con una
  maggioranza politica,  con  un  programma, sicuramente diverso, e
  poi accettare  un'altro  tipo  di  programma,  un'altro  tipo  di
  maggioranza.  Perché  il  programma  è  sicuramente  diverso:  il
  programma  di Capodicasa  non  è  il  programma  di  Drago  o  di
  Provenzano; avranno  alcuni  elementi  in  comune  ma poi vi sono
  degli elementi di  differenziazione.  E la cosa che non capisco è
  come  si   possa   contemporaneamente  essere  d'accordo  con  un
  programma e con un altro con degli obiettivi politici e con altri
  obiettivi politici.
       Io sono convinto che in politica ci voglia grande coerenza e
  grande rigore.  Io  credo  che anche quando i programmi dovessero
  somigliarsi, c'è una questione fondamentale in politica che viene
  trascurata che  è  quella  della  qualità  di  coloro  che devono
  gestire i programmi.
       La mia impressione  -  e l'ho detto più volte - è che questa
  Giunta di  Governo  in  cui  vi  sono  persone  degnissime, io ho
  contribuito  alla  elezione del Presidente Capodicasa, lo ritengo
  un buon  Presidente,  tra  i  pochi  (non  voglio  fare offesa ad
  alcuno) che  in  questa  Aula  possono  in  maniera  degna, non è
  l'unico,  assolvere   a   questa   funzione,   con  equilibrio  e
  competenza. E  quando  dico  questo  intendo  riferirmi  anche  a
  colleghi che  appartengono al Polo e altrettanto degnamente a mio
  giudizio hanno  le  qualità  di  competenza per poter svolgere un
  ruolo di questo  tipo,  per  cui  faccio  una valutazione di tipo
  trasversale, non faccio soltanto una valutazione di appartenenza.
       Così ritengo  che  vi  sono  alcuni assessori, e sicuramente
  l'onorevole Piro  è tra questi, consentitemi lo conosco da troppo
  tempo, che  universalmente  hanno le carte in regola per svolgere
  il loro ruolo.  Ma  poi, mi permetto di esprimere, per quello che
  vale, una  valutazione  non del tutto positiva su altri assessori
  che preferisco  ovviamente  non  nominare  individualmente  per i
  quali   nutro   personalmente  delle  perplessità  rispetto  alla
  competenza specifica,  perchè  si tratta di competenza specifica,
  nell'Assessorato per il quale sono stati designati.
       Io credo che  quando  si  forma una compagine di Governo che
  debba avere  un  alto  profilo,  soprattutto  che  debba dare  un
  significato  di   svolta,  la  competenza  e  la  professionalità
  ovviamente non  assolute  ma  limitate,  ma  comunque  ci  devono
  essere. Io ho  delle  riserve  su questa competenza per una parte
  non trascurabile della Giunta.

     DI MARTINO . Non  sono  alcuni,  ma  sono  11  i  sospetti, mi
  sembrano troppi.

     GUARNERA. Non  voglio  fare  torto  a nessuno in particolare e
  torto  a tutti contemporaneamente.
       Queste considerazioni  aggiunte  alla procedura con la quale
  si è pervenuti  alla  formazione  del  Governo  che sa di vecchia
  politica, di politica assolutamente deprecabile, voglio ricordare
  ai colleghi  della  sinistra  che  queste  procedure,  alle quali
  abbiamo  assistito   in  occasione  della  formazione  di  questo
  Governo, erano le procedure che venivano da noi additate in senso
  negativo quanto  le eseguivano. Ricordo la passata legislatura, i
  vari Governi della passata legislatura, quando si sono verificate
  anche, devo dire  con  mio rammarico in misura minore, ma si sono
  verificate, nella  formazione  dei  due governi precedenti. Parlo
  delle dinamiche interne.
       Noi    della    sinistra    abbiamo   giustamente   additato
  negativamente queste  procedure  come  un elemento che non poteva
  condurci ad una  valutazione  positiva.  Ora  io mi chiedo cosa è
  cambiato da questo  punto  di  vista?
       Mi rendo conto che c'è una necessità di realismo politico in
  senso buono, che  questa  Sicilia  deve  avere un Governo, che vi
  sono delle urgenze,  delle emergenze, ma mi chiedo se era il caso
  di farci carico  fino a questo punto con grande realismo politico
  sino ad ingoiare,   dal  mio punto di vista, alcuni rospi che non
  sono ingoiabili  sul  piano  della coerenza rispetto ad una linea
  politica e  una  concezione  anche etica della politica. Mi rendo
  conto che  questa parole possano sembrare fuori della realtà, per
  me  non lo  sono.
       Ho grandi difficoltà, e l'ho già espresso precedentemente, a
  votare favorevolmente  per  questo  Governo.  Il  suo  programma,
  onorevole Presidente,  per  larghe  zone è condivisibile, vi sono
  anche delle  carenze,  ma  non  esiste un programma perfetto.  E'
  anche vero che  è un programma di legislatura così come accennato
  e sappiamo che  in  fondo  i programmi devono essere completi, ma
  poi c'è sempre la consapevolezza che probabilmente non si attuerà
  tutto, però  è  bene  prevedere  l'insieme.  E'  un  Governo  che
  indubbiamente ha  delle  debolezze politiche, che si regge su una
  maggioranza assolutamente risicata che, onorevole Presidente, - è
  la verità, dobbiamo  dirlo  -  in  Sicilia  vale  forse  più  che
  altrove, si regge  sul sostegno di una formazione politica che in
  atto è virtuale come l'UDR. L'UDR, infatti, è un partito virtuale
  nel senso che  è  un partito che nasce nelle aule parlamentari: è
  nato  nelle   aule   parlamentari  a  Roma,  è  nato  nelle  aule
  parlamentari a Palermo.
       Io dico  che  è  possibile  qualunque operazione anche con i
  partiti  virtuali   in   attesa   che  poi  abbiano  la  verifica
  dell'elettorato,  però,  che  questo partito virtuale presentasse
  come  candidati   assessori   deputati  che  non  provenivano  da
  esperienza precedente  di  Governo,  che fossero totalmente nuovi
  anche credibili dal punto di vista della competenza, mi sembra il
  minimo che si  potesse  chiedere  a un Governo che doveva avere e
  doveva dare un segnale di svolta e di cambiamento.
       Io  raccolgo  anche  Presidente, lo devo dire, l'impressione
  diffusa  di  cittadini,  perché  noi spesso qui dimentichiamo che
  fuori  la  gente  guarda  e ascolta.
       Io le  dico  sinceramente  che  nella  sinistra  diffusa  di
  Catania (parlo  della  sinistra  diffusa  tra  i cittadini di non
  appartenenza  partitica)  ho  percepito  un  diffuso  e  notevole
  disagio rispetto a questa operazione politica; io non so se è una
  caratteristica peculiare  di Catania questo disagio, io mi chiedo
  se non ci sia analogo disagio in quei cittadini di sinistra...

    PIRO,  Assessore  per  il  bilancio  e  le finanze. La sinistra
  catanese si è accollata Bianco

     GUARNERA. Sì,  la  sinistra catanese si è accollata Bianco, ma
  la sinistra di  questo Paese si è accollata tante cose, così come
  la destra si è accollata tante cose.
       Allora, il disagio, che è un disagio politico reale rispetto
  ad  una linea di coerenza che io ritengo la sinistra più di altri
  avrebbe  dovuto   perseguire,   mi  porta  a  non  poter  votare,
  Presidente, la fiducia,  con l'augurio però che lei riesca, se ci
  riuscirà, nella sua scommessa.
       Però, veda, io sul piano personale ho dovuto fare una scelta
  tra  il  votare  la  fiducia,  con  tutte  le  considerazioni  di
  opportunità  politica  generale  che  lei potrà fare, che abbiamo
  anche  discusso nelle riunioni di gruppo della Rete, per cui sono
  consapevole   che  vi  sarebbero  delle  ragioni  di  opportunità
  politica generale per cui è opportuno ingoiare in parte il rospo,
  però siccome poi devo scegliere io con la mia coscienza ed ho una
  storia  personale e politica forse di eccessiva intransigenza per
  cui  non  voglio  assolutamente indicarmi a modello per altri, ma
  voglio  restare  coerente  a  questa  storia,  questa  storia  mi
  impedisce  di  superare le ragioni pur positive, politiche che vi
  sarebbero  perché  io  votassi  la  fiducia.
       E   allora,  siccome  non  riesco  a  superarle  le  ragioni
  politiche  globali che mi portano a votare la fiducia, ma d'altro
  canto  ritengo  di  dover lasciare aperta una possibilità per lei
  perché  porti avanti  il progetto che si è intestato, anche se la
  compagine a mio  giudizio non la aiuterà in maniera eccessiva, io
  sono costretto  ad  astenermi se la votazione dovesse avvenire in
  tempi  celeri.   Se   la   votazione   invece  dovesse  ritardare
  eccessivamente, io annuncio all'Aula che non sarò presente perché
  la politica non la  faccio  a  tempo  pieno e domani ho alle 8.30
  degli impegni di lavoro indifferibili.
       Quindi  io spero che ci sia la possibilità di consentirmi di
  esprimere la mia opinione in tempi assolutamente ragionevoli.

    PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ci  sono  oltre  20 deputati
  ancora  iscritti   a  parlare;  naturalmente  la  Conferenza  dei
  Presidenti dei  Gruppi  parlamentari ha determinato di concludere
  questa sera.  Vorrei  però  lanciare  l'appello  all'Aula  se  si
  ritiene che ci  possa  essere anche qualche deputato che si possa
  affidare ad altro collega per portare avanti il suo messaggio non
  sarebbe  male,   anche   perché   a   tutti  noi  piacerebbe  che
  l'onorevole Guarnera  restasse  in Aula a votare, come ogni altro
  deputato.  Spero che l'appello venga accolto.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha facoltà.

     CAPUTO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli  colleghi,  accetto l'invito dell'onorevole Guarnera di
  non strumentalizzare  le  sue  dichiarazioni,  perché se io, come
  qualche altro  deputato del Polo, avessimo deciso di utilizzarlo,
  sicuramente potremmo  aggiungere  ben  altro  a quello che lui ha
  detto.
       Siccome  non   voglio   mettere  in  difficoltà  un  collega
  parlamentare, ma  anche  perché  abbiamo ben altre argomentazioni
  per confutare la validità di questo neonato governo, io devo dire
  che ho ascoltato con molto interesse il suo intervento dell'altro
  giorno, onorevole  Presidente.  E'  stato  un  intervento - e chi
  frequenta quest'Aula  parlamentare da molti anni, può dirlo - che
  è stato  l'intervento  di  un  presidente della Regione più breve
  della storia di  questo  Parlamento e non vorrei che questa fosse
  una coincidenza che  determinasse  il suo governo tra i più brevi
  di questo Parlamento...

     MELE. E' inversamente proporzionale.

     CAPUTO. Questione di punti di vista.
       Guardavo  anche  l'elenco  dei punti programmatici:  undici.
  Ed allora  ho  colto un'altra coincidenza:  undici punti quanti i
  suoi  assessori   cioè   undici;  però  è  stata  sfatata  questa
  circostanza perché  abbiamo visto, con piacere, suo naturalmente,
  che il  dodicesimo  assessore  ha  deciso  stasera  di sedersi in
  Aula...

     CAPODICASA,   Presidente   della   Regione.   Era  già  seduto
  stamattina, lei non se n'è accorto

     CAPUTO. Probabilmente.  Non  è  questa  la  prima  assenza che
  registreremo nell'arco  della  sua  guida da Presidente di questo
  Governo.
       Ho letto anche,  onorevole  Presidente della Regione, la sua
  relazione programmatica  e,  giustamente,  da politico navigato e
  attento quale ella è, e di questo io - ma in tanti - gliene diamo
  pieno riconoscimento, ho  notato che ha dedicato gran parte della
  sua introduzione politica,  più  che  programmatica, a cercare di
  dare  una   legittimazione   politica   a  questa  sua  compagine
  governativa e devo dire  che,  indubbiamente,  ce  ne è voluta di
  molta maestria e di  molto "amaro salus"  (perché  ormai io credo
  che lei abbia inaugurato  con  la  sua  frase  una nuova marca di
  amaro, c'è  l'  "amaro  salus"  dell'Azienda  Capodicasa)  perché
  credo che lei ne  abbia  dovuto  bere di molto amaro per dare una
  parvenza politica a questo suo Governo.
       Giustamente lei ha  detto  che  questo  non è il governo del
  tradimento elettorale, né  del ribaltone, perché ha fatto notare,
  giustamente, da questo  punto  di  vista,  che in Sicilia vige il
  sistema proporzionale  e,  quindi,  non  c'è  una coincidenza dei
  partiti con gli eletti. Però io debbo dirle che questa elezione e
  quella del 1996,  onorevole Presidente della Regione, è stata una
  elezione particolare  perché  Forza  Italia  ha indicato come suo
  capolista Giuseppe Provenzano, indicandolo quale presidente della
  Regione in caso  di  vittoria  del  Polo  e,  quindi, il voto del
  Giugno del '96  aveva  un  valore non proporzionale, ma un valore
  plebiscitario perché  si  sapeva che i quattro partiti - Alleanza
  Nazionale, Forza Italia, CCD e l'allora CDU - in caso di vittoria
  elettorale avrebbero indicato Provenzano presidente.
       Il  corpo  elettorale   è  stato  chiamato  in  maniera  non
  virtuale,   ma    sostanzialmente   e   fortemente   politica   a
  votare  quel   Presidente  quale  espressione  di  una  compagine
  politica, e molti  di  questi  deputati che adesso sono dalla sua
  parte politica  e  che hanno tradito il mandato elettorale perché
  hanno voluto  fortemente il ribaltone anche in Sicilia, devo dire
  che sono stati  eletti grazie alla ventata del Polo delle Libertà
  e grazie  all'indicazione  di  Giuseppe  Provenzano  quale futuro
  Presidente della Regione.

    BATTAGLIA,   assessore   per  la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca. E poi l'avete cambiato...

     CAPUTO. Anche Drago,  ma Drago è stato un Presidente nel segno
  della continuità, è  stato  un  Presidente  nella  continuità del
  Polo, non è stato un Presidente nella discontinuità del ribaltone
  o  del tradimento  dell'elettorato.  Voi  avete  una  maggioranza
  virtuale - lo ha detto anche l'onorevole Guarnera -, Provenzano e
  Drago avevano una  maggioranza  politica  garantita  dal supporto
  elettorale.
       Devo dire, onorevole Presidente  che lei ha cercato di avere
  con molta fatica, immagino  buon  gioco,  nel cercare di dire che
  questo è un Governo nuovo,  che  è una fase nuova per la Sicilia,
  che è il colpo d'ala per  la  Sicilia,  si aprono le porte per il
  Governo di riscatto per la  Sicilia. Però il suo è un Governo che
  nasce  male  perché  nasce  all'insegna  della  lite  non  per  i
  programmi, non per i progetti,  non per gli argomenti, non per le
  soluzioni alle crisi  dell'occupazione  o  per la risoluzione del
  deficit finanziario, ma è  un  Governo  che  nasce  sullo scontro
  sulle deleghe e  quindi  sulla forma più becera dell'aggregazione
  politica.
       Questo è un Governo  che  nasce male, non solo perché  nasce
  all'insegna del tradimento politico, non solo perché nasce con la
  maggioranza virtuale, non solo perché nasce profondamente confuso
  perché ha assessori  delle  precedenti maggioranze e assessori di
  nuove maggioranze che hanno  obiettivi diversi, che hanno modi di
  pensare diversi, che  anche  sulla  politica  economica di questa
  Regione hanno modi  di  affrontarla  diversamente e sono convinto
  che la Torre di  Babele  al  confronto il suo Governo sicuramente
  sarà una Firenze che  parlava  lo  stesso  linguaggio; qui non vi
  capirete  neanche più fra  di  voi  nei  prossimi  giorni,  nelle
  prossime settimane.
       Io  ho  letto  con  attenzione  il suo programma, Presidente
  Capodicasa, con l'attenzione dovuta di un parlamentare attento ai
  problemi della  Sicilia e attento ad un Governo che a parole dice
  di volere affrontare i  problemi  della  Sicilia, e devo dire che
  ,come  ha  detto  l'onorevole  Forgione,  non  solo  è  stato  un
  ragionamento  ragionieristico quasi  di  sommatorie  di  cifre  e
  problemi, ma è stato  anche  un parto molto difficile, perché lei
  ha presentato un programma  ed  un  progetto  che  è di ordinaria
  amministrazione. Non è  il programma del Presidente della Regione
  che  vuole traghettare la  Sicilia  all'anno  2000  o  che  vuole
  portare la Sicilia in Italia e quindi in Europa, è il programma -
  se la frase non  rischiasse di essere riduttiva e forse offensiva
  - non di un Presidente  della  Regione  ma  di  un  ragioniere di
  condominio, perché  - lo deve  consentire  -  qui  non ci sono le
  fantasie  politiche per  arrivare  alla  risoluzione  dei  grossi
  problemi,  qui  non si  capisce  dove  sta  la  demarcazione  fra
  l'impegno politico del Polo  delle  libertà  e dei suoi assessori
  che hanno cercato di  affrontare i mille problemi ereditati da 35
  e 40 anni di  gestione  clientelare  del potere siciliano, ma qui
  c'è solamente una  elencazione  di  problemi stereotipati e senza
  soluzione.
       Lei ha accennato al problema finanziario dicendo solo che ci
  aspettano mesi di lacrime e  sangue, ma non ci ha indicato la via
  maestra  politica  per   arrivare   a   risollevare  il  problema
  finanziario. Lei ha affrontato  il problema dei precari quasi con
  fastidio ma non ci  ha  detto  come  affronterà il problema della
  risoluzione del precariato.  Lei  ha  toccato  appena il problema
  dell'agricoltura, ma non ci  ha  detto come lei, primo Presidente
  della Regione con la  camicia  rossa  come  la chiamano già negli
  uffici regionali, sì  perché,  Presidente Capodicasa, la chiamano
  così.

     PRESIDENTE. E' Forgione.

     CAPUTO. No, non è Forgione, è lei il Presidente con la camicia
  rossa
       Le devo dire che  lei  da  primo  Presidente comunista nella
  Regione siciliana in  tema  di  agricoltura  dovrà  spiegare agli
  agricoltori siciliani come  andrà  a  coniugare l'impegno del suo
  Governo  e del Governo  Prodi  che  continua  con  D'Alema  sulle
  politiche agricole del Marocco  che  hanno  messo in ginocchio la
  politica  agricola  siciliana, con  la  politica  di  un  Governo
  comunista  con i  comunisti  d'Italia  che  deve  giustificare  e
  risollevare gli agricoltori  massacrati  dal  Governo  Prodi  che
  continua col Governo D'Alema in tema di agricoltura.
       Lei deve spiegare che  cosa  intende  fare con la burocrazia
  regionale; lei deve spiegare  come affronterà il problema con una
  burocrazia che sicuramente le  darà  dei  grossi problemi  perchè
  non condividerà il suo  programma,  perchè non condividerà i suoi
  obiettivi  politici, perchè  non  condivide  questa  maggioranza,
  perchè  c'è  di  tutto  in   questo  suo  programma  in  tema  di
  burocrazia, di un riordino perchè  non  comprende  il suo modo di
  utilizzare la burocrazia comunale,  il  suo  modo di utilizzare i
  componenti esterni alla  burocrazia  comunale,  perchè  già  sono
  arrivati gli esperti, sono  arrivati  i  consulenti esterni prima
  ancora di arrivare il riordino della burocrazia.
       Lei ha parlato di sanità,  ma  non  ci  ha detto che intende
  fare con la sanità siciliana, che intende fare con le nomine, che
  intende fare con la gestione degli ospedali, dei policlinici, che
  intende  fare  con  i  mille  problemi  che  attanagliano  questa
  Sicilia.
       Il suo è un programma  politico  che  è  parallelo solo alla
  maggioranza che lei ha  e  che l'ha accompagnata, una maggioranza
  che le ha dato cinquanta firme in calce ad un progetto e che l'ha
  lasciato solo per strada  in  compagnia  di  sole  quarantacinque
  persone.
       Io non so stasera come  andrà  a  finire  perchè  ci  sono i
  segnali precisi, i segnali non dei franchi tiratori, ma devo dare
  atto all'onorevole Guarnera  di avere avuto la correttezza morale
  e politica e, se  mi consente, anche professionale di dire perchè
  si astiene e quindi  esprime  un  voto fortemente contrario nella
  sostanza ad un suo Governo perchè non ne capisce la composizione,
  perchè non ne capisce  la  compattezza,  perchè non ne capisce la
  competenza, perchè non capisce  i  criteri  di  scelta  di questo
  Governo.  Onorevole  Cintola,  ha  ragione  l'onorevole  Guarnera
  quando dice che in  politica,  che  molti definiscono una scienza
  esatta, ci vuole la  coerenza  e  la  chiarezza.  Lei,  onorevole
  Cintola, forse per motivi  di  età  o  per  motivi  di stanchezza
  dimentica le sue urla in quest'Aula e le sue accuse nei confronti
  di esponenti che ieri  erano  all'opposizione  e che oggi siedono
  alla massima guida di  questo  Governo.  Lei forse per questa sua
  fretta trasformistica, per  questa  sua  voglia  di  indossare la
  casacca della squadra vincente  ha dimenticato che quello che lei
  oggi chiama 'il  Governo  perfetto  della  Sicilia',  ieri  erano
  deputati che stavano lavorando per distruggere la Sicilia, quelli
  che ora chiama 'i  salvatori  della  Sicilia', ieri Lei in questo
  microfono, in questa posizione ....

     CINTOLA. Ho conosciuto i suoi salvatori.

     CAPUTO. Io non l'ho interrotta quando lei ha parlato, la prego
  di fumarsi la sigaretta  e  di lasciarmi parlare  Lei ha definito
  'personaggi clientelari',  appena  venticinque  giorni fa, quelli
  che oggi invece  chiama  'i  rappresentanti  del  miglior Governo
  della Sicilia'.
       Io capisco tutto della politica, capisco il dinamismo...

     CINTOLA. Non capisce niente

     CAPUTO. Sì, veramente, perchè  se  la  politica  è  quella che
  intende lei io non  ne  capisco  nulla  veramente;  io  capisco e
  conosco  un'altra   politica,   quella   della   coerenza,  della
  trasparenza e della  pulizia,  caro onorevole Cintola.
       Quindi, io credo  che veramente, caro Presidente Capodicasa,
  Lei avrà bisogno di molto  'amaro  salus'  da  fare  bere ai suoi
  amici per ingoiare rospi  grandi  quanto  macchine, come ha detto
  Guarnera per fare andare  avanti  questo  Governo che fa acqua da
  tutte le parti, che si  scontrerà  e  si  squaglierà come neve al
  sole al momento di  affrontare  i  grandi  problemi della Sicilia
  perchè questo è un Governo  che non ha una visione unitaria delle
  emergenze siciliane.
       Lei ha fatto bene e  io  l'ho  capito  e  da questo punto di
  vista  la apprezzo, dal  punto  di  vista  della  intelligenza  e
  dell'acume la sua esigenza di presentare alla Sicilia ed a questo
  Parlamento che rappresenta solo  in  parte l'elettorato siciliano
  almeno quello che riguarda il Polo della libertà.
       Lei  ha  cercato  di  presentare  questo  Governo  nel  modo
  migliore possibile, come un Governo di salvataggio della Sicilia,
  e non  come una forzata comunione di soggetti che in comune hanno
  solamente le scelte dettate dei segretari di partito, perché  lei
  che parla  di  federalismo,  lei  che  parla  di una nuova realtà
  siciliana,  di rinnovamento dello statuto, lei deve ammettere che
  il suo è un governo che non è nato in Sicilia o in Parlamento, ma
  che è nato a Roma o che è nato in Sicilia con il patrocinio e con
  la copertura dei potentati romani che sono diventati ministri per
  avere affossato  il  Polo  della  libertà  in Sicilia.
       Ma  questo  i  siciliani lo sanno;  lo apprezzano, nel senso
  che  sapranno  valutare  alle  prossime elezioni e trasformeranno
  l'UDR, partito virtuale in un partito inesistente e consegneranno
  al Polo  delle  libertà i consensi per tornare a governare questa
  Sicilia:   noi   di  Alleanza  Nazionale,  le  assicuriamo  e  le
  anticipiamo  una  opposizione  corretta  ma dura, vigile, attenta
  perchè noi  fra i vostri interessi e quelli della Sicilia abbiamo
  sposato e difendiamo gli interessi della Sicilia.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Vella. Ne ha
  facoltà.

     VELLA.   Signor   presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  presidente  della Regione, prima di sviluppare le ragioni del mio
  breve intervento, voglio esprimere il mio personale compiacimento
  all'onorevole  Capodicasa, per la sua elezione a presidente della
  Regione, e lo faccio, onorevole Cimino, non già per un vincolo di
  genitura  che  mai noi di Rifondazione comunista c'è stato perchè
  in questa  Aula  sono quello che da più tempo conosce l'onorevole
  Capodicasa.
       Dal lontano 1969, lui segretario della Federazione giovanile
  comunista di Agrigento, io fondatore del circolo di Agrigento dei
  giovani comunisti.  Tanto tempo è trascorso, lui presidente della
  Regione, io deputato.

     BRIGUGLIO. Ma dove volete andare insieme?

     VELLA.  Noi  veniamo  da  lontano e andiamo lontano, onorevole
  Briguglio.
       Sarà  che  gli anni scalfiscono pure le granitiche pietre ma
  caro presidente debbo constatare che lo smalto degli ideali e del
  pensiero  è  andato.  Debbo con franchezza dirlo, mi aspettavo di
  più e  molto;  cosi  non  è stato, e la casualità? La stanchezza?
  No; l'essere  di  un  tempo che strappa il pensiero e le mani dal
  muro  degli  ideali  e  violentemente lo scaraventa nel terriccio
  della normalità o della normalizzazione.
       Pierpaolo Pasolini,  scriveva, che la società capitalistica,
  genera la omologazione,  robottizza  la  vita,  i  modi di essere
  dell'uomo nel sociale;  oggi  potremmo  dire che tutti o parte si
  affretta   alla   nuova   omologazione   quella   centrista.  Una
  omologazione  questa  che  denuda  gli ideali, le aspirazioni per
  consegnare  agli  uomini la politica al pragmatismo di comodo. La
  relazione  programmatica,  onorevole  Presidente, è inseminata di
  questi  elementi di forte contrasto, lo voglio confessare prima a
  me   stesso  poi  all'Aula;  nella  scelta  del  voto  c'era  una
  aspettativa: l'attesa di un segnale forte o tenuo di cambiamento,
  ma sia  gli argomenti che la squadra di governo non convincono, e
  non lasciano sperare.
       Vedo in  lei  caro presidente una sofferenza. Una sofferenza
  di chi vuole ma non  può ma deve patire. Lei uomo di sinistra che
  voleva  e mi  auguro  vuole  la  reale  fase  del  cambiamento  e
  vincolato ai mille  lacci  e lacciuoli di un compromesso ibrido e
  costretto a cedere al turbinio dei ricatti e dei veti incrociati,
  e mi  dispiace  doverglielo dire, questa sua maggioranza politica
  non nasce dall'incontro  di  forze  di  culture  diverse;  non  è
  l'incontro o il  compromesso  tra  le  grandi  culture  politiche
  fondative della Repubblica Italiana, nata dalla resistenza contro
  il nazifascismo  e  ben  altra  cosa.
       E' ben  altra  cosa,  salvo  a voler far rivoltare dalla sua
  tomba   il   grande   dirigente   comunista   Enrico  Berlinguer.
  L'impianto   di   programma   manca   di  un'anima,  di  un'anima
  riformatrice.  Ne  risulta  un  pragmatismo  tecnocratico fondato
  solo sul concetto di impresa. Tutto viene piegato alla logica del
  mercato.  Nulla  viene  concesso  al lavoro come categoria. Ma in
  questa  Assemblea,  composta da oneste persone, è mancato ad oggi
  il collante,  la  ragione fondativa di un impegno politico.
       Ciò è  un tema che mi sembra che non voglia essere accennato
  nè approfondito.  E'  lo  stesso  tema  che  si dibatte sul piano
  nazionale.  Ai  drammi  sociali ed economici della nostra società
  si risponde  solo  con  la  ricerca  di  formule o di riforme che
  garantiscano   la  stabilità.  La  riforma  delle  riforme,quella
  elettorale,   la   carta   dello  Statuto  siciliano  che  doveva
  rappresentare,  ma  che  può ancora oggi rappresentare un terreno
  alto di confronto per la soluzione dei problemi, è stata relegata
  già da  tempo  a  'statuto  di  carta'  da  modellare  secondo le
  convenienze  e le logiche della bassa politica. Che forse governi
  democristiani   e   socialisti   e  per  ultimo  il  governo  del
  centro-destra  non  avevano tutte le condizioni per la stabilità?
  C'erano i numeri, c'erano gli uomini. Così non è stato. In questa
  società,  e  in  maniera  particolare  in  Sicilia,  la stabilità
  politica  è  sinonimo di precarietà, di subalternità funzionale e
  strumentale  per  garantire  i  poteri  forti,  per  garantire le
  lobbies  dei rifiuti, per garantire le lobbies delle miniere, per
  garantire  le  lobbies  dei  cementificatori,  le  lobbies  delle
  concentrazioni  finanziarie, le lobbies della sanità e le lobbies
  dei trasporti.  La  stabilità  è  tutto tranne che garanzia di un
  sano e  corretto rapporto tra politica e società. E' tutto tranne
  che garanzia dei deboli dalle odierne disparità.  E' tutto tranne
  che  garanzia  della società del diritto. Lei, caro Presidente, e
  voi forze  della sinistra che sedete in questo governo correte il
  rischio di  essere  maciullati  da  quella stabilità che non è la
  stabilità  della  politica,  tantomeno  la stabilità che vuole la
  sinistra.  La  Sicilia  ha bisogno di ben altro ed è inamovibile.
  Costruire  politicamente  una  via  alternativa  che  consenta di
  avviare  la  reale fase di cambiamento e di risanamento politico,
  sociale,   economico   e   morale.   Le   alleanze  politiche  si
  costruiscono  su  percorsi strategici, su percorsi che segnano la
  demarcazione, al differenza e la forza del cambiamento.
       Onorevole  Capodicasa,  gli  amici  dell'UDR sono disposti a
  misurarsi  su  scelte politiche e di risanamento del territorio e
  dell'ambiente?  Sono  disposti  a  sacrificare  i  mercanti della
  cementificazione  selvaggia?  Gli  amici dell'UDR sono disposti a
  rilanciare  la  sanità  siciliana,  magari  sacrificando  qualche
  barone  delle  cliniche  private?  Sono  disposti  ad avviare una
  politica  dei  rifiuti  magari  sacrificando  gli  interessi  dei
  padroni delle pattumiere?  Sono disposti a modificare gli assetti
  burocratici  della  Regione?  Sono disposti a misurarsi sul nuovo
  indirizzo  di  sviluppo  che  vede  nella valorizzazione dei beni
  culturali  ed  ambientali  il  volano  del rilancio dell'economia
  siciliana,  magari  andando  a  risolvere  il  dramma  del lavoro
  precariato?  Sono  disposti  ad  avviare un indirizzo nuovo della
  politica   dei  trasporti  magari  ritoccando  il  mercato  delle
  concessioni  e  il  consolidato delle lobbies dei mezzi pubblici?
  Potrei elencare altro.  Mi dispenso dal farlo, ma ci sarà tempo.
       Se  lei,  caro  Presidente,  riuscirà  ad  imporre scelte di
  cambiamento al  di  là  della  brevità  del  mandato  che  lei si
  assegna,  allora  noi  di  Rifondazione  comunista  dovremmo fare
  autocritica  ed  ammettere  di avere sbagliato. Dovevo entrare in
  questa maggioranza  ed  al Governo.  Ma poichè così non è, se non
  altro  per  il  semplice  motivi  di  essersi  caricato nella sua
  autovettura  deputati  che  fino  ad ieri erano gli assessori del
  governo   Provenzano   e  Drago,  noi  abbiamo  scelto  di  stare
  all'opposizione.   La   nostra   sarà  un'opposizione  critica  e
  costruttiva  che  si misura sulle proposte e sui progetti, poichè
  siamo convinti che già allo spuntar del sole questo governo vivrà
  nel  perenne  dramma  dei contrasti.  E allora una opposizione di
  sinistra  può aiutarla nell'imprimere un indirizzo di cambiamento
  e  un  indirizzo  di  svolta.  Lavoreremo con profilo e carattere
  propositivo  poichè  in Sicilia necessitano due cose:  restituire
  dignità  alla  politica  e ritrovare, caro Presidente, le ragioni
  della sinistra, di una sinistra che abbia la capacità e l'ardire,
  secondo il pensiero "Gramsiano", di essere forze egemone.
       Noi  di  Rifondazione comunista auspichiamo che la sinistra,
  che il  centro-sinistra  in  quest'Aula e fuori, apra una seria e
  serena riflessione  su  quello che ha fatto e su quello che vuole
  essere.
       Per  una volta, caro Presidente, almeno, smettiamo di fare i
  "caporali" a lei scegliere.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Sottosanti. Ne
  ha facoltà.

     SOTTOSANTI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
  Presidente della  Regione,  io  è  da  40  giorni che mi trovo in
  quest'Aula  e  ringrazio  affettuosamente  -  è  una introduzione
  semplice  -  per  l'accoglienza  affettuosa nei miei confronti da
  parte  dell'Assemblea regionale e del personale che ho avuto modo
  di conoscere.
       Sono  entrato  in  questa  Assemblea a seguito di un ricorso
  giurisdizionale   ed   ho   vinto  in  appello  avendo  avuto  la
  proclamazione il 9 di ottobre.
       Non avevo  nulla  con  il precedente deputato, con chi mi ha
  preceduto, l'ho stimato per la sua professionalità, l'ho stimato,
  anche, per  la sua grande preparazione giuridica, ma ho voluto il
  rispetto  della  legge,  di  una legge regionale votata in questa
  Assemblea il 20 marzo del 1951, la legge 29, articolo 8, comma 1,
  n.  1,  che  dichiarava  ineleggibili  e  dichiara ineleggibili i
  parlamentari,  i  senatori  della Repubblica, presidenti di enti,
  magistrati,   presidenti   di  Provincia,  eccetera,  se  non  si
  dimettono   90   giorni   prima  della  convocazione  dei  comizi
  regionali.
       Quindi ho lottato per l'affermazione dello Stato di diritto,
  ed ho avuto ragione,  anche  se ci sarà ricorso in Cassazione, mi
  sento  tranquillo perché  la Cassazione non potrà rimangiarsi una
  precedente  sentenza  emessa  nei  confronti  di  Di  Betta  e di
  Formica.
       E adesso  veniamo  al Governo della Regione. Caro Presidente
  Capodicasa, oggi  capo  della  Regione siciliana, io apprezzo nei
  suoi confronti  l'individuo  bonario,  umile,  popolare,  ma  uno
  strumento  operativo   nelle   mani   del  trasformismo  politico
  italiano, per  cui  questo  Governo  inizia  male.  Bel programma
  "faraonico": gli  uomini passano, i problemi restano inevasi come
  sempre.
       Ho  stigmatizzato   il   12  di  ottobre, presente   non  in
  quest'Aula, ma fra il pubblico, prima ancora che io mi insediassi
  il  16   di   ottobre,   un  intervento  dell'onorevole  Cintola,
  aggressivo e offensivo nei confronti del Presidente della Regione
  Giuseppe Drago. Non si offende un Presidente sul piano personale,
  si può parlare soltanto sul piano politico.
       Ho  stigmatizzato   che   quando   parla  un  oratore  molti
  parlamentari  girano  per  l'Aula,  parlano,  gridano e non è uno
  spettacolo degno di una Assemblea regionale.  Mi dispiace doverlo
  dire,l'oratore va ascoltato attentamente anche per replicare. Non
  si    attacca    personalmente   con   ingiurie   in   Presidente
  dell'Assemblea  regionale  quando  nomina  degli  scrutatori o il
  seggio  elettorale,  è  anche  offensivo  ed  è  un  attacco alla
  Presidenza  dell'Assemblea  e  quindi ad una figura istituzionale
  votata dalla stessa Assemblea.
       Il  Presidente  della  Regione  nel suo programma, nella sua
  esposizione,  nelle  sue  dichiarazioni programmatiche inizia con
  una  parola 'la situazione non è allarmante così come sostiene il
  Polo  per  le  libertà'. Ma successivamente, al terzo o al quarto
  rigo, mi pare, dice: 'La situazione, bisogna dirlo ai Siciliani,,
  è tragica'. O è tragica o è allarmante per me è la stessa cosa.
       Non  era  tragica  quando  vi  era  il Polo per le libertà a
  governare,  diventa  tragica e difficoltosa nel momento in cui va
  al  governo della Regione la sinistra che io considero una destra
  economica, mentre considero la destra una sinistra sociale.
       E'  stata  una collocazione in Parlamento nazionale in altri
  tempi,  perchè  la  destra si trovò seduta a destra e fu chiamata
  destra, la sinistra alla sinistra ed il centro al centro.
       Ha  parlato  di  ribaltone, cioè, non esiste il ribaltone in
  Sicilia perchè la collettività siciliana ha votato con il sistema
  proporzionale.
       Vero   è   che   la   Sicilia   ha  votato  con  il  sistema
  proporzionale,  ma  è  anche  vero che le formazioni politiche si
  sono  presentate  con  diversi  schieramenti: lo schieramento del
  Polo   per   le  libertà  anche  se  in  sede  proporzionale,  lo
  schieramento con un programma della sinistra.
       E  allora c'è stato da parte di questi trasformisti un furto
  e  una  truffa  di  voti alla bontà, alla serietà, alla bonarietà
  dell'elettorato  della Sicilia. Chi commette un furto commette un
  reato, chi ricetta la refurtiva commette un secondo reato.
       Questa  è  la  realtà  dei  fatti  che  è  avvenuta in campo
  nazionale   e  in  campo  regionale.  Per  cui  è  un  ribaltone,
  onorevole  Presidente  della  Regione, un autentico ribaltone, un
  autentico  trasformismo.  E  lei  sarà  ingabbiato  proprio  come
  strumento  operativo  nelle mani delle forze retrive perchè hanno
  ingannato  il  popolo di Sicilia.  Questa terra calda di Sicilia,
  questo  popolo  siciliano  che nella sua stragrande maggioranza è
  anticomunista.
       E' incredibile e spaventoso sentir dire: la Quercia, partito
  democratico   della  sinistra  adesso  diventa  DS,  Rifondazione
  comunista  diventa  Rifondazione  comunista e comunisti italiani.
  Tre  formazioni  comuniste  in  Italia.  La  gente è allarmata, è
  stufa,  è  stanca di sentire formare diverse formazioni politiche
  dopo  cinquant'anni  di  politica in Italia, dopo mezzo secolo di
  politica in Italia.
       Io  ricordo  gli  anni '45 e '50 quando il Partito comunista
  diceva:  non  votate la Democrazia Cristiana e il clericalismo, e
  la Democrazia Cristiana diceva: nelle chiese non si entra, non si
  può  battezzare  il  comunista,  il  comunista  non  può  fare le
  cresime, il comunista non può contrarre matrimonio concordatario.
  A distanza di 50 anni dopo avere turlupinato come due facce della
  stessa medaglia,  comunisti  da un lato con il diritto di veto, e
  Democrazia  cristiana  dall'altro  come  forza  di governo, avete
  turlupinato  il  popolo  italiano,  rubacchiando  quella  che era
  l'economia della Nazione, le finanze del popolo.
       Ed oggi  si vanno a confiscare i beni dei mafiosi. E nel suo
  programma,  lei dice, la gestione dei beni confiscati ai mafiosi.
  Ma non si vanno a confiscare i beni dei ladri della politica; non
  si  vanno  a  confiscare i beni dei truffatori, di coloro i quali
  hanno  rubato con il regime di tangentopoli, ladri gli uni, ladri
  gli altri, di voti e di soldi.
       Ecco  perché  il  popolo  italiano  ne  paga le conseguenze,
  politiche  e amministrative. Perché è vergognoso a distanza di 50
  anni,  con  il Ministro delle Finanze Visco, tassare a tartassare
  il popolo italiano che è stanco e non ne può più.
       Il  Governo  D'Alema era nato nei confronti con Berlusconi e
  Fini a livello nazionale come governo che doveva dare occupazione
  ai  giovani  e  doveva diminuire i balzelli delle tasse. Da 50-60
  balzelli  a  6-7  balzelli.  Non  ha fatto né l'uno, non ha fatto
  neanche   l'altro.   Ma   si   parla   soltanto   di  mandare  in
  prepensionamento   gente   delle   banche,  della  scuola,  delle
  ferrovie,  della  magistratura,  di  tutti i corpi separati dello
  Stato senza assumere nessuno.
       E allora qual è il lavoro? La gente è stanca e sfiduciata di
  programmi  a lunga scadenza e coniugati verso il futuro. La gente
  reclama  il  lavoro
       Noi   abbiamo  avuto  assediata  la  Regione  siciliana  dai
  lavoratori  della  pesca;  abbiamo  avuto  assediata  la  Regione
  siciliana  dai  lavoratori della forestale e da altri lavoratori,
  artigiani, commercianti, agricoltori, da tutti quanti anche dagli
  articolisti.
       La  gente  reclama  il diritto al lavoro e quindi il diritto
  alla  libertà dal bisogno. Non deve andare dietro il politico per
  clientelismo,  per cercare un posto di lavoro, che è suo diritto.
  Perché  la  Repubblica  italiana  è  fondata sul lavoro. E con il
  diritto  al lavoro reclama il diritto alla vita, e con il diritto
  alla  vita  reclama  il  diritto alla famiglia, alla composizione
  della  famiglia.  Ma  reclama  soprattutto,  con  il diritto alla
  famiglia, anche il diritto alla salute.
       Il  lavoro  non  ha collocazione politica, non ha tessera di
  partito. Bisogna guardare i lavoratori con fiducia; è un rapporto
  fiduciario  - con la nuova legge sulla elezione dei sindaci - tra
  chi viene eletto e chi elegge, tra elettori ed eletto.
       Io  sono  il  sindaco  della città di Piazza Armerina per la
  seconda  volta. E si è cercato di battere Sottosanti perché ha le
  mani  pulite,  la  fronte  scoperta,  massima  onestà e pulizia e
  moralità,  di batterlo cumulando tutte le forze politiche locali.
  L'Ulivo con  dieci  partiti e il centro di Forza Italia con CDU e
  CCD  assieme  ai  dieci partiti. Tredici formazioni politiche per
  battere  una  persona  corretta.  Il popolo di Piazza Armerina ha
  dato  cinquemila  voti ai tredici partiti e per la seconda volta,
  con la Fiamma prima, con Alleanza nazionale dopo, ottomila voti a
  Sottosanti.
                  (applausi dai banchi di destra)

       Onorevole  Presidente,  la  gente  guarda  la  correttezza e
  l'onestà.  Quindi  bando  ai  governi  clientelistici   Mi  piace
  quando  parla  sulla criminalità mafiosa e la criminalità comune,
  la gente  è insicura, la gente reclama lavoro, diritto alla vita,
  alla   famiglia,  alla  salute,  ma  reclama  anche  sicurezza  e
  incolumità. I  morti  oggi  non  si  contano più;  sono più della
  guerra del 1940-45 dal 1945 ad oggi e continuano.
       Lotta  alla criminalità che uccide con cinica freddezza, con
  spietata determinazione, con eccessiva facilità, caro Presidente,
  manca  il  deterrente  psicologico  perchè non esiste lo stato di
  diritto,  altro  che  pianti durante i funerali per confortare le
  famiglie  dei  caduti.  Cosa resta alla famiglia del caduto?  Una
  piccola foto  sul  comò e una piccola lampada votiva e poi non se
  ne   parla   più.   Ecco,  c'è  il  distacco  della  gente  dalle
  istituzioni  democratiche.  Mi  sento  un  autentico democratico,
  preferisco  la  peggiore  delle  democrazie  alla  migliore delle
  migliori  delle  dittature.
       E allora difendiamo la insicurezza della gente, difendiamo i
  popoli  da  eventuali  guerre,  difendiamo  la  libertà, bando al
  libertinaggio,  ma una libertà democratica ordinata su una grande
  massima  di uno statista:  l'ordine economizza il tempo, potenzia
  il lavoro,  facilita  la  memoria  e  lo rende libero.  Su questa
  massima io  mi  auguro  che per il futuro non abbiano a succedere
  più conflitti nazionali o internazionali come quelli del 1945 con
  la Repubblica sociale e la Resistenza.  Il futuro deve porgere un
  avvenire migliore,  ma  che sia un avvenire di pace, di libertà e
  di autentica democrazia, nel segno dell'umana solidarietà.
       Concludo formulando auguri al Presidente della Regione.
       Ma  devo  fare  gli auguri anche all'onorevole Battaglia che
  nella  sua  battaglia  interna  per la spartizione del potere, la
  vecchia logica del servizio e del potere per il potere ....

     PRESIDENTE.  Onorevole  Sottosanti il tempo a sua disposizione
  è  scaduto.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Costa.  Ne ha facoltà.

     COSTA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente della Regione, il Governo da lei presieduto, diciamolo
  subito, anche per sgombrare il campo dagli equivoci, è un Governo
  nato male,  è un  Governo senza maggioranza, soprattutto senza il
  consenso del popolo siciliano  e  fin  dall'inizio  dilaniato  da
  fameliche richieste che  farebbero  impallidire  i  più  accaniti
  sostenitori del manuale Cencelli della I Repubblica.
       Un Governo dunque che ha poco  da  fare con la Sicilia e che
  probabilmente ha poco da dire  ai siciliani, noi restiamo e siamo
  persuasi che le emergenze, peraltro  anche  da lei annunziate nel
  discorso programmatico di  ieri, meritavano e meritano un Governo
  con larga base parlamentare,  capace  di  imprimere una svolta ed
  avviare la stagione delle  riforme  per porre fine soprattutto ai
  problemi dei siciliani; una crisi  per altro  dal CCD voluta, che
  aggraverà purtroppo non solo tutti i problemi che la Sicilia oggi
  si porta addosso, ma  soprattutto  perché  non  ci  sarà  nessuna
  svolta.
       Non  potete  avere   la   pretesa   che   senza  maggioranza
  parlamentare  possiate fare quello  che  non  hanno  fatto  altri
  Governi, che pure contavano  su  una  maggioranza  ampia; occorre
  uscire dagli equivoci e chiamare le  cose con il proprio nome, il
  suo Governo onorevole Capodicasa  obbedisce  agli ordini di Roma,
  mortifica l'autonomia regionale e crea un preoccupante precedente
  che  deve  fare  riflettere  su   chi  sono  i  veri  tutori  del
  decentramento e delle autonomie locali.
       La drammaticità della  situazione  economica e sociale della
  Sicilia,  la criminalità  mafiosa  che  non  è  stata  sconfitta,
  malgrado molti ritenessero che,  una  volta  arrestati  capi,  il
  fenomeno sarebbe stato eliminato. La mafia è ancora viva e vegeta
  e mi pare che poco si stia facendo da parte delle istituzioni per
  dare vita ad  una  antimafia  sociale  che  coinvolga  cittadini,
  istituzioni, forze sociali e culturali in un'azione di denuncia e
  di rifiuto del fenomeno.
       I conti del  bilancio della Regione, contrariamente a quanto
  da lei sostenuto, sono preoccupanti  e  bene  ha  fatto la stampa
  nazionale  a  dire   le   cose   come  stanno:  l'Amministrazione
  regionale, super dimensionata e  male organizzata, non è in grado
  di trasformarsi in  elemento  di  propulsione  dello sviluppo; la
  politica economica della Regione  stessa  è  un  fallimento i cui
  costi saranno pagati ancor di più dalla comunità siciliana.
       Il  panorama complessivo è che  oggi  c'è  una  Sicilia  che
  arranca ed una classe politica incapace di individuare strategie,
  metodi e programmi adeguati alla realtà, lei, signor Presidente e
  le forze politiche che la  sostengono  avete  voluto fare, pur di
  obbedire agli ordini romani,  come  gli struzzi, per non guardare
  la realtà negli occhi.
       Voi sapete che avete dato  vita ad una situazione inadeguata
  il cui unico collante è un'intesa di puro potere che non produrrà
  nulla  di  positivo, non avete  numeri  di  titoli  per  chiedere
  all'opposizione comprensione e  benevolenza, noi vi talloneremo a
  viso  aperto, perché  riteniamo   di  rendere  un  servizio  agli
  interessi generali.
       Il  CCD  è  uscito   dalla   maggioranza,  pur   non  avendo
  responsabilità di Governo, perchè aveva  chiari  i  limiti  e  le
  insufficienze  di una  maggioranza  inadeguata  numericamente  ad
  affrontare i problemi reali che  attanagliano  la  Sicilia  e  la
  rottura dell'onorevole Drago  con  il  Governo Capodicasa, voluta
  dall'UDR,   accelera - a  giudizio  del  CCD  -  l'esplosione  di
  contrasti interni all'UDR  ed  apre    una  strada  di  possibile
  intesa su una  nuova  politica, seriamente attenta agli interessi
  della Sicilia.
       Siamo passati,  onorevoli  colleghi,  onorevole  Presidente,
  grazie all'UDR prima e al  DS  poi,  'dalla padella alla brace' e
  purtroppo  le nostre  preoccupazioni  si  rivelano  di  bruciante
  attualità.
       Come può  lei,  onorevole  Capodicasa,  con  il  suo passato
  politico di  tutto riguardo, sostenere le ragioni di una Sinistra
  moderna e democratica "intruppata" in un' operazione politica, il
  cui fallimento è  palpabile, senza bisogno di iscriversi all'albo
  dei "veggenti".
       Lei pensa  di  avviare davvero le riforme con la benedizione
  del Cardinale di  Roma?  La  Sicilia  aveva  ed ha bisogno di una
  tregua politica, ha  bisogno di una tregua politica. La Sicilia e
  tutte le  forze  politiche  autonomistiche  avevano  ed  hanno il
  dovere di mettere  da  parte  egoismi  ed interessi di gruppo per
  immaginare un  percorso  di  speranza  ed un  recupero  di quella
  fiducia, da lei citata,  e  che  questo governo non è in grado di
  garantire.
       Il processo di rinnovamento e modernizzazione della Regione,
  esige uno  sforzo complessivo e senza precedenti di un vastissimo
  arco di  forze e non certamente la  striminzita "non maggioranza"
  che la sostiene.
       Bisogna   avere   la  consapevolezza  delle  proprie  forze,
  onorevole Presidente  della Regione.  Noi crediamo, purtroppo per
  la Sicilia, che non ce la farete
       Il suo si  sforza  di  essere  un  programma  per un governo
  dell'autonomia e,  soprattutto,  della  rinascita ma esso, per un
  vizio di fondo,  non  può  essere portato avanti dal suo Governo,
  paralizzato com'è dall'inferiorità numerica.
       Il CCD  siciliano,  in  coerenza  con  gli impegni presi con
  l'elettorato, svilupperà  un'  opposizione  sui  contenuti  e sui
  metodi  di  governo,  per  richiamare  costantemente l'attenzione
  dell'opinione  pubblica  sull'opportunità  di avviare nel sociale
  una forte presenza  che esprima tutta la sua contrarietà a questo
  Governo e a  questa formula che resteranno, non solo nella storia
  dell'autonomia regionale,  come  l'esperienza  più  intollerante,
  capace di interrompere il  dialogo  democratico  in un momento in
  cui  c'è  bisogno   di   coesione,   collaborazione,   senso   di
  responsabilità.
       Che dire  oltre?  Noi  vi  aspettiamo  alla prova dei fatti,
  vogliamo vedere  come  la  farete questa riforma elettorale o con
  quali numeri vi  apprestate  a  chiedere al Parlamento di Roma la
  modifica dello  Statuto.  Certo non potete ricattarci dicendo che
  dopo di voi sarà il diluvio, ossia lo scioglimento dell'Assemblea
  regionale siciliana. E' questa una equazione che offende l'intera
  Assemblea  e l'intero popolo  siciliano,  dopo  -  io  mi  auguro
  brevissima - esperienza di  questo  "pasticcio"  non  ci  sarà il
  vuoto, ma ci sarà il  ritorno  di tutte le forze democratiche che
  vogliono, attraverso il dialogo  e  la  tolleranza,  dare vita al
  governo dei siciliani per la Sicilia del futuro.
       Non ce ne andremo certamente a casa perché lo vuole D'Alema,
  o i Democratici di sinistra o un qualsiasi partito, ce ne andremo
  a casa se ce lo dirà il popolo siciliano.
       Certo, onorevole  Presidente  della  Regione, ognuno farà il
  proprio dovere e noi,  come voi, lo faremo fino in fondo, con una
  differenza: che  noi  lavoreremo  per  la Sicilia della libertà e
  dell'autonomia, che  guarda  allo sviluppo e all'Europa come mete
  possibili, indispensabili e voi per obbedire, invece, agli ordini
  dei vostri partiti,  impegnati  in  un'  operazione  politica  di
  retroguardia che non  potrà  che  arrecare danno all'Italia, alla
  Sicilia e a tutte le  realtà  locali,  ponete  fine,  per il bene
  della Sicilia, a  questa  sceneggiata,  ma soprattutto per quella
  grande fascia di giovani  siciliani  che  aspettano  un  posto di
  lavoro ed un'avvenire di sicurezza e di tranquillità sociale.
       Voteremo no al  suo programma, al suo Governo, non le daremo
  la fiducia  perché  sappiamo, onorevole Presidente della Regione,
  di ricevere  la  gratitudine  del  popolo  siciliano, costretto a
  subire un  governo  né  voluto,  né  desiderato,  ma  imposto per
  mortificare e non per aiutare le proprie legittime aspettative.

     PRESIDENTE -  E' iscritto a parlare l'onorevole Granata. Ne ha
  facoltà.

     GRANATA.  Signor Presidente,  onorevoli colleghi, non è facile
  intervenire   in    questo    dibattito    sulle    dichiarazioni
  programmatiche di  Angelo  Capodicasa,  intervenire  evitando  la
  tentazione della rivincita retorica, della battuta ironica, della
  sottolineatura delle  enormi  difficoltà,  a  volte  tragicomiche
  difficoltà, attraverso le quali questo  Governo è nato e tenta di
  restare in vita.
       Non è facile, soprattutto per  chi da 2 anni e mezzo assiste
  al tormentone retorico del  centro  destra  privo  di  cultura di
  governo, del centro  destra  rissoso  e  inconcludente,  del Polo
  privo di strategia e  di  determinazione  nel perseguire i propri
  progetti.
       Tormentone agitato e  riprodotto  da  una variegata area che
  andava dalla  triplice  sindacale  all'Anci,  dagli imprenditori,
  molto spesso quelli  stessi  imprenditori  abituati  ad  essere a
  piede di lista della Regione,  a  certa  stampa, e soprattutto da
  quella parte dell'ex  opposizione  parlamentare  che  non perdeva
  occasione  di  sottolineare   le   continuità   con  il  passato,
  l'egemonia   del    partito    della   spesa   parassitaria,   le
  contraddizioni interne al  Governo,  gli attacchi anche personali
  nei confronti dei precedenti  esecutivi ed in particolar modo nei
  confronti del Presidente  Provenzano, le allusioni pesantissime a
  collusioni e complicità con i poteri criminali.
       Eppure  l'attuale   situazione   politica,  l'attuale  crisi
  socio-economica, il livello di delegittimazione istituzionale nel
  quale sembriamo ripiombare, dopo  le speranze di avere chiuso per
  sempre con la precedente  legislatura una certa fase oscura della
  vita di questo Parlamento, sono  di tale gravità da imporre senso
  di responsabilità, equilibrio, sforzo di analisi positiva.
       Mai, come in questi giorni, ho avuto la sensazione, che se -
  per  dirla con Sciascia - 'la  Sicilia  è  una  metafora', questo
  Parlamento  è  diventato - e  comunque  rischia  di  diventare  o
  ridiventare - metafora della  Sicilia,  di  una  Sicilia stanca e
  vinta che non crede alle  idee  che anzi diffida dalle stesse, di
  una Sicilia che crede impossibile qualsiasi cambiamento.
       Una Sicilia disincantata,  un  popolo  di  vinti  che  della
  lezione gramsciana sull'ottimismo  della volontà e sul pessimismo
  della ragione ha  esaltato  il  secondo,  spesso  cancellando  il
  primo.
       Dai miei primi  passi  all'interno  di  questo Parlamento ho
  avuto come la sensazione che le cose da fare fossero chiarissime,
  individuate sullo sfondo,  ampiamente condivise, ma che esistesse
  un  forte   partito   trasversale   della   conservazione,  della
  continuità, della spesa  parassitaria, degli affari, che riusciva
  a bloccare  qualsiasi tentativo innovativo, qualsiasi superamento
  di vecchie logiche attraverso  una continua opera di mediazione e
  di contaminazione negativa di tutti i settori assembleari.
       Fui subito colpito da  tre  figure della XI legislature, tre
  figure che più di altre,  da  posizioni  politiche  diverse  ma -
  oserei   dire-    dalle   stesse   posizioni   morali,  guidavano
  l'antagonismo e l'opposizione  agli stanchi e oramai disincantati
  epigoni  della  prima  Repubblica  siciliana:  Nicola  Cristaldi,
  Franco Piro, Angelo Capodicasa.
       Oggi Cristaldi è  la  prima  figura istituzionale siciliana,
  Franco  Piro è Assessore  al  Bilancio  e  succede  ad  un  altro
  rappresentante generazionale della nuova Sicilia, Marzio Tricoli,
  che, insieme a Briguglio, a  Nino  Strano  ,  a  Salvo Fleres, ha
  avuto incarichi di  governo,  con  Alessandro  Pagano, con altri,
  giovani  e  meno   giovani   presenti,  con  voglia  di  cambiare
  all'interno dei precedenti, anche di questo Governo.
       Angelo  Capodicasa   è   Presidente  della  Regione.  Angelo
  Capodicasa con il suo  carico  di  idealità,  con  la  sua storia
  personale, con la sua  visione della politica, con la sua memoria
  storica, diversa, radicalmente  diversa dalla mia, ma altrettanto
  forte e vissuta.
       Nicola  Cristaldi,  Franco  Piro,  Angelo  Capodicasa  o  se
  vogliamo, da un'altra  angolatura:  un  post  fascista,  un  post
  comunista nei due più alti livelli istituzionali e politici della
  Sicilia.
       Ma possiamo dire  che  il  cambiamento  è avvenuto? Possiamo
  dirci soddisfatti, al di là  degli  schieramenti,  al  di  là del
  pericoloso ma contingente  fattore  di  inquinamento  della  vita
  politica nazionale,  regionale,  rappresentato  dal cossighismo e
  dal mastellismo, per  questi  elementi  di novità, possiamo dirci
  soddisfatti del cambiamento  nel  quadro  politico siciliano?
       O, per altro verso,  riteniamo che questo Parlamento, che la
  nostra  autonomia  abbiano  ricominciato  ad  essere  visti  come
  elementi di originalità, di  modernità o che continuano ad essere
  percepiti  dall'opinione  pubblica  nazionale  e  siciliana  come
  semplici strumenti di tutela, di privilegi o di prebende?
       Riteniamo che gli  intelligenti sforzi, fatti ad esempio dal
  Presidente Cristaldi, anche attraverso la Fondazione Federico II,
  di  far   riacquistare  ai  siciliani  l'orgoglio  delle  proprie
  istituzioni,    abbia    prodotto   nell'immaginario   collettivo
  dell'Isola un'immagine nostra diversa e migliore?
       Delegificazione;  riforma  della  pubblica  Amministrazione;
  riforma  elettorale  su   base   maggioritaria   e  bipolare, con
  l'elezione o comunque l'indicazione del Presidente della Regione;
  riforma radicale del  bilancio;  tagli  alle  spese parassitarie;
  creazione  delle   grandi   infrastrutture,  che  scandalosamente
  mancano; impulso ala piccola  e  media  impresa; tagli alle spese
  parassitarie improduttive;  lotta  alla  mafia  attraverso misure
  legislative,  preventive,   risarcitorie,  di  trasparenza  nella
  gestione degli appalti,  dei  settori dell'economia e soprattutto
  del credito.
       Colleghi chi non è  d'accordo  nel dire, almeno nel dire, di
  voler fare queste cose?
       Quali   settori    parlamentari,   almeno   a   parole,  non
  sottoscriverebbero tale  programma?  Provenzano  queste  cose  le
  voleva fare. Aveva  proposto  una  finanziaria  per  certi  versi
  rivoluzionaria, onorevole  Capodicasa,  che  poneva  le  basi  al
  risanamento e che individuava percorsi trasparenti nella gestione
  degli appalti, che  cercava  di  reindirizzare la spesa regionale
  verso  settori   produttivi,   recuperando   risorse   da  quelli
  amplissimi parassitari e clientelari.
       Voleva in una  parola  mettere  la  parola  fine alla triste
  stagione della  Regione  imprenditrice, pensando  ad  una Regione
  moderna, collegata  all'Europa, al Mediterraneo, dispensatrice di
  servizi e di strutture per  aiutare  la libera impresa ad avviare
  un  diverso  sviluppo,  basato   sul   turismo,  sulla  fruizione
  intelligente dei  beni culturali, sulle risorse dell'intelligenza
  e soprattutto della ricerca.
       Sappiamo  come   è   finita,  tra  mediazioni  estenuanti  e
  posizioni dorotee,  tra  forestali  e  cooperative,  tra  sindaci
  indignati e sindacati  scatenati  e  poi  le accuse di collusione
  mafiosa lanciata spesso, anche da questo pulpito, propriamente da
  uomini non immacolati e  non  propriamente  in  grado  di  potere
  esprimere giudizi nei  confronti  di un uomo comunque riabilitato
  in pieno dalla giustizia.
       E  arrivarono  le  dimissioni,  epilogo  triste, mai  da  me
  condiviso, ma certamente  grande  esempio  di  dignità e di spina
  dorsale, in un ambiente  di  aspiranti  a  qualcosa  in  servizio
  permanente effettivo.
       Poi è arrivato Peppe Drago:  il  dare  ai  siciliani, a quel
  partito  verghianamente   dei   vinti,   la  felicità.
       Ambizioso  programma Peppe   e  poi  la  modernizzazione  la
  difesa dell'autonomia e  dell'identità,  poi il partito catalano,
  bavarese, il progetto del  ponte,  la  credibilità verso il mondo
  dell'economia globalizzata.
       Ma Peppe, cosa  vuoi  che  conti  la  modernizzazione  della
  Sicilia?   Il  tentativo  di  attrarre  investimenti  esteri?  La
  necessità di fermare  per  sempre  una  burocrazia  regionale che
  frena lo sviluppo e spesso rovina la gente.
       Il tentativo  di  dimostrare  all'Italia  che, mentre  tutti
  parlano di federalismo, noi  siamo  già  uno  stato  federale che
  vuole dialogare direttamente con l'Europa.
       Cosa vuoi che  conti  tutto  questo, di fronte alle concrete
  esigenze  di  Governo o  di  sotto  Governo,  di  statisti  della
  levatura  di  Totò   Cardinale,   ministro   di   Mussomeli,   di
  sottosegretariati elemosinati da chi doveva e voleva cambiarla la
  politica in Sicilia, di chi -  ma questo lo dicono le male lingue
  - voleva garanzie da alcuni influenti palazzi siciliani.
       E, d'altra parte,  cosa  vuoi  che  potevano  contare, nelle
  lucide menti degli  aspiranti  a  qualcosa, a qualsiasi cosa, dei
  teorici delle  rotazioni,  dei  maniaci delle visibilità? Infatti
  non contavano niente, anche tu hai dovuto arrenderti.
       Ora Angelo Capodicasa.  Ai miei occhi di giovane e inesperto
  deputato uno dei tre  che  si  battevano,  che  si  ostinavano  a
  pensare che doveva esistere un modo diverso di governare e di far
  rivivere o vivere l'autonomia.
       Non puoi riuscirci, Presidente, non puoi riuscirci.
       Perchè ti porti dietro quel ventre molle e compromesso della
  politica regionale che  non  accetterà  mai l'idea che governare,
  che  sapere essere classe  dirigente  è  anche  in  alcuni  casi,
  soprattutto, sapere dire dei no.
       Non ci riuscirete perchè siete condizionati ed egemonizzati,
  in un certo senso siete circondati.
       Allora,   la   mia   speranza,   la   mia   lucida   volontà
  gramscianamente   ottimista,  crede   necessario  individuare  un
  percorso  che crei  le  condizioni  di  un  governo  che  rilanci
  l'autonomia, che riscriva  le regole che abbia tale autorevolezza
  da sopportare la  pressione  sociale  di  tanta  parte del nostro
  popolo, diseducata  da  una politica irresponsabile, clientelare,
  caratterizzata non dai progetti  ma  dagli  affari  e dalla pesca
  delle occasioni.
       Tante cose si muovono  in queste ore, credo, voglio sperare,
  che un percorso sia  già  individuato,  un percorso, un progetto,
  con a base quelle idee di cambiamento, di modernità, di identità,
  di memoria storica e  soprattutto  di  orgoglio del nostro essere
  siciliani.
       Ripensare  all'autonomia   come   luogo  privilegiato  della
  politica, oltre  i   vecchi  schemi  ideologici,  un  bipolarismo
  nazionale è probabilmente  inadatto  a spiegare le complessità di
  questa Terra.
       Idee forti, uomini  volenterosi  per  un progetto che presto
  potrà mettere insieme energie e volontà per riscriverla la nostra
  autonomia  e  per poi tornare  a  dividerci,  ma  in  nome  della
  politica e delle idee, non  in  nome di interessi che prima hanno
  avvelenato il Polo, ora invadono  l'Ulivo  o ciò che ne resta, il
  cui isolamento è  indispensabile  per  potere  tornare  a credere
  nella Sicilia.
       Una Sicilia diversa, più  semplice  e  moderna, più pulita e
  onesta, all'altezza dei  tanti, da  Finocchiaro  Aprile   a Paolo
  Borsellino, che la  ritrovavano  negli occhi orgogliosi e felici,
  felici Peppe, dei vecchi e  dei bambini e la vedevano mortificata
  ed  umiliata  negli sguardi  spenti  e  nelle  mani  umide  degli
  affaristi, dei mafiosi e dei  loro  complici di sempre; la faccia
  al sole della Sicilia, quella che riusciremo a fare prevalere.

           (Applausi dai banchi del centro e della destra)

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Drago. Ne ha
  facoltà.

     DRAGO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente della Regione,  la  soluzione  alla  crisi del governo
  regionale, che è stata  data dalle forze politiche che sorreggono
  il  nuovo  esecutivo,   rappresenta   una  grave  ferita  per  la
  credibilità  delle  istituzioni  autonomistiche, per  la  pratica
  della democrazia ma, soprattutto, per  le prospettive di crescita
  economica e civile del popolo siciliano.
       Le mie dimissioni  da  Presidente  della  Regione,  volevano
  porre  alcune  problemi  all'ordine  del  giorno;  esse  volevano
  servire a creare le  condizioni  di  una  stagione  di  stabilità
  politica, per accelerare  il  processo  riformatore  non solo del
  sistema istituzionale,  ma  anche dell'attività di programmazione
  del bilancio, pregiudiziale per qualunque processo di risanamento
  finanziario della Regione.
       A nessuno di questi problemi viene prospettata una soluzione
  praticabile, nessuna  riflessione  politica,  e  nessuna tensione
  ideale, poi, hanno animato  la  formazione  di  questo  Governo e
  della  sua maggioranza  parlamentare.
       La stabilità del quadro politico e programmatico, che da più
  parti pure è stata indicata  come  la  condizione  prima  per  la
  governabilità dell'Isola, è  gia stata clamorosamente smentita da
  un quadro politico  asfittico,  dalla  endemica  litigiosità, dai
  rancori e dalle diffidenze che ancora ora stanno accompagnando la
  nascita di questo Esecutivo.
       In realtà, questo  Governo  e  questa  maggioranza  appaiono
  legati insieme soltanto  da  due  sentimenti: dalla rigida difesa
  dei propri spazi di potere  e  dall'ossequio,    pedissequo,   ai
  desideri ed ai "dictat" dei  ceti  dirigenti  romani.
       In tal modo  entrambi  si  apprestano a consumare l'ennesima
  secessione dai bisogni e dalle speranze del popolo siciliano, che
  tanta parte ha  avuto  nel  segnare  l'arretratezza  della nostra
  Isola e l'immagine di affarismo  e  di insipienza che continua ad
  accompagnare le sue  classi  dirigenti.
       Per tutte queste  ragioni, onorevole  Presidente e onorevoli
  colleghi,   l'offesa    al   sentimento   ed   alle   istituzioni
  dell'autonomia siciliana, che si è consumata in queste settimane,
  appare intollerabile.
       Tutto ciò, nonostante i nuovi scenari aperti all' iniziativa
  politica dai processi di globalizzazione e dalla formazione della
  Europa  unita. Infatti la  più  preziosa  delle  risorse  di  cui
  dispongono i siciliani e le  sue  classi  dirigenti  non  è stata
  impiegata per  rivendicare  una  profonda  riforma dell'economia,
  della  politica,   dell'amministrazione  regionale,  neppure  per
  riproporre la necessità di  rimettere la questione siciliana e la
  questione  meridionale al  centro  della  politica  nazionale  ed
  europea, come ineludibile  messaggio  per  ridare forza e dignità
  all'intera nazione italiana  e vera sostanza democratica ed anima
  sociale ai processi di integrazione europea.
       Secondo un vecchio  copione, onorevole Presidente, invece ci
  si è serviti dell'autonomia  per  consumare  un  gioco  di potere
  locale e  nazionale, oscuro  ed  incomprensibile, incomprensibile
  nelle  sue  reali   dinamiche   per  la  grande  maggioranza  dei
  siciliani,  che  rischia   di   consegnarci  tutti,  forze  della
  maggioranza e forze dell'opposizione  al rango di comparse in una
  scena scritta altrove e per finalità impenetrabili.
       Qui, dunque, onorevoli  colleghi,  non è solo in discussione
  una formula politica, ma, prima  ed  oltre la stessa, la mancanza
  di consapevolezza dei problemi  della nostra Isola, di dignità di
  svolgimento del  nostro  mandato  parlamentare,  l'incapacità  di
  suscitare quell'orgoglio e  quella forza del sentimento di essere
  siciliani, sui quali far  leva  per  battere  l'arretratezza ed i
  sentimenti  della  nostra   dipendenza.  Una  mancanza  che  oggi
  esibiamo e della quale  dobbiamo  sentire  tutto  il  peso  della
  colpa.
       Perciò la normalizzazione che  si è voluta imporre alla vita
  politica siciliana non deve durare  e  non durerà. Contro di essa
  lavorano innanzitutto la  sfiducia  ed il rifiuto suscitati nelle
  speranze  di cambiamento  dei  nostri  imprenditori,  dei  nostri
  commercianti, dei nostri  professionisti,  delle  nuove  leve  di
  ricercatori che operano  nelle  nostre  università  e negli altri
  centri di studio pubblici e privati.
       Tutti uomini e donne  di  una  nuova  Sicilia  che  vogliono
  essere protagonisti responsabili,  e  non più assistiti, del loro
  destino e del futuro di questa nostra Terra e delle sue memorie e
  che  perciò  si  sentono  lontani  e  incompresi  da  una  classe
  dirigente che ha già manifestato  il suo volto di paure, gelosie,
  sospetti e rancori.
       Ma credo che contro di  essa  già  da  ora  lavorino anche i
  sentimenti di frustrazione, di  impotenza  e di vergogna di tutti
  quei componenti delle  nostre classi dirigenti che hanno l'intima
  coscienza del vuoto  di  prospettiva,  economica  e politica, nel
  quale  oggi operano  e  consapevolezza  dell'  impossibilità, per
  questa  via,  di   realizzare  magicamente  anche  uno  solo  dei
  risultati che dichiarano  di  volere  perseguire  a  partire  dal
  dramma della disoccupazione,  della  sicurezza  delle  persone  e
  delle  cose che resteranno  lì  ad  incancrenirsi, in  attesa  di
  qualche graziosa concessione che ci verrà data, senza dignità e a
  piccole  dosi, per   mantenere   comunque   il  nostro  stato  di
  marginalità e di  subordinazione.
       Per   tutte   queste   ragioni,  con   coerenza,   onorevole
  Presidente, lascio il gruppo  dell'UDR.  Ciò  non vuole essere un
  gesto di sfiducia nei confronti  dei  colleghi  e degli amici del
  gruppo parlamentare.  Serve a  riprendermi  la  mia  libertà , se
  volete, in solitudine,  per  potere  intraprendere un' iniziativa
  politica  che  possa servire  a  quanti  lo  vogliano  a  pensare
  Sicilia, per far sì che non accada più che la Sicilia venga usata
  per obiettivi nazionali,  ma,  al  contrario, si possano adeguare
  gli obiettivi nazionali alle grandi esigenze economiche e sociali
  della Sicilia e, più in generale, dei diversi territori d'Italia.
       Sì,  perchè  pensare  Sicilia  significa  anche  pensare  ad
  un'altra Italia che entra  in  Europa  con un abito integralmente
  nuovo, quello appunto  della  grande capacità di iniziativa delle
  sue diverse, vitalissime regioni.
       Se la politica  nuova  significa passare dal vecchio modello
  consociativo, democraticamente  bloccato  dalla guerra fredda, ad
  un modello bipolare, occorre che in ciascuno dei due schieramenti
  si  manifesti una  cultura  di  governo  dell'intero  Paese,  non
  soltanto piccole differenze  tattiche.
       Queste sono le  ragioni,  onorevole  Silvestro, per le quali
  sono stato talvolta  incompreso  anche  durante i tormentati mesi
  del mio governo. Sentivo la  necessità  di  dare  risposte  che i
  siciliani attendono da tempo, per riprendere la strada orgogliosa
  di protagonisti e non di sudditi.
       Sentivo che  l'alternativa  non  poteva  essere  il  ritorno
  all'indietro dei  governi regionali fotocopie di quelli nazionali
  ma, al contrario,  il  coraggioso  andare  avanti  facendo  della
  nostra Sicilia non  già  il  laboratorio di alchimie politiche di
  vertice, ma il  laboratorio  di una nuova Italia fondata pertanto
  su un'idea federale di sè medesima.
       Per  tutte queste  ragioni  abbiamo  bisogno  di  una  nuova
  politica e di nuove classi dirigenti; tutto all'opposto di quanto
  si è consumato in questi giorni. Per dare voce ai bisogni ed alle
  speranze dei Siciliani dobbiamo innanzitutto mutare i rapporti di
  scambio politico ed  istituzionale,  economici e culturali tra la
  Sicilia  ed  i   poteri   centrali,  nazionali  ed  europei,  per
  ammodernare  le  nostre   istituzioni,   per   dare   slancio   e
  competitività alle nostre  imprese, alle nostre grandi risorse di
  lavoro  e  di  cultura,  ma  soprattutto,  onorevole  Presidente,
  onorevoli colleghi, per poterci raccontare autonomamente, oltre e
  contro l'immagine e le  storie  che  altri  ci hanno confezionato
  addosso e che continuiamo  a  subire,  colonizzati  nella mente e
  nelle coscienze prima ancora che nelle nostre risorse.
       Tutti  noi,  come   singoli   e   come  gruppi  parlamentari
  siciliani, siamo, dunque, ad  un  bivio:  o  restare  passivi  ed
  impotenti ad assistere  a  questa ennesima violenza perpetrata su
  di noi o riprendere in  mano  la bandiera della nostra Autonomia,
  con responsabilità e fiducia nella Sicilia e nei Siciliani.
       Nessuna tentazione separatista; il  tempo  che  ci è dato di
  vivere non è  quello  di separarsi dall'Italia, ma, al contrario,
  quello  di  entrare   tutti  in  Europa  conservando  le  proprie
  specifiche    identità,    esaltando    le   proprie   specifiche
  potenzialità, ricontrattando,  dunque, con il Governo nazionale e
  con quello europeo  le  condizioni  dello  sviluppo  economico  e
  civile della Sicilia tutta.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne
  ha facoltà.

     PELLEGRINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente
  vorrei  tentare una  sintesi  dei  fatti  politici  che  si  sono
  verificati.
       Sul piano personale,  ad  esempio,  mi  dispiace  che questi
  fatti politici abbiano  prodotto  le scelte dell'onorevole Drago.
  L'onorevole Drago, al quale mi vincolano rapporti di amicizia, di
  simpatia,  effettivamente  ha   tentato   -   almeno   nelle  sue
  dichiarazioni e nelle sue  esternazioni  -  di dare significato e
  valenza alle cose che anche qui questa sera ho riascoltato.
       Però la politica prodotta dal  suo Governo ed il livello del
  confronto  prodotto dal  suo  Governo  andavano  nella  direzione
  opposta. Allora che cosa si è verificato, onorevole Drago? Quando
  qui fu eletto  il  primo  Governo  Provenzano  mi sono astenuto e
  dichiarai che in  quella  nascita  c'era una contraddizione sulla
  quale alcuni di noi facevano una scommessa. E la scommessa che io
  facevo   era    che   quella   maggioranza   aveva   una   grande
  contraddizione, perchè,  nonostante  il tentativo di assemblaggio
  in sede nazionale  attorno  al  blocco  di centro-destra, c'erano
  storie e tradizioni  che  difficilmente potevano integrarsi e che
  in  Sicilia  le   elezioni   erano  state  vinte  da  forze  che,
  utilizzando la  proporzionale,  dimostrarono di essere  radicate
  nella realtà della nostra Regione.
       Ha detto stasera  qualcuno  della  destra  che  tutto questo
  avvenne nel contesto  di  un  alleanza di centro-destra; aggiungo
  io che tutto questo  fu  la  conseguenza  di  un atto di coraggio
  della precedente  legislatura,  che,  invece  di  scappare, portò
  avanti una proposta,  portò un governo che legittimò quelle forze
  che attorno a quel governo avevano assunto determinati impegni.
       Il CCD e il  CDU  hanno  vinto  le  elezioni  e  soltanto la
  filosofia  che   lei   richiama   stasera,  onorevole  Drago,  di
  conservare  in  Sicilia   da   parte  delle  forze  politiche  un
  atteggiamento remissivo che  mortifica  sì l'Autonomia e anche il
  ruolo di questa classe dirigente  portarono a quel governo che ha
  espresso la  Presidenza dell'onorevole Provenzano.
       Dissi  allora   che    personalmente   ritenevo  che  questa
  contraddizione, prima o  dopo,  sarebbe  esplosa; ed era naturale
  che dovesse esplodere.  E  nonostante  i  tentativi  che qui sono
  stati fatti da  tutti,  nonostante i richiami, questa maggioranza
  non ha retto.
       Onorevole Nicolosi,  lasciamoli  stare  i  trasformismi e le
  invettive e anche  il  pessimo gusto di uscire fuori dal rispetto
  reciproco delle proprie  idee   Io  do  sempre  per  scontato che
  chiunque esprima idee  diverse dalle mie  ha il diritto di farlo
  ed io non ho  né  il  dovere né il diritto di offenderlo.  Perché
  allora riduciamo le  istituzioni e il confronto ad un livello nel
  quale non ha spazio una considerazione come quella dell'onorevole
  Drago?
       Stasera ho sentito  parecchie  cose  che  non possono essere
  prese in seria  considerazione.  Non sono d'accordo, per esempio,
  sul  fatto  che   questa   mggioranza sia stata,  così,  un  atto
  trasformistico;   é  una  mia  lettura.  Questa  maggioranza,  di
  fatto, valutando quello  che  avviene in Europa e che avviene nel
  mondo, valutando gli interessi del nostro Paese, ha portato delle
  forze considerevoli che  hanno  preso  il nome dell'UDR. Qualcuno
  dice che Cossiga é un  folle; io dico che Cossiga é un uomo che
  conosce  la nostra  storia,  ha  avuto  ruoli  importanti  ed  ha
  determinato svolte importanti.
       Non c'é dubbio che  la  svolta  che  é  stata  consumata nel
  nostro Paese avesse bisogno  di  un  uomo con il suo carisma e la
  sua forza; ed anche la chiarezza delle idee.
       L'onorevole      Cossiga     ha     detto     alle     forze
  cattolico-democratiche che  in  un progetto di centro-destra dove
  erano subalterne non  avevano  né  spazio né  respiro ed ha fatto
  un'altra indicazione, che  merita di essere rispettata. Non penso
  che siano giuste  tutte  le cose che sono state dette nell'ambito
  di questo confronto ed anche sulla stampa.
       E allora, caro  onorevole  Drago,  il  problema  é capire se
  rispetto a questo  avvenimento  di  una  svolta  politica  che io
  giudico importante  soggetti  come lei o soggetti come me e tanti
  altri che hanno  consegnato  un ruolo a questa Regione siciliana,
  anche in momenti  di  maggiore  difficoltà, possano, per amarezze
  personali che sono reali:  noi  conosciamo i cinismi e il modo di
  comportarsi dei  gruppi  dirigenti nazionali rispetto alle nostre
  realtà.  Guardate  all'esempio  della  Destra  Nazionale.  Io  ho
  rispetto per il modo in  cui  si è mossa la Destra Nazionale si é
  mossa qui dentro, ma  non  ci  hanno dato una mano nel momento in
  cui c'é  stato  un contrasto interno così violento.  Io e Granata
  non ci siamo mai  amati  sul  piano  politico,  ma  sul piano del
  rispetto ritengo sia stato sempre reciproco.
       Prendere un capogruppo,  per  esempio,  che aveva assolto un
  ruolo importante, positivo,  e  in funzione di contrasti interni,
  azzerarne il ruolo  per  fare  un'altra  cosa sempre all'interno,
  secondo me soltanto  é  possibile  che  si  realizzino attraverso
  ruoli e funzioni  che  hanno queste classi dirigenti nazionali di
  considerarci una specie di vassalli.
       Allora, secondo  me,  all'onorevole  Drago  questa sera, nel
  diritto di avere  contestato  il  Governo delle larghe intese, il
  Governo che abbiamo fatto, il Governo fotocopia, il ti faccio una
  domanda e la  faccio alla maggioranza: voi ritenete che si poteva
  essere tanto allocchi o tanto stupidi che in uno scontro frontale
  fortissimo in sede nazionale  fra il blocco di centro-destra e il
  blocco di centro-sinistra,  in  Sicilia  l'onorevole  Lo  Porto e
  l'onorevole  Miccichè  potevano  dividersi  sulle  strategie?  Se
  pensate che queste  cose sono possibili, prendo atto di essere un
  cretino e non ne sarei affatto mortificato.
       Ritengo, invece, che  la  strategia  politica  dei due poli,
  così come sono  stati  impostati  anche dopo la svolta nazionale,
  portava ineluttabilmente in  Sicilia ad uno scontro che risentiva
  di  questa  durezza   e,   quindi,   era   soltanto   tattica  la
  dichiarazione da parte  di  Miccichè  o  di  altri amici di Forza
  Italia.
       E quando  ascolto  sussurri  tendenti  ad impegnarsi attorno
  all'ipotesi di potenziare  le  forze  di centro per dare maggiore
  spazio e visibilità  a  queste  forze;  ho  chiesto  che  vengano
  politicamente  definiti   ed  ufficializzati,  perchè  se  questo
  avviene   e c'è  una  dichiarazione  esplicita  ed  una  proposta
  politica complessiva  nessuno  è così miope da respingerla perchè
  è un problema al  quale molti siamo legati e vincolati, perchè in
  questa direzione noi vogliamo dare un nostro contributo.
       Allora  si  tratta  di  capire,  onorevole  Drago, e noi due
  possiamo  consentirci  un  tono  che  non ha niente di personale,
  perchè  il  rispetto  ritengo  che  sia  anche  una  cosa  che ci
  appartiene,  dobbiamo  capire se in momenti difficili come questi
  la  politica  deve  prevalere  rispetto  a  quelle  che  sono  le
  ambizioni di ognuno di noi, legittime, o se invece possano essere
  fatte altre cose.
       Io  dico  che  in  questi  momenti difficili le intelligenze
  degli  uomini  e la loro capacità di vedere ai livelli di cui lei
  parla  i  problemi debbono essere superati, ma nessuno può venire
  qui  a  dirci che era possibile nel clima in cui questo Governo è
  nato di creare un governo di larghe intese.
       Ci fu un momento,  amici  di  Forza Italia, ed io restai qui
  "al palo" in cui  Miccichè  in  tempi  non sospetti disse che per
  governare la Sicilia  e  fare  le  riforme  bisognava ampliare le
  intese ed è  un  problema  che esiste ancora oggi; bisogna vedere
  come  arrivarci.  Ma   parlare  di  queste  cose  in  momenti  di
  difficoltà e in momenti "sospettosi" non ha significato politico.
       Anche il patto autonomistico proposto all'onorevole Lo Porto
  era e poteva essere una cosa seria, se portata avanti e calato in
  un momento in cui il confronto avveniva su quei contenuti, non in
  un momento in cui  c'era  un  governo in crisi e si consumava nel
  Paese una svolta che, bene o male, ha dato un governo nazionale.
       Io,  onorevole  Capodicasa,  vado  per  sintesi,  perchè  il
  discorso sarebbe lungo,  io su lei ho fatto una scommessa, perchè
  in fondo qui  alcuni  soggetti,  da posizioni diverse, hanno dato
  dignità e ruolo  all'  Assemblea  regionale.  Dicevo,  quando  il
  Governo Campione andava  a  "vendersi" (uso un termine pesante ma
  di questo si  tratta)  dopo  le  Conferenze  dei  capigruppo  per
  sciogliere quest'Assemblea,  che  si  poteva anche sciogliere nel
  rispetto di quelle  che  sono  le  conquiste  che  questa  nostra
  Assemblea ha fatto,  l'onorevole  Capodicasa,  mi pare che allora
  fosse  vicepresidente   dell'  Assemblea,  consegnò  ad  essa  la
  dignità, alla  maggioranza  e  all'opposizione,  di  interrompere
  questo gioco che  offendeva  e mortificava la Sicilia, reclamando
  che i fatti politici dovevano essere consumati nel rispetto delle
  regole che questa regione aveva conquistato.
       Io  ho  letto  le sue dichiarazioni, onorevole Capodicasa, e
  sono contento delle  cose  che lei afferma perchè, caro onorevole
  Drago, il confronto  non  avviene  fra una forza politica che può
  essere anche numericamente  debole, ma alla coscienza del rischio
  che  corre e  alla  chiarezza  delle  cose  che  vuole  fare;  né
  accettiamo la  provocazione  di  vedere, onorevole Briguglio, che
  fine faranno i 23  mila  o  i  36  mila articolisti, anzi, quelli
  dell'articolo 23.
       Se  questo  è  modo  di  fare politica, onorevole Drago, lei
  dovrebbe  un poco vergognarsi, perché sono lontani i parametri di
  questa impostazione...

     DRAGO. Ma di chi parli?

     PELLEGRINO.   ...  è  stato  chiesto,  oggi  qui,  da  un  suo
  assessore   che  fine   andassero   a   fare,  per  esempio,  gli
  articolisti.  Come se  i  problemi  potessero  essere  quelli  di
  gestire i bisogni.  I  problemi  sono  diversi  e  sono  di altra
  qualità.
       E  allora,  questo  Governo,  pur  nella  esiguità della sua
  maggioranza,   è  consapevole  del  rischio  che  corre  e  della
  scommessa che ha fatto  e  nella relazione e nel modo in cui sono
  stati affrontati i  problemi  c'è  la dignità di questa autonomia
  che vuole che  lo  Stato  ci  riconsegni ruoli, responsabilità ed
  anche quello che ci è dovuto.
       Sarà un caso che  c'è  un  presidente dei DS qui a Palermo e
  c'è un presidente dei DS a Roma.
       Io non amo  l'onorevole  D'Alema,  però  ritengo  che  fosse
  giusto che il  partito  che  aveva  la maggiore responsabilità si
  intestasse il passaggio di un momento difficile e qui in Sicilia,
  nel momento in cui  l'UDR,  con  tutti  i  travagli che ha avuto,
  onorevole Drago, che  io rispetto, perché  li capisco, perché non
  sono fittizi, sono reali  e non sono fatti in mala fede.
       Io non chiedo,  per  esempio,  all'amico  mio  del CCD che è
  stato eletto nel CDU,  le  ragioni per le quali ha fatto un'altra
  scelta.  Nei tempi di trasformazione, queste cose sono possibili;
  bisogna valutarle. Mi  riferisco  al mio amico Aulicino, che oggi
  ho ascoltato: lui, per  esempio,  è stato eletto nel CDU, io sono
  stato eletto invece  nei riformisti, una lista mia, diciamo così,
  ed ho scelto  Rinnovamento  italiano, riconoscendone i limiti, le
  angustie, anche ora  che  faccio  il  coordinatore  regionale  di
  questo partito, ne  riconosco  i limiti, le angustie, i problemi,
  ma la collocazione strategica è giusta, io ci credo ed è presente
  anche in quest'Aula.
       L'onorevole Capodicasa  è  diventato  Presidente  di  questa
  Regione non perché sia più  simpatico  dell'onorevole  Drago,  ma
  perché la realtà interna,  i  problemi che l'UDR - che è titolare
  di questa svolta - ha dovuto affrontare e superare ...

     PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pellegrino.

     PELLEGRINO. Ho finito  Presidente, le chiedo scusa, lei sa che
  io parlo pochissimo in quest'Assemblea.

     PRESIDENTE.  Sto  soltanto dicendo che sono passati 15 minuti.
  Completi il suo pensiero.

     PELLEGRINO. Mi avvio alla conclusione.
       Onorevole  Drago,  l'onorevole  Capodicasa e questo Governo,
  per   le   cose  che  hanno  espresso  nelle  relazioni  e  nelle
  dichiarazioni  che  hanno  fatto 1111 per quello che queste forze
  politiche  rappresentano  nel  contesto  italiano ed europeo  non
  possono  essere confuse con le dichiarazioni legittime che lei ha
  potuto   fare,   ma  vanno  considerate  e  meritano  rispetto, a
  prescindere dai risultati che avranno in quest'Aula.
       L'impegno  che  questo  Governo  porta  avanti  è  quello di
  agganciare questa Regione, e concludo Presidente, non so se lo ha
  detto  qualche  volta lei e le chiedo scusa, di agganciare questo
  Paese nel ragionamento e nelle leggi a quella che è la realtà del
  Paese e dell'Europa.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Zanna. Ne ha
  facoltà.

     ZANNA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, credo che sia
  stato giusto ed  inevitabile  che  i  mass  media  ed  i colleghi
  dell'opposizione si siano  in questi giorni e in questo dibattito
  concentrati sulle battute  di arresto e sulla travagliata nascita
  di questo Governo  di  centro sinistra. Era giusto ed inevitabile
  che ciò avvenisse, presidente Capodicasa, e a ciò è giusto che si
  risponda con i fatti.
       Non è una  frase  buttata  lì  quella che lei ha pronunziato
  durante  le sue  dichiarazioni  programmatiche,  e  cioè  che  la
  debolezza numerica  dell'attuale  maggioranza  nasce  dalla forza
  politica delle scelte.
       Non è una frase  ad  effetto, ma a questa frase (che è molto
  impegnativa)  dovremmo rispondere  con  i  fatti,  con  un  colpo
  d'ala, con l'alzare  il  tiro  sul terreno della proposta e sulle
  cose da fare.
       Allora,   io   le  chiedo  che  alla  prima  Conferenza  dei
  presidenti dei gruppi  parlamentari,  come  Governo, si chieda di
  fissare subito la  seduta  d'Aula  in cui discutere la legge-voto
  deliberata dalla  Commissione  Provenzano  (seduta  che  dovevamo
  tenere il 9 ottobre e  che a distanza di quasi 2 mesi ancora, per
  la  crisi  di   Governo,   non  abbiamo  tenuto),  per  discutere
  l'elezione diretta  del  Presidente  della Regione, per discutere
  come far nascere  il  bipolarismo anche in Sicilia, per discutere
  sull'incompatibilità tra  assessori  e  deputati,  per  una legge
  elettorale con  un  effetto maggioritario, per l'autoscioglimento
  dell'Assemblea  regionale,   per   avere   anche  in  Sicilia  il
  referendum e le  leggi  di  iniziativa  popolare.  Si  chieda  di
  riprendere la discussione sullo scioglimento degli Enti economici
  regionali e ancora  per  discutere una legge elettorale a statuto
  invariato  che abbia  una  forte  impronta  maggioritaria  e  che
  indichi il Presidente.
       Io credo che  questi  tre  atti  occorra  farli  prima della
  discussione e dell'approvazione del bilancio '98.
       Onorevoli  colleghi  dell'opposizione,  noi ci misureremo in
  Aula   tra   gli   innovatori   istituzionali  e  i  conservatori
  istituzionali,  che  è  una  delle  grandi presenze, delle grandi
  divisioni  che c'è in questo Parlamento e riscriveremo le regole,
  confrontandoci nel merito delle scelte da fare.
       Ma è questo già un segno, voler scegliere di fare queste tre
  cose  prima  del  bilancio,  di  un'azione  innovativa  di questo
  Governo,  perché  può  essere  solo  un'azione  innovativa  di un
  Governo che vede la Sinistra presente che governa e amministra.
       Queste scelte, oltre ad alcuni atti amministrativi chiari ed
  inoppugnabili,  (ne dico uno che valga per tutti: il ritiro delle
  nomine ai vertici dei Beni culturali fatti dall'Assessore Croce e
  dal  Governo  Drago, nomine che continuano ad essere illegittime)
  sarà  la  migliore  risposta alle incertezze dei giorni scorsi ed
  alle    fibrillazioni    odierne.    Ma,    onorevoli    colleghi
  dell'opposizione,  voi  non  potete,  consentitemelo,  campare di
  rendita.  Non potete nascondere, anche se avete tentato di farlo,
  continuate  a  farlo,  tentare  di  nascondere  e dimenticare che
  questo   Governo   nasce   per   la  profonda  crisi  politica  e
  programmatica  del  Polo. Noi non possiamo nascondere che il nodo
  politico   che   la   politica  siciliana  ha,  ed  anche  questo
  Parlamento,  è  questa  crisi politica e programmatica. Siete voi
  che  avete  deluso  gli elettori, voi che non avete rispettato il
  mandato che  vi  hanno  dato i siciliani nel giugno del '96. E la
  cosa ancor  più  grave è che la vostra crisi stava trascinando le
  istituzioni  autonomistiche,  questo  Parlamento,  compromettendo
  anche  l'esito  di  questa XII legislatura, dopo il non brillante
  esito  della  passata. Vedete, invece di cercare sempre il nemico
  fuori  da  voi,  impegnandovi  sempre  nella  caccia  all'untore,
  cercando  il  traditore,  prendendovela  con  un destino cinico e
  baro,  riflettete  su questa vostra costante crisi progettuale di
  aggregazione, sul fatto che ripetutamente sbagliate alleato e che
  nei   quattro  anni  scorsi,  sino  ad  ora,  avete  perso  pezzi
  consistenti  di  un  elettorato  moderato, da Bossi al Presidente
  Dini, all'UDR.

     PRESIDENTE. Vedo che lei si interessa della salute del Polo.

     ZANNA. Sì, infatti, io invito a riflettere.

     PRESIDENTE.  E'  un  gesto  altruista che credo i colleghi del
  Polo apprezzeranno.

     ZANNA.  Riflettete su  questo,  ci  sarà pure un motivo perché
  questo avviene e poi, consentitemi, evitateci lezioni di moralità
  politica, poltrone, potere,  spartizione.  Mi permetto di dire un
  po' di decenza da parte di qualcuno che qui è intervenuto.
       Io non voglio fare l'avvocato difensore, non ne ho i titoli.
  Ho visto, ho sentito e ho appreso molte cose da parte di parecchi
  parlamentari  del  Polo   sulla   natura   dell'UDR   e  dei  sui
  rappresentanti accusati di  tutto. L' accusa meno pesante è stata
  quella di trasformismo.  Anche qui, insomma, soprattutto da parte
  di qualcuno consentitemi  "da  quale  pulpito  viene la predica "
  Qualcuno è arrivato  al  punto di parlare sui giornali, purtroppo
  anche da questo  scranno,  di avere la sfrontatezza e la mancanza
  di pudore di parlare della  ricerca di un'impunità giudiziaria da
  parte  degli esponenti  dell'Udr.  Ma  io  mi  chiedo,  onorevoli
  colleghi, ma tutto  questo  l'avete  scoperto  solo  negli ultimi
  venti giorni?  Ma  dove siete stati?  Dove eravate, con chi siete
  stati alleati per  due  anni  e  mezzo?  Avete fatto, inoltre, un
  elenco delle cose da  fare  che  non  sono state fatte.  Molti di
  voi, quasi tutti,  hanno  difeso  il  Governo  Provenzano, il suo
  operato e, forse questo non è un caso.
       Vorrei dire all'onorevole Drago  che si è sentito tradito da
  tutta questa vicenda  se  ha  capito bene da questo dibattito con
  chi si sta unendo  e  se  ne  è  pienamente cosciente visto che i
  parlamentari di  questa aggregazione, di questo ritrovato accordo
  tra lui ed il Polo   spesso si sono dimenticati dell'esistenza di
  dieci mesi del suo  Governo.  Dicevo  ci sono tante cose da fare,
  di cui ho fatto  anche l'elenco.  Ma, anche qui, scusate se ve lo
  pongo in questi  termini,  a  partire dall'onorevole Fleres: dove
  siete stati in  due  anni  e  mezzo?  E l'onorevole Fleres, dov'è
  stato in questi due anni e mezzo, di cui diciotto mesi passati al
  Governo della Regione siciliana?  Dove eravate quando la gente, i
  giovani protestavano? Ora avete scoperto l'articolo 23, meno male
  finalmente  Soprattutto l'onorevole Briguglio che è stato capace,
  c'è riuscito devo fargli i miei complimenti, in due anni e mezzo,
  a non affrontare  il  problema  e  rinviarlo  fino  a  quando non
  avrebbe perso il posto di assessore.
       Avete scoperto che  la  gente  protesta.  Qualcuno  ha fatto
  riferimento alla  "piazza",  alle lamentele. Bene  Sono contento,
  vi do il mio  benvenuto  più  caloroso  tra  coloro che vivono la
  politica tra la gente e per la gente.
       Detto  questo,  è   anche  vero  e  lo  apprezzo  che  dalle
  opposizioni sono  venuti  contributi  interessanti, un  approccio
  apprezzabile, un dialogo  aperto  al confronto. Noi accettiamo la
  sfida e la  rilanciamo  per  imporre finalmente in questa Regione
  una  discontinuità;  perché  le  forze  dell'Ulivo  non  si  sono
  sostituite numericamente a  quelle del Polo per fare un Governo e
  basta, ma vogliono  affermare  un  nuovo corso in questa Regione.
  Tuttavia, Presidente Capodicasa, molto dipende da lei, perché  sa
  innanzitutto più di  noi  quanto sarà difficile. E' una scommessa
  ed un azzardo ma si  può  fare  e  si  può tentare di cambiare la
  Sicilia a patto, però,  di cominciare a cambiare se stessi. E per
  cambiare  se  stessi.  Ricordando  alcune  parole  che  ha  detto
  l'onorevole   Granata  prima   di   me   sui   pericoli   di   un
  accerchiamento, mi è  venuto  in  mente un passo di uno splendido
  libro di Gianni  Riotta  "Il  Principe delle nuvole" che credo si
  adatti molto bene  a  questo quadro politico nuovo. E' un dialogo
  tra il re Chan Pu e il suo maestro Chan Tzu, maestro di strategia
  militare. Il re Chan  Pu discute di strategia con il maestro Chan
  Tzu e quest'ultimo  ha  sempre  la  soluzione giusta.  Il sovrano
  immagina, allora, una  missione  disperata.  Dice  il re Chan Pu:
  "Con l'esercito abbiamo  oltrepassato  la  frontiera ed invaso la
  nazione nemica ma truppe avversarie ci circondano in massa. Dalla
  tenda vediamo reggimenti  e trincee che si stendono impenetrabili
  fino all'orizzonte.  Cerchiamo una breccia per fuggire, ma le vie
  di salvezza  sono  bloccate  con  fortificazioni.  Come salvarsi,
  maestro, perduta ogni speranza?" E Chan Tzu risponde:  "La strada
  è semplice, maestà,  al  pari  della  morte ma complicata al pari
  della vita. Se  speri  di uscire dalla trappola identico all'uomo
  che eri quando  ci  sei  caduto  morirai.  Se  riesci,  invece, a
  considerarti  morto, se  ti  rassegni  che  la  vita  è  perduta,
  sentendoti un cadavere  freddo  come  i  compagni  colpiti  dalle
  frecce, eccoti trasformato.  Una  parte  di  te  finisce  tra  le
  cataste di morti,  ma  un'altra  uscirà  dalla sacca e rivedrà la
  casa.   Chi  non   accetta   di  perdere  la  vecchia  vita  deve
  rassegnarsi alla  morte. Ti senti capace di questa condotta?  Ora
  con i dovuti scongiuri, ovviamente, ma il senso è quello di avere
  la capacità della scommessa, di mettere in gioco se stessi.  Se è
  capace di cambiare molte cose si romperanno equilibri consolidati
  da  decenni, li libereremo da incrostazioni vecchie e sedimentate
  da anni e  anni  in questa Regione, e non solo qui, in questa che
  era   una   meravigliosa   macchina,  la  Regione  siciliana,  ma
  soprattutto  fuori  da  qui, in altri livelli istituzionali nella
  società siciliana.
       Questa è  la  vera  preoccupazione dei potentati che si sono
  messi di traverso  anche fuori da qui, per impedire la nascita di
  questa alleanza  e  di  questo  Governo  di centro-sinistra. E la
  principale  e immediata scommessa che dobbiamo vincere, onorevole
  Capodicasa, è quella di far di nuovo rendere affascinante e utile
  lo  straordinario  strumento che abbiamo, l'Autonomia, che ancora
  ora non è un volano ma è un cappio al collo dei siciliani.
       Noi siamo speciali perchè tagliati fuori dai cambiamenti che
  si stanno svolgendo  nel  resto  d'Italia,  e  lo dice uno che fa
  parte di una generazione di siciliani che in tutti questi anni ha
  pagato solo  i prezzi, appunto quello di essere speciali, per non
  essere moderni,  tutti  i  prezzi dell'autonomia, ma la difenda a
  denti stretti perchè la ritiene una strordinaria possibilità.
       Allora  liberiamoli  dalla  zavorra,  rendiamola  utile,  un
  servizio ai siciliani per costruire un futuro migliore.
       Infine,  mi  consenta  onorevole  Presidente Capodicasa, per
  concludere le  vorrei  dedicare  un  brando  di  una poesia di un
  poeta, Antonio  Macado,  che  dice: "Viandante son le tue orme la
  vie e nulla  più.  Viandante  non  c'è  via,  la  via  si  fa con
  l'andare".   Ricordi   questi  versi  nelle  prossime  settimane,
  onorevole Capodicasa,  e  le  auguro  dunque buon viaggio di vero
  cuore.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Adragna. Ne ha
  facoltà.

     ADRAGNA.   Onorevole   Presidente   dell'Assemblea,  onorevole
  Presidente   della   Regione,  onorevoli  assessori  e  onorevoli
  colleghi,  i  sentimenti  espressi in queste ultime dichiarazioni
  programmatiche per  questa  legislatura - questa è la terza volta
  che le  ascoltiamo  -  nella  prima  di  queste  dichiarazioni il
  sentimento  che  abbiamo  espresso  fu  quello  della  tristezza,
  qualcuno lo  ha  ricordato, è stato allora l'onorevole Papania ad
  esprimerli  per  le  dichiarazioni  programmatiche del Presidente
  Provenzano,  quelle  che  abbiamo  espresso  per le dichiarazioni
  programmatiche del  Presidente  Drago, fu quella di un sentimento
  mistico.
       Oggi  a  queste  dichiarazioni espresse dal Presidente della
  Regione Capodicasa,  noi  diamo  un valore che è quello del pieno
  esercizio  delle  responsabilità.  Qualcuno  esasperando i toni e
  forse anche le dichiarazioni che a caldo il Presidente Capodicasa
  fece immediatamente dopo essere stato eletto, disse: si tratta di
  lacrime e  sangue.  Invece dalle dichiarazioni espresse, ma anche
  da quello che  poi  nei vari interventi alla stampa fu fatto e fu
  detto, è venuto fuori quella che a mio avviso caratterizza questa
  espressioni.  E'  stata  chiamata  l'operazione  verità in queste
  dichiarazioni programmatiche  e  c'è  più volte scritto, ed è una
  sorta di dicotomia che avviene tra la gravità della situazione in
  cui  ci   ritroviamo  e  soprattutto  nel  rilancio  della  reale
  strategia di  azione  che  si  propone  e  diventa  scommessa per
  risolvere la sfida che abbiamo davanti.
       E' indubbio  che la generale sensazione di disagio che tutti
  avvertiamo trova  le  sue  radici  nella precarietà degli affetti
  istituzionali, risente  indubbiamente, e questo è il punto da cui
  dobbiamo partire  per  capire qualcosa dalla scarsa qualità delle
  proposte politiche  sin  d'ora adoperate, e soprattutto da questa
  sorte di  paura  che  abbiamo  sempre  riscontrato  nelle passate
  edizioni, della paura che queste nuove sfide che avevamo davanti,
  questa capacità  di  interpretare  il  moderno,  il nuovo, questa
  capacità di  ritrovarsi  ad  adoperare tutti gli strumenti che la
  politica ci doveva dare non sono stati assolutamente interpretati
  per andare  avanti  e  costruire  passaggi che dessero finalmente
  certezza e  fatti  alle  parole  o  ai  programmi.
       Certo, siamo  convinti  che  la  parte  più importante delle
  dichiarazioni e del lavoro che è stato fatto dal programma che si
  è evinto,  dalla  maggioranza  è soprattutto quello di aver messo
  insieme i disagi  che ci appartengono e che fanno parte di questa
  nostra storia  e che soprattutto quella di avere accettato questa
  sfida,  partendo  senza  alcuna  preoccupazione  dal rilancio del
  problema  delle  riforme  come  assoluta precondizione per potere
  arrivare ad  avere quegli strumenti che poi servano finalmente ad
  eliminare le  precarietà,  gli  stati  di disagio, le assolute ed
  inaccettabile qualità  della vita che da troppo tempo i siciliani
  aspettano di  ritrovare  in  maniera più positiva ...  Orientando
  questo progetto rispetto  ad  un modello che ormai non regge più,
  Presidente Capodicasa.
       C'è uno strano  effetto  e  anche  una sorta di simbiosi fra
  quella voglia  di  volere  interpretare il cambiamento, la svolta
  che abbiamo  davanti  e la musica classica, Presidente Cristaldi.
  E' un po'  come  l'esigenza di volere interpretare la capacità di
  cambiare le  cose  e  poi  ritrovare in effetti l'impossibilità a
  poterlo realizzare.  In  questi  giorni  mi è capitato di pensare
  proprio ascoltando la musica classica che assomigli a un po' alla
  storia dell'orchestra  sinfonica  che  più per le sue innovazioni
  colpisce per  la  sua  resistenza  all'innovazione.  E la cosa si
  spiega.   Dall'età   barocca   le   orchestre   erano   diventate
  istituzioni, ossia erano gruppi fissi di strumentisti stabilmente
  occupati e  stipendiati.
       Un autore semmai  gli  fosse venuto in mente un desiderio di
  cambiamento nella scelta degli strumenti di fatto era costretto a
  fare i conti  con  le orchestre già esistenti e con gli strumenti
  già presenti.  E allora non si creava un orchestra nuova per ogni
  nuova opera del compositore.  Il compositore per rinnovare doveva
  usare un altro  modo, per l'appunto doveva cambiare la funzione a
  ciascuno   strumento  dentro  l'insieme  dell'orchestra.  E  così
  cambiando funzioni, diversificando la posizione degli strumenti e
  cambiando  il  primato  degli stessi, l'orchestra cambiava. Siamo
  convinti che  oggi tutto questo non è assolutamente possibile. In
  Sicilia la  crisi politica del cambiamento delle regole, la crisi
  morale, quella economica che travaglia la nostra Sicilia è giunta
  ad un punto  critico  che  rende  urgente  una  svolta decisiva e
  l'avvio di una  nuova  fase  per  il  Governo  della Regione.  Il
  Governo Capodicasa,  a  nostro  avviso,  ha  colto questa voglia,
  questa capacità  e  questo  metodo.
       La democrazia può vivere e svilupparsi solo se corrisponde a
  quel radicale  rinnovamento  che  è  nelle  attese  dei cittadini
  siciliani e  gran  parte  delle nuove risposte che questo Governo
  vuole dovrà dare per lo sviluppo in Sicilia passa e lo ritroviamo
  all'interno con  grande  forza  di  quegli  undici  punti  di una
  diversa  gestione  dei  servizi  e della pubblica amministrazione
  regionale.
       Crediamo sia  evidente  a  tutti che alla radice della crisi
  politica ed  economica  che  colpisce la Sicilia vi siano regole,
  assetti  istituzionali  e  una pubblica amministrazione regionale
  vecchia e deteriorata.  Cioè  di  un vecchio modo di intendere la
  formazione   del   Governo  politico-amministrativo  della  "cosa
  pubblica" e c'è  una  visione distorta dei rapporti tra Regione e
  sistema economico, una perdita di funzionalità interna e capacità
  di     gestione     e     verifica     degli    apparati    della
  pubblica amministrazione  regionale.  Certo,  nel  passato  si  è
  discusso   molto,   giustamente   dico   io,  di  grandi  riforme
  istituzionali   mentre   le   questioni  relative  alla  pubblica
  amministrazione regionale restavano sempre sullo sfondo.
       Oggi è messa  in  avanti  e soprattutto l'evidenziazione che
  viene fatta e per  questo  mi  convince  del separare la politica
  dalla gestione amministrativa,  dal formare un corpo di dirigenti
  responsabili, dal ridefinire  la  struttura  degli uffici e delle
  piante organiche valutando  con criteri obiettivi la qualità e la
  quantità e i carichi di lavoro.
       Tutto questo e  tutti  questi  principi  fanno  si che rende
  assolutamente  credibile  questa  capacità  e  questa  voglia  di
  cambiamento che abbiamo davanti.
       Le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione
  dicono: "entro giugno  vogliamo raggiungere" e poi adopera questi
  aggettivi:   "dare la  legge  elettorale,  dare  la  legge  voto,
  definire  la   riforma   della  pubblica  amministrazione  e  poi
  individuare e, ancora  una volta, avviare a soluzione il problema
  del precariato".
       L'agitare   le  piazze,  realizzare  questo  strumento  come
  strumento  politico  per determinare condizioni di instabilità di
  governo, è una  funzione che non si può addire ad una possibilità
  di opposizione  che  si voglia definire costruttiva.
       E' invece, a  mio  avviso,  nella  strategia di azione che è
  stata enunciata e che è convincente e che si determina attraverso
  quegli  enunciati contenuti nella dichiarazione programmatica che
  quella ripulitura  della spesa, che quel reperimento di risorse a
  fini produttivi  e  soprattutto  quella capacità di realizzare un
  circuito  virtuoso   fra  la  capacità  di  generare  sviluppo  e
  attraverso  lo sviluppo realizzare occupazione.  E, l'occupazione
  che a sua  volta  riproduce  sviluppo  è  creare  il circuito che
  finalmente ci potrà fare uscire dalle secche.
       Certo,  questa  maggioranza  ha  inserito  la  marcia  della
  esigenza che bisogna  esercitare  le  responsabilità  ed  è stato
  detto e lo ribadiamo  nasce per questo è una maggioranza politica
  che va a  determinare, soprattutto  nel suo  interno, il rapporto
  stretto  che  vogliamo   dare   tra   la   governabilità   ed  il
  riconoscimento dei suoi obiettivi.
       Detto questo, sta benissimo, siamo d'accordo, siamo convinti
  che per andare oltre occorre andare oltre questa maggioranza. Per
  cui, questa  maggioranza  determinerà  tutte  le  condizioni  per
  portare avanti il programma  e nelle riforme là dove il patto che
  è stato lanciato  affinchè  il  Parlamento  siciliano ci si possa
  ritrovare insieme  per  realizzare  insieme  questa  capacità  di
  riformare la legge  elettorale;  questa voglia che insieme, tutti
  quanti, declamiamo per realizzare uno stretto rapporto fra quello
  che può dare  la  maggiore  stabilità  e  soprattutto  quello che
  ancora di più può realizzare la reale riforma della vita pubblica
  della nostra Regione.
       Noi stiamo vivendo  un  momento difficile, questo Governo si
  svolgerà in una fase  sempre  più  complessa,  ma  aver deciso di
  avviare  un   lavoro   di   riprecisazione  degli  strumenti  che
  caratterizzano  di   più,  dovranno  caratterizzare  di  più,  la
  politica e l'elemento di fondo che nessuno può cambiare. E allora
  quando abbiamo scritto  che per la nostra strategia delle riforme
  abbiamo individuato all'interno della legge voto dove c'è scritto
  subito prima della legge di bilancio:" dovrà contenere l'elezione
  diretta del Presidente della Regione Siciliana l'incompatibilità,
  l'autoscioglimento  dell'ARS,   il   referendum,   la   legge  di
  iniziativa popolare" e nel  mentre  dire  che fino a quando tutto
  questo non diventerà  opportunità  per  la  Regione  Siciliana la
  legge elettorale da approvare  tra  la  legge  di  bilancio  e le
  elezioni   europee    deve   contenere   le   indicazioni   della
  preindicazione del Presidente, la maggioranza, la stabilità certa
  e soprattutto  tutte  quelle norme che garantiscano al Governo ed
  al   Parlamento  di  legiferare  senza  alcun  condizionamento  o
  soprattutto con più grande stabilità.
       Noi siamo  convinti  che  può  riuscirci Presidente.  Io non
  citerò Voux e  Jean-Sous, lo  ha  già  fatto un mio collega e per
  questo ci  ha  detto  come  uscire fuori da quell'accerchiamento,
  anche  se non  mi  piace  la  finale.  Io  credo  che  molto  più
  semplicemente,  Presidente,  noi  dobbiamo  smetterla  di giocare
  all'italiana, come  si dice, perché tutt'al più il pareggio ormai
  non ci convince  più.  Occorre  giocare  la partita fino in fondo
  perché alla fine il campionato si vince solo vincendo le partite,
  avendo   anche   entusiasmo.
       Io so che queste dichiarazioni programmatiche contengono più
  uno  sforzo  fatto  per  inserire  dentro  tutte  le  possibilità
  tecniche  della  credibilità.  So perché  le riconosco Presidente
  anche una passione,  e se questa volta magari qualche critica può
  essere   quella   che   mancava   dentro   queste   dichiarazioni
  programmatiche lo  sforzo fatto, a mio avviso, rappresenta l'arma
  migliore  affinché  quelle indicazioni, quelle proposte diventino
  sempre di più  animate non solo dal buon senso, ma dalla certezza
  che è  possibile  riuscirci  se tutti quanti ci lavoriamo insieme
  con grande consapevolezza.
       L'altra consapevolezza noi  la  sapevamo, era che ci sarebbe
  stato questa sorte  di attacco violento nei confronti dell'UDR, e
  sapevamo - perchè anche le parole in politica qualche volta, anzi
  il più delle volte,  sono  pietre  -  che l'unica maniera per poi
  convincere il Parlamento siciliano,  ma  anche la gente è che c'è
  una assoluta diversità  di  posizionamento che oggi nel metodo ci
  deve caratterizzare. Noi  non  saremo  sicuramente  - e questo lo
  diciamo ai nostri  colleghi  di maggioranza dell'UDR - quelli che
  di giorno accettano i voti in Parlamento e la notte rifiutiamo di
  andare a cena con  loro  e noi siamo soprattutto quelli che diamo
  dignità  al   valore   dell'impostazione,   delle  regole,  degli
  obiettivi per determinare fatti  ed  è su questi fatti che questo
  Governo è nato, non so  male, bene, questo Governo è nato, è nato
  col   consenso   dei   siciliani   perché   attraverso   i   loro
  rappresentanti  l'hanno  eletta  Presidente,  e  con  quelli  che
  stasera daranno credibilità  al  suo  programma.
       E' nato questo Governo soprattutto con la consapevolezza che
  più che proclami  e  le dichiarazioni stampa, che non risolvono i
  problemi, valgono  di  più ogni giorno i risultati raggiunti, gli
  obiettivi   che  diventano  strategia  per  ulteriori  obiettivi,
  soprattutto questo Governo è nato senza arroganza, Presidente, io
  di questo la ringrazio, senza proclami, è nato soprattutto con la
  certezza che alla  fine  del  suo  mandato  avrà  sicuramente - e
  questo non è  difficile  crederlo  -  prodotto  un  numero in più
  rispetto a tutti quelli che l'hanno preceduta.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Scalia. Ne ha
  facoltà.

     SCALIA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  data  anche
  l'ora tarda io  non rinuncio al mio intervento, però risparmio ai
  colleghi un intervento lungo.  Volevo semplicemente puntualizzare
  un paio di ragionamenti che mi sembrano del tutto opportuni.
       Signor  Presidente,  lei  ha  citato  nel  corso  delle  sue
  dichiarazioni programmatiche  una frase che a me piace molto, che
  è la cosiddetta  operazione-verità, mi piace, è giusto che ci sia
  una   operazione  verità.  Ed  ha  perfettamente  ragione  quando
  sostiene, senza  voler  drammatizzare,  che  la  Regione  vive in
  questi giorni,  in  questi  mesi,  momenti  difficili  sul  piano
  finanziario,  sul   piano   economico,  ha  citato  il  tasso  di
  disoccupazione che  nella  nostra  Isola è tre volte superiore al
  resto d'Italia,  ha parlato di emigrazione, un fenomeno purtroppo
  drammatico che  noi  -  anche comprovinciali - viviamo con grande
  dramma.  La  disoccupazione che sta sventrando le nostre comunità
  che sta svuotando  i  nostri comuni non solo di braccia da lavoro
  ma, purtroppo,  spesso  anche  di  intelligenze,  di laureati, di
  gente che ha  studiato  e  che  è  costretta, per trovare il pane
  quotidiano, ad emigrare nel Nord Italia o all'estero.
       Quindi, "operazione verità" in  questo  senso,  nel senso di
  non drammatizzare ma di puntualizzare i problemi. Ma l'operazione
  verità, caro presidente, deve  essere fatta fino in fondo, allora
  l'operazione verità sta anche nel  dire  che  lei è Presidente di
  una minoranza di parlamentari.
       E'  inutile  ricordarle  che   lei   è   stato   eletto  con
  qurantacinque  voti,  cioè  non   è   riuscito   ad  ottenere  la
  maggioranza dei parlamentare a  suo  sostegno  ed è stato eletto,
  sempre  nell'ambito  dell'operazione  verità,  con  quel  vecchio
  trucco che è tipico  degli  amici di Rifondazione comunista, cioè
  la desistenza di bertinottiana memoria.
       Sicchè i figli di  Mannino  - come ha dichiarato l'onorevole
  Vella qualche giorno fa ai  giornali  ed alla stampa - sono stati
  eletti grazie ai voti o alla desistenza o al trucchetto dei figli
  di Marks - guarda che combinazione
       Quindi,  presidenza  di   minoranza,   ma  anche  giunta  di
  minoranza, signor Presidente.
       E' stato ricordato,  mi  pare  dall'assessore Briguglio, che
  solo sette assessori su  dodici hanno ottenuto la maggioranza dei
  voti  di  questo  Parlamento.   Ed  il  tutto  attraverso  quello
  strumento che è la scheda controllata.
       Ebbene,  signor  Presidente,   a   proposito   della  scheda
  controllata, io ho il piacere  di  ricordarle  quello  che lei ha
  dichiarato durante il voto di fiducia dell'onorevole Drago.
       Lei ha dichiarato che  considerava  il controllo del voto lo
  scandalo  degli  scandali  e  che  le  metodiche  adottate  dalla
  maggioranza, attraverso le  cosiddette  schede  firmate,  erano -
  badi bene - moralmente  inaccettabili  e che ciò rappresentava un
  inquietante  ritorno a quel  mal  costume  tipico  delle  passate
  legislature. Angelo Capodicasa, dichiarazioni sul Governo Drago.
       Allora, a questo  punto,  signor Presidente, trovo veramente
  accademico parlare di ribaltone  sì,  ribaltone  no. lei sostiene
  che non si tratta di ribaltone  ed  in  parte è anche vero, anche
  se, siccome le elezioni sono avvenute appena qualche mese fa, non
  possiamo non dimenticare che  quel  voto,  sia  pure  col sistema
  proporzionale, vedeva sostanzialmente  due  blocchi  l'uno contro
  l'altro.
       Io adesso non ricordo,  per la verità, se il centro-sinistra
  ha presentato un programma comune ma ricordo perfettamente che il
  centro-destra ha presentato  un programma comune. Eravamo assieme
  in tante circostanze, noi di  AN,  Forza  Italia  e gli amici del
  CDU, nelle piazze a fare  propaganda elettorale per il Polo delle
  libertà.
       Allora,  ribaltone  sì  o  ribaltone  no  non  è  questo  il
  problema.  Il problema è che  è  stato fatto un Governo fotocopia
  ed è un Governo fotocopia che  è il prezzo ovvio, naturale che la
  Sicilia ha dovuto pagare a  D'Alema  per  un  ministro  e  per un
  sottosegretario - nell'ordine Cardinale e Cusumano.
       Anche la composizione della Giunta che lei ha fatto oggi con
  il Vice Presidente della Regione  -  non  l'abbia  a male l'amico
  onorevole Lo Monte - dato  al  Partito  popolare sa di fotocopia,
  perchè è stato sostenuto durante  il  corso  della  crisi che era
  giusto che fosse l'UDR come  partito ad avere la presidenza della
  Regione.
       L'UDR, per un calcolo del tutto particolare, ha rinunciato a
  favore di lei, signor  Presidente,  ma  la vice presidenza doveva
  andare all'UDR: Perchè è  andata,  invece,  al  Partito  popolare
  italiano? Perchè è un Governo fotocopia rispetto a quello romano,
  con buona pace anche dell'assessore Battaglia, il quale ha potuto
  capire, come diceva il sommo poeta  "si  come  sa di sale lo pane
  altrui".
       Questa è gente con cui, cari amici del PDS, doveva abituarvi
  a dialogare e spesso a  subire anche umiliazioni, sicchè vi siete
  dovuti accontentare di due deleghe...

     DI MARTINO . Sembrate vedovi dell'UDR.

     SCALIA.  Assolutamente,  onorevole  Di  Martino,  noi  non  ne
  avvertiamo  neanche minimamente la  mancanza,  é  un  regalo  che
  abbiamo fatto a questo neonato Governo della Regione siciliana.
       Allora un governo che é  un  governo fotocopia, la cui forma
  politica lei stesso,  Presidente,  la  definisce  un  esperimento
  politico nuovo; le ricordo - evidentemente neanche lei si ricorda
  di  questo  - che già c'é  stato  un  governo  a  formula  centro
  sinistra con i governi Campione.
       Quindi un esperimento politico  nuovo  che  vede,  mi  segua
  attentamente Presidente, i democratici  di  sinistra  e  tutto il
  centro  sinistra  stringere un  contratto  di  programma  con  un
  partito nuovo.
       Lei non ha neanche, lo  capisco  in questo, di nominare UDR;
  non  lo  dice  neanche   una   volta   nelle   sue  dichiarazioni
  programmatiche. Ora il  problema é questo: l'onorevole Crisafulli
  qualche tempo fa e  precisamente  sul Mediterraneo del 20 ottobre
  ha dichiarato, testualmente, che ci sono alcuni deputati dell'UDR
  che sono improponibili. Lei  addirittura  va  oltre;  li  ritiene
  impronunciabili.
       Questa  é  la  situazione  odierna.  Un  governo  fotocopia,
  quindi, é questa la cosa più grave, che si dimentica della famosa
  questione meridionale. Io ricordo i tempi nei quali il Presidente
  Provenzano  ha  cercato  con  grande  dignità  di  difendere  gli
  interessi della Sicilia; Il  Presidente  Provenzano ha cercato di
  dare orgoglio e dignità alla nostra terra e per questo, talvolta,
  da ambienti della sinistra  é  stato  perfino deriso.  E' inutile
  ricordare quei momenti assolutamente non dignitosi di certa parte
  della sinistra che definiva  Provenzano  colui il quale andava ad
  elemosinare, come se il  Presidente Provenzano andava per battere
  cassa per Forza Italia e  per  Alleanza Nazionale e non piuttosto
  per i siciliani.
       Quindi  una   questione   meridionale   che,  evidentemente,
  ovviamente, non viene neanche  presa  in considerazione perché un
  governo siciliano che nasce  dalle  logiche romane, che nasce dai
  ricatti romani, non può avere l'orgoglio, la decenza, come diceva
  l'onorevole Zanna, di instaurare un conflitto con Roma.
       Vede, Presidente, lei sa  che  il  Governo Prodi, il governo
  che voi avete abbattuto ricambiandolo col Governo D'Alema, fra le
  altre cose, ha regalato  ai  siciliani,  attraverso  il Fondo dei
  trasporti e il Fondo della sanità una spesa pari a 2.500 miliardi
  per le casse dei siciliani. Cominci a dimostrare di difendere gli
  interessi dei siciliani andando dal suo Presidente D'Alema a dire
  che non é giusto che i  siciliani  debbano  pagare  due  volte il
  servizio  sanitario  nazionale. Provi  a  fare  questo  gesto  di
  coraggio.
       Ed in questo senso  il  suo  appello  all'opposizione  é  un
  appello che noi  raccogliamo,  signor  Presidente; lo raccogliamo
  per le riforme del  bilancio,  soprattutto,  per le riforme sulla
  burocrazia e, soprattutto, per la riforma elettorale.
       Io non so se l'onorevole  Zanna  sia veramente suo amico. Ma
  quando l'onorevole Zanna dice da  questo  palco  che  la  sfida a
  portare  il  9  dicembre   in  quest'Aula  la  legge  voto,  beh,
  evidentemente, non era  un  lapsus  quello  dell'amico  onorevole
  Sottosanti quando le faceva  gli  auguri di Natale adesso, perché
  temo che già il 9  dicembre  lei possa seriamente pregiudicare la
  sua poltrona.
       E allora, Presidente, l'appello che  lei fa é un appello che
  noi  raccogliamo.  Perché,   come   diceva  l'onorevole  Granata,
  nonostante tutto un segno di  novità  c'é in questo Parlamento. E
  la  novità  sta  nel  fatto   che   a   presiedere  i  due  ruoli
  istituzionali  più  alti oggi  in  Sicilia,  sono  il  Presidente
  Cristaldi, di destra, e lei, di sinistra.
       Se vogliamo é un premio alla coerenza. Vede, io quando lei é
  stato eletto Presidente, sono  stato  tra  coloro  i  quali hanno
  salutato con grande soddisfazione la sua elezione non solo perchè
  è  agrigentino   e   direi  quasi  concittadino,  ma  perchè  lei
  rappresenta   la  figura  dell'uomo  coerente,  lei  coerente  da
  sinistra, noi coerenti da destra.
       E,  allora,  l'appello  che  lei lancia all'opposizione è un
  appello  che  noi  raccogliamo  nella  misura  in  cui  lei, caro
  Presidente, voglia governare, non gestire il potere. Se lei vuole
  veramente  governare  troverà Alleanza nazionale e il Polo per le
  libertà  ad  esserle  vicine  nei  grandi  temi,  soprattutto  di
  riforma, ma  temo  che  ciò non accadrà ma non perchè lo dico io,
  signor  Presidente,  sarebbe  banale dirlo, e neanche voglio fare
  ricorso,   come  è  stato  fatto  dagli  oratori  precedenti,  ad
  autorevoli autori,  io  temo  che ciò non accadrà, che le riforme
  non  si  faranno  perchè  ho  le  stesse  sue perplessità, signor
  Presidente,  le perplessità che lei stesso ha fatto nel resoconto
  stenografico delle dichiarazioni sul Governo Drago.
       Concludo,  Presidente, ricordandole quello che lei stesso ha
  detto.   Lei   ha   detto,  Presidente  Capodicasa:  "Può  questa
  maggioranza,   che   ha   dentro   di  sè  forze  improduttive  e
  parassitarie, essere in grado di una reale opera di rinnovamento?
  Io credo  -  è  sempre  lei che parla, onorevole - che non sia in
  grado di  farlo  perchè  al suo interno vi sono forze a cui fanno
  riferimento  gruppi  sociali,  comitati d'affari che soffocano la
  vita della regione e che si sono riciclati assieme a tanti uomini
  politici che  si sono riciclati nel corso di questi anni e che in
  questo  nuovo  contesto  pensano  ancora  di  potere lucrare e di
  potere sopravvivere". Auguri, Presidente.

                PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Scalici. Ne ha
  facoltà.

     SCALICI.  Signor  Presidente,  onorevole Presidente, onorevoli
  colleghi,  a  circa  metà  della durata del mandato parlamentare,
  quando   sono   trascorsi   cioè   circa   trenta  mesi  dal  suo
  insediamento,  questa  Assemblea  saluta  per  la  terza volta la
  formazione di un nuovo governo.
       Rinnovamento  italiano ritiene che i precedenti due governi,
  presieduti  rispettivamente  dagli  onorevoli Provenzano e Drago,
  appoggiati  da  una  larghissima  maggioranza  di  centro destra,
  possano  ascrivere  al  loro attivo soltanto un poderoso passivo,
  considerato che  non uno dei problemi più gravi che affliggono la
  nostra regione sono stati risolti o avviati a soluzione e qui non
  interessa  in  giudizio  negativo  sui  due citati presidenti, ai
  quali  invece  sono  pronto  a  riconoscere  capacità  e caratura
  personali,  interessa  piuttosto sottolineare l'incapacità di una
  maggioranza politica a governare.
       Interessa   notare   come   tale   maggioranza,  per  motivi
  esclusivamente   interni,   abbia  prima  "bruciato"  l'onorevole
  Provenzano per sostituirlo stancamente con l'onorevole Drago. Non
  interessa  nemmeno di distribuire pagelle di bravura a presidente
  o  a  maggioranze,  ma  interessa  osservare  come  i  siciliani,
  eleggendo  questo  parlamento,  ritenevano  di  vedere  avviati a
  soluzione   annosi   problemi   ed  invece  continuano  a  vivere
  drammaticamente   sulla  loro  pelle  le  conseguenze  di  queste
  inefficienze.
       Oggi  la maggioranza di ieri urla al tradimento perpetrato a
  suo  dire  da  alcuni  colleghi  eletti  nelle  sue  file,  molto
  probabilmente,  io dico, per coprire le proprie responsabilità in
  ordine  non solo alla capacità o, meglio, incapacità di garantire
  governabilità,  ma  anche in ordine alla sua inefficace azione di
  governo.
       La verità è che se qualcuno  è  stato  tradito,  quello è il
  popolo siciliano, per il quale lo  spettro  più  spaventoso  è  e
  rimane quello della disoccupazione.
       Or bene, onorevole  presidente Capodicasa, questo Parlamento
  ha voluto e saputo costruire  una  nuova  maggioranza  di  centro
  sinistra, con l'UDR che ha eletto il suo governo.
       Per quanto prima accennato,  questo  Governo  raccoglie  una
  pesantissima eredità e pertanto,  occorre tutta la buona volontà,
  tutto l'acume politico di cui è capace per dare risposte positive
  alle pressanti domande della gente di Sicilia.
       Non possiamo permetterci di  sprecare  questa occasione, non
  perché  dobbiamo dimostrare di essere più  bravi  di  chi  ci  ha
  preceduto, ma solo e soprattutto  per fornire ai siciliani quelle
  risposte che non hanno avuto sino  ad  ora  e che tutti attendono
  ormai da tempo.
       Onorevole Presidente, ho  ascoltato  con  molta  attenzione,
  ieri sera, le sue  dichiarazioni  programmatiche ed ho apprezzato
  tantissimo  sia  la chiarezza con  cui  ha  affrontato  le  varie
  problematiche,  sia l'apertura al  dialogo  con  tutte  le  forze
  politiche pur nella distinzione dei ruoli di ognuno.
       Questo suo modo di iniziare la  nuova  fase,  ci convince di
  più che la scelta di Rinnovamento  italiano è stata oculata e che
  da ciò la Sicilia può trarne solo vantaggi.
       In proposito, mi pare  opportuno  ricordare alcuni punti del
  programma predisposto e concordato dalla maggioranza che sostiene
  questo Governo e che lei  onorevole  Presidente  della Regione ha
  voluto  richiamare   nelle   sue   dichiarazioni:   innanzitutto,
  l'impegno di liberarsi dalla  mafia,  nella  profonda convinzione
  che la sua presenza oltre  ad  inclinare  il  funzionamento della
  democrazia ed innescare un  processo  di gravissimo degrado della
  politica  e delle istituzioni,  è  la  negazione  assoluta  della
  libertà del mercato e grave  pregiudizio  per  lo  sviluppo della
  nostra Sicilia.
       A questo va aggiunta  la  difesa  dell'autonomia del sistema
  bancario  siciliano,  in  uno   con   lo   sforzo   di   ottenere
  riallineamenti dei tassi d'interesse  alla  media  nazionale,  al
  fine  di  offrire  un  mercato  del  credito  che  non  penalizzi
  ulteriormente le nostre imprese.
       Desidero ricordare inoltre, l'impegno  di potenziare la rete
  ferroviaria attraverso l'elettrificazione di tutte le linee ed il
  raddoppio  di  esse;  di   valorizzare   il  trasporto  marittimo
  attraverso l'inserzione dei porti  siciliani  in  un  progetto di
  integrazione funzionale; di realizzare  centri  per lo stoccaggio
  delle merci e nodi di interscambio adeguatamente attrezzati.
       Onorevole Presidente della Regione,  ho  voluto ricordare in
  particolare i predetti impegni,  convinto  come  sono  insieme al
  gruppo di Rinnovamento italiano a cui appartengo, che la presenza
  della mafia, l'inefficienza della pubblica amministrazione con le
  sue  disarmanti  lungaggini  burocratiche,  l'elevato  costo  del
  denaro  rispetto  al  centro  nord   del   Paese   e  la  mancata
  realizzazione di opere infrastrutturali essenziali, sono le cause
  principali che impediscono alle  imprese  di operare investimenti
  in  Sicilia, con la conseguenza del  permanere  di  un  tasso  di
  disoccupazione davvero a livelli intollerabili.
       La disoccupazione, onorevole Presidente  della Regione, è la
  vera, se non l'unica drammatica  emergenza  della  Sicilia, ed io
  sono convinto di trovare in lei, per  il suo passato e per la sua
  formazione in un partito che ha  sempre  avuto  a  cuore le sorti
  delle classi più  emarginate,  un  interlocutore  particolarmente
  sensibile, che manterrà gli  impegni  assunti  anche lei convinto
  che la soluzione strutturale  del problema disoccupazione, e cioè
  la creazione di posti di  lavoro  stabili, passa anche attraverso
  l'attrazione di investimenti privati.
       Non v'è dubbio però, che noi  non  possiamo  più sostenere i
  costi  della  infrastrutturazione,   che   anzi  è  assolutamente
  vergognoso che a 400 giorni dall'anno  2000  il Governo di questa
  Regione    è    costretto    ad    impegnarsi,    per    esempio,
  all'elettrificazione delle linee  ferroviarie  o al completamento
  di un'autostrada iniziata 40 anni fa.
       I costi delle grandi  opere infrastrutturali, opere che come
  sappiamo  condizionano  pesantemente  il  nostro sviluppo, devono
  essere sostenute  dal  Governo  centrale come accade per le altre
  Regioni, se è vero come è vero che la Sicilia, con molto maggiore
  sacrificio  delle  Regioni  del  Centro-Nord,  ha  partecipato al
  risanamento del Paese ed al suo ingresso in Europa.
       Non chiediamo privilegi, ma sacrosanti diritti e a proposito
  di diritti ritengo necessario che si faccia finalmente chiarezza,
  che  Lei,  come capo del Governo, onorevole Capodicasa,  come  ha
  detto   nelle  sue  dichiarazioni  programmatiche,   risolva   il
  contenzioso  con il Governo centrale. Dobbiamo sapere  una  volta
  per tutte con documenti ufficiali se le nostre pretese di credito
  di  parecchie  migliaia  di  miliardi siano diritti  che  trovano
  fondamento nelle leggi o siano invece richieste pretestuose, solo
  di privilegi, sulle quali non bisogna più contare.
       In  un  momento  nel  quale le spese correnti  assorbono  le
  risorse delle quali può disporre la nostra Regione, in un momento
  nel quale incombono i debiti per i mutui contratti, in un momento
  nel quale la Regione blocca i pagamenti dovuti cui  hanno diritto
  fornitori ed imprese, in un momento nel quale non c'è  il  minimo
  spazio  per  destinare risorse agli investimenti, non  credo  che
  possiamo  permetterci  il  lusso  di  rinunciare  passivamente  a
  crediti legittimi di tale entità.
       Onorevole  Presidente,  sicuramente  non  mi   sfuggono   le
  difficoltà  a  cui  Lei  è andato incontro nei giorni  passati  e
  neanche quelle alle quali andrà incontro in futuro, Lei ed il suo
  Governo,  per superare le quali divengono  indispesabili  l'aiuto
  incondizionato e l'appoggio della maggioranza. A  quest'ultimo mi
  permetto  di  rivolgere un caloroso invito ad essere  e  rimanere
  compatta  nel  superiore  interesse  di tutti,  trascurando,  ove
  dovessero insorgere, interessi di appartenenza.
       Questa  maggioranza  ha,  inoltre, il dovere morale  di  non
  fallire nel compito che si è assunto; ha il dovere di  mettere  a
  disposizione della Sicilia tutte le potenzialità politiche di cui
  dispone  per far fronte alla tragica situazione in cui  versa  la
  Sicilia.   Un   eventuale   fallimento  porterebbe   la   Sicilia
  all'emarginazione  più  totale. Non rimane che una  sola  strada,
  quella di sbracciarci e lavorare per il bene comune.
       Il Gruppo politico di Rinnovamento fornirà sicuramente e con
  lo stesso impegno profuso per la formazione della  maggioranza  e
  di  questo  Governo leale e forte sostegno al suo Governo  ed  al
  programma che dovrà svolgere, votandole la fiducia.
       Una raccomandazione, avviandomi alla conclusione  di  queste
  brevi riflessioni, vorrei sollecitarla con forza e determinazione
  per adottare i possibili e gli opportuni provvedimenti  in favore
  della  soluzione  del  Suo  XII  comandamento  indicato  nel  Suo
  programma: retaggio di un dissennato modo di governare costituito
  dai  35 mila precari costretti ormai sistematicamente  a  gridare
  inascoltati i loro diritti in piazza.

     PRESIDENTE.   E'   iscritto   a   parlare  l'onorevole  Basile
  Filadelfio. Ne ha facoltà.

     BASILE  Filadelfio .  Signor Presidente, onorevole Presidente,
  le  dichiarazioni   programmatiche  che  lei  ha  pronunciato  in
  quest'Aula ieri pomeriggio, seppur contenenti alcune verità sulle
  situazioni e sui  dati  di  partenza,  non  portano a conclusioni
  sempre valide,  risultando  esse  ora  irrealizzabili  nei  tempi
  prospettati, ora alquanto  vaghe  ed  imprecise,  ora  del  tutto
  lacunose, addirittura silenziose, su alcuni argomenti.
       Conveniamo  sul  fatto  che l'attuale  situazione  economica
  nella nostra Regione costituisca un'emergenza e che attraversiamo
  una fase delicatissima della vita politica ed istituzionale della
  Regione. Siamo d'accordo col cahier de doleance da  lei ricordato
  e  sul fatto che tempi duri attendono i siciliani,  sia  semplici
  cittadini,   che  coloro  che  hanno  ruoli   di   responsabilità
  all'interno  della  nostra  società.  Ma  proprio  la sfavorevole
  contingenza  economica  e  politica,  la  fragilità  dello scorso
  Governo ed  ancora  di più quella del presente da lei presieduto,
  basti pensare alla sua elezione ed a quella piuttosto travagliata
  dei  suoi  assessori, avrebbero richiesto un vasto coinvolgimento
  delle   forze   politiche  presenti  in  questo  Parlamento.  Non
  condividiamo la sua opinione che una maggioranza di larghe intese
  non sarebbe  stato  un limpido disegno di coinvolgimento di tutte
  le forze  per  il  risanamento  ed  il  rilancio  -  come ella ha
  dichiarato -  ma rischiava addirittura di diventare, lei dice, la
  base  di  un  ulteriore  avvitamento  della  crisi  di confusione
  politica e forse anche di operazioni politiche improponibili.
       Non  riteniamo  che  questo  Governo sia l'unica maggioranza
  possibile  alla  luce  delle  collocazioni  politiche siciliane e
  nazionali.  Siamo  consapevoli  che l'attuale situazione politica
  sia  in  evoluzione  a  tutti  i  livelli,  ma  riteniamo che era
  possibile  allargare la sua maggioranza, onorevole Presidente, ed
  apprezziamo  la  sua  dichiarata  disponibilità  ad  orientare su
  scelte  in  questa  direzione quanto meno all'interno del Palazzo
  dei Normanni.
       Non  parliamo  di  'ribaltone'  poiché siamo convinti, anche
  noi,  che  delle  scelte,  delle collocazioni assunte dai diversi
  partiti risponderà l'elettorato allorché  sarà chiamato a votare.
  Apprezziamo,  onorevole  Presidente, il fatto che Lei onestamente
  riconosca  che  questa maggioranza nasce dall'incontro di forze e
  culture diverse.  Tra  di esse, Ella candidamente ammette, che si
  cercherà di realizzare una sintesi. Credo di non essere il solo a
  pronosticare  che,  prima  o  poi,  salteranno fuori alcune serie
  contraddizioni  ed  alcuni  contrasti all'interno del Governo che
  forse,  ahimè, una maggioranza più ampia avrebbe scongiurato. Lei
  espressamente afferma di volere governare nell'interesse di tutti
  i  siciliani,   ma  quale  Governo  e  quale  Presidente  ha  mai
  dichiarato   il   contrario?   Mi  consenta,  inoltre,  onorevole
  Presidente,  di  sorridere  al  suo  tentativo di giustificare la
  debolezza  numerica  dell'attuale  maggioranza che costituisce un
  dato di  fatto,  con il fatto che essa nasce dalla forza politica
  delle sue scelte.
       Onorevole  Presidente,  lei  afferma  di volere sostenere il
  principio  della  parità tra uomini e donne nel momento in cui al
  Governo  nazionale non si mette una lira nella finanziaria per la
  legge   n.   215.   L'imprenditoria  femminile  non  è  purtroppo
  supportata  come  andrebbe.  Ricordiamo  che in Assemblea un solo
  deputato  è  di  sesso femminile mentre alla Camera ben il 10 per
  cento è di sesso femminile ed il 28 per cento nei Paesi europei è
  la media.
       Onorevole  Presidente, lei ha commesso un errore nel fissare
  il  giugno  1999 come scadenza della realizzazione dei principali
  obiettivi.  E'  una  data troppo ravvicinata nel tempo per potere
  realizzare  il  target annunciati. Non crediamo che sia possibile
  approvare in pochi mesi, ad esempio, una legge elettorale che sia
  espressione  di tutti i Gruppi parlamentari presenti all'Ars, pur
  essendo   la   gran   parte  orientata  verso  il  principio  del
  maggioritario.  Sono  tante  le varianti possibili all'interno di
  queste   scelte.  Così  come,  onorevole  Presidente,  mi  sembra
  operazione  alquanto difficile cambiare a fine anno le regole che
  governano  il  bilancio  della  Regione. Non condivido, onorevole
  Presidente,  la  sua  fretta  nel chiudere ad ogni costo, subito,
  "senza  portarcelo dietro", come ella dice, il contenzioso con lo
  Stato  sui  rapporti  Stato-Regione. In questo modo si rischia di
  raccogliere molto poco da una questione che si trascina da anni e
  rispetto  alla  quale  si  sono  formate  molte  aspettative.
       Ci  auguriamo anche noi che in tempi brevi si possa definire
  il  problema,  già  avviato,  della privatizzazione e dismissione
  degli  enti  economici regionali. Ci stupisce e suscita in noi un
  po' di inquietudine  il  fatto  che  lei espressamente affermi di
  voler mantenere la parola data dalla regione agli artigiani, agli
  industriali ed a coloro  che fidandosi delle legge hanno fatto il
  loro dovere, quasi che  ci  fosse  il  bisogno  di precisare ciò.
  Forse che altri  governi  non  avrebbero  fatto  lo  stesso senza
  bisogno di inserire  tale obiettivo tra quelli prioritari. Ciò ci
  fa riflettere molto
       Come  intende  lei,  signor Presidente, cosa intende lei per
  risolvere  il  problema  dei precariati? Come intende risolverlo?
  Non  è  sicuramente  una questione facile che si può liquidare in
  poche   battute   e   con   poche  iniziative.  Non  riusciamo  a
  comprenderlo   ne  crediamo  che  i  governi  precedenti  abbiano
  volontariamente  bloccato  i  cantieri  per  non  dare  lavoro  a
  migliaia di lavoratori disoccupati.
       Riteniamo   inoltre  che  sia  suo  compito  e  non  un  suo
  obiettivo,  quello di assicurare un moderno sviluppo della nostra
  terra.  Noto  con piacere, onorevole Presidente, che ella include
  nelle  sue  dichiarazioni alcune riforme per la verità annunciate
  nei   precedenti   governi  e  rispetto  alle  quali  l'Assemblea
  regionale   siciliana,   nel  suo  insieme,  dispone  di  apporti
  qualificanti  di alcuni deputati di maggioranza e di opposizione.
  Mi  riferisco alla riforma della burocrazia, alla semplificazione
  amministrativa,  alla  riforma della Presidenza della Regione, al
  riordino degli assessorati.
       Il   processo   di   delegificazione   va  incoraggiato,  ma
  predisporre  di testi unici di facile consultazione da sottoporre
  all'Assemblea  regionale siciliana, non è un'operazione semplice:
  si pensi al settore agricolo all'interno del quale vi sono decine
  e decine di norme da sistemare.
       Onorevole  Presidente,  credo che sia giunto il tempo di far
  contare  di  più la Sicilia in campo nazionale ed internazionale.
  Questo  non  vuol  dire  non  realizzare  un  più  altro grado di
  efficienza  ed  efficacia della spesa pubblica regionale, ma vuol
  dire  essere  più  presenti  nei  centri decisionali che contano,
  siano  essi Roma, Bruxelles, Francoforte, NeW York, e presentarsi
  lì  con maggiore umiltà, maggiore consapevolezza di ciò di cui la
  nostra  Regione  dispone  in  termine  di  beni, servizi, risorse
  umane.  Maggiore  informazione,  preparazione culturale, maggiore
  convinzione  nel  chiedere. Abbiamo bisogno che le multinazionali
  vengano  nella  nostra  regione, e perchè ciò accada dobbiamo noi
  essere perciò maggiormente presenti nei ministeri romani allorchè
  vengano  prese  decisioni importanti a Bruxelles, presso l'Unione
  Europea.  Si  pensi,  ad  esempio,  alle  riforme  della politica
  agricola  comunitaria  e  dei  vari  comparti, penalizzanti per i
  nostri prodotti e per le produzioni mediterranee, per esempio gli
  agrumi, il  vino, l'olio d'oliva, i cereali e così via, o in seno
  ad altri importanti organismi internazionali.
       E'  inoltre  necessario  che  sì, si realizzi il ponte sullo
  stretto, ma che si realizzi un piano di completamento delle opere
  avviate  e  un  piano di infrastrutture nella nostra Regione. Non
  dobbiamo  aspettare  che  sia il Ministro del Tesoro Ciampi e sei
  ministri  a venire a Catania (ciò accadrà nei prossimi giorni dal
  2 al  4  dicembre).  Non possiamo accettare un due, tre per cento
  del costo  del  denaro  in  più, in Sicilia e nel mezzogiorno, nè
  l'esagerata pressione fiscale che colpisce i nostri concittadini.
  Gli  indirizzi  strategici nazionali, onorevole Presidente, sulla
  formazione  professionale  e  sul nuovo mercato del lavoro, vanno
  attuati  e  per  quanto  è  di  competenza  della nostra Regione,
  realizzati  nel  breve termine - e qui siamo d'accordo con quanto
  detto da lei - diventino ulteriore precariato e si trasformino in
  mero assistenzialismo.
       Massima attenzione quindi alla formazione continua, al patto
  per  il lavoro, all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
  Massima  attenzione  a moderni strumenti quali l'apprendistato, i
  contratti  di  formazione  di  lavoro,  i  tirocini  formativi di
  orientamento,  le  borse  di  lavoro,  i  piani per l'inserimento
  professionale   di  cui  lei  parla,  il  lavoro  interinale,  il
  contratto  a  termine,   il   part-time,  gli  incentivi  per  la
  rimodulazione  e   riduzione  dell'orario  di  lavoro,  i  lavori
  socialmente utili, i progetti di pubblica utilità, i contratti di
  riallineamento per  l'emersione del sommerso, i prestiti d'onore,
  il fondo per  lo  sviluppo,  la legge per l'imprenditorialità dei
  servizi,  e  così   via.  Non  siamo  pienamente  convinti  della
  validità delle sue tesi  in alcuni campi.  Per esempio, ella cita
  gli interventi previsti  nel  settore  agricolo  ma  sono più che
  altro delle riforme, più  un  tavolo  che  ella  spera  di  poter
  realizzare. Non si  dice  nulla  sulle  nuove riforme dell'Unione
  europea,  non si  dice  nulla  di  un  documento  importante  che
  costituisce  di   fatto   un   piano   di  governo  dell'economia
  dell'Unione  europea  come  "Agenda  2000",  non  si  dice  nulla
  dell'obiettivo della  qualità nel settore agricolo, della ricerca
  nel settore agricolo, dei prodotti biologici, e così via, si dice
  pochissimo sul turismo.  Lei  parla  inoltre  di un aeroporto del
  mediterraneo, non capiamo, e  non lo dice lei, dove va realizzato
  e  quale  deve  essere  la  funzione.  Crediamo  che  si  debbano
  rafforzare ulteriormente gli aeroporti esistenti. Dice poco sulla
  scuola,  dice   poco  anche  sull'università,  tranne  l'edilizia
  universitaria e  l'alta formazione. Crediamo che alcuni argomenti
  mancano dalle  sue  dichiarazioni completamente. Ci scordiamo per
  esempio del commercio,  lei non cita assolutamente gli interventi
  previsti a favore di  chi  opera  in questo settore, così come di
  chi opera in un  settore  importante come l'artigianato e i tanti
  sportivi siciliani e  non  dice nulla sui beni culturali. Inoltre
  vi è la delicata materia dei fondi comunitari, signor Presidente.
  Credo che i temi  affrontati  siano tutti importanti, però non ci
  possiamo dimenticare di altri programmi che esistono a livello di
  Unione europea che possono determinare, contribuire allo sviluppo
  e  all'occupazione   della  nostra  regione.  In  particolare  mi
  riferisco  ai programmi  "Mega"  mi  riferisco  al  "V  Programma
  quadro" che partirà  dal  primo  gennaio  del  prossimo  anno, il
  programma della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico.
  E' vero che  bisogna  ridurre  il  contenzioso  con  la  Comunità
  europea, però per fare questo dobbiamo stare molto attenti perchè
  la fiscalità  di vantaggio può essere un strumento ma sicuramente
  occorre verificare  la compatibilità degli aiuti alle imprese che
  viene data  e la lo compatibilità in particolare con gli articolo
  92 e  93  del  trattato.  Credo  che l'esperienza purtroppo non è
  positiva per quanto riguarda il programma integrato mediterraneo,
  il POP1 ed il POP2.  Saremo ancora presenti, dentro il successivo
  programma operativo  plurifondo  dal  2000  al 2006 ma per quanto
  ancora visto  che  è  previsto  un  ampliamento  della  Comunità?
  Inoltre credo  che alcuni programmi vanno seguito con particolare
  attenzione,  mi  riferisco  in  particolare al programma "Leader"
  siamo molto  in  ritardo  perché  da  poco  è  stato approvato il
  "Leader 2" già  gli  altri Paesi sono molto avanti, più avanti di
  noi  e  stanno  programmando l'intervento all'interno del "LEADER
  3".  Credo,  ci  sarebbe  molto  altro  da  dire,  però mi vorrei
  soffermare  sulla  politica  euro-mediterranea che lei auspica da
  questo   punto   credo   che  sia  importante  l'educazione  alla
  cooperazione,  cooperazione  che  manca  nel  nostro  Paese.  Lei
  dedica molto  tempo  anche  all'emigrazione.  Che cosa vuol dire?
  Noi non  capiamo  la  revisione  e  la  legislazione regionale in
  materia; verso  cosa  è diretta?  Cosa significa?  E credo che la
  nostra,   onorevole   Presidente,   non   sarà   una  opposizione
  precostituita, ma una opposizione ragionata al fine di addivenire
  alle migliori scelte in ogni materia, scelte che non aggravino la
  già delicata emergenza della nostra Regione ma che contribuiscano
  a dare  una  immagine positiva della Sicilia nel mondo.  Crediamo
  che per  far  ciò  il nostro ruolo sia importante, soprattutto di
  monitorare costantemente il vostro operato.
       Ispireremo la nostra azione politica ad un comportamento che
  preveda di  dire  la nostra su ogni argomento sollecitando che si
  pervenga alla definizione di molte questioni piccole o grandi che
  siano ancora  irrisolte.  Ma  probabilmente  e  concludo,  non  è
  sufficiente  onorevole  Presidente,  operare in spirito di larghe
  intese, la  ringraziamo per avere voluto usare questa espressione
  che però  da sola non garantisce che si raggiungano convergenze e
  accordi  sugli  argomenti più importanti.
       Buon lavoro, onorevole Presidente.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'Onorevole La Corte. Ne ha
  facoltà.

     LA   CORTE .  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  nelle
  dichiarazioni  programmatiche  dell'onorevole  Capodicasa abbiamo
  ritrovato i giusti  timori  di un Presidente della Regione che si
  appresta ad  affrontare  uno  scorcio  di  legislatura,  che  noi
  auspichiamo abbia termine  non  prima  di giugno del 2001, con un
  Governo che  può  anche  rischiare  una  forte  impopolarità.
       Mi spiego, è  un governo che dovrà innanzitutto fare i conti
  con un  dissesto  economico  causato  da  cinquanta  anni  di mal
  governo, mala  amministrazione  che se interessasse una qualsiasi
  azienda  privata   ci   sarebbero   tutti  gli  estremi  per  una
  bancarotta. Un  Governo,   dunque,   che   dovrà   anche  pensare
  all'inderogabile   recupero   dei  fondi  attraverso  dolorosi  e
  necessari tagli della  spesa. Ecco perchè questo è un Governo che
  rischia l'impopolarità;  ed  ecco  perchè  i  comunisti  italiani
  hanno deciso di appoggiarlo e di appoggiare il suo Presidente che
  in fondo compie  anche  un atto coraggioso per il fatto stesso di
  accettare oneri che questa carica comporta.
       Da   capogruppo  dei  Comunisti  italiani  all'Ars,  dunque,
  esprimo  parere  positivo sulle dichiarazioni programmatiche rese
  ieri sera  dall'onorevole Capodicasa e annuncio il nostro voto di
  fiducia  anche  se  qualche  perplessità  politica rimane.
       Vengo subito ai  punti  essenziali  e ai nodi che sono certo
  saranno sciolti,  speriamo  in fretta, durante il corso di questo
  scorcio di legislatura  che vede un uomo di sinistra e del centro
  sinistra   nella   carica  più  alta  dell'ordinamento  regionale
  siciliano.
       Innanzitutto,  onorevole   Presidente, noi  comunisti  siamo
  contrari alla  realizzazione  del ponte sullo stretto di Messina.
  Sono già  stati  fatti degli studi sicuramente esaurienti in tema
  di impatto ambientale, tutti negativi. La costruzione del ponte è
  una sola  "campata"  in una zona altamente sismica e perennemente
  battuta da  forti venti che ne permetterebbero l'uso soltanto per
  alcuni  centinaia  di  giorni  all'anno.  Essa  comporterebbe  la
  distruzione di larghe fette della Sicilia e della Calabria.
       Pensiamo, invece,  ad un serio piano regionale dei trasporti
  magari che comprenda anche le linee ferrate, cosa dimenticata dal
  passato  assessore per i trasporti, non privilegiando soltanto le
  strade su gomma.   Per quanto riguarda il ponte sullo stretto noi
  comunisti  chiediamo  che  venga  attuato  nel  più  breve  tempo
  possibile il  piano  dei  trasporti  a livello regionale per dare
  corso all'attività  per  quanto  riguarda la viabilità rurale, la
  viabilità consortile  che  sono in completo abbandono in tutta la
  Sicilia,  per   quanto  riguarda  la  viabilità  provinciale,  la
  viabilità delle  strade  statali,  per  quanto  riguarda  i porti
  commerciali e  i  porti  turistici  e  per  quanto  riguarda  gli
  aeroporti che  oggi  noi  acquistiamo  a  prezzi  molto  esosi  i
  biglietti e  non  incoraggiano  il turismo nella nostra Isola. E,
  inoltre,   chiediamo   che,   per   quanto  riguarda  l'aeroporto
  commerciale,   venga   utilizzato   l'aeroporto  di  Comiso  come
  aeroporto commerciale  per  favorire  l'agricoltura  e i prodotti
  tipici della  nostra  Isola,  per  importare ed esportare i mezzi
  celeri. Perchè  non  c'è sviluppo dell'agricoltura e del turismo,
  se non c'è  una  viabilità,  la ferrovia, i porti e gli aeroporti
  che funzionano.
       Per quanto riguarda il piano sanitario regionale, la Sicilia
  è l'unica regione  d'Italia  che  oggi  non ha un piano sanitario
  regionale,  ben   cinque  piani  sanitari  regionali  sono  stati
  presentati e fino  ad  adesso  nemmeno  uno  di  questi  è  stato
  approvato dalla Regione siciliana.
       Noi auspichiamo,  come  comunisti,  che in questo Governo si
  riesca, nel più  breve  tempo  possibile,  ad  approvare un piano
  sanitario per consentire alla Sicilia e ai siciliani di usufruire
  della sanità come ne usufruiscono tutti i cittadini d'Italia.
       Terzo ed  ultimo  punto.  Con  dispiacere abbiamo notato che
  nelle dichiarazioni  programmatiche  manca  la  trattazione di un
  punto base dalla  quale  non può prescindere una forte volontà di
  rilancio economico  e  turistico  dell'Isola.  Manca  il capitolo
  riguardante i beni  culturali e, signor Presidente, in una realtà
  quale quella siciliana  che  deve  puntare sul turismo colto e di
  massa, ma vede i  suoi tesori - Noto, la Gancia di Palermo ecc. -
  continuamente  cadere   a  pezzi,  la  dimenticanza  deve  essere
  semplicemente dimenticanza  e i problemi legati al recupero, alla
  salvaguardia e al  rilancio dei beni culturali e della cultura in
  genere devono, onorevole Presidente, essere messi in primo piano,
  anche perchè il  ritorno  in  fatto di occupazione lavorativa che
  una attenta politica  in  questo senso potrebbe e, a proposito di
  occupazione,  con   i   comunisti   non   siamo   contrari   alla
  privatizzazione  per   partito   preso,   i   punti  legati  alla
  privatizzazione e  alle  enunciazioni, ieri sera nel suo discorso
  programmatico sono  interessanti  e da valutare attentamente, non
  si parla solo  di  sciogliere  gli  enti  economici,  i comunisti
  italiani guardano  con  attenzioni  alle sue idee, di considerare
  privatizzazione  anche   i   servizi   pubblici  locali,  -  gas,
  trasporti, acqua e  rifiuti  - in particolar modo ci interessa il
  discorso legato allo  smaltimento  e  al riciclo dei rifiuti, sia
  dal punto  di  vista della salvaguardia dell'ambiente.  In questo
  campo molto si  dovrà  fare  per  cercare di fermare il riassetto
  idro-geologico ed il processo di desertificazione del territorio,
  sia dal  punto di vista dell'occupazione valutando attentamente -
  ripeto, valutando  attentamente  -  la  privatizzazione di questi
  servizi e magari la nascita incentiva di cooperative e simili.
       penso particolarmente al riciclaggio dei rifiuti. Chissà che
  non si possa  anche cominciare a mettere punti fermi sul recupero
  del precariato.
       Rivendichiamo che  la  Sicilia  e  i  suoi  articolisti,  ex
  articolisti sono  33  mila. Con molta cautela tratteremo, invece,
  la privatizzazione degli uffici di collocamento che hanno bisogno
  della  massima   trasparenza   per   evitare   che   nepotismo  e
  clientelismo fissino per farla ancora una volta da padroni.
       Sentimenti politici  favorevoli nella loto complessità hanno
  provocato in  noi  comunisti, signor Presidente, le sue posizioni
  sulle  riforme   istituzionali,   anche  se  qualche  perplessità
  continuiamo a  nutrire sull'elezione diretta del Presidente della
  Regione.
       A tirata  delle  somme,  comunque,  signor  presidente,  noi
  comunisti italiani,  le sue dichiarazioni di programma abbastanza
  soddisfacenti , pur  tra le perplessità che possiamo cogliere noi
  come qualunque anima  di  questa  variegata,  ma  spero alla fine
  compatta coalizione di governo.
       Per   questo,   signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  esprimiamo il  nostro  parere positivo annunciando il nostro voto
  favorevole al Governo che nasce. Grazie.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Oddo.  Non
  essendo presente  in  Aula, dichiaro decaduta la sua iscrizione a
  parlare.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Ricevuto. Ne ha facoltà.

     RICEVUTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, onorevole
  Presidente della  Regione, ho letto ed ascoltato le dichiarazioni
  programmatiche  dell'onorevole  Capodicasa.  Io  ho  molta  stima
  dell'onorevole  Capodicasa,  davvero, l'ho sempre considerata una
  delle espressioni  più  preziose,  pur  nella  diversità talvolta
  delle posizioni,  di questo Parlamento regionale, lucido in molte
  circostanze nel  fare  analisi  e  proposte politiche, ripeto pur
  nella diversità  delle  posizioni  talvolta  assunte in Aula o in
  commissione.
       E   sono    profondamente    deluso   proprio   per   questa
  considerazione,  sono  profondamente  deluso  delle dichiarazioni
  dell'onorevole Capodicasa...

     SILVESTRO. Lei non le capisce.

     RICEVUTO.   Onorevole  Silvestro,  ho  parlato  dell'onorevole
  Capodicasa, va da sè  che la stima  io la accomuno alla stima che
  ho per l'onorevole Capodicasa, per un antico rapporto per lo meno
  di amicizia  e  di  confronto  politico,  in  tante  tante  altre
  circostanze, anche al di fuori del Parlamento regionale.
       Dico  questo perché,  a  mio  modo  di  vedere,  l'onorevole
  Capodicasa non si é  sottratto  a  un  logoro rituale; é una cosa
  deja vu, un'elencazione  di  problemi,  di possibili soluzioni da
  dare ai problemi,  alcune  delle  quali  condivisibili,  altre di
  meno, altre discutibili,  e  comunque, sul programma del governo,
  alcune delle cose,  peraltro,  sono irrealizzabili, per lo meno a
  mio modo di  vedere,  allo  stato  dell'arte,  peraltro,  con una
  maggioranza così striminzita, e  comunque  al  di la di questo io
  credo che bisogna ritenere che la causa del male é in re ipsa, la
  causa é nella formula  di  governo,  é nella formula di governo e
  della maggioranza, signor Presidente.
       Io  non entrerò  nel  merito  dei  punti  di  programma  del
  Presidente, perché  altri  colleghi  molto  più  sapientemente, e
  analiticamente,  in   maniera   approfondita,  sono  entrati  nel
  contesto  delle   questioni;   e  io  non  intendo  assolutamente
  proseguire in questa direzione.
       Io ho notato, in buona sostanza, che rispetto a questa forte
  personalità  dell'onorevole   Capodicasa,  v'é  stato  nelle  sue
  dichiarazioni - come  dire - una sorta di dichiarazione sommessa,
  di dichiarazione sconfortata.  Non c'é  stato entusiasmo, é stato
  atono il suo intervento.  Privo  di  colpo  d'ala,  é  mancato lo
  smalto, é mancata  la  brillantezza che viene proprio nei momenti
  in cui si sostengono  le ragioni della politica, le ragioni di un
  programma che si fonda  su una formula di governo politico, quale
  é quella che, si  dice, debba essere quella del cosiddetto centro
  sinistra.
       Forse l'onorevole Capodicasa  si accorge che nel suo governo
  più che un idem  sentire  prevalgono  -  come  dire  -  le spinte
  centrifughe; forse perché  si  accorge che, alla fine, prevale il
  partito degli  interessi  da  consolidare, forse perché considera
  che prevalgono gli interessi alla conservazione e al mantenimento
  del potere, con  una  corsa  sfrenata da parte di tutti in questa
  direzione.
       E non c'é, invece, come, ritengo, debba essere in un governo
  che si accinge ad  avviare  la  propria  iniziativa,  non c'é una
  visione  organica,  dicevo;   un  idem  sentire  di  un  progetto
  riformatore di cui si avverte tanto il bisogno in Sicilia.
       Forse perché sa che  questo  é  un  governo che durerà poco;
  sarà un governo, come  si dice da più parti, che dovrà affrontare
  soltanto l'approvazione del bilancio, ed io condivido.
       E certo già i primi segnali ci sono, ci sono i segnali di un
  grande dissenso; e l'abbiamo visto per l'elezione del Presidente,
  l'abbiamo ancora di più  visto  in  una sudata e travagliata fase
  parlamentare per l'elezione dei rappresentanti del governo, degli
  assessori.
       Ecco, poi alla fine  c'é  mancato  pure  il botto finale, il
  botto finale che  finalmente  facesse  abortire  sul  nascere  un
  governo  che nasce  male;  un  governo  che  evidenzia  tutte  le
  contraddizioni che sono,  appunto,  insite in questo falso centro
  sinistra.
       Si  tratta  di   una   omogeneizzazione   forzata,   di  una
  omogeneizzazione forzata di forze  che  tra  di  loro  non  hanno
  alcuna compatibilità, vuoi per origine culturale e di formazione,
  vuoi anche per  obiettivi  strategici, così come peraltro afferma
  il  senatore  Cossiga   e   come  di  conseguenza  affermano  gli
  uddierrini nella regione siciliana e che hanno peraltro una sorta
  di disagio fisico a vedersi, a sentirsi, ad ascoltarsi, a parlare
  tra  di   loro   hanno   perplessità,   diffidenze.
       Ma, onorevole Presidente,  voi,  come me, avete assistito in
  questi ultimi periodi anche  a  dibattiti televisivi, dove c'è da
  una parte i cossighiani,  relegati  proprio  in  un  angolo dello
  scenario  politico,  e   dall'altra   parte   c'è  una  posizione
  intransigente degli ulivisti  e  dei  popolari  nei confronti dei
  cossighiani ed anche dei  comunisti; in tutto questo un ruolo che
  tenta  di  svolgere con  grave  sforzo  e  con  grandi  capacità,
  indubbiamente,   l'onorevole   D'Alema,   ed   altrettanto   farà
  l'onorevole Capodicasa nella  regione siciliana, tenta appunto di
  trovare i possibili margini  di  compatibilità, ma la politica ha
  le sue regole e  nom  è sufficiente travestirsi o ribattezzarsi e
  non è sufficiente  allearsi  per  rendere  credibili  dei disegni
  politici, occorre una  omogeneità  di ispirazione, occorre che vi
  sia un incontro vero, solido  tra culture che non c'è, ma io dico
  che non c'è anche  nell'ambito  della  stessa  parte cattolica di
  questo Governo.
       Ma io ve lo dico molto francamente e brutalmente, ne parlavo
  con  qualche  collega qualche  istante  fa,  ma  che  c'entra  la
  tolleranza  dei cattolici  di  ispirazione  degasperiana  con  il
  rigorismo, anch'esso cattolico ma di origine dossettiana?
       Che c'entra il  solidarismo  e  la  tolleranza dei cattoliti
  tout court con il massimalismo dei comunisti? Ditemelo. Noi siamo
  convinti che soltanto...

               (Interruzione dell'onorevole Silvestro)

     RICEVUTO. Ma  quando  mai,  era  un  centrosinistra che vedeva
  presenti  forze  autenticamente  libertarie  e democratiche nello
  scenario della politica e non certo altre forze.
       Ma  voi  davvero  pensate  che  tutto  questo  possa  essere
  ricondotto ad unità? Ma  voi davvero pensate che la democrazia in
  questo Paese e in questa  regione  e che i bisogni della gente di
  questa  regione possano  essere  affidati  a  queste  operazioni?
  Queste sono una  sorta di operazioni di "frullateria", mettiamoci
  dentro tutti quanti, vediamo  quali  sono  i  nostri  specifici e
  rispettivi interessi, raggiungiamo il potere e poi vediamo.
       Sono operazioni di  "frullateria" politica, di bassa cucina,
  per la verità, che  sono calate dall'alto per costituire anche in
  Sicilia   un   tassello    fondamentale   di   un   processo   di
  omogeneizzazione,  di   omologazione,   di   normalizzazione  che
  mortifica  l'autonomia  regionale  siciliana  e  non  è  comunque
  compatibile con l'essenza,  caro  Gioacchino  Silvestro, e con la
  tradizione  laica  e  libertaria  dei  socialisti  autenticamente
  democratici.
       Noi non condividiamo pertanto questo conformismo culturale e
  politico, un conformismo culturale  e  politico che sta attorno e
  sostiene questo Governo  un  Governo  che, ripeto, costituisce un
  ulteriore tappa di  espansione della formula di governo nazionale
  presieduta dall'onorevole D'Alema  che,  oltre  che  per  ragioni
  programmatiche,  oltre  che  per   il   modo   in   cui  è  nato,
  indipendentemente dal  consenso elettorale, continua a presentare
  inquietanti aspetti  liberali  per ciò che riguarda il ripristino
  dello stato di diritto e la tutela delle libertà fondamentali.
       Richiamo  alcune cose, così, molto velocemente, per esempio,
  il  rifiuto  della  maggioranza di governo - all'indomani proprio
  della formazione del governo stesso - ad istituire la Commissione
  parlamentare d'inchiesta sul finanziamento irregolare dei partiti
  e  questo  forse  la  dice  lunga  su alcuni interessi che invece
  dovevano ancora essere, su alcune posizioni che hanno ritenuto di
  dovere   mettere   in   sottordine  e  interessi  che  riguardano
  segnatamente alcuni partiti della coalizione di governo,  per non
  parlare  poi  della  decisione  della Corte Costituzionale, che è
  anche  un  altro  tassello, e per non parlare poi alla fine delle
  preoccupanti  ed  inaccettabili,  compagni comunisti, tendenze ad
  una  durissima  regolamentazione  del  diritto  di sciopero che è
  portato  avanti  da  forze  politiche  sindacali  che nel passato
  invece avevano contestato procedure regolative molto più morbide,
  ma  che  adesso  fanno  una scelta di tipo diverso proprio perché
  nel  Governo  il  ruolo  fondamentale, il ruolo di protagonista è
  assunto dal partito dei Democratici di sinistra.
       La nostra cultura di  riferimento, la cultura di riferimento
  del  Partito socialista, è  quella  del  liberal  socialismo  che
  valorizza  i  temi   della   libertà,   del   garantismo,   della
  combinazione fra individualismo  e  solidarietà,  fra  mercato ed
  equità, e si contrappone a  questa  logica,  a questa cultura del
  controllo esasperato, dell'egemonia,  del  giustizialismo, di una
  sorta di organicismo gramsciano, che è stata proprio...
       La prego, debbo continuare,  perché parlo in quanto sono uno
  dei firmatari della mozione.

     PRESIDENTE. Ha soltanto un  minuto. Lei non sta illustrando la
  mozione, quindi può parlare soltanto 15 minuti.

     RICEVUTO. Signor Presidente, parlo  appena  da 7 minuti, senza
  contare le interruzioni che ci sono state.
       Onorevole  Presidente,  noi  in  buona  sostanza  respiriamo
  un'aria preoccupante, che  sa di regime e che sa di omologazione.
  A Roma,  come  a  Palermo,  come  possibilmente  in  Calabria, in
  Puglia, in Campania,  e  si  sa  quando comunque per voi sarà una
  cosa eccessiva, ma per  noi  così  è, e si sa quando tira aria di
  regime, i socialisti sono dall'altra parte.
       Ho apprezzato molto  l'intervento dell'onorevole Di Martino,
  soltanto che gli chiederei di essere conseguenziale.
       E' vero, onorevole Di Martino,  noi  siamo  gli eredi di una
  grande storia e cultura di  socialismo  liberale  che ha visto in
  Rosselli e Salvemini negli anni 30,  in Saragat negli anni 40, in
  Ernesto Rossi negli anni 50 e 60,  in  Nenni  nel  56, i punti di
  riferimento fondamentali della  nostra  formazione,  che  possono
  insegnarci  ancora  molte cose,  onorevole  Di  Martino,  lei  ha
  perfettamente ragione, ma che prima di tutto ci debbono insegnare
  come in primo luogo ci  si  batte  contro  l'arroganza dei regimi
  diversi, ma tutti egualmente insopportabili.
       E allora, signor Presidente,  quando  c'è  la dialettica fra
  libert�� ed autoritarismo, fra stato di diritto e stato etico, fra
  opposizione e regime, in noi prevale largamente, in noi che siamo
  legati ai principi del socialismo liberale, prevale sulle ragioni
  oggi  fievoli  e  mistificate,  prevale appunto questa dialettica
  rispetto a quella tra Destra e Sinistra.
       Noi vogliamo costituire  oggi,  concludo  Signor Presidente,
  ribadendo ed aggiornando la  nostra posizione politica, assieme a
  tante altre forze disponibili  in  Assemblea  regionale,  un'area
  liberaldemocratica che sia al  centro dello schieramento politico
  e che concentri la propria  battaglia  sui  temi  della  libertà,
  dello stato di diritto,  dell'occupazione,  della politica per lo
  sviluppo della Sicilia, della difesa  dei ceti medi produttivi e,
  soprattutto, dell'autonomia regionale siciliana. Già, l'autonomia
  regionale siciliana, anche questo  uno  dei  temi  disattesi anzi
  come dire bypassati, è una cosa  che risponde ormai certamente ad
  una sorta di caricatura, ma ha  avuto  il  colpo  di grazia dalla
  formazione di questo Governo. Io talvolta mi domando:  ma ci sono
  delle forze autonomistiche, sinceramente autonomistiche in questo
  Governo? Da come si son sviluppate  le  cose io credo che proprio
  non ve ne sia alcuna di  forza  autonomistica  in questo Governo.
  Come si può parlare di  autonomia  regionale siciliana se teniamo
  conto di come si è sviluppata  anche la stessa fase di formazione
  del Governo, un Governo riportato  a  fotocopia, a carta carbone,
  dal Paese nella Regione siciliana,  un Governo che addirittura ha
  avuto l'ardire o ha pensato di dover risolvere pure i problemi di
  dettaglio, diciamo, ricorrendo ai  tavoli di decisione nazionale,
  un Governo che ritiene che  l'autonomia  debba  essere  ancora  e
  sempre una sorta di  enunciazione  nominalistica  per  consentire
  allo  stato  nazionale ed  allo  stato  centralista  di  erogare,
  semmai,  qualche  finanziamento   particolare   per  risolvere  i
  problemi, un Governo che  ritiene di potere finalmente affrontare
  i problemi della Sicilia  tenendo  conto  della sponda nazionale.
  Questa è una cosa  che  mortifica  davvero  l'autonomia regionale
  siciliana.
       Voi ragionate in maniera  vecchia,  voi ragionate in maniera
  stantia perché voi siete i  diefensori di un Governo centralista.
  C'è  una  gran  parte  dei  siciliani,  io  ho  apprezzato  molto
  l'intervento dell'onorevole Drago  che,  onorevole Pellegrino che
  Lei ne pensi, ha gettato una  pietra  nello stagno perché c'è una
  gran parte di siciliani che  credono  che  invece  bisogna  agire
  diversamente, che aspira a  diventare  protagonista  del  proprio
  destino e non anche continuare ad essere governata dall'alto, che
  vuole riappropriarsi della  bandiera dell'autonomia per rimettere
  in moto un processo di promozione  di  energia e di ricchezze. Vi
  sono tanti giovani, commercianti, piccoli e medi imprenditori che
  vogliono  dal  basso affrontare  e  risolvere  i  problemi  delle
  riforme e dello sviluppo.
       Ora,  in  questa  Assemblea  probabilmente ci possono essere
  tante  forze  disponibili in questo senso ed in questa direzione;
  forze  che  credono  nella  possibilità  di  formarsi, di sistemi
  locali, e  che  non  credono  assolutamente  che la politica ed i
  partiti  nazionali  debbano calare univocamente, come una camicia
  di  Nesso,  le  loro decisioni dall'alto, forze che ritengono che
  attraverso  il  formarsi  di  sistemi sociali, sistemi culturali,
  sistemi locali legati appunto alle specificità locali, si possano
  realizzare  finalmente  fonti  di  ricchezza  culturale oltre che
  economica e produttiva da parte dei siciliani.
       Presidente Lei mi ha distrutto  certamente  oggi,  non mi ha
  consentito  di fare un  discorso  compiuto.  Io  rivolgo  formale
  protesta a Lei nella qualità di Presidente dell'Assemblea.

     PRESIDENTE.   Onorevole Ricevuto, Lei  ha  fatto  un  discorso
  compiutissimo, mi ha quasi convito.

     RICEVUTO. No, non aveva bisogno del  mio intervento, Lei è già
  convinto di per sé,  caro  Presidente,  soltanto  che particolari
  circostanze concrete e specifiche e di tutela di alcuni interessi
  la portano a difendere le ragioni che Lei non condivide.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
  facoltà.

     BUFARDECI. Signor Presidente dell'Assemblea, signor Presidente
  della   Regione,    onorevoli    colleghi,    le    dichiarazioni
  programmatiche che ho sentito  sono  a  mio  avviso assolutamente
  modeste   e   soprattutto  sono  contraddittorie  e  velleitarie.
  Cercherò  di  spiegare  le  ragioni  di  questo mio convincimento
  partendo  dai  numeri.  Un  Presidente  della  Regione  che viene
  eletto  con  quarantacinque voti solo grazie all'assenza dal voto
  dei deputati di Rifondazione comunista.
       Questo rende evidente che il Governo nasce ed è prigioniero,
  quindi,  del  comportamento  politico  tenuto  in  quest'Aula  da
  Rifondazione  comunista.  Una  Rifondazione  comunista che fino a
  stasera ha ribadito in Aula che, certamente, c'è "troppa impresa"
  a loro  dire in Sicilia - e questo si contraddice apertamente con
  tutte  le  dichiarazioni programmatiche in cui si parla di libero
  scambio e si parla di intrapresa da parte di questo Governo.
       Un  Governo  che  nomina  ed elegge soltanto tre assessori a
  prima  votazione;  nessuno  degli altri nove a seconda votazione.
  Un Governo  che  si  presenta in Aula con molto ritardo;  ritardi
  lunghissimi,   inenarrabili   nell'inizio   dei   lavori,  e  per
  l'elezione  del  Presidente  e di quelli degli assessori;  banchi
  vuoti  stamattina all'orario di apertura dei lavori; banchi vuoti
  e, comunque  non  completi  -  per quante volte è già capitato in
  questa  giornata - tante cose che un collega dell'opposizione con
  onestà   intellettuale   commentava  dicendo:  "Se  tutto  questo
  comportamento   l'avesse  tenuto  il  centro-destra  chissà  cosa
  avrebbero  fatto   .  Chissà cosa avremmo fatto.  Avrebbero anche
  occupato l'Aula "
       Noi riteniamo  di fare un'opposizione che sia certamente più
  seria, che sia  meno  irresponsabile e che sia meno folcloristica
  di alcuni episodi verificatisi in quest'Assemblea. E, partendo da
  questi numeri,  però,  Presidente  Capodicasqa,  Lei si azzarda a
  parlare di maggioranza che nasce per condurre politiche dirette a
  risolvere le  grandi  emergenze  siciliane. Ecco perché credo che
  sia contraddittorio  e sia velleitario. Perché è contraddetto dai
  numeri, dal comportamento  già tenuto in queste prime battute dal
  suo Governo e nel contempo Lei, però, - ed ecco che vengono fuori
  le  contraddizioni  e  cerco  di  spiegare  le  ragioni  del  mio
  intervento - Lei  parla  di sproporzione tra i problemi e la base
  parlamentare, azioni radicali  - dice, e dice bene in questo caso
  - richiederebbero  maggioranze numericamente più larghe, ma nelle
  condizioni   date   -   cito  letteralmente  -  significherebbero
  "maggioranze non qualificate politicamente".
       E' un discorso  molto strano questo, e cioè di dichiarare da
  un verso che  queste  maggioranze  ci  vorrebbero  per  le azioni
  radicali   e   dall'altro   queste   maggioranze   non  sarebbero
  qualificate. Ma è  forse qualificata una maggioranza come la sua?
  Lei  parla   che   ragioni   costituzionali,   l'articolo  67  lo
  conosciamo, Lei  parla del fatto che il nostro sistema elettorale
  è proporzionale, Lei dà delle giustificazioni di facciata. Ma Lei
  ritiene  che  queste  giustificazioni facciano venire meno quello
  che qui  è  stato  ribadito  da  tutti  i  colleghi  dell'attuale
  opposizione,  della  nuova  opposizione in quest'Assemblea quando
  hanno parlato di "ribaltone e tradimento"? Lei ritiene che la sua
  sia  una  maggioranza,  invece, qualificata per affrontare quelle
  grandi emergenze e nasce per risolvere questi problemi siciliani?
  Ma in  base  a  quale  ragione?  Solo  perché  il  nostro sistema
  elettorale  è  stato proporzionale ed è tutt'ora proporzionale? E
  Lei  stesso, però, arriva ad ulteriore contraddizione. Perché Lei
  stesso parla  del  fatto  che nella fase elettorale vi è stato un
  clima politico bipolare.  E, questo è vero perché quelle elezioni
  del '96  sono  nate secondo un segno, comunque, bipolare al di là
  della   formula   elettorale.   Vi   era   uno   schieramento  di
  centro-destra  ed  uno  di  centro-sinistra.  Vi  erano già delle
  indicazioni  ben  precise  su  chi  avrebbe  fatto  il Presidente
  Regione e nell'uno e nell'altro scheramento. Avendo vinto il Polo
  delle   Libertà   Presidente   era   la   persona   già  indicata
  nell'onorevole Provenzano. E, Lei, nonostante questo, continuando
  nelle contraddizioni,  Lei  ritiene però che con queste forze con
  le quali  si  è  alleato  andrà  avanti  e formerà il bipolarismo
  "maturo e  pieno"  -  ribadisco  letteralmente  le sue parole - e
  arriva ad  una  formulazione che il collega Zanna ha detto essere
  magari   "suggestiva":   "La   debolezza   numerica  dell'attuale
  maggioranza nasce  dalla forza politica delle sue scelte" e parla
  di scelte di rigore.  Ma, scusi, se le scelte politiche di rigore
  sono quelle che ha  assunto  già  in  fase di Giunta, a proposito
  delle spese correnti  che  vanno  ancora ad essere implementate a
  discapito di quelle  produttive,  non  capisco  di  quale  rigore
  parla  E nel  frattempo  ulteriore contraddizione in tutto questo
  meccanismo, di dire tante  cose, ma secondo me con poca lucidità,
  e di questo me ne dispiaccio perchè io ho simpatia prima, e stima
  personale  dopo, nei  suoi  confronti.
       Parla dello spirito  di  larghe  intese,  parla  di un patto
  costituente  con   le   opposizioni.  Ma  scusi,  questo  spirito
  costituente,  questo  patto,  queste  larghe  intese  che  devono
  aleggiare in quest'Aula, lei con chi le vuole?  Con quelle stesse
  forze  politiche  che   però  non  ritiene  qualificate?  E'  una
  maggioranza di larga  intesa? Non ritiene che sia contraddittorio
  un'impostazione di  un  discorso  programmatico  in questo senso?
  Lei ritiene  effettivamente  che  diventi maggioranza qualificata
  l'opposizione nel momento in  cui  fa  le  larghe  intese e fa il
  patto costituente e non lo sia nel momento in cui per gli accordi
  importanti da andare  ad assumere, per l'emergenza che lei stesso
  dichiara essere fondamentali  per  azioni  radicali, non lo sono,
  però lo diventano nel  momento  in  cui  nell'Aula c'è bisogno di
  questo  spirito  di larghe  intese.  E  lei  lo  dice  perchè  sa
  benissimo che quelle  riforme,  quelle  stesse  vicende  che  lei
  propugna oggi come  fondamentali,  lei le potrà fare soltanto con
  chi rappresenta, a suo  dire,  da  una  parte una maggioranza non
  qualificata e con  l'altra  invece  ritiene  che  invece  sono le
  uniche  persone   che   in  quest'Aula  si  vogliono  scommettere
  effettivamente per fare quelle stesse riforme di cui lei parla. E
  lei stesso poi continua  dicendo  che  ammette,  lo  ha detto già
  nelle prime battute della  sua  elezione,  quando lei parla che i
  governi precedenti hanno già avviato un processo di riforme.
       E' come non dirlo  Se siamo arrivati in Sicilia a legiferare
  con  la  prima finanziaria Provenzano,  decidendo  finalmente  un
  tetto massimo di indebitamento della spesa.  Se  come  primi atti
  sono stati fatti, ad esempio, dalla Giunta Drago la rotazione dei
  direttori e di altri dirigenti apicali, come  principio  di buona
  amministrazione elementare; se il regolamento e  la  legge  degli
  enti disciolti è gia approdata in Aula; se  la  spesa comunitaria
  ha raggiunto i budget assegnati; se la riforma  sanitaria è stata
  già  avviata  con  una serie di  altre  attività  amministrative,
  dall'Elisoccorso e tante altre già ormai portate  a  compimento e
  ad  esecuzione;  se l'avvio dei processi di  decentramento  e  di
  semplificazione amministrativa con la prima  parte  di  Bassanini
  già  recepita,  con  la conferenza dei servizi,  ad  esempio;  se
  disegni di legge come quello esitato  dalla commissione antimafia
  per quanto riguarda l'antiracket; se altri disegni  di legge come
  quelli  del  servizio  sostitutivo  di  leva a  tutela  dei  beni
  culturali,   l'eliminazione   del   CTAR,    alcune    norme   di
  semplificazione in materia urbanistica; se altre importanti leggi
  sul  commercio  e la protezione civile sono state  fatte;  se  la
  stessa riforma sulla pubblica amministrazione e  la  Bassanini  è
  già  stata  concordata  con  le  parti  sociali,   con  tutte  le
  delegazioni sindacali e già vive in commissione ed  è  pronta per
  l'Aula;  se leggi importanti come quelle per la  pesca  sono  già
  presenti  e  possono  essere  immediatamente  esitate  dall'Aula,
  questo lo ha fatto proprio quel Governo al  quale lei giustamente
  attribuisce  la  capacità  di  avere  governato  e  riconosce  la
  capacità di avere iniziato questo processo di riforma.
       E lei in tutto questo continua a cadere in contraddizione, a
  mio avviso, nel momento in cui nel riconoscere  questi  fatti poi
  si  avvia,  in  un altro ragionamento, quando dice:  io  però  di
  questi  undici  punti  di  cui  parlo,   leggeteli,   neanche   a
  indicarveli qua, direttamente in Aula. In questa  specie di libro
  dei  sogni che lei presume di potere adempiere  entro  sei  mesi,
  entro il giugno del 1999, lei poi approfondisce  alcuni  temi,  e
  quando parla del rapporto Stato-Regione, lei torna  di  nuovo  in
  contraddizione,  perchè  da una parte dice: finalmente  -  ed  in
  questo ecco che porto  avanti  un principio per il quale non sono
  d'accordo con voi, che  è  quello  di una demagogia finalizzata a
  non dire le cose vere,  una demagogia che porta a scambiare in un
  gioco delle parti concetti chiari per quelli che sono.

                 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

     BUFARDECI.  Lei parla  oggi  di  autonomia  quando prima, e il
  vostro  passato lo  ha  rappresentato  sempre,  non  l'avete  mai
  calcolata e mai voluta.  Oggi  parla  di  autonomia  e ne parla a
  volte in termini strani,  perché  ne parla dicendo che quello che
  ha  fatto  il   centro-destra   era   soltanto  un  mero  spirito
  rivendicazionista anche nel contenzioso. Le dico personalmente, e
  credo che i siciliani  non  potranno non essere d'accordo con me,
  che se domani arriveranno  denari da Roma, perché oggi abbiamo un
  Governo a Palermo nuovamente  omologo  a quello di Roma non è una
  vittoria di questo Governo,  né  tanto  meno  è  una vittoria dei
  siciliani.
       Torneremmo ad essere  vassalli  e colonie di Roma.  Questo i
  siciliani non lo vogliono. I soldi se ci spettano, e ci spettano,
  lei lo sa meglio di me perché è stato anche con me in Commissione
  Statuto, lei sa  benissimo, e la Commissione paritetica questo lo
  ha già espresso, che  i  denari  se  ci  debbono  essere  dati ci
  debbono essere dati  per  nostro  diritto  non  certamente a mere
  elargizioni.   E quindi  anche  questo  concetto  di  parlare  di
  un'autonomia e poi  di  parlare  di  rivendicazionismo  e  poi di
  dimenticare che  nel  frattempo  Governi  di  centro-sinistra, mi
  riferisco  agli  ultimi   e  soprattutto  al  Governo  Prodi,  in
  occasione del problema  della  sezione di appello della Corte dei
  conti o del problema  credito  e  risparmio, lei sa benissimo che
  non hanno firmato un  bel  nulla,  remorano  questi atti e questi
  problemi al Consiglio  dei  Ministri da oltre un anno, nonostante
  le sollecitazioni prima di  Provenzano  e  poi di Drago. E quindi
  ulteriore contraddizione, e  poi  che  dire.
       Lei proprio su quei  punti  in cui ritiene di soffermarsi, e
  fa bene a soffermarsi, e sono d'accordo, lei fa però un ulteriore
  ragionamento e parla  anche  della  fiscalità  di vantaggio delle
  zone d'impresa e della  zona che viene definita di libero scambio
  richiamandosi al trattato  di  Barcellona.  Ma ricordo male o voi
  quando due anni e mezzo  fa  il Polo delle libertà e Forza Italia
  in modo particolare  propugnava  la zona franca, sorridevate, non
  lo dica che è una cosa diversa, il dato nominalistico non c'entra
  assolutamente un bel  nulla, Presidente Capodicasa, cambi il nome
  come vuole ma zona  di  libero  scambio  e fiscalità di vantaggio
  significava proprio  ed  esclusivamente  quello  che Forza Italia
  andava ad indicare già  in  campagna elettorale e lei lo sa bene.
  Solo che forse oggi serve un'immagine diversa e per questo lei lo
  ammanta di  una  definizione  nominalistica  soltanto  diversa ma
  concettualmente fiscalità di  vantaggio  e zona di libero scambio
  non significava altro  che  quello  che  propugnava  Forza Italia
  citando altre realtà europee  che  già lo avevano ottenuto, e lei
  stesso infatti cita  poi Barcellona dicendo che lo possiamo fare.
  Me lo auguro  Voglio lottare per questo, badi bene. Ero d'accordo
  prima e sono d'accordo  oggi,  e  però  il  fatto  che  si  cambi
  opinione su questi  temi, in maniera secondo me, trasformistica e
  strumentale che mi  fa  dubitare  della  buona fede del principio
  programmatico che lei  ha  espresso.  Lei  trascura per altro, in
  tutto questo discorso, per  esempio  un  dato:  il PIL in Sicilia
  finalmente raggiunge l'1,6,  un dato addirittura superiore al PIL
  nazionale laddove per  cinquant'anni  il  PIL  siciliano  è stato
  mediamente la metà di  quello  nazionale.  Lei questo lo by passa
  completamente e ritiene che siano cose di poco conto rivolgendosi
  sempre secondo il principio della maggioranza non qualificata per
  le azioni radicali, di  dovere  fare però quelle riforme. E vengo
  proprio a questo. Il Governo di Forza Italia prima con Provenzano
  e il Governo  successivamente  con il centro-destra a guida Drago
  ha avuto a che  fare  con un'opposizione che troppe volte è stata
  gretta e di basso  profilo  e  a  volte  irresponsabile  anche su
  posizioni ostruzionistiche  su atti fondamentali per i siciliani.
  Le assicuro e in  questo raccolgo bene la sfida del collega Zanna
  quando diceva che bisogna scommettersi, che bisogna andare avanti
  e che bisogna cambiare se  stessi. Io in questo caso non ho nulla
  da cambiare.  Sono  venuto  in  questa  Assemblea  forte  di  una
  convinzione  di   un   dovere  morale,  innanzitutto,  oltre  che
  intellettuale che era  quello  di  lavorare  per fare le riforme.
  Perché effettivamente quel patto costituente al quale lei oggi fa
  ancora cenno si verificasse  in  quest'Aula.  E  io  sono qui per
  questo. Sotto questo profilo, così come ha fatto il collega Zanna
  quando ha detto:  "il  primo  atto del Governo" in conferenza dei
  capigruppo "sia quello di portare la legge voto e il lavoro della
  Commissione statuto qui in quest'Aula" io aggiungo oltre a quelli
  elementi  dell'elezione  diretta  che  tutti,  almeno  a  parole,
  diciamo di volere e  Forza  Italia  certamente la vuole, oltre il
  principio   dell'autoscioglimento,   oltre   il   principio   del
  referendum  propositivo,  oltre  a  quello  dell'incompatibilità,
  facciamo anche la norma  che  eviti  quel ribaltone al quale oggi
  assistiamo.
       Io  la  invito  su  questo  e  le dico subito che per quanto
  riguarda  Forza Italia siamo ben pronti a verificare sul campo la
  volontà di riforma e noi quel bipolarismo, che lei vuole maturo e
  pieno, lo vogliamo più di lei e la mettiamo alla prova su questo.
       Se  gli  elementi  ci  saranno  e le bozze programmatiche di
  questo  bipolarismo come legge elettorale lei le porterà in Aula,
  noi  le  porteremo avanti e cercheremo di migliorarle e lo faremo
  perchè abbiamo un senso di responsabilità che, mi dispiace dirlo,
  tante volte l'opposizione non ha avuto.
       Le  ribadisco:  mettiamo  alla  prova quello che dice questa
  maggioranza.  Portiamo  in  Aula  quello che già, anche in questo
  caso,  il Governo precedente ha portato avanti con la Commissione
  Statuto a guida, ultimamente, Provenzano. Portiamo avanti, anche,
  una  riforma che eviti ogni possibilità di un ulteriore ribaltone
  in  questa  terra  per  dare  effettivamente quella chiarezza che
  quella  operazione verità, che lei cita, soltanto abbia ad essere
  concretizzata.
       Sotto  questo  profilo  noi  saremo  qui  e faremo la nostra
  parte,  è  chiaro, nel senso che l'opposizione non farà scontri a
  nessuno,   farà  scontri  soltanto  a  chi  vorrà  in  quest'Aula
  effettivamente   lavorare   per   cambiare  e  per  questo  patto
  costituente  noi  ci  stiamo.  Queste riforme portiamole in Aula,
  saremo  i  primi  a votarle e a migliorarle partendo da una norma
  antiribaltone.  Questo  è  il  primo  tavolo  di prova che noi le
  assegniamo,  insieme  ad  una legge elettorale effettivamente nel
  segno   bipolare;   sotto   questo  profilo  troverà  la  massima
  disponibilità dei Gruppi dell'opposizione di Forza Italia in modo
  particolare,  insieme  a  tutti  gli  altri  amici che compongono
  l'attuale opposizione.
       E,  sperando  che  questo  avvenga, io le auguro buon lavoro
  soprattutto perchè la Sicilia ha bisogno che questa fase avvenga,
  che  quella  richiesta  che  abbiamo  fatto anche nel corso della
  votazione  per  gli  assessori  si  realizzi e che effettivamente
  questo spirito di larghe intese arrivi ...

     FORGIONE. Lo dica apertamente allora c'è stata la richiesta ..
  e  allora  le avete rinviate le larghe intese. Che la maggioranza
  lo sappia.

     BUFARDECI. Glielo spiego subito.

     FORGIONE. E' stato molto chiaro.

     BUFARDECI.  Onorevole  Forgione  glielo  spiego subito. Signor
  Presidente  se  mi  consente  glielo  spiego  in  trenta secondi.
  Onorevole  Forgione  lei ricorderà che in occasione della seconda
  votazione mi sono avvicinato a lei, parlo della seconda votazione
  per  l'elezione  degli  assessori, e le ho detto: "mi sembrerebbe
  più serio per questa Assemblea e per le necessità reali di questa
  Regione che questa scena non andasse oltre. Che lei si dimettesse
  subito  e  facciamo  le  larghe intese subito. Per primo le posso
  dire  che  per  quanto  ci  riguarda  può  anche  intestarsi come
  presidente  di  questo  processo".  Questo  le  ho detto e ciò lo
  confermo.

     PRESIDENTE. Il suo pensiero è stato molto chiaro.

     BUFARDECI. Mi auguro che lo sia stato. Non so se i colleghi lo
  hanno reso possibile.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'Onorevole Spagna.
       Ne ha facoltà.

     SPAGNA.  Signor  Presidente,  Onorevoli  colleghi,  i popolari
  voteranno  la  fiducia  al  Governo  Capodicasa,  del quale fanno
  parte,  di  cui hanno concorso a definire con chiarezza anche nei
  tempi  contenuti  e  negli obiettivi programmatici ponendo ancora
  una  volta  al  centro del loro impegno il tema delle riforme, da
  quella dello Statuto ai nodi fino ad oggi risolti del risanamento
  finanziario    regionale    e   di   una   nuova   organizzazione
  amministrativa  della  Sicilia che rilanci i sistemi territoriali
  locali  ridando  all'Istituto  Regionale, come  Ella ha detto con
  forza nelle  dichiarazioni  programmatiche, i compiti suoi propri
  di iniziativa  legislativa, di programmazione, di coordinamento e
  di intervento  sovraprovinciale.  Naturalmente  ho  buon presente
  che obiettivi così  ambiziosi,  anche  se  rivolti  a  dare  alla
  Sicilia uno standard naturale di infrastrutture e di servizi e di
  dinamismo amministrativo ed  economico per farla competere con le
  altre regioni d'Europa,  pur  lungamente  attesi  da decenni e da
  generazioni   dall'intera   opinione  pubblica  siciliana,  senza
  distinzione  di  colore  politico  per  camminare  in  quest'Aula
  necessitano  di  un  consenso  determinato,  forte,  fuori  dalle
  alchimie partitiche e  dalle solite recite, una determinazione di
  chi crede fermamente di rendere un servizio ai giovani siciliani,
  alle generazioni future.
       Il  vecchio  onorevole  Alessi  ricordava  sempre  e ricorda
  sempre  l'ethos politico dei giorni dell'autonomia, l'eccitazione
  febbrile, il  senso  della svolta per la storia della Sicilia che
  superava steccati e miserabili giochi di potere individuali.
       Certo, signor Presidente, i voti che accompagnano la nascita
  di questo  Governo  non  inducono  all'ottimismo. Come Lei ha più
  volte ricordato,  le maggioranze ampie non sono mai state sintomo
  automatico di  stabilità,  ma spesso per chi ha buona memoria, la
  copertura per  operazioni  di  cui  ancora oggi portiamo il segno
  negativo.  Una  maggioranza  anche  di  pochi  voti,  ma convinta
  seriamente  del  suo  progetto può essere lo strumento necessario
  per delineare  un  percorso di alto profilo. Definire un rapporto
  con  l'opposizione  chiaro  nei  termini  e nei contenuti davanti
  all'opinione    pubblica,    tessere   insieme   maggioranza   ed
  opposizione, una rete di alleanze con vasti settori della società
  siciliana  perché  obiettivi  strategici  per  lo  sviluppo della
  Sicilia,    il    superamento    del    precariato,    la    fine
  dell'assistenzialismo,      l'efficienza      della      pubblica
  amministrazione,  il  rispetto  della legalità sempre e dovunque,
  anche  dentro  i  santuari  più  impenetrabili del corporativismo
  necessitino di consenso diffuso, di mobilitazione reale, convinta
  non di prediche spesso isolate o strumentali.
       I  prossimi  giorni  diranno se le difficoltà incontrate nel
  voto e  nel  definire  l'assetto di governo sono il sintomo di un
  malessere   dovuto  ad  un  passaggio  politico  difficile,  alle
  tensioni  inevitabili  nel  definire nuovi assetti interni, o c'è
  già  un  deficit  strutturale  della  maggioranza,  un diverso ed
  inconciliabile  modo  di stare al Governo, disegni divergenti. In
  tal caso  sarebbe  irresponsabile non prenderne atto in una sorta
  di accanimento  terapeutico che ci renderebbe del tutto simili al
  centrodestra, negli  errori  compiuti  in questi due anni e mezzi
  che è  stato  quello  di  prolungare  oltre  misura le agonie dei
  governi  Provenzano  e  Drago non prendere atto dell'esaurirsi di
  una   maggioranza,   non   vedere   il   bilancio  deficitario  e
  fallimentare  davanti  all'opinione  pubblica  siciliana.  Perché
  questo non  vuole  ancora  dire  a  se stesso, il centrodestra in
  Sicilia,  come  ha acutamente osservato l'onorevole Zanna, che al
  di   là   dell'evolversi   dello   scenario  nazionale,  la  loro
  maggioranza in Sicilia non c'è mai stata, salvo qualche sporadica
  adunata  e  le  numerosissime  nomine  che il progetto riformista
  delineato  dal  governo  Provenzano  nelle  sue dichiarazioni del
  1996, in realtà non è stato mai avviato.
       C'è in quest'Aula oggi una maggioranza diversa da quella che
  faticosamente  cerchiamo  di costituire, se c'è si faccia avanti,
  se non  c'è  e  non  è  ipotizzabile  salvo che i risentimenti di
  qualcuno, allora  che  il  Governo  nasca  stasera  in  Sicilia è
  interesse  di  tutti anche dell'opposizione, che il Governo della
  Regione abbia un bilancio per evitare il caos sociale è interesse
  anche  dell'opposizione,  che  si  approdi  ad  una  nuova  legge
  regionale elettorale  regionale  sul modello maggioritario ed una
  legge voto di  modifica dello Statuto che preveda, come ricordava
  Bufardeci,  tra   le  altre  cose  importanti  l'autoscioglimento
  dell'Assemblea è interesse primario anche dell'opposizione.
       Gridare a  nuove  elezioni regionali, ben sapendo che queste
  non sono possibili per  i  motivi  che  tutti  -  non  solo noi -
  sappiamo è una ipocrisia elettoralmente inutile.
       C'è da  compiere  un  breve  tragitto  i  cui obiettivi sono
  largamente condivisi  e  c'è  un  Governo  disposto  a sostenerlo
  seriamente. Questo è il dato reale da cui partire.
       La formula  di  governo  migliore  poteva  essere  le larghe
  intese. L'abbiamo proposto,  in  questi  due anni e mezzo, un po'
  tutto il  centro-sinistra  trovando risposte negative - onorevole
  Bufardeci - se non spesso sarcastiche.
       Oggi viene sostenuto con passione da tutto il centro-destra,
  ma con un sottinteso fortemente punitivo verso l'UDR responsabile
  di aver cambiato schieramento.
       Pur valida a me sembra una formula largamente fuori tempo ed
  altrettanto sospetta. Dicono i boatos di corridoio che troverebbe
  orecchie sensibili nei Democratici di  sinistra  e nel sindaco di
  Palermo orlando.
       Senza polemica,  ad  una  prospettiva  politica del genere i
  popolari,  pur  non  partecipandovi  e  con  le  riserve  che  ho
  manifestato, non  si opporrebbero se una maggioranza ampia e vera
  sapesse realizzare  il  progetto  delineato  ieri  da Capodicasa,
  daremmo il  nostro  contributo  per  quanto  ci  compete, senza i
  soliti stentori  rigurgiti  sicilianisti,  che  è sempre stata la
  carta disperata  degli  ultimi  perchè è difficile che appelli di
  autonomia  improvvisati  trovino spazi nell'opinione pubblica più
  avvertita dopo tanti anni.
       In questo  quadro  c'è una polemica che io trovo francamente
  eccessiva nei  confronti  del ribaltone e nei confronti dell'UDR,
  per la  sua  scelta,  peraltro  assunta  a  livello nazionale, di
  collocarsi all'interno dello schieramento di centro-sinistra.
       Sul ribaltone ho  poche cose da dire, da aggiungere a quelle
  dette dall'onorevole Capodicasa.
       Soltanto la vis polemica inevitabile può far dire che i voti
  conseguiti nel 1996  dal CCD e dal CDU nelle elezioni esprimevano
  un voto politico di centro-destra. Ho difficoltà a pensarlo nella
  mia provincia ma credo che sia così dovunque.
       Il  proporzionale   porta   con   sè  un  voto  partitico  o
  personalizzato. La  coalizione  gioca il suo ruolo nelle elezioni
  politiche, nelle  amministrative  e  domani spero che lo giocherà
  nelle elezioni regionali.
       Non enfatizziamo cose  che  in Sicilia non sono vere ma sono
  il frutto di  un  sistema  elettorale  che  tutti,  a  gran voce,
  diciamo di volere cambiare.
       In Sicilia, peraltro, la scelta  dell'UDR,  non  spetta a me
  dirlo,  ma  soltanto  rilevarlo, non  credo  sia  una  scelta  di
  poltrona. Queste le avevano già  in  abbondanza  all'interno  del
  centro-destra, anche troppe.

     AULICINO: Sono scelte di volontariato e di continuità.

     SPAGNA.   Questa   scelta,   peraltro,   di   collocarsi   nel
  centro-sinistra,  che   io   apprezzo   e   che  trovo  sbagliato
  banalizzare  o  scambiarla per tornacontismo, come ossessivamente
  ripetono da  stamattina esponenti di Alleanza nazionale, di Forza
  italia  ed  anche  purtroppo  da  parte  di  Casini,  caro  amico
  Petrotta, già dimentico della sua più recente  storia,
       La  difficoltà  delle  formazioni  scaturite dalle scissioni
  della Democrazia  Cristiana,  prima,  e  del  Partito Popolare, a
  convivere nel centro destra, é antico e conosciuto, e riguarda, a
  ben  vedere,  il  cuore  del  dibattito  che  ha  determinato  la
  scissione della  Democrazia  Cristiana e del Partito Popolare, ho
  già  ricordato,  davanti  allo  schema  bipolare  introdotto  dal
  referendum di Segni.
       L'idea politica che  ci  ha  diviso,  Popolari,  CCD e CDU é
  stato il convincimento, rivelatosi errato, di CCD e CDU, di poter
  meglio  costruire   meglio  nel  centro  sinistra  un  centro  di
  ispirazione cattolico  democratica,  distinto  dalla destra e, in
  prospettiva, alternativo alla sinistra.
       Il ripensamento dell'UDR  e  la sua odierna scelta, anche in
  Sicilia,   di   collocarsi   nell'ambito   del  centro  sinistra,
  ripercorrendo la  strada  assunta  sin  dall'inizio  dal  Partito
  Popolare,  ripeto,  non  posso  che  apprezzarla,  se  essa  sarà
  accompagnata  da  comportamenti  coerenti  che  possono prevedere
  l'interruzione di  un lungo ed imbarazzante esercizio del potere,
  così come é stato  per  i  Popolari, che in Sicilia da zero, dopo
  anni di opposizione  alla  Regione  e  nelle varie realtà locali,
  sono stati ripagati da successi elettorali che li collocano, alle
  provinciali, ben oltre il 10 per cento.
       Per quanto  attiene  ai temi programmatici voglio limitarmi,
  per ragioni  di  tempo,  ad  approfondirne  soltanto  alcuni.  La
  maggioranza ha espresso  la volontà di darsi una legge elettorale
  regionale  entro il  mese  di  giugno,  senza  darsi  l'alibi  di
  aspettare   una   legge   elettorale  maggioritaria  che  prevede
  l'elezione diretta del Presidente della Regione. A noi é sembrata
  una scelta di  verità. Una scelta rivolta ad evitare che nel 2001
  questa Assemblea torni  a votare, così come é stato nel 1996, con
  il puro proporzionale.
       Lo schema della  legge, e trovo un po'esagerato l'allarmismo
  che ha espresso  stamattina  l'onorevole  Pagano, é quello di una
  legge in  senso  maggioritario  che  preveda  la  indicazione del
  Presidente  della   Repubblica,  un  premio  di  maggioranza,  la
  distinzione per coalizioni,  ma  che  é  nello schema vicina alla
  legge regionale che  oggi  opera  da  tempo in tutte le regioni a
  statuto ordinario.
       Questo in  attesa  dell'approvazione  della  legge  voto che
  questa Assemblea voterà e che ci auguriamo abbia tempi rapidi per
  passare  il  percorso  costituzionale  della  doppia  lettura  al
  Parlamento nazionale.
       Abbiamo dato  anche la nostra adesione allo schema approvato
  dalla  Commissione Statuto, superando difficoltà non indifferenti
  per quanto  riguarda  l'elezione  diretta  del  Presidente  della
  Regione, che non ritengo  la panacea di tutti i mali o il segnale
  inequivocabile  di  stabilità,  ci  sono  anche  altre  forme  di
  stabilità, ma  che  abbiamo  ritenuto  dopo una lunga riflessione
  soprattutto in  Commissione  bilaterale,che in sede regionale può
  essere una  risposta  adeguata soprattutto alle condizioni che si
  sono   determinate   in  Sicilia,   per   quanto   attiene   alla
  governabilità.
       Ho finito.  Onorevole Capodicasa,  avrei da sviluppare altre
  note che riguardano alcuni  aspetti  delle  note  programmatiche,
  soprattutto  in  materia  di  lavoro  e  di  infrastrutture.  Per
  attenermi  ai  tempi voglio finire  con  una  notazione;  non  ho
  trovato, nella relazione di Capodicasa,  neanche  un  cenno  alla
  famiglia. La famiglia che noi  consideriamo, non soltanto noi, ma
  credo ormai é  patrimonio di  tutte  le  forze  politiche,  anche
  laiche, come un luogo centrale  dal  quale  sviluppare iniziative
  molteplici   e   qualificate,   dall'assistenza   agli   anziani,
  dall'assistenza ai minori, ai portatori  di  handicap,  ai malati
  non  ospedalizzati,  ad  azioni   formative   e   di   assistenza
  scolastica.
       Credo che sia  stata una omissione da colmare perchè aiutare
  la famiglia, così  come  dice  la  legge finanziaria dello Stato,
  significa per  la  Regione  realizzare  economie, significa anche
  favorire lo  sviluppo,  perchè  la  famiglia  significa in questo
  senso anche sviluppo. Grazie.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare  l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE.  Signor    Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione, mi è sembrato che  stasera  il profilo della discussione
  che è intervenuta tra di noi si  è notevolmente alzato, è servito
  ad elevare il tono e questo permette  un confronto più serio, più
  sereno, alla luce di una considerazione  di fondo che penso ormai
  in qualche modo ha convinto l'Aula e cioè quella che gli elementi
  di  propaganda  che  sono stati  presenti  in  molti  interventi,
  soprattutto in alcuni interventi  di Forza Italia, dell'onorevole
  Fleres, o altri interventi che hanno  avuto il sapore di attacchi
  diretti in modo particolare  all'UDR,  non determinano condizione
  dentro l'Aula di prospettive di natura politica.
       E' prevalso,  per  fortuna,  all'interno degli interventi un
  alto senso  di  responsabilità  della funzione dell'Assemblea; in
  molti interventi  c'è una disponibilità al dialogo, al confronto,
  che io colgo come elemento positivo.
       E' prevalso, cioè, in generale, il fatto che noi siamo ad un
  punto di svolta, un  punto  di svolta grave e senza la risposta a
  questo punto di  svolta noi rischiamo di fare perdere prestigio e
  autorevolezza alle  istituzioni  e, in primo luogo, all'Assemblea
  regionale siciliana.
       Si ha, cioè, il  senso  di  una  crisi  profonda e di questa
  crisi profonda  io  voglio  per alcuni momenti tratteggiarne qui,
  secondo me, alcuni aspetti e alcuni elementi di analisi.
       Vedete, io mi  rivolgo  agli amici del Polo, in particolare,
  avendo io  sempre  considerato,  e considerando tutt'oggi, che il
  voto  espresso dai  siciliani  e  che  il  sentire  comune  della
  stragrande maggioranza dei  siciliani  non  è un sentire comune e
  non è un'adesione  alla  sinistra,  che il voto espresso nel 1996
  dai siciliani e  che  un  sentire  diffuso  dei  siciliani fa più
  riferimento a  valori, ad atteggiamenti, a comportamenti che sono
  tipici di una  convinzione moderata e, tuttavia, ci siamo trovati
  con un risultato  che vi ha premiato, avete avuto una maggioranza
  in Aula, nel  1996; malgrado il risultato elettorale, qui non c'è
  stato un risultato positivo per l'Ulivo.
       Il Polo per  le  libertà  che  si  presentò come coalizione,
  anche se dentro un sistema proporzionale, ebbe la maggioranza dei
  consensi dei siciliani.
       In quel voto  io  ritengo  che ci fosse un'ansia di profondo
  rinnovamento, che i  siciliani  votarono  a destra e che votarono
  Forza Italia perchè pensavano che quel partito rappresentasse una
  possibilità di una svolta e che introducesse profondi elementi di
  cambiamento nella vita politica della Sicilia.
       Anche noi, da  parte  nostra,  abbiamo  atteso  che  ciò  si
  verificasse, non  abbiamo  avuto  atteggiamenti  preconcetti  nei
  confronti del Governo  Provenzano  e  del Polo per le libertà, ci
  siamo misurati ma  abbiamo  atteso  per tanto tempo anche un solo
  segnale di riforma.
       Sarebbe stato utile  che  anche in quei momenti il confronto
  tra le forze politiche, seppur con appartenenze diverse, ci fosse
  stato sulla base di elementi di riforma reale e, invece, la crisi
  del Polo sta tutta qui, sta nel fatto di avere deluso le attese e
  le aspettative di  centinaia di migliaia di siciliani che si sono
  rivolti a voi e la crisi del Polo  sta nel fatto che nella vostra
  azione  di governo, nel  vostro  atteggiamento  quotidiano  avete
  deluso  strati  interi  di popolazioni.  Il  vostro  governo,  il
  governo Provenzano, che voi stasera  avete  valorizzato  in molti
  interventi, e c'è qui una prima  singolare posizione da parte del
  Polo:  se Provenzano è stato così  bravo,  perché  lo avete fatto
  fuori?
       Noi ci siamo trovati quindi, con un Polo che è arrivato qui,
  dentro  il  Parlamento,  violando  intanto  principi  consolidati
  democrazia. Ricordate, chi  vince,  vince tutto; chi perde, perde
  tutto.  Avendo un  atteggiamento  di  sfida  democratica  ad  una
  tradizione, ad una  prassi,  determinando  l'impressione  di  una
  classe dirigente priva di  una  cultura  di  governo,  e vi siete
  presi presidenze, commissioni,  tutto, perché questo sì, nasconde
  una concezione di  regime,  perché volevate gestire direttamente,
  senza la possibilità che  si  esercitasse  un  controllo da parte
  delle opposizioni e poi, tutto questo ha determinato il fatto che
  il governo Provenzano che tentò di introdurre qualche elemento di
  novità, venne schiacciato  da  crisi  profonde interne alle forze
  politiche del Polo.
       Io, non voglio ricordare  qui  a  nessuno,  e  neanche  a me
  stesso, quello che si  è  verificato  all'interno  del  gruppo di
  Alleanza nazionale, un gruppo coeso, un gruppo che per tanti anni
  aveva  fatto  opposizione,   che   aveva  introdotto  nei  propri
  comportamenti politici una grande  tensione di ... e che tuttavia
  si  spaccò,  si   spappolò   in   due  tronconi,  determinando  e
  trasferendo nel Parlamento una  paralisi  che  era  frutto di uno
  scontro interno ad Alleanza nazionale, scaricando tutto dentro il
  Parlamento.
       Le posizioni e  le concezioni che sono affiorate all'interno
  di  Forza  Italia, che  diventò  una  specie  di  corrente  della
  Democrazia cristiana, che  pur  di  fare  fuori Provenzano, sulla
  base, questa volta sì,  di  logiche  di  potere,  perché dovevano
  scambiare Provenzano per qualche  assessore in più; si fece fuori
  il Governo, perché all'interno  di  Forza Italia le pressioni per
  le poltrone erano  talmente  consistenti  e  talmente robuste che
  determinarono la caduta del Governo.
       Tutto questo ha determinato  in  parte  ed  ha accelerato la
  vostra crisi. Non avete  dimostrato  di  avere  capacità  di  una
  classe dirigente  sobria,  ragionevole,  equilibrata,  che doveva
  presentarsi alla Sicilia e  che  doveva dare sicurezza alla guida
  del governo della Sicilia.
       E  gli  elementi  di  Governo  che  voi  avete  introdotto?
  Guardate io mai mi sarei  aspettato  che  già  in quei momenti la
  prima cosa che si toccò  fu  la  legge  di riforma elettorale dei
  comuni.
       Voi sapete che noi abbiamo  avuto qui in Sicilia nel 1992 la
  prima legge di riforma  che determinava il più possibile un minor
  controllo da parte  del  cosiddetto  sistema  partitocratico  nei
  confronti dei sindaci, con  il  voto  separato  del sindaco e dei
  partiti, con la scheda separata.
       La prima cosa che  il  Polo  pensò,  fu  quello  di produrre
  allora un progetto di vera e propria controriforma.
       Ho sentito stasera qualcuno dire che questo è un Governo che
  risponde e che  rispolvera  sistemi  di natura partitocratica, ma
  addirittura in quella  legge,  si  stabilirono  e si introdussero
  principi di  controllo  partitocratico  sull'attività democratica
  dei comuni.
       Noi  in  parte,   riuscimmo  a  bloccare  quel  progetto  di
  controriforma democratica, tant'è  che  oggi,  voi sapete, non si
  vota più con la scheda  separata all'interno e che gran parte dei
  sindaci dipendono direttamente  dai  risultati  che  sono  per  i
  comuni.
       E poi, ancora,  il mancato scioglimento degli enti economici
  regionali.
       Con l'articolo 10 della legge  n.  6  il  Governo Provenzano
  stabilì alcuni principi che  riguardavano  lo  scioglimento degli
  Enti  economici  regionali,  ci   sono  stati  contrasti  interni
  all'interno  del  Polo  che hanno  determinato  il  blocco  della
  possibilità che si attivasse e  si  accelerasse  il  processo  di
  riforma e quindi di scioglimento degli Enti economici regionali.
       Si ridussero i tagli ai  Comuni  sulla  base  di  una logica
  penalizzante, sulla base di una logica che allora davvero ci fece
  preoccupare e cioè quella  che  essendo  i  Comuni  la stragrande
  maggioranza gestiti dalla  Sinistra  bisognava  in  qualche  modi
  impedire che arrivassero trasferimenti ai Comuni perché potessero
  liberamente  agire,   una   logica  penalizzante  pericolosa  che
  nascondeva principi autoritari,  qualche  volta avallati anche da
  posizione di estrema Sinistra.
       Ed ancora, la mancata possibilità  che si facesse un disegno
  di legge da parte del Governo  sulla riforma elettorale a statuto
  invariato mai da parte  del  Polo si è tentato di mettere mano su
  questa materia così delicata perché  prevalevano gli interessi di
  singoli parlamentari che ne condizionavano lo sviluppo.
       Per non parlare della condizione  di  marginalità  in cui ha
  ridotto la Sicilia e per non parlare, citando stamattina un altro
  singolare  intervento  da  parte  dell'Assessore  Tricoli,  della
  condizione di dissesto e di disastro  finanziario in cui regna la
  Sicilia.
       Se questo è il quadro  che  ha  determinato il fallimento di
  una  politica,  se questo è  il  quadro  che  ha  determinato  un
  contrasto interno, è sulla base  di  questo  quadro  e  di questo
  fallimento che viene chiamata  a  dare  una  risposta l'Assemblea
  regionale  siciliana.  Se  questo   quadro   che   io   sto   qui
  rappresentando è un quadro veritiero il fallimento in primo luogo
  è  il  fallimento  del  Polo  per  le  libertà.  E  voi  dovreste
  interrogarvi sulle ragioni  più  di  fondo, evitare atteggiamenti
  superficiali propagandistici,  il tradimento, l'insulto non serve
  a nessuno affrontare le  questioni  in modo così superficiale, se
  pensate di dover ancora affrontare le questioni sulla base di una
  inutile propaganda voi  rischiate  di restare all'opposizione per
  altri decenni; dovete entrare  dentro le questioni della politica
  che  sono  la possibilità  di  coniugare  interessi  diversi,  di
  ricomporli e di prospettare soluzioni. Molti di voi nel corso del
  dibattito stasera lo hanno fatto  e  io  ne ho apprezzato fino in
  fondo il significato.
       Allora, cosa si sarebbe  dovuto fare di fronte al fallimento
  del Polo? Le forse politiche del Centro-Sinistra avrebbero dovuto
  o no avanzare una proposta di un Governo possibile? E' quello che
  abbiamo fatto, delle forse  responsabili  che  prendono  atto del
  fatto  che  in due anni  si  erano  consumati  due  Governi,  una
  situazione di crisi e  di  disastro  economico, una situazione di
  dissesto finanziario, hanno assunto la responsabilità di proporre
  un governo alla Regione  siciliana;  un  Governo  travagliato, un
  Governo che deve  mettere  insieme  componenti  diversi,  culture
  diverse,  storie  personali   diverse,  ma  tuttavia  un  Governo
  necessari alla Sicilia. Guai se  non si capisce questo, se non si
  capisce che il travaglio non  è  solo  frutto  anche legittimo di
  qualche aspirazione, anche legittima  di qualche poltrona, se non
  il travaglio è invece frutto  del  fatto che ci sono difficoltà a
  comporre in Sicilia, dove pure  è  stato  aspro  lo  scontro  tra
  uomini  che  veniamo da  culture  diverse  (io  in  provincia  di
  Caltanissetta vengo dalla  storia del partito Comunista italiano,
  l'onorevole Cardinale è ministro della mia provincia, del Governo
  D'Alema, viene dalla storia  della  Democrazia Cristiana) e tante
  volte su fronti opposti. Si trattava di ricomporre queste culture
  nell'interesse primario di dare  un  Governo  alla  Sicilia  ed è
  quello che noi abbiamo  fatto  faticosamente. Abbiamo messo su un
  Governo, questo Governo qualcuno dice che ha una debolezza perché
  è un Governo che viene eletto con 45 voti.
       Io voglio fare un appello al realismo politico. C'è un altro
  Presidente della Regione, ci  sarebbe stato nelle condizioni date
  un altro Presidente candidato  a  Presidente  della  Regione  che
  avrebbe  avuto la possibilità di avere  oltre  i  45  voti  presi
  dall'onorevole Capodicasa.
       C'era un uomo che sapeva raccogliere attorno a se frutto del
  contributo  delle  forze   politiche,  dell'impegno  delle  forze
  politiche, dell'adesione delle forze politiche e dei parlamentari
  in grado di andare oltre? Se non  si  fosse fatto questo Governo,
  la Sicilia rischiava di scivolare nel baratro. E ci siamo assunti
  la responsabilità di farlo il Governo  ed  abbiamo  fatto  bene a
  fare il Governo - diceva l'onorevole  Spagna - abbiamo fatto bene
  a farlo nell'interesse della maggioranza, ma consentitemi abbiamo
  fatto bene a farlo nell'interesse  della  minoranza. Voi avete la
  possibilità di avere un confronto  dialettico seppur aspro, ma un
  confronto con il Governo. Se noi  non  fossimo riusciti a mettere
  su un Governo, noi oggi rischiavamo  di  portare  la Sicilia alla
  paralisi.
       Le  possibilità ed i rischi  di  un  ulteriore  scivolamento
  dell'immagine, del prestigio,  e dell'autorevolezza della Regione
  siciliana sarebbero stati fortemente intaccati.  Ed  è per questo
  che io ritengo che noi non solo  dobbiamo  votare  la fiducia, ma
  che noi dobbiamo sostenere questo  Governo,  ciò  come  interesse
  primario.
       Voi   dovete   permettere,    così   come   qualcuno   molto
  intelligentemente ha sostenuto, che  nasca  questo  Governo e poi
  sulle questioni di merito inasprire anche il rapporto, riuscire a
  vedere quali sono gli elementi  in  cui  c'è  la  convergenza  ed
  elementi in cui c'è divergenza.
       Sapere in che modo affrontiamo  le  questioni che riguardano
  la  Sicilia.   Certo,  nella visione  bipolare  sul  piano  delle
  riforme  c'è  un  elemento che  distingue  il  comportamento  dei
  Democratici di sinistra rispetto alla  visione  che  hanno  nella
  materia, per esempio i Comunisti  unitari o altre forze politiche
  minori.
       Questo non impedirà al  Parlamento regionale di pronunciarsi
  liberamente sulla legge voto.  Già prima  di me il compagno Zanna
  aveva detto qual'è la nostra visione.  Noi riteniamo che la legge
  voto debba essere portata immediatamente in Aula, che deve essere
  approvata  dal  Parlamento ed  all'interno  della  questione  che
  riguarda  la legge voto, vi  sono  sensibilità,  culture,modi  di
  pensare diversi che si possono  liberamente  esprimere perché non
  c'è un vincolo di maggioranza attorno  alla legge voto. Così come
  credo, onorevole Presidente  della  Regione onorevole Capodicasa,
  ritengo che debba essere aggiunto  l'impegno,  prima  ancora  del
  bilancio, che altri due atti  fondamentali  vengano all'esame del
  Parlamento regionale.
       Il  partito  Democratico della  sinistra  lo  dice  in  modo
  chiaro, cioè non c'è  nessun  elemento di condizionamento, questo
  Governo nasce sulla base  delle  condizioni  oggettive,  ma nasce
  soprattutto perché deve dare  un impulso al progetto riformatore.
  Due leggi importanti: la  legge  di  riforma elettorale a Statuto
  invariato e lo scioglimento  degli Enti economici regionali. Sono
  due segnali importanti che  parlano  all'intera  Sicilia. Se così
  comincia, onorevole Capodicasa, io  sono  convinto che noi avremo
  un buon Governo utile alla Sicilia e a tutti i Siciliani.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Alfano. Ne ha
  facoltà.

     ALFANO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli  colleghi,  diceva  Don   Ciccio   Tumeo  parlando  nel
  "Gattopardo" con Fabrizio Salina:  "E'  questo l'uomo nuovo quale
  deve  essere.   Dispiace  debba   essere   così ".  Mai  immagine
  letteraria fu più propria per  una  situazione  politica.  Questo
  Parlamento si sta rendendo testimone di  un  metodo che chi verrà
  dopo di noi potrà giudicare con tutta  la  saggezza e la sapienza
  che  solo  il tempo può  offrire  agli  interpreti.  Intanto  sia
  consentito a noi parti nostro  malgrado  di  questo spettacolo di
  offrire la nostra opinione sull'epilogo  della  crisi di Governo.
  Vorrei cominciare proprio dal Presidente  della Regioni cui va il
  riconoscimento  e  il merito del  coronamento  di  una  militanza
  coerente, ma ho il dovere di dirle  che questa militanza e questa
  coerenza avrebbero meritato miglior causa  e  miglior Governo. Ma
  tant'è,  signor  Presidente  intanto  per il modo, un balletto di
  nomi  attorno ad una farsa, quella per cui l'UDR voleva che fosse
  ancora l'onorevole Drago il Presidente della Regione.
       Un copione triste, fatto di ipocrisia e messa in scena, dove
  ciascuno sapeva già come sarebbe  andata  a  finire e cioè con la
  presidenza assegnata ad un  diessino,  su  un  accordo  romano di
  spartizione delle regioni meridionali,  più  o  meno  quelle  del
  Regno delle due Sicilie.  Solo  che  nessuna nobile stirpe decise
  sul noi ma solo gli ultimi  rampolli  di  una genia che ben altri
  figli  ha  offerto   a   questa   terra,  consegnando  all'ultima
  generazione che oggi è assisa  a Roma, trucchetti e non progetti,
  furbizia tattica e  non  intelligenza  strategica,  bramosia  del
  governo e non cultura di  governo, ma soprattutto non ha lasciato
  in  eredità  l'orgoglio,   quell'orgoglio  che  nel  tempo  della
  ideologizzazione  sembrava   rappresentare   un   collante  forte
  all'interno  del  Polo  per   le   libertà,   e  cioè  l'orgoglio
  dell'autosufficienza  numerica  e  politica  che  ci  induceva  a
  considerare assolutamente normale  a governare senza la sinistra,
  anzi in contrapposizione alla  sinistra  per offrire alla Sicilia
  un modello di società e  di Governo diversi. Salvo poi intendersi
  con quella sinistra sui  temi  importanti  delle  riforme e della
  legge elettorale, per riscrivere assieme le regole del gioco.
       E invece che spettacolo  triste vedere alcuni colleghi chini
  sui  banchi  della   sinistra,   in  attesa  dell'ultima  scheda,
  anch'essa insufficiente a definire  una  maggioranza,  ma utile a
  scatenare un applauso, quello  liberatorio  di  chi sa di doversi
  giustificare di fronte al  proprio  elettorato, ma è convinto che
  da assessore o amico dell'assessore sia più facile.
       Sappiano i siciliani che  in quest'Aula di uomini orgogliosi
  ce n'è ancora tanti, tutti animati dalla convinzione di tornare a
  governare anche in  questa  legislatura,  restituendo  dignità  e
  significato al voto del nostro popolo.
       Ci sono tanti deputati  orgogliosi e indignati, che sapranno
  trovare   in   questi   sentimenti   la   forza   per   esprimere
  un'opposizione seria a questo  governo  di minoranza che ha visto
  il proprio Presidente essere  eletto  grazie al sostegno omissivo
  di  Rifondazione  comunista,   e   molti   assessori  essere  già
  sfiduciati dal momento in cui si è proceduto al voto.
       Ecco la ragione per  cui  crediamo che il governo Cardinale,
  Forgione, Capodicasa, sia inadeguato  per  i drammi e l'emergenza
  della Sicilia.
       Non  ha  un  progetto  di  coalizione  perchè  non  c'è  una
  coalizione e non ha i  numeri  in  Aula  per potere affrontare le
  scelte a cui sarà chiamato. Ma  ciò  che  più  conta  è  la somma
  algebrica di forse di  minoranza  a  cui un'operazione di palazzo
  non può conferire la  legittimazione  ed il rispetto popolare che
  solo il successo  elettorale  consegnano ad una coalizione, e ciò
  non per una  malintesa  logica  bipolare,  da taluni ritenuta non
  valevole in Sicilia  e non applicabile in quest'Assemblea, ma per
  il  sostanziale  ossequio   della  volontà  popolare  e  del  suo
  manifestarsi in relazione ai sistemi elettorali.
       E' ipocrita ed ingiusto  sostenere  che  essendosi votato in
  Sicilia con il proporzionale,  non vi erano vincoli di coalizione
  e di schieramento. Lo è  doppiamente  da  parte  di  chi con toni
  moralisteggianti a Roma  invoca leggi anti ribaltone.  Lo sa bene
  chi ha affrontato la campagna elettorale del 1996, subito dopo le
  politiche che videro  schierato  compattamente  il  Polo  per  le
  libertà; lo sanno  bene  coloro  che  nelle  piazze della Sicilia
  gridavano slogans contro  la sinistra invocando un governo capace
  di dimostrare l'alternatività  sociale  e programmatica tra noi e
  il PDS;  lo sanno  benissimo  e  fanno  finta di dimenticarlo con
  discorsi da  costituzionalisti  della  domenica,  sull'assenza di
  vincolo di mandato, per mascherare la vera grande assenza che non
  attiene alla costituzione  dei  popoli ma alla costituzione degli
  uomini, o meglio di alcuni uomini, e cioè l'assenza di vincolo di
  coscienza.
       Ma la storia politica di queste settimane ha chiarito che la
  coerenza per molti è l'istituto del giorno prima e non del giorno
  dopo, essendo molto più facile  dire:  saremo  leali e coerenti e
  non siamo stati leali e coerenti.
       Noi lo siamo stati e lo siamo, ed è questo il motivo per cui
  subito dopo la fine  del  Governo  Drago  abbiamo  riproposto  la
  coalizione preferita dagli elettori,  non solo alle regionali del
  1996, ma anche alle provinciali di pochi mesi fa.
       Verificata l'impossibilità di  procedere in questa direzione
  per l'indisponibilità dell'UDR,  abbiamo ripensato al suo statuto
  ed a quello che si afferma essere il codice genetico oltre che la
  declamata prospettiva strategica, e cioè ad un'allenza riformista
  di centro retta dalle forze  aderenti al Parlamento europeo ed al
  Partito popolare europeo.
       Abbiamo verificato che una  maggioranza di tal fatto avrebbe
  avuto  i  numeri  per  governare;  abbiamo  pensato  alla  nostra
  autonomia siciliana che  nasce  essenzialmente  come autonomia da
  Roma e dai suoi  governi; abbiamo pensato alle imminenti elezioni
  europee, al significato  simbolico sperimentale, progettuale, che
  un governo espressione delle forze  del  PPE  avrebbe avuto, e lo
  abbiamo proposto formalmente.  Ci è stato detto di no e prima che
  ci dicessero di no le forze ufficialmente sostenitrici dell'Ulivo
  ha rifiutato l'offerta  proprio l'Udr, il partito che aveva fatto
  cadere il Governo  guidato  dal  proprio  uomo  individuato  come
  agnello sacrificale  delle  poltrone romane.  Infine, per tentare
  di impedire  il  tradimento  dell'elettorato,  per  offrire  alla
  Sicilia  un  Governo   idoneo   per  superare  in  un  tempo  ben
  determinato alcune  emergenze,  abbiamo proposto un Governo ampio
  fra le forze politiche  che  si fossero rese disponibili.  Come è
  andata a finire  lo  sapete tutti. Bene colleghi dell'Udr, queste
  cose alla vostra base delusa, ai gruppi dirigenti disorientati le
  spiegheremo noi, le  spiegheremo  a  quei  cattolici  militanti o
  semplici votanti che  se non avessero creduto nel bipolarismo non
  avrebbero aderito al Polo nel 1994 fondando l'Udr se non avessero
  creduto al  bipolarismo. Quando potevano comodamente rimanere nel
  Ppi unito di  Martinazzoli.  Lo spiegheremo onorevoli colleghi, a
  quei cattolici che nel 1995 non avrebbero spaccato il Ppi creando
  il Cdu se non  si  fossero  sentiti intimamente a quel filone del
  cattolicesimo liberale che  ha  una  radice storica sua propria e
  distinta da altri  ceppi  che coerentemente si collocano oggi nel
  centro-sinistra e che  solo  la  contingenza storica ed un grande
  partito di popolo  hanno  potuto  tenere  insieme. Queste cose le
  spiegheremo  con calma  con  forza  e  con  tenacia  riuscendo  a
  dimostrare ciò che è  nei  fatti  e  cioè che l'elettorato che ha
  votato i partiti e  gli  uomini  oggi dell'Udr è rappresentato da
  noi  e  siamo  certi che  il  tempo  ci  darà  ragione  ed  è  la
  semplificazione immaginare che i disagi, gli indugi di quest'aula
  nel procedere all'elezione  del nuovo Governo siano di una logica
  da  agguato, di  una  qualche  ritorsione,  di  una  sindrome  da
  poltrona mancata. Certamente  in  qualcuno  al momento del voto e
  nel segreto dell'urna avrà  influito anche questo. Ma c'è un qual
  cosa di più profondo,  c'è  il non riconoscimento politico di una
  formula c'è il sentimento  di una costrizione c'è intero il senso
  di una abiura.  Rispetto ai propri elettori, alla propria vicenda
  umana e politica, alla propria condizione di uomini liberi. Siamo
  fiduciosi dunque sul  futuro,  perché  siamo certi che noi, siamo
  certi  che noi di  Forza  Italia  saremo  ancora  a  difendere  i
  cittadini  e le  categorie  che  il  suo  programma,  Presidente,
  trascura, gli  imprenditori  e  i  commercianti  dimenticati,  le
  centinaia di migliaia  di  partite  IVA  che il Governo nazionale
  quotidianamente mortifica e  umilia, quel che più preoccupa noi e
  la maggioranza dei siciliani è questo cupo appiattimento sui temi
  degli accordi della  politica  romana  perché  la Sicilia non può
  permettersi l'abbandono non del nostro Statuto in quanto tale, ma
  della filosofia che lo ha ispirato, con tutto ciò che comporta in
  termini  di contrattualità  con  lo  Stato.  E  invece  l'origine
  lottizzatoria di questo  Governo e la stessa posizione di dominio
  del Presidente del  Consiglio  rispetto ai leader locali dell'Udr
  non ci fa sperare  bene.  Crediamo  di far sentire la nostra voce
  anche  a  Roma, al  di  là  ed  oltre  i  numeri  del  Parlamento
  nazionale, ma si scorgono  già  i segnali di una Sicilia supina e
  granaio elettorale  del  nuovo impero romano pidiessino. Vorremmo
  essere opposizione seria  di  un Governo serio, in questo momento
  siamo certi solo della  nostra serietà. Non è serio, per esempio,
  onorevole  Presidente della  Regione,  che  chi  come  lei  nella
  funzione  di   Capogruppo   insieme  all'attuale  componente  del
  Governo, onorevole Battaglia, ha presentato un disegno di legge a
  chiara impronta  maggioritaria  facendosi  sostenitore  di questa
  tesi anche  nella  Commissione Provenzano, faccia transazione sui
  principi, venendo costretto  dalle  logiche di una coalizione che
  non c'è a giocare con  le  parole  proprio  lei  che è persona di
  fatti.  E allora  eccola  a  parlare  di effetto maggioritario di
  ispirazione al  principio  maggioritario  e  quant'altro  serva a
  nascondere la verità,  cioè una legge proporzionale con un premio
  di maggioranza.  E'  questo il maggioritario? E allora, onorevole
  Presidente, a proposito della legislatura e dei patti costituenti
  prima che sui  contenuti  è  bene  cominciare ad intendersi sulle
  parole perché  non  è  possibile  affermare  che  il  suo Governo
  presenterà una proposta  a maglie larghe per affidare all'Aula la
  definizione  del   testo   e  contemporaneamente  scrivere  nelle
  dichiarazioni programmatiche che questa maggioranza  si scommette
  sul percorso delle riforme  e  ne fa una condizione della propria
  sopravvivenza.
       Siamo curiosi di  capire su quale via questa maggioranza che
  si annuncia  spendacciona e improduttiva, abbia trovato l'accordo
  per avviare a  soluzione  il  problema  del  precariato. Vorremmo
  capire cosa pensa  il  Governo  sullo  sviluppo  turistico  della
  Sicilia, o anche  sullo  stato  sociale.  Vorremmo  chiederle  di
  verificare con il garbo  Presidente  che a lei è consueto, che le
  contaminazioni culturali alle  quali lei si richiamava al momento
  delle elezioni rimangano esclusivamente tali.
       A  proposito   di   cultura  saremmo  curiosi  di  conoscere
  l'opinione del Governo  in  materia  di  beni  culturali. Insomma
  Onorevole Presidente le  sue  dichiarazioni  ci  sono  apparse  a
  tratti lacunose, a  tratti  velleitarie.  A  volte  ci  è apparso
  chiaro il tentativo di volare,  ma  è un volo con le ali di Icaro
  che rischia di farla  cascar  male  se  non si accorgerà in tempo
  dell'appesantimento dei  condizionamenti  interni  ed esterni che
  rendono zoppicante questa maggioranza.
       I processi politici  vanno  governati  con  i  partiti e gli
  uomini che i tempi  mettono a disposizione, ce ne rendiamo conto.
  Ma  ci  sono  momenti   della   storia  in  cui  la  capacità  di
  orientamento   di   singoli   uomini   politici   rispetto   agli
  schieramenti nei quali  militano  diviene trascinante e capace di
  rendere  comprensibile, ai  vertici  dei  propri  partiti,  anche
  concetti difficili come  la non riproponibilità di scelte operate
  dall'alto.
       L'opportunità che una volta tolto il tappo venga fuori dalla
  bottiglia dei partiti  tutta  l'effervescenza  e  la  capacità di
  rappresentanza delle regioni e delle comunità locali, il filo che
  lega  i governi  e  le  istituzioni,  il  blasone  della  regione
  siciliana e della sua autonomia.
       Bene,  la  sensazione   che  non  solo  il  sottoscritto  ha
  avvertito  in  modo  forte  è  che  in  questa  fase  all'attuale
  pseudo-maggioranza e  specificamente  all'UDR sia mancato un uomo
  con la stoffa del vero capo politico. E molte volte nella vicenda
  di un politico le  fortune  non dipendono dal governo, i voti non
  nascono  solo  dai   favori, la "leadership"   non  viene  da  un
  assessorato; non c'era  da  rinnegare  alcun  che  e  neanche  da
  rompere  un partito,  si  trattava  di  orientare  una  direzione
  politica  per   altro   con   il   favore,  probabilmente,  della
  maggioranza degli  iscritti,  dei  dirigenti locali, degli stessi
  deputati.
       Nessuno ha avuto la  forza  ed  il  coraggio  di  farlo e le
  occasioni del comando  non si presentano poi così frequentemente.
  Non ci dogliamo, comunque,  più  di tanto perchè due anni e mezzo
  sono ancora lunghi da passare e le elezioni europee ci offriranno
  il giudizio della gente. E, nel tempo che ci resta noi lavoreremo
  per fare le riforme esattamente come abbiamo fatto finora.
       Non abbiamo dunque alcun patto da siglare che non sia quello
  cui ci  condurranno le convergenze programmatiche verificabili in
  Aula e in  Commissione.  A  quel bivio, Presidente, aspettiamo il
  Governo  e la  maggioranza  e  nella  consapevolezza  che  essere
  moderato non significa rinunciare all'intransigenza sui principi,
  e che opposizione  liberale non vuol dire posizione rinunciataria
  incalzeremo questo governo  sul bilancio per ottenere che non sia
  neutro ma che sia  di  parte  perchè vogliamo capire da che parte
  sta questo governo.  E  siccome siamo convinti che chi vuol stare
  da troppe parti  finisce  per  rappresentare  nessuno,  ci faremo
  carico  noi  di  rappresentare  nelle  piazze,  che  i  sindacati
  collaterali non riescono  più  a riempire ed anche in Parlamento,
  le stanze della Sicilia che lavora e che produce, della Sicilia e
  dei siciliani silenziosamente indignati per il modo in cui questo
  governo  è nato,  nella  convinzione  che  la  storia  sa  essere
  riparatrice dei torti  e  risarcitrice  dei  danni ingiusti che i
  cittadini subiscono dalla politica.
       E se non lo  farà  la  storia  lo  faranno i cittadini delle
  urne, perchè l'arroganza del potere non può supplire l'assenza di
  una politica.
       Dunque,  Signor  Presidente,  non  ci  resta  che  attendere
  augurandole buon lavoro,  nella  convinzione  che  sarà un lavoro
  breve con l'auspicio che sia proficuo.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Leanza. Ne ha
  facoltà.

     LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei, pure
  nella brevità del  tempo,  svolgere  il mio intervento con alcune
  annotazioni prima di  carattere  programmatico e poi di carattere
  più strettamente politico.
       Nella  condivisione  delle  dichiarazioni programmatiche del
  Presidente  della   Regione   abbiamo  apprezzato  la  linea  del
  Presidente che ha sintetizzato nelle dichiarazioni programmatiche
  le diverse  ispirazioni  politico-culturali  che  animano  questa
  maggioranza.  Nei  contenuti  delle  politiche  proposte  c'è  un
  recupero dell'idea  dell'importanza  del  governo  politico delle
  profonde  trasformazioni  socio-economiche  di  questi  anni.  Il
  dibattito pubblico regionale  si  è  troppo spesso inserito in un
  gioco di potere fine  a se stesso di tipo autoreferenziale.  Ora,
  in  una   sede   importante   come   quella  delle  dichiarazioni
  programmatiche il Presidente della Regione richiama la politica e
  la sua  principale  responsabilità,  quella  di  offrire risposte
  adeguate ai problemi collettivi nell'interesse generale.
       Io  ritengo, onorevole Presidente, che il filo conduttore, i
  fili  rossi  che legano le sue dichiarazioni programmatiche siano
  soprattutto  costituiti  dal  recupero  dell'idea  dell'interesse
  generale,   del   bene   comune  di  tutti  i  siciliani.  Questa
  maggioranza  nasce  per  affrontare  importanti  emergenze che in
  assenza  di  un vero governo politico rischiano di aprire scenari
  di grave crisi sociale oltre che politica.
       In  questa  fase,  forse  politiche con storie diverse hanno
  messo  da  parte  ciò  che  li  divide per concentrarsi su quegli
  elementi  che  possono  unirle  con  gli obiettivi indicati nelle
  dichiarazioni.   Affrontare   l'emergenza   finanziaria,   quella
  occupazionale,    modernizzare   le   istituzioni   siciliane   e
  l'economia.
       Gli   aspetti   che  coerentemente  con  la  nostra  matrice
  culturale   tendiamo   a   sottolineare   possono   essere   così
  sintetizzati:  in primo luogo il necessario rigore finanziario va
  coniugato  con  l'esigenza  di  sviluppo  economico. L'azione del
  governo   dovrà   essere  stimolata  e  misurata  soprattutto  in
  relazione  alla sua capacità di agire su quelle che il Presidente
  ha chiamato le precondizioni dello sviluppo perché siamo convinti
  che  l'occupazione  potrà crescere soltanto se saremo in grado di
  creare in Sicilia un ambiente complessivo favorevole alle imprese
  economiche.
       Gli  imprenditori  dovranno trovare nella Regione un alleato
  nella  competizione  mondiale,  dovranno  essere  facilitati alle
  nuove  iniziative  e  dovrebbero sforzarsi di attrarre in Sicilia
  nuovi   investimenti.   Quindi,  noi  insistiamo  sul  necessario
  equilibrio  che  dovrà caratterizzare l'azione della maggioranza,
  da  una  parte  risanamento  finanziario e rigore amministrativo,
  dall'altra misure per lo sviluppo.
       In    secondo   luogo,   insistiamo   nella   valorizzazione
  dell'autonomia e della società, dei corpi intermedi, nel sostegno
  della  famiglia qua richiamato dall'onorevole Spagna e questo del
  resto  coerentemente  con  la  matrice cattolica e il significato
  consideriamo  come  il  significato  principale  del principio di
  sussidiarietà.
       Dobbiamo  promuovere  la crescita della società, la capacità
  dei  corpi  intermedi,  di  fornire  una responsabile risposta ai
  problemi  collettivi  senza  scaricare ogni compiti, ogni domanda
  sulle   istituzioni   regionali.   Coerentemente  con  la  nostra
  ispirazione   cattolico-democratica,   riteniamo  che  ormai  sia
  definitivamente  caduto il mito dell'onnipotenza della politica e
  che perciò vada avviato un serio progetto di deregolamentazione e
  di deburocratizzazione.
       Contestualmente  alla  grande riforma amministrativa, su cui
  mi   soffermerò   tra   breve,   è   necessario   procedere  alla
  modernizzazione   dei   rami   alti  dell'apparato  istituzionale
  regionale. E' il grande tema della riforma della forma di governo
  e  della  riforma  elettorale.  Riteniamo utile per la Sicilia un
  sistema  elettorale  che assicuri stabilità dei governi, solidità
  delle  maggioranze premiando quella esigenza di governabilità che
  oggi sale dal popolo siciliano.
       Probabilmente   a   statuto   inviariato  la  soluzione  più
  praticabile  è quella che segue la logica degli altri ordinamenti
  simili  al  nostro,  come  lo spagnolo e il tedesco. Si tratta di
  utilizzare  formule  proporzionali coniugabili con un consistente
  premio  di  maggioranza,  con  l'indicazione del Presidente della
  Regione  e con lo sbarramento. In questo modo si potrà realizzare
  il giusto equilibrio  tra  la  rappresentanza e la governabilità,
  tra le insostituibili funzioni dei partiti e la personalizzazione
  della politica.
       Del  resto  un sistema simile è sperimentato nelle regioni a
  statuto ordinario.
       Il  processo di semplificazione amministrativa va realizzato
  attraverso  un riordino dei procedimenti amministrativi diretto a
  ridurre i tempi di decisione, eliminare i passaggi procedimentali
  superflui, favorire la circolazione delle informazioni tra utenti
  e pubblica amministrazione.
       La  riforma  della  burocrazia regionale, della struttura di
  funzionamento  della  burocrazia  è  un punto nodale sul quale la
  maggioranza  ed  il Governo intendono porre la propria azione con
  le   idee   chiare   per  realizzare  non  una  punizione  o  una
  devastazione   della  burocrazia,  perchè  consideriamo  i  tanti
  impiegati  regionali,  i  tanti  funzionari  una  risorsa, ma per
  modificare   il   sistema,   le   competenze,   i  meccanismi  di
  funzionamento.
       Credo  che  su  questo  tema si scommette tutta l'iniziativa
  politica della Regione,  perchè non basta che noi oggi carichiamo
  sulla  burocrazia   colpe  proprie  e  colpe  improprie.  Bisogna
  modificare il sistema,  il  meccanismo  di funzionamento e quello
  che oggi inceppa  anche  professionalità  e  volontà che, invece,
  possono essere valorizzati.
       Io   credo   che   i  nuovi  scenari  che  si  aprono  nella
  mondializzazione dell'economia, io  credo che le nuove regole che
  presiedono  all'economia   in  relazione  alle  nuove  dimensioni
  possono  costituire un  pericolo  e  una  penalizzazione  per  la
  Sicilia.  Ma  se  noi  sapremo attrezzarci probabilmente potranno
  costituire anche un'occasione  ed  una  risorsa.  Se  la  Regione
  diventerà agenzia per  lo  sviluppo,  se  la Regione si spoglierà
  della funzione gestionale,  se  la  Regione  saprà realizzare una
  sinergia istituzionale  con  tutti  gli  organismi che concorrono
  alle decisioni e  che  possono  e  devono  avere una funzione nel
  rilancio complessivo  dell'economia  siciliana noi potremo essere
  un volano di  sviluppo a servizio della produzione, dell'impresa,
  della  produttività  e  dell'occupazione  e,  quindi,  essere  un
  elemento forte per  sostenere le iniziative che hanno capacità di
  concorrere sul mercato.
       Ci  sarebbero  altri  temi  ed  altri  aspetti  che vorremmo
  sottolineare,  ma  io credo che avremo altre occasioni per potere
  approfondire temi di  largo  respiro (PURTROPPO SI ) che sono sul
  tappeto e che giustamente il Presidente della Regione ha colto ed
  ha esposto all'Aula.
       Si può dissentire se sono complete o meno complete, se hanno
  una  genericità o un indirizzo preciso, però, io credo, che nelle
  dichiarazioni del Presidente  della Regione ci sia un taglio e un
  calibro.
       Il  taglio  è  quello  di affrontare con gradualità prima le
  emergenze assolute e poi  gli  altri temi di questa Regione in un
  rapporto programmatico, politico  che ha già una sua maggioranza.
  Se poi la  maggioranza  è  esigua certamente può essere motivo di
  maggiore impegno, ma  che  è  aperto  al  concorso, al contributo
  dell'Assemblea e delle altre forze politiche.
       Io  credo  che non solo sul tema delle riforme c'è un tavolo
  assembleare,  con  una  proposta precisa della maggioranza che la
  vuole perseguire e che é in grado di portare avanti; ma anche sul
  terreno programmatico, credo che non ci siano steccati, come mi é
  parso qua di rilevare anche da parte delle opposizioni.
       Vedete, cari  amici  e  colleghi, io credo che qua sul piano
  delle valutazioni  politiche  si  sono  dette  tante  cose, in un
  dibattito che pure é stato di ottimo contenuto e di ragguardevole
  livello.
       Si sono  dette anche tante distorsioni, si sono fatte accuse
  che non  hanno  consistenza,  si  sono fatte valutazioni che sono
  assolutamente prive di fondamento.
       Io  voglio  dire all'intera Assemblea, ma anche ai cittadini
  siciliani, che  l'UDR  non é  un partito virtuale, che l'UDR é un
  partito che  sta  nascendo,  ma  nasce  con alcuni contenuti, con
  forze  precise  che  hanno  già  avuto  una  forte legittimazione
  popolare. E  poi  a  proposito di ribaltoni e ribaltini, io credo
  che noi  dobbiamo  partire  dalla distorsione che é nella cultura
  politica e nella pratica politica e nella legislazione elettorale
  siciliana   e   nazionale.   C'é   riguardo,   a   proposito  del
  maggioritario.
       Perché é un maggioritario improprio distorsivo e drogato, un
  maggioritario che  moltiplica  i  partiti  e che fa fare alleanze
  elettorali.
       Certo  attorno  alle  alleanze  elettorali ci deve essere un
  disegno politico, però in un momento di grande trasformazione, in
  un momento  di evoluzione delle forze politiche e della politica;
  certo ci  sono movimenti, anche sofferenze, se volete, ma c'é una
  lievitazione delle posizioni che porta a conclusioni diverse.
       Io voglio dire con molta franchezza che il centro destra, il
  Polo più CCD, CRD o CDU non é riuscito a portare a conclusione la
  esperienza   del  governo  Drago,  troncandola  prima  della  sua
  naturale conclusione.  E  di  questo  io  non faccio né colpe, né
  accuse, perché  considero  quello  che si é verificato nel centro
  destra  una  lievitazione  ed  una  evoluzione,  che  avveniva in
  corrispondenza della trasformazione della politica nazionale.
       Io non  mi scandalizzo quando si dice che i partiti romani o
  i partiti  siciliani;  io  sono per i partiti regionali, sono per
  l'autonomia dei  partiti  in  sede regionale; ma certo se ci sono
  partiti, ci sono corrispondenze.
       Non ci  sono  né  dictat  né  imperiosità,  c'é  un processo
  naturale  che deve assestarsi nella politica regionale come nella
  politica nazionale.
       Noi dell'UDR  abbiamo  fatto  una  scelta.  Una scelta di un
  incontro con  forze  diverse  per  tradizione  e  per  storia. Ma
  l'abbiamo fatta  nella  idea che vogliamo realizzare, e che non é
  stato possibile  realizzarla  in passato, quella di un partito di
  centro o di una federazione dei partiti di centro che si incontra
  con  la  sinistra  democratica,  con  la  sinistra  ad evoluzione
  socialdemocratica.   Ecco,   é   un  discorso  che  noi  vogliamo
  approfondire,  rafforzare,  nella prospettiva che domani ci possa
  essere    anche    una   competizione   tra   l'area   e   l'area
  socialdemocratica, una prospettiva che noi volevamo realizzare da
  posizioni diverse,  ma  non abbiamo avuto ascolto né nel CD né in
  Forza Italia a livello nazionale.
       La nostra  idea,  il  nostro  disegno é di realizzare questo
  grande soggetto  di  centro, che svolga una politica di centro in
  alleanza con la sinistra  nella misura in cui ...

    PETROTTA.  Non  possiamo  ammettere  queste cose. L'alternativa
  alla sinistra è stato un matrimonio ibrido.

    LEANZA. Noi tendiamo ad essere un grande soggetto di centro con
  tutti coloro  i quali vorranno esserlo; alternativo alla sinistra
  quando si  creeranno  le  condizioni  per una competizione con la
  sinistra.
       Oggi, dinanzi  al  rifiuto  delle  forze  di centro a creare
  questo  soggetto,  abbiamo  ritenuto,  nell'interesse del Paese e
  nell'interesse  della Sicilia, di varare un'alleanza, un governo,
  un programma,  una  strategia per portare avanti i problemi della
  soluzione dell'emergenza siciliana e di quella nazionale.
       E' un discorso  chiaro  che  noi  ci  sentiamo di fare e sul
  quale  siamo   aperti  a  qualsiasi  confronto,  siamo  aperti  a
  qualunque  discussione. E' sul terreno delle iniziative politiche
  che ci vogliamo confrontare e sulle quali ci vogliamo misurare.

    PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Strano. Ne ha
  facoltà.

    STRANO.   Onorevole   Cristaldi,   certo,   dopo  il  "delirio"
  dell'onorevole  Leanza  viene  difficile  riprendere  il  filo di
  quello che  avevo  ipotizzato  dover dire. Un delirio che ha reso
  plastico il  disegno onanistico, dal punto di vista culturale, di
  questi  cattolici così vicini a  De  Gasperi  ma  così  vicini  a
  Dossetti che sperano di coniugarsi  con una sinistra che vorremmo
  vedere  e  vorremo  vedere  nel  momento  delle  decisioni  della
  privatizzazione, onorevole  Castiglione,  delle  miniere,  quando
  lei, dopo avere siglato un accordo  a  Roma,  dovrà  dire come si
  confronterà con i cossuttiani, con  le fasce democratiche di quel
  centro  che  confusamente  il buon  Leanza  ha  detto  una  volta
  alternativo alle sinistre e, poi,  alleato  con  la  sinistra, in
  questa confusione che forse è causata da problemi personali.

    ZANNA. Dobbiamo sentire queste buffonate?

               (Interruzioni dai banchi della sinistra)

    STRANO. Quindi,  nessuno  stupore  per  quello  che  succede e,
  d'altronde,  seguendo  anche  la  logica dell'onorevole Speziale,
  nessuno  contesta  la  nascita  di  questo  Governo,  ma  sarebbe
  criminale se  qualcuno pensasse di vietare ad altri di seguire un
  ragionamento che  è  stato quello che ha portato questo Governo a
  nascere.
       Diceva  l'onorevole Speziale ed anche l'onorevole Capodicasa
  nelle  sue  dichiarazioni  programmatiche,  devo  dire, onorevole
  Capodicasa,  povere  sotto  l'aspetto  del  respiro, povere sotto
  l'aspetto   dei  contenuti  ma,  evidentemente,  lei  era  troppo
  indaffarato ad  accontentare in quei momenti quello che succedeva
  all'interno  di  un'area  così  indecisa  nella  divisione  delle
  deleghe,  anche  se siamo certi  che  la  sua  abilità  politica,
  dialettica, programmatica, porterà ad  un respiro più ampio nella
  replica. Ne siamo certi,  io  l'ho  indirizzato, nessun applauso,
  nessuna stretta di mano, mi sono limitato a mandarle un biglietto
  personale che resta personale con quello  che  lei  sa vi è stato
  scritto.
       Non ho ritenuto  di accodarmi a quel peana mortificante, per
  molti aspetti, di  coloro  i  quali con Drago fino a pochi minuti
  prima, quel Drago  che  non  è stato neanche per un attimo citato
  questa sera, neanche  dal  Presidente dell'UDR, da coloro i quali
  dell'UDR sono epigoni,  ma epigoni appunto, pochi minuti prima di
  Drago si sono  affrettati  ad  applaudire  il  neo presidente con
  tanta voglia di  essere  e  di  apparire  e di partecipare a quel
  momento cosiddetto storico dal loro punto di vista.
       Quindi, nessuno  stupore  per  la nascita di questo Governo,
  d'altronde, perché  stupirsi  di  quello  che succede in Sicilia,
  quando abbiamo visto quello che è successo in Italia.
       Questo  processo,  come  diceva  il  senatore  Ricevuto,  di
  omogeneizzazione,   offensivo   nei   confronti   dei   cittadini
  siciliani, è quello  che  più  ci  preoccupa, non è tanto il dato
  delle  dichiarazioni  programmatiche,  questa  ibrida fusione fra
  liberaldemocratici, fra liberali  di  pensiero,  fra cossuttiani,
  fra  dossettiani,  sturziani   e   degasperiani,   questo  ibrido
  destinato ad esplodere sotto  l'aspetto culturale non certo sotto
  l'aspetto morale.
       Ecco, il dato  fondamentale  è che è successo a Roma qualche
  cosa di scandaloso sotto l'aspetto dell'etica politica, di quella
  morale che pochi  oggi  hanno toccato, quella morale politica che
  oggi hanno toccato in quest'Aula, l'ho sentito dall'intervento di
  Ricevuto, da  qualche intervento dell'opposizione, ma anche da un
  intervento dell'onorevole Guarnera che non vedo qui presente.
       Si parla  molto  spesso  di dichiarazioni programmatiche, di
  contenuti, dei  siciliani  che  attendono,  ma  molto  spesso  si
  disattende il  tono  morale  dei comportamenti in politica; cioè,
  perché dobbiamo stupirci  di quello che è successo a Roma, quando
  uomini con nome e cognome hanno tradito il mandato elettorale, ma
  perché ribaltoni  e  ribaltini, qui bisogna parlare di tradimento
  morale nei confronti dei cittadini.
       Caro onorevole  Leanza,  voglio soltanto ricordare a lei che
  poc'anzi parlava di  alleanza con il centro sinistra, che lei era
  assieme  all'onorevole  Castiglione,  assieme  agli altri epigoni
  dell'UDR,  assieme  all'onorevole  senatore Firrarello votato dai
  ragazzi delle  sezioni  di Azione giovane, di Alleanza nazionale,
  di Forza Italia,  in  tutte le sezioni del collegio elettorale; è
  successo questo,  che  avete  tradito  il  mandato  elettorale  -
  abbiate il coraggio di  dirlo - ed avete tradito la morale con la
  quale vi eravate candidati.
       Si  ha  un   bel  dire,  presidente  Capodicasa,  lei  si  è
  arrampicato sugli  specchi,  a  volere  dimostrare  che non c'era
  ribaltone,  possiamo  non  chiamarlo  così,  mi  piace  chiamarlo
  scadimento  morale, è  ancora  più  consono  al  vostro  tipo  di
  comportamento.
       E' verissimo che  non  c'era  stato detto da tutti, la legge
  maggioritaria, che  si  votava  con  il  proporzionale,  ma  come
  possiamo dimenticare che moltissimi di voi sono ...
       E' un affianco  di  Buttiglione, di Berlusconi, di Fini e di
  Casini, quando  si  facevano  i  comizi. Io ricordo, l'entusiasmo
  dell'onorevole Castiglione, quando festeggiava con gli uomini del
  Polo nelle piazze.  Era  lo stesso entusiasmo che aveva quando ha
  applaudito Capodicasa, ma  non  fa  nulla,  fa  parte  della  sua
  morale, non della nostra per fortuna, ne di quella dei cittadini,
  quindi, il dato  che  successe a Roma, si ripropone in Sicilia in
  medesima maniera, in questa omologazione offensiva che comincia a
  diventare   regime,   onorevole   Presidente  Cristaldi,  in  una
  situazione di grigiore, di manicheismo, di buonismo, finto.
       Io non sarò mai, per esempio, lo comunico al mio capogruppo,
  caro capogruppo per  le  larghe intese, noi siamo stati mandati a
  governare davanti al  basso tono morale di chi ha ritenuto di non
  volere governare ancora con noi, di tradire il mandato morale nei
  confronti dei cittadini,  noi  non  dobbiamo e forse non dovevamo
  mai  chiedere   un   governo   di  larghe  intese.
       Noi dovevamo rigidamente  ancorarci a coloro i quali oggi si
  sentono  umiliati  da  questo  tradimento  morale.
       Noi dobbiamo  garantire  i  comportamenti  in  Aula,  ma non
  dobbiamo  mai   cedere   od   avere   cedimenti  sotto  l'aspetto
  politico nei confronti di coloro  i  quali devono oggi giocare il
  loro ruolo così  confuso.
       Sentivo poc'anzi l'onorevole Leanza parlare di proporzionale
  e sentivo poc'anzi  il  Presidente raddolcire nelle dichiarazioni
  programmatiche  il  maggioritario   che  diventa  stemperato  con
  l'indicazione del Presidente.  Queste  sono le contraddizioni che
  noi  aspettiamo  all'angolo;   non  dobbiamo  aspettarle  con  il
  Governo  delle  larghe  intese,   le  dobbiamo  aspettare  con  i
  comportamenti d'Aula e con la  presenza  d'Aula,  con  il  nostro
  ruolo all'interno del Parlamento regionale.
       Parlavo poc'anzi,  cari  colleghi  dell'opposizione  e  cari
  colleghi della  maggioranza,  di questa omogeneizzazione. Parlavo
  poc'anzi di  questo  conformismo  imperante  e  d'altronde perché
  stupirci  del  conformismo,  onorevole  Capodicasa,  che  c'è  in
  Sicilia. E' il  conformismo  di  un'Italia  nella quale esiste un
  regime strisciante che  non è certo quello del Ministro Cardinale
  o di Cossiga il  quale pensa, poveraccio, di andare in Spagna, di
  sfasciare i giochi;  peraltro  mi  piace  ricordare che lo stesso
  Cossiga  è quell'uomo  che  fu  additato  per  l'impeachement  da
  Occhetto che raccoglieva  dopo la vicenda Gladio, dopo la vicenda
  Donat Cattin, le firme  e fu costretto alle dimissioni.
       Oggi quel Cossiga diventa beatificato da Eugenio Scalfaro su
  Repubblica, quindi non ci stupiamo  di questo, non ci stupiamo di
  un tasso morale di decadenza  nei  comportamenti  politici  e nei
  giudizi.  Daltronde come ci si  può  stupire  in  un'Italia nella
  quale D'Alema dice 'Mai al  Governo, mai Presidente del Consiglio
  senza elezioni' per poi accettare?
       Come ci si può stupire  di  questo  in un'Italia nella quale
  Cossutta dice 'Mai con Cossiga' e dopo due ore va a governare con
  Cossiga?  Ma perché stupirsi in  un'Italia  nella quale c'è Oscar
  Luigi Scalfaro Presidente con la  'p' ultra minuscola che confida
  a Cossutta che non vuole  andare  alle  elezioni perché il centro
  destra (attenzione ai fantasmi) rischia di vincere.
       Quindi perché  stupirsi di  questa  Italia  così bassa sotto
  l'aspetto  morale,  così   poco   tonica,   così   amalgamata  ed
  omogeneizzata in un buonismo che è  finto e che nasconde il germe
  del regime nell'informazione,  nei  grandi  poteri, nella stampa,
  nella cultura e anche laddove dovrebbe esistere il garantismo per
  tutti;  quell'Italia così  pronta  ad  accusare,  giustamente per
  alcuni, Pinochet, ma così riverente nei confronti dell'assassinio
  Castro  e  nei   confronti  dell'assassinio  Kabila  che  vengono
  ricevuti in Vaticano, che  vengono  osannati dai Presidenti delle
  Repubbliche. Questa Italia è quella  amalgamata grigia e piena di
  schizzi di fango che l'UDR sta  creando  in combutta con coloro i
  quali dovevano essere i suoi peggiori nemici.
       Certo, per noi  tutto  normale  perché per noi abituati alle
  lotti  giovanili,  alle  lotte  universitarie,  non  c'è  nessuno
  scandalo, sapevamo chi  erano,  sappiamo  chi  sono, sappiamo chi
  saranno. Abbiamo percorso  un  cammino  con costoro i quali hanno
  ritenuto di tradire non  noi,  hanno tradito i cittadini. Noi non
  ci sentiamo traditi,  riconquistiamo  oggi  lo  stesso  ruolo che
  abbiamo avuto per 40  anni  con dignità, con fermezza, con grande
  serenità, questo è il ruolo che a noi è stato assegnato in questo
  momento e che ripropone  il  ruolo  che  abbiamo  avuto  già  nel
  passato.
       Quindi, Presidente, la nostra indignazione non è tanto per i
  comportamenti è tanto  per  questa  autonomia  offesa, per questa
  omologazione,  per   questa  omogeneizzazione  ed  è  scandaloso,
  Presidente, che dai  membri 'autorevoli' della Sua maggioranza si
  venga a dire che  oggi  si  apre  una  nuova  speranza.  Anche  i
  corsivisti lo dicono.  Sapete  quale  è  il  pericolo del regime?
  Onorevole Ricevuto, mi piace  dirlo  a  Lei,  ho  sentito  il Suo
  intervento con grande  simpatia.  Oggi  si  dice  addirittura che
  questo Governo può avere  della chances in più perché in sintonia
  con  il   Governo   nazionale.   Quanto   è   pericolosa   questa
  affermazione  Quanto  è  antidemocratica   Quanto  è  da  regime
  Questo  significa  che  oggi il servo dell'Alitalia può aprire le
  tariffe  basse  perché  lo  chiede Capodicasa e non lo chiede più
  Drago o Provenzano. Può anche darsi che si risolvono dei problemi
  per i porti turistici perché non lo chiede più Strano, Provenzano
  o Drago, ma lo chiede Capodicasa.
       Questo, onorevole Capodicasa, ci aspettiamo che sia smentito
  da lei e che sia smentito dai  fatti, non per non avere ma perché
  non si dica mai che il  suo  Governo  può godere di privilegi che
  altri Governi eletti dai  cittadini  potevano non avere.  Sarebbe
  un'offesa  alla  democrazia   e   sarebbe   la  dimostrazione  di
  un'omogeneizzazione che diventa  regime.
       Ma, onorevoli colleghi, -  concludo  perché  credo  di avere
  già detto tutto - e non  mi sento veramente turbato da quello che
  è successo.  Ne abbiamo preso atto  e siamo pronti a sostenere un
  ruolo dignitoso, di opposizione, forte,  rigido  e  che non sarà,
  onorevole  La  Grua,   onorevole   Alfano,   onorevole  Petrotta,
  onorevole Ricevuto, non vorremmo  essere  in  nessun  momento  di
  cedimento.  Dovrà essere,  sì,  rivolto  al  soddisfacimento  dei
  bisogni dei cittadini, ma le  nostre posizioni in tema di riforma
  elettorale, in tema di privatizzazioni,  in tema di sostegno alle
  imprese, in tema di soluzione  del  lavoro  ai  precari, è sempre
  stato chiaro e definito.
       Noi  dobbiamo continuare sulla  linea  che  ha  dato  grandi
  risultati,  sia con il Governo  Provenzano  che  con  il  Governo
  Drago, in materia di spesa  pubblica,  di  innovazioni,  anche di
  successi nel campo del  lavoro.  Ma  questo,  evidentemente, deve
  essere un comportamento che non  deve dare a questo Governo alibi
  per  potere  dire  riapriamo   in  Aula,  come  dice  l'onorevole
  Capodicasa nelle sue  dichiarazioni  programmatiche:  "lo spirito
  delle larghe intese".
       Non può  essere sicuramente quello, onorevole Capodicasa, lo
  spirito che noi desideriamo e che noi vogliamo e non pretendiamo.
  Ci aspettiamo da  lei un comportamento rigido anche nei confronti
  dell'opposizione. Per quanto  mi  riguarda  le larghe intese sono
  quelle  che  coinvolgono  i  cittadini  e  mai  l'inciucio  o  la
  confusione  d'Aula  su   temi   nei   quali  noi  ci  presentiamo
  sicuramente separati.  Separati perché, Presidente Capodicasa, al
  vostro interno  ci  sono elementi inquinanti, inquinati, elementi
  di disturbo che hanno offeso la morale.
       Molti giorni fa qualche d'uno di questo partito dell'Udr che
  nasce senza base popolare,  ma che nasce per un accordo di regime
  e  che ha  come  elemento  culturalmente  di  valore  l'onorevole
  Cusumano, Cardinale, che da Sciacca, sotto la scuola Dossettiana,
  Degasperiana e Sturziana  del  passato  danno  i  loro messaggi a
  tutela della famiglia,  a  questi uomini di questo partito dissi:
  "ma come vi sentite  con  la coscienza a posto?". Ed ho ripensato
  ad un vecchio detto -  e  concludo - del satirico Stanislaw Law -
  che forse l'onorevole  Zanna  tra  le  sue  citazioni conoscerà -
  disse: "La coscienza  pulita?  E'  ovvio  che  l'hanno pulita, in
  quanto non l'hanno mai usata ".

     PRESIDENTE. Per la replica ha facoltà di parlare il Presidente
  della Regione, onorevole Capodicasa.

     CAPODICASA,   presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi, se  la  stampa  siciliana  volesse  una volta
  tanto dare una  mano  all'Assemblea,  alla  credibilità di questa
  istituzione, a mio  avviso  dovrebbe valorizzare il dibattito che
  abbiamo  avuto   nella   giornata  di  oggi  sulle  dichiarazioni
  programmatiche. E' stato un  dibattito  ricco a cui devo dire non
  ha fatto difetto  la  partecipazione,  gli  interventi e anche la
  pluralità delle voci  e  delle  espressioni  nella  maggioranza e
  nelle opposizioni che, per quanto mi  riguarda, non ho mancato di
  rilevare.
       Non è per  esercitare  una qualche captatio benevolentia  se
  dico  che  alla fine di  questo  dibattito,  lo  stesso  bagaglio
  programmatico  della maggioranza  con  cui  ci  siamo  presentati
  questa mattina, ne esce arricchito grazie anche ai contributi che
  sono venuti dai colleghi della maggioranza che hanno condiviso il
  programma, ma anche dai  colleghi  dell'opposizione,  pur  con le
  critiche, direi per molti versi  scontate,  -  non  mi  aspettavo
  sicuramente gradimenti e applausi  -  anche  se  devo ringraziare
  tutti quanti coloro che hanno voluto sottolineare una certa stima
  personale nei miei riguardi. Ma  il giudizio politico, i rilievi,
  sono stati avanzati, a mio parere, senza guardare in faccia nè il
  Presidente nè i colleghi che  fanno  parte di questa compagine di
  Governo.
       Questo è un bene perchè  dimostra che in quest'Aula, oltre a
  tante nefandezze di cui siamo  accusati,  che si consumano vero o
  no, al nostro interno, vi  sono  anche  momenti di alto dibattito
  politico  di  cui  credo in  qualche  modo  andare  fieri.  E  le
  critiche io le raccolgo, anche  se  devo  dire  che vi sono delle
  contraddizioni, o meglio,  molte  critiche  tirano  in  direzioni
  diverse, non sempre si  tratta  di divergenze dovute alla diversa
  collocazione politica. In  qualche  caso provengono da una stessa
  area politica, da uno stesso  gruppo  parlamentare. Per cui da un
  lato  ci  si   rimprovera   di   avere   proposto   dichiarazioni
  programmatiche onnicomprensive, per realizzare le quali occorrono
  non metà legislatura ma  più  di una legislatura; dall'altro lato
  ci si rimprovera  di  avere avanzato dichiarazioni programmatiche
  lacunose, mancanti di  molte  parti.
       Qualche collega, così come hanno  fatto  altri,  è  andato a
  rileggersi  gli  interventi   che   abbiamo   fatto   ai   banchi
  dell'opposizione, sulle  dichiarazioni programmatiche dei governi
  precedenti, per rilevare o  comunque  ritorcere  critiche che noi
  avevamo  avanzato  ad  altri   governi,   quali  per  esempio  la
  incompletezza, la scarsa  precisione nel proporre misure. Nessuno
  si è accorto che in  quelle  occasioni  abbiamo  anche  mosso  la
  critica di carenza di scadenze  entro  cui porsi gli obiettivi di
  realizzazione programmatica.
       Io accolgo queste critiche, anche se però vorrei subito dire
  quali sono state le  intenzioni  che ci hanno mosso nell'avanzare
  queste  dichiarazioni  programmatiche.  Fino  a  un  certo  punto
  eravamo  tentati  di   presentare   un  paio  di  paginette  come
  dichiarazioni programmatiche,  con  ciò  volendo sottolineare non
  solo il rapporto stretto che volevamo  e vogliamo - poi lo dirò -
  far vivere tra i punti programmatici che indichiamo e il tempo di
  realizzazione.  Credo che in  questo  abbiamo,  in  qualche  modo
  innovato,  perché   potevamo   benissimo  evitare  di  impegnarci
  indicando  dei punti prioritari  stralciati  da  un  contesto  ed
  indicando un tempo entro cui questi punti, noi riteniamo, debbano
  essere realizzati.
       Potevamo  fare come  altri  Presidenti  hanno  fatto,  altri
  Governi, i quali forse per il  fatto  che  avevano  davanti  a se
  intere legislature si erano posti  più  il problema di descrivere
  con "ampio respiro", si dice, un...

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   per   favore,   vogliamo
  consentire all'onorevole Presidente  della  Regione di completare
  il suo ragionamento?

     CAPODICASA, presidente della Regione.  ... si erano impegnate,
  come dicevo, a descrivere  un programma ampio senza però indicare
  le  scadenze, dando così  alla  propria  azione  di  Governo  una
  profondità che coincideva  con  la  chiusura  della  legislatura.
  Abbiamo voluto seguire un  metodo diverso.
       Qualunque  sia  il  tempo di  vita  di  questo  Governo,  ci
  impegnamo entro un arco di  tempo  definito  a  ripresentarci  in
  quest'Aula a rifare una verifica a  fare  un bilancio e poi tutti
  assieme trarne le conclusioni, noi  per  primi.
       Credo che questo sia un  metodo  corretto non solo perché dà
  il senso di un agire di  governo  riferito ai problemi e legato a
  tempi di realizzazione certi,  ma  perché  molto più modestamente
  tiene conto di una situazione  politica  che  noi consideriamo in
  movimento, in evoluzione e pertanto  si  impegna  a  svolgere  la
  propria iniziativa entro un tempo che ritiene percorribile contro
  agli impegni che assume di fronte al Parlamento.  E allora se sei
  mesi sono pochi come sostiene  l'onorevole  Basile,  o sono molti
  come qualche altro qui ha affermato, lo decideremo poi alla fine,
  alla fine di questo primo  tratto  di percorso che speriamo possa
  concludersi positivamente e ritengo che  sia  valsa  la  pena  di
  scrivere questi punti che consideriamo  prioritari e che fanno un
  po' la base del programma di Governo dentro un progetto più ampio
  che non aveva la pretesa di  contenere  tutto  ciò che serve alla
  Sicilia, tutto ciò di cui  noi  probabilmente  in qualche modo ci
  occuperemo, aveva ed ha  ancora l'obbiettivo di descrivere alcuni
  percorsi   sulle    questioni    prioritarie    dello   sviluppo,
  dell'autonomia,  del federalismo  della  riforma  della  pubblica
  amministrazione, i temi del  lavoro  e  dell'occupazione, che per
  essere realizzati hanno bisogno di  tempi,  modi, che vanno oltre
  la nostra capacità odierna di  questa maggioranza e hanno bisogno
  anche di tempi che vanno al  di là probabilmente di questa stessa
  legislatura. Allora è un esercizio troppo facile indicare ciò che
  manca nelle dichiarazioni  programmatiche.  Io  per  primo potrei
  aggiungerne  altri  ai  temi che qui i colleghi hanno suggerito e
  che    volutamente   non   sono   entrati   nelle   dichiarazioni
  programmatiche  proprio perchè il carattere che volevamo dare era
  esattamente  questo. Per la verità tra tutte le questioni che qui
  sono  state suggerite una è sfuggita tecnicamente;  ho già qui la
  pagina  che  abbiamo  recuperato  nel  modo  di collazionarle che
  riguarda  i  beni  culturali  che pregheremo poi la presidenza di
  consentirci di aggiungere nei verbali di questa seduta.
       Per  il  resto,  onorevoli colleghi, essendo questo il senso
  del  ragionamento  che volevamo proporre all'aula non ci sentiamo
  di  dovere  rispondere  di  manchevolezze che nelle dichiarazioni
  programmatiche  c'erano, perchè esse non avevano la pretesa della
  completezza e della organicità.
       Ma  se  queste  critiche  riteniamo non siano fondate, debbo
  dire che altri spunti che sono venuti dal dibattito per quanto mi
  riguarda  li  ho  trovati  molto  interessanti.  Io, per esempio,
  ritengo  che  la  proposta  avanzata da Rifondazione Comunista di
  pensare  a  convocare  la  prima  conferenza  sull'occupazione in
  Sicilia,  ovviamente  nei  modi,  riflettendoci  su perchè non si
  tratta   di   mettere   in  piedi  una  iniziativa  di  carattere
  propagandistico,  si tratta  di  andare  a proporre soluzioni, di
  mettere  a  confronto  forze  sociali,  istituzionali e quindi di
  andare anche  ad  ipotizzare delle scelte che hanno bisogno di un
  tempo di maturazione, di preparazione che credo dovremo con calma
  approfondire.  Cosi  come  altri punti che sono stati indicati da
  colleghi  che  sono  intervenuti, ad esempio l'onorevole Fleres e
  gli altri  colleghi che non cito  e di cui ovviamente ne facciamo
  tesoro che  nella  concreta  azione di governo, se questa sera il
  governo  otterrà  la  fiducia,  cercheremo  poi  di affinare e di
  integrare con il programma che abbiamo proposto.
       C'è però  un  punto che mi preme rilevare. Esso riguarda una
  critica che  a  me  è  sembrata  ingenerosa, perchè non coglie il
  senso  della  scelta  che  abbiamo fatto. Cioè quella relativa ad
  alcune    scelte   che   sono   contenute   nelle   dichiarazioni
  programmatiche  su   temi   rilevanti.  Non  sono  scelte  ovvie,
  "ovvietà" (mi pare  che  è  stato l'onorevole Virzì a fare questa
  affermazione  poi   ripresa   anche   da  altri)  ma  sono  stati
  considerati  quasi   una   sorta   di  saccheggio  degli  impegni
  programmatici  dei   governi   precedenti,   i   due  governi  di
  centro-destra che ci hanno preceduti.
       Io  ciò lo considero una critica male indirizzata, in quanto
  tra  tutte  le  forze  politiche che agiscono nel teatro politico
  siciliano e anche sono presenti in quest'aula, vero è che passano
  demarcazioni  nette,  modi  diversi di concepire l'intervento nel
  sociale, vero  è  che  vi  sono  anche obiettivi, punti di vista,
  perfino  usando  un  vecchio termine "concezioni del mondo" molto
  diverse e  particolari.  Ma è vero anche che c'è una base comune,
  un patrimonio comune  che  appartiene  a tutti, che è riferito ai
  grandi problemi  che  vive  la  società  siciliana e sui quali lo
  scontro politico lo si esercita non tanto rispetto alle soluzioni
  che vogliamo  dare  o  alla  individuazione  di  questi problemi.
  Quando sul  modo  di  collegare  queste  soluzioni  alle restanti
  tematiche di cui  ognuno  di  noi  è  portatore  di  visioni,  di
  idealità a cui noi ci riferiamo.
       Io per esempio,  ritengo  che  la  tematica  dello  sviluppo
  dell'impresa,   dell'intervento    nella   società   per   creare
  occupazione,   lavoro   siano   ormai   patrimonio   comune   del
  centrodestra come del centrosinistra. Noi riteniamo che alcune di
  queste   acquisizioni    -   l'ho   detto   nelle   dichiarazioni
  programmatiche - alcune intuizioni che erano presenti anche nelle
  dichiarazioni programmatiche  dei  governi precedenti, quelli per
  esempio  dell'onorevole Drago  più  recentemente,  vale  la  pena
  riprenderle  perché   alcune   sono   condivisibili.  L'onorevole
  Bufardeci ha fatto riferimento, per esempio, alle questioni della
  istituzione delle zone franche o zone di impresa. Io non mi sarei
  aspettato  dall'onorevole   Bufardeci   che   è   assessore  alla
  Presidenza uscente, quindi che  ha  avuto  a  che  fare anche con
  questi  problemi, che  commettesse  questo  grave  infortunio  di
  confondere le zone franche con le zone di impresa.
       Sono cose molto  diverse  onorevole  Bufardeci.  Nelle  zone
  franche si manipolano le  merci,  li  si  confezionano  ma non si
  producono. Le zone di  impresa producono merci. Lei ha parlato di
  zone franche e zone  di  impresa. Sono cose radicalmente diverse.
  E' lo stesso studio che  il  governo  Drago  di  cui lei ha fatto
  parte ha commissionato al  professor  Uckmar - studio che abbiamo
  tutti  letto  -  fa  una  sostanziale  differenza,  dichiarandosi
  scettico sulle zone franche,  parliamo di uno dei massimi esperti
  in questa materia su  scala  europea  e  invece  molto proiettato
  sulle zone d'impresa che  hanno  dato  degli  ottimi risultati su
  scala europea, zone d'impresa  si  sono  create  nel Galles, zone
  d'impresa si sono create  in Irlanda e in altre parti dell'Europa
  e lì i tassi di  sviluppo  sono  cresciuti  quasi a livello delle
  cosiddette tigri asiatiche,  i  paesi  del  sud-est  asiatico che
  hanno avuto tassi di  crescita  ovviamente  così alti e sostenuti
  grazie anche al lavoro nero e allo sfruttamento.
       E allora, il problema  a  questo  punto non è tanto muovere,
  avanzare critiche di  ovvietà,  di  scarsa  originalità.  Ci sono
  problemi che proprio perchè  non  sono  stati  affrontati fino ad
  oggi o sono  stati  affrontati  senza  successo  si  ripropongono
  esattamente nello stesso modo  di come si sono riproposti ieri, e
  quindi  abbiamo  il  dovere  oggi  di  riproporli  all'attenzione
  dell'Aula, metterle al centro dell'azione di governo e cercare di
  darne  una  soluzione e  questa  soluzione  a  volte  può  essere
  coincidente con quella che i  governi  a cui la minoranza di oggi
  ha dato il sostegno, magari avevano proposto ma non risolto.
       Io  sono  dell'avviso  che  piuttosto  che  arzigogolare  su
  questi, bisognerebbe cogliere se abbiamo a cuore la soluzione dei
  problemi, cogliere questo  spunto,  cioè  valorizzarlo,  farne un
  capitale a disposizione  di  questo  Parlamento  e  della  nostra
  Regione ed è con questo  spirito  che  noi  abbiamo parlato di un
  patto costituente, per quanto  riguarda  le  riforme, ma anche di
  spirito di larghe intese.
       L'onorevole Bufardeci vi ha rintracciato una contraddizione.
  Io vorrei ritornarci  per illustrare meglio perchè nella speranza
  di essere capito a che  cosa  alludiamo.  Non  si  tratta  qui di
  comporre  una maggioranza,  perchè  la  maggioranza  oggi  non  è
  possibile comporla.  Abbiamo sentito tutti gli interventi, quello
  dell'UDR, quello  dell'onorevole  Spagna per il Partito popolare,
  abbiamo sentito quello del  gruppo  del DS, non ci sono oggi - ed
  io non mi pronuncio sul fatto che sia o no corretto questo sbocco
  - ma oggi realisticamente bisogna prendere atto che le condizioni
  perchè una  maggioranza organicamente costituita che abbia questo
  carattere non ci sono.
       Rimane   una   proposta    in    piedi   che,   giustamente,
  l'opposizione, il Polo, ritiene  debba  essere  al  centro  della
  propria iniziativa politica, ma  oggi  queste  condizioni  non ci
  sono. Allora dobbiamo, di fronte  alla  realtà, dare una risposta
  alle questioni e quando abbiamo  affermato che non ci convince la
  categoria del ribaltone, tanto  meno  quella dello sdegno morale,
  legittimo - badate bene, io non  muovo alcuna critica -. Ma credo
  che bisogni andare oltre, perchè se gli umori, le tensioni, anche
  un certo risentimento che ci può  essere nelle forze del polo per
  la scelta compiuta dall'Unione  democratica per la Repubblica può
  essere perfino capito ritengo, a mio parere, che il fermarsi solo
  a questo costituisca un limite e  un  limite  interno  -  io  non
  voglio   insegnare  il   mestiere   al   Polo,   spiegargli   che
  probabilmente bisogna andare un po'  più a fondo nel ricercare le
  radici, le cause di questo scollamento di una vecchia maggioranza
  e non imputarla solo a  giudizi  morali legati alla categoria del
  tradimento -.
       Ma c'è qualcosa di politico  che  io,  negli  interventi dei
  colleghi  della maggioranza  ho  intravisto  come  analisi  della
  situazione.
       Credo che il dovere di analizzare  un  po'  più  a  fondo la
  situazione  ed  anche  i   processi   che   hanno   portato  alla
  costituzione di questa  maggioranza  competano  alle opposizioni,
  competono  anche  alla maggioranza  perchè  prima  di  tutto  noi
  abbiamo  il  dovere ed il  diritto  di  capire  che  cosa  stiamo
  costruendo, da dove veniamo e dove vogliamo andare.
       Perchè  se il giudizio è  solo  legato  a  categorie  morali
  allora  gli  uomini  dell'UDR   sono   alla   ricerca  di  posti,
  arraffatori di posti e di  cariche.  io  credo  che compireste un
  errore se il giudizio fosse questo, io credo che faremmo un torto
  perfino alla vostra intelligenza, è  il  momento  che  porta alla
  polemica, perchè altrimenti voi occultereste - non avete ed io vi
  faccio tanto intelligenti da schivare  questo  rischio  - le vere
  ragioni, un'analisi approfondita  delle  vere  ragioni  che hanno
  portato la situazione siciliana ad  evolvere  in  questo senso ed
  anche quella nazionale.

     STRANO. In fondo sono dei buoni diavoli

     CAPODICASA, Presidente della  Regione. Sono dei buoni diavoli,
  ha ragione lei  Forse buoni angeli.  Il  problema non è questo. A
  mio  avviso  nel Paese c'era,  e  rimane  ancora  in  piede,  una
  necessità di dare una base  politica  ad  un  progetto  che fosse
  diverso da quello del polo perchè  in quel progetto ci sono forze
  che non si sono riconosciute man  mano,  perchè  se  è  vero  che
  questa  maggioranza  è ancora alla  ricerca  di  una  sintesi  lo
  abbiamo riconosciuto, non  abbiamo nascosto le diversità, abbiamo
  perfino umilmente ammesso che  bisognerà  lavorare per arrivare a
  questo.  Non  vedo  la  ragione  per  la  quale  gli  uomini  che
  appartengono ad Alleanza nazionale  debbano ritenersi più vicini,
  politicamente parlando, agli uomini dell'UDR di quanto non lo sia
  un uomo della sinistra e, quindi, considerare naturale l'alleanza
  dell'UDR con il Polo e,  invece,  poco  naturale  o  innaturale o
  forse   contro  natura   l'alleanza   dell'UDR   con   le   forse
  dell'originario centro-sinistra.
       Io ho l'impressione, onorevoli  colleghi,  che  una forza di
  centro qual è l'UDR,  che è nata con questa strategia, con questo
  presupposto, che cerca un proprio spazio;  non sappiamo se poi lo
  troverà, lo  ha  detto  l'onorevole  Cossiga in più occasioni; il
  progetto  é  quello  di  costruire  un  centro  alternativo  alla
  sinistra; in  questo momento questo centro non é autosufficiente,
  ci  alleiamo   con   la   sinistra   nella  prospettiva  che  poi
  l'evoluzione politica possa dare corpo a questo progetto.
       E allora siccome la politica si, onorevole Forgione, non con
  i desideri,  vorrei  ricordarle che Machiavelli ne 'Il principe',
  di  fronte   a  ipotesi  di  costruzione  di  nuove  repubbliche,
  affermava che è vano ipotizzare ...

     NICOLOSI.  Machiavelli  lo  vedrei  meglio  in  bocca  a Forza
  Italia

     CAPODICASA,  Presidente della Regione, no non é un caso che lo
  richiamo  parlando  con  l'onorevole Forgione, vagheggiare diceva
  Machiavelli ne  'Il  Principe',  nuove  repubbliche se poi invece
  dobbiamo fare i conti con quello che abbiamo.
       Questa  é  una  frase  che  nel 1969 l'onorevole Berlinguer,
  concludendo   il   dodicesimo  congresso  del  Partito  Comunista
  Italiano,  polemizzando  con  il gruppo che poi divenne il gruppo
  del  Manifesto,  Luigi Pintor, Rossana Rossanda, che ipotizzavano
  alternative  nel  nostro  Paese,  criticando  l'impostazione  che
  Berlinguer  aveva  dato,  che  era  quella, invece, di cercare un
  rapporto con le forze moderate del cattolicesimo italiano, allora
  metteva   il  dito  proprio  realisticamente  sul  terreno  della
  incongruenza di un certo progetto.
       Noi  dobbiamo  fare i conti con la situazione che ci é data;
  abbiamo  forze disponibili a fare un tratto di strada assieme che
  non si ritrovano assieme sulla base di una certa voglia di potere
  -  l'onorevole  Spagna mi é sembrato molto felice in questo - non
  solo  i posti, le collocazioni che oggi hanno i colleghi dell'UDR
  nel  governo sono pari a quelli che avevano nel governo di centro
  destra,  ma  la  scelta  che  hanno  fatto  comporta per loro dei
  prezzi,  se  é  vero  che,  proprio ad iniziativa del Polo, nelle
  province, nei comuni, si vogliono rimettere in discussione scelte
  che  sono  state  fatte,  che sono state votate dagli elettori, e
  che,  proprio  in  virtù  di  scelte politiche consumate su scala
  nazionale  e  su  scala  regionale, da parte del Polo si vogliono
  attuare nuove fotocopie a livello degli enti locali.
       E  allora secondo me costituisce un errore grave l'insistere
  su  questo  terreno, il governo fotocopia, l'intervento di Roma -
  io  pregherei  l'onorevole Drago di non insistere molto su questo
  tema, perché ci costringerebbe a fargli dono di qualche raccolta,
  qualche  rassegna  stampa, a proposito del rapporto con Roma - io
  non  lo  considero  questo  perché vi é una copiosissima messe di
  articoli  di  giornale, di notizie di stampa, su gli andirivieni,
  sulle   riunioni  che  si  tenevano  nelle  sedi  dei  leaders  o
  addirittura a casa di qualcuno.
       Ma io credo che il problema non sia questo; il problema é se
  le  forze politiche siciliane hanno la sufficiente autonomia per,
  anche   in  rapporto  con  i  loro  gruppi  dirigenti  nazionali,
  esprimere  una  loro  politica, che però deve trovare poi qui una
  propria radice, una propria specificità.
       Allora  vogliamo  affermare  tutti  assieme che forse questo
  grado  di  autonomia  non  é ancora pienamente raggiunto? neanche
  organizzativamente  il  Partito  di Alleanza Nazionale - credo di
  non svelare alcun  mistero  -  é  un  partito il cui coordinatore
  regionale ancora  viene nominato dal segretario nazionale, è così
  o sbaglio?

    STRANO, Sì, ma con un travaglio ...

    CAPODICASA,  Presidente  della Regione. Un grande travaglio. Ma
  se  voi,  avendo  un  coordinatore  regionale  nominato  da Roma,
  pensate   di   potere   avanzare   un'accusa  di  dipendenza,  di
  subalternità  agli  altri  partiti,  allora credo che compiate un
  errore;  bisogna prendere atto invece che, al punto in cui siamo,
  il  dibattito politico debba essere spostato su altri livelli che
  riguarda  i  contenuti,  il  merito e riguarda le prospettive che
  ciascuno di noi si dà e che propone ai siciliani.
       In  ultima  analisi  io,  onorevoli colleghi, proprio perchè
  siamo  arrivati  ad  un'ora  molto  tarda  e  siamo  tutti un po'
  stanchi,  tralascio di intervenire nel merito di alcune obiezioni
  di  carattere  programmatico  che  sono  state avanzate nel corso
  della  discussione,  non  mancherà l'occasione per tornarci anche
  perchè  l'intenzione  di questo Governo e di questa maggioranza è
  di  mettere  subito,  il  più  presto  possibile,  e su questo ci
  misureremo  tutti,  in  grado  l'Assemblea di affrontare le varie
  questioni  che  qui  vi  sono  state proposte nel modo più ampio,
  libero  e  con  la massima disponibilità al confronto e nei tempi
  più stretti possibili.
       Affronteremo  insieme il tema dello scioglimento degli enti,
  la  riforma  statutaria,  la  legge  elettorale,  la  riforma del
  bilancio  nei  termini,  onorevole  Tricoli,  che  tutti  assieme
  riterremo  più  opportuni.  Forse  il  progetto  di  legge che il
  Governo  uscente  ha  presentato  a  questo  proposito che mutua,
  grosso modo, il modello nazionale, se l'ho letto bene, ha bisogno
  di  qualche  correzione,  perchè  questo non è il bilancio di uno
  stato,  è  il  bilancio  di una regione, anche se una regione con
  mezzi rilevanti rispetto alle altre.
       Discuteremo  sul  modo  di  come  ripulire la spesa, di come
  intervenire sui singoli capitoli.
       Io  mi  chiedo  come  debbo interpretare alcune critiche che
  sono  state  avanzate  da  parte  dei  colleghi dell'opposizione,
  l'onorevole  Briguglio  in  particolare  e  l'onorevole  Virzì, a
  proposito dell'articolo 23.
       Vorrei capire se la critica è avanzata alla proposta che noi
  abbiamo  illustrato  all'Aula  perchè è troppo drastica o perchè,
  invece, poco  drastica.  Qual è il punto di vista con il quale vi
  ponete  rispetto  a  questo  problema, che è un grosso nodo nella
  vita economica e finanziaria della regione?
       Onorevole  Briguglio, se legge attentamente le dichiarazioni
  programmatiche vi sono contenute già le indicazioni e l'onorevole
  Virzì, che dice "poi lo racconterete voi ai giovani dell'articolo
  23  quando  li  incontrerete",  vorrei rassicurarlo che già nella
  serata  di ieri abbiamo incontrato il coordinamento regionale dei
  giovani  dell'articolo  23,  abbiamo  parlato,  discusso, abbiamo
  anche meglio articolato la proposta che è contenuta succintamente
  nelle    dichiarazioni   programmatiche;   l'onorevole   Papania,
  Assessore   al   lavoro,   si  sta  ulteriormente  ingegnando  ad
  articolare la tastiera di interventi in questa materia, offriremo
  una   proposta   sulla  quale  poi  noi  chiederemo  all'Aula  di
  pronunziarsi e quindi anche ai gruppi dell'opposizione.
       Non  vorrei,  però,  che questa critica generica nascondesse
  quasi una sorta  di  retropensiero, di riserva tenuto conto che i
  governi uscenti,  mi  dispiace  dirlo,  perché noi avremmo voluto
  magari trovare  già risolto questo problema, hanno trascinato per
  due anni, due  anni  e  mezzo, senza risolverlo un problema che è
  nodale perché  interessa  decine  di migliaia di giovani e che lo
  stesso onorevole Briguglio  prima che si aprisse la crisi, con un
  proprio decreto  circolare,  ha  prorogato i lavori per motivi di
  ordine pubblico, senza copertura finanziaria, questo ci dice come
  ormai siamo arrivati al dunque su questo tema.

     BRIGUGLIO.   Ci   sono  le  graduatorie  pubbliche,  onorevole
  Presidente, non pensi di cambiare le regole a gioco aperto.

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Esattamente, ma nessuno
  pensa, onorevole Briguglio, di volere ignorare procedure che sono
  già  state  avviate,  non fa parte del nostro costume, certamente
  noi  vorremo  discutere  nel  merito  le soluzioni che sono state
  proposte e  se ci convincono le sosterremo e le porteremo avanti,
  se non  ci convincono ne proporremo la modifica, questo credo che
  sia nel  diritto  e  nel dovere di una maggioranza, non penso che
  lei  voglia  in  qualche  modo ostacolare un libero dibattito che
  deve vedere confrontarsi le maggioranze e le opposizioni.
       Siamo ad un punto cruciale, ed è bene che i punti nodali che
  sono  alla  base  della crisi che stiamo vivendo vengano discussi
  apertamente e ciascuno abbia la forza ed il coraggio di assumersi
  le proprie responsabilità, a prescindere dalla collocazione nella
  quale si trova.
       Io ho  solo  voluto citare questo problema come esempio, non
  voglio richiamare  altre questioni come la riforma della pubblica
  amministrazione, l'onorevole  Croce  ci  ha  accusato  in  questa
  materia di  volere  saturare  la  pubblica  amministrazione con i
  manager privati, ma  forse  ignora  il  fatto  che  ha  votato le
  dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Drago che proponevano
  esattamente il  recepimento  della  Bassanini e della Cassese che
  prevedono esattamente  questo,  onorevole Croce. Questo risulta a
  verbale ed  ho preso scrupolosamente appunti, evidentemente se il
  punto  di   vista   con   cui   ci  si  pone  è  necessariamente,
  obbligatoriamente quello  di contrapporsi, magari in qualche modo
  rimangiandosi quello che  già  si è detto ed a volte anche fatto,
  credo che  allora  questo  spirito,  chiamiamolo  così  di larghe
  intese, questo patto costituente, non troverà un terreno fertile,
  invece, noi riteniamo  che  tutto  ciò  debba essere fatto, ed ho
  concluso, nell'interesse  della vostra Regione e dei siciliani, a
  conclusione di un  percorso  ciascuno  di  noi poi dovrà fare una
  verifica in campo  aperto  e dovrà poi al cospetto degli elettori
  assumersi le proprie responsabilità.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, sono stati presentati alcuni
  ordini del giorno che vanno posti in votazione prima degli ordini
  del  giorno   di   fiducia  e  di  sfiducia  sulle  dichiarazioni
  programmatiche del Presidente della Regione.
       Si passa all'ordine del giorno n.  234 'Iniziative a livello
  nazionale per una opportuna modifica della legge sulla protezione
  del diritto d'autore', a firma degli onorevoli Villari, Cipriani,
  Zanna, Monaco, Zago.
       Ne do lettura:

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO

     - che da più parti  d'Italia  e  nelle  ultime  settimane in alcune
     province della Sicilia e  più  recentemente in quella di Catania la
     Guardia di Finanza  sta  compiendo  accertamenti  in  copisterie  e
     tipografie artigiane che svolgono, nell'ambito della loro attività,
     anche riproduzione fotostatica  o  xerografica parziale, e comunque
     limitata, di opere letterarie e di altri testi;

     - che tali accertamenti, cui seguono sanzioni nei confronti di tali
     imprese  artigiane, traggono  origine  dal  divieto  imposto  dalla
     vecchia legge n.  633  del 22.4.1941 avente per oggetto "protezione
     del  diritto  di  autore   e  di  altri  diritti  connessi  al  suo
     esercizio";

     OSSERVATO

     - che sono in  atto  iniziative legislative in Parlamento nazionale
     tese a riordinare la  materia del diritto d'autore nel quadro delle
     norme  comunitarie,  con  particolare  riferimento  al  divieto  di
     riproduzione di videocassette, compact disk, etc;

     CONSIDERATO

     - che si  renderebbe opportuna una differenziazione della normativa
     sul  diritto d'autore  tra  le  diverse  opere  limitatamente  alla
     salvaguardia  della  riproduzione   parziale   di  testi  ed  opere
     letterarie soprattutto  quando  queste  riguardano  riproduzione di
     materiale didattico quale  per  esempio testi universitari alla cui
     riproduzione,  generalmente limitata  a  poche  decine  di  pagine,
     ricorrono migliaia di  studenti  non potendo acquistare interamente
     le opere anche perché  spesso non necessarie rispetto alle esigenze
     di studio e/o di  ricerca  o per espresso suggerimento degli stessi
     docenti;

     VISTO

     - che è in discussione  al Parlamento nazionale un disegno di legge
     che, trattando tali  materie,  può  operare  quelle  modifiche alla
     vecchia normativa in un  quadro  di  elasticità  e  di  buon senso,
     soprattutto riguardo alla garanzia del diritto allo studio;

                              IMPEGNA

                        IL GOVERNO DELLA REGIONE

     ad intervenire presso  il  Ministero  dell'industria,  commercio  e
     dell'artigianato,  il   Ministero  della  pubblica  istruzione,  il
     Ministero dell'università;  il  Ministero delle finanze, ognuno per
     le proprie competenze, affinché:

     a) in attesa della  definizione  del disegno di legge sopra citato,
     venga presa in considerazione,  in  questa  fase, la possibilità di
     adottare un atteggiamento più  tollerante da parte della Guardia di
     Finanza che così gravi  disagi  ed  allarme  sta  creando  tra  gli
     artigiani  interessati,  tra   gli  utenti  e  soprattutto  giovani
     studenti, come ha  dimostrato  più  recentemente  la  situazione di
     preoccupazione e di allarme  venutosi  a  creare nella provincia di
     Catania oltre che in altre province del Mezzogiorno;

     b) nel disegno di legge sopra  citato  si tenga conto, pur se in un
     quadro di salvaguardia del diritto d'autore cui le case editrici si
     appellano, della necessità  di  garantire  lo  svolgimento  di  una
     attività importante non solo per  gli  studenti e gli utenti più in
     generale, ma anche degli  artigiani e gli esercenti di copisterie e
     tipografie che rischiano di essere ingiustamente colpiti e con essi
     il tessuto economico  ed  occupazionale, oltre che di garantire uno
     degli strumenti che  in  qualche  misura  consente  l'esercizio del
     diritto allo studio da parte dei giovani, ciò a causa di una rigida
     ed anacronistica legge  peraltro  superata  come  dimostra anche il
     disegno di legge in discussione al Parlamento nazionale;

     c) si intervenga  presso  il  Ministero dell'industria, commercio e
     dell'artigianato perché  si tenga  conto  in sede di discussione di
     approvazione   del    testo   delle   sopra   richiamate   esigenze
     particolarmente importanti per  la  realtà  socio  economica  della
     nostra Regione, per la  peculiarità  del  suo  tessuto  economico e
     sociale, per le condizioni  di  particolare  disagio in cui operano
     gli studenti delle province siciliane.>>

       Onorevole Villari,  si  comprende lo spirito dell'ordine del
  giorno, vorrei pregarla di  chiedere  al Governo, se il Governo è
  d'accordo, di accoglierlo come raccomandazione.  Un'Assemblea che
  dovesse votare un ordine  del  giorno  nel  quale  si  chiede più
  tolleranza alla Guardia di  Finanza  mi  sembra un atto un po'...
  Quindi se il  Governo  lo  accoglie  come  raccomandazione, io no
  sollevo eccezione.

     CAPODICASA, Presidente della Regione.  Signor  Presidente,  io
  chiederei all'onorevole Villari di ritirarlo.

     VILLARI.  Anche  a  nome degli altri  firmatari,  dichiaro  di
  ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Comunico che  è  stato  presentato  il  seguente  ordine del
  giorno:

      N. 235 - Esonero o riduzione tributaria in ordine agli acquisti
               effettuati dalle associazioni di volontariato, nonché
               al pagamento del canone per le frequenze radio per
               ambulanze e mezzi di protezione civile delle stesse
               associazioni.

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PRESO ATTO:

     - che i recenti provvedimenti  fiscali  nazionali  -  DL n.  460/37
     sulle ONLUS e n.  313/97  sul  riordino  dell'IVA  - determinano un
     aggravio di pesanti oneri  sulle  Associazioni  di volontariato, in
     particolare con  l'applicazione  dell'aliquota  ordinaria  dell'IVA
     sugli acquisti;

      RILEVATO

     -  che ciò contrasta con la  legge  n.  266/31  (legge  quadro  sul
     volontariato)  e  con  il  parere  della  Commissione  parlamentare
     consultiva in materia di riforma fiscale sul decreto legislativo n.
     460/97;

      CONSIDERATO

     - inoltre il persistere  dell'assoggettamento  ad un pesante canone
     per le frequenze radio su  ambulanze  e  mezzi di protezione civile
     delle associazioni di volontariato,

      RITENENDO

     - ciò ingiusto e  scoraggiante  per  la promozione del volontariato
     stesso,, che in Italia e in  Sicilia  assolve  un  ruolo  sociale e
     solidaristico di grande rilievo;

                                IMPEGNA

                          IL GOVERNO DELLA REGIONE

     - a  farsi  promotore  di  una  decisa iniziativa nei confronti del
     Governo nazionale per sollecitarlo a rpendere uttti i provvedimenti
     necessari per  l'esonero  o la riduzione dell'aliquota IVA AL 4% su
     tutti gli acquisti e per l'esenzione dal  pagamento  del canone per
     le frequenze radio per ambulanze e mezzi di protezione.

                                    ZANNA  - PIGNATARO

       Lo pongo in votazione. Il parere del governo?

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                             (E' approvato)

       Comunico che  è  stato  presentato  il  seguente  ordine del
  giorno:

      N. 236 - Ripresa dei collegamenti aerei "Alitalia" con l'isola
               di Lampedusa

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

     - L'ALITALIA ha deciso  la  sospensione, già effettuata a decorrere
     dal  25  ottobre  1998,  dei  collegamenti  aerei  con  l'isola  di
     Lampedusa (AG)

      PREMESSO che:

     - malgrado in questo momento due compagnie aeree private assicurano
     i  collegamenti tra l'isola e  Palermo,  tali  non  hanno  i  mezzi
     necessari a sostenere  complessivamente  l'attuale traffico aereo e
     sono  spesso costrette ad  improvvise  cancellazioni  di  voli  per
     l'impossibilità di sostituire  rapidamente macchine in manutenzione
     o guaste o che accumulano ritardi in altre tratte;

      RITENUTO che:

     - il collegamento aereo  per Lampedusa è oggettivamente un servizio
     pubblico  essenziale e non  alternativo  dato  che  nell'isola  non
     esiste un ospedale, né  un'area di emergenza e che i residenti sono
     costretti ad andare a  Palermo  anche  per  minimali  necessità  di
     salute, utilizzando l'aereo così come si utilizzerebbe un bus;

      VISTO che:

     - non si capisce per  quali  motivazioni  l'ALITALIA  ha sospeso le
     tratte per le isole minori dato che  dal  1995 al 1997 il numero di
     passeggeri è passato da 89.199 a  125.748,  e continua per altro ad
     incrementarsi;
                               IMPEGNA

                          IL GOVERNO  DELLA REGIONE

     a  cercare con tutti i  mezzi  a  disposizione  di  sollecitare  il
     Governo nazionale e l'ALITALIA  per  far  riprendere i collegamenti
     aerei con Lampedusa alla compagnia di bandiera.

                            ZANNA, CAPODICASA, CRISAFULLI, SPEZIALE,
                            MONACO, PIGNATARO, VILLARI, BATTAGLIA,
                            TRIMARCHI, NAVARRA, ZAGO, CIPRIANI,
                            GIANNOPOLO, PEZZINO, SILVESTRO

       L'Assemblea prende atto che l'ordine del giorno non porta la
  firma degli onorevoli Capodicasa, Crisafulli, Battaglia.
       Lo pongo in votazione. Il parere del governo?

     CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                             (E' approvato)

       Comunico che  è  stato  presentato  il  seguente  ordine del
  giorno:

     N. 238 - Sollecito  al  Governo nazionale per provvedimenti urgenti
             circa la vicenda Abdullah Ocalan.

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO CHE l'opinione pubblica italiana è  sensibilmente  turbata
                 dai gravi oscuri fatti che hanno visto  il nostro paese
                 meta sicura ed ospitale per il  segretario generale del
                 PKK, il Partito dei Lavoratori del  Kurdistan,  cioè il
                 Partito  Comunista Curdo, arrestato il 12 novembre 1998
                 al suo arrivo  all'aeroporto  di  Fiumicino  in  quanto
                 colpito da mandati  di  cattura  emessi  dalle autorità
                 turche  che  da quelle  tedesche  per  gravi  fatti  di
                 terrorismo e poi  incredibilmente  posto  agli  arresti
                 domiciliari in comoda villa alla periferia di Roma;

               - lo  stesso occhio di riguardo non è mai stato concesso,
                 per  esempio,  ai  profughi  albanesi  che  pure spesso
                 fuggono  dal  "ritorno  dei  comunisti" di Fatos Nano e
                 dell'ex  capo  di stato maggiore del tiranno Enver Hoxa
                 Kico Mustaqui noto per i crimini commessi;

               - le  ragioni  del  popolo  curdo risalenti alla fine del
                 primo   conflitto   mondiale,   in  seguito  al  crollo
                 dell'impero  ottomano  e  della divisione del Kurdistan
                 non     sono     da     confondere    con    l'attività
                 politico-terroristica del PKK e del suo capo;

     RITENUTO CHE dal punto di vista della politica interna l'attenzione
                 si  deve  concentrare  sulla  disparità  di trattamento
                 sottolineata   e  sul  possibile  futuro  della  nostra
                 Nazione  come  centro  di  raccolta  e  smistamento  di
                 organizzazioni  terroristiche e criminale come nel caso
                 del PKK;

               - il  gesto  non  sia  un buon esempio di educazione alla
                 legalità e alla pacifica soluzione delle controversie e
                 che pone il nostro paese in difficoltà diplomatiche con
                 una   ripercussione   sul   piano   internazionale  non
                 indifferente;

               - il   nostro  Governo  nazionale  finisce  così  con  il
                 proteggere,   garantire   e   supportare   frange   del
                 terrorismo  più  violento  e  sanguinario, come è stato
                 ricordato  dal  segretario di Stato americano Madeleine
                 Albright  e  riportato  dalla  stampa  italiana  del 22
                 novembre 1998,

                                 IMPEGNA

                         IL GOVERNO DELLA REGIONE

     - ad  intervenire  presso il Governo nazionale affinché sia dato un
     chiaro segnale  di  rottura con il PKK e il suo segretario Abdullah
     Ocalan;

     -  affinché  lo  stesso  segretario  del PKK sia considerato ospite
     indesiderato  e  quindi  siano attiviate le procedure di espulsione
     dal nostro  Paese  e  sia quindi chiaramente indicato come la causa
     del  popolo  curdo  vada  sottratta  alla speculazione terroristica
     delle frange del PKK stesso;

     - ad assumere iniziative in modo che sia dato un chiaro segnale che
     nel  nostro  Paese  non esistono corsie privilegiate per coloro che
     del  terrorismo,  della  violenza  e  della  sopraffazione fanno un
     metodo di  lotta  politica,  segnale  che in questi giorni non pare
     arrivare da  parte  del Governo nazionale che non ha voluto neanche
     chiarire  gli  aspetti  più  tenebrosi  di una vicenda inquietante,
     paradossale quando non significativa>>.

                                    PAGANO-ALFANO-D'AQUINO-LEONTINI-
                                    SCOMA-FLERES-SCALIA-BUFARDECI-CRO-
                                    CE-TRICOLI-BRIGUGLIO-LA GRUA-PRO-
                                    VENZANO-AULICINO-CAPUTO

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, se si apre  il  dibattito  io
  sospendo  la seduta e la rinvio a  domani  mattina.  Non  intendo
  ricattare  nessuno,  voglio  dire  tra   l'altro   il  Presidente
  dell'Assemblea  è  da  solo,  è   stato   aiutato  dall'onorevole
  D'Andrea,  non  è  possibile  da  questa  mattina  alle  ore  10,
  ininterrottamente, sono quasi le ore 3. Se  si  apre il dibattito
  io non posso fare che sospendere la seduta  e  rinviarla a domani
  mattina,  perché siamo in una fase che  devo  anche  tener  conto
  della  salute  dei  deputati, degli impiegati,  nessuna  cosa  ci
  impone di stare qui fino alle ore 3;  non  si  sta  chiudendo  la
  legislatura.

     CAPODICASA,  Presidente della Regione. Io inviterei i colleghi
  a ritirarlo  perché  mi  sembra  che la materia comporti una vera
  discussione,  potremmo  in  un'altra occasione, anche in un'altra
  seduta,   magari  la  settimana  prossima,  approfondirlo  in  un
  apposito dibattito.

     FORGIONE...  L'onorevole  Fleres  è  firmatario  di ordine del
  giorno contro la pena di morte nel mondo...

     PRESIDENTE.  Si accomodi, onorevole Forgione.  Ma  cosa  siamo
  tribuni della politica?  Si accomodi, per  favore.  Cominciamo  a
  censurare adesso anche le prerogative costituzionali.
       I proponenti insistono nell'ordine del giorno.
       Il parere del Governo?

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'ordine  del  giorno mediante
  sistema elettronico.
       Onorevoli    colleghi,   si   vota   mediante   procedimento
  elettronico.

                         (Non è approvato)

       Comunico che è stato presentato l'ordine  del  giorno numero
  239 "Riqualificazione e potenziamento  della  tratta  ferroviaria
  Catania  - Caltagirone - Gela - Vittoria -  Ragusa".

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO CHE la  direttrice  ferroviaria di Catania-Caltagirone-Ge-
                 la-Ragusa  attraversa  buona parte del territorio della
                 Sicilia Sud orientale,  collegando  i treni in arrivo e
                 in partenza dalla stazione centrale di  Catania  con  i
                 comuni  del  comprensorio calatino  sud  Simeto,  della
                 Piana di Gela e del territorio degli Iblei;

               - ai sensi dell'articolo 12  della  legge  regionale n. 9
                 del 1986, le Province  regionali  di  Catania, Ragusa e
                 Caltanissetta  adottano il  piano  relativo  alla  rete
                 delle  principali  vie   di  comunicazione  stradali  e
                 ferroviarie, e che il sistema ferroviario che interseca
                 la Provincia regionale di  Ragusa  si  innesta lungo le
                 direttrici di Siracusa, Gela e Catania;

               - negli ultimi anni si è  assistito  ad  un  processo  di
                 smantellamento  di  servizi  nella  tratta  ferroviaria
                 Catania-Caltagirone-Gela-Vittoria-Ragusa     e     alla
                 soppressione di numerose corse  di  treni e dello scalo
                 merci dei trasporti a carro, in arrivo e in partenza;

               - tale processo di  dismissione  risulta accentuato dalla
                 soppressione  dei treni n.  882  e  883  Roma-Ragusa  e
                 viceversa in transito nella tratta in questione;

     RITENUTO CHE il  trasporto su gomma  non  può  costituire  adeguata
                 alternativa a quella su  rotaia,  considerato le uniche
                 trafficatissime  e   inadeguate   arterie   viarie  che
                 collegano il versante  ionico  con  quello mediterraneo
                 sono la s.s. 417, la s.s.515, la s.s. 194 e la s.s. 514
                 le cui attuali condizioni  sono  disastrose,  come sono
                 dimostrati   dagli   studi   effettuati   dall'ANAS   e
                 tragicamente  testimoniato   dall'elevato   numero   di
                 incidenti stradali, molti dei  quali mortali, che su di
                 esse si registrano;

               - essendo Vittoria una delle  città italiane che ospitano
                 i   mercati    ortofrutticoli    più   importanti   del
                 mezzogiorno, comportando lo  spostamento  non  solo dei
                 prodotti ma di centinaia  di  pendolari  residenti  nel
                 comprensorio calatino e ibleo;

               - essendo Vittoria r Ragusa  un  distretto  agricolo  già
                 ampiamente conosciuto e quello del Calatino Sud Simneto
                 in fortissima espansione per  le pregiate produzioni di
                 uva da tavola, primizie e agrumi;

     OSSERVATO CHE gli unici strumenti normativi di programmazione degli
                 interventi nel trasporto su rotaia, risultano essere il
                 Decreto Legislativo n. 422  del  19  novembre  1997 che
                 conferisce a regioni ed  enti locali funzioni e compiti
                 in materia di trasporto pubblico locale;

               - che la lettera "c" del comma 3, articolo 9, del D.L. n.
                 422 del 9 novembre  1997,  prevede  la  forma giuridica
                 dell'accordo di programma tra  regioni  ed  enti locali
                 quale strumento di  definizione  degli  interventi  nel
                 settore pubblico locale su rotaia;

     STABILITO CHE la possibilità di  creare un ambiente favorevole allo
                 sviluppo produttivo  passa dalla riqualificazione delle
                 infrastrutture e che la tratta in oggetto assume per la
                 zona  orientale  della   Sicilia   i   caratteri  della
                 necessità e dell'urgenza;

                                 IMPEGNA

                         IL GOVERNO DELLA REGIONE

     - ad  inserire  la  tratta Catania-Caltagirone-Gela-Vittoria-Ragusa
     tra quelle oggetto di  riqualificazione  e potenziamento attraverso
     la  rettificazione del percorso  e  l'elettrificazione  sulla  base
     delle motivazione addotte e il recepimento del D.L.: n. 422/1997;

     - ad avviare un confronto con  le Ferrovie dello Stato per definire
     un  accordo di programma che  coinvolga  le  Province  di  Catania,
     Ragusa  e  Caltanissetta  e  i   Comuni   interessati  al  fine  di
     individuare nella creazione di un  consorzio capace di attingere ai
     finanziamenti dell'Unione europea, lo  strumento  ottimale  per  la
     definizione  della  procedura  all'ottenimento  di  investimenti  e
     risorse;

     - ad intervenire presso  il  compartimento regionale delle Ferrovie
     dello  Stato  per  contestare   la  decisione  di  provvedere  alla
     soppressione dei treni n. 882 e  883  Roma-Ragusa  e  viceversa  ed
     individuare possibili soluzioni per ripristinare tale servizio;

     -  ad  intervenire  presso   il   Ministero  dei  trasporti  perché
     intervenga anch'esso a sostegno  della  revoca del provvedimento di
     soppressione dei treni su citati e trovare forme di coordinamento e
     collaborazione necessarie per gli investimenti necessari>>.

                                    ZAGO-SPEZIALE-PIGNATARO-VILLARI

       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si  passa   all'ordine   del   giorno   240   "Realizzazione
  dell'aeroporto civile di Comiso", a firma  degli  onorevoli Zago,
  Speziale, Cipriani, Giannopolo ed altri, di cui do lettura:

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO CHE, in seguito  alla comunicazione da parte del Ministero
                 della Difesa  del  proprio  disinteresse per l'utilizzo
                 per l'area dell'ex base NATO di Comiso, si è avviato il
                 processo di riconversione civile di tale area;

     RICONFERMATO CHE il territorio  dell'ex  base  NATO  di Comiso deve
                 essere  riconvertito   per   usi   di  pace,  civili  e
                 produttivi, tra  i  quali  potrebbe  essere inserita la
                 destinazione  ad   aeroporto  per  fini  commerciali  e
                 turistici,  compatibile  e  funzionale  con  altre  che
                 prevedano l'uso di  parte  delle strutture come sede di
                 Enti di alta formazione;

     RITENUTO, infine,  che   tale  destinazione  dell'area  darebbe  un
                 contributo  importante  al superamento della situazione
                 di marginalità  geografica e territoriale della Regione
                 siciliana, soprattutto della sua area sud-orientale;

                                 IMPEGNA

                         IL GOVERNO DELLA REGIONE

     a mettere in  atto  quanto  di propria competenza perché intervenga
     sul Governo nazionale  perché acceleri il processo di riconversione
     e   assuma   le   decisioni   necessarie   per   la   realizzazione
     dell'aeroporto e  l'insediamento  di strutture universitarie e/o di
     enti di alta formazione>>.

                                    ZAGO-SPEZIALE-CIPRIANI-GIANNOPOLO
                                    MONACO-ODDO-PEZZINO-PIGNATARO-SIL-
                                    VESTRO-TRIMARCHI-VILLARI-ZANNA

       L'ordine del  giorno  viene  ritirato. L'Assemblea ne prende
  atto.
       Comunico  che  è  stato presentato il  seguente  ordine  del
  giorno  n.  242,  a  firma degli onorevoli  Zanna  e  Speziale  "
  Iniziative  a seguito dell'incertezza  sulle  prospettive  future
  della fabbrica di materiale rotabile "Keller" di Palermo".

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     VISTA la grave situazione in cui continua a trovarsi la fabbrica di
                 materiale  rotabile  "KELLER"  di  Palermo  in gestione
                 commissariale da quattro anni;

     RILEVATO che il  16  giugno  1999  scadrà la gestione commissariale
                 della  prof.ssa  Maria Martellini e che, qualora non si
                 trovasse  quella  data un acquirente, si procederà alla
                 liquidazione della Keller;

     CONSIDERATO che  questa scadenza improcrastinabile crea un profondo
                 stato  di  incertezza  sulle  prospettive  future della
                 fabbrica  e  del mantenimento dei livelli occupazionali
                 dei  circa  300  lavoratori,  che soprattutto in questi
                 ultimi   anni  si  sono  impegnati  con  abnegazione  e
                 professionalità,   contribuendo   al   rispetto   delle
                 consegne e del piano economico-finanziario;

     RILEVATO che dal prossimo  1   gennaio 1999, 130 lavoratori saranno
                 posti in cassa integrazione;

     RILEVATO che il  3  novembre 1998, si è tenuta presso la Prefettura
                 di  Palermo una riunione presieduta dal Prefetto, dott.
                 Lococciolo,   alla   presenza   di   tutti   i  livelli
                 istituzionali,  compresa  la  Regione, l'amministratore
                 delegato   della   fabbrica,   i   rappresentanti   dei
                 lavoratori e delle Ferrovie dello Stato, nella quale si
                 è  individuato un interessante e significativo percorso
                 per trovare una prospettiva stabile alla KELLER,

                                 IMPEGNA

                         IL GOVERNO DELLA REGIONE

     a  partecipare  attivamente  all'incontro  sul futuro della KELLER,
     convocato  dal  Ministro dell'industria, Bersani, per l'11 dicembre
     prossimo  e  a  lavorare  per  trovare  una  soluzione  possibile e
     duratura per  la fabbrica palermitana e una risposta sicura e certa
     alle aspettative occupazionali dei suoi lavoratori>>.

                                                      SPEZIALE-ZANNA

       L'ordine del giorno è ritirato.  L'Assemblea ne prende atto.
       Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa.

     (La seduta, sospesa alle ore 2.43, è ripresa alle ore 2.45)

     PRESIDENTE.  La seduta è ripresa.
       Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato l'ordine
  del giorno n.  244 "Approvazione nel più  breve  tempo  possibile
  del disegno di legge voto per le  riforme  istituzionali", di cui
  do  lettura:

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     RILEVATO che appare  urgente ed indispensabile esaminare il disegno
                 di  legge  voto per le riforme istituzionali per la cui
                 discussione  era  stata fissata la seduta del 9 ottobre
                 scorso

                                 IMPEGNA

                         IL GOVERNO DELLA REGIONE

     a   richiedere   alla   Conferenza   dei  Capigruppo  una  finestra
     legislativa  durante  la  sessione  di  bilancio  per consentire di
     discutere  e  approvare  tale  disegno  di legge-voto nel più breve
     tempo possibile>>.

                                          RICOTTA-LA  GRUA-COSTA-CAPUTO
                                          AULICINO-TRIMARCHI-SOTTOSANTI

       E'  aggiunta  la firma degli  onorevoli:  Fleres,  Grimaldi,
  Sottosanti,  Stancanelli,  Caputo,   Strano,   Cimino,   Tricoli,
  D'Aquino,  Bufardeci, Leontini, Scalia,  Speziale,  Zanna,  Zago,
  Villari, Oddo, Mele ed altri.
       Pongo  in  votazione  l'ordine  del giorno.  Il  parere  del
  Governo?

     CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole

     FORGIONE. Io voto contro.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Comunico  che  è  stato presentato il  seguente  ordine  del
  giorno:

     N.245 - Iniziative   per   la   salvaguardia  dell'occupazione  dei
             dipendenti  della  Keller  e  per  la  creazione di un polo
             ferroviario nella provincia di Palermo.

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     CONSIDERATO che:  ormai  da  oltre  quattro  anni, la Keller SpA di
                 Palermo, è stata posta in amministrazione controllata;

     - il piano di rilancio produttivo approntato dal Commissione Dr.ssa
                 Maria  Martellini, ha previsto l'impiego stabile di 260
                 operai  diretti  e  70 indiretto per un periodo che non
                 potrà andare oltre il mese di aprile del 1999;

     - la Keller è, insieme alla consorella Keller Meccanica avente sede
                 a  Cagliari,  una  delle maggiori industrie nel settore
                 della produzione di materiale rotabile e, come tale, ha
                 notevolissime   commesse   da  parte  di  diversi  enti
                 pubblici, primo fra tutti l'Ente Ferrovie dello Stato;

     - ormai da tempo i dipendenti della Keller e le loro organizzazioni
                 sindacali  hanno  avanzato  l'ipotesi, fatta propria da
                 diversi esponenti istituzionali e attualmente al vaglio
                 del  Ministero  del Lavoro e di quello per l'Industria,
                 di    procedere    progressivamente    e   gradualmente
                 all'accorpamento  con  un'altra  grande  azienda locale
                 impegnata  nel settore del materiale rotabile: la Imesi
                 di Caruni;

     - nonostante sia  sempre  più  prossima  la scadenza del periodo di
                 commissariamento,  senza  che  di  sia giunti all'avvio
                 concreto di una ipotesi di salvataggio;

     - ritenuto che   l'ipotesi   di  progressiva  fusione  con  l'Imesi
                 permetterebbe   la  creazione  di  un  vero  e  proprio
                 micro-polo  industriale  di  elevatissima competitività
                 che   valorizzerebbe   le   professionalità  delle  due
                 industrie e al contempo ne esalterebbe la potenzialità:

     impegna il Governo  della  Regione  e  per  esso  gli Assessori per
                 l'Industria e per il Lavoro

     ad intraprendere  tutte  le necessarie iniziative nei confronti del
                 Governo   nazionale,   anche   di   concerto   con   le
                 Amministrazioni e gli Enti locali interessati, affinché
                 sia   verificata  in  tempi  brevi  la  possibilità  di
                 accorpamento  fra  la Keller e l'Imesi e, in ogni caso,
                 per  la  salvaguardia dei livelli occupazionali e delle
                 professionalità offerte dalla Keller>>.

                                  MELE, LO CERTO, GUARNERA, ORTISI

       Pongo  in  votazione  l'ordine  del giorno.  Il  parere  del
  Governo?

     CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.

                            (E' approvato)

       Comunico  che  è  stato presentato il  seguente  ordine  del
  giorno n. 246 "Dissenso sul progetto  di  Trattato  multilaterale
  sugli investimenti di capitale ed iniziative per  la sua profonda
  revisione   secondo  i  principi   individuati   dal   Parlamento
  europeo".

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     CONSIDERATO che

     - i vertiginosi  cambiamenti  in atto nell'economia mondiale stanno
                 caratterizzando  sempre  più  la  nostra  epoca come un
                 mondo   dei   mercati   globalizzato,   transnazionale,
                 deregolamentato e virtuale;

     - da ciò scaturisce  la  necessità che ci siano regole uniformi per
                 facilitare  e  garantire  i  flussi  internazionali  di
                 investimenti   al   fine  di  evitare  che,  senza  uno
                 strumento  normativo  multilaterale,  da  una  parte di
                 investimenti   diretti   esteri  continuino  ad  essere
                 soggetti  a  diversi tipi di limitazione e, dall'altra,
                 possano  verificarsi  delocalizzazioni incontrollate di
                 impresa;e

     - per cercare   di   dare   risposte  a  tale  esigenze  nel  1995,
                 nell'ambito  dell'organizzazione  per la cooperazione e
                 lo  sviluppo economico (OCSE) e sulla base dell'accordo
                 NAFTA,  sono  stati  avviati i negoziati per un Accordo
                 multilaterale in materia di investimento (MAI);

     - tale accordo,  una  sorte  di "costituzione di economia globale",
                 mira   a   mettere  ordine  negli  oltre  1800  accordi
                 bilaterali  conclusi  fra  i  vari  paesi  in relazione
                 all'enorme aumento di investimenti diretti esteri (IDE)
                 connesso alla globalizzazione economica;

     - dall'inizio   degli  anni  '80  si  è  verificato  un  incremento
                 rapidissimo  degli IDE, il cui volume su scala mondiale
                 era   pari   a  1650  miliardi  di  dollari  nel  1993;
                 nell'ultimo  decennio  gli  investimenti esteri diretti
                 hanno  registrato un incremento due volte più rapido di
                 quello  del  commercio  mondiale  di  merci ed in media
                 quattro  volte  più  rapido  di ogni singola produzione
                 nazionale;

     - l'Unione europea  rappresenta  la  regione principale per gli IDE
                 tanto   per  quanto  riguarda  l'origine  del  capitale
                 internazionale  di investimento quanto come località di
                 destinazione;  infatti  l'85  per  cento  dei flussi di
                 investimento  esteri  diretti  in uscita (IDE) ed il 60
                 per  cento degli investimenti esteri diretti in entrata
                 su   scala   mondiale  provengono  dagli  stati  membri
                 dell'OCSE;

     - l'AMI, oltre a prevedere ampie liberalizzazioni nel settore degli
                 investimenti,   si   pone   l'obiettivo  di  promuovere
                 maggiore  sicurezza giuridica agevolare la circolazione
                 di   capitali  (liquidità  e  fattori  di  produzione),
                 stabilire  meccanismi  per regolare i conflitti, creare
                 un  insieme  uniforme  di regole sulla protezione degli
                 investitori  e  sul  loro accesso al mercato; l'accordo
                 introdurrebbe     una     nuova     disciplina    sulle
                 privatizzazioni, le aziende pubbliche, le concessioni e
                 i monopoli, le garanzie per il personale dirigente:

     - l'accordo si  basa  su  due  principi: la non discriminazione tra
                 investitori  nazionali e stranieri, in base ai principi
                 di  trattamento nazionale e di nazioni più favorite, il
                 principio    di    trasparenza   che   si   concretizza
                 nell'obbligo   di   pubblicare  tutte  le  norme  e  le
                 decisioni  giudiziarie  che  riguardanti l'applicazione
                 dell'accordo;   tali  principi  si  applicherebbero  ai
                 processi di privatizzazione, all'esercizio dei monopoli
                 ed  alla   concessione   di  incentivi  economici  agli
                 investimenti, in  modo  da  facilitare  l'accesso  e lo
                 sviluppo degli investimenti esteri; allo stesso scopo è
                 proibito    esigere    dagli    investitori   stranieri
                 determinati   requisiti   (esportazioni,   acquisto  di
                 materie prime,  assunzione di mano d'opera ecc...) come
                 condizioni per  l'approvazione  di  investimento  o  la
                 concessione di incentivi economici;

     considerato ancora che:

     - il contenuto del negoziato e le riserve sullo stesso sono stati e
                 sono tenuti  tutt'ora nella massima segretezza, lontano
                 dai parlamenti  e  dall'opinione pubblica ed ai governi
                 dei paesi in  via di sviluppo, non è neppure offerta la
                 facoltà di opporre riserve; infatti tali negoziati sono
                 condotti  dai   membri   dell'OCSA   (i  29  paesi  più
                 industrializzati del mondo)  e  gli altri paesi, in via
                 di sviluppo o meno, potranno firmare successivamente il
                 testo convenuto;

     - nel 1995 l'Unione europea  ha  sollevato  il problema dell'AMI in
                 segno   alla   neonata   organizzazione   mondiale  del
                 commercio (OCM); in  questa  sede  i  paesi  in  via di
                 sviluppo,  pur   non  opponendosi  ai  negoziati  hanno
                 sostenuto che il quadro più appropriato sono le Nazioni
                 unite  ed   in   particolare  l'UNCTAD  (United  nation
                 committee Trade and development);  alla nona conferenza
                 dell'UNCTAD i paesi  in  via di sviluppo hanno ribadito
                 la posizione per  cui  il  problema  degli investimenti
                 deve  essere  collocato  in  un  quadro  più  ampio  ed
                 inserito in tutta la problematica dello sviluppo;

     - nel novembre 1996  undici  Ministeri del commercio della Comunità
                 per  lo  sviluppo  dell'Africa  australe  (SADC)  hanno
                 respinto   categoricamente   l'idea   di   un   accordo
                 multilaterale ed  hanno  chiesto  che  il  problema sia
                 trattato nell'Uctad;

     - l'Unione europea,  benché   non  sia  membro  dell'OCSE,  conduce
                 tramite   la   commissione   dell'Unione   europea   le
                 trattative a nome  dei  suoi stati membri; le posizioni
                 negoziali   dell'Unione   europea   vengono   stabilite
                 nell'ambito di un gruppo di lavoro ad hoc del Consiglio
                 dei Ministri,  costituito  da  rappresentanti  di Stati
                 membri ed il  Parlamento  europeo si riserva la facoltà
                 di  indirizzare  raccomandazioni  alla  Commissione  in
                 quanto interlocutore  negoziale dell'Unione europea per
                 la fase delle trattative;

     - nella proposta  di   risoluzione   del  Parlamento  europeo  alla
                 Commissione relativa ai negoziati nell'ambito OCSE, pur
                 condividendo   la  necessità  di  una  regolamentazione
                 normativa   riguardanti   gli   investimenti,   vengono
                 evidenziati una serie di preoccupazione; tra queste, le
                 più importanti riguardano i seguenti punti:

     a) gli squilibri tra diritti  e  doveri  degli  investitori per cui
                 questi ultimi  godono  di  pieni  diritti e protezioni,
                 mentre gli  Stati  firmatari  sono  soggetti  a pesanti
                 obblighi che  potrebbero  lasciare senza tutela le loro
                 popolazioni;

     b) i negoziati  si   sono  finora  svolti  con  l'esclusione  quasi
                 completa   dell'opinione   pubblica   come   pure   dei
                 parlamenti,  sebbene  la  trasparenza  e  il  controllo
                 parlamentare di  questioni chiare a livello di economia
                 mondiale  siano   di   importanza   decisive   per   la
                 legittimità  degli  accordi  internazionali conclusi in
                 materia;

     c) l'accordo,  pur  essendo   aperto  anche  ai  paesi  non  membri
                 dell'OCSE e quindi  in  particolare  ai paesi in via di
                 sviluppo, non  permette  a questi ultimi di influenzare
                 minimamente le clausole che lo contraddistinguono;

     d) i requisiti  di rendimento (performance requirements) potrebbero
                 limitare il diritto  degli  stati  a  portare avanti in
                 futuro  e,   ove  necessario,  a  potenziare  politiche
                 industriali  esistenti,  soprattutto  nel settore della
                 legislazione sociale, ambientale, della cultura e della
                 proprietà  intellettuale,  facendo  sì  che  gli  Stati
                 membri dell'Unione  europea possano essere soggetti nei
                 prossimi anni ad  un inaccettabile pressione esterna in
                 tali settori;

     e) le disposizioni previste per  la  tutela  degli investimenti, in
                 particolare   per   quanto   riguarda   l'   esproprio,
                 l'indennizzo ed il  trasferimento  di capitali ed utili
                 hanno una portata  troppo  ampia  ed imprecisa, come ad
                 esempio, le  clausole  che consentirebbero di impugnare
                 la legislazione dei paesi dove l'investimento si compie
                 in quanto discriminatorio;

     f) ancora, l'inserimento fra i motivi di possibile ricorso da parte
                 delle imprese,  della perdita di profitto, delle guerre
                 e   persino   degli   scioperi,   potrebbe  determinare
                 un'ondata incontrollata  di  denunzie delle imprese per
                 l'indennizzo finanziario  contro  i governi degli stati
                 firmatari; la  clausola  "stand  still  o  status  quo"
                 stabilisce che non  è  possibile  ridurre  il  grado di
                 libertà   dell'investitore    perché    così    lo   si
                 esproprierebbe di  un  potenziale  profitto;  con  tale
                 clausola uno Stato  non potrebbe imporre il rispetto di
                 norme di tutela  ambientale o di salvaguardia sociale e
                 sanitaria dei lavoratori e della popolazione, così come
                 non potrebbe attuare  interventi  di  sostegno e tutela
                 della propria produzione culturale;

     h) la clausola del "roll back" stabilisce che una volta abbandonata
                 da parte di  uno  Stato  una  riserva  non  si  può più
                 tornare  indietro,   quali   che   siano   le  ragioni;
                 capovolgendo  una   pratica   consolidata  in  tutti  i
                 trattati   commerciali  internazionali,  inoltre,  ogni
                 Stato dovrebbe riempire  un  formulario  per dire quali
                 settori non vuole liberalizzare, così che tutto ciò non
                 è esplicitamente escluso sarebbe considerato incluso, e
                 non il contrario;

     i) una volta firmato l'accordo i Paesi non potranno ritirarsi prima
                 di  cinque   anni,   mentre   le   regole  dell'AMI  si
                 applicheranno    per    quindici   anni   ancora   agli
                 investimenti in corso;

     l) la prevista eventualità di estendere il progetto dell'accordo ai
                 beni ed ai servizi dei settori culturali distruggerebbe
                 di  fatto   la  clausola  della  "eccezione  culturale"
                 conquistata ai negoziati  del GATT e tutti i meccanismi
                 di  produzione  del  sistema  di  produzione  culturale
                 (cinema, televisione,  teatro,  musica,  ecc...)  quali
                 sovvenzioni,   defiscalizzazione   degli  investimenti,
                 riduzione  delle   tasse  sui  biglietti,  diverrebbero
                 fuorilegge;  inoltre  tale  estensione  potrebbe creare
                 gravi conflitti per le differenze culturali tra i paesi
                 sviluppati ed i paesi in via di sviluppo;

     rilevato infine che;

     - l'Unione europea non ha ancora messo a disposizione studi (impact
                 studies) sugli effetti  dell'AMI  per quanto concerne i
                 trasporto, il commercio  e il mercato del lavoro ovvero
                 la proprietà  intellettuale;  la  compatibilità di tali
                 accordo con la  normativa sociale ed ambientale e quale
                 relativa  ai   diritti  di  proprietà  intellettuale  a
                 livello di unione europea, le relazioni con i paesi ACP
                 e la politica  di  sviluppo dell'Unione europea, nonché
                 il rapporto dell'AMI  con gli accordi internazionali in
                 materia   di    ambiente   (AIA)   e   le   convenzioni
                 internazionali in  materia  di  proprietà intellettuale
                 degli  accordi  regionali  (REIO)  sono  questioni  che
                 continuano a restare indefinite;

     - le procedure  individuate  nell'AMI in  materia  di  composizione
                 delle controversie sono estremamente complesse  e  vi è
                 uno squilibrio evidente a favore  degli  investitori, i
                 quali dispongono di procedure di  ricordo nei confronti
                 degli Stati, infatti il progetto  di accordo conferisce
                 agli  investitori  stranieri il  diritto  esclusivo  di
                 contestare legalmente l'intera  legislazione in materia
                 di protezione dell'ambiente, sanità  pubblica e diritti
                 dei lavoratori;

     - l'11 maggio scorso il  Parlamento europeo ha votato a larghissima
                 maggioranza (447 su  626) un invito ai parlamenti ed ai
                 governi degli  stati  membri  dell'Unione europea a non
                 sottoscrivere     l'accordo     multinazionale    sugli
                 investimenti nella sua formulazione attuale perchè, ove
                 fosse approvata la bozza attualmente in discussione, le
                 assemblee legislative stesse sarebbero private del loro
                 potere di regolazione;

     - il 16 febbraio è iniziata  a Parigi l'ultima tornata di negoziati
                 tra i delegati  dei  governi  dell'OCSE  per concludere
                 l'accordo AMI la cui  firma,  prima prevista per il 27,
                 28 aprile 1998,  è  stata  rinviata  per le perplessità
                 manifestate da molti  governi  ed il formale ritiro dai
                 negoziati del governo francese;

     - successivamente è stata  da  più parti prospettata la possibilità
                 che  le   trattative  proseguono  all'interno  del  WTO
                 (Organizzazione mondiale  del commercio) e ritenuto che
                 tale     prospettiva    finirebbe    con    l'escludere
                 ulteriormente i  governi  ed i parlamenti dal dibattito
                 in corso, affidando ogni decisione alle banche centrali
                 ed alle grandi organizzazioni economiche;

     esprime il  proprio   dissenso  rispetto  alla  bozza  di  trattato
             multilaterale  sugli   investimento   e   fa   proprie   le
             perplessità e le  richieste  di  modifica individuate dalla
             risoluzione del Parlamento europeo;

     esprime il proprio dissenso  alla  possibilità  che  le  trattative
             proseguano in sede  WTO  ed  auspica  che  ogni  necessaria
             decisione  veda  il   coinvolgimento   di   tutti  i  paesi
             attraverso i rispettivi governi e parlamenti;

     Invita il Presidente  dell'Assemblea  a  farsi  portavoce  di  tale
             posizione presso il Parlamento europeo e l'OCSE;

     impegna il Governo della  Regione ad intraprendere le necessarie ed
             opportune iniziative nei confronti del Governo nazionale, e
             segnatamente dei  ministeri  degli  esteri  e del commercio
             estero, affinché:

     a) si adoperi affinché  la  sospensione  delle  trattative  serva a
             consentire un ampio  confronto ed un approfondito dibattito
             pubblico;

     b) renda di pubblico  dominio  il testo integrale dell'AMI affinché
             l'opinioni pubblica possa essere coinvolta anche nella fase
             di preparazione del testo  e  non  solo  al  momento  della
             ratifica del trattato;

     c) coinvolga le altre  realtà istituzionali e non nella valutazione
             del significato dell'AMI;

     d) proceda in tempi  ragionevoli  ad  una valutazione dipendente ed
             approfondita degli effetti sul piano sociale, dell'ambiente
             e dello sviluppo,  accertando  in  quale misura il progetto
             AMI   sia   incompatibile   con:   i   principali   accordi
             internazionali, come la  dichiarazione Rio, l'Agenda 21, le
             direttive dell'ONU per  quanto  concerne  la produzione del
             consumatore  (1985),   il  "Set  of  multilaterally  agreed
             principles  for   the   control   of  restrictive  business
             practices" elaborato  dall'UNCTAD  (1981),  il  Diritto del
             mare    delle     Nazioni     unite,     le     Convenzioni
             dell'Organizzazione  internazionale   del   lavoro,  e  gli
             obblighi internazionali  già  assunti  dall'OCSE nel quadro
             del piano globale  di  azione  "habitat",  gli orientamenti
             politici  già   stabiliti   dall'OCSE,  come  l'impegno  ad
             integrare le  politiche  economica, sociale e dell'ambiente
             (maggio  19977), gli accordi  dell'  OCSE  del  1992  e  la
             politica  dell'OCSE   in   materia   di  cooperazione  allo
             sviluppo, quale formulata  nel documento "Shaping the 21 st
             Century:   the   contribution  of  development  cooperation
             (1977);   le normative  intese  a  promuovere  lo  sviluppo
             sostenibile;,

     e) chieda  una  definizione  più  precisa  degli  investimenti  nel
             settore dei brevetti  in materia di geni vegetali, annali e
             umani e, in considerazione degli accordi internazionali già
             esistenti in materia,  escludendo dall'AMI norme in materia
             di proprietà intellettuale,  di  diritti  di  autore  e  di
             diritti connessi;

     f) chieda che la  questione della produzione degli investimenti sia
             esaminata  in   un   quadro   multilaterale  che  comprenda
             l'insieme dei paesi  in  via  di  sviluppo e che l'esame di
             tale questione da  parte dell'OCM integri i risultati delle
             conferenze delle Nazioni  unite,  in particolare per quanto
             riguarda l'ambiente e la dimensione sociale>>.

                                     MELE, ORTISI, GUARNERA.

     MELE. Dichiaro di ritirarlo e di trasformarlo in mozione.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende  atto.
       Onorevoli colleghi, comunico che sono  stati  presentati tre
  ordini  del giorno.  L'ordine del giorno n.  241  a  firma  degli
  onorevoli  Speziale, Leanza, Mele ed altri,  comunque  con  oltre
  nove  firme, che così recita:
       "L'Assemblea regionale siciliana,  sentite  le dichiarazioni
  programmatiche  del  Presidente della Regione,  le  approva".
       Comunico che è stato presentato l'ordine del  giorno n.  237
  a  firma  degli  onorevoli  Alfano,  La  Grua  Costa,  Briguglio,
  Misuraca, Fleres, Provenzano, Leontini, Caputo ed  altri che così
  recita:
       "L'Assemblea regionale siciliana,  sentite  le dichiarazioni
  programmatiche del Presidente della Regione, non le approva".
       E' stato presentato, infine, un ordine del  giorno  a  firma
  degli  onorevoli:   Forgione,  Liotta,  Vella  che  così  recita:
  "Ascoltate le dichiarazioni del Presidente della  Regione  non le
  approva".
       Onorevoli colleghi, preciso che l'ordine del  giorno a firma
  degli  onorevoli  Forgione,  Liotta,  Vella,   data   la   natura
  particolare dell'ordine del giorno  viene  assorbito  dall'ordine
  del  giorno  n.   237,  quindi  poichè il  testo  tra  l'altro  è
  equivalente, potrà intendersi  approvato  contestualmente qualora
  dovesse  essere  approvato  contestualmente.  Ma,  essendo  stato
  presentato un ordine del giorno di fiducia  al  Governo,  si vota
  soltanto l'ordine del giorno di fiducia.  Ciò  significa  che  se
  viene approvato l'ordine del giorno n.  241  gli altri due ordini
  del  giorno  decadono;  se invece,  onorevoli  colleghi,  dovesse
  risultare  non  approvato  l'ordine  del  giorno   n.   241,   si
  intenderebbero  approvati  l'ordine del giorno n.  237  e  il  n.
  243.
       Si procede alla votazione per  appello  nominale.  Specifico
  il  significato della voto:  chi approva l'ordine  del  giorno  e
  quindi  approva le dichiarazioni  programmatiche  del  Presidente
  della  Regione  dichiara  "Si",  chi  si   astiene  dichiara  "mi
  astengo",  chi  vota contro lo dichiara  apertamente.
       Invito il deputato segretario a fare l'appello.

     TURANO, segretario. (procede all'appello)

     PRESIDENTE.  Invito il  deputato  segretario  a  procedere  al
  secondo appello.

     TURANO, segretario (procede al secondo appello)

                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, proclamo  il  risultato  della
  votazione  dell'ordine  del giorno numero 241 "Approvazione delle
  dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione":

    Presenti e votanti ........ 79

    Maggioranza ................40

    Hanno risposto si ......... 48

    Hanno risposto no ......... 29

    Astenuti ................... 2

                         (L'Assemblea approva)


   Presidenza del presidente Cristaldi


       Onorevoli colleghi,  informo  l'Aula  che  è  convocata  per
  martedì 1 dicembre  1998,  alle  ore  17.00,  la  Conferenza  dei
  Presidenti dei gruppi parlamentari anche per definire il prossimo
  calendario dei lavori.
       La seduta è rinviata  a  martedì  1  Dicembre 1998, alle ore
  18.00 con il seguente ordine del giorno:

       I - COMUNICAZIONI

      II - LETTURA,  AI  SENSI  E  PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

     N. 242   -   Indagine   conoscitiva   sull'uso   della   terapia
          dell'elettroconvulsione (TEC)  in  Sicilia, degli onorevoli
          Guarnera Vincenzo; Lo Certo Sebastiano, Mele Manlio, Ortisi
          Egidio;

     N. 243 - Accertamenti sui  criteri  di attuazione in Sicilia dei
          progetti  di  pubblica  utilità,  degli  onorevoli  Pezzino
          Vincenzo, Cipriani  Giuseppe,  Giannopolo  Domenico, Monaco
          Sergio, Pignataro  Giuseppe, Silvestro Gioacchino, Speziale
          Calogero, Villari Giovanni, Zago Salvatore, Zanna Antonio;

     N. 244 - Iniziative pedagogiche  per  i  genitori  degli  alunni
          delle scuole,  degli onorevoli Pagano Alessandrom Scammacca
          Della bruca Guglielmo, Fleres Salvatore, Catania Franco;

     N. 245 - Revoca delle  nomine  dei  direttori  regionali,  degli
          onorevoli  Forgione  Francesco,  Martino  Federico,  Liotta
          Santo, Vella Basilio, La Corte Gioacchino;

     N. 247  -  Opportune iniziative  per  evitare  la  svendita  del
          patrimonio alberghiero siciliano, degli onorevoli Trimarchi
          Giovanni,    Silvestro   Gioacchino,   Cipriani   Giuseppem
          Giannopolo  Domenico,   Monaco  Sergio,  Pezzino  Vincenzo,
          Pignataro Giuseppe,  Speziale  Calogero,  Villari Giovanni,
          Zago Salvatore, Zanna Antonio;

     N. 248  -   Sospensione  dell'esecuzione  del  provvedimento  di
          designazione ai vertici dei beni culturali siciliani e varo
          di una nuova opotesi  di incarichi nel rispetto dei criteri
          fissati  dalle  mozioni  nn.   210,  212  e  223  approvate
          dall'ARS, degli onorevoli Zanna Antoniom Cipriani Giuseppe,
          Giannopolo  Domenico,   Monaco  Sergiom  Pezzino  Vincenzo,
          Pignataro    Giuseppem   Silvestro   Gioacchino,   Speziale
          Calogero,  Trimarchi   Giovanni,   Villari  Giovanni,  Zago
          Salvatore.

       La seduta è tolta alle ore 03.03 di venerdì 27 novembre 1998.

   (Licenziato per la stampa dal Servizio dei Resoconti alle ore 3.50)