Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 18.10.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi scuso del ritardo
determinato purtroppo da una riunione del consiglio
d'Amministrazione della Fondazione "Federico II" che si è
protratta più del previsto. Sono convinto che, comunque, come si
usa in ogni parte, si potrà recuperare sia per quanto riguarda la
celerità dei lavori d'Aula, sia per quanto riguarda l'orario che
è da considerarsi flessibile.
ODDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, è approvato.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
DISEGNI DI LEGGE INVIATI ALLE COMPETENTI COMMISSIONI
LEGISLATIVE AI SENSI DEGLI ARTICOLI 62, 65 E 135 DEL
REGOLAMENTO INTERNO CHE SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA AI SENSI
DELL'ARTICOLO 83, LETTERA B DEL REGOLAMENTO MEDESIMO
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- "Modifica della denominazione del comune di Castelvetrano
in 'Castelvetrano-Selinunte" (n. 841)
- d'iniziativa parlamentare
- "Proroga della durata della Commissione speciale per la
riforma dello Statuto e le riforme istituzionali" (n. 842)
- d'iniziativa parlamentare
INVIATI IN DATA 17 DICEMBRE 1998
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
A) Interrogazioni con richiesta di risposta orale: 1
N. 2595 - Interventi in favore dei produttori di olio di
oliva.
- Assessore Agricoltura
***
Costa David
----------------
N. 2596 - Notizie su delibere adottate dall'Azienda
autonoma delle terme di Sciacca.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Scalia Giuseppe
----------------
B) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta: 1
N. 2594 - Smantellamento del presidio ospedaliero di
Randazzo.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
***
Liotta Santo; Barbagallo Giovanni; Catania Franco; Lo Certo
Sebastiano; Pignataro Giuseppe; Villari Giovanni
----------------
N. 2597 - Richiesta di annullamento delle elezioni per il
Consiglio di facoltà di Giurisprudenza dell'Università di
Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
***
Caputo Salvino
----------------
N. 2598 - Assegnazione di incarichi professionali da parte
del comune di Monreale.
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
***
Caputo Salvino
----------------
N. 2599 - Riconsiderazione degli estimi catastali con
riferimento alla frazione di Grisì (Monreale).
- Presidente Regione
- Assessore Bilancio
- Assessore Enti Locali
***
Caputo Salvino
----------------
N. 2600 - Salvaguardia dell'occupazione in Sicilia e
tutela del diritto alla libera espressione sindacale con
riferimento ai lavoratori della 'Saipem S.p.A.'.
- Assessore Lavoro
***
La Corte Gioacchino
----------------
COMUNICAZIONE DI ELEZIONE DI PRESIDENTE E VICEPRESIDENTE DI
COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico che nelle sedute del 16 dicembre 1998,
rispettivamente, la Commissione legislativa permanente 'Attività
produttive' ha proceduto all'elezione del Presidente nella
persona dell'onorevole Calogero SPEZIALE e la Commissione
legislativa permanente 'Bilancio' all'elezione del Vicepresidente
nella persona dell'onorevole Francesco DI MARTINO.
L'Assemblea ne prende atto
Ai sensi del nono comma dell'articolo 127 del Regolamento
interno do il preavviso di 30 minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico, che dovessero aver
luogo nel corso della presente seduta.
Presidenza del presidente Cristaldi
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
lettura ai sensi e per gli effetti degli articoli 83 lettera D) e
153 del Regolamento interno delle mozioni:
- numero 274 "Promozione di scambi culturali e di iniziative di
gemellaggio tra la Regione siciliana e lo stato di
Connecticut";
- numero 275 "Revoca della richiesta del Governo regionale di
restituzione della documentazione relativa alle nomine in enti
di pertinenza della Regione".
- numero 276 "Interventi presso il Governo nazionale al fine di
manifestare la viva preoccupazione del popolo siciliano per
l'attacco militare USA in IRAQ".
Invito il deputato segretario a dare lettura della mozione
n. 274.
ODDO, segretario:
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PRESO ATTO che con risoluzione unanime del 2 aprile 1998 il
Senato dello Stato del Connecticut (USA) ha votato
una risoluzione di gemellaggio con la Regione
siciliana;
CONSIDERATO che tale risoluzione richiama i rilevanti
rapporti culturali e commerciali tra la Sicilia e lo
Stato del Connecticut, la tradizionale amicizia ed i
rapporti cordiali tra le due popolazioni; che il
gemellaggio tra la Sicilia ed il Connecticut
consentirà maggiori rapporti ed interscambi tra il
Connecticut e la Sicilia anche attraverso lo scambio
di idee e di cultura, e che tale gemellaggio potrà
segnare un'ulteriore pietra miliare nello sviluppo
dei rapporti economici, sociali, culturali e
scolastico-universitari;
NEL FARE PROPRIA la risoluzione adottata dal Senato dello
Stato del Connecticut e nel ribadire la necessità di
mantenere ed ampliare i rapporti tra tali due
regioni,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad attivare tutti i canali idonei per rendere
possibile il gemellaggio tra la Regione siciliana e
lo Stato del Connecticut>> (274).
PROVENZANO - SPEZIALE -
LA GRUA - LEONTINI -
DI MARTINO - MARTINO -
MELE - BUFARDECI -
BARBAGALLO G.- ORTISI
PRESIDENTE. Propongo che la predetta mozione venga demandata
alla Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari perchè se
ne determini la data di discussione.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Invito il deputato segretario a dare lettura della mozione
n. 275.
ODDO, segretario:
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
ATTESO che:
- il Presidente della Regione con propria nota ha
richiesto la restituzione di tutti gli atti relativi
alle nomine in atto depositate presso la competente
Commissione dell'Assemblea regionale siciliana per
il relativo parere, sottintendendo con ciò la
volontà di volerle revocare senza alcuna motivazione
di natura tecnico giuridica, nonostante essi siano
stati adottati nel rispetto dei tempi e delle
procedure previste;
- l'Assessore per i beni culturali, ambientali e la
pubblica istruzione ha espresso la volontà,
nonostante i ripetuti approfondimenti anche
dell'Aula sul tema, di sospendere l'esecutività dei
provvedimenti di rotazione dei soprintendenti ai
beni culturali della Sicilia, facendo ripiombare
l'intero settore in un clima di sospetto, aggravando
le inefficienze e la confusione in seno
all'Amministrazione;
- tali decisioni, oltre che paralizzare la pubblica
Amministrazione, rappresentano un atto di grave
aggressione politica che non ha precedenti nella
storia del Parlamento siciliano neanche quando, in
altra epoca, ai partiti della sinistra sono
subentrate altre forze politiche di segno diverso;
- un simile comportamento rischia di compromettere
irreversibilmente i corretti rapporti deontologici
da sempre esistenti tra maggioranza ed opposizione,
e di vanificare i tentativi di componimento promossi
anche di recente tra le parti, come dimostrato
persino dall'elezione del Presidente della III
Commissione legislativa permanente avvenuta con il
voto determinante del Polo,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a revocare la nota di richiesta di restituzione
degli atti, onde consentire alla Commissione di
merito di esaminarli per esprimere i relativi pareri
previsti dalle leggi;
- a revocare altresì, ove fosse stato già assunto, o
a non compiere, i provvedimenti di revoca o di
sospensione della rotazione dei soprintendenti ai
beni culturali>> (275).
FLERES - COSTA - LEONTINI -
LA GRUA
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, così come
questa mattina ho sollevato la questione dei rapporti tra la
maggioranza e l'opposizione, relativamente a un provvedimento che
non ha precedenti nella storia di questo Parlamento, questa sera
desidero essere conseguenziale e chiederle l'inserimento nella
seduta immediatamente successiva a questa della trattazione della
mozione numero 275 "Revoca della richiesta del Governo regionale
di restituzione della documentazione relativa alla nomina di enti
di pertinenza della Regione".
Signor Presidente, sono convinto che nel momento in cui un
Parlamento si avvia ad affrontare un tema di così vasta portata,
quale è quello della riforma dello Statuto, si avvia ad
affrontare temi di altrettanto notevole portata come sono quelli
riguardanti la riforma elettorale, la riforma degli enti
economici e tutte le altre leggi che il Parlamento riterrà di
dovere approvare, c'è una pregiudiziale assoluta che è quella di
un recupero di responsabilità nei rapporti tra la maggioranza e
l'opposizione. Nel momento in cui questi rapporti vengono
deteriorati, vengono minati, vengono attaccati e vengono colpiti
attraverso provvedimenti assolutamente anacronistici rispetto
alla prassi di questo Parlamento, credo che il clima e le
condizioni per consentire al Parlamento stesso di potersi
esprimere serenamente, di potere contribuire tutti
all'approvazione delle leggi venga meno.
Allora, Signor Presidente, al di là dei toni di questa
mattina, che possono essere stati forse inadeguati e, se così è
stato, mi scuso, io insisto sulla necessità, sul fatto che sia
pregiudiziale affrontare immediatamente, e quando dico
immediatamente dico immediatamente nella compatibilità dei tempi
dell'Aula, ma immediatamente significa più tardi o domani, la
trattazione di questa mozione ed evidentemente anche delle altre
collegate così come stamattina è stato deciso, altrimenti, signor
Presidente, in quest'Aula non ci saranno più rapporti tra
maggioranza ed opposizione, non ci sarà più la possibilità di
contribuire con serenità alla costruzione di un percorso politico
perchè significa che ogni Governo, ogni maggioranza che si
sussegue ad un'altra azzera le condizioni precedenti determinando
una soluzione di continuità che se è certa ed è opportuna nei
metodi non può essere nè certa, nè opportuna, anzi è molto
discutibile, quando invece interrompe un processo di
modernizzazione, di regolarizzazione negli enti o, peggio ancora,
come nel caso delle Sovrintendenze, azzera quel processo di
trasparenza, quel processo di corretta amministrazione che fu
addirittura sancito per legge da questo Parlamento nel momento in
cui fu approvata una norma che prevede la rotazione dei dirigenti
addirittura biennale.
Desidero ricordare che il Governo Nicolosi, uno dei Governi
Nicolosi, addirittura approvò una legge che prevedeva la
rotazione biennale dei funzionari proprio per evitare
incrostazioni, per evitare normalizzazioni all'interno degli
Uffici ed addirittura non solo si interrompe un percorso di
regolarizzazione degli organismi e degli enti attraverso la
revoca dei provvedimenti o la potenziale revoca dei provvedimenti
di nomina ma, in più, si blocca, si congela, si paralizza un
processo di rotazione assolutamente trasparente di cui questo
Parlamento ha lungamente parlato a proposito della questione
riguardante i Sovrintendenti.
Quindi, mi permetto di insistere, signor Presidente,
ovviamente congiuntamente alle altre mozioni che riguardano la
stessa materia se pure di segno opposto.
PRESIDENTE. Onorevole Fleres, questa mattina avevamo comunque
concordato che fissando la data di discussione di questa mozione
anche le altre di analogo contenuto saranno trattate
congiuntamente.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, credo
che le argomentazioni dell'Onorevole Fleres non siano pertinenti
al tema che egli solleva, tenuto conto che l'atto compiuto dalla
Giunta di Governo niente ha a che vedere con i rapporti tra
maggioranza ed opposizione, hanno invece a che vedere con i
rapporti tra Esecutivo ed Esecutivo, stante che nell'attuale
maggioranza e nell'attuale Giunta sono presenti forze che erano
componenti a pieno titolo della maggioranza e dell'Esecutivo che
aveva preceduto l'attuale.
Il Governo ha interesse che venga chiarito in Aula, quindi
non abbiamo alcuna intenzione di sottrarci alla valutazione
dell'Aula, tanto più che avendo noi con quell'atto non revocato
(forse non sono noti i tratti di quella decisione), ma sospeso
per una opportuna verifica di ordine, innanzitutto di opportunità
e poi anche di merito, la maggioranza e l'Esecutivo intende,
successivamente, nei tempi più opportuni, più rapidi, operarare
questa verifica e poi dare esecutività. Non si tratta di
revocare nomine, nomine già fatte ed operative non possono essere
revocate e non intendiamo revocarne, si tratta di quelle nomine
che non sono state ancora perfezionate e a noi sembra, nel pieno
diritto di una maggioranza, di dovere fare questo gesto che è di
correttezza istituzionale.
Lo stesso onorevole Fleres in passato ha affermato un
principio al quale noi non ci vogliamo attenere in questo
momento, che è il principio dello spoil system, che del resto è
ormai operante ope legis negli enti locali quando subentra un
nuovo Esecutivo: un nuovo Sindaco o un Presidente della Provincia
eletto dal popolo cambia i suoi rappresentanti...
FLERES. Non si attaglia in questa fattispecie.
CAPODICASA, Presidente della Regione. ... Si attaglia proprio
perché lo spirito è esattamente quello che chi è investito di una
responsabilità in nome e per conto di un esecutivo,
quell'esecutivo deve essere ovviamente in piena sintonia con
coloro i quali lo vanno a rappresentare.
FLERES. Parlavo dei funzionari.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, ciò
che in questo caso abbiamo voluto fare è un atto che in altre
condizioni non avremmo fatto. Il richiamo dell'onorevole Fleres
che c'è nella mozione a Governi precedenti non ha alcuna
attinenza, perché intanto non revochiamo nomine fatte, esecutive,
e neanche revochiamo le nomine in itinere, abbiamo solo sospeso
le procedure per rivedere le cariche; quindi non può essere fatta
alcuna analogia perché in questo caso le nomine sono state
effettuate da un Governo che era in crisi e in prossimità
dell'elezione del nuovo esecutivo o alcune di queste nomine
addirittura con il nuovo Presidente già eletto.
C'è un problema quindi, se vuole, di correttezza
istituzionale che abbiamo voluto sottolineare e quindi non
abbiamo alcuna obiezione a che se ne discuta in Aula, fermo
restando che è ovviamente nel nostro stesso interesse che l'Aula
prenda esatta conoscenza di quali sono le motivazioni, le ragioni
e il prosieguo di questo iter che vogliamo seguire che nel
momento in cui sarà discussa la mozione illustreremo all'Aula.
Pertanto, signor Presidente, nei tempi che si riterranno
nella Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari, anch'io
mi auguro brevi, se è possibile compatibilmente - come dice
l'onorevole Fleres - con il programma che ci siamo dati,
affrontare questo argomento in modo tale che l'Aula ne prenda
chiaramente visione e assuma le proprie determinazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, chiedo scusa,
l'onorevole Fleres ha formalizzato la proposta di trattare la
mozione nella seduta di domattina. Lei si deve esprimere su
questa richiesta dell'onorevole Fleres.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, a
tal proposito invocherei una riunione della Conferenza dei
Presidenti dei gruppi parlamentari perché così "su due piedi"
non mi saprei esprimere, tenuto conto che c'è già un programma
definito dalla stessa Conferenza dei Presidenti dei gruppi
parlamentari. Al termine della seduta, se lo ritiene, Signor
Presidente, possiamo riunirci brevemente e stabilire quando
discutere la mozione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che al termine di
questa seduta si terrà una riunione della Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari. Se non sorgono osservazioni,
resta così stabilito.
Onorevoli colleghi, hanno chiesto di parlare, in forza di
norma regolamentare, l'onorevole Forgione e l'onorevole
Stancanelli. E' consentito che parlino non più di due deputati.
Quindi, l'onorevole Forgione, poi l'onorevole Stancanelli.
FORGIONE. Signor Presidente, la ringrazio. Prendo la parola
solo, come lei ha già confermato, comunque, per l'impegno a
trattare congiuntamente le mozioni che riguardano le nomine.
La richiesta di prelievo della mozione del gruppo di
Rifondazione comunista e dell'onorevole Martino, non ha le stesse
motivazioni che qui ha dato l'onorevole Fleres della sua mozione
e di quella del Polo.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, su che cosa sta parlando?
FORGIONE. Sulle mozioni. Io ho chiesto il prelievo anche della
mozione...
PRESIDENTE. Sull'Iraq?
FORGIONE. No, no.
PRESIDENTE. Per quell'altra abbiamo stabilito, onorevole
Forgione, forse non sono stato chiaro.....
FORGIONE. ...che è congiunta. Infatti stavo solo per un minuto
apprezzando le sue parole su questo e quindi decidiamo nella
Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari...
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Forgione.
FORGIONE ... anche perché, signor Presidente, anch'io ritengo
utile decidere velocemente su queste mozioni, perché il
Presidente della Regione mi pare abbia smentito di avere operato
delle revoche di alcune nomine, per buona pace dell'onorevole
Mele e dell'onorevole Di Martino che avevano salutato
entusiasticamente la decisione del Governo. La nostra mozione,
invece, offre la possibilità - a quanti nella maggioranza
vogliono insistere nella revoca di queste nomine alternativamente
a quanto chiede l'onorevole Fleres - di impegnare il Governo alla
revoca di queste nomine. Quindi, vedo l'utilità e la positività
della discussione in Conferenza dei presidenti dei Gruppi
parlamentari. Invece, signor Presidente, le chiedo, se è
possibile, di poter discutere subito della nostra mozione che si
è allargata, l'hanno firmata l'onorevole Mele, l'onorevole La
Corte, hanno annunciato la firma gli onorevoli Zanna e Cipriani,
sulla vicenda della guerra in Iraq, proprio perché in queste ore
la situazione precipita, credo che potremmo contribuire, per
quanto può solennemente questo Parlamento ad evitare che il
nostro Paese venga coinvolto in operazioni di guerra. Quindi, se
è possibile, le chiedo di poterla discutere.
PRESIDENTE. Mentre, onorevole Forgione, per la richiesta della
mozione n. 276 ne parliamo fra qualche attimo (ancora siamo alla
mozione n. 275), comunque diamo già per valida la sua richiesta,
ma lo determineremo fra qualche attimo. Ha facoltà di parlare
l'onorevole Stancanelli.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo
chiedere brevemente che la mozione n. 275, vista l'importanza
dell'argomento, venisse posta in discussione nella seduta di
domani e stasera così possiamo iniziare, la discussione sulla
legge-voto che ritengo sia importante anche perché larga eco di
stampa ha avuto. E ritengo che sia opportuno iniziare sin da ora
la discussione sul disegno di legge-voto.
PRESIDENTE. Onorevole Stancanelli, è prassi comunque avere un
po' di elasticità in tal senso. Quando viene chiesto di rinviare
alla Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari la
fissazione della data, generalmente questa è stata concessa. E'
stato richiesto dal Presidente della Regione di potere convocare
la Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari a fine
lavori d'Aula, e si determinerà la data di trattazione.
Resta così stabilito. Si passa alla mozione n. 276
"Interventi presso il Governo nazionale al fine di manifestare la
viva preoccupazione del popolo siciliano per l'attacco militare
USA in Iraq", a firma degli onorevoli Forgione, Martino, Vella,
Liotta, Mele e La Corte. Avete già sentito l'onorevole Forgione,
primo firmatario della mozione, richiedere che la Conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari di questa sera si pronunci
anche sulla data di trattazione della mozione n. 276. Signor
Presidente della Regione, onorevoli colleghi, l'onorevole
Forgione richiede nella Conferenza dei capigruppo di questa sera
di potere portare anche la decisione sulla mozione n. 276 per
fissarne la data.
FORGIONE. Se è possibile anche oggi, visto che il Parlamento
nazionale sta discutendo in contemporanea sull'argomento.
CAPODICASA, presidente della Regione. Onorevole Forgione,
siccome abbiamo stabilito (mi pare che il Presidente ha dato
comunicazione all'Aula in questo senso) che la Conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari si riunirà subito dopo la
seduta, in quella occasione discuteremo possibilmente per la
giornata di domani, anche per la mozione di cui lei è firmatario,
considerato che valuteremo la compatibilità di questa discussione
col restante programma di Aula. Anche in quella occasione si può
trattare la mozione da lei presentata. Non vedo come sia
possibile subito, tenuto conto che abbiamo testé affermato, per
un'altra mozione che veniva giudicata improcastinabile
dall'onorevole Fleres, di trattarla domani mattina. Capisco le
sue ragioni, ma ognuno ha il proprio punto di vista, onorevole
Forgione. L'onorevole Fleres ritiene che la mancata trattazione
di questa...
FORGIONE. Con una differenza tra le bombe e le nomine dei
direttori.
CAPODICASA, presidente della regione, Ma sempre bombe sono.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, sarà la conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari questa sera a determinarla.
Resta così stabilito per la 276.
Mozione n. 277 - Contributo economico a favore dell'Iraq. A
firma Pezzino, Vella ed altri.
Onorevoli colleghi, se siamo d'accordo riteniamo che la 277
sia da collegarsi anche alla mozione n. 276, quindi una decisione
che vale per la 276 varrà anche per la 277. Non sorgendo
osservazioni, resta così stabilito.
E' intendimento del Presidente di convocare la conferenza
dei presidenti dei gruppi parlamentari intorno alle ore 22.00.
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE
PRESIDENTE. Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno.
Discussione di disegni di legge.
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE: "Schema di disegno di legge
costituzionale da sottoporre al Parlamento nazionale ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante "Modifiche dello
Statuto della regione siciliana concernenti l'elezione diretta
del Presidente della regione, l'autoscioglimento
dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed
i referendum regionali'" (NN. 2 - 94 - 144 - 152 - 177 - 705 -
708 - 758 - norme stralciate/A)
PRESIDENTE. Si passa alla Discussione del disegno di legge:
"Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto,
recante "Modifiche dello Statuto della regione siciliana
concernenti l'elezione diretta del Presidente della regione,
l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa
popolare e comunale ed i referendum regionali" - norme stralciate
Invito la commissione "Statuto" a prendere posto nel banco
alla medesima assegnato.
L'Onorevole presidente e relatore ha facoltà di intervenire.
PROVENZANO, presidente della commissione e relatore, Signor
Presidente, onorevoli colleghi, io non vi nego che con una certa
emozione prendo oggi qui la parola per illustrare il contenuto e
relazionare sul disegno di legge di riforma di una parte del
nostro statuto della Regione.
Una emozione che dipende dalla coscienza, che non è solo
mia, ma certamente di tutti i componenti della commissione, che
il lavoro svolto, al di là dei limiti che esso può avere, è
sicuramente un momento iniziale di un percorso che ci auguriamo
potrà portare lentamente ad una rivisitazione del nostro Statuto
regionale e quindi alla rivisitazione del nostro Statuto
autonomistico.
Vedete, onorevoli colleghi, sicuramente il disegno di legge
che oggi presentiamo alla vostra approvazione è certamente una
piccola parte in termini quantitativi di una rivisitazione dei 43
articoli del nostro Statuto, ma seppure quantitativamente esso
rappresenta una parte piccola, riteniamo e siamo convinti che
qualitativamente è una parte molto importante, che
qualitativamente può essere una pietra miliare per cambiare il
sistema e l'assetto di governo di questa Regione, per potere dare
al Governo di questa Regione una stabilità, un'autorevolezza, una
capacità, nel futuro, di potere finalmente affrontare, con la "A
maiuscola" e risolvere con la "R maiuscola" i tanti problemi che
in questi 50 anni si sono stratificati.
E' rilevante qualitativamente, perché riteniamo che dalla
Sicilia, se questo disegno di legge verrà approvato, partirà un
segnale importante, che potrà essere accolto anche a livello
nazionale per un nuovo percorso che potrà forse rivedere,
rivisitare i rapporti Stato-Regione che erano stati inizialmente
rivisti od avevano avuto un inizio di rivisitazione nella
bicamerale che però poi, come tutti noi sappiamo, è naufragata.
Allora, io credo che quest'Assemblea regionale siciliana
oggi debba avere coscienza del fatto che su di noi sono puntati
non solo gli occhi dei siciliani, che guardano con molta
attenzione la necessità di iniziare un percorso di grandi riforme
di questa Regione, ma anche gli occhi di altre parti del contesto
nazionale che potrebbero vedere partire dalla Sicilia, come
allora fu per la legge elettorale dei sindaci, un nuovo avvio,
una nuova luce nei rapporti di governo tra le popolazioni e le
singole Regioni.
Vedete, io credo che l'importanza qualitativa di questi
pochi articoli sia anche segnata dal fatto che vi è stata e vi è
una grande attenzione a questo percorso da parte di tutta la
Sicilia.
Noi abbiamo potuto verificare con mano, sia come deputati,
sia come lettori attenti dei fatti che fuori si verificano, ma
anche come componenti di questa Commissione, la grande attenzione
che la Sicilia reale ha su questo nostro progetto di legge, per
cui io credo che noi possiamo dire, tutta la Commissione possa
dire che questo è sì un progetto di legge che nasce dalla
Commissione speciale per la Riforma dello Statuto, ma che nasce
con l'aiuto, con la partecipazione della Sicilia reale, che
abbiamo udito varie volte in Commissione, ma che ha anche spinto
questa Commissione e che credo spingerà quest'Aula, perché il
percorso intrapreso non venga interrotto mai più, e mi riferisco
al grande movimento di popolo che per la riforma di questi
quattro punti nevralgici del nostro sistema di Governo, di fatto
si è mosso e si muove.
Abbiamo un movimento che unisce la Sicilia reale. I
sindacati, gli imprenditori, le università, l'associazionismo
tutto, che si è mosso e si è mosso in maniera compatta su una
proposta di riforma che sostanzialmente è quella che oggi viene
presentata in Aula, seppure con qualche piccola modificazione, ma
sostanzialmente è quella.
Allora, io credo che noi dobbiamo sentirci ulteriormente
impegnati nel dare una risposta positiva a questa grande attesa
che ha riunito, forse per la prima volta nella storia di questa
nostra Terra, ben 100.000 firme su un progetto di legge, ripeto,
similare a quello che oggi viene presentato qui in Aula, che ha
acquisito la firma di un centinaio di sindaci dei nostri comuni e
di rappresentanti di alcune amministrazioni provinciali.
Ecco, è per questo che io credo, allora, che non possiamo,
che quest'Assemblea non può e non deve perdere questo
appuntamento, che su questo disegno di legge si misurerà la
volontà non tanto e non solo delle forze politiche, ma,
permettetemi di dire, di ogni singolo deputato dei 90 deputati
che qua siedono, della reale volontà di iniziare un percorso di
sostanziale riforma. Perché, diversamente, onorevoli colleghi,
continueremo a gestire uno Statuto che non ci consente di
affrontare, negli anni 2000 e nel terzo millennio, i veri,
grandi, enormi nodi di questa Regione.
Onorevoli colleghi, il testo che viene ora sottoposto al
Vostro esame quindi costituisce soltanto uno stralcio rispetto
all'esigenza di una più organica revisione dello Statuto della
Regione siciliana, avvertita da tutti i Gruppi parlamentari, come
dimostrano le numerose iniziative legislative in materia.
Sicuramente, avremmo voluto presentare non uno stralcio ma
una riforma complessiva e totale di tutti i 43 articoli, ma
questa Commissione, con molto realismo si è chiesta se quello era
un percorso fattibile e ci siamo risposti, unanimemente, che le
condizioni politiche perché tutto il nostro Statuto potesse
essere offerto ad una legge costituzionale di modifica, non aveva
le possibilità di una agibilità rispetto ad un interlocutore che
con la caduta della bicamerale non c'era, allora abbiamo
preferito fare qualcosa di qualitativamente valido, anche se
limitato rispetto alla rivisitazione complessiva del nostro
Statuto, di uno Statuto del quale non si tratta di rinnegare, mai
e niente del nostro passato.
Tutti riconosciamo la fondamentale importanza e la
perdurante attualita' della speciale autonomia della Sicilia e
conserviamo grata memoria nei confronti degli illustri membri
della Consulta regionale della Sicilia che alla fine del 1945
seppero tradurre in norme giuridiche quell'aspirazione
all'autogoverno che era sempre stata una costante nella storia
dell'Isola.
Guai, onorevoli colleghi, se noi ritenessimo, come qualcuno
al di fuori di quest'Aula vorrebbe fare ritenere, che i guai
della Sicilia derivano dall'autonomia, dalla nostra autonomia e
dallo Statuto autonomistico della nostra Regione.
Forse un'autonomia mal gestita, mal governata, un'autonomia
alla quale non si è posta la giusta attenzione, ma sicuramente
non l'autonomia, come qualcuno vorrebbe far credere, può essere
alla base dei guai e dei problemi che noi, oggi, tutti, tocchiamo
con mano.
Più semplicemente, dal 1946 ad oggi, la realtà
socio-politica della Sicilia, così come dell'intero Paese, si è
andata modificando e radicalmente trasformando. La stessa
dimensione statuale nazionale va considerata in modo diverso, in
relazione al sempre più stringente processo di integrazione
europea, di un'Europa, onorevoli colleghi, che negli anni 2000
sarà un'Europa delle Regioni e sempre meno un'Europa degli Stati,
e sotto questo aspetto dobbiamo attrezzarci perché questa Isola
sia interlocutrice valida dei poteri europei, ricordandoci e
sottolineando che il futuro è al livello delle Regione e sempre
meno a livello degli Stati.
Nuove sfide, nuove responsabilità, sono davanti a noi e,
dunque, appare indispensabile un intervento di aggiornamento e di
adeguamento delle disposizioni statutarie, affinché il nostro
ordinamento autonomistico regionale sia al passo con l'incalzare
dei tempi.
Molto si era discusso, nelle precedenti legislature
dell'ARS, di riforme istituzionali e statutarie. Tutti ricordiamo
ad esempio, il dibattito che si svolse in Aula il 15 e 16 giugno
1988, durante la decima legislatura. Ricordiamo, ancora, il
lavoro svolto dalla speciale Commissione per la riforma dello
Statuto, presieduta dall'onorevole Giuliana.
Questa è la prima volta che un testo, sia pure avente un
oggetto precisamente definito e circoscritto, viene sottoposto
alle determinazioni dell'Assemblea regionale.
Però questa, onorevoli colleghi, è la prima volta che un
testo, sia pure avente un oggetto precisamente definito
"circoscritto", viene sottoposto alla determinazione
dell'Assemblea regionale e, sotto questo aspetto, ne dobbiamo
cogliere la portata, il significato.
In questo senso, consentitemi di esprimere il mio
compiacimento per il fatto che, grazie al costruttivo apporto ed
al senso di responsabilita' di tutti i Gruppi parlamentari, la
Commissione speciale per la riforma dello Statuto e le riforme
istituzionali è riuscita a rispettare l'impegno che aveva
assunto. Io credo che questo "grazie" debba venire non solo da
quest'Aula, è un grazie che credo tutta la Sicilia debba ai
nostri gruppi parlamentari regionali.
L'Assemblea è oggi chiamata ad approvare una 'legge-voto'
che, secondo quanto previsto dall'articolo 18 dello Statuto,
attiverà la procedura di revisione costituzionale, ex articolo
138 della Costituzione. E' di fondamentale importanza politica
che il Parlamento siciliano sia protagonista del processo di
ammodernamento dell'ordinamento regionale, ponendo in essere
un'iniziativa che si sposa perfettamente con le conclusioni cui
erano pervenute le forze politiche nazionali in sede di esame del
progetto di modifica della parte seconda della Costituzione.
Al riguardo, voglio ricordare che una delegazione della
nostra Commissione, l'8 luglio 1998, è stata ricevuta dal
Presidente della Camera dei Deputati, on. Violante, e lo stesso
giorno ha avuto un incontro a Roma con una rappresentanza dei
senatori eletti in Sicilia. In quell'occasione, la proposta di
una legge-voto dell'Assemblea che tendesse a consentire alla
Regione siciliana di riformare la forma di governo regionale, è
stata valutata positivamente dai nostri autorevoli interlocutori.
Un altro incontro con il Presidente del Senato della
repubblica avremmo dovuto fissare e, comunque, cercheremo di
ottenerlo quanto prima per assicurare un percorso veloce e rapido
all'iter di questa nostra legge, se quest'Assemblea vorrà
approvarla.
Il progetto di legge al Vostro esame tende, appunto, in
primo luogo, a modificare la forma di governo della Regione.
L'articolo 9 dello Statuto, nel testo vigente, prevede che 'il
Presidente regionale e gli Assessori sono eletti dall'Assemblea
regionale ... nel suo seno a maggioranza assoluta di voti
segreti dei deputati'.
Questo è il sistema che vige da 50 anni, questo sistema ha,
credo, dimostrato i suoi grandi limiti.
Il nostro statuto è vigente da 52 anni, questo
dell'onorevole Capodicasa è il cinquantaduesimo governo della
Regione siciliana: un anno per ogni singolo governo. Quale la
possibilità di potere affrontare i grandi temi, di potere fare un
programma con il quale poi confrontarsi, in positivo o in
negativo, con l'elettorato che ci ha votato e che ci ha mandati
qui a rappresentarli ed a risolvere i loro singoli problemi e i
loro problemi di gruppo?
L'articolo 1 del DDL sostituisce l'intera sezione II del
Titolo I dello Statuto. Di conseguenza, anche se la modifica
proposta è riferita all'articolo 9, deve intendersi tacitamente
abrogato l'articolo 10 dello Statuto.
Si afferma il principio dell'elezione popolare diretta del
Presidente della Regione, nella logica di conferire al Vertice
dell'Esecutivo quell'autorevolezza che discende dal fatto di
essere espressione di un consenso popolare, liberamente
manifestato. E' la stessa logica che si è affermata con leggi
che hanno previsto l'elezione popolare diretta del Sindaco e del
Presidente della Provincia. Si tratta, in altri termini, di
superare la forma di governo parlamentare, per perseguire
l'obiettivo della stabilita' e dell'efficienza dell'azione di
governo.
Naturalmente, si vuole che non soltanto il Governo sia forte
ed autorevole, ma che anche il Parlamento, titolare del potere
legislativo, sia altrettanto forte ed autorevole. Occorre,
dunque, trovare i giusti equilibri e contrappesi fra i poteri.
La compiuta disciplina della forma di governo è demandata ad una
legge regionale che dovrà essere approvata con una maggioranza
particolarmente qualificata.
Onorevoli colleghi, noi tutti credo capiamo cosa significa
un Presidente della nostra Regione autonoma eletto direttamente
dal popolo: la forza, l'autorevolezza, la possibilità di dialogo
che il Presidente della Regione con questa investitura ha nei
confronti degli interlocutori della Sicilia a livello nazionale e
dico anche di più a livello europeo con il quale dovremo
confrontarci sempre di più.
Il sistema elettorale ha dimostrato per i sindaci e per le
province, che i sindaci hanno autorevolezza, hanno capacità di
impostare un programma e di portarlo avanti, hanno sicuramente
un'autorevolezza maggiore di coloro che hanno un'elezione
indiretta.
La previsione di tale maggioranza qualificata prevista da
questo disegno di legge è a garanzia di tutti i gruppi
parlamentari, certamente il disegno di legge prevede una
maggioranza dei due terzi dei deputati, su questo vi sono state
certamente da parte di molti, alcune critiche e credo che questo
sarà un punto che potrà essere rivisitato in sede assembleare, ma
comunque ci sembrava come commissione certo il fatto che una
legge che fissa le regole fondamentali dell'agire politico deve
essere espressione del più ampio consenso possibile e deve avere
caratteristiche di permanenza nel tempo, cioè deve essere
sottratta al rischio di continue modifiche per l'intervento di
mutevoli maggioranze parlamentari.
Una volta approvata la legge regionale prevista
dall'articolo 1 del DDL, quando, in successione di tempo,
l'Assemblea regionale riterrà opportuno rivedere la forma di
governo regionale, potrà, nel rispetto della medesima procedura,
introdurre tutti gli opportuni aggiustamenti, senza ogni volta
dover attivare la procedura di revisione costituzionale dello
Statuto, ex articolo 138 della Costituzione.
Di conseguenza, l'Assemblea viene ad essere titolare di un
potere in più (e di una connessa responsabilita'), così come
anche i cittadini diventano titolari di un potere in più, potendo
direttamente eleggere il Presidente della Regione.
Il testo in esame costituisce ovviamente il portato di un
compromesso, nell'accezione più nobile del termine. Non credo che
nessuno debba assolutamente vergognarsi che a livello politico un
disegno di legge sia la possibilità di mettere insieme quelle che
sono aspettative e opinioni diverse nei vari gruppi parlamentari
che facevano e fanno parte di questa nostra commissione.
Ci è sembrato l'unico testo comunque possibile nella
situazione d'Aula.
Alcuni, ad esempio, avrebbero voluto precisare meglio nelle
stesse disposizioni statutarie le caratteristiche della forma di
Governo regionale, si è preferito tuttavia non introdurre
eccessive rigidità proprio per lasciare l'Assemblea regionale
libera di determinare come ritiene meglio una compiuta disciplina
in sede di approvazione della legge organica prevista
dall'articolo 1.
In particolare poi, alcuni avrebbero voluto fissare in modo
più netto il principio della separazione tra potere legislativo e
potere esecutivo, sancendo già in Statuto e quindi
costituzionalmente l'incompatibilità fra la carica di Presidente
della Regione o di assessore e la carica di deputato.
Il testo approvato lascia impregiudicata la possibilità di
introdurre una normativa in tal senso appunto per lasciare
all'Aula ed al senso di responsabilità di ciascuno di noi la
possibilità, o meno, in sede costituzionale la incompatibilità di
cui abbiamo parlato.
In ogni caso, l'Assemblea regionale, libera e sovrana,
potrà, con senso di responsabilita' decidere diversamente dalla
Commissione, in sede di esame degli emendamenti che sono stati
preannunziati al riguardo.
L'articolo 2 del disegno di legge introduce la possibilita'
di determinare la conclusione anticipata della legislatura per
volonta' degli stessi deputati regionali. In altri termini, alla
ipotesi di 'scioglimento-sanzione', gia' normata dall'articolo 8
dello Statuto, si aggiunge un'ulteriore ipotesi che fa
riferimento alle contemporanee dimissioni della meta' più uno dei
deputati regionali.
Gia' l'articolo 126 della Costituzione prevedeva, per i
Consigli delle regioni a statuto ordinario, l'eventualità di uno
scioglimento quando, a seguito di dimissioni, l'Organo non fosse
più 'in grado di funzionare'. Nel nostro caso, si prevede che le
dimissioni contemporanee di 46 deputati realizzino,
automaticamente, una condizione di impossibilita' di
funzionamento dell'Organo. In tale ipotesi, il giudizio deve
tornare agli elettori, che, democraticamente, eleggeranno una
nuova Assemblea.
E' il caso, onorevoli colleghi, di mettere un punto a
questa, permettetemi di dire maledizione di auto-sopravvivenza di
questa Assemblea, quando le condizioni politiche, l'agibilità
politica non lo consente più.
Perchè nel momento in cui un organo sostanzialmente morto è
condannato a vivere è un organo che vive male che si attorciglia
su se stesso che rischia come qualche occasione è avvenuta o
stava per accadere di delegittimare la stessa essenza
dell'organo.
Gli articoli 3 e 4 del disegno di legge non devono essere
sottovalutati, perché integrano una lacuna dell'ordinamento
regionale, introducendo istituti di democrazia diretta e di
partecipazione popolare. Va notato che la formulazione
dell'articolo 4 contempla la possibilita' di tipologie diverse di
referendum, quindi anche propositivi, secondo quanto stabilira'
il legislatore regionale.
L'articolo 5 del disegno di legge introduce una normativa
transitoria che deve essere solo transitoria qualcuno ha
immaginato che fosse, come dire una forma di catenaccio perchè
tutto potesse continuare come era prima, così io mi auguro che
non sia, la Commissione si augura che non sia, ci si pone al
riparo, comunque dal rischio, che ritengo non vi sarà, che, prima
della prossima scadenza elettorale regionale, l'Assemblea non
faccia in tempo ad approvare una nuova legge organica
sull'elezione del Presidente della Regione e sull'assetto della
forma di governo, secondo quanto previsto dall'articolo 1 del
disegno di legge. In tale eventualita', quindi, deve poter
continuare in applicazione le disposizioni statutarie previgenti.
Questo articolo 5 è solo un articolo di salvaguardia e che
la responsabilità di tutti non faccia mai accadere che una volta
approvato il disegno di legge, quale oggi predisposto, di fatto
non segue una legge elettorale che immediatamente dopo
l'Assemblea dovrà necessariamente avviare ed approvare.
In conclusione, va detto, onorevoli colleghi, che alcuni
Gruppi parlamentari intendevano introdurre nelle disposizioni
statutarie princìpi attinenti al sistema di elezione
dell'Assemblea regionale. L'orientamento prevalente in
Commissione è stato quello di non 'costituzionalizzare' princìpi
che attengono alla normativa elettorale, sempre per non
introdurre in Statuto elementi di rigidita'. Del resto,
riteniamo che nessuna legge elettorale possa essere
costituzionalizzata, può e deve costituzionalizzarsi solo la
cornice all'interno del quale l'Assemblea regionale siciliana
dovrà predisporre una legge elettorale.
Ai sensi dell'articolo 3 dello Statuto, l'Assemblea è
sovrana di determinare, come crede, la propria legge elettorale,
nel rispetto dei princìpi fondamentali fissati dalla Costituzione
in materia di elezioni politiche. Naturalmente, la previsione
della elezione popolare diretta del Presidente della Regione
potra' richiedere un raccordo con la legge elettorale
dell'Assemblea, nel senso ad esempio, di prevedere che la
coalizione politica che esprime il Presidente della Regione abbia
garantita, attraverso un meccanismo "premiale" la maggioranza
parlamentare.
E' evidente, onorevoli colleghi, che un Presidente eletto
direttamente dal popolo, un presidente al quale si vuole affidare
un governo stabile, deve avere una maggioranza stabile
all'interno dell'Assemblea regionale siciliana, attraverso un
meccanismo premiale, la maggioranza parlamentare.
Di tutto questo comunque ci sembra sia preferibile si occupi
l'Assemblea, a cui affidiamo questi grandi temi, quando con una
valutazione unitaria ed armonica sarà chiamata a disciplinare la
materia oggi acchiamata.
In sintesi, onorevoli colleghi, il disegno di legge che oggi
viene proposto alla vostra approvazione ha tre punti che dovranno
essere attentamente valutati da questa Assemblea, con il senso di
responsabilità che ciascuno di noi ha, nei confronti del proprio
mandato elettorale.
Il problema della incompatibilità appena accennato nel
disegno di legge, ma che sicuramente è un problema che
quest'Assemblea deve affrontare e risolvere con grande senso di
responsablità, analizzando se il Presidente eletto direttamente
dal popolo riesce ad avere un governo stabile se al proprio
interno può nominare assessori deputati regionali. Questo è il
grosso dubbio sul quale la commissione ha dibattuto; questo è un
dubbio che la commissione offre a tutta l'Aula per proprio senso
di responsabilità.
Il secondo punto è la necessità che venga garantita una
stabilità alla maggioranza. Il Presidente eletto deve poter
governare altrimenti è inutile che venga eletto dal popolo e
quindi deve avere una propria maggioranza, deve essere
espressione di una maggioranza. E' evidente che il problema dei
cambi di maggioranza dovrà essere un altro tema che quest'Aula
dovrà necessariamente affrontare e risolvere, e quindi il
rapporto fiduciario che si istaura tra Governo ed Assemblea.
Onorevoli colleghi, non voglio concludere questa relazione
senza una sottolineatura su un'occasione che questa Assemblea
oggi ha nell'affrontare il tema della riforma di Governo di
questa Regione, ed è il tema della sussidiarietà che in questa
regione è stata sempre dimenticata. Qualcuno potrà chiedere: ma
cosa c'entra la forma di governo con il sancire un principio di
sussidiarietà orizzontale e verticale all'interno di
quest'Assemblea? C'entra per evitare l'invadenza della Regione
siciliana nel contesto economico, sociale della nostra terra.
Affido quindi anche all'Assemblea la possibilità,
l'opportunità di valutare se una norma che possa sancire questo
principio sia coerente con la modifica statutaria che oggi
andiamo a discutere.
In conclusione, formulo l'auspicio che l'Assemblea regionale
siciliana voglia cogliere questa importante occasione, che potrà
consentirci di realizzare una reale svolta nel senso
dell'ammodernamento e dell'efficienza dell'ordinamento regionale
e per sottolineare che il lavoro della commissione, così come dal
disegno di legge presentato, non è terminato e non terminerà con
l'approvazione di questa provvedimento, perchè l'Assemblea
regionale siciliana dovrà avere la forza, il coraggio di
proseguire sul percorso del cambiamento dello Statuto e la
commissione per la riforma dello Statuto è stata nominata ed è
pronta a proseguire in questo percorso. Io mi auguro che questa
Assemblea regionale non si permetta di dire: "Anche con l'aiuto
di Dio abbia la capacità di sapersi riformare, affermare,
modificare quegli elementi di blocco o gli elementi che hanno
creato quei grandi problemi, primo dei quali la disoccupazione in
questa terra".
PRESIDENTE. Desidero esprimere a nome della Presidenza ed a
nome dell'intera Assemblea il vivo ringraziamento per il lavoro
svolto finora dall'intera Commissione e per il brillante
risultato per intanto già raggiunto. Naturalmente ci auguriamo
che questo lavoro svolto dalla Commissione possa essere lo
strumento utile e necessario a questa Assemblea per giungere ad
una seconda fase di vitalità dell'autonomia siciliana. Spero
proprio che questo dibattito sia utile in tal senso.
Dichiaro aperta la discussione generale ed informo i
Deputati che la Presidenza, avvalendosi delle norme consentite
dal Regolamento, ha ritenuto di fissare in 45 minuti il tempo
utile per la discussione generale del disegno di legge.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è a tutti
noto che in Italia il tema delle riforme istituzionali di governo
nel dibattito politico e culturale ha registrato sempre passi
molto lenti. Ciò è dovuto al sistema politico ingessato con i
blocchi contrapposti a livello internazionale, incominciando da
Yalta, e questa contrapposizione ha avuto riflessi anche nel
nostro Paese.
Tale contesto politico ha approfondito la crisi del sistema
istituzionale per la mancata realizzazione della democrazia
compiuta, fondata sul ricambio della classe di governo e della
alternanza al potere tra partiti o coalizioni di partiti. Tutto
ciò perchè non tutti i partiti erano considerati legittimati a
governare.
Il tema della riforma istituzionale diventa pressante con la
fine del principio della "conventio ad escludendum" del Partito
comunista Italiano, della caduta del muro di Berlino e la fine
del comunismo internazionale, lo scioglimento dell'URSS e
l'evoluzione politica di una parte della sinistra dal PCI al PDS
(adesso DS). Ma non vi è dubbio che anche l'evoluzione della
Destra da fascista, oggi post-fascista, ma che accetta i valori
della liberaldemocrazia, agevola il dibattito o le decisioni in
materia di riforme istituzionali che devono investire in primo
luogo gli apparati centrali dello Stato senza escludere la
"forma-partito", strumento necessario per la sopravvivenza del
sistema democratico.
Le riforme istituzionali non possono che investire le
autonomie locali e regionali con l'introduzione di nuove e più
dirette forme di rappresentanza politica; a quelle autonomie
locali la Regione siciliana ha adeguato la propria legislazione
sulla rappresentanza politica con l'elezione diretta dei sindaci
e dei Presidenti delle Province regionali, ma nella forma di
Governo della Regione e sul sistema elettorale per il rinnovo
dell'Assemblea regionale nulla è cambiato da più di 50 anni a
questa parte, cioè dalla data della istituzione della Regione
stessa.
Tutte le crepe e lo stato di crisi profonda del sistema
politico-costituzionale della Regione siciliana sono sotto gli
occhi di tutti. La instabilità politica, la scarsa capacità
decisionale delle istituzioni regionali, la crisi dei partiti,
cioè è mancato un vero ricambio nella classe di governo in questa
Regione. Con orgoglio noi socialisti possiamo rivendicare la
primogenitura in materia di riforme istituzionali per avere,
nella conferenza programmatica di Rimini, posto il problema della
grande riforma con le proposte di un rilancio e di una
rivalutazione della Regione da fare da contrappeso ad un'altra
riforma di tipo forte quale l'elezione diretta del Presidente
della Repubblica. Nel Paese con l'affossamento dei lavori della
Commissione bicamerale, presieduta dall'onorevole D'Alema, per la
revisione della seconda parte della Costituzione, le riforme
ormai sono ad una situazione di stallo. Le leggi elettorali
approvate dopo il referendum non hanno dato stabilità politica al
Paese, facendo crescere a dismisura i partiti politici,
provocando i cosiddetti "ribaltoni" e le crisi continue. Le varie
leggi e decreti relegati cosiddetti "Bassanini" hanno riguardato
solamente il decentramento amministrativo e la semplificazione
delle procedure amministrative ma non hanno toccato e non
potevano toccare il sistema di rappresentanza politica e le forme
di governo del Paese e delle singole Regioni. Purtroppo, finora,
abbiamo assistito ad attività riformatrici a singhiozzo. Per
quanto riguarda lo Stato e le Regioni anche se il momento storico
che stiamo vivendo imporrebbe un'accelerazione delle procedure
per rivedere le forme di rappresentanza politica, del sistema
elettorale e la forma di governo statale e regionale al fine di
impostare altre grandi riforme di carattere economico e sociale
ed una politica di sviluppo nel contesto europeo e nel mercato
globale. I socialisti democratici italiani non sono tra coloro
che chiedono di volere una riforma costituzionale ma, in realtà,
mirano ad una diversa impostazione ed organizzazione del sistema
della giustizia in Italia. Questa aspirazione sarebbe
condivisibile solo se fosse posta come uno dei problemi del
nostro sistema da rivedere e come affermazione dei principi di
giustizia, di libertà e di riequilibrio tra i poteri dello Stato.
I socialisti democratici non accettano la posizione di coloro che
discutendo di revisione della Costituzione dello Stato, in
realtà, mirano a modificare in senso assolutamente maggioritario
il sistema elettorale che certamente non garantisce una
rappresentanza corrispondente alle varie esigenze ed espressioni
nelle nostre comunità. Quando il maggioritario è imposto
dall'alto costringe alla omogeneizzazione, determinando una falsa
rappresentazione della società, la disaffezione verso la
politica, l'astensionismo delle consultazioni elettorali.Noi
invece auspichiamo la realizzazione di una riforma costituzionale
per una nuova ed efficente struttura dello Stato che abbia a
fondamento una democrazia governabile. In questo contesto non
può mancare una discussione sullo stato dell'autonomia regionale,
del significato che oggi essa deve assumere. In particolare, in
Sicilia già da tempo si parla di modifica di revisione dello
Statuto, anche alla luce delle sempre maggiori azioni
ridimensionatrici dell'Autonomia che non ora e da più parti si è
manifestata. Dalla giurisprudenza alla Corte costituzionale,
all'azione di alcuni Governi nazionali i quali hanno trattato
l'Autonomia dello Statuto siciliano alla stessa stregua degli
Statuti ordinari, anzi spesso tra gli studiosi di tali problemi
ci si è trovati d'accordo nel ritenere che vi è stato, da un
canto, un'omogeneizzazione verso il basso con conseguente
snaturamento della specialità statutaria e, dall'altro, una
maggiore elasticità e dunque capacità di adattamento di revisione
delle regioni a statuto ordinario rispetto a quelle che, come
afferma la Costituzione, godono di forme e condizioni particolari
di autonomia. Basti pensare a come è stata soppressa l'Alta
corte, di quale autonomia finanziaria e fiscale gode la nostra
Regione, di quale ritorno economico gode la Sicilia sulle risorse
energetiche che possiede, per dirne alcune. Non si tratta delle
solite recriminazioni o delle solite richieste, ritengo sia
giunto veramente il momento che la Sicilia, o meglio i suoi
rappresentanti, e con essi i partiti presenti sulla scena
isolana, prendano coscienza di ciò che la Regione potrebbe avere
e non ha: per cominciare un'opera attiva di riproposizione di
programmi che puntano alla riaffermazione e all'autonomia, non
solo formale, ma anche sostanziale. In questo quadro si
inserisce la proposta avanzata in sede assembleare di modifiche
dello Statuto in ordine, in particolare, alla forma di governo da
adottare tramite - così si vorrebbe - una spessa revisione dello
Statuto. Il disegno di legge-voto in discussione prevede di
assumere come modello quello della forma di governo presidenziale
o, meglio, di elezione diretta del Presidente della Regione. Vero
è che il disegno di legge prevede poi che le modalità
dell'elezione diretta verranno stabilite con legge adottata
dall'Assemblea attraverso un procedimento, diremmo, "rinforzato".
Ma è altrettanto vero che una soluzione di tale genere torna a
limitare un principio che noi, principali rappresentanti
dell'Ars, dovremmo cominciare a far valere, ovvero quello della
libertà di determinazione o, se si vuole, di scelta della forma
di governo da adottare. L'Assemblea deve avere la forza e la
determinazione di chiedere al Parlamento nazionale di
riconoscerle la libertà di scelta della forma di governo
regionale. Sancito il principio statutario, sarà poi l'Assemblea
in piena autonomia a gestire la forma di governo, nel rispetto
dei limiti dei principi democratici e di libertà contenuti nella
Costituzione e nello stesso Statuto speciale. Pertanto,
contrariamente a quanto affermato dalla legge-voto, si dovrà
prevedere, a modifica dell'articolo 9 dello Statuto, che il
Presidente della Regione, è eletto nella forma e secondo modalità
stabilite con legge adottata dall'Assemblea regionale.
D'altro canto, ritengo un rischio presentare al Parlamento
un modello specifico sempre suscettibile di correzione in sede
nazionale. L'assemblea deve, invece, affermare il riconoscimento
e l'autonomia statutaria e dunque della scelta della forma di
Governo. Non credo che sia fuori della realtà se si dice che il
modello che si vuole far passare dell'elezione diretta sia
confezionato ad hoc. Ma il senso di responsabilità e di rispetto
verso la nostra autonomia suggerisce l'affermazione di un
principio delle garanzie e non una riforma strumentale e
funzionale al dato contingente, destinato comunque a valere a
tempo indeterminato. Pertanto, quale che sia l'esito del processo
di riforma della nostra Costituzione, va sottolineato che il
principio affermato nel progetto di legge costituzionale
approvato dalla Commissione e poi modificato in Aula è quello
della libertà di scelta della forma di governo regionale, tant'è
che si sancisce che lo Statuto disciplina la forma di governo
della Regione con riferimento ai rapporti tra l'Assemblea
regionale e un governo regionale e il Presidente della Regione.
Volere imporre con accordi trasversali modifiche statutarie che
mortificano questo Parlamento e l'autonomia speciale, e la
capacità di autodeterminazione delle forme di governo della
Regione siciliana si corre un grosso rischio politico oggi e,
certamente, domani. I democratici di sinistra, Forza Italia, AN
più La Rete, oggi in Sicilia rappresentano, secondo sondaggi, per
chi crede ai sondaggi, una minoranza che non va certamente oltre
il 38-40 per cento dei voti. Certamente i sondaggi, quando
convengono, vengono sbandierati ai quattro venti, quando non
convengono, evidentemente, si tacciono. Questa minoranza non può
imporre ai siciliani forme di governo "capestro". Mi chiedo quale
coerenza ci sia tra gli accordi di governo, che abbiamo previsto
in sede di accordi di governo, il "Tatarellum", con questo
disegno di legge. Non c'è nessuna coerenza, e quindi non può
esser approvato per la parte che mi riguarda. Io mi chiedo se il
PDS, Forza Italia e Alleanza Nazionale abbiano uno stesso idem
sentire politico, non si riesce a capire perchè non formano uno
stesso governo, una nuova maggioranza. Non è concepibile infatti
che si possa dare un sostegno di governo a partiti o a gruppi che
hanno la massima espressione nella Regione, che non hanno lo
stesso idem sentire con le altre forze dello schieramento di
centro-sinistra. E' una curiosa posizione quella del PDS o del
DS. Oltre che essere curiosa è incomprensibile. Noi siamo in
una fase di transizione...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Martino. Onorevoli colleghi, ma
questi telefonini, vivaddio, non se ne può fare a meno, almeno in
una seduta importante come questa? C'è n'è uno, tra l'altro, che
è in clima natalizio
DI MARTINO .Come dicevo, la posizione del PDS o DS oltre che
curiosa è incomprensibile. Noi viviamo un momento politico di
transizione, perché per dare una nuova forma di governo bisogna
sapere quale sistema politico si vuole realizzare e da questo
sistema politico discende poi la legge elettorale. Abbiamo due
grosse questioni, il bipartitismo e il bipolarismo.
In Sicilia, e penso anche in tutto il Paese, il bipartitismo
sarebbe un grosso vantaggio per il centro destra. Il bipolarismo,
con l'Ulivo ed il centro sinistra invece abbiamo visto che fa
crescere consensi al centro sinistra. Per dirla alla Mao Tse
Tung, lasciamo crescere per fare contento l'onorevole Forgione.
"Facciamo crescere i mille fiori". Ora, vogliamo capire se il PDS
ha una vocazione bipartitistica o una vocazione bipolaristica.
L'impressione che se ne ricava è che il PDS abbia nei fatti
vocazione bipartitistica e non si spiega diversamente.
CAPODICASA, presidente della regione, non esiste più il PDS.
DI MARTINO . .sto parlando al PDS non al presidente della
regione, il PDS non so come si chiama, perché non me lo dice? Se
non lo sa neanche lei, lo posso conoscere io il nome vero? Io
dico PDS e DS per avere una maggiore chiarezza.
Io voglio capire: le tendenze mi sembrano bipartitistiche,
con grande sconfitta della sinistra in Italia: D'altra parte, le
operazioni pubbliche sono quelle che sono: la Cosa 2, dove vi
sono i socialisti pentiti, o in cerca di collocazione, i
Cristiani sociali, i laburisti ex repubblicani, i risultati di
queste operazioni sono che 2 più 2 ha fatto sempre meno quattro,
in tutte le consultazioni elettorali. Quindi, non penso che il
PDS abbia interesse a seguirle. Quando invece andiamo verso il
bipolarismo e verso lo schieramento, noi abbiamo lo spirito di
coalizione centrosinistra, noi vediamo attraverso l'Ulivo o il
centro sinistra che mancano i successi elettorali. Voglio capire
poi, onorevoli colleghi del PDS, che senso abbia governare da
Roma a Palermo con alcune forze con il PPI. Io qui voglio
ricordare ai colleghi del PPI che c'è una posizione ufficiale del
PPI a livello nazionale che fa capo all'onorevole Lusetto, e
precisamente una dichiarazione, non la voglio leggere ma viene
ripreso dall'Unità (quotidiano al di sopra di ogni sospetto) che
riporta la frase di Lusetto. Io concordo per l'elezione del
presidente della regione purché non sia costituzionalizzato; ioè
non possiamo ingessare questo tipo di organi. Non capisco perché
il PDS deve avere rapporti di governo con i Verdi, oltre che con
il PPI e i Comunisti italiani, rapporti anche qualche volta
spesso conflittuali con il partito Rifondazione comunista: Se
queste alleanze politiche ed elettorali portano avanti questo
disegno di legge, noi abbiamo una alleanza, un abbraccio mortale,
si tende allo strangolamento, alla cancellazione degli alleati.
A questo punto voglio capire: è un disegno o cecità
politica? Perché un certo egemonismo vetero-comunista non
risorge, ma questo egemonismo porterà ad una sicura sconfitta
alle forze democratiche della sinistra in Italia; quindi il
bipartitismo egemonizzato dal PDS o dai DS sarà un grosso regalo
al centrodestra. Poi, per quanto riguarda la soluzione siciliana,
il bipartitismo sarebbe un risultato elettorale catastroficoi e
la stessa esperienza del governo Capodicasa, buttato alle
ortiche, perché faremo mi auguro di fare in questo periodo un
lavoro che per altri è considerato sporco, ma io ritengo che sia
un lavoro pulito, quello del risanamento della Regione; ebbene,
noi dopo questo sforzo, se dovessimo adottare quel tipo di
impostazione, andremmo a fare un regalo gratuito al Centro destra
nel nostro Paese e non penso che nessuno lo voglia.
Personalmente e come socialisti democratici italiani
riteniamo che oggi l'elezione diretta del Presidente della
Regione sia il sistema elettorale e la forma di governo più
idonea per la stabilità politica della Regione e per lo stesso
Governo della Regione. Però la costituzionalizzazione della norma
così come è formulata dalla Commissione, darebbe alla Sicilia un
governatore forte, non avrebbe il Presidente della Regione,
avrebbe il Governatore della Sicilia, dinanzi ad un Parlamento
debole.
Tutto ciò contrasta con qualunque principio democratico, di
equilibrio e di bilanciamento dei poteri esecutivo e legislativo.
Non possiamo tacere, le preoccupazioni sulle tendenze
separatiste che potrebbero sorgere a chi si sente investito del
ruolo di Governatore della Sicilia.
Le tendenze separatistiche le abbiamo vissute in questi
anni, onorevole Capodicasa. L'esperienza del governo Provenzano
che doveva rompere le reni al governo nazionale; l'esperienza
del governo Drago che doveva contrastare e contestare tutto ciò
che accadeva; cioè queste sono delle preoccupazioni serie.
Vi immaginate un Presidente della Regione che si sente
governatore della Sicilia e pensa di fare la guerra allo Stato,
non c'è dubbio che potrebbe arrivare al punto di mobilitare la
Guardia forestale, perché è l'unico corpo armato che abbiamo in
Sicilia, quindi, cerchiamo di essere più seri quando affrontiamo
riforme serie della nostra Costituzione, del nostro Statuto.
PRESIDENTE. Onorevole Di Martino, ma l'eventualità
dell'utilizzo delle guardie forestali sarebbe costituzionale, non
è vero? O sarebbe un colpo di Stato?
DI MARTINO . Signor Presidente, se facciamo il governatore,
sarebbe costituzionale e dobbiamo evitarlo.
PRESIDENTE. No, la mia battuta è tutt'altro che ironica, non
soltanto perché uso anche presiedere l'Assemblea...
DI MARTINO . Signor Presidente, mi creda non intendevo essere
offensivo.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Di Martino, io sono uno che sa
usare l'ironia, innanzitutto su se stesso e poi sugli altri,
quindi la considero.
Mi permetta solo di farle osservare che però affermazioni di
questa natura, che restano nella storia anche di chi un giorno
studierà il dibattito sulle modifiche statutarie: ritenere che
possa anche sollevarsi una questione circa l'utilizzo delle
guardie forestali per aspetti che potrebbero essere di violazione
costituzionale, mi sembra una cosa fuori luogo
Pertanto, almeno per la storia, per quello che mi riguarda,
per la modesta persona che sono ed io voglio restare nella
cronaca come suole dirsi, oltre tutto non avrei le qualità per
aspirare a traguardi diversi, vorrei augurarmi che questo
dibattito si mantenesse, con tutta la libertà che lei ha
dell'intervento, nei limiti tali da potere essere un giorno
consegnato a chi volesse, bontà sua, occuparsi anche delle cose
serie che stiamo tentando di fare in queste ore.
DI MARTINO . Signor Presidente, voglio precisare che si tratta
soltanto di ironia, evidentemente, estremizzando per quello che
potrebbe accadere dinanzi ad un presidente della Regione
irresponsabile. Non mi riferisco a nessun caso concreto, mi pare
chiaro.
Fatte queste precisazioni, signor Presidente, voglio dire
che qualche saggio lo abbiamo avuto in questo periodo sulla
deriva populistica e sul delirio politico che scaturisce molto
spesso dal plebiscitarismo, per esempio nell'elezione diretta dei
sindaci.
Noi, per esempio riscontriamo che abbiamo sindaci di grandi
città siciliane che vogliono dividere la Sicilia in due
granducati, un granducato della Sicilia orientale, un granducato
della Sicilia occidentale; tutto ciò perché sono presi dal
delirio, convinti che il plebiscitarismo possa consentire di
parlare in qualunque modo.
Abbiamo sindaci per la Sicilia che vogliono imporre
all'Assemblea regionale siciliana le proprie scelte politiche e
non che deve essere l'Assemblea regionale siciliana stessa a fare
le scelte.
Inoltre, abbiamo sindaci, che presi da questo delirio
plebiscitario, sindaci oltre Stretto, per esempio, che si
autoproclamano salvatori della Patria; abbiamo sindaci che
diventati ministri, propongono la rottamazione dei cinquantenni.
Ecco, dove porta il delirio del plebiscitarismo e perché
quindi bisogna essere molto cauti e stabilire sempre dei
contrappesi all'elezione diretta del Presidente della Regione.
Questi sindaci, abbiamo notato, convocazione plebiscitaria,
l'unica bravura l'hanno dimostrata nella gestione dei lavori
socialmente utili, nell'assistenzialismo e nel clientelismo. Non
vorremmo che si ripetessero queste sceneggiate nella politica
regionale, perché il danno sarebbe più grande per la stessa
comunità siciliana.
Il disegno di legge in discussione ci offre l'occasione per
verificare la coerenza di chi vuole fare politica in Sicilia col
motto "Pensare Sicilia", perché non si vogliono affidare le sorti
della nostra Isola ai vari Mastella (dicono loro, non lo dico
io), ai vari D'Alema, ai vari Berlusconi e ai vari Fini.
Ebbene, se votano con i colleghi deputati, che dicono di
pensare "Sicilia", se votano questo articolo 1 che modifica
l'articolo 1 dello Statuto, significa che tutto il loro moto
perpetuo politico di questi giorni è stato un "bluff" e non
riguarda l'autonomia regionale ma si tratta di collocazione, o di
riposizionamento, o di ricollocamento nello schieramento
politico.
Per tornare al disegno di legge, signor Presidente, non ho
difficoltà a dichiarare che tre dei quattro articoli - soltanto
uno si salva perché è stato accolto un mio emendamento dalla
Commissione - sono un "mostriciattolo politico-giuridico", o
meglio sono il patto di una cosa - oggi sono di moda le cose, si
fa politica con le cose - affetta da focomelia, cioè con gravi
malformazioni degli organi statutari della nostra Regione.
L'articolo 1, signor Presidente, non c'è dubbio, abbiamo già
sollevato le questioni, basti pensare a quello che si è scritto
per approvare la legge di attuazione, occorrono i due terzi dei
deputati dell'Assemblea.
Onorevole Provenzano, lei che ha una tradizione
liberal-democratica, presumo, liberal-socialista, scelga lei, le
risulta che vi siano parlamenti che votano per approvare una
legge con i due terzi dei voti? Nei sistemi liberal-democratici
dove le maggioranze sono sempre risicate, le leggi si votano a
maggioranza assoluta, soltanto nella Camera dei fasci e delle
corporazioni, oppure nei parlamenti a democrazia popolare dell'ex
Unione sovietica si potevano votare con questa maggioranza, tanto
perché lì la maggioranza del parlamento o quelle assemblee erano
rappresentate al 95% dal partito al potere, l'altro 5% dai
satelliti, quindi potevano mettere pure il 100%; non esiste un
parlamento democratico che vota in questo modo per approvare una
legge, stiamo attenti, non facciamo ridere il Parlamento
nazionale quando andiamo a fare questa proposta.
Tutte le altre questioni le abbiamo inserite nei vari
emendamenti.
Qualcuno dice che bisogna fare così perché l'Assemblea
regionale non sarebbe in grado, per la sua vischiosità, di fare
una propria legge elettorale per l'elezione diretta del
Presidente della Regione. Noi abbiamo introdotto, abbiamo
proposto, e proporremo un referendum propositivo, cioè quando ci
sono un quarto o cento consigli comunali si va a proporre una
legge che viene votata direttamente dal corpo elettorale, a quel
punto possiamo imporre come il corpo elettorale, possiamo imporre
all'Assemblea di votare quella legge per l'elezione diretta dei
sindaci, non si procede alla costituzionalizzazione dei sistemi
elettorali, non esiste in nessuna parte del mondo questo tipo di
comportamento.
Non si capisce, per esempio, la norma che riguarda le
dimissioni. Per le dimissioni, io concordo, che quando si dimette
la maggioranza dell'Assemblea si deve procedere a nuove elezioni,
però quella norma è monca, è focomelica, perché che succede? Non
si sa che cosa accade con il Governo, non si sa che cosa accade,
se devono essere nominati i commissari dal Parlamento nazionale o
non devono essere nominati. Che senso ha quando l'Assemblea si
autoscioglie che bisogna mandare i commissari da Roma? Questo è
un aspetto completamente buio, oscuro e quindi, come vede, la
focomelia incomincia ad emergere sempre di più.
Non voglio fare a lungo, signor Presidente, perché non
voglio abusare della bontà dei colleghi e della Presidenza.
Io penso che la migliore soluzione è quella di rinviare il
disegno di legge in Commissione perchè si approfondisca tutta la
vicenda della decostituzionalizzazione, della forma di Stato
perchè queste norme non c'è bisogno di dirle nella nostra
Costituzione ma sono sufficienti portarle avanti con la
legislazione ordinaria.
Mi rivolgo ai compagni del P.D.S., perchè il P.D.S. in
Sicilia non ha una dimensione modesta rispetto ad altre zone del
Paese, pensate di insistere ancora in questo abbraccio? Pensate
voi di abbracciare i vostri alleati così, mortalmente?
Io personalmente e come partito non piegheremo la testa, non
ci faremo suicidare e penso che nemmeno le altre forze politiche
si faranno suicidare, lo schieramento di centrosinistra, perchè
deve essere chiaro che lo schieramento del centrosinistra ed il
P.D.S., se dovesse andare avanti questa vicenda, alla fine si
troveranno con un pugno di mosche in mano, si creerà
un'insanabile rottura nello stesso schieramento di centrosinistra
e una vittoria regalata "a tavolino" al polo di centrodestra
della Sicilia.
Questo polo di centrodestra, oltre ad avere tutti i vizi del
populismo della deriva plebiscitaria e la mancanza di senso dello
Stato, nell'Isola si assommano quelli del clientelismo,
dell'assistenzialismo, dell'incapacità e della mancanza di
cultura di governo, come dimostrano le due esperienze di governo
dal giugno 1996 al novembre 1998.
Ho concluso, signor Presidente, ritengo di essere stato
chiaro con il Parlamento, con gli alleati di centrosinistra che
sostengono il governo, evidentemente da questa vicenda dipenderà
il nostro comportamento nel prosieguo dell'attività di governo e
parlamentare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo
Giovanni. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO GIOVANNI . Signor Presidente dell'Assemblea,
onorevole Presidente della Regione, onorevoli colleghi,
l'occasione della legge voto per la riforma dello Statuto assume,
come è stato già detto, significati politici di grandissimo
rilievo.
E' possibile, finalmente, verificare la posizione dei vari
partiti rispetto ad una scelta che nel passato non è stato
possibile compiere per tatticismi ed opportunismi, mi auguro
ormai culturalmente superati.
Attorno alla revisione dello Statuto si muove una fitta
trama di interessi e di passioni politiche, oltre che di diverse
prospettive istituzionali.
La riforma dello Statuto siciliano rimane comunque il
problema più impellente per quest'Assemblea. La Regione non può
restare vittima di un sistema istituzionale che non è più in
grado di assicurare il democratico e tempestivo svolgimento del
processo di decisione politica.
Il degrado economico e sociale nel quale si trova la Sicilia
non è più tollerabile. Una classe dirigente che non coglie i
mutamenti intervenuti nella coscienza e nel costume dei cittadini
non ha alcuna credibilità.
Lo Statuto, pur avendo anticipato alcune soluzioni che sono
state riprese anche da altre regioni, risente innanzitutto della
circostanza che non si è mai posto mano alla necessaria opera di
coordinamento con la Costituzione repubblicana.
Alcune sue parti sono inevitabilmente nate morte, per
esempio le competenze in materia di polizia inconcepibili in uno
Stato unitario nel quale le funzioni di ordine pubblico sono
attribuite alla responsabilità del Governo centrale, anche per il
loro collegamento con la funzione giudiziaria.
Altre si sono rivelate deboli, anche a causa di una classe
politica che non sempre è riuscita a dimostrare che non si
trattava di difendere privilegi, ma piuttosto di pretendere il
rispetto di alcune legittime prerogative autonomistiche.
La Sicilia deve partecipare da protagonista e contribuire
alla costruzione di uno Stato che riconosca il valore
fondamentale di tutte le autonomie territoriali.
La definizione di un modello si Stato regionale più rispettoso
del principio autonomistico deve vedere impegnate tutte le forze
politiche a riprendere in termini forti ed innovativi il percorso
riformatore.
Certo, il fallimento della Commissione bicamerale rende più
difficile il cammino delle riforme, esiste la tentazione di
affidarsi a strumenti importanti, come il referendum, i quali
hanno funzioni abrogative e di sollecito nei confronti del
Parlamento ma non possono certamente contribuire al varo di
alcuna riforma costituzionale.
In Sicilia la Commissione per la riforma dello Statuto,
della quale faccio parte, ha esitato un disegno di legge voto
estremamente limitato, il Presidente Provenzano ha definito il
testo come il portato di un compromesso possibile tra i diversi
gruppi parlamentari; si poteva fare di più.
Abbiamo votato a favore solamente per non dare alibi a
nessuno oltre che per avviare finalmente, un percorso legislativo
concreto.
Chi è convinto strumentalmente di potere annoverare i
popolari tra coloro che vogliono che tutto rimanga immutato verrà
sconfitto dai fatti, non ha in ogni caso seguito i lavori della
Commissione nella quale è stato mantenuto un comportamento
coerente e chiaro, in linea con i contenuti del disegno di legge
presentato da tutti i parlamentari del Partito popolare.
L'originaria identità culturale dei cattolici democratici, si
basa sulla grande elezione politica di Luigi Sturzo, le pagine
sulle autonomie locali e sul regionalismo conservano una
straordinaria attualità, ricordare poi il Presidente Alessi ed
altri autorevoli esponenti della storia autonomistica, significa
volere alimentare quel filone e nel contempo essere coerenti con
una visione politica e culturale.
Il Partito popolare ha creduto e crede nel valore della
assemblee elettive come luogo nel quale tutti possono
manifestare le proprie impostazioni, il proprio modo di concepire
la democrazia, un luogo nel quale il pluralismo e il rispetto
delle minoranze diventano un valore. Si avverte forte, tuttavia,
un'esigenza che è quella in primo luogo della stabilità in una
realtà nella quale si succedono, con una frequenza non più
tollerabile, crisi politiche ed istituzionali determinate in gran
parte da interessi di schieramento di partiti, l'elezione diretta
del Presidente della Regione non può più essere rinviata.
Non ci siamo convertiti al leaderismo o all'eccessiva
personalizzazione della politica, avvertiamo però la
responsabilità di dovere contribuire alla stabilità dei governi
regionali. I problemi della Sicilia, non possono essere
affrontati e risolti con governi che quando va bene durano
massimo un anno, abbiamo presentato un disegno di legge che per
quanto riguarda la forma di governo, si caratterizza per
l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente della Regione
ma anche per il rafforzamento del ruolo dell'esecutivo attraverso
la previsione della nomina e revoca degli assessori da parte del
Presidente e l'incompatibilità tra la carica di presidente e di
assessore con quella di deputato.
Per evitare comunque una delega assoluta a favore del
Presidente della Regione, abbiamo previsto la mozione di sfiducia
così come peraltro avviene per i Sindaci nei cui confronti non mi
pare che vi sia stato un eccesso di utilizzo di questo strumento;
il nostro disegno di legge si ispira al principio di
sussidiarietà il quale com'è noto richiede di far svolgere le
funzioni pubbliche all'ente più vicino alle popolazioni insediate
nel territorio e di richiedere l'intervento dello Stato solo
quando gli stessi non siano in grado di soddisfare i bisogni
espressi dalle collettività loro affidate.
Valorizzare e favorire la promozione di tutte le attività
delle organizzazioni sociali e dei privati all'interno di regole
stabilite dal sistema pubblico senza privilegiare l'eccessivo
statalismo di taluni modelli istituzionali.
La riforma dello Statuto è anche l'occasione per introdurre
quegli strumenti di partecipazione democratica assenti nel testo
del 1946 che rafforzano la legittimazione democratica dei
processi di decisione politica, il referendum abrogativo e
propositivo può essere promosso dai comuni e dalle province oltre
che dagli elettori, l'illustrazione di alcuni aspetti del nostro
disegno di legge serve per annunciare che presenteremo alcuni
emendamenti assolutamente indispensabili per dare una logica
conseguenzialità alla scelta dell'elezione diretta del Presidente
della Regione.
La legge elettorale può essere fatta con legge ordinaria, ma
la nomina o la revoca degli assessori da parte del Presidente
appare strettamente collegata con il modello scelto, quindi,
nessuna scelta strategica di bipartitismo.
Noi abbiamo condiviso il bipolarismo e cercheremo di andare
avanti in maniera coerente, la legge elettorale maggioritaria non
può essere costituzionalizzata, va inserita in un apposito
disegno di legge ordinario.
Il principio della sussidiarietà, della partecipazione
democratica, in particolare i referendum della sfiducia
costruttiva conferiscono un equilibrio rispetto ai poteri che
un'investitura popolare attribuisce al Presidente.
Assieme alla modifica dello Statuto mi auguro che possa
essere avviato un processo di ridefinizione della politica in
Sicilia.
Senza una nuova cultura politica non si faranno grandi passi
avanti, occorre ridefinire la politica individuando nuovi spazi
di partecipazione e di protagonismo dei cittadini.
I soggetti del cambiamento non sono solo quelli politici ed
istituzionali, ma anche quelli culturali, sociali ed economici i
quali dovranno essere sentiti non solo nell'elaborazione delle
proposte, ma anche nella maturazione delle decisioni.
E' necessario porre mano immediatamente, attraverso il
metodo della concertazione, ad un nuovo vero patto sociale,
strada difficile da percorrere, perchè insediata da processi di
omologazione, lo dimostra ad esempio lo snaturamento della
funzione del volontariato che ha quasi perso la sua
caratterizzazione ideale, la sua vocazione utopica, la sua
diversità morale, venendo in gran parte recuperato all'interno di
strategie di contenimento della disoccupazione e di gestione di
nuovi segmenti di mercato.
Senza troppe illusioni, ma nella consapevolezza che
tatticismi, opportunismi sarebbero inutili e dannosi, è
necessario stringere rapporti nuovi e chiari finalizzati alla
stabilità ed alla semplificazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole La Grua. Ne ha
facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sia
consentito innanzitutto, prima di dare inizio al mio intervento
di rivolgere il mio personale plauso ed il mio personale
ringraziamento oltre quello del gruppo che ho l'onore di
rappresentare al Presidente Provenzano per la preziosa opera
svolta nel difficile compito di presiedere la Commissione per la
Riforma dello Statuto.
Egli ha saputo dare con l'ausilio, sicuramente importante,
dei componenti della Commissione, un impulso ai lavori della
Commissione stessa, riuscendo ad esitare un testo che oggi
finalmente approda in Aula, sia pure con un ritardo di oltre due
mesi in base alla tabella di marcia che ci si era prefissati.
Onorevoli colleghi, l'autonomia siciliana ha cinquantadue
anni e da quasi un trentennio mostra i segni di una malattia che
in mancanza di cure adeguate ha finito per debilitarla.
Parti qualificanti dello Statuto sono rimaste sulla carta,
altre parti sono state applicate in maniera distorta e riduttiva
da parte dello Stato, altre sono state, di fatto, cancellate e
questo proprio mentre altre regioni venivano dotate di istituti
di partecipazione che sono tuttora sconosciuti alla Sicilia.
Quando fu varato il 15 maggio 1946, ancora prima della
Costituzione della Repubblica, lo Statuto sembrava uno strumento
moderno, capace di avviare la Sicilia sulla strada dello
sviluppo, con la sua approvazione si concludeva una fase
importante della storia Siciliana iniziata ancora prima della
formazione dello Stato unitario, antecedente persino alla
costituzione siciliana del 1812 che sancì la separazione del
Regno di Sicilia da quello di Napoli.
Sembrava che l'autogoverno della Sicilia potesse realizzarsi
nel 1860 dopo la cacciata dei Borboni.
Ma i buoni propositi di Garibaldi e del suo prodittatore
Mordini vennero cancellati con l'annessione pura e semplice della
Sicilia al nascente Regno d'Italia. Realizzato dopo il
cosiddetto plebiscito sulla formula, il popolo vuole l'Italia
una, con Vittorio Emanuele Re e i suoi successori, con il quale
il popolo siciliano si venne a trovare, da un giorno all'altro,
sotto l'imperio delle leggi serve.
La richiesta di autogoverno, mai sopita, riprese vigore dopo
lo sbarco alleato, nel 1943, allorchè i ricostituiti partiti
elaborarono un progetto di statuto contrapponendo al separatismo
del movimento indipendentista siciliano, l'autonomia della
Regione nell'ambito dello stato unitario, che il Consiglio dei
ministri, presieduto da Alcide De Gasperi, approvò con il decreto
numero 455.
Si concludeva così la battaglia secolare per la
realizzazione dell'autonomia e cominciava quella che nella
convinzione degli autonomisti e nella speranza dei siciliani
avrebbe dovuto essere un'era di progresso civile ed economico.
Lo Statuto è un atto pattizio che non può essere modificato
senza il consenso delle parti contraenti: Stato e Regione. In
assenza di questo accordo e delle susseguenti modifiche esso
resta vivo ed operante in ogni sua parte, almeno sul piano
formale. Collocandosi in posizioni analoghe e parallela alla
Costituzione, lo Statuto non può essere modificato con leggi
ordinarie, e tuttavia lo Statuto speciale della Regione siciliana
non può essere certamente ritenuto intangibile - una specie di
dogma -. Esso è un mezzo creato per superare torti secolari e
consentire alla Sicilia di colmare i ritardi con il resto
d'Italia.
Se le norme in esso contenute non consentono di perseguire
gli obiettivi per cui è stato voluto, non vi è dubbio che va
cambiato.
Per tanti anni invece si sono chiusi gli occhi davanti alla
realtà, finendo per privilegiare il mezzo a danno del fine, lo
strumento a danno dell'obiettivo.
Invece di realizzare gli scopi per cui è stata creata, la
regione ha finito per occuparsi quasi unicamente del suo
mantenimento. La gran parte delle risorse finanziarie che
dovevano essere destinate alla Sicilia sono state utilizzate per
finanziare personale, strutture e uffici.
Le condizioni favorevoli che promanavano dalla specialità
autonomistica, sono state vanificate attraverso distorsioni che
vanno corrette, creando da subito le condizioni per una
inversione di tendenza indispensabile, per non escludere la
Sicilia dal contesto nazionale ed europeo.
Lo Statuto siciliano fu il frutto dell'accordo fra i
partiti, e mai sottoposto a ratifica popolare, assegna unicamente
alle forze politiche la rappresentatività, sancisce cioè il
primato della politica sulla società. Un primato storicamente
motivato in un periodo, il 1946, in cui la società, uscita dalla
guerra perduta, era disgregata dall'esistenza di soli
schieramenti politici e ideologici. Solo i partiti erano
organizzati e contavano.
Lo Statuto fu lo statuto dei partiti, nel quale i soggetti
sociali, tranne quelli collegati alla sfera politica, non ebbero
spazio.
Oggi però la Sicilia, e più vastamente l'Italia, non è più
una società collettivamente inconsistente e frantumata; la
società siciliana è un complesso e variegato tessuto
socio-economico, fatto di imprese, di lavoratori, di
associazioni, di gruppi, comunità culturali e territoriali. E'
una società forse non del tutto moderna rispetto a quella di
altre aree del Paese, ma comunque una società adulta,
organizzata, dove si sono pluralizzati e moltiplicati i diritti,
non più totalmente subordinata alla politica, ma che vuole
partecipare alla politica anche attraverso strade diverse da
quelle rappresentate dai partiti.
Proprio la richiesta di partecipazione è il riconoscimento
della vitale complessità sociale. Essa va assecondata perchè va
anche a vantaggio della politica, che diversamente rischia di
perdersi nella sfiducia e nell'erosione di istituzioni troppo
chiuse e lontane dalla gente.
Si tratta quindi anche di un atto di sano realismo politico
da parte della politica o di quei politici che intendono
rigenerare le istituzioni e gli stessi partiti, superare quella
sorta di feudalesimo e di intrecci di potere che hanno
allontanato la gente dalle istituzioni. Per sanare la crisi della
rappresentanza e colmare la frattura fra la società e le
istituzioni, bisogna operare a diversi livelli: attraverso
l'elezione del Presidente della Regione a suffragio diretto ed
universale e l'inserimento nel Governo dei reali valori tecnici e
professionali espressi dalle categorie sociali, produttive e
culturali, per mezzo dell'individuazione da parte del Presidente
della Regione di assessori scelti al di fuori del Parlamento,
l'introduzione nell'ordinamento regionale siciliano degli
istituti di democrazia diretta, l'iniziativa legislativa popolare
ed i referendum; parallelamente sarà necessario predisporre una
nuova legge per l'elezione dei deputati regionali che superi il
proporzionale ed affermi una vera logica bipolare; definire le
norme finanziarie Stato-Regione; avviare una decisiva azione di
delegificazione propedeutica a qualunque riforma dell'apparato
burocratico. Un'autonomia nuova, dunque, sburocratizzata e
rigenerata, a misura della realtà e delle esigenze concrete della
Sicilia, aperta alla partecipazione e capace di assicurare
competenza, efficienza e trasparenza.
L'elezione diretta e a suffragio universale del Presidente
della Regione, in realtà, non è una proposta nuova, essa è nel
DNA di Alleanza Nazionale. E' dall'inizio degli anni '70,
infatti, che l'allora Movimento Sociale Italiano sollecitava una
scelta in tal senso. Tale richiesta, inizialmente avversata da
tutte le forze politiche e questo - è opportuno ricordarlo - al
cospetto della progressiva crisi delle istituzioni ha provocato
un ripensamento generale. Essa tende a dare forza ed autonomia al
Capo del Governo tutelandolo da interferenze e da condizionamenti
esterni; a garanzia di questa autonomia, il Presidente della
Regione potrà o, io dico, dovrà chiamare a far parte della Giunta
elementi esterni all'Assemblea la quale svolgerà così a pieno il
ruolo di organo legislativo di proposta e di controllo
dell'attività del Governo.
Un aspetto fondamentale dell'odierno disegno di legge
riguarda l'istituto dello scioglimento anticipato dell'Assemblea
regionale siciliana. L'odierno disegno di legge, la norma
attualmente in vigore fissa soltanto una questione di principio
rendendo sostanzialmente impossibile lo scioglimento del
Parlamento nei casi in cui non sia in grado di funzionare. Di
conseguenza, l'Assemblea regionale siciliana ha dovuto subire
ripetute crisi e lunghi periodi di paralisi senza che si potesse
arrivare al suo rinnovo a causa di una blindatura inesistente in
altri consessi istituzionali. L'articolo 8 dello Statuto
regionale, prevedendo che lo scioglimento dell'Assemblea
regionale siciliana possa avvenire unicamente per persistente
violazione dello Statuto, indica una procedura difficilmente
praticabile. Tale articolo, con molta probabilità, fu dettato
dall'esigenza di tutelare il Parlamento regionale da possibili
condizionamenti da parte di Roma. Questo pericolo è tutt'altro
che cessato, si è anzi accentuato, e tuttavia la norma vigente è
ostativa alla operatività dell'Assemblea. Essa va pertanto
integrata con la previsione di altre e più concrete ipotesi onde
evitare che, come è avvenuto anche nel recente passato,
l'Assemblea regionale continui ad essere bloccata dall'incapacità
o dalle remore dei partiti.
Come abbiamo più volte sottolineato, quello vigente nella
nostra Isola è un sistema di democrazia imperfetto, un sistema di
democrazia delegata. Le decisioni adottate dal potere politico
non sono soggette ad appello ed a verifica popolare; il cittadino
ha soltanto il diritto di scegliere, mediamente ogni cinque anni,
coloro che lo rappresenteranno nei pubblici consessi e il più
delle volte si tratta di una scelta al buio perchè non sempre i
partiti ed i deputati tengono fede ai loro programmi. Il problema
è quindi quello di di allargare la partecipazione attraverso
l'esercizio della democrazia diretta ed il controllo popolare
sull'azione dell'Esecutivo con il riconoscimento nella nostra
Regione dell'istituto del referendum.
Siamo convinti che la concreta applicazione del dettato
costituzionale, il quale attribuisce ai cittadini la potestà di
annullare totalmente o in parte provvedimenti lesivi dei loro
interessi o di quelli generali dell'Isola, non possa più essere
nè elusa, nè differita. Basterebbe pensare a quanti errori ed a
quante leggi inique e punitive si sarebbe potuto porre un freno
se i cittadini fossero stati messi in condizione di esercitare
questo loro sacrosanto diritto; si sarebbe evitato il sorgere di
strutture o sovrastrutture inutili e costose, si sarebbero
bloccati o quantomeno limitati sperperi, parassitismo, privilegi,
soppresse norme raramente condivisibili, ingiustificabili, e
talora scandalose.
L'Istituto del referendum servirà a favorire la moralità
politica, la coerenza, il rispetto degli impegni assunti dai
partiti e dal Governo, servirà a consentire al cittadino un
minimo di partecipazione alla vita politica ed amministrativa
della Regione e quindi al rinvigorimento delle istituzioni
autonomistiche.
Insieme al referendum il disegno di legge di cui ci stiamo
occupando propone l'introduzione nell'ordinamento siciliano di
un altro fondamentale istituto partecipativo, quello
dell'iniziativa legislativa popolare previsto esplicitamente
dalla Costituzione all'articolo 50 il quale sancisce che tutti i
cittadini possono rivolgere petizioni per chiedere provvedimenti
legislativi, esporre comuni necessità, e al successivo articolo
71 che così recita: "Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi
mediante la proposta da parte di almeno 50.000 elettori di
progetto redatto in articoli". In particolare, si propone
l'estensione dell'istituto di iniziativa legislativa popolare
anche per le norme di competenza della Regione in maniera che
venga concesso a tutti i siciliani il cosiddetto diritto di
accesso al Parlamento e alle categorie sociali, produttive e
culturali, la tutela delle rispettive esigenze al di fuori dei
filtri di partiti e di sindacati. In democrazia il metodo è
tutto. Per curare la grave crisi della Regione c'è solo un modo:
cambiare le regole del gioco, aprire il Palazzo ai cittadini.
L'introduzione nel nostro Parlamento dei due istituti di
democrazia diretta può costituire un primo, serio passo verso la
trasformazione dell'Istituto autonomistico in uno strumento di
partecipazione e di effettiva tutela degli interessi siciliani.
In linea con la nostra concezione politica ed istituzionale
basata sull'allargamento della partecipazione, ribadiamo la
nostra ferrea volontà di riformare lo Statuto e di rivitalizzare
l'autonomia regionale in maniera che i siciliani possano
riconoscersi nella nuova Regione e riavvicinarsi ad essa e alla
politica non più intesa come gestione del potere ma come servizio
civile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha
facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevole assessore, onorevoli colleghi, credo si possa dire che
in quest'Aula c'è questa sera la consapevolezza di attraversare
un momento storico solenne per la vita politica e sociale di
quest'Isola. Andando oltre la pur facile retorica siamo
consapevoli delle responsabilità che ci attendono nel tentativo
di dare una nuova struttura organizzativa alle istituzioni
regionali.
Quello che ci accingiamo a percorrere è un passaggio molto
stretto ed obbligato. Dobbiamo dare risposte concrete ai
siciliani e lo dobbiamo fare con il massimo di apertura verso
tutte le ipotesi di innovazione.
Il disegno di legge voto che siamo chiamati a discutere e
votare non è certamente esaustivo e non rappresenta un progetto
globale di riforma delle istituzioni, è tuttavia un punto
importante che è in grado di realizzare una prospettiva di non
ritorno che ci costringerà a trovare una soluzione politica
istituzionale per riformare la Regione.
Il lavoro svolto dalla Commissione speciale per la modifica
dello Statuto indica un percorso da seguire. Ci si può
confrontare sui singoli aspetti del testo che dobbiamo esaminare,
ma un dato è inconfutabile: il via libera alla legge-voto
innescherà un meccanismo che non ammette marce indietro, dobbiamo
assumerci l'onere ma anche la dignità politica di cambiare il
corso della stessa e delle istituzioni siciliane. Questo
processo riformatore non lascia spazio a manovre di piccolo
cabotaggio. Saremo chiamati a trovare le soluzioni tecniche, ma
ciò che conta davvero è dare una svolta all'attuale stato di
cose. Serve un'inversione di tendenza senza precedenti.
Dobbiamo, infatti, pensare e passare dalla vecchia logica
della vecchia consociazione a quella dell'etica della
responsabilità. Se questo versante, e su questo versante sarà
quello su cui ci attestiamo, l'elezione diretta del Presidente
della Regione è un momento di grande chiarimento politico. Siamo
chiamati a dire basta al Governo parlamentare che spesso in
quest'Aula si è trasformato in un Governo assembleare. Nessuna
deriva plebiscitaria, ma soltanto la consapevolezza di dover dare
una guida certa a una Regione che ha subito colpi durissimi sul
fronte della credibilità e della fiducia dei cittadini.
Il Presidente della Regione deve essere in grado di lavorare
senza condizionamenti, nella pienezza dei suoi poteri,
responsabilmente ed autorevolmente, rimanendo fedele al suo
programma e al patto che ha stipulato con le forze politiche e
con gli elettori. Ben venga dunque un Esecutivo forte ed
autorevole. Ciò non significa abbandonare il Parlamento ad una
sorta di subalternità, bisogna però liberare l'Assemblea da
pratiche e metodi che la rendono a tratti inefficiente e rissosa.
In questo ambito abbiamo il dovere di valutare fino in fondo
l'ipotesi di rendere incompatibili le cariche di assessori e di
deputato. Ci sono dei rischi dietro questa proposta, lo sappiamo;
ma vale la pena esaminarla con particolare attenzione.
Il cosiddetto "partito degli assessori" - è inutile che ce
lo neghiamo - ha mietuto troppe vittime in dodici legislature.
Il nuovo corso passa anche attraverso la possibilità di
autoriforma del Parlamento che non può più prevedere passaggi
come quello che ci stiamo accingendo a svolgere. Quello
dell'autoriforma è un aspetto decisivo. Non sarà facile trovare
i giusti contrappesi necessari a garantire un imprescindibile
equilibrio istituzionale.
All'autoriforma fa da sfondo la possibilità di concludere
anticipatamente la legislatura. Dobbiamo dare al Parlamento
regionale la possibilità di verificare fino in fondo la sua
rispondenza alle esigenze e ai bisogni dei cittadini dell'isola.
Troppo spesso siamo stati accusati di rimanere avvinghiati alle
poltrone e ai seggi che abbiamo conquistato con il voto degli
elettori. Siamo nelle condizioni di poterci difendere da una
critica di tal fatta mettendo in cantiere un processo riformatore
che, oltre allo scioglimento come sanzione, tra virgolette, o
meno, prevede anche la fine della legislatura con le dimissioni
di un numero congruo, metà più uno o oltre, dei deputati
regionali. Anche questo è un passaggio delicato dell'opera di
riforma e sarà bene considerare tutte le garanzie istituzionali
che sono chiamate a preservare il Parlamento dai giochi di potere
e dalle convenienze politiche.
Lo affermo subito, senza tema di smentita. Non sono
pregiudizialmente contrario agli istituti di democrazia diretta e
di partecipazione popolare come referendum. Su questo versante
serve, tuttavia, essere chiari e soprattutto onesti
intellettualmente. I margini di garanzia per evitare deboli
ricorsi alla volontà popolare devono essere rigorosi. Soltanto
seguendo questa direzione si può discutere con serenità di
referendum abrogativi e propositivi.
Il disco verde all'articolo 4 del disegno di legge-voto
dovrebbe dunque considerarsi come un sì condizionato; ampia
apertura invece alle iniziative di legge esercitate dal popolo.
Le proposte previste nel disegno di legge potrebbero essere
ampliate e consolidate per una reale partecipazione dei cittadini
alla definizione delle leggi della Regione siciliana. Progetti,
proposte e suggerimenti devono tuttavia fare i conti con la
volontà politica di questa Assemblea a mantenere gli impegni
presi con gli elettori. Non c'è un solo partito in quest'Aula
che possa tirarsi indietro sul fronte delle riforme. Tutti,
senza eccezione alcuna, abbiamo chiesto i voti dei nostri
elettori per fare le riforme in Sicilia. E' un patto che abbiamo
stipulato nel momento più alto della vita democratica: il momento
del voto. Non ci sono dunque - e in questo senso vale la pena
chiarirlo - solo rigidi confini politici da rispettare. Pur se è
serio dire che maggiore è la responsabilità per il ruolo
istituzionale della maggioranza, perchè quelle forze politiche su
un accordo di programma tengono in vita un Governo. E quindi è
giusto questo dirlo. Però, se su questo vale la pena specificare
e sottolineare, c'è invece l'esigenza di valutare senza remore e
diffidenze, rispetto anche alle cose più complesse, compresa la
seria questione del grado del contesto, che riguarda la
ispirazione o meno maggioritaria.
I democratici di sinistra, onorevole Di Martino, sono una
forza politica seria e rispettosa, delle convinzioni degli
alleati e degli avversari, ed è pronta ancora una volta al
confronto per raggiungere serie intese che non compromettono il
momento di svolta che stiamo segnando e senza assolutamente
pensare di mortificare nessuno, non rientra nella nostra cultura
politica. Credo che sia, quindi, arrivato il momento di vedere
realmente ciò che ci unisce e ciò che ci divide e nel confronto
di idee si può instaurare un circuito virtuoso che ci riguarda
tutti e ci invita a collaborare. Per le riforme non può prevalere
la sola logica della maggioranza precostituita, ma è tuttavia
evidente che l'alleanza tra l'UDR ed il centro-sinistra è una
ottima occasione per rispedire anche in questo senso anche al
mittente le accuse di pressappochismo e di mancanza di progetto
politico.
A chi oggi arringa la folla con pseudo movimenti
sicilianisti dopo avere avuto la possibilità di incidere con una
efficacia azione di governo possiamo dare un segnale di grande
fermezza ma anche di grande apertura, proponendo un nuovo sistema
istituzionale che faccia delle prerogative dell'autonomia una
delle bandiere da sventolare al tavolo di una politica coerente e
senza fronzoli. Scontriamoci sulle ipotesi di sviluppo della
Sicilia sui programmi di intervento per rilanciare l'economia
asfittica dell'Isola, ma diamoci una nuova struttura
istituzionale al passo con i tempi e con le altre democrazie più
avanzate. Evitiamo poi di confondere la discussione sulla
modifica dello Statuto con la legge elettorale per l'elezione
dell'Assemblea regionale. Sono due facce di una stessa medaglia
ma sono comunque due facce, possiamo scrivere una pagina
importante della storia della Sicilia, abbiamo mezzi e strumenti
per poterlo fare con un risultato positivo: ci sono le
intelligenze politiche c'è la competenza, un lavoro serio e
interessante fatto dall'apposita Commissione, ci sono soprattutto
i cittadini che chiedono risposte concrete ad una politica che
sentono sempre più lontana, rappresentiamo il Parlamento che
dovrà accompagnare l'Isola nel terzo millennio.
E' arrivato il momento di dire "presente a questa sfida"; è
arrivato il momento di dimostrare come la politica sia in grado
di partorire scelte coraggiose quanto innovative e che la
stagione delle riforme è realmente aperta, dimostrando una cosa
seria: cioè che la politica può realmente ritornare anche
nell'immaginario collettivo una cosa seria e un ingrediente per
la democrazia realmente matura ed avanzata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, credo che in un dibattito
parlamentare come quello che noi stiamo svolgendo questa sera
dovremmo tutti essere un po più sobri, quando usiamo le categorie
della storia e le categorie della cronaca; lo ha fatto lei,
Signor Presidente, prima. Io non credo che noi con la nostra
cultura e il nostro ruolo in questo momento andiamo oltre la
cronaca. E ancor meno va oltre la cronaca questo 'topolino
partorito dalla montagna' annunciata delle riforme dell'autonomia
in pompa magna dal presidente Provenzano.
Quella che è stata definita la 'Bicamerale siciliana' dalle
forze del Polo in effetti ha partorito un topolino. Il topolino è
questa legge in pochissimi articoli.
La Commissione per la riforma dello Statuto era nata con
questo titolo "Riforma dello Statuto" e cioè riforma
dell'Istituto autonomistico, riforma del rapporto tra la Sicilia
e lo Stato, ridefinizione del ruolo dell'autonomia nel momento in
cui l'Europa del terzo millennio diventa sempre più un'Europa
delle regioni, ma è sempre più, lo vediamo, l'Europa dei mercati,
l'Europa dove le sovranità nazionali vengono messe a rischio dai
poteri di controllo esclusivo del mercato e delle banche centrali
e dove anche i governi non hanno più potere di intervento e gli
stati di autodeterminare le loro scelte.
C'è un ordinamento ormai sovraordinatore - passatemi il
termine ed il bisticcio - che è quello del mercato. In
quest'Europa che deve vedere ricontrattato il rapporto tra gli
stati ed i poteri del nuovo Continente, parlare di svolta epocale
con questa riforma partorita dalla Commissione Statuto, mi sembra
davvero troppo.
Vorrei dirlo anche all'onorevole Oddo. Sì, siamo tutti più
sobri: è bene per quest'Aula ed è anche bene per chi, come lei
diceva signor Presidente, ci leggerà tra qualche anno.
Vedete, anche la Commissione bicamerale, fallita, ed è un
bene che sia fallita, per la volontà dell'onorevole Berlusconi
che aveva inteso quella Commissione bicamerale come una struttura
di servizio per la soluzione dei suoi guai giudiziari, e non è un
caso che sia fallita proprio sul nodo della giustizia.
Quella Commissione bicamerale era fatta da nani, rispetto a
quei giganti cattolici, socialisti, comunisti, che uscivano dalla
resistenza e dall'antifascismo e scrissero la pagina gloriosa di
una Costituzione repubblicana che ancora oggi è uno dei testi
costituzionali più avanzati del mondo.
Anche quella Commissione è fallita, ma aveva un'altra
ispirazione, consentitemelo. Qui, anche questa Commissione
Statuto per piacere, non la paragoniamo alla Consulta. Ogni uomo
è figlio del suo tempo, sarebbe sciocco dire che i nostri
costituenti regionali avevano una funzione, una dimensione, una
cultura diversa dalla nostra e noi siamo nani rispetto al loro
gigantismo. No, ognuno è figlio del suo tempo e forse noi
interpretiamo la crisi dei valori, la crisi della politica, la
crisi democratica del nostro tempo; non riusciamo a forzare
questa crisi e nemmeno a disegnare un paesaggio di fuoriuscita da
questa crisi della democrazia.
La democrazia nel nostro Paese è una democrazia malata
perché soffre nel rapporto tra governanti e governati; è una
democrazia malata perché la politica sta perdendo legame sociale;
è una democrazia malata perché sta andando avanti un processo neo
autoritario strisciante, di espoliazione della politica e della
rappresentanza sociale.
Vedete, noi e la mia parte politica in Commissione Statuto,
rappresentata dall'onorevole Martino, si è pronunciata contro
l'aspetto fondamentale di questo disegno di legge e cioè il
presidenzialismo, l'elezione diretta del Presidente della
Regione; si è pronunciata contro e continueremo questa battaglia
politica, ma anche culturale, sociale, di identità democratica in
quest'Aula con i nostri emendamenti.
Siamo favorevoli all'autoscioglimento dell'Assemblea
regionale. In nessun Parlamento, nemmeno nella Repubblica delle
banane, ormai un Parlamento si autoconserva come quello siciliano
e forse se ci fosse stata la possibilità di autoscioglimento di
quest'Assemblea non avremmo dato vita a tanti spettacoli
squallidi di accordi trasversali e di governi senza maggioranza.
Lei ha parlato, onorevole Presidente della Regione, della
Sicilia reale che sostiene e chiede questa riforma, delle
centomila firme consegnate qui stamattina dal comitato per le
riforme.
C'è un'altra Sicilia reale che forse...
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, non abbiamo ricevuto nessuna
firma.
FORGIONE. Signor Presidente, ha fatto bene a correggermi, è
stato annunciato in Conferenza stampa.
Dicevo, forse c'è una Sicilia reale che non trova voce e
rappresentanza in quest'Aula; quale Sicilia reale? La Sicilia
della politica, degli apparati sindacali, della confindustria,
dei sindaci, di questa nuova categoria di ceto politico che sono
i consulenti nominati dai sindaci impegnati in queste riforme
tese a non passare mai attraverso il vaglio dell'elezione
diretta, ma sempre pronti a dare lezione di democrazia ai
parlamenti, alla politica. Questa è la Sicilia reale? C'è
un'altra Sicilia reale ed è quella che non ha voce, che è sempre
più distante dal processo politico e democratico, che vive una
sofferenza sociale diffusa che la tiene distante dalle
istituzioni. C'è un'altra Sicilia reale che in questo momento
vive una perdita di senso e di identità democratica e c'è
un'Italia reale che si sente sempre più distaccata da questa
politica che parla il linguaggio delle ingegnerie istituzionali e
non del legame sociale e quel popolo grande che a Roma non è
andato a votare.
Io credo che il Polo delle libertà può essere soddisfatto
del risultato politico di avere eletto il Presidente della
Provincia, ma Polo, centro-sinistra, tutte le forze democratiche
devono essere preoccupate della vittoria vera che ci sta in
quelle elezioni, e cioè la sfiducia e l'abbandono che si è
espresso in quella grande parte di astensionismo. L'avevamo
già vissuto in Sicilia questo segnale, nelle elezioni di
primavera. La politica è sempre più distante dalle istituzioni,
la politica è sempre più separata dalla società e qui, in
Sicilia, quando uno parla con un giovane, con una ragazza, entra
in un bar e trova un capannello sente il senso comune.
La politica è una cosa sporca, sì, la politica è una cosa
sporca perché così è stata ridotta dalle classi dirigenti che
hanno governato e questo non ha a che fare con la crisi dei
partiti, ha a che fare con la perdita di senso e di legame
sociale della politica.
Ecco, facciamolo un dibattito su questo cose, discutiamo di
questo e forse ritroviamo anche i fili di un diverso ragionamento
fuori dalla propaganda del maggioritario, fuori dalla propaganda
dell'uninominale, fuori dal "dipietrismo" delle persone contro le
forme organizzate della politica e della partecipazione
democratica.
Vedete, io ritornerei all'originario progetto di legge-voto,
Presidente Provenzano. L'Assemblea doveva arrivare ad una
modifica organica dallo Statuto da sottoporre poi al Parlamento
che non poteva modificarlo, ma verificarne solo le compatibilità
costituzionali, poi l'Assemblea regionale - e qui rivendicando
anche la propria autonomia e il valore della propria autonomia -
avrebbe legiferato sull'insieme dello Statuto.
Lei, oggi, ha buttato la spugna, Presidente Provenzano, ha
detto nella sua relazione, e anche qui i propagandisti di questo
momento storico, l'ha detto Provenzano, "Non siamo stati in grado
di presentare una riforma organica dello Statuto e della
autonomia", non siete stati in grado, e oggi presentate come una
svolta epocale il presidenzialismo, sarebbe molto più serio,
allora, decostituzionalizzare tutta la materia del Governo e
ritornare in quest'Aula, rispettosa della propria autonomia, per
legiferare su questo e con una maggioranza qualificata, certo,
perché le regole presuppongono anche un principio d condivisione
largo.
Vedete, io credo che noi dobbiamo ragionare seriamente sulla
crisi della politica e della partecipazione democratica. Ritorno
al voto di Roma, a quello scarto tra il primo e il secondo turno;
anche nel primo turno c'era stato un segnale grande di sfiducia,
di abbandono, di passivizzazione rispetto al processo politico,
ma c'è stato un crollo nella partecipazione tra il primo e il
doppio turno, nel primo turno c'era anche il senso di
appartenenza, identificabili in un simbolo sulla scheda, e badate
bene è un simbolo quando non è una lobby organizzata o un
partito-azienda esprime una identità, un sistema di valori, un
sistema di idealità che si rapporta, poi, ad un programma
politico e ad un progetto di alternativa. Quando quello non
c'è, cala il valore e il senso della politica e i segnali più
gravi sono nel Mezzogiorno, dove questi processi di abbandono e
di sfiducia si sommano ad un tradizionale senso di
passivizzazione e di delega e spesso qui la delega ha significato
anche il rigenerarsi di un sistema di potere e di meccanismi
clientelari del sistema di potere.
Noi dobbiamo contrastare tutto questo, dobbiamo evitare che
vadano avanti processi di espropriazione della democrazia, che
scompaia il senso di appartenenza.
Vedete, voi, alfieri del presidenzialismo, perchè non vi
interrogate che oggi il capo di questa polizia internazionale,
che è l'esercito degli Stati Uniti, che può decidere della vita e
della morte di bambini e di donne in questa parte o in
quell'altra parte del mondo, è stato eletto con meno del 30 per
cento della popolazione attiva di quel Paese? Con meno del 30 per
cento E' questa la logica presidenzialista, il potere immenso
concentrato nelle mani di una persona, senza alcun controllo e
alcun contrappeso democratico. Lo stiamo verificando in queste
ore. La vicenda dell'Iraq richiama anche questi aspetti della
democrazia e del controllo dei Parlamenti, il controllo
democratico dei Parlamenti sui processi decisionali.
E poi, si, io sono un testardo e irriducibile comunista,
sono un marxista, ma la storia democratica moderna e delle
moderne democrazie mi dice che ogni democrazia vive di conflitto
e senza conflitto, conflitto sociale, conflitto di idee,
conflitto culturale, la democrazia è povera, senza conflitto la
democrazia è avviata all'affermazione di processi autoritari.
E anche qui, cari colleghi, questa propaganda antipartiti,
discutiamone, evitiamolo il 'dipietrismo', vorrei dirlo anche
agli amici della Rete, tanto affascinati - mi pare, almeno in
alcune componenti - della figura di questo moderno "Peròn
all'italiana in salsa marchigiana".
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Onorevole
Forgione, scusi, ma cosa c'entra la "salsa marchigiana"?
FORGIONE. Vedete, che cosa sono stati i partiti nella storia
di questo Paese? Grandi luoghi di partecipazione democratica,
grandi organizzatori di bisogni collettivi, grandi luoghi di
formazione culturale, sociale, civile. Io penso alla storia del
Partito comunista in una terra come la Sicilia e cioè la storia
di un Partito che ha trasformato contadini senza identità e senza
storia in cittadini, in protagonisti di grandi battaglie di
liberazione sociale e civile. Perchè questo odio antipartiti?
Quei partiti che la Costituzione repubblicana riconosce come il
fondamento della partecipazione democratica? Vorrei dirlo a
tutti i sostenitori ed ai firmatari del referendum per il
maggioritario di Di Pietro, Segni, Occhetto e quanti altri che
coincidono - guarda caso - con il comitato venuto qui oggi ad
annunciare le firme raccolte attorno a questo progetto di riforma
dello Statuto.
Vedete, quando ai partiti si sostituiscono le persone e le
persone forti, prevalgono non più gli ideali, i programmi, le
alternative di modello sociale ma prevalgono le lobbies, gli
interessi, i poteri forti, viene privilegiato il rapporto con
l'economia e non il rapporto con la società. Di questo
discutiamo.
E allora, vedete, c'è una crisi della politica forte ed è
conseguenza di questo anche lo spostamento ormai dei poteri e del
potere sul governo e i governi occupano sempre più gli spazi
vuoti lasciati dalla politica, i governi diventano sempre più
tecnici e quindi gli assessori vanno ricercati fuori e quindi gli
assessori vengono sostituiti dai consulenti, le maggioranze
politiche parlamentari eleggono governi che non sono governi veri
e le maggioranze politiche eleggono sempre più governi che, più
che governi, sono consigli di amministrazione dell'azienda Paese
o dell'azienda Regione, e tutto questo con un unico riferimento
ordinatore: il mercato e l'impresa.
Vedete, qualche anno fa avremmo accusato le forze liberiste
di questo, oggi dobbiamo dire che anche il centro-sinistra sembra
aver smarrito ogni ancoraggio sociale ed essere prigioniero
anch'esso e subalterno a questa stessa logica, anche questa è la
fine della sinistra, cari amici e compagni dei democratici di
sinistra, quando vedo la compagnia di stamattina non posso non
preoccuparmi vedere assieme il presidente e il direttore della
Confindustria, i segretari dei sindacati, alcuni sindaci,
rappresentanti degli industriali, uomini della destra e uomini
della sinistra, non più divisi dall'identità ma da questo
ordinamento superiore che è il presidenzialismo e la logica
dell'impresa, la politica e i legami sociali, cari amici dei
democratici di sinistra e il legame sociale è il fondamento della
rappresentanza e non c'è rappresentanza senza conflitto, e non
c'è democrazia senza conflitto, ognuno dovrebbe identificarsi in
questo fondamento che viene dalla rivoluzione francese da una
rivoluzione borghese non certo dalla rivoluzione proletaria del
'17 e che tristezza vedere uomini della CGIL, i dirigenti della
CGIL impegnati a raccogliere le firme per il presidenzialismo e a
non dire una parola a difesa del diritto di sciopero altro
fondamento costituzionale della democrazia economica e sociale di
questo Paese. Che tristezza vedere ormai tutti prigionieri,
destra e sinistra, di un'unica logica: la logica della
concertazione e la logica della concertazione è la negazione del
conflitto e la negazione del conflitto è anche l'offesa della
Costituzione democratica di questo nostro Paese che ancora una
carta attiva, vincolante per tutti: istituzioni, cittadini,
partiti.
La storia contemporanea, vedete, in questo secolo breve ma
intenso, straordinario ma tragico è stata segnata dal primato
della democrazia e della politica sull'economia; ora l'economia
sembra dettare ormai le regole per le istituzioni e i governi e i
parlamenti non possono che esercitare alcuna sovranità. Per
questo noi comunisti continuiamo a parlare i democrazia malata e
di democrazia autoritaria che si sta affermando in modo
strisciante in questo Paese e vedete la vicenda siciliana ci
parla della vicenda nazionale e non è un caso che il Presidente
Provenzano abbia detto noi con questa legge voto vogliamo fare da
battistrada alle riforme che si devono affermare nelle altre
regioni e partire da un presidenzialismo dal basso per arrivare
poi al progetto del presidenzialismo a livello nazionale.
E non è vero che le logiche presidenzialiste danno la
possibilità ai cittadini di decidere esse espropriano i cittadini
della partecipazione affermano un principio di delega separato da
ogni forma di coinvolgimento e di partecipazione democratica, un
potere assoluto al capo che non deve più rispondere ad alcuno, se
io non avessi saputo che l'onorevole Oddo viene dal gruppo
parlamentare dei democratici di sinistra avrei pensato che le
cose dette sul bisogno dei governi forti e dei governi
extraparlamentari lo facessero provenire da gruppi di ben altra
estrazione politica e culturale.
E così, quindi per ritornare al tema, i governi non sono più
parlamentari, lo ha spiegato bene l'onorevole Oddo quando ha
detto: "c'è bisogno di governi e di uomini forti. No, non c'è
bisogno di governi e di uomini forti, c'è bisogno di governi
legittimati da un voto popolare e di parlamenti che sappiano
controllare l'operato del governo, già ora cresce questo cresce
già la logica dei governi extraparlamentari ed
extra-istituzionali e guardatelo questo sottobosco di interessi
costituiti da questo nuovo ceto politico che si afferma attorno a
tutte le scelte presidenzialiste.
Certi politici buoni per tutte le stagioni, tutti pagati
strabene, consulenti pronti e sempre con la valigia in mano a
dare consigli una volta al Polo ed una volta al Centrosinistra in
nome di autonomia tecnica che serve a consigliare, ne abbiamo
qualcuno di questi professori universitari, vedo che qualcuno è
stato anche bene accolto dal Presidente Capodicasa, ma pronti a
fare i consulenti a tutti a Bianco ed a Musotto, a Orlando e a
Capodicasa.
Bisogna smetterla, bisogna ritornare alla politica,
riaffermare il primato della politica, quella buona, quella che
si afferma nel legame sociale che in rappresentanza dei bisogni
diffusi ed ovviamente riformare i partiti, sì riformare i
partiti, in questa terra dove le collusioni e le degenerazioni
dei partiti spesso hanno portato all'intreccio perverso tra la
politica, l'economia e la mafia, lo sappiamo tutti quanto bisogno
c'è di una riforma dei partiti e della politica.
Ma questo è altra cosa, al demolire i partiti come luogo di
partecipazione e di organizzazione democratica e del consenso.
La democrazia, quindi, è malata, siamo di fronte ad un
degrado della politica, ad una corsa al centro smodata che
coinvolge tutti sinistra e destra e quando si corre tutti verso
il centro cadono le alternative programmatiche, ideali, sociali e
la politica diventa esercizio del potere sempre più omologato ed
omologante.
E' questa la crisi della politica, altro che la
partecipazione democratica, altro che il sistema parlamentare, la
persona si sostituisce agli ideali, ai programmi generali ed
allora, vedete, quando passa questo passa il peronismo ed a me
poco importa se queste logiche possono favorire il centro destra
o il centro sinistra, se il problema riguarda la possibilità di
eleggere Orlando o di eleggere Musotto, per me la democrazia è un
bene inalienabile e insostituibile.
Vedete siamo davanti a questi processi e discutendo di
questa legge voto io non credo che questo mio intervento stia
parlando d'altro. c'è un trasformismo diffuso che accentua i
processi di espoliazione della politica e la corsa plebiscitaria
opera su questo trasformismo, si sostituisce alla politica, la
corsa al centro da destra a sinistra fa cadere ogni legame
sociale, i sindaci, l'elezione diretta del sindaco, certo ha
segnato dei momenti di novità, anche positiva, in questa Regione,
ma quanti guasti ha creato, come droga il consenso l'elezione
diretta del sindaco.
Un sindaco si presenta con una propria lista ed in un mese
raccoglie il 30 per cento, come lo raccoglie quel 30 per cento
quel sindaco o quel possibile presidente della Regione, lo
raccoglie con la gestione della spesa senza alcun controllo,
senza alcuna mediazione, con la rete dei consulenti e con la rete
di sottobosco di potere che lui nomina senza alcun potere, senza
alcun controllo e senza alcuna mediazione: è questa la democrazia
moderna per il terzo millennio.
Perchè non discutiamo anche dell'incompatibilità tra sindaco
e deputato regionale, è vero c'è una lobby in questo Parlamento,
è la lobby dei sindaci ed è una lobby che non partecipa
all'attività parlamentare, perchè un sindaco serio deve stare sul
suo territorio dalla mattina alla sera per risolvere i problemi
di quella comunità con i poteri che ormai sono assegnati ai
sindaci, ma quel sindaco se in quel comune si presenta una
settimana dopo dell'elezioni politiche dove i partiti hanno preso
le loro percentuali ed il loro consenso, quel sindaco, una
settimana dopo avrà l'80 per cento ed i partiti scompariranno,
perchè c'è un processo di delega che corrompe il consenso e droga
le forme della partecipazione democratica.
Facciamola una riforma coraggiosa, cari colleghi,
stabiliamola un'incompatibilità tra i sindaci ed i deputati
regionali come sarebbe giusto tra i sindaci ed i parlamentari
europei, ora dovrebbe farlo il Parlamento non dopo le elezioni
europee.
Discutiamolo allora delle forme della democrazia, blocchiamo
questi processi e questa deriva plebiscitaria e neo autoritaria,
no, noi continuiamo ad insistere, testardi democratici sulla
centralità del Parlamento, sì, sulla centralità del Parlamento,
anche questo incattivimento, sull'incompatibilità tra gli
assessori ed i deputati, non si capisce se non nella volontà di
volere affermare un ceto politico separato senza legittimazione
popolare, al servizio di interessi lobbistici e non della
costruzione democratica del consenso e della rappresentanza
popolare.
E infine due punti: la legge elettorale. La legge
elettorale vedete, deve stare fuori dallo Statuto. Già
l'elezione diretta del Presidente, ho detto, deve stare fuori
dallo Statuto. Lo Statuto è una carta che deve regolare la nostra
autonomia. Siano i parlamenti a decidere le forme di Governo e le
leggi elettorali.
Noi comunisti, come sapete, siamo proporzionalisti, e a chi
ci dice che la stabilità è data dal maggioritario, gli facciamo
l'esempio forse del governo più stabile che è esistito mai in
Europa: il Governo Koll, in Germania.
Un Governo che è durato più di qualche decennio, eletto da
un parlamento votato col sistema del proporzionale puro con
sbarramento, e vorrei ricordare, rispetto a questa miriade di
partitini, partitelli, di tre o o quattro eletti nei collegi che
si autoproclamano partito, che quando in Italia c'era il sistema
proporzionale e i partiti erano sette, il parlamento nazionale ha
finanziato quarantaquattro partiti, di questi meno di sette hanno
superato la soglia dello sbarramento del quattro per cento nelle
elezioni politiche. E' questo il maggioritario? Discutiamo
seriamente allora
Noi siamo favorevoli di una legge che contenga anche un
principio di stabilità per i governi, ma dove è egemone il
principio proporzionale. E questo lo deve fare il Parlamento. Non
lo può fare una legge costituzionale. Ci deve essere
l'indicazione del Presidente per favorire i processi di
costruzione delle coalizioni? Si faccia, ma sia solo
un'indicazione sulla scheda, come per le altre regioni, e venga
poi votato dal Parlamento, comunque da una legittimazione
parlamentare.
Sarebbe grave l'inserimento nello Statuto, oltre a questo
disegno di legge - dico questo perchè so già che ci sono
operazioni trasversali e ci possono essere degli emendamenti
presentati a questa legge - e sarebbe grave se qualcuno con un
colpo di mano tentasse di inserire e di costituzionalizzare il
principio del maggioritario e della stabilità, con questo disegno
di legge. Grave, e se ne assumerebbe ognuno la propria
responsabilità.
Lo stesso Presidente Provenzano, del resto, in un passaggio
della sua relazione sembrava invitasse a votare alcuni
emendamenti migliorativi. Se sono migliorativi nella sua ottica,
Presidente, per me sono pessimi E quindi ci batteremo con forza
per fermare i suoi possibili miglioramenti.... Siamo in una fase
dialettica democratica Presidente Provenzano, l'ho ringraziata
anche a nome mio che non ho votato il suo lavoro. Mi associo al
ringraziamento del Presidente, ma mi consenta di affermare con
nettezza il mio pensiero e quello della mia parte politica.
Noi ci batteremo perchè questo disegno di legge venga
modificato e non vada oltre, tra l'altro, quello che è già
contenuto.
Ha ragione su questo l'onorevole Di Martino: ognuno si
assuma la responsabilità degli atti che compie in queste ore e
nella discussione di questa legge.
C'è una maggioranza trasversale AN, Forza Italia,
Democratici di sinistra? Lo si dica pubblicamente in quest'Aula
Noi riterremmo questo una violazione e una violenza politica
tale da farci modellare su questo anche i nostri comportamenti
parlamentari nelle prossime ore. Del resto, vedete, Rifondazione
comunista è abituata a subire violenza. Un partito che ha preso
l'otto e mezzo per cento dei voti e che nelle ultime elezioni
provinciali di Roma ha preso il sette e mezzo per cento dei voti,
per volontà dell'Ulivo, non ha un proprio gruppo parlamentare
alla Camera. Rimane aperta questa ferita democratica.
STANCANELLI. Il Polo ha votato a favore
FORGIONE. Il Polo ha votato a favore, ma vedete, noi avremmo
votato a favore anche se il caso avesse riguardato una forza di
destra, perchè sulla democrazia, lo ripeto, ci sono principi che
sono inalienabili. E io vorrei sapere rispetto a questo pacchetto
di discussione, rispetto a questa legge voto, rispetto anche a
questi elementi di dibattito politico e culturale, cosa pensa. Lo
abbiamo sentito l'intervento dell'onorevole Barbagallo, ma cosa
pensano ancora di più i popolari che a Roma conducono una
battaglia contro il Presidenzialismo?
Io ho sottoscritto un bellissimo editoriale de "IL Popolo",
firmato dall'onorevole Bodrato, credo un esempio alto di
democrazia e di principi irrinunciabili per qualunque democratico
di destra o di sinistra; vorrei sapere cosa pensano i miei amici
e compagni che hanno abbandonato il nostro partito, sono
approdati alle file cossuttiane e della maggioranza di Governo
UDR-Centrosinistra, cosa pensano su questo che hanno condiviso
con noi, fino all'altro giorno, una battaglia irrinunciabile;
vorrei sapere cosa pensano e vorrei sapere anche se i Democratici
di sinistra in quest'Aula e la maggioranza ha consumato fino in
fondo una vocazione suicida o ancora siamo disponibili a
discutere in queste ore su come questa legge non possa costituire
una violazione democratica ed uno stravolgimento dello Statuto
siciliano.
E' una legge monca, lo sappiamo; è una legge monca, vedete,
quando si istituisce - lo definiva così l'onorevole Di Martino -
quando si istituisce un governatore, almeno si deve discutere,
Presidente Provenzano, dei contrappesi, si deve discutere dei
controlli, dei vincoli parlamentari, si deve definire il rapporto
tra il Presidente e il Parlamento. Tutto questo non c'è, ma c'è
la costituzionalizzazione dell'elezione diretta.
Ma come si può far passare per una svolta epocale un
obbrobrio di questo tipo? Inseriamo l'elezione diretta del
Presidente ma non discutiamo dei contrappesi, dei vincoli, dei
controlli, assegniamo un potere immenso ad un uomo forte,
addirittura, parliamo di un Governo forte extra-istituzionale,
come lo ha definito incautamente - spero per lui - l'onorevole
Oddo, ma non discutiamo di come controbilanciare questo uomo
forte e questo Governo forte e che funzione dare al Parlamento
nel rapporto di contrappesi istituzionali tra queste funzioni, le
sue deleghe e le funzioni legislative e parlamentari.
Stiamo discutendo del rapporto tra governanti e governati,
onorevoli colleghi, stiamo discutendo dei "poteri del Principe",
se posso usare questa definizione e allora rimettiamo un poco i
piedi per terra. Siamo in tempo per farlo e non possiamo essere
condizionati dalle centomila firme, di chiunque esse siano, io le
rispetto tutte una per una perchè do valore alle opinioni di ogni
singolo cittadino e di ogni cittadina di questa Regione e però
c'è una Sicilia reale, come Lei l'ha definita, che non ha firmato
e noi dobbiamo discutere serenamente. Rimettiamo i piedi per
terra, lasciamo allo Statuto autonomistico la funzione di Carta
fondamentale, il resto decostituzionalizziamolo e ritorniamo a
discutere, come deve discutere quest'Aula, da destra a sinistra,
della forma di governo e della legge elettorale a proposito di
una legge ordinaria.
La mia parte politica - e concludo, Presidente - in
Commissione Statuto ha votato contro l'articolo fondamentale di
questa legge; continueremo ad opporci e ci batteremo in
quest'Aula con i nostri emendamenti e ci opporremo contro tutti
gli elementi di maggioritario che con eventuali colpi di mano
potrebbero essere inseriti nello Statuto. La maggioranza sappia
che questo strappo rischia di operare una svolta nei rapporti di
questo Parlamento. Noi siamo figli di una cultura che ha dato
vita, assieme alla cultura socialista, a quella solidaristica e
democratico-cattolica, a quella liberal-democratica, alla
Costituzione repubblicana. Rimane ancora un testo avanzato, di
riferimento per noi e per quei processi democratici che in Europa
stanno superando le logiche presidenzialiste per approdare al
nostro modello repubblicano sancito dalla Carta costituzionale.
Darebbe davvero un pessimo esempio questo Parlamento regionale se
fosse il battistrada e l'avanguardia di una regressione politica,
culturale e democratica piuttosto che di una sua evoluzione.
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, personalmente, Onorevole
Forgione, non condivido molte delle cose che ha detto ...
FORGIONE. Non avevo dubbi
PRESIDENTE. E' un'invasione di campo del Presidente, ma mi
permetta di inchinarmi di fronte alla passione che Lei usa per
difendere le sue idee.
Onorevoli colleghi, poichè devo continuare a fare il
Presidente anche per rapporti istituzionali, sono costretto a
sospendere la seduta per venti minuti, che voi potete utilizzare
bene ed io purtroppo li devo utilizzare, sempre nel ruolo di
Presidente dell'Assemblea, ma senza potere utilizzare lo stesso
tempo così come lo utilizzerete spero voi.
La seduta è sospesa per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20.55, è ripresa alle ore 21.56)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cristaldi
SULL'ORDINE DEI LAVORI
LA GRUA . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
perché sono già le 22,00. Lei questa mattina aveva annunciato
che i lavori d'Aula sarebbero terminati proprio a questa ora. Pur
prendendo atto della interruzione ritengo che il discorso non
cambia, in quanto tutti i colleghi erano orientati in questo
senso.
Pertanto, propongo di terminare questa sera i lavori d'Aula,
considerato, ripeto, che già siamo alle ore 22,00, per riprendere
domani mattina con la conferenza dei presidenti dei Gruppi
parlamentari che doveva tenersi questa sera in quanto adesso
diventa tutto più complicato.
PRESIDENTE. Onorevole La Grua, la conferenza dei presidenti
dei Gruppi parlamentari si dovrà tenere in ogni caso, questo per
due ragioni: la prima perché dobbiamo predisporre l'ordine del
giorno, la seconda perché sono convinto che comunque la
Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari forse ci
aiuterà nella definizione dei lavori.
LA GRUA . Signor Presidente, allora mi limito a proporre di
chiudere la seduta adesso e di convocare immediatamente la
conferenza dei Capigruppo.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, non so quanti deputati siano
iscritti a parlare, mi rendo conto che la necessità di fare
slittare la discussione è nelle cose. Tuttavia vorrei fare
osservare che potremmo ancora utilizzare qualche ora a nostra
disposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale possiamo ancora proseguire per
un' ora, tuttavia devo farle presente che abbiamo ancora ben
tredici deputati che risultano iscritti a parlare. Pertanto si
renderà conto che la migliore soluzione sia quella di trovare un
metodo per accelerare. Comunque possiamo recuperare un'ora e
chiudere alle 23,00.
SPEZIALE. Signor Presidente, possiamo andare avanti. Se alcuni
deputati dovessero risultare assenti, così come prescrive il
Regolamento, decadono. In ogni caso considerato che esiste un
problema attinente all'andamento dei lavori, che potrà essere
definito in sede di Conferenza dei Capigruppo, voglio ricordare
al Presidente di Alleanza Nazionale che la stessa Conferenza
aveva già determinato un proprio orientamento, cioè quello che
immediatamente dopo l'incardinamento della legge-voto, si sarebbe
dovuto procedere al completamento del disegno di legge sullo
scioglimento degli Enti regionali che era praticamente concluso,
mancavano soltanto tre articoli banali ma, le parti più
essenziali e importanti di quel disegno di legge erano state
approvate. Soltanto per un inconveniente di natura tecnica
l'altra sera non abbiamo completato il disegno di legge. Per cui
penso che possiamo andare avanti con il dibattito per poi
riprendere domani con il disegno di legge riguardante lo
scioglimento degli Enti economici regionali, proseguire con le
variazioni di bilancio, riprendere...
LA GRUA . Ne discuteremo in Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari.
SPEZIALE. La Conferenza dei Presidenti dei gruppi
parlamentari si era già orientata in tal senso. Dicevo,
riprendere con la legge-voto e discutere le mozioni. Questo può
essere scandito dai tempi necessari perché venga fatto,
tuttavia, ritengo fondamentale che domani mattina i lavori d'Aula
riprendano con la discussione del disegno di legge sullo
scioglimento degli Enti economici regionali.
Dico ciò, signor Presidente, perché dovendo possibilmente
procedere alla votazione finale dei disegni di leggi già
discussi, è utile che i deputati sappiano qual è il lavoro d'Aula
e lo sappiano in modo anticipato, perché ognuno possa regolare i
propri comportamenti rispetto alla certezza dei comportamenti
d'Aula. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
potrà decidere in modo diverso, ritengo comunque sia utile domani
chiudere con il voto finale sui disegno di legge sullo
scioglimento degli Enti e sulle variazioni di Bilancio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a questo punto si torna alla
posizione originaria che è il rispetto di quanto era stato
comunicato. Si sarebbe dovuto chiudere alle 22.00, ma ci sono
state delle sospensioni di carattere tecnico che significano far
slittare di un'ora la chiusura della seduta. Pertanto la
discussione generale sul disegno di legge si protrarrà sino alle
ore 23.00, successivamente si terrà la Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari così come era stato stabilito e
quest'ultima determinerà il prosieguo dei lavori.
FLERES. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire solo per fare una precisazione. Poiché in
apertura dei lavori d'Aula è stato comunicato l'orario di
conclusione della stessa e poiché molti colleghi tra quelli
iscritti a parlare erano consapevoli del fatto che la seduta si
sarebbe conclusa alle ore 22.00, non mi sembra opportuno che i
colleghi che eventualmente dovessero intervenire dopo di me, dato
che sono io il primo a dovere parlare sul disegno di legge in
questione, vengano dichiarati decaduti, perché sarebbe una grave
scorrettezza che non meritano i colleghi, solo perché sapevano
che l'Aula si concludeva alle ore 22.00.
PRESIDENTE. Onorevole Fleres, voglio rassicurarla, perché vi
sono due interventi diciamo consistenti dal punto di vista
temporale, della qualità non ho dubbi, sono tutti ottimi
interventi.
I primi tre ad essere iscritti a parlare sono l'onorevole
Fleres, l'onorevole Silvestro e l'onorevole Cimino, considerato
che abbiamo appena stabilito di protrarre i lavori d'Aula sino
alle ore 23.00, ritengo che si possa continuare.
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE NN. 2 - 94 - 144 -
152 - 177 -705 - 708 - 758 - NORME STRALCIATE/A
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha
facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire intanto per ricordare l'andamento dei lavori della
Commissione per la riforma dello Statuto e ricordare a me stesso
innanzitutto, oltre che all'Aula, i diversi passaggi, i diversi e
complessi meccanismi che sono stati sviluppati nel corso dei
lavori della Commissione Statuto.
Tuttavia, non posso nasconderle che all'inizio di questo mio
intervento provo un qualche disagio, anzi una vera e propria
preoccupazione perché dopo l'intervento dell'onorevole Forgione
ho scoperto di avere molti punti in comune con lui, e questo dal
punto di vista politico non le nascondo che mi crea un qualche
imbarazzo. Ma nonostante l'imbarazzo che mi crea l'intervento
dell'onorevole Forgione, che condivido in alcune sue parti,
ritengo che i temi che egli ha introdotto, rispetto ai valori a
cui questo Parlamento deve ancorarsi siano temi meritevoli di
grande attenzione.
L'onorevole Forgione ha sostenuto il valore assoluto della
democrazia che non può che essere condiviso e che non può che
confermare come, insieme al valore assoluto della democrazia,
esistano altri valori assoluti, nel nostro caso il valore
dell'autonomia, il valore delle prerogative parlamentari, delle
prerogative connesse con l'autodeterminazione dei popoli di cui,
per esempio, si è parlato di recente nel corso di un convegno
della lega internazionale dei diritti dell'uomo a Catania. E'
all'interno di questo quadro che noi ci muoviamo nel momento in
cui affrontiamo il tema della riforma dello Statuto? Signor
Presidente, onorevoli colleghi, noi stiamo affrontando il tema
della riforma dello Statuto? Noi dobbiamo essere onesti con noi
stessi, dobbiamo sempre avere il coraggio, la forza, la dignità
di guardare a noi stessi prima di pretendere di guardare gli
altri. Noi non stiamo affrontando la riforma dello Statuto della
Regione siciliana, noi stiamo affrontando la millesima parte di
una riforma elettorale che è abortita attraverso le vie ordinarie
e che tenta di essere riproposta attraverso la via della
legge-voto da sottoporre al Parlamento nazionale con l'auspicio
recondito, da parte di molte forze politiche, che nel frattempo
il Parlamento nazionale, in tutt'altre faccende affaccendato, si
occupi di vicende diverse da quelle squisitamente connesse alla
nostra mini legge elettorale.
Perché è accaduto tutto questo? Perché la solennità che si è
voluta dare a questa seduta e a questo argomento di solenne non
ha nulla. Di solenne non ha nulla e nessuna solennità può essere
data a questo argomento, perché questo argomento non è un
argomento che può essere elevato a riforma dello Statuto. Non può
essere elevato a riforma dello Statuto, signor Presidente, perché
le forze politiche che hanno composto la Commissione dello
Statuto ed in particolare alcune di queste, e in particolare
l'U.D.R., per non parlare dei piccoli partiti che si sono mossi
in difesa di particolarismi che nulla hanno a che vedere con i
valori alti dello Statuto siciliano, hanno impedito alla
Commissione e a quelle parti politiche che dentro la Commissione,
e tra queste Forza Italia, volevano realizzare una riforma dello
Statuto vera, non un aborto di legge elettorale, impropriamente
definita riforma dello Statuto.
Cari amici, onorevoli colleghi, questa è la verità; è
inutile che tentiamo di contrabbandare al popolo siciliano che
noi stiamo modificando la riforma dello Statuto, che noi stiamo
cambiando l'essenza che 52 anni fa consentì a questo Parlamento
di essere definito tale. Questa è una barzelletta, non una
riforma dello Statuto e lo è in quanto quella Commissione è stata
bloccata, è stata paralizzata, è stata imprigionata da quelle
forze politiche che, all'interno di quella Commissione, hanno già
manifestato le loro contraddizioni rispetto, non soltanto alle
ipotesi minimali contenute in questo testo che stiamo discutendo,
ma anche e soprattutto rispetto a tutto il resto, agli altri
argomenti importanti e mi riferisco alle competenze in materia di
interventi legislativi esclusivi da parte della Regione, e mi
riferisco a tutti quei pesi e contrappesi di cui parlava
l'onorevole Forgione, di cui parlavano altri colleghi prima di me
che certamente, all'interno di questa ipotesi che affrontiamo
stasera, non sono contenuti, non possono essere contenuti e non
lo sono perché questa è una ipotesi che all'interno della sua
piccola e specifica caratteristica non affronta assolutamente i
grandi temi della riforma dello Statuto.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io se potessi
scommettere su un tema, io che non sono uno scommettitore, lo
farei con grandissime capacità di riuscita su un quesito: se
oggi noi, qui, trattassimo di articolisti o di forestali o
trattassimo di riforma del commercio o dell'industria o di
riordino o riscrittura della legge numero 13 in materia di
agricoltura non solo le poltrone riservate al pubblico di questa
sala sarebbero piene di cittadini siciliani che attendono
interventi legislativi da questa Regione, ma persino la piazza
antistante il Parlamento e le vie attorno al Parlamento sarebbero
piene, gremite di siciliani che attendono interventi e, invece,
onorevoli colleghi, attorno a questo tema non si è determinato
nessun interesse perchè non può considerare tale l'interesse di
qualche docente universitario tagliato fuori dalla politica
siciliana che tenta di potersi riciclare all'interno di funzioni
a cui si perviene con le incompatibilità o con le compatibilità,
con le consulenze o senza le consulenze.
Onorevole Presidente, una volta tanto la vogliamo dire la
verità al popolo siciliano? Vogliamo spiegare al popolo siciliano
che non stiamo riformando lo Statuto? Stiamo soltanto affermando
uno dei centomila principi che possono consentire la modifica
della politica in questa Regione, che è quello del
presidenzialismo e basta
Ma serve il principio del presidenzialismo? Serve il
principio della separazione dei potersi se insieme al
presidenzialismo, alla separazione dei poteri non si affronta il
problema delle risorse finanziarie, delle competenze esclusive,
del rapporto tra la Regione siciliana e lo Stato, se non si
affronta insieme a questi temi il tema più complessivo della
politica, del rapporto tra le forze politiche, dei partiti, della
selezione dei quadri dirigenti di partito?
Ecco, se noi a queste domande rispondessimo 'sì', ebbene,
saremmo sicuramente degli illusi. Noi rispondiamo 'no', perchè
non serve affrontare complessivamente il riordino, il cambiamento
della politica, il passaggio da una fase all'altra partendo dagli
spezzoni di un ragionamento e non affrontando la via maestra. E
la via maestra è quella di una vera riscrittura dello Statuto
siciliano che tenga conto del fatto che la Sicilia è una regione
d'Europa, innanzitutto, e che quindi la logica delle competenze
in materia esclusiva o non esclusiva non può che essere
dipendente e discendente da quelle che sono le competenze che in
Europa e l'Europa consente agli stati e, attraverso gli stati,
alle regioni. Eppure di questo non si parla.
Possiamo mai pensare di cambiare il volto di questa Regione
solo prevedendo, cosa che io peraltro condivido, che gli
assessori siano esterni o interni al Parlamento? Pensate che in
questo modo aumenti il prodotto interno lordo della Sicilia?
Pensate che in questo modo si spendano più celermente i fondi che
l'Unione europea attribuisce alla Sicilia? Pensate che ci saranno
più strade, più scuole, più aeroporti, ci saranno più servizi per
i cittadini in Sicilia sol perchè un assessore è interno o
esterno alla Giunta? Ma vogliamo scherzare, onorevole Presidente?
Allora, dobbiamo parlare chiaro, dobbiamo dire ai siciliani
che stiamo contrabbandando come riforma dello Statuto un segmento
di riforma elettorale che non abbiamo il coraggio di affrontare
in altra sede, che sarebbe la legge di riforma elettorale che ha
solo una parte, solo un aspetto connesso con il riordino dello
Statuto, che è quello dell'elezione diretta del presidente, ma
che si priva e priva il Parlamento della discussione che riguarda
i temi veri del rilancio di questa regione, i temi veri della
governabilità, i temi veri delle risorse finanziarie di cui
questa regione ha bisogno o non ha bisogno.
E allora stiamo recitando una commedia che mi appassiona
poco, anzi, che non mi appassiona per niente, perchè mi
appassiona molto di più, onorevole Presidente, comprendere per
quale ragione in Italia voti meno del 50 per cento dei cittadini
che ne hanno diritto, voglio capire perchè la politica ha deluso
il rimanente 50 per cento dei cittadini e attraverso quali
meccanismi è possibile recuperare la fiducia di milioni di
cittadini che non vanno più a votare; voglio capire per quali
ragioni, per quali meccanismi elettorali o non elettorali,
politici o non politici, partitici o non partitici i cittadini
non si sentono più rappresentati da chi dovrebbe
istituzionalmente rappresentarli e sempre di più si diffonde un
fenomeno assai pericoloso della frammentazione del dissenso
silenzioso, dell'abbandono degli strumenti democratici e di
partecipazione attraverso le elezioni e sempre di più si alza il
tono della protesta e sempre più si alza il tono dello scontro,
dello scontro istituzionale, dello scontro sociale, dello scontro
civile e sempre meno e sempre più bassi si fanno i livelli di
controllo dei cittadini verso le istituzioni e dunque si fanno
più bassi i livelli di democrazia in questo Paese.
E allora, c'è troppo disinteresse in Sicilia come nelle
altre parti d'Italia; c'è troppo disinteresse per le questioni
che riguardano il destino dei cittadini; c'è troppo disinteresse
verso le scelte che la classe politica compie di volta in volta
nel momento in cui deve affrontare un tema piuttosto che un
altro. E allora io mi sarei augurato che per una volta le forze
politiche presenti in quella Commissione, le forze politiche
presenti in questo Parlamento avessero abbandonato la logica
dello schieramento e si fossero trovati tutti all'unisono
schierati dalla stessa parte, dalla parte dei siciliani, dalla
parte della Sicilia, dalla parte del rinnovamento reale e non di
quello annunciato, dalla parte delle modifiche dello Statuto
reali e non di quelle proclamate e non praticate.
E allora, come lei sa, onorevole Presidente come voi sapete
onorevoli colleghi, avevo ipotizzato un percorso diverso che era
quello di riprendere da dove avevano lasciato i padri fondatori
della Sicilia e dell'autonomia siciliana attraverso non la
costituzione di una Commissione Statuto che abbiamo visto quello
che è stata capace di produrre, pressoché nulla e non certo per
responsabilità del suo Presidente che l'ha amministrata
egregiamente, ma per responsabilità di ciascuna forza politica,
dico di ciascuna non escludo nessuna neanche quella di cui io
faccio parte...
SILVESTRO. Parli per lei
FLERES. neanche di quella di cui io faccio parte onorevole
Silvestro e abbia la dignità di ammettere anche lei quali sono
gli errori che ha compiuto e quali sono le cose che ha impedito
in quella Commissione e quali sono le cose che impedirà in
quest'Aula.
SILVESTRO. E'un mentitore, non ha nemmeno votato la
legge-voto
FLERES. Abbia la compiacenza di sapere che lei appartiene a
una maggioranza che non ha ancora capito bene da che parte stare
rispetto a questa legge
SILVESTRO. Non sopporto le bugie
FLERES. E allora questi sono i temi che dobbiamo affrontare e
allora dobbiamo ripensare al nostro comportamento, dobbiamo
ripensare alle menzogne che vengono continuamente propinate ai
cittadini siciliani attraverso il metodo dell'onorevole Silvestro
quello di ripetere menzogne sei volte attribuendo a queste valore
di verità, ma menzogne sono e menzogne restano
E allora, onorevole Silvestro, abbia la compiacenza
soprattutto nel momento in cui si trova nell'anticamera di
un'alta funzione di questa Assemblea di tacere se vuole dare
credibilità alla funzione che deve esercitare Taccia Abbia la
dignità di tacere onorevole Silvestro, perchè altrimenti parlo
fino a domani mattina
E allora, mi faccia tornare al tema nel suo interesse e
nell'interesse di questo Parlamento, mi faccia tornare al tema e
mi faccia aggiungere alcune altre considerazioni.
Avevo proposto come le dicevo, l'Assemblea costituente, cioè
la Commissione paritetica esattamente nella stessa formulazione
che era stata realizzata nel momento in cui questo Statuto in
vigore fu approvato, avrebbe consentito alle forze sociali di
essere presenti, presenti nella Commissione paritetica, non
dietro le quinte come certi professori a cui facevo riferimento
prima, come certi rappresentanti di categorie produttive a cui
facevo riferimento prima che vengono a contestare i lavori di
questo Parlamento quando deve affrontare temi che non lo riguarda
direttamente e vengono a pietire con il cappello in mano quando
questo Parlamento deve fare le leggi di erogazione di spese, di
somme non sempre giustificate.
Tutte queste categorie produttive, tutti questi
rappresentanti di questi settori della società sempre pronti a
dileggiare il Parlamento siciliano, quando il Parlamento
siciliano tenta di fare il proprio dovere e poi a farsi trovare
col cappello in mano dietro la porta di questo o quello
assessorato per mendicare non interventi di carattere generale e
astratto, ma privilegi e solo privilegi come tutti i governi che
si sono succeduti, compreso quello di cui io facevo parte e
quello attuale sanno bene che accade.
Allora, onorevoli colleghi, io a questa società non credo,
questa è una società virtuale a cui non credo credo alla società
reale, alla società che vive condizioni di disagio, che vive
condizioni di sconforto, credo a quella società che oggi qualcuno
vorrebbe acquisire con quegli oppiacei a cui facevo riferimento
in un mio precedente intervento, gli LSU, gli LPU, i PIP, gli
articoli 23, i forestali senza foreste, i bonificatori senza
paludi e quant'altro.
Allora, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, quegli
oppiacei che servono a drogare il consenso, che servono ad
acquisire il consenso elettorale, che servono a condizionare le
coscienze dei cittadini non ci appartengono, di queste cose
dovremmo parlare nel momento in cui parliamo della riforma dello
Statuto, non di assiomi paradigmatici che riguardano segmenti
minimali, non solo della riforma dello Statuto, ma persino della
riforma elettorale o peggio quando scambiamo la riforma
elettorale per la riforma dello Statuto e viceversa.
Poi c'è un problem,a dei partiti, della selezione della
classe dirigente.
Io sono convinto che questo Parlamento deve fare una scelta
di fondo, o affronta i temi su un piano di principio solo ed
esclusivo principio e trasferisce la applicazione concreta di
questi principi alle leggi ordinarie riappropriandosi delle
competenze per poterle fare quelle leggi ordinarie o altrimenti
se questa scelta non la compie rischia di mortificare persino
quell'ipotesi minimale che ha realizzato la Commissione Statuto.
Voglio dire fuori di ogni metafora che se il testo esitato
dalla Commissione Statuto è un testo che rappresenta di già e di
per sè un elemento di mediazione tra tutte le forze politiche è
un conto, si passi agli articoli, si votino rapidamente tutti gli
articoli e non c'è bisogno di fare altro.
Ma se all'interno di questo testo che non dovesse essere
considerato di mediazione, si volessero inserire particolarismi
tali da svilirne il significato reale, fino a farlo scendere,
precipitare ad una semplice legge di riforma elettorale, si
sappia che per quanto ci riguarda non intendiamo rinunziare a
nessuno dei principi essenziali per i quali abbiamo chiesto il
voto ai nostri elettori e intendo riferirmi al principio del
maggioritario e intendo riferirmi al principio della separazione
dei poteri e intendo riferirmi al principio dell'incompatibilità
alla carica di assessore e quella di deputato e intendo riferirmi
al sistema uninominale e intendo riferirmi al sistema della
selezione della classe politica attraverso il sistema delle
elezioni primarie.
Allora dobbiamo fare questa grande scelta, perchè altrimenti
non ci intendiamo, altrimenti aggiungiamo ipocrisia
all'ipocrisia, se questa è una legge elettorale stralcio è un
conto, se questa è una riforma dello Statuto è un altro conto.
Se l'ipotesi contenuta nella bozza Provenzano è già di per
se una mediazione tra le parti politiche è un conto, se diventa
invece la base all'interno della quale innescare i particolarismi
nessuno intende rinunziare ai propri. E dunque all'interno di
quella che non sarebbe più un'ipotesi di mediazione, dovrebbero
trovare spazio tutte le posizioni per le quali le forze politiche
hanno richiesto il consenso ai propri elettori, e mi riferisco,
lo ripeto, al sistema maggioritario per quanto riguarda il nostro
partito, al sistema dei collegi uninominali a turno unico, e mi
riferisco al presidenzialismo, ovviamente, e mi riferisco alla
incompatibilità tra la carica di presidente e quella di
assessore, e mi riferisco soprattutto al problema fondamentale
della selezione della classe dirigente.
Perchè una volta quando c'erano i partiti, la selezione
della classe dirigente avveniva attraverso i partito, e dunque
coloro i quali cominciavano a fare politica - l'onorevole
Capodicasa e il sottoscritto lo sappiamo benissimo - si
iscrivevano nelle federazioni giovanili, cominciavano ad
attaccare manifesti, ad ascoltare i discorsi dei grandi, a
studiare sui libri, poi si presentavano nei consigli di
quartiere, poi facevano i candidati al consiglio comunale e poi
facevano carriera se volevano farla o non la facevano se non
volevano farla.
Ma oggi la classe dirigente che la seleziona? Chi è che
forma la classe dirigente oggi in questo Paese? Chi la seleziona
i mass media, sulla base del corretto accoppiamento dei colori
della cravatta con il gilet? Chi la seleziona la classe dirigente
di questo Paese?
Qualche movimento che è privo persino di strutture
democratiche? Chi la selezionano? Partiti che hanno avviato un
processo di riforma ideologica interna tale da privarli persino
delle proprie radici? Chi la seleziona la classe dirigente di
questo Paese? Nessuno, onorevoli colleghi E quando noi ci
lamentiamo del fatto che a votare i cittadini non vanno, dobbiamo
pure pensare che forse stiamo proponendo ai cittadini una classe
dirigente inadeguata, una corretta corresponsione tra i valori
ideologici, ideali e programmatici e i loro rappresentanti,
perchè i cittadini sanno bene che se noi propugniamo - dico per
dire - il liberismo economico, il liberalismo, ovvero il
socialismo, ovvero il comunismo o altro, dobbiamo affidare la
trasposizione pratica di questi contenuti programmatici e di
questi valori, all'interno di personalità capaci di saperle
interpretare, e invece talvolta questo non accade, e dunque il
cittadino non è più nelle condizioni di potere scegliere sulla
base di una discriminante di carattere ideale, purtroppo è
costretto a dovere scegliere sulla base di discriminanti di altra
natura, e dunque si disaffeziona nei confronti della politica e
la lascia nelle mani di chi peggio la interpreta.
In un libro di Mario Capanna, che si chiama "Speranze",
onorevole Piro, c'è un capitolo che comincia così: La politica è
una cosa sporca...
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Come si
intitola questo libro? "Speranze dell'onorevole Piro"?
FLERES. C'è un libro dell'onorevole Capanna virgola onorevole
Piro virgola che si intitola "Speranze" virgola, in cui c'è un
capitolo che così comincia: "La politica è una cosa sporca".
Ebbene, in quella interpretazione, onorevoli colleghi,
l'onorevole Capanna che certamente non mi è vicino dal punto di
vista culturale ed ideologico, dice una cosa vera perchè la
giustifica con un ragionamento elementare ma assai importante da
sviluppare: quando noi diciamo ai nostri figli, quando noi
diciamo ai nostri studenti, quando noi diciamo ai cittadini che
la politica è una cosa sporca, secondo voi li avviciniamo o li
allontaniamo dalla politica? Li allontaniamo. La domanda è
retorica. Li allontaniamo dalla politica e dunque consentiamo di
restare nelle mani di chi peggio la interpreta, non di chi meglio
la interpreta e che però la teme perchè è una cosa sporca.
E noi questo problema come intendiamo risolverlo? Come
pensiamo di potere affrontare il tema del presidenzialismo se non
affrontiamo il tema della selezione del personale politico e
dunque anche del presidente, nel caso in cui questo dovesse
essere il frutto di un accordo tra i partiti?
Che facciamo un concorso pubblico? Nominiamo una
commissione? O forse come avviene nei paesi civili, negli Stati
Uniti, in qualche altro Paese il Presidente non si sottopone
all'interno dello schieramento in cui milita ad una preselezione,
le cosiddette elezioni primarie, che compiono i diversi
schieramenti, che dunque selezionano al loro interno il personale
politico migliore da contrapporre al personale politico
espressione dell'altro schieramento o degli altri schieramenti.
Come pensiamo di poterli selezionare i nostri futuri
deputati, i nostri futuri Presidenti della Regione, sulla base di
una estrazione al lotto? Oppure ci affidiamo a qualche oligarchia
di partito o peggio di movimento dato che i partiti, bene o male,
hanno uno statuto, hanno delle regole di selezione dei loro
dirigenti e i movimenti non si capisce bene ancora che cosa è che
abbiano, e attraverso quali filtri si pervenga alla selezione di
funzioni.
Allora, onorevoli colleghi, io capisco che sto sviluppando
un tema assai complesso e capisco che l'ora è tarda però mi
dovete consentire noi non possiamo affrontare un tema a spezzoni,
perché se affrontiamo un tema a spezzoni produrremo, non mi
ricordo più chi è che lo diceva poc'anzi, un prodotto focomelico
mancante di qualche parte, in maniera anomala mancante di qualche
parte. Allora credo che si debba affrontare il tema che riguarda
la selezione della classe dirigente, che riguardi la
partecipazione e i processi decisionali delle forze politiche,
delle forze sociali, che si debba sciogliere un nodo importante,
che questo Governo che si rifà a forze politiche centralistiche,
dirigistiche deve potere sciogliere.
Questa riforma dello statuto, onorevoli colleghi, è una
riforma che premia l'autonomia che si pone il problema del
federalismo, che si pone il problema dell'autodeterminazione dei
popoli, oppure questo è uno statuto che intende prevedere uno
scenario regionale simile agli scenari tristi purtroppo che si
stanno delineando in Yugoslavia, in Croazia, in Turchia e in
tutti quei Paesi in cui le minoranze etniche o le minoranze
religiose o le minoranze politiche o le maggioranze politiche,
etniche e religiose si stanno ponendo al momento in cui nascono i
conflitti, nascono le contraddizioni.
Allora vogliamo parlare dell'autodeterminazione dei popoli,
vogliamo parlare della necessità che il tema che stiamo trattando
venga affrontato anche sul piano dell'autonomia e del federalismo
oppure questi sono fatti di secondaria importanza perché la cosa
importante è di sapere se l'assessore deve essere compatibile o
incompatibile con il deputato, se il collegio deve essere o non
deve essere riferito a 90 deputati o a 60 o quanti altri.
Onorevoli colleghi, io credo che questi temi debbano essere
affrontati nella loro globalità e poi c'è un'altra grande
questione: nel nostro Paese ci sono diversi livelli elettorali.
Si vota per l'elezione di quartiere, si vota per le elezioni
comunali, si vota per le elezioni provinciali, si vota per le
elezioni regionali, si vota per il rinnovo della Camera, si vota
per il rinnovo del Senato, si vota per il rinnovo del Parlamento
europeo. Non c'è un solo sistema omogeneo con l'altro, ogni
sistema elettorale è diverso a se stesso, ogni sistema elettorale
introduce discriminanti premi, sottopremi, incompatibilità,
compatibilità e competenze le une diverse dalle altre, tra poco
per essere iscritto nell'albo elettorale di ogni comune ci vorrà
la laurea in giurisprudenza perché sarà difficile per i cittadini
capire i diversi livelli di votazione e le diverse tipologie,
immagini onorevole presidente, se come qualcuno ha auspicato nel
nostro Paese, in Sicilia, si celebrasse l'election day, cioè il
giorno in cui i cittadini vengono chiamati tutti insieme a
rinnovare complessivamente tutte le istituzioni e si trovassero
di fronte 7 o 8 schede, non so più quante, una del consiglio di
quartiere dove si vota con il sistema proporzionale, dove si vota
proporzionale in altri casi non so come si vota, una per il
consiglio comunale al di sotto dei 15 mila abitanti dove si vota
in un modo, un'altra dove si vota al di sopra dei 10 mila dove si
vota in un altro modo, un altro per la provincia, la doppia
scheda se c'è per il sindaco o per il Presidente o se c'è la
scheda singola per il sindaco e per il presidente e poi per la
camera dove c'è la quota proporzionale e c'è la quota
maggioritaria e poi per il senato dove c'è un sistema
proporzionale e per il Parlamento europeo che è ancora
proporzionale, un sistema diverso dall'altro. Ma cosa volete che
i cittadini comprendano in una situazione del genere?
E poi per non parlare delle competenze, diverse attribuite
agli organi esecutivi o agli organi invece di controllo, ai
parlamenti o alle giunte, alle giunte o ai consigli comunali, o
ai consigli provinciali. Per non parlare delle deleghe attribuite
o non attribuite ai consigli circoscrizionali o di quartiere.
Allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, un'altro tema
che dobbiamo affrontare - e lo dobbiamo affrontare subito - è
quello della omogeneizzazione dei sistemi elettorali.
Nei giorni scorsi, lo avrete letto dalla stampa, io e altri
deputati senza impegnare le rispettive forze politiche - questo
desidero precisarlo - abbiamo posto il problema all'attenzione
dell'opinione pubblica proprio nel momento in cui si realizza una
riforma dello Statuto (voglio anch'io nobilitare il tema di cui
stiamo trattando pur non essendone convinto) che introduce di
fatto una modifica del sistema elettorale nè più nè meno.
Ovviamente non intendo riferirmi alla seconda parte del
disegno di legge che condivido per intero che condivido
relativamente agli strumenti che introduce ma ne parlerò in un
successivo momento.
Dicevo che ci siamo posti il problema della unificazione e
della semplificazione del sistema elettorale in Sicilia. Noi
vorremmo che nella nostra Regione si votasse allo stesso modo per
i comuni, per le province, per le regioni. Ma non rinunziando ai
principi ispiratori che ci hanno portato a scegliere uno
schieramento piuttosto che un'altro, non rinunziando ai nostri
valori ma rendendoli compatibili. Lo sforzo che abbiamo compiuto,
ripeto senza impegnare le rispettivi forze politiche, è uno
sforzo di mediazione. Una mediazione nella quale per quanto mi
riguarda ho rinunziato a una parte forte degli impegni che ho
assunto nel momento in cui mi sono candidato che mi portano verso
il sistema maggioritario puro. Solo ad una parte. Così come altri
colleghi che si trovano schierati a favore di un sistema
proporzionale puro hanno rinunciato ad una parte della loro
posizione politica per venire incontro alla mia.
E allora se stiamo qui per individuare una scelta di
mediazione e allora siamo pronti tutti a mediare. Ma già la bozza
originaria della Commissione Statuto è una mediazione e se lo è
va approvato a scatola chiusa. Se lo è va approvata in quanto
tale. Se lo è, non la discutiamo più o la discutiamo per
approvarla cioè disponendoci favorevolmente in sua difesa e per
la sua approvazione.
Se invece - e ripeto torno su questo tema perché so che è
questo il tema che determina la discriminante all'interno del
Parlamento - la questione è diversa perché riguarda
l'introduzione surrettizia di un sistema elettorale attraverso la
modifica dello Statuto e dunque l'introduzione di meccanismi che
fanno diventare la modifica dello Statuto non uno strumento di
tipo costituzionale bensì una legge di tipo elettorale di infimo
livello rispetto alla legge costituzionale - per carità tutte le
leggi sono nobili e importanti ma se dobbiamo guardare i livelli
di riferimento legislativo sicuramente la legge costituzionale ha
una dignità e un rango superiore che non una legge ordinaria per
di più una legge ordinaria regionale - allora dico che o quel
progetto è un progetto che noi acquisiamo nella sua globalità o
quel progetto diventerà il luogo di incontro o di scontro fra le
specificità che caratterizzano i diversi schieramenti politici.
Io credo che non debba essere questa la sede. Io credo che
la sede - e ha fatto bene l'onorevole Provenzano - la sede per
questo tipo di tematiche sia un'altra sia la legge ordinaria.
Mentre questa sede debba essere la sede che introduce i principi
generali, il presidenzialismo è il principio generale; il
referendum è il principio generale; l'autoscioglimento è il
principio generale. Questi valori rappresentano principi
generali. Altra cosa sono le specificità che da più parti sento
formarsi da più colleghi, avverto l'esigenza di dover
privilegiare, e allora onorevoli colleghi credo che se noi
costruiamo, in questo momento, un percorso possibile e faccio
appello alla responsabilità di tutti, un percorso possibile,
ragionevole che parta dai valori espressi in via universale
dall'onorevole Forgione di democrazia di legalità di
partecipazione che non possono assolutamente essere elusi,
onorevole Forgione lei poco anzi non c'era.
Io ho iniziato il mio intervento proclamando la mia
preoccupazione per essere stato d'accordo con lei in molte parti
del suo intervento.
Per me è un trauma, però lo ammetto, lo ammetto con
responsabilità perchè è giusto che nel momento in cui ci sono
degli elementi che portano deputati di così diversa estrazione
politica a convergere, questi elementi vadano presi in
considerazione, vadano privilegiati come altri.
E allora se il principio è quello di tracciare un quadro di
riferimento generale all'interno del quale poi nella sede
opportuna è possibile stabilire le specificità, bene, se invece
si vuole partire dalla specificità per pervenire poi al quadro di
riferimento generale denobilitandolo e allora non è possibile.
Non è possibile perchè non stiamo compiendo quello che
abbiamo annunziato ai centomila sottoscrittori di una petizione
che meritava sei milioni di firme, non certo centomila.
Dobbiamo fare cosa diversa, dobbiamo scrivere cose diverse,
dobbiamo pensare alla Commissione...
PRESIDENTE... E per scrivere cose diverse abbiamo ancora sette
minuti.
FLERES. Lo so, signor Presidente, lo controllo perchè
completerò allo scoccare del quarantacinquesimo minuto.
Allora, signor Presidente onorevoli colleghi dicevo per
tornare al tema che l'esigenza che noi abbiamo è quella e non
possiamo negarlo di introdurre attraverso le vie costituzionali,
perchè queste ci sono consentite soltanto gli elementi che ci
consentono a loro volta di rendere assolutamente siciliane le
scelte che devono essere compiute a valle.
Il presidenzialismo è una scelta di fondo e va sicuramente
privilegiato.
La possibilità dell'autoscioglimento del Parlamento è una
scelta di fondo che va privilegiata e va costituzionalizzata
perchè in atto è costituzionalizzata.
Le disposizioni transitorie devono essere necessariamente
introdotte perchè altrimenti non consentono l'applicazione di una
legge, ma la lascerebbero monca.
E' importante altresì introdurre il referendum e
quant'altro; ma è opportuno, oltre che necessario, onorevole
Presidente, e le regalo a lei e all'Aula che questo Parlamento
sappia affrontare questi temi con convinzione nelle sedi
opportune e soprattutto senza alcuna ipocrisia.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, c'è ancora spazio per un
intervento. L'onorevole Aulicino ha chiesto di intervenire nella
seduta di questa sera, se l'onorevole Silvestro volesse
consentirlo così l'onorevole Silvestro interviene domani. Bene.
Onorevole Aulicino ha facoltà di intervenire.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono molto
preoccupato per lo stato di salute del Governo Capodicasa perchè
credo che così come sta evolvendo il dibattito il Presidente
della Regione abbia grossi problemi in questa maggioranza che lo
sostiene e perchè questa vicenda della riforma dello statuto è
una vicenda che gli esplode troppo presto rispetto alla data in
cui si consumò quel blitz di palazzo e già i primi segnali che
arrivano da parlamentari di schieramenti politici che lo
sostengono credo che determineranno, da qui a qualche ora,
qualche grosso problema perché non si può pretendere da parte del
Presidente della Regione di fare riferimento a due maggioranze
distinte. L'assessore Castiglione mi interrompe sempre anche con
i sorrisi e non sa che è la persona meno adatta ad interrompermi
per il semplice fatto che quando parlo di maggioranze distinte
questo può creare traumi all'onorevole Capodicasa che so che ha
scelto una maggioranza; mentre ci sono amici che si trovano
assolutamente a loro agio con maggioranze diverse.
Per tornare all'onorevole Capodicasa devo dire che in
effetti bisognerà chiarire come sarà possibile operare in questa
Aula, con la maggioranza che è nata nei numeri molto
insufficiente, molto asfittica, molto inadeguata e l'onorevole
Capodicasa è pronto per le indicazioni perentorie dell'onorevole
Veltroni, suo segretario politico nazionale, a mettere out, a
mettere fuori perché ho netta la sensazione che le indicazioni
romane, almeno per quanto riguarda l'orientamento maggioritario
siano perentorie. Io non credo che la sinistra democratica in
questa Aula possa fare una scelta non in direzione del
maggioritario. Se questa premessa è vera valuto come implicazione
inevitabile di questo ragionamento che già nelle prossime
verifiche di aula, per quanto riguarda il sostegno al programma
di governo dell'onorevole Capodicasa, è chiaro che dovrebbero per
chiarezza insorgere problemi.
La coerenza nei comportamenti di alcuni parlamentari che io
stimo mi fa prevedere che questi problemi nasceranno. Io credo
che soprattutto Rifondazione comunista, rispetto a questa grossa
problematica, vista la fortissima partecipazione al discorso
dell'onorevole Forgione, questa volta Rifondazione comunista non
commetterà l'errore di dare sottobanco un consenso che
ufficialmente veniva negato. Se l'onorevole Capodicasa fa oggi il
Presidente sa bene chi deve ringraziare.
Se dovesse oggi verificarsi un comportamento più coerente di
Rifondazione comunista io credo che l'onorevole Capodicasa
saprebbe questa volta chi individuare come responsabile di una
disgraziata crisi per la Sicilia, nel senso che un vuoto di
Governo anche per noi dell'opposizione che stiamo molto attenti,
non è vero che siamo irresponsabili, il nostro comportamento
anche nelle Commissioni fino a stanotte è stato di grande
responsabilità. Abbiamo consentito al Governo di muoversi e di
legiferare, anche in fase istruttoria.
Detto questo c'è all'interno della maggioranza non soltanto
un problema che riguarda la sinistra democratica, c'è la
posizione del Partito popolare. Io pensavo, onorevole Spagna, che
l'equivoco fosse soltanto nell'UDR come dato strutturale questo
atteggiamento che naturalmente porta questo contenitore a
condividere i destini degli schieramenti più disparati, per cui
scherzando con un amico di Trapani dell'UDR, l'altro giorno io
ebbi a dire che a Campobello abbiamo vinto e lui mi ha detto:
"Sì, abbiamo vinto e abbiamo vinto con il centrodestra"; poi io
ho chiesto: "A Petrosino abbiamo vinto?", e lui mi ha risposto
"Sì, abbiamo vinto e abbiamo vinto con il centrosinistra" ma lo
faceva con tale naturalezza che a questo punto non mi sorprende
l'equivoco dell'UDR.
La mia preoccupazione è che il Partito Popolare rispetto -
onorevole Spagna - alle affermazioni dell'onorevole Marini che a
Roma ha dichiarato il suo fermo intendimento di non morire
socialdemocratico, in Sicilia abbia deciso di portare il
Presidente Spagna il Partito Popolare a morte precoce non da
socialdemocratico, certamente non è una posizione seria. E' la
prima volta che io in qualche modo nei confronti del Partito
popolare ho una sorta di rispetto perché loro come me e come
tanti che hanno fatto la scelta nell'occasione della scissione
del Partito Popolare di Martinazzoli, fecero una scelta di campo.
Io li rispetto per loro hanno ritenuto di stare la e noi in quel
momento abbiamo ritenuto di stare da questa parte.
Debbo dire che onestamente se dovessi - ma non è il caso mio
- scegliere di cambiare schieramento sempre mantenendomi in un
contenitore moderato e se dovessi riconsiderare la mia posizione
rispetto alla logica degli schieramenti ritenendo compatibili la
presenza dei moderati insieme ai socialdemocratici in questo
processo complesso di costruzione dell'alternanza democratica in
Europa tra due blocchi, e se dovessi convincermi che l'alternanza
democratica in Europa, in una Europa matura potesse
tranquillamente e correttamente svilupparsi tra due blocchi uno
dei socialdemocratici insieme ai moderati, in questo momento ho
difficoltà ad individuare chi resterebbe dall'altra parte, io
sceglierei in Italia il Partito Popolare certamente non l'UDR ma
quando il Partito Popolare rispetto ad una vicenda così spinosa
riesce, non si capisce bene con quale calcolo politico, a
prendere una posizione in netta contraddizione con quella Romana,
incomincio a preoccuparmi. Non credo che questa sia una scelta
che gli amici del partito popolare fanno per amore delle
poltrone, cioè il Governo Capodicasa si mantiene in sella, noi
non lo mettiamo in crisi, rispetto alla riforma elettorale o alla
riforma dello Statuto assumiamo in Sicilia una posizione
chiaramente in contraddizione con quella che abbiamo assunto a
Roma.
Questa posizione quindi interna alla maggioranza, non è che
mi preoccupi più di tanto perchè questa è una maggioranza, come
ho detto l'altra volta perfezionatasi con procedimento immorale,
con blitz di Palazzo, con la determinazione e con una sintesi che
io non ho apprezzato perché consolidatasi soltanto su basi molto
fragili, il calcolo delle poltrone etc. etc..
Però in questo momento noi dobbiamo stabilire rispetto a
questo percorso della legge voto, cosa serve alla Sicilia.
Vediamo di fare una analisi a parte le contraddizioni dello
schieramento interno che vedremo se esploderanno fra qualche ora.
Noi ci riserviamo come opposizione di osservare. Certo non
prenderemo posizione sulla legge voto sulla base di calcoli di
numero, non faremo certamente cadere noi il Governo Capodicasa
sulla legge voto, decidendo di votare contro la Sinistra
Democratica per il fatto che la Sinistra Democratica così
potrebbe essere messa in crisi ed isolata non soltanto
all'interno della maggioranza che sostiene Capodicasa, ma anche
bastonata da una sinistra settaria che dimentica la sua linea
politica e rispetto al maggioritario deroga rispetto a principi
ai quali non vuole derogare.
Noi siamo convinti della necessità che la riforma elettorale
vada in direzione del maggioritario, tra l'altro siamo convinti
per un grande e semplice motivo, gli italiani con un referendum
hanno dato una indicazione; hanno stabilito in quell'occasione
che il proporzionale andava archiviato, quindi in questo senso
c'è dissociazione netta rispetto all'amico, onorevole Di Martino,
io credo che pur essendo io convinto della validità del sistema
proporzionale alla tedesca che ha garantito stabilità in quel
sistema nel momento in cui gli italiani votarono ed io allora
votai allora in prima battuta, poi cambiai idea, però in quel
momento debbo dire che io ero un convinto proporzionalista, votai
contro il maggioritario. Ma gli italiani hanno votato per il
maggioritario noi abbiamo il dovere di sviluppare quel
ragionamento anche in contraddizione con i nostri convincimenti.
Perchè questa è la democrazia.
La democrazia, onorevole Forgione, è il rispetto della
volontà della gente, noi non possiamo fare appello ai sistemi, a
quello inglese, a quello francese, a quello tedesco, e poi
dimenticare che in 50 anni di proporzionale abbiamo avuto non so
quanti governi, una precarietà incredibile che non ha garantito
stabilità ed efficacia nell'azione di governo. Questo è il dato,
e allora gli italiani, non a caso immagino, votarono in quella
direzione.
A questo punto non soltanto sono dell'avviso, e il mio
partito rispetto a questa posizione credo che ne abbia una
omogenea a livello nazionale e regionale, che bisogna spazzare
via ogni norma che dia ancora potere agli apparati di partito,
perchè in questo momento troppo parlamentari siedono in
parlamento nazionale perchè nominati dagli apparati di partito:
l'onorevole Cardinale, l'onorevole Mattarella e tanti altri
parlamentari anche del CCD.
ZANGARA. L'onorevole Casini...
AULICINO. Scusate, sto facendo una riflessione su tutti, non
contro Cardinale o Mattarella, stavo dicendo anche parlamentari
del CCD, non era polemica la mia. Stavo facendo osservare che
parecchi parlamentari siedono in quota proporzionale perchè
nominati dall'alto. E per uno come me che non ha mai avuto regali
da nessuno da fastidio, non tanto Mastella o Cardinale, mi da
fastidio il fatto che qualcuno possa rappresentare il popolo
senza essere stato eletto dal popolo. Perchè in questo caso vanno
avanti quelli che controllano gli apparati di partito e allora
tutte le norme che in qualche modo consentono rendite di
posizione, "elezioni facili", perchè si definiscono nomine
facili, vanno spazzate.
L'elezione diretta del Presidente della Regione a me sembra
un fatto straordinariamente importante. perchè restituisce al
popolo il potere di selezione del capo, un capo che però deve
amministrare con i paletti, con i contropesi, le regole del gioco
vanno chiarite adeguatamente facendo in modo che il capo non
faccia eccessivamente capricci. Allora è lì che il
presidenzialismo va attenuato con una serie di prescrizioni che
in qualche modo consentano al sistema di migliorare la sua
efficacia, la sua produttività, senza del tutto però dipendere
dal capo capriccioso.
Allora il presidenzialismo in questo senso se noi riusciremo
in qualche modo ad evitare che questa scelta si scarichi sulla
collettività con un decisionismo non contrappesato da un
parlamento in grado di controllare, da una serie di meccanismi in
grado di compensare il potere decisionale del Presidente, credo
che questa scelta debba essere sviluppata e sorretta e noi come
opposizione siamo dell'avviso che in questo senso le
determinazione della Commissione Statuto pur essendo frutto di un
compromesso certamente vanno condivise; c'è quindi un sano
trasversalismo tra un partito importante dell'attuale
maggioranza, onorevole Capodicasa, e il polo nella sua interezza.
In Sicilia registriamo che c'è un sano trasversalismo, in
questo senso a me fa piacere che il partito popolare pur in
contraddizione con Roma quello è un dato che osservo e mi limito
a constatare perchè è una contraddizione del partito popolare, ma
a me non dispiace che il partito popolare si ravveda, chissà che
magari nel laboratorio siciliano rispetto a questa problematica
il partito popolare possa assumere una serie di determinazioni in
grado di modificare la posizione del partito a livello nazionale,
non so quali siano i rapporti tra l'onorevole Marini e
l'onorevole Spagna, però non c'è dubbio che questa scelta in
Sicilia, in chiara contraddizione con le scelte nazionali del
partito, potrebbe essere utile all'interno del Partito popolare
per attivare un processo di riconsiderazione delle scelte in
questa materia così delicata.
Detto questo, a me sembra che, fatta la constatazione che in
Italia il proporzionale ha fatto un danno enorme e che, però, il
maggioritario, così com'è concepito - perché parliamo di queste
cose? Perché è inevitabile che poi l'Assemblea dovrà affrontare
le questioni della riforma elettorale -, non possiamo limitarci
ad eleggere direttamente il Presidente della Regione, dovremo
affrontare la questione delle regole del gioco e noi dovremo
evitare accuratamente che la riforma elettorale riproduca su base
regionale, per esempio, quel mostro di riserva che dà potere agli
apparati di partito, quindi, un maggioritario secco che consenta
alla gente di decidere tranquillamente di votare nei Collegi, per
l'uno e per l'altro, delle norme antiribaltone.
Perché l'onorevole Fleres s'interroga: perché la gente non
va a votare? E' logico, La gente non va a votare perché il voto
della gente non conta, perché io voto per l'onorevole Capodicasa,
che sta in un contenitore politico, in un'alleanza di
centro-destra, dopodiché l'onorevole Capodicasa, in un incontro
in un hotel romano o di Milano decide, prescindendo dalla delega
dei cittadini, di cambiare schieramento e i cittadini di quel
Collegio uninominale si trovano ad avere eletto un loro
rappresentante in un contenitore e se lo ritrovano là a tramare
nei tunnel della politica, nei palazzi per confezionare sintesi,
convergenze ed assetti di governo che non corrispondono
assolutamente alla volontà del popolo. E il popolo, preso per i
fondelli, reagisce e non va a votare.
Onorevole Forgione, lei che fa osservare che a Roma, dove il
Polo ha vinto nonostante il Governo D'Alema, nonostante la
stampa, nonostante tutto, nonostante da parte di tutti si dica
che il Polo ha chiuso, che il Polo non ha più storia, a Roma, la
capitale d'Italia, il Polo vince nonostante l'alto assenteismo.
Onorevole Forgione, prima noi dicevamo, quasi a giustificare
le nostre sconfitte, che l'assenza dalle elezioni ci penalizzava
e subito gli amici della sinistra facevano notare: sono le
scuse, ma quando mai, la verità è che avete perduto; è la gente
che non è andata a votare, se fosse andata a votare ...
Morale della favola: normalmente i moderati sono stati
sempre un po' pigri. Grazie alla loro pigrizia la sinistra ha
preso il potere; io dico che ha preso il potere anche grazie al
trasformismo di questi pseudo liberali e pseudo moderati, che si
sono messi al servizio della sinistra-comunista, post-comunista,
socialdemocratica. Debbo dire che, grazie a questo trasformismo,
quei moderati pigri che hanno avuto nel passato la responsabilità
di regalare vittorie elettorali incredibili a schieramenti
politici senza maggioranze reali nel Paese, oggi vengono indicati
come potenziali elettori della sinistra. Se fossero andati a
votare, a Roma il Polo non avrebbe vinto, credo di avere dedotto
logicamente dalle raffinate osservazioni dell'onorevole Forgione,
che, oltre ad una grande partecipazione, ci mette anche la grande
irrazionalità in questo caso, perché non è possibile che questi
argomenti vengano utilizzati sempre e comunque da questi amici
che ritengono di essere titolari, in esclusiva, del "Verbo",
sempre
La verità è, onorevole Forgione, che in questo momento la
gente si sente lontana dalla politica perché la politica è
lontana dalla gente, perché le regole contribuiscono ad
allontanare la politica dalla gente. Per questo la politica va
restituita alla gente. Gli strumenti di selezione della classe
dirigente debbono essere restituiti alla gente.
L'onorevole Fleres si interrogava: come funziona il
meccanismo di formazione della classe dirigente in un Paese
moderno? E, in Italia, come funziona? Lo sappiamo bene come
funziona Si diventa ministri, sottosegretari ed assessori sulla
base di meschini calcoli di Palazzo, non perchè si risulta
legittimati democraticamente dal basso. Con questo non voglio
dire che tutti quelli che hanno fatto le manovre di trasformismo
non hanno legittimazione popolare, perchè mi risulta che ci sono
amici ai quali riconosco un grande radicamento territoriale e non
comprendo come mai, pur avendo questa grande legittimazione
democratica, si siano fatti prendere dai pruriti del palazzo,
dalle manovre del palazzo.
Posso capire che il Palazzo possa attrarre quelli che non
lavorando tra la gente non hanno come consolidare il consenso, ed
allora il palazzo li salva, ma quelli che hanno tanti voti, che
hanno lavorato con la gente, come mai si fanno assorbire da
queste tecniche da colpo di Stato, da questi blitz di palazzo che
li portano al potere? Un potere che poteva e potrebbe essere
conquistato in modo più corretto.
Quando l'altra volta, forse esagerando nei termini, dissi
che c'è una distinzione tra potere morale ed immorale, ma lo
dicevo davvero; non dureranno tutti quegli amici e compagni,
perchè il processo di socialdemocratizzazione della sinistra in
questo Paese ha subito - caro onorevole Capodicasa - un grave
arresto. Io ringrazio l'onorevole D'Alema, perchè con questo
blitz di palazzo ha dimostrato a tutti gli italiani che quel
processo di socialdemocratizzazione è ancora da completare,
perchè l'onorevole D'Alema, come del resto l'onorevole
Capodicasa, pur di conquistare il potere è pronto ad utilizzare
anche i mezzucci con logica leninista, perchè tutto serve al
potere. Avete fatto un'operazione immorale voi che avete osato e
quelli che si sono fatti, per modo di dire, usare. Certo, da
quella parte l'uso è stato molto gratificante, perchè si sono
fatti usare e sono diventati di colpo ministri, assessori,
eccetera, eccetera ed hanno avuto anche in dote qualche
presidenza di ente nazionale o regionale e magari ora, fatta la
ricognizione sugli enti, parlo di questa scelta, onorevole
Capodicasa, di richiamare, che però personalmente non mi
sconvolge perchè non essendo un uomo di palazzo, perchè non ho
mai contrattatto niente, lei lo sa perfettamente, lo sanno anche
i presidenti precedenti, non ho nessuno, carissimo assessore
Crisafulli, negli enti e mi rammarico di questo, perchè conto
poco, sono un debole, sono uno che contratta poco, uno che non è
tanto furbo e quando fa politica si fa spiazzare dagli altri.
Ebbene, io dico in tutta franchezza: meglio fare politica così,
perchè almeno posso dire di voi quello che sto dicendo, posso
dire delle vostre contraddizioni, onorevole Speziale, così come
dico in questa Aula, anche fuori, posso parlare dello sfascio
della politica che è il risultato della degenerazione dei modelli
comportamentali, che porta una classe politica, che dovrebbe
rispettare il mandato degli elettori, ad operare come se non si
fosse rappresentanti di nessuno. Questa è la verità
Ed allora, queste regole elettorali che noi stiamo cercando
di approntare, questa riforma dello Statuto, anche se parziale,
in attesa del Paradiso costruiamo il Purgatorio, voglio dire
nessuno può pensare che questa riforma che faremo dovrà essere
perfetta, però è un dato, è certo che la gente vuole eleggere
direttamente il Presidente. Si è fatto il referendum, la gente
del fatto che il Parlamento con elezione indiretta decida di
eleggere un presidente che poi sostituisce con il blitz di
palazzo, vedete, la gente è sfiduciata per questo, c'è un
bollettino di guerra ogni anno.
Noi, in questi tre anni, sia per le inadeguatezze del centro
destra, in Sicilia noi siamo responsabili anche di questa
situazione che si è determinata, l'avvicendamento
Provenzano-Drago, per esempio, è un errore del centro destra, ma
la gente vedendo questa evoluzione di uomini del Palazzo che si
avvicendano alla guida dei governi, più che dedurre che il
Palazzo sta funzionando e che l'avvicendamento corrisponde ad una
esigenza di maggiore funzionalità del Palazzo, deduce che nel
Palazzo si trama e che i presidenti sono a turno il risultato di
compromessi, che quando sono nobili vengono vissuti dalla gente
con gioia, se sono volgari vengono vissuti con sofferenza,
appunto, che poi la gente manda a quel paese i partiti, i
rappresentanti dei partiti, determinando quel collasso e quella
distanza tra cittadini ed istituzioni che determina e comporta
quella difficoltà obiettiva di dialogo tra le istituzioni e la
gente.
E allora, come ripristinare questo dialogo con la gente?
Piano, piano, diamo più potere alla gente. Io lo so a memoria
per il fatto che la sento tanto e sento tanto le cose che dico
che le so davvero a memoria.
Concludendo, non voglio assorbire quarantacinque minuti
perché è tardi anche per il rispetto nei confronti del personale,
tra l'altro. Debbo dire, noi dell'opposizione siamo convinti così
elenchiamo in sintesi qual è la posizione del mio partito e credo
dell'opposizione, della necessità che lo Statuto venga modificato
almeno in queste norme fondamentali: l'elezione diretta, sulla
compatibilità, debbo dire, all'interno del mio partito, tra
funzione di parlamentare e funzione di governo, la separazione
come impropriamente è stata definita dei poteri, non è proprio
così, su questa compatibilità ho qualche perplessità, voglio dire
si potrebbe prevedere una soluzione di mezzo, metà a scelta del
Presidente e se c'è l'esigenza di avvalersi del contributo di
professionalità di esperti, non di amici del partito, di esperti
con curricula pesanti e allora in questo caso si potrebbe
determinare una situazione di mezzo, da una parte alcuni
assessori scelti tra i parlamentari e un'altra parte, una quota,
due, tre per garantire al Presidente della Regione. Su questo
forse non c'è sintonia, non ne abbiamo parlato a fondo. Mi sembra
però che su questo argomento si potrebbe affermare il principio a
metà. Non è così, secondo me, determinante ai fini della
restituzione del potere ai cittadini del potere decisionale.
La cosa più importante - lo ripeto - è il presidenzialismo.
E per quanto riguarda le regole elettorali che poi dovremo
definire, soprattutto quella svolta in senso maggioritario che
dovrà ridurre il potere degli apparati e restituire davvero
fiducia ai cittadini che solo in questo nuovo contesto potranno
decidere di tornare a votare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è convocata adesso la
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, per cui la
seduta è sospesa e riprenderà dopo la Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, alla sola ragione di comunicarne l'esito
e di comunicare l'ordine del giorno della seduta successiva.
La seduta è sospesa.
(La seduta sospesa alle ore 23.15 è ripresa alle ore 00.12
di venerdì 18 dicembre 1998)
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. La seduta è ripresa,
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata ad oggi, venerdì 18
dicembre 1998, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEL DISEGN0 DI LEGGE:
1) "Soppressione e liquidazione degli enti economici regionali
AZASI, EMS, ESPI" (nn. 413-458/A) (Seguito).
- Relatore : On.le Speziale.
III - DISCUSSIONE UNIFICATA DI MOZIONI CONCERNENTI L'INTERVENTO
MILITARE U.S.A. IN IRAQ (V. ALLEGATO).
IV - DISCUSSIONE UNIFICATA DI MOZIONI CONCERNENTI NOMINE
EFFETTUATE DAL GOVERNO (V. ALLEGATO).
V - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Integrazione del fondo dei comuni di cui all'articolo 11
della legge regionale 30 marzo 1998, n. 5. Realizzazione di
progetti di utilità collettiva e disposizioni finanziarie
urgenti" (n. 840).
2) "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della REgione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate) (Seguito).
- Relatore: On.le Provenzano.
VI - ELEZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI DELLA
FONDAZIONE "FEDERICO II".
VII - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.
VIII - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.
IX - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.
X - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.
XI - VOTAZIONE FINALE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Variazioni al bilancio della Regione e al bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione
siciliana per l'anno finanziario 1998. Assestamento" (n.
726/A).
2) "Variazioni di bilancio per l'attuazione delle riserve
sulle entrate della Regione a favore dell'erario dello
Stato ed interventi in materia di agricoltura e foreste"
(NN. 698-834-837/A).
XII - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
"Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari" (N. 795).