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Resoconto d'Aula della Seduta n. 205 di giovedì 17 dicembre 1998
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   Presidenza del presidente Cristaldi


                 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

       La seduta è aperta alle ore 18.10.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   mi   scuso  del  ritardo
  determinato    purtroppo    da   una   riunione   del   consiglio
  d'Amministrazione   della  Fondazione  "Federico  II"  che  si  è
  protratta  più del previsto. Sono convinto che, comunque, come si
  usa in ogni parte, si potrà recuperare sia per quanto riguarda la
  celerità dei  lavori d'Aula, sia per quanto riguarda l'orario che
  è da considerarsi flessibile.

     ODDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, è approvato.

     PRESIDENTE. Si passa  al  primo  punto dell'ordine del giorno:
  Comunicazioni.

    DISEGNI   DI  LEGGE   INVIATI   ALLE   COMPETENTI   COMMISSIONI
    LEGISLATIVE  AI  SENSI  DEGLI   ARTICOLI   62,  65  E  135  DEL
    REGOLAMENTO INTERNO CHE  SI  COMUNICANO  ALL'ASSEMBLEA AI SENSI
    DELL'ARTICOLO 83, LETTERA B DEL REGOLAMENTO MEDESIMO

                        AFFARI ISTITUZIONALI (I)

      - "Modifica  della  denominazione del comune di Castelvetrano
      in 'Castelvetrano-Selinunte" (n. 841)
      - d'iniziativa parlamentare

      -  "Proroga  della  durata  della Commissione speciale per la
      riforma dello Statuto e le riforme istituzionali" (n. 842)
      - d'iniziativa parlamentare

                     INVIATI IN DATA 17 DICEMBRE 1998

                       ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

    A) Interrogazioni con richiesta di risposta orale:                  1

            N. 2595 - Interventi in favore dei produttori di  olio  di
          oliva.
            - Assessore Agricoltura
            ***
          Costa David

                                ----------------

            N.  2596  -  Notizie  su  delibere  adottate  dall'Azienda
          autonoma delle terme di Sciacca.
            - Presidente Regione
            - Assessore Turismo
            ***
          Scalia Giuseppe

                                ----------------

   B) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta:                 1

            N. 2594  -  Smantellamento  del  presidio  ospedaliero  di
          Randazzo.
            - Presidente Regione
            - Assessore Sanità
            ***
          Liotta Santo; Barbagallo Giovanni; Catania Franco; Lo  Certo
          Sebastiano; Pignataro Giuseppe; Villari Giovanni

                                ----------------

            N. 2597 - Richiesta di annullamento delle elezioni per  il
          Consiglio di facoltà di  Giurisprudenza  dell'Università  di
          Palermo.
            - Presidente Regione
            - Assessore Beni Culturali
            ***
          Caputo Salvino

                                ----------------

            N. 2598 - Assegnazione di incarichi professionali da parte
          del comune di Monreale.
            - Presidente Regione
            - Assessore Enti Locali
            ***
          Caputo Salvino

                                ----------------

            N. 2599 -  Riconsiderazione  degli  estimi  catastali  con
          riferimento alla frazione di Grisì (Monreale).
            - Presidente Regione
            - Assessore Bilancio
            - Assessore Enti Locali
            ***
          Caputo Salvino

                                ----------------

            N. 2600  -  Salvaguardia  dell'occupazione  in  Sicilia  e
          tutela del diritto alla  libera  espressione  sindacale  con
          riferimento ai lavoratori della 'Saipem S.p.A.'.
            - Assessore Lavoro
            ***
          La Corte Gioacchino

                                ----------------

    COMUNICAZIONE DI  ELEZIONE  DI  PRESIDENTE  E VICEPRESIDENTE DI
    COMMISSIONI LEGISLATIVE

     PRESIDENTE. Comunico  che  nelle  sedute del 16 dicembre 1998,
  rispettivamente,  la Commissione legislativa permanente 'Attività
  produttive'   ha  proceduto  all'elezione  del  Presidente  nella
  persona   dell'onorevole   Calogero  SPEZIALE  e  la  Commissione
  legislativa permanente 'Bilancio' all'elezione del Vicepresidente
  nella persona dell'onorevole Francesco DI MARTINO.
       L'Assemblea ne prende atto

       Ai  sensi  del  nono comma dell'articolo 127 del Regolamento
  interno  do  il  preavviso  di  30 minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico, che dovessero aver
  luogo nel corso della presente seduta.


   Presidenza del presidente Cristaldi


         DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

     PRESIDENTE. Si  passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
  lettura ai sensi e per gli effetti degli articoli 83 lettera D) e
  153 del Regolamento interno delle mozioni:

    - numero 274 "Promozione di scambi culturali e di iniziative di
    gemellaggio  tra   la   Regione   siciliana   e   lo  stato  di
    Connecticut";

    - numero  275  "Revoca della richiesta del Governo regionale di
    restituzione della  documentazione relativa alle nomine in enti
    di pertinenza della Regione".

    - numero 276 "Interventi presso il Governo nazionale al fine di
    manifestare la  viva  preoccupazione  del  popolo siciliano per
    l'attacco militare USA in IRAQ".

       Invito il  deputato  segretario a dare lettura della mozione
  n. 274.

     ODDO, segretario:

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PRESO ATTO che con risoluzione  unanime del 2 aprile 1998 il
              Senato dello Stato  del  Connecticut (USA) ha votato
              una  risoluzione  di   gemellaggio  con  la  Regione
              siciliana;

      CONSIDERATO  che  tale   risoluzione  richiama  i  rilevanti
              rapporti culturali e commerciali tra la Sicilia e lo
              Stato del Connecticut, la tradizionale amicizia ed i
              rapporti cordiali tra  le  due  popolazioni;  che il
              gemellaggio   tra   la  Sicilia  ed  il  Connecticut
              consentirà  maggiori  rapporti ed interscambi tra il
              Connecticut e la Sicilia anche attraverso lo scambio
              di  idee  e di cultura, e che tale gemellaggio potrà
              segnare un'ulteriore pietra miliare  nello  sviluppo
              dei   rapporti  economici,  sociali,   culturali   e
              scolastico-universitari;

      NEL FARE PROPRIA  la risoluzione adottata dal  Senato  dello
              Stato del Connecticut e nel ribadire la necessità di
              mantenere  ed  ampliare  i  rapporti  tra  tali  due
              regioni,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              ad  attivare  tutti  i  canali  idonei  per  rendere
              possibile il gemellaggio  tra la Regione siciliana e
              lo Stato del Connecticut>> (274).

                                       PROVENZANO - SPEZIALE -
                                       LA GRUA - LEONTINI -
                                       DI MARTINO - MARTINO -
                                       MELE - BUFARDECI -
                                       BARBAGALLO G.- ORTISI

     PRESIDENTE.  Propongo  che la predetta mozione venga demandata
  alla Conferenza  dei presidenti dei gruppi parlamentari perchè se
  ne determini la data di discussione.
       Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.

       Invito il  deputato  segretario a dare lettura della mozione
  n. 275.

     ODDO, segretario:

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      ATTESO che:

              - il Presidente  della  Regione  con propria nota ha
              richiesto la restituzione di tutti gli atti relativi
              alle nomine in  atto depositate presso la competente
              Commissione  dell'Assemblea  regionale siciliana per
              il   relativo  parere,  sottintendendo  con  ciò  la
              volontà di volerle revocare senza alcuna motivazione
              di  natura  tecnico giuridica, nonostante essi siano
              stati  adottati  nel  rispetto  dei  tempi  e  delle
              procedure previste;

              -  l'Assessore per i beni culturali, ambientali e la
              pubblica   istruzione   ha   espresso   la  volontà,
              nonostante    i   ripetuti   approfondimenti   anche
              dell'Aula  sul tema, di sospendere l'esecutività dei
              provvedimenti  di  rotazione  dei  soprintendenti ai
              beni  culturali  della  Sicilia,  facendo ripiombare
              l'intero settore in un clima di sospetto, aggravando
              le    inefficienze   e   la   confusione   in   seno
              all'Amministrazione;

              - tali decisioni,  oltre che paralizzare la pubblica
              Amministrazione,  rappresentano  un  atto  di  grave
              aggressione  politica  che  non  ha precedenti nella
              storia  del  Parlamento siciliano neanche quando, in
              altra   epoca,   ai   partiti  della  sinistra  sono
              subentrate altre forze politiche di segno diverso;

              - un  simile  comportamento rischia di compromettere
              irreversibilmente  i  corretti rapporti deontologici
              da sempre  esistenti tra maggioranza ed opposizione,
              e di vanificare i tentativi di componimento promossi
              anche  di recente  tra  le  parti,  come  dimostrato
              persino  dall'elezione   del  Presidente  della  III
              Commissione  legislativa  permanente avvenuta con il
              voto determinante del Polo,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              -  a  revocare  la nota di richiesta di restituzione
              degli  atti,  onde  consentire  alla  Commissione di
              merito di esaminarli per esprimere i relativi pareri
              previsti dalle leggi;

              - a revocare altresì, ove fosse stato già assunto, o
              a  non  compiere,  i  provvedimenti  di  revoca o di
              sospensione  della  rotazione  dei soprintendenti ai
              beni culturali>> (275).

                                     FLERES - COSTA - LEONTINI -
                                     LA GRUA

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  così  come
  questa mattina  ho  sollevato  la  questione  dei rapporti tra la
  maggioranza e l'opposizione, relativamente a un provvedimento che
  non ha  precedenti nella storia di questo Parlamento, questa sera
  desidero  essere  conseguenziale  e chiederle l'inserimento nella
  seduta immediatamente successiva a questa della trattazione della
  mozione numero  275 "Revoca della richiesta del Governo regionale
  di restituzione della documentazione relativa alla nomina di enti
  di pertinenza della Regione".
       Signor Presidente,  sono  convinto che nel momento in cui un
  Parlamento si avvia  ad affrontare un tema di così vasta portata,
  quale  è   quello  della  riforma  dello  Statuto,  si  avvia  ad
  affrontare temi  di altrettanto notevole portata come sono quelli
  riguardanti  la   riforma   elettorale,  la  riforma  degli  enti
  economici e tutte  le  altre  leggi  che il Parlamento riterrà di
  dovere approvare,  c'è una pregiudiziale assoluta che è quella di
  un recupero  di  responsabilità nei rapporti tra la maggioranza e
  l'opposizione.   Nel  momento  in  cui  questi  rapporti  vengono
  deteriorati, vengono  minati, vengono attaccati e vengono colpiti
  attraverso  provvedimenti  assolutamente  anacronistici  rispetto
  alla prassi di  questo  Parlamento,  credo  che  il  clima  e  le
  condizioni  per   consentire  al  Parlamento  stesso  di  potersi
  esprimere    serenamente,    di    potere    contribuire    tutti
  all'approvazione delle leggi venga meno.
       Allora, Signor  Presidente,  al  di  là  dei  toni di questa
  mattina, che possono  essere  stati forse inadeguati e, se così è
  stato, mi scuso,  io  insisto  sulla necessità, sul fatto che sia
  pregiudiziale    affrontare   immediatamente,   e   quando   dico
  immediatamente  dico immediatamente nella compatibilità dei tempi
  dell'Aula, ma  immediatamente  significa  più  tardi o domani, la
  trattazione di  questa mozione ed evidentemente anche delle altre
  collegate così come stamattina è stato deciso, altrimenti, signor
  Presidente,  in  quest'Aula  non  ci  saranno  più  rapporti  tra
  maggioranza ed  opposizione,  non  ci  sarà più la possibilità di
  contribuire con serenità alla costruzione di un percorso politico
  perchè significa  che  ogni  Governo,  ogni  maggioranza  che  si
  sussegue ad un'altra azzera le condizioni precedenti determinando
  una soluzione di  continuità  che  se  è certa ed è opportuna nei
  metodi non può  essere  nè  certa, nè  opportuna,  anzi  è  molto
  discutibile,    quando   invece   interrompe   un   processo   di
  modernizzazione, di regolarizzazione negli enti o, peggio ancora,
  come nel  caso  delle  Sovrintendenze,  azzera  quel  processo di
  trasparenza, quel  processo  di  corretta  amministrazione che fu
  addirittura sancito per legge da questo Parlamento nel momento in
  cui fu approvata una norma che prevede la rotazione dei dirigenti
  addirittura biennale.
       Desidero  ricordare che il Governo Nicolosi, uno dei Governi
  Nicolosi,   addirittura   approvò  una  legge  che  prevedeva  la
  rotazione   biennale   dei   funzionari   proprio   per   evitare
  incrostazioni,  per  evitare  normalizzazioni  all'interno  degli
  Uffici  ed  addirittura  non  solo  si  interrompe un percorso di
  regolarizzazione  degli  organismi  e  degli  enti  attraverso la
  revoca dei provvedimenti o la potenziale revoca dei provvedimenti
  di  nomina  ma,  in  più,  si blocca, si congela, si paralizza un
  processo  di  rotazione  assolutamente  trasparente di cui questo
  Parlamento  ha  lungamente  parlato  a  proposito della questione
  riguardante i Sovrintendenti.
       Quindi,   mi   permetto  di  insistere,  signor  Presidente,
  ovviamente congiuntamente  alle  altre  mozioni che riguardano la
  stessa materia se pure di segno opposto.

     PRESIDENTE.  Onorevole Fleres, questa mattina avevamo comunque
  concordato che  fissando la data di discussione di questa mozione
  anche  le   altre   di   analogo   contenuto   saranno   trattate
  congiuntamente.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, credo
  che  le argomentazioni dell'Onorevole Fleres non siano pertinenti
  al  tema che egli solleva, tenuto conto che l'atto compiuto dalla
  Giunta  di  Governo  niente  ha  a  che vedere con i rapporti tra
  maggioranza ed  opposizione,  hanno  invece  a  che  vedere con i
  rapporti tra  Esecutivo  ed  Esecutivo,  stante  che nell'attuale
  maggioranza e  nell'attuale  Giunta sono presenti forze che erano
  componenti a  pieno titolo della maggioranza e dell'Esecutivo che
  aveva preceduto l'attuale.
       Il Governo  ha  interesse che venga chiarito in Aula, quindi
  non abbiamo  alcuna   intenzione  di  sottrarci  alla valutazione
  dell'Aula, tanto  più  che avendo noi con quell'atto non revocato
  (forse non sono  noti  i  tratti di quella decisione), ma sospeso
  per una opportuna verifica di ordine, innanzitutto di opportunità
  e poi  anche  di  merito,  la  maggioranza e l'Esecutivo intende,
  successivamente, nei  tempi  più opportuni, più rapidi, operarare
  questa  verifica  e  poi  dare  esecutività.  Non  si  tratta  di
  revocare nomine, nomine già fatte ed operative non possono essere
  revocate e  non  intendiamo revocarne, si tratta di quelle nomine
  che non sono  state ancora perfezionate e a noi sembra, nel pieno
  diritto di una  maggioranza, di dovere fare questo gesto che è di
  correttezza istituzionale.
       Lo stesso  onorevole  Fleres  in  passato  ha  affermato  un
  principio al  quale  noi  non  ci  vogliamo  attenere  in  questo
  momento, che è  il  principio dello spoil system, che del resto è
  ormai operante  ope  legis  negli  enti locali quando subentra un
  nuovo Esecutivo: un nuovo Sindaco o un Presidente della Provincia
  eletto dal popolo cambia i suoi rappresentanti...

     FLERES. Non si attaglia in questa fattispecie.

     CAPODICASA, Presidente della Regione.  ... Si attaglia proprio
  perché lo spirito è esattamente quello che chi è investito di una
  responsabilità  in   nome   e   per   conto   di   un  esecutivo,
  quell'esecutivo deve  essere  ovviamente  in  piena  sintonia con
  coloro i quali lo vanno a rappresentare.

     FLERES. Parlavo dei funzionari.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione.  Signor Presidente, ciò
  che in questo caso  abbiamo  voluto  fare  è un atto che in altre
  condizioni non  avremmo  fatto. Il richiamo dell'onorevole Fleres
  che  c'è  nella  mozione  a  Governi  precedenti  non  ha  alcuna
  attinenza, perché intanto non revochiamo nomine fatte, esecutive,
  e neanche  revochiamo  le nomine in itinere, abbiamo solo sospeso
  le procedure per rivedere le cariche; quindi non può essere fatta
  alcuna analogia  perché  in  questo  caso  le  nomine  sono state
  effettuate da un  Governo  che  era  in  crisi  e  in  prossimità
  dell'elezione del  nuovo  esecutivo  o  alcune  di  queste nomine
  addirittura con  il nuovo Presidente già eletto.
       C'è  un   problema   quindi,   se   vuole,   di  correttezza
  istituzionale  che  abbiamo  voluto  sottolineare  e  quindi  non
  abbiamo alcuna obiezione  a  che  se  ne  discuta  in Aula, fermo
  restando che  è ovviamente nel nostro stesso interesse che l'Aula
  prenda esatta conoscenza di quali sono le motivazioni, le ragioni
  e il prosieguo  di  questo  iter  che  vogliamo  seguire  che nel
  momento in cui sarà discussa la mozione illustreremo all'Aula.
       Pertanto, signor  Presidente,  nei  tempi  che si riterranno
  nella Conferenza  dei Presidenti dei gruppi parlamentari, anch'io
  mi auguro  brevi,  se  è  possibile  compatibilmente  - come dice
  l'onorevole  Fleres  -  con  il  programma  che  ci  siamo  dati,
  affrontare questo  argomento  in  modo  tale che l'Aula ne prenda
  chiaramente visione e assuma le proprie determinazioni.

     PRESIDENTE.  Onorevole Presidente della Regione, chiedo scusa,
  l'onorevole Fleres  ha  formalizzato  la  proposta di trattare la
  mozione nella  seduta  di  domattina.  Lei  si  deve esprimere su
  questa richiesta dell'onorevole Fleres.

     CAPODICASA, Presidente   della   Regione. Signor Presidente, a
  tal  proposito  invocherei  una  riunione  della  Conferenza  dei
  Presidenti dei  gruppi  parlamentari  perché  così "su due piedi"
  non mi saprei  esprimere,  tenuto  conto che c'è già un programma
  definito  dalla  stessa  Conferenza  dei  Presidenti  dei  gruppi
  parlamentari. Al  termine  della  seduta,  se  lo ritiene, Signor
  Presidente,  possiamo  riunirci  brevemente  e  stabilire  quando
  discutere la mozione.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  avverto  che  al  termine di
  questa  seduta   si  terrà  una  riunione  della  Conferenza  dei
  Presidenti dei  Gruppi parlamentari. Se non sorgono osservazioni,
  resta così stabilito.
       Onorevoli colleghi,  hanno  chiesto  di parlare, in forza di
  norma   regolamentare,   l'onorevole   Forgione   e   l'onorevole
  Stancanelli.  E'  consentito che parlino non più di due deputati.
  Quindi, l'onorevole Forgione, poi l'onorevole Stancanelli.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  la ringrazio. Prendo la parola
  solo, come lei  ha  già  confermato,  comunque,  per  l'impegno a
  trattare congiuntamente le mozioni che riguardano le nomine.
       La  richiesta  di  prelievo  della  mozione  del  gruppo  di
  Rifondazione comunista e dell'onorevole Martino, non ha le stesse
  motivazioni che qui ha  dato l'onorevole Fleres della sua mozione
  e di quella del Polo.

     PRESIDENTE. Onorevole Forgione, su che cosa sta parlando?

     FORGIONE. Sulle mozioni. Io ho chiesto il prelievo anche della
  mozione...

     PRESIDENTE. Sull'Iraq?

     FORGIONE. No, no.

     PRESIDENTE.   Per  quell'altra  abbiamo  stabilito,  onorevole
  Forgione, forse non sono stato chiaro.....

     FORGIONE. ...che è congiunta. Infatti stavo solo per un minuto
  apprezzando le  sue  parole  su  questo  e quindi decidiamo nella
  Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari...

     PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Forgione.

     FORGIONE ...  anche perché, signor Presidente, anch'io ritengo
  utile  decidere   velocemente   su   queste  mozioni,  perché  il
  Presidente della Regione  mi pare abbia smentito di avere operato
  delle revoche  di  alcune  nomine,  per buona pace dell'onorevole
  Mele  e   dell'onorevole   Di   Martino   che   avevano  salutato
  entusiasticamente la  decisione  del  Governo. La nostra mozione,
  invece,  offre  la  possibilità  -  a  quanti  nella  maggioranza
  vogliono insistere nella revoca di queste nomine alternativamente
  a quanto chiede l'onorevole Fleres - di impegnare il Governo alla
  revoca di queste  nomine.  Quindi, vedo l'utilità e la positività
  della  discussione   in  Conferenza  dei  presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari.   Invece,   signor  Presidente,  le  chiedo,  se  è
  possibile, di poter  discutere subito della nostra mozione che si
  è allargata,  l'hanno  firmata  l'onorevole  Mele, l'onorevole La
  Corte, hanno annunciato  la firma gli onorevoli Zanna e Cipriani,
  sulla vicenda della  guerra in Iraq, proprio perché in queste ore
  la situazione  precipita,  credo  che  potremmo  contribuire, per
  quanto può  solennemente  questo  Parlamento  ad  evitare  che il
  nostro Paese venga  coinvolto in operazioni di guerra. Quindi, se
  è possibile, le chiedo di poterla discutere.

     PRESIDENTE. Mentre, onorevole Forgione, per la richiesta della
  mozione n. 276  ne parliamo fra qualche attimo (ancora siamo alla
  mozione n. 275),  comunque diamo già per valida la sua richiesta,
  ma lo determineremo  fra  qualche  attimo.  Ha facoltà di parlare
  l'onorevole Stancanelli.

     STANCANELLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, volevo
  chiedere brevemente  che  la  mozione n.  275, vista l'importanza
  dell'argomento, venisse  posta  in  discussione  nella  seduta di
  domani e  stasera  così  possiamo  iniziare, la discussione sulla
  legge-voto che ritengo  sia  importante anche perché larga eco di
  stampa ha avuto.  E ritengo che sia opportuno iniziare sin da ora
  la discussione sul disegno di legge-voto.

     PRESIDENTE.  Onorevole Stancanelli, è prassi comunque avere un
  po' di elasticità in tal senso.  Quando viene chiesto di rinviare
  alla  Conferenza   dei  presidenti  dei  gruppi  parlamentari  la
  fissazione della  data, generalmente questa è stata concessa.  E'
  stato richiesto  dal Presidente della Regione di potere convocare
  la Conferenza  dei  presidenti  dei  gruppi  parlamentari  a fine
  lavori d'Aula, e si determinerà la data di trattazione.
       Resta  così   stabilito.   Si  passa  alla  mozione  n.  276
  "Interventi presso il Governo nazionale al fine di manifestare la
  viva preoccupazione  del  popolo siciliano per l'attacco militare
  USA in Iraq",  a  firma degli onorevoli Forgione, Martino, Vella,
  Liotta, Mele e La Corte.  Avete già sentito l'onorevole Forgione,
  primo firmatario  della mozione, richiedere che la Conferenza dei
  presidenti dei  gruppi  parlamentari  di  questa sera si pronunci
  anche sulla data  di  trattazione  della mozione n.  276.  Signor
  Presidente   della   Regione,   onorevoli  colleghi,  l'onorevole
  Forgione richiede  nella Conferenza dei capigruppo di questa sera
  di potere portare  anche  la  decisione sulla mozione n.  276 per
  fissarne la data.

     FORGIONE. Se  è  possibile anche oggi, visto che il Parlamento
  nazionale sta discutendo in contemporanea sull'argomento.

     CAPODICASA,  presidente  della  Regione.  Onorevole  Forgione,
  siccome abbiamo  stabilito  (mi  pare  che  il Presidente ha dato
  comunicazione  all'Aula  in  questo  senso) che la Conferenza dei
  presidenti dei  gruppi  parlamentari  si  riunirà  subito dopo la
  seduta, in  quella  occasione  discuteremo  possibilmente  per la
  giornata di domani, anche per la mozione di cui lei è firmatario,
  considerato che valuteremo la compatibilità di questa discussione
  col restante programma di Aula.  Anche in quella occasione si può
  trattare  la  mozione  da  lei  presentata.  Non  vedo  come  sia
  possibile subito,  tenuto  conto che abbiamo testé affermato, per
  un'altra    mozione   che   veniva   giudicata   improcastinabile
  dall'onorevole Fleres,  di  trattarla domani mattina.  Capisco le
  sue ragioni, ma  ognuno  ha  il proprio punto di vista, onorevole
  Forgione. L'onorevole  Fleres  ritiene che la mancata trattazione
  di questa...

     FORGIONE. Con una  differenza  tra  le  bombe  e le nomine dei
  direttori.

     CAPODICASA, presidente della regione, Ma sempre bombe sono.

     PRESIDENTE.   Onorevole   Forgione,  sarà  la  conferenza  dei
  presidenti dei  gruppi  parlamentari  questa sera a determinarla.
  Resta così stabilito per la 276.
       Mozione n.  277 - Contributo economico a favore dell'Iraq. A
  firma Pezzino, Vella ed altri.
       Onorevoli colleghi,  se siamo d'accordo riteniamo che la 277
  sia da collegarsi anche alla mozione n. 276, quindi una decisione
  che  vale per la  276  varrà  anche  per  la  277.  Non  sorgendo
  osservazioni, resta così stabilito.
       E' intendimento  del  Presidente  di convocare la conferenza
  dei presidenti dei gruppi parlamentari intorno alle ore 22.00.

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


                   DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE

     PRESIDENTE. Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno.
       Discussione di disegni di legge.

    DISCUSSIONE DEL DISEGNO  DI  LEGGE: "Schema di disegno di legge
    costituzionale da  sottoporre  al Parlamento nazionale ai sensi
    dell'articolo   18  dello  Statuto,  recante  "Modifiche  dello
    Statuto  della regione siciliana concernenti l'elezione diretta
    del     Presidente     della     regione,    l'autoscioglimento
    dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed
    i referendum regionali'" (NN.  2 - 94 - 144 - 152 - 177 - 705 -
    708 - 758 - norme stralciate/A)

     PRESIDENTE. Si passa alla Discussione del disegno di legge:
  "Schema di  disegno  di  legge  costituzionale  da  sottoporre al
  Parlamento nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18 dello Statuto,
  recante   "Modifiche   dello   Statuto  della  regione  siciliana
  concernenti  l'elezione  diretta  del  Presidente  della regione,
  l'autoscioglimento   dell'Assemblea,   l'iniziativa   legislativa
  popolare e comunale ed i referendum regionali" - norme stralciate
       Invito la  commissione  "Statuto" a prendere posto nel banco
  alla medesima assegnato.
       L'Onorevole presidente e relatore ha facoltà di intervenire.

     PROVENZANO,  presidente  della  commissione e relatore, Signor
  Presidente, onorevoli colleghi,  io non vi nego che con una certa
  emozione prendo oggi  qui la parola per illustrare il contenuto e
  relazionare sul disegno  di  legge  di  riforma  di una parte del
  nostro statuto della Regione.
       Una emozione che  dipende  dalla  coscienza,  che non è solo
  mia, ma certamente  di  tutti i componenti della commissione, che
  il lavoro svolto, al  di  là  dei  limiti  che  esso può avere, è
  sicuramente un momento  iniziale  di un percorso che ci auguriamo
  potrà portare  lentamente ad una rivisitazione del nostro Statuto
  regionale  e   quindi   alla  rivisitazione  del  nostro  Statuto
  autonomistico.
       Vedete, onorevoli  colleghi, sicuramente il disegno di legge
  che oggi  presentiamo  alla  vostra approvazione è certamente una
  piccola parte in termini quantitativi di una rivisitazione dei 43
  articoli del  nostro  Statuto,  ma seppure quantitativamente esso
  rappresenta una  parte  piccola,  riteniamo  e siamo convinti che
  qualitativamente    è    una    parte   molto   importante,   che
  qualitativamente può  essere  una  pietra miliare per cambiare il
  sistema e l'assetto di governo di questa Regione, per potere dare
  al Governo di questa Regione una stabilità, un'autorevolezza, una
  capacità, nel futuro,  di potere finalmente affrontare, con la "A
  maiuscola" e risolvere  con la "R maiuscola" i tanti problemi che
  in questi 50 anni si sono stratificati.
       E' rilevante  qualitativamente,  perché  riteniamo che dalla
  Sicilia, se questo  disegno  di legge verrà approvato, partirà un
  segnale importante,  che  potrà  essere  accolto  anche a livello
  nazionale  per  un  nuovo  percorso  che  potrà  forse  rivedere,
  rivisitare i  rapporti Stato-Regione che erano stati inizialmente
  rivisti  od  avevano  avuto  un  inizio  di  rivisitazione  nella
  bicamerale che però poi, come tutti noi sappiamo, è naufragata.
       Allora, io  credo  che  quest'Assemblea  regionale siciliana
  oggi debba avere coscienza  del  fatto che su di noi sono puntati
  non  solo  gli  occhi  dei  siciliani,  che  guardano  con  molta
  attenzione la necessità di iniziare un percorso di grandi riforme
  di questa Regione, ma anche gli occhi di altre parti del contesto
  nazionale che  potrebbero  vedere  partire  dalla  Sicilia,  come
  allora fu per la  legge  elettorale  dei sindaci, un nuovo avvio,
  una nuova luce nei  rapporti  di  governo tra le popolazioni e le
  singole Regioni.
       Vedete, io  credo  che  l'importanza  qualitativa  di questi
  pochi articoli sia anche segnata  dal fatto che vi è stata e vi è
  una grande attenzione a  questo  percorso  da  parte  di tutta la
  Sicilia.
       Noi abbiamo  potuto  verificare con mano, sia come deputati,
  sia come lettori  attenti  dei  fatti che fuori si verificano, ma
  anche come componenti di questa Commissione, la grande attenzione
  che la Sicilia reale  ha  su questo nostro progetto di legge, per
  cui io credo  che  noi  possiamo dire, tutta la Commissione possa
  dire che questo è  sì  un  progetto  di  legge  che  nasce  dalla
  Commissione speciale per  la  Riforma dello Statuto, ma che nasce
  con l'aiuto,  con  la  partecipazione  della  Sicilia  reale, che
  abbiamo udito varie  volte in Commissione, ma che ha anche spinto
  questa Commissione  e  che  credo spingerà quest'Aula, perché  il
  percorso intrapreso non  venga interrotto mai più, e mi riferisco
  al grande movimento  di  popolo  che  per  la  riforma  di questi
  quattro punti nevralgici  del nostro sistema di Governo, di fatto
  si è mosso e si muove.
       Abbiamo  un   movimento  che  unisce  la  Sicilia  reale.  I
  sindacati,  gli  imprenditori,  le  università, l'associazionismo
  tutto, che si è  mosso  e  si  è mosso in maniera compatta su una
  proposta di riforma  che  sostanzialmente è quella che oggi viene
  presentata in Aula, seppure con qualche piccola modificazione, ma
  sostanzialmente è quella.
       Allora, io  credo  che  noi  dobbiamo sentirci ulteriormente
  impegnati nel dare  una  risposta positiva a questa grande attesa
  che ha riunito, forse  per  la prima volta nella storia di questa
  nostra Terra, ben  100.000 firme su un progetto di legge, ripeto,
  similare a quello che  oggi  viene presentato qui in Aula, che ha
  acquisito la firma di un centinaio di sindaci dei nostri comuni e
  di rappresentanti di alcune amministrazioni provinciali.
       Ecco, è per questo  che  io credo, allora, che non possiamo,
  che  quest'Assemblea  non   può   e   non   deve  perdere  questo
  appuntamento, che su  questo  disegno  di  legge  si  misurerà la
  volontà  non  tanto   e  non  solo  delle  forze  politiche,  ma,
  permettetemi di dire,  di  ogni  singolo deputato dei 90 deputati
  che qua siedono,  della  reale volontà di iniziare un percorso di
  sostanziale  riforma.  Perché,  diversamente, onorevoli colleghi,
  continueremo  a gestire  uno  Statuto  che  non  ci  consente  di
  affrontare, negli anni  2000  e  nel  terzo  millennio,  i  veri,
  grandi, enormi nodi di questa Regione.
       Onorevoli colleghi,  il  testo  che  viene ora sottoposto al
  Vostro esame  quindi  costituisce  soltanto uno stralcio rispetto
  all'esigenza di  una  più  organica revisione dello Statuto della
  Regione siciliana, avvertita da tutti i Gruppi parlamentari, come
  dimostrano le numerose iniziative legislative in materia.
       Sicuramente, avremmo  voluto  presentare non uno stralcio ma
  una riforma complessiva  e  totale  di  tutti  i  43 articoli, ma
  questa Commissione, con molto realismo si è chiesta se quello era
  un percorso fattibile  e  ci siamo risposti, unanimemente, che le
  condizioni politiche  perché  tutto  il  nostro  Statuto  potesse
  essere offerto ad una legge costituzionale di modifica, non aveva
  le possibilità di  una agibilità rispetto ad un interlocutore che
  con  la   caduta  della  bicamerale  non  c'era,  allora  abbiamo
  preferito fare  qualcosa  di  qualitativamente  valido,  anche se
  limitato  rispetto  alla  rivisitazione  complessiva  del  nostro
  Statuto, di uno Statuto del quale non si tratta di rinnegare, mai
  e niente del nostro passato.
       Tutti   riconosciamo   la   fondamentale   importanza  e  la
  perdurante attualita'  della  speciale  autonomia della Sicilia e
  conserviamo grata  memoria  nei  confronti  degli illustri membri
  della Consulta regionale  della  Sicilia  che  alla fine del 1945
  seppero    tradurre   in   norme   giuridiche   quell'aspirazione
  all'autogoverno che  era  sempre  stata una costante nella storia
  dell'Isola.
       Guai,  onorevoli colleghi, se noi ritenessimo, come qualcuno
  al di  fuori  di  quest'Aula  vorrebbe  fare ritenere, che i guai
  della  Sicilia  derivano dall'autonomia, dalla nostra autonomia e
  dallo Statuto autonomistico della nostra Regione.
       Forse un'autonomia  mal gestita, mal governata, un'autonomia
  alla quale non si  è  posta  la giusta attenzione, ma sicuramente
  non l'autonomia,  come  qualcuno vorrebbe far credere, può essere
  alla base dei guai e dei problemi che noi, oggi, tutti, tocchiamo
  con mano.
       Più   semplicemente,   dal   1946   ad   oggi,   la   realtà
  socio-politica della  Sicilia,  così come dell'intero Paese, si è
  andata   modificando   e  radicalmente  trasformando.  La  stessa
  dimensione statuale  nazionale va considerata in modo diverso, in
  relazione al  sempre  più  stringente  processo  di  integrazione
  europea, di  un'Europa,  onorevoli  colleghi, che negli anni 2000
  sarà un'Europa delle Regioni e sempre meno un'Europa degli Stati,
  e sotto  questo aspetto dobbiamo attrezzarci perché  questa Isola
  sia interlocutrice  valida  dei  poteri  europei,  ricordandoci e
  sottolineando che il  futuro  è al livello delle Regione e sempre
  meno a livello degli Stati.
       Nuove sfide,  nuove  responsabilità,  sono  davanti a noi e,
  dunque, appare indispensabile un intervento di aggiornamento e di
  adeguamento  delle  disposizioni  statutarie, affinché  il nostro
  ordinamento autonomistico  regionale sia al passo con l'incalzare
  dei tempi.
       Molto   si   era   discusso,  nelle  precedenti  legislature
  dell'ARS, di riforme istituzionali e statutarie. Tutti ricordiamo
  ad esempio, il dibattito  che si svolse in Aula il 15 e 16 giugno
  1988, durante  la  decima  legislatura.  Ricordiamo,  ancora,  il
  lavoro svolto  dalla  speciale  Commissione  per la riforma dello
  Statuto, presieduta dall'onorevole Giuliana.
       Questa è la prima  volta  che  un  testo, sia pure avente un
  oggetto  precisamente  definito  e circoscritto, viene sottoposto
  alle determinazioni dell'Assemblea regionale.
       Però questa, onorevoli colleghi,  è  la  prima  volta che un
  testo,  sia  pure   avente   un   oggetto  precisamente  definito
  "circoscritto",     viene    sottoposto    alla    determinazione
  dell'Assemblea regionale e,  sotto  questo  aspetto,  ne dobbiamo
  cogliere la portata, il significato.
       In  questo   senso,   consentitemi   di   esprimere  il  mio
  compiacimento per il  fatto che, grazie al costruttivo apporto ed
  al senso di  responsabilita'  di  tutti i Gruppi parlamentari, la
  Commissione speciale per  la  riforma  dello Statuto e le riforme
  istituzionali  è   riuscita  a  rispettare  l'impegno  che  aveva
  assunto. Io credo che  questo  "grazie"  debba venire non solo da
  quest'Aula, è un grazie  che  credo  tutta  la  Sicilia  debba ai
  nostri gruppi parlamentari regionali.
       L'Assemblea è  oggi  chiamata  ad approvare una 'legge-voto'
  che, secondo  quanto  previsto  dall'articolo  18  dello Statuto,
  attiverà la  procedura  di  revisione costituzionale, ex articolo
  138 della  Costituzione.  E'  di fondamentale importanza politica
  che il  Parlamento  siciliano  sia  protagonista  del processo di
  ammodernamento  dell'ordinamento  regionale,  ponendo  in  essere
  un'iniziativa che  si  sposa perfettamente con le conclusioni cui
  erano pervenute le forze politiche nazionali in sede di esame del
  progetto di modifica della parte seconda della Costituzione.
       Al riguardo,  voglio  ricordare  che  una  delegazione della
  nostra  Commissione,  l'8  luglio  1998,  è  stata  ricevuta  dal
  Presidente della Camera  dei Deputati, on.  Violante, e lo stesso
  giorno ha avuto  un  incontro  a  Roma con una rappresentanza dei
  senatori eletti  in  Sicilia.  In quell'occasione, la proposta di
  una legge-voto  dell'Assemblea  che  tendesse  a  consentire alla
  Regione siciliana di  riformare  la forma di governo regionale, è
  stata valutata positivamente dai nostri autorevoli interlocutori.
       Un  altro  incontro  con  il  Presidente  del  Senato  della
  repubblica avremmo dovuto  fissare  e,  comunque,  cercheremo  di
  ottenerlo quanto prima per assicurare un percorso veloce e rapido
  all'iter  di  questa   nostra  legge,  se  quest'Assemblea  vorrà
  approvarla.
       Il progetto di  legge  al  Vostro  esame  tende, appunto, in
  primo luogo, a  modificare  la  forma  di  governo della Regione.
  L'articolo 9 dello  Statuto,  nel  testo vigente, prevede che 'il
  Presidente regionale  e  gli Assessori sono eletti dall'Assemblea
  regionale ...  nel  suo  seno  a  maggioranza  assoluta  di  voti
  segreti dei deputati'.
       Questo è il sistema che  vige da 50 anni, questo sistema ha,
  credo, dimostrato i suoi grandi limiti.
       Il  nostro  statuto   è   vigente   da   52   anni,   questo
  dell'onorevole Capodicasa  è  il  cinquantaduesimo  governo della
  Regione siciliana: un anno  per  ogni  singolo  governo. Quale la
  possibilità di potere affrontare i grandi temi, di potere fare un
  programma  con  il quale  poi  confrontarsi,  in  positivo  o  in
  negativo, con l'elettorato che ci  ha  votato e che ci ha mandati
  qui a rappresentarli ed a  risolvere  i loro singoli problemi e i
  loro problemi di gruppo?
       L'articolo 1  del  DDL  sostituisce  l'intera sezione II del
  Titolo I dello  Statuto.  Di  conseguenza,  anche  se la modifica
  proposta è  riferita  all'articolo 9, deve intendersi tacitamente
  abrogato l'articolo 10 dello Statuto.
       Si afferma  il  principio dell'elezione popolare diretta del
  Presidente della  Regione,  nella  logica di conferire al Vertice
  dell'Esecutivo  quell'autorevolezza  che  discende  dal  fatto di
  essere   espressione   di   un   consenso  popolare,  liberamente
  manifestato.  E' la  stessa  logica  che si è affermata con leggi
  che hanno previsto  l'elezione popolare diretta del Sindaco e del
  Presidente della  Provincia.  Si  tratta,  in  altri  termini, di
  superare  la   forma  di  governo  parlamentare,  per  perseguire
  l'obiettivo  della  stabilita'  e  dell'efficienza dell'azione di
  governo.
       Naturalmente, si vuole che non soltanto il Governo sia forte
  ed autorevole, ma  che  anche  il Parlamento, titolare del potere
  legislativo,   sia  altrettanto  forte  ed  autorevole.  Occorre,
  dunque, trovare i  giusti  equilibri  e contrappesi fra i poteri.
  La compiuta disciplina  della forma di governo è demandata ad una
  legge regionale  che  dovrà  essere approvata con una maggioranza
  particolarmente qualificata.
       Onorevoli colleghi,  noi  tutti credo capiamo cosa significa
  un Presidente  della  nostra Regione autonoma eletto direttamente
  dal popolo:  la forza, l'autorevolezza, la possibilità di dialogo
  che il Presidente  della  Regione  con  questa investitura ha nei
  confronti degli interlocutori della Sicilia a livello nazionale e
  dico  anche  di  più  a  livello  europeo  con  il quale  dovremo
  confrontarci sempre di più.
       Il sistema elettorale ha dimostrato  per  i sindaci e per le
  province, che i sindaci  hanno  autorevolezza,  hanno capacità di
  impostare un programma e  di  portarlo  avanti, hanno sicuramente
  un'autorevolezza  maggiore  di   coloro   che  hanno  un'elezione
  indiretta.
       La previsione  di  tale  maggioranza qualificata prevista da
  questo  disegno  di   legge  è  a  garanzia  di  tutti  i  gruppi
  parlamentari,  certamente   il   disegno  di  legge  prevede  una
  maggioranza dei due  terzi  dei deputati, su questo vi sono state
  certamente da parte  di molti, alcune critiche e credo che questo
  sarà un punto che potrà essere rivisitato in sede assembleare, ma
  comunque ci sembrava  come  commissione  certo  il  fatto che una
  legge che  fissa  le regole fondamentali dell'agire politico deve
  essere espressione del  più ampio consenso possibile e deve avere
  caratteristiche  di   permanenza  nel  tempo,  cioè  deve  essere
  sottratta al  rischio  di  continue modifiche per l'intervento di
  mutevoli maggioranze parlamentari.
       Una    volta   approvata   la   legge   regionale   prevista
  dall'articolo  1  del  DDL,  quando,  in  successione  di  tempo,
  l'Assemblea regionale  riterrà  opportuno  rivedere  la  forma di
  governo regionale,  potrà, nel rispetto della medesima procedura,
  introdurre tutti  gli  opportuni  aggiustamenti, senza ogni volta
  dover attivare  la  procedura  di  revisione costituzionale dello
  Statuto, ex articolo 138 della Costituzione.
       Di conseguenza,  l'Assemblea  viene ad essere titolare di un
  potere in più  (e  di  una  connessa  responsabilita'), così come
  anche i cittadini diventano titolari di un potere in più, potendo
  direttamente eleggere il Presidente della Regione.
       Il testo in esame  costituisce  ovviamente  il portato di un
  compromesso, nell'accezione più nobile del termine. Non credo che
  nessuno debba assolutamente vergognarsi che a livello politico un
  disegno di legge sia la possibilità di mettere insieme quelle che
  sono aspettative  e opinioni diverse nei vari gruppi parlamentari
  che facevano e fanno parte di questa nostra commissione.
       Ci  è  sembrato   l'unico  testo  comunque  possibile  nella
  situazione d'Aula.
       Alcuni, ad  esempio, avrebbero voluto precisare meglio nelle
  stesse disposizioni  statutarie le caratteristiche della forma di
  Governo  regionale,   si  è  preferito  tuttavia  non  introdurre
  eccessive  rigidità  proprio  per  lasciare l'Assemblea regionale
  libera di determinare come ritiene meglio una compiuta disciplina
  in  sede   di   approvazione   della   legge   organica  prevista
  dall'articolo 1.
       In particolare  poi, alcuni avrebbero voluto fissare in modo
  più netto il principio della separazione tra potere legislativo e
  potere   esecutivo,   sancendo    già   in   Statuto   e   quindi
  costituzionalmente  l'incompatibilità fra la carica di Presidente
  della Regione o di  assessore  e la carica di deputato.
       Il testo  approvato  lascia impregiudicata la possibilità di
  introdurre una  normativa  in  tal  senso  appunto  per  lasciare
  all'Aula ed al  senso  di  responsabilità  di  ciascuno di noi la
  possibilità, o meno, in sede costituzionale la incompatibilità di
  cui abbiamo parlato.
       In  ogni  caso,  l'Assemblea  regionale,  libera  e sovrana,
  potrà,  con  senso di responsabilita' decidere diversamente dalla
  Commissione,  in  sede  di esame degli emendamenti che sono stati
  preannunziati al riguardo.
       L'articolo 2 del disegno di  legge introduce la possibilita'
  di determinare la conclusione  anticipata  della  legislatura per
  volonta' degli stessi deputati regionali.  In altri termini, alla
  ipotesi di 'scioglimento-sanzione', gia'  normata dall'articolo 8
  dello  Statuto,  si  aggiunge   un'ulteriore   ipotesi   che   fa
  riferimento alle contemporanee dimissioni della meta' più uno dei
  deputati regionali.
       Gia'  l'articolo 126 della  Costituzione  prevedeva,  per  i
  Consigli delle regioni a statuto  ordinario, l'eventualità di uno
  scioglimento quando, a seguito di  dimissioni, l'Organo non fosse
  più 'in grado di funzionare'.  Nel nostro caso, si prevede che le
  dimissioni    contemporanee   di    46    deputati    realizzino,
  automaticamente,   una   condizione    di    impossibilita'    di
  funzionamento dell'Organo.  In tale  ipotesi,  il  giudizio  deve
  tornare  agli elettori, che,  democraticamente,  eleggeranno  una
  nuova Assemblea.
       E' il  caso,  onorevoli  colleghi,  di  mettere  un  punto a
  questa, permettetemi di dire maledizione di auto-sopravvivenza di
  questa  Assemblea,  quando  le  condizioni politiche, l'agibilità
  politica non lo consente più.
       Perchè nel momento in cui un  organo sostanzialmente morto è
  condannato a vivere è un organo che  vive male che si attorciglia
  su  se stesso che rischia come qualche  occasione  è  avvenuta  o
  stava   per  accadere  di   delegittimare   la   stessa   essenza
  dell'organo.
       Gli articoli 3 e 4 del disegno  di  legge  non devono essere
  sottovalutati,  perché   integrano  una  lacuna  dell'ordinamento
  regionale,  introducendo  istituti di  democrazia  diretta  e  di
  partecipazione   popolare.   Va  notato   che   la   formulazione
  dell'articolo 4 contempla la possibilita' di tipologie diverse di
  referendum, quindi anche propositivi,  secondo  quanto stabilira'
  il legislatore regionale.
       L'articolo 5 del disegno di  legge  introduce  una normativa
  transitoria  che  deve  essere   solo   transitoria  qualcuno  ha
  immaginato che fosse, come dire una  forma  di  catenaccio perchè
  tutto potesse continuare come era prima, così  io  mi  auguro che
  non sia, la Commissione si augura che non  sia,  ci  si  pone  al
  riparo, comunque dal rischio, che ritengo non vi sarà, che, prima
  della  prossima scadenza elettorale  regionale,  l'Assemblea  non
  faccia  in  tempo  ad  approvare   una   nuova   legge   organica
  sull'elezione del Presidente della  Regione  e sull'assetto della
  forma di governo, secondo quanto  previsto  dall'articolo  1  del
  disegno  di  legge.  In  tale  eventualita',  quindi,  deve poter
  continuare in applicazione le disposizioni statutarie previgenti.
       Questo articolo 5 è solo un articolo  di  salvaguardia e che
  la responsabilità di tutti non faccia mai  accadere che una volta
  approvato il disegno di legge, quale  oggi  predisposto, di fatto
  non  segue  una  legge   elettorale   che   immediatamente   dopo
  l'Assemblea  dovrà  necessariamente  avviare   ed  approvare.
       In conclusione, va detto,  onorevoli  colleghi,  che  alcuni
  Gruppi  parlamentari intendevano  introdurre  nelle  disposizioni
  statutarie   princìpi   attinenti   al    sistema   di   elezione
  dell'Assemblea   regionale.    L'orientamento    prevalente    in
  Commissione è stato quello  di non 'costituzionalizzare' princìpi
  che  attengono  alla  normativa   elettorale,   sempre   per  non
  introdurre   in   Statuto   elementi  di  rigidita'.  Del  resto,
  riteniamo    che    nessuna   legge   elettorale   possa   essere
  costituzionalizzata,  può  e  deve  costituzionalizzarsi  solo la
  cornice  all'interno  del  quale  l'Assemblea regionale siciliana
  dovrà predisporre una legge elettorale.
       Ai  sensi  dell'articolo  3  dello  Statuto,  l'Assemblea  è
  sovrana di determinare, come crede,  la propria legge elettorale,
  nel rispetto dei princìpi fondamentali fissati dalla Costituzione
  in materia di elezioni  politiche.  Naturalmente,  la  previsione
  della  elezione popolare diretta  del  Presidente  della  Regione
  potra'   richiedere   un   raccordo   con   la  legge  elettorale
  dell'Assemblea,  nel  senso  ad  esempio,  di  prevedere  che  la
  coalizione politica che esprime il Presidente della Regione abbia
  garantita,  attraverso  un  meccanismo  "premiale" la maggioranza
  parlamentare.
       E'  evidente,  onorevoli  colleghi, che un Presidente eletto
  direttamente dal popolo, un presidente al quale si vuole affidare
  un   governo   stabile,   deve   avere  una  maggioranza  stabile
  all'interno  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  attraverso un
  meccanismo premiale, la maggioranza parlamentare.
       Di tutto questo comunque ci sembra sia preferibile si occupi
  l'Assemblea, a  cui  affidiamo questi grandi temi, quando con una
  valutazione unitaria  ed armonica sarà chiamata a disciplinare la
  materia oggi acchiamata.
       In sintesi, onorevoli colleghi, il disegno di legge che oggi
  viene proposto alla vostra approvazione ha tre punti che dovranno
  essere attentamente valutati da questa Assemblea, con il senso di
  responsabilità che  ciascuno di noi ha, nei confronti del proprio
  mandato elettorale.
       Il  problema  della  incompatibilità  appena  accennato  nel
  disegno  di   legge,   ma  che  sicuramente  è  un  problema  che
  quest'Assemblea deve  affrontare  e risolvere con grande senso di
  responsablità,  analizzando  se il Presidente eletto direttamente
  dal popolo  riesce  ad  avere  un  governo  stabile se al proprio
  interno può  nominare  assessori  deputati regionali. Questo è il
  grosso dubbio  sul quale la commissione ha dibattuto; questo è un
  dubbio che  la commissione offre a tutta l'Aula per proprio senso
  di responsabilità.
       Il secondo  punto  è  la  necessità  che venga garantita una
  stabilità  alla  maggioranza.  Il  Presidente  eletto  deve poter
  governare altrimenti  è  inutile  che  venga  eletto dal popolo e
  quindi   deve   avere   una   propria  maggioranza,  deve  essere
  espressione di  una  maggioranza. E' evidente che il problema dei
  cambi di  maggioranza  dovrà  essere un altro tema che quest'Aula
  dovrà   necessariamente  affrontare  e  risolvere,  e  quindi  il
  rapporto fiduciario che si istaura tra Governo ed Assemblea.
       Onorevoli  colleghi,  non voglio concludere questa relazione
  senza  una  sottolineatura  su  un'occasione che questa Assemblea
  oggi ha  nell'affrontare  il  tema  della  riforma  di Governo di
  questa Regione,  ed  è  il tema della sussidiarietà che in questa
  regione è  stata  sempre dimenticata. Qualcuno potrà chiedere: ma
  cosa c'entra la  forma  di governo con il sancire un principio di
  sussidiarietà    orizzontale    e    verticale   all'interno   di
  quest'Assemblea?  C'entra  per  evitare l'invadenza della Regione
  siciliana nel contesto economico, sociale della nostra terra.
       Affido    quindi   anche   all'Assemblea   la   possibilità,
  l'opportunità di  valutare  se una norma che possa sancire questo
  principio sia  coerente  con  la  modifica  statutaria  che  oggi
  andiamo a discutere.
       In conclusione, formulo l'auspicio che l'Assemblea regionale
  siciliana  voglia cogliere questa importante occasione, che potrà
  consentirci   di   realizzare   una   reale   svolta   nel  senso
  dell'ammodernamento  e dell'efficienza dell'ordinamento regionale
  e per sottolineare che il lavoro della commissione, così come dal
  disegno di  legge presentato, non è terminato e non terminerà con
  l'approvazione   di   questa  provvedimento,  perchè  l'Assemblea
  regionale   siciliana  dovrà  avere  la  forza,  il  coraggio  di
  proseguire  sul  percorso  del  cambiamento  dello  Statuto  e la
  commissione per  la  riforma  dello Statuto è stata nominata ed è
  pronta a  proseguire  in questo percorso. Io mi auguro che questa
  Assemblea regionale  non  si permetta di dire: "Anche con l'aiuto
  di  Dio  abbia  la  capacità  di  sapersi  riformare,  affermare,
  modificare quegli  elementi  di  blocco  o gli elementi che hanno
  creato quei grandi problemi, primo dei quali la disoccupazione in
  questa terra".

     PRESIDENTE. Desidero esprimere a nome  della  Presidenza  ed a
  nome dell'intera Assemblea il vivo ringraziamento   per il lavoro
  svolto   finora   dall'intera  Commissione  e  per  il  brillante
  risultato  per  intanto  già raggiunto. Naturalmente ci auguriamo
  che  questo  lavoro  svolto  dalla  Commissione  possa  essere lo
  strumento utile  e  necessario a questa Assemblea per giungere ad
  una  seconda  fase  di  vitalità dell'autonomia siciliana.  Spero
  proprio che questo dibattito sia utile in tal senso.
       Dichiaro   aperta  la  discussione  generale  ed  informo  i
  Deputati  che  la  Presidenza, avvalendosi delle norme consentite
  dal Regolamento,  ha  ritenuto  di  fissare in 45 minuti il tempo
  utile per la discussione generale del disegno di legge.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è a tutti
  noto che in Italia il tema delle riforme istituzionali di governo
  nel  dibattito  politico  e  culturale ha registrato sempre passi
  molto lenti.  Ciò  è  dovuto  al sistema politico ingessato con i
  blocchi  contrapposti  a livello internazionale, incominciando da
  Yalta,  e  questa  contrapposizione  ha  avuto riflessi anche nel
  nostro Paese.
       Tale contesto politico ha approfondito  la crisi del sistema
  istituzionale  per  la  mancata  realizzazione  della  democrazia
  compiuta, fondata sul ricambio della classe  di  governo  e della
  alternanza al potere tra partiti o  coalizioni  di partiti. Tutto
  ciò perchè non tutti i partiti  erano  considerati  legittimati a
  governare.
       Il tema della riforma istituzionale diventa pressante con la
  fine  del  principio della "conventio ad escludendum" del Partito
  comunista Italiano,  della  caduta  del muro di Berlino e la fine
  del   comunismo   internazionale,  lo  scioglimento  dell'URSS  e
  l'evoluzione politica  di una parte della sinistra dal PCI al PDS
  (adesso DS).  Ma  non  vi  è  dubbio che anche l'evoluzione della
  Destra da  fascista,  oggi post-fascista, ma che accetta i valori
  della  liberaldemocrazia,  agevola il dibattito o le decisioni in
  materia  di  riforme  istituzionali che devono investire in primo
  luogo  gli  apparati  centrali  dello  Stato  senza  escludere la
  "forma-partito",  strumento  necessario  per la sopravvivenza del
  sistema democratico.
       Le  riforme  istituzionali  non  possono  che  investire  le
  autonomie locali e regionali con l'introduzione  di  nuove  e più
  dirette  forme di rappresentanza  politica;  a  quelle  autonomie
  locali la Regione siciliana ha  adeguato  la propria legislazione
  sulla rappresentanza politica con  l'elezione diretta dei sindaci
  e  dei Presidenti delle Province regionali,  ma  nella  forma  di
  Governo della Regione e sul sistema  elettorale  per  il  rinnovo
  dell'Assemblea regionale nulla è cambiato da  più  di  50  anni a
  questa parte, cioè dalla data  della  istituzione  della  Regione
  stessa.
       Tutte le crepe e lo stato  di  crisi  profonda  del  sistema
  politico-costituzionale della Regione siciliana  sono  sotto  gli
  occhi  di  tutti. La instabilità  politica,  la  scarsa  capacità
  decisionale  delle  istituzioni  regionali, la crisi dei partiti,
  cioè è mancato un vero ricambio nella classe di governo in questa
  Regione.  Con  orgoglio noi socialisti  possiamo  rivendicare  la
  primogenitura  in  materia  di  riforme  istituzionali per avere,
  nella conferenza programmatica di Rimini, posto il problema della
  grande  riforma   con  le  proposte  di  un  rilancio  e  di  una
  rivalutazione  della  Regione  da fare da contrappeso ad un'altra
  riforma  di  tipo  forte  quale l'elezione diretta del Presidente
  della  Repubblica.  Nel Paese con l'affossamento dei lavori della
  Commissione bicamerale, presieduta dall'onorevole D'Alema, per la
  revisione  della  seconda  parte  della  Costituzione, le riforme
  ormai sono  ad  una  situazione  di  stallo.  Le leggi elettorali
  approvate dopo il referendum non hanno dato stabilità politica al
  Paese,   facendo   crescere   a  dismisura  i  partiti  politici,
  provocando i cosiddetti "ribaltoni" e le crisi continue. Le varie
  leggi  e decreti relegati cosiddetti "Bassanini" hanno riguardato
  solamente  il  decentramento  amministrativo e la semplificazione
  delle  procedure  amministrative  ma  non  hanno  toccato  e  non
  potevano toccare il sistema di rappresentanza politica e le forme
  di governo del Paese e delle singole Regioni.  Purtroppo, finora,
  abbiamo  assistito  ad  attività  riformatrici  a singhiozzo. Per
  quanto riguarda lo Stato e le Regioni anche se il momento storico
  che  stiamo  vivendo  imporrebbe un'accelerazione delle procedure
  per  rivedere  le  forme  di rappresentanza politica, del sistema
  elettorale e  la  forma di governo statale e regionale al fine di
  impostare  altre  grandi riforme di carattere economico e sociale
  ed una  politica  di  sviluppo nel contesto europeo e nel mercato
  globale.  I  socialisti  democratici italiani non sono tra coloro
  che chiedono  di volere una riforma costituzionale ma, in realtà,
  mirano  ad una diversa impostazione ed organizzazione del sistema
  della   giustizia   in   Italia.   Questa   aspirazione   sarebbe
  condivisibile solo  se  fosse  posta  come  uno  dei problemi del
  nostro sistema  da  rivedere  e come affermazione dei principi di
  giustizia, di libertà e di riequilibrio tra i poteri dello Stato.
  I socialisti democratici non accettano la posizione di coloro che
  discutendo  di  revisione  della  Costituzione  dello  Stato,  in
  realtà,  mirano a modificare in senso assolutamente maggioritario
  il   sistema   elettorale   che  certamente  non  garantisce  una
  rappresentanza  corrispondente alle varie esigenze ed espressioni
  nelle   nostre   comunità.  Quando  il  maggioritario  è  imposto
  dall'alto costringe alla omogeneizzazione, determinando una falsa
  rappresentazione   della   società,   la  disaffezione  verso  la
  politica,   l'astensionismo  delle  consultazioni  elettorali.Noi
  invece auspichiamo la realizzazione di una riforma costituzionale
  per una  nuova  ed  efficente  struttura  dello Stato che abbia a
  fondamento  una  democrazia  governabile.  In questo contesto non
  può mancare una discussione sullo stato dell'autonomia regionale,
  del significato  che oggi essa deve assumere.  In particolare, in
  Sicilia già  da  tempo  si  parla  di modifica di revisione dello
  Statuto,   anche   alla   luce   delle   sempre  maggiori  azioni
  ridimensionatrici dell'Autonomia  che non ora e da più parti si è
  manifestata.  Dalla  giurisprudenza  alla  Corte  costituzionale,
  all'azione  di  alcuni  Governi  nazionali i quali hanno trattato
  l'Autonomia  dello  Statuto  siciliano  alla stessa stregua degli
  Statuti ordinari,  anzi  spesso tra gli studiosi di tali problemi
  ci si è  trovati  d'accordo  nel  ritenere  che vi è stato, da un
  canto,   un'omogeneizzazione   verso  il  basso  con  conseguente
  snaturamento  della  specialità  statutaria  e,  dall'altro,  una
  maggiore elasticità e dunque capacità di adattamento di revisione
  delle regioni  a  statuto  ordinario  rispetto a quelle che, come
  afferma la Costituzione, godono di forme e condizioni particolari
  di autonomia.  Basti  pensare  a  come  è  stata soppressa l'Alta
  corte, di  quale  autonomia  finanziaria e fiscale gode la nostra
  Regione, di quale ritorno economico gode la Sicilia sulle risorse
  energetiche che  possiede,  per dirne alcune. Non si tratta delle
  solite  recriminazioni  o  delle  solite  richieste,  ritengo sia
  giunto veramente  il  momento  che  la  Sicilia,  o meglio i suoi
  rappresentanti,  e  con  essi  i  partiti  presenti  sulla  scena
  isolana, prendano  coscienza di ciò che la Regione potrebbe avere
  e non  ha:  per  cominciare  un'opera attiva di riproposizione di
  programmi  che  puntano  alla riaffermazione e all'autonomia, non
  solo   formale,   ma  anche  sostanziale.  In  questo  quadro  si
  inserisce  la  proposta avanzata in sede assembleare di modifiche
  dello Statuto in ordine, in particolare, alla forma di governo da
  adottare tramite  - così si vorrebbe - una spessa revisione dello
  Statuto.  Il  disegno  di  legge-voto  in  discussione prevede di
  assumere come modello quello della forma di governo presidenziale
  o, meglio, di elezione diretta del Presidente della Regione. Vero
  è  che   il   disegno  di  legge  prevede  poi  che  le  modalità
  dell'elezione  diretta  verranno  stabilite  con  legge  adottata
  dall'Assemblea attraverso un procedimento, diremmo, "rinforzato".
  Ma è  altrettanto  vero  che una soluzione di tale genere torna a
  limitare   un   principio   che  noi,  principali  rappresentanti
  dell'Ars,  dovremmo  cominciare a far valere, ovvero quello della
  libertà di  determinazione  o, se si vuole, di scelta della forma
  di governo  da  adottare.  L'Assemblea  deve  avere la forza e la
  determinazione   di   chiedere   al   Parlamento   nazionale   di
  riconoscerle   la  libertà  di  scelta  della  forma  di  governo
  regionale.  Sancito il principio statutario, sarà poi l'Assemblea
  in piena  autonomia  a  gestire la forma di governo, nel rispetto
  dei limiti  dei principi democratici e di libertà contenuti nella
  Costituzione   e   nello   stesso   Statuto  speciale.  Pertanto,
  contrariamente  a  quanto  affermato  dalla  legge-voto, si dovrà
  prevedere,  a  modifica  dell'articolo  9  dello  Statuto, che il
  Presidente della Regione, è eletto nella forma e secondo modalità
  stabilite con legge adottata dall'Assemblea regionale.
       D'altro  canto,  ritengo un rischio presentare al Parlamento
  un  modello  specifico  sempre suscettibile di correzione in sede
  nazionale.  L'assemblea deve, invece, affermare il riconoscimento
  e l'autonomia  statutaria  e  dunque  della scelta della forma di
  Governo. Non credo  che  sia fuori della realtà se si dice che il
  modello  che  si  vuole  far  passare  dell'elezione  diretta sia
  confezionato ad  hoc. Ma il senso di responsabilità e di rispetto
  verso   la  nostra  autonomia  suggerisce  l'affermazione  di  un
  principio   delle  garanzie  e  non  una  riforma  strumentale  e
  funzionale  al  dato  contingente,  destinato comunque a valere a
  tempo indeterminato. Pertanto, quale che sia l'esito del processo
  di  riforma  della  nostra  Costituzione,  va sottolineato che il
  principio   affermato   nel   progetto  di  legge  costituzionale
  approvato dalla  Commissione  e  poi  modificato in Aula è quello
  della libertà  di scelta della forma di governo regionale, tant'è
  che si  sancisce  che  lo  Statuto disciplina la forma di governo
  della   Regione  con  riferimento  ai  rapporti  tra  l'Assemblea
  regionale e  un  governo regionale e il Presidente della Regione.
  Volere  imporre  con accordi trasversali modifiche statutarie che
  mortificano  questo  Parlamento  e  l'autonomia  speciale,  e  la
  capacità  di  autodeterminazione  delle  forme  di  governo della
  Regione siciliana  si  corre  un  grosso rischio politico oggi e,
  certamente,  domani.  I democratici di sinistra, Forza Italia, AN
  più La Rete, oggi in Sicilia rappresentano, secondo sondaggi, per
  chi crede  ai sondaggi, una minoranza che non va certamente oltre
  il 38-40  per  cento  dei  voti.  Certamente  i  sondaggi, quando
  convengono,  vengono  sbandierati  ai  quattro  venti, quando non
  convengono,  evidentemente, si tacciono. Questa minoranza non può
  imporre ai siciliani forme di governo "capestro". Mi chiedo quale
  coerenza ci  sia tra gli accordi di governo, che abbiamo previsto
  in sede  di  accordi  di  governo,  il  "Tatarellum",  con questo
  disegno di  legge.  Non  c'è  nessuna  coerenza, e quindi non può
  esser approvato per la parte che mi riguarda.  Io mi chiedo se il
  PDS, Forza  Italia  e  Alleanza Nazionale abbiano uno stesso idem
  sentire politico,  non  si riesce a capire perchè non formano uno
  stesso  governo, una nuova maggioranza. Non è concepibile infatti
  che si possa dare un sostegno di governo a partiti o a gruppi che
  hanno la  massima  espressione  nella  Regione,  che non hanno lo
  stesso idem  sentire  con  le  altre  forze dello schieramento di
  centro-sinistra.  E'  una  curiosa posizione quella del PDS o del
  DS.  Oltre  che  essere  curiosa è incomprensibile.  Noi siamo in
  una fase di transizione...

     PRESIDENTE.  Scusi,  onorevole Martino. Onorevoli colleghi, ma
  questi telefonini, vivaddio, non se ne può fare a meno, almeno in
  una seduta  importante come questa? C'è n'è uno, tra l'altro, che
  è in clima natalizio

     DI MARTINO  .Come  dicevo, la posizione del PDS o DS oltre che
  curiosa  è  incomprensibile.  Noi  viviamo un momento politico di
  transizione, perché  per  dare una nuova forma di governo bisogna
  sapere quale  sistema  politico  si  vuole realizzare e da questo
  sistema  politico  discende  poi la legge elettorale. Abbiamo due
  grosse questioni, il bipartitismo e il bipolarismo.
       In Sicilia, e penso anche in tutto il Paese, il bipartitismo
  sarebbe un grosso vantaggio per il centro destra. Il bipolarismo,
  con l'Ulivo  ed  il  centro  sinistra invece abbiamo visto che fa
  crescere consensi  al  centro  sinistra.  Per  dirla alla Mao Tse
  Tung,  lasciamo  crescere per fare contento l'onorevole Forgione.
  "Facciamo crescere i mille fiori". Ora, vogliamo capire se il PDS
  ha  una  vocazione  bipartitistica o una vocazione bipolaristica.
  L'impressione che  se  ne  ricava  è  che  il PDS abbia nei fatti
  vocazione bipartitistica e non si spiega diversamente.

     CAPODICASA, presidente della regione, non esiste più il PDS.

     DI  MARTINO . .sto  parlando  al  PDS  non al presidente della
  regione, il PDS  non so come si chiama, perché non me lo dice? Se
  non lo sa  neanche  lei,  lo  posso conoscere io il nome vero? Io
  dico PDS e DS per avere una maggiore chiarezza.
       Io  voglio  capire: le tendenze mi sembrano bipartitistiche,
  con grande  sconfitta della sinistra in Italia: D'altra parte, le
  operazioni pubbliche  sono  quelle  che  sono: la Cosa 2, dove vi
  sono  i  socialisti  pentiti,  o  in  cerca  di  collocazione,  i
  Cristiani  sociali,  i  laburisti ex repubblicani, i risultati di
  queste operazioni  sono che 2 più 2 ha fatto sempre meno quattro,
  in tutte  le  consultazioni  elettorali. Quindi, non penso che il
  PDS abbia  interesse  a seguirle.  Quando invece andiamo verso il
  bipolarismo e  verso  lo  schieramento, noi abbiamo lo spirito di
  coalizione  centrosinistra,  noi  vediamo attraverso l'Ulivo o il
  centro  sinistra che mancano i successi elettorali. Voglio capire
  poi, onorevoli  colleghi  del  PDS,  che senso abbia governare da
  Roma a  Palermo  con  alcune  forze  con  il  PPI.  Io qui voglio
  ricordare ai colleghi del PPI che c'è una posizione ufficiale del
  PPI a  livello  nazionale  che  fa  capo all'onorevole Lusetto, e
  precisamente  una  dichiarazione,  non la voglio leggere ma viene
  ripreso dall'Unità  (quotidiano al di sopra di ogni sospetto) che
  riporta la  frase  di  Lusetto.  Io  concordo  per l'elezione del
  presidente della regione purché  non sia costituzionalizzato; ioè
  non possiamo  ingessare questo tipo di organi. Non capisco perché
  il PDS deve  avere rapporti di governo con i Verdi, oltre che con
  il PPI  e  i  Comunisti  italiani,  rapporti  anche qualche volta
  spesso  conflittuali  con  il  partito Rifondazione comunista: Se
  queste  alleanze  politiche  ed  elettorali portano avanti questo
  disegno di legge, noi abbiamo una alleanza, un abbraccio mortale,
  si tende allo strangolamento, alla cancellazione degli alleati.
       A  questo  punto  voglio  capire:  è  un  disegno  o  cecità
  politica?   Perché   un  certo  egemonismo  vetero-comunista  non
  risorge,  ma  questo  egemonismo  porterà ad una sicura sconfitta
  alle  forze  democratiche  della  sinistra  in  Italia; quindi il
  bipartitismo egemonizzato  dal PDS o dai DS sarà un grosso regalo
  al centrodestra. Poi, per quanto riguarda la soluzione siciliana,
  il  bipartitismo  sarebbe un risultato elettorale catastroficoi e
  la   stessa  esperienza  del  governo  Capodicasa,  buttato  alle
  ortiche, perché  faremo  mi  auguro  di fare in questo periodo un
  lavoro che per altri  è considerato sporco, ma io ritengo che sia
  un lavoro pulito,  quello  del risanamento della Regione; ebbene,
  noi dopo questo  sforzo,  se  dovessimo  adottare  quel  tipo  di
  impostazione, andremmo a fare un regalo gratuito al Centro destra
  nel nostro Paese e non penso che nessuno lo voglia.
       Personalmente  e   come   socialisti   democratici  italiani
  riteniamo  che  oggi  l'elezione  diretta  del  Presidente  della
  Regione sia il sistema elettorale  e  la  forma  di  governo  più
  idonea per la stabilità politica  della  Regione  e per lo stesso
  Governo della Regione. Però la costituzionalizzazione della norma
  così come è formulata  dalla Commissione, darebbe alla Sicilia un
  governatore  forte, non  avrebbe  il  Presidente  della  Regione,
  avrebbe il Governatore della  Sicilia,  dinanzi  ad un Parlamento
  debole.
       Tutto ciò contrasta  con qualunque principio democratico, di
  equilibrio e di bilanciamento dei poteri esecutivo e legislativo.
       Non   possiamo  tacere,  le  preoccupazioni  sulle  tendenze
  separatiste che  potrebbero  sorgere a chi si sente investito del
  ruolo di Governatore della Sicilia.
       Le  tendenze  separatistiche  le  abbiamo  vissute in questi
  anni,  onorevole Capodicasa.  L'esperienza del governo Provenzano
  che doveva  rompere  le  reni al governo nazionale;  l'esperienza
  del governo  Drago  che doveva contrastare e contestare tutto ciò
  che accadeva; cioè queste sono delle preoccupazioni serie.
       Vi immaginate  un  Presidente  della  Regione  che  si sente
  governatore della  Sicilia  e pensa di fare la guerra allo Stato,
  non c'è  dubbio  che  potrebbe arrivare al punto di mobilitare la
  Guardia forestale,  perché  è l'unico corpo armato che abbiamo in
  Sicilia, quindi,  cerchiamo di essere più seri quando affrontiamo
  riforme serie della nostra Costituzione, del nostro Statuto.

     PRESIDENTE.    Onorevole    Di   Martino,   ma   l'eventualità
  dell'utilizzo delle guardie forestali sarebbe costituzionale, non
  è vero? O sarebbe un colpo di Stato?

     DI  MARTINO .  Signor  Presidente, se facciamo il governatore,
  sarebbe costituzionale e dobbiamo evitarlo.

     PRESIDENTE. No,  la  mia battuta è tutt'altro che ironica, non
  soltanto perché uso anche presiedere l'Assemblea...

     DI MARTINO .  Signor Presidente, mi creda non intendevo essere
  offensivo.

     PRESIDENTE. Mi  scusi onorevole Di Martino, io sono uno che sa
  usare l'ironia,  innanzitutto  su  se  stesso  e poi sugli altri,
  quindi la considero.
       Mi permetta solo di farle osservare che però affermazioni di
  questa natura,  che  restano  nella storia anche di chi un giorno
  studierà  il  dibattito  sulle modifiche statutarie: ritenere che
  possa  anche  sollevarsi  una  questione  circa  l'utilizzo delle
  guardie forestali per aspetti che potrebbero essere di violazione
  costituzionale, mi  sembra una cosa fuori luogo
       Pertanto, almeno  per la storia, per quello che mi riguarda,
  per la  modesta  persona  che  sono  ed  io  voglio restare nella
  cronaca come  suole  dirsi,  oltre tutto non avrei le qualità per
  aspirare   a  traguardi  diversi,  vorrei  augurarmi  che  questo
  dibattito  si  mantenesse,  con  tutta  la  libertà  che  lei  ha
  dell'intervento, nei  limiti  tali  da  potere  essere  un giorno
  consegnato a  chi  volesse, bontà sua, occuparsi anche delle cose
  serie che stiamo tentando di fare in queste ore.

     DI MARTINO . Signor Presidente, voglio precisare che si tratta
  soltanto  di  ironia, evidentemente, estremizzando per quello che
  potrebbe  accadere  dinanzi   ad   un  presidente  della  Regione
  irresponsabile. Non mi riferisco  a nessun caso concreto, mi pare
  chiaro.
       Fatte  queste  precisazioni,  signor Presidente, voglio dire
  che qualche  saggio  lo  abbiamo  avuto  in  questo periodo sulla
  deriva populistica e sul  delirio  politico  che scaturisce molto
  spesso dal plebiscitarismo, per esempio nell'elezione diretta dei
  sindaci.
       Noi, per  esempio riscontriamo che abbiamo sindaci di grandi
  città  siciliane   che   vogliono  dividere  la  Sicilia  in  due
  granducati,  un granducato della Sicilia orientale, un granducato
  della Sicilia  occidentale;  tutto  ciò  perché  sono  presi  dal
  delirio,  convinti  che  il  plebiscitarismo  possa consentire di
  parlare in qualunque modo.
       Abbiamo   sindaci   per  la  Sicilia  che  vogliono  imporre
  all'Assemblea  regionale  siciliana le proprie scelte politiche e
  non che deve essere l'Assemblea regionale siciliana stessa a fare
  le scelte.
       Inoltre,  abbiamo  sindaci,  che  presi  da  questo  delirio
  plebiscitario,   sindaci  oltre  Stretto,  per  esempio,  che  si
  autoproclamano   salvatori  della  Patria;  abbiamo  sindaci  che
  diventati ministri, propongono la rottamazione dei cinquantenni.
       Ecco, dove  porta  il  delirio  del plebiscitarismo e perché
  quindi  bisogna   essere  molto  cauti  e  stabilire  sempre  dei
  contrappesi all'elezione diretta del Presidente della Regione.
       Questi  sindaci, abbiamo notato, convocazione plebiscitaria,
  l'unica bravura  l'hanno  dimostrata  nella  gestione  dei lavori
  socialmente utili,  nell'assistenzialismo e nel clientelismo. Non
  vorremmo che si  ripetessero  queste  sceneggiate  nella politica
  regionale, perché  il danno  sarebbe  più  grande  per  la stessa
  comunità siciliana.
       Il disegno  di legge in discussione ci offre l'occasione per
  verificare la coerenza  di chi vuole fare politica in Sicilia col
  motto "Pensare Sicilia", perché non si vogliono affidare le sorti
  della nostra Isola ai vari  Mastella  (dicono  loro,  non lo dico
  io), ai vari D'Alema, ai vari Berlusconi e ai vari Fini.
       Ebbene, se votano con  i  colleghi  deputati,  che dicono di
  pensare  "Sicilia", se votano  questo  articolo  1  che  modifica
  l'articolo 1 dello Statuto,  significa  che  tutto  il  loro moto
  perpetuo politico di questi giorni  è  stato  un  "bluff"  e  non
  riguarda l'autonomia regionale ma si tratta di collocazione, o di
  riposizionamento,  o   di   ricollocamento   nello   schieramento
  politico.
       Per tornare  al  disegno di legge, signor Presidente, non ho
  difficoltà a dichiarare che  tre  dei quattro articoli - soltanto
  uno si salva perché  è  stato  accolto  un  mio emendamento dalla
  Commissione -  sono  un  "mostriciattolo  politico-giuridico",  o
  meglio sono il patto di una cosa  - oggi sono di moda le cose, si
  fa politica con le cose  -  affetta  da focomelia, cioè con gravi
  malformazioni degli organi statutari della nostra Regione.
       L'articolo 1, signor Presidente, non c'è dubbio, abbiamo già
  sollevato le questioni,  basti  pensare a quello che si è scritto
  per approvare la legge di  attuazione,  occorrono i due terzi dei
  deputati dell'Assemblea.
       Onorevole   Provenzano,   lei    che   ha   una   tradizione
  liberal-democratica, presumo,  liberal-socialista, scelga lei, le
  risulta che vi siano  parlamenti  che  votano  per  approvare una
  legge con i due  terzi  dei voti? Nei sistemi liberal-democratici
  dove le maggioranze sono sempre  risicate,  le  leggi si votano a
  maggioranza assoluta, soltanto nella  Camera  dei  fasci  e delle
  corporazioni, oppure nei parlamenti a democrazia popolare dell'ex
  Unione sovietica si potevano votare con questa maggioranza, tanto
  perché lì la maggioranza  del parlamento o quelle assemblee erano
  rappresentate  al 95% dal  partito  al  potere,  l'altro  5%  dai
  satelliti, quindi potevano mettere  pure  il  100%; non esiste un
  parlamento democratico che vota  in questo modo per approvare una
  legge,  stiamo  attenti,   non   facciamo  ridere  il  Parlamento
  nazionale quando andiamo a fare questa proposta.
       Tutte le  altre  questioni  le  abbiamo  inserite  nei  vari
  emendamenti.
       Qualcuno dice  che  bisogna  fare  così  perché  l'Assemblea
  regionale non sarebbe in grado,  per  la sua vischiosità, di fare
  una  propria  legge   elettorale   per   l'elezione  diretta  del
  Presidente  della  Regione.   Noi   abbiamo  introdotto,  abbiamo
  proposto, e proporremo un  referendum propositivo, cioè quando ci
  sono un quarto o cento  consigli  comunali  si  va a proporre una
  legge che viene votata  direttamente dal corpo elettorale, a quel
  punto possiamo imporre come il corpo elettorale, possiamo imporre
  all'Assemblea di votare quella  legge  per l'elezione diretta dei
  sindaci, non si  procede  alla costituzionalizzazione dei sistemi
  elettorali, non esiste in nessuna  parte del mondo questo tipo di
  comportamento.
       Non  si capisce, per  esempio,  la  norma  che  riguarda  le
  dimissioni. Per le dimissioni, io concordo, che quando si dimette
  la maggioranza dell'Assemblea si deve procedere a nuove elezioni,
  però quella norma è monca,  è focomelica, perché che succede? Non
  si sa che cosa accade con  il Governo, non si sa che cosa accade,
  se devono essere nominati i commissari dal Parlamento nazionale o
  non devono essere nominati.  Che  senso  ha quando l'Assemblea si
  autoscioglie che bisogna mandare  i  commissari da Roma? Questo è
  un aspetto completamente buio,  oscuro  e  quindi, come  vede, la
  focomelia incomincia ad emergere sempre di più.
       Non voglio fare  a  lungo,  signor  Presidente,  perché  non
  voglio abusare della bontà dei colleghi e della Presidenza.
       Io penso che  la  migliore soluzione è quella di rinviare il
  disegno di legge  in Commissione perchè si approfondisca tutta la
  vicenda della  decostituzionalizzazione,  della  forma  di  Stato
  perchè  queste norme  non  c'è  bisogno  di  dirle  nella  nostra
  Costituzione  ma   sono   sufficienti   portarle  avanti  con  la
  legislazione ordinaria.
       Mi rivolgo ai compagni  del  P.D.S.,  perchè  il  P.D.S.  in
  Sicilia non ha una dimensione  modesta rispetto ad altre zone del
  Paese, pensate di insistere  ancora  in questo abbraccio? Pensate
  voi di abbracciare i vostri alleati così, mortalmente?
       Io personalmente e come partito non piegheremo la testa, non
  ci faremo suicidare  e penso che nemmeno le altre forze politiche
  si faranno  suicidare,  lo schieramento di centrosinistra, perchè
  deve essere chiaro  che  lo schieramento del centrosinistra ed il
  P.D.S., se dovesse  andare  avanti  questa  vicenda, alla fine si
  troveranno  con  un   pugno   di   mosche   in  mano,  si  creerà
  un'insanabile rottura nello stesso schieramento di centrosinistra
  e una vittoria  regalata  "a  tavolino"  al  polo di centrodestra
  della Sicilia.
       Questo polo di centrodestra, oltre ad avere tutti i vizi del
  populismo della deriva plebiscitaria e la mancanza di senso dello
  Stato,  nell'Isola   si   assommano   quelli   del  clientelismo,
  dell'assistenzialismo,   dell'incapacità   e  della  mancanza  di
  cultura di governo,  come dimostrano le due esperienze di governo
  dal giugno 1996 al novembre 1998.
       Ho concluso, signor  Presidente,  ritengo  di  essere  stato
  chiaro con il Parlamento,  con  gli alleati di centrosinistra che
  sostengono il governo,  evidentemente da questa vicenda dipenderà
  il nostro comportamento nel  prosieguo dell'attività di governo e
  parlamentare.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Barbagallo
  Giovanni. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO   GIOVANNI .   Signor   Presidente  dell'Assemblea,
  onorevole   Presidente   della   Regione,   onorevoli   colleghi,
  l'occasione della legge voto per la riforma dello Statuto assume,
  come  è stato già  detto,  significati  politici  di  grandissimo
  rilievo.
       E' possibile,  finalmente,  verificare la posizione dei vari
  partiti rispetto ad  una  scelta  che  nel  passato  non  è stato
  possibile compiere  per  tatticismi  ed  opportunismi,  mi auguro
  ormai culturalmente superati.
       Attorno alla  revisione  dello  Statuto  si  muove una fitta
  trama di interessi  e di passioni politiche, oltre che di diverse
  prospettive istituzionali.
       La  riforma  dello  Statuto  siciliano  rimane  comunque  il
  problema più  impellente  per quest'Assemblea. La Regione non può
  restare vittima di  un  sistema  istituzionale  che  non è più in
  grado di  assicurare  il democratico e tempestivo svolgimento del
  processo di decisione politica.
       Il degrado economico e sociale nel quale si trova la Sicilia
  non è più  tollerabile.  Una  classe  dirigente  che non coglie i
  mutamenti intervenuti nella coscienza e nel costume dei cittadini
  non ha alcuna credibilità.
       Lo Statuto,  pur avendo anticipato alcune soluzioni che sono
  state riprese  anche da altre regioni, risente innanzitutto della
  circostanza che non si  è mai posto mano alla necessaria opera di
  coordinamento con la Costituzione repubblicana.
       Alcune  sue  parti  sono  inevitabilmente  nate  morte,  per
  esempio le competenze  in materia di polizia inconcepibili in uno
  Stato unitario nel  quale  le  funzioni  di  ordine pubblico sono
  attribuite alla responsabilità del Governo centrale, anche per il
  loro collegamento con la funzione giudiziaria.
       Altre si sono  rivelate  deboli, anche a causa di una classe
  politica che non  sempre  è  riuscita  a  dimostrare  che  non si
  trattava di  difendere  privilegi,  ma piuttosto di pretendere il
  rispetto di alcune legittime prerogative autonomistiche.
       La Sicilia  deve  partecipare  da protagonista e contribuire
  alla  costruzione   di   uno   Stato   che  riconosca  il  valore
  fondamentale di tutte le autonomie territoriali.
  La definizione di un  modello  si  Stato regionale più rispettoso
  del principio autonomistico deve  vedere impegnate tutte le forze
  politiche a riprendere in termini forti ed innovativi il percorso
  riformatore.
       Certo, il  fallimento della Commissione bicamerale rende più
  difficile il cammino  delle  riforme,  esiste  la  tentazione  di
  affidarsi a strumenti  importanti,  come  il  referendum, i quali
  hanno  funzioni abrogative  e  di  sollecito  nei  confronti  del
  Parlamento ma non  possono  certamente  contribuire  al  varo  di
  alcuna riforma costituzionale.
       In Sicilia la  Commissione  per  la  riforma  dello Statuto,
  della quale faccio parte,  ha  esitato  un  disegno di legge voto
  estremamente limitato,  il  Presidente  Provenzano ha definito il
  testo come il portato  di  un compromesso possibile tra i diversi
  gruppi parlamentari; si poteva fare di più.
       Abbiamo votato a  favore  solamente  per  non  dare  alibi a
  nessuno oltre che per avviare finalmente, un percorso legislativo
  concreto.
       Chi  è  convinto  strumentalmente  di  potere  annoverare  i
  popolari tra coloro che vogliono che tutto rimanga immutato verrà
  sconfitto dai fatti, non  ha  in ogni caso seguito i lavori della
  Commissione  nella  quale  è  stato  mantenuto  un  comportamento
  coerente e chiaro, in  linea con i contenuti del disegno di legge
  presentato  da   tutti   i  parlamentari  del  Partito  popolare.
  L'originaria identità  culturale  dei  cattolici  democratici, si
  basa sulla grande  elezione  politica  di Luigi Sturzo, le pagine
  sulle  autonomie   locali   e  sul  regionalismo  conservano  una
  straordinaria attualità,  ricordare  poi  il Presidente Alessi ed
  altri autorevoli  esponenti della storia autonomistica, significa
  volere alimentare quel  filone e nel contempo essere coerenti con
  una visione politica e culturale.
       Il Partito popolare  ha  creduto  e  crede  nel valore della
  assemblee  elettive   come   luogo   nel   quale   tutti  possono
  manifestare le proprie impostazioni, il proprio modo di concepire
  la democrazia, un luogo  nel  quale  il  pluralismo e il rispetto
  delle minoranze diventano  un valore. Si avverte forte, tuttavia,
  un'esigenza che è quella  in  primo  luogo della stabilità in una
  realtà nella quale  si  succedono,  con  una  frequenza  non  più
  tollerabile, crisi politiche ed istituzionali determinate in gran
  parte da interessi di schieramento di partiti, l'elezione diretta
  del Presidente della Regione non può più essere rinviata.
       Non  ci  siamo  convertiti  al  leaderismo  o  all'eccessiva
  personalizzazione   della    politica,    avvertiamo    però   la
  responsabilità di dovere  contribuire  alla stabilità dei governi
  regionali.   I  problemi   della   Sicilia,  non  possono  essere
  affrontati  e risolti con  governi  che  quando  va  bene  durano
  massimo un anno, abbiamo presentato  un  disegno di legge che per
  quanto  riguarda  la  forma   di  governo,  si  caratterizza  per
  l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente della Regione
  ma anche per il rafforzamento del ruolo dell'esecutivo attraverso
  la previsione della nomina e  revoca degli assessori da parte del
  Presidente e l'incompatibilità tra  la  carica di presidente e di
  assessore con quella di deputato.
       Per  evitare comunque  una  delega  assoluta  a  favore  del
  Presidente della Regione, abbiamo previsto la mozione di sfiducia
  così come peraltro avviene per i Sindaci nei cui confronti non mi
  pare che vi sia stato un eccesso di utilizzo di questo strumento;
  il  nostro  disegno   di   legge   si   ispira  al  principio  di
  sussidiarietà il quale  com'è  noto  richiede  di far svolgere le
  funzioni pubbliche all'ente più vicino alle popolazioni insediate
  nel territorio e  di  richiedere  l'intervento  dello  Stato solo
  quando gli stessi non  siano  in  grado  di  soddisfare i bisogni
  espressi dalle collettività loro affidate.
       Valorizzare e favorire  la  promozione  di tutte le attività
  delle organizzazioni sociali  e dei privati all'interno di regole
  stabilite dal  sistema  pubblico  senza  privilegiare l'eccessivo
  statalismo di taluni modelli istituzionali.
       La riforma dello  Statuto è anche l'occasione per introdurre
  quegli strumenti  di partecipazione democratica assenti nel testo
  del  1946   che  rafforzano  la  legittimazione  democratica  dei
  processi  di  decisione  politica,  il  referendum  abrogativo  e
  propositivo può essere promosso dai comuni e dalle province oltre
  che dagli elettori, l'illustrazione  di alcuni aspetti del nostro
  disegno di legge serve  per  annunciare  che  presenteremo alcuni
  emendamenti  assolutamente indispensabili  per  dare  una  logica
  conseguenzialità alla scelta dell'elezione diretta del Presidente
  della Regione.
       La legge elettorale può essere fatta con legge ordinaria, ma
  la nomina o la  revoca  degli  assessori  da parte del Presidente
  appare strettamente collegata  con  il  modello  scelto,  quindi,
  nessuna scelta strategica di bipartitismo.
       Noi abbiamo condiviso  il bipolarismo e cercheremo di andare
  avanti in maniera coerente, la legge elettorale maggioritaria non
  può  essere  costituzionalizzata,  va  inserita  in  un  apposito
  disegno di legge ordinario.
       Il  principio   della  sussidiarietà,  della  partecipazione
  democratica,  in   particolare   i   referendum   della  sfiducia
  costruttiva conferiscono un  equilibrio  rispetto  ai  poteri che
  un'investitura popolare attribuisce al Presidente.
       Assieme alla modifica  dello  Statuto  mi  auguro  che possa
  essere avviato un  processo  di  ridefinizione  della politica in
  Sicilia.
       Senza una nuova cultura politica non si faranno grandi passi
  avanti, occorre ridefinire  la  politica individuando nuovi spazi
  di partecipazione e di protagonismo dei cittadini.
       I soggetti del cambiamento  non sono solo quelli politici ed
  istituzionali, ma anche  quelli culturali, sociali ed economici i
  quali dovranno essere  sentiti  non  solo nell'elaborazione delle
  proposte, ma anche nella maturazione delle decisioni.
       E'  necessario  porre  mano  immediatamente,  attraverso  il
  metodo  della concertazione, ad  un  nuovo  vero  patto  sociale,
  strada difficile da percorrere,  perchè  insediata da processi di
  omologazione,  lo  dimostra  ad  esempio  lo  snaturamento  della
  funzione   del  volontariato  che   ha   quasi   perso   la   sua
  caratterizzazione  ideale,  la  sua  vocazione  utopica,  la  sua
  diversità morale, venendo in gran parte recuperato all'interno di
  strategie di contenimento della  disoccupazione  e di gestione di
  nuovi segmenti di mercato.
       Senza  troppe   illusioni,   ma   nella  consapevolezza  che
  tatticismi,  opportunismi   sarebbero   inutili   e   dannosi,  è
  necessario stringere rapporti  nuovi  e  chiari  finalizzati alla
  stabilità ed alla semplificazione.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole La Grua. Ne ha
  facoltà.

     LA  GRUA .  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  sia
  consentito innanzitutto, prima di  dare  inizio al mio intervento
  di  rivolgere  il  mio  personale  plauso  ed  il  mio  personale
  ringraziamento  oltre  quello  del   gruppo  che  ho  l'onore  di
  rappresentare al Presidente  Provenzano  per  la  preziosa  opera
  svolta nel difficile compito  di presiedere la Commissione per la
  Riforma dello Statuto.
       Egli ha saputo  dare  con l'ausilio, sicuramente importante,
  dei componenti della  Commissione,  un  impulso  ai  lavori della
  Commissione  stessa, riuscendo  ad  esitare  un  testo  che  oggi
  finalmente approda in Aula, sia  pure con un ritardo di oltre due
  mesi in base alla tabella di marcia che ci si era prefissati.
       Onorevoli colleghi,  l'autonomia  siciliana  ha cinquantadue
  anni e da quasi un  trentennio mostra i segni di una malattia che
  in mancanza di cure adeguate ha finito per debilitarla.
       Parti qualificanti dello  Statuto  sono rimaste sulla carta,
  altre parti sono state  applicate in maniera distorta e riduttiva
  da parte dello Stato,  altre  sono  state, di fatto, cancellate e
  questo proprio mentre  altre  regioni venivano dotate di istituti
  di partecipazione che sono tuttora sconosciuti alla Sicilia.
       Quando fu varato il  15  maggio  1946,  ancora  prima  della
  Costituzione della Repubblica,  lo Statuto sembrava uno strumento
  moderno,  capace  di   avviare  la  Sicilia  sulla  strada  dello
  sviluppo,  con  la   sua  approvazione  si  concludeva  una  fase
  importante della storia  Siciliana  iniziata  ancora  prima della
  formazione  dello   Stato   unitario,  antecedente  persino  alla
  costituzione siciliana del  1812  che  sancì  la  separazione del
  Regno di Sicilia da quello di Napoli.
       Sembrava che l'autogoverno della Sicilia potesse realizzarsi
  nel 1860 dopo la cacciata dei Borboni.
       Ma i buoni propositi  di  Garibaldi  e  del suo prodittatore
  Mordini vennero cancellati con l'annessione pura e semplice della
  Sicilia  al  nascente   Regno   d'Italia.   Realizzato   dopo  il
  cosiddetto plebiscito sulla  formula,  il  popolo  vuole l'Italia
  una, con Vittorio Emanuele Re  e  i suoi successori, con il quale
  il popolo siciliano si venne  a  trovare, da un giorno all'altro,
  sotto l'imperio delle leggi serve.
       La richiesta di autogoverno, mai sopita, riprese vigore dopo
  lo sbarco alleato, nel  1943,  allorchè  i  ricostituiti  partiti
  elaborarono un progetto  di statuto contrapponendo al separatismo
  del  movimento   indipendentista   siciliano,  l'autonomia  della
  Regione nell'ambito dello stato  unitario,  che  il Consiglio dei
  ministri, presieduto da Alcide De Gasperi, approvò con il decreto
  numero 455.
       Si   concludeva  così   la   battaglia   secolare   per   la
  realizzazione  dell'autonomia  e   cominciava  quella  che  nella
  convinzione degli autonomisti  e  nella  speranza  dei  siciliani
  avrebbe dovuto essere un'era di progresso civile ed economico.
       Lo Statuto è un atto  pattizio che non può essere modificato
  senza il consenso delle  parti  contraenti:  Stato  e Regione. In
  assenza di questo accordo  e  delle  susseguenti  modifiche  esso
  resta  vivo ed operante in  ogni  sua  parte,  almeno  sul  piano
  formale. Collocandosi in  posizioni  analoghe  e  parallela  alla
  Costituzione, lo Statuto non  può  essere  modificato  con  leggi
  ordinarie, e tuttavia lo Statuto speciale della Regione siciliana
  non può essere certamente  ritenuto  intangibile  - una specie di
  dogma -. Esso è un  mezzo  creato  per  superare torti secolari e
  consentire  alla  Sicilia di  colmare  i  ritardi  con  il  resto
  d'Italia.
       Se le norme in  esso  contenute non consentono di perseguire
  gli obiettivi per cui è stato  voluto,  non  vi  è  dubbio che va
  cambiato.
       Per tanti anni invece si  sono chiusi gli occhi davanti alla
  realtà, finendo per privilegiare il  mezzo  a  danno del fine, lo
  strumento a danno dell'obiettivo.
       Invece di realizzare gli scopi  per  cui  è stata creata, la
  regione  ha  finito  per   occuparsi  quasi  unicamente  del  suo
  mantenimento.  La  gran   parte  delle  risorse  finanziarie  che
  dovevano essere destinate alla  Sicilia sono state utilizzate per
  finanziare personale, strutture e uffici.
       Le condizioni favorevoli  che  promanavano  dalla specialità
  autonomistica, sono state  vanificate  attraverso distorsioni che
  vanno  corrette,  creando  da   subito   le  condizioni  per  una
  inversione  di tendenza  indispensabile,  per  non  escludere  la
  Sicilia dal contesto nazionale ed europeo.
       Lo  Statuto  siciliano  fu  il  frutto  dell'accordo  fra  i
  partiti, e mai sottoposto a ratifica popolare, assegna unicamente
  alle  forze politiche  la  rappresentatività,  sancisce  cioè  il
  primato della politica  sulla  società.  Un  primato storicamente
  motivato in un periodo, il  1946, in cui la società, uscita dalla
  guerra   perduta,   era   disgregata   dall'esistenza   di   soli
  schieramenti  politici  e   ideologici.   Solo  i  partiti  erano
  organizzati e contavano.
       Lo Statuto fu lo statuto  dei  partiti, nel quale i soggetti
  sociali, tranne quelli collegati  alla sfera politica, non ebbero
  spazio.
       Oggi però la Sicilia, e  più  vastamente l'Italia, non è più
  una  società  collettivamente   inconsistente  e  frantumata;  la
  società   siciliana  è   un   complesso   e   variegato   tessuto
  socio-economico,   fatto   di    imprese,   di   lavoratori,   di
  associazioni, di gruppi,  comunità  culturali  e territoriali. E'
  una società forse non del  tutto  moderna  rispetto  a  quella di
  altre  aree  del  Paese,   ma   comunque   una   società  adulta,
  organizzata, dove si sono  pluralizzati e moltiplicati i diritti,
  non  più  totalmente subordinata  alla  politica,  ma  che  vuole
  partecipare alla politica  anche  attraverso  strade  diverse  da
  quelle rappresentate dai partiti.
       Proprio la richiesta  di  partecipazione è il riconoscimento
  della vitale complessità sociale.  Essa  va assecondata perchè va
  anche a vantaggio della  politica,  che  diversamente  rischia di
  perdersi nella sfiducia  e  nell'erosione  di  istituzioni troppo
  chiuse e lontane dalla gente.
       Si tratta quindi anche di  un atto di sano realismo politico
  da  parte  della  politica  o  di  quei  politici  che  intendono
  rigenerare le istituzioni e  gli  stessi partiti, superare quella
  sorta  di  feudalesimo  e   di   intrecci  di  potere  che  hanno
  allontanato la gente dalle istituzioni. Per sanare la crisi della
  rappresentanza  e  colmare  la  frattura  fra  la  società  e  le
  istituzioni,   bisogna  operare  a  diversi  livelli:  attraverso
  l'elezione del  Presidente  della  Regione a suffragio diretto ed
  universale e l'inserimento nel Governo dei reali valori tecnici e
  professionali  espressi  dalle  categorie  sociali,  produttive e
  culturali, per  mezzo dell'individuazione da parte del Presidente
  della Regione  di  assessori  scelti  al di fuori del Parlamento,
  l'introduzione   nell'ordinamento   regionale   siciliano   degli
  istituti di democrazia diretta, l'iniziativa legislativa popolare
  ed i  referendum;  parallelamente sarà necessario predisporre una
  nuova legge  per  l'elezione dei deputati regionali che superi il
  proporzionale ed  affermi  una vera logica bipolare;  definire le
  norme finanziarie  Stato-Regione;  avviare una decisiva azione di
  delegificazione  propedeutica  a  qualunque riforma dell'apparato
  burocratico.   Un'autonomia   nuova,  dunque,  sburocratizzata  e
  rigenerata, a misura della realtà e delle esigenze concrete della
  Sicilia,  aperta  alla  partecipazione  e  capace  di  assicurare
  competenza, efficienza e trasparenza.
       L'elezione diretta e  a  suffragio universale del Presidente
  della Regione, in realtà, non è  una  proposta  nuova, essa è nel
  DNA  di  Alleanza  Nazionale.  E'  dall'inizio  degli  anni  '70,
  infatti, che l'allora  Movimento Sociale Italiano sollecitava una
  scelta in tal senso.  Tale  richiesta,  inizialmente avversata da
  tutte le  forze  politiche e questo - è opportuno ricordarlo - al
  cospetto  della  progressiva crisi delle istituzioni ha provocato
  un ripensamento generale. Essa tende a dare forza ed autonomia al
  Capo del Governo tutelandolo da interferenze e da condizionamenti
  esterni;  a  garanzia  di  questa  autonomia, il Presidente della
  Regione potrà o, io dico, dovrà chiamare a far parte della Giunta
  elementi  esterni all'Assemblea la quale svolgerà così a pieno il
  ruolo   di   organo   legislativo  di  proposta  e  di  controllo
  dell'attività  del Governo.
       Un   aspetto  fondamentale  dell'odierno  disegno  di  legge
  riguarda  l'istituto dello scioglimento anticipato dell'Assemblea
  regionale   siciliana.  L'odierno  disegno  di  legge,  la  norma
  attualmente  in  vigore fissa soltanto una questione di principio
  rendendo   sostanzialmente   impossibile   lo   scioglimento  del
  Parlamento nei  casi  in  cui non sia in grado di funzionare.  Di
  conseguenza,  l'Assemblea  regionale  siciliana  ha dovuto subire
  ripetute crisi  e lunghi periodi di paralisi senza che si potesse
  arrivare al  suo rinnovo a causa di una blindatura inesistente in
  altri   consessi   istituzionali.   L'articolo  8  dello  Statuto
  regionale,   prevedendo   che   lo   scioglimento  dell'Assemblea
  regionale  siciliana  possa  avvenire  unicamente per persistente
  violazione  dello  Statuto, indica  una  procedura  difficilmente
  praticabile.  Tale  articolo,  con  molta probabilità, fu dettato
  dall'esigenza  di  tutelare  il Parlamento regionale da possibili
  condizionamenti  da  parte di Roma.  Questo pericolo è tutt'altro
  che cessato,  si è anzi accentuato, e tuttavia la norma vigente è
  ostativa   alla  operatività  dell'Assemblea.  Essa  va  pertanto
  integrata con  la previsione di altre e più concrete ipotesi onde
  evitare   che,   come  è  avvenuto  anche  nel  recente  passato,
  l'Assemblea regionale continui ad essere bloccata dall'incapacità
  o dalle remore dei partiti.
       Come abbiamo più  volte  sottolineato,  quello vigente nella
  nostra Isola è un sistema di democrazia imperfetto, un sistema di
  democrazia delegata. Le  decisioni  adottate  dal potere politico
  non sono soggette ad appello ed a verifica popolare; il cittadino
  ha soltanto il diritto di scegliere, mediamente ogni cinque anni,
  coloro che lo rappresenteranno  nei  pubblici  consessi  e il più
  delle volte si tratta di una  scelta  al buio perchè non sempre i
  partiti ed i deputati tengono fede ai loro programmi. Il problema
  è quindi quello di  di  allargare  la  partecipazione  attraverso
  l'esercizio della democrazia  diretta  ed  il  controllo popolare
  sull'azione dell'Esecutivo con  il  riconoscimento  nella  nostra
  Regione dell'istituto del referendum.
       Siamo convinti che  la  concreta  applicazione  del  dettato
  costituzionale, il quale attribuisce  ai  cittadini la potestà di
  annullare totalmente o in  parte  provvedimenti  lesivi  dei loro
  interessi o di quelli  generali  dell'Isola, non possa più essere
  nè elusa,  nè  differita. Basterebbe pensare a quanti errori ed a
  quante leggi  inique  e punitive si sarebbe potuto porre un freno
  se  i  cittadini  fossero stati messi in condizione di esercitare
  questo loro sacrosanto diritto;  si sarebbe evitato il sorgere di
  strutture  o  sovrastrutture  inutili  e  costose,  si  sarebbero
  bloccati o quantomeno limitati sperperi, parassitismo, privilegi,
  soppresse  norme  raramente  condivisibili,  ingiustificabili,  e
  talora scandalose.
       L'Istituto  del  referendum  servirà  a favorire la moralità
  politica,  la  coerenza,  il  rispetto  degli impegni assunti dai
  partiti  e  dal  Governo,  servirà  a  consentire al cittadino un
  minimo  di  partecipazione  alla  vita politica ed amministrativa
  della  Regione  e  quindi  al  rinvigorimento  delle  istituzioni
  autonomistiche.
       Insieme al  referendum  il disegno di legge di cui ci stiamo
  occupando   propone l'introduzione nell'ordinamento siciliano  di
  un    altro    fondamentale    istituto   partecipativo,   quello
  dell'iniziativa   legislativa  popolare  previsto  esplicitamente
  dalla  Costituzione all'articolo 50 il quale sancisce che tutti i
  cittadini  possono rivolgere petizioni per chiedere provvedimenti
  legislativi,  esporre  comuni necessità, e al successivo articolo
  71 che così recita:  "Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi
  mediante  la  proposta  da  parte  di  almeno  50.000 elettori di
  progetto   redatto   in  articoli".  In  particolare, si  propone
  l'estensione  dell'istituto  di  iniziativa  legislativa popolare
  anche per  le  norme  di  competenza della Regione in maniera che
  venga  concesso  a  tutti  i  siciliani  il cosiddetto diritto di
  accesso  al  Parlamento  e  alle  categorie sociali, produttive e
  culturali,  la  tutela  delle rispettive esigenze al di fuori dei
  filtri di  partiti  e  di  sindacati.  In  democrazia il metodo è
  tutto. Per  curare la grave crisi della Regione c'è solo un modo:
  cambiare  le  regole  del  gioco, aprire il Palazzo ai cittadini.
       L'introduzione  nel  nostro  Parlamento  dei due istituti di
  democrazia  diretta può costituire un primo, serio passo verso la
  trasformazione  dell'Istituto  autonomistico  in uno strumento di
  partecipazione  e  di effettiva tutela degli interessi siciliani.
       In  linea con la nostra concezione politica ed istituzionale
  basata   sull'allargamento  della  partecipazione,  ribadiamo  la
  nostra  ferrea volontà di riformare lo Statuto e di rivitalizzare
  l'autonomia   regionale   in  maniera  che  i  siciliani  possano
  riconoscersi  nella  nuova Regione e riavvicinarsi ad essa e alla
  politica non più intesa come gestione del potere ma come servizio
  civile.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Oddo. Ne ha
  facoltà.

     ODDO. Signor  Presidente,  onorevole Presidente della Regione,
  onorevole assessore, onorevoli  colleghi, credo si possa dire che
  in quest'Aula c'è  questa  sera la consapevolezza di attraversare
  un momento storico solenne  per  la  vita  politica  e sociale di
  quest'Isola.  Andando  oltre   la   pur   facile  retorica  siamo
  consapevoli delle responsabilità  che  ci attendono nel tentativo
  di  dare  una  nuova  struttura  organizzativa  alle  istituzioni
  regionali.
       Quello  che  ci accingiamo a percorrere è un passaggio molto
  stretto   ed   obbligato.  Dobbiamo  dare  risposte  concrete  ai
  siciliani e  lo  dobbiamo  fare  con il massimo di apertura verso
  tutte le  ipotesi  di  innovazione.
       Il disegno  di  legge  voto che siamo chiamati a discutere e
  votare  non  è certamente esaustivo e non rappresenta un progetto
  globale  di  riforma  delle  istituzioni,  è  tuttavia  un  punto
  importante che  è  in  grado di realizzare una prospettiva di non
  ritorno  che  ci  costringerà  a  trovare  una soluzione politica
  istituzionale  per  riformare  la Regione.
       Il  lavoro svolto dalla Commissione speciale per la modifica
  dello   Statuto   indica  un  percorso  da  seguire.  Ci  si  può
  confrontare sui singoli aspetti del testo che dobbiamo esaminare,
  ma un  dato  è  inconfutabile:  il  via  libera  alla  legge-voto
  innescherà un meccanismo che non ammette marce indietro, dobbiamo
  assumerci  l'onere  ma  anche  la dignità politica di cambiare il
  corso   della   stessa  e  delle  istituzioni  siciliane.  Questo
  processo  riformatore non  lascia  spazio  a  manovre  di piccolo
  cabotaggio.  Saremo  chiamati a trovare le soluzioni tecniche, ma
  ciò che  conta  davvero  è  dare  una svolta all'attuale stato di
  cose.   Serve   un'inversione   di   tendenza  senza  precedenti.
       Dobbiamo,  infatti,  pensare  e passare dalla vecchia logica
  della   vecchia   consociazione   a   quella   dell'etica   della
  responsabilità.  Se  questo  versante, e  su questo versante sarà
  quello  su  cui  ci attestiamo, l'elezione diretta del Presidente
  della Regione è un momento di grande chiarimento politico.  Siamo
  chiamati  a  dire  basta  al  Governo  parlamentare che spesso in
  quest'Aula  si  è trasformato in un Governo assembleare.  Nessuna
  deriva plebiscitaria, ma soltanto la consapevolezza di dover dare
  una guida  certa  a una Regione che ha subito colpi durissimi sul
  fronte  della  credibilità  e  della  fiducia  dei  cittadini.
       Il Presidente della Regione deve essere in grado di lavorare
  senza   condizionamenti,   nella   pienezza   dei   suoi  poteri,
  responsabilmente  ed  autorevolmente,  rimanendo  fedele  al  suo
  programma e  al  patto  che ha stipulato con le forze politiche e
  con  gli  elettori.  Ben  venga  dunque  un  Esecutivo  forte  ed
  autorevole.  Ciò  non  significa abbandonare il Parlamento ad una
  sorta  di  subalternità,  bisogna  però  liberare  l'Assemblea da
  pratiche e metodi che la rendono a tratti inefficiente e rissosa.
  In questo  ambito  abbiamo  il  dovere  di valutare fino in fondo
  l'ipotesi  di  rendere incompatibili le cariche di assessori e di
  deputato. Ci sono dei rischi dietro questa proposta, lo sappiamo;
  ma  vale  la  pena  esaminarla  con  particolare  attenzione.
       Il  cosiddetto  "partito degli assessori" - è inutile che ce
  lo  neghiamo  -  ha mietuto troppe vittime in dodici legislature.
  Il   nuovo   corso  passa  anche  attraverso  la  possibilità  di
  autoriforma  del  Parlamento  che  non può più prevedere passaggi
  come   quello   che  ci  stiamo  accingendo  a  svolgere.  Quello
  dell'autoriforma  è un aspetto decisivo.  Non sarà facile trovare
  i  giusti  contrappesi  necessari  a garantire un imprescindibile
  equilibrio   istituzionale.
       All'autoriforma  fa  da  sfondo la possibilità di concludere
  anticipatamente  la  legislatura.  Dobbiamo  dare  al  Parlamento
  regionale  la  possibilità  di  verificare  fino  in fondo la sua
  rispondenza  alle esigenze e ai bisogni dei cittadini dell'isola.
  Troppo  spesso  siamo stati accusati di rimanere avvinghiati alle
  poltrone e  ai  seggi  che  abbiamo conquistato con il voto degli
  elettori.  Siamo  nelle  condizioni  di  poterci difendere da una
  critica di tal fatta mettendo in cantiere un processo riformatore
  che,  oltre  allo  scioglimento  come sanzione, tra virgolette, o
  meno,  prevede  anche la fine della legislatura con le dimissioni
  di un  numero  congruo,  metà  più  uno  o  oltre,  dei  deputati
  regionali.  Anche  questo  è  un passaggio delicato dell'opera di
  riforma  e  sarà bene considerare tutte le garanzie istituzionali
  che sono chiamate a preservare il Parlamento dai giochi di potere
  e  dalle convenienze politiche.
       Lo   affermo  subito,  senza  tema  di  smentita.  Non  sono
  pregiudizialmente contrario agli istituti di democrazia diretta e
  di  partecipazione  popolare come referendum.  Su questo versante
  serve,    tuttavia,    essere   chiari   e   soprattutto   onesti
  intellettualmente.  I  margini  di  garanzia  per  evitare deboli
  ricorsi  alla  volontà popolare devono essere rigorosi.  Soltanto
  seguendo  questa  direzione  si  può  discutere  con  serenità di
  referendum abrogativi e propositivi.
       Il  disco  verde  all'articolo  4  del disegno di legge-voto
  dovrebbe  dunque  considerarsi  come  un  sì condizionato;  ampia
  apertura  invece  alle iniziative di legge esercitate dal popolo.
  Le  proposte  previste  nel  disegno  di  legge potrebbero essere
  ampliate e consolidate per una reale partecipazione dei cittadini
  alla  definizione delle leggi della Regione siciliana.  Progetti,
  proposte  e  suggerimenti  devono  tuttavia  fare  i conti con la
  volontà  politica  di  questa  Assemblea  a mantenere gli impegni
  presi con  gli  elettori.  Non  c'è un solo partito in quest'Aula
  che  possa  tirarsi  indietro  sul  fronte delle riforme.  Tutti,
  senza  eccezione  alcuna,  abbiamo  chiesto  i  voti  dei  nostri
  elettori per  fare le riforme in Sicilia. E' un patto che abbiamo
  stipulato nel momento più alto della vita democratica: il momento
  del voto.  Non  ci  sono  dunque - e in questo senso vale la pena
  chiarirlo - solo rigidi confini politici da rispettare.  Pur se è
  serio  dire  che  maggiore  è  la  responsabilità  per  il  ruolo
  istituzionale della maggioranza, perchè quelle forze politiche su
  un accordo  di  programma tengono in vita un Governo.  E quindi è
  giusto questo dirlo.  Però, se su questo vale la pena specificare
  e  sottolineare, c'è invece l'esigenza di valutare senza remore e
  diffidenze,  rispetto  anche alle cose più complesse, compresa la
  seria   questione   del  grado  del  contesto,  che  riguarda  la
  ispirazione o meno maggioritaria.
       I  democratici  di  sinistra, onorevole Di Martino, sono una
  forza  politica  seria  e  rispettosa,  delle  convinzioni  degli
  alleati   e  degli  avversari,  ed  è  pronta ancora una volta al
  confronto  per  raggiungere serie intese che non compromettono il
  momento  di  svolta  che  stiamo  segnando e senza  assolutamente
  pensare  di mortificare nessuno, non rientra nella nostra cultura
  politica.  Credo  che  sia, quindi, arrivato il momento di vedere
  realmente  ciò  che ci unisce e ciò che ci divide e nel confronto
  di  idee  si  può instaurare un circuito virtuoso che ci riguarda
  tutti e ci invita a collaborare. Per le riforme non può prevalere
  la  sola  logica  della  maggioranza precostituita, ma è tuttavia
  evidente  che  l'alleanza  tra  l'UDR ed il centro-sinistra è una
  ottima  occasione  per  rispedire  anche in questo senso anche al
  mittente  le  accuse di pressappochismo e di mancanza di progetto
  politico.
       A   chi   oggi    arringa  la  folla  con  pseudo  movimenti
  sicilianisti  dopo avere avuto la possibilità di incidere con una
  efficacia  azione  di  governo possiamo dare un segnale di grande
  fermezza ma anche di grande apertura, proponendo un nuovo sistema
  istituzionale   che  faccia  delle prerogative dell'autonomia una
  delle bandiere da sventolare al tavolo di una politica coerente e
  senza  fronzoli.  Scontriamoci  sulle  ipotesi  di sviluppo della
  Sicilia  sui  programmi  di  intervento per rilanciare l'economia
  asfittica    dell'Isola,   ma   diamoci   una   nuova   struttura
  istituzionale al  passo con i tempi e con le altre democrazie più
  avanzate.   Evitiamo  poi  di  confondere  la  discussione  sulla
  modifica  dello  Statuto  con  la legge elettorale per l'elezione
  dell'Assemblea  regionale.  Sono due facce di una stessa medaglia
  ma   sono  comunque  due  facce,  possiamo  scrivere  una  pagina
  importante  della storia della Sicilia, abbiamo mezzi e strumenti
  per   poterlo   fare  con  un  risultato  positivo:  ci  sono  le
  intelligenze  politiche  c'è  la  competenza,  un  lavoro serio e
  interessante fatto dall'apposita Commissione, ci sono soprattutto
  i  cittadini  che  chiedono risposte concrete ad una politica che
  sentono  sempre  più  lontana,  rappresentiamo  il Parlamento che
  dovrà accompagnare l'Isola nel terzo millennio.
       E' arrivato  il momento di dire "presente a questa sfida"; è
  arrivato il  momento  di dimostrare come la politica sia in grado
  di  partorire  scelte  coraggiose  quanto  innovative  e  che  la
  stagione  delle  riforme è realmente aperta, dimostrando una cosa
  seria:  cioè  che  la  politica  può  realmente  ritornare  anche
  nell'immaginario  collettivo  una cosa seria e un ingrediente per
  la democrazia realmente matura ed avanzata.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
  facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione,   onorevoli   colleghi,   credo   che  in  un  dibattito
  parlamentare  come  quello  che  noi stiamo svolgendo questa sera
  dovremmo tutti essere un po più sobri, quando usiamo le categorie
  della storia  e  le  categorie  della  cronaca;  lo ha fatto lei,
  Signor Presidente,  prima.  Io  non  credo  che noi con la nostra
  cultura e  il  nostro  ruolo  in  questo momento andiamo oltre la
  cronaca.  E  ancor  meno  va  oltre  la  cronaca questo 'topolino
  partorito dalla montagna' annunciata delle riforme dell'autonomia
  in pompa magna dal presidente Provenzano.
       Quella  che è stata definita la 'Bicamerale siciliana' dalle
  forze del Polo in effetti ha partorito un topolino. Il topolino è
  questa legge in pochissimi articoli.
       La  Commissione  per  la  riforma dello Statuto era nata con
  questo   titolo   "Riforma   dello   Statuto"   e   cioè  riforma
  dell'Istituto  autonomistico, riforma del rapporto tra la Sicilia
  e lo Stato, ridefinizione del ruolo dell'autonomia nel momento in
  cui  l'Europa  del  terzo  millennio diventa sempre più un'Europa
  delle regioni, ma è sempre più, lo vediamo, l'Europa dei mercati,
  l'Europa  dove le sovranità nazionali vengono messe a rischio dai
  poteri di controllo esclusivo del mercato e delle banche centrali
  e dove  anche  i governi non hanno più potere di intervento e gli
  stati di autodeterminare le loro scelte.
       C'è  un  ordinamento  ormai  sovraordinatore - passatemi  il
  termine   ed   il   bisticcio - che  è  quello  del  mercato.  In
  quest'Europa  che  deve  vedere ricontrattato il rapporto tra gli
  stati ed i poteri del nuovo Continente, parlare di svolta epocale
  con questa riforma partorita dalla Commissione Statuto, mi sembra
  davvero troppo.
       Vorrei  dirlo  anche all'onorevole Oddo. Sì, siamo tutti più
  sobri: è  bene  per  quest'Aula ed è anche bene per chi, come lei
  diceva signor Presidente, ci leggerà tra qualche anno.
       Vedete,  anche  la  Commissione bicamerale, fallita, ed è un
  bene  che  sia  fallita, per la volontà dell'onorevole Berlusconi
  che aveva inteso quella Commissione bicamerale come una struttura
  di servizio per la soluzione dei suoi guai giudiziari, e non è un
  caso che sia fallita proprio sul nodo della giustizia.
       Quella  Commissione bicamerale era fatta da nani, rispetto a
  quei giganti cattolici, socialisti, comunisti, che uscivano dalla
  resistenza  e dall'antifascismo e scrissero la pagina gloriosa di
  una  Costituzione  repubblicana  che  ancora oggi è uno dei testi
  costituzionali più avanzati del mondo.
       Anche  quella  Commissione  è  fallita,  ma  aveva  un'altra
  ispirazione,   consentitemelo.   Qui,  anche  questa  Commissione
  Statuto  per piacere, non la paragoniamo alla Consulta. Ogni uomo
  è figlio  del  suo  tempo,  sarebbe  sciocco  dire  che  i nostri
  costituenti  regionali  avevano una funzione, una dimensione, una
  cultura diversa  dalla  nostra  e noi siamo nani rispetto al loro
  gigantismo.  No,  ognuno  è  figlio  del  suo  tempo  e forse noi
  interpretiamo  la  crisi  dei valori, la crisi della politica, la
  crisi  democratica  del  nostro  tempo;  non  riusciamo a forzare
  questa crisi e nemmeno a disegnare un paesaggio di fuoriuscita da
  questa crisi della democrazia.
       La  democrazia  nel  nostro  Paese  è  una democrazia malata
  perché  soffre  nel  rapporto  tra  governanti e governati; è una
  democrazia malata perché la politica sta perdendo legame sociale;
  è una democrazia malata perché sta andando avanti un processo neo
  autoritario  strisciante,  di espoliazione della politica e della
  rappresentanza sociale.
       Vedete,  noi e la mia parte politica in Commissione Statuto,
  rappresentata  dall'onorevole  Martino,  si  è pronunciata contro
  l'aspetto  fondamentale  di  questo  disegno  di  legge e cioè il
  presidenzialismo,   l'elezione   diretta   del  Presidente  della
  Regione;  si è pronunciata contro e continueremo questa battaglia
  politica, ma anche culturale, sociale, di identità democratica in
  quest'Aula con i nostri emendamenti.
       Siamo   favorevoli    all'autoscioglimento    dell'Assemblea
  regionale. In nessun Parlamento, nemmeno nella  Repubblica  delle
  banane, ormai un Parlamento si autoconserva come quello siciliano
  e forse  se  ci fosse stata la possibilità di autoscioglimento di
  quest'Assemblea   non   avremmo  dato  vita  a  tanti  spettacoli
  squallidi di accordi trasversali e di governi senza maggioranza.
       Lei  ha  parlato,  onorevole Presidente della Regione, della
  Sicilia  reale  che  sostiene  e  chiede  questa  riforma,  delle
  centomila  firme  consegnate  qui  stamattina dal comitato per le
  riforme.
       C'è un'altra Sicilia reale che forse...

     PRESIDENTE. Onorevole Forgione, non abbiamo  ricevuto  nessuna
  firma.

     FORGIONE.  Signor Presidente, ha fatto bene a  correggermi,  è
  stato annunciato in Conferenza stampa.
       Dicevo, forse  c'è  una  Sicilia  reale che non trova voce e
  rappresentanza  in  quest'Aula;  quale  Sicilia reale? La Sicilia
  della  politica,  degli  apparati sindacali, della confindustria,
  dei sindaci,  di questa nuova categoria di ceto politico che sono
  i  consulenti  nominati  dai  sindaci impegnati in queste riforme
  tese  a  non  passare  mai  attraverso  il  vaglio  dell'elezione
  diretta,  ma  sempre  pronti  a  dare  lezione  di  democrazia ai
  parlamenti,  alla  politica.  Questa  è  la  Sicilia  reale?  C'è
  un'altra Sicilia  reale ed è quella che non ha voce, che è sempre
  più  distante  dal  processo politico e democratico, che vive una
  sofferenza   sociale   diffusa   che   la  tiene  distante  dalle
  istituzioni.  C'è  un'altra  Sicilia  reale che in questo momento
  vive una  perdita  di  senso  e  di  identità  democratica  e c'è
  un'Italia  reale  che  si  sente  sempre più distaccata da questa
  politica che parla il linguaggio delle ingegnerie istituzionali e
  non del  legame  sociale  e  quel  popolo grande che a Roma non è
  andato a votare.
       Io  credo  che  il Polo delle libertà può essere soddisfatto
  del  risultato  politico  di  avere  eletto  il  Presidente della
  Provincia,  ma Polo, centro-sinistra, tutte le forze democratiche
  devono  essere  preoccupate  della  vittoria  vera che ci sta  in
  quelle elezioni,  e  cioè  la  sfiducia  e  l'abbandono  che si è
  espresso in  quella  grande  parte  di  astensionismo.  L'avevamo
  già   vissuto  in  Sicilia  questo  segnale,  nelle  elezioni  di
  primavera.  La  politica è sempre più distante dalle istituzioni,
  la politica  è  sempre  più  separata  dalla  società  e  qui, in
  Sicilia, quando  uno parla con un giovane, con una ragazza, entra
  in un bar e trova un capannello sente il senso comune.
       La politica è una  cosa  sporca,  sì, la politica è una cosa
  sporca perché  così  è  stata  ridotta dalle classi dirigenti che
  hanno governato e questo  non  ha  a  che  fare  con la crisi dei
  partiti, ha a che  fare  con  la  perdita  di  senso  e di legame
  sociale della politica.
       Ecco, facciamolo  un dibattito su questo cose, discutiamo di
  questo e forse ritroviamo anche i fili di un diverso ragionamento
  fuori  dalla propaganda del maggioritario, fuori dalla propaganda
  dell'uninominale, fuori dal "dipietrismo" delle persone contro le
  forme   organizzate   della   politica   e  della  partecipazione
  democratica.
       Vedete, io ritornerei all'originario progetto di legge-voto,
  Presidente   Provenzano.   L'Assemblea  doveva  arrivare  ad  una
  modifica organica dallo Statuto da sottoporre  poi  al Parlamento
  che  non poteva modificarlo, ma verificarne solo le compatibilità
  costituzionali,  poi  l'Assemblea  regionale - e qui rivendicando
  anche la  propria autonomia e il valore della propria autonomia -
  avrebbe legiferato sull'insieme dello Statuto.
       Lei, oggi,  ha  buttato la spugna, Presidente Provenzano, ha
  detto nella sua  relazione, e anche qui i propagandisti di questo
  momento storico, l'ha detto Provenzano, "Non siamo stati in grado
  di   presentare  una  riforma  organica  dello  Statuto  e  della
  autonomia", non  siete stati in grado, e oggi presentate come una
  svolta  epocale  il  presidenzialismo,  sarebbe  molto più serio,
  allora,  decostituzionalizzare  tutta  la  materia  del Governo e
  ritornare  in quest'Aula, rispettosa della propria autonomia, per
  legiferare  su  questo  e con una maggioranza qualificata, certo,
  perché  le regole presuppongono anche un principio d condivisione
  largo.
       Vedete, io credo che noi dobbiamo ragionare seriamente sulla
  crisi della  politica e della partecipazione democratica. Ritorno
  al voto di Roma, a quello scarto tra il primo e il secondo turno;
  anche nel primo  turno c'era stato un segnale grande di sfiducia,
  di abbandono,  di  passivizzazione rispetto al processo politico,
  ma c'è stato  un  crollo  nella  partecipazione tra il primo e il
  doppio  turno,   nel   primo   turno  c'era  anche  il  senso  di
  appartenenza, identificabili in un simbolo sulla scheda, e badate
  bene è  un  simbolo  quando  non  è  una  lobby  organizzata o un
  partito-azienda  esprime  una  identità, un sistema di valori, un
  sistema  di  idealità  che  si  rapporta,  poi,  ad  un programma
  politico  e  ad  un  progetto  di  alternativa. Quando quello non
  c'è,  cala  il  valore  e il senso della politica e i segnali più
  gravi  sono  nel Mezzogiorno, dove questi processi di abbandono e
  di   sfiducia   si   sommano   ad   un   tradizionale   senso  di
  passivizzazione e di delega e spesso qui la delega ha significato
  anche  il  rigenerarsi  di  un  sistema di potere e di meccanismi
  clientelari del sistema di potere.
       Noi  dobbiamo contrastare tutto questo, dobbiamo evitare che
  vadano  avanti  processi  di espropriazione della democrazia, che
  scompaia  il  senso  di  appartenenza.
       Vedete, voi, alfieri  del  presidenzialismo,  perchè  non vi
  interrogate che oggi il  capo  di  questa polizia internazionale,
  che è l'esercito degli Stati Uniti, che può decidere della vita e
  della  morte  di  bambini  e  di  donne  in  questa  parte  o  in
  quell'altra parte del mondo, è stato  eletto  con meno del 30 per
  cento della popolazione attiva di quel Paese? Con meno del 30 per
  cento  E' questa la  logica  presidenzialista,  il potere immenso
  concentrato nelle mani di una  persona,  senza  alcun controllo e
  alcun contrappeso democratico.  Lo  stiamo  verificando in queste
  ore. La vicenda dell'Iraq  richiama  anche  questi  aspetti della
  democrazia  e  del   controllo   dei   Parlamenti,  il  controllo
  democratico dei Parlamenti sui processi decisionali.
       E poi, si, io sono  un  testardo  e  irriducibile comunista,
  sono  un  marxista, ma la  storia  democratica  moderna  e  delle
  moderne democrazie mi dice che  ogni democrazia vive di conflitto
  e  senza  conflitto,   conflitto   sociale,  conflitto  di  idee,
  conflitto culturale, la democrazia  è  povera, senza conflitto la
  democrazia è avviata all'affermazione di processi autoritari.
       E anche qui,  cari  colleghi, questa propaganda antipartiti,
  discutiamone, evitiamolo il  'dipietrismo',  vorrei  dirlo  anche
  agli amici della Rete, tanto  affascinati  -  mi  pare, almeno in
  alcune  componenti  -  della  figura  di  questo  moderno  "Peròn
  all'italiana in salsa marchigiana".

     PIRO,  assessore  per il  bilancio  e  le  finanze.  Onorevole
  Forgione, scusi, ma cosa c'entra la "salsa marchigiana"?

     FORGIONE. Vedete, che cosa sono  stati  i partiti nella storia
  di questo Paese?  Grandi  luoghi  di  partecipazione democratica,
  grandi organizzatori di  bisogni  collettivi,  grandi  luoghi  di
  formazione culturale, sociale, civile.  Io  penso alla storia del
  Partito comunista in una terra come  la  Sicilia e cioè la storia
  di un Partito che ha trasformato contadini senza identità e senza
  storia  in cittadini, in  protagonisti  di  grandi  battaglie  di
  liberazione sociale e  civile.  Perchè  questo  odio antipartiti?
  Quei partiti che la  Costituzione  repubblicana riconosce come il
  fondamento  della  partecipazione  democratica?  Vorrei  dirlo  a
  tutti  i  sostenitori  ed ai  firmatari  del  referendum  per  il
  maggioritario di Di Pietro, Segni,  Occhetto  e  quanti altri che
  coincidono - guarda caso  - con  il  comitato  venuto qui oggi ad
  annunciare le firme raccolte attorno a questo progetto di riforma
  dello Statuto.
       Vedete, quando ai partiti si  sostituiscono  le persone e le
  persone forti, prevalgono non più  gli  ideali,  i  programmi, le
  alternative di modello sociale  ma  prevalgono  le  lobbies,  gli
  interessi, i poteri forti,  viene  privilegiato  il  rapporto con
  l'economia  e  non  il  rapporto   con   la  società.  Di  questo
  discutiamo.
       E allora, vedete, c'è una  crisi  della  politica forte ed è
  conseguenza di questo anche lo spostamento ormai dei poteri e del
  potere sul governo e i  governi  occupano  sempre  più  gli spazi
  vuoti lasciati dalla politica,  i  governi  diventano  sempre più
  tecnici e quindi gli assessori vanno ricercati fuori e quindi gli
  assessori  vengono  sostituiti  dai  consulenti,  le  maggioranze
  politiche parlamentari eleggono governi che non sono governi veri
  e le maggioranze politiche eleggono  sempre  più governi che, più
  che governi, sono  consigli di amministrazione dell'azienda Paese
  o dell'azienda Regione, e tutto  questo  con un unico riferimento
  ordinatore: il mercato e l'impresa.
       Vedete, qualche  anno fa avremmo accusato le forze liberiste
  di questo, oggi dobbiamo dire che anche il centro-sinistra sembra
  aver smarrito  ogni  ancoraggio  sociale  ed  essere  prigioniero
  anch'esso e subalterno  a questa stessa logica, anche questa è la
  fine della  sinistra,  cari  amici  e compagni dei democratici di
  sinistra, quando  vedo  la  compagnia di stamattina non posso non
  preoccuparmi vedere  assieme  il  presidente e il direttore della
  Confindustria,   i   segretari  dei  sindacati,  alcuni  sindaci,
  rappresentanti degli  industriali,  uomini  della destra e uomini
  della  sinistra,  non  più  divisi  dall'identità  ma  da  questo
  ordinamento superiore  che  è  il  presidenzialismo  e  la logica
  dell'impresa, la  politica  e  i  legami  sociali, cari amici dei
  democratici di sinistra e il legame sociale è il fondamento della
  rappresentanza e  non  c'è  rappresentanza senza conflitto, e non
  c'è democrazia  senza conflitto, ognuno dovrebbe identificarsi in
  questo fondamento  che  viene  dalla  rivoluzione francese da una
  rivoluzione borghese  non  certo dalla rivoluzione proletaria del
  '17 e che  tristezza  vedere uomini della CGIL, i dirigenti della
  CGIL impegnati a raccogliere le firme per il presidenzialismo e a
  non dire una  parola  a  difesa  del  diritto  di  sciopero altro
  fondamento costituzionale della democrazia economica e sociale di
  questo Paese.  Che  tristezza  vedere  ormai  tutti  prigionieri,
  destra  e   sinistra,   di   un'unica  logica:  la  logica  della
  concertazione e  la logica della concertazione è la negazione del
  conflitto e  la  negazione  del  conflitto è anche l'offesa della
  Costituzione democratica  di  questo  nostro Paese che ancora una
  carta  attiva,  vincolante  per  tutti:  istituzioni,  cittadini,
  partiti.
       La storia  contemporanea,  vedete, in questo secolo breve ma
  intenso, straordinario  ma  tragico  è  stata segnata dal primato
  della democrazia  e  della politica sull'economia; ora l'economia
  sembra dettare ormai le regole per le istituzioni e i governi e i
  parlamenti non  possono  che  esercitare  alcuna  sovranità.  Per
  questo noi  comunisti continuiamo a parlare i democrazia malata e
  di  democrazia   autoritaria   che  si  sta  affermando  in  modo
  strisciante in  questo  Paese  e  vedete  la vicenda siciliana ci
  parla della vicenda  nazionale  e non è un caso che il Presidente
  Provenzano abbia detto noi con questa legge voto vogliamo fare da
  battistrada alle  riforme  che  si  devono  affermare nelle altre
  regioni e  partire  da un presidenzialismo dal basso per arrivare
  poi al progetto del presidenzialismo a livello nazionale.
       E non  è  vero  che  le  logiche  presidenzialiste  danno la
  possibilità ai cittadini di decidere esse espropriano i cittadini
  della partecipazione affermano un principio di delega separato da
  ogni forma  di coinvolgimento e di partecipazione democratica, un
  potere assoluto al capo che non deve più rispondere ad alcuno, se
  io non  avessi  saputo  che  l'onorevole  Oddo  viene  dal gruppo
  parlamentare dei  democratici  di  sinistra  avrei pensato che le
  cose  dette   sul   bisogno  dei  governi  forti  e  dei  governi
  extraparlamentari lo  facessero  provenire da gruppi di ben altra
  estrazione politica e culturale.
       E così, quindi per ritornare al tema, i governi non sono più
  parlamentari, lo  ha  spiegato  bene  l'onorevole  Oddo quando ha
  detto: "c'è bisogno  di  governi  e  di uomini forti. No, non c'è
  bisogno di governi  e  di  uomini  forti,  c'è bisogno di governi
  legittimati da  un  voto  popolare  e  di parlamenti che sappiano
  controllare l'operato  del  governo, già ora cresce questo cresce
  già    la    logica     dei    governi    extraparlamentari    ed
  extra-istituzionali e guardatelo  questo  sottobosco di interessi
  costituiti da questo nuovo ceto politico che si afferma attorno a
  tutte le scelte presidenzialiste.
       Certi politici  buoni  per  tutte  le stagioni, tutti pagati
  strabene, consulenti pronti  e  sempre  con  la valigia in mano a
  dare consigli una volta al Polo ed una volta al Centrosinistra in
  nome di autonomia  tecnica  che  serve  a consigliare, ne abbiamo
  qualcuno di  questi  professori universitari, vedo che qualcuno è
  stato anche bene  accolto  dal Presidente Capodicasa, ma pronti a
  fare i consulenti a  tutti  a  Bianco ed a Musotto, a Orlando e a
  Capodicasa.
       Bisogna   smetterla,   bisogna   ritornare   alla  politica,
  riaffermare il  primato  della politica, quella buona, quella che
  si afferma nel  legame  sociale che in rappresentanza dei bisogni
  diffusi  ed  ovviamente  riformare  i  partiti,  sì  riformare  i
  partiti, in questa  terra  dove  le collusioni e le degenerazioni
  dei partiti  spesso  hanno  portato all'intreccio perverso tra la
  politica, l'economia e la mafia, lo sappiamo tutti quanto bisogno
  c'è di una riforma dei partiti e della politica.
       Ma questo è altra  cosa, al demolire i partiti come luogo di
  partecipazione e di organizzazione democratica e del consenso.
       La democrazia, quindi,  è  malata,  siamo  di  fronte  ad un
  degrado della politica,  ad  una  corsa  al  centro  smodata  che
  coinvolge tutti sinistra  e  destra e quando si corre tutti verso
  il centro cadono le alternative programmatiche, ideali, sociali e
  la politica diventa  esercizio del potere sempre più omologato ed
  omologante.
       E'  questa   la   crisi   della   politica,   altro  che  la
  partecipazione democratica, altro che il sistema parlamentare, la
  persona si  sostituisce  agli  ideali,  ai  programmi generali ed
  allora, vedete, quando  passa  questo  passa il peronismo ed a me
  poco importa se  queste logiche possono favorire il centro destra
  o il centro  sinistra,  se il problema riguarda la possibilità di
  eleggere Orlando o di eleggere Musotto, per me la democrazia è un
  bene inalienabile e insostituibile.
       Vedete siamo  davanti  a  questi  processi  e  discutendo di
  questa legge voto  io  non  credo  che questo mio intervento stia
  parlando d'altro.  c'è  un  trasformismo  diffuso  che accentua i
  processi di  espoliazione della politica e la corsa plebiscitaria
  opera su  questo  trasformismo,  si sostituisce alla politica, la
  corsa al centro  da  destra  a  sinistra  fa  cadere  ogni legame
  sociale, i  sindaci,  l'elezione  diretta  del  sindaco, certo ha
  segnato dei momenti di novità, anche positiva, in questa Regione,
  ma quanti guasti  ha  creato,  come  droga il consenso l'elezione
  diretta del sindaco.
       Un sindaco si presenta  con  una propria lista ed in un mese
  raccoglie il 30 per  cento,  come  lo raccoglie quel 30 per cento
  quel sindaco  o  quel  possibile  presidente  della  Regione,  lo
  raccoglie con  la  gestione  della  spesa  senza alcun controllo,
  senza alcuna mediazione, con la rete dei consulenti e con la rete
  di sottobosco di  potere che lui nomina senza alcun potere, senza
  alcun controllo e senza alcuna mediazione: è questa la democrazia
  moderna per il terzo millennio.
       Perchè non discutiamo anche dell'incompatibilità tra sindaco
  e deputato regionale,  è vero c'è una lobby in questo Parlamento,
  è  la  lobby dei  sindaci  ed  è  una  lobby  che  non  partecipa
  all'attività parlamentare, perchè un sindaco serio deve stare sul
  suo territorio dalla  mattina  alla sera per risolvere i problemi
  di quella comunità  con  i  poteri  che  ormai  sono assegnati ai
  sindaci, ma quel  sindaco  se  in  quel  comune  si  presenta una
  settimana dopo dell'elezioni politiche dove i partiti hanno preso
  le loro percentuali  ed  il  loro  consenso,  quel  sindaco,  una
  settimana dopo avrà  l'80  per  cento ed i partiti scompariranno,
  perchè c'è un processo di delega che corrompe il consenso e droga
  le forme della partecipazione democratica.
       Facciamola    una   riforma   coraggiosa,   cari   colleghi,
  stabiliamola un'incompatibilità  tra  i  sindaci  ed  i  deputati
  regionali come sarebbe  giusto  tra  i  sindaci ed i parlamentari
  europei, ora dovrebbe  farlo  il  Parlamento non dopo le elezioni
  europee.
       Discutiamolo allora delle forme della democrazia, blocchiamo
  questi processi  e questa deriva plebiscitaria e neo autoritaria,
  no, noi  continuiamo  ad  insistere,  testardi  democratici sulla
  centralità del  Parlamento,  sì, sulla centralità del Parlamento,
  anche   questo   incattivimento,   sull'incompatibilità  tra  gli
  assessori ed i deputati,  non  si capisce se non nella volontà di
  volere affermare  un  ceto politico separato senza legittimazione
  popolare,  al  servizio  di  interessi  lobbistici  e  non  della
  costruzione  democratica  del  consenso  e  della  rappresentanza
  popolare.
       E  infine  due  punti:   la   legge   elettorale.  La  legge
  elettorale  vedete,  deve   stare   fuori   dallo   Statuto.  Già
  l'elezione diretta del Presidente,  ho  detto,  deve  stare fuori
  dallo Statuto. Lo Statuto è una carta che deve regolare la nostra
  autonomia. Siano i parlamenti a decidere le forme di Governo e le
  leggi elettorali.
       Noi comunisti, come  sapete, siamo proporzionalisti, e a chi
  ci dice che la  stabilità  è data dal maggioritario, gli facciamo
  l'esempio forse del governo  più  stabile  che  è esistito mai in
  Europa: il Governo Koll, in Germania.
       Un Governo che è  durato  più di qualche decennio, eletto da
  un parlamento votato  col  sistema  del  proporzionale  puro  con
  sbarramento, e vorrei  ricordare,  rispetto  a  questa miriade di
  partitini, partitelli, di tre  o o quattro eletti nei collegi che
  si autoproclamano partito,  che quando in Italia c'era il sistema
  proporzionale e i partiti erano sette, il parlamento nazionale ha
  finanziato quarantaquattro partiti, di questi meno di sette hanno
  superato la soglia  dello sbarramento del quattro per cento nelle
  elezioni  politiche.   E'  questo  il  maggioritario?  Discutiamo
  seriamente allora
       Noi siamo favorevoli  di  una  legge  che  contenga anche un
  principio di stabilità per  i  governi,  ma  dove  è  egemone  il
  principio proporzionale. E questo lo deve fare il Parlamento. Non
  lo  può  fare   una   legge   costituzionale.   Ci   deve  essere
  l'indicazione  del   Presidente   per   favorire  i  processi  di
  costruzione  delle   coalizioni?   Si   faccia,   ma   sia   solo
  un'indicazione sulla scheda,  come  per le altre regioni, e venga
  poi  votato   dal  Parlamento,  comunque  da  una  legittimazione
  parlamentare.
       Sarebbe grave  l'inserimento  nello  Statuto, oltre a questo
  disegno  di legge -  dico  questo  perchè  so  già  che  ci  sono
  operazioni trasversali  e  ci  possono  essere  degli emendamenti
  presentati a questa legge  -   e sarebbe grave se qualcuno con un
  colpo di mano  tentasse  di  inserire e di costituzionalizzare il
  principio del maggioritario e della stabilità, con questo disegno
  di  legge.  Grave,   e   se  ne  assumerebbe  ognuno  la  propria
  responsabilità.
       Lo stesso Presidente  Provenzano, del resto, in un passaggio
  della  sua   relazione   sembrava   invitasse   a  votare  alcuni
  emendamenti migliorativi.  Se sono migliorativi nella sua ottica,
  Presidente, per me sono  pessimi  E quindi ci batteremo con forza
  per fermare i  suoi possibili miglioramenti.... Siamo in una fase
  dialettica  democratica  Presidente  Provenzano, l'ho ringraziata
  anche a nome mio che  non  ho votato il suo lavoro. Mi associo al
  ringraziamento del Presidente,  ma  mi  consenta di affermare con
  nettezza il mio pensiero e quello della mia parte politica.
       Noi  ci batteremo  perchè  questo  disegno  di  legge  venga
  modificato e non vada  oltre,  tra  l'altro,  quello  che  è  già
  contenuto.
       Ha ragione su  questo  l'onorevole  Di  Martino:  ognuno  si
  assuma la responsabilità degli  atti  che  compie in queste ore e
  nella discussione di questa legge.
       C'è  una   maggioranza   trasversale   AN,   Forza   Italia,
  Democratici di sinistra? Lo si dica pubblicamente in quest'Aula
       Noi riterremmo questo una violazione e una violenza politica
  tale da farci modellare su  questo  anche  i nostri comportamenti
  parlamentari nelle prossime  ore. Del resto, vedete, Rifondazione
  comunista è abituata a subire  violenza.  Un partito che ha preso
  l'otto e mezzo per cento dei  voti  e  che  nelle ultime elezioni
  provinciali di Roma ha preso il sette e mezzo per cento dei voti,
  per volontà dell'Ulivo, non  ha  un  proprio  gruppo parlamentare
  alla Camera.  Rimane aperta questa ferita democratica.

     STANCANELLI. Il Polo ha votato a favore

     FORGIONE. Il Polo ha  votato  a favore, ma vedete, noi avremmo
  votato a favore anche  se  il caso avesse riguardato una forza di
  destra, perchè sulla  democrazia, lo ripeto, ci sono principi che
  sono inalienabili. E io vorrei sapere rispetto a questo pacchetto
  di discussione, rispetto  a  questa  legge voto, rispetto anche a
  questi elementi di dibattito politico e culturale, cosa pensa. Lo
  abbiamo sentito  l'intervento  dell'onorevole Barbagallo, ma cosa
  pensano  ancora di più  i  popolari  che  a  Roma  conducono  una
  battaglia contro il Presidenzialismo?
       Io ho sottoscritto un  bellissimo editoriale de "IL Popolo",
  firmato  dall'onorevole  Bodrato,   credo   un  esempio  alto  di
  democrazia e di principi irrinunciabili per qualunque democratico
  di destra o di sinistra;  vorrei sapere cosa pensano i miei amici
  e  compagni  che  hanno   abbandonato  il  nostro  partito,  sono
  approdati alle file cossuttiane  e  della  maggioranza di Governo
  UDR-Centrosinistra, cosa pensano  su  questo  che hanno condiviso
  con noi, fino  all'altro  giorno,  una  battaglia irrinunciabile;
  vorrei sapere cosa pensano e vorrei sapere anche se i Democratici
  di sinistra in quest'Aula e  la  maggioranza ha consumato fino in
  fondo  una  vocazione  suicida   o  ancora  siamo  disponibili  a
  discutere in queste ore su come questa legge non possa costituire
  una violazione democratica  ed  uno  stravolgimento dello Statuto
  siciliano.
       E' una legge monca,  lo sappiamo; è una legge monca, vedete,
  quando si istituisce - lo  definiva così l'onorevole Di Martino -
  quando si istituisce un  governatore,  almeno  si deve discutere,
  Presidente Provenzano, dei  contrappesi,  si  deve  discutere dei
  controlli, dei vincoli parlamentari, si deve definire il rapporto
  tra il Presidente e il Parlamento.  Tutto  questo non c'è, ma c'è
  la costituzionalizzazione dell'elezione diretta.
       Ma  come  si può far  passare  per  una  svolta  epocale  un
  obbrobrio  di  questo  tipo?  Inseriamo  l'elezione  diretta  del
  Presidente ma non discutiamo  dei  contrappesi,  dei vincoli, dei
  controlli,  assegniamo  un  potere  immenso  ad  un  uomo  forte,
  addirittura, parliamo di  un  Governo  forte extra-istituzionale,
  come lo ha definito incautamente  -  spero  per lui - l'onorevole
  Oddo, ma non discutiamo  di  come  controbilanciare  questo  uomo
  forte e questo Governo forte  e  che  funzione dare al Parlamento
  nel rapporto di contrappesi istituzionali tra queste funzioni, le
  sue deleghe e le funzioni legislative e parlamentari.
       Stiamo discutendo del  rapporto  tra governanti e governati,
  onorevoli colleghi, stiamo  discutendo dei "poteri del Principe",
  se posso usare questa definizione  e  allora rimettiamo un poco i
  piedi per terra. Siamo in tempo  per  farlo e non possiamo essere
  condizionati dalle centomila firme, di chiunque esse siano, io le
  rispetto tutte una per una perchè do valore alle opinioni di ogni
  singolo cittadino e di ogni  cittadina  di  questa Regione e però
  c'è una Sicilia reale, come Lei l'ha definita, che non ha firmato
  e noi dobbiamo discutere  serenamente.  Rimettiamo  i  piedi  per
  terra, lasciamo allo Statuto  autonomistico  la funzione di Carta
  fondamentale, il resto  decostituzionalizziamolo  e  ritorniamo a
  discutere, come deve discutere  quest'Aula, da destra a sinistra,
  della forma di governo e  della  legge  elettorale a proposito di
  una legge ordinaria.
       La  mia  parte  politica  -  e  concludo,  Presidente  -  in
  Commissione Statuto ha  votato  contro l'articolo fondamentale di
  questa  legge;   continueremo  ad   opporci  e  ci  batteremo  in
  quest'Aula con i nostri emendamenti  e  ci opporremo contro tutti
  gli elementi di maggioritario che  con  eventuali  colpi  di mano
  potrebbero essere inseriti  nello  Statuto. La maggioranza sappia
  che questo strappo rischia di  operare una svolta nei rapporti di
  questo Parlamento.  Noi siamo figli  di  una  cultura che ha dato
  vita, assieme alla cultura  socialista,  a quella solidaristica e
  democratico-cattolica,   a   quella   liberal-democratica,   alla
  Costituzione repubblicana. Rimane  ancora  un  testo avanzato, di
  riferimento per noi e per quei processi democratici che in Europa
  stanno superando le  logiche  presidenzialiste  per  approdare al
  nostro modello repubblicano  sancito  dalla Carta costituzionale.
  Darebbe davvero un pessimo esempio questo Parlamento regionale se
  fosse il battistrada e l'avanguardia di una regressione politica,
  culturale e democratica piuttosto che di una sua evoluzione.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   Colleghi,  personalmente,  Onorevole
  Forgione, non condivido molte delle cose che ha detto ...

     FORGIONE. Non avevo dubbi

     PRESIDENTE. E' un'invasione di  campo  del  Presidente,  ma mi
  permetta di inchinarmi di  fronte  alla  passione che Lei usa per
  difendere le sue idee.
       Onorevoli  colleghi,  poichè   devo  continuare  a  fare  il
  Presidente anche per  rapporti  istituzionali,  sono  costretto a
  sospendere la seduta per  venti minuti, che voi potete utilizzare
  bene ed io purtroppo  li  devo  utilizzare,  sempre  nel ruolo di
  Presidente dell'Assemblea, ma  senza  potere utilizzare lo stesso
  tempo così come lo utilizzerete spero voi.
       La seduta è sospesa per venti minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 20.55, è ripresa alle ore 21.56)

    La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cristaldi


                        SULL'ORDINE DEI LAVORI

     LA GRUA . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LA GRUA . Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, intervengo
  perché  sono  già  le 22,00.  Lei questa mattina aveva annunciato
  che i lavori d'Aula sarebbero terminati proprio a questa ora. Pur
  prendendo  atto  della  interruzione  ritengo che il discorso non
  cambia,  in  quanto  tutti  i  colleghi erano orientati in questo
  senso.
       Pertanto, propongo di terminare questa sera i lavori d'Aula,
  considerato, ripeto, che già siamo alle ore 22,00, per riprendere
  domani  mattina  con  la  conferenza  dei  presidenti  dei Gruppi
  parlamentari  che  doveva  tenersi  questa  sera in quanto adesso
  diventa tutto più complicato.

     PRESIDENTE. Onorevole La  Grua,  la  conferenza dei presidenti
  dei Gruppi  parlamentari si dovrà tenere in ogni caso, questo per
  due  ragioni:  la prima perché  dobbiamo predisporre l'ordine del
  giorno,   la   seconda  perché  sono  convinto  che  comunque  la
  Conferenza  dei  presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  forse  ci
  aiuterà nella definizione dei lavori.

     LA GRUA .  Signor Presidente,  allora  mi limito a proporre di
  chiudere  la  seduta adesso  e  di  convocare  immediatamente  la
  conferenza dei Capigruppo.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente,  non  so  quanti  deputati  siano
  iscritti a parlare, mi rendo  conto  che  la  necessità  di  fare
  slittare  la  discussione è  nelle  cose.  Tuttavia  vorrei  fare
  osservare che potremmo ancora  utilizzare  qualche  ora  a nostra
  disposizione.

     PRESIDENTE. Onorevole Speziale  possiamo ancora proseguire per
  un'  ora,  tuttavia  devo  farle  presente che abbiamo ancora ben
  tredici  deputati  che  risultano iscritti a parlare. Pertanto si
  renderà conto  che la migliore soluzione sia quella di trovare un
  metodo  per  accelerare.  Comunque  possiamo  recuperare un'ora e
  chiudere alle 23,00.

     SPEZIALE. Signor Presidente, possiamo andare avanti. Se alcuni
  deputati  dovessero  risultare  assenti,  così  come prescrive il
  Regolamento,  decadono.  In  ogni  caso considerato che esiste un
  problema  attinente  all'andamento  dei  lavori, che potrà essere
  definito  in  sede di Conferenza dei Capigruppo, voglio ricordare
  al  Presidente  di  Alleanza  Nazionale  che la stessa Conferenza
  aveva  già  determinato  un proprio orientamento, cioè quello che
  immediatamente dopo l'incardinamento della legge-voto, si sarebbe
  dovuto  procedere  al  completamento  del  disegno di legge sullo
  scioglimento  degli Enti regionali che era praticamente concluso,
  mancavano   soltanto   tre  articoli  banali  ma,  le  parti  più
  essenziali  e  importanti  di  quel  disegno di legge erano state
  approvate.  Soltanto  per  un  inconveniente  di  natura  tecnica
  l'altra sera  non abbiamo completato il disegno di legge. Per cui
  penso  che  possiamo  andare  avanti  con  il  dibattito  per poi
  riprendere   domani  con  il  disegno  di  legge  riguardante  lo
  scioglimento degli Enti economici regionali, proseguire  con  le
  variazioni di bilancio, riprendere...

     LA  GRUA .  Ne  discuteremo  in  Conferenza dei Presidenti dei
  gruppi parlamentari.

     SPEZIALE.    La   Conferenza   dei   Presidenti   dei   gruppi
  parlamentari   si   era  già  orientata  in  tal  senso.  Dicevo,
  riprendere con  la legge-voto e discutere le mozioni.  Questo può
  essere   scandito   dai   tempi  necessari  perché  venga  fatto,
  tuttavia, ritengo fondamentale che domani mattina i lavori d'Aula
  riprendano   con  la  discussione  del  disegno  di  legge  sullo
  scioglimento degli Enti economici regionali.
       Dico  ciò,  signor Presidente, perché  dovendo possibilmente
  procedere   alla  votazione  finale  dei  disegni  di  leggi  già
  discussi, è utile che i deputati sappiano qual è il lavoro d'Aula
  e lo sappiano in modo anticipato, perché  ognuno possa regolare i
  propri  comportamenti  rispetto  alla  certezza dei comportamenti
  d'Aula.  La  Conferenza  dei  Presidenti  dei Gruppi parlamentari
  potrà decidere in modo diverso, ritengo comunque sia utile domani
  chiudere   con   il  voto  finale  sui  disegno  di  legge  sullo
  scioglimento degli Enti e sulle variazioni di Bilancio.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, a questo punto si torna alla
  posizione originaria  che  è  il  rispetto  di  quanto  era stato
  comunicato. Si  sarebbe  dovuto  chiudere  alle 22.00, ma ci sono
  state  delle sospensioni di carattere tecnico che significano far
  slittare  di   un'ora  la  chiusura  della  seduta.  Pertanto  la
  discussione generale sul disegno di legge si protrarrà  sino alle
  ore 23.00, successivamente si terrà la Conferenza  dei Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari  così  come  era  stato   stabilito   e
  quest'ultima determinerà il prosieguo dei lavori.

     FLERES. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
  intervenire   solo   per   fare   una   precisazione.  Poiché  in
  apertura  dei  lavori  d'Aula  è  stato  comunicato  l'orario  di
  conclusione  della  stessa  e  poiché  molti  colleghi tra quelli
  iscritti a  parlare  erano consapevoli del fatto che la seduta si
  sarebbe conclusa  alle  ore  22.00, non mi sembra opportuno che i
  colleghi che eventualmente dovessero intervenire dopo di me, dato
  che sono  io  il  primo  a dovere parlare sul disegno di legge in
  questione, vengano dichiarati decaduti, perché  sarebbe una grave
  scorrettezza  che  non meritano i colleghi, solo perché  sapevano
  che l'Aula si concludeva alle ore 22.00.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Fleres, voglio rassicurarla, perché vi
  sono due  interventi  diciamo  consistenti  dal  punto  di  vista
  temporale,  della   qualità  non  ho  dubbi,  sono  tutti  ottimi
  interventi.
       I primi  tre  ad  essere iscritti a parlare sono l'onorevole
  Fleres,  l'onorevole  Silvestro e l'onorevole Cimino, considerato
  che  abbiamo appena stabilito di protrarre i lavori  d'Aula  sino
  alle ore 23.00, ritengo che si possa continuare.

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


    RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE NN. 2 - 94 - 144 -
    152 - 177 -705 - 708 - 758 - NORME STRALCIATE/A

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres.  Ne  ha
  facoltà.

     FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  di
  intervenire  intanto per ricordare l'andamento dei  lavori  della
  Commissione per la riforma dello Statuto e ricordare a  me stesso
  innanzitutto, oltre che all'Aula, i diversi passaggi, i diversi e
  complessi  meccanismi  che  sono  stati  sviluppati nel corso dei
  lavori della Commissione Statuto.
       Tuttavia, non posso nasconderle che all'inizio di questo mio
  intervento   provo  un  qualche  disagio, anzi una vera e propria
  preoccupazione  perché  dopo l'intervento dell'onorevole Forgione
  ho scoperto  di avere molti punti in comune con lui, e questo dal
  punto di  vista  politico  non le nascondo che mi crea un qualche
  imbarazzo.  Ma  nonostante  l'imbarazzo  che mi crea l'intervento
  dell'onorevole  Forgione,  che  condivido  in  alcune  sue parti,
  ritengo che  i  temi che egli ha introdotto, rispetto ai valori a
  cui  questo  Parlamento  deve  ancorarsi siano temi meritevoli di
  grande  attenzione.
       L'onorevole  Forgione  ha sostenuto il valore assoluto della
  democrazia che  non  può  che  essere condiviso e che non può che
  confermare  come,  insieme  al  valore assoluto della democrazia,
  esistano  altri  valori  assoluti,  nel  nostro  caso  il  valore
  dell'autonomia,  il  valore delle prerogative parlamentari, delle
  prerogative  connesse con l'autodeterminazione dei popoli di cui,
  per esempio,  si  è  parlato  di recente nel corso di un convegno
  della  lega  internazionale  dei  diritti dell'uomo a Catania. E'
  all'interno di  questo  quadro che noi ci muoviamo nel momento in
  cui  affrontiamo  il  tema  della  riforma  dello Statuto? Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  noi stiamo affrontando il tema
  della riforma  dello  Statuto? Noi dobbiamo essere onesti con noi
  stessi, dobbiamo  sempre  avere il coraggio, la forza, la dignità
  di guardare  a  noi  stessi  prima  di pretendere di guardare gli
  altri. Noi  non stiamo affrontando la riforma dello Statuto della
  Regione  siciliana,  noi stiamo affrontando la millesima parte di
  una riforma elettorale che è abortita attraverso le vie ordinarie
  e  che  tenta  di  essere  riproposta  attraverso  la  via  della
  legge-voto  da  sottoporre al Parlamento nazionale con l'auspicio
  recondito, da  parte  di molte forze politiche, che nel frattempo
  il  Parlamento nazionale, in tutt'altre faccende affaccendato, si
  occupi  di  vicende diverse da quelle squisitamente connesse alla
  nostra mini legge elettorale.
       Perché è accaduto tutto questo? Perché la solennità che si è
  voluta dare a questa  seduta  e a questo argomento di solenne non
  ha nulla. Di solenne  non ha nulla e nessuna solennità può essere
  data  a questo  argomento,  perché  questo  argomento  non  è  un
  argomento che può essere elevato a riforma dello Statuto. Non può
  essere elevato a riforma dello Statuto, signor Presidente, perché
  le  forze  politiche  che  hanno  composto  la  Commissione dello
  Statuto ed  in  particolare  alcune  di  queste, e in particolare
  l'U.D.R., per  non  parlare dei piccoli partiti che si sono mossi
  in difesa  di  particolarismi  che nulla hanno a che vedere con i
  valori   alti   dello  Statuto  siciliano,  hanno  impedito  alla
  Commissione e a quelle parti politiche che dentro la Commissione,
  e tra  queste Forza Italia, volevano realizzare una riforma dello
  Statuto  vera,  non un aborto di legge elettorale, impropriamente
  definita riforma dello Statuto.
       Cari  amici, onorevoli  colleghi,  questa  è  la  verità;  è
  inutile che tentiamo  di  contrabbandare  al popolo siciliano che
  noi stiamo modificando  la  riforma dello Statuto, che noi stiamo
  cambiando  l'essenza  che 52 anni fa consentì a questo Parlamento
  di  essere  definito  tale.  Questa  è  una  barzelletta, non una
  riforma dello Statuto e lo è in quanto quella Commissione è stata
  bloccata,  è  stata  paralizzata,  è stata imprigionata da quelle
  forze politiche che, all'interno di quella Commissione, hanno già
  manifestato  le  loro  contraddizioni rispetto, non soltanto alle
  ipotesi minimali contenute in questo testo che stiamo discutendo,
  ma  anche  e  soprattutto  rispetto  a tutto il resto, agli altri
  argomenti importanti e mi riferisco alle competenze in materia di
  interventi  legislativi  esclusivi  da  parte della Regione, e mi
  riferisco  a  tutti  quei  pesi  e  contrappesi  di  cui  parlava
  l'onorevole Forgione, di cui parlavano altri colleghi prima di me
  che  certamente,  all'interno  di  questa ipotesi che affrontiamo
  stasera,  non  sono contenuti, non possono essere contenuti e non
  lo  sono  perché  questa  è una ipotesi che all'interno della sua
  piccola  e  specifica caratteristica non affronta assolutamente i
  grandi temi della riforma dello Statuto.
       Onorevole  Presidente,  onorevoli colleghi,  io  se  potessi
  scommettere su un tema, io che non  sono  uno  scommettitore,  lo
  farei  con grandissime capacità di riuscita  su  un  quesito:  se
  oggi  noi,  qui,  trattassimo di articolisti  o  di  forestali  o
  trattassimo  di  riforma  del  commercio o  dell'industria  o  di
  riordino  o  riscrittura  della legge numero  13  in  materia  di
  agricoltura non solo le poltrone riservate  al pubblico di questa
  sala  sarebbero  piene  di  cittadini   siciliani  che  attendono
  interventi legislativi da questa Regione, ma  persino  la  piazza
  antistante il Parlamento e le vie attorno al Parlamento sarebbero
  piene, gremite di siciliani che attendono  interventi  e, invece,
  onorevoli colleghi, attorno a questo tema  non  si  è determinato
  nessun interesse perchè non può considerare  tale  l'interesse di
  qualche  docente  universitario  tagliato  fuori  dalla  politica
  siciliana che tenta di potersi riciclare  all'interno di funzioni
  a cui si perviene con le incompatibilità  o con le compatibilità,
  con le consulenze o senza le consulenze.
       Onorevole Presidente, una volta tanto la  vogliamo  dire  la
  verità al popolo siciliano? Vogliamo spiegare al popolo siciliano
  che non stiamo riformando lo Statuto?  Stiamo soltanto affermando
  uno  dei centomila principi che possono  consentire  la  modifica
  della   politica   in   questa   Regione,  che   è   quello   del
  presidenzialismo e basta
       Ma  serve  il  principio  del   presidenzialismo?  Serve  il
  principio   della   separazione  dei  potersi   se   insieme   al
  presidenzialismo, alla separazione dei poteri non  si affronta il
  problema delle risorse finanziarie,  delle  competenze esclusive,
  del  rapporto  tra la Regione siciliana e lo  Stato,  se  non  si
  affronta  insieme a questi temi il  tema  più  complessivo  della
  politica, del rapporto tra le forze politiche, dei partiti, della
  selezione dei quadri dirigenti di partito?
       Ecco,  se  noi  a queste domande rispondessimo 'sì', ebbene,
  saremmo  sicuramente  degli  illusi. Noi rispondiamo 'no', perchè
  non serve affrontare complessivamente il riordino, il cambiamento
  della politica, il passaggio da una fase all'altra partendo dagli
  spezzoni di  un  ragionamento e non affrontando la via maestra. E
  la via  maestra  è  quella  di una vera riscrittura dello Statuto
  siciliano che  tenga conto del fatto che la Sicilia è una regione
  d'Europa,  innanzitutto,  e che quindi la logica delle competenze
  in  materia   esclusiva  o  non  esclusiva  non  può  che  essere
  dipendente e  discendente da quelle che sono le competenze che in
  Europa e  l'Europa  consente  agli stati e, attraverso gli stati,
  alle regioni. Eppure di questo non si parla.
       Possiamo mai pensare di cambiare il  volto di questa Regione
  solo  prevedendo,  cosa  che  io  peraltro   condivido,  che  gli
  assessori siano esterni o interni al  Parlamento?  Pensate che in
  questo  modo  aumenti il prodotto interno  lordo  della  Sicilia?
  Pensate che in questo modo si spendano più celermente i fondi che
  l'Unione europea attribuisce alla Sicilia? Pensate che ci saranno
  più strade, più scuole, più aeroporti, ci saranno più servizi per
  i  cittadini  in Sicilia sol  perchè un  assessore  è  interno  o
  esterno alla Giunta? Ma vogliamo scherzare, onorevole Presidente?
       Allora, dobbiamo parlare chiaro, dobbiamo  dire ai siciliani
  che stiamo contrabbandando come riforma dello Statuto un segmento
  di riforma elettorale che non abbiamo  il  coraggio di affrontare
  in altra sede, che sarebbe la legge di  riforma elettorale che ha
  solo una parte, solo un aspetto connesso  con  il  riordino dello
  Statuto, che è quello dell'elezione diretta  del  presidente,  ma
  che si priva e priva il Parlamento della discussione che riguarda
  i temi veri del rilancio di questa regione,  i  temi  veri  della
  governabilità,  i  temi  veri delle risorse  finanziarie  di  cui
  questa regione ha bisogno o non ha bisogno.
       E  allora stiamo recitando una commedia  che  mi  appassiona
  poco,  anzi,  che  non  mi  appassiona   per  niente,  perchè  mi
  appassiona molto di più, onorevole  Presidente,  comprendere  per
  quale ragione in Italia voti meno del 50  per cento dei cittadini
  che ne  hanno diritto, voglio capire perchè la politica ha deluso
  il rimanente  50  per  cento  dei  cittadini  e  attraverso quali
  meccanismi  è  possibile  recuperare  la  fiducia  di  milioni di
  cittadini che  non  vanno  più  a votare; voglio capire per quali
  ragioni,  per  quali  meccanismi  elettorali  o  non  elettorali,
  politici o  non  politici,  partitici o non partitici i cittadini
  non    si    sentono    più   rappresentati   da   chi   dovrebbe
  istituzionalmente  rappresentarli  e sempre di più si diffonde un
  fenomeno  assai  pericoloso  della  frammentazione  del  dissenso
  silenzioso,  dell'abbandono  degli  strumenti  democratici  e  di
  partecipazione attraverso  le elezioni e sempre di più si alza il
  tono della  protesta  e sempre più si alza il tono dello scontro,
  dello scontro istituzionale, dello scontro sociale, dello scontro
  civile e  sempre  meno  e  sempre più bassi si fanno i livelli di
  controllo dei  cittadini  verso  le istituzioni e dunque si fanno
  più bassi i livelli di democrazia in questo Paese.
       E  allora,  c'è  troppo  disinteresse  in Sicilia come nelle
  altre  parti  d'Italia;  c'è troppo disinteresse per le questioni
  che  riguardano il destino dei cittadini; c'è troppo disinteresse
  verso  le  scelte che la classe politica compie di volta in volta
  nel  momento  in  cui  deve  affrontare  un tema piuttosto che un
  altro.  E  allora io mi sarei augurato che per una volta le forze
  politiche  presenti  in  quella  Commissione,  le forze politiche
  presenti  in  questo  Parlamento  avessero  abbandonato la logica
  dello   schieramento  e  si  fossero  trovati  tutti  all'unisono
  schierati  dalla  stessa  parte, dalla parte dei siciliani, dalla
  parte  della Sicilia, dalla parte del rinnovamento reale e non di
  quello  annunciato,  dalla  parte  delle  modifiche dello Statuto
  reali e non di quelle proclamate e non praticate.
       E  allora, come lei sa, onorevole Presidente come voi sapete
  onorevoli  colleghi, avevo ipotizzato un percorso diverso che era
  quello  di  riprendere da dove avevano lasciato i padri fondatori
  della  Sicilia  e  dell'autonomia  siciliana  attraverso   non la
  costituzione  di una Commissione Statuto che abbiamo visto quello
  che  è  stata capace di produrre, pressoché nulla e non certo per
  responsabilità   del   suo   Presidente   che  l'ha  amministrata
  egregiamente,  ma  per responsabilità di ciascuna forza politica,
  dico  di  ciascuna  non  escludo nessuna neanche quella di cui io
  faccio parte...

     SILVESTRO. Parli per lei

     FLERES.  neanche  di  quella  di cui io faccio parte onorevole
  Silvestro  e  abbia  la dignità di ammettere anche lei quali sono
  gli  errori  che ha compiuto e quali sono le cose che ha impedito
  in  quella  Commissione  e  quali  sono  le  cose che impedirà in
  quest'Aula.

     SILVESTRO.   E'un   mentitore,   non   ha  nemmeno  votato  la
  legge-voto

     FLERES.  Abbia  la  compiacenza di sapere che lei appartiene a
  una  maggioranza che non ha ancora capito bene da che parte stare
  rispetto a questa legge

     SILVESTRO. Non sopporto le bugie

     FLERES.  E allora questi sono i temi che dobbiamo affrontare e
  allora  dobbiamo  ripensare  al  nostro  comportamento,  dobbiamo
  ripensare  alle  menzogne  che vengono continuamente propinate ai
  cittadini siciliani attraverso il metodo dell'onorevole Silvestro
  quello di ripetere menzogne sei volte attribuendo a queste valore
  di  verità,  ma  menzogne  sono  e  menzogne  restano
       E   allora,   onorevole   Silvestro,  abbia  la  compiacenza
  soprattutto  nel  momento  in  cui  si  trova  nell'anticamera di
  un'alta funzione  di  questa  Assemblea  di  tacere se vuole dare
  credibilità  alla  funzione che deve esercitare  Taccia  Abbia la
  dignità  di  tacere  onorevole Silvestro, perchè altrimenti parlo
  fino a domani mattina
       E  allora,  mi  faccia  tornare  al tema nel suo interesse e
  nell'interesse  di questo Parlamento, mi faccia tornare al tema e
  mi faccia aggiungere alcune altre considerazioni.
       Avevo proposto come le dicevo, l'Assemblea costituente, cioè
  la  Commissione  paritetica esattamente nella stessa formulazione
  che  era  stata  realizzata  nel momento in cui questo Statuto in
  vigore  fu  approvato,  avrebbe  consentito alle forze sociali di
  essere  presenti,  presenti  nella  Commissione  paritetica,  non
  dietro  le  quinte come certi professori a cui facevo riferimento
  prima, come  certi  rappresentanti  di categorie produttive a cui
  facevo riferimento  prima  che  vengono  a contestare i lavori di
  questo Parlamento quando deve affrontare temi che non lo riguarda
  direttamente e vengono  a  pietire con il cappello in mano quando
  questo Parlamento deve  fare  le leggi di erogazione di spese, di
  somme non sempre giustificate.
       Tutte    queste    categorie    produttive,   tutti   questi
  rappresentanti  di  questi  settori della società sempre pronti a
  dileggiare   il   Parlamento   siciliano,  quando  il  Parlamento
  siciliano  tenta  di fare il proprio dovere e poi a farsi trovare
  col  cappello  in  mano  dietro  la  porta  di  questo  o  quello
  assessorato  per mendicare non interventi di carattere generale e
  astratto,  ma privilegi e solo privilegi come tutti i governi che
  si  sono  succeduti,  compreso  quello  di  cui io facevo parte e
  quello attuale sanno bene che accade.
       Allora,  onorevoli  colleghi, io a questa società non credo,
  questa  è una società virtuale a cui non credo credo alla società
  reale,  alla  società  che  vive  condizioni di disagio, che vive
  condizioni di sconforto, credo a quella società che oggi qualcuno
  vorrebbe  acquisire  con quegli oppiacei a cui facevo riferimento
  in  un  mio  precedente  intervento, gli LSU, gli LPU, i PIP, gli
  articoli  23,  i  forestali  senza  foreste, i bonificatori senza
  paludi e quant'altro.
       Allora,  onorevole  Presidente,  onorevoli  colleghi, quegli
  oppiacei  che  servono  a  drogare  il  consenso,  che servono ad
  acquisire  il  consenso elettorale, che servono a condizionare le
  coscienze  dei  cittadini  non  ci  appartengono,  di queste cose
  dovremmo  parlare nel momento in cui parliamo della riforma dello
  Statuto,  non  di  assiomi  paradigmatici che riguardano segmenti
  minimali,  non solo della riforma dello Statuto, ma persino della
  riforma   elettorale   o   peggio  quando  scambiamo  la  riforma
  elettorale per la riforma dello Statuto e viceversa.
       Poi  c'è  un  problem,a  dei  partiti, della selezione della
  classe dirigente.
       Io  sono convinto che questo Parlamento deve fare una scelta
  di fondo,  o  affronta  i  temi  su un piano di principio solo ed
  esclusivo  principio  e  trasferisce  la applicazione concreta di
  questi  principi  alle  leggi  ordinarie  riappropriandosi  delle
  competenze  per  poterle fare quelle leggi ordinarie o altrimenti
  se  questa  scelta  non  la compie rischia di mortificare persino
  quell'ipotesi minimale che ha realizzato la Commissione Statuto.
       Voglio  dire  fuori di ogni metafora che se il testo esitato
  dalla  Commissione Statuto è un testo che rappresenta di già e di
  per  sè  un elemento di mediazione tra tutte le forze politiche è
  un conto, si passi agli articoli, si votino rapidamente tutti gli
  articoli e non c'è bisogno di fare altro.
       Ma  se  all'interno  di  questo testo che non dovesse essere
  considerato  di  mediazione, si volessero inserire particolarismi
  tali  da  svilirne  il  significato reale, fino a farlo scendere,
  precipitare  ad  una  semplice  legge  di  riforma elettorale, si
  sappia  che  per  quanto  ci riguarda non intendiamo rinunziare a
  nessuno  dei  principi  essenziali per i quali abbiamo chiesto il
  voto  ai  nostri  elettori  e  intendo riferirmi al principio del
  maggioritario  e intendo riferirmi al principio della separazione
  dei  poteri e intendo riferirmi al principio dell'incompatibilità
  alla carica di assessore e quella di deputato e intendo riferirmi
  al  sistema  uninominale  e  intendo  riferirmi  al sistema della
  selezione  della  classe  politica  attraverso  il  sistema delle
  elezioni primarie.
       Allora dobbiamo fare questa grande scelta, perchè altrimenti
  non    ci    intendiamo,    altrimenti    aggiungiamo   ipocrisia
  all'ipocrisia,  se  questa  è  una legge elettorale stralcio è un
  conto, se questa è una riforma dello Statuto è un altro conto.
       Se  l'ipotesi  contenuta nella bozza Provenzano è già di per
  se  una  mediazione tra le parti politiche è un conto, se diventa
  invece la base all'interno della quale innescare i particolarismi
  nessuno intende  rinunziare  ai  propri.  E dunque all'interno di
  quella che  non  sarebbe più un'ipotesi di mediazione, dovrebbero
  trovare spazio tutte le posizioni per le quali le forze politiche
  hanno richiesto  il  consenso ai propri elettori, e mi riferisco,
  lo ripeto, al sistema maggioritario per quanto riguarda il nostro
  partito, al sistema  dei  collegi uninominali a turno unico, e mi
  riferisco  al  presidenzialismo,  ovviamente, e mi riferisco alla
  incompatibilità  tra   la   carica  di  presidente  e  quella  di
  assessore,  e  mi  riferisco soprattutto al problema fondamentale
  della selezione della classe dirigente.
       Perchè  una  volta  quando  c'erano  i partiti, la selezione
  della  classe  dirigente  avveniva attraverso i partito, e dunque
  coloro  i  quali  cominciavano  a  fare  politica  -  l'onorevole
  Capodicasa   e   il  sottoscritto  lo  sappiamo  benissimo  -  si
  iscrivevano   nelle   federazioni   giovanili,   cominciavano  ad
  attaccare  manifesti,  ad  ascoltare  i  discorsi  dei  grandi, a
  studiare   sui   libri,  poi  si  presentavano  nei  consigli  di
  quartiere,  poi  facevano i candidati al consiglio comunale e poi
  facevano carriera  se  volevano  farla  o  non la facevano se non
  volevano farla.
       Ma oggi  la  classe  dirigente  che  la seleziona? Chi è che
  forma la  classe dirigente oggi in questo Paese? Chi la seleziona
  i  mass  media,  sulla base del corretto accoppiamento dei colori
  della cravatta con il gilet? Chi la seleziona la classe dirigente
  di questo Paese?
       Qualche   movimento   che   è  privo  persino  di  strutture
  democratiche?  Chi  la  selezionano? Partiti che hanno avviato un
  processo  di  riforma ideologica interna tale da privarli persino
  delle  proprie  radici?  Chi  la seleziona la classe dirigente di
  questo  Paese?  Nessuno,  onorevoli  colleghi   E  quando  noi ci
  lamentiamo del fatto che a votare i cittadini non vanno, dobbiamo
  pure  pensare che forse stiamo proponendo ai cittadini una classe
  dirigente  inadeguata,  una  corretta corresponsione tra i valori
  ideologici,  ideali  e  programmatici  e  i  loro rappresentanti,
  perchè i  cittadini  sanno bene che se noi propugniamo - dico per
  dire   -  il  liberismo  economico,  il  liberalismo,  ovvero  il
  socialismo,  ovvero  il  comunismo  o altro, dobbiamo affidare la
  trasposizione  pratica  di  questi  contenuti  programmatici e di
  questi  valori,  all'interno  di  personalità  capaci  di saperle
  interpretare,  e  invece  talvolta questo non accade, e dunque il
  cittadino  non  è  più nelle condizioni di potere scegliere sulla
  base  di  una  discriminante  di  carattere  ideale,  purtroppo è
  costretto a dovere scegliere sulla base di discriminanti di altra
  natura,  e  dunque si disaffeziona nei confronti della politica e
  la lascia nelle mani di chi peggio la interpreta.
       In  un  libro  di  Mario  Capanna, che si chiama "Speranze",
  onorevole Piro,  c'è un capitolo che comincia così: La politica è
  una cosa sporca...

     PIRO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Come  si
  intitola questo libro? "Speranze dell'onorevole Piro"?

     FLERES.  C'è un libro dell'onorevole Capanna virgola onorevole
  Piro virgola  che  si  intitola "Speranze" virgola, in cui c'è un
  capitolo che così comincia: "La politica è una cosa sporca".
       Ebbene,   in  quella  interpretazione,  onorevoli  colleghi,
  l'onorevole Capanna  che  certamente non mi è vicino dal punto di
  vista  culturale  ed  ideologico,  dice  una  cosa vera perchè la
  giustifica  con un ragionamento elementare ma assai importante da
  sviluppare:  quando  noi  diciamo  ai  nostri  figli,  quando noi
  diciamo  ai  nostri studenti, quando noi diciamo ai cittadini che
  la politica  è  una  cosa sporca, secondo voi li avviciniamo o li
  allontaniamo  dalla  politica?  Li  allontaniamo.  La  domanda  è
  retorica.  Li allontaniamo dalla politica e dunque consentiamo di
  restare nelle mani di chi peggio la interpreta, non di chi meglio
  la interpreta e che però la teme perchè è una cosa sporca.
       E  noi  questo  problema  come  intendiamo  risolverlo? Come
  pensiamo di potere affrontare il tema del presidenzialismo se non
  affrontiamo  il  tema  della  selezione  del personale politico e
  dunque  anche  del  presidente,  nel  caso  in cui questo dovesse
  essere il frutto di un accordo tra i partiti?
       Che   facciamo   un   concorso   pubblico?   Nominiamo   una
  commissione?  O  forse come avviene nei paesi civili, negli Stati
  Uniti, in  qualche  altro  Paese  il  Presidente non si sottopone
  all'interno dello schieramento in cui milita ad una preselezione,
  le   cosiddette   elezioni   primarie,  che  compiono  i  diversi
  schieramenti, che dunque selezionano al loro interno il personale
  politico   migliore   da   contrapporre   al  personale  politico
  espressione dell'altro schieramento o degli altri schieramenti.
       Come   pensiamo  di  poterli  selezionare  i  nostri  futuri
  deputati, i nostri futuri Presidenti della Regione, sulla base di
  una estrazione al lotto? Oppure ci affidiamo a qualche oligarchia
  di partito o peggio di movimento dato che i partiti, bene o male,
  hanno uno  statuto,  hanno  delle  regole  di  selezione dei loro
  dirigenti e i movimenti non si capisce bene ancora che cosa è che
  abbiano, e  attraverso quali filtri si pervenga alla selezione di
  funzioni.
       Allora,  onorevoli  colleghi, io capisco che sto sviluppando
  un tema  assai  complesso  e  capisco  che  l'ora è tarda però mi
  dovete consentire noi non possiamo affrontare un tema a spezzoni,
  perché se  affrontiamo  un  tema  a  spezzoni  produrremo, non mi
  ricordo  più chi è che lo diceva poc'anzi, un prodotto focomelico
  mancante di qualche parte, in maniera anomala mancante di qualche
  parte.  Allora credo che si debba affrontare il tema che riguarda
  la  selezione   della   classe   dirigente,   che   riguardi   la
  partecipazione e  i  processi  decisionali delle forze politiche,
  delle forze sociali,  che si debba sciogliere un nodo importante,
  che questo Governo  che si rifà a forze politiche centralistiche,
  dirigistiche deve potere sciogliere.
       Questa  riforma  dello  statuto,  onorevoli  colleghi, è una
  riforma che  premia  l'autonomia  che  si  pone  il  problema del
  federalismo,  che si pone il problema dell'autodeterminazione dei
  popoli, oppure  questo  è  uno  statuto che intende prevedere uno
  scenario  regionale  simile  agli scenari tristi purtroppo che si
  stanno delineando  in  Yugoslavia,  in  Croazia,  in Turchia e in
  tutti quei  Paesi  in  cui  le  minoranze  etniche o le minoranze
  religiose  o  le  minoranze politiche o le maggioranze politiche,
  etniche e religiose si stanno ponendo al momento in cui nascono i
  conflitti, nascono le contraddizioni.
       Allora  vogliamo parlare dell'autodeterminazione dei popoli,
  vogliamo parlare della necessità che il tema che stiamo trattando
  venga affrontato anche sul piano dell'autonomia e del federalismo
  oppure questi  sono fatti di secondaria importanza perché la cosa
  importante è  di  sapere se l'assessore deve essere compatibile o
  incompatibile con  il  deputato, se il collegio deve essere o non
  deve essere riferito a 90 deputati o a 60 o quanti altri.
       Onorevoli  colleghi, io credo che questi temi debbano essere
  affrontati  nella  loro  globalità  e  poi  c'è  un'altra  grande
  questione:  nel  nostro Paese ci sono diversi livelli elettorali.
  Si vota  per  l'elezione  di  quartiere,  si vota per le elezioni
  comunali, si  vota  per  le  elezioni provinciali, si vota per le
  elezioni regionali,  si vota per il rinnovo della Camera, si vota
  per il  rinnovo del Senato, si vota per il rinnovo del Parlamento
  europeo. Non  c'è  un  solo  sistema  omogeneo  con l'altro, ogni
  sistema elettorale è diverso a se stesso, ogni sistema elettorale
  introduce   discriminanti   premi,  sottopremi,  incompatibilità,
  compatibilità e  competenze  le une diverse dalle altre, tra poco
  per essere  iscritto nell'albo elettorale di ogni comune ci vorrà
  la laurea in giurisprudenza perché sarà difficile per i cittadini
  capire i  diversi  livelli  di  votazione e le diverse tipologie,
  immagini  onorevole presidente, se come qualcuno ha auspicato nel
  nostro Paese,  in  Sicilia, si celebrasse l'election day, cioè il
  giorno in  cui  i  cittadini  vengono  chiamati  tutti  insieme a
  rinnovare  complessivamente  tutte le istituzioni e si trovassero
  di fronte 7  o  8 schede, non so più quante, una del consiglio di
  quartiere dove si vota con il sistema proporzionale, dove si vota
  proporzionale in  altri  casi  non  so  come  si vota, una per il
  consiglio comunale  al di sotto dei 15 mila abitanti dove si vota
  in un modo, un'altra dove si vota al di sopra dei 10 mila dove si
  vota in  un  altro  modo,  un  altro  per la provincia, la doppia
  scheda se c'è  per  il  sindaco  o  per il Presidente o se c'è la
  scheda singola per  il  sindaco  e per il presidente e poi per la
  camera  dove   c'è   la   quota  proporzionale  e  c'è  la  quota
  maggioritaria  e   poi   per   il  senato  dove  c'è  un  sistema
  proporzionale   e   per   il  Parlamento  europeo  che  è  ancora
  proporzionale, un sistema  diverso dall'altro. Ma cosa volete che
  i cittadini comprendano in una situazione del genere?
       E poi  per  non parlare delle competenze, diverse attribuite
  agli organi  esecutivi  o  agli  organi  invece  di controllo, ai
  parlamenti o alle  giunte,  alle giunte o ai consigli comunali, o
  ai consigli provinciali. Per non parlare delle deleghe attribuite
  o non attribuite ai consigli circoscrizionali o di quartiere.
       Allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, un'altro tema
  che dobbiamo affrontare  -  e  lo  dobbiamo affrontare subito - è
  quello della omogeneizzazione dei sistemi elettorali.
       Nei giorni scorsi,  lo avrete letto dalla stampa, io e altri
  deputati senza  impegnare  le rispettive forze politiche - questo
  desidero  precisarlo  -  abbiamo posto il problema all'attenzione
  dell'opinione pubblica proprio nel momento in cui si realizza una
  riforma dello  Statuto  (voglio anch'io nobilitare il tema di cui
  stiamo trattando  pur  non  essendone  convinto) che introduce di
  fatto una modifica del sistema elettorale nè più nè meno.
       Ovviamente  non  intendo  riferirmi  alla  seconda parte del
  disegno  di   legge   che  condivido  per  intero  che  condivido
  relativamente agli  strumenti  che  introduce ma ne parlerò in un
  successivo momento.
       Dicevo che  ci  siamo posti il problema della unificazione e
  della  semplificazione  del  sistema  elettorale  in Sicilia. Noi
  vorremmo che nella nostra Regione si votasse allo stesso modo per
  i comuni, per  le province, per le regioni. Ma non rinunziando ai
  principi  ispiratori   che  ci  hanno  portato  a  scegliere  uno
  schieramento  piuttosto  che  un'altro, non rinunziando ai nostri
  valori ma rendendoli compatibili. Lo sforzo che abbiamo compiuto,
  ripeto senza  impegnare  le  rispettivi  forze  politiche,  è uno
  sforzo di  mediazione.  Una  mediazione nella quale per quanto mi
  riguarda ho rinunziato  a  una  parte  forte degli impegni che ho
  assunto nel momento in cui mi sono candidato che mi portano verso
  il sistema maggioritario puro. Solo ad una parte. Così come altri
  colleghi  che  si  trovano  schierati  a  favore  di  un  sistema
  proporzionale puro  hanno  rinunciato  ad  una  parte  della loro
  posizione politica per venire incontro alla mia.
       E allora  se  stiamo  qui  per  individuare  una  scelta  di
  mediazione e allora siamo pronti tutti a mediare. Ma già la bozza
  originaria della Commissione  Statuto  è una mediazione e se lo è
  va approvato a  scatola  chiusa.  Se  lo è va approvata in quanto
  tale. Se lo  è,  non  la  discutiamo  più  o  la  discutiamo  per
  approvarla cioè  disponendoci  favorevolmente in sua difesa e per
  la sua approvazione.
       Se invece -  e  ripeto  torno su questo tema perché so che è
  questo il  tema  che  determina  la discriminante all'interno del
  Parlamento   -   la   questione   è   diversa   perché   riguarda
  l'introduzione surrettizia di un sistema elettorale attraverso la
  modifica dello  Statuto e dunque l'introduzione di meccanismi che
  fanno diventare  la  modifica  dello Statuto non uno strumento di
  tipo costituzionale  bensì una legge di tipo elettorale di infimo
  livello rispetto  alla legge costituzionale - per carità tutte le
  leggi sono nobili  e importanti ma se dobbiamo guardare i livelli
  di riferimento legislativo sicuramente la legge costituzionale ha
  una dignità e  un rango superiore che non una legge ordinaria per
  di più una  legge  ordinaria  regionale  - allora dico che o quel
  progetto è un  progetto  che noi acquisiamo nella sua globalità o
  quel progetto diventerà  il luogo di incontro o di scontro fra le
  specificità che caratterizzano i diversi schieramenti politici.
       Io credo che  non  debba essere questa la sede. Io credo che
  la sede -  e  ha  fatto bene l'onorevole Provenzano - la sede per
  questo tipo  di  tematiche  sia  un'altra sia la legge ordinaria.
  Mentre questa sede  debba essere la sede che introduce i principi
  generali,   il  presidenzialismo  è  il  principio  generale;  il
  referendum  è  il  principio  generale;  l'autoscioglimento  è il
  principio   generale.   Questi   valori   rappresentano  principi
  generali. Altra cosa  sono  le specificità che da più parti sento
  formarsi   da   più   colleghi,   avverto   l'esigenza  di  dover
  privilegiare,  e allora  onorevoli  colleghi  credo  che  se  noi
  costruiamo, in questo  momento,  un  percorso  possibile e faccio
  appello alla  responsabilità  di  tutti,  un  percorso possibile,
  ragionevole che parta  dai  valori  espressi  in  via  universale
  dall'onorevole   Forgione    di   democrazia   di   legalità   di
  partecipazione  che   non  possono  assolutamente  essere  elusi,
  onorevole Forgione lei poco anzi non c'era.
       Io  ho   iniziato  il  mio  intervento  proclamando  la  mia
  preoccupazione per essere  stato d'accordo con lei in molte parti
  del suo intervento.
       Per  me  è  un trauma,  però  lo  ammetto,  lo  ammetto  con
  responsabilità perchè è giusto che  nel  momento  in  cui ci sono
  degli elementi che portano  deputati  di  così diversa estrazione
  politica  a  convergere,  questi   elementi   vadano   presi   in
  considerazione, vadano privilegiati come altri.
       E allora se il  principio è quello di tracciare un quadro di
  riferimento  generale   all'interno  del  quale  poi  nella  sede
  opportuna è  possibile  stabilire le specificità, bene, se invece
  si vuole partire dalla specificità per pervenire poi al quadro di
  riferimento generale denobilitandolo e allora non è possibile.
       Non è  possibile  perchè  non  stiamo  compiendo  quello che
  abbiamo annunziato  ai  centomila sottoscrittori di una petizione
  che meritava sei  milioni di firme, non certo centomila.
       Dobbiamo fare cosa  diversa, dobbiamo scrivere cose diverse,
  dobbiamo pensare alla Commissione...

     PRESIDENTE... E per scrivere cose diverse abbiamo ancora sette
  minuti.

     FLERES.   Lo   so,  signor  Presidente,  lo  controllo  perchè
  completerò allo scoccare del quarantacinquesimo minuto.
       Allora,  signor  Presidente  onorevoli  colleghi  dicevo per
  tornare al tema  che  l'esigenza  che  noi abbiamo è quella e non
  possiamo  negarlo di introdurre attraverso le vie costituzionali,
  perchè queste  ci  sono  consentite  soltanto gli elementi che ci
  consentono a  loro  volta  di  rendere assolutamente siciliane le
  scelte che devono essere compiute a valle.
       Il presidenzialismo è  una  scelta di fondo e va sicuramente
  privilegiato.
       La possibilità dell'autoscioglimento  del  Parlamento  è una
  scelta di fondo che  va  privilegiata  e  va  costituzionalizzata
  perchè in atto è costituzionalizzata.
       Le disposizioni  transitorie  devono  essere necessariamente
  introdotte perchè altrimenti non consentono l'applicazione di una
  legge, ma la lascerebbero monca.
       E'   importante   altresì   introdurre   il   referendum   e
  quant'altro;  ma è  opportuno, oltre  che  necessario,  onorevole
  Presidente, e le regalo a  lei  e  all'Aula che questo Parlamento
  sappia  affrontare  questi   temi   con  convinzione  nelle  sedi
  opportune e soprattutto senza alcuna ipocrisia.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  c'è  ancora  spazio  per un
  intervento. L'onorevole  Aulicino ha chiesto di intervenire nella
  seduta  di   questa   sera,   se  l'onorevole  Silvestro  volesse
  consentirlo così  l'onorevole  Silvestro interviene domani. Bene.
  Onorevole Aulicino ha facoltà di intervenire.

     AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono molto
  preoccupato per lo  stato di salute del Governo Capodicasa perchè
  credo che così  come  sta  evolvendo  il  dibattito il Presidente
  della Regione abbia  grossi problemi in questa maggioranza che lo
  sostiene e perchè  questa  vicenda  della riforma dello statuto è
  una vicenda che  gli  esplode troppo presto rispetto alla data in
  cui si consumò quel  blitz  di  palazzo e già i primi segnali che
  arrivano  da   parlamentari   di  schieramenti  politici  che  lo
  sostengono  credo che  determineranno,  da  qui  a  qualche  ora,
  qualche grosso problema perché non si può pretendere da parte del
  Presidente della Regione  di  fare  riferimento a due maggioranze
  distinte. L'assessore  Castiglione mi interrompe sempre anche con
  i sorrisi e non  sa che è la persona meno adatta ad interrompermi
  per il semplice  fatto  che  quando parlo di maggioranze distinte
  questo può creare  traumi  all'onorevole Capodicasa che so che ha
  scelto una maggioranza;  mentre  ci  sono  amici  che  si trovano
  assolutamente a loro agio con maggioranze diverse.
       Per  tornare  all'onorevole  Capodicasa  devo  dire  che  in
  effetti bisognerà chiarire  come sarà possibile operare in questa
  Aula,  con  la   maggioranza   che   è   nata  nei  numeri  molto
  insufficiente, molto  asfittica,  molto  inadeguata e l'onorevole
  Capodicasa è  pronto per le indicazioni perentorie dell'onorevole
  Veltroni, suo segretario  politico  nazionale,  a  mettere out, a
  mettere fuori perché  ho  netta  la sensazione che le indicazioni
  romane, almeno  per  quanto riguarda l'orientamento maggioritario
  siano perentorie. Io  non  credo  che  la sinistra democratica in
  questa  Aula  possa   fare   una  scelta  non  in  direzione  del
  maggioritario. Se questa premessa è vera valuto come implicazione
  inevitabile  di   questo  ragionamento  che  già  nelle  prossime
  verifiche di aula,  per  quanto riguarda il sostegno al programma
  di governo dell'onorevole Capodicasa, è chiaro che dovrebbero per
  chiarezza insorgere problemi.
       La coerenza nei  comportamenti di alcuni parlamentari che io
  stimo mi fa  prevedere  che  questi problemi nasceranno. Io credo
  che soprattutto  Rifondazione comunista, rispetto a questa grossa
  problematica, vista  la  fortissima  partecipazione  al  discorso
  dell'onorevole Forgione,  questa volta Rifondazione comunista non
  commetterà  l'errore   di   dare   sottobanco   un  consenso  che
  ufficialmente veniva negato. Se l'onorevole Capodicasa fa oggi il
  Presidente  sa  bene   chi  deve  ringraziare.
       Se dovesse oggi verificarsi un comportamento più coerente di
  Rifondazione  comunista   io  credo  che  l'onorevole  Capodicasa
  saprebbe questa volta  chi  individuare  come responsabile di una
  disgraziata crisi per  la  Sicilia,  nel  senso  che  un vuoto di
  Governo anche per  noi dell'opposizione che stiamo molto attenti,
  non è vero  che  siamo  irresponsabili,  il  nostro comportamento
  anche  nelle Commissioni  fino  a  stanotte  è  stato  di  grande
  responsabilità.  Abbiamo consentito  al  Governo di muoversi e di
  legiferare, anche in fase istruttoria.
       Detto questo  c'è all'interno della maggioranza non soltanto
  un  problema  che   riguarda  la  sinistra  democratica,  c'è  la
  posizione del Partito popolare. Io pensavo, onorevole Spagna, che
  l'equivoco fosse  soltanto  nell'UDR come dato strutturale questo
  atteggiamento  che   naturalmente   porta  questo  contenitore  a
  condividere i destini  degli  schieramenti più disparati, per cui
  scherzando con un  amico  di  Trapani dell'UDR, l'altro giorno io
  ebbi a dire che  a  Campobello  abbiamo  vinto e lui mi ha detto:
  "Sì, abbiamo vinto  e  abbiamo vinto con il centrodestra"; poi io
  ho chiesto: "A  Petrosino  abbiamo  vinto?", e lui mi ha risposto
  "Sì, abbiamo vinto  e  abbiamo vinto con il centrosinistra" ma lo
  faceva con tale  naturalezza  che a questo punto non mi sorprende
  l'equivoco dell'UDR.
       La mia preoccupazione  è  che il Partito Popolare rispetto -
  onorevole Spagna -  alle affermazioni dell'onorevole Marini che a
  Roma ha dichiarato  il  suo  fermo  intendimento  di  non  morire
  socialdemocratico,  in   Sicilia   abbia  deciso  di  portare  il
  Presidente Spagna il  Partito  Popolare  a  morte  precoce non da
  socialdemocratico, certamente non  è  una  posizione seria. E' la
  prima volta che  io  in  qualche  modo  nei confronti del Partito
  popolare ho una sorta  di  rispetto  perché  loro  come me e come
  tanti che hanno  fatto  la  scelta nell'occasione della scissione
  del Partito Popolare di Martinazzoli, fecero una scelta di campo.
  Io li rispetto per loro  hanno ritenuto di stare la e noi in quel
  momento abbiamo ritenuto di stare da questa parte.
       Debbo dire che onestamente se dovessi - ma non è il caso mio
  - scegliere di cambiare  schieramento  sempre  mantenendomi in un
  contenitore moderato e se  dovessi riconsiderare la mia posizione
  rispetto alla logica  degli schieramenti ritenendo compatibili la
  presenza dei moderati  insieme  ai  socialdemocratici  in  questo
  processo complesso di  costruzione dell'alternanza democratica in
  Europa tra due blocchi, e se dovessi convincermi che l'alternanza
  democratica   in   Europa,   in   una   Europa   matura   potesse
  tranquillamente e correttamente  svilupparsi  tra due blocchi uno
  dei socialdemocratici insieme ai  moderati,  in questo momento ho
  difficoltà ad individuare  chi  resterebbe  dall'altra  parte, io
  sceglierei in Italia il  Partito Popolare certamente non l'UDR ma
  quando il Partito Popolare  rispetto  ad una vicenda così spinosa
  riesce,  non  si capisce  bene  con  quale  calcolo  politico,  a
  prendere una posizione in netta contraddizione con quella Romana,
  incomincio a preoccuparmi. Non  credo  che  questa sia una scelta
  che  gli  amici  del  partito  popolare  fanno  per  amore  delle
  poltrone, cioè il Governo  Capodicasa  si  mantiene in sella, noi
  non lo mettiamo in crisi, rispetto alla riforma elettorale o alla
  riforma  dello  Statuto   assumiamo   in  Sicilia  una  posizione
  chiaramente in contraddizione con  quella  che  abbiamo assunto a
  Roma.
       Questa posizione quindi interna  alla maggioranza, non è che
  mi preoccupi più di tanto  perchè  questa è una maggioranza, come
  ho detto l'altra  volta perfezionatasi con procedimento immorale,
  con blitz di Palazzo, con la determinazione e con una sintesi che
  io non ho apprezzato  perché consolidatasi soltanto su basi molto
  fragili, il calcolo delle poltrone etc. etc..
       Però in questo momento  noi  dobbiamo  stabilire  rispetto a
  questo  percorso  della legge  voto,  cosa  serve  alla  Sicilia.
  Vediamo di fare una  analisi  a  parte  le  contraddizioni  dello
  schieramento interno che vedremo se esploderanno fra qualche ora.
  Noi  ci  riserviamo come  opposizione  di  osservare.  Certo  non
  prenderemo posizione sulla legge  voto  sulla  base di calcoli di
  numero, non faremo certamente  cadere  noi  il Governo Capodicasa
  sulla  legge  voto,  decidendo   di  votare  contro  la  Sinistra
  Democratica  per  il  fatto  che  la  Sinistra  Democratica  così
  potrebbe  essere  messa  in   crisi   ed   isolata  non  soltanto
  all'interno della maggioranza  che  sostiene Capodicasa, ma anche
  bastonata da una sinistra  settaria  che  dimentica  la sua linea
  politica e rispetto al  maggioritario  deroga rispetto a principi
  ai quali non vuole derogare.
       Noi siamo convinti della necessità che la riforma elettorale
  vada in direzione del  maggioritario,  tra l'altro siamo convinti
  per un grande e semplice  motivo,  gli italiani con un referendum
  hanno dato una  indicazione;  hanno  stabilito in quell'occasione
  che il proporzionale andava  archiviato,  quindi  in questo senso
  c'è dissociazione netta rispetto all'amico, onorevole Di Martino,
  io credo che pur essendo  io  convinto della validità del sistema
  proporzionale alla tedesca che  ha  garantito  stabilità  in quel
  sistema nel momento in cui  gli  italiani  votarono ed io allora
  votai allora in  prima  battuta,  poi  cambiai idea, però in quel
  momento debbo dire che io ero un convinto proporzionalista, votai
  contro il maggioritario.  Ma  gli  italiani  hanno  votato per il
  maggioritario  noi   abbiamo   il   dovere   di  sviluppare  quel
  ragionamento anche  in contraddizione con i nostri convincimenti.
  Perchè questa è la democrazia.
       La democrazia,  onorevole  Forgione,  è  il  rispetto  della
  volontà della gente,  noi non possiamo fare appello ai sistemi, a
  quello inglese, a  quello  francese,  a  quello  tedesco,  e  poi
  dimenticare che in  50 anni di proporzionale abbiamo avuto non so
  quanti governi, una  precarietà  incredibile che non ha garantito
  stabilità ed efficacia nell'azione di governo.  Questo è il dato,
  e allora gli  italiani,  non  a caso immagino, votarono in quella
  direzione.
       A questo punto  non  soltanto  sono  dell'avviso,  e  il mio
  partito rispetto a  questa  posizione  credo  che  ne  abbia  una
  omogenea a livello  nazionale  e  regionale, che bisogna spazzare
  via ogni norma  che  dia  ancora potere agli apparati di partito,
  perchè  in   questo   momento   troppo  parlamentari  siedono  in
  parlamento nazionale  perchè  nominati dagli apparati di partito:
  l'onorevole  Cardinale,  l'onorevole  Mattarella  e  tanti  altri
  parlamentari anche del CCD.

     ZANGARA. L'onorevole Casini...

     AULICINO. Scusate, sto facendo  una  riflessione su tutti, non
  contro Cardinale o  Mattarella,  stavo dicendo anche parlamentari
  del CCD, non era polemica  la  mia.  Stavo  facendo osservare che
  parecchi  parlamentari  siedono  in  quota  proporzionale  perchè
  nominati dall'alto. E per uno come me che non ha mai avuto regali
  da nessuno da fastidio, non  tanto  Mastella  o  Cardinale, mi da
  fastidio il fatto che  qualcuno  possa  rappresentare  il  popolo
  senza essere stato eletto dal popolo. Perchè in questo caso vanno
  avanti quelli che controllano  gli  apparati  di partito e allora
  tutte  le  norme  che  in  qualche  modo  consentono  rendite  di
  posizione,  "elezioni  facili",   perchè  si  definiscono  nomine
  facili, vanno spazzate.
       L'elezione diretta del  Presidente della Regione a me sembra
  un fatto  straordinariamente  importante.  perchè  restituisce al
  popolo il potere di  selezione  del  capo,  un capo che però deve
  amministrare con i paletti, con i contropesi, le regole del gioco
  vanno chiarite adeguatamente  facendo  in  modo  che  il capo non
  faccia   eccessivamente    capricci.   Allora   è   lì   che   il
  presidenzialismo va attenuato  con  una serie di prescrizioni che
  in qualche modo  consentano  al  sistema  di  migliorare  la  sua
  efficacia, la sua  produttività,  senza  del tutto però dipendere
  dal capo capriccioso.
       Allora il presidenzialismo in questo senso se noi riusciremo
  in qualche modo  ad  evitare  che questa scelta si scarichi sulla
  collettività  con   un   decisionismo  non  contrappesato  da  un
  parlamento in grado di controllare, da una serie di meccanismi in
  grado di compensare  il  potere decisionale del Presidente, credo
  che questa scelta  debba  essere sviluppata e sorretta e noi come
  opposizione  siamo   dell'avviso   che   in   questo   senso   le
  determinazione della Commissione Statuto pur essendo frutto di un
  compromesso  certamente  vanno  condivise;  c'è  quindi  un  sano
  trasversalismo    tra    un   partito   importante   dell'attuale
  maggioranza, onorevole Capodicasa, e il polo nella sua interezza.
       In Sicilia registriamo  che  c'è  un sano trasversalismo, in
  questo senso a me  fa  piacere  che  il  partito  popolare pur in
  contraddizione con Roma quello  è un dato che osservo e mi limito
  a constatare perchè è una contraddizione del partito popolare, ma
  a me non dispiace  che il partito popolare si ravveda, chissà che
  magari nel  laboratorio  siciliano rispetto a questa problematica
  il partito popolare possa assumere una serie di determinazioni in
  grado di modificare la posizione del partito a livello nazionale,
  non  so  quali   siano   i  rapporti  tra  l'onorevole  Marini  e
  l'onorevole Spagna, però  non  c'è  dubbio  che  questa scelta in
  Sicilia, in chiara  contraddizione  con  le  scelte nazionali del
  partito,  potrebbe  essere utile all'interno del Partito popolare
  per  attivare  un  processo  di  riconsiderazione delle scelte in
  questa materia così delicata.
       Detto questo, a me sembra che, fatta la constatazione che in
  Italia il proporzionale  ha fatto un danno enorme e che, però, il
  maggioritario, così  com'è concepito - perché  parliamo di queste
  cose? Perché  è  inevitabile che poi l'Assemblea dovrà affrontare
  le questioni  della  riforma elettorale -, non possiamo limitarci
  ad  eleggere  direttamente  il  Presidente della Regione, dovremo
  affrontare la  questione  delle  regole  del  gioco e noi dovremo
  evitare accuratamente che la riforma elettorale riproduca su base
  regionale, per esempio, quel mostro di riserva che dà potere agli
  apparati di  partito, quindi, un maggioritario secco che consenta
  alla gente di decidere tranquillamente di votare nei Collegi, per
  l'uno   e   per   l'altro,   delle  norme  antiribaltone.
       Perché  l'onorevole Fleres s'interroga: perché  la gente non
  va a votare?  E'  logico, La gente non va a votare perché il voto
  della gente non conta, perché io voto per l'onorevole Capodicasa,
  che  sta   in   un   contenitore   politico,  in  un'alleanza  di
  centro-destra,  dopodiché  l'onorevole Capodicasa, in un incontro
  in un  hotel romano o di Milano decide, prescindendo dalla delega
  dei cittadini,  di  cambiare  schieramento  e i cittadini di quel
  Collegio  uninominale   si   trovano  ad  avere  eletto  un  loro
  rappresentante in  un  contenitore e se lo ritrovano là a tramare
  nei tunnel  della politica, nei palazzi per confezionare sintesi,
  convergenze   ed   assetti   di  governo  che  non  corrispondono
  assolutamente alla  volontà del popolo.  E il popolo, preso per i
  fondelli, reagisce e non va a votare.
       Onorevole Forgione, lei che fa osservare che a Roma, dove il
  Polo ha  vinto  nonostante  il  Governo  D'Alema,  nonostante  la
  stampa, nonostante  tutto,  nonostante  da parte di tutti si dica
  che il Polo ha  chiuso, che il Polo non ha più storia, a Roma, la
  capitale d'Italia, il Polo vince nonostante l'alto assenteismo.
       Onorevole Forgione, prima noi dicevamo, quasi a giustificare
  le nostre  sconfitte, che l'assenza dalle elezioni ci penalizzava
  e subito  gli  amici  della  sinistra  facevano  notare:  sono le
  scuse, ma quando  mai,  la verità è che avete perduto; è la gente
  che non è  andata  a votare, se fosse andata a votare ...
       Morale  della  favola:  normalmente  i  moderati  sono stati
  sempre un  po'  pigri.  Grazie  alla loro pigrizia la sinistra ha
  preso il potere;  io  dico che ha preso il potere anche grazie al
  trasformismo di  questi pseudo liberali e pseudo moderati, che si
  sono  messi al servizio della sinistra-comunista, post-comunista,
  socialdemocratica.  Debbo dire che, grazie a questo trasformismo,
  quei moderati pigri che hanno avuto nel passato la responsabilità
  di   regalare  vittorie  elettorali  incredibili  a  schieramenti
  politici senza maggioranze reali nel Paese, oggi vengono indicati
  come potenziali  elettori  della  sinistra.  Se  fossero andati a
  votare, a Roma  il Polo non avrebbe vinto, credo di avere dedotto
  logicamente dalle raffinate osservazioni dell'onorevole Forgione,
  che, oltre ad una grande partecipazione, ci mette anche la grande
  irrazionalità in  questo  caso, perché non è possibile che questi
  argomenti vengano  utilizzati  sempre  e comunque da questi amici
  che ritengono  di  essere  titolari,  in  esclusiva, del "Verbo",
  sempre
       La verità  è,  onorevole  Forgione, che in questo momento la
  gente si  sente  lontana  dalla  politica  perché  la  politica è
  lontana   dalla   gente,   perché  le  regole  contribuiscono  ad
  allontanare la  politica  dalla gente.  Per questo la politica va
  restituita alla  gente.  Gli  strumenti di selezione della classe
  dirigente debbono essere restituiti alla gente.
       L'onorevole   Fleres   si   interrogava:  come  funziona  il
  meccanismo di  formazione  della  classe  dirigente  in  un Paese
  moderno?  E,  in  Italia,  come  funziona?  Lo sappiamo bene come
  funziona   Si diventa ministri, sottosegretari ed assessori sulla
  base di  meschini  calcoli  di  Palazzo,  non  perchè  si risulta
  legittimati  democraticamente  dal  basso.  Con questo non voglio
  dire che  tutti quelli che hanno fatto le manovre di trasformismo
  non hanno  legittimazione popolare, perchè mi risulta che ci sono
  amici ai quali riconosco un grande radicamento territoriale e non
  comprendo  come  mai,  pur  avendo  questa  grande legittimazione
  democratica, si  siano  fatti  prendere  dai pruriti del palazzo,
  dalle manovre del palazzo.
       Posso capire che il Palazzo possa  attrarre  quelli  che non
  lavorando tra la gente non hanno come consolidare il consenso, ed
  allora il palazzo  li  salva, ma quelli che hanno tanti voti, che
  hanno lavorato  con  la  gente,  come  mai  si fanno assorbire da
  queste tecniche da colpo di Stato, da questi blitz di palazzo che
  li portano  al  potere?  Un  potere  che poteva e potrebbe essere
  conquistato in  modo  più  corretto.
       Quando  l'altra  volta,  forse esagerando nei termini, dissi
  che c'è  una  distinzione  tra  potere  morale ed immorale, ma lo
  dicevo davvero;  non  dureranno  tutti  quegli  amici e compagni,
  perchè  il  processo di socialdemocratizzazione della sinistra in
  questo Paese  ha  subito  -  caro onorevole Capodicasa - un grave
  arresto.  Io  ringrazio  l'onorevole  D'Alema,  perchè con questo
  blitz di  palazzo  ha  dimostrato  a  tutti gli italiani che quel
  processo  di  socialdemocratizzazione  è  ancora  da  completare,
  perchè   l'onorevole   D'Alema,   come   del   resto  l'onorevole
  Capodicasa, pur  di  conquistare il potere è pronto ad utilizzare
  anche i  mezzucci  con  logica  leninista,  perchè tutto serve al
  potere. Avete  fatto un'operazione immorale voi che avete osato e
  quelli che si  sono  fatti,  per  modo  di dire, usare. Certo, da
  quella parte  l'uso  è  stato  molto gratificante, perchè si sono
  fatti usare  e  sono  diventati  di  colpo  ministri,  assessori,
  eccetera,  eccetera   ed   hanno  avuto  anche  in  dote  qualche
  presidenza di  ente  nazionale o regionale e magari ora, fatta la
  ricognizione  sugli  enti,  parlo  di  questa  scelta,  onorevole
  Capodicasa,   di   richiamare,  che  però  personalmente  non  mi
  sconvolge perchè  non  essendo  un uomo di palazzo, perchè non ho
  mai contrattatto  niente, lei lo sa perfettamente, lo sanno anche
  i  presidenti  precedenti,  non  ho  nessuno, carissimo assessore
  Crisafulli, negli  enti  e  mi  rammarico di questo, perchè conto
  poco, sono un  debole, sono uno che contratta poco, uno che non è
  tanto furbo  e  quando  fa  politica si fa spiazzare dagli altri.
  Ebbene, io  dico in tutta franchezza:  meglio fare politica così,
  perchè almeno  posso  dire  di  voi quello che sto dicendo, posso
  dire  delle  vostre contraddizioni, onorevole Speziale, così come
  dico in  questa  Aula,  anche  fuori, posso parlare dello sfascio
  della politica che è il risultato della degenerazione dei modelli
  comportamentali,  che  porta  una  classe  politica, che dovrebbe
  rispettare il  mandato  degli elettori, ad operare come se non si
  fosse rappresentanti di nessuno. Questa è la verità
       Ed allora, queste regole elettorali  che noi stiamo cercando
  di approntare, questa riforma dello  Statuto,  anche se parziale,
  in attesa  del  Paradiso  costruiamo  il  Purgatorio, voglio dire
  nessuno può  pensare  che  questa riforma che faremo dovrà essere
  perfetta, però è  un  dato,  è  certo che la gente vuole eleggere
  direttamente il  Presidente.  Si  è fatto il referendum, la gente
  del fatto  che  il  Parlamento  con  elezione indiretta decida di
  eleggere un  presidente  che  poi  sostituisce  con  il  blitz di
  palazzo, vedete,  la  gente  è  sfiduciata  per  questo,  c'è  un
  bollettino di guerra  ogni anno.
       Noi, in questi tre anni, sia per le inadeguatezze del centro
  destra,  in  Sicilia  noi  siamo  responsabili  anche  di  questa
  situazione     che    si    è    determinata,    l'avvicendamento
  Provenzano-Drago, per  esempio, è un errore del centro destra, ma
  la gente  vedendo  questa evoluzione di uomini del Palazzo che si
  avvicendano alla  guida  dei  governi,  più  che  dedurre  che il
  Palazzo sta funzionando e che l'avvicendamento corrisponde ad una
  esigenza di  maggiore  funzionalità  del  Palazzo, deduce che nel
  Palazzo si trama  e che i presidenti sono a turno il risultato di
  compromessi, che  quando  sono nobili vengono vissuti dalla gente
  con gioia,  se  sono  volgari  vengono  vissuti  con  sofferenza,
  appunto, che poi  la  gente  manda  a  quel  paese  i  partiti, i
  rappresentanti  dei  partiti, determinando quel collasso e quella
  distanza tra  cittadini  ed  istituzioni che determina e comporta
  quella difficoltà  obiettiva  di  dialogo tra le istituzioni e la
  gente.
       E allora,  come  ripristinare  questo  dialogo con la gente?
  Piano, piano, diamo  più  potere  alla gente.  Io lo so a memoria
  per il fatto che  la  sento  tanto e sento tanto le cose che dico
  che le so davvero a memoria.
       Concludendo,  non  voglio  assorbire  quarantacinque  minuti
  perché è tardi anche per il rispetto nei confronti del personale,
  tra l'altro. Debbo dire, noi dell'opposizione siamo convinti così
  elenchiamo in sintesi qual è la posizione del mio partito e credo
  dell'opposizione, della necessità che lo Statuto venga modificato
  almeno in  queste  norme  fondamentali: l'elezione diretta, sulla
  compatibilità, debbo  dire,  all'interno  del  mio  partito,  tra
  funzione di  parlamentare  e  funzione di governo, la separazione
  come impropriamente  è  stata  definita dei poteri, non è proprio
  così, su questa compatibilità ho qualche perplessità, voglio dire
  si potrebbe prevedere  una  soluzione di mezzo, metà a scelta del
  Presidente e  se  c'è  l'esigenza  di avvalersi del contributo di
  professionalità di  esperti, non di amici del partito, di esperti
  con curricula  pesanti  e  allora  in  questo  caso  si  potrebbe
  determinare  una   situazione  di  mezzo,  da  una  parte  alcuni
  assessori scelti  tra i parlamentari e un'altra parte, una quota,
  due, tre  per  garantire  al  Presidente della Regione. Su questo
  forse non c'è sintonia, non ne abbiamo parlato a fondo. Mi sembra
  però che su questo argomento si potrebbe affermare il principio a
  metà.  Non  è  così,  secondo  me,  determinante  ai  fini  della
  restituzione del potere ai cittadini del potere decisionale.
       La cosa più  importante - lo ripeto - è il presidenzialismo.
  E per  quanto  riguarda  le  regole  elettorali  che  poi dovremo
  definire, soprattutto  quella  svolta  in senso maggioritario che
  dovrà ridurre  il  potere  degli  apparati  e  restituire davvero
  fiducia ai  cittadini  che solo in questo nuovo contesto potranno
  decidere di tornare a votare.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   è  convocata  adesso  la
  Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari, per cui la
  seduta è  sospesa  e riprenderà dopo la Conferenza dei Presidenti
  dei Gruppi parlamentari, alla sola ragione di comunicarne l'esito
  e di comunicare l'ordine del giorno della seduta successiva.
       La seduta è sospesa.

      (La seduta sospesa alle ore 23.15 è ripresa alle ore  00.12
                      di venerdì 18 dicembre 1998)


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE. La seduta è ripresa,
       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata ad oggi, venerdì 18
  dicembre 1998, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:

      I - COMUNICAZIONI

     II - DISCUSSIONE DEL DISEGN0 DI LEGGE:

       1) "Soppressione e liquidazione degli enti economici regionali
          AZASI, EMS, ESPI" (nn. 413-458/A) (Seguito).

       - Relatore : On.le Speziale.

    III - DISCUSSIONE  UNIFICATA  DI MOZIONI CONCERNENTI L'INTERVENTO
          MILITARE U.S.A. IN IRAQ (V. ALLEGATO).

     IV - DISCUSSIONE   UNIFICATA   DI   MOZIONI  CONCERNENTI  NOMINE
          EFFETTUATE DAL GOVERNO (V. ALLEGATO).

      V - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) "Integrazione  del  fondo dei comuni di cui all'articolo 11
          della legge regionale 30 marzo 1998, n. 5. Realizzazione di
          progetti  di  utilità collettiva e disposizioni finanziarie
          urgenti" (n. 840).

       2) "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
          Parlamento   nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18  dello
          Statuto,  recante  'Modifiche  dello  Statuto della Regione
          siciliana  concernenti  l'elezione  diretta  del Presidente
          della     REgione,    l'autoscioglimento    dell'Assemblea,
          l'iniziativa   legislativa   popolare   e   comunale  ed  i
          referendum  regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
          Norme stralciate) (Seguito).

       - Relatore: On.le Provenzano.

     VI - ELEZIONE   DEL   COLLEGIO  DEI  REVISORI  DEI  CONTI  DELLA
          FONDAZIONE "FEDERICO II".

     VII - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.

   VIII - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.

     IX - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.

      X - ELEZIONE  DELLE  COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
          COMMISSIONE   PER   L'ESAME   DELLE  QUESTIONI  CONCERNENTI
          L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.

      XI - VOTAZIONE FINALE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) "Variazioni   al  bilancio  della  Regione  e  al  bilancio
          dell'Azienda   delle   foreste   demaniali   della  Regione
          siciliana  per  l'anno  finanziario 1998. Assestamento" (n.
          726/A).

       2) "Variazioni  di  bilancio  per  l'attuazione  delle riserve
          sulle  entrate  della  Regione  a  favore dell'erario dello
          Stato  ed  interventi  in materia di agricoltura e foreste"
          (NN. 698-834-837/A).

    XII - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

          "Nuove  norme  in  tema  di interventi contro la mafia e di
          misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
          dei loro familiari" (N. 795).