Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 17.44.
VILLARI, segretario f.f., dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è
approvato.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO CHE SI COMUNICA ALL'ASSEMBLEA
- "Tutela e valorizzazione della Valle dei Templi di
Agrigento" (n. 850)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Speranza, Pellegrino, Scalici in
data 21 dicembre 1998
ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE COMMISSIONI CHE
SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA AI SENSI DEL QUARTO COMMA
DELL'ARTICOLO 69 DEL REGOLAMENTO INTERNO
BILANCIO (II)
ASSENZE
Riunione del 21.12.1998: ALFANO-LEANZA-SPERANZA
SOSTITUZIONI
Riunione del 21.12.1998: GRANATA sostituito da TRICOLI
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
ASSENZE
Riunione del 21.12.1998: SCOMA'-ZANNA
SOSTITUZIONI
Riunione del 21.12.1998: CATANIA sostituito da D'AQUINO
CATANOSO " " RICOTTA
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta 1
N. 2611 - Interventi per assicurare il posteggio delle
auto dei dipendenti e degli utenti dell'ospedale Santo
Bambino di Catania.
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 2612 - Interventi per tutelare i pescatori di tonno
della Sicilia.
- Assessore Cooperazione
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 2613 - Interventi per la soluzione dell'emergenza
rifiuti in Sicilia.
- Assessore Territorio
***
Fleres Salvatore; Pagano Alessandro
----------------
N. 2614 - Notizie circa il costo ed il comportamento degli
organi di amministrazione dell'ASAC e della sua collegata
SAC di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 2615 - Interventi per la pulizia della strada dell'Etna
Paternò-Ragalna.
- Assessore Enti Locali
- Assessore Territorio
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 2616 - Interventi per assicurare il pagamento dei
servizi di assistenza sociale presso il comune di Bronte
(CT).
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore
----------------
Interrogazioni con richiesta di risposta orale 1
N. 2609 - Denunzia di gravi inadempienze del Presidente
del Consiglio comunale di Agira (EN).
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
***
Stancanelli Raffaele; Sottosanti Fulvio Salvatore
----------------
N. 2610 - Interventi per evitare danni irreversibili alla
Valle del Sosio.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
- Assessore Territorio
***
Zanna Antonio
----------------
N. 2617 - Modifica della riclassificazione delle zone
svantaggiate in agricoltura.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
***
La Grua Saverio; Scalia Giuseppe; Ricotta Michele
----------------
ANNUNZIO DI MOZIONI
N. 279 - Accesso ai corsi di studi universitari.
Bufardeci Giambattista; Beninati Antonino; Leontini
Innocenzo; Drago Giuseppe; Catania Franco; Croce Antonino;
D'Aquino Antonio; Fleres Salvatore
Presentata il 22/12/98
----------------
N. 280 - Iniziative per la piena applicazione della l.r.
12.1.1993, n. 10 ed istituzione dell'Ufficio regionale per i
pubblici appalti.
Granata Benedetto Fabio; Caputo Salvino; La Grua Saverio;
Fleres Salvatore; Drago Giuseppe
Presentata il 22/12/98
----------------
Avverto che le stesse saranno poste all'ordine del giorno
delle seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento interno,
avverto che nel corso della seduta potrà procedersi a votazione
mediante sistema elettronico.
Su richiesta del Governo, sospendo la seduta per dieci
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.50, è ripresa alle ore 18.00)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevole Fleres, per la fissazione della data della
mozione, se lei è d'accordo, la inviano alla Conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari perchè ne determini la data di
discussione.
FLERES. D'accordo, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie. Resta così stabilito.
Presidenza del presidente Cristaldi
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE: "INTEGRAZIONE DEL FONDO DEI
COMUNI DI CUI ALL'ARTICOLO 11 DELLA LEGGE REGIONALE 30 MARZO
1998, n. 5. REALIZZAZIONE DI PROGETTI DI UTILITA' COLLETTIVA
E DISPOSIZIONI FINANZIARIE URGENTI" (N. 840/A) (SEGUITO)
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Seguito della discussione del disegno di legge <<Integrazione del
fondo dei comuni di cui all'articolo 11 della legge regionale 30
marzo 1998, n. 5. Realizzazione di progetti di utilità
collettiva e disposizioni finanziarie urgenti.>> (840/A).
Invito i componenti la seconda Commissione a prendere posto
al banco delle Commissioni.
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati i
seguenti ordini del giorno:
N. 256 - Iniziative presso il Ministero del Lavoro e della
previdenza sociale per la modifica del decreto legislativo
n. 468 del 1997.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTO l'art. 1, comma 7, della legge 19.7.1993, n. 236 di
conversione con modificazioni, del decreto legge
20.5.1993, n. 148, che istituisce presso il Ministero
del lavoro e della previdenza sociale il Fondo per
l'occupazione;
VISTO l'art. 19 quater del decreto legge 31 dicembre 1996, n. 669
convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio
1997, n. 30 con il quale il "Fondo per l'occupazione,
ci cui all'art. 1, comma 7, della legge 19 luglio 1993,
n. 236, è incrementato di lire 494 miliardi per l'anno
1998 e di lire 739 miliardi a decorrere dall'anno 1999;
VISTO l'art. 3, del decreto legge 20 gennaio 1998, n. 4 convertito
nella legge 20 marzo 1998, n. 52, con il quale il
"Fondo per l'occupazione", è rifinanziato di lire 976
miliardi per l'anno 1998, di lire 913 miliardi per il
1999 e di lire 714 miliardi dal 2000;
VISTO l'art. 22 della legge 24 giugno 1997, n. 196;
VISTO il decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468;
VISTO l'art. 1, comma 2, del decreto legge 8 aprile 1998, n. 78;
CONSIDERATA la necessità di definire le modalità applicative delle
misure contenute nel decreto legislativo citato, in
riferimento ai lavoratori che per pochi giorni non
riescono a completare il periodo previsto per i
progetti socialmente utili;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Ministero del Lavoro e previdenza
sociale affinché si appresti a modificare l'art. 1 del decreto
legislativo n. 468797 nel modo seguente:
Art. 1
(lavoratori beneficiari)
I lavoratori di cui all'art. 12, comma 1, del decreto legislativo 1
dicembre 1997, n. 468 sono quelli che:
a) hanno conseguito una permanenza nei progetti di lavori
socialmente utili di almeno dodici mesi entro la data del 31
dicembre 1997 e/o che hanno iniziato anche successivamente al 31
dicembre 1997 e che raggiungono nel corso dell'anno 1999 una
permanenza nell'attività di almeno dodici mesi, mediante il
completamento dei progetti medesimi.>
PEZZINO
N. 257 - Proroga dei termini di scadenza delle graduatorie
concorsuali approvate dalle Aziende Sanitarie locali.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO che ai sensi del comma 12 dell'art. 39 della L. n.
449/97, sostitutivo dell'art. 1, comma 47 della L. n.
662/96, tutte le graduatorie concorsuali approvate dopo
il 31.12.1991 sono utilizzabili fino al 31.12.1998;
che secondo quanto disposto dall'onorevole assessore alla Sanità
della Regione siciliana con circolare n. 949 del 5.3.1998 "Le
Aziende dovranno utilizzare tutte le graduatorie approvate dalle
disciolte UU.SS.LL....." che la sopracitata graduatoria
congressuale costituisce l'ultima graduatoria utile ed utilizzabile
per la nomina in ruolo degli idonei su posti vacanti;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire sui direttori generali delle Aziende SL ed
ospedaliere per indire entro l'anno l'utilizzo delle suddette
graduatorie concorsuali compresa quella degli psicologi ove risulti
l'accertata vacanza e disponibilità di posti in tutte le strutture
aziendali.
PEZZINO
N. 258 - Interventi per la stabilizzazione dei lavoratori dei
progetti di lavori socialmente utili.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTA la circolare regionale Assessorato Lavoro n. 255/97 con la
quale sono stati avviati in progetti di lavori
socialmente utili circa 8000 unità lavorative in
Sicilia;
PRESO ATTO che i progetti in esecuzione andranno in scadenza entro
i primi mesi del 1999;
CONSIDERATO che le norme attuali non prevedono il rinnovo dei
progetti sopra indicati;
AL FINE di promuovere l'utilizzazione in tempi brevi dei lavoratori
inseriti nei progetti attraverso gli incentivi per
l'occupazione;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a prevedere l'estensione, anche per i suddetti lavorati dei
progetti in scadenza, della legge regionale n. 3/98, al fine di una
possibile stabilizzazione occupazionale degli stessi.>
PEZZINO
N. 259 - Opportune iniziative al fine di riattivare l'impianto di
dissalazione di Porto Empedocle (AG) e garantire il futuro
occupazionale dei lavoratori.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
la società TPL di Roma, che ha gestito il dissalatore di Porto
Empedocle, ha provveduto alla irrevocabile cessazione della
gestione e manutenzione degli impianti, con la conseguente messa in
mora per la riconsegna degli stessi;
- tale decisione scaturisce dalle inadempienze della Regione nella
erogazione delle somme dovute e nel mancato perfezionamento del
nuovo contratto.
CONSIDERATO CHE:
- la sospensione dell'attività dei dissalatori ha causato la messa
in mobilità dei 13 operai impegnati negli impianti, con il rischio
concreto di perdere definitivamente il posto di lavoro;
- l'impianto di Porto Empedocle, unico in Sicilia, dissala e
potabilizza l'acqua e che pertanto una mancata produzione
determinerà una diminuzione dell'approvvigionamento idrico per la
comunità empedoclina e per Agrigento, dove confluisce il maggior
quantitativo d'acqua;
- l'installazione dei dissalatori è stata pensata proprio allo
scopo di porre fine alla drammatica crisi idrica che investe la
zona di Agrigento, con i conseguenti disagi per i cittadini
costretti all'attesa dei turni di distribuzione idrica;
- la chiusura annullerebbe tutti gli sforzi fatti per migliorare la
situazione idrica con un conseguente ritorno alla situazione di
emergenza prima esistente;
- la mancata manutenzione degli impianti causerebbe inevitabilmente
un loro depauperamento e un grave danno economico;
- la Regione, nonostante i ripetuti inviti al C.G.A., non ha ancora
avviato nessuna procedura per l'affidamento a trattativa privata
dell'impianto.
- RILEVATO che nelle more che si possa concretizzare con l'EAS una
intesa finalizzata alla riattivazione dell'impianto, i
dipendenti, posti in mobilità, hanno da tempo avviato
una mobilitazione che investe anche la comunità
empedoclina, assai penalizzata dalla vicenda,
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad avviare in tempi rapidi le necessarie procedure per
l'affidamento a trattativa privata del dissalatore di Porto
Empedocle al fine di garantire la funzionalità degli impianti e il
futuro occupazionale dei lavoratori.>
VELLA
N. 260 - Iniziative per il ripristino dell'operazione "Vespri
siciliani" nel territorio dell'Isola.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che dal luglio del corrente anno è stata disposta dal
Governo nazionale la cessazione dell'operazione
denominata "Vespri siciliani" consistente nell'impiego
di personale militare essenzialmente di leva a presidio
di obiettivi sensibili e nello svolgimento di attività
di controllo del territorio in Sicilia;
CONSIDERATO che l'operazione "Vespri siciliani" aveva riscosso
pieno successo sul piano dei risultati; aveva
consentito di ottimizzare l'impiego delle forze
dell'ordine nelle attività istituzionali ed in quelle
di polizia giudiziaria; aveva riscosso la simpatia da
parte della popolazione dell'Isola;
RITENUTO che la cessazione dell'operazione "Vespri siciliani" ha
determinato un'indebolimento nell'attività di controllo
del territorio e nella visibilità della presenza dello
Stato nei centri e nei luoghi ove maggiormente se ne
avverte la necessità in quanto più esposti all'azione
delle organizzazioni criminali;
CONSIDERATO che il costo sostenuto dallo Stato per lo svolgimento
dell'operazione "Vespri siciliani" risulta sicuramente
inferiore a quello in termini di ore lavorative delle
forse dell'ordine e di sottrazione di parte di esse
alle attività di istituto;
RAVVISATA la esigenza di una prosecuzione dell'operazione "Vespri
siciliani" venendo incontro alle aspettative della
maggioranza dei siciliani ed intendendo non lasciare
inascoltati i continui appelli in tal senso provenienti
dalla magistratura più esposta e dalle stesse forze
dell'ordine,
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- conformemente a precedenti ordini del giorno approvati, ad
esprimere al Governo nazionale la volontà delle istituzioni
regionali siciliane di ripristinare l'operazione "Vespri siciliani"
con decorrenza immediata per garantire la salvaguardia di obiettivi
sensibili ad azioni della criminalità organizzata e mafiosa e
rinforzare le attività di controllo del territorio.>
GRANATA - SCAMMACCA - SPERANZA
BURGARETTA - CAPUTO - BRIGUGLIO
ED ALTRI
N. 261- Interventi presso il Governo nazionale al fine di
approvare, in tempi rapidi, le norme antiracket e sui
collaboratori di giustizia.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
La realtà siciliana continua ad essere fortemente condizionata
dalla presenza della criminalità organizzata e mafiosa,
esercitata attraverso un capillare controllo del
territorio, che ne permea l'intera struttura produttiva
economica e sociale;
- i fenomeni del racket e dell'usura, diffusi in tutti i campi
delle attività economiche, commerciali e
imprenditoriali, pregiudicano la stessa libertà di
mercato, colpendo la dignità delle persona direttamente
interessate;
- lo Stato deve recuperare fiducia tra i cittadini, per incentivare
la collaborazione e la denuncia di tali atti criminali
e, per fare ciò, deve adeguare la legislazione in
favore delle vittime del racket e dell'usura e l'intera
legislazione di contrasto alla criminalità organizzata;
- la normativa antiracket, già approvata dalla Camera dei Deputati,
a causa della resistenza e dell'ostruzionismo di alcuni
gruppi politici, è bloccata da mesi nell'apposita
commissione legislativa del Senato, così come le
modifiche alla legge sui collaboratori di giustizia.
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a chiedere al Governo nazionale di attivarsi, con una propria
iniziativa, affinché vengano celermente approvate le normative
antiracket e sui collaboratori di giustizia, strumenti
indispensabili e irrinunciabili per una adeguata azione di
contrasto alle organizzazioni criminali e a Cosa nostra.>
FORGIONE - LIOTTA - VELLA - MARTINO
GRANATA - SPERANZA - SPAGNA - MELE
SPEZIALE
N. 262- Interventi al fine di consentire l'istituzione di uno
sportello decentrato degli Uffici del Territorio per
garantire i servizi catastali presso le Amministrazioni
locali.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
- la L.61/98, all'art..23 bis, stabilisce il trasferimento di
comuni interessati le funzioni statali relativamente a
tutte le operazioni e le procedure necessarie di
frazionamento e di accatastamento degli immobili e beni
espropriati per i lavori di urbanizzazione primaria e
secondaria e per i lotti assegnati ai privati nonché
degli edifici pubblici nelle zone della Valle del
Belice;
- ai sensi dell'art. 42, comma 5, del D.P.R. 287/92 si prevede
l'attuazione di un ampio interscambio catasto-comuni
con l'attivazione di sportelli per la fornitura di
servizi catastali presso i comuni;
- sulla base di tale norma la realizzazione di uno sportello
decentrato consentirebbe ai comuni interessati
l'adempimento alle suddette procedure grazie ad una
rapida consultazione dei necessari dati catastali;
- ad oggi le numerose famiglie colpite da terremoto del 1968
assegnatarie di alloggi non hanno la piena
disponibilità né la titolarità delle unità immobiliari,
per la materiale impossibilità di intervenire nella
stipula dei rogiti notarili, con la conseguente
impossibilità di alienare il proprio immobile.
CONSIDERATO CHE:
- tale inadempienza rimarca la trascuratezza e la disattenzione su
problematiche sociali e sul dramma che, ancora oggi,
non può dirsi risolto e nemmeno sulla vira di
soluzione.
RITENUTO CHE:
i Comuni di Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice, Menfi e
Montevago, essendo coinvolti nel progetto nel progetto
comunitario ECOS&OUVERTURE, con la partecipazione di
altre regioni europee, per la realizzazione di un
SITE-PROJECT (Sistema Informatizzazione Territoriale
per l'Environnement) , hanno avviato iniziative al fine
di acquisire tecniche moderne per un controllo dinamico
del territorio e di una pianificazione intercomunale
con la dotazione di una cartografia aggiornata.
- l'avvio del suddetto progetto, da parte dei comuni sopracitati, è
stato pensato proprio in riferimento alla attivazione
decentrata degli Uffici del Territorio al fine di
garantire i necessari servizi catastali.
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Ministero delle Finanze al fine di
consentire l'istituzione di uno sportello decentrato degli Uffici
del Territorio per garantire i servizi catastali presso le
Amministrazioni comunali.>
VELLA - LIOTTA - FORGIONE
N. 263- Sospensione effettiva dei ruoli esattoriali del consorzio
di bonifica Agrigento 3 e rimozione dell'attuale
commissario straordinario.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
IN CONSIDERAZIONE CHE:
- attualmente il Consorzio di bonifica Agrigento 3 è diretto dal
Commissario straordinario dr. Giuseppe Venezia dal
6.9.1997;
VISTO CHE:
- il dr. Giuseppe Venezia gestiva i Consorzi Basso Belice Carboj e
l'ex Consorzio Tumarrano, in seguito unificati con la
legge regionale n. 45/95 nel Consorzio Agrigento 3, si
ritiene incompatibile la nomina di commissario
liquidatore dei Consorzi da lui precedentemente
gestiti;
VISTO CHE:
- fino ad oggi sono state disattese precise disposizioni circa
l'adozione dei P.O.V. (Piani di organizzazione
variabili), nonché quanto contenuto nell'art. 32 della
legge regionale n. 45/95 che vieta qualsiasi forma di
assunzione, nonchè le norme contenute nel vigente
contratto nazionale del lavoro dei dipendenti dei
consorzi di bonifica circa l'art. 11 e ulteriormente
l'art. 29 della legge regionale n. 10/91 sulla
trasparenza;
VISTO CHE:
- a tutt'oggi sono disattese le disposizioni della circolare
assessoriale agricoltura e foreste n. 343 del 27.2.1998
con la quale si impartiva l'utilizzo del personale dei
Consorzi con le mansioni precedentemente assegnate dal
commissario ad acta;
TENUTO CONTO CHE:
- l'attuale commissario del Consorzio Agrigento 3 non garantisce
l'applicazione delle suddette disposizioni;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire urgentemente per la rimozione dell'incarico di
commissario straordinario del Consorzio Agrigento 3 del dr.
Giuseppe Venezia; la sospensione effettiva dei ruoli esattoriali
per una loro corretta ed equa determinazione.>
PEZZINO
N. 264- Nomina di una commissione di inchiesta per fare luce sulla
gestione della società Bacini di Palermo.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
- la Bacini di Palermo S.p.A. il cui pacchetto azionario è al 50%
in mano a FINCANTIERI e per l'altra metà all'Espi, è
costata, in 30 anni di attività, 4.500 miliardi alle
casse regionali;
- ormai da decenni, anche attraverso numerose interrogazioni
parlamentari, non è dato sapere quale reale impiego
hanno avuto i miliardi caduti a pioggia in favore della
Bacini S.p.A. : 52miliardi per la ristrutturazione ed
ammodernamento di due bacini galleggianti, altri 12
stanziati per interventi di recupero;
- protocolli d'intesa e stanziamenti miliardari hanno, solamente
sulla carta, garantito il costante aggiornamento
tecnologico di impianti e attrezzature del bacino di
carenaggio;
- la Fiom CGIL ha sollevato numerosi ed inquietanti interrogativi
sulla speculazione praticata dalla Bacini in merito
alla lievitazione delle commesse per le riparazioni e
sulla maggioranza dei prezzi di costo del parcheggio e
dei servizi;
- a quanto detto si aggiunge perfino l'intenzione di Salvatore
Granatelli, Presidente del C.d.A. della società, di
licenziare gli operai per l'assenza di fondi.
CONSIDERATO CHE:
- l'enorme mole di contributi regionali destinati alla società,
aveva come unico obiettivo quello di rilanciare i
cantieri, mentre, oggi, assistiamo ad un loro lento
depauperamento e ad una crisi strutturale, le cui
gravissime responsabilità devono essere accertate e
perseguite;
- l'intera vicenda assume i connotati di uno dei tanti scandali
regionali legati ad una clientelare e pessima
amministrazione della cosa pubblica, come se fosse cosa
privata.
RITENUTO CHE:
- occorre dare immediato seguito ad una serie di iniziative tese a
fare luce sulla gestione della società Bacini, partendo
dalle numerose domande rimaste inevase da troppi anni
di silenzio e di omertosa copertura;
- è necessario contribuire al rilancio del cantiere palermitano
dentro la cantieristica nazionale e, a questo fine, può
contribuire la messa sul mercato della società, come
più spesso sollevato dal sindacato.
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a nominare una Commissione d'inchiesta governativa con
l'obiettivo di fare luce sulla intera gestione della società Bacini
di Palermo;
- a rispondere a tutti gli atti ispettivi il cui contenuto fa
esplicito riferimento alla gestione della società Bacini di Palermo
S.p.A.>
FORGIONE - LIOTTA - VELLA
N. 265- Istituzione del nuovo capitolo di bilancio "Fondo
finanziamenti lavori di pubblica utilità dei comuni
siciliani.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
- la situazione occupazionale della Sicilia è sempre più grave e
determina una precipitazione della crisi sociale;
- è necessario concentrare tutte le risorse finanziarie disponibili
per costruire una terapia d'urto contro la
disoccupazione.
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad attivarsi affinché i proventi derivanti dalle operazioni di
cessione delle partecipazioni azionarie della Regione e degli altri
enti pubblici istituiti con legge regionale affluiscono al bilancio
della regione per costituire un nuovo capitolo-rubrica Assessorato
Presidenza denominato "Fondo finanziamenti lavori di pubblica
utilità dei Comuni siciliani".>
FORGIONE
LIOTTA ed altri
N. 266- Iniziative presso il Governo nazionale per il finanziamento
e l'avvio di patti territoriali e contratti d'area.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
APPRESO che:
- appreso che la delibera adottata dal CIPE in data 11
novembre 1998 determina il venir meno dei criteri fino
ad oggi seguiti per finanziare ed avviare patti
territoriali e contratti d'area e che dovranno
essere adottati nuovi criteri dal Ministero del lavoro,
d'intesa col Ministro dell'Industria;
CONSIDERATO che:
- la medesima delibera firmata dal Ministero del Tesoro
Ciampi prevede, altresì, che i nuovi parametri dovranno
essere sottoposti al giudizio della Commissione
dell'unione Europea;
CONSIDERATO,
- altresì, che in forza di tale delibera e senza alcuna
consultazione con le parti sociali, è stato bloccato
non solo l'iter di nuovi patti territoriali e contratti
d'area, ma anche il finanziamento di patti e contratti
già definiti e firmati da molto tempo;
ATTESO che:
- patti territoriali e contratti d'area sono stati in
questi anni pubblicizzati dal Governo centrale come
strumenti essenziali per recuperare il divario delle
Regioni meridionali e in particolare della Sicilia, dal
resto del Paese;
RITENUTO che:
- tale grave impasse rappresenta, di fatto, il blocco
della pur minima iniziativa da parte dello Stato in
favore dello sviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad invertire con urgenza nei confronti del Governo Nazionale,
perche siano rimossi i predetti ostacoli frapposti al finanziamento
e al concreto avvio di patti territoriali e contratti d'area, con
grave penalizzazione degli interessi della Sicilia.>
Briguglio,Stancanelli,
Sottosanti, Tricoli, Virzì
La Grua, Drago ed altri.
N. 267- Provvedimenti per la pubblicazione delle graduatorie
definitive per l'accesso dei lavoratori "ex articolisti" ai
contratti di diritto privato".
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
RITENUTO che:
- la compiuta applicazione della legge regionale 21
dicembre 1995, n. 85 costituisca il percorso
fondamentale per l'uscita dell'area del precariato dei
lavoratori "ex articolisti" e per il loro inserimento
graduale nel mondo del lavoro.
CONSIDERATO che:
- sono in fase di avanzata attuazione gli articoli 11 e
12 della citata legge regionale 85/1995 che prevedono
l'accesso di detti lavoratori ai contratti di diritto
privato;
ATTESO CHE,
- gli Uffici Provinciali del Lavoro hanno pubblicato le
"graduatorie provvisorie" (elenchi dei lavoratori con
relativo punteggio) secondo i criteri di cui all'art.
12, secondo comma della L.R. 85/1995 e che sono
ampiamente scaduti i termini entro i quali, ai fini
della partecipazione al procedimento amministrativo, i
lavoratori interessati potevano presentare osservazioni
e reclami avverso i punteggi attribuiti;
ATTESO che:
- ai fini dell'accesso dei lavoratori "ex articolisti"
è indispensabile che siano pubblicate le graduatorie
definitive da parte degli Uffici Provinciali del
Lavoro,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad adottare tutti i provvedimenti necessari perchè gli Uffici
Provinciali del Lavoro, entro 30 giorni, diano corso alla
pubblicazione delle graduatorie definitive, ai fini dell'accesso
dei lavoratori "ex articolisti" ai contratti di diritto privato, in
adempimento dell'art. 12, secondo comma, della L.R. 85/1995.>
Briguglio,Stancanelli,
Sottosanti, Tricoli, Virzì
La Grua, Drago Pagano ed altri
N. 268- Interventi per il miglioramento del servizio di trasporto
aereo regionale.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- la politica tariffaria della Compagnia di Bandiera
(Alitalia) per i collegamenti da e per la Sicilia
risulta essere estremamente penalizzante per la
Sicilia; che il numero di collegamenti garantiti è
sicuramente insufficiente per rispondere alle esigenze
degli utenti; che, per altro, i pochi voli per Trapani,
Pantelleria e Lampedusa sono stati soppressi.
RITENUTO che:
- l'espletamento di tali servizi si configura
sicuramente cone pubblico servizio; che la pura logica
di mercato non può essere assunta come giustificazione
di tali comportamenti da parte della Compagnia di
Bandiera;
CONSIDERATO CHE,
- le amministrazioni provinciali di Agrigento, Catania,
Palermo e Trapani, hanno già adottato atti deliberativi
per la riattivazione di un numero minimo di
collegamenti garantiti e di tariffe agevolate; che il
regolamento CEE n. 2408 del 1992, da la possibilità di
riconoscere la situazione di disagio per la Regione
siciliana con relativa riduzione delle tariffe con
imposizione di oneri di servizio pubblico; che la
possibilità di cui sopra è demandata al Ministero dei
trasporti; che lo Statuto siciliano prevede all'art. 17
lettera a) e h) la competenza della Regione per i
trasporti regionali di qualsivoglia natura, nonchè la
possibilità di assunzione da parte della medesima di
pubblici servizi;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire perentoriamente presso il Governo Nazionale e la
Compagnia di Bandiera (o altra compagnia aerea disponibile), per la
riattivazione dei voli soppressi, e per la realizzazione di un
piano dei trasporti aerei concordato, con un numero minimo di voli
garantiti tale da non escludere nessuno degli aeroporti presenti
nella Regione e con tariffe che tengano conto della situazione di
disagio della stessa.
Giovanni Pisciotta.
N. 269- Interventi per assicurare il rispetto dell'articolo 6 dello
Statuto della Regione siciliana.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- i deputati regionali Guido Virzì, Salvino Caputo,
Raffaele Stancanelli, Giuseppe Scalia e Giuseppe
Grippaldi, da notizie di stampa, pare siano stati
iscritti nel registro degli indagati della Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Palermo per
l'ipotesi di diffamazione, che avrebbero commesso
nell'esercizio del loro mandato, sottoscrivendo una
mozione con la quale nel segnalare, in via ipotetica,
infiltrazioni mafiose nel "Patto delle Madonie"
chiedevano l'intervento del Governo regionale, per la
costituzione di una commissione di inchiesta, al fine
di accertare la reale consistenza dei pericoli
paventati;
- l'iniziativa della Procura della Repubblica di
Palermo, al di là del merito delle accuse formulate,
sembra essere stata provocata esclusivamente da un atto
parlamentare tipico, la mozione, ed in tal senso in
aperta violazione dell'articolo 6 dello Statuto della
Regione siciliana, che così recita: "I deputati non
sono sindacabili per i voti dati nell'Assemblea
Regionale siciliana e per le opinioni espresse
nell'esercizio della loro funzione";
- la presentazione di una mozione è certamente un atto
proprio della funzione parlamentare;
- se così stanno i fatti, non solo sarebbe grave
l'iniziativa della Procura della repubblica, lesiva del
dettato costituzionale e statutario, ma semmai,
potrebbe configurare un reato di abuso a carico del
magistrato istruttore;
- in passato l'ARS è stata oggetto di altri discutibili
episodi similari, riguardanti taluni procedimenti
legislativi, con ciò confermandosi l'urgenza di un
preciso chiarimento di tipo istituzionale;
RITENUTO CHE,
- l'iniziativa della Magistratura lede prerogative
costituzionali dei componenti dell'Assemblea regionale
siciliana invade le attribuzioni statutarie della
Regione ed in particolare incide sulle funzioni
ispettive e politiche del Parlamento regionale (Art. 7
st.Sic.) sulla insindacabilità dell'istituzione (art. 4
st. Sic.) e sulla libera espressione del voto da parte
dei deputati (art. 6 st. Sic.)
CONSIDERATO CHE:
- sia la giurisprudenza di merito (C.F.R. tra l'altro
la sentenza del Tribunale di Palermo del 14.12.1977)
che la giurisprudenza Costituzionale (C.F.R. tra
l'altro la sentenza del 20.03.1985 n. 69 e del 17-24
aprile 1996, n. 129) hanno pacificamente ammesso, sia
per i parlamentari nazionali che per i componenti delle
assemblee legislative regionali, comprese quelle delle
Regioni a statuto ordinario, l'irresponsabilità penale
e l'insindacabilità per l'opinione espressa
nell'esercizio delle funzioni connesse al mandato si
all'interno che all'esterno della sede parlamentare;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a sollevare, nel caso in cui venga accertata la presenza di atti
della magistratura invasivi delle prerogative parlamentari,
conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale.
INVITA ALTRESI'
IL PRESIDENTE DELL'ARS ED IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
- a promuovere incontri istituzionali con il Presidente della
Repubblica, anche nella veste di Presidente del CSM e con altre
istituzioni, al fine di tutelare le prerogative costituzionali
dell'ARS e dei suoi componenti.>
SALVO FLERES.
N. 270- Interventi per la differenziazione del prezzo della benzina
in Sicilia.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
RILEVATO:
- che il previsto aumento di trenta lire sul prezzo
della benzina avrà certamente un pesante effetto
negativo per l'economia dell'Isola, aggravando
enormemente i costi di trasporto dei suoi prodotti,
considerata la sua posizione periferica e la lontananza
dai mercati nazionali e internazionali.
RILEVATO:
- che la Sicilia contribuisce per il 40 per cento nella
produzione nazionale degli idrocarburi, pagando un
costo enorme dal punto di vista ambientale,
CONSIDERATO:
- che in contrasto con le dichiarazioni di tutte le
forze politiche in direzione del superamento della
questione meridionale, si infliggono invece da parte
dello Stato norme tributarie e manovre di finanza che
colpiscono la già fragile struttura produttiva
dell'Isola,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Governo nazionale affinchè vengano
previste per la Sicilia tariffe differenziate sul prezzo della
benzina, senza le quali si metterebbe in pericolo l'esistenza della
piccola e media impresa siciliana, aggravando ulteriormente la già
pesante situazione economica e occupazionale dell'Isola.>
FLERES.
Onorevole Fleres, l'ordine del giorno n. 270 è praticamente
preclusivo per la mozione che è stata letta oggi.
FLERES. ... Nel caso in cui venisse approvato ...
PRESIDENTE. No, anche se viene respinto.
FLERES. Anche se viene respinto.
PRESIDENTE. Resta così stabilito.
N. 271- Istituzione della Commissione regionale per i diritti
dell'uomo.
ORDINE DEL GIORNO
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PRESO ATTO:
- che la Regione siciliana in armonia con i principi
sanciti dalla Costituzione in materia di diritti della
persona ed in aderenza con la risoluzione 1996/50 della
Commissione per i diritti dell'uomo delle Nazioni
Unite, promuova qualsiasi attività volta al rispetto e
alla tutela dei suddetti diritti.
RITENUTO:
- urgente acquisire nell'ambito del territorio della
Regione siciliana informazioni su fatti che possano
ledere o mettere a repentaglio i diritti fondamentali
dell'uomo proclamati dall'Assemblea delle Nazioni Unite
il 10 dicembre 1948,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad istituire entro 90 giorni la Commissione regionale per i
diritti dell'uomo presso la Presidenza della Regione in
collaborazione con associazioni come "Amnesty International",
"Federacion internacionelle de droit de l'homme", "Istituto
Superiore Internazionale di Scienze criminali" e quante altre
operino in apposito elenco approvato con decreto del Presidente
della Regione".>
FLERES, PAGANO.
Onorevoli colleghi, siamo in fase di discussione generale.
E' iscritto a parlare l'onorevole Briguglio. Ne ha facoltà.
Presidenza del presidente Cristaldi
BRIGUGLIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo
a discutere, l'hanno sottolineato diversi colleghi, nel dibattito
che si è svolto stamani, dinanzi ad una vera e propria
finanziaria, quindi, dinanzi ad una manovra di bilancio che deve
rispondere soltanto a bisogni emergenti, ad esigenze di pura
urgenza, di pura emergenza. C'è un filo politico che lega queste
norme, che in parte sono delle norme effettivamente sostanziali e
sono delle norme, ce ne sono almeno cinque o sei, che vanno al di
là del mero dato finanziario e che sostanziano una disciplina
normativa nuova in settori sensibili, importanti, a cominciare da
quello dell'occupazione e del lavoro.
Per la verità va anche detto che forse per una ragione, cioè
quella di non dare vedere - fu uno degli annunci iniziali del
governo Capodicasa - cioè quello di non dare corso o comunque di
ritirare la gran parte dei disegni di legge che erano in corso di
discussione presso le Commissioni o addirittura pronti per
l'Aula, in realtà questo disegno di legge ripropone, almeno sul
piano di alcune norme sostanziali, diverse disposizioni che erano
contenute nel disegno di legge n. 702/A, nel disegno di legge per
l'occupazione che è passato attraverso il vaglio della
Commissione Lavoro e poi della Commissione Bilancio, era pronto
per l'Aula prima della crisi del governo Drago.
Ci sono alcuni articoli che sono stati presi pari pari e
trasposti in questo disegno di legge. Lo osserviamo questo,
soltanto per dire che ce ne siamo in qualche modo accorti,
quindi, da un punto di vista delle norme sostanziali, norme in
materia di lavori socialmente utili o di piani interregionali di
inserimento professionale, non c'è nulla di nuovo, si tratta
soltanto della riproposizione di alcune norme.
Ciò che in qualche modo vogliamo rilevare e che per certi
versi è anche un poco preoccupante è la filosofia di questo
disegno di legge. Sembrerebbe dire il Governo con questa proposta
nel momento in cui arriva il nuovo esecutivo, vuole seguire un
trend, una posizione che la ex opposizione ha sempre sostenuto in
quest'Aula e cioè quella della deresponsabilizzazione della spesa
in capo alle autonomie locali. Io credo che un tema molto
trascurato dalla maggioranza e dalla ex maggioranza nei mesi
scorsi sia stato sul piano propriamente politico quello delle
continue e costanti decurtazioni di trasferimenti da parte dello
Stato alla Regione. Quando la piazza ha protestato e, per
espressione di categorie anche molto diverse, dagli imprenditori
alle organizzazioni sindacali, agli operai forestali, alle varie
fasce di precari, perchè in una politica di effettivo rigore di
cui la pietra miliare è stata certamente la legge regionale 6 del
1997, la prima vera finanziaria di questi ultimi anni, che varò
con grande coraggio il governo Provenzano non si è mai detto
quando ci sono state grandi difficoltà per la Regione che ogni
anno è stata costretta e i governi di cui ho avuto l'onore di far
parte hanno seguito questa linea rigorista, da un lato noi
riuscivamo anche a tagliare migliaia di miliardi di spesa dal
bilancio della Regione, però dall'altro era come il cane che si
mordeva la coda perchè lo Stato, vedi il caso della sanità,
finiva per addossare continuamente a carico del bilancio della
Regione delle spese che fino all'anno prima invece erano coperte
dal bilancio dello Stato. Ora questo forse ai siciliani è stato
spiegato poco ed io credo che questo periodo, che non so quanto
durerà, in cui il centro destra sta all'opposizione, ha maggiore
occasione di potere approfondire alcune questioni e alcuni
aspetti della attività di governo che c'è stata in precedenza.
Certamente questo è uno degli aspetti importanti. La Regione
siciliana si è trovata ieri, oggi e si ritroverà, credo,
nell'immediato futuro, ma su questo voglio tornarci, in grande
difficoltà finanziaria perchè lo Stato ha scaricato molte delle
spese, che fino a qualche tempo fa in qualche modo reggeva sulle
spalle del bilancio centrale, sulla Regione. Questo ha provocato
una serie continua di difficoltà che, sia chiaro, già si ritrova
con questo disegno di legge questo Governo, e si ritroveranno
anche se non sarà invertita la rotta gli esecutivi che
seguiranno. E così mentre la Regione siciliana è stata costretta
a sopportare questa politica dei sacrifici che lo Stato ha
imposto alla Regione siciliana, avrebbe dovuto in qualche modo
diffondere questa etica della responsabilità della spesa anche in
capo agli enti da essa dipendenti, a cominciare dalle autonomie
locali. Perchè, nel momento in cui in nome dell'Euro c'è stata
nel nostro Paese una politica di restrizione in tutte le
direzioni, era giusto che il segnale, che la traccia, che la
politica di Governo locale seguisse questo stesso indirizzo e che
a una politica di contenimento delle spese e di restrizione di
taglio delle spese che ha provocato momenti di impopolarità,
momenti di difficoltà alla classe politica che ha governato in
nome del centro destra questa Regione fino a qualche mese fa,
anche le amministrazioni locali dovevano, in qualche modo,
sobbarcarsi questa difficoltà, dovevano misurarsi con questo
problema che è un problema generale.
Ora, con questo disegno di legge, con molti altri
provvedimenti legislativi, che cosa si vuole fare? Si vuole
assicurare alle amministrazioni locali una capacità di spesa
sganciata da qualunque etica della responsabilità. Si vogliono
dare, cioè, entrate certe a prescindere da quello che succede a
Roma o a Palermo, a prescindere di quelle che sono le
disponibilità finanziarie del Governo della Regione.
Noi crediamo che, al di là dei dati meramente numerici,
questo sia un fatto che non fa crescere la cultura di Governo sul
territorio delle classi dirigenti locali. Quando poi andiamo a
notare che molto spesso i capitoli di spesa, anche nelle
amministrazioni locali che hanno una grossa ricaduta sui bilanci
dei comuni e delle province, vanno in direzione di spese non
esattamente prioritarie - non intendo affatto soffermarsi su
questo aspetto, ma quotidianamente la stampa e, in particolare i
quotidiani della nostra Regione registrano delle vere e proprie
esagerazioni, soprattutto in tema di consulenze; io ricordo che
come assessore regionale, ma anche i colleghi che oggi esercitano
questo mandato possono esercitare un numero estremamente
ristretto di consulenti per una funzione di Governo che è la
funzione di Governo che viene esercitata in una grande Regione
come la Sicilia, una Regione a Statuto speciale, ebbene i
cosiddetti "Ministri regionali" oggi dispongono solo di tre
consulenti, le amministrazioni locali e in particolari i comuni
medio-grandi credo che hanno dato vita ad un vero e proprio
costume - negativo naturalmente - su questo fronte di consulenze
di affari più disparati e anche esotici, per certi versi, con una
considerazione della spesa che dire dissennato o allegra spesso è
poco.
Quindi, questo è certamente un aspetto che noi vogliamo
considerare. C'è una considerazione dal punto di vista anche
finanziario; quindi diciamo che questo disegno di legge si muove
in continuità con le difficoltà, con le emergenze e con
l'impossibilità, spesso, in alcuni frangenti, di dare vita ad una
politica di programmazione che era esattamente ciò che veniva
lamentato da chi oggi siede sui banchi del Governo e che ieri si
divertiva a fare omelie e predicozzi sulla necessità di dare vita
a politiche di bilancio diverse.
Sulla politica finanziaria e su questi primi passi che il
Governo Capodicasa ha iniziato, in qualche modo aleggia, e
comunque viene sussurrato quello che è diventato un "luogo
comune". Io lo voglio dir molto apertamente e cioè che il
Governo regionale nuovo punta a differenziarsi dai precedenti
Governi regionali su una pretesa solidarietà maggiore,
finanziaria in nome dell'attività del fotocopiatore politico o in
nome della omologazione a quelle che sono le scelte nazionali a
una maggiore solidarietà a una sorta di soccorso centrale di cui
non ha potuto beneficiare la nostra Regione proprio perché
guidata da Governi di altro segno politico e di altro
schieramento rispetto al Governo nazionale.
Cioè si dice in buona sostanza che la possibilità di
riuscire ad entrare nel gradimento, nel consenso della società
siciliana di questo Governo, tenuto conto che l'atto di nascita è
stato un atto di nascita asfittico sul piano politico, di
grandissima difficoltà che l'esperimento per così dire di questo
Governo a cui tutti danno soltanto pochi mesi di vita che è la
possibilità di riuscita unica è quello che in qualche modo lo
Stato al centro apra le casse generosamente e con quella
generosità che finora non era stata riservata alla nostra
Regione.
Io naturalmente me lo auguro pensando che comunque il
terreno del confronto si deve spostare ad altri campi e nel
terreno del confronto politico anche da parte nostra si possa
vincere il confronto in termini costruttivi come confronto fra
due esperienze di Governo che è una forma particolare di
alternanza ma sempre di alternanza si tratta.
Purtroppo e proprio sul fronte dell'occupazione, io lo
voglio dire, anche perché il tema non è stato affrontato
adeguatamente dall'Aula e dal nostro Parlamento, sul fronte
dell'occupazione, come segnale di attenzione al Mezzogiorno
d'Italia e anche alla nostra Regione non sembra che ci siano dei
segnali incoraggianti per cui questa possibilità o comunque
questa velleità e anche questo millantato credito, per certi
versi, che viene diffuso secondo cui poi il Governo nazionale
aiuterà questo Governo della Regione con maggiori risorse
finanziarie, rischia di scontrarsi con la realtà.
Proprio in questi giorni organi di stampa qualificati hanno
fatto notare la notizia rischia di passare sotto silenzio in
questa Aula, io la voglio riprendere, su questo abbiamo
presentato insieme ad altri colleghi un ordine del giorno che lo
strumento principe della politica per l'occupazione, quella di
cui in religioso silenzio e rispetto ho dovuto sorbirmi come
Assessore regionale al Lavoro grandi interventi e continui
interventi in questa Aula, ricordo anche degli emendamenti che
andavano ad estendere sul piano regionale questo tipo di
iniziativa e questi strumenti che l'immaginario della sinistra ne
aveva fatto come una panacea per tutti i problemi
dell'occupazione, cioè i contratti dare ai patti territoriali,
bene c'è una delibera del CIPE criticatissima dalle parti sociali
dell'11 novembre che dice stop ai patti territoriali e ai
contratti d'area anche per via retroattiva cioè non sarà dato
corso ai finanziamenti, si dovranno ridiscutere tutti i parametri
e notificati all'unione europea, è stato dato lo stop ai criteri
finora seguiti e non sappiamo fino a quando, questa è come dire
la grande politica sociale e per l'occupazione dello statista
Ciampi, ma dobbiamo registrare poi che si diventa statisti
soltanto sui fatti questo strumento che era l'unico strumento che
aveva inventato in Italia perché poi la sinistra europea su
questo è stato un grande fallimento e gli osservatori più acuti
della sinistra hanno notato come la politica per l'occupazione
dei governi europei, perchè ormai in Europa governa soltanto la
Sinistra, è una rimodulazione della riduzione dell'orario di
lavoro o per via settimanale, le 35 ore, cercando o di rottamare,
mi dispiace ripetere questo termine che nei confronti di persone
e dei lavoratori è assolutamente offensivo, o pensare di creare
occupazione mandando i lavoratori a 50 anni in pensione per poi
sostituirli con dei giovani.
La ricetta della Sinistra europea è questa, in Italia erano
i patti territoriali e i contratti d'aria, ma finora non abbiamo
visto decollare nessuno e oggi arriva uno stop in nome della
mancanza di risorse finanziarie, perchè questa è la verità, per
cui se il governo della Regione, anche il governo Capodicasa
pensa di potere superare le difficoltà squisitamente politiche
che stanno al proprio interno ed è quello, per usare un termine
elegante, del mutevole atteggiamento dell'UDR, io credo che ne
vedremo ancora delle belle di quì ai prossimi mesi se non di quì
alle prossime settimane, sotto questo aspetto io credo che avrà
delle tristi sorprese.
Quindi, se veramente si vuole, se veramente si voleva,
io spero che alcuni di questi provvedimenti, che condivido nel
merito, per dare continuità di lavoro al precariato, sono stati
attinti da risorse finanziarie e destinate all'unica legge
strutturale per l'occupazione che la legge 30, che assicura 6
anni di sgravi contributivi alle imprese che assumono, e su cui
si vuole muovere ricordo tante critiche quando venne approvata
questa legge, ma la verità e che il Governo nazionale oggi in
forma ....... cerca di copiarla, si parla nella finanziaria di
sgravi contributi per soli tre anni per i neo-assunti e concludo,
Signor Presidente, risorse finanziarie che non sono state
impegnate ad oggi sono stati attinti da questi capitoli, io spero
che questo sia dovuto al fatto che non ci sia bisogno effettivo
di queste risorse finanziarie e che non ci sia questa esigenza
prioritaria perchè anche nell'anno che verrà ci saranno le
risorse finanziarie necessarie per dare corso a tutte le istanze
che sono state depositate presso gli uffici regionali.
Sotto questo aspetto, poi entreremo anche nel merito dei
singoli articoli, per adesso ci interessava soltanto analizzare
la filosofia generale del provvedimento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo.
Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Rinunzio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Strano.
Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente, ritengo che la discussione di
carattere generale abbia necessità di alcune considerazioni, di
approfondimenti riguardanti, appunto come precedentemente è
relazionato dall'onorevole Briguglio, la filosofia che si muove
all'interno di questo disegno di legge 840/A.
Un disegno di legge che se fosse stato presentato per
ipotesi da un Governo di marca diversa sarebbe stato un disegno
di legge forse scandaloso per la frettolosità, per la
impostazione, per la filosofia ripeto che in esso regna che è
quello della soluzione dei problemi delle municipalità e non
soltanto di queste.
Perchè sarebbe stato considerato scandaloso?
Perchè andava ad eliminare delle sacche di spese è vero come
dicevamo prima con l'Assessore, onorevole Piro, sempre così
attento ai problemi del bilanci nella veste prima di deputato di
opposizione ed oggi di maggioranza, perché andava a destinare,
sul filo di lana, alcune risorse alle necessità dei comuni, che
sono diverse, anche se, bisogna esser sinceri, non si riesce qui
a comprendere quali queste risorse siano e quali siano da
privilegiare come bisogni, quelli dei comuni.
E' un disegno di legge, quindi, che pur avendo una filosofia
politica di carattere generale, a mio avviso, non dà una
specifica destinazione a questi fondi. Parliamo di fondi per i
comuni, ma da chi saranno gestiti, come saranno indirizzati,
contrariamente a quanto prima si realizzava, é difficile da
capire;, anzi, vorrei dire, onorevole Piro e presidente
Cristaldi, che questo disegno di legge per alcuni aspetti
contraddice gli impegni presi in questi giorni dall'onorevole
Capodicasa nel suo pellegrinaggio in diverse municipalità.
Si sostiene che finalmente, e si sottolinea finalmente, "la
politica va verso le municipalità, va verso i comuni", come se
fino ad oggi vi sia stata una politica di accentramento della
Regione e come se la politica messa in atto dai governi
Provenzano e Drago sia stata una politica che ha spogliato i
comuni delle province. Non ricordo sia stato così. Non é stato
così. Vi sono state diverse concertazioni con i comuni, diverse
logiche che con i comuni hanno portato all'ottenimento di
numerosi risultati; per quanto mi riguarda, sul piano del
turismo, sul piano della finalizzazione di alcuni progetti,
un'assoluta sintonia che ha permesso la realizzazione di molti
obiettivi. Mentre qui, in effetti, pare che si ritorni ad una
volontà decisionale del governo che poi sentirà i comuni, cioè
viene lasciata una discrezionalità senza alcun criterio nella
distribuzione e nella finalizzazione delle risorse economiche
evidenziate in questo disegno di legge.
C'é una contraddizione, ritengo di poter dire, stridente con
gli enunciati di questi giorni, riunioni con l'ANCI, riunioni con
i comuni, con le municipalità); in effetti, ci pare che il ruolo
dei comuni sia quasi quello dei sindacati che, molto spesso,
vengono sentiti. Coloro i quali hanno fatto i consiglieri
comunali, gli assessori in qualche comune o in qualche provincia
ricorderanno sicuramente: gli ordini di servizio si fanno
"sentite le organizzazioni sindacali", ma molto spesso si fanno
anche senza sentire le organizzazioni sindacali perché questo
non é un obbligo che prevede sanzioni per chi emette questi
provvedimenti.
Anche qualora ciò non dovesse accadere, sarebbe una spesa
destinata all'arbitrio del Governo regionale.
Cominciamo col dire che vi é una retrocessione sotto
l'aspetto dell'apertura alle municipalità, sotto l'aspetto della
convergenza degli interessi con quelli delle municipalità.
Vorrei riprendere anche ed allargare un po', anche per
campanilismo, quello che poc'anzi l'onorevole Carmelo Briguglio
diceva. Ma vi ricordate lo strombazzare di convegni, di tavole
rotonde con i rappresentanti dell'ANCI, con esponenti di diverse
università straniere, rappresentanti del Banco di Sicilia,
rappresentanti di società private di gestione delle finanze?
L'onorevole Villari ricorderà certamente, ad esempio, quando si
riunivano a Catania in quei così popolani, così proletari saloni
di Palazzo Biscari, dove il nostro sindaco Bianco ama riunirsi
con i bisognosi di Librino, con gli abitanti dei villaggi degli
sfrattati. Infatti, a Catania vi é la bellissima usanza di
discutere dei problemi dei poveri e degli emarginat icon i baroni
e con i marchesi, magari in smoking. Ricordo l'assessore Ferrera
il quale, mentre c'erano gli anziani e i giovani che non
riuscivano ad avere i fondi della legge 1 sulla solidarietà,
distribuiva piccoli canapè al caviale del Volga assieme al
sindaco Bianco in smoking. D'altronde costoro in nome del
proletariato.. ah, onorevole Pignataro, non avevo visto che c'eri
tu; tesoro mio, io lo smoking lo metto e me ne frego, ma non ho
mai detto che avrei distribuito fondi, quindi siamo su livelli
diversi: io ho sempre avuto queste frequentazioni, loro le hanno
con una finzione.
Dicevo, sotto i cieli di stucco d'oro degli amici che poi
vanno in bicicletta, perchè poi ci sono i baroni che vanno in
bicicletta, i baroni rossi che vanno in bicicletta, i proprietari
di Palazzo Biscari ed altri che accolgono gratuitamente il
sindaco Bianco, ricordo che si riunivano questi soloni per dire:
"abbiamo finalmente i patti territoriali, il contratto d'area".
Quindi cominciavano dicendo è pronta la soluzione per la Playa,
tre alberghi, ma perchè tre? Quattro. Facciamo l'ippodromo, due
ippodromi. Il porto turistico si fa. A proposito, Rotella ha
scoperto (lui di trasporti se ne intende essendo un responsabile
del settore dei trasporti a pieno titolo come lavoro personale)
che il porto turistico non si può fare contrariamente a quanto
sostiene l'autorità portuale. Badate bene e ieri diceva:
"salviamo il porto, finanziamo il progetto", retrocedendo quindi
dalla posizione del Governo Drago che diceva invece che i fondi
della portualità turistica possono essere consegnati.
Ma, d'altronde, si preferisce mantenere in piedi il disegno
egemonico dei gruppi della metanizzazione dei quali è complice
l'assessore Giuseppe Castiglione. Gruppi economici della
metanizzazione in Sicilia per strapparli alla portualità
turistica, agli albergatori e quindi Rotella che, devo dire, va
avanti sul piano dei trasporti quasi come fosse una ferrovia,
riesce ad essere in linea con questo tipo di progetti.
Quindi contratti d'area, patti territoriali. C'erano il
barone, i principi, gli addetti stampa, stucchi, un po' di flutes
di champagne, Arald Bonura, amico mio, che è responsabile del
patto territoriale dei contratti d'area: è tutto fatto, c'é
lo sportello per i contratti d'area. E tutti a presentare
progetti sulla Playa: facciamo questo, facciamo quest'altro. Io
voglio fare un Kartodromo; tu cosa vuoi fare? Una pista di
formula uno, facciamo la pista di formula uno. Ma porto
turistico, uno? Ne facciamo uno grande ed uno piccolo. Poi cosa
possiamo fare? Leviamo il cementificio, colleghiamoci
all'assessore per l'urbanistica, facciamolo inserire nel piano
regolatore, quindi, in quella zona tutti alberghi; d'altronde,
ci aveva pensato già Saro Pettinato. Facciamo tutto. E invece
cosa è successo? Che il CIPE ha detto di no e la città,
nonostante le protezioni di tipo massonico delle quali gode in
alto loco l'amministrazione comunale di Catania, è "strafregata"
ed è fuori dai contratti d'area. Notizia di oggi.
E che succede ora di tutti quelli che presentavano i
progettini, dei baronetti, dei responsabili delle grandi aziende?
In Sicilia si può, caro monsieur Pistorio, così amico e che paghi
i laureati con il contratto dei metalmeccanici alla SGS; monsieur
Pistorio, così bravo ad essere propagandato dall'amministrazione
comunale di Catania, che succede ora, caro monsieur Pistorio? In
Sicilia si può? No, in Sicilia non si può, tesoro mio, e quindi,
caro mio, ritorna con i piedi in terra con Bianco a parlare di
cose più terra terra. I contratti d'area sono sfumati, Catania
non c'è più. Dunque, onorevole Piro, piuttosto che costruire
castelli in area con queste municipalità, torniamo con i piedi
per terra, vediamo cosa fare per i bisogni degli ultimi, ma non
nei castelli sontuosi con i broccati, quando non si è abituati a
frequentarli, caro Pippo, ma facciamolo in maniera seria,
risolvendo realmente i problemi e, quindi, con in comuni non
stabilire i contratti d'area, ma sapere cosa si fa di questa
valanga di miliardi che si sta destinando, perché se devono
essere destinati a operazioni improduttive, noi non ci stiamo;
noi siamo perché i comuni abbiano i fondi e perché si abbia
chiara la destinazione della spesa che da questo disegno di
legge, caro capogruppo, non si evince.
Quindi, aspettiamo che vi sia una sintonia reale, una
sintonia seria con i Comuni per sapere quali sono i criteri,
sentito l'Assessore Barbagallo componente del gruppo degli
straccioni di Valmì (non è un insulto lo dicono tutti, con tanto
rispetto per Valmì) dovrebbe assolutamente dirci quali sono i
criteri attraverso i quali lui dovrà regolare il tipo di flusso
di spesa.
Se questi chiarimenti dovessero essere dati, non siamo
pregiudizialmente contrari; certo, onorevole Piro, ne parlavamo
poc'anzi uscendo, vede come è strana la vita, lei si ritrova al
posto di quella "arma di priatorio", poveraccio, onorevole
Tricoli, che in silenzio sopportava tutto questo: siamo senza
soldi, lo Stato blocca i contratti d'area. Quella finzione
contro la quale mi sono sempre battuto dei patti territoriali che
sono una sfottuta alla gente, tutti che fanno le firme Bolognari:
facciamo il patto territoriale della Valle del Simeto; allora
televisione, pompa magna, mass-media: si sono riuniti e hanno
deciso di fare..., ma "cu ci metti i soddi"? Come si fanno le
cose se nessuno finanzia niente? Una finzione che parte dall'alto
e scende dal basso; i patti territoriali sono una finzione creata
dall'ANCI e dai circuiti mass-mediologici della sinistra
italiana;, così come i contratti d'area, si realizza quando vi
sono i fondi certi, cosa che nei patti territoriali non esiste e
stanno franando.
Ricordo che Gioacchino Silvestro mise la sua augusta firma;
a proposito, l'altro giorno eri al molo a ricevere gli
articolisti, ho saputo che hai ricevuto al molo di Messina
decine di centinaia di articolisti, ma ora dovrai dirci come
risolvere il problema, perché noi siamo perché vengano assunti
dalla Regione siciliana. Lanciamo un appello: gli articolisti
devono essere assunti, non possono essere più sfottuti,
catalogatori, articolisti, bisogna assumerli e noi ci batteremo
perché finalmente è maturo il tempo per l'assunzione a tempo
definitivo di questi poveracci; non si possono sfottere. A marzo
che succederà ai catalogatori? Noi siamo perché si assumano,
perché i beni culturali sono una priorità e vi sono posti in
organico;, basta fare concorsi, assumiamo gli articolisti e siamo
certi della sensibilità sociale che si riunirà sotto i broccati
di Palazzo Moncada e Biscari a Catania, di Palazzo Asmundo a
Palermo e dei vari palazzi nobiliari che la sinistra siciliana
frequenta da tanti anni riuscendo a raccogliere il 5% di voti ma
andando al potere attraverso gli straccioni di Valmì che le hanno
consentito questa occupazione.
Buon lavoro, onorevole Piro, sapevamo che non sarebbe stato
facile per lei il percorso; noi cercheremo di renderlo più
facile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la disamina del
disegno di legge n. 840/A ci lascia molto delusi. Siamo, in
effetti, di fronte a un disegno di legge che deve difendere il
difendibile, ci rendiamo conto che ci sono delle grandi
difficoltà, però, assolutamente non possiamo giudicarlo per nulla
adeguato.
Non è possibile infatti definire diversamente questo disegno
di legge. Numerose sono le perplessità e a questo punto fare una
disamina seria, concreta, efficace risulta quanto di più
difficile possa esserci, perché veramente notevoli sono le zone
d'ombra e quindi trovare degli appigli per potere in un certo
qual modo portare avanti una opposizione costruttiva risulta
estremamente difficile. Infatti, noi non dimentichiamo che siamo
per una opposizione costruttiva; quando c'è la possibilità di
dare un contributo, noi non ci tiriamo indietro, non ci siamo mai
tirati indietro. L'abbiamo dimostrato sin dai primi giorni di
questo Governo, checché ne dica il capogruppo dei DS, onorevole
Speziale, che ormai sbandiera ai quattro venti successi
incredibili di questo Governo. Successi non sono, onorevole
Speziale, perché, in verità, una mano d'aiuto ve l'abbiamo data
in maniera molto cosciente e, soprattutto, responsabile, vero
onorevole Drago? E allora, a questo punto, non bisogna
sbandierare obiettivi; bisogna semmai mettersi in testa che si
vive in un momento di grande difficoltà. Lo scioglimento degli
enti e la legge-voto, in quanto tali non sono obiettivi che sono
stati raggiunti, anzi, è esattamente il contrario e noi ci
troviamo in difficoltà, noi dell'opposizione, perché siccome
siamo responsabili, abbiamo voglia di dare un contributo per la
Sicilia, vogliamo che si creino le condizioni perché questo
contributo sia tale e da qui la nostra voglia di trovare degli
appigli a questa legge per poterla votare, per potere trovare
degli spunti-riflessione interessanti nell'interesse della nostra
terra e nell'interesse della nostra gente. Però, questo ci viene
oggettivamente difficile. Non riusciamo a capire, onorevole Piro,
per esempio, quali sono i veri bisogni degli enti; abbiamo qua
degli enti locali che continuano a sperperare e qui non troviamo
un drenaggio a tutto questo, non riusciamo a trovare le giuste
argomentazioni per sostenere questa legge e quindi il sospetto,
più che legittimo, avanzato da molti colleghi, che si
continueranno ad erogare risorse ad enti che poi ne faranno un
pessimo uso rimane nella sua interezza. Come faremo? Che
moralità abbiamo, o meglio,che certezza morale abbiamo di avere
un disegno di legge che raggiungerà l'obiettivo dell'equilibrio,
l'obiettivo della giustizia?
Certo notiamo, per esempio, che i comuni con meno di un
certo numero di abitanti (diecimila ) hanno più risorse; i
derelitti comuni della Sicilia, i comuni marginali, quelli posti
nelle colline o nell'entroterra siculo oppure lungo le coste, che
finora erano stati bistrattati indubbiamente adesso riceveranno
delle risorse in più. Ma come avverrà tutto questo? Nella
relazione non viene spiegato, onorevole Piro, e sarebbe stato
interessante da questo punto di vista ricevere degli input. Noi
siamo anche pronti a dare il nostro contributo, siamo pronti a
votare in positivo tutto ciò, ma tutto questo non si evince e
quindi ecco che le nostre preoccupazioni rimangono intatte. Come
rimangono intatte le preoccupazioni e la certezza che i grandi
enti, i grandi comuni continueranno a sperperare: le loro feste,
i loro superconsulenti, le loro spese incontrollate sono tutte lì
e noi non troviamo, in questo disegno di legge, alcuno spunto
interessante, intelligente, che possa dimostrare che si vuole
bloccare questa tendenza, invertire il trend. Ci avevamo tentato
noi del centro-destra, ma lo scontro era prima di tutto di
potere, non era uno scontro culturale, non erano due filosofie,
non erano due modi di vedere le cose; era, purtroppo, uno scontro
di potere e noi da questo punto di vista ammettiamo di essere più
deboli rispetto ai superpotenti comuni e sindaci delle nostre
metropoli.
E, allora, proprio per questo motivo, lo scontro era di
potere, non era uno scontro culturale; ci sarebbe piaciuto,
oggi, vedere un'inversione di tendenza e, proprio per questo
motivo, essere entusiasti nel cogliere che questo Governo di
centro-sinistra, al di là del modo in cui é arrivato al governo
(e lo sappiamo tutti come lo ha raggiunto, col ribaltone, col
tradimento, grazie all'UDR, che in maniera straordinaria continua
ad essere sempre pronto a offrire i propri servigi a chi
evidentemente gli può garantire il potere, ma noi eravamo anche
disponibili a dimenticare) a portare avanti quindi un contributo
in tal senso, ma il contributo non è arrivato. Non si evince,
quindi, come saranno destinate queste risorse da parte dei comuni
e di ciò siamo fortemente preoccupati. E' difficile, certo, ci
rendiamo conto, difficilissimo, gestire senza risorse, però noi
aspettavamo che da questo punto di vista ci fosse anche
un'inversione di tendenza e cioè una maggiore razionalità, un
modo diverso di affrontare le cose. Ritengo che la sinistra sia
quanto di più demagogico e populista la storia dei tempi ci abbia
abituato a verificare. Il progetto della sinistra è un progetto
utopico, questo ormai lo sanno tutti. Cadute le ideologie nel
1989, il "re si è dimostrato nudo". Lo avete capito pure voi,
avete cambiato tre volte nome; avete pure rinnegato il passato,
poi continuate ad essere sempre comunisti; poi, a conti fatti,
nelle scelte vere e proprie, quelle che si misurano col vostro
modo di fare, col vostro modo di essere...
LIOTTA: Magari
PAGANO. .voi non dovete parlare li sostenete sempre al momento
opportuno, quindi vuol dire che questo modo di fare, questo
ecumenismo culturale, poi, alla fine, c'è sempre, vi ci ritrovate
sempre. Ma, dicevo, non si cambia, il vostro progetto rimane
sempre utopico. Basta fare il raffronto non soltanto a livello
regionale, ma anche a livello nazionale. Quello a cui abbiamo
assistito in questi mesi a livello economico, a livello
finanziario è qualcosa di sconvolgente. Non soltanto qui in
Sicilia , ma dovunque, in ogni circostanza. Poi, a livello
nazionale, con l'ultima finanziaria non ne parliamo nemmeno. Vi
siete lanciati in una serie di iniziative che sicuramente
giudicare penoso è giudicare in maniera benevola.
Nessuna manovra reale e concreta che sostenga lo sviluppo e
l'occupazione. Le previsioni del Governo nazionale si sono
rivelate erronee, tanto da imporre correzioni verso il basso. La
"ripresina" che è stata acclamata dal Governo Prodi sin
dall'autunno del 1997 si è rivelata un'illusione e tutti i
principali osservatori economici hanno posto in evidenza che il
rallentamento dell'economia italiana era un dato di fatto. Questo
è quello che avete regalato in due anni di Governo nazionale.
Avete fatto impoverire la nostra nazione e alla fine siete pure
riusciti a dire le bugie. E queste bugie, pari pari, per fare un
parallelo interessante si hanno anche qui a livello regionale.
Ci presentate un disegno di legge che ho giudicato inadeguato
perché sono rispettoso delle persone, sono rispettoso degli
assessori che lo hanno proposto, perché ritengo che il rapporto
umano e soprattutto il rapporto che viene dalla stima
professionale sia una cosa che prescinde. Però, anche se questo
rispetto nei suoi confronti c'è, onorevole Piro, purtroppo è un
rispetto che va alla persona, è un rispetto che va al politico,
ma non certo a questo disegno di legge che inevitabilmente
risente di limiti che sono grossolani.
Il ridimensionamento dello Stato nell'economia. Si parla
sempre in questo senso, e qua si parlava addirittura di
ridimensionamento della Regione. E' passato pure un disegno di
legge; l'avete fatto passare. Si è vantato così l'onorevole
Speziale, tranne poi di dimenticare il fatto che questo disegno
di legge è passato perché l'abbiamo voluto noi, perché questo
disegno di legge è targato "Governo Provenzano". Non
dimentichiamolo mai, onorevole Speziale. Noi lo diremo sempre, in
ogni piazza che la vera inversione di tendenza è avvenuta grazie
al Governo Provenzano e poi al Governo Drago che ha portato
avanti quella linea. Ecco, però questo ridimensionamento che voi
sbandierate poi, alla fine, è solo di facciata, non è mai reale.
Nella società reale oggi, tutt'oggi, non evidenziamo, non vediamo
questo tipo di cambiamento di tendenza anzi le logiche di
mercato, che dovrebbero essere rafforzate, vengono regolarmente
invece contraddette e le libertà individuali regolarmente
mortificate. Questo è quello che avete fatto a livello nazionale.
Lo Stato rimane il principale detentore di proprietà
azionarie quotate nella borsa ufficiale, e il Governo di
sinistra, il Governo D'Alema, intensifica il controllo e la
regolamentazione statale delle attività private. E in Sicilia? In
Sicilia, cos'è che arriva, qui? Noi ci aspettavamo una '840'
innovativa in questo senso, che desse anche dei significati
diversi. E invece in questa autentica minifinanziaria - perché
tale la possiamo definire - fatta di una ventina di articoli, che
cos'è che troviamo? Schemi e clichè ripetuti; logiche di vecchio
tipo. Cose che sicuramente non possiamo accettare. Cose che
sicuramente non ci appartengono come cultura, prima ancora che
come storia; ma parlo di cultura del popolo siciliano. E noi ci
aspettavamo qualcosa di diverso, onorevole Piro. Ripeto, a
livello personale massimo rispetto, però, purtroppo, ci
aspettavamo cose diverse da un Governo che si presentava in
maniera diversa. E poi ancora l'equità nell'intervento pubblico
in economia. Ecco, ancora una volta un altro parallelismo
Roma-Palermo. I giovani del ceto medio sono le categorie più
che vengono ancora una volta colpite da questo governo regionale
perché ancora una volta nel disegno di legge n. 840/A non
troviamo nulla contro le categorie più deboli, non troviamo nulla
a favore dei giovani, non troviamo nulla a favore delle nuove
debolezze sociali, delle nuove povertà, non troviamo nulla ed era
un'occasione, era una chance, era un'opportunità per questo
governo, per dire: avete visto come siamo diversi rispetto agli
altri, avete visto come andiamo in maniera diversa rispetto a
quei derelitti governi del centrodestra? Ma le chances purtroppo
sono soltanto quando bisogna fare pubblicità sui giornali, siete
bravissimi su questo, riuscite benissimo.
Bisogna dire che è un governo che fa quattro cose e le vende
come se fossero quattrocento ...
DI MARTINO . E' stampa di regime.
PAGANO. E' stampa di regime - dice l'onorevole Di Martino - ed
io accetto la battuta perché è una battuta vera. Al di là di
tutto è così, bisogna dare atto. Però con tutto il rispetto anche
delle categorie, però è così, così almeno esce sui giornali e da
questo punto di vista le proposte che ci arrivano sono
assolutamente insufficienti. Allora a questo punto, siccome a noi
piace essere costruttivi, noi siamo qui, facciamo politica in
quanto espressione della società civile, noi siamo autentica
espressione della società civile. Il centrodestra è questo.
Quando li guardate uno per uno, questi signori che sono seduti
nel banco del centrodestra, vi accorgerete che sono tutti
professionisti, imprenditori...
SOTTOSANTI. Professionisti prestati alla politica.
PAGANO. Professionisti prestati alla politica - dice
l'onorevole Sottosanti - io colgo questo aspetto che sicuramente
potrebbe essere interessante. Io personalmente dico di no, perché
noi dobbiamo essere parte integrante della politica.
Da questo punto di vista mi sento di potere dire che questo
schieramento di centrodestra vuole dare un contributo ed io
desidero darlo.
Allora, per esempio, qui non abbiamo trovato nessuna
possibilità di ridimensionare fortemente la burocrazia degli enti
locali. Qui tutti parlano di burocrazia degli enti regionali come
dei tappi, questa burocrazia è un tappo per lo sviluppo della
Sicilia. E' vero, lo dicono tutti.
A questo punto noi ci saremmo aspettati che misure analoghe
fossero state prese nei confronti anche degli enti locali. Noi
non abbiamo colto in questa minifinanziaria nessun aspetto in
questo senso. I superburocrati dei comuni che tanto più sono
piccoli, tanto più sono super, perché hanno un potere culturale,
perché nei piccoli comuni trovare laureati, provate ad immaginare
comuni di duemila, tremila, settecento abitanti, trovare dei
laureati è una rarità assoluta e lì abbiamo un super potere che
sicuramente non è stato, da questo punto di vista ridimensionato.
Dov'è finita la politica? Dov'è finita quella volontà di
cambiare le cose? Non abbiamo colto nessuno di questi aspetti e
dire che era una chance. Addirittura non si portava nemmeno
spesa. Era una delle opportunità che potevate avere e invece non
l'avete colta. Allora a questo punto le delusioni aumentano in
maniera esponenziale. L'abbassamento del tasso di sconto che il
Presidente del Consiglio D'Alema ha sbandierato durante i primi
giorni del suo governo. Come sono bravi questi comunisti, questi
post-comunisti, nemmeno dopo tre giorni di governo e addirittura
il tasso di sconto si abbassa. Io ricordo che quando ci fu
Berlusconi che fece il Presidente del Consiglio il tasso di
sconto aumentò subito dopo il suo insediamento. Sono magie dei
tempi e delle circostanze che sicuramente non fanno però deporre
bene, a proposito di quei poteri forti di cui commentavamo prima.
Ma ritornando al discorso di prima, l'abbassamento del tasso
di sconto, che sembrava aver risolto molti dei problemi, in
verità non ha risolto nessuno di questi problemi. I problemi
possono essere risolti, a proposito dell'economia italiana,
dell'economia siciliana, soltanto se si ha la possibilità di
intervenire su due, tre fronti che devono essere forti, devono
essere concreti.
Quali sono questi due, tre fronti? Noi ve li suggeriamo,
abbiamo la volontà di dire che siamo pronti a dare dei
contributi, dei suggerimenti seri.
Allora, oggi, con questo appuntamento (il disegno di legge
n. 840/A, ma anche dopo), ci aspettiamo: che i conti pubblici
ritornino ad essere sotto controllo, visto che ci avete accusato
durante il nostro governo di tenerli fuori controllo (eppure,
apro una parentesi, ricordo che il governo Provenzano con
l'articolo 1 della finanziaria 1997 stabilì per la prima volta
nella storia della Regione siciliana il tetto di spesa e quei
2.500 miliardi di spesa erano il tetto di spesa. Mai era
accaduto prima che un evento del genere si verificasse in termine
di norme finanziarie e dopo questo è diventato tendenza.
Allora noi abbiamo dato dimostrazione su come si tengono
sotto controllo i conti; ora aspettiamo questo Governo, questi
Assessori, che portino avanti non delle logiche clientelari, non
delle logiche di potere, ma proposte di ridimensionamento della
spesa concreta.
Onorevole Piro, per noi sarebbe un grande dispiacere vedere
che in seconda Commissione, alla fine i suoi progetti vengano ad
essere contraddetti, perchè so che lei è una persona seria, e che
da questo punto di vista vorrebbe tenere sotto controllo i conti.
Però attenzione, dovrò vedere tutto ciò alla prova dei fatti,
vorrò vedere i suoi colleghi che si dovranno presentare in
seconda Commissione e prima ancora in Giunta di Governo, con un
progetto serio di controllo della spesa. Questa cosa deve essere
chiara, deve venire fuori in maniera assolutamente indiscutibile,
perchè poi potete anche avere la stampa a favore ma se la vostra
tendenza sarà quella che ho descritto la denuncia sarà enorme.
E poi ancora sulle pensione, e sul welfare, questo
assistenzialismo selvaggio: vi aspettiamo ancora una volta in
termini di contributo; per favore queste pensioni che il governo
Provenzano per la prima volta ha perequato volete continuare a
dare un segnale in positivo in questo senso?
E ancora questo assistenzialismo selvaggio, volete
cominciare a dare dei segnali?
Il segnale, purtroppo, non può essere il disegno di legge
numero 840/A in quanto questo continua ad essere un disegno di
legge che da questo punto di vista contiene logiche che non ci
appartengono nè appartengono al popolo siciliano. Proprio per
questo motivo, vi preannunciamo un'opposizione netta e severa a
tutto ciò
Mi avvio alla conclusione, vedo che l'onorevole Zanna è
contento, lo so, perchè siete in difficoltà, specialmente lei
dopo quella battuta ai funzionari di azienda che ha dato ai
giornali, lì ha fatto un autogoal clamoroso. Queste sono cose che
non si dicono. Ma lei il centralismo di una volta lo sta
riportando veramente in questa Assemblea che sicuramente si vuole
proporre in maniera diversa? Per favore, onorevole Zanna, non mi
faccia queste battutine, lei che è anche una persona simpatica e
gradevole.
Ritornando al discorso di prima, visto che mi avvio alla
conclusione, il mio ragionamento a questo punto può essere
soltanto questo: questo Governo non si sta presentando bene
perchè le cose che ha portato qui in Aula appartengono o al
Governo Provenzano, mi riferisco allo scioglimento degli enti, o
leggi che potrei leggere qui datate 27 novembre 1998 ma che per
lo stile, la modalità culturale, il modo di fare, il modo di
presentare e le logiche che stanno dietro potrebbe essere datato
27 novembre 1968. Questa è una minifinanziaria che ha una logica
vecchia di 30 anni. Capisco che il '68 è una cosa a voi cara e
che tanto bene ha portato per l'Italia e per la Sicilia, infatti
lo vediamo il grande successo che i sessantottini hanno portato,
però mi pare di potere dire che se i risultati sono questi noi
non potremo atto che prenderne atto, condannare e sicuramente
fare opera di denuncia nei confronti dell'opinione pubblica,
visto che a questo punto ci rimane soltanto questo. Ma noi siamo
orgogliosi di questo perchè l'opinione pubblica e la gente è con
noi e noi siamo espressione della gente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati
presentati due ordini del giorno: dagli onorevoli Martino, Mele,
Liotta, La Corte "Iniziative nei confronti del Governo nazionale
e dei rettori degli atenei siciliani per garantire la
prosecuzione degli studi agli studenti beneficiari di
provvedimenti di sospensione del numero chiuso da parte dei
tribunali amministrativi per l'accesso alle università";
dall'onorevole Oddo "Opportune iniziative al fine di evitare la
cessazione del funzionamento del dissalatore di Trapani
annunciata dalla società T.P.L. di Roma".
E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
quest'Aula poteva attendersi certamente qualcosa di più da questo
disegno di legge, molto di più, in quanto disegno di legge che
nasce come variazione che poi effettivamente diventa la
minifinanziaria addirittura una vera e propria finanziaria.
Potrebbe contenere, già in nuce, determinati atti,
determinate prospettive ben chiare per quello che dovrà
successivamente il bilancio della Regione.
Il bilancio è, come a tutti noto, l'atto principale di
programmazione economica della Regione; è l'atto principale con
il quale si fa politica, ci danno le direttive, le indicazioni su
come un Governo regionale vuole impostare la propria attività
politica, economica e finanziaria in tutti i settori della nostra
Regione.
Credo che in questo disegno di legge vi sia ben poco o,
almeno, se questo è alla fine il risultato, credo che sia
assolutamente modesto. E lo è per una serie di ragioni che
brevemente cercherò di illustrare all'Aula per tentare, in
termini comunque propositivi, e costruttivi, di rendere questo
disegno di legge migliore, per quello che sarà possibile,
rispetto a quello che è il testo così a noi sottoposto.
Innanzitutto è un disegno di legge in cui, al di la di una mera
ripartizione di somme e di integrazione di somme all'interno del
fondo per i comuni, ancora una volta, a mio avviso, discrimina in
maniera negativa per quanto riguarda i piccoli comuni.
Credo che per quanto aumento vi possa essere stato, è sempre
inferiore rispetto a quello che i grandi comuni viceversa
acquisiscono come dotazione rispetto ai piccoli comuni. Tutti
sappiamo le grandi differenze che vi sono tra un piccolo
finanziamento di cento milioni che può salvare un piccolo comune
dal dissesto, rispetto ad una qualunque ulteriore forma di
finanziamento di cento milioni per un comune grande che è
assolutamente insufficiente. Perché, tra l'altro, all'interno
delle dotazioni tra piccoli e grandi comuni, in base alla prima
finanziaria del Governo Provenzano, sappiamo che ormai c'è un
fondo unico - al di là di quello per le spese di assistenza
sociale - nel quale, viceversa, il grande comune ha la grande
capacità di poter attingere, ha la capacità di potere fare
determinate spese, a volte privilegiando in troppi casi spese
voluttuarie, spese di feste, spese di sagre paesane, a discapito
delle attività effettivamente assistenziali e produttive, e
questo a discapito di quei piccoli comuni che di quella dotazione
economica e finanziaria devono necessariamente fare tesoro per
fare tutte le attività che la legge loro impone.
Io credo, quindi, che sotto questo profilo, questo disegno
di legge poteva e doveva prevedere una integrazione del fondo
rispetto a quello precedente in favore dei piccoli comuni in
misura superiore.
Altro punto: dall'articolo 5 in poi - fino all'articolo 4
non si altro che parlare di questo fondo ai comuni e alle
autonomie locali alle quali ribadisco è data una assegnazione
difforme rispetto a quella che l'equità spingerebbe a dare, che è
quella di dare certamente, in questo momento storico soprattutto
una priorità ai piccoli e medi comuni - non si fa altro che
parlare di progetti di utilità pubblica, di disposizione
finanziaria di soggetti impegnati in lavori socialmente utili, di
disposizioni in materia di lavori socialmente utili; non facciamo
altro che parlare di attività che nulla hanno con l'attività
produttiva di una regione; non facciamo che parlare di spese che
non vanno nel segno dell'investimento, non vanno nel segno della
produzione, quindi della capacità del reddito; non vanno nel
segno di un aumento vero e proprio del PIL.
A questo proposito vorrei fare una considerazione: i vecchi
governi del centro destra, il Governo Provenzano prima, il
Governo Drago poi, hanno rappresentato un cambio importantissimo,
un cambio di tendenza fondamentale rispetto a un dato che è
quello che PIL precedente nella nostra Regione. Forse pochi
sanno - o molti viceversa fanno finta di non sapere - che la
media del PIL degli anni precedenti al Governo Provenzano e al
Governo Drago, era un PIL assolutamente inferiore rispetto al PIL
nazionale. Mediamente il PIL della Regione siciliana era di circa
il 50 per cento rispetto al PIL nazionale.
Viceversa, finalmente con i bilanci prodotti e l'attività
prodotta dal Governo Provenzano prima e Drago poi si è avuto
quella inversione di tendenza che ha portato il PIL all'1,5 per
cento superiore quindi al PIL nazionale e, per la prima volta, si
è raddoppiato il PIL della Sicilia rispetto agli anni passati. E
questo è stato possibile attraverso una politica finanziaria ed
economica che ha visto nell'indebitamento massimo, nel tetto di
spesa, il primo principio fondamentale da seguire.
Ricorderete tutti le polemiche che vi furono allorquando,in
occasione del primo bilancio, eravamo nel 1996, il Governo
Provenzano specificò e in disegno di legge fissò quel tetto di
2.450 miliardi.
Si eccepirono ragioni di costituzionalità, si fecero
presenti non so quali ragioni di carattere economico e
finanziario contro quello che era invece un primo fondamentale
bisogno di certezza della spesa a bilanci assolutamente falsi o
più o meno fittizi finalmente si dava luogo ad un bilancio vero,
reale e che per quella che era l'economia finanziaria del
bilancio della Regione così come lo ha ereditato questa
Assemblea, nel 1996, occorreva certamente una politica diversa
che doveva essere di rigore e di inversione di tendenza.
Non più spesa più o meno assistenzialistica, non più spesa
non indirizzata verso il segno della produzione
dell'investimento, occorreva quindi quel cambio che ha portato in
effetto in questi due anni ad una riduzione della bilancia del
debito della nostra regione.
Viceversa rispetto a tutto quello che era stato
quell'indirizzo della politica economica e finanziaria dei
Governi precedenti altri tre articoli e siamo già arrivati
all'articolo 7, trattano o di una vera manovra interna ai Comuni
ribadisco in maniera negativa ancora una volta per i piccoli e
medi comuni e poi esclusivamente delle norme per lavori
socialmente utili nessuna attività legislativa dà presupposto per
un bilancio che sia invece volto all'attività produttiva.
All'articolo 8 si ha un mero recepimento dei piani
interregionali, anche in questo caso cosa si fa, si va ancora una
volta a scomodare, perché evidentemente quella legge alla quale
sto facendo cenno poi non era una cattiva legge, si va a prendere
come momento di applicazione dei beni regionali la legge 30 del
97, la legge cosiddetta Briguglio, quella legge che tante
polemiche ebbe in quest'Aula che viceversa dava un primo segnale
vero di aiuto alle imprese, le imprese, l'investimento si aiuta e
si crea, creando migliori condizioni.
La nostra è una regione che già ha tante disgrazie di suo,
ha dei problemi di sicurezza, tristi e gravi, ha dei problemi di
infrastrutture assolutamente ancora se è possibile più gravi, ha
dei problemi di una economia che certamente è stata sempre
vassalla rispetto alle indicazioni romane.
Il modo migliore per trarre capitali e trarre investimenti è
quello di creare condizioni migliori e quindi significa abbassare
i costi del lavoro, dare una fiscalità di vantaggio, parlare di
quelle aree di libero scambio, parlare di quelle zone franche che
già nel programma Federico II noi andavamo dicendo nelle varie
piazze di Sicilia e oggi le abbiamo ritrovate anche se sotto una
dizione nominalistica diversa, anche nello stesso programma oggi
del Presidente Capodicasa.
Ancora una volta avevamo ragione, avevamo visto bene e
avevamo chiesto con grande anticipo rispetto a quello che poi
successivamente la sinistra o la pseudo tale sinistra poi va a
fare e dicevo anche nei piani interregionali non si fa altro che
applicare la legge 30 del 97, cioè quella legge Briguglio che
andava a dire che occorreva un abbattimento degli oneri
presidenziali, dei contributi, si deve fare certamente.
Assessore Piro dico che si deve fare ma leggendo tutti i
vari articoli non trovo questa novità, non trovo ulteriori motivi
per cui effettivamente questa finanziaria sia il presupposto per
avere speranza di un miraggio di verso, di uno strumento di
programmazione economico e finanziario diverso, la finanziaria
aveva evidentemente un unico scopo che era quello di essere
propedeutica al bilancio altrimenti non si capiva perché doveva
essere fatta in maniera antecedente e temporalmente anteriore
rispetto al bilancio.
Serviva ad una sua logica che era quella di preparare il
bilancio.
Bene, questo atto propedeutico non mi pare che abbia sortito
particolari effetti e risultati e successivamente ancora
ulteriori interventi sull'occupazione che servono a coprire
misure specifiche, anche in questo caso dovute, atti normativi ma
non attività produttiva, non sviluppo, non una visione
prospettica di quello che occorre fare per migliorare la nostra
condizione economica e così ancora avanti fino ad un incremento
di stanziamenti per vari altri capitoli anche se per modeste
spese.
Allora, il mio convincimento è soltanto uno: che per quello
che è il bilancio della Regione, per quella che è la posizione
economica e finanziaria della nostra Regione occorreva un altro
sforzo, occorreva un segno forte, un cambiamento di indirizzo
diverso, radicale, bisognava continuare, quindi, nel segno di
ridurre fino a potere eliminare, perchè ci rendiamo conto che
sarebbe traumatico dall'oggi al domani azzerare tutte le spese e
tutti i contributi, le cosiddette "spese assistenziali" e spese
non finalizzate alla produzione.
Ci rendiamo conto che questo sarebbe un fatto traumatico per
la nostra Regione, perchè, comunque, il nostro Bilancio regionale
rappresenta una fonte fondamentale dell'economia, anzi è la
principale fonte dell'economica della nostra Regione.
Tuttavia, occorreva che si andasse sempre verso quel segno
che i governi precedenti hanno portato avanti in maniera seria e
radicale, che era quello di continuare a ridurre, fino ad
eliminare, tutto quello che era spesa assistenziale, spesa
improduttiva, spesa parassitaria, spesa di clientela rispetto
invece a tutto quello che occorre, viceversa, per una spesa che
deve essere produttiva.
Un dato per tutti: abbiamo creato troppi lavori socialmente
cosiddetti utili, ma troppo spesso futili e inutili; abbiamo
creato troppi strumenti di lavori di pubblica, cosiddetta,
utilità, ma anche in questo caso probabilmente e soprattutto in
molti casi futili e non abbiamo saputo dare una inversione di
tendenza che viceversa era quella la strada maestra che i governi
precedenti avevano intrapresi.
In questi articoli non trovo questa continuità o addirittura
questo maggiore ulteriore rigore, trovo una mera manovra di
aggiustamento e di assestamento. Non trovo nessun salto
qualitativo per quanto riguarda l'indirizzo vero e proprio di una
politica economica e finanziaria necessaria per la nostra
Regione.
Mi auguro che quest'Aula sappia, con i propri emendamenti,
migliorare di gran lunga il testo così come è uscito dal lavoro
di Giunta e dal lavoro di Commissione, perchè questa non è
certamente una finanziaria che aiuta la nostra economia.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che, alla fine
dell'intervento dell'onorevole Cimino, saranno chiuse le
iscrizioni a parlare. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino.
Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevole Assessore, onorevoli
colleghi, un diverso percorso abbiamo avuto in questi anni di
governo, il Governo Provenzano prima, il Governo Drago poi, hanno
voluto dare dei segnali concreti, dei segnali importanti sia in
materia di lavoro che in materia di occupazione.
Oggi ci ritroviamo ad avere un nuovo Governo, un nuovo
Governo che non parla a questa Assemblea, ma parla attraverso i
giornali, attraverso la stampa dicendo di volere fare dei
provvedimenti innovativi, dei provvedimenti diversi.
Di fatto l'importanza del bilancio, un bilancio fatto dal
passato Governo, da una maggioranza diversa, oggi viene riportato
nelle sue variazioni di bilancio dall'attuale Governo, da un
Governo di centro-sinistra con dei provvedimenti meramente di
proroga, con dei provvedimenti che non hanno niente di diverso,
niente di rivoluzionario, niente di concreto rispetto ai
propositi che questo Governo di centro-sinistra aveva voluto dare
nelle dichiarazioni programmatiche.
Ricordo, l'onorevole Piro, oggi assessore al bilancio,
dall'opposizione, in diversi interventi, sapeva dare diverse
sollecitazioni e suggerimenti al governo precedente.
Ma oggi in queste variazioni di bilancio non c'é niente di
diverso, se non delle situazioni meramente di riconferma e di
proroga di quello che già era stato fatto nelle diverse attività
passate.
Ma quale politica si vuole dare al lavoro?
Si vuole continuare ancora con questa attività, con questa
situazione di lavori socialmente utili, o di proroga degli
articolisti o si vuole riuscire a dare un segnale concreto dando
al governo nazionale l'onere di assumersi determinati impegni?
Determinati impegni che il governo nazionale, si pensava, non
voleva portare avanti perché c'era al governo un gruppo portato
avanti dal centro destra e che quindi il centro sinistra, avendo
una linea diretta, un migliore modo di farsi ascoltare, poteva
risolvere.
Questo non mi pare perché queste variazioni di bilancio non
confermano altro che una vecchia logica. Non hanno niente di
progettuale e niente di definitivo.
La relazione stessa, una relazione alle variazioni di
bilancio dovrebbe potere anche contenere delle motivazioni serie
e concrete che si vogliono dare con questa legge.
L'onorevole Di Martino, relatore di questo disegno di legge,
oratore che interviene spesso da questo scranno, si é limitato a
poche righe come se di fatto non si trattava di un momento
finanziario così importante per la Regione siciliana.
Ma quale autonomia? Quale strategia? Quali soluzioni? Quali
risoluzioni questo governo di centro sinistra vuole proporre alla
Sicilia ed ai siciliani?
Con quale voce questo governo si fa ascoltare dai propri
referenti romani? Con voce alta e forte o con posizioni supine,
cercando di far diventare quella competenza che la Sicilia ha,
quella competenza esclusiva voluta dai costituenti del nostro
Statuto, mera competenza di attuazione di ciò che avviene a Roma.
In queste variazioni di bilancio speravo si pensasse ai
problemi delle isole minori ed a quelli di quei lavoratori che
oggi non sono tutelati dal bilancio passato. Ricordo i lavoratori
che gestivano i dissalatori in Sicilia, come quelli dei
dissalatori di Porto Empedocle della TPL.
Questo Governo non ha una strategia compiuta. Non si sa
quale programma voglia portare avanti. Di fatto, mi pare che
questo disegno di legge di variazione di bilancio non é che un
momento di mera attuazione di ciò che si vuole poter fare con
l'esercizio provvisorio.
A me pare molto strano che un governo diverso dal governo
precedente non riesce a dare un indirizzo compiuto su una
tematica di questo genere. Vedete, il governo Provenzano é stato
realmente, per il bilancio della Regione siciliana, un governo
rivoluzionario perché grazie al rigore voleva poter dare
credibilità alla nostra Istituzione nei confronti sia del
Parlamento nazionale, ma anche degli altri Paesi.
Questo governo di centro sinistra non mi pare voglia dare,
veramente, una soluzione concreta e vera ai problemi della
Sicilia, ma soltanto continuare a prorogare e a non dare
soluzione a delle situazioni che oggi interessano tantissimi
giovani e riguardano più che altro anche una prima occupazione.
Signor Presidente dell'Assemblea, mi dispiace che problemi
così importanti vengano vissuti da quest'Aula con grande
appiattimento.
Un'assenza forte si nota fra i banchi del Governo ed anche
un'assenza molto visibile fra i banchi della stessa maggioranza.
Si capisce facilmente che questo Governo è retto da una
maggioranza di poltrone, da schematismi prettamente tecnici e non
da una maggioranza che ha degli obiettivi, un programma serio e
credibile per la nostra Sicilia.
Esempio tipico è stato come problematiche, come quelle
riguardanti la dismissione degli enti, sono state volute
soprattutto dal Governo Provenzano e volute dal Polo per le
libertà.
Ricordo come la terza Commissione ha avuto la possibilità di
rinnovare il proprio Presidente grazie alla presenza dei
componenti di Forza Italia.
Questa non è la strada che può oggi meritare la Sicilia;
questa non è la strada che sicuramente vuole il Parlamento
siciliano. Lo notiamo dalle assenze, lo notiamo dalle poche ed
insufficienti motivazioni che un disegno di legge così importante
come il disegno di legge riguardante le variazioni di bilancio
abbia una relazione povera e succinta e non ci siano delle
adeguate, giustificate motivazioni e spiegazioni da parte del
Governo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi dichiaro chiuse le iscrizioni a
parlare. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta.
Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi troppe volte in
quest'Aula è stata assegnata a Rifondazione Comunista una
responsabilità impropria, quella di avere contribuito alla
nascita di questo Governo. E' ovviamente una argomentazione di
carattere strumentale perchè è noto a tutti come il mio Gruppo
abbia votato contro questo Governo, però l'elezione del
Presidente di questo Governo non sarebbe stata possibile senza
l'atteggiamento di Rifondazione Comunista.
FLERES. Finalmente l'ammissione
LIOTTA. Non è un'ammissione, è una rivendicazione onorevole
Fleres.
Esiste una differenza profonda fra il condividere un
programma di Governo e il cogliere il segnale che la presidenza
dell'onorevole Capodicasa rappresentava come novità rispetto a
questa Regione.
FLERES. Il Governo dell'UDR dove lo mette?
LIOTTA. E infatti non lo abbiamo votato, onorevole Fleres.
Come può vedere nell'articolazione della nostra posizione vi
è tanta intelligenza da non condividere le scelte programmatiche,
da non condividere le scelte e gli assetti istituzionali di
questo Governo, ma vi è tanta intelligenza da comprendere però
che in qualche modo occorresse segnalare questa novità.
L'ammissione viene dopo, onorevole Fleres, finora la
rivendicazione. L'ammissione riguarda un'altra vicenda, riguarda
il fatto che da questa novità ci si poteva attendere nonostante
fossero presenti fin dall'inizio i segni di un grave inquinamento
interno di questa maggioranza, dovuto si alla continuità con i
precedenti governi e non capisco perchè la destra scopra oggi che
questa continuità è inquinante del governo di centro sinistra
visto che la continuità è rappresentata da quei gruppi che
appartenevano ai precedenti governi.
Semmai, se c'è un gruppo che ha legittimità, che è
legittimato a fare questa affermazione è proprio il mio gruppo
che è estraneo a tutte le disposizioni, combinazioni e
permutazioni che possibili si possono realizzare in questa
Aula. L'ammissione viene dopo, dicevo onorevole Fleres.
Ammissione riguarda il fatto che da questa novità ci si poteva
attendere comunque legittimamente una svolta almeno nei metodi,
nel modo di procedere, nel modo di atteggiarsi nei confronti di
questo Parlamento, nei modi di condurre i lavori nelle
Commissioni.
Invece, bisogna dire chiaramente che la delusione su questo
campo è totale, la delusione che questo Governo sin dalle prime
battute, sin dai primi passi mossi dentro le Commissioni ha
suscitato, è totale.
Cosa è accaduto sin dai primi passi? Ho dovuto assistere
alla farsa invereconda dell'onorevole Piro che rinfacciava alla
destra di non difendere abbastanza i disegni di legge sulle
variazioni di bilancio che appartenevano al precedente Governo e
che ora lui era costretto, mutati i rapporti, le condizioni, a
difendere dentro la Commissione; cioè mentre attaccava la destra
in Commissione Bilancio per dire ma come fate a non accorgervi
che questi sono i vostri disegni di legge, evidentemente non si
rendeva conto che fino a qualche giorno prima quelle stesse
posizioni lo vedevano in una veste del tutto opposta.
Ma la delusione è totale nel momento in cui si incardina in
Commissione Bilancio il disegno di legge n. 840. Perché
l'onorevole Piro viene in Commissione presentandoci il disegno di
legge n. 840 come un disegno di legge contenente norme
inderogabili e indifferibili senza le quali non è possibile fare
l'esercizio provvisorio, non è possibile andare alla fase di
costruzione del nuovo bilancio.
E siccome io ho imparato ad apprezzare, dai banchi
dell'opposizione, in Commissione Bilancio, l'operato
dell'onorevole Piro, gli ho prestato fede fino a un certo punto,
fino a quando non mi sono reso conto che emendamenti allo stesso
disegno di legge n. 840 portavano la firma, oltre che di membri
della Commissione Bilancio, anche dello stesso onorevole Piro e
contenevano norme che tutti i caratteri potevano avere tranne
quelli della inderogabilità e della indifferibilità.
Perché mi si deve spiegare, mi deve spiegare qualcuno del
Governo qual è il carattere di indifferibilità che riguarda la
norma del Parco d'Orleans, mi si deve spiegare, non lo comprendo.
VIRZI'. Gli uccelli del Presidente.
LIOTTA. Non riesco a comprendere perché, probabilmente, mutato
il Presidente, mutano anche gli uccellini di Parco d'Orleans o
mutano le funzioni degli uccellini del Parco d'Orleans, non c'è
altra spiegazione.
Quale carattere di indifferibilità aveva questa norma? Quale
carattere di indifferibilità aveva la norma che riguarda le
farmacie rurali delle piccole isole, tema sul quale sono disposto
a discutere, a riconoscere l'esigenza di questa categoria, ma si
discute nei tempi opportuni, nei modi opportuni, non si comprende
quale fosse la fretta di inserire norme di questa tipologia
all'interno di questo disegno di legge.
In che cosa consiste allora la delusione? Insieme onorevole
Piro abbiamo lamentato ripetute volte in Commissione Bilancio che
i precedenti Governi avevano l'abitudine di presentare delle
leggi "omnibus", delle leggi "diligenza" cui era consentito dare
l'assalto nei banchi della Commissione e poi dentro questo
Parlamento con tonnellate di emendamenti che contenevano norme
sul pecorino messinese e sulle pesche di Leonforte e quant'altro.
Oggi il meccanismo non è mutato, ecco, ecco dove sta la
delusione: qual è la novità di novità? Perché se l'elemento di
novità doveva essere soltanto il nome Capodicasa, allora la
delusione è totale, non ci basta, non abbiamo consentito questo
solo perché c'era un nome anziché un altro.
Voi lo sapevate prima perché avevate consentito che questo
metodo si sviluppasse ampiamente con Provenzano e con Drago, e
allora non vi dovete lamentare se adesso questo metodo viene
continuato da questo Governo, non avete nessun diritto di
lamentarvi.
Ripeto ancora una volta, se c'è una forza politica che ha il
diritto qua dentro di alzare la voce su queste tematiche è la mia
forza politica, perché abbiamo sempre denunciato in qualsiasi
momento che non era possibile presentare un disegno di legge
contenente come questo delle norme importanti che riguardano i
Comuni, che riguardano i lavori socialmente utili, delle norme
importanti di variazione di bilancio e poi consentire che quel
disegno di legge diventasse invece un contenitore in cui era
possibile infilare qualunque cosa.
Questo si sta realizzando e si sta realizzando anche per
opera del Governo; anche qui il Governo Capodicasa copia i
metodi seguiti dai precedenti Governi.
Vi ricordate le finanziarie presentate dai precedenti
Governi? O anche gli stessi bilanci presentati dagli stessi
Governi? Non si faceva in tempo ad analizzare una prima nota di
variazione che subito ti arrivava un pacco di una tonnellata di
una seconda nota di variazione e poi, non facevi in tempo ad
analizzare la seconda nota di variazione che te ne arrivava una
terza, cosicché, dentro la Commissione Bilancio, a parte i
"portatori" che dovevi avere per arrivare sano e salvo alla
Commissione Bilancio, avevi tre, quattro testi su cui andare a
vedere che fine aveva fatto l'appostamento di un capitolo.
Ebbene, qua siamo un'altra volta alle solite. Ci è stato
appena consegnato un pacco di un centinaio di emendamenti; se
andiamo a dare un'occhiata tra questi emendamenti, una prima
scorsa naturalmente, cosa scopriamo? Che una buona parte di
questi emendamenti non sono altro che emendamenti presentati dal
Governo stesso.
Poi ve ne sono tutta una serie presentati dalla destra.
Ieri era il pecorino messinese, oggi è il ritornare alla ribalta
di una norma di sanatoria per le coste siciliane. Allora, che
cosa si vuole fare di questo disegno di legge, chiedo al Governo?
Qual è l'obiettivo del Governo?
Se veramente il Governo aveva intenzione di presentare una
serie di norme secche, con obiettivi precisi, che riguardavano
alcune norme finanziarie, senza le quali non si poteva procedere
ulteriormente nella fase di bilancio e nell'esercizio
provvisorio, doveva limitarsi a fare questo.
Ma, nel momento in cui ha ceduto già in Commissione
Bilancio, a questo metodo della contrattazione, perché di una
contrattazione si è trattato, Onorevole Piro, non altrimenti io
posso capire come è finita dentro questo disegno di legge la
norma sulle farmacie in quel modo, perché io ricordo bene che in
Commissione Bilancio Lei era contrario all'introduzione di questa
norma nel disegno di legge.
Ma allora, se il Governo presenta centinaia di emendamenti,
l'opposizione ne presenta altri che spaziano su tutto lo scibile
umano. Se diamo un'occhiata a quegli emendamenti, ci accorgiamo
che ci sono quattro o cinque disegni di legge.
Alla fine cosa diventerà questo 840? Diventerà un disegno di
legge fatto di norme inderogabili ed indifferibili così come lo
aveva definito l'assessore al bilancio? O diventerà, ancora una
volta, l'ennesimo disegno di legge omnibus, l'ennesima diligenza
a cui si da l'assalto?
Questa è la delusione profonda che sta provocando questo
Governo. Certo non ci eravamo illusi, noi sapevamo benissimo che
quegli elementi inquinanti che rappresentavano la continuità con
i precedenti Governi avrebbero pesantemente fatto sentire la loro
presenza dentro questo Governo.
Lo si è avvertito nel dibattito sulle nomine, lo si avverte
nel dibattito che riguarda la legge-voto, lo si avverte nel clima
che si respira dentro questo Governo, costretto a ogni piè
sospinto a ricercare mediazioni sul filo del rasoio al suo
interno; sappiamo bene che questo è un Governo che ha una
debolezza che non attiene soltanto ai numeri perché anche 46
numeri sono sufficienti per reggere un Parlamento, per portare
avanti un programma, ma qualora quei 46 numeri fossero coagulati
attorno ad un programma cresciuto insieme a quei 46 numeri,
condiviso, progettato da quei 46 numeri. Ma se quei 46 numeri
rappresentano soltanto una somma algebrica di progetti di società
diversi, di modi di vedere il mondo diversi, il risultato non può
essere quello a cui stiamo assistendo. Io non proporrò, come in
un primo momento mi era sembrato corretto e giusto (lo faccia il
Governo se crede), di riportare questi emendamenti in Commissione
Bilancio, data la loro corposità, date le differenze dei temi
trattati, perché se ne faccia un apprezzamento e se ne verifichi
l'ammissibilità all'interno di questo disegno di legge. Non lo
propongo, signori del Governo, e non lo propongo perché ho paura
che in questo modo di nuovo, per l'ennesima volta la commissione
"Bilancio" diverrà il luogo della contrattazione in cui si
deciderà con che cosa infarcire questo disegno di legge e cosa
lasciare fuori.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
generale.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, signori deputati, io desidero esprimere,
innanzitutto, il ringraziamento a tutti i deputati che sono
interventi in questo dibattito per gli elementi di riflessione
che hanno portato.
Ogni discussione è sempre fonte di valutazioni e
contribuisce ad arricchire gli stimoli e gli spunti che possono
poi tramutarsi in fatti legislativi e operativi concreti.
Devo tuttavia esprimere rammarico per il fatto che ho
accettato - me ne assumo pienamente la responsabilità - proprio
nelle prime ore di questa mattina, lo slittamento del dibattito
che probabilmente, invece, avrebbe potuto svolgersi e chiudersi
già nella nottata, consentendo quindi all'Aula di potere andare
avanti con l'esame di altri provvedimenti e comunque con la
discussione di altre questioni.
Ho avuto modo stamattina di lamentare - chiedo scusa
all'onorevole Stancanelli che nel frattempo stava intervenendo,
ma il mio intervento non era originato dall'intervento
dell'onorevole Stancanelli - qualche incongruenza tra gli impegni
che erano stati assunti e poi i comportamenti concreti.
Mi auguro tuttavia che questo sia stato soltanto un
inevitabile, piccolo incidente di percorso e che invece i
rapporti che si istaurano in quest'Aula tra le forze politiche,
ma anche tra l'Aula stessa, il Governo e la Presidenza
dell'Assemblea possano sempre essere ispirati al massimo rispetto
reciproco, non solo, ma al rispetto delle determinazioni che
insieme si concordano e si mettono in campo.
Devo dire la verità, ad un certo punto del dibattito (che ho
cercato di seguire in tutti i suoi passaggi, prestando la massima
attenzione a tutti gli interventi) ho avuto qualche difficoltà a
comprendere di cosa stessimo discutendo.
Più di una volta, infatti, ed in più di un intervento è
stata posta la questione dell'assenza di una linea finanziaria
del Governo per la formazione del prossimo bilancio.
Io vorrei dire, intanto, ciò che ho avuto modo di dire in
sede di commissione "Bilancio", che questa non è la finanziaria
che è necessaria e che il Governo intende fare e che è
imprescindibile comunque in vista della formazione del bilancio
per il 1999 e per il triennio 1999-2000-2001.
Questa non è la finanziaria preordinata dal bilancio;
questo è un disegno di legge che nella intenzione del Governo - e
credo di poter dire nella sostanza e nella sua stragrande
composizione questo intendimento ha fin qui potuto rispettare -
dicevo, questo è un disegno di legge che negli intendimenti del
Governo è preordinato a realizzare tre obiettivi.
Il primo è quello di poter intervenire sugli stanziamenti
del bilancio del 1998, per quegli interventi che si presentano
con carattere di indifferibilità, che si muovono nella direzione
di attivare finanziamenti che altrimenti si potrebbero perdere,
tant'è vero che il governo non ha presentato un'organica proposta
di variazione di capitoli di bilancio, anzi, per quanto mi
riguarda, ho proposto e, devo dire la verità, in maniera
estremamente convincente e rapida l'intera giunta di governo ha
accettato, di non presentare organiche proposte di variazione di
bilancio che in realtà alla fine dell'anno, nella stragrande
parte dei casi, a null'altro servivano, e anche adesso a
null'altro sarebbero servite, che a precostituire una sorta di
prelazione sugli stanziamenti futuri, ma che scarsi risultati
avrebbero potuto ottenere concretamente.
A questo filone, cioè agli interventi sul bilancio del 1998,
appartengono alcune proposte. Quelle che si riferiscono
innanzitutto all'integrazione del fondo per gli enti locali.
Le norme proposte dall'Assessorato del lavoro, che fanno
riferimento ai lavoratori che usufruiscono di un trattamento di
cassa integrazione, mi riferisco ai lavoratori della ex Pirelli
di Villafranca, della ex Sotis di Siracusa, per i quali numerose
sollecitazioni sono intervenute, non solo da parte dei
parlamentari ma dalle Istituzioni, dalle Prefetture.
Un intervento che riguarda i giovani ex articolisti per
riuscire a completare il periodo che va fino alla fine dell'anno;
una norma che consente, con uno stanziamento di 600 milioni, di
potere attivare un cofinanziamento dello Stato di tre miliardi
nel settore degli interventi per l'emigrazione; l'integrazione
dei fondi per la sanità.
Devo dire che a me stupisce che nessuno degli intervenuti,
compresi coloro che tra i deputati maggiore attenzione hanno
prestato nel passato al tema della sanità, che ha costituito tema
caldissimo del dibattito dell'Assemblea regionale siciliana
soprattutto in occasione della formazione del bilancio. Mi
stupisce che nessun deputato si sia accorto che per la prima
volta in questa legislatura, onorevole Pagano, l'Assemblea
regionale siciliana si sta apprestando a dare contezza di natura
contabile e finanziaria all'intero obbligo che grava sulla
Regione siciliana, obbligo fino a quando non sarà cambiato -
possiamo discutere e personalmente sono disponibile a sostenere
tutte le battaglie su questo fronte, ma fino a quando è così
diventa e resta un obbligo per la Regione siciliana - di
predisporre gli stanziamenti previsti dalla delibera CIPE a
carico della Regione siciliana.
Lei ricorderà, perché è stato assessore per la sanità che né
nel 1996, né nel 1997 per quell'incidente, diciamo, di percorso
che incontrò il disegno di legge di variazione adottato alla fine
dell'anno, è stato possibile completare il finanziamento a carico
della Regione a favore della sanità.
Quest'anno si provvede utilizzando uno stanziamento che qui
viene portato e quanto è stato possibile reperire attraverso il
meccanismo previsto dalla legge n. 5 di quest'anno e cioè
l'utilizzo dei residui disponibili sui capitoli destinati alle
spese di amministrazione che portano il totale dello stanziamento
a favore della sanità a 66,829 miliardi che è esattamente la
quota residua a carico della Regione, determinata in maniera
ultimativa dalla delibera CIPE di qualche mese fa.
Vi sono poi alcuni piccolissimi interventi: 8 milioni
necessari per integrare il capitolo della manutenzione degli
immobili di proprietà regionale, peraltro, per definire un
contenzioso; i 300 milioni che riguardano il Parco d'Orleans, ma
che sono relativi a completamento di uno stanziamento portato da
una legge precedente; 900 milioni che servono per un capitolo
dell'agricoltura per attivare il complesso del finanziamento
necessario che altrimenti andrebbe in economia ma vanificherebbe
un intervento che si ritiene importante perché si attivano centri
di vendita all'ingrosso che sono importanti in alcune zone della
Sicilia.
Vi è un secondo filone di intervento che riguarda
l'esercizio 1999, rispetto al quale il governo ha ritenuto di
dovere necessariamente presentare alcune norme indispensabili: o
per consentire la prosecuzione di interventi in corso. Mi
riferisco in questo caso ai fondi che sono stati reperiti e che
saranno utilizzati per i mesi di gennaio e febbraio per
consentire il pagamento dell'indennità agli articolisti che
altrimenti per i primi mesi dell'anno non avrebbero avuto
finanziamenti a loro favore e sarebbero stati costretti ad
interrompere l'attività.
Una norma, che ha ricordato l'onorevole Croce e che conosce
benissimo perché è una norma contenuta in un disegno di legge che
a suo tempo aveva predisposto quando era Assessore per i beni
culturali, che consente la prosecuzione di un intervento in corso
che riguarda la società mista con intervento regionale nel
settore dei beni culturali e che consente di mantenere aperti
musei, istituzioni culturali e quant'altro nel settore dei beni
culturali.
Un piccolissimo intervento che riguarda il differimento di
un limite di impegno, peraltro di 200 milioni, a favore degli
editori librari della nostra Regione.
Vi sono poi alcune norme che il Governo ha ritenuto di
dovere presentare in questo disegno di legge perché le ritiene
indifferibili e necessarie per potere predisporre un esercizio
provvisorio plausibile e non devastante.
Indifferibili perché la loro mancata emanazione potrebbe
provocare seri inconvenienti all'Amministrazione o ai soggetti,
siano essi imprese o soggetti sociali che sono interessati,
indispensabili per potere fare in maniera plausibile l'esercizio
provvisorio come è il caso della norma che qui viene presentata
relativa al fondo per gli enti locali e non soltanto per i comuni
ma anche per le provincie.
Vi è una norma che proroga la possibilità dell'accesso ai
soggetti beneficiari dello sconto del 25 per cento che è
indispensabile perché in questo momento si sta procedendo alla
vendita degli alloggi. La mancata proroga di questa norma
interromperebbe il flusso di vendita che ad occhio e croce nei
prossimi mesi porterà nelle casse regionali qualcosa come 40 o 50
miliardi.
Così la norma che consente la proroga della convenzione con
la SIAI che in questo momento è coperta dal punto di vista
amministrativo ma non è coperta dal punto di vista legislativo
fino al 31 dicembre 1998, quindi non è una norma per il prossimo
esercizio.
La norma che prevede l'introduzione del quadro sintetico di
cassa anche per il 1999, e quindi anche per l'esercizio
provvisorio; norma indispensabile come tutti possono comprendere
perché avremmo una discrasia notevole tra quanto, con sforzi e
approssimazioni si è cercato di fare, cioè ricondurre anche sotto
controllo la questione della cassa, che è diventata sempre più
importante come chiarirò ulteriormente più avanti, e il bilancio
di competenza.
Senza questa norma avremmo un esercizio provvisorio senza il
quadro di cassa.
Così la norma che consente di mantenere impegni a valere sui
finanziamenti dell'Unione Europea quando le relative norme sono
sottoposte a procedura, le norme, che qui sono state ricordate
relative ai PIP interregionali ed ai lavori socialmente utili, la
cui importanza è stata già illustrata addirittura dai deputati
che sono intervenuti e che io non ripeto perché non c'è bisogno
che aggiunga altro.
Questo è il quadro delle norme che il Governo ha presentato,
che ha illustrato, credo in maniera sufficiente alla Commissione
bilancio, un quadro, come si può dedurre, assolutamente rigoroso
nelle intenzioni del Governo, assolutamente ascrivibile alle
fattispecie di norme indifferibili e necessarie.
Non abbiamo presentato norme di variazione a caso, non
abbiamo presentato un quadro di variazioni non plausibile, non
abbiamo presentato norme, anzi sotto le osservazioni legittime e
giuste che anche in Commissione finanze sono state mosse, il
Governo ha ritirato alcune norme perché in effetti si è reso
conto che non avevano quel carattere di indifferibilità e
necessità di cui si è parlato.
Il dibattito, invece di accentrarsi su questo carattere e su
queste norme, anche se devo dire che, con grande chiarezza e
onestà intellettuale, da parte di alcuni degli intervenuti è
stato riconosciuto che sostanzialmente l'intero disegno di legge
è in relazione a norme esistenti e che in questo momento non si
possono abrogare, pena conseguenze molto gravi, o addirittura
riprende, in qualche caso modificandole e in qualche caso
mantenendole, previsioni che erano contenute in disegni di legge
che erano già stati presentati e che questo Governo ha ritenuto
utili e plausibili, senza alcuna voglia di mistificare o alcun
intendimento volto ad appropriarsi di norme che in realtà sono
utili all'Amministrazione e alla Regione.
Mi pare che in Commissione finanza questo sia stato detto
con grande chiarezza, non poteva essere nascosto e non c'è
nessuna intenzione di nasconderlo. Anzi più volte ho fatto
riferimento al fatto che queste norme erano state già rivalutate
in vigenza del precedente Governo.
Chiarito che non si tratta della legge finanziaria, che
questo Governo non solo intende, ma che è obbligato a presentare
immediatamente, alla riapertura dell'Assemblea, subito dopo le
vacanze, perché è assolutamente indispensabile varare una legge
finanziaria dai contenuti molto forti, in alcuni casi contenuti
duri, per fare fronte a quella che è la situazione finanziaria
della Regione che, non devo scoprirlo io, è una situazione molto
seria.
Non sono abituato a promettere lacrime e sangue, sono
piuttosto abituato, onorevole Stancanelli, a dire la verità. E la
verità oggi impone di dire che siano di fronte ad una situazione
estremamente grave, estremamente seria, a dinamiche che, se non
vengono disinnescate, non consentiranno, già a partire da
quest'anno di potere fare bilanci plausibili in questa Regione.
Bisogna disinnescare alcune dinamiche.
Io, rinviando - e non voglio smentire me stesso - al momento
in cui discuteremo approfonditamente non era questo il tempo, non
ci sarebbe stata la possibilità di presentare una finanziaria
veramente seria che tenesse conto della finanziaria nazionale che
è stata approvata soltanto l'altro ieri e in cui sono contenute
norme di carattere generale che hanno una ricaduta immediata e
coercitiva, quale quella relativa al patto di stabilità, che
obbligherà anche la Regione siciliana ad introdurre alcuni
meccanismi quali quelli relativi al contenimento della spesa,
quali quelli relativi alla riduzione della spesa in percentuale
al PIL, quali quelli relativi alla riduzione dell'indebitamento,
anche quello in rapporto al PIL, di cui in questa Regione in
maniera veramente coercitiva non si è mai tenuto conto, ma che a
partire di quest'anno, dopo l'approvazione della legge
finanziaria nazionale, diventerà obbligatorio.
E consentiteci di avere il tempo di potere valutare la
portata di queste norme, di poterle portare nella nostra
legislazione e di poter adeguare ad esse la previsione di
bilancio. Vi do un solo dato: il bilancio di cassa della Regione
per l'anno 1998, così come definito dal precedente Governo è di
20.824 miliardi.
Il bilancio di competenza di questo bilancio come definito
dal precedente Governo di 20.824 miliardi. Il bilancio di
competenza di questo bilancio come definito dal precedente
Governo è di 25.847 miliardi, c'è una differenza tra la cassa e
la competenza di 5 mila miliardi e per il 1999, fermo restando la
precedente norma di stabilità che si è ulteriormente inasprita,
adesso resta fermo il limite del bilancio di cassa, quindi
20.800, ma dovremo restringerlo ulteriormente; il bilancio di
competenza presentato dal precedente Governo prevede spese per 24
mila miliardi.
Se sommate le due competenze e detraete la cassa avrete
quale sarebbe lo sbilancio della Regione a fine anno 1999 se noi
non faremo una finanziaria durissima e non porteremo le dinamiche
interne al bilancio della Regione dentro una capacità di
controllo dei propri meccanismi.
Quindi non c'è nessuna intenzione di sfuggire, anzi si ha
l'assoluta consapevolezza della gravità, non solo, ma della
profondità dei problemi che abbiamo di fronte e proprio per
questo non abbiamo voluto presentare norme a casaccio. Avremmo
potuto infiorettare, per essere chiari, questo disegno di legge
di norme per l'occhio, per fare vedere che stavamo attuando una
politica di restringimento.
Qui le questioni sono molto più serie, attengono alla
entrata della Regione, al rapporto con lo Stato, nella
finanziaria sono state inserite alcune norme che ci riguardano
direttamente, come quella relativa alla definizione del
contenzioso, come quella relativa alla possibilità della Regione
di non dovere rimborsare essa ai cittadini siciliani l'eurotassa
e anche altre tasse.
Io ascrivo alla iniziativa di questo Governo, in parte anche
al precedente Governo che questi problemi aveva sollevato,
all'onore del vero, all'iniziativa di questo Governo e anche alla
sensibilità del Governo nazionale, in parte, ma ancor più alla
sensibilità dei parlamentari siciliani perché questo è
verificabile dai resoconti stenografici soprattutto del Senato,
il fatto che è stato possibile ottenere alcuni risultati.
Certo, non sono risultati che risolvono i nostri problemi,
ma che indicano una tendenza positiva, cioè la riapertura di un
confronto fatto di cose concrete e di una dinamica positiva per
la nostra Regine che io mi auguro possa essere il preludio ad un
confronto con lo Stato, assolutamente indispensabile, che
riaffermi la piena e totale dignità, validità e autonomia dello
Statuto e della Regione, ma che porti a definire norme nuove in
materia di norme di attuazione sulle entrate in materia di
definizione del contenzioso Stato e Regione, in materia di
risorse che effettivamente sono destinate alla Regione siciliana.
Detto questo dunque sulla finanziaria, sul fatto che questo
Governo intende presentare una legge di riforma non solo della
contabilità ma del modo stesso in cui viene pensato e fatto il
bilancio e delle relative norme di spesa, detto anche che nei
pochi giorni in cui ha potuto operare questo Governo tuttavia è
riuscito a portare in porto alcune iniziative che per vari motivi
si erano arenate sotto gli altri Governi, mi riferisco allo
scioglimento degli enti. Il Presidente Provenzano stamattina ha
detto non mettiamo tanta enfasi sullo scioglimento degli enti, io
non so se è il caso di porre molta enfasi sullo scioglimento
degli enti, so però di avere ascoltato infinite volte lo stesso
Presidente Provenzano quando era Presidente della Regione ma
anche da deputato attribuire alla questione dello scioglimento
degli enti un carattere definitivo sulla capacità di questa
Regione di sapere risorgere dal baratro in cui era precipitato.
Non siamo noi che abbiamo messo enfasi, è stato il centro
destra che ha messo enfasi su questo scioglimento degli enti,
giudico paradossale che dopo essere riusciti comunque a portare
in Aula questo disegno di legge, questo disegno di legge sia
stato così duramente contrastato e adesso venga disconosciuto.
Lo giudico paradossale uno degli effetti di un modo di
intendere la politica che personalmente non condivido.
L'onorevole Pagano ha ritenuto di dovere attribuire alla
responsabilità addirittura culturale, della sinistra, di questo
Governo che ne è espressione questo disegno di legge, si
tranquillizzi onorevole pagano, questo disegno di legge se mi
permette ma non dovrei usare questo termine, ma lo uso, purtroppo
per i tempi in cui si è collocato, per i quali nessun Governo
avrebbe potuto fare a meno, comunque, di presentare queste norme,
se appartiene tutto a un altro tipo di impostazione, che è quella
del precedente Governo a cui pochi correttivi, in verità, è stato
possibile portare in questi giorni, ma uno di questi è
fondamentale, l'approvazione finalmente nel documento di
programmazione economica-finanziaria effettuata dalla Giunta di
Governo la scorsa settimana, documento indispensabile per potere
attivare la concertazione istituzionale con lo Stato e con gli
altri enti che diventa, comunque, punto di riferimento delle
strategie di carattere economico e relativo allo sviluppo che in
questa Regione gli enti pubblici e prima fra tutti la Regione
intende portare avanti.
Si è parlato del limite di indebitamento. Il limite di
indebitamento è un limite di indebitamento fittizio, perchè per
quanto ci riguarda, per quanto mi riguarda personalmente, anche
il limite di indebitamento di 2.330 miliardi è eccessivo nella
situazione che si è determinata per la Regione, sarà la
finanziaria, comunque, a definire questo tema.
Si è molto insistito, e vado a concludere, in alcuni
interventi sul carattere devastante addirittura qualcuno lo ha
definito dell'incremento di 64 miliardi che viene dato al fondo
relativo ai trasferimenti per i comuni da parte di alcuni, perchè
da parte di altri ho ascoltato invece interventi puntuali, mi
riferisco all'intervento dell'onorevole Briguglio che ha
sottolineato come noi non possiamo in nessun modo ripetere nei
confronti degli Enti locali che costituiscono la spina dorsale,
l'ossatura fondamentale della istituzione, del territorio dei
cittadini siciliani, non possiamo ripetere lo stesso meccanismo a
strangolamento che lo Stato ha messo in atto nei confronti degli
Enti locali a sua volta, ma nei confronti, soprattutto, della
Regione siciliana.
Io su questo punto voglio essere chiaro, il Governo non
intende nascondersi, il Governo, invece, rivendica l'impostazione
relativa al fatto che vogliamo aprire nei confronti degli Enti
locali una stagione nuova, perchè noi consideriamo gli enti
locali in un quadro che una volta abbiamo definito di federalismo
interno istituzione ad alta dignità, istituzioni che devono
essere messe in grado di potere disporre delle risorse
necessarie, istituzioni verso le quali la Regione deve operare
innanzitutto attraverso una modifica della composizione della
struttura stessa della Regione, che deve passare dai compiti di
gestione soverchianti, costosi e spesso inutili, utili soltanto
al mantenimento di un consenso sociale captato in modo
assolutamente erroneo e passare, invece, a un trasferimento di
quante più funzioni di gestione possibile verso gli enti locali,
per far questo, è necessario però rivedere non solo le norme, ma
disegnare un percorso complessivo, su un modello, anche se io non
sono per replicare esattamente i modelli, di quello che stanno
tentando di fare le "Bassanini" nel resto del Paese.
Io mi stupisco del fatto che si contesti che questo Governo
intende definire nei confronti degli enti locali non una politica
di trasferimento di risorse indiscriminate, una politica di
trasferimento di risorse certe, questo stava anche nel lungo
dibattito, che per certi versi è stato proficuo che ha
accompagnato la legge 6, quando si passò dal sistema di
trasferimenti legata a funzioni parcellizzate e a vincoli
assurdi, ad un sistema di trasferimento col fondo unico, questo
c'era di profondamente valido e devo dire condiviso, visto che
poi la proposta venne addirittura dal Governo Provenzano, cioè
mettere a disposizione degli Enti locali risorse poche o molte
che siano, ma risorse certe non vincolate a decisioni di spesa
della Regione, ma destinate a finanziare l'autonomia e la
capacità di autodeterminazione degli enti locali.
I signori deputati troveranno poi già nel disegno di legge,
ma ancor più attraverso un emendamento che il Governo ha
presentato che il Governo intende dare risposta positiva ad una
esigenza che, soprattutto, è stata rappresentata quella relativa
allo stato di enorme difficoltà dei piccoli comuni. Questo
provvedimento è destinato nella sua grande parte a finanziare i
piccoli comuni, la cui situazione in moltissimi casi è veramente
drammatica e che noi non possiamo non prendere in considerazione.
Ecco, signori deputati, questa é stata l'impostazione che il
governo ha seguito nel presentare questo disegno di legge. Un
disegno di legge che ha una portata limitata che non é la
finanziaria preordinata al bilancio, che contiene solo norme
indifferibili e necessarie che comunque cercano di assecondare
delle logiche che stanno nella politica e nell'impostazione
programmatica che questo governo intende seguire e che
personalmente, l'assessore al bilancio, io ringrazio tutti coloro
che sono intervenuti, che mi hanno criticato ovviamente, ma che
mi hanno anche rivolto qualche felicitazione di carattere
personale.
Gradirei di più. Se anziché intervenire in Aula, rilanciando
su questo assessore e su questo governo, temi critici quando
questo assessore, in commissione bilancio, pone con grande
chiarezza le questioni come sono state poste ieri sera, che da
parte di alcuni degli intervenuti questa sera, nelle sedi
appropriati ci fossero comportamenti ed atteggiamenti
conseguenti.
Io ho dovuto registrare, invece, che ieri sera, di fronte
alle questione poste con grande serietà e grande fermezza,
l'assessore al bilancio, molti componenti della commissione
bilancio, molti, compreso il presidente Provenzano hanno assunto
invece una linea di comportamento tendente a trascurare le
questione che l'assessore al bilancio ha posto, tranne venire
qui, poi, stamattina oppure stasera, come l'onorevole Cimino, a
proporre linee di grande severità e di grande critica.
Io mi sforzerò, signori deputati, di fare seguire alle
enunciazioni i comportamenti. Accetterò pienamente tutte le
critiche che potranno essere poste, però la situazione é così
difficile, così seria che io rivolgo un invito a tutti,
maggioranza in primo luogo, ma opposizione anche, di contribuire
ognuno per la sua parte e con la sua impostazione, ma di
contribuire tutti a stabilire una linea di rigore effettivo
perché solo così questa Regione potrà salvarsi dal disastro
presso la quale sembra, a questo punto, inevitabilmente
destinata.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa alla discussione
degli ordini del giorno presentati. In parte gli ordini del
giorno sono stati accorpati, trattandosi di materia similare.
Sono gli ordini del giorno n. 268, n. 270 e n. 274. Il primo a
firma dell'onorevole Pisciotta, il secondo a firma dell'onorevole
Fleres, il terzo a firma degli onorevoli Vella, Forgione e
Liotta.
ODDO. Sull'ordine del giorno numero 274 c'é anche la mia
firma.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno numero 274 c'é la firma,
per la storia, degli onorevoli Adragna, Oddo, Zangara e Pezzino.
L'Assemblea ne prende atto.
SILVESTRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Lei non può intervenire per illustrare l'ordine
del giorno perché lo stesso ordine del giorno é stato presentato
dopo la chiusura della discussione generale, però può intervenire
sugli ordini del giorno per cinque minuti, non per illustrare.
ZANNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare sugli ordini del giorno in
discussione unificata.
ZANNA. Signor presidente, anch'io per la storia, non
sottoscrivo questi emendamenti, ma li condivido perché nella
passata seduta del parlamento, sullo stesso argomento sollevato
dagli onorevoli Pisciotta, Vella, Forgione e Liotta, quest'Aula
si é già determinata approvando un altro ordine del giorno,
uguale, sullo stesso argomento all'unanimità, presentato da me e
dal mio gruppo e approvato da quest'Aula. Nulla toglie al fatto
di rivotare un ordine del giorno similare sullo stesso argomento
però, per la storia, volevo ricordare questo passaggio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vella.
Ne ha facoltà.
VELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi io ritengo che
questo tema dei trasporti sia arrivato ad un punto cruciale della
situazione siciliana.
E' di oggi la notizia che gli operai alle dipendenze
dell'Alitalia nello scalo di Lampedusa hanno occupato gli
impianti poichè inopinatamente l'Alitalia ha ritenuto di tagliare
completamente il volo di collegamento.
Ora, questo tocca il nodo centrale che riguarda la regione
siciliana e la capacità di un Governo come quello del centro
sinistra di adoperarsi affinchè la Sicilia non venga fortemente
penalizzata.
Noi riteniamo che questa è la risultante anche di una
profonda incapacità ed una profonda assenza di una politica sui
trasporti che orbita semplicemente su mega progetti, che
riguardano solo esclusivamente la realizzazione, se e in quanto
si andrà a realizzare il ponte sullo stretto, ma non tocca nel
vivo le problematiche generali che riguardano il collegamento
della Sicilia.
Allora, noi pensiamo che proprio da questo problema,
riguardante il collegamento delle isole minori, deve venire una
forte volontà del Governo di alzare la voce, alzare il tono dell
'impegno dell'azione politica. Noi pensiamo che al di là della
semplice per cosi dire "declamazione", dei semplici impegni segua
una concreta azione politica.
Innanzitutto questo governo regionale ci faccia capire se
intenda segnare un passo serio e decisivo sul tema dei trasporti
e se intenda perseguire la logica, diciamo così, fumosa della
politica dei trasporti che il governo ed il centro sinistra sino
ad oggi (sempre che l'abbia fatto) ha perseguito e se non intenda
invece caratterizzarsi proprio con una variante capacità di
progettualità. Quindi, è bene che si attivi un tavolo serio e
alto del confronto con lo Stato italiano a partire proprio dalla
soluzione del problema che riguarda il collegamento aereo delle
isole minori e nello specifico di Lampedusa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mele.
Ne ha facoltà.
MELE. Signor Presidente, onorevoli colleghi ancora una volta
discutiamo del problema dei trasporti in Sicilia e questi ordini
del giorno danno la possibilità di riportare al nuovo governo
della regione siciliana un problema annoso che riguarda il
territorio siciliano e che riguarda la messa in moto "di
potenzialità e di linfa vitale" presente nel territorio della
regione siciliana.
La verità è, come diceva il collega Vella prima, che ancora
la regione siciliana non ha adottato un piano regionale dei
trasporti. E l'altra verità drammatica che lo Stato italiano sta
adottando un piano nazionale dei trasporti dove la Sicilia viene
totalmente tagliata fuori e dimenticata.
L'altra grande verità è, signor Presidente, che la compagnia
di bandiera Alitalia, e questo mi dispiace dirlo ma il precedente
governo non ha fatto nulla, ha aumentato le tariffe aeree per il
meridione del quattro per cento - e questi sono dati -
dimenticando anzi, nel contempo, diminuendo del due per cento per
esempio i voli su Milano - Roma - Milano aumentando del quattro
per cento i voli Roma - Palermo - Roma - Catania, su questa cosa
gravissima non si è levata alcuna voce del precedente Governo
regionale.
E allora io chiedo e spero e mi auguro che l'attuale
Governo, che il Presidente della Regione, per altro ricordo che
la Sicilia è evidentemente una realtà col più alto coefficiente
di insularità tra le regioni italiane, essendo appunto un'isola,
e evidentemente lo strumento aereo, il trasporto aereo è uno di
quelli che garantisce meglio di altri un collegamento facile e
stabile.
Quest'altra cosa gravissima che la compagnia di bandiera
dello Stato italiano ha tagliato i ponti con alcune isole, e
allora io chiedo al Governo: ma la compagnia di bandiera ha
tagliato i ponti e c'è stato un accordo silenzioso perchè,
probabilmente, qualche altra compagnia assicura i voli aerei per
queste isole?
Non è possibile che l'Alitalia lascia porzioni di territorio
dello Stato italiano totalmente scoperti.
Allora vorremmo capire se c'è un accordo con altre compagnie
di bandiera e la Regione siciliana in che dimensione si pone
rispetto ad altre compagnie, se ce ne sono, vorremmo capire se
questo Governo ha intenzione, il Presidente della Regione,
l'Assessore al Turismo, che devo dire noto con grande piacere si
sta attivando sulla materia dei trasporti cosa che era stata
totalmente dimenticata dal precedente Governo, vorremmo capire in
che termini ci attiviamo presso lo Stato italiano e presso la
compagnia di bandiera Alitalia affinchè ancora una volta non
rimaniamo veramente il sud del mondo. Grazie.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Onorevole Presidente dell'Assemblea, condividendo in
pieno l'ordine del giorno dell'onorevole Pisciotta voglio porre
all'attenzione dell'Assemblea i notevoli problemi che stanno
vivendo le Isole minori in particolare Trapani, Pantelleria e
Lampedusa.
Lampedusa, realmente, con il collegamento aereo riusciva a
garantire un collegamento con la Sicilia e con il resto del
Paese, volendo continuare questo tipo di repressione nei
confronti dell'Isola di Lampedusa non si penalizza solo ed
esclusivamente il turismo, ma si rischia di penalizzare anche il
vivere civile.
Ed inoltre, onorevole Presidente, voglio segnalare una
problematica attinente all'apertura del nuovo scalo aeroportuale
di Malpensa.
Per i siciliani è diventato impossibile riuscire a
raggiungere Milano perché i voli sono stati tutti dirottati per
l'aeroporto di Malpensa e non più per Linate, da Malpensa per il
centro di Milano ci vuole circa un'ora di taxi e con il
bus-navetta ci si impiega un'ora e trenta minuti.
Onorevole Presidente, considerato che ormai i collegamenti
siciliani con Milano, ma anche con Roma, rappresentano momenti
determinanti, non solo per l'occupazione e per il lavoro, ma vedi
caso, anche molte volte per i cosiddetti viaggi della speranza,
quindi per situazioni veramente delicate e di grande sensibilità,
sono convinto che l'attuale Governo debba porre, come condizione
necessaria per il continuare i civili rapporti, un serio progetto
di rilancio dei collegamenti della nostra Sicilia, quindi sia di
Palermo e Catania, con l'aeroporto di Milano-Linate.
Continuare per questa strada non è più percorribile perché
sia le tariffe aeree, ma anche i collegamenti ormai sono
veramente diventati impossibile ed una proposta può essere quella
di garantire almeno le condizioni di urgenza, le condizioni per
la gente che si trova in situazioni di salute delicata, deve
andare a Milano per curarsi, è impensabile che ancora oggi per
Palermo o per Catania si garantiscano solamente i voli su
Malpensa e non più per Linate rispetto alle altre Regioni.
Questo è un chiaro segnale di come l'Alitalia voglia
penalizzare sia la Sicilia, ma anche i siciliani che devono
usufruire di questo servizio.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cimino. Onorevoli colleghi, si
pongono in votazione gli ordini del giorno. Iniziamo dal n. 268
"Interventi per il miglioramento del servizio di trasporto aereo
regionale" a firma dell'onorevole Pisciotta.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LO MONTE , assessore per i lavori pubblici. Favorevole.
TURANO. Chiedo di apporre la firma.
PRESIDENTE. In fase di votazione l'onorevole Turano comunica
che intende apporre la sua firma. Non sorgendo osservazioni,
l'Assemblea ne prende atto.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 270 "Interventi
per la differenziazione del prezzo della benzina in Sicilia", a
firma dell'onorevole Fleres. Il parere del Governo?
LO MONTE , assessore per i lavori pubblici. Lo possiamo
accogliere come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è accolto dal Governo come
raccomandazione. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 274 "Interventi
urgenti al fine di impedire la sospensione dei collegamenti aerei
con le isole di Lampedusa e Pantelleria", a firma degli onorevoli
Vella, Forgione e Liotta. Il parere del Governo?
LO MONTE , assessore per i lavori pubblici. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
Si passa alla votazione dell'ordine del giorno n. 260
"Iniziative per il ripristino dell'operazione 'Vespri siciliani'
nel territorio dell'Isola", a firma degli onorevoli Granata ed
altri.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, avrei preferito che fosse
presente anche l'Onorevole Granata...
GRANATA. Sono presente.
FORGIONE. ...perchè il Presidente della Commissione Regionale
Antimafia ha chiesto anche a me di apporre la firma su questo
ordine del giorno. Io non l'ho apposta, nonostante il
Procuratore della Repubblica Caselli sia d'accordo e l'abbia
sollecitata e ne abbiamo discusso varie volte con lo stesso
Procuratore Caselli e la mia parte politica alla Camera si è
astenuta sulla proroga dell'operazione 'Vespri siciliani'.
Io credo che non possiamo essere sospettati in quest'Aula e
nella società siciliana e nazionale di essere una forza politica
non impegnata sul terreno della lotta alla mafia, anzi abbiamo
fatto del legame tra le questioni sociali e la lotta alla mafia
un punto di identità del nostro Partito.
Noi crediamo, però, che c'è bisogno di una discussione
serena su tutta la strumentazione antimafia e su come oggi
l'azione dello Stato deve essere elevata ad un livello superiore,
proprio perchè non siamo più di fronte - se mai lo siamo stati -
ad una emergenza, l'emergenza mafia per intenderci, così e con la
tensione emotiva, come l'abbiamo vissuta dopo la fase delle
stragi del '92, di quelle sul territorio nazionale del '93. Ma
ormai la mafia è un fattore strutturale di questa modernità e di
questa struttura economica e sociale e per questo noi crediamo
che la risposta non possa essere solo militare, ma di
strumentazione complessiva dell'azione dello Stato, di
trasparenza della pubblica amministrazione, di dotazione e di
adeguamento anche degli strumenti per l'azione giudiziaria e per
l'azione repressiva e tutto questo riducibile soltanto
all'operazione 'Vespri siciliani' ci sembra riduttivo.
Noi avvertiamo bene, onorevole Presidente, l'esigenza di un
forte controllo del territorio da parte dello Stato e sappiamo
che, in intere aree di questa Regione, il territorio è
controllato esclusivamente dalle organizzazioni criminali, però,
intendiamoci, noi dobbiamo riportare tutto al dettato
costituzionale e le funzioni di vigilanza e di ordine pubblico -
l'Onorevole avvocato Tricoli mi correggerà - per questa funzione
la Costituzione prevede l'impiego delle forze di polizia e non
dell'esercito. E potremmo anche discutere, al di là del valore
simbolico di quel presidio, di quella garitta, di quei soldati in
quella postazione a rischio, potremmo anche discutere
dell'efficacia reale di quella funzione.
Noi crediamo che bisogna arrivare ad un momento di normalità
nell'azione di contrasto alla lotta alla mafia e, fatemi dire, è
un pò ipocrita anche che chi firma con tanta facilità la proroga
dell'operazione 'Vespri siciliani' faccia l'ostruzionismo alla
Camera ed al Senato sulla legislazione che deve essere adeguata e
modificata, soprattutto per quanto riguarda la collaborazione, le
testimonianze, l'antiracket e l'antiusura, ne discuteremo tra un
momento.
E' per questi motivi che io ritengo che non sia sminuita la
funzione che prima vedeva impegnato l'esercito nel compito
prezioso che stanno svolgendo perchè gli obiettivi a rischio,
sappiamo di cosa discutiamo, non sono lasciati ormai senza
tutela. La tutela è garantita da carabinieri e polizia,cioè
dagli organi preposti costituzionalmente. Non è che gli
obiettivi a rischio che prima erano vigilati dalle forze
dell'esercito oggi, di colpo, non sono più vigilati. Le forze
dell'esercito sono state sostituite da carabinieri e polizia,
così come dice il dettato costituzionale. Ecco, credo che
purtroppo dovremo abituarci ad una normalità nell'azione di
contrasto alla mafia, perché la mafia è un fattore organico di
questa modernità del Mezzogiorno ed è anche un fattore,
purtroppo, organico di questo modello di sviluppo. E allora ben
altre sono le ragioni e le strumentazioni per le quali
bisognerebbe impegnarsi anche con un dibattito e con un appello
di questo Parlamento al Governo nazionale rispetto a quella che
qui viene proposta. Io, però, non la contrasto, ne colgo il
significato. Colgo il significato della presenza dello Stato, di
uno Stato che in Sicilia non è che sia stato assente, per cui al
medesimo Stato assente si è sostituito il potere antistato delle
organizzazioni criminali. No Lo Stato - e concludo - spesso è
stato parte di quel sistema criminale, attraverso i suoi uomini e
attraverso le sue istituzioni spesso si è presentato in questa
Regione e nel Mezzogiorno come un vero e proprio Stato mafioso.
Per questi motivi, onorevoli colleghi, pur condividendone lo
spirito, cioè la presenza dello Stato, il rilancio di un'azione
antimafia, un segnale forte che non si abbandona alla prima linea
da parte delle istituzioni, soprattutto per quanto riguarda il
controllo del territorio, non ho apposto la mia firma e mi
asterrò, assieme al mio gruppo, su questo ordine del giorno.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me
capita spesso di cantare fuori dal coro, ma stavolta penso che
siano gli altri a farlo. Intanto voglio ricordare che questo
provvedimento, quello della fine dell'operazione 'Vespri
siciliani', è stato adottato da un ministro dell'Interno che si
chiama Giorgio Napolitano, persona certamente rispettabilissima,
anzi, più che rispettabile, che non avrà adottato a cuor leggero
queste iniziative, confermate, mi pare, dall'attuale Governo...
BRIGUGLIO. Comunista della prima ora
DI MARTINO . ....comunista della prima ora, ma Ministro
dell'Interno; quindi, non credo che ci possano essere sospetti
di alcun tipo sull'azione. Io concordo con l'onorevole Forgione,
tenendo conto delle finalità che si vogliono perseguire, però,
qui, signor Presidente, bisogna distinguere la propaganda dalla
vera, reale lotta alla mafia. L'apparizione non ci interessa;
apparire con gli elmetti, i militari, con il fucile per le strade
non interessa assolutamente. Avrei preferito, invece, che la
Commissione regionale antimafia avesse sollecitato il Governo
nazionale a portare avanti un'azione di 'intelligence'. Oggi,
onorevole Granata, i punti sensibili sono degnamente e bene
salvaguardati dalla presenza dei carabinieri, della polizia e
della guardia di finanza che hanno certamente una grande
professionalità. Il giovane con 40 giorni di addestramento non
può avere questa professionalità nell'affrontare la lotta alla
mafia. Quindi avrei preferito che si portasse avanti questa
iniziativa per portare, appunto, più a fondo, con più
determinazione la lotta alla mafia attraverso la lotta contro il
riciclaggio, con la confisca del denaro sporco. Questa è la cosa
più intelligente da fare Lì si va a colpire la mafia in maniera
determinante Quindi, poiché penso che ci sia stata una posizione
chiara del Governo nazionale, poiché il Governo regionale in
materia di ordine pubblico - anche se per fortuna non ha mai
avuto il comando delle forze di polizia ( ed è una fortuna per il
popolo siciliano) penso che non possa a cuor leggero dire si o
no. Per quanto mi riguarda io mi asterrò, però il governo non si
può astenere. Il governo può accettare l'ordine del giorno come
raccomandazione per approfondire, unitamente al governo
nazionale, quelle che sono le soluzioni più idonee per la lotta
alla mafia in Sicilia.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, comunico che desidero apporre la
mia firma all'ordine del giorno in questione e desidero spiegare
perché lo condivido. Sta avvenendo in Sicilia in questo periodo
un fenomeno che io considero estremamente pericoloso non soltanto
perché determina una smobilitazione dello Stato all'interno di
questa Regione, che certamente qualche problema ce l'ha, ma anche
perché indebolisce le difese e non soltanto relative all'ordine
pubblico ma anche relative alla protezione civile.
Qualche settimana addietro questo Parlamento ha approvato un
ordine del giorno riguardante il mantenimento in Sicilia delle
basi di elicotteri dell'esercito che sono di stanza a Catania per
le quali è stato richiesto il trasferimento in altra regione, pur
sapendo che queste basi servono soprattutto per interventi di
protezione civile, soprattutto in caso di incendio, soprattutto
per il trasporto degli ammalati gravi, eccetera.
Da qualche tempo è stato decisa la fine dell'operazione
"Vespri siciliani" e anche in questo senso si svuota il
territorio di un controllo che certamente ha valore preventivo,
come è giusto che sia il controllo da parte dello Stato.
Desidero, in particolare, richiamare un passaggio dell'intervento
dell'onorevole Forgione perché, senza ovviamente volerlo caricare
di alcuna valenza offensiva, il suo ragionamento sull'attuale
condizione di sorveglianza degli obiettivi a rischio non porta ad
attaccare la mafia, la criminalità, l'evasione fiscale, porta
invece ad aiutarla e a sostenerla. Mi spiego meglio, onorevole
Forgione...
FORGIONE. Spiegati davvero molto meglio.
FLERES. ... perché in questo momento quegli obiettivi,
onorevole Forgione, sono affidati al controllo di carabinieri,
poliziotti e finanzieri che vengono distolti dal servizio
ordinario che potrebbero compiere per colpire gli evasori
fiscali, i criminali ordinari e organizzati, che potrebbero
colpire la mafia, che potrebbero partecipare alle indagini, alle
investigazioni, alle operazioni di ordine pubblico e invece fanno
un servizio di sorveglianza, per carità, importante, tant'è che
noi sosteniamo la necessità che venga continuato, ma sicuramente
deprofessionalizzato e deprofessionalizzante rispetto alle
funzioni che questi tutori dell'ordine possono invece esercitare
con ben altra forma e con ben altra sostanza, se applicate a
funzioni diverse.
E allora, se ripristiniamo, ripristiniamo l'operazione Vespri
siciliani e affidiamo la vigilanza degli obiettivi pericolosi che
esistono nella nostra Regione, liberiamo una quantità tale di
forze dell'ordine istruite e reclutate per garantire l'ordine
pubblico, per garantire l'investigazione, per garantire le
indagini, per garantire la tutela dell'ordine pubblico in ogni
sua parte, garantiamo l'utilizzazione di queste forze dell'ordine
nei compiti per i quali sono stati addestrati e selezionati, che
non sono sicuramente quelli di semplice sorveglianza, ma sono
quelli più ampi affidati alle forze di polizia.
Dunque, onorevole Forgione, purtroppo quello che lei dice,
anche se ha un obiettivo nobile, per carità, per questo le dicevo
non carichiamola di offesa, l'obiettivo che determina va in
direzione esattamente opposta a quella che lei si propone perché
noi in questo momento abbiamo alcune centinaia di poliziotti,
carabinieri e finanzieri che, anziché essere destinati alle loro
funzioni principali, sicuramente di valore professionale
maggiore, vengono destinati ad un servizio di sorveglianza a cui
potrebbero sicuramente sovraintendere i militari, come hanno
sovrainteso fino a questo momento in maniera eccellente, senza
che nessuno si sia lamentato, anzi con dei risultati sicuramente
apprezzabili.
Pertanto, desidero esprimere il mio voto favorevole
all'ordine del giorno a cui ho già chiesto di apporre la mia
firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto che l'ordine del giorno
porta anche la firma dell'onorevole Fleres.
GRANATA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sarei
astenuto dall'intervenire anche perché questo ordine del giorno
non è nato casualmente, ma perché abbiamo ritenuto di dovere dare
voce ad una opinione che credevamo e crediamo ancora largamente
condivisa dall'intero Parlamento, dalle forze politiche e dalle
forze sociali della Sicilia.
Devo dire che ho apprezzato il taglio costruttivo che ha
voluto dare l'onorevole Forgione alla motivazione della sua
astensione, tuttavia, credo che in questa fase bisogna anche che
il Governo della Regione dia voce a quella che è un'opinione non
soltanto diffusa, ma, credo, egemone della società siciliana
circa il fatto che l'impiego di queste forze sul territorio
liberano risorse per altri compiti che sono quelli della polizia,
dei carabinieri, della guardia di finanza e che, ovviamente,
andando via l'esercito dalla salvaguardia di alcuni obiettivi,
chiaramente la già martoriata situazione logistica, di
organizzazione, di modernità della polizia e dei carabinieri
riceve un ulteriore colpo. Poi c'è un'altra riflessione che
dovremmo fare un po' tutti assieme. Credo che in questi anni
condividiamo molto spesso un'analisi: tante cose sono cambiate,ad
esempio, nei rapporti tra la politica e la criminalità
organizzata e proprio per questo ciò che abbiamo sempre detto,
che la mafia non è solo un problema di ordine pubblico ma anche
un problema di ordine pubblico, credo vada accentuato questo
carattere di grande importanza che ha il controllo del territorio
e la repressione militare di alcuni fenomeni. In questa logica,
senza ovviamente pensare di avere prodotto un intervento
determinante di chissà quali svolte, riteniamo doveroso che il
Parlamento regionale, che è la più alta espressione del popolo
siciliano, dia una voce ad un fatto ampiamente condiviso e cioè
che non siamo ancora purtroppo in una fase di normalità, che lo
Stato non ha i mezzi, gli strumenti, non è attrezzato per potere
garantire il numero di uomini, di mezzi e di strumenti alle forze
ordinarie di polizia per compiti di ordine pubblico. Quindi
occorre questo tipo di intervento, che comunque ha rappresentato
un appoggio perché quelle forze potessero essere destinate ad
altri compiti, come ben sa l'onorevole Forgione e come
soprattutto sanno quegli operatori in prima linea nei settori
della giustizia, della repressione, le questure, le procure che
ad alta voce tutti insieme chiedono di nuovo il ripristino di
questo tipo di intervento. Ci sarà pure un motivo perché i
vertici dei carabinieri, della polizia, delle questure, delle
procure siano d'accordo nel reiterare questa operazione Infatti,
tecnicamente chi opera sul campo si vede liberare risorse,
energie, forze, uomini per altri compiti che poi sono quelli che
l'onorevole Di Martino ha indicato e che certamente non deve
essere la nostra Commissione regionale antimafia, per i poteri e
i limiti che ha chi la presiede, a dovere sollecitare il governo
ad accentuare i compiti di intelligence o di investigazione. Ci
sono ben altri problemi che riguardano l'impostazione complessiva
che il Governo nazionale vuole dare nell'affrontare queste
problematiche.
Allora credo senza né drammatizzare né minimizzare, che il
Governo (ho apprezzato comunque il taglio che avete dato) e il
Parlamento diano un segnale chiaro in questa direzione
soprattutto facendosi interpreti di un fatto che credo sia
inconfutabile: che la percezione immediata che il popolo
siciliano ha di questa presenza è una percezione positiva,
rassicurante, per certi versi pedagogica verso quella spinta alla
rottura di meccanismi di oppressione omertosa che,invece, senza
questa presenza e quindi con l'aggravio ulteriore di compiti a
polizia, carabinieri, guardia di finanza e forze dell'ordine in
generale risulta fortemente compromessa.
In questo spirito ritengo che il Governo debba approvare
tranquillamente questa mozione che è condivisibile al di là degli
steccati.
PAGANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, sarò brevissimo e penso che non
sfrutterò tutti i cinque minuti che mi sono concessi dal
Regolamento perché molte delle argomentazioni svolte
dall'onorevole Granata e dall'onorevole Fleres, ma in particolare
dall'onorevole Granata, mi appartengono anche culturalmente;
quindi non tedierò l'Assemblea più di tanto nel ripetere cose e
concetti di un certo tipo, però, un piccolo contributo desidero
darlo anch'io.
Penso, onorevole Forgione, che dobbiamo superare determinate
preoccupazioni che abbiamo. Spesso, quando qualcuno immagina che
l'esercito possa essere un oggetto di preoccupazione, lo capisco
perfettamente e posso anche trovarmi d'accordo in linea di
principio. Spesso l'esercito, in quanto tale, evoca fenomeni di
"libanizzazione", in Libano nazioni civili si sono trovati ad
essere coinvolti in un controllo del territorio per fatti
derivanti dalla storia di quel Paese e non solo di quel Paese.
Certamente non ci troviamo nella stessa situazione qui in Italia,
anzi, esattamente il contrario. L'esercito italiano va, ahimè, ad
essere smantellato ha perso completamente anche il suo
significato, ha perso completamente quella che è la logica della
difesa del territorio, tanto è vero che tra tutti i Paesi della
Comunità europea è uno, anche numericamente, dei meno corposi.
Io mi sento di dire, non soltanto per quanto riguarda la mia
provincia, ma in generale tutte le province, i soldati
dell'operazione "Vespri siciliani" hanno lasciato una traccia
indelebile nel cuore dei siciliani, in termini di cortesia, di
simpatia, in termini di controllo degli obiettivi che,
francamente, potevano e possono essere controllati dai soldati a
un costo di gran lunga inferiore con un risultato che è
eccellente.
Andiamo a vedere materialmente i rapporti costi-benefici. La
polizia, la guardia di finanza, i carabinieri costano sei volte
di più. La presenza dell'esercito da questo punto di vista non è
qualcosa di disdicevole o di sgradevole, anzi, è esattamente il
contrario, specie se si va a chiedere ai magistrati, ai vertici
delle forze dell'ordine ma anche alla base cosa ne pensino del
controllo che essi stessi esercitano sugli obiettivi. Vi
accorgereste che sono tutti contrari a che questi obiettivi
vengano presidiati dalle forze dell'ordine, mentre sono tutti
favorevoli, specie dopo i risultati dell'operazione "Vespri
siciliani" ad affidare all'esercito il controllo di quegli
obiettivi.
Dunque, certe diffidenze possono anche cessare, i tempi sono
maturi perché tutto ciò accada.
Concludendo, signor Presidente, condivido l'iniziativa e
dichiaro di voler apporre la mia firma all'ordine del giorno.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 260:
"Iniziative per il ripristino dell'operazione 'Vespri siciliani'
nel territorio dell'Isola", a firma dell'onorevole Granata ed
altri.
Il parere del Governo?
LO MONTE , Assessore per i lavori pubblici. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 261: "Interventi
presso il Governo nazionale al fine di approvare in tempi rapidi
le norme antiracket e sui collaboratori di giustizia", a firma
degli onorevoli Forgione ed altri.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio
anche il Presidente della Commissione Antimafia, onorevole
Granata, per avere apposto la sua firma a questo ordine del
giorno.
Abbiamo ritenuto opportuno, parallelamente all'ordine del
giorno sulla proroga dell'operazione Vespri Siciliani, di
proporre un altro ordine del giorno che riguarda le norme
antiracket e quelle sui collaboratori di giustizia visto che
interveniamo su materie che non sono di nostra competenza ma
sollecitiamo il Governo nazionale, il Parlamento nazionale.
Abbiamo ritenuto, proprio per quel ragionamento che facevo prima,
onorevole Fleres, e cioè considerare la mafia un elemento
purtroppo strutturale di questa società meridionale, di
cominciare ad intervenire anche sugli aspetti strutturali che
riguardano il fenomeno mafioso.
Stasera al TG3 il Questore di Palermo, dott. Manganelli,
nella sua conferenza di fine anno ha centrato il suo ragionamento
sulla gravità della diffusione dell'usura e del racket, fenomeni
ancora lontani dall'essere scalfiti.
Sappiamo bene che questi fenomeni sono forti anche per il
profondo carattere omertoso presente in questa società, per le
pesanti intimidazione che bloccano le vittime dal collaborare con
lo Stato, ma questo intervento del Questore di Palermo credo
debba farci riflettere e riflettere seriamente.
Al Senato, pur essendo stata approvata da mesi dalla Camera
dei Deputati, è ferma da mesi per l'ostruzionismo di alcune forze
politiche la legge sulle norme anti-racket. Inviterei,pertanto,
tutti i colleghi che hanno firmato l'ordine del giorno per la
proroga dell' operazione Vespri Siciliani ad apporre la firma su
questo ordine del giorno che chiede al Governo della Regione di
intervenire sul Governo nazionale affinché la normativa
anti-racket venga subito sbloccata e anche la normativa sui
collaboratori di giustizia. Non c'è convegno, signor Presidente
dell'Assemblea, ne abbiamo fatto uno proprio in ricorrenza del
tragico 19 luglio, non c'è convegno in cui al centro dei
ragionamenti di tutte le parti politiche non ci sia la modifica e
l'adeguamento della legge sui collaboratori di giustizia, i
cosiddetti pentiti.
Bene, quella legge è ferma da mesi in commissione Giustizia
al Senato come è ferma da mesi in Commissione Giustizia al
Senato, la legge sulle norme anti-racket.
SPEZIALE. Là c'è il Ministro del suo partito.
FORGIONE... non è del mio partito. Norme che rispondono, tra
l'altro, ad un fondo che non riesce ad essere speso proprio
perché la normativa ne blocca la gestione, tanto è vero che la
Commissione regionale antimafia si è posta il problema di
svincolare completamente la legislazione regionale da quella
nazionale intanto per potere intervenire in Sicilia sulle vittime
del racket dell'usura.
Noi proponiamo con questo ordine del giorno un atto che
solleciti il Governo e anche tutti i componenti della Commissione
Giustizia del Senato a superare gli ostacoli che tengono bloccate
le norme anti racket e la legge sui collaboratori di giustizia.
Vorrei ricordare, altresì, sempre richiamandomi alle parole
del Questore di Palermo, che quando parliamo delle vittime del
racket parliamo di gente , di persone in carne ed ossa, donne e
uomini alle quali noi chiediamo la collaborazione con lo Stato
che non sono pentiti, ma nel momento in cui collaborano con lo
Stato mettono a rischio la loro vita e quella dei loro familiari.
Noi non possiamo, proprio quando spingiamo verso la
collaborazione con lo Stato, allargare il calderone indistinto
dei collaboratori di giustizia e dei cosiddetti pentiti, quelli
sono testimoni che collaborano con lo Stato e che vanno tutelati
proprio per la scelta di collaborazione con lo Stato e di rottura
della gabbia omertosa rappresentata dalla struttura mafiosa e
dall'azione che essa esercita con la violenza e con
l'intimidazione anche psicologica su quelle vittime.
Per questo abbiamo presentato questo ordine del giorno,
perché al di là della propaganda, possa essere discusso qualcosa
di concreto cercando di contribuire al superamento di quelle
resistenze da parte di alcune forze politiche che stanno facendo
ostruzionismo a questa legge.
Mi consenta un' ultima battuta, signor Presidente.
Si è parlato di forze di polizia che verrebbero sottratte
alle investigazioni. Beh io vorrei dire all'onorevole Fleres che
noi non pensiamo che il semplice poliziotto, che pure svolge un
servizio pregevole nel momento in cui protegge un obiettivo a
rischio, possa essere adeguato per altre funzioni. Non c'è alcuna
sottrazione; la mafia viaggia su Internet, sposta miliardi in
tempo reale con un fax da un capo all'altro del mondo e questo
Paese ancora non riesce a superare il segreto bancario. Come
dire, la mafia è su Internet e lo Stato è ancora col
pallottoliere a fare i conti
Allora, davvero dovremmo ragionare su tutte queste
questioni, il nostro Parlamento regionale può contribuire a
questa discussione, ma è lo Stato complessivamente che è in
ritardo. Io credo che noi con questo ordine del giorno, comunque,
porremo una sollecitazione al Governo nazionale ed anche alle
forze politiche che pare non riescano ancora a superare gli
ostacoli per lo sblocco di queste leggi affinché si dia una
risposta ad una forma che forse è la peggiore e la più drammatica
in questo momento di controllo del territorio e di finanziamento
delle casse e delle organizzazioni criminali: quella del racket e
dell'usura, che è anche uno dei motivi veri di condizionamento
della libertà di mercato in questa terra dove anche la libertà di
mercato è un diritto negato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Pagano ha chiesto
di apporre la propria firma all'ordine del giorno 261.
L'Assemblea ne prende atto.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il
pieno sostegno a questo ordine del giorno e al tempo stesso per
porre una questione. Ritengo che una delle cose più serie che in
questo preciso momento possa fare la nostra Regione, anche in
forza dei suoi poteri statutari oltre che in forza del suo potere
di rappresentanza, sia quella di spendere molte energie
politiche, culturali e, vorrei dire, anche finanziarie sul tema
della sicurezza in Sicilia.
Tema della sicurezza che deve essere visto in una accezione
più ampia, non solo sul piano militare, sul piano della sicurezza
fisica, ma anche sul piano della sicurezza del patrimonio
pubblico e delle libere attività economiche.
Il disegno di legge che è stato varato dalla Camera dei
deputati in materia di misure antiracket e di misure antiusura
effettivamente compie un notevolissimo passo in avanti superando
anche vecchie incrostazioni. Questa sollecitazione, a mio
avviso, è molto opportuna. Tuttavia, vorrei avere ampie
assicurazioni sul fatto che il Governo si faccia davvero carico
di portare avanti una iniziativa politica presso il Parlamento
nazionale, presso il Governo nazionale affinché questa legge
possa essere esitata quanto prima. Noi siamo abituati a varare
ordini del giorno ( non so quale fine facciano poi) tuttavia
ritengo che il Governo regionale e l'Assemblea debbano una
iniziativa molto forte sapendo che dalla Regione più insicura del
mondo, dalla Regione in cui allocata la testa di "Cosa nostra"
l'iniziativa politica può avere sicuramente più rilievo che
rispetto ad altre realtà del territorio italiano.
GRANATA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA. Signor Presidente, intervengo telegraficamente per
dichiarare ovviamente il consenso a quel disegno di legge con una
motivazione ben precisa. Riteniamo, infatti, che sia
indispensabile che il Governo nazionale si renda conto, anche
attraverso la sollecitazione di questo Parlamento e del Governo
regionale, di quale clima oggi si respiri in Sicilia, soprattutto
all'interno di quei settori più esposti e maggiormente colpiti
dal fenomeno mafioso.
Vi è, come è stato detto da chi mi ha preceduto, una norma
articolata, organica che supera le lungaggini relative al
passato, ferma in modo inspiegabile, forse per pigrizia della
Commissione stessa, e c'è una fortissima attesa dell'opinione
pubblica siciliana verso questo segnale. Pertanto, innanzitutto
c'è questo problema da sbloccare, attraverso un segnale chiaro
che deve venire anche dal Governo nazionale, visto che noi ci
stiamo attrezzando per un nostro intervento così come l'Autonomia
regionale ci consente. Ma c'è qualcosa di più che vorrei
sottolineare: la normativa sui collaboratori di giustizia prevede
un intervento finalmente di garanzia e di tutela qualificante nei
confronti di quelle figure indicate come testimoni di giustizia
che spesso, nel passato, sono stato assolutamente dimenticato
dallo Stato, in una fase nella quale chiediamo alle forze
politiche sociali, culturali una rottura di quello che é il
livello di omertà che in passato ha caratterizzato la Sicilia,
non possiamo non avere una previsione normativa che riguardi
questa figura.
Fermo restando a tutta una discussione aperta in modo non
dogmatico su una legislazione razionale, relativamente al
fenomeno della collaborazione di giustizia noi, con questo ordine
del giorno, diamo un segnale chiaro anche sulla necessità di
tutelare quelle persone che, vittime di richieste estorsive,
vittime di richieste usuraie, vittime in ogni caso di pressioni
mafiose, hanno avuto il coraggio di rompere l'omertà e che
spesso, le cronache ce ne parlano, anche nella nostra Palermo ce
ne parlano, sono costrette a vivere peggio dei peggiori
delinquenti, senza alcuna copertura di ordine economiche,
staccandosi dai propri nuclei familiari, vivendo delle esistenze
molto peggiori, a volte, degli stessi collaboratori di giustizia
che, in alcuni casi, come abbiamo appreso tutti, scandalosamente,
vivono invece in modo particolarmente agiato alcuni passaggi
della loro condizione.
E allora, per questo, credo che sia opportuno questo
emendamento, cogliendo l'occasione per ricordare al Parlamento
che una nostra normativa organica, articolata é in prima
Commissione che, quindi, si abbia un occhio non
all'ostruzionismo, perché sia il Governo che il Parlamento sono
stati pronti ad accogliere la necessità di questa normativa, ma
diamo, oltre ad un segnale al Governo nazionale, possibilmente al
più presto, anche un segnale come Governo della Regione e come
Parlamento regionale su un articolato insieme di norme che
possano affrontare in modo moderno il fenomeno.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione l'ordine
del giorno n. 261. Il parere del Governo?
LO MONTE, vicepresidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi é favorevole all'ordine del giorno resti
seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Si passa all'ordine del giorno n. 275 "condanna di ogni tipo
di sfruttamento minorile" a firma Tricoli ed altri.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor presidente, onorevoli colleghi, credo che sul
contenuto siamo tutti d'accordo, ovviamente. L'ordine del giorno
riguarda, nella sostanza, lo sfruttamento dei minori anche alla
luce delle notizie di stampa che abbiamo visto quest'oggi.
Io credo che, soprattutto in prossimità del Natale, il
pensiero alle fasce più deboli della nostra società e,
sicuramente i minori sono tra di essi, non possa che essere un
obbligo per questo Parlamento.
Sotto il profilo dell'impegno del Governo, quello di
promuovere una conferenza di servizi con le forze dell'ordine:
l'Arma dei Carabinieri, i Questori, i Prefetti, presieduta,
naturalmente, dal presidente della Regione che in Sicilia
rappresenta il capo delle Forze dell'Ordine, affinché si prendano
delle misure atte a far rispettare la legge.
Ciò che chiediamo con questo ordine del giorno non é altro
che il rispetto per le norme soprattutto le norme penali vigenti
in questa Regione.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo
su questo ordine del giorno perchè lo ritengo impegnativo e nello
stesso tempo, mi consenta l'onorevole Tricoli, riduttivo.
E' impegnativo perchè credo che allo scadere di un anno che
ha segnato il cinquantesimo della carta per i diritti dell'uomo è
importante che noi discutiamo dello sfruttamento minorile e ne
discutiamo fuori dalla cronaca e non solo in modo collegato ad
una cronaca che ogni giorno riporta all'attenzione forme diverse
di sfruttamento, di sevizie, di violenze sui bambini e sulle
bambine.
Ma, proprio perchè questo Parlamento quando discute gli
ordini del giorno deve sapere cosa fa, cosa discute, chi impegna
e per che cosa l'impegna.
Come diceva prima l'onorevole Giannopolo noi non sappiamo
che fine fanno gli ordini del giorno e perchè anche noi deputati
proponenti ci accattiviamo e ci appassioniamo tanto ad alcuni
ordini del giorno se questi non servano soltanto per farne, poi,
il volantinaggio nell'area interessata dove dobbiamo dimostrare
che abbiamo ottenuto un risultato.
Quando discutiamo dello sfruttamento minorile credo che in
una realtà come la Sicilia fortemente segnata, signori ed
onorevoli del Governo, dallo sfruttamento minorile e dal lavoro
nero forse il tratto drammaticamente caratterizzante della realtà
sociale di questo nostro mezzogiorno: precarizzazione,
flessibilità, lavoro nero e sfruttamento minorile ormai sono
parole che vanno assieme in questa Regione.
Io vorrei ricordare che solo un anno fa questo Parlamento
regionale, per questo vorrei sapere che fine fanno gli ordini del
giorno, credo Governo Provenzano, approvò un ordine del giorno
dopo la drammatica vicenda delle bambine di Bronte. Ricorderete
un caso drammatico di sfruttamento minorile in un'impresa che
produceva per il made in Italy a Bronte, bambine di dieci,
undici, dodici anni sfruttate per dodici ore al giorno a lavorare
per stipendi di duecento, trecento, quattrocentomila lire.
Centomila lire a settimana.
Si discuteva di Bronte un anno fa e quel caso venne alla
luce un anno fa. Quante Bronte sono disseminate, drammaticamente
dico io, in questa terra di Sicilia? E allora quando parliamo di
sfruttamento minorile e di violenza sui bambini, parliamo anche
di questa violenza: la violenza della dignità negata di bambini e
bambine costretti a lavorare per portare reddito e produrre
reddito familiare in una realtà dove il lavoro nero è l'altra
faccia di tutti i processi di precarizzazione e di
flessibilizzazione del lavoro.
Vorrei sapere che fine ha fatto quell'ordine del giorno che
impegnava il Governo della Regione, onorevole Lo Monte, a
sospendere applicando rigorosamente la legge, tutti quei
finanziamenti alle imprese che operavano forme di sfruttamento
del lavoro minorile, non rispettavano le condizioni di lavoro,
non rispettavano i contratti nazionali?
Onorevole Tricoli, credo che se una conferenza "sa da fare"
non bisogna farla mettendo assieme solo organismi istituzionali,
le istituzioni, le forze di polizia, i carabinieri. Ma,
bisognerebbe farlo anche mettendo insieme attorno a un tavolo
sindacati reticenti e troppo silenziosi sul lavoro nero e
associazioni degli industriali e delle imprese che in nome del
mercato continuano a chiedere ed a ricevere soldi dalla Regione e
dallo Stato.
E' l'unico caso in cui gli interventi pubblici vanno bene,
quando vanno a finanziare le imprese e gli industriali, in quel
caso il pubblico non è assistenzialismo e non è clientelismo, ma
è invece sostegno al mercato e spesso quelle stesse imprese poi
operano forme selvagge di sfruttamento, di lavoro nero e di
violenze sui bambini.
Allora se questa Conferenza bisogna farla, proprio perché lo
sfruttamento e la violenza è spesso una violenza sociale e la
violenza sociale passa attraverso il lavoro nero e lo
sfruttamento minorile, facciamolo discutendo anche con gli
imprenditori che non possono fare la politica dello struzzo e
discutendo anche con i sindacati troppo spesso ciechi rispetto
alla drammaticità e alla diffusione di questi fenomeni in
Sicilia.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 245.
Parere del Governo?
LO MONTE , Vice Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è contrario si alzi, chi è favorevole resti
seduto.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
ordini del giorno:
- dall'onorevole Pezzino n. 256
N. 256 - Iniziative presso il Ministero del Lavoro e della
previdenza sociale per la modifica del decreto legislativo
n. 468 del 1997.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTO l'art. 1, comma 7, della legge 19.7.1993, n. 236 di
conversione con modificazioni, del decreto legge
20.5.1993, n. 148, che istituisce presso il Ministero
del lavoro e della previdenza sociale il Fondo per
l'occupazione;
VISTO l'art. 19 quater del decreto legge 31 dicembre 1996, n. 669
convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio
1997, n. 30 con il quale il "Fondo per l'occupazione,
ci cui all'art. 1, comma 7, della legge 19 luglio 1993,
n. 236, è incrementato di lire 494 miliardi per l'anno
1998 e di lire 739 miliardi a decorrere dall'anno 1999;
VISTO l'art. 3, del decreto legge 20 gennaio 1998, n. 4 convertito
nella legge 20 marzo 1998, n. 52, con il quale il
"Fondo per l'occupazione", è rifinanziato di lire 976
miliardi per l'anno 1998, di lire 913 miliardi per il
1999 e di lire 714 miliardi dal 2000;
VISTO l'art. 22 della legge 24 giugno 1997, n. 196;
VISTO il decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468;
VISTO l'art. 1, comma 2, del decreto legge 8 aprile 1998, n. 78;
CONSIDERATA la necessità di definire le modalità applicative delle
misure contenute nel decreto legislativo citato, in
riferimento ai lavoratori che per pochi giorni non
riescono a completare il periodo previsto per i
progetti socialmente utili;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Ministero del Lavoro e previdenza
sociale affinché si appresti a modificare l'art. 1 del decreto
legislativo n. 468797 nel modo seguente:
Art. 1
(lavoratori beneficiari)
I lavoratori di cui all'art. 12, comma 1, del decreto legislativo 1
dicembre 1997, n. 468 sono quelli che:
a) hanno conseguito una permanenza nei progetti di lavori
socialmente utili di almeno dodici mesi entro la data del 31
dicembre 1997 e/o che hanno iniziato anche successivamente al 31
dicembre 1997 e che raggiungono nel corso dell'anno 1999 una
permanenza nell'attività di almeno dodici mesi, mediante il
completamento dei progetti medesimi.
- dall'onorevole Pezzino n. 258
N. 258 - Interventi per la stabilizzazione dei lavoratori dei
progetti di lavori socialmente utili.
ORDINE DEL GIORNO
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTA la circolare regionale Assessorato Lavoro n. 255/97 con la
quale sono stati avviati in progetti di lavori
socialmente utili circa 8000 unità lavorative in
Sicilia;
PRESO ATTO che i progetti in esecuzione andranno in scadenza entro
i primi mesi del 1999;
CONSIDERATO che le norme attuali non prevedono il rinnovo dei
progetti sopra indicati;
AL FINE di promuovere l'utilizzazione in tempi brevi dei lavoratori
inseriti nei progetti attraverso gli incentivi per
l'occupazione;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a prevedere l'estensione, anche per i suddetti lavoratori dei
progetti in scadenza, della legge regionale n. 3/98, al fine di una
possibile stabilizzazione occupazionale degli stessi.
- dagli onorevoli Forgione ed altri n. 201
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad attivarsi affinchè i proventi derivanti dalla operazione di
cessione delle partecipazioni azionarie della Regione e degli altri
enti pubblici istituiti con legge regionale affluiscano al bilancio
della Regione per costituire un nuovo capitolo, rubrica Assessorato
Previdenza denominato fondo finanziamento lavori di pubblica
utilità dei Comuni siciliani.
- n. 266.
Iniziative presso il Governo nazionale per il
finanziamento e l'avvio di patti territoriali e
contratti d'area.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
APPRESO che:
- appreso che la delibera adottata dal CIPE in data 11
novembre 1998 determina il venir meno dei criteri fino
ad oggi seguiti per finanziare ed avviare patti
territoriali e contratti d'area e che dovranno
essere adottati nuovi criteri dal Ministero del lavoro,
d'intesa col Ministro dell'Industria;
CONSIDERATO che:
- la medesima delibera firmata dal Ministero del Tesoro
Ciampi prevede, altresì, che i nuovi parametri dovranno
essere sottoposti al giudizio della Commissione
dell'unione Europea;
CONSIDERATO,
- altresì, che in forza di tale delibera e senza alcuna
consultazione con le parti sociali, è stato bloccato
non solo l'iter di nuovi patti territoriali e contratti
d'area, ma anche il finanziamento di patti e contratti
già definiti e firmati da molto tempo;
ATTESO che:
- patti territoriali e contratti d'area sono stati in
questi anni pubblicizzati dal Governo centrale come
strumenti essenziali per recuperare il divario delle
Regioni meridionali e in particolare della Sicilia, dal
resto del Paese;
RITENUTO che:
- tale grave impasse rappresenta, di fatto, il blocco
della pur minima iniziativa da parte dello Stato in
favore dello sviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad invertire con urgenza nei confronti del Governo
Nazionale, perche siano rimossi i predetti ostacoli
frapposti al finanziamento e al concreto avvio di
patti territoriali e contratti d'area, con grave
penalizzazione degli interessi della Sicilia.
- degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Sottosanti, Tricoli,
Virzì, La Grua, Pagano ed altri, n. 267
Provvedimenti per la pubblicazione delle graduatorie
definitive per l'accesso dei lavoratori "ex
articolisti" ai contratti di diritto privato".
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
RITENUTO che:
- la compiuta applicazione della legge regionale 21
dicembre 1995, n. 85 costituisca il percorso
fondamentale per l'uscita dell'area del precariato dei
lavoratori "ex articolisti" e per il loro inserimento
graduale nel mondo del lavoro.
CONSIDERATO che:
- sono in fase di avanzata attuazione gli articoli 11 e
12 della citata legge regionale 85/1995 che prevedono
l'accesso di detti lavoratori ai contratti di diritto
privato;
ATTESO CHE,
- gli Uffici Provinciali del Lavoro hanno pubblicato le
"graduatorie provvisorie" (elenchi dei lavoratori con
relativo punteggio) secondo i criteri di cui all'art.
12, secondo comma della L.R. 85/1995 e che sono
ampiamente scaduti i termini entro i quali, ai fini
della partecipazione al procedimento amministrativo, i
lavoratori interessati potevano presentare osservazioni
e reclami avverso i punteggi attribuiti;
ATTESO che:
- ai fini dell'accesso dei lavoratori "ex articolisti"
è indispensabile che siano pubblicate le graduatorie
definitive da parte degli Uffici Provinciali del
Lavoro,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad adottare tutti i provvedimenti necessari perchè
gli Uffici Provinciali del Lavoro, entro 30 giorni,
diano corso alla pubblicazione delle graduatorie
definitive, ai fini dell'accesso dei lavoratori "ex
articolisti" ai contratti di diritto privato, in
adempimento dell'art. 12, secondo comma, della L.R.
85/1995.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, essendo gli ordini del giorno
di analogo contenuto li pongo in discussione congiuntamente.
PROVENZANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROVENZANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io resto
allibito e lo dico con molta franchezza, vorrei che lei mi
spiegasse, che spiegasse all'Assemblea cosa c'entrano questi
ordini del giorno in questo momento della vita
dell'Assemblea. Credo che in un momento in cui siamo alle 21,15
del 22 dicembre e, teoricamente, nel rispetto a quanto
unanimemente deciso, il 23 dicembre, anche se in seduta notturna,
dovrà chiudersi questa sessione e nel momento in cui al 22
dicembre abbiamo ancora un consistente ordine del giorno da
esaurire e così dico, tanto per la cronaca, perchè qualcuno
queste cose poi le scriva e rimangano anche agli atti di questa
Assemblea, esiste una legge voto che forse qua nessuno vuole fare
su cui tutti i Gruppi parlamentari si sono espressi come momento
fondamentale di riforma di questa Assemblea e dalla nostra vita
democratica, nel momento in cui dovremmo discutere di questa
cosa, Lei ci propone ordini del giorno tutti sacrosanti, tutti
legittimi, tutti perfetti, salvo poi tutti a dirci fra di noi:
"a cosa servono"?
L'ha detto l'Onorevole Forgione, lo hanno detto altri,
perchè poi di fatto non servono sostanzialmente a nulla e ci
cincischiamo facendo passare il tempo visto che questa Assemblea
non ha altro da fare. Ed io sono felice di appurare che questa
Assemblea, al 22 dicembre, non ha più nulla da fare. Signor
Presidente, credo sia necessario che su questo mio intervento
altri interventi vengano. Mi auguro che sull'ordine dei lavori e
su questo mio intervento gli altri Gruppi parlamentari dicano che
dico sciocchezze o che sostanzialmente quello che sto affermando
qua è sbagliato. Credo che questi ordini del giorno debbano
essere accantonati.
Credo, se si vuole, le priorità le sceglie questa Assemblea,
ha scelto fino a poco tempo fa che la legge-voto doveva
proseguire la sua discussione generale; se i capigruppo decidono
che non va proseguita questa discussione continuiamo sugli ordini
del giorno, anzi io li invito ad aggiornare tutto, andiamo a
casa, andiamo a riposare, andiamo a mangiare tutti tranquilli,
visto che questa Assemblea non ha più niente da fare.
Le chiedo di spiegare perchè questi ordini del giorno.
Chiedo a tutti i Gruppi parlamentari, adesso sì, di intervenire
per dire se la mia affermazione è una affermazione "del cavolo" o
una affermazione seria perchè io credo viva Dio e noi non
possiamo minimamente il 22 dicembre continuare a discutere di
queste cose lasciando appesi una serie di punti che altri hanno
detto importanti e prioritari. Chiariamoci le priorità una volta
per tutte, quanto meno, passeranno agli atti di questa Assemblea
le dichiarazioni di tutti i Gruppi politici e singoli deputati
perchè è bene che ciascuno si assuma le proprie responsabilità
insieme con il Governo che vorrei dicesse qualcosa anche su
questo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comprendo la preoccupazione
dell'Onorevole Provenzano, ma lo posso assicurare che si
proseguirà nella trattazione della legge-voto dopo avere esaurito
gli ordini del giorno che il Presidente Cristaldi ha ritenuto
proponibili in quanto trattano, anche se in termini generali, la
materia economica-sociale del lavoro che è materia ripresa dalla
legge di cui abbiamo chiuso la discussione generale.
Quindi, per quanto riguarda l'ordine dei lavori, se poi
vogliamo aprire un dibattito, ma credo che le preoccupazioni che
riporta l'Onorevole Provenzano si aggraverebbero; per quanto
riguarda l'ordine dei lavori, esaminati gli ordini del giorno,
possibilmente in termini più veloci possibili, dopo una breve
sospensione, si continuerà nella prosecuzione dell'esame della
legge-voto.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
SULL'ORDINE DEI LAVORI
GRANATA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire
sull'ordine dei lavori per una valutazione forse molto schematica
ma che certamente ritengo veritiera su un passaggio: all'ordine
del giorno sono stati inseriti, prima della chiusura della
sessione che avverrà, ovviamente, domani nella tarda nottata.
Ritengo, siano stati inseriti due disegni di legge che per certi
versi, per tante motivazioni, attribuiamo tutti un'importanza che
dovrebbe andare al di là degli schemi maggioranza-opposizione.
Uno è, ovviamente, il disegno di legge-voto, che è il primo passo
verso questa stagione di riforme che tutti, a parole, abbiamo
proclamato, l'altro è questo benedetto, rifacendomi anche alle
cose dette dal collega Forgione prima, testo unico antiracket e
antimafia.
Questi due disegni di legge sono entrambi all'ordine del
giorno e vi è una curiosa corrispondenza del fatto che la prima
Commissione che si dovrebbe riunire, e che si è riunita in questi
giorni, in queste ore, non è mai riuscita a completare i suoi
lavori, non c'è mai stato il numero legale. Non si capisce quando
si convocherà.
Pertanto, intervenendo sull'ordine dei lavori, denuncio
questo fatto. Da una parte in prima Commissione si è
sostanzialmente bloccato l'iter di un disegno di legge che ha la
condivisione di tutti i gruppi politici, perchè sono tutti
rappresentati all'interno della Commissione regionale antimafia
ed hanno condiviso quel percorso. E' un disegno di legge fatto
dal Parlamento nazionale in quanto i rappresentanti di tutti i
partiti hanno lavorato approfondendo queste tematiche all'interno
della Commissione antimafia ed è in prima Commissione per un
passaggio che tutti avevamo definito 'formale' perchè è già
ampiamente definito quello che è il livello di compensazione.
Noi abbiamo fatto audizioni, abbiamo ascoltato le categorie. Non
essendo la Commissione antimafia una commissione legislativa
abbiamo dovuto passare alla prima Commissione il compito formale
di vistare per andare in commissione "Bilancio".
Un altro fatto grave, ritengo, è che la prima Commissione
credo che non si riunisca perchè si vuole evitare di dare la
proroga a quella Commissione Statuto, diretta dall'onorevole
Provenzano, che ovviamente scadrà al 31 dicembre, che non si
potrà ovviamente prorogare. Tutto questo è in netta
contraddizione con le parole, ritengo sincere, espresse dal
Presidente della Regione, onorevole Capodicasa, in seno alle sue
dichiarazioni programmatiche in cui si è mostrato apprezzamento
da me, ovviamente, e da tutti condiviso nei confronti del lavoro
svolto dall'onorevole Provenzano. Quindi questo è un fatto per
cui occorre l'impegno formale che sull'ordine dei lavori siano
rispettati sia l'ordine del giorno, e quindi che il testo unico
faccia questo passaggio formale in prima Commissione, e che in
prima Commissione non si blocchi strategicamente da un lato la
riconferma, ovviamente, attraverso la proroga di questa
Commissione; ma soprattutto credo che molto più grave sarebbe che
un passaggio di blocco sostanziale del cammino molto
difficoltoso, e ritengo ancor più difficile da portare a
compimento, della riforma attraverso la legge-voto di alcuni
fatti importanti e fondamentali per disegnare una nuova regione.
E' chiaro che sull'ordine dei lavori abbiamo ritenuto di dovere
intervenire per denunciare al parlamento queste vicende. La
prima Commissione non so se sia stata convocata ...
CINTOLA. Sì, è stata convocata per le 16,30 di domani.
GRANATA. E' già stata convocata. Domani alle 16,30 vedremo sia
in tema di normativa antiracket e antimafia, sia in tema di
volontà di fare le riforme in questo Parlamento, come si
comporteranno e si atteggeranno le forze politiche.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio
sfuggire all'osservazione puntuale e al richiamo della
responsabilità fatto all'Aula da parte dell'onorevole Provenzano,
anzi colgo l'occasione per ringraziarlo, e questo lo dico per la
stima personale che nutro nei confronti dell'onorevole
Provenzano, e per il fatto che il suo intervento stasera potrebbe
aiutare ad una riflessione seria sulla qualità della funzione
legislativa dell'Aula. Veda, onorevole Provenzano, ho dato una
sfogliata veloce, e lei fa una osservazione giusta: c'è
un'inutile e forse voluta perdita di tempo che è finalizzata ad
impedire che stasera il Parlamento vada avanti con la legge sulla
variazioni di bilancio e che possa riprendere speditamente il
dibattito sulla legge-voto. Concordo sul fatto che c'è un
atteggiamento strumentale, però mi deve consentire di dare nome e
cognome. Casualmente leggo i nomi dei firmatari degli ordini del
giorno presentati: Fleres, Fleres, Fleres, Briguglio, Fleres,
Fleres. Cioè abbiamo un numero consistente di ordini del giorno
presentati dai deputati del Polo...
BRIGUGLIO. Sono la metà di quelli che presentavate voi
SPEZIALE. Signor Presidente, non è tollerabile. Voglio
rispondere esattamente alle osservazioni puntuali e precise fatte
dall'onorevole Provenzano. Ci sono decine di ordini del giorno.
C'è un modo come superare l''impasse', onorevole Provenzano e
cioè quello che i colleghi parlamentari, firmatari degli ordini
del giorno accettino il suo richiamo ritirando gli ordini del
giorno e favorendo la possibilità che speditamente l'Aula possa
andare avanti. Se questo non viene fatto, se da parte dei
deputati del Polo non c'è l'orientamento al ritiro dell'ordine
del giorno è manifesta la volontà di volere impedire all'Aula di
potere naturalmente affrontare sia i disegni di legge riguardanti
materia finanziaria, le variazioni di bilancio, sia il voto
finale sul disegno di legge sullo scioglimento degli enti
economici regionali, sia le questioni sulle quali noi siamo
d'accordo, sollevate adesso dall'intervento dell'onorevole
Granata, e cioè che si convochi la prima Commissione e i due
disegni di legge riguardanti la proroga della Commissione Statuto
e la legge sul racket sul quale abbiamo contribuito unitariamente
in Commissione Antimafia possano essere affrontati dall'Aula;
però delle due l'una, onorevole Granata: noi abbiamo un tempo
limitato, entro questo tempo limitato o utilizziamo il tempo
finalizzato alla produzione dell'attività legislativa per dare
risposte concrete oppure utilizziamo il tempo in inutili
chiacchiere, così come giustamente ha detto l'onorevole
Provenzano, che non sono finalizzate ad elevare la qualità e la
produzione legislativa dell'Aula.
Pertanto, io accolgo l'invito dell'onorevole Provenzano, mi
permetto di suggerire ai colleghi parlamentari di accogliere
l'invito e hanno una possibilità, quella di ritirare gli ordini
del giorno presentati.
Da parte nostra, onorevole Provenzano, io rispondo a nome
del Gruppo del Partito Democratico della Sinistra, in tutta la
serata c'è stato un solo intervento da parte nostra, durato due
minuti, quello dell'onorevole Giannopolo. Non siamo neanche
intervenuti perché è interesse primario nostro potere permettere
che l'Aula acceleri, dia un'accelerata all'attività d'Aula e alla
produzione delle leggi.
Pertanto, io accolgo l'invito. Se ci sono ordini del giorno
sottoscritti dai parlamentari dei DS noi siamo disponibili a
ritirarli. Formulo lo stesso invito nei confronti degli altri
colleghi.
Capisco la posizione della Presidenza, del Vicepresidente
D'Andrea, il quale correttamente dice: essendo stati dichiarati
ammissibili gli ordini del giorno, io in questo momento, da parte
del Presidente dell'Assemblea, onorevole Cristaldi, non ha
nessuna possibilità di ritirare. Hanno la possibilità del ritiro
i nostri colleghi ed io penso che l'invito rivolto dall'onorevole
Provenzano venga accolto. Per quanto ci riguarda lo accogliamo.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, per certi
versi il Presidente Provenzano ha perfettamente ragione. Abbiamo
discusso anche sul sesso degli angeli con tutti gli ordini del
giorno. Materie che hanno formato oggetto degli ordini del
giorno che non avevano nessuna attinenza col disegno di legge
presentato, n. 840/A, riguardo alla variazione di bilancio e
altri provvedimenti di natura finanziaria.
Il Presidente dell'Assemblea, e rientra il suo giudizio
insindacabile, ha ammesso tutti gli ordini del giorno, di
maggioranza e di opposizione, come generalmente avviene sempre in
questa seduta. Ma quello che mi ha meravigliato, onorevole
Vicepresidente della Regione, è come mai il governo non si pone
alcuni problemi: quello di vedere quali ordini del giorno sono
omogenei con la materia trattata? Come fare con tanta
disinvoltura dichiarare accolto o respinto o raccomandazione di
materie di così vasta portata, tant'è vero che poi non c'è la
Commissione competente perché la Commissione Bilancio non può
esprimere parere dai Vespri siciliani alla riduzione del prezzo
della benzina in Sicilia. Voglio dire incominciamo a darci una
certa correzione nei comportamenti, anche per la stessa dignità
del Parlamento, onorevole Briguglio. La gente che segue pensa
che questo Parlamento veramente ha tempo da perdere e discute un
po' di tutto senza arrivare mai a conclusioni.
Quindi io, onorevole Presidente, dinnanzi a scadenze urgenti
quale la variazione di bilancio e l'esercizio provvisorio, qui
qualcuno ancora pensa di portare in Aula nientemeno ...
TRICOLI. Non sono variazioni di bilancio.
DI MARTINO . ...lei ex Assessore al bilancio fa finta, perché
lo comprende perfettamente che si tratta di variazioni di
bilancio.
Noi abbiamo queste scadenze immediate: variazioni di
bilancio, esercizio provvisorio. C'è una rincorsa tra alcuni
ambienti della maggioranza e dell'opposizione per fare
propaganda; che sono, e lo dico chiaramente: le norme antimafia.
Come si fa a pensare che una norma antimafia, quando noi
ancora dobbiamo risolvere i problemi della variazione del
bilancio, possa essere approvata entro il 23. Una legge di 34
articoli
Questa è pura propaganda e non voglio mettere altri
aggettivi.
Ora chiedo a Lei Presidente: dopo questa riunione si fa una
seduta sulla riforma dello Statuto? Allora qui dobbiamo capire o
la riforma dello Statuto è ritenuta una cosa seria e abbisogna di
approfondimenti o non è ritenuta una cosa seria e quindi fate
quello che volete, notturna, mattutina, serale non ha importanza.
Se noi andiamo a modificare lo Statuto come è pensabile che
dopo una giornata di lavori ci possa essere qualcuno qui disposto
a seguirla? E poi anche i deputati, onorevole Presidente, hanno
diritto alle 8 ore lavorative.
Io sono qui da stamattina alle 9,30 e siamo arrivati alle 12
ore. Ritengo che ci sia anche un rispetto che dobbiamo ai
parlamentari, la propaganda di deputato di maggioranza se la
fanno in altra sede. Qui abbiamo diritto di lavorare molto
serenamente e quindi dico che sarebbe un grosso errore da parte
della Presidenza se volesse continuare questa sera le iniziative
riguardanti la riforma dello Statuto. E poi voglio essere anche
più chiaro: bisogna sapere che basta un deputato che chieda il
rispetto delle 24 ore e chiunque pensi che domani o dopodomani si
possano approvare leggi, sappia che chiederò le 24 ore
regolamentari per poter fare il dibattito generale.
A quel punto, siccome abbiamo emendamenti da presentare li
presenteremo, se qualcuno è disposto a stare qui la notte e il
giorno di Natale, io lo sfido. Grazie, Presidente.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io sono
stimolato dall'intervento dell'onorevole Provenzano e
dell'onorevole Speziale ad intervenire sull'ordine dei lavori.
L'onorevole Provenzano può individuare, rispetto alla sua
impostazione politica, quali sono le emergenze, le priorità di
questa fase.
Anche io ritengo che la discussione sugli ordini del giorno
può apparire come una discussione estranea alle esigenze di
politica, di iniziativa legislativa di questo Parlamento in
questo momento. Ma è una prerogativa parlamentare che starei
attento due volte a sminuire e a svilire.
Per questo non raccoglierò l'invito del capogruppo dei
democratici di sinistra. Una maggioranza, per scelta politica
può autocensurarsi e può anche autozittirsi, ma non può né
censurare né zittire le opposizioni e il Parlamento. E questo
credo debba valere per tutti, centro sinistra e centro destra.
La maggioranza può fare una scelta politica ma non può chiedere
un atto di autocensura alle opposizioni che hanno il diritto di
esercitare la loro battaglia politica e la loro funzione
parlamentare.
E anche all'onorevole Speziale vorrei dire che è vero che ci
sono gli ordine del giorno dell'onorevole Fleres, dell'onorevole
Briguglio, dell'onorevole Forgione, ma ci sono anche un bel po'
di ordini del giorno dei democratici di sinistra; vengono
ritirati. Rispettiamo la decisione, noi riproponiamo i nostri.
E vorrei anche dire che questo Governo che oggi ci chiede -
almeno il capogruppo del principale partito - ci chiede un atto
di responsabilità ritirando tutti gli ordini del giorno per
andare speditamente, con una logica decisionista, ad approvare
leggi voto, elezione diretta del Presidente, maggioritario,
variazione di bilancio, proroga della Commissione Statuto che la
gran parte degli emendamenti presentati (oltre cento) alle
variazioni di bilancio sono del Governo o di parlamentari della
maggioranza.
Ritireremo anche quelli alla fine? Oppure quelli
prefigurano altre logiche e altri interessi e quelli vanno
rispettati perché non offendano la dignità del Parlamento. E
allora tutti più calmi.
Credo che noi qui stiamo esercitando il nostro diritto di
parlamentari.
Vorrei dirlo anche all'onorevole Granata.
Domani la prima commissione può anche esitare la legge
antimafia, e io, per la mia gerarchia di valori, ritengo quella
una urgenza, il presidenzialismo non credo faccia morire di fame
alcuni dei soggetti deboli di questa Regione, almeno in questo
Natale, nel prossimo Capodanno e nei prossimi dieci a venire.
Quella è una urgenza.
Si può anche chiedere lo stralcio della legge antimafia, ma
non credo che licenziandola domani sia interesse di questo
Parlamento, su quel testo di legge unificato di adeguamento della
normativa antimafia, Presidente Granata, fare una discussione
strozzata che si chiude in un voto.
Non credo.
Visto che parlate sempre di leggi epocali e di svolte
epocali, forse perché siamo talmente disabituati dagli ultimi
due anni a legiferare in questo Parlamento, che anche quando
facciamo una leggina minore diventa una legge epocale, ma quella
che ha un valore non strizziamola, facciamo una discussione vera.
Abbiamo discusso per un'ora dei Vespri siciliani, potremo
discutere seriamente di come adeguare tutta la normativa
antimafia di questa Regione.
E anche questo, fuori della propaganda, Presidente Granata,
anche se la esitassimo domani in Commissione, comunque quella
legge non potrebbe arrivare perché ci sono 48 ore; almeno che
ora, in questa mania di decisionismo neocraxiano che sembra tanto
affascinare i democratici di sinistra non dovremo violare il
regolamento e superare le 48 ore di passaggio dalla Commissione
all'Aula e discutere la notte di Natale e produrre il bambinello
Gesù del Presidente della Regione eletto direttamente dal popolo.
Evitiamo la propaganda, ritorniamo alla concretezza dei rapporti
di questo Parlamento.
Quello che si può fare lo abbiamo detto: le priorità, le
variazioni di bilancio, l'approvazione dell'esercizio
provvisorio, il voto finale sulla dismissione degli enti e il
resto ai tempi della politica.
Vedo che l'onorevole Piro dissente, mi fa piacere perché è
difficilissimo sostituirla onorevole Piro, almeno da questa parte
dei banchi. Noi ce la stiamo mettendo tutta, sia tollerante, con
la funzione che lei per anni ha svolto.
PIRO. Assessore per il bilancio e le finanze. Senza risultati.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 256, a
firma Pezzino. Il parere del governo?
LO MONTE , Assessore per i lavori pubblici. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO MONTE , Assessore per i lavori pubblici. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, io condivido le preoccupazioni e le
motivazioni che il Presidente Provenzano ha espresso nel suo
intervento, purtuttavia questo Governo non intende stigmatizzare
il comportamento di questo o di quell'altro deputato.
E' chiaro che per diversi mesi il dibattito è stato ridotto,
per le motivazioni che sappiamo, e allora è anche intuibile che
l'Assemblea, i colleghi deputati, vogliano anche se qualche volta
ripetono, ribadire alcuni principi, alcune direttive, alcune
intuizioni.
E' chiaro che il Governo in questi giorni ha ribadito, credo
in tutte le circostanze, che intende arrivare all'approvazione
delle variazioni di bilancio, che intende procedere sul testo
unico della legge voto.
Non spetta al governo certamente regolamentare o far sì che
i lavori di questa Assemblea si svolgano nei tempi e più volte in
quest'ultima settimana abbiamo preso all'unanimità degli impegni
come parlamentari e quasi sempre non li abbiamo rispettati.
Allora se vogliamo considerare che siamo quasi alla vigilia
di Natale, e che quindi credo costi un po' a tutti dilungarci o
magari affrontare cose che potremmo affrontare in altri momenti,
non posso che ribadire che il Governo non intende assolutamente
censurare il dibattito, onorevole Forgione, non è nelle
intenzioni di questo Governo, anzi questo Governo vuole
promuoverlo però ha anche delle esigenze questo Governo e quindi
desidera che la Presidenza di questa Assemblea si faccia carico
anche dei tempi perché presto si possa arrivare all'approvazione
dei disegni di legge che dicevo prima.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno n. 256, a
firma Pezzino "Iniziative presso il Ministero del lavoro e della
previdenza sociale per la modifica del decreto legislativo n. 468
del 1997".
Il parere del Governo?
LO MONTE . Assessore per i lavori pubblici. Invito il collega
deputato, onorevole Pezzino a ritirarlo perché è previsto nel
disegno di variazioni che dobbiamo affrontare.
PEZZINO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'ordine
del giorno n. 258 "Interventi per la stabilizzazione dei progetti
di lavori socialmente utili".
Il parere del Governo?
PAPANIA, assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPANIA, assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione. Vorrei dire
all'onorevole Pezzino che nella parte impegnativa dell'ordine del
giorno è prevista l'estensione della legge regionale n. 3/1998,
quindi mi pare assolutamente improprio rispetto al testo, se
intendeva chiedere la proroga dei progetti di cui alla circolare
n. 255 è un'altra cosa, per cui lo inviterei a ritirarlo e a
riformularlo a seconda l'indicazione che mi pare rilevare dalla
premessa.
PEZZINO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Ordine del giorno n. 265 a firma dell'onorevole Forgione.
"Istituzione del nuovo capitolo di bilancio 'Fondo finanziamenti
lavori di pubblica utilità dei comuni siciliani'".
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, io credo che l'intenzione dell'onorevole Forgione
possa essere considerata sicuramente apprezzabile, tuttavia,
vorrei far rilevare che l'ordine del giorno non è accoglibile
sotto diversi profili.
Il primo è che con la legge finanziaria approvata l'altro
giorno dal Parlamento nazionale, nell'articolo che riguarda il
patto di stabilità, che si applica anche alla Regione siciliana,
espressamente viene previsto che il provento delle dismissioni
mobiliari debba essere utilizzato per la riduzione del debito.
L'indicazione è tassativa e difficilmente potremmo destinare
i proventi del ricavato della dismissione delle partecipazioni
azionari all'altra finalità.
Tuttavia, c'è un altro motivo: quello legato al fatto che
nell'accordo che è stato stipulato relativo alla legge sulla
dismissione degli enti vi è una parte che riguarda proprio la
finalizzazione dei proventi che derivano dalla stessa
dismissione, articolata in più parti, una delle quali prevede un
utilizzo parziale per investimenti, un'altra parte per interventi
volti alla riqualificazione professionale dei lavoratori, che in
qualche modo può ricomprendersi nella fattispecie che credo
sottenda il suo ordine del giorno.
Allora, per questi motivi, perché è impraticabile,
ovviamente nessuno di noi lo sapeva quando è stato presentato
l'ordine del giorno perché la legge è intervenuta adesso, sia
perché comunque c'è già una finalizzazione che va nella
direzione, da lei indicata, la pregherei di ritirarlo e magari di
potere riformulare in un'altra occasione un ordine del giorno che
tenga presente le due esigenze e possa individuare una
finalizzazione più mirata.
FORGIONE. Lo ritiro.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Ordine del giorno n.
267 a firma dell'onorevole Briguglio ed altri. "Provvedimenti per
la pubblicazione delle graduatorie definitive per l'accesso dei
lavoratori "ex articolisti" ai contratti di diritto privato".
Il parere del Governo è favorevole. Chi é favorevole
rimanga seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno n. 273 a firma
dell'onorevole Oddo: "opportune iniziative al fine di evitare la
cessazione del funzionamento del dissalatore di Trapani
annunciata dalla società T.P.L. di Roma, a firma Oddo. Ordine del
giorno n. 259, a firma Vella. Si illustrano da sé. Pongo in
votazione l'ordine del giorno n. 273. Il parere del Governo?
PIRO, assessore al bilancio e alle finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore al bilancio e alle finanze. Signor presidente,
gli ordini del giorno mirano alla stessa indicazione da dare al
Governo, relativa alla questione dei dissalatori, questione di
carattere generale visto che non soltanto questi comuni, ma ad
esempio, il comune di Ustica ormai da circa un anno soffre della
condizione della cessazione del contratto con l'ATPL,
trattandosi, per altro, di un'isola i problemi sono stati
enormemente accentuati.
Vi é un'indicazione di carattere generale che il Governo con
l'assessore ai lavori pubblici sta cercando di portare avanti che
va nella direzione degli ordini del giorno che sono stati qui
presentati.
In linea di massima, quindi, il Governo non é contrario,
anzi, all'accoglimento di questi ordini del giorno se non per un
aspetto dell'ordine del giorno presentato a firma dell'onorevole
Vella che impegna il Governo alla trattativa privata senza altre
possibilità.
La trattativa privata é una delle possibilità che il Governo
valuterà nel più breve tempo possibile. Possiamo interpretarla
così. Se così é, signor Presidente, il parere é favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 273.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 259 con le
precisazioni fatte dall'assessore Piro ed accolte dall'onorevole
Vella. Chi é favorevole rimanga seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'ordine del giorno n. 263
"sospensione effettiva dei ruoli esattoriali del consorzio di
bonifica di Agrigento e rimozione dell'attuale commissario
straordinario", dell'onorevole Pezzino. Il parere del Governo?
LO MONTE Assessore per i lavori pubblici. Il Governo si
rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Lo pongo ai voti. Chi é contrario si alzi; chi é
favorevole rimanga seduto.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Si passa all'ordine del giorno n. 264 "Nomina di una
commissione di inchiesta per far luce sulla gestione della
società Bacini di Palermo" a firma Forgione, Liotta e Vella.
CAPUTO. Chiedo di aggiungere la mia firma all'ordine del
giorno.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, questo ordine del giorno nasce da
un'esigenza e pone un'esigenza. L'esigenza é quella di fare piena
luce su tutta la vicenda e la gestione della Bacini, in rapporto
ad una vicenda, quella del cantiere navale di Palermo, che
rappresenta da qualche anno una delle vertenze operaie più
mportanti di questa Regione.
Questo cantiere si è trovato nei mesi passati di fronte ad
un bivio ad accettare il ricatto della Fincantieri dello scorporo
del sito palermitano e quindi di fatto essere lasciato in balia
del mercato, più che in balia delle onde, oppure attraverso una
dura battaglia imporre a Fincantieri un ruolo diverso per le
produzioni del cantiere, le riparazioni, dentro un rilancio della
cantieristica nazionale.
E' determinante il ruolo della Bacini in questo progetto di
rilancio del cantiere navale di Palermo, però sulla Bacini si
sono addensate troppe ombre in questi anni.
La Bacini è legata direttamente alla gestione della spesa
regionale, le sono giunti 52 miliardi per la ristrutturazione e
l'ammodernamento di due bacini galleggianti, altri 12 stanziati
per interventi di recupero; questo ordine del giorno interviene
direttamente anche rispetto alla vicenda delle dismissioni degli
enti di cui abbiamo discusso in quest'aula parlamentare.
Abbiamo bisogno di avere trasparenza su tutta la gestione di
questi miliardi per capire davvero perché, nonostante questi
contributi, la Bacini di Palermo ha via via vissuto
l'impoverimento tecnologico, un impoverimento dell'innovazione
piuttosto che un suo adeguamento agli standards nazionali degli
altri cantieri.
Ci sono diversi atti ispettivi su questa vicenda, altri di
Rifondazione Comunista, altri di Alleanza Nazionale.
Noi chiediamo una commissione governativa di indagine su
questa vicenda perché il Governo regionale può contribuire a fare
luce. Sono vicende delle quali è già attenzionata la commissione
nazionale antimafia; sono le vicende che riportano alla cronaca
la situazione drammatica dell'operaio Gioacchino Basile; sono le
vicende che riportano anche direttamente al ruolo delicato che il
sindacato, la FIOM, i metalmeccanici in questo momento stanno
avendo nella battaglia per la difesa e il rilancio del cantiere.
Ci sono stati troppi nemici del cantiere navale di questa
vertenza operaia. Credo che la Regione e il Governo regionale,
Presidente Capodicasa, può dare un contributo ed anche un segnale
di novità e di svolta, proprio perché questo Governo e lei
Presidente non è compromesso con la gestione di questi anni della
Bacini e dello scambio che, attorno alla Bacini si è operato tra
gestione della spesa pubblica, Fincantieri ed anche alcune
famiglie mafiose dell'Acquasanta.
Noi non abbiamo timore a dirlo e c'è una responsabilità
diretta dei vertici della Fincantieri che hanno sempre gestito
contrattando con le famiglie mafiose dell'Acquasanta e dei
Galatolo la gestione degli appalti e dei sub-appalti del cantiere
navale.
Per cui da una parte si dismettevano interi reparti, si
chiudevano reparti, si licenziavano operai e dall'altra le
funzioni e le mansioni di quei reparti, di quegli operai venivano
assegnate a ditte, tutte senza l'applicazione dello statuto dei
lavoratori, perché tutte con meno di quindici operai spesso erano
controllate direttamente o gestite direttamente dalle famiglie
mafiose dell'Acquasanta.
Su queste cose c'è un'attenzione della Magistratura, c'è un
processo già aperto. Noi crediamo che bisogna andare oltre quel
processo per sapere le responsabilità vere di Fincantieri, delle
direzioni della Fincantieri che si sono succedute qui a Palermo;
ma c'è una parte che riguarda noi: la gestione della spesa
regionale e questo Governo darebbe un bel esempio se accogliesse
la richiesta di una commissione di inchiesta regionale sulla
vicenda della Bacini palermitana, non per creare ulteriori
polveroni e far dire magari a Fincantieri che dato che qui tutto
è sporco e tutto è mafia è meglio abbandonare il sito di Palermo
e abbandonare gli operai palermitani. Ma per dire a Fincantieri
che a partire dal Governo della Regione, a partire da questo
Parlamento c'è una volontà di trasparenza e di legalità che può
consentire l'abbattimento dei costi, che era quello del costo
aggiuntivo della mafia dentro il cantiere di Palermo, e favorire,
a partire da questa battaglia di legalità e di trasparenza, il
rilancio del cantiere palermitano, e una garanzia di futuro per
gli operai del cantiere navale di Palermo.
SILVESTRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO. Brevissimamente per dire che la richiesta
dell'onorevole Forgione forse va riformulata, perché al Governo
spetta un compito di iniziativa positiva per quanto riguarda la
crisi dei cantieri.
L'indagine va affidata ad un organismo del Parlamento; c'è
la commissione antimafia? Affidiamo alla stessa un'indagine in
questo senso che dia al Governo le possibilità per affrontare
un'iniziativa positiva in rapporto alla crisi dei cantieri di
Palermo.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quest'ordine
del giorno introduce, con estrema attualità, l'argomento della
gestione degli Enti economici siciliani; la Sicilia, imprenditore
o imprenditrice, come qualcuno l'ha definita, ha significato,
negli anni, anche questo, ha significato anche la gestione di
parte cospicua del patrimonio pubblico che è finito in appalti
sospetti che sono stati gestiti direttamente dalla mafia.
Oggi, qui, potremmo dire che una parte di questi 52 miliardi
che, attraverso la Regione e per suo tramite attraverso l'ESPI,
sono stati dati alla Bacini SpA, sono stati, in parte, gestiti
dalla mafia siciliana.
In un contesto in cui la magistratura palermitana adesso ha
cominciato a puntare i riflettori, e abbiamo visto anche una
serie di collusioni strane, ed io non voglio colpevolizzare
nessuno, anzi sono estremamente d'accordo a nominare una
Commissione d'inchiesta, anche se vi è un atto ispettivo di
Alleanza Nazionale con il quale si chiede alla Commissione
parlamentare antimafia di acquisire tutti gli atti costitutivi e
tutti i bilanci della Bacini SpA, anche per accertare se fra i
soggetti che hanno nel tempo costituito la Bacini SpA, vi sono
anche esponenti dell'attuale Governo D'Alema, perché si parla
anche di esponenti politici che in atto ricoprono la carica di
ministro nel Governo D'Alema. Noi non lo siamo sicuro e c'è un
atto ispettivo di Alleanza Nazionale con il quale si chiede di
accertare se vi sono ministri, che all'epoca non lo erano, ma che
facevano parte del Consiglio di Amministrazione della Bacini SpA,
se è vero, come è vero, che la Bacini negli anni è stata gestita
per determinare assunzioni e per finanziare segreterie politiche
della vecchia, ma non tanto vecchia Democrazia Cristiana.
Abbiamo anche chiesto di verificare ed è giusto...
DI MARTINO . Due mesi fa dov'era?
CAPUTO. Certe volte l'età le fa perdere il contatto con il
tempo.
Abbiamo anche chiesto, come ha fatto la magistratura, di
porre anche la giusta attenzione sul ruolo che alcuni sindacati,
o alcuni sindacalisti è meglio dire, hanno avuto all'interno del
cantiere navale di Palermo, dove abbiamo accertato che la Procura
della Repubblica di Palermo, Direzione antimafia, ha chiesto ed
ottenuto al Tribunale la esclusione come patroni di parte civile,
e come parte offesa i sindacati e i sindacalisti, legati alla
triplice, che hanno avuto rapporto e collusioni con la mafia
dell'Acquasanta e dei Galatolo, così come diceva Francesco
Forgione.
E' un capitolo fra i più bui e i più sporchi della pagina
della storia regionale siciliana e di una Sicilia che in un
momento ha deciso di diventare imprenditore a spese della
collettività e che poi, nei fatti, ha favorito i parassiti, ha
favorito la mafia e ha favorito personaggi di bassissimo spessore
seppur di altissimo livello criminale.
Quindi, signor Presidente e onorevoli colleghi, io credo che
questo ordine del giorno debba essere modificato e debba essere
condiviso nel senso di chiedere al Presidente della Commissione
antimafia, e quindi all'intera Commissione, di acquisire tutti i
bilanci e gli atti costitutivi per far luce su come questi 52
miliardi dati alla Bacini sono stati spesi perché è vero, come è
vero, che ci sono impianti - come gru e piattaforme - che non
sono stati mai collaudati dopo 15 anni, che non sono stati mai
utilizzati, e forse alcune opere non sono state mai realizzate
addirittura.
Quindi, chiediamo non solo questo, ma il giusto: che la
Regione siciliana, che l'assessore all'industria chieda agli
uffici tecnici della Regione di andare a fare un sopralluogo per
verificare come sono state spesi e se sono stati spesi questi 52
miliardi di patrimonio dell'intera collettività e dei siciliani.
VIRZI. Sono messi a bot e cct.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor presidente, onorevoli colleghi, non desidero
intervenire nel merito della mozione, onorevole presidente se mi
ascolta un attimo, perché vorrei cercare di semplificare i lavori
d'Aula anche per evitare di contribuire ad allungarli. Solo per
ricordare a me stesso e all'Aula che, in casi precedenti
piuttosto che la scelta di costituire ulteriori commissioni di
inchiesta o di indagini è stata compiuta la scelta di affidare la
questione specifica o alla commissione di merito o come in questo
caso potrebbe essere affidata alla commissione antimafia. Dunque,
se ci fosse un indirizzo di questa natura, piuttosto che
complicare la vita del Parlamento con la nascita di altre
commissioni interne all'Assemblea - cosa diversa se fossero di
altra natura, ovviamente - potrebbe essere realizzata un'analoga
decisione se l'onorevole Forgione e gli altri presentatori della
mozione sono d'accordo, piuttosto che costituire un ulteriore
organismo, mi pare che l'argomento sia di pertinenza della
commissione regionale antimafia, alla stessa potrebbe essere
affidato il compito di svolgere le indagini che ci sono da
svolgere, se ce ne sono da svolgere, posto che esiste una
indagine della Magistratura rispetto a questo tema.
CASTIGLIONE, assessore all'industria. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE, assessore all'industria. Signor presidente,
onorevoli colleghi, io ritengo che, l'interrogazione, i numerosi
atti ispettivi che hanno fatto riflettere questo Parlamento su
una delle tante società per azioni del mondo degli Enti economici
regionali sia quanto mai opportuno perché é chiaro che quando noi
avviamo un processo di dismissione delle partecipazioni di
liquidazioni degli Enti economici anche la gestione di fatti, che
certamente non appartengono al recente passato, ma che possiamo
datare nell'arco dal 1980 agli anni '90, a me sembra che
l'iniziativa parlamentare sia stata non solo opportuna, ma anche
giusta, essa guarda anche a quello che è stato l'obiettivo che il
Governo ha voluto perseguire sin dal primo momento dello
scioglimento degli Enti economici regionali. Quindi, il Governo
si impegna a rispondere a tutti gli atti ispettivi e lì dove si
fa riferimento esplicito alla società Bacini di Palermo,
certamente non si tira indietro rispetto ad una indagine che può
essere promossa, e sarà promossa, dal Governo per una ispezione
alla Bacini SpA di Palermo, tenendo conto che non c'è nessuna
preclusione anche che si avvii una commissione formata da
parlamentari, una commissione che possa far luce sui fatti che
sono stati denunciati dagli onorevoli interpellanti.
Giova inoltre ricordare che il Governo, in occasione del
dibattito sul rilancio dei Cantieri di Palermo, presso il
Ministero dell'Industria, ha messo a disposizione anche la quota
regionale perché possa effettivamente servire di fronte ad un
piano di rilancio che sia il più chiaro possibile, il più solare
possibile. Il Governo della Regione sarà sensibile perché la
Bacini SpA possa essere messa a disposizione di questo importante
settore che è quello cantieristico a livello regionale. Quindi,
il Governo certamente si farà promotore di una indagine ispettiva
ma, se questo non dovesse bastare, il Governo, anche con una
partecipazione a mio avviso quanto mai opportuna dei
parlamentari, sarà disponibile a promuovere una commissione di
indagine sulla vicenda denunciata dagli interpellanti.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANNA. Ma su che cosa? Ha già parlato
PRESIDENTE. Per precisare, l'impegno che chiede al Governo,
per rimodularlo, risistemarlo.
FORGIONE. Onorevole presidente, onorevoli colleghi, dato che
dobbiamo modificare la parte impegnativa anche sulla base delle
cose dette, accogliamo l'impegno del Governo ad avviare una
ispezione conoscitiva sulla vicenda della "bacini" e, quindi,
invece che commissione d'inchiesta, si parla di una ispezione e
con questo spirito, ispezione governativa, invece che commissione
d'inchiesta governativa, credo che lo possiamo votare con lo
stesso parere favorevole del Governo.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PRESIDENTE. Con le precisazioni dell'onorevole Forgione e con
il parere favorevole del Governo in questo senso, pongo in
votazione l'ordine del giorno numero 264.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 266: "Iniziative
presso il Governo nazionale per il finanziamento e l'avvio di
patti territoriali e contratti d'area", a firma degli onorevoli
Briguglio ed altri. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LO MONTE , assessore per i lavori pubblici. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 257: "Proroga dei
termini di scadenza delle graduatorie concorsuali approvate dalle
Aziende Sanitarie locali", a firma dell'onorevole Pezzino.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 272: "Iniziative nei
confronti del Governo nazionale e dei Rettori degli Atenei
siciliani, per garantire la prosecuzione degli studi agli
studenti beneficiari di provvedimenti di sospensiva del "numero
chiuso" da parte dei Tribunali Amministrativi per l'accesso alle
Università", a firma degli onorevoli Martino, Mele ed altri. Il
parere del Governo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 271: "Istituzione
della Commissione regionale per i diritti dell'uomo", a firma
dell'onorevole Fleres. Lo pongo in voptazione. Il parere del
Governo?
CAPODICASA, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Si passa all'ordine del giorno numero 269: "Interventi per
assicurare il rispetto dell'articolo 6 dello Statuto della
Regione siciliana", a firma dell'onorevole Fleres.
FLERES. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire su questo ordine del giorno perchè sono convinto che
l'intero Parlamento dovrebbe cominciare a porsi un problema di
autotutela di quelle che sono le prerogative parlamentari sancite
dalla Costituzione e ribadite dall'articolo 6 dello Statuto
stesso. E questo non perchè si voglia interferire sull'attività
ordinaria della Magistratura, tutt'altro, per carità, ma perchè
non possono essere strumentalmente adoperati alcuni meccanismi di
carattere istruttorio solo per finire sulla stampa ed agitare un
caso che tale non può essere considerato essendo privo dei
presupposti.
La questione è nota a tutti: ci sono alcuni deputati di
questo Parlamento che sono stati iscritti nel registro degli
indagati per avere sottoscritto una mozione parlamentare con la
quale chiedono tra l'altro la costituzione di una Commissione di
indagine sul comportamento del Presidente della Provincia di
Palermo del tempo e fin qui nulla quaestio, è perfettamente
regolare che i magistrati di Palermo se ritengono che nella
mozione vi siano elementi tali da giustificare l'avvio di una
indagine hanno fatto benissimo ad iscrivere i deputati nel
registro degli indagati.
Ciò che non è perfettamente comprensibile, ed in questo
senso è opportuno che il Parlamento chieda il rispetto
dell'articolo 6 dello Statuto e della Costituzione rispetto alle
prerogative parlamentari che riguardano non privilegi, ma la
democrazia e la libertà nell'esercizio del mandato, quello che è
strano, quello che è sicuramente discutibile è la decisione della
medesima magistratura di chiedere la proroga delle indagini non
perchè è necessario un approfondimento del caso rispetto alla
presenza o meno di un reato compiuto, bensì perchè non è nota la
qualifica dei presentatori della mozione. E poichè una mozione
parlamentare non può che essere stata presentata da parlamentari
e poichè i parlamentari non sono sicuramente suscettibili di
accusa, e quindi ancor meno di condanna, per le opinioni e per i
voti espressi in Aula, nè per questo possono essere incriminati,
ecco bene ha fatto la Magistratura ad aprire le indagini, bene ha
fatto la Magistratura ad iscrivere i presunti rei di tale
crimine, (che sarebbe la diffamazione) scriverli nel registro
degli indagati, ma certamente è assolutamente non comprensibile,
non logico che si chieda la proroga delle indagini non per un
approfondimento delle medesime, giusticabilissimo, ma per il
riconoscimento della qualifica di deputato di persone che solo in
questa funzione hanno presentato una mozione parlamentare,
altrimenti non avrebbero potuto.
Un cittadino che non sia deputato non può presentare una
mozione parlamentare in un Parlamento; può fare una petizione,
può scrivere una lettere, può fare un appello, ma non può
certamente sottoscrivere un atto parlamentare E dunque è sotto
questo aspetto, signor Presidente, che noi chiediamo che venga
tutelata la funzione parlamentare ed il diritto, la prerogativa
del parlamentare di esprimere liberamente il voto e l'opinione
nell'esercizio del proprio mandato, non certo per interferire
nell'attività della Magistratura che è giusto che compia il suo
dovere, che è giusto che noi tutti rispettiamo, come la
rispettiamo. Ma così come noi rispettiamo la magistratura,
pretendiamo che la magistratura rispetti il parlamentare nel
momento in cui esercita una funzione parlamentare.
Io credo, senza volere troppo enfatizzare la questione, che
il Parlamento, un Parlamento, che dovesse trovarsi a discutere
quella mozione su cui si conducono le indagini si troverebbe in
grande imbarazzo a votarla, a non votarla, o comunque ad
esprimersi perché potrebbe trovarsi nella condizione di essere
anch'esso sottoposto ad indagini, anch'esso iscritto nel registro
degli indagati, salvo poi a scoprire che essendo parlamentari
tutti quello che hanno scritto o detto poteva pure essere falso,
ma comunque non suscettibile di avvio di procedura giudiziaria in
quanto il parlamentare, come dicevo ampiamente prima, non è
certamente perseguibile per i voti espressi o per le opinioni
espresse nell'esercizio del mandato.
Desidero da questo punto di vista chiarire che quanto è
scritto attiene esclusivamente a questi aspetti, non intende
interferire nell'onorevolissimo compito della magistratura ma
intende, però, sottolineare e tutelare l'esercizio del mandato
parlamentare che, peraltro, in altre occasioni è stato messo in
discussione perché, come lei sa, onorevole Presidente, sono state
compiute indagini su disegni di legge, sono state compiute
indagini su emendamenti, sono state compiute indagini su attività
proprie del Parlamento.
Allora, se in questo Paese vige un regime ce lo si dica
subito che emigriamo Ci faremo accompagnare da qualche compagno
di Rifondazione comunista in un Paese diverso dal nostro così
come i compagni di Rifondazione comunista accompagnano nel nostro
i loro compagni nel momento in cui nel loro Paese si trovano in
difficoltà.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Per l'ultima parte dell'intervento dell'onorevole
Fleres? Vuole accompagnare l'onorevole Fleres in qualche posto?
L'onorevole Forgione la vuole accompagnare, onorevole Fleres.
Onorevole Forgione, ha facoltà di parlare.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
l'ordine del giorno dell'onorevole Fleres ponga una questione
molto delicata alla discussione di questa Aula, e proprio perchè
molto delicata sarà bene che ne discutiamo con la delicatezza che
merita una questione di questo tipo.
Io credo che le ragioni esposte dall'onorevole Fleres
riguardino la natura di un Parlamento, i diritti di un Parlamento
e le funzioni che i parlamentari devono e possono esercitare.
Soltanto cinque minuti fa ho fatto delle affermazioni sulla
Bacini, i rapporti con la mafia del quartiere Acquasanta e la
Fincantieri che fuori da questa Aula sarebbero passibili di
reato.
Ma io credo che i parlamentari, di qualunque colore essi
siano, abbiano il diritto di esprimere una posizione e una
denuncia in questo Parlamento e che questa è garantita dalla
natura stessa di questo Parlamento.
Io credo che ci sia un errore grave che è quello commesso
dalla Giunta provinciale di Palermo, allora di centro-sinistra,
nel denunciare sei parlamentari per un atto parlamentare.
E' un errore grave, di cecità e di miopia politica oltre che
istituzionale, perché chi rappresenta una istituzione delicata
come la provincia di Palermo non doveva arrivare a tanto. E
purtuttavia, signor Presidente e onorevole Presidente della
Regione io credo, onorevole Fleres lei ha posto una questione che
può essere raccolta nello spirito della difesa del ruolo di
questo Parlamento e come tale io credo che si può anche non
arrivare al voto nel momento in cui il Parlamento già discute di
questo. Io credo che i magistrati abbiamo compiuto un atto
dovuto, provocato - lo ripeto - dalla miopia, dalla cecità e
dalla incultura istituzionale di una Giunta provinciale che ha
denunciato dei parlamentari. Poco importo se a quella Giunta il
mio partito partecipava
E però partire da qui per fare come fa nella seconda parte
della mozione un attacco alla magistratura che va ben oltre
l'atto del quale noi stiamo discutendo, mi sembra sbagliato
A me pare che investire questo Parlamento di questa
discussione, investire il Governo della Regione anche di un
incontro istituzionale con la Procura, non con il Presidente
della Repubblica, io eviterei quest'altra parte ed eviterei il
voto essendo già questa discussione un momento che investe
quest'Aula e il Governo stesso di un'esigenza di garanzia di
questo Parlamento. E su questo non c'è bisogno di votare o di
dividersi, come non credo che questa sera dovremo dividerci
sull'autonomia e l'indipendenza della magistratura, che è un bene
supremo che noi vogliamo garantito e rispetto al quale
un'interferenza parlamentare, pur partendo da una ragione giusta,
sarebbe comunque grave.
A me pare che la questione posta la possiamo risolvere a
questo livello e a questo livello uscire unitariamente da questa
discussione.
CAPODICASA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, presidente della Regione. Signor Presidente,
l'argomento sollevato dall'ordine del giorno a firma
dell'onorevole Fleres, è un argomento di rilievo che più volte
quest'Aula ha dibattuto in altre occasioni, in passato, quando
profili come quelli che qui vengono adombrati si sono presentati
rispetto ad altri parlamentari di questa Assemblea.
Ricordo che in una di queste occasioni vi fu un dibattito
lungo e articolato che si concluse con un ordine del giorno
votato a sostegno delle prerogative del Parlamento e dei singoli
parlamentari. E ricordo anche che il Presidente dell'Assemblea
dell'epoca, fece riferimento a norme di natura costituzionale
oltre che di natura penale, riferito ovviamente a chi possa
ritenere, attraverso atti che configurino una pressione indebita
verso l'attività del Parlamento, tendente ad impedirne il
funzionamento, e il libero esercizio delle proprie prerogative.
Io credo che, senza ricorrere a eccessi nel descrivere la
situazione, noi possiamo senz'altro affermare, così come i
colleghi che sono intervenuti hanno fatto, dall'onorevole
Forgione, anche lo stesso onorevole Fleres, che la tutela della
funzione e delle prerogative del Parlamento, non sono sicuramente
da ricomprendere tra quelle prerogative che sono solitamente
iscritte nella categoria dei privilegi, è la tutela di una
funzione, di un mandato che è un mandato popolare e quindi
indirettamente è la tutela della volontà popolare che viene in
questo modo tutelata.
Credo che in passato tutte le iniziative, anche di carattere
giudiziario, che sono state indirizzate verso parlamentari
nell'esercizio delle loro funzioni, hanno avuto un esito
abbastanza negativo, nel senso che mai hanno dato luogo a ipotesi
di reato, tanto meno sono stati iscritti nel registro degli
indagati. Sono state iniziative di cittadini e in qualche caso di
imprenditori, che si sono sentiti lesi nella loro onorabilità da
una iniziativa parlamentare, si sono rivolti alla magistratura,
ma giustamente la magistratura non ha inteso mai dare corso ha
iniziative di questo genere.
Nel caso in specie, viene adombrata un'ipotesi che però al
momento non appare un'ipotesi concreta. Nel caso in cui però
dovesse questo verificarsi come ipotesi concreta, il Governo
della Regione, senza bisogno dell'approvazione dell'ordine del
giorno direi, perfino a prescindere dalla presentazione di un
ordine del giorno, avrebbe preso e prenderà, ove si verificasse,
adotterebbe tutte le iniziative volte a tutelare il Parlamento.
Questo è nella competenza del Governo che ha la rappresentanza
esterna del Parlamento, ma credo che rientri anche tra le
prerogative del Presidente dell'Assemblea, in quanto
rappresentante massimo del Parlamento siciliano.
Quindi, un voto forse su un ordine del giorno è perfino
riduttivo rispetto alla dimensione del problema. Credo che la
volontà unanime la si manifesti proprio attraverso la non
votazione di un ordine del giorno, chiedendo in questo senso
all'onorevole Fleres di ritirare l'ordine del giorno, perché il
Governo si sente pienamente impegnato, qualora si dovessero
manifestare ipotesi di questo genere, a dare corso ad iniziative
di carattere costituzionale o anche di natura giurisdizionale per
tutelare la funzione del Parlamento. In questo senso l'accolgo
come raccomandazione, onorevole Fleres, se l'onorevole Fleres
però vuole riscontrare questo orientamento del Governo attraverso
il ritiro dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Anche la Presidenza dell'Assemblea assume
l'impegno che ha preso la Presidenza della Regione a garanzia del
Parlamento in tutte le sue componenti. L'onorevole Fleres ritira
l'ordine del giorno?
FLERES. Non lo posso ritirare se è accolto come
raccomandazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è accolto come
raccomandazione. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Si passa all'ordine del giorno n. 262: Interventi al fine
di consentire l'istituzione di uno sportello decentrato degli
Uffici del Territorio per garantire i servizi catastali presso le
Amministrazioni locali.
ORDINE DEL GIORNO
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
- la L.61/98, all'art..23 bis, stabilisce il trasferimento di
comuni interessati le funzioni statali relativamente a
tutte le operazioni e le procedure necessarie di
frazionamento e di accatastamento degli immobili e beni
espropriati per i lavori di urbanizzazione primaria e
secondaria e per i lotti assegnati ai privati nonché
degli edifici pubblici nelle zone della Valle del
Belice;
- ai sensi dell'art. 42, comma 5, del D.P.R. 287/92 si prevede
l'attuazione di un ampio interscambio catasto-comuni
con l'attivazione di sportelli per la fornitura di
servizi catastali presso i comuni;
- sulla base di tale norma la realizzazione di uno sportello
decentrato consentirebbe ai comuni interessati
l'adempimento alle suddette procedure grazie ad una
rapida consultazione dei necessari dati catastali;
- ad oggi le numerose famiglie colpite da terremoto del 1968
assegnatarie di alloggi non hanno la piena
disponibilità né la titolarità delle unità immobiliari,
per la materiale impossibilità di intervenire nella
stipula dei rogiti notarili, con la conseguente
impossibilità di alienare il proprio immobile.
CONSIDERATO CHE:
- tale inadempienza rimarca la trascuratezza e la disattenzione su
problematiche sociali e sul dramma che, ancora oggi,
non può dirsi risolto e nemmeno sulla vira di
soluzione.
RITENUTO CHE:
i Comuni di Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice, Menfi e
Montevago, essendo coinvolti nel progetto nel progetto
comunitario ECOS&OUVERTURE, con la partecipazione di
altre regioni europee, per la realizzazione di un
SITE-PROJECT (Sistema Informatizzazione Territoriale
per l'Environnement) , hanno avviato iniziative al fine
di acquisire tecniche moderne per un controllo dinamico
del territorio e di una pianificazione intercomunale
con la dotazione di una cartografia aggiornata.
- l'avvio del suddetto progetto, da parte dei comuni sopracitati, è
stato pensato proprio in riferimento alla attivazione
decentrata degli Uffici del Territorio al fine di
garantire i necessari servizi catastali.
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Ministero delle Finanze al fine di
consentire l'istituzione di uno sportello decentrato degli Uffici
del Territorio per garantire i servizi catastali presso le
Amministrazioni comunali.
VELLA
LIOTTA
FORGIONE
L'ordine del giorno si illustra da sé. Lo pongo in
votazione. Il parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Si passa all'ultimo ordine del giorno n. 276: - Disposizioni
per destinare ai comuni parte dei proventi dei biglietti di
accesso ai musei ed alle aree archeologiche.
ORDINE DEL GIORNO
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO CHE:
- l'introito dell'accesso ai musei pubblici ed ai parchi
archeologici costituirebbe una significativa entrata per i comuni
che spesso presentano difficoltà di bilancio
IMPEGNA
IL GOVERNO REGIONALE
- a predisporre una normativa che preveda che il trenta per cento
del prezzo del biglietto di accesso a musei pubblici e ad aree e
parchi archeologici spetti ai comuni nel cui territorio ricadano
gli insediamenti;
- a stabilire che tale legge si applicherebbe quando per i comuni
medesimi non vigessero norme più favorevoli.
STANCANELLI - CIMINO
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, ci sono state diverse iniziative, ce ne sono anche di
carattere normativo. Io faccio presente che c'è una questione che
riguarda la unicità delle entrate del bilancio della Regione. Mi
pare che correttamente l'ordine del giorno faccia riferimento
alla predisposizione di una normativa che ci consente, quindi, di
valutare con attenzione il percorso che dobbiamo fare. Da questo
punto di vista, signor Presidente, il Governo è favorevole
all'accoglimento di questo ordine del giorno e senz'altro sarà
impegnato al primo appuntamento legislativo, che sarà quasi
sicuramente la prossima Finanziaria, a presentare un articolo che
fa riferimento a questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 276. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli
relativo al disegno di legge n. 840 "Integrazione del fondo per i
comuni di cui all'articolo 11 della legge regionale 30 marzo
1998".
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per mezz'ora e
riprenderà alle ore 23.00.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
(La seduta, sospesa alle ore 22.35, è ripresa alle ore 23.10)
705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
"Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre
al Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al seguito dell'esame
del disegno di legge "Schema di disegno di legge costituzionale
da sottoporre al Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18
dello Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente della
Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa
legislativa popolare e comunale ed i referendum regionali'" (nn.
2-94-144-152-177-705-708-758 - Norme stralciate/A), posto al
numero 2).
Invito i componenti la Commissione speciale per la riforma
dello Statuto a prendere posto nell' apposito banco.
Il Governo è rappresentato dall'onorevole Assessore Salvino
Barbagallo.
Onorevoli colleghi, l'esame del disegno di legge è stato
interrotto nel corso seduta numero 205 di giovedì 17 dicembre
1998, in fase di discussione generale.
ADRAGNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Lei era già iscritto a parlare?
ADRAGNA. No.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADRAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
che si è sviluppato in questa Aula ha evidenziato, in maniera
chiara, che il tema della riforma dello Statuto rappresenta ormai
una tappa ineludibile non solo per un adeguamento delle
istituzioni regionali siciliane alle mutate condizioni politiche,
alle mutate condizioni economiche e sociali del nostro Paese, ma
anche per un recupero di un doveroso protagonismo della Sicilia
nel dibattito nazionale sulle riforme istituzionali.
Ormai è manifestamente palese l'opinione diffusa delle forze
politiche che la riforma dello Statuto è una questione non più
rinviabile.
Il dibattito da questo punto di vista è certamente
importante, restano aperti i temi su cui si registrano opinioni
diverse su alcuni punti del disegno di legge esitato dalla
Commissione speciale ma il confronto in Aula del testo della
legge-voto sicuramente saprà delineare la giusta sintesi sulle
decisioni da adottare.
Pertanto non intendo ripercorrere e ripetere opinioni e
giudizi già abbondantemente espresse in questa Aula e, per quanto
mi riguarda, espresse anche dall'onorevole Giovanni Barbagallo
per il Partito Popolare. Ma vorrei sviluppare riflessioni di più
ampia portata su questo importante atto che l'Assemblea regionale
si accinge a fare.
Il punto che bisogna particolarmente chiarire è che la
riforma dello Statuto non è solamente un passaggio che ci viene
imposto dai fatti che maturano a livello nazionale sul versante
delle riforme.
Se noi ci poniamo in questa ottica, se noi riteniamo che il
punto di partenza sia questo particolare momento che vive la
nostra nazione, svaluteremmo il vero senso politico della riforma
che ci accingiamo a promuovere e daremmo la netta sensazione di
adempiere ad un atto quasi burocratico, come a volere significare
che è ormai necessario riformare lo Statuto perché non possiamo
più reggere il confronto con ciò che avviene al di fuori della
Sicilia e, quindi, facciamo questa benedetta riforma e così ci
mettiamo a posto con la nostra coscienza ed in linea con il clima
politico-nazionale ed europeo in tema di svolte e di riforme.
Non mi pare, no, proprio non mi pare che sia questo il senso
ed il valore politico del compito che stiamo svolgendo
Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo in presenza
di una profonda trasformazione della realtà sociale del nostro
Paese. C'è una realtà complessa, articolata, con la formazione di
aggregazioni sociali in continua evoluzione ed in continuo
cambiamento; c'è l'affermarsi di una realtà sociale che nelle sue
multiformi articolazioni richiama una propria soggettività
politica, che deve trovare spazio e deve ottenere una risposta
anche all'interno delle istituzioni.
Il vero problema che esiste oggi nelle democrazie
dell'occidente industrializzato, è che bisogna trovare una
sintesi tra le grandi domande di partecipazioni che provengono
dalla società, e l'esigenza di una governabilità che assicuri una
pronta rispondenza alle istanze della società stessa. Ed è un
problema, lo sappiamo bene, di non poco conto, ma sta nella
capacità della politica di dare risposte a tale questione, e sta
soprattutto nel modo con cui la politica riesce a rispondere a
questi interrogativi, su cui si misura l'adeguatezza di un'intera
comunità, ad assecondare un normale sviluppo della democrazia
conforme ai mutamenti della stessa società.
Per questo è ormai assodato che questioni istituzionali,
questioni economiche e questioni sociali sono intrinsecamente
legate in un quadro unitario riformatore, che deve tenere conto
di tutti e tre gli elementi. Non è possibile immaginare di
trovare la risposta mettendo in differenza di valutazione le tre
diverse questioni, ripeto: le questioni istituzionali, le
questioni economiche e le questioni sociali sono proprio legate
in questo unico contesto unitario riformatore.
Qualsiasi progetto riformatore che privilegi uno solo degli
elementi, a discapito degli altri, è un progetto monco, è un
progetto dimezzato. Tutto insieme si tiene, tutto insieme si
lega, tutto insieme da una risposta la più esaustiva possibile.
C'è una stretta interconnessione, a mio avviso, tra assetto
istituzionale e sue modalità di funzionamento. Sono tutte le
questioni legate alle attività economiche e sociali del Paese,
anche dalle rappresentanze politiche elettive, il ruolo dei
soggetti rappresentativi di interessi diffusi, rapporti tra chi
svolge una funzione di governo e chi rappresenta realtà concrete
di aggregazione e di interessi sociali.
In altri termini, si tratta di determinare un assetto, ove
istituzioni, democrazia politica e democrazia economica, siano
aspetti speculari di una democrazia funzionante e governante.
Con il dibattito aperto in quest'Aula, con la legge voto
sulla riforma dello Statuto, stiamo compiendo, al di la dei
contenuti, un atto che ci inserisce finalmente da protagonisti,
nei processi di cambiamento in corso, che ci pongono grandi
sfide.
con questo passaggio legislativo, pertanto , stiamo dando il
nostro contributo per l'affermazione di una democrazia matura,
che recuperi la partecipazione e dia il contributo allo sviluppo
di una reale democrazia economica.
E' in questa direzione che noi ci muoviamo, per una vera e
propria rinascita dell'Autonomia siciliana, per costruire altresì
un'aggregazione nella società siciliana, che dia forza, impulso e
sostegno alle istituzioni riformate. In una tale ottica è chiaro
che appare vecchio e stantio il dibattito che si è sviluppato,
stranamente, per la verità, fino a tempi recenti, fra i difensori
della carta statutaria e chi invece premeva per riformarla. I
primi, i difensori, hanno sempre sostenuto che un qualsiasi
ritocco allo Statuto avrebbe comportato un attentato alla
specialità siciliana.
La verità è, diciamolo con molta onestà, che questo
argomento ha costituito un comodo alibi che copriva inerzie,
omissioni politiche e consentiva il perpetuarsi di abitudini
consolidate, che un qualsiasi progetto di riforma rischiava di
mettere in crisi.
La specialità si difende con uno speciale uso dei suoi
contenuti, delle sue possibilità e delle sue potenzialità. E' in
questa chiave che possiamo inserirci nel processo in corso di
riforma delle autonomie regionali e locali, senza alzare
steccati, ma sapendo dare una concreta razionalità alla
specialità dello Statuto siciliano.
La proposta contenuta nel disegno di legge-voto va in questa
direzione. E' chiaro che ci sono punti da approfondire, ci sono
al di là del testo opinioni da confrontare in alcune questioni
specifiche, vedasi la questione dello spazio che deve occupare
nello Statuto il sistema elettorale. Ma complessivamente
possiamo affermare che abbiamo imboccato la giusta direzione per
corrispondere alle esigenze di cambiamento e alla domanda di
governabilità ed alla necessità dell'adeguamento dello Statuto
alle condizioni sociali, non solo della nostra Isola, ma di tutto
il Paese.
L' elezione diretta del Presidente della Regione, la scelta
di assessori anche al di fuori dell'Assemblea regionale, la
semplificazione delle modalità di scioglimento dell'Assemblea, la
introduzione di strumenti di democrazia diretta con il referendum
sono passaggi che qualificano la riforma, rendono adeguato lo
Statuto alla nuova realtà sociale, rilanciano l'autonomia
siciliana su nuove frontiere di sviluppo della democrazia in
Sicilia.
Su una questione specifica intendo esprimere un'opinione,
trattasi dell'argomento circa l' opportunità di inserire nello
Statuto il sistema di determinazione della rappresentanza
parlamentare, in altre parole del sistema elettorale. Credo che
uno strumento che contenga la linea fondamentale del
funzionamento dell'istituzione regionale - mi riferisco oltre che
ai problemi delle competenze, del rapporto con lo Stato, del
rapporto dello Stato e con gli enti locali, alla forma di
governo, alla sua formazione ecc.,ecc. e che per loro natura
sono destinati ad avere una durata di non breve periodo e più
intrinsecamente attrezzate a rispondere all'evoluzione della
società ed ai suoi cambiamenti - non possa contenere in maniera
fissa uno strumento come quello elettorale, che è più facilmente
modificabile rispetto all'evoluzione della domanda di
partecipazione che può provenire dalla società stessa, voglio
dire che è giusto che si ponga una gerarchia tra le norme.
Una differenza esiste tra le norme di impianto istituzionale
e di norme che permettono alle istituzioni il pieno esercizio del
mandato parlamentare, questa è materia che occorre affrontare in
sede separata in quest'Aula, nel Parlamento siciliano. Esiste
ovviamente un problema politico e cioè che il sistema elettorale
non può essere contraddittorio rispetto all'impianto della
riforma statutaria, ma credo che la razionalità politica avrà il
sopravvento e che questa Assemblea sarà all'altezza del compito e
non produrrà sicuramente atti contraddittori.
Concludo affrontando molto brevemente un'altra questione,
direi anche assolutamente vitale nell'interesse della riforma che
ci stiamo accingendo a svolgere. La riforma dello Statuto va
completata, oltre che con l'attuazione piena di leggi già varate
con l'approntamento immediato della riforma dell'Amministrazione
sia sul versante del funzionamento che del versante dell'apparato
burocratico: la collegialità della giunta di governo, la
dipartimentalizzazione dell'Amministrazione regionale, la
programmazione come strumento primario dell'azione di governo, la
separazione fra Esecutivo e Legislativo, la separazione tra
compiti di direzione politica e compiti di gestione
dell'amministrazione, il recepimento della Bassanini e la riforma
dei controlli.
Sono tutti capitoli che occorre affrontare subito per dare
un senso compiuto alle riforme che ci accingiamo a fare.
Solamente con questi presupposti noi avremo realmente realizzato
un primo passo rispetto a questo terzo millennio che abbiamo
avanti e in piena regola con la modernità che reclama l'attuale
situazione in cui viviamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
CIMINO. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole
assessore, onorevoli colleghi, l'autonomia siciliana ha appena
compiuto cinquant'anni come la Repubblica, ma questo non può
essere motivo di trionfalismo, perché i due compleanni
istituzionali sopraggiungono in una fase di incertezza e di
preoccupazione.
Mezzo secolo fa l'unità d'Italia era gravemente minacciata
dal pericolo di separatismo di Finocchiaro Aprile, il Bossi
isolano di allora.
Tale pericolo venne esorcizzato con la concessione di uno
statuto speciale, lo Statuto siciliano. Oggi l'unità è forse più
gravemente minacciata dalla secessione delle Leghe e tale
pericolo si vorrebbe forse riuscire a strumentalizzare con il
federalismo. Ma il termine federalismo non è un termine univoco
perché come è stato osservato da Bartole e da De Martin vi sono
stati regionali più decentrati di quelli ad assetto federale.
E' stata proposta ed è stata riconosciuta la possibilità di
estendere a tutte le regioni lo Statuto siciliano quale modello
base per il futuro assetto di uno stato federale: come ricordava
il professore Gizzi, nel testo di diritto regionale, lo Statuto
regionale siciliano è quasi paragonabile ad uno stato federale.
Ma possiamo veramente dire che lo Statuto siciliano, almeno
nella sua attuazione effettiva, sia un modello da esportare?
C'è chi lo esalta dicendo che esso non è stato integralmente
applicato per colpa del Governo centrale.
C'è chi lo demonizza perché lo considera un'antiquata
struttura centralista.
C'è chi afferma che lo Statuto siciliano non ha funzionato
per colpa delle inadeguatezza della classe dirigente siciliana.
Vi sono effettivamente delle norme dello Statuto mai
applicate o di applicazione sporadica e distorta.
Ricordo l'articolo 21 sulla partecipazione del Presidente
della Regione al Consiglio dei ministri. L'articolo 22 sulle
tariffe dei mezzi di comunicazione. L'articolo 23
sull'istituzione in Sicilia di sezioni di organi centrali
giurisdizionali. L'articolo 24 sull'Alta Corte. L'articolo 26
sull'immunità parlamentare. L'articolo 27 sull'impugnativa di
leggi statali da parte del Commissario dello Stato. L'articolo
29 sull'esecutività delle leggi dopo 30 giorni dalle
impugnazioni.
E perché no, voglio ricordare l'articolo 31 sui poteri di
polizia del Presidente della Regione e l'articolo 36 sulla
potestà tributaria che dovrebbe rappresentare il vero federalismo
fiscale oggi tanto caro alle regioni.
L'articolo 38 sul Fondo di solidarietà nazionale voluto da
illustri uomini di questa Assemblea che tendevano
all'equiparazione dei redditi di lavoro dei lavoratori siciliani
con quelli del resto del Paese.
Ma forse i colpi più gravi alla nostra Autonomia ed al
nostro Statuto sono stati dati ed inferti dagli indirizzi
restrittivi della giurisprudenza della Corte costituzionale.
Fra tali indirizzi vanno segnalati quello
dell'assoggettamento della Regione alla Tesoreria unica; quello
dell'enorme dilatazione del limite di "grandi riforme". E siamo
arrivati infatti al limite di "grandi riforme" anche per leggi
che di fatto non rappresentano grandi cambiamenti.
Altra causa di remora è stata costituita
dall'inapplicabilità in Sicilia delle leggi in materia esclusiva.
L'esclusività ha funzionato secondo alcuni contro la Sicilia.
L'esclusività secondo alcuni è stata un limite per la competenza
della nostra Regione: perché da un lato infatti ha costituito un
comodo alibi per lo Stato per escludere la Sicilia dai
finanziamenti e dall'altro ha lasciato fuori dallo Stretto
importanti leggi statali in attesa del famoso recepimento.
Ma soprattutto il regionalismo - e non solo quello siciliano
- è fallito per una mancanza di una vera coscienza autonomistica
della burocrazia centrale. Il regionalismo avrebbe potuto portare
ad un dimagrimento infatti della struttura statale, invece dopo
l'entrata in funzione delle regioni, neanche un ministero è stato
soppresso e le direzioni sono state moltiplicate e gli
interventi statali a scavalco si sono incrementati.
Un'altra ragione del fallimento dell'autonomia è
probabilmente da ricercarsi nella mancanza di una vera coscienza
autonomistica dei vari governi regionali ed infatti si è sempre
attuato un accentramento regionale peggiore di quello statale.
Quale autonomia è quella che subisce, infatti, forti influenze
dal Governo centrale, dal potere politico romano? Ed esempio
concreto ne sono governi del passato ed il Governo
attuale.
Indipendentemente dalle questioni terminologiche, bisogna
rinegoziare l'autonomia regionale anche perchè bisogna
disciplinare l'insoluta questione dell'inserimento delle regioni
nella comunità europea; i programmi operativi plurifondo ed i
patti territoriali, infatti, scavalcano e superano l'autonomia
regionale imponendosi non solo nei confronti dello Stato, ma
soprattutto nei confronti delle stesse regioni.
Bisogna trovare un equo compromesso fra un federalismo
integrale ed un regionalismo potenziato come sostiene il
professore Virga. La formula si trova in quel principio di
sussidiarietà che è stato ribadito nel trattato di Maastricht.
Noi siamo giunti finalmente al voto sulle riforme
costituzionali della nostra Sicilia, riforme che sono state il
vero patto, il vero impegno assunto da questo Parlamento con la
Sicilia e con i siciliani. L'esempio del presente disegno di
legge-voto rappresenta la modifica di uno Statuto voluto con
forza da uomini che sapevano far valere le ragioni di questa
autonomia, le ragioni di questa terra con quelle di un Paese più
ricco e meglio organizzato, le ragioni di un popolo che con i
greci ha rappresentato la Magna Grecia; riformare lo Statuto non
vuol dire che la nostra Costituzione è di 52 anni fa, nata con la
presenza in questo Parlamento di forti spinte indipendentiste,
non ha ottenuto un grande significato. L'autonomia non è come
alcuni vogliono dire una palla al piede per la nostra Sicilia,
perchè questa autonomia in tema di riforme ha permesso alla
Sicilia di anticipare sia le regioni ordinarie, sia le regioni
speciali, sia lo stesso Parlamento nazionale.
Adesso l'investitura popolare diretta del Capo del Governo,
lo scioglimento anticipato dell'Assemblea, il referendum
propositivo per l'iniziativa legislativa rappresentano la
maturità e l'auspicio di questa Assemblea e della Commissione
Provenzano di volersi collegare con la Sicilia e con un modo di
intendere le riforme e la politica.
E' vero che la nostra Regione è rimasta indietro rispetto ad
alcune leggi statali, ricordo le leggi sull'organizzazione
amministrativa e la sua semplificazione come la Bassanini, le
leggi sulla tutela e la valorizzazione dei beni culturali come la
legge Ronchei. La stessa legge di istituzione recentissima del
Ministero dei beni e delle attività culturali anticipa quell'idea
del Governo Drago di volere accorpare l'assessorato regionale ai
beni culturali con l'assessorato al turismo; di recente un'altra
legge anticipa il lavoro della nostra Assemblea e della
Commissione. Ricordo come da poco la IV Commissione stava
studiando un testo di riforma degli appalti in Sicilia. E' di
pochi giorni la legge nazionale 18 novembre 1988 che regola la
materia degli appalti richiamando all'articolo 1 come la legge
riguardi norme fondamentali di riforme economico-sociali e quindi
si applica anche alle regioni a Statuto speciale ed il lavoro,
l'abile lavoro fatto dalla Commissione IV è diventato un lavoro
inutile.
Ma, dobbiamo dire la verità: la mancanza ed il ritardo
legislativo non è stato certo colpa del nostro Statuto, la colpa
è di questo Parlamento e della classe politica che lo ha
rappresentato, è stato forse anche il forte consociativismo
presente nel Regolamento passato.
Il nostro Statuto è come un'ottima giacca di cachemire,
un'ottima stoffa, una giacca mai usata che per essere
riutilizzata ha bisogno di essere modificata e sistemata. Goethe
diceva che le cose intelligenti sono state già pensate, basta
ripensarle. Io aggiungo che il nostro Statuto è stato una cosa
intelligente che bisogna ripensare per attuare e renderlo con le
modifiche opportune più vicine ai cittadini siciliani.
Queste modifiche seguono la giusta via di un Parlamento che
vuole dare una Carta costituzionale ad una Regione per le riforme
e perché purtroppo queste riforme debbano avere il visto del
Parlamento nazionale per una vera mortificazione di un'Assemblea
formata da deputati.
Io con questo mio intervento intendo ringraziare sia il
Presidente dell'Assemblea regionale perché con spirito sempre
vivace ed attento riesce a far rispettare il nostro Statuto e le
ragioni di questa Assemblea e il lavoro svolto dal Presidente
Provenzano sia da Presidente della Regione mettendo a primo punto
sempre nei suoi interventi la riforma dello Statuto e le riforme,
sia adesso da Presidente della Commissione Statuto per volere con
forza, determinazione e costanza portare avanti l'idea di
riformare lo Statuto.
Questo è un atto di grande maturità, non è facile voler
modificare una qualcosa che si é considerata da 50 anni a venire
un grande modello, un grande brillante. Provenzano vuole dare un
segnale concreto con questa attività. Certo, Forza Italia ha dei
principi cardine che sono: il maggioritario e anche
l'incompatibilità tra la carica di assessore e di membro del
Parlamento, ma sono convinto che siamo sulla buona strada e
l'opera del Presidente della Commissione sarà sicuramente
premiata perché i siciliani, il mondo accademico e tutti
aspettiamo una riqualificazione che parta dalle riforme del
nostro Statuto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vella. Ne ha
facoltà.
VELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi mi appresto ad
affrontare delle riflessioni su questo disegno di legge che
chiama noi parlamentari, ma prima che noi parlamentari, noi
siciliani a un'attenta valutazione sul piano storico,
politico-istituzionale che noi andremo a fare quando saremo
chiamati, non già a discutere ma a votare questo disegno di
legge.
Come parlamentari siciliani necessariamente dobbiamo fare
uno sforzo di memoria per capire le ragioni di un richiamo
all'attenzione, al tema che riguarda la riforma dello Statuto e
legare queste ragioni e questa necessità che noi qui come
parlamentari abbiamo avvertito di aprire il dibattito legarlo al
dato della storia perché mi pare che ci sia uno sbilanciamento,
un vuoto, manca l'anima di un ragionamento che deve chiamare più
che i parlamentari i siciliani stessi a capire se un passaggio
legislativo come questo che, per altro, mi pare minimo nei
contenuti e minimo anche nello sforzo.
Io quando si cominciò a parlare della necessità di
affrontare il grande tema della riforma della modifica dello
Statuto siciliano la prima cosa che ho fatto è stata quella di
chiedere agli uffici di farmi avere le fotocopie dei primi
verbali della prima Assemblea regionale siciliana dove i padri
fondatori dello Statuto e della nostra Carta fondamentale, dopo
anni e anni di dibattito, definirono un percorso; e non credo che
ci siano le stesse condizioni, non credo che - lo voglio anche
dire svolgendo un'autocritica per evitare di offendere altri - ci
sia lo stesso livello politico-culturale, perché se poi lo sforzo
che questa Assemblea ha fatto, che la Commissione ha fatto, che
inizialmente si faceva capire e si è dato un segnale alto ai
siciliani e, perché no, anche alla nazione, all'Italia, che qui
in Sicilia si stava avviando una fase completamente nuova, uno
sforzo grande che i politici, che la politica, che l'Assemblea
stava facendo, poi, alla fine ne è venuto fuori qualche cosa di
riduttivo.
E allora, ecco perché è necessario fare uno sforzo di
memoria, perché noi dobbiamo legare i passaggi che facciamo con
quelle che sono le necessità contingenti e capire. Un conto è
fare una legge che riguarda l'ordinario, che molte volte si lega
a fenomeni, a fatti specifici, a problematiche specifiche che noi
siamo chiamati ad affrontare e a risolvere, altro è entrare nel
merito di una problematica che riguarda la storia stessa della
Sicilia e la storia stessa dei siciliani.
E allora la domanda che mi pongo è che se oggi noi, qui,
quando ci avviamo a discutere questo disegno di legge, abbiamo
dentro noi stessi le ragioni della storia, capire se in questo
disegno di legge, o comunque quello che vuole essere, il tratto
che noi vogliamo indicare rispetto a quella che è la riforma, la
modifica dello Statuto italiano ci sono le ragioni della storia;
mi pare che non ci siamo e - lo dicevo poc'anzi - quello che è
venuto fuori dimostra qual è stato e qual è, effettivamente, il
disegno: non è certo la necessità di dare una risposta alla
Sicilia e ai siciliani, la necessità che è uno Statuto, che ci
sono state delle regole fondamentali che sono state modificate
dal tempo, dalla storia, dalla cultura, dal pensiero dei
siciliani.
Peraltro, ci sono elementi di forte contraddittorietà.
Onorevole Cimino, come si fa a sviluppare un ragionamento sulla
necessità di modificare lo Statuto quando lei dichiara che lo
Statuto della Regione siciliana è uno Statuto che oggi tutta la
nazione guarda come modello tipo del federalismo?
E allora qui ci dobbiamo capire: o il nostro Statuto è
valido e quindi il tema di riflessione non è quello di guardare
alla modifica dello Statuto in quanto tale, oppure veramente c'è
qualche cosa di altro. Ci sono tratti politici che stanno
fortemente violentando le ragioni del dibattito, le stanno
fortemente violentando, perché quando alla fine, rispetto a
quello che voleva essere la spinta di rinnovamento, la spinta di
riforma, la spinta di recepire i bisogni di modifica dello
Statuto viene fuori l'elemento essenziale, il cuore dell'impianto
che è quello del maggioritario, allora le carte si sono scoperte,
non si può bluffare, non si può pensare di volere mettere in
discussione la storia di un popolo con le ragioni della politica,
che peraltro non presentano neanche esse stesse i contenuti
stessi dello spirito della politica. Il vero tema è capire se noi
tutti abbiamo la capacità di recuperare il senso della politica,
perché qui c'è un vuoto della politica, le regole vanno bene ma
chi mai ha impedito, vincendo questo Statuto e vincendo queste
regole, di potere assicurare stabilità alla Sicilia, chi mai ha
impedito in Sicilia di dare risposte ai siciliani?
Ma io mi chiedo quale percezione può avere la gente, le
persone che stanno vicino a noi, di un dibattito come questo? La
risposta che noi pensiamo di dare con molta facilità è quello di
dire: "Sì, noi siamo impantanati perché c'è lo Statuto che ci
impedisce". No, non è questo il tema della discussione.
I Governi ci sono stati, sono stati Governi che hanno avuto
i numeri, ma sono stati Governi che hanno seguito delle logiche
che non sono state certamente quelle di soddisfare e di venire
incontro ai bisogni dei siciliani. Ci sono state le pastoie delle
clientele, le pastoie delle collusioni tra i poteri forti in
Sicilia, tra l'affarismo e la politica, questo è stato quello che
ha inquinato il sistema politico siciliano, è stato questo che ha
degenerato il costume nella politica. C'è stata una forte
restrizione anche dell'autonomia di pensiero e di azione nella
politica rispetto alla Sicilia. Ma le dimostrazioni sono venute
negli ultimi passaggi: questo governo del Centro-destra, quello
Drago ma anche il Governo Provenzano, che decantava alla grande
autonomia, alla grande capacità di potere prendere decisioni
senza che nessuno interferisse. Noi abbiamo visto le scene poche
esaltanti, delle capacità di forte autonomia dei governi, quando
per decidere chi dovesse essere assessore o un altro si doveva
andare a Roma.
Allora, veramente io ritorno a ribadirlo: qui le ragioni che
dobbiamo porre al centro del dibattito sono ben altre, e la
ragione è la ragione della politica, ognuno si assuma le proprie
responsabilità, se ci sono maggioranze capaci di governare che
governino, non è necessario puntare la partita solo ed
esclusivamente sul maggioritario. E anche qui una riflessione va
fatta perché non è vero che il maggioritario è la soluzione,
perché già dei segnali, perché già le esperienze recenti, aldilà
di alcune possibili aggiustamenti che ci sono stati, dimostrano
che il maggioritario a volte e sovente diventa l'elemento
devastante non solo sul piano delle risposte di immediatezza che
la gente vuole ma anche nella capacità proprio di articolare
momenti alti di confronto della politica.
Allora, noi riteniamo che è bene che una riflessione vada
fatta, riteniamo che un dibattito come questo merita molta più
attenzione, molta più concentrazione; crediamo che sia pericoloso
pensare di risolvere in quattro e quattr'otto, in una battuta in
una notte, il tema delicatissimo che ritarda l'introduzione di un
percorso che porta alla modifica dello Statuto.
Allora, se lo spirito vuole essere questo, io voglio
richiamare che veramente noi non possiamo concentrare tutto lo
sforzo e l'impegno su una formula o sulla formula del
maggioritario. Anche qui ci sono delle valutazioni sul piano
giuridico, perché non è possibile pensare di inserire in una
norma l'elezione diretta del Presidente della Regione; ma quali
poteri noi assegniamo al Presidente della Regione? Ma quali sono
i contrappesi che noi poniamo al Presidente della Regione? Ecco,
mi pare che già qui denota anche da questo punto di vista una
lacuna, una carenza forte di fondo che c'è in questo disegno di
legge, che va certamente censurato, che va modificato nella parte
che riguarda proprio l'elezione diretta del Presidente della
Regione, perché questo è un ragionamento che noi possiamo anche
sviluppare in sede ordinaria senza la necessità di creare, di
iscrivere una ipoteca perché cosi facendo - lo voglio dire agli
amici popolari ma anche altri amici che hanno sensibilità di
ragioni di interpretare, di uno spirito proporzionalista - che se
noi andiamo a scrivere questa regola veramente scriviamo una
ipoteca perché significa avere costituzionalizzato il principio,
e quel principio è un principio maggioritario che necessariamente
ci porta a disegnare una cornice che è l'impianto del sistema
maggioritario.
Allora, noi di Rifondazione Comunista, ma io da deputato,
rifiuto questa impostazione, che è una impostazione
semplicistica, dal punto di vista della valutazione e di un
ragionamento di carattere anche giuridico, ma una impostazione
che politicamente è pericolosa, perché veramente mina all'assetto
democratico di una Regione ma all'assetto democratico
dell'insieme della Nazione. Ci sono delle regole, ci sono dei
principi, ci sono delle fondamenti a cui noi dobbiamo fare
richiamo, ma soprattutto c'è una regola della politica che impone
alla maggioranza di non misurarsi sul terreno della forza e della
conta. Qui siamo in un passaggio politico delicatissimo dove la
maggioranza non può pensare di risolvere, o comunque quella che
domani potrebbe essere la maggioranza che già magari in alcuni
menti di grandi pensatori di questa assemblea già si è defilata,
non possono pensare di bloccare il percorso della storia di noi
siciliani, pensare di bloccare il percorso di una storia con una
norma che diventerebbe una ipoteca soffocante.
Allora mi pare che noi dobbiamo restituire ordinarietà al
dibattito politico. Se vogliamo avviare un ragionamento sulla
modifica dello Statuto facciamolo pure, ma mai pensare di
introitare dentro questa riflessione che è una riflessione alta
che va aldilà delle ragioni della politica e che deve chiamare
tutti i siciliani perché mi pare ritorno alla valutazione che
facevo inizialmente le spinte che portarono i fondatori del
nostro Statuto sono state ben altre. E onorevole Cimino, non è
stato il Separatismo che ha spinto la Sicilia e la nazione a
riconoscere la specialità siciliana, già dentro i siciliani,
dentro l'intelligenza siciliana c'era la necessità di fare uno
sforzo di autonomia e da questo sforzo è venuto fuori un dato
storico.
E, allora, ritorno a ribadire quel concetto che ho detto
poc'anzi: noi dobbiamo sgombrare il campo dal pericolo che con il
primo articolo, nella parte che riguarda l'elezione del
Presidente della Regione, inseriamo un elemento che diventa un
elemento devastante, che non ha nulla a che vedere con le ragioni
e con la scelta che noi, come Assemblea, abbiamo fatto nel
momento in cui abbiamo pensato di fare la Commissione per la
riforma dello Statuto.
Quindi, un invito forte che faccio a tutti i componenti
dell'Assemblea, a tutti i deputati di fare una valutazione
attenta sul percorso che ci siamo dati, perchè molte volte "la
gatta frettolosa finisce per fare i gattini ciechi".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne
ha facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo
che, nonostante la non molta attenzione dei colleghi in Aula,
questa sera, proseguendo la discussione sul disegno di legge per
lo stralcio della riforma dello Statuto, questa Assemblea sta
incominciando a rispettare gli impegni che tutte le forze
politiche hanno preso in campagna elettorale nel 1996, quando ci
presentammo agli elettori dicendo che la Sicilia aveva bisogno,
per incominciare a funzionare, di una riforma seria dello
Statuto, dell'autonomia perchè con la regole vigenti tutte le
forze politiche dicevano e dissero, in quella campagna
elettorale, non si poteva andare avanti e non si sarebbero potuti
risolvere i problemi annosi che affliggono la Sicilia, cioè si
era detto e si è ribadito che il problema delle regole, il
problema della riforma dello Statuto era una base iniziale per
potere incominciare in Sicilia ad invertire quella tendenza che
negli ultimi trent'anni aveva visto sempre più decadere
l'autonomia siciliana.
Abbiamo detto quelle cose e siamo a distanza di due anni e
mezzo dalla campagna elettorale e soltanto ora, dopo il lavoro
fatto, a cui hanno contributo parecchie forze politiche di questa
Assemblea in Commissione per la riforma dello statuto, finalmente
si approva in Aula.
Per cui io mi meraviglio, Signor Presidente e onorevoli
colleghi, quando in maniera demagogica ho sentito in queste ore,
anche in quest'Aula, colleghi deputati che hanno detto che le
riforme non sono quello che chiedono i siciliani, perchè i
siciliani chiedono altre cose. I siciliani non chiedono
presidenzialismo, ho sentito questa sera, chiedono altre cose.
Io ritengo che il problema delle regole, il problema delle
riforme istituzionali sia un problema così importante che, anche
se non sembra che possa risolvere quelli che sono gli annosi, e
forse secolari, problemi della Sicilia, io ritengo che se non
partiamo dalle regole non riusciremo a risolvere poi tutte le
altre problematiche investono la società siciliana, sia dal punto
di vista economico, sia dal punto di vista sociale, sia dal punto
di vista morale, sia dal punto di vista della etica della
politica.
Ecco perchè noi di Alleanza nazionale, noi del Polo ci siamo
fatti portatori e promotori ed abbiamo spinto l'acceleratore
sulla necessità delle riforme, non possiamo continuare a prendere
in giro i siciliani e noi stessi nel ciurlare nel manico dicendo
che vogliamo le riforme, ma poi in effetti non fare nulla perchè
queste riforme vadano in porto.
Certo questa legge che noi proponiamo al Parlamento
siciliano perchè vada poi ad essere discussa nelle sedi
costituzionalmente previste, cioè nel Senato della Repubblica e
nella Camera dei Deputati è un primo passo e sicuramente non è
quello risolutivo, però già mette i paletti su come si deve
impostare e qui troveremo la differenziazione tra coloro i quali
vogliono riformare i riformisti e coloro i quali vogliono
conservare le attuali strutture autonomistiche. Ecco, qui noi
andremo a vedere chi veramente vuole la riforma dello Statuto.
Ed allora se questi primi principi che abbiamo abbozzato in
Commissione Statuto e che sono tutti inseriti nel disegno di
legge che è alla nostra discussione, alla nostra attenzione,
avranno l'accoglienza di questo Parlamento siciliano noi avremo
fatto il primo passo.
Quali sono gli istituti che riteniamo siano essenziali
affinchè questo progetto riparta.
Vorrei rasserenare, se così possiamo dire, i colleghi che si
oppongono al principio, ho sentito il collega Vella che faceva
valutazioni anche di ordine giuridico dicendo che non è possibile
con una norma introdurre il principio del Presidente eletto dal
popolo. Ritengo invece che se non si fa con la norma non vedo
come si possa fare, è necessario, è indispensabile che questo
Parlamento decida se è d'accordo o meno con l'elezione diretta
del Presidente della Regione.
La Commissione si è espressa in questo modo, questa
Assemblea deve dire se è d'accordo o meno con la Commissione. Qui
noi andremo a valutare chi sta da una parte e chi sta dall'altra
parte, perchè il principio dell'elezione diretta, che non è
soltanto un aspetto formale, ma è un aspetto sostanziale del
rapporto che deve esserci tra il cittadino elettore e colui il
quale deve andare a presiedere l'esecutivo è un problema che la
società moderna reclama a gran voce, che la cultura politica
moderna reclama a gran voce; comunque la pensino coloro i quali
sono all'opposizione non condividono questa impostazione, ecco
perchè noi riteniamo che qui questa sera, in questi giorni in cui
si andrà a votare su questo disegno di legge ci sarà lo
spartiacque tra chi vuole veramente riformare le istituzioni e
chi invece vuole attardarsi a conservare queste istituzioni che
permettono a certi partiti, a certi gruppi politici di lasciare
le cose così come stanno per potere continuare a fare quello che
negli anni scorsi ed anche in queste ultime settimane hanno
potuto fare, non rispondere agli elettori, utilizzare il voto
degli elettori a secondo delle esigenze personali o di partito
che loro ritengono di dovere rappresentare, ecco perchè
l'esigenza primaria dell'elezione diretta del Presidente della
Regione.
E, debbo dire, che una battaglia che tradizionalmente è
stata la battaglia della destra politica negli anni passati e che
vedeva la destra politica isolata, oggi non è più la battaglia
della sola destra politica, ma in questa battaglia abbiamo, in
questa impostazione abbiamo incontrato culture e sensibilità
diverse che si sono coalizzate in Commissione Statuto e che hanno
prodotto questo disegno di legge. Oggi non più solo la destra,
non più solo il centro destra assieme a Forza Italia, assieme al
Centro Cristiano Democratico, ma anche il partito dei democratici
della sinistra e La Rete sono su queste posizioni ed hanno
dimostrato di voler continuare su questa strada.
Ecco perchè noi riteniamo che sia indispensabile andare
avanti su questo disegno di legge per potere trovare coloro i
quali vogliono essere non i conservatori, ma gli innovatori e
coloro i quali vogliono riformare le istituzioni. E qui andremo
a vedere se le affermazioni, ed è quindi un problema anche di
carattere politico più contingente, se le affermazioni che il
Presidente della Regione ha fatto in sede di dichiarazioni
programmatiche rispondono al vero o no. Perché il Presidente
della Regione, lo vorrei ricordare sia al Governo, agli assessori
presenti, che ai colleghi in Aula, il Presidente della Regione ha
detto che questo Governo si caratterizzerà per risolvere, per
affrontare e risolvere il problema della riforma dello Statuto ed
è messo al primo punto nelle valutazioni che il Governo fa per
quello che deve raggiungere, per gli scopi e gli obiettivi che si
prefigge.
Primo punto quindi all'ordine del giorno, e in questo senso
noi sfidiamo il Governo, guidato da un esponente del Partito
Democratico della Sinistra, che ha detto come suo obiettivo
primario e principale l'approvazione di questo disegno di legge.
Il secondo punto. Il secondo punto, quello relativo alla
possibilità dell'autoscioglimento dell'Assemblea regionale
siciliana, ritengo debba essere apprezzato perché non è
possibile oggi che anche nel resto d'Italia si va affermando la
convinzione che il risultato elettorale debba essere conservato e
debba essere impedito in corso d'opera a coloro i quali non
rispettano il mandato elettorale, di dover rispondere
all'elettorale e quindi si sta creando, ed è passata in
Commissione alla Camera già il disegno di legge che prevede lo
scioglimento dei consigli regionali entro sei mesi dal momento in
cui si verifica un cambio nei governi in contrasto con quello che
è stato il risultato elettorale. Io ritengo che anche in Sicilia,
noi che abbiamo già previsto questo nel disegno di legge oggi in
discussione, anche in Sicilia il problema dell'autoscioglimento
dell'Assemblea debba essere codificato e questo può essere
codificato soltanto nell'ambito dello Statuto per i meccanismi
giuridici che lo Statuto vigente mette in atto e non permette di
potere arrivare allo scioglimento anche se si dimettessero
novanta deputati.
Ecco perché io ritengo che sarebbe anche questo un segnale
all'opinione pubblica che guarda con attenzione, ma anche con
diffidenza i lavori o la politica in generale o i lavori di
questa Assemblea. Dovremmo, potremmo, dobbiamo dare questo
segnale per dire che le istituzioni vanno incontro alle esigenze
ed alle aspettative della gente per fare avvicinare, per fare
ritornare la gente alla politica e non lamentarci se poi coloro i
quali non partecipano attivamente alla politica, o addirittura
non vanno a votare, raggiungono o superano, addirittura, il 50
per cento della popolazione e dell'elettorato.
Il terzo punto di questo disegno di legge, che io ritengo
vada sottolineato e su cui si è trovata una larga convergenza, è
quello relativo alla possibilità del referendum sia abrogativo
che propositivo per dare la possibilità all'elettorato, al
cittadino, al siciliano di intervenire anche nell'attività
legislativa per potere dire la propria, per sentirsi partecipe di
questa facoltà o possibilità legislativa.
Ma il quarto punto su cui abbiamo puntato, e su cui
sicuramente si verificheranno contrasti anche in seno alla
maggioranza di Governo, è quello relativo alla incompatibilità
della carica di assessore con la carica di deputato regionale.
Io ritengo che esso sia un ulteriore elemento qualificante
del disegno di legge perché finalmente separa l'attività
legislativa dall'attività governativa così si impediranno quelle
naturali connivenze, se così possiamo dire, che vanno a
verificarsi nel momento in cui si devono realizzare, si devono
costituire i governi e assistiamo a quelle sceneggiate, e mi
limito a chiamarle sceneggiate, a cui abbiamo assistito anche
nell'ultima soluzione della crisi che ha visto per due, tre,
quattro volte votare i deputati regionali perché i veti, le
contrapposizioni personali non permettevano la possibilità della
creazione del Governo.
Allora, io ritengo che la separazione del ruolo di
assessore, del ruolo di amministratore dal ruolo di deputato, di
legislatore sia un elemento essenziale che debba essere inserito
in Statuto. Questo è il quadro, questa è la cornice di questa
legge stralcio che io ritengo, se questa Assemblea avrà la
volontà di approvare nelle prossime ore o al massimo dopo le
feste, quando si aprirà l'Assemblea regionale, io ritengo che
avremo dato un segnale positivo ai siciliani che si attendono, al
di la degli schieramenti politici, al di la delle appartenenze,
al di la degli ideologismi, che si attendono una risposta
positiva in questo senso, dopo che per anni abbiamo detto tutte
le forze politiche, della necessità della riforma delle
istituzioni, della riforma delle regole, della riforma
dell'autonomia siciliana.
Io ritengo in questo senso quindi, che dobbiamo impegnarci
questa sera, che dobbiamo impegnarci domani, che dobbiamo
impegnarci nelle prossime scadenze, perchè questa legge passi.
Non possiamo più raccontare storielle o barzellette ai siciliani;
dobbiamo avere il coraggio politico di assumerci le nostre
responsabilità, e il Governo deve assumersi le proprie
responsabilità anche in presenza di quei settori della
maggioranza che apertamente o non apertamente, compattano questo
disegno di legge perchè sanno che nel momento in cui verrà
approvato, nel momento in cui finirà l'iter, anche nelle sedi
istituzionali a ciò preposte, impedirà di fatto quei giochi che
hanno permesso l'allontanamento dalla politica, di larghi settori
dell'opinione pubblica.
Ecco perchè io ritengo che questa battaglia che Alleanza
nazionale, quando non era ancora Alleanza nazionale, ha
incominciato, anche in questa sede, debba essere portata avanti.
Io faccio un appello ai deputati di qualunque forza politica che
hanno dimostrato in seno alla commissione dello Statuto, di voler
portare avanti questo provvedimento e di essere coerenti anche in
Aula, io ritengo che sarà una battaglia che dobbiamo fare
assieme, che non deve avere una paternità di un apporto, di uno
schieramento del Polo o dell'Ulivo, ma che deve essere fatta
assieme da tutti coloro i quali ritengono che sia necessario ed
indispensabile, oggi portare avanti questo progetto di riforma,
perchè così saremo nelle condizioni domani di andare dinnanzi ai
siciliani e dire: abbiamo rispettato un impegno che avevamo preso
in campagna elettorale e queste sono le forze che lo hanno
rispettato, queste sono le forze che ancora si attardano a voler
conservare per i loro interessi personali, di partito o di
bottega, le istituzioni che hanno dimostrato purtroppo di non
potere più funzionare nel modo in cui sono e che allontanano
sempre più i cittadini dalle istituzioni.
Se saremo capaci di fare ciò, al di là degli schieramenti,
noi avremo fatto un lavoro nell'interesse dei siciliani e i
siciliani ci saranno grati perchè gli elettori, perchè la gente,
perchè i cittadini sono più avanti di noi politici nel momento in
cui capiscono e intuiscono quali sono le soluzioni che vengono
proposte e vengono realizzate nell'interesse loro e non
nell'interesse dei partiti. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono iscritti ancora a parlare
i seguenti deputati: Silvestro, Bufardeci, Mele, Pagano, Calanna,
Ortisi, Beninati, Leontini, Scalici, Nicolosi, Costa, Spagna,
Speziale, Croce, Martino, Liotta e Cintola. Onorevoli colleghi, è
intendimento del Presidente dell'Assemblea chiudere le iscrizioni
a parlare e quindi se ci sono deputati che si vogliono iscrivere
lo facciano. Sono altresì iscritti a parlare gli onorevoli
Granata e Briguglio.
Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni, dichiaro
chiuse le iscrizioni a parlare
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani mercoledì
23 dicembre, alle ore 11.00, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:
N. 279 - Accesso ai corsi di studi universitari.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- a far data dall'anno accademico 1996/97 centinaia
di studenti siciliani sono stati ammessi con riserva
in seguito a ordinanze delle sezioni staccate del
Tribunale amministrativo regionale della Sicilia
negli atenei universitari a corsi universitari (in
particolare nella Facoltà di Medicina e di
Odontoiatria) in cui era stato prefissato un numero
chiuso di iscrizioni;
- gli stessi hanno frequentato i corsi universitari
e già sostenuto numerosi esami;
- la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 383
del 23.11.1998, ha dichiarato non fondata la
questione di legittimità costituzionale sollevata da
numerosi TT.AA.RR. in relazione agli artt. 3, 33, 34
e 97 della Costituzione,
RILEVATO CHE:
- a seguito della suindicata sentenza gli studenti
ammessi con riserva rischiano concretamente di non
potere proseguire nei corsi universitari iniziati;
- tale eventualità arrecherebbe enorme pregiudizio
agli studenti universitari, in special modo a quelli
siciliani già discriminati dall'assenza di numerose
facoltà negli atenei dell'Isola, dal numero di
iscrizioni assegnate alle tre università siciliane
sproporzionato in difetto rispetto al numero degli
abitanti, dalla posizione geografica che costringe i
nostri giovani universitari a veri e propri
trasferimenti al Nord, con conseguente notevole
aggravio dei bilanci familiari ed evidente
discriminazione per i nuclei meno abbienti;
- il Ministro dell'Università e della ricerca
scientifica e tecnologica, con nota del 4.12.1998,
inviata, tra l'altro, ai rettori delle università ha
ritenuto che ciascuna università, nell'ambito dei
propri poteri e correlate discrezionalità
amministrative, debba valutare la necessità di
pervenire alla regolarizzazione formale e definitiva
delle iscrizioni ed immatricolazioni con riserva,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
ad intervenire presso il Governo nazionale affinché
venga emanata una norma di 'sanatoria' delle
iscrizioni ed immatricolazioni effettuate con
riserva degli studenti universitari a far data
dall'anno accademico 1996/97 fino a quello 1998/99.
(22 dicembre 1998)
BUFARDECI - BENINATI - LEONTINI -
DRAGO - CATANIA - CROCE -
D'AQUINO - FLERES
N. 280 - Iniziative per la piena applicazione della l.r.
12.1.1993, n. 10, ed istituzione dell'Ufficio
regionale per i pubblici appalti.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che a distanza di quasi 6 anni dal suo varo, la
legge regionale 12 gennaio 1993, n. 10, recante
'Nuove norme in materia di lavori pubblici e di
forniture di beni e servizi, nonché modifiche ed
integrazioni della legislazione del settore',
risulta ancora largamente disapplicata;
RILEVATO che, in particolare, l'intero capo I della predetta
legge, dedicato all'Ufficio regionale per i pubblici
appalti, che non risulta ancora costituito, detta
norme (dall'art. 1 all'art. 14) qualificanti per la
piena realizzazione del processo di riorganizzazione
del settore degli appalti;
CONSIDERATO che la piena operatività dell'Ufficio regionale
per i pubblici appalti consentirebbe di assicurare
lo svolgimento presso le sue sezioni provinciali
dell'intera fase tecnica della scelta del contraente
dei lavori pubblici, alleggerendo le strutture
amministrative degli enti territoriali e degli enti
in genere di onerosi carichi di lavoro e
sottraendole al contempo al rischio di infiltrazioni
parassitarie, affaristiche e criminali che ancora
oggi sembrano condizionare pesantemente l'intero
settore;
RITENUTO che la legge regionale n. 10 del 1993 ha costituito
una tappa significativa di un processo di
modernizzazione della pubblica Amministrazione
informato all'esigenza di assicurare una corretta
gestione dei flussi di spesa destinati al settore
dei lavori pubblici, attesa la necessità della
rapida realizzazione di infrastrutture essenziali
per la comunità siciliana e, soprattutto, avuto
riguardo alla creazione di occasioni di lavoro per
le imprese ed i lavoratori in vista di un rilancio
dell'economia regionale;
RAVVISATA l'esigenza della piena applicazione del capo I
della l.r. n. 10 del 1993,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a porre in essere qualunque provvedimento idoneo ad
assicurare l'integrale applicazione delle
disposizioni contenute nella legge regionale n. 10
del 1993 ed in particolare di quelle contenute nel
capo I, dall'articolo 1 all'articolo 14, riguardanti
l'Ufficio regionale dei pubblici appalti, facendo sì
che entro 60 giorni dall'approvazione della presente
mozione esso risulti regolarmente costituito ed
operante.
(22 dicembre 1998)
GRANATA - CAPUTO - LA GRUA -
FLERES - DRAGO
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - "Integrazione del fondo dei comuni di cui all'articolo 11
della legge regionale 30 marzo 1998, n. 5. Realizzazione di
progetti di utilità collettiva e disposizioni finanziarie
urgenti" (n. 840/A). (Seguito)
Relatore: On.le Di Martino
2) - "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre
al Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore: On.le Provenzano.
IV - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.
V - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.
VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.
VII - ELEZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI DELLA
FONDAZIONE "FEDERICO II".
VIII - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.
IX - VOTAZIONE FINALE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Variazioni al bilancio della Regione e al bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione
siciliana per l'anno finanziario 1998. Assestamento" (n.
726/A).
2) "Variazioni di bilancio per l'attuazione delle riserve
sulle entrate della Regione a favore dell'erario dello
Stato ed interventi in materia di agricoltura e foreste"
(NN. 698-834-837/A).
3) "Soppressione e liquidazione degli enti economici regionali
AZASI, EMS, ESPI" (nn. 413-458/A)
X - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari" (N. 795).
La seduta è tolta alle ore 0.10 di mercoledì 23 dicembre 1998.
(Esitato dal Servizio Resoconti alle ore 01.45 di mercoledì 23
dicembre 1998)