Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA
La seduta è aperta alle ore 11.52.
SILVESTRO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è
approvato.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
COMUNICAZIONE DI NOMINA DI COMPONENTE DI COMMISSIONE
Invito il deputato segretario a dare lettura del decreto di
nomina di componente di Commissione.
SILVESTRO, segretario f.f. :
<<IL PRESIDENTE
CONSIDERATO che a seguito della sua elezione ad assessore
regionale, l'onorevole Salvino Barbagallo è automaticamente
decaduto ai sensi del comma 2 dell'articolo 37 bis del
Regolamento interno dalla carica di componente la I Commissione
legislativa permanente 'Affari Istituzionali;
CONSIDERATO che occorre procedere alla relativa
sostituzione;
VISTA la designazione al gruppo parlmentare Unione Democratica
per la Repubblica al quale l'onorevole Salvino Barbagallo
appartiene;
VISTO il Regolamento interno,
D E C R E T A
l'onorevole Giuseppe D'Andrea è nominato componente della I
Commissione legislativa permanente 'Affari Istituzionali' in
sostituzione dell'onorevole Salvino Barbagallo eletto assessore
regionale.
Il presente decreto sarà comunicato all'Assemblea>>.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma nono, del
Regolamento interno do il preavviso di trenta minuti al fine
delle eventuali votazioni mediante procedimento elettronico che
dovessero aver luogo nel corso della presente seduta.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), e 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DI MOZIONI
Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153
del Regolamento interno, delle mozioni:
N. 279 - Accesso ai corsi di studi universitari, a firma degli
onorevoli Bufardeci, Beninati ed altri.
N. 280 - Iniziative per la piena applicazioni della l.r.
12.1.1993, n. 10, ed istituzione dell'Ufficio regionale per i
pubblici appalti, a firma degli onorevoli Granata, Caputo ed
altri.
Ne do lettura:
N. 279 - Accesso ai corsi di studi universitari.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
- a far data dall'anno accademico 1996/97 centinaia
di studenti siciliani sono stati ammessi con riserva
in seguito a ordinanze delle sezioni staccate del
Tribunale amministrativo regionale della Sicilia
negli atenei universitari a corsi universitari (in
particolare nella Facoltà di Medicina e di
Odontoiatria) in cui era stato prefissato un numero
chiuso di iscrizioni;
- gli stessi hanno frequentato i corsi universitari
e già sostenuto numerosi esami;
- la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 383
del 23.11.1998, ha dichiarato non fondata la
questione di legittimità costituzionale sollevata da
numerosi TT.AA.RR. in relazione agli artt. 3, 33, 34
e 97 della Costituzione,
RILEVATO che:
- a seguito della suindicata sentenza gli studenti
ammessi con riserva rischiano concretamente di non
potere proseguire nei corsi universitari iniziati;
- tale eventualità arrecherebbe enorme pregiudizio
agli studenti universitari, in special modo a quelli
siciliani già discriminati dall'assenza di numerose
facoltà negli atenei dell'Isola, dal numero di
iscrizioni assegnate alle tre università siciliane
sproporzionato in difetto rispetto al numero degli
abitanti, dalla posizione geografica che costringe i
nostri giovani universitari a veri e propri
trasferimenti al Nord, con conseguente notevole
aggravio dei bilanci familiari ed evidente
discriminazione per i nuclei meno abbienti;
- il Ministro dell'Università e della ricerca
scientifica e tecnologica, con nota del 4.12.1998,
inviata, tra l'altro, ai rettori delle università ha
ritenuto che ciascuna università, nell'ambito dei
propri poteri e correlate discrezionalità
amministrative, debba valutare la necessità di
pervenire alla regolarizzazione formale e definitiva
delle iscrizioni ed immatricolazioni con riserva,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
ad intervenire presso il Governo nazionale affinché
venga emanata una norma di 'sanatoria' delle
iscrizioni ed immatricolazioni effettuate con
riserva degli studenti universitari a far data
dall'anno accademico 1996/97 fino a quello 1998/99.
N. 280 - Iniziative per la piena applicazione della l.r.
12.1.1993, n. 10, ed istituzione dell'Ufficio
regionale per i pubblici appalti.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che a distanza di quasi 6 anni dal suo varo, la
legge regionale 12 gennaio 1993, n. 10, recante
'Nuove norme in materia di lavori pubblici e di
forniture di beni e servizi, nonché modifiche ed
integrazioni della legislazione del settore',
risulta ancora largamente disapplicata;
RILEVATO che, in particolare, l'intero capo I della predetta
legge, dedicato all'Ufficio regionale per i pubblici
appalti, che non risulta ancora costituito, detta
norme (dall'art. 1 all'art. 14) qualificanti per la
piena realizzazione del processo di riorganizzazione
del settore degli appalti;
CONSIDERATO che la piena operatività dell'Ufficio regionale
per i pubblici appalti consentirebbe di assicurare
lo svolgimento presso le sue sezioni provinciali
dell'intera fase tecnica della scelta del contraente
dei lavori pubblici, alleggerendo le strutture
amministrative degli enti territoriali e degli enti
in genere di onerosi carichi di lavoro e
sottraendole al contempo al rischio di infiltrazioni
parassitarie, affaristiche e criminali che ancora
oggi sembrano condizionare pesantemente l'intero
settore;
RITENUTO che la legge regionale n. 10 del 1993 ha costituito
una tappa significativa di un processo di
modernizzazione della pubblica Amministrazione
informato all'esigenza di assicurare una corretta
gestione dei flussi di spesa destinati al settore
dei lavori pubblici, attesa la necessità della
rapida realizzazione di infrastrutture essenziali
per la comunità siciliana e, soprattutto, avuto
riguardo alla creazione di occasioni di lavoro per
le imprese ed i lavoratori in vista di un rilancio
dell'economia regionale;
RAVVISATA l'esigenza della piena applicazione del capo I
della l.r. n. 10 del 1993,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a porre in essere qualunque provvedimento idoneo ad
assicurare l'integrale applicazione delle
disposizioni contenute nella legge regionale n. 10
del 1993 ed in particolare di quelle contenute nel
capo I, dall'articolo 1 all'articolo 14, riguardanti
l'Ufficio regionale dei pubblici appalti, facendo sì
che entro 60 giorni dall'approvazione della presente
mozione esso risulti regolarmente costituito ed
operante.
La data delle predette mozioni sarà determinata nella
prossima Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari.
705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Presidenza del presidente Cristaldi
III - DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE
Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno: Discussione
dei disegni di legge e segnatamente al disegno di legge posto al
punto 2: "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre
al Parlamneto nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto,
recante 'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana
concernenti l'elezione diretta del Presidente della Regione,
l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa
popolare e comunale ed i referendum regionali'" (nn.
2-94-144-152-177-705-708-758- Norme stralciate/A) (Seguito).
SILVESTRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento
dell'altro giorno dell'onorevole Oddo mi esime dall'affrontare
una serie di questioni che sono state affrontate nel suo
intervento. Tuttavia, credo che noi non dobbiamo sottovalutare il
valore della discussione che noi si sta svolgendo in questi
giorni, nella quale qualcuno ha detto che manca la solidarietà
adeguata al disegno di legge e alla proposta che noi facciamo.
Io sono convinto che la solidarietà non sta tanto nell'aspetto
esteriore dei lavori dell'Assemblea, quanto nel contenuto del
disegno dilegge-voto che è un contenuto di grande importanza che
va al di là, dovrebbe andare al di là della logica di
schieramento di maggioranza o di opposizione. Anzi, io mi auguro
che ci sia, che in quest'Assemblea si produca una convergenza, la
più ampia possibile, su quel disegno di legge-voto che
concorderemo dopo l'esame degli emendamenti che io considero un
atto fondamentale, importante della Regione siciliana. Un segnale
positivo alla Sicilia ed al resto del Paese.
Vedete, andando indietro nel tempo l'atto che noi stiamo per
compiere si può paragonare ad un altro importante atto di riforma
dell'attività dell'Assemblea regionale siciliana. Quando, dopo
una serie di travagli, anche di discussioni abbastanza accese,
l'Assemblea decise che bisognava abolire il voto segreto sul
bilancio della Regione. Fu quello un momento alto della
discussione attorno ai problemi della Regione, della sua riforma,
considerato che quello fu l'unico atto nel quale l'Assemblea
riformò in parte se stessa. Qualcuno qui ha detto che noi abbiamo
avuto altri momenti di riforme importanti, è vero, ma sono tutti
problemi che riguardano riforme importanti come quella
dell'elezione diretta dei sindaci che non hanno riguardato la
Regione e l'Assemblea regionale, hanno riguardato istituzioni
esterne alla Regione, seppure importanti. Perché non è facile
fare le riforme. Così come recita il paradosso di Zagabreskj "E'
molto difficile arrivare a fare le riforme, perché le riforme li
decidono i soggetti che poi diventano oggetto delle riforme
stesse". Cioè, noi operiamo una riforma della quale siamo, poi, i
primi ad esserne oggetto. E, tuttavia, questo è un fatto
importante; è un paradosso che esiste per tutti i Parlamenti del
mondo, ed è un paradosso che in qualche modo costringe molte
volte l'avvio delle procedure per le riforme ad avere un percorso
molto accidentato, non rettilineo, molte volte con tante pause e
cadute d'attenzione da questo punto di vista. E' un fatto
importante e necessario.
Ora, ho ascoltato con attenzione il dibattito che si è
svolto in quest'Aula sul disegno di legge-voto e debbo dire che
non ho apprezzato o, per lo meno, non ho condiviso un approccio
presuntuoso che molti colleghi hanno avuto in rapporto
all'oggetto in discussione in quest'Aula. Qualcuno ha detto,
come l'onorevole Forgione che la Commissione ha partorito un
topolino. Qualche altro ha riferito che prima di tutto è il
valore totale della democrazia che deve essere tenuto presente.
Una bella parola, una bella frase, ma, diciamo, nella sostanza
poi non significa nulla perchè la democrazia poi è un insieme di
regole, di meccanismi che mutano volta per volta nelle varie fasi
della vita di un popolo e di una nazione.
Qualche altro ha detto "Siamo qui in presenza di una
proposta minimalista rispetto all'obiettivo fondamentale che era
la riforma generale dello Statuto.
Questo non è vero perchè occorre guardare al lavoro e al
percorso che abbiamo fatto. Oggi, quale sistema è valido? Non più
certamente il sistema parlamentare visto che in tutti i paesi
dell'Europa si introducono meccanismi di varia natura per
limitare i difetti del sistema parlamentare e per introdurre
meccanismi che in qualche modo rendano quei paesi a democrazia
compiuta, più in grado di funzionare secondo le aspettative dei
cittadini.
Oggi qual è il punto di una democrazia che funziona? Credo
che sia ormai nella consapevolezza di tutti, nella coscienza di
tutti, che il punto massimo a cui dobbiamo pervenire è quello di
coniugare insieme la più ampia espressione delle volontà popolare
all'efficacia e alla efficienza dei governi, dell'azione dei
governi. Cioè, oggi è ormai nella coscienza di tutti che occorre
garantire la rappresentanza della volontà popolare così come si
determina in una Paese, in una regione, in un comune, eccetera,
assieme a strumenti e a possibilità che il governo sia non solo
stabile, ma che sia efficace ed efficiente nella sua azione.
Ora, per fare questo, quella che in fondo viene chiamata da
tutti la "costruzione della democrazia decidente", cioè di una
democrazia che è diversa dal democraticismo con cui qualcuno qui
confonde la democrazia, ma una democrazia che sia democratica dal
punto di vista del rispetto e della tutela degli interessi, dei
diritti e dei doveri da una parte, ma che sia anche in grado di
funzionare, dare risposte puntuali, certe alle esigenze dei
cittadini.
Ora, per costruire nel nostro Paese questa democrazia
decidente occorre fare due operazioni che in qualche modo non
sono state ancora fatte: una è quella di mettere mano alla forma
governo. E voi sapete il lungo dibattito che c'è stato in questi
anni, attorno a quale tipo di governo noi dobbiamo andare nel
nostro Paese. L'altra operazione è quella che riguarda il sistema
elettorale. Ora, voi sapete che in tutta Europa noi abbiamo
sistemi elettorali e forme di governo che in qualche modo
assicurano, da una parte, la rappresentanza popolare e,
dall'altra, l'efficienza e l'efficacia del governo. Abbiamo premi
di maggioranza; abbiamo limiti alla rappresentanza attraverso lo
sbarramento; abbiamo anche sistemi promozionali puri che nella
loro applicazione - come in Spagna e in Austria - poi hanno avuto
un effetto maggioritario nel risultato finale. Oggi, per esempio,
in Germania si discute, dopo le elezioni dell'altro giorno, che
lo sbarramento non è più sufficiente in quanto la nascita di
nuovi partiti, dei verdi, dell'ex partito comunista nella
Germania orientale, anche lo sbarramento dimostra che non è
efficace rispetto alla costruzione del mantenimento di un sistema
bipolare in quel Paese.
Quindi, siamo di fronte a questa situazione. Ora, sbaglia
chi ha visto in questo dibattito nella prospettazione del disegno
di legge-voto della forma di governo una introduzione surrettizia
del sistema elettorale: sono due cose completamente diverse.
Il disegno di legge-voto si limita a proporre una nuova
forma di governo; il sistema elettorale, il meccanismo elettorale
di selezione della rappresentanza politica nell'Assemblea viene
demandato alla legge ordinaria, così come faceva lo Statuto.
Confondere le due cose significa fare una sorta di "gioco delle
tre carte" perchè non si vuole fare né l'uno né l'altro.
Io vorrei ricordare ai colleghi deputati che noi siamo - a
parte la forma del governo e l'elezione diretta del presidente
della Regione - una regione obbligata a modificare la legge
elettorale. Coloro i quali volevano non fare votare con la legge
proporzionale queste elezioni, che facevano anzi finta, avevano
un'arma importante nelle mani: quella di sollevare conflitto di
incostituzionalità della legge elettorale siciliana di fronte
alla Corte costituzionale. L'articolo 3 dello Statuto infatti
parla chiaro da questo punto di vista. Noi siamo oggi con una
legge elettorale che è completamente fuori dalle indicazioni
dello Statuto e della Costituzione italiana.
L'articolo 3 così recita "L'Assemblea regionale siciliana è
costituita da 90 deputati eletti nella regione a suffragio
universale, diretto e segreto, secondo le leggi emanate
dall'Assemblea regionale siciliana in base ai principi della
Costituzione in materia di elezioni politiche".
Ora, fino a quando nazionalmente vigeva il sistema
proporzionale, la legge elettorale siciliana era conforme ai
principi della Costituzione in materia di elezioni politiche.
Oggi, dato che a livello nazionale vige un sistema misto,
proporzionale e maggioritario, è chiaro che noi dobbiamo
adeguarci a quel principio con forme e meccanismi diversi.
Quindi, da questo punto di vista noi comunque dovremo andare
ad affrontare il disegno di legge sulla riforma elettorale
regionale.
Come si può giudicare il lavoro della Commissione per le
riforme dello Statuto? Io qui vorrei ricordare a tutti che il
lavoro è iniziato in un contesto politico completamente diverso.
Eravamo all'inizio del grande dibattito sulle riforme
istituzionali in Italia; eravamo all'inizio del lavoro della
Bicamerale. Eravamo diciamo di fronte ad una situazione nella
quale c'era una sponda all'attività della Commissione per le
riforme dello Statuto della Regione siciliana.
Ci muovevamo all'interno di un contesto politico generale
che favoriva il confronto in Sicilia, la discussione e
l'approfondimento dei temi. Ed era un contesto che agevolava la
possibilità di una riforma generale dello Statuto perché
nell'attività della Bicamerale e poi nei dibattiti e nelle
decisioni della Camera una serie di punti che venivano affrontati
erano sollecitatori di un percorso nostro più agile in materia di
riforma elettorale della Regione.
E poi se voi vedete il lavoro prodotto dalla Commissione per
le riforme dello Statuto - lo voglio ricordare soprattutto agli
onorevoli Forgione e Fleres, che molte volte intervengono senza
considerare quello che è stato prodotto -; se andate a vedere gli
emendamenti presentati dalla stessa Commissione al testo della
Bicamerale in materia di sussidiarietà, in materia di prevalenza
delle leggi statali sulla legislazione regionale, in materia di
rappresentanza degli interessi regionali nel Senato federale e
sulla Corte costituzionale; se voi vedete anche l'emendamento
presentato in rapporto ad una iniziativa in campo internazionale
della Sicilia nell'ambito della politica estera italiana, vi
renderete conto che la filosofia che veniva fuori da questo
emendamento, del lavoro della Commissione per le riforme dello
Statuto, era una filosofia di forte difesa dell'autonomia, nel
quadro di una costruzione di uno stato democratico federalista.
E quindi io credo che da lì dobbiamo partire. E quando la
Bicamerale è stata messa in soffitta noi siamo stati posti di
fronte ad un problema: qual era la via praticabile perché il
lavoro compiuto dalla Commissione per le riforme dello Statuto
non venisse perduto e potesse in qualche modo portare ad un
risultato positivo sul terreno delle riforme tale da lasciare
aperta in maniera decisiva la possibilità di un ulteriore
progresso sul terreno delle riforme.
Noi ci siamo interrogati e abbiamo visto che c'era una parte
della riforma dello Statuto che riguardava la possibilità di un
negoziato tra lo Stato e la Regione e quindi doveva essere il
frutto di un concorso delle due parti in causa. E abbiamo pensato
che questa parte dello Statuto non aveva le condizioni sul piano
nazionale, perchè questa parte dello Statuto potesse essere
affrontata.
E siamo, allora, pervenuti alla decisione che io ritengo la
più giusta, la più realistica, la più seria, cioè che è quella di
muoverci attorno ai punti di una riforma possibile seppure
limitata rispetto al complesso della materia delle riforme dello
Statuto. Era però una riforma possibile che affrontava il nodo
più maturo e più difficile del funzionamento della Regione che
era quello della stabilità dei governi, del controllo
dell'Assemblea, della possibilità di avere in Sicilia, di
costruire in qualche modo una democrazia decidente che potesse
mettere in equilibrio sullo stesso terreno il governo capace di
decidere, di governare ed un'Assemblea regionale in grado di
controllare l'attività del governo.
E, quindi, abbiamo fatto questa scelta perchè era la scelta
che potevamo fare in quel contesto, in questo contesto politico.
E' una scelta che raccoglieva, affrontava un problema che era già
maturo, che era già perfino maturo nei lavori della Commissione
Bicamerale. A tal proposito, se voi ricordate, il 'Gruppo dei
19', costituito all'interno della Bicamerale per definire una
serie di articoli, aveva prodotto come norma transitoria per gli
statuti delle regioni autonome l'elezione diretta del presidente
della regione, sia pure come norma transitoria, in attesa
dell'adeguamento degli statuti.
Quindi, la scelta che abbiamo compiuto è stata una scelta
dettata da condizioni politiche date dalla difficoltà di
procedere con più ampio raggio sul terreno delle riforme.
A questa discussione - voglio ricordare qui all'onorevole
Forgione - non siamo pervenuti in maniera semplice, perchè fin
dall'inizio ci siamo confrontati all'interno ed all'esterno della
commissione, anche con le forze politiche esterne e poi,
ricordate, anche con autorevoli prese di posizione sulla stampa,
da una parte che riteneva che l'autonomia e lo Statuto fossero
una palla al piede per la modernizzazione della Sicilia ed altri,
me compreso, che ritenevano e ritengono che l'autonomia e lo
Statuto sentiti, giustamente intesi, in maniera evolutiva,
costituiscono ancora, per la Sicilia, una grande opportunità ed
una grande occasione da cogliere se vogliamo portare la nostra
Regione a livelli europei. E nell'ambito della commissione ci
siamo confrontati ed abbiamo svolto un confronto anche abbastanza
travagliato, tra chi riteneva che occorreva presentare una norma
che decostituzionalizzasse per intero lo Statuto ed altri che
invece ritenevano che lo Statuto doveva continuare ad avere un
rango costituzionale. Tra quelli che dicevano 'Dobbiamo fare come
la Sardegna' che chiede di demandare a legge ordinaria tutto,
compresa la determinazione della forma di governo ed altri invece
che hanno detto 'Facciamo una decostituzionalizzazione parziale
mantenendo ferma, come è giusto che sia in uno statuto che ha
rango costituzionale, l'indicazione della forma di governo'.
E qui stiamo andando, sulla base di una discussione molto
ampia, molto approfondita e con un confronto che abbiamo fatto al
nostro interno, ma anche con l'audizione. Io, vede, non accetto
la sufficienza con la quale qualche deputato ha parlato delle
professionalità esterne, delle competenze esterne, delle
università, ecc., come se fossero cose da sottovalutare, da non
tenerne conto, no, noi ci siamo confrontati anche con le
competenze in questa materia e voglio dire che abbiamo fatto una
duplice operazione, quella di un confronto nel merito delle
questioni che sono al nostro esame e anche quella di avere, per
la prima volta dopo tanto tempo, ripreso un rapporto ed un
dialogo con gli ambienti scientifici siciliani che si era perduto
ormai nella notte dei tempi. Invece è utile, importante ai fini
dell'arricchimento dell'esperienza dell'Assemblea regionale
siciliana, della capacità dell'Assemblea regionale siciliana di
intervenire in base a competenze, di un rapporto con le
università che è un elemento importante per la modernizzazione
della Regione siciliana. Dimenticare tutto questo o discutere del
disegno di legge-voto senza avere presente questo contesto entro
cui noi abbiamo lavorato significa che dobbiamo fare una
operazione che francamente è abbastanza modesta, meschina da
questo punto di vista. Quindi noi oggi portiamo in Aula un
disegno di legge che è conseguenza di questa scelta, quella di
una riforma possibile, una riforma su un punto delicato e grave
che è quello del funzionamento del Governo e dell'Assemblea; su
un problema che è ormai maturo, su cui c'è stata un'ampia
convergenza sul piano nazionale, tant'è - dicevo prima - che il
'Gruppo dei 19' aveva stilato la norma transitoria. Voglio
ricordare ad esempio la riunione presso il ministro Amato con i
rappresentanti delle regioni italiane, nella quale si è
rilanciata questa possibilità di fare in Parlamento, in breve
tempo, una legge per le regioni ordinarie, che metta al punto
centrale il cambiamento della forma di governo.
Ed io qui voglio dire, del disegno di legge-voto, nella
prefigurazione che facciamo, si può intravedere la nascita di un
presidente-governatore e di un Parlamento debole, come in qualche
modo teme l'onorevole Di Martino? Io credo di no, perchè il
disegno di legge-voto fissa la forma di governo e demanda poi
all'Assemblea regionale siciliana di stabilire le modalità non
solo dell'elezione del Presidente, non solo delle forme di revoca
di nomina degli assessore, ma anche dei rapporti che debbono
esserci tra l'Assemblea regionale siciliana, il Governo regionale
ed il Presidente della Regione. Quindi, tutte quelle modalità e
quelle norme che debbono stabilire gli ambiti entro cui si devono
muovere il Presidente della Regione ed il Governo e gli ambiti
entro cui si deve muovere l'Assemblea regionale siciliana, con
un'ovvia conseguenza: che, nel momento in cui noi andiamo a
prefigurare un governo più forte del passato, un governo
legittimato dal voto popolare, è chiaro che l'operazione
conseguente deve essere quella di rafforzare i poteri di
controllo del Parlamento proprio per determinare un equilibrio
fra un potere forte, che è quello del Presidente della Regione
legittimato dai cittadini, ed un Parlamento che ha il compito non
solo dell'indirizzo e della funzione legislativa, ma anche quello
di controllo sull'attività del Governo regionale.
Quindi, i timori le preoccupazioni che sono state qui
portate avanti credo che possano essere in qualche modo fugate
dal fatto che poi l'Assemblea deve intervenire.
La Commissione ha partorito un topolino, ma io, signor
Presidente, onorevoli colleghi, non dico che mi sento disturbato
da queste forme liquidatorie che non tengono conto di quello che
stiamo facendo e della loro importanza, mi sembrano piuttosto una
sorta di pressappochismo nell'affrontare l'argomento in
discussione.
Noi, cari colleghi - e mi rivolgo all'onorevole Forgione che
ha usato quest'espressione -, stiamo cambiando la forma di
governo, stiamo passando dalla forma di governo parlamentare ad
una forma di governo di tipo presidenziale, con tutte le
conseguenze che questo comporta. Stiamo passando noi per primi,
nel momento in cui nel Paese c'è una maturità su questo problema,
c'è una convergenza. Ma noi per primi perchè ne abbiamo le
possibilità in base all'articolo 18 dello Statuto, che ci
consente appunto di elaborare il disegno di legge-voto,
modificando quello che altri vorrebbero fare ma che non sono
riusciti a fare a livello nazionale, passare cioè a una forma di
governo parlamentare, oggi l'unica in Europa, capace di dare
risposta all'esigenza di una democrazia decidente nel nostro
Paese.
DI MARTINO . Ci sarà qualche ragione per non farlo.
SILVESTRO. Questo è il punto e credo che su questo non ci
siano molti discorsi da fare; oggi tutte le forze politiche,
tranne minoranze che hanno una loro motivazione, concordano su
questo tipo di percorso.
Desidero qui ricordare - perchè ho letto una dichiarazione
che mi ha un po' stupito - all'onorevole Drago, il quale ha detto
che il Governo del Parlamento è il frutto del consociativismo,
che a me hanno insegnato che il Governo nasce col Parlamento
perchè è un Governo parlamentare; il consociativismo non c'entra
niente. Caso mai c'è una teoria costituzionalista che parla di
consociativismo, quello buono, che dice che tutte le regole della
democrazia, che sono la base del convivere civile, devono essere
approvate con una larga maggioranza e, quindi, con una forma di
consociativismo che non è quello deteriore...
DI MARTINO . E' altrettanto deteriore quello che volete fare
qui
SILVESTRO .. . è una cosa seria...
DI MARTINO ... Fatto come lo volete fare voi non è una cosa
seria.
SILVESTRO. Onorevole Di Martino, ti voglio consigliare il
testo sul consociativismo di un importante studioso canadese; se
tu lo leggessi, forse la prossima volta ci aiuteresti ad
affrontare con più cognizione le questioni che stiamo discutendo
oggi.
A questo aggiungiamo altre due questioni importanti come
quella dell'autoscioglimento dell'Assemblea regionale siciliana
come forma ulteriore di garanzia rispetto a condizioni politiche
che non ci sono per determinare il funzionamento degli organismi
di rappresentanza del popolo siciliano. Aggiungiamo anche il
fatto che introduciamo una parte di strumenti di democrazia
popolare, di partecipazione popolare, i referendum, istituti che
potevano essere - io sono convinto - introdotti già senza bisogno
di modificare lo Statuto. Infatti poichè lo Statuto va
uniformato ai principi della Costituzione, cosa che materialmente
non si è fatta, e poichè la Costituzione ha introdotto come
strumenti fondamentali della volontà popolare anche il
referendum, che è quello dell'iniziativa popolare per quanto
riguarda le leggi, senza toccare lo Statuto, noi potevamo già da
tempo introdurre questi strumenti nella nostra legislazione,
tant'è che prima come Gruppo, prima del PCI e poi del PDS,
abbiamo presentato ripetutamente disegni di legge riguardanti
l'introduzione del referendum nella legislazione siciliana.
Detto questo, noi portiamo avanti una iniziativa che
affronta il tema più delicato e più difficile che blocca
l'attività e l'iniziativa seria ed efficace della Regione.
Affrontiamo un tema di grande portata istituzionale, diamo un
segnale ai cittadini siciliani, ma diamo altresì un segnale alle
forze politiche nazionali. affinchè, attraverso questa decisione
del Parlamento siciliano possano avere la spinta ad affrontare,
ad aprire di nuovo il capitolo delle riforme sul piano nazionale,
partendo da quello che riguarda le forme di governo nelle
regioni. In questo vanno valutati sia il lavoro della
Commissione sia le decisioni che dobbiamo assumere in questo
campo.
C'è la possibilità che attorno a questi temi possa avvenire
una convergenza? Io credo che esistano tutte le condizioni da
questo punto di vista. Ci sono tutte le condizioni perché, ripeto
ancora una volta, le riforme istituzionali e le regole sono il
patrimonio non di una maggioranza o di un'opposizione, sono il
patrimonio della volontà più ampia possibile di un Parlamento
fatto che sono regole comuni che sovrintendono alla nostra
capacità di governare questa Sicilia. Quindi, non c'è un
programma, chi vuole rinchiudere questa discussione all'interno
della maggioranza o dell'opposizione fa un'operazione molto
meschina e anche strumentale, di chi non si vuole misurare oggi
quando tutte le forze politiche nazionali (compresi i socialisti
democratici hanno convenuto che a livello nazionale per le
regioni occorre fare la legge per cambiare la forma di governo)
qui in Aula abbiamo qualche scampolo di una posizione in qualche
modo retriva e conservatrice. Io credo che questa deve essere la
conclusione cui dobbiamo pervenire, tenendo conto che a ciò
dobbiamo affiancare altre misure, come quella che riguarda il
completamento della riforma del Regolamento dell'Assemblea.
Infatti abbiamo modificato solo una parte del Regolamento,
dobbiamo fare anche l'altra, perché esso deve contenere anche
misure di garanzie delle azioni delle opposizioni rispetto alla
maggioranza e al governo. Un'altra riforma riguarda gli apparati
burocratici della Regione. Io credo che qui non c'è un problema
di trasversalismo, è una parola che non c'entra niente nel
dibattito sulla riforma, né di convergenze spurie, è un dato che
è il dato di una riforma importante sul piano istituzionale, su
un tema che è il tema dolente di questa situazione di paralisi
della Regione siciliana e anche del Parlamento, della precarietà
dei Governi, del mancato funzionamento dell'Assemblea. Credo che
affrontando questo tema e, ripeto, lo affrontiamo noi per primi,
ma sulla base di una maturazione delle questioni nella coscienza
del popolo italiano, delle forze politiche e delle forze
culturali del Paese, facciamo un'opera importante e riprendiamo,
seppure con difficoltà e con limiti, il dibattito attorno ai temi
della riforma della Regione che si era chiuso nel 1976 con quel
documento dei saggi che fu il punto più alto del dibattito
autonomista in Sicilia, interrottosi nel periodo successivo.
Perché? Perché la difesa dell'autonomia e dello Statuto, i temi
delle riforme, del funzionamento delle istituzioni, quando la
spesa pubblica era incontrollata ed incontrollabile, passavano in
secondo piano, perché tutto veniva surrogato dalla capacità di
spesa che i governi avevano negli anni d'oro dell'autonomia
siciliana. Quando ciò viene a scemare è chiaro che vengono a
nudo le difficoltà di un sistema che è stato importante e valido
in una fase storica della Sicilia e dell'Italia ma che oggi va
cambiato.
Pertanto invito i colleghi ad affrontare con questo spirito
la discussione sulla legge-voto, come un elemento fondante, nuovo
su cui costruire una nuova autonomia; una nuova autonomia sia -
come diceva il Presidente Cristaldi nel suo discorso di
insediamento - il terreno per un rapporto nuovo e fecondo tra
società e politica.
Questo è il terreno che dobbiamo scegliere e attorno a cui
poi possiamo anche dividerci in mille modi, ma su questa regola
fondamentale, che, ripeto, è una regola ormai definita nella
coscienza di tutti, non possiamo avere divisioni e dobbiamo
costruire un'ampia maggioranza. Queste sono questioni che
travalicano gli interessi della maggioranza e dell'opposizione e
- lo ribadisco - chi vuole confinare il confronto attorno a
questi temi così decisivi e importanti per lo sviluppo ed il
futuro della Sicilia entro i recinti delle logiche di maggioranza
e di opposizione sbaglia fortemente e crea un danno alla nuova
politica delle riforme in Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha
facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
che si sta sviluppando in questi giorni in quest'Aula attorno ai
temi del presidenzialismo, dell'introduzione del principio
maggioritario nel nostro sistema elettorale, a mio avviso, si
basa su alcuni falsi presupposti e su alcuni falsi concetti.
Vediamo un po' quali sono le argomentazioni forti che
vengono proposte in quest'Aula a sostegno dell'introduzione del
presidenzialismo.
I temi che più vengono agitati sono la governabilità, la
stabilità, l'efficienza, il giudizio del cittadino sugli
obiettivi raggiunti, l'introduzione di elementi di democrazia
diretta, quindi, maggiore partecipazione, l'esemplificazione
delle ridondanze contenute nel nostro sistema partitico. Questi i
cardini essenziali attorno a cui ruota l'impostazione di chi fa
del presidenzialismo la soluzione dei mali del nostro sistema
politico.
Vediamo perché tutti questi presupposti esprimono falsi
concetti.
La governabilità, la stabilità dei governi, l'efficienza,
che non sono sinonimi, nella maniera più assoluta. L'efficienza
attiene più all'apparato burocratico che non alla stabilità dei
sistemi di governo, ma la governabilità, la stabilità dei
governi, in astratto, rappresenta sicuramente un valore politico.
Ma, la stabilità del governo, se non è coniugata con il progetto
politico di cui deve essere portatrice una compagine politica,
resta appunto un contenitore astratto e vuoto. A nulla serve la
stabilità, diventa solo un feticcio, a nulla serve una stabilità
che non veicoli un contenuto, un progetto programmatico di
progresso. Ciò che rappresenta l'evoluzione in senso progressista
di un sistema è il programma veicolato dalla compagine politica e
non tanto la forma di governo che essa si dà.
Porre l'accento, quindi, sulla governabilità, vuol dire
costruire un falso alibi per quelle forze politiche che, avendone
avuta l'occasione storica, hanno fallito nel loro compito di
avviare processi di sviluppo nel nostro Paese.
Secondo questa impostazione, se nel Paese e nel Meridione
con drammaticità peculiare la disgregazione sociale distrugge o
rende inutilizzabili risorse umane ed economiche che pur sono
presenti, se la disoccupazione produce disperazione, se le
imprese muoiono soffocate da un mercato sempre più globalizzato e
aggressivo, se vi sono forme di sfruttamento selvaggio e
minorile caratteristiche di un paese sottosviluppato, ciò non è
dovuto alla mancanza di un progetto pensato, alla mancanza di un
progetto di sviluppo organico, alla incapacità di una classe
politica dirigente, alla povertà culturale del blocco
economico-politico dominante, ciò è dovuto alla mancanza di
stabilità dei governi. In questa affermazione è contenuto il
falso presupposto, il falso concetto attorno a cui ruota
l'ipotesi del presidenzialismo come soluzione dei mali della
nostra Isola.
E allora, con questi falsi presupposti, la ricetta per
risolvere i nostri problemi non può che essere quella del
presidenzialismo e del maggioritario quanto basta, somministrata
a tutti i livelli istituzionali, dai comuni alle province, alle
regioni, allo Stato.
Un altro aspetto da non trascurare, che a me sembra
contenere elementi inquietanti di pericolosità, è quello della
sperimentazione. Chi in quest'Aula, negli interventi che mi hanno
preceduto, ha voluto segnalare che la direzione da prendere,
ormai, è quella indicata dai cittadini attraverso forme diverse
di indicazione
(appunto, centinaia di migliaia di firme raccolte, un
sentire diffuso e comune, che indicherebbe la strada del
presidenzialismo e del maggioritario come la strada da seguire),
lo fa introducendo un elemento che, ripeto, non è da trascurare,
cioè un elemento di tipo sperimentale. L'affermazione attorno a
cui ruota questo principio si basa sul fatto che il sistema
attuale non funziona e quindi se ne sperimenti un altro.
Sembrerebbe un' affermazione da nulla invece è un' affermazione
molto pericolosa perché rischia di confondere posizioni
storicamente determinatisi e individuatisi come posizioni
riformatrici e posizioni conservatrici.
In molti interventi che ci sono stati nel corso di questo
dibattito il confronto fra le posizioni di chi vuole introdurre
il presidenzialismo nell'ordinamento regionale e chi invece è
contrario a questa introduzione vengono presentate come il
confronto fra una posizione riformatrice, una posizione
dinamica, una posizione in evoluzione, una posizione
trasformatrice, e una posizione invece di mera e pura
conservazione dell'esistente.
Ecco in che cosa consiste la pericolosità di questa
posizione: cambiamento, trasformazione, riforme da sempre sono
associate all'idea di progresso. E allora chi oggi, da questo
stesso podio, parla di cambiamento, parla di dinamicità, di
movimento, si presenta a quest'Aula, ma si presenta anche ai
cittadini, come elemento di cambiamento, come elemento di
trasformazione, come elemento positivo, addebitando
implicitamente all'altra posizione una posizione retriva di
conservatorismo bieco.
Bene, a questo falso concetto noi opponiamo che esprime in
maniera falsante, in maniera fuorviante ciò che si intende con
progressismo.
Infatti non é vero che tutto ciò che si muove, si muove
nella direzione giusta; é vero esattamente il contrario. In
politica non é importante il movimento, ma la direzione che
questo movimento indica.
Se un movimento spinge nella direzione di fare arretrare i
livelli di democrazia e di partecipazione di una società, esso
non é un movimento progressista, pur restando un movimento; non
trasforma la realtà in direzione progressista.
E questo é l'errore fondamentale in cui incorrono quelle
forze del centro-sinistra che in quest'Aula spingono, insieme
alla destra, in questa direzione.
A quelle forze che sono presenti in questa maggioranza e che
sono di ispirazione di sinistra, va chiesto - e va chiesto con
forza - che sappiano indicare con chiarezza a quale pezzo della
loro storia culturale, a quale pezzo della storia politica fanno
riferimento quando oggi indicano la strada del presidenzialismo
come una strada ormai ineludibile, unica da battere.
L'altro falso concetto su cui si baserebbe questa
indicazione é che il giudizio dei cittadini, ormai
miracolosamente libero da tutti i condizionamenti che il sistema
partitico é riuscito a costruire e a mettere in piedi in questi
anni dal clientelismo, al voto di scambio, al ricatto del lavoro
e a quant'altro, miracolosamente libero da questi lacci, il
giudizio dei cittadini si concentri e si incentri sugli
obiettivi, sui risultati e, sulla base di queste analisi, sappia
poi mandare a casa o riconfermare un leader.
Ecco, questo é un altro falso presupposto.
Ancora a quei miei compagni che appartengono alla cultura di
sinistra devo chiedere: quando agli inizi degli anni 90 questa
strada fu intrapresa rispetto alla elezione diretta dei sindaci
e, a distanza di alcuni anni, avendo sperimentato più volte e
avendo cambiato anche la legge elettorale, senza, peraltro,
produrre profonde modificazioni in questo meccanismo, a distanza
di alcuni anni, cosa abbiamo imparato di quel meccanismo? E' vero
che il giudizio dei cittadini si incentra sui risultati
raggiunti? Perché se fosse così, se fosse vera questa
affermazione, certamente sarebbe da considerare come un elemento
di maggiore democrazia diretta e di maggiore partecipazione del
cittadino alle scelte pubbliche.
La realtà é ben diversa; abbiamo verificato che non un
aumento del controllo diretto del cittadino sull'operato del
sindaco, sull'operato del presidente della provincia, ma ciò che
si é realizzato é qualcosa di profondamente diverso cioè sindaci
sono stati riconfermati, presidenti della provincia sono stati
riconfermati a prescindere dal loro operato amministrativo.
In molti casi i sindaci che hanno operato malissimo nella
loro città sono stati riconfermati con percentuali ancora
maggiori rispetto a quelle che avevano avuto nella sindacatura
precedente.
Se il giudizio dei cittadini si incentrasse...
STANCANELLI. Chi lo decide che hanno operato malissimo?
LIOTTA. Certamente è una cosa opinabile, ma vi sono
sicuramente riscontri obiettivi che sono misurabili,
quantificabili. Se un sindaco si presenta alla città sulla base
di un programma che prevede la riqualificazione urbana di
periferie degradate...
STANCANELLI. Ho capito, tu guardi Bianco.
LIOTTA. No, io non guardo solo Bianco, guardo a 360 gradi, a
prescindere dai sindaci di destra e di sinistra.
PRESIDENTE. Onorevole Liotta, si rivolga alla Presidenza,
evitiamo i colloqui.
LIOTTA. Sì, signor Presidente. Se richiama anche l'onorevole
Stancanelli, mi fa una cortesia.
Se un sindaco si presenta al corpo elettorale producendo un
programma che ha come obiettivo qualificante la riqualificazione
urbana di una periferia degradata, è verificabile o non è
verificabile se alla fine del suo mandato quella periferia urbana
è stata riqualificata, se sono stati fatti interventi visibili su
quella periferia urbana?
E se poi questi interventi visibili non ci sono stati, è
propri in quei quartieri che non hanno avuto alcun intervento da
parte di quel sindaco, lo stesso sindaco (e sono centinaia i casi
che si sono verificati in Sicilia), lo stesso sindaco va a
prendere il 70, l'80 per cento dei consensi, ditemi voi se questo
è un meccanismo di controllo diretto dei cittadini sull'operato
dei sindaci.
Lo stesso meccanismo si può riprodurre sui presidenti di
provincia e fra non molto, se dovesse malauguratamente passare il
disegno che è concepito all'interno della legge-voto, si potrebbe
verificare la stessa cosa anche nell'ambito regionale.
La verità è ben altra. La verità è che il giudizio dei
cittadini non s'incentra sui risultati amministrativi ottenuti,
ma quel legame diretto che si viene a creare fra il depositario
delle scelte amministrative, politiche ed il cittadino è un
legame perverso, sempre più perverso. Tanto più diretto quanto
più perverso, quanto più crea un rapporto sbilanciato fra chi
detiene il potere e chi invece è assolutamente privo di qualsiasi
forma di controllo sull'esercizio di quel potere; tanto più
questo rapporto è sbilanciato, tanto più è diretto il rapporto,
tanto più forza si attribuisce a queste figure.
Noi vogliamo trasferire nell'ambito regionale, e chiaramente
il disegno poi è quello di trasferirlo anche a livello statale,
questo meccanismo che abbiamo visto verificato in anni di
applicazione dell'elezione diretta del sindaco. Un meccanismo
che non abbiamo voluto come forze comuniste nel nostro Paese, ma
che è passato.
Moltissime volte, signori della Destra, vi ho sentito
tuonare contro questo tipo di figure politiche, contro i sindaci,
un po' meno contro i presidenti della provincia, chissà per quale
motivo, ma comunque vi ho sentito tuonare contro questi sindaci
che utilizzerebbero il loro potere senza controllo soltanto per
fare feste ad ogni piè sospinto e sprecare il denaro pubblico.
Eppure è questo meccanismo di elezione diretta che priva di
qualsiasi controllo queste figure, è questo meccanismo che
consente ai sindaci di avere questo strapotere, ai presidenti
della provincia di avere questo strapotere.
Tutto ciò introduce anche un altro tipo di sbilanciamento.
Confrontarsi con un sindaco che ha a disposizione (e lo avrà poi
il presidente della Regione, ecco perché è pertinente la mia
considerazione), confrontarsi con un sindaco che ha a sua
disposizione un bilancio comunale da esercire nell'ultimo anno
della propria sindacatura, sparandosi le ultime salve di
centinaia di milioni per fare quattro festicciole alla vigilia
della campagna elettorale; o quel presidente della Provincia che
va ad inaugurare l'ennesimo centro il giorno prima delle
elezioni. Ebbene, confrontarsi con queste figure sul piano
politico introduce un'ennesima asimmetria, sbilancia
ulteriormente il confronto al punto tale che non c'è oppositore
che regga. Questi sindaci travolgono tutto Tranne qualche raro
caso di qualcuno che proprio è stato imbecille fino in fondo,
tutti rieletti a furor di popolo Hanno fatto tutti bene. Hanno
amministrato tutti bene
Come non riflettere sul fatto che questo elemento introduce
un vizio profondo nel rapporto fra il cittadino e le istituzioni?
Cone non riflettere? E mi riferisco anche a quelle forze
democratiche, centriste, moderate che, però, hanno nella loro
storia e nella loro cultura la partecipazione come elemento
fondamentale, la partecipazione delle classi più deboli
all'esercizio di potere. Come non riflettere sul fatto che
questo elemento di asimmetria fra chi detiene il potere e chi in
qualche modo dovrebbe esercitare un controllo sui risultati. Come
non riflettere che il vero obiettivo di questo tipo di
impostazione non risiede nella introduzione di elementi di
governabilità, nell'introduzione di elementi di efficienza e di
stabilità. Il vero obiettivo - e su questo dovrebbero riflettere
tutte le forze politiche presenti in quest'Aula - il vero
obiettivo è quello di scardinare il sistema costituzionale di
mediazione politica dei partiti nella nostra società. Questo è
il vero obiettivo.
Allora si abbia il coraggio di dichiararlo esplicitamente.
Si abbia il coraggio di dire che ci stiamo avviando verso un tipo
di soluzione, verso un tipo di società che predilige schemi di
tipo autoritari e non si infarcisca questo progetto, non
s'infioretti questo progetto con falsi concetti come la
governabilità, come l'efficienza, ma soprattutto la
partecipazione dei cittadini. Perché è vero esattamente il
contrario che in tutti quegli schemi in cui il ruolo di
mediazione politica dei partiti viene depauperato e messo al
margine, in tutti quegli schemi politica diminuisce parimenti
anche la partecipazione del cittadino alla gestione della cosa
pubblica.
Se l'obiettivo che si vuole contrabbandare come elemento
portante di questa impostazione è quello dell'aumento della
partecipazione democratica del cittadino, dobbiamo dire con
chiarezza e forza, che quest'obiettivo è un falso obiettivo e che
nella realtà questi meccanismi non hanno portato in alcun modo un
aumento di partecipazione, ma in tutti quei paesi dove questi
schemi sono applicati vi è una diminuzione drastica della
partecipazione al voto che è, poi, il momento solenne e più
importante con cui il cittadino esprime .. l'unico strumento
spesso, visto che contemporaneamente a questo processo un altro
se ne avvia ad eliminazione di tutti i meccanismi di controllo
pubblico sull'operato degli esecutivi. E' l'unico meccanismo di
controllo che il cittadino ha a disposizione; di rinuncia facendo
ridurre - e, già segnali inquietanti in tal senso sono presenti
nelle nostre città, nei nostri paesi - di rinuncia, facendo
ridurre al 30 al 35, al 40 per cento la partecipazione al voto.
Questi sono i reali elementi innovativi. Questi sono gli
elementi dinamici che si vorrebbe contrabbandare per elementi di
riformismo.
L'esemplificazione, quindi, è il reale obiettivo; ma anche
qui, se l'obiettivo fosse una esemplificazione che in qualche
modo rispondesse ad una esigenza reale della società, sarebbe la
benvenuta, le ridondanze politiche non producono certamente
beneficio alla vita politica di una nazione, una nazione dove ci
sono trenta partiti è chiaro che è una nazione dove c'è un
malessere diffuso, un malessere di identità politica in cui non
si riesce a concepire se stessi insieme agli altri in una
identità che in qualche modo ci accomuni. In un processo di
questo tipo è chiaro che vi sono degli elementi inquietanti, ma
come non pensare che a queste cifre, a questi numeri, a questa
moltiplicazione dello strumento partitico si è giunti proprio
quando in Italia si sono voluti introdurre principi di tipo
maggioritario? Si è prodotto l'effetto contraddittorio, appunto,
esattamente opposto a quello che veniva dichiarato, ciò che
veniva dichiarato come tentativo di esemplificazione produceva
moltiplicazione, complessità ulteriore.
Ora, a mio avviso, qua bisogna essere molto chiari: io non
sono affezionato alle ridondanze, anzi, le avverto come pericoli
per la società, ma non sono assolutamente affezionato alle
esemplificazioni, quelle fatte con la scure. Il bipolarismo è la
soluzione della complessità del sistema politico e del sistema
partitico italiano o non è una veste prodotta dalla ingegneria
politica che non si adatta, che mal si adegua, che mal si adatta
ad un corpo sociale che invece è articolato, che ha nella propria
storia, nella propria cultura articolazioni profonde,
articolazioni che rendono diverso il portato ed il progetto
culturale e politico di compagini che pur stanno tutte dentro la
destra e di compagini che pur stanno tutte dentro la sinistra.
Una esemplificazione in questa direzione è una
esemplificazione pericolosissima Come non pensare
all'articolazione che c'è oggi al centro. Come fanno gli amici
del centro, presenti anche in questa maggioranza, a non
avvertire il pericolo di questa esemplificazione? Come fanno a
non comprendere che i primi obiettivi saranno loro e che questa
esemplificazione farà sparire una risorsa politica, una risorsa
culturale quando venisse omologata, quando venisse coartata
all'interno di compagini.
Ogni tentativo di ingegneria politica volto alla
esemplificazione quindi, può produrre e ha prodotto effetti
contraddittori sul piano culturale, politico e sociale.
L'attuale maggioranza di centro-sinistra rifletta, rifletta
bene e rifletta a lungo. Nessuno costringe quest'Aula a fare
delle scelte drastiche - che si riveleranno poi drammatiche -
alla vigilia di Natale. Non è il momento questo di consegnare
alla storia, questa categoria che è stata tanto abusata in questi
giorni in quest'Aula, giustamente molti interventi hanno
richiamato l'attenzione di quest'Aula sulla necessità di chiamare
la cronaca per cronaca e la storia per storia; troppo spesso,
presuntuosamente, ci atteggiamo a protagonisti della storia,
alcuni di noi - forse - sono protagonisti della cronaca politica,
alcuni e forse, ma prima di consegnare, questo si, alla storia
contenuto all'interno di una legge costituzionale, il principio
dell'elezione diretta del Presidente della Regione, quindi di
blindare all'interno di una legge costituzionale con un
meccanismo che prevede modifiche difficilissime, l'elezione del
Presidente della Regione, pensiamoci bene, signori della
maggioranza, ci pensi bene tutta la maggioranza perchè già fin da
adesso è chiaro che operazioni di questo tipo potranno essere
fatto e soltanto con trasversalismi e non perché onorevole
Silvestro le regole appartengono a tutti.
E' vero che le regole appartengono a tutti ma è vero anche
ci sono articolazioni e che sulla elezione diretta di presidenti,
di sindaci, di presidente della provincia, vi sono articolazioni
politiche all'interno della maggioranza che rischiano di farla
esplodere dall'interno. Non tenere conto di questo significa
essere miopi o guardare troppo alla storia e non guardare alla
politica. Guardate anche alla politica perché è chiaro che se
guardando alla storia e non rivolgendovi alla politica a quel
falso concetto di storia che avete e non rivolgendovi alla
politica oggi con la giustificazione che le regole sono di tutti
e quindi se c'è una convergenza della destra e della sinistra su
questa legge voto (essa ben venga ) se fate questa operazione
perdete di vista che a rischio c'è la stessa maggioranza.
Perché è giusto, è logico che se su una cosa così
importante.......
STANCANELLI. Si preoccupa della maggioranza?
LIOTTA. Io non mi sto preoccupando per me. Sto invitando la
maggioranza a riflettere, onorevole Stancanelli, è nel mio
diritto. Se poi vogliono riflettere riflettano, se non vogliono
riflettere sono fatti loro.
FORGIONE. E se cade la maggioranza, ne prendiamo atto
LIOTTA. Ma come non riflettere sul fatto che se su una
questione così importante si realizzano convergenze di tipo
anomalo in questa Aula, poi obiettivamente con queste convergenze
dovete andare a gestire la politica in questa Regione. Con queste
convergenze dovete andare a governare in Sicilia.
Non è pensabile, non è possibile che se su un fatto così
cruciale, così determinante, così discriminante per la vita
politica di questa Regione, nel vostro governo è presente una
forza come i comunisti italiani, che a meno che non sia
intervenuta nelle ultime ore una mutazione genetica tipo "alien",
come fate a pensare che questa forza possa continuare a stare al
vostro interno fagocitata, imbrigliata ...
GRANATA. Non metta limite alla provvidenza.
LIOTTA. Io non metto mai limite alla provvidenza divina. In
questo caso però non mi pare di avere a che fare con la
provvidenza divina. Abbiamo a che fare con la provvidenza di un
governo che altri collanti troverà sicuramente al suo interno. Ma
io l'invito lo rivolgo proprio ai comunisti italiani. Come
fareste a stare dentro questo governo qualora su un fatto così
determinante e così cruciale si venissero a verificare
convergenze di tipo anomalo. Ma non avvertite tutto il disagio di
stare in una compagine in cui ci sono profonde differenze
politiche, sociali, culturali. Come fareste a continuare a stare
assieme.
SILVESTRO. ... se ci fosse un confine di maggioranza, neanche
nel '48 lo dicevamo
FORGIONE. (interruzione)
LIOTTA. Ma veda, onorevole Silvestro... Signor Presidente
l'onorevole Forgione non mi fa intervenire.
Io mi avvio a concludere signor Presidente, anche perché il
richiamo al '48 mi introduce altre riflessioni, con il permesso
della destra naturalmente. Con il permesso della destra ancora
una volta dobbiamo dire che in questa Aula si scambia la cronaca
con la storia. Ancora una volta noi ci paragoniamo a giganti di
cui non avvertiamo neanche lo spessore politico. E questo con un
atto di presunzione, piccoli come siamo, che faremmo bene a non
commettere alla vigilia di Natale poi, quando l'umiltà si addice
alla gente e non la presunzione di chi crede di essere nel '48 e
di stare formando chissà quale governo all'indomani di un evento
storico fondamentale come quello della Resistenza italiana che,
ovviamente, doveva rimettere insieme tutte le forze sane della
nazione per costruire l'Italia.
Onorevole Silvestro noi qua non stiamo costruendo niente,
semmai stiamo distruggendo quel poco che altri, quei giganti,
avevano costruito.
STANCANELLI. I vari Almirante ....
LIOTTA. Alimirante un po' meno, devo dire. La Costituzione
italiana fu fatta proprio contro quella compagine...
PRESIDENTE. Stancanelli, allora è un fatto personale nei
confronti di Liotta? Rimproverato pure tu. Non puoi più parlare.
LIOTTA. Presidente, mi pare di cogliere nei suoi richiami un
invito a non cercare l'interruzione. Le assicuro che non la
cerco, ma quando essa si presenta non posso fare a meno, tirato
per i capelli...
PRESIDENTE. Sono dei provocatori..prego..
LIOTTA. Io concludo, signor presidente, non è con i
'cacicchi' della politica che abbiamo inserito a livello
comunale, non è con i 'satrapi' della politica che ci apprestiamo
ad introdurre a livello regionale e non è con i 'monarchi' che a
livello nazionale qualcuno auspica vengano introdotti che si
risolveranno i mali della nostra provincia. Cacicchi, satrapi e
monarchi rappresentano soltanto pericolose scorciatoie che non
approdano a nulla se non ad una involuzione autoritaria della
nostra società.
L'espressione 'cacicchi' non l'ho inventata io, è stata
utilizzata ampiamente da esponenti nazionali del DS, del
presidente del consiglio adesso. Ebbene 'cacicchi' i sindaci li
ha chiamati D'Alema, non io. 'Satrapi' i presidenti della regione
eventualmente eletti direttamente li sto definendo adesso io, non
mi risulta, non mi pare che ci sia in letteratura un precedente
di questo tipo, metteremo il copywrite. 'Monarchi' chiamerete
quelli che verranno. Ma tutti insieme questi non rappresentano la
soluzione.
Noi abbiamo bisogno di una classe politica dirigente che
assuma in se, pienamente, la responsabilità del ruolo, ora, sì
storico, che essa ha, quello di cavar fuori, di togliere il
Meridione e la Sicilia in particolare, che si interessa in questo
dibattito, dalle secche di uno sviluppo mai avviato. E' questo
l'obiettivo che deve essere colto, è questo l'obiettivo che deve
essere raggiunto e questo obiettivo non può essere raggiunto
attraverso le scorciatoie che voi proponete.
Un ultimo invito. Noi di Rifondazione comunista non abbiamo
votato questo governo e se facciamo continui appelli alla
riflessione, all'interno di questa maggioranza, lo facciamo
perchè siamo una forza responsabile, perchè ci rendiamo conto che
non è giocando allo sfascio in questa Regione che si può andare
avanti, non è giocando allo sfascio che si risolvono i problemi.
Abbiamo avuto ed abbiamo un atteggiamento responsabile, ma qui
stiamo toccando un elemento cruciale, un elemento fondamentale,
un elemento determinante della vita politica della nostra
Regione.
Riflettete ancora attentamente perchè su questo si rischia
di giocare le sorti di questo Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola.
CINTOLA. Onorevole presidente, onorevoli colleghi, io credo
che un problema importante come quello che è il disegno di legge
all'esame dell'Assemblea non dovrebbe vedere banchi vuoti di
deputati, di Governo, di Commissione.
BASILE GIUSEPPE . La Commissione c'è.
CINTOLA. Mezza. Avrebbe dovuto avere una solennità diversa,
per cui ritengo che il problema non possa essere affrontato e
definito nè nel corso di questa giornata, nè - io ritengo - possa
essere discusso e definito in tempi cosiddetti brevissimi, perchè
c'è necessità di un approfondimento serio e forte, perch non è
una semplice legge, investe l'autorità, l'autonomia della Regione
siciliana, dell'Assemblea, del come vuole porsi per l'avvenire di
fronte ai problemi che restano irrisolti, alle maggioranze che
cambiano, ai programmi che vengono scritti e, poi, non attuati.
Investe una problematica che noi riteniamo forte, importante
e che ha bisogno di approfondimenti che non possono essere
risolti nel gioco tra maggioranza ed opposizioni, tra disegni di
legge che possono diventare "cavallo di Troia" per tentare di
scardinare ciò che nella maggioranza è diversificato.
Io comprendo, signor Presidente, che siamo pochi e rumorosi.
Che la stessa Commissione, col Presidente Provenzano, tanto
interessato a mantenere lo stile dell'Assemblea quando parla lui,
poi lo degrada quando parlano gli altri, ritenendo che sia
opportuno non solo non ascoltare, il che è plausibile, ma
disturbare non lo è.
Allora, io ritengo che questo disegno di legge che arriva in
Assemblea ha necessità di approfondimenti, che non si può
costituzionalizzare ciò che in Italia non viene
costituzionalizzato in nessun'altra Regione, che significa
imbalsamare in una legge, voto che sia, la libera volontà anche
di modifiche che l'Assemblea stessa nel tempo può ritenere
necessarie, opportune e che, poi, potrebbe invece non poter far
più nel momento in cui la legge che noi invochiamo è una legge
costituzionale sull'argomento.
Io sono presentatore di un disegno di legge, assieme
all'onorevole Calanna, nel quale indicavo l'elezione diretta del
Presidente della Regione, l'incompatibilità tra deputato e
assessore, nel settembre del 1996.
Però, da settembre 1996 ad oggi abbiamo avuto modi di
apprendere, di comprendere, di vedere realizzate sulle province e
sui comuni la legge che ha dato al sindaco ed al Presidente della
Provincia la potestà di diventare o podestà o commissario del
popolo.
L'esempio più classico mi viene ricordando il buon Musotto,
del quale ho avuto modo di parlare approfonditamente in tante
occasioni in quest'Assemblea e che delude per l'atteggiamento che
ha assunto, per il modo in cui opera, riesce a presentarsi
all'elettorato con gli alleati e con gli assessori che sono stati
forniti dagli alleati. Nel momento in cui viene eletto,
l'indomani dice io sono stato eletto dal popolo. Gli altri cinque
assessori che debbo eleggere nella mia Giunta non possono essere
indicazioni di partito, debbono essere indicazioni mie personali,
debbono essere persone di alta levatura.
Dopo di che, neanche passano sei mesi, ne modifica due, poi
ne modifica ancora un altro, diventando, cioè, in questo caso, il
podestà della provincia di Palermo.
Allora, bisogna stare attenti, bisogna riflettere fortemente
e seriamente perché, pur dovendo dire che le elezioni dirette del
Presidente della Regione sono un fatto sul quale io credo che non
ci siano dubbi che questo debba avvenire: collegio ordinario,
senza legge voto e costituzione che non possa farla modificare,
per tutto quanto riguarda il resto l'approfondimento non può che
essere rinviato ad una legge regionale dell'Assemblea regionale
nella sua piena autonomia di valutazione, di volontà, e quindi di
decisione.
E il dover fornire al Presidente dell'Assemblea, eletto dal
popolo, tutti gli strumenti di potere che lo pongono, sì è vero
al di fuori delle beghe del Palazzo e dell'Assemblea, ma nello
stesso tempo con un potere che deve esercitare per cinque anni in
termini dittatoriali, spesso e volentieri, mi fa pensare che la
compagine assessoriale che deve stare accanto all'assessore sia
un'emanazione diversa, forte anch'essa, e che dia all'Assemblea
regionale siciliana ruolo, non poteri, quello che hanno già
perduto tutti i consigli comunali della Sicilia e tutti i
consigli provinciali della Sicilia. Dove l'assessore nominato dal
sindaco non si presenta nei consessi, non risponde alle
interrogazioni, non colloquia con l'assemblea elettiva, eletta
dal popolo.
Altrimenti noi dovremmo fare una legge in cui si dice:
eleggiamo il presidente e il suo esecutivo e non eleggiamo più
l'Assemblea e così chi viene eletto esercita potere esecutivo e
legislativo; altrimenti svuotiamo l'Assemblea di qualsiasi
potere, di qualsiasi centralità, ed è un'Assemblea eletta
ugualmente dal popolo, nella sua sovranità e nella sua
considerazione di idee, di politica e di programmi.
E allora io ritengo davvero, e con forte predisposizione
dico queste cose e con molta convinzione, che non ci sono gli
steccati tra la maggioranza e l'opposizione per una legge del
genere, non ve ne devono essere tra partiti forti, che si
ritengono forti di numeri, né tra alleanze più o meno
sotterranee, perché oggi, se debbo dare un giudizio sulla destra
del Polo, io dico che questa legge che arriva anch'essa in
ritardo che non è stata attuata da un governo di centro-destra,
oggi sembrerebbe sollecitata fortemente dal centro-destra ma non
per realizzare la legge e quindi un'indicazione diversa, nuova
sulla quale dobbiamo parlare e discutere, confrontarci e poi
decidere insieme.
Insieme significa per me non al 60 per cento ma sfiorare il
100 per cento dell'Assemblea regionale stessa, dato che vogliamo
dare a questa legge il fumus della costituzionalità e quindi
della irreversibilità nel momento stesso in cui la chiediamo e
poi l'attuiamo, ma attenzione, io l'attenzione lo dico con forza
perché: che il governo cada, non cada, che abbia la maggioranza,
che non ce l'abbia, che sia presente in Aula, che agisca, è sulle
azioni che decidiamo la valutazione se questo governo va
sostenuto o meno, no su indicazioni ideologiche e preconcette e
pre-costituite. Allora la necessità è quella di comprendere che
il cavallo di Troia, posto all'attenzione dal cento-destra sulla
legge quasi a voler dire che Rete, Rifondazione, cossuttiani,
U.D.R., Popolari abbiano preoccupazioni diverse da quelle che poi
vengono espresse dal D.S, che è collima con Forza Italia e
Alleanza Nazionale e allora attenzione attraverso questa
indicazione o la votazione della legge può o non può cadere il
governo; questa è misera politica giornaliera che non puo'
assurgere a quel ruolo che la legge deve darsi, alle indicazioni
che vogliamo, alla inversione di tendenza che vogliamo dare a
governi stabili e forti, che non debbono essere collegati
all'attimo della conoscenza tra l'assessore e il deputato, per
cui poi si verifica che ci sono assessori che prendono 6 voti, da
parte della opposizione, in più di quelli che gli spettano dalla
maggioranza per il suo saper colloquiare con le esigenze
personalistiche dei singoli assessori.
E allora io direi che, in cambio di affrettarci ad una
cattiva legge o ad una legge che non abbia una maturazione
ulteriore, non da rinvio sine die (perché sarebbe assurdo e
sciocco) ma ad una attenzione maggiore perché possano essere
intanto rese costituzionali norme che si rendono necessarie, e
sulle quali c'è il larghissimo accordo quasi dell'intera
Assemblea, per esempio sull'elezione diretta del Presidente della
Regione.
Allora, si può modificare e dire che il Presidente della
Regione nomina gli Assessori all'interno dell'Assemblea e si
presenta con un programma e con una compagine che lo affianca, al
quale viene detto sì e no senza votazione segreta e senza gli
intrallazzi delle due buste infilate dallo stesso deputato non in
due momenti diversi, perché ha dimenticato, ma nello stesso
momento, perché dalla registrazione (che grazie a Siciliauno
abbiamo potuto osservare) il deputato non ha sbagliato soltanto,
ha infilato due buste nello stesso momento dentro l'urna per
invalidare l'elezione degli Assessori della Giunta Capodicasa.
E la preoccupazione ancora più forte, e mi avvio presto alla
conclusione, perché non c'è bisogno di grandi parole e di
ripetersi, è la preoccupazione di sentire parlare il deputato e,
mettiamo caso: il Presidente eletto dal popolo Provenzano, se
fosse stato eletto dal popolo sarebbe dovuto restare Presidente
della Regione per tutti i cinque anni. Un deputato, come Cintola,
dice: il tuo Governo ha revocato le nomine di sottogoverno del
Governo Graziano e l'onorevole Presidente Provenzano, con lo
stile ed il garbo che gli competono dalla voce ma non dai
contenuti che poi esprime, dimentica che nel processo verbale n.
4 della prima Commissione l'onorevole Fleres, membro del Governo,
a proposito dei pareri da dare alle nomine di sottogoverno fatte
dall'onorevole Graziano, testualmente dice "prende la parola
l'Assessore per la Cooperazione onorevole Fleres il quale
ribadisce che l'attuale Governo non si vuol far carico delle
richieste di parere pervenute da parte del precedente Governo
(Graziano), non intendendo assumersene la paternità politica e
pertanto non produrrà alcun atto integrativo che considera
assolutamente inutili nella logica del rigetto che in uno propone
alla Commissione".
Il Presidente Provenzano non può dimenticare che Fleres era
un membro del suo Governo, che in quella Commissione, in quel
preciso istante, c'era l'onorevole Tricoli Assessore al bilancio
e che sulle nomine fatte dal precedente Governo Graziano, non
solo invita la Commissione a bocciarle ma aggiunge "non vi do gli
elementi che avete chiesto perché io non revoco", dice
Provenzano e quindi da Presidente della Regione, con il garbo e
con lo stile che contraddistingue la sua vita, quella del passato
e quella del presente, esprime concetti seri, però dimenticanze
pure lui le fa e le fa grosse, perché se l'onorevole Fleres non
avesse parlato a nome del Governo allora significa che
Provenzano, che era Presidente del Governo che ha seguito quello
Graziano, avrebbe dato gli elementi richiesti dalla Commissione
per poter giudicare e dare il parere sui Consigli di
Amministrazione nominati da Graziano.
Allora, se ci vogliamo fermare a pensare a un Presidente che
deve stare con pieni poteri, eletto dal popolo, immutabile ed
invariabile, per poi consentire gli strafalcioni, le piccole
bugie, i sofismi cattedratici da professore universitario, quando
invece andando nel concreto, nel concetto reale il discorso
tranquillo e sereno era quello che è stato detto e che ripeto:
che quelle nomine fatte dal precedente Governo furono bocciate
dal Governo Provenzano proprio perché non erano state fatte
dall'organo che in quel momento governava la Regione siciliana,
io dico attenzione, quindi, a dare ancora poteri estremi a
presidenti che poi rispettano solo logiche di partito, così come
è stato fatto dal governo Provenzano e dal governo Drago, nei
confronti dei consigli di amministrazione degli enti sottoposti
alla tutela e al denaro pubblico che la Regione elargisce.
Ecco perché io confermo che questa legge, importare com'è,
non possa essere definita nella presente sessione, che debba
essere rinviata a un approfondimento serio, che serva a tentare
una inversione di tendenza, dando stabilità ai governi, dando
certezze che nel segreto dell'urna non si confondano né schede né
schedine, né rapporti interpersonali tra assessori e deputati,
non svuotando l'Assemblea ed anzi avvertendo la necessità di una
modifica forte per quanto riguarda la elezione di sindaci e di
presidenti della provincia che debbono essere obbligati quanto
meno a presentarsi con la loro squadra che resta immutabile come
immutabile è il Presidente della provincia e il sindaco stesso,
in maniera tale da evitare che si faccia un padrone e poi dei
vassalli del padrone in dispregio delle assemblee elettive
comunali, provinciali e regionali che non avrebbero più motivo di
esistere se non per elargire stipendi ai quali non si fa onore
con il lavoro che non riusciamo a fare al servizio della gente.
Perché essere presenti in Aula, come in questo momento, in
dieci deputati di fronte ad un problema così importante, del
quale, guai se non si fa, guai se non si fa subito la proroga
della commissione speciale, guai se non si utilizzano momenti che
servono invece, importantissimi anche quelli, alle variazioni di
bilancio, all'approvazione del bilancio provvisorio, a definire
la legge sulla dismissione degli enti e che ci vedono invece fare
un dibattito con gli assenti, un dibattito con la gente che dice
che è importante però se ne sta in altro luogo, non a
interloquire, a proporre, a dare il proprio contributo di idee,
di parole e di valutazione.
Allora, io dico che è necessario cercare un momento diverso,
che non sia quello delle 48 ore prima del Natale, di tentare non
un accorgimento parolaio, ma effettivo, forte, dando atto alla
Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano di avere
finalmente portato in Aula un disegno di legge-voto sul quale
incardinare una legge, una volontà, una idealità, una modifica.
Non si può votare più con la stessa legge con la quale questa
Assemblea è stata formata.
Deve essere modificata, e non si può aspettare l'ultimo
giorno per non farla e per ripetere quello che la precedente
Assemblea ha fatto. Ma c'è già un disegno di legge nazionale,
che è valido in tutta Italia, il famoso "Tatarellum" che ha pure
dato e dà possibilità reali di voto e di espressione che se è
valida in Italia non capisco perché non possa essere valida in
Sicilia.
Allora, io ritengo - e concludo - che ci sia la necessità di
appellarsi non all'eroismo etico di ogni singolo deputato, ma io
dico che c'è da appellarsi alla necessità urgente e cogente di
eliminare gli steccati delle contrapposizioni frontali, di
eliminare dalle discussioni in democrazia frange che si vogliono
porre a tutti i costi contro o a tutti i costi a favore e
riprendere un dialogo, in Assemblea adesso, perché questa
legge-voto vada avanti con i presupposti di lealtà e di legalità
e non guardando alle posizioni politiche e non guardando agli
steccati o alla caduta dei governi o delle maggioranze, alla
distribuzione all'interno e del gruppo di centro-destra e del
gruppo di centro-sinistra di trasversalismi che possano alla fine
non rendere al soggetto-oggetto, tema del disegno di legge-voto
da inviare al Parlamento, in cambio di dargli la sostanza della
volontà forte di modifica e di attuazione di principi legalitari
per inversioni di tendenza serie, farlo scadere - come dicevo
all'inizio - a famoso "cavallino di Troia" per cercare di
scardinare una maggioranza che inizia composita, con forze che
non hanno avuto grossi colloqui nel passato di intendimenti
univoci.
E in cambio di fare un servizio, quindi, alla volontà di
innovare e di trovare soluzioni di stabilità per i governi che
vengono, ci sono piccole, assurde attenzioni al tentativo dello
scardinamento della maggioranza e non alla volontà di fare una
legge voto che possa avere il maggior consenso possibile
dell'Assemblea, quasi all'unanimità dicevo, se vogliamo dare una
spinta forte, se vogliamo dire che la legge, già é una legge
voto, se poi gliela portiamo con 58, 52, 51 deputati che votano,
avrà ancora minore importanza, non avrà la validità di un
consenso che bisogna cercare largo, reale, per cose vere,
guardando all'esperienza di quello che é avvenuto e tentando di
innovare, quindi, con concreta valutazione che possa dare un
disegno legislativo e costituzionale da approvare per invertire
tendenze, per cercare di rispondere alle esigenze della gente,
facendo sì che un governo inizi ed abbia anche la possibilità di
essere un governo di legislatura, per potersi porre - e qua io
concludo - gli obietti che, ad esempio, ho visto esporre al
Governo Provenzano nel momento in cui andava ad insediarsi, che
mi hanno fatto credere, dall'opposizione, ad una volontà forte e
innovatrice, di spese che non dovevano essere più inutili, e che
però, contrariamente alla volontà dello stesso Provenzano e del
suo esecutivo, poi ala fine in Aula non é stato capace di
raggiungere quei risultati che si era prefisso.
E ha cercato l'inciucio, che é avvenuto in Aula,
costantemente, con quella cupola che in Aula c'era, continua ad
esserci; per cui gli emendamenti arrivano ed una maggioranza che
non é maggioranza ha necessità dell'opposizione; la quale pone
gli stessi termini, non un buon governo ed il risultato del buon
governo, perché altrimenti avrebbe già perduto il suo essere
opposizione, però perdendo in ogni caso lo spirito di servizio al
Paese.
Per cui al governo di centro destra si é opposta una
sinistra in quest'Aula che ha tentato in tutti i modi, certo
democratici e leali, di essere in contrapposizione per servire
non il Paese ma la propria parte politica; e di converso, nel
momento stesso in cui i governi di centro destra, i due che si
sono succeduti, Provenzano e Drago, vedono alla presidenza e
quindi al governo, un governo di centro sinistra, ripetono
pedissequamente quanto hanno lamentato nel periodo in cui hanno
governato: di avere un'opposizione preconcetta con la quale
bisognava discutere prima di arrivare in Aula, perché i disegni
di legge, o del governo o dei deputati, arrivati in Aula, avevano
bisogno dell'imprimatur della cupola dell'Assemblea regionale
siciliana.
E adesso ci troviamo a parti invertite a fare dibattiti che
durano per ore, parlandoci addosso, con gli stessi termini,
ripetendo per 45 minuti cose che possono essere dette in 20,
perché c'é la necessità di opporsi per l'opposizione, governare
per il governo, ed intanto di inciuciarsi per non realizzare.
Io dico che bisogna, quindi, su questa legge ponderare,
evitare le facili corse, ed avere il senso di responsabilità
serio, sereno, forte perché non é una legge come tante altre. C'é
la necessità di accorpare il maggior numero di consensi e quindi,
per avere il maggior numero di consensi in Aula, la maggiore
possibilità di approfondimento, di serena valutazione, di forte
intuizione, con lo spirito di servizio che ci viene chiesto e che
non sempre siamo in grado di dare, ahimè mestamente, perché non
riusciamo a fare fino in fondo quello che è il nostro dovere di
rappresentanti di un popolo che spera in inversioni di tendenze e
che ottiene quasi sempre gli stessi risultati negativi.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.30.
(La seduta, sospesa alle ore 13.45, è ripresa alle ore 19.25)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE
NN. 2-94-144-152-177-705-758-NORME STRALCIATE/A.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, si riprende l'esame del disegno di legge
nn. 2, 94,144,152,177,705,708,758 norme stralciate/A, la
cosiddetta legge-voto, che si era interrotto nella seduta
antimeridiana di oggi, in fase di discussione generale.
E' presente il Vicepresidente della Regione.
Invito i componenti la Commissione speciale per la riforma
dello Statuto e le riforme istituzionali a prendere posto
nell'apposito banco.
Onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare gli onorevoli
Bufardeci, Pagano, Ortisi, Beninati, Leontini, Scalici, Nicolosi,
Costa, Spagna, Mele, Speziale, Croce, Martino, Cintola, Granata,
Briguglio, Calanna, Ricevuto.
Trovo iscritti nell'elenco anche l'onorevole Calanna e
l'onorevole Ricevuto che lo hanno chiesto dopo che avevamo
dichiarato chiuse le iscrizioni a parlare.
Li iscriviamo di impegno - come suol dirsi - alla
discussione dell'articolo 1.
ZANNA. Anche io, Signor Presidente, ho appreso solo
stamattina della chiusura delle iscrizioni a parlare.
PRESIDENTE. Poichè è in corso una riunione, vorrei pregare i
capigruppo degli schieramenti di dare un suggerimento alla
presidenza su come atteggiarsi....
Presidenza del presidente Cristaldi
SULL'ORDINE DEI LAVORI
ZANNA. Chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che un
po' tutti noi stiamo sottovalutando l'importanza di questa
discussione. Però, siccome non possiamo....
PRESIDENTE. Tranne il Presidente e quelli che sono presenti.
ZANNA ... il Presidente è molto sensibile al tema delle
riforme. Stamattina ho letto sui giornali le sue prese di
posizione. Però, siccome non possiamo rimanere appesi a questa
discussione in eterno, ritengo che il metodo più corretto e
giusto di procedere sia quello di chiamare i parlamentari ad
intervenire e qualora non siano in Aula decadono e si va avanti
per concludere questa discussione in tempi accettabili, visto che
il Parlamento è chiamato a responsabilità non di poco conto.
PRESIDENTE. Accolgo parzialmente la sua richiesta, nel senso
che mi comporterò secondo quanto da lei richiesto ma sospendo la
seduta per dieci minuti al fine di consentire agli uffici di
notificare la decisione della Presidenza.
MORINELLO, assessore per i beni culturali e ambientali e
la pubblica istruzione. Ma se c'è una riunione in corso.
PRESIDENTE. Non dobbiamo certo apprendere dai commessi notizia
delle riunioni in corso. La decisione è presa.
La seduta è sospesa per dieci minuti. Vorrei invitare i
capigruppo o i rappresentanti dei gruppi a sollecitare i deputati
del rispettivi gruppi a decidere se intendano intervenire o meno.
(La seduta, sospesa alle ore 19.25, è ripresa alle ore 19.45)
La seduta è ripresa.
SULL'ORDINE DEI LAVORI
CIMINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, considerato che il Governo
attraverso gli organi di stampa ha avuto delle posizioni
fortemente contrastanti sul disegno di legge riguardante il Parco
archeologico di Agrigento, considerata la gravità della
situazione agrigentina segnalata non da me, ma da Sua eccellenza
il prefetto, dal vescovo e dal sindaco, intervengo per alcune
precisazioni sul su citato disegno di legge, esitato dalla V
Commissione legislativa di cui sono Presidente, forse ancora per
poco, e per chiedere in questa sede di potere incaricare, per il
ruolo che riveste la Presidenza dell'Assemblea, nella sua
autorevolezza ed autorità, di intervenire affinchè si possa avere
una linea coerente da parte del Governo stesso.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di sospendere la seduta
vorrei invitare il vicepresidente della Regione - se lo ritiene -
alla ripresa dei lavori, fissata per le ore 21.00, di fare una
breve comunicazione all'Aula a nome del Governo.
DRAGO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DRAGO. Signor Presidente, mi permetto di sottoporre alla sua
attenzione e a quella del Governo la necessità di capire come si
andrà avanti questa sera, stanotte, domani, perchè da ciò che
risulta è che praticamente difficilmente si riuscirà a completare
tutto ciò che è all'attenzione dell'Aula nell'arco di poche ore.
Poichè veniamo già da due nottate di lavoro e se si pensa che
comunque non ce la facciamo entro mezzanotte (perché mi pare che
entro mezzanotte comunque dobbiamo chiudere perché questo era
l'accordo tra la maggioranza, tra i capigruppo), anziché fare
nottate inutili o perdere ulteriori ore inutili mi permetto di
suggerire di delegare la Commissione 'bilancio' a lavorare e
stabilire che si possa tenere seduta fra qualche giorno, il 29 o
il 30 dicembre; d'altronde abbiamo lavorato anche il 19 agosto.
PRESIDENTE. La Presidenza non lo consentirà: per Natale si è
bloccata la guerra in Medio Oriente e si blocca anche l'Assemblea
regionale siciliana
DRAGO. Anche dopo l'Epifania. Signor Presidente, l'importante
è che non facciamo la nottata inutilmente.
PRESIDENTE. Onorevole Drago, prendo atto anche delle sue
dichiarazioni ma non mi pare, comunque, che siano ostative a
consentire il completamento della riunione in corso; la ringrazio
per la considerazione e anche per le sue valutazioni. Alla
ripresa dei lavori io penso che una rapida ricognizione potrà
consentirci di sapere che cosa dobbiamo fare. Vorrei pregare i
deputati di attrezzarsi adeguatamente per dare delle risposte
alle considerazioni che sono state fatte.
Onorevoli colleghi, per consentire alla I Commissione
legislativa di riunirsi alle ore 20.00, la seduta è sospesa e
riprenderà alle ore 21.00.
(La seduta, sospesa alle ore 19.52, è ripresa alle ore 21.06)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, siamo alla discussione
generale del disegno di legge-voto. Dobbiamo decidere il da
farsi.
SULL'ORDINE DEI LAVORI
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo
sull'ordine dei lavori perché ritengo che, a questo punto,
sarebbe utile, visto che abbiamo soltanto questa nottata davanti
per potere concludere alcuni disegni di legge importantissimi,
quali le variazioni di bilancio e l'esercizio provvisorio e dare
il voto finale sullo scioglimento degli enti economici regionali.
Le chiederei il prelievo del punto riguardante la legge sulle
variazioni di bilancio.
PRESIDENTE. Viene richiesta da parte dell'onorevole Speziale
la sospensione della discussione generale sul disegno di
legge-voto e il prelievo del disegno di legge n. 840/A,
"Integrazione del fondo dei Comuni di cui all'art. 11 della legge
regionale 30/03/1998 n. 5. Realizzazione di progetti di utilità
collettiva e disposizioni finanziarie urgenti", posto al numero
1) del III punto dell'ordine del giorno.
DRAGO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DRAGO. Signor Presidente, onorevoli colleghi non mi pare
che la proposta dell'onorevole Speziale, così come è stata
formulata e in un momento tra l'altro in cui i gruppi
parlamentari tutti non sono nella possibilità di esprimersi, in
quanto, tra l'altro, proprio la prima Commissione, Signor
Presidente da lei autorizzata, si sta pronunciando sul disegno di
legge relativamente alla proroga della Commissione Statuto.
Ma il dibattito che c'è in prima Commissione -io vengo da
lì - mi pare vada nella direzione opposta rispetto alla proroga
della Commissione. Nel senso che non ci sarà la proroga, questo
disegno di legge non sarà esitato dalla Commissione e quindi non
potrà essere esitato dall'Aula con il risultato che noi non
potremo, all'inizio del nuovo anno, continuare la discussione sul
disegno di legge-voto al quale, invece, per quanto mi riguarda e
per come tra l'altro preannunciato dal Presidente della Regione
poco fa in un colloquio con i giornalisti per fine d'anno, è
stata data assoluta priorità.
Pertanto io, invece, Signor Presidente, riterrei opportuno
di continuare e fare in modo di completare il disegno legge-voto
e poi le variazioni di bilancio, continuare così come era stato
stabilito, proprio per l'esito dei lavori della prima
Commissione, perché se noi avessimo il disegno di legge pronto
per la proroga della Commissione allora l'accoglimento della
proposta dell'onorevole Speziale potrebbe anche vederci
d'accordo.
PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole Speziale non ci
sono altri interventi?
GRANATA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
GRANATA. Signor Presidente, credo di dovermi associare
anch'io alle cose dette dall'onorevole Drago, anche perché,
debbo dirlo subito, senza timore di infingimenti, facendo anche
un'operazione-verità, mentre in prima commissione l'atteggiamento
di alcune forze della maggioranza, a partire dai democratici di
sinistra, è legato ad un percorso che vuole fare approdare la
legge voto alla discussione in Aula, quindi dando alla stessa
l'importanza della cornice che merita. In prima Commissione si
sta realizzando, in maniera plastica, un meccanismo di
boicottaggio della proroga della Commissione, perché attraverso
il boicottaggio della proroga della Commissione Statuto, si vuole
impedire alla legge-voto di approdare in modo definito al voto di
quest'Aula e far partire quella stagione delle riforme che
giustamente il Presidente Capodicasa, nella sua conferenza di
fine d'anno - non so come definirla - ha voluto indicare come
punto qualificante dell'azione, non tanto di questo Governo
quanto dell'intero Parlamento.
Noi riteniamo che in questo preciso momento, in cui si sta
cercando in prima Commissione di creare una demarcazione, quanto
meno verbalizzata, su chi sta alle regole, quindi alla necessità
di portare a compimento un percorso che è stato già avviato,
oppure su chi sta cercando, con tutti i mezzi e gli strumenti, di
boicottare questo percorso di ordine legislativo.
Quindi riteniamo che concludere la discussione sulla legge
voto, per l'importanza che questa riveste, alla luce che quello
che lei, onorevole Presidente Cristaldi, ha inteso dichiarare
alla stampa, che giustamente ha voluto dare un invito a questo
Parlamento a far partire davvero e finalmente la stagione delle
riforme, credo che sia impossibile riaprire discussioni su altri
disegni di legge, se prima non si capisce, non soltanto nel
Parlamento regionale, ma nell'intera opinione pubblica siciliana,
chi è che per mesi ha discusso di riforme, chi le riforme le
vuole fare, chi vuole riformare lo Statuto; chi vuole
modernizzare le regioni, chi vuole restare fermo al vecchio
modulo e modello, chi sta dando i frutti che tutti vediamo in
questa dodicesima legislatura.
Quindi, in questo senso, credo sia impossibile qualsiasi
percorso alternativo a quello relativo al completamento di una
discussione su una legge fondamentale importante e strategica
perché questo metterebbe al di là e al di sopra di una nostra
intenzione - nella volontà almeno di chi parla e credo anche di
molti parlamentari che credono alla necessità immediata delle
riforme - di avere un atteggiamento conseguenziale in Aula su
tutti gli altri disegni di legge.
Quindi, credo che sia importante, questa sera fare in
Parlamento, di fronte all'opinione pubblica, di fronte alla
stampa siciliana, una operazione-verità. Capire quali sono le
porzioni di questo Parlamento che vogliono restare ancorate a un
modello politico, vecchio e superato dai fatti, capire
proporzionalmente queste forze che cosa rappresentano in termini
proporzionali nella realtà siciliana e capire se questo Governo,
se questa maggioranza e se quelle forze dell'opposizione che, con
in testa l'onorevole Provenzano, si sono intestate dall'inizio
dei questa legislatura il compito di modernizzare la Regione
siciliana, possono trovare un asse di collegamento parlamentare
per farla finire, una volta per tutte, con questi piccoli giochi
di boicottaggio e di ricatto.
Questo, quindi, è un livello di demarcazione tra quello che
si deve fare, che si potrà fare anche questa sera, perchè
altrimenti ritengo che non ci sia spazio per fare assolutamente
nulla; e non dovreste nessuno venire a dire che siamo
irresponsabili verso provvedimenti che siamo i primi a renderci
conto che sono indispensabili, come quello relativo all'esercizio
provvisorio.
Noi possiamo discutere su tutto. C'è un disegno di legge
incardinato, a cui abbiamo attribuito valenza strategica e
fondamentale. Il comportamento complessivo, onorevole Presidente,
non solo del Parlamento, ma soprattutto per ciò che abbiamo visto
con i nostri occhi, in prima Commissione, è qualche cosa che si
commenta da solo.
Credo che se i siciliani avessero potuto assistere alla
verbalizzazione degli interventi fatti in prima Commissione, si
renderebbero conto di chi realmente si muove in una direzione e
chi in un'altra. Fermo restando il diritto di alcune forze che,
culturalmente, politicamente, che da sempre si sono espresse in
piena coerenza in difesa del sistema proporzionale.
Io non mi meraviglio dell'atteggiamento che ha avuto in
Commissione l'onorevole Forgione, perché fa il suo lavoro
politico. Non mi meraviglio di quello che sostiene l'onorevole
Di Martino in prima Commissione, perché fa il suo lavoro
politico; mi meraviglio di una larga fascia di ipocrisia
politica da parte di quelle forze, di quei rappresentanti che
dovrebbero rappresentare un'area che comunque vuole avviare un
processo di riforme di questa Regione e che non lo fa.
Allora, su questo, questa operazione-verità va fatta, ma non
va fatta in prima Commissione, va fatta in Parlamento, o comunque
va fatta in una sede politica autorevolissima alla presenza del
Presidente di questo Parlamento.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole
Speziale, tendente a sospendere la discussione generale sul
disegno di legge voto e prelevare il disegno di legge 840/A.
Il parere del Governo?
SPEZIALE. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Intervengo, signor Presidente, soltanto per
precisare agli onorevoli colleghi che nel corso dei lavori della
prima commissione, avendo partecipato nella prima parte, avevo
chiesto il prelievo del punto che riguardava la possibilità che
la commissione Statuto venisse prorogata.
In quel momento si stava discutendo del disegno di legge sui
gruppi parlamentari, che era abbastanza importante si è ritenuto
di soprassedere, tante che si è dovuto far slittare i lavori.
Pertanto, io sono dell'avviso che, in ogni caso il
Parlamento debba affrontare le questioni inerenti alla riforma
dello statuto, la legge voto e, per quanto ci riguarda, i
democratici di sinistra riconfermano l'impegno già assunto nei
lavori della commissione e sono disponibili anche a riconvocare
la commissione già dal 28 e il 30 per riconfermare il proprio
orientamento che è quello di andare avanti.
Tuttavia stasera avevo chiesto il prelievo del punto
all'ordine del giorno riguardante le variazioni, perché ritengo
che siano fondamentali, per il fatto che noi possiamo dotarci di
uno strumento finanziario, procedere immediatamente dopo alla
possibilità di discutere l'esercizio provvisorio, il voto
sull'esercizio provvisorio che non pregiudica assolutamente la
possibilità che il Parlamento vada avanti nell'esame del disegno
di legge voto, e la possibilità che il Parlamento possa prorogare
anche dopo il 31 dicembre - questo lo assumiamo noi formalmente
come impegno per quanto riguarda la parte politica che io
rappresento - anche dopo la possibilità di prorogare la
commissione per lo statuto.
CAPODICASA. presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, io credo che sia noto a tutti che
l'approvazione della legge voto debba avvenire nei modi e nei
tempi che quest'Aula concorderà.
Ritengo, infatti, che non sia il caso, in una materia così
delicata, forzare gli intendimenti, le posizioni di ogni
singolo gruppo parlamentare; si tratta di materie delicatissima
e il modo come ci presentiamo al Parlamento nazionale, tra i modi
di presentarsi c'è anche il coinvolgimento, il livello di
coinvolgimento dei gruppi parlamentari all'Assemblea, è decisivo
anche ai fini di una nostra credibilità e di un buon
proseguimento dell'iter parlamentare del disegno di legge.
Allora questo è quella che io considerò una condizione; un
disegno di legge di questa natura ha bisogno di un conforto
largo, più largo possibile ed io per più largo possibile intendo
che vada ben oltre i confini di una maggioranza.
Per questa ragione considero importante il ruolo che ha
avuto la Presidenza della commissione, nella persona
dell'onorevole Provenzano, il quale è un convinto sostenitore del
disegno di legge, un parlamentare che da Presidente ha diretto-
devo dire con determinazione - ma anche con duttilità i lavori di
quella commissione, lo posso testimoniare da ex componente della
commissione.
Ragione per cui mi sembrerebbe giusto, corretto, che il
disegno di legge venga condotto in porta dalla commissione
presieduta dall'onorevole Provenzano. Però questo, a mio parere,
significa che ora subito noi possiamo definire quali sono i
passaggi di questo percorso, perché a me sembra del tutto
irrealistico pensare che nella serata di oggi, questa sera, che
conclude, dovrebbe concludere la sessione autunnale, noi possiamo
compiere tutti gli atti parlamentari che conseguono da
un'orientamento, che ha bisogno comunque di un passaggio di
verifica.
Pertanto l'idea che io avanzerei, signor Presidente,
considerato che il testo del disegno di legge non può completarsi
entro la serata di oggi, per ovvie ragioni, e che forza di cose,
per ragioni regolamentari, direi perfino, dobbiamo trasferirlo
alle prime sedute successive alla pausa festiva, si tratta solo
di discutere politicamente di questa eventualità.
Adesso il capogruppo dei Democratici di Sinistra ha dato la
propria disponibilità in quanto Gruppo, io credo che la
maggioranza, in quanto tale, può anche assumere un impegno in
questa direzione, ovviamente il tutto compatibilmente con i tempi
ed i ritmi che il regolamento e la pausa festiva ci impongono.
Se c'è convinzione da parte di tutti io credo che noi
possiamo procedere con il disegno di legge sulle variazioni di
bilancio, che ha dei tempi obbligati ed anche programmare
perfino, in una Conferenza dei capigruppo, se si rendesse
necessario, se non bastasse questo pronunciamento d'Aula, il
percorso da seguire successivamente per dare compimento a quanto
già l'Aula ha iniziato con la discussione introdotta dal
Presidente della Commissione sul testo che abbiamo in esame.
Quindi, in questo senso io ritengo che possa intervenire un
accordo, non vedo la ragione per la quale debba aprirsi una
discussione che avrebbe già dovuto trovare, non solo per le
dichiarazioni formali ma anche per quelle informali,
l'assicurazione che da parte della maggioranza non si intende
compiere alcuna forzatura, tanto più che siamo nel vivo di questa
discussione, non siamo né in una fase precedente di elaborazione
ma siamo proprio nel corso dell'iter parlamentare direttamente
approdato in Aula.
Quindi, signor Presidente, se c'è l'accordo dell'Aula io
penso che potremmo proseguire con le variazioni di bilancio e
concordare poi il modo come il successivo dibattito parlamentare
si potrà organizzare.
PRESIDENTE. Desidero, come Presidente di quest'Assemblea, fare
una precisazione.
Il termine ultimo, a parere del Presidente dell'Assemblea,
entro il quale scadeva il mandato della Commissione per la
riforma dello statuto, è legato al completamento del lavoro della
stessa Commissione.
Anche se il disegno di legge dovesse essere trattato
dall'Aula in data successiva al termine ultimo, la stessa
Commissione per la riforma dello statuto è abilitata in Aula a
difendere il lavoro che ha predisposto. Quindi, non ci sono
pericoli di sorta circa il fatto che scada il termine ultimo
della Commissione.
L'eventuale proroga riguarderebbe un ulteriore mandato da
dare alla Commissione per approfondire altre tematiche
all'interno dello statuto. Questo per rasserenare gli animi
dell'intero Parlamento.
Pongo in votazione ...
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ha già espresso il suo parere lei. Non si può più
intervenire.
FORGIONE. Avevo chiesto prima di parlare.
PRESIDENTE. Lei l'aveva chiesto quando già eravamo in fase di
votazione. Lei avrà possibilità di parlare subito dopo.
Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Speziale di
prelievo del disegno di legge numero 840/A.
GRANATA. Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Non si può perchè il regolamento tassativamente
prescrive, onorevole Granata, che per questo tipo di votazione si
procede per "alzata e seduta" e quando si vota per "alzata e
seduta", come prescrive il regolamento, non è possibile la
verifica del numero legale.
Chi è favorevole alla proposta dell'onorevole Speziale resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del presidente Cristaldi
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE: "INTEGRAZIONE DEL FONDO DEI
COMUNI DI CUI ALL'ARTICOLO 11 DELLA LEGGE REGIONALE 30 MARZO
1998, n. 5. REALIZZAZIONE DI PROGETTI DI UTILITA' COLLETTIVA
E DISPOSIZIONI FINANZIARIE URGENTI" (N. 840/A) (SEGUITO)
Si riprende, quindi, l'esame del disegno di legge
"Integrazione del fondo dei Comuni di cui all'art. 11 della legge
regionale 30/03/1998 n. 5. Realizzazione di progetti di utilità
collettiva e disposizioni finanziarie urgenti" (840/A), posto al
numero 1) del III punto dell'ordine del giorno, il cui esame era
stato interrotto nella seduta numero 209 del 22 dicembre 1998,
dopo la chiusura della discussione generale, con il passaggio
all'esame degli articoli.
Invito i componenti la II Commissione legislativa permanente
'Bilancio' a prendere posto nell'apposito banco.
Invito il deputato segretario a dare lettura dell'articolo
1.
TURANO, segretario:
<< Art. 1.
1. Il fondo per i comuni previsto dall'articolo 11 della
legge regionale 30 marzo 1998, n. 5 (capitolo 18712) è
incrementato per l'anno 1998 di lire 44.131 milioni, di cui
lire 22.000 milioni sono riservate ai comuni con popolazione
non superiore a 10.000 abitanti ad integrazione della quota
ordinaria attribuita.
2. Una ulteriore quota di 1.600 milioni è attribuita ai
comuni colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990
individuati dal DPCM del 16 gennaio 1991 per le stesse
finalità di cui al quarto comma dell'articolo 144 della legge
regionale 1 settembre 1993, n. 25. La ripartizione delle
somme da parte dell'Assessore regionale per gli enti locali
avverrà proporzionalmente al fabbisogno accertato e
documentato dagli stessi comuni.
3. All'onere relativo si provvede mediante riduzione degli
importi indicati a fianco di ciascuno dei seguenti capitoli:
capitolo importo
(in milioni di lire)
50379 2.256
54006 2.001
54105 586
64994 1.876
70805 21.633
75001 360
76003 1.474
76101 315
85657 1.101
85807 2.064
87003 9.436
87101 1.029
------
Totale 44.131
4. Per l'esercizio finanziario 1998 le spese autorizzate
ai sensi del combinato disposto dell'articolo 152 della legge
regionale 1 settembre 1993, n. 25 e degli articoli 4 e 10
della legge regionale 8 maggio 1998, n. 7, sono ridotte degli
importi indicati a fianco di ciascuno dei capitoli di cui al
comma 3.>>
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati
gli emendamenti 1.1 a firma Tricoli-Stancanelli; 1.9 a firma
Fleres ed altri; 1.14 a firma Costa ed altri; 1.2 a firma
Tricoli-Stancanelli; 1. 3 a firma Tricoli-Stancanelli; 1.10 a
firma Fleres ed altri; 1.8 a firma Fleres ed altri; 1.7 a firma
del Governo; 1.11 a firma Fleres ed altri; 1.4 a firma
Tricoli-Stancanelli; 1.5 a firma Tricoli-Stancanelli; 1.6 a firma
Tricoli-Stancanelli; 1.12 a firma Fleres ed altri (allegati al
presente resoconto).
TRICOLI. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, impiegherò
meno dei dieci minuti che sono previsti dal Regolamento. Credo
che un problema che in questa circostanza ancora non si è posto è
una risposta che dovrebbe dare non è avvenuta ed è quella
riguardante circa 15 miliardi per le province regionali relative
alla gestione dei licei linguistici, è in un impegno che il
precedente Governo aveva preso, che erano inserite nella
variazione di bilancio del 1997 e che successivamente furono poi
impugnate dal Commissario dello Stato, motivo per il quale si
vanificarono. Questi 15 miliardi capisco che in questo momento ci
possa essere un problema di ordine finanziario, motivo per il
quale il Governo, nella valutazione poi che farà degli
emendamenti possa non ritenere di dovere in questo momento
accogliere gli emendamenti presentati dal sottoscritto.
Desidero, però, annunciare che sarei eventualmente disposto
a ritirare l' emendamento che riguarda i 15 miliardi delle
province a condizione che il Presidente della Regione si impegni
di fronte al Parlamento che nella prossima legge finanziaria nel
prossimo anno questi 15 miliardi che riguardano appunto il 1997
vengano inseriti. Ripeto, che si impegni nei confronti del
Parlamento perchè si è già impegnato nei confronti dell'Unione
regionale delle province siciliane ed ho letto recentemente nel
bollettino (che il Presidente molto solertemente ci invia ogni 15
giorni) che già il Presidente della Regione, con i Presidenti
delle Province regionali si è impegnato.
Quindi, poichè riteniamo che sia più che attendibile ciò che
in questo bollettino vi è scritto, chiedo al Presidente della
Regione o all'Assessore al bilancio di impegnarsi di fronte al
Parlamento affinchè nel prossimo esercizio finanziario vengano
trovati i 15 miliardi del 1997 che erano stati scritti tra
l'altro nei bilanci delle province e che poi non furono erogati.
Per quanto riguarda la questione del 20 per cento io non
insisto ma ho il dovere, appunto, di precisare quali furono i
motivi della mia iniziativa, del mio intervento la volta scorsa
in tema di discussione generale. In riferimento alla questione
del 20 per cento delle entrate tributarie dei comuni, vorrei
sottolineare che quando questa norma, così come è stata
estrapolata mi pare dalla legge n. 5 o dalle legge n. 6, fu
scritta dal nostro Governo, era una norma che non aveva ancora le
riserve a favore dello Stato (il decreto 3 maggio del Ministro
del Tesoro non era ancora stato pubblicato). Motivo per il quale
vorrei sottolineare che le riserve, al netto delle quali questo
20 per cento deve essere considerato, ammontano a 560 miliardi
548 milioni.
Ciò lo voglio dire perché la norma che recita 'al netto
della devoluzione dell'IRAP' deve recitare anche 'al netto della
devoluzione allo Stato per le riserve 1997', perché altrimenti
se noi prendiamo il consuntivo 1997 così come è previsto dalla
norma che dice, appunto, che le entrate accertate nell'esercizio
ammontano a 10.947 miliardi, abbiamo un dato falsato dal fatto
che di questi 10.947 miliardi, 560 miliardi 548 milioni non
spettano alla Regione siciliana, quindi il dato dei 10.947
miliardi deve essere decurtato di 560 miliardi 548 milioni che è
il netto delle riserve a favore dello Stato. Quindi non soltanto
al netto della devoluzione IRAP ma altresì al netto delle riserve
a favore dello Stato.
In ultimo, volevo dire che la norma riguardante i 75 milioni
sono per l'ingresso del Centro nell'Organizzazione Mondiale della
Sanità che ha una rilevanza tale per cui credo che debba essere
riconsiderata la decurtazione che fu fatta a favore del Centro
ustioni di Palermo in sede di legge finanziaria del 1998.
CROCE. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento a mia
firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, io intervengo sull'emendamento che abbiamo
presentato all'articolo 1, e soprattutto per la soppressione del
comma 1, perché coerentemente con quanto detto precedentemente
nell'intervento sulla discussione generale, non condividendo la
manovra, quindi tutto l'articolo 1, è chiaro che qui nasce il
problema. E allora, la soppressione del comma 1, per quanto
riguarda il fondo per i comuni previsto all'articolo 11 della
legge regionale n. 5 del 1998 che è incrementato per il 1998 di
44 miliardi 131 milioni, a mio avviso non realizza una politica
intesa a creare un equilibrio. Non credo che l'articolo 1, e in
modo particolare il comma uno, è finalizzato a qualcosa di molto
chiaro. Perchè dico di molto chiaro? Perchè qui non si evince la
vera proposta che il Governo intende fare nel dare ai comuni
queste risorse, togliendole soprattutto su capitoli dove c'era
già stata una indicazione e quindi già una legge che consentiva
la possibilità di realizzare la legge 5 che, abbiamo ricordato
tante volte in quest'Aula, serviva soprattutto a realizzare opere
importanti di completamento, opere produttive. Quindi, si
continua sulla vecchia logica di dare soldi ai comuni, senza
finalità e senza una chiara visione programmatica.
Ecco perchè si chiede la soppressione del comma uno. Non è
soltanto un problema del comma uno, stiamo parlando dell'articolo
1 e comma uno, ma tutta la manovra è chiaro che risente di questa
indicazione che il Governo ha voluto dare soprattutto al comma
uno, realizzando e recuperando risorse importanti provenienti da
una legge di questo Parlamento, dove questi soldi dovevano
servire a realizzare un momento di equilibrio dal punto di vista
delle opere che sono quelle su cui noi abbiamo allora discusso,
nel momento in cui si parlò proprio di questa legge: di togliere
il 50 per cento dei ribassi d'asta e realizzare un fondo
regionale per finanziare, appunto, opere importanti.
Ecco perchè il problema del comma uno e la soppressione del
comma uno è, a nostro avviso, indispensabile per modificare tutta
la manovra. Questo è l'inizio di una idea che vede poi nel
percorso il fallimento della manovra di questo Governo, perchè
qui nasce un vero problema e nasce soprattutto una condizione
difficile di questo Governo, nel resistere a tutti i costi
realizzando momenti su momenti. Ma non vedo, per esempio, ancora
il Governo presentare l'esercizio provvisorio, non vedo il
Governo attestarsi su una politica che dà serenità e che mette il
Parlamento in una condizione favorevole per lavorare.
Abbiamo realizzato soltanto ritardi. Questa sera siamo
ancora qui a discutere sull'articolo 1 del disegno di legge n.
840, e al primo comma, ripeto, realizzando ritardi notevoli e
quindi la difficoltà del Governo è comprensibile dal punto di
vista organizzativo, ma non è comprensibile dal punto di vista
della proposta che intende fare, che non è chiara, che è
assolutamente confusa e che francamente non consente nessuna
possibilità eventualmente di interferire, se non legandoci a
momenti che bisogna andare a verificare più avanti e che in
questa legge noi dobbiamo tirare fuori, soprattutto quei bisogni
che possiamo salvaguardare, ma sono minime rispetto ormai
all'impostazione che il Governo ha già dato perchè le risorse le
ha già bloccate e le ha bloccate dandole ai comuni per finalità
incomprensibili e non individuabili. Quindi, per queste
motivazione e per le finalità dette, chiedo la soppressione del
comma uno.
PIRO Assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO Assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, signori deputati, già nel corso della discussione
generale da parte di numerosi intervenuti era stata sollevata la
questione relativa a questo stanziamento che ammonta a circa 64
miliardi con il quale viene previsto di incrementare il fondo
attualmente iscritto nel bilancio della Regione destinato a
finanziare i comuni.
E' stata sollevata una prima questione relativa alla
casualità di questo incremento e all'assenza di programmazione.
Ho già ricordato nel corso del mio intervento di ieri sera,
signor Presidente e signori deputati, che già a partire dalla
legge n. 6, e su questo punto con una larga concordanza d'Aula,
si è ritenuto di cambiare il sistema con il quale la Regione fino
a quel momento aveva trasferito risorse ai comuni in prevalenza
destinate a finanziare quelle funzioni e quei servizi che la
Regione nel tempo, a partire soprattutto dalla legge 1 del 1979,
per proseguire poi con la legge 22 del 1986 e con le altre
disposizioni, aveva trasferito ai comuni e per i quali venivano
assegnati anno per anno fondi con una destinazione determinata
dalla Regione molto specifica, spesso non rispondente alle
effettive esigenze dei comuni, ma soprattutto in un periodo in
cui tutti - e mi pare che ci sia anche una larghissima
convergenza su questo in questo Parlamento - si dichiarano per
una trasformazione in senso federalista delle istituzioni statali
e quindi anche regionali in un rapporto nuovo tra i poteri
centrali (Stato e in questo caso Regione), e le autonomie locali
non era più plausibile. E quindi la necessità di passare ad un
fondo unico possibilmente agganciato alle effettive risorse,
quindi alle entrate della Regione, ma libero non vincolato a
destinazioni ma lasciato alla libera programmazione e
autodeterminazione dei comuni, in particolare dei consigli
comunali, certamente su input delle giunte e dei sindaci, perché
voi sapete che nei consigli comunali e provinciali tuttora sono i
consigli che svolgono una fondamentale imprescindibile funzione
di programmazione delle risorse.
Quando dunque si dice che tutto questo avviene in assenza di
programmazione non si coglie il dato della realtà che invece è
legato ad una programmazione che gli enti locali fanno e che
questa Regione, che questo Parlamento ha voluto che fosse
sganciato da eccessivi vincoli superflui, inutili posti dalla
stessa Regione.
L'incremento, abbiamo detto, si giustifica con il fatto che
rispetto agli stanziamenti dell'anno precedente per una serie di
motivi si è determinato un decremento dei trasferimenti molto
forte, valutato in una percentuale superiore al sette per cento.
Con questo stanziamento si recupera solo in misura parziale con
una percentuale intorno al tre per cento, ma si opera una netta
differenziazione nei criteri di attribuzione del fondo, perché
si tende a privilegiare in maniera assoluta, e ancor più questo
Governo intende fare attraverso l'emendamento che il Governo ha
presentato, si tendono a privilegiare in maniera assoluta i
piccoli comuni che sono stati, attraverso i criteri che vanno
tutti rivisti, che vanno agganciati a dati che vanno inseriti,
quali quelli per esempio sicuramente dell'autonoma capacità
impositiva degli enti locali stessi e che questo Governo intende
proporre alla Conferenza Regioni-Autonomie locali per poterli
presentare in occasione della discussione della finanziaria che
dovrà precedere il bilancio, ma che certamente non possono
penalizzare realtà quali quelle appunto dei piccoli comuni, che
sicuramente sono state attraverso i criteri già fissati,
fortemente penalizzati con gravissime conseguenze sui servizi
essenziali.
La finalità è dunque questa. Lo scopo credo sia
assolutamente condivisibile ed è stato reso ancora più chiaro,
ripeto, dall'emendamento che il Governo ha presentato.
Per quanto riguarda, onorevole Tricoli, la questione che lei
ha posto, le dico che oltre al Presidente della Regione io stesso
sono stato sollecitato dal Presidente dell'Unione delle province
regionali a prendere in considerazione questo difetto - perché di
questo si tratta - dell'intervento regionale.
Io ho assicurato il presidente Curcio, e credo che l'abbia
fatto anche il Presidente della Regione, che è intenzione di
questo Governo potere reperire nel quadro delle risorse scarse -
che lei ovviamente conosce quanto me - pur tuttavia reperire i
fondi necessari per poter mettere riparo a questo difetto,
chiamiamolo così, dell'intervento regionale. Ci auguriamo di
poterlo fare già a partire dal prossimo bilancio.
Per queste ragioni, ed in considerazione anche del fatto che
in questo momento l'emendamento non potrebbe trovare copertura
finanziaria, io credo di poterla invitare a ritirare
l'emendamento stesso con questo impegno che il Governo ha
assunto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa alla votazione degli
emendamenti.
Emendamento 1.1 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento 1.9 a firma degli onorevoli Fleres e altri.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
SULL'ORDINE DEI LAVORI
FLERES. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, ritengo che sia opportuno
sottoporre all'Aula un'ipotesi che riguarda proprio l'andamento
dei lavori.
Come lei avrà notato i diversi Gruppi parlamentari hanno
presentato tutta una serie di emendamenti. Al di là del merito
degli emendamenti essi rappresentano la posizione politica dei
diversi Gruppi parlamentari, ma certamente la situazione che si è
venuta a determinare in quest'Aula e che più volte ha manifestato
con evidente chiarezza l'insufficienza della maggioranza
relativamente alla prosecuzione dei lavori parlamentari rispetto
ad una linea che è quella della maggioranza, impone un
ragionamento di natura politica che riteniamo debba essere fatto
in via preliminare e in modo tale da permettere all'Aula nel suo
complesso di essere funzionale al raggiungimento di un obiettivo
oppure deflagrante all'interno di un'ipotesi che non consente il
raggiungimento dell'obiettivo stesso.
Mi spiego meglio: è sin troppo evidente che se non si
determina una sorta di percorso all'interno del quale ciascuna
posizione politica si senta rappresentata nel progetto che si sta
venendo a determinare, ed essendo di tutta evidenza che la
maggioranza non è nelle condizioni di potersi autodeterminare un
progetto poiché è visibile, è palpabile la difficoltà in cui
opera, condizione peraltro configuratasi in I Commissione nel
momento in cui dovendosi passare al voto sul prelievo del disegno
di legge in materia di proroga della Commissione, al di là delle
precisazioni che poi lei ha compiuto, la maggioranza si è
articolata in maniera non uniforme e non conforme all'accordo
complessivo. Poichè quindi è opportuno che si stabilisca un
quadro politico all'interno del quale può essere collocato anche
un ragionamento coerente con quelli che sono gli obiettivi
generali che il disegno di legge intende perseguire, io mi
permetto di chiederle, signor Presidente, una sospensione per
consentire ai Capigruppo o comunque ai rappresentanti dei Gruppi
parlamentari di maggioranza e di opposizione e al Presidente
della Regione, ovviamente, di poter individuare alcuni punti di
riferimento chiave che possono portarci al raggiungimento
dell'obiettivo finale, che certamente deve essere un obiettivo
che vede rappresentate le intere istanze di questo Parlamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Fleres ha fatto osservare che la
grande quantità di emendamenti presentati è la espressione delle
diverse posizioni dei vari Gruppi parlamentari, ha auspicato un
momento di riflessione e quindi, ha chiesto una sospensione dei
lavori per potersi incontrare formalmente o informalmente con il
Governo e con altri rappresentanti di Gruppi parlamentari per
vedere di tracciare un percorso che consenta, questa sera, di
approvare le variazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, ritiene di
esprimere qualche considerazione o pongo in votazione la
proposta?
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, a
questo punto più che il Governo, preferirei che si esprimessero
gli altri Gruppi parlamentari. Per quanto ci riguarda il Governo
è disponibile anche ad accedere a questa proposta, è necessario
però sentire i Gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Il Governo è, quindi, d'accordo alla proposta di
sospensione formulata dall'onorevole Fleres.
Pertanto, non sorgendo osservazioni, la seduta è sospesa per
trenta minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.53, è ripresa alle ore 22.55)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cristaldi
RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE 840/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, riprende il seguito della
discussione del disegno di legge numero 840/A. Si passa
all'emendamento 1.14, in precedenza comunicato, identico
all'emendamento 1.2, il primo a firma Croce, Fleres ed altri, il
secondo Tricoli, Stancanelli.
Comunico che l'emendamento 1.14 è stato abrogato.
Si passa all'emendamento 1.2, il comma uno è abrogato.
TRICOLI. Lo ritiro.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.3 degli onorevoli
Tricoli, Stancanelli, "le parole per i comuni sono sostituite"
"dagli enti locali".
Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della commissione?
PETROTTA, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; che è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.10: al comma primo dell'articolo
1 del disegno di legge 840/A "le parole lire 44.131 milioni" sono
sostituite dalle parole 41.131.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze, signor
Presidente, onorevoli colleghi, sarebbe intenzione del Governo
presentare un'emendamento che riscrive interamente l'articolo 1.
Io non vorrei che fosse interpretato come un tentativo di non
fare esaminare gli emendamenti, tuttavia la riscrittura
dell'articolo 1 recepisce alcune delle indicazioni che sono
emerse da alcuni emendamenti presentati.
Se potessi presentare l'emendamento e votarlo, nella sua
interezza e quindi non procedere più all'esame degli emendamenti,
forse il Parlamento guadagnerebbe tempo, signor Presidente,
ovviamente lo chiedo ai deputati e all'Aula oltre che a lei.
PRESIDENTE. L'emendamento è già scritto?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Si è già
scritto.
PRESIDENTE. Bene lo facciamo fotocopiare e lo distribuiamo
all'Aula.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi comunico che è stato dal
Governo l'emendamento 1.10.1.
Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni, si pone in
discussione e votazione l'emendamento 1.10 che è di fatto assorbe
tutti gli emendamenti in questione presentati all'articolo 1,
modificativi, integrativi; sostitutivi.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento del Governo 10:1. Il
parere della Commissione?
PETROTTA, presidente della Commissione. Favorevole a
maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Sono allora preclusi gli emendamenti 1.10, 1.8, 1.7, 1.11,
1.4, 1.5, 1.6, 1.12.
Onorevoli colleghi, l'articolo 1 è stato quindi approvato,
essendo stato approvato l'articolo interamente sostitutivo,
riscritto dal Governo.
Si passa all'articolo 2. Invito il deputato segretario a
darne lettura.
TURANO, segretario:
Art. 2.
1. Per l'esercizio finanziario 1998 le somme affluite in
entrata del bilancio della Regione siciliana per effetto del
comma 9, dell'articolo 11, della legge regionale 30 marzo
1998, n. 5, esclusa la quota pari al 10 per cento che deve
essere ripartita tra le camere di commercio, fino alla
concorrenza dell'importo di lire 3.227 milioni confluiscono
al fondo per i comuni previsto dall'articolo 11 della legge
regionale 30 marzo 1998, n. 5 (capitolo 18712).
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo 2.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, Signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, avevo precedentemente cercato di far capire
che effettivamente questa manovra non funziona e continuo
sull'onda di quella iniziativa, perchè mi rendo conto che la
situazione peggiora minuto dopo minuto, nel senso che non vedo
comportamenti, da parte del Governo, in aiuto di quelli che sono
i bisogni e le possibilità che bisogna prospettare, invece, nel
momento in cui il Governo intende rappresentare gli interessi
della collettività.
E, allora, anche l'articolo 2, in un certo senso, esclusa la
parte che avevamo a suo tempo definita, e rimane per noi
importante per quanto riguarda la questione delle camere di
commercio e, quindi, il riequilibrio finanziario delle camere di
commercio, per quella parte ci vede in un certo senso orientati
favorevolmente, perchè questo consentiva alle camere di commercio
di uscire da una difficoltà obiettiva.
E, però, se l'articolo 2 pone questa riflessione, è il
concatenarsi di tutta la manovra che non convince completamente e
che è fuori, ripeto, da quella che è la vera programmazione che
deve fare questo Governo nel memento in cui si vuole intestare un
momento di cambiamento rispetto alle questione presenti.
Quindi, i problemi rimangono e l'articolo 2 rimane in una
fase di grande equivoco esclusa, ripeto, quella parte che
interessa le camere di commercio.
La questione dei comuni è centrale, nel senso che questi
soldi che stiamo dando ai comuni sono soldi che bisogna
verificare bene, perchè bisogna verificare come i comuni hanno
speso i soldi e quali sprechi ci sono stati in determinati
comuni.
Quindi una manovra di questo tipo, generalizzata, non
consente di capire bene come stanno le cose e, quindi, non può
essere accettata, nè può essere accettato l'articolo 1, ma non
può essere accettato neanche l'articolo 2 nella sua impostazione,
caro onorevole Piro, qui si sta realizzando un'operazione che
toglie risorse a provvedimenti importanti votati da questo
Parlamento, cioè si è svuotata di contenuto una legge votata da
questo Parlamento e quando ieri il mio amico Beninati diceva che
l'onorevole Assessore ai lavori pubblici si troverà meno 21
miliardi al suo bilancio per la sua programmazione ha detto una
grande verità, e quindi è tutto il concatenarsi di questo
articolato che è fuori da quella che può essere la nuova
impostazione che invece il Governo deve dare per dare una
risposta immediata, e quindi per capire effettivamente dove vuole
andare a parare. Qui si vogliono dare soldi ai comuni senza
verificare effettivamente questi soldi poi alla fine come vengono
e come verranno spesi.
Poc'anzi ho detto che i ribassi d'asta, perchè questi
complessivamente sono sempre lì, parliamo sempre di quel 50 per
cento che stiamo restituendo, cioè quel 50 per cento che doveva
servire per realizzare opere importanti e qui abbiamo discusso
tutti quanti e ne abbiamo parlato tanto perchè servivano
effettivamente quei soldi per coprire alcune opere
importantissime.
Questa sera si ritorna di nuovo sull'argomento senza una
vera programmazione e senza finalità ben precise e con un
provvedimento che sa semplicemente di un regalo dato ai comuni e
qui si vuole sostenere che le difficoltà dei piccoli comuni, dei
medi comuni e dei grossi comuni; bisogna andare a verificare
effettivamente come questi comuni hanno speso i soldi. Ci sono
anche sindaci del mio stesso partito ed è giusto che tutti i
comuni vengano coinvolti in una verifica complessiva, quindi
questa manovra caro onorevole Piro, caro Presidente, non può
passare. Voi avete tutti i numeri possibili ed immaginabili per
fare questo ed altro, però la manovra è ingiusta, perchè avete in
un certo senso tolto l'efficacia di una norma importante, che era
quella della legge 5, non avete dato neanche la possibilità di
spendere un soldo ad una norma votata da questo Parlamento, una
manovra che altro non è qui fittizia nell'ambito di una strategia
che questo Governo intende portare avanti e che francamente non è
condivisibile, qui non c'è chiarezza, non c'è una vera
programmazione, dai numeri, dai capitoli, dalla possibilità come
viene introdotta, grande disordine caro onorevole Piro in una
materia invece così delicata così importante, che guarda aspetti
importantissimi e produttivi di questa società.
Allora, come dobbiamo noi prendere in esame benevolmente un
provvedimento del genere? Come possiamo noi collaborare con
questo Governo nel momento in cui nei primi articoli affonda il
bisturi e lo affonda proprio nelle questioni importanti per darlo
ai comuni. Non sono d'accordo, non possiamo essere d'accordo
amici miei, questo non è il modo giusto per affrontare le
questioni, dovevate prendere i soldi da altri capitoli dove c'è
spreco e dove ci sono situazioni certamente non chiare, questa
invece era stata una legge che questo Parlamento aveva votato e
l'aveva votata sull'onda di un grande momento di equilibrio, di
equilibrio che era da portare anche nei comuni, sì negli enti, ma
per fare cose importanti e non per queste finalità.
Ecco perchè io intervengo sull'articolo 2 caro Presidente
dell'Assemblea, ed interverrò anche nell'altro articolato perchè
questo è un disegno di legge che non rappresenta un momento
importante di incontro con i cittadini, caro Governo, non lo so
voi questa sera cosa penserete, noi non siamo rompiscatole,
vogliamo fare un ragionamento sereno e serio su tutta la materia,
perchè i soldi di questa Regione sono i nostri soldi e sono i
soldi dei cittadini e dobbiamo sapere come spenderli.
Quindi questo Governo deve dare risposte chiare alle domande
che formuleremo. Caro onorevole Piro lei dovrà rispondere perché
questa manovra, che doveva servire a dare poi all'esercizio
provvisorio un contenuto e quindi una motivazione in più io noto,
invece, che questa manovra non darà nulla anche perché ancora il
Governo forse non ha deciso quando presenterà questo esercizio
provvisorio.
Quindi noi questa sera continueremo a lavorare per
arricchire di motivazioni le vostre proposte, che mancano proprio
di motivazione, e che, secondo me, oltretutto, fareste bene anche
a modificare non solo nel contenuto ma anche nelle cifre e
destinare queste risorse per altre finalità.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi comunico che gli onorevoli
Trimarchi, Zago, Guarnera, Ortisi e Lo Certo hanno chiesto
congedo per la seduta pomeridiana, cioè quella in corso.
Non sorgendo osservazioni i congedi si intendono accordati.
Presidenza del presidente Cristaldi
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevole Assessore, io
ribadisco l'intervento che feci già la volta passata. In
particolare questo articolo vuole limitare un intervento della
legge precedente, bloccandola ad un importo, che devo dire non
era già sufficiente quanto si prevedeva di realizzare con la
quota del 5 per cento, perché vorrei chiarire anche questo.
Impropriamente, correttamente c'è scritto il 10 per cento dei
fondi, però è il 10 per cento del 50 per cento, quindi solamente
il 5 per cento di tutti i ribassi d'asta che vengono ad affluire
alla Regione.
Ebbene, questa quota, si era convenuto in un incontro, debbo
dire io era appena insediato da un mese, e fui invitato a
ricevere tutti i presidenti delle Camere di Commercio della
provincia e della Regione e vi devo dire che il sottoscritto è
tra coloro che ha sempre pensato che le Camere di Commercio sono
un po' parassitarie, non erano efficienti, anzi non lo sono, non
sono state mai attive e quindi continuano a manifestare questa
disattivazione della spesa, dell'attivazione di informazione.
Ebbene vi devo dire che purtroppo ho scoperto che la Regione
negli anni passati ha inferto un serissimo colpo alle risorse
delle Camere di Commercio, è proprio sui fondi pensione. Ebbene
questa mancanza oggi, proprio il Presidente della Camera di
Commercio di Enna, caro assessore Crisafulli, mi ricordo
benissimo, lamentava che era quasi sull'orlo di dovere
abbandonare quella sede e quindi si cercò, in un incontro, in una
riunione che durò diverse ore, di trovare un modo perché
l'Assessorato potesse sopperire a questa lacuna che negli anni si
è accumulata con un grosso debito.
Cosa fare? Certo le risorse non ci sono, lo sappiamo tutti.
Allora si cercò di, e vi devo dire fu un incontro di una certa
anche fattività perché si presero un po' da tutti i presidenti le
varie proposte, alla fine si formulò questa proposta che non
c'era nessun altro rimedio che vedere all'interno delle risorse
stesse, che la Regione avrebbe potuto avere, tipo i ribassi
d'asta vedere di materialmente di trovare un modo di collegare
un' entrata per le Camere di Commercio
Vi devo dire che dai conti che si sono fatti allora, si
parla di diversi, e l'assessore Battaglia troverà quanto prima
questa situazione, e vi devo dire che ebbero un grandissimo
sollievo da questo intervento, tutti, perchè si pubblicizzò poi
questo fatto che si potè fare questa norma, che quindi questa
norma era per aiutare le camere di commercio, e si stimava che da
questi importi si potesse avere annualmente almeno dai 6, 7, 8
miliardi.
Bene, ora qui io dico, non so perchè l'Assessore al bilancio
ha deciso proprio 3 miliardi e 227 Voglio dire, è una cifra che
è stata concordata con le camere di commercio, che gli sta bene?
E' una cifra che è sufficiente per ricoprire questo danno? Non lo
so Perchè già si pensava che dai conti fatti, 6 miliardi e
mezzo, 7 miliardi all'anno non bastano.
Ora bloccarla con 3 miliardi e 227 milioni, ma forse sarebbe
meglio toglierla del tutto cioè non ha senso lasciare questo
importo. E' un importo concordato, è stato concordato che basta
questa cifra? Io questo me lo domando perchè, Assessore
Battaglia, lei verrà certamente coinvolto da questa norma, perchè
questa norma non era certamente per dare 3 miliardi e 227
milioni, ma era per dare almeno una cifra che superasse 5, 5
miliardi e mezzo.
Quindi voi qui, in effetti, state vincolando un qualcosa che
già si sa che non è sufficiente, perchè il credito, o quanto meno
il 10 per cento, era proprio questo. Ora io dico: lasciarlo
libero era la cosa più giusta. Su quello che si accumulava
annualmente, automaticamente si dava poi alle camere di
commercio. Noi lo stiamo vincolando perchè, perchè bloccando
questa cifra si continua a riempire quel plafond che serve per
darle ai comuni. E' una scelta ma sicuramente non era lo spirito
con cui si era fatto quell'articolo.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Questi sono quelli che danno ai comuni,
non quelli che danno alle camere di commercio. Alle camere di
commercio va il 10 per cento del 50.
BENINATI. Ma certamente viene tolta alle camere di commercio
A qualcuno viene tolto. Viene tolto nel 10 per cento che era
destinato alle camere di commercio. Ma questo è ovvio.
DRAGO. E' spiegatelo allora
BENINATI. Indubbiamente l'interpretazione, però c'è una cifra
che da quell'importo viene sottratta. Su questo non c'è dubbio.
Da quell'importo che viene automaticamente, che viene predisposto
da dare per le camere di commercio, che è il 5 per cento, di
tutto, o 3 miliardi e 227 milioni vanno ai comuni, e quindi
vengono tolte alle camere di commercio, ma certamente vengono
presi da quel fondo.
Quindi è una scelta politica; non la contesto più di tanto,
ma certamente le camere di commercio avranno una riduzione di 3
miliardi e 227 milioni. Su questo non c'è dubbio.
Quindi mi sembra giusto manifestarlo perchè c'è questo
disagio in tutte le camere di commercio, e non è nato infatti
come emendamento tanto a quella legge perchè si voleva fare...
perchè fu a seguito di un incontro e fu a seguito di una accorata
richiesta. Quindi il Governo valuterà opportuno se è bene che
questo articolo rimanga o se forse è più opportuno che trovi in
altro modo o in altro capitolo, o in altre spese, e non detrarre
degli importi che certamente erano prefissati per le camere di
commercio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Provenzano.
Ne ha facoltà.
PROVENZANO. Signor Presidente, onorevole Assessore, io vorrei
un po' terra-terra dire che se in una famiglia si fa un bilancio
preventivo nel quale si mettono dentro tutte le ipotesi di
entrate e tutte le ipotesi di uscita, alcune certamente
obbligatorie, altre voluttuarie e immaginiamo che nel bilancio di
questa famiglia nel quale si era preventivato un introito di
2.500.000 al mese, perché questo era lo stipendio del padre di
famiglia, arrivato a settembre-ottobre il padre di famiglia viene
licenziato. Io credo che se a settembre-ottobre si viene
licenziati e quindi si sa che lo stipendio di novembre, dicembre,
gennaio e così via non c'è più, nel momento in cui si riunisce la
famiglia per decidere cosa fare nei prossimi due o tre mesi, un
dato fermo di partenza è quello che non c'è più lo stipendio o
che per esempio c'è solo la cassa integrazione. Ora io credo che
la Regione non dovrebbe discostarsi molto, per capirci tutti e
per far capire tutti, da questo tipo di esempio.
Noi abbiamo questa variazione di bilancio presentata in un
periodo, in un momento in cui vi era la certezza dello stipendio,
cioè noi sapevamo, immaginavamo, speravamo di fare un mutuo di
1.700 miliardi che era in itinere. La prima asta è andata
deserta, ma comunque era un fatto tecnico, per cui di fatto la
speranza che i 1.700 miliardi arrivassero non moriva lì, e
l'assessore al bilancio ci aveva detto che adesso si andava a
trattativa privata e nella trattativa privata certamente le
possibilità di ottenere i finanziamenti sono maggiori. Mi
risulta, io non so se questo è un dato errato o vero, che oggi
nessuno ha presentato offerte nella trattativa privata per il
mutuo di 1.700 miliardi. Diciamo che il padre di famiglia è stato
licenziato o è andato in cassa integrazione, sicuramente rispetto
a qualche settimana fa, non dico la data del 25-27 novembre, ma
sicuramente la data della discussione generale che è stata due o
tre giorni fa c'è un fatto assolutamente nuovo, mancano e siamo
sicuri che mancheranno 1.700 miliardi all'appello del bilancio
1998, ma nonostante questo portiamo avanti una variazione e mi
sembra che l'assessore non ci dica nulla, portiamo avanti una
variazione come se nulla fosse, c'è una variazione a bilancio
fermo a bilancio che prevedeva questa entrata per il mutuo.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA
Ora, onorevoli colleghi, questo è un fatto a mio parere
molto grave, perché molto grave? Perché se è vero che alla
trattativa privata non si è presentato nessuno io credo di
potere dire che le speranze che la Regione possa avere questi
finanziamenti sono ormai pressoché zero, nel senso che avendo
esperito un'indagine, immagino, tutte le istituzioni finanziarie
invitate e l'onorevole assessore ci aveva detto nella riunione
della Commissione bilancio che più di 40 erano stati invitati di
più delle altre occasioni e all'interno di questi 40 invitati vi
erano erano istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali,
se di fatto non è stata presentata nessuna offerta questo
significa che il mutuo sperato sicuramente non si farà. Non è più
un problema di tempi, non è un problema di andare a vedere tra
una settimana, quindici giorni, fra un mese o fra tre mesi se
questi finanziamenti arriveranno.
Mi sembra ormai sia assodato che questa Regione con quel
bilancio, che questa Regione con quel bilancio e con quelle
previsioni, che questa Regione con il bilancio '98 e '99 e 2000
sostanzialmente non trova nessuno disposto a finanziarla.
Allora mi sembra evidente che qualcosa è cambiato e non
possiamo non tenerne conto. Ora un articolo 2 nel quale si
rispremono di nuovo risorse finanziarie per i comuni, che
intendiamoci, ho avuto modo di dirlo l'altra volta nella
discussione generale, sacrosanto il finanziamento ai comuni, ma
io credo che qualche sacrificio questo padre di famiglia che non
ha credito e non ha soldi deve pure imporlo. Sia di mille lire,
sia rispetto a quanto di più superfluo possa esistere. Sarebbe
più serio che il padre di famiglia cominciasse a tagliare anche
qualcosa in più del superfluo.
Qua mi sembra che invece continuiamo ad andare avanti come
se nulla fosse. Per cui i comuni presentano delle esigenze, come
dire, sacrosante, la Regione con l'articolo 1 e con l'articolo 2
dà. Con l'articolo 1 preleva da alcune somme, con l'articolo 2
preleva da altri capitoli, da altre parti.
Chi mi ha preceduto ha sottolineato la tragedia delle Camere
di commercio non inferiore a quella dei comuni. Ma mi sembra che
a questo punto questa Assemblea e questo Governo facciano finta
che non sia successo niente in questi due giorni, in queste
giornate. Un fatto assolutamente rilevante, direi fondamentale,
la certezza che questo mutuo non si fa e posso dire con molta
tranquillità non si farà, quindi evidentemente un buco nel
bilancio '98 causato dalla mancanza della stipula di questo
finanziamento che sembra passare assolutamente sotto silenzio e
senza nessun tipo di interesse.
Credo che l'Assessore debba dirci prima di procedere con gli
altri articoli se questa informazione che abbiamo avuto è vera o
non è vera. Cioè se è vero che nessuno ha presentato un'offerta e
quindi da oggi, da questo momento questa Regione ha un buco di
1.700 miliardi in più rispetto a quello che si immaginava fosse,
e quindi se così è la necessità di rivisitare questa variazione
in funzione di questo buco, andando a modificare per quanto è
possibile, sia esso anche mille lire, ma dare un'indicazione a
tutti coloro che noi amministriamo, a tutti coloro che dipendono
finanziariamente da questa Regione, che siccome è venuto meno lo
stipendio bisogna quanto meno comprare una caramella in meno, non
dico mangiare una volta in meno.
Ma un'indicazione che una caramella o il gelato non si
compra più io credo sarebbe serio che il Governo lo desse.
Invece mi sembra, e il fatto mi si permetta di dire è grave,
il fatto che il Governo non abbia detto all'inizio se è vero -
può essere che le mie informazioni siano sbagliate - che questo
finanziamento proposto, previsto, immaginato, sostanzialmente non
c'è più.
Allora io credo che questa manovra, l'articolo 2 in
particolare, perché l'articolo 2 dà soldi ai Comuni che ne hanno
bisogno ma che credo possano anche ridurlo sia di mille lire ma
comunque questa indicazione dovrebbe essere data e qua non viene
data.
Allora, signor Presidente, onorevole Assessore, io credo che
al 23, 24 e 25 dicembre in presenza di un fatto nuovo di tale
misura, l'articolo 2 debba essere rivisitato e invito anche a
rivisitare gli altri articoli, in funzione anche di questo fatto
nuovo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Provenzano.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, un chiarimento all'onorevole
Beninati. Così come è formulato l'articolo 2 non è prevista
alcuna penalizzazione per le Camere di commercio; le entrate
rimangono quelle che sono indicate dall'articolo 11 comma 9 della
legge n. 30.
Praticamente non c'è nessuna penalizzazione, quello che è
onorevole Drago, questo lo dichiaro anche per gli atti per
eventuali interpretazioni della legge.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che si
debba leggere meglio l'articolo in questione, perché credo che si
debba intanto ribadire il valore della norma originaria che è
quella che consente alle Camere di commercio di potere usufruire
per risanare i loro bilanci di una parte dei ribassi d'asta
relativi alle opere messe in gara dai Comuni.
Questa parte della norma è fatta salva perché nell'inciso
dell'articolo 2 il 10% riferito alle Camere di commercio è
comunque garantito.
Il problema semmai è di altra natura. Il problema è di
comprendere se questa norma serve o non serve nella misura in cui
nella legge madre è già fissata la percentuale che va attribuita
ai Comuni e la percentuale che va attribuita alle Camere di
commercio.
Perché se nella legge madre, come io ricordo, essendo stato
tra l'altro firmatario dell'emendamento, fatto proprio dal
Governo, che introdusse questa norma, esso prevedeva che il 50%
dei ribassi d'asta andava attribuito ai Comuni, del rimanente 50%
il 10% andava attribuito alle camere di commercio e quant'altro,
allora semmai bisogna chiedere al Governo un chiarimento.
La somma indicata all'articolo 2 rappresenta il 50% del
ribasso d'asta realizzato nel frattempo e pertanto è quello che
questo viene trasferito ovvero questa è una somma che si aggiunge
o si sottrae a quel 50%? Questa è la domanda. Perché se quella
somma è il 50% che per legge va attribuito ai Comuni non c'è
bisogno di scriverlo, se quella somma non è il 50% che già viene
attribuita ai Comuni allora bisogna capire a chi viene meno la
relativa somma se al bilancio degli enti o se alla quota relativa
ai comuni. Una cosa è certa non viene meno alle camere di
commercio; semmai si potrebbe pure dire che quel 10% relativo
alle camere di commercio è insufficiente a risanare i bilanci
delle medesime, perché, come certamente l'onorevole Battaglia
saprà, o se non lo sa lo saprà nei prossimi giorni, purtroppo, le
Camere di commercio pagano le pensioni dei loro ex dipendenti sui
propri bilanci, questo già determina un disavanzo attuale di più
di 100 miliardi e un disavanzo potenziale per i prossimi 25 anni
di circa 800 miliardi.
Su questa vicenda è stata avviata una trattativa con gli
enti di previdenza per verificare la possibilità che una parte di
questa quota venga affidata a carico degli enti di previdenza ed
una parte, gradualmente rateizzata, a carico del Bilancio della
Regione.
Quindi, l'osservazione che può essere compiuta è che se un
intervento di supporto va fatto, va fatto aumentando la quota del
10 per cento a carico delle Camere di commercio e non nel timore
che venga meno il medesimo 10 per cento perché quello è comunque
fatto salvo dall'inciso dell'articolo 2.
STANCANELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei in
questa discussione relativa all'articolo 2, dimostrare che la
presentazione degli emendamenti non ha, come sembrerebbe, valore
ostruzionistico, ma vuole migliorare questa legge.
Innanzitutto, c'è da chiarire che c'è una errata
interpretazione, e questo mi dispiace non sia stato compreso a
pieno, di cosa voglia dire la norma tra l'articolo 2 del disegno
di legge e il comma 9 dell'articolo 11 della legge madre, come la
chiamava l'onorevole Fleres, perché in effetti sostenere, come
diceva l'onorevole Croce, sbagliando (per dimostrare che non
abbiamo mentalità ostruzionistica e vogliamo chiarire le cose in
quest'Aula parlamentare), sostenere che le Camere di commercio
perdono qualche lira con questa legge è sbagliato.
Gli emendamenti che all'articolo 2 abbiamo presentato
servono ad aumentare alle Camere di commercio qualche somma.
Il problema che io sottopongo all'Aula, perché è un problema
serio, è questo: praticamente l'articolo 11, comma 9 della legge
n. 5 del 1998, prevede una differenziazione al 50 per cento delle
entrate corrispondenti ai ribassi d'asta. Il 50 per cento, dice
la norma, deve essere destinato agli Enti che hanno indetto la
gara, l'altro 50 per cento viene destinato al bilancio della
Regione siciliana.
Dice correttamente l'articolo 2 del disegno di legge: questo
50 per cento non lo tratteniamo noi, lo diamo al fondo dei
comuni, fermo restando che il 10 per cento del 50 per cento, che
vuol dire il 5 per cento del totale, va destinato alle Camere di
commercio, qual è allora la ratio degli emendamenti che ho avuto
l'onore di firmare assieme all'onorevole Tricoli è aumentare,
questo è il problema (era stato interpretato in maniera diversa
dall'onorevole Croce nella foga dell'intervento): come questo 5
per cento, che non è il 10 per cento, deve essere aumentato
dell'interesse della Camera di Commercio, e quindi ci siamo posti
questo problema. Abbiamo presentato due emendamenti importanti,
o 50 per cento o 100 per cento; ovviamente se non viene
approvato quello del 100 per cento speriamo che venga approvato
quello del 50 per cento, che poi diventa 25 perché è il 50 per
cento del 50 per cento, infatti è il 25 per cento.
La ratio dell'ex 10 per cento dell'articolo 11 comma 9 è
quella di mettere le Camere di Commercio nelle condizioni di
pagare le pensioni, di ricostituire il fondo pensioni dei
dipendenti delle Camere di Commercio. Siccome è un fatto
acclarato che vi è un disavanzo di oltre 100 miliardi, 122 mi
pare per l'esattezza, ritengo che questo Governo e questa
Assemblea si debbano porre il problema di valutare se nel momento
in cui la Regione decide di non usufruire di 3 miliardi e 200
milioni, che non può sicuramente utilizzare per cose serie perché
vengono trasferiti ai comuni, e lo abbiamo detto già
nell'intervento sulla discussione generale, sono soldi dati tanto
per essere dati e non con finalità precise, ritengo che gli
emendamenti che abbiamo presentato a questo articolo 2 sono più
finalizzati perché andrebbero a coprire una spesa che è
necessaria nell'interesse dei pensionati, del fondo pensione che
è quello previsto dalla norma in esame, cioè dal comma 9
dell'articolo 11 della legge n. 5.
Allora ritengo che se vogliamo ricondurre la discussione a
una concretezza e ad una serietà e non individuare questi
emendamenti soltanto come un espediente dell'opposizione,
dobbiamo attrezzarci, al di là delle posizioni di maggioranza ed
opposizione, e, se il caso, valutare la possibilità di approvare
un emendamento o l'altro, mi auguro quello che dà la copertura
del cento per cento, che metterebbe le Camere di Commercio nelle
condizioni di potere raggiungere gli obiettivi istituzionali che
le stesse Camere di Commercio si prefiggono.
Una ulteriore precisazione vorrei fare sulla formulazione
particolare dell'articolo 2 quando fa riferimento alla somma di
L. 3.227 milioni parlando "fino alla concorrenza". Non comprendo
cosa succederà della rimanenza oltre i 3.227 milioni, tranne che
mi si voglia dire che già si è fatta la divisione e già si sa che
è così. Allora è un pleonasmo dirlo perché nel momento in cui
diciamo 3.227 milioni sappiamo che è quella la somma, ma "fino
alla concorrenza" non ha significato se è il 50 per cento.
PIRO, Assessore per il bilancio. Onorevole Stancanelli,
l'esattissimo, se si potesse dire così, ammontare del 50 per
cento può essere determinato solo al momento della chiusura dei
conti.
STANCANELLI. Allora perché diciamo "fino alla concorrenza"?
PIRO, Assessore per il bilancio. Ma perché più di questo non
vogliamo mettere, perché questa è la somma già entrata, perché
non sappiamo nel frattempo l'ammontare definitivo.
STANCANELLI. Quello che entrerà rimarrà nel fondo. Questo era
importante saperlo. Alla luce di quanto sopra mi dichiaro
soddisfatto del secondo chiarimento, mi auguro che la maggioranza
prenda atto della necessità di approvare gli emendamenti che
abbiamo presentato, mi auguro quello principale del cento per
cento, ci accontenteremo anche del cinquanta per cento.
BRIGUGLIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRIGUGLIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
anche a questa ora quasi della notte, il dibattito su questo
disegno di legge sia estremamente utile per rendere pienamente
consapevole l'Aula (direi tutti i parlamentari, anche quei
deputati che non sono particolarmente versati) della materia che
stiamo trattando all'articolo due del disegno di legge.
Credo che l'ultimo intervento dell'onorevole Stancanelli, il
quale ha anche preannunciato la sostanza e l'obiettivo degli
emendamenti che lo schieramento di opposizione, in particolare il
gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale ha presentato, si
propongono.
Io credo che nella sostanza ciò che noi vogliamo porre
all'attenzione del Governo e dell'aula è questa differenziazione
di trattamento che in un certo senso l'articolo due pone tra enti
locali e camere di commercio.
Dicevo stamattina che questa etica della responsabilità e le
difficoltà finanziarie in cui la Regione siciliana versa per le
continue decurtazioni di trasferimenti da parte dello Stato, non
si trasmettono automaticamente agli enti locali, cosicché a
livello di amministrazione regionale si ha, nella sostanza,
questa difficoltà e si subisce questa penalizzazione mentre per
gli enti locali questa difficoltà non viene assolutamente
registrata.
Tutte le norme e l'impianto normativo, anche l'articolo due
di questo disegno di legge, sono finalizzate come a dare delle
garanzie di praticabilità e di agibilità alle amministrazioni
locali e quindi non sulla base di un ragionamento coerente, ma
direi quasi sulla base di un pregiudizio politico-ideologico.
Le amministrazioni locali devono avere le risorse
finanziarie per potere spendere, per potere investire, per potere
fare politica poi nella sostanza sul territorio a prescindere,
senza tenere conto, quindi come se ci fosse una variabile
indipendente, di quelle che sono le risorse finanziarie dello
Stato da un lato e, conseguentemente, della Regione dall'altro.
Ma c'è un altro motivo che sottende ai nostri rilievi
all'attuale formulazione dell'articolo due: io credo che la norma
che al tempo fu promossa dal Governo regionale e che è contenuta
nelle disposizioni regionali che vengono richiamate dall'articolo
due era quella di dare comunque un supporto, un aiuto alle camere
di commercio, che svolgono una funzione importante sul territorio
che è quella della promozione delle attività produttive e anche
occupazionali.
Ora, noi che in più occasioni, direi ormai che la stragrande
maggioranza degli strumenti normativi, in particolare degli
strumenti normativi in materia finanziaria e contabile contengono
sempre delle norme in materia di occupazione, sembra ben strano
che, da un lato i trasferimenti che vengono dati alle
amministrazioni locali e agli enti locali non contengono mai dei
vincoli, delle direttive in materia di occupazione.
Noi, sotto questo profilo, abbiamo una carenza normativa
profonda, soltanto di recente la legge regionale n. 3, se si
vuole prescindere dalle disposizioni in materia di lavori
socialmente utili, dà indicazioni alle amministrazioni locali per
l'impiego di fondi destinati all'occupazione, e dall'altro
trascuriamo, ed anche questa norma conferma questo indirizzo
tutto sommato sbagliato, un versante: quello delle Camere di
commercio, che questo sì andrebbe maggiormente incentivato con
maggiori trasferimenti finanziari.
Quindi, semmai, forse la norma doveva andare, se veramente
vogliamo privilegiare un indirizzo che va verso gli investimenti,
verso l'incoraggiamento alle attività economiche e produttive, ad
una vera e propria politica di sviluppo e per il lavoro sul
territorio, credo che lì dovevamo in qualche modo fare registrare
una inversione di tendenza che era quella di dare un maggiore
sostegno alle Camere di Commercio che oggi si trovano in una
condizione di difficoltà e direi che soprattutto rischiano di
ridurre la propria attività essenziale ad una attività meramente
certificativa.
Lo abbiamo notato, anche in questi anni, credo anche che
posso portare a testimonianza una esperienza personale, come
nella attività di Governo, per mancanza e per carenza anche di
risorse finanziarie, le Camere di Commercio non riescono a
svolgere a pieno quella attività di assistenza all'impresa, di
servizi all'impresa che nella nostra Regione è un'area certamente
molto carente.
Anche perché questa funzione, che è una funzione importante,
non viene svolta adeguatamente, non viene svolta certamente
affatto da parte degli enti locali, fatta eccezione per qualche
esperienza pilota, per qualche esperienza avanzata di qualche
Comune che per esempio ha istituito degli sportelli-impresa, che
ha addirittura, ma si tratta proprio di casi veramente rari,
istituito una rete di servizi in questa direzione.
Mentre un maggiore affluire di fondi ai bilanci delle Camere
di Commercio potrebbe incoraggiare soprattutto da noi,
soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia e soprattutto in Sicilia,
questa attività che ha bisogno di un supporto da parte della
Regione, perché poi in proprio le Camere di Commercio, proprio
per questa povertà del nostro tessuto produttivo, non sono in
grado di incamerare, di incassare delle risorse finanziarie
sufficienti a fare svolgere questa funzione primaria, questa
funzione che è più vicina alle proprie attività, ai propri
compiti istituzionali.
Quindi, diciamo, che in questo articolo 2 del disegno di
legge abbiamo una mera riproduzione di cose già viste, ci saremmo
aspettati - anche visti i propositi nei mesi scorsi sui banchi
dell'opposizione enunciati e proclamati, e qualche volta anche
strombazzati di dare vita a finanziarie, comunque a provvedimenti
finanziari di respiro e di taglio nuovo e diverso rispetto al
passato - che l'intendimento di privilegiare le politiche dello
sviluppo e le politiche dell'occupazione, invece, di una sorta di
statuto di garanzia delle amministrazioni locali e degli
amministratori locali, prescindendo dall'effettivo stato delle
finanze della Regione, ci saremmo aspettati di qualcosa di nuovo
che purtroppo in questo articolo 2 noi non notiamo e per questo,
come ha ben illustrato l'onorevole Stancanelli che si è
soffermato sugli aspetti giuridici della questione, che i nostri
emendamenti che andremo a discutere compiutamente, cercheranno di
correggere questa errata impostazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli
interventi che mi hanno preceduto hanno sviscerato il testo
dell'articolo 2 e credo che effettivamente ora siamo arrivati ad
una interpretazione che diventa plausibile, ma vorrei invitare il
governo a esaminare attentamente il dato lessicale dello stesso
articolo per potere sgomberare il campo da tutte le
interpretazioni che in un primo tempo erano state date e che
potevano indirizzare effettivamente l'esegesi del testo in senso
assolutamente improprio.
Il testo dell'articolo riferisce che, per effetto del comma
9 dell'articolo 11 della legge regionale n. 5 del 1998, le somme
affluite in entrata al bilancio vengono ripartite e vengono poi
assegnate. Allora, se già nell'articolo c'è il riferimento al
dato normativo, perché richiamare l'esclusione del 10 per cento
per le Camere di commercio? E' già per legge.
La necessità di fare un'incidentale che precisa rende la
lettura dell'articolo più complicata. E' come se si dicessero due
concetti che alla fine si elidono. A mio avviso questa
incidentale tra le due virgole va eliminata perché se si fa
riferimento a un testo di legge, a un articolato, a un comma, che
è quello che dispone che il 10 per cento delle somme dei ribassi
d'asta va assegnato alle Camere di commercio non c'è
assolutamente necessità di andare, poi, a dire l'incidentale:
esclusa quella somma del 10 per cento che va assegnata alla
Camera di commercio, perché dicendolo due volte si elide e crea
un problema interpretativo, che va ulteriormente ad aggravarsi
laddove si fa riferimento a quel tetto di 3.277 milioni senza che
ci sia conoscenza del perché di quella cifra, non di un altra.
Ora, durante l'intervento del collega Stancanelli,
l'Assessore Piro ci ha spiegato che questa è una somma
determinata dal fatto che è quella fino ad oggi incassata dalla
Regione. Lo apprendiamo oggi, lo capiamo, ci rendiamo conto ma
ulteriormente diciamo: e le somme successive?
CRISAFULLI, Assessore alla Presidenza. avrebbe dovuto capirlo
la Commissione di merito ... l'ha discusso l'onorevole Piro.
PRESIDENTE. Onorevole Crisafulli.
BUFARDECI. Quale Commissione?
CRISAFULLI, Assessore alla Presidenza. La Commissione di
merito.
BUFARDECI. Non lo so. Assessore Crisafulli, io non so quello
che ha fatto la Commissione. Se il lavoro deve essere produttivo,
lo deve essere anche alla luce del fatto che la Commissione può
non avere risolto i problemi, può non avere esitato positivamente
e favorevolmente tutte le questioni che vengono sottoposte
all'attenzione dell'Aula.
Quindi la sua osservazione mi pare priva di fondamento. Mi
dispiace se la Commissione non ha approfondito e non ha esaminato
bene. Siamo qui per fare chiarezza. La chiarezza significa, a
mio avviso, eliminare l'incidentale, significa specificare il
perché di questo tetto e dove vanno le cifre ulteriori e per il
resto, per quanto riguarda l'articolo in sé stesso possibilmente
finalizzare ulteriormente le somme a vantaggio delle Camere di
commercio.
La legge n. 5 del 1998 andò verso questo segno in maniera
chiara ed inequivoca. Fu una legge che tendeva a migliorare le
condizioni economiche dei bilanci delle Camere di commercio.
Tutti sappiamo che le stesse hanno un grosso buco di passivo.
Tutti sappiamo che le stesse hanno grossi problemi per quanto
riguarda il fondo pensioni che si autogestiscono, che ammonta a
decine e decine se non centinaia di miliardi e quindi la legge 5
del 1998, voluta dall'assessore Beninati, andava verso questo
segno. Il verificare che con questo testo normativo si sia un po'
modificata l'idea e l'intenzione originaria di quel testo che
andava verso le attività produttive che, quindi, andava verso il
miglioramento, verso la formazione, verso la informazione delle
categorie produttive, del commercio, degli artigiani,
dell'industria, dell'agricoltura, di tutte le categorie di cui si
occupa l'istituto camerale, noi ci siamo preoccupati di questo
testo che poteva essere limitativo.
Io credo che, al di là di qualunque valutazione, più o meno
strumentale agli interventi dell'opposizione, vada soltanto
migliorata la scrittura dell'articolato stesso, eliminando
l'incidentale e, alla luce delle specificazioni fornite dal
Governo tramite l'assessore Piro, migliorare che le ulteriori
somme più, vadano ulteriormente assegnate, eventualmente in quote
ripartite tra Camera di Commercio o Comune o soltanto ad una
delle due amministrazioni o Comuni o Camera di Commercio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Non
essendo il deputato presente in Aula, decade.
CIMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor presidente, onorevoli colleghi, dopo diversi
interventi chiari di persone che hanno anche retto l'assessorato
alla cooperazione, riesco a comprendere l'articolo 2 di questo
disegno di legge.
Di fatto, le leggi dovrebbero essere chiare, dovrebbero
poter dare l'opportunità ai cittadini siciliani di poter capire
la norma che si va ad approvare; ma da una serie di interventi ed
in particolar modo anche dall'intervento fatto dall'onorevole
Stancanelli, non ho visto altro che una enunciazione di numeri,
una enunciazione di percentuali.
Adesso, finalmente, comprendo come un finanziamento che era
stato già previsto dall'assessore Beninati, per le camere di
commercio rimane, mentre il resto dovrebbe andare ai comuni.
Io mi chiedo per quale motivo non si vuole aumentare la
risorsa da dare alle camere di commercio? Camere di commercio che
costituiscono un momento importante per la vita economica e
produttiva della Sicilia e non solo per un problema contingente,
il problema relativo al fondo pensioni delle camere di commercio,
bensì per le attività che le camere di commercio oggi in Sicilia
svolgono.
Da questo articolo noi notiamo come, ancora oggi, questo
Governo e questa maggioranza di centro sinistra, voglia
privilegiare gli enti locali, trattando male e bistrattando
l'attività produttiva presente in Sicilia, l'attività dei piccoli
commercianti.
Camere di commercio che in questi anni stanno vivendo
notevoli trasformazioni con recenti leggi approvate e con nuove
attività che stanno cercando di istituire come quelle di
creazione di aziende speciali.
Io sono convinto e questa é la linea anche del gruppo di
Forza Italia, di cercare di dare maggiore sostegno all'attività
produttiva in Sicilia, di cercare di dare maggiore sostegno alle
attività delle camere di commercio.
Questa era stata la linea portata avanti dall'assessore
Fleres e dall'assessore Beninati dopo, leggendo questo articolo
con particolare attenzione anche loro erano caduti in errore,
anche loro avevano avuto delle difficoltà di interpretazione.
Le leggi dovrebbero essere chiare e dovrebbero essere anche
di facile applicazione. Oggi noi ci troviamo di fronte ad una
legge difficile e che, di fatto, penalizza l'attività delle
camere di commercio e mi dispiace che lo stesso assessore alla
cooperazione Battaglia non voglia poter dare un indirizzo diverso
a questa attività perchè vedete, oggi le Camere diCommercio sono
enti locali, enti locali come lo sono i comuni stessi con la sola
differenza che il comune è anche un ente locale territoriale e la
camera di commercio no, perchè quindi non voler potenziare queste
attività, voglio anche dire come alcune camere di commercio, come
quella di Agrigento si sono intestate delle attività che vogliono
rilanciare i porti come ad esempio l'azienda speciale peri porti
di Agrigento, Licata e Sciacca o addirittura la creazione di una
azienda speciale per la creazione di una struttura aereoportuale
quindi limitare il finanziamento delle camere di commercio
significa volere limitare la libera iniziativa di questi enti, la
libera iniziativa di chi oggi vuole cercare di dare un segnale
concreto alla occupazione, quindi è un errore cercare di
garantire il minimo indispensabile a queste strutture, sia per i
lavoratori che si trovano ad avere delle incertezze concrete sul
loro fondo pensioni perchè purtroppo questo grava direttamente
sul bilancio delle camere di commercio ma anche per quelle
attività di propaganda e di propulsione che nel territorio
siciliano le camere di commercio giornalmente fanno.
Oggi secondo me, è necessaria una attività di coordinamento
fra tutte le camere di commercio siciliane per dare un segnale
concreto che non è più quello della mera assistenza bensì quello
di creare nuova impresa, nuova attività ed in questo si collega
la linea del passato governo con l'Assessore Briguglio che vedeva
una soluzione praticabile quella di dare agli articolisti la
possibilità di creare delle proprie iniziative delle proprie
imprese. Perchè questo tipo di iniziativa non debba partire
proprio dalle stesse camere di commercio dando dei segnali di
istruzione, di formazione ai giovani siciliani che intendono
intraprendere una nuova attività commerciale.
Oggi la nostra iniziativa deve essere propagandata ma deve
essere anche seguita e realizzata, questa fase può essere portata
avanti dagli enti camere di commercio e quindi non si può pensare
solo ed esclusivamente a garantire l'attività dei comuni,
attività necessaria ma nel territorio operano anche queste
strutture.
Per questo io prego il Governo sia di migliorare la dizione
letterale dell' articolo in modo tale che non costringa i
deputati ad una interpretazione personale della norma ma dia la
possibilità ai cittadini siciliani dovendo leggere pubblicata
questa legge nella Gazzetta Ufficiale di poterla capire
direttamente senza alcuna interpretazione perchè parliamoci
chiaramente, l'interpretazione di una legge non può avvenire
attraverso la lettura degli atti parlamentari così come diceva
l'onorevole Crisafulli perchè un soggetto non deve essere
costretto a leggere lavori della Commissione di merito o i lavori
parlamentari per capire ciò che di fatto vuole dire una legge.
Penso che quindi riuscendo a migliorare e potenziare il
fondo per le camere di commercio significa voler dare respiro
alle attività produttive in Sicilia, attività produttive che per
fortuna non sono poche, attività produttive che hanno bisogno di
essere seguite e devo dire che oggi le camere di commercio sono
delle strutture che funzionano e funzionano bene in Sicilia, vedi
caso le varie rappresentanze che portano avanti e gli obiettivi
che riescono anche a raggiungere. Concludo perché distratto
dagli onorevoli Zanna e Mele che sono convinto si avvicinano
perché sono d'accordo nel mio intervento perché sono certo che
anche loro condividono come le camere di commercio in Sicilia
hanno bisogno di un migliore indirizzo considerato anche le
recenti leggi approvate.
PRESIDENTE. Non essendoci altri iscritti a parlare, dichiaro
chiusa la discussione generale sull'articolo 2. Sono stati
presentati emendamenti all'articolo 2. Dichiaro aperto la
discussione sugli emendamenti presentati all'articolo 2. Nessuno
chiede di intervenire. Chiudo la discussione generale sugli
emendamenti. Passiamo all'illustrazione degli emendamenti: 2.7 a
firma degli onorevoli Tricoli e Stancanelli; 2.12.
Pongo in votazione congiuntamente l'emendamento 2.7, 2.9 e
2.12. Il parere del Governo?
LA GRUA . Chiedo la votazione per appello nominale.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, il Governo è contrario a tutti gli emendamenti che
sono stati presentati all'articolo 2. Credo che il dibattito, che
peraltro si è sviluppato all'interno dei deputati delle forze di
opposizione che non a caso hanno espresso posizioni completamente
diverse tra di loro, abbia già in buona parte chiarito i termini
della questione che, per quanto riguarda lo specifico delle
questioni che sono state mosse, non hanno fondamento. Nel senso
che...
CAPUTO. Signor Presidente, lei non doveva dare la parola
all'onorevole Piro perché eravamo già in fase di votazione.
PRESIDENTE. Decido io a chi dare la parola, onorevole Caputo,
prego onorevole Piro.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze, Nel senso che
anche il dibattito ha chiarito che trattasi dell'assegnazione ai
comuni di un fondo che è già di pertinenza degli enti locali. Si
tratta soltanto di una norma di trasferimento che ha alle spalle
un'altra norma che definisce la questione. E' stata anche
sollevata un'altra volta la questione relativa all'articolo 1. E
cioè all'utilizzo che è stato definito improprio delle somme
rivenienti dai ribassi d'asta.
Vorrei chiarire e spero che non venga riproposta anche a
proposito dell'articolo 3 che trattasi dei ribassi d'asta che
sono stati previsti affluire alle entrate della Regione ai sensi
dell'articolo 152 della legge regionale n. 25 del 1993. Trattasi
di una disposizione legislativa che prevede che questi stessi
ribassi d'asta vengano destinati al finanziamento di perizie di
variante e suppletive.
La verifica che abbiamo potuto effettuare ha fatto emergere
che, per esempio, presso l'Assessorato dei lavori pubblici, che è
l'Assessorato più importante da questo punto di vista, non esiste
nessuna richiesta di perizia di variante e suppletiva
finanziabile con questa somma.
Di più, il meccanismo un po' perverso, devo dire la verità,
previsto dalla legge è un meccanismo che non consentirebbe
comunque l'utilizzo di questi finanziamenti, perchè trattandosi
di spese in conto capitale, come sanno meglio di me tutti i
deputati, è necessario predisporre un programma per l'utilizzo
delle somme stesse.
Il programma può essere fatto soltanto quando si conosce
l'ammontare degli stanziamenti. L'ammontare degli stanziamenti
può essere esattamente definito alla fine dell'esercizio.
Sono somme che non possono essere in alcun modo utilizzate,
somme per la cui finalità non c'è possibilità di utilizzo, come
testimonia il fatto che non ci sono più perizie di variante e
suppletive ai sensi dell'articolo 152 e quindi le preoccupazioni,
che devo dire legittimamente sono state esposte non hanno
fondamento.
Spero di avere chiarito fino in fondo la questione e che
adesso non venga riproposta esattamente negli stessi termini a
proposito dell'articolo 3.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, mi corre l'obbligo, come
relatore del disegno di legge e come ex presidente di camere di
commercio, di far rilevare che i rilievi, le osservazioni mosse
da alcuni colleghi parlamentari dell'opposizione non hanno
ragione alcuna di essere.
Con l'articolo 2 non si tocca una lira alle camere di
commercio, vengono lasciate interamente e quindi nessuna
preoccupazione per eventuale decurtazione di fondi.
PRESIDENTE. La votazione per appello nominale è appoggiata
dagli onorevoli Beninati, Briguglio, Caputo, La Grua, Ricotta,
Stancanelli, Virzì.
LA GRUA . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto
sull'emendamento 2.7.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Io ritengo, signor Presidente e signori colleghi,
che l'emendamento 2.7 sia un emendamento da prendere nella dovuta
considerazione e noi riteniamo veramente che la soppressione
dell'articolo 2 del disegno di legge 840/A sia un atto dovuto
perchè per le ragioni che i colleghi che mi hanno preceduto hanno
già ampiamente illustrato, anche se abbiamo preso atto dei
chiarimenti che il Vice Presidente della Commissione Bilancio,
onorevole Francesco Di Martino, ha dato circa la mancanza di
pericolo per le camere di commercio di vedersi ridotto il
trasferimento.
E di questo noi, caro onorevole Di Martino, ce n'eravamo già
resi conto, perchè sapevamo in quanto conosciamo abbondantemente
la materia, sapevamo che alle camere di commercio non sarebbe
stata tolta neppure una lira.
Ma le altre argomentazioni che gli altri colleghi hanno qui
lumeggiato con circostanziati elementi, io ritengo che possono
consentire a questa Aula di potere accogliere e di potere quindi
approvare l'emendamento 2.7 che prevede la soppressione
dell'articolo 2. Ecco perchè io esprimo il voto favorevole di
Alleanza Nazionale per l'accoglimento dell'emendamento in parola.
CROCE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Onorevole Zanna, io ti ascolto sempre con piacere ma
non quando fai il violento, sei un uomo violento
Presidente, io intervengo per dichiarazione di voto ed
intervento sull'articolo 2 e sull'emendamento come proprio due
minuti fa l'Onorevole La Grua ha rappresentato il voto favorevole
per la soppressione dell'articolo 2 e non perchè caro onorevole
Stancanelli io ho detto qualcosa fuori posto, non ho detto
qualcosa fuori posto, ho apprezzato la parte che interessa le
Camere di Commercio, mi sono rivolto, Presidente, è con lei che
devo parlare, all'altra parte che non è chiara e che lo stesso
Assessore Onorevole Piro ha comunicato, ha informato l'Aula della
non possibilità di determinare la manovra e quindi ho detto delle
cose giuste, per una parte andava bene ed è così, per l'altra
parte, per quella parte oltre tutto io sono contrario e quindi la
mia contrarietà è rappresentata proprio da questo avvenimento
caro onorevole Piro.
Poi per quanto riguarda quello che lei ha detto onorevole
Piro, che all'Assessorato ai Lavori Pubblici non ci sono perizie
di varianti e suppletive da finanziarie mi consenta qualche
riserva e qualche approfondimento, perché mi sembra troppo
semplicistica la sua affermazione quando dice che all'Assessorato
regionale ai Lavori Pubblici non ci sono perizie di varianti e
suppletive da finanziare, per quanto riguarda questa specie.
Su questo io chiederò una informazione, forse anche una
stessa interrogazione che rivolgo all'Assessore per sapere
effettivamente le cose come stanno perché è giusto che si sappia
effettivamente se la manovra rientra nell'ambito di una vera
possibilità o se la manovra è un fatto soltanto verbale e quindi
non è stato fatto l'accertamento vero sul posto ed in questo caso
l'assessorato regionale ai Lavori Pubblici laddove per mia
memoria e per mia conoscenza ci sono perizie di varianti e
suppletive.
Su questo ripeto, lo dico verbalmente, ma lo metterò per
iscritto perché è giusto che si sappia caro Presidente e
Presidente della Regione, se noi stiamo dicendo la verità e la
stiamo dicendo al parlamento e ai Siciliani o se noi stiamo
dicendo delle cose che non sono vere e allora peggio significa
che questa manovra è frutto di invenzioni ed è frutto
semplicemente di una organizzazione che vuole semplicemente
privilegiare determinate iniziative.
Lì non siamo d'accordo, caro Onorevole Zanna, tu puoi
parlare dopo che parlo io e puoi dire le cose che sai, ma la
verità questa sera non ce l'ha nessuno, nel senso che questa
manovra è difettosa ed è difettosa proprio perché non chiarisce,
non accerta e non è in condizioni di stabilire se è vera o non è
vera. Questa è una manovra che sicuramente farà parlare perché
risente sicuramente di una impostazione, magari inconsapevole
devo dire io, inconsapevole dell'Assessore che ha recepito caro
onorevole Piro, quello che gli è stato rassegnato.
Quindi se ci sono perizie di variante e suppletive e non
sono state finanziate con questo stanziamento, eventualmente lei
questa sera rassegna una non verità, questo è un modo per dire le
cose come stanno, signor Presidente.
Veramente di lavori pubblici potrebbe parlare meglio
l'assessore Lo Giudice, che sa quante perizie di variante e
suppletive ci sono, perchè lei ha fatto 6 anni di Assessore ai
lavori pubblici e quindi può sapere meglio di me e forse anche
dell'Assessore Lo Monte quante perizie di variante ci sono.
CAPUTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, Le faccio solamente notare, con
tutto il rispetto, che, per due minuti, l'Assessore Lo Giudice ha
impedito di parlare al collega onorevole Croce.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, io indubbiamente
comprendo per esperienza che quando si passa dai banchi
dell'opposizione alle responsabilità di Governo, molto spesso
tutto quello che prima si è sostenuto diventa aria fritta perchè
l'inversione dei ruoli comporta anche una inversione delle idee e
delle culture.
Mi rendo conto che quello che si sosteneva prima diventa
pressoché inutile dopo.
Però, chi come me è giovane, a differenza di molti colleghi,
ha una buona e ottima memoria, ricorda ancora come alcuni
parlamentari, allora di opposizione, adesso di Governo, hanno
dedicato fiumi di parole sull'importanza e sul ruolo delle Camere
di commercio in Sicilia e in Italia.
Ricordo che qualcuno ha definito le Camere di commercio il
"polmone dell'economia", lo sportello delle libere imprese, il
punto di incontro tra l'offerta e la domanda di posti di lavoro e
di incremento e di fondazione di nuove attività commerciali.
Qui si è parlato, in quest'Aula, della importanza
fondamentale delle camere di Commercio, al punto tale che
bisognava e si è fatto anche, ricordo benissimo, il richiamo alla
legge 9 del 1986, per determinare e fare capire e comprendere
l'importanza fondamentale delle Camere di Commercio.
Io, allora, prendo atto, con grande coerenza, che da parte
dell'Assessore al Bilancio che è stato un alfiere, un Don
Chisciotte della difesa delle Camere di Commercio, adesso si
arriva anche a proporre la riduzione dei fondi che significa dal
punto di vista giuridico strozzare le Camere di Commercio e
questa noi che sicuramente siamo più coerenti di chi
dell'incoerenza ne fa una bandiera politica e ora amministrativa,
siamo per il potenziamento dei fondi per le Camere di Commercio
perchè sono lo sportello della libera imprenditoria in un momento
in cui le imprese sono attaccate in Sicilia dal dramma e dal
racket delle estorsioni e del pizzo.
Signor Presidente, se lei mi consente, vorrei porre anche, e
glielo porrò per tutto il periodo della serata e della nottata,
il problema pregiudiziale dei congedi. Perchè qui bisogna
finirla Onorevoli colleghi, questo è rispetto della legge e
della procedura d'Aula e di un Regolamento che tutti abbiamo
concorso a determinare e a perfezionare, non possiamo permetterci
che i congedi diventino l'asso nella manica, o il gioco delle tre
carte di questa amministrazione che per mantenersi in Aula con il
numero legale riesce anche fare sparire i deputati che fino ad un
minuto fa erano in Aula e che hanno firmato.
Mi sono preso la briga non solo di leggere il Regolamento e
siccome ella, signor Presidente, è persona troppo esperta dei
lavori d'Aula e profondo conoscitore dei meccanismi giuridici e
amministrativi e procedurali, non le leggo gli articoli 115 e 116
del Regolamento, ma siccome lei non ha annunciato in Aula, ai
sensi dell'articolo 115 ...
SILVESTRO. Guardi i precedenti di quest'Aula per quanto
riguarda i congedi
CAPUTO. Professore Silvestro, io sapevo che lei era un abile
costituzionalista, ma non la conoscevo nelle vesti di
disturbatore di chi sta parlando. Poichè lei, signor Presidente,
non ha comunicato, ai sensi dell'articolo 115, ad inizio dei
lavori di questa seduta, il nome ed il numero dei deputati in
congedo, la prego di farsi portare nello scranno più alto di
questo Parlamento il verbale e il foglio di presenza e noterà che
fino a qualche minuto fa i deputati che lei ha annunciato in
congedo erano qui, anzi, siccome sono di maggioranza, erano al
bar a prendere il caffè. Capisco che qualcuno possa avere il
famoso 'freddo ai piedi', ma vi prego di tenere un contegno in
Aula degno di parlamentari di questa Sicilia.
Io, signor Presidente - e mi avvio alla conclusione
nonostante le interruzioni - pongo a verbale la pregiudiziale di
computare nel senso positivo, come presenti, i deputati che sono
stati chiamati in congedo perchè hanno firmato ed erano presenti
in Aula, pena la validità delle votazioni, ora e successivamente,
della seduta.
SILVESTRO. Ricorra al TAR Ci risparmi le barzellette
CAPUTO. Le barzellette le racconta lei
PRESIDENTE. Credo che in tutti i passaggi dei lavori d'Aula
presieduti dall'onorevole Presidente Cristaldi e da me si sia
osservato il Regolamento. I nomi posti in congedo sono stati
comunicati dal Presidente Cristaldi e votati dall'Assemblea. Come
abbiamo osservato in tutti i passaggi, come era nostro dovere, il
Regolamento, e quindi daremo la parola e per le discussioni
generali come è ovvio e per gli emendamenti, e per le
dichiarazioni di voto, ma vi prego se no saremo costretti ad
interrompere i lavori e quindi la situazione complessiva
dell'Aula si aggrava sempre più, di mantenere un contegno
dignitoso, non più applausi, non più grida, non più schiamazzi,
non più interlocuzioni che sono al di fuori del nostro
Regolamento e al di fuori di un comportamento idoneo ad un'aula
parlamentare.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PER FATTO PERSONALE
CAPUTO. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Onorevole Caputo, da parte mia non c'è stato nei
suoi confronti alcun fatto personale.
CAPUTO. Signor Presidente, chiedo di parlare, ai sensi del
Regolamento, per fatto personale, in quanto sono stato
profondamente offeso dall'onorevole Silvestro.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADRAGNA. Ma cosa ha detto?
CAPUTO. Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato la
parola e di non avere ascoltato il rumoroso canto delle sirene
della maggioranza.
Ho chiesto la parola - ed è la prima volta che lo faccio da
quando sono parlamentare di questo Parlamento, espressione della
Sicilia - perchè è assolutamente indecoroso, onorevole Silvestro,
e mi dispiace. Io mi sento umiliato a dire queste cose nei suoi
confronti, non è il contrario: sono io che mi sento in difficoltà
ed in imbarazzo.
SPEZIALE. Cosa è successo? Qual è il problema?
CAPUTO. Da una persona come lei che ho sempre apprezzato per
pacatezza e per prudenza e per rispetto non mi sarei mai
aspettato che lei, dal posto, pronunziasse una frase irriguardosa
nei confronti di un parlamentare che ha avuto solo il dovere e il
buon senso di porre una questione pregiudiziale.
LIOTTA. Non c'è fatto personale fra lei e l'onorevole
Silvestro, ma che cosa sta dicendo?
CAPUTO. Se non ha detto nulla io gli chiedo scusa, ma se lo ha
detto nei miei confronti...
ADRAGNA. Che cosa ha detto?
CAPUTO. Lei non c'entra nulla è un argomento fra me e
l'onorevole Silvestro.
LIOTTA. Ma che sta dicendo?
CAPUTO. Lei non è in condizione di fare il difensore di
fiducia dell'onorevole Silvestro. Lei si faccia i fatti suoi, io
con lei non ho niente e la prego di stare seduto.
E' un problema che ho chiarito e devo chiarire con
l'onorevole Silvestro. Se lui non lo ha detto gli chiedo scusa,
ma se lo ha detto ...
LIOTTA. Che cosa ha detto?
CAPUTO. Lo deve dire lui.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
CIMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Pongo in votazione gli emendamenti 2.7, 2.9 e
2.12.
LA GRUA . Signor Presidente, lei deve dare la parola per
dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La votazione è già in corso.
VOTAZIONE PALESE NOMINALE DELL'EMENDAMENTO 2.7
PRESIDENTE. Indico la votazione palese nominale
dell'emendamento 2.7.
Dichiaro aperta la votazione.
Chi è favorevole preme il pulsante verde; chi è contrario
preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti..... 47
Votanti...... 40
Maggioranza.. 21
Favorevoli.... 1
Contrari..... 37
Astenuti...... 2
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.1 dell'onorevole Tricoli.
BRIGUGLIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRIGUGLIO. Signor Presidente, l'atto che poco fa ha consumato
noi lo consideriamo, come schieramento di opposizione,
gravissimo, lo consideriamo gravissimo, e non mi faccia
interrompere da nessuno, gravissimo, un precedente che non ha
precedenti a sua volta: lei ha indetto la votazione mentre
parlamentari tra cui il sottoscritto hanno chiesto di parlare per
dichiarazione di voto.
Se lei, per la particolare connotazione che la sua area ha
assunto in quest'Aula, non ha la serenità necessaria per
presiedere i lavori in questo momento, la preghiamo formalmente
di lasciare la Presidenza e di fare presiedere il Presidente
Cristaldi.
(Proteste in Aula)
Potete dire quello che volete.
SPEZIALE. Assessore per il lavoro, assessore dello sfascio
BRIGUGLIO. Lei non faccia insulti personali perché non li
accetto e posso anche riprenderli.
Peraltro questo aspetto, questo momento dei lavori... chiedo
di potere svolgere il mio intervento, se si è in grado di
garantirmi, se in questo Parlamento non c'è più l'esercizio del
proprio mandato allora..., dopo essere stato impedito di prendere
la parola per dichiarazione di voto, vediamo se devo essere
ancora impedito di continuare il mio intervento.
Questo aspetto, peraltro, connota l'urgenza che si completi,
così come abbiamo chiesto nei giorni scorsi, la composizione
dell'ufficio di Presidenza di questa Assemblea, perché credo che,
al di là della volontà, forse la Presidenza, siccome l'assessore
alla cooperazione dice che lo stiamo rimpiangendo come
vicepresidente, siccome sono convinto che i ritmi stressanti
imposti dalla maggioranza a quest'Aula possono anche fare perdere
l'equilibrio psico-fisico...
ADRAGNA. Questi ritmi sono "acqua fresca" rispetto all'altra
maggioranza.
BRIGUGLIO. Perfetto, noi crediamo che la richiesta che
abbiamo fatto, cioè quella di ritenere assolutamente prioritaria
la ricomposizione dell'ufficio di Presidenza, sia assolutamente
prioritario.
ADRAGNA. Quale dichiarazione di voto sta facendo?
BRIGUGLIO. Poi la farò alla fine la dichiarazione di voto. In
ordine poi alla questione che stiamo affrontando, io credo che
anche il tono con cui si affrontano le questioni, anche quello
che sta accadendo nell'Aula, denota un particolare atteggiamento
di doppiezza da parte della maggioranza e del Governo,
dell'attuale maggioranza e dell'attuale Governo, che pretendono,
perché quello che sta facendo oggi l'opposizione è esattamente
quello che ieri, l'opposizione di ieri faceva, che noi abbiamo
sempre contestato sul piano politico, ma che non ci siamo mai
permessi di strozzare o tentare di strozzare da un punto di vista
della agibilità dell'Aula e dal punto di vista regolamentare.
Per cui, siccome noi crediamo nell'interesse di questo
Governo, che anche questi momenti e questi passaggi costituiscono
una sorta di esame per la maggioranza, per irrobustirla se
vengono superati, in qualche modo per far sì che si possa
rafforzare se questi passaggi vengono superati con un metodo
assolutamente democratico che è quello dell'esercizio del mandato
e del diritto di parola che oggi viene riconosciuto peraltro da
un Regolamento che, avendo revisionato la disciplina interna
dell'Aula, oggi dà meno diritti e meno facoltà, direi per certi
versi, anche se ne guadagna l'efficienza e la speditezza dei
lavori di quest'Aula, per cui, concludo, ...
PRESIDENTE. Onorevole Briguglio, sono sereno e spero di non
essere insultato, ma il suo tempo è passato.
BRIGUGLIO. Io non insultato nessuno. Mi sono sentito insultato
nel momento in cui mi è stata tolta la parola...
PRESIDENTE. Non è così.
BRIGUGLIO. E allora avrà la bontà pure di spiegarlo.
VIRZI'. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIRZI'. Io voto in difformità dal mio Gruppo. Ecco la
motivazione della mia presa di posizione, che non può prescindere
però dal fatto di rilevare che, ad esempio, nel corso di questa
serata ho ritenuto personalmente di non indulgere a criteri di
conduzione della battaglia politica come se fossimo i 'Ragazzi
della Via Paal'; però ritengo francamente, Presidente, che
l'ultimo richiamo dell'onorevole Caputo avrebbe dovuto essere
ascoltato con un po' più di attenzione e maggior senso di
responsabilità perché se giochiamo con le carte, con le firme,
con i quorum, noi arrechiamo un vulnus alla dignità di questo
Parlamento che rimane, al di là del fatto della capacità concreta
o meno di questa maggioranza di pervenire ad un determinato
orario, al determinato quorum che ritiene possibile.
E' vero che la formula di rito è quella per cui si dice 'se
non sorgono osservazioni'. e osservazioni possono sorgere quando
distrattamente ad un certo rario, dando per scontato che siamo
tutti gentiluomini e persone erbene e nessuno indulge a
trucchetti da squallida rima Repubblica congolese, non ci siano
persone che nell'ambito ella medesima seduta, che ha una sua
continuità giuridica, che iene sospesa ma è sempre la medesima,
appone la firma e poi viene osta in congedo ancorché presente
fino a dieci minuti prima, n'ora prima, non hanno importanza i
livelli quantitativi, la eduta è unica, non puoi firmare in
mattinata, andare via di omeriggio e dichiarare il congedo nella
serata.
Se ci fossero state due sedute, io vorrei che il governo in
questo si facesse confortare dagli Uffici, dalla Segreteria
generale, perché credo che ci siano forse, onorevole Silvestro,
dei precedenti in cui, come si dice in siciliano, 'si è
ammugghiato'. C'era un silenzio generale. C'erano maggioranze
magari da arco costituzionale di 75 contro 15 e tutto questo
apparteneva al folklore.
In una situazione che nonostante tutto rimane bipolare,
nonostante tutti i fumi, nonostante le chiacchiere, pone di
fronte due schieramenti di persone che io voglio presumere serie
e che siano capaci di rispetto reciproco. Non si giocherella con
le regole fondamentali del Parlamento. Allora dalla Presidenza
io vorrei assolutamente una risposta chiara su questo quesito di
natura non giuridica, regolamentare.
Le regole che esistono fra di noi. Se è possibile essere
presenti nel corso di un'unica seduta e arrivati a metà, a tre
quarti, dichiararsi in congedo col dichiarato obiettivo di
abbassare il quorum delle votazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Virzì, è possibile e infatti è stato
comunicato, sottoposto all'attenzione della Presidenza con
comunicazione dell'onorevole Cristaldi.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
al di là dell'emendamento, abbiamo bisogno tutti, il Governo, la
maggioranza ed i gruppi parlamentari di opposizione, di una
veloce riflessione su quanto stiamo consumando in quest'Aula.
Io non credo, al di là dell'appartenenza politica, che noi
stiamo offrendo uno spettacolo costruttivo in nome della Sicilia
e dei siciliani, visto che tutti ci appelliamo a questo. Io
intendo l'opposizione come un ruolo alto che ognuno per la sua
parte politica esercita, per modificare o anche capovolgere gli
orientamenti della maggioranza e del Governo, però non credo che
vada a merito dei gruppi di opposizione, la caduta in folklore di
una battaglia parlamentare e né, me lo consentano l'onorevole
Caputo ed i colleghi di Alleanza nazionale, che facciamo un
grande servizio allo stesso presidente Cristaldi, chiedendogli di
venire a sostituire il presidente D'Andrea, come se un presidente
fosse amico di una parte e l'altro presidente fosse amico
dell'altra. Io faccio un appello al buon senso.
BRIGUGLIO. Lei é l'angelo della pace.
FORGIONE. Non mi serve fare l'angelo della pace perché io ho
interesse quanto voi a mettere sotto scacco questo Governo ed a
dimostrare che una battaglia di opposizione può pagare,
ovviamente, per condizionare ed ottenere risultati opposti ai
vostri, visto che la mia opposizione é di sinistra e la vostra é
di destra, però io credo che tutti insieme abbiamo il dovere di
ricostruire il clima democratico di quest'Aula e poter provare
assieme ad andare avanti.
Io non credo, cari colleghi dell'opposizione di destra, che
con un ostruzionismo di questo tipo si qualifichi l'opposizione.
L'ostruzionismo é uno strumento che le opposizioni hanno per fare
la propria battaglia politica in Parlamento. Ma se
l'ostruzionismo cade in folklore mettendo in discussione anche la
neutralità della presidenza dell'Assemblea e quando si fa questo
non si attacca il presidente D'Andrea, si attacca il presidente
Cristaldi, dimostrando che il presidente Cristaldi può essere più
amico di una parte piuttosto che il presidente D'Andrea che é
amico di un'altra.
Io credo che tutti insieme in questo momento non scriviamo
una bella pagina di questo Parlamento.
Io non so se é un bene che le televisioni non siano accese
in questo momento e che non trasmettano, forse il fatto stesso
che queste televisioni non stiano trasmettendo alla Sicilia in
questo momento ha liberato i freni inibitori di ognuno, però
forse c'é bisogno di un momento di riflessione per capire come
andare avanti.
Io credo che il numero legale in quest'Aula stasera, questa
notte e domani mattina ci sia, al di là di come si collocano le
forze di opposizione. Lo vedremo e lo verificheremo. Lo chiederò
io alla prossima occasione. Io chiederò la verifica del numero
legale, ma se questo é io credo che assieme dovremo decidere come
andare avanti perché tutti abbiamo una responsabilità rispetto
alla drammaticità dei problemi siciliani che aspettano risposte e
lo dite voi e sappiamo che in queste leggi, nell'esercizio
provvisorio, nei finanziamenti ai Comuni, nei finanziamenti ad
alcune categorie che aspettano risposte che tutti noi
sollecitiamo, c'é un'esigenza anche di urgenza.
E' interesse di questo Parlamento, ferma restando la
dialettica tra maggioranza ed opposizione, trascinare di ora in
ora un ostruzionismo sterile o, peggio, folcloristico, come
abbiamo ascoltato in alcuni interventi o invece c'é bisogno di
un'assunzione di responsabilità collettiva e nella distinzione
dei ruoli, per andare avanti e per non scadere anche noi in una
macchietta istituzionale. Questo é il tema che pongo, signor
presidente.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, adesso che ho
saputo che non c'é più la televisione che trasmette forse non
parlerò più.
Diceva bene l'onorevole Briguglio, un atto gravissimo, debbo
dire un atto veramente grave si é consumato ed é un fatto
inusuale, inqualificabile, soprattutto perché viola il
Regolamento, lei questa sera, Presidente, mi dispiace, ma
soprattutto il diritto alla parola del parlamentare e questo è
gravissimo, questa sera non basta sollevarla da questo incidente,
cioè con una parola di stima e di amicizia che io ho sempre nei
suoi confronti. Questo atto di imperio si colloca in un momento
debbo sire difficile, molto difficile, e io sono d'accordo che
dobbiamo riflettere, è difficile perchè stanno succedendo molte
cose e sta succedendo proprio quello che io non mi aspettavo e
faccio un esempio perchè io comincio a prendere le distanze in
maniera clamorosa da questo Governo.
Mentre ieri si discutevano le mozioni, dico le mozioni sulle
nomine ed il Presidente Capodicasa, bravo, sereno, tranquillo ha
detto alcune cose importanti dando una versione come dire
adeguata anche al dibattito, dall'altra parte e rassicurando
anche comportamenti di diritto e di altro tipo, dall'altra parte
un Assessore, l'onorevole Morinello aveva già ritirato i
provvedimenti dalla Corte dei Conti in relazione alle nomine dei
sovrintendenti, dei direttori di sezione, dei direttori dei musei
e di gallerie, questi sono atti che fanno riflettere perchè se il
Parlamento è la sede giusta per dibattere i problemi e per
assumere impegni noi guardavamo quel suo impegno, Presidente
Capodicasa, come un impegno non d'onore ma un impegno in grado di
rappresentare un fatto importante.
Io non capisco come può fare un Assessore a ritirare con una
semplice nota provvedimenti già in itinere, provvedimenti che
trovavano in una delibera di giunta e in una disposizione di un
Presidente della Regione, la conclusione di una vicenda, la
chiamo vicenda, io voto contro, ecco perchè voto contro
sull'emendamento 2.1 e voto contro con queste ragioni perchè
tutto quello che sta succedendo non mi convince e debbo dire che
mi fa anche riflettere rispetto alle cose dette dall'onorevole
Caputo. Quindi, Presidente continuo ancora a stimarla però tenga
conto che Lei questa sera questo infortunio non lo doveva
consumare.
DRAGO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DRAGO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero e penso,
tra l'altro sono sicuro che le meraviglie dei colleghi non sono
reali meraviglie rispetto a tutto ciò che sta accadendo in
quest'Aula ma diciamo è presa d'atto tutto sommato di ciò che ci
aspettavamo tutti che accadesse sia la maggioranza che
l'opposizione, certo c'è chi se lo augurava, c'era invece chi lo
pensava ma non se lo augurava.
D'altra parte, onorevole Presidente della Regione, alcune
settimane fa, una decina di giorni fa nella Conferenza dei
capigruppo, le opposizioni posero alcune questioni, alcune
questioni che fu detto chiaramente erano prioritarie, erano
fondamentali per potere garantire un prosieguo sereno nel
rispetto delle regole che comunque questo Parlamento ha, regole
vecchie ma che comunque ha, regole che consentono anche alla
opposizione di fare quello che stasera sta facendo e che altre
opposizioni hanno fatto in altre occasioni. La opposizione pose
la esigenza prioritaria di portare avanti la legge-voto quindi
pose il problema della copertura dei vuoti lasciati nel Consiglio
di Presidenza e quindi il rinnovo di tutte le Commissioni che
dovevano essere rinnovate. Certo, assieme a questo, la
maggioranza pose all'ordine del giorno altri problemi.
Siamo arrivati questa sera, alla fine di questa sessione
della seduta che dovrebbe poi anticipare l'apertura della
sessione di bilancio, praticamente a dovere esitare un disegno di
legge voluto dal Governo, a dare il voto finale ad un altro
disegno di legge voluto dal Governo Provenzano e dal Governo
Drago, ma che il Governo Capodicasa e la maggioranza che lo
sostiene ha voluto segnalare alla stampa e all'opinione pubblica
come una conquista di questa maggioranza e, rispetto alle cose
che erano state tracciate dall'opposizione niente stasera viene
definito. Anzi sul disegno di legge-voto, nessuna pronunzia
ufficiale da parte del Governo ci viene in tal senso. Anzi,
relativamente alla proroga della Commissione di riforma dello
Statuto, segnali assolutamente contraddittori ci pervengono.
Relativamente al rinnovo delle Commissioni e alla copertura
dei posti del Consiglio di Presidenza, è chiaro che stasera non
si possono fare, saranno certamente rinviati a metà gennaio. Non
sappiamo ancora se a metà gennaio la maggioranza sarà pronta per
potere adempiere a questo, tra l'altro, atto obbligatorio da
parte dell'Assemblea regionale siciliana.
Allora, voglio capire di che cosa ci stiamo meravigliando.
Certo, probabilmente se dall'opposizione ci fosse forse più
professionalità, meno goliardia, forse quello che c'era nella
vecchia opposizione, nessuno oggi si meraviglierebbe. Ma andremmo
avanti fino a quando probabilmente si raggiungerebbe l'accordo
così come in tante altre occasioni è stato fatto.
Ma qui non siamo alla ricerca di accordi, siamo alla ricerca
di capire qual è il percorso che questa maggioranza vuole avere
rispetto ad alcuni problemi che per noi sono fondamentali, per i
siciliani. E soprattutto vogliamo capire se l'arroganza di questa
maggioranza, perché è arroganza, consentitemi, è arroganza
perché, concordare in una Conferenza dei Capigruppo alcune
questioni e poi portare a termine solo quelle che interessano la
maggioranza e non portare niente alla votazione finale che era
stato chiesto dalle opposizioni, credetemi questa è arroganza.
Allora abbiamo detto, e ve lo ripeto: legge-voto - e
concludo -, Commissioni parlamentari e Consiglio di Presidenza.
Diteci che cosa siete in grado di fare questa sera e
probabilmente potremo anche definire l'ulteriore percorso di
questa seduta, altrimenti procederemo così come le regole ci
consentono di andare avanti.
CAPODICASA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, reputo necessario, a questo punto della
discussione, tenendo conto che siamo oltre l'una del giorno 24
dicembre, chiarire un po' quali sono i rispettivi punti di vista
della maggioranza e dell'opposizione, per capire come proseguire.
Non comprendo - e nessuno mi può convincere del contrario -
che l'atteggiamento che sta tenendo l'opposizione questa sera non
è, a mio parere, neanche giustificato dagli argomenti che ora
l'onorevole Drago ha portato.
Siccome dell'opposizione precedente, cui fa riferimento
spesso l'onorevole Drago e anche altri oratori dell'opposizione,
io ne facevo parte, ritengo, anche a prova di essere smentito -
possiamo guardare i verbali - che l'opposizione non sia mai
scaduta in passato al di sotto di livelli che, a mio parere, in
un'Aula parlamentare non sono accettabili.
Non ritengo, onorevoli colleghi, che vi siano state
occasioni, tranne una, quella relativa alla modifica della legge
elettorale sui sindaci, in cui l'opposizione ha fatto cenno a
ostruzionismo.
Si può parlare di discussioni lunghe, defatiganti, ma che
non avevano il carattere che invece questa sera si è voluto dare
alla battaglia di opposizione, che è una battaglia che non ha i
connotati di una battaglia di merito, ha il connotato di un
tentativo di slabbrare la discussione, di portarla oltre certi
limiti, ma con un obiettivo.
Francamente io non capisco: quando si è trattato della
battaglia contro la modifica della legge elettorale sui sindaci,
l'opposizione aveva dichiarato l'obiettivo qual era; questa sera
ancora vorrei capire qual è l'obiettivo, perchè, se c'è un
obiettivo, lo si comunichi, possiamo discuterlo, tenuto conto che
da parte di questa maggioranza, onorevole Drago, non c'è mai
stata e continua a non esserci una volontà nè prevaricatrice nè
tanto meno volta a comprimere i diritti dell'opposizione - ci
mancherebbe -, ma abbiamo sempre proposto un terreno di dialogo
dall'inizio fino alla giornata di oggi.
Non si può dire che l'atteggiamento nostro di questa sera
sia legato all'occasione della seduta di oggi con i tempi
costipati che abbiamo.
L'abbiamo sempre detto, l'abbiamo affermato. Aggiungo di
più, che nella giornata di oggi questo dialogo si è sviluppato
forse in sua assenza e capisco il suo disappunto, onorevole
Drago, ma si è sviluppato.
Vi sono state discussioni di merito sugli emendamenti;
l'onorevole Piro è stato lungamente impegnato con esponenti
dell'opposizione a valutare gli emendamenti; questa Aula ha
sospeso i propri lavori per espressa dichiarazione del
Presidente, onorevole Cristaldi, per consentire che questa
discussione andasse avanti, con l'accordo quindi
dell'opposizione. Si pensava, si riteneva che si fosse trovato
un accordo che è stato puntualmente rimesso in discussione non
appena è iniziata la discussione in Aula.
Subito dopo, l'onorevole Fleres ha ripreso la parola per
chiedere che, nonostante l'accordo che era intervenuto nel merito
del disegno di legge e degli emendamenti, l'opposizione riteneva
necessario che ci fosse un quadro di riferimento più vasto per
consentire che si potesse andare avanti senza manovre di tipo
ostruzionistico e ha chiesto una sospensione. Questa sospensione
è stata accordata, da parte della maggioranza si è informata
l'opposizione - tra l'altro opportunamente riunita nella sala
lettura - della risposta che la maggioranza intendeva dare ai
quesiti che l'opposizione poneva. Ciò nonostante, l'opposizione
ha continuato in questo atteggiamento. Ora l'onorevole Drago alza
ancora la posta e dice: ma noi non avevamo detto che c'era stata
una decisione.
Onorevoli colleghi, noi non possiamo fare come nella favola
di latina memoria, in cui il lupo diceva all'agnello: mi stai
sporcando l'acqua; poi l'agnello diceva: ma io non posso
sporcarla, sto bevendo a valle rispetto a te, lupo, che stai
bevendo a monte. E' la legge della fisica che non lo consente.
Si, ma dice: se non sei stato tu, è stato tuo padre, è stato tuo
nonno, qualcuno mi ha sporcato l'acqua e quindi ti mangio.
Ora vi sembra un atteggiamento questo che può indurre ad un
dialogo? Francamente, consentitemi, io che sono, diciamo, più
propenso di tutti a sviluppare un dialogo, ad intervenire anche
nel merito per le note ragioni, perché io non sono nato uomo di
maggioranza, sono nato come uomo di opposizione e sono stato qui
decenni nell'opposizione e capisco che vi sono delle ragioni e
anche dei diritti dell'opposizione che vanno rispettati dalla
maggioranza, ma quando queste ragioni e questi diritti vengono
riportati sul terreno retto di reciproco rispetto. Se questo non
c'è, allora bisogna per forza impedire che stasera si passi al
voto finale della legge sugli enti, perchè probabilmente, da
parte dell'opposizione di oggi, che è la maggioranza di ieri, si
vuole far passare il messaggio che la legge sugli enti non si fa
- poi, magari, non so, si farà dopo, ad ogni modo stasera non si
fa - e potere dire che allora è un successo che io considero di
tutti, poi sta a voi saperlo rivendicare.
Stasera l'onorevole Drago lo fa nelle dichiarazioni
successive all'approvazione del disegno di legge sui giornali, da
parte degli esponenti dell'opposizione non è stato fatto. Si è
detto che era una legge che non scioglieva niente, l'onorevole La
Grua ha fatto dichiarazioni in tal senso, l'onorevole Virzì ha
detto: ma qui si è dato un tesoro ad un uomo solo, quindi la
legge quasi non ha valore perché c'era questa correzione
rispetto all'impostazione che era stata data nella maggioranza
precedente, quindi prendendo le distanze da quel disegno di
legge, quindi non è che c'è stata una maggioranza che si è
appropriata di un disegno di legge.
BRIGUGLIO. Precisamente lei con delle dichiarazioni.
CAPODICASA, presidente della Regione. Io ho detto che la
maggioranza che aveva assunto nelle dichiarazioni programmatiche
l'impegno di concludere il disegno di legge, che non era un
nostro disegno di legge, nel senso che noi l'avevamo condiviso
dall'opposizione, portava la firma degli onorevoli Drago e
Provenzano, addirittura Castiglione, quindi non potevamo
rivendicare una cosa che portava la firma degli altri, ma - mi
dovete consentire - se voi fate questo regalo alla maggioranza di
prendere le distanze da un vostro disegno di legge,
l'opposizione, la maggioranza che deve dire: no, per piacere
rivendicatelo? Dice va beh, allora vuol dire che siamo stati
bravi noi. Mi dovete consentire.
Io aggiungo di più, che anche dal punto di vista del merito
delle questioni che sono contenute in quel disegno di legge sulle
variazioni di bilancio, sono provvedimenti che portano il segno
di una continuità con l'azione del Governo precedente, forse
anche per dovere, diciamo, istituzionale.
E' stato un provvedimento che prorogava al 31 dicembre
l'attività dei giovani articolisti, senza copertura finanziaria,
ci consentirete che, ci piaccia o no, siamo convinti o non siamo
convinti, noi la copertura finanziaria la dobbiamo dare, ma,
onorevole Briguglio, se lei non ci consente questa sera di fare
il disegno di legge, consentirà che viene meno non un impegno di
questa maggioranza ma l'impegno della sua maggioranza, che aveva
assunto rispetto ai giovani articolisti un impegno che era quello
della prova, di farli lavorare fino al 31 dicembre.
Quindi, come vedete, c'è una reciprocità di atti che non può
essere ignorata, perché diversamente cosa vi aspettate che ci
sia da parte della maggioranza? La maggioranza dovrà decidere se
corrispondere ad un dialogo con l'opposizione che gli viene
proposto o, di fronte ad un atteggiamento ostruzionistico,
attrezzarsi di conseguenza, che non so quale può essere, quindi,
in questo momento lo so immaginare, ma un'azione la dovrà fare,
chiederemo la Conferenza dei Capigruppo, proporremo che l'Aula si
torni a riunire il 26, 27, 28, 29 e 30, quello che sarà.
Dobbiamo metterci d'accordo, questo è un Parlamento che
finora, per varie ragioni, non ha dato buona prova di sè agli
occhi dell'opinione pubblica.
Lo scontro politico, che abbiamo avuto in alcune
circostanze, è stato tenuto a un certo livello, io mi augurerei
che lo scontro politico continui, se deve continuare, sempre a un
certo livello, evitando che si avviti intorno a meccanismi che la
gente non capisce perchè l'ostruzionismo nei modi, diciamo
improvvisati, come è stato fatto questa sera, per quanto io
ricordi, non ....
BRIGUGLIO. E' stata occupata l'Aula, da lei
CAPODICASA, presidente della Regione. L'Aula è stata
occupata, Lei sa le ragioni, in un momento in cui l'Aula non
lavorava, Lei lo sa, quindi non abbiamo mai impedito che l'Aula
lavorasse con la nostra occupazione. La mattina del giorno in cui
l'Aula si è riconvocata, l'Aula è stata disoccupata, come Lei sa
e ne fanno fede le cronache giornalistiche.
Pertanto, io vorrei che si capisse, perchè anche gli ultimi
argomenti, addotti dall'onorevole Drago, a me non sembrano
pertinenti, perchè le obiezioni che ora vengono mosse e che erano
state rappresentate nella famosa conferenza dei Capigruppo a cui
fa riferimento l'onorevole Drago, che erano quelle di integrare
immediatamente i membri del Consiglio di Presidenza che erano
decaduti perchè ricoprono altri ruoli, il rinnovo delle
Commissioni e poi la legge-voto, che è stata messa all'ordine del
giorno e si è discussa, ma, onorevole Drago, sono stati circa 40
interventi, di cui 30 sono colleghi dell'opposizione, allora,
siccome giustamente si è deciso di dare il tempo, 45 minuti a
ogni intervento, perchè si tratta di materia molto delicata, mi
consentirete che questo disegno di legge era quasi impossibile
che trovasse conclusioni in questa sessione per le ovvie ragioni
che sono...
DRAGO. Quando lo riprendiamo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Quando lo stabiliamo
nella Conferenza dei Capigruppo; chiedo la Conferenza dei
Capigruppo se è pronta a stabilire la data, onorevole Drago,
quindi, come vede discutendo ci incontriamo.
Le stesse questioni che sono state poste relative alle
Commissioni e alle elezioni avevamo concordato già in quella sede
che questo era l'impegno che tutti, maggioranza ed opposizione,
perchè questo è interesse anche della maggioranza, che si
completino gli organismi sia quelli di carattere assembleare che
quelli di carattere parlamentare, non vedo la ragione per cui la
maggioranza non debba volere che si completino gli organismi e
non spetta alla maggioranza completare o no le Commissioni.
Le Commissioni decadono per norma regolamentare il 31
dicembre, dopo di che non si può riunire nessuna Commissione se
non viene o riconfermata, con atto esplicito, oppure modificata
sulla base della indicazione dei Gruppi parlamentari, quindi
questa cosa non è una rivendicazione della opposizione rispetto
alla maggioranza, è interesse di tutti, siamo esattamente
d'accordo, perchè questo dà, in un momento in cui tutti i
Presidenti delle Commissioni, fanno oggi solo espressione della
opposizione, pensi un po' se la maggioranza non ha interesse ad
andare a riarticolare le posizioni, quindi immagini se non ci può
essere interesse, se poi magari questa rivendicazione viene fatta
perchè si pensa che potrà provocare tensioni alla maggioranza e
divisione, questo poi lo vedremo a momento opportuno, ma basti
aspettare una settimana e Lei potrà verificare se magari le
aspettative dell'opposizione saranno esaurite oppure no, ma
intanto questo non modifica il programma, ci sarà fra sette
giorni, dieci giorni, passate le feste, l'occasione per
verificare se quanto dalle opposizioni si paventa, o meglio
ancora si spera, si verificherà o no. Se si verificherà
prenderemo atto e ne tireremo le conseguenze. Ma penso che noi
non possiamo mischiare i due livelli; sono due cose diverse e
forse se ci riflettiamo un momento credo che sia nell'interesse
di tutti che vengano mantenuti distinti.
LA GRUA . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
il Presidente della Regione non possa assolutamente dare
valutazioni tipo quelle che ha dato circa il comportamento e
l'attività dei gruppi parlamentari dell'opposizione. Non glielo
consentiamo, signor Presidente, di dire che l'attività
dell'opposizione è scaduta al di sotto di livelli mai raggiunti
in un'Aula parlamentare. Questo non l'accettiamo e lo respingiamo
categoricamente. Ho riportato esattamente, poi il giudizio sul
tipo di opposizione che facevate voi se ci consente lo diamo noi,
Lei può farlo, ma noi abbiamo altri elementi per dirle e le
diciamo che siamo svantaggiati rispetto a voi perchè voi avevate
quei tempi dilatati enormi che quel barbaro regolamento vigente
all'epoca vi consentiva, noi invece oggi siamo svantaggiati
perchè siamo stati purtroppo i primi a subire le conseguenze di
un regolamento che riteniamo giusto ma che oggi ci limita
nell'attività parlamentare e non ci consente di intervenire così
come voi potevate fare quando eravate opposizione. Quindi noi
oggi dobbiamo attrezzarci, signor Presidente, per fare
ostruzionismo, perchè è nel nostro diritto, così come era vostro
diritto fare ostruzionismo, occupare l'Aula e fare quello che
qualunque opposizione va a fare. Però signor Presidente non
possiamo utilizzare due pesi e due misure; io ho partecipato
questa sera alla seduta della prima Commissione dove si è messo
in atto da parte di alcune forze politiche che sostengono
apertamente alcune e sotto sotto altre in vita un ostruzionismo
veramente terribile che certamente ha impedito alla prima
Commissione di potere discutere del disegno di legge di proroga
della Commissione dello Statuto.
E allora, quando l'onorevole Forgione, che da quando ha
saputo che si chiama come Padre Pio, ha assunto i toni del
predicatore, ma che esercita questo ruolo di predicatore male
perchè predica bene e razzola male perchè vedete, oggi è venuto
qua a chiamarci, a fare l'appello ecumenico, a dire "fermatevi,
calmatevi, assumete un tono diverso" oggi in Commissione ha fatto
un ostruzionismo pressante come era nel suo diritto. Certo, lo
abbiamo contestato, perchè noi abbiamo a cuore i problemi delle
riforme, noi ci crediamo alle riforme e certamente volevamo
contrastare in quella sede tutti coloro, alcuni della sua
maggioranza, signor Presidente, che sono contrari alle riforme,
ma lì abbiamo dovuto subire l'ostruzionismo di queste forze
politiche.
Allora, signor Presidente, la verità quale è? La verità è
che noi vorremmo lavorare per questa Sicilia, vorremmo veramente
realizzare quelle riforme che erano nel nostro programma politico
dei governi che l'hanno preceduta ma che sono anche, e gliene
diamo atto, nel programma del suo governo. La legge voto va
fatta, le riforme vanno fatte, la Commissione per la riforma
dello Statuto va nuovamente riconfermata nel senso che la durata
va prorogata, sono queste le cose concrete che chiediamo. Le
chiediamo cosa intende fare per la legge che riguarda il Parco
archeologico di Agrigento, sono queste le cose che intendiamo
sapere prima di potere continuare prima di poter fare le nostre
scelte, anche perchè non condividiamo appieno questa manovra che
il suo governo ha messo in atto. Allora ci sia consentito fare il
nostro ruolo di opposizione nei modi che noi riusciamo a fare,
magari non siamo tanto bravi, noi magari qualche esperienza noi
di Alleanza nazionale l'abbiamo, quindi abbiamo le carte in
regola per potere fare opposizione. Ma comunque, vivaddio, ci si
consenta di farla a meno che non si lanciano dei segnali ben
precisi che ci consentano di avere delle garanzie circa l'iter di
alcune norme di legge che sono da noi auspicate e che noi
vorremmo che fossero prese in considerazione ed approvate
urgentemente da questa assemblea.
GRANATA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA. Io ritengo che, alla luce delle cose dette, che
condivido peraltro, da parte dell'onorevole La Grua perchè vedete
ci sono delle fasi nella vita di questo Parlamento che poi non
vanno dimenticate, ognuno ha un ruolo diversificato; bisogna
anche comprendere qual'è stata la genesi di questo Governo e
voglio sottolineare che a differenza di altre situazioni dove la
genesi dei cosiddetti governi del ribaltone sono state
caratterizzate da fatti particolarmente incresciosi, qui abbiamo
avuto diciamolo pure anche un tasso di civiltà reciproca nei
rapporti che in altri luoghi non si è raggiunta ad iniziare dal
Parlamento nazionale dove anche alcuni amici dell'UDR ricordano
quali sono stati i livelli di scontro tra le scomposizione e le
ricomposizioni delle maggioranze.
Alla luce di questo e di ciò che sta avvenendo stasera sulla
discussione io credo di dovere riprendere il ragionamento fatto
dall'onorevole Drago.
Vedete, c'è un elemento che forse sfugge alla comprensione
di alcuni e cioè che sugli emendamenti era nostro dovere e
diritto arrivare ad un chiarimento di ordine tecnico per
verificare come migliorare la manovra di variazione di bilancio,
non mai su emendamenti che riguardano interessi specifici e
particolari dei singoli deputati, ma per cercare di dare una
traccia, come è nostro dovere fare come parlamentari regionali,
alla stessa manovra.
E' anche vero che noi abbiamo posto con forza Onorevole
Presidente Capodicasa alcuni problemi che sappiamo stare a cuore
anche a lei. Il primo di questi problemi è legato all'apertura
della stagione delle riforme e abbiamo visto su questo percorso
dell'apertura della stagione delle riforme dei bruttissimi
segnali caratterizzati fortemente da alcune vicende avvenute
all'interno della prima commissione da un certo clima che si
respira all'interno di quest'aula, la difficoltà oggettiva che
comprendiamo anche all'interno della maggioranza per portare e
per far partire la stagione delle riforme.
Ma è anche vero che, pur comprendendo queste perplessità,
noi crediamo fortemente nella necessità di aprirla la stagione
delle riforme. E allora per questo motivo riteniamo
indispensabile anche servirci strumentalmente non per arrivare a
fare approvare l'uno o l'altro emendamento, ottenere l'uno o
l'altro provvedimento.
Per arrivare ad aprire la stagione delle riforme riteniamo
opportuno servirci lo ripeto "strumentalmente" di questo
passaggio legato alle variazioni di bilancio per far comprendere
a questa maggioranza che noi vogliamo chiarezza su una cosa: che
su una questione che giustamente il Presidente Capodicasa ha
ribadito ad essere questione tutta legata alla legittima volontà
e alla sovranità del Parlamento e non di una maggioranza o di
un'altra, dobbiamo capire qual è il percorso.
Un percorso in sede politica autorevolissima ce lo siamo
dato, abbiamo individuato non a caso la necessità di situare nel
cuore di questa sessione prima della sessione di bilancio, un
forte segnale di rinnovamento politico attraverso la legge voto,
riteniamo che per vari motivi, che per varie responsabilità -
devo dirglielo, Presidente - non tutte allocate nella
maggioranza, questo percorso lo vediamo - come dire? - in
pericolo, tentennante.
Allora vogliamo un segnale chiaro. Credo che questo segnale,
che è tutto di ordine politico, dobbiamo averlo attraverso una
nuova discussione che deve avvenire in sede autorevole e per
questo motivo ritengo opportuno, senza che poi nessuno si
scandalizzi per ciò che è legittimo fare, ma non per difendere un
passaggio tattico senza fine o con finalità individuale, a noi
non interessano le finalità individuali; noi vogliamo chiarezza
sulla posizione del Governo e quindi sulla gradualità dei
passaggi per arrivare a ciò che ci sta realmente a cuore:
iniziare la stagione di riforma della politica regionale.
Per questo le chiedo se opportunamente ritiene di volere
farsi promotore della convocazione immediata della Conferenza dei
Capigruppo, per capire qual è il percorso legato alla legge
voto.
Perchè se non comprendiamo questo, se questa opposizione non
comprende questo, e, mi perdoni Presidente, se parte della
maggioranza non comprende questo diamo ragione a chi si
scandalizza e si meraviglia.
Chi si meraviglia e si scandalizza di ciò che sta avvenendo
in questo Parlamento stasera, dovrebbe verificare i verbali e le
registrazioni di ciò che è avvenuto in I Commissione per avere la
fotografia del vero degrado cui si è arrivati per fermare le
riforme dell'apparato regionale.
Allora, ritengo che il problema dello Statuto dobbiamo
ricondurlo tutto in sede politica. Accolgo l'invito del
Presidente Capodicasa, ma soprattutto la sollecitazione forte
venuta dall'onorevole Drago, quindi chiedo questo atto di
chiarimento politico perché comunque potrebbe innanzitutto
chiarire il percorso e soprattutto, anziché essere una perdita di
tempo, farcene risparmiare, perché nessuno può privare una parte
politica di porre in essere ciò che il Regolamento consente.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, se
si avverte l'esigenza di avere una riunione dei Presidenti dei
gruppi parlamentari, ovviamente la più rapida possibile, in modo
tale che si possa tornare subito in Aula, ...
(Proteste dai banchi della sinistra)
... io dichiaro la mia disponibilità. Sentiamo gli altri
Presidenti dei gruppi parlamentari e vediamo che cosa ne pensano.
PRESIDENTE. Decido io sulla sua richiesta. La Conferenza dei
Presidenti dei gruppi parlamentari è immediatamente convocata in
sala Pompeiana.
la seduta è sospesa e riprenderà alla fine della Conferenza
dei Presidenti dei gruppi parlamentari.
(la seduta, sospesa alle ore 01.32, è ripresa alle ore 03.40)
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, informo l'Aula sull'esito della
Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari, opportunamente
convocata su richiesta della stessa Aula per tentare in qualche
modo, di dare un percorso certo agli stessi lavori e - spero -
consentire il raggiungimento di un risultato positivo.
La Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari ha
stabilito di proseguire i lavori per completare l'esame del
disegno di legge n. 840/A.
Preciso che, a conclusione dell'esame dell'articolato, la
seduta sarà rinviata per consentire al Governo di definire il
disegno di legge concernente l'esercizio provvisorio, da
esaminare subito dopo in una nuova seduta nella quale si
procederà altresì alla votazione finale dei disegni di legge
predetti nonché dei disegni di legge n. 726/A, nn.
698-834-837/A, e nn. 413-458/A.
Informo, inoltre, che la sessione verrà chiusa a
conclusione: dell'iter dei disegni di legge numeri
2-94-144-152-177-705-708-758- (Norme stralciate/A) concernente lo
schema di disegno di legge costituzionale per modifiche dello
Statuto della Regione siciliana, n. 842 concernente la proroga
della Commissione per la riforma dello Statuto nonché dei disegni
di legge riguardanti i parchi archeologici.
Si procederà altresì alle seguenti elezioni: di un
vicepresidente, di un deputato questore, di un deputato
segretario, del collegio dei revisori dei conti della Fondazione
"Federico II" e delle commissioni legislative permanenti e della
commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
delle comunità europee, e verrà esaminato il disegno di legge
antiracket.
Quando sarà completato questo programma sarà convocata una
nuova conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari per
disegnare il programma della successiva sessione.
Presidenza del presidente Cristaldi
RIPRENDE L'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE N. 840/A
PRESIDENTE. Siamo alla votazione dell'emendamento 2.1 a firma
degli onorevoli Tricoli e Stancanelli. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si
alzi, chi è contrario resti seduto.
Non è approvato.
Si passa all'emendamento n. 2.2 a firma degli Onorevoli
Stancanelli e Tricoli "La quota pari al 10% che deve affluire
deve essere ripartita tra le camere di commercio di cui al comma
9 è aumentata al 50%"
Pongo in votazione l'emendamento Tricoli, Stancanelli 2.2.
Il parere del Governo?
PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si
alzi, chi è contrario resti seduto.
Non è approvato.
Si passa all'emendamento 2.5 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi,
chi è contrario resti seduto.
Non è approvato.
Si passa all'emendamento 2.4 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli "Dopo le parole in entrata il bilancio della regione
siciliana aggiungere le parole data del primo dicembre 1998. Lo
pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi,
chi è contrario resti seduto.
Non è approvato.
Si passa all'emendamento 2.11 a firma degli onorevoli Fleres,
Costa ed altri. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi,
chi è contrario resti seduto.
E' approvato.
Si passa all'emendamento a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli 2.3, le parole tremiladuecentoventisette sono
sostituite con milleduecentoventisette. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi,
chi è contrario resti seduto.
Non è approvato.
Si passa all'emendamento 2.10 a firma degli onorevoli
Fleres ed altri.
FLERES. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 2.6 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
STANCANELLI. Lo ritiro
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento Tricoli-Stancanelli aggiuntivo al
comma 1, tende ad istituire un secondo comma nell'articolo 2.
"La quota del 50 per cento che deve affluire in entrata al
bilancio dei comuni, ai sensi del comma 9, articolo 11, legge
regionale n. 5/98 è determinata al 10 per cento. Il rimanente 40
per cento è devoluto alle aree di sviluppo industriale per le
finalità istituzionali.". Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.
Art. 3.
1. Il fondo per i comuni di cui all'articolo 11 della
legge regionale 30 marzo 1998, n. 5, è altresì incrementato
per l'esercizio finanziario in corso della somma di lire
16.685 milioni cui si provvede, quanto a lire 3.423 milioni,
con le somme già affluite in entrata del bilancio della
Regione ai sensi del comma 9, dell'articolo 45, della legge
regionale 7 marzo 1997, n. 6, quanto a lire 2.127 milioni,
mediante riduzione di pari importo dello stanziamento del
capitolo 60783, quanto a lire 7.760 milioni mediante
riduzione di pari importo dello stanziamento del capitolo
21160 e quanto a lire 3.375 milioni mediante riduzione di
pari importo dello stanziamento del capitolo 21162 del
bilancio della Regione per l'esercizio medesimo."
Dichiaro aperta la discussione generale. Nessuno chiede di
parlare. Dichiaro chiusa la discussione generale sull'articolo
3. Comunico che sono stati presentati all'articolo 3 diversi
emendamenti.
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, considerato l'accordo raggiunto
nella Conferenza dei capigruppo anche al fine di render più
spediti i lavori d'Aula ritiriamo numerosi emendamenti, quindi Le
dirò, emendamento per emendamento, quali intendiamo ritirare e
quali mantenere.
PRESIDENTE. Nessuno chiede di parlare per illustrare gli
emendamenti. E' aperta la discussione generale sugli emendamenti.
Nessuno chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione
generale sugli emendamenti. Pongo in votazione 3.1 a firma degli
onorevoli Tricoli e Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.18 a firma dell'onorevole Fleres e Croce.
COSTA. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.4 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli. Onorevole Piro c'è l'impegno del Governo?
PIRO, assessore al bilancio e alle finanze. Si.
PRESIDENTE. C'è l'impegno del Governo ad affrontare in sede
finanziaria la questione.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.10 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.17 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.15 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.14 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.16 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.13 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.12 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.6 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.3 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.8 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.7 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.2 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.5 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 3.9 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi non ci sono altri emendamenti
all'articolo 3. Pongo in votazione finale l'articolo 3. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
Art. 4
Interventi a sostegno delle autonomie locali
per l'anno 1999
1. Per l'esercizio finanziario 1999, al fine di garantire
alle province regionali ed ai comuni lo svolgimento delle
funzioni amministrative attribuite in base alla vigente
legislazione e a titolo di sostegno allo sviluppo,
l'Assessore regionale per gli enti locali assegna, con propri
decreti, alle province regionali ed ai comuni medesimi una
quota non superiore al 20 per cento delle entrate tributarie
della Regione accertate nell'esercizio 1997 con il relativo
rendiconto generale consuntivo, al netto delle devoluzioni di
cui all'articolo 27 del decreto legislativo 15 dicembre 1997,
n. 446, previste per l'anno 1999.
2. Con legge di bilancio la quota di cui al comma 1 è
ripartita fra i comuni e le province regionali.
3. Nell'ambito della quota determinata ai sensi del comma
1, una aliquota pari all'1,50 per cento è riservata ai comuni
con popolazione non superiore a 10.000 abitanti,
ad integrazione della quota ordinaria attribuita e
un'aliquota pari allo 0,80 per cento è riservata ai comuni
delle isole minori per sopperire alle particolari e maggiori
necessità relative ai servizi igienico-sanitari ed ai servizi
pubblici obbligatori. Un'ulteriore somma pari a lire 15.000
milioni resta nelle disponibilità dell'Assessorato regionale
degli enti locali e viene dallo stesso gestita per i
rapporti, anche in convenzione, con le comunità alloggi per
minori sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria
minorile nell'ambito della competenza civile ed
amministrativa.
4. Le assegnazioni alle province regionali ed ai comuni
sono disposte sulla base dei criteri e dei parametri che
saranno individuati con decreto dell'Assessore regionale per
gli enti locali, sentita la Conferenza regione-autonomie
locali, prevista dall'articolo 43 della legge regionale 7
marzo 1997, n. 6. Nelle more della determinazione dei nuovi
criteri, l'Assessore regionale per gli enti locali è
autorizzato ad erogare anticipazioni alle province ed ai
comuni entro i limiti delle assegnazioni effettuate a valere
sull'esercizio finanziario 1998 ed in conformità alle
previsioni dell'articolo 11 della legge regionale 30 marzo
1998, n. 5.
5. Le assegnazioni alle province regionali ed ai comuni
sono destinate prioritariamente al trattamento economico del
personale di cui all'articolo 45, comma 6, della legge
regionale 7 marzo 1997, n. 6 ed allo svolgimento dei servizi
socio-assistenziali.
6. In sede di ripartizione territoriale delle spese in
conto capitale dello stato di previsione del bilancio
regionale, ai comuni con popolazione inferiore a 10.000
abitanti è assicurata almeno una quota pari al 20 per cento
dei relativi stanziamenti.
E' aperta la discussione generale sull'articolo 4.
PIRO, Assessore al bilancio. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, Assessore al bilancio. Signor Presidente, soltanto per
annunciare all'Aula che il Governo intende presentare un
emendamento con il quale viene riscritto l'articolo 4 in modo da
ricomprendere nella formulazione complessiva che ne risulterà
alcune previsioni che sono contenute in alcuni emendamenti e che
sono state valutate e apprezzate positivamente. Quindi presento
un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 4.
PRESIDENTE. Augurandomi che la riscrittura dell'articolo possa
soddisfare la larga maggioranza dell'Assemblea in guisa tale che
possano essere superati gli emendamenti. Distribuiamo la
fotocopia e consentiamo ai parlamentari di fare la opportuna
valutazione.
Chiedo agli onorevoli Croce, Tricoli, Stancanelli,
se intendono ritirare l'emendamento soppressivo dell'articolo 4,
"Il comma 1 dell'articolo 4 è soppresso".
CROCE. E' ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Per gli altri
attendiamo che i parlamentari prendano visione dell'emendamento
del Governo tendente a riscrivere l'articolo 4. Do lettura
dell'articolo 4 secondo la nuova riscrittura proposta
dall'onorevole Assessore Piro
Art. 4
Interventi a sostegno delle autonomie locali
per l'anno 1999
1. Per l'esercizio finanziario 1999, al fine di garantire
alle province regionali ed ai comuni lo svolgimento delle
funzioni amministrative attribuite in base alla vigente
legislazione e a titolo di sostegno allo sviluppo, l'Assessore
regionale per gli enti locali assegna, con propri decreti, alle
province regionali ed ai comuni medesimi una quota non superiore
al 20 per cento delle entrate tributarie della Regione accertate
nell'esercizio 1997 con il relativo rendiconto generale
consuntivo, al netto delle devoluzioni di cui all'articolo 27 del
decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, previste per
l'anno 1999.
2. Con legge di bilancio la quota di cui al comma 1 è
ripartita fra i comuni e le province regionali.
3. Nell'ambito della quota determinata ai sensi del comma
1, una aliquota pari all'1,50 per cento è riservata ai comuni con
popolazione non superiore a 10.000 abitanti, ad integrazione
della quota ordinaria attribuita e un'aliquota pari allo 0,80 per
cento è riservata ai comuni delle isole minori per sopperire alle
particolari e maggiori necessità relative ai servizi
igienico-sanitari ed ai servizi pubblici obbligatori.
Un'ulteriore somma pari a lire 15.000 milioni resta nelle
disponibilità dell'Assessorato regionale degli enti locali e
viene dallo stesso gestita per i rapporti, anche in convenzione,
con le comunità alloggi per minori sottoposti a provvedimenti
dell'autorità giudiziaria minorile nell'ambito della competenza
civile ed amministrativa.
4. Le assegnazioni alle province regionali ed ai comuni
sono disposte sulla base dei criteri e dei parametri che saranno
individuati con decreto dell'Assessore regionale per gli enti
locali, sentita la Conferenza regione-autonomie locali, prevista
dall'articolo 43 della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6. Nelle
more della determinazione dei nuovi criteri, l'Assessore
regionale per gli enti locali è autorizzato ad erogare
anticipazioni alle province ed ai comuni entro i limiti delle
assegnazioni effettuate a valere sull'esercizio finanziario 1998
ed in conformità alle previsioni dell'articolo 11 della legge
regionale 30 marzo 1998, n. 5.
5. Le assegnazioni alle province regionali ed ai comuni
sono destinate prioritariamente al trattamento economico del
personale di cui all'articolo 45, comma 6, della legge regionale
7 marzo 1997, n. 6 ed allo svolgimento dei servizi
socio-assistenziali.
6. In sede di ripartizione territoriale delle spese in
conto capitale dello stato di previsione del bilancio regionale,
ai comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti è
assicurata almeno una quota pari al 20 per cento dei relativi
stanziamenti.
7. I benefici previsti dall'articolo 5 della legge 27.12.85,
n. 816, come recepita dalla leggere regionale 24.6.86, n. 31 sono
estesi agli assessori dei comuni con popolazione superiore ai
5.000 abitanti.
8. Al comma 1 dell'articolo 58 della legge regionale
19.5.86, n. 33 le parole "retribuiti secondo il contratto
nazionale di lavoro giornalistico" sono sostituite dalle
seguenti: "A cui si applica il contratto nazionale di lavoro
giornalistico nella sua interezza. La presente disposizione si
applica anche agli Uffici stampa già istituiti, fatte salve
condizioni più favorevoli. Le relative procedure di selezione
sono eventualmente integrate ai sensi della presente legge".
Onorevole assessore al bilancio desidererei che lei
spiegasse innanzitutto al Presidente dell'Assemblea e all'Aula si
fa riferimento, al secondo comma dell'articolo riscritto, a una
legge di bilancio. dice testualmente: "con legge di bilancio la
quota di cui al comma uno è ripartita fra i comuni delle province
regionali", successivamente si fa riferimento nella quota di
ripartizione ad un decreto dell'assessore sentite la conferenza
delle autonomie.
PIRO, assessore per il bilancio. Innanzitutto chiarisco signor
Presidente, che l'articolo in nulla innova rispetto all'articolo
già vigente che è stato approvato dall'Assemblea con la legge 5
di quest'anno, tranne un piccolo particolare là dove abbiamo
fissato la percentuale delle entrate in misura non superiore al
venti per cento, per altro credo che questa piccola ma
sostanziale modifica va anche nella direzione delle questioni che
sono state poste all'onorevole Tricoli.
Per il resto l'articolo riproduce una legge vigente,
Presidente, e la questione che lei ha sollevato attiene a due
momenti diversi: c'è il momento della suddivisione dell'intero
fondo tra quella che deve essere assegnata ai comuni e quella che
deve essere assegnata alle province che viene effettuata con
legge dall'Assemblea; all'interno della quota che poi è stata
stabilita dall'Assemblea per i comuni e quella stabilita per le
province, l'assessore per gli enti locali sulla base dei criteri
che verranno individuati farà il decreto con cui assegnerà ad
ogni singolo comune le somme spettanti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, anche ai fini interpretativi
dell'articolo, vale l'intervento dell'onorevole assessore Piro.
E' aperta la discussione generale sull'articolo 4.
E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Io credo che la riscrittura dell'articolo, comunque,
non pregiudichi la trattazione di due emendamenti il 4.54
anzitutto, alla fine del comma primo aggiungere la seguente
frase: "al netto delle riserve a favore dell'erario del 97 di cui
al decreto del ministro del tesoro".
Cioè devolvere fino al venti per cento non solo al netto
della devoluzione Irap ma anche al netto del decreto del Ministro
del Tesoro sulle riserve a favore dell'erario. Perché se nel
conto consuntivo generale è scritto che le entrate tributarie
effettivamente accertate sono 10.947 miliardi, in realtà questa è
alla luce poi del successivo decreto una finzione.
Una finzione perché da questi 10.947 miliardi non sono mai
entrati nel bilancio della Regione i circa 500 miliardi che
riguardano la riserva a favore dello Stato. Tra l'altro credo
che sostanzialmente non cambia neppure molto ma, mi pare che sia
una definizione molto più corretta perché in caso contrario
rischiamo di falsare quello che è il risultato finale.
Chiedo, quindi, al Governo di approvare anche il 4.54. Per
quanto riguarda l'altro emendamento cioè il 4.4 lo rimetto alla
valutazione del Governo. Esso è quello che dice: "alle province
regionali per il 99 la somma dovuta non può essere inferiore a
quella del 98".
L'emendamento è mantenuto.
PIRO, assessore per il bilancio. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio. Signor Presidente la
questione che ha posto l'onorevole Tricoli è una questione che
merita di essere vista e su cui va posta attenzione.
Volevo però fare rilevare all'onorevole Tricoli che come ho
già detto nel corso della mia replica al dibattito generale il
Governo ha presentato questo articolo non perché intende
risolvere in questo modo e definitivamente la questione dei
trasferimenti agli enti locali per l'anno 1999, ma soltanto
perché si è reso cosciente del fatto che la mancata approvazione
per l'anno 1999 di una norma che comunque preveda il
trasferimento di fondi agli enti locali, avrebbe impedito che lo
stesso fondo potesse essere individuato all'interno del bilancio
attraverso la nota di variazione e, quindi, avrebbe impedito che
su questo fondo per intanto si potesse esplicitare l'esercizio
provvisorio e, comunque, non avrebbe dato nè ai Comuni, nè alle
Province neanche un punto di riferimento finanziario o
quantitativo per poter predisporre i Comuni e le Province i
propri bilanci che come è noto a seguito della legge finanziaria
approvata dal Parlamento nazionale pochi giorni fa, devono essere
approvati tassativamente entro il 31 gennaio.
Il Governo ha chiarito che la questione dell'assegnazione
dei fondi ai Comuni e alle Province merita una valutazione
attenta sia per quanto riguarda l'ammontare dei trasferimenti,
sia per quanto riguarda i criteri con cui essi vengono ripartiti.
Non a caso il Governo ha modificato la quota fissa che era
stata indicata quest'anno, con la legge n. 5, cioè la norma che
diceva una quota pari al 20% delle entrate l'ha modificata con
l'espressione una quota non superiore al 20%, perché comunque
intende chiarire che non in questo momento e probabilmente
neanche in un secondo momento, ma certamente no con questa legge,
si intende fissare in maniera tassativa la quota da attribuire ai
Comuni perché vi sono questioni da vedere.
Una di questa è quella che lei ha posto all'attenzione,
onorevole Tricoli, un'altra questione è quella legata alla
ritenuta dello 0,50 Irpef, che porrà un problema, se lo 0,50
irpef è quello dello Stato o quella della Regione, vi è ancora un
problema di definizione delle trattenute e dei riversamenti
dell'Irap, cioè vi sono una serie di questioni aperte che ci
auguriamo possano essere chiarite da qui a quando appronteremo la
finanziaria ed il bilancio, ma che sarà quella sicuramente la
sede in cui queste questioni verranno poste.
Per cui vorrei pregare l'onorevole Tricoli di ritirare in
questa sede l'emendamento, conseguentemente non trattandosi di
quota fissa, onorevole Tricoli, e non fissando in questo momento
il Governo la quota per il 1999 viene difficile poter fissare una
quota uguale a quella del 1998 per le Province, per cui anche
questo altro emendamento io vorrei pregarla di ritirare per poi
affrontare una discussione più ampia e completa al momento in cui
verrà portata all'esame dell'Assemblea la legge finanziaria.
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Per quanto riguarda il primo emendamento, accetto
l'invito del Governo anche se bisogna dire che mentre qui abbiamo
una cifra già determinata dagli uffici e, quindi, stabilita in
560 miliardi e rotti, nel caso dello 0,50 delle ritenute ancora
non abbiamo quantificato e, quindi, ci sarebbe un motivo per non
introdurlo, comunque accetto l'invito del Governo ed è ritirato.
Il secondo che riguarda, invece, quello delle Province è
mantenuto perché riteniamo che appunto le funzioni delle Province
in questo momento sono in grande espansione e, quindi, andrebbe
tutelato il ruolo che questi enti locali assumono oggi sul
territorio e tra l'altro non dimentichiamo che abbiamo ancora in
sospeso il discorso dei quindici miliardi anche se apprezziamo
l'intervento del Governo che ha stabilito, che ha assicurato
l'Aula sulla necessità di risolverlo nel mese di gennaio con la
legge finanziaria.
Quindi, il primo è ritirato, il secondo, signor Presidente,
è mantenuto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'emendamento 4.54 è ritirato,
è mantenuto l'emendamento 4.4.
Pongo in votazione l'emendamento 4.4. Parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
PRESIDENTE ... Il parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario,
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Per favore, un attimo di attenzione, è un passaggio
delicato.
Se non sorgono osservazioni, non avendo altri deputati
chiesto di parlare, riteniamo l'eventuale approvazione
dell'emendamento di riscrittura dell'articolo 4 preclusivo per
tutti gli altri emendamenti presentati allo stesso articolo 4.
Non sorgono osservazioni, resta così stabilito.
Comunico che all'articolo 4 è stata presentata dal Governo
un'ulteriore modifica, un emendamento all'emendamento di
riscrittura:
- Al comma 3 aggiungere 'e in convenzione per i ricoveri
nelle comunità alloggio e case-famiglia dei pazienti dismessi
dagli ex ospedali psichiatrici'.
Pongo in votazione l'emendamento del Governo all'emendamento
di riscrittura.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Tenendo conto delle cose già dichiarate dal Presidente,
pongo in votazione l'emendamento del Governo di riscrittura.
dell'intero articolo 4 preclusivo di tutti gli altri emendamenti
presentati all'articolo 4.
FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desideravo
esprimere apprezzamento per la riscrittura dell'articolo 4
soprattutto relativamente alle parti riguardanti gli uffici
stampa che di fatto assorbe l'emendamento 23.61 che io avevo
presentato e che, pertanto. ritengo di potere ritirare alla luce
di quanto inserito nell'ultima parte dell'emendamento del
governo.
Così come, signor Presidente, poiché avevo presentato sempre
in materia di portavoce o comunque di uffici stampa l'emendamento
23.63, che riguarda la possibilità per gli Assessori regionali di
utilizzare nell'ambito dei propri consulenti un giornalista,
poiché la vicenda potrebbe essere definita anche con una delibera
di giunta che autorizza nell'ambito della dotazione dei
consulenti la possibilità di ottenerne uno con la qualifica di
giornalista, se il governo si impegnasse in questo senso con o
senza un ordine del giorno specifico dell'Aula, ma insomma,
basterebbe una dichiarazione in questo senso, il sottoscritto
ritirerebbe pure l'emendamento 23.63.
CAPODICASA. Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Presidente della Regione. Signor Presidente, la
materia trattata adesso dall'onorevole Fleres e contenuta nel suo
emendamento come oltretutto ella ricorderà siamo stati presenti
sabato o domenica scorsa ad un convegno organizzato dall'Ordine
dei giornalisti oltre che dall'Associazione ove è stato posto il
tema degli uffici stampa anche presso la Regione e gli
Assessorati.
Noi sappiamo che la materia dei consulenti e degli esperti
presso gli Assessorati è disciplinata da una legge e da una
successiva delibera di giunta, pertanto, nell'ambito della
delibera di giunta, che è di competenza quindi della giunta di
governo, noi riteniamo che si possa prevedere una riformulazione
che contempli l'ipotesi, in attesa di una legge organica sulla
materia, perché i giornalisti chiedono questo, chiedono la legge
organica che disciplina la figura del portavoce e anche degli
addetti stampa, in attesa di una legge organica, la delibera
possa essere rivisitata e riformata nella direzione che
l'emendamento dell'onorevole Fleres prefigura.
PRESIDENTE. Bene, questo rassicura l'onorevole Fleres.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto
brevemente, dato che questa materia è delicata, purtroppo io non
ho potuto partecipare al convegno dell'Ordine. Mi rassicura la
dichiarazione del Presidente della Regione, sulle intenzioni del
Governo di giungere ad un disegno di legge organico sugli uffici
stampa.
Già é stata molto controversa la vicenda della disposizione
dell'assessore ed io e l'onorevole Fleres, allora, fummo tra i
protagonisti di emendamenti, di aggiustamenti di quella norma.
Io ritengo, però onorevole Fleres, che proprio perché il
Governo si impegna ad un disegno di legge organico su tutti gli
uffici stampa, come richiesto dall'ordine dei giornalisti, io
sospenderei l'inserimento in una decisione della Giunta di un
riaggiustamento dei consulenti, con l'inserimento dei
giornalisti, in attesa che, invece, ragioniamo seriamente, anche
in quest'Aula, più organicamente di un disegno di legge. Tra
l'altro, lei onorevole Fleres é firmatario di un disegno di legge
in merito alla questione che può essere già la base, per quanto
mi riguarda, di una discussione che può vedere direttamente
impegnato il Governo.
Piuttosto che fare una forzatura, in questo momento,
acquisita la questione, eviterei di impegnare il Governo su una
modifica nella nomina dei consulenti in attesa di un disegno
organico che deve vedere impegnati anche i giornalisti in una
riorganizzazione degli uffici stampa a tutti i livelli, dalla
Regione, ai comuni, a tutti gli enti locali.
PRESIDENTE. Con le dichiarazioni rese anche dal presidente
della Regione, pongo in votazione l'articolo 4 nel testo
risultante. Il parere della commissione?
PETROTTA, presidente della commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi é favorevole all'emendamento di riscrittura ,
così come é stato emendato resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Tutti gli emendamenti presentati all'articolo 4 sono
dichiarati preclusi. Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
Art. 5.
Realizzazione di progetti di utilità collettiva
1. Per le finalità previste dall'articolo 12 della legge
regionale 21 dicembre 1995, n. 85 e successive modifiche ed
integrazioni (capitolo 33720) è autorizzata, per l'esercizio
finanziario 1998, l'ulteriore spesa di lire 63.090 milioni,
cui si fa fronte per lire 46.100 milioni mediante riduzione
delle spese autorizzate per il medesimo esercizio dagli
articoli della legge regionale 7 agosto 1997, n. 30 e
successive modifiche ed integrazioni per gli importi indicati
a fianco degli stessi:
(milioni di lire)
art. 3 40.000 (cap. 33735)
art. 24 4.000 (cap. 33732)
art. 28 2.100 (cap. 33713)
e per lire 16.990 milioni mediante riduzione delle spese
autorizzate per il medesimo esercizio dagli articoli della
legge regionale 21 dicembre 1995, n. 85 e successive
modifiche ed integrazioni per gli importi indicati a fianco
degli stessi:
(milioni di lire)
artt. 3-16 1.000 (cap. 73758)
artt. 5-16 1.400 (cap 73759)
artt. 6-16 4.990 (cap. 73760)
artt. 8-16 2.400 (cap. 73761)
artt. 3-16 2.400 (cap. 73902)
artt. 5-16 2.400 (cap. 73903)
Dichiaro aperta la discussione generale sull'articolo 5.
Nessuno chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione
generale sull'articolo 5. Sono stati presentati due emendamenti a
firma dell'onorevole Croce ed altri n. 5.1 e 5.2.
CROCE. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione
l'articolo 5. Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
<< Art. 6
Disposizioni finanziarie in favore dei soggetti
impegnati nei progetti per lavori
socialmente utili
1. L'Assessore regionale per il lavoro, la previdenza
sociale, la formazione professionale e l'emigrazione è
autorizzato ad impegnare la somma di lire 50.000 milioni a
favore dell'INPS per fare fronte al pagamento dei soggetti
utilizzati fino al 28 febbraio 1999 nei progetti per lavori
socialmente utili approvati dalla Commissione regionale per
l'impiego in forza della legge regionale 21 dicembre 1995, n.
85 e successive modifiche nazionali e regionali.
2. L'onere di lire 50.000 milioni per l'esercizio
finanziario 1999 derivante dall'applicazione del presente
articolo trova riscontro nel bilancio pluriennale della
Regione siciliana per il triennio 1998-2000, progetto
08.01.00 - cod. 1003>>.
Dichiaro aperta la discussione generale sull'articolo 6.
Nessuno chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione
generale sull'articolo 6. Si passa agli emendamenti presentati.
Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la fase di illustrazione
degli emendamenti. Nessuno intende illustrare gli emendamenti.
Dichiaro chiusa la fase di illustrazione.
Si passa alla discussione generale sugli emendamenti.
Nessuno chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione
generale sugli emendamenti. Si passa all'emendamento 6.3 a firma
dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Onorevole Croce, il
comma secondo dell'articolo 6 é soppresso.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa al comma
primo dell'articolo 6.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 6.1 a firma dell'onorevole Briguglio ed altri.
Onorevole Briguglio, la presidenza ritiene proponibile soltanto
il primo comma, il secondo comporta questioni finanziarie.
TRICOLI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Non ci sono altri
emendamenti. Pongo in votazione l'articolo 6. Chi é favorevole
resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
<<Art. 7.
Disposizioni in materia di lavori
socialmente utili
1. Il quarto comma dell'articolo 1 della legge regionale
23 gennaio 1998, n. 3 è sostituito dal seguente 'i lavoratori
di cui all'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 1
dicembre 1997, n. 468, sono quelli che hanno conseguito una
permanenza nei progetti di lavori socialmente utili di almeno
12 mesi entro la data del 31 dicembre 1997 e quelli impegnati
effettivamente in progetti di lavori socialmente utili
approvati dalla Commissione regionale per l'impiego entro la
data del 31 dicembre 1997. Ai predetti lavoratori si applica
la disciplina statale ed in particolare il decreto 21 maggio
1998 del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di
concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica>>.
E' aperta la discussione generale sull'articolo 7. Nessuno
chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione generale
sull'articolo 7. E' stato presentato un emendamento a firma
dell'onorevole Croce.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
PIRO, assessore al bilancio e alle finanze. Chiedo di parlare
sull'articolo 7.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore al bilancio e alle finanze. Signor presidente,
anche per l'articolo 7, raccogliendo alcune sollecitazioni che
sono pervenute tramite emendamenti e avendone apprezzate alcune,
il Governo presenta un emendamento interamente sostitutivo
dell'articolo 7 che riprende il testo e lo riformula con alcune
altre previsioni.
PRESIDENTE. Fotocopiamolo perché é anche complesso e lo
distribuiamo per sottoporlo alla valutazione dei deputati.
Non sorgono osservazioni alla richiesta di accantonamento
dell'articolo 7. E' accantonato. Si passa all'articolo 8. Ne do
lettura:
<<Art. 8.
Piani interregionali
1. Le disposizioni contenute nel sesto comma dell'articolo
1 del decreto legge 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con
modificazioni dalla legge 20 marzo 1998, n. 52, si applicano
ai giovani residenti nel territorio della Regione siciliana
con le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) i piani interregionali possono prevedere lo svolgimento
di attività presso imprese, anche artigianali o cooperative,
operanti in qualsiasi settore produttivo, commerciale o di
servizi;
b) ai piani interregionali si applicano le disposizioni
contenute negli articoli 19, 24 e 25 della legge regionale 7
agosto 1997, n. 30;
c) l'Assessore regionale del lavoro, della previdenza
sociale, della formazione professionale e dell'emigrazione è
autorizzato a promuovere e finanziarie i piani
interregionali, di cui al sesto comma dell'articolo 1 del
decreto legge 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con
modificazioni dalla legge 20 marzo 1998, n. 52, con le
risorse statali e comunitarie e con le modalità di cui alla
legge regionale 7 agosto 1997, n. 30;
d) i piani interregionali devono prevedere l'impegno ad
assumere almeno il sessanta per cento dei giovani nei
progetti, anche attraverso contratti di formazione e lavoro o
di apprendistato. Sarà conferita priorità al finanziamento
dei piani interregionali che prevedano, alla conclusione, il
posizionamento lavorativo nell'ambito del territorio della
Regione siciliana;
e) i piani interregionali ed i piani regionali possono
attivarsi fino al 31 dicembre 2000>>.
Dichiaro aperta la discussione generale sull'articolo 8.
Nessuno chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione
generale sull'articolo 8.
Sono stati presentati degli emendamenti. Dichiaro aperta la
fase di illustrazione degli emendamenti. Nessuno chiede di
parlare. Dichiaro chiusa la fase di illustrazione. E' aperta la
discussione generale sugli emendamenti. Nessuno chiede di
parlare. Dichiaro chiusa la discussione generale, si passa alla
votazione degli emendamenti. Gli emendamenti 8.7, 8.1, 8.6, 8.5,
8.4, 8.3, 8.2 a firma dell'onorevole Croce sono ritirati.
L'assemblea ne prende atto.
Si pone in votazione l'articolo 8, chi è d'accordo resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa, onorevoli colleghi all'articolo 9 "Interventi a
favore dell'occupazione." E' aperta la discussione generale
sull'articolo 9. Nessuno chiede di parlare. Dichiaro chiusa la
discussione generale sull'articolo 9, sono stati presentati degli
emendamenti. Onorevoli colleghi il Governo ha presentato un
emendamento di riscrittura dell'articolo 6, il 9.6 ma al tempo
stesso prendiamo atto che sono stati presentati l'emendamento
9.4, 9.2, 9.1, 9.3, a firma dell'onorevole Croce che vengono
entrambi ritirati. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento
9.6.
E' aperta la discussione generale sull'emendamento 9.6 di
riscrittura dell'articolo. Nessuno chiede di parlare. Dichiaro
chiusa la discussione. Pongo in votazione l'emendamento 9.6, non
ci sono altri emendamenti, il Governo lo ha proposto, il parere
della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione Bilancio. Favorevole:
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 9.6 di
riscrittura dell'articolo, chi è d'accordo resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
E' stato distribuito il nuovo testo dell'articolo 7 così
come risulta proposto dal Governo, non ci sono altri emendamenti.
L'emendamento si chiama 7.2, ne do lettura.
Onorevoli colleghi, è aperta la discussione generale
sull'articolo 7.
FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche in questo
caso desidero manifestare apprezzamento e poiché il comma 3
affronta una tematica posta dall'emendamento presentato dal
sottoscritto, dall'onorevole Croce e dall'onorevole Beninati che
è il 23.35, desidero anche annunziare il ritiro dello stesso
poiché è interamente assorbito dal comma 3 della riformulazione
dell'articolo 7.
PRESIDENTE. Nessun altro chiede di parlare. Pongo in votazione
l'emendamento del Governo di riscrittura dell'articolo 7.
PROVENZANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROVENZANO. Voterò a favore di questo emendamento solo con
riferimento al comma 4. Vorrei, se fosse possibile, una
spiegazione da parte dell'Assessore per potere esprimere il mio
voto su questo comma 4, cioè che i permessi e le aspettative di
cui al terzo comma sono estesi ai consulenti e consiglieri di
parità per l'esercizio dei compiti d'istituto. Non riesco a
comprendere come ai consulenti possa estendersi ...
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Onorevole
Presidente Provenzano, come lei noterà al quinto comma noi
estendiamo ai consiglieri o consulenti di parità presenti nella
nostra Regione, che poi sono uno di livello regionale e nove di
carattere provinciale, quindi in tutto si tratta di dieci figure
istituzionali, le funzioni, le attribuzioni previste dalla
normativa statale che sono notevolmente più ampie di quelle
previste dalla legislazione regionale.
Per consentire anche ai lavoratori dipendenti di poter
attendere alle loro funzioni ci è sembrato giusto, vista anche
l'importanza non secondaria che le norme attribuiscono a questa
funzione che ai consiglieri di parità potessero essere estese le
norme relative ai permessi e le aspettative che spettano ai
consiglieri comunali di qualsiasi comune della nostra isola come
di tutto il paese. Questa è la motivazione.
PROVENZANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROVENZANO. Voto favorevole su tutto l'articolato.
PRESIDENTE. Prendiamo atto delle dichiarazioni dell'onorevole
Provenzano.
STANCANELLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PRESIDENTE. Prendiamo atto delle dichiarazioni dell'onorevole
Provenzano.
STANCANELLI. Semplicemente per esprimere il mio voto
favorevole e quindi ritirare l'emendamento 23.13 che è ricompreso
nell'articolo 7.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.2. Il parere
della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento. Chi è favorevole
resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
<<Art. 10.
Servizi di custodia, conservazione e fruizione
di beni culturali
1. Per le finalità di cui al comma 1, dell'articolo 4
della legge regionale 12 marzo 1997, n. 7, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 1999, la spesa di lire 30.000
milioni. L'onere di 30.000 milioni per il 1999 trova
riscontro nel bilancio pluriennale della Regione per il
triennio 1998-2000, progetto 08.01.00 - codice 1003>>.
E' aperta la discussione generale sull'articolo 10. Nessuno
chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione generale. Apro
la fase di illustrazione degli emendamenti presentati.
Se nessuno intende illustrare gli emendamenti dichiaro
chiusa la fase di illustrazione.
Si passa alla discussione generale. Nessuno chiede di
parlare.
Si passa alla votazione degli emendamenti.
Emendamento 10.1 a firma degli onorevoli Tricoli e
Stancanelli.
TRICOLI. E' ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamenti 10.2 e 10.3 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Sono ritirati.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si pone in votazione l'articolo 10. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:
<<Art. 11.
Cofinanziamento finalità decreto legislativo 286/1998
1. Per le finalità previste dal Decreto legislativo 25
luglio 1998, n. 286 è autorizzata nell'esercizio finanziario
1998 la spesa di lire 600 milioni a titolo di cofinanziamento
regionale degli interventi finanziati dall'articolo 45 del
citato decreto legislativo.
2. All'onere di lire 600 milioni previsto dal precedente
comma si fa fronte mediante riduzione di pari importo della
spesa autorizzata nell'esercizio finanziario 1998
dall'articolo 28 della legge regionale 1 settembre 1993, n.
25 (capitolo 33713)>>.
E' aperta la discussione generale sull'articolo 11. Se
nessuno chiede di parlare dichiaro chiusa la discussione
generale.
Sono stati presentati diversi emendamenti.
Dichiaro aperta la fase di illustrazione degli emendamenti.
Se nessuno chiede di parlare dichiaro chiusa la fase di
illustrazione degli emendamenti.
E' aperta la discussione generale sugli emendamenti.
Nessuno chiede di parlare, la dichiaro chiusa.
Si passa alla votazione degli emendamenti.
Emendamento 11.2 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. E' ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento 11.1.
CROCE. E' ritirato
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 11.3
CROCE. E' ritirato
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si pone in votazione l'articolo 11 . Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi
(E' approvato)
Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:
<<Art. 12.
Incremento stanziamento
1. Per le finalità previste dall'articolo 31 della legge
regionale n. 32 del 1991 e successive modifiche ed
integrazioni (cap. 55630) è autorizzata per l'esercizio 1998
l'ulteriore spesa di lire 900 milioni, cui si fa fronte con
pari riduzione della spesa autorizzata dell'articolo 1 della
legge regionale n. 42 del 10 novembre 1997 (cap. 21707)>>.
Comunico che è stato presentato dal Governo un emendamento
sostitutivo dell'intero articolo. (legge)
Dichiaro aperta la discussione generale sull'emendamento del
Governo.
Intanto desidero chiedere agli onorevoli colleghi Croce,
Tricoli e Stancanelli se sono ritirati gli emendamenti 12.1, 12.2
e 12.3.
TRICOLI. Sono ritirati.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento 12.4. E' aperta la discussione sull'emendamento.
Nessuno chiede di parlare, lo pongo ai voti con il parer
favorevole della Commissione. Chi è favorevole resti seduto, chi
è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:
<<Art. 13.
Incremento stanziamento
1. Per le finalità dell'articolo 12, comma 1, della legge
regionale 7 novembre 1995, n. 81 è autorizzata a carico
dell'esercizio 1999, l'ulteriore spesa di lire 159 milioni
cui si provvede mediante riduzione di pari importo nello
stanziamento iscritto nel bilancio pluriennale della Regione
- progetto 05.05.01. (cap. 42840)>>.
Comunico che sono stati presentati gli emendanti 13.1 e 13.2
dagli onorevoli Croce ed altri.
L'emendamento 13.1 dell'onorevole Croce è equivalente a
quello dell'onorevole Fleres.
Il parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PETROTTA, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole rimanga
seduto, chi è contario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 13 nel testo risultante. Chi
è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi
(E' approvato)
Si passa all'articolo 14, ne dò lettura:
Art. 14.
Parco d'Orleans
1. Per provvedere al saldo del contributo regionale a
favore della Ditta ragioniere Lauricella Salvatore previsto
dall'articolo 47 della legge regionale 1 settembre 1997, n.
33, è autorizzata per l'esercizio finanziario 1998 la spesa
di lire 309 milioni.
2. All'onere di cui al comma 1 si provvede con parte delle
disponibilità del capitolo 10627 del bilancio della Regione
siciliana per l'esercizio in corso.
All'art. 14 sono stati presentati gli emendamenti 14.1,
14.2, 14.3 dagli onorevoli Croce ed altri.
CROCE. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione
l'articolo 14. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 15, ne dò lettura:
Art. 15.
Incremento stanziamento
1. Per l'esercizio finanziario 1998 lo stanziamento del
capitolo di spesa 10649 della Amministrazione Presidenza è
incrementato di lire 8 milioni.
2. All'onere di cui al comma 1 si provvede con parte della
disponibilità del capitolo 10325 del bilancio della Regione
per l'esercizio in corso.
Comunico che all'articolo 15 sono stati presentati gli
emendamenti n. 15.3 e 15.4 dagli onorevoli Croce ed altri.
CROCE. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione
l'articolo 15.
Chi è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 16, ne dò lettura:
Art. 16.
Differimento limite di impegno
1. Il limite di impegno per l'anno finanziario 1998
dall'articolo 1, comma 14, della legge regionale 9 ottobre
1998, n. 27 è differito all'anno 1999 (cap. 21110 lire 200
milioni).
Comunico che all'art. 16 è stato presentato dagli onorevoli
Croce ed altri un emendamento soppressivo.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione
l'articolo 16 nel testo risultante.
Chi è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 17, ne dò lettura:
Art. 17.
Integrazione del Fondo sanitario
1. La quota del Fondo sanitario nazionale - parte corrente
- a carico della Regione per l'anno finanziario 1998 prevista
dall'articolo 9 della legge regionale 8 maggio 1998, n. 7 in
lire 3.510.091 milioni è incrementata di lire 26.846 milioni
e si iscrive al capitolo 41724.
2. Al relativo onere si fa fronte con le riduzioni degli
importi indicati a fianco di ciascuno dei capitoli sotto
elencati:
cap. 10352 - lire 15.000 milioni;
cap. 21160 - lire 2.638 milioni;
cap. 21162 - lire 1.625 milioni;
cap. 60759 - lire 7.583 milioni.
Comunico che all'art. 17 sono stati presentati dagli
onorevoli Croce ed altri una serie di emendamenti.
CROCE. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione
l'articolo 17.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 18, ne dò lettura:
Art. 18.
Farmacie rurali
1. L'Assessore regionale per la sanità è autorizzato ad
erogare una indennità di residenza in favore dei titolari di
farmacie rurali private e sussidiate, aventi sede nelle isole
minori.
2. L'indennità di cui al comma precedente è erogata per il
tramite dei comuni nel cui territorio le farmacie sono
ubicate e compete unicamente a quelle che risultano
regolarmente aperte durante l'anno solare cui l'indennità si
riferisce. I comuni delle isole minori interessate si
avvalgono del settore farmaceutico dell'AUSL competente per
territorio per l'acquisizione della documentazione
necessaria.
3. Le assegnazioni delle somme ai comuni sono disposte
sulla base dei criteri e dei parametri che saranno
individuati con decreto dell'Assessore regionale per la
sanità.
4. Per le finalità del presente articolo è autorizzata per
l'esercizio finanziario 1998 la spesa di lire 455 milioni cui
si provvede con la riduzione di pari importo della spesa
autorizzata con l'articolo 1 della legge regionale 10
novembre 1997, n. 42 (cap. 21707).
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
dovremmo arrivare ad una normativa e ad una verifica, onorevole
Presidente della Regione, sulle caratteristiche reali delle
farmacie rurali perchè sappiamo che sotto questa qualifica, di
fatto, ci sono ormai farmacie in siti più che urbani ed in siti
centrali di aree metropolitane che continuano ad usufruire dei
benefici di questa qualifica pur non avendo più le
caratteristiche - l'assessore alla sanità da una attenta verifica
può darci atto di questo - che possono essere identificabili in
una farmacia rurale.
Io credo che l'assessore alla sanità dovrebbe impegnarsi
formalmente a ridefinire e riqualificare la categoria di farmacie
rurali per evitare che ci sia una sovrapposizione di benefici e
che noi continuiamo a dare benefici a farmacie che si trovano
ormai nel cuore di centri abitati o di aree metropolitane (mi
viene in mente una farmacia a San Leone in provincia di
Agrigento, che ormai è un grosso centro urbano e che va, però,
sotto la qualifica di farmacia rurale non avendo niente delle
caratteristiche di questa tipologia.
Credo che su questo, nel momento in cui il Governo si
impegna a dare un sostegno alle farmacie rurali o delle isole
minori - e sappiamo che c'è bisogno di un sostegno ad alcune di
queste farmacie - si debba stabilire un meccanismo di trasparenza
per applicare realmente questo criterio a chi deve avere dei
benefici e non a chi, invece, li ottiene senza corrispondere
realmente a questa qualifica.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor presidente della Regione, intervengo su questo
emendamento per dichiarare il mio voto favorevole, oltretutto
perchè si tratta di un provvedimento importante e sono d'accordo
con l'onorevole Forgione che bisogna mettere ordine su tutta la
materia. Debbo dire che finalmente un riconoscimento a delle
categorie che svolgono un grande ruolo, un grande servizio con
situazioni anche di disagio permanente perchè trattandosi di
isole è chiaro che già noi abbiamo il quadro della situazione
qual è.
Sono molto contento che finalmente il Governo nell'ambito di
questa manovra abbia trovato lo spunto per riconoscere e
salvaguardare una categoria importante come quella delle farmacie
rurali delle isole minori. Grazie.
PRESIDENTE. All'articolo 18 è stato presentato dal Governo
l'emendamento 18.1.
Lo pongo in votazione. Parere della Commissione?
PETROTTA, presidente della Commissione e relatore.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 18 nel testo risultante. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 19. Ne do lettura.
<<Art. 19.
Proroga termini - edilizia residenziale pubblica
1. Il termine previsto dall'articolo 5 della legge
regionale 3 novembre 1994, n. 43 per usufruire della
riduzione del prezzo di acquisto degli alloggi di edilizia
residenziale pubblica, già prorogato dal comma 1
dell'articolo 2 della legge regionale 21 aprile 1995, n. 37,
dall'articolo 24 della legge regionale 8 gennaio 1996, n. 4,
dall'articolo 1 della legge regionale 9 dicembre 1996, n. 47
e dall'articolo 10 della legge regionale 23 gennaio 1998, n.
3, è ulteriormente prorogato al 31 dicembre 1999>>.
Dichiaro aperta la discussione generale sull'articolo 19.
Nessuno chiede di parlare. Dichiaro chiusa la discussione
generale sull'articolo 19.
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Croce
l'emendamento 19.1.
CROCE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 19. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 20. Ne do lettura.
<<Art. 20.
Convenzione SIAE
1. La convenzione stipulata il 4 luglio 1988 tra
l'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze e la
Società italiana Autori ed Editori concernente l'affidamento
dei servizi relativi all'accertamento, liquidazione e
riscossione dell'imposta sugli spettacoli e dei tributi
connessi, approvata con decreto assessoriale n. 216 del 5
luglio 1988, prorogata di un anno con atto aggiuntivo del 6
marzo 1988, con scadenza 31 dicembre 1997, è ulteriormente
prorogata al 31 dicembre 1998, mantenendo le percentuali di
aggio fissate per il 1997 ed escludendo qualunque procedura
di adeguamento delle medesime>>.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Comunico che sono stati presentati dall'onorevole Croce gli
emendamenti 20.1 e 20.2.
CROCE. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 20. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 21.
Ne do lettura:
Art. 21.
Mantenimento in bilancio di stanziamenti
1. Gli assessori regionali, mediante decreti possono
mantenere in bilancio, quali residui, le somme stanziate per
interventi previsti da leggi sottoposte all'esame di cui
all'articolo 93 del Trattato CEE.
2. Sui decreti di cui al comma precedente non possono
essere emessi mandati di pagamento fino a quando siano in
corso le procedure previste dall'articolo 93 del Trattato
CEE.
Onorevoli colleghi è stato presentato da parte del Governo
l'emendamento 21.4 di riscrittura dell'articolo 21. Al tempo
stesso comunico che erano stati presentati gli emendamenti da
parte dell'onorevole Croce ed altri che sono ritirati.
Onorevole Piro dovrebbe spiegare se è una funzione che viene
delegata. "Gli assessori regionali mediante decreti possono
mantenere in bilancio quali residui le somme stanziate per
interventi previsti da leggi sottoposte..."
PIRO. Assessore per il bilancio e le finanze. Onorevole
Presidente non c'è innovazione da questo punto di vista in realtà
i decreti di impegno vengono emessi da ogni singolo assessore. Il
problema che si intende affrontare con questo emendamento è
legato al fatto che è capitato nel passato e penso potrebbe
capitare anche nel futuro, e per questo presentiamo
l'emendamento, che leggi sottoposte all'esame della comunità
europea, in considerazione del fatto che questo esame non sempre
si conclude in tempi brevi, possono portare all'economia delle
somme stanziate perché in vigenza della procedura di infrazione o
comunque dell'esame da parte della comunità europea si è ritenuto
fino a questo momento che non si potessero assumere impegni così
che le somme vanno in economia e spesso è successo che la legge
per questo meccanismo alla fine vedesse vanificati i propri
obiettivi. Allora con questo emendamento, onorevole Presidente,
si consente agli assessori di potere impegnare le somme
stanziate, ovviamente senza emissione dei mandati di pagamento
fino a quando la procedura Cee non sarà favorevolmente conclusa.
PRESIDENTE. E' come aveva interpretato il Presidente, ma con
il secondo comma di fatto si tengono congelate le somme.
PIRO. Assessore per il bilancio e le finanze. E' vero
Presidente.
PRESIDENTE. Se la procedura dura due anni noi teniamo
congelate le somme per due anni. Perché l'Aula sappia.
PIRO. assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, questo è stato infatti un elemento che, devo dire la
verità, ci ha fatto riflettere molto, su quale fosse il valore
preponderante. Cioè quello relativo allo sforzo di non vanificare
una legge che magari prevede finanziamenti per due anni e che
appunto per questo meccanismo a volte non produce effetti oppure
il valore del recupero delle somme come economie che poi possono
essere utilizzate comunque all'interno del bilancio. C'è stato
fatto presente da numerosi componenti del Governo, da parte
dell'Amministrazione che tuttavia il valore diciamo della
conservazione della validità della legge è sicuramente prevalente
rispetto alla possibilità di riutilizzarle come economia. Devo
dire che, da parte mia, onorevole Presidente, non è stata una
scelta facile, tuttavia alla fine mi sono convinto che questa
soluzione è più favorevole all'amministrazione.
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Il discorso che forse lascia perplesso anche il
Presidente dell'Assemblea è quello riguardante il fatto che non
si possono emettere mandati di pagamento, ma in realtà da questo
punto di vista non cambia nulla. Cambia invece la prima parte
perché mentre prima andavano le somme in economia e non si
potevano emettere i decreti oggi possiamo emettere i decreti e
quindi mantenere le somme. Per esempio la legge sull'editoria, un
impegno di circa 7 miliardi e rotti per la pesca, etc. etc.,
comunque le somme non potrebbero essere impegnate per cui si
facevano norme, le cosiddette "lettere B" triennali per cui
avevamo lo stanziamento su tre esercizi finanziari mano a mano
che trascorrevano gli esercizi finanziari, andavano in economia
le somme.
L'effetto positivo della norma è quello di consentire agli
assessori di emettere i decreti mentre prima questi decreti non
potevano essere emessi, ma comunque i mandati a prescindere, non
si emettevano prima e non si continuano ad emettere. La norma,
diciamo, mira a modificare il sistema degli impegni di spesa,
mentre prima le somme non potevano essere impegnate finchè non
c'era la procedura, ora possono essere impegnate e quindi andare
a conservazione.
PRESIDENTE. Onorevole assessore insiste sull'emendamento. Sia
chiaro che stiamo attraversando un momento particolarmente
complicato della vita del bilancio della Regione con questi
emendamenti. L'onorevole Piro è stato leale ed ha detto le cose
fino in fondo. Significa che tutte le leggi che non hanno avuto
il parere preventivo e quindi tutte da parte della CE, da una
parte prevedono la spesa, dall'altra parte prevedono che non si
potranno erogare le somme prima di due anni, volta per volta. Io
questo ho il dovere di comunicarlo. Lo dico come Presidente
dell'Assemblea. Vorrei chiedere all'assessore al bilancio se è
disponibile ad un accantonamento dell'articolo per un
approfondimento.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, in effetti l'articolo non presenta carattere di
ultimatività, è un articolo utile per le questioni che sono state
poste.
Certamente non sarà la scadenza del 31 dicembre che
impedirà, se il Presidente dell'Assemblea ritiene, apprezzo il
suo suggerimento, perchè anch'io ho avuto momenti di riflessione
sulla valutazione da fare della portata di questo articolo.
Tuttavia l'intervento, vi chiedo scusa, l'intervento del
Presidente dell'Assemblea.
Ripeto, le questioni che lei ha posto sono le stesse
questioni che mi sono posto io anche se poi avendo ovviamente
presentato l'articolo e poi questo emendamento, alla fine ho
ritenuto che ci fosse una preponderanza, diciamo, dell'interesse
nella direzione di questo emendamento. Tuttavia se vogliamo già
in questa fase fare un ulteriore momento di riflessione,
Presidente, io chiederei l'accantonamento visto che abbiamo
ancora del lavoro da fare, facciamo una ulteriore riflessione e
poi decidiamo.
PRESIDENTE. Dispongo l'accantonamento dell'emendamento 21.4,
conseguenzialmente è accantonato l'intero articolo 21. Si passa,
onorevoli colleghi all'articolo 22, ne dò lettura.
Art. 22
Quadro sintetico di cassa
1. Al bilancio della Regione per l'anno 1999 è allegato un
quadro sintetico delle previsioni di cassa per l'anno
medesimo articolato per titoli e categorie con riguardo alle
entrate e per titoli e amministrazioni con riguardo alle
spese; fra le entrate è altresì indicato l'ammontare dei
crediti di tesoreria che si prevede di incassare e fra le
spese l'ammontare dei debiti di tesoreria che si prevede di
pagare nell'esercizio 1999.
2. Le previsioni di cassa relative alle spese
costituiscono il limite per le autorizzazioni di pagamento.
3. Nella parte della spesa del quadro sintetico delle
previsioni di cassa di cui al comma 1 è altresì iscritto un
fondo di riserva di cassa da utilizzare, su proposta
dell'Assessore del competente ramo di amministrazione, per il
pagamento dei residui perenti reiscritti in bilancio e per
l'eventuale integrazione delle dotazioni di cassa di ciascuna
amministrazione e dei debiti di tesoreria in relazione ad
indifferibili necessità; alle occorrenti variazioni si
provvede con decreti dell'Assessore regionale per il bilancio
e le finanze.
4. Al fine di adeguare le previsioni di cassa alle
effettive esigenze di ciascuna amministrazione regionale,
l'Assessore regionale per il bilancio e le finanze è
autorizzato ad effettuare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni compensative di cassa fra le previsioni delle
singole amministrazioni nonché fra titoli; lo stesso è
inoltre autorizzato ad apportare alle previsioni di cassa le
variazioni derivanti da maggiori o minori entrate di cassa,
nonché quelle conseguenti all'applicazione di leggi.
5. Entro il limite delle autorizzazioni di cassa di
ciascuna amministrazione, i pagamenti sono disposti, di
norma, per importi non superiori a un dodicesimo per ciascun
mese dell'esercizio e secondo le seguenti priorità: spese
per gli organi; stipendi, pensioni ed altri assegni
obbligatori al personale; interessi e quote di ammortamento
mutui e altre spese aventi natura obbligatoria; spese per
calamità naturali; spese connesse a finanziamenti statali e
comunitari; annualità relative a limiti di impegno; residui
perenti reiscritti in bilancio; competenze accessorie al
personale; spese di funzionamento dei servizi; trasferimenti
connessi a spese di personale e di funzionamento di enti ed
aziende.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono stati presentati diversi
emendamenti a firma Croce ed altri che vengono ritirati.
CROCE. Li ritiro tutti.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Il Governo, tramite
l'onorevole Assessore Piro ha presentato un emendamento di
riscrittura dell'articolo 22 con l'emendamento 22.7 che sta per
essere distribuito. Se l'emendamento è stato distribuito dichiaro
aperta la discussione generale sull'emendamento sostitutivo
dell'articolo 22. Se nessuno chiede di parlare dichiaro chiusa la
discussione generale sull'articolo 22. Si passa alla votazione
dell'emendamento 22.7.
Il parare della Commissione.
PETROTTA, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 23 e ne dò lettura.
Art. 23.
Termini per l'assunzione degli impegni di spesa
1. Sugli stanziamenti autorizzati con la presente legge le
amministrazioni competenti sono autorizzate ad assumere
impegni di spesa entro e non oltre 20 giorni dalla data
entrata in vigore della presente legge.
Onorevoli colleghi, all'articolo 23 sono stati presentati
dagli onorevoli Croce ed altri alcuni emendamenti.
CROCE. Li ritiro tutti.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. C'è un emendamento sull'articolo 23 a firma del
Presidente della Regione: "limitatamente all'esercizio 1998 il
termine di cui al precedente comma 1 si applica anche ai
provvedimenti di impegno da emettere in sostituzione all'articolo
21 della presente legge". Ne dispongo l'accantonamento.
Pongo in votazione l'articolo 23. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, qui ci sono decine e decine di
emendamenti aggiuntivi. Se vogliamo in qualche maniera camminare,
forse è il caso che vengano ritirati. Se dobbiamo esaminare tutti
questi emendamenti aggiuntivi, ci affidiamo al senso di
responsabilità.
Emendamento 15.1 del Governo.
PROVENZANO. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti a
mia firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROVENZANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io annuncio
il ritiro degli emendamenti aggiuntivi da me presentati dopo aver
verificato, con il Governo, un interessamento che poi vi sarà in
fase di formazione di bilancio sulle proposte presentate. Volevo
soltanto sottolineare semplicemente l'emendamento 23.42 che
riguarda o che riguardava - perché lo ritiro - le scuole materne
a gestione non statale. Questi emendamenti di cui ho avuto modo
di scrivere e comunque di ritirare in questo momento, mi auguro
che le scuole materne, in fase di formazione di bilancio, così
come discusso con l'assessore al bilancio, possano essere
attenzionate in modo diverso, in modo più pregnante da parte del
Governo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'Assemblea prende atto delle
dichiarazioni dell'onorevole Provenzano sulla fase di
illustrazione degli emendamenti.
LA GRUA . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, intervengo brevissimamente per
illustrare l'emendamento aggiuntivo 23.1; si tratta di somme
regionali che sono dovute alla provincia regionale di Ragusa ai
sensi dell'articolo 7 della legge numero 21 del 1991, per
l'attuazione di un piano di miglioramento servizi.
La deliberazione adottata dalla provincia regionale di
Ragusa fu annullata dall'allora commissione provinciale di
controllo, siamo nel 1991; avverso questo annullamento fu fatto
ricorso al TAR; il TAR ha deciso favorevolmente, invece, alla
provincia regionale di Ragusa con sentenza del 25 ottobre 1996,
sicché é indispensabile provvedere al pagamento di queste somme
spettanti per il miglioramento dei servizi fatto dal personale
della provincia di Ragusa.
VELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo
proposto due emendamenti, sostanzialmente uno in richiamo
all'articolo 3 della legge regionale numero 6 del 7 marzo 1997,
con il quale é stato introdotto il criterio, il principio del
pagamento dei biglietti di ingresso.
Noi rispetto a questo riteniamo, poiché si tratta di una
legge che determina delle entrate, riteniamo che queste entrate
della Regione devono essere finalizzate e attivate secondo
criteri e scelte, diciamo così, strategico che il Governo
dovrebbe fare.
Noi con questi emendamenti proponiamo che le entrate vengano
ripartite secondo due criteri e secondo diverse percentuali; una
percentuale che deve essere, le entrate devono essere, date
all'assessorato ai beni culturali ed ambientali, e una
percentuale delle entrate devono essere corrisposte ai comuni
dove sono ubicati, diciamo così, i siti archeologici, i musei e
le gallerie ed altro.
Naturalmente queste percentuali e queste entrate devono
essere ben finalizzate, perché se no non si capirebbe la ragione
stessa della proposta.
Un altro emendamento; sostanzialmente noi riproponiamo la
possibilità che, alla luce di quello che sarà il voto finale che
noi daremo alla dismissione degli enti economici, la possibilità
che le entrate derivanti dalle vendite dei beni della Regione, ci
sia un vincolo di destinazione, riguardante proprio la creazione
di un fondo speciale per lavori socialmente utili.
Noi chiediamo al Governo che, rispetto - anche se ci possono
essere delle difficoltà sul piano, diciamo così, dell'inserimento
nelle maglie dell'impegno di spesa - che ci sia uno sforzo,
diciamo così, di recepimento di questi emendamenti. Grazie.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Brevemente, signor Presidente, onorevoli colleghi; 23.5
tende sostanzialmente a prorogare di un anno il termine previsto
dall'articolo 1 della legge regionale 10 gennaio 1995, numero 5;
riguarda opere pubbliche da realizzare nelle isole minori.
Evidentemente la proroga porta in sé una questione relativa
anche alla velocità o meno della realizzazione dei progetti e
della cantierabilità degli stessi. Quindi, tutto sommato, credo
che dovremmo farci carico della possibilità di far definire sia
l'aspetto progettuale - per quanto concerne, anche, la questione
delle opere, dell'approvazione, dei visti, e così via - sia per
quanto concerne la questione dell'aggiudicazione e, quindi, delle
relative gare.
Ritengo, tutto sommato, che un intervento di questo tipo,
che l'Aula stasera potrebbe permettere, darebbe la possibilità
nelle isole minori della nostra Regione, di realizzare opere
interessantissime che riguardano, soprattutto, servizi sociali e,
non solo, ma anche scuole e così via.
Quindi chiedo all'Aula di approvare l'emendamento 23.5.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Signor Presidente, onorevoli
colleghi,
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io l'attenzione
governo su due emendamenti, uno in particolare che intendo
relazionare, il 23.23. Onorevole Piro sto cercando di
rappresentare un'esigenza normativa che francamente ha fatto
discutere un pochino in Sicilia e quindi io intendo così
rappresentare questa esigenza.
Il legislatore regionale in sede di emanazione della legge
29.95, nell'ottica di una rivisitazione ed ammodernamento della
disciplina sulle aree di sviluppo industriale, ma prima ancora
della filosofia economica che ne ispira i contenuti, ha previsto
una integrazione tra i vari aspetti della produzione economica. I
passaggi di siffatto mutamento sono nel senso di una previsione
generale dell'assegnabilità entro limiti percentuali
predeterminati delle aree consortili di una forma di sanatoria
mediante una disposizione di natura transitoria della fattispecie
che alla stregua della modificata disciplina avrebbero titolo a
vedere assegnata l'area.
Siffatte disposizioni, in contrasto con lo spirito che aveva
animato l'intervento del legislatore regionale, è stata
interpretata dagli organi consultivi isolani in termini
eccessivamente restrittivi. Ed invero, si è ritenuta
inapplicabile la disposizione di sanatoria. Al punto 'A', quando
la destinazione industriale non è esercitata dall'istante
originale assegnatario, preludendo sia le ipotesi in cui
l'originale assegnatario ha prima abbandonato la destinazione
industriale e poi alienato l'area, sia quella in cui
l'alienazione ha preceduto l'abbandono della destinazione
industriale. Al punto 'B' in alcuni casi quando la destinazione
industriale abbia origine non è esercitata dall'istante originale
assegnatario preludendo le ipotesi in cui l'originale
assegnatario ha abbandonato la destinazione industriale dopo
l'assegnazione dell'area. Al punto 'C' alle fattispecie in cui al
momento dell'entrata in vigore della legge è già intervenuta la
revoca dell'assegnazione, con ciò adottando un'interpretazione
forse rinvenibile nel testo ma di certo inappropriata alla ratio
della disposizione.
Il presente intervento dunque ha lo scopo di chiarire
siffatti dubbi interpretativi inserendo un testo, forse non
conciso, di certo privo di contenuti inespressi, sì da prevenire
perplessità applicative che potrebbero generare un fallimento
degli scopi che la legge 29/95 ha inteso perseguire.
Si è ritenuto con il proposto testo normativo di adottare la
prospettiva oggettiva nell'intento sanatorio preservando
l'attività economica produttiva di tipo commerciale a prescindere
dalla circostanza, in certi caso del tutto accidentale, che a
svolgerla sia stato un unico soggetto. Ciò in un certo senso
adottando una concezione economica, forse macroeconomica, del
tessuto imprenditoriale oggetto di proiezione.
E' stata colta altresì l'occasione per chiarire che nessun
rilievo poteva attribuirsi la formalizzazione del provvedimento
di revoca in quanto in siffatta prospettiva l'accoglimento
dell'istanza di sanatoria e per converso la permanenza in vita
della propria attività economica organizzata, verrebbe ad essere
intollerabilmente collegata alla più o meno intesa efficienza
della pubblica Amministrazione. In fondo tale disposizione,
attesa la natura transitoria non può che operare ad esclusivo
vantaggio degli attuali assegnatari a prescindere dell'avvenuta
adozione di un provvedimento di revoca. Salva ovviamente
l'inoppugnabilità del provvedimento.
In difetto di siffatto chiarimento potrebbero emergere
sospette incostituzionalità della normativa, due posizioni
identiche verrebbero ad essere destinatari di un trattamento
differenziato invece del tutto escluse l'integrazione oggi
proposta.
Si propone quindi un'integrazione del testo normativo tale
da consentire il rispetto del vero intento del legislatore
mediante l'esclusione di tutte quelle ipotesi interpretative pure
emerse nella prassi che hanno depotenziato l'efficacia ed, in
taluni casi, tradito la ratio.
Quindi, su questo emendamento pregherei il Governo, se non
altro, non dico di assumere un impegno ma di tenere presente che
si tratta di un fatto di straordinaria importanza e collegato a
situazioni produttive importantissime.
Un altro emendamento, visto che ci sono, è il 23.25; ne
faccio soltanto l'oggetto che trattasi delle disposizioni per la
determinazione dei canoni relativi a concessioni demaniali
marittimi. Sul primo e sul secondo gradirei un cenno da parte del
Governo per quello che può essere un dato a venire e non
certamente questa sera. Quindi, posso anche ritirare gli
emendamenti se c'è da parte del Governo un orientamento
favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire l'onorevole Zanna.
ZANNA. Rinuncio.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo
relativamente agli emendamenti 23.23, che ha già illustrato
l'onorevole Croce, per dichiararmi favorevole alla sua
impostazione e alla sua ipotesi.
E' un problema estremamente sentito presso le aree di
sviluppo industriale e, in particolare, in alcune province
della Sicilia, come Catania e come Trapani, noi ci auguriamo che
il testo possa essere accolto o che comunque possa essere
individuata una soluzione a tempi brevi perchè la mancata
soluzione del problema illustrato nell'emendamento 23.23 potrebbe
determinare purtroppo grosse difficoltà a numerose aziende che
operano in Sicilia.
Desidero poi parlare in favore dell'emendamento 23.24 a
proposito del rinvio dell'esecutività dei provvedimenti
scaturenti da norme di cui alla legge 78/76 (la materia è ben
nota all'Aula); desidero, inoltre, richiedere al Governo che
sull'emendamento 23.38 precisi che la materia può essere
affrontata in sede di statuti comunali perchè molti comuni,
purtroppo, non hanno previsto, da questo punto di vista,
interventi finanziari a carico degli organismi consiliari
piuttosto che degli organismi amministrativi dei comuni e
dell'emendamento 23.49 che prevede le norme per la costituzione o
l'accorpamento di comuni.
Relativamente a questo ultimo emendamento, onorevole
Presidente della Regione, desidero annunziare il ritiro ma la
contemporanea presentazione di un ordine del giorno che impegna
il Governo a predisporre un corpo organico di norme regolanti la
materia riguardante la costituzione o l'accorpamento di comuni
perchè, come Lei sa, la legge 48 del '91 che recepisce la legge
nazionale 142 è, da questo punto di vista, carente e pertanto non
ha consentito, in molte realtà della Sicilia, la nascita di nuovi
comuni o l'accorpamento di territori di comuni già esistenti.
Relativamente a tutti gli altri emendamenti, onorevole
Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente della Regione,
desidero annunziare invece il loro ritiro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pignataro. Ne ha
facoltà.
PIGNATARO. Signor Presidente, brevemente, riconfermo i due
emendamenti e chiedo al Governo di farli propri, oltre che
all'Aula: il primo è il 23.3 e riguarda la proroga del comma 4
dell'art. 19 della legge 25 che regola il reclutamento in Sicilia
di alcune norme del reclutamento per soli titoli e, in più, vi è
la riserva per gli articolisti; il 31 di questo mese scadono i
termini; avremmo un vuoto normativo che creerebbe un pò di caos
in quei comuni in cui vi è in itinere una procedura concorsuale,
quindi, chiedo che questa sera venga approvato l'emendamento per
questi motivi. Il secondo emendamento, il 23.4, è altrettanto
importante e riguarda sostanzialmente la proroga per i comuni di
definire le concessioni in sanatoria, le determinazioni da parte
del sindaco, delle oblazioni connesse alle concessioni in
sanatoria entro il 31 dicembre '98.
Poichè abbiamo certezza che nel 90% dei casi queste
procedure non sono state definite e questo comporterebbe un forte
contenzioso con i privati, ma la perdita di centinaia di miliardi
per i comuni, chiedo che venga prorogato, per un altro anno, il
termine per la concessione in sanatoria e per il pagamento
dell'oblazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo, ma
prima di dargli la parola, onorevoli colleghi, ho il dovere di
dire che stiamo valutando e discutendo di un disegno di legge che
prevede norme finanziarie, nel senso stretto del termine, quindi
di variazioni, di aggiustamenti, non può diventare, per quanto
siano nobili le argomentazioni di alcuni deputati, un disegno di
legge "calderone", non è una legge finanziaria "omnibus", quindi,
naturalmente nella fase di intervento, ognuno esprima le proprie
opinioni, ma la Presidenza ha già esaminato molti degli
emendamenti e devo dirvi che saranno molti gli emendamenti che
saranno giudicati improponibili se non vengono ritirati,
onorevole Giannopolo prego.
GIANNOPOLO. Presidente io intervengo per annunciare il ritiro
dell'emendamento 23.34 e 23.41 e invece a proposito anche delle
considerazioni che faceva lei, signor Presidente, gli emendamenti
23.3 e ancor più l'emendamento 23.4 hanno una refluenza di
carattere finanziario, perché incidono sulla finanza locale che è
anche finanza controllata dalla stessa Regione, per cui io
ritengo che i due emendamenti 23.3 e 23.4, di cui sono firmatario
insieme all'onorevole Pignataro, possono essere, sicuramente,
apprezzati positivamente dal Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi dichiaro chiusa la discussione
generale anche sugli emendamenti. Si passa alla votazione degli
stessi emendamenti.
Emendamento 15.1, a firma del Governo. Lo pongo in
votazione.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. La Commissione a
maggioranza lo approva.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Emendamento 15.2, a firma del Governo. Onorevole assessore
si fa riferimento, a proposito dell'emendamento 15.2,
all'articolo 7 della legge regionale 3 novembre 1994 n. 34, con
l'ampia delega alla Presidenza per gli aggiustamenti di carattere
tecnico.
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. La Commissione a
maggioranza lo approva.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Emendamento 23.7, a firma del Governo.
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. La Commissione a
maggioranza lo approva.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Emendamento 23.47, a firma del Governo.
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. La Commissione a
maggioranza lo approva.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Emendamento 23.48, a firma del Governo.
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. La Commissione a
maggioranza lo approva.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
C'è l'emendamento 23.8.1 che è riscrittura dell'emendamento
23.8, a firma del Governo.
L'emendamento 23.8.1 e conseguenzialmente 23.8 sono
giudicati improponibili.
BATTAGLIA, Assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. E' solo una norma autorizzativa ad
una spesa.. Autorizza l'Assessore a trasferire le somme
necessarie ai Comuni per pagare.
PRESIDENTE. Se io dovessi far passare questo emendamento,
dovrei giudicare proponibili tutti gli emendamenti esistenti. Non
è attinente.
Gli emendamento sono accantonati.
Emendamento 23.9. Onorevole Piro, non è una variazione,
vorrei pregarla di metterlo nel disegno di legge finanziario.
PIRO, Assessore per la Finanza. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'emendamento 23.9 viene ritirato. L'Assemblea ne
prende atto.
L'emendamento 23.10 è giudicato improponibile.
Emendamento 23.1, a firma dell'onorevole La Grua. Il parere
del Governo.
PIRO, Assessore per la Finanza. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è d'accordo resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Emendamento 23.2, a firma dell'onorevole Fleres, è giudicato
improponibile.
Emendamento 23.3, a firma degli onorevoli Pignataro,
Giannopolo ed altri,
GIANNOPOLO. Riguarda la proroga della validità delle procedure
concorsuali riservati al personale anche dell'articolo 23.
Dal primo gennaio non abbiamo più normativa.
PRESIDENTE. L'emendamento è improponibile.
Emendamento 23.4, a firma dell'onorevole Giannopolo, è
giudicato improponibile.
Emendamento 23.5, a firma degli onorevoli Zanna ed altri, è
giudicato improponibile.
L'emendamento 23.6 viene ritirato. L'Assemblea ne prende
atto.
Emendamento 23.11, a firma dell'onorevole Briguglio.
BRIGUGLIO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento 23.12, a firma dell'onorevole Briguglio, è stato
già assorbito. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento 23.13, a firma dell'onorevole Briguglio, è stato
assorbito.
Pongo in votazione l'emendamento 23.14 dell'onorevole
Briguglio. Il parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento comporta un
incremento degli oneri a carico del bilancio della Regione e
credo che in questa fase non sia possibile andare avanti.
BRIGUGLIO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa agli
emendamenti numeri 23.15 e 23.16. a firma degli onorevoli Croce
ed altri.
CROCE. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento n. 23.17 a firma degli onorevoli Croce ed altri.
E' assorbito.
Emendamenti numeri 23.18, 23.19 e 23.20 a firma degli
onorevoli Croce ed altri.
CROCE. Li ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 23.21
a firma dell'onorevole Fleres.
FLERES. Lo ritiro.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 23.22 a firma degli
onorevoli Croce ed altri.
CROCE. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 23.23 a
firma dell'onorevole Fleres.
FLERES. Lo ritiro con l'impegno politico del Governo ad
affrontare la questione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Comunico che è stato
presentato l'emendamento n. 23.24 a firma dell'onorevole Fleres.
FLERES. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 23.25 a
firma degli onorevoli Beninati ed altri.
BENINATI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 23.26 a
firma degli onorevoli Croce ed altri.
E' assorbito. L'Assemblea ne prende atto.
E'stato presentato un disegno di legge che è chiaramente
improponibile. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento 23.27 a firma dell'onorevole Fleres.
FLERES. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 23.26 a
firma degli onorevoli Beninati ed altri.
BENINATI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'emendamento 23.28 a firma degli onorevoli
Fleres ed altri, sul piano della percorribilità non posso
giudicarlo proponibile. L'onorevole Fleres ha chiesto al Governo
di pronunciarsi politicamente.
Onorevole Presidente della Regione ed onorevole assessore
Piro, ritenete di dovere intervenire?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, io credo che il tema si inserisca in una problematica
vasta che dovrà essere affrontata nel più breve tempo possibile.
Tale problematica riguarda il riordino della materia urbanistica
della nostra Regione e credo che il tema che è stato posto è un
tema su cui occorrerà riflettere e trovare una soluzione
adeguata. Rientra per altro nei programmi del Governo procedere
ad una semplificazione delle procedure in campo urbanistico.
PRESIDENTE. Si prende atto delle argomentazioni fornite
dall'onorevole assessore.
Gli emendamenti, 23.28 e 23.29 sono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamenti 23.30, degli onorevoli Beninati ed altri, il
23.31 dell'onorevole Speziale sono improponibili.
L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamenti, 23.32, 23.33 dell'onorevole Fleres,
l'emendamento 23.34 dell'onorevole Giannopolo, gli emendamenti,
23.35, 23.36, 23.37 dell'onorevole Fleres vengono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, come ho avuto modo di dire all'onorevole Fleres, io
ritengo che da parte di molti comuni della nostra Regione non sia
stata posta sufficiente attenzione al fatto che in materia di
auto-organizzazione, di auto-disciplina dei consigli comunali i
consigli comunali stessi godono di un'ampia facoltà che la legge
stessa attribuisce allo Statuto e che queste disposizioni possono
e devono, secondo me, trovare esatta, puntuale collocazione
all'interno delle norme statutarie dei comuni.
Devo dire peraltro che alcuni comuni, anche siciliani, che
si sono addentrati un pò più di altri nel definire con maggiore
puntualità i compiti della residenza, la creazione per esempio di
uffici particolari non hanno trovato ostacoli nella loro
determinazione, quindi, da questo punto di vista, se l'onorevole
Fleres chiede il conforto del Governo su questo punto è
senz'altro positivo.
FLERES. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento dell'onorevole Fleres 23.39.
FLERES. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. Emendamento 23.40. dell'onorevole Giannopolo.
GIANNOPOLO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Emendamenti 23.41, 23.42, 23.43, 23.44, 23.45,
23.46, dall'onorevole Provenzano.
PROVENZANO. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Emendamento 23.49 dell'onorevole Fleres.
FLERES. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole
Fleres l'ordine del giorno numero 277 "Interventi per la
costituzione o l'accorpamento dei comuni".
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
Accertato che la normativa siciliana in materia di costituzione
o accorpamento dei comuni presenta numerose lacune ed incoerenze
rispetto alla normativa nazionale
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a predisporre, entro 90 giorni dalla approvazione del presente
odg, un corpo organico di norme regolamentanti la materia di cui
in premessa>>.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, il Governo è favorevole, annunziando anche
al'onorevole Fleres ed all'Aula che è già pronto un testo che il
Governo intende presentare prossimamente e che, per quanto mi
riguarda, non posso che accogliere con grande favore, essendo io
stesso primo firmatario, da deputato, di un disegno di legge che
tende a definire la materia.
Ce ne sono altri, ce n'è uno, credo, di cui primo firmatario
è l'onorevole Giannopolo. L'onorevole Presidente dell'Assemblea
ricorderà che su questo punto, su questa materia egli stesso ha
avuto modo di impegnarsi nei confronti dell'amministrazione
comunale per definire la materia.
Quindi esprimo senz'altro parere favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 23.60 a firma degli onorevoli
Tricoli ed altri.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.61 a firma dell'onorevole
Fleres.
E' parzialmente assorbito da quello che abbiamo già
approvato. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.62 a firma degli onorevoli
Scalia ed altri.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente il Governo apprezza l'iniziativa che è sottesa a
questo emendamento che tende a rifinanziare sostanzialmente la
legge 31 del 1997. Una legge tesa a favorire lo sviluppo della
piccola impresa nella nostra Regione. Una legge che devo dire la
verità io ho avuto modo di apprezzare già al momento in cui essa
fu portata in Aula e poi fu votata. Purtroppo gli stanziamenti
previsti dalla legge non hanno ottenuto effetto. Dalle verifiche
che ho potuto effettuare risulta addirittura che non sono state
neanche trasferite le somme all'Irfis e alla Crias, ma sono
rimaste sostanzialmente non impegnate e quindi andate in
economia. L'emendamento, tuttavia, signor Presidente, a parte i
problemi di natura finanziaria che ci sarebbero, non è
accoglibile e quindi io invito i firmatari a ritirarlo perché
esso non prevede la suddivisione delle somme così come la legge
stessa stabilisce. Invito i firmatari a ritirarlo, ma a
ripresentare, se ritengono, l'iniziativa che il Governo apprezza
alla prossima occasione utile in modo da poter rimettere il
finanziamento a valere su questa legge.
FLERES. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.63 a firma dell'onorevole
Fleres e l'emendamento 23.59 a firma degli onorevoli Tricoli ed
altri.
Per assenza dall'Aula dell'onorevole Drago, dichiaro
decaduti gli emendamenti 23.52 e 23.53.
Si passa all'emendamento 23.55 a firma degli onorevoli
Tricoli ed altri.
Lo dichiaro improponibile.
Si passa all'emendamento 23.56 a firma Tricoli, Stancanelli,
La Grua.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 23.57 a firma Briguglio.
BRIGUGLIO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 23.58 a firma Tricoli e Stancanelli.
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Presidente, sostanzialmente si tratta di un
abbattimento dei tassi di interesse che praticano gli istituti di
medio credito sulle iniziative regionali. Cioè, i tassi di
interesse fissati dalla legge regionale dice sono uniformati al
criterio di cui al comma 2, che è un criterio collegato al tasso
di sconto della Banca d'Italia. Non ha alcun onere perchè entrerà
in vigore alla data di pubblicazione sulla Gazzetta. Dunque,
quando tra un mese si andrà a stipulare un contratto con l'IRFIS,
per esempio, la quota di intervento regionale sarà commisurata ad
una percentuale diversa rispetto a quella precedente, mentre per
quanto riguarda il pregresso rimane invariato; però se ci sono
perplessità possiamo accantonarlo.
PIRO, Assessore al Bilancio e alle Finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore al Bilancio e alle Finanze. Signor Presidente,
l'iniziativa è sicuramente apprezzabile e devo dire che
personalmente ritengo la questione relativa alla determinazione
del limite massimo del contributo sul tasso agevolato che la
Regione deve dare una questione importate. Peraltro nella legge
finanziaria è stato inserito un articolo che prevede una verifica
di tutti i tassi agevolati che vengono corrisposti alla Regione,
verifica che è in corso, che si è presentata con qualche
difficoltà. L'onorevole Tricoli certamente lo sa essendo stato
assessore al Bilancio fino a qualche settimana fa.
Io ho cercato ulteriormente di sollecitare e da questo punto
di vista non ci sono difficoltà. Manifesto soltanto una
perplessità all'onorevole Tricoli rispetto alla fissazione secca
per tutti gli interventi del 40 per cento del tasso di
riferimento che non è il tasso di sconto ma è quello fissato, il
tasso di riferimento per l'industria. Questo probabilmente ci
potrà dare qualche problema. Allora, pur ritenendo assolutamente
utile questa proposizione, la inviterei a ripresentarla nella
legge finanziaria in modo da avere il tempo di verificare se la
determinazione fissa per tutti i tassi ci aiuti o possiamo
trovare qualche altro meccanismo.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Dichiaro assorbiti
gli emendamenti 23.64, 23.66. Si passa all' emendamento 23.54 a
firma Tricoli e Stancanelli.
TRICOLI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 23.67 a firma Vella ed altri. L'emendamento è
legato all'ordine del giorno già approvato in altra seduta.
Onorevole Vella, il Governo si è impegnato ad affrontare
questa materia, anche su sollecitazione del Presidente
dell'Assemblea su una legge finanziaria, prevedendosi delle
complicazioni.
VELLA. Lo concordiamo in una fase successiva. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.68 a firma dell'onorevole Vella.
VELLA. E' collegato, lo ritiro. Dichiaro di ritirare gli
emendamenti 23.69 e 23.70.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 23.71.
Comunico che è stato presentato dal Governo il seguente
subemendamento: "al relativo onere si fa fronte mediante
riduzione della spesa autorizzata dall'articolo 1 della legge
regionale 10 novembre 1997, n. 42 per l'esercizio finanziario
1998 (capitolo 21707).".
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 23.71 nel testo risultante.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa agli emendamenti 23.73, 23.74, 23.75, 23.76, 23.77,
23.78 a firma dell'onorevole Fleres.
FLERES. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.79 a firma dell'onorevole Croce.
CROCE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 23.80 a firma dell'onorevole Scoma.
Non essendo l'onorevole Scoma presente in Aula, l'emendamento
decade.
Si passa all'emendamento 23.81 a firma degli onorevoli Lo
Certo, Ortisi, Villari "nella tabella 'b del bilancio della
Regione siciliana 1998 è introdotta la seguente variazione".
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, purtroppo devo dare parere negativo perché il
capitolo 47623 da cui viene prelevata la somma di tre miliardi è
già interamente impegnato.
PRESIDENTE. Lo dichiaro improponibile. Si passa
all'emendamento 23.82 a firma dell'onorevole Speziale. Lo
dichiaro improponibile.
Si passa all'emendamento 23.83 a firma degli onorevoli La
Grua ed altri.
STANCANELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, intervengo perché il primo
firmatario di questo emendamento è l'onorevole Strano il quale
tiene, più ancora di me, ma io ci tengo anche, che il Teatro
Massimo di Catania abbia questi quattro miliardi perché c'è
necessità di bilancio anche per pagare i lavoratori. Quindi,
l'onorevole Strano, che purtroppo è dovuto andare via per impegni
istituzionali, mi ha incaricato di insistere per l'approvazione e
la discussione di questo emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole assessore, ci vuole la copertura
finanziaria.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, purtroppo anche questi emendamenti, il 23.83, il
23.84 e il 23.85, non possono essere accolti perchè i capitoli
21160 e 21162 in questo momento non hanno più disponibilità.
PRESIDENTE. Si ritorna agli emendamenti accantonati: 23.8.1
bis che è la riscrittura del 23.8.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
qualche giorno fa i sindaci e gli interi consigli comunali di
cinque comuni della provincia di Palermo, e più precisamente i
comuni di Alia, Petralia Soprana, San Cipirello, Castelbuono e
uno dei comuni della provincia di Messina, di Sinagra, hanno dato
vita ad una manifestazione di protesta occupando le aree
artigianali della ex SIRAP.
Il problema che hanno sottoposto all'attenzione della
Regione, riguarda in particolare tre di questi cinque comuni, ai
quali comuni, onorevole Presidente, sono stati notificati in
questi giorni i decreti ingiuntivi relativi al pagamento riferito
all'esproprio delle aree che questi comuni hanno fatto per conto
della Regione.
Per essere più precisi, al comune di San Cipirello stanno
per essere notificati decreti ingiuntivi per 2 miliardi e 700
milioni, che rappresentano una quota del bilancio di questo
comune di oltre il 50 per cento.
Con questo emendamento si autorizza l'assessore alla
cooperazione a trasferire risorse dello Stato, a valere della
legge numero 64, che son tuttora disponibili, a questi comuni,
per potere effettuare il pagamento relativo agli oneri di
esproprio delle aree su cui sono state costruite le zone
artigianali, per evitare che questi comuni vadano in dissesto e
non possano, quindi, poi assolvere assolutamente nessuna altra
attività istituzionale.
BUFARDECI. E' per l'esproprio che non hanno pagato?
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Si, solo per l'esproprio; perché
questi comuni gli espropri li hanno fatti loro per conto della
Regione e oggi, proprietari delle aree, dopo 10 anni, hanno
ritenuto - giustamente - di rivalersi nei confronti del soggetto
che ha effettuato gli espropri. Ma questi comuni non sono nelle
condizioni di potere, minimamente, far fronte agli oneri che
derivano da questi procedimenti giudiziari che sono stati già per
alcuni, in modo particolare per San Cipirello, sono già
esecutivi.
TRICOLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi. Intervengo
solo per ricordare che già nelle variazioni di bilancio 1997 -
poi successivamente impugnate dal Commissario dello Stato - c'era
questa disposizione di finanziare a favore di comuni, anche
perché si tratta poi - sostanzialmente - di tutelare un principio
costituzionale abbastanza noto a tutti, cioè a dire, abbiamo
espropriato le aree di soggetti privati e i comuni non hanno
ancora pagato le indennità di esproprio. Quindi credo che questa
norma sia assolutamente imprescindibile me, anche, direi, a
questo punto, improcrastinabile , visto la situazione giudiziaria
alla quale siamo arrivati. Grazie.
FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi. Anch'io
desidero intervenire a favore dell'emendamento 23.8.1, intanto
perché rappresenta una somma autorizzatoria di somme già
disponibili sul capitolo 75552, e poi perché - in buona sostanza
- affronta un tema che, se non affrontato, potrebbe, di fatto,
impedire l'utilizzazione delle medesime aree e, dunque,
determinare un danno ancor più rilevante che non quello materiale
scaturente dal pagamento delle somme in questione. Desidero
dunque, come dire, sostenere l'iniziativa del Governo che punta a
risolvere la questione.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
GIANNOPOLO. L'iniziativa del Governo é molto opportuna per i
motivi esposti dall'assessore e dagli onorevoli Tricoli e Fleres,
ma anche perché il ritardo ulteriore potrebbe recare un danno
anche alla stessa Regione, perché i comuni lo hanno fatto per
conto della Regione. Gli eventuali interessi che vanno maturando,
ormai da circa 10 anni ci si potrebbe rivalere anche nei
confronti della Regione e poi, comunque, consente di sbloccare un
aspetto della vicenda che determinerà sicuramente
un'accelerazione degli atti successivi verso i quali questo è
atto sicuramente propedeutico.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Giannopolo. Prima di dare la
parola all'onorevole Di Martino desidero comunicare che il
Governo ritiene necessaria la presentazione di un emendamento
all'emendamento 23.8.1, che così leggo: "Al terzo comma dopo le
parole 'è autorizzata' aggiungere 'la spesa di lire 7.500 milioni
per l'esercizio finanziario '98 cui si fa fronte mediante'.
DI MARTINO , relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO , relatore. Signor Presidente, anch'io ritengo
molto opportuna l'iniziativa del Governo. Voglio però porre un
quesito all'onorevole assessore perché rimanga agli atti.
Si tratta di questo. Vi sono circa 50 imprese in Sicilia con
da 500 a 1000 dipendenti, non so ma certamente non meno di 500,
che vantano dei crediti nei confronti non della Sirap ma nei
confronti delle imprese che hanno eseguito lavori per conto della
Sirap. Bisogna capire perché queste imprese non sono ancora
fallite perché c'è stata la benevolenza del sistema bancario.
Assessore, bisogna chiarire se queste imprese creditrici, non
solo nei confronti della Sirap ma delle imprese appaltatrici per
conto della Sirap, rientrano nei benefici previsti da questa
legge.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Rientrano nei benefici della legge 46
che vengono accelerati con questa norma.
DI MARTINO , relatore. Quindi non rientrano in questa. Se
vogliamo chiarire bene perché rimanga a verbale, perché dopo ci
saranno sempre difficoltà interpretative da parte dell'apparato
burocratico e queste imprese andranno certamente al fallimento.
PRESIDENTE. Onorevole Assessore Battaglia, ritiene che le
imprese individuate dall'onorevole Di Martino siano beneficiarie
di quanto contenuto...? Questo ai fini interpretativi anche degli
uffici.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. No, Presidente. Il tema affrontato
dall'emendamento risolve solo la questione relativa ai comuni con
riferimento all'esproprio delle aree. La questione sollevata,
invece, dall'onorevole Di Martino è affrontata organicamente
dalla legge 46 del 1997 che ha bisogno, per essere risolta nel
senso prospettato dall'onorevole Di Martino, che si chiuda la
contabilità finale e si facciano i collaudi delle opere, per la
quale questione le procedure sono in corso e ci stiamo attivando
per risolvere le attuali difficoltà che hanno impedito finora di
affrontare questo tema. Dopo di che voglio tranquillizzare
l'onorevole Di Martino, le somme necessarie per il pagamento
delle ditte sono somme che ci sono nel bilancio della Regione a
valere sulla stessa legge n. 64 che qui viene citata.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, i chiarimenti sono stati
forniti dall'Assessore Battaglia.
Pongo in votazione l'emendamento del Governo. Il parere
della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 23.8.1 bis nel testo
risultante, avvertendo l'Aula che in caso di approvazione decade
l'emendamento 23.8 dello stesso Governo. Il parere della
Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 23.86.
Pongo in votazione l'emendamento del Governo. Il parere
della Commissione?'
PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 21.4, del Governo.
Lo pongo in votazione. Il parere dalla Commissione?
DI MARTINO , relatore. L'emendamento è correttissimo dal punto
di vista giuridico-contabile, poi i problemi della Regione non
sono quelli di competenza, sono problemi di cassa e con questo
emendamento, evidentemente, non si aggravano le situazioni di
cassa ma anzi da un certo punto di vista si agevolano e poi il
secondo comma è ultroneo, ma serve comunque ad evitare
tentazioni. Quindi esprimiamo parere favorevole.
PRESIDENTE. Permettetemi di esprimere le mie serie riserve
sul contenuto di questo emendamento, non vorrei che ce ne
pentissimo.
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato dal Governo il seguente
emendamento 23.87: "In dipendenza delle disposizioni recate
dalla presente legge sono introdotte nel bilancio della Regione
per l'esercizio 1998 le variazioni riepilogate nell'annessa
tabella.
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Fleres il
seguente ordine del giorno n 278: "Nomina di tre commissari
liquidatori degli Enti economici regionali AZASI, EMS ed ESPI.
<<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
ATTESO che il disegno di legge avente per oggetto
"soppressione e liquidazione degli enti economici regionali
Azasi, Ems, Espi" è già stato esaminato dall'Aula e
sottoposto a votazione finale;
CONSIDERATO che nel citato disegno di legge, all'art. 1
è prevista la facoltà del Presidente della Regione di
nominare, previa delibera della Giunta regionale, un
Commissario liquidatore dei tre enti soppressi;
GIUDICATO che l'assegnazione ad un unico liquidatore di
un compito così delicato ed esorbitante, configurerebbe
l'esercizio di un potere rispetto al quale non si prendono
adeguati controlli e come potrebbe costituire un fattore
inquietante di gestione discrezionale ed assoluta di un
complesso di interessi socio-economici e politici
attivamente tra i più importanti e cospicui della realtà
siciliana;
RITENUTO di dover indicare la necessità, per ovvie
ragioni di trasparenza, di attribuire un compito così
importante ad una commissione di tre tecnici titolari
sottoposta ad un controllo da parte del Governo e del
Parlamento Regionale, più precisamente indicato e garantito.
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a proporre entro 90 giorni dall'approvazione dalla
citata legge una modifica dell'art. 1 finalizzata la nomina
di tre commissari liquidatori ed a fissare una serie di
ulteriori controlli precisi e periodici del loro operato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro improponibile
l'ordine del giorno tendente a tornare sulla questione del numero
dei Commissari per lo scioglimento degli enti economici in quanto
il disegno di legge è stato approvato in questa sessione, si è
sviluppato un ampio dibattito e l'Aula si è già pronunciata.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, sapevamo perfettamente la questione
e sapevamo che il Regolamento non consentiva di ritornare
sull'argomento nella medesima sessione, tuttavia, nel corso di un
incontro con il Presidente della Regione, abbiamo posto il
problema ed abbiamo ritenuto comunque di presentare l'ordine del
giorno non tanto per ottenerne la votazione, sulle cui
valutazioni mi rimetto a quanto già detto, quanto per suscitare
una dichiarazione del Presidente della Regione relativamente
all'argomento posto in discussione.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di intervenire.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, in
effetti, c'è stata una riflessione sulla materia sollevata e
sollecitata da alcuni colleghi. Il problema che viene posto
riguarda l'onere, la gravosità di un compito che, come noi
sappiamo, riguarda una vasta gamma di interventi ed anche, sotto
un certo profilo, una pluralità di soggetti che garantisca anche
una certa trasparenza anche se, come recita la norma, "la
trasparenza è anche garantita dal momento che gli atti
deliberativi compiuti dai Commissari o dal Commissario vanno al
vaglio della Giunta di Governo" e la legge dice (il deliberato
che approveremo questa sera) che trimestralmente verrà reso noto
alla Commissione competente dell'Assemblea regionale lo stato
delle dismissioni.
Quindi, supponiamo che integrando questi due aspetti, previa
opportuna verifica che faranno gli Uffici circa i problemi che
sono stati sollevati, il contenuto dell'ordine del giorno può
essere successivamente reso operativo.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 24.
"Articolo 24
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge della Regione."
Assessore Piro, soltanto un piccolo aspetto tecnico, scusi
se me ne occupo. Si prevede che la legge entri in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione. Lei sa cosa
succede tra la legge approvata ed il momento in cui la Gazzetta
Ufficiale arriva in mano ai comuni. Abbiamo fissato molti
termini che prevedono un massimo 20 giorni dalla data di
approvazione della legge.
Avverto che si corre il rischio , per una questione tecnica,
di fare arrivare la Gazzetta Ufficiale quando gli stessi Comuni
non potranno avvalersi di alcune norme perché i termini fissati
sono quelli.
Per la verità, l'onorevole Briguglio, una pietra in positivo
su questo l'aveva lanciata al Governo, ma non è stata raccolta.
Faccio una valutazione tecnica.
Per intanto viene posto in votazione così come è, restando
intesi che anche gli uffici accerteranno la compatibilità con i
tempi tecnici e nel caso sarà presentato emendamento tecnico ai
sensi dell'articolo 117 del Regolamento.Non sorgendo
osservazioni, resta così stabilito.
Pongo in votazione l'articolo 24. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, per consentire alla Giunta di Governo di
esitare il disegno di legge relativo all'esercizio provvisorio e
alla Commissione Finanze di riunirsi per esaminarlo, rinvio la
seduta. Comunico che l'Assemblea terrà seduta a giovedì 24
dicembre 1998, alle ore 6.30.
Presidenza del presidente Cristaldi
SULL'ORDINE DEI LAVORI
BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la
parola soltanto per sollecitare la trattazione, alla riapertura
della seduta, di una mozione che è già stata annunciata nella
seduta di oggi relativamente al problema del numero chiuso; è una
mozione che impegna il Governo al numero chiuso dei corsi
universitari. Avverto che ho già conferito con il Presidente
della Regione il quale è disponibile a trattare...
MORINELLO, assessore ai beni culturali. L'abbiamo fatto ieri.
BUFARDECI. No ieri era un ordine del giorno; c'è una mozione,
se può essere trattata anche questa della quale il Governo è già
a conoscenza.
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno sulla
materia?
BUFARDECI. C'era una mozione precedente all'ordine del giorno
che è stata annunciata nel corso della seduta di oggi.
PRESIDENTE. No, onorevole Bufardeci, purtroppo essendo stato
approvato l'ordine del giorno sulla stessa materia lo stesso
preclude in questa sessione la trattazione di questa mozione,
però, le sue argomentazioni, sono naturalmente contenute
all'interno dell'ordine del giorno e allora se il Presidente
della Regione vuole fare anche riferimento a seguito anche del
documento dell'ordine del giorno già approvato, anche delle sue
considerazioni avrebbe già compiuto almeno nello spirito ciò che
lei chiede.
BUFARDECI. Va bene, è chiaro.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi l'Assemblea è rinviata a
giovedì 24 dicembre 1998, alle ore 6.30, con il seguente ordine
del giorno:
I - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Esercizio provvisorio del bilancio di previsione della
Regione per l'anno finanziario 1999" (n. 854/A)
Relatore: On. Petrotta
II - VOTAZIONE FINALE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Variazioni al bilancio della Regione e al bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione
siciliana per l'anno finanziario 1998. Assestamento" (n.
726/A).
2) "Variazioni di bilancio per l'attuazione delle riserve
sulle entrate della Regione a favore dell'erario dello
Stato ed interventi in materia di agricoltura e foreste"
(NN. 698-834-837/A).
3) "Soppressione e liquidazione degli enti economici regionali
AZASI, EMS, ESPI" (nn. 413-458/A)
4) "Integrazione del fondo dei comuni di cui all'articolo 11
della legge regionale 30 marzo 1998, n. 5. Realizzazione di
progetti di utilità collettiva e disposizioni finanziarie
urgenti" (n. 840/A).
La seduta è tolta alle ore 06.04 di giovedì 24 dicembre 1998.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 08.15 di giovedì 24
dicembre 1998)