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Resoconto d'Aula della Seduta n. 210 di mercoledì 23 dicembre 1998
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   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


                PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA

       La seduta è aperta alle ore 11.52.

     SILVESTRO, segretario f.f.,  dà  lettura  del processo verbale
  della  seduta  precedente   che,  non  sorgendo  osservazioni,  è
  approvato.

     PRESIDENTE.  Si passa al primo punto dell'ordine  del  giorno:
  Comunicazioni.

    COMUNICAZIONE DI NOMINA DI COMPONENTE DI COMMISSIONE

       Invito il deputato segretario a dare lettura  del decreto di
  nomina di componente di Commissione.

     SILVESTRO,  segretario f.f. :

                          <<IL PRESIDENTE

    CONSIDERATO  che  a  seguito della sua  elezione  ad  assessore
    regionale,  l'onorevole  Salvino Barbagallo  è  automaticamente
    decaduto  ai  sensi  del  comma  2  dell'articolo  37  bis  del
    Regolamento interno dalla carica di componente la I Commissione
    legislativa permanente 'Affari Istituzionali;

    CONSIDERATO    che    occorre    procedere     alla    relativa
    sostituzione;

    VISTA la designazione al gruppo  parlmentare Unione Democratica
    per  la  Repubblica  al quale  l'onorevole  Salvino  Barbagallo
    appartiene;

    VISTO il Regolamento interno,

                             D E C R E T A

    l'onorevole  Giuseppe D'Andrea è nominato  componente  della  I
    Commissione  legislativa permanente 'Affari  Istituzionali'  in
    sostituzione dell'onorevole Salvino Barbagallo eletto assessore
    regionale.

    Il presente decreto sarà comunicato all'Assemblea>>.

     PRESIDENTE.   Ai  sensi  dell'articolo 127,  comma  nono,  del
  Regolamento  interno  do il preavviso di trenta  minuti  al  fine
  delle eventuali votazioni mediante procedimento  elettronico  che
  dovessero aver luogo nel corso della presente seduta.


   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


    II -  LETTURA,  AI  SENSI  E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
    LETTERA D), e 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DI MOZIONI

       Si passa al secondo punto dell'ordine  del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera  d),  e 153
  del Regolamento interno, delle mozioni:

    N. 279 - Accesso ai corsi di studi universitari,  a firma degli
    onorevoli Bufardeci, Beninati ed altri.

    N.  280  -  Iniziative  per la piena  applicazioni  della  l.r.
    12.1.1993, n. 10, ed istituzione dell'Ufficio  regionale  per i
    pubblici appalti, a firma degli onorevoli  Granata,  Caputo  ed
    altri.

       Ne do lettura:

      N. 279 - Accesso ai corsi di studi universitari.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO CHE:

              - a far  data dall'anno accademico 1996/97 centinaia
              di studenti siciliani sono stati ammessi con riserva
              in seguito a  ordinanze  delle  sezioni staccate del
              Tribunale  amministrativo  regionale  della  Sicilia
              negli atenei  universitari  a corsi universitari (in
              particolare  nella   Facoltà   di   Medicina   e  di
              Odontoiatria) in cui  era stato prefissato un numero
              chiuso di iscrizioni;

              - gli stessi  hanno frequentato i corsi universitari
              e già sostenuto numerosi esami;

              - la Corte  Costituzionale,  con la sentenza n.  383
              del  23.11.1998,   ha   dichiarato  non  fondata  la
              questione di legittimità costituzionale sollevata da
              numerosi TT.AA.RR. in relazione agli artt. 3, 33, 34
              e 97 della Costituzione,

      RILEVATO che:

              - a seguito  della  suindicata sentenza gli studenti
              ammessi con  riserva  rischiano concretamente di non
              potere proseguire nei corsi universitari iniziati;

              - tale  eventualità  arrecherebbe enorme pregiudizio
              agli studenti universitari, in special modo a quelli
              siciliani già  discriminati dall'assenza di numerose
              facoltà  negli  atenei  dell'Isola,  dal  numero  di
              iscrizioni assegnate  alle  tre università siciliane
              sproporzionato in  difetto  rispetto al numero degli
              abitanti, dalla posizione geografica che costringe i
              nostri  giovani   universitari   a   veri  e  propri
              trasferimenti  al  Nord,  con  conseguente  notevole
              aggravio   dei   bilanci   familiari   ed   evidente
              discriminazione per i nuclei meno abbienti;

              -  il   Ministro  dell'Università  e  della  ricerca
              scientifica e  tecnologica,  con nota del 4.12.1998,
              inviata, tra l'altro, ai rettori delle università ha
              ritenuto che  ciascuna  università,  nell'ambito dei
              propri    poteri    e    correlate   discrezionalità
              amministrative,  debba   valutare  la  necessità  di
              pervenire alla regolarizzazione formale e definitiva
              delle iscrizioni ed immatricolazioni con riserva,

                        IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

              ad intervenire presso  il Governo nazionale affinché
              venga  emanata  una   norma   di  'sanatoria'  delle
              iscrizioni  ed   immatricolazioni   effettuate   con
              riserva  degli  studenti  universitari  a  far  data
              dall'anno accademico 1996/97 fino a quello 1998/99.

      N. 280 - Iniziative  per  la  piena  applicazione della l.r.
              12.1.1993,   n.   10,  ed  istituzione  dell'Ufficio
              regionale per i pubblici appalti.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che  a  distanza  di  quasi 6 anni dal suo varo, la
              legge  regionale  12  gennaio  1993,  n. 10, recante
              'Nuove  norme  in  materia  di  lavori pubblici e di
              forniture  di  beni  e  servizi, nonché modifiche ed
              integrazioni   della   legislazione   del  settore',
              risulta ancora largamente disapplicata;

      RILEVATO che, in particolare, l'intero capo I della predetta
              legge, dedicato all'Ufficio regionale per i pubblici
              appalti, che non  risulta  ancora  costituito, detta
              norme (dall'art. 1 all'art.  14) qualificanti per la
              piena realizzazione del processo di riorganizzazione
              del settore degli appalti;

      CONSIDERATO che  la piena operatività dell'Ufficio regionale
              per i  pubblici  appalti consentirebbe di assicurare
              lo svolgimento  presso  le  sue  sezioni provinciali
              dell'intera fase tecnica della scelta del contraente
              dei  lavori   pubblici,  alleggerendo  le  strutture
              amministrative degli  enti territoriali e degli enti
              in  genere  di   onerosi   carichi   di   lavoro   e
              sottraendole al contempo al rischio di infiltrazioni
              parassitarie, affaristiche  e  criminali  che ancora
              oggi  sembrano  condizionare  pesantemente  l'intero
              settore;

      RITENUTO che la legge regionale n. 10 del 1993 ha costituito
              una  tappa   significativa   di   un   processo   di
              modernizzazione   della   pubblica   Amministrazione
              informato all'esigenza  di  assicurare  una corretta
              gestione dei flussi  di  spesa  destinati al settore
              dei  lavori  pubblici,  attesa  la  necessità  della
              rapida  realizzazione  di  infrastrutture essenziali
              per la  comunità  siciliana  e,  soprattutto,  avuto
              riguardo alla creazione  di  occasioni di lavoro per
              le imprese ed i  lavoratori  in vista di un rilancio
              dell'economia regionale;

      RAVVISATA l'esigenza della  piena  applicazione  del  capo I
              della l.r. n. 10 del 1993,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a porre in  essere qualunque provvedimento idoneo ad
              assicurare     l'integrale     applicazione    delle
              disposizioni contenute  nella  legge regionale n. 10
              del 1993 ed  in  particolare di quelle contenute nel
              capo I, dall'articolo 1 all'articolo 14, riguardanti
              l'Ufficio regionale dei pubblici appalti, facendo sì
              che entro 60 giorni dall'approvazione della presente
              mozione  esso  risulti  regolarmente  costituito  ed
              operante.

       La  data  delle  predette  mozioni  sarà  determinata  nella
  prossima Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari.

   705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del vicepresidente D'Andrea

   Presidenza del presidente Cristaldi


    III - DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE

       Si passa al terzo punto dell'ordine  del giorno: Discussione
  dei disegni di legge e segnatamente al disegno di  legge posto al
  punto 2: "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre
  al Parlamneto nazionale ai sensi dell'articolo  18 dello Statuto,
  recante   'Modifiche  dello  Statuto  della   Regione   siciliana
  concernenti  l'elezione  diretta  del Presidente  della  Regione,
  l'autoscioglimento   dell'Assemblea,   l'iniziativa   legislativa
  popolare   e   comunale   ed  i   referendum   regionali'"   (nn.
  2-94-144-152-177-705-708-758- Norme stralciate/A) (Seguito).

     SILVESTRO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SILVESTRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento
  dell'altro  giorno  dell'onorevole  Oddo mi esime dall'affrontare
  una  serie  di  questioni  che  sono  state  affrontate  nel  suo
  intervento. Tuttavia, credo che noi non dobbiamo sottovalutare il
  valore della  discussione  che  noi  si  sta  svolgendo in questi
  giorni, nella  quale  qualcuno  ha detto che manca la solidarietà
  adeguata al  disegno  di  legge e alla proposta che noi facciamo.
  Io sono  convinto  che  la solidarietà non sta tanto nell'aspetto
  esteriore  dei  lavori  dell'Assemblea,  quanto nel contenuto del
  disegno dilegge-voto  che è un contenuto di grande importanza che
  va  al   di  là,  dovrebbe  andare  al  di  là  della  logica  di
  schieramento di  maggioranza o di opposizione. Anzi, io mi auguro
  che ci sia, che in quest'Assemblea si produca una convergenza, la
  più   ampia   possibile,   su  quel  disegno  di  legge-voto  che
  concorderemo  dopo  l'esame degli emendamenti che io considero un
  atto fondamentale, importante della Regione siciliana. Un segnale
  positivo alla Sicilia ed al resto del Paese.
       Vedete, andando indietro nel tempo l'atto che noi stiamo per
  compiere si può paragonare ad un altro importante atto di riforma
  dell'attività dell'Assemblea regionale  siciliana.  Quando,  dopo
  una serie di travagli, anche di  discussioni  abbastanza  accese,
  l'Assemblea  decise  che bisognava abolire il  voto  segreto  sul
  bilancio  della  Regione.   Fu  quello  un   momento  alto  della
  discussione attorno ai problemi della Regione, della sua riforma,
  considerato  che  quello fu l'unico atto  nel  quale  l'Assemblea
  riformò in parte se stessa. Qualcuno qui ha detto che noi abbiamo
  avuto altri momenti di riforme importanti, è vero,  ma sono tutti
  problemi   che   riguardano  riforme   importanti   come   quella
  dell'elezione  diretta dei sindaci che non  hanno  riguardato  la
  Regione  e l'Assemblea regionale,  hanno  riguardato  istituzioni
  esterne  alla Regione, seppure importanti. Perché  non  è  facile
  fare le  riforme. Così come recita il paradosso di Zagabreskj "E'
  molto difficile  arrivare a fare le riforme, perché le riforme li
  decidono  i  soggetti  che  poi  diventano  oggetto delle riforme
  stesse". Cioè, noi operiamo una riforma della quale siamo, poi, i
  primi  ad  esserne  oggetto.  E,  tuttavia,  questo  è  un  fatto
  importante; è  un paradosso che esiste per tutti i Parlamenti del
  mondo, ed  è  un  paradosso  che  in qualche modo costringe molte
  volte l'avvio delle procedure per le riforme ad avere un percorso
  molto accidentato,  non rettilineo, molte volte con tante pause e
  cadute d'attenzione  da  questo  punto  di  vista.  E'  un  fatto
  importante e necessario.
       Ora,  ho  ascoltato  con attenzione il dibattito  che  si  è
  svolto in  quest'Aula  sul disegno di legge-voto e debbo dire che
  non ho  apprezzato  o, per lo meno, non ho condiviso un approccio
  presuntuoso   che   molti   colleghi   hanno  avuto  in  rapporto
  all'oggetto  in  discussione  in  quest'Aula.  Qualcuno ha detto,
  come  l'onorevole  Forgione  che  la  Commissione ha partorito un
  topolino. Qualche  altro  ha  riferito  che  prima  di tutto è il
  valore  totale  della democrazia che deve essere tenuto presente.
  Una bella  parola,  una  bella frase, ma, diciamo, nella sostanza
  poi non  significa nulla perchè la democrazia poi è un insieme di
  regole, di meccanismi che mutano volta per volta nelle varie fasi
  della vita di un popolo e di una nazione.
       Qualche altro  ha  detto  "Siamo  qui  in  presenza  di  una
  proposta  minimalista rispetto all'obiettivo fondamentale che era
  la riforma generale dello Statuto.
       Questo  non  è  vero  perchè occorre guardare al lavoro e al
  percorso che abbiamo fatto. Oggi, quale sistema è valido? Non più
  certamente il  sistema  parlamentare  visto  che in tutti i paesi
  dell'Europa   si  introducono  meccanismi  di  varia  natura  per
  limitare  i  difetti  del  sistema  parlamentare e per introdurre
  meccanismi che  in  qualche  modo rendano quei paesi a democrazia
  compiuta, più  in  grado di funzionare secondo le aspettative dei
  cittadini.
       Oggi  qual  è il punto di una democrazia che funziona? Credo
  che  sia  ormai nella consapevolezza di tutti, nella coscienza di
  tutti,  che il punto massimo a cui dobbiamo pervenire è quello di
  coniugare insieme la più ampia espressione delle volontà popolare
  all'efficacia  e  alla  efficienza  dei  governi, dell'azione dei
  governi.  Cioè, oggi è ormai nella coscienza di tutti che occorre
  garantire  la  rappresentanza della volontà popolare così come si
  determina in  una  Paese, in una regione, in un comune, eccetera,
  assieme a  strumenti  e a possibilità che il governo sia non solo
  stabile, ma che sia efficace ed efficiente nella sua azione.
       Ora, per fare questo, quella che in fondo viene  chiamata da
  tutti  la  "costruzione  della democrazia decidente", cioè di una
  democrazia che  è diversa dal democraticismo con cui qualcuno qui
  confonde la democrazia, ma una democrazia che sia democratica dal
  punto di  vista  del rispetto e della tutela degli interessi, dei
  diritti e dei  doveri  da una parte, ma che sia anche in grado di
  funzionare,  dare  risposte  puntuali,  certe  alle  esigenze dei
  cittadini.
       Ora,  per  costruire  nel  nostro  Paese  questa  democrazia
  decidente  occorre  fare  due  operazioni che in qualche modo non
  sono state ancora fatte:  una è quella di mettere mano alla forma
  governo. E  voi sapete il lungo dibattito che c'è stato in questi
  anni, attorno  a  quale  tipo  di governo noi dobbiamo andare nel
  nostro Paese. L'altra operazione è quella che riguarda il sistema
  elettorale. Ora,  voi  sapete  che  in  tutta  Europa noi abbiamo
  sistemi elettorali  e  forme  di  governo  che  in  qualche  modo
  assicurano,   da   una   parte,  la  rappresentanza  popolare  e,
  dall'altra, l'efficienza e l'efficacia del governo. Abbiamo premi
  di  maggioranza; abbiamo limiti alla rappresentanza attraverso lo
  sbarramento;  abbiamo  anche  sistemi promozionali puri che nella
  loro applicazione - come in Spagna e in Austria - poi hanno avuto
  un effetto maggioritario nel risultato finale. Oggi, per esempio,
  in Germania  si  discute, dopo le elezioni dell'altro giorno, che
  lo sbarramento  non  è  più  sufficiente  in quanto la nascita di
  nuovi   partiti,  dei  verdi,  dell'ex  partito  comunista  nella
  Germania  orientale,  anche  lo  sbarramento  dimostra  che non è
  efficace rispetto alla costruzione del mantenimento di un sistema
  bipolare in quel Paese.
       Quindi,  siamo  di  fronte a questa situazione. Ora, sbaglia
  chi ha visto in questo dibattito nella prospettazione del disegno
  di legge-voto della forma di governo una introduzione surrettizia
  del sistema elettorale: sono due cose completamente diverse.
       Il disegno  di  legge-voto  si  limita  a proporre una nuova
  forma di governo; il sistema elettorale, il meccanismo elettorale
  di  selezione  della rappresentanza politica nell'Assemblea viene
  demandato  alla  legge  ordinaria,  così  come faceva lo Statuto.
  Confondere le  due  cose significa fare una sorta di "gioco delle
  tre carte" perchè non si vuole fare né l'uno né l'altro.
       Io vorrei  ricordare  ai colleghi deputati che noi siamo - a
  parte la  forma  del  governo e l'elezione diretta del presidente
  della Regione  -  una  regione  obbligata  a  modificare la legge
  elettorale.  Coloro i quali volevano non fare votare con la legge
  proporzionale  queste  elezioni, che facevano anzi finta, avevano
  un'arma  importante nelle mani:  quella di sollevare conflitto di
  incostituzionalità  della  legge  elettorale  siciliana di fronte
  alla  Corte  costituzionale.  L'articolo  3 dello Statuto infatti
  parla chiaro  da  questo  punto di vista.  Noi siamo oggi con una
  legge  elettorale  che  è  completamente  fuori dalle indicazioni
  dello Statuto e della Costituzione italiana.
       L'articolo  3 così recita "L'Assemblea regionale siciliana è
  costituita  da  90  deputati  eletti  nella  regione  a suffragio
  universale,   diretto   e   segreto,  secondo  le  leggi  emanate
  dall'Assemblea  regionale  siciliana  in  base  ai principi della
  Costituzione in materia di elezioni politiche".
       Ora,   fino   a   quando  nazionalmente  vigeva  il  sistema
  proporzionale,  la  legge  elettorale  siciliana  era conforme ai
  principi  della  Costituzione  in  materia di elezioni politiche.
  Oggi, dato  che  a  livello  nazionale  vige  un  sistema  misto,
  proporzionale   e   maggioritario,  è  chiaro  che  noi  dobbiamo
  adeguarci a quel principio con forme e meccanismi diversi.
       Quindi, da questo punto di vista noi comunque dovremo andare
  ad  affrontare  il  disegno  di  legge  sulla  riforma elettorale
  regionale.
       Come  si  può  giudicare  il lavoro della Commissione per le
  riforme  dello  Statuto?  Io  qui vorrei ricordare a tutti che il
  lavoro  è iniziato in un contesto politico completamente diverso.
  Eravamo   all'inizio   del   grande   dibattito   sulle   riforme
  istituzionali  in  Italia;  eravamo  all'inizio  del lavoro della
  Bicamerale.  Eravamo  diciamo  di  fronte ad una situazione nella
  quale  c'era  una  sponda  all'attività  della Commissione per le
  riforme dello Statuto della Regione siciliana.
       Ci  muovevamo  all'interno  di un contesto politico generale
  che   favoriva   il   confronto  in  Sicilia,  la  discussione  e
  l'approfondimento  dei  temi. Ed era un contesto che agevolava la
  possibilità   di   una  riforma  generale  dello  Statuto  perché
  nell'attività  della  Bicamerale  e  poi  nei  dibattiti  e nelle
  decisioni della Camera una serie di punti che venivano affrontati
  erano sollecitatori di un percorso nostro più agile in materia di
  riforma elettorale della Regione.
       E poi se voi vedete il lavoro prodotto dalla Commissione per
  le  riforme  dello Statuto - lo voglio ricordare soprattutto agli
  onorevoli  Forgione  e Fleres, che molte volte intervengono senza
  considerare quello che è stato prodotto -; se andate a vedere gli
  emendamenti  presentati  dalla  stessa Commissione al testo della
  Bicamerale  in materia di sussidiarietà, in materia di prevalenza
  delle  leggi  statali sulla legislazione regionale, in materia di
  rappresentanza  degli  interessi  regionali nel Senato federale e
  sulla  Corte  costituzionale;  se  voi vedete anche l'emendamento
  presentato  in rapporto ad una iniziativa in campo internazionale
  della  Sicilia  nell'ambito  della  politica  estera italiana, vi
  renderete conto  che  la  filosofia  che  veniva  fuori da questo
  emendamento,  del  lavoro  della Commissione per le riforme dello
  Statuto,  era  una  filosofia di forte difesa dell'autonomia, nel
  quadro di una costruzione di uno stato democratico federalista.
       E  quindi  io  credo che da lì dobbiamo partire. E quando la
  Bicamerale è  stata  messa  in  soffitta noi siamo stati posti di
  fronte ad  un  problema:  qual  era  la via praticabile perché il
  lavoro  compiuto  dalla  Commissione per le riforme dello Statuto
  non venisse  perduto  e  potesse  in  qualche  modo portare ad un
  risultato  positivo  sul  terreno  delle riforme tale da lasciare
  aperta  in  maniera  decisiva  la  possibilità  di  un  ulteriore
  progresso sul terreno delle riforme.
       Noi ci siamo interrogati e abbiamo visto che c'era una parte
  della  riforma  dello Statuto che riguardava la possibilità di un
  negoziato  tra  lo  Stato  e la Regione e quindi doveva essere il
  frutto di un concorso delle due parti in causa. E abbiamo pensato
  che questa  parte dello Statuto non aveva le condizioni sul piano
  nazionale,  perchè  questa  parte  dello  Statuto  potesse essere
  affrontata.
       E siamo,  allora, pervenuti alla decisione che io ritengo la
  più giusta, la più realistica, la più seria, cioè che è quella di
  muoverci  attorno  ai  punti  di  una  riforma  possibile seppure
  limitata  rispetto al complesso della materia delle riforme dello
  Statuto. Era  però  una  riforma possibile che affrontava il nodo
  più maturo  e  più  difficile del funzionamento della Regione che
  era   quello   della   stabilità   dei   governi,  del  controllo
  dell'Assemblea,   della  possibilità  di  avere  in  Sicilia,  di
  costruire  in  qualche  modo una democrazia decidente che potesse
  mettere in  equilibrio  sullo stesso terreno il governo capace di
  decidere,  di  governare  ed  un'Assemblea  regionale in grado di
  controllare l'attività del governo.
       E, quindi,  abbiamo fatto questa scelta perchè era la scelta
  che potevamo  fare in quel contesto, in questo contesto politico.
  E' una scelta che raccoglieva, affrontava un problema che era già
  maturo, che  era  già perfino maturo nei lavori della Commissione
  Bicamerale. A  tal  proposito,  se  voi ricordate, il 'Gruppo dei
  19',  costituito  all'interno  della  Bicamerale per definire una
  serie di  articoli, aveva prodotto come norma transitoria per gli
  statuti  delle regioni autonome l'elezione diretta del presidente
  della  regione,  sia  pure  come  norma  transitoria,  in  attesa
  dell'adeguamento degli statuti.
       Quindi, la  scelta  che  abbiamo compiuto è stata una scelta
  dettata   da   condizioni  politiche  date  dalla  difficoltà  di
  procedere con più ampio raggio sul terreno delle riforme.
       A  questa  discussione  - voglio ricordare qui all'onorevole
  Forgione -  non  siamo  pervenuti in maniera semplice, perchè fin
  dall'inizio ci siamo confrontati all'interno ed all'esterno della
  commissione,   anche  con  le  forze  politiche  esterne  e  poi,
  ricordate,  anche con autorevoli prese di posizione sulla stampa,
  da una  parte  che  riteneva che l'autonomia e lo Statuto fossero
  una palla al piede per la modernizzazione della Sicilia ed altri,
  me compreso,  che  ritenevano  e  ritengono  che l'autonomia e lo
  Statuto   sentiti,  giustamente  intesi,  in  maniera  evolutiva,
  costituiscono  ancora,  per la Sicilia, una grande opportunità ed
  una grande  occasione  da  cogliere se vogliamo portare la nostra
  Regione  a  livelli  europei.  E nell'ambito della commissione ci
  siamo confrontati ed abbiamo svolto un confronto anche abbastanza
  travagliato,  tra chi riteneva che occorreva presentare una norma
  che  decostituzionalizzasse  per  intero  lo Statuto ed altri che
  invece ritenevano  che  lo  Statuto doveva continuare ad avere un
  rango costituzionale. Tra quelli che dicevano 'Dobbiamo fare come
  la Sardegna'  che  chiede  di  demandare a legge ordinaria tutto,
  compresa la determinazione della forma di governo ed altri invece
  che  hanno  detto 'Facciamo una decostituzionalizzazione parziale
  mantenendo ferma,  come  è  giusto  che sia in uno statuto che ha
  rango costituzionale, l'indicazione della forma di governo'.
       E qui  stiamo  andando,  sulla base di una discussione molto
  ampia, molto approfondita e con un confronto che abbiamo fatto al
  nostro interno,  ma  anche con l'audizione. Io, vede, non accetto
  la sufficienza  con  la  quale  qualche deputato ha parlato delle
  professionalità   esterne,   delle   competenze   esterne,  delle
  università, ecc.,  come  se fossero cose da sottovalutare, da non
  tenerne  conto,  no,  noi  ci  siamo  confrontati  anche  con  le
  competenze in  questa materia e voglio dire che abbiamo fatto una
  duplice operazione,  quella  di  un  confronto  nel  merito delle
  questioni che sono  al  nostro esame e anche quella di avere, per
  la prima  volta  dopo  tanto  tempo,  ripreso  un  rapporto ed un
  dialogo con gli ambienti scientifici siciliani che si era perduto
  ormai nella  notte  dei tempi. Invece è utile, importante ai fini
  dell'arricchimento   dell'esperienza   dell'Assemblea   regionale
  siciliana,  della  capacità dell'Assemblea regionale siciliana di
  intervenire  in   base  a  competenze,  di  un  rapporto  con  le
  università che  è  un  elemento importante per la modernizzazione
  della Regione siciliana. Dimenticare tutto questo o discutere del
  disegno  di legge-voto senza avere presente questo contesto entro
  cui   noi  abbiamo  lavorato  significa  che  dobbiamo  fare  una
  operazione  che  francamente  è  abbastanza  modesta, meschina da
  questo punto  di  vista.  Quindi  noi  oggi  portiamo  in Aula un
  disegno di  legge  che  è conseguenza di questa scelta, quella di
  una riforma  possibile,  una riforma su un punto delicato e grave
  che è  quello  del funzionamento del Governo e dell'Assemblea; su
  un problema  che  è  ormai  maturo,  su  cui  c'è  stata un'ampia
  convergenza sul  piano  nazionale, tant'è - dicevo prima - che il
  'Gruppo  dei  19'  aveva  stilato  la  norma  transitoria. Voglio
  ricordare ad  esempio  la riunione presso il ministro Amato con i
  rappresentanti   delle   regioni   italiane,  nella  quale  si  è
  rilanciata  questa  possibilità  di  fare in Parlamento, in breve
  tempo, una  legge  per  le  regioni ordinarie, che metta al punto
  centrale il cambiamento della forma di governo.
       Ed io  qui  voglio  dire,  del  disegno di legge-voto, nella
  prefigurazione che  facciamo, si può intravedere la nascita di un
  presidente-governatore e di un Parlamento debole, come in qualche
  modo teme  l'onorevole  Di  Martino?  Io  credo  di no, perchè il
  disegno di  legge-voto  fissa  la  forma di governo e demanda poi
  all'Assemblea  regionale  siciliana  di stabilire le modalità non
  solo dell'elezione del Presidente, non solo delle forme di revoca
  di nomina  degli  assessore,  ma  anche  dei rapporti che debbono
  esserci tra l'Assemblea regionale siciliana, il Governo regionale
  ed il  Presidente  della Regione. Quindi, tutte quelle modalità e
  quelle norme che debbono stabilire gli ambiti entro cui si devono
  muovere il  Presidente  della  Regione ed il Governo e gli ambiti
  entro  cui  si  deve muovere l'Assemblea regionale siciliana, con
  un'ovvia conseguenza:  che,  nel  momento  in  cui  noi andiamo a
  prefigurare   un  governo  più  forte  del  passato,  un  governo
  legittimato   dal   voto  popolare,  è  chiaro  che  l'operazione
  conseguente   deve  essere  quella  di  rafforzare  i  poteri  di
  controllo  del  Parlamento  proprio per determinare un equilibrio
  fra un  potere  forte,  che è quello del Presidente della Regione
  legittimato dai cittadini, ed un Parlamento che ha il compito non
  solo dell'indirizzo e della funzione legislativa, ma anche quello
  di controllo sull'attività del Governo regionale.
       Quindi, i  timori  le  preoccupazioni  che  sono  state  qui
  portate avanti credo  che  possano  essere in qualche modo fugate
  dal fatto che poi l'Assemblea deve intervenire.
       La Commissione  ha  partorito  un  topolino,  ma  io, signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, non dico che mi sento disturbato
  da queste  forme liquidatorie che non tengono conto di quello che
  stiamo facendo e della loro importanza, mi sembrano piuttosto una
  sorta   di   pressappochismo   nell'affrontare   l'argomento   in
  discussione.
       Noi, cari colleghi - e mi rivolgo all'onorevole Forgione che
  ha  usato  quest'espressione  -, stiamo  cambiando  la  forma  di
  governo, stiamo passando  dalla  forma di governo parlamentare ad
  una  forma  di  governo  di  tipo  presidenziale,  con  tutte  le
  conseguenze che questo  comporta.  Stiamo passando noi per primi,
  nel momento in cui nel Paese c'è una maturità su questo problema,
  c'è una convergenza.  Ma  noi  per  primi  perchè  ne  abbiamo le
  possibilità  in  base  all'articolo  18  dello  Statuto,  che  ci
  consente  appunto  di   elaborare   il   disegno  di  legge-voto,
  modificando quello che altri  vorrebbero  fare  ma  che  non sono
  riusciti a fare a livello  nazionale, passare cioè a una forma di
  governo parlamentare, oggi  l'unica  in  Europa,  capace  di dare
  risposta all'esigenza di  una  democrazia  decidente  nel  nostro
  Paese.

     DI MARTINO . Ci sarà qualche ragione per non farlo.

     SILVESTRO. Questo  è  il  punto  e  credo che su questo non ci
  siano  molti  discorsi  da  fare;  oggi tutte le forze politiche,
  tranne  minoranze  che  hanno una loro motivazione, concordano su
  questo tipo di percorso.
       Desidero  qui  ricordare - perchè ho letto una dichiarazione
  che mi ha un po' stupito - all'onorevole Drago, il quale ha detto
  che  il  Governo  del Parlamento è il frutto del consociativismo,
  che a  me  hanno  insegnato  che  il Governo nasce col Parlamento
  perchè è un Governo parlamentare;  il consociativismo non c'entra
  niente.  Caso  mai  c'è una teoria costituzionalista che parla di
  consociativismo, quello buono, che dice che tutte le regole della
  democrazia, che sono  la base del convivere civile, devono essere
  approvate con una larga  maggioranza  e, quindi, con una forma di
  consociativismo che non è quello deteriore...

     DI  MARTINO .  E' altrettanto deteriore quello che volete fare
  qui

     SILVESTRO .. .  è una cosa seria...

     DI MARTINO  ...  Fatto come  lo volete fare voi non è una cosa
  seria.

     SILVESTRO.  Onorevole  Di  Martino,  ti  voglio consigliare il
  testo sul consociativismo di un importante studioso canadese;  se
  tu  lo  leggessi,  forse  la  prossima  volta  ci  aiuteresti  ad
  affrontare con più  cognizione le questioni che stiamo discutendo
  oggi.
       A  questo  aggiungiamo  altre  due questioni importanti come
  quella  dell'autoscioglimento  dell'Assemblea regionale siciliana
  come  forma ulteriore di garanzia rispetto a condizioni politiche
  che  non ci sono per determinare il funzionamento degli organismi
  di  rappresentanza  del  popolo  siciliano.  Aggiungiamo anche il
  fatto  che  introduciamo  una  parte  di  strumenti di democrazia
  popolare,  di partecipazione popolare, i referendum, istituti che
  potevano essere - io sono convinto - introdotti già senza bisogno
  di   modificare   lo   Statuto.  Infatti  poichè  lo  Statuto  va
  uniformato ai principi della Costituzione, cosa che materialmente
  non si  è  fatta,  e  poichè  la  Costituzione ha introdotto come
  strumenti   fondamentali   della   volontà   popolare   anche  il
  referendum,  che  è  quello  dell'iniziativa  popolare per quanto
  riguarda le  leggi, senza toccare lo Statuto, noi potevamo già da
  tempo  introdurre  questi  strumenti  nella  nostra legislazione,
  tant'è che  prima  come  Gruppo,  prima  del  PCI  e poi del PDS,
  abbiamo  presentato  ripetutamente  disegni  di legge riguardanti
  l'introduzione del referendum nella legislazione siciliana.
       Detto  questo,   noi  portiamo  avanti  una  iniziativa  che
  affronta  il  tema  più  delicato  e  più  difficile  che  blocca
  l'attività  e  l'iniziativa  seria  ed  efficace  della  Regione.
  Affrontiamo un  tema  di  grande  portata istituzionale, diamo un
  segnale  ai cittadini siciliani, ma diamo altresì un segnale alle
  forze  politiche nazionali. affinchè, attraverso questa decisione
  del Parlamento siciliano  possano  avere la spinta ad affrontare,
  ad aprire di nuovo il capitolo delle riforme sul piano nazionale,
  partendo  da quello  che  riguarda  le  forme  di  governo  nelle
  regioni.   In  questo   vanno   valutati   sia  il  lavoro  della
  Commissione sia le  decisioni  che  dobbiamo  assumere  in questo
  campo.
       C'è la  possibilità che attorno a questi temi possa avvenire
  una convergenza? Io  credo  che  esistano  tutte le condizioni da
  questo punto di vista. Ci sono tutte le condizioni perché, ripeto
  ancora una volta,  le  riforme  istituzionali e le regole sono il
  patrimonio non  di  una  maggioranza o di un'opposizione, sono il
  patrimonio  della  volontà  più  ampia possibile di un Parlamento
  fatto  che  sono  regole  comuni  che  sovrintendono  alla nostra
  capacità   di  governare  questa  Sicilia.  Quindi,  non  c'è  un
  programma,  chi  vuole rinchiudere questa discussione all'interno
  della  maggioranza  o  dell'opposizione  fa  un'operazione  molto
  meschina e  anche  strumentale, di chi non si vuole misurare oggi
  quando  tutte le forze politiche nazionali (compresi i socialisti
  democratici  hanno  convenuto  che  a  livello  nazionale  per le
  regioni occorre  fare  la legge per cambiare la forma di governo)
  qui in  Aula abbiamo qualche scampolo di una posizione in qualche
  modo retriva e conservatrice.  Io credo che questa deve essere la
  conclusione  cui  dobbiamo  pervenire,  tenendo  conto  che a ciò
  dobbiamo  affiancare  altre  misure,  come quella che riguarda il
  completamento   della  riforma  del  Regolamento  dell'Assemblea.
  Infatti  abbiamo  modificato  solo  una  parte  del  Regolamento,
  dobbiamo  fare  anche  l'altra, perché  esso deve contenere anche
  misure  di  garanzie delle azioni delle opposizioni rispetto alla
  maggioranza e al governo.  Un'altra riforma riguarda gli apparati
  burocratici della Regione.  Io  credo che qui non c'è un problema
  di  trasversalismo, è una  parola  che  non  c'entra  niente  nel
  dibattito sulla riforma, né  di convergenze spurie, è un dato che
  è il dato di  una  riforma importante sul piano istituzionale, su
  un tema che è il  tema  dolente  di questa situazione di paralisi
  della Regione siciliana  e anche del Parlamento, della precarietà
  dei Governi, del mancato funzionamento dell'Assemblea.  Credo che
  affrontando questo tema e,  ripeto, lo affrontiamo noi per primi,
  ma sulla base di  una maturazione delle questioni nella coscienza
  del  popolo  italiano,   delle  forze  politiche  e  delle  forze
  culturali del Paese,  facciamo un'opera importante e riprendiamo,
  seppure con difficoltà e con limiti, il dibattito attorno ai temi
  della riforma della Regione che  si  era chiuso nel 1976 con quel
  documento dei saggi che  fu  il  punto  più  alto  del  dibattito
  autonomista in  Sicilia,  interrottosi  nel  periodo  successivo.
  Perché?  Perché  la difesa dell'autonomia e dello Statuto, i temi
  delle riforme, del  funzionamento  delle  istituzioni,  quando la
  spesa pubblica era incontrollata ed incontrollabile, passavano in
  secondo piano, perché  tutto  veniva  surrogato dalla capacità di
  spesa che i  governi  avevano  negli  anni  d'oro  dell'autonomia
  siciliana.  Quando ciò viene  a  scemare  è  chiaro che vengono a
  nudo le difficoltà di un  sistema che è stato importante e valido
  in una fase storica della  Sicilia  e  dell'Italia ma che oggi va
  cambiato.
       Pertanto invito i  colleghi ad affrontare con questo spirito
  la discussione sulla legge-voto, come un elemento fondante, nuovo
  su cui costruire una  nuova  autonomia; una nuova autonomia sia -
  come  diceva  il   Presidente   Cristaldi  nel  suo  discorso  di
  insediamento - il terreno  per  un  rapporto  nuovo e fecondo tra
  società  e  politica.
       Questo è il terreno  che  dobbiamo scegliere e attorno a cui
  poi possiamo anche dividerci  in  mille modi, ma su questa regola
  fondamentale, che, ripeto,  è  una  regola  ormai  definita nella
  coscienza di tutti,  non  possiamo  avere  divisioni  e  dobbiamo
  costruire  un'ampia   maggioranza.   Queste  sono  questioni  che
  travalicano gli interessi  della maggioranza e dell'opposizione e
  - lo ribadisco -  chi  vuole  confinare  il  confronto  attorno a
  questi temi così decisivi  e  importanti  per  lo  sviluppo ed il
  futuro della Sicilia entro i recinti delle logiche di maggioranza
  e di opposizione sbaglia  fortemente  e  crea un danno alla nuova
  politica delle riforme in Sicilia.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Liotta. Ne ha
  facoltà.

     LIOTTA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, il dibattito
  che si sta sviluppando  in questi giorni in quest'Aula attorno ai
  temi  del   presidenzialismo,   dell'introduzione  del  principio
  maggioritario nel nostro  sistema  elettorale,  a  mio avviso, si
  basa su alcuni falsi presupposti e su alcuni falsi concetti.
       Vediamo  un po'  quali  sono  le  argomentazioni  forti  che
  vengono proposte in  quest'Aula  a sostegno dell'introduzione del
  presidenzialismo.
       I temi che più  vengono  agitati  sono  la governabilità, la
  stabilità,  l'efficienza,   il   giudizio   del  cittadino  sugli
  obiettivi raggiunti,  l'introduzione  di  elementi  di democrazia
  diretta,    quindi, maggiore  partecipazione,  l'esemplificazione
  delle ridondanze contenute nel nostro sistema partitico. Questi i
  cardini essenziali attorno a  cui  ruota l'impostazione di chi fa
  del presidenzialismo la  soluzione  dei  mali  del nostro sistema
  politico.
       Vediamo perché  tutti  questi  presupposti  esprimono  falsi
  concetti.
       La governabilità,  la  stabilità  dei governi, l'efficienza,
  che non sono  sinonimi,  nella maniera più assoluta. L'efficienza
  attiene più all'apparato  burocratico  che non alla stabilità dei
  sistemi  di  governo,  ma  la  governabilità,  la  stabilità  dei
  governi, in astratto, rappresenta sicuramente un valore politico.
  Ma, la stabilità del governo,  se non è coniugata con il progetto
  politico di cui  deve  essere  portatrice una compagine politica,
  resta appunto un contenitore  astratto  e vuoto. A nulla serve la
  stabilità, diventa solo un  feticcio, a nulla serve una stabilità
  che  non veicoli  un  contenuto,  un  progetto  programmatico  di
  progresso. Ciò che rappresenta l'evoluzione in senso progressista
  di un sistema è il programma veicolato dalla compagine politica e
  non tanto la forma di governo che essa si dà.
       Porre  l'accento, quindi,  sulla  governabilità,  vuol  dire
  costruire un falso alibi per quelle forze politiche che, avendone
  avuta l'occasione storica, hanno  fallito  nel  loro  compito  di
  avviare processi di sviluppo nel nostro Paese.
       Secondo questa impostazione,  se  nel  Paese e nel Meridione
  con drammaticità peculiare  la  disgregazione sociale distrugge o
  rende inutilizzabili risorse  umane  ed  economiche  che pur sono
  presenti,  se  la  disoccupazione  produce  disperazione,  se  le
  imprese muoiono soffocate da un mercato sempre più globalizzato e
  aggressivo,  se  vi   sono  forme  di  sfruttamento  selvaggio  e
  minorile  caratteristiche di  un paese sottosviluppato, ciò non è
  dovuto alla mancanza di  un progetto pensato, alla mancanza di un
  progetto di sviluppo  organico,  alla  incapacità  di  una classe
  politica   dirigente,   alla   povertà   culturale   del   blocco
  economico-politico  dominante, ciò  è  dovuto  alla  mancanza  di
  stabilità dei governi.  In  questa  affermazione  è  contenuto il
  falso  presupposto,  il   falso  concetto  attorno  a  cui  ruota
  l'ipotesi del presidenzialismo  come  soluzione  dei  mali  della
  nostra Isola.
       E  allora, con questi  falsi  presupposti,  la  ricetta  per
  risolvere  i  nostri problemi  non  può  che  essere  quella  del
  presidenzialismo e del  maggioritario quanto basta, somministrata
  a tutti i livelli  istituzionali,  dai comuni alle province, alle
  regioni, allo Stato.
       Un  altro  aspetto  da  non  trascurare,  che  a  me  sembra
  contenere elementi inquietanti  di  pericolosità,  è quello della
  sperimentazione. Chi in quest'Aula, negli interventi che mi hanno
  preceduto, ha voluto segnalare  che  la  direzione  da  prendere,
  ormai, è quella indicata  dai  cittadini attraverso forme diverse
  di indicazione
       (appunto,  centinaia  di  migliaia  di  firme  raccolte,  un
  sentire  diffuso  e   comune,  che  indicherebbe  la  strada  del
  presidenzialismo e del  maggioritario come la strada da seguire),
  lo fa introducendo un  elemento che, ripeto, non è da trascurare,
  cioè un elemento  di  tipo sperimentale. L'affermazione attorno a
  cui ruota questo principio  si  basa  sul  fatto  che  il sistema
  attuale  non  funziona  e  quindi  se  ne  sperimenti  un  altro.
  Sembrerebbe un' affermazione  da  nulla invece è un' affermazione
  molto  pericolosa   perché   rischia   di   confondere  posizioni
  storicamente  determinatisi   e   individuatisi   come  posizioni
  riformatrici e posizioni conservatrici.
       In molti interventi che ci  sono  stati  nel corso di questo
  dibattito  il confronto fra  le posizioni di chi vuole introdurre
  il presidenzialismo nell'ordinamento  regionale  e  chi  invece è
  contrario  a questa  introduzione   vengono  presentate  come  il
  confronto  fra  una   posizione   riformatrice,   una   posizione
  dinamica,    una   posizione   in   evoluzione,   una   posizione
  trasformatrice,   e   una   posizione   invece  di  mera  e  pura
  conservazione dell'esistente.
       Ecco  in  che  cosa   consiste  la  pericolosità  di  questa
  posizione:  cambiamento,  trasformazione,  riforme da sempre sono
  associate  all'idea  di  progresso.  E allora chi oggi, da questo
  stesso  podio,  parla  di  cambiamento,  parla  di dinamicità, di
  movimento,  si  presenta  a  quest'Aula,  ma si presenta anche ai
  cittadini,   come  elemento  di  cambiamento,  come  elemento  di
  trasformazione,    come     elemento     positivo,    addebitando
  implicitamente  all'altra  posizione  una  posizione  retriva  di
  conservatorismo bieco.
       Bene, a questo falso concetto  noi  opponiamo che esprime in
  maniera falsante, in maniera fuorviante  ciò  che  si intende con
  progressismo.
       Infatti non é vero che tutto  ciò  che  si  muove,  si muove
  nella  direzione giusta; é  vero  esattamente  il  contrario.  In
  politica non é  importante il  movimento,  ma  la  direzione  che
  questo movimento indica.
       Se un movimento spinge nella  direzione  di fare arretrare i
  livelli di democrazia e di  partecipazione  di  una società, esso
  non é  un movimento progressista,  pur restando un movimento; non
  trasforma  la  realtà  in  direzione  progressista.
       E questo é  l'errore  fondamentale  in  cui incorrono quelle
  forze del centro-sinistra  che   in  quest'Aula spingono, insieme
  alla destra, in questa direzione.
       A quelle forze che sono presenti in questa maggioranza e che
  sono di ispirazione di sinistra,  va  chiesto  - e va chiesto con
  forza - che sappiano indicare  con  chiarezza a quale pezzo della
  loro storia culturale, a  quale pezzo della storia politica fanno
  riferimento quando oggi indicano  la  strada del presidenzialismo
  come una strada ormai ineludibile, unica da battere.
       L'altro  falso  concetto   su   cui   si   baserebbe  questa
  indicazione    é   che   il   giudizio   dei   cittadini,   ormai
  miracolosamente libero da tutti  i condizionamenti che il sistema
  partitico é riuscito a costruire  e  a mettere in piedi in questi
  anni dal clientelismo, al voto  di scambio, al ricatto del lavoro
  e  a quant'altro, miracolosamente  libero  da  questi  lacci,  il
  giudizio  dei  cittadini  si   concentri   e  si  incentri  sugli
  obiettivi, sui risultati e,  sulla base di queste analisi, sappia
  poi mandare a casa o riconfermare un leader.
       Ecco, questo é un  altro  falso  presupposto.
       Ancora a quei miei compagni che appartengono alla cultura di
  sinistra  devo chiedere: quando  agli  inizi degli anni 90 questa
  strada fu intrapresa rispetto  alla  elezione diretta dei sindaci
  e, a distanza di alcuni anni,  avendo  sperimentato  più  volte e
  avendo  cambiato  anche la  legge  elettorale,  senza,  peraltro,
  produrre profonde modificazioni in  questo meccanismo, a distanza
  di alcuni anni, cosa abbiamo imparato di quel meccanismo? E' vero
  che  il  giudizio  dei   cittadini   si  incentra  sui  risultati
  raggiunti?   Perché   se  fosse   così,   se  fosse  vera  questa
  affermazione, certamente sarebbe da  considerare come un elemento
  di maggiore democrazia diretta  e  di maggiore partecipazione del
  cittadino alle scelte pubbliche.
       La realtà é ben  diversa;  abbiamo  verificato  che  non  un
  aumento del controllo  diretto  del  cittadino  sull'operato  del
  sindaco, sull'operato del presidente  della provincia, ma ciò che
  si é realizzato é  qualcosa di profondamente diverso cioè sindaci
  sono stati riconfermati, presidenti  della  provincia  sono stati
  riconfermati a prescindere dal loro operato amministrativo.
       In molti  casi  i  sindaci che hanno operato malissimo nella
  loro   città  sono  stati  riconfermati  con  percentuali  ancora
  maggiori  rispetto  a  quelle che avevano avuto nella sindacatura
  precedente.
       Se il giudizio dei cittadini si incentrasse...

     STANCANELLI. Chi lo decide che hanno operato malissimo?

     LIOTTA.   Certamente   è   una  cosa  opinabile,  ma  vi  sono
  sicuramente    riscontri    obiettivi    che   sono   misurabili,
  quantificabili. Se  un  sindaco si presenta alla città sulla base
  di  un  programma  che  prevede  la  riqualificazione  urbana  di
  periferie degradate...

     STANCANELLI. Ho capito, tu guardi Bianco.

     LIOTTA. No,  io  non guardo solo Bianco, guardo a 360 gradi, a
  prescindere dai sindaci di destra e di sinistra.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Liotta,  si  rivolga  alla Presidenza,
  evitiamo i colloqui.

     LIOTTA.  Sì, signor Presidente.  Se richiama anche l'onorevole
  Stancanelli, mi fa una cortesia.
       Se un sindaco si presenta  al corpo elettorale producendo un
  programma che ha come  obiettivo qualificante la riqualificazione
  urbana  di  una  periferia degradata,  è  verificabile  o  non  è
  verificabile se alla fine del suo mandato quella periferia urbana
  è stata riqualificata, se sono stati fatti interventi visibili su
  quella periferia urbana?
       E  se  poi  questi  interventi visibili non ci sono stati, è
  propri in quei quartieri che non hanno avuto alcun  intervento da
  parte di quel sindaco, lo stesso sindaco (e sono centinaia i casi
  che  si  sono verificati in Sicilia),  lo  stesso  sindaco  va  a
  prendere il 70, l'80 per cento dei consensi, ditemi voi se questo
  è un meccanismo di  controllo  diretto dei cittadini sull'operato
  dei sindaci.
       Lo  stesso  meccanismo  si  può riprodurre sui presidenti di
  provincia e fra non molto, se dovesse malauguratamente passare il
  disegno che è concepito all'interno della legge-voto, si potrebbe
  verificare la stessa cosa anche nell'ambito regionale.
       La verità  è  ben  altra.  La  verità  è che il giudizio dei
  cittadini  non  s'incentra sui risultati amministrativi ottenuti,
  ma quel  legame  diretto che si viene a creare fra il depositario
  delle  scelte  amministrative,  politiche   ed  il cittadino è un
  legame  perverso,  sempre  più perverso. Tanto più diretto quanto
  più perverso,  quanto  più  crea  un rapporto sbilanciato fra chi
  detiene il potere e chi invece è assolutamente privo di qualsiasi
  forma  di  controllo  sull'esercizio  di  quel  potere; tanto più
  questo  rapporto  è sbilanciato, tanto più è diretto il rapporto,
  tanto  più  forza  si  attribuisce  a queste figure.
       Noi vogliamo trasferire nell'ambito regionale, e chiaramente
  il disegno poi è quello di  trasferirlo  anche a livello statale,
  questo  meccanismo  che  abbiamo  visto  verificato  in  anni  di
  applicazione dell'elezione diretta  del  sindaco.  Un  meccanismo
  che non abbiamo voluto come forze  comuniste nel nostro Paese, ma
  che è passato.
       Moltissime  volte,  signori  della  Destra,  vi  ho  sentito
  tuonare contro questo tipo di figure politiche, contro i sindaci,
  un po' meno contro i presidenti della provincia, chissà per quale
  motivo, ma comunque vi ho  sentito  tuonare contro questi sindaci
  che utilizzerebbero il loro  potere  senza controllo soltanto per
  fare feste ad ogni piè sospinto  e  sprecare  il denaro pubblico.
  Eppure  è questo meccanismo di  elezione  diretta  che  priva  di
  qualsiasi  controllo  queste  figure,  è  questo  meccanismo  che
  consente ai sindaci di  avere  questo  strapotere,  ai presidenti
  della provincia di avere questo strapotere.
       Tutto  ciò  introduce anche un altro tipo di sbilanciamento.
  Confrontarsi con un sindaco che ha  a disposizione (e lo avrà poi
  il presidente della Regione, ecco  perché  è  pertinente  la  mia
  considerazione),  confrontarsi  con  un  sindaco  che  ha  a  sua
  disposizione un bilancio comunale  da  esercire  nell'ultimo anno
  della  propria  sindacatura,   sparandosi   le  ultime  salve  di
  centinaia di milioni  per  fare  quattro festicciole alla vigilia
  della campagna elettorale;  o quel presidente della Provincia che
  va  ad  inaugurare   l'ennesimo  centro  il  giorno  prima  delle
  elezioni.   Ebbene, confrontarsi  con  queste  figure  sul  piano
  politico     introduce    un'ennesima    asimmetria,    sbilancia
  ulteriormente il confronto al  punto  tale che non c'è oppositore
  che regga.  Questi  sindaci travolgono tutto  Tranne qualche raro
  caso di qualcuno che  proprio  è  stato  imbecille fino in fondo,
  tutti rieletti a furor  di popolo  Hanno fatto tutti bene.  Hanno
  amministrato tutti bene
       Come  non riflettere sul fatto che questo elemento introduce
  un vizio profondo nel rapporto fra il cittadino e le istituzioni?
  Cone  non  riflettere?  E  mi  riferisco  anche  a  quelle  forze
  democratiche,  centriste,  moderate  che,  però, hanno nella loro
  storia  e  nella  loro  cultura  la  partecipazione come elemento
  fondamentale,   la   partecipazione   delle   classi  più  deboli
  all'esercizio  di  potere.  Come  non  riflettere  sul  fatto che
  questo  elemento di asimmetria fra chi detiene il potere e chi in
  qualche modo dovrebbe esercitare un controllo sui risultati. Come
  non   riflettere   che  il  vero  obiettivo  di  questo  tipo  di
  impostazione  non  risiede  nella  introduzione  di  elementi  di
  governabilità,  nell'introduzione  di elementi di efficienza e di
  stabilità.  Il vero obiettivo - e su questo dovrebbero riflettere
  tutte  le  forze  politiche  presenti  in  quest'Aula  -  il vero
  obiettivo  è  quello  di  scardinare il sistema costituzionale di
  mediazione  politica  dei partiti nella nostra società.  Questo è
  il  vero  obiettivo.
       Allora  si  abbia il coraggio di dichiararlo esplicitamente.
  Si abbia il coraggio di dire che ci stiamo avviando verso un tipo
  di  soluzione,  verso  un tipo di società che predilige schemi di
  tipo   autoritari  e  non  si  infarcisca  questo  progetto,  non
  s'infioretti   questo   progetto   con  falsi  concetti  come  la
  governabilità,    come    l'efficienza,    ma    soprattutto   la
  partecipazione  dei  cittadini.  Perché  è  vero  esattamente  il
  contrario  che  in  tutti  quegli  schemi  in  cui  il  ruolo  di
  mediazione  politica  dei  partiti  viene  depauperato e messo al
  margine,  in  tutti  quegli  schemi politica diminuisce parimenti
  anche  la  partecipazione  del cittadino alla gestione della cosa
  pubblica.
       Se  l'obiettivo  che  si  vuole contrabbandare come elemento
  portante  di  questa  impostazione  è  quello  dell'aumento della
  partecipazione  democratica  del  cittadino,  dobbiamo  dire  con
  chiarezza e forza, che quest'obiettivo è un falso obiettivo e che
  nella realtà questi meccanismi non hanno portato in alcun modo un
  aumento  di  partecipazione,  ma  in tutti quei paesi dove questi
  schemi  sono  applicati  vi  è  una  diminuzione  drastica  della
  partecipazione  al  voto  che  è,  poi,  il momento solenne e più
  importante  con  cui  il  cittadino esprime ..  l'unico strumento
  spesso,  visto  che contemporaneamente a questo processo un altro
  se  ne  avvia  ad eliminazione di tutti i meccanismi di controllo
  pubblico  sull'operato degli esecutivi.  E' l'unico meccanismo di
  controllo che il cittadino ha a disposizione; di rinuncia facendo
  ridurre  -  e, già segnali inquietanti in tal senso sono presenti
  nelle  nostre  città,  nei  nostri  paesi  - di rinuncia, facendo
  ridurre  al  30 al 35, al 40 per cento la partecipazione al voto.
  Questi   sono  i  reali  elementi  innovativi.  Questi  sono  gli
  elementi  dinamici che si vorrebbe contrabbandare per elementi di
  riformismo.
       L'esemplificazione,  quindi, è il reale obiettivo;  ma anche
  qui,  se  l'obiettivo  fosse  una esemplificazione che in qualche
  modo  rispondesse ad una esigenza reale della società, sarebbe la
  benvenuta,  le  ridondanze  politiche  non  producono  certamente
  beneficio  alla vita politica di una nazione, una nazione dove ci
  sono  trenta  partiti  è  chiaro  che  è  una nazione dove c'è un
  malessere  diffuso,  un malessere di identità politica in cui non
  si  riesce  a  concepire  se  stessi  insieme  agli  altri in una
  identità  che  in  qualche  modo  ci accomuni.  In un processo di
  questo  tipo  è chiaro che vi sono degli elementi inquietanti, ma
  come  non  pensare  che a queste cifre, a questi numeri, a questa
  moltiplicazione  dello  strumento  partitico  si è giunti proprio
  quando  in  Italia  si  sono  voluti  introdurre principi di tipo
  maggioritario?  Si è prodotto l'effetto contraddittorio, appunto,
  esattamente  opposto  a  quello  che  veniva  dichiarato, ciò che
  veniva  dichiarato  come  tentativo di esemplificazione produceva
  moltiplicazione, complessità ulteriore.
       Ora, a mio avviso, qua bisogna  essere  molto chiari: io non
  sono affezionato alle ridondanze, anzi,  le avverto come pericoli
  per  la  società,  ma non  sono  assolutamente  affezionato  alle
  esemplificazioni, quelle fatte con la  scure. Il bipolarismo è la
  soluzione della complessità del sistema  politico  e  del sistema
  partitico italiano o non è  una  veste  prodotta dalla ingegneria
  politica che non si adatta, che mal  si adegua, che mal si adatta
  ad un corpo sociale che invece è articolato, che ha nella propria
  storia,   nella   propria    cultura    articolazioni   profonde,
  articolazioni  che  rendono diverso il  portato  ed  il  progetto
  culturale e politico di compagini che  pur stanno tutte dentro la
  destra e di compagini che pur stanno tutte dentro la sinistra.
       Una   esemplificazione   in    questa    direzione   è   una
  esemplificazione    pericolosissima      Come     non     pensare
  all'articolazione che c'è oggi al  centro.  Come  fanno gli amici
  del  centro,  presenti  anche  in   questa   maggioranza,  a  non
  avvertire il pericolo di questa  esemplificazione?  Come  fanno a
  non comprendere che i primi obiettivi  saranno  loro e che questa
  esemplificazione farà sparire una  risorsa  politica, una risorsa
  culturale  quando  venisse  omologata,  quando  venisse  coartata
  all'interno di compagini.
       Ogni   tentativo   di   ingegneria   politica   volto   alla
  esemplificazione  quindi,  può produrre  e  ha  prodotto  effetti
  contraddittori sul piano culturale, politico e sociale.
       L'attuale maggioranza di  centro-sinistra rifletta, rifletta
  bene e rifletta a lungo.  Nessuno  costringe  quest'Aula  a  fare
  delle scelte drastiche - che  si  riveleranno  poi  drammatiche -
  alla vigilia di Natale. Non è  il  momento  questo  di consegnare
  alla storia, questa categoria che è stata tanto abusata in questi
  giorni  in  quest'Aula,   giustamente   molti   interventi  hanno
  richiamato l'attenzione di quest'Aula sulla necessità di chiamare
  la cronaca per cronaca e la  storia  per  storia;  troppo spesso,
  presuntuosamente,  ci atteggiamo  a  protagonisti  della  storia,
  alcuni di noi - forse - sono protagonisti della cronaca politica,
  alcuni e forse, ma prima di  consegnare,  questo  si, alla storia
  contenuto all'interno di una  legge  costituzionale, il principio
  dell'elezione diretta del Presidente  della  Regione,  quindi  di
  blindare  all'interno  di  una   legge   costituzionale   con  un
  meccanismo che prevede  modifiche  difficilissime, l'elezione del
  Presidente  della  Regione,   pensiamoci   bene,   signori  della
  maggioranza, ci pensi bene tutta la maggioranza perchè già fin da
  adesso è chiaro che operazioni  di  questo  tipo  potranno essere
  fatto  e  soltanto  con  trasversalismi  e  non perché  onorevole
  Silvestro le regole appartengono a tutti.
       E' vero che le regole appartengono a tutti ma  è  vero anche
  ci sono articolazioni e che sulla elezione diretta di presidenti,
  di sindaci, di presidente della provincia, vi  sono articolazioni
  politiche  all'interno della maggioranza che rischiano  di  farla
  esplodere  dall'interno.  Non  tenere conto di  questo  significa
  essere  miopi o guardare troppo alla storia e non  guardare  alla
  politica.  Guardate  anche alla politica perché è chiaro  che  se
  guardando  alla  storia e non rivolgendovi alla politica  a  quel
  falso  concetto  di  storia  che  avete e non  rivolgendovi  alla
  politica oggi con la giustificazione che le regole sono  di tutti
  e quindi se c'è una convergenza della destra e  della sinistra su
  questa  legge  voto (essa ben venga ) se fate  questa  operazione
  perdete di vista che a rischio c'è la stessa maggioranza.
       Perché  è  giusto,  è  logico  che  se  su  una   cosa  così
  importante.......

     STANCANELLI. Si preoccupa della maggioranza?

     LIOTTA.  Io non mi sto preoccupando per me. Sto  invitando  la
  maggioranza  a  riflettere,  onorevole  Stancanelli,  è  nel  mio
  diritto. Se poi vogliono riflettere riflettano, se  non  vogliono
  riflettere sono fatti loro.

     FORGIONE. E se cade la maggioranza, ne prendiamo atto

     LIOTTA.  Ma  come  non  riflettere  sul  fatto che se  su  una
  questione  così  importante  si  realizzano convergenze  di  tipo
  anomalo in questa Aula, poi obiettivamente con queste convergenze
  dovete andare a gestire la politica in questa Regione. Con queste
  convergenze dovete andare a governare in Sicilia.
       Non  è pensabile, non è possibile che se su  un  fatto  così
  cruciale,  così  determinante,  così  discriminante per  la  vita
  politica  di  questa Regione, nel vostro governo è  presente  una
  forza  come  i  comunisti  italiani,  che  a  meno  che  non  sia
  intervenuta nelle ultime ore una mutazione genetica tipo "alien",
  come fate a pensare che questa forza possa continuare  a stare al
  vostro interno fagocitata, imbrigliata ...

     GRANATA. Non metta limite alla provvidenza.

     LIOTTA.  Io non metto mai limite alla provvidenza  divina.  In
  questo  caso  però  non  mi  pare  di  avere a che  fare  con  la
  provvidenza divina. Abbiamo a che fare con la provvidenza  di  un
  governo che altri collanti troverà sicuramente al suo interno. Ma
  io  l'invito  lo  rivolgo  proprio  ai comunisti  italiani.  Come
  fareste  a stare dentro questo governo qualora su un  fatto  così
  determinante   e   così  cruciale  si  venissero   a   verificare
  convergenze di tipo anomalo. Ma non avvertite tutto il disagio di
  stare  in  una  compagine  in  cui  ci sono  profonde  differenze
  politiche, sociali, culturali. Come fareste a continuare  a stare
  assieme.

     SILVESTRO.  ... se ci fosse un confine di maggioranza, neanche
  nel '48 lo dicevamo

     FORGIONE. (interruzione)

     LIOTTA.  Ma  veda,  onorevole Silvestro...  Signor  Presidente
  l'onorevole  Forgione  non  mi  fa  intervenire.
       Io mi avvio a concludere signor Presidente, anche perché  il
  richiamo  al  '48 mi introduce altre riflessioni, con il permesso
  della  destra  naturalmente.  Con il permesso della destra ancora
  una  volta dobbiamo dire che in questa Aula si scambia la cronaca
  con  la  storia. Ancora una volta noi ci paragoniamo a giganti di
  cui  non avvertiamo neanche lo spessore politico. E questo con un
  atto  di  presunzione, piccoli come siamo, che faremmo bene a non
  commettere  alla vigilia di Natale poi, quando l'umiltà si addice
  alla  gente e non la presunzione di chi crede di essere nel '48 e
  di  stare formando chissà quale governo all'indomani di un evento
  storico  fondamentale  come quello della Resistenza italiana che,
  ovviamente,  doveva  rimettere  insieme tutte le forze sane della
  nazione per costruire l'Italia.
       Onorevole Silvestro noi  qua  non  stiamo costruendo niente,
  semmai stiamo distruggendo quel  poco  che  altri,  quei giganti,
  avevano costruito.

     STANCANELLI.  I vari Almirante ....

     LIOTTA.  Alimirante  un  po'  meno, devo dire. La Costituzione
  italiana fu fatta proprio contro quella compagine...

     PRESIDENTE.  Stancanelli,  allora è  un  fatto  personale  nei
  confronti di Liotta? Rimproverato pure tu. Non puoi più parlare.

     LIOTTA. Presidente, mi pare  di  cogliere nei suoi richiami un
  invito a non cercare  l'interruzione.  Le  assicuro  che  non  la
  cerco, ma quando essa si  presenta  non posso fare a meno, tirato
  per i capelli...

     PRESIDENTE.  Sono dei provocatori..prego..

     LIOTTA.   Io   concludo,   signor  presidente,  non  è  con  i
  'cacicchi'   della   politica  che  abbiamo  inserito  a  livello
  comunale, non è con i 'satrapi' della politica che ci apprestiamo
  ad  introdurre a livello regionale e non è con i 'monarchi' che a
  livello  nazionale  qualcuno  auspica  vengano  introdotti che si
  risolveranno  i mali della nostra provincia.  Cacicchi, satrapi e
  monarchi  rappresentano  soltanto  pericolose scorciatoie che non
  approdano  a  nulla  se  non ad una involuzione autoritaria della
  nostra società.
       L'espressione 'cacicchi' non  l'ho  inventata  io,  è  stata
  utilizzata  ampiamente  da   esponenti   nazionali  del  DS,  del
  presidente del consiglio adesso.  Ebbene  'cacicchi' i sindaci li
  ha chiamati D'Alema, non io. 'Satrapi' i presidenti della regione
  eventualmente eletti direttamente li sto definendo adesso io, non
  mi risulta, non mi pare  che  ci sia in letteratura un precedente
  di questo tipo,  metteremo  il  copywrite.  'Monarchi' chiamerete
  quelli che verranno. Ma tutti insieme questi non rappresentano la
  soluzione.
       Noi abbiamo bisogno di  una  classe  politica  dirigente che
  assuma in se, pienamente,  la  responsabilità  del ruolo, ora, sì
  storico, che essa ha, quello  di  cavar  fuori,  di  togliere  il
  Meridione e la Sicilia in particolare, che si interessa in questo
  dibattito, dalle secche di  uno  sviluppo  mai avviato. E' questo
  l'obiettivo che deve essere  colto, è questo l'obiettivo che deve
  essere raggiunto e questo  obiettivo  non  può  essere  raggiunto
  attraverso le scorciatoie che voi proponete.
       Un ultimo invito. Noi  di Rifondazione comunista non abbiamo
  votato  questo  governo  e  se  facciamo  continui  appelli  alla
  riflessione,  all'interno  di  questa  maggioranza,  lo  facciamo
  perchè siamo una forza responsabile, perchè ci rendiamo conto che
  non è giocando allo sfascio  in  questa Regione che si può andare
  avanti, non è giocando allo  sfascio che si risolvono i problemi.
  Abbiamo avuto ed abbiamo  un  atteggiamento  responsabile, ma qui
  stiamo toccando un  elemento  cruciale, un elemento fondamentale,
  un  elemento  determinante   della  vita  politica  della  nostra
  Regione.
       Riflettete ancora attentamente  perchè  su questo si rischia
  di giocare le sorti di questo Governo.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola.

     CINTOLA. Onorevole presidente,  onorevoli  colleghi,  io credo
  che un problema importante come  quello che è il disegno di legge
  all'esame  dell'Assemblea  non  dovrebbe  vedere  banchi vuoti di
  deputati, di Governo, di Commissione.

     BASILE GIUSEPPE . La Commissione c'è.

     CINTOLA.  Mezza.  Avrebbe  dovuto avere una solennità diversa,
  per cui  ritengo  che  il  problema non possa essere affrontato e
  definito nè nel corso di questa giornata, nè - io ritengo - possa
  essere discusso e definito in tempi cosiddetti brevissimi, perchè
  c'è necessità  di  un  approfondimento serio e forte, perch non è
  una semplice legge, investe l'autorità, l'autonomia della Regione
  siciliana, dell'Assemblea, del come vuole porsi per l'avvenire di
  fronte  ai  problemi  che restano irrisolti, alle maggioranze che
  cambiano, ai programmi che vengono scritti e, poi, non attuati.
       Investe una problematica che noi riteniamo forte, importante
  e che  ha  bisogno  di  approfondimenti  che  non  possono essere
  risolti nel  gioco tra maggioranza ed opposizioni, tra disegni di
  legge che  possono  diventare  "cavallo  di Troia" per tentare di
  scardinare ciò che nella maggioranza è diversificato.
       Io comprendo, signor Presidente, che siamo pochi e rumorosi.
  Che  la  stessa  Commissione,  col  Presidente  Provenzano, tanto
  interessato a mantenere lo stile dell'Assemblea quando parla lui,
  poi lo  degrada  quando  parlano  gli  altri,  ritenendo  che sia
  opportuno non  solo  non  ascoltare,  il  che  è  plausibile,  ma
  disturbare non lo è.
       Allora, io ritengo che questo disegno di legge che arriva in
  Assemblea  ha  necessità  di  approfondimenti,  che  non  si  può
  costituzionalizzare    ciò    che    in    Italia    non    viene
  costituzionalizzato   in   nessun'altra  Regione,  che  significa
  imbalsamare in  una  legge, voto che sia, la libera volontà anche
  di  modifiche  che  l'Assemblea  stessa  nel  tempo  può ritenere
  necessarie, opportune  e  che, poi, potrebbe invece non poter far
  più nel momento  in  cui  la legge che noi invochiamo è una legge
  costituzionale sull'argomento.
       Io  sono  presentatore  di  un  disegno  di  legge,  assieme
  all'onorevole  Calanna, nel quale indicavo l'elezione diretta del
  Presidente   della  Regione,  l'incompatibilità  tra  deputato  e
  assessore, nel settembre del 1996.
       Però, da  settembre  1996  ad  oggi  abbiamo  avuto  modi di
  apprendere, di comprendere, di vedere realizzate sulle province e
  sui comuni la legge che ha dato al sindaco ed al Presidente della
  Provincia la  potestà  di  diventare  o podestà o commissario del
  popolo.
       L'esempio  più classico mi viene ricordando il buon Musotto,
  del quale  ho  avuto  modo  di parlare approfonditamente in tante
  occasioni in quest'Assemblea e che delude per l'atteggiamento che
  ha assunto,  per  il  modo  in  cui  opera,  riesce a presentarsi
  all'elettorato con gli alleati e con gli assessori che sono stati
  forniti   dagli   alleati.  Nel  momento  in  cui  viene  eletto,
  l'indomani dice io sono stato eletto dal popolo. Gli altri cinque
  assessori che  debbo eleggere nella mia Giunta non possono essere
  indicazioni di partito, debbono essere indicazioni mie personali,
  debbono essere persone di alta levatura.
       Dopo di  che, neanche passano sei mesi, ne modifica due, poi
  ne modifica ancora un altro, diventando, cioè, in questo caso, il
  podestà della provincia di Palermo.
       Allora, bisogna stare attenti, bisogna riflettere fortemente
  e seriamente perché, pur dovendo dire che le elezioni dirette del
  Presidente della Regione sono un fatto sul quale io credo che non
  ci  siano  dubbi  che questo debba avvenire:  collegio ordinario,
  senza  legge  voto e costituzione che non possa farla modificare,
  per  tutto quanto riguarda il resto l'approfondimento non può che
  essere  rinviato  ad una legge regionale dell'Assemblea regionale
  nella sua piena autonomia di valutazione, di volontà, e quindi di
  decisione.
       E  il dover fornire al Presidente dell'Assemblea, eletto dal
  popolo, tutti  gli  strumenti di potere che lo pongono, sì è vero
  al di  fuori  delle  beghe del Palazzo e dell'Assemblea, ma nello
  stesso tempo con un potere che deve esercitare per cinque anni in
  termini  dittatoriali,  spesso e volentieri, mi fa pensare che la
  compagine  assessoriale  che deve stare accanto all'assessore sia
  un'emanazione  diversa,  forte anch'essa, e che dia all'Assemblea
  regionale  siciliana  ruolo,  non  poteri,  quello  che hanno già
  perduto  tutti  i  consigli  comunali  della  Sicilia  e  tutti i
  consigli provinciali della Sicilia. Dove l'assessore nominato dal
  sindaco   non   si  presenta  nei  consessi,  non  risponde  alle
  interrogazioni,  non  colloquia  con l'assemblea elettiva, eletta
  dal popolo.
       Altrimenti  noi  dovremmo  fare  una  legge  in cui si dice:
  eleggiamo il  presidente  e  il suo esecutivo e non eleggiamo più
  l'Assemblea  e  così chi viene eletto esercita potere esecutivo e
  legislativo;   altrimenti   svuotiamo  l'Assemblea  di  qualsiasi
  potere,   di  qualsiasi  centralità,  ed  è  un'Assemblea  eletta
  ugualmente   dal   popolo,  nella   sua  sovranità  e  nella  sua
  considerazione di idee, di politica e di programmi.
       E  allora  io  ritengo davvero, e  con forte predisposizione
  dico queste  cose  e  con  molta convinzione, che non ci sono gli
  steccati  tra  la  maggioranza  e l'opposizione per una legge del
  genere, non  ve  ne  devono  essere  tra  partiti  forti,  che si
  ritengono   forti   di   numeri,  né  tra  alleanze  più  o  meno
  sotterranee,  perché oggi, se debbo dare un giudizio sulla destra
  del Polo,  io  dico  che  questa  legge  che  arriva anch'essa in
  ritardo che  non  è stata attuata da un governo di centro-destra,
  oggi  sembrerebbe sollecitata fortemente dal centro-destra ma non
  per  realizzare  la  legge e quindi un'indicazione diversa, nuova
  sulla  quale  dobbiamo  parlare  e  discutere, confrontarci e poi
  decidere insieme.
       Insieme significa  per me non al 60 per cento ma sfiorare il
  100  per cento dell'Assemblea regionale stessa, dato che vogliamo
  dare  a  questa  legge  il  fumus della costituzionalità e quindi
  della  irreversibilità  nel  momento stesso in cui la chiediamo e
  poi  l'attuiamo, ma attenzione, io l'attenzione lo dico con forza
  perché:  che il governo cada, non cada, che abbia la maggioranza,
  che non ce l'abbia, che sia presente in Aula, che agisca, è sulle
  azioni   che  decidiamo  la  valutazione  se  questo  governo  va
  sostenuto  o  meno, no su indicazioni ideologiche e preconcette e
  pre-costituite.  Allora  la necessità è quella di comprendere che
  il  cavallo di Troia, posto all'attenzione dal cento-destra sulla
  legge  quasi  a  voler  dire che Rete, Rifondazione, cossuttiani,
  U.D.R., Popolari abbiano preoccupazioni diverse da quelle che poi
  vengono  espresse  dal  D.S,  che  è  collima  con Forza Italia e
  Alleanza   Nazionale   e   allora  attenzione  attraverso  questa
  indicazione  o  la  votazione della legge può o non può cadere il
  governo;  questa  è  misera  politica  giornaliera  che  non puo'
  assurgere  a quel ruolo che la legge deve darsi, alle indicazioni
  che  vogliamo,  alla  inversione  di tendenza che vogliamo dare a
  governi  stabili  e  forti,  che  non  debbono  essere  collegati
  all'attimo  della  conoscenza  tra l'assessore e il deputato, per
  cui poi si verifica che ci sono assessori che prendono 6 voti, da
  parte  della opposizione, in più di quelli che gli spettano dalla
  maggioranza   per  il  suo  saper  colloquiare  con  le  esigenze
  personalistiche dei singoli assessori.
       E allora  io  direi  che, in  cambio  di  affrettarci ad una
  cattiva legge o ad  una  legge  che  non  abbia  una  maturazione
  ulteriore, non da  rinvio  sine die  (perché  sarebbe  assurdo  e
  sciocco) ma ad  una  attenzione  maggiore  perché  possano essere
  intanto rese costituzionali  norme  che  si rendono necessarie, e
  sulle  quali   c'è   il  larghissimo  accordo  quasi  dell'intera
  Assemblea, per esempio sull'elezione diretta del Presidente della
  Regione.
       Allora, si può modificare e dire  che  il  Presidente  della
  Regione  nomina gli Assessori  all'interno  dell'Assemblea  e  si
  presenta con un programma e con una compagine che lo affianca, al
  quale viene detto sì e no senza  votazione  segreta  e  senza gli
  intrallazzi delle due buste infilate dallo stesso deputato non in
  due  momenti diversi, perché  ha  dimenticato,  ma  nello  stesso
  momento,  perché  dalla registrazione (che  grazie  a  Siciliauno
  abbiamo potuto osservare) il deputato  non ha sbagliato soltanto,
  ha  infilato due buste nello stesso  momento  dentro  l'urna  per
  invalidare l'elezione degli Assessori della Giunta Capodicasa.
       E la preoccupazione ancora più forte, e mi avvio presto alla
  conclusione, perché   non  c'è  bisogno di  grandi  parole  e  di
  ripetersi, è la preoccupazione di sentire  parlare il deputato e,
  mettiamo caso: il Presidente eletto  dal  popolo  Provenzano,  se
  fosse stato eletto dal popolo  sarebbe  dovuto restare Presidente
  della Regione per tutti i cinque anni. Un deputato, come Cintola,
  dice: il tuo Governo ha revocato  le  nomine  di sottogoverno del
  Governo  Graziano e l'onorevole  Presidente  Provenzano,  con  lo
  stile  ed  il  garbo che gli competono  dalla  voce  ma  non  dai
  contenuti che poi esprime, dimentica che  nel processo verbale n.
  4 della prima Commissione l'onorevole Fleres, membro del Governo,
  a proposito dei pareri da dare  alle nomine di sottogoverno fatte
  dall'onorevole  Graziano, testualmente  dice  "prende  la  parola
  l'Assessore  per  la  Cooperazione   onorevole  Fleres  il  quale
  ribadisce  che l'attuale Governo non si  vuol  far  carico  delle
  richieste di parere pervenute da  parte  del  precedente  Governo
  (Graziano), non intendendo assumersene  la  paternità  politica e
  pertanto  non  produrrà  alcun  atto  integrativo  che  considera
  assolutamente inutili nella logica del rigetto che in uno propone
  alla Commissione".
       Il Presidente Provenzano non può  dimenticare che Fleres era
  un membro del suo Governo, che  in  quella  Commissione,  in quel
  preciso istante, c'era l'onorevole  Tricoli Assessore al bilancio
  e che sulle nomine fatte dal  precedente  Governo  Graziano,  non
  solo invita la Commissione a bocciarle ma aggiunge "non vi do gli
  elementi  che  avete  chiesto  perché   io   non   revoco",  dice
  Provenzano e quindi da Presidente della  Regione, con  il garbo e
  con lo stile che contraddistingue la sua vita, quella del passato
  e quella del presente, esprime  concetti  seri, però dimenticanze
  pure lui le fa e le fa grosse,  perché  se l'onorevole Fleres non
  avesse  parlato  a  nome  del   Governo   allora   significa  che
  Provenzano, che era Presidente del Governo  che ha seguito quello
  Graziano, avrebbe dato gli  elementi  richiesti dalla Commissione
  per  poter  giudicare  e  dare  il   parere   sui   Consigli   di
  Amministrazione nominati da Graziano.
       Allora, se ci vogliamo fermare a pensare a un Presidente che
  deve stare  con  pieni  poteri,  eletto dal popolo, immutabile ed
  invariabile,  per poi consentire  gli  strafalcioni,  le  piccole
  bugie, i sofismi cattedratici da professore universitario, quando
  invece  andando  nel concreto, nel  concetto  reale  il  discorso
  tranquillo e sereno era quello che è  stato  detto  e che ripeto:
  che quelle nomine fatte dal  precedente  Governo  furono bocciate
  dal  Governo  Provenzano proprio perché  non  erano  state  fatte
  dall'organo che in quel momento  governava  la Regione siciliana,
  io  dico  attenzione,  quindi, a dare  ancora  poteri  estremi  a
  presidenti che poi rispettano solo logiche  di partito, così come
  è stato fatto dal governo Provenzano  e  dal  governo  Drago, nei
  confronti dei consigli di  amministrazione  degli enti sottoposti
  alla tutela e al denaro pubblico che la Regione elargisce.
       Ecco perché  io  confermo che questa legge, importare com'è,
  non possa  essere  definita  nella  presente  sessione, che debba
  essere rinviata a un approfondimento serio,  che  serva a tentare
  una inversione di tendenza, dando  stabilità  ai  governi,  dando
  certezze che nel segreto dell'urna non si confondano né schede né
  schedine, né  rapporti interpersonali  tra  assessori e deputati,
  non svuotando l'Assemblea ed anzi avvertendo  la necessità di una
  modifica forte per quanto riguarda la  elezione  di  sindaci e di
  presidenti della provincia che  debbono  essere  obbligati quanto
  meno a presentarsi con la loro  squadra che resta immutabile come
  immutabile è il Presidente della provincia  e  il sindaco stesso,
  in maniera tale da evitare che si faccia  un  padrone  e  poi dei
  vassalli  del  padrone  in  dispregio  delle  assemblee  elettive
  comunali, provinciali e regionali che non avrebbero più motivo di
  esistere se non per elargire stipendi ai  quali  non  si fa onore
  con il lavoro che non riusciamo a fare al servizio della gente.
       Perché essere presenti  in  Aula, come in questo momento, in
  dieci deputati di  fronte  ad  un  problema  così importante, del
  quale, guai se non si fa, guai se  non  si  fa  subito la proroga
  della commissione speciale, guai se non si utilizzano momenti che
  servono invece, importantissimi anche  quelli, alle variazioni di
  bilancio, all'approvazione del  bilancio  provvisorio, a definire
  la legge sulla dismissione degli enti e che ci vedono invece fare
  un dibattito con gli assenti, un dibattito  con la gente che dice
  che  è  importante  però  se  ne  sta   in  altro  luogo,  non  a
  interloquire, a proporre, a dare il  proprio  contributo di idee,
  di parole e di valutazione.
       Allora, io dico che è necessario cercare un momento diverso,
  che non sia quello  delle 48 ore prima del Natale, di tentare non
  un accorgimento  parolaio, ma  effettivo,  forte, dando atto alla
  Commissione   presieduta   dall'onorevole   Provenzano  di  avere
  finalmente portato in  Aula  un  disegno  di legge-voto sul quale
  incardinare una  legge,  una volontà, una idealità, una modifica.
  Non si può votare  più  con  la  stessa legge con la quale questa
  Assemblea è stata formata.
       Deve essere  modificata,  e  non  si  può aspettare l'ultimo
  giorno per non  farla  e  per  ripetere  quello che la precedente
  Assemblea ha fatto.  Ma c'è già  un  disegno  di legge nazionale,
  che è valido in tutta Italia, il  famoso "Tatarellum" che ha pure
  dato e dà possibilità reali di voto e  di  espressione  che  se è
  valida in Italia non capisco perché  non  possa  essere valida in
  Sicilia.
       Allora, io ritengo - e concludo - che ci sia la necessità di
  appellarsi non all'eroismo  etico di ogni singolo deputato, ma io
  dico che c'è  da  appellarsi  alla necessità urgente e cogente di
  eliminare   gli  steccati  delle  contrapposizioni  frontali,  di
  eliminare dalle  discussioni in democrazia frange che si vogliono
  porre a tutti i  costi  contro  o  a  tutti  i  costi  a favore e
  riprendere  un   dialogo,  in  Assemblea  adesso,  perché  questa
  legge-voto vada avanti  con i presupposti di lealtà e di legalità
  e non guardando alle posizioni politiche  e  non  guardando  agli
  steccati  o alla caduta dei governi  o  delle  maggioranze,  alla
  distribuzione all'interno e del gruppo  di  centro-destra  e  del
  gruppo di centro-sinistra di trasversalismi che possano alla fine
  non rendere al soggetto-oggetto, tema  del  disegno di legge-voto
  da inviare al Parlamento, in cambio  di  dargli la sostanza della
  volontà forte di modifica e di  attuazione di principi legalitari
  per inversioni di tendenza serie, farlo  scadere  -  come  dicevo
  all'inizio  -  a  famoso "cavallino  di  Troia"  per  cercare  di
  scardinare una maggioranza che inizia  composita,  con  forze che
  non  hanno  avuto grossi colloqui  nel  passato  di  intendimenti
  univoci.
       E in cambio di fare un  servizio,  quindi,  alla  volontà di
  innovare e di trovare soluzioni di  stabilità  per  i governi che
  vengono, ci sono piccole, assurde  attenzioni  al tentativo dello
  scardinamento della maggioranza e non alla  volontà  di  fare una
  legge  voto  che  possa  avere   il  maggior  consenso  possibile
  dell'Assemblea, quasi all'unanimità dicevo,  se vogliamo dare una
  spinta  forte, se vogliamo dire che la  legge, già  é  una  legge
  voto, se poi gliela portiamo con 58,  52, 51 deputati che votano,
  avrà  ancora  minore  importanza,  non avrà  la  validità  di  un
  consenso  che  bisogna  cercare  largo,  reale,  per  cose  vere,
  guardando all'esperienza di quello che é  avvenuto  e tentando di
  innovare,  quindi, con concreta valutazione  che  possa  dare  un
  disegno legislativo e costituzionale  da  approvare per invertire
  tendenze, per cercare di rispondere  alle  esigenze  della gente,
  facendo sì che un governo inizi ed  abbia anche la possibilità di
  essere un governo di legislatura, per potersi  porre  -  e qua io
  concludo  - gli obietti che, ad  esempio,  ho  visto  esporre  al
  Governo Provenzano nel momento in cui  andava  ad insediarsi, che
  mi hanno fatto credere, dall'opposizione, ad  una volontà forte e
  innovatrice, di spese che non dovevano  essere più inutili, e che
  però, contrariamente alla volontà dello  stesso  Provenzano e del
  suo  esecutivo,  poi  ala fine in Aula  non  é  stato  capace  di
  raggiungere quei risultati che si era prefisso.
       E  ha   cercato   l'inciucio,  che   é   avvenuto  in  Aula,
  costantemente, con quella  cupola  che in Aula c'era, continua ad
  esserci; per cui gli emendamenti arrivano  ed una maggioranza che
  non é  maggioranza ha necessità  dell'opposizione;  la quale pone
  gli stessi termini, non un buon governo  ed il risultato del buon
  governo, perché  altrimenti avrebbe già  perduto  il  suo  essere
  opposizione, però perdendo in ogni caso lo spirito di servizio al
  Paese.
       Per cui al  governo  di  centro  destra  si  é  opposta  una
  sinistra in quest'Aula  che  ha  tentato  in  tutti i modi, certo
  democratici e  leali,  di  essere in contrapposizione per servire
  non il Paese ma  la  propria  parte  politica; e di converso, nel
  momento stesso in cui  i  governi  di centro destra, i due che si
  sono succeduti,  Provenzano  e  Drago,  vedono  alla presidenza e
  quindi al  governo,  un  governo  di  centro  sinistra,  ripetono
  pedissequamente quanto  hanno  lamentato nel periodo in cui hanno
  governato: di  avere  un'opposizione  preconcetta  con  la  quale
  bisognava discutere prima  di  arrivare in Aula, perché i disegni
  di legge, o del governo o dei deputati, arrivati in Aula, avevano
  bisogno dell'imprimatur  della  cupola  dell'Assemblea  regionale
  siciliana.
       E adesso ci troviamo a  parti invertite a fare dibattiti che
  durano  per  ore, parlandoci addosso,  con  gli  stessi  termini,
  ripetendo per 45 minuti cose che  possono  essere  dette  in  20,
  perché c'é la necessità di  opporsi  per l'opposizione, governare
  per il governo, ed intanto di inciuciarsi per non realizzare.
       Io dico che bisogna,  quindi,  su  questa  legge  ponderare,
  evitare le facili corse, ed  avere  il  senso  di  responsabilità
  serio, sereno, forte perché non é una legge come tante altre. C'é
  la necessità di accorpare il maggior numero di consensi e quindi,
  per avere il maggior numero  di  consensi  in  Aula,  la maggiore
  possibilità di approfondimento, di  serena  valutazione, di forte
  intuizione, con lo spirito di servizio che ci viene chiesto e che
  non sempre siamo in grado di  dare,  ahimè mestamente, perché non
  riusciamo a fare fino in fondo quello che  è  il nostro dovere di
  rappresentanti di un popolo che spera in inversioni di tendenze e
  che ottiene quasi sempre gli stessi risultati negativi.

     PRESIDENTE. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.30.

    (La seduta, sospesa alle ore 13.45, è  ripresa alle ore 19.25)

                 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

              RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE
            NN. 2-94-144-152-177-705-758-NORME STRALCIATE/A.

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
       Onorevoli colleghi, si riprende l'esame del disegno di legge
  nn.   2,   94,144,152,177,705,708,758   norme   stralciate/A,  la
  cosiddetta  legge-voto,  che   si  era  interrotto  nella  seduta
  antimeridiana di oggi, in fase di discussione generale.
       E' presente il Vicepresidente della Regione.
       Invito i componenti  la  Commissione speciale per la riforma
  dello  Statuto  e  le  riforme  istituzionali  a  prendere  posto
  nell'apposito banco.
       Onorevoli colleghi, sono  iscritti  a  parlare gli onorevoli
  Bufardeci, Pagano, Ortisi, Beninati, Leontini, Scalici, Nicolosi,
  Costa, Spagna, Mele,  Speziale, Croce, Martino, Cintola, Granata,
  Briguglio, Calanna, Ricevuto.
       Trovo  iscritti  nell'elenco  anche  l'onorevole  Calanna  e
  l'onorevole  Ricevuto che  lo  hanno  chiesto  dopo  che  avevamo
  dichiarato chiuse le iscrizioni a parlare.
       Li  iscriviamo  di  impegno   -   come  suol  dirsi  -  alla
  discussione dell'articolo   1.

     ZANNA.   Anche  io,   Signor   Presidente,   ho  appreso  solo
  stamattina della chiusura delle iscrizioni a parlare.

     PRESIDENTE.  Poichè è in  corso una riunione, vorrei pregare i
  capigruppo  degli  schieramenti  di  dare  un  suggerimento  alla
  presidenza su come atteggiarsi....


   Presidenza del presidente Cristaldi


                        SULL'ORDINE DEI LAVORI

     ZANNA. Chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZANNA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che un
  po'  tutti  noi  stiamo  sottovalutando  l'importanza  di  questa
  discussione. Però, siccome non possiamo....

     PRESIDENTE.  Tranne il Presidente e quelli che sono presenti.

     ZANNA  ... il Presidente  è  molto  sensibile  al  tema  delle
  riforme.  Stamattina  ho letto  sui  giornali  le  sue  prese  di
  posizione. Però, siccome  non  possiamo  rimanere appesi a questa
  discussione in eterno, ritengo  che  il  metodo  più  corretto  e
  giusto di procedere sia  quello  di  chiamare  i  parlamentari ad
  intervenire e qualora non siano  in  Aula decadono e si va avanti
  per concludere questa discussione in tempi accettabili, visto che
  il Parlamento è chiamato a responsabilità non di poco conto.

     PRESIDENTE.  Accolgo  parzialmente la sua richiesta, nel senso
  che mi comporterò secondo quanto  da lei richiesto ma sospendo la
  seduta per dieci minuti al  fine  di  consentire  agli  uffici di
  notificare la decisione della Presidenza.

     MORINELLO,  assessore  per  i  beni  culturali e ambientali e
  la pubblica istruzione. Ma se c'è una riunione in corso.

     PRESIDENTE. Non dobbiamo certo apprendere dai commessi notizia
  delle riunioni in corso. La decisione è presa.
       La seduta è sospesa  per  dieci  minuti.  Vorrei  invitare i
  capigruppo o i rappresentanti dei gruppi a sollecitare i deputati
  del rispettivi gruppi a decidere se intendano intervenire o meno.

    (La seduta, sospesa alle ore 19.25, è ripresa alle ore 19.45)

    La seduta è ripresa.

                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     CIMINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CIMINO.  Signor  Presidente,   considerato   che   il  Governo
  attraverso  gli  organi  di   stampa  ha  avuto  delle  posizioni
  fortemente contrastanti sul disegno di legge riguardante il Parco
  archeologico  di  Agrigento,   considerata   la   gravità   della
  situazione agrigentina segnalata non  da me, ma da Sua eccellenza
  il prefetto, dal vescovo  e  dal  sindaco,  intervengo per alcune
  precisazioni sul su citato  disegno  di  legge,  esitato  dalla V
  Commissione legislativa di cui  sono Presidente, forse ancora per
  poco, e per chiedere in questa  sede di potere incaricare, per il
  ruolo  che  riveste   la  Presidenza  dell'Assemblea,  nella  sua
  autorevolezza ed autorità, di intervenire affinchè si possa avere
  una linea coerente da parte del Governo stesso.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  prima di sospendere la seduta
  vorrei invitare il vicepresidente della Regione - se lo ritiene -
  alla ripresa dei lavori, fissata  per  le  ore 21.00, di fare una
  breve comunicazione all'Aula a nome del Governo.

     DRAGO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DRAGO. Signor Presidente, mi  permetto  di sottoporre alla sua
  attenzione e a quella del  Governo la necessità di capire come si
  andrà avanti questa sera,  stanotte,  domani,  perchè  da ciò che
  risulta è che praticamente difficilmente si riuscirà a completare
  tutto ciò che è  all'attenzione dell'Aula nell'arco di poche ore.
  Poichè veniamo già da due nottate  di  lavoro  e  se si pensa che
  comunque non ce la facciamo entro mezzanotte (perché  mi pare che
  entro mezzanotte comunque  dobbiamo  chiudere  perché  questo era
  l'accordo tra la maggioranza,  tra  i  capigruppo), anziché  fare
  nottate inutili o perdere  ulteriori  ore  inutili mi permetto di
  suggerire di delegare la  Commissione  'bilancio'  a  lavorare  e
  stabilire che si possa tenere  seduta fra qualche giorno, il 29 o
  il 30 dicembre; d'altronde abbiamo lavorato anche il 19 agosto.

     PRESIDENTE. La Presidenza non  lo  consentirà: per Natale si è
  bloccata la guerra in Medio Oriente e si blocca anche l'Assemblea
  regionale siciliana

     DRAGO.  Anche dopo l'Epifania. Signor Presidente, l'importante
  è che non facciamo la nottata inutilmente.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Drago, prendo  atto  anche  delle  sue
  dichiarazioni ma non mi  pare,  comunque,  che  siano  ostative a
  consentire il completamento della riunione in corso; la ringrazio
  per  la considerazione e  anche  per  le  sue  valutazioni.  Alla
  ripresa dei lavori io  penso  che  una  rapida ricognizione potrà
  consentirci di sapere che  cosa  dobbiamo fare.  Vorrei pregare i
  deputati di attrezzarsi  adeguatamente  per  dare  delle risposte
  alle considerazioni che sono state fatte.
       Onorevoli  colleghi,   per  consentire  alla  I  Commissione
  legislativa di riunirsi alle  ore  20.00,  la  seduta è sospesa e
  riprenderà alle ore 21.00.

    (La seduta, sospesa alle ore 19.52, è ripresa alle ore 21.06)

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   siamo  alla  discussione
  generale del  disegno  di  legge-voto.  Dobbiamo  decidere  il da
  farsi.

                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

        SPEZIALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo
  sull'ordine dei  lavori  perché  ritengo  che,  a  questo  punto,
  sarebbe utile, visto  che abbiamo soltanto questa nottata davanti
  per potere  concludere  alcuni  disegni di legge importantissimi,
  quali le  variazioni di bilancio e l'esercizio provvisorio e dare
  il voto finale sullo scioglimento degli enti economici regionali.
  Le chiederei  il  prelievo  del  punto riguardante la legge sulle
  variazioni di bilancio.

     PRESIDENTE.  Viene  richiesta da parte dell'onorevole Speziale
  la  sospensione  della   discussione   generale  sul  disegno  di
  legge-voto  e  il  prelievo   del  disegno  di  legge  n.  840/A,
  "Integrazione del fondo dei Comuni di cui all'art. 11 della legge
  regionale 30/03/1998  n.  5. Realizzazione di progetti di utilità
  collettiva e  disposizioni  finanziarie urgenti", posto al numero
  1) del III punto dell'ordine del giorno.

     DRAGO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

        DRAGO. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi  non mi pare
  che  la proposta  dell'onorevole  Speziale,  così  come  è  stata
  formulata  e  in  un   momento   tra  l'altro  in  cui  i  gruppi
  parlamentari tutti non  sono  nella possibilità di esprimersi, in
  quanto,  tra   l'altro,  proprio  la  prima  Commissione,  Signor
  Presidente da lei autorizzata, si sta pronunciando sul disegno di
  legge relativamente  alla  proroga della Commissione Statuto.
       Ma il dibattito  che  c'è  in prima Commissione -io vengo da
  lì - mi  pare  vada nella direzione opposta rispetto alla proroga
  della Commissione. Nel  senso  che non ci sarà la proroga, questo
  disegno di legge  non sarà esitato dalla Commissione e quindi non
  potrà essere  esitato  dall'Aula  con  il  risultato  che noi non
  potremo, all'inizio del nuovo anno, continuare la discussione sul
  disegno di legge-voto al quale,  invece, per quanto mi riguarda e
  per come  tra  l'altro preannunciato dal Presidente della Regione
  poco fa in  un  colloquio  con  i  giornalisti per fine d'anno, è
  stata  data   assoluta  priorità.
       Pertanto  io,  invece, Signor Presidente, riterrei opportuno
  di continuare e  fare in modo di completare il disegno legge-voto
  e poi le  variazioni  di bilancio, continuare così come era stato
  stabilito,  proprio   per   l'esito   dei   lavori   della  prima
  Commissione, perché  se  noi  avessimo il disegno di legge pronto
  per la  proroga  della  Commissione  allora  l'accoglimento della
  proposta   dell'onorevole   Speziale   potrebbe   anche   vederci
  d'accordo.

     PRESIDENTE.  Sulla  proposta  dell'onorevole  Speziale  non ci
  sono altri interventi?

     GRANATA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     GRANATA.   Signor   Presidente,  credo  di  dovermi  associare
  anch'io alle  cose  dette  dall'onorevole  Drago,   anche perché,
  debbo dirlo  subito,  senza timore di infingimenti, facendo anche
  un'operazione-verità, mentre in prima commissione l'atteggiamento
  di alcune  forze  della maggioranza, a partire dai democratici di
  sinistra, è legato  ad  un  percorso  che vuole fare approdare la
  legge voto  alla  discussione  in  Aula, quindi dando alla stessa
  l'importanza della  cornice  che  merita. In prima Commissione si
  sta  realizzando,   in   maniera   plastica,   un  meccanismo  di
  boicottaggio  della proroga della Commissione, perché  attraverso
  il boicottaggio della proroga della Commissione Statuto, si vuole
  impedire alla legge-voto di approdare in modo definito al voto di
  quest'Aula e  far  partire  quella  stagione  delle  riforme  che
  giustamente il  Presidente  Capodicasa,  nella  sua conferenza di
  fine d'anno -  non  so  come  definirla - ha voluto indicare come
  punto qualificante  dell'azione,  non  tanto  di  questo  Governo
  quanto dell'intero Parlamento.
       Noi  riteniamo  che in questo preciso momento, in cui si sta
  cercando  in prima Commissione di creare una demarcazione, quanto
  meno  verbalizzata, su chi sta alle regole, quindi alla necessità
  di portare a  compimento  un  percorso  che  è stato già avviato,
  oppure su chi sta cercando, con tutti i mezzi e gli strumenti, di
  boicottare   questo   percorso   di  ordine  legislativo.
       Quindi riteniamo  che  concludere la discussione sulla legge
  voto, per  l'importanza  che questa riveste, alla luce che quello
  che lei,  onorevole  Presidente  Cristaldi,  ha inteso dichiarare
  alla stampa, che  giustamente  ha  voluto dare un invito a questo
  Parlamento a  far  partire davvero e finalmente la stagione delle
  riforme, credo  che sia impossibile riaprire discussioni su altri
  disegni di legge,  se  prima  non  si  capisce,  non soltanto nel
  Parlamento regionale, ma nell'intera opinione pubblica siciliana,
  chi è che  per  mesi  ha  discusso  di riforme, chi le riforme le
  vuole  fare,   chi   vuole   riformare   lo  Statuto;  chi  vuole
  modernizzare le  regioni,  chi  vuole  restare  fermo  al vecchio
  modulo e modello,  chi  sta  dando  i frutti che tutti vediamo in
  questa dodicesima legislatura.
       Quindi,  in  questo  senso,  credo sia impossibile qualsiasi
  percorso  alternativo  a quello relativo  al completamento di una
  discussione  su  una  legge  fondamentale importante e strategica
  perché  questo metterebbe  al  di  là e al di sopra di una nostra
  intenzione - nella  volontà  almeno di chi parla e credo anche di
  molti parlamentari  che  credono  alla  necessità immediata delle
  riforme -  di  avere  un  atteggiamento conseguenziale in Aula su
  tutti gli altri disegni di legge.
       Quindi,  credo  che  sia  importante,  questa  sera  fare in
  Parlamento,  di  fronte  all'opinione  pubblica,  di  fronte alla
  stampa  siciliana,  una  operazione-verità.  Capire quali sono le
  porzioni  di questo Parlamento che vogliono restare ancorate a un
  modello   politico,   vecchio   e   superato  dai  fatti,  capire
  proporzionalmente  queste forze che cosa rappresentano in termini
  proporzionali nella realtà siciliana  e capire se questo Governo,
  se questa maggioranza e se quelle forze dell'opposizione che, con
  in testa  l'onorevole  Provenzano,  si sono intestate dall'inizio
  dei questa  legislatura  il  compito  di  modernizzare la Regione
  siciliana, possono  trovare  un asse di collegamento parlamentare
  per farla finire,  una volta per tutte, con questi piccoli giochi
  di boicottaggio e di ricatto.
       Questo, quindi,  è un livello di demarcazione tra quello che
  si deve fare,  che  si  potrà  fare  anche  questa  sera,  perchè
  altrimenti ritengo  che  non ci sia spazio per fare assolutamente
  nulla;   e   non   dovreste  nessuno  venire  a  dire  che  siamo
  irresponsabili verso  provvedimenti  che siamo i primi a renderci
  conto che sono indispensabili, come quello relativo all'esercizio
  provvisorio.
       Noi possiamo  discutere  su  tutto.  C'è un disegno di legge
  incardinato,  a  cui  abbiamo  attribuito  valenza  strategica  e
  fondamentale. Il comportamento complessivo, onorevole Presidente,
  non solo del Parlamento, ma soprattutto per ciò che abbiamo visto
  con i nostri  occhi,  in prima Commissione, è qualche cosa che si
  commenta da  solo.
       Credo che  se  i  siciliani  avessero  potuto assistere alla
  verbalizzazione degli  interventi  fatti in prima Commissione, si
  renderebbero conto di  chi  realmente si muove in una direzione e
  chi in un'altra.  Fermo  restando il diritto di alcune forze che,
  culturalmente, politicamente,  che  da sempre si sono espresse in
  piena coerenza  in  difesa  del sistema proporzionale.
       Io non  mi  meraviglio  dell'atteggiamento  che  ha avuto in
  Commissione  l'onorevole   Forgione,  perché  fa  il  suo  lavoro
  politico.  Non  mi  meraviglio di quello che sostiene l'onorevole
  Di  Martino  in  prima  Commissione,  perché  fa  il  suo  lavoro
  politico;   mi  meraviglio  di  una  larga  fascia  di  ipocrisia
  politica da  parte  di  quelle  forze, di quei rappresentanti che
  dovrebbero rappresentare  un'area  che  comunque vuole avviare un
  processo di riforme di questa Regione e che non lo fa.
       Allora, su questo, questa operazione-verità va fatta, ma non
  va fatta in prima Commissione, va fatta in Parlamento, o comunque
  va  fatta  in una sede politica autorevolissima alla presenza del
  Presidente di questo Parlamento.

     PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  la proposta dell'onorevole
  Speziale,  tendente  a  sospendere  la  discussione  generale sul
  disegno di legge voto e prelevare il disegno di legge 840/A.
       Il parere del Governo?

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per una precisazione.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.   Intervengo,   signor   Presidente,  soltanto   per
  precisare agli  onorevoli colleghi che nel corso dei lavori della
  prima commissione,  avendo  partecipato  nella prima parte, avevo
  chiesto il  prelievo  del punto che riguardava la possibilità che
  la commissione  Statuto  venisse  prorogata.
       In quel momento si stava discutendo del disegno di legge sui
  gruppi parlamentari, che  era abbastanza importante si è ritenuto
  di soprassedere, tante che si è dovuto far slittare i lavori.
       Pertanto,   io   sono  dell'avviso  che,  in  ogni  caso  il
  Parlamento debba  affrontare  le  questioni inerenti alla riforma
  dello  statuto, la  legge  voto  e, per  quanto  ci  riguarda,  i
  democratici di  sinistra  riconfermano  l'impegno già assunto nei
  lavori della  commissione  e sono disponibili anche a riconvocare
  la commissione già  dal  28  e  il 30 per riconfermare il proprio
  orientamento che  è  quello di andare avanti.
       Tuttavia  stasera   avevo  chiesto  il  prelievo  del  punto
  all'ordine del  giorno  riguardante le variazioni, perché ritengo
  che siano fondamentali,  per il fatto che noi possiamo dotarci di
  uno  strumento  finanziario, procedere  immediatamente  dopo alla
  possibilità   di   discutere  l'esercizio  provvisorio,  il  voto
  sull'esercizio  provvisorio  che  non pregiudica assolutamente la
  possibilità che  il Parlamento vada avanti nell'esame del disegno
  di legge voto, e la possibilità che il Parlamento possa prorogare
  anche dopo il  31  dicembre - questo lo assumiamo noi formalmente
  come impegno  per  quanto  riguarda  la  parte  politica  che  io
  rappresento  -   anche   dopo  la  possibilità  di  prorogare  la
  commissione per lo statuto.

     CAPODICASA. presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  presidente  della  Regione. Signor    Presidente,
  onorevoli  colleghi,   io   credo   che  sia  noto  a  tutti  che
  l'approvazione della  legge  voto  debba  avvenire nei modi e nei
  tempi che quest'Aula concorderà.
       Ritengo, infatti, che  non  sia il caso, in una materia così
  delicata,    forzare  gli  intendimenti,  le  posizioni  di  ogni
  singolo gruppo  parlamentare;  si tratta di materie delicatissima
  e il modo come ci presentiamo al Parlamento nazionale, tra i modi
  di  presentarsi  c'è  anche  il  coinvolgimento,  il  livello  di
  coinvolgimento  dei gruppi parlamentari all'Assemblea, è decisivo
  anche  ai  fini   di   una   nostra  credibilità  e  di  un  buon
  proseguimento dell'iter parlamentare del disegno di legge.
       Allora  questo  è quella che io considerò una condizione; un
  disegno di legge  di  questa  natura   ha  bisogno di un conforto
  largo, più largo  possibile ed io per più largo possibile intendo
  che vada ben  oltre  i  confini  di  una  maggioranza.
       Per questa  ragione  considero  importante  il  ruolo che ha
  avuto    la    Presidenza   della   commissione,  nella   persona
  dell'onorevole Provenzano, il quale è un convinto sostenitore del
  disegno di  legge,  un parlamentare che da Presidente ha diretto-
  devo dire con determinazione - ma anche con duttilità i lavori di
  quella commissione,  lo posso testimoniare da ex componente della
  commissione.
       Ragione per  cui  mi  sembrerebbe  giusto,  corretto, che il
  disegno  di  legge  venga  condotto in  porta  dalla  commissione
  presieduta dall'onorevole Provenzano.  Però questo, a mio parere,
  significa che  ora  subito  noi  possiamo  definire  quali sono i
  passaggi di  questo  percorso,  perché  a  me  sembra  del  tutto
  irrealistico pensare  che  nella serata di oggi, questa sera, che
  conclude, dovrebbe concludere la sessione autunnale, noi possiamo
  compiere  tutti   gli   atti   parlamentari   che  conseguono  da
  un'orientamento, che  ha  bisogno  comunque  di  un  passaggio di
  verifica.
       Pertanto  l'idea  che  io  avanzerei,  signor    Presidente,
  considerato che il testo del disegno di legge non può completarsi
  entro la  serata di oggi, per ovvie ragioni, e che forza di cose,
  per  ragioni  regolamentari,  direi perfino, dobbiamo trasferirlo
  alle prime  sedute  successive alla pausa festiva, si tratta solo
  di discutere  politicamente  di  questa  eventualità.
       Adesso il  capogruppo dei Democratici di Sinistra ha dato la
  propria  disponibilità   in   quanto  Gruppo,  io  credo  che  la
  maggioranza, in  quanto  tale,  può  anche assumere un impegno in
  questa direzione, ovviamente il tutto compatibilmente con i tempi
  ed i ritmi che il regolamento e la pausa festiva ci impongono.
       Se  c'è  convinzione  da  parte  di  tutti  io credo che noi
  possiamo  procedere  con  il disegno di legge sulle variazioni di
  bilancio,  che  ha  dei  tempi  obbligati  ed  anche  programmare
  perfino,   in  una  Conferenza  dei  capigruppo, se  si  rendesse
  necessario, se  non  bastasse  questo  pronunciamento  d'Aula, il
  percorso da  seguire successivamente per dare compimento a quanto
  già  l'Aula   ha  iniziato  con  la  discussione  introdotta  dal
  Presidente della Commissione sul testo che abbiamo in esame.
       Quindi,  in questo senso io ritengo che possa intervenire un
  accordo,  non  vedo  la  ragione  per  la quale debba aprirsi una
  discussione  che  avrebbe  già  dovuto  trovare,  non solo per le
  dichiarazioni    formali   ma   anche   per   quelle   informali,
  l'assicurazione  che  da  parte  della maggioranza non si intende
  compiere alcuna forzatura, tanto più che siamo nel vivo di questa
  discussione,  non siamo né in una fase precedente di elaborazione
  ma  siamo  proprio  nel corso dell'iter parlamentare direttamente
  approdato in Aula.
       Quindi, signor  Presidente,  se  c'è  l'accordo dell'Aula io
  penso che  potremmo  proseguire  con  le variazioni di bilancio e
  concordare poi  il modo come il successivo dibattito parlamentare
  si potrà organizzare.

     PRESIDENTE. Desidero, come Presidente di quest'Assemblea, fare
  una precisazione.
       Il  termine  ultimo, a parere del Presidente dell'Assemblea,
  entro  il  quale  scadeva  il  mandato  della  Commissione per la
  riforma dello statuto, è legato al completamento del lavoro della
  stessa Commissione.
       Anche  se  il  disegno  di  legge  dovesse  essere  trattato
  dall'Aula  in  data  successiva  al  termine  ultimo,  la  stessa
  Commissione per la  riforma  dello  statuto è abilitata in Aula a
  difendere il  lavoro  che  ha  predisposto.  Quindi,  non ci sono
  pericoli di sorta  circa  il  fatto  che  scada il termine ultimo
  della Commissione.
       L'eventuale  proroga  riguarderebbe  un ulteriore mandato da
  dare   alla   Commissione   per   approfondire   altre  tematiche
  all'interno  dello  statuto.  Questo  per  rasserenare  gli animi
  dell'intero Parlamento.
       Pongo in votazione ...

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ha già espresso il suo parere lei. Non si può più
  intervenire.

     FORGIONE. Avevo chiesto prima di parlare.

     PRESIDENTE.  Lei l'aveva chiesto quando già eravamo in fase di
  votazione. Lei avrà possibilità di parlare subito dopo.
       Pongo  in  votazione  la proposta dell'onorevole Speziale di
  prelievo del disegno di legge numero 840/A.

     GRANATA. Chiedo la verifica del numero legale.

     PRESIDENTE.  Non  si  può perchè il regolamento tassativamente
  prescrive, onorevole Granata, che per questo tipo di votazione si
  procede per "alzata  e  seduta"  e  quando  si vota per "alzata e
  seduta", come  prescrive  il  regolamento,  non  è  possibile  la
  verifica del numero legale.
       Chi è favorevole alla proposta dell'onorevole Speziale resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)


   Presidenza del presidente Cristaldi


    DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE: "INTEGRAZIONE DEL FONDO DEI
    COMUNI DI CUI ALL'ARTICOLO 11 DELLA LEGGE REGIONALE 30 MARZO
    1998, n. 5. REALIZZAZIONE DI PROGETTI DI UTILITA' COLLETTIVA
    E DISPOSIZIONI FINANZIARIE URGENTI" (N. 840/A) (SEGUITO)

       Si  riprende,   quindi,   l'esame   del   disegno  di  legge
  "Integrazione del fondo dei Comuni di cui all'art. 11 della legge
  regionale 30/03/1998  n.  5. Realizzazione di progetti di utilità
  collettiva e  disposizioni finanziarie urgenti" (840/A), posto al
  numero 1) del  III punto dell'ordine del giorno, il cui esame era
  stato interrotto  nella  seduta  numero 209 del 22 dicembre 1998,
  dopo la  chiusura  della  discussione  generale, con il passaggio
  all'esame degli articoli.
       Invito i componenti la II Commissione legislativa permanente
  'Bilancio' a prendere posto nell'apposito banco.
       Invito  il  deputato segretario a dare lettura dell'articolo
  1.

     TURANO, segretario:

                               << Art. 1.

          1. Il fondo  per  i comuni previsto dall'articolo 11 della
       legge regionale 30  marzo  1998,  n.  5  (capitolo  18712)  è
       incrementato per l'anno  1998  di lire 44.131 milioni, di cui
       lire 22.000  milioni sono riservate ai comuni con popolazione
       non superiore  a  10.000 abitanti ad integrazione della quota
       ordinaria attribuita.

          2. Una ulteriore  quota  di  1.600 milioni è attribuita ai
       comuni   colpiti   dal  sisma  del  13  e  16  dicembre  1990
       individuati  dal  DPCM  del  16  gennaio  1991  per le stesse
       finalità di cui al quarto comma dell'articolo 144 della legge
       regionale  1  settembre  1993, n.  25.  La ripartizione delle
       somme  da  parte dell'Assessore regionale per gli enti locali
       avverrà   proporzionalmente   al   fabbisogno   accertato   e
       documentato dagli stessi comuni.

          3. All'onere relativo si provvede mediante riduzione degli
       importi indicati a fianco di ciascuno dei seguenti capitoli:

         capitolo                      importo
                                  (in milioni di lire)

          50379                         2.256
          54006                         2.001
          54105                           586
          64994                         1.876
          70805                        21.633
          75001                           360
          76003                         1.474
          76101                           315
          85657                         1.101
          85807                         2.064
          87003                         9.436
          87101                         1.029
                                       ------
                          Totale       44.131

          4. Per  l'esercizio  finanziario 1998 le spese autorizzate
       ai sensi del combinato disposto dell'articolo 152 della legge
       regionale 1  settembre 1993,  n.  25  e degli articoli 4 e 10
       della legge regionale 8 maggio 1998, n. 7, sono ridotte degli
       importi indicati a  fianco di ciascuno dei capitoli di cui al
       comma 3.>>

     PRESIDENTE. Comunico  che all'articolo 1 sono stati presentati
  gli emendamenti  1.1  a  firma  Tricoli-Stancanelli;  1.9 a firma
  Fleres ed altri;  1.14  a  firma  Costa  ed  altri;  1.2  a firma
  Tricoli-Stancanelli;  1.  3  a  firma Tricoli-Stancanelli; 1.10 a
  firma Fleres ed  altri;  1.8 a firma Fleres ed altri; 1.7 a firma
  del  Governo;   1.11  a  firma  Fleres  ed  altri;  1.4  a  firma
  Tricoli-Stancanelli; 1.5 a firma Tricoli-Stancanelli; 1.6 a firma
  Tricoli-Stancanelli;  1.12  a  firma Fleres ed altri (allegati al
  presente resoconto).

     TRICOLI. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, impiegherò
  meno  dei  dieci  minuti che sono previsti dal Regolamento. Credo
  che un problema che in questa circostanza ancora non si è posto è
  una risposta  che  dovrebbe  dare  non  è  avvenuta  ed  è quella
  riguardante  circa 15 miliardi per le province regionali relative
  alla gestione  dei  licei  linguistici,  è  in  un impegno che il
  precedente   Governo   aveva  preso,  che  erano  inserite  nella
  variazione  di bilancio del 1997 e che successivamente furono poi
  impugnate  dal  Commissario  dello  Stato, motivo per il quale si
  vanificarono. Questi 15 miliardi capisco che in questo momento ci
  possa  essere  un  problema  di ordine finanziario, motivo per il
  quale   il   Governo,   nella  valutazione  poi  che  farà  degli
  emendamenti  possa  non  ritenere  di  dovere  in  questo momento
  accogliere gli emendamenti presentati dal sottoscritto.

       Desidero,  però, annunciare che sarei eventualmente disposto
  a  ritirare  l'  emendamento  che  riguarda  i  15 miliardi delle
  province  a condizione che il Presidente della Regione si impegni
  di  fronte al Parlamento che nella prossima legge finanziaria nel
  prossimo  anno  questi 15 miliardi che riguardano appunto il 1997
  vengano  inseriti.  Ripeto,  che  si  impegni  nei  confronti del
  Parlamento  perchè  si  è già impegnato nei confronti dell'Unione
  regionale  delle  province siciliane ed ho letto recentemente nel
  bollettino (che il Presidente molto solertemente ci invia ogni 15
  giorni)  che  già  il  Presidente della Regione, con i Presidenti
  delle Province regionali si è impegnato.
       Quindi, poichè riteniamo che sia più che attendibile ciò che
  in  questo  bollettino  vi  è scritto, chiedo al Presidente della
  Regione  o  all'Assessore  al bilancio di impegnarsi di fronte al
  Parlamento  affinchè  nel  prossimo esercizio finanziario vengano
  trovati i  15  miliardi  del  1997  che  erano  stati scritti tra
  l'altro nei bilanci delle province e che poi non furono erogati.
       Per quanto  riguarda  la  questione  del 20 per cento io non
  insisto ma  ho  il  dovere,  appunto, di precisare quali furono i
  motivi della  mia  iniziativa, del mio intervento la volta scorsa
  in tema di discussione generale.  In  riferimento  alla questione
  del 20 per cento delle  entrate  tributarie  dei  comuni,  vorrei
  sottolineare  che  quando  questa  norma,   così   come  è  stata
  estrapolata  mi pare dalla legge n. 5 o  dalle  legge  n.  6,  fu
  scritta dal nostro Governo, era una norma che non aveva ancora le
  riserve a favore dello Stato (il  decreto  3  maggio del Ministro
  del Tesoro non era ancora stato pubblicato).  Motivo per il quale
  vorrei sottolineare che le riserve,  al  netto delle quali questo
  20 per cento deve essere  considerato,  ammontano  a 560 miliardi
  548 milioni.
       Ciò lo voglio dire perché  la  norma  che  recita  'al netto
  della devoluzione dell'IRAP' deve recitare  anche 'al netto della
  devoluzione allo Stato per le  riserve  1997', perché  altrimenti
  se noi prendiamo il consuntivo 1997  così  come  è previsto dalla
  norma che dice, appunto, che  le entrate accertate nell'esercizio
  ammontano a 10.947 miliardi, abbiamo  un  dato  falsato dal fatto
  che  di questi 10.947 miliardi,  560  miliardi  548  milioni  non
  spettano  alla  Regione  siciliana, quindi  il  dato  dei  10.947
  miliardi deve essere decurtato di 560  miliardi 548 milioni che è
  il netto delle riserve a favore  dello Stato. Quindi non soltanto
  al netto della devoluzione IRAP ma altresì al netto delle riserve
  a favore dello Stato.
       In ultimo, volevo dire che la norma riguardante i 75 milioni
  sono per l'ingresso del Centro nell'Organizzazione Mondiale della
  Sanità che  ha  una rilevanza tale per cui credo che debba essere
  riconsiderata la  decurtazione  che  fu fatta a favore del Centro
  ustioni di Palermo in sede di legge finanziaria del 1998.

     CROCE. Chiedo di parlare per  illustrare  l'emendamento  a mia
  firma.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     CROCE.  Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli  colleghi,  io  intervengo sull'emendamento che abbiamo
  presentato  all'articolo 1, e soprattutto per la soppressione del
  comma  1, perché  coerentemente  con quanto detto precedentemente
  nell'intervento  sulla  discussione generale, non condividendo la
  manovra, quindi  tutto  l'articolo  1,  è chiaro che qui nasce il
  problema. E  allora, la  soppressione  del  comma  1, per  quanto
  riguarda il  fondo  per  i  comuni previsto all'articolo 11 della
  legge regionale n.  5  del 1998 che è incrementato per il 1998 di
  44 miliardi 131 milioni, a mio  avviso  non realizza una politica
  intesa a creare un equilibrio. Non credo  che  l'articolo 1, e in
  modo particolare il comma uno, è  finalizzato a qualcosa di molto
  chiaro. Perchè dico di molto chiaro? Perchè  qui non si evince la
  vera proposta che il Governo intende  fare  nel  dare  ai  comuni
  queste risorse, togliendole soprattutto  su  capitoli  dove c'era
  già stata una indicazione e quindi  già  una legge che consentiva
  la possibilità di realizzare la  legge  5  che, abbiamo ricordato
  tante volte in quest'Aula, serviva soprattutto a realizzare opere
  importanti  di  completamento,   opere   produttive.  Quindi,  si
  continua sulla vecchia logica di  dare  soldi  ai  comuni,  senza
  finalità e senza una chiara visione programmatica.
       Ecco perchè si chiede la soppressione  del  comma uno. Non è
  soltanto un problema del comma uno, stiamo parlando dell'articolo
  1 e comma uno, ma tutta la manovra è chiaro che risente di questa
  indicazione che il Governo ha  voluto  dare  soprattutto al comma
  uno, realizzando e recuperando  risorse importanti provenienti da
  una  legge  di  questo Parlamento,  dove  questi  soldi  dovevano
  servire a realizzare un momento di  equilibrio dal punto di vista
  delle opere che sono quelle su  cui  noi abbiamo allora discusso,
  nel momento in cui si parlò proprio  di questa legge: di togliere
  il  50  per  cento  dei ribassi  d'asta  e  realizzare  un  fondo
  regionale per finanziare, appunto, opere importanti.
       Ecco perchè il  problema del comma uno e la soppressione del
  comma uno è, a nostro avviso, indispensabile per modificare tutta
  la  manovra.  Questo è l'inizio di una  idea  che  vede  poi  nel
  percorso il fallimento della manovra  di  questo  Governo, perchè
  qui nasce un vero problema  e  nasce  soprattutto  una condizione
  difficile  di  questo Governo, nel  resistere  a  tutti  i  costi
  realizzando momenti su momenti.  Ma non vedo, per esempio, ancora
  il  Governo  presentare  l'esercizio  provvisorio,  non  vedo  il
  Governo attestarsi su una politica che dà serenità e che mette il
  Parlamento in una condizione favorevole per lavorare.
       Abbiamo  realizzato  soltanto  ritardi.  Questa  sera  siamo
  ancora qui a discutere sull'articolo 1  del  disegno  di legge n.
  840, e al primo comma,  ripeto,  realizzando  ritardi  notevoli e
  quindi la difficoltà del Governo  è  comprensibile  dal  punto di
  vista organizzativo, ma non è  comprensibile  dal  punto di vista
  della  proposta  che  intende  fare, che  non  è  chiara,  che  è
  assolutamente  confusa e che  francamente  non  consente  nessuna
  possibilità  eventualmente di interferire,  se  non  legandoci  a
  momenti  che bisogna andare a verificare  più  avanti  e  che  in
  questa legge noi dobbiamo tirare  fuori, soprattutto quei bisogni
  che  possiamo  salvaguardare,  ma   sono  minime  rispetto  ormai
  all'impostazione che il Governo ha già  dato perchè le risorse le
  ha già bloccate e le ha bloccate  dandole  ai comuni per finalità
  incomprensibili  e  non   individuabili.   Quindi,   per   queste
  motivazione e per le finalità  dette,  chiedo la soppressione del
  comma uno.

     PIRO    Assessore per il bilancio e le finanze.    Chiedo   di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO       Assessore per il bilancio e le finanze.      Signor
  Presidente, signori deputati, già  nel  corso  della  discussione
  generale da parte di numerosi  intervenuti era stata sollevata la
  questione relativa a questo stanziamento  che  ammonta a circa 64
  miliardi con il quale viene  previsto  di  incrementare  il fondo
  attualmente  iscritto  nel bilancio  della  Regione  destinato  a
  finanziare i comuni.
       E'  stata   sollevata  una  prima  questione  relativa  alla
  casualità di  questo  incremento e all'assenza di programmazione.
  Ho già ricordato  nel  corso  del  mio  intervento  di ieri sera,
  signor Presidente e  signori  deputati,  che  già a partire dalla
  legge n. 6, e su questo punto  con  una larga concordanza d'Aula,
  si è ritenuto di cambiare il sistema con il quale la Regione fino
  a quel momento aveva trasferito  risorse  ai comuni in prevalenza
  destinate a finanziare quelle funzioni  e  quei  servizi  che  la
  Regione nel tempo, a partire soprattutto  dalla legge 1 del 1979,
  per  proseguire  poi con la legge 22 del  1986  e  con  le  altre
  disposizioni, aveva trasferito ai comuni  e  per i quali venivano
  assegnati anno per anno fondi  con  una  destinazione determinata
  dalla  Regione  molto  specifica,  spesso  non  rispondente  alle
  effettive esigenze dei comuni, ma  soprattutto  in  un periodo in
  cui  tutti  -  e  mi  pare  che  ci  sia  anche  una  larghissima
  convergenza su questo in questo  Parlamento  -  si dichiarano per
  una trasformazione in senso federalista delle istituzioni statali
  e  quindi  anche regionali in un  rapporto  nuovo  tra  i  poteri
  centrali (Stato e in questo caso  Regione), e le autonomie locali
  non era più plausibile.  E quindi la  necessità  di passare ad un
  fondo  unico possibilmente  agganciato  alle  effettive  risorse,
  quindi alle entrate della Regione,  ma  libero  non  vincolato  a
  destinazioni   ma   lasciato   alla   libera   programmazione   e
  autodeterminazione  dei  comuni,   in  particolare  dei  consigli
  comunali, certamente su input delle  giunte e dei sindaci, perché
  voi sapete che nei consigli comunali e provinciali tuttora sono i
  consigli che svolgono  una  fondamentale imprescindibile funzione
  di programmazione delle risorse.
       Quando dunque si dice che tutto questo avviene in assenza di
  programmazione non si  coglie  il  dato della realtà che invece è
  legato ad una  programmazione  che  gli  enti  locali fanno e che
  questa  Regione,  che  questo  Parlamento  ha  voluto  che  fosse
  sganciato da  eccessivi  vincoli  superflui,  inutili posti dalla
  stessa Regione.
       L'incremento, abbiamo detto, si giustifica  con il fatto che
  rispetto agli stanziamenti dell'anno precedente  per una serie di
  motivi si è determinato un  decremento  dei  trasferimenti  molto
  forte, valutato in una percentuale  superiore al sette per cento.
  Con questo stanziamento si recupera  solo  in misura parziale con
  una percentuale intorno al tre per cento,  ma  si opera una netta
  differenziazione nei criteri di  attribuzione  del  fondo, perché
  si tende a privilegiare in maniera  assoluta,  e ancor più questo
  Governo intende fare attraverso l'emendamento  che  il Governo ha
  presentato,  si  tendono a privilegiare  in  maniera  assoluta  i
  piccoli comuni che sono stati,  attraverso  i  criteri  che vanno
  tutti rivisti, che vanno agganciati  a  dati  che vanno inseriti,
  quali  quelli  per  esempio  sicuramente  dell'autonoma  capacità
  impositiva degli enti locali stessi  e che questo Governo intende
  proporre alla Conferenza  Regioni-Autonomie  locali  per  poterli
  presentare in occasione della  discussione  della finanziaria che
  dovrà  precedere  il  bilancio, ma  che  certamente  non  possono
  penalizzare realtà quali quelle appunto  dei  piccoli comuni, che
  sicuramente  sono  state  attraverso   i   criteri  già  fissati,
  fortemente penalizzati con  gravissime  conseguenze  sui  servizi
  essenziali.
       La  finalità  è   dunque   questa.   Lo   scopo   credo  sia
  assolutamente condivisibile ed  è  stato  reso ancora più chiaro,
  ripeto, dall'emendamento che il Governo ha presentato.
       Per quanto riguarda, onorevole Tricoli, la questione che lei
  ha posto, le dico che oltre al Presidente della Regione io stesso
  sono stato sollecitato dal  Presidente dell'Unione delle province
  regionali a prendere in considerazione questo difetto - perché di
  questo si tratta - dell'intervento regionale.
       Io ho assicurato il  presidente  Curcio, e credo che l'abbia
  fatto anche il Presidente  della  Regione,  che  è  intenzione di
  questo Governo potere reperire  nel quadro delle risorse scarse -
  che lei ovviamente conosce  quanto  me  - pur tuttavia reperire i
  fondi  necessari per  poter  mettere  riparo  a  questo  difetto,
  chiamiamolo così,  dell'intervento  regionale.  Ci  auguriamo  di
  poterlo fare già a partire dal prossimo bilancio.
       Per queste ragioni, ed in considerazione anche del fatto che
  in questo momento  l'emendamento  non  potrebbe trovare copertura
  finanziaria,   io  credo   di   poterla   invitare   a   ritirare
  l'emendamento  stesso  con  questo  impegno  che  il  Governo  ha
  assunto.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  si passa alla votazione degli
  emendamenti.
       Emendamento  1.1  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli  e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Emendamento 1.9 a firma degli onorevoli Fleres e altri.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     PIRO, Assessore per il  bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  si  alzi;  chi è contrario resti
  seduto.

                          (Non è approvato)


   Presidenza del presidente Cristaldi


                        SULL'ORDINE DEI LAVORI

     FLERES. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor   Presidente,   ritengo   che   sia  opportuno
  sottoporre all'Aula  un'ipotesi  che riguarda proprio l'andamento
  dei lavori.
       Come lei avrà  notato  i  diversi  Gruppi parlamentari hanno
  presentato tutta una serie  di  emendamenti.  Al di là del merito
  degli emendamenti essi  rappresentano  la  posizione politica dei
  diversi Gruppi parlamentari, ma certamente la situazione che si è
  venuta a determinare in quest'Aula e che più volte ha manifestato
  con  evidente   chiarezza   l'insufficienza   della   maggioranza
  relativamente alla  prosecuzione dei lavori parlamentari rispetto
  ad  una  linea  che   è   quella  della  maggioranza,  impone  un
  ragionamento di natura  politica che riteniamo debba essere fatto
  in via preliminare e in  modo tale da permettere all'Aula nel suo
  complesso di essere  funzionale al raggiungimento di un obiettivo
  oppure deflagrante all'interno  di un'ipotesi che non consente il
  raggiungimento dell'obiettivo stesso.
       Mi spiego meglio: è  sin  troppo  evidente  che  se  non  si
  determina una sorta  di  percorso  all'interno del quale ciascuna
  posizione politica si senta rappresentata nel progetto che si sta
  venendo  a determinare, ed  essendo  di  tutta  evidenza  che  la
  maggioranza non è  nelle condizioni di potersi autodeterminare un
  progetto poiché è visibile, è  palpabile  la  difficoltà  in  cui
  opera, condizione peraltro configuratasi  in  I  Commissione  nel
  momento in cui dovendosi passare al voto sul prelievo del disegno
  di legge in materia di proroga della  Commissione, al di là delle
  precisazioni  che  poi  lei ha  compiuto,  la  maggioranza  si  è
  articolata in maniera non uniforme  e  non  conforme  all'accordo
  complessivo.  Poichè  quindi è opportuno  che  si  stabilisca  un
  quadro politico all'interno del quale  può essere collocato anche
  un  ragionamento  coerente  con quelli  che  sono  gli  obiettivi
  generali  che  il disegno di  legge  intende  perseguire,  io  mi
  permetto di chiederle, signor  Presidente,  una  sospensione  per
  consentire ai Capigruppo o comunque  ai rappresentanti dei Gruppi
  parlamentari  di maggioranza e di  opposizione  e  al  Presidente
  della Regione, ovviamente, di poter  individuare  alcuni punti di
  riferimento  chiave  che   possono   portarci  al  raggiungimento
  dell'obiettivo finale, che certamente  deve  essere  un obiettivo
  che vede rappresentate le intere istanze di questo Parlamento.

     PRESIDENTE.  L'onorevole Fleres  ha  fatto  osservare  che  la
  grande quantità di  emendamenti presentati è la espressione delle
  diverse posizioni dei  vari  Gruppi parlamentari, ha auspicato un
  momento di riflessione e  quindi,  ha chiesto una sospensione dei
  lavori per potersi  incontrare formalmente o informalmente con il
  Governo e con  altri  rappresentanti  di  Gruppi parlamentari per
  vedere di tracciare un  percorso  che  consenta,  questa sera, di
  approvare le variazioni.
        PRESIDENTE. Onorevole Presidente  della Regione, ritiene di
  esprimere  qualche  considerazione  o   pongo   in  votazione  la
  proposta?

     CAPODICASA, Presidente della  Regione.  Signor  Presidente,  a
  questo punto più che il  Governo,  preferirei che si esprimessero
  gli altri Gruppi parlamentari. Per  quanto ci riguarda il Governo
  è disponibile anche ad accedere  a  questa proposta, è necessario
  però sentire i Gruppi parlamentari.

     PRESIDENTE. Il Governo è, quindi,  d'accordo  alla proposta di
  sospensione formulata dall'onorevole Fleres.
       Pertanto, non sorgendo osservazioni, la seduta è sospesa per
  trenta minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 21.53, è ripresa alle ore 22.55)

    La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cristaldi


           RIPRENDE  LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE 840/A

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  riprende  il  seguito della
  discussione   del   disegno  di  legge  numero  840/A.  Si  passa
  all'emendamento   1.14,   in   precedenza   comunicato,  identico
  all'emendamento  1.2, il primo a firma Croce, Fleres ed altri, il
  secondo Tricoli, Stancanelli.
       Comunico  che l'emendamento 1.14 è stato abrogato.
       Si passa all'emendamento 1.2, il comma uno è abrogato.

     TRICOLI. Lo ritiro.

    L'Assemblea ne prende atto.

        PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento 1.3 degli onorevoli
  Tricoli,  Stancanelli,  "le  parole per i comuni sono sostituite"
  "dagli enti locali".
       Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della commissione?

     PETROTTA, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; che è contrario si
  alzi.
                          (Non è approvato)

       Si passa  all'emendamento 1.10: al comma primo dell'articolo
  1 del disegno di legge 840/A "le parole lire 44.131 milioni" sono
  sostituite dalle parole 41.131.

     PIRO, assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,  assessore  per   il   bilancio  e  le  finanze,  signor
  Presidente, onorevoli  colleghi,  sarebbe  intenzione del Governo
  presentare un'emendamento  che riscrive interamente l'articolo 1.
  Io non vorrei  che  fosse  interpretato  come un tentativo di non
  fare  esaminare   gli   emendamenti,   tuttavia   la  riscrittura
  dell'articolo 1  recepisce  alcune  delle  indicazioni  che  sono
  emerse da alcuni emendamenti presentati.
       Se  potessi  presentare  l'emendamento  e votarlo, nella sua
  interezza e quindi non procedere più all'esame degli emendamenti,
  forse  il  Parlamento  guadagnerebbe  tempo,  signor  Presidente,
  ovviamente lo chiedo ai deputati e all'Aula oltre che a lei.

     PRESIDENTE. L'emendamento è già scritto?

     PIRO, assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.  Si  è  già
  scritto.

     PRESIDENTE. Bene  lo  facciamo  fotocopiare  e lo distribuiamo
  all'Aula.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi  comunico  che  è  stato  dal
  Governo l'emendamento 1.10.1.
       Onorevoli colleghi,  non  sorgendo  osservazioni, si pone in
  discussione e votazione l'emendamento 1.10 che è di fatto assorbe
  tutti gli  emendamenti  in  questione  presentati all'articolo 1,
  modificativi, integrativi;  sostitutivi.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo  in  votazione  l'emendamento  del  Governo  10:1.  Il
  parere della Commissione?

     PETROTTA,     presidente della Commissione.    Favorevole    a
  maggioranza.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.
                            (E' approvato)

       Sono  allora  preclusi gli emendamenti 1.10, 1.8, 1.7, 1.11,
  1.4, 1.5, 1.6, 1.12.
       Onorevoli  colleghi,  l'articolo 1 è stato quindi approvato,
  essendo   stato  approvato  l'articolo  interamente  sostitutivo,
  riscritto dal Governo.
       Si  passa  all'articolo  2.  Invito il deputato segretario a
  darne lettura.

     TURANO, segretario:
                                  Art. 2.

          1. Per  l'esercizio  finanziario 1998 le somme affluite in
       entrata del  bilancio della Regione siciliana per effetto del
       comma 9,  dell'articolo  11, della  legge  regionale 30 marzo
       1998, n. 5, esclusa  la  quota  pari al 10 per cento che deve
       essere ripartita  tra  le  camere  di  commercio,  fino  alla
       concorrenza dell'importo  di  lire 3.227 milioni confluiscono
       al fondo per  i  comuni previsto dall'articolo 11 della legge
       regionale 30 marzo 1998, n. 5 (capitolo 18712).

     PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo 2.

     CROCE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE.  Signor  Presidente,  Signor  Presidente della Regione,
  onorevoli  colleghi,  avevo precedentemente cercato di far capire
  che   effettivamente  questa  manovra  non  funziona  e  continuo
  sull'onda  di  quella  iniziativa,  perchè  mi rendo conto che la
  situazione  peggiora  minuto  dopo minuto, nel senso che non vedo
  comportamenti, da  parte del Governo, in aiuto di quelli che sono
  i  bisogni  e le possibilità che bisogna prospettare, invece, nel
  momento  in  cui  il  Governo intende rappresentare gli interessi
  della collettività.
       E, allora, anche l'articolo 2, in un certo senso, esclusa la
  parte che  avevamo  a  suo  tempo  definita,  e  rimane  per  noi
  importante  per  quanto  riguarda  la  questione  delle camere di
  commercio  e, quindi, il riequilibrio finanziario delle camere di
  commercio, per  quella  parte ci vede in un certo senso orientati
  favorevolmente, perchè questo consentiva alle camere di commercio
  di uscire da una difficoltà obiettiva.
       E,  però,  se  l'articolo  2  pone  questa riflessione, è il
  concatenarsi di tutta la manovra che non convince completamente e
  che è  fuori,  ripeto, da quella che è la vera programmazione che
  deve fare questo Governo nel memento in cui si vuole intestare un
  momento di cambiamento rispetto alle questione presenti.
       Quindi,  i  problemi  rimangono e l'articolo 2 rimane in una
  fase  di  grande  equivoco  esclusa,  ripeto,  quella  parte  che
  interessa le camere di commercio.
       La  questione  dei  comuni  è centrale, nel senso che questi
  soldi   che  stiamo  dando  ai  comuni  sono  soldi  che  bisogna
  verificare  bene,  perchè  bisogna verificare come i comuni hanno
  speso i  soldi  e  quali  sprechi  ci  sono  stati in determinati
  comuni.
       Quindi  una  manovra  di  questo  tipo,  generalizzata,  non
  consente di capire  bene  come  stanno le cose e, quindi, non può
  essere accettata, nè  può  essere  accettato l'articolo 1, ma non
  può essere accettato neanche l'articolo 2 nella sua impostazione,
  caro onorevole  Piro,  qui  si  sta realizzando un'operazione che
  toglie  risorse  a  provvedimenti  importanti  votati  da  questo
  Parlamento, cioè si  è  svuotata di contenuto una legge votata da
  questo Parlamento e  quando ieri il mio amico Beninati diceva che
  l'onorevole Assessore  ai  lavori  pubblici  si  troverà  meno 21
  miliardi al suo  bilancio  per la sua programmazione ha detto una
  grande  verità, e  quindi  è  tutto  il  concatenarsi  di  questo
  articolato  che è  fuori  da  quella  che  può  essere  la  nuova
  impostazione  che invece  il  Governo  deve  dare  per  dare  una
  risposta immediata, e quindi per capire effettivamente dove vuole
  andare a parare.  Qui  si  vogliono  dare  soldi  ai comuni senza
  verificare effettivamente questi soldi poi alla fine come vengono
  e come verranno spesi.
       Poc'anzi ho  detto  che  i  ribassi  d'asta,  perchè  questi
  complessivamente sono  sempre  lì, parliamo sempre di quel 50 per
  cento che  stiamo  restituendo, cioè quel 50 per cento che doveva
  servire per  realizzare  opere  importanti e qui abbiamo discusso
  tutti  quanti   e  ne  abbiamo  parlato  tanto  perchè  servivano
  effettivamente    quei    soldi    per   coprire   alcune   opere
  importantissime.
       Questa sera  si  ritorna  di  nuovo sull'argomento senza una
  vera programmazione  e  senza  finalità  ben  precise  e  con  un
  provvedimento che  sa semplicemente di un regalo dato ai comuni e
  qui si  vuole sostenere che le difficoltà dei piccoli comuni, dei
  medi comuni  e  dei  grossi  comuni;  bisogna andare a verificare
  effettivamente come  questi  comuni  hanno speso i soldi. Ci sono
  anche sindaci del  mio  stesso  partito  ed  è giusto che tutti i
  comuni  vengano  coinvolti  in  una  verifica complessiva, quindi
  questa manovra  caro  onorevole  Piro,  caro  Presidente, non può
  passare. Voi  avete  tutti i numeri possibili ed immaginabili per
  fare questo ed altro, però la manovra è ingiusta, perchè avete in
  un certo senso tolto l'efficacia di una norma importante, che era
  quella della  legge  5,  non avete dato neanche la possibilità di
  spendere un  soldo  ad una norma votata da questo Parlamento, una
  manovra che altro non è qui fittizia nell'ambito di una strategia
  che questo Governo intende portare avanti e che francamente non è
  condivisibile,  qui   non   c'è   chiarezza,  non  c'è  una  vera
  programmazione,  dai numeri, dai capitoli, dalla possibilità come
  viene introdotta,  grande  disordine  caro  onorevole Piro in una
  materia invece  così delicata così importante, che guarda aspetti
  importantissimi e produttivi di questa società.
       Allora, come  dobbiamo noi prendere in esame benevolmente un
  provvedimento  del  genere?  Come  possiamo  noi  collaborare con
  questo Governo  nel  momento in cui nei primi articoli affonda il
  bisturi e lo affonda proprio nelle questioni importanti per darlo
  ai comuni.  Non  sono  d'accordo,  non  possiamo essere d'accordo
  amici miei,  questo  non  è  il  modo  giusto  per  affrontare le
  questioni, dovevate  prendere  i soldi da altri capitoli dove c'è
  spreco e  dove  ci  sono situazioni certamente non chiare, questa
  invece era  stata  una legge che questo Parlamento aveva votato e
  l'aveva votata  sull'onda  di un grande momento di equilibrio, di
  equilibrio che era da portare anche nei comuni, sì negli enti, ma
  per fare cose importanti e non per queste finalità.
       Ecco  perchè  io  intervengo sull'articolo 2 caro Presidente
  dell'Assemblea,  ed interverrò anche nell'altro articolato perchè
  questo è  un  disegno  di  legge  che  non rappresenta un momento
  importante di  incontro  con i cittadini, caro Governo, non lo so
  voi questa  sera  cosa  penserete,  noi  non  siamo rompiscatole,
  vogliamo fare un ragionamento sereno e serio su tutta la materia,
  perchè i soldi  di  questa  Regione  sono i nostri soldi e sono i
  soldi dei  cittadini  e  dobbiamo  sapere come spenderli.
       Quindi questo Governo deve dare risposte chiare alle domande
  che formuleremo. Caro onorevole Piro lei dovrà  rispondere perché
  questa  manovra, che  doveva  servire  a dare  poi  all'esercizio
  provvisorio un contenuto e quindi una motivazione in più io noto,
  invece, che questa manovra non darà nulla anche perché  ancora il
  Governo  forse non ha deciso quando presenterà  questo  esercizio
  provvisorio.
       Quindi   noi   questa   sera  continueremo  a  lavorare  per
  arricchire di motivazioni le vostre proposte, che mancano proprio
  di motivazione, e che, secondo me, oltretutto, fareste bene anche
  a  modificare  non  solo  nel  contenuto ma anche nelle  cifre  e
  destinare queste risorse per altre finalità.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi comunico che  gli  onorevoli
  Trimarchi,  Zago,  Guarnera,  Ortisi  e  Lo Certo  hanno  chiesto
  congedo per la  seduta  pomeridiana,  cioè  quella  in corso.
       Non sorgendo osservazioni i congedi si intendono accordati.


   Presidenza del presidente Cristaldi

   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


     BENINATI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI.    Signor   Presidente,  onorevole   Assessore,   io
  ribadisco  l'intervento  che  feci  già  la  volta   passata.  In
  particolare  questo articolo vuole limitare un  intervento  della
  legge  precedente, bloccandola ad un importo, che devo  dire  non
  era  già  sufficiente  quanto si prevedeva di realizzare  con  la
  quota  del  5  per  cento, perché vorrei chiarire  anche  questo.
  Impropriamente,  correttamente  c'è scritto il 10 per  cento  dei
  fondi, però è il 10 per cento del 50 per  cento, quindi solamente
  il 5 per cento di tutti i ribassi d'asta che  vengono ad affluire
  alla  Regione.
       Ebbene, questa quota, si era convenuto in un incontro, debbo
  dire  io  era  appena  insediato  da un mese, e  fui  invitato  a
  ricevere  tutti  i  presidenti  delle Camere di  Commercio  della
  provincia e della Regione e vi devo dire che  il  sottoscritto  è
  tra coloro che ha sempre pensato che le Camere  di Commercio sono
  un po' parassitarie, non erano efficienti, anzi non lo  sono, non
  sono  state mai attive e quindi continuano a  manifestare  questa
  disattivazione  della  spesa, dell'attivazione  di  informazione.
       Ebbene vi devo dire che purtroppo ho scoperto che la Regione
  negli  anni  passati ha inferto un serissimo colpo  alle  risorse
  delle Camere di Commercio, è proprio sui fondi  pensione.  Ebbene
  questa  mancanza  oggi,  proprio  il Presidente della  Camera  di
  Commercio  di  Enna,  caro  assessore  Crisafulli,   mi   ricordo
  benissimo,   lamentava   che  era  quasi  sull'orlo   di   dovere
  abbandonare quella sede e quindi si cercò, in un incontro, in una
  riunione  che  durò  diverse  ore, di  trovare  un   modo  perché
  l'Assessorato potesse sopperire a questa lacuna che negli anni si
  è accumulata con un grosso debito.
       Cosa fare? Certo le risorse non ci sono, lo  sappiamo tutti.
  Allora si cercò di, e vi devo dire fu un incontro  di  una  certa
  anche fattività perché si presero un po' da tutti i presidenti le
  varie  proposte,  alla  fine si formulò questa proposta  che  non
  c'era nessun altro rimedio che vedere all'interno  delle  risorse
  stesse,  che  la  Regione  avrebbe potuto avere, tipo  i  ribassi
  d'asta  vedere di materialmente di trovare un modo  di  collegare
  un' entrata per le Camere di Commercio
       Vi devo dire  che  dai  conti  che  si sono fatti allora, si
  parla di  diversi,  e  l'assessore Battaglia troverà quanto prima
  questa situazione, e  vi  devo  dire  che  ebbero  un grandissimo
  sollievo da  questo  intervento, tutti, perchè si pubblicizzò poi
  questo fatto che  si  potè  fare  questa norma, che quindi questa
  norma era per aiutare le camere di commercio, e si stimava che da
  questi importi si  potesse  avere  annualmente almeno dai 6, 7, 8
  miliardi.
       Bene, ora qui io dico, non so perchè l'Assessore al bilancio
  ha  deciso proprio 3 miliardi e 227  Voglio dire, è una cifra che
  è  stata concordata con le camere di commercio, che gli sta bene?
  E' una cifra che è sufficiente per ricoprire questo danno? Non lo
  so   Perchè  già  si  pensava  che  dai conti fatti, 6 miliardi e
  mezzo, 7 miliardi all'anno non bastano.
       Ora bloccarla con 3 miliardi e 227 milioni, ma forse sarebbe
  meglio  toglierla  del  tutto   cioè non ha senso lasciare questo
  importo.  E'  un importo concordato, è stato concordato che basta
  questa   cifra?   Io  questo  me  lo  domando  perchè,  Assessore
  Battaglia, lei verrà certamente coinvolto da questa norma, perchè
  questa  norma  non  era  certamente  per  dare  3  miliardi e 227
  milioni,  ma  era  per  dare  almeno una cifra che superasse 5, 5
  miliardi e mezzo.
       Quindi voi qui, in effetti, state vincolando un qualcosa che
  già si sa che non è sufficiente, perchè il credito, o quanto meno
  il  10  per  cento,  era  proprio  questo. Ora io dico: lasciarlo
  libero  era  la  cosa  più  giusta.  Su  quello che si accumulava
  annualmente,   automaticamente   si   dava  poi  alle  camere  di
  commercio.  Noi  lo  stiamo  vincolando  perchè, perchè bloccando
  questa  cifra  si  continua a riempire quel plafond che serve per
  darle  ai comuni. E' una scelta ma sicuramente non era lo spirito
  con cui si era fatto quell'articolo.

     BATTAGLIA,   assessore  per  la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca. Questi sono quelli che danno ai comuni,
  non  quelli  che  danno  alle camere di commercio. Alle camere di
  commercio va il 10 per cento del 50.

     BENINATI.  Ma certamente viene tolta alle camere di commercio
  A  qualcuno  viene  tolto.  Viene  tolto nel 10 per cento che era
  destinato alle camere di commercio. Ma questo è ovvio.

     DRAGO. E' spiegatelo allora

     BENINATI.  Indubbiamente l'interpretazione, però c'è una cifra
  che  da  quell'importo viene sottratta. Su questo non c'è dubbio.
  Da quell'importo che viene automaticamente, che viene predisposto
  da  dare  per  le  camere  di commercio, che è il 5 per cento, di
  tutto,  o  3  miliardi  e  227  milioni vanno ai comuni, e quindi
  vengono  tolte  alle  camere  di commercio, ma certamente vengono
  presi da quel fondo.
       Quindi  è una scelta politica; non la contesto più di tanto,
  ma  certamente  le camere di commercio avranno una riduzione di 3
  miliardi e 227 milioni. Su questo non c'è dubbio.
       Quindi  mi  sembra  giusto  manifestarlo  perchè  c'è questo
  disagio  in  tutte  le  camere di commercio, e non è nato infatti
  come  emendamento  tanto  a quella legge perchè si voleva fare...
  perchè fu a seguito di un incontro e fu a seguito di una accorata
  richiesta.  Quindi  il  Governo  valuterà opportuno se è bene che
  questo  articolo  rimanga o se forse è più opportuno che trovi in
  altro  modo o in altro capitolo, o in altre spese, e non detrarre
  degli  importi  che  certamente erano prefissati per le camere di
  commercio.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Provenzano.
       Ne ha facoltà.

     PROVENZANO.  Signor Presidente, onorevole Assessore, io vorrei
  un po' terra-terra dire  che se in una famiglia si fa un bilancio
  preventivo nel quale  si  mettono  dentro  tutte  le  ipotesi  di
  entrate  e   tutte   le  ipotesi  di  uscita,  alcune  certamente
  obbligatorie, altre voluttuarie e immaginiamo che nel bilancio di
  questa famiglia nel  quale  si  era  preventivato  un introito di
  2.500.000 al mese,  perché  questo  era lo stipendio del padre di
  famiglia, arrivato a settembre-ottobre il padre di famiglia viene
  licenziato.   Io  credo  che  se  a  settembre-ottobre  si  viene
  licenziati e quindi si sa che lo stipendio di novembre, dicembre,
  gennaio e così via non c'è più, nel momento in cui si riunisce la
  famiglia per decidere  cosa  fare nei prossimi due o tre mesi, un
  dato fermo di partenza  è  quello  che non c'è più lo stipendio o
  che per esempio  c'è solo la cassa integrazione. Ora io credo che
  la Regione non  dovrebbe  discostarsi  molto, per capirci tutti e
  per far capire tutti, da questo tipo di esempio.
       Noi  abbiamo  questa variazione di bilancio presentata in un
  periodo, in un momento in cui vi era la certezza dello stipendio,
  cioè  noi  sapevamo,  immaginavamo, speravamo di fare un mutuo di
  1.700  miliardi  che  era  in  itinere.  La  prima  asta è andata
  deserta, ma  comunque  era  un fatto tecnico, per cui di fatto la
  speranza  che  i  1.700  miliardi  arrivassero  non  moriva lì, e
  l'assessore  al  bilancio  ci  aveva detto che adesso si andava a
  trattativa  privata  e  nella  trattativa  privata  certamente le
  possibilità   di  ottenere  i  finanziamenti  sono  maggiori.  Mi
  risulta, io  non  so  se questo è un dato errato o vero, che oggi
  nessuno  ha  presentato  offerte  nella trattativa privata per il
  mutuo di 1.700 miliardi. Diciamo che il padre di famiglia è stato
  licenziato o è andato in cassa integrazione, sicuramente rispetto
  a qualche  settimana  fa, non dico la data del 25-27 novembre, ma
  sicuramente  la data della discussione generale che è stata due o
  tre  giorni  fa c'è un fatto assolutamente nuovo, mancano e siamo
  sicuri  che  mancheranno  1.700 miliardi all'appello del bilancio
  1998,  ma  nonostante  questo portiamo avanti una variazione e mi
  sembra  che  l'assessore  non  ci dica nulla, portiamo avanti una
  variazione  come  se  nulla  fosse, c'è una variazione a bilancio
  fermo a bilancio che prevedeva questa entrata per il mutuo.

                PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA

       Ora,  onorevoli  colleghi,  questo  è  un fatto a mio parere
  molto  grave,  perché  molto  grave?  Perché  se  è vero che alla
  trattativa  privata  non  si  è  presentato  nessuno  io credo di
  potere  dire  che  le  speranze che la Regione possa avere questi
  finanziamenti  sono  ormai  pressoché  zero, nel senso che avendo
  esperito  un'indagine, immagino, tutte le istituzioni finanziarie
  invitate  e  l'onorevole  assessore ci aveva detto nella riunione
  della  Commissione bilancio che più di 40 erano stati invitati di
  più  delle altre occasioni e all'interno di questi 40 invitati vi
  erano  erano istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali,
  se  di fatto  non  è  stata  presentata  nessuna  offerta  questo
  significa che il mutuo sperato sicuramente non si farà. Non è più
  un problema di tempi,  non  è  un problema di andare a vedere tra
  una settimana, quindici  giorni,  fra  un  mese o fra tre mesi se
  questi finanziamenti arriveranno.
       Mi  sembra  ormai  sia  assodato che questa Regione con quel
  bilancio,  che  questa  Regione  con  quel  bilancio e con quelle
  previsioni, che  questa  Regione con il bilancio '98 e '99 e 2000
  sostanzialmente non trova nessuno disposto a finanziarla.
       Allora  mi  sembra  evidente  che  qualcosa è cambiato e non
  possiamo non  tenerne  conto.  Ora  un  articolo  2  nel quale si
  rispremono  di  nuovo  risorse  finanziarie  per  i  comuni,  che
  intendiamoci,   ho  avuto  modo  di  dirlo  l'altra  volta  nella
  discussione  generale,  sacrosanto il finanziamento ai comuni, ma
  io credo  che qualche sacrificio questo padre di famiglia che non
  ha credito  e  non ha soldi deve pure imporlo. Sia di mille lire,
  sia  rispetto  a  quanto di più superfluo possa esistere. Sarebbe
  più serio  che  il padre di famiglia cominciasse a tagliare anche
  qualcosa in più del superfluo.
       Qua  mi  sembra che invece continuiamo ad andare avanti come
  se nulla  fosse. Per cui i comuni presentano delle esigenze, come
  dire, sacrosante,  la Regione con l'articolo 1 e con l'articolo 2
  dà. Con  l'articolo  1  preleva da alcune somme, con l'articolo 2
  preleva da altri capitoli, da altre parti.
       Chi mi ha preceduto ha sottolineato la tragedia delle Camere
  di commercio non  inferiore a quella dei comuni. Ma mi sembra che
  a questo  punto  questa Assemblea e questo Governo facciano finta
  che non  sia  successo  niente  in  questi  due giorni, in queste
  giornate.  Un  fatto assolutamente rilevante, direi fondamentale,
  la certezza che  questo  mutuo  non  si fa e posso dire con molta
  tranquillità non  si  farà,  quindi  evidentemente  un  buco  nel
  bilancio '98  causato  dalla  mancanza  della  stipula  di questo
  finanziamento  che  sembra passare assolutamente sotto silenzio e
  senza nessun tipo di interesse.
       Credo che l'Assessore debba dirci prima di procedere con gli
  altri articoli  se questa informazione che abbiamo avuto è vera o
  non è vera. Cioè se è vero che nessuno ha presentato un'offerta e
  quindi da oggi,  da  questo  momento questa Regione ha un buco di
  1.700 miliardi  in più rispetto a quello che si immaginava fosse,
  e quindi  se  così è la necessità di rivisitare questa variazione
  in funzione  di  questo  buco,  andando a modificare per quanto è
  possibile, sia  esso  anche  mille lire, ma dare un'indicazione a
  tutti coloro  che noi amministriamo, a tutti coloro che dipendono
  finanziariamente da  questa Regione, che siccome è venuto meno lo
  stipendio bisogna quanto meno comprare una caramella in meno, non
  dico mangiare una volta in meno.
       Ma un'indicazione  che  una  caramella  o  il  gelato non si
  compra più io credo sarebbe serio che il Governo lo desse.
       Invece mi sembra, e il fatto mi si permetta di dire è grave,
  il fatto che  il  Governo  non abbia detto all'inizio se è vero -
  può essere  che  le mie informazioni siano sbagliate - che questo
  finanziamento proposto, previsto, immaginato, sostanzialmente non
  c'è più.
       Allora  io   credo  che  questa  manovra,  l'articolo  2  in
  particolare, perché  l'articolo 2 dà soldi ai Comuni che ne hanno
  bisogno  ma  che credo possano anche ridurlo sia di mille lire ma
  comunque questa indicazione dovrebbe essere data  e qua non viene
  data.
       Allora, signor Presidente, onorevole Assessore, io credo che
  al 23, 24  e  25  dicembre  in presenza di un fatto nuovo di tale
  misura, l'articolo  2  debba  essere  rivisitato e invito anche a
  rivisitare  gli altri articoli, in funzione anche di questo fatto
  nuovo.

     PRESIDENTE. Grazie onorevole Provenzano.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Signor Presidente, un chiarimento all'onorevole
  Beninati.  Così  come  è  formulato  l'articolo  2 non è prevista
  alcuna  penalizzazione  per  le  Camere  di commercio; le entrate
  rimangono quelle che sono indicate dall'articolo 11 comma 9 della
  legge n. 30.
       Praticamente  non  c'è  nessuna penalizzazione, quello che è
  onorevole  Drago,  questo  lo  dichiaro  anche  per  gli atti per
  eventuali interpretazioni della legge.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, credo che si
  debba leggere meglio l'articolo in questione, perché credo che si
  debba  intanto  ribadire  il  valore della norma originaria che è
  quella  che consente alle Camere di commercio di potere usufruire
  per  risanare  i  loro  bilanci  di  una parte dei ribassi d'asta
  relativi alle opere messe in gara dai Comuni.
       Questa parte  della  norma  è fatta salva perché nell'inciso
  dell'articolo 2  il  10%  riferito  alle  Camere  di  commercio è
  comunque garantito.
       Il  problema  semmai  è  di  altra  natura. Il problema è di
  comprendere se questa norma serve o non serve nella misura in cui
  nella  legge madre è già fissata la percentuale che va attribuita
  ai  Comuni  e  la  percentuale  che  va attribuita alle Camere di
  commercio.
       Perché  se nella legge madre, come io ricordo, essendo stato
  tra   l'altro  firmatario  dell'emendamento,  fatto  proprio  dal
  Governo,  che  introdusse questa norma, esso prevedeva che il 50%
  dei ribassi d'asta andava attribuito ai Comuni, del rimanente 50%
  il  10% andava attribuito alle camere di commercio e quant'altro,
  allora semmai bisogna chiedere al Governo un chiarimento.
       La somma  indicata  all'articolo  2  rappresenta  il 50% del
  ribasso d'asta  realizzato  nel frattempo e pertanto è quello che
  questo viene trasferito ovvero questa è una somma che si aggiunge
  o si  sottrae a quel 50%?  Questa è la domanda.  Perché se quella
  somma è  il  50%  che  per  legge va attribuito ai Comuni non c'è
  bisogno di  scriverlo, se quella somma non è il 50% che già viene
  attribuita  ai  Comuni  allora bisogna capire a chi viene meno la
  relativa somma se al bilancio degli enti o se alla quota relativa
  ai  comuni.  Una  cosa  è  certa  non  viene  meno alle camere di
  commercio;  semmai  si  potrebbe  pure dire che quel 10% relativo
  alle  camere  di  commercio  è insufficiente a risanare i bilanci
  delle medesime,  perché,  come  certamente  l'onorevole Battaglia
  saprà, o se non lo sa lo saprà nei prossimi giorni, purtroppo, le
  Camere di commercio pagano le pensioni dei loro ex dipendenti sui
  propri bilanci, questo già  determina un disavanzo attuale di più
  di 100 miliardi e un  disavanzo potenziale per i prossimi 25 anni
  di circa 800 miliardi.
       Su questa  vicenda  è  stata  avviata una trattativa con gli
  enti di previdenza per verificare la possibilità che una parte di
  questa quota venga  affidata a carico degli enti di previdenza ed
  una parte,  gradualmente  rateizzata, a carico del Bilancio della
  Regione.
       Quindi, l'osservazione  che  può essere compiuta è che se un
  intervento di supporto va fatto, va fatto aumentando la quota del
  10 per  cento a carico delle Camere di commercio e non nel timore
  che venga meno il medesimo  10 per cento perché quello è comunque
  fatto salvo dall'inciso dell'articolo 2.

     STANCANELLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STANCANELLI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei in
  questa  discussione  relativa  all'articolo  2, dimostrare che la
  presentazione  degli emendamenti non ha, come sembrerebbe, valore
  ostruzionistico, ma vuole migliorare questa legge.
       Innanzitutto,  c'è   da   chiarire   che   c'è   una  errata
  interpretazione,  e  questo  mi dispiace non sia stato compreso a
  pieno,  di cosa voglia dire la norma tra l'articolo 2 del disegno
  di legge e il comma 9 dell'articolo 11 della legge madre, come la
  chiamava l'onorevole Fleres,  perché  in  effetti sostenere, come
  diceva l'onorevole Croce,  sbagliando  (per  dimostrare  che  non
  abbiamo mentalità ostruzionistica  e vogliamo chiarire le cose in
  quest'Aula parlamentare), sostenere  che  le  Camere di commercio
  perdono qualche lira con questa legge è sbagliato.
       Gli   emendamenti  che  all'articolo  2  abbiamo  presentato
  servono ad aumentare alle Camere di commercio qualche somma.
       Il problema che io sottopongo all'Aula, perché è un problema
  serio, è questo: praticamente  l'articolo 11, comma 9 della legge
  n. 5 del 1998, prevede una differenziazione al 50 per cento delle
  entrate corrispondenti ai ribassi  d'asta.  Il 50 per cento, dice
  la norma, deve essere  destinato  agli  Enti che hanno indetto la
  gara, l'altro 50 per  cento  viene  destinato  al  bilancio della
  Regione siciliana.
       Dice correttamente l'articolo 2 del disegno di legge: questo
  50 per cento  non  lo  tratteniamo  noi,  lo  diamo  al fondo dei
  comuni, fermo restando che  il 10 per cento del 50 per cento, che
  vuol dire il 5  per cento del totale, va destinato alle Camere di
  commercio,  qual è allora la ratio degli emendamenti che ho avuto
  l'onore  di  firmare  assieme  all'onorevole Tricoli è aumentare,
  questo  è  il problema (era stato interpretato in maniera diversa
  dall'onorevole  Croce  nella foga dell'intervento): come questo 5
  per  cento,  che  non  è  il  10 per cento, deve essere aumentato
  dell'interesse della Camera di Commercio, e quindi ci siamo posti
  questo  problema.  Abbiamo presentato due emendamenti importanti,
  o  50  per  cento  o  100  per  cento;  ovviamente  se  non viene
  approvato  quello  del 100 per cento speriamo che venga approvato
  quello del 50 per cento, che  poi  diventa  25 perché è il 50 per
  cento del 50 per cento, infatti è il 25 per cento.
       La  ratio  dell'ex  10  per cento dell'articolo 11 comma 9 è
  quella  di  mettere  le  Camere  di Commercio nelle condizioni di
  pagare  le  pensioni,  di  ricostituire  il  fondo  pensioni  dei
  dipendenti   delle  Camere  di  Commercio.  Siccome  è  un  fatto
  acclarato  che  vi  è  un disavanzo di oltre 100 miliardi, 122 mi
  pare  per  l'esattezza,  ritengo  che  questo  Governo  e  questa
  Assemblea si debbano porre il problema di valutare se nel momento
  in cui  la  Regione  decide  di non usufruire di 3 miliardi e 200
  milioni, che non può sicuramente utilizzare per cose serie perché
  vengono  trasferiti  ai   comuni,   e   lo   abbiamo   detto  già
  nell'intervento sulla discussione generale, sono soldi dati tanto
  per essere dati e  non  con  finalità  precise,  ritengo  che gli
  emendamenti che abbiamo presentato  a  questo articolo 2 sono più
  finalizzati  perché  andrebbero   a   coprire  una  spesa  che  è
  necessaria nell'interesse dei  pensionati, del fondo pensione che
  è  quello  previsto dalla  norma  in  esame,  cioè  dal  comma  9
  dell'articolo 11 della legge n. 5.
       Allora ritengo che  se  vogliamo ricondurre la discussione a
  una  concretezza e  ad  una  serietà  e  non  individuare  questi
  emendamenti   soltanto   come   un  espediente  dell'opposizione,
  dobbiamo  attrezzarci, al di là delle posizioni di maggioranza ed
  opposizione,  e, se il caso, valutare la possibilità di approvare
  un  emendamento  o  l'altro, mi auguro quello che dà la copertura
  del  cento per cento, che metterebbe le Camere di Commercio nelle
  condizioni  di potere raggiungere gli obiettivi istituzionali che
  le stesse Camere di Commercio si prefiggono.
       Una ulteriore  precisazione  vorrei  fare sulla formulazione
  particolare dell'articolo 2  quando  fa riferimento alla somma di
  L. 3.227 milioni  parlando "fino alla concorrenza". Non comprendo
  cosa succederà della rimanenza  oltre i 3.227 milioni, tranne che
  mi si voglia dire che già si è fatta la divisione e già si sa che
  è così. Allora è un  pleonasmo  dirlo  perché  nel momento in cui
  diciamo 3.227 milioni sappiamo  che  è  quella la somma, ma "fino
  alla concorrenza" non ha significato se è il 50 per cento.

     PIRO,    Assessore per il bilancio.   Onorevole   Stancanelli,
  l'esattissimo, se si  potesse  dire  così,  ammontare  del 50 per
  cento può essere  determinato  solo al momento della chiusura dei
  conti.

     STANCANELLI. Allora perché diciamo "fino alla concorrenza"?

     PIRO, Assessore per il bilancio.  Ma  perché più di questo non
  vogliamo mettere, perché questa  è  la  somma già entrata, perché
  non sappiamo nel frattempo l'ammontare definitivo.

     STANCANELLI. Quello che  entrerà rimarrà nel fondo. Questo era
  importante  saperlo.  Alla  luce  di  quanto  sopra  mi  dichiaro
  soddisfatto del secondo chiarimento, mi auguro che la maggioranza
  prenda atto della  necessità  di  approvare  gli  emendamenti che
  abbiamo presentato, mi  auguro  quello  principale  del cento per
  cento, ci accontenteremo anche del cinquanta per cento.

     BRIGUGLIO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BRIGUGLIO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, credo che
  anche  a  questa  ora  quasi  della notte, il dibattito su questo
  disegno  di  legge  sia estremamente utile per rendere pienamente
  consapevole  l'Aula  (direi  tutti  i  parlamentari,  anche  quei
  deputati  che non sono particolarmente versati) della materia che
  stiamo trattando all'articolo due del disegno di legge.
       Credo che l'ultimo intervento dell'onorevole Stancanelli, il
  quale ha anche  preannunciato  la  sostanza  e  l'obiettivo degli
  emendamenti che lo schieramento di opposizione, in particolare il
  gruppo  parlamentare  di  Alleanza  Nazionale  ha  presentato, si
  propongono.
       Io credo che  nella  sostanza  ciò  che  noi  vogliamo porre
  all'attenzione  del Governo e dell'aula è questa differenziazione
  di trattamento che in un certo senso l'articolo due pone tra enti
  locali e camere di commercio.
       Dicevo stamattina che questa etica della responsabilità e le
  difficoltà  finanziarie  in cui la Regione siciliana versa per le
  continue  decurtazioni di trasferimenti da parte dello Stato, non
  si  trasmettono  automaticamente  agli  enti  locali,  cosicché a
  livello  di  amministrazione  regionale  si  ha,  nella sostanza,
  questa  difficoltà  e si subisce questa penalizzazione mentre per
  gli   enti  locali  questa  difficoltà  non  viene  assolutamente
  registrata.
       Tutte le norme  e l'impianto normativo, anche l'articolo due
  di questo disegno di  legge,  sono  finalizzate come a dare delle
  garanzie di  praticabilità  e  di  agibilità alle amministrazioni
  locali e quindi non  sulla  base  di un ragionamento coerente, ma
  direi quasi sulla base di un pregiudizio politico-ideologico.
       Le  amministrazioni   locali   devono   avere   le   risorse
  finanziarie per potere spendere, per potere investire, per potere
  fare politica poi  nella  sostanza  sul territorio a prescindere,
  senza  tenere  conto, quindi  come  se  ci  fosse  una  variabile
  indipendente,  di  quelle  che  sono le risorse finanziarie dello
  Stato da un lato e, conseguentemente, della Regione dall'altro.
       Ma c'è un  altro  motivo  che  sottende  ai  nostri  rilievi
  all'attuale formulazione dell'articolo due: io credo che la norma
  che al tempo fu  promossa dal Governo regionale e che è contenuta
  nelle disposizioni regionali che vengono richiamate dall'articolo
  due era quella di dare comunque un supporto, un aiuto alle camere
  di commercio, che svolgono una funzione importante sul territorio
  che  è  quella della promozione delle attività produttive e anche
  occupazionali.
       Ora, noi che in più occasioni, direi ormai che la stragrande
  maggioranza  degli   strumenti  normativi, in  particolare  degli
  strumenti normativi in materia finanziaria e contabile contengono
  sempre delle norme  in  materia di occupazione, sembra ben strano
  che,   da   un   lato  i  trasferimenti  che  vengono  dati  alle
  amministrazioni  locali e agli enti locali non contengono mai dei
  vincoli, delle direttive in materia di occupazione.
       Noi, sotto questo  profilo,  abbiamo  una  carenza normativa
  profonda, soltanto di recente  la  legge  regionale  n.  3, se si
  vuole  prescindere  dalle   disposizioni  in  materia  di  lavori
  socialmente utili, dà indicazioni alle amministrazioni locali per
  l'impiego   di   fondi  destinati  all'occupazione, e  dall'altro
  trascuriamo,  ed  anche  questa  norma  conferma questo indirizzo
  tutto  sommato  sbagliato,  un  versante: quello  delle Camere di
  commercio,  che  questo  sì andrebbe maggiormente incentivato con
  maggiori trasferimenti finanziari.
       Quindi,  semmai,  forse la norma doveva andare, se veramente
  vogliamo privilegiare un indirizzo che va verso gli investimenti,
  verso l'incoraggiamento alle attività economiche e produttive, ad
  una  vera  e  propria  politica  di  sviluppo e per il lavoro sul
  territorio, credo che lì dovevamo in qualche modo fare registrare
  una  inversione  di  tendenza  che era quella di dare un maggiore
  sostegno  alle  Camere  di  Commercio  che oggi si trovano in una
  condizione  di  difficoltà  e  direi che soprattutto rischiano di
  ridurre  la propria attività essenziale ad una attività meramente
  certificativa.
       Lo  abbiamo  notato,  anche  in questi anni, credo anche che
  posso  portare  a  testimonianza  una  esperienza personale, come
  nella  attività  di  Governo, per mancanza e per carenza anche di
  risorse  finanziarie,  le  Camere  di  Commercio  non  riescono a
  svolgere  a  pieno  quella attività di assistenza all'impresa, di
  servizi all'impresa che nella nostra Regione è un'area certamente
  molto carente.
       Anche perché questa funzione, che è una funzione importante,
  non  viene svolta  adeguatamente,  non  viene  svolta  certamente
  affatto da parte degli  enti  locali, fatta eccezione per qualche
  esperienza pilota, per  qualche  esperienza  avanzata  di qualche
  Comune  che per esempio ha istituito degli sportelli-impresa, che
  ha  addirittura,  ma  si  tratta  proprio di casi veramente rari,
  istituito una rete di servizi in questa direzione.
       Mentre un maggiore affluire di fondi ai bilanci delle Camere
  di  Commercio   potrebbe   incoraggiare   soprattutto   da   noi,
  soprattutto nel Mezzogiorno  d'Italia  e  soprattutto in Sicilia,
  questa attività che ha  bisogno  di  un  supporto  da parte della
  Regione, perché poi in  proprio  le  Camere di Commercio, proprio
  per questa povertà del  nostro  tessuto  produttivo,  non sono in
  grado  di incamerare,  di  incassare  delle  risorse  finanziarie
  sufficienti a fare  svolgere  questa  funzione  primaria,  questa
  funzione  che è più  vicina  alle  proprie  attività,  ai  propri
  compiti istituzionali.
       Quindi, diciamo, che in  questo  articolo  2  del disegno di
  legge abbiamo una mera riproduzione di cose già viste, ci saremmo
  aspettati  -  anche  visti i propositi nei mesi scorsi sui banchi
  dell'opposizione  enunciati  e  proclamati, e qualche volta anche
  strombazzati di dare vita a finanziarie, comunque a provvedimenti
  finanziari  di  respiro  e  di taglio nuovo e diverso rispetto al
  passato  -  che l'intendimento di privilegiare le politiche dello
  sviluppo e le politiche dell'occupazione, invece, di una sorta di
  statuto   di   garanzia  delle  amministrazioni  locali  e  degli
  amministratori  locali,  prescindendo  dall'effettivo stato delle
  finanze  della Regione, ci saremmo aspettati di qualcosa di nuovo
  che  purtroppo in questo articolo 2 noi non notiamo e per questo,
  come   ha   ben  illustrato  l'onorevole  Stancanelli  che  si  è
  soffermato  sugli aspetti giuridici della questione, che i nostri
  emendamenti che andremo a discutere compiutamente, cercheranno di
  correggere questa errata impostazione.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
  facoltà.

     BUFARDECI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  gli
  interventi  che  mi  hanno  preceduto  hanno  sviscerato il testo
  dell'articolo  2 e credo che effettivamente ora siamo arrivati ad
  una interpretazione che diventa plausibile, ma vorrei invitare il
  governo  a  esaminare attentamente il dato lessicale dello stesso
  articolo   per   potere  sgomberare   il   campo   da   tutte  le
  interpretazioni  che  in  un  primo  tempo erano state date e che
  potevano  indirizzare effettivamente l'esegesi del testo in senso
  assolutamente improprio.
       Il testo dell'articolo riferisce  che, per effetto del comma
  9 dell'articolo 11 della legge regionale n.  5 del 1998, le somme
  affluite in entrata al  bilancio  vengono ripartite e vengono poi
  assegnate.  Allora, se già  nell'articolo  c'è  il riferimento al
  dato normativo, perché richiamare  l'esclusione  del 10 per cento
  per le Camere di commercio? E' già per legge.
       La necessità di fare  un'incidentale  che  precisa  rende la
  lettura dell'articolo più complicata. E' come se si dicessero due
  concetti  che  alla  fine   si   elidono.  A  mio  avviso  questa
  incidentale tra le due virgole  va  eliminata  perché  se  si  fa
  riferimento a un testo di legge, a un articolato, a un comma, che
  è quello che dispone che il  10 per cento delle somme dei ribassi
  d'asta  va  assegnato  alle   Camere   di   commercio   non   c'è
  assolutamente necessità di  andare,  poi,  a  dire l'incidentale:
  esclusa quella somma del 10  per  cento  che  va  assegnata  alla
  Camera di commercio, perché dicendolo  due  volte si elide e crea
  un problema interpretativo,  che  va  ulteriormente ad aggravarsi
  laddove si fa riferimento a quel tetto di 3.277 milioni senza che
  ci sia conoscenza del perché di quella cifra, non di un altra.
       Ora,   durante   l'intervento   del   collega   Stancanelli,
  l'Assessore  Piro  ci  ha   spiegato   che  questa  è  una  somma
  determinata dal fatto che è  quella  fino ad oggi incassata dalla
  Regione. Lo apprendiamo oggi,  lo  capiamo,  ci rendiamo conto ma
  ulteriormente diciamo: e le somme successive?

     CRISAFULLI, Assessore alla Presidenza.  avrebbe dovuto capirlo
  la Commissione di merito ... l'ha discusso l'onorevole Piro.

     PRESIDENTE. Onorevole Crisafulli.

     BUFARDECI. Quale Commissione?

     CRISAFULLI,   Assessore alla Presidenza.   La  Commissione  di
  merito.

     BUFARDECI. Non lo so.  Assessore  Crisafulli, io non so quello
  che ha fatto la Commissione. Se il lavoro deve essere produttivo,
  lo deve essere anche alla luce  del  fatto che la Commissione può
  non avere risolto i problemi, può non avere esitato positivamente
  e  favorevolmente  tutte  le  questioni  che  vengono  sottoposte
  all'attenzione dell'Aula.
       Quindi la sua osservazione  mi  pare priva di fondamento. Mi
  dispiace se la Commissione non ha approfondito e non ha esaminato
  bene.  Siamo qui per  fare  chiarezza.  La chiarezza significa, a
  mio avviso,  eliminare  l'incidentale,  significa  specificare il
  perché di questo tetto e  dove  vanno le cifre ulteriori e per il
  resto, per quanto riguarda l'articolo in sé  stesso possibilmente
  finalizzare ulteriormente le  somme  a  vantaggio delle Camere di
  commercio.
       La legge n. 5 del  1998  andò  verso questo segno in maniera
  chiara ed inequivoca. Fu  una  legge  che tendeva a migliorare le
  condizioni economiche dei  bilanci  delle  Camere  di  commercio.
  Tutti sappiamo che le  stesse  hanno  un  grosso buco di passivo.
  Tutti sappiamo che le  stesse  hanno  grossi  problemi per quanto
  riguarda il fondo pensioni  che  si autogestiscono, che ammonta a
  decine e decine se non  centinaia di miliardi e quindi la legge 5
  del 1998, voluta dall'assessore  Beninati,  andava  verso  questo
  segno. Il verificare che con questo testo normativo si sia un po'
  modificata l'idea e l'intenzione originaria  di  quel  testo  che
  andava verso le attività produttive che,  quindi, andava verso il
  miglioramento, verso la formazione,  verso  la informazione delle
  categorie   produttive,   del    commercio,    degli   artigiani,
  dell'industria, dell'agricoltura, di tutte le categorie di cui si
  occupa l'istituto camerale, noi ci  siamo  preoccupati  di questo
  testo che poteva essere limitativo.
       Io credo che, al  di là di qualunque valutazione, più o meno
  strumentale   agli  interventi  dell'opposizione,  vada  soltanto
  migliorata   la   scrittura  dell'articolato  stesso,  eliminando
  l'incidentale e,  alla  luce  delle  specificazioni  fornite  dal
  Governo tramite  l'assessore  Piro,  migliorare  che le ulteriori
  somme più, vadano ulteriormente assegnate, eventualmente in quote
  ripartite tra Camera  di  Commercio  o  Comune  o soltanto ad una
  delle due amministrazioni o Comuni o Camera di Commercio.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Non
  essendo il deputato presente in Aula, decade.

     CIMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CIMINO.  Signor  presidente,  onorevoli colleghi, dopo diversi
  interventi chiari  di persone che hanno anche retto l'assessorato
  alla cooperazione,  riesco  a  comprendere l'articolo 2 di questo
  disegno di legge.
       Di fatto,  le  leggi  dovrebbero  essere  chiare, dovrebbero
  poter dare  l'opportunità  ai cittadini siciliani di poter capire
  la norma che si va ad approvare; ma da una serie di interventi ed
  in  particolar  modo  anche  dall'intervento fatto dall'onorevole
  Stancanelli, non ho  visto  altro che una enunciazione di numeri,
  una enunciazione di percentuali.
       Adesso, finalmente,  comprendo come un finanziamento che era
  stato già  previsto  dall'assessore  Beninati,  per  le camere di
  commercio rimane, mentre il resto dovrebbe andare ai comuni.
       Io mi chiedo  per  quale  motivo  non  si vuole aumentare la
  risorsa da dare alle camere di commercio? Camere di commercio che
  costituiscono un  momento  importante  per  la  vita  economica e
  produttiva della Sicilia  e non solo per un problema contingente,
  il problema relativo al fondo pensioni delle camere di commercio,
  bensì per le attività  che le camere di commercio oggi in Sicilia
  svolgono.
       Da questo  articolo  noi  notiamo  come, ancora oggi, questo
  Governo  e   questa   maggioranza   di  centro  sinistra,  voglia
  privilegiare gli  enti  locali,  trattando  male  e  bistrattando
  l'attività produttiva presente in Sicilia, l'attività dei piccoli
  commercianti.
       Camere di  commercio  che  in  questi  anni  stanno  vivendo
  notevoli trasformazioni  con  recenti leggi approvate e con nuove
  attività  che   stanno  cercando  di  istituire  come  quelle  di
  creazione di aziende speciali.
       Io sono convinto e  questa  é  la  linea anche del gruppo di
  Forza Italia,  di  cercare di dare maggiore sostegno all'attività
  produttiva in Sicilia,  di cercare di dare maggiore sostegno alle
  attività delle camere di commercio.
       Questa era  stata  la  linea  portata  avanti dall'assessore
  Fleres e  dall'assessore  Beninati dopo, leggendo questo articolo
  con particolare  attenzione  anche  loro  erano caduti in errore,
  anche loro avevano avuto delle difficoltà di interpretazione.
       Le  leggi dovrebbero essere chiare e dovrebbero essere anche
  di facile  applicazione.  Oggi  noi  ci troviamo di fronte ad una
  legge  difficile  e  che,  di  fatto,  penalizza l'attività delle
  camere di  commercio  e  mi dispiace che lo stesso assessore alla
  cooperazione Battaglia non voglia poter dare un indirizzo diverso
  a questa  attività perchè vedete, oggi le Camere diCommercio sono
  enti locali, enti locali come lo sono i comuni stessi con la sola
  differenza che il comune è anche un ente locale territoriale e la
  camera di commercio no, perchè quindi non voler potenziare queste
  attività, voglio anche dire come alcune camere di commercio, come
  quella di Agrigento si sono intestate delle attività che vogliono
  rilanciare i porti come ad esempio l'azienda speciale peri porti
  di Agrigento, Licata e Sciacca o addirittura la creazione di  una
  azienda  speciale per la creazione di una struttura aereoportuale
  quindi  limitare  il  finanziamento  delle  camere  di  commercio
  significa volere limitare la libera iniziativa di questi enti, la
  libera iniziativa di  chi  oggi  vuole cercare di dare un segnale
  concreto  alla   occupazione,  quindi  è  un  errore  cercare  di
  garantire il minimo  indispensabile a queste strutture, sia per i
  lavoratori che si  trovano ad avere delle incertezze concrete sul
  loro fondo  pensioni  perchè  purtroppo questo grava direttamente
  sul bilancio delle  camere  di commercio ma anche      per quelle
  attività di  propaganda  e  di  propulsione  che  nel  territorio
  siciliano le camere di commercio giornalmente fanno.
       Oggi secondo  me, è necessaria una attività di coordinamento
  fra tutte le  camere  di  commercio siciliane per dare un segnale
  concreto che non  è più quello della mera assistenza bensì quello
  di creare nuova  impresa,  nuova attività ed in questo si collega
  la linea del passato governo con l'Assessore Briguglio che vedeva
  una soluzione  praticabile  quella  di  dare  agli articolisti la
  possibilità di  creare  delle  proprie  iniziative  delle proprie
  imprese. Perchè  questo  tipo  di  iniziativa  non  debba partire
  proprio dalle stesse  camere  di  commercio  dando dei segnali di
  istruzione, di  formazione  ai  giovani  siciliani  che intendono
  intraprendere una nuova attività commerciale.
       Oggi la  nostra  iniziativa deve essere propagandata ma deve
  essere anche seguita e realizzata, questa fase può essere portata
  avanti dagli enti camere di commercio e quindi non si può pensare
  solo  ed   esclusivamente  a  garantire  l'attività  dei  comuni,
  attività  necessaria  ma  nel  territorio  operano  anche  queste
  strutture.
       Per questo io  prego il Governo sia di migliorare la dizione
  letterale  dell' articolo  in  modo  tale  che  non  costringa  i
  deputati ad una  interpretazione  personale della norma ma dia la
  possibilità  ai  cittadini  siciliani  dovendo leggere pubblicata
  questa  legge   nella   Gazzetta   Ufficiale  di  poterla  capire
  direttamente   senza  alcuna  interpretazione  perchè  parliamoci
  chiaramente, l'interpretazione  di  una  legge  non  può avvenire
  attraverso la  lettura  degli  atti parlamentari così come diceva
  l'onorevole  Crisafulli   perchè  un  soggetto  non  deve  essere
  costretto a leggere lavori della Commissione di merito o i lavori
  parlamentari per capire ciò che di fatto vuole dire una legge.
       Penso che quindi  riuscendo  a  migliorare  e  potenziare il
  fondo per le  camere  di  commercio  significa voler dare respiro
  alle attività produttive  in Sicilia, attività produttive che per
  fortuna non sono  poche, attività produttive che hanno bisogno di
  essere seguite e devo  dire  che oggi le camere di commercio sono
  delle strutture che funzionano e funzionano bene in Sicilia, vedi
  caso le varie  rappresentanze  che portano avanti e gli obiettivi
  che riescono  anche  a  raggiungere.  Concludo  perché  distratto
  dagli onorevoli Zanna  e  Mele  che  sono  convinto si avvicinano
  perché sono d'accordo  nel  mio intervento perché  sono certo che
  anche loro condividono  come  le  camere  di commercio in Sicilia
  hanno bisogno di  un  migliore  indirizzo  considerato  anche  le
  recenti leggi approvate.

     PRESIDENTE.  Non  essendoci altri iscritti a parlare, dichiaro
  chiusa  la  discussione  generale  sull'articolo  2.  Sono  stati
  presentati  emendamenti   all'articolo   2.  Dichiaro  aperto  la
  discussione sugli  emendamenti presentati all'articolo 2. Nessuno
  chiede di  intervenire.  Chiudo  la  discussione  generale  sugli
  emendamenti.  Passiamo all'illustrazione degli emendamenti: 2.7 a
  firma degli onorevoli Tricoli e Stancanelli; 2.12.
       Pongo  in  votazione congiuntamente l'emendamento 2.7, 2.9 e
  2.12. Il parere del Governo?

     LA GRUA . Chiedo la votazione per appello nominale.

     PIRO,  Assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,   Assessore   per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  il  Governo  è contrario a tutti gli emendamenti che
  sono stati presentati all'articolo 2. Credo che il dibattito, che
  peraltro  si è sviluppato all'interno dei deputati delle forze di
  opposizione che non a caso hanno espresso posizioni completamente
  diverse  tra di loro, abbia già in buona parte chiarito i termini
  della  questione  che,  per  quanto  riguarda  lo specifico delle
  questioni  che  sono state mosse, non hanno fondamento. Nel senso
  che...

     CAPUTO.  Signor Presidente,  lei  non  doveva  dare  la parola
  all'onorevole Piro perché eravamo già in fase di votazione.

     PRESIDENTE.  Decido io a chi dare la parola, onorevole Caputo,
  prego onorevole Piro.

     PIRO,  Assessore  per  il bilancio e le finanze, Nel senso che
  anche il dibattito  ha chiarito che trattasi dell'assegnazione ai
  comuni di un fondo  che è già di pertinenza degli enti locali. Si
  tratta soltanto di una  norma di trasferimento che ha alle spalle
  un'altra  norma  che  definisce  la  questione.  E'  stata  anche
  sollevata un'altra volta  la questione relativa all'articolo 1. E
  cioè all'utilizzo che  è  stato  definito  improprio  delle somme
  rivenienti dai ribassi d'asta.
       Vorrei  chiarire  e  spero  che non venga riproposta anche a
  proposito  dell'articolo  3  che  trattasi dei ribassi d'asta che
  sono  stati previsti affluire alle entrate della Regione ai sensi
  dell'articolo  152 della legge regionale n. 25 del 1993. Trattasi
  di  una  disposizione  legislativa  che prevede che questi stessi
  ribassi d'asta vengano  destinati  al finanziamento di perizie di
  variante e suppletive.
       La  verifica che abbiamo potuto effettuare ha fatto emergere
  che, per esempio, presso l'Assessorato dei lavori pubblici, che è
  l'Assessorato più importante da questo punto di vista, non esiste
  nessuna   richiesta   di   perizia   di   variante  e  suppletiva
  finanziabile  con  questa  somma.
       Di più, il meccanismo  un po' perverso, devo dire la verità,
  previsto  dalla legge  è  un  meccanismo  che  non  consentirebbe
  comunque l'utilizzo  di  questi finanziamenti, perchè trattandosi
  di spese in conto  capitale,  come  sanno  meglio  di  me tutti i
  deputati, è  necessario  predisporre  un programma per l'utilizzo
  delle somme stesse.
       Il  programma  può  essere  fatto soltanto quando si conosce
  l'ammontare  degli  stanziamenti.  L'ammontare degli stanziamenti
  può essere esattamente definito alla fine dell'esercizio.
       Sono  somme che non possono essere in alcun modo utilizzate,
  somme  per  la cui finalità non c'è possibilità di utilizzo, come
  testimonia  il  fatto  che  non ci sono più perizie di variante e
  suppletive ai sensi dell'articolo 152 e quindi le preoccupazioni,
  che  devo  dire  legittimamente  sono  state  esposte  non  hanno
  fondamento.
       Spero  di  avere  chiarito  fino in fondo la questione e che
  adesso  non  venga  riproposta esattamente negli stessi termini a
  proposito dell'articolo 3.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI MARTINO .  Signor  Presidente,  mi  corre  l'obbligo,  come
  relatore del disegno di  legge  e come ex presidente di camere di
  commercio, di far  rilevare  che i rilievi, le osservazioni mosse
  da  alcuni   colleghi  parlamentari  dell'opposizione  non  hanno
  ragione alcuna di essere.
       Con  l'articolo  2  non  si  tocca  una  lira alle camere di
  commercio,   vengono   lasciate   interamente  e  quindi  nessuna
  preoccupazione per eventuale decurtazione di fondi.

     PRESIDENTE.  La  votazione  per  appello nominale è appoggiata
  dagli onorevoli  Beninati,  Briguglio,  Caputo, La Grua, Ricotta,
  Stancanelli, Virzì.

     LA   GRUA .  Chiedo  di  parlare  per  dichiarazione  di  voto
  sull'emendamento 2.7.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LA  GRUA .  Io  ritengo, signor Presidente e signori colleghi,
  che l'emendamento 2.7 sia un emendamento da prendere nella dovuta
  considerazione  e  noi  riteniamo  veramente  che la soppressione
  dell'articolo  2  del  disegno  di legge 840/A sia un atto dovuto
  perchè per le ragioni che i colleghi che mi hanno preceduto hanno
  già  ampiamente  illustrato,  anche  se  abbiamo  preso  atto dei
  chiarimenti  che  il  Vice Presidente della Commissione Bilancio,
  onorevole  Francesco  Di  Martino,  ha  dato circa la mancanza di
  pericolo  per  le  camere  di  commercio  di  vedersi  ridotto il
  trasferimento.
       E di questo noi, caro onorevole Di Martino, ce n'eravamo già
  resi  conto, perchè sapevamo in quanto conosciamo abbondantemente
  la  materia,  sapevamo  che  alle camere di commercio non sarebbe
  stata tolta neppure una lira.
       Ma  le altre argomentazioni che gli altri colleghi hanno qui
  lumeggiato  con  circostanziati  elementi, io ritengo che possono
  consentire  a questa Aula di potere accogliere e di potere quindi
  approvare  l'emendamento   2.7   che   prevede   la  soppressione
  dell'articolo 2. Ecco  perchè  io  esprimo  il voto favorevole di
  Alleanza Nazionale per l'accoglimento dell'emendamento in parola.

     CROCE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE. Onorevole Zanna,  io  ti  ascolto sempre con piacere ma
  non quando fai il violento, sei un uomo violento
       Presidente,  io intervengo  per  dichiarazione  di  voto  ed
  intervento sull'articolo 2  e  sull'emendamento  come proprio due
  minuti fa l'Onorevole La Grua ha rappresentato il voto favorevole
  per la soppressione dell'articolo  2  e non perchè caro onorevole
  Stancanelli  io ho detto  qualcosa  fuori  posto,  non  ho  detto
  qualcosa fuori posto,  ho  apprezzato  la  parte che interessa le
  Camere di Commercio, mi  sono  rivolto, Presidente, è con lei che
  devo parlare, all'altra parte  che  non  è chiara e che lo stesso
  Assessore Onorevole Piro ha comunicato, ha informato l'Aula della
  non possibilità di determinare la manovra e quindi ho detto delle
  cose giuste, per una  parte  andava  bene  ed è così, per l'altra
  parte, per quella parte oltre tutto io sono contrario e quindi la
  mia contrarietà  è  rappresentata  proprio  da questo avvenimento
  caro onorevole Piro.
       Poi per quanto riguarda  quello  che  lei ha detto onorevole
  Piro, che all'Assessorato ai  Lavori Pubblici non ci sono perizie
  di varianti e  suppletive  da  finanziarie  mi  consenta  qualche
  riserva  e  qualche  approfondimento,  perché  mi  sembra  troppo
  semplicistica la sua affermazione quando dice che all'Assessorato
  regionale ai Lavori Pubblici  non  ci  sono perizie di varianti e
  suppletive da finanziare, per quanto riguarda questa specie.
       Su questo io  chiederò  una  informazione,  forse  anche una
  stessa  interrogazione   che  rivolgo  all'Assessore  per  sapere
  effettivamente le cose come  stanno perché è giusto che si sappia
  effettivamente se la  manovra  rientra  nell'ambito  di  una vera
  possibilità o se la manovra  è un fatto soltanto verbale e quindi
  non è stato fatto l'accertamento vero sul posto ed in questo caso
  l'assessorato  regionale  ai  Lavori  Pubblici  laddove  per  mia
  memoria e per mia  conoscenza  ci  sono  perizie  di  varianti  e
  suppletive.
       Su questo ripeto, lo  dico  verbalmente,  ma  lo metterò per
  iscritto  perché  è  giusto  che  si  sappia  caro  Presidente  e
  Presidente della Regione, se  noi  stiamo  dicendo la verità e la
  stiamo dicendo al parlamento  e  ai  Siciliani  o  se  noi stiamo
  dicendo delle cose che  non  sono  vere e allora peggio significa
  che  questa  manovra  è   frutto   di   invenzioni  ed  è  frutto
  semplicemente  di  una  organizzazione  che  vuole  semplicemente
  privilegiare determinate iniziative.
       Lì  non siamo  d'accordo,  caro  Onorevole  Zanna,  tu  puoi
  parlare dopo che parlo io e  puoi  dire  le  cose  che sai, ma la
  verità questa sera non  ce  l'ha  nessuno,  nel  senso che questa
  manovra è difettosa ed  è difettosa proprio perché non chiarisce,
  non accerta e non è in  condizioni di stabilire se è vera o non è
  vera. Questa è una  manovra  che  sicuramente farà parlare perché
  risente sicuramente  di  una  impostazione,  magari inconsapevole
  devo dire io,  inconsapevole  dell'Assessore che ha recepito caro
  onorevole Piro, quello che gli è stato rassegnato.
       Quindi se ci sono  perizie  di  variante  e suppletive e non
  sono state  finanziate con questo stanziamento, eventualmente lei
  questa sera rassegna una non verità, questo è un modo per dire le
  cose come stanno, signor Presidente.
       Veramente   di   lavori  pubblici  potrebbe  parlare  meglio
  l'assessore  Lo  Giudice,  che  sa  quante  perizie di variante e
  suppletive ci  sono,  perchè  lei ha fatto 6 anni di Assessore ai
  lavori pubblici  e  quindi  può sapere meglio di me e forse anche
  dell'Assessore Lo Monte quante perizie di variante ci sono.

     CAPUTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPUTO.  Signor  Presidente,  Le  faccio solamente notare, con
  tutto il rispetto, che, per due minuti, l'Assessore Lo Giudice ha
  impedito di parlare al collega onorevole Croce.
       Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  indubbiamente
  comprendo   per   esperienza  che  quando  si  passa  dai  banchi
  dell'opposizione  alle  responsabilità  di  Governo, molto spesso
  tutto quello  che prima si è sostenuto diventa aria fritta perchè
  l'inversione dei ruoli comporta anche una inversione delle idee e
  delle culture.
       Mi  rendo  conto  che  quello che si sosteneva prima diventa
  pressoché  inutile dopo.
       Però, chi come me è giovane, a differenza di molti colleghi,
  ha  una  buona  e  ottima  memoria,  ricorda  ancora  come alcuni
  parlamentari,  allora  di  opposizione,  adesso di Governo, hanno
  dedicato fiumi di parole sull'importanza e sul ruolo delle Camere
  di commercio in Sicilia e in Italia.
       Ricordo  che  qualcuno ha definito le Camere di commercio il
  "polmone  dell'economia",  lo  sportello delle libere imprese, il
  punto di incontro tra l'offerta e la domanda di posti di lavoro e
  di  incremento e di fondazione di nuove attività commerciali.
       Qui   si   è   parlato,   in  quest'Aula,  della  importanza
  fondamentale  delle  camere  di  Commercio,  al  punto  tale  che
  bisognava e si è fatto anche, ricordo benissimo, il richiamo alla
  legge 9  del  1986,  per  determinare e fare capire e comprendere
  l'importanza fondamentale delle Camere di Commercio.
       Io, allora, prendo  atto,  con grande coerenza, che da parte
  dell'Assessore  al Bilancio  che  è  stato  un  alfiere,  un  Don
  Chisciotte della difesa  delle  Camere  di  Commercio,  adesso si
  arriva anche a proporre  la riduzione dei fondi che significa dal
  punto di  vista  giuridico  strozzare  le  Camere  di Commercio e
  questa  noi   che   sicuramente   siamo   più   coerenti  di  chi
  dell'incoerenza ne fa una bandiera politica e ora amministrativa,
  siamo per  il  potenziamento dei fondi per le Camere di Commercio
  perchè sono lo sportello della libera imprenditoria in un momento
  in cui le  imprese  sono  attaccate  in  Sicilia dal dramma e dal
  racket delle estorsioni e del pizzo.
       Signor Presidente, se lei mi consente, vorrei porre anche, e
  glielo porrò per  tutto  il periodo della serata e della nottata,
  il  problema   pregiudiziale  dei  congedi.  Perchè  qui  bisogna
  finirla  Onorevoli colleghi,  questo  è  rispetto  della  legge e
  della procedura d'Aula  e  di  un  Regolamento  che tutti abbiamo
  concorso a determinare e a perfezionare, non possiamo permetterci
  che i congedi diventino l'asso nella manica, o il gioco delle tre
  carte di questa amministrazione che per mantenersi in Aula con il
  numero legale riesce anche fare sparire i deputati che fino ad un
  minuto fa erano in  Aula  e  che  hanno firmato.
       Mi sono preso la  briga non solo di leggere il Regolamento e
  siccome ella, signor  Presidente,  è  persona  troppo esperta dei
  lavori d'Aula e  profondo  conoscitore dei meccanismi giuridici e
  amministrativi e procedurali, non le leggo gli articoli 115 e 116
  del Regolamento, ma  siccome  lei  non  ha annunciato in Aula, ai
  sensi dell'articolo 115 ...

     SILVESTRO.  Guardi  i  precedenti  di  quest'Aula  per  quanto
  riguarda i congedi

     CAPUTO. Professore  Silvestro,  io sapevo che lei era un abile
  costituzionalista,   ma   non   la   conoscevo   nelle  vesti  di
  disturbatore di  chi sta parlando. Poichè lei, signor Presidente,
  non ha  comunicato, ai  sensi  dell'articolo  115,  ad inizio dei
  lavori di questa  seduta,  il  nome  ed il numero dei deputati in
  congedo, la prego  di  farsi  portare  nello  scranno più alto di
  questo Parlamento il verbale e il foglio di presenza e noterà che
  fino a qualche minuto  fa  i  deputati  che  lei ha annunciato in
  congedo erano qui,  anzi,  siccome  sono di maggioranza, erano al
  bar a prendere  il  caffè.  Capisco  che  qualcuno possa avere il
  famoso 'freddo ai piedi',  ma  vi  prego di tenere un contegno in
  Aula degno di parlamentari di questa Sicilia.
       Io,   signor   Presidente -  e  mi  avvio  alla  conclusione
  nonostante le  interruzioni - pongo a verbale la pregiudiziale di
  computare nel  senso positivo, come presenti, i deputati che sono
  stati chiamati  in congedo perchè hanno firmato ed erano presenti
  in Aula, pena la validità delle votazioni, ora e successivamente,
  della seduta.

     SILVESTRO. Ricorra al TAR  Ci risparmi le barzellette

     CAPUTO. Le barzellette le racconta lei

     PRESIDENTE. Credo  che  in  tutti i passaggi dei lavori d'Aula
  presieduti dall'onorevole  Presidente  Cristaldi  e  da me si sia
  osservato il  Regolamento.  I  nomi  posti  in congedo sono stati
  comunicati dal Presidente Cristaldi e votati dall'Assemblea. Come
  abbiamo osservato in tutti i passaggi, come era nostro dovere, il
  Regolamento, e quindi  daremo  la  parola  e  per  le discussioni
  generali  come  è   ovvio   e  per  gli  emendamenti,  e  per  le
  dichiarazioni di voto,  ma  vi  prego  se  no saremo costretti ad
  interrompere  i   lavori   e  quindi  la  situazione  complessiva
  dell'Aula  si  aggrava   sempre  più, di  mantenere  un  contegno
  dignitoso, non più  applausi,  non più grida, non più schiamazzi,
  non  più  interlocuzioni   che   sono  al  di  fuori  del  nostro
  Regolamento e al  di  fuori di un comportamento idoneo ad un'aula
  parlamentare.


   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


                          PER FATTO PERSONALE

     CAPUTO. Chiedo di parlare per fatto personale.

     PRESIDENTE. Onorevole  Caputo, da  parte mia non c'è stato nei
  suoi confronti alcun fatto personale.

     CAPUTO. Signor Presidente,  chiedo  di  parlare,  ai sensi del
  Regolamento,  per   fatto   personale,   in   quanto  sono  stato
  profondamente offeso dall'onorevole Silvestro.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ADRAGNA. Ma cosa ha detto?

     CAPUTO. Signor Presidente,  la  ringrazio  di  avermi  dato la
  parola e di  non  avere  ascoltato il rumoroso canto delle sirene
  della maggioranza.
       Ho chiesto la parola -  ed è la prima volta che lo faccio da
  quando sono  parlamentare di questo Parlamento, espressione della
  Sicilia - perchè è assolutamente indecoroso, onorevole Silvestro,
  e mi dispiace. Io  mi  sento umiliato a dire queste cose nei suoi
  confronti, non è il contrario: sono io che mi sento in difficoltà
  ed in imbarazzo.

     SPEZIALE. Cosa è successo? Qual è il problema?

     CAPUTO. Da una  persona  come lei che ho sempre apprezzato per
  pacatezza  e per  prudenza  e  per  rispetto  non  mi  sarei  mai
  aspettato che lei, dal posto, pronunziasse una frase irriguardosa
  nei confronti di un parlamentare che ha avuto solo il dovere e il
  buon senso di porre una questione pregiudiziale.

     LIOTTA.  Non  c'è   fatto  personale  fra  lei  e  l'onorevole
  Silvestro, ma che cosa sta dicendo?

     CAPUTO. Se non ha detto nulla io gli chiedo scusa, ma se lo ha
  detto nei miei confronti...

     ADRAGNA. Che cosa ha detto?

     CAPUTO.  Lei non  c'entra  nulla  è  un  argomento  fra  me  e
  l'onorevole Silvestro.

     LIOTTA. Ma che sta dicendo?

     CAPUTO. Lei non  è  in  condizione  di  fare  il  difensore di
  fiducia dell'onorevole  Silvestro. Lei si faccia i fatti suoi, io
  con lei non ho niente e la prego di stare seduto.
       E'  un  problema   che  ho  chiarito  e  devo  chiarire  con
  l'onorevole Silvestro. Se  lui  non lo ha detto gli chiedo scusa,
  ma se lo ha detto ...

     LIOTTA. Che cosa ha detto?

     CAPUTO. Lo deve dire lui.


   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


     CIMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Pongo in  votazione  gli  emendamenti  2.7,  2.9 e
  2.12.

     LA GRUA .  Signor  Presidente, lei  deve  dare  la  parola per
  dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. La votazione è già in corso.

            VOTAZIONE PALESE NOMINALE DELL'EMENDAMENTO 2.7

     PRESIDENTE.    Indico    la    votazione    palese    nominale
  dell'emendamento  2.7.
       Dichiaro aperta la votazione.

       Chi è favorevole  preme  il  pulsante verde; chi è contrario
  preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro chiusa la votazione.

                       RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

    Presenti..... 47
    Votanti...... 40
    Maggioranza.. 21
    Favorevoli.... 1
    Contrari..... 37
    Astenuti...... 2
                          (Non è approvato)

       Si passa all'emendamento 2.1 dell'onorevole Tricoli.

     BRIGUGLIO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BRIGUGLIO. Signor  Presidente, l'atto che poco fa ha consumato
  noi  lo   consideriamo,   come   schieramento   di   opposizione,
  gravissimo,  lo   consideriamo   gravissimo,   e  non  mi  faccia
  interrompere da nessuno,  gravissimo,  un  precedente  che non ha
  precedenti a sua  volta:  lei  ha  indetto  la  votazione  mentre
  parlamentari tra cui il sottoscritto hanno chiesto di parlare per
  dichiarazione di voto.
       Se lei, per  la  particolare connotazione che la sua area ha
  assunto  in   quest'Aula,  non  ha  la  serenità  necessaria  per
  presiedere i lavori  in  questo momento, la preghiamo formalmente
  di lasciare la  Presidenza  e  di  fare  presiedere il Presidente
  Cristaldi.

                          (Proteste in Aula)

       Potete dire quello che volete.

     SPEZIALE. Assessore per il lavoro, assessore dello sfascio

     BRIGUGLIO. Lei non  faccia  insulti  personali  perché  non li
  accetto e posso anche riprenderli.
       Peraltro questo aspetto, questo momento dei lavori... chiedo
  di potere svolgere il  mio  intervento,  se  si  è  in  grado  di
  garantirmi, se in  questo  Parlamento non c'è più l'esercizio del
  proprio mandato allora..., dopo essere stato impedito di prendere
  la parola per  dichiarazione  di  voto,  vediamo  se  devo essere
  ancora impedito di continuare il mio intervento.
       Questo aspetto, peraltro, connota l'urgenza che si completi,
  così come abbiamo  chiesto  nei  giorni  scorsi,  la composizione
  dell'ufficio di Presidenza di questa Assemblea, perché credo che,
  al di là  della volontà, forse la Presidenza, siccome l'assessore
  alla  cooperazione   dice   che   lo   stiamo  rimpiangendo  come
  vicepresidente, siccome  sono  convinto  che  i  ritmi stressanti
  imposti dalla maggioranza a quest'Aula possono anche fare perdere
  l'equilibrio psico-fisico...

     ADRAGNA. Questi  ritmi  sono "acqua fresca" rispetto all'altra
  maggioranza.

        BRIGUGLIO. Perfetto,  noi  crediamo  che  la  richiesta che
  abbiamo fatto,  cioè quella di ritenere assolutamente prioritaria
  la ricomposizione  dell'ufficio  di Presidenza, sia assolutamente
  prioritario.

     ADRAGNA. Quale dichiarazione di voto sta facendo?

     BRIGUGLIO. Poi la farò alla fine la dichiarazione di voto.  In
  ordine poi alla  questione  che  stiamo affrontando, io credo che
  anche il tono  con  cui  si affrontano le questioni, anche quello
  che sta  accadendo nell'Aula, denota un particolare atteggiamento
  di  doppiezza  da   parte   della   maggioranza  e  del  Governo,
  dell'attuale maggioranza  e dell'attuale Governo, che pretendono,
  perché quello che  sta  facendo  oggi l'opposizione è esattamente
  quello che ieri,  l'opposizione  di  ieri faceva, che noi abbiamo
  sempre contestato sul  piano  politico,  ma  che non ci siamo mai
  permessi di strozzare o tentare di strozzare da un punto di vista
  della agibilità dell'Aula e dal punto di vista regolamentare.
       Per cui,  siccome  noi  crediamo  nell'interesse  di  questo
  Governo, che anche questi momenti e questi passaggi costituiscono
  una sorta di  esame  per  la  maggioranza,  per  irrobustirla  se
  vengono superati, in  qualche  modo  per  far  sì  che  si  possa
  rafforzare se questi  passaggi  vengono  superati  con  un metodo
  assolutamente democratico che è quello dell'esercizio del mandato
  e del diritto  di  parola che oggi viene riconosciuto peraltro da
  un Regolamento  che,  avendo  revisionato  la  disciplina interna
  dell'Aula, oggi dà  meno  diritti e meno facoltà, direi per certi
  versi, anche se  ne  guadagna  l'efficienza  e  la speditezza dei
  lavori di quest'Aula, per cui, concludo, ...

     PRESIDENTE.  Onorevole  Briguglio,  sono sereno e spero di non
  essere insultato, ma il suo tempo è passato.

     BRIGUGLIO. Io non insultato nessuno. Mi sono sentito insultato
  nel momento  in  cui mi è stata tolta la parola...

     PRESIDENTE. Non è così.

     BRIGUGLIO. E allora avrà la bontà pure di spiegarlo.

     VIRZI'. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     VIRZI'.  Io  voto  in  difformità  dal  mio  Gruppo.  Ecco  la
  motivazione della mia presa di posizione, che non può prescindere
  però dal  fatto  di rilevare che, ad esempio, nel corso di questa
  serata  ho  ritenuto  personalmente di non indulgere a criteri di
  conduzione  della  battaglia  politica come se fossimo i 'Ragazzi
  della  Via  Paal';  però  ritengo  francamente,  Presidente,  che
  l'ultimo  richiamo  dell'onorevole  Caputo  avrebbe dovuto essere
  ascoltato  con  un  po'  più  di  attenzione  e  maggior senso di
  responsabilità  perché  se  giochiamo con le carte, con le firme,
  con  i  quorum,  noi  arrechiamo un vulnus alla dignità di questo
  Parlamento che rimane, al di là del fatto della capacità concreta
  o  meno  di  questa  maggioranza  di  pervenire ad un determinato
  orario, al determinato quorum che ritiene possibile.
       E' vero  che la formula di rito è quella per cui si dice 'se
  non sorgono osservazioni'.  e osservazioni possono sorgere quando
  distrattamente  ad  un certo  rario, dando per scontato che siamo
  tutti   gentiluomini   e  persone  erbene  e  nessuno  indulge  a
  trucchetti  da squallida  rima Repubblica congolese, non ci siano
  persone  che  nell'ambito  ella  medesima  seduta, che ha una sua
  continuità  giuridica, che  iene sospesa ma è sempre la medesima,
  appone  la  firma  e poi viene  osta in congedo ancorché presente
  fino  a  dieci minuti prima,  n'ora prima, non hanno importanza i
  livelli  quantitativi,  la  eduta  è  unica,  non puoi firmare in
  mattinata, andare via di  omeriggio e dichiarare il congedo nella
  serata.
       Se ci fossero state  due sedute, io vorrei che il governo in
  questo si  facesse  confortare  dagli  Uffici,  dalla  Segreteria
  generale, perché  credo  che ci siano forse, onorevole Silvestro,
  dei  precedenti  in  cui,  come  si  dice  in  siciliano,  'si  è
  ammugghiato'.  C'era  un  silenzio  generale. C'erano maggioranze
  magari da arco  costituzionale  di  75  contro  15 e tutto questo
  apparteneva al folklore.
       In una  situazione  che  nonostante  tutto  rimane bipolare,
  nonostante tutti i  fumi,  nonostante  le  chiacchiere,  pone  di
  fronte due schieramenti  di persone che io voglio presumere serie
  e che siano capaci di rispetto reciproco.  Non si giocherella con
  le regole  fondamentali  del Parlamento.  Allora dalla Presidenza
  io vorrei assolutamente  una risposta chiara su questo quesito di
  natura non giuridica,  regolamentare.
       Le regole  che  esistono  fra  di noi. Se è possibile essere
  presenti nel corso  di  un'unica  seduta e arrivati a metà, a tre
  quarti,  dichiararsi  in  congedo  col  dichiarato  obiettivo  di
  abbassare il quorum delle votazioni.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Virzì,  è  possibile e infatti è stato
  comunicato,   sottoposto   all'attenzione  della  Presidenza  con
  comunicazione dell'onorevole Cristaldi.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, io credo che
  al di là dell'emendamento,  abbiamo bisogno tutti, il Governo, la
  maggioranza ed i  gruppi  parlamentari  di  opposizione,  di  una
  veloce riflessione su quanto stiamo consumando in quest'Aula.
       Io non credo, al  di  là dell'appartenenza politica, che noi
  stiamo offrendo uno  spettacolo costruttivo in nome della Sicilia
  e dei siciliani, visto  che  tutti  ci  appelliamo  a  questo. Io
  intendo l'opposizione come un  ruolo  alto  che ognuno per la sua
  parte politica esercita,  per  modificare o anche capovolgere gli
  orientamenti della maggioranza e  del Governo, però non credo che
  vada a merito dei gruppi di opposizione, la caduta in folklore di
  una battaglia parlamentare  e  né,  me  lo consentano l'onorevole
  Caputo ed i colleghi  di  Alleanza  nazionale,  che  facciamo  un
  grande servizio allo stesso presidente Cristaldi, chiedendogli di
  venire a sostituire il presidente D'Andrea, come se un presidente
  fosse  amico  di una  parte  e  l'altro  presidente  fosse  amico
  dell'altra. Io faccio un appello al buon senso.

     BRIGUGLIO. Lei é l'angelo della pace.

     FORGIONE. Non mi serve  fare  l'angelo della pace perché io ho
  interesse quanto voi a  mettere  sotto scacco questo Governo ed a
  dimostrare  che  una   battaglia   di   opposizione  può  pagare,
  ovviamente, per condizionare  ed  ottenere  risultati  opposti ai
  vostri, visto che la mia  opposizione é di sinistra e la vostra é
  di destra, però io credo  che  tutti insieme abbiamo il dovere di
  ricostruire il clima  democratico  di  quest'Aula e poter provare
  assieme ad andare avanti.
       Io non credo,  cari colleghi dell'opposizione di destra, che
  con un ostruzionismo  di questo tipo si qualifichi l'opposizione.
  L'ostruzionismo é uno strumento che le opposizioni hanno per fare
  la   propria   battaglia    politica   in   Parlamento.   Ma   se
  l'ostruzionismo cade in folklore mettendo in discussione anche la
  neutralità della presidenza  dell'Assemblea e quando si fa questo
  non si attacca il  presidente  D'Andrea, si attacca il presidente
  Cristaldi, dimostrando che il presidente Cristaldi può essere più
  amico di una parte  piuttosto  che  il  presidente D'Andrea che é
  amico di un'altra.
       Io credo che tutti  insieme  in questo momento non scriviamo
  una bella pagina di questo Parlamento.
       Io non so se é  un  bene che le televisioni non siano accese
  in questo momento e  che  non  trasmettano, forse il fatto stesso
  che queste televisioni  non  stiano  trasmettendo alla Sicilia in
  questo momento ha liberato  i  freni  inibitori  di  ognuno, però
  forse c'é bisogno di  un  momento  di riflessione per capire come
  andare avanti.
       Io credo che il  numero legale in quest'Aula stasera, questa
  notte e domani mattina ci sia,  al  di là di come si collocano le
  forze di opposizione. Lo  vedremo e lo verificheremo. Lo chiederò
  io alla prossima occasione.  Io  chiederò  la verifica del numero
  legale, ma se questo é io credo che assieme dovremo decidere come
  andare avanti perché  tutti  abbiamo  una responsabilità rispetto
  alla drammaticità dei problemi siciliani che aspettano risposte e
  lo  dite voi e  sappiamo  che  in  queste  leggi,  nell'esercizio
  provvisorio, nei finanziamenti  ai  Comuni,  nei finanziamenti ad
  alcune  categorie  che   aspettano   risposte   che   tutti   noi
  sollecitiamo, c'é un'esigenza anche di urgenza.
       E'  interesse  di   questo  Parlamento,  ferma  restando  la
  dialettica tra maggioranza  ed  opposizione, trascinare di ora in
  ora  un ostruzionismo  sterile  o,  peggio,  folcloristico,  come
  abbiamo ascoltato in alcuni  interventi  o  invece c'é bisogno di
  un'assunzione di  responsabilità  collettiva  e nella distinzione
  dei ruoli, per andare avanti  e  per non scadere anche noi in una
  macchietta istituzionale. Questo  é  il  tema  che  pongo, signor
  presidente.

     CROCE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  adesso che ho
  saputo che non c'é  più  la  televisione  che trasmette forse non
  parlerò più.
       Diceva bene l'onorevole Briguglio, un atto gravissimo, debbo
  dire  un atto veramente grave  si  é  consumato  ed  é  un  fatto
  inusuale,    inqualificabile,   soprattutto   perché   viola   il
  Regolamento,  lei   questa  sera,  Presidente,  mi  dispiace,  ma
  soprattutto il diritto  alla  parola  del parlamentare e questo è
  gravissimo, questa sera non basta sollevarla da questo incidente,
  cioè con una parola di  stima  e di amicizia che io ho sempre nei
  suoi confronti.  Questo  atto di imperio si colloca in un momento
  debbo sire difficile,  molto  difficile,  e io sono d'accordo che
  dobbiamo riflettere,  è  difficile perchè stanno succedendo molte
  cose e sta succedendo  proprio  quello  che io non mi aspettavo e
  faccio un esempio  perchè  io  comincio a prendere le distanze in
  maniera clamorosa da questo Governo.
       Mentre ieri si discutevano le mozioni, dico le mozioni sulle
  nomine ed il  Presidente Capodicasa, bravo, sereno, tranquillo ha
  detto  alcune  cose  importanti  dando  una  versione  come  dire
  adeguata anche  al  dibattito,  dall'altra  parte  e rassicurando
  anche comportamenti di  diritto e di altro tipo, dall'altra parte
  un  Assessore,   l'onorevole   Morinello  aveva  già  ritirato  i
  provvedimenti dalla Corte  dei Conti in relazione alle nomine dei
  sovrintendenti, dei direttori di sezione, dei direttori dei musei
  e di gallerie, questi sono atti che fanno riflettere perchè se il
  Parlamento è la  sede  giusta  per  dibattere  i  problemi  e per
  assumere impegni  noi  guardavamo  quel  suo  impegno, Presidente
  Capodicasa, come un impegno non d'onore ma un impegno in grado di
  rappresentare un fatto importante.
       Io non capisco come può fare un Assessore a ritirare con una
  semplice nota  provvedimenti  già  in  itinere, provvedimenti che
  trovavano in una delibera  di  giunta e in una disposizione di un
  Presidente della Regione,  la  conclusione  di  una  vicenda,  la
  chiamo  vicenda,  io   voto   contro,  ecco  perchè  voto  contro
  sull'emendamento 2.1 e  voto  contro  con  queste  ragioni perchè
  tutto quello che sta  succedendo non mi convince e debbo dire che
  mi fa anche  riflettere  rispetto  alle cose dette dall'onorevole
  Caputo. Quindi, Presidente  continuo ancora a stimarla però tenga
  conto  che Lei  questa  sera  questo  infortunio  non  lo  doveva
  consumare.

     DRAGO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DRAGO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, spero e penso,
  tra l'altro sono  sicuro  che le meraviglie dei colleghi non sono
  reali meraviglie rispetto  a  tutto  ciò  che  sta  accadendo  in
  quest'Aula ma diciamo è  presa d'atto tutto sommato di ciò che ci
  aspettavamo  tutti   che   accadesse   sia   la  maggioranza  che
  l'opposizione, certo c'è  chi se lo augurava, c'era invece chi lo
  pensava  ma  non   se   lo  augurava.
       D'altra parte,  onorevole  Presidente  della Regione, alcune
  settimane fa, una  decina  di  giorni  fa  nella  Conferenza  dei
  capigruppo,  le   opposizioni  posero  alcune  questioni,  alcune
  questioni che  fu  detto  chiaramente  erano  prioritarie,  erano
  fondamentali  per   potere  garantire  un  prosieguo  sereno  nel
  rispetto delle regole  che  comunque questo Parlamento ha, regole
  vecchie ma che  comunque  ha,  regole  che  consentono anche alla
  opposizione di fare  quello  che  stasera sta facendo e che altre
  opposizioni hanno fatto  in altre occasioni.  La opposizione pose
  la esigenza prioritaria  di  portare  avanti la legge-voto quindi
  pose il problema della copertura dei vuoti lasciati nel Consiglio
  di  Presidenza  e  quindi  il rinnovo di tutte le Commissioni che
  dovevano   essere   rinnovate.   Certo,   assieme  a  questo,  la
  maggioranza pose all'ordine del giorno altri problemi.
       Siamo  arrivati  questa  sera,  alla fine di questa sessione
  della   seduta  che  dovrebbe  poi  anticipare  l'apertura  della
  sessione di bilancio, praticamente a dovere esitare un disegno di
  legge voluto  dal  Governo, a  dare  il  voto  finale ad un altro
  disegno di  legge  voluto  dal  Governo  Provenzano e dal Governo
  Drago, ma  che  il  Governo  Capodicasa  e  la maggioranza che lo
  sostiene  ha voluto segnalare alla stampa e all'opinione pubblica
  come una  conquista  di  questa maggioranza e, rispetto alle cose
  che  erano  state tracciate dall'opposizione niente stasera viene
  definito.  Anzi  sul  disegno  di  legge-voto,  nessuna pronunzia
  ufficiale da  parte  del  Governo  ci  viene  in tal senso. Anzi,
  relativamente  alla  proroga  della  Commissione di riforma dello
  Statuto,  segnali  assolutamente  contraddittori  ci pervengono.
       Relativamente  al rinnovo delle Commissioni e alla copertura
  dei posti  del  Consiglio di Presidenza, è chiaro che stasera non
  si possono  fare, saranno certamente rinviati a metà gennaio. Non
  sappiamo ancora  se a metà gennaio la maggioranza sarà pronta per
  potere  adempiere  a  questo,  tra  l'altro, atto obbligatorio da
  parte dell'Assemblea regionale siciliana.
       Allora,  voglio  capire di che cosa ci stiamo meravigliando.
  Certo,  probabilmente  se  dall'opposizione  ci  fosse  forse più
  professionalità,  meno  goliardia,  forse  quello che c'era nella
  vecchia opposizione, nessuno oggi si meraviglierebbe. Ma andremmo
  avanti  fino  a  quando probabilmente si raggiungerebbe l'accordo
  così come in tante altre occasioni è stato fatto.
       Ma qui non siamo alla ricerca di accordi, siamo alla ricerca
  di capire  qual  è il percorso che questa maggioranza vuole avere
  rispetto ad  alcuni problemi che per noi sono fondamentali, per i
  siciliani. E soprattutto vogliamo capire se l'arroganza di questa
  maggioranza,   perché  è  arroganza,  consentitemi,  è  arroganza
  perché,  concordare  in  una  Conferenza  dei  Capigruppo  alcune
  questioni e  poi portare a termine solo quelle che interessano la
  maggioranza e  non  portare  niente alla votazione finale che era
  stato chiesto dalle opposizioni, credetemi questa è arroganza.
       Allora abbiamo  detto,  e  ve  lo  ripeto:  legge-voto  -  e
  concludo  -,  Commissioni parlamentari e Consiglio di Presidenza.
  Diteci  che   cosa   siete   in  grado  di  fare  questa  sera  e
  probabilmente  potremo  anche  definire  l'ulteriore  percorso di
  questa  seduta,  altrimenti  procederemo  così  come le regole ci
  consentono di andare avanti.

     CAPODICASA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  reputo  necessario,  a  questo  punto della
  discussione, tenendo  conto  che  siamo oltre l'una del giorno 24
  dicembre, chiarire  un po' quali sono i rispettivi punti di vista
  della maggioranza e dell'opposizione, per capire come proseguire.
       Non comprendo  - e nessuno mi può convincere del contrario -
  che l'atteggiamento che sta tenendo l'opposizione questa sera non
  è, a  mio  parere,  neanche  giustificato dagli argomenti che ora
  l'onorevole Drago ha portato.
       Siccome  dell'opposizione  precedente,  cui  fa  riferimento
  spesso l'onorevole Drago e  anche altri oratori dell'opposizione,
  io ne  facevo  parte, ritengo, anche a prova di essere smentito -
  possiamo guardare  i  verbali  -  che  l'opposizione  non sia mai
  scaduta in passato  al  di sotto di livelli che, a mio parere, in
  un'Aula parlamentare non sono accettabili.
       Non  ritengo,  onorevoli  colleghi,   che   vi  siano  state
  occasioni, tranne una, quella relativa  alla modifica della legge
  elettorale sui sindaci, in cui l'opposizione  ha  fatto  cenno  a
  ostruzionismo.
       Si  può  parlare  di discussioni lunghe, defatiganti, ma che
  non avevano  il carattere che invece questa sera si è voluto dare
  alla battaglia  di  opposizione, che è una battaglia che non ha i
  connotati di  una  battaglia  di  merito,  ha  il connotato di un
  tentativo  di  slabbrare  la discussione, di portarla oltre certi
  limiti, ma con un obiettivo.
       Francamente  io  non capisco: quando  si  è  trattato  della
  battaglia contro la modifica della  legge elettorale sui sindaci,
  l'opposizione  aveva dichiarato l'obiettivo qual era; questa sera
  ancora vorrei  capire  qual  è  l'obiettivo,  perchè,  se  c'è un
  obiettivo, lo si comunichi, possiamo discuterlo, tenuto conto che
  da parte  di  questa  maggioranza,  onorevole  Drago, non c'è mai
  stata e  continua  a non esserci una volontà nè prevaricatrice nè
  tanto meno  volta  a  comprimere  i diritti dell'opposizione - ci
  mancherebbe -,  ma  abbiamo sempre proposto un terreno di dialogo
  dall'inizio fino  alla  giornata  di  oggi.
       Non si  può  dire  che l'atteggiamento nostro di questa sera
  sia legato  all'occasione  della  seduta  di  oggi  con  i  tempi
  costipati che abbiamo.
       L'abbiamo  sempre  detto,  l'abbiamo  affermato. Aggiungo di
  più, che  nella  giornata  di oggi questo dialogo si è sviluppato
  forse in  sua  assenza  e  capisco  il  suo disappunto, onorevole
  Drago, ma si è sviluppato.
       Vi  sono  state discussioni  di  merito  sugli  emendamenti;
  l'onorevole  Piro  è stato  lungamente  impegnato  con  esponenti
  dell'opposizione  a  valutare  gli  emendamenti;  questa  Aula ha
  sospeso   i   propri   lavori   per  espressa  dichiarazione  del
  Presidente,   onorevole  Cristaldi,  per  consentire  che  questa
  discussione     andasse     avanti,    con    l'accordo    quindi
  dell'opposizione.  Si  pensava,  si riteneva che si fosse trovato
  un accordo  che  è  stato puntualmente rimesso in discussione non
  appena è iniziata la discussione in Aula.
       Subito  dopo,  l'onorevole  Fleres  ha ripreso la parola per
  chiedere che, nonostante l'accordo che era intervenuto nel merito
  del  disegno di legge e degli emendamenti, l'opposizione riteneva
  necessario che  ci  fosse  un quadro di riferimento più vasto per
  consentire che  si  potesse  andare  avanti senza manovre di tipo
  ostruzionistico  e ha chiesto una sospensione. Questa sospensione
  è stata  accordata,  da  parte  della  maggioranza si è informata
  l'opposizione  -  tra  l'altro  opportunamente riunita nella sala
  lettura -  della  risposta  che  la maggioranza intendeva dare ai
  quesiti  che l'opposizione poneva.  Ciò nonostante, l'opposizione
  ha continuato in questo atteggiamento. Ora l'onorevole Drago alza
  ancora la posta  e dice: ma noi non avevamo detto che c'era stata
  una decisione.
       Onorevoli  colleghi, noi non possiamo fare come nella favola
  di latina  memoria,  in  cui  il lupo diceva all'agnello: mi stai
  sporcando   l'acqua;  poi  l'agnello  diceva:  ma  io  non  posso
  sporcarla, sto  bevendo  a  valle  rispetto  a te, lupo, che stai
  bevendo a  monte.  E'  la legge della fisica che non lo consente.
  Si, ma dice:  se non sei stato tu, è stato tuo padre, è stato tuo
  nonno, qualcuno mi ha sporcato l'acqua e quindi ti mangio.
       Ora vi sembra un  atteggiamento questo che può indurre ad un
  dialogo?  Francamente, consentitemi,  io  che  sono, diciamo, più
  propenso di tutti  a  sviluppare un dialogo, ad intervenire anche
  nel merito per le note  ragioni, perché  io non sono nato uomo di
  maggioranza, sono nato come  uomo di opposizione e sono stato qui
  decenni nell'opposizione e  capisco  che  vi sono delle ragioni e
  anche dei  diritti  dell'opposizione  che  vanno rispettati dalla
  maggioranza,  ma  quando  queste ragioni e questi diritti vengono
  riportati sul  terreno retto di reciproco rispetto. Se questo non
  c'è, allora  bisogna  per  forza impedire che stasera si passi al
  voto  finale  della  legge  sugli  enti, perchè probabilmente, da
  parte dell'opposizione  di oggi, che è la maggioranza di ieri, si
  vuole far passare  il messaggio che la legge sugli enti non si fa
  - poi, magari,  non so, si farà dopo, ad ogni modo stasera non si
  fa - e  potere  dire che allora è un successo che io considero di
  tutti, poi sta a voi saperlo rivendicare.
       Stasera   l'onorevole   Drago   lo  fa  nelle  dichiarazioni
  successive all'approvazione del disegno di legge sui giornali, da
  parte degli  esponenti  dell'opposizione  non è stato fatto. Si è
  detto che era una legge che non scioglieva niente, l'onorevole La
  Grua ha  fatto  dichiarazioni  in tal senso, l'onorevole Virzì ha
  detto: ma qui  si  è  dato  un  tesoro ad un uomo solo, quindi la
  legge   quasi  non  ha  valore  perché  c'era  questa  correzione
  rispetto  all'impostazione  che  era stata data nella maggioranza
  precedente,  quindi  prendendo  le  distanze  da  quel disegno di
  legge, quindi  non  è  che  c'è  stata  una  maggioranza che si è
  appropriata di un disegno di legge.

     BRIGUGLIO. Precisamente lei con delle dichiarazioni.

     CAPODICASA,  presidente  della  Regione.  Io  ho  detto che la
  maggioranza  che aveva assunto nelle dichiarazioni programmatiche
  l'impegno di  concludere  il  disegno  di  legge,  che non era un
  nostro disegno  di  legge,  nel senso che noi l'avevamo condiviso
  dall'opposizione,  portava  la  firma  degli  onorevoli  Drago  e
  Provenzano,   addirittura   Castiglione,   quindi   non  potevamo
  rivendicare una  cosa  che  portava la firma degli altri, ma - mi
  dovete consentire - se voi fate questo regalo alla maggioranza di
  prendere   le   distanze   da   un   vostro   disegno  di  legge,
  l'opposizione,  la  maggioranza  che  deve  dire: no, per piacere
  rivendicatelo? Dice  va  beh,  allora  vuol  dire che siamo stati
  bravi noi. Mi dovete consentire.
       Io aggiungo di più, che  anche dal punto di vista del merito
  delle questioni che sono contenute in quel disegno di legge sulle
  variazioni di bilancio,  sono  provvedimenti che portano il segno
  di una continuità  con  l'azione  del  Governo  precedente, forse
  anche per dovere, diciamo, istituzionale.
       E' stato un  provvedimento  che  prorogava  al  31  dicembre
  l'attività  dei giovani articolisti, senza copertura finanziaria,
  ci consentirete  che, ci piaccia o no, siamo convinti o non siamo
  convinti,  noi  la  copertura  finanziaria  la dobbiamo dare, ma,
  onorevole Briguglio,  se  lei non ci consente questa sera di fare
  il disegno  di legge, consentirà che viene meno non un impegno di
  questa  maggioranza ma l'impegno della sua maggioranza, che aveva
  assunto rispetto ai giovani articolisti un impegno che era quello
  della prova, di farli lavorare fino al 31 dicembre.
       Quindi, come vedete, c'è una reciprocità di atti che non può
  essere  ignorata,  perché  diversamente  cosa vi aspettate che ci
  sia da  parte della maggioranza? La maggioranza dovrà decidere se
  corrispondere  ad  un  dialogo  con  l'opposizione  che gli viene
  proposto  o,  di  fronte  ad  un  atteggiamento  ostruzionistico,
  attrezzarsi di  conseguenza, che non so quale può essere, quindi,
  in questo  momento  lo so immaginare, ma un'azione la dovrà fare,
  chiederemo la Conferenza dei Capigruppo, proporremo che l'Aula si
  torni a riunire il 26, 27, 28, 29 e 30, quello che sarà.
       Dobbiamo  metterci  d'accordo,  questo  è  un Parlamento che
  finora, per  varie  ragioni,  non  ha dato buona prova di sè agli
  occhi  dell'opinione  pubblica.
       Lo   scontro   politico,   che   abbiamo   avuto  in  alcune
  circostanze,  è  stato tenuto a un certo livello, io mi augurerei
  che lo scontro politico continui, se deve continuare, sempre a un
  certo livello, evitando che si avviti intorno a meccanismi che la
  gente  non  capisce  perchè  l'ostruzionismo  nei  modi,  diciamo
  improvvisati,  come  è  stato  fatto  questa  sera, per quanto io
  ricordi, non ....

     BRIGUGLIO. E' stata occupata l'Aula, da lei

     CAPODICASA,   presidente   della  Regione.   L'Aula   è  stata
  occupata,  Lei  sa  le  ragioni,  in un momento in cui l'Aula non
  lavorava,  Lei  lo sa, quindi non abbiamo mai impedito che l'Aula
  lavorasse con la nostra occupazione. La mattina del giorno in cui
  l'Aula  si è riconvocata, l'Aula è stata disoccupata, come Lei sa
  e ne fanno fede le cronache giornalistiche.
       Pertanto,  io vorrei che si capisse, perchè anche gli ultimi
  argomenti,  addotti   dall'onorevole  Drago, a  me  non  sembrano
  pertinenti, perchè le obiezioni che ora vengono mosse e che erano
  state  rappresentate nella famosa conferenza dei Capigruppo a cui
  fa  riferimento  l'onorevole Drago, che erano quelle di integrare
  immediatamente  i  membri  del  Consiglio di Presidenza che erano
  decaduti   perchè   ricoprono   altri   ruoli,  il rinnovo  delle
  Commissioni e poi la legge-voto, che è stata messa all'ordine del
  giorno  e si è discussa, ma, onorevole Drago, sono stati circa 40
  interventi,  di  cui  30  sono colleghi dell'opposizione, allora,
  siccome  giustamente  si  è  deciso di dare il tempo, 45 minuti a
  ogni  intervento,  perchè si tratta di materia molto delicata, mi
  consentirete  che  questo  disegno di legge era quasi impossibile
  che  trovasse conclusioni in questa sessione per le ovvie ragioni
  che sono...

     DRAGO. Quando lo riprendiamo?

     CAPODICASA,  presidente   della  Regione. Quando lo stabiliamo
  nella   Conferenza  dei  Capigruppo;  chiedo  la  Conferenza  dei
  Capigruppo se  è  pronta  a  stabilire  la data, onorevole Drago,
  quindi, come vede discutendo ci incontriamo.
       Le  stesse  questioni  che  sono  state  poste relative alle
  Commissioni e alle elezioni avevamo concordato già in quella sede
  che  questo  era l'impegno che tutti, maggioranza ed opposizione,
  perchè  questo  è  interesse  anche  della  maggioranza,  che  si
  completino  gli organismi sia quelli di carattere assembleare che
  quelli  di carattere parlamentare, non vedo la ragione per cui la
  maggioranza  non  debba  volere che si completino gli organismi e
  non  spetta  alla  maggioranza completare o no le Commissioni.
       Le  Commissioni  decadono  per  norma  regolamentare  il  31
  dicembre,  dopo  di che non si può riunire nessuna Commissione se
  non  viene  o riconfermata, con atto esplicito, oppure modificata
  sulla  base  della  indicazione  dei  Gruppi parlamentari, quindi
  questa  cosa  non è una rivendicazione della opposizione rispetto
  alla   maggioranza,  è  interesse  di  tutti,  siamo  esattamente
  d'accordo,  perchè  questo  dà,  in  un  momento  in  cui tutti i
  Presidenti  delle  Commissioni, fanno oggi solo espressione della
  opposizione,  pensi  un po' se la maggioranza non ha interesse ad
  andare a riarticolare le posizioni, quindi immagini se non ci può
  essere interesse, se poi magari questa rivendicazione viene fatta
  perchè  si  pensa che potrà provocare tensioni alla maggioranza e
  divisione,  questo  poi  lo vedremo a momento opportuno, ma basti
  aspettare  una  settimana  e  Lei  potrà  verificare se magari le
  aspettative  dell'opposizione  saranno  esaurite  oppure  no,  ma
  intanto  questo  non  modifica  il  programma,  ci sarà fra sette
  giorni,   dieci   giorni,   passate  le  feste,  l'occasione  per
  verificare  se  quanto  dalle  opposizioni  si  paventa, o meglio
  ancora  si   spera,  si  verificherà  o  no.  Se  si  verificherà
  prenderemo atto  e  ne tireremo le conseguenze.  Ma penso che noi
  non possiamo  mischiare  i  due livelli;  sono due cose diverse e
  forse se  ci  riflettiamo un momento credo che sia nell'interesse
  di tutti che vengano mantenuti distinti.

     LA GRUA . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LA  GRUA .  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
  il   Presidente   della  Regione  non  possa  assolutamente  dare
  valutazioni  tipo  quelle  che  ha  dato circa il comportamento e
  l'attività  dei  gruppi parlamentari dell'opposizione. Non glielo
  consentiamo,   signor   Presidente,   di   dire   che  l'attività
  dell'opposizione  è  scaduta al di sotto di livelli mai raggiunti
  in un'Aula parlamentare. Questo non l'accettiamo e lo respingiamo
  categoricamente.  Ho  riportato  esattamente, poi il giudizio sul
  tipo di opposizione che facevate voi se ci consente lo diamo noi,
  Lei  può  farlo,  ma  noi  abbiamo  altri elementi per dirle e le
  diciamo  che siamo svantaggiati rispetto a voi perchè voi avevate
  quei  tempi  dilatati enormi che quel barbaro regolamento vigente
  all'epoca  vi  consentiva,  noi  invece  oggi  siamo svantaggiati
  perchè  siamo  stati purtroppo i primi a subire le conseguenze di
  un  regolamento  che  riteniamo  giusto  ma  che  oggi  ci limita
  nell'attività  parlamentare e non ci consente di intervenire così
  come  voi  potevate  fare  quando eravate opposizione. Quindi noi
  oggi   dobbiamo   attrezzarci,   signor   Presidente,   per  fare
  ostruzionismo,  perchè è nel nostro diritto, così come era vostro
  diritto  fare  ostruzionismo,  occupare  l'Aula e fare quello che
  qualunque  opposizione  va  a  fare.  Però  signor Presidente non
  possiamo  utilizzare  due  pesi  e due misure;  io ho partecipato
  questa  sera  alla seduta della prima Commissione dove si è messo
  in  atto  da  parte  di  alcune  forze  politiche  che sostengono
  apertamente  alcune  e sotto sotto altre in vita un ostruzionismo
  veramente   terribile  che  certamente  ha  impedito  alla  prima
  Commissione  di  potere discutere del disegno di legge di proroga
  della  Commissione  dello  Statuto.
       E  allora, quando  l'onorevole  Forgione,  che  da quando ha
  saputo che  si  chiama  come  Padre  Pio,  ha  assunto i toni del
  predicatore,  ma  che  esercita  questo ruolo di predicatore male
  perchè predica  bene  e razzola male perchè vedete, oggi è venuto
  qua a  chiamarci,  a fare l'appello ecumenico, a dire "fermatevi,
  calmatevi, assumete un tono diverso" oggi in Commissione ha fatto
  un ostruzionismo  pressante  come  era nel suo diritto. Certo, lo
  abbiamo contestato,  perchè  noi abbiamo a cuore i problemi delle
  riforme,  noi  ci  crediamo  alle  riforme  e certamente volevamo
  contrastare  in  quella  sede  tutti  coloro,  alcuni  della  sua
  maggioranza,  signor  Presidente, che sono contrari alle riforme,
  ma  lì  abbiamo  dovuto  subire  l'ostruzionismo  di queste forze
  politiche.
       Allora, signor  Presidente,  la verità quale è?  La verità è
  che  noi vorremmo lavorare per questa Sicilia, vorremmo veramente
  realizzare quelle riforme che erano nel nostro programma politico
  dei governi  che  l'hanno  preceduta  ma che sono anche, e gliene
  diamo atto,  nel  programma  del  suo  governo.  La legge voto va
  fatta, le  riforme  vanno  fatte,  la  Commissione per la riforma
  dello Statuto  va nuovamente riconfermata nel senso che la durata
  va prorogata,  sono  queste  le  cose  concrete che chiediamo. Le
  chiediamo cosa  intende  fare  per la legge che riguarda il Parco
  archeologico  di  Agrigento,  sono  queste le cose che intendiamo
  sapere prima  di  potere continuare prima di poter fare le nostre
  scelte,  anche perchè non condividiamo appieno questa manovra che
  il suo governo ha messo in atto. Allora ci sia consentito fare il
  nostro ruolo  di  opposizione  nei modi che noi riusciamo a fare,
  magari non  siamo  tanto bravi, noi magari qualche esperienza noi
  di  Alleanza  nazionale  l'abbiamo,  quindi  abbiamo  le carte in
  regola per potere fare opposizione.  Ma comunque, vivaddio, ci si
  consenta di  farla  a  meno  che  non si lanciano dei segnali ben
  precisi che ci consentano di avere delle garanzie circa l'iter di
  alcune norme  di  legge  che  sono  da  noi  auspicate  e che noi
  vorremmo   che  fossero  prese  in  considerazione  ed  approvate
  urgentemente da questa assemblea.

     GRANATA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA.  Io  ritengo  che, alla  luce  delle  cose dette, che
  condivido peraltro, da parte dell'onorevole La Grua perchè vedete
  ci sono  delle  fasi  nella vita di questo Parlamento che poi non
  vanno  dimenticate,  ognuno  ha  un  ruolo diversificato; bisogna
  anche comprendere  qual'è  stata  la  genesi  di questo Governo e
  voglio sottolineare  che a differenza di altre situazioni dove la
  genesi   dei   cosiddetti   governi   del  ribaltone  sono  state
  caratterizzate  da fatti particolarmente incresciosi, qui abbiamo
  avuto diciamolo  pure  anche  un  tasso  di civiltà reciproca nei
  rapporti che  in  altri luoghi non si è raggiunta ad iniziare dal
  Parlamento  nazionale  dove anche alcuni amici dell'UDR ricordano
  quali sono  stati  i livelli di scontro tra le scomposizione e le
  ricomposizioni delle maggioranze.
       Alla luce di questo e di ciò che sta avvenendo stasera sulla
  discussione  io  credo di dovere riprendere il ragionamento fatto
  dall'onorevole Drago.
       Vedete,  c'è  un elemento che forse sfugge alla comprensione
  di alcuni  e  cioè  che  sugli  emendamenti  era  nostro dovere e
  diritto   arrivare  ad  un  chiarimento  di  ordine  tecnico  per
  verificare  come migliorare la manovra di variazione di bilancio,
  non  mai  su  emendamenti  che  riguardano  interessi specifici e
  particolari dei  singoli  deputati,  ma  per  cercare di dare una
  traccia,  come  è nostro dovere fare come parlamentari regionali,
  alla stessa manovra.
       E'  anche  vero  che  noi  abbiamo posto con forza Onorevole
  Presidente  Capodicasa alcuni problemi che sappiamo stare a cuore
  anche a  lei.  Il  primo di questi problemi è legato all'apertura
  della  stagione  delle riforme e abbiamo visto su questo percorso
  dell'apertura   della  stagione  delle  riforme  dei  bruttissimi
  segnali  caratterizzati  fortemente  da  alcune  vicende avvenute
  all'interno  della  prima  commissione  da  un certo clima che si
  respira  all'interno  di  quest'aula, la difficoltà oggettiva che
  comprendiamo  anche  all'interno  della maggioranza per portare e
  per far partire la stagione delle riforme.
       Ma  è  anche  vero che, pur comprendendo queste perplessità,
  noi  crediamo  fortemente  nella necessità di aprirla la stagione
  delle   riforme.   E   allora   per   questo   motivo   riteniamo
  indispensabile  anche servirci strumentalmente non per arrivare a
  fare  approvare  l'uno  o  l'altro  emendamento, ottenere l'uno o
  l'altro provvedimento.
       Per  arrivare  ad aprire la stagione delle riforme riteniamo
  opportuno   servirci   lo   ripeto  "strumentalmente"  di  questo
  passaggio  legato alle variazioni di bilancio per far comprendere
  a questa  maggioranza che noi vogliamo chiarezza su una cosa: che
  su  una  questione  che  giustamente  il Presidente Capodicasa ha
  ribadito  ad essere questione tutta legata alla legittima volontà
  e alla  sovranità  del  Parlamento  e non di una maggioranza o di
  un'altra, dobbiamo capire qual è il percorso.
       Un  percorso  in  sede  politica autorevolissima ce lo siamo
  dato, abbiamo  individuato non a caso la necessità di situare nel
  cuore  di  questa  sessione  prima della sessione di bilancio, un
  forte  segnale di rinnovamento politico attraverso la legge voto,
  riteniamo  che  per  vari  motivi, che per varie responsabilità -
  devo   dirglielo,   Presidente   -   non   tutte  allocate  nella
  maggioranza,  questo  percorso  lo  vediamo  -  come  dire?  - in
  pericolo, tentennante.
       Allora vogliamo un segnale chiaro. Credo che questo segnale,
  che  è  tutto  di ordine politico, dobbiamo averlo attraverso una
  nuova  discussione  che  deve  avvenire  in sede autorevole e per
  questo  motivo  ritengo  opportuno,  senza  che  poi  nessuno  si
  scandalizzi per ciò che è legittimo fare, ma non per difendere un
  passaggio  tattico  senza  fine o con finalità individuale, a noi
  non  interessano  le finalità individuali; noi vogliamo chiarezza
  sulla  posizione  del  Governo  e  quindi  sulla  gradualità  dei
  passaggi  per  arrivare  a  ciò  che  ci  sta  realmente a cuore:
  iniziare la stagione di riforma della politica regionale.
       Per  questo  le  chiedo  se opportunamente ritiene di volere
  farsi promotore della convocazione immediata della Conferenza dei
  Capigruppo,  per  capire  qual  è  il  percorso legato alla legge
  voto.
       Perchè se non comprendiamo questo, se questa opposizione non
  comprende   questo,  e, mi  perdoni  Presidente, se  parte  della
  maggioranza   non   comprende  questo  diamo  ragione  a  chi  si
  scandalizza e si meraviglia.
        Chi si meraviglia e si scandalizza di ciò che sta avvenendo
  in  questo Parlamento stasera, dovrebbe verificare i verbali e le
  registrazioni di ciò che è avvenuto in I Commissione per avere la
  fotografia  del  vero  degrado  cui  si è arrivati per fermare le
  riforme dell'apparato regionale.
       Allora,  ritengo  che il  problema  dello  Statuto  dobbiamo
  ricondurlo  tutto  in  sede   politica.   Accolgo   l'invito  del
  Presidente Capodicasa, ma  soprattutto  la  sollecitazione  forte
  venuta  dall'onorevole  Drago,  quindi   chiedo  questo  atto  di
  chiarimento  politico  perché   comunque   potrebbe  innanzitutto
  chiarire il percorso e soprattutto, anziché essere una perdita di
  tempo, farcene risparmiare, perché nessuno  può privare una parte
  politica di porre in essere ciò che il Regolamento consente.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione. Signor  Presidente,  se
  si avverte l'esigenza di avere una riunione  dei  Presidenti  dei
  gruppi parlamentari, ovviamente la più rapida  possibile, in modo
  tale che si possa tornare subito in Aula, ...

                 (Proteste dai banchi della sinistra)

       ...  io  dichiaro la mia disponibilità. Sentiamo  gli  altri
  Presidenti dei gruppi parlamentari e vediamo che cosa ne pensano.

     PRESIDENTE.  Decido  io sulla sua richiesta. La Conferenza dei
  Presidenti dei  gruppi parlamentari è immediatamente convocata in
  sala Pompeiana.
       la seduta è sospesa e riprenderà alla  fine della Conferenza
  dei Presidenti dei gruppi parlamentari.

    (la seduta, sospesa alle ore 01.32, è ripresa alle ore 03.40)


   Presidenza del presidente Cristaldi


                 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

       La seduta è ripresa.
       Onorevoli   colleghi,   informo   l'Aula   sull'esito  della
  Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari, opportunamente
  convocata su richiesta  della  stessa Aula per tentare in qualche
  modo, di dare un percorso  certo  agli  stessi lavori e - spero -
  consentire il raggiungimento di un risultato positivo.
       La Conferenza  dei  Presidenti  dei  gruppi  parlamentari ha
  stabilito di proseguire  i  lavori  per  completare  l'esame  del
  disegno di legge n. 840/A.
       Preciso che,  a  conclusione  dell'esame dell'articolato, la
  seduta sarà rinviata  per  consentire  al  Governo di definire il
  disegno  di   legge   concernente   l'esercizio  provvisorio,  da
  esaminare  subito  dopo  in  una  nuova  seduta  nella  quale  si
  procederà altresì alla  votazione  finale  dei  disegni  di legge
  predetti   nonché  dei   disegni   di   legge   n.   726/A,   nn.
  698-834-837/A, e nn. 413-458/A.
       Informo,  inoltre,   che   la   sessione   verrà   chiusa  a
  conclusione:    dell'iter    dei    disegni   di   legge   numeri
  2-94-144-152-177-705-708-758- (Norme stralciate/A) concernente lo
  schema di disegno  di  legge  costituzionale  per modifiche dello
  Statuto della Regione  siciliana,  n.  842 concernente la proroga
  della Commissione per la riforma dello Statuto nonché dei disegni
  di legge riguardanti i parchi archeologici.
       Si  procederà   altresì   alle   seguenti  elezioni:  di  un
  vicepresidente,  di   un   deputato   questore,  di  un  deputato
  segretario, del collegio  dei revisori dei conti della Fondazione
  "Federico II" e  delle commissioni legislative permanenti e della
  commissione per  l'esame  delle  questioni concernenti l'attività
  delle comunità europee,  e  verrà  esaminato  il disegno di legge
  antiracket.
       Quando sarà  completato  questo programma sarà convocata una
  nuova conferenza  dei  Presidenti  dei  gruppi  parlamentari  per
  disegnare il programma della successiva sessione.


   Presidenza del presidente Cristaldi


           RIPRENDE L'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE N. 840/A

     PRESIDENTE.  Siamo alla votazione dell'emendamento 2.1 a firma
  degli onorevoli Tricoli e Stancanelli. Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.

        PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole si
  alzi, chi è contrario resti seduto.

                           Non è approvato.

       Si passa all'emendamento  n.  2.2  a  firma  degli Onorevoli
  Stancanelli e Tricoli "La  quota  pari  al  10% che deve affluire
  deve essere ripartita tra  le camere di commercio di cui al comma
  9 è aumentata al 50%"
       Pongo in votazione l'emendamento Tricoli, Stancanelli 2.2.
       Il parere del Governo?

     PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.

        PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole si
  alzi, chi è contrario resti seduto.

                           Non è approvato.

    Si passa all'emendamento  2.5 a firma degli onorevoli Tricoli e
  Stancanelli. Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in votazione.  Chi è favorevole si alzi,
  chi è contrario resti seduto.

                           Non è approvato.

    Si passa all'emendamento  2.4 a firma degli onorevoli Tricoli e
  Stancanelli "Dopo le  parole in entrata il bilancio della regione
  siciliana aggiungere le  parole  data del primo dicembre 1998. Lo
  pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in votazione.  Chi è favorevole si alzi,
  chi è contrario resti seduto.

                           Non è approvato.

    Si passa all'emendamento  2.11  a firma degli onorevoli Fleres,
  Costa ed altri. Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in votazione.  Chi è favorevole si alzi,
  chi è contrario resti seduto.

                           E' approvato.

       Si passa all'emendamento  a  firma degli onorevoli Tricoli e
  Stancanelli   2.3,   le   parole  tremiladuecentoventisette  sono
  sostituite con milleduecentoventisette. Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PIRO, Assessore per il Bilancio e le Finanze. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in votazione.  Chi è favorevole si alzi,
  chi è contrario resti seduto.

                           Non è approvato.

       Si  passa all'emendamento  2.10  a  firma   degli  onorevoli
  Fleres ed altri.

     FLERES. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea    ne   prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  2.6   a   firma   degli   onorevoli   Tricoli  e
  Stancanelli.

     STANCANELLI. Lo ritiro

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'emendamento Tricoli-Stancanelli aggiuntivo al
  comma 1, tende ad  istituire un secondo comma nell'articolo 2.
       "La quota del 50  per  cento che deve affluire in entrata al
  bilancio dei comuni, ai  sensi  del  comma  9, articolo 11, legge
  regionale n. 5/98 è  determinata al 10 per cento. Il rimanente 40
  per cento è devoluto  alle  aree  di  sviluppo industriale per le
  finalità istituzionali.". Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     PETROTTA, Presidente della Commissione e relatore. Contrario

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole  si alzi;  chi è contrario resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione  l'articolo  2.  Chi  è  favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.

                                  Art. 3.

          1. Il fondo  per  i  comuni  di  cui all'articolo 11 della
       legge regionale 30  marzo  1998, n. 5, è altresì incrementato
       per l'esercizio  finanziario  in  corso  della  somma di lire
       16.685 milioni cui  si provvede, quanto a lire 3.423 milioni,
       con le somme  già  affluite  in  entrata  del  bilancio della
       Regione ai  sensi  del comma 9, dell'articolo 45, della legge
       regionale 7 marzo  1997,  n.  6, quanto a lire 2.127 milioni,
       mediante riduzione  di  pari  importo  dello stanziamento del
       capitolo  60783,   quanto   a  lire  7.760  milioni  mediante
       riduzione di  pari  importo  dello  stanziamento del capitolo
       21160 e quanto  a  lire  3.375  milioni mediante riduzione di
       pari  importo  dello  stanziamento  del  capitolo  21162  del
       bilancio della Regione per l'esercizio medesimo."

       Dichiaro aperta  la discussione generale.  Nessuno chiede di
  parlare.  Dichiaro  chiusa  la discussione generale sull'articolo
  3.  Comunico che  sono  stati  presentati  all'articolo 3 diversi
  emendamenti.

     TRICOLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI.  Signor  Presidente,  considerato l'accordo raggiunto
  nella Conferenza dei  capigruppo  anche  al  fine  di  render più
  spediti i lavori d'Aula ritiriamo numerosi emendamenti, quindi Le
  dirò, emendamento  per  emendamento,  quali intendiamo ritirare e
  quali mantenere.

     PRESIDENTE.  Nessuno chiede  di  parlare  per  illustrare  gli
  emendamenti. E' aperta la discussione generale sugli emendamenti.
  Nessuno  chiede  di   parlare.  Dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale sugli emendamenti. Pongo  in votazione 3.1 a firma degli
  onorevoli Tricoli e Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 3.18 a firma dell'onorevole Fleres e Croce.

     COSTA. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.4  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli. Onorevole Piro c'è l'impegno del Governo?

     PIRO, assessore al bilancio e alle finanze. Si.

     PRESIDENTE. C'è l'impegno  del  Governo  ad affrontare in sede
  finanziaria la questione.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.10  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli  e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea    ne   prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 3.17 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 3.15 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 3.14 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 3.16 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 3.13 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 3.12 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.6  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.3  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.8  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.7  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.2  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.5  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  3.9  a   firma   degli   onorevoli   Tricoli   e
  Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Onorevoli   colleghi   non   ci   sono   altri   emendamenti
  all'articolo 3.  Pongo  in  votazione  finale l'articolo 3. Chi è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo  4. Ne do lettura:

                                 Art. 4
                Interventi a sostegno delle autonomie locali
                              per l'anno 1999

          1.  Per l'esercizio finanziario 1999, al fine di garantire
       alle  province  regionali  ed  ai comuni lo svolgimento delle
       funzioni amministrative   attribuite  in  base  alla  vigente
       legislazione   e   a   titolo   di  sostegno  allo  sviluppo,
       l'Assessore regionale per gli enti locali assegna, con propri
       decreti,  alle  province  regionali ed ai comuni medesimi una
       quota  non superiore al 20 per cento delle entrate tributarie
       della  Regione  accertate nell'esercizio 1997 con il relativo
       rendiconto generale consuntivo, al netto delle devoluzioni di
       cui all'articolo 27 del decreto legislativo 15 dicembre 1997,
       n. 446, previste per l'anno 1999.
          2.  Con  legge  di  bilancio  la quota di cui al comma 1 è
       ripartita fra i comuni e le province regionali.
          3.  Nell'ambito della quota determinata ai sensi del comma
       1, una aliquota pari all'1,50 per cento è riservata ai comuni
       con   popolazione    non   superiore   a   10.000   abitanti,
       ad  integrazione   della   quota   ordinaria   attribuita   e
       un'aliquota pari allo 0,80  per  cento  è riservata ai comuni
       delle isole minori  per sopperire alle particolari e maggiori
       necessità relative ai servizi igienico-sanitari ed ai servizi
       pubblici obbligatori.  Un'ulteriore  somma pari a lire 15.000
       milioni resta  nelle disponibilità dell'Assessorato regionale
       degli  enti  locali  e  viene  dallo  stesso  gestita  per  i
       rapporti, anche in  convenzione,  con le comunità alloggi per
       minori sottoposti  a  provvedimenti dell'autorità giudiziaria
       minorile   nell'ambito    della    competenza    civile    ed
       amministrativa.
          4.  Le  assegnazioni  alle province regionali ed ai comuni
       sono  disposte  sulla  base  dei  criteri e dei parametri che
       saranno  individuati con decreto dell'Assessore regionale per
       gli  enti  locali,  sentita  la  Conferenza regione-autonomie
       locali,  prevista  dall'articolo  43  della legge regionale 7
       marzo  1997,  n. 6. Nelle more della determinazione dei nuovi
       criteri,   l'Assessore   regionale  per  gli  enti  locali  è
       autorizzato  ad  erogare  anticipazioni  alle  province ed ai
       comuni entro i  limiti delle assegnazioni effettuate a valere
       sull'esercizio  finanziario   1998   ed  in  conformità  alle
       previsioni dell'articolo 11  della  legge  regionale 30 marzo
       1998, n. 5.
          5.  Le assegnazioni  alle  province regionali ed ai comuni
       sono  destinate prioritariamente al trattamento economico del
       personale  di  cui  all'articolo  45,  comma  6,  della legge
       regionale  7 marzo 1997, n. 6 ed allo svolgimento dei servizi
       socio-assistenziali.
          6.  In  sede  di  ripartizione territoriale delle spese in
       conto   capitale  dello  stato  di  previsione  del  bilancio
       regionale,  ai  comuni  con  popolazione  inferiore  a 10.000
       abitanti  è  assicurata almeno una quota pari al 20 per cento
       dei relativi stanziamenti.

       E' aperta la discussione generale sull'articolo 4.

     PIRO, Assessore al bilancio. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,  Assessore al bilancio.  Signor Presidente, soltanto per
  annunciare  all'Aula   che   il  Governo  intende  presentare  un
  emendamento con il quale  viene riscritto l'articolo 4 in modo da
  ricomprendere nella  formulazione  complessiva  che  ne risulterà
  alcune previsioni che  sono contenute in alcuni emendamenti e che
  sono state  valutate  e apprezzate positivamente. Quindi presento
  un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 4.

     PRESIDENTE. Augurandomi che la riscrittura dell'articolo possa
  soddisfare la larga  maggioranza dell'Assemblea in guisa tale che
  possano  essere   superati   gli   emendamenti.  Distribuiamo  la
  fotocopia e consentiamo  ai  parlamentari  di  fare  la opportuna
  valutazione.
       Chiedo   agli   onorevoli   Croce,   Tricoli,   Stancanelli,
  se intendono  ritirare l'emendamento soppressivo dell'articolo 4,
  "Il comma 1 dell'articolo 4 è soppresso".

     CROCE. E' ritirato.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea  ne   prende  atto.  Per  gli  altri
  attendiamo che  i  parlamentari prendano visione dell'emendamento
  del  Governo tendente  a  riscrivere  l'articolo  4.  Do  lettura
  dell'articolo   4   secondo   la   nuova   riscrittura   proposta
  dall'onorevole Assessore Piro

                                 Art. 4

                Interventi a sostegno delle autonomie locali
                              per l'anno 1999

       1.  Per l'esercizio  finanziario  1999, al fine di garantire
  alle  province  regionali  ed  ai  comuni  lo  svolgimento  delle
  funzioni  amministrative   attribuite   in   base   alla  vigente
  legislazione e a  titolo  di  sostegno allo sviluppo, l'Assessore
  regionale per gli enti  locali  assegna, con propri decreti, alle
  province regionali ed ai  comuni medesimi una quota non superiore
  al 20 per cento  delle entrate tributarie della Regione accertate
  nell'esercizio  1997   con   il   relativo   rendiconto  generale
  consuntivo, al netto delle devoluzioni di cui all'articolo 27 del
  decreto  legislativo 15  dicembre  1997,  n.  446,  previste  per
  l'anno 1999.
       2.  Con legge di bilancio  la  quota  di  cui  al  comma 1 è
  ripartita fra i comuni  e le province regionali.
       3.  Nell'ambito della  quota  determinata ai sensi del comma
  1, una aliquota pari all'1,50 per cento è riservata ai comuni con
  popolazione non superiore  a  10.000  abitanti,  ad  integrazione
  della quota ordinaria attribuita e un'aliquota pari allo 0,80 per
  cento è riservata ai comuni delle isole minori per sopperire alle
  particolari   e    maggiori   necessità   relative   ai   servizi
  igienico-sanitari   ed    ai    servizi   pubblici   obbligatori.
  Un'ulteriore  somma  pari  a  lire  15.000  milioni  resta  nelle
  disponibilità dell'Assessorato  regionale  degli  enti  locali  e
  viene dallo stesso gestita  per i rapporti, anche in convenzione,
  con le comunità  alloggi  per  minori  sottoposti a provvedimenti
  dell'autorità giudiziaria  minorile  nell'ambito della competenza
  civile  ed  amministrativa.
       4.  Le assegnazioni  alle  province  regionali  ed ai comuni
  sono disposte sulla base  dei criteri e dei parametri che saranno
  individuati con decreto  dell'Assessore  regionale  per  gli enti
  locali, sentita  la Conferenza regione-autonomie locali, prevista
  dall'articolo 43 della legge  regionale 7 marzo 1997, n. 6. Nelle
  more  della   determinazione   dei   nuovi  criteri,  l'Assessore
  regionale  per  gli   enti   locali   è  autorizzato  ad  erogare
  anticipazioni alle province ed  ai  comuni  entro  i limiti delle
  assegnazioni effettuate  a valere sull'esercizio finanziario 1998
  ed in conformità  alle  previsioni  dell'articolo  11 della legge
  regionale 30 marzo 1998, n. 5.
       5.  Le assegnazioni  alle  province  regionali  ed ai comuni
  sono destinate  prioritariamente  al  trattamento  economico  del
  personale di cui all'articolo  45, comma 6, della legge regionale
  7  marzo  1997,  n.   6   ed   allo   svolgimento   dei   servizi
  socio-assistenziali.
       6.  In sede  di  ripartizione  territoriale  delle  spese in
  conto capitale dello  stato di previsione del bilancio regionale,
  ai  comuni  con   popolazione   inferiore  a  10.000  abitanti  è
  assicurata almeno una quota  pari  al  20  per cento dei relativi
  stanziamenti.
       7. I benefici previsti dall'articolo 5 della legge 27.12.85,
  n. 816, come recepita dalla leggere regionale 24.6.86, n. 31 sono
  estesi agli assessori  dei  comuni  con  popolazione superiore ai
  5.000 abitanti.
       8.  Al  comma  1  dell'articolo  58  della  legge  regionale
  19.5.86,  n.  33  le  parole  "retribuiti  secondo  il  contratto
  nazionale  di   lavoro   giornalistico"   sono  sostituite  dalle
  seguenti:  "A cui  si  applica  il  contratto nazionale di lavoro
  giornalistico nella  sua  interezza.  La presente disposizione si
  applica anche  agli  Uffici  stampa  già  istituiti,  fatte salve
  condizioni più  favorevoli.  Le  relative  procedure di selezione
  sono eventualmente integrate ai sensi della presente legge".

       Onorevole  assessore  al   bilancio   desidererei   che  lei
  spiegasse innanzitutto al Presidente dell'Assemblea e all'Aula si
  fa riferimento, al  secondo  comma dell'articolo riscritto, a una
  legge di bilancio.  dice testualmente:  "con legge di bilancio la
  quota di cui al comma uno è ripartita fra i comuni delle province
  regionali", successivamente  si  fa  riferimento  nella  quota di
  ripartizione ad  un  decreto dell'assessore sentite la conferenza
  delle autonomie.

     PIRO, assessore per il bilancio. Innanzitutto chiarisco signor
  Presidente, che l'articolo  in nulla innova rispetto all'articolo
  già vigente che è stato  approvato  dall'Assemblea con la legge 5
  di quest'anno, tranne un  piccolo  particolare  là  dove  abbiamo
  fissato la percentuale delle  entrate  in misura non superiore al
  venti  per  cento,  per   altro   credo  che  questa  piccola  ma
  sostanziale modifica va anche nella direzione delle questioni che
  sono state poste all'onorevole Tricoli.
       Per  il  resto   l'articolo  riproduce  una  legge  vigente,
  Presidente, e la questione che  lei  ha  sollevato  attiene a due
  momenti diversi: c'è  il  momento  della suddivisione dell'intero
  fondo tra quella che deve essere assegnata ai comuni e quella che
  deve essere assegnata alle  province  che  viene  effettuata  con
  legge dall'Assemblea; all'interno della  quota  che  poi  è stata
  stabilita dall'Assemblea per i  comuni  e quella stabilita per le
  province, l'assessore per gli  enti locali sulla base dei criteri
  che verranno individuati farà  il  decreto  con  cui assegnerà ad
  ogni singolo comune le somme spettanti.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  anche ai fini interpretativi
  dell'articolo, vale l'intervento dell'onorevole assessore Piro.
       E' aperta la discussione generale sull'articolo 4.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha facoltà.

     TRICOLI. Io credo  che la riscrittura dell'articolo, comunque,
  non  pregiudichi  la  trattazione  di  due  emendamenti  il  4.54
  anzitutto, alla fine  del  comma  primo  aggiungere  la  seguente
  frase: "al netto delle riserve a favore dell'erario del 97 di cui
  al decreto del ministro del tesoro".
       Cioè devolvere fino al  venti  per  cento  non solo al netto
  della devoluzione Irap ma anche al netto del decreto del Ministro
  del Tesoro sulle  riserve  a  favore  dell'erario.  Perché se nel
  conto consuntivo generale  è  scritto  che  le entrate tributarie
  effettivamente accertate sono 10.947 miliardi, in realtà questa è
  alla luce poi del successivo decreto una finzione.
       Una finzione perché  da  questi 10.947 miliardi non sono mai
  entrati nel bilancio  della  Regione  i  circa  500  miliardi che
  riguardano la riserva  a  favore  dello Stato.  Tra l'altro credo
  che sostanzialmente non cambia  neppure molto ma, mi pare che sia
  una definizione molto  più  corretta  perché  in  caso  contrario
  rischiamo di falsare quello che è il risultato finale.
       Chiedo, quindi, al Governo  di  approvare anche il 4.54. Per
  quanto riguarda l'altro emendamento  cioè  il 4.4 lo rimetto alla
  valutazione del Governo. Esso  è  quello che dice: "alle province
  regionali per il 99 la somma  dovuta  non  può essere inferiore a
  quella del 98".
       L'emendamento è mantenuto.

     PIRO, assessore per il bilancio. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,  assessore  per   il   bilancio.  Signor  Presidente  la
  questione che ha posto  l'onorevole  Tricoli  è una questione che
  merita di essere vista e su cui va posta attenzione.
       Volevo però fare rilevare  all'onorevole Tricoli che come ho
  già detto nel corso  della  mia  replica al dibattito generale il
  Governo  ha   presentato   questo   articolo  non perché  intende
  risolvere  in  questo  modo  e  definitivamente  la questione dei
  trasferimenti  agli  enti  locali  per  l'anno  1999, ma soltanto
  perché  si è reso cosciente del fatto che la mancata approvazione
  per   l'anno   1999   di   una  norma  che  comunque  preveda  il
  trasferimento  di fondi agli enti locali, avrebbe impedito che lo
  stesso  fondo potesse essere individuato all'interno del bilancio
  attraverso  la nota di variazione e, quindi, avrebbe impedito che
  su  questo  fondo  per intanto si potesse esplicitare l'esercizio
  provvisorio  e,  comunque, non avrebbe dato nè ai Comuni, nè alle
  Province   neanche   un   punto   di  riferimento  finanziario  o
  quantitativo  per  poter  predisporre  i  Comuni  e le Province i
  propri  bilanci che come è noto a seguito della legge finanziaria
  approvata dal Parlamento nazionale pochi giorni fa, devono essere
  approvati tassativamente entro il 31 gennaio.
       Il Governo ha  chiarito  che  la questione dell'assegnazione
  dei  fondi ai Comuni  e  alle  Province  merita  una  valutazione
  attenta sia per  quanto  riguarda  l'ammontare dei trasferimenti,
  sia per quanto riguarda i criteri con cui essi vengono ripartiti.
       Non a caso il Governo ha  modificato  la quota fissa che era
  stata indicata quest'anno, con la legge  n.  5, cioè la norma che
  diceva una quota pari al  20%  delle  entrate l'ha modificata con
  l'espressione una quota non  superiore  al  20%,  perché comunque
  intende  chiarire  che non  in  questo  momento  e  probabilmente
  neanche in un secondo momento, ma certamente no con questa legge,
  si intende fissare in maniera tassativa la quota da attribuire ai
  Comuni perché vi sono questioni da vedere.
       Una di questa è  quella  che  lei  ha  posto all'attenzione,
  onorevole  Tricoli,  un'altra  questione  è  quella  legata  alla
  ritenuta dello 0,50 Irpef, che  porrà  un  problema,  se  lo 0,50
  irpef è quello dello Stato o quella della Regione, vi è ancora un
  problema  di definizione  delle  trattenute  e  dei  riversamenti
  dell'Irap, cioè vi sono una  serie  di  questioni  aperte  che ci
  auguriamo possano essere chiarite da qui a quando appronteremo la
  finanziaria ed il bilancio,  ma  che  sarà  quella sicuramente la
  sede in cui queste questioni verranno poste.
       Per cui vorrei pregare  l'onorevole  Tricoli  di ritirare in
  questa sede l'emendamento,  conseguentemente  non  trattandosi di
  quota fissa, onorevole Tricoli,  e non fissando in questo momento
  il Governo la quota per il 1999 viene difficile poter fissare una
  quota uguale a quella del 1998  per  le  Province,  per cui anche
  questo altro emendamento io  vorrei  pregarla di ritirare per poi
  affrontare una discussione più ampia e completa al momento in cui
  verrà portata all'esame dell'Assemblea la legge finanziaria.

     TRICOLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI. Per quanto  riguarda  il  primo  emendamento, accetto
  l'invito del Governo anche se bisogna dire che mentre qui abbiamo
  una cifra già determinata  dagli  uffici  e, quindi, stabilita in
  560 miliardi e rotti, nel  caso  dello 0,50 delle ritenute ancora
  non abbiamo quantificato e, quindi,  ci sarebbe un motivo per non
  introdurlo, comunque accetto l'invito del Governo ed è ritirato.
       Il secondo che riguarda,  invece,  quello  delle  Province è
  mantenuto perché riteniamo che appunto le funzioni delle Province
  in questo momento sono  in  grande espansione e, quindi, andrebbe
  tutelato  il ruolo che  questi  enti  locali  assumono  oggi  sul
  territorio e tra l'altro  non dimentichiamo che abbiamo ancora in
  sospeso il discorso dei  quindici  miliardi  anche se apprezziamo
  l'intervento del Governo che  ha  stabilito,  che  ha  assicurato
  l'Aula sulla necessità di risolverlo  nel  mese di gennaio con la
  legge finanziaria.
       Quindi, il primo è  ritirato, il secondo, signor Presidente,
  è mantenuto.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'emendamento 4.54 è ritirato,
  è mantenuto l'emendamento 4.4.

       Pongo in votazione l'emendamento 4.4. Parere del Governo?

     PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Parere della Commissione?
     PRESIDENTE ... Il parere del Governo?

     PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario,

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Per   favore,  un  attimo  di  attenzione,  è  un  passaggio
  delicato.
       Se  non sorgono  osservazioni,  non  avendo  altri  deputati
  chiesto   di    parlare,   riteniamo   l'eventuale   approvazione
  dell'emendamento di riscrittura  dell'articolo  4  preclusivo per
  tutti gli altri emendamenti presentati allo stesso articolo 4.
       Non sorgono osservazioni, resta così stabilito.
       Comunico che all'articolo 4  è  stata presentata dal Governo
  un'ulteriore  modifica,   un   emendamento   all'emendamento   di
  riscrittura:
       - Al comma 3 aggiungere  'e  in  convenzione  per i ricoveri
  nelle comunità alloggio  e  case-famiglia  dei  pazienti dismessi
  dagli ex ospedali psichiatrici'.
       Pongo in votazione l'emendamento del Governo all'emendamento
  di riscrittura.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA, Presidente  della  Commissione.  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                               (E' approvato)

       Tenendo conto delle  cose  già  dichiarate  dal  Presidente,
  pongo in votazione  l'emendamento  del  Governo  di  riscrittura.
  dell'intero articolo 4 preclusivo  di tutti gli altri emendamenti
  presentati all'articolo 4.

     FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     FLERES.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  desideravo
  esprimere  apprezzamento  per   la  riscrittura  dell'articolo  4
  soprattutto  relativamente  alle  parti  riguardanti  gli  uffici
  stampa che di fatto  assorbe  l'emendamento  23.61  che  io avevo
  presentato e che, pertanto. ritengo  di potere ritirare alla luce
  di  quanto  inserito   nell'ultima   parte  dell'emendamento  del
  governo.
       Così come, signor Presidente, poiché avevo presentato sempre
  in materia di portavoce o comunque di uffici stampa l'emendamento
  23.63, che riguarda la possibilità per gli Assessori regionali di
  utilizzare  nell'ambito dei  propri  consulenti  un  giornalista,
  poiché la vicenda potrebbe essere definita anche con una delibera
  di  giunta  che   autorizza   nell'ambito   della  dotazione  dei
  consulenti la possibilità di  ottenerne  uno  con la qualifica di
  giornalista, se il governo si  impegnasse  in  questo senso con o
  senza  un ordine del  giorno  specifico  dell'Aula,  ma  insomma,
  basterebbe una dichiarazione  in  questo  senso,  il sottoscritto
  ritirerebbe pure l'emendamento 23.63.

     CAPODICASA. Presidente della Regione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Presidente della Regione.  Signor  Presidente, la
  materia trattata adesso dall'onorevole Fleres e contenuta nel suo
  emendamento come oltretutto  ella  ricorderà siamo stati presenti
  sabato o domenica scorsa  ad  un convegno organizzato dall'Ordine
  dei giornalisti  oltre che dall'Associazione ove è stato posto il
  tema  degli   uffici   stampa  anche  presso  la  Regione  e  gli
  Assessorati.
       Noi sappiamo che la  materia  dei consulenti e degli esperti
  presso gli Assessorati è disciplinata  da  una  legge  e  da  una
  successiva  delibera  di   giunta,  pertanto,  nell'ambito  della
  delibera di giunta, che è  di  competenza  quindi della giunta di
  governo, noi riteniamo che  si possa prevedere una riformulazione
  che contempli l'ipotesi, in  attesa  di  una legge organica sulla
  materia, perché i giornalisti  chiedono questo, chiedono la legge
  organica che disciplina la  figura  del  portavoce  e anche degli
  addetti stampa, in attesa  di  una  legge  organica,  la delibera
  possa  essere  rivisitata   e   riformata   nella  direzione  che
  l'emendamento dell'onorevole Fleres prefigura.

     PRESIDENTE. Bene, questo rassicura l'onorevole Fleres.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  molto
  brevemente, dato che questa  materia è delicata, purtroppo io non
  ho potuto partecipare al  convegno  dell'Ordine.  Mi rassicura la
  dichiarazione  del Presidente della Regione, sulle intenzioni del
  Governo di giungere  ad un disegno di legge organico sugli uffici
  stampa.
       Già é stata  molto controversa la vicenda della disposizione
  dell'assessore ed io e  l'onorevole  Fleres,  allora, fummo tra i
  protagonisti di emendamenti, di aggiustamenti di quella norma.
       Io ritengo, però  onorevole  Fleres,  che  proprio perché il
  Governo si impegna ad un  disegno  di legge organico su tutti gli
  uffici stampa, come  richiesto  dall'ordine  dei  giornalisti, io
  sospenderei l'inserimento in  una  decisione  della  Giunta di un
  riaggiustamento   dei    consulenti,    con   l'inserimento   dei
  giornalisti, in attesa  che, invece, ragioniamo seriamente, anche
  in quest'Aula, più organicamente  di  un  disegno  di  legge. Tra
  l'altro, lei onorevole Fleres é firmatario di un disegno di legge
  in merito alla questione che  può  essere già la base, per quanto
  mi riguarda, di  una  discussione  che  può  vedere  direttamente
  impegnato il Governo.
       Piuttosto  che  fare   una  forzatura,  in  questo  momento,
  acquisita la questione, eviterei  di  impegnare il Governo su una
  modifica nella nomina dei  consulenti  in  attesa  di  un disegno
  organico che deve vedere  impegnati  anche  i  giornalisti in una
  riorganizzazione degli uffici  stampa  a  tutti  i livelli, dalla
  Regione, ai comuni, a tutti gli enti locali.

     PRESIDENTE. Con le  dichiarazioni  rese  anche  dal presidente
  della  Regione,  pongo   in  votazione  l'articolo  4  nel  testo
  risultante. Il parere della commissione?

     PETROTTA, presidente della commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi é  favorevole all'emendamento di riscrittura ,
  così come é stato emendato resti seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Tutti  gli   emendamenti   presentati  all'articolo  4  sono
  dichiarati preclusi. Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                                  Art. 5.
              Realizzazione di progetti di utilità collettiva

          1. Per  le  finalità previste dall'articolo 12 della legge
       regionale 21 dicembre  1995,  n. 85 e successive modifiche ed
       integrazioni (capitolo  33720) è autorizzata, per l'esercizio
       finanziario 1998,  l'ulteriore  spesa di lire 63.090 milioni,
       cui si fa  fronte  per lire 46.100 milioni mediante riduzione
       delle  spese autorizzate  per  il  medesimo  esercizio  dagli
       articoli  della  legge regionale  7  agosto  1997,  n.  30  e
       successive modifiche ed integrazioni per gli importi indicati
       a fianco degli stessi:

                   (milioni di lire)

       art. 3          40.000   (cap. 33735)
       art. 24          4.000   (cap. 33732)
       art. 28          2.100   (cap. 33713)

          e per  lire  16.990 milioni mediante riduzione delle spese
       autorizzate per  il  medesimo  esercizio dagli articoli della
       legge  regionale   21  dicembre  1995,  n.  85  e  successive
       modifiche ed  integrazioni  per gli importi indicati a fianco
       degli stessi:

                    (milioni di lire)

       artt. 3-16        1.000         (cap. 73758)
       artt. 5-16        1.400         (cap  73759)
       artt. 6-16        4.990         (cap. 73760)
       artt. 8-16        2.400         (cap. 73761)
       artt. 3-16        2.400         (cap. 73902)
       artt. 5-16        2.400         (cap. 73903)

       Dichiaro aperta  la  discussione  generale  sull'articolo 5.
  Nessuno  chiede  di   parlare.  Dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale sull'articolo 5. Sono stati presentati due emendamenti a
  firma dell'onorevole Croce ed altri n. 5.1 e 5.2.

     CROCE. Li ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne  prende  atto.  Pongo  in votazione
  l'articolo 5. Chi é  favorevole  resti seduto; chi é contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                               << Art. 6
              Disposizioni finanziarie in favore dei soggetti
                     impegnati nei progetti per lavori
                             socialmente utili

          1.  L'Assessore  regionale  per  il  lavoro, la previdenza
       sociale,   la  formazione  professionale  e  l'emigrazione  è
       autorizzato  ad  impegnare  la somma di lire 50.000 milioni a
       favore  dell'INPS  per  fare fronte al pagamento dei soggetti
       utilizzati  fino  al 28 febbraio 1999 nei progetti per lavori
       socialmente  utili  approvati dalla Commissione regionale per
       l'impiego in forza della legge regionale 21 dicembre 1995, n.
       85 e successive modifiche nazionali e regionali.

          2.  L'onere  di   lire   50.000  milioni  per  l'esercizio
       finanziario 1999  derivante  dall'applicazione  del  presente
       articolo  trova  riscontro  nel  bilancio  pluriennale  della
       Regione  siciliana   per   il  triennio  1998-2000,  progetto
       08.01.00 - cod. 1003>>.

       Dichiaro aperta  la  discussione  generale  sull'articolo 6.
  Nessuno  chiede  di   parlare.  Dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale sull'articolo 6.  Si  passa agli emendamenti presentati.
  Onorevoli colleghi, dichiaro  aperta  la  fase  di  illustrazione
  degli emendamenti.  Nessuno  intende  illustrare gli emendamenti.
  Dichiaro chiusa la fase di illustrazione.
       Si  passa   alla  discussione  generale  sugli  emendamenti.
  Nessuno  chiede  di   parlare.  Dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale sugli emendamenti.  Si passa all'emendamento 6.3 a firma
  dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne  prende  atto.  Onorevole Croce, il
  comma secondo dell'articolo 6 é soppresso.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne  prende  atto.  Si  passa  al comma
  primo dell'articolo 6.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'Assemblea    ne    prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 6.1 a  firma  dell'onorevole  Briguglio ed altri.
  Onorevole Briguglio,  la  presidenza ritiene proponibile soltanto
  il primo comma, il secondo comporta questioni finanziarie.

     TRICOLI. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne  prende  atto.  Non  ci  sono altri
  emendamenti. Pongo in  votazione  l'articolo  6. Chi é favorevole
  resti seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                                <<Art. 7.
                     Disposizioni in materia di lavori
                             socialmente utili

          1.  Il  quarto comma dell'articolo 1 della legge regionale
       23 gennaio 1998, n. 3 è sostituito dal seguente 'i lavoratori
       di  cui  all'articolo  12, comma 1, del decreto legislativo 1
       dicembre  1997,  n. 468, sono quelli che hanno conseguito una
       permanenza nei progetti di lavori socialmente utili di almeno
       12 mesi entro la data del 31 dicembre 1997 e quelli impegnati
       effettivamente   in  progetti  di  lavori  socialmente  utili
       approvati  dalla Commissione regionale per l'impiego entro la
       data del 31 dicembre 1997.  Ai predetti lavoratori si applica
       la  disciplina statale ed in particolare il decreto 21 maggio
       1998  del  Ministro  del lavoro e della previdenza sociale di
       concerto  con  il  Ministro  del tesoro, del bilancio e della
       programmazione economica>>.

       E' aperta la  discussione  generale sull'articolo 7. Nessuno
  chiede  di  parlare.  Dichiaro  chiusa  la  discussione  generale
  sull'articolo 7. E'  stato  presentato  un  emendamento  a  firma
  dell'onorevole Croce.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     PIRO,  assessore al bilancio e alle finanze. Chiedo di parlare
  sull'articolo 7.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO, assessore al bilancio e alle finanze. Signor presidente,
  anche per l'articolo  7,  raccogliendo  alcune sollecitazioni che
  sono pervenute tramite  emendamenti e avendone apprezzate alcune,
  il  Governo   presenta  un  emendamento  interamente  sostitutivo
  dell'articolo 7 che riprende  il  testo e lo riformula con alcune
  altre previsioni.

     PRESIDENTE.  Fotocopiamolo  perché  é  anche  complesso  e  lo
  distribuiamo per sottoporlo alla valutazione dei deputati.
       Non sorgono  osservazioni  alla  richiesta di accantonamento
  dell'articolo 7. E' accantonato.  Si  passa all'articolo 8. Ne do
  lettura:

                                <<Art. 8.
                            Piani interregionali

          1. Le disposizioni contenute nel sesto comma dell'articolo
       1  del  decreto  legge 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con
       modificazioni  dalla legge 20 marzo 1998, n. 52, si applicano
       ai  giovani  residenti nel territorio della Regione siciliana
       con le seguenti modifiche ed integrazioni:

          a) i piani interregionali possono prevedere lo svolgimento
       di attività presso  imprese, anche artigianali o cooperative,
       operanti in qualsiasi  settore  produttivo,  commerciale o di
       servizi;

          b) ai piani  interregionali  si  applicano le disposizioni
       contenute negli articoli 19,  24 e 25 della legge regionale 7
       agosto 1997, n. 30;

          c)  l'Assessore  regionale  del  lavoro,  della previdenza
       sociale,  della formazione professionale e dell'emigrazione è
       autorizzato    a    promuovere    e   finanziarie   i   piani
       interregionali,  di  cui  al  sesto comma dell'articolo 1 del
       decreto   legge  20  gennaio  1998,  n.  4,  convertito,  con
       modificazioni  dalla  legge  20  marzo  1998,  n.  52, con le
       risorse  statali  e comunitarie e con le modalità di cui alla
       legge regionale 7 agosto 1997, n. 30;

          d) i piani  interregionali  devono  prevedere l'impegno ad
       assumere  almeno  il  sessanta  per  cento  dei  giovani  nei
       progetti, anche attraverso contratti di formazione e lavoro o
       di apprendistato.  Sarà  conferita  priorità al finanziamento
       dei piani interregionali  che prevedano, alla conclusione, il
       posizionamento lavorativo  nell'ambito  del  territorio della
       Regione siciliana;

          e)  i  piani  interregionali  ed i piani regionali possono
       attivarsi fino al 31 dicembre 2000>>.

       Dichiaro  aperta  la  discussione  generale sull'articolo 8.
  Nessuno   chiede  di  parlare.  Dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale sull'articolo 8.
       Sono  stati presentati degli emendamenti. Dichiaro aperta la
  fase  di  illustrazione  degli  emendamenti.  Nessuno  chiede  di
  parlare. Dichiaro  chiusa  la fase di illustrazione. E' aperta la
  discussione   generale   sugli  emendamenti.  Nessuno  chiede  di
  parlare. Dichiaro  chiusa  la discussione generale, si passa alla
  votazione degli emendamenti.  Gli emendamenti 8.7, 8.1, 8.6, 8.5,
  8.4,  8.3,  8.2  a  firma  dell'onorevole  Croce  sono  ritirati.
  L'assemblea ne prende atto.
       Si pone  in  votazione  l'articolo  8, chi è d'accordo resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si  passa,  onorevoli  colleghi all'articolo 9 "Interventi a
  favore  dell'occupazione."  E'  aperta  la  discussione  generale
  sull'articolo 9.  Nessuno  chiede  di parlare. Dichiaro chiusa la
  discussione generale sull'articolo 9, sono stati presentati degli
  emendamenti.  Onorevoli  colleghi  il  Governo  ha  presentato un
  emendamento di  riscrittura  dell'articolo  6, il 9.6 ma al tempo
  stesso  prendiamo  atto  che  sono stati presentati l'emendamento
  9.4, 9.2,  9.1,  9.3,  a  firma  dell'onorevole Croce che vengono
  entrambi ritirati. L'Assemblea ne prende atto.

       Comunico  che  è  stato presentato dal Governo l'emendamento
  9.6.
       E'  aperta  la  discussione generale sull'emendamento 9.6 di
  riscrittura  dell'articolo.  Nessuno  chiede di parlare. Dichiaro
  chiusa la discussione.  Pongo in votazione l'emendamento 9.6, non
  ci sono altri  emendamenti,  il Governo lo ha proposto, il parere
  della Commissione?

     PETROTTA, Presidente della Commissione Bilancio. Favorevole:

     PRESIDENTE.   Pongo   in   votazione   l'emendamento   9.6  di
  riscrittura dell'articolo,  chi  è  d'accordo resti seduto, chi è
  contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       E' stato  distribuito  il  nuovo  testo dell'articolo 7 così
  come risulta proposto dal Governo, non ci sono altri emendamenti.
  L'emendamento si chiama 7.2, ne do lettura.
       Onorevoli   colleghi,   è  aperta  la  discussione  generale
  sull'articolo 7.

     FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche in questo
  caso  desidero  manifestare  apprezzamento  e  poiché  il comma 3
  affronta  una  tematica  posta  dall'emendamento  presentato  dal
  sottoscritto,  dall'onorevole Croce e dall'onorevole Beninati che
  è  il  23.35,  desidero  anche  annunziare il ritiro dello stesso
  poiché  è  interamente assorbito dal comma 3 della riformulazione
  dell'articolo 7.

     PRESIDENTE. Nessun altro chiede di parlare. Pongo in votazione
  l'emendamento del Governo di riscrittura dell'articolo 7.

     PROVENZANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PROVENZANO.  Voterò  a  favore  di questo emendamento solo con
  riferimento   al   comma  4.  Vorrei,  se  fosse  possibile,  una
  spiegazione  da  parte dell'Assessore per potere esprimere il mio
  voto su  questo  comma 4, cioè che i permessi e le aspettative di
  cui  al  terzo  comma  sono estesi ai consulenti e consiglieri di
  parità  per  l'esercizio  dei  compiti  d'istituto.  Non riesco a
  comprendere come ai consulenti possa estendersi ...

     PIRO,  Assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,  Assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze. Onorevole
  Presidente  Provenzano,  come  lei  noterà  al  quinto  comma noi
  estendiamo  ai  consiglieri o consulenti di parità presenti nella
  nostra  Regione,  che poi sono uno di livello regionale e nove di
  carattere  provinciale, quindi in tutto si tratta di dieci figure
  istituzionali,   le  funzioni,  le  attribuzioni  previste  dalla
  normativa  statale  che  sono  notevolmente  più  ampie di quelle
  previste dalla legislazione regionale.
       Per  consentire  anche  ai  lavoratori  dipendenti  di poter
  attendere  alle  loro  funzioni ci è sembrato giusto, vista anche
  l'importanza  non  secondaria che le norme attribuiscono a questa
  funzione  che ai consiglieri di parità potessero essere estese le
  norme  relative  ai  permessi  e  le  aspettative che spettano ai
  consiglieri  comunali di qualsiasi comune della nostra isola come
  di tutto il paese. Questa è la motivazione.

     PROVENZANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PROVENZANO. Voto favorevole su tutto l'articolato.

     PRESIDENTE.  Prendiamo atto delle dichiarazioni dell'onorevole
  Provenzano.

     STANCANELLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     PRESIDENTE.  Prendiamo atto delle dichiarazioni dell'onorevole
  Provenzano.

     STANCANELLI.   Semplicemente   per   esprimere   il  mio  voto
  favorevole e quindi ritirare l'emendamento 23.13 che è ricompreso
  nell'articolo 7.

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione l'emendamento 7.2. Il parere
  della Commissione?

     PETROTTA, Presidente della Commissione.  Favorevole.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento. Chi è favorevole
  resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Onorevoli colleghi si passa all'articolo 10. Ne do lettura:

                                <<Art. 10.
               Servizi di custodia, conservazione e fruizione
                             di beni culturali

          1.  Per  le  finalità  di  cui al comma 1, dell'articolo 4
       della legge regionale 12 marzo 1997, n. 7, è autorizzata, per
       l'esercizio  finanziario  1999,   la  spesa  di  lire  30.000
       milioni.  L'onere  di   30.000  milioni  per  il  1999  trova
       riscontro  nel bilancio  pluriennale  della  Regione  per  il
       triennio 1998-2000, progetto 08.01.00 - codice 1003>>.

       E'  aperta la discussione generale sull'articolo 10. Nessuno
  chiede di parlare.  Dichiaro chiusa la discussione generale. Apro
  la fase di illustrazione degli emendamenti presentati.
       Se  nessuno  intende  illustrare  gli  emendamenti  dichiaro
  chiusa  la  fase  di  illustrazione.
       Si  passa  alla  discussione  generale.  Nessuno  chiede  di
  parlare.
       Si passa alla votazione degli emendamenti.
       Emendamento   10.1   a   firma  degli  onorevoli  Tricoli  e
  Stancanelli.

     TRICOLI. E' ritirato.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Emendamenti 10.2 e 10.3 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Sono ritirati.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  pone  in votazione l'articolo 10. Chi è favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:

                                <<Art. 11.
           Cofinanziamento finalità decreto legislativo 286/1998

          1.  Per  le  finalità  previste dal Decreto legislativo 25
       luglio  1998, n. 286 è autorizzata nell'esercizio finanziario
       1998 la spesa di lire 600 milioni a titolo di cofinanziamento
       regionale  degli  interventi  finanziati dall'articolo 45 del
       citato decreto legislativo.

          2.  All'onere  di lire 600 milioni previsto dal precedente
       comma  si  fa fronte mediante riduzione di pari importo della
       spesa    autorizzata    nell'esercizio    finanziario    1998
       dall'articolo  28  della legge regionale 1 settembre 1993, n.
       25 (capitolo 33713)>>.

       E'  aperta  la  discussione  generale  sull'articolo  11. Se
  nessuno   chiede   di  parlare  dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale.
       Sono stati presentati diversi emendamenti.
       Dichiaro aperta la fase di illustrazione degli emendamenti.
       Se  nessuno  chiede  di  parlare  dichiaro chiusa la fase di
  illustrazione   degli   emendamenti.
       E' aperta la discussione generale sugli emendamenti.
       Nessuno chiede di parlare, la dichiaro chiusa.
       Si passa alla votazione degli emendamenti.
       Emendamento 11.2 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. E' ritirato.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Emendamento 11.1.

     CROCE. E' ritirato

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento 11.3

     CROCE. E' ritirato

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si pone in votazione  l'articolo 11 . Chi è favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:

                                <<Art. 12.
                          Incremento stanziamento

          1.  Per  le finalità previste dall'articolo 31 della legge
       regionale   n.   32   del  1991  e  successive  modifiche  ed
       integrazioni  (cap. 55630) è autorizzata per l'esercizio 1998
       l'ulteriore  spesa  di lire 900 milioni, cui si fa fronte con
       pari  riduzione della spesa autorizzata dell'articolo 1 della
       legge regionale n. 42 del 10 novembre 1997 (cap. 21707)>>.

       Comunico che è  stato  presentato dal Governo un emendamento
  sostitutivo dell'intero articolo. (legge)
       Dichiaro aperta la discussione generale sull'emendamento del
  Governo.
       Intanto desidero  chiedere  agli  onorevoli  colleghi Croce,
  Tricoli e Stancanelli se sono ritirati gli emendamenti 12.1, 12.2
  e 12.3.

     TRICOLI. Sono ritirati.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Emendamento 12.4. E' aperta la discussione sull'emendamento.
       Nessuno chiede di parlare,  lo  pongo  ai  voti con il parer
  favorevole della Commissione.  Chi è favorevole resti seduto, chi
  è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:

                                <<Art. 13.
                          Incremento stanziamento

          1.  Per le finalità dell'articolo 12, comma 1, della legge
       regionale  7  novembre  1995,  n.  81  è autorizzata a carico
       dell'esercizio  1999,  l'ulteriore  spesa di lire 159 milioni
       cui  si  provvede  mediante  riduzione  di pari importo nello
       stanziamento  iscritto nel bilancio pluriennale della Regione
       - progetto 05.05.01. (cap. 42840)>>.

    Comunico che  sono  stati  presentati gli emendanti 13.1 e 13.2
  dagli onorevoli Croce ed altri.
       L'emendamento  13.1  dell'onorevole Croce  è  equivalente  a
  quello dell'onorevole Fleres.
       Il parere del Governo?

     PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     PETROTTA, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi  è  favorevole  rimanga
  seduto, chi è contario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in  votazione l'articolo 13 nel testo risultante.  Chi
  è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 14, ne dò lettura:
                                  Art. 14.
                              Parco d'Orleans

          1.  Per  provvedere  al  saldo  del contributo regionale a
       favore della  Ditta  ragioniere Lauricella Salvatore previsto
       dall'articolo 47 della  legge  regionale 1 settembre 1997, n.
       33,  è  autorizzata per l'esercizio finanziario 1998 la spesa
       di lire 309 milioni.

          2. All'onere di cui al comma 1 si provvede con parte delle
       disponibilità  del  capitolo 10627 del bilancio della Regione
       siciliana per l'esercizio in corso.

       All'art.  14  sono stati presentati  gli  emendamenti  14.1,
  14.2, 14.3 dagli onorevoli Croce ed altri.

     CROCE. Li ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne  prende atto.  Pongo in votazione
  l'articolo 14. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 15, ne dò lettura:
                                  Art. 15.
                          Incremento stanziamento

          1. Per  l'esercizio  finanziario  1998 lo stanziamento del
       capitolo  di  spesa  10649 della Amministrazione Presidenza è
       incrementato di lire 8 milioni.

          2. All'onere di cui al comma 1 si provvede con parte della
       disponibilità del  capitolo  10325 del bilancio della Regione
       per l'esercizio in corso.

       Comunico che  all'articolo  15  sono  stati  presentati  gli
  emendamenti n.  15.3 e 15.4 dagli onorevoli Croce ed altri.

     CROCE. Li ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.  Pongo  in  votazione
  l'articolo 15.
       Chi è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 16, ne dò lettura:

                                  Art. 16.
                       Differimento limite di impegno

          1. Il  limite  di  impegno  per  l'anno  finanziario  1998
       dall'articolo 1,  comma  14,  della legge regionale 9 ottobre
       1998, n. 27  è  differito  all'anno 1999 (cap. 21110 lire 200
       milioni).

       Comunico che all'art.  16 è stato presentato dagli onorevoli
  Croce ed altri un emendamento soppressivo.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.  Pongo  in  votazione
  l'articolo 16  nel  testo  risultante.
       Chi è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 17, ne dò lettura:

                                  Art. 17.
                      Integrazione del Fondo sanitario

          1. La quota del Fondo sanitario nazionale - parte corrente
       - a carico della Regione per l'anno finanziario 1998 prevista
       dall'articolo 9 della  legge regionale 8 maggio 1998, n. 7 in
       lire 3.510.091  milioni è incrementata di lire 26.846 milioni
       e si iscrive al capitolo 41724.

          2. Al relativo  onere  si fa fronte con le riduzioni degli
       importi indicati  a  fianco  di  ciascuno  dei capitoli sotto
       elencati:

          cap. 10352 - lire 15.000 milioni;

          cap. 21160 - lire 2.638 milioni;

          cap. 21162 - lire 1.625 milioni;

          cap. 60759 - lire 7.583 milioni.

       Comunico  che  all'art.   17  sono  stati  presentati  dagli
  onorevoli Croce ed altri una serie di emendamenti.

     CROCE. Li ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.  Pongo  in  votazione
  l'articolo 17.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 18, ne dò lettura:
                                  Art. 18.
                              Farmacie rurali

          1. L'Assessore  regionale  per  la sanità è autorizzato ad
       erogare una indennità  di residenza in favore dei titolari di
       farmacie rurali private e sussidiate, aventi sede nelle isole
       minori.

          2. L'indennità di cui al comma precedente è erogata per il
       tramite dei  comuni  nel  cui  territorio  le  farmacie  sono
       ubicate  e   compete   unicamente   a  quelle  che  risultano
       regolarmente aperte  durante l'anno solare cui l'indennità si
       riferisce.  I   comuni  delle  isole  minori  interessate  si
       avvalgono  del  settore farmaceutico dell'AUSL competente per
       territorio    per    l'acquisizione    della   documentazione
       necessaria.

          3. Le  assegnazioni  delle  somme  ai comuni sono disposte
       sulla  base   dei   criteri   e  dei  parametri  che  saranno
       individuati  con  decreto  dell'Assessore  regionale  per  la
       sanità.

          4. Per le finalità del presente articolo è autorizzata per
       l'esercizio finanziario 1998 la spesa di lire 455 milioni cui
       si provvede con  la  riduzione  di  pari  importo della spesa
       autorizzata  con   l'articolo  1  della  legge  regionale  10
       novembre 1997, n. 42 (cap. 21707).

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  io credo che
  dovremmo arrivare ad una normativa e ad  una  verifica, onorevole
  Presidente  della  Regione,  sulle  caratteristiche  reali  delle
  farmacie rurali  perchè  sappiamo  che sotto questa qualifica, di
  fatto, ci sono ormai  farmacie  in siti più che urbani ed in siti
  centrali di  aree  metropolitane  che continuano ad usufruire dei
  benefici  di   questa   qualifica   pur   non   avendo   più   le
  caratteristiche - l'assessore alla sanità da una attenta verifica
  può darci atto  di  questo - che possono essere identificabili in
  una farmacia rurale.
       Io credo  che  l'assessore  alla  sanità dovrebbe impegnarsi
  formalmente a ridefinire e riqualificare la categoria di farmacie
  rurali per evitare  che  ci sia una sovrapposizione di benefici e
  che noi continuiamo  a  dare  benefici  a farmacie che si trovano
  ormai nel cuore  di  centri  abitati  o di aree metropolitane (mi
  viene  in  mente  una  farmacia  a  San  Leone  in  provincia  di
  Agrigento, che ormai  è  un  grosso centro urbano e che va, però,
  sotto la qualifica  di  farmacia  rurale  non avendo niente delle
  caratteristiche di questa tipologia.
       Credo che su  questo,  nel  momento  in  cui  il  Governo si
  impegna a dare  un  sostegno  alle  farmacie rurali o delle isole
  minori - e sappiamo  che  c'è bisogno di un sostegno ad alcune di
  queste farmacie - si debba stabilire un meccanismo di trasparenza
  per applicare realmente  questo  criterio  a  chi  deve avere dei
  benefici e non  a  chi,  invece,  li  ottiene senza corrispondere
  realmente a questa qualifica.

     CROCE.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE.  Signor  presidente della Regione, intervengo su questo
  emendamento per  dichiarare  il  mio  voto favorevole, oltretutto
  perchè si tratta  di un provvedimento importante e sono d'accordo
  con l'onorevole Forgione  che  bisogna mettere ordine su tutta la
  materia.  Debbo  dire  che  finalmente  un riconoscimento a delle
  categorie che svolgono  un  grande  ruolo, un grande servizio con
  situazioni anche  di  disagio  permanente  perchè  trattandosi di
  isole è chiaro  che  già  noi  abbiamo il quadro della situazione
  qual è.
       Sono molto contento che finalmente il Governo nell'ambito di
  questa  manovra   abbia  trovato  lo  spunto  per  riconoscere  e
  salvaguardare una categoria importante come quella delle farmacie
  rurali delle isole minori. Grazie.

     PRESIDENTE. All'articolo  18  è  stato  presentato dal Governo
  l'emendamento 18.1.
       Lo pongo in votazione.  Parere della Commissione?

     PETROTTA,    presidente    della   Commissione   e   relatore.
  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in  votazione l'articolo 18 nel testo risultante.  Chi
  è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 19.  Ne do lettura.

                                <<Art. 19.
              Proroga termini - edilizia residenziale pubblica

          1.  Il   termine  previsto  dall'articolo  5  della  legge
       regionale  3   novembre  1994,  n.  43  per  usufruire  della
       riduzione del  prezzo  di  acquisto degli alloggi di edilizia
       residenziale    pubblica,   già   prorogato   dal   comma   1
       dell'articolo 2 della  legge regionale 21 aprile 1995, n. 37,
       dall'articolo 24 della  legge regionale 8 gennaio 1996, n. 4,
       dall'articolo 1 della  legge regionale 9 dicembre 1996, n. 47
       e dall'articolo 10  della legge regionale 23 gennaio 1998, n.
       3, è ulteriormente prorogato al 31 dicembre 1999>>.

       Dichiaro  aperta  la  discussione generale sull'articolo 19.
  Nessuno  chiede   di  parlare.  Dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale sull'articolo 19.
       Comunico   che   è  stato  presentato  dall'onorevole  Croce
  l'emendamento 19.1.

     CROCE.  Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo in  votazione  l'articolo  19.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 20.  Ne do lettura.

                                <<Art. 20.
                              Convenzione SIAE

          1.  La   convenzione   stipulata  il  4  luglio  1988  tra
       l'Assessorato regionale  del  bilancio  e  delle finanze e la
       Società  italiana Autori ed Editori concernente l'affidamento
       dei   servizi   relativi   all'accertamento,  liquidazione  e
       riscossione  dell'imposta  sugli  spettacoli  e  dei  tributi
       connessi, approvata  con  decreto  assessoriale n.  216 del 5
       luglio 1988, prorogata  di  un anno con atto aggiuntivo del 6
       marzo 1988,  con  scadenza  31 dicembre 1997, è ulteriormente
       prorogata al  31  dicembre 1998, mantenendo le percentuali di
       aggio fissate  per  il 1997 ed escludendo qualunque procedura
       di adeguamento delle medesime>>.

     PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
       Dichiaro chiusa la discussione generale.
       Comunico che  sono stati presentati dall'onorevole Croce gli
  emendamenti 20.1 e 20.2.

     CROCE.  Dichiaro di ritirarli.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo in  votazione  l'articolo  20.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 21.
       Ne do lettura:
                                  Art. 21.
                  Mantenimento in bilancio di stanziamenti

          1.  Gli  assessori  regionali,  mediante  decreti  possono
       mantenere  in bilancio, quali residui, le somme stanziate per
       interventi  previsti  da  leggi  sottoposte  all'esame di cui
       all'articolo 93 del Trattato CEE.

          2. Sui  decreti  di  cui  al  comma precedente non possono
       essere emessi  mandati  di  pagamento  fino a quando siano in
       corso  le  procedure  previste  dall'articolo 93 del Trattato
       CEE.
       Onorevoli colleghi è  stato  presentato da parte del Governo
  l'emendamento 21.4  di  riscrittura  dell'articolo  21.  Al tempo
  stesso comunico che  erano  stati  presentati  gli emendamenti da
  parte dell'onorevole Croce ed altri che sono ritirati.
       Onorevole Piro dovrebbe spiegare se è una funzione che viene
  delegata.  "Gli  assessori  regionali  mediante  decreti  possono
  mantenere  in bilancio  quali  residui  le  somme  stanziate  per
  interventi previsti da leggi sottoposte..."

     PIRO.  Assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.  Onorevole
  Presidente non c'è innovazione da questo punto di vista in realtà
  i decreti di impegno vengono emessi da ogni singolo assessore. Il
  problema che si  intende  affrontare  con  questo  emendamento  è
  legato al fatto  che  è  capitato  nel  passato  e penso potrebbe
  capitare   anche   nel   futuro,   e   per   questo   presentiamo
  l'emendamento, che  leggi  sottoposte  all'esame  della  comunità
  europea, in considerazione  del fatto che questo esame non sempre
  si conclude in  tempi  brevi,  possono portare all'economia delle
  somme stanziate perché in vigenza della procedura di infrazione o
  comunque dell'esame da parte della comunità europea si è ritenuto
  fino a questo  momento che non si potessero assumere impegni così
  che le somme vanno  in  economia e spesso è successo che la legge
  per questo meccanismo  alla  fine  vedesse  vanificati  i  propri
  obiettivi. Allora  con  questo emendamento, onorevole Presidente,
  si  consente  agli   assessori   di  potere  impegnare  le  somme
  stanziate, ovviamente  senza  emissione  dei mandati di pagamento
  fino a quando la procedura Cee non sarà favorevolmente conclusa.

     PRESIDENTE. E' come  aveva  interpretato il Presidente, ma con
  il secondo comma di fatto si tengono congelate le somme.

     PIRO.   Assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.  E'  vero
  Presidente.

     PRESIDENTE.  Se  la   procedura  dura  due  anni  noi  teniamo
  congelate le somme per due anni. Perché l'Aula sappia.

     PIRO.      assessore per il bilancio e le finanze.      Signor
  Presidente, questo è  stato infatti un elemento che, devo dire la
  verità, ci ha  fatto  riflettere  molto, su quale fosse il valore
  preponderante. Cioè quello relativo allo sforzo di non vanificare
  una legge che  magari  prevede  finanziamenti  per due anni e che
  appunto per questo  meccanismo a volte non produce effetti oppure
  il valore del  recupero delle somme come economie che poi possono
  essere utilizzate  comunque  all'interno del bilancio.  C'è stato
  fatto presente  da  numerosi  componenti  del  Governo,  da parte
  dell'Amministrazione  che   tuttavia   il  valore  diciamo  della
  conservazione della validità della legge è sicuramente prevalente
  rispetto alla  possibilità  di  riutilizzarle come economia. Devo
  dire che, da  parte  mia,  onorevole  Presidente, non è stata una
  scelta facile, tuttavia  alla  fine  mi  sono convinto che questa
  soluzione è più favorevole all'amministrazione.

     TRICOLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI. Il discorso  che  forse  lascia  perplesso  anche  il
  Presidente dell'Assemblea è  quello  riguardante il fatto che non
  si possono emettere  mandati di pagamento, ma in realtà da questo
  punto di vista  non  cambia  nulla.  Cambia invece la prima parte
  perché mentre prima  andavano  le  somme  in  economia  e  non si
  potevano emettere i  decreti  oggi  possiamo emettere i decreti e
  quindi mantenere le somme. Per esempio la legge sull'editoria, un
  impegno di circa 7  miliardi  e  rotti  per  la pesca, etc. etc.,
  comunque le somme  non  potrebbero  essere  impegnate  per cui si
  facevano norme, le  cosiddette  "lettere  B"  triennali  per  cui
  avevamo lo stanziamento  su  tre  esercizi finanziari mano a mano
  che trascorrevano  gli  esercizi finanziari, andavano in economia
  le somme.
       L'effetto positivo  della  norma è quello di consentire agli
  assessori di emettere  i  decreti mentre prima questi decreti non
  potevano essere emessi,  ma comunque i mandati a prescindere, non
  si emettevano prima  e  non si continuano ad emettere.  La norma,
  diciamo, mira a  modificare  il  sistema  degli impegni di spesa,
  mentre prima le  somme  non  potevano essere impegnate finchè non
  c'era la procedura,  ora possono essere impegnate e quindi andare
  a conservazione.

     PRESIDENTE.  Onorevole assessore insiste sull'emendamento. Sia
  chiaro  che   stiamo  attraversando  un  momento  particolarmente
  complicato della vita  del  bilancio  della  Regione  con  questi
  emendamenti. L'onorevole Piro è  stato  leale ed ha detto le cose
  fino in fondo. Significa  che  tutte le leggi che non hanno avuto
  il parere preventivo e  quindi  tutte  da  parte della CE, da una
  parte prevedono la  spesa,  dall'altra parte prevedono che non si
  potranno erogare le somme  prima di due anni, volta per volta. Io
  questo ho il  dovere  di  comunicarlo.  Lo  dico  come Presidente
  dell'Assemblea. Vorrei  chiedere  all'assessore  al bilancio se è
  disponibile   ad   un   accantonamento   dell'articolo   per   un
  approfondimento.

     PIRO,  assessore   per   il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente, in  effetti  l'articolo  non  presenta  carattere  di
  ultimatività, è un articolo utile per le questioni che sono state
  poste.
       Certamente  non   sarà  la  scadenza  del  31  dicembre  che
  impedirà, se  il  Presidente  dell'Assemblea ritiene, apprezzo il
  suo suggerimento,  perchè anch'io ho avuto momenti di riflessione
  sulla valutazione  da  fare  della  portata  di  questo articolo.
  Tuttavia  l'intervento,   vi   chiedo   scusa,  l'intervento  del
  Presidente dell'Assemblea.
       Ripeto,  le questioni  che  lei  ha  posto  sono  le  stesse
  questioni che mi  sono  posto  io  anche se poi avendo ovviamente
  presentato l'articolo  e  poi  questo  emendamento,  alla fine ho
  ritenuto che  ci fosse una preponderanza, diciamo, dell'interesse
  nella direzione  di questo emendamento.  Tuttavia se vogliamo già
  in  questa   fase  fare  un  ulteriore  momento  di  riflessione,
  Presidente,  io  chiederei  l'accantonamento  visto  che  abbiamo
  ancora del lavoro  da  fare, facciamo una ulteriore riflessione e
  poi decidiamo.

     PRESIDENTE.  Dispongo  l'accantonamento dell'emendamento 21.4,
  conseguenzialmente è  accantonato l'intero articolo 21. Si passa,
  onorevoli colleghi all'articolo 22, ne dò lettura.

                                  Art. 22
                         Quadro sintetico di cassa

          1. Al bilancio della Regione per l'anno 1999 è allegato un
       quadro   sintetico  delle  previsioni  di  cassa  per  l'anno
       medesimo  articolato per titoli e categorie con riguardo alle
       entrate  e  per  titoli  e  amministrazioni con riguardo alle
       spese;  fra  le  entrate  è  altresì indicato l'ammontare dei
       crediti di  tesoreria  che  si  prevede di incassare e fra le
       spese l'ammontare  dei  debiti di tesoreria che si prevede di
       pagare nell'esercizio 1999.

          2.   Le   previsioni   di   cassa   relative   alle  spese
       costituiscono il limite per le autorizzazioni di pagamento.

          3.  Nella  parte  della  spesa  del quadro sintetico delle
       previsioni di  cassa  di cui al comma 1 è altresì iscritto un
       fondo   di  riserva  di  cassa  da  utilizzare,  su  proposta
       dell'Assessore del competente ramo di amministrazione, per il
       pagamento  dei  residui  perenti reiscritti in bilancio e per
       l'eventuale integrazione delle dotazioni di cassa di ciascuna
       amministrazione  e  dei  debiti  di tesoreria in relazione ad
       indifferibili   necessità;   alle  occorrenti  variazioni  si
       provvede con decreti dell'Assessore regionale per il bilancio
       e le finanze.

          4. Al  fine  di  adeguare  le  previsioni  di  cassa  alle
       effettive  esigenze  di  ciascuna  amministrazione regionale,
       l'Assessore   regionale  per  il  bilancio  e  le  finanze  è
       autorizzato  ad effettuare, con propri decreti, le occorrenti
       variazioni  compensative  di  cassa  fra  le previsioni delle
       singole  amministrazioni  nonché  fra  titoli;  lo  stesso  è
       inoltre  autorizzato ad apportare alle previsioni di cassa le
       variazioni  derivanti  da maggiori o minori entrate di cassa,
       nonché quelle conseguenti all'applicazione di leggi.

          5.  Entro  il  limite  delle  autorizzazioni  di  cassa di
       ciascuna  amministrazione,  i  pagamenti  sono  disposti,  di
       norma, per importi non  superiori a un dodicesimo per ciascun
       mese dell'esercizio e  secondo  le  seguenti priorità:  spese
       per  gli  organi;   stipendi,   pensioni   ed  altri  assegni
       obbligatori al personale;  interessi  e quote di ammortamento
       mutui e altre spese  aventi  natura  obbligatoria;  spese per
       calamità naturali;  spese  connesse a finanziamenti statali e
       comunitari;  annualità relative  a limiti di impegno; residui
       perenti reiscritti  in  bilancio;  competenze  accessorie  al
       personale;  spese di funzionamento dei servizi; trasferimenti
       connessi a spese di personale  e  di funzionamento di enti ed
       aziende.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi, sono stati presentati diversi
  emendamenti a firma Croce ed altri che vengono ritirati.

     CROCE. Li ritiro tutti.

     PRESIDENTE. L'Assemblea  ne  prende  atto. Il Governo, tramite
  l'onorevole  Assessore  Piro  ha  presentato  un  emendamento  di
  riscrittura dell'articolo 22  con  l'emendamento 22.7 che sta per
  essere distribuito. Se l'emendamento è stato distribuito dichiaro
  aperta   la  discussione  generale  sull'emendamento  sostitutivo
  dell'articolo 22. Se nessuno chiede di parlare dichiaro chiusa la
  discussione generale  sull'articolo  22.  Si passa alla votazione
  dell'emendamento 22.7.
       Il parare  della  Commissione.

     PETROTTA, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.  Si passa all'articolo 23 e ne dò lettura.

                                  Art. 23.
              Termini per l'assunzione degli impegni di spesa

          1. Sugli stanziamenti autorizzati con la presente legge le
       amministrazioni   competenti  sono  autorizzate  ad  assumere
       impegni di spesa  entro  e  non  oltre  20  giorni dalla data
       entrata in vigore della presente legge.

       Onorevoli colleghi,  all'articolo  23  sono stati presentati
  dagli onorevoli  Croce  ed  altri alcuni emendamenti.

     CROCE. Li ritiro tutti.

    L'Assemblea ne prende atto.

     PRESIDENTE. C'è  un  emendamento  sull'articolo 23 a firma del
  Presidente della  Regione:  "limitatamente  all'esercizio 1998 il
  termine  di cui  al  precedente  comma  1  si  applica  anche  ai
  provvedimenti di impegno da emettere in sostituzione all'articolo
  21 della presente legge". Ne dispongo l'accantonamento.

       Pongo  in  votazione  l'articolo  23. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Onorevoli   colleghi,   qui  ci  sono  decine  e  decine  di
  emendamenti aggiuntivi. Se vogliamo in qualche maniera camminare,
  forse è il caso che vengano ritirati. Se dobbiamo esaminare tutti
  questi   emendamenti   aggiuntivi,   ci  affidiamo  al  senso  di
  responsabilità.

    Emendamento 15.1 del Governo.

     PROVENZANO. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti a
  mia firma.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PROVENZANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io annuncio
  il ritiro degli emendamenti aggiuntivi da me presentati dopo aver
  verificato,  con il Governo, un interessamento che poi vi sarà in
  fase  di formazione di bilancio sulle proposte presentate. Volevo
  soltanto  sottolineare  semplicemente   l'emendamento  23.42  che
  riguarda o che riguardava - perché lo ritiro  - le scuole materne
  a gestione non statale. Questi emendamenti di  cui  ho avuto modo
  di scrivere e comunque di ritirare in  questo  momento, mi auguro
  che le scuole materne, in fase di  formazione  di  bilancio, così
  come  discusso  con  l'assessore  al   bilancio,  possano  essere
  attenzionate in modo diverso, in modo più  pregnante da parte del
  Governo.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'Assemblea  prende atto delle
  dichiarazioni   dell'onorevole   Provenzano    sulla    fase   di
  illustrazione degli emendamenti.

     LA GRUA . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LA GRUA .  Signor  Presidente,  intervengo brevissimamente per
  illustrare l'emendamento  aggiuntivo  23.1;  si  tratta  di somme
  regionali che sono  dovute  alla provincia regionale di Ragusa ai
  sensi  dell'articolo 7  della  legge  numero  21  del  1991,  per
  l'attuazione di un piano di miglioramento servizi.
       La  deliberazione  adottata  dalla  provincia  regionale  di
  Ragusa  fu  annullata   dall'allora  commissione  provinciale  di
  controllo, siamo nel 1991;  avverso  questo annullamento fu fatto
  ricorso al TAR;  il  TAR  ha  deciso favorevolmente, invece, alla
  provincia regionale di Ragusa  con  sentenza del 25 ottobre 1996,
  sicché é indispensabile provvedere  al  pagamento di queste somme
  spettanti per il miglioramento  dei  servizi  fatto dal personale
  della provincia di Ragusa.

     VELLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VELLA.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  noi  abbiamo
  proposto  due  emendamenti,   sostanzialmente   uno  in  richiamo
  all'articolo 3 della legge regionale  numero  6 del 7 marzo 1997,
  con il quale é stato  introdotto  il  criterio,  il principio del
  pagamento dei biglietti di ingresso.
       Noi rispetto a questo  riteniamo,  poiché  si  tratta di una
  legge che determina delle  entrate,  riteniamo che queste entrate
  della  Regione  devono  essere  finalizzate  e  attivate  secondo
  criteri  e  scelte,  diciamo  così,  strategico  che  il  Governo
  dovrebbe fare.
       Noi con questi emendamenti proponiamo che le entrate vengano
  ripartite secondo due criteri  e secondo diverse percentuali; una
  percentuale  che  deve  essere, le  entrate  devono  essere, date
  all'assessorato  ai  beni   culturali   ed   ambientali,   e  una
  percentuale delle entrate  devono  essere  corrisposte  ai comuni
  dove sono ubicati, diciamo così,  i  siti archeologici, i musei e
  le gallerie ed altro.
       Naturalmente  queste percentuali  e  queste  entrate  devono
  essere ben finalizzate, perché se  no non si capirebbe la ragione
  stessa della proposta.
       Un altro emendamento;  sostanzialmente  noi  riproponiamo la
  possibilità che, alla luce di quello  che sarà il voto finale che
  noi daremo alla dismissione  degli enti economici, la possibilità
  che le entrate derivanti dalle vendite dei beni della Regione, ci
  sia un vincolo di  destinazione, riguardante proprio la creazione
  di un fondo speciale per lavori socialmente utili.
       Noi chiediamo al Governo che, rispetto - anche se ci possono
  essere delle difficoltà sul piano, diciamo così, dell'inserimento
  nelle maglie dell'impegno di spesa  -  che  ci  sia  uno  sforzo,
  diciamo così, di recepimento di questi emendamenti. Grazie.

     ODDO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ODDO. Brevemente, signor  Presidente, onorevoli colleghi; 23.5
  tende sostanzialmente a prorogare  di un anno il termine previsto
  dall'articolo 1 della legge  regionale 10 gennaio 1995, numero 5;
  riguarda opere pubbliche da realizzare nelle isole minori.
       Evidentemente la proroga porta  in sé una questione relativa
  anche alla velocità o  meno  della  realizzazione  dei progetti e
  della cantierabilità degli  stessi.  Quindi, tutto sommato, credo
  che dovremmo farci carico  della  possibilità di far definire sia
  l'aspetto progettuale - per  quanto concerne, anche, la questione
  delle opere, dell'approvazione, dei visti,  e  così via - sia per
  quanto concerne la questione dell'aggiudicazione e, quindi, delle
  relative gare.
       Ritengo, tutto sommato, che  un  intervento  di questo tipo,
  che l'Aula stasera  potrebbe  permettere,  darebbe la possibilità
  nelle isole minori della  nostra  Regione,  di  realizzare  opere
  interessantissime che riguardano, soprattutto, servizi sociali e,
  non solo, ma anche scuole e così via.
       Quindi chiedo all'Aula di approvare l'emendamento 23.5.

     CROCE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne  ha   facoltà.  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi,

     CROCE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io l'attenzione
  governo  su  due  emendamenti,  uno  in  particolare  che intendo
  relazionare,   il   23.23.   Onorevole   Piro   sto  cercando  di
  rappresentare  un'esigenza  normativa  che  francamente  ha fatto
  discutere  un  pochino  in  Sicilia  e  quindi  io  intendo  così
  rappresentare questa esigenza.
       Il  legislatore  regionale in sede di emanazione della legge
  29.95,  nell'ottica  di una rivisitazione ed ammodernamento della
  disciplina  sulle  aree  di sviluppo industriale, ma prima ancora
  della  filosofia economica che ne ispira i contenuti, ha previsto
  una integrazione tra i vari aspetti della produzione economica. I
  passaggi  di  siffatto mutamento sono nel senso di una previsione
  generale    dell'assegnabilità    entro     limiti    percentuali
  predeterminati delle aree consortili di una  forma  di  sanatoria
  mediante una disposizione di natura transitoria della fattispecie
  che alla stregua della modificata disciplina  avrebbero  titolo a
  vedere assegnata l'area.
       Siffatte disposizioni, in contrasto con lo spirito che aveva
  animato   l'intervento  del  legislatore   regionale,   è   stata
  interpretata   dagli  organi  consultivi   isolani   in   termini
  eccessivamente   restrittivi.    Ed   invero,   si   è   ritenuta
  inapplicabile la disposizione di sanatoria. Al  punto 'A', quando
  la  destinazione  industriale  non   è   esercitata  dall'istante
  originale  assegnatario,  preludendo  sia  le   ipotesi   in  cui
  l'originale  assegnatario ha prima  abbandonato  la  destinazione
  industriale   e   poi  alienato  l'area,  sia   quella   in   cui
  l'alienazione   ha  preceduto  l'abbandono   della   destinazione
  industriale. Al punto 'B' in alcuni casi  quando  la destinazione
  industriale abbia origine non è esercitata dall'istante originale
  assegnatario   preludendo   le   ipotesi   in   cui   l'originale
  assegnatario  ha  abbandonato la  destinazione  industriale  dopo
  l'assegnazione dell'area. Al punto 'C' alle fattispecie in cui al
  momento dell'entrata in vigore della legge è  già  intervenuta la
  revoca  dell'assegnazione, con ciò  adottando  un'interpretazione
  forse rinvenibile nel testo ma di certo  inappropriata alla ratio
  della disposizione.
       Il  presente  intervento  dunque  ha lo  scopo  di  chiarire
  siffatti  dubbi  interpretativi  inserendo un  testo,  forse  non
  conciso, di certo privo di contenuti inespressi,  sì da prevenire
  perplessità  applicative che potrebbero  generare  un  fallimento
  degli scopi che la legge 29/95 ha inteso perseguire.
       Si è ritenuto con il proposto testo normativo di adottare la
  prospettiva   oggettiva   nell'intento    sanatorio   preservando
  l'attività economica produttiva di tipo commerciale a prescindere
  dalla  circostanza, in certi caso del tutto  accidentale,  che  a
  svolgerla  sia  stato un unico soggetto. Ciò in  un  certo  senso
  adottando  una concezione economica,  forse  macroeconomica,  del
  tessuto imprenditoriale oggetto di proiezione.
       E' stata colta altresì l'occasione per  chiarire  che nessun
  rilievo poteva attribuirsi la  formalizzazione  del provvedimento
  di  revoca  in  quanto  in  siffatta  prospettiva  l'accoglimento
  dell'istanza di sanatoria e per converso la  permanenza  in  vita
  della propria attività economica organizzata,  verrebbe ad essere
  intollerabilmente  collegata alla più o  meno  intesa  efficienza
  della  pubblica  Amministrazione.  In  fondo  tale  disposizione,
  attesa  la natura transitoria non può che  operare  ad  esclusivo
  vantaggio degli attuali assegnatari  a  prescindere dell'avvenuta
  adozione  di  un  provvedimento  di   revoca.   Salva  ovviamente
  l'inoppugnabilità del provvedimento.
       In  difetto  di  siffatto  chiarimento  potrebbero  emergere
  sospette  incostituzionalità  della  normativa,   due   posizioni
  identiche  verrebbero  ad essere destinatari  di  un  trattamento
  differenziato  invece  del  tutto   escluse  l'integrazione  oggi
  proposta.
       Si propone quindi un'integrazione del  testo  normativo tale
  da  consentire  il  rispetto  del vero  intento  del  legislatore
  mediante l'esclusione di tutte quelle ipotesi interpretative pure
  emerse  nella prassi che hanno depotenziato  l'efficacia  ed,  in
  taluni casi, tradito la ratio.
       Quindi, su questo emendamento pregherei il  Governo,  se non
  altro, non dico di assumere un impegno ma di  tenere presente che
  si tratta di un fatto di straordinaria importanza  e  collegato a
  situazioni produttive importantissime.
       Un  altro  emendamento, visto che ci sono, è  il  23.25;  ne
  faccio soltanto l'oggetto che trattasi delle  disposizioni per la
  determinazione  dei  canoni  relativi   a  concessioni  demaniali
  marittimi. Sul primo e sul secondo gradirei un cenno da parte del
  Governo  per  quello  che  può  essere  un dato a  venire  e  non
  certamente  questa  sera.   Quindi,  posso   anche  ritirare  gli
  emendamenti  se  c'è  da  parte  del   Governo   un  orientamento
  favorevole. Grazie.

     PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire l'onorevole Zanna.

     ZANNA. Rinuncio.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

        FLERES.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi intervengo
  relativamente agli  emendamenti  23.23,  che  ha  già  illustrato
  l'onorevole   Croce,   per   dichiararmi   favorevole   alla  sua
  impostazione e  alla  sua  ipotesi.
       E' un  problema  estremamente  sentito  presso  le  aree  di
  sviluppo industriale  e,    in  particolare,  in  alcune province
  della Sicilia, come  Catania e come Trapani, noi ci auguriamo che
  il  testo possa  essere  accolto  o  che  comunque  possa  essere
  individuata  una  soluzione  a  tempi  brevi  perchè  la  mancata
  soluzione del problema illustrato nell'emendamento 23.23 potrebbe
  determinare purtroppo  grosse  difficoltà  a numerose aziende che
  operano in Sicilia.
       Desidero poi  parlare  in  favore  dell'emendamento  23.24 a
  proposito   del   rinvio   dell'esecutività   dei   provvedimenti
  scaturenti da norme  di  cui  alla  legge 78/76 (la materia è ben
  nota all'Aula);  desidero,  inoltre,  richiedere  al  Governo che
  sull'emendamento  23.38   precisi   che  la  materia  può  essere
  affrontata in  sede  di  statuti  comunali  perchè  molti comuni,
  purtroppo,  non   hanno  previsto,  da  questo  punto  di  vista,
  interventi   finanziari   a  carico  degli  organismi  consiliari
  piuttosto  che   degli  organismi  amministrativi  dei  comuni  e
  dell'emendamento 23.49 che prevede le norme per la costituzione o
  l'accorpamento di comuni.
       Relativamente   a   questo   ultimo  emendamento,  onorevole
  Presidente della  Regione,  desidero  annunziare  il ritiro ma la
  contemporanea presentazione  di  un ordine del giorno che impegna
  il Governo a  predisporre un corpo organico di norme regolanti la
  materia riguardante  la  costituzione  o l'accorpamento di comuni
  perchè, come Lei sa,  la  legge 48 del '91 che recepisce la legge
  nazionale 142 è, da questo punto di vista, carente e pertanto non
  ha consentito, in molte realtà della Sicilia, la nascita di nuovi
  comuni o l'accorpamento di territori di comuni già esistenti.
       Relativamente  a  tutti  gli  altri  emendamenti,  onorevole
  Presidente  dell'Assemblea,  onorevole  Presidente della Regione,
  desidero annunziare invece il loro ritiro.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pignataro. Ne ha
  facoltà.

     PIGNATARO.  Signor  Presidente,  brevemente,  riconfermo i due
  emendamenti e chiedo  al  Governo  di  farli  propri,  oltre  che
  all'Aula: il primo è  il  23.3  e riguarda la proroga del comma 4
  dell'art. 19 della legge 25 che regola il reclutamento in Sicilia
  di alcune norme del  reclutamento per soli titoli e, in più, vi è
  la riserva per  gli  articolisti;  il 31 di questo mese scadono i
  termini; avremmo un  vuoto  normativo che creerebbe un pò di caos
  in quei comuni  in cui vi è in itinere una procedura concorsuale,
  quindi, chiedo  che questa sera venga approvato l'emendamento per
  questi motivi.  Il  secondo  emendamento,  il 23.4, è altrettanto
  importante e riguarda  sostanzialmente la proroga per i comuni di
  definire le  concessioni in sanatoria, le determinazioni da parte
  del  sindaco,   delle  oblazioni  connesse  alle  concessioni  in
  sanatoria entro il 31 dicembre '98.
       Poichè  abbiamo   certezza  che  nel  90%  dei  casi  queste
  procedure non sono state definite e questo comporterebbe un forte
  contenzioso con i privati, ma la perdita di centinaia di miliardi
  per i comuni,  chiedo  che venga prorogato, per un altro anno, il
  termine per la  concessione  in  sanatoria  e  per  il  pagamento
  dell'oblazione.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo, ma
  prima  di  dargli  la parola, onorevoli colleghi, ho il dovere di
  dire che stiamo valutando e discutendo di un disegno di legge che
  prevede  norme finanziarie, nel senso stretto del termine, quindi
  di  variazioni,  di  aggiustamenti, non può diventare, per quanto
  siano nobili  le argomentazioni di alcuni deputati, un disegno di
  legge "calderone", non è una legge finanziaria "omnibus", quindi,
  naturalmente  nella fase di intervento, ognuno esprima le proprie
  opinioni,   ma   la  Presidenza  ha  già  esaminato  molti  degli
  emendamenti e  devo  dirvi  che saranno molti gli emendamenti che
  saranno   giudicati   improponibili   se  non  vengono  ritirati,
  onorevole Giannopolo prego.

     GIANNOPOLO. Presidente io intervengo per  annunciare il ritiro
  dell'emendamento 23.34 e 23.41 e invece a  proposito  anche delle
  considerazioni che faceva lei, signor Presidente, gli emendamenti
  23.3 e  ancor  più  l'emendamento  23.4  hanno  una  refluenza di
  carattere finanziario, perché incidono sulla finanza locale che è
  anche  finanza  controllata  dalla  stessa  Regione,  per  cui io
  ritengo che i due emendamenti 23.3 e 23.4, di cui sono firmatario
  insieme  all'onorevole  Pignataro,  possono  essere, sicuramente,
  apprezzati positivamente dal Parlamento.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi dichiaro  chiusa la discussione
  generale anche sugli emendamenti. Si passa  alla  votazione degli
  stessi emendamenti.
       Emendamento  15.1,  a  firma  del  Governo.   Lo   pongo  in
  votazione.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA,  Presidente  della Commissione.   La  Commissione  a
  maggioranza lo approva.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Emendamento 15.2, a firma del  Governo.  Onorevole assessore
  si   fa   riferimento,   a   proposito   dell'emendamento   15.2,
  all'articolo 7 della  legge  regionale 3 novembre 1994 n. 34, con
  l'ampia delega alla Presidenza per gli aggiustamenti di carattere
  tecnico.
       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA,  Presidente  della Commissione.   La  Commissione  a
  maggioranza lo approva.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Emendamento 23.7, a firma del Governo.
       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA,  Presidente  della Commissione.   La  Commissione  a
  maggioranza lo approva.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Emendamento 23.47, a firma del Governo.
       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA,  Presidente  della Commissione.   La  Commissione  a
  maggioranza lo approva.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Emendamento 23.48, a firma del Governo.
       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA,  Presidente  della Commissione.   La  Commissione  a
  maggioranza lo approva.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       C'è l'emendamento 23.8.1 che  è riscrittura dell'emendamento
  23.8, a firma del Governo.

       L'emendamento   23.8.1   e   conseguenzialmente   23.8  sono
  giudicati improponibili.

     BATTAGLIA,   Assessore  per  la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e  la  pesca.  E'  solo  una norma autorizzativa ad
  una  spesa..   Autorizza   l'Assessore   a  trasferire  le  somme
  necessarie ai Comuni per pagare.

     PRESIDENTE. Se  io  dovessi  far  passare  questo emendamento,
  dovrei giudicare proponibili tutti gli emendamenti esistenti. Non
  è attinente.
       Gli emendamento sono accantonati.
       Emendamento  23.9.  Onorevole  Piro,  non  è una variazione,
  vorrei pregarla di metterlo nel disegno di legge finanziario.

     PIRO, Assessore per la Finanza. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'emendamento 23.9 viene ritirato.  L'Assemblea ne
  prende atto.
       L'emendamento 23.10 è giudicato improponibile.
       Emendamento 23.1,  a firma dell'onorevole La Grua. Il parere
  del Governo.

     PIRO, Assessore per la Finanza. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è  d'accordo resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Emendamento 23.2, a firma dell'onorevole Fleres, è giudicato
  improponibile.
       Emendamento   23.3,   a  firma  degli  onorevoli  Pignataro,
  Giannopolo ed altri,

     GIANNOPOLO. Riguarda la proroga della validità delle procedure
  concorsuali  riservati  al  personale  anche dell'articolo 23.
       Dal primo gennaio non abbiamo più normativa.

     PRESIDENTE. L'emendamento è improponibile.
       Emendamento  23.4,  a  firma  dell'onorevole  Giannopolo,  è
  giudicato improponibile.
       Emendamento 23.5,  a firma degli onorevoli Zanna ed altri, è
  giudicato improponibile.
       L'emendamento  23.6  viene  ritirato.  L'Assemblea ne prende
  atto.
       Emendamento 23.11, a firma dell'onorevole Briguglio.

     BRIGUGLIO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

       Emendamento 23.12, a firma dell'onorevole Briguglio, è stato
  già assorbito. L'Assemblea ne prende atto.
       Emendamento 23.13, a firma dell'onorevole Briguglio, è stato
  assorbito.
       Pongo   in   votazione  l'emendamento  23.14  dell'onorevole
  Briguglio. Il parere del Governo?

     PIRO,  assessore  per  il   bilancio   e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  onorevoli   colleghi,   l'emendamento   comporta  un
  incremento degli oneri a  carico  del  bilancio  della  Regione e
  credo che in questa fase non sia possibile andare avanti.

     BRIGUGLIO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea   ne   prende  atto.  Si  passa  agli
  emendamenti numeri 23.15  e  23.16. a firma degli onorevoli Croce
  ed altri.

     CROCE. Li ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende  atto.
       Emendamento n. 23.17 a firma degli onorevoli Croce ed altri.
       E' assorbito.
       Emendamenti numeri  23.18,  23.19  e  23.20  a  firma  degli
  onorevoli Croce ed altri.

     CROCE. Li ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea  ne prende atto.  Emendamento    23.21
  a firma dell'onorevole Fleres.

     FLERES. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  Si  passa all'emendamento     23.22 a firma degli
  onorevoli Croce ed altri.

     CROCE. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Emendamento    23.23 a
  firma dell'onorevole Fleres.

     FLERES.  Lo  ritiro con  l'impegno  politico  del  Governo  ad
  affrontare la questione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende  atto.  Comunico che è stato
  presentato l'emendamento n. 23.24 a firma dell'onorevole Fleres.

     FLERES. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne prende atto.  Emendamento 23.25 a
  firma degli onorevoli Beninati ed altri.

     BENINATI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne prende atto.  Emendamento 23.26 a
  firma degli onorevoli Croce ed altri.
       E' assorbito. L'Assemblea ne prende atto.
       E'stato presentato un disegno  di  legge  che  è chiaramente
  improponibile. L'Assemblea ne prende atto.
       Emendamento 23.27 a firma dell'onorevole Fleres.

     FLERES. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne prende atto.  Emendamento 23.26 a
  firma degli onorevoli Beninati ed altri.

     BENINATI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.   L'emendamento  23.28  a  firma  degli  onorevoli
  Fleres  ed  altri,  sul  piano  della  percorribilità  non  posso
  giudicarlo proponibile.  L'onorevole Fleres ha chiesto al Governo
  di   pronunciarsi   politicamente.
       Onorevole  Presidente  della  Regione ed onorevole assessore
  Piro, ritenete di dovere intervenire?

     PIRO,  assessore  per  il   bilancio   e  le  finanze.  Signor
  Presidente, io credo che il tema si inserisca in una problematica
  vasta che dovrà essere  affrontata nel più breve tempo possibile.
  Tale problematica riguarda  il riordino della materia urbanistica
  della nostra Regione e credo che il  tema  che è stato posto è un
  tema  su  cui  occorrerà   riflettere  e  trovare  una  soluzione
  adeguata. Rientra per altro  nei  programmi del Governo procedere
  ad una semplificazione delle procedure in campo urbanistico.

     PRESIDENTE.   Si  prende  atto  delle  argomentazioni  fornite
  dall'onorevole assessore.
       Gli emendamenti, 23.28 e 23.29 sono ritirati.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Gli emendamenti 23.30, degli onorevoli Beninati ed altri, il
  23.31 dell'onorevole Speziale sono improponibili.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Gli   emendamenti,   23.32,   23.33  dell'onorevole  Fleres,
  l'emendamento  23.34  dell'onorevole Giannopolo, gli emendamenti,
  23.35, 23.36, 23.37 dell'onorevole Fleres vengono ritirati.
       L'Assemblea ne prende atto.

     PIRO,   assessore   per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  come  ho avuto modo di dire all'onorevole Fleres, io
  ritengo che da parte di molti comuni della nostra Regione non sia
  stata  posta  sufficiente  attenzione  al fatto che in materia di
  auto-organizzazione,  di  auto-disciplina dei consigli comunali i
  consigli  comunali stessi godono di un'ampia facoltà che la legge
  stessa attribuisce allo Statuto e che queste disposizioni possono
  e  devono,  secondo  me,  trovare  esatta,  puntuale collocazione
  all'interno delle norme statutarie dei comuni.
       Devo  dire  peraltro che alcuni comuni, anche siciliani, che
  si sono  addentrati  un pò più di altri nel definire con maggiore
  puntualità i compiti della residenza, la creazione per esempio di
  uffici   particolari   non  hanno  trovato  ostacoli  nella  loro
  determinazione,  quindi, da questo punto di vista, se l'onorevole
  Fleres   chiede  il  conforto  del  Governo  su  questo  punto  è
  senz'altro positivo.

     FLERES.  Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento dell'onorevole Fleres 23.39.

     FLERES.  Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE.  Emendamento 23.40. dell'onorevole Giannopolo.

     GIANNOPOLO.  Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.

     PRESIDENTE.  Emendamenti  23.41,  23.42,  23.43, 23.44, 23.45,
  23.46, dall'onorevole Provenzano.

     PROVENZANO.  Dichiaro di ritirarli.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
       Emendamento 23.49 dell'onorevole Fleres.

     FLERES.  Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato presentato dall'onorevole
  Fleres  l'ordine   del  giorno  numero  277  "Interventi  per  la
  costituzione o l'accorpamento dei comuni".

                 <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

    Accertato che la normativa siciliana in materia di costituzione
  o  accorpamento dei comuni presenta numerose lacune ed incoerenze
  rispetto alla normativa nazionale

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

    a  predisporre, entro 90 giorni dalla approvazione del presente
  odg, un  corpo organico di norme regolamentanti la materia di cui
  in premessa>>.

     PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione.

     PIRO,   assessore   per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,   il   Governo   è   favorevole,  annunziando   anche
  al'onorevole Fleres  ed all'Aula che è già pronto un testo che il
  Governo  intende  presentare  prossimamente  e che, per quanto mi
  riguarda, non posso  che accogliere con grande favore, essendo io
  stesso primo firmatario,  da deputato, di un disegno di legge che
  tende a definire  la  materia.
       Ce ne sono altri, ce n'è uno, credo, di cui primo firmatario
  è  l'onorevole Giannopolo.  L'onorevole Presidente dell'Assemblea
  ricorderà che su questo  punto,  su questa materia egli stesso ha
  avuto  modo  di  impegnarsi  nei  confronti  dell'amministrazione
  comunale per definire la materia.
       Quindi esprimo senz'altro parere favorevole.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  l'ordine  del  giorno. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                        (E' approvato)

       Si  passa  all'emendamento  23.60  a  firma  degli onorevoli
  Tricoli ed altri.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si   passa  all'emendamento  23.61  a  firma  dell'onorevole
  Fleres.
       E'  parzialmente  assorbito  da  quello   che   abbiamo  già
  approvato.  L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'emendamento  23.62  a  firma  degli onorevoli
  Scalia ed altri.

     PIRO, assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,  assessore   per   il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente il  Governo  apprezza  l'iniziativa  che  è  sottesa a
  questo  emendamento  che  tende a rifinanziare sostanzialmente la
  legge 31 del  1997.  Una  legge tesa a favorire lo sviluppo della
  piccola impresa  nella nostra Regione. Una legge che devo dire la
  verità io ho  avuto modo di apprezzare già al momento in cui essa
  fu portata  in  Aula  e poi fu votata. Purtroppo gli stanziamenti
  previsti dalla  legge non hanno ottenuto effetto. Dalle verifiche
  che ho  potuto  effettuare risulta addirittura che non sono state
  neanche trasferite  le  somme  all'Irfis  e  alla  Crias, ma sono
  rimaste   sostanzialmente   non  impegnate  e  quindi  andate  in
  economia.  L'emendamento,  tuttavia, signor Presidente, a parte i
  problemi  di   natura   finanziaria   che  ci  sarebbero,  non  è
  accoglibile  e  quindi  io  invito i firmatari a ritirarlo perché
  esso  non  prevede la suddivisione delle somme così come la legge
  stessa   stabilisce.   Invito  i  firmatari  a  ritirarlo,  ma  a
  ripresentare,  se ritengono, l'iniziativa che il Governo apprezza
  alla  prossima  occasione  utile  in  modo  da poter rimettere il
  finanziamento a valere su questa legge.

     FLERES. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si   passa  all'emendamento  23.63  a  firma  dell'onorevole
  Fleres  e  l'emendamento 23.59 a firma degli onorevoli Tricoli ed
  altri.

       Per   assenza   dall'Aula   dell'onorevole  Drago,  dichiaro
  decaduti gli emendamenti 23.52 e 23.53.
       Si  passa  all'emendamento  23.55  a  firma  degli onorevoli
  Tricoli ed altri.
       Lo dichiaro improponibile.
       Si passa all'emendamento 23.56 a firma Tricoli, Stancanelli,
  La  Grua.

      TRICOLI.  Lo ritiro.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea    ne   prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 23.57 a firma Briguglio.

     BRIGUGLIO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea    ne   prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 23.58 a firma Tricoli e Stancanelli.

     TRICOLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI.   Presidente,   sostanzialmente   si   tratta  di  un
  abbattimento dei tassi di interesse che praticano gli istituti di
  medio  credito  sulle  iniziative  regionali.  Cioè,  i  tassi di
  interesse  fissati  dalla legge regionale dice sono uniformati al
  criterio  di cui al comma 2, che è un criterio collegato al tasso
  di sconto della Banca d'Italia. Non ha alcun onere perchè entrerà
  in  vigore  alla  data  di  pubblicazione sulla Gazzetta. Dunque,
  quando tra un mese si andrà a stipulare un contratto con l'IRFIS,
  per esempio, la quota di intervento regionale sarà commisurata ad
  una  percentuale diversa rispetto a quella precedente, mentre per
  quanto  riguarda  il  pregresso rimane invariato; però se ci sono
  perplessità possiamo accantonarlo.

     PIRO, Assessore al Bilancio e alle Finanze. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO, assessore al Bilancio e alle Finanze. Signor Presidente,
  l'iniziativa  è   sicuramente   apprezzabile   e  devo  dire  che
  personalmente  ritengo  la questione relativa alla determinazione
  del limite  massimo  del  contributo  sul  tasso agevolato che la
  Regione deve  dare  una questione importate. Peraltro nella legge
  finanziaria è stato inserito un articolo che prevede una verifica
  di tutti  i tassi agevolati che vengono corrisposti alla Regione,
  verifica  che è  in  corso,  che  si  è  presentata  con  qualche
  difficoltà.  L'onorevole  Tricoli  certamente lo sa essendo stato
  assessore al Bilancio fino a qualche settimana fa.
       Io ho cercato ulteriormente di sollecitare e da questo punto
  di   vista   non  ci  sono  difficoltà.  Manifesto  soltanto  una
  perplessità  all'onorevole Tricoli rispetto alla fissazione secca
  per   tutti  gli  interventi  del  40  per  cento  del  tasso  di
  riferimento  che non è il tasso di sconto ma è quello fissato, il
  tasso  di  riferimento  per l'industria.  Questo probabilmente ci
  potrà dare qualche problema.  Allora, pur ritenendo assolutamente
  utile  questa  proposizione,  la  inviterei a ripresentarla nella
  legge  finanziaria  in modo da avere il tempo di verificare se la
  determinazione  fissa  per  tutti  i  tassi  ci  aiuti o possiamo
  trovare qualche altro meccanismo.

     TRICOLI.  Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne  prende  atto. Dichiaro assorbiti
  gli  emendamenti  23.64, 23.66. Si passa all' emendamento 23.54 a
  firma Tricoli e Stancanelli.

     TRICOLI. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea    ne   prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  23.67  a  firma Vella ed altri.  L'emendamento è
  legato  all'ordine  del  giorno  già  approvato  in altra seduta.
       Onorevole  Vella,  il  Governo  si è impegnato ad affrontare
  questa   materia,   anche   su   sollecitazione   del  Presidente
  dell'Assemblea  su  una  legge  finanziaria,  prevedendosi  delle
  complicazioni.

     VELLA. Lo concordiamo in una fase successiva. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento 23.68 a firma dell'onorevole Vella.

     VELLA.  E'  collegato,  lo  ritiro.  Dichiaro  di ritirare gli
  emendamenti 23.69 e 23.70.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea    ne   prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento 23.71.
       Comunico  che  è  stato  presentato  dal Governo il seguente
  subemendamento:   "al   relativo  onere  si  fa  fronte  mediante
  riduzione  della  spesa  autorizzata  dall'articolo 1 della legge
  regionale  10  novembre  1997,  n. 42 per l'esercizio finanziario
  1998 (capitolo 21707).".
       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole  resti seduto; chi è contrario
  alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento 23.71 nel testo risultante.
  Il parere della Commissione?

     PETROTTA, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa agli emendamenti 23.73, 23.74, 23.75, 23.76, 23.77,
  23.78 a firma dell'onorevole Fleres.

    FLERES. Dichiaro di ritirarli.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento 23.79 a firma dell'onorevole Croce.

     CROCE. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento 23.80 a firma dell'onorevole Scoma.
  Non essendo  l'onorevole  Scoma  presente  in Aula, l'emendamento
  decade.
       Si passa all'emendamento  23.81  a  firma degli onorevoli Lo
  Certo, Ortisi, Villari  "nella  tabella  'b  del  bilancio  della
  Regione siciliana 1998 è introdotta la seguente variazione".
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     PIRO,  assessore  per   il   bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  purtroppo   devo  dare  parere  negativo  perché  il
  capitolo 47623 da cui  viene prelevata la somma di tre miliardi è
  già interamente impegnato.

     PRESIDENTE.    Lo    dichiaro    improponibile.    Si    passa
  all'emendamento   23.82   a  firma  dell'onorevole  Speziale.  Lo
  dichiaro improponibile.
       Si passa all'emendamento  23.83  a  firma degli onorevoli La
  Grua ed altri.

     STANCANELLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STANCANELLI. Signor  Presidente,  intervengo  perché  il primo
  firmatario di questo  emendamento  è  l'onorevole Strano il quale
  tiene, più ancora di  me,  ma  io  ci  tengo anche, che il Teatro
  Massimo di Catania  abbia  questi  quattro  miliardi  perché  c'è
  necessità di bilancio  anche  per  pagare  i  lavoratori. Quindi,
  l'onorevole Strano, che purtroppo è dovuto andare via per impegni
  istituzionali, mi ha incaricato di insistere per l'approvazione e
  la discussione di questo emendamento.

     PRESIDENTE.  Onorevole   assessore,   ci  vuole  la  copertura
  finanziaria.

     PIRO,  assessore  per   il   bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  purtroppo  anche  questi  emendamenti,  il 23.83, il
  23.84  e  il  23.85, non possono essere accolti perchè i capitoli
  21160 e 21162 in questo momento non hanno più disponibilità.

     PRESIDENTE.  Si  ritorna agli emendamenti accantonati:  23.8.1
   bis  che  è  la  riscrittura del 23.8.

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  qualche giorno fa i  sindaci  e  gli  interi consigli comunali di
  cinque comuni della  provincia  di  Palermo, e più precisamente i
  comuni di Alia,  Petralia  Soprana,  San Cipirello, Castelbuono e
  uno dei comuni della provincia di Messina, di Sinagra, hanno dato
  vita  ad  una   manifestazione  di  protesta  occupando  le  aree
  artigianali della ex SIRAP.
       Il  problema   che  hanno  sottoposto  all'attenzione  della
  Regione, riguarda in  particolare tre di questi cinque comuni, ai
  quali comuni,  onorevole  Presidente,  sono  stati  notificati in
  questi giorni i decreti ingiuntivi relativi al pagamento riferito
  all'esproprio delle aree  che questi comuni hanno fatto per conto
  della Regione.
       Per essere più  precisi,  al  comune di San Cipirello stanno
  per essere notificati  decreti  ingiuntivi  per  2 miliardi e 700
  milioni, che rappresentano  una  quota  del  bilancio  di  questo
  comune di oltre il 50 per cento.
       Con  questo   emendamento   si  autorizza  l'assessore  alla
  cooperazione a trasferire  risorse  dello  Stato,  a valere della
  legge numero 64,  che  son  tuttora disponibili, a questi comuni,
  per  potere  effettuare  il  pagamento  relativo  agli  oneri  di
  esproprio  delle  aree  su  cui  sono  state  costruite  le  zone
  artigianali, per evitare  che  questi comuni vadano in dissesto e
  non possano,  quindi,  poi  assolvere assolutamente nessuna altra
  attività istituzionale.

     BUFARDECI. E' per l'esproprio che non hanno pagato?

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca.   Si,   solo  per  l'esproprio;  perché
  questi comuni gli espropri  li  hanno  fatti loro per conto della
  Regione e oggi,  proprietari  delle  aree,  dopo  10  anni, hanno
  ritenuto - giustamente  - di rivalersi nei confronti del soggetto
  che ha effettuato gli  espropri.  Ma questi comuni non sono nelle
  condizioni di potere,  minimamente,  far  fronte  agli  oneri che
  derivano da questi procedimenti giudiziari che sono stati già per
  alcuni,  in  modo   particolare   per  San  Cipirello,  sono  già
  esecutivi.

     TRICOLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi. Intervengo
  solo per ricordare che  già  nelle  variazioni di bilancio 1997 -
  poi successivamente impugnate dal Commissario dello Stato - c'era
  questa disposizione di  finanziare  a  favore  di  comuni,  anche
  perché si tratta poi - sostanzialmente - di tutelare un principio
  costituzionale abbastanza noto  a  tutti,  cioè  a  dire, abbiamo
  espropriato le aree di  soggetti  privati  e  i  comuni non hanno
  ancora pagato le  indennità di esproprio. Quindi credo che questa
  norma sia  assolutamente  imprescindibile  me,  anche,  direi,  a
  questo punto, improcrastinabile , visto la situazione giudiziaria
  alla quale siamo arrivati. Grazie.

     FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi.  Anch'io
  desidero intervenire  a  favore  dell'emendamento 23.8.1, intanto
  perché   rappresenta   una  somma  autorizzatoria  di  somme  già
  disponibili sul capitolo 75552,  e poi perché - in buona sostanza
  - affronta un tema  che,  se  non affrontato, potrebbe, di fatto,
  impedire  l'utilizzazione   delle   medesime   aree   e,  dunque,
  determinare un danno ancor più rilevante che non quello materiale
  scaturente dal  pagamento  delle  somme  in  questione.  Desidero
  dunque, come dire, sostenere l'iniziativa del Governo che punta a
  risolvere la questione.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     GIANNOPOLO. L'iniziativa del  Governo  é molto opportuna per i
  motivi esposti dall'assessore e dagli onorevoli Tricoli e Fleres,
  ma anche perché  il  ritardo  ulteriore  potrebbe recare un danno
  anche alla stessa Regione,  perché  i  comuni  lo hanno fatto per
  conto della Regione. Gli eventuali interessi che vanno maturando,
  ormai  da  circa  10  anni  ci  si  potrebbe  rivalere  anche nei
  confronti della Regione e poi, comunque, consente di sbloccare un
  aspetto     della    vicenda    che    determinerà    sicuramente
  un'accelerazione  degli  atti  successivi  verso i quali questo è
  atto sicuramente propedeutico.

     PRESIDENTE. Grazie onorevole  Giannopolo.  Prima  di  dare  la
  parola  all'onorevole  Di  Martino  desidero  comunicare  che  il
  Governo ritiene necessaria  la  presentazione  di  un emendamento
  all'emendamento 23.8.1, che così  leggo:  "Al terzo comma dopo le
  parole 'è autorizzata' aggiungere 'la spesa di lire 7.500 milioni
  per l'esercizio finanziario '98 cui si fa fronte mediante'.

     DI MARTINO , relatore. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI MARTINO ,  relatore.  Signor  Presidente,  anch'io  ritengo
  molto opportuna l'iniziativa  del  Governo.  Voglio però porre un
  quesito all'onorevole assessore perché rimanga agli atti.
       Si tratta di questo. Vi sono circa 50 imprese in Sicilia con
  da 500 a 1000 dipendenti,  non  so ma certamente non meno di 500,
  che vantano dei crediti  nei  confronti  non  della  Sirap ma nei
  confronti delle imprese che hanno eseguito lavori per conto della
  Sirap. Bisogna capire  perché  queste  imprese  non  sono  ancora
  fallite perché c'è  stata  la  benevolenza  del sistema bancario.
  Assessore, bisogna chiarire  se  queste  imprese  creditrici, non
  solo nei confronti della  Sirap ma delle imprese appaltatrici per
  conto della Sirap,  rientrano  nei  benefici  previsti  da questa
  legge.

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Rientrano  nei  benefici della legge 46
  che vengono accelerati con questa norma.

     DI MARTINO , relatore.  Quindi  non  rientrano  in questa.  Se
  vogliamo chiarire bene perché  rimanga  a verbale, perché dopo ci
  saranno sempre  difficoltà  interpretative da parte dell'apparato
  burocratico e queste imprese andranno certamente al fallimento.

     PRESIDENTE. Onorevole  Assessore  Battaglia,  ritiene  che  le
  imprese individuate  dall'onorevole Di Martino siano beneficiarie
  di quanto contenuto...? Questo ai fini interpretativi anche degli
  uffici.

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca.  No,  Presidente.  Il  tema  affrontato
  dall'emendamento risolve solo la questione relativa ai comuni con
  riferimento all'esproprio  delle  aree.  La  questione sollevata,
  invece, dall'onorevole  Di  Martino  è  affrontata  organicamente
  dalla legge 46 del 1997  che  ha  bisogno, per essere risolta nel
  senso prospettato dall'onorevole  Di  Martino,  che  si chiuda la
  contabilità finale e si  facciano  i collaudi delle opere, per la
  quale questione le procedure  sono in corso e ci stiamo attivando
  per risolvere le attuali  difficoltà che hanno impedito finora di
  affrontare  questo  tema.  Dopo  di  che  voglio  tranquillizzare
  l'onorevole Di Martino,  le  somme  necessarie  per  il pagamento
  delle ditte sono somme che  ci  sono nel bilancio della Regione a
  valere sulla stessa legge n. 64 che qui viene citata.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  i  chiarimenti  sono  stati
  forniti dall'Assessore Battaglia.
       Pongo in votazione  l'emendamento  del  Governo.  Il  parere
  della Commissione?

     PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo  in  votazione  l'emendamento  23.8.1  bis  nel  testo
  risultante,  avvertendo l'Aula che in caso di approvazione decade
  l'emendamento   23.8   dello  stesso  Governo.  Il  parere  della
  Commissione?

     PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'emendamento 23.86.
       Pongo in votazione  l'emendamento  del  Governo.  Il  parere
  della Commissione?'

     PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'emendamento  21.4, del Governo.
       Lo pongo in votazione. Il parere dalla Commissione?

     DI MARTINO , relatore. L'emendamento è correttissimo dal punto
  di  vista  giuridico-contabile,  poi i problemi della Regione non
  sono  quelli  di  competenza, sono problemi di cassa e con questo
  emendamento,  evidentemente,  non  si  aggravano le situazioni di
  cassa  ma  anzi  da un certo punto di vista si agevolano e poi il
  secondo   comma   è   ultroneo,  ma  serve  comunque  ad  evitare
  tentazioni.  Quindi esprimiamo parere favorevole.

     PRESIDENTE.  Permettetemi  di  esprimere  le mie serie riserve
  sul  contenuto  di  questo  emendamento,  non  vorrei  che  ce ne
  pentissimo.

       Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Comunico  che  è  stato  presentato  dal Governo il seguente
  emendamento  23.87:  "In  dipendenza  delle  disposizioni  recate
  dalla  presente  legge sono introdotte nel bilancio della Regione
  per  l'esercizio  1998  le  variazioni  riepilogate  nell'annessa
  tabella.
       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     PETROTTA, Presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cristaldi


       Comunico  che  è  stato  presentato dall'onorevole Fleres il
  seguente  ordine  del  giorno  n  278:  "Nomina di tre commissari
  liquidatori degli Enti economici regionali AZASI, EMS ed ESPI.

                   <<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

              ATTESO che  il  disegno  di  legge  avente  per  oggetto
          "soppressione  e liquidazione degli enti economici regionali
          Azasi,  Ems,   Espi"  è  già  stato  esaminato  dall'Aula  e
          sottoposto a votazione finale;

              CONSIDERATO che  nel citato disegno di legge, all'art. 1
          è prevista  la  facoltà  del  Presidente  della  Regione  di
          nominare,   previa   delibera  della  Giunta  regionale,  un
          Commissario liquidatore dei tre enti soppressi;

              GIUDICATO che  l'assegnazione ad un unico liquidatore di
          un  compito  così  delicato  ed  esorbitante, configurerebbe
          l'esercizio di un  potere  rispetto al quale non si prendono
          adeguati controlli  e  come  potrebbe  costituire un fattore
          inquietante di  gestione  discrezionale  ed  assoluta  di un
          complesso    di   interessi   socio-economici   e   politici
          attivamente tra  i  più  importanti  e cospicui della realtà
          siciliana;

              RITENUTO di  dover  indicare  la  necessità,  per  ovvie
          ragioni  di  trasparenza,  di  attribuire  un  compito  così
          importante  ad  una  commissione  di  tre  tecnici  titolari
          sottoposta ad un  controllo  da  parte  del  Governo  e  del
          Parlamento Regionale, più precisamente indicato e garantito.

                        IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a  proporre  entro  90  giorni  dall'approvazione  dalla
          citata legge  una modifica dell'art. 1 finalizzata la nomina
          di tre commissari  liquidatori  ed  a  fissare  una serie di
          ulteriori controlli precisi e periodici del loro operato.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   dichiaro   improponibile
  l'ordine del giorno tendente a tornare sulla questione del numero
  dei Commissari per lo scioglimento degli enti economici in quanto
  il  disegno  di  legge è stato approvato in questa sessione, si è
  sviluppato  un  ampio  dibattito  e l'Aula  si è già pronunciata.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES. Signor Presidente, sapevamo perfettamente la questione
  e  sapevamo  che  il  Regolamento  non  consentiva  di  ritornare
  sull'argomento nella medesima sessione, tuttavia, nel corso di un
  incontro  con  il Presidente  della  Regione,  abbiamo  posto  il
  problema ed abbiamo ritenuto  comunque di presentare l'ordine del
  giorno  non  tanto  per   ottenerne   la   votazione,  sulle  cui
  valutazioni mi rimetto a  quanto  già detto, quanto per suscitare
  una  dichiarazione del  Presidente  della  Regione  relativamente
  all'argomento posto in discussione.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di intervenire.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,  Presidente della Regione.  Signor  Presidente, in
  effetti, c'è stata una  riflessione  sulla  materia  sollevata  e
  sollecitata  da alcuni colleghi.  Il  problema  che  viene  posto
  riguarda  l'onere, la gravosità  di  un  compito  che,  come  noi
  sappiamo, riguarda una vasta  gamma di interventi ed anche, sotto
  un certo profilo, una  pluralità di soggetti che garantisca anche
  una  certa  trasparenza anche  se,  come  recita  la  norma,  "la
  trasparenza  è  anche  garantita   dal   momento   che  gli  atti
  deliberativi compiuti dai Commissari  o  dal Commissario vanno al
  vaglio della Giunta di Governo"  e  la  legge dice (il deliberato
  che approveremo questa sera)  che trimestralmente verrà reso noto
  alla Commissione competente  dell'Assemblea  regionale  lo  stato
  delle dismissioni.
       Quindi, supponiamo che integrando questi due aspetti, previa
  opportuna verifica che faranno  gli  Uffici  circa i problemi che
  sono stati sollevati, il  contenuto  dell'ordine  del  giorno può
  essere successivamente reso operativo.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE. Si passa all'articolo 24.

                             "Articolo 24

          1.   La presente  legge  sarà  pubblicata  nella  Gazzetta
       ufficiale della  Regione  siciliana  ed  entrerà in vigore il
       giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

          2. E' fatto obbligo a  chiunque  spetti di osservarla e di
       farla osservare come legge della Regione."

       Assessore  Piro,  soltanto un piccolo aspetto tecnico, scusi
  se  me  ne  occupo.  Si  prevede  che la legge entri in vigore il
  giorno  successivo  a quello della sua pubblicazione. Lei sa cosa
  succede  tra  la legge approvata ed il momento in cui la Gazzetta
  Ufficiale  arriva   in  mano  ai  comuni.  Abbiamo  fissato molti
  termini  che  prevedono  un  massimo  20  giorni  dalla  data  di
  approvazione della legge.
       Avverto che si corre il rischio , per una questione tecnica,
  di fare arrivare  la  Gazzetta Ufficiale quando gli stessi Comuni
  non potranno avvalersi  di  alcune norme perché i termini fissati
  sono quelli.
       Per la verità, l'onorevole Briguglio, una pietra in positivo
  su  questo  l'aveva lanciata al Governo, ma non è stata raccolta.
  Faccio una valutazione tecnica.
       Per  intanto  viene posto in votazione così come è, restando
  intesi  che  anche gli uffici accerteranno la compatibilità con i
  tempi  tecnici  e nel caso sarà presentato emendamento tecnico ai
  sensi    dell'articolo    117    del   Regolamento.Non   sorgendo
  osservazioni, resta così stabilito.
       Pongo in  votazione  l'articolo  24.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Onorevoli colleghi, per consentire alla Giunta di Governo di
  esitare il  disegno di legge relativo all'esercizio provvisorio e
  alla Commissione  Finanze  di  riunirsi per esaminarlo, rinvio la
  seduta.  Comunico che  l'Assemblea  terrà  seduta  a  giovedì  24
  dicembre 1998, alle ore 6.30.


   Presidenza del presidente Cristaldi


    SULL'ORDINE DEI LAVORI

     BUFARDECI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BUFARDECI.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, prendo la
  parola  soltanto  per sollecitare la trattazione, alla riapertura
  della  seduta,  di  una  mozione che è già stata annunciata nella
  seduta di oggi relativamente al problema del numero chiuso; è una
  mozione  che  impegna  il  Governo  al  numero  chiuso  dei corsi
  universitari. Avverto  che  ho  già  conferito  con il Presidente
  della Regione il quale è disponibile a trattare...

     MORINELLO, assessore ai beni culturali. L'abbiamo fatto ieri.

     BUFARDECI.  No ieri era un ordine del giorno; c'è una mozione,
  se  può essere trattata anche questa della quale il Governo è già
  a conoscenza.

     PRESIDENTE.  E'  stato  presentato  un ordine del giorno sulla
  materia?

     BUFARDECI.  C'era una mozione precedente all'ordine del giorno
  che è stata annunciata nel corso della seduta di oggi.

     PRESIDENTE.  No,  onorevole Bufardeci, purtroppo essendo stato
  approvato l'ordine  del  giorno  sulla  stessa  materia lo stesso
  preclude in  questa  sessione  la  trattazione di questa mozione,
  però,   le   sue   argomentazioni,  sono  naturalmente  contenute
  all'interno dell'ordine  del  giorno  e  allora  se il Presidente
  della Regione vuole  fare  anche  riferimento a seguito anche del
  documento dell'ordine  del  giorno già approvato, anche delle sue
  considerazioni avrebbe  già compiuto almeno nello spirito ciò che
  lei chiede.

     BUFARDECI. Va bene, è chiaro.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi  l'Assemblea  è  rinviata  a
  giovedì 24 dicembre  1998,  alle ore 6.30, con il seguente ordine
  del giorno:

      I - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

      - "Esercizio  provvisorio  del  bilancio  di  previsione  della
          Regione per l'anno finanziario 1999" (n. 854/A)

      Relatore: On. Petrotta

     II - VOTAZIONE FINALE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) "Variazioni   al  bilancio  della  Regione  e  al  bilancio
          dell'Azienda   delle   foreste   demaniali   della  Regione
          siciliana  per  l'anno  finanziario 1998. Assestamento" (n.
          726/A).

       2) "Variazioni  di  bilancio  per  l'attuazione  delle riserve
          sulle  entrate  della  Regione  a  favore dell'erario dello
          Stato  ed  interventi  in materia di agricoltura e foreste"
          (NN. 698-834-837/A).

       3) "Soppressione e liquidazione degli enti economici regionali
          AZASI, EMS, ESPI" (nn. 413-458/A)

       4) "Integrazione del fondo  dei  comuni di cui all'articolo 11
          della legge regionale 30 marzo 1998, n. 5. Realizzazione di
          progetti di  utilità  collettiva e disposizioni finanziarie
          urgenti" (n. 840/A).

    La seduta è tolta alle ore 06.04 di giovedì 24 dicembre 1998.

    (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 08.15 di giovedì 24
    dicembre 1998)