Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 17.40.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
In considerazione dell'assenza dei parlamentari e del
Governo, la seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.41, è ripresa alle ore 17.55)
LO CERTO , segretario f.f., dà lettura del processo verbale
delle sedute n. 210 e n. 211 che, non sorgendo osservazioni, sono
approvati.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
DISEGNI DI LEGGE PRESENTATI CHE SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA
"Nota di variazione al disegno di legge del bilancio di
previsione per l'esercizio finanziario 1999 e per il triennio
1999/2001" (n. 853)
- d'iniziativa governativa
- presentato dal Presidente della Regione (Capodicasa) su
proposta dell'Assessore per il bilancio e le finanze (Piro) in
data 24 dicembre 1998.
"Integrazione all'articolo 2 della legge regionale 12 novembre
1996, n. 41, concernente indennità di carica per gli organi dei
comuni e delle province eletti o nominati" (n. 858)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dall'onorevole Zanna in data 12 gennaio 1999
"Norme per la sicurezza dei cittadini e delle attività
economiche e di contrasto e prevenzione del fenomeno della
mafia in Sicilia" (n. 859)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dall'onorevole Giannopolo in data 13 gennaio 1999
"Norme per promuovere le elezioni primarie per la designazione
dei candidati alla carica di Presidente della Regione e di
deputato all'Assemblea regionale siciliana" (n. 860)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Briguglio, La Grua, Caputo,
Catanoso, Granata, Ricotta, Scalia, Sottosanti, Stancanelli,
Strano, Tricoli, Virzì in data 13 gennaio 1999.
DISEGNI DI LEGGE PRESENTATI ED INVIATI ALLA COMPETENTE
COMMISSIONE LEGISLATIVA AI SENSI DEGLI ARTICOLI 62, 65 E 135
DEL REGOLAMENTO INTERNO CHE SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA
AI SENSI DELL'ARTICOLO 83, LETTERA B DEL REGOLAMENTO MEDESIMO
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- "Nuove norme in materia di abbattimento ed eliminazione di
barriere architettoniche" (n. 855)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Caputo e Fleres in data 30
dicembre 1998.
- inviato in data 15 gennaio 1999
- PARERE COMMISSIONI V E VI
"Proroga del termine di cui all'articolo 5 della legge
regionale 5 febbraio 1992, n. 1, concernente assegnazione di
alloggi di edilizia residenziale pubblica" (n. 857)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Speziale, Pignataro e Zago in data
8 gennaio 1999
- inviato in data 15 gennaio 1999
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- "Ulteriori provvedimenti per la salvaguardia e la
valorizzazione del patrimonio storico, culturale e linguistico
delle comunità siciliane di origine albanese e delle altre
minoranze linguistiche" (n. 856)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Zanna, Di Martino e Petrotta in
data 5 gennaio 1999
- inviato in data 15 gennaio 1999
DISEGNI DI LEGGE INVIATI ALLE COMPETENTI COMMISSIONI LEGISLATIVE
AI SENSI DEGLI ARTICOLI 62, 65 E 135 DEL REGOLAMENTO INTERNO CHE
SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA AI SENSI DELL'ARTICOLO 83, LETTERA B
DEL REGOLAMENTO MEDESIMO
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- "Disposizioni in materia di elezione negli enti locali" (n.
846)
- di iniziativa parlamentare
- "Nuove norme per le locazioni immobiliari della Regione" (n.
848)
- di iniziativa parlamentare
- INVIATI IN DATA 30 DICEMBRE 1998
- "Modifiche al comma 1, dell'articolo 1, della legge regionale
7 settembre 1998, n. 23 concernente il termine di durata in
carica del Comitato regionale di controllo" (n. 852)
- di iniziativa governativa
- inviato in data 8 gennaio 1999
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- "Modifiche della legge regionale 9 dicembre 1980, n. 127,
concernente disposizioni per la coltivazione dei giacimenti
minerari da cava" (n. 847)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 30 dicembre 1998
- PARERE IV
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- "Iniziative utili per gli insediamenti produttivi e per
l'imprenditoria" (n. 844)
- di iniziativa parlamentare
- PARERE III
- "Proroga dei termini temporali previsti dalla legge regionale
23 gennaio 1998, n. 3, per la vendita del patrimonio di
edilizia pubblica" (n. 845)
- di iniziativa parlamentare
- INVIATI IN DATA 30 DICEMBRE 1998
- "Contributi di esercizio alle aziende pubbliche e private
agli enti locali ed ai loro consorzi esercenti autoservizi
pubblici per il trasporto di persone" (n. 851)
- d'iniziativa governativa
- inviato in data 8 gennaio 1999
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- "Misure per la qualificazione e l'aggiornamento professionale
dei lavoratori appartenenti alle forze dell'ordine. Interventi
in favore delle organizzazioni sindacali della Polizia di
Stato" (n. 843)
- di iniziativa parlamentare
- "Tutela e valorizzazione della Valle dei Templi di Agrigento"
(n. 850)
- di iniziativa parlamentare
- INVIATI IN DATA 30 DICEMBRE 1998
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- "Istituzione dell'Azienda ospedaliera per l'emergenza
pediatrica 'G. Di Cristina e Casa del Sole' di Palermo" (n.
849)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 30 dicembre 1998
RICHIESTE DI PARERE PERVENUTE DAL GOVERNO ED ASSEGNATE
ALLE COMMISSIONI LEGISLATIVE AI SENSI DELL'ART. 70 BIS
DEL REGOLAMENTO INTERNO CHE SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- Giarratana (Rg) - Riserva alloggi DPR n. 1035/1972 - legge
regionale 18 marzo 1977, n. 10 (n. 234)
- Pervenuta in data 28 dicembre 1998
- trasmessa in data 8 gennaio 1999
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Applicazione de DPR 14 gennaio 1997 - Progetto per la
definizione dei requisiti ulteriori per l'accreditamento delle
strutture sanitarie ai sensi dell'articolo 8 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modifiche e
integrazioni. (n. 235)
- Pervenuta in data 28 dicembre 1998
- trasmessa in data 8 gennaio 1999
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE
- Regolamento CE n. 2080/1992 - Programma pluriennale
regionale 1998/1999 (n. 236)
- Pervenuta in data 8 gennaio 1999
- trasmessa in data 15 gennaio 1999
- trasmesso in pari data alla Commissione Ambiente e territorio
(IV)
ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE COMMISSIONI CHE SI
COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA AI SENSI DEL 4 COMMA DELL'ART. 69 DEL
REGOLAMENTO INTERNO
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
ASSENZE
Riunione del 22.12.1998: VIRZI'-CINTOLA-FORGIONE-GIANNOPOLO-LA GRUA
SPAGNA-TURANO
SOSTITUZIONI
Riunione del 22.12.1998: ALFANO sostituito da FLERES
ASSENZE
Riunione del 13.01.1999: D'ANDREA
SOSTITUZIONI
Riunione del 13.01.1999: D'AQUINO sostituito da MISURACA
ALFANO " " SCOMA
LA GRUA " " GRANATA
SPAGNA " " BARBAGALLO GIOVANNI
GUARNERA " " MELE
BILANCIO (II)
ASSENZE
Riunione del 24.12.1998: AULICINO-ALFANO-GRANATA-LIOTTA
COMUNICAZIONE DI IMPUGNATIVA DI DISEGNO DI LEGGE DA PARTE DEL
COMMISSARIO DELLO STATO
PRESIDENTE. Il Commissario dello Stato per la Regione
siciliana con ricorso del 31 dicembre 1998 ha impugnato:
- il disegno di legge nn. 413-458 "Soppressione e liquidazione
degli enti economici regionali AZASI,EMS, ESPI" relativamente
all'articolo 7, commi 2 e 3 per violazione degli articoli 3, 38
e 97 della Costituzione.
APPROVAZIONE DEL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO
FINANZIARIA DA PARTE DELLA GIUNTA REGIONALE
PRESIDENTE. Con nota del 28 dicembre 1998 il Presidente della
Regione ha trasmesso, ai sensi del comma 2, dell'articolo 9,
della legge regionale 30 marzo 1998, n. 5, il Documento di
programmazione economico-finanziaria per gli anni 1998-2000,
approvato dalla Giunta regionale con deliberazione n. 457 del 16
dicembre 1998.
APPROVAZIONE DI DELIBERAZIONI DA PARTE DELLA GIUNTA REGIONALE
PRESIDENTE. Il Presidente della Regione, ai sensi dell'art.
12, comma 4, della legge regionale 16 marzo 1992, n. 4, ha
trasmesso copia delle seguenti deliberazioni adottate dalla
Giunta regionale:
- n. 386: "Ripartizione territoriale fondi stanziati in conto
capitale nello stato di previsione della spesa del bilancio
della Regione per l'anno finanziario 1998 - Capitolo 87372 -
Assessorato regionale del turismo, le comunicazioni ed i
trasporti";
- n. 440: "POP Sicilia 1994/99 - Misura 11.2. - Triennio
1997/99";
n. 441: "Legge 14 febbraio 1992, n. 185. Proposta di
declaratoria dell'eccezionalità dei venti sciroccali
verificatisi nel periodo 30 giugno-31 agosto 1998 in provincia
di Caltanissetta";
n. 442: "Legge 14 febbraio 1992, n. 185. Proposta di
declaratoria dell'eccezionalità dei venti sciroccali
verificatisi nel periodo 1 giugno-31 agosto 1998 in provincia
di Agrigento";
- n. 456: "Ente di sviluppo agricolo (E.S.A.) - Deliberazione
n. 489/C.A. del 23 ottobre 1998 - Impegno di spesa per la
campagna di meccanizzazione agricola";
- n. 457: "Documento di programmazione economico-finanziaria
per gli anni 1998-2000";
- n. 462: "Leggi regionali 13 agosto 1979, n. 200 e 12 gennaio
1993, n. 11 - Approvazione piano di ripartizione dei contributi
da assegnare alle scuole di servizio sociale per l'anno
accademico 1998/99".
- n. 1 del 7 gennaio 1999. "Autorizzazione al Presidente della
Regione a promuovere azione di legittimità costituzionale
innanzi alla Corte costituzionale avverso il decreto
legislativo 19 novembre 1998, n. 422".
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
A) Interrogazioni con richiesta di risposta orale.
N. 2620 - Ispezione presso il Comune di Gioiosa Marea
(ME).
- Assessore Enti Locali
***
Speziale Calogero; Silvestro Gioacchino
----------------
N. 2621 - Predisposizione del piano commerciale e
valutazione delle conseguenze dell'apertura di un
ipermercato a Riposto (CT).
- Assessore Cooperazione
***
Basile Filadelfio
----------------
N. 2622 - Applicazione della legge regionale n. 27 del
1998 in materia di erogazione di contributi alle
associazioni sportive.
- Assessore Turismo
***
Mele Manlio; Lo Certo Sebastiano; Guarnera Vincenzo; Ortisi
Egidio
----------------
N. 2624 - Notizie in ordine ad un corso di aggiornamento
professionale di 8 dipendenti dell'Azienda ospedaliera
'Cannizzaro' di Catania.
- Assessore Sanità
***
Guarnera Vincenzo; Mele Manlio; Lo Certo Sebastiano
----------------
N. 2625 - Motivi del mancato subentro dell'Assessorato
agricoltura e foreste in parte dei rapporti pregressi dei
consorzi di bonifica.
- Assessore Agricoltura
***
Oddo Camillo
----------------
N. 2630 - Iniziative volte a garantire l'utilizzo dei
fondi strutturali per le aziende agricole ragusane.
- Assessore Agricoltura
***
La Grua Saverio
----------------
N. 2632 - Accertamenti relativi al concorso per dirigente
di II livello in Anestesia presso l'ospedale 'San Giovanni
Di Dio' di Agrigento.
- Assessore Sanità
***
Silvestro Gioacchino
----------------
N. 2634 - Opportune iniziative al fine di conoscere le
procedure relative alla vendita degli alberghi e dei terreni
della SITAS di Sciacca.
- Presidente Regione
- Assessore Industria
***
Vella Basilio
----------------
N. 2635 - Iniziative relative a controlli ambientali e
monitoraggio delle fonti di inquinamento nella zona di
Partinico.
- Assessore Sanità
- Assessore Territorio
***
Zanna Antonio
----------------
N. 2637 - Notizie in ordine alla vicenda relativa al
'Patto territoriale delle Madonie'.
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
- Assessore Industria
***
Caputo Salvino
----------------
N. 2638 - Provvedimenti relativi al ripristino del
servizio di collegamento aereo della compagnia Alitalia con
l'isola di Pantelleria.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
- Assessore Territorio
***
Caputo Salvino
----------------
B) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta.
N. 2623 - Convocazione di una conferenza di servizi allo
scopo di impedire la sospensione dei collegamenti aerei con
le isole di Pantelleria e Lampedusa.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Vella Basilio
----------------
N. 2626 - Interventi straordinari per il comprensorio
ipparino nel settore occupazionale, dello sviluppo e della
solidarietà sociale.
- Presidente Regione
***
Zago Salvatore
----------------
N. 2627 - Interventi per dotare l'Istituto professionale
dei Servizi alberghieri e della ristorazione di Balestrate
(PA) di ambienti di lavoro confortevoli.
- Assessore Beni Culturali
***
Turano Girolamo
----------------
N. 2628 - Iniziative per il ripristino delle normali
funzioni degli Enti turistici regionali.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Caputo Salvino
----------------
N. 2629 - Provvedimenti per garantire il regolare
svolgimento delle funzioni della Giunta comunale di Santa
Flavia (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
***
Caputo Salvino
----------------
N. 2631 - Situazione delle mense dell'Opera universitaria
di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
***
Liotta Santo; Forgione Francesco; Vella Basilio
----------------
N. 2633 - Interventi urgenti al fine di sospendere le
procedure di dismissione degli immobili regionali.
- Presidente Regione
- Assessore Presidenza
***
Forgione Francesco; Liotta Santo; Vella Basilio; Martino
Federico
----------------
N. 2636 - Provvedimenti relativi all'attuazione della
convenzione stipulata tra il gruppo donatori volontari
sangue - Fides di Paternò e l'A.U.S.L. n. 3 di Catania.
- Assessore Sanità
***
Basile Filadelfio
----------------
N. 2639 - Provvedimenti volti a sollecitare l'assunzione
con richiesta nominativa da parte dell'Ufficio di
collocamento di Palermo, di lavoratori addetti alle pulizie
presso l'Istituto 'Principe di Palagonia'.
- Assessore Lavoro
- Assessore Enti Locali
***
Virzì Gioacchino
----------------
N. 2640 - Provvedimenti relativi all'attivazione del
Servizio di pronto intervento '118' nel territorio
dell'Isola.
- Assessore Sanità
***
Virzì Gioacchino
----------------
N. 2641 - Provvedimenti relativi alla nomina di commissari
'ad acta' presso il Comune di Palermo e l'ente
'Sant'Orsola'.
- Assessore Enti Locali
***
Virzì Gioacchino
----------------
N. 2642 - Notizie sulle competenze regionali in ordine ai
provvedimenti di assegnazione dei dipendenti regionali
presso altri uffici.
- Assessore Enti Locali
***
La Grua Saverio
ANNUNZIO DI INTERPELLANZA
N. 316 - Opportune iniziative allo scopo di porre fine
alle carenze strutturali e di personale presenti presso
l'ospedale 'Papardo' di Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
***
Forgione Francesco
----------------
ANNUNZIO DI MOZIONI
N. 281 - Interventi per la salvaguardia delle
professionalità e del personale della sezione decentrata
dell'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro (IST) di
Genova presso l'Azienda Policlinico di Messina.
Ricotta Michele; Virzì Gioacchino; La Grua Saverio;
Scammacca Della Bruca Guglielmo; Briguglio Carmelo
Presentata il 23/12/98
----------------
N. 282 - Appello per evitare che si proceda allo
smantellamento degli ordini professionali.
Pagano Alessandro; D'Aquino Antonio; Fleres Salvatore;
Croce Antonino; Beninati Antonino
Presentata il 23/12/98
----------------
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta dal Comune di
Marianopoli, una mozione, approvata all'unanimità dal Consiglio
comunale il 27 novembre 1998, in cui si fa voti all'Assemblea
regionale siciliana affinchè provveda con apposito atto
amministrativo all'impinguamento del capitolo di bilancio
occorrente per finanziare le somme necessarie per assicurare la
continuità del lavoro agli ex articolisti almeno fino al mese di
marzo 1999, e affinchè, con un provvedimento ad hoc, cerchi di
risolvere definitivamente l'annoso problema della pletora degli
ex articolisti.
L'Assemblea ne prende atto.
Ai sensi del nono comma dell'articolo 127 del Regolamento
interno, do il preavviso di 30 minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della presente seduta.
Onorevoli colleghi, a nome dell'Assemblea regionale
siciliana, intendo portare il saluto all'Istituto 'Galilei',
scuola media di Raffadali, che con la sua presenza testimonia la
vicinanza del mondo della scuola all'attività parlamentare
dell'Assemblea regionale siciliana. Ai ragazzi intervenuti, al
corpo docente e al corpo dirigenziale della scuola, rivolgo il
saluto dell'Assemblea regionale siciliana.
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE <<SCHEMA DI
DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE DA SOTTOPORRE AL PARLAMENTO
NAZIONALE AI SENSI DELL'ARTICOLO 18 DELLO STATUTO, RECANTE
'MODIFICHE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA CONCERNENTI
L'ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE,
L'AUTOSCIOGLIMENTO DELL'ASSEMBLEA, L'INIZIATIVA LEGISLATIVA
POPOLARE E COMUNALE ED I REFERENDUM REGIONALI'>> (NN.
2-94-144-152-177-705-708-758-NOME STRALCIATE/A)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Discussione dei disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di
legge posto al punto 1): <<Schema di disegno di legge
costituzionale da sottoporre al Parlamento nazionale ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto
della Regione siciliana concernenti l'elezione diretta del
Presidente della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i referendum
regionali'>> (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758-Norme
stralciate/A).
Invito i componenti la Commissione speciale per la riforma
dello Statuto e le riforme istituzionali a prendere posto
nell'apposito banco.
Nella discussione generale è iscritto a parlare l'onorevole
Mele. Ne ha facoltà.
MELE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo finalmente
giunti alla tappa direi più importante di questa XII legislatura,
cioè a dire la riforma della Regione, in particolare la modifica
dello Statuto siciliano relativamente alle modalità di elezione
del Presidente della Regione siciliana e dei deputati.
Anche questa volta, pur con tutte le tensioni ed i problemi
istituzionali che hanno animato questa istituzione regionale, il
nostro Gruppo parlamentare ritiene che, ancora una volta, la
Sicilia può fare da battistrada rispetto alla riforma nazionale,
rispetto alle altre regioni.
La Sicilia, infatti, sarebbe - qualora questo Parlamento la
esitasse - la prima regione a prevedere nel proprio Statuto la
elezione diretta del Capo della Regione siciliana, anticipando
così in parte la riforma che attende l'intero Paese.
Tutto ciò sarebbe un modo, evidentemente esplicito, per
valorizzare al massimo quella che è la nostra autonomia
statutaria che purtroppo in questi ultimi anni è stata sovente
più affondante che propulsiva rispetto all'utilizzo che della
stessa se ne è fatto. A questo proposito vorrei ricordare che
dalle tesi discusse, a partire proprio dal problema
dell'Autonomia della Regione siciliana, in Commissione bicamerale
ed al Parlamento nazionale, alcuni parlamentari nazionali, e
ricordo in particolare l'attuale vicepresidente del Consiglio,
onorevole Sergio Mattarella, furono spinti, vista la
degenerazione proprio dell'utilizzo dell'Istituto autonomistico,
a pensare ad una rivisitazione di questo Istituto pensando anche
di riportare le cinque regioni a statuto speciale nella
ordinarietà tra le altre regioni italiane.
Dicevo prima che la nostra Regione ha saputo anche
utilizzare, in alcuni casi in termini fortemente positivi, questa
propria autonomia. Ricorderemo a questo Parlamento, e lo
ricordiamo tutti noi, la svolta epocale operata attraverso
l'approvazione della legge n. 7, cioè la legge sull'elezione
diretta del sindaco, una legge che anche in questo caso ha fatto
da apripista allo Stato italiano affinché il principio
dell'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province
venisse esteso a tutte le altre regioni italiane.
Oggi occorre, come si è detto nei mesi precedenti sulla
stampa, un nuovo, tra virgolette, sindaco per la Sicilia, un
nuovo Presidente della Regione eletto direttamente dal popolo
siciliano.
Siamo molto contenti che il dibattito sulle riforme
istituzionali sia uno dei temi sui quali il Governo Capodicasa si
stia cimentando in questi giorni. Siamo convinti che, comunque,
questa riforma, signor Presidente, va fatta dall'intero
Parlamento, e va fatta dall'intero Parlamento con una ampia
maggioranza in grado di assicurare governabilità alla Regione
siciliana. Ritengo, infatti - e sento il dovere di dirlo ai
colleghi dell'opposizione - che su questa riforma io non credo
che esistano maggioranze o opposizioni precostituite, esiste
piuttosto un intero Parlamento che ha il dovere di portarla
avanti con una maggioranza più ampia possibile.
Un noto costituzionalista siciliano, il professore
Pitruzzella, su un fondo pubblicato nei giorni scorsi su un
giornale regionale divideva i deputati di Palazzo dei Normanni in
modernizzatori istituzionali e conservatori istituzionali,
attribuendo evidentemente all'una e all'altra categoria volontà
politiche precise ma andando sicuramente al di là degli
schematismi ideologici e delle singole appartenenze.
L'iniziativa che oggi ci proponiamo è, appunto, quella
relativa ai temi delle riforme istituzionali ed in particolare
alla modifica dello Statuto della Regione siciliana.
Pur conservando lo Statuto siciliano un significato
originale ed un impianto costituzionale siamo convinti che questo
Statuto oggi, in parte, debba essere riscritto in alcuni suoi
passaggi fondamentali. E' piuttosto uno Statuto che vincola
strettamente la forma di Governo a quella parlamentare che
appunto blinda, come viene detto, l'Organo assembleare che credo
è l'unico nel nostro Paese che abbia l'impossibilità di
autodeterminarsi, per esempio, rispetto al tema dello
scioglimento determinando in questo senso un vuoto impressionante
di democrazia partecipativa rispetto ai cittadini.
Riteniamo importante allora che questa Assemblea regionale
dia priorità ad una legge-voto diretta al Parlamento nazionale
che poi possa, secondo le modalità previste dallo Statuto,
procedere alle riforme definitive.
Signor Presidente, il Gruppo parlamentare MD - La Rete - AD
ha dato un contributo determinante, riteniamo, su questa materia
prima in Commissione Statuto presentando un disegno di legge che
ha affrontato con le varie sfaccettature la modifica, appunto,
delle norme statutarie in riferimento all'assetto istituzionale
dell'Organo assembleare, dell'Organo regionale di Governo nonché
all'introduzione delle forme di partecipazione popolare, le varie
forme referendarie, ed alla parte relativa anche alle risorse
finanziarie che crediamo sia uno dei nodi principali nel rapporto
tra Stato-Regione.
Oggi è stato esitato dalla Commissione Statuto un disegno di
legge che indica in maniera, oserei dire, per usare un termine
moderno, minimalista alcune indicazioni che bisogna, a nostro
parere, ulteriormente riempire di contenuto e bisogna
ulteriormente dare forza a quelle che sono le indicazioni che
vengono oggi dal disegno di legge che proviene dalla Commissione
speciale per la riforma dello Statuto e per le riforme
istituzionali.
In particolare, il primo punto riguarda l'elezione del
Presidente della Regione e della Giunta di Governo. Oggi esiste
il vincolo costituzionale che impedisce, appunto, di modificare
la forma di elezione, di designazione e nomina del Presidente
della Giunta. L'attuale riforma prevede piuttosto la proposta di
consentire che il Presidente della Regione sia eletto dal corpo
elettorale e che questi possa nominare direttamente la sua
Giunta. Evidentemente, questa proposta si scontra con l'esistenza
di norme statutarie che attualmente vincolano rigidamente questa
parte della forma di Governo della Regione. Infatti, come tutti
sappiamo, l'articolo 9 dello Statuto recita: "Il Presidente
regionale e gli assessori sono eletti dall'Assemblea regionale
nella sua prima seduta e nel suo seno a maggioranza assoluta dei
voti segreti dei deputati. La Giunta regionale è composta dal
Presidente regionale e dagli assessori. Questi sono preposti dal
Presidente regionale ai vari rami dell'Amministrazione
regionale". Come vediamo, rispetto alle Regioni a statuto
ordinario, lo Statuto regionale impone un ulteriore vincolo e
cioè la votazione a scrutinio segreto.
Per quanto riguarda, invece, la composizione della Giunta la
scelta per il modello parlamentare è rinforzata dal fatto che il
Presidente della Regione propone gli assessori ai singoli rami
dell'Amministrazione regionale in modo che poi l'Assemblea voti
contestualmente sia l'elezione del Presidente che l'elezione
della Giunta. Le disposizioni sul Governo regionale sono
completate dal successivo articolo 10 dello Statuto per quanto
riguarda i casi di dimissioni, impedimento, incapacità o morte
del Presidente della Regione.
Il disegno di legge che oggi arriva in Aula stabilisce - ed
è la parte che il nostro Gruppo parlamentare ritiene sicuramente
la più importante - il principio dell'elezione diretta del
Presidente della Regione da parte del corpo elettorale, nonché -
altra cosa che noi riteniamo fondamentale - dell'autonoma nomina
e revoca degli assessori, tra cui del vicepresidente, da parte
del Presidente della Regione. Noi riteniamo che questi due punti
siano, signor Presidente, due punti centrali e nevralgici della
variazione dello Statuto. L'introduzione del principio
dell'investitura popolare diretta del Presidente della Regione
equivarrebbe a una vera e propria rivoluzione
politico-costituzionale.
Evidentemente, il tema dell'elezione diretta poi ha una
sfilza ed una grande serie di sfaccettature una delle quali
risulta essere un dato sul quale peraltro in questi giorni stiamo
tutti dibattendo sulla stampa, il principio relativo alla
compatibilità o meno tra la carica di assessore della Regione
siciliana e la carica di deputato di questo Parlamento. Su
questa questione il nostro Gruppo parlamentare è stato deciso nel
proporre il livello di incompatibilità assoluta tra la carica di
deputato e la carica di assessore. Noi riteniamo - l'ha detto
l'onorevole Piro quando faceva parte della Commissione Statuto e
l'abbiamo ribadito noi vari parlamentari - che questo tema debba
essere anche inserito nella norma statutaria e quindi nella
riforma costituzionale.
Noi riteniamo che questa incompatibilità possa essere posta
direttamente nella revisione costituzionale e non nella norma
elettorale. Evidentemente occorre prevedere contestualmente al
Presidente della Regione l'elezione diretta, così come avviene,
dell'Assemblea regionale siciliana. In questo senso il nostro
disegno di legge presentato in Commissione Statuto ha ritenuto
che l'attuale assemblea fosse anche in parte sovradimensionata
rispetto al numero dei parlamentari. Probabilmente una nostra
tesi, una possibile riduzione del numero dei parlamentari
renderebbe certamente più agevole e spedita la definizione del
sistema elettorale che secondo noi dovrebbe indirizzarsi - questa
è una sola proposta da discutere poi con legge evidentemente
ordinaria, così pensiamo noi - verso collegi uninominali con
ambiti territoriali di riferimento per la selezione della
rappresentanza parlamentare.
Vogliamo anche immediatamente dire che non riteniamo
opportuno che si debba fissare nello Statuto il sistema
elettorale da scegliere. Questo può andare sicuramente, sempre a
nostro parere, evidentemente, con una revisione della riforma
elettorale. In particolare, se questo tema venisse inserito nella
riforma dello Statuto, se ciò venisse fissato nello Statuto e
successivamente volessimo modificarlo saremmo costretti a una
nuova rimodifica costituzionale. Riteniamo, infatti, che questo
tema debba essere piuttosto delegato ad una legge separata, una
legge ordinaria, sempre da approvare da parte di questa
Assemblea. Da parte nostra, vogliamo dirlo, siamo aperti nel
discutere il tipo di sistema elettorale che questa Assemblea
dovrà scegliere. Certo, occorre però garantire attraverso il
sistema elettorale una forte stabilità di Governo ed una Giunta
forte e rappresentativa.
Un'altra superficiale analisi dell'attuale Statuto è già
sufficiente anche ad evidenziare la specificità della situazione
siciliana rispetto a tutte le altre Regioni, anche a regime
speciale. In particolare mi riferisco al tema dello scioglimento
della Regione siciliana. D'altra parte il quadro politico ed
anche la situazione che si sono creati in questa XII legislatura
fanno capire che è d'obbligo imporre una revisione delle norme
statutarie rispetto alla possibilità di scioglimento
dell'Assemblea regionale siciliana.
Le motivazioni di questa necessità, cioè dello scioglimento
dell'Organo legislativo, stanno prima di tutto nella crisi di
credibilità della quale questa Assemblea regionale siciliana è
stata investita in questi anni.
A tale crisi, le cui cause sono note a tutti, non si può
rispondere chiudendo attualmente gli occhi, chiudendosi, come
accade spesso nelle istituzioni, in un anacronistica autodifesa
di questa ipotesi di cambiamento. Bisogna, infatti, ampliare le
possibilità di intervento che i cittadini hanno nell'evoluzione
di questa forma di controllo, giungendo anche alla possibilità -
secondo noi - di scioglimento anticipato dell'Assemblea elettiva
quando questa, tra virgolette, entra in crisi, entra in crisi
interna per crisi di funzionamento, crisi di credibilità nei
confronti dei cittadini, etc.
L'attuale articolo 126 della Costituzione definisce i casi
in cui è possibile giungere allo scioglimento del Consiglio
regionale. Le cause sono varie, come tutti sappiamo, per gravi
violazioni, per dimissioni, per impossibilità di formare una
nuova maggioranza, una maggioranza che non sia evidentemente in
grado di far funzionare il Parlamento. Può essere, altresì,
sciolto il Parlamento per ragioni di pubblica sicurezza
nazionale.
Le varie regioni a statuto speciale accolgono nella loro
sostanza gli stessi principi del dettato costituzionale. Volendo,
a nostra volta, puntualizzare questo passaggio nello Statuto
della Regione Sardegna, all'articolo 50, ma anche nello Statuto
della Valle d'Aosta come quello del Friuli Venezia Giulia si
parla, piuttosto, di impossibilità di funzionamento senza porre
alcuna specificità sul concetto di impossibilità.
E' nettissima, dunque, la diversità dello Statuto della
Regione siciliana con lo Statuto delle altre regioni italiane,
così come è nettissima la differenza tra la possibilità di
scioglimento dell'Assemblea regionale siciliana con quella delle
altre regioni italiane.
Conosciamo oggi la farraginosità della procedura prevista
dallo Statuto della Regione siciliana che risulta, appunto, come
dicevo prima blindare la Regione siciliana. E' il solo
Commissario dello Stato che propone oggi al Governo dello Stato
lo scioglimento dell'Assemblea regionale siciliana. Il Governo
nazionale, a sua volta, non è il solo soggetto, come sappiamo, a
decidere sulla possibilità di scioglimento ma a sua volta poi
porta dinanzi alla Camera dei deputati ed al Senato della
Repubblica la decisione ultima.
Il nostro Gruppo parlamentare, in questo senso, volendo
estendere al massimo il concetto di democrazia partecipativa, ha
introdotto nel disegno di legge che abbiamo presentato, aveva
pensato nel disegno di legge da noi proposto l'introduzione
dell'iniziativa di legge popolare mediante possibilità di
presentazione di disegni di legge sottoscritti da almeno
cinquemila elettori.
Il senso della norma può riassumersi nella possibilità
maggiore di raccordo diretto tra il popolo e la rappresentanza
istituzionale di mobilitazione di proposta dei gruppi della
società civile, di proposta da parte dei cittadini nei confronti
del Parlamento della Regione siciliana.
Ad oggi dobbiamo dire, signor Presidente, che la Regione
siciliana è l'unica delle regioni italiane a statuto sia
ordinario che speciale ad essere priva di qualunque meccanismo di
iniziativa popolare, di iniziativa referendaria. Il risultato
evidente è che ad un massimo grado di autonomia formale
corrisponde un minimo grado di partecipazione democratica
sostanziale.
Il disegno di legge che il gruppo parlamentare MD - La Rete
- AD ha presentato prevedeva, peraltro, la revisione degli
articoli 36 e 38 dello Statuto regionale relativamente alle
questioni mai risolte, ma di grandissima attualità, al limite - a
nostro avviso - della costituzionalità. Un problema che,
peraltro, in questi giorni, in questa legislatura è stato
affrontato prima - dobbiamo dargli atto - dal Presidente
Provenzano, poi dall'onorevole Drago e oggi dall'Assessore Piro
con grande forza. Lo Stato, infatti, continua a non versare alla
Regione i tributi impropriamente riscossi perché già riconosciuti
di pertinenza della Regione.
Giova precisare (così ho fatto un excursus) che nel 1993 fu
calcolata fra i 3.500 e i 4.000 miliardi la somma che lo Stato
avrebbe dovuto riversare nelle casse della Regione.
Per quanto riguarda poi l'articolo 38 dello Statuto, è ormai
desueto, sostanzialmente cancellato dagli obblighi assunti dallo
Stato, e dire che, nonostante la sua formulazione, sicuramente un
po' arcaica, esso rappresenta uno strumento per realizzare una
perequazione fiscale di tipo verticale da parte dello Stato nei
confronti della nostra Regione. Purtroppo, a partire dal 1991 il
contributo non è stato più determinato.
Voglio ricordare che tra il 1991 e il 1996, questo lo
ricorda bene il presidente Provenzano, le imposte di
fabbricazione riscosse in Sicilia hanno addirittura superato i
17.000 miliardi di lire. Dall'altro canto la politica restrittiva
dello Stato ha comportato gravissimi sacrifici finanziari per la
nostra Regione, basti considerare che per effetto delle manovre
di contenimento negli anni tra il 1990 e il 1995 la Sicilia ha
ricevuto un minore trasferimento per 5.136 miliardi che, sommati
al mancato introito dell'articolo 38 ed ai maggiori esborsi per
il Fondo sanitario, hanno portato una minore disponibilità della
Regione alla cifra sbalorditiva di circa 26.500 miliardi di lire.
Queste considerazioni ritengo, signor Presidente, ci hanno
portato ad affermare che da un federalismo fiscale giusto e
solidale, noi riteniamo che la Sicilia non abbia nulla da temere
o nulla da perdere. Ma ritorniamo al punto nevralgico
dell'attuale legge: riteniamo che questo punto centrale sia
prioritario e fondamentale rispetto alla revisione dello Statuto,
che venga sancita inderogabilmente la norma relativa all'elezione
diretta del presidente della Regione, nonché sulla totale
incompatibilità, è quello che noi sosteniamo, tra la carica di
assessore e quella di deputati regionali.
Oggi riteniamo che il testo all'esame dell'Assemblea è
suscettibile, evidentemente, di cambiamenti positivi, prevedendo
in particolare la contestualità dell'elezione diretta del
presidente della Regione e dell'Assemblea regionale, tanto da
garantire al presidente della Regione siciliana una maggioranza
di governo in grado di affidare ad esso una governabilità reale e
non fittizia come purtroppo spesso avviene nel caso dei sindaci
eletti nella Regione siciliana.
Ritengo che già l'inizio della discussione generale, già
iniziato prima delle vacanze natalizie, segni certamente un
passaggio storico rispetto alla valenza ed alla portata di questa
riforma.
Riteniamo opportuno da parte nostra che l'Assemblea debba
concludere - e questo lo dico al Governo, alla maggioranza, ma lo
dico anche all'opposizione - con l'approvazione di questo disegno
di legge prima dell'inizio della sessione di bilancio.
Il nostro gruppo, signor Presidente, parteciperà attivamente
affinché questo Parlamento, al di là delle maggioranze, al di là
del Governo, al di là dell'opposizione, con un'ampia maggioranza
possibile nel coinvolgimento totale, ripeto prima dell'inizio
della discussione generale sulla legge voto, possa approvare
questa legge, che possa dare un segnale determinante ed
importante e possa fare ricordare positivamente questa dodicesima
legislatura.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono iscritti ancora a parlare
gli onorevoli deputati Bufardeci, Pagano, Ortisi, Beninati,
Leontini, Scalici, Nicolosi, Costa, Spagna, Speziale, Croce,
Martino, Cintola, Granata, Briguglio.
Si sono già iscritti a parlare sulla discussione generale
dell'articolo 1 gli onorevoli Calanna, Ricevuto, Zanna.
E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha facoltà.
ORTISI. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole presidente
della Regione, onorevoli colleghi, racconta Erodoto che il grande
Dario, quando cominciò la prima spedizione (non comincio da
lontano per finire chissà quando, in un quarto d'ora mi sbrigo)
perché attraversasse la Grecia per raggiungere l'Africa, formò
un esercito molto eterogeneo, e di questo esercito facevano parte
anche greci dell'Asia minore, i quali, in quanto tali, pensavano
che Delfi fosse l'ombelico del mondo e che tutti gli altri
fossero 'barbaroi' cioè balbuzienti, cioè incivili. E una volta,
appunto per questo, chiamò alcuni greci, li fece sedere alla sua
sinistra, e alcuni indiani galati e li fece sedere alla sua
destra. E chiese ai greci: 'Di grazia, a quale prezzo anziché
seppellire i vostri padri, come fate normalmente, li mangereste
una volta morti?' I greci gridarono: 'obbrobrio' (obbrobrio è un
sostantivo che ho ascoltato in quest'Aula), 'obbrobrio'. 'Non vi
accanite, sedete' e chiese agli indiani galati, subito dopo: 'voi
invece a quale prezzo anziché mangiare i vostri padri, come fate
normalmente dopo che sono morti, li seppellireste?' E gli indiani
galati risposero: 'ma che significa seppellire?'.
Ecco, basterebbe questo racconto di Erodoto per suggerire
almeno alla nostra Aula la possibilità di abbassare i toni, di
non adoperare termini dispregiativi tipo 'obbrobrio', tipo
'delirio', da una parte nei confronti di chi non la pensa nella
stessa maniera, perché certo facciamo la figura un po' dei
ridicoli quando pensiamo che a fronte di una discussione
intellettuale in corso nel mondo occidentale che di nuovo mette a
repentaglio il rapporto fra fas et ius, e a fronte di un fatto
non più antropico ma storico questa volta, cioè del fatto che la
storia ripassa dal Mediterraneo, noi per un'azione, in fondo
contingente o di media durata, qual è quella della legge voto e
di quello che decideremo in merito, ci affrontiamo con giudizi di
carattere definitivo, a volte tagliente, qualche volta anche
smisuratamente offensivo, parlando di un argomento che in fondo
appartiene al contingente, apparterrà forse alla storia ma sarà
un piccolo segmento della storia regionale.
Tutto ciò che non è naturale, ma culturale, cioè frutto
dell'azione e dell'intelligenza e dell'idea dell'uomo è il
segmento, cioè un momento iniziale e un momento finale. E come
tale non può consentire a nessuno di noi di esprimere giudizi,
dicevo, eccessivi.
Qui oggi trattiamo non di un sistema in assoluto migliore di
un altro o peggiore di un altro, ma di un sistema usurato che
dobbiamo sostituire semplicemente perché non risponde più alle
esigenze di una società che si avvia al 2000.
Il sistema che si vorrebbe difendere, fondamentalmente, solo
parzialmente modificandolo, non è che sia peggiore di quello che
vorremmo proporre in quest'Aula, forse altrove andrà e potrebbe
andare a sostituire il sistema del quale stiamo trattando come
del sistema migliore, relativamente migliore, di ordine
cronologico, storico, non di ordine assoluto, e farlo in maniera
dignitosissima.
Noi siamo convinti che con questo sistema andiamo a proporre
si possa contemporaneamente raggiungere il massimo possibile di
fattività con il massimo possibile di partecipazione democratica,
senza giudizi fideistici ma pragmaticamente laici.
Ora, il primo obbiettivo si può raggiungere con l'azione di
un esecutivo stabile, messo nelle condizioni di programmare la
lunga durata, mentre il secondo obiettivo si può raggiungere
riportando a votare i cittadini disamorati dalla politica che per
la maggior parte non si sentono rappresentati da partiti, "absit
iniuria verbis" non voglio dare giudizi ma sono constatazioni che
dall'estrema destra all'estrema sinistra oggi sono in
circolazione fra le due sponde dell'Atlantico da partiti figli di
ideologie di impianto ottocentesco, incapaci oggi di leggere,
capire, guidare, come prima invece, una realtà così complessa
come quella del duemila.
FORGIONE. Per l'estrema sinistra faccia parlare l'estrema
sinistra.
ORTISI. Io sto parlando di una dimensione culturale che
precede sempre la dimensione politica. E allora per farle un
esempio parlo da Fukujama(?) all'ultima fatica di Rodotà "La
tecnologia della politica" ottobre 1996. Rodotà, notoriamente un
uomo di sinistra, non penso che sia un uomo di destra a meno che
lei non consideri di sinistra soltanto Castro. Io parlo
soprattutto di dimensione culturale.
FORGIONE. Lei non l'ha letto tutto, difende il valore dei
partiti e della democrazia.
ORTISI. Credo che l'impianto ottocentesco delle ideologie che
sottende alla formazione dei partiti non poteva prevedere, se
parliamo di fatti storici e non di fideismo, una realtà del
duemila che nei libri da Marx a De Gasperi a Nietzsche, non
potevano essere il microsoft o i problemi di bioetica. Non sono
trattati dagli ideologi dei quali stiamo parlando, tutto qua
senza nessuna pretesa di giudizio.
Dicevo, dei partiti figli di ideologie di impianto
ottocentesco, incapaci di leggere, capire, guidare, una realtà
così complessa come quella del duemila.
L'elezione diretta del Presidente della Regione potrebbe
spingere al voto molti cittadini che non si sentono di delegare
ad altri tale scelta.
Certo, questo deve avvenire con tutti i contrappesi
dell'abbisogna, non è che le perplessità di alcuni colleghi, come
l'onorevole Forgione, non ci trovino d'accordo.
Il rischio di un eccesso di potere concentrato nelle mani di
una persona va evitato, anche se devo dire per rispetto di quello
che sta accadendo oggi, per effetto della legge n. 35 non è che
siano i sindaci a mandar via gli assessori, è esattamente il
contrario. Sono le segreterie dei partiti che chiedono dopo tre
mesi ai vari sindaci di modificare i nomi degli assessori in base
ai mutevoli equilibri interni, nessun sindaco vuole mandare
nessuno della sua squadra, sono i partiti che dicono: "guarda,
sostituisci per favore ..." ma basterebbe per questo rivedere con
intelligenza le ragioni della legge 7 del 1992, correggendone
l'impostazione per realizzare una forma di poter duale che
appartiene alla migliore tradizione della nostra storia
istituzionale. Senza isterismi preconcetti, senza quei pregiudizi
che hanno prodotto le incongruità, lo denunciammo, voce quasi
singola, della legge 35, frutto del politico interessato e non
del legislatore sereno; senza previsioni apocalittiche ma con un
lavoro certosino di profilo modesto, se volete, potremmo davvero
segnare un passo anticipatore rispetto all'impegno del Parlamento
nazionale ed inserirci fattivamente fra coloro che preferiscono
fornire risposte ai lamenti di qualche collega sulla democrazia
malata, piuttosto che soluzione al grande dibattito che oggi si
sta sviluppando fra le due sponde dell'oceano Atlantico sulla
pretesa fine della storia; con modestia, ma con la consapevolezza
di poter dare un contributo vero al miglioramento delle
condizioni di vivibilità della nostra Terra. Ci si consenta
un'appendice davvero atticista, signor Presidente, nei confronti
dei colleghi che ancora si ostinano a distribuire giudizi così
definitivi sui sindaci della nostra terra.
Colleghi, siete solo ingiusti. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi forse
sarebbe il caso di interrogarsi su come poter sintetizzare questo
intervento, o meglio questa serie di interventi.
Io penso che potremmo così sintetizzarli: abbiamo
l'opportunità storica, di potere scegliere tra uno Stato moderno
o uno Stato arcaico, ottocentesco; penso che la grande sfida, il
grande momento che stiamo vivendo si può sintetizzare in questa
frase e dobbiamo necessariamente spiegare perché siamo di fronte
a un dilemma e abbiamo il dovere quindi di fare delle scelte
chiare, precise in questo senso.
Nel 1946 questo sistema elettorale che tutt'oggi vige, aveva
un senso, ma oggi assolutamente no.
Vi invito cari colleghi a capire che significa sistema
proporzionale e cosa significa sistema maggioritario.
Il sistema proporzionale descrive sicuramente il corpo
elettorale, nel senso che le percentuali nella sua più completa
dimensione vengono perfettamente identificate e quindi come tali
vengono garantite sicuramente anche le rappresentanze, anche le
più piccole, quelle che statisticamente, elettoralmente sono le
più piccole. Il sistema proporzionale tiene conto di tutte le
decisioni, non potrebbe essere diversamente, ma il sistema
proporzionale, diciamo anche la verità, è quel sistema che ha
generato la clientela, quel sistema che ha generato quel sistema
che tutt'oggi è uno dei mali della nostra società
Il sistema maggioritario invece premia i vincitori,
sicuramente, assicura la governabilità non ci sono dubbi,
permette di decidere e, al contrario del sistema proporzionale ha
un elettorato di opinione; nel senso che, per vincere con il
sistema maggioritario non è necessario soltanto avere qualche
voto di amico ma è soprattutto indispensabile avere un voto
complessivo, il voto cosiddetto di opinione, che si può
conquistare solo se la propria politica o la politica del proprio
gruppo, del proprio partito è stata finalizzata soprattutto alla
ricerca del bene comune.
Oggi il sistema proporzionale non ha più senso perché il
paese si è trasformato ed esige un sistema diverso, appunto il
maggioritario. Il distacco tra parlamentari e paese reale
infatti sta proprio qui. Molti, moltissimi, sono eletti con
migliaia di voti, poche migliaia di voti, diciamo la verità, e
tutto sommato hanno un distacco netto con il paese reale. Diverso
invece sarebbe se potessero contare su decine di migliaia di
voti, sulla corposa quantità necessaria per un sistema che
evidentemente è caratterizzata dalla ricerca del voto in più
rispetto alla coalizione avversaria.
Il sistema proporzionale, diciamo la verità, ha creato
regnanti che oggi ritengono di decidere sul popolo siciliano; ma
il popolo la pensa in maniera diversa.
Il maggioritario è un dato culturale che fa parte della
nostra realtà, è entrato nella testa della gente, la gente vuole
stabilità, governabilità, quindi dobbiamo cambiare in fretta,
questa Regione utilizzando quelle che sono le volontà complessive
che sono appunto quelle che la gente ricerca e vuole.
Non potrebbe essere diversamente, il Parlamento ha motivo di
esistere in quanto rappresentanza della gente, in quanto
rappresentanza del popolo, ma nel momento stesso in cui questo
distacco avviene, nel momento stesso in cui c'è la divaricazione
tra il paese reale e la rappresentanza politica, ricominciano i
mali di una Nazione, di una Regione.
Cari colleghi, non abbiamo molto tempo, nel 2007, la
Sicilia, diventerà obiettivo "2", cioè cederemo a Romania,
Ungheria, Albania, la nuova frontiera, in altre parole cederemo
quello che sarà l'obiettivo "1". In altre parole la Comunità
Europea riconoscerà quelle regioni come le regioni da
privilegiare, da aiutare nella ricerca di uno sviluppo che prima
di essere economico e soprattutto sociale. Allora se siamo classe
dirigente, cioè se riteniamo di avere a cuore il destino della
nostra gente, è indispensabile che oggi e mai come oggi abbiamo
il dovere di poterlo dimostrare.
Io chiedo espressamente, signor Presidente, che tutti i 90
deputati si vengono a pronunciare su questi scanni, in maniera
chiara precisa puntuale e soprattutto decisa, ciascuno non si può
nascondere dietro un cono d'ombra e proprio per questo non
dichiarare apertamente quelle che sono le volontà di voto, il
margine alla ricerca di un'autentico sistema che rappresenta la
gente oppure il sistema che rappresenta una oligarchia.
Oggi dobbiamo approvare questa legge voto secondo il mio
parere e non soltanto il mio ma anche del mio gruppo, una legge
voto che possa revisionare la Costituzione al fine di blindare
questa modifica. Qualcuno, qualche collega anche illustre che
stimo personalmente, ha avuto modo di dire nelle settimane
precedenti che, in verità, non era necessario tutto ciò, che si
poteva operare all'interno di una legge ordinaria.
Ma, signori, noi sappiamo bene che questa Assemblea, troppo
spesso ha cambiato leggi ordinarie che sicuramente andavano bene,
che sicuramente erano ottimali.
Ed abbiamo avuto la capacità di peggiorare quello che invece
buono era.
Come non ricordare la legge sui sindaci che sicuramente
rappresentava un modello di chiarezza. Ed invece abbiamo avuto la
capacità di portare questa legge ad un peggioramento, con
un'unica scheda che ha creato confusione, malcontento e
disaffezione nei confronti della gente, con tutta una serie di
innovazioni che sicuramente hanno prodotto danni, come, per
esempio, il premio di maggioranza che di fatto crea instabilità.
Queste cose dobbiamo dircele. Se abbiamo coscienza critica e
se vogliamo bene alla nostra gente, le dobbiamo dire
Ed abbiamo, quindi, il dovere sacrosanto di dire che questa
modifica, che oggi si sta discutendo, può avvenire solo ed
esclusivamente attraverso una revisione della Costituzione.
L'UDR sostiene che non ci sono i tempi, che in verità la
procedura è talmente lunga che non si arriverebbe, da qui alla
fine della legislatura, a completare il tutto. Ma mi pare che non
sia assolutamente possibile.
L'8 luglio 1998 l'onorevole Violante ha garantito la
Commissione, presieduta dall'onorevole Provenzano, che i tempi
saranno rispettati.
E, quindi, nel momento stesso in cui noi facciamo bene il
nostro dovere, rispettiamo la tempistica, avremo la certezza, la
possibilità di potere dire che anche a Roma la totale tempistica
sarà altrettanto rispettata.
E' un impegno che si sono presi
Mi pare di potere dire che da questo punto di vista l'UDR
sicuramente esce fuori da una logica che non è quella che la
gente vuole.
Come sostenitori del proporzionale, tengo a precisare, che
essi si dichiarano contro, leggo testualmente la dichiarazione di
un loro punto di riferimento importante, "per ribellarsi alle
tirannie della maggioranza".
I loro avversari, in verità, rispondono che "chi respinge il
principio della maggioranza cadrà, prima o poi, nell'anarchia e
nel dispotismo."
Ma vale la pena ricordare agli amici dell'UDR, che Adolph
Hitler diventò tiranno, diventò despota, prese il potere in
Germania proprio con il sistema proporzionale.
Un fatto è certo. Le cause dell'attuale sfacelo
politico-istituzionale, a tutti i livelli, sono molteplici.
Ma prima ancora che giuridiche le motivazioni sono di ordine
sociale e morale, nonché culturali, perché contro proprio questa
visione del mondo che si possiede, che deriva l'ordinamento, più
o meno, a misura d'uomo o di una nazione.
E' indubbio che la partitocrazia si sia rivelata
sperimentalmente una cancrena.
E la partitocrazia si è alimentata ed è cresciuta grazie al
nostro sistema proporzionale.
Ed oggi, tragicamente, emerge una volontà politica di
reintegrazione di quel sistema. Sistema che, peraltro, non è per
nulla nella mentalità della gente.
E' vero che la disomogeneità, la frammentazione è
caratteristica del nostro tempo.
E' vero che tale pluralità genera sistemi proporzionali.
Ma è altrettanto vero che sui grandi temi, quelli più
importanti, quelli della famiglia, per intenderci, quelli della
vita, quelli del principio di solidarietà, del principio di
sussidiarietà, sulla concezione dello Stato, sulla libertà di
educazione, non esistono tredici modelli diversi, ne esistono
solo due. Ed allora, a maggior ragione, è un fatto culturale,
prima ancora che politico, prima ancora che elettorale.
Il bipolarismo, dicevo poco fa, è nella testa della gente.
Ed anche se per necessità e furbizia, è assente soltanto da
parte di qualche politico.
Dice l'ex ambasciatore Sergio Romano, che recentemente su
"Liberal" ha trattato l'argomento, che, leggo testualmente, "i
partiti stanno tornando in campo con i loro apparati, le loro
ambizioni, la loro ingordigia, la logica nazionale della loro
strategia. Non basta, si stanno dividendo e si stanno
moltiplicando come amebe sotto la lente del microscopio."
Quale è la conseguenza presso il corpo sociale? Perché non
vi è dubbio che c'è una conseguenza presso il corpo sociale?
La gente, il nostro punto di riferimento, quella gente che
odia le prepotenze partitocratiche e che non ama per niente
questo tentativo di restaurazione, di ritorno di fiamma di alcune
realtà che sembravano essere ormai relegate ai libri di storia.
La gente continua a essere sempre più disaffezionata. Il fatto
che non va più a votare, come ormai tutti i politologi e tutti
gli addetti ai lavori riconoscono, ne è solo uno dei parametri.
E, mentre le nomenclature partitocratiche discutono su come
far tornare un sistema che solo golpisticamente può tornare in
Italia, il popolo in punta di piedi se ne va e dice che non ci
sta Oggi si può impedire che la partitocrazia che è stata la
cancrena dello Stato - per usare le parole del costituzionalista
Lorenzo Cabuara - giunga ad essere ancora cancrena per il corpo
sociale, e per far 'sì che tutto questo si possa realizzare è
indispensabile che da quest'Aula venga fuori un segnale chiaro e
forte.
Noi abbiamo un disegno di legge che è essenziale nel senso
che non ha arzigogolature, ha pochissimi punti di riferimento e
da questo punto di vista sono talmente pochi, ma sono talmente
chiari che non possono che non essere proposti, non soltanto qui,
in questa realtà regionale, ma anche a livello nazionale, come
esempio da portare avanti.
Ma c'è un altro degli esempi che oggi noi abbiamo il dovere
di ricordare. Signor Presidente, è stato presentato un
emendamento a firma addirittura di tre Gruppi parlamentari
diversi. Uno a firma del Polo della Libertà, da parte di tutti i
tre partiti che lo pongono, e io ne sono il firmatario; un altro
a firma dell'Udr, da parte dell'onorevole Leanza, ed un altro
ancora da parte del Centro-sinistra, con le firme dell'onorevole
Mele e dell'onorevole Spagna.
Questo emendamento parla del principio di sussidiarietà. E'
un'altra delle frontiere su cui noi oggi ci dobbiamo confrontare.
La differenza che esiste tra uno Stato assistenziale e uno Stato
sociale è da rivedere solo con un unico punto di riferimento. Se
vogliamo sinteticamente, ancora una volta, capire qual è la
differenza tra lo Stato assistenzialistico e lo Stato sociale lo
possiamo sinteticamente intravedere puntando l'attenzione su un
solo fattore: la persona.
Lo Stato assistenzialistico, assitenziale dà il primato allo
Stato. Qualsiasi intervento, più che un diritto, è visto come una
concessione. In Italia, poi addirittura, lo hanno sperimentato e
scientificamente teorizzato, oltre che realizzato, perché si è
realizzato un mix incredibile, unico nel suo genere, di almeno
due partiti iperstatalisti.
Fino al 1990 abbiamo assistito a quello che era il fenomeno
culturalmente chiamato consociativismo che altro non era che
l'abbraccio mortale, naturalmente per i cittadini, da parte di
due partiti statalisti: il Partito comunista che non ne ha mai
fatto mistero, per storia, per concezione, per cultura, ma anche
la Democrazia cristiana che in quanto realtà partitocratica aveva
di fatto creato le condizioni per l'occupazione dello Stato
attraverso il partito. Quindi, di fatto realtà statalista
anch'essa.
Questo mix terribile, che poi ha trovato un nome ben preciso
con la dizione "consociativismo", è stato il mix che ha creato la
morte della nostra Nazione.
Oggi quello che abbiamo visto in cinquant'anni di storia
della Regione Siciliana si può sintetizzare in questo: Stato, nel
nostro caso Regione, assistenzialista. Stato assistenziale,
Regione assistenziale e, se è vero il dettato evangelico per cui
dai frutti li riconoscerete, i frutti sono lì. Sono lì, sotto gli
occhi di tutti.
E, oltre a povertà, miseria e disoccupazione, è stato
generato soprattutto un fattore che è sconvolgente: hanno ucciso
le nostre intelligenze.
Questo Stato assistenziale, l'assistenzialismo ha distrutto
l'intelligenza dei nostri ragazzi che non hanno più voglia di
lavorare. Per cui si legge sui giornale che imprenditori della
Germania scendono giù per voler portare su dei gessisti - cito
l'esempio che è accaduto anche nella mia provincia e che è stato
ripreso da tutte le testate nazionali - e nessuno c'è voluto
andare pur avendo un compenso di quattro milioni al mese più
vitto e alloggio, ma non perché mancassero i gessisti, perché
di gessisti nella nostra provincia c'è una storia, c'è una
tradizione incredibile e ci sono, ma perché è molto più
conveniente fare il disoccupato cronico, fare il cinquantunista,
avere la moglie iscritta nelle liste di disoccupazione, oppure,
magari, articolista e portare avanti, facendo finta di lavorare,
un budget familiare che in alcuni casi è anche di trenta milioni
l'anno.
Questo è quello che hanno creato nella nostra realtà. Hanno
distrutto la nostra intelligenza, la nostra voglia di lavorare ed
hanno creato le condizioni perchè la nostra Regione, che
potenzialmente è una delle più ricche del mondo in termini di
capacità intellettive, è oggi ai margini dello sviluppo. E
siccome dal 2007 diventeremo obiettivo 2, come abbiamo detto, io
prevedo dal 2007 la Colombia, l'Albania, se non avremo la forza,
se questo Parlamento non avrà la forza di invertire la rotta.
L'incremento vertiginoso della spesa pubblica, inoltre, ha
colpito tutti gli strati della popolazione e, quindi, la
conseguenza è stata anche un'altra: lo stato assistenziale ci ha
dato una povertà indiretta, la pressione fiscale è aumentata
sempre di più. Oggi noi lavoriamo fino a settembre per conto
dello Stato, ma in verità le statistiche non sono vere, sono
tutte 'dopate', perchè in verità noi lavoriamo fino ad ottobre,
novembre, perchè le statistiche non ci dicono che, oltre le
imposte dirette ed indirette, ci sono tutte quelle che riguardano
i consumi, cioè tutto quello che noi paghiamo in termini di
imposte quando andiamo a comprare il caffè o ci compriamo la
cravatta e tutte queste cose, evidentemente, fanno parte della
nostra tassazione e che, purtroppo, non viene citata da nessuna
fonte.
Se mettiamo tutto questo nel calderone, noi lavoriamo fino a
settembre, fino ad ottobre per conto dello Stato. Questo è il
dato che noi abbiamo. La pressione fiscale straordinaria per cui
i post-comunisti di oggi non hanno bisogno di citare Proudon e
dire che la proprietà è un furto oppure che non bisogna più
favorire la proprietà privata, come diceva Marx, non c'è più
bisogno, perchè il comunismo oggi ha realizzato, di fatto, il
proprio essere, la propria essenza, perchè hanno creato le
condizioni perchè nessuno più possa accumulare ricchezza e,
quindi, nessuno possa avere proprietà.
Questa è la nuova forma e la nuova frontiera
dell'intelligenza marxista e collettivista.
Questo è quello che è stato creato nella nostra nazione:
egualitarismo a discapito della meritocrazia. Questo è lo stato
assistenziale.
FORGIONE. ... l'evasione fiscale, onorevole Pagano, il
lavoro nero di cui parla oggi l'INPS di Catania, il 30% di lavoro
nero sommerso in Sicilia dov'è?
PAGANO. Ma mi faccia il piacere Lei continua ad usare un
vocabolario, e argomentazioni ottocentesche. Qui abbiamo bisogno
di liberalizzare il mercato e lei parla così?
FORGIONE. C'è il 30% di lavoro nero sommerso e per lei sono
ottocentesco?
PAGANO. E, allora, l'egualitarismo a discapito della
meritocrazia - dicevo. Questo è quello che è stato realizzato.
Questo è quello che hanno realizzato nella nostra nazione, dove
più non c'è l'interesse ad emergere, a privilegiare, a
sacrificarsi. Dove è finita la cultura del sacrificio, del
lavoro? L'hanno distrutta anni ed anni di assistenzialismo. E,
ancora, hanno distrutto la propensione al risparmio e
all'investimento perchè, nel momento stesso in cui non esiste la
possibilità di potere accantonare neanche 50 lire, è evidente che
non può esistere la possibilità di investire e di risparmiare che
sono gli unici due fattori per generare ulteriore ricchezza. Ma
questo evidentemente l'onorevole Forgione non lo può capire preso
dalla sua mentalità collettivista.
FORGIONE. Sono limitato.
PAGANO. No, per carità Sa bene che non è questo il senso di
quello che dicevo. Anzi ho pieno rispetto di lei sul piano
personale, ma sul piano politico siamo due mondi diversi. E,
allora, a questo punto dobbiamo farla finita con questo Stato
assistenziale e dobbiamo lavorare per lo Stato sociale. Che
significa Stato sociale? Significa uno Stato dove vi è il primato
dell'uomo, dove lo Stato garantisce i diritti sociali al fine di
promuovere la piena potenzialità dell'uomo.
Nello Stato sociale le scelte devono essere orientate verso
l'utilizzo ottimale delle risorse. Questa è la grande
prospettiva, il grande messaggio, che prima ancora che essere
operativo e politico, deve essere necessariamente culturale,
cioè, deve entrare nella mente di ciascuno di noi. E, invece,
finora il sistema è cresciuto all'interno di un circuito vizioso:
bisogni e servizi senza che ci fossero risorse a sufficienza. Ed
oggi ne paghiamo le conseguenze.
Lo Stato assistenziale ha resistito fin tanto che le risorse
sono state sufficienti. Fin quando i soldi c'erano problemi non
ce ne erano. Ma la crescita economica oggi non consente più alcun
tipo di escamotage. Sono finite le risorse e, quindi, come tale,
il bubbone è esploso.
E, allora, che cosa dobbiamo fare? Qual è la prospettiva?
Dicevo poco fa che il rimedio è essenzialmente culturale.
Bisogna ritornare allo Stato sociale e questo significa ritorno a
due principi fondamentali: il principio di solidarietà e il
principio di sussidiarietà.
Lo Stato restituisca alla società tutti gli ambiti che
finora sono stati indebitamente occupati. Non faccia lo Stato ciò
che è possibile delegare alla Regione. Non faccia la Regione ciò
che è possibile che venga delegato all'ente locale. Questo è il
principio di sussidiarietà. Avvicinare il più possibile il
bisogno della gente all'ente che più di ogni altro si può
interessare di tale bisogno. E' quello che gli esperti chiamano
ormai 'sussidiarietà verticale'.
Ma c'è un'altra sussidiarietà, quella orizzontale: non
faccia lo Stato ciò che è possibile delegare al privato perché
quello che è fatto al privato costa meno ed è più efficiente.
Allora posso concludere questa mia relazione riservandomi,
signor Presidente, quando poi discuteremo sulla sussidiarietà,
sull'emendamento della sussidiarietà, di intervenire
ulteriormente perché mi pare di potere dire che anche su questo
argomento questa Assemblea si dovrà misurare e confrontare.
Avremo bisogno di dire se questa Assemblea vuole meno Stato
e più società. Avremo bisogno di dire se questa Assemblea
riconosce che è arrivato il momento di dire basta al centralismo
e spazio all'autonomia. Abbiamo il bisogno di rifarci, come dice
Giovanni Paolo II, a quel principio che dice "tanto Stato quanto
è necessario, tanta libertà quanto è possibile". Mi pare di
potere dire che oggi abbiamo il dovere di immaginare le prossime
scadenze all'interno di questo sacrosanto principio.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è stato presentato un ordine
del giorno tendente ad autorizzare il Governo a pubblicare la
legge impugnata in un articolo senza lo stesso articolo
impugnato. L'ordine del giorno porta la firma degli onorevoli
Speziale, Mele, Leanza, Di Martino, Martino, Spagna. Su questa
comunicazione ha chiesto di parlare l'onorevole Presidente della
Regione.
CAPODICASA, presidente della Regione. Signor Presidente,
chiederei se fosse possibile di metterlo subito in votazione
senza aspettare la chiusura della discussione generale che ci
farebbe perdere ancora qualche giorno.
PRESIDENTE. Se non sorgono osservazioni, l'ordine del
giorno...
PAGANO. Signor Presidente, chiedo di aggiugere la mia firma
all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, all'ordine del giorno
viene posta anche la firma dell'onorevole Pagano. Nella parte
impegnativa l'ordine del giorno così recita: L'Assemblea
regionale siciliana
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
- a promulgare, con l'omissione delle parti impugnate, la legge
approvata dall'Assemblea regionale siciliana nella seduta del
24 dicembre 1998;
- a riproporre all'Assemblea regionale, affinché possa al
riguardo deliberare, il testo dell'articolo 7, commi 2 e 3,
espunti dalla legge che verrà pubblicata in pendenza di
giudizio.
Onorevoli colleghi pongo in votazione l'ordine del giorno.
Il parere del Governo è favorevole anche a seguito della sua
richiesta.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
Si prosegue con la discussione generale.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo
principalmente ringraziare il lavoro svolto dall'onorevole
Provenzano congiuntamente ai membri della Commissione che hanno
svolto un lavoro certamente importante; anche perché quando si
parla di riforme di uno Statuto, che certamente ha visto già
passare diversi decenni senza che si sia mai intaccato,
questo comporta un grande senso di responsabilità quale
certamente è il risultato costituito da quanto prodotto con la
predisposizione del disegno di legge che oggi è all'attenzione
dell'Aula.
Devo dire che ho ascoltato alcuni interventi nei giorni
dell'anno passato alcuni dei quali hanno suscitato ilarità per i
contenuti e per il numero degli articoli presentati; quasi a
voler evidenziare che un disegno di legge di pochi articoli
potesse essere 'scadente'. Io credo che questo non sia vero
perchè non è importante il numero degli articoli: bastano poche
parole anche per poter rimuovere un meccanismo, che poi, alla
fine, è il sistema su cui si basa l'elezione del Presidente, che
certamente deve essere cambiato. Quindi, io credo che questo
disegno di legge inverta un po' la rotta proprio su questo
aspetto; anzi è una prima inversione di rotta proprio nei
confronti delle modalità che regolano le elezioni in Sicilia. Le
quali, come conseguenza (se vogliamo essere leali con noi stessi
e credo che ognuno di noi lo debba fare) dopo ogni otto-nove mesi
cade un Governo. Non ci dobbiamo lamentare se poi in Sicilia si
sono avuti circa 50 governi con questo sistema. Noi allora
dobbiamo valutare e guardare indietro rispetto a ciò che in
effetti si è prodotto con questo sistema; cosa che finalmente ha
cominciato a fare la Commissione.
Il Presidente della Regione deve essere eletto in maniera
differente da come fino ad oggi è avvenuto. Il Presidente della
Regione non deve (così come già fatto per comuni e province; e
quindi questa Assemblea di fatto ha già iniziato a porre dei
rimedi) essere ostaggio di un'Aula. Ed in effetti, se ognuno fa
un'analisi, onestamente il Governo, ed in particolare il
Presidente, è ostaggio dell'Aula, delle opposizione e di quanti,
all'esterno anche, manipolano e imprimono accelerazioni ad alcune
iniziative anche se non volute dal Governo.
Inoltre, l'attuale sistema costringe il Governo ed il suo
Presidente a dover trattare giornalmente, dedicando molte ore a
discapito del governo, per la sopravvivenza anche con i
sostenitori del Governo stesso. Diciamocelo chiaramente perchè
purtroppo è la verità: il Governo, in effetti, è ricattato dal
giorno dopo della sua elezione stessa.
Praticamente, in atto, purtroppo è triste dire la verità ma
è così: il Presidente passa giornate intere a cercare di poter
mantenere una maggioranza che tira da un lato e dall'altro.
La sua elezione, allora, deve essere fondata su un
programma; e questo è uno dei principi con cui si vuole oggi
ribaltare il sistema per ridare questa nuova veste al Presidente.
Ciò deve avvenire sulla base di alcuni contenuti, non certamente
accontentando più qualcuno e un po' meno un altro (o il giorno
dopo, anche per un sorriso forse non fatto, qualche collega può
anche inveire e quindi creare problemi ad un Governo). Tutto
questo non è possibile e quindi la sua elezione deve essere
fondata su un programma sul quale gli elettori e i partiti che lo
appoggiano devono condividere e rispondere nel caso non venisse
attuato a fine mandato.
Desidero aprire una parentesi un po' spiacevole ma
che dimostra anche l'anomalia a cui purtroppo oggi noi siamo
sottoposti. Si tratta di due domande rivolte all'Aula:
l'attuale aggregazione di Governo così composita, se si fosse
presentata agli elettori come aggregazione di Governo anche con
il sistema elettorale proporzionale avrebbe avuto per singolo
partito gli stessi consensi? E ancora: gli elettori dell'UDR,
tradizionalmente anticomunisti, se informati a tempo, avrebbero
mantenuto i consensi alle proprie forze politiche; allora CDU e
CDR?
Non sarò io a rispondere certamente: le ultime consultazioni
amministrative hanno risposto. Mi riferisco alle amministrative
come quelle di Roma: la gente non ha più fiducia nella politica
e nei suoi rappresentanti, vedi il partito del "non voto" che
oggi sfiora il 40%.
Necessita allora restituire la fiducia agli elettori. Credo
che sia la cosa più importante e pertanto che ben venga tale
riforma - che ben venga certamente - anzi credo che sia ben
dosata quella contenuta nel disegno di legge. Infatti, non
interviene eccessivamente lasciando anche il tempo all'Aula e
alle forze politiche di valutare poi la riforma o quantomeno la
legge elettorale. Alcuni punti poi dovranno essere oggetto, in
questa seconda parte della legislatura, di valutazione da parte
di tutti i gruppi politici; bisognerà riflettere in particolare
sull'incompatibilità tra assessore e deputato eletto.
Io penso sia giusto che non venga in atto inserita questa
valutazione che può avere dei vantaggi e degli svantaggi;
pertanto, è necessario approfondirla in una legge che possa avere
un po' più di tempo per consentire un approfondimento del tema.
Richiamo anche l'attenzione, in una futura legge elettorale,
di alzare il ruolo dell'Assemblea migliorando il peso delle
decisioni in Commissione, eliminando l'attuale farsa a cui si
assiste oggi nelle sedute di Commissione. Dobbiamo riconoscere -
e io per primo lo ammetto - che le Commissioni parlamentari sono
una farsa, in quanto in effetti rimandano tutto alla Commissione
bilancio. Quindi ci si prende in giro Ci si fa alcune volte
anche un buon lavoro ma il più delle volte il risultato viene
vanificato perché in Commissione bilancio viene stravolto
totalmente tutto. Quindi è importante rivedere e dare un maggior
peso alle Commissioni legislative.
Occorre valutare preliminarmente al passaggio in Aula, e
questo è un aspetto delicatissimo, la congruità dei disegni di
legge con le norme comunitarie. Oggi è cambiato il sistema, sono
passati gli anni, facciamo parte della Comunità; bisogna creare
un meccanismo che regoli anche qui un qualcosa che dia certezze o
quanto meno garantisca il più possibile che le nostre leggi poi
non restino soltanto scritte ma possano essere adoperate. E
ancora oggi il sottoscritto (che ha coperto per alcuni mesi il
ruolo di assessore) ha scoperto che ci sono norme al vaglio della
Commissione CE, non ultimo le fidejussioni per le Cooperative
agricole che buona parte di persone ancora aspetta. Ma, in
effetti, la nostra norma, anche se molto simile a quella
nazionale, per alcune o per pochissime parole ancora ad oggi non
ha avuto l'ok in quanto in effetti si differenzia. Noi tutti
diciamo che è uguale, che la norma nazionale ha avuto l'ok dalla
Comunità e che la nostra non l'ha avuto, ma in effetti non è
così. C'è stato qualche piccolo passaggio, qualche piccola
parola che ha trasformato il senso per cui oggi la CE non ha dato
il riconoscimento e quindi permesso l'utilizzo della legge.
Prova ne è che in Commissione bilancio, un po' deriso da
alcuni, quando volevo togliere soldi impegnati per quella voce,
perchè mi era stato detto che in effetti sarebbe certamente
pervenuta nel 1998 la risposta della comunità. Ebbene ad oggi
questa risposta non è venuta e sono quasi certamente convinto che
non verrà mai. Quindi, è importante anche qui migliorare un
rapporto con tutto ciò che passa dall'Assemblea vagliandone la
conguità con le norme comunitarie.
Quindi, si a tutti gli articoli, tanto più quegli articoli
2, 3, 4 e 5, che fanno sì che si frequenti l'Aula, che si
frequentino le Commissioni, perchè in effetti sono articoli che
coinvolgono il parlamentare con il Governo.
Oggi non esiste questo, oggi il più delle volta l'Aula è
vuota e le Commissioni non riescono a raggiungere il numero per
poter esprimersi. Quindi, ben vengano quelle norme che un po'
'frenano' alcuni parlamentari. Non sono tra i più presenti ma
certamente tra i presenti e devo dire onestamente che molti
colleghi non rispondono a ciò per cui sono stati chiamati.
Quindi, è bene che ci sia un freno e che, se l'Assemblea in
effetti non è più in condizione di operare, venga sciolta.
Quindi, che ben venga questo freno; anzi porterà di sicuro
ad una maggiore attenzione da parte del parlamentare ai lavori
sia di Aula che di Commissione.
Pertanto, ribadisco il mio pieno convincimento che questo
disegno di legge sia stato ben dosato, affinchè non si vada a
costituzionalizzare principi che attengono alla normativa
elettorale e, quindi, non irrigidire le norme statutarie.
A quanti, dagli interventi ascoltati, non riconoscono
democratico il sistema maggioritario, ricordo che l'attuale
nostro sistema maggioritario nazionale in effetti potrebbe dare
adito a questo. E' vero. E' vero perchè qualunque sistema
maggioritario di altri Stati prevede un passaggio che, purtroppo,
anche a livello nazionale, ancora non si è fatto. Mi riferisco
alle primarie.
Sono dei meccanismi che devono certamente (ciò che oggi in
effetti non avviene al livello nazionale) dare e fare una
selezione; anche perchè non ci scandalizziamo se poi alcuni
eletti dall'oggi al domani cambiano casacca. Quindi, una
selezione nel sistema maggioritario è fondamentale.
Anche qui lascio una valutazione a questo nuovo sistema che
personalmente mi auguro si possa portare avanti, non lasciandolo
però così come è a livello nazionale. In effetti il più delle
volte - ed è la verità - abbiamo diversi parlamentari che forse
da una selezione più attenta potrebbero non essere chiamati a
ricoprire dei ruoli e, quindi, questa eccessiva discrezione si
lascia ai partiti; la qualcosa non ritengo sia giusta.
Certo deve trattarsi di primarie chiuse , perchè anche qui
bisogna stare attenti in quanto si potrebbe aprire una miriade di
interventi. Dovrebbe trattarsi di una selezione simile a quella
che avviene in qualche Stato. L'onorevole Martino ha proposto più
volte questo tipo di iniziativa all'interno del nostro gruppo:
creare delle primarie, però chiuse, che dessero la possibilità a
più persone di confrontarsi e, quindi, scegliere il candidato che
va a misurarsi con lo schieramento opposto.
Concludo il mio intervento augurando a quest'Assemblea di
predisporre un'ulteriore iniziativa di riforma dello Statuto.
Oltre a questa bisogna riformare il sistema elettorale in modo da
ricreare i presupposti anche per il federalismo fiscale.
E' inutile lamentarsi della bontà di una legge o di
un'altra, di un articolo o di un altro, il problema serio della
Regione siciliana è quello economico. Pertanto è importante nella
nostra autonomia cercare il più possibile di richiamare qualche
principio che dia effettivamente, così come tutti ci dicono che
desiderano, un aiuto a questa terra. Ebbene penso che migliore
aiuto del potere intervenire sul sistema fiscale della Sicilia
non c'è. Ebbene dico questo perché i problemi di qualunque
governo, tanto più degli ultimi anni, non sono stati problemi di
centrodestra o di centrosinistra; il problema viene fuori
annualmente, in prossimità del bilancio: l'unico problema serio è
che non tornano i conti
Le entrate in Sicilia non soddisfano la spesa, quindi
bisogna trovare un meccanismo che permetta a questa terra di
riuscire quanto meno a bilanciare e migliorare un'economia che
purtroppo oggi è scarsa.
E allora, questo è un tema molto importante da affrontare
nell'ambito della nostra autonomia. Noi dobbiamo ottenere, da
parte dello Stato, la possibilità che le potenzialità dell'Isola
non siano di fatto ancora frenate da uno Statuto che in questo
campo non ci permette possibilità di manovra. In effetti abbiamo
un'autonomia in tante cose ma nel tema più importante, che poi è
l'economia e la fiscalità, ahimè i problemi sono seri.
Ho sentito poco fa l'intervento dell'onorevole Mele che
anch'esso ha scoperto finalmente, e mi fa veramente piacere, ciò
che lo Stato deve dare alla Regione.
Sono da due anni e mezzo parlamentare e da quando sono
entrato ho sentito sempre parlare del fatto che dobbiamo avere
questi soldi. Insomma, se non ce li danno, troviamo un modo
affinché chi lavora qui paghi di meno. E allora questo potrebbe
essere un altro tema importante per mettere in moto un meccanismo
che poi, alla fine, consentirebbe alla gente di lavorare. Il che,
diciamocelo chiaramente, è nell'interesse di tutti.
Purtroppo in Sicilia c'è il più alto tasso di
disoccupazione, quindi lo Stato non può che condividere una
iniziativa del genere.
Si tratta di un tema che deve essere affrontato
assolutamente, considerata anche l'entità del numero di abitanti
dell'Isola: più di cinque milioni.
Occorre dare delle risposte e intervenire a favore di un
governo della Regione o della Regione stessa. Si tratta di un
tema - lo richiamo per l'ennesima volta - che deve essere
affrontato, perché la fiscalità è uno dei problemi su cui noi
possiamo e abbiamo tutto un insieme di iniziative naturali che ci
permetterebbe di decollare ma che certamente non è una legge o
un'altra legge che può migliorare l'economia di questa terra.
Sono grossi interventi, interventi massicci che certamente alla
loro base hanno esclusivamente il problema economico.
Pertanto, concludo ringraziando veramente tutti coloro che
hanno lavorato a questi pochi articoli, ma buoni.
Io non andrei oltre in questo tema in questo momento, anche
per evitare ulteriori lungaggini, affinché si possa portare a
compimento questa legge, pertanto, nel ringraziare lascio,
certamente, questo mio intervento richiamando al Presidente
Provenzano, che ha presieduto questa Commissione, il secondo tema
che ho affrontato e che ritengo punto di partenza per una nuova
iniziativa per la riforma ulteriore dello Statuto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Croce. Ne ha
facoltà.
CROCE. Signor Presidente dell'Assemblea, signor Presidente del
Governo, onorevoli colleghi, posso evitare di intervenire se la
stessa procedura che si sta adottando a Roma, con le dimissioni
del senatore Cossiga da presidente dell'U.D.R. si registra anche
qui con le dimissioni del Presidente della Regione.
FLERES. Per questo c'è la solidarietà di tutta l'Assemblea.
CROCE. Vedo che il Governo non c'è, lo hanno lasciato solo il
Presidente.
Il lavoro della Commissione speciale per lo Statuto sul
disegno di legge relativo alle modifiche allo Statuto della
Regione siciliana, che dovrà successivamente essere presentato al
Parlamento nazionale è da apprezzare sotto vari punti di vista.
E' la prima volta che un testo che propone riforme
istituzionali e statutarie, sia pur circoscritto, viene
sottoposto all'esame dell'Assemblea regionale. Data l'importanza
dell'argomento, il confronto sul testo, quindi facendo emergere
volontà politiche non omogenee, sarà capace di suscitare
interesse e certamente grande dibattito, anche se i parlamentari
presenti siamo pochi.
Il testo su cui l'Aula si confronterà nella sua stesura
attuale altro non è che un compromesso dettato dalla precisa
volontà di trovare una soluzione. Si tratta tuttavia di un atto
di portata storica per la Regione siciliana, che modificherebbe
in maniera sostanziale il funzionamento della sua istituzione
principe.
Molti in questi ultimi anni, citando illustri pensatori, si
sono interrogati sulla forma di governo più idonea per la nostra
società. Possiamo fare delle citazioni: Platone, Aristotele,
Hegel, Marx, tutti pensatori e tutte personalità che hanno,
sicuramente, segnato profondamente la storia e quindi i popoli.
Novelli demiurghi hanno profetizzato la forma perfetta di governo
per la nostra nazione e la nostra Regione. Un grande filosofo,
difensore del liberalismo contemporaneo, ebbe modo di dire nel
corso di un intervista: "Penso che la gente, in generale, tende a
pensare storicisticamente". Voglio dire che dà per scontato che
il politico valido, giusto, saggio, sia quello che sa da prima
cosa accadrà e che ha il dono della profezia nel regno della
politica ma, secondo me, questo è un pregiudizio fantasioso:
credere il contrario e cadere vittime di una superstizione
storicista, marxista; il futuro non è determinato, il futuro è
aperto.
Il problema politico come problema pratico è problema di
intrapresa, di invenzione, di creazione e perciò affatto
individuale e personale, ci suggerisce Benedetto Croce. L'atto
che ci viene proposto scevro da profetismi stimola al dialogo, al
confronto, nell'ambizione di potere rappresentare - e questo
vuole essere nell'intendimento del proprio relatore - un nuovo
modo di intendere il governo della cosa pubblica; un atto che
vuole dare alla Sicilia e ai siciliani nuove regole, nuove
opportunità, un atto che aspira a fare divenire la Regione
siciliana più forte ed in linea con la tanta citata autonomia,
troppo spesso inutilmente richiamata. Una Regione più forte, in
grado di dare risposte concrete alla collettività, una Regione
non a rimorchio dello Stato centrale, una Regione protagonista,
capace di forti proposte politiche, che, attraverso una concreta
stabilità di governo, faccia divenire mete raggiungibili il
risanamento economico e la pace sociale.
Ben vengano quindi le riforme per dotarsi di strumenti di
vera modernizzazione, la riforma del bilancio, la riforma della
pubblica amministrazione, la riforma elettorale. Questi tre punti
a mio avviso, e non solo a mio avviso, non sono più rinviabili.
Lo stato di necessità impone la trattazione in tempi brevissimi
di questi argomenti; il guaio è che lo sappiamo tutti e da tempo,
ma c'è sempre qualcuno - onorevole Briguglio - che rema sempre
contro tutte le volte che si debbono affrontare problemi seri e
problemi importanti, caro Presidente.
La modernizzazione, il riordino dell'apparato della pubblica
amministrazione, il funzionamento delle istituzioni, il valore
alla vera autonomia della Regione siciliana sono ormai obiettivi
non più rinviabili, ripeto: non più rinviabili
Il sistema di oggi, un sistema bloccato, che non produce,
non da risposte alle aspettative dei cittadini, che allontana
sempre più questi ultimi dalla politica e dalle istituzioni,
l'occasione è valida per portare in evidenza la gravità della
crisi della politica che si svolge ormai nella ricerca costante
di compromessi e nella incapacità di produrre progetti,
dibattiti, confronti, anche accordi, nei quali però i cittadini
possono riconoscersi e schierarsi.
Caro Presidente, tutto ciò che smette di crescere comincia
a marcire, citava qualche tempo fa l'onorevole Martino, prendendo
una massima della politica estera della Russia, e la situazione
della nostra Sicilia di oggi richiama, seppure per ragioni
diverse, quella massima. L'economia siciliana versa in condizioni
pessime, direi in condizioni pre-comatose. Oggi i giornali
riportavano che siamo a livello del 25,2 per cento per quanto
riguarda il tasso di disoccupazione in Sicilia, con punte più
avanzate in alcune provincie che superano il 30 per cento.
La situazione occupazionale, secondo i dati ufficiali, ha
raggiunto livelli paurosi, specie per quanto concerne i giovani
in cerca di prima occupazione; una situazione economica e sociale
in continuo declino che corrisponde al putrescente paesaggio
della massima Russa, la politica ha due scopi, la gestione
dell'esistente e la preparazione dell'avvenire. I problemi cui si
accennava prima non sono né nuovi né inattesi, connaturati alla
esistente conseguenza prevedibile delle politiche seguite negli
ultimi decenni. Le politiche adottate hanno infatti compromesso
le libertà personali, le capacità del singolo fino al punto di
compromettere gravemente o stroncare le forze spontanee che sono
da sempre il motore del progresso della dinamica economica e
sociale della nostra terra. Si aggiunga che l'attuale Governo,
sprovvisto di un qualsivoglia progetto politico concreto incapace
di indicare la direzione verso cui muoversi, galleggia trascinato
verso mete inventate di volta in volta dalle varie componenti
della sua eterogenea maggioranza.
Esso può, con la sua resistenza, rallentare sviluppi che
considera indesiderabili, ma non può promuovere i suoi. La sua
caratteristica preminente è l'incapacità di assumere e,
soprattutto, di mantenere impegni seri per il futuro della
Sicilia.
Tutti gli sforzi dell'Esecutivo sono volti alla difesa
dell'esistente. Del resto nell'attività del Governo centrale non
vi è avvenire. E non c'è posto per il cambiamento. C'è solo
l'intransigente difesa di quanto gli orfani della balena bianca e
le sinistre hanno costruito finora.
Esempi eclatanti del disagio vissuto dai cittadini-elettori,
che - a mio avviso - deve far riflettere tutti i partiti
politici, si sono riscontrati nelle ultime competizioni
elettorali, che via via hanno visto sempre più crescere la
percentuale degli elettori astenuti.
Il dato relativo al voto per l'elezione del Presidente della
provincia di Roma, dove meno del cinquanta per cento degli aventi
diritto al voto si sono recati alle urne, nelle sue dimensioni,
non può solo allarmarci, ma deve spingerci a dare corpo alle
soluzioni che le analisi articolate hanno ipotizzato.
La disaffezione al voto, il disertare le urne non può
divenire una pratica di costante incremento.
Le forze politiche si devono far carico di tenere alta la
tensione ideale, evitando che accada quello che invece è successo
in Sicilia, in Calabria ed in Campania. Non so se ancora è
successo in Calabria, ma in Campania sì.
Forme violente di travisazione del consenso, i cosiddetti
"ribaltoni" non possono essere giustificati come inevitabili
percorsi politici nemmeno dal più cinico machiavellismo.
Scriveva Benedetto Croce: "Poiché la breve vita dell'uomo
di rado consente versatilità nei lavori che si compiono e negli
uffici che si esercitano, e perciò le vocazioni, considerate
nella loro qualità e carattere fondamentale, non sogliono essere
in ciascun individuo molteplici da svolgere una dopo l'altra o
alternativamente.
Si dà gran pregio nella vita politica alla costanza o alla
coerenza a coloro che rappresentano nel corso della loro vita
pubblica una parte sola come garanzia che hanno seriamente
cercato ed interrogato sé medesimi.
Per contrario, si diffida delle mutazioni e conversioni che,
se talvolta possono essere correzioni di un precedente errore, o
rese necessarie da profondi ed impensati mutamenti storici, più
spesso, danno indizio di levità o di interessi utilitari
prevalenti su quelli etici."
Se è pur vero che i deputati nel loro ruolo rappresentativo
sono liberi, è anche vero che gli elettori, che ad essi dettero
fiducia, legarono il loro consenso ad un programma, ad una
coalizione, oserei aggiungere, ad una idea di società.
I partiti, seppur nel corso degli anni '90 abbiano perso
l'aurea che fino a quel momento li aveva fatti assurgere a timoni
della nostra Repubblica, oggi conservano, tuttavia, il ruolo di
contenitori di ideali, di principi, non fosse altro per quello
della coerenza. E se ciò non bastasse, l'eletto, sia consigliere
comunale, provinciale, regionale, nazionale o europeo, dovrebbe
rispettare il voto.
Il voto dell'elettore, non invece egoisticamente ed
individualmente usarlo diversamente.
Ritengo che l'espressione, da me raccolta nel corso di un
incontro, sintetizzi il biasimo della comunità nei confronti di
coloro i quali hanno consumato detti atteggiamenti: "I partiti
non sono alberghi dove si entra e si esce a piacimento."
Stando così le cose appare evidente il grande problema della
Sicilia.
Occorre dar vita al partito del cambiamento e delle libertà,
che si opponga al blocco della conservazione e dello statalismo
attualmente al potere. Non è un'impresa facile, ma nemmeno
impossibile, perché - a mio avviso - esistono le condizioni per
realizzarla.
Il vecchio sistema politico, fondato sul proporzionale e
sulla conseguente pluralità di partiti e partitini, senza una
maggioranza stabile, né una vera opposizione, non è in grado di
reggere. Il nostro sistema politico deve rassegnarsi ad avere una
maggioranza che governa ed un'opposizione che ne controlli
l'operato e si prepari a sostituirla quando gli elettori lo
riterranno necessario.
Ecco perché, a mio avviso, la discussione su questo disegno
di legge diviene così importante.
Le modifiche allo Statuto sono talmente importanti che
occorre non solo accettarle, ma potenziarle con ulteriori
elementi che rafforzino la democrazia.
Vedete, colleghi, io ero un proporzionalista convinto per la
capacità che questo sistema aveva di rappresentare la diversità
che esiste nella nostra società. Ma se con il proporzionale puro
si tende invece solo a sfasciare, mi sia consentito io dico:
"no ". Se essere proporzionalista significa agitarsi come
l'onorevole Forgione, io dico "no ". Se difendere il sistema
proporzionale significa tradire il voto degli elettori io
dico"no ". Se essere proporzionalisti significa non garantire la
governabilità, caro Presidente, io dico "no ". E, se essere
proporzionalisti serve solo per mascherare il persistente
tentativo di salvare qualche deputato dalla probabile non
rielezione, tipo l'onorevole Forgione, io dico "no ".
Non occorre essere nostalgici dei vecchi partiti che
dettavano i comportamenti ai propri deputati, ma la politica
muore se nelle vene dei movimenti e dei Gruppi parlamentari non
scorre la linea delle idee, del dibattito, dei progetti. Non si
riforma lo Statuto con la disponibilità a negoziare a tutti i
costi.
Ed allora, caro presidente Provenzano, io sono d'accordo
con lei, ma ritengo occorra andare oltre. La Sicilia ha bisogno
di essere governata e per essere governata, con costrutto,
occorre cambiare registro. A mio avviso, cari colleghi, la
governabilità passa attraverso - e non solo - l'elezione diretta
del Presidente della Regione. Il sistema maggioritario puro, con
l'individuazione dei Collegi, è un fatto importantissimo su cui
bisogna lavorare. L'incompatibilità si può dire ragionata o si
può dire incompatibilità vera tra parlamentari e assessori; La
possibilità dell'autoscioglimento dell'Assemblea, una chiara
norma anti ribaltone, referendum e leggi di iniziativa popolari,
ma soprattutto la riforma della pubblica amministrazione.
Onorevoli colleghi, la farsa non può più continuare, bisogna
essere seri. Dai banchi del Ds in questi due anni ho avuto modo
di sentire propagandare la loro serietà. Spero che in questo caso
dimostrino fino in fondo di essere tali. Onorevole Capodicasa,
Lei ricorderà che all'atto del suo insediamento le dissi:
Presidente, l'unica via per fare le riforme era e rimane la
politica delle larghe intese. Ella allora travisò alcune mie
dichiarazioni - ritengo non volutamente, ma certamente per la
confusione della seduta -; oggi, con maggior serenità, le
ribadisco quel passaggio. Ho avuto anche modo di ascoltare altri
parlamentari, come l'onorevole Silvestro. Nel corso del
dibattito su questo disegno di legge, l'intervento dell'onorevole
Silvestro mi ha trovato d'accordo su tante cose e, soprattutto,
il passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario.
Quel passaggio che è diventato una realtà anche sull'onda del
grande dibattito che in questo momento vige a livello nazionale.
Devo, inoltre, ribadire la mia personale posizione favorevole
rispetto al referendum - io non so che fine farà - ma per quello
che mi riguarda sono favorevole per l'abolizione della
proporzionale. Ritengo tuttavia che il Parlamento siciliano non
debba attendere le decisioni romane. In Sicilia è il Parlamento
che deve decidere la sua autonomia e questo Parlamento, sono
certo, dovrà decidere nel senso auspicato.
Colleghi, con il nostro agire potremmo anche dare utili
suggerimenti al Parlamento nazionale. D'altronde in tante
occasioni la Sicilia si è distinta per le sue anticipazioni e in
tante occasioni ha avuto riconoscimenti in tal senso.
Spesso si è udita la classica dissertazione sulla Sicilia
laboratorio politico. In alcuni casi semplici giustificazioni di
giochi di potere. Perchè questa singolarità non dovrebbe oggi
essersi riproposta proprio sulla legge voto? Altri due argomenti
importanti su cui, a mio avvisto, l'Aula dovrà interrogarsi sono
l'unificazione dei sistemi elettorali fra comuni, province e
regioni, uniformare il voto per dare stabilità di governo. Del
resto, ritengo che la maggioranza dei colleghi, al di là delle
proprie posizioni sul disegno di legge in questione, sia convinta
che solo con la stabilità politica e di governo si possono
affrontare gli enormi problemi presenti nella società siciliana,
ma anche la necessità che la discussione sulle riforme che si
svolge in questo Parlamento debba potersi giovare del contributo
offerto in un costante e proficuo rapporto dialettico da una
pubblica opinione avvertita e partecipe.
Già nell'intervento sulla fiducia ho avuto modo di tracciare
quelli che, a mio avviso, dovevano rappresentare i percorsi che
un governo attento ai bisogni della nostra Regione e che
intendesse sviluppare le potenzialità in essa esistenti doveva
perseguire: una buona politica per il territorio per recuperare e
riparare il territorio siciliano, tutelandolo e nel contempo
sviluppandolo; la piena e consapevole utilizzazione del grandioso
patrimonio archeologico e monumentale, oggi messo in discussione
da atti inqualificabili, ma soprattutto è anche inqualificabile
l'intervento dell'assessore rispetto ad una gestione che fa
riflettere parecchio e rispetto soprattutto ad una involuzione
del problema. Anziché dare efficienza, anziché dare la
possibilità di programmare e di dare un contenuto agli uffici e,
quindi, la possibilità di vedere una prospettiva, l'assessore
oggi non fa altro che tornare indietro e sicuramente porterà a
sfasciare quel lavoro che era stato fatto da funzionari
intelligenti, dai sindacati e da chi, in quel momento, era a capo
di quell'Assessorato.
Queste cose le vedremo più avanti e vedremo anche gli
sviluppi di tutta la questione e non so fino a che punto alcuni
provvedimenti rasentano la legalità oppure il diritto di
realizzarle. Quindi, su questo, caro Presidente, è bene che
intervenga lei anche perchè troppe cose non funzionano tra membri
del Governo e la sua figura che ritento è una figura interessante
dal punto di vista della garanzia, ma che da un po' di tempo a
questa parte qualche cosa non funziona nel suo Esecutivo ed è
bene che lei gli dia anche una aggiustata.
Alla personale consapevolezza che il maggioritario sia la
strada da intraprendere in Sicilia per perseguire i risultati cui
tutti i siciliani nel 1996 aspiravano, si affianca la
preoccupazione che la profonda diversità di intenti tra le forze
che attualmente governano la Sicilia possono portare invece ad
una situazione di stallo ed alla produzione di legge, frullato
misto, che ben poco potrà servire.
Al presidente Capodicasa, quindi, dico: onorevole
Presidente, prenda le distanze dai compromessi a tutti i costi.
Niente riedizioni del consociativismo, ma un dichiarato momento
di tregua per introdurre le regole del nuovo sistema e poi ognuno
andrà per la sua strada di fronte agli elettori in un quadro di
bipolarismo maturo, libero dal ricatto delle emergenze che sono
state sempre invocate per giustificare le ammucchiate. La
Sicilia è in bilico fra la speranza e la delusione, il
cambiamento e la restaurazione, la crisi ci attanaglia e nella
sua morsa potremo svincolarci solo con un atto di coraggio e di
responsabilità delle forze che sono portatrici di un vasto
consenso popolare.
Abbia il coraggio, Presidente, di intestarsi un grande
progetto per la Sicilia ed i siciliani Non si faccia abbindolare
da promesse e proposte apparentemente lusinghiere Dia un senso
alla politica E, solo allora, diventerà il presidente dei
siciliani. Se non avrà il coraggio di fare ciò rimarrà solo il
presidente del ribaltone; senza avvenire e cadrà sotto i colpi di
chi in questo momento le sta vicino. Lei può non ascoltare, fare
finta di non sentire, o confondere il mio intervento come già è
accaduto, ma queste parole un giorno non molto lontano
riecheggeranno nella sua mente. Cerchi di guardare la luna,
cerchi di guardare il sole, cerchi di guardare il mare, cerchi di
guardare avanti e in questo senso chiudo il mio intervento
rassegnando una massima orientale. Ed è questa caro Presidente:
"Quando si indica la luna con il dito c'è sempre qualcuno che
guarda il dito". Io spero che lei guardi la luna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Briguglio. Ne ha
facoltà.
BRIGUGLIO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi qualche breve riflessione in ordine a questo
dibattito che non può che iniziare con un apprezzamento per il
lavoro svolto dalla Commissione Provenzano, cioè da una
Commissione di questo Parlamento presieduta dal Presidente
Provenzano che ha, intanto, prodotto un testo con un lavoro che
in qualche modo deve costituire un modello che è alternativo allo
spettacolo che l'Aula, purtroppo, offre questa sera e che dà
ragione, mi dispiace dirlo, a delle strumentalizzazioni, anche a
delle polemiche da parte di osservatori esterni non ultimi organi
di informazione.
Noi stiamo discutendo di qualcosa di estremamente importante
che è il rinnovamento delle nostre istituzioni, delle istituzioni
regionali e lo facciamo con una scarsa, direi, con scarso senso
di professionalità perché anche di questo si tratta. Il mandato
elettivo e il mandato di deputato va esercitato aldilà delle
passioni e delle motivazioni e delle visioni di parte con una
professionalità che, purtroppo, questa sera, almeno, non
registriamo.
Intanto questo è un fatto estremamente positivo, cioè quello
del testo e del lavoro svolto dalla Commissione Provenzano, un
lavoro che costituisce non certamente una riforma di portata
rivoluzionaria ma ha una carica di innovazione. Si propone,
finalmente, con delle norme, con un provvedimento un momento di
riforma che pur essendo non di grandissimo respiro, comunque, ha
già fatto paura, ha provocato i primi scompigli, rischia di
minacciare secondo alcuni addirittura non soltanto equilibri
politici ma anche equilibri di Governo.
Questo sta a dimostrare che anche i timidi accenni in questa
nostra Regione di riforma delle istituzioni, di messa in
discussione dell'establishment cioè del già visto, di tutto ciò a
cui siamo stati abituati costituisce un elemento di rottura
nonostante non stiamo discutendo di sconvolgimento, non stiamo
discutendo di vere e proprie rivoluzioni.
Poc'anzi ho avuto il piacere di ascoltare in proposito
quanto sosteneva l'onorevole Ortisi, e vorrei subito dire che
anche questo nostro dibattito è un confronto serrato, anche uno
scontro per certi versi, non fra modelli e fra proposte che sono
valide in assoluto, io lo voglio dire anche da un punto di vista
della cultura politica della nostra parte e anche da un punto di
vista personale. Noi non crediamo che ci siano sistemi
istituzionali e anche elettorali che siano validi in assoluto e
per sempre; però voglio dire che in questa stagione politica, in
questo pezzettino di storia in cui siamo stati gettati, direbbe
Heidegger, abbiamo il dovere comunque di rapportarci rispetto a
fronti che sono conservatori o di innovazione. Noi crediamo che
in questo momento la cultura del presidenzialismo e del
maggioritario costituisca un momento di innovazione e uno
strumento valido per logica, per cambiare le regole e per
cambiare le istituzioni a fronte di culture neo proporzionaliste
che vogliono conservare, utilizzando le regole di oggi, sine die
il sistema. Questo è esattamente il punto e quello che noi
vogliamo affermare.
Quindi noi riteniamo che il disegno di legge-voto che stiamo
discutendo costituisca un momento di riforma, quello possibile in
questo momento. Peraltro, ci meraviglia molto che anche forze
politiche, e non solo politiche, che già da tempo hanno accettato
il principio della elezione diretta degli amministratori, del
Sindaco e del Presidente della Provincia possano, in qualche
modo, trovare delle obiezioni quando si va a discutere l'elezione
diretta del Presidente della Regione.
Onorevoli colleghi, quando si discute di un disegno di legge
voto si ha qualche volta il sospetto di discutere di una
petizione di principio che non sappiamo quale sbocco concreto
potrebbe avere, quale accoglimento nel rapporto tra organi
costituzionali ma in fin dei conti quale sbocco può avere là dove
c'è il momento della decisione, il luogo della decisione, che è
il Parlamento nazionale.
Io credo, signor Presidente, che ci capita, ed è
un'occasione che assolutamente non possiamo perdere, di vedere in
questo momento il Parlamento nazionale, e in particolare la
Commissione Affari costituzionale della Camera dei deputati, che
sta discutendo da alcune settimane del disegno di legge ai sensi
dell'articolo 138 della Costituzione, quindi di valore
costituzionale, che stabilisce l'elezione diretta del Presidente
della Regione, nelle Regioni a statuto ordinario. Abbiamo quindi
un'occasione importante da non sciupare che è quella di esitare
immediatamente il disegno di legge voto, che stabilisce,
determina e propone, quantomeno, l'elezione diretta del
Presidente della Regione della nostra Regione. Questo potrebbe
creare la possibilità - ed è anche un invito che io mi permetto
di rivolgere al Presidente del nostro Parlamento - di una
sollecitazione in direzione di un raccordo costituzionale con la
Camera dei Deputati in modo che il risultato della legge voto che
noi - mi auguro - ci apprestiamo ad approvare venga riversato,
per certi versi, nella legge che è in discussione alla Camera e
che, avendo ricevuto il consenso della stragrande maggioranza,
almeno su questo punto cioè dell'elezione diretta del Presidente
della Regione, da parte sia della maggior parte delle forze
politiche, come anche della Conferenza della regioni, possa
questo nostro lavoro avere uno sbocco concreto, uno sbocco
costituzionale e che si eviti, quanto meno, che sul punto non si
debba registrare che la Sicilia addirittura - altro che
laboratorio - possa rimanere indietro rispetto alle regioni ed
alle legislazioni delle regioni a statuto ordinario.
E' una riforma ormai inevitabile che noi non vogliamo
nemmeno immaginare che in qualche modo si possa bloccare, noi lo
diciamo con grande chiarezza. Il mio Gruppo parlamentare, ma
sostanzialmente l'arco delle forze politiche che si riconoscono
nel centro-destra, annettono a questo disegno di legge un valore
assolutamente strategico e per certi versi di cartina di
tornasole delle forze che vogliono veramente rinnovare le
istituzioni della nostra Regione e quelle che con varie
motivazioni vogliono conservare lo status quo. E questa ancor di
più è una riforma assolutamente necessaria perchè senza un
Esecutivo stabile, e credo che questo ormai abbia ingresso non
soltanto nelle culture politiche di diversa appartenenza, ma
anche nell'esperienza e nella convinzione di ciascuno di noi.
Io voglio dire qualcosa che forse può sembrare un'enormità,
lo voglio dire come uomo di destra. Come uomo di destra io credo
che sia preferibile un Governo duraturo di centro-sinistra ad un
Governo precario di pochi mesi che immediatamente dopo, dopo un
anno, un anno e mezzo, dovesse essere, in virtù di qualche
ribaltone, sostituito da un Governo di segno opposto.
Io credo che questo principio alto di maturità politica
dovrebbe essere sposato da tutte le aree politiche e culturali
del nostro parlamento perchè altrimenti non riusciremo a
costruire niente di duraturo, non riusciremo a dare stabilità
alla nostra Regione, nessuno riuscirà a tracciare programmazioni
stabili nel tempo, nessuno riuscirà a fare progetti per lo
sviluppo e per l'occupazione che devono essere di per sè
poliennali, che hanno bisogno di respiro lungo, che non possono
essere interrotti all'improvviso e questo al di là
dell'ispirazione politico, ideologico, culturale da cui questi
progetti dovessero essere esaminati. Perchè poi, alla fine, c'è
un'area comune di problemi, direi il nocciolo duro di problemi,
con cui si scontrano tutti gli Esecutivi, si scontrano tutti i
Governi, si scontrano i titolari dei rami di Amministrazione. E
sono problemi - voglio dirlo con grande chiarezza - che nessuno
può pensare di essere più bravo degli altri a risolvere se ha a
disposizione una cultura ed anche un'attrezzatura costituzionale
come quella che noi abbiamo, che è assolutamente preistorica.
Quindi, valore strategico di questa nostra legge-voto e, quindi,
la necessità di non sciupare assolutamente questa grande
occasione.
Certo, le norme di valore costituzionale che noi ci
apprestiamo e ci accingiamo ad approvare vanno in qualche modo
integrate con altre a cominciare dalla riforma elettorale che noi
crediamo debba andare in senso nettamente maggioritario .
Crediamo anche che il tema della fuga dalle urne degli
elettori,della caduta della partecipazione a momenti importanti
come le consultazioni elettorali, anche la lamentata qualità o
scarsa qualità della classe dirigente e della classe politica,
debbano in qualche modo avere una risposta e trovare una
risposta.
Noi abbiamo presentato qualche giorno fa un disegno di legge
per introdurre come momento di rinnovamento dei partiti politici
in Sicilia, estendendo una esperienza che come partito,
un'esperienza interna, abbiamo adottato in occasione
dell'elezione del presidente della Provincia di Roma, quello
delle elezioni primarie per la scelta dei candidati da parte dei
cittadini, dei partiti politici per la carica di presidente della
Regione e di deputato all'Assemblea regionale siciliana.
Noi crediamo che parallelamente anche al finanziamento dei
partiti politici fossero anche considerati come lo sono nel
nostro sistema regionale, anche come gruppi parlamentari, debba
essere adottato un sistema per cui le stesse formazioni politiche
se aspirano volontariamente, se aspirano a sovvenzioni,
contributi o rimborsi o comunque come li vogliamo chiamare, hanno
il dovere di dare la possibilità ai propri iscritti, ai
militanti o a qualunque cittadino voglia partecipare a questo
tipo di operazioni di scegliere, di fare scegliere i candidati
direttamente dal basso, non lasciando ai partiti, alle segreterie
di partiti, qualche volta alle burocrazie interne dei partiti
questo potere e questa facoltà.
Io credo - mi rendo conto anche di alcune richieste, di
alcune posizioni, di alcune sensibilità - che qualche timore in
ordine al rafforzamento degli esecutivi possa trovare anche in
questo sistema di maggiore partecipazione dei cittadini alla vita
politica, in questo caso, alla vita politica istituzionale della
nostra Regione attraverso le elezioni primarie, possa trovare
anche un contrappeso, se ce ne fosse bisogno, un contrappeso
culturale, un contrappeso politico, un principio, se vogliamo
veramente creare spazi e modelli di rinnovamento, su cui tutte le
forze politiche in Sicilia si dovrebbero e si potrebbero anche
ritrovare.
Ecco perché noi crediamo che ormai nel giro di qualche
giorno questo buon lavoro che è stato fatto con l'intreccio e con
l'incrocio positivo di apporti e di contributi molti diversi
della Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano per questa
legge-voto, non soltanto vada fatta, ma che non debba trovare
nessun rinvio, ritardo o peggio ancora impedimento o blocco per
non perdere l'appuntamento che è importante dell'aggancio di
questa legge, che è una legge-voto, con la legge di revisione
costituzionale che il Parlamento nazionale proprio in occasione
dell'elezione diretta dei Presidenti delle regioni a Statuto
ordinario si accinge a fare. Anche perché - lo vogliamo dire come
dato politico o morale - in questi minuti - voglio dirlo in
particolare al Presidente della Regione - e forse a livello
nazionale sta avendo degli sviluppi, il dato direi non tanto dei
ribaltoni nella accezione comune considerati ma questo fermo,
questo stop improvviso che la nascita del Governo nazionale in
qualche modo ha operato e immediatamente dopo anche la nascita
del Governo Capodicasa alla cultura importante, alla cultura
bipolare che dovrebbe essere una cultura di comune appartenenza
con l'elezione diretta del Presidente della Regione, potrebbe
ritrovare una spinta che non è nell'interesse di una parte ma
nell'interesse generale della nostra Regione e di tutti i
siciliani.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare sulla
discussione generale del disegno di legge gli onorevoli
Bufardeci, Leontini, Scalici, Nicolosi, Costa, Spagna, Speziale,
Martino, Granata. La seduta sarà rinviata a domani alle ore
10.30. Avverto i suddetti iscritti a parlare che se nella
giornata di domani non saranno presenti in Aula decadranno dalla
facoltà di parlare.
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì
20 gennaio 1999, alle ore 10.30 con il seguente ordine del
giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 281 - Interventi per la salvaguardia delle
professionalità e del personale della sezione
decentrata dell'Istituto nazionale per la ricerca
sul cancro (IST) di Genova presso l'Azienda
Policlinico di Messina.
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- l'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di
Genova (IST), in base ad una deliberazione degli
organi di gestione dell'Ente ed in base ad una
programmazione nazionale, fortemente voluta dai
Ministri della Sanità a partire dal 1987, allo scopo
di costituire unità integrate di ricerca tali da
recuperare gli squilibri ed evitare il fenomeno
della migrazione interregionale dei pazienti verso
le regioni del Nord dotate di migliori strutture e
tecnologie, ha costituito delle sedi periferiche,
tra cui quella di Messina nata con le delibere nn.
100/87, 844/88, 1125/89, 709/ e 710/91 del consiglio
di amministrazione dello stesso, ospitata
nell'Istituto di clinica oncologica e ricerca dei
tumori dell'Università, allo scopo di garantire la
formazione di figure professionali esperte nel campo
delle applicazioni delle nuove tecnologie in
oncologia;
- dopo la morte del referente scientifico, prof.
Saverio d'Aquino, tale sezione è stata trasferita
all'Azienda Policlinico di Messina e il personale
delle sezioni di Tecnologia biomedica e di
sperimentazioni controllate, prima inserito
stabilmente nei diversi servizi e laboratori di
ricerca clinica e sperimentale dell'istituto
ospitante, dove svolgeva oltre che l'attività di
ricerca scientifica una proficua attività
assistenziale, successivamente ha fatto fronte
esclusivamente alle esigenze assistenziali del
Policlinico universitario;
CONSIDERATO:
- che, venendo a mancare la produttività
scientifica, l'IST di Genova ha deciso di richiamare
tutto il personale costituito da 50 unità di cui 29
laureati, presso la sede centrale a far data 1
febbraio 1999, dopo che, per le note vicende
giudiziarie l'Azienda Policlinico universitario ha
rifiutato un'ipotesi di accordo che prevedeva il
rimborso del 50 per cento degli oneri del personale
ivi operante (pari a circa 2 miliardi);
- inoltre che, venendo meno tali professionalità, ne
verrebbe a soffrire l'attività assistenziale,
peraltro precaria date le carenze della pianta
organica;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
e
L'ASSESSORE PER LA SANITA'
a sollecitare il magnifico Rettore dell'Università
degli studi di Messina a trattare con gli organi
preposti dell'IST, vista l'ipotesi di accordo
proposta dallo stesso, perchè detto personale
continui a prestare la propria opera professionale
presso l'Azienda Policlinico di Messina e ad
integrare con fondi regionali, qualora problemi
economici siano di impedimento, le somme necessarie
nel bilancio dell'Azienda Policlinico.""
(23 dicembre 1998)
RICOTTA - VIRZI' - LA GRUA
SCAMMACCA DELLA BRUCA - BRIGUGLIO
N. 282 - Appello per evitare che si proceda allo
smantellamento degli ordini professionali.
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- di recente il Parlamento ha istituito presso il
Ministero di Grazia e giustizia una Commissione
(Commissione Mirone) con il compito di proporre
delle linee guida per il riordino delle professioni;
- dal discorso programmatico del Presidente del
Consiglio dei Ministri, onorevole D'Alema,
pronunciato il 22.10.1998, emerge una manifestazione
di giudizio che falsa le realtà in cui operano gli
ordini professionali, vincolati oltre che al
rispetto delle norme giuridiche che li disciplinano,
anche, e con maggiore rigore, alle norme
deontologiche che nel corso degli anni si sono dati,
non solo per uniformare i comportamenti degli
iscritti, ma altresì per tutelare la fede pubblica;
- testualmente si riportano le parole pronunciate
incautamente dal Primo Ministro: 'Non è possibile
che il talento e la professionalità di un giovane
debbano sottostare ai vincoli di un Ordine
professionale che non lo accoglie soltanto perchè
quel ragazzo non ha avuto la fortuna di nascere
nella famiglia giusta';
CONSIDERATO che:
- tali dichiarazioni, oltre che suonare offensive e
lesive del comportamento degli ordini professionali
che non sono 'Club privati' in cui si è ammessi a
discrezione di chi vi sia già (come sembra di capire
dalla frase pronunciata dal Primo Ministro con un pò
di malizia intesa a screditare gli albi
professionali a scopo meramente politico), ma cui si
accede di diritto dopo aver conseguito la prescritta
abilitazione all'esercizio della professione, per
come sancito nell'art. 33 della Costituzione della
Repubblica italiana; gettano un'ombra sui ministeri
che fino ad oggi sono stati e sono preposti alla
vigilanza degli ordini medesimi, come se ogni Ordine
fosse stato lasciato libero di attuare a proprio
piacimento ogni tipo di discriminazione;
- tale atteggiamento nei confronti delle professioni
intellettuali è collegabile alla dichiarata volontà
di liberalizzare le professioni, ossia di sopprimere
gli ordini professionali in contrasto con il dettato
costituzionale;
TENUTO CONTO che:
- anche l'Autorità garante della concorrenza
sostiene avventatamente che le prestazioni
professionali rientrano nel concetto di impresa, con
ciò equiparando le professioni intellettuali ad un
imprenditore commerciale, che, senza offesa per
quest'ultimo, svolge un'attività fondata sul rischio
e sul tornaconto, facendo confusione con le
prestazioni di alto contenuto intellettuale frutto
di anni di studio e di sacrifici;
- talune forze sindacali e parte della
Confindustria sono fortemente interessate a coprire
gli spazi delle libere professioni;
- la liberalizzazione delle professioni condurrebbe
all'associazionismo selvaggio, con grave pericolo
per la qualità delle prestazioni e danno per la fede
pubblica;
CONSIDERATO che:
- l'esistenza degli ordini professionali, oltre a
rappresentare alta professionalità delle prestazioni
e punto di riferimento per la fede pubblica, è anche
garanzia di libertà;
- l'accesso agli ordini professionali è disciplinato
da norme di legge che richiedono il possesso di una
laurea e l'aver superato l'esame di abilitazione
all'esercizio della professione relativa;
- la tutela delle professioni intellettuali è un
diritto al quale le popolazioni della Sicilia non
possono rinunciare per l'elevato sviluppo culturale
delle proprie generazioni;
- una modernizzazione delle libere professioni è
auspicabile, senza stravolgere i sacrosanti diritti
costituzionali e le istituzioni intellettuali che
sorreggono il patrimonio culturale ed artistico del
nostro Paese;
- il sistema degli albi ci viene invidiato dalle
altre nazioni europee dove regna l'associazionismo
selvaggio,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Governo nazionale
affinchè, nell'ambito di una modernizzazione e
riordino delle libere professioni, sia dato risalto
al contenuto altamente intellettuale, necessario
all'esercizio della professione (abilitazione
professionale) sancito dalla Costituzione,
FA VOTI
affinché la funzione della professione
intellettuale non sia sacrificata sull'altare dei
compromessi politici, consentendo invece ai
rappresentanti regionali degli ordini e dei collegi
professionali di essere ascoltati e coinvolti nel
disegno di legge di riforma che, auspichiamo, sia
discusso in Parlamento e rappresenti con trasparenza
il risultato di un dibattito chiaro, franco e
completo e privo di rinvio a deleghe.""
(23 dicembre 1998)
PAGANO - D'AQUINO - FLERES
CROCE - BENINATI
III - SVOLGIMENTO AI SENSI DELL'ART. 159, TERZO COMMA, DEL
REGOLAMENTO INTERNO DELLE INTERROGAZIONI DELLA RUBRICA:
"Agricoltura e foreste":
N. 250 - Iniziative per l'informatizzazione degli uffici
periferici dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e
delle foreste.
(19/09/96) Giannopolo
N. 251 - Iniziative per mettere ordine nel settore del
credito agrario e per il reperimento delle risorse
finanziarie necessarie alla liquidazione delle pratiche in
istruttoria.
(19/09/96) Giannopolo
N. 304 - Censimento e corretto utilizzo dei fabbricati
ricadenti nel demanio forestale.
(2/10/96) Virzì
IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre
al Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore: On.le Provenzano.
2) Proroga della durata della Commissione speciale per la
riforma dello Statuto e le riforme istituzionali (n. 842);
3) Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari (n. 795);
4) Istituzione del parco archeologico e paesaggistico della
Valle dei Templi di Agrigento e del parco archeologico
integrato di Selinunte, Segesta e Cave di Cusa (n. 453).
V - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.
VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.
VII - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.
VIII - ELEZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI DELLA
FONDAZIONE "FEDERICO II".
IX - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.
La seduta è tolta alle ore 20.18.