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Resoconto d'Aula della Seduta n. 212 di martedì 19 gennaio 1999
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   Presidenza del presidente Cristaldi


                PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

    La seduta è aperta alle ore 17.40.

     PRESIDENTE. La seduta è aperta.
       In  considerazione   dell'assenza  dei  parlamentari  e  del
  Governo, la seduta è sospesa per dieci minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 17.41, è ripresa alle ore 17.55)

     LO CERTO , segretario f.f.,  dà  lettura  del processo verbale
  delle sedute n. 210 e n. 211 che, non sorgendo osservazioni, sono
  approvati.

     PRESIDENTE. Si passa  al  primo  punto dell'ordine del giorno:
  Comunicazioni.

      DISEGNI DI LEGGE PRESENTATI CHE SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA

    "Nota  di variazione  al  disegno  di  legge  del  bilancio  di
    previsione per  l'esercizio  finanziario 1999 e per il triennio
    1999/2001" (n. 853)
    - d'iniziativa governativa
    - presentato  dal  Presidente  della  Regione  (Capodicasa)  su
    proposta dell'Assessore per  il bilancio e le finanze (Piro) in
    data 24 dicembre 1998.

    "Integrazione all'articolo  2 della legge regionale 12 novembre
    1996, n. 41, concernente indennità di carica per gli organi dei
    comuni e delle province eletti o nominati" (n.  858)
    - d'iniziativa parlamentare
    - presentato dall'onorevole Zanna in data 12 gennaio 1999

    "Norme  per   la  sicurezza  dei  cittadini  e  delle  attività
    economiche e  di  contrasto  e  prevenzione  del fenomeno della
    mafia in Sicilia" (n. 859)
    - d'iniziativa parlamentare
    - presentato dall'onorevole Giannopolo in data 13 gennaio 1999

    "Norme per  promuovere le elezioni primarie per la designazione
    dei candidati alla  carica  di  Presidente  della  Regione e di
    deputato all'Assemblea regionale siciliana" (n.  860)
    - d'iniziativa parlamentare
    -  presentato  dagli  onorevoli  Briguglio,  La  Grua,  Caputo,
    Catanoso,  Granata,  Ricotta,  Scalia, Sottosanti, Stancanelli,
    Strano, Tricoli, Virzì in data 13 gennaio 1999.

       DISEGNI DI LEGGE PRESENTATI ED INVIATI ALLA COMPETENTE
    COMMISSIONE LEGISLATIVA AI SENSI DEGLI ARTICOLI 62, 65 E 135
      DEL REGOLAMENTO INTERNO CHE SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA
   AI SENSI DELL'ARTICOLO 83, LETTERA B DEL REGOLAMENTO MEDESIMO

                        AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

    - "Nuove norme  in  materia  di abbattimento ed eliminazione di
    barriere architettoniche" (n. 855)
    - d'iniziativa parlamentare
    -  presentato dagli  onorevoli  Caputo  e  Fleres  in  data  30
    dicembre 1998.
    - inviato in data 15 gennaio 1999
    - PARERE COMMISSIONI V E VI

    "Proroga  del   termine  di  cui  all'articolo  5  della  legge
    regionale 5  febbraio  1992,  n. 1, concernente assegnazione di
    alloggi di edilizia residenziale pubblica" (n. 857)
    - d'iniziativa parlamentare
    - presentato dagli onorevoli Speziale, Pignataro e Zago in data
    8 gennaio 1999
    - inviato in data 15 gennaio 1999

                     CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

    -  "Ulteriori   provvedimenti   per   la   salvaguardia   e  la
    valorizzazione del  patrimonio storico, culturale e linguistico
    delle comunità  siciliane  di  origine  albanese  e delle altre
    minoranze linguistiche" (n.  856)
    - d'iniziativa parlamentare
    - presentato dagli  onorevoli  Zanna,  Di Martino e Petrotta in
    data 5 gennaio 1999
    - inviato in data 15 gennaio 1999

   DISEGNI DI LEGGE INVIATI ALLE COMPETENTI COMMISSIONI LEGISLATIVE
   AI SENSI DEGLI ARTICOLI 62, 65 E 135 DEL REGOLAMENTO INTERNO CHE
   SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA AI SENSI DELL'ARTICOLO 83, LETTERA B
   DEL REGOLAMENTO MEDESIMO

                        AFFARI ISTITUZIONALI (I)

    - "Disposizioni in  materia  di elezione negli enti locali" (n.
    846)
    - di iniziativa parlamentare

    - "Nuove norme  per le locazioni immobiliari della Regione" (n.
    848)
    - di iniziativa parlamentare

                   - INVIATI IN DATA 30 DICEMBRE 1998

    - "Modifiche al comma 1, dell'articolo 1, della legge regionale
    7 settembre 1998,  n.  23  concernente  il termine di durata in
    carica del Comitato regionale di controllo" (n.  852)
    - di iniziativa governativa
    - inviato in data 8 gennaio 1999

                        ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

    - "Modifiche della  legge  regionale  9  dicembre 1980, n. 127,
    concernente disposizioni  per  la  coltivazione  dei giacimenti
    minerari da cava" (n. 847)
    - di iniziativa parlamentare
    - inviato in data 30 dicembre 1998
    - PARERE IV

                        AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

    - "Iniziative  utili  per  gli  insediamenti  produttivi  e per
    l'imprenditoria" (n. 844)
    - di iniziativa parlamentare
    - PARERE III

    - "Proroga dei termini temporali previsti dalla legge regionale
    23 gennaio 1998,  n.  3,  per  la  vendita  del  patrimonio  di
    edilizia pubblica" (n. 845)
    - di iniziativa parlamentare

                   - INVIATI IN DATA 30 DICEMBRE 1998

    - "Contributi  di  esercizio  alle  aziende pubbliche e private
    agli enti  locali  ed  ai  loro  consorzi esercenti autoservizi
    pubblici per il trasporto di persone" (n. 851)
    - d'iniziativa governativa
    - inviato in data 8 gennaio 1999

                     CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

    - "Misure per la qualificazione e l'aggiornamento professionale
    dei lavoratori appartenenti alle forze dell'ordine.  Interventi
    in favore  delle  organizzazioni  sindacali  della  Polizia  di
    Stato" (n. 843)
    - di iniziativa parlamentare

    - "Tutela e valorizzazione della Valle dei Templi di Agrigento"
    (n. 850)
    - di iniziativa parlamentare

                   - INVIATI IN DATA 30 DICEMBRE 1998

                      SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

    -   "Istituzione   dell'Azienda   ospedaliera  per  l'emergenza
    pediatrica 'G.  Di  Cristina  e  Casa del Sole' di Palermo" (n.
    849)
    - di iniziativa parlamentare
    - inviato in data 30 dicembre 1998

        RICHIESTE DI PARERE PERVENUTE DAL GOVERNO ED ASSEGNATE
        ALLE COMMISSIONI LEGISLATIVE AI SENSI DELL'ART. 70 BIS
        DEL REGOLAMENTO INTERNO CHE SI COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA

                        AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

    - Giarratana (Rg)  -  Riserva  alloggi DPR n. 1035/1972 - legge
    regionale 18 marzo 1977, n. 10 (n. 234)
    - Pervenuta in data 28 dicembre 1998
    - trasmessa in data 8 gennaio 1999

                       SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

    - Applicazione de  DPR  14  gennaio  1997  -  Progetto  per  la
    definizione dei  requisiti ulteriori per l'accreditamento delle
    strutture  sanitarie  ai  sensi  dell'articolo  8  del  decreto
    legislativo 30 dicembre  1992, n.  502 e successive modifiche e
    integrazioni. (n. 235)
    - Pervenuta in data 28 dicembre 1998
    - trasmessa in data 8 gennaio 1999

          COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
                  L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE

    -  Regolamento   CE   n.   2080/1992  -  Programma  pluriennale
    regionale 1998/1999 (n. 236)
    - Pervenuta in data 8 gennaio 1999
    - trasmessa in data 15 gennaio 1999
    - trasmesso in pari data alla Commissione Ambiente e territorio
    (IV)

  ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI  DELLE COMMISSIONI CHE  SI
  COMUNICANO ALL'ASSEMBLEA AI SENSI DEL 4  COMMA DELL'ART. 69 DEL
  REGOLAMENTO INTERNO

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

     ASSENZE
     Riunione del 22.12.1998: VIRZI'-CINTOLA-FORGIONE-GIANNOPOLO-LA GRUA
                              SPAGNA-TURANO

     SOSTITUZIONI
     Riunione del 22.12.1998: ALFANO sostituito da FLERES

     ASSENZE
     Riunione del 13.01.1999: D'ANDREA

     SOSTITUZIONI
     Riunione del 13.01.1999: D'AQUINO sostituito da MISURACA
                              ALFANO       "      "  SCOMA
                              LA GRUA      "      "  GRANATA
                              SPAGNA       "      "  BARBAGALLO GIOVANNI
                              GUARNERA     "     "   MELE

                            BILANCIO (II)

     ASSENZE
     Riunione del 24.12.1998: AULICINO-ALFANO-GRANATA-LIOTTA

     COMUNICAZIONE DI IMPUGNATIVA  DI  DISEGNO DI LEGGE DA PARTE DEL
                         COMMISSARIO DELLO STATO

     PRESIDENTE.  Il   Commissario   dello  Stato  per  la  Regione
  siciliana con ricorso del 31 dicembre 1998 ha impugnato:

    - il disegno  di legge nn. 413-458 "Soppressione e liquidazione
    degli enti  economici  regionali AZASI,EMS, ESPI" relativamente
    all'articolo 7, commi 2 e 3 per violazione degli articoli 3, 38
    e 97 della Costituzione.

         APPROVAZIONE DEL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO
              FINANZIARIA DA PARTE DELLA GIUNTA REGIONALE

     PRESIDENTE.  Con nota del 28 dicembre 1998 il Presidente della
  Regione ha trasmesso,  ai  sensi  del  comma  2, dell'articolo 9,
  della legge regionale  30  marzo  1998,  n.  5,  il  Documento di
  programmazione  economico-finanziaria  per  gli  anni  1998-2000,
  approvato dalla Giunta  regionale con deliberazione n. 457 del 16
  dicembre 1998.

    APPROVAZIONE DI DELIBERAZIONI DA PARTE DELLA GIUNTA REGIONALE

     PRESIDENTE. Il  Presidente  della  Regione, ai sensi dell'art.
  12, comma 4, della  legge  regionale  16  marzo  1992,  n.  4, ha
  trasmesso  copia  delle  seguenti  deliberazioni  adottate  dalla
  Giunta regionale:

    - n.  386:  "Ripartizione territoriale fondi stanziati in conto
    capitale nello  stato  di  previsione  della spesa del bilancio
    della Regione per  l'anno  finanziario  1998 - Capitolo 87372 -
    Assessorato  regionale  del  turismo,  le  comunicazioni  ed  i
    trasporti";

    - n.  440:  "POP  Sicilia  1994/99  -  Misura  11.2. - Triennio
    1997/99";

    n.   441:   "Legge  14  febbraio  1992,  n.  185.  Proposta  di
    declaratoria    dell'eccezionalità    dei    venti   sciroccali
    verificatisi nel  periodo 30 giugno-31 agosto 1998 in provincia
    di Caltanissetta";

    n.   442:   "Legge  14  febbraio  1992,  n.  185.  Proposta  di
    declaratoria    dell'eccezionalità    dei    venti   sciroccali
    verificatisi nel  periodo  1 giugno-31 agosto 1998 in provincia
    di Agrigento";

    - n.  456:  "Ente di sviluppo agricolo (E.S.A.) - Deliberazione
    n. 489/C.A. del 23  ottobre  1998  -  Impegno  di  spesa per la
    campagna di meccanizzazione agricola";

    - n.  457:  "Documento  di programmazione economico-finanziaria
    per gli anni 1998-2000";

    - n. 462:  "Leggi regionali 13 agosto 1979, n. 200 e 12 gennaio
    1993, n. 11 - Approvazione piano di ripartizione dei contributi
    da  assegnare  alle  scuole  di  servizio  sociale  per  l'anno
    accademico 1998/99".

    - n. 1  del 7 gennaio 1999. "Autorizzazione al Presidente della
    Regione  a  promuovere  azione  di  legittimità  costituzionale
    innanzi  alla   Corte   costituzionale   avverso   il   decreto
    legislativo 19 novembre 1998, n.  422".

    ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

    A) Interrogazioni con richiesta di risposta orale.

      N. 2620 - Ispezione presso  il  Comune  di  Gioiosa  Marea
    (ME).
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Speziale Calogero; Silvestro Gioacchino
                          ----------------

      N.    2621  -  Predisposizione  del  piano  commerciale  e
    valutazione        delle  conseguenze  dell'apertura  di  un
    ipermercato a Riposto (CT).
      - Assessore Cooperazione
      ***
    Basile Filadelfio
                          ----------------

      N. 2622 - Applicazione della legge  regionale  n.  27  del
    1998       in  materia  di  erogazione  di  contributi  alle
    associazioni sportive.
      - Assessore Turismo
      ***
    Mele Manlio; Lo Certo Sebastiano; Guarnera Vincenzo;  Ortisi
    Egidio
                          ----------------

      N. 2624 - Notizie in ordine ad un corso  di  aggiornamento
    professionale   di  8  dipendenti  dell'Azienda  ospedaliera
    'Cannizzaro' di Catania.
      - Assessore Sanità
      ***
    Guarnera Vincenzo; Mele Manlio; Lo Certo Sebastiano
                          ----------------

      N. 2625 - Motivi  del  mancato  subentro  dell'Assessorato
    agricoltura e foreste in parte dei  rapporti  pregressi  dei
    consorzi di bonifica.
      - Assessore Agricoltura
      ***
    Oddo Camillo
                          ----------------

      N. 2630 - Iniziative  volte  a  garantire  l'utilizzo  dei
    fondi strutturali per le aziende agricole ragusane.
      - Assessore Agricoltura
      ***
    La Grua Saverio
                          ----------------

      N. 2632 - Accertamenti relativi al concorso per  dirigente
    di II livello in Anestesia presso l'ospedale  'San  Giovanni
    Di Dio' di Agrigento.
      - Assessore Sanità
      ***
    Silvestro Gioacchino
                          ----------------

      N. 2634 - Opportune iniziative al  fine  di  conoscere  le
    procedure relative alla vendita degli alberghi e dei terreni
    della SITAS di Sciacca.
      - Presidente Regione
      - Assessore Industria
      ***
    Vella Basilio
                          ----------------

      N. 2635 - Iniziative relative  a  controlli  ambientali  e
    monitoraggio delle  fonti  di  inquinamento  nella  zona  di
    Partinico.
      - Assessore Sanità
      - Assessore Territorio
      ***
    Zanna Antonio
                          ----------------

      N. 2637 - Notizie  in  ordine  alla  vicenda  relativa  al
    'Patto territoriale delle Madonie'.
      - Presidente Regione
      - Assessore Enti Locali
      - Assessore Industria
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------

      N.   2638  -  Provvedimenti  relativi  al  ripristino  del
    servizio di collegamento aereo della compagnia Alitalia  con
    l'isola di Pantelleria.
      - Presidente Regione
      - Assessore Turismo
      - Assessore Territorio
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------

    B) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta.

      N. 2623 - Convocazione di una conferenza di  servizi  allo
    scopo di impedire la sospensione dei collegamenti aerei  con
    le isole di Pantelleria e Lampedusa.
      - Presidente Regione
      - Assessore Turismo
      ***
    Vella Basilio
                          ----------------

      N. 2626 -  Interventi  straordinari  per  il  comprensorio
    ipparino nel settore occupazionale, dello sviluppo  e  della
    solidarietà sociale.
      - Presidente Regione
      ***
    Zago Salvatore
                          ----------------

      N. 2627 - Interventi per dotare  l'Istituto  professionale
    dei Servizi alberghieri e della ristorazione  di  Balestrate
    (PA) di ambienti di lavoro confortevoli.
      - Assessore Beni Culturali
      ***
    Turano Girolamo
                          ----------------

      N. 2628 -  Iniziative  per  il  ripristino  delle  normali
    funzioni degli Enti turistici regionali.
      - Presidente Regione
      - Assessore Turismo
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------

      N.    2629  -  Provvedimenti  per  garantire  il  regolare
    svolgimento delle funzioni della Giunta  comunale  di  Santa
    Flavia (PA).
      - Presidente Regione
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------

      N. 2631 - Situazione delle mense dell'Opera  universitaria
    di Catania.
      - Presidente Regione
      - Assessore Beni Culturali
      ***
    Liotta Santo; Forgione Francesco; Vella Basilio
                          ----------------

      N. 2633 - Interventi urgenti  al  fine  di  sospendere  le
    procedure di dismissione degli immobili regionali.
      - Presidente Regione
      - Assessore Presidenza
      ***
    Forgione Francesco; Liotta  Santo;  Vella  Basilio;  Martino
    Federico
                          ----------------

      N. 2636  -  Provvedimenti  relativi  all'attuazione  della
    convenzione  stipulata  tra  il  gruppo  donatori  volontari
    sangue - Fides di Paternò e l'A.U.S.L. n. 3 di Catania.
      - Assessore Sanità
      ***
    Basile Filadelfio
                          ----------------

      N. 2639 - Provvedimenti volti a  sollecitare  l'assunzione
    con       richiesta  nominativa  da  parte  dell'Ufficio  di
    collocamento di Palermo, di lavoratori addetti alle  pulizie
    presso l'Istituto 'Principe di Palagonia'.
      - Assessore Lavoro
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Virzì Gioacchino
                          ----------------

      N.  2640  -  Provvedimenti  relativi  all'attivazione  del
    Servizio      di  pronto  intervento  '118'  nel  territorio
    dell'Isola.
      - Assessore Sanità
      ***
    Virzì Gioacchino
                          ----------------

      N. 2641 - Provvedimenti relativi alla nomina di commissari
    'ad acta' presso il Comune di Palermo e l'ente
    'Sant'Orsola'.
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Virzì Gioacchino
                          ----------------

      N. 2642 - Notizie sulle competenze regionali in ordine  ai
    provvedimenti   di  assegnazione  dei  dipendenti  regionali
    presso altri uffici.
      - Assessore Enti Locali
      ***
    La Grua Saverio

    ANNUNZIO DI INTERPELLANZA

      N. 316 - Opportune iniziative allo  scopo  di  porre  fine
    alle carenze strutturali  e  di  personale  presenti  presso
    l'ospedale 'Papardo' di Messina.
      - Presidente Regione
      - Assessore Sanità
      ***
    Forgione Francesco
                          ----------------

                   ANNUNZIO DI MOZIONI

      N. 281 - Interventi per la salvaguardia delle
    professionalità e del  personale  della  sezione  decentrata
    dell'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro  (IST)  di
    Genova presso l'Azienda Policlinico di Messina.
      Ricotta  Michele;  Virzì  Gioacchino;  La  Grua  Saverio;
    Scammacca Della Bruca Guglielmo; Briguglio Carmelo
    Presentata il 23/12/98

                          ----------------

      N.   282  -  Appello  per  evitare  che  si  proceda  allo
    smantellamento degli ordini professionali.
      Pagano Alessandro;  D'Aquino  Antonio;  Fleres  Salvatore;
    Croce Antonino; Beninati Antonino
    Presentata il 23/12/98

                          ----------------

     PRESIDENTE.   Comunico  che  è   pervenuta   dal   Comune   di
  Marianopoli, una mozione,  approvata  all'unanimità dal Consiglio
  comunale il 27 novembre 1998, in  cui  si  fa  voti all'Assemblea
  regionale  siciliana  affinchè   provveda   con   apposito   atto
  amministrativo  all'impinguamento   del   capitolo   di  bilancio
  occorrente per finanziare le  somme  necessarie per assicurare la
  continuità del lavoro agli ex articolisti  almeno fino al mese di
  marzo 1999, e affinchè, con un  provvedimento  ad  hoc, cerchi di
  risolvere definitivamente l'annoso  problema  della pletora degli
  ex articolisti.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Ai  sensi  del  nono comma dell'articolo 127 del Regolamento
  interno,  do  il  preavviso  di 30 minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento  elettronico che dovessero aver
  luogo nel corso della presente seduta.

       Onorevoli  colleghi,   a   nome   dell'Assemblea   regionale
  siciliana,  intendo portare  il  saluto  all'Istituto  'Galilei',
  scuola media di Raffadali, che  con la sua presenza testimonia la
  vicinanza  del  mondo   della  scuola  all'attività  parlamentare
  dell'Assemblea regionale siciliana.  Ai  ragazzi  intervenuti, al
  corpo  docente  e  al corpo dirigenziale della scuola, rivolgo il
  saluto dell'Assemblea regionale siciliana.

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


    SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL  DISEGNO  DI  LEGGE  <<SCHEMA  DI
    DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE  DA  SOTTOPORRE  AL  PARLAMENTO
    NAZIONALE  AI SENSI DELL'ARTICOLO  18  DELLO  STATUTO,  RECANTE
    'MODIFICHE DELLO STATUTO  DELLA  REGIONE  SICILIANA CONCERNENTI
    L'ELEZIONE    DIRETTA    DEL    PRESIDENTE    DELLA    REGIONE,
    L'AUTOSCIOGLIMENTO   DELL'ASSEMBLEA,  L'INIZIATIVA  LEGISLATIVA
    POPOLARE  E  COMUNALE  ED   I   REFERENDUM   REGIONALI'>>  (NN.
    2-94-144-152-177-705-708-758-NOME STRALCIATE/A)

     PRESIDENTE.  Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
  Discussione dei disegni di legge.
       Si procede  con  il seguito della discussione del disegno di
  legge  posto   al   punto   1):  <<Schema  di  disegno  di  legge
  costituzionale  da  sottoporre  al  Parlamento nazionale ai sensi
  dell'articolo  18 dello Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto
  della   Regione  siciliana  concernenti  l'elezione  diretta  del
  Presidente   della  Regione,  l'autoscioglimento  dell'Assemblea,
  l'iniziativa  legislativa  popolare  e  comunale  ed i referendum
  regionali'>>        (nn.       2-94-144-152-177-705-708-758-Norme
  stralciate/A).
       Invito i componenti la  Commissione  speciale per la riforma
  dello  Statuto  e  le  riforme  istituzionali  a  prendere  posto
  nell'apposito banco.
       Nella discussione generale è  iscritto a parlare l'onorevole
  Mele. Ne ha facoltà.

    MELE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi, siamo finalmente
  giunti alla tappa direi più importante di questa XII legislatura,
  cioè a dire la riforma  della Regione, in particolare la modifica
  dello Statuto siciliano relativamente  alle  modalità di elezione
  del Presidente della Regione siciliana e dei deputati.
       Anche questa volta, pur con  tutte le tensioni ed i problemi
  istituzionali che hanno animato  questa istituzione regionale, il
  nostro Gruppo parlamentare ritiene  che,  ancora  una  volta,  la
  Sicilia può fare da  battistrada rispetto alla riforma nazionale,
  rispetto alle altre regioni.
       La Sicilia, infatti, sarebbe  - qualora questo Parlamento la
  esitasse - la prima regione  a  prevedere  nel proprio Statuto la
  elezione diretta del Capo  della  Regione  siciliana, anticipando
  così in parte la riforma che attende l'intero Paese.
       Tutto  ciò sarebbe un  modo,  evidentemente  esplicito,  per
  valorizzare  al  massimo  quella   che   è  la  nostra  autonomia
  statutaria che purtroppo in questi  ultimi  anni  è stata sovente
  più affondante che propulsiva  rispetto  all'utilizzo  che  della
  stessa se ne è fatto.  A  questo  proposito  vorrei ricordare che
  dalle   tesi   discusse,   a   partire   proprio   dal   problema
  dell'Autonomia della Regione siciliana, in Commissione bicamerale
  ed  al Parlamento nazionale,  alcuni  parlamentari  nazionali,  e
  ricordo in particolare  l'attuale  vicepresidente  del Consiglio,
  onorevole   Sergio   Mattarella,    furono   spinti,   vista   la
  degenerazione proprio  dell'utilizzo dell'Istituto autonomistico,
  a pensare ad una rivisitazione  di questo Istituto pensando anche
  di  riportare  le  cinque   regioni   a  statuto  speciale  nella
  ordinarietà tra le altre regioni italiane.
       Dicevo   prima   che  la  nostra  Regione  ha  saputo  anche
  utilizzare, in alcuni casi in termini fortemente positivi, questa
  propria   autonomia.   Ricorderemo   a  questo  Parlamento, e  lo
  ricordiamo   tutti  noi, la  svolta  epocale  operata  attraverso
  l'approvazione  della  legge  n.  7,  cioè la legge sull'elezione
  diretta  del sindaco, una legge che anche in questo caso ha fatto
  da   apripista   allo   Stato   italiano  affinché  il  principio
  dell'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province
  venisse esteso a tutte le altre regioni italiane.
       Oggi  occorre,  come  si  è  detto nei mesi precedenti sulla
  stampa, un nuovo, tra virgolette,  sindaco  per  la  Sicilia,  un
  nuovo Presidente della Regione  eletto  direttamente  dal  popolo
  siciliano.
       Siamo   molto   contenti  che  il  dibattito  sulle  riforme
  istituzionali sia uno dei temi sui quali il Governo Capodicasa si
  stia  cimentando  in questi giorni. Siamo convinti che, comunque,
  questa   riforma,   signor   Presidente,   va  fatta  dall'intero
  Parlamento,  e va fatta  dall'intero  Parlamento  con  una  ampia
  maggioranza in grado di  assicurare  governabilità  alla  Regione
  siciliana.  Ritengo, infatti - e sento  il  dovere  di  dirlo  ai
  colleghi dell'opposizione - che su  questa  riforma  io non credo
  che  esistano maggioranze  o  opposizioni  precostituite,  esiste
  piuttosto  un intero Parlamento che  ha  il  dovere  di  portarla
  avanti con una maggioranza più ampia possibile.
       Un   noto   costituzionalista   siciliano,   il   professore
  Pitruzzella,  su  un  fondo  pubblicato nei giorni scorsi  su  un
  giornale regionale divideva i deputati di Palazzo dei Normanni in
  modernizzatori  istituzionali   e   conservatori   istituzionali,
  attribuendo evidentemente all'una  e  all'altra categoria volontà
  politiche  precise  ma  andando   sicuramente   al  di  là  degli
  schematismi ideologici e delle singole appartenenze.
       L'iniziativa  che  oggi  ci  proponiamo è,  appunto,  quella
  relativa  ai temi delle riforme istituzionali ed  in  particolare
  alla modifica dello Statuto della Regione siciliana.
       Pur   conservando  lo  Statuto  siciliano   un   significato
  originale ed un impianto costituzionale siamo convinti che questo
  Statuto  oggi,  in parte, debba essere riscritto in  alcuni  suoi
  passaggi   fondamentali. E' piuttosto  uno  Statuto  che  vincola
  strettamente  la  forma di  Governo  a  quella  parlamentare  che
  appunto blinda, come viene  detto, l'Organo assembleare che credo
  è  l'unico  nel  nostro   Paese   che  abbia  l'impossibilità  di
  autodeterminarsi,   per   esempio,   rispetto   al   tema   dello
  scioglimento determinando in questo senso un vuoto impressionante
  di democrazia partecipativa rispetto ai cittadini.
       Riteniamo importante allora che questa  Assemblea  regionale
  dia  priorità ad una legge-voto diretta al  Parlamento  nazionale
  che  poi  possa, secondo  le  modalità  previste  dallo  Statuto,
  procedere alle riforme definitive.
       Signor Presidente, il Gruppo parlamentare MD  - La Rete - AD
  ha dato un contributo  determinante, riteniamo, su questa materia
  prima in Commissione Statuto presentando  un disegno di legge che
  ha affrontato con le  varie  sfaccettature  la modifica, appunto,
  delle norme statutarie  in  riferimento all'assetto istituzionale
  dell'Organo assembleare, dell'Organo  regionale di Governo nonché
  all'introduzione delle forme di partecipazione popolare, le varie
  forme referendarie, ed alla  parte  relativa  anche  alle risorse
  finanziarie che crediamo sia uno dei nodi principali nel rapporto
  tra Stato-Regione.
       Oggi è stato esitato dalla Commissione Statuto un disegno di
  legge che indica in maniera, oserei  dire,  per  usare un termine
  moderno, minimalista alcune indicazioni  che  bisogna,  a  nostro
  parere,   ulteriormente   riempire   di   contenuto   e   bisogna
  ulteriormente dare forza a quelle  che  sono  le  indicazioni che
  vengono oggi dal disegno di  legge che proviene dalla Commissione
  speciale  per  la  riforma  dello   Statuto   e  per  le  riforme
  istituzionali.
       In  particolare, il  primo  punto  riguarda  l'elezione  del
  Presidente della Regione e della Giunta di Governo.  Oggi  esiste
  il vincolo costituzionale che impedisce, appunto,  di  modificare
  la  forma  di elezione, di designazione e nomina  del  Presidente
  della Giunta. L'attuale riforma  prevede piuttosto la proposta di
  consentire che il Presidente della  Regione  sia eletto dal corpo
  elettorale  e  che questi  possa  nominare  direttamente  la  sua
  Giunta. Evidentemente, questa proposta si scontra con l'esistenza
  di norme statutarie che  attualmente vincolano rigidamente questa
  parte della forma di Governo  della  Regione. Infatti, come tutti
  sappiamo,  l'articolo  9 dello  Statuto  recita:  "Il  Presidente
  regionale e gli assessori  sono  eletti  dall'Assemblea regionale
  nella sua prima seduta e nel  suo seno a maggioranza assoluta dei
  voti segreti dei deputati. La  Giunta  regionale  è  composta dal
  Presidente regionale e dagli  assessori. Questi sono preposti dal
  Presidente   regionale    ai   vari   rami   dell'Amministrazione
  regionale".   Come  vediamo,  rispetto  alle  Regioni  a  statuto
  ordinario, lo Statuto regionale  impone  un  ulteriore  vincolo e
  cioè la votazione a scrutinio segreto.
       Per quanto riguarda, invece, la composizione della Giunta la
  scelta per  il modello parlamentare è rinforzata dal fatto che il
  Presidente  della  Regione  propone gli assessori ai singoli rami
  dell'Amministrazione  regionale  in modo che poi l'Assemblea voti
  contestualmente  sia  l'elezione  del  Presidente  che l'elezione
  della  Giunta.  Le  disposizioni   sul   Governo  regionale  sono
  completate dal successivo articolo  10  dello  Statuto per quanto
  riguarda i casi di  dimissioni,  impedimento,  incapacità o morte
  del Presidente della Regione.
       Il disegno di legge che oggi  arriva in Aula stabilisce - ed
  è la parte che il  nostro Gruppo parlamentare ritiene sicuramente
  la  più  importante -  il  principio  dell'elezione  diretta  del
  Presidente della Regione da parte  del corpo elettorale, nonché -
  altra cosa che noi  riteniamo fondamentale - dell'autonoma nomina
  e revoca degli assessori, tra  cui  del  vicepresidente, da parte
  del Presidente della Regione.  Noi riteniamo che questi due punti
  siano, signor Presidente, due  punti  centrali e nevralgici della
  variazione   dello    Statuto.   L'introduzione   del   principio
  dell'investitura popolare diretta  del  Presidente  della Regione
  equivarrebbe    a    una     vera     e    propria    rivoluzione
  politico-costituzionale.
       Evidentemente, il  tema dell'elezione  diretta  poi  ha  una
  sfilza  ed una grande serie  di  sfaccettature  una  delle  quali
  risulta essere un dato sul quale peraltro in questi giorni stiamo
  tutti  dibattendo  sulla  stampa,   il  principio  relativo  alla
  compatibilità o meno tra la  carica  di  assessore  della Regione
  siciliana  e  la carica di  deputato  di  questo  Parlamento.  Su
  questa questione il nostro Gruppo parlamentare è stato deciso nel
  proporre il livello di incompatibilità  assoluta tra la carica di
  deputato e la carica di assessore.  Noi  riteniamo  -  l'ha detto
  l'onorevole Piro quando faceva  parte della Commissione Statuto e
  l'abbiamo ribadito noi vari parlamentari  - che questo tema debba
  essere  anche inserito nella  norma  statutaria  e  quindi  nella
  riforma costituzionale.
       Noi  riteniamo che questa incompatibilità possa essere posta
  direttamente nella revisione costituzionale  e  non  nella  norma
  elettorale. Evidentemente  occorre  prevedere  contestualmente al
  Presidente della Regione l'elezione  diretta,  così come avviene,
  dell'Assemblea regionale siciliana. In  questo  senso  il  nostro
  disegno di legge presentato  in  Commissione  Statuto ha ritenuto
  che l'attuale assemblea fosse  anche  in  parte sovradimensionata
  rispetto al numero dei  parlamentari.  Probabilmente  una  nostra
  tesi,  una  possibile  riduzione   del  numero  dei  parlamentari
  renderebbe certamente più agevole  e  spedita  la definizione del
  sistema elettorale che secondo noi dovrebbe indirizzarsi - questa
  è una sola proposta da  discutere  poi  con  legge  evidentemente
  ordinaria, così pensiamo noi  -  verso  collegi  uninominali  con
  ambiti  territoriali  di  riferimento   per  la  selezione  della
  rappresentanza parlamentare.
       Vogliamo   anche   immediatamente  dire  che  non  riteniamo
  opportuno   che   si  debba  fissare  nello  Statuto  il  sistema
  elettorale  da scegliere. Questo può andare sicuramente, sempre a
  nostro  parere,  evidentemente,  con  una revisione della riforma
  elettorale. In particolare, se questo tema venisse inserito nella
  riforma  dello  Statuto,  se  ciò venisse fissato nello Statuto e
  successivamente  volessimo  modificarlo  saremmo  costretti a una
  nuova  rimodifica  costituzionale. Riteniamo, infatti, che questo
  tema  debba  essere piuttosto delegato ad una legge separata, una
  legge   ordinaria,   sempre  da  approvare  da  parte  di  questa
  Assemblea.  Da  parte  nostra,  vogliamo  dirlo, siamo aperti nel
  discutere  il  tipo  di  sistema  elettorale che questa Assemblea
  dovrà scegliere.  Certo, occorre  però  garantire  attraverso  il
  sistema elettorale una forte stabilità  di  Governo ed una Giunta
  forte e rappresentativa.
       Un'altra  superficiale  analisi  dell'attuale  Statuto è già
  sufficiente  anche ad evidenziare la specificità della situazione
  siciliana  rispetto  a  tutte  le  altre  Regioni, anche a regime
  speciale.  In particolare mi riferisco al tema dello scioglimento
  della Regione siciliana. D'altra  parte  il  quadro  politico  ed
  anche la situazione che si sono  creati in questa XII legislatura
  fanno capire che è d'obbligo  imporre  una  revisione delle norme
  statutarie   rispetto    alla    possibilità    di   scioglimento
  dell'Assemblea regionale siciliana.
       Le  motivazioni di questa necessità, cioè dello scioglimento
  dell'Organo  legislativo,  stanno  prima  di tutto nella crisi di
  credibilità della quale questa  Assemblea  regionale  siciliana è
  stata investita in questi anni.
       A tale crisi,  le  cui  cause  sono note a tutti, non si può
  rispondere chiudendo attualmente  gli  occhi,  chiudendosi,  come
  accade spesso nelle istituzioni,  in  un anacronistica autodifesa
  di questa ipotesi di  cambiamento.  Bisogna, infatti, ampliare le
  possibilità di intervento che  i  cittadini hanno nell'evoluzione
  di questa forma di controllo,  giungendo anche alla possibilità -
  secondo noi - di  scioglimento anticipato dell'Assemblea elettiva
  quando questa, tra virgolette, entra  in  crisi,  entra  in crisi
  interna per crisi di  funzionamento,  crisi  di  credibilità  nei
  confronti dei cittadini, etc.
       L'attuale articolo 126 della  Costituzione  definisce i casi
  in  cui è possibile  giungere  allo  scioglimento  del  Consiglio
  regionale.  Le cause sono varie,  come  tutti sappiamo, per gravi
  violazioni,  per dimissioni, per  impossibilità  di  formare  una
  nuova maggioranza, una maggioranza  che  non sia evidentemente in
  grado  di far funzionare  il  Parlamento.  Può  essere,  altresì,
  sciolto  il  Parlamento  per   ragioni   di   pubblica  sicurezza
  nazionale.
       Le  varie  regioni  a  statuto speciale accolgono nella loro
  sostanza gli stessi principi del dettato costituzionale. Volendo,
  a  nostra  volta,  puntualizzare  questo  passaggio nello Statuto
  della  Regione  Sardegna, all'articolo 50, ma anche nello Statuto
  della Valle  d'Aosta  come  quello  del  Friuli Venezia Giulia si
  parla,  piuttosto,  di impossibilità di funzionamento senza porre
  alcuna specificità sul concetto di impossibilità.
       E'  nettissima,  dunque,  la  diversità  dello Statuto della
  Regione  siciliana  con  lo Statuto delle altre regioni italiane,
  così come  è  nettissima  la  differenza  tra  la  possibilità di
  scioglimento  dell'Assemblea regionale siciliana con quella delle
  altre regioni italiane.
       Conosciamo  oggi  la  farraginosità della procedura prevista
  dallo  Statuto della Regione siciliana che risulta, appunto, come
  dicevo  prima  blindare  la   Regione   siciliana.   E'  il  solo
  Commissario dello Stato che propone  oggi  al Governo dello Stato
  lo scioglimento dell'Assemblea  regionale  siciliana.  Il Governo
  nazionale, a sua volta, non è  il solo soggetto, come sappiamo, a
  decidere sulla possibilità di scioglimento  ma  a  sua  volta poi
  porta  dinanzi  alla  Camera dei  deputati  ed  al  Senato  della
  Repubblica la decisione ultima.
       Il  nostro  Gruppo  parlamentare,  in  questo senso, volendo
  estendere  al massimo il concetto di democrazia partecipativa, ha
  introdotto  nel  disegno  di  legge che abbiamo presentato, aveva
  pensato  nel  disegno  di  legge  da  noi proposto l'introduzione
  dell'iniziativa   di   legge  popolare  mediante  possibilità  di
  presentazione   di   disegni  di  legge  sottoscritti  da  almeno
  cinquemila elettori.
       Il  senso  della  norma  può  riassumersi  nella possibilità
  maggiore di  raccordo  diretto  tra il popolo e la rappresentanza
  istituzionale  di  mobilitazione  di  proposta  dei  gruppi della
  società civile,  di proposta da parte dei cittadini nei confronti
  del Parlamento della Regione siciliana.
       Ad  oggi  dobbiamo  dire,  signor Presidente, che la Regione
  siciliana   è  l'unica  delle  regioni  italiane  a  statuto  sia
  ordinario che speciale ad essere priva di qualunque meccanismo di
  iniziativa popolare, di  iniziativa  referendaria.  Il  risultato
  evidente  è  che  ad  un   massimo  grado  di  autonomia  formale
  corrisponde  un  minimo   grado   di  partecipazione  democratica
  sostanziale.
       Il disegno di legge che il  gruppo parlamentare MD - La Rete
  -  AD  ha presentato  prevedeva,  peraltro,  la  revisione  degli
  articoli  36 e 38  dello  Statuto  regionale  relativamente  alle
  questioni mai risolte, ma di grandissima attualità, al limite - a
  nostro  avviso  -  della   costituzionalità.   Un  problema  che,
  peraltro,  in  questi  giorni,  in  questa  legislatura  è  stato
  affrontato  prima  -  dobbiamo   dargli  atto  -  dal  Presidente
  Provenzano, poi dall'onorevole Drago  e  oggi dall'Assessore Piro
  con grande forza. Lo Stato, infatti,  continua a non versare alla
  Regione i tributi impropriamente riscossi perché già riconosciuti
  di pertinenza della Regione.
       Giova  precisare (così ho fatto un excursus) che nel 1993 fu
  calcolata  fra  i  3.500 e i 4.000 miliardi la somma che lo Stato
  avrebbe dovuto riversare nelle casse della Regione.
       Per quanto riguarda poi l'articolo 38 dello Statuto, è ormai
  desueto,  sostanzialmente cancellato dagli obblighi assunti dallo
  Stato, e dire che, nonostante la sua formulazione, sicuramente un
  po'  arcaica,  esso  rappresenta uno strumento per realizzare una
  perequazione  fiscale  di tipo verticale da parte dello Stato nei
  confronti  della nostra Regione. Purtroppo, a partire dal 1991 il
  contributo non è stato più determinato.
       Voglio ricordare  che  tra  il  1991  e  il  1996, questo lo
  ricorda   bene   il   presidente   Provenzano,   le   imposte  di
  fabbricazione  riscosse  in  Sicilia hanno addirittura superato i
  17.000 miliardi di lire. Dall'altro canto la politica restrittiva
  dello Stato  ha comportato gravissimi sacrifici finanziari per la
  nostra Regione,  basti  considerare che per effetto delle manovre
  di contenimento negli  anni  tra  il 1990 e il 1995 la Sicilia ha
  ricevuto  un minore trasferimento per 5.136 miliardi che, sommati
  al  mancato  introito dell'articolo 38 ed ai maggiori esborsi per
  il  Fondo sanitario, hanno portato una minore disponibilità della
  Regione alla cifra sbalorditiva di circa 26.500 miliardi di lire.
       Queste  considerazioni  ritengo, signor Presidente, ci hanno
  portato ad  affermare  che  da  un  federalismo  fiscale giusto e
  solidale, noi  riteniamo che la Sicilia non abbia nulla da temere
  o  nulla   da   perdere.   Ma   ritorniamo  al  punto  nevralgico
  dell'attuale  legge:  riteniamo  che  questo  punto  centrale sia
  prioritario e fondamentale rispetto alla revisione dello Statuto,
  che venga sancita inderogabilmente la norma relativa all'elezione
  diretta   del  presidente  della  Regione,  nonché  sulla  totale
  incompatibilità,  è  quello  che noi sosteniamo, tra la carica di
  assessore e quella di deputati regionali.
       Oggi  riteniamo  che  il  testo  all'esame  dell'Assemblea è
  suscettibile,  evidentemente, di cambiamenti positivi, prevedendo
  in   particolare   la  contestualità  dell'elezione  diretta  del
  presidente  della  Regione e dell'Assemblea  regionale,  tanto da
  garantire  al  presidente della Regione siciliana una maggioranza
  di governo in grado di affidare ad esso una governabilità reale e
  non fittizia  come  purtroppo spesso avviene nel caso dei sindaci
  eletti nella Regione siciliana.
       Ritengo  che  già  l'inizio  della discussione generale, già
  iniziato  prima  delle  vacanze  natalizie,  segni  certamente un
  passaggio storico rispetto alla valenza ed alla portata di questa
  riforma.
       Riteniamo  opportuno  da  parte nostra che l'Assemblea debba
  concludere - e questo lo dico al Governo, alla maggioranza, ma lo
  dico anche all'opposizione - con l'approvazione di questo disegno
  di legge prima dell'inizio della sessione di bilancio.
       Il nostro gruppo, signor Presidente, parteciperà attivamente
  affinché  questo Parlamento, al di là delle maggioranze, al di là
  del Governo, al di là  dell'opposizione, con un'ampia maggioranza
  possibile  nel coinvolgimento totale,  ripeto  prima  dell'inizio
  della  discussione generale sulla  legge  voto,  possa  approvare
  questa  legge,  che  possa  dare   un   segnale  determinante  ed
  importante e possa fare ricordare positivamente questa dodicesima
  legislatura.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono iscritti ancora a parlare
  gli  onorevoli  deputati  Bufardeci,  Pagano,  Ortisi,  Beninati,
  Leontini,  Scalici,  Nicolosi,  Costa,  Spagna,  Speziale, Croce,
  Martino, Cintola,  Granata,  Briguglio.
       Si sono  già  iscritti  a parlare sulla discussione generale
  dell'articolo 1 gli onorevoli Calanna, Ricevuto, Zanna.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha facoltà.

     ORTISI. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole presidente
  della Regione, onorevoli colleghi, racconta Erodoto che il grande
  Dario,  quando  cominciò la prima  spedizione  (non  comincio  da
  lontano per finire chissà quando, in un  quarto  d'ora mi sbrigo)
  perché  attraversasse la Grecia  per  raggiungere l'Africa, formò
  un esercito molto eterogeneo, e di questo esercito facevano parte
  anche greci dell'Asia minore, i quali,  in quanto tali, pensavano
  che  Delfi  fosse  l'ombelico del mondo e  che  tutti  gli  altri
  fossero  'barbaroi' cioè balbuzienti, cioè incivili. E una volta,
  appunto per  questo, chiamò alcuni greci, li fece sedere alla sua
  sinistra, e  alcuni  indiani  galati  e  li  fece sedere alla sua
  destra. E  chiese  ai  greci:  'Di grazia, a quale prezzo anziché
  seppellire  i  vostri padri, come fate normalmente, li mangereste
  una volta morti?' I greci gridarono:  'obbrobrio' (obbrobrio è un
  sostantivo  che ho ascoltato in quest'Aula), 'obbrobrio'. 'Non vi
  accanite, sedete' e chiese agli indiani galati, subito dopo: 'voi
  invece a quale prezzo anziché  mangiare i vostri padri, come fate
  normalmente dopo che sono morti, li seppellireste?' E gli indiani
  galati risposero: 'ma che significa seppellire?'.
       Ecco, basterebbe questo racconto  di  Erodoto  per suggerire
  almeno alla nostra Aula la possibilità di  abbassare  i  toni, di
  non  adoperare  termini  dispregiativi   tipo  'obbrobrio',  tipo
  'delirio', da una parte nei confronti di  chi  non la pensa nella
  stessa  maniera,  perché  certo facciamo la  figura  un  po'  dei
  ridicoli  quando  pensiamo  che  a   fronte  di  una  discussione
  intellettuale in corso nel mondo occidentale che di nuovo mette a
  repentaglio il rapporto fra  fas  et  ius, e a fronte di un fatto
  non più antropico ma  storico questa volta, cioè del fatto che la
  storia ripassa  dal  Mediterraneo,  noi  per  un'azione, in fondo
  contingente o di media  durata,  qual è quella della legge voto e
  di quello che decideremo in merito, ci affrontiamo con giudizi di
  carattere definitivo,  a  volte  tagliente,  qualche  volta anche
  smisuratamente offensivo,  parlando  di un argomento che in fondo
  appartiene al  contingente,  apparterrà forse alla storia ma sarà
  un piccolo segmento della storia regionale.
       Tutto  ciò che non è naturale,  ma  culturale,  cioè  frutto
  dell'azione  e  dell'intelligenza  e  dell'idea  dell'uomo  è  il
  segmento, cioè un momento iniziale e un  momento  finale.  E come
  tale non può consentire a nessuno di  noi  di  esprimere giudizi,
  dicevo, eccessivi.
       Qui oggi trattiamo non di un sistema in assoluto migliore di
  un altro o peggiore di un altro, ma  di  un  sistema  usurato che
  dobbiamo sostituire semplicemente perché  non  risponde  più alle
  esigenze di una società che si avvia al 2000.
       Il sistema che si vorrebbe difendere, fondamentalmente, solo
  parzialmente modificandolo, non è che sia  peggiore di quello che
  vorremmo proporre in quest'Aula, forse  altrove  andrà e potrebbe
  andare a sostituire il sistema del  quale  stiamo  trattando come
  del   sistema  migliore,  relativamente   migliore,   di   ordine
  cronologico, storico, non di ordine assoluto, e  farlo in maniera
  dignitosissima.
       Noi siamo convinti che con questo sistema andiamo a proporre
  si possa contemporaneamente raggiungere  il  massimo possibile di
  fattività con il massimo possibile di partecipazione democratica,
  senza giudizi fideistici ma pragmaticamente laici.
       Ora, il primo obbiettivo si può  raggiungere con l'azione di
  un esecutivo stabile, messo nelle  condizioni  di  programmare la
  lunga  durata, mentre il secondo  obiettivo  si  può  raggiungere
  riportando a votare i cittadini disamorati dalla politica che per
  la maggior parte non si sentono  rappresentati da partiti, "absit
  iniuria verbis" non voglio dare giudizi ma sono constatazioni che
  dall'estrema   destra   all'estrema   sinistra   oggi   sono   in
  circolazione fra le due sponde dell'Atlantico da partiti figli di
  ideologie di impianto ottocentesco,  incapaci  oggi  di  leggere,
  capire, guidare, come prima invece,  una  realtà  così  complessa
  come quella del duemila.

     FORGIONE. Per  l'estrema  sinistra  faccia  parlare  l'estrema
  sinistra.

     ORTISI. Io  sto  parlando  di  una  dimensione  culturale  che
  precede  sempre la dimensione politica. E  allora  per  farle  un
  esempio  parlo da Fukujama(?) all'ultima  fatica  di  Rodotà  "La
  tecnologia della politica" ottobre  1996. Rodotà, notoriamente un
  uomo di sinistra, non penso che sia un uomo  di destra a meno che
  lei  non  consideri  di  sinistra   soltanto   Castro.  Io  parlo
  soprattutto di dimensione culturale.

     FORGIONE. Lei non  l'ha  letto  tutto,  difende  il valore dei
  partiti e della democrazia.

     ORTISI. Credo che l'impianto  ottocentesco delle ideologie che
  sottende alla formazione dei partiti  non  poteva  prevedere,  se
  parliamo  di  fatti storici e non di  fideismo,  una  realtà  del
  duemila  che nei libri da Marx a  De  Gasperi  a  Nietzsche,  non
  potevano essere il microsoft o i problemi  di  bioetica. Non sono
  trattati  dagli ideologi dei quali  stiamo  parlando,  tutto  qua
  senza nessuna pretesa di giudizio.
       Dicevo,  dei   partiti   figli   di  ideologie  di  impianto
  ottocentesco, incapaci  di  leggere,  capire, guidare, una realtà
  così complessa come quella del duemila.
       L'elezione diretta  del  Presidente  della  Regione potrebbe
  spingere al voto  molti  cittadini che non si sentono di delegare
  ad altri tale scelta.
       Certo,  questo  deve  avvenire   con   tutti  i  contrappesi
  dell'abbisogna, non è che le perplessità di alcuni colleghi, come
  l'onorevole Forgione, non ci trovino d'accordo.
       Il rischio di un eccesso di potere concentrato nelle mani di
  una persona va evitato, anche se devo dire per rispetto di quello
  che sta accadendo oggi, per  effetto  della legge n. 35 non è che
  siano i sindaci  a  mandar  via  gli  assessori, è esattamente il
  contrario. Sono le  segreterie  dei partiti che chiedono dopo tre
  mesi ai vari sindaci di modificare i nomi degli assessori in base
  ai mutevoli  equilibri  interni,  nessun  sindaco  vuole  mandare
  nessuno della sua  squadra, sono  i  partiti che dicono: "guarda,
  sostituisci per favore ..." ma basterebbe per questo rivedere con
  intelligenza le  ragioni  della  legge  7 del 1992, correggendone
  l'impostazione per  realizzare  una  forma  di  poter  duale  che
  appartiene  alla   migliore   tradizione   della   nostra  storia
  istituzionale. Senza isterismi preconcetti, senza quei pregiudizi
  che hanno prodotto le incongruità,  lo  denunciammo,  voce  quasi
  singola, della legge 35, frutto del  politico  interessato  e non
  del legislatore sereno;  senza previsioni apocalittiche ma con un
  lavoro certosino di profilo modesto,  se volete, potremmo davvero
  segnare un passo anticipatore rispetto all'impegno del Parlamento
  nazionale ed inserirci fattivamente  fra  coloro che preferiscono
  fornire risposte ai lamenti di  qualche  collega sulla democrazia
  malata, piuttosto che soluzione al grande  dibattito  che oggi si
  sta sviluppando fra le due  sponde  dell'oceano  Atlantico  sulla
  pretesa fine della storia; con modestia, ma con la consapevolezza
  di  poter  dare  un  contributo   vero   al  miglioramento  delle
  condizioni  di  vivibilità della nostra  Terra.  Ci  si  consenta
  un'appendice davvero atticista, signor  Presidente, nei confronti
  dei colleghi che ancora si ostinano  a  distribuire  giudizi così
  definitivi sui sindaci della nostra terra.
       Colleghi, siete solo ingiusti. Grazie.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
  facoltà.

     PAGANO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  oggi  forse
  sarebbe il caso di interrogarsi su come poter sintetizzare questo
  intervento, o meglio questa serie di interventi.
       Io   penso   che  potremmo   così   sintetizzarli:   abbiamo
  l'opportunità storica, di potere scegliere  tra uno Stato moderno
  o uno Stato arcaico, ottocentesco;  penso che la grande sfida, il
  grande momento che stiamo vivendo si  può  sintetizzare in questa
  frase e dobbiamo necessariamente spiegare perché  siamo di fronte
  a un dilemma e abbiamo il dovere  quindi  di  fare  delle  scelte
  chiare, precise in questo senso.
       Nel 1946 questo sistema elettorale che tutt'oggi vige, aveva
  un senso, ma oggi assolutamente no.
       Vi  invito  cari colleghi a  capire  che  significa  sistema
  proporzionale e cosa significa sistema maggioritario.
       Il  sistema  proporzionale  descrive  sicuramente  il  corpo
  elettorale, nel senso che le percentuali  nella  sua più completa
  dimensione vengono perfettamente identificate  e quindi come tali
  vengono garantite sicuramente anche  le  rappresentanze, anche le
  più piccole, quelle che  statisticamente,  elettoralmente sono le
  più piccole.  Il sistema proporzionale tiene  conto  di  tutte le
  decisioni,  non  potrebbe  essere  diversamente,  ma  il  sistema
  proporzionale, diciamo anche la verità, è  quel  sistema  che  ha
  generato la clientela, quel sistema che  ha generato quel sistema
  che tutt'oggi è uno dei mali della nostra società
       Il  sistema   maggioritario   invece   premia  i  vincitori,
  sicuramente,  assicura   la  governabilità  non  ci  sono  dubbi,
  permette di decidere e, al contrario del sistema proporzionale ha
  un elettorato di opinione;  nel senso che,  per  vincere  con  il
  sistema maggioritario non è  necessario  soltanto  avere  qualche
  voto  di  amico ma è soprattutto  indispensabile  avere  un  voto
  complessivo,  il  voto  cosiddetto  di   opinione,  che   si  può
  conquistare solo se la propria politica o la politica del proprio
  gruppo, del proprio partito è  stata finalizzata soprattutto alla
  ricerca del bene comune.
       Oggi il sistema proporzionale non ha  più  senso  perché  il
  paese si è trasformato ed esige un  sistema  diverso,  appunto il
  maggioritario.   Il  distacco  tra  parlamentari  e  paese  reale
  infatti  sta  proprio  qui. Molti, moltissimi,  sono  eletti  con
  migliaia di voti, poche migliaia di voti,  diciamo  la  verità, e
  tutto sommato hanno un distacco netto con il paese reale. Diverso
  invece  sarebbe se potessero contare su  decine  di  migliaia  di
  voti,  sulla  corposa  quantità necessaria  per  un  sistema  che
  evidentemente  è caratterizzata dalla ricerca  del  voto  in  più
  rispetto alla coalizione avversaria.
       Il  sistema  proporzionale, diciamo  la  verità,  ha  creato
  regnanti che oggi ritengono di decidere  sul popolo siciliano; ma
  il popolo la pensa in maniera diversa.
       Il maggioritario è  un  dato  culturale  che  fa parte della
  nostra realtà, è entrato  nella testa della gente, la gente vuole
  stabilità, governabilità,  quindi  dobbiamo  cambiare  in fretta,
  questa Regione utilizzando quelle che sono le volontà complessive
  che sono appunto quelle che la gente ricerca e vuole.
       Non potrebbe essere diversamente, il Parlamento ha motivo di
  esistere  in   quanto   rappresentanza  della  gente,  in  quanto
  rappresentanza del popolo,  ma  nel  momento stesso in cui questo
  distacco avviene, nel  momento stesso in cui c'è la divaricazione
  tra il paese  reale  e la rappresentanza politica, ricominciano i
  mali di una Nazione, di una Regione.
       Cari  colleghi,  non  abbiamo  molto  tempo,  nel  2007,  la
  Sicilia,  diventerà  obiettivo  "2",  cioè  cederemo  a  Romania,
  Ungheria, Albania, la nuova frontiera,  in  altre parole cederemo
  quello  che sarà l'obiettivo "1". In  altre  parole  la  Comunità
  Europea   riconoscerà  quelle  regioni   come   le   regioni   da
  privilegiare, da aiutare nella ricerca di  uno sviluppo che prima
  di essere economico e soprattutto sociale. Allora se siamo classe
  dirigente, cioè se riteniamo di avere a  cuore  il  destino della
  nostra gente, è indispensabile che oggi e  mai  come oggi abbiamo
  il dovere di poterlo dimostrare.
       Io chiedo espressamente, signor  Presidente, che  tutti i 90
  deputati si vengono a pronunciare su  questi  scanni,  in maniera
  chiara precisa puntuale e soprattutto decisa, ciascuno non si può
  nascondere  dietro  un  cono d'ombra e  proprio  per  questo  non
  dichiarare  apertamente quelle che sono le  volontà  di  voto, il
  margine alla ricerca di un'autentico  sistema  che rappresenta la
  gente oppure il sistema che rappresenta una oligarchia.
       Oggi dobbiamo approvare questa legge  voto  secondo  il  mio
  parere e non soltanto il mio ma anche del  mio  gruppo, una legge
  voto che possa revisionare la Costituzione  al  fine  di blindare
  questa modifica.  Qualcuno, qualche  collega  anche  illustre che
  stimo  personalmente,  ha  avuto modo  di  dire  nelle  settimane
  precedenti che, in verità, non era necessario  tutto  ciò, che si
  poteva operare all'interno di una legge ordinaria.
       Ma, signori,  noi sappiamo bene che questa Assemblea, troppo
  spesso ha cambiato leggi ordinarie che sicuramente andavano bene,
  che sicuramente erano ottimali.
       Ed abbiamo avuto la capacità di peggiorare quello che invece
  buono era.
       Come non  ricordare  la  legge  sui  sindaci che sicuramente
  rappresentava un modello di chiarezza. Ed invece abbiamo avuto la
  capacità  di  portare  questa  legge  ad  un  peggioramento,  con
  un'unica  scheda   che   ha   creato  confusione,  malcontento  e
  disaffezione nei confronti  della  gente,  con tutta una serie di
  innovazioni  che  sicuramente  hanno  prodotto  danni,  come, per
  esempio, il premio di maggioranza che di fatto crea instabilità.
       Queste cose dobbiamo dircele. Se abbiamo coscienza critica e
  se vogliamo bene alla nostra gente, le dobbiamo dire
       Ed abbiamo, quindi,  il dovere sacrosanto di dire che questa
  modifica, che oggi  si  sta  discutendo,  può  avvenire  solo  ed
  esclusivamente attraverso una revisione della Costituzione.
       L'UDR sostiene che  non  ci  sono  i tempi, che in verità la
  procedura  è  talmente  lunga che non si arriverebbe, da qui alla
  fine della legislatura, a completare il tutto. Ma mi pare che non
  sia assolutamente possibile.
       L'8  luglio  1998  l'onorevole   Violante  ha  garantito  la
  Commissione, presieduta dall'onorevole Provenzano,  che  i  tempi
  saranno rispettati.
       E,  quindi,  nel  momento stesso in cui noi facciamo bene il
  nostro dovere, rispettiamo la tempistica,  avremo la certezza, la
  possibilità di potere dire che anche a  Roma la totale tempistica
  sarà altrettanto rispettata.
       E' un impegno che  si sono presi
       Mi  pare  di  potere dire che da questo punto di vista l'UDR
  sicuramente  esce  fuori  da  una  logica che non è quella che la
  gente vuole.
       Come sostenitori  del  proporzionale, tengo a precisare, che
  essi si dichiarano contro, leggo testualmente la dichiarazione di
  un loro punto di riferimento  importante,  "per  ribellarsi  alle
  tirannie della maggioranza".
       I loro avversari, in verità, rispondono che "chi respinge il
  principio  della  maggioranza cadrà, prima o poi, nell'anarchia e
  nel dispotismo."
       Ma  vale  la  pena ricordare agli amici dell'UDR, che Adolph
  Hitler  diventò  tiranno,  diventò  despota,  prese  il potere in
  Germania proprio con il sistema proporzionale.
       Un   fatto   è   certo.   Le   cause   dell'attuale  sfacelo
  politico-istituzionale, a  tutti  i  livelli, sono molteplici.
       Ma prima ancora che giuridiche le motivazioni sono di ordine
  sociale  e morale, nonché culturali, perché contro proprio questa
  visione  del mondo che si possiede, che deriva l'ordinamento, più
  o meno, a misura d'uomo o di una nazione.
       E'  indubbio   che   la   partitocrazia   si   sia  rivelata
  sperimentalmente una cancrena.
       E la partitocrazia  si è alimentata ed è cresciuta grazie al
  nostro sistema proporzionale.
       Ed  oggi,  tragicamente,  emerge  una  volontà  politica  di
  reintegrazione  di quel sistema. Sistema che, peraltro, non è per
  nulla nella mentalità della gente.
       E'  vero   che   la   disomogeneità,   la  frammentazione  è
  caratteristica del  nostro  tempo.
       E' vero che tale pluralità genera sistemi proporzionali.
       Ma  è  altrettanto  vero  che  sui  grandi  temi, quelli più
  importanti,  quelli  della famiglia, per intenderci, quelli della
  vita,  quelli  del  principio  di  solidarietà,  del principio di
  sussidiarietà,  sulla  concezione  dello  Stato, sulla libertà di
  educazione,  non  esistono  tredici  modelli diversi, ne esistono
  solo  due.  Ed  allora,  a maggior ragione, è un fatto culturale,
  prima ancora che politico, prima ancora che elettorale.
       Il bipolarismo, dicevo  poco  fa, è nella testa della gente.
       Ed  anche se per necessità e furbizia, è assente soltanto da
  parte di qualche politico.
       Dice l'ex  ambasciatore  Sergio  Romano, che recentemente su
  "Liberal" ha trattato l'argomento,  che,  leggo  testualmente, "i
  partiti stanno tornando in campo con i  loro  apparati,  le  loro
  ambizioni, la loro ingordigia, la  logica  nazionale  della  loro
  strategia.   Non  basta,  si  stanno   dividendo   e   si  stanno
  moltiplicando come amebe sotto la lente del microscopio."
       Quale è la  conseguenza  presso il corpo sociale? Perché non
  vi è dubbio che c'è una conseguenza presso il corpo sociale?
       La gente, il  nostro  punto di riferimento, quella gente che
  odia le prepotenze  partitocratiche  e  che  non  ama  per niente
  questo tentativo di restaurazione, di ritorno di fiamma di alcune
  realtà che sembravano essere ormai relegate  ai  libri di storia.
  La gente continua a essere sempre  più  disaffezionata.  Il fatto
  che non va più a votare, come ormai  tutti  i  politologi e tutti
  gli addetti ai lavori riconoscono, ne è solo uno dei parametri.
       E, mentre le  nomenclature partitocratiche discutono su come
  far tornare un sistema  che  solo  golpisticamente può tornare in
  Italia, il popolo in punta di piedi  se  ne  va e dice che non ci
  sta  Oggi si può impedire  che  la  partitocrazia  che è stata la
  cancrena dello Stato -  per usare le parole del costituzionalista
  Lorenzo Cabuara - giunga ad  essere  ancora cancrena per il corpo
  sociale, e per far 'sì che  tutto  questo  si  possa realizzare è
  indispensabile che da quest'Aula  venga fuori un segnale chiaro e
  forte.
       Noi abbiamo un disegno di legge che  è  essenziale nel senso
  che non ha arzigogolature, ha pochissimi  punti  di riferimento e
  da questo punto di vista sono talmente  pochi,  ma  sono talmente
  chiari che non possono che non essere proposti, non soltanto qui,
  in questa realtà regionale, ma anche  a  livello  nazionale, come
  esempio da portare avanti.
       Ma c'è un altro degli  esempi che oggi noi abbiamo il dovere
  di  ricordare.  Signor   Presidente,   è   stato   presentato  un
  emendamento  a  firma  addirittura  di  tre  Gruppi  parlamentari
  diversi. Uno a firma del Polo  della Libertà, da parte di tutti i
  tre partiti che lo pongono, e  io ne sono il firmatario; un altro
  a firma dell'Udr, da  parte  dell'onorevole  Leanza,  ed un altro
  ancora da parte del  Centro-sinistra, con le firme dell'onorevole
  Mele e dell'onorevole Spagna.
       Questo emendamento parla del  principio di sussidiarietà. E'
  un'altra delle frontiere su cui noi oggi ci dobbiamo confrontare.
  La differenza che esiste tra uno Stato  assistenziale e uno Stato
  sociale è da rivedere solo con un unico punto di riferimento.  Se
  vogliamo  sinteticamente,  ancora una  volta,  capire  qual è  la
  differenza tra lo Stato assistenzialistico e  lo Stato sociale lo
  possiamo sinteticamente intravedere puntando  l'attenzione  su un
  solo fattore: la persona.
       Lo Stato assistenzialistico, assitenziale dà il primato allo
  Stato. Qualsiasi intervento, più che un diritto, è visto come una
  concessione. In Italia, poi addirittura,  lo hanno sperimentato e
  scientificamente teorizzato, oltre che  realizzato,  perché  si è
  realizzato un mix incredibile, unico nel  suo  genere,  di almeno
  due partiti iperstatalisti.
       Fino  al 1990 abbiamo assistito a quello che era il fenomeno
  culturalmente  chiamato  consociativismo  che  altro  non era che
  l'abbraccio  mortale,  naturalmente  per i cittadini, da parte di
  due  partiti  statalisti:  il Partito comunista che non ne ha mai
  fatto  mistero, per storia, per concezione, per cultura, ma anche
  la Democrazia cristiana che in quanto realtà partitocratica aveva
  di  fatto  creato  le  condizioni  per  l'occupazione dello Stato
  attraverso   il  partito.  Quindi,  di  fatto  realtà  statalista
  anch'essa.
       Questo mix terribile, che poi ha trovato un nome ben preciso
  con la dizione "consociativismo", è stato il mix che ha creato la
  morte della nostra Nazione.
       Oggi quello che abbiamo  visto  in  cinquant'anni  di storia
  della Regione Siciliana si può sintetizzare in questo: Stato, nel
  nostro  caso   Regione,  assistenzialista.  Stato  assistenziale,
  Regione  assistenziale e, se è vero il dettato evangelico per cui
  dai frutti li riconoscerete, i frutti sono lì. Sono lì, sotto gli
  occhi di tutti.
       E,  oltre  a  povertà,  miseria  e  disoccupazione,  è stato
  generato  soprattutto un fattore che è sconvolgente: hanno ucciso
  le nostre intelligenze.
       Questo  Stato assistenziale, l'assistenzialismo ha distrutto
  l'intelligenza  dei  nostri  ragazzi  che non hanno più voglia di
  lavorare.  Per  cui  si legge sui giornale che imprenditori della
  Germania  scendono  giù  per voler portare su dei gessisti - cito
  l'esempio  che è accaduto anche nella mia provincia e che è stato
  ripreso  da  tutte  le  testate  nazionali - e nessuno c'è voluto
  andare  pur  avendo  un  compenso  di quattro milioni al mese più
  vitto  e  alloggio,  ma non perché  mancassero i gessisti, perché
  di  gessisti  nella  nostra  provincia  c'è  una  storia, c'è una
  tradizione   incredibile  e  ci  sono,  ma  perché  è  molto  più
  conveniente  fare il disoccupato cronico, fare il cinquantunista,
  avere  la  moglie iscritta nelle liste di disoccupazione, oppure,
  magari,  articolista e portare avanti, facendo finta di lavorare,
  un  budget familiare che in alcuni casi è anche di trenta milioni
  l'anno.
       Questo è  quello che hanno creato nella nostra realtà. Hanno
  distrutto la nostra intelligenza, la nostra voglia di lavorare ed
  hanno  creato   le  condizioni  perchè  la  nostra  Regione,  che
  potenzialmente è una  delle  più  ricche  del mondo in termini di
  capacità intellettive,  è  oggi  ai  margini  dello  sviluppo.  E
  siccome dal  2007 diventeremo obiettivo 2, come abbiamo detto, io
  prevedo dal 2007  la Colombia, l'Albania, se non avremo la forza,
  se questo Parlamento non avrà la forza di invertire la rotta.
       L'incremento  vertiginoso  della spesa pubblica, inoltre, ha
  colpito  tutti   gli  strati  della  popolazione  e,  quindi,  la
  conseguenza è  stata anche un'altra: lo stato assistenziale ci ha
  dato una  povertà  indiretta,  la  pressione  fiscale è aumentata
  sempre di  più.  Oggi  noi  lavoriamo  fino a settembre per conto
  dello Stato,  ma  in  verità  le  statistiche non sono vere, sono
  tutte 'dopate',  perchè  in verità noi lavoriamo fino ad ottobre,
  novembre, perchè  le  statistiche  non  ci  dicono  che, oltre le
  imposte dirette ed indirette, ci sono tutte quelle che riguardano
  i consumi,  cioè  tutto  quello  che  noi  paghiamo in termini di
  imposte quando  andiamo  a  comprare  il  caffè o ci compriamo la
  cravatta e  tutte  queste  cose, evidentemente, fanno parte della
  nostra tassazione  e  che, purtroppo, non viene citata da nessuna
  fonte.
       Se mettiamo tutto questo nel calderone, noi lavoriamo fino a
  settembre, fino ad  ottobre  per  conto  dello Stato. Questo è il
  dato che  noi abbiamo. La pressione fiscale straordinaria per cui
  i post-comunisti  di  oggi  non hanno bisogno di citare Proudon e
  dire che la  proprietà  è  un  furto  oppure  che non bisogna più
  favorire la  proprietà  privata,  come  diceva  Marx, non c'è più
  bisogno, perchè  il  comunismo  oggi  ha realizzato, di fatto, il
  proprio essere,  la  propria  essenza,  perchè  hanno  creato  le
  condizioni  perchè  nessuno  più  possa  accumulare  ricchezza e,
  quindi, nessuno possa avere proprietà.
       Questa   è   la   nuova   forma   e   la   nuova   frontiera
  dell'intelligenza marxista e collettivista.
       Questo è  quello  che  è  stato creato nella nostra nazione:
  egualitarismo a  discapito  della meritocrazia. Questo è lo stato
  assistenziale.

     FORGIONE.   ...   l'evasione  fiscale,  onorevole  Pagano,  il
  lavoro nero di cui parla oggi l'INPS di Catania, il 30% di lavoro
  nero sommerso in Sicilia dov'è?

     PAGANO. Ma  mi  faccia  il  piacere   Lei continua ad usare un
  vocabolario, e argomentazioni ottocentesche.  Qui abbiamo bisogno
  di liberalizzare il mercato e lei parla così?

     FORGIONE.  C'è il  30%  di lavoro nero sommerso e per lei sono
  ottocentesco?

     PAGANO.   E,   allora,   l'egualitarismo   a  discapito  della
  meritocrazia -  dicevo.  Questo  è quello che è stato realizzato.
  Questo è  quello  che hanno realizzato nella nostra nazione, dove
  più  non   c'è   l'interesse   ad  emergere,  a  privilegiare,  a
  sacrificarsi. Dove  è  finita  la  cultura  del  sacrificio,  del
  lavoro? L'hanno  distrutta  anni  ed anni di assistenzialismo. E,
  ancora,   hanno   distrutto   la   propensione   al  risparmio  e
  all'investimento perchè,  nel momento stesso in cui non esiste la
  possibilità di potere accantonare neanche 50 lire, è evidente che
  non può esistere la possibilità di investire e di risparmiare che
  sono gli  unici  due fattori per generare ulteriore ricchezza. Ma
  questo evidentemente l'onorevole Forgione non lo può capire preso
  dalla sua mentalità collettivista.

     FORGIONE. Sono limitato.

     PAGANO. No, per  carità  Sa  bene che non è questo il senso di
  quello che  dicevo.  Anzi  ho  pieno  rispetto  di  lei sul piano
  personale, ma  sul  piano  politico  siamo  due mondi diversi. E,
  allora, a  questo  punto  dobbiamo  farla finita con questo Stato
  assistenziale e  dobbiamo  lavorare  per  lo  Stato  sociale. Che
  significa Stato sociale? Significa uno Stato dove vi è il primato
  dell'uomo, dove  lo Stato garantisce i diritti sociali al fine di
  promuovere  la  piena potenzialità dell'uomo.
       Nello Stato  sociale le scelte devono essere orientate verso
  l'utilizzo   ottimale   delle   risorse.   Questa   è  la  grande
  prospettiva, il  grande  messaggio,  che  prima ancora che essere
  operativo  e  politico,  deve  essere  necessariamente culturale,
  cioè, deve  entrare  nella  mente di ciascuno di noi.  E, invece,
  finora il sistema è cresciuto all'interno di un circuito vizioso:
  bisogni e servizi senza che ci fossero risorse a sufficienza.  Ed
  oggi ne paghiamo le conseguenze.
       Lo Stato assistenziale ha resistito fin tanto che le risorse
  sono state  sufficienti.  Fin quando i soldi c'erano problemi non
  ce ne erano. Ma la crescita economica oggi non consente più alcun
  tipo di escamotage.  Sono finite le risorse e, quindi, come tale,
  il bubbone è  esploso.
       E, allora, che cosa dobbiamo fare? Qual è la prospettiva?
       Dicevo poco  fa  che  il rimedio è essenzialmente culturale.
  Bisogna ritornare allo Stato sociale e questo significa ritorno a
  due principi  fondamentali:  il  principio  di  solidarietà  e il
  principio di sussidiarietà.
       Lo Stato restituisca  alla  società  tutti  gli  ambiti  che
  finora sono stati indebitamente occupati. Non faccia lo Stato ciò
  che è possibile  delegare alla Regione. Non faccia la Regione ciò
  che è possibile  che  venga delegato all'ente locale. Questo è il
  principio  di  sussidiarietà.  Avvicinare  il  più  possibile  il
  bisogno della gente  all'ente  che  più  di  ogni  altro  si  può
  interessare di tale  bisogno.  E' quello che gli esperti chiamano
  ormai 'sussidiarietà verticale'.
       Ma  c'è  un'altra  sussidiarietà,  quella  orizzontale:  non
  faccia lo  Stato  ciò  che è possibile delegare al privato perché
  quello che è fatto al privato costa meno ed è più efficiente.
       Allora posso  concludere  questa mia relazione riservandomi,
  signor Presidente,  quando  poi  discuteremo sulla sussidiarietà,
  sull'emendamento     della    sussidiarietà,    di    intervenire
  ulteriormente perché mi  pare  di potere dire che anche su questo
  argomento questa Assemblea si dovrà misurare e confrontare.
       Avremo bisogno di  dire se questa Assemblea vuole meno Stato
  e  più società.  Avremo  bisogno  di  dire  se  questa  Assemblea
  riconosce che  è arrivato il momento di dire basta al centralismo
  e spazio  all'autonomia. Abbiamo il bisogno di rifarci, come dice
  Giovanni Paolo  II, a quel principio che dice "tanto Stato quanto
  è necessario,  tanta  libertà  quanto  è  possibile".  Mi pare di
  potere dire  che oggi abbiamo il dovere di immaginare le prossime
  scadenze all'interno di questo sacrosanto principio.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, è stato presentato un ordine
  del giorno  tendente  ad  autorizzare  il Governo a pubblicare la
  legge  impugnata   in   un  articolo  senza  lo  stesso  articolo
  impugnato. L'ordine  del  giorno  porta  la firma degli onorevoli
  Speziale, Mele,  Leanza,  Di  Martino, Martino, Spagna. Su questa
  comunicazione  ha chiesto di parlare l'onorevole Presidente della
  Regione.

     CAPODICASA,   presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,
  chiederei se  fosse  possibile  di  metterlo  subito in votazione
  senza aspettare  la  chiusura  della  discussione generale che ci
  farebbe perdere ancora qualche giorno.

     PRESIDENTE.   Se   non   sorgono  osservazioni,  l'ordine  del
  giorno...

     PAGANO. Signor  Presidente,  chiedo  di aggiugere la mia firma
  all'ordine del giorno.

     PRESIDENTE.  Non  sorgendo osservazioni, all'ordine del giorno
  viene posta  anche  la  firma  dell'onorevole Pagano. Nella parte
  impegnativa   l'ordine   del   giorno  così  recita:  L'Assemblea
  regionale siciliana

                  IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

    - a promulgare, con l'omissione delle parti impugnate, la legge
    approvata dall'Assemblea  regionale  siciliana nella seduta del
    24 dicembre 1998;

    - a  riproporre  all'Assemblea  regionale,  affinché  possa  al
    riguardo deliberare, il  testo  dell'articolo  7,  commi 2 e 3,
    espunti  dalla  legge  che  verrà  pubblicata  in  pendenza  di
    giudizio.

       Onorevoli colleghi  pongo  in votazione l'ordine del giorno.
  Il parere del  Governo  è  favorevole  anche  a seguito della sua
  richiesta.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


       Si prosegue con la discussione generale.

     BENINATI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  devo
  principalmente   ringraziare   il  lavoro  svolto  dall'onorevole
  Provenzano  congiuntamente  ai membri della Commissione che hanno
  svolto un  lavoro  certamente  importante; anche perché quando si
  parla di  riforme  di  uno  Statuto,  che certamente ha visto già
  passare  diversi   decenni   senza  che  si  sia  mai  intaccato,
  questo   comporta   un   grande  senso  di  responsabilità  quale
  certamente è  il  risultato  costituito da quanto prodotto con la
  predisposizione del  disegno  di  legge che oggi è all'attenzione
  dell'Aula.
       Devo dire che  ho  ascoltato  alcuni  interventi  nei giorni
  dell'anno passato  alcuni dei quali hanno suscitato ilarità per i
  contenuti e  per  il  numero  degli  articoli presentati; quasi a
  voler evidenziare  che  un  disegno  di  legge  di pochi articoli
  potesse essere  'scadente'.  Io  credo  che  questo  non sia vero
  perchè non  è  importante il numero degli articoli: bastano poche
  parole anche  per  poter  rimuovere  un meccanismo, che poi, alla
  fine, è il  sistema su cui si basa l'elezione del Presidente, che
  certamente deve  essere  cambiato.  Quindi,  io  credo che questo
  disegno di  legge  inverta  un  po'  la  rotta  proprio su questo
  aspetto; anzi  è  una  prima  inversione  di  rotta  proprio  nei
  confronti delle  modalità che regolano le elezioni in Sicilia. Le
  quali, come  conseguenza (se vogliamo essere leali con noi stessi
  e credo che ognuno di noi lo debba fare) dopo ogni otto-nove mesi
  cade un Governo.  Non  ci dobbiamo lamentare se poi in Sicilia si
  sono avuti  circa  50  governi  con  questo  sistema.  Noi allora
  dobbiamo valutare  e  guardare  indietro  rispetto  a  ciò che in
  effetti si è prodotto con questo sistema;  cosa che finalmente ha
  cominciato a fare la Commissione.
       Il Presidente  della  Regione  deve essere eletto in maniera
  differente da  come fino ad oggi è avvenuto.  Il Presidente della
  Regione non deve  (così  come  già fatto per comuni e province; e
  quindi questa  Assemblea  di  fatto  ha  già iniziato a porre dei
  rimedi) essere  ostaggio  di un'Aula. Ed in effetti, se ognuno fa
  un'analisi,   onestamente   il  Governo,  ed  in  particolare  il
  Presidente, è  ostaggio dell'Aula, delle opposizione e di quanti,
  all'esterno anche, manipolano e imprimono accelerazioni ad alcune
  iniziative anche se non volute dal Governo.
       Inoltre, l'attuale  sistema  costringe  il Governo ed il suo
  Presidente a  dover  trattare giornalmente, dedicando molte ore a
  discapito  del   governo,   per  la  sopravvivenza  anche  con  i
  sostenitori  del  Governo  stesso. Diciamocelo chiaramente perchè
  purtroppo è  la  verità:  il Governo, in effetti, è ricattato dal
  giorno dopo della sua elezione stessa.
       Praticamente, in  atto, purtroppo è triste dire la verità ma
  è così:  il  Presidente  passa giornate intere a cercare di poter
  mantenere una  maggioranza  che  tira da un lato e dall'altro.
       La  sua   elezione,   allora,  deve  essere  fondata  su  un
  programma; e questo  è  uno  dei  principi  con cui si vuole oggi
  ribaltare il sistema per ridare questa nuova veste al Presidente.
  Ciò deve  avvenire sulla base di alcuni contenuti, non certamente
  accontentando più qualcuno  e  un  po' meno un altro (o il giorno
  dopo, anche  per  un sorriso forse non fatto, qualche collega può
  anche inveire  e  quindi  creare  problemi  ad un Governo). Tutto
  questo non  è  possibile  e  quindi  la  sua elezione deve essere
  fondata su un programma sul quale gli elettori e i partiti che lo
  appoggiano devono  condividere  e rispondere nel caso non venisse
  attuato a  fine  mandato.
       Desidero   aprire   una   parentesi  un  po'  spiacevole  ma
  che dimostra  anche  l'anomalia  a  cui  purtroppo oggi noi siamo
  sottoposti.   Si   tratta   di   due  domande  rivolte  all'Aula:
  l'attuale aggregazione  di  Governo  così  composita, se si fosse
  presentata agli  elettori  come aggregazione di Governo anche con
  il  sistema  elettorale  proporzionale  avrebbe avuto per singolo
  partito gli  stessi  consensi?  E  ancora: gli elettori dell'UDR,
  tradizionalmente  anticomunisti,  se informati a tempo, avrebbero
  mantenuto i  consensi  alle proprie forze politiche; allora CDU e
  CDR?
       Non sarò io a rispondere certamente: le ultime consultazioni
  amministrative  hanno risposto.  Mi riferisco alle amministrative
  come quelle di  Roma:  la gente non ha più fiducia nella politica
  e nei  suoi  rappresentanti,  vedi  il partito del "non voto" che
  oggi  sfiora   il  40%.
       Necessita allora restituire la fiducia agli elettori.  Credo
  che sia la  cosa  più  importante  e  pertanto che ben venga tale
  riforma - che  ben  venga  certamente   -  anzi credo che sia ben
  dosata quella  contenuta  nel  disegno  di  legge.  Infatti,  non
  interviene  eccessivamente  lasciando  anche  il tempo all'Aula e
  alle forze  politiche  di valutare poi la riforma o quantomeno la
  legge elettorale.  Alcuni  punti  poi dovranno essere oggetto, in
  questa seconda  parte  della legislatura, di valutazione da parte
  di tutti  i gruppi politici;  bisognerà riflettere in particolare
  sull'incompatibilità  tra  assessore e deputato eletto.
       Io penso  sia  giusto  che non venga in atto inserita questa
  valutazione  che  può  avere  dei  vantaggi  e  degli  svantaggi;
  pertanto, è necessario approfondirla in una legge che possa avere
  un po' più di tempo per consentire un approfondimento del tema.
       Richiamo anche l'attenzione, in una futura legge elettorale,
  di alzare  il  ruolo  dell'Assemblea  migliorando  il  peso delle
  decisioni in  Commissione,  eliminando  l'attuale  farsa a cui si
  assiste oggi  nelle sedute di Commissione. Dobbiamo riconoscere -
  e io per  primo lo ammetto - che le Commissioni parlamentari sono
  una farsa,  in quanto in effetti rimandano tutto alla Commissione
  bilancio. Quindi ci  si  prende  in  giro   Ci si fa alcune volte
  anche un buon  lavoro  ma  il  più delle volte il risultato viene
  vanificato   perché   in  Commissione  bilancio  viene  stravolto
  totalmente tutto.  Quindi è importante rivedere e dare un maggior
  peso alle Commissioni legislative.
       Occorre  valutare  preliminarmente  al  passaggio in Aula, e
  questo è  un  aspetto  delicatissimo, la congruità dei disegni di
  legge con le norme comunitarie.  Oggi è cambiato il sistema, sono
  passati gli  anni,  facciamo parte della Comunità; bisogna creare
  un meccanismo che regoli anche qui un qualcosa che dia certezze o
  quanto meno  garantisca  il più possibile che le nostre leggi poi
  non restino  soltanto  scritte  ma  possano  essere  adoperate. E
  ancora oggi  il  sottoscritto  (che ha coperto per alcuni mesi il
  ruolo di assessore) ha scoperto che ci sono norme al vaglio della
  Commissione CE,  non  ultimo  le  fidejussioni per le Cooperative
  agricole che  buona  parte  di  persone  ancora  aspetta.  Ma, in
  effetti,  la  nostra  norma,  anche  se  molto  simile  a  quella
  nazionale, per  alcune o per pochissime parole ancora ad oggi non
  ha avuto  l'ok  in  quanto  in  effetti si differenzia. Noi tutti
  diciamo che è  uguale, che la norma nazionale ha avuto l'ok dalla
  Comunità e che  la  nostra  non  l'ha  avuto, ma in effetti non è
  così.  C'è  stato  qualche  piccolo  passaggio,  qualche  piccola
  parola che ha trasformato il senso per cui oggi la CE non ha dato
  il riconoscimento e quindi permesso l'utilizzo della legge.
       Prova  ne  è  che  in Commissione bilancio, un po' deriso da
  alcuni,  quando  volevo togliere soldi impegnati per quella voce,
  perchè mi  era  stato  detto  che  in  effetti sarebbe certamente
  pervenuta nel  1998  la  risposta  della comunità. Ebbene ad oggi
  questa risposta non è venuta e sono quasi certamente convinto che
  non verrà  mai.  Quindi,  è  importante  anche  qui migliorare un
  rapporto con  tutto  ciò  che passa dall'Assemblea vagliandone la
  conguità con le norme comunitarie.
       Quindi, si  a  tutti gli articoli, tanto più quegli articoli
  2, 3, 4 e  5,  che  fanno  sì  che  si  frequenti  l'Aula, che si
  frequentino le  Commissioni,  perchè in effetti sono articoli che
  coinvolgono il parlamentare con il Governo.
       Oggi  non  esiste  questo,  oggi il più delle volta l'Aula è
  vuota  e  le Commissioni non riescono a raggiungere il numero per
  poter esprimersi.  Quindi,  ben  vengano  quelle norme che un po'
  'frenano' alcuni  parlamentari.  Non  sono  tra i più presenti ma
  certamente tra  i  presenti  e  devo  dire  onestamente che molti
  colleghi non  rispondono  a  ciò  per  cui  sono  stati chiamati.
  Quindi, è bene  che  ci  sia  un  freno  e che, se l'Assemblea in
  effetti non è più in condizione di operare, venga sciolta.
       Quindi, che  ben  venga questo freno; anzi porterà di sicuro
  ad una  maggiore  attenzione  da parte del parlamentare ai lavori
  sia di Aula che di Commissione.
       Pertanto,  ribadisco  il  mio pieno convincimento che questo
  disegno di  legge  sia  stato  ben dosato, affinchè non si vada a
  costituzionalizzare   principi   che   attengono  alla  normativa
  elettorale e, quindi, non irrigidire le norme statutarie.
       A   quanti,  dagli  interventi  ascoltati,  non  riconoscono
  democratico  il  sistema  maggioritario,  ricordo  che  l'attuale
  nostro  sistema  maggioritario nazionale in effetti potrebbe dare
  adito a  questo.  E'  vero.  E'  vero  perchè  qualunque  sistema
  maggioritario di altri Stati prevede un passaggio che, purtroppo,
  anche a  livello  nazionale,  ancora non si è fatto. Mi riferisco
  alle primarie.
       Sono dei  meccanismi  che devono certamente (ciò che oggi in
  effetti non  avviene  al  livello  nazionale)  dare  e  fare  una
  selezione; anche  perchè  non  ci  scandalizziamo  se  poi alcuni
  eletti   dall'oggi   al  domani  cambiano  casacca.  Quindi,  una
  selezione  nel  sistema  maggioritario è fondamentale.
       Anche qui  lascio una valutazione a questo nuovo sistema che
  personalmente mi  auguro si possa portare avanti, non lasciandolo
  però così come  è  a  livello  nazionale. In effetti il più delle
  volte - ed  è  la verità - abbiamo diversi parlamentari che forse
  da una  selezione  più  attenta  potrebbero non essere chiamati a
  ricoprire dei  ruoli  e,  quindi, questa eccessiva discrezione si
  lascia ai partiti; la qualcosa non ritengo sia giusta.
       Certo deve  trattarsi  di primarie chiuse , perchè anche qui
  bisogna stare attenti in quanto si potrebbe aprire una miriade di
  interventi. Dovrebbe  trattarsi  di una selezione simile a quella
  che avviene in qualche Stato. L'onorevole Martino ha proposto più
  volte questo  tipo  di  iniziativa all'interno del nostro gruppo:
  creare delle  primarie, però chiuse, che dessero la possibilità a
  più persone di confrontarsi e, quindi, scegliere il candidato che
  va a misurarsi con lo schieramento opposto.
       Concludo  il  mio  intervento augurando a quest'Assemblea di
  predisporre  un'ulteriore  iniziativa  di  riforma dello Statuto.
  Oltre a questa bisogna riformare il sistema elettorale in modo da
  ricreare i presupposti anche per il federalismo fiscale.
       E'  inutile  lamentarsi  della  bontà  di  una  legge  o  di
  un'altra, di un  articolo  o di un altro, il problema serio della
  Regione siciliana è quello economico. Pertanto è importante nella
  nostra autonomia  cercare  il più possibile di richiamare qualche
  principio che  dia  effettivamente, così come tutti ci dicono che
  desiderano, un  aiuto  a  questa terra. Ebbene penso che migliore
  aiuto del  potere  intervenire  sul sistema fiscale della Sicilia
  non c'è.  Ebbene  dico  questo  perché  i  problemi  di qualunque
  governo, tanto  più degli ultimi anni, non sono stati problemi di
  centrodestra   o  di  centrosinistra;  il  problema  viene  fuori
  annualmente, in prossimità del bilancio: l'unico problema serio è
  che non tornano  i  conti
       Le entrate  in  Sicilia  non  soddisfano  la  spesa,  quindi
  bisogna trovare  un  meccanismo  che  permetta  a questa terra di
  riuscire quanto  meno  a  bilanciare e migliorare un'economia che
  purtroppo oggi  è scarsa.
       E allora,  questo  è  un tema molto importante da affrontare
  nell'ambito  della  nostra  autonomia.  Noi dobbiamo ottenere, da
  parte dello  Stato, la possibilità che le potenzialità dell'Isola
  non siano di  fatto  ancora  frenate da uno Statuto che in questo
  campo non  ci permette possibilità di manovra. In effetti abbiamo
  un'autonomia in tante  cose ma nel tema più importante, che poi è
  l'economia e  la  fiscalità,  ahimè  i  problemi  sono  seri.
       Ho  sentito  poco  fa  l'intervento  dell'onorevole Mele che
  anch'esso ha  scoperto finalmente, e mi fa veramente piacere, ciò
  che lo Stato deve dare alla Regione.
       Sono da  due  anni  e  mezzo  parlamentare  e da quando sono
  entrato ho  sentito  sempre  parlare del fatto che dobbiamo avere
  questi soldi.  Insomma,  se  non  ce  li  danno, troviamo un modo
  affinché  chi lavora qui paghi di meno.  E allora questo potrebbe
  essere un altro tema importante per mettere in moto un meccanismo
  che poi, alla fine, consentirebbe alla gente di lavorare. Il che,
  diciamocelo chiaramente, è nell'interesse di tutti.
       Purtroppo  in   Sicilia   c'è   il   più   alto   tasso   di
  disoccupazione, quindi  lo  Stato  non  può  che  condividere una
  iniziativa del  genere.
       Si  tratta   di   un   tema   che   deve  essere  affrontato
  assolutamente, considerata  anche l'entità del numero di abitanti
  dell'Isola: più di cinque milioni.
       Occorre dare  delle  risposte  e  intervenire a favore di un
  governo della  Regione  o  della  Regione stessa. Si tratta di un
  tema -  lo  richiamo  per  l'ennesima  volta  -  che  deve essere
  affrontato, perché  la  fiscalità  è  uno dei problemi su cui noi
  possiamo e abbiamo tutto un insieme di iniziative naturali che ci
  permetterebbe di  decollare  ma  che certamente non è una legge o
  un'altra legge  che  può  migliorare  l'economia di questa terra.
  Sono  grossi  interventi, interventi massicci che certamente alla
  loro base hanno esclusivamente il problema economico.
       Pertanto,  concludo  ringraziando veramente tutti coloro che
  hanno lavorato a questi pochi articoli, ma buoni.
       Io non  andrei oltre in questo tema in questo momento, anche
  per  evitare  ulteriori  lungaggini, affinché  si possa portare a
  compimento   questa  legge,  pertanto,  nel  ringraziare  lascio,
  certamente,  questo  mio  intervento  richiamando  al  Presidente
  Provenzano, che ha presieduto questa Commissione, il secondo tema
  che ho  affrontato  e che ritengo punto di partenza per una nuova
  iniziativa per la riforma ulteriore dello Statuto.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Croce. Ne ha
  facoltà.

     CROCE. Signor Presidente dell'Assemblea, signor Presidente del
  Governo,  onorevoli  colleghi, posso evitare di intervenire se la
  stessa  procedura  che si sta adottando a Roma, con le dimissioni
  del  senatore Cossiga da presidente dell'U.D.R. si registra anche
  qui con le dimissioni del Presidente della Regione.

     FLERES. Per questo c'è la solidarietà di tutta l'Assemblea.

     CROCE.  Vedo che il Governo non c'è, lo hanno lasciato solo il
  Presidente.
       Il  lavoro  della  Commissione  speciale  per lo Statuto sul
  disegno  di  legge  relativo  alle  modifiche  allo Statuto della
  Regione siciliana, che dovrà successivamente essere presentato al
  Parlamento  nazionale  è da apprezzare sotto vari punti di vista.
       E'   la  prima  volta  che  un  testo  che  propone  riforme
  istituzionali   e   statutarie,   sia   pur  circoscritto,  viene
  sottoposto  all'esame dell'Assemblea regionale. Data l'importanza
  dell'argomento,  il  confronto sul testo, quindi facendo emergere
  volontà   politiche   non  omogenee,  sarà  capace  di  suscitare
  interesse  e certamente grande dibattito, anche se i parlamentari
  presenti siamo pochi.
       Il  testo  su  cui  l'Aula  si confronterà nella sua stesura
  attuale  altro  non  è  che  un compromesso dettato dalla precisa
  volontà  di  trovare una soluzione. Si tratta tuttavia di un atto
  di  portata  storica per la Regione siciliana, che modificherebbe
  in  maniera  sostanziale  il  funzionamento della sua istituzione
  principe.
       Molti  in questi ultimi anni, citando illustri pensatori, si
  sono interrogati  sulla forma di governo più idonea per la nostra
  società.  Possiamo  fare  delle  citazioni:  Platone, Aristotele,
  Hegel,  Marx,  tutti  pensatori  e  tutte  personalità che hanno,
  sicuramente,  segnato  profondamente la storia e quindi i popoli.
  Novelli demiurghi hanno profetizzato la forma perfetta di governo
  per la  nostra  nazione  e la nostra Regione. Un grande filosofo,
  difensore  del  liberalismo  contemporaneo, ebbe modo di dire nel
  corso di un intervista: "Penso che la gente, in generale, tende a
  pensare  storicisticamente".  Voglio dire che dà per scontato che
  il  politico  valido,  giusto, saggio, sia quello che sa da prima
  cosa  accadrà  e  che  ha  il dono della profezia nel regno della
  politica  ma,  secondo  me,  questo  è un pregiudizio fantasioso:
  credere  il  contrario  e  cadere  vittime  di  una superstizione
  storicista,  marxista;  il  futuro non è determinato, il futuro è
  aperto.
       Il  problema  politico  come  problema pratico è problema di
  intrapresa,   di   invenzione,  di  creazione  e  perciò  affatto
  individuale  e  personale,  ci suggerisce Benedetto Croce. L'atto
  che ci viene proposto scevro da profetismi stimola al dialogo, al
  confronto,  nell'ambizione  di  potere  rappresentare  - e questo
  vuole  essere  nell'intendimento  del proprio relatore - un nuovo
  modo  di  intendere  il  governo della cosa pubblica; un atto che
  vuole  dare  alla  Sicilia  e  ai  siciliani  nuove regole, nuove
  opportunità,  un  atto  che  aspira  a  fare  divenire la Regione
  siciliana  più  forte  ed in linea con la tanta citata autonomia,
  troppo  spesso inutilmente richiamata.  Una Regione più forte, in
  grado  di  dare  risposte concrete alla collettività, una Regione
  non  a  rimorchio dello Stato centrale, una Regione protagonista,
  capace  di forti proposte politiche, che, attraverso una concreta
  stabilità  di  governo,  faccia  divenire  mete  raggiungibili il
  risanamento economico e la pace sociale.
       Ben vengano  quindi  le  riforme per dotarsi di strumenti di
  vera modernizzazione, la  riforma  del bilancio, la riforma della
  pubblica amministrazione, la riforma elettorale. Questi tre punti
  a  mio  avviso, e non solo a mio avviso, non sono più rinviabili.
  Lo  stato  di necessità impone la trattazione in tempi brevissimi
  di questi argomenti; il guaio è che lo sappiamo tutti e da tempo,
  ma  c'è  sempre  qualcuno - onorevole Briguglio - che rema sempre
  contro  tutte  le volte che si debbono affrontare problemi seri e
  problemi importanti, caro Presidente.
       La modernizzazione, il riordino dell'apparato della pubblica
  amministrazione,  il  funzionamento  delle istituzioni, il valore
  alla vera autonomia della Regione siciliana  sono ormai obiettivi
  non più rinviabili, ripeto: non più rinviabili
       Il  sistema  di  oggi, un sistema bloccato, che non produce,
  non  da  risposte  alle  aspettative dei cittadini, che allontana
  sempre  più  questi  ultimi  dalla  politica e dalle istituzioni,
  l'occasione  è  valida  per  portare in evidenza la gravità della
  crisi  della  politica che si svolge ormai nella ricerca costante
  di   compromessi   e   nella  incapacità  di  produrre  progetti,
  dibattiti,  confronti,  anche accordi, nei quali però i cittadini
  possono riconoscersi e schierarsi.
       Caro  Presidente, tutto ciò che smette di crescere  comincia
  a marcire, citava qualche tempo fa l'onorevole Martino, prendendo
  una  massima  della politica estera della Russia, e la situazione
  della  nostra  Sicilia  di  oggi  richiama, seppure  per  ragioni
  diverse, quella massima. L'economia siciliana versa in condizioni
  pessime,  direi  in  condizioni  pre-comatose.  Oggi  i  giornali
  riportavano  che  siamo  a  livello del 25,2 per cento per quanto
  riguarda  il  tasso  di  disoccupazione in Sicilia, con punte più
  avanzate in alcune provincie che superano il 30 per cento.
       La  situazione  occupazionale,  secondo i dati ufficiali, ha
  raggiunto  livelli  paurosi, specie per quanto concerne i giovani
  in cerca di prima occupazione; una situazione economica e sociale
  in  continuo  declino  che  corrisponde  al putrescente paesaggio
  della  massima  Russa,  la  politica  ha  due  scopi, la gestione
  dell'esistente e la preparazione dell'avvenire. I problemi cui si
  accennava  prima  non sono né nuovi né inattesi, connaturati alla
  esistente  conseguenza  prevedibile delle politiche seguite negli
  ultimi  decenni.  Le politiche adottate hanno infatti compromesso
  le  libertà  personali,  le capacità del singolo fino al punto di
  compromettere  gravemente o stroncare le forze spontanee che sono
  da  sempre  il  motore  del  progresso della dinamica economica e
  sociale  della  nostra terra.  Si aggiunga che l'attuale Governo,
  sprovvisto di un qualsivoglia progetto politico concreto incapace
  di indicare la direzione verso cui muoversi, galleggia trascinato
  verso  mete  inventate  di  volta in volta dalle varie componenti
  della sua eterogenea maggioranza.
       Esso  può, con  la  sua  resistenza, rallentare sviluppi che
  considera  indesiderabili,  ma  non può promuovere i suoi. La sua
  caratteristica   preminente   è   l'incapacità   di  assumere  e,
  soprattutto,  di  mantenere  impegni  seri  per  il  futuro della
  Sicilia.
       Tutti  gli  sforzi  dell'Esecutivo  sono  volti  alla difesa
  dell'esistente.  Del resto nell'attività del Governo centrale non
  vi  è  avvenire.  E  non  c'è  posto per il cambiamento. C'è solo
  l'intransigente difesa di quanto gli orfani della balena bianca e
  le sinistre hanno costruito finora.
       Esempi eclatanti del disagio vissuto dai cittadini-elettori,
  che -  a  mio  avviso  -  deve  far  riflettere  tutti  i partiti
  politici,   si   sono   riscontrati   nelle  ultime  competizioni
  elettorali,  che  via  via  hanno  visto  sempre  più crescere la
  percentuale degli elettori astenuti.
       Il dato relativo al voto per l'elezione del Presidente della
  provincia di Roma, dove meno del cinquanta per cento degli aventi
  diritto  al  voto si sono recati alle urne, nelle sue dimensioni,
  non  può  solo  allarmarci,  ma  deve spingerci a dare corpo alle
  soluzioni che le analisi articolate hanno ipotizzato.
       La  disaffezione  al  voto,  il  disertare  le urne  non può
  divenire una pratica di costante incremento.
       Le  forze  politiche  si devono far carico di tenere alta la
  tensione ideale, evitando che accada quello che invece è successo
  in Sicilia,  in  Calabria  ed  in  Campania.  Non  so se ancora è
  successo in Calabria, ma in Campania sì.
       Forme  violente  di  travisazione del consenso, i cosiddetti
  "ribaltoni"  non  possono  essere  giustificati  come inevitabili
  percorsi   politici   nemmeno   dal  più  cinico  machiavellismo.
       Scriveva  Benedetto Croce:  "Poiché  la breve vita dell'uomo
  di  rado  consente versatilità nei lavori che si compiono e negli
  uffici  che  si  esercitano,  e  perciò le vocazioni, considerate
  nella  loro qualità e carattere fondamentale, non sogliono essere
  in  ciascun  individuo  molteplici da svolgere una dopo l'altra o
  alternativamente.
       Si  dà  gran pregio nella vita politica alla costanza o alla
  coerenza a  coloro  che  rappresentano  nel corso della loro vita
  pubblica  una  parte  sola  come  garanzia  che  hanno seriamente
  cercato  ed  interrogato  sé  medesimi.
       Per contrario, si diffida delle mutazioni e conversioni che,
  se  talvolta possono essere correzioni di un precedente errore, o
  rese  necessarie  da profondi ed impensati mutamenti storici, più
  spesso,   danno  indizio  di  levità  o  di  interessi  utilitari
  prevalenti su quelli etici."
       Se  è pur vero che i deputati nel loro ruolo rappresentativo
  sono  liberi,  è anche vero che gli elettori, che ad essi dettero
  fiducia,  legarono  il  loro  consenso  ad  un  programma, ad una
  coalizione, oserei aggiungere, ad una idea di società.
       I partiti, seppur nel  corso  degli  anni  '90 abbiano perso
  l'aurea che fino a quel momento li aveva fatti assurgere a timoni
  della nostra Repubblica,  oggi  conservano, tuttavia, il ruolo di
  contenitori di ideali, di  principi,  non  fosse altro per quello
  della coerenza. E se  ciò non bastasse, l'eletto, sia consigliere
  comunale, provinciale,  regionale,  nazionale o europeo, dovrebbe
  rispettare il voto.
       Il   voto   dell'elettore,   non  invece  egoisticamente  ed
  individualmente usarlo diversamente.
       Ritengo  che  l'espressione,  da me raccolta nel corso di un
  incontro,  sintetizzi  il biasimo della comunità nei confronti di
  coloro i quali  hanno  consumato  detti atteggiamenti: "I partiti
  non sono alberghi dove si entra e si esce a piacimento."
       Stando così le cose appare evidente il grande problema della
  Sicilia.
       Occorre dar vita al partito del cambiamento e delle libertà,
  che  si  opponga al blocco della conservazione e dello statalismo
  attualmente  al  potere.  Non  è  un'impresa  facile,  ma nemmeno
  impossibile,  perché  - a mio avviso - esistono le condizioni per
  realizzarla.
       Il  vecchio  sistema  politico,  fondato sul proporzionale e
  sulla  conseguente  pluralità  di  partiti e partitini, senza una
  maggioranza  stabile, né  una vera opposizione, non è in grado di
  reggere. Il nostro sistema politico deve rassegnarsi ad avere una
  maggioranza  che  governa  ed  un'opposizione  che  ne  controlli
  l'operato  e  si  prepari  a  sostituirla  quando gli elettori lo
  riterranno  necessario.
       Ecco  perché, a mio avviso, la discussione su questo disegno
  di legge diviene così importante.
       Le modifiche  allo  Statuto  sono  talmente  importanti  che
  occorre  non   solo  accettarle,  ma  potenziarle  con  ulteriori
  elementi che rafforzino  la  democrazia.
       Vedete, colleghi, io ero un proporzionalista convinto per la
  capacità  che  questo sistema aveva di rappresentare la diversità
  che  esiste nella nostra società. Ma se con il proporzionale puro
  si  tende  invece  solo  a  sfasciare, mi sia consentito io dico:
  "no ".   Se   essere  proporzionalista  significa  agitarsi  come
  l'onorevole  Forgione,  io  dico  "no ".  Se difendere il sistema
  proporzionale   significa  tradire  il  voto  degli  elettori  io
  dico"no ".  Se essere proporzionalisti significa non garantire la
  governabilità,  caro  Presidente,  io  dico  "no ".  E, se essere
  proporzionalisti   serve   solo  per  mascherare  il  persistente
  tentativo   di  salvare  qualche  deputato  dalla  probabile  non
  rielezione, tipo l'onorevole Forgione, io dico "no ".
       Non  occorre   essere  nostalgici  dei  vecchi  partiti  che
  dettavano i comportamenti  ai  propri  deputati,  ma  la politica
  muore se nelle vene  dei  movimenti e dei Gruppi parlamentari non
  scorre la linea delle  idee,  del dibattito, dei progetti. Non si
  riforma lo Statuto con  la  disponibilità  a  negoziare a tutti i
  costi.
       Ed   allora,  caro  presidente Provenzano, io sono d'accordo
  con  lei,  ma ritengo occorra andare oltre. La Sicilia ha bisogno
  di  essere  governata  e  per  essere  governata,  con costrutto,
  occorre  cambiare  registro.  A  mio  avviso,  cari  colleghi, la
  governabilità  passa attraverso - e non solo - l'elezione diretta
  del  Presidente della Regione. Il sistema maggioritario puro, con
  l'individuazione  dei  Collegi, è un fatto importantissimo su cui
  bisogna  lavorare.  L'incompatibilità  si può dire ragionata o si
  può  dire  incompatibilità  vera tra parlamentari e assessori; La
  possibilità   dell'autoscioglimento  dell'Assemblea,  una  chiara
  norma  anti ribaltone, referendum e leggi di iniziativa popolari,
  ma soprattutto la riforma della pubblica amministrazione.
       Onorevoli colleghi, la farsa non può più continuare, bisogna
  essere  seri.  Dai banchi del Ds in questi due anni ho avuto modo
  di sentire propagandare la loro serietà. Spero che in questo caso
  dimostrino  fino  in fondo di essere tali.  Onorevole Capodicasa,
  Lei  ricorderà  che  all'atto  del  suo  insediamento  le  dissi:
  Presidente,  l'unica  via  per  fare  le  riforme era e rimane la
  politica  delle  larghe  intese.  Ella  allora travisò alcune mie
  dichiarazioni  -  ritengo  non  volutamente, ma certamente per la
  confusione   della  seduta  -; oggi,  con  maggior  serenità,  le
  ribadisco  quel passaggio. Ho avuto anche modo di ascoltare altri
  parlamentari,   come   l'onorevole   Silvestro.   Nel  corso  del
  dibattito su questo disegno di legge, l'intervento dell'onorevole
  Silvestro  mi  ha trovato d'accordo su tante cose e, soprattutto,
  il  passaggio  dal  sistema proporzionale a quello maggioritario.
  Quel  passaggio  che  è  diventato una realtà anche sull'onda del
  grande  dibattito che in questo momento vige a livello nazionale.
  Devo,  inoltre,  ribadire  la  mia personale posizione favorevole
  rispetto  al referendum - io non so che fine farà - ma per quello
  che   mi   riguarda   sono   favorevole  per  l'abolizione  della
  proporzionale.  Ritengo  tuttavia che il Parlamento siciliano non
  debba  attendere  le decisioni romane. In Sicilia è il Parlamento
  che  deve  decidere  la  sua  autonomia e questo Parlamento, sono
  certo, dovrà decidere nel senso auspicato.
       Colleghi, con il  nostro  agire  potremmo  anche  dare utili
  suggerimenti   al   Parlamento  nazionale.  D'altronde  in  tante
  occasioni  la Sicilia si è distinta per le sue anticipazioni e in
  tante occasioni ha avuto riconoscimenti in tal senso.
       Spesso si è  udita  la  classica dissertazione sulla Sicilia
  laboratorio politico. In  alcuni casi semplici giustificazioni di
  giochi di potere.  Perchè  questa  singolarità  non dovrebbe oggi
  essersi riproposta proprio  sulla legge voto? Altri due argomenti
  importanti su cui, a  mio avvisto, l'Aula dovrà interrogarsi sono
  l'unificazione dei sistemi  elettorali  fra  comuni,  province  e
  regioni, uniformare il voto  per  dare  stabilità di governo. Del
  resto,  ritengo  che  la maggioranza dei colleghi, al di là delle
  proprie posizioni sul disegno di legge in questione, sia convinta
  che  solo  con  la  stabilità  politica  e  di governo si possono
  affrontare  gli enormi problemi presenti nella società siciliana,
  ma  anche  la  necessità  che la discussione sulle riforme che si
  svolge  in questo Parlamento debba potersi giovare del contributo
  offerto  in  un  costante  e  proficuo rapporto dialettico da una
  pubblica opinione avvertita e partecipe.
       Già nell'intervento sulla fiducia ho avuto modo di tracciare
  quelli che, a mio  avviso,  dovevano rappresentare i percorsi che
  un  governo  attento  ai  bisogni  della  nostra  Regione  e  che
  intendesse sviluppare le  potenzialità  in  essa esistenti doveva
  perseguire: una buona politica per il territorio per recuperare e
  riparare il territorio  siciliano,  tutelandolo  e  nel  contempo
  sviluppandolo; la piena e consapevole utilizzazione del grandioso
  patrimonio archeologico e  monumentale, oggi messo in discussione
  da atti inqualificabili,  ma  soprattutto è anche inqualificabile
  l'intervento  dell'assessore rispetto  ad  una  gestione  che  fa
  riflettere parecchio e  rispetto  soprattutto  ad una involuzione
  del   problema.   Anziché   dare   efficienza,  anziché  dare  la
  possibilità  di programmare e di dare un contenuto agli uffici e,
  quindi,  la  possibilità  di  vedere una prospettiva, l'assessore
  oggi  non  fa  altro che tornare indietro e sicuramente porterà a
  sfasciare   quel   lavoro  che  era  stato  fatto  da  funzionari
  intelligenti, dai sindacati e da chi, in quel momento, era a capo
  di quell'Assessorato.
       Queste  cose le vedremo  più  avanti  e  vedremo  anche  gli
  sviluppi di tutta la questione e  non  so fino a che punto alcuni
  provvedimenti  rasentano  la   legalità   oppure  il  diritto  di
  realizzarle. Quindi, su  questo,  caro  Presidente,  è  bene  che
  intervenga lei anche perchè troppe cose non funzionano tra membri
  del Governo e la sua figura che ritento è una figura interessante
  dal punto di vista della garanzia,  ma  che  da un po' di tempo a
  questa parte qualche cosa non  funziona  nel  suo  Esecutivo ed è
  bene che lei gli dia anche una aggiustata.
       Alla personale consapevolezza  che  il  maggioritario sia la
  strada da intraprendere in Sicilia per perseguire i risultati cui
  tutti  i  siciliani   nel   1996   aspiravano,   si  affianca  la
  preoccupazione che la profonda  diversità di intenti tra le forze
  che attualmente governano  la  Sicilia  possono portare invece ad
  una situazione di stallo  ed  alla  produzione di legge, frullato
  misto, che ben poco potrà servire.
       Al   presidente    Capodicasa,   quindi,   dico:   onorevole
  Presidente, prenda le distanze  dai  compromessi a tutti i costi.
  Niente riedizioni del  consociativismo,  ma un dichiarato momento
  di tregua per introdurre le regole del nuovo sistema e poi ognuno
  andrà per la sua strada di  fronte  agli elettori in un quadro di
  bipolarismo maturo, libero  dal  ricatto delle emergenze che sono
  state  sempre  invocate   per  giustificare  le  ammucchiate.  La
  Sicilia  è  in  bilico  fra   la  speranza  e  la  delusione,  il
  cambiamento e la restaurazione,  la  crisi  ci attanaglia e nella
  sua morsa potremo svincolarci solo  con  un atto di coraggio e di
  responsabilità  delle forze  che  sono  portatrici  di  un  vasto
  consenso popolare.
       Abbia  il coraggio,  Presidente,  di  intestarsi  un  grande
  progetto per la Sicilia ed i siciliani  Non si faccia abbindolare
  da promesse e  proposte  apparentemente lusinghiere  Dia un senso
  alla  politica  E,  solo  allora,  diventerà  il  presidente  dei
  siciliani. Se non avrà il  coraggio  di  fare ciò rimarrà solo il
  presidente del ribaltone; senza avvenire e cadrà sotto i colpi di
  chi  in questo momento le sta vicino. Lei può non ascoltare, fare
  finta  di  non sentire, o confondere il mio intervento come già è
  accaduto,   ma   queste   parole  un  giorno  non  molto  lontano
  riecheggeranno  nella  sua  mente.  Cerchi  di  guardare la luna,
  cerchi di guardare il sole, cerchi di guardare il mare, cerchi di
  guardare  avanti  e  in  questo  senso  chiudo  il mio intervento
  rassegnando  una massima orientale.  Ed è questa caro Presidente:
  "Quando  si  indica  la  luna con il dito c'è sempre qualcuno che
  guarda il dito". Io spero che lei guardi la luna.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Briguglio. Ne ha
  facoltà.

     BRIGUGLIO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
  onorevoli colleghi qualche breve  riflessione  in ordine a questo
  dibattito che non può che  iniziare  con  un apprezzamento per il
  lavoro  svolto  dalla   Commissione   Provenzano,   cioè  da  una
  Commissione  di  questo   Parlamento  presieduta  dal  Presidente
  Provenzano che ha, intanto, prodotto  un  testo con un lavoro che
  in qualche modo deve costituire un modello che è alternativo allo
  spettacolo che l'Aula, purtroppo,  offre  questa  sera  e  che dà
  ragione, mi dispiace dirlo,  a delle strumentalizzazioni, anche a
  delle polemiche da parte di osservatori esterni non ultimi organi
  di informazione.
       Noi stiamo discutendo di qualcosa di estremamente importante
  che è il rinnovamento delle nostre istituzioni, delle istituzioni
  regionali e lo facciamo con  una  scarsa, direi, con scarso senso
  di professionalità  perché anche  di questo si tratta. Il mandato
  elettivo e il mandato  di  deputato  va  esercitato  aldilà delle
  passioni e delle motivazioni e  delle  visioni  di  parte con una
  professionalità  che,  purtroppo,   questa   sera,   almeno,  non
  registriamo.
       Intanto questo è un fatto estremamente positivo, cioè quello
  del testo e del  lavoro  svolto  dalla Commissione Provenzano, un
  lavoro che costituisce non  certamente  una  riforma  di  portata
  rivoluzionaria  ma ha una  carica  di  innovazione.  Si  propone,
  finalmente, con delle norme,  con  un provvedimento un momento di
  riforma che pur essendo  non di grandissimo respiro, comunque, ha
  già fatto paura, ha  provocato  i  primi  scompigli,  rischia  di
  minacciare  secondo alcuni  addirittura  non  soltanto  equilibri
  politici ma anche equilibri di Governo.
       Questo sta a dimostrare che anche i timidi accenni in questa
  nostra  Regione  di  riforma   delle  istituzioni,  di  messa  in
  discussione dell'establishment cioè del già visto, di tutto ciò a
  cui  siamo stati abituati  costituisce  un  elemento  di  rottura
  nonostante non stiamo  discutendo  di  sconvolgimento, non stiamo
  discutendo di vere e proprie rivoluzioni.
       Poc'anzi  ho  avuto  il  piacere  di  ascoltare in proposito
  quanto  sosteneva  l'onorevole  Ortisi,  e vorrei subito dire che
  anche  questo  nostro dibattito è un confronto serrato, anche uno
  scontro  per certi versi, non fra modelli e fra proposte che sono
  valide  in assoluto, io lo voglio dire anche da un punto di vista
  della  cultura politica della nostra parte e anche da un punto di
  vista   personale.   Noi   non  crediamo  che  ci  siano  sistemi
  istituzionali  e  anche elettorali che siano validi in assoluto e
  per  sempre; però voglio dire che in questa stagione politica, in
  questo  pezzettino  di storia in cui siamo stati gettati, direbbe
  Heidegger,  abbiamo  il dovere comunque di rapportarci rispetto a
  fronti  che  sono conservatori o di innovazione. Noi crediamo che
  in   questo   momento  la  cultura  del  presidenzialismo  e  del
  maggioritario   costituisca  un  momento  di  innovazione  e  uno
  strumento  valido  per  logica,  per  cambiare  le  regole  e per
  cambiare  le istituzioni a fronte di culture neo proporzionaliste
  che  vogliono conservare, utilizzando le regole di oggi, sine die
  il  sistema.  Questo  è  esattamente  il  punto  e quello che noi
  vogliamo  affermare.
       Quindi noi riteniamo che il disegno di legge-voto che stiamo
  discutendo costituisca un momento di riforma, quello possibile in
  questo  momento.  Peraltro,  ci  meraviglia molto che anche forze
  politiche, e non solo politiche, che già da tempo hanno accettato
  il  principio  della  elezione  diretta degli amministratori, del
  Sindaco  e  del  Presidente  della  Provincia possano, in qualche
  modo, trovare delle obiezioni quando si va a discutere l'elezione
  diretta del Presidente della Regione.
       Onorevoli colleghi, quando si discute di un disegno di legge
  voto  si  ha  qualche  volta  il  sospetto  di  discutere  di una
  petizione  di  principio  che  non sappiamo quale sbocco concreto
  potrebbe  avere,  quale  accoglimento  nel  rapporto  tra  organi
  costituzionali ma in fin dei conti quale sbocco può avere là dove
  c'è  il  momento della decisione, il luogo della decisione, che è
  il  Parlamento  nazionale.
       Io   credo,   signor   Presidente,   che  ci  capita,  ed  è
  un'occasione che assolutamente non possiamo perdere, di vedere in
  questo  momento  il  Parlamento  nazionale,  e  in particolare la
  Commissione  Affari costituzionale della Camera dei deputati, che
  sta  discutendo da alcune settimane del disegno di legge ai sensi
  dell'articolo   138   della   Costituzione,   quindi   di  valore
  costituzionale,  che stabilisce l'elezione diretta del Presidente
  della Regione, nelle Regioni a statuto ordinario.  Abbiamo quindi
  un'occasione  importante  da non sciupare che è quella di esitare
  immediatamente   il   disegno  di  legge  voto,  che  stabilisce,
  determina   e   propone,   quantomeno,   l'elezione  diretta  del
  Presidente  della  Regione della nostra Regione.  Questo potrebbe
  creare  la  possibilità - ed è anche un invito che io mi permetto
  di  rivolgere  al  Presidente  del  nostro  Parlamento  -  di una
  sollecitazione  in direzione di un raccordo costituzionale con la
  Camera dei Deputati in modo che il risultato della legge voto che
  noi  -  mi  auguro - ci apprestiamo ad approvare venga riversato,
  per  certi  versi, nella legge che è in discussione alla Camera e
  che,  avendo  ricevuto  il consenso della stragrande maggioranza,
  almeno  su questo punto cioè dell'elezione diretta del Presidente
  della  Regione,  da  parte  sia  della  maggior parte delle forze
  politiche,  come  anche  della  Conferenza  della  regioni, possa
  questo  nostro  lavoro  avere  uno  sbocco  concreto,  uno sbocco
  costituzionale  e che si eviti, quanto meno, che sul punto non si
  debba   registrare   che  la  Sicilia  addirittura  -  altro  che
  laboratorio  -  possa  rimanere indietro rispetto alle regioni ed
  alle legislazioni delle regioni a statuto ordinario.
       E'  una riforma  ormai  inevitabile  che  noi  non  vogliamo
  nemmeno immaginare che in qualche  modo si possa bloccare, noi lo
  diciamo con grande  chiarezza.  Il  mio  Gruppo  parlamentare, ma
  sostanzialmente l'arco delle  forze  politiche che si riconoscono
  nel centro-destra, annettono a  questo disegno di legge un valore
  assolutamente  strategico  e   per  certi  versi  di  cartina  di
  tornasole  delle  forze   che  vogliono  veramente  rinnovare  le
  istituzioni  della  nostra   Regione   e  quelle  che  con  varie
  motivazioni  vogliono conservare lo status quo. E questa ancor di
  più  è  una  riforma  assolutamente  necessaria  perchè  senza un
  Esecutivo  stabile,  e  credo che questo ormai abbia ingresso non
  soltanto  nelle  culture  politiche  di  diversa appartenenza, ma
  anche nell'esperienza e nella convinzione di ciascuno di noi.
       Io voglio dire  qualcosa che forse può sembrare un'enormità,
  lo voglio dire come uomo di  destra. Come uomo di destra io credo
  che sia preferibile un  Governo duraturo di centro-sinistra ad un
  Governo precario di pochi  mesi  che immediatamente dopo, dopo un
  anno,  un anno e mezzo,  dovesse  essere,  in  virtù  di  qualche
  ribaltone, sostituito da un Governo di segno opposto.
       Io credo che  questo  principio  alto  di  maturità politica
  dovrebbe essere sposato da  tutte  le  aree politiche e culturali
  del   nostro   parlamento  perchè  altrimenti  non  riusciremo  a
  costruire  niente  di  duraturo,  non riusciremo a dare stabilità
  alla  nostra Regione, nessuno riuscirà a tracciare programmazioni
  stabili  nel  tempo,  nessuno  riuscirà  a  fare  progetti per lo
  sviluppo  e  per  l'occupazione  che  devono  essere  di  per  sè
  poliennali,  che  hanno bisogno di respiro lungo, che non possono
  essere    interrotti   all'improvviso   e   questo   al   di   là
  dell'ispirazione  politico,  ideologico,  culturale da cui questi
  progetti  dovessero  essere esaminati. Perchè poi, alla fine, c'è
  un'area  comune  di problemi, direi il nocciolo duro di problemi,
  con  cui  si  scontrano tutti gli Esecutivi, si scontrano tutti i
  Governi,  si scontrano i titolari dei rami di Amministrazione.  E
  sono  problemi  - voglio dirlo con grande chiarezza - che nessuno
  può  pensare  di essere più bravo degli altri a risolvere se ha a
  disposizione  una cultura ed anche un'attrezzatura costituzionale
  come  quella  che  noi  abbiamo, che è assolutamente preistorica.
  Quindi,  valore strategico di questa nostra legge-voto e, quindi,
  la   necessità   di  non  sciupare  assolutamente  questa  grande
  occasione.
       Certo,   le  norme  di  valore  costituzionale  che  noi  ci
  apprestiamo  e  ci  accingiamo ad approvare vanno in qualche modo
  integrate con altre a cominciare dalla riforma elettorale che noi
  crediamo   debba  andare  in  senso  nettamente  maggioritario  .
  Crediamo   anche   che  il  tema  della  fuga  dalle  urne  degli
  elettori,della  caduta  della partecipazione a momenti importanti
  come  le  consultazioni  elettorali, anche la lamentata qualità o
  scarsa  qualità  della  classe dirigente e della classe politica,
  debbano  in  qualche  modo  avere  una  risposta  e  trovare  una
  risposta.
       Noi abbiamo presentato qualche giorno fa un disegno di legge
  per introdurre come momento di  rinnovamento dei partiti politici
  in  Sicilia,  estendendo  una   esperienza   che   come  partito,
  un'esperienza   interna,   abbiamo    adottato    in    occasione
  dell'elezione  del presidente della  Provincia  di  Roma,  quello
  delle elezioni primarie per la scelta dei  candidati da parte dei
  cittadini, dei partiti politici per la carica di presidente della
  Regione e di deputato all'Assemblea regionale siciliana.
       Noi  crediamo  che parallelamente anche al finanziamento dei
  partiti  politici  fossero  anche  considerati  come  lo sono nel
  nostro  sistema  regionale, anche come gruppi parlamentari, debba
  essere adottato un sistema per cui le stesse formazioni politiche
  se   aspirano   volontariamente,   se   aspirano  a  sovvenzioni,
  contributi o rimborsi o comunque come li vogliamo chiamare, hanno
  il   dovere  di  dare  la  possibilità  ai  propri  iscritti,  ai
  militanti   o  a  qualunque cittadino voglia partecipare a questo
  tipo  di  operazioni  di scegliere, di fare scegliere i candidati
  direttamente dal basso, non lasciando ai partiti, alle segreterie
  di  partiti,  qualche  volta  alle burocrazie interne dei partiti
  questo potere e questa facoltà.
       Io  credo  -  mi  rendo  conto anche di alcune richieste, di
  alcune  posizioni,  di alcune sensibilità - che qualche timore in
  ordine  al  rafforzamento  degli esecutivi possa trovare anche in
  questo sistema di maggiore partecipazione dei cittadini alla vita
  politica,  in questo caso, alla vita politica istituzionale della
  nostra  Regione  attraverso  le  elezioni primarie, possa trovare
  anche  un  contrappeso,  se  ce  ne fosse bisogno, un contrappeso
  culturale,  un  contrappeso  politico,  un principio, se vogliamo
  veramente creare spazi e modelli di rinnovamento, su cui tutte le
  forze  politiche  in  Sicilia si dovrebbero e si potrebbero anche
  ritrovare.
       Ecco  perché  noi  crediamo  che  ormai  nel giro di qualche
  giorno questo buon lavoro che è stato fatto con l'intreccio e con
  l'incrocio  positivo  di  apporti  e  di contributi molti diversi
  della Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano per questa
  legge-voto,  non  soltanto  vada  fatta, ma che non debba trovare
  nessun  rinvio,  ritardo o peggio ancora impedimento o blocco per
  non  perdere  l'appuntamento  che  è  importante dell'aggancio di
  questa  legge,  che  è  una legge-voto, con la legge di revisione
  costituzionale  che  il Parlamento nazionale proprio in occasione
  dell'elezione  diretta  dei  Presidenti  delle  regioni a Statuto
  ordinario si accinge a fare. Anche perché - lo vogliamo dire come
  dato  politico  o  morale  -  in  questi minuti - voglio dirlo in
  particolare  al  Presidente  della  Regione  -  e forse a livello
  nazionale  sta avendo degli sviluppi, il dato direi non tanto dei
  ribaltoni  nella  accezione  comune considerati  ma questo fermo,
  questo  stop  improvviso  che la nascita del Governo nazionale in
  qualche  modo  ha  operato e immediatamente dopo anche la nascita
  del  Governo  Capodicasa  alla  cultura  importante, alla cultura
  bipolare  che  dovrebbe essere una cultura di comune appartenenza
  con  l'elezione  diretta  del  Presidente della Regione, potrebbe
  ritrovare  una  spinta  che  non è nell'interesse di una parte ma
  nell'interesse  generale  della  nostra  Regione  e  di  tutti  i
  siciliani.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare sulla
  discussione   generale   del   disegno  di  legge  gli  onorevoli
  Bufardeci,  Leontini, Scalici, Nicolosi, Costa, Spagna, Speziale,
  Martino, Granata.  La seduta sarà  rinviata  a  domani  alle  ore
  10.30.  Avverto  i  suddetti iscritti  a  parlare  che  se  nella
  giornata di domani non saranno  presenti in Aula decadranno dalla
  facoltà di parlare.


   Presidenza del presidente Cristaldi


       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì
  20  gennaio  1999,  alle  ore  10.30  con  il seguente ordine del
  giorno:

      I - COMUNICAZIONI

     II - LETTURA, AI SENSI E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI  ARTICOLI 83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

      N. 281 - Interventi     per     la     salvaguardia    delle
              professionalità  e   del   personale  della  sezione
              decentrata dell'Istituto  nazionale  per  la ricerca
              sul  cancro  (IST)   di   Genova   presso  l'Azienda
              Policlinico di Messina.

                   ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - l'Istituto nazionale per  la ricerca sul cancro di
              Genova (IST), in  base  ad  una  deliberazione degli
              organi  di gestione dell'Ente  ed  in  base  ad  una
              programmazione   nazionale,  fortemente  voluta  dai
              Ministri della Sanità a partire dal 1987, allo scopo
              di costituire unità  integrate  di  ricerca  tali da
              recuperare  gli squilibri  ed  evitare  il  fenomeno
              della migrazione  interregionale  dei pazienti verso
              le regioni del Nord  dotate  di migliori strutture e
              tecnologie, ha  costituito  delle  sedi periferiche,
              tra cui quella di  Messina  nata con le delibere nn.
              100/87, 844/88, 1125/89, 709/ e 710/91 del consiglio
              di    amministrazione    dello    stesso,   ospitata
              nell'Istituto di clinica  oncologica  e  ricerca dei
              tumori dell'Università, allo  scopo  di garantire la
              formazione di figure professionali esperte nel campo
              delle  applicazioni   delle   nuove   tecnologie  in
              oncologia;

              - dopo la  morte  del  referente  scientifico, prof.
              Saverio d'Aquino, tale  sezione  è  stata trasferita
              all'Azienda Policlinico di  Messina  e  il personale
              delle  sezioni  di   Tecnologia   biomedica   e   di
              sperimentazioni    controllate,    prima    inserito
              stabilmente  nei diversi  servizi  e  laboratori  di
              ricerca   clinica   e   sperimentale   dell'istituto
              ospitante, dove svolgeva  oltre  che  l'attività  di
              ricerca   scientifica    una    proficua    attività
              assistenziale,  successivamente   ha   fatto  fronte
              esclusivamente  alle   esigenze   assistenziali  del
              Policlinico universitario;

      CONSIDERATO:

              -   che,   venendo   a   mancare   la   produttività
              scientifica, l'IST di Genova ha deciso di richiamare
              tutto il personale  costituito da 50 unità di cui 29
              laureati, presso la  sede  centrale  a  far  data 1
              febbraio  1999,  dopo  che,   per  le  note  vicende
              giudiziarie l'Azienda  Policlinico  universitario ha
              rifiutato un'ipotesi di  accordo  che  prevedeva  il
              rimborso del 50 per  cento degli oneri del personale
              ivi operante (pari a circa 2 miliardi);

              - inoltre che, venendo meno tali professionalità, ne
              verrebbe   a   soffrire   l'attività  assistenziale,
              peraltro  precaria  date  le  carenze  della  pianta
              organica;

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                                         e
                            L'ASSESSORE PER LA SANITA'

              a sollecitare  il  magnifico Rettore dell'Università
              degli studi di Messina  a  trattare  con  gli organi
              preposti  dell'IST,   vista   l'ipotesi  di  accordo
              proposta  dallo   stesso,   perchè  detto  personale
              continui a prestare  la  propria opera professionale
              presso  l'Azienda  Policlinico   di   Messina  e  ad
              integrare  con  fondi  regionali,  qualora  problemi
              economici siano di  impedimento, le somme necessarie
              nel bilancio dell'Azienda Policlinico.""
              (23 dicembre 1998)
                                RICOTTA - VIRZI' - LA GRUA
                                SCAMMACCA DELLA BRUCA -  BRIGUGLIO

      N. 282 - Appello   per   evitare   che   si   proceda   allo
              smantellamento degli ordini professionali.

                   ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - di recente  il  Parlamento  ha istituito presso il
              Ministero di  Grazia  e  giustizia  una  Commissione
              (Commissione Mirone)  con  il  compito  di  proporre
              delle linee guida per il riordino delle professioni;

              - dal  discorso  programmatico  del  Presidente  del
              Consiglio    dei    Ministri,   onorevole   D'Alema,
              pronunciato il 22.10.1998, emerge una manifestazione
              di  giudizio  che falsa le realtà in cui operano gli
              ordini  professionali,  vincolati   oltre   che   al
              rispetto delle norme giuridiche che li disciplinano,
              anche,   e   con   maggiore   rigore,   alle   norme
              deontologiche che nel corso degli anni si sono dati,
              non  solo  per  uniformare   i  comportamenti  degli
              iscritti, ma altresì per tutelare la fede pubblica;

              - testualmente si riportano  le  parole  pronunciate
              incautamente dal Primo Ministro:  'Non  è  possibile
              che il talento e la professionalità  di  un  giovane
              debbano   sottostare  ai  vincoli   di   un   Ordine
              professionale che non lo  accoglie  soltanto  perchè
              quel  ragazzo  non ha avuto la  fortuna  di  nascere
              nella famiglia giusta';

      CONSIDERATO che:

              - tali dichiarazioni, oltre che  suonare offensive e
              lesive del comportamento  degli ordini professionali
              che non sono 'Club privati' in cui  si  è  ammessi a
              discrezione di chi vi sia già (come sembra di capire
              dalla frase pronunciata dal Primo Ministro con un pò
              di   malizia   intesa   a    screditare   gli   albi
              professionali a scopo meramente politico), ma cui si
              accede di diritto dopo aver conseguito la prescritta
              abilitazione  all'esercizio  della  professione, per
              come sancito nell'art.  33  della Costituzione della
              Repubblica italiana; gettano  un'ombra sui ministeri
              che  fino ad oggi sono stati e  sono  preposti  alla
              vigilanza degli ordini medesimi, come se ogni Ordine
              fosse  stato lasciato libero di  attuare  a  proprio
              piacimento ogni tipo di discriminazione;

              - tale atteggiamento nei confronti delle professioni
              intellettuali è collegabile  alla dichiarata volontà
              di liberalizzare le professioni, ossia di sopprimere
              gli ordini professionali in contrasto con il dettato
              costituzionale;

      TENUTO CONTO che:

              -   anche   l'Autorità   garante  della  concorrenza
              sostiene    avventatamente    che   le   prestazioni
              professionali rientrano nel concetto di impresa, con
              ciò equiparando le professioni  intellettuali  ad un
              imprenditore  commerciale,  che,  senza  offesa  per
              quest'ultimo, svolge un'attività fondata sul rischio
              e  sul  tornaconto,  facendo   confusione   con   le
              prestazioni di alto  contenuto  intellettuale frutto
              di anni di studio e di sacrifici;

              -   talune   forze   sindacali    e    parte   della
              Confindustria sono fortemente  interessate a coprire
              gli spazi delle libere professioni;

              -  la liberalizzazione delle professioni condurrebbe
              all'associazionismo  selvaggio, con  grave  pericolo
              per la qualità delle prestazioni e danno per la fede
              pubblica;

      CONSIDERATO che:

              -  l'esistenza degli ordini  professionali, oltre  a
              rappresentare alta professionalità delle prestazioni
              e punto di riferimento per la fede pubblica, è anche
              garanzia di libertà;

              - l'accesso agli ordini professionali è disciplinato
              da norme di  legge che richiedono il possesso di una
              laurea  e l'aver superato  l'esame  di  abilitazione
              all'esercizio della professione relativa;

              - la  tutela  delle  professioni  intellettuali è un
              diritto al  quale  le  popolazioni della Sicilia non
              possono  rinunciare per l'elevato sviluppo culturale
              delle proprie generazioni;

              - una  modernizzazione  delle  libere  professioni è
              auspicabile,  senza stravolgere i sacrosanti diritti
              costituzionali  e  le  istituzioni intellettuali che
              sorreggono il  patrimonio culturale ed artistico del
              nostro Paese;

              -  il sistema degli albi ci  viene  invidiato  dalle
              altre nazioni europee  dove  regna l'associazionismo
              selvaggio,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              -  ad   intervenire   presso  il  Governo  nazionale
              affinchè,  nell'ambito  di   una  modernizzazione  e
              riordino delle libere professioni,  sia dato risalto
              al  contenuto  altamente   intellettuale, necessario
              all'esercizio   della    professione   (abilitazione
              professionale) sancito dalla Costituzione,

                                     FA VOTI

              affinché     la    funzione     della    professione
              intellettuale non sia  sacrificata  sull'altare  dei
              compromessi   politici,  consentendo    invece    ai
              rappresentanti regionali degli ordini  e dei collegi
              professionali di essere ascoltati  e  coinvolti  nel
              disegno  di  legge di riforma  che, auspichiamo, sia
              discusso in Parlamento e rappresenti con trasparenza
              il  risultato  di  un  dibattito  chiaro,  franco  e
              completo e privo di rinvio a deleghe.""
              (23 dicembre 1998)
                                      PAGANO - D'AQUINO - FLERES
                                      CROCE - BENINATI

    III - SVOLGIMENTO  AI  SENSI  DELL'ART.  159,  TERZO  COMMA,  DEL
          REGOLAMENTO INTERNO  DELLE  INTERROGAZIONI  DELLA  RUBRICA:
          "Agricoltura e foreste":

          N.  250  -  Iniziative per l'informatizzazione degli uffici
          periferici  dell'Assessorato  regionale  dell'agricoltura e
          delle foreste.
          (19/09/96)                            Giannopolo

          N.  251  -  Iniziative  per  mettere ordine nel settore del
          credito   agrario   e  per  il  reperimento  delle  risorse
          finanziarie  necessarie alla liquidazione delle pratiche in
          istruttoria.
          (19/09/96)                            Giannopolo

          N.  304  -  Censimento  e  corretto utilizzo dei fabbricati
          ricadenti nel demanio forestale.
          (2/10/96)                              Virzì

     IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) - "Schema  di disegno di legge costituzionale da sottoporre
          al Parlamento  nazionale  ai  sensi  dell'articolo 18 dello
          Statuto,  recante  'Modifiche  dello  Statuto della Regione
          siciliana  concernenti  l'elezione  diretta  del Presidente
          della     Regione,    l'autoscioglimento    dell'Assemblea,
          l'iniziativa   legislativa   popolare   e   comunale  ed  i
          referendum  regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
          Norme stralciate/A) (Seguito).

       Relatore: On.le Provenzano.

       2) Proroga  della durata della  Commissione  speciale  per  la
          riforma dello Statuto e le riforme istituzionali (n. 842);

       3) Nuove norme in tema di interventi  contro  la  mafia  e  di
          misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
          dei loro familiari (n. 795);

       4) Istituzione del parco  archeologico  e  paesaggistico della
          Valle  dei Templi di Agrigento  e  del  parco  archeologico
          integrato di Selinunte, Segesta e Cave di Cusa (n. 453).

     V - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.

    VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.

   VII - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.

  VIII - ELEZIONE  DEL   COLLEGIO   DEI  REVISORI  DEI  CONTI  DELLA
         FONDAZIONE "FEDERICO II".

    IX - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI  LEGISLATIVE  PERMANENTI E DELLA
          COMMISSIONE  PER   L'ESAME   DELLE   QUESTIONI  CONCERNENTI
          L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.

       La seduta è tolta alle ore 20.18.