Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA
La seduta è aperta alle ore 10.45.
LIOTTA, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è approvato.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
RINVIO DI SVOLGIMENTO DI ATTI ISPETTIVI
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto un fonogramma da parte
dell'Assessore per l'agricoltura e le foreste, con cui si chiede
il rinvio dello svolgimento degli atti ispettivi numeri 250, 251
e 304, in quanto l'onorevole Assessore Cuffaro trovasi in atto a
Roma presso il Ministero per le politiche agricole impegnato in
incontri concernenti la definizione delle linee guida del Piano
agrumicolo nazionale.
L'Assemblea ne prende atto.
Successivamente sarà determinata la seduta in cui si
svolgeranno le citate interrogazioni relative alla rubrica
"Agricoltura e foreste".
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento interno,
avverto che nel corso della seduta potrà procedersi a votazione
mediante sistema elettronico.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
"Lettura ai sensi e per gli effetti degli articolo 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno delle mozioni numero 281
'Interventi per la salvaguardia della professionalità e del
personale della sezione decentrata dell'Istituto nazionale per la
ricerca sul cancro (IST) di Genova presso l'Azienda Policlinico
di Messina' e numero 282 "Appello per evitare che si proceda allo
smantellamento degli ordini professionali".
Invito il deputato segretario a darne lettura.
LIOTTA, segretario
<< L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- l'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di
Genova (IST), in base ad una deliberazione degli
organi di gestione dell'Ente ed in base ad una
programmazione nazionale, fortemente voluta dai
Ministri della Sanità a partire dal 1987, allo scopo
di costituire unità integrate di ricerca tali da
recuperare gli squilibri ed evitare il fenomeno
della migrazione interregionale dei pazienti verso
le regioni del Nord dotate di migliori strutture e
tecnologie, ha costituito delle sedi periferiche,
tra cui quella di Messina nata con le delibere nn.
100/87, 844/88, 1125/89, 709/ e 710/91 del consiglio
di amministrazione dello stesso, ospitata
nell'Istituto di clinica oncologica e ricerca dei
tumori dell'Università, allo scopo di garantire la
formazione di figure professionali esperte nel campo
delle applicazioni delle nuove tecnologie in
oncologia;
- dopo la morte del referente scientifico, prof.
Saverio d'Aquino, tale sezione è stata trasferita
all'Azienda Policlinico di Messina e il personale
delle sezioni di Tecnologia biomedica e di
sperimentazioni controllate, prima inserito
stabilmente nei diversi servizi e laboratori di
ricerca clinica e sperimentale dell'istituto
ospitante, dove svolgeva oltre che l'attività di
ricerca scientifica una proficua attività
assistenziale, successivamente ha fatto fronte
esclusivamente alle esigenze assistenziali del
Policlinico universitario;
CONSIDERATO:
- che, venendo a mancare la produttività
scientifica, l'IST di Genova ha deciso di richiamare
tutto il personale costituito da 50 unità di cui 29
laureati, presso la sede centrale a far data 1
febbraio 1999, dopo che, per le note vicende
giudiziarie l'Azienda Policlinico universitario ha
rifiutato un'ipotesi di accordo che prevedeva il
rimborso del 50 per cento degli oneri del personale
ivi operante (pari a circa 2 miliardi);
- inoltre che, venendo meno tali professionalità, ne
verrebbe a soffrire l'attività assistenziale,
peraltro precaria date le carenze della pianta
organica;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
e
L'ASSESSORE PER LA SANITA'
a sollecitare il magnifico Rettore dell'Università
degli studi di Messina a trattare con gli organi
preposti dell'IST, vista l'ipotesi di accordo
proposta dallo stesso, perché detto personale
continui a prestare la propria opera professionale
presso l'Azienda Policlinico di Messina e ad
integrare con fondi regionali, qualora problemi
economici siano di impedimento, le somme necessarie
nel bilancio dell'Azienda Policlinico.>> (281).
(23 dicembre 1998)
RICOTTA - VIRZI' -
LA GRUA - SCAMMACCA -
BRIGUGLIO
<< L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- di recente il Parlamento ha istituito presso il
Ministero di Grazia e giustizia una Commissione
(Commissione Mirone) con il compito di proporre
delle linee guida per il riordino delle professioni;
- dal discorso programmatico del Presidente del
Consiglio dei Ministri, onorevole D'Alema,
pronunciato il 22.10.1998, emerge una manifestazione
di giudizio che falsa le realtà in cui operano gli
ordini professionali, vincolati oltre che al
rispetto delle norme giuridiche che li disciplinano,
anche, e con maggiore rigore, alle norme
deontologiche che nel corso degli anni si sono dati,
non solo per uniformare i comportamenti degli
iscritti, ma altresì per tutelare la fede pubblica;
- testualmente si riportano le parole pronunciate
incautamente dal Primo Ministro: 'Non è possibile
che il talento e la professionalità di un giovane
debbano sottostare ai vincoli di un Ordine
professionale che non lo accoglie soltanto perchè
quel ragazzo non ha avuto la fortuna di nascere
nella famiglia giusta';
CONSIDERATO che:
- tali dichiarazioni, oltre che suonare offensive e
lesive del comportamento degli ordini professionali
che non sono 'Club privati' in cui si è ammessi a
discrezione di chi vi sia già (come sembra di capire
dalla frase pronunciata dal Primo Ministro con un pò
di malizia intesa a screditare gli albi
professionali a scopo meramente politico), ma cui si
accede di diritto dopo aver conseguito la prescritta
abilitazione all'esercizio della professione, per
come sancito nell'art. 33 della Costituzione della
Repubblica italiana; gettano un'ombra sui ministeri
che fino ad oggi sono stati e sono preposti alla
vigilanza degli ordini medesimi, come se ogni Ordine
fosse stato lasciato libero di attuare a proprio
piacimento ogni tipo di discriminazione;
- tale atteggiamento nei confronti delle professioni
intellettuali è collegabile alla dichiarata volontà
di liberalizzare le professioni, ossia di sopprimere
gli ordini professionali in contrasto con il dettato
costituzionale;
TENUTO CONTO che:
- anche l'Autorità garante della concorrenza
sostiene avventatamente che le prestazioni
professionali rientrano nel concetto di impresa, con
ciò equiparando le professioni intellettuali ad un
imprenditore commerciale, che, senza offesa per
quest'ultimo, svolge un'attività fondata sul rischio
e sul tornaconto, facendo confusione con le
prestazioni di alto contenuto intellettuale frutto
di anni di studio e di sacrifici;
- talune forze sindacali e parte della
Confindustria sono fortemente interessate a coprire
gli spazi delle libere professioni;
- la liberalizzazione delle professioni condurrebbe
all'associazionismo selvaggio, con grave pericolo
per la qualità delle prestazioni e danno per la fede
pubblica;
CONSIDERATO che:
- l'esistenza degli ordini professionali, oltre a
rappresentare alta professionalità delle prestazioni
e punto di riferimento per la fede pubblica, è anche
garanzia di libertà;
- l'accesso agli ordini professionali è disciplinato
da norme di legge che richiedono il possesso di una
laurea e l'aver superato l'esame di abilitazione
all'esercizio della professione relativa;
- la tutela delle professioni intellettuali è un
diritto al quale le popolazioni della Sicilia non
possono rinunciare per l'elevato sviluppo culturale
delle proprie generazioni;
- una modernizzazione delle libere professioni è
auspicabile, senza stravolgere i sacrosanti diritti
costituzionali e le istituzioni intellettuali che
sorreggono il patrimonio culturale ed artistico del
nostro Paese;
- il sistema degli albi ci viene invidiato dalle
altre nazioni europee dove regna l'associazionismo
selvaggio,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Governo nazionale
affinchè, nell'ambito di una modernizzazione e
riordino delle libere professioni, sia dato risalto
al contenuto altamente intellettuale, necessario
all'esercizio della professione (abilitazione
professionale) sancito dalla Costituzione,
FA VOTI
affinché la funzione della professione
intellettuale non sia sacrificata sull'altare dei
compromessi politici, consentendo invece ai
rappresentanti regionali degli ordini e dei collegi
professionali di essere ascoltati e coinvolti nel
disegno di legge di riforma che, auspichiamo, sia
discusso in Parlamento e rappresenti con trasparenza
il risultato di un dibattito chiaro, franco e
completo e privo di rinvio a deleghe.>> (282).
(23 dicembre 1998)
PAGANO - D'AQUINO - FLERES
CROCE - BENINATI
PRESIDENTE. Chiedo di aggiungere la mia firma alla mozione
numero 281, presentata dagli onorevoli Ricotta ed altri.
L'Assemblea ne prende atto.
Dispongo che le mozioni testè lette vengano demandate alla
Conferenza dei Capigruppo perchè se ne determini la data di
discussione.
RICOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RICOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi io chiedo di
parlare per sollecitare la trattazione urgente della mozione
numero 281, dal momento che il personale teoricamente dovrebbe
prendere servizio il primo febbraio a Genova e quindi
interrompere la continuità del servizio che svolge presso il
Policlinico di Messina.
PRESIDENTE. Oggi pomeriggio ci sarà la Conferenza dei
capigruppo, la sua richiesta - che faccio anche mia, conoscendo
questa determinazione dell'Istituto di Genova per il
trasferimento del personale dal primo febbraio - sarà portata
alla Conferenza dei capigruppo, e speriamo di poterla trattare
nella prossima seduta. Come ho già detto, sarà la Conferenza dei
capigruppo a determinarne la data di discussione.
RICOTTA. Non ci sarebbe bisogno che lo stabilisca la
Conferenza dei capigruppo basterebbe che il Governo fosse
d' accordo...
PRESIDENTE. No, sulla mozione decide la Conferenza dei
capigruppo.
RICOTTA. Basta che il Governo sia d'accordo si può trattare
anche nella prossima seduta. Il problema è che il Governo non è
presente stamattina.
PRESIDENTE. Manca l'Assessore, ma certamente stasera ci
determineremo d'accordo con il Governo a trattarla nella prossima
seduta.
Lo svolgimento, ai sensi dell'art. 159 terzo comma del
Regolamento interno, delle interrogazione della rubrica
Agricoltura e foreste, come da richiesta dell'assessore già
comunicata all'Aula, è rinviato ad una prossima seduta.
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
Presidenza del presidente Cristaldi
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE <<SCHEMA DI
DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE DA SOTTOPORRE AL PARLAMENTO
NAZIONALE AI SENSI DELL'ARTICOLO 18 DELLO STATUTO, RECANTE
'MODIFICHE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA CONCERNENTI
L'ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE,
L'AUTOSCIOGLIMENTO DELL'ASSEMBLEA, L'INIZIATIVA LEGISLATIVA
POPOLARE E COMUNALE ED I REFERENDUM REGIONALI'>> (NN.
2-94-144-152-177-705-708-758-NOME STRALCIATE/A)
PRESIDENTE. Si passa al quarto punto dell'ordine del giorno:
Discussione dei disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di
legge posto al punto 1): <<Schema di disegno di legge
costituzionale da sottoporre al Parlamento nazionale ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto
della Regione siciliana concernenti l'elezione diretta del
Presidente della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i referendum
regionali'>> (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758-Norme
stralciate/A).
Invito i componenti la Commissione speciale per la riforma
dello Statuto e le riforme istituzionali a prendere posto
nell'apposito banco.
Nella discussione generale è iscritto a parlare l'onorevole
Bufardeci. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi trattiamo un
argomento che è determinante, è stato definito storico per questa
Assemblea. Un disegno di legge voto che dovrebbe e deve
modificare il sistema della nostra Regione per quanto riguarda
l'istituzione e il Governo; ma, tristemente, dibattiamo un tema
fondamentale che i 'mass media', fino ad oggi, hanno richiesto
che non si faccia una riforma a metà, hanno chiesto che si vada
avanti seriamente. Ma, tristemente, trattiamo questo argomento
in un'Aula. Nel banco del Governo nessuno è presente. E tutto
questo credo che non sia un bel modo di mostrarsi e di dimostrare
che effettivamente, all'interno di quest'Aula, tutte le forze
politiche sono veramente intenzionate a portare avanti un compito
costituente che questa legislatura ha certamente assunto sin dal
momento in cui, il 16 giugno 1996, si è svolta l'elezione di
questo Parlamento regionale.
Come deputati appartenenti al gruppo di Forza Italia sin
dall'inizio abbiamo portato avanti questo disegno di legge
ritenendo assolutamente indispensabile per l'Assemblea trattare e
definire, in maniera chiara, la necessità di cambiamento che
incombe su questa Regione.
Viceversa, molte forze, più o meno oscure, anche attraverso
l'assenza dei parlamentari in quest'Aula, testimoniano la
disattenzione, la disaffezione e la lontananza rispetto ad un
problema invece che è vitale per crescere, per migliorare e per
cambiare. Sì, perchè, cari colleghi, non c'è ombra di dubbio che
la Sicilia vive un momento in cui il cambiamento è assolutamente
necessario nelle proprie istituzioni e nella forma di Governo. I
guasti del passato sono tristemente sotto gli occhi di tutti: 52
governi, la media quindi di un governo all'anno; una classe
politica che ha saputo soltanto fare molto male a questa Regione,
facendola diventare tante cose, troppe cose e, quasi sempre,
ciascuna delle mansioni espletate svolta male. Mi riferisco ad
una Regione 'mamma', assumendo personale senza concorsi.
Dei 16.500 dipendenti attuali, soltanto mille sono stati
assunti con concorso, gli altri con leggi di spesa. Per carita,
non è una critica a chi è stato assunto con leggi di spesa, ma è
la critica a chi ha consentito che si entrasse nella Pubblica
Amministrazione senza i passaggi dovuti dei pubblici concorsi,
senza le selezioni, senza il confronto, alla pari, tra tanti
soggetti che avevano ugualmente diritto di essere assunti o di
partecipare comunque per un'eventuale assunzione alla Regione.
Una Regione che è stata banchiera e che abbiamo visto quale danno
ha fatto alle nostre casse e che è stata anche imprenditrice,
società industriale. E anche lì quante centinaia e migliaia di
miliardi sperperati. Tutti guasti di un sistema.
Tutti guasti che stanno portando anche oggi, in questi
giorni, sulla stampa a dibattere anche su un altro dato negativo
che stiamo vivendo e che si vive da qualche legislatura: la
carenza e l'assenza di un'attività legislativa che come
produzione sia alla pari delle altre regioni. Anche in questo
caso credo che la colpa sia, oltre che della crisi finanziaria,
oltre che dell'instabilità, sia del sistema, sia della crisi
continua; e quindi credo che la necessità di cambiamento sia
assoluta e debba essere perseguita fortemente, anche e
soprattutto contro coloro i quali in quest'Aula non vogliono
questo cambiamento.
Dicevo poc'anzi che i 'mass media' anche stamattina,
riferendosi all'appuntamento della discussione sulla legge voto,
hanno titolato alcuni articoli dicendo: "Una legge intera, non
una riforma a metà".
Ebbene, deve essere chiaro a quest'Assemblea che, per quanto
ci riguarda, come gruppo di Forza Italia, noi staremo in
quest'Aula convinti che l'Aula deve lavorare non per esitare un
qualunque disegno di legge voto, non un disegno di legge voto che
tratti in maniera più o meno spicciola un problema strategico e
fondamentale, come quello che dibattiamo oggi. Non un'Aula che
esiti una riforma molto parziale perché noi riteniamo che il
disegno di legge-voto che oggi trattiamo è il canovaccio che deve
essere ulteriormente riempito di contenuti. Questi contenuti
devono essere la significazione di quello che quest'Aula vuole
come riforma elettorale e come modo di esplicazione dell'attività
di governo per quanto riguarda l'esecutivo, per quanto riguarda i
rapporti tra l'Assemblea e l'esecutivo.
Questo vogliamo che venga fatto in maniera chiara, non
vogliamo rinvii o ordini del giorno che impegnino il governo a
dire quello che dovrà fare domani. Abbiamo un'occasione fin da
oggi per dirlo e per dimostrare effettivamente questa volontà e
per quanto ci riguarda noi ribadiamo tutta la nostra convinzione
che questa necessità di cambiamento passa assolutamente
attraverso una riforma intera. Intendo che oltre l'elezione
diretta, il presidenzialismo e vorrei fare un accenno al
presidenzialimo, a quello che noi abbiamo mutuato dalla legge 7,
da quella che è stata la genesi della legge 7, credo che quella
stessa genesi sia analogica rispetto a quella che viviamo oggi
per la crisi regionale del sistema dell'Assemblea e del Governo
di questa Regione.
Non c'è dubbio che la crisi della municipalità, con un
sindaco "vittima" del sistema dei partiti, ha comportato i guasti
della municipalità delle nostre amministrazioni locali e delle
nostre città. Non c'è dubbio che c'è stato un momento storico in
cui la necessità di una leadership all'interno delle
municipalità, la necessità che ci fosse un programma con il quale
confrontarsi e per il quale lavorare e chiedere il consenso agli
elettori, è stato uno dei motivi strategici per cui si è andati
avanti con la legge 7.
L'individuazione fisica dei responsabili dell'azione e,
soprattutto, la riduzione del potere di mediazione dei partiti
sono state alla base di quel sistema elettorale.
Ora non voglio dire che quel sistema elettorale abbia
rappresentato la panacea di tutti i mali delle pubbliche
amministrazioni locali, per carità, non c'è ombra di dubbio che
guasti, difficoltà, ritardi ce ne sono stati, ma almeno vi è una
chiarezza nei confronti della gente e della pubblica
amministrazione in genere e soprattutto una chiarezza nei
confronti degli elettori: si sa perfettamente per quale
programma, per quale coalizione, per quale uomo si va a votare,
la verifica viene fatta attraverso le relazioni semestrali, alla
fine del mandato vi è la possibilità per un'altra volta di
rieleggerlo e all'interno di questo meccanismo vi sono state le
soluzioni, prima di un referendum popolare che potesse sfiduciare
il sindaco, successivamente dei consiglieri comunali che
sfiduciavano quell'amministrazione attraverso la dimissione che
coinvolgeva tutto, giunta, quindi esecutivo, e consiglio.
Non c'è dubbio quindi che comunque si è avuto un rapporto
leale, onesto, trasparente e responsabile tra l'amministrazione e
la cittadinanza. Credo che quelle stesse motivazioni, che
portarono la Regione siciliana ad essere assolutamente
all'avanguardia in quella riforma che poi venne mutuata dalle
altre Regioni, ci siano in assoluto anche per quanto riguarda
questo tema della riforma della Regione siciliana e del Governo
della Regione siciliana.
Per questo noi crediamo che all'intempestività dell'azione
esecutiva si possa opporre un Governo che sia forte, autorevole,
di un'autorevolezza che gli viene data direttamente dalla gente.
Ecco perché presidenzialismo, ecco perché riteniamo
indispensabile questo sistema per garantire la governalibilità e
la stabilità che non sono soltanto termini di natura
nominalistica ma hanno delle conseguenze di carattere politico,
economico ed istituzionale enormi. La stabilità e l'instabilità
comportano fattori economici.
Un Governo stabile, che può programmare, ha la capacità, il
respiro, di potere lavorare effettivamente, nell'interesse dei
cittadini, attraverso un programma; si ha la possibilità di
crescere, di confrontarsi con le pubbliche amministrazioni - e in
questo caso trattandosi di noi, di Regione - di confrontarsi con
il Governo nazionale e, soprattutto, con la Comunità europea che,
come ben sappiamo, era nostra fonte di risorsa economica maggiore
e finanziaria.
Ma quale garanzia può dare un qualunque governo di questa
Regione laddove ogni anno si cambiano gli attori di questa azione
esecutiva; ogni anno si cambia il soggetto Presidente; ogni anno
c'è qualcun altro che sostituisce l'Assessore per andare a
proporre un nuovo piano, un nuovo programma, e ogni giorno, dopo
il periodo di aggiustamento, si ricomincia d'accapo in questa
rincorsa affannosa che ha causato soltanto ritardi, ritardi,
ritardi.
E allora, governabilità e stabilità come principi e come
precondizioni di un'azione di politica vera e di governo.
Peraltro, oltre che per le ragioni che ho cercato, anche se
succintamente, di esplicitare, che portano a ritenere
governabilità e stabilità, fattori positivi dell'economia e del
rapporto tra il cittadino e le istituzioni e di trasparenza di
responsabilità nell'azione esecutiva che ciascuno svolge, vi è
anche una considerazione: questo sistema ha creato e sta
continuando a creare una forte disaffezione nei confronti degli
elettori. Gli elettori e l'astensionismo che abbiamo visto anche
nelle ultime occasioni elettorali di qualche settimana addietro,
testimoniano la lontananza forte dei cittadini rispetto alla
politica e al modo di fare politica; il partito più grosso che
c'è in Italia è il partito di chi non va a votare. Una delle
causa è sicuramente anche questa.
C'è bisogno di questo cambiamento perché questo sistema non
ha fatto altro che provocare una proliferazione, una lievitazione
ulteriore del numero dei partiti; dai partiti precedenti
tradizionali, una diecina, siamo arrivati ad una cinquantina di
sigle. Anche questo crea confusione, crea sconcerto nella gente,
fa maturare quella disaffezione per cui la gente non va a votare
e si allontana.La gente, come dicevo, ha bisogno di questa
chiarezza, ed è per questo che noi annettiamo a questa riforma
una importanza strategica perché significa valorizzazione vera di
un principio bipolare per cui la gente sa bene che cosa vuole -
deve saperlo, almeno - per chi vota, sapendo che a seconda della
votazione che va a svolgere vi ha delle conseguenze che
verificherà, controllerà e, alla fine, valuterà e deciderà.
Ecco perché noi riteniamo che questo disegno di legge debba
essere portato avanti non solo nella parte in cui certamente già
all'interno della legge-voto è inserita la possibilità di
scioglimento dell'Assemblea, altro fattore che ha provocato
guasti; tante sono state le occasioni in cui, in questi
cinquant'anni e passa la nostra Assemblea è stata bloccata,
soggiogata da giochi di palazzo, da inefficienza, da
inettitudine, dal momento in cui era molto più logico e opportuno
che fossero i cittadini nuovamente chiamati alle urne per
decidere l'eventuale cambiamento, e invece alchimie di tutti i
tipi portavano comunque ad andare avanti; un obbligo di andare
avanti laddove andare avanti era male, era nocivo, era dannoso e
tristemente i pochi esempi - ma l'elenco che potrei fare è
lunghissimo - dei guasti che potrei fare, provocati da tutte
queste cose che sto cercando di esplicitare, hanno provocato; e
allora la possibilità dell'auto scioglimento - peraltro noi
eravamo l'unica Regione che aveva questo presidio statutario - è
bene che ci sia.
Ma dicevo non solo legge voto per la possibilità di
autoscioglimento, non solo per l'iniziativa popolare ed anche
quella di un numero di comuni, circa quaranta, pari almeno al 10%
della nostra popolazione, non solo legge voto per la possibilità
anche in Sicilia delle attività di referendum, ma anche e
soprattutto perché all'interno della legge voto siano chiari i
capi saldi, le parti fondamentali e sostanziali non vengano
trascurate.
Intendo parlare del sistema maggioritario, intendo parlare
delle incompatibilità tra deputato ed assessore, intendo parlare
della norma antiribaltone.
Oggi all'interno di una grande polemica che si è dibattuta
tra il partito del sì al referendum nazionale per l'abrogazione
della quota del 25% proporzionale ed il partito del no, il
partito del proporzionalismo che io, per altro, rispetto
assolutamente, il partito della rappresentatività massima ed
assoluta di tutti all'interno degli organi parlamentari,ed io la
rispetto, ma mi sono convinto che in questo momento storico è
assolutamente necessario superare quel sistema proprio per
quell'obbligo di stabilità, di governabilità e di cambiamento al
quale accennavo poc'anzi.
Dicevo, questa battaglia che si è svolta è stata definita
dalla sentenza, per altro una sentenza che è intervenuta dopo
sostanzialmente poche ore di Camera di Consiglio, ha determinato
il sì al referendum, il popolo italiano sarà chiamato
probabilmente ad aprile a trattare questo tema, a votare, a meno
che il Parlamento prima di allora, prima presumibilmente del 18
di aprile, non modifichi il sistema elettorale vigente.
Cosa significa il sì? Cosa significa per altro anche la
previsione che i maggiori sondaggi e i maggiori politologi
assegnano ad una vittoria del sì, assegnano proprio la
convinzione che la gente vuole chiarezza, che la gente vuole
sapere prima, senza giochini vari, da che parte si sta, annettono
alla possibilità di un sistema maggioritario la capacità della
stabilità e della governabilità.
Questa Assemblea ritiene di non tenerne conto? Questa
Assemblea ritiene che un fatto così storico ed importante con il
quale ci andiamo a confrontare a brevissimo nel resto
dell'Italia, non debba essere preso a monito anche da questa Aula
e, ribadisco, parlare di questo tema in presenza soltanto di
cinque colleghi è una cosa assolutamente mortificante.
Ma insisto nel dire che per quanto ci riguarda quindi noi
riteniamo che non solo l'elezione diretta vada
costituzionalizzata, ma anche il principio; si sostiene da parte
di qualcuno che se ne potrebbe fare a meno, insigni
costituzionalisti, presenti in questa Assemblea e fuori da questa
Assemblea, osservano che non ve né una necessità, ma anche se
questo fosse vero credo proprio che questo non alteri il problema
di fondo e cioè che laddove andiamo ad inserire in norma
statutaria il sistema maggioritario noi diamo quel criterio di
chiarezza al quale ho fatto riferimento, andiamo a dire che quel
sistema che porta alla stabilità ed alla governabilità è un
principio fondante della nostra Regione, si dice ma "un domani
che le situazioni storiche o comunque contingenti cambiassero e
si dovesse modificare occorrerà fare il percorso?" E viva Dio.
Qual'è il dramma Mi parla di snellezza questa Assemblea che per
cinquant'anni è rimasta impastoiata in beghe di piccolo
cabotaggio, mi parla di ritardi eventuali nel rifare l'iter
inverso? Non mi pare una giustificazione seria, mi pare che
nasconda soltanto la voglia di non fare e di non fare nulla
soprattutto nessun tipo di cambiamento.
Così come credo che la stessa osservazione mossa alla
incompatibilità tra deputato e assessore non meriti particolare
attenzione e sia priva di sostanza e fondamento. Non c'è ombra di
dubbio, in quest'Aula (io sono alla prima legislatura e la mia
esperienza è abbastanza modesta) vi è un partito di maggioranza,
un partito che non sta al governo, un partito che non è quello
leader dell'eventuale opposizione, ma è il partito di chi vuole
fare l'assessore e che nel momento successivo in cui ha votato un
governo lavora per cominciare a sperare che cambiando quel
governo verrà il suo turno in questa giostra che deve lasciare un
posto a tutti i deputati per svolgere questo ruolo; e anche
questo è guasto, anche questo è male, anche questo ha comportato
danni a questa Regione.
Vi sono stati momenti storici tristi in questa Assemblea in
cui non si sapeva per fatti diversi, per fatti estranei alla
politica, nel senso della politica nobile, della politica con la
P maiuscola, della politica come servizio ai cittadini, della
politica che deve essere interprete dei bisogni della
collettività, in cui quasi quasi non si aveva chi eleggere
assessore, perchè tutti gli altri erano più o meno oggetto di
provvedimenti di natura diversa.
E voi ritenete che un'Assemblea di questo genere, con un
sistema attraverso il quale si ha a che fare con un 'Aula che
presenta come maggior partito quello degli aspiranti assessori,
possa governare effettivamente?
Io credo di no. E, d'altra parte, l'esperienza che, sempre
rifacendomi alla legge numero 7, ha dato quel sistema con la
possibilità del sindaco, qui chiaramente del presidente della
Regione, di potere nominare e revocare quegli assessori laddove è
possibile ricercarne la competenza e la professionalità ed
eventualmente revocarli laddove questa professionalità, questa
competenza e questa convergenza nell'azione esecutiva non ci
fossero sia la soluzione migliore. Se un deputato sarà chiamato a
svolgere ruoli di assessore, opterà per l'uno o per l'altra,
svolgere un ruolo che dovrà essere di controllo dell'azione del
Governo, dovrà essere un'attività meramente legislativa ovvero
un'azione esecutiva.
Non vedo quale sia il dramma, lo scandalo in una Regione, in
un sistema in cui, peraltro, poche sono le incompatibilità. Io ne
vorrei tante, perchè io sono contro quel sistema che porta a
essere sindaci, a essere deputati, a essere europarlamentari, ad
essere tante cose, troppe cose Non si fanno bene tutte queste
cose, vengono usate l'una in funzione di diventare qualcos'altro
che non si svolge o si svolge male. E allora credo che anche in
questo caso inserire nella norma dello Statuto l'incompatibilità
sia un bene, sia una chiarezza nei confronti degli elettori e sia
un presìdio a quel partito degli aspiranti assessori che ha
minato troppi governi e ha minato la stabilità dell'azione
politica in questa Regione.
E noi questo lo chiediamo in maniera ferma, noi questi due
principi li abbiamo già indicati in vari emendamenti che abbiamo
presentato. Si dice - ed è giusto - che la legge-voto sia
probabilmente la regola per eccellenza, deve essere scevra dai
condizionamenti di maggioranza e di governo. Mi sta bene, è vero,
è una regola che non vale soltanto per le beghe interne o la
sopravvivenza più o meno stentata di un governo che non c'è, ma è
una regola che vale per cinque milioni e mezzo di siciliani.
Dunque questa regola venga fuori da questa Assemblea, venga
manifestata la posizione di ciascun gruppo in maniera chiara.
Bene, la nostra la stiamo manifestando, l'abbiamo manifestata da
sempre, ci hanno accusato di essere paladini del "nuovismo" a
parole, in alcuni casi, ma noi lo siamo con i fatti. Le rotture
con il passato che abbiamo inteso segnare nella nostra attività
di Governo prima e di responsabilità di opposizione dopo, le
portiamo avanti con questo disegno di legge in primo luogo,
laddove richiediamo fortemente che quest'Aula si manifesti e si
dichiari su temi strategici e fondamentali.
Ebbene, noi siamo per il sistema maggioritario, siamo per
questa incompatibilità. Chiediamo che gli altri lo dicano.
Speriamo che venga fuori il partito che effettivamente vuole il
cambiamento o si manifesti, e sappiamo che si manifesterà. Sono
latenti e striscianti le diversità che ci sono all'interno
soprattutto della maggioranza. Alcuni in quest'Aula vogliono
qualcosa, ma moltissimi non vogliono che cambi nulla. Vogliamo
anche che all'interno di questa legge-voto venga previsto -
abbiamo presentato un emendamento di cui sono il primo firmatario
- in maniera chiara che non è possibile proseguire un'azione
esecutiva e un'azione legislativa e la permanenza di un'Assemblea
laddove venga meno il rapporto di fiducia tra l'Esecutivo e
l'Assemblea, fra quest'Assemblea e la gente. Laddove ciò
avvenga, non si può andare ad una qualunque altra forma di
governo, come si è fatto in quest'Aula con il ribaltone, come si
è fatto fino a ieri in Campania e come probabilmente si andrà a
fare anche in Calabria.
Non è possibile, anche questo crea disaffezione nella gente,
anche questo crea sconcerto e non crea i presupposti per
quell'azione snella e forte con cui una regione si deve
confrontare in un momento in cui la politica, per quelle ragioni
di stabilità e governabilità, ha conseguenze immediate di
carattere economico, che significano quindi, lavoro, occupazione,
progresso, sviluppo, ecc.
Fino a ieri, in conseguenza di incontri e riunioni
dell'Ulivo o dei partiti aderenti a questo schieramento, vi sono
state richieste ulteriori di uscire dall'attuale maggioranza
appena costituita, vi sono state conseguenze al sì della Corte
costituzionale. Ma voi ritenete che la gente possa ancora
tollerare tutto questo, in una situazione in cui la crisi
finanziaria e nella regione siciliana ancora di più per quello
che si è ereditato in questa legislatura, possa essere ancora
tollerata?
Voi ritenete che effettivamente la gente, gli elettori, i
cittadini possano ancora tollerare che un governo venga messo
alla berlina o venga cambiato ogni due mesi per le elucubrazioni
di qualcuno più o meno farneticanti? Ritenete che tutto questo
possa ancora essere fatto? Ritenete ancora che tutto questo
possa essere subìto da questa Regione, con nuovi ribaltoni, con
nuove soluzioni di questo genere? Non credo assolutamente Non
credo assolutamente che questo porti del bene per la nostra
gente.
Ed ecco perchè ho presentato insieme ai colleghi del mio
partito un emendamento anche che prevede che nelle ipotesi che
questo rapporto di fiducia venga meno, entro sei mesi si torni a
votare.
I cittadini che ci hanno eletti in quest'Assemblea sono gli
unici, a mio avviso, che hanno il dovere e il diritto di
mantenerci in quest'Assemblea o di mandarci a casa. Non possiamo
essere noi sempre artefici di alchimie per mantenere una
posizione più o meno di potere, per svolgere un ruolo che poi
alla fine non svolgiamo e che comunque ha causato quei guasti che
ho detto. Guasti che sono incontrovertibili; potrà venire e
intervenire chiunque, ma questi guasti nessuno potrà contestarli.
Questi guasti ci sono, lavoriamo per ripararli.
Come Forza Italia staremo vigili, attenti affinchè questo
cambiamento avvenga e affinchè questa riforma sia una riforma
totale, senza scorciatoie, senza vie di fuga che consentano il
mantenimento di uno status quo che è negativo per quest'Assemblea
e per la Regione e per i siciliani. Saremo qui perchè
l'indirizzo che noi chiediamo maggioritario, di incompatibilità,
antiribaltone, presidenzialista venga acclarato e manifestato
nella sua forma più piena. Siamo contro e saremo qui per
smascherare qualunque tentativo diverso che porti alla
sopravvivenza di un esecutivo senza maggioranza o in crisi dal
momento stesso in cui viene eletto o porti quest'Assemblea ad
avvitarsi su se stessa come tristemente già successo nel passato.
Abbiamo tutti un compito ed una grande responsabilità. Credo
che tutti quanti potremo veramente essere degni del ruolo che
cerchiamo di svolgere con senso di responsabilità laddove
riusciremo ad essere noi i promotori di questo cambiamento.
Potremo dire ai nostri elettori che quel ruolo costituente che
ciascun partito ha assunto nella campagna elettorale del 16
giugno 1996 effettivamente ha svolto.
Tutti abbiamo operato e lavorato perché effettivamente si
arrivasse a questo cambiamento radicale. Saremo qua per questo,
vigileremo. Il gruppo di Forza Italia vuole questo cambiamento,
siamo qua per vedere quanti altri lo vogliono e per denunciare i
giochini e i giochetti di chi ottusamente e senza accorgersi di
quanto stia cambiando la società, senza pensare alle conseguenze
sulla società non vuole fare niente.
Saremo con chiunque vorrà questo cambiamento, secondo questi
principi.
Lo attendiamo alla prova fin dal momento successivo alla
chiusura della discussione generale e quando andremo a trattare
l'articolato e gli emendamenti che precisano, ribadiscono,
acclarano in maniera assoluta quei criteri ai quali ho fatto
cenno e che ritengo essenziali affinchè questa Regione
effettivamente sia posta nelle condizioni di dare risposte ai
cittadini e ad un'economia che non vuole più essere soffocata
dalle pastoie e dalle mediazioni trasversali dei partiti, dalle
alchimie di qualche più o meno saggio esperto politico che tende
soltanto al mantenimento di una poltrona.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spagna. Ne ha
facoltà.
SPAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i popolari
partecipano a questo dibattito, a tratti così appassionato ed
intenso, con un convincimento profondo maturato da molti anni e
crediamo largamente condiviso dall'opinione pubblica siciliana: e
cioè che lo Statuto, la Carta istitutiva della nostra autonomia
regionale necessita di una revisione profonda per
riattualizzarla, se così può dirsi, alle esigenze attuali della
Sicilia. Non certamente su modelli teorici, ma mutuando, alla
luce della lunga esperienza positiva e negativa maturata in
questi cinquant'anni di autonomia, quanto di più avanzato emerso
nel dibattito sul federalismo solidale, nei rapporti
Stato-Regione, sul tema della sussidiarietà, lungamente discusso
in sede di Bicamerale, con riguardo alla realtà degli enti locali
e delle città metropolitane in particolare.
Modernizzando e semplificando la stessa vita dell'Assemblea
regionale siciliana nei processi di formazione legislativa e nel
sistema di governo. Naturalmente recuperando il massimo di
realismo sul piano normativo senza gli orpelli retorici di cui
siamo stati e siamo capaci, ma coscienti del clima politico ed
istituzionale presente nel Paese e, direi, più in generale in
Europa e dell'arresto del processo di riforma e del testo
elaborato dalla Commissione Bicamerale che complica enormemente
una situazione già di per sé difficile.
Nessuno - credo - ci può contestare il diritto-dovere di
revisionare profondamente il testo del nostro Statuto e di essere
gli artefici di questa rielaborazione, qualunque sia l'assetto
politico del Paese se, come credo, la nostra iniziativa sarà
accompagnata dal consenso di tutte o di gran parte delle forze
politiche presenti in Assemblea.
Abbiamo del resto già votato nel gennaio 1997 una legge-voto
che indicava, per la verità, una procedura un po' elaborata di
revisione, potremmo insistere anche in questa occasione, tenuto
conto che esigenze analoghe hanno altre regioni a statuto
speciale e che l'eventuale modifica dell'articolo 122 della
Costituzione per l'elezione diretta del Presidente della Regione
impone di fatto, così come prevedono tutti i disegni di legge ad
iniziativa costituzionale presentati, una rielaborazione degli
statuti a livello di regioni ordinarie.
Perché questo doveroso processo di revisione non è stato mai
seriamente tentato da almeno vent'anni, pur richiesto da
autorevoli personalità della società e della cultura siciliana?
Per il motivo che conosciamo tutti e cioè che la blindatura
costituzionale dello Statuto se nel 1948 fu importante ed ha
preservato lo Statuto nei decenni successivi da stravolgimenti e
manipolazioni del legislatore nazionale, non della Corte
Costituzionale e dalle mancate attuazioni, la complessa procedura
dell'articolo 138 è apparsa negli anni un ostacolo difficile da
sormontare, ammessa la disponibilità delle grandi forze politiche
nazionali ad impegnarsi sul piano parlamentare.
Ciò ha prodotto conseguenze negative che in parte ho
ricordato, come il progressivo svuotamento di aspetti essenziali
dello Statuto, la difficoltà dei rapporti Stato-Regione in alcune
materie, forse in parte dipesi dalla rigidità di un testo - lo
Statuto - scritto con grande rapidità rispetto alla complessità
della materia ed antecedente di qualche anno alla Costituzione
repubblicana del 1948 con le inevitabili dissonanze che questo ha
determinato.
Ma la difficoltà di revisione dello Statuto ha impedito di
fatto un dibattito profondo, reale, di rielaborazione, capace,
come tale, di coinvolgere seriamente le forze politiche e con
esse ampi strati della società siciliana.
Il rischio evidente è sempre stato ed è ancora di parlare
alle nuvole, di produrre soltanto tentativi di difficilissima
attuazione.
La stessa Commissione Statuto, presieduta con impegno
dall'amico, onorevole Provenzano, si è costituita nel pieno del
dibattito sul federalismo in sede di Bicamerale perché fosse
essenzialmente vigile nella difesa della nostra specialità,
ammesso e non concesso che in un sistema federale o a
regionalismo forte fosse ancora utile difendere prerogative e
poteri conferiti in misura eguale o maggiore a tutte le regioni.
Se, in altri termini, approvato il testo della Bicamerale
del primo punto delle Disposizioni transitorie, si fosse aperta
realmente in Sicilia una fase costituente, ben altro dibattito ed
interesse si sarebbe determinato nella società siciliana e
quest'Assemblea avrebbe avuto il dovere di istituire una Consulta
incaricata di redigere il testo del nuovo Statuto coinvolgendo le
università siciliane innanzitutto, le forze sindacali e sociali,
le personalità più autorevoli della Sicilia sotto tutti i profili
affinchè il nuovo Statuto non fosse il parto teorico di
apprezzabili studiosi ma ci fosse dentro, nel limite del
consentito, il vento nuovo del Duemila, lo scenario europeo e
mondiale, la nuova stagione dei diritti e dei doveri, i nuovi e
vecchi soggetti istituzionali e sociali, dai comuni alle
province, all'impresa, al mondo dei servizi, al rapporto con le
altre istituzioni nazionali ed internazionali. E questo è
mancato.
Questo contesto politico, sociale e culturale del tutto
nuovo che si è sedimentato in questi anni in Sicilia, la stessa
forza che promana dalle amministrazioni locali siciliane, in
parte rinvigorite dal nuovo sistema elettorale introdotto con
l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti della provincia,
la forza del nuovo scenario europeo con l'introduzione della
moneta unica ed inflessibili parametri economici nella produzione
dello scambio commerciale hanno reso e rendono indifferibile la
necessità di una nuova organizzazione del sistema Regione anche
in Sicilia, di una nuova idea di autonomia radicalmente diversa
da come è stata percepita e vissuta nel passato, come
rivendicazione orgogliosa della propria identità, della propria
storia, ma, nel contempo, quasi ne fosse la logica conseguenza,
come richiesta forte e determinata di riparazione allo Stato
unitario per i torti subiti dalla Sicilia dal 1860 in poi.
"Penso che l'Autonomia - dichiarava La Loggia nei lavori
preparatori dello Statuto - meglio si presti a tutelare gli
interessi regionali" e con la stessa fede aggiungeva "sono
riparazionista, ossia tra coloro che proclamano la rivendica
delle ragioni della Sicilia nei confronti dello Stato". Ed
ancora: "Se l'Autonomia dovesse concepirsi come fine a se stessa
e non come mezzo, il più immediato e cospicuo per la
ricostruzione economica, questa si risolverebbe in una grande
delusione".
E' la premessa per il successivo articolo 38, il "Fondo di
solidarietà", ma è anche l'idea di Autonomia che passa nella
cultura politica siciliana come acutamente osservava il
professore Renda, nonostante il contributo fecondo di tanti altri
consultori, penso all'onorevole Aldisio e all'onorevole Alessi
che vedono viceversa nell'Autonomia statutaria innanzitutto la
restituzione alla Sicilia, dopo ben 134 anni, dell'autogoverno
del proprio sviluppo che era stata la condizione della Sicilia
nel Regno delle due Sicilie ed ancor prima nella lunga
dominazione Svevo-normanna.
C'è stata una cultura politica siciliana che non si è mai
discostata da questa visione riparazionista e che a turno ha
caricato sullo Stato le colpe del mancato sviluppo siciliano, che
è sempre in debito con lo Stato - il che può essere anche vero -
ma che non avverte mai doveri da rispettare, credibilità da
recuperare, comportamenti responsabili da assolvere
nell'interesse dei Siciliani.
Per noi la rielaborazione dello Statuto è anche questo:
avviare un processo di modernizzazione dell'intero sistema
Sicilia per adeguarlo e renderlo competitivo alla nuova realtà
europea nei suoi standards più significativi: ordine, scuola,
trasporti, infrastrutture, burocrazia, partendo proprio
dall'Autonomia come responsabilità piena del nostro sviluppo,
"autonomas" che si governa con le proprie leggi, capace di
pensare e di agire liberamente senza subire influenze estranee.
Autonomia che è sì orgogliosa rivendicazione della propria
identità, ma in un contesto di forte solidarietà nazionale, di
rispetto delle regole; non la furba trovata per eludere la
responsabilità, violare le regole, chiedendo allo Stato ed
all'Europa di finanziare il parassitismo e l'irresponsabilità.
Certo, un'Autonomia siffatta è anche un rischio in uno
scenario di competizione così aperto, ma è un rischio che corrono
anche altre aree deboli dell'Europa e dal quale non è possibile
sfuggire con qualche piagnisteo meridionalista in chiave europea.
Dobbiamo avere fiducia in noi stessi che c'è e ci sarà una
Sicilia in grado di competere nel mercato mondiale, di
valorizzare le sue vocazioni territoriali, la sua storia
millenaria, il grande patrimonio umano se una classe dirigente
appena avvertita saprà determinare condizioni diverse per
l'investimento, l'innovazione, l'impresa, non dico di vantaggio
rispetto ad altre zone d'Europa, ma almeno di non eccessivo
svantaggio, che siano opportunità economiche da cogliere per il
capitale regionale che c'è e per il capitale nazionale ed
internazionale.
Noi, con gli onorevoli Barbagallo ed Adragna, abbiamo
espresso in Aula un consenso alle innovazioni proposte dalla
Commissione "Statuto", pur rilevando motivi di perplessità sulla
modesta portata delle modifiche e sulle ricadute che l'elezione
del Presidente della Regione determina non soltanto sulla legge
elettorale, ma ancor più sul sistema di governo ed istituzionale.
Ne scaturisce un'esigenza di coordinamento che non può
essere elusa perché attiene a funzioni essenziali di governo e
legislative. Così per fare un esempio: i rapporti
Presidente-Giunta, Presidente-Assemblea; la disciplina delle
mozioni di sfiducia ed i casi di scioglimento dell'Assemblea; la
responsabilità degli equilibri della finanza regionale, per
citare soltanto alcuni aspetti istituzionali essenziali.
Del resto, così l'impianto normativo avrebbe difficoltà a
funzionare. Una legge regionale a statuto invariato non potrebbe
trovare, come dice la relazione del testo a pagina 4, "i giusti
equilibri e contrappesi tra i poteri regionali".
Questa è la realtà. Il presidenzialismo funziona in un
sistema di equilibrio istituzionale difficile, ma possibile. Non
può essere ridotto ad uno slogan fine a se stesso, coma fa
strumentalmente chi persegue ossessivamente non l'obiettivo del
presidenzialismo e della modifica dello Statuto, ma quello molto
contingente e banale di divaricare sul tema le forze della
maggioranza, per la verità con poco successo.
Il secondo comma dell'articolo 9, così come formulato dalla
Commissione Statuto, potrebbe allora ampliare moderatamente il
suo raggio di intervento demandando ad una legge regionale da
approvare in Assemblea con maggioranza qualificata non già
soltanto le modalità (comma 1) elettorali, la formazione e la
composizione della Giunta e le eventuali incompatibilità tra la
carica di Presidente della Regione e di assessore e la titolarità
di altre cariche di uffici (comma 2), ma più compiutamente,
mutuando in parte dall'articolo 61 del testo della Bicamerale
relativo alle regioni federali, che prevedeva la forma di governo
della Regione con riferimento ai rapporti tra Assemblea regionale
Governo regionale e il Presidente della Regione, lo scioglimento
dell'Assemblea regionale, che è però contenuto nella proposta di
legge della Commissione, la formazione delle leggi e degli atti
normativi relativi alla organizzazione e all'attività
amministrativa della Regione con particolare riferimento alla
partecipazione ad essi dei Comuni e delle Province.
In pratica, di quelle parti dello Statuto che l'Assemblea
ritiene necessari o revisionare mantenendo in vita gli aspetti
ancora validi e, soprattutto in materia finanziaria e tributaria,
ciò che richiede un assenso preventivo dello Stato, modello,
peraltro, ribadito nel testo della Bicamerale e nella relazione
D'Onofrio.
Il testo proposto dalla Commissione Statuto, peraltro, non
regge sotto un altro profilo. La sostituzione della Sezione
II del Titolo primo dello Statuto, cioè la soppressione degli
articoli 9 e 10, lascia inalterato l'impianto precedente e
determina vuoti e contraddizioni insanabili. L'articolo 10,
secondo comma, disciplinava il caso di dimissione, incapacità o
morte del Presidente. Che cosa succede con la sua eliminazione,
viene rimesso alla futura legge elettorale regionale, questo è
tecnicamente e giuridicamente possibile? Aspetti essenziali per
il funzionamento del sistema, come le mozioni di sfiducia, che ho
ricordato, la fiducia, la contestualità tra elezione del
Presidente dell'Assemblea e l'Assemblea regionale, il numero dei
mandati presidenziali, il regime della ineleggibilità ed
incompatibilità per figure che non rivestono, almeno così appare,
l'Ufficio di deputati regionali, ma anche questo è tema del
dibattito, possono essere regolati con una legge regionale
ordinaria pur essendo strettamente connessi a regolamentare la
forma di governo che è stata ed è materia disciplinata dal nostro
Statuto? Lo stesso articolo 20, che regola le funzioni del
Presidente e degli Assessori eletti dall'Assemblea sancendo una
collegialità nella responsabilità, è compatibile con il
Presidente eletto dal popolo? Io credo che sia necessario
aggiungere aspetti essenziali della nuova disciplina, così come
del resto è nei disegni di legge presentati a livello nazionale,
sebbene le successive leggi di adeguamento degli Statuti non
presentino naturalmente i problemi che abbiamo noi con il nostro
Statuto che è stato "costituzionalizzato".
In particolare, mi permetto di chiedere l'integrazione
intanto per quanto riguarda il principio della contestualità
della elezione del Presidente con la elezione dell'Assemblea
regionale, che imprime il carattere parlamentare al Governo, che
definisce organismi istituzionali, però, tra di loro
interdipendenti, non autonomi, come, ad esempio, negli Stati
Uniti è il rapporto che intercorre tra il Congresso e il
Presidente eletto dal popolo.
Secondo: la mozione di sfiducia con l'indizione immediata
di elezioni per il rinnovo dell'Assemblea e del nuovo Presidente,
ove naturalmente venisse attivata.
Terzo: una disciplina differenziata per le dimissioni,
morte o incapacità del Presidente eletto, dove l'Assemblea in
emergenza potrebbe tornare ad eleggere il Presidente nel suo seno
a disciplina invariata, così come è in una delle proposte di
legge presentate a livello nazionale; ma questa evidentemente è
semplicemente un'ipotesi. Il numero dei mandati presidenziali,
che, a nostro avviso, non può essere superiore a due, così come è
stato stabilito per Sindaci e Presidenti della Provincia.
Sul tema della incompatibilità, che è oggetto di polemica
abbastanza serrata deputato-assessore, per quanto attiene il
Partito popolare, crediamo che questa incompatibilità sia
coerente con il sistema presidenziale ancorchè parlamentare, cioè
una differenza tra chi fa parte dell'Esecutivo e chi
dell'Assemblea regionale, dell'organo legislativo. Ma non ne
facciamo un dogma; come un dogma non è stato fatto a livello
nazionale dove - faccio riferimento al lungo dibattito che
sull'argomento si è avuto in tema di bicamerale - la propensione
a consentire che un deputato venisse eletto assessore non era
vista come una pregiudiziale.
Potremmo, obiettivamente, affrontare l'argomento con
immediatezza nel momento in cui votiamo la norma, oppure, forse,
prenderci qualche mese di tempo e trattarlo nella legge regionale
che definirà il sistema elettorale.
Come ho già detto, noi abbiamo sostenuto e sosteniamo che
l'autonomia deve rispecchiare la cultura giuridica, politica ed
istituzionale del suo tempo. Non può essere demandata agli
specialisti del settore o, peggio, a parti politiche che si
autopromuovono come élite o avanguardia del popolo.
L'elezione diretta del Presidente della Regione, a nostro
avviso, imporrebbe subito ai gruppi parlamentari di definire una
legge quadro e con essa la legge elettorale.
Per quanto attiene il tema elettorale, così controverso, non
penso che l'elezione popolare del Presidente prefiguri un modello
di legge che, peraltro, particolare da non trascurare, la
Commissione Statuto suggerisce che sia approvato con una
maggioranza dei due terzi dei componenti dell'Assemblea. Impone
naturalmente al legislatore regionale un sistema coerente, cioè
una coalizione, una maggioranza, come garantire la stabilità
dell'Esecutivo. Ma un sistema siffatto in Sicilia è stato
introdotto con l'elezione diretta del sindaco e del presidente
della Provincia; sistema elettorale che non ha azzerato le
formazioni minori, purchè collegate in una coalizione, e dove la
ripartizione dei seggi avviene con un sistema proporzionale
corretto naturalmente da un adeguato premio di maggioranza.
E' un sistema possibile? Possiamo ipotizzare un percorso che
definisca questo indirizzo per la futura legge elettorale se
dovesse intervenire in tempo la revisione dello Statuto?
La maggiore forza politica del centro sinistra, i
democratici di sinistra, possono siglare solennemente questo
impegno alla luce del sole, naturalmente tentando di coinvolgere
tutte le forze politiche disponibili ad un simile disegno che,in
un certo senso, darebbe una garanzia essenziale alle future
minoranze di questa Assemblea che - vorrei dire all'onorevole
Bufardeci - cambiano?
Ognuno deve pensare non di essere maggioranza in eterno, ma
deve anche pensare di potere essere minoranza; e, quindi, la
garanzia della minoranza, forse, è molto più importante della
garanzia della maggioranza. Credo, quindi, che un processo di
riforma senza strappi sia possibile, a meno che gli strappi non
siano l'obiettivo politico contingente e non le riforme, e non
una legge elettorale che equilibri stabilità e rappresentanza,
come è avvenuto con il cosiddetto Tatarellum in tutte le regioni
a statuto ordinario e com'è nella legge di riforma del Tatarellum
a livello nazionale, che introduce l'elezione diretta del
Presidente della Regione - vedasi i disegni di legge a firma di
Forza Italia - ma mantiene l'impianto per coalizione che
garantisce la rappresentanza dei gruppi minori.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
Cioè, non vorrei che in Sicilia si passasse da un'anomalia
che è il proporzionale puro, che ci ha contraddistinto fino
all'anno 1996, ad un'altra anomalia che sarebbe un maggioritario
con collegi ad un turno, a doppio turno, di difficile
realizzazione per l'elezione di novanta deputati regionali, e che
non è pienamente compatibile con un sistema in parte politico ma,
in parte, sostanzialmente amministrativo, qual è l'elezione
regionale.
Potrebbe infine - e mi avvio alle conclusioni - essere
inserito nel testo del nostro Statuto, ma mi rendo conto che il
tema, pur essendo importante, forse sarebbe più idoneo inserirlo
nella fase di revisione globale dello Statuto regionale, il
principio della sussidarietà così come aveva fatto la bicamerale
con un'articolata norma di indirizzo posta all'articolo 56.
Principio diventato da qualche anno improvvisamente di grande
attualità, ma che costituisce da più un secolo un cardine della
dottrina sociale della Chiesa secondo la quale l'ente superiore,
detto in parole semplici, non deve mai sostituire l'inferiore
quando questo può fare con le proprie forze ciò che va fatto per
il bene comune. Norma che in bicamerale è stata votata
all'unanimità da tutti i gruppi politici. Ha un significato
riprodurla in sede regionale? Io credo che avrebbe un significato
grandissimo. Gran parte delle strutture del nostro modello
autonomistico regionale hanno origine proprio in alcune scelte
della Consulta incaricata della redazione dello Statuto. Alcune
possibili distorsioni delle funzioni regionali erano state
lucidamente previste da alcuni consultori nel corso del
dibattito. Il ruolo dei comuni, ad esempio, fu uno dei punti
centrali; il consultore socialista, che era allora un fiero
avversario della parte democratica cristiana, avvocato Cartia,
sostenne che l'autonomia siciliana sarebbe stata svuotata di
contenuto e sarebbe stata anzi una brutta copia
dell'accentramento burocratico dei ministeri romani, sarebbe cioè
divenuta un ministero siciliano collocato a Palermo se non si
fosse statuita nello Statuto la più ampia autonomia dei comuni
siciliani dando ai medesimi l'esercizio di alcuni dei poteri
conferiti alla Regione.
Disse che si doveva definire l'autonomia regionale dopo
avere definito l'autonomia comunale, cioè in quali materie si
esercita, con quali capacità finanziaria. Prevalse la soluzione
contraria che volle a tutti i costi accentrare tutto
sull'amministrazione regionale con la conseguenza, che tutti
conosciamo, di una legislazione regionale che negli anni ha
accentuato a dismisura questo centralismo, deresponsabilizzando,
nel contempo, gli amministratori di compiti in settori nevralgici
come la gestione del territorio o della difesa dell'ambiente.
Nel contempo, si è stati costretti a venire a Palermo per
tutto, dagli arredi delle chiese alla iscrizione in tutti gli
albi possibili ed immaginabili che sono stati istituiti in questi
decenni.
Imprimere, pertanto, nella carta istitutiva della nostra
autonomia il principio sussidiario, o ora o nella rielaborazione
successiva dello Statuto, la valorizzazione della difesa dei
corpi intermedi degli enti locali impone al legislatore regionale
di oggi un ripensamento profondo nel definire il ruolo della
Regione e degli enti locali ed economici.
Processo che, quindi, riteniamo avviato con l'elezione
diretta della Presidenza della Regione, ma che non si esaurisce
nel presidenzialismo regionale e nella stabilità della
maggioranza, perchè riguarderebbe diversamente soltanto un
aspetto rilevante delle modalità con cui si esercita la funzione
di governo, modalità che devono essere riempite di contenuti alti
e dove il nodo della ripartizione di poteri e competenze tra
Regione e sistemi territoriali è centrale ed ineludibile, come
credo sia stato con chiarezza espresso dal presidente Capodicasa
nella esposizione delle sue dichiarazioni programmatiche.
Come si vede, e mi dispiace che Di Martino non sia in Aula,
da parte nostra non c'è nessuna voglia di omologarci ad altri
abbandonando le nostre convinzioni per assecondare le aspirazioni
di chicchessia in una futura corsa alla Presidenza della Regione
eletta dal popolo. Non siamo, peraltro, interessati ad essere
iscritti nell'elenco dei buoni innovatori, brandito
minacciosamente da qualche giornale, anche perché è una di quelle
gratificazioni che in questo cinquantennio sono state riservate
semplicemente a chi ha esercitato il potere. La propensione,
semmai, dei popolari è diversa: essere nell'elenco dei cattivi
conservatori per difendere un principio a tutti i costi, anche da
soli. Ma noi abbiamo fatto la scelta di essere coerenti con la
nostra coscienza, non con l'opinione dominante. Ed essa ci dice
che la cosa peggiore che può capitare alla Sicilia è continuare
con questo sistema istituzionale, con questo non-governo della
Regione, sopraffatto dagli equilibri assembleari, da questo
perpetuo gioco del non fare e del non far fare, che ha distrutto
le istituzioni e la società siciliana.
Rompere questo diaframma è rischioso e difficile; non è
detto che questa legge-voto, pur approvata, veda la luce. Ma
tradiremmo la coscienza che abbiamo del degrado delle istituzioni
siciliane se non provassimo, in questa rara occasione che ci
offre il dibattito parlamentare, a rompere gli schemi, a provare
a restituire alla Sicilia questo antichissimo potere di
autogoverno che è anche e soprattutto quello di adeguare il
proprio Statuto, così come nel passato è stato sulla elezione
diretta dei sindaci e del Presidente della Provincia, ed il
referendum Segni del 1993, quando tanti ferrei bipolaristi e
maggioritaristi di oggi militavano con la stessa baldanza e
sicumera - non me ne vogliano i colleghi di Alleanza nazionale -
nel fronte opposto del proporzionalismo.
Ma prego di leggere, a tale proposito, un bellissimo
editoriale di Sartori sul "Corriere della Sera" di qualche
settimana fa, dove si ridicolizzano queste equazioni perentorie a
cui è pervenuto l'odierno dibattito sulla legge elettorale
nazionale, e cioè, che maggioritario è sinonimo di stabilità ed
innovazione, e proporzionale è sinonimo di instabilità, che è
esattamente l'immerso di ciò che pensa da sempre la cultura
politica in Europa e a livello internazionale.
Vengo alle conclusioni. Coerentemente a quanto espresso da
me, come dai colleghi Adragna e Barbagallo, presenteremo degli
appositi emendamenti al testo della Commissione Statuto; alla
fine della discussione generale pensiamo utile una riflessione
sugli emendamenti presentati in sede di Commissione Statuto,
anche per valutare appieno le proposte di modifica e di
integrazione che saranno avanzate dalle altre forze politiche per
potere iniziare a votare in Aula.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spagna. Onorevoli colleghi, ho il
dovere, come Presidente dell'Assemblea, naturalmente di
rispettare le decisioni assunte dal Presidente della seduta,
onorevole D'Andrea, ma trovo assolutamente irrituale che un
dibattito di così alto livello veda l'assenza del Governo.
(Manifestazioni di consenso dai banchi della destra)
E' irrituale e non è in linea con il Regolamento. Per cui,
quello che si è verificato questa mattina e che continuerà a
verificarsi nel corso della seduta antimeridiana, non potrà più
essere ripetuto in nessun'altra occasione e non può costituire
precedente in maniera assoluta.
E' iscritto a parlare l'onorevole Scalici. Non è presente in
Aula, è dichiarato decaduto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Nicolosi. Non è presente
in Aula, è dichiarato decaduto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Costa. Non è presente in
Aula, è dichiarato decaduto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Non è presente
in Aula, è dichiarato decaduto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Martino. Non è presente in
Aula, è dichiarato decaduto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Granata. Non è presente in
Aula, è dichiarato decaduto.
Onorevoli colleghi, pur non essendoci altri deputati
iscritti a parlare, per un impegno che avevo assunto nei
confronti del Governo, non dichiaro chiusa la discussione
generale, rinviando la chiusura a oggi pomeriggio, quando, dopo
la Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari, fissata per
le ore 17.30, riprenderemo i lavori d'Aula.
La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 19.00.
(La seduta, sospesa alle ore 12.13, è ripresa alle ore 19.35)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cristaldi
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo il
seguente disegno di legge: "Ricorso al mercato finanziario per
l'anno 1998" (n. 863).
Presidenza del presidente Cristaldi
RICHIESTA DI PROCEDURA D'URGENZA PER DISEGNO DI LEGGE
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, il Governo chiede che venga messo all'ordine del
giorno della prossima seduta la richiesta di procedura d'urgenza
e relazione orale per il disegno di legge da lei testé
annunziato.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la richiesta del Governo viene
posta all'ordine del giorno della seduta di domani pomeriggio
perché l'Aula si pronunci sulla procedura d'urgenza.
Presidenza del presidente Cristaldi
COMUNICAZIONE DEL CALENDARIO DEI LAVORI
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico le risultanze della
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
- giovedì 21 gennaio 1999: seduta pomeridiana con all'ordine
del giorno l'elezione del Collegio dei revisori dei conti della
Fondazione Federico II, elezione di un vicepresidente, di un
deputato questore e di un deputato segretario dell'Assemblea
regionale siciliana; seguito della discussione del disegno di
legge nn.2-94-144-152-177-705-708-758-norme stralciate/A
"Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto,
recante 'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana
concernenti l'elezione diretta del Presidente della Regione,
l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa
popolare e comunale ed i referendum regionali'".
- martedì 26 gennaio 1999: seduta d'Aula con all'ordine del
giorno il seguito della discussione del predetto disegno di
legge;
- giovedì 28 gennaio 1999: seduta d'Aula con all'ordine del
giorno l'elezione delle Commissioni legislative permanenti e
della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
l'attività delle Comunità europee; elezione di componenti di
organi di amministrazione di competenza dell'ARS; discussione
della mozione n. 281 "Interventi per la salvaguardia delle
professionalità e del personale della sezione decentrata
dell'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro (IST) di
Genova presso l'Azienda Policlinico di Messina", a firma degli
onorevoli Ricotta ed altri.
Avverto che sarà consentita la presentazione degli
emendamenti sul disegno di legge-voto fino all'ultimazione
dell'intervento del Presidente della Regione, che è previsto
nella seduta di domani pomeriggio.
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli colleghi, in base a quanto comunicato, la seduta è
rinviata a giovedì 21 gennaio 1999, alle ore 17,30, con il
seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - Richiesta di procedura d'urgenza per il disegno di legge
"Ricorso al mercato finanziario per l'anno 1998 (n. 863).
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre
al Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore: On.le Provenzano.
2) Proroga della durata della Commissione speciale per la
riforma dello Statuto e le riforme istituzionali (n. 842);
3) Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari (n. 795);
4) Istituzione del parco archeologico e paesaggistico della
Valle dei Templi di Agrigento e del parco archeologico
integrato di Selinunte, Segesta e Cave di Cusa (n. 453 -
302 - 724/A).
Relatore: On. Adragna
IV - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.
V - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.
VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.
VII - ELEZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI DELLA
FONDAZIONE "FEDERICO II".
VIII - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E
DELLA COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.
La seduta è tolta alle ore 19.40.