Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 213 di mercoledì 20 gennaio 1999
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


                PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA

    La seduta è aperta alle ore 10.45.

     LIOTTA,  segretario,  dà  lettura  del  processo verbale della
  seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è approvato.

     PRESIDENTE.  Si  passa  al primo punto dell'ordine del giorno:
  Comunicazioni.

               RINVIO DI SVOLGIMENTO DI ATTI ISPETTIVI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è pervenuto un fonogramma da parte
  dell'Assessore per  l'agricoltura e le foreste, con cui si chiede
  il rinvio  dello svolgimento degli atti ispettivi numeri 250, 251
  e 304,  in quanto l'onorevole Assessore Cuffaro trovasi in atto a
  Roma presso  il  Ministero per le politiche agricole impegnato in
  incontri  concernenti  la definizione delle linee guida del Piano
  agrumicolo nazionale.

                     L'Assemblea ne prende atto.

        Successivamente  sarà  determinata  la  seduta  in  cui  si
  svolgeranno  le citate interrogazioni  relative    alla   rubrica
  "Agricoltura e foreste".

       Ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento interno,
  avverto  che  nel corso della seduta potrà procedersi a votazione
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


         DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

     PRESIDENTE.  Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
  "Lettura ai  sensi  e  per gli effetti degli articolo 83, lettera
  d), e  153  del  Regolamento  interno  delle  mozioni  numero 281
  'Interventi  per  la  salvaguardia  della  professionalità  e del
  personale della sezione decentrata dell'Istituto nazionale per la
  ricerca  sul  cancro (IST) di Genova presso l'Azienda Policlinico
  di Messina' e numero 282 "Appello per evitare che si proceda allo
  smantellamento degli ordini professionali".
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

    LIOTTA, segretario

                  << L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - l'Istituto nazionale per  la ricerca sul cancro di
              Genova (IST), in  base  ad  una  deliberazione degli
              organi  di gestione dell'Ente  ed  in  base  ad  una
              programmazione   nazionale,  fortemente  voluta  dai
              Ministri della Sanità a partire dal 1987, allo scopo
              di costituire unità  integrate  di  ricerca  tali da
              recuperare  gli squilibri  ed  evitare  il  fenomeno
              della migrazione  interregionale  dei pazienti verso
              le regioni del Nord  dotate  di migliori strutture e
              tecnologie, ha  costituito  delle  sedi periferiche,
              tra cui quella di  Messina  nata con le delibere nn.
              100/87, 844/88, 1125/89, 709/ e 710/91 del consiglio
              di    amministrazione    dello    stesso,   ospitata
              nell'Istituto di clinica  oncologica  e  ricerca dei
              tumori dell'Università, allo  scopo  di garantire la
              formazione di figure professionali esperte nel campo
              delle  applicazioni   delle   nuove   tecnologie  in
              oncologia;

              - dopo la  morte  del  referente  scientifico, prof.
              Saverio d'Aquino, tale  sezione  è  stata trasferita
              all'Azienda Policlinico di  Messina  e  il personale
              delle  sezioni  di   Tecnologia   biomedica   e   di
              sperimentazioni    controllate,    prima    inserito
              stabilmente  nei diversi  servizi  e  laboratori  di
              ricerca   clinica   e   sperimentale   dell'istituto
              ospitante, dove svolgeva  oltre  che  l'attività  di
              ricerca   scientifica    una    proficua    attività
              assistenziale,  successivamente   ha   fatto  fronte
              esclusivamente  alle   esigenze   assistenziali  del
              Policlinico universitario;

      CONSIDERATO:

              -   che,   venendo   a   mancare   la   produttività
              scientifica, l'IST di Genova ha deciso di richiamare
              tutto il personale  costituito da 50 unità di cui 29
              laureati, presso la  sede  centrale  a  far  data  1
              febbraio  1999,  dopo  che,   per  le  note  vicende
              giudiziarie l'Azienda  Policlinico  universitario ha
              rifiutato un'ipotesi di  accordo  che  prevedeva  il
              rimborso del 50 per  cento degli oneri del personale
              ivi operante (pari a circa 2 miliardi);

              - inoltre che, venendo meno tali professionalità, ne
              verrebbe   a   soffrire   l'attività  assistenziale,
              peraltro  precaria  date  le  carenze  della  pianta
              organica;

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                                         e
                            L'ASSESSORE PER LA SANITA'

              a sollecitare  il  magnifico Rettore dell'Università
              degli studi di Messina  a  trattare  con  gli organi
              preposti  dell'IST,   vista   l'ipotesi  di  accordo
              proposta  dallo   stesso,   perché  detto  personale
              continui a prestare  la  propria opera professionale
              presso  l'Azienda  Policlinico   di   Messina  e  ad
              integrare  con  fondi  regionali,  qualora  problemi
              economici siano di  impedimento, le somme necessarie
              nel bilancio dell'Azienda Policlinico.>> (281).

              (23 dicembre 1998)
                                             RICOTTA - VIRZI' -
                                             LA GRUA - SCAMMACCA -
                                             BRIGUGLIO

                 <<  L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - di recente  il  Parlamento  ha istituito presso il
              Ministero di  Grazia  e  giustizia  una  Commissione
              (Commissione Mirone)  con  il  compito  di  proporre
              delle linee guida per il riordino delle professioni;

              - dal  discorso  programmatico  del  Presidente  del
              Consiglio    dei    Ministri,   onorevole   D'Alema,
              pronunciato il 22.10.1998, emerge una manifestazione
              di  giudizio  che falsa le realtà in cui operano gli
              ordini  professionali,  vincolati   oltre   che   al
              rispetto delle norme giuridiche che li disciplinano,
              anche,   e   con   maggiore   rigore,   alle   norme
              deontologiche che nel corso degli anni si sono dati,
              non  solo  per  uniformare   i  comportamenti  degli
              iscritti, ma altresì per tutelare la fede pubblica;

              - testualmente si riportano  le  parole  pronunciate
              incautamente dal Primo Ministro:  'Non  è  possibile
              che il talento e la professionalità  di  un  giovane
              debbano   sottostare  ai  vincoli   di   un   Ordine
              professionale che non lo  accoglie  soltanto  perchè
              quel  ragazzo  non ha avuto la  fortuna  di  nascere
              nella famiglia giusta';

      CONSIDERATO che:

              - tali dichiarazioni, oltre che  suonare offensive e
              lesive del comportamento  degli ordini professionali
              che non sono 'Club privati' in cui  si  è  ammessi a
              discrezione di chi vi sia già (come sembra di capire
              dalla frase pronunciata dal Primo Ministro con un pò
              di   malizia   intesa   a    screditare   gli   albi
              professionali a scopo meramente politico), ma cui si
              accede di diritto dopo aver conseguito la prescritta
              abilitazione  all'esercizio  della  professione, per
              come sancito nell'art.  33  della Costituzione della
              Repubblica italiana; gettano  un'ombra sui ministeri
              che  fino ad oggi sono stati e  sono  preposti  alla
              vigilanza degli ordini medesimi, come se ogni Ordine
              fosse  stato lasciato libero di  attuare  a  proprio
              piacimento ogni tipo di discriminazione;

              - tale atteggiamento nei confronti delle professioni
              intellettuali è collegabile  alla dichiarata volontà
              di liberalizzare le professioni, ossia di sopprimere
              gli ordini professionali in contrasto con il dettato
              costituzionale;

      TENUTO CONTO che:

              -   anche   l'Autorità   garante  della  concorrenza
              sostiene    avventatamente    che   le   prestazioni
              professionali rientrano nel concetto di impresa, con
              ciò equiparando le professioni  intellettuali  ad un
              imprenditore  commerciale,  che,  senza  offesa  per
              quest'ultimo, svolge un'attività fondata sul rischio
              e  sul  tornaconto,  facendo   confusione   con   le
              prestazioni di alto  contenuto  intellettuale frutto
              di anni di studio e di sacrifici;

              -   talune   forze   sindacali    e    parte   della
              Confindustria sono fortemente  interessate a coprire
              gli spazi delle libere professioni;

              -  la liberalizzazione delle professioni condurrebbe
              all'associazionismo  selvaggio, con  grave  pericolo
              per la qualità delle prestazioni e danno per la fede
              pubblica;

      CONSIDERATO che:

              -  l'esistenza degli ordini  professionali, oltre  a
              rappresentare alta professionalità delle prestazioni
              e punto di riferimento per la fede pubblica, è anche
              garanzia di libertà;

              - l'accesso agli ordini professionali è disciplinato
              da norme di  legge che richiedono il possesso di una
              laurea  e l'aver superato  l'esame  di  abilitazione
              all'esercizio della professione relativa;

              - la  tutela  delle  professioni  intellettuali è un
              diritto al  quale  le  popolazioni della Sicilia non
              possono  rinunciare per l'elevato sviluppo culturale
              delle proprie generazioni;

              - una  modernizzazione  delle  libere  professioni è
              auspicabile,  senza stravolgere i sacrosanti diritti
              costituzionali  e  le  istituzioni intellettuali che
              sorreggono il  patrimonio culturale ed artistico del
              nostro Paese;

              -  il sistema degli albi ci  viene  invidiato  dalle
              altre nazioni europee  dove  regna l'associazionismo
              selvaggio,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              -  ad   intervenire   presso  il  Governo  nazionale
              affinchè,  nell'ambito  di   una  modernizzazione  e
              riordino delle libere professioni,  sia dato risalto
              al  contenuto  altamente   intellettuale, necessario
              all'esercizio   della    professione   (abilitazione
              professionale) sancito dalla Costituzione,

                                     FA VOTI

              affinché     la    funzione     della    professione
              intellettuale non sia  sacrificata  sull'altare  dei
              compromessi   politici,  consentendo    invece    ai
              rappresentanti regionali degli ordini  e dei collegi
              professionali di essere ascoltati  e  coinvolti  nel
              disegno  di  legge di riforma  che, auspichiamo, sia
              discusso in Parlamento e rappresenti con trasparenza
              il  risultato  di  un  dibattito  chiaro,  franco  e
              completo e privo di rinvio a deleghe.>> (282).

              (23 dicembre 1998)
                                      PAGANO - D'AQUINO - FLERES
                                      CROCE - BENINATI

     PRESIDENTE.  Chiedo  di  aggiungere  la mia firma alla mozione
  numero 281, presentata dagli onorevoli Ricotta ed altri.
       L'Assemblea ne  prende atto.
       Dispongo che  le  mozioni testè lette vengano demandate alla
  Conferenza dei  Capigruppo  perchè  se  ne  determini  la data di
  discussione.

     RICOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RICOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi  io  chiedo  di
  parlare per  sollecitare  la  trattazione  urgente  della mozione
  numero 281, dal  momento  che  il personale teoricamente dovrebbe
  prendere  servizio   il   primo   febbraio   a  Genova  e  quindi
  interrompere la  continuità  del  servizio  che  svolge presso il
  Policlinico di Messina.

     PRESIDENTE.  Oggi   pomeriggio   ci  sarà  la  Conferenza  dei
  capigruppo, la  sua  richiesta - che faccio anche mia, conoscendo
  questa    determinazione   dell'Istituto   di   Genova   per   il
  trasferimento del personale  dal  primo  febbraio  - sarà portata
  alla Conferenza dei  capigruppo,  e  speriamo di poterla trattare
  nella prossima seduta.  Come ho già detto, sarà la Conferenza dei
  capigruppo a determinarne la data di discussione.

     RICOTTA.   Non   ci  sarebbe  bisogno  che  lo  stabilisca  la
  Conferenza  dei   capigruppo  basterebbe  che  il  Governo  fosse
  d' accordo...

     PRESIDENTE.  No,   sulla  mozione  decide  la  Conferenza  dei
  capigruppo.

     RICOTTA.  Basta  che  il Governo sia d'accordo si può trattare
  anche nella prossima  seduta.  Il problema è che il Governo non è
  presente stamattina.

     PRESIDENTE.   Manca  l'Assessore,  ma  certamente  stasera  ci
  determineremo d'accordo con il Governo a trattarla nella prossima
  seduta.

    Lo  svolgimento,   ai  sensi  dell'art.  159  terzo  comma  del
  Regolamento   interno,   delle   interrogazione   della   rubrica
  Agricoltura e  foreste,  come  da  richiesta  dell'assessore  già
  comunicata all'Aula, è rinviato ad una prossima seduta.

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del vicepresidente D'Andrea

   Presidenza del presidente Cristaldi


    SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL  DISEGNO  DI  LEGGE  <<SCHEMA  DI
    DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE  DA  SOTTOPORRE  AL  PARLAMENTO
    NAZIONALE  AI SENSI DELL'ARTICOLO  18  DELLO  STATUTO,  RECANTE
    'MODIFICHE DELLO STATUTO  DELLA  REGIONE  SICILIANA CONCERNENTI
    L'ELEZIONE    DIRETTA    DEL    PRESIDENTE    DELLA    REGIONE,
    L'AUTOSCIOGLIMENTO   DELL'ASSEMBLEA,  L'INIZIATIVA  LEGISLATIVA
    POPOLARE  E  COMUNALE  ED   I   REFERENDUM   REGIONALI'>>  (NN.
    2-94-144-152-177-705-708-758-NOME STRALCIATE/A)

     PRESIDENTE.  Si passa al quarto  punto dell'ordine del giorno:
  Discussione dei disegni di legge.
       Si procede  con  il seguito della discussione del disegno di
  legge  posto   al   punto   1):  <<Schema  di  disegno  di  legge
  costituzionale  da  sottoporre  al  Parlamento nazionale ai sensi
  dell'articolo  18 dello Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto
  della   Regione  siciliana  concernenti  l'elezione  diretta  del
  Presidente   della  Regione,  l'autoscioglimento  dell'Assemblea,
  l'iniziativa  legislativa  popolare  e  comunale  ed i referendum
  regionali'>>        (nn.       2-94-144-152-177-705-708-758-Norme
  stralciate/A).
       Invito i componenti la  Commissione  speciale per la riforma
  dello  Statuto  e  le  riforme  istituzionali  a  prendere  posto
  nell'apposito banco.
       Nella discussione generale è  iscritto a parlare l'onorevole
   Bufardeci. Ne ha  facoltà.

     BUFARDECI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli  colleghi trattiamo un
  argomento che è determinante, è stato definito storico per questa
  Assemblea.  Un  disegno  di  legge  voto   che  dovrebbe  e  deve
  modificare il  sistema della nostra Regione   per quanto riguarda
  l'istituzione e  il Governo;  ma, tristemente, dibattiamo un tema
  fondamentale che  i  'mass  media', fino ad oggi, hanno richiesto
  che non si faccia  una  riforma a metà, hanno chiesto che si vada
  avanti  seriamente.  Ma,  tristemente, trattiamo questo argomento
  in un'Aula.  Nel  banco  del  Governo nessuno è presente. E tutto
  questo credo che non sia un bel modo di mostrarsi e di dimostrare
  che effettivamente,  all'interno  di  quest'Aula,  tutte le forze
  politiche sono veramente intenzionate a portare avanti un compito
  costituente che  questa legislatura ha certamente assunto sin dal
  momento in cui,  il  16  giugno  1996,  si è svolta l'elezione di
  questo Parlamento regionale.
       Come deputati appartenenti al  gruppo  di  Forza  Italia sin
  dall'inizio  abbiamo  portato  avanti  questo  disegno  di  legge
  ritenendo assolutamente indispensabile per l'Assemblea trattare e
  definire, in maniera chiara,  la  necessità  di  cambiamento  che
  incombe su questa Regione.
       Viceversa, molte forze, più  o meno oscure, anche attraverso
  l'assenza  dei  parlamentari   in   quest'Aula,  testimoniano  la
  disattenzione, la disaffezione e  la  lontananza  rispetto  ad un
  problema invece che è vitale per  crescere,  per migliorare e per
  cambiare. Sì, perchè, cari colleghi, non  c'è ombra di dubbio che
  la Sicilia vive un momento in  cui il cambiamento è assolutamente
  necessario nelle proprie istituzioni e  nella forma di Governo. I
  guasti del passato sono tristemente sotto  gli occhi di tutti: 52
  governi,  la media quindi di  un  governo  all'anno;  una  classe
  politica che ha saputo soltanto fare molto male a questa Regione,
  facendola diventare tante cose,  troppe  cose  e,  quasi  sempre,
  ciascuna delle mansioni espletate  svolta  male.  Mi riferisco ad
  una  Regione 'mamma', assumendo  personale  senza  concorsi.
       Dei 16.500 dipendenti attuali,  soltanto  mille  sono  stati
  assunti con concorso, gli altri con  leggi di spesa.  Per carita,
  non è una critica a chi è stato  assunto con leggi di spesa, ma è
  la critica a chi ha consentito  che  si  entrasse  nella Pubblica
  Amministrazione senza i passaggi  dovuti  dei  pubblici concorsi,
  senza le selezioni, senza il  confronto,  alla  pari,  tra  tanti
  soggetti che avevano ugualmente diritto  di  essere  assunti o di
  partecipare comunque per  un'eventuale  assunzione  alla Regione.
  Una Regione che è stata banchiera e che abbiamo visto quale danno
  ha fatto alle nostre casse e  che  è  stata  anche imprenditrice,
  società industriale. E anche lì  quante  centinaia  e migliaia di
  miliardi sperperati. Tutti guasti  di  un  sistema.
       Tutti  guasti che stanno  portando  anche  oggi,  in  questi
  giorni, sulla stampa a dibattere anche  su un altro dato negativo
  che  stiamo vivendo e che si  vive  da  qualche  legislatura:  la
  carenza  e  l'assenza  di   un'attività   legislativa   che  come
  produzione sia alla pari delle  altre  regioni.  Anche  in questo
  caso credo che la colpa sia,  oltre  che della crisi finanziaria,
  oltre che dell'instabilità, sia  del  sistema,  sia  della  crisi
  continua;  e quindi credo che  la  necessità  di  cambiamento sia
  assoluta  e  debba  essere   perseguita   fortemente,   anche   e
  soprattutto contro coloro i  quali  in  quest'Aula  non  vogliono
  questo cambiamento.
       Dicevo  poc'anzi  che  i   'mass  media'  anche  stamattina,
  riferendosi all'appuntamento della  discussione sulla legge voto,
  hanno titolato alcuni articoli  dicendo:  "Una  legge intera, non
  una riforma a metà".
       Ebbene, deve essere chiaro a quest'Assemblea che, per quanto
  ci  riguarda,  come  gruppo  di  Forza  Italia,  noi  staremo  in
  quest'Aula convinti  che  l'Aula deve lavorare non per esitare un
  qualunque disegno di legge voto, non un disegno di legge voto che
  tratti in maniera  più  o meno spicciola un problema strategico e
  fondamentale, come  quello  che dibattiamo oggi.  Non un'Aula che
  esiti una  riforma  molto  parziale  perché  noi riteniamo che il
  disegno di legge-voto che oggi trattiamo è il canovaccio che deve
  essere  ulteriormente  riempito  di  contenuti.  Questi contenuti
  devono essere  la  significazione  di quello che quest'Aula vuole
  come riforma elettorale e come modo di esplicazione dell'attività
  di governo per quanto riguarda l'esecutivo, per quanto riguarda i
  rapporti tra l'Assemblea e l'esecutivo.
       Questo vogliamo  che  venga  fatto  in  maniera  chiara, non
  vogliamo rinvii o  ordini  del  giorno che impegnino il governo a
  dire quello  che  dovrà  fare domani. Abbiamo un'occasione fin da
  oggi per  dirlo  e per dimostrare effettivamente questa volontà e
  per quanto  ci riguarda noi ribadiamo tutta la nostra convinzione
  che   questa   necessità   di   cambiamento  passa  assolutamente
  attraverso una  riforma  intera.  Intendo  che  oltre  l'elezione
  diretta,  il   presidenzialismo  e  vorrei  fare  un  accenno  al
  presidenzialimo, a  quello che noi abbiamo mutuato dalla legge 7,
  da quella che è  stata  la genesi della legge 7, credo che quella
  stessa genesi  sia  analogica  rispetto a quella che viviamo oggi
  per la  crisi  regionale del sistema dell'Assemblea e del Governo
  di questa Regione.
       Non  c'è  dubbio  che  la  crisi  della municipalità, con un
  sindaco "vittima" del sistema dei partiti, ha comportato i guasti
  della  municipalità  delle  nostre amministrazioni locali e delle
  nostre  città. Non c'è dubbio che c'è stato un momento storico in
  cui   la   necessità   di   una   leadership   all'interno  delle
  municipalità, la necessità che ci fosse un programma con il quale
  confrontarsi  e per il quale lavorare e chiedere il consenso agli
  elettori,  è  stato uno dei motivi strategici per cui si è andati
  avanti con la legge 7.
       L'individuazione  fisica  dei  responsabili  dell'azione  e,
  soprattutto,  la  riduzione  del potere di mediazione dei partiti
  sono state alla base di quel sistema elettorale.
       Ora  non  voglio  dire  che  quel  sistema  elettorale abbia
  rappresentato   la  panacea  di  tutti  i  mali  delle  pubbliche
  amministrazioni  locali,  per carità, non c'è ombra di dubbio che
  guasti,  difficoltà, ritardi ce ne sono stati, ma almeno vi è una
  chiarezza   nei   confronti   della   gente   e   della  pubblica
  amministrazione   in  genere  e  soprattutto  una  chiarezza  nei
  confronti   degli   elettori:   si  sa  perfettamente  per  quale
  programma,  per  quale coalizione, per quale uomo si va a votare,
  la  verifica viene fatta attraverso le relazioni semestrali, alla
  fine  del  mandato  vi  è  la  possibilità  per un'altra volta di
  rieleggerlo  e  all'interno di questo meccanismo vi sono state le
  soluzioni, prima di un referendum popolare che potesse sfiduciare
  il   sindaco,   successivamente   dei  consiglieri  comunali  che
  sfiduciavano  quell'amministrazione  attraverso la dimissione che
  coinvolgeva tutto, giunta, quindi esecutivo, e consiglio.
       Non  c'è  dubbio  quindi che comunque si è avuto un rapporto
  leale, onesto, trasparente e responsabile tra l'amministrazione e
  la   cittadinanza.  Credo  che  quelle  stesse  motivazioni,  che
  portarono   la   Regione   siciliana   ad   essere  assolutamente
  all'avanguardia  in  quella  riforma  che poi venne mutuata dalle
  altre  Regioni,  ci  siano  in assoluto anche per quanto riguarda
  questo  tema  della riforma della Regione siciliana e del Governo
  della Regione siciliana.
       Per  questo  noi crediamo che all'intempestività dell'azione
  esecutiva  si possa opporre un Governo che sia forte, autorevole,
  di  un'autorevolezza che gli viene data direttamente dalla gente.
  Ecco    perché    presidenzialismo,    ecco    perché   riteniamo
  indispensabile  questo sistema per garantire la governalibilità e
  la   stabilità   che   non   sono   soltanto  termini  di  natura
  nominalistica  ma  hanno delle conseguenze di carattere politico,
  economico  ed  istituzionale enormi. La stabilità e l'instabilità
  comportano fattori  economici.
       Un Governo  stabile, che può programmare, ha la capacità, il
  respiro,  di  potere  lavorare effettivamente, nell'interesse dei
  cittadini, attraverso  un  programma;  si  ha  la  possibilità di
  crescere, di confrontarsi con le pubbliche amministrazioni - e in
  questo caso trattandosi  di noi, di Regione - di confrontarsi con
  il Governo nazionale e, soprattutto, con la Comunità europea che,
  come ben sappiamo, era nostra fonte di risorsa economica maggiore
  e finanziaria.
       Ma  quale  garanzia  può dare un qualunque governo di questa
  Regione laddove ogni anno si cambiano gli attori di questa azione
  esecutiva;  ogni anno si cambia il soggetto Presidente; ogni anno
  c'è  qualcun  altro  che  sostituisce  l'Assessore  per  andare a
  proporre  un nuovo piano, un nuovo programma, e ogni giorno, dopo
  il  periodo  di  aggiustamento,  si ricomincia d'accapo in questa
  rincorsa  affannosa  che  ha  causato  soltanto ritardi, ritardi,
  ritardi.
       E  allora,  governabilità  e  stabilità come principi e come
  precondizioni  di  un'azione  di  politica  vera  e  di  governo.
  Peraltro,  oltre  che  per  le  ragioni  che ho cercato, anche se
  succintamente,   di   esplicitare,   che   portano   a   ritenere
  governabilità  e  stabilità, fattori positivi dell'economia e del
  rapporto  tra  il  cittadino e le istituzioni e di trasparenza di
  responsabilità  nell'azione  esecutiva  che ciascuno svolge, vi è
  anche   una  considerazione:  questo  sistema  ha  creato  e  sta
  continuando  a  creare una forte disaffezione nei confronti degli
  elettori.  Gli elettori e l'astensionismo che abbiamo visto anche
  nelle  ultime occasioni elettorali di qualche settimana addietro,
  testimoniano  la  lontananza  forte  dei  cittadini rispetto alla
  politica  e  al  modo di fare politica; il partito più grosso che
  c'è in  Italia  è  il  partito  di chi non va a votare. Una delle
  causa è sicuramente anche questa.
       C'è  bisogno di questo cambiamento perché questo sistema non
  ha fatto altro che provocare una proliferazione, una lievitazione
  ulteriore   del   numero  dei  partiti;  dai  partiti  precedenti
  tradizionali,  una  diecina, siamo arrivati ad una cinquantina di
  sigle.  Anche questo crea confusione, crea sconcerto nella gente,
  fa  maturare quella disaffezione per cui la gente non va a votare
  e  si  allontana.La  gente,  come  dicevo,  ha  bisogno di questa
  chiarezza,  ed  è  per questo che noi annettiamo a questa riforma
  una importanza strategica perché significa valorizzazione vera di
  un principio  bipolare  per cui la gente sa bene che cosa vuole -
  deve  saperlo, almeno - per chi vota, sapendo che a seconda della
  votazione   che  va  a  svolgere  vi  ha  delle  conseguenze  che
  verificherà, controllerà e, alla fine, valuterà e deciderà.
       Ecco  perché noi riteniamo che questo disegno di legge debba
  essere  portato avanti non solo nella parte in cui certamente già
  all'interno   della  legge-voto  è  inserita  la  possibilità  di
  scioglimento  dell'Assemblea,  altro  fattore  che  ha  provocato
  guasti;   tante  sono  state  le  occasioni  in  cui,  in  questi
  cinquant'anni  e  passa  la  nostra  Assemblea  è stata bloccata,
  soggiogata   da   giochi   di   palazzo,   da   inefficienza,  da
  inettitudine, dal momento in cui era molto più logico e opportuno
  che  fossero  i  cittadini  nuovamente  chiamati  alle  urne  per
  decidere  l'eventuale  cambiamento,  e invece alchimie di tutti i
  tipi  portavano  comunque  ad andare avanti; un obbligo di andare
  avanti  laddove andare avanti era male, era nocivo, era dannoso e
  tristemente  i  pochi  esempi  -  ma  l'elenco  che potrei fare è
  lunghissimo  -  dei  guasti  che  potrei fare, provocati da tutte
  queste  cose  che sto cercando di esplicitare, hanno provocato; e
  allora  la  possibilità  dell'auto  scioglimento  -  peraltro noi
  eravamo  l'unica Regione che aveva questo presidio statutario - è
  bene  che  ci sia.
       Ma  dicevo  non  solo  legge  voto  per  la  possibilità  di
  autoscioglimento, non  solo  per  l'iniziativa  popolare ed anche
  quella di un numero di comuni, circa quaranta, pari almeno al 10%
  della nostra  popolazione, non solo legge voto per la possibilità
  anche in  Sicilia  delle  attività  di  referendum,  ma  anche  e
  soprattutto perché  all'interno  della  legge voto siano chiari i
  capi saldi,  le  parti  fondamentali  e  sostanziali  non vengano
  trascurate.
       Intendo  parlare  del sistema maggioritario, intendo parlare
  delle  incompatibilità tra deputato ed assessore, intendo parlare
  della norma antiribaltone.
       Oggi all'interno  di  una grande polemica che si è dibattuta
  tra il  partito  del sì al referendum nazionale per l'abrogazione
  della quota del  25%  proporzionale  ed  il  partito  del  no, il
  partito   del   proporzionalismo   che   io, per  altro, rispetto
  assolutamente,  il  partito  della  rappresentatività  massima ed
  assoluta di  tutti all'interno degli organi parlamentari,ed io la
  rispetto, ma mi  sono  convinto  che  in questo momento storico è
  assolutamente   necessario  superare  quel  sistema  proprio  per
  quell'obbligo di  stabilità, di governabilità e di cambiamento al
  quale accennavo poc'anzi.
       Dicevo, questa  battaglia  che  si è svolta è stata definita
  dalla sentenza,  per  altro  una  sentenza che è intervenuta dopo
  sostanzialmente poche  ore di Camera di Consiglio, ha determinato
  il  sì   al   referendum,   il   popolo  italiano  sarà  chiamato
  probabilmente ad aprile  a trattare questo tema, a votare, a meno
  che il  Parlamento  prima di allora, prima presumibilmente del 18
  di aprile,  non modifichi il sistema elettorale vigente.
       Cosa significa  il  sì?  Cosa  significa  per altro anche la
  previsione che  i  maggiori  sondaggi  e  i  maggiori  politologi
  assegnano  ad   una   vittoria   del  sì,  assegnano  proprio  la
  convinzione che  la  gente  vuole  chiarezza,  che la gente vuole
  sapere prima, senza giochini vari, da che parte si sta, annettono
  alla possibilità  di  un  sistema maggioritario la capacità della
  stabilità e della governabilità.
       Questa  Assemblea  ritiene  di  non  tenerne  conto?  Questa
  Assemblea ritiene che  un fatto così storico ed importante con il
  quale  ci   andiamo   a   confrontare   a  brevissimo  nel  resto
  dell'Italia, non debba essere preso a monito anche da questa Aula
  e, ribadisco,  parlare  di  questo  tema  in presenza soltanto di
  cinque colleghi è una cosa assolutamente mortificante.
       Ma insisto nel  dire  che  per quanto ci riguarda quindi noi
  riteniamo     che    non    solo    l'elezione    diretta    vada
  costituzionalizzata, ma  anche il principio; si sostiene da parte
  di  qualcuno   che   se   ne   potrebbe   fare  a  meno,  insigni
  costituzionalisti, presenti in questa Assemblea e fuori da questa
  Assemblea, osservano che  non  ve  né  una necessità, ma anche se
  questo fosse vero credo proprio che questo non alteri il problema
  di  fondo e  cioè  che  laddove  andiamo  ad  inserire  in  norma
  statutaria il  sistema  maggioritario  noi diamo quel criterio di
  chiarezza al quale  ho fatto riferimento, andiamo a dire che quel
  sistema che  porta  alla  stabilità  ed  alla  governabilità è un
  principio fondante  della  nostra  Regione, si dice ma "un domani
  che le  situazioni  storiche o comunque contingenti cambiassero e
  si dovesse  modificare  occorrerà  fare il percorso?" E viva Dio.
  Qual'è il dramma   Mi parla di snellezza questa Assemblea che per
  cinquant'anni  è   rimasta   impastoiata   in  beghe  di  piccolo
  cabotaggio, mi  parla  di  ritardi  eventuali  nel  rifare l'iter
  inverso? Non  mi  pare  una  giustificazione  seria,  mi pare che
  nasconda soltanto la  voglia  di  non  fare  e  di non fare nulla
  soprattutto nessun tipo di cambiamento.
       Così come  credo  che  la  stessa  osservazione  mossa  alla
  incompatibilità tra  deputato  e assessore non meriti particolare
  attenzione e sia priva di sostanza e fondamento. Non c'è ombra di
  dubbio, in quest'Aula  (io  sono  alla prima legislatura e la mia
  esperienza è abbastanza  modesta) vi è un partito di maggioranza,
  un partito che non  sta  al  governo, un partito che non è quello
  leader dell'eventuale opposizione,  ma  è il partito di chi vuole
  fare l'assessore e che nel momento successivo in cui ha votato un
  governo lavora  per  cominciare  a  sperare  che  cambiando  quel
  governo verrà il suo turno in questa giostra che deve lasciare un
  posto a tutti  i  deputati  per  svolgere  questo  ruolo; e anche
  questo è guasto,  anche questo è male, anche questo ha comportato
  danni a questa Regione.
       Vi sono stati  momenti storici tristi in questa Assemblea in
  cui non si  sapeva  per  fatti  diversi,  per fatti estranei alla
  politica, nel senso  della politica nobile, della politica con la
  P maiuscola,  della  politica  come  servizio ai cittadini, della
  politica  che   deve   essere   interprete   dei   bisogni  della
  collettività, in cui  quasi  quasi  non  si  aveva  chi  eleggere
  assessore, perchè tutti  gli  altri  erano  più o meno oggetto di
  provvedimenti di natura diversa.
       E voi  ritenete  che  un'Assemblea  di questo genere, con un
  sistema attraverso il quale  si  ha  a  che fare con un 'Aula che
  presenta come  maggior  partito quello degli aspiranti assessori,
  possa governare effettivamente?
       Io credo di  no.  E, d'altra parte, l'esperienza che, sempre
  rifacendomi alla legge  numero  7,  ha  dato  quel sistema con la
  possibilità del  sindaco,  qui  chiaramente  del presidente della
  Regione, di potere nominare e revocare quegli assessori laddove è
  possibile  ricercarne  la  competenza  e  la  professionalità  ed
  eventualmente  revocarli  laddove  questa professionalità, questa
  competenza e  questa  convergenza  nell'azione  esecutiva  non ci
  fossero sia la soluzione migliore. Se un deputato sarà chiamato a
  svolgere ruoli di  assessore,  opterà  per  l'uno  o per l'altra,
  svolgere un ruolo  che  dovrà essere di controllo dell'azione del
  Governo,  dovrà  essere  un'attività meramente legislativa ovvero
  un'azione esecutiva.
       Non vedo quale sia il dramma, lo scandalo in una Regione, in
  un sistema in cui, peraltro, poche sono le incompatibilità. Io ne
  vorrei tante, perchè  io  sono  contro  quel  sistema che porta a
  essere sindaci,  a essere deputati, a essere europarlamentari, ad
  essere tante cose,  troppe  cose   Non si fanno bene tutte queste
  cose, vengono  usate l'una in funzione di diventare qualcos'altro
  che non si svolge  o  si svolge male. E allora credo che anche in
  questo caso  inserire nella norma dello Statuto l'incompatibilità
  sia un bene, sia una chiarezza nei confronti degli elettori e sia
  un presìdio a  quel  partito  degli  aspiranti  assessori  che ha
  minato troppi  governi  e  ha  minato  la  stabilità  dell'azione
  politica in questa Regione.
       E noi  questo lo chiediamo in maniera ferma,  noi questi due
  principi li  abbiamo già indicati in vari emendamenti che abbiamo
  presentato. Si dice -  ed  è  giusto  -  che  la  legge-voto  sia
  probabilmente la  regola  per  eccellenza, deve essere scevra dai
  condizionamenti di maggioranza e di governo. Mi sta bene, è vero,
  è una regola che  non  vale  soltanto  per  le beghe interne o la
  sopravvivenza più o meno stentata di un governo che non c'è, ma è
  una regola che  vale  per  cinque  milioni  e mezzo di siciliani.
  Dunque questa  regola  venga  fuori  da  questa  Assemblea, venga
  manifestata la  posizione  di  ciascun  gruppo in maniera chiara.
  Bene, la  nostra la stiamo manifestando, l'abbiamo manifestata da
  sempre, ci hanno  accusato  di  essere  paladini del "nuovismo" a
  parole, in alcuni  casi, ma noi lo siamo con i fatti.  Le rotture
  con il  passato  che abbiamo inteso segnare nella nostra attività
  di Governo  prima  e  di  responsabilità  di opposizione dopo, le
  portiamo avanti  con  questo  disegno  di  legge  in primo luogo,
  laddove  richiediamo  fortemente che quest'Aula si manifesti e si
  dichiari su temi strategici e fondamentali.
       Ebbene, noi  siamo  per  il sistema maggioritario, siamo per
  questa  incompatibilità.  Chiediamo  che  gli  altri  lo  dicano.
  Speriamo che  venga  fuori il partito che effettivamente vuole il
  cambiamento o  si  manifesti, e sappiamo che si manifesterà. Sono
  latenti  e  striscianti  le  diversità  che  ci  sono all'interno
  soprattutto  della  maggioranza.  Alcuni  in  quest'Aula vogliono
  qualcosa,  ma  moltissimi  non vogliono che cambi nulla. Vogliamo
  anche  che  all'interno  di  questa  legge-voto  venga previsto -
  abbiamo presentato un emendamento di cui sono il primo firmatario
  - in  maniera  chiara  che  non  è possibile proseguire un'azione
  esecutiva e un'azione legislativa e la permanenza di un'Assemblea
  laddove venga  meno  il  rapporto  di  fiducia  tra l'Esecutivo e
  l'Assemblea,   fra   quest'Assemblea  e  la  gente.  Laddove  ciò
  avvenga, non  si  può  andare  ad  una  qualunque  altra forma di
  governo, come  si è fatto in quest'Aula con il ribaltone, come si
  è fatto fino  a  ieri in Campania e come probabilmente si andrà a
  fare anche in Calabria.
       Non è possibile, anche questo crea disaffezione nella gente,
  anche  questo  crea  sconcerto  e  non  crea  i  presupposti  per
  quell'azione  snella   e  forte  con  cui  una  regione  si  deve
  confrontare in  un momento in cui la politica, per quelle ragioni
  di   stabilità  e  governabilità,  ha  conseguenze  immediate  di
  carattere economico, che significano quindi, lavoro, occupazione,
  progresso, sviluppo, ecc.
       Fino  a   ieri,   in  conseguenza  di  incontri  e  riunioni
  dell'Ulivo o  dei partiti aderenti a questo schieramento, vi sono
  state  richieste  ulteriori  di  uscire  dall'attuale maggioranza
  appena costituita,  vi  sono  state conseguenze al sì della Corte
  costituzionale.  Ma  voi  ritenete  che  la  gente  possa  ancora
  tollerare tutto  questo,  in  una  situazione  in  cui  la  crisi
  finanziaria e  nella  regione  siciliana ancora di più per quello
  che si  è  ereditato  in  questa legislatura, possa essere ancora
  tollerata?
       Voi ritenete  che  effettivamente  la gente, gli elettori, i
  cittadini possano  ancora  tollerare  che  un governo venga messo
  alla berlina o  venga cambiato ogni due mesi per le elucubrazioni
  di qualcuno  più  o  meno farneticanti? Ritenete che tutto questo
  possa ancora  essere  fatto?  Ritenete  ancora  che  tutto questo
  possa essere  subìto  da questa Regione, con nuovi ribaltoni, con
  nuove  soluzioni  di  questo genere? Non credo assolutamente  Non
  credo assolutamente  che  questo  porti  del  bene  per la nostra
  gente.
       Ed ecco  perchè  ho  presentato  insieme ai colleghi del mio
  partito un  emendamento  anche  che prevede che nelle ipotesi che
  questo rapporto  di fiducia venga meno, entro sei mesi si torni a
  votare.
       I cittadini  che ci hanno eletti in quest'Assemblea sono gli
  unici, a  mio  avviso,  che  hanno  il  dovere  e  il  diritto di
  mantenerci in  quest'Assemblea o di mandarci a casa. Non possiamo
  essere   noi  sempre  artefici  di  alchimie  per  mantenere  una
  posizione più  o  meno  di  potere, per svolgere un ruolo che poi
  alla fine non svolgiamo e che comunque ha causato quei guasti che
  ho  detto.  Guasti  che  sono  incontrovertibili;  potrà venire e
  intervenire chiunque, ma questi guasti nessuno potrà contestarli.
       Questi  guasti ci sono, lavoriamo per ripararli.
       Come  Forza  Italia  staremo vigili, attenti affinchè questo
  cambiamento  avvenga  e  affinchè  questa riforma sia una riforma
  totale, senza  scorciatoie,  senza  vie di fuga che consentano il
  mantenimento di uno status quo che è negativo per quest'Assemblea
  e  per   la   Regione  e  per  i  siciliani.  Saremo  qui  perchè
  l'indirizzo  che noi chiediamo maggioritario, di incompatibilità,
  antiribaltone,  presidenzialista  venga  acclarato  e manifestato
  nella sua  forma  più  piena.  Siamo  contro  e  saremo  qui  per
  smascherare   qualunque   tentativo   diverso   che   porti  alla
  sopravvivenza di  un  esecutivo  senza maggioranza o in crisi dal
  momento stesso  in  cui  viene  eletto o porti quest'Assemblea ad
  avvitarsi su se stessa come tristemente già successo nel passato.
       Abbiamo tutti un compito ed una grande responsabilità. Credo
  che tutti quanti  potremo  veramente  essere  degni del ruolo che
  cerchiamo   di  svolgere  con  senso  di  responsabilità  laddove
  riusciremo  ad  essere  noi  i  promotori  di questo cambiamento.
  Potremo dire  ai  nostri  elettori che quel ruolo costituente che
  ciascun  partito  ha  assunto  nella  campagna  elettorale del 16
  giugno 1996 effettivamente ha svolto.
       Tutti abbiamo  operato  e  lavorato perché effettivamente si
  arrivasse a  questo  cambiamento radicale. Saremo qua per questo,
  vigileremo.  Il  gruppo di Forza Italia vuole questo cambiamento,
  siamo qua  per vedere quanti altri lo vogliono e per denunciare i
  giochini e  i  giochetti di chi ottusamente e senza accorgersi di
  quanto  stia cambiando la società, senza pensare alle conseguenze
  sulla società non vuole fare niente.
       Saremo con chiunque vorrà questo cambiamento, secondo questi
  principi.
       Lo attendiamo  alla  prova  fin  dal momento successivo alla
  chiusura  della  discussione generale e quando andremo a trattare
  l'articolato   e  gli  emendamenti  che  precisano,  ribadiscono,
  acclarano in  maniera  assoluta  quei  criteri  ai quali ho fatto
  cenno   e   che   ritengo   essenziali  affinchè  questa  Regione
  effettivamente  sia  posta  nelle  condizioni di dare risposte ai
  cittadini e  ad  un'economia  che  non vuole più essere soffocata
  dalle  pastoie  e dalle mediazioni trasversali dei partiti, dalle
  alchimie di  qualche più o meno saggio esperto politico che tende
  soltanto al mantenimento di una poltrona.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Spagna. Ne ha
  facoltà.

     SPAGNA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  i  popolari
  partecipano a  questo  dibattito, a  tratti  così appassionato ed
  intenso, con  un  convincimento profondo maturato da molti anni e
  crediamo largamente condiviso dall'opinione pubblica siciliana: e
  cioè che  lo  Statuto, la Carta istitutiva della nostra autonomia
  regionale    necessita    di    una    revisione   profonda   per
  riattualizzarla,  se  così può dirsi, alle esigenze attuali della
  Sicilia.  Non  certamente  su  modelli teorici, ma mutuando, alla
  luce  della  lunga  esperienza  positiva  e  negativa maturata in
  questi  cinquant'anni di autonomia, quanto di più avanzato emerso
  nel    dibattito   sul   federalismo   solidale,   nei   rapporti
  Stato-Regione,  sul tema della sussidiarietà, lungamente discusso
  in sede di Bicamerale, con riguardo alla realtà degli enti locali
  e delle città metropolitane in particolare.
       Modernizzando e  semplificando la stessa vita dell'Assemblea
  regionale siciliana  nei processi di formazione legislativa e nel
  sistema  di  governo.  Naturalmente  recuperando  il  massimo  di
  realismo sul piano  normativo  senza  gli orpelli retorici di cui
  siamo stati e  siamo  capaci,  ma coscienti del clima politico ed
  istituzionale presente nel  Paese  e, direi, più  in  generale in
  Europa  e dell'arresto  del  processo  di  riforma  e  del  testo
  elaborato dalla  Commissione  Bicamerale che complica enormemente
  una situazione già di per sé difficile.
       Nessuno - credo  -  ci  può  contestare il diritto-dovere di
  revisionare profondamente il testo del nostro Statuto e di essere
  gli artefici  di  questa  rielaborazione, qualunque sia l'assetto
  politico  del Paese se, come credo,  la  nostra  iniziativa  sarà
  accompagnata dal consenso di tutte o  di  gran  parte delle forze
  politiche presenti in Assemblea.
       Abbiamo del resto già votato nel gennaio 1997 una legge-voto
  che indicava, per la verità, una  procedura  un  po' elaborata di
  revisione, potremmo insistere anche  in  questa occasione, tenuto
  conto  che  esigenze  analoghe  hanno  altre  regioni  a  statuto
  speciale  e  che l'eventuale  modifica  dell'articolo  122  della
  Costituzione per l'elezione diretta  del Presidente della Regione
  impone di fatto, così come prevedono tutti  i disegni di legge ad
  iniziativa costituzionale presentati,  una  rielaborazione  degli
  statuti a livello di regioni ordinarie.
       Perché questo doveroso processo di revisione non è stato mai
  seriamente  tentato   da   almeno  vent'anni,  pur  richiesto  da
  autorevoli personalità  della  società e della cultura siciliana?
  Per  il motivo che conosciamo tutti  e  cioè  che  la  blindatura
  costituzionale  dello Statuto se nel 1948  fu  importante  ed  ha
  preservato lo Statuto nei decenni  successivi da stravolgimenti e
  manipolazioni  del  legislatore  nazionale,   non   della   Corte
  Costituzionale e dalle mancate attuazioni, la complessa procedura
  dell'articolo 138 è apparsa negli anni  un  ostacolo difficile da
  sormontare, ammessa la disponibilità delle grandi forze politiche
  nazionali ad impegnarsi sul piano parlamentare.
       Ciò  ha  prodotto  conseguenze  negative  che  in  parte  ho
  ricordato, come  il progressivo svuotamento di aspetti essenziali
  dello Statuto, la difficoltà dei rapporti Stato-Regione in alcune
  materie, forse in parte  dipesi  dalla  rigidità di un testo - lo
  Statuto - scritto  con  grande rapidità rispetto alla complessità
  della materia ed  antecedente  di  qualche anno alla Costituzione
  repubblicana del 1948 con le inevitabili dissonanze che questo ha
  determinato.
       Ma la difficoltà  di  revisione dello Statuto ha impedito di
  fatto un dibattito profondo,  reale,  di  rielaborazione, capace,
  come tale, di coinvolgere seriamente le  forze  politiche  e  con
  esse ampi strati della società siciliana.
       Il rischio evidente è  sempre  stato  ed è ancora di parlare
  alle nuvole,  di  produrre  soltanto  tentativi di difficilissima
  attuazione.
       La  stessa   Commissione  Statuto,  presieduta  con  impegno
  dall'amico, onorevole Provenzano,  si  è costituita nel pieno del
  dibattito sul federalismo  in  sede  di  Bicamerale  perché fosse
  essenzialmente  vigile  nella  difesa  della  nostra  specialità,
  ammesso  e  non  concesso   che   in  un  sistema  federale  o  a
  regionalismo forte  fosse  ancora  utile  difendere prerogative e
  poteri conferiti in misura eguale o maggiore a tutte le regioni.
       Se, in altri  termini,  approvato  il testo della Bicamerale
  del primo punto  delle  Disposizioni transitorie, si fosse aperta
  realmente in Sicilia una fase costituente, ben altro dibattito ed
  interesse  si  sarebbe  determinato  nella  società  siciliana  e
  quest'Assemblea avrebbe avuto il dovere di istituire una Consulta
  incaricata di redigere il testo del nuovo Statuto coinvolgendo le
  università siciliane  innanzitutto, le forze sindacali e sociali,
  le personalità più autorevoli della Sicilia sotto tutti i profili
  affinchè  il  nuovo  Statuto  non  fosse   il  parto  teorico  di
  apprezzabili  studiosi  ma  ci  fosse   dentro,  nel  limite  del
  consentito, il vento nuovo del Duemila,  lo  scenario  europeo  e
  mondiale, la nuova stagione dei diritti e  dei  doveri, i nuovi e
  vecchi  soggetti  istituzionali  e   sociali,   dai  comuni  alle
  province, all'impresa, al mondo dei servizi,  al  rapporto con le
  altre  istituzioni  nazionali  ed   internazionali.  E  questo  è
  mancato.
       Questo contesto  politico,  sociale  e  culturale  del tutto
  nuovo che si è  sedimentato  in questi anni in Sicilia, la stessa
  forza che  promana  dalle  amministrazioni  locali  siciliane, in
  parte rinvigorite  dal  nuovo  sistema  elettorale introdotto con
  l'elezione diretta dei  sindaci e dei presidenti della provincia,
  la forza del  nuovo  scenario  europeo  con  l'introduzione della
  moneta unica ed inflessibili parametri economici nella produzione
  dello scambio commerciale  hanno  reso e rendono indifferibile la
  necessità di una  nuova  organizzazione del sistema Regione anche
  in Sicilia, di  una  nuova idea di autonomia radicalmente diversa
  da  come  è   stata   percepita   e  vissuta  nel  passato,  come
  rivendicazione orgogliosa  della  propria identità, della propria
  storia, ma, nel contempo, quasi ne  fosse  la logica conseguenza,
  come richiesta  forte  e  determinata  di  riparazione allo Stato
  unitario per i torti subiti dalla Sicilia dal 1860 in poi.
       "Penso che l'Autonomia - dichiarava  La  Loggia  nei  lavori
  preparatori  dello  Statuto - meglio si  presti  a  tutelare  gli
  interessi  regionali"  e  con la  stessa  fede  aggiungeva  "sono
  riparazionista,  ossia tra coloro  che  proclamano  la  rivendica
  delle  ragioni  della  Sicilia nei  confronti  dello  Stato".  Ed
  ancora: "Se l'Autonomia dovesse concepirsi come  fine a se stessa
  e  non  come  mezzo,  il  più   immediato   e   cospicuo  per  la
  ricostruzione economica, questa si  risolverebbe  in  una  grande
  delusione".
       E' la premessa per  il  successivo articolo 38, il "Fondo di
  solidarietà", ma è anche  l'idea  di  Autonomia  che  passa nella
  cultura  politica   siciliana   come   acutamente   osservava  il
  professore Renda, nonostante il contributo fecondo di tanti altri
  consultori, penso  all'onorevole  Aldisio  e all'onorevole Alessi
  che vedono  viceversa  nell'Autonomia  statutaria innanzitutto la
  restituzione alla Sicilia, dopo  ben  134  anni, dell'autogoverno
  del proprio sviluppo che era stata  la  condizione  della Sicilia
  nel  Regno  delle  due  Sicilie  ed   ancor   prima  nella  lunga
  dominazione Svevo-normanna.
       C'è stata una cultura  politica  siciliana  che non si è mai
  discostata da questa visione  riparazionista  e  che  a  turno ha
  caricato sullo Stato le colpe del mancato sviluppo siciliano, che
  è sempre in debito con lo Stato  - il che può essere anche vero -
  ma che non avverte  mai  doveri  da  rispettare,  credibilità  da
  recuperare,     comportamenti     responsabili    da    assolvere
  nell'interesse dei Siciliani.
       Per noi la  rielaborazione  dello  Statuto  è  anche questo:
  avviare  un   processo  di  modernizzazione  dell'intero  sistema
  Sicilia per adeguarlo  e  renderlo  competitivo alla nuova realtà
  europea nei suoi  standards  più  significativi:  ordine, scuola,
  trasporti,    infrastrutture,    burocrazia,   partendo   proprio
  dall'Autonomia  come responsabilità piena  del  nostro  sviluppo,
  "autonomas"  che  si  governa con le  proprie  leggi,  capace  di
  pensare e di agire liberamente senza subire influenze estranee.
       Autonomia che è sì  orgogliosa  rivendicazione della propria
  identità, ma in un contesto di  forte  solidarietà  nazionale, di
  rispetto  delle  regole;  non la furba  trovata  per  eludere  la
  responsabilità,  violare  le  regole,  chiedendo  allo  Stato  ed
  all'Europa di finanziare il parassitismo e l'irresponsabilità.
       Certo, un'Autonomia siffatta  è  anche  un  rischio  in  uno
  scenario di competizione così aperto, ma è un rischio che corrono
  anche altre aree deboli  dell'Europa  e dal quale non è possibile
  sfuggire con qualche piagnisteo meridionalista in chiave europea.
       Dobbiamo avere fiducia in noi  stessi  che c'è e ci sarà una
  Sicilia  in  grado   di   competere   nel  mercato  mondiale,  di
  valorizzare  le  sue   vocazioni   territoriali,  la  sua  storia
  millenaria, il grande  patrimonio  umano  se una classe dirigente
  appena  avvertita   saprà   determinare  condizioni  diverse  per
  l'investimento, l'innovazione,  l'impresa,  non dico di vantaggio
  rispetto ad altre zone  d'Europa,  ma  almeno  di  non  eccessivo
  svantaggio, che siano  opportunità  economiche da cogliere per il
  capitale  regionale  che c'è  e  per  il  capitale  nazionale  ed
  internazionale.
       Noi,  con  gli  onorevoli  Barbagallo  ed  Adragna,  abbiamo
  espresso in Aula  un  consenso  alle  innovazioni  proposte dalla
  Commissione "Statuto", pur  rilevando motivi di perplessità sulla
  modesta portata delle  modifiche  e sulle ricadute che l'elezione
  del Presidente della  Regione  determina non soltanto sulla legge
  elettorale, ma ancor più sul sistema di governo ed istituzionale.
       Ne  scaturisce un'esigenza  di  coordinamento  che  non  può
  essere elusa perché attiene  a  funzioni  essenziali di governo e
  legislative.   Così   per    fare    un   esempio:   i   rapporti
  Presidente-Giunta,   Presidente-Assemblea;  la  disciplina  delle
  mozioni di sfiducia ed  i casi di scioglimento dell'Assemblea; la
  responsabilità  degli  equilibri  della  finanza  regionale,  per
  citare soltanto alcuni aspetti istituzionali essenziali.
       Del resto, così l'impianto  normativo  avrebbe  difficoltà a
  funzionare. Una legge regionale a  statuto invariato non potrebbe
  trovare, come dice la relazione del testo  a  pagina 4, "i giusti
  equilibri e contrappesi tra i poteri regionali".
       Questa è la  realtà.  Il  presidenzialismo  funziona  in  un
  sistema di equilibrio  istituzionale difficile, ma possibile. Non
  può  essere  ridotto ad uno slogan fine  a  se  stesso,  coma  fa
  strumentalmente chi persegue ossessivamente  non  l'obiettivo del
  presidenzialismo e della modifica dello  Statuto, ma quello molto
  contingente  e  banale  di divaricare sul  tema  le  forze  della
  maggioranza, per la verità con poco successo.
       Il  secondo comma dell'articolo 9, così come formulato dalla
  Commissione  Statuto,  potrebbe  allora ampliare moderatamente il
  suo  raggio  di  intervento  demandando ad una legge regionale da
  approvare  in  Assemblea  con  maggioranza  qualificata  non  già
  soltanto  le  modalità  (comma  1) elettorali, la formazione e la
  composizione  della  Giunta e le eventuali incompatibilità tra la
  carica di Presidente della Regione e di assessore e la titolarità
  di  altre  cariche  di  uffici  (comma  2), ma più compiutamente,
  mutuando  in  parte  dall'articolo  61 del testo della Bicamerale
  relativo alle regioni federali, che prevedeva la forma di governo
  della Regione con riferimento ai rapporti tra Assemblea regionale
  Governo  regionale e il Presidente della Regione, lo scioglimento
  dell'Assemblea  regionale, che è però contenuto nella proposta di
  legge  della  Commissione, la formazione delle leggi e degli atti
  normativi    relativi    alla   organizzazione   e   all'attività
  amministrativa  della  Regione  con  particolare riferimento alla
  partecipazione  ad essi dei Comuni e delle Province.
       In  pratica,  di  quelle parti dello Statuto che l'Assemblea
  ritiene  necessari  o  revisionare mantenendo in vita gli aspetti
  ancora validi e, soprattutto in materia finanziaria e tributaria,
  ciò  che  richiede  un  assenso  preventivo dello Stato, modello,
  peraltro,  ribadito  nel testo della Bicamerale e nella relazione
  D'Onofrio.
       Il  testo  proposto dalla Commissione Statuto, peraltro, non
  regge  sotto  un  altro  profilo.  La  sostituzione della Sezione
  II  del  Titolo  primo  dello Statuto, cioè la soppressione degli
  articoli  9  e  10,  lascia  inalterato  l'impianto  precedente e
  determina  vuoti  e  contraddizioni  insanabili.  L'articolo  10,
  secondo  comma,  disciplinava il caso di dimissione, incapacità o
  morte  del Presidente.  Che cosa succede con la sua eliminazione,
  viene  rimesso  alla  futura legge elettorale regionale, questo è
  tecnicamente  e  giuridicamente possibile? Aspetti essenziali per
  il funzionamento del sistema, come le mozioni di sfiducia, che ho
  ricordato,   la   fiducia,  la  contestualità  tra  elezione  del
  Presidente  dell'Assemblea e l'Assemblea regionale, il numero dei
  mandati   presidenziali,   il   regime  della  ineleggibilità  ed
  incompatibilità per figure che non rivestono, almeno così appare,
  l'Ufficio  di  deputati  regionali,  ma  anche  questo è tema del
  dibattito,  possono  essere  regolati  con  una  legge  regionale
  ordinaria  pur  essendo  strettamente connessi a regolamentare la
  forma di governo che è stata ed è materia disciplinata dal nostro
  Statuto?  Lo  stesso  articolo  20,  che  regola  le funzioni del
  Presidente  e  degli Assessori eletti dall'Assemblea sancendo una
  collegialità   nella   responsabilità,   è   compatibile  con  il
  Presidente  eletto  dal  popolo?  Io  credo  che  sia  necessario
  aggiungere  aspetti  essenziali della nuova disciplina, così come
  del  resto è nei disegni di legge presentati a livello nazionale,
  sebbene  le  successive  leggi  di  adeguamento degli Statuti non
  presentino  naturalmente i problemi che abbiamo noi con il nostro
  Statuto che è stato "costituzionalizzato".
       In  particolare,  mi  permetto  di  chiedere  l'integrazione
  intanto per  quanto  riguarda  il  principio  della contestualità
  della  elezione  del  Presidente  con  la elezione dell'Assemblea
  regionale,  che imprime il carattere parlamentare al Governo, che
  definisce    organismi   istituzionali,   però,   tra   di   loro
  interdipendenti,  non  autonomi,  come,  ad  esempio, negli Stati
  Uniti  è  il  rapporto  che  intercorre  tra  il  Congresso  e il
  Presidente  eletto  dal popolo.
       Secondo:  la  mozione  di sfiducia con l'indizione immediata
  di elezioni per il rinnovo dell'Assemblea e del nuovo Presidente,
  ove   naturalmente   venisse   attivata.
       Terzo:  una  disciplina  differenziata  per  le  dimissioni,
  morte  o  incapacità  del  Presidente eletto, dove l'Assemblea in
  emergenza potrebbe tornare ad eleggere il Presidente nel suo seno
  a  disciplina  invariata,  così  come  è in una delle proposte di
  legge  presentate  a livello nazionale; ma questa evidentemente è
  semplicemente  un'ipotesi.  Il  numero dei mandati presidenziali,
  che, a nostro avviso, non può essere superiore a due, così come è
  stato stabilito per Sindaci e Presidenti della Provincia.
       Sul  tema  della  incompatibilità, che è oggetto di polemica
  abbastanza  serrata  deputato-assessore,  per  quanto  attiene il
  Partito  popolare,   crediamo   che  questa  incompatibilità  sia
  coerente con il sistema presidenziale ancorchè parlamentare, cioè
  una  differenza   tra   chi   fa   parte   dell'Esecutivo  e  chi
  dell'Assemblea regionale,  dell'organo  legislativo.  Ma  non  ne
  facciamo un dogma; come  un  dogma  non  è  stato fatto a livello
  nazionale dove  -  faccio  riferimento  al  lungo  dibattito  che
  sull'argomento si è  avuto in tema di bicamerale - la propensione
  a consentire che  un  deputato  venisse  eletto assessore non era
  vista come una pregiudiziale.
       Potremmo,   obiettivamente,   affrontare   l'argomento   con
  immediatezza nel momento  in cui votiamo la norma, oppure, forse,
  prenderci qualche mese di tempo e trattarlo nella legge regionale
  che definirà il sistema elettorale.
       Come ho già  detto,  noi  abbiamo sostenuto e sosteniamo che
  l'autonomia deve  rispecchiare  la cultura giuridica, politica ed
  istituzionale  del suo  tempo.  Non  può  essere  demandata  agli
  specialisti del settore  o,  peggio,  a  parti  politiche  che si
  autopromuovono come élite o avanguardia del popolo.
       L'elezione diretta  del  Presidente  della Regione, a nostro
  avviso, imporrebbe subito  ai gruppi parlamentari di definire una
  legge quadro e con essa la legge elettorale.
       Per quanto attiene il tema elettorale, così controverso, non
  penso che l'elezione popolare del Presidente prefiguri un modello
  di  legge  che,  peraltro,  particolare  da  non  trascurare,  la
  Commissione  Statuto   suggerisce   che  sia  approvato  con  una
  maggioranza dei  due  terzi dei componenti dell'Assemblea. Impone
  naturalmente al  legislatore  regionale un sistema coerente, cioè
  una coalizione,  una  maggioranza,  come  garantire  la stabilità
  dell'Esecutivo.   Ma un  sistema  siffatto  in  Sicilia  è  stato
  introdotto con l'elezione  diretta  del  sindaco e del presidente
  della  Provincia; sistema  elettorale  che  non  ha  azzerato  le
  formazioni minori, purchè  collegate in una coalizione, e dove la
  ripartizione dei  seggi  avviene  con  un  sistema  proporzionale
  corretto naturalmente da un adeguato premio di maggioranza.
       E' un sistema possibile? Possiamo ipotizzare un percorso che
  definisca questo indirizzo  per  la  futura  legge  elettorale se
  dovesse intervenire in  tempo  la  revisione  dello  Statuto?
       La  maggiore   forza   politica   del   centro  sinistra,  i
  democratici di  sinistra,  possono  siglare  solennemente  questo
  impegno alla  luce del sole, naturalmente tentando di coinvolgere
  tutte le forze  politiche disponibili ad un simile disegno che,in
  un certo  senso,  darebbe  una  garanzia  essenziale  alle future
  minoranze di  questa  Assemblea  che  - vorrei dire all'onorevole
  Bufardeci - cambiano?
       Ognuno deve pensare  non di essere maggioranza in eterno, ma
  deve anche pensare  di  potere  essere  minoranza;  e, quindi, la
  garanzia della  minoranza,  forse,  è  molto più importante della
  garanzia della  maggioranza.  Credo,  quindi,  che un processo di
  riforma senza strappi  sia  possibile, a meno che gli strappi non
  siano l'obiettivo politico  contingente  e  non le riforme, e non
  una legge  elettorale  che  equilibri stabilità e rappresentanza,
  come è avvenuto  con il cosiddetto Tatarellum in tutte le regioni
  a statuto ordinario e com'è nella legge di riforma del Tatarellum
  a  livello   nazionale,  che  introduce  l'elezione  diretta  del
  Presidente della Regione -  vedasi  i disegni di legge a firma di
  Forza  Italia   -  ma  mantiene  l'impianto  per  coalizione  che
  garantisce la rappresentanza dei gruppi minori.

                      PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

       Cioè, non vorrei  che  in Sicilia si passasse da un'anomalia
  che è il  proporzionale  puro, che  ci  ha  contraddistinto  fino
  all'anno 1996, ad  un'altra anomalia che sarebbe un maggioritario
  con  collegi  ad   un   turno,   a  doppio  turno,  di  difficile
  realizzazione per l'elezione di novanta deputati regionali, e che
  non è pienamente compatibile con un sistema in parte politico ma,
  in  parte,  sostanzialmente  amministrativo,  qual  è  l'elezione
  regionale.
       Potrebbe infine -  e  mi  avvio  alle  conclusioni  - essere
  inserito nel testo del  nostro  Statuto, ma mi rendo conto che il
  tema, pur essendo  importante, forse sarebbe più idoneo inserirlo
  nella fase  di  revisione  globale  dello  Statuto  regionale, il
  principio della  sussidarietà così come aveva fatto la bicamerale
  con un'articolata  norma  di  indirizzo  posta  all'articolo  56.
  Principio diventato  da  qualche  anno  improvvisamente di grande
  attualità, ma che costituisce  da  più un secolo un cardine della
  dottrina sociale  della Chiesa secondo la quale l'ente superiore,
  detto in  parole  semplici,  non  deve mai sostituire l'inferiore
  quando questo può fare  con le proprie forze ciò che va fatto per
  il  bene  comune.   Norma   che  in  bicamerale  è  stata  votata
  all'unanimità da  tutti  i  gruppi  politici.  Ha  un significato
  riprodurla in sede regionale? Io credo che avrebbe un significato
  grandissimo.  Gran  parte  delle  strutture  del  nostro  modello
  autonomistico regionale  hanno  origine  proprio in alcune scelte
  della Consulta  incaricata  della redazione dello Statuto. Alcune
  possibili  distorsioni   delle  funzioni  regionali  erano  state
  lucidamente  previste   da   alcuni   consultori  nel  corso  del
  dibattito.  Il ruolo  dei  comuni,  ad  esempio, fu uno dei punti
  centrali; il  consultore  socialista,  che  era  allora  un fiero
  avversario della  parte  democratica  cristiana, avvocato Cartia,
  sostenne che  l'autonomia  siciliana  sarebbe  stata  svuotata di
  contenuto   e    sarebbe    stata    anzi    una   brutta   copia
  dell'accentramento burocratico dei ministeri romani, sarebbe cioè
  divenuta un ministero  siciliano  collocato  a  Palermo se non si
  fosse statuita nello  Statuto  la  più ampia autonomia dei comuni
  siciliani dando  ai  medesimi  l'esercizio  di  alcuni dei poteri
  conferiti alla Regione.
       Disse che  si  doveva  definire  l'autonomia  regionale dopo
  avere definito  l'autonomia  comunale,  cioè  in quali materie si
  esercita, con  quali  capacità finanziaria. Prevalse la soluzione
  contraria  che   volle   a   tutti   i   costi  accentrare  tutto
  sull'amministrazione regionale  con  la  conseguenza,  che  tutti
  conosciamo, di  una  legislazione  regionale  che  negli  anni ha
  accentuato  a dismisura questo centralismo, deresponsabilizzando,
  nel contempo, gli amministratori di compiti in settori nevralgici
  come la gestione del territorio o della difesa dell'ambiente.
       Nel contempo, si è  stati  costretti  a venire a Palermo per
  tutto, dagli arredi delle  chiese  alla  iscrizione  in tutti gli
  albi possibili ed immaginabili che sono stati istituiti in questi
  decenni.
       Imprimere, pertanto, nella  carta  istitutiva  della  nostra
  autonomia il principio  sussidiario, o ora o nella rielaborazione
  successiva dello Statuto,  la  valorizzazione  della  difesa  dei
  corpi intermedi degli enti locali impone al legislatore regionale
  di oggi un ripensamento  profondo  nel  definire  il  ruolo della
  Regione e degli enti locali ed economici.
       Processo  che,  quindi,  riteniamo  avviato  con  l'elezione
  diretta della Presidenza  della  Regione, ma che non si esaurisce
  nel  presidenzialismo   regionale   e   nella   stabilità   della
  maggioranza,   perchè   riguarderebbe  diversamente  soltanto  un
  aspetto rilevante delle  modalità con cui si esercita la funzione
  di governo, modalità che devono essere riempite di contenuti alti
  e dove il  nodo  della  ripartizione  di  poteri e competenze tra
  Regione e  sistemi  territoriali  è centrale ed ineludibile, come
  credo sia  stato con chiarezza espresso dal presidente Capodicasa
  nella esposizione delle sue dichiarazioni programmatiche.
       Come si vede, e mi  dispiace che Di Martino non sia in Aula,
  da parte nostra non  c'è  nessuna  voglia  di omologarci ad altri
  abbandonando le nostre convinzioni per assecondare le aspirazioni
  di chicchessia in una  futura corsa alla Presidenza della Regione
  eletta dal popolo.  Non  siamo, peraltro, interessati  ad  essere
  iscritti    nell'elenco    dei    buoni    innovatori,   brandito
  minacciosamente da qualche giornale, anche perché è una di quelle
  gratificazioni che  in  questo cinquantennio sono state riservate
  semplicemente a  chi  ha  esercitato  il potere.  La propensione,
  semmai, dei  popolari  è diversa:  essere nell'elenco dei cattivi
  conservatori per difendere un principio a tutti i costi, anche da
  soli. Ma noi abbiamo  fatto  la  scelta di essere coerenti con la
  nostra coscienza, non  con  l'opinione dominante. Ed essa ci dice
  che la cosa  peggiore  che può capitare alla Sicilia è continuare
  con questo  sistema  istituzionale,  con questo non-governo della
  Regione,  sopraffatto  dagli  equilibri  assembleari,  da  questo
  perpetuo gioco del non fare  e del non far fare, che ha distrutto
  le istituzioni e la società siciliana.
       Rompere questo  diaframma  è  rischioso  e difficile;  non è
  detto che questa  legge-voto,  pur  approvata,  veda la luce.  Ma
  tradiremmo la coscienza che abbiamo del degrado delle istituzioni
  siciliane se non  provassimo,  in  questa  rara  occasione che ci
  offre il dibattito  parlamentare, a rompere gli schemi, a provare
  a  restituire   alla   Sicilia   questo  antichissimo  potere  di
  autogoverno che è  anche  e  soprattutto  quello  di  adeguare il
  proprio Statuto, così  come  nel  passato  è stato sulla elezione
  diretta dei sindaci  e  del  Presidente  della  Provincia,  ed il
  referendum Segni  del 1993,  quando  tanti  ferrei  bipolaristi e
  maggioritaristi di  oggi  militavano  con  la  stessa  baldanza e
  sicumera - non me  ne vogliano i colleghi di Alleanza nazionale -
  nel fronte opposto del proporzionalismo.
       Ma  prego  di  leggere,  a  tale  proposito,  un  bellissimo
  editoriale di  Sartori  sul  "Corriere  della  Sera"  di  qualche
  settimana fa, dove si ridicolizzano queste equazioni perentorie a
  cui  è  pervenuto  l'odierno  dibattito  sulla  legge  elettorale
  nazionale, e cioè,  che  maggioritario è sinonimo di stabilità ed
  innovazione, e  proporzionale  è  sinonimo  di instabilità, che è
  esattamente l'immerso di  ciò  che  pensa  da  sempre  la cultura
  politica in Europa e a livello internazionale.
       Vengo alle conclusioni.  Coerentemente  a quanto espresso da
  me, come  dai  colleghi  Adragna e Barbagallo, presenteremo degli
  appositi emendamenti  al  testo  della Commissione Statuto;  alla
  fine della  discussione  generale  pensiamo utile una riflessione
  sugli emendamenti  presentati  in  sede  di  Commissione Statuto,
  anche  per  valutare   appieno  le  proposte  di  modifica  e  di
  integrazione che saranno avanzate dalle altre forze politiche per
  potere iniziare a votare in Aula.

    PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spagna. Onorevoli colleghi, ho il
  dovere,   come   Presidente   dell'Assemblea,   naturalmente   di
  rispettare le  decisioni  assunte  dal  Presidente  della seduta,
  onorevole D'Andrea,  ma  trovo  assolutamente  irrituale  che  un
  dibattito di così alto livello veda l'assenza del Governo.

         (Manifestazioni di consenso dai banchi della destra)

       E' irrituale e non  è  in linea con il Regolamento. Per cui,
  quello che si  è  verificato  questa  mattina  e che continuerà a
  verificarsi nel  corso  della seduta antimeridiana, non potrà più
  essere ripetuto  in  nessun'altra  occasione e non può costituire
  precedente in maniera assoluta.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Scalici. Non è presente in
  Aula, è dichiarato decaduto.
       E' iscritto  a  parlare l'onorevole Nicolosi. Non è presente
  in Aula, è dichiarato decaduto.
       E' iscritto a parlare  l'onorevole Costa.  Non è presente in
  Aula, è dichiarato decaduto.
       E' iscritto  a  parlare l'onorevole Speziale. Non è presente
  in Aula, è dichiarato decaduto.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Martino. Non è presente in
  Aula, è dichiarato decaduto.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Granata. Non è presente in
  Aula, è dichiarato decaduto.
       Onorevoli  colleghi,   pur   non  essendoci  altri  deputati
  iscritti  a  parlare,  per  un  impegno  che  avevo  assunto  nei
  confronti  del   Governo,  non  dichiaro  chiusa  la  discussione
  generale, rinviando  la  chiusura a oggi pomeriggio, quando, dopo
  la Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari, fissata per
  le ore 17.30, riprenderemo i lavori d'Aula.
       La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 19.00.

    (La seduta, sospesa alle ore 12.13, è ripresa alle ore 19.35)

    La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cristaldi


             ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE

     PRESIDENTE. Comunico  che  è  stato  presentato dal Governo il
  seguente disegno  di  legge:  "Ricorso al mercato finanziario per
  l'anno 1998" (n.  863).


   Presidenza del presidente Cristaldi


         RICHIESTA DI PROCEDURA D'URGENZA PER DISEGNO DI LEGGE

     PIRO, assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,    assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente, il  Governo  chiede  che  venga  messo all'ordine del
  giorno della  prossima seduta la richiesta di procedura d'urgenza
  e  relazione  orale   per  il  disegno  di  legge  da  lei  testé
  annunziato.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la richiesta del Governo viene
  posta all'ordine  del  giorno  della  seduta di domani pomeriggio
  perché l'Aula  si  pronunci  sulla procedura d'urgenza.


   Presidenza del presidente Cristaldi


               COMUNICAZIONE DEL CALENDARIO DEI LAVORI

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  comunico le risultanze della
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

    - giovedì  21  gennaio 1999:  seduta pomeridiana con all'ordine
    del giorno l'elezione del Collegio dei revisori dei conti della
    Fondazione Federico  II,  elezione  di un vicepresidente, di un
    deputato questore  e  di  un deputato segretario dell'Assemblea
    regionale siciliana;  seguito  della discussione del disegno di
    legge     nn.2-94-144-152-177-705-708-758-norme    stralciate/A
    "Schema di  disegno  di  legge  costituzionale da sottoporre al
    Parlamento nazionale  ai  sensi dell'articolo 18 dello Statuto,
    recante  'Modifiche   dello  Statuto  della  Regione  siciliana
    concernenti l'elezione  diretta  del  Presidente della Regione,
    l'autoscioglimento   dell'Assemblea,  l'iniziativa  legislativa
    popolare e comunale ed i referendum regionali'".

    - martedì 26  gennaio  1999:  seduta  d'Aula con all'ordine del
    giorno il  seguito  della  discussione  del predetto disegno di
    legge;

    - giovedì 28  gennaio  1999:  seduta  d'Aula con all'ordine del
    giorno l'elezione  delle  Commissioni  legislative permanenti e
    della  Commissione  per  l'esame  delle  questioni  concernenti
    l'attività delle  Comunità  europee;  elezione di componenti di
    organi di  amministrazione  di competenza dell'ARS; discussione
    della mozione  n.  281  "Interventi  per  la salvaguardia delle
    professionalità  e   del  personale  della  sezione  decentrata
    dell'Istituto nazionale  per  la  ricerca  sul  cancro (IST) di
    Genova presso  l'Azienda Policlinico di Messina", a firma degli
    onorevoli Ricotta ed altri.

       Avverto  che   sarà   consentita   la   presentazione  degli
  emendamenti  sul   disegno  di  legge-voto  fino  all'ultimazione
  dell'intervento del  Presidente  della  Regione,  che  è previsto
  nella seduta di domani pomeriggio.


   Presidenza del presidente Cristaldi


       Onorevoli colleghi, in base a quanto comunicato, la seduta è
  rinviata  a  giovedì  21  gennaio  1999,  alle  ore 17,30, con il
  seguente ordine del giorno:

      I - COMUNICAZIONI

      II - Richiesta  di  procedura d'urgenza per il disegno di legge
          "Ricorso al mercato finanziario per l'anno 1998 (n. 863).

      III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) - "Schema  di disegno di legge costituzionale da sottoporre
          al Parlamento  nazionale  ai  sensi  dell'articolo 18 dello
          Statuto,  recante  'Modifiche  dello  Statuto della Regione
          siciliana  concernenti  l'elezione  diretta  del Presidente
          della     Regione,    l'autoscioglimento    dell'Assemblea,
          l'iniziativa   legislativa   popolare   e   comunale  ed  i
          referendum  regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
          Norme stralciate/A) (Seguito).

       Relatore: On.le Provenzano.

       2) Proroga  della durata della  Commissione  speciale  per  la
          riforma dello Statuto e le riforme istituzionali (n. 842);

       3) Nuove norme in tema di interventi  contro  la  mafia  e  di
          misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
          dei loro familiari (n. 795);

       4) Istituzione del parco  archeologico  e  paesaggistico della
          Valle  dei Templi di Agrigento  e  del  parco  archeologico
          integrato di Selinunte, Segesta e  Cave  di  Cusa (n. 453 -
          302 - 724/A).

          Relatore: On. Adragna

      IV - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.

      V - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.

      VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.

      VII -  ELEZIONE  DEL  COLLEGIO  DEI  REVISORI  DEI  CONTI DELLA
          FONDAZIONE "FEDERICO II".

      VIII -  ELEZIONE  DELLE  COMMISSIONI  LEGISLATIVE  PERMANENTI E
          DELLA  COMMISSIONE  PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
          L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.

       La seduta è tolta alle ore 19.40.