Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 19.37.
ZANNA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è approvato.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONE
Interrogazione con richiesta di risposta scritta 1
N. 2708 - Provvedimenti finalizzati a dare attuazione al
procedimento per la nomina del difensore civico.
- Assessore Enti Locali
***
Alfano Angelo
ANNUNZIO DI INTERPELLANZA
N. 320 - Opportune iniziative al fine di istituire il
biglietto circolare per i turisti nella Valle dei Templi
(AG).
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
***
Vella Basilio; Forgione Francesco; Liotta Santo
----------------
ANNUNZIO DI MOZIONI
N. 292 - Opportune iniziative per scongiurare
l'accorpamento della sezione distaccata dell'Ufficio servizi
sociali per minori di Ragusa con quella di Siracusa.
La Grua Saverio; Scalia Giuseppe; Stancanelli Raffaele;
Tricoli Marzio
Presentata il 26/01/99
----------------
N. 293 - Opportuni interventi nel settore dell'energia
elettrica al fine di evitare lo smembramento dell'ENEL in
una pluralità di società.
Mele Manlio; Lo Certo Sebastiano; Ortisi Egidio; Guarnera
Vincenzo
Presentata il 27/01/99
----------------
PRESIDENTE. Avverto che le mozioni testè annunziate saranno
iscritte all'ordine del giorno della seduta successiva perchè se
ne determini la data di discussione.
Ai sensi del nono comma dell'articolo 127 del Regolamento
interno do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della presente seduta.
Presidenza del presidente Cristaldi
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno
"Lettura ai sensi e per gli effetti dell'articolo 83, lettera D,
e 153 del Regolamento interno delle mozioni":
N. 287 - Dibattito sulla situazione finanziaria della
Regione siciliana.
Fleres Salvatore; Leontini Innocenzo; Bufardeci
Giambattista; Alfano Angelino; Beninati Antonio;
Croce Antonino.
N. 288 - Sblocco da parte del Governo regionale delle nomine
in enti di pertinenza della Regione
Fleres Salvatore; Leontini Innocenzo; Bufardeci
Giambattista; Alfano Angelo; Beninati Antonio;
Croce Antonino.
N. 289 - Anticipazione dei termini previsti per la pubblicazione
dei nominativi selezionati a conclusione dell'iter
relativo al concorso per 'forestali' in Sicilia.
Beninati Antonio; Leontini Innocenzo;
Alfano Angelo; Fleres Salvatore; Croce Antonino
N. 290 - Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree naturali
protette.
Beninati Antonio; Fleres Salvatore; Croce Antonino;
Alfano Angelo; Bufardeci Giambattista.
N. 291 - Revoca della delega all'Assessore per il territorio e
l'ambiente.
Fleres Salvatore; Croce Antonino; Beninati Antonino;
Bufardeci Giambattista; Provenzano Giuseppe;
D'Aquino Antonio.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
PEZZINO, segretario f.f.:
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
ATTESO che:
- il Governo della Regione non ha ancora provveduto
ad individuare le risorse necessarie alla
predisposizione del bilancio preventivo per l'anno
1999 e del bilancio triennale 1999-2001;
- i tentativi esperiti con numerosi istituti di
credito non hanno sortito alcun concreto effetto,
dato che nessuno si è dichiarato disponibile ad
erogare un mutuo per 1.700 miliardi di lire in
assenza di un preciso programma di risanamento
economico - finanziario dell'amministrazione e delle
attività produttive nell'Isola;
- l'ipotesi di emissione di obbligazioni, in questo
contesto, del tutto privo di programmazione ed in
cui persino il D.P.E.F. (Documento di
programmazione economica e finanziaria),
recentemente predisposto, appare ridicolo, risulta
essere improbabile quanto velleitaria;
- così stando le cose, la Regione rischia di essere
paralizzata a causa della incapacità del Governo e
della reale incompatibilità tra le forze politiche
che lo compongono;
CONSIDERATO che:
- alla luce di quanto già esposto, è urgente, senza
ulteriore indugio, e prima della discussione sul
bilancio, avviare un dibattito approfondito sulla
politica finanziaria della Regione, con particolare
riferimento alle entrate ed alle modalità con cui si
intende far fronte al disavanzo di oltre 2 mila
miliardi di lire, nonchè in merito alle scelte
prioritarie riguardanti le spese correnti e gli
investimenti;
- in assenza di un tale confronto, e nell'attuale
condizione di cassa, che vede bloccati mandati di
pagamento per svariate centinaia di miliardi,
risulta impossibile dar corso a qualsiasi altra
attività parlamentare, senza correre il rischio di
congelare ogni processo di sviluppo,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
a chiedere alla conferenza dei capigruppo ed al
Presidente dell'ARS, la convocazione immediata di
una seduta dell'Assemblea regionale siciliana nel
corso della quale affrontare i temi di cui in
premessa, sospendendo, nelle more di tale discussio-
ne, ogni altra iniziativa in corso.""(287)
(21 gennaio 1999)
FLERES - LEONTINI - BUFARDECI -
ALFANO - BENINATI - CROCE
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- a seguito del dibattito sviluppatosi in
conseguenza della presentazione della mozione n.
275: 'Revoca della richiesta del Governo regionale
di restituzione della documentazione relativa alle
nomine in enti di pertinenza della Regione', il
Presidente della Regione si è impegnato ad
accogliere la richiesta formulata procedendo
soltanto ad una verifica tecnica delle nomine
effettuate e a consentire, dunque, al loro sblocco;
- tale impegno, ad oggi, è stato disatteso con ciò
facendo venire meno i presupposti che hanno
determinato il ritiro della citata mozione n. 275 da
parte dei presentatori e mantenendo intatti i motivi
che, di contro, ne provocarono la presentazione;
- anche relativamente alla vicenda riguardante la
rotazione dei soprintendenti il Governo ha sino ad
oggi disatteso gli impegni a revocare il
provvedimento di sospensione;
- appare palese il proposito della maggioranza di
infrangere il rispetto delle funzioni e delle
competenze istituzionali, così da alterare i
corretti rapporti politici e dialettici che sono il
presupposto di qualsiasi democrazia parlamentare,
come già manifestato con preoccupazione nella più
volte citata mozione n. 275,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad attuare gli impegni assunti in occasione della
discussione sulla mozione n. 275;
- a revocare la nota di richiesta di restituzione
degli atti relativi alle nomine effettuate dal
Governo precedente, al fine di consentire alla
Commissione di merito di esaminarli per esprimere i
relativi pareri previsti dalle leggi;
- a revocare altresì, o a non compiere, i
provvedimenti di revoca o di sostituzione della
rotazione dei soprintendenti dei Beni culturali;
- ad avviare alla pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale della Regione siciliana tutti gli atti il
cui procedimento istruttorio risulta già essere
stato definito (decreti e quant'altro) e che sono
stati inusitatamente bloccati.""(288)
(21 gennaio 1999)
FLERES - ALFANO - LEONTINI -
BUFARDECI - BENINATI - CROCE
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che l'Assessorato Agricoltura e Foreste ha bandito
un concorso pubblico per 357 posti di Guardia
forestale, prevedendo come termine ultimo per la
presentazione delle domande la data del 23.1.1999;
CONSIDERATO che il predetto concorso ha ingenerato grandi
attese, determinando un'ingente quantità di domande
di partecipazione che sembrano attestarsi intorno al
numero delle 60.000;
ATTESO che la possibilità di dare occupazione a 357 giovani,
nella già precaria situazione occupazionale in
Sicilia, debba cogliersi nel più breve tempo
possibile;
RITENUTO che per la verifica dei punteggi minimi utili a
superare la preselezione è stato previsto un sistema
di lettura ottica, rapido ed efficace;
RILEVATO che la data del 25.9.99, fissata per la
preselezione, risulta inspiegabilmente lontana e
tale da spostare la definizione del concorso di
circa un anno, innescando in questo periodo solo
aspettative e ritardando pesantemente l'adeguamento,
in termini di organico, di un comparto da tempo
insufficiente,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad anticipare il termine previsto per la
preselezione entro e non oltre tre mesi a partire da
oggi ed a concludere l'iter concorsuale entro sei
mesi dalla data del 23 gennaio 1999. Quanto sopra
esposto, al fine di evitare che il protrarsi delle
procedure concorsuali dia adito a legittime
preoccupazioni circa le strumentalizzazione
politiche e le speculazioni elettorali che, in
prossimità della campagna per le elezioni europee,
potrebbero esercitarsi sui partecipanti al concorso.""
(289)
(21 gennaio 1999)
BENINATI - LEONTINI -
ALFANO - FLERES - CROCE
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che nella seduta n. 120 dell'11 agosto 1997
l'Assemblea regionale siciliana ha approvato
l'ordine del giorno n. 111, con il quale si
impegnava il Governo regionale dell'epoca ad
assumere le opportune iniziative per
l'individuazione delle 'aree contigue' alle aree
naturali protette;
CONSIDERATO che:
- ad oggi continua a persistere il mancato
recepimento della norma nazionale sui parchi,
vanificando così la regolarità della pianificazione
del territorio da destinare ad attività venatoria;
- la legge regionale n. 14 del 9.8.1998 (recante
modifiche ed integrazioni alla legge regionale n. 98
del 6.5.1981, avente ad oggetto 'Norme per
l'istituzione nella Regione di parchi e riserve
naturali') è antecedente alla L. n. 398 del 1991 e
che, pertanto, la Regione avrebbe dovuto
riperimetrare, entro l'anno 1995, le aree protette
secondo il dettato dell'art. 32 comma 3 della legge
suddetta, istituendo, inoltre, le 'aree contigue',
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad assumere tutte quelle iniziative opportune per
individuare ed istituire le 'aree contigue' alle
aree naturali protette dove consentire l'esercizio
dell'attività venatoria, delle attività sportive e
comunque delle attività dirette alla fruizione del
territorio, nel rispetto di quanto previsto dalla L.
n. 394 del 1991, art. 32 comma 3 e dall'art. 21
della L. n. 157 del 1992.""(290)
(21 gennaio 1999)
BENINATI - FLERES - CROCE -
ALFANO - BUFARDECI
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che il Ministro dell'Ambiente ha già provveduto,
per effetto dei poteri sostitutivi attribuitigli
dalla vigente normativa, a commissariare le Regioni
Campania, Puglia e Calabria per la mancata
attuazione dei programmi predisposti dal Ministero
in materia ambientale;
CONSIDERATO che lo stesso Ministro ha richiamato più volte
anche la Regione siciliana al fine di ottemperare
alle prescrizioni dei programmi stessi;
ATTESO che la Regione siciliana non sembra avere ancora dato
attuazione nell'Isola a quanto stabilito dagli atti
ministeriali di cui sopra;
CONSIDERATO altresì che il Ministro dell'Ambiente ha reso
nota la sua intenzione di procedere al
commissariamento anche della Regione siciliana a
causa dell'inadempimento connesso alla mancata
attuazione delle prescrizioni normative contenute
nei programmi predisposti dallo stesso Ministero;
POSTO che l'inerzia del Governo regionale e, segnatamente,
dell'Assessore preposto al ramo è un ulteriore
segnale di incapacità dell'esecutivo di far fronte
perfino alla richiesta di emanazione di atti dovuti;
CONSIDERATO ancora che la mancata attuazione di programmi
ministeriali concernenti una materia di grande
interesse e rilevanza qual è quella ambientale
contribuisce a consolidare un'immagine perversa
della realtà regionale;
RITENUTO infine che tale situazione è ulteriormente
aggravata dalla circostanza che il colore politico
dell'attuale Governo regionale è il medesimo di
quello nazionale, con ciò manifestandosi una totale
assenza di raccordo tra i due livelli istituzionali
che delegittima ancor più la maggioranza che
sostiene il Governo siciliano,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
- a revocare immediatamente la delega all'ambiente
all'Assessore al ramo;
- a provvedere immediatamente e direttamente
all'attuazione in Sicilia dei programmi ministeriali
sull'ambiente.""(291)
(21 gennaio 1999)
FLERES - CROCE - BENINATI -
BUFARDECI - PROVENZANO - D'AQUINO
PRESIDENTE. Si passa alla mozione n. 287 "Dibattito sulla
situazione finanziaria della Regione siciliana", degli onorevoli
Fleres ed altri.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione che
porta anche la mia firma, trattandosi di materia importante è
chiaro che non può andare oltre domani o dopodomani, se ci sarà
seduta. Quindi io chiedo espressamente che si faccia questo
dibattito per venire a capo di questa situazione che ritengo sia
importantissima e mi rivolgo all'onorevole Piro che è qui
presente a rappresentare il Governo e quindi si ha la possibilità
di arrivare presto alla decisione finale.
PRESIDENTE. Onorevole Assessore, lei sarebbe disponibile a
trattare la mozione nella mattinata di domani?
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Presidente,
forse ricordo male ma credo che quando l'onorevole Fleres pose la
questione, in occasione della discussione che si originò sulla
richiesta di procedura d'urgenza sul disegno di legge numero 863,
mi pare che poi, anche su Sua conferma, fu deciso di rinviare
alla Conferenza dei capigruppo la data di trattazione, quindi il
Governo si era "adagiato" su questa proposta che era stata
accettata anche dall'onorevole Fleres.
PRESIDENTE. C'è una sola novità, onorevole Assessore, che è
stato incluso nell'ordine del giorno il disegno di legge
"semifinanziario".
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, io volevo fare presente all'onorevole Fleres che dal
momento che la mozione tende a suscitare il dibattito, mentre in
questo momento non contiene ancora impegni determinati nei
confronti del Governo, siccome è all'ordine del giorno il disegno
di legge numero 863, io credo che quella possa essere la sede
opportuna per cominciare questo dibattito, che sicuramente non si
esaurirà in una tornata, ed eventualmente, se l'onorevole Fleres
lo riterrà opportuno, dopo la discussione sul disegno di legge
numero 863, potere dedicare un'ulteriore seduta eventuale alla
trattazione della mozione.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente e onorevoli colleghi, io non vorrei
che la memoria mi tradisse ma ricordo che a conclusione di quella
discussione riguardante la procedura d'urgenza per il disegno di
legge proposto dal Governo, eravamo rimasti, credo di ricordare
bene, non vorrei sbagliarmi, che si sarebbe discussa la mozione
relativa giorno 28, cioè domani, fermo restando che subito dopo,
immediatamente dopo può essere affrontato il disegno di legge del
Governo.
Peraltro, sono d'accordo con l'onorevole Piro, la
discussione sulla mozione di fatto determina una rincorsa lunga
nel dibattito precedente il disegno di legge stesso. Su questo
punto noi eravamo pronti ad affrontare il dibattito in questione.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, io non vorrei insistere sulla decisione presa
dall'Aula , non è questo il punto, però, onorevole Fleres e
onorevole Croce, la mozione impegna il Governo a suscitare il
dibattito, la mozione è tesa a suscitare un dibattito, io credo
che il dibattito non si esaurirà comunque con la discussione
della mozione; la sede propria, visto che l'argomento è
assolutamente pertinente, credo a questo punto che più opportuno
sarà il disegno di legge. Con la riserva, onorevole Fleres,
dell'impegno del Governo, nel caso in cui fosse ritenuta ancora
necessaria la trattazione della mozione dopo il dibattito della
discussione generale del disegno di legge, di esprimere parere
favorevole ad una discussione, anche immediata, della mozione.
Questa è la posizione.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole
Fleres di trattare domattina la mozione. In caso di voto negativo
la mozione sarà portata alla conferenza dei Capigruppo perchè
questa ne determini la data di discussione.
Chi è favorevole alla proposta si alzi, chi è contrario
resti seduto.
(Non è approvata)
PRESIDENTE. La mozione viene rinviata alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari perché ne determini la data
di discussione.
Si passa alla mozione n. 288: "Sblocco, da parte del Governo
regionale, delle nomine in enti di pertinenza della Regione", a
firma Fleres, Alfano, Leontini, Bufardeci, Beninati, Croce.
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. ne ha facoltà.
ALFANO. E' la medesima situazione di poc'anzi, ma mi pare
possa venire meno l'obiezione dell'Assessore Piro relativa
all'immaturità della questione. Se fosse possibile, anche con il
parere favorevole del Governo, noi vorremmo che venisse
immediatamente trattata, dove, per immediatamente, non intendo
preliminarmente alla legge voto, ma nella prima occasione utile,
quindi, appunto, domattina.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Presidente,
l'Assemblea è stata già impegnata da mozioni simili in una seduta
recente, io proporrei una data a conclusione della legge-voto.
Dopo la legge voto il Governo è favorevole alla discussione della
mozione.
PRESIDENTE. Il Governo propone di trattare la mozione subito
dopo la votazione del disegno di legge voto.
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, quest'ultima precisazione
dell'Assessore Piro, mi induce ancor più a perplessità. Il gruppo
parlamentare che presiedo, nel mese di dicembre presentò un
ordine del giorno in Aula; rispetto a quest'ordine del giorno ci
fu un dibattito cui seguì il ritiro dello stesso ordine del
giorno su impegni precisi del Governo. La mozione della quale si
discute nasce proprio dalla constatazione che gli impegni che il
Governo aveva assunto non sono stati riscontrati. Mi pare che la
materia non attenga a fatti regolamentari ma attenga al corretto
atteggiarsi dei rapporti tra maggioranza ed opposizione.
Travalica, quindi, ogni meccanismo di valutazione delle date e
attiene ad un fatto politico. Quindi invito il Governo a
valutare, con la delicatezza del caso, la questione.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole
Alfano ed altri di trattare nella seduta di domattina la mozione
n. 288. Il Governo è contrario. Resta stabilito che in caso di
non approvazione della richiesta la mozione viene rinviata alla
Conferenza dei Capigruppo perché questa ne determini la data di
discussione.
Chi è favorevole alla proposta dell'onorevole Alfano resti
seduto, chi è contrario resti seduto.
(Non è approvata)
PRESIDENTE. Si passa alla mozione n. 289: "Anticipazione dei
termini previsti per la pubblicazione dei nominativi selezionati
e conclusione dell'iter relativo al concorso per forestali in
Sicilia", a firma Beninati ed altri.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevole assessore, il
contenuto della mozione, è chiaro, lascia intendere che la
trattazione vada affrontata con una certa celerità anche perchè,
come in effetti, sembrerebbe, la quantità delle istanze che sono
state prodotte certamente raggiunge decine di migliaia. A questo
punto il contenuto proprio della mozione vorrebbe dare una
risposta certa ad un concorso che in effetti di fatto allunga
stranamente i termini alla cosiddetta prima selezione a circa
otto mesi da oggi. Io mi domando, ed ecco il succo della
mozione, se è lecito prolungare così tanto questi termini anche
perchè in prospettiva, come tutti ben sappiamo, le attese di
tutti coloro che aspettano quanto meno una risposta che non è
quella di essere assunti ma certamente di avere superato la prima
selezione per la quale correttamente il Governo e l'assessore
hanno ritenuto mettere dei sistemi a lettura ottica, di
celerissima e di rapida procedura, e pertanto la mozione chiede
che si accelerino il più possibile questi termini e che non si
vada a superare determinate scadenze che, certamente, in
prospettiva di elezioni elettorali, potrebbero trarre delle
attese e quindi coinvolgere una quantità di gente inutilmente ad
attendere il risultato di questa prima selezione.
PRESIDENTE. Allora che cosa propone, onorevole Beninati?
BENINATI. Chiedo che venga discussa.
PRESIDENTE. Nella seduta di domani?
BENINATI. Si.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, in realtà rispetto al contenuto della mozione il
Governo non avrebbe obiezioni a che venisse trattate subito.
Devo formulare però una riserva rispetto alla mia possibile
decisione in considerazione del fatto che vi sono aspetti tecnici
che personalmente non mi appartengono, ma appartengono
all'assessore per l'agricoltura e le foreste rispetto ai quali
non sono in grado di pronunziarmi. In ogni caso credo che la
mozione, anche se non venisse discussa domani mattina, visto
comunque i tempi che nella mozione stessa vengono individuati,
può essere tranquillamente discussa in un secondo momento in
rapporto anche alle motivazioni che da parte dell'assessore per
l'agricoltura e le foreste possono essere addotte, che, se non
tali da essere impedienti rispetto alla mozione credo che sua
discussione è assolutamente inutile; se invece sono tali da poter
consentire una riduzione dei tempi, certamente anche senza dover
discutere per forze la mozione potrebbero essere accolti dal
Governo. Quindi, Signor Presidente, francamente non sono in
condizioni in questo momento di esprimermi per domani mattina.
Se possiamo ritardare la decisione sulla mozione ad un momento in
cui possiamo acquisire il parere dell'assessore per l'agricoltura
e le foreste...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è possibile allora decidere
che si stabilisca nella seduta di domani la data di trattazione o
ritenete di insistere che si decida questa sera?
BENINATI. Va bene per domani mattina.
PRESIDENTE. Allora, onorevole assessore, resta stabilito che
nella seduta di domani si stabilirà la data di trattazione della
mozione numero 289. Resta così stabilito.
Si passa alla mozione numero 290 "Istituzione delle 'aree
contigue' nelle aree natureali protette", degli onorevoli
Beninati ed altri.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevole assessore, anche qui -
e anzi faccio una premessa - nella seduta di ieri, se non ricordo
male, perché in effetti sono un pò collegate anche con il tema
della caccia, questa mozione è già stata oggetto di discussione
con un ordine del giorno nell'anno 97, durante il periodo della
trattazione della legge sulla caccia.
Ebbene, ritengo importante anche affrontare questo tema
perché purtroppo i tempi che l'Assemblea si dà purtroppo poi
vengono rubati dagli interventi che lasciano il più delle volte
delle discussioni di giornata, non porterebbero mai ad affrontare
temi che poi in periodi antecedenti ad iniziative che sono
collegate, come questa mozione, all'attività venatoria, creano
soltanto leggi che il più delle volte, come l'ultima, sono state
oggetto di sospensive molte volte ingiuste.
Allora proprio su questo tema delle aree contigue che
l'onorevole Piro credo ricordi, fu fatto l'ordine del giorno,
come qui citato e fu condiviso da tutta l'Aula, si vuole
impegnare affinché il Governo con urgenza tratti questo
argomento, perché creerebbe di sicuro una nuova situazione
territoriale per la riperimetrazione dei parchi.
Allora questo è un recedimento di una norma nazionale che
avrebbe già dovuto fare in tempi molto antecedenti alla data
della norma sulla caccia, già dal 1991 e dal 1992, credo che la
discussione di questo tema sia di fondamentale importanza proprio
perché dal 1995 tutte le Regioni che avevano come termine ultimo,
che avevano già fatto delle leggi sui parchi avrebbero dovuto,
con legge nazionale cioè la legge sui parchi, avrebbero dovuto
riperimetrare le aree dei parchi proprio con la formulazione
delle aree contigue.
Siccome questo tema è strettamente collegato con la mozione
-ieri aveva chiesto se si poteva discutere nella riunione dei
Capigruppo- credo che se il Governo condivida la trattazione di
questa. E' chiaro che si richiama anche quella dell'attività
venatoria che è pertinente, perché fra poco più di due o tre
giorni terminerà l'attività venatoria e quel tipo di mozione
prevede alcuni intendimenti che sia corretto che il Governo
faccia proprio per l'attività e per tutti coloro che per un mese
ingiustamente gli è stato proibito di esercitare un'attività pure
avendo pagato per un periodo che in effetti poi non hanno potuto
esercitare.
Pertanto ritengo giusto trattare questa mozione e richiamare
nel merito anche la mozione di ieri che era stata rinviata alla
riunione dei Capigruppo.
ZANNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, sono contrario ad una fissazione
rapida dei tempi di discussione di questa mozione perché la
ritengo una mozione "inutile", visto che proprio l'argomento che
ricordava l'onorevole Beninati, è stato ampiamente discusso
quando abbiamo approvato le due leggi sulla caccia e questa
Assemblea si è determinata in maniera contraria a quello che
questa mozione propone.
Tra l'altro non si può affrontare questa materia complessa
come, si rende conto l'onorevole Beninati che è intervenuto prima
di me ed è entrato nel merito della complessità di questa
vicenda, con una mozione che impegna il Governo ad affrontare
questa cosa.
Mi permetto di consigliare all'onorevole Beninati che,
essendo un parlamentare può trasformare questi suoi intendimenti
in un disegno di legge e chiedere un percorso preferenziale allo
stesso e, secondo i suoi orientamenti, modificare alcune cose.
Nel merito poi interverremmo perché anche altri parlamentari
hanno presentato in materia altri disegni di legge di recepimento
della legge quadro sull'ambiente che prevede altre cose che la
nostra normativa non ha.
Quindi questo tema non si può affrontare solo da
questo punto di vista ma più generale.
PRESIDENTE. Il parere del governo per la trattazione domani
della mozione dell'onorevole Beninati?
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente non credo ci sia urgenza. Il governo ritiene che per
acconsentire alla proposta dell'onorevole Beninati ci voglia una
legge con una norma, non credo di potere accettare la proposta
per domani.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole
Beninati, restando inteso che qualora questa proposta non venga
accolta dall'Assemblea, la mozione viene inviata alla Conferenza
dei Presidenti dei gruppi parlamentari perché questa determini la
data di discussione.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvata)
Si passa alla mozione n. 291 "Revoca della delega
all'Assessore per il territorio e l'ambiente".
Onorevoli colleghi, trattasi di mozione tendente a impegnare
il Presidente della Regione a revocare la delega all'Assessore
per il territorio e l'ambiente. Vorrei invitarvi ad un attimo di
attenzione. La mozione si appalesa come una sorta di mozione di
sfiducia individuale e in questo caso la mozione non porta il
numero di firme necessarie. Per cui se dovesse restare in questa
maniera non posso giudicarla proponibile.
FLERES. Firmerà tutto il gruppo di "Forza Italia".
ALFANO. Si può firmare in questa sede?
PRESIDENTE. No, non si può fare in questa sede. Onorevole
Fleres, vorrei invitarla al ritiro.
FLERES. Ritiriamo la mozione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE: "Schema di disegno di legge
costituzionale da sottoporre al Parlamento nazionale ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Modifiche dello
Statuto della Regione siciliana concernenti l'elezione diretta
del Presidente della Regione, l'autoscioglimento
dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed
i referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al terzo punto
dell'ordine del giorno. Discussione del disegno di legge: "Schema
di disegno di legge costituzionale da sottoporre al Parlamento
nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana concernenti
l'elezione diretta del Presidente della Regione,
l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa
popolare e comunale ed i referendum regionali'" (nn.
2-94-144-152-177-705-708-758 - Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore onorevole Provenzano.
Invito i componenti la commissione per la riforma dello
Statuto a prendere posto al banco alla medesima assegnata.
Onorevoli colleghi ricordo che abbiamo votato il passaggio
agli articoli. Sta per essere distribuito un blocco nel quale
vengono riportarti gli articoli del disegno di legge esitato
dalla commissione nonché tutti gli emendamenti che sono stati
presentati. Il tutto per rendere più efficiente e speriamo anche
più celeri i lavori e soprattutto per dotare gli onorevoli
parlamentari di uno strumento che può facilitare il loro operato
d'Aula.
Permettetemi per questo lavoro di esprimere il compiacimento
della Presidenza dell'Assemblea a quanti hanno lavorato in tal
senso, a tutto il gruppo di funzionari e dirigenti che ha dato
una mano per giungere a questo lavoro.
Si passa all'articolo 1, ne dò lettura:
"Art. 1.
1. La sezione II del Titolo I dello Statuto della Regione
siciliana è sostituita dalla seguente:
'Sezione II: Presidente della Regione e Giunta regionale
Articolo 9
1. Il Presidente della Regione è eletto direttamente dal
corpo elettorale regionale, secondo modalità stabilite con
legge adottata dall'Assemblea regionale, approvata a
maggioranza dei due terzi dei deputati regionali.
2. La stessa legge regola la formazione e la composizione
della Giunta e le eventuali incompatibilità fra la carica di
Presidente della Regione o di assessore e la titolarità di
altre cariche o uffici."
E' iscritto a parlare l'onorevole Calanna. Ne ha facoltà.
CALANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
che in questi giorni si sta sviluppando in questo Parlamento
attorno ai temi del principio maggioritario nel nostro sistema
elettorale ed al tema del presidenzialismo è un dibattito
indubbiamente interessante.
Sono primo firmatario di un disegno di legge insieme
all'onorevole Cintola: in esso, nel settembre del 1996, sostenevo
che la forma di governo parlamentare imposta dallo Statuto ha
contribuito a realizzare quella che i politologi definiscono una
democrazia "medializzata", un tipo di regime democratico che
attribuisce esclusivamente o quasi alla mediazione delle élite
partitiche la ricomposizione dei conflitti partitici. E' un tipo
di democrazia questa, sostenevo allora, che in caso di profonda
crisi non può mettere in moto meccanismi idonei a superare le
fasi di blocco in cui inevitabilmente si imbatte un metodo
decisionale di tipo negoziale.
E per superare, quindi, un sistema di governo che affida la
ricomposizione degli interessi sociali alla mediazione dei
partiti si proponeva di sollecitare il potere costituente della
Repubblica affinché nella nostra Regione si eleggesse
direttamente da parte dell'elettorato il Presidente della Regione
con il potere di nominare gli assessori, prevedendo
l'incompatibilità tra la carica di assessore e il mandato
elettorale di deputato regionale.
Il tipo di riforma che si proponeva era coerente con le
riforme istituzionali introdotte soprattutto con l'elezione del
sindaco e del presidente della provincia con il suffragio
universale diretto.
E però dal 1996 ad oggi abbiamo constatato che il sistema
delle riforme istituzionali locali ha presentato e presenta molte
crepe, in particolare, senza volermi soffermare negli aspetti
specifici, queste riforme hanno contribuito in grande misura alla
mortificazione della politica. E questo sia per come parecchi
sindaci e presidenti di provincia hanno interpretato il loro
ruolo in maniera distorta rispetto allo spirito della legge, sia
per lo svuotamento di prerogative e competenze del consiglio
comunale.
Ma soffermiamoci un momento su come è stato interpretato il
ruolo da parte di molti sindaci. Abbiamo assistito a momenti di
vero delirio politico che oltre da fatti caratteriali deriva
dall'acquisita convinzione di un potere discendente da volontà
popolare quindi sacro intoccabile ed inviolabile.
Più che sani e saggi amministratori, in tanti casi, abbiamo
creato sindaci che indicano la linea politica e pretendono di
imporre le linee programmatiche al Governo ed all'Assemblea
regionale, però si dice: oggi sono i cittadini che scelgono, le
decisioni non sono più meditate dai partiti.
Io ritengo che la forma più corretta di partecipazione
popolare può estrinsecarsi solo attraverso la forma partito senza
rischiare, diversamente, derive plebiscitarie, ma la sensazione
che senza il coraggio ed il buonsenso di dichiararlo l'obiettivo
sia quello del completo scardinamento del sistema costituzionale
di partecipazione politica dei partiti.
Vi è da considerare anche che la tanto osannata
partecipazione diretta, la strada delle scelte plebiscitarie se
da un lato produce deliri di onnipotenza dall'altro sicuramente
sono certa concausa della elevatissima astensione alla quale
assistiamo elezione dopo elezioni.
Il mio vuole essere un invito alla riflessione, alla
ponderazione, alla saggia scelta politica, alla scelta non
condizionata dalle spinte di un falso modernismo o dal timore di
essere tacciati di conservatorismo.
Oggi è di moda cercare di stringere all'angolo, con l'accusa
di conservatorismo, chi non è d'accordo con principi, quali il
maggioritario, che vengono portati avanti con apparente lucidità,
ma che sono viziati da falsi presupposti.
Il sistema politico e partitico italiano è oltremodo
articolato, ricco di diversità nella sua cultura e nella sua
storia, diversità che si è cercato di fare stare insieme per un
verso nella destra e per l'altro nella sinistra. Con la bacchetta
magica si è creato il bipolarismo, pretendendo di fare stare
insieme, quasi come tanti galli costretti in un pollaio, storia e
cultura diverse nel centro-destra e storie e culture diverse nel
centro sinistra.
Si è giustificata questa operazione parlando di
esemplificazione del sistema politico e, soprattutto, di
governabilità.
Si è voluto e si vuole tacere però, certamente per non
essere tacciati di conservatorismo, che siamo passati da otto
partiti a circa quaranta partiti e che quando erano sulla scena
politica solamente otto partiti, noi socialisti, da veri
riformisti, avevamo già parlato di soglia di sbarramento al
sistema proporzionale che, così corretto, avrebbe, immediatamente
e naturalmente, prodotto maggiore governabilità e certamente vera
esemplificazione.
Ancora oggi con grande imbroglio, portata avanti dai più
grandi partiti della destra e della sinistra, si cerca di
cancellare i partiti ipotizzando non più un bipolarità, ma un
bipartitismo. Dimenticando queste forze politiche che anche nelle
nazioni come Francia ed Inghilterra sono in atto serie
riflessioni in favore del proporzionale.
Noi non siamo contrari alla elezione diretta del Presidente
della Regione, ma dobbiamo e vogliamo stare molto attenti ai
fenomeni di plebiscitarismo ed ai deliri di onnipotenza che ne
derivano. E' dovere di questa Assemblea studiare senza prese di
posizione, senza posizioni preconcette e senza timore
riverenziale di dispiacere a questo o a quell'altro uomo politico
sia esso della Sicilia occidentale sia esso della Sicilia
orientale, tutti i necessari contrappesi perchè il Presidente
della Regione che sarà eletto direttamente non abbia la
sensazione per ciò stesso di essere il Re o il Vicere della
Sicilia.
Il disegno di legge voto in discussione prevede di assumere
come modello quello della forma di governo presidenziale, della
elezione diretta del Presidente della Regione.
Il disegno di legge, per la verità, prevede anche che le
modalità di questa elezione saranno stabilite con legge
ordinaria.
Noi socialisti riteniamo che questa soluzione limiti
fortemente il principio della libertà della scelta della forma di
governo da adottare. L'Assemblea dovrebbe limitarsi a richiedere
al parlamento nazionale di riconoscerle la libertà di scelta
della forma di governo regionale. Sancito questo principio
statutario l'Assemblea, in assoluta autonomia, gestirà la forma
di governo. Il Presidente della Regione pertanto dovrà essere
eletto nelle forme e secondo le modalità che saranno stabilite
con legge adottata da questo parlamento.
Ai socialisti appare più opportuna, con la
costituzionalizzazione del principio dell'elezione diretta del
Presidente della Regione, cioè non la costituzionalizzazione di
questo principio, bensì l'affermazione del principio
dell'assoluta autonomia dell'Assemblea, nelle sue scelte di
riforme istituzionali. Inoltre, come ha sostenuto giorni
addietro l'onorevole Ricevuto, prevedere con il disegno di legge
voto l'elezione del Presidente della Regione, senza
contestualmente affrontare una riforma elettorale che sia in
grado di coniugare il massimo di governabilità con il massimo di
rappresentatività, potrebbe apparire una forzatura resa ancora
più evidente dall'accordo trasversale fra i più grossi partiti.
Volere imporre con accordi trasversali modifiche statutarie
che mortificano questo parlamento e ancora di più la tanto
bistrattata autonomia, potrebbe oggi ed anche domani, far correre
grossi rischi politici.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare sulla discussione generale
dell'articolo 1, l'onorevole Zanna. Ne ha facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la
discussione che stiamo affrontando io credo che noi abbiamo
davanti un'occasione storica per questo Parlamento e per
quest'Assemblea, un'occasione che noi non possiamo fallire.
Pertanto penso che debba essere obiettivo di tutti, e obiettivo
irrinunciabile quello di puntare e raggiungere e approvare la
legge voto che stiamo discutendo questa sera.
Solo così noi risponderemo a quelle sorti di
commissariamenti, a quella specie di scavalcamento che tanto ha
allarmato quest'Aula il dibattito di ieri, rispetto ai processi
che si stanno sempre più portando avanti, di riforma nel Governo
nazionale.
Il punto che abbiamo davanti e che vorrei io qui sollevare
questa sera, è come noi arriviamo a definire questa prima ipotesi
di riforma. Io continuo a ritenere - l'ho già detto nei giorni
scorsi - che questa era un'occasione per compiere una sorta di
operazione verità dentro quest'Aula, dove sì, tutti siamo stati
eletti per fare le riforme, e l'obiettivo primario di questa
legislatura è e rimane di fare queste riforme, ma spesso dietro
questo paravento si nasconde la vera divisione che c'è in
quest'Aula, tra conservatori istituzionali e innovatori
istituzionali.
A me dispiace, onorevole Calanna, ma è così. In quest'Aula
c'è chi vuole davvero le riforme e chi con tante scuse, con tanti
ragionamenti vuole invece impedire che questo processo si
comincia ad affermare anche nella nostra Regione.
C'è chi non vuole cambiare nulla, c'è chi vuol fare saltare
anche questa sera nella discussione sulla legge voto il tavolo
per non approvare a nessuna riforma, per conservare ancora una
rendita di posizione che gli permette magari di tornare con le
vecchie regole nuovamente a fare il parlamentare in questa Aula.
Allora, io credo che invece ci sia bisogno di altro. C'è bisogno
di discutere pienamente e radicalmente come bisogna avere queste
riforme. Ecco perchè ho ritenuto un errore politico quello di
scegliere la strada che ha intrapreso la maggioranza di chiudersi
nel tentativo di trovare un accordo che tenga insieme i
parlamentari della maggioranza per delineare un progetto di
riforma.
Io invece apprezzo e condivido, forse da qualcuno sono state
sottovalutate o non ascoltate, le parole che ieri in quest'Aula
ha detto il Presidente della Regione che invitava appunto il
Parlamento a compiere una scelta innovativa, quella di un
confronto ampio e di merito che attraversa l'intero Parlamento.
L'onorevole Capodicasa ieri, concludendo il suo intervento,
diceva che l'impegno che mette questo governo ove possibile darà
il proprio contributo, ma lo faremo non come Esecutivo ma come
parlamentari, considerato che questo disegno di legge è più da
affidare all'Assemblea nella sua globalità che non all'Esecutivo
a un accordo stretto di maggioranza che può ovviamente, ove lo
voglia realizzare, intendersi aperto al contributo e agli apporti
anche da parte di altre forze, siano esse collegate alla
maggioranza siano esse collocate all'opposizione.
Ecco perchè ritengo che su alcune questioni di merito sia
necessario un confronto aperto dentro quest'Aula, senza che ci
scandalizziamo o entriamo in fibrillazione se questa Aula si
determinerà magari contro il volere di qualcuno.
La Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano ha
elaborato un testo che abbiamo qui in discussione che però è
stato un testo che fin dal momento in cui è stato esitato si
disse che occorreva migliorarlo trovando un'ampia maggioranza per
definirlo ed approvarlo. Io credo che questi due obiettivi,
migliorare quel testo e trovare la maggioranza più ampia
possibile dentro questa Assemblea, devono essere gli obiettivi
che dobbiamo seguire e deve perseguire questo dibattito. Ma
chiedo: si sta davvero puntando a questo? O si sta cercando un
accordo accettabile più avanzato sicuramente del testo stesso, ma
non condiviso dalla stragrande maggioranza dei deputati? E se si
fa questo, serve a qualcosa? Allora, lo dico subito, a me non
convincono alcuni aspetti di alcuni emendamenti presentati, non
convince, ad esempio, quello di stabilire adesso l'elezione
diretta del Presidente della Regione, ma poi rimandare ad una
possibilità con una legge ordinaria di ritornare indietro su
questa decisione. Stamattina questa impostazione veniva
presentata come una sorta di garanzia alla libertà di questo
Parlamento di autodeterminarsi. Ma mi chiedo e chiedo e tutti
voi: ma perchè adesso, in questa discussione, con la decisione
che prenderemo, forse siamo meno liberi nell'autodeterminare una
scelta come quella dell'elezione diretta del Presidente? Credo
che corriamo il rischio di mettere in discussione, prefigurando
passi indietro possibili di creare un danno ad una scelta
innovativa che ci fa parlare all'intero Paese. Ecco che noi non
possiamo fermare quei processi politici che sono sempre più
andati avanti nell'opinione pubblica e a cui faceva riferimento
ieri il Presidente Capodicasa.
Per quanto mi riguarda, e lo vedrete anche dal testo degli
emendamenti che ho presentato, mantengo e riconfermo alcuni miei
convincimenti su alcune scelte di merito su come deve essere
fatta questa riforma; convincimenti che mi differenziano non poco
da settori della maggioranza o dal segretario di Rifondazione
comunista, onorevole Forgione. Ma comprendo e non mi scandalizzo
della necessità di trovare un accordo, ma se questo non è
possibile e non vedo il coinvolgimento della stragrande
maggioranza dei parlamentari su alcuni questioni,
dall'incompatibilità tra la carica di assessore e deputato, al
sistema elettorale improntato al maggioritario, farò presumo
insieme a tanti altri una battaglia di merito.
Vorrei sottolineare due cose: credo che sia un errore alla
luce di quello che sta avvenendo nel nostro Paese, alla luce di
quello che avverrà tra qualche settimana con il referendum sulla
quota proporzionale, non prendere in considerazione un
riferimento al sistema maggioritario per la nuova elezione di
questo Parlamento da introdurre nello Statuto. Questo ci
permetterebbe di anticipare ancora una volta, così come fu con
l'elezione diretta del Sindaco, dei convincimenti ed orientamenti
che sempre di più maturano nel nostro Paese.
Vorrei inoltre parlare, ecco la seconda cosa che vorrei
sottolineare, di scioglimento di questa Assemblea, non solo di
autoscioglimento, elemento positivo da introdurre e che viene
proposto già nel testo di legge della Commissione Provenzano; ma
anche di scioglimento di questa Assemblea, dei metodi come
arrivare - mi auguro, che non auspico - ma di prevedere comunque
la possibilità di sciogliere questo Parlamento con un
procedimento meno farraginoso e meno complicato di quello finora
previsto dal nostro Ordinamento.
Mi batterò su queste cose con coerenza, così come ho cercato
di fare nell'ultimo anno in prese di posizioni, in interventi, in
articoli scritti sui giornali per fare emergere la vera - lo
ripeto - divisione che esiste in quest'Aula, tra innovatori
istituzionali e conservatori istituzionali. Su questo non ci può
essere alcun vincolo di maggioranza, forse - e sottolineo forse -
si può ovviare, accantonare questa divisione, ma solo se c'è un
patto, se c'è un accordo che coinvolge la stragrande maggioranza
di questo Parlamento, perchè le riforme riguardano tutte le aree
del Parlamento, maggioranza e opposizione, non solo una parte. Se
questo non avverrà e si pensa di creare uno steccato e un
recinto, io credo che noi commettiamo un errore, perchè sarebbe
una maggioranza che prevarica nei confronti di una minoranza.
Io auspico che invece si possano creare le condizioni per
trovare un coinvolgimento di tutti, altrimenti verrebbe fuori una
maggioranza che decide una riforma piccina piccina, mentre
all'opposizione rimarrebbe una bandiera - che mi permetto di dire
- non può vantare da sola di volere un grande progetto di
riforma. Io in questa situazione non mi ci voglio ritrovare, non
mi ci ritroverò e coerentemente con quello che ho detto qui
stasera e che ho detto nei giorni scorsi valuterò, mi batterò e
voterò quegli emendamenti che permettono un avanzamento maggiore
della volontà di riforma che questo Parlamento ha e che su cui
questo Parlamento si deve determinare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ricevuto. Ne ha
facoltà.
RICEVUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi socialisti
del Partito socialista di Sicilia abbiamo avuto occasione di
incontrarci e di confrontarci sul disegno di legge-voto, sulle
procedure, sulla costituzionalizzazione o
decostituzionalizzazione del disegno di legge-voto con i
socialisti dello SDI e abbiamo riscontrato in verità una perfetta
sintonia di valutazione e di intenti. E francamente non poteva
che essere così, fra parlamentari che anno una comune militanza,
una comune origine, una storia e una militanza comune in partiti
autenticamente democratici, riformisti e autonomisti.
Noi a queste comuni valutazioni intendiamo dare un senso
politico, per quanto è possibile e, quindi, il mio intervento è
innanzitutto teso a dichiarare di volere apporre la
sottoscrizione mia e dell'onorevole Calanna a tutti gli
emendamenti presentati dall'onorevole Di Martino. E' questa una
dichiarazione che ha un senso politico, perchè riteniamo che da
qui si debba cominciare a svolgere un'azione comune, se è
possibile, in tutte le successive occasioni della politica, ma è
certo una condivisione nel merito degli emendamenti stessi, ma è
anche il segno e l'effetto del superamento di incomprensioni fra
due partiti socialisti che, nel nome dell'autonomia e del
riformismo, sono destinati, e lo saranno certamente sin dai
prossimi giorni, a ricercare momenti sempre più intensi di
raccordo programmatico, di raccordo politico. E ci auguriamo che
questo possa avere anche una definitiva soluzione in occasione
delle prossime elezioni per il Parlamento europeo.
Ma c'è di più. Noi desidereremmo invitare tutti i partiti e
tutte le forze laiche e riformiste comunque presenti in
quest'Aula a trovare momenti di sintesi, momenti di unità per
rivendicare un cartello per le riforme che doti la Sicilia di un
modello elettorale e istituzionale che garantisca governabilità,
che garantisca stabilità ma che garantisca anche il massimo della
rappresentanza.
Una brevissima battuta: gli abiti istituzionali non possono
certamente essere cuciti e tagliati su misura, ma debbono essere
cuciti e tagliati in modo comodo, in modo che siano indossati da
tutti. E, allora, vengo al dunque, non vuole essere assolutamente
provocazione, abbiamo notizia del formarsi in questi giorni in
Sicilia e nel resto d'Italia in Forza Italia di una corrente di
ispirazione socialista.
Faccio una semplice riflessione a questo proposito: così
come l'onorevole Berlusconi, Presidente di quel partito, di Forza
Italia, ha lasciato libertà di coscienza, libertà di determinarsi
ai propri aderenti in relazione al referendum, io chiedo a tutti
coloro che si definiscono socialisti e militano in quel partito,
nel partito di Forza Italia, di atteggiarsi anche con libertà di
coscienza per tutto ciò che riguarda le regole, così come le
regole riguarda il referendum, le regole da realizzare in Sicilia
e, quindi, di prendere posizioni conseguenti e coerenti con la
posizione espressa dai socialisti appartenenti allo S.D.I. ed al
Partito socialista.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo
l'occasione della discussione generale sull'articolo 1 del
disegno di legge-voto per svolgere brevissime considerazioni che
avrei voluto sottoporre a quest'Aula in occasione della
discussione generale cui non ho potuto prender parte.
Ritengo che l'occasione del disegno di legge-voto sia
un'occasione che il Parlamento siciliano non può lasciarsi
sfuggire. Si verifica una virtuosa coincidenza tra i tempi ed i
modi dell'iniziativa del Parlamento nazionale ed i tempi e i modi
dell'azione legislativa dell'Assemblea regionale siciliana. E'
per ciò fondamentale che quest'Assemblea si qualifichi rispetto
ad un progetto di riforma capace di far valicare quel crinale
dove la Sicilia si è spesso fermata con l'arretratezza
istituzionale e con l'incapacità che i gruppi dirigenti siciliani
hanno finora mostrato di riformare le regole elettorali e le
regole istituzionali.
Mi pare di poter cogliere, nel lavoro della Commissione
Provenzano, che precedentemente era preceduta dall'onorevole
Bufardeci, un lavoro serio, alacremente tendente a determinare
tutte le condizioni per portare in questa Aula un testo capace di
aggregare una maggioranza ampia. E' sul filo di questa sensazione
- che è poi una convinzione politica - che mi posso consentire di
sostenere e di affermare che non è trasversalismo, né ricerca di
unanimismo, quello di chi vuole portare a fare approvare una
legge di riforma capace di aggregare ampi settori del Parlamento.
Ma nutro anche una perplessità, che mi pare di aver colto anche
nell'intervento di qualche collega della maggioranza, ed è la
perplessità che si sia innestato, in questo Parlamento, un
circuito vizioso che lega al proprio interno una maggioranza
divisa su tutto, ma soprattutto divisa sulle regole che devono
presiedere al futuro di questa Assemblea. Una Assemblea che non
sarà capace di dare risposte efficaci se non avrà regole adeguate
alle difficoltà del momento storico della Sicilia; ma una
Assemblea che sarà chiamata a passaggi fondamentali dove mi pare
assolutamente qualificante quello definito dall'articolo 1 del
disegno di legge-voto che indica la via maestra dell'elezione
diretta del Presidente della Regione.
Onorevoli colleghi, quando si immagina l'elezione diretta
del Presidente della Regione, non si può contemporaneamente
credere che il sistema che ne vien fuori è neutro rispetto al
sistema elettorale; non si può credere che il risultato di
elezione del presidente della regione possa essere di per sè
sufficiente a segnare una rotta di ammodernamento delle
istituzioni; non si può chiedere che il Presidente della Regione
diventi non il portavoce efficace di un'azione politica, ma un re
di cartapesta. Non si può chiedere, però allo stesso tempo che il
Presidente della Regione venga eletto direttamente dal popolo per
poi essere vittima e schiavo dei giochi di Palazzo e dei giochi
dell'Aula. Un sistema istituzionale, un sistema costituzionale è
coerente se crea meccanismi di bilanciamento tra gli organi che
lo compongono; se crea un collegamento razionale con i sistemi
elettorali; se crea meccanismi di contrappeso tra i poteri ed i
controlli. Ecco perché il gruppo che presiedo ritiene
imprescindibile abbinare alla elezione diretta del Presidente
della Regione un sistema elettorale a chiara impronta
maggioritaria, e se fosse possibile spingersi più in là, direi a
turno unico. Ecco perchè il gruppo parlamentare che qui presiedo
ritiene imprescindibile una presa di posizione, evidentemente sul
versante legislativo di questa Assemblea, sul tema di
incompatibilità tra l'ufficio di Presidente della Regione, tra
l'ufficio di Assessore e quello di semplice parlamentare. Ed ecco
anche perché noi chiameremo con forza alla coerenza i singoli
gruppi parlamentari e i singoli deputati che hanno preso parte al
dibattito pubblico di questi mesi e al lavoro della Commissione
Provenzano. Perché, se c'è una cosa inaccettabile in
politica è proprio l'insipienza di coloro i quali condizionano il
percorso storico che la Sicilia si avvia a concludere, se ne sarà
capace quest'Aula, di riforma delle regole delle istituzioni,
condizionare questo percorso, dicevo, alla tenuta di una
maggioranza, alla tenuta di un governo.
Occorre volare alto e la sensazione che stiamo ricevendo è
quella invece di un volo basso, di un volo di chi non è capace di
sganciarsi dalle paludi di una maggioranza che, incapace di
governare ma capace solo di fare singoli atti di ordinaria
amministrazione, teme ogni vaglio dell'Aula, ogni giudizio di
questo Parlamento. Allora, noi non vorremmo che alla fine
venisse fuori una riforma, signor Presidente, che somigli un po'
all'abito di Totò in un noto film, abito elegantissimo
all'esterno ma privo delle maniche e della parte posteriore della
camicia, un abito che non era un abito; un abito che serviva solo
a disegnare una forma estetica; un abito che serviva solamente a
dire che era vestito.
Noi non siamo per le "riformicchie", noi non siamo per le
riforme ad ogni costo, noi siamo per le riforme con la erre
maiuscola. Siamo per una riforma che sia capace di contemperare
in un unico testo una indicazione chiara sulla elezione del
presidente della Regione, una riforma che contemporaneamente
metta a fuoco la funzionalità dell'organo 'governo' attraverso
l'incompatibilità tra deputato e assessore, una riforma che
prefiguri un percorso che tramite il sistema elettorale dia
governabilità, una governabilità che non è il fine della
politica, ma certamente il mezzo attraverso cui un governo può
dare risposte efficaci ad un popolo e ad una terra.
Noi crediamo che siano in corso tentativi di freno rispetto
ad una riforma alta. Temiamo e crediamo che ci siano tentativi di
comporre alchimie costituzionali per approdare ad un risultato
che ci consenta, passando la mano sulla nostra coscienza in modo
ipocrita, di poter dire all'esterno che abbiamo fatto una riforma
mentre in realtà non si è fatto niente, e non si è fatto niente
perchè vi è una maggioranza incapace di partorire un disegno
organico ed incapace di sganciarsi dalla logica di maggioranza;
perchè se non fosse capace di partorire un disegno organico ma
fosse capace di sganciarsi da una logica di maggioranza già il
ragionamento sarebbe diverso e invece vi è il tentativo di una
mediazione in basso, una mediazione in basso che non può essere
accollata come prezzo all'intera Sicilia e a questo Parlamento.
Ecco perchè noi condurremo con forza una battaglia parlamentare
di merito tendente ad affermare una battaglia di principio capace
di spiegare ai siciliani le riforme che si faranno e,
soprattutto, capace di spiegare ai siciliani non il fatto di
avere questo fardello di istituzioni antiche e vetuste, più
vetuste che antiche perchè l'antichità è una virtù, ma noi saremo
capaci di spiegare il peso che viene portato dai siciliani sulla
ragione fondata della incapacità di questa maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Martino. Ne
ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
tirannia del tempo mi impone di andare avanti per schemi.
Anzitutto confermiamo il nostro giudizio sull'articolo 1 che
riteniamo sempre un mostriciattolo giuridico e una norma sul
piano politico affetta da focomelia. Come socialisti, come
ricordava l'onorevole Ricevuto, non possiamo ricevere lezioni da
nessuno in materia di autonomia dal memorandum della sezione
della Sicilia del 1800, fine '800, alla costituzione della
regione a Statuto speciale, anche se con le perplessità di Pietro
Nenni, certamente sono state un errore quelle perplessità a suo
tempo, abbiamo dimostrato tutti in questi anni la massima lealtà
e il massimo sostegno all'autonomia speciale.
Però sono passati più di 50 anni da quello statuto che
mostra evidentemente tutte le carenze dovute alla vecchiaia o
alla vetustà come direbbe l'onorevole Alfano.
Onorevole Presidente, come socialisti tutti noi non abbiamo
bisogno di gridare al presidenzialismo, noi lo vogliamo
praticare. Però lo vogliamo ricordare ad alcuni catto-comunisti
di quest'Aula o ad altri che si improvvisano integralisti, che il
presidenzialismo non è un dogma, noi molto laicamente riteniamo
che il presidenzialismo sia una forma di governo, sappiamo anche
che il presidenzialismo serve per assicurare stabilità alle
istituzioni e la stabilità è un valore.
Noi riteniamo che deve servire questa stabilità per
preparare altre riforme.
Vedete, ci sono coloro che qui gridano in continuazione il
presidenzialismo, il federalismo e mi danno l'impressione dei neo
convertiti o degli apostati. E noi socialisti non siamo né neo
convertiti e nemmeno apostati.
Così ci sono alcuni, per esempio, degli apostati che per
dimostrare la rottura con la loro Chiesa sono costretti a
bestemmiare, noi non abbiamo bisogno di bestemmiare per
dimostrare la nostra laicità e il nostro laicismo. Vi sono poi i
neoconvertiti evidentemente, i neoconvertiti che devono fare
sfoggio del loro fondamentalismo e sono quelli stessi anche
folgorati sulla "via di Damasco" dell'ultima ora. Ora questi
devono esprimere tutta la loro fede gridando sempre
presidenzialismo, presidenzialismo senza capire a cosa si va
incontro.
Voglio dire qui che la responsabilità di quell'articolo 1
che conferma a giudicare come ho detto prima, non è del
Presidente della Commissione, perché lì la Commissione con rare
eccezioni è stata presa dalla sindrome del nuovismo e voi sapete
che in politica si può pure sbagliare all'unanimità, tanto è vero
che all'interno del Parlamento, all'interno della maggioranza, si
è discusso e si è arrivato ad un accordo, onorevole e giusto,
riguardante l'articolo 1.
Vedete, se i cattocomunisti di questa Aula avessero letto
l'ultima Enciclica di Giovanni Paolo II "Fides et ratio", cioè i
rapporti tra la fede e la ragione, si sarebbero resi conto che
questo loro comportamento non può essere assolutamente conducente
per una buona pratica, per una buona legge riguardante la riforma
dello statuto.
Noi abbiamo sostenuto la decostituzionalizzazione dello
statuto per la parte che riguarda la forma di governo e
l'elezione del Presidente della Regione, l'abbiamo sostenuta
perché dobbiamo difendere le prerogative della Sicilia, della sua
autonomia speciale.
Rivendichiamo l'autodeterminazione per quanto riguarda la
forma di governo e l'elezione del Presidente. E devo dire che
l'accordo raggiunto in sede di maggioranza con un emendamento
presentato dall'onorevole Speziale sia valido tranne alcuni
aspetti ancora da definire; ma per quanto mi riguarda ho
presentato alcuni emendamenti, e noi diciamo così per simmetria,
se due negazioni affermano, onorevole Presidente, in politica due
affermazioni negano. Nel senso che prevedendo la
ricostituzionalizzazione delle azioni del Presidente della
Regione e la possibilità per l'Assemblea di modificare con legge
ordinaria la forma di governo l'elezione del Presidente della
Regione per noi è una soluzione soddisfacente dal punto di vista
politico. Non so dal punto di vista dell'estetica giuridica, io
non sono un giurista ma un costituzionalista e non mi voglio
addentrare. Io ne ho parlato spesso con ironia di queste vicende.
Quindi la parte politica che ci riguarda è soddisfacente.
Tutta la vicenda riguardante l'incompatibilità tra assessore e
deputato, a mio modo di vedere, è un falso problema. Io
personalmente sono convinto, anche per esperienza, che
l'incompatibilità è oggettiva nel tempo che bisogna dedicare
all'attività di governo e parlamentare. Ma non può nemmeno essere
questo un dogma e penso che la soluzione trovata sia la più
soddisfacente cioè vedere con legge ordinaria quale sia la
soluzione migliore secondo i tempi in cui andiamo ad affrontare
questo problema. Quindi è bene che su ciò decida l'Assemblea
regionale siciliana.
Voglio ricordare a qualche collega dei DS che ha parlato che
è inconcepibile che una maggioranza sulle riforme costituzionali
dello Statuto possa dividersi e fare l'ammucchiata. Onorevole
Zanna, l'operazione da lei proposta porta esattamente a quella
cui ha condotto la commissione sull'articolo 1 soprattutto e cioè
al consociativismo, alla grande confusione e all'inapplicabilità
pratica di quelle norme.
Quindi io ritengo che la maggioranza deve fare le sue
scelte, ritengo altresì che non può lasciarsi ai margini la
minoranza o l'opposizione. Deve essere coinvolta la minoranza o
l'opposizione, deve essere coinvolta comunque nelle scelte che va
a fare la maggioranza.
Quindi io concludo, signor Presidente, per dire che noi non
potevamo approvare quell'articolo 1, non potevamo approvarlo
perché si creava in Sicilia - ripeto - una specie di
governatorato, con un parlamento siciliano molto debole. E voi vi
rendete conto, cari colleghi, cosa poteva significare. Eletto un
presidente della Regione, per esempio, che si ritenesse uno
'sciamano' capace di risolvere tutto o un presidente della
Regione che si riteneva l''Unto dal Signore', creando quali
guasti.
E noi abbiamo visto recentemente in politica cosa accade
quando viene la sindrome del plebiscitarismo. Abbiamo avuto un
Prodi, spodestato certamente per ragioni politiche dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, e già si sente un leader
nazionale e quindi detta leggi al DS. Abbiamo avuto un Di
Pietro, il quale decide e grida che il PPI deve sciogliersi
perché non ha più dignità politica in Italia. E quindi è lui
l'uomo della provvidenza che deve subentrare oggi al PPI; ieri
pensava di sostituire Berlusconi. Abbiamo vicende anche di questi
giorni, dei vari Cacciari, dei vari Rutelli e per non andare
troppo lontano dei vari Orlando a Palermo e dei vari Bianco a
Catania.
Vi rendete conto a cosa porta la deriva plebiscitaria? E la
sinistra italiana è stata sempre contro la deriva plebiscitaria.
La sinistra italiana è per la democrazia rappresentativa, la
socialdemocrazia europea per la democrazia rappresentativa. Non
siamo assolutamente per le derive plebiscitarie. E noi riteniamo
che quella soluzione molto dignitosa che abbiamo trovato in sede
di maggioranza non porta al plebiscitarismo. Dà all'Assemblea
regionale siciliana il potere di modificare con legge ordinaria -
non certo per capriccio di una maggioranza che si improvvisa
all'ultimo momento - dà la possibilità a questo Parlamento, a
questa Assemblea di potere modificare le leggi per la forma di
governo e per la elezione del presidente della Regione, quando
noterà che l'esperimento sia stato infelice per la Regione
siciliana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne
ha facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per esprimere la posizione di Alleanza nazionale in relazione
all'articolo 1 del disegno di legge voto. Articolo 1 che è stato
approvato nella Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano
con alcune indicazioni, che i colleghi che hanno fatto parte
della Commissione sicuramente ricordano, relativamente alla
elezione diretta del Presidente della Regione e alla
incompatibilità della carica tra deputato regionale e assessore.
Per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della
Regione non ci iscriviamo senza dubbio alla categoria né dei
novisti, come ama dire l'onorevole Di Martino, né degli
integralisti, né dei neoconvertiti; è una battaglia che la
Destra politica italiana conduce da molti anni e dobbiamo con
soddisfazione notare che questa battaglia oggi non è più solo
della Destra politica, ma appartiene ad un largo schieramento sia
del Centro destra, sia nell'ambito del Centro sinistra.
E, quindi, tutte le argomentazioni che a favore del
presidenzialismo sono state fatte in questa Aula e nel dibattito
culturale e politico che negli ultimi mesi ha investito la
Regione siciliana, ritengo che possano essere portate a sostegno
di una tesi che fondamentalmente vuole la stabilità dei governi
in una Italia, in una Sicilia che vede purtroppo l'abitudine ai
ribaltoni e ai ribaltini e alla precarietà governativa che
sicuramente non fa gli interessi degli Italiani e, nella nostra
fattispecie, dei Siciliani.
Ma l'aspetto che vorrei sottolineare in modo particolare, e
che poi magari valuteremo nella illustrazione degli emendamenti e
nelle dichiarazioni di voto dei singoli emendamenti, è quello
relativo alla incompatibilità della carica tra assessore e
deputato regionale.
La Commissione ha esitato un testo in cui si fa riferimento
alle eventuali incompatibilità che dovrebbero essere stabilite
con legge regionale. Chi ha fatto parte della Commissione
competente sa che è stata questa una soluzione di ripiego e di
compromesso per far consentire finalmente l'esito del disegno di
legge da parte della Commissione stessa e l'esame dello stesso in
Aula, con l'impegno e con la dichiarazione esplicita da parte di
coloro i quali - e Alleanza nazionale apparteneva a questa
schiera, risulta nei verbali della Commissione -, con la riserva
di portare in Aula il problema dell'assoluta incompatibilità.
Ritenevamo e riteniamo, infatti, che è indispensabile distinguere
in Sicilia il compito di chi deve governare e il compito di chi
deve controllare e legiferare.
Ecco perché noi come Polo e come Alleanza nazionale siamo
in quest'Aula per dare il nostro consenso a tutti quegli
emendamenti che sono stati presentati nel tentativo di riproporre
in Aula la incompatibilità assoluta, non eventuale, e di
inserirla nello Statuto, cioè la incompatibilità
costituzionalizzata.
Per noi questo è un elemento importante, che ci fa stare al
passo con i tempi e che consente a questo Parlamento di fare un
passo in avanti che consentirebbe a questo Parlamento, al di là
delle lacrime che ieri sera abbiamo sentito in quest'Aula
sull'esproprio delle nostre competenze, che sarebbe stato fatto
dai Parlamentari nazionali, di qualificare invece l'attività
legislativa del Parlamento stesso.
Ecco perché io ritengo che la posizione di Alleanza
nazionale in relazione all'articolo 1 del disegno di legge in
discussione è chiara ed evidente. La ribadiremo nel momento in
cui si tratterà di andare a votare gli emendamenti che migliorano
il testo e, in questo senso, raccogliamo la sfida che da altri
partiti, da altri schieramenti politici, dallo schieramento
politico che attualmente è al Governo della Regione siciliana, si
è offerto nei nostri confronti, cioè a dire la sfida che ci viene
fatta, se apparteniamo alla categoria dei rinnovatori o alla
categoria dei conservatori, noi non abbiamo nulla da dimostrare
perchè lo abbiamo dimostrato con l'impegno, lo abbiamo dimostrato
con gli atti, lo dimostreremo con la nostra azione in quest'Aula,
lo dimostreremo con il nostro voto.
La sfida la rimandiamo al mittente. Ci auguriamo che non vi
siano in questa situazione, nel momento in cui andiamo a votare,
schieramenti di maggioranza e di opposizione, ci appelliamo al
senso di responsabilità di coloro i quali ritengono di dover fare
assieme a noi questa battaglia, che è essenzialmente una
battaglia di riforma della politica nel senso più ampio del
termine, perchè andremmo incontro anche alle indicazioni, se così
possiamo dire, che oggi ci vengono dalla politica nazionale in un
momento in cui il referendum, per come è stato approvato dalla
Corte costituzionale, mette i cittadini nella possibilità di
scegliere e di decidere se vogliono veramente un sistema
maggioritario o un sistema che ancora ha delle scorie di
proporzionalismo.
Questo è il terzo aspetto di questo primo articolo del
disegno di legge. Infatti, così come si è riusciti nell'ambito
dei lavori della Commissione a inserire l'aspetto del
maggioritario nel disegno di legge-voto, oggi , ritengo che nella
presentazione di parecchi emendamenti il riferimento al sistema
maggioritario è fatto in maniera precisa, è fatto in maniera
chiara ed in questo senso Alleanza nazionale darà il suo
contributo di idee, ma darà anche il proprio contributo di voti
affinchè il riferimento al principio maggioritario sia anticipato
già nel nostro Statuto prima possibilmente che il referendum lo
sancisca a furor di popolo, cioè nel momento in cui i cittadini
italiani saranno chiamati a deliberarlo.
Ecco che, quindi, abbiamo una occasione che non penso non
possa definirsi storica dal momento che, come rappresentanti dei
siciliani, introdurremmo nello Statuto una indicazione, che
sicuramente fra qualche mese tra i siciliani stessi ci sarà dato
di inserire.
Saremo, pertanto, nelle condizioni di dire che
rappresentiamo veramente gli interessi dei siciliani e che
anticipiamo quello che i siciliani vogliono.
Pertanto, annunzio sin da ora, ne discuteremo nel corso
delle illustrazioni degli emendamenti, il voto favorevole di
Alleanza nazionale a tutti gli emendamenti, da qualunque
esponente politico dovessero provenire, financo un rappresentante
della maggioranza di questo Governo, del Centro-sinistra, anche
in quel caso daremmo un voto favorevole, perchè è un voto che va
nell'interesse dei siciliani e non dell'uno o dell'altro
schieramento politico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente dell'Assemblea , onorevole
Presidente della Regione, non mi preoccupa, anzi mi inorgoglisce,
rappresentare qui l'unica opposizione dichiarata, come parte
politica, in modo trasparente a questo disegno di legge
presidenzialista. Anzi vorrei avere la forza e la capacità di
trovare tutti gli argomenti pre-moderni, tutti gli argomenti
fuori dalla storia, tutti gli argomenti prodotti da culture
politiche del vecchio secolo, ormai scomparse, per sostenere le
ragioni opposte alla politica degli aggettivi, al novismo senza
legame sociale, alla devastazione delle grandi identità
democratiche che drogano, ormai, il dibattito politico in questa
Regione, in quest'Aula, in questo Paese.
Le mie, le nostre posizioni politiche sono state definite
così nel dibattito di queste ultime settimane, nel dibattito
parlamentare su questo disegno di legge, come se il corso delle
riforme avesse un unico segno.
Qual è il segno delle riforme, onorevole Zanna, onorevole
Stancanelli, onorevole Provenzano, amici della maggioranza? Che
cos'è un processo riformatore?
E' la partecipazione democratica? L'allargamento della
partecipazione democratica o il restringimento dei centri della
decisione?
Che cos'è un processo riformatore? E' la delega senza
controllo? E' lo svuotamento della politica partecipata, del
legame sociale, della centralità delle assemblee elettive e,
quindi, della rappresentanza? La costruzione dal basso del
processo democratico oppure il governo fuori controllo, il
governo extraparlamentare?
Qual è il segno innovatore di un processo riformatore?
Purtroppo prevale l'aggettivo, purtroppo prevale la propaganda,
anche in questo dibattito, purtroppo prevale la spinta di
un'opinione pubblica che è stata condizionata dal "di pietrismo"
alla moda, da questo "di pietrismo" inventato da apprendisti
stregoni che oggi non sanno più controllarlo
Non ci convince questo dibattito, signor Presidente E non
ci convince neanche la spinta a fare presto senza approfondire.
Per questo noi ci siamo battuti in queste settimane nella,
commissione Statuto e continueremo a farlo con i nostri
emendamenti, per decostituzionalizzare e consentire a questo
Parlamento di discutere non della forma di elezione del
Presidente, ma della forma di Governo.
Lo ripeto, presidente Provenzano, lei ha lavorato con questa
commissione, ma per la fatica che ha impiegato, per come si è
speso, ha prodotto un topolino, non una montagna di riforme
istituzionali Lo diceva ieri il presidente Capodicasa: si è
deciso di estrapolare solo la forma di elezione del Presidente,
non di riformare lo Statuto Che era, invece, il titolo della
commissione da lei presieduta: "Commissione per la riforma dello
Statuto". E, quindi, riforma dell'autonomia, della specialità,
del rapporto tra la specialità, l'autonomia speciale e lo Stato.
Un sistema complesso di relazioni, di poteri, anche della forma
di governo da collocare dentro questo sistema complesso di
rapporti e di poteri tra la Sicilia e lo Stato.
No Avete preferito la strada della propaganda semplice
Avete preferito la strada della costruzione, da un lato, e
dall'altro di subire anche il ricatto di un'opinione pubblica che
ormai è portata a non ragionare più sul segno dei processi
democratici, sul segno delle riforma istituzionali.
C'è una devastazione delle culture democratiche - lo stiamo
vedendo anche in questi giorni - attorno al referendum del
maggioritario si sta affermando un fondamentalismo del
maggioritario. Ed ogni fondamentalismo è la negazione delle
culture e del confronto democratico.
Mi guarda in modo disperato, onorevole Silvestro: lo so bene
che lei ritiene che sto dicendo cose fuori dal senso, senza
senso, forse fuori dal senso comune, ma non sempre il senso
comune ha favorito l'affermazione di processi democratici. Lei
che viene anche dalla mia cultura e dalla mia storia politica sa
bene che disastri hanno provocato il senso comune e le
costruzioni autoritarie che sono nate e cresciute dentro il senso
comune in alcune fasi della storia di questo secolo.
Non si discute più del ruolo del parlamento e del ruolo
della rappresentanza, e si favorisce così, onorevole Cristaldi,
questo qualunquismo che, ogni qualvolta può, addita nel
parlamento e nella funzione dei rappresentanti eletti dal popolo,
addita in questi le cause di tutti i mali. C'è un qualunquismo
che si sta diffondendo perchè stanno venendo meno gli anticorpi
democratici in questa società In una democrazia malata si
affermano processi neoautoritari sempre dall'alto e dal basso, e
i partiti, quindi, sono un impaccio non una costruzione
democratica, non un luogo di partecipazione, non una forma di
legame sociale tra rappresentanti e rappresentati. E, vedete,
quando si sostituiscono ai partiti i nomi, gli individui, si
perdono i valori, si perdono i legami sociali. Con il
maggioritario i partiti che hanno ottenuto il finanziamento
pubblico dal Parlamento nazionale sono 46, con il proporzionale i
partiti rappresentati in Parlamento erano 7.
Qual è la logica del maggioritario? Qual è la vera
costruzione democratica, il confronto, le forme della
rappresentanza?
Di questo non si può più discutere perchè bisogna rispondere
all'"orlandismo", al "bianchismo", ai comitati dei sindaci che
tengono assieme gli industriali ed i sindacati.
Lo ripeto: questi sindacati che in una regione, come la
nostra, con il 30 per cento di disoccupazione e il 40 per cento
di lavoro sommerso individuano, come unica priorità, la
costruzione istituzionale e non invece la costruzione di un
movimento di lotta per il lavoro e contro la disocuppazione
E qui, e capisco l'onorevole Stancanelli,
costituzionalizziamo tutto perchè questa è la spinta. Anche il
principio del maggioritario, costituzionalizziamo l'imperatore e
anche la negazione della democrazia.
Ma i democratici di sinistra capiscono o no che stanno
svolgendo in queste ore soltanto una funzione di servizio?
Funzione di servizio per un disegno che, probabilmente, tra
qualche anno li vedrà travolti
Noi difendiamo, cari amici e colleghi, l'autonomia di questo
Parlamento - non abbiamo scherzato ieri nella discussione
sull'ordine del giorno dell'onorevole Di Martino - difendiamo
l'autonomia di questo Parlamento e continuiamo a credere che
sarebbe stato giusto rispettare l'indicazione che veniva dalla
Commissione D'Onofrio nella Commissione bicamerale, cioè
riportare qui la decisione non sull'elezione diretta di un
Presidente, ma sulla forma di Governo che ha un sistema più
complesso di una semplice elezione.
Vorremmo sapere anche qui, nel momento in cui si decide
dell'elezione diretta del Presidente qual è poi e quale sarà la
forma della rappresentanza di questo Parlamento, qual è
l'indicazione della legge elettorale e qual è la posizione della
maggioranza di Governo su questo punto. Non basta ormai
assolutizzare il valore della stabilità come se la stabilità dei
Governi avesse un valore neutro rispetto ai processi sociali,
rispetto al conflitto che è l'unica essenza vera della
democrazia: il conflitto sociale, il conflitto tra valori, il
conflitto tra progetti di governo e di rapporto con la società
alternativi.
Vedete, in questa corsa smodata verso il centro c'è la
negazione ricercata. Ed è anche questo il principio del
maggioritario: la negazione di quelle identità che sono
alternative; ci può essere il principio di alternanza di governi
simili che si alternano. E quanto è simile il governo Capodicasa
al governo Provenzano Ci si può alternare dentro lo stesso
quadro di compatibilità e la compatibilità è sempre il rapporto
con l'impresa ed il mercato, ma non si può essere alternativi
alle alternative soprattutto se rappresentate da opposizioni:
quelle devono essere cancellate.
E' questo il principio del maggioritario, è questa la
negazione della democrazia vera Veda, Presidente Provenzano, lei
con la sua Commissione ha prodotto un articolo che non ragiona
sulla forma di Governo, non ragiona sul sistema di poteri, di
equilibrio tra la funzione ed il ruolo del Presidente del
Parlamento, sul rapporto tra l'esecutivo ed il legislativo. E qui
davvero la cosa che più inquieta è il silenzio della sinistra
Una sinistra che sembra ormai aver perso non il legame con il
proprio passato, ma sembra aver perso l'idea del proprio futuro.
E vorrei dirlo anche agli amici democratici di sinistra
attraversati anche da un dibattito rispetto al referendum
nazionale sul maggioritario. Vorrei dirlo anche agli amici
cossuttiani che non ho sentito nel dibattito generale e non vedo
nemmeno ora; non una parola abbiamo sentito in quest'Aula.
Abbiamo visto posizioni di grande dignità: le posizioni
dell'onorevole Di Martino, degli stessi socialisti, non vincolati
a logiche di maggioranza ma pronti a fare battaglie di principio
su questioni che riguardano la democrazia. Non abbiamo sentito
uno scatto d'orgoglio in altri settori della sinistra di
quest'Aula Vedete, sappiamo anche che in alcune riunioni della
maggioranza è stato posto l'accento sull'incassare un risultato
di propaganda da ascrivere a questo Governo. Noi vorremmo che a
questo Governo fossero ascritte altre cose, altri successi: la
questione sociale, il lavoro. E invece no Ormai l'unico
imperativo è questo nuovismo senza parole.
Vedete, e ho chiuso davvero, quando c'erano gli scontri
nell'Ulivo, nel rapporto tra Bertinotti e il Governo Prodi, al
centro c'erano le questioni sociali, le pensioni, la
privatizzazione della scuola, il Mezzogiorno, la disoccupazione;
nello scontro tra Cossiga e D'Alema c'è ormai come si organizza
l'Ulivo, se sarà una margherita il simbolo del nuovo partito:
alla questione sociale in questo Paese si sta sostituendo, ormai,
la questione botanica Ecco cos'è la riduzione della politica a
mero gioco di palazzo
Prima l'onorevole Silvestro diceva che le mie posizioni sono
posizioni apocalittiche; Eco metteva in alternativa l'essere
apocalittici o l'essere integrati. Se essere integrati vuol dire
accettare queste compatibilità e questa politica è meglio essere
apocalittici e cominciare a ragionare sui grandi sistemi, i
grandi valori, le grandi identità.
Per queste ragioni ci batteremo contro questa ispirazione,
contro questa legge, contro questa deriva autoritaria e vorremmo
che dalla Sicilia non partisse un segnale di battistrada per
processi neoautoritari che dall'alto e dal basso rischiano di
affermarsi in questo nostro Paese.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Granata. Ne ha
facoltà.
GRANATA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, credo che non sia sfuggito a nessuno il
fatto che in questi giorni attorno al Parlamento regionale,
nel corso di questa dodicesima legislatura, ci sia stato un
ritorno di fiamma da parte di una certa stampa scandalistica, con
l'ausilio di qualche idiota in servizio permanente effettivo che,
legato a una sorta di cultura della denuncia dello scandalo -
quando le vicende riguardano gli altri - e questo dopo che
comunque tutti insieme, chiusa la pagina triste della undicesima
legislatura, si era d'accordo che al di là della divisione
interna al Parlamento si doveva scrivere una pagina nuova della
storia e della vita di questo Parlamento.
Personalmente, al di là delle valutazioni che sono
conosciute, per quelle che mi riguardano, sui cambi di
maggioranza che hanno caratterizzato la nascita di questo
Governo, ho espresso in sede di dibattito sulle dichiarazioni
programmatiche apprezzamento su un fatto: sul fatto che nuovi
gruppi dirigenti, in una dinamica bipolare, si sono comunque
affacciati all'opinione pubblica siciliana, ma nonostante questo
e al di là e al di sopra di ciò che questi Governi hanno prodotto
e hanno provato a produrre per cambiare e modificare
strutturalmente l'immagine e la sostanza della Regione siciliana
e di questo Parlamento, credo che ci siamo avviati in questi
ultimi mesi, per responsabilità complessive dentro una sorta di
cupio dissolvi in cui fa notizia il prezzo dei cornetti del bar
dell'Assemblea regionale siciliana, fa notizia quanto spendiamo
per la barberia. L'Espresso si occupa di questo Parlamento non,
ad esempio, per quello che di produttivo il Parlamento stesso è
riuscito a produrre, ma si occupa con questo taglio che è un
taglio che colpisce tutti indiscriminatamente.
E allora anche questo dibattito e l'approvazione di una
norma fondamentale che dovrebbe aprire e apre di fatto la
stagione cosiddetta delle riforme del Parlamento siciliano assume
una valenza particolare.
Sentendo parlare il mio amico Francesco Forgione, ho capito
che negli ultimi anni sono cambiate tantissime cose.
Io credo che esprima una cultura fondamentalmente di
conservazione dell'esistente. E questo dibattito invece si è
aperto su un segnale importante che altro personaggio, anche
anagraficamente nuovo di questo Parlamento, ha voluto dare al
Parlamento stesso. Mi riferisco ovviamente all'intervento
dell'onorevole Zanna. Ritengo, infatti, che su alcuni principi
che sono dei principi inerenti il funzionamento delle istituzioni
- e sui quali si trovano ormai d'accordo la stragrande
maggioranza degli italiani perchè sono stanchi di vedere giocare
sulla loro pelle la immarcescibile partita tra frantumazioni
partitocratiche, tra potentati locali, tra veti incrociati, tra
ricatti. Credo che su questa linea alcune linee di tendenza
importanti hanno attraversato e attraversano le grandi culture
politiche presenti all'interno di questo Parlamento e possono
produrre, sono certo che produrranno un risultato apprezzabile in
termini di capacità di apertura di una stagione di riforme.
Io credo che sia opportuno ricordare a quest'Aula che i due
esponenti dei democratici di sinistra all'interno della
Commissione Provenzano, e cioè l'attuale presidente della
Regione, onorevole Capodicasa, e l'onorevole Silvestro che
ovviamente rappresenta realmente la capacità di analisi e di
approfondimento proprio in questi temi non soltanto per la sua
area politica, ma è un patrimonio di tutto il Parlamento ciò che
l'onorevole Gioacchino Silvestro riesce a produrre attraverso
questo livello di approfondimento.
Io credo che abbiano espresso un'esigenza attraverso un voto
di astensione che hanno ritenuto di dovere ufficializzare alla
fine dei lavori della stessa Commissione. E, cioè, i due
rappresentati del più grande partito della sinistra si sono
astenuti perchè, credo di ricordare, pretendevano, volevano,
auspicavano la costituzionalizzazione di due principi: il primo
era quello dell'incompatibilità tra assessore e deputato; il
secondo era quello dell'inserimento, e quindi della
costituzionalizzazione del sistema con una forte indicazione del
maggioritario all'interno del processo di costituzionalizzazione
della norma.
Cioè, i democratici di sinistra assumevano una posizione -
che condivido e sottoscrivo - e che deve necessariamente
influenzare questo dibattito e l'esito di questo dibattito.
Infatti, ciò che è importante è che di alcuni principi, come
l'elezione diretta del presidente - da nessuno credo contestata,
tranne che da esponenti di culture politiche che rispetto, ma che
certamente sono estremamente minoritarie nel corpo sociale, nel
radicamento del Paese, soprattutto della Sicilia - si avverta la
necessità da parte nostra di tradurli in norma costituzionale,
quindi con l'approvazione della legge-voto, il principio
dell'elezione diretta del presidente della Regione.
Ma ritengo che, per quanto riguarda la incompatibilità tra
assessore e deputato - principio difeso strenuamente dall'attuale
Presidente della Regione e da Gioacchino Silvestro, che
rappresentava il partito in quella sede, proprio sulla base di
una valutazione che condivido e sottoscrivo - la fibrillazione di
ogni governo di questa regione nasce semplicemente dal fatto che
ogni deputato vorrebbe fare l'assessore e - voglio semplificare
questo profondo processo di dinamica politica - probabilmente
ogni assessore tende a fare il "concorso" per diventare
presidente della Regione.
E, allora, se non si capisce questo e non si capisce che
questa fibrillazione dettata da motivi non di ordine politico o
progettuale, ma soltanto da necessità individuali, da spinte
comprensibili, per carità, ma certamente non politicamente
nobili, non può restare fermamente legato ad una possibilità di
ricatto all'interno di una necessità di governare che poi è
quella che riesce ad affrontare le questioni sociali che stanno a
cuore all'onorevole Forgione e che certamente non possono essere
risolte, nè tantomeno affrontate lontanamente, visto la loro
complessità e la loro profondità, da esecutivi che sono
perennemente sotto ricatto da parte di spinte e controspinte di
questa natura.
Allora, la nostra opzione netta, chiara, sull'elezione
diretta del presidente della regione - perchè riteniamo di dovere
individuare nella scelta da parte della volontà popolare del capo
dell'Esecutivo un elemento importante di modernizzazione della
politica -, sulla incompatibilità tra assessore e deputato -
perchè abbiamo individuato anche in queste spinte e queste
fibrillazioni individuali un mancato funzionamento del parlamento
e del governo - e sulla necessità di dare una indicazione sul
sistema elettorale, che deve essere coerente a questa
costruzione, credo che sia necessario da parte nostra
ufficializzare, come ha fatto l'onorevole Stancanelli, questa
posizione ma, soprattutto, far capire e comprendere all'opinione
pubblica che su questi fatti dobbiamo riuscire a fare unire in
una dinamica di apertura della stagione delle riforme, le grandi
culture politiche che attraversano anche questo Parlamento. Che
devono poi dividersi sulla politica, ma che devono trovare un
ruolo dove esprimere nuove regole per far funzionare e, quindi,
rivitalizzare l'autonomia regionale che è messa a rischio anche
da quelle campagne, forse forsennate, forse scandalistiche, ma
che certamente, essendo continue e tambureggianti, tutto fanno
tranne che dare una spinta e un impulso alla difesa
dell'autonomia regionale.
Io concludo questo mio breve intervento, queste mie
riflessioni, con una imagine: c'era qualcosa di bello nella
vittoria - sembrerà scandaloso che lo dica io - del 21 aprile
dell'Ulivo, nella canzone popolare di Fossati; c'era qualcosa di
bello anche dal nostro punto di vista, perché era la vittoria di
un progetto, di idee diverse dalle nostre con le quali, a viso
aperto, vogliamo confrontarci e scontrarci. Non troviamo
assolutamente nulla di affascinante nè nelle argomentazioni di
Clemente Mastella, nè nel centro sinistra di stampo europeo, nè
nelle elucubrazioni su cui si regge la politica nazionale e,
purtroppo, di riflesso altro grave vulnus alle autonomie
regionali - per quanto ci riguarda all'autonomia regionale
siciliana - su cui si regge questo Governo.
Allora, noi, paradossalmente, guardiamo con grandissimo
favore al fatto che il referendum da un lato, e l'iniziativa
politica ce attualmente in Italia vede come protagonista, non
soltanto Prodi, ma un uomo come Di Pietro che comunque ha
contribuito a dare una spallata a un vecchio assetto di potere
stratificato e che ha massacrato questo paese. E i sindaci, che
hanno rappresentato la prima espressione della volontà popolare,
governando le città con la possibilità di decidere di assumersi
responsabilità e di essere individuabili come responsabili della
politica che portavano avanti. Ecco, credo che questa dinamica,
in una logica bipolare, sia una dinamica estremamente positiva
per il Paese. Quindi, credo che l'intero Polo per le libertà, ma
più ampiamente, tutte quelle forze che sono iscritte, in modo
convinto e radicale, in una logica bipolare, devono sostenere il
massimo possibile dalla legge voto.
Concludendo io voglio dire una cosa: c'era una bella
immagine in un film che recentemente abbiamo visto tutti,
"Mediterraneo" di Salvatores, si diceva "volevamo cambiare il
mondo, ma alla fine il mondo ha cambiato noi"; ed è la sensazione
che molti, specie dei più giovani deputati, hanno avuto arrivati
in Assemblea regionale. Oggi possiamo aprire una pagine diversa
per far sì che fino in fondo questo mondo, questo meccanismo
della frantumazione e questo meccanismo voluto dal partito unico
della spesa parassitaria che ha ammazzato la Sicilia, possa
realmente essere sconfitto attraverso questo chiaro segnale che
dobbiamo dare in chiave maggioritaria, in chiave presidenzialista
e attraverso l'esclusione di qualsiasi livello di compatibilità
tra incarichi di esecutivi e incarichi parlamentari che attengono
al potere legislativo e che quindi devono essere ben distinti e
devono essere privati della possibilità di ricattare gli
esecutivi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ha
facoltà di intervenire.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, risulta
abbastanza difficile comprendere perchè la compagine di Governo
si sia avventurata, a trastullarsi con questo falso progetto di
riforma dello Statuto, quando problemi ben più gravi avrebbe
dovuto affrontare.
Da circa un mese l'Aula è costretta in un dibattito che non
coglie gli elementi fondamentali, gli elementi strutturali della
necessità di intervenire nella riforma dello Statuto. Sono stati
fatti elogi alla Commissione "Riforma dello Statuto", alcuni di
maniera, immagino, altri spinti e motivati dalla gentilezza nei
confronti del Presidente Provenzano, tutti comunque, a mio
avviso, assolutamente immotivati.
L'altro giorno, un nostro collega, che è più esperto di
me in detti siciliani, mi diceva che il lavoro della sua
Commissione, onorevole Presidente, e mi è piaciuta molto
l'espressione, somiglia "O travagghiu di Mastru Nottula ca d'una
travi ni fici 'na trottula", una trottolina piccola di quelle con
cui si trastullano i bambini che non ruota neanche tanto bene,
devo dire, se tutto il lavoro che poteva fare questa Commissione
in sei mesi faticosi di intervento in questa materia si è ridotto
poi a partorire un articolo in cui ci si limita semplicemente ad
enunciare l'inserimento nello Statuto della elezione diretta del
presidente senza intervenire in nessuna di quegli aspetti che
invece sono fondamentali, anche dal punto di vista
presidenzialista, voglio dire.
Se uno avesse voluto intervenire con autorevolezza in questa
materia avrebbe dovuto indicare al Parlamento nazionale una
struttura che in qualche modo fosse autocongruente, che avesse
una sua dignità anche sul piano giuridico. Io penso che in molti
rideranno quando questa nostra legge-voto arriverà al Parlamento
nazionale. Si chiederanno come mai questo Parlamento che si
atteggia spesso a difesa dell'autonomia siciliana poi, nel
momento in cui ha l'occasione per esercitare questo diritto
autonomistico, lo esercita in maniera così svilita. Noi stessi
viviamo una contraddizione cocente fra la difesa che facciamo del
carattere autonomistico del nostro Statuto e poi invece l'uso che
ne facciamo nel momento in cui dobbiamo esercitare questa
autonomia.
Si è visto, nel corso del dibattito, quale grande
contraddizione vi sia stata all'interno delle forze politiche
presenti in questa Assemblea, quale grande contraddizione fra una
manifestata volontà autonomistica e, invece, una pratica
centralistica che nei fatti si è spinta fino al punto di negare
il diritto a questa Assemblea di autodeterminarsi su una materia
così importante.
Non altrimenti si può leggere il tentativo che è stato fatto
da alcune forze politiche a livello nazionale di scavalcare il
dibattito di questa Aula e di portare a livello nazionale la
soluzione in forma sempre più autoritaria.
Altrimenti si sarebbe dovuto procedere, altro modo aveva
questa Aula per difendere lo Statuto autonomistico, le sue
prerogative autonomistiche. Io avrei compreso, signori deputati,
se quest'Aula avesse mirato ad affermare in questa occasione
ancora una volta, ancora di più, le proprie prerogative
autonomistiche. Se avesse proposto una legge che in qualche modo
decostituzionalizzava il principio dell'elezione del presidente
della Regione rimandandolo ad un meccanismo di legislazione
ordinaria, demandato anche questo all'Assemblea regionale
siciliana, allora avrei compreso, avrei compreso anche che in
quella occasione poi, quando si doveva intervenire con legge
ordinaria sulla materia, si fosse intervenuto anche nella
direzione che quest'Aula avrebbe autodeterminato, elezione
diretta del presidente? Bene. Perchè non stabilita con legge
ordinaria da questa Aula? Perchè inserita dentro lo Statuto?
Qual è l'obiettivo di questa manovra?
Allora si comprende bene che tutta l'intera operazione che
si sta portando avanti da un mese a questa parte ha soltanto un
obiettivo di tipo propagandistico in ossequio al clima
plebiscitario che si è formato nella nostra nazione.
Ho sentito, nel corso del dibattito, valutazioni che a mio
avviso non hanno nessun rilievo sul piano storico e nessuna
dignità sul piano politico. Si vorrebbe confondere la democrazia
con il presidenzialismo. Sono due concetti profondamente
diversi, diverso è il ruolo che il plebiscitarismo ha avuto nella
storia, diverso è il risultato in termine di partecipazione
democratica a cui portano le due forme di governo. Chi oggi
sostiene che l'elezione diretta del presidente della Regione, e
ieri sosteneva che l'elezione diretta del sindaco avvicina di più
il cittadino elettore alle istituzioni perché colma quello
spazio, quel vuoto che si era creato con la vita dei partiti, son
il ruolo dei partiti, commette una grande ingiustizia storica,
dimentica che lo squilibrio che si viene a creare nel nostro
ordinamento tra eletto ed elettore, lo squilibrio a favore
dell'eletto non consente quel controllo diretto di cui parlava
tanto l'onorevole Granata poco fa.
Non è vero che i Sindaci oggi sono chiamati a rispondere
direttamente delle loro responsabilità amministrative,
chiediamoci quanti sindaci se non una sparuta minoranza, quanti
sindaci non sono stati rieletti di quelli eletti la prima volta
con la legge 7, perché è ovvio che il sindaco eletto con quel
meccanismo detiene un potere, sbilancia un potere a suo favore
rispetto al cittadino non più equilibrato dallo strumento del
partito, sbilancia questo strumento a suo favore e lo utilizza
come un'arma di ricatto potentissima nei confronti di chi esprime
bisogni diretti e aspetta che questi bisogni vengano soddisfatti.
I sindaci vengono rieletti, i Presidenti della Regione
verranno rieletti con il limite delle due rielezioni se questa
Aula darà questa integrazione, ma ciò non cambierà la sostanza
delle cose, nella loro rielezione sta la perversione del
meccanismo che stiamo mettendo in atto, non è vero che il
collegamento diretto fra l'elemento burocratico del Governo della
Regione e il cittadino sia un passo avanti nei confronti della
democrazia, non dimentichiamoci che tutte le più grandi tirannidi
e noi in Sicilia in questo senso siamo stati antesignani, le
letture che mi si forniscono in questi giorni mi insegnano, noi
in questo senso siamo stati antesignani, rispetto ai percorsi che
sono stati fati nel resto d'Europa, credo che dovremmo a buon
avviso inserire un emendamento nella legge che stiamo per
approvare, per cui al presidente della Regione eletto con questi
meccanismi venga dato un nome aggiuntivo a quello proprio della
gens a cui appartiene.
Chiamiamoli Falaride, Terone, Gelone, Ierone, aspettiamo che
arrivi Dionigi a cacciare i punici da Palermo perché questo è il
destino che ci viene additato.
Altri confondono il presidenzialismo con la stabilità, altri
indicano nel presidenzialismo lo strumento per superare le
difficoltà in cui i Governi versano grazie agli appetiti dei
parlamentari, ebbene la stabilità in questa visione viene visti
come un feticcio, come un feticcio politico da accarezzare in
luogo degli strumenti programmatori, delle indicazioni di
sviluppo che in una Aula parlamentare devono essere individuati.
Ebbene le scelte strategiche sulle linee di sviluppo, quelle
sono il valore centrale attorno a cui devono ruotare le
istituzioni politiche , attorno a cui devono ruotare le
motivazioni politiche, la stabilità è soltanto una qualità delle
scelte politiche che si sviluppano, e poi si fa tanto dire che
quest'Aula non sta facendo altro che indicare una strada che il
paese vuole a furor di popolo, noi dimentichiamo che il
meccanismo maggioritario, i meccanismi uninominali sono già
presenti nei nostri ordinamenti e che hanno prodotto quei
disastri sul piano poi della moltiplicazione degli strumenti
partitici di cui parlava prima l'onorevole Forgione, allora
cerchiamo di comprendere un attimo cosa significa, quale è
l'obiettivo preciso di questo movimento referendario che
ulteriormente insiste a formare questo clima plebiscitario.
Davvero crediamo che l'eliminazione di 165 - 150 - quanti
saranno - deputati al Parlamento nazionale eletti con il metodo
proporzionale risolverà i mali storici del nostro ordinamento
parlamentare? Cambierà qualcosa quando in alcuni collegi saranno
eletti i secondi arrivati cioè quelli bocciati, cambierà qualche
cosa quando in qualche collegio due candidati riusciranno a
raggiungere accordi in modo tale che vengono eletti entrambi
perché questi sono i risultati a cui si arriverà quando questo
referendum dovesse passare.
Io non credo che chi ha promosso il referendum avesse
l'obiettivo di purificare, di mondare per così dire, dalla quota
proporzionale il nostro Parlamento. L'obiettivo è molto più
subdolo ed è molto più alto, cari colleghi. Ma è anche molto più
evidente, è molto più esplicito, lo faremo chiaramente durante la
campagna elettorale. Nessuno pensi che a furor di popolo quel
referendum ce l'ha in tasca. E' una battaglia che combatteremo
fino alla fine. L'obiettivo fondamentale non è la quota
proporzionale all'interno del Parlamento italiano ma è attaccare
alla radice il ruolo che la nostra Costituzione attribuisce ai
partiti. L'obiettivo è distruggere totalmente il partito come
soggetto di mediazione politica nella nostra società.
Ebbene, chi oggi fa queste scelte, chi si illude che
attraverso questi meccanismi si possa procedere o in maniera più
avanzata sulla strada della democrazia, o si possano attuare
quelle riforme che da tempo alcune forze politiche in questa Aula
auspicano, sappia fin da adesso che l'esito annunciato è
l'eliminazione ....
PRESIDENTE. Siamo andati molto oltre il tempo consentito
LIOTTA. Concludo, signor Presidente. L'ultima cosa che mi
preme sottolineare - se ho trenta secondi - signor Presidente, è
che in questo dibattito vi è stata una falsa divisione fra chi è
riformista e chi è conservatore. E devo dire che ho avuto grande
difficoltà in questo dibattito a cercare in me i caratteri del
conservatorismo. In me che ho pensato sempre alla modificazione
della società, al rinnovamento della società come un motore
essenziale, propulsivo dell'avanzamento sociale e civile. La
verità è quella che diceva prima l'onorevole Forgione: prevale
l'aggettivo, il processo riformatore. C'è gente qui dentro che
ritenendo appunto di dover prendere per dinamismo qualsiasi treno
che parte non si è chiesto in quale direzione e a quale stazione
finale porti quel treno. Sono ancora in tempo per guardare la
targhetta sul treno e vedere che non porta certamente in una
stazione che si chiama democrazia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo
1 che stiamo trattando è un articolo cardine di questo disegno di
legge perché il lavoro svolto dalla commissione Provenzano è
stato quello assolutamente positivo di superare la fase della
stagnazione che era quello di un dibattito sterile, lungo, per
molti aspetti dilatorio, superando tutte queste cose attraverso
un articolato che poi lasciasse all'Aula il compito di
articolarsi per una definitiva specificazione e quindi per
riempirlo anche del contenuto necessario alle determinazioni
conseguenti.
Non c'è dubbio, già vi è l'indicazione dell'elezione diretta
del presidente della Regione e quindi c'è già il
presidenzialismo. Ma viene lasciato assolutamente in una fase
successiva la determinazione per quanto riguarda, viceversa, il
sistema elettorale. Così come anche non viene definita la materia
delle incompatibilità. Ebbene, io credo che queste materie
lasciate alla valutazione dell'Aula, di un Aula che signor
Presidente non posso che rimarcare distratta, un Aula disattenta,
un'Aula vuota ...
FORGIONE. Tranne l'opposizione.
BUFARDECI. Parlerò anche del suo modo di fare opposizione,
onorevole Forgione, se mi darà il tempo.
PRESIDENTE. L'onorevole Forgione, rispetto a tutti gli altri
ha un grande vantaggio nella propaganda politica, che non solo
lui è bravo e quindi si fa la sua propaganda ma gli altri, nel
richiamarlo continuamente lo aiutano e lo amplificano.
BUFARDECI. Io corro questo rischio di fargli propaganda, ma è
una propaganda che serve anche a rimarcare alcune cose perché
quando il collega Forgione parla dell'opposizione
dell'opposizione, dell'unica forza di opposizione che c'è,
opposizione a questo Governo per quanto riguarda questo disegno
di legge, trascura il fatto che questo Governo c'è grazie a
Forgione ed ai colleghi di Rifondazione comunista che gli hanno
consentito uscendo dall'Aula di raggiungere la maggioranza dei 45
voti, che non era sufficiente perché non era la maggioranza
assoluta dei votanti.
SPEZIALE. Per fortuna, se no non ci sarebbe un governo
BUFARDECI. Per fortuna no, assolutamente, perché non è un
Governo che mi pare che faccia grandi cose, anzi. E peraltro
questo modo di fare opposizione addirittura citando in alcuni
casi, come ha fatto il collega Liotta, una serie di osservazioni
per la verità assolutamente incomprensibili come quelle che
riguardano a suo dire la mancanza di controllo sul sindaco,
tant'è vero che il sindaco quando si ripresenta, dopo la prima
volta che è stato eletto, viene rivotato a dimostrazione che
quindi questo controllo non c'è, francamente è un'articolazione
del ragionare un po' astrusa e suggestiva, perché credo,
viceversa, che, proprio attraverso quello strumento che è quello
dell'elezione diretta, il popolo ha assolutamente la possibilità,
alla fine, del rendiconto e dire: sì, questo sindaco e domani
questo Presidente della Regione ha bene amministrato o ha male
amministrato. E questo lo fa, ed io sono assolutamente favorevole
alla forma presidenzialista dell'elezione del Presidente della
Regione, perché peraltro trascurare quello che è sotto gli occhi
di tutti, quello che ha portato tristemente a situazioni
gravissime la nostra Regione siciliana significa tradire la
realtà.
Non c'è dubbio che tutto quello che è successo fino ad oggi
come sistema ha causato questi guasti: la mancanza di stabilità,
la mancanza di governabilità, la mancanza di autorevolezza sono
fatti gravissimi contro i quali noi dobbiamo necessariamente
muoverci e lo possiamo fare se modifichiamo il sistema.
L'onorevole Liotta poc'anzi diceva che ci stiamo
trastullando come una trottola, come se stessimo giocando. No. E'
grave che l'Aula non sia tutta presente per un dibattito per il
quale tutte le forze politiche ci siamo impegnate in campagna
elettorale a muoverci, per modificare quel sistema ed apportare
quel processo di riforme necessario. Perché quando parliamo di
autorevolezza, quando parliamo di stabilità e quando parliamo di
governabilità parliamo di elementi fondamentali di un governare
sano.
L'economia, l'occupazione sono conseguenze anche di un
governo autorevole, di un governo che possa essere stabile e
della governabilità che ne consegue.
Nel momento stesso in cui, viceversa, noi abbiamo vissuto in
Sicilia 52 governi in 52 anni, un governo l'anno, non vi è
stabilità non vi è programmazione, non vi è governabilità.
Laddove si è soggetti a quella che viene definita la
mediazione sterile dei partiti o a una lotta per uccidere i
partiti, bene, dico che se il partito è quello che ha causato
questo sistema con una mediazione esasperata anche per il
revisore dei conti o nel giochino a cui assistiamo in queste ore
per quanto riguarda le Commissioni e gli Uffici di Presidenza,
bene non è un bel partito quello, non è un bel sistema dei
partiti da difendere.
Occorre ben altro per modificare e per migliorare le
condizioni di questa Regione.
Allora dico che quel sistema dell'elezione diretta serve
perché l'autorevolezza la dà il popolo, la dà il cittadino, la dà
il suffragio universale e segreto, il Popolo siciliano.
La forza che ha quel candidato eletto a Presidente della
Regione è una forza che nessun'altra forma elettorale potrebbe
consentirgli. E' quella forza che consente anche di scardinare e
superare tutte quelle pastoie che troppe volte, anche adesso,
continuano a minare le fondamenta di un crescere democratico.
E non solo: nel momento stesso in cui questa forma di
elezione consente attraverso una squadra di soggetti chiamati a
essere assessori, a determinare quindi l'attività esecutiva di
questo Governo, con il potere di nomina e di revoca da parte del
Presidente della Regione, a mio avviso, facciamo un'altra cosa
positiva, perchè facciamo quello che serve per eliminare da
quest'Aula il partito che fino oggi ha impastoiato ulteriormente
e gravemente sempre il partito degli aspiranti assessori.
Non c'è ombra di dubbio che si avvera un meccanismo strano,
eletto un governo il minuto dopo, anche chi ha votato quel
governo ambisce inevitabilmente a diventare assessore e a
sostituirsi a chi ha votato.
Tutto questo ha comportato ed in buona parte continua a
comportare per la verità i ritardi per i quali tristemente la
nostra Regione vive il dramma finanziario e il dramma di crescita
che non c'è, nel senso che la nostra occupazione è la più alta
delle altre Regioni, nel senso che il nostro debito finanziario è
arrivato dove è arrivato, nel senso che non riscuotiamo quella
stima e quella fiducia che, viceversa, cerchiamo di meritare.
Allora io credo che quel sistema di eliminare questa
possibilità che il deputato faccia anche l'Assessore sia un bene
e garantisca anch'essa quella stabilità e quella governabilità,
perchè, ribadisco, l'autorevolezza deriva sempre dalla forma più
democratica che esiste e il popolo e la gente che a suffragio
universale vota e che dopo quattro anni saprà dire si o no a quel
progetto in quel rendiconto finale che si fa quando si è definito
un percorso del mandato che si è raccolto.
Credo che alla stessa maniera, questo serve per rafforzare
quello che ci vuole, cioè il bipolarismo, non se ne può più di
forme astruse in cui non si capisce bene da che parte si sta , in
cui attraverso formule e giustificazioni grottesche e spesso
veramente sull'orlo della farsa si sta al Governo, si cambia il
Governo, si ribalta, si giustifica, non si giustifica e tutto
questo sempre provocando un guasto nel rapporto di affezione che
la gente dovrebbe avere nei confronti delle istituzioni e sempre
provocando un guasto che poi è quello per cui la gente non va a
votare.
Io credo che questi capisaldi devono essere rimarcati nella
misura maggiore possibile, in questo primo articolo, per cui
quando abbiamo detto, io per primo, nella discussione generale,
che questo disegno di legge deve essere una legge per intero, non
deve essere una mezza riforma, perchè siamo ad un appuntamento
importante, ad un appuntamento con il quale noi dobbiamo
presentarci consapevoli della responsabilità che noi abbiamo
assunto quando in campagna elettorale, ciascuna forza politica si
è impegnata per riformare e la prima riforma non può che essere
che questa.
Facciamola senza alcuna pretesa di una maggioranza
precostituita, è una regola per eccellenza, senza nessuno che sia
consapevole di avere il verbo, ma con la consapevolezza che un
sistema che ci ha guidato fino ad oggi e che ha gestito questa
situazione fino ad oggi ha provocato 52 governi in 52 anni, ha
provocato tutto quello che sappiamo.
Lavoriamo, quindi, per apportare tutti quei correttivi
istituzionali, lavoriamo perchè effettivamente l'autorevolezza
del Presidente della Regione sia massima, e non sia vittima,
viceversa, di citazioni per le quali poi il Presidente di turno
passa e il burocrate resta, facciamo in modo che l'autorevolezza
sia piena perchè portata dal suffragio universale dei cittadini,
facciamo in modo che questi elementi aiutino a quella stabilità e
a quella governabilità che è necessaria, anche come processo di
crescita economico e sociale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'articolo 1 della legge, rifacendomi a una discussione che
già aveva affrontato l'Assemblea regionale nel corso del
dibattito generale, per fare sostanzialmente un richiamo ai
colleghi del Parlamento.
I primi interventi fatti hanno un sapore di un eccesso di
strumentalità. Si tenta a modificare posizioni che sono state
assunte da parte di forze politiche all'interno della commissione
Statuto, accusando altre forze politiche che in commissione
Statuto avevano sostenuto alcuni principi come l'incompatibilità
e il maggioritario, adesso di volere fare un gioco al ribasso.
In verità l'obiettivo che noi ci siamo proposti, come
democratici di sinistra, nell'ambito della coalizione del Governo
e nell'ambito del Parlamento, è quello di arrivare rapidamente
all'approvazione del disegno di legge voto, in primo luogo per
dare prestigio e autorevolezza all'Assemblea regionale siciliana.
I nostri colleghi sanno che è in corso in questo momento un
dibattito all'interno della commissione Affari istituzionali. Che
questo dibattito è stato preceduto all'interno della Bicamerale,
e che questo dibattito investe la possibilità di modifica della
elezione diretta del Presidente delle Regioni a statuto
ordinario, e che è stata avviata una discussione che interessa
anche le regioni a statuto straordinario o speciale.
Noi non possiamo quindi, onorevoli colleghi, non essere
presenti all'interno di quel dibattito e non possiamo non esservi
con la forza di un voto che deve travalicare i confini della
logica di maggioranza.
Noi non abbiamo voluto qui, in ogni caso, insistere sulle
nostre posizioni. Abbiamo cercato di trovare un terreno di
mediazione possibile, questo terreno di mediazione possibile
vogliamo estenderlo partendo dalla maggioranza alle altre forze
politiche parlamentari, sia del Polo che ad altre forze politiche
presenti.
Se i termini della discussione sono questi, e se i termini
della discussione non vengono catalizzati da una inutile e
sterile polemica di principio, e si va al merito delle questioni,
io voglio ricordare ai colleghi del Polo e di Forza Italia, il
lavoro saggio e ragionevole svolto dal presidente, onorevole
Provenzano, che ha prodotto un testo che era il frutto di una
mediazione possibile in quel momento e che aveva la
preoccupazione di potere portare su quel testo la stragrande
maggioranza dei deputati presenti in Aula. E' la stessa
preoccupazione che muove noi come partito; è la stessa
preoccupazione che muove il gruppo dei Democratici di sinistra.
Noi abbiamo tentato una mediazione interna alla maggioranza.
Mi sembra finanche logico che un partito di maggioranza relativa
tenti una mediazione con i partiti della maggioranza, e abbiamo
portato il livello della discussione allo stesso livello al quale
è arrivata la discussione all'interno della Bicamerale prima, e
sta andando all'interno della commissione Affari istituzionali.
Onorevoli colleghi, c'è un mio emendamento che afferma
l'elezione diretta del Presidente della Regione, che da il potere
di revoca e di nomina degli assessori, che demanda a legge
ordinaria la possibilità di affrontare l'eventuale questione
della legge elettorale e della incompatibilità. Su questo
emendamento abbiamo raggiunto un accordo della maggioranza.
Stiamo qui a discutere; vogliamo sapere quali sono le obiezioni
di merito, perchè le obiezioni sollevate questa sera da parte dei
deputati del Polo, alcune hanno carattere strumentale, altre sono
profondamente deboli.
Ci sono tre disegni di legge in questo momento presentati
nella commissione Affari istituzionali: uno a firma dell'UDR; uno
a firma del Polo e di Forza Italia, l'altro a firma dei deputati
democratici di sinistra. Nessuno dei tre disegni di legge prevede
che venga costituzionalizzato il principio della incompatibilità.
Nessuno dei tre disegno di legge prevede che possa addirittura
essere fatto con norma costituzionale il modello di voto: se
maggioritario, proporzionale o quant'altro. Questa è la
discussione: tutti e tre i disegni di legge prevedono di
trasferire alle competenze statutarie delle regioni ordinarie o
alle leggi ordinarie delle regioni ordinarie la possibilità di
fare con norme proprie sia le questioni riguardanti la
incompatibilità sia le questioni riguardanti il maggioritario o
comunque le forme di legge elettorale. Dov'è la differenza tra il
testo presentato da noi, sottoscritto da me, e il testo
presentato dall'onorevole Provenzano?
Amici e colleghi deputati del Polo, onorevole Alfano, qual è
la differenza tra il testo presentato da noi e quello presentato
dall'onorevole Provenzano? La differenza è che noi diamo il
potere di revoche di nomina cioè un avanzamento progressivo
dell'impianto rispetto a quel testo che noi pensavamo dovesse
essere apprezzato positivamente da parte delle forze del Polo e
io spero che se si esce dai strumentalismi vari le forze del Polo
affrontino nel merito la questione, mi auguro che possano
convergere sulla base di questo emendamento che è all'esame
dell'Aula, che contiene elementi di equilibrio, che punta ad
avere una larga convergenza che possa dare forza di
interlocuzione all'Assemblea regionale nei confronti del
Parlamento nazionale.
Tutto il resto è inutile e sterile propaganda. Nessuno di
noi è disposto più di tanto ad accettare la sterile propaganda
perchè ciascuno di noi mantiene le proprie opzioni di principio;
io personalmente sono sostenitore del principio maggioritario, mi
sono battuto, per esempio, dentro quest'Aula contro quanti hanno
voluto mettere mano alla controriforma per l'elezione diretta dei
sindaci, a quanti comunque, secondo me, hanno voluto ingessare
con quella controriforma i sindaci comunque a maggioranze
precostituite. Non si può quindi avanzare un'opzione di carattere
di principio, noi siamo tra quelli che nel caso in cui si dovesse
andare al voto per il maggioritario con il referendum, non perchè
siamo alle teorie pebliscitarie, noi siamo tra quelli che
sosterranno quel voto a sostegno del referendum. Ma non centra
niente questo con la nostra funzione politica e di parlamentari,
sono altre questioni. Non vengono affrontate le questioni di
principio all'interno di un composito disegno di legge, le forze
politiche hanno il compito di mediare, di mettere assieme
differenti culture pur di arrivare a regole che riguardano tutti.
Quindi la polemica sterile e la propaganda inutile non
servono a nessuno. Per questo noi facciamo un invito al senso di
responsabilità, in primo luogo, del Presidente Provenzano.
Onorevole Provenzano Lei ha svolto una funzione positiva, noi
riteniamo che Lei anche nel corso dei lavori di quest'Aula e nel
corso della discussione sugli emendamenti debba continuare a
svolgere questa funzione. Siamo tra quelli che abbiamo già
dichiarato fin da subito che siamo perchè si vada alla proroga
della Commissione per lo Statuto e riteniamo che per il lavoro
particolarmente svolto da Lei noi non avremmo nessuna difficoltà,
riconoscendogli questo merito a potere fare in modo che Lei
continui a svolgere da una posizione autorevole questa funzione.
Questo è il modo dialogante con cui noi vogliamo discutere
con le forze del Polo, se poi qualcuno vuole trincerarsi in
un'inutile battaglia di barriera perchè è orfano di qualche
posticino di governo, questa è misera cosa, rispetto al progetto
ambizioso che noi abbiamo di riformare la Regione e di dare una
forma di governo che sia adeguata ai tempi moderni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Croce. Ne ha
facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io continuo nel
mio ragionamento che oltre tutto è del mio partito di Forza
Italia. E' un ragionamento a favore del maggioritario. Debbo
subito dire che ho trattato questo argomento nella discussione
generale, e l'ho affrontato nei termini stabiliti da una nuova
impostazione che si vuole dare a questa Regione. Quindi la
possibilità di dotare la Regione di strumenti che consentono la
governabilità e di ottenere poi risultati a favore della
collettività.
Quindi questo ragionamento che dopo l'intervento
dell'onorevole Speziale si colloca nell'area del Polo, proprio
del Polo, ci tengo a chiarirlo, e si differenzia dalle cose che
diceva l'onorevole Speziale proprio perchè noi abbiamo tre
paletti e su questi tre paletti non rinunceremo.
L'articolo 1 e quindi l'elezione del Presidente della
Regione eletto direttamente dal popolo, la questione
dell'incompatibiità che vedremo più avanti, ma che comunque per
noi è centrale, la questione dello scioglimento.
A mio avviso, a nostro avviso, mi pare di interpretare anche
un sentimento comune nel Polo, il Polo fa chiarezza su tutta la
linea in maniera chiara, perfetta, in chiave omogenea e debbo
dire interpreta un sentimento che non è più sicuramente solo dei
siciliani ma è un sentimenti degli italiani, quello di voltare
pagina , quello di dotare le istituzioni di strumenti di
governabilità.
E allora ecco perchè io sono favorevole al maggioritario,
ecco perchè io sono favorevole all'incompatibilità, ecco perchè
io sono favorevole allo scioglimento dell'Assemblea nel momento
in cui le cose non funzionano.
Quindi il Presidente della Regione, eletto dal popolo, è a
garanzia della governabilità e quindi della possibilità di dare
una spinta ai problemi, la vicenda che abbiamo, che ho avuto modo
di osservare con i famosi ribaltoni, non è certamente una vicenda
che può essere così allontanata, e i cittadini debbono sapere, e
i cittadini debbono seguire cosa fanno i parlamentari, e quindi
questo scenario che ormai abbiamo davanti, è tutta chiara la
questione, da una parte c'è chi vuole innovare , c'è chi vuole
rappresentare veramente gli interessi della collettività,
dall'altra parte c'è tanta confusione e, mi consenta l'onorevole
Forgione, ogni volta che parla credo che sente la puzza sotto il
naso di cadaveri perchè il proporzionale, caro onorevole
Forgione, non è più, non appartiene più all'attuale momento
politico che stiamo vivendo, il proporzionale è una cosa chiusa,
una cosa ormai da mettere fuori dal ragionamento complessivo, il
proporzionale oggi ha dato semplicemente la possibilità
all'onorevole Capodicasa di divenire il Presidente della Regione.
La questione che abbiamo davanti, quindi, deve fare
riflettere tutti, non come dice l'onorevole Speziale, che ci
stiamo prendendo in giro, non so a chi si riferisce quando parla
e usa questo linguaggio, noi abbiamo fatto chiarezza su tutta la
linea e continueremo fino in fondo a difendere una posizione e
non a decostituzionalizzare, ma costituzionalizzare, noi
desideriamo inserire nello Statuto i tre punti fondamentali che
sono poi stati qui punti centrali nel dibattito, il Presidente
della Regione eletto direttamente dal popolo e l'incompatibilità.
Si faccia chiarezza su questa vicenda, ed è bene che tra di noi
viene fuori anche la possibilità di determinare proprio questa
svolta per dimostrare ai cittadini che siano persone serie,
persone che guardiamo avanti, non voglio dire che i parlamentari
che voteranno diversamente non sono persone serie, ma voglio
semplicemente sottolineare l'importanza di questo argomento,
l'importanza di dare strumenti a questa Regione, che servono alla
stabilità di governo, stabilità di governo significa
programmazione, significa risolvere i problemi, significa avere
un Esecutivo in grado di potere andare avanti e non certamente
come abbiamo avuto modo di capire in questi ultimi giorni
dall'attuale Esecutivo.
Mi consenta il Presidente della Regione: c'è troppa
confusione nel suo Esecutivo, vi sono troppe dichiarazioni le une
in contrasto con le altre e questo non significa buon governo,
questo significa che non c'è la "bussola", non c'è l'obiettivo da
raggiungere e quindi questa confusione che i cittadini non
accettano e vogliono eliminata si può eliminare soltanto
attraverso il maggioritario.
E, allora, l'ho detto prima e lo ripeto questa sera qui, e
mi rivolgo soprattutto a quei parlamentari ... no, onorevole Di
Martino, io so che lei è un proporzionalista e quindi non parlo
con lei, la Sua è una visione antica che ripropone puntualmente
ad ogni dibattito e quindi la rispetto, però oggi bisogna
modificare qualche cosa se si vuole veramente rispettare il
popolo e mi rivolgo al popolo, i cittadini che ora viaggiano
verso situazioni diverse rispetto al passato ed hanno ragione e
se passa il referendum, come sono sicuro che passa (io sono un
sostenitore), voi vedrete che saremo travolti, ci sarà più
dell'ottanta per cento della popolazione che voterà a favore
dell'eliminazione della quota proporzionale e questo è un segnale
importante: dobbiamo recuperare un rapporto anche tra di noi,
dobbiamo recuperare un rapporto con le istituzioni, dobbiamo
guardare le istituzioni come qualche cosa di buono e non come
qualche cosa da mettere fuori perchè ognuno ne approfitti.
Quindi questa sera, caro Presidente, io rivolgo all'Aula ed
a quei parlamentari che ancora non hanno avuto la possibilità di
intervenire di farlo, di dichiarare a quale posizione
appartengono e spero che alla fine si convinceranno che il
maggioritario oggi diventa un punto fondamentale per la vita
delle istituzioni democratiche.
Quindi, se si vuole veramente guardare ad una prospettiva,
ad un governo stabile, ad una programmazione seria e corretta
bisogna andare avanti su questa linea. Come Forza Italia abbiamo
avuto il merito, e quindi anche altri partiti del Polo, di
portare al dibattito una legge. L'ho detto l'altra volta: non è
completa, vi sono delle situazioni che bisogna superare però
questo merito, mi sia consentito, e nella persona anche
dell'onorevole Provenzano, va verso Forza Italia, va verso i
partiti che hanno un legame profondo nella società.
Io guardo l'onorevole Silvestro e sono con lui perchè sono
d'accordo con lui quando dice che il maggioritario ormai è il
punto centrale di tutta l'operazione che bisogna fare qui, in
questo Parlamento, ma non sono d'accordo sulla seconda fase
perchè la seconda fase può essere soltanto un imbroglio, perchè
c'è chi pensa di inserire già emendamenti che possono poi
modificare addirittura l'elezione del presidente della Regione
eletto direttamente dal popolo, c'è chi pensa a creare imbrogli,
c'è già chi pensa ad adottare chissà quali misure per potere
eventualmente rinviare la possibilità di questo disegno di legge.
Noi siamo, invece, per continuare la nostra battaglia, siamo
per un maggioritario che fa chiarezza, per un maggioritario puro
e dico un maggioritario che poi con una legge ordinaria, come si
dice, può anche passare attraverso i collegi e quindi una visione
diversa rispetto alle questioni, ai "tatarellum" che non servono.
Quindi, amici miei, i cittadini ci guardano e ci guardano
perchè vedono in noi, in questo momento, la difficoltà di
pervenire ad un disegno di legge che fa chiarezza su tutto. Noi
dobbiamo, invece, rispondere ai cittadini e rispondere significa
trovare tutti insieme la forza per tirare fuori una legge che ci
consenta la possibilità di dettare tre punti, che sono quelli che
io ho annunciato prima: presidente eletto direttamente dal
popolo, incompatibilità assoluta e scioglimento dell'Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
facoltà
MARTINO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
regione, onorevoli colleghi, io conterrò al massimo questo mio
intervento anche perchè non voglio essere nè inutilmente nè
utilmente polemico. Tuttavia, devo dire che questa vicenda della
legge voto, che si iscrive in una vicenda più complessiva del
nostro Paese, in una fase della politica del nostro Paese, mi
ricorda sempre più di frequente un film, un bel film che riusciva
a rendere con profonda forza l'idea di un momento della vita
della nostra Nazione. Mi riferisco ad "Una giornata particolare".
Un film in cui le solitudini individuali di due emarginati, in
qualche misura, si stagliavano drammaticamente sullo sfondo di
una nazione che ciecamente applaudiva. Il film si svolge a Roma
in una giornata in cui c'è una grande adunata oceanica. E lì,
questo senso di solitudine, questo senso di emarginazione, di
fronte a chi applaude, probabilmente senza capire e comunque
senza riflettere, è reso in maniera veramente mirabile.
E' questa sensazione, signor Presidente, onorevoli colleghi,
che io sento sempre più spesso. Sarei un ingenuo se non
avvertissi - e credo con me molti altri - che stiamo vivendo -
molti di noi che la pensano in questo modo - una fase che è una
fase di sconfitta. Sarei un ingenuo se non riconoscessi che
questa è una sconfitta. E' una sconfitta soprattutto per una
visione della politica, per una visione della democrazia che sarà
anche vecchia - io non mi spavento di essere considerato vecchio
- ma che tuttavia, ritengo, abbia svolto e potrebbe ancora
svolgere un ruolo importante nella crescita del nostro paese
nonostante i limiti, le storture, i difetti che si sono
determinati.
Non è il momento e non è neanche il caso di considerare con
attenzione che cosa ha significato la vicenda della costruzione e
dello sviluppo e dell'affermazione dei grandi partiti di massa in
questo Paese; e, tuttavia, io credo che molti dei colleghi che
sono in questa Aula farebbero bene a riflettere per capire i lati
positivi e i lati negativi di questa vicenda, vicenda che, tra
l'altro, credo abbia visto moltissimi di noi, tutti noi,
protagonisti all'interno di quegli stessi partiti. Quindi, una
autocritica sarebbe quanto meno opportuna.
Del resto, io ho una visione laica della politica e, direi,
della storia. Non ho valori assoluti e ritengo che
l'assolutizzazione di ogni valore, che non sia un valore di fede,
cosa che mi manca, ahimè, è comunque un elemento rischioso e
certamente in grado di allontanare da una capacità di
comprensione della realtà qualsiasi valore assoluto, in quanto
tale, di valutare correttamente la realtà. Figuratevi dunque se
posso essere appagato dal mito presidenzialista che tanto spesso
e tanto male ho sentito ripetere in questi giorni, in questi
mesi, in questi ultimi anni, e non solo in questa Aula e dai miei
colleghi dell'Assemblea regionale. E' un mito e come tale
dovrebbe essere di per sè valutato in maniera critica. Riportato
a quello che è.
Onorevoli colleghi, io potrei ricordare a me stesso come la
concentrazione dei poteri nelle mani di una sola persona abbia
avuto in determinati momenti della storia di questa nostra Europa
una funzione altamente positiva. Per citare un solo caso nel
momento in cui la borghesia francese era ancora troppo debole per
atteggiarsi a classe rivulozionaria e conquistare il potere il
suo ideologo Voltaire riteneva che fosse indispensabile una
monarchia assoluta, di un sovrano assoluto ma illuminato perchè
attraverso il potere dell'uno era possibile, secondo Voltaire,
fare passare, costruire le esigenze di quella classe di cui egli
esponeva le necessità.
Tuttavia questo non ci esime dal considerare che viviamo in
una realtà certo profondamente diversa, una realtà che ha
conosciuto non solo la costruzione dei grandi stati parlamentari
ma che ha conosciuto anche la vicenda drammatica ma fondamentale
anche sul piano della vita democratica della crescita e
dell'affermarsi del conflitto di classe. Tutto questo credo
dovrebbe insegnarci almeno a guardare con una certa attenzione,
non dico diffidenza, l'imitazione di modelli che non appartengono
nè al nostro Continente nè alla cultura del nostro Paese. Troppo
spesso sento richiamare la bontà del modello americano e più in
generale del modello anglosassone che per la verità è diverso da
quello americano, che è un modello arcaico, certamente nella
forma in cui oggi sopravvive largamente superato come credo
stiano dimostrando le vicende tragicomiche del cosiddetto
sexy-gate che rispecchia badate la difficoltà di un sistema
vecchio ad adattarsi ad una evoluzione nuova.
E' un modello in cui la concentrazione dei poteri può provocare e
provoca gravi distorsioni ed è comunque, ripeto, un modello
estraneo alle nostre tradizioni europee.
Tutto questo è solo una parte delle tantissime cose che
potrebbero dirsi ed io non ho alcuna intenzione di ricordare a
me, più che a voi, cose che sono certamente notissime. Voglio
soltanto ritornare a ribadire che le affermazioni apolittiche
della necessità del modello presidenzialista sono assolutamente
insufficienti a convincermi. Un ragionamento che, purtroppo, non
ho sentito neanche in questa Aula sarebbe certamente assai più
idoneo, anche se le mie idee sono certo radicate e non facilmente
modificabili.
Tuttavia, signor Presidente, onorevoli colleghi, io capisco
che questa mia è una battaglia di retroguardia in questo momento,
è una battaglia difficile e però non posso piegarmi ad accettare
principi nei quali non credo e di cui non sono convinto.
Qui scendo al piano più immediatamente politico legato alla
vicenda di questa legge-voto che è uscita formulata dalla
Commissione Statuto in una forma assai insoddisfacente, se
volessi davvero, da convinto antipresidenzialista quale sono,
impedire l'applicazione del principio presidenziale, io vi direi
di approvare senza alcun emendamento il testo uscito dalla
Commissione Provenzano, perchè sarebbe la migliore garanzia della
impossibilità di applicarlo e, tuttavia, questo principio è una
esigenza che è espressa dalla stragrande maggioranza di questa
Assemblea.
Io mi rendo conto che, nonostante il mio voto contrario a
questa parte dell'articolo in cui è formalizzato il principio, il
principio stesso passerà. Non è una cosa scandalosa perchè le
riforme, sopratutto le grandi riforme, sono il patrimonio di
tutte le forze politiche e quindi su questo non credo che si
possa dire che io possa chiedere che la maggioranza rifiuti
quello che è un principio che essa sente come proprio, non lo
voterò e tuttavia mi pare assolutamente legittimo che altri di
più parti politiche lo facciano.
Tuttavia la sola affermazione del principio, onorevole
Presidente, non può essere l'unico elemento che sta nel disegno
di legge-voto, bisogna introdurre, si può se si deciderà così,
introdurre nello statuto il principio, ma bisogna anche
prevedere, ed è norma di ragionevolezza non di necessità politica
soltanto, bisogna prevedere anche la possibilità come credo sia
previsto d'altronde in un emendamento firmato dall'onorevole
Speziale la possibilità che nelle stesse modalità e con lo stesso
quorum necessario all'approvazione della legge che regola le
modalità di elezione del Presidente della Regione,
l'incompatibilità e tutti gli altri elementi che non sto qui ad
elencare, allo stesso modo sia possibile eventualmente in un
successivo momento modificare il principio stesso.
Questo io chiedo formalmente alla maggioranza della quale in
qualche modo faccio parte perché lo ritengo elemento essenziale e
fondamentale. Elemento senza il quale, davvero, non per una
astratta questione di principio, ma per una esigenza politica io
non mi sentirei di continuare a fare parte di questa maggioranza.
Non è una richiesta che ritengo eccessiva perché si tratta di
lasciare aperta una possibilità riaffermando come viene richiesto
il principio ma consentendo d'altronde che da questo principio
qualora laicamente se ne sperimentasse o l'impraticabilità o i
cattivi esiti sia possibile uscire nello stesso modo, non in un
modo più aggravato rispetto a quello con il quale siamo entrati
in questo principio.
Questo mi pare elemento essenziale.
Ho visto alcune parti dell'emendamento dell'onorevole
Speziale che sono superflue rispetto alla formulazione che
demanda la legge regionale, il regolamento dei rapporti tra
Assemblea e Presidente e anche queste parti che aggiungo e
determinano già da ora elementi connessi con la presentazione
della mozione di sfiducia, io ritengo debbano essere tolte perché
inutili e addirittura dannose in quanto potrebbero al di fuori di
un ragionamento complessivo che solo può risolvere i problemi
potrebbero predeterminare soluzioni che sarebbe poi difficile
modificare.
Ecco, entro questi limiti io voglio sia chiaro che mi
esprimerò nel senso di un voto contrario all'articolo della legge
che introduce il principio, ma mi asterrò o comunque non troverò
assolutamente negativo il fatto, negativo per la tenuta della
maggioranza, che questo disegno di legge sia approvato. Tuttavia,
torno a chiedere e lo chiedo alla maggioranza, perché di essa io
faccio parte, torno a chiedere che quei punti che ho indicato
siano dei punti che vengano tenuti fermi perché toccano una
questione che riguarda la democrazia e come tale è una questione
per me irrinunciabile.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
generale sull'articolo 1.
Ai sensi dell'articolo 83, ha chiesto di parlare l'onorevole
Alfano.
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ritenuto
opportuno non chiedere la parola sull'ordine dei lavori prima
dell'avvio della discussione generale sull'articolo 1 del disegno
di legge-voto proprio per consentirne il regolare svolgimento, ma
adesso sento il dovere di intervenire per manifestare
l'inquietudine e il disagio mio personale e del gruppo
parlamentare che rappresento per il comportamento del Governo
nella vicenda che si è svolta ad inizio di seduta riguardante la
trattazione di alcune mozioni regolarmente fissate per oggi
all'ordine del giorno.
Vi erano mozioni di intrinseco contenuto politico, e anche a
volere fare uno sconto al comportamento del Governo stralciando
dal ragionamento quello sulla situazione finanziaria della
Regione, laddove si è convenuto con l'Assessore al Bilancio di
accorparne la discussione con la discussione che si svolgerà sul
disegno di legge per quanto riguarda il mutuo, rimane gravissimo
il comportamento di un Governo che ritiene di non discutere
alcune mozioni, a parte quella sulla situazione finanziaria della
Regione, quella sulle nomine in enti di pertinenza della Regione
oppure quella sul concorso per i forestali o quella sulle aree
naturali protette. Ho sentito citare poc'anzi dall'onorevole
Martino, che di questa maggioranza fa parte, Voltaire. Io mi
chiedo se non sarebbe il caso di rileggere il 'Trattato sulla
tolleranza' di Voltaire. Ho visto con tristezza che si è adeguato
a questo comportamento di intolleranza del governo anche
l'onorevole Forgione che oggettivamente continua a sostenere
questa maggioranza in Aula.
Noi riteniamo che quel che si è verificato sia un fatto
gravissimo che rappresenta precedente anche nei rapporti tra
maggioranza e opposizione perché se non si può ad ogni piè
sospinto invocare alti principi di dialogo istituzionale e subito
dopo mortificare le opposizioni su questioni di rilevantissimo
interesse politico sulle quali, per esempio quello delle nomine,
il governo Drago e nella fattispecie l'assessore Croce si
sottopose a mozioni in questa Aula.
Noi crediamo opportuno che il Governo prenda una immediata
posizione sulla trattazione di alcune mozioni a contenuto
politico sulle quali vi era l'antefatto consumatosi a dicembre di
un ritiro di ordine del giorno da parte del gruppo parlamentare
di Forza Italia. Riteniamo che queste siano questioni di
principio essenziali sulle quali il Governo ha il dovere di
spendere più di una parola.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, io
non capisco l'atteggiamento e il tono dell'intervento
dell'onorevole Alfano su una materia che francamente non credo
meriti il tono e l'atteggiamento che egli ha tenuto visto che fa
prassi dell'Assemblea e anche da Regolamento quanto questa
stamattina è avvenuto, presente l'onorevole Piro per il Governo.
SI sa che la fissazione delle date per la trattazione delle
mozioni normalmente, tranne che per casi eccezionali, diciamo che
hanno una urgenza oggettiva, venga demandata alla Conferenza dei
capigruppo perché se la logica fosse quella di decidere le date
volta per volta, siccome l'ultima mozione da voi presentata, dal
gruppo da lei rappresentato onorevole Alfano, porta il n.
291...Noi nel frattempo ne abbiamo già depositato ben 300 che
aspettano di essere trattate da questa Aula ...
FORGIONE. Le avete tutte fotocopiate dalla scorsa legislatura.
CAPODICASA, Presidente della Regione. E siccome si sa che il
demandare alla Conferenza dei Capigruppo ha esattamente il senso
di selezionare le priorità all'interno di una massa di atti
parlamentari che giustamente il Parlamento produce ma che non
hanno tutte la medesima urgenza e la medesima impellenza. E la
Conferenza dei Capigruppo decide, concordemente, quali sono le
mozioni da sottoporre immediatamente a discussione e quali invece
trattare secondo tempi che il Parlamento si dà.
Nel caso specifico parliamo noi di una mozione sulla
situazione finanziaria che non abbiamo nessuna obiezione a
trattarla, onorevole Alfano. Lo abbiamo detto precedentemente, lo
confermiamo. L'unico problema che poniamo è che trattandosi di
una materia che affronteremo nelle prossime ore cioè quella della
situazione finanziaria attraverso un disegno di legge ...
BUFARDECI. Era stato detto che andava bene su questo.
CAPODICASA, presidente della Regione. Esattamente, quindi
questa mozione con l'accordo peraltro dei presentatori aveva
trovato una soddisfacente risposta.
La seconda riguarda la questione delle nomine su cui abbiamo
discusso una intera giornata poco tempo fa e sulle quali nomine
proprio ieri ho dato informalmente conto del comportamento del
Governo a seguito della mozione allora discussa che poi non venne
posta in votazione.
Ho detto, e lo confermo oggi ufficialmente all'Aula, che
abbiamo avuto dagli uffici l'elenco delle nomine sospese
attraverso quell'atto che abbiamo compiuto in Giunta solo pochi
giorni fa e non abbiamo avuto materialmente il tempo, perché
francamente è così e credo lo si possa riscontrare, di potere
fare l'esame che ci eravamo impegnati a fare a seguito di quel
dibattito d'Aula a cui abbiamo partecipato.
Quindi non c'è motivo di ricominciare una discussione che
porterebbe al medesimo risultato di quella discussione perché noi
riconfermeremmo esattamente quello che abbiamo affermato in
quella occasione.
Una mozione non è possibile trattare perché mi pare che il
Presidente dell'Assemblea l'ha assimilata ad una mozione di
sfiducia, quindi avrebbe un percorso diverso.
L'ultima mozione che rimane è quella relativa allo
spostamento dei termini relativo al concorso dei 'forestali', che
alla data di oggi nessuno è in grado di dire, perché sono in
corso di arrivo le richieste tramite posta perché così prevede il
bando, quindi non sapremo in tempi rapidissimi l'esatto ammontare
delle richieste di partecipazione al concorso e pertanto non è
possibile stabilire - non so se poi sarà possibile farlo quando
avremo il numero complessivo, ma oggi di sicuro no, e neanche nei
prossimi giorni - qual è il numero, l'ammontare complessivo delle
richieste di partecipare al concorso e quindi determinare i
tempi, lo spostamento dei termini che viene proposto.
Quindi, onorevole Alfano, io capisco che ci può essere
un'esigenza di discutere una o l'altra questione secondo
l'urgenza che ognuno di noi può autonomamente giudicare. Però
riterrei più giusto che l'urgenza venga discussa nella sede che
il Regolamento stabilisce essere quella giusta, che è quella
della Conferenza dei capigruppo, a meno che non ci sia qualcuna
di questa che concordemente viene considerata prioritaria, di
ineludibile priorità.
Per cui, fermo restando che non abbiamo niente da obiettare
al fatto che si trattino le mozioni secondo il Regolamento e le
procedure, noi confermiamo che diamo questo riscontro alle
obiezioni poste dall'opposizione, ma ovviamente non ne
condividiamo sicuramente le argomentazioni ed il tono.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'Assemblea terrà seduta
giovedì, 28 gennaio 1999, alle ore 11.00, con il seguente ordine
del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 289 - Anticipazione dei termini previsti per la pubblicazione
dei nominativi selezionati e conclusione dell'iter relativo
al concorso per 'forestali' in Sicilia.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che l'Assessorato Agricoltura e Foreste ha bandito
un concorso pubblico per 357 posti di Guardia
forestale, prevedendo come termine ultimo per la
presentazione delle domande la data del 23.1.1999;
CONSIDERATO che il predetto concorso ha ingenerato grandi
attese, determinando un'ingente quantità di domande
di partecipazione che sembrano attestarsi intorno al
numero delle 60.000;
ATTESO che la possibilità di dare occupazione a 357 giovani,
nella già precaria situazione occupazionale in
Sicilia, debba cogliersi nel più breve tempo
possibile;
RITENUTO che per la verifica dei punteggi minimi utili a
superare la preselezione è stato previsto un sistema
di lettura ottica, rapido ed efficace;
RILEVATO che la data del 25.9.99, fissata per la
preselezione, risulta inspiegabilmente lontana e
tale da spostare la definizione del concorso di
circa un anno, innescando in questo periodo solo
aspettative e ritardando pesantemente l'adeguamento,
in termini di organico, di un comparto da tempo
insufficiente,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad anticipare il termine previsto per la
preselezione entro e non oltre tre mesi a partire da
oggi ed a concludere l'iter concorsuale entro sei
mesi dalla data del 23 gennaio 1999. Quanto sopra
esposto, al fine di evitare che il protrarsi delle
procedure concorsuali dia adito a legittime
preoccupazioni circa le strumentalizzazione
politiche e le speculazioni elettorali che, in
prossimità della campagna per le elezioni europee,
potrebbero esercitarsi sui partecipanti al concorso.
(21 gennaio 1999)
BENINATI - LEONTINI -
ALFANO - FLERES - CROCE
N. 292 - opportune iniziative per scongiurare l'accorpamento della
sezione distaccata dell'Ufficio servizi sociali per minori
di Ragusa con quella di Siracusa del Tribunale di Catania.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- si profila l'accorpamento della sezione distaccata
di Ragusa dell'Ufficio servizi sociali per minori
del Tribunale di Catania con quella di Siracusa;
- in un momento così grave per l'ordine pubblico
nella provincia di Ragusa, e in particolare a
Vittoria, teatro della sanguinosa strage del 2
gennaio 1999, la chiusura dell'ufficio anzidetto
comporterebbe delle notevoli difficoltà per i
familiari dei minori coinvolti in vicende penali che
sarebbero costretti con gli assistenti sociali,
costretti, a loro volta, a diradare la loro presenza
nel territorio ibleo;
- appare doveroso ed indispensabile, in una
provincia come quella di Ragusa, caratterizzata,
negli ultimi tempi, da una recrudescenza della
criminalità minorile coinvolta anche in gravissimi
fatti di sangue, potenziare i servizi sociali per
prevenire i fenomeni delinquenziali;
- il paventato accorpamento della sezione distaccata
di Ragusa dell'Ufficio servizi sociali per minori
con la sezione di Siracusa comporta, in questo grave
momento di emergenza criminale, un evidente
indebolimento delle strutture sociali nella
provincia di Ragusa e nella città di Vittoria, con
notevoli vantaggi per chi dal disagio minorile
ricava manovalanza per i crimini più efferati,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a promuovere opportune iniziative presso il Ministro
di Grazia e Giustizia per scongiurare l'annunciato
accorpamento dell'Ufficio servizi sociali per minori
di Ragusa con quello di Siracusa.
(26 gennaio 1999)
LA GRUA - SCALIA - STANCANELLI -
TRICOLI
N. 293 - Opportuni interventi nel settore dell'energia elettrica al
fine di evitare lo smembramento dell'ENEL in una pluralità
di società.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO che:
- già nella seduta n. 72 del 14 aprile 1997,
l'Assemblea ha approvato un ordine del giorno (n.
68) contro lo smembramento dell'Enel SpA in più
società proposto dalla commissione consultiva
nominata dal Ministro dell'industria per la
liberalizzazione del mercato elettrico;
- nella seduta del 10 novembre scorso, il Consiglio
dei Ministri ha deliberato l'approvazione dello
schema di decreto legislativo recante la prima
attuazione della Direttiva europea 96/92 e che tale
schema contiene molti elementi del documento della
suddetta Commissione;
- detto schema è, in questi giorni, all'esame delle
competenti Commissioni della Camera dei Deputati e
del Senato della Repubblica, chiamate ad esprimere
il proprio parere;
RITENUTO che:
- lo schema di decreto non si esprime sulle opzioni
di fondo cui la scelta del modello organizzativo
dovrebbe rispondere, omettendo di indicare, come
invece richiesto dalla direttiva comunitaria, quali
siano gli interessi generali del Paese nel settore
elettrico;
- riguardo alla struttura del mercato, non appare
condivisibile una liberalizzazione così spinta nei
modi e nei tempi, sia per ragioni di opportunità
economiche e politiche riconducibili alle
specificità del nostro sistema elettrico, sia per le
ragioni tecniche indotte dalla proposta contenuta
nella bozza di decreto;
- sia da respingere la decisione di impedire a
chiunque la facoltà di produrre più del 50%
dell'energia o del suo fabbisogno. Ciò non è imposto
dalla direttiva comunitaria e contrasta palesemente
con le dichiarazioni rese dal Governo alle Camere
nell'ottobre 1997, con le quali si garantiva che
l'apertura pluralista al mercato si sarebbe
accompagnata ad una presenza maggioritaria dell'Enel
nel settore della produzione;
VALUTATO che:
- netto dissenso va manifestato per quanto concerne
l'ipotesi di frantumazione dell'area della
distribuzione in più società, che potrebbe causare
la fine della tariffa unica dell'energia elettrica
per tipologia di utenza, con un maggior costo
strutturale per gli utenti della Sicilia e delle
altre aree marginali;
- piena di rischi appare la destinazione e la
conseguente ipotesi di separazione di soggetti
societari tra le attività di distribuzione e di
vendita che potrebbe contribuire a scardinare la
tariffa unica nazionale, nonché a ridurre le
prestazioni e la qualità del servizio;
RITENUTO infine che:
- l'energia elettrica sia un bene primario del quale
dipende lo sviluppo produttivo e sociale del
territorio con forti ricadute sul piano
occupazionale per l'intero tessuto della comunità
interessata;
- la Sicilia, per le sue caratteristiche geografiche
e impiantistiche, risulterebbe fortemente
penalizzata se venisse meno l'assetto verticalmente
integrato dell'Enel nelle fasi di produzione,
trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
e per esso
L'ASSESSORE PER L'INDUSTRIA
ad intervenire nei confronti del Governo nazionale
affinché vengano apportare alla bozza del decreto
sulla liberalizzazione del mercato elettrico delle
modifiche tendenti a:
a) individuare e quantificare finanziariamente gli
impegni relativi agli investimenti necessari per
l'adeguamento ambientale delle centrali in vista del
raggiungimento degli obiettivi fissati nella
conferenza di Kyoto;
b) individuare nell'Enel SpA la holding industriale
cui facciano comunque capo le tre fasi del ciclo
produttivo elettrico e affinché le unità servizi e
le società oggi collegate vengano mantenute
nell'ambito del gruppo Enel;
c) confermare come modello e criterio non
modificabile quello della tariffa unica nazionale
per tipologia di utenza vincolata;
d) evitare la separazione delle fasi di
distribuzione e vendita per impedire la creazione di
improprie rendite di posizione e lo scadimento del
servizio;
e) rispettare rigorosamente il principio di
reciprocità nell'apertura al mercato con altri paesi
europei;
f) introdurre norme di garanzia, nel caso di
dismissione di impianti, tanto a favore dei
territori (conferma di destinazione dei siti),
quanto dei lavoratori coinvolti, sia sul piano
occupazione che contrattuale;
g) indicare chiare ed adeguate clausole di garanzia
che riguardino il lavoro e i lavoratori interessati
da processi di scomposizione e di ricomposizione
aziendale;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad intervenire nei confronti della consulta
Stato-Regione, sede nella quale verificare lo stato
del servizio elettrico siciliano, le sue prospettive
ed il suo adeguamento strutturale;
INVITA IL PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA
a trasmettere la presente mozione alle commissioni
'Attività produttive' della Camera dei Deputati e
'Industria' del Senato della Repubblica.
(27 gennaio 1999)
MELE - LO CERTO - ORTISI -
GUARNERA
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore: On.le Provenzano
2) 'Ricorso al mercato finanziario per l'anno 1998' (n.863/A)
Relatore: On.le Di Martino
3) 'Istituzione del parco archeologico e paesaggistico della
Valle dei Templi di Agrigento e del parco archeologico
integrato di Selinunte, Segesta e Cave di Cusa' (nn. 453 -
302 - 724/A).
Relatore: On.le Adragna
4) 'Proroga della durata della Commissione speciale per la
riforma dello Statuto e le riforme istituzionali' (n. 842).
5) 'Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari' (n. 795).
IV - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.
V - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.
VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.
VII - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.
La seduta è tolta alle ore 22.45.
Esitato dal Servizio dei Resoconti alle ore 00.35.