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Resoconto d'Aula della Seduta n. 216 di mercoledì 27 gennaio 1999
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   Presidenza del presidente Cristaldi


                PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

    La seduta è aperta alle ore 19.37.

     ZANNA, segretario  f.f., dà lettura del processo verbale della
  seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è approvato.

     PRESIDENTE. Si  passa  al  primo punto dell'ordine del giorno:
  Comunicazioni.

    ANNUNZIO DI INTERROGAZIONE

      Interrogazione con richiesta di risposta scritta                  1

      N. 2708 - Provvedimenti finalizzati a dare  attuazione  al
    procedimento per la nomina del difensore civico.
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Alfano Angelo

                           ANNUNZIO DI INTERPELLANZA

      N. 320 - Opportune iniziative  al  fine  di  istituire  il
    biglietto circolare per i turisti  nella  Valle  dei  Templi
    (AG).
      - Presidente Regione
      - Assessore Beni Culturali
      ***
    Vella Basilio; Forgione Francesco; Liotta Santo
                          ----------------

                              ANNUNZIO DI MOZIONI

            N. 292 - Opportune iniziative per scongiurare
          l'accorpamento della sezione distaccata dell'Ufficio servizi
          sociali per minori di Ragusa con quella di Siracusa.
            La Grua Saverio; Scalia  Giuseppe;  Stancanelli  Raffaele;
          Tricoli Marzio
          Presentata il 26/01/99
                                ----------------
            N. 293 - Opportuni  interventi  nel  settore  dell'energia
          elettrica al fine di evitare lo  smembramento  dell'ENEL  in
          una pluralità di società.
            Mele Manlio; Lo Certo Sebastiano; Ortisi Egidio;  Guarnera
          Vincenzo
          Presentata il 27/01/99
                                ----------------

     PRESIDENTE. Avverto  che  le  mozioni testè annunziate saranno
  iscritte all'ordine del  giorno della seduta successiva perchè se
  ne determini la data di discussione.

       Ai sensi del nono  comma  dell'articolo  127 del Regolamento
  interno do il preavviso di  trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni mediante procedimento  elettronico  che dovessero avere
  luogo nel corso della presente seduta.


   Presidenza del presidente Cristaldi


         DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del giorno
  "Lettura ai  sensi e per gli effetti dell'articolo 83, lettera D,
  e 153 del Regolamento interno delle mozioni":
      N. 287 - Dibattito sulla situazione finanziaria della
               Regione siciliana.
               Fleres Salvatore; Leontini Innocenzo; Bufardeci
               Giambattista; Alfano Angelino; Beninati Antonio;
               Croce Antonino.

      N. 288 - Sblocco da parte del Governo regionale delle nomine
               in enti di pertinenza della Regione
               Fleres Salvatore; Leontini Innocenzo; Bufardeci
               Giambattista; Alfano Angelo; Beninati Antonio;
               Croce Antonino.

      N. 289 - Anticipazione dei termini previsti per la pubblicazione
               dei nominativi selezionati a conclusione dell'iter
               relativo al concorso per 'forestali' in Sicilia.
               Beninati Antonio; Leontini Innocenzo;
               Alfano Angelo; Fleres Salvatore; Croce Antonino

      N. 290 - Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree naturali
               protette.
               Beninati Antonio; Fleres Salvatore; Croce Antonino;
               Alfano Angelo; Bufardeci Giambattista.

      N. 291 - Revoca della delega all'Assessore per il territorio e
               l'ambiente.
               Fleres Salvatore; Croce Antonino; Beninati Antonino;
               Bufardeci Giambattista; Provenzano Giuseppe;
               D'Aquino Antonio.

       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     PEZZINO, segretario f.f.:

                   ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      ATTESO che:

              - il Governo  della Regione non ha ancora provveduto
              ad    individuare   le   risorse   necessarie   alla
              predisposizione  del  bilancio preventivo per l'anno
              1999 e del bilancio triennale 1999-2001;

              - i  tentativi  esperiti  con  numerosi  istituti di
              credito non  hanno  sortito  alcun concreto effetto,
              dato che  nessuno  si  è  dichiarato  disponibile ad
              erogare un mutuo  per  1.700  miliardi  di  lire  in
              assenza  di  un  preciso  programma  di  risanamento
              economico - finanziario dell'amministrazione e delle
              attività produttive nell'Isola;

              - l'ipotesi  di emissione di obbligazioni, in questo
              contesto, del  tutto  privo  di programmazione ed in
              cui    persino    il    D.P.E.F.    (Documento    di
              programmazione     economica     e     finanziaria),
              recentemente  predisposto,  appare ridicolo, risulta
              essere improbabile quanto velleitaria;

              - così stando  le cose, la Regione rischia di essere
              paralizzata a  causa  della incapacità del Governo e
              della reale  incompatibilità  tra le forze politiche
              che lo compongono;

              CONSIDERATO che:

              - alla luce  di quanto già esposto, è urgente, senza
              ulteriore indugio,  e  prima  della  discussione sul
              bilancio, avviare  un  dibattito  approfondito sulla
              politica finanziaria  della Regione, con particolare
              riferimento alle entrate ed alle modalità con cui si
              intende far fronte  al  disavanzo  di  oltre  2 mila
              miliardi  di lire,  nonchè  in  merito  alle  scelte
              prioritarie riguardanti  le  spese  correnti  e  gli
              investimenti;

              - in assenza  di  un  tale confronto, e nell'attuale
              condizione di cassa,  che  vede  bloccati mandati di
              pagamento  per   svariate   centinaia  di  miliardi,
              risulta impossibile  dar  corso  a  qualsiasi  altra
              attività parlamentare,  senza  correre il rischio di
              congelare ogni processo di sviluppo,

                      IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

              a  chiedere  alla  conferenza  dei  capigruppo ed al
              Presidente  dell'ARS,  la  convocazione immediata di
              una  seduta  dell'Assemblea  regionale siciliana nel
              corso  della  quale  affrontare  i  temi  di  cui in
              premessa, sospendendo, nelle more di tale discussio-
              ne, ogni altra iniziativa in corso.""(287)
              (21 gennaio 1999)

                               FLERES -  LEONTINI - BUFARDECI -
                               ALFANO - BENINATI - CROCE

                   ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              -  a   seguito   del   dibattito   sviluppatosi   in
              conseguenza  della  presentazione  della  mozione n.
              275: 'Revoca  della  richiesta del Governo regionale
              di  restituzione  della documentazione relativa alle
              nomine in  enti  di  pertinenza  della  Regione', il
              Presidente  della   Regione   si   è   impegnato  ad
              accogliere   la   richiesta   formulata   procedendo
              soltanto  ad   una  verifica  tecnica  delle  nomine
              effettuate e a consentire, dunque, al loro sblocco;

              - tale impegno,  ad  oggi, è stato disatteso con ciò
              facendo  venire   meno   i   presupposti  che  hanno
              determinato il ritiro della citata mozione n. 275 da
              parte dei presentatori e mantenendo intatti i motivi
              che, di contro, ne provocarono la presentazione;

              - anche  relativamente  alla  vicenda riguardante la
              rotazione dei  soprintendenti  il Governo ha sino ad
              oggi   disatteso   gli   impegni   a   revocare   il
              provvedimento di sospensione;

              - appare  palese  il  proposito della maggioranza di
              infrangere  il   rispetto  delle  funzioni  e  delle
              competenze   istituzionali,   così   da  alterare  i
              corretti rapporti  politici e dialettici che sono il
              presupposto  di  qualsiasi  democrazia parlamentare,
              come già  manifestato  con  preoccupazione nella più
              volte citata mozione n. 275,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              - ad attuare  gli impegni assunti in occasione della
              discussione sulla mozione n. 275;

              - a revocare  la  nota  di richiesta di restituzione
              degli  atti  relativi  alle  nomine  effettuate  dal
              Governo  precedente,  al  fine  di  consentire  alla
              Commissione di  merito di esaminarli per esprimere i
              relativi pareri previsti dalle leggi;

              -  a  revocare   altresì,   o   a  non  compiere,  i
              provvedimenti di  revoca  o  di  sostituzione  della
              rotazione dei soprintendenti dei Beni culturali;

              -  ad  avviare  alla  pubblicazione  sulla  Gazzetta
              Ufficiale della  Regione siciliana tutti gli atti il
              cui  procedimento  istruttorio  risulta  già  essere
              stato definito  (decreti  e  quant'altro) e che sono
              stati inusitatamente bloccati.""(288)
              (21 gennaio 1999)
                                    FLERES - ALFANO - LEONTINI -
                                    BUFARDECI - BENINATI - CROCE

                   ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che  l'Assessorato Agricoltura e Foreste ha bandito
              un  concorso  pubblico  per  357  posti  di  Guardia
              forestale,  prevedendo  come  termine  ultimo per la
              presentazione delle domande la data del 23.1.1999;

      CONSIDERATO  che  il  predetto concorso ha ingenerato grandi
              attese,  determinando un'ingente quantità di domande
              di partecipazione che sembrano attestarsi intorno al
              numero delle 60.000;

      ATTESO che la possibilità di dare occupazione a 357 giovani,
              nella   già  precaria  situazione  occupazionale  in
              Sicilia,   debba   cogliersi  nel  più  breve  tempo
              possibile;

      RITENUTO che  per  la  verifica  dei punteggi minimi utili a
              superare la preselezione è stato previsto un sistema
              di lettura ottica, rapido ed efficace;

      RILEVATO che   la   data   del   25.9.99,   fissata  per  la
              preselezione,  risulta  inspiegabilmente  lontana  e
              tale  da  spostare  la  definizione  del concorso di
              circa  un  anno,  innescando  in questo periodo solo
              aspettative e ritardando pesantemente l'adeguamento,
              in  termini  di  organico,  di  un comparto da tempo
              insufficiente,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              ad   anticipare   il   termine   previsto   per   la
              preselezione entro e non oltre tre mesi a partire da
              oggi  ed  a  concludere l'iter concorsuale entro sei
              mesi  dalla  data  del 23 gennaio 1999. Quanto sopra
              esposto,  al  fine di evitare che il protrarsi delle
              procedure   concorsuali   dia   adito   a  legittime
              preoccupazioni    circa    le    strumentalizzazione
              politiche  e  le  speculazioni  elettorali  che,  in
              prossimità  della  campagna per le elezioni europee,
              potrebbero esercitarsi sui partecipanti al concorso.""
              (289)
              (21 gennaio 1999)

                                       BENINATI - LEONTINI -
                                       ALFANO - FLERES - CROCE

                   ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che   nella  seduta  n.  120  dell'11  agosto  1997
              l'Assemblea   regionale   siciliana   ha   approvato
              l'ordine  del   giorno  n.  111,  con  il  quale  si
              impegnava   il   Governo   regionale  dell'epoca  ad
              assumere     le     opportune     iniziative     per
              l'individuazione  delle  'aree  contigue'  alle aree
              naturali protette;

      CONSIDERATO che:

              -  ad   oggi   continua   a  persistere  il  mancato
              recepimento   della   norma  nazionale  sui  parchi,
              vanificando  così la regolarità della pianificazione
              del territorio da destinare ad attività venatoria;

              - la  legge  regionale  n.  14 del 9.8.1998 (recante
              modifiche ed integrazioni alla legge regionale n. 98
              del   6.5.1981,   avente   ad   oggetto  'Norme  per
              l'istituzione  nella  Regione  di  parchi  e riserve
              naturali') è antecedente  alla L.  n. 398 del 1991 e
              che,    pertanto,    la   Regione   avrebbe   dovuto
              riperimetrare, entro  l'anno  1995, le aree protette
              secondo il dettato  dell'art. 32 comma 3 della legge
              suddetta, istituendo, inoltre, le 'aree contigue',

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              ad  assumere  tutte  quelle iniziative opportune per
              individuare  ed  istituire  le  'aree contigue' alle
              aree  naturali  protette dove consentire l'esercizio
              dell'attività  venatoria,  delle attività sportive e
              comunque  delle  attività dirette alla fruizione del
              territorio, nel rispetto di quanto previsto dalla L.
              n. 394 del  1991,  art.  32  comma  3 e dall'art. 21
              della L. n. 157 del 1992.""(290)
              (21 gennaio 1999)

                                    BENINATI - FLERES - CROCE -
                                    ALFANO - BUFARDECI

                   ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che  il  Ministro  dell'Ambiente ha già provveduto,
              per  effetto  dei  poteri  sostitutivi attribuitigli
              dalla  vigente normativa, a commissariare le Regioni
              Campania,   Puglia   e   Calabria   per  la  mancata
              attuazione  dei  programmi predisposti dal Ministero
              in materia ambientale;

      CONSIDERATO  che  lo stesso Ministro ha richiamato più volte
              anche  la  Regione  siciliana al fine di ottemperare
              alle prescrizioni dei programmi stessi;

      ATTESO che la Regione siciliana non sembra avere ancora dato
              attuazione  nell'Isola a quanto stabilito dagli atti
              ministeriali di cui sopra;

      CONSIDERATO  altresì  che  il Ministro dell'Ambiente ha reso
              nota    la    sua   intenzione   di   procedere   al
              commissariamento  anche  della  Regione  siciliana a
              causa   dell'inadempimento   connesso  alla  mancata
              attuazione  delle  prescrizioni  normative contenute
              nei programmi predisposti dallo stesso Ministero;

      POSTO che  l'inerzia  del Governo regionale e, segnatamente,
              dell'Assessore  preposto  al  ramo  è  un  ulteriore
              segnale  di  incapacità dell'esecutivo di far fronte
              perfino alla richiesta di emanazione di atti dovuti;

      CONSIDERATO  ancora  che  la mancata attuazione di programmi
              ministeriali   concernenti  una  materia  di  grande
              interesse  e  rilevanza  qual  è  quella  ambientale
              contribuisce   a  consolidare  un'immagine  perversa
              della realtà regionale;

      RITENUTO infine   che   tale   situazione   è  ulteriormente
              aggravata  dalla  circostanza che il colore politico
              dell'attuale  Governo  regionale  è  il  medesimo di
              quello  nazionale, con ciò manifestandosi una totale
              assenza  di raccordo tra i due livelli istituzionali
              che   delegittima   ancor  più  la  maggioranza  che
              sostiene il Governo siciliano,

                      IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

              -  a  revocare immediatamente la delega all'ambiente
              all'Assessore al ramo;

              -   a   provvedere   immediatamente  e  direttamente
              all'attuazione in Sicilia dei programmi ministeriali
              sull'ambiente.""(291)
              (21 gennaio 1999)

                                FLERES - CROCE - BENINATI -
                                BUFARDECI - PROVENZANO - D'AQUINO

     PRESIDENTE.  Si  passa  alla mozione n. 287  "Dibattito  sulla
  situazione finanziaria della Regione siciliana",  degli onorevoli
  Fleres ed altri.
     CROCE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, la mozione che
  porta anche la  mia  firma,  trattandosi  di materia importante è
  chiaro che non può  andare  oltre domani o dopodomani, se ci sarà
  seduta. Quindi io  chiedo  espressamente  che  si  faccia  questo
  dibattito per venire a  capo di questa situazione che ritengo sia
  importantissima  e  mi  rivolgo  all'onorevole  Piro  che  è  qui
  presente a rappresentare il Governo e quindi si ha la possibilità
  di arrivare presto alla decisione finale.

     PRESIDENTE. Onorevole  Assessore,  lei  sarebbe  disponibile a
  trattare la mozione nella mattinata di domani?

     PIRO, Assessore per  il  bilancio  e  le  finanze. Presidente,
  forse ricordo male ma credo che quando l'onorevole Fleres pose la
  questione, in occasione  della  discussione  che si originò sulla
  richiesta di procedura d'urgenza sul disegno di legge numero 863,
  mi pare che poi,  anche  su  Sua  conferma, fu deciso di rinviare
  alla Conferenza dei  capigruppo la data di trattazione, quindi il
  Governo si era  "adagiato"  su  questa  proposta  che  era  stata
  accettata anche dall'onorevole Fleres.

     PRESIDENTE. C'è una  sola  novità,  onorevole Assessore, che è
  stato  incluso  nell'ordine   del  giorno  il  disegno  di  legge
  "semifinanziario".

     PIRO,    Assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente, io volevo fare presente all'onorevole  Fleres che dal
  momento che la mozione tende a suscitare il  dibattito, mentre in
  questo  momento  non  contiene  ancora  impegni  determinati  nei
  confronti del Governo, siccome è all'ordine del giorno il disegno
  di  legge numero 863, io credo che quella possa  essere  la  sede
  opportuna per cominciare questo dibattito, che sicuramente non si
  esaurirà in una tornata, ed eventualmente,  se l'onorevole Fleres
  lo riterrà opportuno, dopo la discussione sul  disegno  di  legge
  numero 863, potere dedicare un'ulteriore  seduta  eventuale  alla
  trattazione della mozione.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES. Signor Presidente e onorevoli colleghi,  io non vorrei
  che la memoria mi tradisse ma ricordo che a conclusione di quella
  discussione riguardante la procedura d'urgenza per  il disegno di
  legge proposto dal Governo, eravamo rimasti,  credo  di ricordare
  bene, non vorrei sbagliarmi, che si sarebbe  discussa  la mozione
  relativa giorno 28, cioè domani, fermo restando  che subito dopo,
  immediatamente dopo può essere affrontato il disegno di legge del
  Governo.
       Peraltro,  sono   d'accordo   con   l'onorevole   Piro,   la
  discussione sulla mozione  di  fatto determina una rincorsa lunga
  nel dibattito precedente  il  disegno  di legge stesso. Su questo
  punto noi eravamo pronti ad affrontare il dibattito in questione.

     PIRO,  Assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,    Assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente,  io   non  vorrei  insistere  sulla  decisione  presa
  dall'Aula , non è  questo  il  punto,  però,  onorevole  Fleres e
  onorevole Croce, la  mozione  impegna  il  Governo a suscitare il
  dibattito, la mozione è  tesa  a suscitare un dibattito, io credo
  che il dibattito  non  si  esaurirà  comunque  con la discussione
  della  mozione;   la   sede  propria,  visto  che  l'argomento  è
  assolutamente pertinente, credo a questo punto  che più opportuno
  sarà  il  disegno di legge.  Con la  riserva,  onorevole  Fleres,
  dell'impegno del Governo, nel caso in cui  fosse  ritenuta ancora
  necessaria la trattazione della mozione dopo  il  dibattito della
  discussione generale del disegno di legge,  di  esprimere  parere
  favorevole ad una discussione, anche  immediata,  della  mozione.
  Questa è la posizione.

    PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione la  proposta  dell'onorevole
  Fleres di trattare domattina la mozione. In caso di voto negativo
  la  mozione sarà portata alla conferenza  dei  Capigruppo  perchè
  questa ne determini la data di discussione.
       Chi  è  favorevole alla proposta si alzi,  chi  è  contrario
  resti seduto.

                          (Non è approvata)

     PRESIDENTE.   La  mozione viene rinviata alla  Conferenza  dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari perché  ne determini  la  data
  di discussione.
       Si passa alla mozione n. 288: "Sblocco, da parte del Governo
  regionale, delle nomine in  enti  di pertinenza della Regione", a
  firma Fleres, Alfano, Leontini, Bufardeci, Beninati, Croce.

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. ne ha facoltà.

     ALFANO. E' la medesima  situazione  di  poc'anzi,  ma  mi pare
  possa  venire   meno  l'obiezione  dell'Assessore  Piro  relativa
  all'immaturità della questione.  Se fosse possibile, anche con il
  parere  favorevole  del   Governo,   noi   vorremmo  che  venisse
  immediatamente trattata,  dove,  per  immediatamente, non intendo
  preliminarmente alla legge  voto, ma nella prima occasione utile,
  quindi, appunto, domattina.

     PIRO,  assessore per il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,  assessore per  il  bilancio  e le finanze.  Presidente,
  l'Assemblea è stata già impegnata da mozioni simili in una seduta
  recente, io proporrei  una  data  a conclusione della legge-voto.
  Dopo la legge voto il Governo è favorevole alla discussione della
  mozione.

     PRESIDENTE. Il Governo  propone  di trattare la mozione subito
  dopo la votazione del disegno di legge voto.

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO.    Signor    Presidente,   quest'ultima   precisazione
  dell'Assessore Piro, mi induce ancor più a perplessità. Il gruppo
  parlamentare che presiedo,  nel  mese  di  dicembre  presentò  un
  ordine del giorno in  Aula; rispetto a quest'ordine del giorno ci
  fu un dibattito cui  seguì  il  ritiro  dello  stesso  ordine del
  giorno su impegni precisi  del Governo. La mozione della quale si
  discute nasce proprio dalla constatazione che gli  impegni che il
  Governo aveva assunto non sono stati riscontrati. Mi  pare che la
  materia non attenga a fatti regolamentari ma  attenga al corretto
  atteggiarsi   dei  rapporti  tra  maggioranza   ed   opposizione.
  Travalica, quindi, ogni meccanismo di valutazione  delle  date  e
  attiene  ad  un  fatto  politico.   Quindi invito  il  Governo  a
  valutare, con la delicatezza del caso, la questione.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  la  proposta  dell'onorevole
  Alfano ed altri di  trattare nella seduta di domattina la mozione
  n. 288. Il Governo è contrario.  Resta stabilito che  in  caso di
  non approvazione della richiesta la mozione  viene  rinviata alla
  Conferenza dei Capigruppo perché  questa ne determini  la data di
  discussione.
       Chi è favorevole  alla  proposta dell'onorevole Alfano resti
  seduto, chi è contrario resti seduto.

                          (Non è approvata)

     PRESIDENTE. Si passa alla mozione n.  289:  "Anticipazione dei
  termini previsti per la pubblicazione dei  nominativi selezionati
  e  conclusione  dell'iter relativo al concorso per  forestali  in
  Sicilia", a firma Beninati ed altri.

     BENINATI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI.    Signor   Presidente,  onorevole   assessore,   il
  contenuto  della  mozione,  è  chiaro, lascia  intendere  che  la
  trattazione vada affrontata con una certa  celerità anche perchè,
  come in effetti, sembrerebbe, la quantità delle  istanze che sono
  state prodotte certamente raggiunge decine di migliaia.  A questo
  punto  il  contenuto  proprio  della mozione  vorrebbe  dare  una
  risposta  certa ad un concorso che in effetti  di  fatto  allunga
  stranamente  i termini alla cosiddetta prima  selezione  a  circa
  otto  mesi  da  oggi.   Io  mi domando, ed ecco  il  succo  della
  mozione, se è lecito prolungare così tanto  questi  termini anche
  perchè  in  prospettiva, come tutti ben sappiamo,  le  attese  di
  tutti  coloro che aspettano quanto meno una risposta  che  non  è
  quella di essere assunti ma certamente di avere superato la prima
  selezione  per la quale correttamente il  Governo  e  l'assessore
  hanno  ritenuto  mettere  dei  sistemi  a   lettura   ottica,  di
  celerissima e di rapida procedura, e pertanto  la  mozione chiede
  che si accelerino il più possibile questi termini e  che  non  si
  vada  a  superare  determinate  scadenze   che,   certamente,  in
  prospettiva  di  elezioni  elettorali,  potrebbero  trarre  delle
  attese e quindi coinvolgere una quantità di  gente inutilmente ad
  attendere il risultato di questa prima selezione.

     PRESIDENTE.  Allora che cosa propone, onorevole Beninati?

     BENINATI.  Chiedo che venga discussa.

     PRESIDENTE.  Nella seduta di domani?

     BENINATI. Si.

     PIRO,  assessore per il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     PIRO,  assessore  per  il   bilancio   e  le  finanze.  Signor
  Presidente, in realtà rispetto  al  contenuto  della  mozione  il
  Governo  non  avrebbe obiezioni a che  venisse  trattate  subito.
  Devo  formulare  però  una riserva rispetto  alla  mia  possibile
  decisione in considerazione del fatto che vi sono aspetti tecnici
  che   personalmente   non   mi  appartengono,   ma   appartengono
  all'assessore per l'agricoltura e le foreste  rispetto  ai  quali
  non  sono in grado di pronunziarmi.  In ogni caso  credo  che  la
  mozione,  anche  se non venisse discussa  domani  mattina,  visto
  comunque i tempi che nella mozione  stessa  vengono  individuati,
  può  essere  tranquillamente discussa in un  secondo  momento  in
  rapporto anche alle motivazioni che da  parte  dell'assessore per
  l'agricoltura e le foreste possono essere addotte,  che,  se  non
  tali  da essere impedienti rispetto alla mozione  credo  che  sua
  discussione è assolutamente inutile; se invece sono tali da poter
  consentire una riduzione dei tempi, certamente  anche senza dover
  discutere  per  forze la mozione potrebbero  essere  accolti  dal
  Governo.   Quindi,  Signor Presidente, francamente  non  sono  in
  condizioni in questo momento di esprimermi  per  domani  mattina.
  Se possiamo ritardare la decisione sulla mozione ad un momento in
  cui possiamo acquisire il parere dell'assessore per l'agricoltura
  e le foreste...

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  è possibile allora decidere
  che si stabilisca nella seduta di domani la data di trattazione o
  ritenete di insistere che si decida questa sera?

     BENINATI.  Va bene per domani mattina.

     PRESIDENTE.  Allora,  onorevole assessore, resta stabilito che
  nella seduta di domani si  stabilirà la data di trattazione della
  mozione numero 289.  Resta così stabilito.
       Si  passa alla mozione numero 290 "Istituzione  delle  'aree
  contigue'  nelle  aree  natureali  protette",   degli   onorevoli
  Beninati ed altri.

     BENINATI.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     BENINATI.  Signor Presidente, onorevole assessore, anche qui -
  e anzi faccio una premessa - nella seduta di ieri, se non ricordo
  male, perché in effetti sono  un  pò  collegate anche con il tema
  della caccia, questa mozione  è  già stata oggetto di discussione
  con un ordine del  giorno  nell'anno 97, durante il periodo della
  trattazione della legge sulla caccia.
       Ebbene,  ritengo  importante  anche  affrontare  questo tema
  perché  purtroppo  i  tempi  che  l'Assemblea si dà purtroppo poi
  vengono  rubati  dagli interventi che lasciano il più delle volte
  delle discussioni di giornata, non porterebbero mai ad affrontare
  temi  che  poi  in  periodi  antecedenti  ad  iniziative che sono
  collegate,  come  questa  mozione, all'attività venatoria, creano
  soltanto leggi  che il più delle volte, come l'ultima, sono state
  oggetto di sospensive molte volte ingiuste.
       Allora  proprio  su  questo  tema  delle  aree  contigue che
  l'onorevole  Piro  credo  ricordi,  fu fatto l'ordine del giorno,
  come qui  citato  e  fu  condiviso  da  tutta  l'Aula,  si  vuole
  impegnare   affinché   il   Governo  con  urgenza  tratti  questo
  argomento,  perché  creerebbe  di  sicuro  una  nuova  situazione
  territoriale per la riperimetrazione dei parchi.
       Allora  questo  è  un recedimento di una norma nazionale che
  avrebbe  già  dovuto  fare  in  tempi molto antecedenti alla data
  della norma  sulla  caccia, già dal 1991 e dal 1992, credo che la
  discussione di questo tema sia di fondamentale importanza proprio
  perché dal 1995 tutte le Regioni che avevano come termine ultimo,
  che  avevano  già  fatto delle leggi sui parchi avrebbero dovuto,
  con  legge  nazionale  cioè la legge sui parchi, avrebbero dovuto
  riperimetrare  le  aree  dei  parchi  proprio con la formulazione
  delle aree contigue.
       Siccome  questo tema è strettamente collegato con la mozione
  -ieri  aveva  chiesto  se  si poteva discutere nella riunione dei
  Capigruppo-  credo  che se il Governo condivida la trattazione di
  questa.  E'  chiaro  che  si  richiama anche quella dell'attività
  venatoria che  è  pertinente,  perché  fra  poco più di due o tre
  giorni  terminerà  l'attività  venatoria  e  quel tipo di mozione
  prevede  alcuni  intendimenti  che  sia  corretto  che il Governo
  faccia proprio  per l'attività e per tutti coloro che per un mese
  ingiustamente gli è stato proibito di esercitare un'attività pure
  avendo pagato  per un periodo che in effetti poi non hanno potuto
  esercitare.
       Pertanto ritengo giusto trattare questa mozione e richiamare
  nel merito  anche  la mozione di ieri che era stata rinviata alla
  riunione dei Capigruppo.

     ZANNA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZANNA.  Signor  Presidente,  sono  contrario ad una fissazione
  rapida  dei  tempi  di  discussione  di  questa mozione perché la
  ritengo  una mozione "inutile", visto che proprio l'argomento che
  ricordava  l'onorevole  Beninati,  è  stato  ampiamente  discusso
  quando  abbiamo  approvato  le  due  leggi  sulla caccia e questa
  Assemblea  si  è  determinata  in  maniera contraria a quello che
  questa mozione propone.
       Tra  l'altro  non si può affrontare questa materia complessa
  come, si rende conto l'onorevole Beninati che è intervenuto prima
  di me  ed  è  entrato  nel  merito  della  complessità  di questa
  vicenda,  con  una  mozione  che impegna il Governo ad affrontare
  questa cosa.
       Mi  permetto  di  consigliare  all'onorevole  Beninati  che,
  essendo  un parlamentare può trasformare questi suoi intendimenti
  in un  disegno di legge e chiedere un percorso preferenziale allo
  stesso e, secondo i suoi orientamenti, modificare alcune cose.
       Nel merito poi interverremmo perché anche altri parlamentari
  hanno presentato in materia altri disegni di legge di recepimento
  della  legge  quadro  sull'ambiente che prevede altre cose che la
  nostra normativa non ha.
       Quindi   questo   tema   non   si  può  affrontare  solo  da
  questo punto di vista ma più generale.

     PRESIDENTE.  Il  parere  del governo per la trattazione domani
  della mozione dell'onorevole Beninati?

     PIRO,  assessore  per  il   bilancio   e  le  finanze.  Signor
  Presidente non credo ci sia  urgenza.  Il governo ritiene che per
  acconsentire alla proposta  dell'onorevole Beninati ci voglia una
  legge con una norma, non  credo  di  potere accettare la proposta
  per domani.

     PRESIDENTE.  Pongo in  votazione  la  proposta  dell'onorevole
  Beninati, restando inteso che  qualora  questa proposta non venga
  accolta dall'Assemblea, la  mozione viene inviata alla Conferenza
  dei Presidenti dei gruppi parlamentari perché questa determini la
  data di discussione.

       Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                          (Non è approvata)

       Si  passa  alla  mozione   n.   291   "Revoca  della  delega
  all'Assessore per il territorio e l'ambiente".
       Onorevoli colleghi, trattasi di mozione tendente a impegnare
  il Presidente della Regione  a  revocare  la delega all'Assessore
  per il territorio e l'ambiente.  Vorrei invitarvi ad un attimo di
  attenzione. La mozione si appalesa  come  una sorta di mozione di
  sfiducia individuale e in questo  caso  la  mozione  non porta il
  numero di firme necessarie.  Per cui se dovesse restare in questa
  maniera non posso giudicarla proponibile.

     FLERES. Firmerà tutto il gruppo di "Forza Italia".

     ALFANO. Si può firmare in questa sede?

     PRESIDENTE. No, non si può  fare  in  questa  sede.  Onorevole
  Fleres, vorrei invitarla al ritiro.

     FLERES. Ritiriamo la mozione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


    DISCUSSIONE  DEL  DISEGNO DI LEGGE: "Schema di disegno di legge
    costituzionale  da  sottoporre al Parlamento nazionale ai sensi
    dell'articolo   18  dello  Statuto,  recante  'Modifiche  dello
    Statuto  della Regione siciliana concernenti l'elezione diretta
    del     Presidente     della     Regione,    l'autoscioglimento
    dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed
    i  referendum  regionali'" (nn.  2-94-144-152-177-705-708-758 -
    Norme stralciate/A) (Seguito).

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  si  passa  al  terzo  punto
  dell'ordine del giorno. Discussione del disegno di legge: "Schema
  di disegno di  legge  costituzionale  da sottoporre al Parlamento
  nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18  dello  Statuto,  recante
  'Modifiche dello  Statuto  della  Regione  siciliana  concernenti
  l'elezione     diretta     del    Presidente    della    Regione,
  l'autoscioglimento   dell'Assemblea,   l'iniziativa   legislativa
  popolare  e   comunale   ed   i   referendum   regionali'"   (nn.
  2-94-144-152-177-705-708-758 - Norme stralciate/A) (Seguito).
       Relatore onorevole Provenzano.
       Invito i componenti la  commissione  per  la  riforma  dello
  Statuto a prendere posto al banco alla medesima assegnata.
       Onorevoli colleghi ricordo  che  abbiamo votato il passaggio
  agli articoli. Sta per essere  distribuito  un  blocco  nel quale
  vengono riportarti gli articoli  del  disegno  di  legge  esitato
  dalla commissione nonché tutti  gli  emendamenti  che  sono stati
  presentati. Il tutto per rendere  più efficiente e speriamo anche
  più  celeri  i lavori e  soprattutto  per  dotare  gli  onorevoli
  parlamentari di uno strumento che  può facilitare il loro operato
  d'Aula.
       Permettetemi per questo lavoro di esprimere il compiacimento
  della Presidenza dell'Assemblea a  quanti  hanno  lavorato in tal
  senso, a tutto il gruppo di  funzionari  e  dirigenti che ha dato
  una mano per giungere a questo lavoro.
       Si passa all'articolo 1, ne dò lettura:

                                 "Art. 1.

          1.  La sezione II del Titolo I dello Statuto della Regione
       siciliana è sostituita dalla seguente:

          'Sezione II: Presidente della Regione e Giunta regionale

                                 Articolo 9

          1.  Il  Presidente della Regione è eletto direttamente dal
       corpo  elettorale  regionale,  secondo modalità stabilite con
       legge   adottata   dall'Assemblea   regionale,   approvata  a
       maggioranza dei due terzi dei deputati regionali.

          2.  La stessa legge regola la formazione e la composizione
       della  Giunta e le eventuali incompatibilità fra la carica di
       Presidente  della  Regione  o di assessore e la titolarità di
       altre cariche o uffici."

       E' iscritto a parlare l'onorevole Calanna. Ne ha facoltà.

     CALANNA. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  il dibattito
  che  in  questi giorni si sta sviluppando  in  questo  Parlamento
  attorno ai temi del principio maggioritario  nel  nostro  sistema
  elettorale  ed  al  tema  del  presidenzialismo  è  un  dibattito
  indubbiamente interessante.
       Sono  primo  firmatario  di  un  disegno  di  legge  insieme
  all'onorevole Cintola: in esso, nel settembre del 1996, sostenevo
  che  la forma di governo parlamentare imposta  dallo  Statuto  ha
  contribuito a realizzare quella che i  politologi definiscono una
  democrazia  "medializzata",  un tipo di  regime  democratico  che
  attribuisce esclusivamente o quasi alla  mediazione  delle  élite
  partitiche la ricomposizione dei conflitti partitici.  E' un tipo
  di democrazia questa, sostenevo allora, che in  caso  di profonda
  crisi  non può mettere in moto meccanismi idonei  a  superare  le
  fasi  di  blocco  in  cui inevitabilmente si  imbatte  un  metodo
  decisionale di tipo negoziale.
       E per superare, quindi, un sistema di governo  che affida la
  ricomposizione  degli  interessi  sociali   alla  mediazione  dei
  partiti si proponeva di sollecitare il  potere  costituente della
  Repubblica   affinché   nella   nostra   Regione   si   eleggesse
  direttamente da parte dell'elettorato il Presidente della Regione
  con   il   potere   di   nominare   gli   assessori,   prevedendo
  l'incompatibilità  tra  la  carica  di  assessore  e  il  mandato
  elettorale di deputato regionale.
       Il  tipo  di riforma che si proponeva era  coerente  con  le
  riforme istituzionali introdotte soprattutto  con  l'elezione del
  sindaco  e  del  presidente  della  provincia  con  il  suffragio
  universale diretto.
       E però dal 1996 ad oggi abbiamo constatato  che  il  sistema
  delle riforme istituzionali locali ha presentato e presenta molte
  crepe,  in particolare, senza volermi  soffermare  negli  aspetti
  specifici, queste riforme hanno contribuito in grande misura alla
  mortificazione  della politica. E questo sia  per  come  parecchi
  sindaci  e  presidenti di provincia hanno  interpretato  il  loro
  ruolo in maniera distorta rispetto allo spirito  della legge, sia
  per  lo  svuotamento di prerogative e  competenze  del  consiglio
  comunale.
       Ma soffermiamoci un momento su come è  stato interpretato il
  ruolo da parte di molti sindaci. Abbiamo assistito  a  momenti di
  vero  delirio  politico che oltre da  fatti  caratteriali  deriva
  dall'acquisita convinzione di un potere  discendente  da  volontà
  popolare quindi sacro intoccabile ed inviolabile.
       Più che sani e  saggi amministratori, in tanti casi, abbiamo
  creato sindaci che indicano  la  linea  politica  e pretendono di
  imporre  le linee  programmatiche  al  Governo  ed  all'Assemblea
  regionale, però si dice:  oggi  sono i cittadini che scelgono, le
  decisioni non sono più meditate  dai  partiti.
       Io ritengo che  la  forma  più  corretta  di  partecipazione
  popolare può estrinsecarsi solo attraverso la forma partito senza
  rischiare, diversamente,  derive  plebiscitarie, ma la sensazione
  che senza il coraggio  ed il buonsenso di dichiararlo l'obiettivo
  sia quello del  completo scardinamento del sistema costituzionale
  di partecipazione politica dei partiti.
       Vi  è  da   considerare   anche   che   la   tanto  osannata
  partecipazione diretta, la  strada  delle scelte plebiscitarie se
  da un lato  produce  deliri di onnipotenza dall'altro sicuramente
  sono certa concausa  della  elevatissima  astensione  alla  quale
  assistiamo elezione dopo elezioni.
       Il  mio  vuole  essere  un  invito  alla  riflessione,  alla
  ponderazione,  alla  saggia  scelta  politica,  alla  scelta  non
  condizionata dalle spinte di un  falso modernismo o dal timore di
  essere tacciati di conservatorismo.
       Oggi è di moda cercare di stringere all'angolo, con l'accusa
  di conservatorismo, chi non  è  d'accordo  con principi, quali il
  maggioritario, che vengono portati avanti con apparente lucidità,
  ma che sono viziati da falsi presupposti.
       Il  sistema  politico   e  partitico  italiano  è  oltremodo
  articolato, ricco di diversità  nella  sua  cultura  e  nella sua
  storia, diversità che si è  cercato  di fare stare insieme per un
  verso nella destra e per l'altro nella sinistra. Con la bacchetta
  magica si è creato  il  bipolarismo,  pretendendo  di  fare stare
  insieme, quasi come tanti galli costretti in un pollaio, storia e
  cultura diverse nel centro-destra  e storie e culture diverse nel
  centro sinistra.
       Si   è    giustificata   questa   operazione   parlando   di
  esemplificazione  del   sistema   politico   e,  soprattutto,  di
  governabilità.
       Si è voluto e si  vuole  tacere  però,  certamente  per  non
  essere tacciati di  conservatorismo,  che  siamo  passati da otto
  partiti a circa quaranta partiti  e  che quando erano sulla scena
  politica  solamente  otto   partiti,   noi  socialisti,  da  veri
  riformisti, avevamo già  parlato  di  soglia  di  sbarramento  al
  sistema proporzionale che, così corretto, avrebbe, immediatamente
  e naturalmente, prodotto maggiore governabilità e certamente vera
  esemplificazione.
       Ancora oggi con  grande  imbroglio,  portata  avanti dai più
  grandi  partiti  della destra  e  della  sinistra,  si  cerca  di
  cancellare i partiti ipotizzando  non  più  un  bipolarità, ma un
  bipartitismo. Dimenticando queste forze politiche che anche nelle
  nazioni  come  Francia   ed   Inghilterra   sono  in  atto  serie
  riflessioni in favore del proporzionale.
       Noi non siamo  contrari alla elezione diretta del Presidente
  della Regione, ma dobbiamo  e  vogliamo  stare  molto  attenti ai
  fenomeni di plebiscitarismo ed  ai  deliri  di onnipotenza che ne
  derivano. E' dovere di  questa  Assemblea studiare senza prese di
  posizione,   senza   posizioni   preconcette   e   senza   timore
  riverenziale di dispiacere a questo o a quell'altro uomo politico
  sia  esso  della  Sicilia  occidentale  sia  esso  della  Sicilia
  orientale, tutti i  necessari  contrappesi  perchè  il Presidente
  della  Regione  che   sarà   eletto  direttamente  non  abbia  la
  sensazione per  ciò  stesso  di  essere  il  Re o il Vicere della
  Sicilia.
       Il  disegno di legge voto in discussione prevede di assumere
  come  modello  quello della forma di governo presidenziale, della
  elezione diretta del Presidente della Regione.
       Il  disegno  di  legge,  per la verità, prevede anche che le
  modalità   di   questa   elezione  saranno  stabilite  con  legge
  ordinaria.
       Noi   socialisti   riteniamo  che  questa  soluzione  limiti
  fortemente il principio della libertà della scelta della forma di
  governo  da adottare. L'Assemblea dovrebbe limitarsi a richiedere
  al  parlamento  nazionale  di  riconoscerle  la libertà di scelta
  della  forma  di  governo  regionale.  Sancito  questo  principio
  statutario  l'Assemblea,  in assoluta autonomia, gestirà la forma
  di  governo.  Il  Presidente  della Regione pertanto dovrà essere
  eletto  nelle  forme  e secondo le modalità che saranno stabilite
  con legge adottata da questo parlamento.
       Ai    socialisti    appare    più    opportuna,    con    la
  costituzionalizzazione  del  principio  dell'elezione diretta del
  Presidente  della  Regione, cioè non la costituzionalizzazione di
  questo    principio,    bensì    l'affermazione   del   principio
  dell'assoluta  autonomia  dell'Assemblea,  nelle  sue  scelte  di
  riforme   istituzionali.   Inoltre,   come  ha  sostenuto  giorni
  addietro  l'onorevole Ricevuto, prevedere con il disegno di legge
  voto    l'elezione    del   Presidente   della   Regione,   senza
  contestualmente  affrontare  una  riforma  elettorale  che sia in
  grado di  coniugare il massimo di governabilità con il massimo di
  rappresentatività,  potrebbe  apparire  una forzatura resa ancora
  più evidente dall'accordo trasversale fra i più grossi partiti.
       Volere  imporre con accordi trasversali modifiche statutarie
  che  mortificano  questo  parlamento  e  ancora  di  più la tanto
  bistrattata autonomia, potrebbe oggi ed anche domani, far correre
  grossi rischi politici.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare sulla discussione generale
  dell'articolo 1, l'onorevole Zanna. Ne ha facoltà.

     ZANNA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  con  la
  discussione  che  stiamo  affrontando  io  credo  che noi abbiamo
  davanti   un'occasione   storica  per  questo  Parlamento  e  per
  quest'Assemblea,  un'occasione  che  noi  non  possiamo  fallire.
  Pertanto  penso  che debba essere obiettivo di tutti, e obiettivo
  irrinunciabile  quello  di  puntare  e raggiungere e approvare la
  legge voto che stiamo discutendo questa sera.
       Solo    così    noi   risponderemo   a   quelle   sorti   di
  commissariamenti,  a  quella specie di scavalcamento che tanto ha
  allarmato  quest'Aula  il dibattito di ieri, rispetto ai processi
  che  si stanno sempre più portando avanti, di riforma nel Governo
  nazionale.
       Il  punto  che abbiamo davanti e che vorrei io qui sollevare
  questa sera, è come noi arriviamo a definire questa prima ipotesi
  di  riforma.  Io  continuo a ritenere - l'ho già detto nei giorni
  scorsi  -  che  questa era un'occasione per compiere una sorta di
  operazione  verità  dentro quest'Aula, dove sì, tutti siamo stati
  eletti  per  fare  le  riforme,  e l'obiettivo primario di questa
  legislatura  è  e rimane di fare queste riforme, ma spesso dietro
  questo  paravento  si  nasconde  la  vera  divisione  che  c'è in
  quest'Aula,   tra   conservatori   istituzionali   e   innovatori
  istituzionali.
       A  me  dispiace, onorevole Calanna, ma è così. In quest'Aula
  c'è chi vuole davvero le riforme e chi con tante scuse, con tanti
  ragionamenti   vuole  invece  impedire  che  questo  processo  si
  comincia ad affermare anche nella nostra Regione.
       C'è  chi non vuole cambiare nulla, c'è chi vuol fare saltare
  anche  questa  sera  nella discussione sulla legge voto il tavolo
  per  non  approvare  a nessuna riforma, per conservare ancora una
  rendita  di  posizione  che gli permette magari di tornare con le
  vecchie  regole nuovamente a fare il parlamentare in questa Aula.
  Allora, io  credo che invece ci sia bisogno di altro. C'è bisogno
  di  discutere pienamente e radicalmente come bisogna avere queste
  riforme.  Ecco  perchè  ho  ritenuto un errore politico quello di
  scegliere la strada che ha intrapreso la maggioranza di chiudersi
  nel   tentativo  di  trovare  un  accordo  che  tenga  insieme  i
  parlamentari  della  maggioranza  per  delineare  un  progetto di
  riforma.
       Io invece apprezzo e condivido, forse da qualcuno sono state
  sottovalutate  o  non ascoltate, le parole che ieri in quest'Aula
  ha  detto  il  Presidente  della  Regione che invitava appunto il
  Parlamento  a  compiere  una  scelta  innovativa,  quella  di  un
  confronto  ampio  e di merito che attraversa l'intero Parlamento.
  L'onorevole  Capodicasa  ieri,  concludendo  il  suo  intervento,
  diceva  che l'impegno che mette questo governo ove possibile darà
  il  proprio  contributo,  ma lo faremo non come Esecutivo ma come
  parlamentari,  considerato  che  questo disegno di legge è più da
  affidare  all'Assemblea nella sua globalità che non all'Esecutivo
  a  un  accordo  stretto di maggioranza che può ovviamente, ove lo
  voglia realizzare, intendersi aperto al contributo e agli apporti
  anche  da  parte  di  altre  forze,  siano  esse  collegate  alla
  maggioranza siano esse collocate all'opposizione.
       Ecco  perchè  ritengo  che su alcune questioni di merito sia
  necessario  un  confronto  aperto dentro quest'Aula, senza che ci
  scandalizziamo  o  entriamo  in  fibrillazione  se questa Aula si
  determinerà magari contro il volere di qualcuno.
       La   Commissione  presieduta  dall'onorevole  Provenzano  ha
  elaborato un  testo  che  abbiamo  qui  in discussione che però è
  stato un  testo  che  fin  dal  momento in cui è stato esitato si
  disse che occorreva migliorarlo trovando un'ampia maggioranza per
  definirlo  ed  approvarlo.  Io  credo  che  questi due obiettivi,
  migliorare   quel  testo  e  trovare  la  maggioranza  più  ampia
  possibile  dentro  questa  Assemblea, devono essere gli obiettivi
  che  dobbiamo  seguire  e  deve  perseguire  questo dibattito. Ma
  chiedo: si  sta  davvero  puntando a questo? O si sta cercando un
  accordo accettabile più avanzato sicuramente del testo stesso, ma
  non  condiviso dalla stragrande maggioranza dei deputati? E se si
  fa questo,  serve  a  qualcosa?  Allora, lo dico subito, a me non
  convincono  alcuni  aspetti di alcuni emendamenti presentati, non
  convince,  ad  esempio,  quello  di  stabilire  adesso l'elezione
  diretta  del  Presidente  della  Regione, ma poi rimandare ad una
  possibilità  con  una  legge  ordinaria  di ritornare indietro su
  questa   decisione.   Stamattina   questa   impostazione   veniva
  presentata  come  una  sorta  di  garanzia alla libertà di questo
  Parlamento  di  autodeterminarsi.  Ma  mi chiedo e chiedo e tutti
  voi:  ma  perchè  adesso, in questa discussione, con la decisione
  che  prenderemo, forse siamo meno liberi nell'autodeterminare una
  scelta  come  quella  dell'elezione diretta del Presidente? Credo
  che  corriamo  il rischio di mettere in discussione, prefigurando
  passi  indietro  possibili  di  creare  un  danno  ad  una scelta
  innovativa che  ci  fa parlare all'intero Paese. Ecco che noi non
  possiamo  fermare  quei  processi  politici  che  sono sempre più
  andati  avanti  nell'opinione pubblica e a cui faceva riferimento
  ieri  il  Presidente  Capodicasa.
       Per quanto  mi  riguarda, e lo vedrete anche dal testo degli
  emendamenti  che ho presentato, mantengo e riconfermo alcuni miei
  convincimenti  su  alcune  scelte  di  merito su come deve essere
  fatta questa riforma; convincimenti che mi differenziano non poco
  da  settori  della  maggioranza  o dal segretario di Rifondazione
  comunista,  onorevole Forgione. Ma comprendo e non mi scandalizzo
  della necessità  di  trovare  un  accordo,  ma  se  questo  non è
  possibile   e   non   vedo  il  coinvolgimento  della  stragrande
  maggioranza     dei    parlamentari    su    alcuni    questioni,
  dall'incompatibilità  tra  la  carica di assessore e deputato, al
  sistema  elettorale  improntato  al  maggioritario,  farò presumo
  insieme a tanti altri una battaglia di merito.
       Vorrei  sottolineare  due cose: credo che sia un errore alla
  luce di  quello  che sta avvenendo nel nostro Paese, alla luce di
  quello  che avverrà tra qualche settimana con il referendum sulla
  quota   proporzionale,   non   prendere   in   considerazione  un
  riferimento  al  sistema  maggioritario  per la nuova elezione di
  questo   Parlamento   da  introdurre  nello  Statuto.  Questo  ci
  permetterebbe  di  anticipare  ancora una volta, così come fu con
  l'elezione diretta del Sindaco, dei convincimenti ed orientamenti
  che sempre di più maturano nel nostro Paese.
       Vorrei inoltre parlare,  ecco  la  seconda  cosa  che vorrei
  sottolineare, di scioglimento  di  questa  Assemblea, non solo di
  autoscioglimento, elemento  positivo  da  introdurre  e che viene
  proposto già nel testo di legge della Commissione Provenzano;  ma
  anche  di scioglimento  di  questa  Assemblea,  dei  metodi  come
  arrivare - mi auguro,  che non auspico - ma di prevedere comunque
  la  possibilità   di   sciogliere   questo   Parlamento   con  un
  procedimento meno farraginoso  e meno complicato di quello finora
  previsto dal nostro Ordinamento.
       Mi batterò su queste cose con coerenza, così come ho cercato
  di fare nell'ultimo anno in prese di posizioni, in interventi, in
  articoli scritti sui giornali per  fare  emergere  la  vera  - lo
  ripeto  - divisione che  esiste  in  quest'Aula,  tra  innovatori
  istituzionali e conservatori istituzionali.  Su questo non ci può
  essere alcun vincolo di maggioranza, forse - e sottolineo forse -
  si può ovviare, accantonare questa  divisione,  ma solo se c'è un
  patto, se c'è un  accordo che coinvolge la stragrande maggioranza
  di questo Parlamento, perchè  le riforme riguardano tutte le aree
  del Parlamento, maggioranza e opposizione, non solo una parte. Se
  questo  non avverrà e si  pensa  di  creare  uno  steccato  e  un
  recinto, io credo che  noi  commettiamo un errore, perchè sarebbe
  una maggioranza che prevarica nei confronti di una minoranza.
       Io auspico che invece  si  possano  creare le condizioni per
  trovare un coinvolgimento di tutti, altrimenti verrebbe fuori una
  maggioranza  che  decide  una  riforma  piccina  piccina,  mentre
  all'opposizione rimarrebbe una bandiera - che mi permetto di dire
  -  non può vantare da  sola  di  volere  un  grande  progetto  di
  riforma. Io in questa situazione  non mi ci voglio ritrovare, non
  mi ci ritroverò e coerentemente  con  quello  che  ho  detto  qui
  stasera e che ho detto  nei  giorni scorsi valuterò, mi batterò e
  voterò quegli emendamenti  che permettono un avanzamento maggiore
  della volontà di riforma che  questo  Parlamento  ha e che su cui
  questo Parlamento si deve determinare.

    PRESIDENTE.  E' iscritto a  parlare l'onorevole Ricevuto. Ne ha
  facoltà.

    RICEVUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi socialisti
  del  Partito  socialista  di  Sicilia  abbiamo avuto occasione di
  incontrarci  e  di  confrontarci sul disegno di legge-voto, sulle
  procedure,         sulla         costituzionalizzazione         o
  decostituzionalizzazione   del   disegno   di  legge-voto  con  i
  socialisti dello SDI e abbiamo riscontrato in verità una perfetta
  sintonia di valutazione e  di  intenti.  E francamente non poteva
  che essere così, fra  parlamentari che anno una comune militanza,
  una comune origine, una storia  e una militanza comune in partiti
  autenticamente democratici, riformisti e autonomisti.
       Noi a  queste  comuni  valutazioni  intendiamo dare un senso
  politico, per quanto  è  possibile e, quindi, il mio intervento è
  innanzitutto   teso   a   dichiarare   di   volere   apporre   la
  sottoscrizione   mia   e   dell'onorevole  Calanna  a  tutti  gli
  emendamenti  presentati  dall'onorevole Di Martino. E' questa una
  dichiarazione che  ha  un senso politico, perchè riteniamo che da
  qui si  debba  cominciare  a  svolgere  un'azione  comune,  se  è
  possibile, in  tutte le successive occasioni della politica, ma è
  certo una  condivisione nel merito degli emendamenti stessi, ma è
  anche il  segno e l'effetto del superamento di incomprensioni fra
  due  partiti  socialisti  che,  nel  nome  dell'autonomia  e  del
  riformismo, sono  destinati,  e  lo  saranno  certamente  sin dai
  prossimi giorni,  a  ricercare  momenti  sempre  più  intensi  di
  raccordo programmatico, di raccordo  politico. E ci auguriamo che
  questo possa avere anche  una  definitiva  soluzione in occasione
  delle prossime elezioni per il Parlamento europeo.
       Ma c'è di  più. Noi desidereremmo invitare tutti i partiti e
  tutte  le   forze   laiche  e  riformiste  comunque  presenti  in
  quest'Aula a  trovare  momenti  di  sintesi, momenti di unità per
  rivendicare un cartello  per le riforme che doti la Sicilia di un
  modello  elettorale e istituzionale che garantisca governabilità,
  che garantisca stabilità ma che garantisca anche il massimo della
  rappresentanza.
       Una  brevissima battuta: gli abiti istituzionali non possono
  certamente essere  cuciti e tagliati su misura, ma debbono essere
  cuciti e tagliati  in modo comodo, in modo che siano indossati da
  tutti. E, allora, vengo al dunque, non vuole essere assolutamente
  provocazione, abbiamo  notizia  del  formarsi in questi giorni in
  Sicilia e nel  resto  d'Italia in Forza Italia di una corrente di
  ispirazione socialista.
       Faccio  una  semplice  riflessione  a questo proposito: così
  come l'onorevole Berlusconi, Presidente di quel partito, di Forza
  Italia, ha lasciato libertà di coscienza, libertà di determinarsi
  ai propri aderenti  in relazione al referendum, io chiedo a tutti
  coloro che  si definiscono socialisti e militano in quel partito,
  nel partito di  Forza Italia, di atteggiarsi anche con libertà di
  coscienza per tutto  ciò  che  riguarda  le  regole, così come le
  regole riguarda il referendum, le regole da realizzare in Sicilia
  e, quindi, di prendere  posizioni  conseguenti  e coerenti con la
  posizione espressa dai socialisti  appartenenti allo S.D.I. ed al
  Partito socialista.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
  facoltà.

     ALFANO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   colgo
  l'occasione   della  discussione  generale  sull'articolo  1  del
  disegno di  legge-voto per svolgere brevissime considerazioni che
  avrei   voluto   sottoporre   a  quest'Aula  in  occasione  della
  discussione generale cui non ho potuto prender parte.
       Ritengo  che  l'occasione  del  disegno  di  legge-voto  sia
  un'occasione  che  il  Parlamento  siciliano  non  può  lasciarsi
  sfuggire.  Si verifica una virtuosa  coincidenza tra i tempi ed i
  modi dell'iniziativa del Parlamento nazionale ed i tempi e i modi
  dell'azione legislativa  dell'Assemblea  regionale  siciliana. E'
  per ciò fondamentale  che  quest'Assemblea si qualifichi rispetto
  ad un progetto di riforma  capace  di  far  valicare quel crinale
  dove  la  Sicilia  si   è   spesso   fermata  con  l'arretratezza
  istituzionale e con l'incapacità che i gruppi dirigenti siciliani
  hanno finora mostrato di  riformare  le  regole  elettorali  e le
  regole istituzionali.
       Mi pare  di  poter  cogliere,  nel  lavoro della Commissione
  Provenzano,  che  precedentemente  era  preceduta  dall'onorevole
  Bufardeci, un  lavoro  serio,  alacremente tendente a determinare
  tutte le condizioni per portare in questa Aula un testo capace di
  aggregare una maggioranza ampia. E' sul filo di questa sensazione
  - che è poi una convinzione politica - che mi posso consentire di
  sostenere e di affermare che  non è trasversalismo, né ricerca di
  unanimismo, quello di chi  vuole  portare  a  fare  approvare una
  legge di riforma capace di aggregare ampi settori del Parlamento.
  Ma nutro anche una perplessità,  che  mi pare di aver colto anche
  nell'intervento di qualche collega  della  maggioranza,  ed  è la
  perplessità  che  si sia  innestato,  in  questo  Parlamento,  un
  circuito vizioso che lega  al  proprio  interno  una  maggioranza
  divisa su tutto, ma  soprattutto  divisa  sulle regole che devono
  presiedere al futuro di  questa  Assemblea. Una Assemblea che non
  sarà capace di dare risposte efficaci se non avrà regole adeguate
  alle  difficoltà  del  momento  storico  della  Sicilia;  ma  una
  Assemblea che sarà chiamata  a passaggi fondamentali dove mi pare
  assolutamente qualificante quello  definito  dall'articolo  1 del
  disegno di legge-voto  che  indica  la  via maestra dell'elezione
  diretta del Presidente della Regione.
       Onorevoli colleghi,  quando  si  immagina l'elezione diretta
  del Presidente  della  Regione,  non  si  può  contemporaneamente
  credere che il sistema  che  ne  vien  fuori è neutro rispetto al
  sistema elettorale; non  si  può  credere  che  il  risultato  di
  elezione del presidente  della  regione  possa  essere  di per sè
  sufficiente  a   segnare   una   rotta  di  ammodernamento  delle
  istituzioni; non si  può chiedere che il Presidente della Regione
  diventi non il portavoce efficace di un'azione politica, ma un re
  di cartapesta. Non si può chiedere, però allo stesso tempo che il
  Presidente della Regione venga eletto direttamente dal popolo per
  poi essere vittima e schiavo  dei  giochi di Palazzo e dei giochi
  dell'Aula. Un sistema  istituzionale, un sistema costituzionale è
  coerente se crea meccanismi  di  bilanciamento tra gli organi che
  lo compongono; se crea  un  collegamento  razionale con i sistemi
  elettorali; se crea meccanismi di  contrappeso  tra i poteri ed i
  controlli.   Ecco  perché   il   gruppo   che   presiedo  ritiene
  imprescindibile abbinare alla  elezione  diretta  del  Presidente
  della  Regione  un   sistema   elettorale   a   chiara   impronta
  maggioritaria, e se fosse possibile  spingersi più in là, direi a
  turno unico. Ecco perchè  il gruppo parlamentare che qui presiedo
  ritiene imprescindibile una presa di posizione, evidentemente sul
  versante  legislativo  di   questa   Assemblea,   sul   tema   di
  incompatibilità tra l'ufficio  di  Presidente  della Regione, tra
  l'ufficio di Assessore e quello di semplice parlamentare. Ed ecco
  anche perché noi chiameremo  con  forza  alla  coerenza i singoli
  gruppi parlamentari e i singoli deputati che hanno preso parte al
  dibattito pubblico di questi  mesi  e al lavoro della Commissione
  Provenzano.   Perché,  se   c'è   una   cosa   inaccettabile   in
  politica è proprio l'insipienza di coloro i quali condizionano il
  percorso storico che la Sicilia si avvia a concludere, se ne sarà
  capace quest'Aula, di  riforma  delle  regole  delle istituzioni,
  condizionare  questo  percorso,   dicevo,   alla  tenuta  di  una
  maggioranza, alla tenuta di un governo.
       Occorre volare  alto  e la sensazione che stiamo ricevendo è
  quella invece di un volo basso, di un volo di chi non è capace di
  sganciarsi  dalle  paludi  di  una  maggioranza  che, incapace di
  governare ma  capace  solo  di  fare  singoli  atti  di ordinaria
  amministrazione,  teme  ogni  vaglio  dell'Aula, ogni giudizio di
  questo  Parlamento.  Allora,  noi  non  vorremmo  che  alla  fine
  venisse fuori una riforma,  signor Presidente, che somigli un po'
  all'abito  di  Totò  in   un   noto   film,  abito  elegantissimo
  all'esterno ma privo delle maniche e della parte posteriore della
  camicia, un abito che non era un abito; un abito che serviva solo
  a disegnare una forma estetica;  un abito che serviva solamente a
  dire che era vestito.
       Noi non  siamo  per  le "riformicchie", noi non siamo per le
  riforme ad  ogni  costo,  noi  siamo  per  le riforme con la erre
  maiuscola.  Siamo  per una riforma che sia capace di contemperare
  in un  unico  testo  una  indicazione  chiara  sulla elezione del
  presidente  della  Regione,    una riforma che contemporaneamente
  metta  a  fuoco  la funzionalità dell'organo 'governo' attraverso
  l'incompatibilità  tra  deputato  e  assessore,  una  riforma che
  prefiguri  un  percorso  che  tramite  il  sistema elettorale dia
  governabilità,   una  governabilità  che  non  è  il  fine  della
  politica, ma  certamente  il  mezzo attraverso cui un governo può
  dare risposte efficaci ad un popolo e ad una terra.
       Noi crediamo  che siano in corso tentativi di freno rispetto
  ad una riforma alta. Temiamo e crediamo che ci siano tentativi di
  comporre  alchimie  costituzionali  per approdare ad un risultato
  che ci  consenta, passando la mano sulla nostra coscienza in modo
  ipocrita, di poter dire all'esterno che abbiamo fatto una riforma
  mentre in realtà  non  si è fatto niente, e non si è fatto niente
  perchè vi  è  una  maggioranza  incapace  di partorire un disegno
  organico  ed  incapace di sganciarsi dalla logica di maggioranza;
  perchè se  non  fosse  capace di partorire un disegno organico ma
  fosse capace  di  sganciarsi  da una logica di maggioranza già il
  ragionamento sarebbe  diverso  e  invece vi è il tentativo di una
  mediazione in  basso,  una mediazione in basso che non può essere
  accollata  come  prezzo all'intera Sicilia e a questo Parlamento.
  Ecco  perchè  noi condurremo con forza una battaglia parlamentare
  di merito tendente ad affermare una battaglia di principio capace
  di  spiegare   ai   siciliani   le  riforme  che  si  faranno  e,
  soprattutto, capace  di  spiegare  ai  siciliani  non il fatto di
  avere  questo  fardello  di  istituzioni  antiche  e vetuste, più
  vetuste che antiche perchè l'antichità è una virtù, ma noi saremo
  capaci di  spiegare il peso che viene portato dai siciliani sulla
  ragione fondata della incapacità di questa maggioranza.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Di Martino.  Ne
  ha facoltà.

     DI   MARTINO .   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  la
  tirannia del  tempo  mi  impone  di  andare  avanti  per  schemi.
  Anzitutto  confermiamo  il  nostro  giudizio  sull'articolo 1 che
  riteniamo  sempre  un  mostriciattolo  giuridico  e una norma sul
  piano  politico  affetta  da  focomelia.  Come  socialisti,  come
  ricordava  l'onorevole Ricevuto, non possiamo ricevere lezioni da
  nessuno in materia di  autonomia  dal  memorandum  della  sezione
  della  Sicilia  del 1800,  fine  '800,  alla  costituzione  della
  regione a Statuto speciale, anche se con le perplessità di Pietro
  Nenni, certamente sono state  un  errore quelle perplessità a suo
  tempo, abbiamo dimostrato tutti  in questi anni la massima lealtà
  e il massimo sostegno all'autonomia speciale.
       Però sono passati più di  50  anni  da  quello  statuto  che
  mostra evidentemente tutte le  carenze  dovute  alla  vecchiaia o
  alla vetustà come direbbe l'onorevole Alfano.
       Onorevole Presidente, come  socialisti tutti noi non abbiamo
  bisogno  di  gridare   al   presidenzialismo,   noi  lo  vogliamo
  praticare. Però lo  vogliamo  ricordare ad alcuni catto-comunisti
  di quest'Aula o ad altri che si improvvisano integralisti, che il
  presidenzialismo non è un  dogma,  noi molto laicamente riteniamo
  che il presidenzialismo sia  una forma di governo, sappiamo anche
  che  il presidenzialismo  serve  per  assicurare  stabilità  alle
  istituzioni e la stabilità è un valore.
       Noi  riteniamo  che   deve   servire  questa  stabilità  per
  preparare altre riforme.
       Vedete, ci sono coloro  che  qui gridano in continuazione il
  presidenzialismo, il federalismo e mi danno l'impressione dei neo
  convertiti o degli apostati. E  noi  socialisti  non siamo né neo
  convertiti e nemmeno apostati.
       Così ci sono alcuni,  per  esempio,  degli  apostati che per
  dimostrare  la  rottura con  la  loro  Chiesa  sono  costretti  a
  bestemmiare,  noi  non   abbiamo   bisogno   di  bestemmiare  per
  dimostrare la nostra laicità e  il nostro laicismo. Vi sono poi i
  neoconvertiti  evidentemente, i  neoconvertiti  che  devono  fare
  sfoggio  del loro fondamentalismo  e  sono  quelli  stessi  anche
  folgorati sulla "via di  Damasco"  dell'ultima  ora.  Ora  questi
  devono   esprimere   tutta   la   loro   fede   gridando   sempre
  presidenzialismo, presidenzialismo senza  capire  a  cosa  si  va
  incontro.
       Voglio dire qui  che  la  responsabilità di quell'articolo 1
  che  conferma  a  giudicare  come  ho  detto  prima,  non  è  del
  Presidente della Commissione,  perché  lì la Commissione con rare
  eccezioni è stata presa  dalla sindrome del nuovismo e voi sapete
  che in politica si può pure sbagliare all'unanimità, tanto è vero
  che all'interno del Parlamento, all'interno della maggioranza, si
  è discusso e si è  arrivato  ad  un  accordo, onorevole e giusto,
  riguardante l'articolo 1.
       Vedete, se i cattocomunisti  di  questa  Aula avessero letto
  l'ultima Enciclica di Giovanni Paolo  II "Fides et ratio", cioè i
  rapporti tra la fede e  la  ragione,  si sarebbero resi conto che
  questo loro comportamento non può essere assolutamente conducente
  per una buona pratica, per una buona legge riguardante la riforma
  dello statuto.
       Noi  abbiamo  sostenuto  la  decostituzionalizzazione  dello
  statuto  per  la  parte  che  riguarda  la  forma  di  governo  e
  l'elezione del  Presidente  della  Regione,  l'abbiamo  sostenuta
  perché dobbiamo difendere le prerogative della Sicilia, della sua
  autonomia speciale.
       Rivendichiamo l'autodeterminazione  per  quanto  riguarda la
  forma di governo e l'elezione  del  Presidente.  E  devo dire che
  l'accordo raggiunto in sede  di  maggioranza  con  un emendamento
  presentato  dall'onorevole  Speziale  sia  valido  tranne  alcuni
  aspetti  ancora  da  definire;  ma  per  quanto  mi  riguarda  ho
  presentato alcuni emendamenti, e  noi diciamo così per simmetria,
  se due negazioni affermano, onorevole Presidente, in politica due
  affermazioni    negano.   Nel    senso    che    prevedendo    la
  ricostituzionalizzazione  delle   azioni   del  Presidente  della
  Regione e la possibilità  per l'Assemblea di modificare con legge
  ordinaria la forma di  governo  l'elezione  del  Presidente della
  Regione per noi è una  soluzione soddisfacente dal punto di vista
  politico.  Non so dal  punto di vista dell'estetica giuridica, io
  non sono un giurista ma  un  costituzionalista  e  non  mi voglio
  addentrare. Io ne ho parlato spesso con ironia di queste vicende.
       Quindi la parte politica  che  ci  riguarda è soddisfacente.
  Tutta la vicenda  riguardante  l'incompatibilità  tra assessore e
  deputato,  a  mio  modo  di   vedere, è  un  falso  problema.  Io
  personalmente   sono    convinto,  anche   per   esperienza,  che
  l'incompatibilità è oggettiva  nel  tempo  che  bisogna  dedicare
  all'attività di governo e parlamentare. Ma non può nemmeno essere
  questo un dogma e penso  che  la  soluzione  trovata  sia  la più
  soddisfacente  cioè  vedere con  legge  ordinaria  quale  sia  la
  soluzione migliore secondo i  tempi  in cui andiamo ad affrontare
  questo problema. Quindi è  bene  che  su  ciò  decida l'Assemblea
  regionale siciliana.
       Voglio ricordare a qualche collega dei DS che ha parlato che
  è inconcepibile che  una maggioranza sulle riforme costituzionali
  dello Statuto possa  dividersi  e  fare  l'ammucchiata. Onorevole
  Zanna, l'operazione da lei  proposta  porta  esattamente a quella
  cui ha condotto la commissione sull'articolo 1 soprattutto e cioè
  al consociativismo, alla  grande confusione e all'inapplicabilità
  pratica di quelle norme.
       Quindi  io ritengo che  la  maggioranza  deve  fare  le  sue
  scelte, ritengo altresì che  non  può  lasciarsi  ai  margini  la
  minoranza o l'opposizione. Deve  essere  coinvolta la minoranza o
  l'opposizione, deve essere coinvolta comunque nelle scelte che va
  a fare la maggioranza.
       Quindi io concludo, signor  Presidente, per dire che noi non
  potevamo approvare  quell'articolo  1,  non  potevamo  approvarlo
  perché  si  creava  in  Sicilia   -   ripeto   -  una  specie  di
  governatorato, con un parlamento siciliano molto debole. E voi vi
  rendete conto, cari colleghi, cosa poteva significare.  Eletto un
  presidente  della Regione, per  esempio,  che  si  ritenesse  uno
  'sciamano'  capace  di risolvere  tutto  o  un  presidente  della
  Regione  che si riteneva  l''Unto  dal  Signore',  creando  quali
  guasti.
       E noi abbiamo visto  recentemente  in  politica  cosa accade
  quando viene la sindrome  del  plebiscitarismo.  Abbiamo avuto un
  Prodi,  spodestato  certamente   per   ragioni   politiche  dalla
  Presidenza del Consiglio dei Ministri,  e  già si sente un leader
  nazionale  e  quindi detta leggi  al  DS.  Abbiamo  avuto  un  Di
  Pietro, il quale decide e  grida  che  il  PPI  deve  sciogliersi
  perché non ha più dignità  politica  in  Italia.  E  quindi è lui
  l'uomo della provvidenza che  deve  subentrare  oggi al PPI; ieri
  pensava di sostituire Berlusconi. Abbiamo vicende anche di questi
  giorni, dei vari Cacciari, dei  vari  Rutelli  e  per  non andare
  troppo lontano dei vari Orlando  a  Palermo  e  dei vari Bianco a
  Catania.
       Vi rendete conto a cosa  porta la deriva plebiscitaria? E la
  sinistra italiana è stata  sempre contro la deriva plebiscitaria.
  La sinistra italiana è  per  la  democrazia  rappresentativa,  la
  socialdemocrazia europea  per  la democrazia rappresentativa. Non
  siamo assolutamente per le  derive plebiscitarie. E noi riteniamo
  che quella soluzione molto  dignitosa che abbiamo trovato in sede
  di maggioranza non  porta  al  plebiscitarismo.  Dà all'Assemblea
  regionale siciliana il potere di modificare con legge ordinaria -
  non certo per capriccio  di  una  maggioranza  che  si improvvisa
  all'ultimo momento - dà  la  possibilità  a  questo Parlamento, a
  questa Assemblea di potere modificare  le  leggi  per la forma di
  governo e per la  elezione  del  presidente della Regione, quando
  noterà  che  l'esperimento sia  stato  infelice  per  la  Regione
  siciliana.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne
  ha facoltà.

     STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
  per  esprimere  la  posizione  di Alleanza nazionale in relazione
  all'articolo 1  del disegno di legge voto. Articolo 1 che è stato
  approvato nella  Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano
  con alcune indicazioni, che  i  colleghi  che  hanno  fatto parte
  della  Commissione   sicuramente  ricordano,  relativamente  alla
  elezione   diretta  del   Presidente   della   Regione   e   alla
  incompatibilità della carica tra deputato regionale e assessore.
       Per  quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della
  Regione non  ci  iscriviamo  senza  dubbio  alla categoria né dei
  novisti,  come  ama   dire   l'onorevole  Di  Martino,  né  degli
  integralisti, né  dei  neoconvertiti;  è  una  battaglia  che  la
  Destra politica italiana conduce  da  molti  anni  e dobbiamo con
  soddisfazione notare che questa  battaglia  oggi  non  è più solo
  della Destra politica, ma appartiene ad un largo schieramento sia
  del Centro destra, sia nell'ambito del Centro sinistra.
       E,  quindi,   tutte  le  argomentazioni  che  a  favore  del
  presidenzialismo sono  state fatte in questa Aula e nel dibattito
  culturale e  politico  che  negli  ultimi  mesi  ha  investito la
  Regione siciliana, ritengo  che possano essere portate a sostegno
  di una tesi che  fondamentalmente  vuole la stabilità dei governi
  in una Italia, in  una  Sicilia che vede purtroppo l'abitudine ai
  ribaltoni  e ai  ribaltini  e  alla  precarietà  governativa  che
  sicuramente non fa gli  interessi  degli Italiani e, nella nostra
  fattispecie, dei Siciliani.
       Ma  l'aspetto che vorrei sottolineare in modo particolare, e
  che poi magari valuteremo nella illustrazione degli emendamenti e
  nelle  dichiarazioni  di  voto  dei singoli emendamenti, è quello
  relativo  alla  incompatibilità  della  carica  tra  assessore  e
  deputato regionale.
       La Commissione ha esitato  un testo in cui si fa riferimento
  alle eventuali  incompatibilità  che  dovrebbero essere stabilite
  con  legge  regionale.  Chi  ha  fatto  parte  della  Commissione
  competente sa che è stata  questa  una  soluzione di ripiego e di
  compromesso per far consentire  finalmente l'esito del disegno di
  legge da parte della Commissione stessa e l'esame dello stesso in
  Aula, con l'impegno e  con la dichiarazione esplicita da parte di
  coloro  i quali -  e  Alleanza  nazionale  apparteneva  a  questa
  schiera, risulta nei verbali  della Commissione -, con la riserva
  di portare in  Aula  il  problema  dell'assoluta incompatibilità.
  Ritenevamo e riteniamo, infatti, che è indispensabile distinguere
  in Sicilia il compito di  chi  deve governare e il compito di chi
  deve controllare e legiferare.
       Ecco perché  noi  come  Polo e come Alleanza nazionale siamo
  in  quest'Aula  per  dare  il  nostro  consenso  a  tutti  quegli
  emendamenti che sono stati presentati nel tentativo di riproporre
  in  Aula  la   incompatibilità  assoluta,  non  eventuale,  e  di
  inserirla    nello     Statuto,     cioè    la    incompatibilità
  costituzionalizzata.
       Per noi  questo è un elemento importante, che ci fa stare al
  passo con i  tempi e che  consente a questo Parlamento di fare un
  passo in avanti che  consentirebbe  a questo Parlamento, al di là
  delle  lacrime  che  ieri  sera  abbiamo  sentito  in  quest'Aula
  sull'esproprio delle nostre  competenze,  che sarebbe stato fatto
  dai Parlamentari  nazionali,  di  qualificare  invece  l'attività
  legislativa del Parlamento stesso.
       Ecco   perché  io  ritengo  che  la  posizione  di  Alleanza
  nazionale in relazione all'articolo  1  del  disegno  di legge in
  discussione è chiara ed  evidente.  La  ribadiremo nel momento in
  cui si tratterà di andare a votare gli emendamenti che migliorano
  il testo e, in questo  senso,  raccogliamo  la sfida che da altri
  partiti,  da  altri  schieramenti  politici,  dallo  schieramento
  politico che attualmente è al Governo della Regione siciliana, si
  è offerto nei nostri confronti, cioè a dire la sfida che ci viene
  fatta, se apparteniamo  alla  categoria  dei  rinnovatori  o alla
  categoria dei conservatori,  noi  non abbiamo nulla da dimostrare
  perchè lo abbiamo dimostrato con l'impegno, lo abbiamo dimostrato
  con gli atti, lo dimostreremo con la nostra azione in quest'Aula,
  lo dimostreremo con il nostro voto.
       La sfida la rimandiamo  al mittente. Ci auguriamo che non vi
  siano in questa situazione, nel momento  in cui andiamo a votare,
  schieramenti di maggioranza  e  di  opposizione, ci appelliamo al
  senso di responsabilità di coloro i quali ritengono di dover fare
  assieme  a  noi   questa  battaglia,  che  è  essenzialmente  una
  battaglia di riforma della  politica  nel  senso  più  ampio  del
  termine, perchè andremmo incontro anche alle indicazioni, se così
  possiamo dire, che oggi ci vengono dalla politica nazionale in un
  momento in cui il  referendum,  per  come è stato approvato dalla
  Corte costituzionale, mette  i  cittadini  nella  possibilità  di
  scegliere  e  di   decidere  se  vogliono  veramente  un  sistema
  maggioritario  o  un  sistema  che  ancora  ha  delle  scorie  di
  proporzionalismo.
       Questo  è il terzo aspetto  di  questo  primo  articolo  del
  disegno di legge. Infatti,  così  come  si è riusciti nell'ambito
  dei  lavori  della   Commissione   a   inserire   l'aspetto   del
  maggioritario nel disegno di legge-voto, oggi , ritengo che nella
  presentazione di parecchi  emendamenti  il riferimento al sistema
  maggioritario è fatto in  maniera  precisa,  è  fatto  in maniera
  chiara  ed  in  questo  senso  Alleanza  nazionale  darà  il  suo
  contributo di idee, ma  darà  anche il proprio contributo di voti
  affinchè il riferimento al principio maggioritario sia anticipato
  già nel nostro Statuto  prima  possibilmente che il referendum lo
  sancisca a furor di popolo,  cioè  nel momento in cui i cittadini
  italiani saranno chiamati a deliberarlo.
       Ecco che, quindi, abbiamo  una  occasione  che non penso non
  possa definirsi storica  dal momento che, come rappresentanti dei
  siciliani,  introdurremmo  nello  Statuto  una  indicazione,  che
  sicuramente fra qualche mese  tra i siciliani stessi ci sarà dato
  di inserire.
       Saremo,   pertanto,    nelle    condizioni   di   dire   che
  rappresentiamo  veramente  gli  interessi  dei  siciliani  e  che
  anticipiamo quello che i siciliani vogliono.
       Pertanto, annunzio sin  da  ora,  ne  discuteremo  nel corso
  delle illustrazioni degli  emendamenti,  il  voto  favorevole  di
  Alleanza  nazionale  a   tutti   gli  emendamenti,  da  qualunque
  esponente politico dovessero provenire, financo un rappresentante
  della maggioranza di  questo  Governo, del Centro-sinistra, anche
  in quel caso daremmo un  voto favorevole, perchè è un voto che va
  nell'interesse  dei  siciliani   e   non  dell'uno  o  dell'altro
  schieramento politico.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare  l'onorevole Forgione. Ne ha
  facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente   dell'Assemblea  ,  onorevole
  Presidente della Regione, non mi preoccupa, anzi mi inorgoglisce,
  rappresentare qui  l'unica  opposizione  dichiarata,  come  parte
  politica,  in  modo   trasparente   a  questo  disegno  di  legge
  presidenzialista.  Anzi vorrei avere  la  forza  e la capacità di
  trovare tutti gli  argomenti  pre-moderni,  tutti  gli  argomenti
  fuori dalla storia,  tutti  gli  argomenti  prodotti  da  culture
  politiche del vecchio  secolo,  ormai scomparse, per sostenere le
  ragioni opposte alla  politica  degli aggettivi, al novismo senza
  legame  sociale,   alla   devastazione   delle   grandi  identità
  democratiche che drogano,  ormai, il dibattito politico in questa
  Regione, in quest'Aula, in  questo  Paese.
       Le mie, le  nostre  posizioni  politiche sono state definite
  così nel dibattito  di  queste  ultime  settimane,  nel dibattito
  parlamentare su questo disegno  di  legge, come se il corso delle
  riforme avesse un unico segno.
       Qual è il  segno  delle  riforme, onorevole Zanna, onorevole
  Stancanelli, onorevole  Provenzano,  amici della maggioranza? Che
  cos'è un processo  riformatore?
       E'  la   partecipazione  democratica?  L'allargamento  della
  partecipazione democratica o  il  restringimento dei centri della
  decisione?
       Che  cos'è  un   processo   riformatore? E' la delega  senza
  controllo? E' lo  svuotamento  della  politica  partecipata,  del
  legame sociale, della  centralità  delle  assemblee  elettive  e,
  quindi,  della  rappresentanza?  La  costruzione  dal  basso  del
  processo  democratico  oppure  il  governo  fuori  controllo,  il
  governo extraparlamentare?
       Qual è  il  segno innovatore  di  un  processo  riformatore?
  Purtroppo prevale l'aggettivo,  purtroppo  prevale la propaganda,
  anche  in  questo  dibattito,  purtroppo  prevale  la  spinta  di
  un'opinione pubblica che è stata  condizionata dal "di pietrismo"
  alla  moda, da questo "di  pietrismo"  inventato  da  apprendisti
  stregoni che oggi non sanno più controllarlo
       Non ci convince questo dibattito,  signor  Presidente  E non
  ci convince neanche la spinta  a  fare presto senza approfondire.
  Per  questo noi  ci siamo  battuti  in  queste  settimane  nella,
  commissione  Statuto  e   continueremo   a  farlo  con  i  nostri
  emendamenti, per  decostituzionalizzare  e  consentire  a  questo
  Parlamento  di  discutere   non   della  forma  di  elezione  del
  Presidente, ma della forma di Governo.
       Lo ripeto, presidente Provenzano, lei ha lavorato con questa
  commissione, ma per la fatica che ha  impiegato,  per  come  si è
  speso,  ha prodotto un topolino,  non  una  montagna  di  riforme
  istituzionali   Lo diceva ieri il  presidente  Capodicasa:  si  è
  deciso di estrapolare solo la  forma  di elezione del Presidente,
  non di riformare lo  Statuto   Che  era,  invece, il titolo della
  commissione da lei  presieduta: "Commissione per la riforma dello
  Statuto". E,  quindi,  riforma  dell'autonomia, della specialità,
  del rapporto tra la  specialità, l'autonomia speciale e lo Stato.
  Un sistema complesso di  relazioni,  di poteri, anche della forma
  di  governo da  collocare  dentro  questo  sistema  complesso  di
  rapporti e di poteri tra la Sicilia e lo Stato.
       No  Avete preferito la  strada  della  propaganda  semplice
  Avete  preferito  la  strada  della  costruzione, da  un  lato, e
  dall'altro di subire anche il ricatto di un'opinione pubblica che
  ormai  è  portata a non ragionare  più  sul  segno  dei  processi
  democratici, sul segno delle riforma istituzionali.
       C'è una devastazione delle culture  democratiche - lo stiamo
  vedendo  anche  in questi giorni  -  attorno  al  referendum  del
  maggioritario   si  sta   affermando   un   fondamentalismo   del
  maggioritario. Ed  ogni  fondamentalismo  è  la  negazione  delle
  culture e del confronto democratico.
       Mi guarda in modo disperato, onorevole Silvestro: lo so bene
  che  lei ritiene che sto dicendo  cose  fuori  dal  senso,  senza
  senso, forse fuori dal  senso  comune,  ma  non  sempre  il senso
  comune ha favorito  l'affermazione  di  processi democratici. Lei
  che viene anche dalla mia  cultura e dalla mia storia politica sa
  bene  che  disastri  hanno   provocato   il  senso  comune  e  le
  costruzioni autoritarie che sono nate e cresciute dentro il senso
  comune in alcune fasi della storia di questo secolo.
       Non si discute più del ruolo  del  parlamento  e  del  ruolo
  della rappresentanza, e si  favorisce  così, onorevole Cristaldi,
  questo  qualunquismo  che,   ogni   qualvolta   può,  addita  nel
  parlamento e nella funzione dei rappresentanti eletti dal popolo,
  addita in questi le cause  di  tutti i mali.  C'è un qualunquismo
  che si sta diffondendo  perchè  stanno venendo meno gli anticorpi
  democratici  in questa  società   In  una  democrazia  malata  si
  affermano processi neoautoritari  sempre dall'alto e dal basso, e
  i  partiti,  quindi,   sono   un  impaccio  non  una  costruzione
  democratica, non un luogo  di  partecipazione,  non  una forma di
  legame sociale tra  rappresentanti  e  rappresentati.  E, vedete,
  quando si sostituiscono ai  partiti  i  nomi,  gli  individui, si
  perdono  i  valori,  si   perdono   i   legami  sociali.  Con  il
  maggioritario  i partiti  che  hanno  ottenuto  il  finanziamento
  pubblico dal Parlamento nazionale sono 46, con il proporzionale i
  partiti rappresentati in Parlamento erano 7.
       Qual  è  la  logica   del  maggioritario?  Qual  è  la  vera
  costruzione   democratica,   il   confronto,   le   forme   della
  rappresentanza?
       Di questo non si può più discutere perchè bisogna rispondere
  all'"orlandismo", al "bianchismo",  ai  comitati  dei sindaci che
  tengono assieme gli industriali ed i sindacati.
       Lo ripeto: questi sindacati  che  in  una  regione,  come la
  nostra, con il 30 per  cento  di disoccupazione e il 40 per cento
  di  lavoro  sommerso   individuano,   come   unica  priorità,  la
  costruzione istituzionale e  non  invece  la  costruzione  di  un
  movimento di lotta per  il  lavoro  e contro la disocuppazione
       E    qui,     e     capisco     l'onorevole     Stancanelli,
  costituzionalizziamo tutto perchè  questa  è la spinta.  Anche il
  principio del  maggioritario, costituzionalizziamo l'imperatore e
  anche  la  negazione   della  democrazia.
       Ma i democratici di  sinistra  capiscono  o  no  che  stanno
  svolgendo in  queste  ore  soltanto  una  funzione  di  servizio?
  Funzione di servizio  per  un  disegno  che,  probabilmente,  tra
  qualche anno li vedrà  travolti
       Noi difendiamo, cari amici e colleghi, l'autonomia di questo
  Parlamento - non   abbiamo   scherzato   ieri  nella  discussione
  sull'ordine del  giorno  dell'onorevole  Di  Martino - difendiamo
  l'autonomia di questo  Parlamento  e  continuiamo  a  credere che
  sarebbe stato giusto  rispettare  l'indicazione  che veniva dalla
  Commissione  D'Onofrio   nella   Commissione   bicamerale,   cioè
  riportare  qui la  decisione  non  sull'elezione  diretta  di  un
  Presidente, ma sulla forma  di  Governo  che  ha  un  sistema più
  complesso di una  semplice  elezione.
       Vorremmo sapere anche qui,  nel  momento  in  cui  si decide
  dell'elezione diretta del Presidente  qual  è poi e quale sarà la
  forma  della  rappresentanza   di   questo   Parlamento,  qual  è
  l'indicazione della legge elettorale  e qual è la posizione della
  maggioranza  di  Governo   su   questo  punto.  Non  basta  ormai
  assolutizzare il valore della  stabilità come se la stabilità dei
  Governi avesse un  valore  neutro  rispetto  ai processi sociali,
  rispetto  al  conflitto   che   è   l'unica  essenza  vera  della
  democrazia: il conflitto  sociale,  il  conflitto  tra valori, il
  conflitto tra progetti di  governo  e  di rapporto con la società
  alternativi.
       Vedete, in questa corsa  smodata  verso  il  centro  c'è  la
  negazione  ricercata. Ed   è   anche   questo  il  principio  del
  maggioritario:  la  negazione   di   quelle   identità  che  sono
  alternative;  ci può essere il principio di alternanza di governi
  simili che si alternano.  E quanto è simile il governo Capodicasa
  al governo Provenzano  Ci  si  può  alternare  dentro  lo  stesso
  quadro di compatibilità e  la  compatibilità è sempre il rapporto
  con l'impresa ed il  mercato,  ma  non  si può essere alternativi
  alle alternative  soprattutto  se  rappresentate  da opposizioni:
  quelle devono essere cancellate.
       E'  questo  il  principio  del  maggioritario,  è  questa la
  negazione della democrazia vera  Veda, Presidente Provenzano, lei
  con  la  sua  Commissione ha prodotto un articolo che non ragiona
  sulla  forma  di  Governo,  non ragiona sul sistema di poteri, di
  equilibrio  tra  la  funzione  ed  il  ruolo  del  Presidente del
  Parlamento, sul rapporto tra l'esecutivo ed il legislativo. E qui
  davvero  la  cosa  che più inquieta è il silenzio della sinistra
  Una  sinistra  che  sembra  ormai aver perso non il legame con il
  proprio passato, ma sembra  aver perso l'idea del proprio futuro.
       E vorrei dirlo  anche  agli  amici  democratici  di sinistra
  attraversati  anche  da   un  dibattito  rispetto  al  referendum
  nazionale  sul  maggioritario.  Vorrei  dirlo  anche  agli  amici
  cossuttiani che non ho  sentito nel dibattito generale e non vedo
  nemmeno  ora; non  una  parola  abbiamo  sentito  in  quest'Aula.
  Abbiamo  visto  posizioni   di   grande   dignità:  le  posizioni
  dell'onorevole Di Martino, degli stessi socialisti, non vincolati
  a logiche di maggioranza  ma pronti a fare battaglie di principio
  su questioni che  riguardano  la  democrazia. Non abbiamo sentito
  uno  scatto  d'orgoglio   in  altri  settori  della  sinistra  di
  quest'Aula  Vedete, sappiamo  anche  che in alcune riunioni della
  maggioranza è stato  posto  l'accento sull'incassare un risultato
  di propaganda da ascrivere  a  questo Governo. Noi vorremmo che a
  questo Governo fossero  ascritte  altre  cose, altri successi: la
  questione  sociale,  il   lavoro.  E  invece  no   Ormai  l'unico
  imperativo è questo  nuovismo  senza  parole.
       Vedete, e ho  chiuso  davvero,  quando  c'erano  gli scontri
  nell'Ulivo, nel rapporto tra  Bertinotti  e  il Governo Prodi, al
  centro   c'erano  le   questioni   sociali,   le   pensioni,   la
  privatizzazione della  scuola, il Mezzogiorno, la disoccupazione;
  nello scontro tra Cossiga  e  D'Alema c'è ormai come si organizza
  l'Ulivo, se sarà una  margherita  il  simbolo  del nuovo partito:
  alla questione sociale in questo Paese si sta sostituendo, ormai,
  la questione botanica  Ecco cos'è  la  riduzione della politica a
  mero gioco di palazzo
       Prima l'onorevole Silvestro diceva che le mie posizioni sono
  posizioni apocalittiche;  Eco  metteva  in  alternativa  l'essere
  apocalittici o l'essere  integrati. Se essere integrati vuol dire
  accettare queste compatibilità  e questa politica è meglio essere
  apocalittici e cominciare  a  ragionare  sui  grandi  sistemi,  i
  grandi valori, le grandi  identità.
       Per queste ragioni  ci  batteremo contro questa ispirazione,
  contro questa legge,  contro questa deriva autoritaria e vorremmo
  che dalla Sicilia non  partisse  un  segnale  di  battistrada per
  processi neoautoritari che  dall'alto  e  dal  basso rischiano di
  affermarsi in questo nostro Paese.

    PRESIDENTE.  E' iscritto  a  parlare l'onorevole Granata. Ne ha
  facoltà.

    GRANATA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente della Regione, credo che non sia sfuggito a nessuno il
  fatto  che  in  questi    giorni attorno al Parlamento regionale,
  nel corso di questa  dodicesima  legislatura,  ci  sia  stato  un
  ritorno di fiamma da parte di una certa stampa scandalistica, con
  l'ausilio di qualche idiota in servizio permanente effettivo che,
  legato a una sorta  di  cultura  della  denuncia dello scandalo -
  quando le vicende riguardano  gli  altri  -  e  questo  dopo  che
  comunque tutti insieme,  chiusa la pagina triste della undicesima
  legislatura,  si era d'accordo  che  al  di  là  della  divisione
  interna al Parlamento si  doveva  scrivere una pagina nuova della
  storia e della vita di questo Parlamento.
       Personalmente,  al  di   là   delle   valutazioni  che  sono
  conosciute,  per  quelle   che   mi   riguardano,  sui  cambi  di
  maggioranza  che  hanno   caratterizzato  la  nascita  di  questo
  Governo, ho espresso  in  sede  di  dibattito sulle dichiarazioni
  programmatiche apprezzamento su  un  fatto:  sul  fatto che nuovi
  gruppi dirigenti, in  una  dinamica  bipolare,  si  sono comunque
  affacciati all'opinione  pubblica siciliana, ma nonostante questo
  e al di là e al di sopra di ciò che questi Governi hanno prodotto
  e  hanno  provato   a   produrre   per   cambiare   e  modificare
  strutturalmente l'immagine e  la sostanza della Regione siciliana
  e di questo Parlamento,  credo  che  ci  siamo  avviati in questi
  ultimi mesi, per  responsabilità  complessive dentro una sorta di
  cupio dissolvi in cui fa  notizia  il prezzo dei cornetti del bar
  dell'Assemblea regionale  siciliana,  fa notizia quanto spendiamo
  per la barberia. L'Espresso  si  occupa di questo Parlamento non,
  ad esempio, per quello  che  di produttivo il Parlamento stesso è
  riuscito a produrre, ma si  occupa  con  questo  taglio  che è un
  taglio che colpisce tutti indiscriminatamente.
       E allora anche  questo  dibattito  e  l'approvazione  di una
  norma  fondamentale  che dovrebbe  aprire  e  apre  di  fatto  la
  stagione cosiddetta delle riforme del Parlamento siciliano assume
  una valenza particolare.
       Sentendo parlare il  mio amico Francesco Forgione, ho capito
  che negli ultimi anni sono cambiate tantissime cose.
       Io   credo  che  esprima  una  cultura  fondamentalmente  di
  conservazione  dell'esistente.  E questo  dibattito  invece  si è
  aperto  su  un  segnale  importante  che altro personaggio, anche
  anagraficamente  nuovo  di  questo  Parlamento, ha voluto dare al
  Parlamento   stesso.   Mi   riferisco  ovviamente  all'intervento
  dell'onorevole Zanna. Ritengo,  infatti,  che  su alcuni principi
  che sono dei principi inerenti il funzionamento delle istituzioni
  -  e  sui  quali   si   trovano  ormai  d'accordo  la  stragrande
  maggioranza degli italiani  perchè sono stanchi di vedere giocare
  sulla loro pelle  la  immarcescibile  partita  tra  frantumazioni
  partitocratiche, tra potentati  locali,  tra veti incrociati, tra
  ricatti. Credo che su  questa  linea  alcune  linee  di  tendenza
  importanti hanno attraversato  e  attraversano  le grandi culture
  politiche presenti all'interno  di  questo  Parlamento  e possono
  produrre, sono certo che produrranno un risultato apprezzabile in
  termini di capacità di apertura di una stagione di riforme.
       Io  credo che sia opportuno ricordare a quest'Aula che i due
  esponenti   dei   democratici   di   sinistra  all'interno  della
  Commissione   Provenzano,   e  cioè  l'attuale  presidente  della
  Regione,   onorevole  Capodicasa,  e  l'onorevole  Silvestro  che
  ovviamente  rappresenta  realmente  la  capacità  di analisi e di
  approfondimento  proprio  in  questi temi non soltanto per la sua
  area politica, ma  è un patrimonio di tutto il Parlamento ciò che
  l'onorevole  Gioacchino  Silvestro  riesce  a produrre attraverso
  questo livello di approfondimento.
       Io credo che abbiano espresso un'esigenza attraverso un voto
  di  astensione  che  hanno ritenuto di dovere ufficializzare alla
  fine  dei  lavori  della  stessa  Commissione.  E,  cioè,  i  due
  rappresentati del più  grande  partito  della  sinistra  si  sono
  astenuti perchè,  credo  di  ricordare,  pretendevano,  volevano,
  auspicavano la costituzionalizzazione  di due principi:  il primo
  era quello dell'incompatibilità  tra  assessore  e  deputato;  il
  secondo   era    quello    dell'inserimento,   e   quindi   della
  costituzionalizzazione del sistema  con una forte indicazione del
  maggioritario all'interno  del processo di costituzionalizzazione
  della norma.
       Cioè, i democratici  di  sinistra assumevano una posizione -
  che  condivido  e   sottoscrivo  -  e  che  deve  necessariamente
  influenzare  questo dibattito  e  l'esito  di  questo  dibattito.
  Infatti, ciò che è  importante  è  che  di  alcuni principi, come
  l'elezione diretta del  presidente - da nessuno credo contestata,
  tranne che da esponenti di culture politiche che rispetto, ma che
  certamente sono estremamente  minoritarie  nel corpo sociale, nel
  radicamento del Paese, soprattutto  della Sicilia - si avverta la
  necessità da parte  nostra  di  tradurli in norma costituzionale,
  quindi  con   l'approvazione   della   legge-voto,  il  principio
  dell'elezione diretta del presidente della Regione.
       Ma ritengo che,  per  quanto riguarda la incompatibilità tra
  assessore e deputato - principio difeso strenuamente dall'attuale
  Presidente  della  Regione   e   da   Gioacchino  Silvestro,  che
  rappresentava il partito in  quella  sede,  proprio sulla base di
  una valutazione che condivido e sottoscrivo - la fibrillazione di
  ogni governo di questa  regione nasce semplicemente dal fatto che
  ogni deputato vorrebbe  fare  l'assessore e - voglio semplificare
  questo profondo processo  di  dinamica  politica  - probabilmente
  ogni  assessore  tende   a   fare  il  "concorso"  per  diventare
  presidente della Regione.
       E, allora,  se  non  si  capisce questo e non si capisce che
  questa  fibrillazione  dettata da motivi non di ordine politico o
  progettuale,  ma  soltanto  da  necessità  individuali, da spinte
  comprensibili,   per  carità,  ma  certamente  non  politicamente
  nobili,  non  può restare fermamente legato ad una possibilità di
  ricatto  all'interno  di  una  necessità  di  governare che poi è
  quella che riesce ad affrontare le questioni sociali che stanno a
  cuore  all'onorevole Forgione e che certamente non possono essere
  risolte,  nè  tantomeno  affrontate  lontanamente,  visto la loro
  complessità   e   la  loro  profondità,  da  esecutivi  che  sono
  perennemente  sotto  ricatto da parte di spinte e controspinte di
  questa natura.
       Allora,  la  nostra  opzione  netta,  chiara,  sull'elezione
  diretta del presidente della regione - perchè riteniamo di dovere
  individuare nella scelta da parte della volontà popolare del capo
  dell'Esecutivo  un  elemento  importante di modernizzazione della
  politica -, sulla  incompatibilità  tra  assessore  e  deputato -
  perchè  abbiamo individuato  anche  in  queste  spinte  e  queste
  fibrillazioni individuali un mancato funzionamento del parlamento
  e del governo - e  sulla  necessità  di  dare una indicazione sul
  sistema  elettorale,  che   deve   essere   coerente   a   questa
  costruzione,  credo  che   sia   necessario   da   parte   nostra
  ufficializzare, come  ha  fatto  l'onorevole  Stancanelli, questa
  posizione ma, soprattutto,  far capire e comprendere all'opinione
  pubblica che su questi  fatti  dobbiamo  riuscire a fare unire in
  una  dinamica di apertura della stagione delle riforme, le grandi
  culture  politiche che attraversano anche questo Parlamento.  Che
  devono  poi  dividersi  sulla  politica, ma che devono trovare un
  ruolo  dove  esprimere nuove regole per far funzionare e, quindi,
  rivitalizzare  l'autonomia  regionale che è messa a rischio anche
  da  quelle  campagne,  forse forsennate, forse scandalistiche, ma
  che  certamente,  essendo  continue e tambureggianti, tutto fanno
  tranne   che   dare   una   spinta   e  un  impulso  alla  difesa
  dell'autonomia regionale.
       Io   concludo   questo  mio  breve  intervento,  queste  mie
  riflessioni,  con  una  imagine:  c'era  qualcosa  di bello nella
  vittoria -  sembrerà  scandaloso  che  lo dica io - del 21 aprile
  dell'Ulivo, nella canzone  popolare di Fossati; c'era qualcosa di
  bello anche dal nostro  punto di vista, perché era la vittoria di
  un progetto, di idee  diverse  dalle  nostre con le quali, a viso
  aperto,  vogliamo   confrontarci   e   scontrarci.  Non  troviamo
  assolutamente nulla  di  affascinante  nè nelle argomentazioni di
  Clemente Mastella, nè  nel  centro sinistra di stampo europeo, nè
  nelle elucubrazioni su  cui  si  regge  la  politica nazionale e,
  purtroppo,  di  riflesso  altro  grave   vulnus   alle  autonomie
  regionali  -  per  quanto  ci  riguarda  all'autonomia  regionale
  siciliana - su cui si regge questo Governo.
       Allora,  noi,  paradossalmente,  guardiamo  con  grandissimo
  favore al  fatto  che  il  referendum  da un lato, e l'iniziativa
  politica  ce  attualmente  in  Italia vede come protagonista, non
  soltanto Prodi,  ma  un  uomo  come  Di  Pietro  che  comunque ha
  contribuito a  dare  una  spallata a un vecchio assetto di potere
  stratificato e  che  ha massacrato questo paese. E i sindaci, che
  hanno  rappresentato la prima espressione della volontà popolare,
  governando le  città  con la possibilità di decidere di assumersi
  responsabilità  e di essere individuabili come responsabili della
  politica che portavano  avanti.  Ecco, credo che questa dinamica,
  in una logica  bipolare,  sia  una dinamica estremamente positiva
  per il Paese. Quindi,  credo che l'intero Polo per le libertà, ma
  più ampiamente, tutte  quelle  forze  che  sono iscritte, in modo
  convinto e radicale,  in una logica bipolare, devono sostenere il
  massimo possibile dalla legge voto.
       Concludendo  io  voglio  dire  una  cosa:  c'era  una  bella
  immagine  in  un  film  che  recentemente  abbiamo  visto  tutti,
  "Mediterraneo" di  Salvatores,  si  diceva  "volevamo cambiare il
  mondo, ma alla fine il mondo ha cambiato noi"; ed è la sensazione
  che molti, specie  dei più giovani deputati, hanno avuto arrivati
  in Assemblea regionale.  Oggi  possiamo aprire una pagine diversa
  per far sì che  fino  in  fondo  questo  mondo, questo meccanismo
  della frantumazione e  questo meccanismo voluto dal partito unico
  della spesa parassitaria  che  ha  ammazzato  la  Sicilia,  possa
  realmente essere  sconfitto  attraverso questo chiaro segnale che
  dobbiamo dare in chiave maggioritaria, in chiave presidenzialista
  e attraverso l'esclusione  di  qualsiasi livello di compatibilità
  tra incarichi di esecutivi e incarichi parlamentari che attengono
  al potere legislativo e che  quindi  devono essere ben distinti e
  devono  essere  privati   della   possibilità  di  ricattare  gli
  esecutivi.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Liotta. Ha
  facoltà di intervenire.

     LIOTTA.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  risulta
  abbastanza  difficile  comprendere perchè la compagine di Governo
  si sia  avventurata,  a trastullarsi con questo falso progetto di
  riforma  dello  Statuto,  quando  problemi  ben più gravi avrebbe
  dovuto affrontare.
       Da circa  un mese l'Aula è costretta in un dibattito che non
  coglie  gli elementi fondamentali, gli elementi strutturali della
  necessità di intervenire nella riforma dello Statuto.  Sono stati
  fatti elogi alla  Commissione  "Riforma dello Statuto", alcuni di
  maniera, immagino, altri spinti  e  motivati dalla gentilezza nei
  confronti  del  Presidente  Provenzano,  tutti  comunque,  a  mio
  avviso, assolutamente immotivati.
       L'altro giorno,  un  nostro  collega,  che  è più esperto di
  me  in  detti  siciliani, mi  diceva  che  il  lavoro  della  sua
  Commissione,  onorevole  Presidente,   e   mi  è  piaciuta  molto
  l'espressione, somiglia "O travagghiu  di Mastru Nottula ca d'una
  travi ni fici 'na trottula", una trottolina piccola di quelle con
  cui si trastullano i bambini  che  non  ruota neanche tanto bene,
  devo dire, se tutto il  lavoro che poteva fare questa Commissione
  in sei mesi faticosi di intervento in questa materia si è ridotto
  poi a partorire un articolo in  cui ci si limita semplicemente ad
  enunciare l'inserimento nello  Statuto della elezione diretta del
  presidente senza intervenire in  nessuna  di  quegli  aspetti che
  invece   sono   fondamentali,    anche   dal   punto   di   vista
  presidenzialista, voglio dire.
       Se uno avesse voluto intervenire con autorevolezza in questa
  materia  avrebbe  dovuto  indicare  al  Parlamento  nazionale una
  struttura che  in  qualche  modo fosse autocongruente, che avesse
  una sua dignità anche sul piano giuridico.  Io penso che in molti
  rideranno  quando questa nostra legge-voto arriverà al Parlamento
  nazionale.  Si  chiederanno  come  mai  questo  Parlamento che si
  atteggia  spesso  a  difesa  dell'autonomia  siciliana  poi,  nel
  momento in  cui  ha  l'occasione  per  esercitare  questo diritto
  autonomistico, lo  esercita  in maniera così svilita.  Noi stessi
  viviamo una contraddizione cocente fra la difesa che facciamo del
  carattere autonomistico del nostro Statuto e poi invece l'uso che
  ne  facciamo  nel  momento  in  cui  dobbiamo  esercitare  questa
  autonomia.
       Si  è   visto,   nel   corso  del  dibattito,  quale  grande
  contraddizione  vi  sia  stata  all'interno delle forze politiche
  presenti in questa Assemblea, quale grande contraddizione fra una
  manifestata   volontà   autonomistica   e,  invece,  una  pratica
  centralistica che nei  fatti  si è spinta fino al punto di negare
  il diritto  a questa Assemblea di autodeterminarsi su una materia
  così importante.
       Non altrimenti si può leggere il tentativo che è stato fatto
  da alcune  forze  politiche  a livello nazionale di scavalcare il
  dibattito di questa  Aula  e  di  portare  a livello nazionale la
  soluzione in forma sempre più autoritaria.
       Altrimenti  si  sarebbe  dovuto  procedere, altro modo aveva
  questa Aula  per  difendere  lo  Statuto  autonomistico,  le  sue
  prerogative autonomistiche.  Io avrei compreso, signori deputati,
  se quest'Aula  avesse  mirato  ad  affermare  in questa occasione
  ancora  una   volta,   ancora  di  più,  le  proprie  prerogative
  autonomistiche. Se  avesse proposto una legge che in qualche modo
  decostituzionalizzava  il  principio dell'elezione del presidente
  della  Regione  rimandandolo  ad  un  meccanismo  di legislazione
  ordinaria,   demandato   anche   questo  all'Assemblea  regionale
  siciliana, allora  avrei  compreso,  avrei  compreso anche che in
  quella occasione  poi,  quando  si  doveva  intervenire con legge
  ordinaria   sulla  materia,  si  fosse  intervenuto  anche  nella
  direzione   che   quest'Aula  avrebbe  autodeterminato,  elezione
  diretta del  presidente?  Bene.  Perchè  non  stabilita con legge
  ordinaria da  questa  Aula?  Perchè  inserita  dentro lo Statuto?
  Qual è l'obiettivo di questa manovra?
       Allora si  comprende  bene che tutta l'intera operazione che
  si sta portando  avanti  da un mese a questa parte ha soltanto un
  obiettivo   di   tipo   propagandistico   in  ossequio  al  clima
  plebiscitario che si è formato nella nostra nazione.
       Ho sentito,  nel  corso del dibattito, valutazioni che a mio
  avviso non  hanno  nessun  rilievo  sul  piano  storico e nessuna
  dignità sul  piano politico. Si vorrebbe confondere la democrazia
  con   il   presidenzialismo.   Sono  due  concetti  profondamente
  diversi, diverso è il ruolo che il plebiscitarismo ha avuto nella
  storia, diverso  è  il  risultato  in  termine  di partecipazione
  democratica a cui  portano  le  due  forme  di governo.  Chi oggi
  sostiene che  l'elezione  diretta del presidente della Regione, e
  ieri sosteneva che l'elezione diretta del sindaco avvicina di più
  il  cittadino  elettore  alle  istituzioni  perché  colma  quello
  spazio, quel vuoto che si era creato con la vita dei partiti, son
  il ruolo dei partiti,  commette  una  grande ingiustizia storica,
  dimentica che lo squilibrio che  si  viene  a  creare  nel nostro
  ordinamento  tra  eletto ed  elettore,  lo  squilibrio  a  favore
  dell'eletto non consente quel  controllo  diretto  di cui parlava
  tanto l'onorevole Granata poco fa.
       Non è vero  che  i  Sindaci  oggi sono chiamati a rispondere
  direttamente    delle    loro    responsabilità   amministrative,
  chiediamoci quanti  sindaci  se non una sparuta minoranza, quanti
  sindaci non sono  stati  rieletti di quelli eletti la prima volta
  con la legge 7,  perché  è  ovvio  che il sindaco eletto con quel
  meccanismo detiene un  potere,  sbilancia  un potere a suo favore
  rispetto al  cittadino  non  più  equilibrato dallo strumento del
  partito, sbilancia questo  strumento  a  suo favore e lo utilizza
  come un'arma di ricatto potentissima nei confronti di chi esprime
  bisogni diretti e aspetta che questi bisogni vengano soddisfatti.
       I sindaci  vengono  rieletti,  i  Presidenti  della  Regione
  verranno rieletti con  il  limite  delle due rielezioni se questa
  Aula darà questa  integrazione,  ma  ciò non cambierà la sostanza
  delle  cose,   nella  loro  rielezione  sta  la  perversione  del
  meccanismo che stiamo  mettendo  in  atto,  non  è  vero  che  il
  collegamento diretto fra l'elemento burocratico del Governo della
  Regione e il  cittadino  sia  un passo avanti nei confronti della
  democrazia, non dimentichiamoci che tutte le più grandi tirannidi
  e noi in  Sicilia  in  questo  senso  siamo stati antesignani, le
  letture che mi  si  forniscono in questi giorni mi insegnano, noi
  in questo senso siamo stati antesignani, rispetto ai percorsi che
  sono stati fati nel resto  d'Europa,  credo  che  dovremmo a buon
  avviso  inserire  un  emendamento  nella  legge  che  stiamo  per
  approvare, per cui al  presidente della Regione eletto con questi
  meccanismi venga dato un  nome  aggiuntivo a quello proprio della
  gens a cui appartiene.
       Chiamiamoli Falaride, Terone, Gelone, Ierone, aspettiamo che
  arrivi Dionigi a  cacciare i punici da Palermo perché questo è il
  destino che ci viene additato.
       Altri confondono il presidenzialismo con la stabilità, altri
  indicano  nel  presidenzialismo  lo  strumento  per  superare  le
  difficoltà in cui  i  Governi  versano  grazie  agli appetiti dei
  parlamentari, ebbene  la  stabilità in questa visione viene visti
  come un feticcio,  come  un  feticcio  politico da accarezzare in
  luogo   degli   strumenti  programmatori,  delle  indicazioni  di
  sviluppo che in una Aula parlamentare devono essere individuati.
       Ebbene le scelte strategiche sulle linee di sviluppo, quelle
  sono  il  valore   centrale  attorno  a  cui  devono  ruotare  le
  istituzioni  politiche   ,   attorno  a  cui  devono  ruotare  le
  motivazioni politiche,  la stabilità è soltanto una qualità delle
  scelte politiche che  si  sviluppano,  e poi si fa tanto dire che
  quest'Aula non sta  facendo  altro che indicare una strada che il
  paese  vuole  a   furor  di  popolo,  noi  dimentichiamo  che  il
  meccanismo  maggioritario,  i  meccanismi  uninominali  sono  già
  presenti  nei  nostri  ordinamenti  e  che  hanno  prodotto  quei
  disastri sul  piano  poi  della  moltiplicazione  degli strumenti
  partitici di  cui  parlava  prima  l'onorevole  Forgione,  allora
  cerchiamo di  comprendere  un  attimo  cosa  significa,  quale  è
  l'obiettivo   preciso   di   questo  movimento  referendario  che
  ulteriormente insiste a formare questo clima plebiscitario.
       Davvero crediamo che l'eliminazione  di  165  - 150 - quanti
  saranno - deputati al  Parlamento  nazionale eletti con il metodo
  proporzionale risolverà i  mali  storici  del  nostro ordinamento
  parlamentare?  Cambierà qualcosa quando in alcuni collegi saranno
  eletti i secondi arrivati  cioè quelli bocciati, cambierà qualche
  cosa  quando in qualche  collegio  due  candidati  riusciranno  a
  raggiungere accordi in modo  tale  che  vengono  eletti  entrambi
  perché questi sono i risultati  a  cui  si arriverà quando questo
  referendum dovesse passare.
       Io non credo  che  chi  ha  promosso  il  referendum  avesse
  l'obiettivo di purificare,  di mondare per così dire, dalla quota
  proporzionale il  nostro  Parlamento.  L'obiettivo  è  molto  più
  subdolo ed è molto più  alto, cari colleghi. Ma è anche molto più
  evidente, è molto più esplicito, lo faremo chiaramente durante la
  campagna elettorale. Nessuno  pensi  che  a  furor di popolo quel
  referendum ce l'ha  in  tasca.  E' una battaglia che combatteremo
  fino  alla  fine.   L'obiettivo   fondamentale  non  è  la  quota
  proporzionale all'interno  del Parlamento italiano ma è attaccare
  alla radice il  ruolo  che  la nostra Costituzione attribuisce ai
  partiti. L'obiettivo  è  distruggere  totalmente  il partito come
  soggetto di mediazione politica nella nostra società.
       Ebbene,  chi oggi  fa  queste  scelte,  chi  si  illude  che
  attraverso questi meccanismi  si possa procedere o in maniera più
  avanzata sulla strada  della  democrazia,  o  si  possano attuare
  quelle riforme che da tempo alcune forze politiche in questa Aula
  auspicano,  sappia  fin   da  adesso  che  l'esito  annunciato  è
  l'eliminazione ....

     PRESIDENTE. Siamo andati molto oltre il tempo consentito

     LIOTTA. Concludo, signor  Presidente.  L'ultima  cosa  che  mi
  preme sottolineare - se ho  trenta secondi - signor Presidente, è
  che in questo dibattito vi è  stata una falsa divisione fra chi è
  riformista e chi è conservatore. E  devo dire che ho avuto grande
  difficoltà in questo dibattito a  cercare  in  me i caratteri del
  conservatorismo. In me che  ho  pensato sempre alla modificazione
  della  società, al rinnovamento  della  società  come  un  motore
  essenziale,  propulsivo dell'avanzamento  sociale  e  civile.  La
  verità è quella che  diceva  prima  l'onorevole Forgione: prevale
  l'aggettivo, il processo riformatore.  C'è  gente  qui dentro che
  ritenendo appunto di dover prendere per dinamismo qualsiasi treno
  che parte non si è chiesto  in quale direzione e a quale stazione
  finale porti quel treno.  Sono  ancora  in  tempo per guardare la
  targhetta sul treno e vedere  che  non  porta  certamente  in una
  stazione che si chiama democrazia.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
  facoltà.

     BUFARDECI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo
  1 che stiamo trattando è un articolo cardine di questo disegno di
  legge perché il  lavoro  svolto  dalla  commissione  Provenzano è
  stato quello assolutamente  positivo  di  superare  la fase della
  stagnazione che era  quello  di  un dibattito sterile, lungo, per
  molti aspetti  dilatorio,  superando tutte queste cose attraverso
  un  articolato  che   poi   lasciasse   all'Aula  il  compito  di
  articolarsi  per  una  definitiva  specificazione  e  quindi  per
  riempirlo anche  del  contenuto  necessario  alle  determinazioni
  conseguenti.
       Non c'è dubbio, già vi è l'indicazione dell'elezione diretta
  del   presidente   della    Regione   e   quindi   c'è   già   il
  presidenzialismo. Ma  viene  lasciato  assolutamente  in una fase
  successiva la  determinazione  per quanto riguarda, viceversa, il
  sistema elettorale. Così come anche non viene definita la materia
  delle  incompatibilità.  Ebbene,  io  credo  che  queste  materie
  lasciate  alla valutazione  dell'Aula,  di  un  Aula  che  signor
  Presidente non posso che rimarcare distratta, un Aula disattenta,
  un'Aula vuota ...

     FORGIONE. Tranne l'opposizione.

     BUFARDECI. Parlerò anche  del  suo  modo  di fare opposizione,
  onorevole Forgione, se mi darà il tempo.

     PRESIDENTE. L'onorevole  Forgione,  rispetto a tutti gli altri
  ha un grande  vantaggio  nella  propaganda politica, che non solo
  lui è bravo e quindi  si  fa  la sua propaganda ma gli altri, nel
  richiamarlo continuamente lo aiutano e lo amplificano.

     BUFARDECI. Io corro questo  rischio di fargli propaganda, ma è
  una propaganda che serve  anche  a  rimarcare  alcune cose perché
  quando    il     collega    Forgione    parla    dell'opposizione
  dell'opposizione,  dell'unica   forza  di  opposizione  che  c'è,
  opposizione a questo  Governo  per quanto riguarda questo disegno
  di legge, trascura il  fatto  che  questo  Governo  c'è  grazie a
  Forgione ed ai colleghi  di  Rifondazione comunista che gli hanno
  consentito uscendo dall'Aula di raggiungere la maggioranza dei 45
  voti, che non era  sufficiente  perché  non  era  la  maggioranza
  assoluta dei votanti.

     SPEZIALE. Per fortuna, se no non ci sarebbe un governo

     BUFARDECI. Per fortuna  no,  assolutamente,  perché  non  è un
  Governo che mi pare  che  faccia  grandi  cose,  anzi. E peraltro
  questo modo di  fare  opposizione  addirittura  citando in alcuni
  casi, come ha fatto  il collega Liotta, una serie di osservazioni
  per  la verità  assolutamente  incomprensibili  come  quelle  che
  riguardano a suo dire  la  mancanza  di  controllo  sul  sindaco,
  tant'è vero che il  sindaco  quando  si ripresenta, dopo la prima
  volta che è stato  eletto,  viene  rivotato  a  dimostrazione che
  quindi questo controllo  non  c'è, francamente è un'articolazione
  del  ragionare  un  po'   astrusa  e  suggestiva,  perché  credo,
  viceversa, che, proprio attraverso  quello strumento che è quello
  dell'elezione diretta, il popolo ha assolutamente la possibilità,
  alla fine, del rendiconto e  dire: sì,  questo  sindaco  e domani
  questo Presidente della Regione  ha  bene  amministrato o ha male
  amministrato. E questo lo fa, ed io sono assolutamente favorevole
  alla forma presidenzialista  dell'elezione  del  Presidente della
  Regione, perché peraltro trascurare  quello che è sotto gli occhi
  di  tutti,  quello  che   ha  portato  tristemente  a  situazioni
  gravissime la nostra  Regione  siciliana  significa  tradire  la
  realtà.
       Non c'è dubbio che tutto  quello che è successo fino ad oggi
  come sistema ha causato  questi guasti: la mancanza di stabilità,
  la mancanza di  governabilità,  la mancanza di autorevolezza sono
  fatti gravissimi contro  i  quali  noi  dobbiamo  necessariamente
  muoverci e lo possiamo fare se modifichiamo il sistema.
       L'onorevole   Liotta   poc'anzi   diceva   che   ci   stiamo
  trastullando come una trottola, come se stessimo giocando. No. E'
  grave che l'Aula non sia  tutta  presente per un dibattito per il
  quale tutte le forze  politiche  ci  siamo  impegnate in campagna
  elettorale a muoverci,  per  modificare quel sistema ed apportare
  quel processo di  riforme necessario.  Perché  quando parliamo di
  autorevolezza, quando parliamo  di stabilità e quando parliamo di
  governabilità parliamo di  elementi  fondamentali di un governare
  sano.
       L'economia,  l'occupazione  sono  conseguenze  anche  di  un
  governo autorevole, di un  governo  che  possa  essere  stabile e
  della governabilità che ne consegue.
       Nel momento stesso in cui, viceversa, noi abbiamo vissuto in
  Sicilia 52 governi in 52  anni,  un  governo  l'anno,  non  vi  è
  stabilità non vi è programmazione, non vi è governabilità.
       Laddove  si  è soggetti  a  quella  che  viene  definita  la
  mediazione sterile dei partiti  o  a  una  lotta  per  uccidere i
  partiti, bene, dico che se  il  partito  è  quello che ha causato
  questo  sistema  con  una  mediazione  esasperata  anche  per  il
  revisore dei conti o nel  giochino a cui assistiamo in queste ore
  per quanto riguarda le  Commissioni  e  gli Uffici di Presidenza,
  bene non è un bel  partito  quello,  non  è  un  bel  sistema dei
  partiti da difendere.
       Occorre  ben  altro  per  modificare  e  per  migliorare  le
  condizioni di questa Regione.
       Allora dico che  quel  sistema  dell'elezione  diretta serve
  perché l'autorevolezza la dà il popolo, la dà il cittadino, la dà
  il suffragio universale e segreto, il Popolo siciliano.
       La forza che ha  quel  candidato  eletto  a Presidente della
  Regione è una  forza  che  nessun'altra forma elettorale potrebbe
  consentirgli. E' quella forza  che consente anche di scardinare e
  superare tutte quelle  pastoie  che  troppe  volte, anche adesso,
  continuano a minare le fondamenta di un crescere democratico.
       E non solo: nel  momento  stesso  in  cui  questa  forma  di
  elezione consente attraverso  una  squadra di soggetti chiamati a
  essere assessori, a  determinare  quindi  l'attività esecutiva di
  questo Governo, con il potere di  nomina e di revoca da parte del
  Presidente della Regione, a  mio  avviso,  facciamo un'altra cosa
  positiva,  perchè facciamo quello  che  serve  per  eliminare  da
  quest'Aula il partito che  fino oggi ha impastoiato ulteriormente
  e gravemente sempre il partito degli aspiranti assessori.
       Non c'è ombra di dubbio  che si avvera un meccanismo strano,
  eletto  un governo il minuto  dopo,  anche  chi  ha  votato  quel
  governo  ambisce  inevitabilmente   a  diventare  assessore  e  a
  sostituirsi a chi ha votato.
       Tutto questo ha comportato  ed  in  buona  parte  continua a
  comportare per la verità i  ritardi  per  i  quali tristemente la
  nostra Regione vive il dramma finanziario e il dramma di crescita
  che non c'è, nel senso che  la  nostra  occupazione è la più alta
  delle altre Regioni, nel senso che il nostro debito finanziario è
  arrivato dove è arrivato,  nel  senso  che non riscuotiamo quella
  stima e quella fiducia  che, viceversa, cerchiamo  di  meritare.
       Allora  io  credo  che  quel  sistema  di  eliminare  questa
  possibilità che il deputato faccia anche l'Assessore  sia un bene
  e garantisca anch'essa  quella  stabilità e quella governabilità,
  perchè, ribadisco, l'autorevolezza  deriva sempre dalla forma più
  democratica che esiste e il popolo  e  la  gente  che a suffragio
  universale vota e che dopo quattro anni saprà dire si o no a quel
  progetto in quel rendiconto finale che si fa quando si è definito
  un percorso del mandato che si è raccolto.
       Credo che alla stessa  maniera,  questo serve per rafforzare
  quello che ci vuole, cioè il  bipolarismo,  non  se ne può più di
  forme astruse in cui non si capisce bene da che parte si sta , in
  cui attraverso formule  e  giustificazioni  grottesche  e  spesso
  veramente sull'orlo della farsa si  sta  al Governo, si cambia il
  Governo, si ribalta, si  giustifica,  non  si  giustifica e tutto
  questo sempre provocando un  guasto nel rapporto di affezione che
  la gente dovrebbe avere  nei confronti delle istituzioni e sempre
  provocando un guasto che poi è  quello  per cui la gente non va a
  votare.
       Io credo che questi  capisaldi devono essere rimarcati nella
  misura maggiore possibile, in  questo  primo  articolo,  per  cui
  quando abbiamo detto, io  per  primo, nella discussione generale,
  che questo disegno di legge deve essere una legge per intero, non
  deve essere una mezza  riforma,  perchè  siamo ad un appuntamento
  importante,  ad  un  appuntamento   con  il  quale  noi  dobbiamo
  presentarci consapevoli  della  responsabilità  che  noi  abbiamo
  assunto quando in campagna elettorale, ciascuna forza politica si
  è impegnata per riformare e  la  prima riforma non può che essere
  che questa.
       Facciamola  senza   alcuna   pretesa   di   una  maggioranza
  precostituita, è una regola per eccellenza, senza nessuno che sia
  consapevole di avere il verbo,  ma  con  la consapevolezza che un
  sistema che ci ha guidato fino  ad  oggi  e che ha gestito questa
  situazione fino ad oggi ha  provocato  52  governi in 52 anni, ha
  provocato  tutto quello  che  sappiamo.
       Lavoriamo,  quindi,  per  apportare  tutti  quei  correttivi
  istituzionali,  lavoriamo  perchè  effettivamente l'autorevolezza
  del Presidente della Regione  sia  massima,  e  non  sia vittima,
  viceversa, di citazioni per le  quali  poi il Presidente di turno
  passa e il burocrate  resta, facciamo in modo che l'autorevolezza
  sia piena perchè portata  dal suffragio universale dei cittadini,
  facciamo in modo che questi elementi aiutino a quella stabilità e
  a quella governabilità che  è  necessaria, anche come processo di
  crescita economico e sociale.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, intervengo
  sull'articolo 1 della legge,  rifacendomi  a  una discussione che
  già  aveva  affrontato   l'Assemblea   regionale  nel  corso  del
  dibattito  generale, per  fare  sostanzialmente  un  richiamo  ai
  colleghi del Parlamento.
       I primi interventi fatti hanno  un  sapore  di un eccesso di
  strumentalità. Si tenta a  modificare  posizioni  che  sono state
  assunte da parte di forze politiche all'interno della commissione
  Statuto,  accusando altre  forze  politiche  che  in  commissione
  Statuto avevano sostenuto  alcuni principi come l'incompatibilità
  e il maggioritario, adesso di volere fare un gioco al ribasso.
       In  verità  l'obiettivo che  noi  ci  siamo  proposti,  come
  democratici di sinistra, nell'ambito della coalizione del Governo
  e nell'ambito del Parlamento,  è  quello  di arrivare rapidamente
  all'approvazione del disegno di  legge  voto,  in primo luogo per
  dare prestigio e autorevolezza all'Assemblea regionale siciliana.
       I nostri colleghi sanno che è  in corso in questo momento un
  dibattito all'interno della commissione Affari istituzionali. Che
  questo dibattito è  stato preceduto all'interno della Bicamerale,
  e che questo dibattito  investe  la possibilità di modifica della
  elezione  diretta  del   Presidente   delle   Regioni  a  statuto
  ordinario, e che è  stata  avviata  una discussione che interessa
  anche le regioni a statuto straordinario o speciale.
       Noi non possiamo  quindi,  onorevoli  colleghi,  non  essere
  presenti all'interno di quel dibattito e non possiamo non esservi
  con la forza di un voto  che  deve  travalicare  i  confini della
  logica di maggioranza.
       Noi non abbiamo voluto  qui,  in  ogni caso, insistere sulle
  nostre  posizioni.  Abbiamo cercato  di  trovare  un  terreno  di
  mediazione  possibile, questo  terreno  di  mediazione  possibile
  vogliamo estenderlo partendo  dalla  maggioranza alle altre forze
  politiche parlamentari, sia del Polo che ad altre forze politiche
  presenti.
       Se i termini della discussione  sono  questi, e se i termini
  della  discussione  non vengono  catalizzati  da  una  inutile  e
  sterile polemica di principio, e si va al merito delle questioni,
  io voglio ricordare ai colleghi del  Polo  e  di Forza Italia, il
  lavoro saggio e  ragionevole  svolto  dal  presidente,  onorevole
  Provenzano, che ha prodotto un testo  che  era  il  frutto di una
  mediazione   possibile  in  quel   momento   e   che   aveva   la
  preoccupazione di potere portare  su  quel  testo  la  stragrande
  maggioranza  dei  deputati  presenti   in   Aula.  E'  la  stessa
  preoccupazione  che  muove  noi   come   partito;   è  la  stessa
  preoccupazione che muove il gruppo dei Democratici di sinistra.
       Noi abbiamo tentato una mediazione interna alla maggioranza.
  Mi sembra finanche logico  che un partito di maggioranza relativa
  tenti una mediazione con  i  partiti della maggioranza, e abbiamo
  portato il livello della discussione allo stesso livello al quale
  è arrivata la discussione  all'interno  della Bicamerale prima, e
  sta andando all'interno della commissione Affari istituzionali.
       Onorevoli  colleghi, c'è  un  mio  emendamento  che  afferma
  l'elezione diretta del Presidente della Regione, che da il potere
  di  revoca e di nomina  degli  assessori,  che  demanda  a  legge
  ordinaria  la possibilità  di  affrontare  l'eventuale  questione
  della  legge  elettorale   e  della  incompatibilità.  Su  questo
  emendamento  abbiamo  raggiunto  un  accordo  della  maggioranza.
  Stiamo qui a discutere;  vogliamo  sapere quali sono le obiezioni
  di merito, perchè le obiezioni sollevate questa sera da parte dei
  deputati del Polo, alcune hanno carattere strumentale, altre sono
  profondamente deboli.
       Ci sono tre disegni  di  legge  in questo momento presentati
  nella commissione Affari istituzionali: uno a firma dell'UDR; uno
  a firma del Polo e di  Forza Italia, l'altro a firma dei deputati
  democratici di sinistra. Nessuno dei tre disegni di legge prevede
  che venga costituzionalizzato il principio della incompatibilità.
  Nessuno dei tre disegno  di  legge  prevede che possa addirittura
  essere fatto con norma  costituzionale  il  modello  di  voto: se
  maggioritario,  proporzionale  o   quant'altro.   Questa   è   la
  discussione:  tutti  e  tre  i  disegni  di  legge  prevedono  di
  trasferire  alle  competenze statutarie delle regioni ordinarie o
  alle  leggi  ordinarie  delle regioni ordinarie la possibilità di
  fare   con   norme   proprie  sia  le  questioni  riguardanti  la
  incompatibilità  sia  le questioni riguardanti il maggioritario o
  comunque le forme di legge elettorale. Dov'è la differenza tra il
  testo   presentato  da  noi,  sottoscritto  da  me,  e  il  testo
  presentato  dall'onorevole  Provenzano?
       Amici e colleghi deputati del Polo, onorevole Alfano, qual è
  la  differenza tra il testo presentato da noi e quello presentato
  dall'onorevole  Provenzano?  La  differenza  è  che  noi diamo il
  potere  di  revoche  di  nomina  cioè  un avanzamento progressivo
  dell'impianto  rispetto  a  quel  testo che noi pensavamo dovesse
  essere  apprezzato  positivamente da parte delle forze del Polo e
  io spero che se si esce dai strumentalismi vari le forze del Polo
  affrontino  nel  merito  la  questione,  mi  auguro  che  possano
  convergere  sulla  base  di  questo  emendamento  che è all'esame
  dell'Aula,  che  contiene  elementi  di  equilibrio, che punta ad
  avere   una   larga   convergenza   che   possa   dare  forza  di
  interlocuzione   all'Assemblea   regionale   nei   confronti  del
  Parlamento nazionale.
       Tutto il  resto  è  inutile e sterile propaganda. Nessuno di
  noi è  disposto  più  di tanto ad accettare la sterile propaganda
  perchè ciascuno  di noi mantiene le proprie opzioni di principio;
  io personalmente sono sostenitore del principio maggioritario, mi
  sono  battuto, per esempio, dentro quest'Aula contro quanti hanno
  voluto mettere mano alla controriforma per l'elezione diretta dei
  sindaci,  a  quanti  comunque, secondo me, hanno voluto ingessare
  con   quella  controriforma  i  sindaci  comunque  a  maggioranze
  precostituite. Non si può quindi avanzare un'opzione di carattere
  di principio, noi siamo tra quelli che nel caso in cui si dovesse
  andare al voto per il maggioritario con il referendum, non perchè
  siamo  alle  teorie  pebliscitarie,  noi  siamo  tra  quelli  che
  sosterranno  quel  voto  a sostegno del referendum. Ma non centra
  niente  questo con la nostra funzione politica e di parlamentari,
  sono  altre  questioni.  Non  vengono  affrontate le questioni di
  principio  all'interno di un composito disegno di legge, le forze
  politiche  hanno  il  compito  di  mediare,  di  mettere  assieme
  differenti culture pur di arrivare a regole che riguardano tutti.
       Quindi  la  polemica  sterile  e  la  propaganda inutile non
  servono a  nessuno. Per questo noi facciamo un invito al senso di
  responsabilità,   in  primo  luogo,  del  Presidente  Provenzano.
  Onorevole  Provenzano  Lei  ha  svolto una funzione positiva, noi
  riteniamo che  Lei anche nel corso dei lavori di quest'Aula e nel
  corso  della  discussione  sugli  emendamenti  debba continuare a
  svolgere  questa  funzione.  Siamo  tra  quelli  che  abbiamo già
  dichiarato fin  da  subito  che siamo perchè si vada alla proroga
  della Commissione  per  lo  Statuto e riteniamo che per il lavoro
  particolarmente svolto da Lei noi non avremmo nessuna difficoltà,
  riconoscendogli questo  merito  a  potere  fare  in  modo che Lei
  continui a svolgere da una posizione autorevole questa funzione.
       Questo è  il  modo dialogante con cui noi vogliamo discutere
  con le  forze  del  Polo,  se  poi  qualcuno vuole trincerarsi in
  un'inutile  battaglia  di  barriera  perchè  è  orfano di qualche
  posticino di  governo, questa è misera cosa, rispetto al progetto
  ambizioso che  noi  abbiamo di riformare la Regione e di dare una
  forma di governo che sia adeguata ai tempi moderni.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Croce. Ne ha
  facoltà.

     CROCE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io continuo nel
  mio ragionamento  che  oltre  tutto  è  del  mio partito di Forza
  Italia.  E'  un  ragionamento  a  favore del maggioritario. Debbo
  subito  dire  che  ho trattato questo argomento nella discussione
  generale,  e  l'ho  affrontato nei termini stabiliti da una nuova
  impostazione  che  si  vuole  dare  a  questa Regione.  Quindi la
  possibilità  di  dotare la Regione di strumenti che consentono la
  governabilità   e  di  ottenere  poi  risultati  a  favore  della
  collettività.
       Quindi   questo   ragionamento    che    dopo   l'intervento
  dell'onorevole Speziale si colloca  nell'area  del  Polo, proprio
  del Polo, ci tengo a chiarirlo, e  si  differenzia dalle cose che
  diceva  l'onorevole  Speziale  proprio  perchè  noi  abbiamo  tre
  paletti e su questi tre paletti non rinunceremo.
       L'articolo  1  e  quindi  l'elezione  del  Presidente  della
  Regione   eletto   direttamente    dal   popolo,   la   questione
  dell'incompatibiità che vedremo più avanti,  ma  che comunque per
  noi è centrale, la questione dello scioglimento.
       A mio avviso, a nostro avviso, mi pare di interpretare anche
  un sentimento comune nel Polo, il Polo  fa  chiarezza su tutta la
  linea in maniera chiara, perfetta,  in  chiave  omogenea  e debbo
  dire interpreta un sentimento che non  è più sicuramente solo dei
  siciliani ma è un sentimenti  degli  italiani,  quello di voltare
  pagina  ,  quello  di  dotare  le  istituzioni  di  strumenti  di
  governabilità.
       E allora ecco perchè io  sono  favorevole  al maggioritario,
  ecco perchè io sono  favorevole  all'incompatibilità, ecco perchè
  io sono favorevole allo  scioglimento  dell'Assemblea nel momento
  in cui le cose non funzionano.
       Quindi il Presidente della Regione,  eletto  dal popolo, è a
  garanzia della governabilità e quindi  della  possibilità di dare
  una spinta ai problemi, la vicenda che abbiamo, che ho avuto modo
  di osservare con i famosi ribaltoni, non è certamente una vicenda
  che può essere così allontanata, e  i cittadini debbono sapere, e
  i cittadini debbono seguire cosa  fanno  i parlamentari, e quindi
  questo scenario che ormai abbiamo  davanti,  è  tutta  chiara  la
  questione, da una parte c'è chi vuole  innovare  ,  c'è chi vuole
  rappresentare  veramente  gli   interessi   della   collettività,
  dall'altra parte c'è tanta confusione  e, mi consenta l'onorevole
  Forgione, ogni volta che parla credo che  sente la puzza sotto il
  naso  di  cadaveri  perchè   il   proporzionale,  caro  onorevole
  Forgione,  non  è più, non  appartiene  più  all'attuale  momento
  politico che stiamo vivendo, il  proporzionale è una cosa chiusa,
  una cosa ormai da mettere  fuori dal ragionamento complessivo, il
  proporzionale  oggi  ha   dato   semplicemente   la   possibilità
  all'onorevole Capodicasa di divenire il Presidente della Regione.
       La  questione  che  abbiamo   davanti,   quindi,  deve  fare
  riflettere  tutti, non come dice  l'onorevole  Speziale,  che  ci
  stiamo prendendo in giro, non so a  chi si riferisce quando parla
  e usa questo linguaggio, noi abbiamo  fatto chiarezza su tutta la
  linea e continueremo fino in fondo  a  difendere  una posizione e
  non   a  decostituzionalizzare,   ma   costituzionalizzare,   noi
  desideriamo inserire nello Statuto i  tre  punti fondamentali che
  sono poi stati qui punti  centrali  nel  dibattito, il Presidente
  della Regione eletto direttamente dal popolo e l'incompatibilità.
  Si faccia chiarezza su questa vicenda, ed  è  bene che tra di noi
  viene fuori anche la possibilità  di  determinare  proprio questa
  svolta  per  dimostrare ai cittadini  che  siano  persone  serie,
  persone che guardiamo avanti, non  voglio dire che i parlamentari
  che  voteranno diversamente non sono  persone  serie,  ma  voglio
  semplicemente  sottolineare  l'importanza  di  questo  argomento,
  l'importanza di dare strumenti a questa Regione, che servono alla
  stabilità    di   governo,   stabilità   di   governo   significa
  programmazione,  significa  risolvere i problemi, significa avere
  un  Esecutivo  in  grado di potere andare avanti e non certamente
  come  abbiamo  avuto  modo  di  capire  in  questi  ultimi giorni
  dall'attuale Esecutivo.
       Mi   consenta   il  Presidente  della  Regione:  c'è  troppa
  confusione nel suo Esecutivo, vi sono troppe dichiarazioni le une
  in  contrasto  con  le altre e questo non significa buon governo,
  questo significa che non c'è la "bussola", non c'è l'obiettivo da
  raggiungere  e  quindi  questa  confusione  che  i  cittadini non
  accettano   e   vogliono  eliminata  si  può  eliminare  soltanto
  attraverso il maggioritario.
       E,  allora,  l'ho detto prima e lo ripeto questa sera qui, e
  mi  rivolgo  soprattutto a quei parlamentari ... no, onorevole Di
  Martino,  io  so che lei è un proporzionalista e quindi non parlo
  con  lei,  la Sua è una visione antica che ripropone puntualmente
  ad  ogni  dibattito  e  quindi  la  rispetto,  però  oggi bisogna
  modificare  qualche  cosa  se  si  vuole  veramente rispettare il
  popolo  e  mi  rivolgo  al  popolo, i cittadini che ora viaggiano
  verso  situazioni  diverse rispetto al passato ed hanno ragione e
  se  passa  il  referendum, come sono sicuro che passa (io sono un
  sostenitore),  voi  vedrete  che  saremo  travolti,  ci  sarà più
  dell'ottanta  per  cento  della  popolazione  che voterà a favore
  dell'eliminazione della quota proporzionale e questo è un segnale
  importante:  dobbiamo  recuperare  un  rapporto anche tra di noi,
  dobbiamo  recuperare  un  rapporto  con  le istituzioni, dobbiamo
  guardare  le  istituzioni  come  qualche cosa di buono e non come
  qualche cosa da mettere fuori perchè ognuno ne approfitti.
       Quindi  questa sera, caro Presidente, io rivolgo all'Aula ed
  a  quei parlamentari che ancora non hanno avuto la possibilità di
  intervenire   di   farlo,   di   dichiarare   a  quale  posizione
  appartengono  e  spero  che  alla  fine  si  convinceranno che il
  maggioritario  oggi  diventa  un  punto  fondamentale per la vita
  delle istituzioni democratiche.
       Quindi,  se  si vuole veramente guardare ad una prospettiva,
  ad  un  governo  stabile,  ad una programmazione seria e corretta
  bisogna  andare avanti su questa linea. Come Forza Italia abbiamo
  avuto  il  merito,  e  quindi  anche  altri  partiti del Polo, di
  portare  al  dibattito una legge. L'ho detto l'altra volta: non è
  completa,  vi  sono  delle  situazioni  che bisogna superare però
  questo   merito,   mi  sia  consentito,  e  nella  persona  anche
  dell'onorevole  Provenzano,  va  verso  Forza  Italia, va verso i
  partiti che hanno un legame profondo nella società.
       Io  guardo  l'onorevole Silvestro e sono con lui perchè sono
  d'accordo  con  lui  quando  dice che il maggioritario ormai è il
  punto  centrale  di  tutta  l'operazione che bisogna fare qui, in
  questo  Parlamento,  ma  non  sono  d'accordo  sulla seconda fase
  perchè  la  seconda fase può essere soltanto un imbroglio, perchè
  c'è  chi  pensa  di  inserire  già  emendamenti  che  possono poi
  modificare  addirittura  l'elezione  del presidente della Regione
  eletto  direttamente dal popolo, c'è chi pensa a creare imbrogli,
  c'è  già  chi  pensa  ad  adottare chissà quali misure per potere
  eventualmente rinviare la possibilità di questo disegno di legge.
       Noi siamo, invece, per continuare la nostra battaglia, siamo
  per  un maggioritario che fa chiarezza, per un maggioritario puro
  e  dico un maggioritario che poi con una legge ordinaria, come si
  dice, può anche passare attraverso i collegi e quindi una visione
  diversa rispetto alle questioni, ai "tatarellum" che non servono.
       Quindi,  amici  miei,  i cittadini ci guardano e ci guardano
  perchè  vedono  in  noi,  in  questo  momento,  la  difficoltà di
  pervenire  ad  un disegno di legge che fa chiarezza su tutto. Noi
  dobbiamo,  invece, rispondere ai cittadini e rispondere significa
  trovare  tutti insieme la forza per tirare fuori una legge che ci
  consenta la possibilità di dettare tre punti, che sono quelli che
  io  ho  annunciato  prima:  presidente  eletto  direttamente  dal
  popolo, incompatibilità assoluta e scioglimento dell'Assemblea.

    PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
  facoltà

     MARTINO.   Signor   Presidente,   onorevole  Presidente  della
  regione,  onorevoli  colleghi,  io conterrò al massimo questo mio
  intervento  anche  perchè  non  voglio  essere  nè inutilmente nè
  utilmente polemico.  Tuttavia, devo dire che questa vicenda della
  legge  voto,  che  si  iscrive in una vicenda più complessiva del
  nostro  Paese,  in  una  fase della politica del nostro Paese, mi
  ricorda sempre più di frequente un film, un bel film che riusciva
  a  rendere  con  profonda  forza  l'idea di un momento della vita
  della nostra Nazione. Mi riferisco ad "Una giornata particolare".
  Un  film  in  cui le solitudini individuali di due emarginati, in
  qualche  misura,  si  stagliavano drammaticamente sullo sfondo di
  una  nazione  che ciecamente applaudiva. Il film si svolge a Roma
  in una  giornata  in  cui  c'è una grande adunata oceanica. E lì,
  questo  senso  di  solitudine,  questo senso di emarginazione, di
  fronte  a  chi  applaude,  probabilmente  senza capire e comunque
  senza riflettere, è reso in maniera veramente mirabile.
       E' questa sensazione, signor Presidente, onorevoli colleghi,
  che  io  sento  sempre  più  spesso.  Sarei  un  ingenuo  se  non
  avvertissi -  e  credo  con me molti altri - che stiamo vivendo -
  molti di  noi  che la pensano in questo modo - una fase che è una
  fase  di  sconfitta.  Sarei  un  ingenuo  se non riconoscessi che
  questa  è  una  sconfitta.  E'  una sconfitta soprattutto per una
  visione della politica, per una visione della democrazia che sarà
  anche  vecchia - io non mi spavento di essere considerato vecchio
  -  ma  che  tuttavia,  ritengo,  abbia  svolto  e potrebbe ancora
  svolgere  un  ruolo  importante  nella  crescita del nostro paese
  nonostante   i  limiti,  le  storture,  i  difetti  che  si  sono
  determinati.
       Non è  il momento e non è neanche il caso di considerare con
  attenzione che cosa ha significato la vicenda della costruzione e
  dello sviluppo e dell'affermazione dei grandi partiti di massa in
  questo  Paese;  e,  tuttavia, io credo che molti dei colleghi che
  sono in questa Aula farebbero bene a riflettere per capire i lati
  positivi  e  i  lati negativi di questa vicenda, vicenda che, tra
  l'altro,   credo  abbia  visto  moltissimi  di  noi,  tutti  noi,
  protagonisti  all'interno  di  quegli stessi partiti. Quindi, una
  autocritica sarebbe quanto meno opportuna.
       Del  resto, io ho una visione laica della politica e, direi,
  della   storia.   Non   ho   valori   assoluti   e   ritengo  che
  l'assolutizzazione di ogni valore, che non sia un valore di fede,
  cosa  che  mi  manca,  ahimè,  è comunque un elemento rischioso e
  certamente   in   grado   di   allontanare  da  una  capacità  di
  comprensione  della  realtà  qualsiasi valore assoluto, in quanto
  tale,  di  valutare correttamente la realtà. Figuratevi dunque se
  posso  essere appagato dal mito presidenzialista che tanto spesso
  e  tanto  male  ho  sentito  ripetere in questi giorni, in questi
  mesi, in questi ultimi anni, e non solo in questa Aula e dai miei
  colleghi  dell'Assemblea  regionale.  E'  un  mito  e  come  tale
  dovrebbe  essere di per sè valutato in maniera critica. Riportato
  a quello che è.
       Onorevoli  colleghi, io potrei ricordare a me stesso come la
  concentrazione  dei  poteri  nelle mani di una sola persona abbia
  avuto in determinati momenti della storia di questa nostra Europa
  una  funzione  altamente  positiva.  Per  citare un solo caso nel
  momento in cui la borghesia francese era ancora troppo debole per
  atteggiarsi  a  classe  rivulozionaria e conquistare il potere il
  suo  ideologo  Voltaire  riteneva  che  fosse  indispensabile una
  monarchia  assoluta,  di un sovrano assoluto ma illuminato perchè
  attraverso  il  potere  dell'uno era possibile, secondo Voltaire,
  fare  passare, costruire le esigenze di quella classe di cui egli
  esponeva le necessità.
       Tuttavia  questo non ci esime dal considerare che viviamo in
  una  realtà  certo  profondamente  diversa,  una  realtà  che  ha
  conosciuto  non solo la costruzione dei grandi stati parlamentari
  ma  che ha conosciuto anche la vicenda drammatica ma fondamentale
  anche   sul   piano  della  vita  democratica  della  crescita  e
  dell'affermarsi  del  conflitto  di  classe.  Tutto  questo credo
  dovrebbe  insegnarci  almeno a guardare con una certa attenzione,
  non dico diffidenza, l'imitazione di modelli che non appartengono
  nè  al nostro Continente nè alla cultura del nostro Paese. Troppo
  spesso  sento  richiamare la bontà del modello americano e più in
  generale  del modello anglosassone che per la verità è diverso da
  quello  americano,  che  è  un  modello arcaico, certamente nella
  forma  in  cui  oggi  sopravvive  largamente  superato come credo
  stiano   dimostrando   le  vicende  tragicomiche  del  cosiddetto
  sexy-gate  che  rispecchia  badate  la  difficoltà  di un sistema
  vecchio ad adattarsi ad una evoluzione nuova.
  E' un modello in cui la concentrazione dei poteri può provocare e
  provoca  gravi  distorsioni  ed  è  comunque,  ripeto, un modello
  estraneo alle nostre tradizioni europee.
       Tutto questo è solo  una  parte  delle  tantissime  cose che
  potrebbero dirsi ed io non  ho  alcuna  intenzione di ricordare a
  me, più che a voi,  cose  che  sono certamente notissime.  Voglio
  soltanto ritornare a  ribadire  che  le  affermazioni apolittiche
  della necessità del  modello  presidenzialista sono assolutamente
  insufficienti a convincermi.  Un ragionamento che, purtroppo, non
  ho sentito neanche in  questa  Aula  sarebbe certamente assai più
  idoneo, anche se le mie idee sono certo radicate e non facilmente
  modificabili.
       Tuttavia, signor Presidente,  onorevoli colleghi, io capisco
  che questa mia è una battaglia di retroguardia in questo momento,
  è una battaglia difficile e  però non posso piegarmi ad accettare
  principi nei quali non credo e di cui non sono convinto.
       Qui scendo al piano  più immediatamente politico legato alla
  vicenda  di  questa  legge-voto  che  è  uscita  formulata  dalla
  Commissione  Statuto  in  una  forma  assai  insoddisfacente,  se
  volessi davvero, da  convinto  antipresidenzialista  quale  sono,
  impedire l'applicazione del  principio presidenziale, io vi direi
  di  approvare  senza alcun  emendamento  il  testo  uscito  dalla
  Commissione Provenzano, perchè sarebbe la migliore garanzia della
  impossibilità di applicarlo e,  tuttavia,  questo principio è una
  esigenza che è espressa  dalla  stragrande  maggioranza di questa
  Assemblea.
       Io mi rendo conto che,  nonostante  il  mio voto contrario a
  questa parte dell'articolo in cui è formalizzato il principio, il
  principio stesso passerà.  Non  è  una  cosa scandalosa perchè le
  riforme, sopratutto le grandi  riforme,  sono  il  patrimonio  di
  tutte le forze politiche e quindi  su  questo  non  credo  che si
  possa dire che io  possa  chiedere  che  la  maggioranza  rifiuti
  quello che è un principio che  essa  sente  come  proprio, non lo
  voterò e tuttavia mi  pare  assolutamente  legittimo che altri di
  più parti politiche lo facciano.
       Tuttavia  la  sola  affermazione  del  principio,  onorevole
  Presidente,  non  può essere l'unico elemento che sta nel disegno
  di  legge-voto,  bisogna  introdurre, si può se si deciderà così,
  introdurre   nello   statuto   il  principio,  ma  bisogna  anche
  prevedere, ed è norma di ragionevolezza non di necessità politica
  soltanto,  bisogna  prevedere anche la possibilità come credo sia
  previsto  d'altronde  in  un  emendamento  firmato dall'onorevole
  Speziale la possibilità che nelle stesse modalità e con lo stesso
  quorum  necessario  all'approvazione  della  legge  che regola le
  modalità    di    elezione    del   Presidente   della   Regione,
  l'incompatibilità  e  tutti gli altri elementi che non sto qui ad
  elencare,  allo  stesso  modo  sia  possibile eventualmente in un
  successivo momento modificare il principio stesso.
       Questo io chiedo formalmente alla maggioranza della quale in
  qualche modo faccio parte perché lo ritengo elemento essenziale e
  fondamentale.  Elemento  senza  il  quale,  davvero,  non per una
  astratta questione  di principio, ma per una esigenza politica io
  non mi sentirei di continuare a fare parte di questa maggioranza.
  Non è  una  richiesta  che  ritengo eccessiva perché si tratta di
  lasciare aperta una possibilità riaffermando come viene richiesto
  il  principio  ma  consentendo d'altronde che da questo principio
  qualora  laicamente  se  ne sperimentasse o l'impraticabilità o i
  cattivi esiti  sia  possibile uscire nello stesso modo, non in un
  modo più  aggravato  rispetto a quello con il quale siamo entrati
  in questo principio.
       Questo mi pare elemento essenziale.
       Ho   visto   alcune  parti  dell'emendamento  dell'onorevole
  Speziale  che  sono  superflue  rispetto  alla  formulazione  che
  demanda la legge  regionale,  il  regolamento  dei  rapporti  tra
  Assemblea e Presidente  e  anche  queste  parti  che  aggiungo  e
  determinano già da  ora  elementi  connessi  con la presentazione
  della mozione di sfiducia, io ritengo debbano essere tolte perché
  inutili e addirittura dannose in quanto potrebbero al di fuori di
  un ragionamento complessivo  che  solo  può  risolvere i problemi
  potrebbero predeterminare  soluzioni  che  sarebbe  poi difficile
  modificare.
       Ecco, entro questi  limiti  io  voglio  sia  chiaro  che  mi
  esprimerò nel senso di un voto contrario all'articolo della legge
  che introduce il principio,  ma mi asterrò o comunque non troverò
  assolutamente negativo il  fatto,  negativo  per  la tenuta della
  maggioranza, che questo disegno di legge sia approvato. Tuttavia,
  torno a chiedere e  lo chiedo alla maggioranza, perché di essa io
  faccio parte, torno a  chiedere  che  quei  punti che ho indicato
  siano dei punti  che  vengano  tenuti  fermi  perché  toccano una
  questione che riguarda la  democrazia e come tale è una questione
  per me irrinunciabile.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
  generale sull'articolo 1.
    Ai sensi dell'articolo  83,  ha  chiesto di parlare l'onorevole
  Alfano.

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

        ALFANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ritenuto
  opportuno  non  chiedere  la  parola sull'ordine dei lavori prima
  dell'avvio della discussione generale sull'articolo 1 del disegno
  di legge-voto proprio per consentirne il regolare svolgimento, ma
  adesso  sento   il   dovere   di   intervenire   per  manifestare
  l'inquietudine  e  il   disagio   mio   personale  e  del  gruppo
  parlamentare che  rappresento  per  il  comportamento del Governo
  nella vicenda che si  è svolta ad inizio di seduta riguardante la
  trattazione di  alcune  mozioni  regolarmente  fissate  per  oggi
  all'ordine del giorno.
       Vi erano mozioni di intrinseco contenuto politico, e anche a
  volere  fare  uno sconto al comportamento del Governo stralciando
  dal   ragionamento  quello  sulla  situazione  finanziaria  della
  Regione, laddove  si  è  convenuto con l'Assessore al Bilancio di
  accorparne la  discussione con la discussione che si svolgerà sul
  disegno di  legge per quanto riguarda il mutuo, rimane gravissimo
  il comportamento  di  un  Governo  che  ritiene  di non discutere
  alcune mozioni, a parte quella sulla situazione finanziaria della
  Regione, quella sulle  nomine in enti di pertinenza della Regione
  oppure quella sul concorso  per  i  forestali o quella sulle aree
  naturali protette.  Ho  sentito  citare  poc'anzi  dall'onorevole
  Martino, che di  questa  maggioranza  fa  parte, Voltaire.  Io mi
  chiedo se non sarebbe  il  caso  di  rileggere il 'Trattato sulla
  tolleranza' di Voltaire. Ho visto con tristezza che si è adeguato
  a  questo   comportamento   di  intolleranza  del  governo  anche
  l'onorevole Forgione  che  oggettivamente  continua  a  sostenere
  questa maggioranza in Aula.
       Noi riteniamo che quel  che  si  è  verificato  sia un fatto
  gravissimo che  rappresenta  precedente  anche  nei  rapporti tra
  maggioranza e opposizione perché  se  non  si  può  ad  ogni  piè
  sospinto invocare alti principi di dialogo istituzionale e subito
  dopo mortificare  le  opposizioni  su questioni di rilevantissimo
  interesse politico sulle  quali, per esempio quello delle nomine,
  il  governo  Drago  e  nella  fattispecie  l'assessore  Croce  si
  sottopose a mozioni in questa Aula.
       Noi crediamo  opportuno  che il Governo prenda una immediata
  posizione   sulla  trattazione  di  alcune  mozioni  a  contenuto
  politico sulle quali vi era l'antefatto consumatosi a dicembre di
  un ritiro  di  ordine del giorno da parte del gruppo parlamentare
  di  Forza   Italia.  Riteniamo  che  queste  siano  questioni  di
  principio essenziali  sulle  quali  il  Governo  ha  il dovere di
  spendere più di una parola.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,  Presidente della Regione.  Signor  Presidente, io
  non   capisco   l'atteggiamento   e   il   tono   dell'intervento
  dell'onorevole Alfano  su  una  materia che francamente non credo
  meriti il tono  e l'atteggiamento che egli ha tenuto visto che fa
  prassi  dell'Assemblea  e  anche  da  Regolamento  quanto  questa
  stamattina è avvenuto, presente l'onorevole Piro per il Governo.
       SI sa  che la fissazione delle date per la trattazione delle
  mozioni normalmente, tranne che per casi eccezionali, diciamo che
  hanno una urgenza  oggettiva, venga demandata alla Conferenza dei
  capigruppo perché  se la  logica fosse quella di decidere le date
  volta per volta,  siccome l'ultima mozione da voi presentata, dal
  gruppo  da  lei  rappresentato  onorevole  Alfano,  porta  il  n.
  291...Noi nel frattempo  ne  abbiamo  già  depositato ben 300 che
  aspettano di essere trattate da questa Aula ...

     FORGIONE. Le avete tutte fotocopiate dalla scorsa legislatura.

     CAPODICASA,  Presidente della Regione.  E siccome si sa che il
  demandare alla  Conferenza dei Capigruppo ha esattamente il senso
  di selezionare  le  priorità  all'interno  di  una  massa di atti
  parlamentari che  giustamente  il  Parlamento  produce ma che non
  hanno tutte  la  medesima  urgenza e la medesima impellenza. E la
  Conferenza  dei  Capigruppo  decide, concordemente, quali sono le
  mozioni da sottoporre immediatamente a discussione e quali invece
  trattare secondo tempi che il Parlamento si dà.
       Nel  caso  specifico  parliamo  noi  di  una  mozione  sulla
  situazione  finanziaria  che  non  abbiamo  nessuna  obiezione  a
  trattarla, onorevole Alfano. Lo abbiamo detto precedentemente, lo
  confermiamo. L'unico problema  che  poniamo  è che trattandosi di
  una materia che affronteremo nelle prossime ore cioè quella della
  situazione finanziaria attraverso un disegno di legge ...

     BUFARDECI. Era stato detto che andava bene su questo.

        CAPODICASA,  presidente  della Regione. Esattamente, quindi
  questa mozione  con  l'accordo  peraltro  dei  presentatori aveva
  trovato una soddisfacente risposta.
       La seconda riguarda la questione delle nomine su cui abbiamo
  discusso una  intera  giornata poco tempo fa e sulle quali nomine
  proprio ieri ho  dato  informalmente  conto del comportamento del
  Governo a seguito della mozione allora discussa che poi non venne
  posta in votazione.
       Ho detto, e  lo  confermo  oggi  ufficialmente all'Aula, che
  abbiamo  avuto   dagli   uffici  l'elenco  delle  nomine  sospese
  attraverso quell'atto che  abbiamo  compiuto in Giunta solo pochi
  giorni fa e  non  abbiamo  avuto  materialmente  il tempo, perché
  francamente è così e  credo  lo  si  possa riscontrare, di potere
  fare l'esame che ci  eravamo  impegnati  a fare a seguito di quel
  dibattito d'Aula a cui abbiamo partecipato.
       Quindi non  c'è  motivo  di ricominciare una discussione che
  porterebbe al medesimo risultato di quella discussione perché noi
  riconfermeremmo  esattamente  quello  che  abbiamo  affermato  in
  quella occasione.
       Una mozione non  è  possibile trattare perché mi pare che il
  Presidente dell'Assemblea  l'ha  assimilata  ad  una  mozione  di
  sfiducia, quindi avrebbe un percorso diverso.
       L'ultima  mozione   che   rimane   è  quella  relativa  allo
  spostamento dei termini relativo al concorso dei 'forestali', che
  alla data di oggi nessuno  è  in  grado  di  dire, perché sono in
  corso di arrivo le richieste tramite posta perché così prevede il
  bando, quindi non sapremo in tempi rapidissimi l'esatto ammontare
  delle richieste di  partecipazione  al  concorso e pertanto non è
  possibile stabilire - non  so  se poi sarà possibile farlo quando
  avremo il numero complessivo, ma oggi di sicuro no, e neanche nei
  prossimi giorni - qual è il numero, l'ammontare complessivo delle
  richieste di partecipare  al  concorso  e  quindi  determinare  i
  tempi, lo spostamento dei termini che viene proposto.
       Quindi, onorevole  Alfano,  io  capisco  che  ci  può essere
  un'esigenza  di   discutere   una  o  l'altra  questione  secondo
  l'urgenza che  ognuno  di  noi  può autonomamente giudicare. Però
  riterrei più giusto  che  l'urgenza venga discussa nella sede che
  il Regolamento  stabilisce  essere  quella  giusta,  che è quella
  della Conferenza dei  capigruppo,  a meno che non ci sia qualcuna
  di questa  che  concordemente  viene  considerata prioritaria, di
  ineludibile priorità.
       Per cui, fermo  restando che non abbiamo niente da obiettare
  al fatto che  si  trattino le mozioni secondo il Regolamento e le
  procedure,  noi  confermiamo  che  diamo  questo  riscontro  alle
  obiezioni   poste   dall'opposizione,   ma   ovviamente   non  ne
  condividiamo sicuramente le argomentazioni ed il tono.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  l'Assemblea  terrà  seduta
  giovedì, 28 gennaio  1999, alle ore 11.00, con il seguente ordine
  del giorno:

      I - COMUNICAZIONI

     II - LETTURA, AI SENSI  E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI ARTICOLI 83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

  N. 289 - Anticipazione dei  termini  previsti  per la pubblicazione
          dei nominativi selezionati e conclusione dell'iter relativo
          al concorso  per 'forestali' in Sicilia.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che  l'Assessorato Agricoltura e Foreste ha bandito
              un  concorso  pubblico  per  357  posti  di  Guardia
              forestale,  prevedendo  come  termine  ultimo per la
              presentazione delle domande la data del 23.1.1999;

      CONSIDERATO  che  il  predetto concorso ha ingenerato grandi
              attese,  determinando un'ingente quantità di domande
              di partecipazione che sembrano attestarsi intorno al
              numero delle 60.000;

      ATTESO che la possibilità di dare occupazione a 357 giovani,
              nella   già  precaria  situazione  occupazionale  in
              Sicilia,   debba   cogliersi  nel  più  breve  tempo
              possibile;

      RITENUTO che  per  la  verifica  dei punteggi minimi utili a
              superare la preselezione è stato previsto un sistema
              di lettura ottica, rapido ed efficace;

      RILEVATO che   la   data   del   25.9.99,   fissata  per  la
              preselezione,  risulta  inspiegabilmente  lontana  e
              tale  da  spostare  la  definizione  del concorso di
              circa  un  anno,  innescando  in questo periodo solo
              aspettative e ritardando pesantemente l'adeguamento,
              in  termini  di  organico,  di  un comparto da tempo
              insufficiente,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              ad   anticipare   il   termine   previsto   per   la
              preselezione entro e non oltre tre mesi a partire da
              oggi  ed  a  concludere l'iter concorsuale entro sei
              mesi  dalla  data  del 23 gennaio 1999. Quanto sopra
              esposto,  al  fine di evitare che il protrarsi delle
              procedure   concorsuali   dia   adito   a  legittime
              preoccupazioni    circa    le    strumentalizzazione
              politiche  e  le  speculazioni  elettorali  che,  in
              prossimità  della  campagna per le elezioni europee,
              potrebbero esercitarsi sui partecipanti al concorso.

              (21 gennaio 1999)

                                       BENINATI - LEONTINI -
                                       ALFANO - FLERES - CROCE

  N. 292 - opportune  iniziative per scongiurare l'accorpamento della
          sezione distaccata  dell'Ufficio servizi sociali per minori
          di Ragusa con quella di Siracusa del Tribunale di Catania.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - si profila l'accorpamento della sezione distaccata
              di  Ragusa  dell'Ufficio  servizi sociali per minori
              del Tribunale di Catania con quella di Siracusa;

              - in  un  momento  così  grave per l'ordine pubblico
              nella  provincia  di  Ragusa,  e  in  particolare  a
              Vittoria,  teatro  della  sanguinosa  strage  del  2
              gennaio  1999,  la  chiusura  dell'ufficio anzidetto
              comporterebbe   delle   notevoli  difficoltà  per  i
              familiari dei minori coinvolti in vicende penali che
              sarebbero  costretti  con  gli  assistenti  sociali,
              costretti, a loro volta, a diradare la loro presenza
              nel territorio ibleo;

              -   appare   doveroso   ed  indispensabile,  in  una
              provincia  come  quella  di  Ragusa, caratterizzata,
              negli  ultimi  tempi,  da  una  recrudescenza  della
              criminalità  minorile  coinvolta anche in gravissimi
              fatti  di  sangue,  potenziare i servizi sociali per
              prevenire i fenomeni delinquenziali;

              - il paventato accorpamento della sezione distaccata
              di  Ragusa  dell'Ufficio  servizi sociali per minori
              con la sezione di Siracusa comporta, in questo grave
              momento   di   emergenza   criminale,   un  evidente
              indebolimento    delle   strutture   sociali   nella
              provincia di  Ragusa  e nella città di Vittoria, con
              notevoli  vantaggi  per  chi  dal  disagio  minorile
              ricava manovalanza per i crimini più efferati,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a promuovere opportune iniziative presso il Ministro
              di  Grazia  e Giustizia per scongiurare l'annunciato
              accorpamento dell'Ufficio servizi sociali per minori
              di Ragusa con quello di Siracusa.

      (26 gennaio 1999)
                                 LA GRUA - SCALIA - STANCANELLI -
                                 TRICOLI

  N. 293 - Opportuni interventi nel settore dell'energia elettrica al
          fine  di evitare lo smembramento dell'ENEL in una pluralità
          di società.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      CONSIDERATO che:

              -  già nella  seduta  n.  72  del  14  aprile  1997,
              l'Assemblea ha  approvato  un  ordine del giorno (n.
              68) contro  lo  smembramento  dell'Enel  SpA  in più
              società   proposto   dalla   commissione  consultiva
              nominata   dal   Ministro   dell'industria   per  la
              liberalizzazione del mercato elettrico;

              - nella seduta  del 10 novembre scorso, il Consiglio
              dei  Ministri  ha  deliberato  l'approvazione  dello
              schema  di  decreto  legislativo  recante  la  prima
              attuazione della  Direttiva europea 96/92 e che tale
              schema contiene  molti  elementi del documento della
              suddetta Commissione;

              -  detto schema è, in questi giorni, all'esame delle
              competenti  Commissioni  della Camera dei Deputati e
              del  Senato  della Repubblica, chiamate ad esprimere
              il proprio parere;

      RITENUTO che:

              - lo schema  di decreto non si esprime sulle opzioni
              di fondo  cui  la  scelta  del modello organizzativo
              dovrebbe  rispondere,  omettendo  di  indicare, come
              invece  richiesto dalla direttiva comunitaria, quali
              siano gli  interessi  generali del Paese nel settore
              elettrico;

              - riguardo  alla  struttura  del mercato, non appare
              condivisibile  una  liberalizzazione così spinta nei
              modi e nei  tempi,  sia  per  ragioni di opportunità
              economiche    e    politiche    riconducibili   alle
              specificità del nostro sistema elettrico, sia per le
              ragioni  tecniche  indotte  dalla proposta contenuta
              nella bozza di decreto;

             - sia  da  respingere  la  decisione  di  impedire  a
             chiunque  la  facoltà  di  produrre   più   del   50%
             dell'energia o del suo fabbisogno. Ciò non è  imposto
             dalla direttiva comunitaria e  contrasta  palesemente
             con le dichiarazioni rese  dal  Governo  alle  Camere
             nell'ottobre 1997, con  le  quali  si  garantiva  che
             l'apertura   pluralista   al   mercato   si   sarebbe
             accompagnata ad una presenza maggioritaria  dell'Enel
             nel settore della produzione;

      VALUTATO che:

              - netto  dissenso va manifestato per quanto concerne
              l'ipotesi    di    frantumazione   dell'area   della
              distribuzione in  più  società, che potrebbe causare
              la fine  della  tariffa unica dell'energia elettrica
              per  tipologia  di  utenza,  con  un  maggior  costo
              strutturale per  gli  utenti  della  Sicilia e delle
              altre aree marginali;

              -  piena di  rischi  appare  la  destinazione  e  la
              conseguente   ipotesi  di  separazione  di  soggetti
              societari tra  le  attività  di  distribuzione  e di
              vendita che  potrebbe  contribuire  a  scardinare la
              tariffa  unica   nazionale,   nonché  a  ridurre  le
              prestazioni e la qualità del servizio;

      RITENUTO infine che:

              - l'energia elettrica sia un bene primario del quale
              dipende  lo   sviluppo   produttivo  e  sociale  del
              territorio    con    forti    ricadute   sul   piano
              occupazionale  per  l'intero  tessuto della comunità
              interessata;

              - la Sicilia, per le sue caratteristiche geografiche
              e     impiantistiche,     risulterebbe    fortemente
              penalizzata  se venisse meno l'assetto verticalmente
              integrato   dell'Enel   nelle  fasi  di  produzione,
              trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica;

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                                   e per esso
                           L'ASSESSORE PER L'INDUSTRIA

              ad intervenire  nei  confronti del Governo nazionale
              affinché vengano  apportare  alla  bozza del decreto
              sulla  liberalizzazione  del mercato elettrico delle
              modifiche tendenti a:

              a)  individuare  e quantificare finanziariamente gli
              impegni  relativi  agli  investimenti  necessari per
              l'adeguamento ambientale delle centrali in vista del
              raggiungimento   degli   obiettivi   fissati   nella
              conferenza di Kyoto;

              b) individuare  nell'Enel SpA la holding industriale
              cui facciano comunque  capo  le  tre  fasi del ciclo
              produttivo elettrico  e  affinché le unità servizi e
              le   società   oggi   collegate   vengano  mantenute
              nell'ambito del gruppo Enel;

              c)  confermare   come   modello   e   criterio   non
              modificabile  quello  della  tariffa unica nazionale
              per tipologia di utenza vincolata;

              d)   evitare    la   separazione   delle   fasi   di
              distribuzione e vendita per impedire la creazione di
              improprie rendite  di  posizione e lo scadimento del
              servizio;

              e)   rispettare   rigorosamente   il   principio  di
              reciprocità nell'apertura al mercato con altri paesi
              europei;

              f)   introdurre  norme  di  garanzia,  nel  caso  di
              dismissione   di   impianti,   tanto  a  favore  dei
              territori   (conferma  di  destinazione  dei  siti),
              quanto  dei  lavoratori  coinvolti,  sia  sul  piano
              occupazione che contrattuale;

              g) indicare  chiare ed adeguate clausole di garanzia
              che riguardino  il lavoro e i lavoratori interessati
              da processi  di  scomposizione  e  di ricomposizione
              aziendale;

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              ad   intervenire   nei   confronti   della  consulta
              Stato-Regione, sede  nella quale verificare lo stato
              del servizio elettrico siciliano, le sue prospettive
              ed il suo adeguamento strutturale;

                       INVITA IL PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA

              a trasmettere  la  presente mozione alle commissioni
              'Attività produttive'  della  Camera  dei Deputati e
              'Industria' del Senato della Repubblica.

              (27 gennaio 1999)
                                 MELE - LO CERTO - ORTISI -
                                 GUARNERA

    III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
          Parlamento   nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18  dello
          Statuto,  recante  'Modifiche  dello  Statuto della Regione
          siciliana  concernenti l'elezione  diretta  del  Presidente
          della    Regione,     l'autoscioglimento    dell'Assemblea,
          l'iniziativa   legislativa  popolare  e   comunale   ed   i
          referendum regionali'" (nn.  2-94-144-152-177-705-708-758 -
          Norme stralciate/A) (Seguito).

          Relatore: On.le Provenzano

       2) 'Ricorso al mercato finanziario per l'anno 1998' (n.863/A)

          Relatore: On.le Di Martino

       3) 'Istituzione del  parco  archeologico e paesaggistico della
          Valle dei Templi di  Agrigento  e  del  parco  archeologico
          integrato di Selinunte, Segesta e  Cave di Cusa' (nn. 453 -
          302 - 724/A).

          Relatore: On.le  Adragna

       4) 'Proroga della durata  della  Commissione  speciale  per la
          riforma dello Statuto e le riforme istituzionali' (n. 842).

       5) 'Nuove norme in tema di  interventi  contro  la  mafia e di
          misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
          dei loro familiari' (n. 795).

     IV - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.

      V - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.

     VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.

    VII - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI  LEGISLATIVE  PERMANENTI E DELLA
          COMMISSIONE  PER   L'ESAME   DELLE   QUESTIONI  CONCERNENTI
          L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.

   La seduta è tolta alle ore 22.45.

                  Esitato dal Servizio dei Resoconti alle ore 00.35.