Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 18.50.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni, il
processo verbale della seduta n. 217 sarà letto nella seduta di
domani.
Si passa al primo punto dell'ordine del giorno: Comunicazioni.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Do lettura delle interrogazioni presentate:
A) Interrogazioni con richiesta di risposta orale
N. 2726 - Interventi per il ripristino dell'antica
facciata della Chiesa Madre e del campanile di Riesi (CL).
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
***
Ricotta Michele
B) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
N. 2724 - Notizie in ordine ai 'Progetti infraorario'.
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
- Assessore Beni Culturali
- Assessore Presidenza
***
Caputo Salvino
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N. 2725 - Interventi al fine di garantire un adeguato
restauro della chiesa di S. Giuseppe di Agrigento e degli
altri monumenti del centro storico.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
***
Vella Basilio
----------------
ANNUNZIO DI MOZIONI
PRESIDENTE. Do lettura delle mozioni presentate:
N. 295 - Interventi per il settore penitenziario in
Sicilia.
Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Beninati
Antonino; Croce Antonino; Grimaldi Ugo
Presentata il 28/01/99
----------------
N. 296 - Revoca di delega all'Assessore per il territorio
e l'ambiente.
Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Croce Antonino;
Cimino Michele; D'Aquino Antonio; Provenzano Giuseppe;
Misuraca Salvatore; Alfano Angelo; Beninati Antonino
Presentata il 28/01/99
----------------
PRESIDENTE. Le mozioni testè annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno della seduta successiva perchè se ne
determini la data di discussione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma nono, del
Regolamento interno che nel corso della seduta potrà procedersi a
votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Cristaldi
SUL CALENDARIO DEI LAVORI D'AULA
Onorevoli colleghi, informo che la Conferenza dei presidenti
dei gruppi parlamentari ha stabilito all'unanimità il seguente
calendario dei lavori d'Aula:
- seduta di giovedì 28 gennaio 1999: discussione della
mozione n. 281 "Interventi per la salvaguardia delle
professionalità e del personale della sezione decentrata
dell'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro (IST) di Genova
presso l'Azienda Policlinico di Messina", a firma degli onorevoli
Ricotta, Virzì, La Grua, Scammacca della Bruca, Briguglio e
D'Andrea, e seguito della discussione del disegno di legge n.
863/A;
- seduta di martedì 2 febbraio 1999 - ore pomeridiane:
discussione della mozione n. 283 "Iniziative a seguito
dell'anticipata conclusione della stagione venatoria dell'anno
1998/1999 a causa del ricorso delle Associazioni ambientaliste e
per il relativo accoglimento del Tribunale amministrativo
regionale di Catania", a firma degli onorevoli Beninati,
Bufardeci, Fleres, Provenzano, Alfano, Misuraca, Catania,
Grimaldi, D'Aquino e Croce, e seguito della discussione del
disegno di legge n. 863/A;
- seduta di mercoledì 3 febbraio 1999:
ore antimeridiane: discussione della mozione n. 288
"Sblocco da parte del Governo regionale delle nomine in enti di
pertinenza della Regione", a firma degli onorevoli Fleres,
Leontini, Bufardeci, Beninati, Alfano e Croce, e seguito della
discussione del disegno di legge-voto;
ore pomeridiane: discussione della mozione n. 289
"Anticipazione dei termini previsti per la pubblicazione dei
nominativi selezionati e conclusione dell'iter relativo al
concorso per 'forestali' in Sicilia", a firma degli onorevoli
Beninati, Leontini, Alfano, Fleres e Croce; elezione di un
vicepresidente, di un deputato questore e di un deputato
segretario; elezione delle Commissioni legislative permanenti e
della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
l'attività delle Comunità europee;
- seduta di giovedì 4 febbraio 1999 - ore antimeridiane e
pomeridiane: discussione delle mozioni n. 290 "Istituzione
delle 'aree contigue' nelle aree naturali protette", a firma
degli onorevoli Beninati, Fleres, Croce, Alfano e Bufardeci, e n.
280 "Iniziative, a livello centrale, in ordine ai tempi di
revisione costituzionale dello Statuto siciliano", a firma degli
onorevoli La Corte, Mele, Speziale, Leanza, Fleres, Forgione, Di
Martino, Martino, Speranza, Bufardeci e Spagna; seguito della
discussione dei disegni di legge in corso d'esame e loro
votazione finale.
Presidenza del presidente Cristaldi
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno
"Lettura ai sensi e per gli effetti dell'articolo 83, lettera D,
e 153 del Regolamento interno della mozione numero 294
"Interventi urgenti per il rilancio dell'occupazione in Sicilia",
degli onorevoli Cimino, Croce, Misuraca, D'Aquino, Bufardeci,
Provenzano, Fleres, Beninati.
Ne do lettura:
<< L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che i recenti dati ISTAT evidenziano in Sicilia un
tasso di disoccupazione del 25,2% che, oltre a
rappresentare il livello massimo di disoccupazione
relativamente al periodo 1993/98, è di due volte
superiore al dato di disoccupazione nazionale che è
del 12,3%;
CONSIDERATO altresì che in Sicilia il numero di disoccupati
è aumentato di 440.000 unità (24.000 in più rispetto
al 1997 e 108.000 in più del 1993), rendendo
veramente preoccupante la situazione di tanti
giovani e di tanti disperati che sono costretti ad
intraprendere il cammino della speranza verso il
Nord;
ATTESO che la lotta contro la disoccupazione è stato un
impegno prioritario assunto dal Governo della
Regione al momento del suo inserimento;
TENUTO CONTO che la disoccupazione non può essere
considerata sempre un'emergenza e contrastata con
misure assistenziali, quanto invece con interventi
diretti a promuovere la crescita dell'economia, lo
sviluppo dell'attività imprenditoriale, il
rafforzamento del mercato, sbloccando, nel rispetto
della legalità e della trasparenza, le procedure
delle opere pubbliche e gli appalti di forniture e
servizi allo scopo di accelerare al massimo quanto
resta della spesa regionale, rivitalizzando attività
imprenditoriali nei settori strategici dell'economia
siciliana per creare nuova e duratura occupazione;
in tale contesto appare non più differibile
intervenire su quei finanziamenti regionali e
statali bloccati presso l'Assessorato regionale
territorio e ambiente tra C.R.U. (Comitato regionale
dell'urbanistica) e commissioni di tutela varie che,
con la scusa di pareri di dubbia funzionalità e
legittimità, finiscono con il paralizzare l'azione
amministrativa del Governo della Regione, bloccando
tante occasioni di spesa a danno di nuove
possibilità occupazionale;
PRESO ATTO del trend negativo nel settore delle iscrizioni
di nuove aziende per il 1998, correlato ad una
preoccupante dismissione di attività
imprenditoriali,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a promuovere un dibattito in Assemblea regionale
sulle misure di politiche attive di lavoro in
Sicilia, per contrastare l'attuale grave situazione,
fornendo un quadro riferito:
a) allo stato di attuazione della legislazione
regionale vigente al 31/12/1998 (l.r. n. 27 del
1991 - l.r. n. 30 del 1997 - l.r. n. 3 del 1998);
b) alle iniziative concordate con il Governo
nazionale, che non può dimostrare insensibilità nei
confronti di quest'Isola, così come martoriata da
aventi malavitosi, determinati da una situazione di
degrado e di abbandono; iniziative che dovranno
essere dirette a creare condizioni strutturali
favorevoli allo sviluppo dell'imprenditoria sana
siciliana, per renderla più competitiva sui mercati,
ormai globalizzati,
ESPRIME
viva preoccupazione per l'incapacità, sin qui
dimostrata dalla Giunta regionale e dalla
maggioranza politica che la sostiene, d'operare un
processo di sviluppo e di rinnovamento della
società>> (294).
(27 gennaio 1999)
CIMINO - CROCE - MISURACA - D'AQUINO
BUFARDECI - PROVENZANO - FLERES -
BENINATI
PRESIDENTE. Propongo che la determinazione della data di
discussione della mozione testè letta venga demandata alla
Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE D'ANDREA
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
DISCUSSIONE DELLA MOZIONE NUMERO 281 "Interventi per la
salvaguardia delle professionalità e del personale della
sezione decentrata dell'Istituto nazionale per la ricerca sul
cancro (IST) di Genova presso l'Azienda Policlinico di Messina.
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione della mozione numero 281 "Interventi per la
salvaguardia delle professionalità e del personale della sezione
decentrata dell'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro
(IST) di Genova presso l'Azienda Policlinico di Messina", degli
onorevoli Ricotta, Virzì, La Grua, Scammacca della Bruca,
Briguglio, D' Andrea.
Ne do lettura:
<< L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- l'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di
Genova (IST), in base ad una deliberazione degli
organi di gestione dell'Ente ed in base ad una
programmazione nazionale, fortemente voluta dai
Ministri della Sanità a partire dal 1987, allo scopo
di costituire unità integrate di ricerca tali da
recuperare gli squilibri ed evitare il fenomeno
della migrazione interregionale dei pazienti verso
le regioni del Nord dotate di migliori strutture e
tecnologie, ha costituito delle sedi periferiche,
tra cui quella di Messina nata con le delibere nn.
100/87, 844/88, 1125/89, 709/ e 710/91 del consiglio
di amministrazione dello stesso, ospitata
nell'Istituto di clinica oncologica e ricerca dei
tumori dell'Università, allo scopo di garantire la
formazione di figure professionali esperte nel campo
delle applicazioni delle nuove tecnologie in
oncologia;
- dopo la morte del referente scientifico, prof.
Saverio d'Aquino, tale sezione è stata trasferita
all'Azienda Policlinico di Messina e il personale
delle sezioni di Tecnologia biomedica e di
sperimentazioni controllate, prima inserito
stabilmente nei diversi servizi e laboratori di
ricerca clinica e sperimentale dell'istituto
ospitante, dove svolgeva oltre che l'attività di
ricerca scientifica una proficua attività
assistenziale, successivamente ha fatto fronte
esclusivamente alle esigenze assistenziali del
Policlinico universitario;
CONSIDERATO:
- che, venendo a mancare la produttività
scientifica, l'IST di Genova ha deciso di richiamare
tutto il personale costituito da 50 unità di cui 29
laureati, presso la sede centrale a far data 1
febbraio 1999, dopo che, per le note vicende
giudiziarie l'Azienda Policlinico universitario ha
rifiutato un'ipotesi di accordo che prevedeva il
rimborso del 50 per cento degli oneri del personale
ivi operante (pari a circa 2 miliardi);
- inoltre che, venendo meno tali professionalità, ne
verrebbe a soffrire l'attività assistenziale,
peraltro precaria date le carenze della pianta
organica;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
e
L'ASSESSORE PER LA SANITA'
a sollecitare il magnifico Rettore dell'Università
degli studi di Messina a trattare con gli organi
preposti dell'IST, vista l'ipotesi di accordo
proposta dallo stesso, perchè detto personale
continui a prestare la propria opera professionale
presso l'Azienda Policlinico di Messina e ad
integrare con fondi regionali, qualora problemi
economici siano di impedimento, le somme necessarie
nel bilancio dell'Azienda Policlinico>> (281).
(23 dicembre 1998)
RICOTTA - VIRZI' -
LA GRUA - SCAMMACCA -
BRIGUGLIO
RICOTTA. Chiedo di parlare per illustrare la mozione a mia
firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RICOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla fine
degli anni '80 l'Istituto per la ricerca dei tumori di Genova, su
pressione del ministro per la Sanità dell'epoca, aveva aperto in
diverse sedi italiane, a Firenze, Roma e a Messina, delle sezioni
staccate dell'Istituto stesso allo scopo di formare delle figure
professionali che potessero adeguare quelle che erano alcune aree
agli standard nazionali, per evitare che gli ammalati della
nostra regione, per esempio per quello che ci riguarda, dovessero
continuare a fare quei viaggi che ancora oggi fanno.
Il personale che allora incominciò ad essere assunto fu
allocato presso la divisione di oncologia medica e altre
divisioni oncologiche di Messina e come coordinatore allora fu
nominato il professore D'Aquino, e i compiti di questo personale
erano soprattutto compiti di ricerca e successivamente anche di
diagnosi e cura. Dopo che il professore D'Aquino morì, questo
personale venne appoggiato presso il Policlinico di Messina e
distribuito nelle varie divisioni del policlinico stesso.
Successivamente, venendo meno la parte più qualificante che
svolgeva l'Istituto e le due sessioni di cui si componeva, cioè
con funzioni principalmente di ricerca, l'Istituto centrale di
Genova venendo meno i fondi aveva incominciato a pensare di
richiamare il personale presso la sede centrale.
Allora incominciarono delle trattative tra l'istituto
ricerca tumori di Genova e lo stesso Policlinico, perchè il
personale che di fatto operava e in termini esclusivamente di
diagnosi e cura presso il Policlinico venisse ceduto al
Policlinico, anche tenendo conto di quelle che erano le normative
vigenti. Tra questi il decreto n. 80 che prevedeva che il
personale potesse essere assunto presso le aziende di Messina e
presso il Policlinico stesso. Senonchè queste trattative sono
state fatte a vari livelli ma non sono state mai accettate dal
Rettore. E per ultimo l'Istituto centrale di Genova ha deciso che
questo personale dovesse essere richiamato a Genova a partire dal
1 febbraio di quest'anno.
La situazione naturalmente è una situazione molto delicata
perchè questo personale, che si compone di 29 tecnici laureati e
di 21 persone che non hanno una laurea, praticamente dovrebbero
non solo emigrare a Genova, ma si verrebbero a sguarnire quei
reparti dove in atto questo personale opera.
Si è cercata una mediazione tra l'Istituto tumori di Genova
e il Policlinico stesso e addirittura l'Istituto aveva proposto
al Rettore dell'Università che questo personale potesse essere
utilizzato e naturalmente il Rettore, cioè l'Università di
Messina avrebbe dovuto contribuire al 50 per cento delle spese di
gestione del personale.
Questa proposta però è stata rifiutata. L'Istituto tumori
di Genova ha anche tentato di ottenere dei finanziamenti
aggiuntivi per mantenere questa sezione di Messina.
Che cosa sollecitiamo noi con la mozione? Sollecitiamo che
il Governo regionale faccia da mediatore sia nei confronti del
Governo nazionale perchè possa dare i contributi aggiuntivi
talchè il personale continui ad operare presso il Policlinico di
Messina, oppure medii tra l'Istituto tumori di Genova e il
Rettorato affinchè lo stesso venga gestito diciamo al 50 per
cento, così come proposto dall'Istituto tumori. E nel caso in cui
tale gestione non possa essere possibile per mancanza di fondi,
eventualmente nei limiti del possibile la Regione, e per essa
l'assessorato della sanità intervenga per contribuire ai
finanziamenti perchè questo personale possa continuare ad operare
presso il Policlinico dell'Università di Messina. Naturalmente
questa è materia molto delicata, però non ci possiamo
assolutamente permettere di perdere delle professionalità che
hanno acquisito una esperienza non indifferente e soprattutto il
Policlinico non si può permettere di perdere 50 unità, che di
fatto operano, perchè con la carenza delle piante organiche,
venendo a mancare 50 unità, naturalmente ne verrebbe a soffrire
quella che è l'assistenza.
Questa è la nostra sollecitazione e speriamo che il Governo
sia sensibile e si faccia promotore di quanto noi abbiamo
preannunciato. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole La Grua. Non
essendo presente in Aula, decade.
Pongo in votazione la mozione numero 281? Il parere del
Governo?
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, in realtà il Governo si sarebbe
atteso un dibattito un po' più incentrato su questa mozione,
tenendo presente peraltro che non è presente l'assessore per la
sanità. E tuttavia io credo che, per il tipo d'impegno che qui
viene proposto, il Governo possa esprimere un parere favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvata)
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE: "RICORSO AL MERCATO
FINANZIARIO PER IL 1998" (863/A)
PRESIDENTE. Si passa al quarto punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge. Si procede con la discussione
del disegno di legge: "Ricorso al mercato finanziario per l'anno
finanziario per l'anno 1998" (863/A).
Invito i componenti la II Commissione a prendere posto al
banco delle Commissioni.
E' iscritto a parlare l'onorevole Croce. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del
Governo, onorevoli colleghi, non so definire il suo
comportamento, non il suo personale comportamento, ma il
comportamento del Governo, di cui lei fa parte come assessore per
il bilancio e le finanze, allorquando questa mattina aveva
richiesto di trattare il disegno di legge n. 863. Volgarmente si
direbbe "un colpo di mano", ma siccome penso che lei sia una
persona intelligente, una persona capace, una persona che conosce
i sistemi, forse avrà approfittato del fatto che eravamo
all'inizio della seduta per fare una richiesta del genere e
quindi creare le condizioni che non erano previste perchè eravamo
qui per discutere il disegno di legge sulla riforma dello
Statuto.
Vede, onorevole Piro, quando il Presidente Provenzano ha
detto che questo non è stato un comportamento serio io sono stato
insieme a lui perchè c'era già un percorso, ed oltre tutto lei
era anche stato sollecitato dal Presidente dell'Assemblea per
dire che più avanti, durante la Conferenza dei presidenti dei
gruppi parlamentari si sarebbe deciso eventualmente il da farsi.
Invece si è voluto, come dire, forzare la mano ed introdurre
un elemento che merita molta attenzione, caro onorevole Piro.
Infatti, trattare un argomento come questo, che parla di un
indebitamento di 1.700 miliardi e, quindi, la possibilità poi di
ricorrere al mercato per l'emissione di titoli e, quindi, di
obbligazioni è una cosa che merita attenzione e che merita,
soprattutto, un grande dibattito.
Non si tratta, infatti, di acquistare una macchina o un
palazzo, qui si tratta di pervenire a qualcosa che francamente è
da capire: conoscere è una cosa, capire è un'altra cosa; e,
quindi, ognuno vuole capire cosa significa questo ricorso al
mercato per l'emissione di titoli e a che cosa questo ricorso
serve. E, inoltre, mi consenta onorevole Piro, capisco la
difficoltà, capisco che le condizioni finanziarie sono pessime,
la situazione economica è pre-comatosa, come ho avuto modo di
dire in occasione della discussione generale sulla legge voto,
però, vede, c'è secondo me una sovraesposizione della sua
persona, perchè quando l'articolo 3 recita che in deroga a
qualsiasi disposizione di legge, lei intende a trattativa privata
promuovere iniziative per pervenire poi alla soluzione del
problema e quindi senza nessuna gara, senza nessuna possibilità
di verificare poi altri passaggi che sono quelli delle
consulenze, che sono quelli delle intermediazioni.
Veda, onorevole Piro, nasce un sospetto e nasce un sospetto
soprattutto non soltanto in me, ma nasce il sospetto che qui il
Parlamento, se dovesse passare questo disegno di legge, darà a
lei un potere straordinario, eccezionale; cosa che ritengo non è
possibile nel momento in cui si affrontano problemi, invece, che
devono essere trattati con la dovuta misura.
Quindi, lei deve spiegare come intende non solo pareggiare
le questioni del bilancio 1998, ma come intende risanare i conti.
E visto che lei è impegnato anche in una battaglia nazionale, che
è responsabile di un partito a livello nazionale, non capisco
come mai, dopo due anni di massacro, dopo due anni di avere
bombardato questo Parlamento, e quindi il Governo Provenzano ed
il Governo Drago, lei si appresta a fare un'operazione così
semplicistica chiedendo al Parlamento un 'ok' totale senza porre
in essere alcuni rimedi anche per evitare la sua
sovraesposizione.
Io mi preoccupo di lei, non mi preoccupo certamente di chi
dovrà condurre poi l'operazione di intermediazione rispetto al
problema. Perchè, se c'è una cosa certa, eventualmente, che
dobbiamo incassare, è il fatto che bisogna ricorrere alle banche
o alle società finanziarie; e sono quelle che eventualmente
otterranno un risultato perchè dovranno essere pagate.
Allora, onorevole Piro, visto che lei è una persona
importante in sede nazionale, perchè non avvia un ragionamento
col Governo nazionale? Perchè avete bombardato per due anni i
Governi precedenti ed oggi non siete in grado di portare questa
Sicilia fuori dalle secche?
Questo non è giusto e non è giusto perchè io sospetto che
lei vuole creare un'operazione a danno della Sicilia e dei
siciliani, perchè poi magari il suo Governo nazionale le darà la
possibilità di un po' di spiccioli per continuare a sopravvivere
e per continuare a bilanciare alcune cose che in questo momento,
lei sa benissimo di che cosa parlo.
Quindi, veda, caro onorevole Piro, caro Governo, non avete
una politica, non avete la possibilità di andare avanti perchè
state governando semplicemente l'esistente, non curandovi dei
problemi, che sono tanti: parlo della disoccupazione e degli
altri problemi rispetto ai quali c'è una società che aspetta
risposte.
E, allora, venire in Parlamento con un disegno di legge di
questo tipo, accantonando altri momenti importanti, che sono
quelli della legge-voto, che sono quelli relativi alla
composizione dell'Ufficio di Presidenza, dove lì sicuramente
ancora avete da giocarvi alcune carte - chissà quale politica
spartitoria e compromissoria ci sarà - venite qui a proporci un
disegno di legge che, a mio avviso, è una operazione inusuale
inqualificabile.
E allora, signor Presidente della Regione, lei che è amico
del signor D'Alema, perché D'Alema, perché il Governo delle
sinistre non dà una mano alla Sicilia, ai siciliani anziché
ricorrere a questi mezzi che sono di indebitamento e che sono,
oltretutto, legati semplicemente ad una visione bloccata della
politica che non innova niente e che non crea sviluppo?
E' possibile che il Governo nazionale, che è suo amico, ha
salvato banche, aziende e società e non salva la Sicilia? Non
vuole concorrere a dare alla Sicilia e, quindi, ai siciliani la
possibilità di un aiuto?
Ecco qual è il mio rimprovero
E debbo aggiungere un'altra cosa. Entrando nel merito di
questo disegno di legge, ritengo che difetta di parecchie cose.
Io non so se questo disegno di legge rispetta i parametri della
legislazione, io non so quello che lei vuole fare, che durata
vuole dare a questa operazione, io non so se questa operazione
che lei vuole fare è appetibile, ma so che non lo è; io so che
già le banche hanno detto no ed hanno detto no soprattutto, mi
consenta onorevole Piro, alla trattativa privata che lei, come
assessore di questo Governo, ha già esperito. E adesso ne vuole
un'altra a mani libere, senza sapere dove andare a parare, perché
questa manovra di 1.700 miliardi non è chiara e non funziona e i
siciliani debbono sapere dove andranno a finire questi 1.700
miliardi.
Lei parla di pareggio del bilancio del 1998: a quali
capitoli si riferisce? Quali sono gli investimenti che lei dovrà
coprire con questi 1.700 miliardi?
Mi pare che la legislazione assegna soltanto alcune
possibilità. No, onorevole Piro, non siamo d'accordo e non siamo
d'accordo sul modo in cui lei intende portare avanti e forzare
anche la mano al Parlamento. Lei doveva questa mattina evitare
questo problema, perché è un problema serio, è un problema che
interessa i cittadini. Non siamo qui per imbrogliare, non siamo
qui per fare cose che effettivamente possono essere a danno del
cittadino e anche con la possibilità che le Istituzioni non
possono andare avanti.
Lei, facendo questa operazione, si prende una grande
responsabilità e se la prende perché non si cura molto di questa
terra; lei doveva solamente spingere sul terreno della
negoziazione con Roma. Roma non può essere assente, Roma non può
ignorare che esiste una terra, la nostra Sicilia, e non lo può
ignorare soprattutto nel momento in cui c'è un Governo delle
sinistre. E questo, ripeto, lo avete fatto per due anni: avete
bombardato i governi perché non erano in grado di andare avanti,
siete voi che non avete una politica Siete voi che non state
creando le premesse per un dialogo anche con l'opposizione per il
superamento delle barriere
Quindi, caro onorevole Piro, qui non si può andare avanti e
non si può andare avanti nel momento in cui si accantonano - ora
ho saputo finalmente che la Conferenza dei presidenti dei gruppi
parlamentari ha fatto giustizia quando si parla delle mozioni -
ci sono problemi che lei ha, in alcuni casi, spinto, sollecitato
e, quindi, contribuito al grande dibattito, non escludendo la
questione degli enti, non escludendo la questione delle nomine.
Mi sia consentito, sono state ritirate nomine che hanno
restituito l'illegalità, sono state ritirate nomine che oggi sono
in una situazione ancora di attesa di questo Governo che deve
scegliere mentalmente - non so se fare le fotografie alle persone
che sono interessate dal provvedimento - o, se non altro, queste
sono le cose che sapete fare.
I cittadini queste cose le debbono sapere, caro onorevole
Piro, caro Presidente e le debbono sapere perché questo non è un
Governo che può interessare i cittadini: i cittadini avevano dato
ben altro Avevano dato ad una classe dirigente la possibilità
di governare; avevano detto quale era la coalizione che doveva
governare. Voi vi siete presi una grande responsabilità e,
soprattutto, alcuni amici che hanno contribuito a fare questo
ribaltone, perchè di questo si parla, quindi adesso dovete
assumere fino in fondo la vostra responsabilità e mi consenta,
onorevole Piro, volevo togliere lei dal fastidio, dalla
difficoltà di interpretare questo momento, ma lei si è cacciato
in un brutto guaio perchè l'articolo 3, così com'è, non funziona.
Per quello che mi riguarda, con tutto il rispetto che ho per la
sua persona, non darò mai ad una persona sola tutta questa grande
responsabilità, e lei sa a cosa mi riferisco quando parlo di
trattative private e quando si parla di intermediazione. Io non
voglio insinuare niente. Lei è una persona trasparente, pulita,
ma in questo momento credo che sia caduto in una trappola e,
francamente, da questa trappola non so come possa liberarsi.
La prego, nel momento in cui si andrà avanti a discutere
questo disegno di legge, di modificare questa linea; di essere
coerente anche con altri momenti in cui lei ha rappresentato
degnamente l'opposizione.
Oggi, mi consenta, questa è una cosa che francamente non le
fa onore. Si sta caricando e lo ripeto si sta caricando di un
onere che è eccessivo, che è troppo
Lei non può pensare di passare inosservato nel momento in
cui si affrontano problemi come questi - si parla di 1700
miliardi - e più avanti vedremo di chissà quanti altri miliardi.
Noi faremo e presenteremo tanti emendamenti, ma per evitare che
si consumi soprattutto una questione e soprattutto che si consumi
un atto contro i cittadini, contro i siciliani ed allora ci
saranno 400, 500 emendamenti. Non si tratta di ostruzionismo: si
tratta di salvare i siciliani da un imbroglio di 1700 miliardi.
Vada a Roma, vada a recuperare i soldi, faccia perno sulla sua
trasparenza, sulla sua forza politica, se ce l'ha, e porti la
Sicilia fuori dal seminato, fuori dalle difficoltà.
Allora, cosa le posso dire, onorevole Piro? Ritengo che
quello attuale sia un momento importante per questa Aula, un
momento importantissimo perchè finalmente si fa chiarezza: chi
vuole il bene della Sicilia, chi invece la vuole indebitare
continuamente e chi, attraverso sotterfugi, attraverso situazioni
poco chiare, sta cercando di andare avanti con sistemi che non
possiamo accettare.
Tutto quello che può essere questa pratica per me è una
pratica che lascia molti dubbi, moltissimi dubbi. Non appassiona
certamente nè le istituzioni nè i cittadini. L'emissione di
titoli in un mercato come questo, dove non si chiarisce nulla e,
secondo me e secondo altri, ritengo lo abbia fatto bene
stamattina l'onorevole Provenzano, è un'operazione squallida,
un'operazione che sicuramente servirà soltanto sulla carta a
coprire il pareggio del bilancio del 1998, ma servirà forse poi a
far commettere a questo Governo altri errori perchè chissà quale
altra politica intendete fare.
Noi eravamo e siamo convinti che prima di affrontare un
problema del genere bisognava affrontare un problema del recupero
e del risanamento e, quindi, una finanziaria che fa giustizia di
alcune cose e soprattutto, andando avanti verso un equilibrio
della spesa. Questi erano e rimangono per noi i punti centrali
della nostra azione, una finanziaria ed un bilancio che ci diano
la possibilità di guardare dentro tutti gli assessorati, tutte le
rubriche, tutte le possibilità e, come diceva l'onorevole Flères
questa mattina, evitare che alcuni personaggi oggi sindaci o
Presidenti di province possano spendere soldi soltanto per fatti
di ordine personale dal punto di vista dell'immagine o del
narcisismo.
Quindi, onorevole Piro, il ricorso a questo sistema non è
certamente da noi condiviso. Noi lotteremo fino in fondo per
salvare il Governo perchè non fare queste operazioni significa
salvare il Governo. Bisogna andare oltre quelle che sono le
semplici enunciazioni o i semplici disegni di legge che vengono
presentati e che vengono poi buttati al Parlamento senza una
verifica, senza una attenta analisi di come questi soldi
eventualmente debbono essere spesi.
A parte le questioni contabili del bilancio 1998, io credo
che si possa recuperare ancora, nell'ambito della situazione
dell'esercizio 1998. Quindi, questo mutuo non si deve fare o si
farà nel 1999, dopo avere fatto la finanziaria, allora si vedrà
chiara tutta la manovra intende fare; quali sono le categorie che
questo Governo intende proteggere o intende sostenere. Questa è
la via giusta se si vuole affrontare il problema
dell'occupazione, il problema dello sviluppo e il problema del
territorio. Voglio sapere perchè nella finanziaria questo
Parlamento stenta ancora ad emettere una 'sentenza' su un
problema importantissimo, che è quello dell'abusivismo edilizio,
dove c'è da recuperare soldi e dove ogni volta che si porta in
Aula c'è sempre un verde e più di un verde che dice 'no' su
questioni così importanti.
Ci sono problemi che vanno risolti, caro onorevole Piro, e
lei non può portare questo Parlamento a decidere su una manovra
che francamente non può essere accettata.
Quindi, lei porti i problemi, porti i veri problemi della
società: quello dell'abusivismo edilizio, amici nostri. Ci sono
sessanta famiglie che vivono il dramma della demolizione della
propria casa dopo i tanti sacrifici fatti. E ritengo che sia
responsabilità degli amministratori e non certamente di queste
persone.
Ecco perchè le chiedo: faccia una manovra Ma un manovra che
faccia giustizia, che sia una manovra completa nel senso che nel
1999 il suo Governo, se resisterà, potrà fare il punto della
situazione. Se non resisterà significa che avrà fallito anche in
questa direzione. Non lo so, non lo so davvero se lei presenterà
una vera manovra o se ne presenterà un'altra piccola, essendo a
piccoli passi... Perchè è questo il vostro metodo di saldare:
piccoli passi per aggiustare un segretario dell'Ufficio di
Presidenza, piccoli passi per un questore, piccoli passi per un
vicepresidente. Si faccia chiarezza su tutta la materia Bisogna
avere il coraggio di guardare la realtà e di dare ai gruppi la
rappresentanza necessaria, di dare ai gruppi la presenza
necessaria.
Bisogna ricostituire un equilibrio che qui, in questo
momento, manca. Queste sono le cose sulle quali invito a
riflettere l'onorevole Piro, che so che è una persona capace, ma
che in questo momento forse non può capire perchè è impegnato in
altre vicende. Esca fuori da questa difficoltà e faccia uscire i
siciliani da questa difficoltà Perchè qui si sta giocando sulla
pelle dei siciliani, non si sta giocando sulle questioni di Tizio
o di Caio, caro onorevole Piro e caro onorevole Capodicasa
Qui questo Governo ha fallito e ha fallito prima di nascere
E non affronta i problemi con una manovra intera, con la
possibilità di capire. Tutti dobbiamo capire. Non conoscere, caro
onorevole Piro, non conoscere, ma capire e capire significa
spendere bene i soldi dei siciliani, significa spendere bene i
soldi. Non possono essere buttati, e chiudo subito, come in altri
casi. Questo spreco di denaro deve finire e ci sono delle sacche
che bisogna recuperare.
E' questo che chiedo a lei, e quindi la possibilità - e
concludo - di vedere invece che questo disegno di legge, un
disegno di legge organico che permetta a tutti i parlamentari di
vederci chiaro e di orientare il Parlamento verso una politica di
prospettiva e di futuro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Virzì. Ne ha
facoltà.
VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
trattazione di questo disegno di legge nella parte inerente la
discussione generale non possa essere fatto salvo dall'intrusione
di altri argomenti politici perchè, se esiste una parte
sostanziale inerente al merito dell'articolato del provvedimento,
esiste anche e certamente un fatto formale del modus che, diceva
il poeta, "é il modo che ancor m'offende", del modo in cui sono
stati interpolati, nei lavori dell'Aula quelle che una volta da
parte dell'opposizione di centro-sinistra venivano chiamate "le
urla, le grida o i proclami" del centro-destra in relazione alla
drammaticità della situazione finanziaria siciliana, d'altro
canto frutto di una stratificazione almeno trentennale. E quelli
che oggi appaiono francamente i belati del centro sinistra che
crede di potere drammatizzare strumentalmente una posizione che
il plafond intellettuale dell'ultimo di tutti noi, cioè mia,
l'ultimo dei deputati che è entrato in quest'Aula nel corso della
dodicesima legislatura sapeva a memoria che partivamo da una
situazione finanziariamente disastrata, che avevamo raccolto una
Sicilia poco credibile sul piano politico, sul piano finanziario,
sul piano del mercato.
Sapevamo tutti che occorreva dare a questa Regione non
soltanto credibilità, ma anche credito sul terreno sostanziale,
perché i tempi delle regalie sic et simpliciter da Roma erano
cessati sostanzialmente e formalmente con la prima Repubblica
laddove non c'era più la necessità e l'urgenza da parte degli zii
di Roma di salvare i cuginetti scemi della Sicilia che sprecavano
l'acqua sulla sabbia.
Allora, esiste un problema formale di interpolazione nel
momento in cui sembravamo in dirittura d'arrivo su un argomento
che ci ha posto all'evidenza dell'opinione pubblica nazionale.
Questo Parlamento nel tempo, avvilito dall'imperversare
della partitocrazia, della logica della correntocrazia, delle
lobbies sindacatocratiche, questo Parlamento nella storia, negli
anni ha perduto molti colpi. E, però, perfino in uno dei momenti
più bassi era stato capace di produrre qualcosa come la legge 7
sull'elezione diretta del sindaco, che in qualche modo almeno
culturalmente, intellettualmente ci aveva posti all'avanguardia,
all'attenzione dell'Italia che conta per dire: poveri si, ma
scemi mai.
Beh, io credo che il succo liofilizzato che era venuto come
messaggio politico dalla Commissione presieduta dall'onorevole
Provenzano, sembrasse finalmente un punto d'arrivo, perché non è
che quella Commissione abbia fallito,nel senso che non è riuscita
a produrre un prodotto culturale, scusatemi il bisticcio, di più
ampio respiro. Certamente, le forze del centro destra, hanno le
fondamenta culturali, la storia politica che permette loro di
presentare una proposta più organica, più completa. Ma, a monte
di tutto questo, c'era il convincimento di pura e semplice
civiltà che le grandi riforme le si fa tutte insieme; per cui in
questo primo contenitore si doveva mettere tutto ciò che
obiettivamente ci univa e che non andava messo in questo primo
contenitore che era un grande biglietto da visita per Roma, tutto
ciò che minimamente poteva dividerci.
Ora, io credo che stiamo vivendo oggettivamente un momento
di schizofrenia politica. La schizofrenia politica nasce da una
anomalia che è nata di per sé e di cui le forze della sinistra
non hanno forse responsabilità, ma le forze della sinistra hanno
raccolto in pieno le istanze retrive, conservatrici, sul piano
istituzionale di una forza che si è posta come momento di
riequilibrio.
Io credo che proprio sul terreno delle grandi riforme i
cespugli, i cespuglietti, i residui storici della vecchia balena
bianca si siano aggregati alla sinistra. Ed allora la sinistra in
quest'Aula dovrebbe dire di fronte a tutta la Sicilia se mantiene
la sua maschera nazionale di movimento delle grandi riforme o,
pur di acchiappare la cotoletta in Sicilia, o il piatto di
lenticchie in Sicilia, pur di restare aggrappati a poltrone
sempre più sbrindellate, perché sono certamente finiti, e lei lo
sa meglio di tutti onorevole Piro, i tempi delle vacche magre,
siete disposti a mandare tutto alle ortiche. Perfino, quel
residuo di straccio di dignità istituzionale, di finta autonomia,
di finta marcia in più che avrebbe avuto questa Regione, pur di
restare in piedi, pur di presentarvi storicamente, finalmente
dopo cinquant'anni, dato che del periodo Campione non se ne
ricorda nessuno: non se ne è accorto nessuno che ci sono stati
due governi con i comunisti dentro
Siete pronti a buttare tutto a mare pur di navigare a vista
e di arrivare a delle elezioni che nel 90 per cento dei casi, lo
possiamo dire e dispiace che non ci segua più nemmeno formalmente
l'opinione pubblica, neanche palermitana, perché ci avete tolto
pure il collegamento televisivo. Andremo al 90 per cento con le
vecchie tecniche elettorali, col vecchio proporzionale, con i
vecchi satrapi, con i vecchi equivoci della politica di sempre ed
allora la forma e sostanza, nel momento in cui, facendo irrompere
questo nuovo disegno di legge, voi avete interrotto il corso di
una delle poche leggi che tutti insieme potevamo vantare per
difendere la dignità dell'istituzione e per dire 'sono deputato'
e non essere massacrato dall'opinione pubblica, nel momento in
cui l'immagine complessiva di questa Assemblea è quella di coloro
che non riescono a mettersi d'accordo, nemmeno per definire ciò
che dovrebbe essere il minimo humus possibile per costruire una
maggioranza, le presidenze delle commissioni legislative, i posti
vacanti nel Consiglio di presidenza. Pare che siate bravi
soltanto nei tentativi di aggressione, di stupro e di occupazione
istituzionale.
Quello che mi sentirei di eccepire, onorevole Piro - lo
facevo da ragazzino, da consigliere comunale - è che dietro
questo documento non c'è uno straccio di mentalità politica nuova
e diversa. Avete cambiato il macchinista ma il carbone è sempre
lo stesso; le rotaie portano sempre nella medesima direzione, la
locomotiva è la medesima
Riuscite a trovare fuori dagli occhi dell'opinione pubblica
l'accordo su che cosa? Soltanto sul commissariamento degli enti,
che l'onorevole Mele definisce 'non lottizzato' nel momento in
cui una persona che va a possedere gli enti è notoriamente di
aria D.S. - questo, l'onorevole Mele dice, è un patente esempio
di non lottizzazione -, nel momento in cui noi ci troviamo di
fronte ad una persona che dice di non avere mai presieduto a una
dismissione. E tutto questo viene obliterato di fronte
all'opinione pubblica agitando quattro articoletti in cui ci si
dice, beh, in cui ci si confessa uno psicodramma, cioè quello che
esattamente individuava l'onorevole Provenzano quando vi diceva
che c'è un problema di tutti noi, che è quello del recupero di
una credibilità, E poi sul piano finanziario quindi
correlativamente di un credito da parte della Regione siciliana.
Prestiti obbligazionari: ma chi ci crede? Tutto il
centro-destra è convinto che voi state mettendo quella che a
Palermo volgarmente viene chiamata "una pupiata". Io non credo
nemmeno in un angolino della mente che qualcuno di voi sia
convinto che questa è una strada che tecnicamente possa spuntare.
Voi volete, da un punto di vista meramente cartolare,
gettare i presupposti per rinnovare la grande truffa dei bilanci
che quadrano soltanto sulla carta.
E poi di nuovo il poeta. Ed anche dicendo queste cose,
intanto la tristissima e dolorosissima istoria di due gare di
mutuo che vanno deserte e di trenta istituti bancari che ci
mandano letteralmente a quel paese. E ci avete provato con la
trattativa privata e col pubblico incanto. Non incantate più
nessuno
PIRO. assessore per il bilancio e le finanze. Guardi che il
pubblico incanto lo ha fatto il suo Governo
VIRZI'. Conosco, ricordo, solo che qualche altra volta noi ci
abbiamo provato ed ha funzionato. Qua siamo ridotti alla
barzelletta politica istituzionale ed alla mistificazione nella
prospettiva di un fitto bersaglio che serve a fermare il cammino
verso le uniche cose serie che ci preparavamo a fare. Cioè di
dire che una volta tanto precorrevamo l'Italia in una svolta
istituzionale, dato che non possiamo realizzare grandi opere
pubbliche, dato che non riusciamo a fare niente e dall'altro lato
mettiamo in piedi una legge con la quale mi sovvengono ricordi
culturali di varia natura. Perché io ho avuto - debbo dire - il
privilegio di avere a che fare con la sinistra che faceva
opposizione nei consigli comunali e molto spesso ci trovavamo a
dire contemporaneamente in sintonia le stesse cose, cioè che se
c'è un modello di gara poco garantista per la pubblica
amministrazione quella è la trattativa privata. Certo non erano
ancora i tempi del liberismo imperante, c'era un momento storico
diverso, c'era un momento in cui la destra si ricordava delle
esigenze della collettività, dello Stato, che avevano le
priorità, e allora si pensava in termini di garanzie per il
pubblico erario.
Però, onorevole Piro, questo articolo 3 tende decisamente ad
assimilarla ad Oliviero Cromwell; qua siamo all'assunzione totale
di diritti-doveri-poteri, lei tende a considerarsi maresciallo
verbalizzante, Pretura, Tribunale, Corte d'appello, Cassazione e
Presidenza della Repubblica. Ed è incredibile, io trovo
incredibile - questa è, a questo punto, una curiosità culturale
che mi voglio cavare - andare a pensare che ci voleva questo
lungo tragitto di allontanamento dalle origini perché oggi fosse
il centro-sinistra, in quest'Aula, a proporci che in deroga ad
ogni disposizione di legge si ricorre a trattativa privata senza
gara, ma non per fare una garitta all'ingresso dell'Assemblea
regionale siciliana, per un mutuo a copertura di 1.700 miliardi e
per operazioni per tutti i servizi di consulenza, reti, lead
manager, eccetera, eccetera: bazzecole, quisquilie.
Francamente, io mi rendo conto che le possa venire in questa
solitudine il complesso di Oliviero Cromwell, di fronte ad una
maggioranza e ad un Governo così distratti e arroganti da non
frequentare l'Aula e che tende a fare dimenticare a tutta
l'opinione pubblica che dopo l'elezione del presidente della
Regione non siete mai stati in Aula più di quaranta e che avete
bisogno di tre deputati di Rifondazione comunista per arrivare,
con i trucchetti parlamentari, alla quota minima di sopravvivenza
per respirare. Io mi rendo conto che un assessore attivo che ha
delle idee, che è di vecchia scuola possa farsi venire dei
complessi da Oliviero Cromwell.
Poco fa parlavamo di un policlinico, chi rispondeva?
L'assessore poli...valente, per il resto la maggioranza ci
snobba, non è in Aula non ci ascolta, il Governo non dà retta su
nulla.
Con un minimo di pratica di consiglio comunale, io non so
attraverso quali filtri di alti funzionari ed intellettuali sia
passato questo disegno di legge, ma come si fa a proporre ad
un'Aula parlamentare un testo in cui si dice che, intanto noi
approviamo e poi il tasso di interesse verrà determinato?
Al limite noi potremmo anche firmarvi una cambiale in bianco
che ci metterà nelle mani di cravattari, usurai, strozzini, cioè
in mano a chi andremo a finire, quanto pagheremo, quanto ci
costeranno questi ipotetici ...? Forse cadremo in mano a Sus,
c'era un famoso film degli anni quaranta.
E un'altra cosa, ci sono i "remake", credo che ci sia un
obbligo informale di presentare anche in maniera comprensibile -
perché io ho studiato spagnolo e tedesco -, io "swap" non lo
capisco in una legge della Regione siciliana. Che vuol dire che
il prestito obbligazionario 'dovrà essere accompagnato da una
corrispondente operazione di swap'? Che cos'è una soap-opera? Io
credo che le leggi della Regione siciliana andrebbero scritte in
italiano, perché dovrebbero essere comprensibili, attraverso la
lettura della Gazzetta Ufficiale della Regione, da parte di tutti
i cittadini italiani che possono essere nelle condizioni di
capire, non capire e non debbono avere tre lauree.
Mi permetto di ricordare che Sua Maestà Borbonica mandava in
giro i tamburini per i paesi a spiegare in siciliano quali erano
le disposizioni del governo.
Voi vi nascondete dietro un linguaggio criptico che, secondo
me, in quest'Aula finge di capire solo l'onorevole Provenzano,
tanto è un bluff che nessuno gli può scoprire perché è il più
bravo di tutti e nessuno dice 'io lo capisco' e gli crediamo
sulla parola, ma in realtà io credo, onorevole Piro, al di là
delle battute, che ci sia un vizio di forma, che ci sia un vizio
di sostanza, che ci sia la richiesta di una cambiale in bianco
che cerca malamente di mascherare come un drappo di finta seta,
ma secondo me si tratta di organza o vellutino, sopra un
canterano all'antica la verità vera di una maggioranza politica
che non è politica, che non ha una strategia politica comune, che
nonostante le urla cicliche e i proclami una volta dell'onorevole
Piro, una volta dell'onorevole Cintola, che dice di voler
recidere, ecco il segnale del taglio, con la forbice il legame
col precariato in una Regione in cui paghiamo, sostanzialmente,
sessantamila stipendi, perchè ventimila stipendi pieni, ventimila
i pensionati che hanno lo stipendio equivalente alle persone in
servizio, quarantamila precari a mezzo stipendio, vuol dire altre
ventimila a pieno stipendio, sessantamila stipendi.
Volete tagliare, volete fare come Bismark la rivoluzione
dall'alto? Fate politica, non chiacchierate, non provate a fare
demagogia perchè le grandi svolte non si proclamano, si attuano.
E allora io una sola cosa so vedere, e mi dispiace che la
Sicilia non se ne accorga come se ne dovrebbe accorgere, che su
un piccolo cammino, su un piccolo sentiero tortuoso dovevamo
compiere insieme, e pareva impresa già realizzata, tre piccoli
gradini, nove righe con cui dicevamo che emettevamo il primo
vagito sul terreno delle riforme istituzionali.
E poi spunta che questo Governo arriva a 41, 42 perchè ci
sono 14 liste fai da te e perchè c'è un partito di 14 che è tutto
fai da te, e perchè vi siete fermati sulle grandi cose e su tutto
e perchè si vede ogni livello istituzionale, perchè avete voglia
di dire che volete lo snellimento, eccetera, ma poi, alla fine,
bloccate il rinnovo della Commissione Statuto, dopo le garanzie
fornite a tutti i livelli dal Presidente Capodicasa che predica
bene, però poi i suoi uomini razzolano male perchè vogliono
azzerare le commissioni speciali per ricondurle ad una logica
ricattatoria contro le minoranza, per dire: ridiscutiamo tutto
insieme, per cui l'iter parlamentare e la storia di quest'Aula li
gettate nel fango, nel nome di una globale occupazione degli
spazi politici e fate guerra di ostruzionismo sulle piccole e
vere grandi cose.
Anche la normativa antiracket e antimafia avete fermato, non
credo in nome dei grandi principi ma di una logica di bottega, di
una logica spartitoria, perchè alla fin fine quando non si è
d'accordo sui principi, quando un governo non nasce da un
programma politico non resta altro che vendere, svendere i beni
della Regione (la bottega di via Maqueda, villa Gallidoro);
questa è la grande politica di recupero di credito finanziario
della Regione siciliana Mi dispiace domandarlo ...
PIRO, Assessore per il bilancio e la finanza. Questo è il
piano Bufardeci.
VIRZI'. .. Dovrei domandarlo all'assessore Crisafulli che ha
messo in campo gli elenchi perfetti. Ma l'assessore Bufardeci
diceva di credere in queste cose. L'assessore Crisafulli diceva
di essere il rappresentante di una linea politica alternativa
diversa. Ecco perchè vi dico che il carbone è lo stesso, la
locomotiva è la stessa, siete in mano agli stessi alti funzionari
a cui per farli stare zitti vi preparate ad aumentare gli
stipendi, alla faccia della disoccupazione in Sicilia; bravi
soltanto nel presidiare gli enti da liquidare, nell'aumentare gli
indennizzi al cento per cento del Presidente dell'Espi.
E in tutto questo dove siamo con la dismissione degli enti?
Soltanto all'alba.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Beninati. Ne ha
facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevole assessore, con questo
intervento mi accingo a fare delle richieste per capire come mai
il Governo, un po' dopo le feste natalizie, ha ritenuto
opportuno, di colpo, intraprendere questa strada.
Devo dire che in effetti ho accettato, anche quale membro
del Governo passato, silenziosamente il così detto 'ribaltone',
perchè ho detto: beh, forse per il bene di questa terra questo
momento politico, che vede ,un Governo nazionale di una forza
certamente non equivalente alla forza che c'era al Governo
regionale passato, di sicuro potrà dare qualche aiuto in più, ci
potrà essere qualche intesa in più, ci potranno essere delle
unità di vedute e quindi possibilità più facili affinchè il
Governo in atto potesse avere più vita facile nei confronti del -
un po' tirchio - Governo nazionale nei confronti del Governo
regionale della Sicilia.
Beh, il risultato di tutto questo, ahimè è stato che in
effetti se problemi c'erano prima i problemi continuano ad
esistere adesso e invece di limitarsi a dovere andare incontro
solo ad un mutuo, oltre tutto questo mutuo dovrà quasi certamente
passare per delle obbligazioni, allora dico, Assessore Piro,
posso capire e sono convinto che i suoi intenti sono certamente
per cercare di risolvere la difficile situazione finanziaria
della Sicilia, ma mi permetta di dire allora quale motivo ha
spinto l'attuale Parlamento a ribaltare una situazione politica
che alla fine, scusatemi ma mi corre l'obbligo dire, se il mutuo
dei 1.700 miliardi non ha trovato nessun interesse di alcuna
banca credo che la responsabilità è da ricondurre a chi si è
presa la responsabilità in un momento difficile di creare tutti
quei presupposti che hanno portato ad un nuovo governo in
Sicilia.
Perchè, vede, e penso che è stato detto anche da lei, è
stato detto da interventi dell'opposizione, che uno dei motivi
per cui le banche e per cui le cosiddette economie o l'economia
mondiale non vuole dar credito a questo Governo è dovuto
principalmente perchè non si ha un progetto, non si da la fiducia
affinchè questa terra o questo governo possa restituire e dia
quindi garanzie. Allora io mi domando a cosa è servito questo
nuovo Governo? Beh forse sì è servito a qualcosa, a cercare di
paralizzare un po' tutto quello che si stava cercando di fare con
il governo precedente. Allora io dico, ecco Assessore, lei sta
mettendo tutta la sua buona volontà però mi creda che lei stesso
purtroppo ha riconosciuto che la credibilità di questo momento di
questo Governo è nulla.
Allora lascio un po' all'Aula di capire se con questo
artificio riusciremo a superare in pochi mesi questa nullità. Io
credo che non è un problema di pochi mesi, un governo non può in
pochi mesi ribaltare una situazione, Qui necessita e necessitava
e necessiterebbe che il Governo nazionale una volta per tutte
affronti il problema e la vertenza che esiste con la Sicilia e
lei stesso anzi, il capogruppo del suo Gruppo, "La Rete" ha
manifestato già che effettivamente uno dei motivi per cui la
Sicilia soffre, ha difficoltà a ritornare in un equilibrio di
bilancio è proprio di questa mancanza che il Governo nazionale
ancora oggi, ahimè, non vuole e non intende ascoltare, proprio
non è propenso, non c'è nessuna voglia di dire una volta per
tutte sì, effettivamente rimettiamo un po' di vita ad una terra
che in effetti è dichiarato da tutti, nel contenzioso
Stato-Regione ha da avere e non deve certamente dare.
Bene, il Governo nazionale oggi avrebbe e dovrebbe fare
qualcosa non c'è da parte del Presidente della Regione, mi scuso
anche se non è presente, non c'è ad oggi, in questi mesi nessuna
iniziativa su questo fronte. Ci sono state altre iniziative ma
su questo nulla.
Bene, di colpo, forse sarà una necessità, non lo metto in
dubbio, arriva questo disegno di legge. A questo punto non so se
politicamente, tecnicamente sarà necessario, ma politicamente in
una logica di governo nazionale unito ad un governo regionale,
certamente non vi aiuta dimostra che il Governo nazionale no dà
nessun aiuto a questo Governo o forse, non crede neanche lui in
questo Governo.
Chissà, forse ci sono forze politiche troppo ingombranti in
questo Governo o più che ingombranti uomini che sono stati
presenti in governi precedenti, quindi i cosiddetti assessori
jolly e quindi non so fino a che punto il Governo nazionale
ancora malgrado le vicissitudini romane riesca a condividere o a
dare una speranza a questo Governo, siamo leali in questi
rapporti, esiste questa problematica ed io giustifico solo per
questo una scarsa attenzione dal Governo nazionale nei confronti
del Governo regionale; anzi forse qualcosa si è fatta, si sta
commissariando un settore molto delicato della nostra terra che è
l'ambiente e quindi vuol dire che a maggior ragione la
credibilità è sempre nulla nei confronti di questo governo e
quindi io proprio su questi temi...
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Ma non è così
BENINATI. Mi auguro che non sia così perchè veda anche sul
problema della mozione che in questi giorni era stata proposta e
sarà ripresentata, in effetti il tema non era proprio nei
confronti specifici come s'è voluto fare intendere dall'assessore
Lo Giudice anche ieri che ha manifestato in maniera eccessiva
anche in Aula, quasi che fosse un fatto personale.
ZANNA. (Sorride).
BENINATI. Guardi, lei non rida onorevole Zanna perchè non c'è
niente da ridere il problema è molto più serio perchè questa è la
mancanza di fiducia che il Governo nazionale ha nei confronti di
un governo che in atto esiste che è il Governo della Regione
Sicilia a guida Capodicasa, perchè non tutte quelle regioni sono
state commissariate, guarda caso quelle in cui si è portato
avanti in alcuni casi "il ribaltone.
Questa è stata da parte mia una parentesi per chiarire che
effettivamente il fine della mozione vuole anche dare un
chiarimento una volta per tutte a questo tema che non era
esclusivamente sul problema personale, ma era su un problema di
rapporti del Governo regionale con il Governo nazionale, che
dovrebbero essere più floridi ma sembrerebbe che così non sono.
Vorrei ricordare anche, all'assessore Piro che in I
Commissione io anche su questo spingerei a rivedere alcune
posizioni su questo disegno di legge che certamente possono
essere, mi auguro appunto, riviste ma vorrei anche ricordare che
questo Governo fino ad oggi non parla di tagli, non parla di
nulla, in I Commissione esiste e giace uno studio fatto su tutta
quella quantità di enti inutili che sono presenti in questa
Regione. Perchè non iniziate da lì? Perchè non si inizia a
rivedere anche queste cose che esistono, furono fatte, io ho
fatto parte della I Commissione ed è stato fatto uno studio
attento abbiamo audito tantissime persone e vi devo dire che
tanta gente non sapeva nemmeno dov'era.
Bene, perchè non si inizia anche da lì che fu una delle
iniziative che ahimè, si era pensato di fare poi per tutti i
motivi che un po' tutti sanno un po' che hanno portato alla fine
ad una situazione difficile del Governo Provenzano verso la fine,
ad un Governo Drago che aveva iniziato anche su questo tema,
abbiamo affrontato più volte in Giunta questi argomenti, perchè
non si inizia anche a pensare a questo? A rivedere la politica
dei tagli? Beh, forse allora questo Governo non vuole praticare
la politica dei tagli, ma vuole continuare la politica
dell'assistenzialismo.
Quindi, giustamente, si cerca di trovare risorse nuove con
mutui, quindi non è cambiato nulla neanche rispetto a prima, per
cui io non dimenticherò mai, tutto un insieme di invettive nei
confronti del Governo Provenzano e poi anche di Drago, nei
confronti proprio di questi governi che in effetti proponevano
dei mutui, beh qui non sta cambiando nulla, anzi si va a qualcosa
in più, mutui od obbligazioni.
Allora, per concludere qual è la logica che alla fine ci
condurrà, io sono convinto, a prolungare e quindi con questa
intromissione di questo disegno di legge che mi scusi anche qui,
onorevole Piro, forse sarebbe stato più garbato aspettare qualche
giorno e rispettare ciò che tutti in effetti siamo convinti ed
era un po' condiviso da parte di tutti, anzi si è quasi raggiunto
un accordo più che politico su cose che alla fine vanno oltre la
politica che è la legge voto, si era quasi pronti per andare
avanti speditamente su questa legge ed ecco che di colpo
interferisce un disegno di legge, quasi a voler dire riflettiamo
ancora meglio sulla legge voto, qui non c'è più nulla da
riflettere, c'è da approvarla, altrimenti non ci sconvolgiamo se
il governo nazionale va più avanti di noi e fa bene, fa bene
perchè questo Parlamento è lento e quando c'è qualcosa che sta
per concludersi, se poi quasi a non voler far prendere meriti a
qualcuno lo si blocca.
Allora io dico, ormai sulla legge voto lo sappiamo tutti che
c'è una linea comune sulle cose più importanti, oggi se in
effetti bloccato questo percorso, certo questo percorso non l'ha
voluto l'opposizione, è una responsabilità della maggioranza di
Governo, i cittadini devono saperlo, non perchè si vuole dare
colpe, ma certamente perchè si sappiano le cose come stanno, c'è
un percorso bloccato non certamente per l'opposizione, ma in atto
per una richiesta voluta dal Governo della Regione, quindi io
sarei stato su questo un po' più cauto avrei completato, anche
per rispetto della Commissione Provenzano che un po' non ha visto
solo il Presidente Provenzano ma ha visto tutta la Commissione in
un lavoro svolto per diversi mesi a prescindere la quantità di
articoli, non si conta la bontà di una legge sulla quantità di
articoli come ho più volte sentito dall'onorevole Forgione che
quasi quasi critica una legge se è di pochi articoli, forse deve
essere di venti articoli per avere un contenuto migliore, bastano
poche parole per fare di una legge una legge buona, l'importante
è che siano le parole giuste.
Ebbene, io completo invitandoLa e su questo sono convinto
che la sua attenzione che come parlamentare principalmente e
quale assessore oggi Lei è sempre stato uno che ha lavorato al di
sopra sia della maggioranza che della minoranza, valuti
attentamente alcune riflessioni che già sono state dette anche
sull'eccessivo carico di responsabilità che potrebbe in effetti
lasciare adito a delle riflessioni che sono convinto che non sono
e non devono essere da nessun parlamentare rivolte nei suoi
confronti, ma certamente l'articolo 3, assessore Piro, è un po'
pesante così come è scritto quindi rivediamolo, lo si riveda,
perchè non penso che con una libertà così grande si può dare, mi
scusi anche le sue competenze sono massime ma hanno un limite,
non ritengo che si possa affidare così facilmente un importo così
importante che Lei stesso l'altro giorno ha detto non chiamiamolo
in miliardi di lire, chiamiamolo in un miliardo di dollari che
suona meglio.
Bene, un miliardo di dollari, se non sbaglio, è una grossa
cifra, quindi andiamoci piano su questa libertà eccessiva di
queste deroghe e di queste trattative private.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci, ne
ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
assessore, io sono fortemente convinto che questo sia un disegno
di legge importante e che ha determinate ragioni di urgenza;
nonostante ciò però ritengo che la disarticolazione dei lavori
dell'Assemblea vada denunziata.
Credo, comunque, che iniziare un percorso ed interromperlo
per poi - come ha disposto adesso la Conferenza dei Capigruppo -
rinviare alla Commissione gli emendamenti di questo
provvedimento, tornare martedì per continuare mercoledì,
eventualmente, la legge-voto, rappresenti un ulteriore modo di
gestire i lavori dell'Aula in maniera assolutamente impropria e
credo che, meglio avremmo fatto, se avessimo organizzato i lavori
nella maniera che era stata disposta all'origine, cioè
completando il percorso della legge-voto, che è la legge di
riforma per eccellenza, dopo il lavoro svolto dalla Commissione
Provenzano, peraltro, ormai pervenuta al quasi completo esame
dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti.
Peraltro ricordo che l'articolo 1 è l'articolo cardine dello
stesso disegno di legge-voto, in quanto è quello che se si
riempiono di contenuti i motivi di incompatibilità del sistema
elettorale, materialmente la legge è già fatta, il resto non è
materia di polemica, né l'ipotesi di introduzione del referendum
dell'iniziativa legislativa popolare o da parte dei comuni né
quella dell'autoscioglimento. E, viceversa, dico questa nuova
articolazione dei lavori credo che sia impropria.
Ma ribadisco: questo è un tema urgente, un tema importante;
la situazione finanziaria della Regione è grave effettivamente.
E grave aveva denunziato che fosse questa situazione, ricordo non
più tardi di un mese addietro, in un editoriale del SOLE 24 ORE,
Calabrò, un siciliano, vice direttore del SOLE 24 ORE,
economista, dichiarò che la situazione era drammatica e in quella
occasione ricordo che il Presidente Capodicasa ebbe a
ridimensionare i termini allarmanti e preoccupati che denunziava
Calabrò, ma viceversa oggi ci rendiamo conto che, effettivamente
grave è la situazione finanziaria ed urgenti, quasi addirittura
improcrastinabili, i termini entro cui trattare questa materia
perché chiaramente le conseguenze sul bilancio del 1999 sono
evidenti e sono gravi.
Ma, dico che questo è stato un errore ed è stato grave non
avere capito subito che quelle osservazioni da noi sempre
lanciate, da Provenzano per primo con il suo Governo, della
situazione drammatica del bilancio erano vere ed occorreva che i
bilanci si facessero in una maniera più rigida, come abbiamo
cercato di farli, con bilanci che per la prima volta la Corte dei
conti ha apprezzato ritenendoli veramente segnati da una vera
idea di rigore di riforma rispetto ai bilanci che la Regione
aveva fatto prima ed io credo che per arrivare anche adesso ad
una soluzione importante di questi problemi occorreva prima fare
una finanziaria.
Nel Governo Provenzano cosa si fece quando ci si preparò
alla contrazione di un mutuo, anche esso di 1.300 miliardi? Si
fece una finanziaria, una finanziaria che ricorderete peraltro
anche molto combattuta sia in Commissione che in Aula, era una
finanziaria che aveva, non solo una serie di norme che andavano a
semplificare le procedure, una serie di norme che andavano a
delegificare, una serie di norme che andavano a tagliare una
serie di spese improduttive.
Attraverso quella finanziaria, anche se in alcuni comparti
rimaneggiata dalla Commissione e dall'Aula, si diede all'esterno,
al mercato finanziario, alle banche, l'idea che effettivamente la
Regione cambiasse rotta, c'era una volontà, che si traduceva
nelle norme, di rigore, di miglioramento della situazione
finanziaria attraverso i tagli alla spesa improduttiva e
attraverso effettivamente un' inversione di rotta.
Il mercato rispose e rispose in termini positivi: diede un
mutuo di 1.700 miliardi.
Quando stamane il Presidente Provenzano accennava alle
caratteristiche del mercato finanziario che sono certamente la
serietà a delle regole fisse, che sono quelle della verifica del
proprio interlocutore, delle condizioni nelle quali intende
operare e cosa intende fare, ha detto una realtà ed una grande
verità.
La dimostrazione è che nel primo caso, quando ancora si è
maturata l'ipotesi del pubblico incanto e, successivamente,
addirittura la trattativa privata, non è stato possibile il mutuo
perchè nessun istituto bancario, nè italiano nè estero, ce lo ha
concesso.
Ricordo, come nel caso del Governo Provenzano, che per la
prima volta in Sicilia, una banca estera ci finanziò sempre sulla
base di quelle comprovate operazioni legislative e di finanza che
comportavano una modifica del modo di fare bilancio ed economia
in Sicilia; sta a significare che il mercato ha ritenuto non
serio il modo di approcciare il problema della nostra cassa, il
problema del nostro bilancio, il problema di risolvere il buco
enorme del nostro deficit.
Allora cosa bisogna fare? Bisognava, a mio avviso, fare una
finanziaria che disegnasse come, attraverso quali strumenti,
andare verso quella strada che era quella, ribadisco, della
ulteriore semplificazione, della ulteriore delegificazione, dei
tagli, quanto più possibili, alla spesa improduttiva, alla
eliminazione di forme di sacche di precariato, più o meno
clientelari, alla eliminazione dei contributi più o meno a
pioggia, per procurarsi successivamente le forme ed i mezzi per
campagne elettorali.
Occorreva fare un' operazione di sana gestione del bilancio.
Tutto questo non c'è stato ed il mercato ha reagito in quei
termini. Poi, questo disegno di legge presenta degli aspetti che,
a mio avviso, vanno ulteriormente chiariti.
Innanzitutto, credo che prevedere all'articolo 3 la
possibilità che l'assessore regionale per il bilancio, autorizzi
in deroga ad ogni disposizione di legge, di affidare a trattativa
privata, senza gara, sia una mostruosità giuridica e sia anche un
comportamento che mi preoccupa.
Questo è il Governo che è sceso da tre liquidatori ad un
unico liquidatore per quanto riguardava gli enti economici; è un
Governo che chiede di essere autorizzato in deroga ad ogni
disposizione di legge per affidare trattativa privata e gara.
Vorrei capire in base a quale norma, a quale criterio, a
quale principio, questo Governo è "legibus solutus" (può fare
tutto): la trasparenza, quei criteri che si sono sempre
sbandierati di chiarezza dove sono? in quale atto? Dare il potere
ad un unico liquidatore, peraltro proprio in questi giorni
leggiamo i nomi possibili come liquidatori, verifichiamo anche la
competenza specifica in materia così importante anche sulle loro
stesse dichiarazioni, ci preoccupa a chi affidiamo il patrimonio
di questa Regione, a chi consentiamo, senza alcuna regola, in
deroga a tutto, di autorizzare l'affidamento di questa gara.
Io credo e sono convinto che l'onorevole Piro non potrà non
essere d'accordo, che inserire e mantenere questo inciso
all'interno dell'articolo 3 sia effettivamente una cosa
ingiustificata e sono convinto e spero che non avrà alcuna remora
a consentire di dare il suo parere favorevole agli emendamenti
che sono stati presentati a tal proposito, perchè venga soppressa
questa dizione e peraltro credo che anche tutta questa
operazione, proprio perchè manca l'atto propedeutico e necessario
come presupposto delle linee della finanziaria sulla quale
muoversi per fare il bilancio di previsione del '99, comporta
un'altra riflessione.
In pratica cosa avviene? Avviene che noi andiamo a calare
come entrate, attraverso questa legge, le somme che in unica
soluzione o in più soluzioni, andremo a riscuotere attraverso il
mutuo ovvero le somme che andremo ad incassare attraverso
l'emissione di queste obbligazioni.
E se queste obbligazioni non vengono sottoscritte? E a
quanto vengono sottoscritte? Attraverso anche le spiegazioni che
stamane venivano date del problema di un 'redding' che non c'è,
di un 'redding' che è basso e che comporta un rischio elevato ed
un tasso elevato? Non le stiamo curando? E possiamo noi
mettere in bilancio per quanto riguarda le previsioni del 1999
delle entrate non sapendo bene che cosa avviene e se ci saranno?
Speriamo veramente che tutto questo possa maturare un'attenzione
ed un interesse da parte del privato o di un 'pool' di banche
possa rilevare questa emissioni di obbligazioni? E in base a che
cosa stiamo dimostrando quella serietà che il mercato pretende?
Ci rendiamo conto che un'operazione simile può comportare
effettivamente un rischio? Perchè il mercato non ci dà credito; e
se non ci dà credito il mercato noi siamo arrivati ad una fase in
cui il bilancio complessivo si chiude con un buco di oltre
quattromila miliardi, che significa un mutuo a pareggio di
quattromila miliardi che, chiaramente, nessuna banca ci andrà a
fare.
E allora, a questo punto, che cosa dobbiamo fare? Vorrei
fare capire a quest'Aula che sono anche convinto che con senso di
responsabilità saprà comportarsi se effettivamente vogliono
operare quei tagli, quelle modifiche e verso quale direzione
vogliamo, non effettivamente fare una affermazione e dire:
facciamo un mutuo o più mutui; contraiamo queste somme; emettiamo
obbligazioni e le caliamo nelle entrate del 1998, questo per
consentire di fare un bilancio più snello per quanto riguarda il
1999.
Ma tutto questo mi pare un modo di operare molto, molto
preoccupante e anche improprio. E peraltro dimostra che e
occupazioni e perplessità hanno addirittura anche altri soggetti,
è ciò è dimostrato dal fatto che gli altri soggetti a cui mi
riferisco, che sono gli omologhi del Governo nazionale, e quindi
rilbatone di Roma con il Governo ribaltone di Palermo, non danno
alcun credito e alcuna fiducia. Ma oggi non mi pare che vi siano
segnali che dimostrino che effettivamente vi è questo cambiamento
di rotta per cui vi è una emissione di denaro. E dico che, anche
perchè lo stesso Governo nazionale vi possa dare credito,
occorrono dimostrazioni vere, significazioni concrete di un modo
di operare perchè il bilancio rientri in condizioni effettive da
potere essere gestito secondo criteri sani e non criteri che
possono essere assolutamente falsi o fittizi, come quelli che
possono essere portati avanti attraverso questo disegno di legge.
Credo che la situazione della cassa, la situazione del
bilancio è una situazione che preoccupa tutti. Non è vero che
preoccupa o debba preoccupare solo una parte politica. Il
bilancio è lo strumento economico e di programmazione
fondamentale ed è anche lo strumento politico per eccellenza per
fare capire verso quale strada si vuole andare. Ma io qua non
vedo una strada maestra, vedo una deriva. Vedo la 'deriva' di
risolvere un problema attraverso questo ricorso al mercato, anche
obbligazionario oltre che del mutuo, la possibilità attraverso
l'omogeneità politica con Roma di avere delle somme da potere
eventualmente spendere con il bilancio 1999, mentre, a mio
avviso,, in ogni caso bisogna operare per la riduzione. In ogni
caso bisogna prevedere che il mutuo non ce lo diano, bisogna
prevedere che l'emissione non raccolga interesse e quindi in ogni
caso bisogna operare per questi tagli.
Prima lo facciamo nella maniera più rigida, più rigorosa,
più seria in modo tale che anche la Corte dei conti poi ci dica
che ancora una volta siamo verso quell'indirizzo serio che non
c'è stato fino al Governo Provenzano e solo con il Governo
Provenzano il bilancio 1ha cominciato a farsi secondo quelle
caratteristiche, altrimenti non solo il mercato, ma anche il
Governo omologo potrà darti una mano. Io me lo auguro che ci dia
una mano, amici miei, perchè sono soldi che entrano nella cassa
della Regione e quindi aiutano la nostra Regione e i nostri
conterranei.
Ma tutto questo qui dov'è? Abbiamo soltanto l'urgenza
improcrastinabile, indefettibile di fare tutto e subito e presto
perchè altrimenti il bilancio 1999 non può esser fatto. E in
tutto questo, però, manca l'atto presupposto, lo ripeto. Vorrei
che si operasse quanto prima, subito dopo la definizione e
finalmente dopo avere esitato la legge voto, che si tornasse in
Aula per una finanziaria seria ed effettiva che fosse prodromica
all'approvazione di un bilancio rigoroso che dia un segnale di
inversione di tendenza ulteriore rispetto all'economia siciliana
ed al bilancio di questa Regione.
Se manca questo, tutti questi sono, come ha detto stamane il
presidente Provenzano, "pannicelli caldi" che addirittura
possono essere ancora più nocivi, perché mentre possono dare una
presunta boccata di ossigeno, in quanto, in maniera contabile si
appostano come entrate somme al momento assolutamente presunte,
comporta un'ulteriore spesa per il 1999 attraverso le eventuali
somme che dovessero arrivare da Roma ed anche perché Roma faccia
questi eventuali finanziamenti occorre una serietà che ancora qui
non si dimostra.
Il mio invito, quindi, è non solo quello di eliminare quella
dizione dell'articolo 3, ma è quello di lavorare nel segno, di
preparare quel tipo di finanziaria ed è anche e soprattutto
quello di prevedere l'eventuale, di lavorare come se mutui non ce
ne dessero e come se obbligazioni non ne sottoscrivessero, perché
se noi consideriamo già definite queste operazioni, continueremo
a fare un bilancio ulteriormente falso e fittizio.
Non entro nel merito delle discussione che già sono state
fatte per quanto riguarda il problema dei tassi e quant'altro,
magari mi riserverò di entrare sull'argomento via via
nell'articolato, ma mi auguro che questo mio intervento venga
recepito dal Governo e dall'onorevole Piro e che si renda conto
effettivamente che se mancano quegli atti presupposti, questo può
essere un ulteriore mezzo per andare alla deriva ed è una
responsabilità troppo grande che quest'Aula non può consentire e
non vuole dividere con questo Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo.
Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il gioco
delle parti, non dovrei intervenire, perché questa sera mi pare
che ancora una volta si sta ripetendo un rito che è il rito di
vanificare uno sforzo serio che questa maggioranza, che tante
parti dell'opposizione, che questo Governo, stanno tentando di
fare.
Vedete, a me non sembra solo pretestuosa la cosa. In alcuni
interventi di alcuni colleghi dell'opposizione mi pare che
andiamo oltre il pretesto, perché i colleghi dell'opposizione
sono convintissimo sanno che l'articolo 3 è modulato in quella
maniera perché evidentemente quando le gare, se non ricordo male,
vanno più di una volta deserte, a parte la questione che riguarda
il livello di credibilità politica che mi pare il primo argomento
su cui dovremo evidentemente discutere e trovarci un po' più
d'accordo, rimane non tanto l'essere temerari e quindi sfidare a
trattativa privata, come qualcuno ha detto qui, il mercato
finanziario per vedere in che misura si chiude il problema dei
1.700 miliardi, mi pare che per legge diventa anche una strada
che si può evidentemente scegliere.
Io, per certi versi, direi, chi ha coscienza e chi ha anche
esperienza di governo quasi una strada obbligatoria, però ripeto
ritengo che anche su questo evidentemente ci siano e possano
esserci opinioni diverse su cui si potrebbe anche convergere.
Allora, tutta il mirare all'impostazione dell'articolo 3, il
mirare alle questioni della temerarietà di questa assessore e di
questo Governo, mi sembrano non solo pretestuose, ma vanno
proprio dritte dritte a raggiungere invece una conclusione che è
una conclusione che fa cadere le braccia.
Noi stasera ritarderemo ulteriormente un atto indispensabile
per cominciare seriamente a parlare di come bisogna fare e di
come bisogna discutere, di come bisogna riformare, di come
bisogna impostare il bilancio di questa Regione che è io credo
compito di tutti, non solo del Governo, ma l'apporto complessivo
di tutti può indubbiamente spingere anche qui per una politica di
riforma del bilancio seria, un' operazione verità a tutti gli
effetti, un modo come fra maggioranza ed opposizione si può
convergere, perché no?, anche qui sotto la spinta di una
politica riformatrice vera.
Poi c'è l'altra questione, più seria di quanto pensiamo.
Vedete i due Governi precedenti hanno dovuto fare i conti con
questioni simili a questa. Io non entro nel dettaglio, ma penso
che contrarre prestiti per un po' di più di 1.700 miliardi - mi
pare che eravamo attorno a 2.100 miliardi da parte dei governi
precedenti - sia un segnale che qualcosa in questa Regione non è
andata e non va.
Ora, volete che i cittadini e le cittadine che ci ascoltano
credano che in due mesi questo Governo ha dissestato anche dal
punto di vista delle politiche finanziarie le casse della
Regione. Ma volete che vi credano i cittadini?
Non possiamo discutere di quel livello di credibilità che
ormai è veramente arrivato ad una soglia minima e vedere in che
misura invece si supera il momento di stallo difficile e
complesso che sta attraversando questa Regione e che stanno
attraversando le casse di questa Regione o è meglio ridurre il
confronto politico a quelle che sono forme anche di ostruzionismo
vecchie superate, inutili e asfittiche perché questa poi
sostanzialmente è la verità, con punte anche di violenza verbale
che sinceramente mi stupiscono. Con invettive, con richiami a
quelle che sono inefficienze politiche di un Governo che non
riesce ad essere una interfaccia seria del Governo nazionale.
Come a dire questo Governo ha le carte in regola più di altri
governi. Io rifiuto questo concetto. Io sono convinto che tutti i
governi anche i precedenti governi nel rapporto e
nell'interfaccia che va costruita con il Governo nazionale hanno
comunque il profilo e la dignità di governo. Mi pare che sia
anche lì una lettura viziata da una visione del tutto singolare
di quello che può essere oggi il rapporto col Governo centrale.
Un governo guidato sì da un mio compagno, ma un governo che è il
governo di tutti gli italiani e che è il governo che si
interfaccia con tutte le forme di governo a livello di
maggioranze diverse da questa dell'Italia, perché guai se non
fosse così.
E poi i guai finanziari di questa Regione.
Al di fuori dei grandi profili e dei grandi livelli che
possono andare anche ad interfacciarsi con il Governo centrale,
ma veramente pensiamo che li risolviamo dicendo che poca cosa e
poco ascolto ci dà il Governo D'Alema.
Allora, per concludere, perché evidentemente il gioco delle
parti, ripeto - anche qui, forse Pirandello non aveva tutti i
torti - impone che io realmente sia più breve rispetto agli
interventi dei colleghi dell'opposizione, che, stranamente,
invece parlano di una maggioranza che sulla legge voto è una
maggioranza insicura, però di per sé i ritmi di quest'Aula, i 20
minuti ciascuno, impiegati dai colleghi dell'opposizione,
indubbiamente dilazionano quelli che sono momenti importanti di
confronto per arrivare ad obiettivi ancora più qualificati.
Quindi è una forte contraddizione.
Ritengo che se questa ancora è la pagina che noi vogliamo
scrivere, vi assumete la responsabilità di concorrere a più non
posso a scrivere una pagina negativa di questa Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino.
Ne ha facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, il mio vuole essere un intervento proprio per
criticare il cambiamento dei lavori d'Aula.
Avevamo dato tante aspettative, sia all'Assemblea intera,
sia ai siciliani, che in questi giorni saremmo riusciti
a dare una legge voto, a portare avanti le riforme che vedono già
il Parlamento nazionale pronunciarsi in linea più avanti rispetto
alla Sicilia.
E questa è sicuramente una controtendenza che stiamo
vivendo, una Sicilia che già da tempo aveva dato visibilità e
concretezza con le riforme istituzionali, con le riforme dello
Statuto siciliano, oggi invece si trova ad essere minacciata
dalle riforme del Parlamento nazionale e quindi, forse, viene a
perdere la prerogativa per potere risolvere un problema concreto
che è quello che in Sicilia non si voti con il proporzionale ma
si voti come i siciliani hanno già detto con il voto
referendario, con il sistema maggioritario.
Un passo concreto era stato fatto, si era portata avanti una
linea voluta dalla Commissione presieduta dal Presidente
Provenzano, che ha avuto anche l'avallo delle altre forze
politiche.
Oggi, chissà perché, in controtendenza con il dibattito che
c'è nel Paese sulle riforme istituzionali si pone avanti un'altra
questione: la questione del bilancio regionale e del mutuo da
contrarre.
Vedete, io non sono contrario in linea di massima all'idea
di contrarre un mutuo; però, così come ogni buon padre di
famiglia, prima di contrarre mutui di valore sicuramente
inferiore da quelli che deve andare a firmare l'assessore Piro
con trattativa privata, deve fare anche delle valutazioni: quale
sarà il futuro di questa Sicilia, quale sarà il futuro di questa
Regione?
Già articoli di giornali a tiratura nazionale hanno
chiaramente lanciato un allarme, l'allarme che la Sicilia ha
bisogno di un commissario e che la Sicilia ha bisogno di rigore,
di impegno, per cambiare la propria linea di precarietà e di
assistenzialismo.
Abbiamo bisogno di rilanciare la politica in Sicilia con
delle scelte che possono realmente dare produttività alle nostre
risorse. Non mi ricollego solo ed esclusivamente ai beni
culturali ma anche alla possibilità di nuovi porti turistici.
E' da giorni che l'assessore al ramo rilancia la necessità
di valorizzare i porti parlando solo ed esclusivamente del porto
di Catania, come se si trattasse di un'assessore comunale e non
di un assessore regionale. Sono convinto che la Sicilia,
trattandosi di un'isola della terra del Mediterraneo, ha diversi
porti e tutti i porti devono avere le giuste opportunità per
essere valorizzati e per ricevere i finanziamenti comunitari. Non
si può pensare che vi siano porti di serie B e porti di serie A.
Questo è un Parlamento totalmente bloccato ed è bloccato a
maggior ragione oggi con questo Governo: sedute che iniziano il
martedì alle undici del mattino per iniziare i lavori a
mezzogiorno, poi nel pomeriggio si procede e si inizia alle sette
per concludere alle otto di sera. Devo dire che questa è una vera
contraddizione con i problemi che vive attualmente al Sicilia e
con i problemi che vivono attualmente i siciliani.
Giustamente, l'assessore Croce, richiamava la visibilità di
questo Governo e del collegamento che questo Governo poteva
fornire con il Parlamenta nazionale; questo non è vero, non sta
avvenendo perché notiamo come i ribaltoni voluti non solo in
Sicilia ma anche in Campania sono stati solo ed esclusivamente
una scelta strategica per le elezioni europee e non una scelta
per il bene delle collettività amministrate, per la credibilità
da dare.
Io ricordo quando era al Governo il Presidente Provenzano,
l'opposizione che i banchi del centro sinistra lanciavano con
allarme verso lo scollegamento e il mancato raccordo con il
Parlamento nazionale e della credibilità. Possiamo dirlo, però,
con franchezza il Governo del Polo, il Governo Provenzano ha
avuto avuto la credibilità di ricevere il mutuo, ha avuto la
credibilità di portare avanti del cose concrete e sicuramente
oggi di grande immagine anche con Roma.
Noi ci immaginavamo che questo governo, il governo di
centro-sinistra, il governo nato dal ribaltone, il governo non
voluto sicuramente dai siciliani, desse un segnale concreto.
Si era parlato di aree franche in Sicilia, si era parlato di
aree libere d'impresa, questioni che concernevano in particolar
modo il Parlamento nazionale e l'attività del governo siciliano.
In questa linea non si sta vedendo niente, tutto è bloccato.
Giustamente chi mi ha preceduto lanciava l'idea anche di fare in
modo di recepire nuove risorse, di avere nuova linfa per le casse
regionali, applichiamo e recepiamo la legge Ronkey per i beni
culturali in modo tale che i nostri bilanci possono avere nuova
fonte e nuova linfa, applichiamo e lanciamo l'idea della
demineralizzazione di quelle aree che sono oggi totalmente
abbandonate.
Questo ha bisogno la Sicilia per dare il segnale che questo
bilancio non serve solo ed esclusivamente per accontentare pochi
eletti, ma serve solo per ricreare nuova credibilitè e nuova
immagine.
Questo disegno di legge è uno dei pochi disegni di legge che
viene esitato da una commissione a maggioranza. Di solito, devo
dire, nella mia piccola esperienza parlamentare ho notato come i
disegni di legge sono sempre scaturiti dalle commissioni con
unità d'intenti, unità di progettualità, l'unanimità.
Qui si vede come c'è una vera mancanza di fondo, forse anche
perchè non si vuole dare a questo disegno di legge quella
pericolosità che può avere una norma di così contenuto
sostanziale da attribuire ad un assessore solo ed esclusivamente
il potere di firma su un bilancio così rilevante per la Regione.
poi si parla di un prestito obbligazionario.
In cosa consiste il prestito obbligazionario?
Consiste nel dare la possibilità alla Regione siciliana di
richiedere anche il finanziamento ai piccoli azionisti, ai
piccoli risparmiatori siciliani.
Certo, questa può essere anche una buona idea per ricavare
dei proventi per la Regione, ma la Regione prima di ricavare i
soldi dalla Regione, prima di richiedere il finanziamento ai
piccoli risparmiatori siciliani, prima di richiedere il
finanziamento ai disoccupati siciliani deve poter dare la
credibilità a quei disoccupati, ai quei soldi gli verranno ridati
e con i giusti interessi,
Non si può pensare di prendere in giro i siciliani che
vogliono investire verso la Sicilia, verso una nuova Sicilia, una
nuova Sicilia che deve essere trasparente e che deve poter
camminare a testa alta.
A me dispiace che temi così importanti che sta vivendo oggi
questo Parlamento che sono quelle delle riforme, quelli della
legga legge antiraket o anche quella del bilancio, venga vissuta
da quest'Aula in modo così irrisorio e così precario.
Una grande assenza, soprattutto, la vera assenza della
magggioranza che è stata presente solo ed esclusivamente il
giorno delle elezioni del governo, solo ed esclusivamente perchè
richiamata dai propri riferimenti romani.
Questo non è quello che volevano i costituenti del
Parlamento siciliano, il Parlamento siciliano ha delle
prerogative proprio perchè vuole poter camminare a testa alta
anche con il Parlamento nazionale.
E invece no, ci stiamo facendo rubare una grande opportunità
che è quella veramente di mantenere la dignità di essere una
autonomia speciale.
Ed è bene chi lancia l'allarme che le Sicilia ha bisogno di
essere commissariata.
Forse è vero, forse il commissariamento è l'unica via perchè
possa dare alla Sicilia sia regole chiare ma anche credibilità
verso il Paese intero.
MISURACA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
disegno di legge presuppone alcune valutazioni certamente di
ordine politico e poi di ordine tecnico. Per le valutazioni di
ordine politico, mi riferisco ad una schizofrenia parlamentare
di quest'Aula che, pur nel rispetto del Regolamento interno,
oggi si è consumato - a mio avviso - un vero e proprio scippo.
Alcuni colleghi lo ha rappresentato nel corso degli loro
interventi che mi hanno preceduto. Ed io vi ho colto un certo
turbamento.
Si stava trattando il disegno di legge voto che ritenevo,
come ritengo, perchè questo è il taglio che ne ha dato la
maggioranza, che esso dovesse essere la madre di tutte le
riforme, quando di colpo, ripeto con un colpo di mano, qui l'Aula
ha cambiato il senso di marcia. Abbiamo cominciato a trattare di
un disegno di legge importante, lo riconosco all'onorevole
Assessore, che qui non vedo, che ha avuto una buona capacità di
redazione, una attenzione tecnica nella predisposizione del
disegno di legge, ma probabilmente la velocità dell'esito che il
disegno di legge ha avuto in Commissione alcuni dubbi, a mio
avviso, lascia. Eper questo, vorrei fare alcune valutazioni di
ordine tecnico.
E' vero come dice l'Assessore al bilancio, nella sua replica
agli interventi di stamane, che questo mutuo a pareggio è
obbligato a farlo perchè è una eredità del precedente Governo.
Bene. Ma quando noi votammo la legge di bilancio avevamo chiaro
quello che dovesse essere la nostra progettualità; sapevamo come
avremmo affrontato la nuova legge di bilancio per il 1999. E
allora se un rilievo devo fare, onorevole Assessore, è quello di
avere predisposto un disegno di legge, dei cui aspetti tecnici
vorrei parlare dopo, senza un quadro complessivo di riferimento.
Mancano, a mio avviso, infatti, alcuni riferimenti precisi
lasciati ad una trattativa che non mi impressiona rispetto alla
possibilità che possa essere questo Governo ad effettuarla. Però
mi preme sicuramente capire che cosa ci sia dopo. E allora,
forse, avrei preferito conoscere l'indirizzo di questo Governo
nelle linee generali per ciò che attiene al risanamento
complessivo di questo bilancio in modo da essere certamente più
sereno per affrontarne poi l'iter nel momento in cui ci
appresteremo a definire il prestito obligazionario.
Certo una definizione dei costi-benefici, a mio avviso,
onorevole Assessore andava fatta. E mi riferisco poi in
definitiva alla impostazione che lei ha dato al disegno di legge.
Lei ha previsto l'assegnazione di un servizio di consulenza per
la definizione del rating alla Regione siciliana. E allora mi
pare opportuno comunque ancora suggerire che forse sarebbe stato
più opportuno per gli investitori istituzionali conoscere il
quadro di riferimento nel quale questo Governo voleva inserire la
manovra di bilancio del 1999. Perchè, ripeto, non mi preoccupa
l'ampia discrezionalità che lei si è dato nella gestione del
prestito obligazionario; mi preoccupa semmai il costo di questo
prestito obligazionario, in quanto più basso è il rating maggiore
sicuramente dovrà essere il costo del prestito obligazionario per
le casse della Regione. E allora mi preoccupa ancor di più la
indicazione tout court che lei ha inserito nel disegno di legge
circa la delega di pagamento così mistificata fra le righe perchè
vi è un riferimento alla legge di bilancio precedente, se è certo
che questo prestito obligazionario dovrà essere pagato, e insieme
alle rate di mutuo dovranno essere pagati gli oneri complessivi,
così come indicato nel disegno di legge.
Mi sembra poi un trasferimento di ricchezze all'estero.
Perchè se è vero che gli investitori saranno investitori esteri,
andremo a depauperare le casse della Regione siciliana a tutto
vantaggio di investitori esteri. Ed allora forse io come avrei
operato e cosa vorrei adesso suggerire?
Una rivisitazione sicuramente andava fatta. Si è voluto
intervenire invece stamattina, ripeto, con un atteggiamento
assolutamente schizofrenico dell'attività parlamentare; si è
cambiato il senso di marcia, ma già l'accelerazione era stata
fatta nei giorni precedenti, quando in commissione bilancio è
apparso chiaro dalle indicazioni riportate a margine del disegno
di legge, sono qui indicati i termini e le date di trasmissione
alla commissione Bilancio e alla situazione complessiva, mi è
parso che l'esitazione ed il tempo che la commissione Bilancio ha
dato a questo disegno di legge, sia la prova palese della poca
attenzione che questo Governo e comunque i commissari in
Commissione abbiano voluto dare ad un provvedimento così
importante. Il mercato infatti poi fa selezione, onorevole
assessore. E se propedeutica mi pare sia l'affidamento ad una
società per il rating, il risultato di questa attività di
consulenza segnerà sicuramente il costo di questo prestito
obbligazionario. Perchè mi pare di leggere tra le righe, sebbene
il disegno di legge parli anche di mutuo, che a un prestito
obbligazionario la sua attenzione oramai è volta. E siccome
parliamo di cifre assolutamente irrilevanti, ripeto, non vorrei
che fosse un trasferimento di danaro dalle casse regionali ad
istituzioni estere. Forse con maggiore attenzione questo Governo
avrebbe potuto rappresentare la linea di rigore e avrebbe potuto
anticipare all'opinione pubblica e a quest'Aula all'interno della
quale dovrà promuovere la propria attività di governo.
Ed allora, onorevole Presidente, onorevole assessore, il mio
invito comunque è quello di un attento esame dell'attività di
governo. Noi la battaglia in Aula continueremo a farla. Abbiamo
presentato degli emendamenti che vogliono essere un suggerimento
attento, vivace al dibattito parlamentare perchè questo
indebitamento di 1.700 miliardi, che pare oramai ineluttabile
visto che il Governo regionale intende perseguire questa strada,
costi il meno possibile. La mia paura infatti è che visto che
oramai il ricorso all'indebitamento è costante, questo non sia un
momento buono per le gestioni successive.
Quindi la invito ad un attento critico esame degli
emendamenti che la minoranza ha presentato, e che rispetto al
nuovo calendario dei lavori parlamentari verranno esaminati nel
corso dei prossimi giorni.
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
subito dire anche a parziale modifica di quanto dalla stampa è
stato riportato probabilmente per un malinteso tra le
dichiarazioni dell'assessore al bilancio e quello che
effettivamente poi è avvenuto in termini di voto in Commissione,
che il Gruppo di Alleanza nazionale è stato contrario a questo
disegno di legge anche se abbiamo ovviamente dato i nostri
suggerimenti e abbiamo apprezzato anche alcune parti di questo
disegno di legge.
Non sfugge al sottoscritto che il mutuo a pareggio così come
è stato inteso negli anni passati e al quale abbiamo fatto
ricorso anche recentemente durante il governo Provenzano è uno
strumento ormai obsoleto che necessitava di una modifica e che
opportunamente quindi doveva essere sostanzialmente riformato.
Quindi non sono così certamente contrario anzi apprezzo
questa modifica che vediamo all'articolo 2 del disegno di legge
che prevede appunto l'autorizzazione all'emissione di prestiti
obbligazionari, strumento certamente più moderno, più agile, più
flessibile che consentirà possibilmente il conseguimento del
risultato in modo più certo o quantomeno più probabile.
Ma non c'è dubbio che una cosa non deve sfuggire e cioè a
dire che per la realizzazione e per la contrazione di un prestito
obbligazionario i presupposti sono gli stessi di quelli per la
contrazione del mutuo. Anzi, forse come è stato rilevato anche in
Commissione qualcuno in più. Perchè è chiaro che ci deve essere
un istituto di credito che comunque debba garantire il prestito
obbligazionario; un istituto di credito che si faccia
sostanzialmente garante della riuscita della operazione, così
come è avvenuto peraltro per importi di gran lunga inferiore. Mi
riferisco al debito pubblico del comune di Napoli e anche in
qualche altra occasione in cui è sempre stato garantito da un
grande istituto bancario la possibilità e la capacità di
razionalizzare il prestito obbligazionario e poi di ricollocarlo
sul mercato.
Quello che però ci vede decisamente contrari e su cui
abbiamo presentato un certo numero di emendamenti è l'articolo 3
'Disposizioni riguardanti prestiti obbligazionari'. Sono infatti
assolutamente contrario alla formulazione dell'articolo 3 per una
ragione innanzitutto di carattere fondamentale, e cioè: già
esiste nell'Ordinamento della Regione siciliana lo strumento
legislativo ed amministrativo per realizzare nella sostanza gli
obiettivi che l'articolo 3 si prefigge.
Lo strumento nella legislazione regionale è quello delle
spese del Presidente della Regione che prevede spese per studi,
pareri ed altri tipi di attività tra i quali rientrano senza
dubbio i servizi riguardanti il rating, i servizi riguardanti la
nomina di un advisor per l'intera operazione finanziaria.
Non è dunque assolutamente necessario per avere un rating,
per avere un advisor, per avere tutta una serie di opzioni
finanziarie, di strumenti finanziari, per servirsi di quegli
strumenti che sono necessari per un'operazione di una portata del
genere, quindi di personale qualificato, aziende qualificate e
così via, non è necessario affatto fare una norma nuova, esiste
già una norma.
La cosa, quindi, non solo non ci convince, ma ci fa
determinare in senso decisamente negativo perchè la differenza
tra quello strumento legislativo e questo è che mentre in quello
strumento legislativo comunque il costo dell'operazione verrebbe
conosciuto tra l'altro il costo di un rating, dicevamo l'altra
volta in Commissione, è un costo estremamente contenuto, tra i 40
e i 70 milioni, sicuramente le prestazioni di aziende che possono
essere utili come advisor potrebbe essere certamente superiore,
ma comunque i costi a cui faremmo fronte con quella norma sono
costi che potrebbero essere conosciuti da qualunque deputato e
direi da qualunque cittadino, perchè sarebbero opportunamente
rendicontati, sarebbero opportunamente spesi attraverso i canali
ordinari e quindi non sfuggirebbero certamente al controllo di
contabilità che in questa Regione abbiamo.
Diversa cosa è attraverso l'articolo 3 dove il costo di
questi servizi sono sostanzialmente diciamo così, mi si passi un
termine probabilmente un po' nuovo, ma comunque non certamente un
italiano corretto ma sono 'intruppati'all'interno degli interessi
che dovrebbero naturalmente essere pagati sui questi prestiti
obbligazionari e, quindi, avere sostanzialmente inserito
all'interno del costo del prestito, del costo del denaro avere
inserito anche servizi che, invece, in modo alternativo, potevano
essere richiesti in modo analogo e con gli stessi risultati, è
un'operazione che non ci convince, è una operazione - mi scusi,
non è una critica personale all'Assessore o al Presidente della
Regione, è una critica alla impostazione, alla filosofia
legislativa - è un disegno di legge poco trasparente, è un
disegno di legge che, sostanzialmente, non rende palesi quelle
che sono le spese che questo articolo 3 comporterebbe.
Ecco, quindi, la grande e la notevole forza contraria che
noi abbiamo su questo articolo 3. Tra l'altro un articolo 3 che,
in molti casi riprende una normativa nazionale, riprende
addirittura normative comunitarie, allora io mi chiedo:
"considerato che il legislatore regionale non ha il potere di
derogare a norme legislative nazionali o comunitarie, la forza di
legge dell'Assemblea regionale siciliana non può, in alcun modo,
essere una forza superiore a quella della legge nazionale o a
quella della legge comunitaria.
La legge regionale, nella misura in cui confligge con una
norma comunitaria o con una norma nazionale nelle materie delle
quali stiamo trattando, inevitabilmente si presterebbe ad una
censura di incostituzionalità e, dunque, io non ritengo che sia
opportuno, all'interno di questo articolo 3 dei vari commi che
compongono l'articolo 3, menzionare e riprendere alcuni passaggi
legislativi nazionali che, se esistono, ebbene non c'è dubbio che
dovranno essere rispettati dal legislatore regionale, ma dovranno
essere rispettati dall'amministratore, da colui il quale andrà a
utilizzare questo strumento. D'altronde, se non esistono,non si
capisce perché debbano essere introdotti nella legge regionale.
Io, naturalmente, mi riservo di intervenire sia sugli
emendamenti - mi pare che il Regolamento me lo consenta in una
fase successiva - che ho presentato, non sono numerosi, sono però
- io ritengo - estremamente importanti su cui invito tutti i
deputati a fare una attenta e seria riflessione.
Io mi rendo conto, onorevole Piro, che questo disegno di
legge non è stato inventato da lei, né dai suoi ottimi
funzionari, riprende anche cose che hanno fatto altre Regioni
italiane, ma credo che non per questo debbano essere valutate in
modo acritico e debbono essere inserite nel contesto della
legislazione regionale soltanto per il fatto che altre Regioni
hanno norme analoghe.
Occorre capire quello che stiamo facendo, anche perché
inevitabilmente altre regioni probabilmente non hanno una
legislazione che consente di utilizzare queste operazioni
finanziarie. Allora io credo che sia importante per i cittadini
conoscere quella che sarà la successiva fase di interpretazione
autentica, quella cioè che darà l'Aula - interpretazione
autentica in senso non tecnico, ma in senso, come dire, piuttosto
un po' provocatorio - una interpretazione autentica con la quale
poi si metterà in pratica questa operazione finanziaria in
termini amministrativi.
Ritengo, inoltre, che non aver previsto legislativamente la
imputazione di queste spese all'interno del capitolo che prevede,
invece, la imputazione degli interessi e del capitale per il
rimborso dei prestiti, potrebbe determinare anche una confusione
in termini legislativi ed amministrativi, cioè nella misura in
cui vi sono dei capitoli di bilancio che prevedono il rimborso
della quota interesse e prevedono il rimborso della quota
capitale, è chiaro che si porrà anche un problema di esatta
imputazione della spesa nella misura in cui tra gli interessi vi
saranno ricompresi anche le spese per questi servizi finanziari
che, attraverso l'introduzione dell'articolo 3, l'Assessore al
Bilancio intende andare a commissionare alle società finanziarie
che poi si faranno avanti.
Ecco allora un giudizio critico sulla introduzione degli
strumenti nuovi che, nella sostanza condividiamo, ma un giudizio
critico senza dubbio non sulla introduzione di strumenti nuovi
che, nella sostanza, condividiamo ma un giudizio critico senza
dubbio nella filosofia di questa legge che prevede un potere,
diciamocelo francamente, estremamente discrezionale da parte
dell'assessore al bilancio, che non metta al riparo nè lui nè
l'Assemblea dal sospetto che probabilmente l'operazione
finanziaria poteva essere conclusa con costi inferiori per la
Regione siciliana non determina degli esatti parametri
all'interno dei quali l'aggiudicazione della gara dovrebbe essere
effettuata. Con questo mettendo un po' in difficoltà anche i
funzionari che poi andranno a valutare le proposte che saranno
presentate in quella sede.
Allora, abbiamo tempo fino alla settimana prossima per
riguardare questo disegno di legge. Lo dico ai deputati
dell'opposizione ma lo dico anche ai deputati della maggioranza
che poi avranno la responsabilità di mandare in porto
un'operazione di questo tipo. E allora, rivediamola,
aggiustiamola, guardiamo meglio questi articoli quali possono
essere le ragioni che hanno determinato questa filosofia e questa
impostazione del disegno di legge e cerchiamo di rendere invece
più trasparente, più comprensibile, rimandando alla
discrezionalità dell'assessore, un disegno di legge che potrebbe
avere effetti estremamente importanti per la nostra Regione.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, il dibattito è stato ricco ed articolato. Sono stati
posti parecchi problemi e parecchi interrogativi. Il Governo
intende fornire alcuni elementi di chiarimento della propria
posizione e dei contenuti del disegno di legge e qualche accenno
al contesto in cui questo disegno di legge si inserisce. Cercherò
di farlo nel modo più breve possibile e senza tediare l'Aula.
Ribadisco innanzitutto che la richiesta di inserimento
all'ordine del giorno di questo disegno di legge giammai ha avuto
nelle intenzioni del Governo l'intenzione di fornire un pretesto
di interferenza con i lavori relativi all'approvazione del
disegno di legge-voto, che il Governo ritiene, come lo ha
ritenuto la maggioranza che a questo Governo ha dato vita, un
passaggio fondamentale e per il quale il Governo, pur nel
rispetto totale della piena autonomia dell'Assemblea, si adopera
affinchè lo stesso disegno di legge-voto possa essere approvato
al più presto consentendo anche di fermare qualsiasi altro
disegno di legge e qualsiasi altra iniziativa se non questa che
era stata per tempo annunciata, che era stata presentata nei suoi
risvolti di urgenza e di indifferibilità alla Conferenza dei
Capigruppo ed all'Aula stessa, nel momento in cui l'Aula ha
concesso la procedura d'urgenza e la relazione orale e rispetto
al quale il Governo ieri sera ha svolto un'opera di consultazione
presso i gruppi politici di opposizione spiegando che non si
trattava di nessun tentativo di interporre ostacoli al disegno di
legge-voto ma soltanto della necessità di poter arrivare ad
approvare questa legge nei tempi più stretti possibili in
considerazione del fatto che la scadenza del 30 aprile è una
scadenza ineludibile e che se si vuole completare l'operazione di
finanziamento già prevista per il 1998 essa deve essere
autorizzata dall'Assemblea adesso, in questi giorni, pena
l'impossibilità materiale di poterla portare successivamente a
termine e rispetto a questo c'è una valutazione di responsabilità
che deve essere fatta anche dai gruppi parlamentari oltre che dal
Governo. Il Governo l'ha fatto; lo stesso chiede che venga fatto
dai gruppi parlamentari.
Sono state dette molte cose in questo dibattito ed alcune,
devo dire la verità, anche abbastanza imprecise. Comprendo
ovviamente la polemica politica ma ho necessità di chiarire
alcuni aspetti. Innanzitutto questa non è un'operazione che grava
sul bilancio del 1999 e quindi un'operazione che autonomamente il
Governo ha deciso di fare. Questa è un'operazione che è stata
prevista nei suoi contenuti e nel suo importo prima
dall'Assemblea regionale siciliana che ha autorizzato il ricorso
al mercato per l'anno 1998 per 2.700 miliardi e poi dal Governo
della Regione precedente che, in funzione anche delle esigenze di
cassa e del rispetto del patto di stabilità, ha previsto di far
ricorso al mercato per un totale di 1.700 miliardi.
I 1.700 miliardi, vorrei ricordare all'onorevole Croce, non
servono per generare nuova spesa, servono soltanto per fornire un
mezzo di copertura a spesa che è già stata fatta e che è stata
fatta interamente dal precedente Governo, compreso l'onorevole
Croce. Forse non se lo ricorda, ma è opportuno ricordare che
fino all'insediamento di questo Governo, che è avvenuto soltanto
a fine novembre, primi di dicembre, ha operato pienamente e
pienamente anche nell'impegnare le somme stanziate il precedente
Governo.
Questo finanziamento serve per fornire copertura a impegni
già presi, impegni che sono già stati presi dal Governo. Se non è
chiaro questo, o se si tende a mistificare questo punto, credo
che non ci potrà essere chiarezza nella discussione e soprattutto
non si fa un discorso corretto. Non so se questo ragionamento
verrà ritenuto squallido, così come è stato detto in quest'Aula,
ma così è. In ogni caso lo squallore va attribuito alla
maggioranza e al Governo precedente che questo ha generato e in
questo modo ha operato.
Non mi permetto, ovviamente, di definirlo così nè la penso
in questo modo.
Se non si provvede all'attivazione delle procedure
necessarie per ottenere il finanziamento di 1.700, l'effetto è
certo. Si produrrà non solo una minore entrata di parte sulla
cassa di 1.700 miliardi, il che ovviamente creerà ulteriori
difficoltà nei pagamenti, ma si determinerà uno squilibrio di
competenza sull'anno 1998 a fronte di impegni che sono stati già
presi, non so con quanto senso di responsabilità da parte del
precedente Governo, ma così è. Nè è immaginabile pensare che in
questo momento si possano aggiungere ai 2.330 miliardi di ricorso
al mercato finanziario, che il Governo precedente ha previsto nel
bilancio depositato a ottobre, anche ulteriori 1.700 miliardi
derivanti dal disavanzo di competenza dell'anno 1998.
E' stato anche detto - ma invito tutti a considerare con
realismo e a considerare quanto avventata sia l'affermazione -
che possiamo già adesso rinunciare tranquillamente a pensare ad
ottenere questi 1.700 miliardi, tanto li possiamo riprodurre nel
bilancio 1999.
Non credo che sia un'operazione tecnicamente consigliabile e
credo che dal punto di vista istituzionale, lasciamo perdere il
punto di vista politico, non sia un'operazione che si possa fare.
Vedete, il Governo che si è insediato a dicembre si è
trovato di fronte ad una operazione già impostata, che era
un'operazione che puntava esclusivamente al mutuo; è una
posizione che riflette una concezione ormai vecchia, superata,
quella per la quale noi chiediamo e gli altri devono correre ad
offrirci. Oggi non è possibile immaginare di potersi presentare
sui mercati stando fermi: in qualche modo bisogna andare incontro
ai mercati, sapendo ovviamente come andarci e anche a che
condizioni andarci.
Il risultato qual è stato? Che non è stata fatta alcuna
opera di promozione di questa richiesta di finanziamento. Siamo
stati fermi ad aspettare. Il 14 novembre, data fissata per la
celebrazione della gara, non si è presentato alcuno.
Agli inizi di dicembre questo Governo si è posto il problema
se abbandonare del tutto l'ipotesi di finanziamento dei 1.700
miliardi - e immagino quali critiche pesantissime si sarebbero
alzate giustamente dai banchi dell'opposizione, oppure tentare
quella che in quel momento era l'unica strada percorribile,
stante l'autorizzazione data dall'Assemblea che scadeva il 31
dicembre e stante il fatto che l'operazione era già stata
impostata ed in corsa non poteva essere modificata che come
un'operazione di mutuo, quella cioè di ricorrere alla trattativa
privata così come prevede il decreto legislativo 157. Cosa che,
devo dire un po' a malincuore, ma il Governo ha fatto non
riuscendo evidentemente nelle condizioni date ad ottenere un
risultato dal momento che anche la trattativa privata fissata per
il 23 dicembre non ha registrato adesioni.
A questo punto si è riproposto il problema, ma ci siamo
sentiti in dovere di riproporlo in modo diverso, non se dovevamo
continuare a cercare, ma in che modo dovevamo iniziare a cercare
per riuscire ad ottenere un risultato.
Abbiamo fatto delle valutazioni, ci siamo mossi, abbiamo
chiesto opinioni, abbiamo chiesto le opinioni dei massimi
operatori del settore, che ci hanno fornito delle indicazioni,
che ci hanno formulato anche delle ipotesi, rispetto a queste
ipotesi, rispetto a quella cioè che è oggi la situazione di
mercato, il Governo ha ritenuto:
a) che fosse necessario riproporre l'autorizzazione del
mutuo o della contrazione del finanziamento fino al limite
massimo possibile che è il 30 aprile;
b) di consentire un ventaglio più ampio di possibilità, non
solo tecniche, ma di approccio al mercato, quindi, accanto al
mutuo anche la possibilità di emissione di obbligazioni o titoli
similari.
Il Governo proporrà poi anche questa considerazione
all'Aula. In questo senso ci siamo mossi, in questo senso è stato
presentato il disegno di legge.
Il disegno di legge apre un ventaglio di possibilità, ma non
dice e non potrebbe dirlo qual è obbligatoriamente il sistema al
quale fare ricorso, perché il Governo è consapevole, lo ha già
detto in Commissione Finanze, che un'emissione obbligazionaria
oggi sui mercati in presenza di una valutazione data alla Regione
siciliana, certamente non altissima, espone la Regione siciliana,
comporta dei costi.
Allora, il Governo è comunque intenzionato a perseguire per
prima la strada che esponga la Regione al minor rischio
possibile; secondo è intenzionato a perseguire la forma tecnica
che consenta il minor costo possibile accompagnata appunto al
minor rischio possibile.
Noi non abbiamo e non avremmo potuto ovviamente decidere
alcunché; se non c'è l'autorizzazione legislativa certamente noi
non siamo in condizione di decidere alcunché, né evidentemente è
nostra intenzione farlo.
Ci sarà una fase di necessità, sarà una fase breve in cui
verranno valutate le opzioni possibili e verrà individuata
l'opzione che appunto presenta il minor rischio ed il minor
costo.
Tenendo presente che impropriamente, io credo, si sia fatto
riferimento alla precedente operazione di mutuo, proprio con
riferimento a questo aspetto, delle condizioni date, il Governo
ritenne allora che comunque il costo che si pagava fosse un costo
necessario, ma la verità è che il costo che paghiamo adesso per
l'operazione di finanziamento del mutuo cosiddetto "Rossini",
quello che fece il Credit Suisse riconvertendo poi l'operazione
con l'emissione collaterale di obbligazioni, oggi è un costo
notevole, oggi noi paghiamo un tasso fisso su quell'operazione
che è quasi dell'8 per cento, mentre un'operazione normale oggi
sul mercato è intorno al 4/4,50; insomma, questi sono i tassi
applicati.
Allora era un tasso, tutto sommato, che stava sul mercato
anche se era un tasso alto; oggi è un tasso altissimo. Ma si
fece l'operazione a tasso fisso, quella era l'operazione che si
poteva fare in quella circostanza, ed è per questo, onorevole
Croce, onorevoli colleghi, che la legge giustamente ha ritenuto
di svincolare da alcuni vincoli che si sono dimostrati iaculatori
per l'amministrazione regionale la possibilità di contrazione dei
finanziamenti, per cui si prevede il tasso fisso e il tasso
variabile, per cui non si prevede un limite allo spread ma si
dice alle migliori condizioni di mercato, per cui è stata
prevista già l'alternativa tra operazioni di mutuo e operazioni
di emissioni di obbligazioni.
Non a caso la legge regionale, voi, onorevoli colleghi,
avete previsto questo sostanzialmente rendendoci tutti conto che
era necessario per l'appunto andare incontro alle situazioni di
mercato e non creare rigidità assolute che o impediscono il
finanziamento o ci costringono ad averlo in maniera strozzata,
cioè con il cappio alla gola come è avvenuto anche e non per
alcuni versi per responsabilità del precedente governo per
l'operazione Rossing.
Questo vuole il Governo con questa autorizzazione
legislativa: che l'Assemblea faccia una valutazione sulla
opportunità e/o necessità che venga portata a termine la
copertura dell'indebitamento che già esiste sul bilancio del 1998
per evitare che si riproduca nel 1999.
Secondo, che è in linea con quanto già voluto dalla legge
emanata da questa Assemblea, possa essere data al Governo la
possibilità di verificare sul mercato a quali ottimali o comunque
migliori condizioni questo finanziamento possa essere ottenuto.
Ecco perché viene prevista l'emissione di prestiti
obbligazionari e viene prevista la normativa dell'articolo 3 che,
se ci fosse stata una attività conseguente all'approvazione della
modifica della legge 47 avvenuta con la legge 6 del 1997, cioè
l'approvazione di un regolamento, oggi sarebbe assolutamente
superfluo. La verità, onorevole Tricoli, è che non avendo
provveduto ad emanare sia pure un regolamento che disciplinasse
l'emissione di obbligazioni nella Regione, oggi noi dobbiamo per
legge individuare almeno quali sono i confini, chiamiamoli pure i
paletti, i contenuti essenziali di questa operazione che
altrimenti rischierebbe non essere normata da niente. Ecco perché
l'articolo 3 sembra per questo aspetto pedissequo nel ripetere
perfino norme che già esistono o nell'ordinamento nazionale o
addirittura nell'ordinamento comunitario, perché comunque è
necessario avere una disciplina di questa emissione.
Per quanto riguarda poi l'elemento che ha suscitato il
dibattito e le proteste, e cioè la forma di gara, è stato
previsto nel disegno di legge il ricorso alla trattativa privata
senza gara con la dizione "in deroga ad ogni disposizione di
legge" - che ovviamente si riferisce alla gara, non certamente a
tutte le disposizioni di legge che esistono nella legislazione
regionale, nazionale e comunitaria - è chiaro che la deroga è in
funzione della forma di gara.
Vedete la scelta di un advisor, che in questo caso è un
advisor totale, cioè è un advisor che assiste la Regione, dal
momento in cui si procede per ottenere un rating, cioè una
valutazione da parte di una delle agenzie specializzate che
svolge il ruolo di lead manager, cioè di capofila di quello che
poi inevitabilmente sarà un consorzio, un sindacato per il
collocamento delle obbligazioni, che provvede a tutti i passaggi
tecnici legali della emissione di obbligazioni e che alla fine
può, come noi ci stiamo sforzando di indicare, anche svolgere la
funzione di sottoscrittore seppure residuale per consentire che
l'operazione si possa chiudere entro il 30 aprile, ebbene la
scelta di un advisor totale viene individuata nella normativa
comunitaria richiamata dal decreto legislativo n. 157 nazionale
e dalla legislazione regionale.
Questa è una delle poche fortunate circostanze in cui una
normativa europea, accolta nel nostro Paese tramite un decreto
legislativo, è stata espressamente recepita dalla legislazione
regionale, perché la legge 4 del 1996 espressamente ha previsto
che si applichi in Sicilia il decreto legislativo n. 157.
Il decreto legislativo n. 157, che deriva dalla direttiva
9250 del Consiglio della CEE, espressamente prevede all'articolo
5 che la stessa disciplina - e cioè, quindi, le procedure di
evidenza: sia le procedure di evidenza pubblica che le procedure
di negoziazione ristretta, con o senza bando di gara - che tutta
questa disciplina espressamente non si applichi, dice l'articolo
5 del decreto legislativo 157, lettera e): "(...) ai contratti
per servizi finanziari relativi alla emissione, all'acquisto,
alla vendita e al trasferimento di titoli o di altri strumenti
finanziari e a quelli per i servizi forniti da banche centrali",
in attuazione della direttiva CEE che a un certo punto così
recita: "Considerando che i servizi finanziari contemplati alla
presente direttiva non comprendono gli strumenti in materia di
politica monetaria, tassi di cambio, debito pubblico, gestione
delle riserve e di altre politiche che comportino operazioni su
titoli o altri strumenti finanziari; che di conseguenza i
contratti relativi all'emissione, all'acquisto, alla vendita o al
trasferimento di titoli o di altri strumenti finanziari non sono
contemplati dalla presente direttiva e sono esclusi anche i
servizi forniti da banche centrali."
Fatto questo che evidenza persino nella normativa di
dettaglio che riguarda le emissioni dei titoli per gli enti
locali.
Il comune di Scillato - che forse è uno dei più piccoli
comuni che esistono in Sicilia - si avvale di una normativa che
consente a quell'Amministrazione di scegliersi l'advisor - perché
anche in quel caso si tratta di un advisor per il collocamento
delle obbligazioni - semplicemente, puramente e direttamente,
sulla base di valutazioni di merito, sull'affidabilità, sulla
capacità tecnica del collocatore; fatto questo che viene
espressamente autorizzato dall'articolo 7 del decreto 5 luglio
1996 n. 420 del Ministero del Tesoro che, tra l'altro, onorevole
Virzì, prevede all'articolo 2 ,nel caso di prestiti in valuta
estera la necessità della copertura di rischio di cambio e
recita, al comma 1, che per la copertura del rischio di cambio
tutti i prestiti in valuta estera devono essere accompagnati, al
momento della emissione, da una corrispondente operazione di
"swap".
Mi dispiaccio per lei che non conosce il significato del
termine "swap", posso solo farle rilevare che il termine "swap" è
un termine assolutamente in uso nelle operazioni finanziarie,
tant'è vero che è riportato un una legge dello Stato italiano e
che non c'è nessuna esterofilia o nessuna voglia di nascondere
chissà che cosa o di occultare chissà che cosa dietro il fatto
che opportunamente viene espressamente indicato nell'articolo 3
che nel caso in cui il prestito venga emesso o venga denominato
con valuta estera venga prevista la copertura di "swap" che è
obbligatoria e che deve essere fatta.
Io mi chiedo quale altra forma che non sia quella di una
valutazione di merito, della capacità, della affidabilità e del
contenuto della proposta finanziaria che viene fatta può essere
adottato per la scelta di "un advisor" che è "un advisor" totale,
che riguarda appunto il "rating", il capo fila, il collocamento,
la sottoscrizione.
Non c'è altra possibilità: la normativa internazionale e
nazionale espressamente infatti ha previsto forme contrattuali e
di scelta del contraente estremamente libere, legate come si dice
ad intuitu personae.
Detto questo, il Governo, ovviamente, è consapevole della
difficoltà dell'operazione che si sta mettendo in campo e del
fatto che questa operazione non riuscirà se parallelamente e in
maniera sinergica non si produrranno elementi di chiara tendenza
per quanto riguarda non solo la questione finanziaria, ma
complessivamente l'attività di governo e legislativa
dell'Assemblea.
Faccio, però, rilevare che questa operazione, se si
concretizzerà, certamente non si concretizzerà dopodomani, ma
avrà bisogno di un tempo tale che arriveremo quasi al limite del
30 aprile.
A chi ci ha chiesto insistentemente di accompagnare questa
operazione con una legge finanziaria come se davvero però, io
tendo a sottolineare questo, si possa pensare che una qualsiasi
legge finanziaria sia in grado di modificare il rating di una
agenzia internazionale facendolo passare da un grado di non
investimento ad un grado di investimento. Io posso accettare che
questo venga detto così in un dibattito corrente; mi pare,
francamente, assurdo che questo possa essere sostenuto con una
parvenza di tecnicità a sostegno di quello che si dice.
E tuttavia, una legge finanziaria severa, l'attività di
governo che si sta sviluppando, l'approvazione del documento di
programmazione economico-finanziaria che porterà all'attivazione
per certo di agenda 2000, l'avvio di un confronto con il governo
nazionale, che parte non solo dal fatto che nella finanziaria
nazionale consenziente il governo della Repubblica è stata
inserita una norma che prevede la chiusura del contenzioso
Stato-Regione entro il 30 settembre del 1999, ma che parte
soprattutto dalla considerazione che occorra stipulare con lo
Stato, quindi tramite il governo nazionale un vero e proprio
accordo istituzionale, un accordo istituzionale che metta nero su
bianco i reciproci impegni e che possa farci superare una
situazione di chiusura di confronto, di blocco dei canali di
contatto, di valutazione positiva di quelli che sono i problemi
della Regione.
Questo il governo intende fare, anche qui avendo piena
consapevolezza , e ho praticamente terminato, che prima e
comunque e/o comunque collateralmente a ciò che noi chiediamo
agli altri, dobbiamo mettere in campo ciò che vogliamo fare noi.
E tanto più saremo decisi, severi con noi stessi, capaci di
comprendere appieno quali sono i nostri problemi e di mettere in
campo iniziative concrete per superarli, tanto più saremo
credibili, affidabili rispetto agli interlocutori esterni e anche
ai mercati finanziari.
Il Governo ha già praticamente predisposto, siamo alla
definizione dei dettagli, una finanziaria che è il secondo passo
di questa strategia che vedrà come suo terzo passo la formazione
di un vero e proprio programma contenente una strategia su tre
obiettivi.
Il primo è quello di fare una valutazione seria e
approfondita di quelle che sono le condizioni finanziarie di
bilancio della Regione; secondo è individuare gli obiettivi che
devono essere raggiunti in un tempo ragionevole che noi
indichiamo in tre anni; terzo gli strumenti con cui questi
obiettivi possono essere raggiunti.
La finanziaria, secondo pezzo di questa strategia, è formata
da quattro parti.
Una prima parte che riguarda l'incremento di entrate, una
seconda parte che riguarda il contenimento delle spese, una terza
parte che riguarda la introduzione, da subito, degli strumenti di
collocamento tra programmazione e bilancio, la quarta parte che
riguarda l'introduzione di sistemi efficaci, finalmente, di
gestione, controllo di gestione e controllo in senso lato
dell'attività che ci ha portato a una situazione difficile, che
ci ha portato ad avere 6200 miliardi di mandati non pagati in
resta al 31 dicembre, che ha visto una attività frenetica di
impegno da parte del precedente governo, che oggi ci porta ad
avere una forbice altissima tra quelli che sono stati gli incassi
e quelli che sono stati gli impegni, sul quale questo governo sta
cercando di misurarsi per cercare di ridurre il divario tra le
previsioni di entrata e quelle di spesa, di ridurre il divario
tra le previsioni di competenza e quelle di cassa insomma per
portare una situazione che richieda un minore ricorso al mercato.
Detto questo e detto quindi che per quanto riguarda questo
aspetto la strategia del governo ha un nome, uno, che si chiama
riposizionamento del debito esistente, io credo che con grande
serenità si possa affrontare questo disegno di legge con una
valutazione che deve appartenere a tutti per le responsabilità
che in quest'Aula sono molte, diffuse e molto bene individuate
che ci appartiene sulle decisioni che dobbiamo prendere e nella
consapevolezza e nella serenità che si agirà nel massimo della
trasparenza, la forma tecnica è quella e non può essere cambiata
pena l'impedimento sostanziale al raggiungimento del risultato ma
da parte nostra siamo disponibili adesso, ma in ogni caso
assicuriamo che tutti gli elementi che comporranno questa manovra
sui mercati finanziari saranno esattamente, distintamente e con
grande chiarezza e puntualità portati a conoscenza dell'Aula e
dei cittadini siciliani.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Pongo in
votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è favorevole
rimanga seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
L'Assemblea è rinviata a martedì 2 febbraio 1999 alle ore 17,00
con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:
N. 295 - Interventi per il settore penitenziario in Sicilia.
FLERES - BUFARDECI - BENINATI -
CROCE - GRIMALDI
N. 296 - Revoca di delega all'Assessore per il territorio e
l'ambiente.
FLERES - BUFARDECI - CROCE - CIMINO -
D'AQUINO - PROVENZANO - MISURACA -
ALFANO - BENINATI
III - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 283 - Iniziative a seguito dell'anticipata conclusione
della stagione venatoria dell'anno 1998/1999 a causa del
ricorso delle Associazioni ambientaliste e per il relativo
accoglimento del Tribunale amministrativo regionale di
Catania.
BENINATI - BUFARDECI - FLERES -
PROVENZANO - ALFANO - MISURACA -
CATANIA - GRIMALDI - D'AQUINO -
CROCE
IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) 'Ricorso al mercato finanziario per l'anno 1998' (n.863/A)
(Seguito).
Relatore: On.le Di Martino
2) "Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore: On.le Provenzano
3) 'Istituzione del parco archeologico e paesaggistico della
Valle dei Templi di Agrigento e del parco archeologico
integrato di Selinunte, Segesta e Cave di Cusa' (nn. 453 -
302 - 724/A).
Relatore: On.le Adragna
4) 'Proroga della durata della Commissione speciale per la
riforma dello Statuto e le riforme istituzionali' (n. 842).
5) 'Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari' (n. 795).
V - ELEZIONE DI UN VICEPRESIDENTE.
VI - ELEZIONE DI UN DEPUTATO QUESTORE.
VII - ELEZIONE DI UN DEPUTATO SEGRETARIO.
VIII - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE.
LA SEDUTA é TOLTA ALLE ORE 21.27