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Resoconto d'Aula della Seduta n. 223 di giovedì 04 febbraio 1999
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   Presidenza del presidente Cristaldi


                  PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

    La seduta è aperta alle ore 18.35.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, per consentire la conclusione
  delle  riunioni  dei  Gruppi  parlamentari,  ancora  in corso, la
  seduta è sospesa e riprenderà alle ore 19.30.

    (La seduta, sospesa alle ore 18.36, è ripresa alle ore 20.35)

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  sono  arrivate al Presidente
  dell'Assemblea le  segnalazioni  relative alla composizione delle
  commissioni. Alcune cose,  come potete immaginare, non quadrano e
  c'è la necessità  di  una  "limatura"  che deve essere in qualche
  maniera organizzata in  modo  tale che il momento del voto d'Aula
  sia una mera formalità, pur con l'autorevolezza dovuta.
       Quindi si appalesa la necessità di una ulteriore sospensione
  della seduta di un'ora.
       La seduta è sospesa per un'ora.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.36, è ripresa alle ore 21.45)

       La seduta è ripresa.

    Si passa al primo punto dell'ordine del giorno: Comunicazioni.

                               CONGEDI

     PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto  congedo  per  oggi gli
  onorevoli Capodicasa, Battaglia, Crisafulli, Guarnera, Barbagallo
  Salvino e Cuffaro;  per la presente seduta l'onorevole Rotella.

    Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.

                      ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

    Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni:

         - con richiesta di risposta orale:

      N. 2754 - Iniziative  volte  ad  assicurare  il  controllo
    degli impianti nel sottosuolo di Bosco e Palo in  territorio
    di San Cataldo (CL).
      - Presidente Regione
      - Assessore Territorio
     Firmatari: Ricotta Michele; Scalia Giuseppe

      N. 2757 - Ispezione per la verifica della  regolarità  del
    procedimento di affidamento  dei  lavori  di  urbanizzazione
    primaria nel comune di Tremestieri Etneo (CT).
      - Assessore Territorio
     Firmatari:  Guarnera  Vincenzo;  Lo  Certo Sebastiano; Mele
     Manlio

      N. 2758 - Delucidazioni relative alla  rotazione  di  sede
    per     i  capi  degli  Ispettorati  agrari  delle  province
    siciliane.
      - Presidente Regione
      - Assessore Agricoltura
      - Assessore Presidenza
     Firmatari: La Grua Saverio

         - con richiesta di risposta scritta:

      N. 2755 - Notizie in ordine alle  elezioni  amministrative
    svoltesi nel 1997.
      - Presidente Regione
      - Assessore Enti Locali
     Firmatari: Caputo Salvino

         - con richiesta di risposta in Commissione:

      N.  2756  -  Chiarimenti  in  ordine  all'istituzione  del
    Servizio sociale nelle aziende sanitarie.
      - Presidente Regione
      - Assessore Sanità
     Firmatari: Ricotta Michele; Scalia Giuseppe

       Avverto,  ai  sensi  dell'articolo   127,   comma   9,   del
  Regolamento interno, che nel corso  della seduta potrà procedersi
  a votazione mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Cristaldi


    LETTURA, AI SENSI  E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83, LETTERA
    D), e 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DI MOZIONI

        PRESIDENTE.  Si  passa al  secondo  punto  dell'ordine  del
  giorno "Lettura ai sensi e per  gli  effetti  degli  articoli  83
  lettera D) e 153 del Regolamento interno seguenti mozioni:

         -  n.  298  "Iniziative  urgenti  al fine di riordinare
         l'intero settore delle autolinee in Sicilia", a firma degli
         onorevoli Vella, Forgione, Liotta e Martino;

            -   n.  299  "Misure  urgenti  in  favore  del  tessuto
         produttivo  agricolo,  degli  agricoltori  e dei braccianti
         delle  province  siciliane  colpite dal maltempo dei giorni
         scorsi",  a  firma  degli  onorevoli  La  Corte, Ortisi, Lo
         Certo, Zago, Spagna, Burgaretta Aparo, Bufardeci, Forgione,
         Martino e Monaco.

     PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta stabilito che le
  predette mozioni vengano demandate alla Conferenza dei Presidenti
  dei Gruppi  parlamentari  perchè  se  ne  determini  la  data  di
  discussione.


   Presidenza del presidente Cristaldi


    RINVIO DI ELEZIONE DI DEPUTATO QUESTORE

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine del giorno
  "Elezione di un deputato questore".
       Onorevoli  colleghi,  se  non  sorgono  osservazioni,  viene
  deciso che il punto verrà trattato in una seduta successiva, dopo
  che si  saranno  appianate  alcune  situazioni  che hanno portato
  anche ad inconvenienti in Aula.

    ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE DELL'ARS

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  IV  punto  dell'ordine  del giorno
  "Elezione  delle   commissioni  legislative  permanenti  e  della
  commissione per  l'esame  delle  questioni concernenti l'attività
  delle Comunità europee.
       A  norma  dell'articolo  62  bis  del Regolamento interno la
  Presidenza ha determinato il numero dei seggi spettanti a ciascun
  gruppo parlamentare nelle singole commissioni.
       Sulla base delle designazioni dei gruppi parlamentari stessi
  ha, poi, compilato le liste dei componenti le singole commissioni
  che  si  sottopongono  ora  all'Assemblea  perchè da questa siano
  votate    complessivamente    a   scrutinio   nominale   mediante
  procedimento elettronico.
       Do lettura della lista relativa alle commissioni legislative
  permanenti  ed  alla  commissione  per  l'esame  delle  questioni
  concernenti l'attività delle Comunità europee.

 I   COMMISSIONE Turano, Burgaretta, Silvestro, Monaco, Zanna, Spa-
                 gna, Ortisi, Forgione, Petrotta, Virzì, Bufardeci,
                 Cimino, Catanoso.

 II  COMMISSIONE Leanza, Cintola, Speziale, Giannopolo,  Pignataro,
                 Spagna, Mele, Di Martino, Liotta, Ricevuto,  Auli-
                 cino, Stancanelli, Tricoli, Croce, Misuraca.

 III COMMISSIONE Manzullo, Turano, Basile, Oddo, Trimarchi,  Barba-
                 gallo Giovanni,  La Corte, Costa, La Grua, Scalia,
                 Fleres, Scoma, Leontini.

 IV  COMMISSIONE Galletti, Cintola, Zago, Giannopolo, Adragna, Mele,
                 Pellegrino, Vella, Caputo, Strano, Beninati, Vica-
                 ri, Grimaldi.

 V   COMMISSIONE Barone, Burgaretta, Zanna, Villari, Adragna, Guar-
                 nera, Speranza, Martino, Calanna, Pisciotta,  Bri-
                 guglio, Catania, D'Aquino.

 VI  COMMISSIONE Nicolosi, Basile, Pezzino, Monaco, Zangara, Lo Cer-
                 to, Scalici, Sudano, Scammacca della Bruca,  Ricot-
                 ta, Pagano, Leontini, Granata.

 COMMISSIONE CEE D'Andrea, Galletti,  Nicolosi, Cipriani,  Villari,
                 Scalici, La Corte, Scalia, Sottosanti, Basile, Pro-
                 venzano, Alfano, Drago.

       Onorevoli  colleghi,  preciso  che  nel  dare  l'elenco  dei
  componenti designati  alla I commissione ho erroneamente letto il
  nome  del  deputato  onorevole  Zanna,  mentre  è  da  intendersi
  Speziale.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Invito  i  Presidenti  dei  gruppi parlamentari a chiamare i
  deputati, al fine di assicurare il numero di deputati sufficiente
  per effettuare la votazione.

                       RISULTATO DELLA VOTAZIONE

    Onorevoli  colleghi,   ricordo  che  si  vota  con  il  sistema
  elettronico. Chiarisco il significato del voto:  chi è favorevole
  alla proposta vota verde, chi non è favorevole vota rosso, chi si
  astiene vota bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.
       Dichiaro chiusa la votazione.
       Proclamo l'esito della votazione:

       presenti       51
       votanti        51
       maggioranza    26
       favorevoli     51
       contrari     nessuno
       astenuti     nessuno

                        (L'Assemblea approva)

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


    DISCUSSIONE DI DISEGNO DI LEGGE

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi   si   passa   al  V  punto
  dell'ordine  del   giorno  "Discussione  del  disegno  di  legge:
  'Schema di  disegno  di  legge  costituzionale  da  sottoporre al
  Parlamento nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18 dello Statuto,
  recante  'Modifiche   dello   Statuto   della  Regione  siciliana
  concernenti l'elezione  diretta  del  Presidente  della  Regione,
  l'autoscioglimento   dell'Assemblea,   l'iniziativa   legislativa
  popolare e comunale  ed i referendum regionali'" (nn. 2 ed altri-
  Norme stralciate/A)
       Invito i  componenti la commissione Statuto a prendere posto
  nell'apposito banco.
       Onorevoli colleghi, avevamo  chiuso  la discussione generale
  sull'articolo  1.  Siamo  alla   fase   di   illustrazione  degli
  emendamenti.


   Presidenza del presidente Cristaldi


                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     FORGIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor presidente, onorevoli  colleghi,  vi prego di
  non  interpretare  questo mio intervento,  al  di  là  della  mia
  posizione politica che è nota,  come  l'intervento di un deputato
  che strumentalmente vorrebbe bloccare l'iter di questO disegno di
  legge.  Però,   ritengo   che   data   l'importanza   di   questo
  provvedimento e al di là della propaganda di chi verrà qui a dire
  "andiamo avanti  questa  sera  a  votare  la  legge",  abbiamo 51
  presenti, il  disegno  di  legge  è  molto delicato.
       La votazione  degli articoli sarebbe anche questa delicata e
  non ci sarebbe  né  il  Governo né  alcuni deputati che, pensando
  che  si  sarebbero   votate  le  commissioni  -  e  come  lei  sa
  presidente, il voto sulle commissioni è sostanzialmente una presa
  d'atto - hanno ritenuto di andar via giustamente.  Giustamente io
  sono qui,  gli  assenti  non sono mai giustificati. Io chiederei,
  vista l'ora, di usare il buon senso, anche ai gruppi parlamentari
  che sono più determinati nell'accelerare l'iter di questo disegno
  di legge ed anche  per il rilievo che questo schema di disegno di
  legge  ha.   Per   l'importanza   delle   votazioni,   mi  sembra
  ragionevole cominciare  la discussione di questo disegno di legge
  nella prima  seduta utile della prossima settimana, o, per quanto
  mi  riguarda,   anche   domani  mattina.  Ma,  ripeto,  vista  la
  delicatezza e  l'importanza di questo schema di disegno di legge,
  non mi pare  il  caso  di  iniziare la discussione del disegno di
  legge-voto  e  del  presidenzialismo  alle  ore  22.00, dopo  una
  giornata che  è  stata  lunghissima,  Presidente,  perché  io  vi
  ricorderei che la seduta  di stamattina è finita alle ore 16.00 e
  siamo qui da oggi pomeriggio alle 18.00.  Io chiederei, se l'Aula
  è  d'accordo,   senza  alcun  atteggiamento  ostruzionistico,  di
  iniziare la  discussione  e la votazione dell'articolato, proprio
  per l'importanza che  ha  questa legge, nella prima seduta utile.
  Nessuna posizione politica, solo di buon senso.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente, io  sono  contrario alla proposta
  dell'onorevole   Forgione   di   rinviare   ad  altra  seduta  la
  discussione sugli  emendamenti al disegno di legge-voto che ormai
  è in Aula  da  molto  tempo,  che  rischia  di  tagliare fuori la
  Sicilia dal dibattito  nazionale che è in corso in questo momento
  nella Commissione Affari istituzionali e ritengo che l'Aula possa
  tranquillamente approvare stasera gli emendamenti con la presenza
  di un numero consistente di parlamentari.
       Non mi pare che rinviando la seduta a domani o ad altra data
  noi potremmo  avere  un  maggior  numero  di  parlamentari  nella
  discussione   degli   emendamenti.   Pertanto   io  personalmente
  dichiaro la  mia contrarietà e sono dell'avviso che sarebbe molto
  più utile, anche  alla  luce  del fatto che l'intero pomeriggio è
  stato dedicato alla ricomposizione delle commissioni, e in questo
  rinnovato clima  d'aula sarebbe molto più utile andare avanti con
  il disegno di legge.

     LA GRUA . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LA GRUA . Signor Presidente,  io  intervengo  per esprimere il
  mio dissenso sulla proposta  dell'onorevole  Forgione.  A me pare
  che sia indispensabile che  si  vada avanti celermente nell'esame
  della  legge-voto,  attesissima dal popolo siciliano, sulla quale
  abbiamo  lavorato  e  sulla  quale  dobbiamo  dare immediatamente
  risposte.  Io  sono  contrario  a nome di Alleanza nazionale alla
  proposta Forgione.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Signor  Presidente,  ormai  siamo riuniti dalle
  10.30 di stamane  e  abbiamo lavorato intensamente e i momenti di
  sospensione  delle  sedute  sono  momenti  stressanti, certamente
  nessuno di noi  va  a dormire.  Ora, io non sono uno stacanovista
  come l'onorevole Speziale e l'onorevole La Grua e devo confessare
  la mia stanchezza e siccome voglio partecipare attivamente con la
  mente serena, lucida,  ho  bisogno, dopo  12  ore  di  lavoro, di
  riposare e  riprendere l'attività parlamentare.
       Ora non  ha  senso  volere  qui  fare propaganda, tutti sono
  bravi, ognuno  di  noi  vuole  dimostrare che vuole assolutamente
  approvare la  riforma.  Ora,  cerchiamo di essere seri, vi chiedo
  solo un fatto  di  serietà  politica,  non  altro.  Che  senso ha
  stasera fare  un  discorso  sulle  riforme  dello  Statuto quando
  sappiamo che non  cambia nulla rinviando di 48 ore, di 72 ore, di
  96 ore il  dibattito  e si può benissimo riprendere attivamente e
  con la  mente  lucida  e  serena  il dibattito parlamentare sulla
  riforma martedì pomeriggio o il giorno che ritiene il Presidente
  Quindi, io invito  i  colleghi  che  qui  hanno  fatto sfoggio di
  stacanovismo, di  impegno  riformatore, di  avere  un  po' più di
  serenità e  mettere  in  condizioni questo Parlamento di valutare
  attentamente le  proposte  di  riforma  dello Statuto la prossima
  settimana o  comunque  alla  data  che  andrà  a  determinare  la
  presidenza.
       Si tratta soltanto di ripristinare il buon senso da parte di
  tutti, la  propaganda  in  queste  vicende  non  serve, la gente,
  l'opinione pubblica  fra  due,  tre  giorni  avrà dimenticato che
  hanno voluto  la  nottata  per  le riforme l'onorevole Speziale e
  l'onorevole La Grua.  All'opinione pubblica proprio non interessa
  niente; poi  verrà  anche  l'onorevole  Alfano,  perché  a questo
  punto vi devo  dire  che  dovete  stare qui, perché  siamo cinque
  deputati che  stiamo  qui,  appena mancate vi chiediamo il numero
  legale.
       Ora è mai possibile che questo tipo di riforma bisogna farla
  con questo tipo  di  di  ricattucci?  Perché  se  non  votate, se
  chiedete il  rinvio  non  volete  le riforme.  Guardate di questi
  argomenti nessuno  si  preoccupa  e nessuno si impressiona quindi
  invito l'onorevole  Speziale,  l'onorevole  La  Grua  e non so se
  vuole parlare  anche  l'onorevole  Alfano, di  avere  un  po'  di
  serenità, di  mettere  in  condizione  i parlamentari di svolgere
  altri compiti  ma  soprattutto  evitare l'atto di barbarie che si
  vuole compiere nei confronti di componenti di questo Parlamento.

     AULICINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZANNA. Quanti parlano? Pensavo due a favore e due contro.

     PRESIDENTE. Non è una pregiudiziale. Uno per gruppo.

     AULICINO.  Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   sono
  d'accordo  con   l'onorevole  Forgione.  Capita   Perché   Perché
  abbiamo lavorato e perché una legge così importante va affrontata
  in condizioni fisiche e psichiche adeguate.

     ALFANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO. Anch'io sarò  brevissimo,  signor Presidente, per dire
  che sono contrario  alla proposta Forgione perché avendo lavorato
  seriamente a questa legge  ogni momento 'rubato' a questa legge è
  un momento 'rubato'  a provvedimenti successivi, essendo credo la
  volontà della gran parte  del  Parlamento  quella di procedere in
  tempi brevi, i più rapidi possibili, a varare un disegno di legge
  che credo sia atteso  dalla  Sicilia  e che ridarebbe credibilità
  alla nostra Regione,  credo  anche  nei  confronti  dell'opinione
  pubblica e di tutti  coloro i quali additano la Regione siciliana
  come la meno ammodernata d'Italia.

     SCALICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SCALICI. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, credo che per
  l'importanza della legge questa sera continuare non è produttivo.
  E' necessario che l'affrontiamo in maniera serena e senza premura
  perché questa è una legge  che  dovrà  poi  durare  nel tempo.  E
  allora penso che rimandare ad un'altra seduta è importante.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  non ci sono altri interventi.
  Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Forgione tendente a
  sospendere i lavori e  a  rinviare  la trattazione del disegno di
  legge voto a successiva  seduta  della  prossima  settima.  Chi è
  d'accordo alla proposta  dell'onorevole Forgione si alzi, chi non
  è d'accordo resti seduto.

     FORGIONE. Chiedo la verifica del numero legale.

     PRESIDENTE. Quando  il  regolamento  prescrive  tassativamente
  l'alzata e seduta non si può chiedere il numero legale. Onorevoli
  colleghi, chi è d'accordo con la proposta dell'onorevole Forgione
  si alzi, chi non è d'accordo resti seduto.

                          (Non è approvato)

   177-705-708-758-norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


       Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati i seguenti
  emendamenti:

    - dagli  onorevoli  Forgione ed altri:  emendamenti 1.11, 1.33,
    1.12, 1.13 e 1.14;

    - dagli  onorevoli  Zanna  ed  altri:  emendamenti 1.40, 1.41 e
    1.42;

    - dall'onorevole Speziale: emendamenti 1.28, 1.29 e 1.31;

    - dagli  onorevoli Silvestro ed altri: emendamento 1.15, 1.16 e
    1.32;

    - dall'onorevole  Di  Martino:  emendamenti 1.1, 1.2, 1.3, 1.4,
    1.5 e 1.27;

    - dagli onorevoli Mele ed altri: emendamenti 1.37, 1.38 e 1.39;

    - dagli onorevoli Martino ed altri: emendamenti 1.9 e 1.10;

    - dagli onorevoli Calanna e Ricevuto: emendamenti 1.17 e 1.18;

    - dall'onorevole Leanza: emendamenti 1.19, 1.20 e 1.21;

    - dall'onorevole Fleres: emendamenti 1.6, 1.7 e 1.8;

    - dagli onorevoli Leontini ed altri: emendamenti 1.25 e 1.26;

    -  dagli  onorevoli  Barbagallo  Giovanni e Spagna: emendamenti
    1.22 e 1.23;

    - dagli  onorevoli  Spagna  ed  altri: emendamenti 1.34, 1.35 e
    1.36;

    - dagli onorevoli Briguglio ed altri: emendamento 1.24.

       Comunico,  altresì,  che  sono  stati  presentati i seguenti
  subemendamenti:

    -  dagli  onorevoli Forgione, Liotta e Martino:  subemendamenti
    1.28.1, 1.28.2 e 1.31.1;

    - dagli  onorevoli  Mele,  La  Corte  e Martino: subemendamenti
    1.28.3, 1.28.4, 1.31.2, 1.31.3 e 1.30.1;

    - dall'onorevole La Corte: subemendamenti 1.20.1 e 1.20.2;

    -   dagli   onorevoli   Di   Martino,   Calanna   e   Ricevuto:
    subemendamenti 1.29.1 e 1.29.2;

    - dall'onorevole Leanza: subemendamento 1.29.3.

    -  dagli  onorevoli   Forgione,   Vella,   Cintola  e  Scalici:
    subemendamenti  1.23.1,  1.25.1,  1.29.3/A,  1.35.1,  1.37.1  e
    1.42.1.

       Siamo allora, onorevoli colleghi, alla fase di illustrazione
  degli emendamenti.
       Ricordo che  per  il nostro regolamento ognuno dei firmatari
  degli emendamenti  può  intervenire per un tempo massimo di dieci
  minuti per l'illustrazione.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Signor  Presidente, vorrei approfittare del mio
  intervento   per  porre  una  questione  regolamentare.  Tra  gli
  emendamenti ve ne sono alcuni che, a mio modo di vedere, non sono
  attinenti   alla   materia   ed  alle  questioni  trattate  dalla
  Commissione, perché,  se  fossero attinenti alla materia, i tempi
  regolamentari per  il dibattito non possono essere quelli da Ella
  indicati.  E  mi  spiego  subito.  Tra gli emendamenti, onorevole
  Presidente, ve  ne  sono  alcuni  che parlano di introdurre nello
  Statuto la  modifica  del  sistema  elettorale,  nel senso che si
  vuole introdurre  una  norma statutaria per un sistema elettorale
  maggioritario.
       Io non  voglio  entrare  nel  merito della questione e pongo
  questo problema,  Signor Presidente: se noi dobbiamo introdurre -
  secondo me non  è  attinente  a tutto ciò che è stato determinato
  dalla Commissione  -  questo  criterio  i  tempi regolamentari di
  dibattito non possono  essere di 10 minuti, perché Lei mi insegna
  che il  regolamento,  quando  si  tratta  di  riforma del sistema
  elettorale, e  a  maggior  ragione quando si tratta di introdurre
  questo   concetto  nello  Statuto,  cioè  farla  diventare  legge
  costituzionale, se per quanto riguarda la legge ordinaria non c'è
  limite di  tempo,  figuriamoci  quando  si vuole introdurre nello
  Statuto un  principio  di sistema elettorale vi può essere limite
  di tempo.
       Quindi, onorevole  Presidente,  io mi rivolgo a Lei perché o
  Lei o la  Commissione  per  il  Regolamento determini in che modo
  bisogna comportarsi  in  sede  di  dibattito  sulla riforma dello
  statuto,   perché   se   sono   ammissibili   questi  regolamenti
  evidentemente io  Le  chiedo  tutto  il  tempo  necessario per il
  dibattito e quindi  non  può  essere applicata la norma dei dieci
  minuti per quanto riguarda il sistema elettorale; se Lei, invece,
  ritiene che  questi  emendamenti,  c'è  pure un emendamento a mia
  firma che  riguarda, appunto, il principio del sistema elettorale
  e,  a  quel  punto,  diventa  ammissibile  anche  il  mio  e  per
  illustrarlo non  mi  bastano  dieci  minuti  perché sulla riforma
  elettorale penso di potere convincere il Parlamento che non è una
  via conducente quella che si vuole perseguire.
       Quindi,  Signor Presidente, penso che debbono essere risolte
  tutte  queste questioni pregiudiziali regolamentari e non ritengo
  che  questa  sera,  con  la nottata, noi possiamo dirimere queste
  questioni.  Quindi,  è  importante  sapere  se  debbo avere dieci
  minuti  per illustrare i miei emendamenti, trattandosi di riforma
  elettorale, oppure questi emendamenti sono inammissibili e quindi
  mi bastano i dieci minuti per poterli illustrare.

     FLERES. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti a mia
  firma.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   dopo
  l'intervento che  si  è  svolto  in  occasione  della discussione
  generale del disegno  di  legge, è bene andare a precisare alcuni
  degli aspetti  che  sono  contenuti  nell'articolo 1 del medesimo
  disegno di  legge,  soprattutto  con riferimento alle proposte di
  modifica che  sono contenute negli emendamenti che portano la mia
  firma.
       Io sono  convinto,  l'ho  detto  in  occasione del dibattito
  generale e  lo  ripeto  questa sera, che discostarsi dall'ipotesi
  Provenzano è  estremamente  pericoloso, se  è  vero  che vogliamo
  raggiungere il risultato di una riforma.
       Io  sono  convinto  che  il  lavoro  che è stato fatto dalla
  Commissione  Statuto  sia  un  lavoro  pregevole  e sia un lavoro
  sufficientemente  elastico da consentire, nelle sedi più proprie,
  vale a  dire  quelle relative alla riforma della legge elettorale
  piuttosto che  della  riforma  dello  Statuto,  di introdurre gli
  elementi  caratterizzanti  delle posizioni politiche di ciascuno,
  ma, così  come ho detto in occasione delle dichiarazioni compiute
  in occasione  del  dibattito generale su questo disegno di legge,
  se la bozza  Provenzano  non rappresenta di per sé un elemento di
  mediazione  come  sembrava  che  fosse  in  occasione  della  sua
  approvazione in  Commissione,  e dunque in quest'Aula si sviluppa
  un confronto mirante a modificarne i contenuti in una direzione o
  nell'altra,  questo poco importa, allora, risulta assai difficile
  non  pretendere  una  caratterizzazione  politicamente  rilevante
  della proposta di modifica dello Statuto.
       Mi spiego  meglio.  Se  l'ipotesi  Provenzano, come tutti ci
  auguriamo, torna ad essere un'ipotesi complessiva di mediazione e
  di incontro  delle  diverse scelte, delle diverse opinioni, delle
  diverse scuole  di  pensiero,  allora  non  c'è bisogno di andare
  oltre.
       Questo   Parlamento   compiendo  un'inversione  di  tendenza
  rispetto a  quello  che  è  il  proprio  comportamento, purtroppo
  lento,  degli  ultimi  tempi può procedere all'approvazione della
  legge senza  ulteriore  remora,  così  come  essa  è uscita dalla
  Commissione Statuto.  Se  invece, ciascuna parte politica punta a
  caratterizzarsi,  ad  introdurre nel testo elementi politicamente
  rilevanti,  vorrei  dire  ideologicamente  rilevanti, nessuno può
  rinunziare  ad  introdurre  nella  medesima  appunto  le  proprie
  differenziazioni,  le  proprie  caratterizzazioni e non c'è alcun
  dubbio che per  quanto  riguarda il gruppo di Forza Italia queste
  caratterizzazioni   risiedono   nel   sistema   maggioritario   e
  nell'incompatibilità tra  la  carica  di  deputato e la carica di
  assessore.
       In  questo  senso  ho  presentato  i  relativi  emendamenti,
  essendo  convinto, e non per una recente conversione sulla via di
  Damasco, ma per una antica e radicata coscienza maggioritaria che
  questo è il  sistema  che  consente  un  rinnovamento reale della
  classe politica ed una stabilità dei governi, io credo che questo
  Parlamento,  con  un  colpo d'ala dovrebbe rapidamente affrontare
  questo  tema  e  costituzionalizzarlo  rendendolo  un elemento di
  forte innovazione anche rispetto alle scelte che ci accingeremo a
  fare come cittadini votando il referendum.
       Non  vi  è dubbio, onorevoli colleghi, che il referendum che
  si  celebrerà  tra  breve  e che eliminerà la quota proporzionale
  dalla   legge   elettorale   nazionale   segnerà   una  linea  di
  demarcazione precisa.
       Noi   oggi   abbiamo   una  grande  opportunità:  quella  di
  anticipare   le   scelte   nazionali,  così  come  abbiamo  fatto
  coraggiosamente  quando,  un anno prima del Parlamento nazionale,
  abbiamo approvato la legge per l'elezione diretta dei sindaci.
       Peraltro,   onorevoli   colleghi,  onorevole  Presidente,  è
  assolutamente  ipocrita  ritenere  che il presidenzialismo non si
  coniughi automaticamente con il sistema maggioritario, perché  la
  scelta di  un  presidente che viene eletto a suffragio elettorale
  diretto  determinando  di fatto una contrapposizione, uomo contro
  uomo,    candidato    contro   candidato,   schieramento   contro
  schieramento, di  per  sé  contiene  lo  spirito maggioritario, e
  dunque perché  non  essere  conseguenziali  in tutto, rispetto ad
  una scelta  di  questa  natura?  Perché  non ottenere il successo
  dell'anticipazione  sia  dei risultati referendari, sia di quello
  che è l'andamento e la convinzione dell'opinione pubblica.
       Noi rischiamo  di  essere  sempre  in  ritardo  rispetto  ai
  processi  di  evoluzione  politica.  Rischiamo sempre di arrivare
  dopo rispetto alle scelte dei cittadini e quando, invece, abbiamo
  l'opportunità  di  potere  arrivare  prima ci voltiamo dall'altra
  parte e fingiamo di non vedere il traguardo.
       Ma  se  noi  non  guardiamo  fisso il traguardo rischiamo di
  sbattere,  rischiamo di uscire fuori strada, rischiamo di perdere
  quelli  che  sono  persino  i  nostri  più elementari riferimenti
  culturali, ideologici, politici.
       Allora,   onorevole   Presidente,   sono  convinto  che  sia
  necessario  introdurre in questa sede questi due elementi. Ma sia
  necessario,  inoltre,  aggiungere  un aspetto di cui si è parlato
  poco e che è conseguente a una scelta di natura maggioritaria: il
  sistema di selezione dei candidati.
       Io  sono  convinto  che  l'attuale classe politica non abbia
  ancora  saltato  definitivamente  il  fosso rispetto a quello che
  era, ed  è  stata,  la  vecchia  classe  politica  solo perché il
  sistema di selezione che è stato utilizzato per la individuazione
  dei  candidati  alle diverse competizioni elettorali non ha visto
  la   partecipazione  complessiva  dei  cittadini,  sia  pure  dei
  cittadini  schierati  su  una posizione o sull'altra, ma ha visto
  protagoniste, solo  ed  esclusivamente, le  oligarchie di partito
  soprattutto  quando  i  partiti,  molti partiti, non hanno ancora
  completato   il  loro  percorso  democratico  interno  che  dovrà
  condurli molto  presto,  ci  auguriamo, a organizzarsi in maniera
  tale da  garantire  la  partecipazione  dei  propri  iscritti nei
  processi decisionali.
       E allora  o si abbina al sistema maggioritario un sistema di
  selezione  delle  candidature  di tipo americano con delle vere e
  proprie consultazioni primarie, o noi ci troveremo a praticare un
  rimedio che  potrebbe essere peggiore del male. Perché se noi non
  siamo  nelle  condizioni  di  garantire  una  forte selezione dei
  quadri  politici,  una forte selezione dei candidati alle diverse
  tornate  elettorali,  attraverso  la partecipazione dei cittadini
  nella  scelta  che  deve essere compiuta, noi non costruiremo dei
  parlamenti,  delle  assemblee  cittadine o quant'altro, capaci di
  rappresentare  realmente  i  bisogni  della  gente, gli interessi
  generali  ed  astratti  e invece costruiremo una classe dirigente
  che  sarà  capace  soltanto  di  rappresentare  le  oligarchie di
  partito che l'hanno espressa non certo i cittadini.
       E   allora  provocheremo  un  ulteriore  allontanamento  dei
  cittadini  dalle  istituzioni,  un  ulteriore  allontanamento dei
  cittadini  persino  dalle  scadenze  elettorali.  Non dovremo più
  meravigliarci se le percentuali dei votanti si riducono sempre di
  più.  Se  i  cittadini sono chiamati a partecipare alla selezione
  dei candidati  poi li vanno a difendere, li vanno a sostenere, si
  schierano al loro fianco.
       Se  invece  le  candidature  sono un fatto astratto rispetto
  alla  volontà  dei  cittadini  allora  i cittadini si sentono del
  tutto  demotivati,  non  partecipano,  si  allontanano dalla vita
  politica  e  la  consegnano alla peggiore politica non certo alla
  migliore politica.
       Il  sistema  maggioritario, se  combinato  con il sistema di
  elezione primaria  per  la  scelta dei candidati, è certamente un
  sistema  che  garantisce  un  rinnovamento  profondo della classe
  politica e  dunque  delle  istituzioni,  e  dunque garantisce una
  maggiore  governabilità  perché  raggiunge  una  elevazione della
  qualità dei  candidati  e  degli  eletti  ma  anche  una maggiore
  stabilità delle istituzioni.
       Onorevoli colleghi questi sono gli obiettivi caratterizzanti
  di una  scelta  politica.  Tutto  il resto è mediazione, tutto il
  resto è,  per  carità,  scelta di secondo piano rispetto a quelli
  che  sono  gli  obiettivi  principali.  Gli  obiettivi principali
  devono  essere  difesi  così come deve essere difesa la necessità
  che  veda separare le funzioni e le presenze nell'esecutivo dalle
  funzioni  e  dalle  presenze degli organi legislativi proprio per
  evitare  che  il  partito  non degli assessori ma degli aspiranti
  assessori possa condizionare la vita di un Parlamento, la vita di
  una istituzione.
       Onorevoli colleghi,  credo  che  se non si affrontano questi
  temi  e   non  si  affrontano  sul  piano  globale,  complessivo,
  sistematico,   difficilmente  noi  riusciremo  a  raggiungere  un
  risultato  concreto  e  fondato.  Otterremo  un  mezzo risultato.
  Otterremo i titoli dei giornali del giorno dopo, senza poi, però,
  raggiungere  l'obiettivo  di  avere  modificato  profondamente le
  istituzioni, di  averne  modificato  i risultati, gli effetti, di
  averne  modificato  la  composizione  sul  piano qualitativo, sul
  piano del merito, sul piano del metodo e sul piano della capacità
  di sapere portare  dentro  le istituzioni i valori a cui ciascuno
  di noi intende rifarsi, di cui ciascuno di noi è figlio.
       E, allora,  onorevoli colleghi, e concludo, è necessario che
  queste scelte,  che  sono scelte fortemente caratterizzanti e che
  appartengono ad  un'ampia  componente di questo Parlamento, e non
  intendo riferirmi  a componenti di carattere ideologico o ideale,
  ma  intendo  riferirmi  a  componenti  di  natura  politica, e  a
  componenti che  hanno  una  capacità  di  convergenza trasversale
  importante. E'  a  queste  che  bisogna fare appello, se vogliamo
  veramente raggiungere l'obiettivo.
       E l'obiettivo  non  può che essere quello di avere coraggio,
  di sapere essere conseguenziali nelle scelte che annunciamo. Devo
  soltanto ribadire  l'appello  all'intera  Aula, che deve a questo
  punto sciogliere  un  nodo:  o considerare la bozza Provenzano di
  già e di  per  sé  una  mediazione,  e  dunque procedere alla sua
  approvazione  a   scatola   chiusa   o,   per   carità,  con  gli
  aggiustamenti minimi, che forse saranno più di natura tecnica che
  di natura politica,  ovvero la stessa non è già una mediazione e,
  allora,  bisognerà  mettere  il  Parlamento  nelle  condizioni di
  potersi incontrare,  se necessario scontrare, sui temi di fondo e
  sulle  differenziazioni  culturali  e  politiche  che  riguardano
  complessivamente i sistemi da adoperare.

     ZANNA. Chiedo  di parlare per illustrare gli emendamenti a mia
  firma.

     PRESIDENTE. Ha  facoltà  di  parlare,  avvertendo  l'Aula che,
  avendo  anche  chiesto  di parlare l'onorevole Giannopolo, poiché
  l'onorevole  Zanna  e l'onorevole Giannopolo sono firmatari degli
  stessi  emendamenti,   solo   uno   dei  due  ha  il  diritto  di
  intervenire.

     ZANNA. Signor  Presidente,  io  mi sono dichiarato a favore di
  iniziare la  discussione  questa  sera  proprio  perché credo sia
  arrivato  finalmente  il  momento  di  compiere  quell'operazione
  verità dentro  questa Assemblea. Parlando e discutendo di riforme
  fare emergere  la  vera  e fondamentale differenza che c'è dentro
  questo Parlamento tra  chi  è  stato  eletto  e  vuole davvero le
  riforme, cambiare  certe  regole, e chi, invece, vuole conservare
  magari continuando a ritagliarsi uno spazio di privilegio, magari
  con l'obiettivo di ritornare nella prossima legislatura in questo
  Parlamento, vuole conservare le regole così come sono.
       Io sono perché finalmente compiamo questa operazione verità.
  E la si  finisca  con  certa  propaganda di chi è invece un falso
  innovatore ed è invece un vero conservatore.
       Io  avevo  inteso,  quando  fu  licenziata  la  bozza  dalla
  Commissione Provenzano, che ci si poneva due obiettivi. Il primo,
  che quello era  un  testo di partenza, che questa Aula non doveva
  ratificare, onorevole Fleres, ma doveva cercare di migliorare nel
  dibattito, nel  confronto.  Il  secondo obiettivo è che su quella
  bozza, sulla  nuova  bozza,  sul  testo  che  dobbiamo esitare si
  raccogliesse  un'ampia maggioranza, un ampio coinvolgimento della
  stragrande maggioranza di questo Parlamento.
       Questo per due  motivi.  Il  primo  è che le riforme sono di
  tutti e,  quindi, stabilire delle regole, in un passaggio storico
  per questo Parlamento, perché è un passaggio storico mettere mano
  allo Statuto siciliano  dopo 52 anni, era necessario farlo con un
  amplissimo coinvolgimento del Parlamento.
       La seconda ragione  era  quella  di dare un segnale forte al
  Parlamento  nazionale:  che questo Parlamento siciliano aveva una
  voglia,  uno  spirito,  una  volontà di riforma e dire alle forze
  politiche  nazionali  che  questo spirito, questo impegno, questa
  volontà  era condivisa in maniera ampia, trasversale, coinvolgeva
  tutti gli schieramenti politici.
       Io  ho sempre inteso, in questi lunghi  mesi  ormai  che  ci
  separano  dalla  fine  del lavoro  della  Commissione  presieduta
  dall'onorevole Provenzano, che questi erano i due obiettivi.
       Mi  pare  che recentemente - e l'ho sentito echeggiare anche
  questa  sera  e  presumo  che  lo  sentirò  ancora  nei  prossimi
  interventi  -  se ne è aggiunto un altro di obiettivo, quello più
  modesto di fare una riforma, perché è chiaro a  tutti  che c'è un
  tentativo  di fare saltare questa discussione  e  non  approdare,
  appunto, a nulla.
       Ma  io  aggiungo,  onorevoli  colleghi,  che, se  c'è questo
  tentativo subdolo, questo tentativo non può essere un alibi a chi
  queste  riforme  le  vuole  fare per fare un passo indietro e non
  puntare  a  delle  riforme  alte,  le  migliori  possibili,  dove
  comunque trovare un accordo ampio e possibile.
       Io  credo che la 'bozza Provenzano' sia un testo di partenza
  ma  non  è  ovviamente la soluzione migliore. Io vorrei ricordare
  all'onorevole  Fleres  che  non ha dato, anche in quella sede, un
  grande contributo per fare uscire quella bozza dalla Commissione,
  non  partecipando  perfino  al  voto  finale. E credo proprio che
  dietro    quei    numerosi    emendamenti   che   ha   illustrato
  nell'intervento  prima  di  me  si  nasconde  invece  un  po'  di
  propaganda  e  molta  ipocrisia,  nell'illustrare emendamenti che
  tutti   vorremmo   ma   che,  alla  luce  poi  dei  fatti  e  dei
  comportamenti, sono solo degli specchietti per le allodole.
       Io credo che, invece, noi dobbiamo  lavorare per quell'ampio
  coinvolgimento,  trovando  un  punto di caduta  che  raccolga  il
  massimo coinvolgimento.
       In questi giorni, onorevoli colleghi, si è molto discusso di
  un emendamento che ho presentato insieme all'onorevole Giannopolo
  e all'onorevole Cipriani.  Si è discusso anche - consentitemelo -
  da parte di alcuni settori di questo Parlamento  anche in un modo
  un po' strumentale per forzare e per cercare forse un grimaldello
  dentro la maggioranza.
       Ora,  onorevoli  colleghi,  io credo che il problema non sia
  l'emendamento  che  abbiamo presentato e se il tema è ritirarlo o
  meno  questo  emendamento. Io credo che il tema sia sempre quello
  di trovare la strada per raggiungere quell'obiettivo che ho detto
  inizialmente, cioè quello di trovare un ampio coinvolgimento e un
  punto  in  cui  diamo  un  segnale  forte  ai siciliani, diamo un
  segnale forte al Parlamento nazionale, sanciamo in maniera chiara
  e  netta  la  strada  delle riforme, del cambiamento, trovando un
  accordo,   un  compromesso;  ma  un  compromesso  nel  punto  più
  avanzato,  anche  perché  sono  convinto che quell'emendamento, i
  contenuti di quell'emendamento, che poi per ragioni tecniche è il
  secondo  emendamento  da  discutere e da votare, è un emendamento
  che  comunque,  lo  so  bene, per le convenzioni espresse, per le
  prese  di  posizione  dette in questi giorni, spaccherebbe questo
  Parlamento.
       Io  credo  invece che partendo dal terzo emendamento, quello
  presentato  dall'onorevole  Speziale e su cui la maggioranza pare
  vorrebbe  confluire,  credo  che  se  noi  partiamo  dal testo di
  quell'emendamento  possiamo raggiungere quello scopo iniziale. Io
  lo  so e lo dico subito che quel testo, quella soluzione proposta
  dall'onorevole  Speziale non è la riforma che vorremmo, ma è fuor
  di dubbio un altro passo avanti rispetto alla 'bozza Provenzano'.
       Il  punto è come noi su quell'emendamento facciamo confluire
  anche  chi  è perplesso e che vuole altro in questa riforma, come
  l'incompatibilità,  il maggioritario e altri contenuti importanti
  e  significativi che hanno piena legittimità di essere e di stare
  nel  nuovo  Statuto dei siciliani, ma il compromesso si fa a metà
  strada.
       Onorevoli   colleghi,   io   credo  che  il  punto  non  sia
  l'incompatibilità  fra  la  carica  di assessore e deputato, tema
  importante   che,   direi,  abbiamo  vissuto  quotidianamente  in
  quest'Aula, visto che spesso le maggioranze che si sono succedute
  sono   andate  sotto  proprio  per  l'assenza  nei  banchi  della
  maggioranza,  dei   rappresentanti    del    Governo,   impegnati
  inevitabilmente  nell'attività  amministrativa.  Dico  anche  che
  questo  tema  eliminerebbe  l'introduzione  e  l'incompatibilità,
  eliminerebbe  le  fibrillazioni che esistono  e  sono  legittime,
  aggiungo,  dentro il Parlamento stesso,  tra  parlamentari  della
  maggioranza che non fanno gli assessori.
       La proposta Speziale  rinvia il problema, non lo elimina, lo
  rinvia, così come  d'altronde  le modifiche in discussione a Roma
  sull'articolo  122   rinviano   il   tema.   Io  sono  favorevole
  all'introduzione, ma credo  che  sia  una scelta saggia quella di
  spostare in avanti e di discutere in avanti questo problema.
       Io credo, invece, che  sia un segnale forte da introdurre in
  quell'emendamento Speziale  il  principio  maggioritario  per una
  nuova  legge  elettorale  per  l'elezione  del  Presidente  della
  Regione, ma  soprattutto,  ovviamente,  per  l'elezione del nuovo
  Parlamento.
       Un  segnale  forte   che  chiarisce  la  volontà  di  questo
  Parlamento, un segnale - aggiungo -  al Paese intero, all'Italia,
  perché anticipa - consentitemi di dirlo -  nei fatti il risultato
  plebiscitario  che  ci sarà nel prossimo  referendum  di  aprile.
  Forse,  per  una volta - non so se sarà  la  prima  volta  -  non
  saremmo passi indietro rispetto all'opinione pubblica del Paese e
  della Sicilia, ma saremo un passo  avanti.  Ecco  perché  abbiamo
  presentato,  insieme  agli  onorevoli   Giannopolo,   Cipriani  e
  Pignataro  ,  un  sub-emendamento  al  testo  della  maggioranza,
  proprio per introdurre il principio  maggioritario  nella  scelta
  della legge per il Parlamento regionale.
       Onorevoli colleghi, è un  segnale al Paese e quando si parla
  di principio maggioritario - mi rivolgo ai compagni che hanno più
  perplessità  su  questo  -  vorrei  ricordare  che  il  principio
  maggioritario non è già  una scelta di quale legge elettorale, ma
  è un  suggerimento,  un'indicazione  perché  sul maggioritario ci
  sono poi tante formule da discutere con legge propria.
       Credo che sia  una  scelta  anche  coerente  col sistema che
  stiamo scegliendo, un  sistema non duale, ma un Presidente legato
  a una maggioranza del  Parlamento  per  dare più stabilità. Io ho
  finito,  onorevoli colleghi.  Mi  permetto  di  dire  che  questa
  proposta,  che  giudico  di  mediazione  tra  le  opinioni  e  la
  sensibilità del Parlamento,  è  una  sfida  anche  ai settori del
  Polo, dell'opposizione, che  deve  uscire, se vuole essere classe
  dirigente  di   questa   Regione,   da   un  certo  atteggiamento
  propagandistico e stare nel merito delle proposte.
       Quindi, signor  Presidente, annuncio da subito che ritiriamo
  il  primo  emendamento,  1.41,  e  abbiamo  già  depositato  alla
  Presidenza un sub-emendamento all'emendamento 1.28 dell'onorevole
  Speziale,  ovviamente  dichiarando  il  mio  voto  favorevole  al
  sub-emendamento e all'emendamento dell'onorevole Speziale.

     PRESIDENTE. L'Aula prende  atto  che  l'onorevole  Zanna e gli
  altri firmatari ritirano l'emendamento 1.41.

     MELE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.   E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Mele  per
  illustrare gli emendamenti a propria firma.  Ne  ha facoltà.Ne ha
  facoltà.

     MELE. Signor Presidente, onorevoli  colleghi, io, diversamente
  da quanto diceva il collega Zanna  prima,  preferisco  vedere  il
  bicchiere mezzo pieno, che mezzo vuoto.  Devo  dire, il fatto che
  questa sera noi, anche ad ora  tarda,  stiamo  continuando questa
  maggioranza e parte dell'opposizione,  parte  dell'Aula  insomma,
  con  la  legge  sulla  revisione  dello   Statuto   è   un   dato
  assolutamente importante.  Il fatto che sia  arrivata  in  Aula e
  che vi sia stato anche un dibattito  preliminare molto acceso, ma
  sicuramente vivace, è un dato assolutamente fondamentale.
       Credo che sicuramente oggi siamo in un passaggio importante,
  siamo in un  momento  importante,  soprattutto  all'atto  in  cui
  andiamo  a  discutere  l'articolo  1  che  è  l'articolo  che  dà
  l'impostazione centrale dell'intero disegno di legge.
       Io vorrei dire che questo  disegno di legge - l'ho già detto
  nella discussione generale -  non  deve  essere  fatto  nè  dalla
  maggioranza, nè tanto meno dall'opposizione.  Questo è un disegno
  di legge che deve avere la più  ampia  convergenza  possibile  da
  parte dell'intero Parlamento. Questa è la legge  - mi permetto di
  dire - centrale della XII legislatura, è  la  legge  sulla  quale
  ognuno  di  noi,  al di là  delle  appartenenze  specifiche,  sta
  scommettendo sui temi importanti.  Questa è una legge dalla quale
  dipenderà il futuro in generale della  nostra  Regione.  Questa è
  una legge dalla quale dipenderà la  stabilità  governativa  della
  nostra Regione.
       I fatti di questi giorni, i fatti  di questi mesi dimostrano
  a noi quanto importante sia un governo stabile, quanto importante
  sia  poi  -  e  questo  è  il nostro  parere  -  una  maggioranza
  parlamentare che sostenga lo stesso governo.
       Certo, in questo  aveva  ragione il collega onorevole Zanna,
  occorre oggi fare delle scelte che sono scelte importanti, scelte
  coraggiose,  scelte  di fondo.  Ed ecco  perchè  noi  del  Gruppo
  parlamentare La Rete, abbiamo presentato una serie di emendamenti
  che mettono in evidenza come alcune problematiche vadano trattate
  in  piena  coerenza,  in  piena assonanza  rispetto  ai  principi
  generali.
       Bisogna  essere, dicevo,  coerenti  fino  in  fondo.  E  noi
  riteniamo  -  ed  è  per  questo  che  abbiamo  impostato  alcuni
  emendamenti - che alcune variazioni vadano apportate direttamente
  allo Statuto, che alcune variazioni vadano apportate direttamente
  in questa sede.
       Certo,  ci   rendiamo   conto,   signor   Presidente,  delle
  difficoltà, ci rendiamo conto delle difficoltà dovendo affrontare
  un argomento che sicuramente  è importante e complesso, ma è bene
  insistere sul fatto  che alcune scelte vadano direttamente calate
  sulla revisione dello Statuto.
       Qualcuno - e devo  dire  balena costantemente, e questa è la
  mia perplessità e,  soprattutto, la nostra preoccupazione - pensa
  di rimandare poi alla legge  ordinaria una serie di problemi e se
  si rimanda alla legge  ordinaria quello può anche andare bene, ma
  qualcuno probabilmente pensa di rimandarli alla legge ordinaria e
  dopo di che saltarli a  piè  pari.  Quella  è  una  nostra grande
  preoccupazione.
       Uno   degli  emendamenti  presentati   dal   nostro   Gruppo
  parlamentare - lo abbiamo presentato all'articolo  1  -  è quello
  relativo all'incompatibilità tra lo status di  deputato  e quello
  di  assessore.  Questo  riteniamo  noi   fondamentale  che  debba
  intanto, non l'emendamento mantenersi - tant'è  che  annuncio che
  da parte del nostro Gruppo parlamentare esso  viene ritirato - ma
  questo è uno dei temi centrali sui quali poi nel disegno di legge
  dovremo  frequentemente  cimentarci.  Questo  è   uno   dei  temi
  fondamentali che dà, peraltro, una coerenza a tutto l'impianto di
  una legge organica.
       Io,  poi,  parlerò  sugli  altri  emendamenti.  Ora,  signor
  Presidente, vorrei porre  un problema: siccome esistono una serie
  di emendamenti che si compenetrano uno con l'altro e  mi permetto
  di rappresentare alla  Presidenza che  qualora alcuni emendamenti
  vengano  approvati  ne  decadrebbero  parecchi  altri,  e  allora
  probabilmente occorrerebbe fare o una scrematura,  non  nel senso
  che bisogna ritirarli, ma verificarli caso  per caso, perchè, per
  esempio,  il collega Zanna ha ritirato  il  suo  emendamento,  ma
  l'approvazione   di   questo    emendamento    avrebbe   precluso
  sostanzialmente tutta l'intera materia.
       Quindi, io mi chiedo: è bene discuterli uno per uno o è bene
  tentare di inglobarli per oggetto e per  materia stessa? Questo è
  un problema che bisognerebbe affrontare per capire il modo in cui
  dobbiamo andare avanti. Grazie.

     PRESIDENTE. Onorevole Mele, voglio ricordarle quel che prevede
  il nuovo Regolamento: Lei  è intervenuto su tutti gli emendamenti
  presentati  all'articolo  1.  In  questa  fase  ciascun  deputato
  firmatario  di emendamenti,  intervenendo  una  sola  volta,  può
  illustrare i propri emendamenti.  Poi c'è una fase di discussione
  generale su cui il deputato può intervenire  per un tempo massimo
  di cinque minuti. Poi si passa alla fase  della  votazione  e  la
  eventuale approvazione di un  emendamento preclude l'approvazione
  di emendamenti collegati ad esso, comunque risultati preclusi. Da
  questo  punto  di  vista  spero  di  non  essere  contestato.  La
  presidenza dell'Assemblea ha le idee chiare.

     MELE. Assolutamente

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Lei è firmatario di emendamenti all'articolo uno?

     ALFANO. No, chiedo di porre la  mia  firma  sugli  emendamenti
  ......,  perchè  ero  fisicamente  assente   quando   sono  stati
  presentati.

     PRESIDENTE. Non posso  farci  nulla,  lei  non può intervenire
  nella fase di illustrazione. La iscrivo a  parlare  nella fase di
  discussione generale sugli emendamenti.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare  l'onorevole  Forgione  per
  illustrare gli emendamenti a sua firma. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi, io mi rendo
  conto  che ormai si  è  più  mossi  dalla  propaganda  che  dalla
  politica, più dal bisogno  della  corsa  a  coprirsi  a destra la
  sinistra e a coprirsi a  sinistra  la  destra,  in  un  gioco che
  espropria  questo   Parlamento  del  necessario  approfondimento.
  Perchè, vedete, quando gli  alfieri della svolta epocale e coloro
  che continuano a  parlare di questa  legge-voto  come  una svolta
  storica  - ed io più volte ho  invitato  alla  sobrietà  nell'uso
  della parola "storico", della parola "svolta  epocale" - decidono
  per un semplice fatto di propaganda  di iniziare questo dibattito
  epocale  nel  merito  dell'articolato  a   mezzanotte,  dopo  una
  giornata di lavoro, vuol dire che rispondono  più ad una esigenza
  di  propaganda  che   all'esigenza   dell'approfondimento,  della
  riflessione, della ricerca di quell'accordo largo  che in materia
  di  riforme  istituzionali  e  ancor  di  più  costituzionali,  è
  necessario.
       La mia parte politica è nettamente contraria all'ispirazione
  di  questo disegno di legge  e  non  ha  neanche  la  pretesa  di
  bloccare  i  lavori di  questa  Assemblea  su  questa  legge.  Le
  minoranze,  quando  hanno  la  percezione  di  essere  minoranze,
  conducono una battaglia trasparente,  lineare, politica, proviamo
  a condurre anche una battaglia culturale  su questi temi, sapendo
  anche di essere sconfitti da un senso  comune  che  contestiamo e
  del quale vediamo i pericoli, come altre  volte  abbiamo  visti i
  pericoli nella storia di un senso comune che accettava una deriva
  reazionaria autoritaria e plebiscitaria.  Ma  sappiamo  di essere
  minoranza e combattiamo la nostra battaglia.
       L'onorevole Speziale, glielo  ha  detto  la  destra,  glielo
  diciamo noi, fa un  esercizio  ginnico  a  mostrare  i  muscoli e
  spesso poi quando ci si  ferma  i  muscoli si afflosciano. E' una
  legge della natura  Non  sempre si può stare eretti; anche questa
  è una legge della natura.
       E allora io vorrei dirlo all'onorevole Speziale: era proprio
  necessario   iniziare   propagandisticamente  questa  discussione
  questa sera?
       E  anche  qui   io   sento   usare  aggettivi  "innovatori",
  "conservatori"; io non  so  definire  l'onorevole  Zanna.  Lui si
  autodefinisce "innovatore" e definisce altri "conservatori" e chi
  non la pensa come lui  è mosso soltanto dalla voglia di ritornare
  in questa Assemblea regionale la prossima legislatura. Pensate un
  po'  Se uno la  pensa  come  l'onorevole Zanna, invece, non vuole
  ritornare in questo Parlamento nella prossima legislatura.
       Io,  signor  Presidente,   non   mi   definisco   un   finto
  "innovatore" io vorrei essere  un vero "conservatore" ed avere le
  capacità culturali, politiche  per essere un vero conservatore se
  l'innovazione  è  l'accettazione   supina  di  tutto  quanto  una
  modernità falsata produce in termini di degenerazione democratica
  delle istituzioni e della Costituzione.
       Vorrei essere un  vero  "conservatore".  E non sempre questa
  parola  è una parola  spregevole.  Non  ho  mai  pensato  che  la
  politica può dividersi tra vecchio e nuovo. Io continuo a pensare
  che destra e sinistra hanno ancora senso,  ma  continuo a pensare
  che sul terreno democratico non c'è destra e  sinistra, ci sono i
  valori   della   democrazia,   i    valori    della    democrazia
  rappresentativa  e parlamentare che  hanno  ispirazioni  diverse:
  comuniste,  socialiste, cattoliche-democratiche;  sono  i  valori
  racchiusi dentro la Costituzione italiana. E  ci  sono poi valori
  di altro tipo:  vocazioni  plebiscitarie,  vocazioni autoritarie,
  vocazioni reazionarie, vocazioni che puntano  all'uomo forte come
  soluzione   di   tutti   i    mali,    all'espropriazione   della
  rappresentanza e della delega come fatto di controllo democratico
  e  di  costruzione democratica delle decisioni.  Tutto  questo  è
  cultura della conservazione.
       Io  non  lo  so,  signor  Presidente,  né  ritengo  che  una
  Costituzione che ha solo 50 anni  è  una  costituzione  obsoleta.
  Vedete,  le  Costituzioni  nascono sempre da  grandi  eventi,  da
  rivoluzioni, da sommovimenti sociali, da grandi fatti democratici
  come in Italia è stata la resistenza  e  l'antifascismo.  Da cosa
  nasce questo bisogno di riscrivere oggi  la  costituzione?  Nasce
  dalla vocazione plebiscitaria che c'è dentro  le  viscere di ogni
  popolo e che spesso viene alimentata senza sapere poi i risultati
  del  fare gli apprendisti stregoni su  questo  terreno.  Da  cosa
  nasce questo bisogno di riscrivere la  democrazia?  Dalla  grande
  struttura  culturale  democratica  di  un uomo  come  Antonio  Di
  Pietro.   E allora discutiamo sul senso  dell'innovazione  e  sul
  senso della conservazione.  Noi contestiamo anche  che  in questo
  nuovo Statuto, sì certo è un fatto storico che  dopo  52  anni si
  riscrive lo Statuto, ma come si riscrive  lo Statuto?  Lo Statuto
  è una carta fondamentale e bisognerebbe decidere  cosa  ci  sta e
  cosa  non ci sta in una carta  fondamentale,  cosa  è  necessario
  mettere  nella carta dei principi e  cosa  invece  è  necessario,
  oltre che utile, fare per legge  ordinaria.  Appunto, uno Statuto
  lo  stiamo  cambiando  dopo 50 anni.
       Io glielo ripeto, signor Presidente,  qui  attraverso questa
  legge  si  stanno facendo passare norme  che  già  legiferano  in
  materia di legge elettorale e noi questo lo vorremmo sapere anche
  da  lei,  signor  Presidente,  perché  se così è  e  se  così  lo
  dichiara e lo avverte allora cambia anche il  tono  e  la  natura
  della   discussione,   anche  la   regolamentazione   di   questa
  discussione. E allora, cari colleghi, noi  lo  ripetiamo, avremmo
  preferito  decostituzionalizzare  la  materia   della   forma  di
  governo,  perché   noi  non stiamo eleggendo  un  presidente.
       In  questa  direzione vanno tutti gli  emendamenti  del  mio
  Gruppo  e  non  sono  solo del mio Gruppo, li  ha  firmati  anche
  l'onorevole  Martino  che  è un  parlamentare  indipendente,  per
  arrivare  poi  a  decidere  noi   autonomamente  valorizzando  ed
  esaltando la nostra autonomia regionale, la  funzione  di  questo
  Parlamento,  della forma di governo e non  solo  della  forma  di
  elezione di un presidente.
       Avremmo preferito questo anche per esaltare  la  funzione di
  questo  nostro Parlamento, la funzione di  questa  Aula  per  non
  delegare a Roma una decisione che  dovrebbe  essere tutta nostra.
  Tutti gli emendamenti della mia parte  politica  sono indirizzati
  anche a ristabilire una centralità del Parlamento  e un potere di
  controllo  del  Parlamento  verso  il  Presidente.
       Ma come è possibile, onorevoli colleghi, che mentre affidate
  poteri  straordinari, una delega senza  controllo  al  Presidente
  della Regione eletto direttamente non  ragionate  assieme?  Dov'è
  qui l'essere nuovi o l'essere vecchi? Non ragionare assieme sulla
  forma di governo più complessa, sul  sistema  dei  controlli, sul
  rapporto tra il potere legislativo e  il potere esecutivo  Questa
  non è la modernità, questa è l'incapacità  anche  a  pensare  una
  riforma  istituzionale  compiuta.   Qui  davvero  si  avverte  la
  differenza tra quei costituenti, tra coloro  che scrissero quello
  Statuto e noi che stiamo spacciando per epocale  una cosa che non
  riesce a ragionare nemmeno sul sistema  complesso  della forma di
  governo, ma soltanto per avere appagato  il bisogno di presentare
  propagandisticamente, domani,  dai  Democratici  di  sinistra  ad
  Alleanza nazionale, che abbiamo stabilito  l'elezione diretta del
  Presidente.  E' questa la modernità? Ed è  questa  la capacità di
  riforma istituzionale, cioè di un sistema  complesso  di  assetti
  dei poteri e di rapporti tra i poteri che sta esprimendo e questa
  Commissione  Statuto e questo Parlamento? Io  non  credo
       Ma  allora, visto che state  costituzionalizzando  tutto  e,
  signor  Presidente, vado contro la mia  impostazione,  perché  la
  mia impostazione è di decostituzionalizzare e poi di arrivare con
  una legge ordinaria a definire, certo con  le regole previste per
  le modifiche costituzionali, con le maggioranze  previste  per le
  modifiche  costituzionali,  a definire la forma  di  governo,  le
  forme di elezione del Presidente, il  sistema elettorale.  Quindi
  io  qui  faccio  una  provocazione  che   è  contraria  a  questa
  impostazione, ma visto che qui  state costituzionalizzando tutto,
  addirittura  il  principio  del  maggioritario,io   vedo  qui  un
  emendamento a firma dell'onorevole Zanna che è una vera e propria
  provocazione. Che vuol dire inserire nella  Costituzione il fatto
  che  il  Parlamento  regionale  viene eletto  col  principio  del
  maggioritario, quando poi si dice che  invece  la legge ordinaria
  deve prevedere la legge elettorale?  Ormai  i 'diessini' la fanno
  a gara a chi è più maggioritario, a chi  è più uninominale, a chi
  è più di destra.  Nemmeno Provenzano  aveva  osato tanto, perché,
  devo  dire,  il  Presidente  Provenzano ha  tenuto  conto  di  un
  equilibrio, si direbbe ha avuto un senso del limite; Zanna non ce
  l'ha il senso del limite.  Ma è un  problema  suo.
       Il professore Martino - io non sono un  latinista  e  non ho
  una  cultura classica - mi suggeriva  una  citazione  di  Tacito,
  quando parlava dell'anno dei quattro imperatori:  lui parlava del
  ruere in servitium,  cioè del precipitarsi  a  servire.  Ecco  la
  funzione  dell'onorevole  Zanna,  in  questo   Parlamento  è  del
  precipitarsi a servire, al servire chi - poi  credo  che  anche i
  Democratici  della  sinistra  lo  scopriranno  -  precipitarsi  a
  servire i referendari per anticiparli, precipitarsi  a servire il
  Parlamento nazionale per anticiparlo, precipitarsi  a  servire  i
  presidenzialisti per anticiparli,  altrimenti  questo  Parlamento
  sarebbe arretrato.
       Ecco, allora anch'io faccio una provocazione,  contro la mia
  ispirazione,   rispetto   a   questa  legge  voto   che   è   per
  decostituzionalizzare; costituzionalizziamola una cosa, onorevole
  Cipriani,  onorevole   Giannopolo,   costituzionalizziamo   anche
  l'incompatibilità  tra  sindaco e deputato regionale  che  è  una
  forma  di  corruzione del consenso nella  costruzione  di  questo
  Parlamento e nelle forme di rappresentanza  di questo Parlamento.
  Per questo tutti i miei emendamenti  vanno  in  questa direzione,
  per  opporsi  a  ridimensionare  i   poteri   che  assegnerebbero
  l'elezione diretta al Presidente e per ridare centralità a questo
  Parlamento.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare  l'onorevole  Speziale  per
  illustrare gli emendamenti a sua firma.  Non  essendo in Aula, lo
  dichiaro decaduto.
       Non essendovi altri deputati che  intendono  illustrare  gli
  emendamenti,  dichiaro  aperta  la   discussione  generale  sugli
  emendamenti.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  non
  raccolgo la  provocazione  dell'onorevole Forgione perché è tale,
  vorrei soltanto spiegare il perché di quell'emendamento che viene
  presentato come sub-emendamento all'emendamento di  cui  è  primo
  firmatario   l'onorevole   Speziale,   perché   ritengo   che   i
  ragionamenti che qui sono stati fatti, ma non  solo  qui ma anche
  nei giorni e nelle settimane passate,  abbiamo un limite politico
  e a mio avviso di ragionamento  di  carattere  istituzionale.
       Ci  sono  in discussione alcuni  principi  fondamentali  che
  appartengono alla cultura democratica moderna a  cui bisogna dire
  che anche la sinistra avanzata è arrivata  in  leggero ritardo ma
  cui è già pervenuta.  E i principi sono  quelli della stabilità e
  della responsabilità. Questi principi hanno  finito  con assumere
  nelle  pratica  politica  della Sinistra  democratica  un  valore
  costituente,  non  solo  della  politica,  ma   anche  un  valore
  costituente  del nuovo  sistema  istituzionale.
       Ora, se questo significa  ragionare  di destra o di sinistra
  io lo affido alle trattazione anche da caffè, da bar, però vorrei
  dire che questo è frutto  di un lungo e complesso travaglio della
  sinistra democratica in questo  Paese e anche in questa Regione e
  che è passata attraverso  anche  momenti  di  rottura,  ma  che è
  passata  attraverso  momenti   di  grande  confronto,  di  grande
  percezione  di  ciò che  si  muove  nel  profondo  della  società
  italiana e della società  siciliana.  Ecco  perché  dico  che  il
  principio  maggioritario  nell'elezione  dell'Assemblea regionale
  siciliana  è  un  valore   non   è  una  tecnica.  E'  un  valore
  costituente ai fini  dell'inveramento  dell'altro principio che è
  quello della stabilità e  della  responsabilità.  Io lo espongo e
  l'ho inteso e lo intendo così. Io penso che così lo intenda anche
  il popolo italiano, la stragrande maggioranza del popolo italiano
  e  penso anche del  popolo  siciliano  poiché  in  altri  momenti
  recenti della storia a questi appuntamenti di grande innovazione,
  di grande spinta all'innovazione il popolo siciliano non ha fatto
  mancare la sua parte,  il  suo contributo.  Ecco perché  dico che
  il richiamo di  natura  tecnico-regolamentare  che  qui  è  stato
  fatto,  secondo  me, è  privo  anche  di  fondamento  per  questo
  principio, per questa considerazione.
       Vorrei   dire  anche  che,  in  ogni  caso  noi  non  stiamo
  introducendo  nessuna violenza, nessuna forzatura all'ordinamento
  statutario della nostra  Regione  poiché  lo Statuto di già (e fu
  materia anche di dibattito durante i lavori della Consulta per lo
  Statuto  siciliano)  richiamava  in  ogni  caso  ai  fini  di  un
  ragionamento che  uniformava  i  sistemi  di  elezione. Il nostro
  Statuto rimanda  alle  elezioni  politiche, alla legge elettorale
  per le elezioni politiche nel nostro Paese.
       Come si sa la legge elettorale per le elezioni politiche nel
  nostro  Paese  è  già  a  impronta maggioritaria e si avvia nelle
  prossime  settimane  e  nei  prossimi mesi, adesso lo è ancora di
  più, ad essere ancora più accentuata sotto questo aspetto.
       Credo  di  avere  esaurito il mio tempo, ma mi resta solo da
  svolgere   un'altra   considerazione.   Forse  l'occasione  della
  modifica   dello  Statuto  poteva  anche  essere  spunto  per  un
  ragionamento  a tutto tondo, non solo sulla sezione II del Titolo
  I   dello   Statuto,   ma   noi  avremmo  potuto  fare  anche  un
  ragionamento,  questo  sì,  di grande valore culturale e politico
  anche su tutti gli altri aspetti.
       Volevo  semplicemente  dire,  Signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi, che  a  mio  avviso  questo  Parlamento  regionale deve
  capire che  ha  raggiunto  livelli  di  credibilità  non  proprio
  soddisfacenti nell'opinione pubblica siciliana ed anche in quella
  nazionale.  Noi  non possiamo non cogliere questa occasione anche
  per un grande  scatto  di  orgoglio, per ridare forte credibilità
  anche a questa Istituzione se vogliamo che essa continui a vivere
  e continui ad  essere  fecondo  di  un  futuro  migliore  per  la
  Sicilia.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
  facoltà.

     MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di nuovo
  di fronte ad aspetti preoccupanti di ipostatizzazioni di principi
  scarsamente motivati  e  scarsamente ragionati.  Coglievo poco fa
  nelle  parole,  pure  interessanti e appassionate, dell'onorevole
  Giannopolo, taluni  echi  che  riecheggiavano,  il volksgeist, lo
  "spirito del  popolo"  di  cui  egli,  evidentemente,  ritiene di
  essere, a buona  ragione,  sicuro  interprete  e,  al  solito, la
  affermazione  della  necessità  di  riscattare questo disgraziato
  Parlamento approvando, il più rapidamente possibile una legge che
  contenga  il  salvifico  principio  maggioritario e l'altrettanto
  salvifico  principio  dell'elezione  diretta del Presidente della
  Regione.
       Devo dire che in tutti questi lunghi mesi  durante  i  quali
  abbiamo discusso la modifica della riforma  dello  Statuto, poche
  volte ho sentito effettuare ragionamenti che,  pur partendo dalla
  legittima  affermazione dell'esigenza di introdurre un principio,
  che io non  condivido,  ma  che,  lo  ricordavo l'altra volta, ha
  avuto nella storia,  e  può  darsi  che  abbia  ancora adesso una
  funzione che,  pur partendo da questo punto, considerassero anche
  l'opportunità e,  credo,  la  necessità  di  non  dogmatizzare il
  principio stesso ma di prenderlo come uno strumento come tutte le
  norme,   uno   strumento   per   lo   sviluppo,   il   progresso,
  l'affermazione di una migliore condizione della società.
       Se    considerassimo   le   norme   statutarie,   le   norme
  costituzionali, tutto il diritto, appunto com'è, come strumento e
  non come  ipostasi  alla  quale  guardare,  quasi nuovo dogma, in
  questa  epoca  che  ha  tolto  di  mezzo  i  dogmi  del  passato,
  probabilmente  troveremmo  qualche punto di convergenza di più, e
  soprattutto faremmo qualche servizio in più alla collettività che
  certamente in  buona  fede  proclamiamo  di  volere  servire,  di
  volere meglio servire di quanto sia stato fatto sinora.
       Io credo che al di là dell'affermazione e della introduzione
  del  principio  della  elezione  diretta   del  Presidente  della
  Regione, che pure può essere fatta, anche se, torno  a  dire, non
  condivido   questo  principio,  bisognerebbe   anche   cominciare
  seriamente a ragionare - e lo ricordavo già la volta scorsa - sui
  contrappesi  e sui correttivi che  l'introduzione  del  principio
  postula per un buon funzionamento del principio stesso.
       Credo che basterebbe guardarsi attorno alle vicende di ieri,
  proprio l'ieri cronologico  e  alle  vicende  di  un  passato più
  remoto,  per  cogliere   i   rischi,  i  pericoli  gravi  che  la
  concentrazione dei poteri  nelle  mani  di  un solo soggetto, pur
  dotato delle  migliori doti umane, psicologiche e morali comporta
  inevitabilmente, perché  la  concentrazione  del  potere senza un
  adeguato sistema di controllo e di sanzione del potere stesso, è,
  di per sè, foriera di sciagure.
       Se  si  fanno queste considerazioni io credo  che  si  possa
  trovare  un  punto  di  equilibrio  che  non   serve  forse  alla
  propaganda  dei   tanti,   ahimè,   che   in   quest'Aula  stanno
  semplicemente  utilizzando  la  tribuna  per  cercare  un  facile
  successo, ammesso che questo sia, ma faremmo un'opera sicuramente
  utile e importante  per  una  modifica  effettiva  e  reale dello
  Statuto.  Perché  qui  io non credo si debba assegnare un punto a
  favore dell'onorevole "x", Presidenzialista, o dell'onorevole "y"
  antipresidenzialista.  Bisogna  invece  - bisognava perché  credo
  che ormai sia  troppo  tardi  -  bisognava  lavorare seriamente e
  costruttivamente per  pensare  ad  una modifica di questo Statuto
  che,  certamente,   di   modifiche  ha  bisogno;  ma  in  maniera
  estremamente laica,  in  maniera  estremamente seria, cosa che, a
  mio giudizio, non  è  stata  fatta.  Non  abbiamo  seguito nè una
  strada  laica  -  perché  abbiamo  sempre  declamato  e  guardato
  principi astratti -  nè una strada seria, per conseguenza, perché
  abbiamo drammaticamente imboccato  un percorso che non ha una via
  di uscita.
       Signor  Presidente,  mi  avvio  alla  conclusione; ritornerò
  sugli aspetti  che ritengo importanti perchè nell'eventualità che
  questa   Assemblea   voglia   introdurre   il   principio   possa
  contestualmente introdurre  i  correttivi,  i  contrappesi  e  le
  eventuali vie di uscita, e ribadisco ancora una volta che non sto
  facendo una lotta astratta a favore o contro un principio, ma sto
  ponendo qui un problema politico centrale per la mia appartenenza
  a questa maggioranza  che  è  un  problema  di  costruzione di un
  sistema istituzionale che non sia nè un suicidio politico, nè una
  astratta  declamazione  alla  quale  violentemente  mi  sottraggo
  perchè non ritengo che sia nè seria, nè produttiva.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
  facoltà.

     ALFANO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  tempo
  ristretto  mi   impone   di  procedere  per  cenni;  vorrei  però
  preliminarmente   riferire   all'Aula  su  un  convincimento  che
  appartiene all'intero  gruppo  parlamentare di Forza Italia che è
  quello che rispetto al lavoro svolto dalla Commissione presieduta
  dall'onorevole Provenzano, rispetto alla stessa bozza Provenzano,
  rispetto   alle   aspettative   create  nella  opinione  pubblica
  siciliana,  indietro  non  si  torna.  Lo  dico  soprattutto  con
  riferimento a qualche  collega  che  ha inteso evocare lo spettro
  dell'ipocrisia, una ipocrisia  per la quale una mal celata voglia
  di non fare le riforme si nasconde dietro un gioco al rialzo.
       Noi siamo  qui per fare la legge-voto, siamo per chiedere al
  Parlamento  nazionale  in modo netto, chiaro ed incontrovertibile
  di  procedere  nella  direzione  di  una  riforma che consenta al
  popolo  siciliano  di avere una Regione nuova e moderna, di avere
  un sistema elettorale capace di garantire governabilità, di avere
  un  sistema  di  governo  coerente  con  il  sistema elettorale e
  viceversa, e  capace di offrire risposte concrete in relazione ad
  un principio  che  noi  riteniamo  sacro che è quello per cui una
  volta che  il popolo ha scelto il governante in corso d'opera non
  si può buttare giù un Governo senza ritornare agli elettori.
       Se questa è  la  premessa, è opportuno dire che non esistono
  sistemi neutri, esistono sistemi che nascono da scelte politiche,
  esistono sistemi che  nascono dalla volontà di una maggioranza, e
  noi ci auguriamo che sia la più ampia possibile, di imboccare una
  strada  piuttosto   che  un'altra.  La  strada  che  noi  abbiamo
  imboccato è la  strada  delle  riforme  vere  e  di  relazione al
  contenuto di merito  delle  riforme.  Io credo che ci sia un tema
  che più di  ogni altro ha agitato le acque del confronto politico
  e   che  continuerà   ad   agitarle,   ed   è   il   tema   della
  costituzionalizzazione o  meno  di alcuni problemi che sono stati
  sollevati sia in Commissione Statuto, sia in quest'Aula.
       Io  non   ho  una  opinione  rigida  in  materia, però  sono
  assolutamente convinto  che  un  sistema presidenziale, quale noi
  auspichiamo che  sia  nel  futuro quello della Regione siciliana,
  porta con  sè  inevitabilmente  due  conseguenze:  una  è  quella
  relativa alla  incompatibilità tra l'ufficio di deputato e quello
  di componente della  giunta  di Governo, l'altra conseguenza è il
  sistema elettorale,  perchè  costruire  un giano bifronte con una
  faccia rivolta al  futuro  e una faccia rivolta al passato per il
  tramite di un  sistema  elettorale antico che non rappresenta più
  la  possibilità   degli   elettori  di  scegliere  i  governanti,
  riteniamo che sia  una  soluzione  ibrida,  ambigua che creerà un
  mostriciattolo, non  creerà  una  riforma organica ed una riforma
  coerente.
       Il  tema  delle  incompatibilità  attiene invece all'essenza
  stessa di  quel principio di governabilità cui si faceva poc'anzi
  riferimento ed anche ad una naturale conseguenza, l'idea cioè che
  un presidente  della Regione eletto direttamente dal popolo debba
  avere la facoltà  di nominare e revocare gli assessori. Allora io
  mi chiedo se in  punto  di  logica,  prima ancora che in punto di
  diritto,  sia   configurabile   una   idea   di   nominabilità  e
  revocabilità    degli    assessori    non    abbinata    all'idea
  dell'incompatibilità,  cioè   alla   idea   che   il  presidente,
  legittimato   dal  voto  popolare,  possa  scegliere  all'esterno
  dell'Assemblea gli assessori.
       L'ultimo tema al quale volevo fare riferimento e che ci pare
  imprescindibile   è  quello  del  bilanciamento  dei  poteri,  un
  bilanciamento  dei  poteri  che  deve consentire ad una assemblea
  eletta parimenti dal popolo di indirizzare e controllare l'azione
  di  governo.  E'  dunque  ovvio  che  la conseguenza naturale del
  bilanciamento  sarà un riparto di competenze serio tra il Governo
  e l'Assemblea.
       Su  questi  principi,  signor  Presidente,  Forza  Italia si
  spenderà in tutta la vicenda d'Aula che condurrà all'approvazione
  della legge Provenzano senza infingimenti, senza ipocrisie ma con
  un solo obiettivo: quello delle "riforme vere".

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cimino.  Ne ha
  facoltà.

     CIMINO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  questo
  Parlamento   a  volte  ha  toccato  punte  molto  basse,  momenti
  deludenti; quando  invece  si apre il dibattito su tematiche come
  quelle  concernenti la Carta costituzionale della nostra Regione,
  quest'Aula  e  questo  Parlamento  assumono  una luce diversa, un
  colore diverso, una responsabilità sicuramente migliore.
       Certi  momenti  sono  momenti  qualificanti  per  chi svolge
  l'attività  di  parlamentare  e  per  chi si batte per le proprie
  idee.  Diceva  bene  chi  mi  ha preceduto quando riteneva che il
  sistema maggioritario oggi  è  un  valore, ed è giusto che questo
  possa anche  diventare  un  principio  costituzionale. Per questo
  motivo questa legge non  può ridursi in una legge di governo o in
  una legge di  parte, ma deve essere una legge del Parlamento, una
  legge che deve poter collegare fasce generazionali, una legge che
  deve poter collegare chi la pensa nello stesso modo.
       La    Commissione   presieduta   dall'onorevole   Provenzano
  rappresenta il  punto  di  non  ritorno.  Basta  alle mediazioni
  Basta alle contrattazioni  No a pesi e a contrappesi
       Con  le  elezioni  regionali  ognuno  di  noi, ognuno per la
  propria  parte,  ha  portato avanti una campagna elettorale e con
  impegno  serio  e  costante abbiamo dichiarato la inutilità della
  legge  con  il sistema proporzionale cercando di pubblicizzare un
  sistema  elettorale  diverso,  il  sistema  elettorale  che aveva
  l'intero paese.
       Questo  era  un  impegno.  I  latini  scrivevano "pacta sunt
  servanda", cioè che  i  patti  devono  rispettarsi,  e così Forza
  Italia deve rispettare il patto dell'impegno con gli elettori che
  è il patto del sistema maggioritario.
       Vedete,  voglio far notare come la differenza tra il sistema
  proporzionale  e  il  sistema  maggioritario  sia  una differenza
  chiara.   Con   il   sistema   proporzionale   si  garantisce  la
  rappresentatività,  ma   non   si   garantisce   sicuramente   la
  governabilità e la stabilità di un paese.
       Oggi  la  Sicilia ha bisogno di stabilità e di governabilità
  perchè  l'esempio  dei  governi  regionali,  di  qualunque colore
  essi  siano,   sono   stati   fondati   da   una   assenza  della
  programmazione  nel  lungo  termine,  perché  sono  stati  sempre
  interrotti da fatti a volte anche inaspettati. Se in Italia ed in
  Sicilia esiste  la  democrazia, il sistema elettorale deve essere
  quello  del   maggioritario.   Se   ci   sono  preoccupazioni  di
  dittature, se  ci  sono  preoccupazioni  di  omogeneizzazioni del
  potere allora  va  bene il proporzionale, perché il proporzionale
  nasce da un  momento  politico e storico difficile e delicato che
  ha vissuto  l'Italia  e  la  Sicilia.  Oggi,  considerandoci  una
  Regione emancipata,  dobbiamo  batterci  perché  il  nostro Paese
  possa andare avanti con programmi lunghi, con programmi seri, con
  programmi credibili che  può  dare solamente un Governo stabile e
  un Parlamento che faccia legge e non la gestione amministrativa.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha
  facoltà.

     TRICOLI.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  questo
  dibattito  giunge in momento particolarmente significativo per la
  storia politica  della  nostra  Nazione.  E'  proprio  di oggi la
  notizia che  il Senato ha sostanzialmente stravolto il disegno di
  legge  esitato  alla  Camera  dei  Deputati,  la cosiddetta legge
  antiribaltone, una legge  cioè che è stata mortificata dal Senato
  della  Repubblica   dopo   che   la  Camera  dei  Deputati  aveva
  opportunamente stabilito  alcune regole che non consentivano alla
  volontà  popolare  di  essere  mortificata  da  una  corporazione
  parlamentare   legata   probabilmente   agli  accordi  di  potere
  piuttosto che al servizio dei cittadini.
       Ecco, allora, che  questo  Parlamento nel momento in cui con
  grande tempestività  si  appresta  a varare una legge-voto, prima
  tra le regioni  d'Italia,  con  cui  verrà  stabilito  che per il
  periodo  della   legislatura   il   Governo  della  Regione  sarà
  saldamente nelle mani  di un uomo scelto direttamente dal popolo,
  proprio nel momento  in cui avviene questo abbiamo la possibilità
  non soltanto di  ricordare  il prestigio che questo Parlamento ha
  per la sua tradizione millenaria, ma soprattutto il prestigio che
  questa classe  dirigente  deve ritrovare agli occhi dell'opinione
  pubblica nazionale e, direi, anche mondiale.
       Ecco, quindi, che  l'elezione  diretta  del Presidente della
  Regione è  uno  strumento  che  noi  utilizziamo per affermare un
  principio   di   democrazia   che   oggi   viene   palesemente  e
  continuamente  violato  attraverso  accordi di potere che passano
  per le segreterie  di  partito  e  che sono, sostanzialmente, una
  presa in giro  che  provoca  la  disaffezione  del  cittadino nei
  confronti della politica.
       Gli strumenti  di  per sè sono sempre neutri, dipende poi da
  chi li utilizza e di questo ce ne rendiamo conto; da questo punto
  di vista  condividiamo  alcune posizione espresse da altri gruppi
  parlamentari in  dissenso con questo nostro orientamento. Non c'è
  dubbio, però, che  nel  momento in cui abbiamo l'elezione diretta
  dei sindaci delle  grandi  città,  di  tutti  i sindaci ma quelli
  delle grandi  città  in particolare perché evidentemente hanno un
  impatto  nell'opinione  pubblica  estremamente  significativo, in
  questo momento noi non possiamo non avere una guida della Regione
  che sia  espressione diretta della volontà popolare. Non possiamo
  consentire più  ad  alcuni  sindaci  per interessi partitici, per
  interessi  politici  di  mortificare  questo Parlamento.  Abbiamo
  bisogno che questo  Parlamento sia un Parlamento che venga eletto
  all'interno di  regole  che  prevedono  la  elezione  diretta del
  Presidente della Regione.
       Non è  un  caso che abbiamo in questo momento una situazione
  politica in  cui vi sono dei sindaci che autonomamente presentano
  una   lista   nelle   prossime  competizioni  europee;  questo  è
  determinato  dall'enorme  potere  che  viene conferito ai sindaci
  delle città  attraverso  il  meccanismo  dell'elezione diretta, e
  questo enorme  potere  non  possiamo  consentire  che schiacci la
  dignità e le prerogative di questo Parlamento.
       Ho sentito  interviste veramente farneticanti del sindaco di
  Catania Enzo Bianco  che  pensava  ad  una  divisione tra Sicilia
  orientale e Sicilia occidentale sul canale satellitare della RAI.
  Nel momento  in  cui  avvengono  queste  feroci  aggressioni  nei
  confronti dell'autonomia, dello Statuto, nei confronti dell'unità
  della Sicilia,  di  una  Sicilia-nazione,  come nel secolo scorso
  veniva definita da molti uomini di cultura siciliana, nel momento
  in cui avviene  questa  aggressione  la difesa deve essere forte,
  deve essere  determinata,  deve  essere portata fino alle estreme
  conseguenze  di  una  riaffermazione  del principio dell'elezione
  diretta del  Presidente  della Regione anche e soprattutto, prima
  di ogni altra regione, qui in Sicilia.
       Abbiamo   assoluto  bisogno,  sia sotto il profilo politico,
  sia sotto  il  profilo  del  funzionamento delle istituzioni, sia
  sotto il profilo del prestigio della nostra classe politica e del
  nostro Parlamento, che questa legge abbia un esito favorevole nei
  tempi più rapidi possibili.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
  facoltà.

     PAGANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, oserei dire
  indietro non  si  torna,  rispetto  alla  bozza Provenzano, avere
  ipocrisie, mantenere ipocrisie  in  un momento come questo, in un
  momento  storico  difficile  significa  far  tornare  la  Sicilia
  indietro di cinquant'anni.
       La mediazione che è  stata  raggiunta in commissione non può
  essere mutata.  Abbiamo  la  necessità  oggi, di fronte ai nostri
  figli, di fronte  alla  nostra  Regione,  di  portare  avanti  un
  ragionamento serio, complessivo a vantaggio di quelle che sono le
  esigenze dell'ora presente.
       Il momento che  stiamo  vivendo è un momento drammatico. Chi
  non percepisce questo, chi non comprende che siamo di fronte alla
  catastrofe sociale, morale, umana ed economica vuol dire che vive
  in un'altra epoca,  vuol  dire  che vive in una sorta di acquario
  scollegato completamente con il resto della nazione, con il resto
  della Regione.
       Il  sistema  presidenziale  è  un  qualcosa  di  essenziale,
  indispensabile.  Qualcuno   ha   detto  che  è  contrario  perchè
  nasceranno dei nuovi  regnanti,  così  è  stato  detto;  ma  oggi
  l'esigenza non è quella di creare nuovi regnanti, oggi l'esigenza
  è quella di  creare  stabilità.  I  regnanti nascono, i dittatori
  nascono quando  i  momenti  storici  sono particolari; non stiamo
  vivendo un momento storico di questo tipo.
       Il maggioritario -  condivido  le tesi di chi lo ha definito
  un valore - è tale; la stabilità è un fattore indispensabile: una
  Regione, uno Stato  si  può  definire  moderno  quando la volontà
  dell'elettore rimane immutata  per  il  periodo  di  tempo per il
  quale questa volontà  si  è  manifestata, senza ribaltoni e senza
  cambiamenti. Ecco perchè dobbiamo assolutamente perseguire questo
  obiettivo che  è  quello  del  maggioritario, visto  come sistema
  elettorale, e quello del presidenzialismo.
       Il   referendum   nazionale,  quello  che  probabilmente  si
  celebrerà il 18  aprile, vedrà un trionfo straordinario dei 'sì',
  vedrà  la  gente  precipitarsi  a  votare  pur  in  un  clima  di
  astensionismo, pur  in un clima di disaffezione alle istituzione;
  vedrà la gente  andare  a votare massicciamente per il 'sì', cioè
  per l'abrogazione del sistema proporzionale.
       Noi   dobbiamo  interpretare  quelle  che  sono  le  volontà
  popolari ed  essere  da questo punto di vista avanguardia, essere
  precursori. Questa Regione  spesso  lo è stata, lo è stata con le
  leggi sui sindaci  del  1993,  quando  ha  preceduto  la  volontà
  nazionale; Dobbiamo  continuare  ad  essere precursori ancora una
  volta. Questo è il ruolo delle classi dirigenti.
       Spesso ci  si  chiede che significa essere classi dirigenti.
  Dice giustamente  Rino  Camilleri  in  un  suo libro "Elogio agli
  Italiani"( che io  consiglio  di  leggere  vivamente  a  tutti  i
  colleghi) che questa  Nazione ha avuto la caratteristica di avere
  un popolo spesso  e  volentieri di gran lunga superiore, anche da
  un punto di  vista  morale, nei confronti delle classi dirigenti.
  Camilleri dedica un  intero libro a questo; citerei solo il passo
  relativo  alla  prima  guerra  mondiale:  a  Caporetto  i  nostri
  generali, i  nostri  colonnelli  fuggirono  lasciando  i soldati,
  spesso  siciliani   e   calabresi,  a  combattere  soli.  Qualche
  settimana dopo a Vittorio Veneto quella gente, la misera, l'umile
  gente di Sicilia e di  Calabria difese a Vittorio Veneto nel 1918
  il confine e vinse senza  generali  e  senza capi:  un popolo che
  storicamente è migliore dei propri capi.
       Allora se noi  siamo classe dirigente, dobbiamo assumerci la
  responsabilità di portare avanti un ragionamento serio perché  di
  fronte alla storia saremo condannati e non è possibile continuare
  ancora con logiche che  hanno  dimostrato il fallimento: 52 anni,
  52 governi, una povertà  assoluta  da  un  punto  di vista, prima
  ancora che economico, morale e culturale.
       Allora ben  venga  il  trasversalismo  degli innovatori, ben
  venga la volontà  da  parte di chi vuole portare veramente avanti
  un  progetto  serio  a  vantaggio  della  nostra  terra.  Abbiamo
  apprezzato le parole dell'onorevole Zanna che sicuramente è stato
  coraggioso e innovatore, mi fa piacere perchè si associa a quella
  che è la nostra  concezione  di  Regione, la nostra concezione di
  Stato e confermo  puntualmente  le  parole di Zanna:  sicuramente
  c'è un trasversalismo anche  dei  conservatori, di coloro che non
  vogliono che cambi  nulla  anche  all'interno della nostra realtà
  dei nostri gruppi.
       Ecco  perchè   qualche   settimana   addietro   durante   la
  discussione generale ho  chiesto  espressamente  che  tutti  i 90
  deputati venissero a  pronunciarsi  su  questo  scanno dicendo le
  cose come stanno e facendo capire quali fossero le reali volontà,
  in maniera tale che di  fronte  al  Paese, di fronte alla Regione
  potessero essere additati per eventuali responsabilità.
       Chi non  ha  parlato,  chi è fuggito, signor Presidente, non
  c'è dubbio che  ha manifestato una volontà contraria a quella del
  cambiamento.
       Chiudo  molto   velocemente  utilizzando  gli  ultimi  dieci
  secondi per dire che in  Emilia  Romagna  una legge, che è quella
  della libertà ed educazione,  è  stata  votata  da  un Parlamento
  regionale   "rosso";    questo   Parlamento   regionale,   questo
  Parlamento che ha una storia  di  800  anni,  ha  la necessità in
  questo momento di dire  in maniera chiara, puntuale e precisa che
  di fronte alle responsabilità non  si fugge e che una vera classe
  dirigente deve dimostrare fino in fondo di esserlo.
       Il maggioritario e il presidenzialismo sono un valore

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  come era
  prevedibile la  discussione è appassionante e com'era prevedibile
  ci sono punti di vista diversi.
       Il dibattito  si  è  arricchito  nel  corso  di questi mesi,
  subirà  un'accelerazione  certa  nel  corso  dei  prossimi  mesi,
  soprattutto se  si svolgerà il referendum elettorale il 18 aprile
  sul maggioritario; tuttavia, tutto questo non ha visto la Regione
  siciliana, l'Assemblea regionale siciliana arrivare in ritardo.
       Una  discussione seria  è  stata  avviata,  una  discussione
  serena che ha  visto  in  Commissione Statuto misurarsi posizioni
  diverse. Io non sono tra  coloro  che  sostengono  che  ci sia un
  trasversalismo tra innovatori e tra conservatori; sostengo che ci
  sono  punti di  vista  rispettabilissimi  e  diversi  perchè  fra
  qualche anno potremmo anche  verificare che chi oggi è innovatore
  forse aveva fatto una previsione sbagliata.
       Ritengo  però  che  in  Aula  noi  dobbiamo  determinare  le
  condizioni  per  la massima  convergenza  e  per  dare  forza  ed
  autorevolezza ad disegno di  legge  che  sarà esitato, per questo
  ritengo  giusta l'osservazione  che  è  stata  fatta:  quella  di
  partire dal testo Provenzano,  di  aprire  un dibattito franco in
  Aula, di misurarsi attorno agli emendamenti.
       Io, onorevoli  colleghi,  essendo  notoriamente  uno  che da
  tanto tempo  si batte per il principio del maggioritario, ritengo
  concettualmente sbagliato che  ci  possa  essere  una  previsione
  statutaria- costituzionale che  preveda un principio nel testo di
  legge-costituzione; è  concettualmente  sbagliato  che  si  possa
  avere una previsione di  legge elettorale all'interno di un testo
  che sia costituzionalmente riconosciuto.
       Io sono  per  il  maggioritario:  mi batterò nel corso della
  campagna elettorale per  il  maggioritario;  questo  aspetto deve
  essere demandato a legge  ordinaria.  Così  deve esserlo anche la
  stessa questione che  riguarda  l'incompatibilità  sulla quale vi
  sono (anche questo argomento  è  stato  in  qualche modo discusso
  all'interno della Commissione bicamerale, all'interno delle forze
  politiche) tre diversi  disegni  di legge. Tuttavia, tali disegni
  di  legge  affrontano   questa   materia   come  se  avesse rango
  costituzionale.
       Io,  quindi, capisco la passione che viene messa da parte di
  alcuni colleghi, però non penso che sia questo il punto nodale di
  svolta;  il  punto  nodale  di svolta della  legge-voto  è legato
  alla  possibilità  che  venga  eletto  direttamente il Presidente
  della  Regione,  che  questo  Presidente  della  Regione abbia il
  potere di revoca e di nomina degli assessori.
       Ho  sentito fare un'osservazione da una parte della sinistra
  che  è  preoccupata  del  fatto  che  il  presidenzialismo  possa
  accentuare  i  caratteri  personali  e  di  potere   e  ha  posto
  l'esigenza che tutto  questo  venga,  in qualche modo, rivisitato
  attraverso la possibilità  di  costituire contrappesi che possano
  riequilibrare i poteri. Questa  è  un ' impostazione  che  io, in
  parte, condivido, ma è altra  cosa  rispetto  al  testo  che è al
  nostro esame; tutto ciò  dovrà  essere fatto con apposito disegno
  di legge che abbia  carattere ordinario, che compete alla Regione
  siciliana. Ed è sulla  base  di  queste  valutazioni di carattere
  generale che io mi  sono  permesso  di  presentare, a  nome della
  stragrande maggioranza dei parlamentari che sostengono il Governo
  Capodicasa,  un  emendamento  che  ritengo  essere  più  avanzato
  rispetto al testo  esitato dalla Commissione Statuto.  Reputo che
  questo emendamento possa  essere sottoposto all'esame delle altre
  forze politiche. Si tratta  di  un  emendamento  che  prima della
  presentazione avevo  informalmente  fornito  ai  capigruppo delle
  opposizioni per conoscere le loro valutazioni; in questa materia,
  infatti, non voglio che  si costituiscano trasversalismi o che si
  costituisca una specie di  logica  che  attiene  ad  innovatori e
  conservatori.
       Penso che noi  si debba  entrare  all'interno  del dibattito
  politico nazionale con una  nostra proposta sulla quale ci sia la
  convergenza massima del  Parlamento  regionale  che  dia  forza e
  autorevolezza a quella proposta. Penso sommessamente che il testo
  dell'emendamento presentato da  me  possa  raccogliere i consensi
  dell'intero   Parlamento,    per   cui   eviterei   toni   aspri,
  innamoramenti delle  proprie  posizioni,  soprattutto quando esse
  possono  essere  definite   con   legge  ordinaria.  Per  questo,
  signor Presidente, cari colleghi, sono per distinguere, così come
  ho detto, la legge  elettorale  dallo  Statuto;  sono per evitare
  che  l'incompatibilità  venga   prevista   nello  Statuto  e  per
  affrontarla, invece, con legge ordinaria.
       Penso che alla fine, se  c'è  questo  scatto  di  maturità e
  questa consapevolezza  all'interno  del  Parlamento, noi  potremo
  uscire con un utile e avanzato testo.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE. La seduta è rinviata a mercoledì 10 febbraio 1999,
  alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:

       I - COMUNICAZIONI

      II - DISCUSSIONE DELLE MOZIONI:

       N. 280  -  Iniziative  per  la  piena  applicazione della l.r.
          12.1.1993,  n. 10 ed istituzione dell'Ufficio regionale per
          i pubblici appalti.

          Granata Benedetto Fabio, Caputo Salvino, La Grua Saverio Fle-
          res Salvatore, Drago Giuseppe.
          Presentata il 22 dicembre 1998

       N. 290  -  Istituzione delle aree contigue nelle aree naturali
          protette.

          Beninati Antonino, Fleres Salvatore, Croce Antonino, Alfano
          Angelo, Bufardeci Giambattista.
          Presentata il 21 gennaio 1999.

       III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) 'Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
          Parlamento   nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18  dello
          Statuto,  recante  'Modifiche  dello  Statuto della Regione
          siciliana  concernenti l'elezione  diretta  del  Presidente
          della    Regione,     l'autoscioglimento    dell'Assemblea,
          l'iniziativa   legislativa  popolare  e   comunale   ed   i
          referendum regionali'' (nn.  2-94-144-152-177-705-708-758 -
          Norme stralciate/A) (Seguito).

          Relatore: On.le Provenzano

       2) 'Istituzione del  parco  archeologico e paesaggistico della
          Valle dei Templi di  Agrigento  e  del  parco  archeologico
          integrato di Selinunte, Segesta e  Cave di Cusa' (nn. 453 -
          302 - 724/A).

          Relatore: On.le  Adragna

       3) 'Proroga della durata  della  Commissione  speciale  per la
          riforma dello Statuto e le riforme istituzionali' (n. 842).

       4) 'Nuove norme in tema di  interventi  contro  la  mafia e di
          misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
          dei loro familiari' (n. 795).

        La seduta è tolta alle ore 23.40

        (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 01.00)