Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 18.35.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per consentire la conclusione
delle riunioni dei Gruppi parlamentari, ancora in corso, la
seduta è sospesa e riprenderà alle ore 19.30.
(La seduta, sospesa alle ore 18.36, è ripresa alle ore 20.35)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono arrivate al Presidente
dell'Assemblea le segnalazioni relative alla composizione delle
commissioni. Alcune cose, come potete immaginare, non quadrano e
c'è la necessità di una "limatura" che deve essere in qualche
maniera organizzata in modo tale che il momento del voto d'Aula
sia una mera formalità, pur con l'autorevolezza dovuta.
Quindi si appalesa la necessità di una ulteriore sospensione
della seduta di un'ora.
La seduta è sospesa per un'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 20.36, è ripresa alle ore 21.45)
La seduta è ripresa.
Si passa al primo punto dell'ordine del giorno: Comunicazioni.
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per oggi gli
onorevoli Capodicasa, Battaglia, Crisafulli, Guarnera, Barbagallo
Salvino e Cuffaro; per la presente seduta l'onorevole Rotella.
Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
N. 2754 - Iniziative volte ad assicurare il controllo
degli impianti nel sottosuolo di Bosco e Palo in territorio
di San Cataldo (CL).
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
Firmatari: Ricotta Michele; Scalia Giuseppe
N. 2757 - Ispezione per la verifica della regolarità del
procedimento di affidamento dei lavori di urbanizzazione
primaria nel comune di Tremestieri Etneo (CT).
- Assessore Territorio
Firmatari: Guarnera Vincenzo; Lo Certo Sebastiano; Mele
Manlio
N. 2758 - Delucidazioni relative alla rotazione di sede
per i capi degli Ispettorati agrari delle province
siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
- Assessore Presidenza
Firmatari: La Grua Saverio
- con richiesta di risposta scritta:
N. 2755 - Notizie in ordine alle elezioni amministrative
svoltesi nel 1997.
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
Firmatari: Caputo Salvino
- con richiesta di risposta in Commissione:
N. 2756 - Chiarimenti in ordine all'istituzione del
Servizio sociale nelle aziende sanitarie.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatari: Ricotta Michele; Scalia Giuseppe
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazione mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Cristaldi
LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83, LETTERA
D), e 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DI MOZIONI
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del
giorno "Lettura ai sensi e per gli effetti degli articoli 83
lettera D) e 153 del Regolamento interno seguenti mozioni:
- n. 298 "Iniziative urgenti al fine di riordinare
l'intero settore delle autolinee in Sicilia", a firma degli
onorevoli Vella, Forgione, Liotta e Martino;
- n. 299 "Misure urgenti in favore del tessuto
produttivo agricolo, degli agricoltori e dei braccianti
delle province siciliane colpite dal maltempo dei giorni
scorsi", a firma degli onorevoli La Corte, Ortisi, Lo
Certo, Zago, Spagna, Burgaretta Aparo, Bufardeci, Forgione,
Martino e Monaco.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta stabilito che le
predette mozioni vengano demandate alla Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari perchè se ne determini la data di
discussione.
Presidenza del presidente Cristaldi
RINVIO DI ELEZIONE DI DEPUTATO QUESTORE
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno
"Elezione di un deputato questore".
Onorevoli colleghi, se non sorgono osservazioni, viene
deciso che il punto verrà trattato in una seduta successiva, dopo
che si saranno appianate alcune situazioni che hanno portato
anche ad inconvenienti in Aula.
ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE DELL'ARS
PRESIDENTE. Si passa al IV punto dell'ordine del giorno
"Elezione delle commissioni legislative permanenti e della
commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
delle Comunità europee.
A norma dell'articolo 62 bis del Regolamento interno la
Presidenza ha determinato il numero dei seggi spettanti a ciascun
gruppo parlamentare nelle singole commissioni.
Sulla base delle designazioni dei gruppi parlamentari stessi
ha, poi, compilato le liste dei componenti le singole commissioni
che si sottopongono ora all'Assemblea perchè da questa siano
votate complessivamente a scrutinio nominale mediante
procedimento elettronico.
Do lettura della lista relativa alle commissioni legislative
permanenti ed alla commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività delle Comunità europee.
I COMMISSIONE Turano, Burgaretta, Silvestro, Monaco, Zanna, Spa-
gna, Ortisi, Forgione, Petrotta, Virzì, Bufardeci,
Cimino, Catanoso.
II COMMISSIONE Leanza, Cintola, Speziale, Giannopolo, Pignataro,
Spagna, Mele, Di Martino, Liotta, Ricevuto, Auli-
cino, Stancanelli, Tricoli, Croce, Misuraca.
III COMMISSIONE Manzullo, Turano, Basile, Oddo, Trimarchi, Barba-
gallo Giovanni, La Corte, Costa, La Grua, Scalia,
Fleres, Scoma, Leontini.
IV COMMISSIONE Galletti, Cintola, Zago, Giannopolo, Adragna, Mele,
Pellegrino, Vella, Caputo, Strano, Beninati, Vica-
ri, Grimaldi.
V COMMISSIONE Barone, Burgaretta, Zanna, Villari, Adragna, Guar-
nera, Speranza, Martino, Calanna, Pisciotta, Bri-
guglio, Catania, D'Aquino.
VI COMMISSIONE Nicolosi, Basile, Pezzino, Monaco, Zangara, Lo Cer-
to, Scalici, Sudano, Scammacca della Bruca, Ricot-
ta, Pagano, Leontini, Granata.
COMMISSIONE CEE D'Andrea, Galletti, Nicolosi, Cipriani, Villari,
Scalici, La Corte, Scalia, Sottosanti, Basile, Pro-
venzano, Alfano, Drago.
Onorevoli colleghi, preciso che nel dare l'elenco dei
componenti designati alla I commissione ho erroneamente letto il
nome del deputato onorevole Zanna, mentre è da intendersi
Speziale.
L'Assemblea ne prende atto.
Invito i Presidenti dei gruppi parlamentari a chiamare i
deputati, al fine di assicurare il numero di deputati sufficiente
per effettuare la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
Onorevoli colleghi, ricordo che si vota con il sistema
elettronico. Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole
alla proposta vota verde, chi non è favorevole vota rosso, chi si
astiene vota bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
Proclamo l'esito della votazione:
presenti 51
votanti 51
maggioranza 26
favorevoli 51
contrari nessuno
astenuti nessuno
(L'Assemblea approva)
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
DISCUSSIONE DI DISEGNO DI LEGGE
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi si passa al V punto
dell'ordine del giorno "Discussione del disegno di legge:
'Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto,
recante 'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana
concernenti l'elezione diretta del Presidente della Regione,
l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa
popolare e comunale ed i referendum regionali'" (nn. 2 ed altri-
Norme stralciate/A)
Invito i componenti la commissione Statuto a prendere posto
nell'apposito banco.
Onorevoli colleghi, avevamo chiuso la discussione generale
sull'articolo 1. Siamo alla fase di illustrazione degli
emendamenti.
Presidenza del presidente Cristaldi
SULL'ORDINE DEI LAVORI
FORGIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor presidente, onorevoli colleghi, vi prego di
non interpretare questo mio intervento, al di là della mia
posizione politica che è nota, come l'intervento di un deputato
che strumentalmente vorrebbe bloccare l'iter di questO disegno di
legge. Però, ritengo che data l'importanza di questo
provvedimento e al di là della propaganda di chi verrà qui a dire
"andiamo avanti questa sera a votare la legge", abbiamo 51
presenti, il disegno di legge è molto delicato.
La votazione degli articoli sarebbe anche questa delicata e
non ci sarebbe né il Governo né alcuni deputati che, pensando
che si sarebbero votate le commissioni - e come lei sa
presidente, il voto sulle commissioni è sostanzialmente una presa
d'atto - hanno ritenuto di andar via giustamente. Giustamente io
sono qui, gli assenti non sono mai giustificati. Io chiederei,
vista l'ora, di usare il buon senso, anche ai gruppi parlamentari
che sono più determinati nell'accelerare l'iter di questo disegno
di legge ed anche per il rilievo che questo schema di disegno di
legge ha. Per l'importanza delle votazioni, mi sembra
ragionevole cominciare la discussione di questo disegno di legge
nella prima seduta utile della prossima settimana, o, per quanto
mi riguarda, anche domani mattina. Ma, ripeto, vista la
delicatezza e l'importanza di questo schema di disegno di legge,
non mi pare il caso di iniziare la discussione del disegno di
legge-voto e del presidenzialismo alle ore 22.00, dopo una
giornata che è stata lunghissima, Presidente, perché io vi
ricorderei che la seduta di stamattina è finita alle ore 16.00 e
siamo qui da oggi pomeriggio alle 18.00. Io chiederei, se l'Aula
è d'accordo, senza alcun atteggiamento ostruzionistico, di
iniziare la discussione e la votazione dell'articolato, proprio
per l'importanza che ha questa legge, nella prima seduta utile.
Nessuna posizione politica, solo di buon senso.
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, io sono contrario alla proposta
dell'onorevole Forgione di rinviare ad altra seduta la
discussione sugli emendamenti al disegno di legge-voto che ormai
è in Aula da molto tempo, che rischia di tagliare fuori la
Sicilia dal dibattito nazionale che è in corso in questo momento
nella Commissione Affari istituzionali e ritengo che l'Aula possa
tranquillamente approvare stasera gli emendamenti con la presenza
di un numero consistente di parlamentari.
Non mi pare che rinviando la seduta a domani o ad altra data
noi potremmo avere un maggior numero di parlamentari nella
discussione degli emendamenti. Pertanto io personalmente
dichiaro la mia contrarietà e sono dell'avviso che sarebbe molto
più utile, anche alla luce del fatto che l'intero pomeriggio è
stato dedicato alla ricomposizione delle commissioni, e in questo
rinnovato clima d'aula sarebbe molto più utile andare avanti con
il disegno di legge.
LA GRUA . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, io intervengo per esprimere il
mio dissenso sulla proposta dell'onorevole Forgione. A me pare
che sia indispensabile che si vada avanti celermente nell'esame
della legge-voto, attesissima dal popolo siciliano, sulla quale
abbiamo lavorato e sulla quale dobbiamo dare immediatamente
risposte. Io sono contrario a nome di Alleanza nazionale alla
proposta Forgione.
DI MARTINO . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, ormai siamo riuniti dalle
10.30 di stamane e abbiamo lavorato intensamente e i momenti di
sospensione delle sedute sono momenti stressanti, certamente
nessuno di noi va a dormire. Ora, io non sono uno stacanovista
come l'onorevole Speziale e l'onorevole La Grua e devo confessare
la mia stanchezza e siccome voglio partecipare attivamente con la
mente serena, lucida, ho bisogno, dopo 12 ore di lavoro, di
riposare e riprendere l'attività parlamentare.
Ora non ha senso volere qui fare propaganda, tutti sono
bravi, ognuno di noi vuole dimostrare che vuole assolutamente
approvare la riforma. Ora, cerchiamo di essere seri, vi chiedo
solo un fatto di serietà politica, non altro. Che senso ha
stasera fare un discorso sulle riforme dello Statuto quando
sappiamo che non cambia nulla rinviando di 48 ore, di 72 ore, di
96 ore il dibattito e si può benissimo riprendere attivamente e
con la mente lucida e serena il dibattito parlamentare sulla
riforma martedì pomeriggio o il giorno che ritiene il Presidente
Quindi, io invito i colleghi che qui hanno fatto sfoggio di
stacanovismo, di impegno riformatore, di avere un po' più di
serenità e mettere in condizioni questo Parlamento di valutare
attentamente le proposte di riforma dello Statuto la prossima
settimana o comunque alla data che andrà a determinare la
presidenza.
Si tratta soltanto di ripristinare il buon senso da parte di
tutti, la propaganda in queste vicende non serve, la gente,
l'opinione pubblica fra due, tre giorni avrà dimenticato che
hanno voluto la nottata per le riforme l'onorevole Speziale e
l'onorevole La Grua. All'opinione pubblica proprio non interessa
niente; poi verrà anche l'onorevole Alfano, perché a questo
punto vi devo dire che dovete stare qui, perché siamo cinque
deputati che stiamo qui, appena mancate vi chiediamo il numero
legale.
Ora è mai possibile che questo tipo di riforma bisogna farla
con questo tipo di di ricattucci? Perché se non votate, se
chiedete il rinvio non volete le riforme. Guardate di questi
argomenti nessuno si preoccupa e nessuno si impressiona quindi
invito l'onorevole Speziale, l'onorevole La Grua e non so se
vuole parlare anche l'onorevole Alfano, di avere un po' di
serenità, di mettere in condizione i parlamentari di svolgere
altri compiti ma soprattutto evitare l'atto di barbarie che si
vuole compiere nei confronti di componenti di questo Parlamento.
AULICINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANNA. Quanti parlano? Pensavo due a favore e due contro.
PRESIDENTE. Non è una pregiudiziale. Uno per gruppo.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
d'accordo con l'onorevole Forgione. Capita Perché Perché
abbiamo lavorato e perché una legge così importante va affrontata
in condizioni fisiche e psichiche adeguate.
ALFANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Anch'io sarò brevissimo, signor Presidente, per dire
che sono contrario alla proposta Forgione perché avendo lavorato
seriamente a questa legge ogni momento 'rubato' a questa legge è
un momento 'rubato' a provvedimenti successivi, essendo credo la
volontà della gran parte del Parlamento quella di procedere in
tempi brevi, i più rapidi possibili, a varare un disegno di legge
che credo sia atteso dalla Sicilia e che ridarebbe credibilità
alla nostra Regione, credo anche nei confronti dell'opinione
pubblica e di tutti coloro i quali additano la Regione siciliana
come la meno ammodernata d'Italia.
SCALICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che per
l'importanza della legge questa sera continuare non è produttivo.
E' necessario che l'affrontiamo in maniera serena e senza premura
perché questa è una legge che dovrà poi durare nel tempo. E
allora penso che rimandare ad un'altra seduta è importante.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non ci sono altri interventi.
Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Forgione tendente a
sospendere i lavori e a rinviare la trattazione del disegno di
legge voto a successiva seduta della prossima settima. Chi è
d'accordo alla proposta dell'onorevole Forgione si alzi, chi non
è d'accordo resti seduto.
FORGIONE. Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Quando il regolamento prescrive tassativamente
l'alzata e seduta non si può chiedere il numero legale. Onorevoli
colleghi, chi è d'accordo con la proposta dell'onorevole Forgione
si alzi, chi non è d'accordo resti seduto.
(Non è approvato)
177-705-708-758-norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Forgione ed altri: emendamenti 1.11, 1.33,
1.12, 1.13 e 1.14;
- dagli onorevoli Zanna ed altri: emendamenti 1.40, 1.41 e
1.42;
- dall'onorevole Speziale: emendamenti 1.28, 1.29 e 1.31;
- dagli onorevoli Silvestro ed altri: emendamento 1.15, 1.16 e
1.32;
- dall'onorevole Di Martino: emendamenti 1.1, 1.2, 1.3, 1.4,
1.5 e 1.27;
- dagli onorevoli Mele ed altri: emendamenti 1.37, 1.38 e 1.39;
- dagli onorevoli Martino ed altri: emendamenti 1.9 e 1.10;
- dagli onorevoli Calanna e Ricevuto: emendamenti 1.17 e 1.18;
- dall'onorevole Leanza: emendamenti 1.19, 1.20 e 1.21;
- dall'onorevole Fleres: emendamenti 1.6, 1.7 e 1.8;
- dagli onorevoli Leontini ed altri: emendamenti 1.25 e 1.26;
- dagli onorevoli Barbagallo Giovanni e Spagna: emendamenti
1.22 e 1.23;
- dagli onorevoli Spagna ed altri: emendamenti 1.34, 1.35 e
1.36;
- dagli onorevoli Briguglio ed altri: emendamento 1.24.
Comunico, altresì, che sono stati presentati i seguenti
subemendamenti:
- dagli onorevoli Forgione, Liotta e Martino: subemendamenti
1.28.1, 1.28.2 e 1.31.1;
- dagli onorevoli Mele, La Corte e Martino: subemendamenti
1.28.3, 1.28.4, 1.31.2, 1.31.3 e 1.30.1;
- dall'onorevole La Corte: subemendamenti 1.20.1 e 1.20.2;
- dagli onorevoli Di Martino, Calanna e Ricevuto:
subemendamenti 1.29.1 e 1.29.2;
- dall'onorevole Leanza: subemendamento 1.29.3.
- dagli onorevoli Forgione, Vella, Cintola e Scalici:
subemendamenti 1.23.1, 1.25.1, 1.29.3/A, 1.35.1, 1.37.1 e
1.42.1.
Siamo allora, onorevoli colleghi, alla fase di illustrazione
degli emendamenti.
Ricordo che per il nostro regolamento ognuno dei firmatari
degli emendamenti può intervenire per un tempo massimo di dieci
minuti per l'illustrazione.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, vorrei approfittare del mio
intervento per porre una questione regolamentare. Tra gli
emendamenti ve ne sono alcuni che, a mio modo di vedere, non sono
attinenti alla materia ed alle questioni trattate dalla
Commissione, perché, se fossero attinenti alla materia, i tempi
regolamentari per il dibattito non possono essere quelli da Ella
indicati. E mi spiego subito. Tra gli emendamenti, onorevole
Presidente, ve ne sono alcuni che parlano di introdurre nello
Statuto la modifica del sistema elettorale, nel senso che si
vuole introdurre una norma statutaria per un sistema elettorale
maggioritario.
Io non voglio entrare nel merito della questione e pongo
questo problema, Signor Presidente: se noi dobbiamo introdurre -
secondo me non è attinente a tutto ciò che è stato determinato
dalla Commissione - questo criterio i tempi regolamentari di
dibattito non possono essere di 10 minuti, perché Lei mi insegna
che il regolamento, quando si tratta di riforma del sistema
elettorale, e a maggior ragione quando si tratta di introdurre
questo concetto nello Statuto, cioè farla diventare legge
costituzionale, se per quanto riguarda la legge ordinaria non c'è
limite di tempo, figuriamoci quando si vuole introdurre nello
Statuto un principio di sistema elettorale vi può essere limite
di tempo.
Quindi, onorevole Presidente, io mi rivolgo a Lei perché o
Lei o la Commissione per il Regolamento determini in che modo
bisogna comportarsi in sede di dibattito sulla riforma dello
statuto, perché se sono ammissibili questi regolamenti
evidentemente io Le chiedo tutto il tempo necessario per il
dibattito e quindi non può essere applicata la norma dei dieci
minuti per quanto riguarda il sistema elettorale; se Lei, invece,
ritiene che questi emendamenti, c'è pure un emendamento a mia
firma che riguarda, appunto, il principio del sistema elettorale
e, a quel punto, diventa ammissibile anche il mio e per
illustrarlo non mi bastano dieci minuti perché sulla riforma
elettorale penso di potere convincere il Parlamento che non è una
via conducente quella che si vuole perseguire.
Quindi, Signor Presidente, penso che debbono essere risolte
tutte queste questioni pregiudiziali regolamentari e non ritengo
che questa sera, con la nottata, noi possiamo dirimere queste
questioni. Quindi, è importante sapere se debbo avere dieci
minuti per illustrare i miei emendamenti, trattandosi di riforma
elettorale, oppure questi emendamenti sono inammissibili e quindi
mi bastano i dieci minuti per poterli illustrare.
FLERES. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti a mia
firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo
l'intervento che si è svolto in occasione della discussione
generale del disegno di legge, è bene andare a precisare alcuni
degli aspetti che sono contenuti nell'articolo 1 del medesimo
disegno di legge, soprattutto con riferimento alle proposte di
modifica che sono contenute negli emendamenti che portano la mia
firma.
Io sono convinto, l'ho detto in occasione del dibattito
generale e lo ripeto questa sera, che discostarsi dall'ipotesi
Provenzano è estremamente pericoloso, se è vero che vogliamo
raggiungere il risultato di una riforma.
Io sono convinto che il lavoro che è stato fatto dalla
Commissione Statuto sia un lavoro pregevole e sia un lavoro
sufficientemente elastico da consentire, nelle sedi più proprie,
vale a dire quelle relative alla riforma della legge elettorale
piuttosto che della riforma dello Statuto, di introdurre gli
elementi caratterizzanti delle posizioni politiche di ciascuno,
ma, così come ho detto in occasione delle dichiarazioni compiute
in occasione del dibattito generale su questo disegno di legge,
se la bozza Provenzano non rappresenta di per sé un elemento di
mediazione come sembrava che fosse in occasione della sua
approvazione in Commissione, e dunque in quest'Aula si sviluppa
un confronto mirante a modificarne i contenuti in una direzione o
nell'altra, questo poco importa, allora, risulta assai difficile
non pretendere una caratterizzazione politicamente rilevante
della proposta di modifica dello Statuto.
Mi spiego meglio. Se l'ipotesi Provenzano, come tutti ci
auguriamo, torna ad essere un'ipotesi complessiva di mediazione e
di incontro delle diverse scelte, delle diverse opinioni, delle
diverse scuole di pensiero, allora non c'è bisogno di andare
oltre.
Questo Parlamento compiendo un'inversione di tendenza
rispetto a quello che è il proprio comportamento, purtroppo
lento, degli ultimi tempi può procedere all'approvazione della
legge senza ulteriore remora, così come essa è uscita dalla
Commissione Statuto. Se invece, ciascuna parte politica punta a
caratterizzarsi, ad introdurre nel testo elementi politicamente
rilevanti, vorrei dire ideologicamente rilevanti, nessuno può
rinunziare ad introdurre nella medesima appunto le proprie
differenziazioni, le proprie caratterizzazioni e non c'è alcun
dubbio che per quanto riguarda il gruppo di Forza Italia queste
caratterizzazioni risiedono nel sistema maggioritario e
nell'incompatibilità tra la carica di deputato e la carica di
assessore.
In questo senso ho presentato i relativi emendamenti,
essendo convinto, e non per una recente conversione sulla via di
Damasco, ma per una antica e radicata coscienza maggioritaria che
questo è il sistema che consente un rinnovamento reale della
classe politica ed una stabilità dei governi, io credo che questo
Parlamento, con un colpo d'ala dovrebbe rapidamente affrontare
questo tema e costituzionalizzarlo rendendolo un elemento di
forte innovazione anche rispetto alle scelte che ci accingeremo a
fare come cittadini votando il referendum.
Non vi è dubbio, onorevoli colleghi, che il referendum che
si celebrerà tra breve e che eliminerà la quota proporzionale
dalla legge elettorale nazionale segnerà una linea di
demarcazione precisa.
Noi oggi abbiamo una grande opportunità: quella di
anticipare le scelte nazionali, così come abbiamo fatto
coraggiosamente quando, un anno prima del Parlamento nazionale,
abbiamo approvato la legge per l'elezione diretta dei sindaci.
Peraltro, onorevoli colleghi, onorevole Presidente, è
assolutamente ipocrita ritenere che il presidenzialismo non si
coniughi automaticamente con il sistema maggioritario, perché la
scelta di un presidente che viene eletto a suffragio elettorale
diretto determinando di fatto una contrapposizione, uomo contro
uomo, candidato contro candidato, schieramento contro
schieramento, di per sé contiene lo spirito maggioritario, e
dunque perché non essere conseguenziali in tutto, rispetto ad
una scelta di questa natura? Perché non ottenere il successo
dell'anticipazione sia dei risultati referendari, sia di quello
che è l'andamento e la convinzione dell'opinione pubblica.
Noi rischiamo di essere sempre in ritardo rispetto ai
processi di evoluzione politica. Rischiamo sempre di arrivare
dopo rispetto alle scelte dei cittadini e quando, invece, abbiamo
l'opportunità di potere arrivare prima ci voltiamo dall'altra
parte e fingiamo di non vedere il traguardo.
Ma se noi non guardiamo fisso il traguardo rischiamo di
sbattere, rischiamo di uscire fuori strada, rischiamo di perdere
quelli che sono persino i nostri più elementari riferimenti
culturali, ideologici, politici.
Allora, onorevole Presidente, sono convinto che sia
necessario introdurre in questa sede questi due elementi. Ma sia
necessario, inoltre, aggiungere un aspetto di cui si è parlato
poco e che è conseguente a una scelta di natura maggioritaria: il
sistema di selezione dei candidati.
Io sono convinto che l'attuale classe politica non abbia
ancora saltato definitivamente il fosso rispetto a quello che
era, ed è stata, la vecchia classe politica solo perché il
sistema di selezione che è stato utilizzato per la individuazione
dei candidati alle diverse competizioni elettorali non ha visto
la partecipazione complessiva dei cittadini, sia pure dei
cittadini schierati su una posizione o sull'altra, ma ha visto
protagoniste, solo ed esclusivamente, le oligarchie di partito
soprattutto quando i partiti, molti partiti, non hanno ancora
completato il loro percorso democratico interno che dovrà
condurli molto presto, ci auguriamo, a organizzarsi in maniera
tale da garantire la partecipazione dei propri iscritti nei
processi decisionali.
E allora o si abbina al sistema maggioritario un sistema di
selezione delle candidature di tipo americano con delle vere e
proprie consultazioni primarie, o noi ci troveremo a praticare un
rimedio che potrebbe essere peggiore del male. Perché se noi non
siamo nelle condizioni di garantire una forte selezione dei
quadri politici, una forte selezione dei candidati alle diverse
tornate elettorali, attraverso la partecipazione dei cittadini
nella scelta che deve essere compiuta, noi non costruiremo dei
parlamenti, delle assemblee cittadine o quant'altro, capaci di
rappresentare realmente i bisogni della gente, gli interessi
generali ed astratti e invece costruiremo una classe dirigente
che sarà capace soltanto di rappresentare le oligarchie di
partito che l'hanno espressa non certo i cittadini.
E allora provocheremo un ulteriore allontanamento dei
cittadini dalle istituzioni, un ulteriore allontanamento dei
cittadini persino dalle scadenze elettorali. Non dovremo più
meravigliarci se le percentuali dei votanti si riducono sempre di
più. Se i cittadini sono chiamati a partecipare alla selezione
dei candidati poi li vanno a difendere, li vanno a sostenere, si
schierano al loro fianco.
Se invece le candidature sono un fatto astratto rispetto
alla volontà dei cittadini allora i cittadini si sentono del
tutto demotivati, non partecipano, si allontanano dalla vita
politica e la consegnano alla peggiore politica non certo alla
migliore politica.
Il sistema maggioritario, se combinato con il sistema di
elezione primaria per la scelta dei candidati, è certamente un
sistema che garantisce un rinnovamento profondo della classe
politica e dunque delle istituzioni, e dunque garantisce una
maggiore governabilità perché raggiunge una elevazione della
qualità dei candidati e degli eletti ma anche una maggiore
stabilità delle istituzioni.
Onorevoli colleghi questi sono gli obiettivi caratterizzanti
di una scelta politica. Tutto il resto è mediazione, tutto il
resto è, per carità, scelta di secondo piano rispetto a quelli
che sono gli obiettivi principali. Gli obiettivi principali
devono essere difesi così come deve essere difesa la necessità
che veda separare le funzioni e le presenze nell'esecutivo dalle
funzioni e dalle presenze degli organi legislativi proprio per
evitare che il partito non degli assessori ma degli aspiranti
assessori possa condizionare la vita di un Parlamento, la vita di
una istituzione.
Onorevoli colleghi, credo che se non si affrontano questi
temi e non si affrontano sul piano globale, complessivo,
sistematico, difficilmente noi riusciremo a raggiungere un
risultato concreto e fondato. Otterremo un mezzo risultato.
Otterremo i titoli dei giornali del giorno dopo, senza poi, però,
raggiungere l'obiettivo di avere modificato profondamente le
istituzioni, di averne modificato i risultati, gli effetti, di
averne modificato la composizione sul piano qualitativo, sul
piano del merito, sul piano del metodo e sul piano della capacità
di sapere portare dentro le istituzioni i valori a cui ciascuno
di noi intende rifarsi, di cui ciascuno di noi è figlio.
E, allora, onorevoli colleghi, e concludo, è necessario che
queste scelte, che sono scelte fortemente caratterizzanti e che
appartengono ad un'ampia componente di questo Parlamento, e non
intendo riferirmi a componenti di carattere ideologico o ideale,
ma intendo riferirmi a componenti di natura politica, e a
componenti che hanno una capacità di convergenza trasversale
importante. E' a queste che bisogna fare appello, se vogliamo
veramente raggiungere l'obiettivo.
E l'obiettivo non può che essere quello di avere coraggio,
di sapere essere conseguenziali nelle scelte che annunciamo. Devo
soltanto ribadire l'appello all'intera Aula, che deve a questo
punto sciogliere un nodo: o considerare la bozza Provenzano di
già e di per sé una mediazione, e dunque procedere alla sua
approvazione a scatola chiusa o, per carità, con gli
aggiustamenti minimi, che forse saranno più di natura tecnica che
di natura politica, ovvero la stessa non è già una mediazione e,
allora, bisognerà mettere il Parlamento nelle condizioni di
potersi incontrare, se necessario scontrare, sui temi di fondo e
sulle differenziazioni culturali e politiche che riguardano
complessivamente i sistemi da adoperare.
ZANNA. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti a mia
firma.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, avvertendo l'Aula che,
avendo anche chiesto di parlare l'onorevole Giannopolo, poiché
l'onorevole Zanna e l'onorevole Giannopolo sono firmatari degli
stessi emendamenti, solo uno dei due ha il diritto di
intervenire.
ZANNA. Signor Presidente, io mi sono dichiarato a favore di
iniziare la discussione questa sera proprio perché credo sia
arrivato finalmente il momento di compiere quell'operazione
verità dentro questa Assemblea. Parlando e discutendo di riforme
fare emergere la vera e fondamentale differenza che c'è dentro
questo Parlamento tra chi è stato eletto e vuole davvero le
riforme, cambiare certe regole, e chi, invece, vuole conservare
magari continuando a ritagliarsi uno spazio di privilegio, magari
con l'obiettivo di ritornare nella prossima legislatura in questo
Parlamento, vuole conservare le regole così come sono.
Io sono perché finalmente compiamo questa operazione verità.
E la si finisca con certa propaganda di chi è invece un falso
innovatore ed è invece un vero conservatore.
Io avevo inteso, quando fu licenziata la bozza dalla
Commissione Provenzano, che ci si poneva due obiettivi. Il primo,
che quello era un testo di partenza, che questa Aula non doveva
ratificare, onorevole Fleres, ma doveva cercare di migliorare nel
dibattito, nel confronto. Il secondo obiettivo è che su quella
bozza, sulla nuova bozza, sul testo che dobbiamo esitare si
raccogliesse un'ampia maggioranza, un ampio coinvolgimento della
stragrande maggioranza di questo Parlamento.
Questo per due motivi. Il primo è che le riforme sono di
tutti e, quindi, stabilire delle regole, in un passaggio storico
per questo Parlamento, perché è un passaggio storico mettere mano
allo Statuto siciliano dopo 52 anni, era necessario farlo con un
amplissimo coinvolgimento del Parlamento.
La seconda ragione era quella di dare un segnale forte al
Parlamento nazionale: che questo Parlamento siciliano aveva una
voglia, uno spirito, una volontà di riforma e dire alle forze
politiche nazionali che questo spirito, questo impegno, questa
volontà era condivisa in maniera ampia, trasversale, coinvolgeva
tutti gli schieramenti politici.
Io ho sempre inteso, in questi lunghi mesi ormai che ci
separano dalla fine del lavoro della Commissione presieduta
dall'onorevole Provenzano, che questi erano i due obiettivi.
Mi pare che recentemente - e l'ho sentito echeggiare anche
questa sera e presumo che lo sentirò ancora nei prossimi
interventi - se ne è aggiunto un altro di obiettivo, quello più
modesto di fare una riforma, perché è chiaro a tutti che c'è un
tentativo di fare saltare questa discussione e non approdare,
appunto, a nulla.
Ma io aggiungo, onorevoli colleghi, che, se c'è questo
tentativo subdolo, questo tentativo non può essere un alibi a chi
queste riforme le vuole fare per fare un passo indietro e non
puntare a delle riforme alte, le migliori possibili, dove
comunque trovare un accordo ampio e possibile.
Io credo che la 'bozza Provenzano' sia un testo di partenza
ma non è ovviamente la soluzione migliore. Io vorrei ricordare
all'onorevole Fleres che non ha dato, anche in quella sede, un
grande contributo per fare uscire quella bozza dalla Commissione,
non partecipando perfino al voto finale. E credo proprio che
dietro quei numerosi emendamenti che ha illustrato
nell'intervento prima di me si nasconde invece un po' di
propaganda e molta ipocrisia, nell'illustrare emendamenti che
tutti vorremmo ma che, alla luce poi dei fatti e dei
comportamenti, sono solo degli specchietti per le allodole.
Io credo che, invece, noi dobbiamo lavorare per quell'ampio
coinvolgimento, trovando un punto di caduta che raccolga il
massimo coinvolgimento.
In questi giorni, onorevoli colleghi, si è molto discusso di
un emendamento che ho presentato insieme all'onorevole Giannopolo
e all'onorevole Cipriani. Si è discusso anche - consentitemelo -
da parte di alcuni settori di questo Parlamento anche in un modo
un po' strumentale per forzare e per cercare forse un grimaldello
dentro la maggioranza.
Ora, onorevoli colleghi, io credo che il problema non sia
l'emendamento che abbiamo presentato e se il tema è ritirarlo o
meno questo emendamento. Io credo che il tema sia sempre quello
di trovare la strada per raggiungere quell'obiettivo che ho detto
inizialmente, cioè quello di trovare un ampio coinvolgimento e un
punto in cui diamo un segnale forte ai siciliani, diamo un
segnale forte al Parlamento nazionale, sanciamo in maniera chiara
e netta la strada delle riforme, del cambiamento, trovando un
accordo, un compromesso; ma un compromesso nel punto più
avanzato, anche perché sono convinto che quell'emendamento, i
contenuti di quell'emendamento, che poi per ragioni tecniche è il
secondo emendamento da discutere e da votare, è un emendamento
che comunque, lo so bene, per le convenzioni espresse, per le
prese di posizione dette in questi giorni, spaccherebbe questo
Parlamento.
Io credo invece che partendo dal terzo emendamento, quello
presentato dall'onorevole Speziale e su cui la maggioranza pare
vorrebbe confluire, credo che se noi partiamo dal testo di
quell'emendamento possiamo raggiungere quello scopo iniziale. Io
lo so e lo dico subito che quel testo, quella soluzione proposta
dall'onorevole Speziale non è la riforma che vorremmo, ma è fuor
di dubbio un altro passo avanti rispetto alla 'bozza Provenzano'.
Il punto è come noi su quell'emendamento facciamo confluire
anche chi è perplesso e che vuole altro in questa riforma, come
l'incompatibilità, il maggioritario e altri contenuti importanti
e significativi che hanno piena legittimità di essere e di stare
nel nuovo Statuto dei siciliani, ma il compromesso si fa a metà
strada.
Onorevoli colleghi, io credo che il punto non sia
l'incompatibilità fra la carica di assessore e deputato, tema
importante che, direi, abbiamo vissuto quotidianamente in
quest'Aula, visto che spesso le maggioranze che si sono succedute
sono andate sotto proprio per l'assenza nei banchi della
maggioranza, dei rappresentanti del Governo, impegnati
inevitabilmente nell'attività amministrativa. Dico anche che
questo tema eliminerebbe l'introduzione e l'incompatibilità,
eliminerebbe le fibrillazioni che esistono e sono legittime,
aggiungo, dentro il Parlamento stesso, tra parlamentari della
maggioranza che non fanno gli assessori.
La proposta Speziale rinvia il problema, non lo elimina, lo
rinvia, così come d'altronde le modifiche in discussione a Roma
sull'articolo 122 rinviano il tema. Io sono favorevole
all'introduzione, ma credo che sia una scelta saggia quella di
spostare in avanti e di discutere in avanti questo problema.
Io credo, invece, che sia un segnale forte da introdurre in
quell'emendamento Speziale il principio maggioritario per una
nuova legge elettorale per l'elezione del Presidente della
Regione, ma soprattutto, ovviamente, per l'elezione del nuovo
Parlamento.
Un segnale forte che chiarisce la volontà di questo
Parlamento, un segnale - aggiungo - al Paese intero, all'Italia,
perché anticipa - consentitemi di dirlo - nei fatti il risultato
plebiscitario che ci sarà nel prossimo referendum di aprile.
Forse, per una volta - non so se sarà la prima volta - non
saremmo passi indietro rispetto all'opinione pubblica del Paese e
della Sicilia, ma saremo un passo avanti. Ecco perché abbiamo
presentato, insieme agli onorevoli Giannopolo, Cipriani e
Pignataro , un sub-emendamento al testo della maggioranza,
proprio per introdurre il principio maggioritario nella scelta
della legge per il Parlamento regionale.
Onorevoli colleghi, è un segnale al Paese e quando si parla
di principio maggioritario - mi rivolgo ai compagni che hanno più
perplessità su questo - vorrei ricordare che il principio
maggioritario non è già una scelta di quale legge elettorale, ma
è un suggerimento, un'indicazione perché sul maggioritario ci
sono poi tante formule da discutere con legge propria.
Credo che sia una scelta anche coerente col sistema che
stiamo scegliendo, un sistema non duale, ma un Presidente legato
a una maggioranza del Parlamento per dare più stabilità. Io ho
finito, onorevoli colleghi. Mi permetto di dire che questa
proposta, che giudico di mediazione tra le opinioni e la
sensibilità del Parlamento, è una sfida anche ai settori del
Polo, dell'opposizione, che deve uscire, se vuole essere classe
dirigente di questa Regione, da un certo atteggiamento
propagandistico e stare nel merito delle proposte.
Quindi, signor Presidente, annuncio da subito che ritiriamo
il primo emendamento, 1.41, e abbiamo già depositato alla
Presidenza un sub-emendamento all'emendamento 1.28 dell'onorevole
Speziale, ovviamente dichiarando il mio voto favorevole al
sub-emendamento e all'emendamento dell'onorevole Speziale.
PRESIDENTE. L'Aula prende atto che l'onorevole Zanna e gli
altri firmatari ritirano l'emendamento 1.41.
MELE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mele per
illustrare gli emendamenti a propria firma. Ne ha facoltà.Ne ha
facoltà.
MELE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io, diversamente
da quanto diceva il collega Zanna prima, preferisco vedere il
bicchiere mezzo pieno, che mezzo vuoto. Devo dire, il fatto che
questa sera noi, anche ad ora tarda, stiamo continuando questa
maggioranza e parte dell'opposizione, parte dell'Aula insomma,
con la legge sulla revisione dello Statuto è un dato
assolutamente importante. Il fatto che sia arrivata in Aula e
che vi sia stato anche un dibattito preliminare molto acceso, ma
sicuramente vivace, è un dato assolutamente fondamentale.
Credo che sicuramente oggi siamo in un passaggio importante,
siamo in un momento importante, soprattutto all'atto in cui
andiamo a discutere l'articolo 1 che è l'articolo che dà
l'impostazione centrale dell'intero disegno di legge.
Io vorrei dire che questo disegno di legge - l'ho già detto
nella discussione generale - non deve essere fatto nè dalla
maggioranza, nè tanto meno dall'opposizione. Questo è un disegno
di legge che deve avere la più ampia convergenza possibile da
parte dell'intero Parlamento. Questa è la legge - mi permetto di
dire - centrale della XII legislatura, è la legge sulla quale
ognuno di noi, al di là delle appartenenze specifiche, sta
scommettendo sui temi importanti. Questa è una legge dalla quale
dipenderà il futuro in generale della nostra Regione. Questa è
una legge dalla quale dipenderà la stabilità governativa della
nostra Regione.
I fatti di questi giorni, i fatti di questi mesi dimostrano
a noi quanto importante sia un governo stabile, quanto importante
sia poi - e questo è il nostro parere - una maggioranza
parlamentare che sostenga lo stesso governo.
Certo, in questo aveva ragione il collega onorevole Zanna,
occorre oggi fare delle scelte che sono scelte importanti, scelte
coraggiose, scelte di fondo. Ed ecco perchè noi del Gruppo
parlamentare La Rete, abbiamo presentato una serie di emendamenti
che mettono in evidenza come alcune problematiche vadano trattate
in piena coerenza, in piena assonanza rispetto ai principi
generali.
Bisogna essere, dicevo, coerenti fino in fondo. E noi
riteniamo - ed è per questo che abbiamo impostato alcuni
emendamenti - che alcune variazioni vadano apportate direttamente
allo Statuto, che alcune variazioni vadano apportate direttamente
in questa sede.
Certo, ci rendiamo conto, signor Presidente, delle
difficoltà, ci rendiamo conto delle difficoltà dovendo affrontare
un argomento che sicuramente è importante e complesso, ma è bene
insistere sul fatto che alcune scelte vadano direttamente calate
sulla revisione dello Statuto.
Qualcuno - e devo dire balena costantemente, e questa è la
mia perplessità e, soprattutto, la nostra preoccupazione - pensa
di rimandare poi alla legge ordinaria una serie di problemi e se
si rimanda alla legge ordinaria quello può anche andare bene, ma
qualcuno probabilmente pensa di rimandarli alla legge ordinaria e
dopo di che saltarli a piè pari. Quella è una nostra grande
preoccupazione.
Uno degli emendamenti presentati dal nostro Gruppo
parlamentare - lo abbiamo presentato all'articolo 1 - è quello
relativo all'incompatibilità tra lo status di deputato e quello
di assessore. Questo riteniamo noi fondamentale che debba
intanto, non l'emendamento mantenersi - tant'è che annuncio che
da parte del nostro Gruppo parlamentare esso viene ritirato - ma
questo è uno dei temi centrali sui quali poi nel disegno di legge
dovremo frequentemente cimentarci. Questo è uno dei temi
fondamentali che dà, peraltro, una coerenza a tutto l'impianto di
una legge organica.
Io, poi, parlerò sugli altri emendamenti. Ora, signor
Presidente, vorrei porre un problema: siccome esistono una serie
di emendamenti che si compenetrano uno con l'altro e mi permetto
di rappresentare alla Presidenza che qualora alcuni emendamenti
vengano approvati ne decadrebbero parecchi altri, e allora
probabilmente occorrerebbe fare o una scrematura, non nel senso
che bisogna ritirarli, ma verificarli caso per caso, perchè, per
esempio, il collega Zanna ha ritirato il suo emendamento, ma
l'approvazione di questo emendamento avrebbe precluso
sostanzialmente tutta l'intera materia.
Quindi, io mi chiedo: è bene discuterli uno per uno o è bene
tentare di inglobarli per oggetto e per materia stessa? Questo è
un problema che bisognerebbe affrontare per capire il modo in cui
dobbiamo andare avanti. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Mele, voglio ricordarle quel che prevede
il nuovo Regolamento: Lei è intervenuto su tutti gli emendamenti
presentati all'articolo 1. In questa fase ciascun deputato
firmatario di emendamenti, intervenendo una sola volta, può
illustrare i propri emendamenti. Poi c'è una fase di discussione
generale su cui il deputato può intervenire per un tempo massimo
di cinque minuti. Poi si passa alla fase della votazione e la
eventuale approvazione di un emendamento preclude l'approvazione
di emendamenti collegati ad esso, comunque risultati preclusi. Da
questo punto di vista spero di non essere contestato. La
presidenza dell'Assemblea ha le idee chiare.
MELE. Assolutamente
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Lei è firmatario di emendamenti all'articolo uno?
ALFANO. No, chiedo di porre la mia firma sugli emendamenti
......, perchè ero fisicamente assente quando sono stati
presentati.
PRESIDENTE. Non posso farci nulla, lei non può intervenire
nella fase di illustrazione. La iscrivo a parlare nella fase di
discussione generale sugli emendamenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione per
illustrare gli emendamenti a sua firma. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi rendo
conto che ormai si è più mossi dalla propaganda che dalla
politica, più dal bisogno della corsa a coprirsi a destra la
sinistra e a coprirsi a sinistra la destra, in un gioco che
espropria questo Parlamento del necessario approfondimento.
Perchè, vedete, quando gli alfieri della svolta epocale e coloro
che continuano a parlare di questa legge-voto come una svolta
storica - ed io più volte ho invitato alla sobrietà nell'uso
della parola "storico", della parola "svolta epocale" - decidono
per un semplice fatto di propaganda di iniziare questo dibattito
epocale nel merito dell'articolato a mezzanotte, dopo una
giornata di lavoro, vuol dire che rispondono più ad una esigenza
di propaganda che all'esigenza dell'approfondimento, della
riflessione, della ricerca di quell'accordo largo che in materia
di riforme istituzionali e ancor di più costituzionali, è
necessario.
La mia parte politica è nettamente contraria all'ispirazione
di questo disegno di legge e non ha neanche la pretesa di
bloccare i lavori di questa Assemblea su questa legge. Le
minoranze, quando hanno la percezione di essere minoranze,
conducono una battaglia trasparente, lineare, politica, proviamo
a condurre anche una battaglia culturale su questi temi, sapendo
anche di essere sconfitti da un senso comune che contestiamo e
del quale vediamo i pericoli, come altre volte abbiamo visti i
pericoli nella storia di un senso comune che accettava una deriva
reazionaria autoritaria e plebiscitaria. Ma sappiamo di essere
minoranza e combattiamo la nostra battaglia.
L'onorevole Speziale, glielo ha detto la destra, glielo
diciamo noi, fa un esercizio ginnico a mostrare i muscoli e
spesso poi quando ci si ferma i muscoli si afflosciano. E' una
legge della natura Non sempre si può stare eretti; anche questa
è una legge della natura.
E allora io vorrei dirlo all'onorevole Speziale: era proprio
necessario iniziare propagandisticamente questa discussione
questa sera?
E anche qui io sento usare aggettivi "innovatori",
"conservatori"; io non so definire l'onorevole Zanna. Lui si
autodefinisce "innovatore" e definisce altri "conservatori" e chi
non la pensa come lui è mosso soltanto dalla voglia di ritornare
in questa Assemblea regionale la prossima legislatura. Pensate un
po' Se uno la pensa come l'onorevole Zanna, invece, non vuole
ritornare in questo Parlamento nella prossima legislatura.
Io, signor Presidente, non mi definisco un finto
"innovatore" io vorrei essere un vero "conservatore" ed avere le
capacità culturali, politiche per essere un vero conservatore se
l'innovazione è l'accettazione supina di tutto quanto una
modernità falsata produce in termini di degenerazione democratica
delle istituzioni e della Costituzione.
Vorrei essere un vero "conservatore". E non sempre questa
parola è una parola spregevole. Non ho mai pensato che la
politica può dividersi tra vecchio e nuovo. Io continuo a pensare
che destra e sinistra hanno ancora senso, ma continuo a pensare
che sul terreno democratico non c'è destra e sinistra, ci sono i
valori della democrazia, i valori della democrazia
rappresentativa e parlamentare che hanno ispirazioni diverse:
comuniste, socialiste, cattoliche-democratiche; sono i valori
racchiusi dentro la Costituzione italiana. E ci sono poi valori
di altro tipo: vocazioni plebiscitarie, vocazioni autoritarie,
vocazioni reazionarie, vocazioni che puntano all'uomo forte come
soluzione di tutti i mali, all'espropriazione della
rappresentanza e della delega come fatto di controllo democratico
e di costruzione democratica delle decisioni. Tutto questo è
cultura della conservazione.
Io non lo so, signor Presidente, né ritengo che una
Costituzione che ha solo 50 anni è una costituzione obsoleta.
Vedete, le Costituzioni nascono sempre da grandi eventi, da
rivoluzioni, da sommovimenti sociali, da grandi fatti democratici
come in Italia è stata la resistenza e l'antifascismo. Da cosa
nasce questo bisogno di riscrivere oggi la costituzione? Nasce
dalla vocazione plebiscitaria che c'è dentro le viscere di ogni
popolo e che spesso viene alimentata senza sapere poi i risultati
del fare gli apprendisti stregoni su questo terreno. Da cosa
nasce questo bisogno di riscrivere la democrazia? Dalla grande
struttura culturale democratica di un uomo come Antonio Di
Pietro. E allora discutiamo sul senso dell'innovazione e sul
senso della conservazione. Noi contestiamo anche che in questo
nuovo Statuto, sì certo è un fatto storico che dopo 52 anni si
riscrive lo Statuto, ma come si riscrive lo Statuto? Lo Statuto
è una carta fondamentale e bisognerebbe decidere cosa ci sta e
cosa non ci sta in una carta fondamentale, cosa è necessario
mettere nella carta dei principi e cosa invece è necessario,
oltre che utile, fare per legge ordinaria. Appunto, uno Statuto
lo stiamo cambiando dopo 50 anni.
Io glielo ripeto, signor Presidente, qui attraverso questa
legge si stanno facendo passare norme che già legiferano in
materia di legge elettorale e noi questo lo vorremmo sapere anche
da lei, signor Presidente, perché se così è e se così lo
dichiara e lo avverte allora cambia anche il tono e la natura
della discussione, anche la regolamentazione di questa
discussione. E allora, cari colleghi, noi lo ripetiamo, avremmo
preferito decostituzionalizzare la materia della forma di
governo, perché noi non stiamo eleggendo un presidente.
In questa direzione vanno tutti gli emendamenti del mio
Gruppo e non sono solo del mio Gruppo, li ha firmati anche
l'onorevole Martino che è un parlamentare indipendente, per
arrivare poi a decidere noi autonomamente valorizzando ed
esaltando la nostra autonomia regionale, la funzione di questo
Parlamento, della forma di governo e non solo della forma di
elezione di un presidente.
Avremmo preferito questo anche per esaltare la funzione di
questo nostro Parlamento, la funzione di questa Aula per non
delegare a Roma una decisione che dovrebbe essere tutta nostra.
Tutti gli emendamenti della mia parte politica sono indirizzati
anche a ristabilire una centralità del Parlamento e un potere di
controllo del Parlamento verso il Presidente.
Ma come è possibile, onorevoli colleghi, che mentre affidate
poteri straordinari, una delega senza controllo al Presidente
della Regione eletto direttamente non ragionate assieme? Dov'è
qui l'essere nuovi o l'essere vecchi? Non ragionare assieme sulla
forma di governo più complessa, sul sistema dei controlli, sul
rapporto tra il potere legislativo e il potere esecutivo Questa
non è la modernità, questa è l'incapacità anche a pensare una
riforma istituzionale compiuta. Qui davvero si avverte la
differenza tra quei costituenti, tra coloro che scrissero quello
Statuto e noi che stiamo spacciando per epocale una cosa che non
riesce a ragionare nemmeno sul sistema complesso della forma di
governo, ma soltanto per avere appagato il bisogno di presentare
propagandisticamente, domani, dai Democratici di sinistra ad
Alleanza nazionale, che abbiamo stabilito l'elezione diretta del
Presidente. E' questa la modernità? Ed è questa la capacità di
riforma istituzionale, cioè di un sistema complesso di assetti
dei poteri e di rapporti tra i poteri che sta esprimendo e questa
Commissione Statuto e questo Parlamento? Io non credo
Ma allora, visto che state costituzionalizzando tutto e,
signor Presidente, vado contro la mia impostazione, perché la
mia impostazione è di decostituzionalizzare e poi di arrivare con
una legge ordinaria a definire, certo con le regole previste per
le modifiche costituzionali, con le maggioranze previste per le
modifiche costituzionali, a definire la forma di governo, le
forme di elezione del Presidente, il sistema elettorale. Quindi
io qui faccio una provocazione che è contraria a questa
impostazione, ma visto che qui state costituzionalizzando tutto,
addirittura il principio del maggioritario,io vedo qui un
emendamento a firma dell'onorevole Zanna che è una vera e propria
provocazione. Che vuol dire inserire nella Costituzione il fatto
che il Parlamento regionale viene eletto col principio del
maggioritario, quando poi si dice che invece la legge ordinaria
deve prevedere la legge elettorale? Ormai i 'diessini' la fanno
a gara a chi è più maggioritario, a chi è più uninominale, a chi
è più di destra. Nemmeno Provenzano aveva osato tanto, perché,
devo dire, il Presidente Provenzano ha tenuto conto di un
equilibrio, si direbbe ha avuto un senso del limite; Zanna non ce
l'ha il senso del limite. Ma è un problema suo.
Il professore Martino - io non sono un latinista e non ho
una cultura classica - mi suggeriva una citazione di Tacito,
quando parlava dell'anno dei quattro imperatori: lui parlava del
ruere in servitium, cioè del precipitarsi a servire. Ecco la
funzione dell'onorevole Zanna, in questo Parlamento è del
precipitarsi a servire, al servire chi - poi credo che anche i
Democratici della sinistra lo scopriranno - precipitarsi a
servire i referendari per anticiparli, precipitarsi a servire il
Parlamento nazionale per anticiparlo, precipitarsi a servire i
presidenzialisti per anticiparli, altrimenti questo Parlamento
sarebbe arretrato.
Ecco, allora anch'io faccio una provocazione, contro la mia
ispirazione, rispetto a questa legge voto che è per
decostituzionalizzare; costituzionalizziamola una cosa, onorevole
Cipriani, onorevole Giannopolo, costituzionalizziamo anche
l'incompatibilità tra sindaco e deputato regionale che è una
forma di corruzione del consenso nella costruzione di questo
Parlamento e nelle forme di rappresentanza di questo Parlamento.
Per questo tutti i miei emendamenti vanno in questa direzione,
per opporsi a ridimensionare i poteri che assegnerebbero
l'elezione diretta al Presidente e per ridare centralità a questo
Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale per
illustrare gli emendamenti a sua firma. Non essendo in Aula, lo
dichiaro decaduto.
Non essendovi altri deputati che intendono illustrare gli
emendamenti, dichiaro aperta la discussione generale sugli
emendamenti.
E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
raccolgo la provocazione dell'onorevole Forgione perché è tale,
vorrei soltanto spiegare il perché di quell'emendamento che viene
presentato come sub-emendamento all'emendamento di cui è primo
firmatario l'onorevole Speziale, perché ritengo che i
ragionamenti che qui sono stati fatti, ma non solo qui ma anche
nei giorni e nelle settimane passate, abbiamo un limite politico
e a mio avviso di ragionamento di carattere istituzionale.
Ci sono in discussione alcuni principi fondamentali che
appartengono alla cultura democratica moderna a cui bisogna dire
che anche la sinistra avanzata è arrivata in leggero ritardo ma
cui è già pervenuta. E i principi sono quelli della stabilità e
della responsabilità. Questi principi hanno finito con assumere
nelle pratica politica della Sinistra democratica un valore
costituente, non solo della politica, ma anche un valore
costituente del nuovo sistema istituzionale.
Ora, se questo significa ragionare di destra o di sinistra
io lo affido alle trattazione anche da caffè, da bar, però vorrei
dire che questo è frutto di un lungo e complesso travaglio della
sinistra democratica in questo Paese e anche in questa Regione e
che è passata attraverso anche momenti di rottura, ma che è
passata attraverso momenti di grande confronto, di grande
percezione di ciò che si muove nel profondo della società
italiana e della società siciliana. Ecco perché dico che il
principio maggioritario nell'elezione dell'Assemblea regionale
siciliana è un valore non è una tecnica. E' un valore
costituente ai fini dell'inveramento dell'altro principio che è
quello della stabilità e della responsabilità. Io lo espongo e
l'ho inteso e lo intendo così. Io penso che così lo intenda anche
il popolo italiano, la stragrande maggioranza del popolo italiano
e penso anche del popolo siciliano poiché in altri momenti
recenti della storia a questi appuntamenti di grande innovazione,
di grande spinta all'innovazione il popolo siciliano non ha fatto
mancare la sua parte, il suo contributo. Ecco perché dico che
il richiamo di natura tecnico-regolamentare che qui è stato
fatto, secondo me, è privo anche di fondamento per questo
principio, per questa considerazione.
Vorrei dire anche che, in ogni caso noi non stiamo
introducendo nessuna violenza, nessuna forzatura all'ordinamento
statutario della nostra Regione poiché lo Statuto di già (e fu
materia anche di dibattito durante i lavori della Consulta per lo
Statuto siciliano) richiamava in ogni caso ai fini di un
ragionamento che uniformava i sistemi di elezione. Il nostro
Statuto rimanda alle elezioni politiche, alla legge elettorale
per le elezioni politiche nel nostro Paese.
Come si sa la legge elettorale per le elezioni politiche nel
nostro Paese è già a impronta maggioritaria e si avvia nelle
prossime settimane e nei prossimi mesi, adesso lo è ancora di
più, ad essere ancora più accentuata sotto questo aspetto.
Credo di avere esaurito il mio tempo, ma mi resta solo da
svolgere un'altra considerazione. Forse l'occasione della
modifica dello Statuto poteva anche essere spunto per un
ragionamento a tutto tondo, non solo sulla sezione II del Titolo
I dello Statuto, ma noi avremmo potuto fare anche un
ragionamento, questo sì, di grande valore culturale e politico
anche su tutti gli altri aspetti.
Volevo semplicemente dire, Signor Presidente, onorevoli
colleghi, che a mio avviso questo Parlamento regionale deve
capire che ha raggiunto livelli di credibilità non proprio
soddisfacenti nell'opinione pubblica siciliana ed anche in quella
nazionale. Noi non possiamo non cogliere questa occasione anche
per un grande scatto di orgoglio, per ridare forte credibilità
anche a questa Istituzione se vogliamo che essa continui a vivere
e continui ad essere fecondo di un futuro migliore per la
Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di nuovo
di fronte ad aspetti preoccupanti di ipostatizzazioni di principi
scarsamente motivati e scarsamente ragionati. Coglievo poco fa
nelle parole, pure interessanti e appassionate, dell'onorevole
Giannopolo, taluni echi che riecheggiavano, il volksgeist, lo
"spirito del popolo" di cui egli, evidentemente, ritiene di
essere, a buona ragione, sicuro interprete e, al solito, la
affermazione della necessità di riscattare questo disgraziato
Parlamento approvando, il più rapidamente possibile una legge che
contenga il salvifico principio maggioritario e l'altrettanto
salvifico principio dell'elezione diretta del Presidente della
Regione.
Devo dire che in tutti questi lunghi mesi durante i quali
abbiamo discusso la modifica della riforma dello Statuto, poche
volte ho sentito effettuare ragionamenti che, pur partendo dalla
legittima affermazione dell'esigenza di introdurre un principio,
che io non condivido, ma che, lo ricordavo l'altra volta, ha
avuto nella storia, e può darsi che abbia ancora adesso una
funzione che, pur partendo da questo punto, considerassero anche
l'opportunità e, credo, la necessità di non dogmatizzare il
principio stesso ma di prenderlo come uno strumento come tutte le
norme, uno strumento per lo sviluppo, il progresso,
l'affermazione di una migliore condizione della società.
Se considerassimo le norme statutarie, le norme
costituzionali, tutto il diritto, appunto com'è, come strumento e
non come ipostasi alla quale guardare, quasi nuovo dogma, in
questa epoca che ha tolto di mezzo i dogmi del passato,
probabilmente troveremmo qualche punto di convergenza di più, e
soprattutto faremmo qualche servizio in più alla collettività che
certamente in buona fede proclamiamo di volere servire, di
volere meglio servire di quanto sia stato fatto sinora.
Io credo che al di là dell'affermazione e della introduzione
del principio della elezione diretta del Presidente della
Regione, che pure può essere fatta, anche se, torno a dire, non
condivido questo principio, bisognerebbe anche cominciare
seriamente a ragionare - e lo ricordavo già la volta scorsa - sui
contrappesi e sui correttivi che l'introduzione del principio
postula per un buon funzionamento del principio stesso.
Credo che basterebbe guardarsi attorno alle vicende di ieri,
proprio l'ieri cronologico e alle vicende di un passato più
remoto, per cogliere i rischi, i pericoli gravi che la
concentrazione dei poteri nelle mani di un solo soggetto, pur
dotato delle migliori doti umane, psicologiche e morali comporta
inevitabilmente, perché la concentrazione del potere senza un
adeguato sistema di controllo e di sanzione del potere stesso, è,
di per sè, foriera di sciagure.
Se si fanno queste considerazioni io credo che si possa
trovare un punto di equilibrio che non serve forse alla
propaganda dei tanti, ahimè, che in quest'Aula stanno
semplicemente utilizzando la tribuna per cercare un facile
successo, ammesso che questo sia, ma faremmo un'opera sicuramente
utile e importante per una modifica effettiva e reale dello
Statuto. Perché qui io non credo si debba assegnare un punto a
favore dell'onorevole "x", Presidenzialista, o dell'onorevole "y"
antipresidenzialista. Bisogna invece - bisognava perché credo
che ormai sia troppo tardi - bisognava lavorare seriamente e
costruttivamente per pensare ad una modifica di questo Statuto
che, certamente, di modifiche ha bisogno; ma in maniera
estremamente laica, in maniera estremamente seria, cosa che, a
mio giudizio, non è stata fatta. Non abbiamo seguito nè una
strada laica - perché abbiamo sempre declamato e guardato
principi astratti - nè una strada seria, per conseguenza, perché
abbiamo drammaticamente imboccato un percorso che non ha una via
di uscita.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione; ritornerò
sugli aspetti che ritengo importanti perchè nell'eventualità che
questa Assemblea voglia introdurre il principio possa
contestualmente introdurre i correttivi, i contrappesi e le
eventuali vie di uscita, e ribadisco ancora una volta che non sto
facendo una lotta astratta a favore o contro un principio, ma sto
ponendo qui un problema politico centrale per la mia appartenenza
a questa maggioranza che è un problema di costruzione di un
sistema istituzionale che non sia nè un suicidio politico, nè una
astratta declamazione alla quale violentemente mi sottraggo
perchè non ritengo che sia nè seria, nè produttiva.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tempo
ristretto mi impone di procedere per cenni; vorrei però
preliminarmente riferire all'Aula su un convincimento che
appartiene all'intero gruppo parlamentare di Forza Italia che è
quello che rispetto al lavoro svolto dalla Commissione presieduta
dall'onorevole Provenzano, rispetto alla stessa bozza Provenzano,
rispetto alle aspettative create nella opinione pubblica
siciliana, indietro non si torna. Lo dico soprattutto con
riferimento a qualche collega che ha inteso evocare lo spettro
dell'ipocrisia, una ipocrisia per la quale una mal celata voglia
di non fare le riforme si nasconde dietro un gioco al rialzo.
Noi siamo qui per fare la legge-voto, siamo per chiedere al
Parlamento nazionale in modo netto, chiaro ed incontrovertibile
di procedere nella direzione di una riforma che consenta al
popolo siciliano di avere una Regione nuova e moderna, di avere
un sistema elettorale capace di garantire governabilità, di avere
un sistema di governo coerente con il sistema elettorale e
viceversa, e capace di offrire risposte concrete in relazione ad
un principio che noi riteniamo sacro che è quello per cui una
volta che il popolo ha scelto il governante in corso d'opera non
si può buttare giù un Governo senza ritornare agli elettori.
Se questa è la premessa, è opportuno dire che non esistono
sistemi neutri, esistono sistemi che nascono da scelte politiche,
esistono sistemi che nascono dalla volontà di una maggioranza, e
noi ci auguriamo che sia la più ampia possibile, di imboccare una
strada piuttosto che un'altra. La strada che noi abbiamo
imboccato è la strada delle riforme vere e di relazione al
contenuto di merito delle riforme. Io credo che ci sia un tema
che più di ogni altro ha agitato le acque del confronto politico
e che continuerà ad agitarle, ed è il tema della
costituzionalizzazione o meno di alcuni problemi che sono stati
sollevati sia in Commissione Statuto, sia in quest'Aula.
Io non ho una opinione rigida in materia, però sono
assolutamente convinto che un sistema presidenziale, quale noi
auspichiamo che sia nel futuro quello della Regione siciliana,
porta con sè inevitabilmente due conseguenze: una è quella
relativa alla incompatibilità tra l'ufficio di deputato e quello
di componente della giunta di Governo, l'altra conseguenza è il
sistema elettorale, perchè costruire un giano bifronte con una
faccia rivolta al futuro e una faccia rivolta al passato per il
tramite di un sistema elettorale antico che non rappresenta più
la possibilità degli elettori di scegliere i governanti,
riteniamo che sia una soluzione ibrida, ambigua che creerà un
mostriciattolo, non creerà una riforma organica ed una riforma
coerente.
Il tema delle incompatibilità attiene invece all'essenza
stessa di quel principio di governabilità cui si faceva poc'anzi
riferimento ed anche ad una naturale conseguenza, l'idea cioè che
un presidente della Regione eletto direttamente dal popolo debba
avere la facoltà di nominare e revocare gli assessori. Allora io
mi chiedo se in punto di logica, prima ancora che in punto di
diritto, sia configurabile una idea di nominabilità e
revocabilità degli assessori non abbinata all'idea
dell'incompatibilità, cioè alla idea che il presidente,
legittimato dal voto popolare, possa scegliere all'esterno
dell'Assemblea gli assessori.
L'ultimo tema al quale volevo fare riferimento e che ci pare
imprescindibile è quello del bilanciamento dei poteri, un
bilanciamento dei poteri che deve consentire ad una assemblea
eletta parimenti dal popolo di indirizzare e controllare l'azione
di governo. E' dunque ovvio che la conseguenza naturale del
bilanciamento sarà un riparto di competenze serio tra il Governo
e l'Assemblea.
Su questi principi, signor Presidente, Forza Italia si
spenderà in tutta la vicenda d'Aula che condurrà all'approvazione
della legge Provenzano senza infingimenti, senza ipocrisie ma con
un solo obiettivo: quello delle "riforme vere".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
Parlamento a volte ha toccato punte molto basse, momenti
deludenti; quando invece si apre il dibattito su tematiche come
quelle concernenti la Carta costituzionale della nostra Regione,
quest'Aula e questo Parlamento assumono una luce diversa, un
colore diverso, una responsabilità sicuramente migliore.
Certi momenti sono momenti qualificanti per chi svolge
l'attività di parlamentare e per chi si batte per le proprie
idee. Diceva bene chi mi ha preceduto quando riteneva che il
sistema maggioritario oggi è un valore, ed è giusto che questo
possa anche diventare un principio costituzionale. Per questo
motivo questa legge non può ridursi in una legge di governo o in
una legge di parte, ma deve essere una legge del Parlamento, una
legge che deve poter collegare fasce generazionali, una legge che
deve poter collegare chi la pensa nello stesso modo.
La Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano
rappresenta il punto di non ritorno. Basta alle mediazioni
Basta alle contrattazioni No a pesi e a contrappesi
Con le elezioni regionali ognuno di noi, ognuno per la
propria parte, ha portato avanti una campagna elettorale e con
impegno serio e costante abbiamo dichiarato la inutilità della
legge con il sistema proporzionale cercando di pubblicizzare un
sistema elettorale diverso, il sistema elettorale che aveva
l'intero paese.
Questo era un impegno. I latini scrivevano "pacta sunt
servanda", cioè che i patti devono rispettarsi, e così Forza
Italia deve rispettare il patto dell'impegno con gli elettori che
è il patto del sistema maggioritario.
Vedete, voglio far notare come la differenza tra il sistema
proporzionale e il sistema maggioritario sia una differenza
chiara. Con il sistema proporzionale si garantisce la
rappresentatività, ma non si garantisce sicuramente la
governabilità e la stabilità di un paese.
Oggi la Sicilia ha bisogno di stabilità e di governabilità
perchè l'esempio dei governi regionali, di qualunque colore
essi siano, sono stati fondati da una assenza della
programmazione nel lungo termine, perché sono stati sempre
interrotti da fatti a volte anche inaspettati. Se in Italia ed in
Sicilia esiste la democrazia, il sistema elettorale deve essere
quello del maggioritario. Se ci sono preoccupazioni di
dittature, se ci sono preoccupazioni di omogeneizzazioni del
potere allora va bene il proporzionale, perché il proporzionale
nasce da un momento politico e storico difficile e delicato che
ha vissuto l'Italia e la Sicilia. Oggi, considerandoci una
Regione emancipata, dobbiamo batterci perché il nostro Paese
possa andare avanti con programmi lunghi, con programmi seri, con
programmi credibili che può dare solamente un Governo stabile e
un Parlamento che faccia legge e non la gestione amministrativa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha
facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
dibattito giunge in momento particolarmente significativo per la
storia politica della nostra Nazione. E' proprio di oggi la
notizia che il Senato ha sostanzialmente stravolto il disegno di
legge esitato alla Camera dei Deputati, la cosiddetta legge
antiribaltone, una legge cioè che è stata mortificata dal Senato
della Repubblica dopo che la Camera dei Deputati aveva
opportunamente stabilito alcune regole che non consentivano alla
volontà popolare di essere mortificata da una corporazione
parlamentare legata probabilmente agli accordi di potere
piuttosto che al servizio dei cittadini.
Ecco, allora, che questo Parlamento nel momento in cui con
grande tempestività si appresta a varare una legge-voto, prima
tra le regioni d'Italia, con cui verrà stabilito che per il
periodo della legislatura il Governo della Regione sarà
saldamente nelle mani di un uomo scelto direttamente dal popolo,
proprio nel momento in cui avviene questo abbiamo la possibilità
non soltanto di ricordare il prestigio che questo Parlamento ha
per la sua tradizione millenaria, ma soprattutto il prestigio che
questa classe dirigente deve ritrovare agli occhi dell'opinione
pubblica nazionale e, direi, anche mondiale.
Ecco, quindi, che l'elezione diretta del Presidente della
Regione è uno strumento che noi utilizziamo per affermare un
principio di democrazia che oggi viene palesemente e
continuamente violato attraverso accordi di potere che passano
per le segreterie di partito e che sono, sostanzialmente, una
presa in giro che provoca la disaffezione del cittadino nei
confronti della politica.
Gli strumenti di per sè sono sempre neutri, dipende poi da
chi li utilizza e di questo ce ne rendiamo conto; da questo punto
di vista condividiamo alcune posizione espresse da altri gruppi
parlamentari in dissenso con questo nostro orientamento. Non c'è
dubbio, però, che nel momento in cui abbiamo l'elezione diretta
dei sindaci delle grandi città, di tutti i sindaci ma quelli
delle grandi città in particolare perché evidentemente hanno un
impatto nell'opinione pubblica estremamente significativo, in
questo momento noi non possiamo non avere una guida della Regione
che sia espressione diretta della volontà popolare. Non possiamo
consentire più ad alcuni sindaci per interessi partitici, per
interessi politici di mortificare questo Parlamento. Abbiamo
bisogno che questo Parlamento sia un Parlamento che venga eletto
all'interno di regole che prevedono la elezione diretta del
Presidente della Regione.
Non è un caso che abbiamo in questo momento una situazione
politica in cui vi sono dei sindaci che autonomamente presentano
una lista nelle prossime competizioni europee; questo è
determinato dall'enorme potere che viene conferito ai sindaci
delle città attraverso il meccanismo dell'elezione diretta, e
questo enorme potere non possiamo consentire che schiacci la
dignità e le prerogative di questo Parlamento.
Ho sentito interviste veramente farneticanti del sindaco di
Catania Enzo Bianco che pensava ad una divisione tra Sicilia
orientale e Sicilia occidentale sul canale satellitare della RAI.
Nel momento in cui avvengono queste feroci aggressioni nei
confronti dell'autonomia, dello Statuto, nei confronti dell'unità
della Sicilia, di una Sicilia-nazione, come nel secolo scorso
veniva definita da molti uomini di cultura siciliana, nel momento
in cui avviene questa aggressione la difesa deve essere forte,
deve essere determinata, deve essere portata fino alle estreme
conseguenze di una riaffermazione del principio dell'elezione
diretta del Presidente della Regione anche e soprattutto, prima
di ogni altra regione, qui in Sicilia.
Abbiamo assoluto bisogno, sia sotto il profilo politico,
sia sotto il profilo del funzionamento delle istituzioni, sia
sotto il profilo del prestigio della nostra classe politica e del
nostro Parlamento, che questa legge abbia un esito favorevole nei
tempi più rapidi possibili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oserei dire
indietro non si torna, rispetto alla bozza Provenzano, avere
ipocrisie, mantenere ipocrisie in un momento come questo, in un
momento storico difficile significa far tornare la Sicilia
indietro di cinquant'anni.
La mediazione che è stata raggiunta in commissione non può
essere mutata. Abbiamo la necessità oggi, di fronte ai nostri
figli, di fronte alla nostra Regione, di portare avanti un
ragionamento serio, complessivo a vantaggio di quelle che sono le
esigenze dell'ora presente.
Il momento che stiamo vivendo è un momento drammatico. Chi
non percepisce questo, chi non comprende che siamo di fronte alla
catastrofe sociale, morale, umana ed economica vuol dire che vive
in un'altra epoca, vuol dire che vive in una sorta di acquario
scollegato completamente con il resto della nazione, con il resto
della Regione.
Il sistema presidenziale è un qualcosa di essenziale,
indispensabile. Qualcuno ha detto che è contrario perchè
nasceranno dei nuovi regnanti, così è stato detto; ma oggi
l'esigenza non è quella di creare nuovi regnanti, oggi l'esigenza
è quella di creare stabilità. I regnanti nascono, i dittatori
nascono quando i momenti storici sono particolari; non stiamo
vivendo un momento storico di questo tipo.
Il maggioritario - condivido le tesi di chi lo ha definito
un valore - è tale; la stabilità è un fattore indispensabile: una
Regione, uno Stato si può definire moderno quando la volontà
dell'elettore rimane immutata per il periodo di tempo per il
quale questa volontà si è manifestata, senza ribaltoni e senza
cambiamenti. Ecco perchè dobbiamo assolutamente perseguire questo
obiettivo che è quello del maggioritario, visto come sistema
elettorale, e quello del presidenzialismo.
Il referendum nazionale, quello che probabilmente si
celebrerà il 18 aprile, vedrà un trionfo straordinario dei 'sì',
vedrà la gente precipitarsi a votare pur in un clima di
astensionismo, pur in un clima di disaffezione alle istituzione;
vedrà la gente andare a votare massicciamente per il 'sì', cioè
per l'abrogazione del sistema proporzionale.
Noi dobbiamo interpretare quelle che sono le volontà
popolari ed essere da questo punto di vista avanguardia, essere
precursori. Questa Regione spesso lo è stata, lo è stata con le
leggi sui sindaci del 1993, quando ha preceduto la volontà
nazionale; Dobbiamo continuare ad essere precursori ancora una
volta. Questo è il ruolo delle classi dirigenti.
Spesso ci si chiede che significa essere classi dirigenti.
Dice giustamente Rino Camilleri in un suo libro "Elogio agli
Italiani"( che io consiglio di leggere vivamente a tutti i
colleghi) che questa Nazione ha avuto la caratteristica di avere
un popolo spesso e volentieri di gran lunga superiore, anche da
un punto di vista morale, nei confronti delle classi dirigenti.
Camilleri dedica un intero libro a questo; citerei solo il passo
relativo alla prima guerra mondiale: a Caporetto i nostri
generali, i nostri colonnelli fuggirono lasciando i soldati,
spesso siciliani e calabresi, a combattere soli. Qualche
settimana dopo a Vittorio Veneto quella gente, la misera, l'umile
gente di Sicilia e di Calabria difese a Vittorio Veneto nel 1918
il confine e vinse senza generali e senza capi: un popolo che
storicamente è migliore dei propri capi.
Allora se noi siamo classe dirigente, dobbiamo assumerci la
responsabilità di portare avanti un ragionamento serio perché di
fronte alla storia saremo condannati e non è possibile continuare
ancora con logiche che hanno dimostrato il fallimento: 52 anni,
52 governi, una povertà assoluta da un punto di vista, prima
ancora che economico, morale e culturale.
Allora ben venga il trasversalismo degli innovatori, ben
venga la volontà da parte di chi vuole portare veramente avanti
un progetto serio a vantaggio della nostra terra. Abbiamo
apprezzato le parole dell'onorevole Zanna che sicuramente è stato
coraggioso e innovatore, mi fa piacere perchè si associa a quella
che è la nostra concezione di Regione, la nostra concezione di
Stato e confermo puntualmente le parole di Zanna: sicuramente
c'è un trasversalismo anche dei conservatori, di coloro che non
vogliono che cambi nulla anche all'interno della nostra realtà
dei nostri gruppi.
Ecco perchè qualche settimana addietro durante la
discussione generale ho chiesto espressamente che tutti i 90
deputati venissero a pronunciarsi su questo scanno dicendo le
cose come stanno e facendo capire quali fossero le reali volontà,
in maniera tale che di fronte al Paese, di fronte alla Regione
potessero essere additati per eventuali responsabilità.
Chi non ha parlato, chi è fuggito, signor Presidente, non
c'è dubbio che ha manifestato una volontà contraria a quella del
cambiamento.
Chiudo molto velocemente utilizzando gli ultimi dieci
secondi per dire che in Emilia Romagna una legge, che è quella
della libertà ed educazione, è stata votata da un Parlamento
regionale "rosso"; questo Parlamento regionale, questo
Parlamento che ha una storia di 800 anni, ha la necessità in
questo momento di dire in maniera chiara, puntuale e precisa che
di fronte alle responsabilità non si fugge e che una vera classe
dirigente deve dimostrare fino in fondo di esserlo.
Il maggioritario e il presidenzialismo sono un valore
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come era
prevedibile la discussione è appassionante e com'era prevedibile
ci sono punti di vista diversi.
Il dibattito si è arricchito nel corso di questi mesi,
subirà un'accelerazione certa nel corso dei prossimi mesi,
soprattutto se si svolgerà il referendum elettorale il 18 aprile
sul maggioritario; tuttavia, tutto questo non ha visto la Regione
siciliana, l'Assemblea regionale siciliana arrivare in ritardo.
Una discussione seria è stata avviata, una discussione
serena che ha visto in Commissione Statuto misurarsi posizioni
diverse. Io non sono tra coloro che sostengono che ci sia un
trasversalismo tra innovatori e tra conservatori; sostengo che ci
sono punti di vista rispettabilissimi e diversi perchè fra
qualche anno potremmo anche verificare che chi oggi è innovatore
forse aveva fatto una previsione sbagliata.
Ritengo però che in Aula noi dobbiamo determinare le
condizioni per la massima convergenza e per dare forza ed
autorevolezza ad disegno di legge che sarà esitato, per questo
ritengo giusta l'osservazione che è stata fatta: quella di
partire dal testo Provenzano, di aprire un dibattito franco in
Aula, di misurarsi attorno agli emendamenti.
Io, onorevoli colleghi, essendo notoriamente uno che da
tanto tempo si batte per il principio del maggioritario, ritengo
concettualmente sbagliato che ci possa essere una previsione
statutaria- costituzionale che preveda un principio nel testo di
legge-costituzione; è concettualmente sbagliato che si possa
avere una previsione di legge elettorale all'interno di un testo
che sia costituzionalmente riconosciuto.
Io sono per il maggioritario: mi batterò nel corso della
campagna elettorale per il maggioritario; questo aspetto deve
essere demandato a legge ordinaria. Così deve esserlo anche la
stessa questione che riguarda l'incompatibilità sulla quale vi
sono (anche questo argomento è stato in qualche modo discusso
all'interno della Commissione bicamerale, all'interno delle forze
politiche) tre diversi disegni di legge. Tuttavia, tali disegni
di legge affrontano questa materia come se avesse rango
costituzionale.
Io, quindi, capisco la passione che viene messa da parte di
alcuni colleghi, però non penso che sia questo il punto nodale di
svolta; il punto nodale di svolta della legge-voto è legato
alla possibilità che venga eletto direttamente il Presidente
della Regione, che questo Presidente della Regione abbia il
potere di revoca e di nomina degli assessori.
Ho sentito fare un'osservazione da una parte della sinistra
che è preoccupata del fatto che il presidenzialismo possa
accentuare i caratteri personali e di potere e ha posto
l'esigenza che tutto questo venga, in qualche modo, rivisitato
attraverso la possibilità di costituire contrappesi che possano
riequilibrare i poteri. Questa è un ' impostazione che io, in
parte, condivido, ma è altra cosa rispetto al testo che è al
nostro esame; tutto ciò dovrà essere fatto con apposito disegno
di legge che abbia carattere ordinario, che compete alla Regione
siciliana. Ed è sulla base di queste valutazioni di carattere
generale che io mi sono permesso di presentare, a nome della
stragrande maggioranza dei parlamentari che sostengono il Governo
Capodicasa, un emendamento che ritengo essere più avanzato
rispetto al testo esitato dalla Commissione Statuto. Reputo che
questo emendamento possa essere sottoposto all'esame delle altre
forze politiche. Si tratta di un emendamento che prima della
presentazione avevo informalmente fornito ai capigruppo delle
opposizioni per conoscere le loro valutazioni; in questa materia,
infatti, non voglio che si costituiscano trasversalismi o che si
costituisca una specie di logica che attiene ad innovatori e
conservatori.
Penso che noi si debba entrare all'interno del dibattito
politico nazionale con una nostra proposta sulla quale ci sia la
convergenza massima del Parlamento regionale che dia forza e
autorevolezza a quella proposta. Penso sommessamente che il testo
dell'emendamento presentato da me possa raccogliere i consensi
dell'intero Parlamento, per cui eviterei toni aspri,
innamoramenti delle proprie posizioni, soprattutto quando esse
possono essere definite con legge ordinaria. Per questo,
signor Presidente, cari colleghi, sono per distinguere, così come
ho detto, la legge elettorale dallo Statuto; sono per evitare
che l'incompatibilità venga prevista nello Statuto e per
affrontarla, invece, con legge ordinaria.
Penso che alla fine, se c'è questo scatto di maturità e
questa consapevolezza all'interno del Parlamento, noi potremo
uscire con un utile e avanzato testo.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. La seduta è rinviata a mercoledì 10 febbraio 1999,
alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DELLE MOZIONI:
N. 280 - Iniziative per la piena applicazione della l.r.
12.1.1993, n. 10 ed istituzione dell'Ufficio regionale per
i pubblici appalti.
Granata Benedetto Fabio, Caputo Salvino, La Grua Saverio Fle-
res Salvatore, Drago Giuseppe.
Presentata il 22 dicembre 1998
N. 290 - Istituzione delle aree contigue nelle aree naturali
protette.
Beninati Antonino, Fleres Salvatore, Croce Antonino, Alfano
Angelo, Bufardeci Giambattista.
Presentata il 21 gennaio 1999.
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) 'Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'' (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore: On.le Provenzano
2) 'Istituzione del parco archeologico e paesaggistico della
Valle dei Templi di Agrigento e del parco archeologico
integrato di Selinunte, Segesta e Cave di Cusa' (nn. 453 -
302 - 724/A).
Relatore: On.le Adragna
3) 'Proroga della durata della Commissione speciale per la
riforma dello Statuto e le riforme istituzionali' (n. 842).
4) 'Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari' (n. 795).
La seduta è tolta alle ore 23.40
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 01.00)