Presidenza del vicepresidente Silvestro
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO
Questo resoconto stenografico riporta la sola trascrizione
dei lavori d'Aula.
La seduta è aperta alle ore 11.10.
LO CERTO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta numero 221.
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'approvazione del verbale
della seduta numero 221.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in merito
all'approvazione del verbale sorgono delle osservazioni
relativamente alla dichiarazione di nullità pronunciata dal
Presidente dell'Assemblea, onorevole Cristaldi, in merito
all'elezione del deputato Questore. Sulla vicenda c'è una
contrastante e dubbia valutazione perché noi riteniamo che in
base a quanto previsto dal Regolamento, esattamente all'articolo
5, al comma 5 dell'articolo 4, l'elezione è già avvenuta e che
andava proclamato da parte del Presidente dell'Assemblea il
deputato così come recita l'articolo che ha preso il maggior
numero di voti, nella fattispecie, se non ricordo trattasi
dell'onorevole Burgaretta.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, le ricordo che l'intervento
sul processo verbale può avvenire solo per inserire una rettifica
per chiarire il proprio pensiero, oppure per fatti personali,
quindi, sono costretto a togliere la parola.
SPEZIALE. Io chiarito il pensiero, voglio fare delle
osservazioni perché sorgono delle osservazioni e quindi ritengo
che non possa procedersi all'approvazione del verbale.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, per quanto riguarda il
processo verbale relativamente all'elezione del deputato Questore
devo dichiarare che a mio modo di vedere, non voglio entrare nel
merito perché il giudizio del Presidente che la parte riguardante
l'annullamento della elezione del Questore debba rimanere sospesa
cioè nel senso che, si può approvare tutto il verbale però ad
evitare un'acquiescenza dell'Assemblea nei confronti delle
determinazioni presidenziali, ritengo che l'Assemblea debba
lasciare in sospeso fino ad un definitivo chiarimento la
determinazione assunta dal Presidente relativamente all'elezione
del l'onorevole Burgaretta a Questore di questa Assemblea, quindi
le pongo questa proposta formale che la prego di mettere ai voti,
nel senso che si approva tutto il verbale ad esclusione della
parte riguardante l'annullamento dell'elezione del Questore.
Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Di Martino, le ricordo che il processo
verbale è la fotografia della seduta precedente e quindi non si
possono apportare modifiche se non per chiarire il proprio
pensiero, oppure intervenire per fatti personali, quindi la sua
proposta non è accettabile. Se non sorgono osservazioni il
processo verbale è approvato.
SPEZIALE. Vorrei far rilevare che i deputati presenti in Aula
votano contro.
PRESIDENTE. I fatti da lei e dall'onorevole Di Martino
saranno valutati nella sede appropriata, non nel corso del
processo verbale. Sono stati verbalizzati e quindi verranno
esaminati in una sede appropriata e competente.
SPEZIALE. Onorevole Presidente, solo per prendere atto che i
deputati presenti in aula non votano l'approvazione del processo
verbale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con le predette osservazioni,
il processo verbale della seduta numero 221 è approvato.
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura dei
processi verbali delle sedute numeri 222 e 223.
LO CERTO , segretario, dà lettura dei processi verbali delle
sedute numeri 222 e 223 che, non sorgendo osservazioni, si
intendono approvati.
Si passa al primo punto dell'ordine del giorno: Comunicazioni.
LE COMUNICAZIONI VERRANNO RIPORTATE NELLA STESURA DEFINITIVA
DEL RESOCONTO STENOGRAFICO.
PRESIDENTE. Le mozioni ora annunziate saranno poste all'ordine
del giorno della seduta successiva perché se ne determini la data
di discussione.
Con nota del 9 febbraio 1999 l'onorevole Calogero Speziale
ha comunicato che in data 3 febbraio 1999 il Gruppo parlamentare
dei democratici di sinistra ha eletto gli onorevoli Giuseppe
Pignataro e Giuseppe Cipriani rispettivamente vicepresidente e
segretario del Gruppo medesimo.
L'Assemblea ne prende atto.
Ai sensi del nono comma dell'articolo 127 del Regolamento
interno do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della presente seduta.
Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Discussione
delle mozioni:
N. 280 - Iniziative per la piena applicazione della l.r.
12.1.1993, n. 10, ed istituzione dell'Ufficio
regionale per i pubblici appalti.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che a distanza di quasi 6 anni dal suo varo, la
legge regionale 12 gennaio 1993, n. 10, recante
'Nuove norme in materia di lavori pubblici e di
forniture di beni e servizi, nonché modifiche ed
integrazioni della legislazione del settore',
risulta ancora largamente disapplicata;
RILEVATO che, in particolare, l'intero capo I della predetta
legge, dedicato all'Ufficio regionale per i pubblici
appalti, che non risulta ancora costituito, detta
norme (dall'art. 1 all'art. 14) qualificanti per la
piena realizzazione del processo di riorganizzazione
del settore degli appalti;
CONSIDERATO che la piena operatività dell'Ufficio regionale
per i pubblici appalti consentirebbe di assicurare
lo svolgimento presso le sue sezioni provinciali
dell'intera fase tecnica della scelta del contraente
dei lavori pubblici, alleggerendo le strutture
amministrative degli enti territoriali e degli enti
in genere di onerosi carichi di lavoro e
sottraendole al contempo al rischio di infiltrazioni
parassitarie, affaristiche e criminali che ancora
oggi sembrano condizionare pesantemente l'intero
settore;
RITENUTO che la legge regionale n. 10 del 1993 ha costituito
una tappa significativa di un processo di
modernizzazione della pubblica Amministrazione
informato all'esigenza di assicurare una corretta
gestione dei flussi di spesa destinati al settore
dei lavori pubblici, attesa la necessità della
rapida realizzazione di infrastrutture essenziali
per la comunità siciliana e, soprattutto, avuto
riguardo alla creazione di occasioni di lavoro per
le imprese ed i lavoratori in vista di un rilancio
dell'economia regionale;
RAVVISATA l'esigenza della piena applicazione del capo I
della l.r. n. 10 del 1993,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a porre in essere qualunque provvedimento idoneo ad
assicurare l'integrale applicazione delle
disposizioni contenute nella legge regionale n. 10
del 1993 ed in particolare di quelle contenute nel
capo I, dall'articolo 1 all'articolo 14, riguardanti
l'Ufficio regionale dei pubblici appalti, facendo sì
che entro 60 giorni dall'approvazione della presente
mozione esso risulti regolarmente costituito ed
operante.
GRANATA - CAPUTO - LA GRUA -
FLERES - DRAGO
Presidenza del vicepresidente Silvestro
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, volevo soltanto chiederLe - anche
in previsione del fatto che questa mattina non c'è presente
l'Assessore per il territorio e l'ambiente - se possiamo, sempre
che i colleghi siano d'accordo, i colleghi firmatari delle
mozioni, stabilire che si procede immediatamente prelevando la
legge-voto e di discutere le mozioni in data successiva, cioè in
occasione della discussione generale su tutte le mozioni così
come stabilito dalla Conferenza dei capigruppo.
La Conferenza dei capigruppo aveva stabilito di dedicare
un'unica seduta alla discussione di tutte le mozioni presentate,
quindi di spostare queste mozioni a quella seduta e di iniziare
subito prelevando la legge-voto.
ALFANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur rilevando
che l'assenza dell'Assessore è elemento determinante, noi
accediamo alla ipotesi proposta dall'onorevole Speziale su un
altro argomento che ci pare ancora più rilevante e cioè che
riteniamo essenziale procedere con la massima celerità all'esame
degli emendamenti al disegno di legge-voto per la riforma dello
Statuto e quindi siamo favorevoli al prelievo del punto
riguardante il disegno di legge-voto di riforma dello Statuto.
PEZZINO. Signor Presidente, vorrei apporre la mia firma alla
mozione.
BUFARDECI. Vorrei apporre anch'io la mia firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Sulla proposta dell'onorevole Speziale di prelevare il punto
III dell'ordine del giorno "Discussione del disegno di legge
'Schema di disegno di legge costituzionale'" chiedo il parere del
Governo.
Il Governo è favorevole.
Pongo ai voti la proposta dell'onorevole Speziale di
prelevare il punto III dell'ordine del giorno.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
E' approvata
705-708-758-Norme stralciate/A
Presidenza del vicepresidente Silvestro
Presidenza del presidente Cristaldi
Si passa al III punto dell'ordine del giorno: "Discussione
del disegno di legge schema di disegno di legge costituzionale da
sottoporre al Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18
dello Statuto recante modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernente l'elezione diretta del Presidente della
Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa
legislativa popolare, comunale ed il referendum regionale".
Invito i componenti della Commissione a prendere posto
nell'apposito banco. Ricordo all'Aula che per quanto riguarda il
disegno di legge voto, abbiamo esaurito la discussione generale
sugli emendamenti, adesso siamo nella fase di votazione degli
emendamenti, si è preso atto nella seduta precedente, del ritiro
dell'emendamento n. 1.41 a firma Zanna ed altri. Pongo in
votazione l'emendamento n. 1.11 a firma Forgione ed altri:
l'articolo 1 è soppresso.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio
riproporre l'ispirazione di questo emendamento, cioè
l'ispirazione di questo emendamento è quello di riportare
all'autodeterminazione di questa Aula la decisione sulla forma di
elezione del Presidente e sul sistema di governo della Regione.
Quindi non è un emendamento, vorrei dirlo anche al Presidente
della Commissione, che nega il diritto di una maggioranza
parlamentare che noi sappiamo esserci in questa Aula a giungere
ad una legge che contenga l'elezione diretta del Presidente della
Regione, ma questo emendamento invece, favorisce un percorso che
dà centralità a questo Parlamento e a questa Aula che
autonomamente e non attraverso una legge voto deve decidere
complessivamente della forma di governo e quindi di un
ragionamento complesso sul rapporto tra la forma di elezione e i
poteri del Presidente e il rapporto tra questi poteri e
l'Assemblea legislativa. Quindi noi con questo emendamento di
fatto, non blocchiamo e non neghiamo il processo riformatore che
noi non condividiamo per le caratteristiche presidenziali che ha,
non neghiamo la scelta di una maggioranza di autodeterminarsi e
di giungere ad una legge che prevede l'elezione diretta del
Presidente della Regione, ma riportiamo la discussione, il
confronto e la decisione in questa Aula.
Io mi rendo conto che ormai la vostra propaganda
presidenzialista, onorevoli colleghi, è andata talmente avanti da
non potervi fermare, ma questa è l'ispirazione dell'emendamento,
io credo che esalteremmo il valore e la centralità di questa Aula
e di questo Parlamento, contribuiremmo in modo più serio al
dibattito in corso sulla riforma delle forme di governo delle
regioni dell'intero Paese, sia quelle a statuto ordinario che a
quelle a statuto speciale e tutto sommato metteremmo questo
Parlamento in condizione di discutere complessivamente della
forma di governo.
Se vi serve semplicemente la propaganda, ovviamente, votate
contro questo emendamento e avete già subito l'elezione diretta
del presidente della Regione senza sapere per che cosa, come, in
che rapporti con questo Parlamento, quali poteri deve avere
questo presidente della Regione, però avremmo tutti fatto un
servizio a questa opinione pubblica così' deformata da vocazioni
maggioritarie, vocazioni plebiscitarie e sotto sotto da tendenze
neo-autoritarie.
ALFANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
annunciare il voto contrario di Forza Italia all'emendamento
Forgione poiché si tratta di emendamento soppressivo all'articolo
1 che rappresenta il cuore pulsante di questa ipotesi di riforma.
Abbiamo scelto un modello presidenziale, lo abbiamo posto
agli elettori nel corso della campagna elettorale del 1996 e oggi
ci troviamo al bivio che può condurci ad una grande vittoria che
è quella per la quale Forza Italia si è sempre spesa. Poi c'è una
questione di principio posta a fondamento dell'emendamento
soppressivo che riguarda la mancata definizione nel merito dei
sistemi che regoleranno il meccanismo elettorale per l'elezione
del presidente della Regione.
Anche da questo punto di vista mi sembra che sia
sormontabile l'obiezione dell'onorevole Forgione. Poiché se c'è
un dato certo è che noi acquisiamo un principio, un principio
presidenzialista che porterà con sé - crediamo - anche un sistema
elettorale maggioritario vero, non maggioritario nascosto dietro
eufemismi o parole di comodo.
C'è un'ulteriore questione, quella del metodo e che riguarda
la scelta della legge-voto. Abbiamo scelto il percorso della
legge-voto perché riteniamo che attraverso questa via saremo
nelle condizioni di partecipare per le vie istituzionali e
formalmente possibili in questo Parlamento alle discussioni sulle
riforme istituzionali e costituzionali attualmente in corso
presso il Parlamento nazionale.
Abdicare, dunque, a questa scelta, abdicare all'idea che si
possa procedere per la legge-voto è probabilmente abdicare alla
ragione più profonda su cui regge l'autonomia della Regione
siciliana e di questa Assemblea più in particolare.
Il principio presidenziale è un principio che conferirà alla
Regione siciliana e al Governo della Regione siciliana stabilità,
governabilità, certezza dei diritti dei cittadini che in questi
anni si sono trovati di fronte ad un'amministrazione inefficace
anche perché le continue crisi di governo non hanno consentito di
portare avanti progetti e programmi con una certa continuità.
Ecco il punto di snodo. Come si fa a mettere in discussione
un principio presidenzialista che non contiene nessun germe
autoritario. Questa sì che è propaganda. L'idea che il
presidenzialismo contenga un germe autoritario.
Riteniamo che non vi siano - e lo abbiamo detto anche in
altra sede - principi e sistemi elettorali neutri.
E' giunto il tempo dopo il periodo della seconda guerra
mondiale di fare prevalere l'elemento della governabilità,
l'elemento di rappresentanza dei cittadini che si esprimono,
scelgono un governo, scelgono un presidente della Regione che poi
pongono al giudizio dei quattro anni, dei cinque anni del proprio
lavoro e del lavoro del presidente stesso.
Non si può tornare indietro rispetto a questo percorso per
cui esprimeremo voto contrario all'emendamento Forgione credendo
che il vessillo del presidenzialismo sia un vessillo di autentica
e vera riforma che condurrà la Regione siciliana fuori dalle
secche dell'immobilismo e dell'ingovernabilità.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, innanzitutto una notazione
politica: i banchi vuoti di questa Assemblea possono portare a
due conclusioni contrastanti una con l'altra. O che questa
riforma dello Statuto non interessa nessuno, per cui esserci
dieci deputati o novanta non cambia nulla, oppure ha dimostrato
che la cosiddetta "II Repubblica" - con i nuovismi che vi sono in
corso - ha dimostrato un grave degrado culturale e politico da
fare paura.
Quindi, è bene che su queste vicende diciamo una parola
chiara. Qui c'è un errore, in altri tempi si direbbe gli opposti
estremismi o i dogmatismi: da un lato c'è chi pensa che il
presidenzialismo sia la salvaguardia da ogni problema, il
presidenzialismo sia il toccasana di ogni questione, dall'altro
lato c'è chi ritiene il presidenzialismo qualcosa di
antidemocratico, qualcosa da respingere.
Io dico che sono sbagliate l'una posizione e l'altra. Cioè
in questa vicenda il dogmatismo non serve. Dobbiamo guardare le
cose con spirito laico. Il presidenzialismo è una forma di
governo che può essere benissimo sperimentata e non a caso
possiamo chiamarlo il "loro Speziale" propone nel complesso
soluzioni tali che accrescono l'autonomia di questo Parlamento,
nella scelta della forma di governo nei prossimi anni dopo il
primo esperimento che andiamo ad adottare da parte
dell'Assemblea.
Quindi, con queste dichiarazioni di voto, signor Presidente,
dico che sono contrario all'emendamento soppressivo
dell'onorevole Forgione, perché lo ritenga una posizione
estremistica che non serva assolutamente a dare maggiore
governabilità alla nostra Regione.
Come sono contrario al presidenzialismo sfrenato da parte di
alcune forze dell'opposizione, ma anche della maggioranza, che,
ritengo, attraverso il presidenzialismo possano risolvere tutti i
problemi della Sicilia.
Abbiamo avuto un'esperienza in questi anni, che io ritengo
buona, l'esperienza della elezione diretta dei sindaci, però sul
piano dello sviluppo, sul piano delle riforme non abbiamo visto
nessun sindaco eletto direttamente che ha avuto più possibilità
di incrementare l'occupazione e porta avanti una politica per le
attività produttive. Quindi, voglio dire di guardare le cose con
molta serenità e cerchiamo di renderci conto che l'attuale
Statuto per quando riguarda la forma di governo allo stato non
regge. Facciamo questo esperimento della forma di governo
presidenziale, dopo di che vedremo il da farsi, chi verrà dopo di
noi.
MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
coloro che affermano la validità del principio presidenzialista
dovrebbero essere grati all'onorevole Forgione ed anche a me che
ho firmato l'emendamento soppressivo perché non si sono forse ben
resi conto che questo emendamento soppressivo, togliendo di mezzo
la formulazione attuale dell'articolo 1 del testo della legge,
apre la possibilità di introdurre realmente il principio
presidenzialista che con l'attuale formulazione non sarebbe
possibile.
Leggo per maggiore chiarezza, il testo dell'articolo 9:
'Articolo 9
1. Il Presidente della Regione è eletto direttamente dal corpo
elettorale regionale, secondo modalità stabilite con legge
adottata dall'Assemblea regionale, approvata a maggioranza dei
due terzi dei deputati regionali.
2. La stessa legge regola la formazione e la composizione
della Giunta e le eventuali incompatibilità fra la carica di
Presidente della Regione o di assessore e la titolarità di
altre cariche o uffici.'
Se passasse questo testo di legge voto e il Parlamento
nazionale lo recepisse così com'è, noi ci troveremmo nella
condizione di avere introdotto il principio del presidenzialismo,
di avere previsto la possibilità di approvare una legge con
maggioranza qualificata da parte del Parlamento regionale che
stabilisca le modalità di elezione del Presidente e tuttavia, al
di là della formazione e della composizione, delle eventuali
incompatibilità o della titolarità di altre cariche e uffici,
questa legge non potrebbe stabilire nulla.
Ci troveremmo, dunque, ad avere abrogato la sezione seconda
dello Statuto che prevede anche i casi di sostituzione del
Presidente della Regione e a non avere previsto, che con legge
regionale, questa lacuna possa essere colmata.
Per conseguenza ne deriverebbe che per dare concreta
attuazione al principio sarebbe necessario riattivare di nuovo
l'articolo 138 della Costituzione e ricorrere di nuovo a una
legge -voto che preveda l'introduzione di queste modalità
attualmente non previste.
Per questa ragione, io credo, l'emendamento soppressivo si
muove, come diceva lo stesso onorevole Forgione, non nel senso di
una posizione pregiudiziale e preconcetta nei confronti del
presidenzialismo, che pure rimane una posizione teorica del tutto
rispettabile, che è anche la mia, ma si muove nel senso di fare
rilevare e di tentare di correggere una incompletezza e una
stortura nella formulazione dell'articolo di legge presente che
ahimè, devo dire, discende dal fatto che ci si è lasciati
prendere dalla necessità della propaganda senza scendere poi sul
terreno concreto della riflessione del contesto giuridico e della
complessività degli elementi che devono essere presi in
considerazione.
Per questa ragione, io sono molto combattuto perché ho
firmato questo emendamento, ma sarei tentato di ritirare la mia
firma e di votare contro l'emendamento in maniera tale che
passasse l'attuale testo della legge-voto cosicché si potessero
determinare quelle conseguenze, certamente inevitabili, alle
quali facevo poc'anzi riferimento e che andrebbero nel senso da
me auspicato della impossibilità della introduzione del principio
presidenziale o comunque della sua concreta attuazione.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.11 a firma
Fovergione ed altri. Parere del Governo?
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Contrario.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
PROVENZANO, Presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è d'accordo si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.28 a firma dell'onorevole
Speziale. Comunico che all'emendamento 1.28 sono stati
presentati i seguenti sub-emendamenti: 1.28.1, 1.28.8, 1.28.2,
1.28.7, 1.28.3, 1.28.4, 1.28.5, 1.28.6, 1.28.9...
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, giusto per una
precisazione che ci consenta di affrontare compiutamente
l'argomento dell'emendamento Speziale; vorremmo conoscere - credo
sia stato detto nella precedente seduta, lo vorremmo qui ribadito
- l'effetto preclusivo dell'approvazione dell'emendamento
Speziale rispetto agli emendamenti successivi.
PRESIDENTE. Se dovesse essere approvato l'emendamento 1.28
dell'onorevole Speziale, verrebbero preclusi gli emendamenti 1.15
a firma Silvestro, 1.33 a firma Forgione, 1.5 a firma Di Martino,
1.12 a firma Forgione ed altri, 1.9 a firma Di Martino, 1.14 a
firma Forgione, 1.17 a firma Calanna, 1.4 e 1.3 a firma Di
Martino, 1.38 a firma Mele, 1.16 a firma Silvestro, 1.19 a firma
Leanza, 1.25 a firma Leontini, 142 a firma Zanna, 1.10 a firma
Martino, 1.7 a firma Fleres, 1.13 a firma Forgione, 1.22 a firma
Barbagallo, 1.39 a firma Mele, 1.40 a firma Zanna, 1.26 a firma
Leontini, 1.18 a firma Calanna, 1.8 a firma Fleres, 1.2 a firma
Di Martino, 1.34 a firma Spagna.
Restano invece in piedi: 1.6 a firma Fleres, 1.42 a firma
Zanna, 1.1 a firma Di Martino e 1.24 a firma Briguglio.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà
FORGIONE. Signor Presidente, l'emendamento Speziale,
praticamente, riscrive la legge e fa decadere una massa di
emendamenti che noi riteniamo molto importanti, sui quali, tra
l'altro, vorremmo una discussione, a meno che, oltre all'Aula
vuota, non vi sentiate appagati anche dal vietare il dibattito su
questa legge di "riforma epocale", come l'avete definita.
Dato che lo stesso titolo dell'emendamento dell'onorevole
Speziale contiene l'espressione contestualmente alla elezione
dell'Assemblea regionale siciliana, quindi entriamo già
oggettivamente in materia di riforma elettorale, io vorrei sapere
da lei, signor Presidente, se noi dobbiamo attenerci ai tempi di
discussione di una normale legge, o se non, invece, rispettando
il regolamento, poter usufruire della possibilità di avere altri
tempi e senza limiti dei cinque minuti e dieci minuti, come il
regolamento prevede per discussione di materia elettorale.
E' un quesito che, sia io che l'onorevole Di Martino,
abbiamo posto all'inizio di questa discussione, e aspettiamo
ancora una risposta. Non si può pretendere tutto da questa Aula;
cioè, che una legge di svolta epocale si faccia ad Aula vuota;
che gli emendamenti decadono; che la discussione non si faccia,
dite cosa volete. Se assieme al presidenzialismo volete
preventivamente tappare anche la bocca all'Aula, allora
dichiaratelo, noi non ci stiamo.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, capisco il senso della sua
richiesta. Voglio ricordare all'Aula e a me stesso che in Aula si
è discusso ampiamente su questa legge. Lei avrà modo di discutere
ancora sui sub emendamenti presentati che vanno discussi e
votati, e sono circa 9. Quindi, non c'è una linea che comprime la
libertà di discussione dell'Assemblea.
Solo che dobbiamo rendere questa discussione compatibile con
il rispetto del Regolamento.
FORGIONE. Chiediamo esattamente questo.
DI MARTINO . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, quanto testè accennato
dall'onorevole Forgione ha il suo fondamento.
Il suo fondamento dipende molto dalla Presidenza. Cioè se la
Presidenza ritiene ammissibile e attinente alla materia il
sistema maggioritario nello Statuto, a quel punto, onorevole
Presidente, lei non può limitare più i tempi di discussione,
perché andremmo a violare il regolamento.
Se il Presidente dell'Assemblea ritiene inammissibile tutto
ciò che riguarda i criteri e i sistemi elettorali a quel punto i
cinque minuti sono regolamentari.
Quindi tutto dipende dal comportamento del Presidente
dell'Assemblea che vorrà adottare.
Se ritiene che dobbiamo discutere sul sistema elettorale,
evidentemente richiediamo il rispetto del regolamento e ampia
libertà di parola senza alcuna prefissazione di tempo.
Però, io onorevole Presidente, invito a lei, secondo noi qui
in Assemblea possiamo trovare, come dicono gli inglesi un general
agreement un accordo tra gentiluomini. Ed è questo, cioè noi
dobbiamo eliminare alcuni tabù che sono presenti in Aula.
Primo tabù è quello che si pensa che questo Parlamento debba
fare leggi ordinarie senza modifiche costituzionali o statutarie
con i due terzi dei voti.
Non esiste alcun Parlamento democratico al mondo, esisteva
soltanto nell'ex Unione Sovietica o nella Camera dei Fasci e
delle Corporazioni, perché lì c'erano il partito dei contadini
che era sempre d'accordo con il partito comunista che governava e
nella camera dei fasci e delle corporazioni che avevano un'altra
composizione ed era di nomina....
FORGIONE. Onorevole Di Martino, per maggioranze semplici si
intendeva il trentacinque per cento
DI MARTINO . Tra l'altro manco si votava, quindi li stabilire
il due terzi o il sessanta per cento o la maggioranza assoluta
non significava niente.
Quindi qui questo primo tabù deve essere, onorevole
Presidente, eliminato.
L'altro tabù che dobbiamo eliminare è quello
dell'incompatibilità.
Vivaddio, non esiste nessuna Costituzione al mondo che
stabilisce se si è incompatibili con deputati, con ministri, con
sottosegretario, non esistono perché sono paesi seri e
democratici questi problemi non se li pongono, sono dovuti alla
contingenza politica.
Quindi in certi momenti la contingenza politica ritiene che
il deputato può essere anche assessore, in altri momenti no.
Oppure fare una posizione mediana, un mix tra deputati e non
deputati, cioè deve essere lasciato aperto, non si può vincolare
questo tipo di norme in riforme statutarie.
Quindi se cade anche questo tabù, e mi auguro che cada
presto, noi possiamo andare rapidamente all'approvazione
dell'articolo 1.
Io qui le faccio una dichiarazione, Presidente, io
sottoscrivo l'emendamento Speziale 1.28, tutto quello che è in
contrasto con questo emendamento da me sottoscritto,
evidentemente, è da considerare ritirato.
Quindi, Presidente, qui se ci fosse, se non ci fosse questa
smania che hanno alcuni di apparire più bravi degli altri, la
smania di apparire più presidenzialisti degli altri, secondo me,
qui se la Commissione si riunisse dieci minuti, un minuto, cinque
minuti, potrebbe risolvere i problemi , approvare l'emendamento
Speziale.
Io rivolgo un invito a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale
di ritirare questi emendamenti e io ritengo che l'emendamento
Speziale possa soddisfare le esigenze e rinvia al futuro le
scelte definite sull'applicazione dello Statuto che andiamo ad
approvare,
Lo stesso invito rivolgo ai compagni di Rifondazione
Comunista, cioè non ha senso mantenere in piedi questi
emendamenti, ritirate gli emendamenti, andiamo alla votazione
dell'emendamento Speziale e andiamo avanti approveremo lo Statuto
in maniera sbrigativa, dopo approfondimenti che da alcuni mesi
abbiamo svolto qui in questa assemblea.
Volere tenerci qui legati, inchiodati in questo Parlamento
per discutere i due terzi, o l'incompatibilità o altre cose amene
e molto spesso sono amene di questo tipo, secondo me non serve a
questo Parlamento.
VELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VELLA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
sull'ordine dei lavori e ritorno sulle note che ha fatto poc'anzi
l'onorevole Forgione, anche con una volontà di testardaggine
rispetto a questa delicatissima questione. Io ritengo che questo
emendamento che come altri affrontano un tema delicatissimo che
riguarda anche se forme indirette e tortuose, ma entrano nei
meandri della problematica più generale che riguarda la riforma
elettorale, devono essere sottratti dal dibattito dell'Aula. Lo
dico per due ordini di motivi, primo per venire incontro a questa
onda maggioritaria che è stata qua profusa in molti interventi da
parte dei colleghi, ed è stata fortemente motivata come la
ragione e la necessità dei siciliani, ed è stato detto che,
peraltro, questo dibattito non deve essere caratterizzato come il
dibattito che doveva contraddistinguere il ruolo delle
maggioranze e dell'opposizione, ma qua sembra, mi pare, e sarà
sicuramente così, che rispetto a questo tema che è delicatissimo
che è un tema che riguarda i siciliani per usare, diciamo così,
l'espressione tanto decantata dai colleghi maggioritari, mi pare
che si voglia usare la forza della maggioranza e sarà certamente
così.
Io siccome ritengo che noi dobbiamo misurarci anche sul
terreno dell'intelligenza di sviluppare i ragionamenti e di
rispettare anche i criteri delle regole vorrei capire se qua
dobbiamo affermare un criterio ed un principio di espropriazione
completa del ruolo della funzione della Commissione, perché se
questa Commissione è stata chiamata per quello che è stato lo
spirito, per quello che è stato l'indirizzo, e l'orientamento e
l'impianto che si è voluto dare di disegnare i tratti del nuovo
Statuto, comunque, le regole del nuovo Statuto, mi pare che a
questo la Commissione è già venuta meno, ma ora viene fuori un
elemento in più, cioè si vuole sostanzialmente delegittimare il
ruolo e la funzione della Commissione perché questo dimostra
proprio l'assunto che noi abbiamo da sempre sostenuto, che questa
Commissione non ha fatto quello che doveva fare.
Allora, noi dobbiamo limitarci a quello che è stato il
ragionamento, a quello che è stato l'impianto che ha costruito
questa Commissione, un impianto molto riduttivo, un impianto
molto striminzito ma questo è l'impianto e su questo dobbiamo
ragionare e dobbiamo lavorare; e allora è chiaro che se la
Commissione si è limitata soltanto a fissare un principio che è
quello dell'elezione diretta del Presidente della Regione, senza
volere con ciò entrare nel merito di tutte le problematiche che
riguardano, poi, le calibrature, le misure, le attribuzioni, le
competenze, i contrappesi noi dobbiamo guardare a questo e su
questo dobbiamo, diciamo così, intervenire e decidere.
Gli emendamenti, allora, che qui andranno in discussione,
onorevole Presidente, entrano nel merito e l'ho detto non in
maniera centrale, perché l'equivoco forse è questo, perché i
proponenti di questi emendamenti sfuggono all'attenzione centrale
del tema che riguarda poi molto acutamente la questione della
riforma elettorale con un marchingegno, ma sappiamo bene che
quando noi entriamo in un tema molto delicato che riguarda
l'elezione dell'Assemblea, che riguarda l'elezione e la revoca
degli Assessori si tratta fissare le prerogative e le
attribuzioni che sono proprie di organi che sono strettamente
legate con il Governo dell'Assemblea e che sono strettamente
legate, anche, con la vita di quella che sarà domani
l'espressione di Governo della Sicilia.
E' chiaro che se il punto di partenza è il testo esitato
dalla Commissione, se il punto di partenza è fissare il criterio
generale, che è quella di dire l'elezione diretta del Presidente
della Regione, va da sè che noi non possiamo, non possiamo
assolutamente, perché se così vogliamo fare, signor Presidente,
noi dobbiamo qui stabilire che la Commissione non ha più valore,
non ha più funzione, dobbiamo consegnare alla Commissione un
mandato nuovo, che è quello di affrontare il tema delicatissimo
che riguarda la riforma elettorale e l'attribuzione delle
competenze.
Quindi pongo un problema che riguarda la improponibilità e
una pregiudiziale che troncherebbe completamente e che metterebbe
l'Assemblea nelle condizioni pacate, di affrontare anche se noi
siamo contro, e lo abbiamo chiaramente espresso, le linee
tracciate da questa Commissione ma di affrontare e definire un
passaggio che solo quello deve essere il passaggio, a dopo
discutere le questioni che riguardano, diciamo così, la gestione
e la vita del Governo della Sicilia e soprattutto del Parlamento
siciliano. Grazie.
PRESIDENTE. Si passa alla discussione della votazione dei
subemendamenti.
All'emendamento 1.28 dell'onorevole Speziale; il
subemendamento 1.28.1 dell'onorevole Forgione è soppresso.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Onorevole Presidente, noi comprendiamo in un certo
senso uno sforzo fatto dall'onorevole Speziale rispetto alla sua
maggioranza ed abbiamo sentito come le sirene dell'onorevole
Speziale hanno già catturato le orecchie dolci e sensibili
dell'onorevole Di Martino.
Ma per lo stesso motivo espresso prima sull'articolo
proposto dalla commissione, noi sosteniamo la soppressione anche
di questo emendamento perché di fatto non è un passo in avanti,
perché stabilisce anche questo emendamento l'elezione diretta e
costituzionalizza l'elezione diretta del presidente della
Regione, espropria questa aula della possibilità di
autodeterminarsi complessivamente sulla forma di governo, entra
già nel merito di alcuni poteri del Presidente che noi non
condividiamo nella maniera così come sono affrontati e quindi per
queste ragioni proponiamo di sopprimerlo.
Io lo so, noi saremo ripetitivi in questa discussione,
onorevole Presidente dell'Assemblea, perché rispetto ad una legge
che è fatta sostanzialmente di uno solo articolo, che non
affronta una materia complessa e non l'affronta in tutte le sue
articolazioni, noi dovremo ripetere ogni volta le ragioni che ci
spingono ad una semplificazione perché una legge semplificata in
un articolo spinge anche le ragioni contrarie ad essere
semplificate, saremo quindi noiosi, ma le ripeteremo, perché
abbiamo il dovere rispetto a questa aula di chiedere un
approfondimento, di insistere su un approfondimento.
Non è vero onorevole Di Martino che in tre minuti la
commissione se si riunisce si può mettere d'accordo; non è
questo
Questa commissione ha avuto mesi per ragionare su queste
questioni ed ha assolto la propria coscienza proponendo un
articolo di quattro righe.
E' tutto questo. E allora anche questo emendamento
dell'onorevole Speziale, che pure articola il ragionamento
semplificato della commissione Provenzano, non ci convince perché
sta tutto dentro quella logica e non supera quella logica e non
consente a questo Parlamento di ragionare complessivamente sulla
forma di governo e sul rapporto tra la partecipazione
democratica, i poteri dell'Assemblea ed il Presidente.
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Poi ci sono iscritti a parlare gli
onorevole Virzì, Martino e Liotta.
ALFANO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, molto
brevemente per conciliare l'esigenza di rappresentare l'opinione
di Forza Italia con la grande esigenza di concludere celermente i
lavori di questo disegno di legge.
L'emendamento ulteriormente soppressivo che tenta di
risopprimere l'articolo 1, pone una questione leggermente
diversa, quella del raccordo rispetto all'emendamento Speziale,
il quale, diciamoci francamente per una volta in questa aula la
verità, non è altro che un'articolazione, direi anche un po più
avanzata rispetto al punto di approdo di un accordo possibile che
si è rivelato possibile in commissione statuto.
Cioè l'emendamento Speziale non è nient'altro che una
riformulazione un pò più articolata, leggermente più avanzata
ripeto, dell'articolo 1 della bozza Provenzano.
Noi che abbiamo ritenuto il livello minimo accettabile
quanto venuto fuori in Commissione, perché avevamo delle
posizioni diverse rispetto a questa bozza in tema di
incompatibilità, in tema di sistema elettorale maggioritario a
turno unico, abbiamo accettato quella bozza come il livello di
riforme possibili che potevano venire fuori in quelle condizioni
in quella Commissione. Ecco perché non ci scandalizziamo, anzi,
di ciò che ha potuto produrre l'onorevole Speziale.
Stiamo per avviare una grande battaglia che è quella sulle
incompatibilità ed anche sui sistemi elettorali; però non mi
scandalizzerei, come si è scandalizzato l'onorevole Forgione,
rispetto alla riformulazione posta nell'emendamento 1.28.
VIRZI'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIRZI'. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, non senza
qualche ragione l'onorevole Forgione, nell'attaccare questo
disegno di legge, disse che il lungo travaglio della montagna
aveva partorito il topolino. Questo credo che dovrebbe essere un
pò un atto di dolore recitato da tutto questo Parlamento
eccessivamente variegato. L'altra parte della verità, che è quasi
una linea parallela che converge all'infinito con questa verità,
è quella che proprio per questi motivi l'onorevole Forgione dà
l'idea di sparare con un cannone ad una zanzara; mettere in campo
l'argomento che è l'elezione del Presidente....
FORGIONE. Siamo pacifisti, onorevole Virzì, non spariamo.
VIRZI'. .... Mettere in campo l'argomento che è la oggettiva,
indiscutibile contestualità fra l'elezione dell'Assemblea
regionale siciliana e l'elezione del presidente della regione,
significhi in qualche modo introdurre e predeterminare
l'argomento della riforma elettorale mi sembra non solo
pretestuoso ma assolutamente fuori tema.
Io credo che sia assolutamente scontato, mi sembra anzi
quasi comico che ci preoccupiamo di metterlo in una legge, che il
tutto debba avvenire contestualmente.
Non credo che venga sfiorato l'argomento del tipo di voto,
cioè non c'è nessun tipo di allusione alla formula maggioritaria,
alla formula proporzionale.
E voglio dire che siamo ancora sul terreno del grande
reciproco cavalleresco rispetto, fino ai limiti della paralisi di
tutti, nel momento in cui diciamo, ed è un belato, un vagito, che
riserviamo ulteriore legge dell'Assemblea regionale siciliana il
fatto di stabilire o meno il livello delle incompatibilità.
Io voglio essere sincero fino all'estremo. Io voglio dire
che l'argomento delle incompatibilità, francamente, un pò mi fa
vacillare. Trovo assolutamente semplicistico dire che i governi
in quest'Aula hanno vacillato perché i 78 deputati che non fanno
parte del governo non pensano altro, notte e giorno, che di
subentrare ai loro colleghi. Mi sembra riduttivo, mi sembra
lesivo della dignità dell'organismo in quanto tale,
dell'istituzione in quanto tale; io mi rendo conto però anche che
dobbiamo dare un segnale di cesura, e molto probabilmente nel
futuro la ragionevolezza ci porterà a trovare una formula mediana
per cui non ci si può attenere soltanto a un suffragio universale
per selezionare il fior fiore dell'intellighenzia siciliana,
della cultura siciliana, delle competenze, della managerialità,
della professionalità e pur tuttavia non mortificherei,
sinceramente, a priori la sovranità popolare delegando al
presidente della regione, in toto, con il divieto di scegliere
tra i deputati eletti la possibilità di formare un governo della
regione anche misto.
Ma queste sono, mi permetto di dire, divagazioni personali,
problemi di coscienza. Sul terreno politico io vorrei che
cessasse il fuoco di artiglieria contro le zanzare, che non si
desse all'emendamento specificativo dell'onorevole Speziale, che
da buon farmacista aggiunge condimenti al piatto forte, vorrei
che non criminalizzassimo quello che sta accadendo perché siamo
sul terreno dell'assoluta razionalità e io credo che quest'Aula
farebbe bene ad accelerare i lavori - e prendo impegno di parlare
infinitamente di meno per il futuro - purchè si arrivi celermente
a questo grande passo di civiltà che non precipita assolutamente
la Sicilia nelle braccia di un autoritarismo prossimo venturo, ma
che ci dà la possibilità di quella marcia in più che fra poco il
Parlamento nazionale e il Senato regaleranno a tutte le regioni a
statuto ordinario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo
che l'emendamento dell'onorevole Speziale non sia assolutamente
negativo, è probabilmente un passo avanti lungo una via che però
ancora non è stata a mio giudizio - compiutamente e
sufficientemente percorsa. Tra l'altro non dobbiamo fermare la
nostra attenzione soltanto all'emendamento 1.28 ma dobbiamo
considerare anche altri emendamenti aggiuntivi che strettamente
si legano con questo dell'onorevole Speziale.
Sarei dunque orientato a non votare a favore
dell'emendamento soppressivo presentato dall'onorevole Forgione,
ma questa mia disponibilità a mantenere in vita l'emendamento
dell'onorevole Speziale è strettamente collegata ad una analoga
disponibilità che io ho richiesto già più volte e che - ahime -
non ha trovato ascolto, e cioè la disponibilità a modificare per
parti - a mio giudizio non secondarie - questo emendamento in
maniera da renderlo più coerente e più organico con un disegno
che introducendo in questo momento il principio dell'elezione
diretta del Presidente della Region, rinvia tuttavia, ad un
momento successivo e alla legge regionale, la determinazione
delle modalità e delle fasi attraverso le quali questo principio
deve continuare a vivere. Non mi soffermo in questo momento su
questi aspetti perché sono illustrati in altri miei emendamenti
e, tuttavia, io chiedo, ancora una volta, a questa maggioranza,
al presentatore dell'emendamento, all'onorevole Speziale, che
cosa intenda fare, cioè se intenda accogliere queste richieste o
perlomeno se si intenda procedere tenendo conto di esigenze che a
me sembrano del tutto legittime e non ostruzionistiche , o se,
come sinora, purtroppo sembra avvenire, ci si vuole continuare a
muovere lungo una via di continua chiusura.
Ho già detto, e ripeto, e lo dirò credo e temo, nel
dichiarazione di voto finale di questa legge, che io subordino la
mia permanenza in questa maggioranza all'atteggiamento che su
questa legge la maggioranza stessa intende assumere.
Si tratta di richieste che non sono - ritengo ancora, può
darsi che mi sbagli - richieste esorbitanti che volgono soltanto
al miglioramento e al perfezionamento di questa legge e che nulla
tolgono alla validità del principio che pure non ammetto, ma che
comunque sarei disponibile ad accettare venisse introdotto con un
insieme tuttavia di correttivi che mi sembrano indispensabili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha
facoltà
LIOTTA. Signor Presidente ed onorevoli colleghi, io credo che
l'emendamento soppressivo dell'onorevole Forgione dovrebbe essere
immediatamente sottoscritto come minimo da tutti i membri della
Commissione che hanno lavorato al testo di legge, perché se
avevamo bisogno, e il dibattito che in lunghi mesi si è
sviluppato in quest'Aula sulla legge-voto ampiamente lo ha
dimostrato, se avevamo bisogno di ulteriori certificazioni del
fatto che il lavoro di questa Commissione era ampiamente
insufficiente, ampiamente inadeguato al compito che si era
assegnato, con l'emendamento Speziale credo che questa
dimostrazione sia nei fatti perché non si può non cogliere l
'aspetto che l'emendamento di Forgione, se dovesse essere
approvato da quest'Aula bocciando l'emendamento Speziale in
qualche modo per pochi minuti ripristina il testo della
Commissione e quindi io credo che gli stessi membri della
Commissione dovrebbero intanto votare l'emendamento soppressivo.
Ma nel merito dell'emendamento Speziale, io credo che introduca
un ulteriore elemento di inquietudine, mi sembra che generi
inquietudine il modo semplicistico in cui viene proposta
l'elezione contestuale del Presidente della Regione e
dell'Assemblea regionale.
Certo, il principio generale ....è un principio che nella
fattispecie giuridica dell'elezione diretta è un principio che
sta in piedi, un principio congruente con l'articolato stesso
della legge. Tuttavia, dico in maniera semplicistica viene
affrontato il tema perché non si prendano assolutamente in esame
le miriadi di possibilità per cui uno dei due organi può decadere
senza inficiare in alcun modo l'esistenza e la permanenza
dell'altro organo; non mi convince affatto, per esempio, il
principio secondo cui le dimissioni del Presidente della Regione
debbano necessariamente comportare la decadenza della Assemblea
regionale, mi sembra che questo attribuisca un potere
assolutamente improprio e non so quanto voluto da quest'Aula e
dallo stesso redattore dell'emendamento, un principio di potere
straordinario, di potere assoluto del Presidente sull'Aula.
Ma, vi sono innumerevoli altre occasioni in cui il
Presidente della Regione può decadere senza per questo inficiare
l'esistenza, la permanenza dell'Assemblea regionale; chi ha
voluto ispirarsi ai meccanismi sperimentati con la legge di
elezione diretta del Sindaco in questo caso non ha tenuto conto
del fatto che per quanto riguarda il Sindaco esiste una
normativa, fatta sempre da quest'Aula, che è ispirata a principi
diversi.
In ultimo, non comprendiamo perché questo in qualche modo
attiene poi alla eleganza tecnica della formulazione
dell'emendamento stesso, non comprendiamo perché si senta
l'esigenza impellente, quasi fisiologica, di precisare che gli
assessori sono preposti ai singoli rami dell'Amministrazione,
francamente mi sfugge il motivo altamente giuridico che spinge
l'onorevole Speziale a precisare questo aspetto. Tuttavia,
ritorno sul tema principale: lavoro assolutamente insufficiente
ed inadeguato quello della Commissione, i tentativi che si stanno
facendo qui in Aula di rendere appunto, adeguato quel lavoro
riscrivendo interamente la legge, sono tentativi affrettati che
tradiscono il bisogno di capitalizzare un risultato politico
senza fare quel necessario percorso che invece avrebbe potuto
produrre, pur restando nella stessa ottica del proponente,
risultati sicuramente migliori.
PRESIDENTE. Si passa alla votazione del subemendamento
soppressivo n. 1.28.1 a firma degli onorevoli Forgione ed altri.
Il parere del Governo?
BATTAGLIA GIOVANNI , Assessore per la Cooperazione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione è contrario. Chi è
contrario si alzi, chi è favorevole resti seduto.
(Non è approvato)
Si prende atto della votazione a favore dell'emendamento a
firma dell'onorevole Forgione ed altri. Si passa alla discussione
sull'emendamento n. 1.28.8 a firma degli onorevoli Forgione ed
altri.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per
esporlo brevemente, la contestualità noi proponiamo venga
soppressa per una semplice ragione che noi non vogliamo
collegare, e lo affronteremo nel corso della discussione, nel
prosieguo dei nostri lavori degli altri emendamenti, l'elezione
dell'Assemblea regionale automaticamente all'elezione del
Presidente. Questo avviene quando si insedia questa Assemblea e
quando si insedia il presidente. Ma in caso di mozione di
sfiducia al presidente, in caso di impedimento del presidente, in
caso di morte del presidente, non necessariamente l'elezione del
nuovo presidente deve comportare l'elezione della nuova Assemblea
Regionale, sennò noi saremo contrari a tutte le forme di
automatismo tra la decadenza del presidente e la decadenza
dell'Assemblea regionale. Quindi togliere queste parole è utile
poi per poter affrontare con la legge ordinaria sulle modalità di
elezione del presidente e dell'Assemblea questa materia perché
stabilirlo ora.
MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche
quest'emendamento per la parte che mi riguarda, certo sottende
una visione politica, ma anche una natura squisitamente tecnica.
Credo che prevedere nello Statuto l'elezione contestuale
dell'Assemblea e del presidente finisca in qualche modo col
potere generare conseguenze che invece dovrebbero essere lasciate
alla successiva determinazione della forma di governo che deve
essere attuata con la legge regionale.
Aggiungo - e sono assolutamente consapevole - che potrebbe
essere letta la scissione dell'elezione del presidente da quella
dell'Assemblea come un rafforzamento del principio presidenziale.
Mi rendo perfettamente conto di questa possibilità e di
questo rischio. E tuttavia ritengo che anche sul piano tecnico
noi non si possa con il rischio politico che pure c'è introdurre
adesso un elemento che finirebbe successivamente con il
condizionare le norme che devono essere fatte in materia di forma
di governo.
So già che questa obiezione mi potrebbe essere mossa e cioè
che io che sono certamente contrario al principio
presidenzialista sembrerei sostenere in qualche modo una
posizione che potrebbe rafforzarlo. Ma torno a dire: vi sono
esigenze politiche e vi sono esigenze di carattere tecnico.
Ritengo dunque che per queste necessità anche di carattere
tecnico non sia opportuno predeterminare forme che
successivamente diventerebbero una sorta di gabbia al cui interno
verrebbe a trovarsi quest'Assemblea quando dovrà procedere con
leggi ordinaria alla determinazione della forma di governo.
PRESIDENTE. Si pone in votazione il sub emendamento
soppressivo 1.28.8 a firma degli onorevoli Forgione, Vella e
Liotta. Il parere del Governo?
BATTAGLIA, assessore per il territorio e l'ambiente. Si
rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PROVENZANO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è d'accordo si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Prendo atto che hanno votato a favore gli onorevoli
Forgione, Vella, Liotta e Scalici.
Si passa alla discussione del sub emendamento 1.28.2 a firma
degli onorevoli Forgione, Liotta e Vella.
Si pone in votazione il sub emendamento 1.28.2.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo nostro
sub emendamento di fatto era stato preparato prima della messa a
punto dell'emendamento dell'onorevole Speziale.
A me pare assolutamente ragionevole e su questo sub
emendamento credo che forse anche l'onorevole Speziale e la
Commissione, se lo analizza bene, può convergere nel senso che
definisce un po' le modalità attraverso le quali la legge
ordinaria deve e può giungere alla definizione della materia
complessiva, sia dell'elezione del Presidente che delle
incompatibilità e delega alla legge ordinaria la definizione e
l'articolazione poi di questa materia.
Lo stesso tipo di maggioranza prevista credo risponda
all'esigenza che noi abbiamo di definizione di una legge che ha
carattere costituzionale benché approvata attraverso le forme
della legge ordinaria. E la stessa indicazione del referendum che
chiede al corpo elettorale regionale un parere secondo come
previsto anche dalle norme esitate dalla Commissione Bicamerale,
laddove si delegava a leggi ordinarie la definizione della forma
di governo e delle forme di elezione del Presidente.
Io credo che buon senso vorrebbe che tutta l'Aula su questo
emendamento convergesse. Anche coloro, perché non è assolutamente
in contrasto, anzi interviene, diciamo, in una fase successiva
alla definizione del principio che noi abbiamo contrastato e
contrastiamo, ma che punta alla regolazione poi, all'applicazione
di quel principio.
Su questo si può convergere.
Io vorrei ascoltare un parere del Presidente della
Commissione e le contestazioni a questo emendamento del
Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 1.28.2 a
firma dell'onorevole Forgione e altri.
Il parere del Governo?
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PROVENZANO, Presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi. Chi è contrario resti
seduto.
Non è approvato.
Prendo atto che hanno votato a favore gli onorevoli
Forgione, Martino, Liotta e Scalici.
Si passa al subemendamento 1.28.7 a firma degli onorevoli
Vella ed altri.
MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a questo
subemendamento all'emendamento dell'onorevole Speziale è, per
quanto mi riguarda, l'ultima trincea sulla quale sono disponibile
ad attestarmi. Dopo di che non c'è più margine per ulteriori
convergenze con questa maggioranza.
Propongo delle correzioni che tendono esclusivamente ad
assicurare un grado di parità tra le modalità con le quali si
introduce e si attiva il principio dell'elezione diretta, ormai
già introdotto e la possibilità di revoca. E' dunque questo un
emendamento che va letto insieme all'altro dell'onorevole
Speziale, che è un emendamento aggiuntivo che vedrete, troveremo
dopo, prevede la possibilità per l'Assemblea di modificare la
forma di governo.
Lo leggo perché sia chiaro. Io propongo la sostituzione di
alcune frasi con queste: 'L'Assemblea regionale con legge
approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti stabilisce
le modalità di elezione del Presidente della Regione.'
Mi è stato obiettato, ed accetto questa osservazione, che
una maggioranza qualificata per una legge elettorale non avrebbe
molto senso. E tuttavia il mio emendamento prosegue: 'L'Assemblea
regionale con legge approvata a maggioranze di due terzi dei
componenti stabilisce le modalità di nomina e di revoca degli
assessori, le eventuali incompatibilità con l'ufficio di deputato
e la titolarità di altre cariche ed uffici, nonché le modalità di
sostituzione del Presidente in caso di dimissioni, impedimento o
morte e i rapporti tra l'Assemblea regionale, il Governo
regionale ed il Presidente della Regione.'
Come si vede si tratta di materie tutte attinenti la forma
di Governo.
Ora, con buona pace dell'onorevole Di Martino che dice che
devono cadere in quest'Aula i tabù connessi con la maggioranza
qualificata, io, per mie vecchie reminiscenze degli studi
universitari, rammento che in tempi forse più felici di quelli
attuali, quando si modificava o si prevedevano norme per
modificare la forma di governo, la maggioranza regolarmente era
una maggioranza qualificata anche al di fuori dei regimi del
socialismo reale che se, comunque, avessero fatto questa
previsione, come facevano, dimostravano di essere migliori dei
regimi che non sono di socialismo reale, perché è evidente che
un principio come questo serve esclusivamente alla tutela delle
minoranze.
Quindi, io ritengo che questa maggioranza qualificata, per
quanto riguarda la regolamentazione della forma di governo che
deve essere data dalla legge ordinaria, sia un elemento
indispensabile, a maggior ragione se teniamo conto che nell'altro
emendamento, in quello aggiuntivo presentato dall'onorevole
Speziale, che troveremo in seguito, si prevede appunto una
maggioranza qualificata o la maggioranza semplice e il
referendum, per modificare la forma di governo e lo stesso
principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
Si tratta, dunque, di prevedere e di stabilire identica
modalità di regolamentazione della materia, attraverso la legge,
per un principio che io credo sia di normale equità delle
situazioni, non vedo per quale ragione nel caso dell'introduzione
dell'attivazione del principio dell'elezione diretta debba essere
prevista la maggioranza semplice invece del caso della sua revoca
debba essere prevista la maggioranza qualificata o la maggioranza
semplice in ricorso al referendum.
Questo come dicevo è il punto massimo che a mio giudizio chi
come me non è presidenzialista, ma riconosce assolutamente
legittimo il diritto dei presidenzialisti di fare una buona legge
che introduca il presidenzialismo può accettare, perché non posso
consentire per nessuna ragione né politica, né giuridica che una
legge che introduce il presidenzialismo sia fatta male o peggio
in forme che rasentano la lesione della democrazia.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento
dell'onorevole Forgione, perché esso permette a quest'Aula di
ritornare sulla questione, che è cruciale nell'approvazione
dell'emendamento Speziale, che è quello della contestualità
dell'elezione del Presidente della Regione e dell'Assemblea
regionale.
Io mi permetto di fare notare che l'emendamento aggiuntivo a
firma dell'onorevole Speziale, l'1.29, che entra dentro questa
materia mentre in qualche modo allinea la normativa che stiamo
producendo a quella che riguarda i sindaci quando viene previsto
che in caso di impedimento di dimissioni o di morte avvenuta a un
anno dalla elezione dell'Assemblea, permette al sostituzione del
Presidente ma non la contestuale elezione dell'Assemblea, non
prende in considerazione altre fattispecie che quest'Aula, io
invito l'onorevole Speziale a ritornare su questo tema proprio
perché lui è il presentatore dell'emendamento, ma tutta l'Aula a
riconsiderare l'intera vicenda, perché si possono dare
fattispecie in cui il Presidente della Regione decade, uno di
questi ha, per esempio, un procedimento giudiziario in corso,
l'arresto o qualsiasi altra causa, prima dell'anno della
decadenza dell'Assemblea ed in quel caso mi sembrerebbe
assolutamente immotivato, assolutamente ingiustificato che anche
l'Assemblea venisse sciolta.
Non comprendo neppure,come ho già detto poc'anzi, il caso di
dimissioni, ma capisco le ragioni politiche che spingono a questa
formulazione, non capisco nella maniera più assoluta l'esigenza
che attraverso, appunto, i due emendamenti dell'onorevole
Speziale, l'1.28 e l'1.29, si vuole inserire all'interno della
legge l'esigenza che il Presidente sia la pietra su cui è
costruito l'intero palco, come si faceva una volta con le chiese
gotiche, tolta una pietra chiave dalla chiesa gotica si dice che
esse crollassero miseramente, non comprendo perché se vi sono
situazioni in cui cui questa pietra può cadere per responsabilità
autonome del Presidente della Regione l'intera Assemblea debba
con esso decadere.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, io ritengo che questa materia
sia meglio trattata dell'emendamento dell'onorevole Speziale.
Ritengo altresì che il problema delle dimissioni, impedimento o
morte del Presidente della Regione non deve cadere sul
Parlamento. Perché, qui si fa una grossa confusione: che un
consiglio comunale è un Parlamento. Nel consiglio comunale
siciliano, quando si dimette un sindaco, può coinvolgere la città
di Palermo 350 mila elettori; se dovesse passare questo principio
- ma pare che non sia così - quando si dimette il Presidente
della Regione vengono convocati 3.500.000 di elettori.
Quindi ritengo che questa vicenda, che riguarda
l'impedimento, l'ineleggibilità, la decadenza, la morte ecc..
possa essere meglio trattata dall'Aula quando andremo a discutere
dell'emendamento dell'onorevole Speziale che, di fatto
decostituzionalizza, cioè aumenta i poteri dell'Assemblea, dà
maggiori poteri all'autonomia siciliana.
Invito i colleghi di Rifondazione comunista a ritirare
questi emendamenti; e andiamo a discutere poi l'emendamento
Speziale a cui vi sono sub-emendamenti, C'è un sub-emendamento a
mia firma che salvaguardia il contrasto politico tra il
Presidente della Regione e il Parlamento, ma non vuole
assolutamente fare decadere il Parlamento quando si tratta di
altre Regioni per le dimissioni del Presidente: morte,
impedimento permanente o altre questioni di tale natura.
Quindi, penso che possiamo benissimo andare speditamente
avanti; un invito ai colleghi di Rifondazione di ritirare questo
emendamento e discuterlo successivamente. Vi sono,
all'emendamento Speziale, due sub-emendamenti, uno mio e uno
dell'UDR che andremo a vedere e come affrontare tutta la vicenda.
AULICINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. A me interessa evidenziare solo un aspetto di questa
questione legata sia all'emendamento dell'onorevole Speziale, che
ancora non è in trattazione, sia al sub-emendamento presentato
dagli amici di Rifondazione comunista.
Quello che emerge da questo sub-emendamento, è il tentativo
- peraltro contenuto nell'emendamento dell'onorevole Speziale -
di consentire ad una maggioranza, semplicemente assoluta, la
possibilità di una riforma così importante.
Io esprimo il parere negativo del mio gruppo, rispetto al
sub-emendamento - mi riservo di esprimerlo in modo più organico,
rispetto all'emendamento dell'onorevole Speziale, che mi sembra
più complesso e, per questo motivo, condivido la posizione
dell'onorevole Di Martino di archiviare velocemente questi
emendamenti che non sono di poco momento, da parte di
Rifondazione, perché consentono, se non altro, un approfondimento
in via preliminare di una serie di questioni che ci consentiranno
di affondare il bisturi con maggiore consapevolezza rispetto
all'emendamento più corposo dell'onorevole Speziale - in linea di
principio, dicevo, noi esprimiamo parere negativo rispetto alla
proposta di riduzione a maggioranza assoluta della maggioranza
presupposta per avviare questa riforma presidenzialista.
Quindi, io ribadisco il pieno consenso, rispetto alla
formulazione che è venuta fuori dalla Commissione, perché i due
terzi mi sembrano una condizione più seria; perché, una riforma
del genere non può essere ...... poi c'è il discorso dei due
terzi, dell'emendamento precedente addirittura si riprende o si
intercetta il discorso del referendum quando a certe condizioni
si determini una situazione particolare, il referendum non si fa
se passa la maggioranza dei due terzi, mi sembra una cosa
complicata.
Stabiliamo un principio chiaro, che una riforma del genere
questo Parlamento possa votarla con una maggioranza qualificata,
i due terzi mi sembra una maggioranza qualificata, anche perché
di questi tempi, onorevole Speziale, con queste maggioranze
volubili o virtuali o transitorie potremmo correre il rischio
fondatissimo, di fare approvare una riforma così complessa a un
piccolo governo.
PRESIDENTE. L'onorevole Forgione mantiene l'emendamento?
FORGIONE. Si.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del governo.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
PROVENZANO, Presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento. Chi è favorevole
si alzi, chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa alla discussione del subemendamento degli onorevoli
Mele ed altri, che viene dichiarato decaduto.
L'emendamento 1.28.4, viene dichiarato decaduto.
Emendamento 1.28.9.
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente onorevoli colleghi, l'emendamento
che sono qui ad illustrare è parte qualificante, fondamentale nel
disegno costituzionale che Forza Italia immagina per riformare la
Regione siciliana e l'Assemblea Regionale Siciliana per quanto
attiene, su quest'ultimo versante, al rapporto tra l'Assemblea e
il governo della Regione siciliana.
Credo non sfugga ad alcuno che il dibattito in Commissione
Statuto ha vissuto momenti di grande tensione, di grande
intensità, relativamente alla questione della incompatibilità.
ora io vorrei sottoporre all'Aula una riflessione che
riguarda in primo luogo la coerenza di una scelta, che riguarda
cioè non la compatibilità tra la carica di deputato e la carica
di assessore o di Presidente della Regione, ma la compatibilità
tra il sistema elettorale che si intende sostenere, anche da
parte dell'onorevole Speziale, cioè un sistema presidenziale, non
un sistema elettorale, un sistema presidenziale è una ipotesi
diversa da quella della incompatibilità, volendo utilizzare un
gioco di parole riteniamo che il sistema presidenziale sia
incompatibile con la compatibilità, tra la carica di deputato e
la carica di Assessore, perché un sistema non si chiama legge, ma
si chiama sistema proprio perché tutto all'interno si tiene,
proprio perché dentro un sistema vi è un meccanismo di
concatenazione fra le varie parti sia legislative, sia
funzionali, sia in riferimento agli organi che regolano
complessivamente in modo armonioso il funzionamento e l'assetto
delle regole.
Se noi priviamo, se noi spogliamo il sistema presidenziale
dal meccanismo delle incompatibilità, da un lato avremo posto
fortemente a repentaglio l'obiettivo di fondo che noi qui ci
stiamo proponendo, che è quello di garantire governabilità alla
Regione siciliana, per altro verso abbiamo di fatto compiuto un
passo indietro, un arretramento rispetto ad una prospettiva di
riforma che i principali partiti presenti all'interno
dell'Assemblea regionale siciliana, avevano posto in seno alla
Commissione Statuto e l'odierno Presidente dell'Assemblea, fu tra
coloro i quali lo pose con maggiore forza; l'attuale Presidente
della Regione fu tra coloro i quali pose questa questione con
grande forza; allora mi chiedo il perché di una scelta, onorevole
Presidente del Gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra,
di evocare il tema delle incompatibilità a livello di
eventualità, e di non sancire oggi, qui, ora, una strada da voler
percorrere, di non segnare il perché non si vuol segnare una
strada netta e chiara.
Abbiamo una grande occasione e lo dico ai colleghi dei
democratici di sinistra che in Commissione Statuto hanno portato
avanti questa linea. Abbiamo la grande occasione di riformare in
modo netto, forte, chiaro la Regione e allora perché arretrare su
posizioni di maggioranza, su posizioni che non fanno altro che
tentare un accordo sulle regole, investendo la sfera di Governo.
Onorevole Presidente, io ritengo che sul tema delle
incompatibilità quest'Aula, oggi, debba giocare una grande
scommessa, la scommessa delle riforme vere; non si creda, non si
illuda, onorevole Speziale, che noi non abbiamo compreso che il
suo emendamento è un emendamento ecumenico rispetto alle vicende
della sua maggioranza, ma così come noi lo abbiamo avuto nei
giorni scorsi, così come lo stiamo avendo in quest'Aula, in
questo momento, con l'apertura che abbiamo fatto al suo
emendamento anche Lei si assuma la responsabilità di volare alto
assumendo, sul proprio partito, il peso delle eventuali
conseguenze, perché se c'è una riforma che, in questo momento, ha
caratterizzazione di coerenza ed anche un suo intrinseco
significato simbolico, questo attiene all'incompatibilità.
Su questa sfida noi misureremo la coerenza ed il livello di
credito che le riforme godono presso tutti i settori del
Parlamento.
AULICINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io anche se
in qualche modo ho qualche difficoltà a fare questo intervento,
perché apparentemente potrebbe entrare in contraddizione con gli
amici di Forza Italia, ma noi siamo un gruppo in cui la
dialettica interna, l'onorevole Forgione come un falco interviene
come se io volessi annunciare una incompatibilità strutturale, è
solo tattica così tranquilizzo l'onorevole Forgione, è solo un
problema di valutazione in ordine al tempo, e alle modalità di
proposta di un percorso rispetto al quale invece il Centro
cristiano democratico concorda. Non vi è difficoltà da parte
nostra ad affermare il principio delle incompatibilità.
Per la verità in occasione di un intervento che noi abbiamo
fatto in fase interlocutoria iniziale, io ebbi a dire che su
questa vicenda francamente il nostro partito non è che abbia
delimitato confini netti perché non si pregiudica il
presidenzialismo con un sistema eventualmente misto, però siccome
non siamo innamorati di questa opzione, possiamo tranquillamente
concordare sulla incompatibilità perché questo rappresenta
comunque un modello discontinuo rispetto al passato, evita il
condizionamento dell'aula rispetto agli scenari di potenziale
crisi perché sappiamo perfettamente che senza la incompatibilità,
spesso scenari di avvicendamento maturi sul piano politico sono
stati condizionati dalla presenza di parlamentari assessori che
hanno votato a favore del Governo perché un cambio di Governo
avrebbe potuto prefigurare un cambio della composizione della
squadra, quindi in questo senso voglio dire sulle incompatibilità
qualche freccia mi va di lanciarla perché questo consentirebbe al
Parlamento di acquistare più autonomia rispetto all'esecutivo.
Mi sembra un po contraddittorio da parte di amici che pure
stimo tanto che si venga a sostenere l'autonomia del Parlamento e
poi rispetto ad una ipotesi di incompatibilità che nei fatti
restituisce pienamente potere al Parlamento rispetto alle
dinamiche di formazione del Governo, si voglia sostenere che il
discorso delle incompatibilità in qualche modo è troppo di parte
e comunque rappresenterebbe una soluzione troppo partigiana.
Sul percorso, la commissione ha licenziato un disegno di
legge in cui in effetti si delega al Parlamento la funzione di
legiferazione in ordine alle modalità, al rapporto e tutte quelle
cose che vengono dette anche negli emendamenti.
In questo senso c'é un distinguo rispetto ai firmatari di
questo emendamento che sono tutti amici con i quali noi
intratteniamo un rapporto di leale solidarietà all'interno della
stessa area.
Io credo, e per questo pronunzio il mio orientamento
contrario rispetto a questo emendamento, per correttezza, ma
ripeto nel contenuto convengo e concordo, che la formulazione
trovata dalla commissione sia più corrispondente all'esigenza che
abbiamo tutti, ed anche gli amici di Forza Italia sicuramente, di
fare in modo che il Parlamento abbia pieni poteri rispetto alla
legislazione in ordine all'attuazione di questo disegno
riformatore.
E' chiaro però che non sottovaluto il segnale positivo che
gli amici sottoscrittori di questo emendamento avrebbero voluto
lanciare e lanceranno qualora l'aula si orienti favorevolmente
rispetto all'emendamento. E cioè che già da ora una valutazione
formale da parte del Parlamento avrebbe potuto costituire un
segnale chiaro rispetto al percorso riformatore, ma siccome io
delego alla seconda parte la definizione dei particolari rispetto
a questo processo, in questo senso valuto inopportuno
l'emendamento, si tratta di una posizione di distinguo che però
non attiene ai contenuti ma al percorso ed alla scelta del
momento.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, non me ne vogliono i
colleghi di Forza Italia, ma non riesco a capire se questo
emendamento è frutto di ritardi culturali e politici oppure
frutto di nuovismo inconcludente.
Le incompatibilità, le ineleggibilità, si stabiliscono
quando sono collegati con un sistema elettorale. Il sistema
elettorale ancora non l'abbiamo definito e quindi non possiamo
definire le incompatibilità né le ineleggibilità. Ebbene, è
stato individuato dall'emendamento della maggioranza, che porta
la prima firma l'onorevole Speziale, di demandare alla legge
ordinaria la definizione di questi problemi.
Poi voglio capire, oltre tutto mi sembra irragionevole e
fuori luogo, le incompatibilità e le ineleggibilità vengono fuori
dalle contingenze politiche perché poi voglio capire perché si
parla tanto di ineleggibilità e incompatibilità dell'Assessore,
la mia opinione è che, io sono per l'incompatibilità,
personalmente, però io invito i colleghi che hanno firmato di
fare la battaglia assieme, quando andiamo noi a definire la legge
ordinaria e lì vediamo chi è realmente per l'incompatibilità tra
deputato e assessore. Io sono tra coloro che sono per
l'incompatibilità tra deputato e assessore, se si vuole lasciare
dobbiamo introdurre una norma che prevede che l'assessore se non
si dimette un anno prima dal governo non può essere eletto
deputato, così come i sindaci. Perché voglio capire: ha più
potere un assessore regionale rispetto ad un sindaco di
cinquecentomila abitanti o di ventimila abitanti parliamone
chiaro. Quindi sono problemi tutti aperti, che dobbiamo andare a
definire. Non si possono portare avanti con la propaganda, noi
siamo, voi, pensando di introdurre una norma costituzionale che
deve riguardare soltanto principi generali ditemi in quale norma
della costituzione sono previste incompatibilità e vedete che no
ne trovate.
E' necessario, a mio modo di vedere, definire questi
problemi, perché abbiamo, per esempio, casi in Italia di sindaci
di metropoli italiane come a Bassolino che sono anche ministri.
Anche lì secondo me nazionalmente andranno a vedere se questa
strada è percorribile.
Quindi, onorevole Presidente, io dichiaro il voto contrario
anche perché quando andiamo ad approvare la legge ordinaria vedo
bene l'incompatibilità fra deputato e assessore, ma certamente
non ritengo percorribile la strada della incompatibilità fra
deputato e presidente della regione.
Il presidente della regione, a mio modo di vedere deve
essere deputato regionale perché se non fosse così noi andremmo a
introdurre surrettiziamente il principio che ad ogni dimissione
di presidente della regione si debba procedere obbligatoriamente
alle elezioni, quindi avremmo una sfasatura tra il parlamento e
una sfasatura con il presidente della regione.
Quindi cerchiamo, colleghi di Forza Italia anche a voi
l'invito, capisco che non viene accolto, di mettere i piedi a
terra e di ritirare questo emendamento e di procedere
speditamente ai lavori.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, noi vediamo nell'atteggiamento di
Forza Italia e nell'intervento dell'onorevole Alfano una
contraddizione e una posizione strumentale. La contraddizione sta
nel fatto che non si può delegare ad una legge ordinaria tutta la
materia delle incompatibilità, del rapporto tra l'elezione
diretta del presidente e la legge elettorale, e quindi la legge
elettorale e le incompatibilità previste poi dalla legge
elettorale e, nello stesso tempo, mentre si afferma questo e si
accetta l'impostazione dell'onorevole Speziale, come ha
dichiarato qui l'onorevole Alfano, nello stesso tempo poi si
vuole fare entrare dalla finestra quello che, invece, si propone
di fare uscire dalla porta, e cioè stabilire in Statuto e quindi
in Costituzione il sistema delle incompatibilità.
Onorevole Alfano, lei invita questo Parlamento a volare
alto. Quando si vola alto, anche all'onorevole Speziale io mi
rivolgo, stia attento ad accogliere questo invito perché Icaro
quando perse la dimensione di se e provò a volare troppo alto si
trovò in quelle condizioni: la cera scomparve e del povero Icaro
non rimane che il mito di un volo e Lei e la Sua maggioranza,
onorevole Speziale, stia attento a raccogliere questi cattivi
consigli che Le vengono da Forza Italia: Ma la stessa Forza
Italia questa mattina ha dichiarato, lo riprendeva l'onorevole
Aulicino in un suo non consueto intervento di buon senso, perché
per una volta non mi ha aggredito, e allora Forza Italia questa
mattina ha provato ad accogliere un orientamento che era quello
dell'onorevole Speziale, che noi contestiamo, che noi
critichiamo, che noi non approviamo, però diciamo un orientamento
ad evitare di costituzionalizzare tutto, già stiamo facendo
quello che non dovremmo, ma perché inserire questa
incompatibilità.
Noi provocatoriamente abbiamo fatto un emendamento che
arriverà alla discussione, signor Presidente,
sull'incompatibilità tra la carica di deputato regionale, più che
sull'incompatibilità sulla ineleggibilità tra la carica di
di sindaco e quella di deputato regionale, se vogliamo proprio
costituzionalizzare tutto facciamo anche questo Almeno compiamo
anche un atto di igiene politica rispetto alle modalità di
costruzione del consenso in questa Regione, spesso drogate dalla
funzione e dallo strapotere dei sindaci, che non a caso, hanno le
stesse caratteristiche di questa forma di elezione diretta del
presidente che noi qui stiamo provando a discutere.
Quindi io chiederei all'onorevole Alfano di non insistere in
questo emendamento e comunque noi voteremo contro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne
ha facoltà.
BUFARDECI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi,
l'emendamento in questione riveste carattere assolutamente
fondamentale e questo carattere fondamentale deriva da un dato.
Noi riteniamo che l'emendamento 1.28 del collega Speziale sia un
emendamento in crescita rispetto al testo base della legge voto
perché aggiunge al testo originario del disegno di legge la
possibilità di nomina e di revoca degli assessori da parte del
Presidente della Regione e questo è certamente un di più rispetto
al testo base, per il resto è - come lo ha definito l'onorevole
Alfano- una formulazione ecumenica che consente di raggiungere
all'interno dei partiti dell'attuale maggioranza un accordo
perché nella sostanza rinvia tutte le altre questioni
fondamentali dello Statuto e quindi sistema elettorale e non il
principio elettorale e la incompatibilità, le rinvia ad una
eventuale legge successiva ordinaria.
Noi sin dal primo atto in discussione generale della legge
abbiamo invece viceversa ribadito il principio fondamentale che
noi questa legge la vogliamo per intero, non vogliamo una legge
voto parziale, non vogliamo un disegno di legge che sia
esclusivamente l'ombra di quello che deve essere, noi riteniamo
che la legge-voto, proprio per l'importanza della procedura, del
significato della modifica statutaria, debba essere una legge
pregna di significato e di contenuti, il rinvio ad una fase
successiva mi preoccupa; io voglio una riforma per intero, non
una mezza riforma. Lo abbiamo ribadito in maniera chiara, in
discussione generale e in ogni circostanza di questo dibattito di
Aula.
Laddove l'emendamento Zanna apportava e inseriva il
principio dell'incompatibilità è stato ritirato, all'interno
dell'emendamento Zanna è stato stralciato un subemendamento che
si occupa soltanto del principio elettorale, neanche sistema,
nulla dice più per quanto riguarda l'incompatibilità che vice
versa era pienamente inserita in quell'emendamento.
E allora io vorrei che si facesse chiarezza - diciamolo
chiaramente - chi è effettivamente conseguente e coerente con un
disegno statutario di modifica forte che è pregno di un
significato, frutto dell'esperienza fino ad oggi vissuta,
quest'Aula, i 52 governi che hanno presieduto questa Regione sono
state vittime del partito degli aspiranti assessori, del partito
di chi, non essendo assessore il giorno dopo e il momento stesso
in cui ha votato quel determinato governo, ha lottato per fare
cadere quel governo nell'aspirazione di potere sostituirsi a quel
governo e diventare assessore. Il partito degli aspiranti
assessori è il vero partito trasversale di quest'Aula che ha
remorato ogni procedimento di riforma, di modernizzazione, di
sana amministrazione di questa Regione.
Noi riteniamo in maniera trasparente, non onorevole Di
Martino, per nuovismo per un dato di esperienza vissuta e lei ha
l'età e l'esperienza parlamentare per averla vissuta, di
riconoscere che il partito degli assessori è il partito che le ho
disegnato, noi riteniamo quindi che parlare di incompatibilità
della carica di deputato regionale con la carica di Presidente,
vicepresidente e assessore è un fatto di naturale conseguenza per
il miglioramento della gestione dell'esecutivo perché i ruoli di
controllo e di legislazione che deve svolgere l'Aula parlamentare
siano disgiunti rispetto a quelli dell'esecutivo perché tra
esecutivo e controllo vi sia questo spartiacque e quindi non vi
sia questa commistione tragica perché tragica sarà la gestione
del potere di questi 52 anni, noi lo chiediamo in maniera ferma,
vogliamo che questo principio sia assolutamente
costituzionalizzato, lo chiediamo come un emendamento assoluto e
con il quale ci confrontiamo, vogliamo capire se chi fino
all'altro ieri era favorevole a questa incompatibilità firmando
emendamenti in questo senso oggi lo è ancora, vogliamo capire se
le forze parlamentari che a parole si fanno paladine di un
progresso di riforma, lo sono effettivamente o non lo sono
verifichiamo, noi facciamo questa battaglia ci vogliamo
confrontare con quest'Aula, con le forze politiche per capire
effettivamente chi è coerente e chi vuole le riforme, il modo
dimostrerà chi effettivamente è conseguente a quella che in
campagna elettorale ed in ogni circostanza ha sostenuto e chi non
lo è in maniera strumentale per mantenere in vita una maggioranza
che non c'è.
AULICINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome
l'onorevole Bufardeci che è amico leale ha posto la questione
come una crociata o A o B, io desidero affermare in questa sede
che il voto contrario del centro cristiano-democratico nei
confronti dell'emendamento di Forza Italia non è riferito al
contenuto dell'emendamento ma ad una valutazione in ordine al
tempo della riforma per cui noi già da ora possiamo anticipare
che dopo, come parlamentari e come Gruppo parlamentare, siamo
abbondantemente orientati a votare per l'incompatibilità +è solo
una questione di opportunità, quindi il mio voto, il nostro voto
non deve essere inteso come un voto contro il principio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le
dichiarazioni rese anche testé dall'onorevole Aulicino dimostrano
che sull'emendamento presentato dai deputati di Forza Italia, non
si gioca una partita tra innovatori e conservatori, piuttosto in
modo molto laico si affronta una questione relativa all'esigenza,
seppur legittima, posta dai deputati di Forza Italia di ritenere
che un modello organizzativo presidenzialista presuppone
necessariamente una incompatibilità tra la carica di assessore e
la carica di deputato.
Io condivido pienamente questo principio tant'è che il mio
emendamento non lo esclude, demanda ad una legge ordinaria la
possibilità che questo e anche altra materia molto delicata che
riguarda in un sistema presidenziale il problema dell'equilibrio
dei poteri tra presidente ed Assemblea regionale siciliana, venga
affrontata in modo non superficiale da parte dell'Assemblea
regionale siciliana.
Tant'è che sulla base di queste considerazioni, onorevole
Alfano, l'onorevole Provenzano nella discussione interna alla
Commissione Statuto ha predisposto un testo che è del tutto
simile al testo presentato da me, cioè che demanda a legge
ordinaria.
Quindi sgombriamo il campo. Chi si gioca una partita tra
innovatori e conservatori, sgombriamo il campo tra chi si gioca
la partita di chi vuole l'incompatibilità e chi non la vuole
l'incompatibilità.
Il punto è se oggi dobbiamo costituzionalizzare
l'incompatibilità. Ed è evidente. Ci sono mille ragioni pro e
mille ragioni contro. Ma a che valgono le ragioni contrarie
perché la costituzione deve regolamentare principi e non
strumenti operativi, necessità contingenti come è stato
specificato. Sulla base di questo, con legge ordinaria, la mia
parte politica, sosterrà nella legge ordinaria il principio della
incompatibilità, ma che viene demandato a legge ordinaria
dell'Assemblea regionale siciliana.
Per cui non siamo contro il principio, siamo perché in
questa fase, se approvato, venga costituzionalizzato questo
principio.
Quindi nessuno può presentarsi qui con il tentativo di
rinnovare, né si può utilizzare questa materia, onorevole
Bufardeci, per dire che c'è un problema che riguarda la
maggioranza e l'opposizione, tant'è che dalle forze
dell'opposizione, l'intervento prima dell'onorevole Aulicino,
dimostra che non c'è una omogeneità dell'opposizione che vuole
questo principio. Si tratta di una discussione laica che va
affrontata laicamente, prendendo atto della volontà dell'Aula che
è quella di arrivare rapidamente all'elezione diretta del
presidente della Regione, del suo potere di nomina, di revoca
degli assessori e demandare poi tutto il resto alla materia, non
solo quella relativa alla incompatibilità, ma quella che è
relativa anche alle funzioni, ai compiti e ai poteri a legge
ordinaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
in questione è un emendamento fondamentale per le ragioni che
hanno retto secondo me il programma politico di alcune forze. Un
accordo, un patto elettorale che alcune forze hanno fatto nel
momento del rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana. E parlare
di incompatibilità tra assessore e deputato regionale, proprio
nella Carta costituzionale della Regione siciliana, vuole dire
dare un ruolo diverso al sistema maggioritario che vogliamo dare
alle riforme istituzionali in Sicilia.
Voler poter garantire questo tipo di incompatibilità vuole
dire dare tutela e rispetto al maggioritario quale strumento
elettorale che garantisce la stabilità, che garantisce il
rispetto di un programma elettorale voluto dai cittadini.
Vedete, parlare di sistema elettorale maggioritario e
mantenere la possibilità che i deputati facciano gli assessori,
non determina altro che la notevole frammentazione di gruppi e i
poco durare di governi.
Questo è l'esempio che abbiamo avuto di 50 anni di storia da
ripetersi di notevoli governi.
A me dispiace che oggi chi sosteneva e chi sostiene nelle
piazze determinate linee, determinati programmi, nel momento in
cui si devono portare avanti atteggiamenti, forze e linearità,
una linea che è quella dell'incompatibilità tra assessore e
deputato si cambia totalmente modo di pensare.
Forse perché si pensa che con le riforme istituzionali si
possa sostenere un governo. Cari amici, una cosa è parlare di
sistema elettorale, una cosa è pensare al Governo attuale.
Le riforme sono le riforme volute da una Commissione
rettamente presieduta dal professore Provenzano, volute dal
Parlamento siciliano.
E' errato pensare che con le riforme si possa sostenere un
governo, si possa patteggiare e mercanteggiare una maggioranza.
A me pare strano che chi allora aveva sostenuto la legge
elettorale per i sindaci, per l autonomie locali, oggi per votare
e per deliberare l'autonomia di questa Regione, pensa in modo
totalmente diverso.
Non mi spiego quindi perché fino a ieri si parlava del
successo della legge elettorale delle autonomie locali, del
rispetto e della forza che si erano attribuiti ai sindaci con le
incompatibilità tra consigliere comunale ed assessore comunale ed
oggi invece questa stessa incompatibilità, questa stessa
differenza non voglia essere rispettata per deputato e per
assessore.
Voglio che rimanga agli atti che chi non vuole questo tipo
di incompatibilità realmente non vuole il sistema maggioritario
in Sicilia e realmente non vuole che i governi siano retti da
programmi elettorali stabiliti con gli elettori, ma bensì da
governi che vengono contattati all'interno di quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres, ne ha
facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
subemendamento di cui stiamo parlando in buona sostanza riproduce
un emendamento a mia firma e riproduce e riproduce addirittura un
articolo di un disegno di legge, il numero 2, che, con me primo
firmatario, l'intero Gruppo di Forza Italia presentò all'inizio
della legislatura, dunque sicuramente è un emendamento in linea
con gli indirizzi programmatici e politici di Forza Italia.
Perché abbiamo ritenuto di presentarlo in forma di
subemendamento all'emendamento Speziale? Perché siamo convinti
che al di là di quello che si scrive nell'articolo emendato o
meno, la scelta della incompatibilità è una scelta ormai
consolidata.
Noi non possiamo ritenere che l'incompatibilità valga nei
comuni, valga nelle province e non valga nel massimo consesso
politico della Regione.
Non possiamo non tenere conto che la scelta del
presidenzialismo si porta dietro una serie di conseguenze che
riguardano il sistema maggioritario, riguardano le
incompatibilità, riguardano il potere del Presidente di scegliere
gli assessori.
E dunque, siccome abbiamo considerato l'emendamento
dell'onorevole Speziale un buon veicolo per precisare questi
aspetti, abbiamo ritenuto di riproporre l'emendamento a mia firma
in forma di subemendamento. E' certo, signor Presidente,
onorevoli colleghi, in quest'Aula, in questo momento si
confrontano due filosofie: quella dei riformatori, che lo sono a
prescindere da tutto, che lo sono in quanto convinti che questa
nostra Regione avrà un futuro se saprà cambiare i propri
meccanismi politic e amministrativi e i conservatori che sono
coloro i quali non intendono assolutamente cambiare nulla.
Certo fa un po' senso che tra i riformatori ci siano i
partiti di destra, o almeno fa senso a chi non conosce la Storia,
a chi non conosce la genesi dei movimenti moderati, liberali e
democratici del nostro Paese, e tra i conservatori ci siano
coloro i quali passano nell'opinione pubblica per essere
progressisti.
Eppure così è, ed è questa la contraddizione che stiamo
vivendo in questi giorni, che stiamo vivendo in questi mesi nel
nostro Paese.
I veri conservatori che si chiamano progressisti e i veri
progressisti che vengono considerati conservatori.
Sarebbe un bel tema di filosofia, se non avessimo da
discutere la riforma dello Statuto.
E dunque torno immediatamente al tema che è quello delle
incompatibilità.
Io condivido le cose che ha detto l'onorevole Bufardeci e
gli altri colleghi che mi hanno preceduto, rispetto alla forte
pressione che i governi subiscono da parte dei colleghi che
aspirano ad occupare posizioni di governo appunto. Ed è falso non
tenere conto del fatto che molti governi sono caduti proprio
perché ci fosse la fregola da parte di alcuni di sostituire altri
nel massimo consesso di governo della Regione. La verità e che
l'incompatibilità se si porta dietro alcuni problemi relativi ai
criteri di scelta degli assessori, dall'altra sicuramente risolve
il problema della stabilità e il problema del presidenzialismo
compiuto non di quello annunziato o di quello astratto.
Dunque, signor Presidente, onorevoli colleghi, io desidero
esprimere il mio voto favorevole, ovviamente, a questo
sub-emendamento convinto, comunque, che nella nostra Regione,
fino a quando bisognerà essere eletti con i voti, coloro che
hanno i voti non hanno problemi, coloro i quali non hanno i voti,
vuol dire che dovranno imparare a conquistarli, dovranno imparare
a convincere i cittadini, dovranno imparare a essere scelti per
la progettualità che esprimono.
Tutta una serie di preoccupazioni relative alla
rappresentatività io non le avrei forse nella presunzione che
proprio la rappresentatività si conquista con l'esaltazione delle
differenze e con la capacità di sapere essere portatori di
interessi generali e diffusi, come quelli che noi con questo
sub-emendamento intendiamo rappresentare in coerenza con quelli
che sono stati i nostri programmi elettorali, con quelle che sono
state le nostre scelte, le nostre discriminanti di natura
politica e ideale, perchè siamo convinti che rinnovare la
Sicilia, significa compiere scelte anche in direzione dei criteri
di selezione del personale politico e dunque di incompatibilità
tra le funzioni di deputato e quello di membro del Governo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.28.9 a firma
dell'onorevole Alfano ed altri. Chi è d'accordo si alzi; chi è
contrario resti seduto.
Si prende atto che hanno votato a favore dell'emendamento
gli onorevoli Alfano, La Grua, Misuraca, Sottosanti, Provenzano,
Briguglio, Basile A., Virzì, Fleres, Beninati, Buifardeci, Croce,
Grimaldi, Pagano e Cimino.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento aggiuntivo 1.28.5 a firma
degli onorevoli Zanna ed altri.
I deputati firmatari non sono presenti in Aula.
L'emendamento si dichiara decaduto.
Si passa all'emendamento 1.28.6 a firma degli onorevoli
Forgione ed altri. E' dichiarato improponibile, perchè riguarda
materia diversa da quella della legge-voto.
Pongo in votazione l'emendamento a firma dell'onorevole
Speziale.
AULICINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha falcoltà
AULICINO. Signor presidente, onorevoli colleghi, io vorrei
chiedere all'onorevole Speziale, se lo ritiene, perché
complessivamente l'emendamento, come ha detto bene l'onorevole
Bufardeci, rappresenta un passo avanti rispetto al testo
licenziato dalla Commissione; però, per quanto ci riguarda,
riteniamo che la previsione della maggioranza assoluta sia una
attenuazione, o comunque un alleggerimento complessivo, della
condizione essenziale perché una riforma così complessa venga
varata dal Parlamento. Per cui, chiederei all'onorevole Speziale
se ritiene di avere il voto favorevole del Centro Cristiano
Democratico, di ripristinare i due terzi come condizione.
Altrimenti, sarò costretto a votare contro perché questa
operazione, così come viene proposta, potrebbe essere fatta
soltanto dalla maggioranza semplice, e, ripeto,affidare ad un
Parlamento e ad una maggioranza semplice, ad un Parlamento che
esprime una maggioranza così precaria, il compito di fare una
riforma così complessa, mi sembra eccessivo. Chiedo il ripristino
della previsione del testo della Commissione per quanto riguarda
la maggioranza, i due terzi.
BARBAGALLO GIOVANNI . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO GIOVANNI . Signor Presidente, onorevoli colleghi,
noi annunciamo il voto favorevole all'emendamento Speziale, in
quanto è frutto di un approfondimento e di una valutazione comune
(fra l'altro assorbe alcuni emendamenti proposti dal gruppo dei
popolari).
La cosa che deve essere sottolineata è la contraddizione, la
singolarità di alcuni colleghi che, in Commissione - ad esempio
rispetto al problema della incompatibilità -, si sono dichiarati
contrari, oggi hanno fatto i paladini del rinnovamento e della
novità.
Noi siamo contrari alla costituzionalizzazione di tutto;
perchè c'è chi vuole esagerare rispetto ad un processo che,
invece, ha bisogno di approfondimenti che possono essere fatti in
maniera più consona con legge ordinaria.
Quindi, mi auguro che questo emendamento, che ha riscritto e
migliorato l'articolo 1 della legge, venga approvato come punto
di equilibrio sul quale la maggioranza dell'Assemblea si possa
riconoscere, proprio per arrivare ad un risultato finale; perché,
a volte, chi cerca di ottenere tutto è perché nasconde
l'obiettivo di non fare nulla. Quindi noi Popolari siamo perché,
concretamente, si avvii un processo di riforma nella Regione
siciliana.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi - la mia
parte politica, l'onorevole Martino, con molti sub-emendamenti
all'emendamento dell'onorevole Speziale - abbiamo provato a
riportare tutto su un terreno più ragionevole, più opportuno, per
affrontare, poi, la materia della forma di Governo, della
definizione dei poteri, dei rapporti con il Parlamento
nell'ambito della legge ordinaria. Tutto questo non è stato
raccolto. I nostri emendamenti sono stati tutti respinti. Quindi,
crediamo di aver motivato, nel corso della discussione di questa
mattina, la nostra opposizione a questo emendamento che,
sostanzialmente, sancisce il sistema, il principio, della
elezione diretta del Presidente, contro il quale noi ci battiamo
per ragioni politiche e democratiche.
Io, Presidente, non ho neanche compreso perché lei ha
dichiarato improponibile il mio sub-emendamento sulla
incompatibilità e sulla ineleggibilità del sindaco alla carica di
deputato regionale. Non lo comprendo. Nel momento in cui si
discute delle incompatibilità, anche quell'emendamento sarebbe
stato opportuno discuterlo qui, perché è parte non secondaria di
una riforma democratica delle istituzioni e del rapporto fra
istituzioni diverse e anche, io dico, della futura legge
elettorale, dove dovremo provare a liberare la costruzione del
consenso da ogni laccio e lacciuolo che i comportamenti drogati
dei Sindaci, il loro potere immenso senza controllo, la politica
dei consulenti, la gestione della spesa pubblica discrezionale
operata anche per effetto di una legge presidenzialista quale è
quella per l'elezione diretta dei sindaci, tutto questo complesso
di poteri drogano il consenso e drogando il consenso e la
costruzione del consenso indeboliscono anche le forme della
democrazia e le forme della rappresentanza.
Lei non ha fatto un buon servizio dichiarando improponibile
quell'emendamento, signor Presidente, glielo dico - vorrei dirlo
sottovoce, diciamo, non le contesto i suoi poteri - però ritengo
che era opportuno discuterlo, quell'emendamento era compatibile
con questa legge, era compatibile - passatemi il bisticcio delle
parole - con la discussione sulle incompatibilità che abbiamo
affrontato qui, stamattina, perché non si può ragionare sempre
per pezzi. Anche questo contestiamo noi, che questo disegno di
legge voto non ci consente di ragionare sul complesso della
costruzione istituzionale che si vuole riformare, sul complesso
della forma del Governo, sul rapporto tra questa forma di Governo
e il nuovo sistema elettorale.
Quell'emendamento da me firmato, tra l'altro assieme a
colleghi di Forza Italia, del C.C.D., dell'U.D.R. avrebbe
consentito almeno, non dico l'approvazione di una norma, ma
almeno una discussione più completa rispetto a quello che noi
stamattina stiamo svolgendo.
Per tutto questo complesso di ragioni, per le ragioni che
hanno motivato, anche, i nostri emendamenti all'emendamento
Speziale, noi voteremo contro.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Forgione. Vorrei ricordare
all'onorevole Forgione che è stato dichiarato improponibile
perché di materia non attinente alla legge voto; tra l'altro, su
questa materia, l'Assemblea ha piena disponibilità di decidere
sulla base dei poteri conferitegli dallo Statuto.
VIRZI'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, certamente il
tema delle incompatibilità, quando verrà affrontato
compiutamente, determinerà delle lacerazioni in quest'Aula,
perché nel momento in cui si parla di democrazia, di sovranità
popolare, di voto di scambio, di voto comprato, di voto drogato,
bisogna tenere conto delle mutate condizioni economiche, storiche
e sociali per cui sarà necessario, senz'altro, in un diverso
momento però, onorevole Forgione, individuare compiutamente tutto
ciò che oggi in Sicilia può inficiare alla base, magari per
errori legislativi commessi anche in quest'Aula, la libertà del
voto popolare.
Noi annunciamo voto favorevole a questo emendamento perché
ci sembra un ragionevole passo avanti che non implica
assolutamente forzature e che non precondiziona il risultato del
libero dibattito in quest'Aula nel momento in cui, con legge
ordinaria e con una maggioranza accessibile persino in un grande
momento di disordine politico come questo, ci esprimeremo sul
livello delle incompatibilità, sulla loro quantità, sulla loro
qualità, sulla loro più precisa definizione.
Io credo che sia indispensabile compiere questo passo avanti
che è, per il momento, più formale che sostanziale, così come
vorrei, ragionando da solo e amichevolmente con l'onorevole
Aulicino, dire che mi appare assai difficile, nella prospettiva
di questa e anche della prossima legislatura, che per promozione
dal basso quest'Aula riesca ad esprimere, mai, una qualunque
maggioranza dei due terzi su qualunque argomento.
Io credo che non possiamo legiferare nel senso di
imprigionare per il futuro le mani all'Assemblea regionale
siciliana.
Questo non lo si dice perché si è minoranza o maggioranza in
un momento, quando si fa sostanzialmente una proposta di
cambiamento della Costituzione, grande griglia dentro la quale
deve muoversi la legislazione di carattere ordinario, è bene
attenersi ai principi generali e il principio generale
ragionevole, accettabile da parte di tutti è che dopo che si sia
espressa la volontà popolare, ma auspicabilmente anche dopo un
grande chiarimento politico in quest'Aula, che questo Parlamento
possa venire fuori con una maggioranza qualificata, ma non
certamente quella dei due terzi, per esprimere finalmente e dare
corpo alla volontà di cambiamento dei siciliani. Con ciò vorrei
però anche, ripeto, ragionando con me stesso, proporre una
meditazione ai colleghi.
Io milito senz'altro nel fronte presidenzialista e ho
sentito anche dei richiami molto seri, molto intelligenti che mi
hanno fatto riflettere sul bilanciamento dei poteri. E allora,
stiamo attenti perché nemmeno nelle ultime monarchie decade il
Parlamento quando muore il sovrano; nemmeno nelle più feroci
dittature si scioglie il parlamento perché il leader viene
arrestato.
Io vorrei ricordare, intanto che siamo in una Regione che è
a rischio, io non vorrei enfatizzare questi rischi e spero che il
popolo siciliano non vada ad eleggere nessuno che possa essere
arrestato, però, attenti a questa auto fustigazione delle
istituzioni perché delegittima tutto ciò che è scelta politica
nella nostra Isola; attenti a non auto delegittimarci tutti
maggioranza e minoranza; attenti a non concepire il Parlamento
della Regione siciliana come il Consiglio comunale di Sclafani
Bagni - con tutto il rispetto per Sclafani Bagni - perché così
come per il consiglio comunale c'è una nettissima distinzione tra
poteri del sindaco e della giunta e poteri del consiglio
comunale, la potestà legislativa del parlamento non può mai
essere posta in discussione, altro che controllo. Qualcuno ha
detto potere di controllo, questa è un'Assemblea che ha potere
legislativo propositivo, non è un consiglio comunale.
Se volessimo riconnettere a questo Parlamento i poteri
minimali di controllo di carattere amministrativo, quasi una
specie di succursale della CORECO a questo Parlamento, stiamoci
attenti.
Ripeto, certe preclusioni: dice, c'è la mozione di sfiducia,
be io credo che sia normale che debba esserci la mozione di
sfiducia, così come l'ho ritenuta valida per i sindaci, questo
strumento di difesa dei rappresentanti della volontà popolare,
deve esserci uno strumento di difesa di fronte ai poteri del
presidente, ma che alla morte del presidente, alle dimissioni del
presidente o all'arresto del presidente corrisponda lo
scioglimento di un parlamento, su questo mi permetto di dubitare
ad alta voce perché si tratta, a questo punto, istituzionalmente
di organismi assolutamente separati sul piano delle prerogative,
dei poteri e delle funzioni.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, riconosco che
l'onorevole Virzì con grande capacità di sintesi è riuscito a
mettere il dito sulla ferita, è riuscito ad evidenziare tutti i
nodi non sciolti delle questioni che sta dibattendo quest'Aula:
l'equilibrio dei poteri, il legare la sorte di un'Assemblea con
un compito così alto alla sorte di un singolo uomo, per quanto
prestigioso, sono questioni che non possono essere risolti in
maniera semplicistica come quest'Aula si appresta a fare.
Altra cosa che devo cogliere, mentre dichiaro che voterò
contro l'emendamento dell'onorevole Speziale, è il vezzo che in
quest'Aula alcuni deputati, in particolare l'onorevole Fleres,
hanno di vestire i panni altrui.
Io credo, onorevole Fleres, che per quanto elegantemente
argomentate le sue tesi, sul piano dei sofismi credo che lei sia
un maestro, sul piano dei sofismi, credo che lei sia un maestro,
sul piano dei contenuti sono evidenti alcune contraddizioni
logiche e politiche che sono enormi, la dove per esempio si sente
l'esigenza di separare la funzione parlamentare dalla funzione
esecutiva io sono perfettamente d'accordo con lei.
Io non sono un presidenzialista né posso, certamente, essere
accusato di avere fregole e di assessorati. Il mio gruppo
politico non ha partecipato a nessuna forma di spartizione dentro
quest'Aula; altri gruppi politici, compreso il suo, con fasi
alterne, hanno da accreditarsi questa pratica. Tuttavia da non
presidenzialista devo dire che si ha ragione quando si pretende
poi che il principio presidenzialista venga applicato in toto e
che quindi la funzione esecutiva e la funzione legislativa
appaiano in un sistema di tipo presidenzialista, non certamente
in un sistema di tipo parlamentare, separate.
L'altra argomentazione circa la conquista del consenso,
onorevole Fleres, circa la legittimazione dei governanti
attraverso il voto espresso dai cittadini è perfettamente in
contraddizione a centottanta gradi con quanto prima avevo
sostenuto, perchè gli assessori in questo meccanismo di nessun
consenso godono e sicuramente invece i parlamentari di questo
Parlamento godono.
Allora, se andiamo a leggere il resoconto delle sue
dichiarazioni nel crogiolarsi un attimo con i suoi sofismi si è
in qualche modo ingarbugliato il filo logico e vengono fuori,
evidenti, queste contraddizioni.
Un'ultima cosa che mi preme precisare è il tema di chi in
quest'Aula è riformatore e chi in quest'Aula è conservatore. Più
volte su questo tema è tornata quest'Aula, non solo l'onorevole
Fleres ma a lui è molto caro, io credo che una volta per tutte si
debba uscire da ogni forma di ipocrisia e chiarire
definitivamente che chi è presidenzialista non ha il diritto di
dire che è riformatore, come chi non è presidenzialista non ha il
dovere di sentirsi in qualche modo conservatore.
La verità è un'altra: che non sempre ho avuto occasione di
dirlo altre volte; non sempre tutto ciò che si muove, si muove
nella direzione del progresso onorevole Fleres.
Se io sono fermo in un punto e faccio un passo indietro sto,
certamente, muovendomi, se faccio un passo avanti, sto certamente
muovendomi. Ma le direzioni che prendo sono perfettamente diverse
e diversi sono gli obiettivi e diversi sono i risultati.
Allora, io credo che quest'Aula approvando questo
emendamento stia facendo un passo indietro sul piano della
democrazia, chi fa questo passo indietro non ha il diritto di
chiamarsi riformatore.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Martino.
E' assente.
Si passa alla votazione dell'emendamento 1.28 a firma
dell'onorevole Speziale.
Il Parere del Governo?
Il Governo si rimette all'Aula.
Il parere della Commissione?
(Commissione?) Si rimette all'aula.
PRESIDENTE. Chi è d'accordo resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' Approvato)
Si prende atto che hanno votato contro: l'onorevole
Aulicino, l'onorevole Scamacca, l'onorevole Forgione, l'onorevole
Martino, l'onorevole Vella e l'onorevole Liotta.
In conseguenza dell'approvazione dell'emendamento 1.28
dell'onorevole Speziale restano preclusi i seguenti emendamenti:
1.15 - 1.33 - 1.5 - 1.12 - 1.9 - 1.14 - 1.17 - 1.4 -1.3 - 1.38 -
1.16 - 1.19 - 1.25 - 1.42 - 1.10 - 1.7 - 1.13 -1.22 - 1.39 - 1.40
- 1.26 - 1.18 - 1.8 - 1.2 - 1.34 - ...... Restano in vita gli
emendamenti 1.6, 1.42, 1.1, 1.24, 1.20, 1.21, 1.29, 1.35, 1.23,
1.36, 1.27, 1.32, 1.31.
DI MARTINO . L'emendamento 1.6 è improponibile, perchè
riguarda la legge elettorale.
PRESIDENTE. Non è proponibile.
Si passa all'emendamento 1.42. Anche questo tratta di
materia elettorale, è decaduto.
Si passa all'emendamento 1.1. E' ritirato.
Si passa all'emendamento 1.24. E' improponibile, poichè
tratta di materia elettorale.
Si passa agli emendamenti 1.20 e 1.21, questi sono
emendamenti alternativi all'emendamento 1.29.
SPEZIALE. L'emendamento 1.20 è collegato all'1.29.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.20 e 1.21 vengono
considerati come articoli aggiuntivi. Pertanto pongo in
votazione....
FLERES. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, mi pare che l'Aula desideri
proseguire la propria attività al pomeriggio e quindi, anche per
mettere in ordine le cose.
Io non entro nel merito della scelta, dico però che se noi
continuiamo in maniera così confusa, poi probabilmente non ci
intendiamo, per cui, per esempio, poc'anzi io Le chiedevo che
fine ha fatto l'emendamento 1.7 e una parte del'emendamento di
fatto è assorbito dall'emendamento Speziale perchè l'emendamento
Speziale si occupa anche del vicepresidente, ma c'è la seconda
parte che è quella relativa alle funzioni del vicepresidente che
non è assorbita dall'emendamento Speziale e dunque, rispetto a
questa seconda parte - a mio avviso. l'Aula deve essere chiamata
a pronunziarsi, altrimenti non andiamo d'accordo e non andiamo
d'accordo solo perchè procediamo in maniera così convulsa.
Allora, il mio intervento sull'ordine dei lavori riguarda
proprio una maggiore calma e serenità nella trattazione delle
questioni perchè non stiamo discutendo di contributi
all'associazione per la protezione dei cani o dei gatti, ma
stiamo affrontando il tema della vita della Regione e questo, con
tutto il rispetto ai cani e ai gatti, e anche ai partiti che
devono essere rinchiusi nelle riserve di caccia per non
scomparire come quello dell'onorevole Forgione.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1 così come
emendato. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'Assemblea prende atto dei voti contrari degli onorevoli
Forgione, Martino, Vella e Liotta. La seduta è sospesa ed è
rinviata alle ore 17.30 di oggi mercoledi 10 febbraio 1999.
La seduta è sospesa alle ore 14.10
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è ripresa alle ore 17,56.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, siamo nella fase di
trattazione del disegno di legge voto; vi sono alcuni emendamenti
considerati articoli aggiuntivi.
Onorevole Assessore Barbagallo, lo dico con amarezza,
sistematicamente vengono presentati atti ispettivi in Aula, e ci
sono sempre dei problemi con il Governo che, in ultimo, comunica
di non potere trattare quegli atti e quindi chiede che non
vengano discussi. Ci sono mille modi per evitare questo. Vorrei
pregarla di farsi portavoce ne confronti del Governo, o di dirlo
in tempo tale da consentire alla Presidenza di organizzare i
avori in maniera diversa, o di fare in maniera tale che qualche
componente del Governo si faccia delegare dall'Assessore
competente a parlare in nome e per conto del Governo. Vorrei
pregarla di farsi portavoce in tal senso.
BARBAGALLO, Assessore regionale per gli enti locali. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO, Assessore regionale per gli enti locali.
Presidente io volevo dire che stasera in Giunta di Governo mi
farò carico di ricordare ai colleghi le sue raccomandazioni.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi ci troviamo soltanto con un
componente del Governo e due parlamentari in Aula. Fatto che
evidentemente non ci consente di lavorare per cui sospendo la
seduta per quindici minuti.
La seduta è sospesa per 15 minuti.
La seduta è ripresa alle ore 18.13
PRESIDENTE. La seduta riprende. Il Governo è rappresentato
dall'Assessore Barbagallo.
Siamo agli articolo aggiuntivi, presentati all'articolo 1.
Articolo aggiuntivo emendamento 1.29, a firma dell'onorevole
Speziale.
All'emendamento 1.29 sono stati presentati dei sub
emendamenti.
- subemendamento 1.29.4, a firma Forgione ed altri;
- subemendamento 1.29.1, a firma Di Martino ed altri;
- subemendamento 1.29.2, a firma Ricevuto ed altri;
- subemendamento 1.29.3, a firma Leanza.
Nessuno dei firmatari è presente in aula. L'emendamento è il
1.29.4. Il problema comunque è che viene presentato un sub
emendamento soppressivo all'emendamento. I deputati non sono
presenti; è dichiarato decaduto.
Si passa all'emendamento 1.29.1, a firma dell'onorevole Di
Martino.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, la filosofia
dell'emendamento dell'onorevole Speziale è convincente e lo
condividiamo però a mio modo di vedere, e a modo di vedere di
altri colleghi, ha bisogno degli emendamenti ed in particolare il
secondo ed il terzo comma, perché volere considerare il
parlamento siciliano alla stessa stregua di un Consiglio
comunale, l'ho detto stamattina e lo ripeto, è un grosso errore
politico e non rispetta quelle che sono le prerogative di un
parlamento. Quindi, non si può assolutamente colpevolizzare,
colpire, un parlamento perché si dimette un Presidente della
Regione o perché impedito o per morte o per dimissioni, perché a
quel punto evidentemente un parlamento è sotto ricatto e verrebbe
meno l'equilibrio dei poteri tra il Presidente della
Regione-Governo ed il parlamento.
Io volevo fare una distinzione tra le dimissioni politiche e
le dimissioni per impedimento o altre ragioni. Mi hanno convito e
mi convinco che bisogna prevedere tutto in un'unica soluzioni nel
senso che le dimissioni o la morte o l'impedimento devono essere
considerate tutte alla stessa stregua. Quindi, io ritiro
l'emendamento 1.29.1 e il successivo emendamento 1.29.2, perché
mi riconosco di più e sottoscrivo l'emendamento dell'onorevole
Leanza. Però qui c'è da fare una correzione di carattere tecnico
perché l'emendamento dell'onorevole Leanza di fatto è sostitutivo
del secondo e del terzo comma, quindi votando l'emendamento
dell'onorevole Leanza (io dichiaro il mio voto favorevole) a quel
punto viene meno il secondo ed il terzo comma dell'emendamento
dell'onorevole Speziale.
PRESIDENTE. Quindi Lei ritira l'emendamento. L'Assemblea ne
prende atto.
Si passa all'emendamento 1.29.5 a firma degli onorevoli
Alfano e Fleres all'emendamento 1.29 dell'onorevole Speziale.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BARBAGALLO SALVINO , assessore per gli enti locali. Mi rimetto
all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PROVENZANO, Presidente della commissione e relatore.
Favorevole.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, io ritengo che
l'emendamento presentato dai colleghi di Forza Italia sia
penalizzante per il parlamento perché mentre l'emendamento
dell'onorevole Leanza porta a compimento due volontà: la volontà
del Presidente dimissionario o deceduto o impedito che ha già
fatto una propria scelta e il Parlamento dopo può confermare come
può negare la scelta del Presidente della Regione fatta a suo
tempo, cioè c'è una deliberazione, una volontà del parlamento,
l'emendamento dei colleghi di Forza Italia , invece, assegnano
questa facoltà solamente al Presidente della Regione che sia
dimesso, impedito o deceduto, quindi io prego i colleghi di Forza
Italia di ritirare l'emendamento e ci attestiamo, l'Assemblea -
secondo me - si può attestare sull'emendamento dell'onorevole
Leanza, perché è molto più avanzato l'emendamento dell'onorevole
Leanza rispetto all'emendamento dei colleghi di Forza Italia.
LIOTTA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non si può
negare che il centro-destra ha dimostrato di avere una cultura
presidenzialista di gran lunga più avanzata rispetto al
centro-sinistra in questo dibattito, perché almeno possiedono la
dote della coerenza. Capisco la logica che spinge i
subemendamenti sia dell'onorevole Di Martino - che, tra l'altro,
lo ha ritirato - sia dell'onorevole Leanza. Entrambi vorrebbero,
in qualche modo aggiustare il tiro rispetto sia alla formulazione
dell'emendamento 1.28, già approvato questa mattina che ha
sostituito l'articolo 1 del disegno di legge, sia rispetto alla
formulazione dell'1.29 che, in realtà, era perfettamente coerente
con l'1.28. Cioè, le due formulazioni che l'onorevole Speziale ha
presentato a questa Aula, coerenti fra loro, sostenevano una
impostazione di questo tipo: "il presidente è eletto
direttamente, in caso di dimissioni, impedimento per qualsiasi
natura" - e questa mattina è stato detto esplicitamente che
dentro questa "qualsiasi natura" va considerata anche l'ipotesi
di arresto - o morte del presidente", in casi di questo genere
decade l'Assemblea e si va a nuove elezioni contestuali del
presidente della Regione e dell'Assemblea.
Lo stesso onorevole Speziale, messo davanti a questa
incongruenza di una Assemblea regionale mortificata fino al punto
di essere considerata, come diceva bene in questo sì, Ciccio Di
Martino, un consiglio comunale qualsiasi, io credo che il più
felice di tutti noi stamattina è stato l'onorevole Virzì quando
ci ha detto che in nessuna monarchia parlamentare se muore il re
si dimettono i parlamentari, si fa un altro re, di solito con un
meccanismo non elettivo, ma si fa un altro re.
In ogni caso, cercando di aggiustare il tiro, introducono un
elemento che è misto, mentre il principio che ha voluto
introdurre con l'articolo 1 stamattina quest'Aula è stata quella
dell'elezione diretta del presidente, adesso in caso di
impedimento o morte del presidente si chiede invece una nomina,
nella versione dell'onorevole Leanza, una ratifica nella versione
dell'onorevole Di Martino, dell'Aula. E' una funzione impropria,
a mio avviso, intanto perché non si toglierebbe il ricatto che
l'assenza della figura del presidente viene a esercitare
sull'Aula perché un'Aula si troverebbe entro venti o trenta
giorni nelle due ipotesi a dovere, o ratificare o riconfermare il
vice presidente oppure a decadere e andare a nuove elezioni.
Molto più seria mi sembra la posizione di chi dice, in
questo caso è il vice presidente che subentra direttamente perché
si separa definitivamente, è più coerente. Io non sono un
presidenzialista, ma se presidenzialista vuole essere quest'Aula
lo sia fino in fondo. Si separa definitivamente la figura ed il
ruolo della presidenza dalle funzioni di quest'Aula.
Va aggiunto, comunque, che il vice presidente in una ipotesi
del genere, se vogliamo essere coerenti fino in fondo, ed è
questo l'invito che io rivolgo ai presentatori di questo
emendamento, che fin qui coerenti lo sono stati, ma dovrebbero
uniformarsi al sistema che in qualche modo è ispiratore di questo
emendamento che è un sistema di tipo americano: in quel sistema
il vice presidente viene indicato direttamente agli elettori
nello stesso momento in cui viene eletto il presidente. Volete
fare i presidenzialisti? Fateli fino in fondo, ma fatelo in
maniera seria.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi
scontiamo in tutta la discussione di questo disegno di legge il
vizio originario, l'ispirazione che ha avuto questa legge per
come è andata avanti, per come è stata prodotta, per come è
sostenuta da chi ne è più convinto.
E', sostanzialmente, un testo prevalentemente
propagandistico, lo diceva prima con il paradosso del "sostegno
pieno alle tesi presidenzialiste" l'onorevole Liotta; coerenza
vorrebbe, a questo punto, che si accentuassero tutti gli aspetti
presidenzialisti di questa legge.
Noi, ovviamente, non ci prestiamo a questo gioco se non per
invitarvi a non avere una falsa coscienza, però, stiamo attenti
anche alle cose che scriviamo. Noi abbiamo detto che questo
Parlamento, anche in un sistema presidenziale, non ha e non può
avere solo una funzione di controllo, perchè un'assemblea
legislativa non è un consiglio comunale e, quindi, ha potere
legislativo, interviene su una gamma di materie che ancora voi,
onorevoli colleghi e signori presidenzialisti, non ci avete fatto
capire che materie saranno quelle sulle quali interviene il
parlamento e sulle quali il parlamento non può intervenire perchè
non può disturbare i poteri del "principe" eletto dal popolo.
Ecco che ritorna il vizio, di volta in volta, ma addirittura
noi rischiamo di produrre una norma che ratifica la ricattabilità
di questo parlamento, perchè se il presidente della regione,
magari in conflitto con il parlamento, magari in conflitto con il
partito che lo ha eletto, magari impazzito, decide di dimettersi,
ecco che scatta il ricatto del parlamento: se il presidente si
dimette il parlamento si scioglie. E perchè dare questo potere al
presidente che, attraverso le sue dimissioni o la minaccia delle
sue dimissioni, può ottenere la compiacenza di un parlamento
oppure ottenere lo scioglimento di un parlamento? E' possibile
che non possiamo fermarci un attimo a riflettere su questo?
Io capisco, non la sostengo, Signor Presidente, ma posso
anche capire che la mozione di sfiducia approvata dal parlamento
possa portare alla contestuale elezione dell'assemblea, assieme
all'elezione del nuovo presidente, ma perchè attraverso lo
strumento delle dimissioni del presidente dobbiamo sancire noi la
ricattabilità dell'assemblea, per cui se il presidente si dimette
l'assemblea si scioglie e se l'assemblea non è d'accordo con il
presidente è ricattata perchè il presidente può minacciare di
farla sciogliere lui, attraverso le sue dimissioni?
E' possibile che non possiamo fermarci un attimo per
riflettere su queste cose, o davvero questa smania
propagandistica del maggioritario e dell'elezione diretta sta
addirittura offuscando la capacità di ragionamento di quest'Aula
ed anche della stessa Commissione? Questo è l'interrogativo che
io pongo.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, in realtà il comma 2 ed il comma
3 dell'emendamento 1.29 erano stati in qualche modo mutuati da
una normativa che già l'Assemblea regionale aveva approvato ed
era quella riguardante l'elezione diretta dei sindaci, tuttavia,
al di là degli atteggiamenti propagandistici, che penso siano
esattamente il contrario, dell'onorevole Forgione, se noi
vogliamo ragionare sul testo dell'emendamento penso che il primo
comma possa essere interamente approvato dall'Aula; per quanto
riguarda, invece, il secondo ed il terzo comma, essendo stato
presentato al terzo comma un emendamento interamente sostitutivo,
da parte dell'onorevole Leanza, io ritengo che il terzo comma
debba essere inteso sostitutivo del secondo e del terzo comma,
cioè deve sostituire il secondo ed il terzo comma
dell'emendamento 1.29, perchè in questo caso si completa il
disegno dell'emendamento, per cui io, non avendo alcuna
osservazione da fare all'emendamento Leanza, ritenendolo, anzi,
migliorativo del testo, sono dell'avviso che vada accolto.
Pertanto inviterei i presentatori dell'emendamento
soppressivo dell'articolo di confluire in qualche modo
sull'emendamento dell'onorevole Leanza.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, onorevoli colleghi,
l'emendamento presentato dall'onorevole Alfano e dall'onorevole
Flères è ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento Ricevuto-Calanna. Sono presenti
gli onorevoli deputati in Aula?
Non sono presenti.
L'emendamento è dichiarato decaduto.
Si passa all'emendamento Leanza 1.29.3 sostitutivo del terzo
comma, subemendamento.
SPEZIALE. Va inteso al comma 2 e al comma 3.
PRESIDENTE. Anzichè "il terzo comma è sostituito dal seguente"
deve intendersi "il comma secondo e il comma terzo sono
sostituiti dai seguenti...".
LEANZA. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per confermare
che l'emendamento a mia firma intende sostituire il secondo ed il
terzo comma dell'emendamento a firma dell'onorevole Speziale.
La ragione e la motivazione credo sia uguale a quella che
sostiene l'emendamento di altri colleghi, cioè quella del non
automatico scioglimento dell'Assemblea nel caso di dimissioni, di
morte o di impedimento permanente del Presidente della Regione.
La mia convinzione è che negli esecutivi a legittimazione
diretta l'Assemblea parlamentare deve avere un proprio ruolo, una
propria funzione ed un proprio potere penetrante anche nel
rapporto di interdipendenza con l'esecutivo.
L'emendamento da me presentato vuole andare incontro,
probabilmente non so se adempie a questa funzione ed a questo
scopo in maniera piena, a questa esigenza di un ruolo
dell'Assemblea nel rapporto con gli avvenimenti che riguardano le
istituzioni, la istituzione Governo regionale.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 1.29.3 a
firma Leanza.
Il parere del Governo?
BARBAGALLO SALVINO , assessore per gli Enti locali. Il Governo
si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PROVENZANO, Presidente della Commissione e relatore.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è d'accordo resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 1.29 così come risulta
essere stato emendato.
Il parere della Commissione?
BARBAGALLO SALVINO , assessore per gli Enti locali. Il Governo
si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PROVENZANO, Presidente della Commissione e relatore.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è d'accordo resti seduto; chi è contrario si
alzi.
FORGIONE .....
PRESIDENTE. Certo lei non passa inosservato, onorevole
Forgione.
FORGIONE. Dato che non c'è ...
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto con il voto contrario
di Rifondazione Comunista.
FORGIONE. Dell'onorevole Martino.
PRESIDENTE. Dell'onorevole Martino.
Onorevoli colleghi, a seguito dell'approvazione
dell'emendamento 1.29 sono dichiarati preclusi l'emendamento
1.20, 1.21, 1.35, 1.23.
Si passa all'emendamento 1.36 che trovate sempre alla pagina
10 a firma Spagna ed altri.
Sono presenti i deputati firmatari in Aula?
Intanto lo leggo: "con legge regionale approvata a
maggioranza dei due terzi dei deputati regionali, l'Assemblea
regionale stabilirà la forma di governo della Regione con
riferimento ai rapporti tra Assemblea regionale, Governo
regionale e Presidente della Regione; la formazione delle leggi e
degli atti normativi relativi all'organizzazione ed all'attività
amministrativa della Regione, con particolare riferimento alla
partecipazione ad essi dei Comuni e delle Province; i principi
dell'autonomia finanziaria della Regione e delle procedure di
bilancio e di contabilità regionali.
ADRAGNA. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Adragna, risulta firmatario?
ADRAGNA. Sì.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Viene ritirato?
L'Assemblea prende atto...
ADRAGNA. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.27 a firma dell'onorevole Di
Martino.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, io ritengo che questo
emendamento sia assorbito dall'emendamento che porta la firma, la
cosiddetta ".... Speziale", la chiamo io, che è un articolo
aggiuntivo all'articolo 1. Quindi, che sia costituzionale io non
ho dubbi, perchè con questa andiamo a modificare una norma
costituzionale, però, siccome c'è l'emendamento Speziale che
assorbe quanto da me indicato in questo emendamento, lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.32 a firma dell'onorevole
Silvestro ed altri.
SILVESTRO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.31 a firma dell'onorevole
Speziale. Allo stesso sono stati presentati dei sub-emendamenti:
- a firma dell'onorevole Forgione:
"Sostituire la parola 'assoluta' con 'i 2/3'";
- a firma dell'onorevole La Corte ed altri:
"Sostituire le parole 'maggioranza assoluta' con 'maggioranza
dei 3/5'".
FORGIONE. Dichiaro di ritirare l'emendamento a mia firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.31.2 a firma degli onorevoli Mele
ed Lo Certo:
- "Sopprimere da 'nonchè ad Assemblea'".
LO CERTO . Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.31.3 a firma degli onorevoli
Mele, La Corte e Martino:
- "Sostituire le parole 'maggioranza assoluta' con 'maggioranza
dei 3/5".
MARTINO. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa alla votazione dell'emendamento Speziale 1.31.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, io esprimo un voto a favore di
questo emendamento, perchè lascia aperta una possibilità, è
l'unico sprazzo di ragionevolezza in questa discussione.
Ovviamente la mia opinione non è offensiva di chi invece, con
altrettanta forza e coerenza sostiene che stiamo facendo una
buona legge. E' l'unico sprazzo di ragionevolezza perchè lascia
aperta una possibilità. Io ricordo gli amici di Alleanza
Nazionale con quanta coerenza fecero la battaglia assieme a noi
contro il referendum per il maggioritario. Ricordo gli amici
della Rete quanta passione misero in quella battaglia contro il
maggioritario. Ed oggi mi trovo ipermaggioritari gli ex missini,
oggi Alleanza Nazionale. Ipermaggioritari, plebiscitari, "Di
pietristi", gli amici della Rete; come vedete le opinioni
possono cambiare.
E probabilmente un sistema elettorale e un sistema
istituzionale e una forma di governo perfetta, per tutti i
contesti storici, politici, culturali, non esiste. Ogni forma é
legata anche alle tradizioni politiche, culturali; se il
bipartitismo va bene in Inghilterra, vediamo quanto fatica qui fa
ad affermarsi il bipolarismo, non il bipartitismo.
Evidentemente quando si ragiona di materie istituzionali, di
forme di governo, di leggi elettorali, bisogna tenere conto delle
culture politiche sedimentate, delle storie democratiche dei
singoli paesi, delle tradizioni culturali.
E quindi questo emendamento, non credo - spero, almeno, che
non sia così, solo uno specchietto per le allodole - lascia
aperta una possibilità; noi lo votiamo solo perché tiene aperta
questa possibilità, che anche chi oggi é convinto, sperimentati i
danni - e noi ne siamo certi - i danni dell'elezione diretta del
presidente, si possa ritornare tutti in quest'Aula, avendo la
possibilità di modificare una norma che oggi stesso noi stiamo
inserendo in Costituzione, stiamo costituzionalizzando.
Ed é per questo che noi avevamo chiesto di non inserire in
Costituzione l'elezione diretta, ma di legiferare con legge
ordinaria - anche se con una maggioranza qualificata - come
previsto per le leggi di modifica costituzionale, di legiferare
sulla forma di governo, sui poteri, sulla legge elettorale,
perché sappiamo che tutte queste questioni sono collegate.
Probabilmente se avessimo scelto quell'altro percorso, cioè
il percorso della prima commissione speciale, oggi non avremmo
avuto bisogno di tenere aperta questa possibilità.
E però io lo voglio cogliere, voglio cogliere questa
disponibilità, data da questo emendamento, e per questo noi
votiamo a favore.
Sappiamo che questa cosa é - come dire - é un poco - io non
trovo la parola - é l'ultima possibilità che rimane a questa
Assemblea per potersi autodeterminare in una fase successiva; del
resto, questa Assemblea ha fatto la legge numero 7, poi - chi ha
ragione, chi ha torto, si vedrà - però ha ritenuto di doverla
modificare la legge numero 7. Ed io ero tra coloro che
sostenevano la modifica della legge numero 7.
E' reintervenuta questa Assemblea, ha modificato la legge
numero 7, perché sappiamo che parliamo di materie complesse, che
vanno anche sperimentate; e qui questa legge non ci ha offerto la
possibilità, per come l'avete costruita in commissione ed in
Aula, di ragionare della complessità e di normare questa
complessità. Questa possibilità che ci lascia aperto questo
emendamento ci porta a sostenerlo senza entusiasmo, senza enfasi,
convinti soltanto che é un piccolo cerottino su una piaga che in
questa Assemblea, volutamente, la maggioranza di governo e le
opposizioni di centrodestra hanno aperto con questa norma.
Per queste ragioni, noi lo votiamo.
STANCANELLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io
ritengo che l'approvazione di questo emendamento mette in forse
tutto quello che abbiamo detto fino a stasera - almeno coloro i
quali sosteniamo l elezione diretta del Presidente della Regione
- perché se leggiamo attentamente - io ritengo che lo si stia
leggendo attentamente - noi diciamo, in questo emendamento, che,
dopo la prima approvazione, dopo la prima attuazione del nuovo
Statuto, nella parte che riguarda l'elezione diretta del
Presidente della Regione, l'Assemblea regionale siciliana può
fare una nuova legge che modifica l'elezione diretta e può
indicare nuove possibilità o nuovi metodi per l'elezione.
Cioè noi stiamo dicendo: una norma costituzionale, quale
quella dell'elezione diretta del Presidente della Regione che noi
vogliamo inserire nello Statuto, dopo la prima applicazione potrà
essere eliminata, modificata con una legge dell'Assemblea
regionale siciliana. Se questo è il senso di questo emendamento e
ritengo che solo questo è il senso noi fino ad ora ci siamo presi
in giro perché la maggioranza trasversale che vuole l'elezione
del presidente della Regione non penso che possa approvare questo
emendamento. Mi sorprende che l'onorevole Speziale che appartiene
al Partito dei democratici di sinistra che sostiene, ha sostenuto
nelle dichiarazioni, nelle dichiarazioni pubbliche, nelle
dichiarazioni in quest'Aula che vuole l'elezione diretta del
Presidente della Regione e vuole che sia costituzionalizzato,
porti avanti un emendamento che di fatto e giuridicamente
eliminerà la costituzionalizzazione dell'elezione diretta e darà
la possibilità all'Assemblea regionale tradendo il principio
pattizio che tante volte si è detto in quest'Aula esiste nel
momento in cui si discute di norme statutarie e quindi
costituzionali, ecco il Presidente dei democratici di sinistra
sta tradendo nel senso politico del termine quello che fino ad
oggi hanno affermato. Allora io dico: stiamo attenti a far
passare sotto silenzio questo emendamento che praticamente blocca
il percorso riformatore che in quest'Aula ci siamo voluti dare.
Ecco perché Alleanza Nazionale esprime il suo voto sfavorevole ma
invita i parlamentari di tutti i settori politici che hanno detto
in quest'Aula che sono per il sistema presidenziale a stare
attenti. Noi con questo emendamento decostituzionalizziamo
l'elezione diretta del Presidente della Regione e mettiamo tra
due anni, tre anni, quattro anni l'Assemblea nelle condizioni di
tornare indietro. Si farà un nuovo dibattito per tornare
indietro. Questo ritengo che sia grave da un punto di vista
politico, questo ritengo che sia grave da un punto di vista
giuridico e da un punto di vista costituzionale. Ecco perché io
invito i parlamentari del Polo ad essere più presenti fra l'altro
ma invito anche i parlamentari riformisti del fronte del
centro-sinistra a stare attenti a che questo emendamento non
venga approvato. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi prima di dare la parola
all'onorevole Alfano per dichiarazione di voto, ben sapendo che
quest'Aula discute di un problema rilevante al punto tale che
anche il Presidente dell'Assemblea deve tenere conto del momento
di nobile conflittualità che suole aprire con lo Stato, porta
tutto questo il Presidente dell'Assemblea a decisioni adottate
con molta riflessione ciò comunque non mi impedisce di esprimere
le mie serie riserve sulla costituzionalità di questo
emendamento. Lo dico perchè non intendo giudicare improponibile
l'emendamento perchè trattandosi di partecipazione di un'Aula
parlamentare al processo di formazione della nuova carta
costituzionale l'elemento non può consentire al Presidente
dell'Assemblea di evitare che il Parlamento partecipi come crede
alla formazione della nuova Carta Costituzionale. Ma di fatto
anche qui si evince il principio secondo il quale con una legge
ordinaria pur se in qualche maniera affidata ad un consenso ampio
dell'Aula, si possa modificare ciò che è sancito dello Statuto
quindi nella Carta Costituzionale. Esprimo come suol dirsi per la
cronaca non avendo la presunzione di partecipare alla storia, le
mie perplessità in tal senso.
ALFANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, l'emendamento
1.31 fa riferimento ad una ipotesi, cioè all'ipotesi per la quale
rispetto alle decisioni che stanno per essere assunte in
quest'Aula si voglia fare marcia indietro e propone come
soluzione una procedura articolata e complessa che non vale la
pena di ripetere per esigenze di sintesi. La domanda che io pongo
all'intero Parlamento e che affonda le proprie ragioni anche
nelle considerazioni del Presidente dell'Assemblea è la seguente:
qual'è la ragione profonda per la quale non si debbano o non si
possano ripercorrere le stesse vie legislative per tornare
indietro nell'eventualità in cui questa dovesse essere in futuro
la volontà del Parlamento rispetto a ciò che oggi il Parlamento
stesso decide.
E' buona regola legislativa quella di far sì che ogni
provvedimento possa essere revocato in dubbio da un provvedimento
di eguale rango, ma se proprio la vogliamo dire tutta, non è
buona regola legislativa dovrebbe essere obbligo legislativo.
Rispetto cioè ad un'ipotesi già consolidata in legge non si può
tornare indietro prevedendo un percorso di rientro diverso,
zigzagante sostanzialmente.
E allora mi sia consentito un dubbio che si abbina ad una
riflessione di natura politica e che sta tutta nei mesi di
travaglio della Commissione Statuto prima del parto della bozza
Provenzano che ha rappresentato l'elemento minimale rispetto al
quale si è potuti approdare in Aula. Bene, in questi mesi di
travaglio, è emerso un fronte ampio contro le riforme. Ho la vaga
impressione che questo emendamento rappresenti la via di uscita,
la valvola di sfogo rispetto a chi ha dovuto subire un percorso
di riforme. E questo è, dal punto di vista politico, legislativo
e della correttezza istituzionale, assolutamente inaccettabile.
E' inaccettabile cioè che si immagini una soluzione legislativa
ad un problema e contemporaneamente si immagini una marcia
indietro per soddisfare chi non voleva l'approvazione di questo
testo di riforme ed è altrettanto inaccettabile che questo
avvenga contemporaneamente, perchè la contemporaneità dei fatti
non fa altro che creare perplessità, dubbi reali, sulla vera
fiducia che alcuni settori del Parlamento hanno sul buon esito di
questo disegno di legge che, in quanto disegno di legge voto,
dovrà trovare il sostegno e la solidarietà del Parlamento
nazionale rispetto alla volontà dell'Assemblea regionale
siciliana per potersi consolidare in ciò che noi auspichiamo e
cioè norma di rango costituzionale.
Io mi sento dunque, ed è il secondo invito che rivolgo oggi
al collega Presidente del Gruppo parlamentare dei Democratici di
Sinistra, di chiedere un atto di riflessione rispetto al
mantenimento di questo emendamento. Mi sento di chiedere al
Gruppo parlamentare dei Democratici di Sinistra di riflettere
fino in fondo sull'opportunità di mantenere questo emendamento.
Un emendamento che copre con un alone di rischio e di dubbio
l'intero percorso che con fatica varie forze parlamentari hanno
fin qui compiuto. Ecco perchè noi giudicheremmo gravissima
l'approvazione per di più con una certa superficialità di questa
norma e direi anche che riteniamo che una norma di tal fatta ci
esporrebbe ad un giudizio negativo ed assolutamente condivisibile
da parte degli osservatori tecnici e politici che ci osservano
sia in Sicilia che a Roma. Ripeto creando un alone di dubbio e di
sospetto sull'effettività e sull'efficacia di questo percorso di
riforme.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, noi con questa norma
pensiamo di poter introdurre un'altra norma nel nostro statuto
che è norma costituzionale. Quindi il problema della
costituzionalità a mio modo di vedere non esiste. Voglio dire poi
che qui si lascia praticamente all'autonomia del Parlamento
siciliano la forma di governo che vi deve essere dopo il primo
esperimento dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
E non capisco quale scandalo può suscitare questa norma quando la
stessa Bicamerale lasciava dei singoli consigli
regionali la forma di governo. Quindi, se l'esperimento va bene,
noi diciamo che va bene, se l'esperimento ....
STRANO. ...lo scandalo sei tu
DI MARTINO . Lei, onorevole Strano, rappresenta il corpo
elettorale, io ho il massimo rispetto per gli elettori che le
hanno dato il voto. Certamente non la stessa cosa potrei dire per
il suo comportamento in Aula.
Quindi con questa norma noi mettiamo al banco ogni forma di
dogmatismo sul problema del presidenzialismo, non può essere un
fatto ideologico, deve essere...io voglio valorizzare l'autonomia
di questo Parlamento e per difendere prerogative, rivitalizzare
questo Parlamento voglio assegnare tutti i poteri che altre
regioni, altri consigli regionali avranno in prosieguo di tempo.
Ecco perchè ritengo che questo sia un modo di valorizzare la
specificità siciliana e poi, onorevole Presidente, concludo con
questa norma norma non viene meno la natura pattizia del nostro
Statuto perchè noi proponiamo questa norma al Parlamento
nazionale, se il Parlamento nazionale con la propria riforma
riconosce alle regioni a Statuto ordinario la potestà di potersi
determinare della propria forma di Governo non si riesce a capire
perchè il Parlamento siciliano non deve avere questa potestà.
Quindi noi siamo in perfetta linea con quello che è
l'orientamento generale riguardante le riforme, se qualcuno pensa
che questa norma sia un grimaldello per fare spaccare la
maggioranza, io dico che è un errore politico perchè le norme
costituzionali non servono a tenere assieme una maggioranza o a
rompere una maggioranza, servono a dare indicazioni di carattere
generale e questa indicazione che porta la firma dell'onorevole
Speziale a cui ci associamo e sottoscriviamo penso che sia la
soluzione che salvaguardia, che valorizza, che dà maggiore
autonomia e maggiore prestigio a questo Parlamento.
SILVESTRO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO. Io comprendo le preoccupazioni espresse dal
Presidente dell'Assemblea e da altri deputati circa il contenuto
di questa norma che viene posta in votazione. Tuttavia desidero
un po' fugare le preoccupazioni espresse per il fatto che questa
norma, onorevole Alfano, non andrà incontro alle critiche dei
costituzionalisti e degli operatori tecnici di questa materia,
perchè questa norma in effetti si inserisce su un prevalente
indirizzo iniziato nell'attività della bicamerale e poi nella
prima commissione "Affari istituzionali" della Camera che tende a
normare sul piano costituzionale le modifiche degli statuti delle
ragioni ordinarie e delle regioni a statuto speciale.
Quindi, qui non siamo in presenza di una
decostituzionalizzazione dello Statuto così come ha fatto la
regione Sardegna che ha posto al Parlamento la introduzione di
una procedura di modifica dello Statuto abbastanza semplice.
Noi qui proponiamo una norma che dà ampie garanzie dal punto
di vista della sua applicazione, intanto perchè sulla forma
Governo scelta dall'Assemblea, l'elezione del presidente della
Regione a suffragio diretto questa norma potrebbe essere
modificata soltanto dopo la prima applicazione, quindi non ci
sono problemi; secondo la procedura di modifica è una procedura
rafforzata e quindi garantita rispetto alla volontà degli
elettori e dell'Assemblea perchè la disposizione può essere
modificata se l'Assemblea vota a maggioranza assoluta ma la norma
può essere approvata soltanto quando un referendum confermerebbe
la volontà dell'Assemblea.
Non si fa luogo a referendum soltanto con una maggioranza
qualificata di due terzi che, è opinione di tutti, è abbastanza
elevata per garantire un ricorso alla modifica non a correggere
la parte in assemblea. Quindi io credo che le preoccupazioni
espresse, che io comprendo, perchè in qualche modo sono
ingenerate dalla preoccupazione che a distanza di poco tempo si
possa tornare indietro rispetto alla scelta che ha compiuto
l'Assemblea, in effetti con questo meccanismo introdotto dalla
norma questa procedura è più complicata e quindi queste proposte
non hanno ragione di essere.
AULICINO. Chiedo si parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è il
primo intervento che faccio a favore dell'opposizione. Noi siamo
strutturalmente presidenzialisti, e non comprendiamo questa
schizzofrenia del gruppo parlamentare della sinistra democratica,
che vorrebbe da una parte inserire nello Statuto la norma e
dall'altra recuperare il ruolo del Parlamento pienamente, perchè
dopo una prima fase interlocutoria di colpo il Parlamento si
riappropria delle sue funzioni.
Ora o noi siamo presidenzialisti, perchè non capisco questa
legge voto, perchè se vogliamo stabilire il principio che tutto
il potere va riferito al Parlamento, noi non è il caso che
perdiamo il nostro tempo a fare una legge voto.
Noi come Centro cristiano democratico, e credo l'opposizione
in quest'Aula, siamo dell'avviso, semmai - e in particolare il
mio gruppo questa mattina ha preso posizione in questa materia -
che tutta la parte che riguarda la regolamentazione, i poteri di
scioglimento, i soggetti che debbono eventualmente essere
coinvolti nella fase dello scioglimento, questa materia va
determinata dal Parlamento. Per il resto noi siamo dell'avviso
che questa legge voto debba essere una legge leggera, in cui
stabiliamo un principio che una volte e per tutte il popolo
elegge il Presidente della Regione, lo mettiamo nello Statuto, e
non dobbiamo più prevedere forme di recupero del ruolo del
Parlamento rispetto a questa, che è una norma essenziale sulla
quale noi non possiamo tornare indietro.
Come gruppo abbiamo presentato quest'oggi un sub emendamento
all'articolo 2, in cui rispetto ai poteri di scioglimento
recuperiamo la funzione piena del Parlamento. Quindi non
dividiamoci su un argomento. Vorrei capire la sinistra
democratica che posizione ha. Per questo motivo questi
emendamenti della sinistra democratica, che tenderebbero a
coniugare il presidenzialismo e il parlamentarismo.
Ecco l'equivoco di fondo, strutturale, di questa posizione,
di una sinistra che non si fa sinistra di governo fino a quando
continuerà ad assumere posizioni così equivoche. Ci si dimostra
classe di Governo quando si ha una posizione politica chiara. Su
questioni così spinose non ci si può atteggiare in questo modo.
Concludo ribadendo la posizione del mio gruppo parlamentare,
e cioè che siamo presidenzialisti e siamo contro questo
emendamento che nei fatti, da una parte afferma la necessità di
inserire nello Statuto la norma, dall'altra afferma nello stesso
emendamento la necessità di restituire al Parlamento i pieni
poteri.
Onorevoli colleghi, non ci capisco più A questo punto noi
come opposizione andiamo avanti, mi sembra corretto - le
posizioni sono chiare - per difendere questo principio sacrosanto
che restituisce al popolo il potere diritto dovere di scegliere
il proprio Presidente della Regione con l'elezione diretta.
Per il resto confrontiamoci su come dobbiamo architettare la
fase post, perchè è chiaro che ci sono delle cose da decidere
nella fase successiva: come sciogliere questo Parlamento; chi
sceglie di sciogliere; chi decide lo scioglimento? Queste sono le
cose importanti; è lì che stabiliamo o ripristiniamo il potere
reale del Parlamento e la nostra piena autonomia.
ZANNA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, io non sono in grado di esprimere un
giudizio sulla costituzionalità di questo emendamento. Io vorrei
semplicemente fare una valutazione politica che spiega il mio
voto contrario a questo emendamento.
Innanzi tutto, vorrei dire che questo emendamento è stato
nei giorni scorsi oggetto anche di una valutazione tra numerosi
esponenti politici ed esponenti universitari che hanno suggerito
ed hanno fatto delle valutazioni sui testi che si andavano a
preparare per la discussione di oggi. Su questo emendamento
qualcuno ha sostenuto che era necessario proporlo ed approvarlo
perché in questa maniera si dava una libertà a questo Parlamento
di autodeterminarsi e di scegliere liberamente nel futuro i
propri assetti istituzionali e di Governo.
Io vorrei rispondere, non condividendo questo giudizio, a
questi professori universitari che credo che con la stessa
ragione e con la stessa forza questo Parlamento adesso si sta
determinando e sta decidendo di scegliersi una forma di governo e
nulla toglie a questo Parlamento di farlo nella stessa maniera e
con lo stesso percorso. Si è anche detto che questa norma ha
l'obiettivo di anticipare, di confermare quel mandato che il
Parlamento sta discutendo e vuole dare a tutte le Regioni per
decidere esse stesse liberamente quale forma di governo dare.
Ora, io anche qui, onorevoli colleghi, ritengo che la nostra
Regione sta, forse casualmente, anticipando le altre Regione nel
determinare un orientamento e una decisione e sarebbe un brutto
segnale, lanceremmo un messaggio poco limpido nel momento in cui,
dopo aver deciso questa mattina l'elezione diretta del
Presidente, la condizioniamo con il testo di questo altro
emendamento.
Ha fatto bene l'onorevole Silvestro a marcare i dispositivi
di condizionamento nel percorso della futura Assemblea qualora
quell'Assemblea voglia determinarsi nel cambiare la decisione che
qui stamattina si è presa, ma comunque, rilevando anch'io questa
sorta di catenacci nelle difficoltà in una futura legislatura nel
cambio della decisione presa stamattina, io continuo a ritenere
che sarebbe un brutto segnale quello di arrivare all'approvazione
di questo testo.
In buona sostanza sarebbe come un vecchio detto che facciamo
un passo avanti e poi però ci riguardiamo nella possibilità di
tornare indietro rispetto a una decisione importante. Sarebbe una
specie di cerotto un po' impasticciato che non capisco e non
condivido.
Io invece ritengo che augurando che l'onorevole Speziale
possa cogliere anche gli inviti fatti da alcuni parlamentari da
questa tribuna di ritirare questo emendamento , perché questo
permetterebbe anche la possibilità di continuare l'approvazione
di questa legge importante e storica, onorevole Forgione lo
ribadisco, con un'ampia maggioranza così come si è determinata
sull'approvazione del testo sull'elezione diretta del Presidente,
altrimenti, onorevoli colleghi, senza drammi, ovviamente,
l'approvazione o la bocciatura di questo emendamento sarebbe un
passaggio che segnerebbe quel percorso unitario che si è trovato
fino adesso.
Ripeto, io non so quale sarà l'esito finale del voto su
questo emendamento, io voterò no, ma o venga approvato o venga
respinto non sarebbe un dramma, sarebbe soltanto un incidente e
un segno rispetto a quel percorso su cui si è lavorato e che ha
portato all'approvazione dell'elezione diretta del presidente
della Regione che credo sia un fatto importantissimo.
LIOTTA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Rinuncio a parlare.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io questa
sera ho percepito le preoccupazioni espresse da quanti da questa
tribuna hanno chiesto a me di ritirare l'emendamento o hanno
fatto osservazioni critiche all'emendamento da me presentato ed
ho colto una preoccupazione, per certi aspetti legittima, di chi
ha come modello organizzativo il sistema presidenziale, ma nello
stesso tempo debbo fare una considerazione semplice, ma davvero
quelli che siamo per il sistema presidenziale dopo la prima
applicazione, dopo che in Sicilia si sarà votata l'elezione
diretta del presidente della Regione e dopo che il Parlamento
regionale siciliano sarà eletto sulla base del premio che sarà
stabilito per il presidente della Regione, davvero noi pensiamo
che quel modello potrà essere messo in discussione fra sette
anni? Cioè non ci sono motivi fondati e ragionevoli perché possa
essere rimesso in discussione?
A me è sembrato che i sostenitori del presidenzialismo non
sono tanto convinti perché non hanno tanta fiducia nella
possibilità che questo strumento possa resistere nel tempo. Io
sono tra quelli che avendo fiducia nello strumento non ha alcuna
preoccupazione che questo strumento e questo principio possa
essere sottoposto a verifica successiva, non ho assolutamente
alcuna preoccupazione che si possa riverificare questo principio
essendo convinto della bontà e della forza di questo principio.
Quindi mi sembra che gli argomenti che sono stati utilizzati
contro siano argomenti fortemente deboli di chi non ha
convinzione rispetto al principio. Nello stesso tempo, debbo dire
che è stato anche introdotto un elemento di sicurezza se vogliamo
perché, superata l'osservazione fatta dal Presidente
dell'Assemblea sulla dubbia costituzionalità della norma essendo
la norma diventata interna allo Statuto diventa norma
costituzionale - ha ragione l'onorevole Di Martino - superata
questa osservazione da parte del Presidente dell'Assemblea
regionale, per il resto noi abbiamo introdotto un altro principio
cioè quello che la legge può essere cambiata soltanto con il voto
dei due terzi del Parlamento regionale mutuando in larga misura
quanto è previsto dalla Costituzione italiana in applicazione
all'articolo 138 e, nel caso in cui l'Assemblea regionale
siciliana dovesse esprimere la maggioranza assoluta dei voti, di
ricorrere al referendum confermativo.
Mi pare che esalti principi democratici perché io non penso
che nel prossimo Parlamento regionale, dopo che si sarà votato
per l'elezione del presidente della Regione in questo Parlamento,
ci sia una maggioranza disposta a modificare la forma di governo
e, ove ci fosse quella maggioranza, comunque, dovrà fare i conti
con il referendum confermativo. Dovrebbe chiedere al Popolo
siciliano di potere modificare la forma di governo.
Mi pare che i paletti a salvaguardia della norma e del
principio ci sono tutti, per questo io penso che le osservazioni
che sono state fatte e le preoccupazioni espresse siano
legittime, le osservazioni sono un po' deboli nella loro
motivazione per cui io mantengo l'emendamento Presidente
dell'Assemblea regionale, anche perché - voglio fare un'ultima
considerazione - nel corso dei lavori alla bicamerale, sulla base
di una convergenza di tutte le forze politiche - poi non si andò
avanti per le ragioni che tutti sappiamo - in quella occasione
perle regioni a Statuto ordinario si dava la possibilità agli
Statuti delle regioni di modificare con legge propria le modalità
di elezione del presidente della Regione della forma di governo.
Non capisco perché noi non dovremmo, quanto meno, attestarci
sullo stesso livello di discussione raggiunta tra le forze
politiche all'interno della Commissione Bicamerale e nella stessa
discussione che c'è i corso in Commissione Affari istituzionali,
dove sono stati presentati tre disegni di legge: uno da parte di
forza Italia, uno dell'U.D.R. e l'altro dei D.S.; tutti e tre i
disegni di legge prevedono che con successive leggi ordinarie
demandate alle assemblee elettive possono essere modificate le
modalità di elezione del presidente e dei consigli regionali.
Per queste ragioni mi sembra superfluo ritirare
l'emendamento, per cui io penso che l'emendamento possa andare al
voto e mi auguro, invece, che dopo questo mio intervento ci sia
una riconsiderazione da parte di quei deputati che hannoc
riticamente fatto delle osservazioni.
BRIGUGLIO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRIGUGLIO. Signor Presidente, io immagino per un momento che
cosa e come titolerebbero i giornali domani se passasse quest
emendamento. Non parlo soltanto della stampa regionale, credo che
qualche cenno di questa norma farebbero anche i grandi quotidiani
nazionali. Il titolo sarebbe siucuramente di una Sicilia ancora
una volta "gattopardesca" che tenta di cambiare o dà
l'impressione e dà di se stessa l'immagine di un grosso momento
di cambiamento ma che subito dopo se ne pente e si tiene comunque
in mano la strada per ritornare indietro.
Questa è, credo, l'immagine non certamente qualificante che
daremmo di noi, come Parlamento regionale, se andassimo ad
approvare questo emendamento. che è un emendamento che risponde
ad una logica interna, cioè risponde non alla logica e alla
necessità di riformare profondamente le nostre istituzioni,
risponde alla logica di tenere compatta la maggioranza con un
piccolo compromesso che, di fatto, renderebbe del tutto nullo lo
sforzo di rinnovamento che ha coinvolto in un dibattito
appassionato i gruppi parlamentari di quest'Assemblea.
Io credo che, passando questa norma e questo emendamento,
avremmo del tutto vanificato la legge-voto, è per questo che
ritengo di dovere rivolgere un appello agli stessi firmatari di
ritirare l'emendamento, perchè la portata è veramente grave,
forse non avremmo più altro che fare un minuto dopo
l'approvazione di questa norma che, peraltro, sottrae per due
volte e con due modalità la sovranità all'unico soggetto che noi
presidenzialisti riteniamo titolato ad eleggere il capio
dell'Esecutivo regionale, il presidente della regione, che è il
corpo elettorale regionale.
Se da un lato diciamo che il corpo elettorale regionale, che
sono cioè gli elettori siciliani a dovere eleggere il presidente
della regione, un minuto dopo diamo la possibilità di revocare
questa sovranità all'Assemblea regionale siciliana e addirittura,
e mi meraviglia anche il merito di una parte dell'emendamento,
che addirittura prevede prevede, da un lato, la possibilità di
referendum ma, dall'altro, prevedeve anche che la variazione
all'originaria impostazione prevista nello statuto possa essere
modificata, salvo il caso che con maggioranza qualificata non dà
luogo a referendum, quindi il corpo elettorale regionale verrebbe
espropriato due volte: da una parte dall'impostazione
dell'emendamento che vorrebbe revocare questo potere previsto
nella norma costituzionale, dall'altro eliminando la possibilità,
addirittura, che si possa dare luogo a referendum. Sarebbe stato
molto più logico prevedere una sola possibilità di cambiamento e
cioè quella del referendum, ma per questo è previsto un sistema.
Credo che quello che diceva poco fa l'onorevole Speziale non era
proprio perchè l'articolo 138 "la revisione costituzionale è data
dallo stesso Parlamento che è la medesima fonte che emana poi la
legge sia ordinaria sia costituzionale", per cui ritengo che
volendo in qualche modo credere profondamente alla fede
presidenzialista anche di coloro che hanno sottoscritto questo
emendamento che questo è un momento quasi storico, direi, per il
nostro Parlamento e per cui le ragioni di bottega politica, le
ragioni anche di maggioranza debbono essere tenute fuori da una
legge che non è di una parte, che non è nè della maggioranza e nè
dell'opposizione, è dell'intero Parlamento e di coloro che con
sincero spirito presidenzialista intendono profondamente innovare
così come la Commissione Provenzano ha tracciato la strada,
intendono profondamente innovare il nostro sistema istituzionale
regionale.
STRANO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che gli
interventi dell'onorevole Briguglio ancor prima dell'onorevole
Stancanelli, ma anche dell'onorevole Zanna, abbiano, dal punto di
vista tecnico, illustrato quanto sia in contraddizione, contrario
allo spirito dei lavori che hanno interessato l'Aula in questi
mesi ed in queste ultime settimane, quanto sia in contrasto
invece con lo spirito che si voleva dare a questo tentativo di
partorire, forse l'onorevole Briguglio a mio avviso ha esagerato,
come momento storico, non dimentichiamo che una legge voto è
soltanto una indicazione, ma io direi con un tentativo di dare un
colpo d'ala ad un'attività legislativa che langue e langue da
molti mesi.
Il dato politico che noi riscontriamo è che ancora una volta
a questa volontà che esce dall'Aula di dare un contributo ad un
miglioramento delle condizioni politiche ed anche della
rappresentatività politica di questa Regione siciliana si
risponde con toni di basso profilo che vogliono far retrocedere
un processo veramente importante che si vuol tentare in
quest'Aula, da parte di tutti i gruppi politici o meglio da parte
di quasi tutti i gruppi politici e di molti deputati che non
obbediscono alle logiche della maggioranza.
Non dimentichiamo, Signor Presidente, che pochi giorni fa
"La Stampa" titolava, a nostro avviso bene, che questa sessione,
questo momento legislativo è fra i più bassi fra quelli che si
sono verificati negli ultimi anni.
Non dimentichiamo altresì che quello di cui me ne vanto la
maggioranza ed il Governo il disegno di legge, peraltro in alcuni
versi peggiorato da quello che era lo spirito iniziale sulla
dismissione degli enti, è un disegno di legge che era nato nel
Governo di centrodestra, un disegno di legge che era stato voluto
fortissimamente da una parte politica che da sempre si era
schierata contro i "mammouth" dell'industria di retrocessione
siciliana, non certo di sviluppo, quale è quella che è stata
decisa finalmente di sciogliere, quindi una produzione
legislativa monca sotto l'aspetto delle risposte ai trasporti, al
turismo, ai disoccupati, all'agricoltura, all'industria,
un'azione legislativa che non si fa sentire e che invece è in
contrasto con l'attività propagandistica di una maggioranza e di
un Governo che giornalmente su "La Stampa" titola ma non trova un
conseguente impegno in Aula.
Siamo a metà febbraio e si paventa oramai come ineluttabile
l'intervento della proroga dell'esercizio provvisorio. Ricordo,
onorevole Provenzano, le critiche vi furono sul suo Governo, sul
Governo Drago, perchè si mise e si tentò in quella fase con una
riforma delle norme finanziarie, l'assetto del bilancio.
Si parla ogni giorno, ma si viene smentiti, di alcune
impostazioni di risparmi e di tagli, ma non si deve anche, quali
prospettive di rivalutazione dei settori, al di là dei tagli, si
voglion dare.
In questi giorni sentiamo, ne parlavamo poc'anzi con alcuni
colleghi parlamentari, si scivola nel ridicolo, nella migliore
delle ipotesi, quando si parla di scioglimento, per esempio,
dell'Azienda soggiorno e turismo. Poi lo si nega.
Poi si legge la finanziaria e si trova la norma.
Ed alla fine, si dice che, in effetti, è solo un principio.
Come se una legge approvata possa essere un principio
Una legge approvata è una norma, offendendo le
professionalità ed anche l'intelligenza, fermo restando che da
chi parta l'opposizione a questo disegno sia dotato di questa
intelligenza della quale forse non vi è tanto carico, dal punto
di vista politico naturalmente.
Si parla dei trasporti e si sente con preoccupazione che
l'anno prossimo vi saranno i tagli. Ma, a fronte dei tagli, non
si sa cosa si prevede.
Per cui, caro onorevole Barbagallo, ci piacerebbe, anche
questa volta, sentire la sua voce e lei sta zitto.
E ci preoccupa che, assieme a colui il quale è stato il
gestore, anche in negativo, e parlo dell'Anac, non si senta una
voce forte contro le dichiarazioni farneticanti di chi dice non
daremo nulla per l'anno prossimo.
Siamo in tema e concludiamo. Quindi vi è un'enunciazione di
principi, ma vi è il nulla a fronte di questa enunciazione di
principi. Un'attività legislativa monca. Un'attività legislativa
che non va avanti verso i bisogni.
E, quindi, vi è un compromesso di bassa bottega nella
maggioranza, per contentare coloro i quali hanno permesso questa
edizione di questo Governo, e che da sempre sono giustamente
contro il presidenzialismo, sono giustamente a favore del
proporzionale, sono giustamente contro qualsiasi riforma, perché
nello stagno e nella palude vivono bene e prosperano perché non
hanno consenso popolare, essendo un elemento virtuale di questa
strana politica siciliana e nazionale.
Noi siamo, onorevole Speziale, concludo subito,
scandalizzati da questo comportamento e riteniamo che la
maggioranza dovrebbe avere un sussulto di dignità nel cancellare
questo emendamento che cancella quanto di buono, non la
maggioranza ed il Governo, ma l'Aula ha fatto in ordine al
problema delle riforme.
PRESIDENTE. Nessun altro è iscritto a parlare sull'emendamento
1.31, a firma dell'onorevole Speziale ed altri.
VOTAZIONE DELL'EMENDAMENTO 1.31 A FIRMA DELL'ONOREVOLE SPEZIALE
ED ALTRI
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PROVENZANO, Presidente della Commissione. Si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
Si rimette all'Aula.
STANCANELLI. Chiedo che la votazione venga fatta per appello
nominale.
PRESIDENTE. Essendo appoggiata la richiesta, a termine di
Regolamento, indico la votazione dell'emendamento 1.31 con il
metodo elettronico per appello nominale.
Specifico il significato della votazione.
Chi è d'accordo all'emendamento vota verde, chi non è
d'accordo vota rosso, chi si astiene vota bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 47
Votanti 43
Maggioranza 22
Favorevoli 32
Contrari 10
Astenuti 1
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
Comunico che é stato presentato dalla Commissione l'ordine
del giorno n. 290: "Istituzione della Sezione di appello della
Corte dei Conti per la Regione siciliana".
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO
- che lo Statuto della Regione siciliana, approvato con
R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455, poi convertito nella
legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 2, prevede
all'articolo 23, che la Corte dei conti ed il Consiglio
di Stato devono avere in Sicilia apposite sezioni per
gli affari concernenti la Regione;
- che per quanto riguarda la giurisdizione
amministrativa, il Consiglio di Giustizia
Amministrativa per la Regione siciliana è stato
istituito già nel 1948 ed ha operato con grande
soddisfazione di tutti gli operatori della Giustizia;
- che la completa attuazione dello Statuto e l'
esigenza di assicurare la piena funzionalità della
giurisdizione contabile della Corte dei Conti e la più
ampia tutela del diritto di difesa dei cittadini
siciliani, richiedono l'istituzione di una sezione di
appello della Corte dei Conti in Sicilia;
- che la Commissione paritetica per l'attuazione dello
Statuto ha da tempo approvato le norme per
l'istituzione della Sezione di appello della Corte dei
Conti per la Regione siciliana, le quali dovranno poi
essere deliberate dal Consiglio dei ministri ed emanate
dal Capo dello Stato;
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
- a promuovere le opportune iniziative politiche
affinché il Governo della Repubblica emani nel più
breve tempo possibile il decreto legislativo di
attuazione statutaria per l'istituzione della Sezione
di appello della Corte dei Conti per la Regione
siciliana.
Palermo, 10.02.1999
PROVENZANO-ALFANO-BUFARDECI-SPEZIALE-
BARBAGALLO-FORGIONE-NICOLOSI
Onorevoli colleghi, l'ordine del giorno é presentato dalla
Commissione. E' presentato dai capigruppo con il consenso e il
parere favorevole della Commissione.
E' presentato dagli onorevoli Alfano, Bufardeci, Speziale,
Barbagallo, Forgione, Nicolosi, La Grua, Oddo, Caputo.
TURANO. Signor Presidente chiedo di apporre la firma
all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Così resta stabilito.
Onorevoli colleghi, l'ordine del giorno é firmato da tutti i
deputati presenti in Aula.
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 290. Il parere
del Governo?
BARBAGALLO SALVINO , assessore per gli enti locali,
favorevole.
PRESIDENTE. Chi é favorevole resti seduto, chi é contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, prima di passare all'apertura
del dibattito sull'articolo 2, permettetemi di richiedere qualche
minuto di riflessione su alcune considerazioni che il Presidente
dell'Assemblea intende esprimere dopo la scomparsa dell'onorevole
Pinuccio Tatarella protagonista della vita politica italiana di
questi ultimi anni. E' a lui infatti che si deve gran parte del
processo di transizione che ha portato alla nascita del partito
della destra democratica capace di creare le condizioni per il
superamento della cosiddetta democrazia bloccata.
Con estrema pazienza, forte della sua convinzione politica e
soprattutto nel rispetto per gli avversari Tatarella ha indicato
un percorso nuovo per la destra italiana. Una destra moderna e in
grado di dialogare senza complessi di inferiorità con le forze
politiche del sistema italiano. Di umili origini seppe costruire
con tenacia e intelligenza il proprio avvenire non isolandosi dal
contesto generale ma avendo sempre presenti le condizioni della
realtà meridionale nella quale si muoveva. Iscritto giovanissimo
al Movimento sociale italiano, è stato tra i fondatori
dell'Associazione Giovani Italia e si è subito impegnato nel
settore della stampa politica nella quale ha mostrato le sue
notevoli doti di giornalista. Dopo aver ricoperto numerosi
incarichi a livello comunale e regionale nel 1979 è stato eletto
Deputato nella circoscrizione Bari-Foggia, dove è stato
confermato nel 1983, nel 1987, nel 1992 e nel 1994, dopo aver
ricoperto numerosi incarichi fra i quali la presidenza nel gruppo
parlamentare di Alleanza Nazionale, nel 1987 è stato nominato
vicesegretario nazionale vicario del Movimento Sociale Destra
Nazionale. Protagonista nella svolta di Fiuggi è stato fra gli
animatori del Polo delle libertà e dopo il successo della lista è
stato nominato vicepresidente del Consiglio e Ministro per le
Poste.
Apprezzato per le sue qualità e la sua capacità di dialogo è
ricordato anche per l'intuizione dimostrata in occasione della
legge elettorale sulla quale si è registrata la convergenza di
tutti i gruppi politici.
Era solito affermare che più che le tessere mi interessano
le intelligenze. Una battuta non retorica, ma profondamente
vissuta dal momento che numerosi avversari lo consideravano un
uomo con il quale ci si poteva confrontare senza preconcetti o
pregiudizi.
In questi ultimi giorni ha lavorato intensamente per dare al
polo delle libertà un nuovo progetto politica sul quale potessero
convergere i consensi degli italiani.
Con la scomparsa di Tatarella il mondo politica italiano ha
perso un riferimento importante.
Ai familiari, agli amici e al gruppo parlamentare di
Alleanza Nazionale vanno le condoglianze della Presidente e
dell'Assemblea tutta.
705-708-758-Norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli Colleghi si passa all'articolo 2 del disegno di
legge. Ne dò lettura:
Art. 2.
1. Dopo l'articolo 8 dello Statuto è aggiunto il seguente:
'Articolo 8 bis
1. Le contemporanee dimissioni della metà più uno dei
deputati determinano la conclusione anticipata della
legislatura della Assemblea, secondo modalità che sono
determinate con legge adottata dall'Assemblea regionale,
approvata a maggioranza dei due terzi dei deputati
regionali.'
E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi da tempo è
aperto il problema dello scioglimento e dell'autoscioglimento
dell'Assemblea regionale siciliana. Sappiamo quante volte il
degrado politico delle classi dirigenti che ha vissuto questa
Regione avrebbe dovuto portare ad un atto coraggioso ed anche di
dignità di questo Parlamento. Un Parlamento che nel corso della
sua storia ha vissuto fasi convulse, travagliate. E' stato
colpito da una questione morale drammatica, penso all'ultima
legislatura, all'altra legislatura. Un Parlamento che avrebbe
meritato di essere rinnovato e di riconsegnare la parola al
popolo siciliano per rilegittimarlo democraticamente. Io quando
dopo il fallimento dei due governi di centro-destra in questa
legislatura si arrivò alla nuova maggioranza con una operazione
politica che non ci ha convinto e ci ha visti all'opposizione ho
detto proprio nella fase del dibattito di fiducia al Governo
Capodicasa ho detto che se ci fosse stata la possibilità di
autoscioglimento di questa Assemblea regionale forse era giusto,
consumato il fallimento dei governi del polo che pure avevano
vinto le elezioni, e di fronte alla nascita di un governo che
nasceva condizionato da operazioni di potere, dalle imboscate dei
franchi tiratori, dalle vecchie logiche del sistema di potere,
sarebbe stato giusto giungere allo scioglimento dell'Assemblea
regionale siciliana e ad una rilegittimazione democratica e
popolare di questo Parlamento per rilegittimare anche una
maggioranza che noi avremmo voluto di alternativa e non
condizionata invece dalle manovre dei transfughi da un polo
all'altro. Quindi, giungere alla possibilità di sciogliere
l'Assemblea regionale per noi è un fatto positivo e siamo
favorevoli a questo principio e a questo articolo. Ci sono degli
emendamenti, onorevole Presidente, che noi abbiamo proposto a
questo stesso articolo. Noi crediamo, e qui vorrei che i colleghi
deputati, la stessa Commissione, riflettessero un attimo
sull'opportunità che per giungere allo scioglimento
dell'Assemblea regionale siciliana sia sufficiente una
maggioranza semplice, e cioè anche una maggioranza politica che
difronte alla impossibilità a governare, all'impossibilità a
rilanciarsi ed a rilegittimarsi, di fronte ad una crisi politica
della sua stessa maggioranza, possa giungere con una maggioranza
dei deputati allo scioglimento della legislatura.
Qui forse c'è un elemento di riflessione in più da svolgere
e forse l'Aula lo può fare serenamente, ma in ogni caso noi
vogliamo difendere questo principio e questa norma e per queste
ragioni il mio Gruppo politico di Rifondazione Comunista voterà a
favore di questo articolo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare per dichiarazioni di voto
l'onorevole Di Martino, ne ha facoltà.
DI MARTINO . Presidente, io parlerò per pochi minuti, ma per
la verità non siamo in sede di dichiarazioni di voto ma in sede
di discussione generale all'articolo. Cercherò di limitarmi a
quei minuti previsti. A mio modo di vedere, questo articolo 2 per
certi versi non è in armonia con l'articolo 1 che abbiamo
approvato nella seduta antimeridiana perchè in quella sede
abbiamo stabilito la contestualità delle elezioni del Presidente
della Regione e dell'Assemblea regionale siciliana.
Con l'ultimo emendamento dell'onorevole Speziale
modificativo dell'emendamento dell'onorevole Leanza abbiamo
meglio specificato cosa deve fare l'Assemblea regionale in caso
di dimissioni del Presidente e la nomina dell'eventuale
successore. Ripeto, questo testo è in disarmonia perchè per
esempio manca la contestualità delle elezioni tra il Presidente
della Regione e l'Assemblea regionale siciliana. Abbiamo anche
all'inizio del dibattito detto che questo articolato uscito dalla
Commissione era "focomelico" e questa è la prova. Questo è un
articolo che ha tutti gli aspetti della "focomelia" giuridica e
politica.
Quindi qui deve essere completato, perchè non è possibile
che si autoscioglie un'Assemblea regionale siciliana e nulla
viene previsto per quanto riguarda il Presidente della Regione ed
il Governo.
Io ho presentato un emendamento per completare questa parte,
ma certamente quello che non si può accettare è che queste norme
devono essere approvate con i due terzi del Parlamento. Ritengo
che sia in contrasto questa norma con tutto ciò che è avvenuto
con l'articolo 1 compreso gli emendamenti dell'onorevole Speziale
e dell'onorevole Leanza.
Quindi, onorevole Presidente, qui vi sono emendamenti che
consentono di farlo diventare, direi quasi digeribile questo
articolo e accettabile. Se dovesse passare così come è,
evidentemente si creerebbe una tale disarmonia nella riforma che
non sapremmo dove riprendere per condurlo ad una razionalità
logica da parte del Parlamento.
Quindi io mi sono permesso, poi chiarirò, quando si trattano
gli emendamenti, quali sono le ragioni dei due emendamenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Aulicino. Ne ha
facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
per quanto ci si voglia sforzare di lanciare un segnale di
discontinuità rispetto al passato, però non possiamo commettere
l'errore di declassare questo parlamento a un Consiglio di
quartiere in cui le procedure di scioglimento possono essere
quella della semplice maggioranza più uno, a parte il fatto che
c'è, e io la colgo in ogni passaggio di questo approfondimento in
alcuni gruppi parlamentari c'è una schizofrenia incredibile in
chi sostiene che il Parlamento deve appropriarsi di tutti i
poteri, allora per alcune norme si grida allo scandalo perchè il
Parlamento viene defraudato, viene sminuito, viene intercettato.
In questo caso invece l'onorevole Forgione che è parlamentarista
convinto viene a sostenere che lo scioglimento in automatico
avviene con norma statutaria nel momento in cui il 50 per cento
più uno dei parlamentari si pronuncino in tal senso.
Noi siamo dell'avviso e questa è la posizione che poco fa
commentando l'emendamento Speziale all'articolo 1, l'ultimo che è
stato votato, ho cercato di evidenziarlo, siamo dell'avviso che
se vogliamo fare una legge seria dobbiamo fare una legge leggera,
stabilire un principio di massima che è quello dell'elezione
diretta del Presidente della Regione e poi per il resto
restituire tutti i poteri al Parlamento, cioè prevedere un
percorso che consenta anche per quanto riguarda i poteri di
scioglimento una regolamentazione con legge ordinaria.
Noi non a caso abbiamo proposto un subemendamento a un
emendamento a questo articolo 2 nel quale questo aspetto viene
sottolineato. Naturalmente ci riserviamo in coincidenza della
discussione degli emendamenti e dei sub emendamenti di illustrare
meglio questa nostra posizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, il titolo secondo della Statuto
recita delle funzioni degli organi regionali e su queste funzioni
bisogna oggi centrare un dibattito perchè è evidente se noi
riusciamo a inquadrare bene il contesto di società naturale
riusciremo probabilmente a dare un giusto significato alla
funzione degli organi regionali.
Ebbene, io vorrei un attimo ricordare con un brevissimo
excursus all'interno dei dieci minuti che mi son a disposizione
come nasce una società naturale. Scusate se certe volte potrò
sembrare fin troppo naturale ma il dato è questo e cioè: primo
nasce l'uomo, essere umano per eccellenza, dotato di
intelligenza, sensibilità, capacità e cultura, essere sociale per
definizione, cioè che necessita di stare con altri simili per
legare assieme ad altri simili il suo futuro, l'essere sociale
per definizione si unisce in matrimonio e crea la prima società
naturale. Questo consorzio si concretizza nell'educare i figli
come persone secondo la natura specifica e secondo la vocazione
naturale. Dopo la prima società naturale nella storia, è sempre
stato così perchè la natura è questa, si è formata un'altra
società naturale che è la famiglia. La famiglia, elemento
essenziale, da questo punto di vista, perchè consente di favorire
lo sviluppo dell'uomo. Solo dopo la famiglia nasce il municipio,
quello che una volta veniva chiamata la gens, la tribù, quindi la
società naturale proprio perchè ha queste caratteristiche ha una
conseguenzialità. Perchè faccio questo ragionamento che potrebbe
sembrare scontato ma scontato non è, perchè è un dato di fatto
che non è nato prima lo Stato, che con una bacchetta magica
qualcuno ha generato lo Stato e poi è venuto l'uomo, ma è
esattamente il contrario: l'uomo, l'uomo che poi assieme ad
altri simili forma la famiglia, la famiglia che assieme ad altre
famiglie forma la famiglia delle famiglie che è lo Stato.
E allora a questo punto è importante capire come in tutto
questo si inquadra il cosiddetto principio di sussidiarietà, cioè
quel concetto legato ad una sala antropologia basato sul fatto
che l'uomo è responsabile del suo destino. E allora quest'ordine
naturale che si è sovvertito dopo la Rivoluzione francese, per
cui i corpi intermedi di una comunità sono stati messi in
subordine, rispetto allo Stato, un sistema sociale che di fatto
ha creato le condizioni perchè il cittadino fosse sotto la cappa
dello Stato stesso.
Insomma, dopo la rivoluzione francese ha vinto quella
filosofia che ha consentito allo Stato di invadere lentamente
tutti gli spazi di autonomia e di libertà degli individui,
cancellando le libertà educative locali, familiari.
E allora a questo punto, se i passaggi che ho appena detto
sono passaggi logici, conseguenziali, naturali addirittura, anche
se da Rifondazione comunista contestano, e posso anche capire il
perchè, ecco che allora se tutti questi passaggi sono logici,
l'alternativa allo Stato centrale che monopolizza e occupa tutti
gli spazi, con i risultati che abbiamo visto, può essere soltanto
un altro: i bisogni finanziari dello Stato, che sono stati
spaventosamente aumentati negli ultimi decenni, sono la
dimostrazione che la scelta statalista non è stata vincente. La
spesa pubblica è aumentata dal 1975, hanno di accelerazione del
più bieco statalismo, di ben 23 volte. Ci hanno detto, quando è
cominciata questa nuova impostazione dello Stato, che i bisogni
erano mutati, ma noi non abbiamo visto la qualità della vita che
è migliorata di 23 volte. Ma diciamo la verità: non è aumentata
nemmeno di due volte.
E allora abbiamo assistito evidentemente a un peggioramento;
è evidente che è peggiorata tutta la situazione, anzi non solo
nella qualità ma anche nella qualità dei servizi offerti dallo
Stato. Allora tutto ciò ci dimostra che la scelta non era a
vantaggio del cittadino, ma i risultati oggi dopo 23 anni
rispetto a questa scelta, ci dimostrano che sono esattamente
contrari.
E allora a questo punto il ragionamento che mi sento di fare
trova una prima conclusione su quelli che sono stati i risultati
di questa età moderna. Li voglio riassumere brevemente: l'età
moderna, con questo Stato moderno ci ha regalato una serie di
crisi, una crisi che prima di tutto è fiscale, giacchè la
pressione fiscale è aumentata in maniera abnorme, spaventosa,
limitando quelle che sono le risorse dei cittadini che potevano
essere, e possono essere investite sicuramente in maniera
diversa; questa età moderna, con lo stato conseguenziale che è
venuto fuori, cioè lo stato assistenziale, ci ha regalato anche
una crisi di efficienza, giacchè lo spreco, il disordine e
l'assenza del rapporto costo-beneficio l'hanno fatta da padrone.
Vi è stata una crisi di equità, nel senso che è stato dato
troppo alle persone sbagliate e non è stato dato nulla, o forse
poco, alle persone meritevoli, ma soprattutto c'è stata una crisi
di mentalità, una crisi culturale, cioè l'aumento dei bisogni
individuali-voluttuari e un aumento della cultura dei posti di
lavoro, una cultura della mancanza di sacrificio, una cultura
dell'assistenzialismo. Questo è il risultato che abbiamo visto,
che abbiamo potuto quantificare.
Allora a questo punto sorge spontaneo fare un ragionamento
di tipo diverso, e cioè se dai frutti li riconoscerete, come dice
il Vangelo, è evidente che dobbiamo trovare delle soluzioni
alternative diverse e questa Regione ha il momento storico giusto
per potere dimostrare che c'è veramente un'inversione rispetto al
passato. Quale è questa soluzione giusta? Quella di individuare
uno Stato che faccia il suo compito senza invadere la sfera dei
cittadini. Il principio di sussidiarietà è questo. Non faccia lo
Stato quello che è possibile delegare ad altri, una sana
antropologia basata sull'essenziale punto di riferimento a cui
accennava poc'anzi che è l'uomo.
Allora, una sussidiarietà che potrebbe essere verticale,
vale a dire una sussidiarietà che dica lo Stato non faccia ciò
che è possibile delegare alla Regione, ma la Regione non faccia
ciò che è possibile delegare all'ente locale, ma oserei dire
anche una sussidiarietà orizzontale, cioè lo Stato non faccia ciò
che è possibile delegare alla società e per società si intendono
le famiglie, i privati ed oggi, novità dell'ultimo decennio, il
cosiddetto terzo livello, il no profit, il volontariato.
Questo tipo di impostazione non è un'impostazione costruita
a tavolino, è un qualcosa che viene secondo natura e se ne sono
accorti tutti. Dice Massimo D'Alema durante una fase del lavoro
della Bicamerale, che poi sappiamo che è abortita, "l'Italia del
duemila sarà federale" ed il federalismo non è altro che
l'organizzazione del principio di sussidiarietà, l'organizzazione
dello Stato conseguente al principio di sussidiarietà. Quindi, mi
pare che ormai ci sia un'impostazione che complessivamente va
verso questa direzione. D'altronde la parte della Costituzione
dedicata allo Stato, sempre in bicamerale, era intitolata
"L'ordine federale dello Stato". Ebbene, l'intenzione di D'Alema
era quella di superare lo Stato centralista tant'è che era
previsto che l'Italia fosse costituita, secondo questa parte
della Costituzione naturalmente prevista dalla bicamerale, da
Comuni, da Province, da Regioni e poi, solo dopo, dallo Stato.
Infatti, recitava testualmente l'articolo 55 della seconda parte
della Costituzione proposta dalla bicamerale "Enti autonomi con
propri poteri e funzioni"; questa era la proposta che veniva
fatta in sede di bicamerale, quindi Enti autonomi, così erano i
Comuni, erano gli Enti locali, con propri poteri e funzioni.
Nella proposta della bicamerale quindi era elencato l'elenco
delle materie che erano riservate esclusivamente allo Stato. Lo
Stato poteva e doveva, secondo quell'ipotesi che poi abortì,
dedicarsi solo ed esclusivamente alla politica estera,
all'immigrazione, alla difesa della moneta, alla leggi
elettorali, alla giustizia.
Ecco, questo è oggi uno Stato moderno. La bicamerale nella
prima impostazione aveva dato questo tipo di impulso che poi,
sappiamo bene, è stato superato. Allora, cari colleghi, ritengo
che sia in questo momento essenziale che questa Aula capisca che
il momento storico è diretto verso uno Stato federalista e verso
la piena applicazione del principio di sussidiarietà. Ritengo che
da questo punto di vista l'occasione storica che viene in questo
momento a passare qui non può essere assolutamente sottovalutata
né essere presa sotto gamba.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta.
LIOTTA. Signor Presidente, io sarei fortemente tentato, per
rispettare il clima che si è stabilito in quest'Aula di
interventi a ruota libera su tutto lo scibile umano, a tenervi
una conferenza addotta sugli effetti cosmologici del secondo
principio della termodinamica. So bene che questo argomento può
interessare pochi ma a vostra scelta vi lascio un altro argomento
sulla relatività ristretta oppure anche un po' di meccanica
quantistica, se vi aggrada. Tanto resterei comunque nel clima che
si è determinato in quest'Aula. Non ho compreso in realtà la
conferenza addotta sulle origini della società e dello Stato che
ci è stata testé tenuta e che, secondo me, oltre ad avere alcuni
limiti di semplicismo, non tiene conto di alcuni studi
antropologici di base, non fosse altro sulla formazione delle
aggregazioni naturali.
Mi voglio attenere piuttosto al testo e ai temi politici che
esso propone, apparentemente....Presidente, la tentazione di
tornare alla termodinamica è molto forte, perché penso che in
quel caso i colleghi di Alleanza Nazionale sarebbero molto più
interessati....dicevo che il testo, solo apparentemente propone
una materia, come dire soft rispetto ai contenuti pesanti che si
sono introdotti con l'articolo 1.
Credo che un larghissimo consenso trasversale in questa Aula
interessi la possibilità e i meccanismi poi di realizzarla, la
possibilità dell'autoscioglimento dell'Aula e, tuttavia, io credo
che su questa materia quest'Aula dovrebbe riflettere con maggiore
attenzione perché non si sta rispettando quel principio di
reciprocità fra i poteri istituzionali separati così come li
stiamo introducendo in quest'Aula con questo disegno di legge,
fra il potere del presidente della Regione e il potere del
Parlamento. Principi di reciprocità sul rispetto del quale
richiederebbe che, appunto, se esiste da una parte la contestuale
elezione del presidente della Regione e dell'Assemblea regionale
siciliana - e il legislatore si era spinto stamattina a prevedere
la possibilità di scioglimento dell'Assemblea, cosa che viene
riproposta in qualche emendamento originale, la possibilità di
scioglimento dell'Assemblea da parte del presidente - voglio dire
che se questo principio è stato previsto, per esempio nel caso
delle dimissioni del presidente della Regione - poi si è
intervenuto con le correzioni che sappiamo - non si capisce come
sia possibile che una Assemblea che autodetermina il proprio
autoscioglimento possa, semplicemente con questa operazione,
portare alla decadenza di tutti i deputati e non del presidente
della Regione.
Si è voluto con questo separare i due meccanismi, quello
dell'autoscioglimento e quello della mozione di sfiducia, a mio
avviso i due meccanismi non possono essere separati, i due
meccanismi devono portare alla stessa conclusione, fra l'altro li
divide e li separa soltanto il numero richiesto per la mozione di
sfiducia e il numero richiesto per l'autoscioglimento. Questa
questione della maggioranza che si deve realizzare, sia per la
mozione che per l'autoscioglimento , è una questione di crusca,
cari colleghi.
Io sono stato consigliere comunale come molti di voi, in
Comuni dove la legge 7 aveva introdotto il meccanismo
dell'autoscioglimento, vi assicuro che il 51 per cento è
altrettanto difficile da raggiungere dei due terzi, la difficoltà
non cresce in misura proporzionale oltre il 51 per cento, ma
quello scoglio è difficilissimo. Io ricordo, il mio consiglio
comunale è formato da trenta, ricordo che era vezzo di tutti i
consiglieri comunali - e penso che diventerà vezzo anche dei
deputati di questa Assemblea - quello di minacciare le
dimissioni, invocare le dimissioni in massa dei deputati ad ogni
pié sospinto: io già vedo frotte di deputati pronti a dimettersi
alla prima occasione.
Io avevo studiato uno strumento per bloccare questo tipo di
interventi ........
PRESIDENTE. Mi permetta di ritenere, come Presidente
dell'Assemblea, assai improbabile che i deputati decidano di
dimettersi.
LIOTTA. Era proprio quello che stavo sostenendo, onorevole
Presidente, ogni volta che un consigliere pronunciava la parola
"dimissioni" io mi presentavo con un foglio sul quale apporre la
firma: 30 erano i consiglieri in quel Comune, riuscii - perché
poi c'era la televisione che inchiodava i consiglieri alle loro
responsabilità - appena uno di loro parlava di scioglimento io
subito portavo il foglio sotto gli occhi e, naturalmente, la
firma non mi poteva essere negata. Raccolsi 14 firma la
quindicesima e la sedicesima non fu possibile nella maniera più
assoluta raccoglierle.
Allora io credo che il problema non sia possibile, nella
maniera più assoluta, raccoglierla.
STANCANELLI. Lei ha firmato?
LIOTTA. Io ho firmato per prima, naturalmente. Io non credo
che il problema sia i due terzi o il 50 per cento più uno dei
deputati, io credo che il problema sia quello, invece, della
contestualità stabilita dal principio simul stabunt, simul cadent
per cui se "in piedi" sta l'Assemblea "in piedi" sta il
presidente della regione e viceversa.
Questo principio di reciprocità viene qui negato; separarlo
con la mozione di sfiducia e con il meccanismo
dell'autoscioglimento è assolutamente improprio. Bisognerebbe
ritornare su questa materia, prevedere un percorso unificato in
modo tale che nel momento in cui l'Assemblea si dovesse
autodeterminare per lo scioglimento, in quello stesso momento
cadrebbe l'Assemblea e il Presidente della Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Zanna. Ne ha
facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, io giudico positivo il testo
dell'articolo, perchè rispetto ad un tema di fondo che abbiamo
verificato e riscontrato in questi anni sull'"impossibilità" di
sciogliere questo parlamento, la scelta dell'autoscioglimento mi
pare che sia un passo avanti, però vorrei ricordare a tutti i
parlamentari, raccogliendo anche la battuta che prima ha fatto il
Presidente dell'Assemblea sulla quasi impossibilità di trovare 46
deputati pronti alle dimissioni, che questo emendamento cerca, ma
ci riesce solo in parte, di rispondere ad un'esigenza sollevata
soprattutto dall'opinione pubblica nei momenti di maggiore crisi
della passata legislatura, cioè della quasi impossibilità di
accedere allo scioglimento di questo parlamento: il meccanismo è
talmente farraginoso che ci si è chiesto, quando questo problema
è stato nel recente passato sollevato, se effettivamente sia
possibile, per gravi inadempienze, sciogliere questo parlamento.
Ora, io ritengo questo articolo un passo avanti rispetto
alla totale inesistenza di un meccanismo perfino di
autoscioglimento, ma, ripeto, solo parzialmente risponde a quel
problema, a quel nodo che riguarda l'impossibilità, nei fatti, di
sciogliere questo parlamento. Ecco perchè mi sono permesso, visto
che la Commissione non ha esitato su questo punto alcun testo,
non so se nel suo interno abbia dibattuto e discusso possibili
soluzioni, mi sono permesso, e lo troveremo negli emendamenti
successivi aggiuntivi all'articolo 3, una parziale modifica
dell'articolo 8 dello statuto sullo scioglimento dell'Assemblea.
E' una "parzialissima" modifica e quindi lo dico adesso e
non interverrò successivamente nell'illustrazione
dell'emendamento, solo per sollevare il problema, nella speranza
e con l'obiettivo che questo Parlamento si cominci ad interrogare
sulla necessità di trovare delle soluzioni, con i giusti
accorgimenti e trattando questa materia con la delicatezza
necessaria, ma comunque la necessità di affrontare e trovare
delle soluzioni più rapide al problema sorto spesso nell'opinione
pubblica siciliana, di questo parlamento che è "autoblindato" e
impossibile da sciogliere.
Questo è un primo passo ma credo che questo Parlamento e la
Commissione statuto nel prosieguo del lavoro che compirà
prossimamente possa trovare delle soluzioni all'obiettivo di
trovare dei meccanismi più rapidi e comunque nel rispetto delle
norme costituzionali e statutarie dello scioglimento del
parlamento stesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
facoltà.
MARTINO. Onorevole Presidente e onorevoli colleghi,
l'intervento dell'onorevole Pagano ha avuto su di me ha
avuto l'effetto che una volta aveva l'odore della polvere sui
vecchi cavalli da battaglia, cioè mi ha eccitato e indotto a
intervenire. Non è cosa da poco sentire richiamare in questa Aula
problemi connessi all'origine della famiglia della proprietà
privata e dello Stato, per citare un vecchio libro di Engels che
prendeva le mosse dagli studi di Bakoven e mi piacerebbe molto
potere esaminare in dettaglio gli sviluppi che gli studi di
etnologia hanno avuto su queste tematiche perchè credo che alcune
precisazioni andrebbero fatte sull'impostazione dell'onorevole
Pagano che richiama per molti versi quella di padre Smith ma
certo lascia fuori ulteriori aspetti della discussione che
sarebbe interessante ed opportuno approfondire.
Mi rendo conto, anzi credo che sarà interessante se
riusciamo io e l'onorevole Pagano ad organizzare una tavola
rotonda sul tema e tuttavia vorrei ricordare che la pur pregevole
posizione ideologica di recupero della centralità della famiglia
e dell'individuo in una visione che per certi versi è stata sin
troppo centralistica, a partire dalla Rivoluzione francese, non
può prescindere anche dalla considerazione che la struttura, una
struttura della società nella quale fosse prevalente il nucleo
familiare, noi l'abbiamo perfettamente conosciuta nella storia
dell'occidente ed è quella della società, per non citare la
società romana, la società antica, quella della società medievale
dove uno Stato nel senso moderno non era presente, dove
l'esercizio di poteri che, solo successivamente si sono
configurati come poteri pubblici, era demandato alla struttura
familiare, dove, per conseguenza, una vicenda politica non
passava attraverso i canali che noi abitualmente consideriamo
essere i canali della politica, era una concezione, una visione
direi, per certi versi, prepolitica.
Questo può forse avere sollecitato, oltre che l'onorevole
Pagano, anche le fantasie dei romantici dell'Ottocento che non
per caso si rivolgevano a questo Medioevo mitizzato nei loro
sogni e però credo non ci possa impedire di considerare che
quest'epoca non è stata, senza voler dare alcun giudizio di
valore, certamente un'epoca alla quale ognuno di noi vorrebbe
ritornare; avremmo forse qualche difficoltà.
E' stata un'epoca nella quale il potere del pater familias
esercitato sul complesso dei familiari aveva una funzione, un
ruolo politico e quindi finiva col coartare necessariamente, per
una funzione comprensibilmente legata alle esigenze del clan del
gruppo parentale, le aspirazioni, le esigenze dei singoli membri
della famiglia. Pensate, per esempio, nella società feudale che
cosa significava non avere la sorte di essere il primogenito e
quindi il titolare del patrimonio feudale, della trasmissione, ma
di essere un figlio cadetto, destinato o al mestiere delle armi e
quindi a cercarsi fortuna con tutti i rischi che questo
comportava o alla vita del chiostro che certo era un pò più
comoda ma, se non era una scelta libera, non doveva essere
neanche gradevole.
Pensate a quello che significava per le donne una simile
condizione. Significava la destinazione a un matrimonio che era
un matrimonio politico, nè era pensabile che fosse in maniera
diversa o significava, ancora una volta, la scelta alla vita del
chiostro.
Tutto questo, brevemente, per dire come qualche merito
questo benedetto momento di rottura del mondo medievale che è
stata la Rivoluzione francese l'ha anche avuta, nel senso che ha
introdotto il mondo moderno su quello scenario che non lo aveva
ancora conosciuto; un mondo moderno che ha visto, per la prima
volta, gli individui e non le famiglie come protagonisti della
vicenda politica, che, per la prima volta, ha visto Parlamenti
nei quali si votava per testa e non per stato; un mondo moderno
dove nasceva quella proprietà privata e quel mercato di cui tutti
oggi parlano a proposito ed a sproposito.
E' dunque una valutazione quantomeno riduttiva quella che io
sento fare, almeno dall'onorevole Pagano, a proposito dei limiti
dello statalismo e del mondo moderno. Bisogna anche riconoscere
che lo Stato ha avuto ed ha il ruolo di operare una serie
di riequilibri che una struttura sociale nella quale non vi fosse
una presenza pubblica non potrebbe operare.
Ecco, tutto questo, onorevole Presidente, onorevoli
colleghi, è certo argomento interessante e gradevole di
approfondimento culturale. Ma, ahimè, io l'ho tirato in ballo
soltanto per dire che gli emendamenti all'articolo nei quali si
fa richiamo al principio di sussidiarietà, che hanno come
retroterra culturale questo ragionamento ed ulteriori
approfondimenti che ad esso si collegano, mi sembrano però essere
improponibili nel contesto della legge di cui stiamo parlando.
Io credo che si tratti di principi e di posizioni
estremamente interessanti, che io solo parzialmente condivido, ma
che non possono trovare spazio all'interno della discussione di
questa sera.
Io credo, sarà poi ella, onorevole Presidente, a
pronunciarsi, che questi emendamenti non abbiano attinenza con il
tema. Perchè se stamattina sono stati dichiarati improponibili
emendmaneti e subemendamenti che avevano attinenza con la materia
elettorale, quando espressamente si parlava degli articoli in
discussione di materia elettorale, a maggior ragione ritengo che
questi non debbano, stasera, trovare accoglimento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne
ha facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, debbo dire
che sto assistendo, questa sera, all'iter del disegno di legge
sulla "Riforma stralcio dello Statuto", con un certo, non so come
definirlo, disappunto. Perchè io che ho partecipato, lo decidano
gli altri se con costanza e con impegno, ai lavori della
Commissione, ho chiaro il proposito da cui tutte le forze
politiche, tranne Rifondazione comunista che legittimamente ha
espresso una posizione di assoluto contrasto a quanto si andava
verificando in Commissione, specialmente sull'elezione diretta
del Presidente della Regione, io mi ricordo che la maggioranza
trasversale delle forze politiche aveva posto come prioritario,
all'interno della riforma dello Statuto, quattro punti, che
riteneva essenziali: elezione diretta del Presidente della
Regione, incompatibilità della carica tra deputato ed assessore,
possibilità di autoscioglimento dell'Assemblea e referendum
propositivi ed abrogativi. Questi erano i quattro punti che una
larga maggioranza ha proposto e ha decantato in tutta la Sicilia
dicendo "l'Assemblea regionale siciliana si è posta il problema
della riforma dello Statuto, ha approvato una legge istitutiva di
una Commissione che studi come questa riforma debba essere fatta
e ha individuato quattro punti che ritiene essenziali per dare il
segnale per far sì che simbolicamente i Siciliani sappiano che è
possibile con questa Assemblea regionale siciliana di portare
avanti un processo riformatore.
Oggi, debbo dire che sono molto perplesso sull'andamento e
sull'iter di questo disegno di legge perchè mi pare che ad uno ad
uno tutti i punti, tutti e quattro i punti che ci eravamo
prefissi sono stati spogliati od addirittura eliminati.
Stamattina si è detto che il Presidente della Regione deve
essere eletto direttamente dal popolo. Questa sera è stato
approvato un emendamento che dice: "dopo la prima applicazione,
si torna indietro", perchè poi, di fatto, questo è il significato
dell'emendamento che quest'Aula ha approvato mezz'ora fa.
Il primo punto che noi ci eravamo prefissi, di lanciare
all'opinione pubblica siciliana, vogliamo l'elezione diretta del
Presidente della Regione, abbiamo questa sera consacrato che la
vogliamo per scherzare, per qualche periodo di tempo, cioè perchè
non ne possiamo fare a meno, però abbiamo già la strada, la via
del ritorno per permettere che si torni indietro.
Il secondo punto: la incompatibilità della carica di
deputato regionale con quella di assessore. Stamattina si é
stabilito che l'eventuale incompatibilità sarà stabilita con una
norma dell'Assemblea regionale siciliani, cioè a dire, eventuale,
forse sarà stabilita, dovrà essere fatta la legge.
E' finita l'incompatibilità. Il secondo punto non c'é più,
é inutile che illudiamo i siciliani.
Non c'é più la possibilità materiale di fare una norma del
genere. Immaginate voi un Parlamento siciliano che, in questa
sede avendo una possibilità costituente - se così possiamo dire -
poteva dare un segnale, quando poi dovrà fare una legge
ordinaria, avrà la possibilità, i parlamentari diranno: noi no
siamo disponibili a fare gli assessori regionali.
Di fatto non sarà più una legge possibile in questo
Parlamento.
Terzo punto: lo autoscioglimento dell'Assemblea regionale
siciliana; abbiamo detto tante volte, l'Assemblea si é trovata in
grosse difficoltà, e abbiamo detto ai siciliani, ai nostri
elettori: si, avete ragione, dovremmo andare a casa, però c'é
l'inghippo costituzionale, lo Statuto non ce lo permette, però,
appena riformiamo lo Statuto la prima cosa che faremo metteremo
l'autoscioglimento, la necessità, la possibilità
dell'autoscioglimento, quando il Parlamento non funziona più
Stasera incominciamo a sentire, a vedere, a leggere, gli
emendamenti che portano la possibilità dell'autoscioglimento
quando lo vogliono i due terzi dell'Assemblea.
Il 50 per cento più uno, ha un significato ben preciso,
politico; non é un problema di numero o di quantificazione.
Quando 46 deputati non possono fare una maggioranza, cioè
quando non c'é la maggioranza, vuol dire che non si può
governare. Questo é il significato politico, non giuridico
Quindi fanno ridere le formulette, il 50, il 55, i 58, il 60 il
72; non é un problema quantitativo. E' un problema politico.
Questa sera io sono convinto salterà - tranne una
resipiscenza dell'ultima ora - anche la possibilità
dell'autoscioglimento.
E allora, dico, ci vogliamo prendere in giro? vogliamo non
capire che l'opinione pubblica, che ci guarda e che é molto, ma
molto, ma molto più avanti di quanto la classe politica non
immagini, non si renda conto che questo Parlamento in questi
giorni sta tradendo quelle che erano, quelle che sono le
aspettative derivanti da quello che abbiamo detto in campagna
elettorale, e quello che abbiamo detto in questi giorni, in
queste settimane, in questi mesi in cui si é discusso di riforma
dello Statuto.
Io ritengo che questa sera, questo Parlamento, in queste
ore, sta dando uno spettacolo che sicuramente non é quello che i
siciliani si aspettano.
Ecco perché io son preoccupato, ecco perché io sono
indignato, questa sera. Non é possibile che noi continuiamo a
discutere degli emendamenti come se si trattasse soltanto di cose
formali, di qualche riga scritta in questo modo o in quell'altro
modo, ma stiamo discutendo di cose sostanziali che hanno
snaturato la funzione della Commissione Statuto, che hanno
snaturato lo spirito della legge che ha istituito la Commissione
per la Riforma dello Statuto, che ha snaturato quello spirito
costituente che sembrava si fosse creato nel nostro Parlamento al
di là, al di sopra delle appartenenze, al di là, al di sopra
degli schieramenti.
Ecco perché io sono preoccupato, ecco perché io ritengo che
ancora siamo in tempo, se lo vogliamo capire, di riaprire il
discorso relativamente a tutte quelle aspettative che abbiamo
fatto trapelare nell'opinione pubblica e che, in queste ore,
stiamo tradendo.
Per quanto riguarda l'articolo 2 di cui discutiamo, Alleanza
Nazionale ha chiarito in commissione, Alleanza Nazionale
chiarisce ancora questa sera, che é perché venga messo in Statuto
la possibilità dell'autoscioglimento quando l'Assemblea non
funziona.
E un'Assemblea non funziona quando la maggioranza assoluta
dei suoi componenti non é in condizioni di continuare, di dare un
governo alla Sicilia.
Ecco perché il 50 per cento più uno; non é un problema di
formule, e non é un problema matematico.
Io sono intervenuto su questo articolo per ribadire questo
concetto relativo alla necessità della possibilità
dell'autoscioglimento, ma per fare anche un invito all'Assemblea
perché riprenda, abbia un moto di dignità e faccia capire ai
siciliani che non vogliamo prenderli in giro.
Sicuramente lo schieramento a cui appartengo - Alleanza
Nazionale - é su questa strada e non vuole prendere in giro i
siciliani e non vuole rendersi complice di questa presa in giro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Strano. Ne ha
facoltà.
STRANO. Onorevole Presidente, colleghi il dato che emerge
sempre più in maniera importante da questo dibattito è quello al
quale forse corriamo il rischio di ripeterci ma è importante che
testimonianze restino sotto l'aspetto politico e che questo
disegno di legge che da alcuni era stato definito un disegno di
grande riforma, un disegno di grande riscatto addirittura dei
siciliani che devo essere sincero non avverto fortemente sentito
dalla popolazione ma pompato in maniera importante dalla stampa
come momento essenziale per ribaltare una immagine negativa
complessiva della politica siciliana. Questo disegno di legge si
sta sempre più ripiegando su se stesso, si sta atrofizzando. Mi
fa piacere intervenire ancora una volta dopo l'onorevole
Stancanelli che dal punto di vista tecnico ha focalizzato gli
aspetti attraverso i quali il dibattito di questi giorni e
specialmente delle ultime ore questo disegno di legge abbia
rappresentato anche sotto l'aspetto tecnico, una importante
retrocessione rispetto a quei principi di grande novità, di
grande dignità che il Parlamento nel suo complesso e non soltanto
alcuni rami del Parlamento, alcuni settori del Parlamento
volevano dare.
Un disegno di legge che quindi sempre di più coincide con la
conservazione e non con la conservazione intesa sotto l'aspetto
politico, ma sulla conservazione intesta sotto l'aspetto dei
privilegi, sotto l'aspetto anche di quanto di più vecchio si
voleva svellere e invece non si riesce a svellere. Nonostante
energie che da diverse parti soprattutto dall'opposizione ma
anche da alcuni settori, onorevoli colleghi della maggioranza
sembravano emergere. Ma evidentemente ha vinto lo spirito di
conservazione che come diceva prima chi mi ha preceduto ha voluto
ritornare indietro sotto l'aspetto importante della elezione del
presidente, della incompatibilità e quindi anche dello
scioglimento.
Già dicevo poc'anzi col collega Virzì la legge-voto è
veramente una enunciazione di principi e non come dice qualche
d'uno sulla stampa di oggi la finanziaria. La finanziaria è una
legge. La finanziaria è un dato, la finanziaria se viene votata
con le sue norme innova immediatamente dà delle regole
immediatamente qui siamo davanti, onorevole Presidente, alla
montagna che partorisce, doveva partorire qualcosa d'importante,
partorisce un topolino, a dimostrazione quindi onorevoli Colleghi
di quanto questa maggioranza sia debole e non in grado di avere
un progetto serio dal punto di vista politico ma soprattutto dal
punto di vista delle risposte che vanno date. Ma vi rendete conto
e ci rendiamo conto che siamo al mese di febbraio e mi dispiace
ripeterlo ma dal mese di ottobre e dal mese di novembre
quest'Aula non è riuscita a partorire nulla caro presidente, che
oggi ci onora con la sua presenza, come in effetti facciamo anche
noi ogni tanto. Bisogna essere onorevole Presidente troppo
benevoli per dire che vi è stata produzione legislativa. Quello
che veniva rimproverato e male, a torto, ai precedenti governi
che hanno prodotto delle leggi evidentemente va rimproverato con
ancora più forza a questo Governo che è riuscito a produrre
soltanto una legge che era patrimonio politico addirittura ideale
del precedente Governo, qual è la legge sulle dismissioni.
Siamo andando ad una finta riforma dello Statuto, finta
riforma delle regole, stiamo andando ad una riforma monca che non
rappresenta nulla e rappresenta, ripeto quanto dissi prima nel
mio precedente intervento, onorevole Capodicasa, la volontà di
restare nello stagno e nella palude. Mentre già abbiamo in
agitazione i concessionari delle autolinee, in scadenza il
problema dei precari, in scadenza i problemi dei catalogatori, in
scadenza i problemi riferentesi all'assetto finanziario. Una
Regione, una maggioranza ed un Governo che non godono
assolutamente della fiducia del mercato finanziario, si è dovuti
ricorrere, attraverso forse l'eccessiva benevolenza delle
opposizioni, ad una norma che permette anche l'accensione di
mutui, nonostante questi mutui siano stati rifiutati
pubblicamente dal mercato finanziario. Abbiamo un'agricoltura in
ginocchio, il settore della protezione civile che viene ogni
giorno smantellato nei suoi capisaldi di onestà e dignità
rappresentati da funzionari che vengono penalizzati e mandati
all'autoparco dopo avere messo in piedi e bonificato un settore.
Il piano dei fondi POP '94 - '99 è in estremo ritardo e non si
parla più di finanziamenti che erano già previsti dal Governo
Provenzano e dal Governo Drago. Si rischia ancora una volta di
fare perdere miliardi e miliardi nonostante il piano delle
infrastrutture fosse già pronto. Si parla di rievitare ciò che
anche con il conforto delle Commissioni era stato già fatto.
Questo significa evidentemente, onorevole Presidente Capodicasa e
onorevoli colleghi, che vi è un basso profilo, non certo
personale a volte, ma sicuramente progettuale che dovrebbe farvi
riflettere. Non sarete in grado di fare il bilancio entro il 28
febbraio, andrete all'esercizio provvisorio e questo Governo si
distinguerà per avere operato dei tagli senza avere dato
soluzioni, per non riuscire ad operare nel mercato finanziario,
per fare una riforma che riforma non è ed è una retrocessione
sotto l'aspetto politico, ma soprattutto sotto l'aspetto dei
valori che erano alla base di un progetto che doveva essere
dell'Aula. Qualcheduno dice votate contro. Certo, non avremo
timore a ragionare su un voto diverso se questo disegno di legge
dovesse essere questo aborto che sta nascendo attraverso la
mediazione politica tra gruppi politici all'interno di una
maggioranza che è anomala, che comprende, come dissi nel momento
della formazione di questo Governo, anime totalmente differenti
che partono da anime che si rifanno al credo Marxista e che
affondano in finto liberalismo democratico alcune condizioni. Un
Governo che è nato per la conservazione del potere e non certo
per salvare i siciliani e per dare risposte ai bisogni.
E' necessario quindi che sin da ora noi si denunci la
inattualità di un Governo che non riesce a dare risposte serie e
che, lo sappia la stampa e l'opinione pubblica, sino ad oggi ha
prodotto un disegno di legge che era patrimonio di alcune
battaglie. Vedo qui l'onorevole Virzì che sulle dismissioni ha
dato alcune indicazioni importanti, sulla bonifica degli enti.
Mentre invece, e voglio lanciare qui questa denunzia, viene
cacciato dalla protezione civile il dott. D'Urso che aveva dato
esempio di moralizzazione in un settore particolarmente
importante per la sicurezza e per una gestione che fino ad oggi è
rimasta oscura e che attraverso l'operazione portata avanti dal
governo precedente e dall'Assessore Bufardeci aveva dato delle
risposte importanti. Questo è grave, onorevole Capodicasa,
bisogna prendere attoc he questo Governo nato già dal pastrocchio
che si è realizzato è un governo morto nella sua progettualità e
che non merita assolutamente la fiducia dei cittadini siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
ha facoltà. Con l'onorevole Bufardeci si chiude la discussione
generale sull'articolo 2.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto
di intervenire sulla discussione generale perchè credo che
l'articolo 2 al là delle considerazioni che sono state già
svolte, a mio avviso, rappresenta un momento importante, un
ulteriore tassello significativo del processo riformatore di
questa legge voto. Questa fino ad oggi è una Assemblea che è
stata blindata, una Assemblea in cui, come ricordava il collega
Stancanelli non era possibile lo scioglimento e tanti guasti sono
maturati a causa di questa blindatura della nostra Assemblea, di
questa impossibilità di mandare a casa quella classe politica del
momento, la quale non riusciva a governare, non riusciva a
determinare una maggioranza stabile, un governo duraturo ed
efficiente ma forti di questa blindatura i novanta parlamentari
che si sono succeduti nelle varie legislature dovevano, anche
contro ogni logica, e ogni realtà, ritengo e ne sono lieto perchè
sono stato firmatario dell'emendamento della norma antiribaltone,
che ritenevo un fatto certamente ignobile - lo abbiamo vissuto in
quest'Aula - eticamente e moralmente, fortunatamente superato
dall'emendamento all'articolo 1. Per cui concludo il mio
intervento ricornoscendo viceversa un valore pregnante e
determinante a questo articolo due, a questa norma
dell'autoscioglimento, alla quale annetto allo stesso significato
politico della norma che ha previsto poc'anzi il sistema
elettorale presidenziale, che ha come logica conseguenza quel
bipolarismo per il quale noi ci batteremo per rafforzarlo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale
sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la fase di illustrazione degli emendamenti.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti
a mia firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, io ho la massima
comprensione per gli orfani e soprattutto per gli orfani del
governo del potere, specialmente come l'onorevole Strano, il
quale evidentemente quando viene qui sulla tribuna mi da
l'impressione di gridare come il vitello orfano della mucca.
Chiusa questa parentesi voglio andare subito alla sostanza
del problema. Intanto propongo che la norma che prevede due terzi
per lo scioglimento prima di essere irrazionale è antiestetica,
quindi bisogna riportare alla maggioranza assoluta dei componenti
dell'Assemblea. Verò è che è soltanto una norma ipotetica, non
penso che sia una fattispecie tale a cui qualche volta si
arriverà, la ritengo molto improbabile, comunque è bene
prevedere: lo scioglimento d'autorità da parte del Parlamento
nazionale; l'autoscioglimento per la mozione di sfiducia;
l'autoscioglimento semplice, senza votare la mozione di sfiducia.
Siamo d'accordo però dobbiamo modificare, e in tal senso c'è un
mio emendamento.
Ritengo l'emendamento Bufardeci superato, perchè con le
norme già portate avanti...
BUFARDECI. L'avevo già detto.
DI MARTINO . Appunto. Per l'altra questione invece ritengo
che la norma debba essere completata. All'articolo uno c'è un mio
emendamento al riguardo per dire cosa accade in caso di
autoscioglimento. Cioè noi non possiamo punire la Regione, cioè
non è un atto punitivo l'autoscioglimento, è soltanto una
considerazione che fa l'Assemblea di non potere reggere e quindi
si autoscioglie, però non possiamo accettare i commissari
nominati dal Parlamento nazionale. Quindi prevediamo che il
Governo, qui in questo emendamento aggiuntivo, rimanga in carica
per gli affari correnti.
L'altra questione, e concludo, riguarda il principio di
sussidiarietà. Io non ho nulla in contrario contro il principio
di sussidiarietà, però voglio dire che intanto la materia non è
attinente assolutamente al disegno di legge che noi abbiamo in
discussione. Poi c'è un'altra questione Presidente, di
opportunità politica: io ritengo che in questa fase, quando
ancora non si è chiarito, a livello europeo addirittura, i
rapporti tra lo Stato nazionale, già Unione europea, tra lo Stato
nazionale e le regioni, tra le regioni e le autonomie locali,
finchè non c'è questa chiarezza volere anticipare i tempi può
essere controproducente per la Regione siciliana. E porto un
esempio concreto. Quando stabiliamo un certo principio di
sussidiarietà, la questione della finanza locale, lo Stato può
dirci: avete voluto questo principio di sussidiarietà e sono
problemi vostri i rapporti finanziaro tra la Regione e gli Enti
locali.
Quindi io invito i colleghi deputati, siccome non sono
pregiudizionalmente contrario al principio di sussidiarietà, che
è un principio ormai accettato da tutti, bisogna scegliere il
momento opportuno, nella sede opportuna, e non penso che questo
non sia ne il momento opportuno e nemmeno la sede opportuna per
affermare questo principio, che sarebbe soltanto dannoso per la
Regione e per l'Autonomia speciale e soprattutto per le
popolazioni siciliane e il maggior danno lo avrebbero quelle
autonomie locali di cui qui qualcuno pensa di poterlo difendere
introducendo anche questo principio a sostegno dell'autonomia
locale. No, è una penalizzazione, è un danno per l'autonomia
locale. Quindi, io concludo, signor Presidente, dicendo che io
insisto sui due emendamenti che ho presentato di ridurre dai due
terzi a maggioranza assoluta per l'autoscioglimento e di
completare l'articolo 2 secondo l'emendamento da me presentato.
FORGIONE. Chiedo di parlare per illustrare gli emendamenti a
mia firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho
presentato alcuni emendamenti assieme ad altri colleghi del
gruppo di Rifondazione e l'onorevole Martino secondo noi utili a
garantire non il parlamento dall'autoscioglimento. Io ho detto
prima che la possibilità di autoscioglimento di questo parlamento
è necessaria e noi la sosteniamo e noi l'avremmo auspicata anche
per evitare il formarsi di maggioranze trasversali e chiedere una
rilegittimazione popolare e del parlamento e delle maggioranze
che devono governare, così come noi sosterremo tutte le possibili
norme antiribaltone in vista della nuova legge elettorale che
questa Assemblea dovrà definire ed approvare. Però riteniamo che
questa possibilità di autoscioglimento con una semplice
maggioranza assoluta può consegnare ad una maggioranza politica
incapace di governare, incapace di trovare le necessarie
mediazioni al proprio interno la possibilità di ricattare e di
sciogliere il parlamento.
Ora, anche qui io è da due giorni che vi sto invitando a
ragionare un poco fuori dalla propaganda; lo abbiamo fatto
rispetto alle norme che riguardano l'elezione diretta del
Presidente ed i poteri del Presidente; lo facciamo ora, una
maggioranza di 46 incapace di governare, incapace a trovare
soluzioni alle proprie crisi politiche può determinare e magari
ricattare anche un'altra parte, una parte della stessa
opposizione con lo strumento della minaccia delle dimissioni e
dello scioglimento dell'Assemblea.
Solo questo è il significato dei nostri emendamenti, non la
messa in discussione del principio che noi vogliamo e che
sosteniamo, cioè la possibilità di questa Assemblea di
autosciogliersi e così sarebbe stato necessario di fronte a
processi di degrado morale che ha condizionato tanto la vita di
questa Assemblea nelle altre legislature e purtroppo questo
strumento non è stato utilizzabile perché sappiamo la difficoltà
delle procedure, sappiamo la doppia lettura costituzionale e così
via.
Però, questo è il significato dei nostri emendamenti. Quanto
invece all'emendamento dell'onorevole Bufardeci, anche qui è
ispirato ad un principio di ricatto, onorevole Bufardeci, che non
può esistere in un Parlamento, che vuol dire che se nel corso del
quinquennio il rapporto fiduciario tra l'Assemblea ed il governo
è messo in crisi la durata in carica dell'Assemblea termina entro
sei mesi successivi. Ma cosa vuol dire? Vuol dire allora che
davvero questa Assemblea ha meno poteri di un Consiglio comunale,
che i governi quando entrano in crisi nel rapporto con la loro
maggioranza ricattano l'Assemblea e costringono l'Assemblea
all'inciucio, o costringono l'Assemblea alle larghe intese,
perché se no c'è il ricatto dello scioglimento. Ma davvero siamo
arrivati a un punto che noi consegneremmo al Parlamento nazionale
una legge di questo tipo? Ma pensate che emendamenti di questo
tipo, qualora diventassero norma farebbero onore questa Assemblea
regionale nel momento in cui noi inviassimo una legge così
compiuta al Parlamento nazionale. E' questo il significato di una
legge-voto? Io non lo so. Io è da stamattina che vi chiedo,
saranno limiti miei di comprensione della politica e di
comprensione della materie istituzionali, fermiamoci un attimo a
riflettere. Ritengo che siamo oltre la misura di una legge-voto
che deve contenere (noi le abbiamo contestate) ma principi non
altro. Noi abbiamo contesto il vostro principio, quello del
presidenzialismo, ma quello è legittimo istituzionalmente,
politicamente, è nell'ambito, nel quadro di riferimento che deve
avere una legge-voto, che, ripeto, noi contrastiamo, e contro la
quale, mi pare, è agli atti, che ci siamo battuti e continuiamo a
batterci fino alla fine dell'ultima parola, dell'ultimo articolo
di questa legge.
Però troviamo la ragione per produrre un testo che sia
comprensibile dal punto di vista istituzionale, che non
mortifichi le prerogative del Parlamento , che non tenga questo
Parlamento sotto il ricatto continuo o del Governo o di una
maggioranza politica non qualificata che può addirittura
ricattare con lo strumento della possibilità di scioglimento
dell'Assemblea, questo è il significato dei nostri emendamenti e
su questo noi chiederemmo almeno un attimo di riflessione se ce
ne sono le condizioni e le possibilità.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la fase di
illustrazione degli emendamenti.
Comunica che l'emendamento 2.14, a firma Bufardeci ed altri
è dichiarato precluso dall'approvazione dell'emendamento 1.29.
Informo l'Aula che l'eventuale approvazione dell'emendamento
2.8, assorbe gli emendamenti 2.7, 2.9, 2.6, 2.5, 2.2. Informo
anche l'Aula che l'emendamento 2.1, qualora venisse approvato,
preclude l'emendamento 2.15 che trovate alla pagina 22.
Dichiaro improponibili gli emendamenti 2.10, 2.11, 2.13,
2.12 perché estranei al titolo del disegno di legge.
Onorevoli colleghi si passa alla votazione dell'emendamento
2.8, a firma Silvestro ed altri.
SILVESTRO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si tratta l'emendamento 2.7 a firma Martino ed altri:
"sostituire le parole 'metà più uno' con 'i due terzi' " che è
equivalente all'emendamento a firma Leanza 2.9.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 2.7 e 2.9
rispettivamente a firma degli onorevoli Martino e Leanza. Il
parere della Commissione?
PROVENZANO. Presidente della Commissione speciale per lo
Statuto - Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CAPODICASA. Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Pongo congiuntamente in votazione gli
emendamenti. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi. L'Assemblea non approva.
Si passa alla votazione dell'emendamento 2.6, a firma
Martino ed altri: "sostituire le parole 'della metà più uno' con
le parole ' il 60 per cento' ". Il parere della Commissione?
PROVENZANO. Presidente della Commissione speciale per lo
Statuto - Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CAPODICASA. Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea non approva.
Si passa all'emendamento 2.5, a firma Martino ed altri:
"sostituire le parole 'della metà più uno' con le parole ' 65 per
cento' ". Il parere della Commissione?
PROVENZANO. Presidente della Commissione speciale per lo
Statuto - Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CAPODICASA. Presidente della Regione - Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea non approva.
Si passa all'emendamento 2.2 a firma Di Martino: "al primo
comma sostituire le parole 'dei due terzi' con la seguente
'assoluta'. Il parere della Commissione?
PROVENZANO. Presidente della Commissione speciale per lo
Statuto - Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CAPODICASA. Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea approva.
Si passa all'emendamento 2.1, a firma Di Martino ed altri:
"Le nuove elezioni avranno luogo entro 90 giorni a decorrere
dalla data delle avvenute dimissioni della maggioranza dei membri
dell'Assemblea regionale. Nel periodo tra lo scioglimento
dell'Assemblea e la nomina del nuovo Governo regionale il
Presidente e gli Assessori possono compiere atti di ordinaria
amministrazione. Il Presidente della Regione e gli Assessori
regionali cessano in ogni caso dalle rispettive cariche quando si
riunisce la nuova Assemblea regionale".
Pongo in votazione l'emendamento. Il parere della
Commissione?
PROVENZANO. Presidente della Commissione speciale per lo
Statuto - Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CAPODICASA. Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea approva.
Onorevoli colleghi, pongo in votazione finale l'articolo 2,
così come risulta essere stato emendato. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli colleghi, l'Assemblea terrà seduta giovedì 11
febbraio 1999, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DELLE MOZIONI:
N. 280 - Iniziative per la piena applicazione della l.r.
12.1.1993, n. 10, ed istituzione dell'Ufficio
regionale per i pubblici appalti.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che a distanza di quasi 6 anni dal suo varo, la
legge regionale 12 gennaio 1993, n. 10, recante
'Nuove norme in materia di lavori pubblici e di
forniture di beni e servizi, nonché modifiche ed
integrazioni della legislazione del settore',
risulta ancora largamente disapplicata;
RILEVATO che, in particolare, l'intero capo I della predetta
legge, dedicato all'Ufficio regionale per i pubblici
appalti, che non risulta ancora costituito, detta
norme (dall'art. 1 all'art. 14) qualificanti per la
piena realizzazione del processo di riorganizzazione
del settore degli appalti;
CONSIDERATO che la piena operatività dell'Ufficio regionale
per i pubblici appalti consentirebbe di assicurare
lo svolgimento presso le sue sezioni provinciali
dell'intera fase tecnica della scelta del contraente
dei lavori pubblici, alleggerendo le strutture
amministrative degli enti territoriali e degli enti
in genere di onerosi carichi di lavoro e
sottraendole al contempo al rischio di infiltrazioni
parassitarie, affaristiche e criminali che ancora
oggi sembrano condizionare pesantemente l'intero
settore;
RITENUTO che la legge regionale n. 10 del 1993 ha costituito
una tappa significativa di un processo di
modernizzazione della pubblica Amministrazione
informato all'esigenza di assicurare una corretta
gestione dei flussi di spesa destinati al settore
dei lavori pubblici, attesa la necessità della
rapida realizzazione di infrastrutture essenziali
per la comunità siciliana e, soprattutto, avuto
riguardo alla creazione di occasioni di lavoro per
le imprese ed i lavoratori in vista di un rilancio
dell'economia regionale;
RAVVISATA l'esigenza della piena applicazione del capo I
della l.r. n. 10 del 1993,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a porre in essere qualunque provvedimento idoneo ad
assicurare l'integrale applicazione delle
disposizioni contenute nella legge regionale n. 10
del 1993 ed in particolare di quelle contenute nel
capo I, dall'articolo 1 all'articolo 14, riguardanti
l'Ufficio regionale dei pubblici appalti, facendo sì
che entro 60 giorni dall'approvazione della presente
mozione esso risulti regolarmente costituito ed
operante.
(22 dicembre 1998)
GRANATA - CAPUTO - LA GRUA -
FLERES - DRAGO - PEZZINO -
BUFARDECI
N. 290 - Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree naturali
protette.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che nella seduta n. 120 dell'11 agosto 1997
l'Assemblea regionale siciliana ha approvato
l'ordine del giorno n. 111, con il quale si
impegnava il Governo regionale dell'epoca ad
assumere le opportune iniziative per
l'individuazione delle 'aree contigue' alle aree
naturali protette;
CONSIDERATO che:
- ad oggi continua a persistere il mancato
recepimento della norma nazionale sui parchi,
vanificando così la regolarità della pianificazione
del territorio da destinare ad attività venatoria;
- la legge regionale n. 14 del 9.8.1998 (recante
modifiche ed integrazioni alla legge regionale n. 98
del 6.5.1981, avente ad oggetto 'Norme per
l'istituzione nella Regione di parchi e riserve
naturali') è antecedente alla L. n. 398 del 1991 e
che, pertanto, la Regione avrebbe dovuto
riperimetrare, entro l'anno 1995, le aree protette
secondo il dettato dell'art. 32 comma 3 della legge
suddetta, istituendo, inoltre, le 'aree contigue',
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad assumere tutte quelle iniziative opportune per
individuare ed istituire le 'aree contigue' alle
aree naturali protette dove consentire l'esercizio
dell'attività venatoria, delle attività sportive e
comunque delle attività dirette alla fruizione del
territorio, nel rispetto di quanto previsto dalla L.
n. 394 del 1991, art. 32 comma 3 e dall'art. 21
della L. n. 157 del 1992.
(21 gennaio 1999)
BENINATI - FLERES - CROCE -
ALFANO - BUFARDECI
III - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI
83, LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE
MOZIONI:
N. 300: "Errata iniziativa da parte dell'Assessore per il
territorio e l'ambiente per la circolare 10.12.1998
(pubblicata sulla GURS n. 4/98) riguardante
l'individuazione delle aree ad elevato rischio
idrogeologico e l'adozione di misure di salvaguardia,
secondo quanto previsto dal d.l. n. 180 del 1998,
convertito in legge n. 267 del 1998".
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che nella GURS del 23.1.1999 è stata pubblicata la
circolare n. 22824 del 10.12.1998 dell'Assessore per
il Territorio e l'ambiente concernente
'Individuazione aree ad elevato rischio
idrogeologico ed adozione misure di salvaguardia
giusta direttiva del decreto legislativo 180/98,
convertito con modificazione nella legge n.
267 del 1998;
CONSIDERATO che con la l.r. n. 14 del 1998 è stato istituito
l'ufficio regionale della Protezione civile che, di
concerto con gli uffici del Genio civile di ciascuna
provincia e pertanto con l'Assessorato regionale
Lavori pubblici, cura principalmente il
coordinamento e le iniziative riguardanti le aree ad
elevato rischio idrogeologico;
ATTESO che la citata circolare dell'Assessore regionale per
il Territorio e l'ambiente ingenera notevoli
perplessità in quanto complica in modo inusitato e
modifica in modo confuso il quadro delle competenze
in materia di rischio idrogeologico, aumentando
senza giustificazione il numero dei soggetti
interlocutori di comuni e province e rendendo
incerta la titolarità delle iniziative e dei livelli
di coordinamento tra amministrazione regionale ed
enti locali;
VERIFICATO che nel quadro delle competenze e dei capitoli di
bilancio della rubrica territorio ed ambiente, non
sono previsti interventi concernenti il rischio
idrogeologico (dissesti, frane, rischio idraulico
etc.), così come previsto dall'allegato 1 della
citata circolare, mentre, di contro, tali iniziative
sono riscontrabili nella rubrica dei Lavori pubblici
ed in parte della Presidenza (Protezione civile);
RITENUTO che l'art. 5 della legge 18 maggio 1989 n. 183
(norma per il riassetto organizzativo e funzionale
per la difesa del suolo) nel definire le competenze
statali in materia di difesa del suolo, attribuisce
al Ministero dei Lavori pubblici tutte le funzioni,
tranne quelle relative alla tutela dell'inquinamento
ed allo smaltimento dei rifiuti nei bacini nazionali
ed interregionali, uniche ad essere assegnate al
Ministero dell'Ambiente;
GIUDICATO pertanto, che la competenza regionale non può
essere attribuita che all'Assessorato Lavori
pubblici;
OSSERVATO che l'Assessore on.le Lo Giudice, nella precedente
legislatura Assessore ai Lavori pubblici, non può
ignorare quali siano le competenze della rubrica
lavori pubblici e che esistono, in ciascuna
provincia, gli uffici del Genio civile che, ad oggi,
sono gli unici, nell'ambito dell'amministrazione
regionale, ad avere competenze riguardanti
l'individuazione dei dissesti idrogeologici
esistenti sul territorio ed i relativi interventi;
RITENUTO altresì che la circolare in argomento riguardi
materia che esula dalle competenze dell'Assessore
per il Territorio e l'ambiente, configurando anzi
un'ingerenza di quest'ultimo nelle pertinenze del
ramo lavori pubblici, che forse s'intende esautorare
dalla gestione dei finanziamenti per la salvaguardia
idrogeologica del territorio che la norma nazionale
fissa in 495 miliardi di lire per gli anni 1999 e
2000;
CONSIDERATO infine che, per l'inoltro della documentazione
da parte dei Comuni e degli altri Enti interessati,
l'Assessore on.le Lo Giudice ha assegnato limiti di
tempo irrisori e quasi proibitivi, tali da
configurare una sicura discriminazione tra comuni
privilegiati ed altri penalizzati;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a ricondurre le competenze e la relativa gestione
dei finanziamenti sul tema dei dissesti
idrogeologici all'Assessorato Lavori pubblici,
naturale interlocutore del Ministero dei Lavori
pubblici ed unico Assessorato regionale che, ad
oggi, ha competenza per interventi di salvaguardia
dai dissesti idrogeologici;
- ad evitare che l'iniziativa intrapresa
dall'Assessore per il Territorio e l'ambiente, anche
per i tempi così stretti assegnati per l'inoltro
della documentazione (otto giorni), alimenti fondati
sospetti sulle conseguenze gestionali che
l'Assessore Lo Giudice farebbe scaturire da tale
iniziativa;
- a rendere noto l'elenco dei Comuni e degli altri
Enti che hanno presentato la documentazione nel
rispetto della scadenza fissata dalla citata
circolare;
- a riaprire i termini per l'inoltro della
documentazione richiesta agli Enti locali, alle
Province, agli uffici del Genio civile etc.,
assegnando un lasso di tempo non inferiore a giorni
trenta dalla pubblicazione della circolare sulla
Gazzetta Ufficiale.
(04 febbraio 1999)
BENINATI-LEONTINI-CROCE-BUFARDECI
FLERES-MISURACA-PROVENZANO-SCOMA
ALFANO
N. 301: "Informazioni agli studenti e alle famiglie sui danni
alla salute provocati dai videogiochi".
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- recentemente, in una sala giochi di Trento, un
ragazzo di sedici anni è stato colpito da crisi
epilettica causata dall'uso smodato ed esagerato di
videogiochi;
- quest'ultimo caso non fa che confermare una
casistica mondiale di danni da abuso di video dovuti
al rapido alternarsi di immagini a colori che
provoca, nei ragazzi più sensibili, veri e propri
accumuli di stress da computer;
- i casi verificati si sono ormai molteplici:
dall'anno '93 (primo anno di rivelazione) in USA e
in Giappone risultano centinaia i casi di ragazzi
colpiti da questa sindrome; in Inghilterra si è
verificato addirittura un caso di morte di un
ragazzo di 14 anni;
CONSIDERATO che uno studio scientifico effettuato in
Giappone nel 1996 rivela che il 30% di chi usa
videogiochi riporta danni alla salute, come nausea,
disturbi agli occhi, mal di schiena e crisi
epilettiche, e che quindi ineluttabili sono le prove
della nocività dei videogiochi,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ed in particolare
L'ASSESSORE PER LA SANITA'
- ad intervenire presso il Governo nazionale per
creare una campagna di informazione e
sensibilizzazione riguardante il problema dell'abuso
di videogiochi;
- ad emanare una direttiva per i direttori e gli
insegnanti di scuola elementari e medie al fine di
sensibilizzare gli alunni e le loro famiglie sui
rischi derivanti dall'uso di videogiochi, non solo
dal punto di vista medico, ma anche dal punto di
vista culturale e formativo.
(05 febbraio 1999)
PAGANO-D'AQUINO-GRIMALDI-CROCE
BENINATI-CIMINO
IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) 'Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, recante 'Modifiche dello Statuto della Regione
siciliana concernenti l'elezione diretta del Presidente
della Regione, l'autoscioglimento dell'Assemblea,
l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed i
referendum regionali'' (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Relatore: On.le Provenzano
2) 'Istituzione del parco archeologico e paesaggistico della
Valle dei Templi di Agrigento e del parco archeologico
integrato di Selinunte, Segesta e Cave di Cusa' (nn. 453 -
302 - 724/A).
Relatore: On.le Adragna
3) 'Proroga della durata della Commissione speciale per la
riforma dello Statuto e le riforme istituzionali' (n. 842).
4) 'Nuove norme in tema di interventi contro la mafia e di
misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
dei loro familiari' (n. 795).
La seduta è tolta alle ore 20.56.