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Resoconto d'Aula della Seduta n. 224 di mercoledì 10 febbraio 1999
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   Presidenza del vicepresidente Silvestro


                  PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO

        Questo resoconto stenografico riporta la sola trascrizione
        dei lavori d'Aula.

    La seduta è aperta alle ore 11.10.

     LO    CERTO ,   segretario, dà  lettura  del  processo verbale
  della seduta numero 221.

     SPEZIALE.  Chiedo  di  parlare  sull'approvazione  del verbale
  della seduta numero 221.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, in merito
  all'approvazione   del   verbale   sorgono   delle   osservazioni
  relativamente  alla  dichiarazione  di  nullità  pronunciata  dal
  Presidente   dell'Assemblea,   onorevole   Cristaldi,  in  merito
  all'elezione  del   deputato  Questore.  Sulla  vicenda  c'è  una
  contrastante e  dubbia  valutazione  perché  noi riteniamo che in
  base a  quanto previsto dal Regolamento, esattamente all'articolo
  5, al comma  5  dell'articolo  4, l'elezione è già avvenuta e che
  andava proclamato  da  parte  del  Presidente  dell'Assemblea  il
  deputato così come  recita  l'articolo  che  ha  preso il maggior
  numero di  voti,  nella  fattispecie,  se  non  ricordo  trattasi
  dell'onorevole Burgaretta.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale,  le ricordo che l'intervento
  sul processo verbale può avvenire solo per inserire una rettifica
  per  chiarire  il  proprio  pensiero, oppure per fatti personali,
  quindi, sono costretto a togliere la parola.

     SPEZIALE.   Io   chiarito   il  pensiero,  voglio  fare  delle
  osservazioni perché  sorgono  delle osservazioni e quindi ritengo
  che non possa procedersi all'approvazione del verbale.

     DI MARTINO .  Onorevole  Presidente,  per  quanto  riguarda il
  processo verbale relativamente all'elezione del deputato Questore
  devo dichiarare che  a mio modo di vedere, non voglio entrare nel
  merito perché il giudizio del Presidente che la parte riguardante
  l'annullamento della elezione del Questore debba rimanere sospesa
  cioè nel senso  che,  si  può  approvare tutto il verbale però ad
  evitare   un'acquiescenza   dell'Assemblea  nei  confronti  delle
  determinazioni   presidenziali,  ritengo  che  l'Assemblea  debba
  lasciare  in   sospeso  fino  ad  un  definitivo  chiarimento  la
  determinazione  assunta dal Presidente relativamente all'elezione
  del l'onorevole Burgaretta a Questore di questa Assemblea, quindi
  le pongo questa proposta formale che la prego di mettere ai voti,
  nel senso che  si  approva  tutto  il verbale ad esclusione della
  parte  riguardante  l'annullamento  dell'elezione  del  Questore.
  Grazie.

     PRESIDENTE. Onorevole Di  Martino,  le ricordo che il processo
  verbale è la fotografia  della  seduta precedente e quindi non si
  possono  apportare modifiche  se  non  per  chiarire  il  proprio
  pensiero, oppure intervenire  per  fatti personali, quindi la sua
  proposta  non è  accettabile.  Se  non  sorgono  osservazioni  il
  processo verbale è approvato.

     SPEZIALE. Vorrei far  rilevare che i deputati presenti in Aula
  votano contro.

     PRESIDENTE.  I  fatti  da  lei  e  dall'onorevole  Di  Martino
  saranno  valutati  nella  sede  appropriata,  non  nel  corso del
  processo  verbale.  Sono  stati  verbalizzati  e  quindi verranno
  esaminati in una sede appropriata e competente.

     SPEZIALE.  Onorevole  Presidente, solo per prendere atto che i
  deputati  presenti in aula non votano l'approvazione del processo
  verbale.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, con le predette osservazioni,
  il processo verbale della seduta numero 221 è approvato.

     PRESIDENTE. Invito  il  deputato segretario a dare lettura dei
  processi verbali delle sedute numeri 222 e 223.

     LO CERTO , segretario,  dà  lettura dei processi verbali delle
  sedute numeri  222  e  223  che,  non  sorgendo  osservazioni, si
  intendono approvati.

    Si passa al primo punto dell'ordine del giorno: Comunicazioni.

    LE  COMUNICAZIONI  VERRANNO  RIPORTATE NELLA STESURA DEFINITIVA
    DEL RESOCONTO STENOGRAFICO.

     PRESIDENTE. Le mozioni ora annunziate saranno poste all'ordine
  del giorno della seduta successiva perché se ne determini la data
  di discussione.
       Con nota  del  9 febbraio 1999 l'onorevole Calogero Speziale
  ha comunicato che  in data 3 febbraio 1999 il Gruppo parlamentare
  dei democratici  di  sinistra  ha  eletto  gli onorevoli Giuseppe
  Pignataro  e  Giuseppe  Cipriani rispettivamente vicepresidente e
  segretario del Gruppo medesimo.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Ai sensi  del  nono  comma dell'articolo 127 del Regolamento
  interno do il  preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento  elettronico che dovessero aver
  luogo nel corso della presente seduta.
       Si passa  al  II  punto  dell'ordine del giorno: Discussione
  delle mozioni:

      N. 280 - Iniziative  per  la  piena  applicazione della l.r.
              12.1.1993,   n.   10,  ed  istituzione  dell'Ufficio
              regionale per i pubblici appalti.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che  a  distanza  di  quasi 6 anni dal suo varo, la
              legge  regionale  12  gennaio  1993,  n. 10, recante
              'Nuove  norme  in  materia  di  lavori pubblici e di
              forniture  di  beni  e  servizi, nonché modifiche ed
              integrazioni   della   legislazione   del  settore',
              risulta ancora largamente disapplicata;

      RILEVATO che, in particolare, l'intero capo I della predetta
              legge, dedicato all'Ufficio regionale per i pubblici
              appalti, che non  risulta  ancora  costituito, detta
              norme (dall'art. 1 all'art.  14) qualificanti per la
              piena realizzazione del processo di riorganizzazione
              del settore degli appalti;

      CONSIDERATO che  la piena operatività dell'Ufficio regionale
              per i  pubblici  appalti consentirebbe di assicurare
              lo svolgimento  presso  le  sue  sezioni provinciali
              dell'intera fase tecnica della scelta del contraente
              dei  lavori   pubblici,  alleggerendo  le  strutture
              amministrative degli  enti territoriali e degli enti
              in  genere  di   onerosi   carichi   di   lavoro   e
              sottraendole al contempo al rischio di infiltrazioni
              parassitarie, affaristiche  e  criminali  che ancora
              oggi  sembrano  condizionare  pesantemente  l'intero
              settore;

      RITENUTO che la legge regionale n. 10 del 1993 ha costituito
              una  tappa   significativa   di   un   processo   di
              modernizzazione   della   pubblica   Amministrazione
              informato all'esigenza  di  assicurare  una corretta
              gestione dei flussi  di  spesa  destinati al settore
              dei  lavori  pubblici,  attesa  la  necessità  della
              rapida  realizzazione  di  infrastrutture essenziali
              per la  comunità  siciliana  e,  soprattutto,  avuto
              riguardo alla creazione  di  occasioni di lavoro per
              le imprese ed i  lavoratori  in vista di un rilancio
              dell'economia regionale;

      RAVVISATA l'esigenza della  piena  applicazione  del  capo I
              della l.r. n. 10 del 1993,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a porre in  essere qualunque provvedimento idoneo ad
              assicurare     l'integrale     applicazione    delle
              disposizioni contenute  nella  legge regionale n. 10
              del 1993 ed  in  particolare di quelle contenute nel
              capo I, dall'articolo 1 all'articolo 14, riguardanti
              l'Ufficio regionale dei pubblici appalti, facendo sì
              che entro 60 giorni dall'approvazione della presente
              mozione  esso  risulti  regolarmente  costituito  ed
              operante.

                                      GRANATA - CAPUTO - LA GRUA -
                                      FLERES - DRAGO


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


     SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente, volevo soltanto chiederLe - anche
  in  previsione  del  fatto  che  questa  mattina non c'è presente
  l'Assessore  per il territorio e l'ambiente - se possiamo, sempre
  che  i  colleghi  siano  d'accordo,  i  colleghi  firmatari delle
  mozioni, stabilire che si  procede  immediatamente  prelevando la
  legge-voto e di discutere le mozioni  in data successiva, cioè in
  occasione della discussione generale su  tutte  le  mozioni  così
  come stabilito dalla Conferenza dei capigruppo.
       La Conferenza  dei  capigruppo  aveva  stabilito di dedicare
  un'unica seduta  alla discussione di tutte le mozioni presentate,
  quindi di spostare  queste  mozioni a quella seduta e di iniziare
  subito prelevando la legge-voto.

     ALFANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO.  Signor Presidente,  onorevoli colleghi, pur rilevando
  che  l'assenza  dell'Assessore   è   elemento  determinante,  noi
  accediamo alla ipotesi proposta  dall'onorevole  Speziale  su  un
  altro  argomento che ci pare ancora  più  rilevante  e  cioè  che
  riteniamo essenziale procedere con  la massima celerità all'esame
  degli emendamenti al disegno di  legge-voto  per la riforma dello
  Statuto  e  quindi  siamo  favorevoli   al   prelievo  del  punto
  riguardante il disegno di legge-voto di riforma dello Statuto.

     PEZZINO. Signor Presidente, vorrei apporre  la  mia firma alla
  mozione.

     BUFARDECI. Vorrei apporre anch'io la mia firma.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Sulla proposta dell'onorevole Speziale di prelevare il punto
  III  dell'ordine del giorno "Discussione  del  disegno  di  legge
  'Schema di disegno di legge costituzionale'" chiedo il parere del
  Governo.
       Il Governo è favorevole.
       Pongo  ai   voti  la  proposta  dell'onorevole  Speziale  di
  prelevare il punto III dell'ordine del giorno.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                         E' approvata

   705-708-758-Norme stralciate/A

   Presidenza del vicepresidente Silvestro

   Presidenza del presidente Cristaldi


       Si passa al III punto  dell'ordine del giorno:  "Discussione
  del disegno di legge schema di disegno di legge costituzionale da
  sottoporre  al Parlamento nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18
  dello  Statuto  recante modifiche  dello  Statuto  della  Regione
  siciliana concernente l'elezione  diretta  del  Presidente  della
  Regione,    l'autoscioglimento    dell'Assemblea,    l'iniziativa
  legislativa  popolare,  comunale  ed  il  referendum  regionale".
  Invito  i  componenti  della   Commissione   a   prendere   posto
  nell'apposito banco. Ricordo all'Aula che  per quanto riguarda il
  disegno di legge voto, abbiamo  esaurito  la discussione generale
  sugli emendamenti, adesso siamo nella  fase  di  votazione  degli
  emendamenti, si è preso atto  nella seduta precedente, del ritiro
  dell'emendamento  n.   1.41 a firma  Zanna  ed  altri.  Pongo  in
  votazione  l'emendamento  n.  1.11 a  firma  Forgione  ed  altri:
  l'articolo 1 è soppresso.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  voglio
  riproporre    l'ispirazione    di    questo   emendamento,   cioè
  l'ispirazione  di   questo  emendamento  è  quello  di  riportare
  all'autodeterminazione di questa Aula la decisione sulla forma di
  elezione del Presidente  e  sul sistema di governo della Regione.
  Quindi non è  un  emendamento,  vorrei  dirlo anche al Presidente
  della  Commissione,  che  nega  il  diritto  di  una  maggioranza
  parlamentare che noi  sappiamo  esserci in questa Aula a giungere
  ad una legge che contenga l'elezione diretta del Presidente della
  Regione, ma questo  emendamento invece, favorisce un percorso che
  dà  centralità  a   questo   Parlamento   e  a  questa  Aula  che
  autonomamente e non  attraverso  una  legge  voto  deve  decidere
  complessivamente  della  forma   di   governo   e  quindi  di  un
  ragionamento complesso sul rapporto  tra la forma di elezione e i
  poteri  del  Presidente   e  il  rapporto  tra  questi  poteri  e
  l'Assemblea legislativa.  Quindi  noi  con  questo emendamento di
  fatto, non blocchiamo  e non neghiamo il processo riformatore che
  noi non condividiamo per le caratteristiche presidenziali che ha,
  non neghiamo la  scelta  di una maggioranza di autodeterminarsi e
  di giungere ad  una  legge  che  prevede  l'elezione  diretta del
  Presidente  della  Regione,  ma  riportiamo  la  discussione,  il
  confronto e la decisione in questa Aula.
       Io  mi  rendo   conto   che   ormai   la  vostra  propaganda
  presidenzialista, onorevoli colleghi, è andata talmente avanti da
  non potervi  fermare, ma questa è l'ispirazione dell'emendamento,
  io credo che esalteremmo il valore e la centralità di questa Aula
  e di questo  Parlamento,  contribuiremmo  in  modo  più  serio al
  dibattito in corso  sulla  riforma  delle  forme di governo delle
  regioni  dell'intero  Paese, sia quelle a statuto ordinario che a
  quelle  a  statuto  speciale  e  tutto  sommato metteremmo questo
  Parlamento  in  condizione  di  discutere  complessivamente della
  forma di governo.
       Se vi serve  semplicemente la propaganda, ovviamente, votate
  contro questo emendamento  e  avete già subito l'elezione diretta
  del presidente della Regione  senza sapere per che cosa, come, in
  che rapporti con  questo  Parlamento,  quali  poteri  deve  avere
  questo presidente della  Regione,  però  avremmo  tutti  fatto un
  servizio a questa  opinione pubblica così' deformata da vocazioni
  maggioritarie, vocazioni plebiscitarie  e sotto sotto da tendenze
  neo-autoritarie.

     ALFANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
  annunciare il voto  contrario  di  Forza  Italia  all'emendamento
  Forgione poiché si tratta di emendamento soppressivo all'articolo
  1 che rappresenta il cuore pulsante di questa ipotesi di riforma.
       Abbiamo scelto un  modello  presidenziale,  lo abbiamo posto
  agli elettori nel corso della campagna elettorale del 1996 e oggi
  ci troviamo al bivio che  può condurci ad una grande vittoria che
  è quella per la quale Forza Italia si è sempre spesa. Poi c'è una
  questione  di   principio  posta  a  fondamento  dell'emendamento
  soppressivo che riguarda  la  mancata  definizione nel merito dei
  sistemi che regoleranno  il  meccanismo elettorale per l'elezione
  del presidente della Regione.
       Anche  da  questo  punto   di   vista   mi  sembra  che  sia
  sormontabile l'obiezione  dell'onorevole  Forgione. Poiché se c'è
  un dato certo è  che  noi  acquisiamo  un principio, un principio
  presidenzialista che porterà con sé - crediamo - anche un sistema
  elettorale maggioritario  vero, non maggioritario nascosto dietro
  eufemismi o parole di comodo.
       C'è un'ulteriore questione, quella del metodo e che riguarda
  la scelta della  legge-voto.  Abbiamo  scelto  il  percorso della
  legge-voto perché riteniamo  che  attraverso  questa  via  saremo
  nelle  condizioni di  partecipare  per  le  vie  istituzionali  e
  formalmente possibili in questo Parlamento alle discussioni sulle
  riforme  istituzionali  e  costituzionali  attualmente  in  corso
  presso il Parlamento nazionale.
       Abdicare, dunque, a  questa scelta, abdicare all'idea che si
  possa procedere per  la  legge-voto è probabilmente abdicare alla
  ragione più profonda  su  cui  regge  l'autonomia  della  Regione
  siciliana e di questa Assemblea più in particolare.
       Il principio presidenziale è un principio che conferirà alla
  Regione siciliana e al Governo della Regione siciliana stabilità,
  governabilità, certezza dei  diritti  dei cittadini che in questi
  anni si sono  trovati  di fronte ad un'amministrazione inefficace
  anche perché le continue crisi di governo non hanno consentito di
  portare avanti progetti e programmi con una certa continuità.
       Ecco il punto di snodo.  Come si fa a mettere in discussione
  un  principio presidenzialista  che  non  contiene  nessun  germe
  autoritario.  Questa  sì   che   è   propaganda.  L'idea  che  il
  presidenzialismo contenga un germe autoritario.
       Riteniamo che non vi siano  -  e  lo  abbiamo detto anche in
  altra sede - principi e sistemi elettorali neutri.
       E' giunto il tempo  dopo  il  periodo  della  seconda guerra
  mondiale  di   fare  prevalere  l'elemento  della  governabilità,
  l'elemento di rappresentanza  dei  cittadini  che  si  esprimono,
  scelgono un governo, scelgono un presidente della Regione che poi
  pongono al giudizio dei quattro anni, dei cinque anni del proprio
  lavoro e del lavoro del presidente stesso.
       Non si può tornare  indietro  rispetto a questo percorso per
  cui esprimeremo  voto contrario all'emendamento Forgione credendo
  che il vessillo del presidenzialismo sia un vessillo di autentica
  e vera riforma che  condurrà  la  Regione  siciliana  fuori dalle
  secche dell'immobilismo e dell'ingovernabilità.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI MARTINO .  Signor  Presidente,  innanzitutto  una notazione
  politica: i banchi vuoti di  questa  Assemblea  possono portare a
  due  conclusioni  contrastanti  una con  l'altra.  O  che  questa
  riforma  dello Statuto non interessa  nessuno,  per  cui  esserci
  dieci deputati o novanta non  cambia  nulla, oppure ha dimostrato
  che la cosiddetta "II Repubblica" - con i nuovismi che vi sono in
  corso - ha dimostrato un grave  degrado  culturale  e politico da
  fare paura.
       Quindi, è bene che  su  queste  vicende  diciamo  una parola
  chiara. Qui c'è un errore,  in altri tempi si direbbe gli opposti
  estremismi  o  i dogmatismi: da un lato  c'è  chi  pensa  che  il
  presidenzialismo  sia  la  salvaguardia   da  ogni  problema,  il
  presidenzialismo sia il toccasana  di  ogni questione, dall'altro
  lato   c'è   chi  ritiene   il   presidenzialismo   qualcosa   di
  antidemocratico, qualcosa da respingere.
       Io dico che sono  sbagliate  l'una posizione e l'altra. Cioè
  in questa vicenda il  dogmatismo  non serve. Dobbiamo guardare le
  cose  con spirito laico.  Il  presidenzialismo  è  una  forma  di
  governo  che può essere  benissimo  sperimentata  e  non  a  caso
  possiamo  chiamarlo il  "loro  Speziale"  propone  nel  complesso
  soluzioni tali che  accrescono  l'autonomia di questo Parlamento,
  nella scelta della forma di  governo  nei  prossimi  anni dopo il
  primo   esperimento   che    andiamo   ad   adottare   da   parte
  dell'Assemblea.
       Quindi, con queste dichiarazioni di voto, signor Presidente,
  dico   che    sono    contrario    all'emendamento    soppressivo
  dell'onorevole  Forgione,   perché   lo   ritenga  una  posizione
  estremistica  che  non   serva   assolutamente  a  dare  maggiore
  governabilità alla nostra Regione.
       Come sono contrario al presidenzialismo sfrenato da parte di
  alcune forze dell'opposizione,  ma  anche della maggioranza, che,
  ritengo, attraverso il presidenzialismo possano risolvere tutti i
  problemi della Sicilia.
       Abbiamo avuto un'esperienza in  questi  anni, che io ritengo
  buona, l'esperienza della elezione  diretta dei sindaci, però sul
  piano dello sviluppo, sul  piano  delle riforme non abbiamo visto
  nessun sindaco eletto direttamente  che  ha avuto più possibilità
  di incrementare l'occupazione e  porta avanti una politica per le
  attività produttive. Quindi, voglio  dire di guardare le cose con
  molta  serenità  e cerchiamo  di  renderci  conto  che  l'attuale
  Statuto per quando riguarda la  forma  di  governo allo stato non
  regge.  Facciamo  questo   esperimento  della  forma  di  governo
  presidenziale, dopo di che vedremo il da farsi, chi verrà dopo di
  noi.

     MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MARTINO. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  io credo che
  coloro che affermano la  validità  del principio presidenzialista
  dovrebbero essere grati all'onorevole Forgione  ed anche a me che
  ho firmato l'emendamento soppressivo perché non si sono forse ben
  resi conto che questo emendamento soppressivo, togliendo di mezzo
  la formulazione attuale dell'articolo 1  del  testo  della legge,
  apre  la  possibilità  di   introdurre   realmente  il  principio
  presidenzialista  che  con  l'attuale  formulazione  non  sarebbe
  possibile.
       Leggo per maggiore chiarezza, il testo dell'articolo 9:

                              'Articolo 9

    1.  Il Presidente della Regione è eletto direttamente dal corpo
    elettorale regionale,  secondo  modalità  stabilite  con  legge
    adottata dall'Assemblea  regionale, approvata a maggioranza dei
    due terzi dei deputati regionali.

    2.  La stessa legge  regola  la  formazione  e  la composizione
    della Giunta e le  eventuali  incompatibilità  fra la carica di
    Presidente della Regione o  di  assessore  e  la  titolarità di
    altre cariche o uffici.'

       Se  passasse  questo  testo  di  legge  voto e il Parlamento
  nazionale  lo  recepisse  così  com'è,  noi  ci  troveremmo nella
  condizione di avere introdotto il principio del presidenzialismo,
  di  avere  previsto  la  possibilità  di  approvare una legge con
  maggioranza  qualificata  da  parte  del Parlamento regionale che
  stabilisca  le modalità di elezione del Presidente e tuttavia, al
  di  là  della  formazione  e  della composizione, delle eventuali
  incompatibilità  o  della  titolarità  di altre cariche e uffici,
  questa legge non potrebbe stabilire nulla.
       Ci troveremmo, dunque, ad avere  abrogato la sezione seconda
  dello Statuto che  prevede  anche  i  casi  di  sostituzione  del
  Presidente della Regione e  a  non  avere previsto, che con legge
  regionale, questa lacuna possa essere colmata.
       Per  conseguenza   ne  deriverebbe  che  per  dare  concreta
  attuazione al  principio  sarebbe  necessario riattivare di nuovo
  l'articolo 138 della  Costituzione  e  ricorrere  di  nuovo a una
  legge -voto   che   preveda  l'introduzione  di  queste  modalità
  attualmente  non   previste.
       Per questa  ragione, io credo,  l'emendamento soppressivo si
  muove, come diceva lo stesso onorevole Forgione, non nel senso di
  una posizione  pregiudiziale  e  preconcetta  nei  confronti  del
  presidenzialismo, che pure rimane una posizione teorica del tutto
  rispettabile, che è anche la  mia,  ma si muove nel senso di fare
  rilevare e di  tentare  di  correggere  una  incompletezza  e una
  stortura nella  formulazione  dell'articolo di legge presente che
  ahimè,  devo dire, discende  dal  fatto  che  ci  si  è  lasciati
  prendere dalla necessità  della propaganda senza scendere poi sul
  terreno concreto della riflessione del contesto giuridico e della
  complessività  degli   elementi   che   devono  essere  presi  in
  considerazione.
       Per questa  ragione,  io  sono  molto  combattuto  perché ho
  firmato questo emendamento,  ma  sarei tentato di ritirare la mia
  firma e di  votare  contro  l'emendamento  in  maniera  tale  che
  passasse l'attuale  testo  della legge-voto cosicché si potessero
  determinare  quelle  conseguenze,  certamente  inevitabili,  alle
  quali facevo poc'anzi  riferimento  e che andrebbero nel senso da
  me auspicato della impossibilità della introduzione del principio
  presidenziale o comunque della sua concreta attuazione.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  l'emendamento  1.11  a firma
  Fovergione ed altri. Parere del Governo?

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Contrario.

     PRESIDENTE. Parere della Commissione?

     PROVENZANO, Presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è  contrario  resti seduto; chi è d'accordo si
  alzi.
                          (Non è approvato)

       Si  passa   all'emendamento   1.28  a  firma  dell'onorevole
  Speziale.   Comunico   che   all'emendamento   1.28   sono  stati
  presentati i  seguenti  sub-emendamenti:  1.28.1, 1.28.8, 1.28.2,
  1.28.7, 1.28.3, 1.28.4, 1.28.5, 1.28.6, 1.28.9...

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     ALFANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, giusto per una
  precisazione  che  ci   consenta   di   affrontare  compiutamente
  l'argomento dell'emendamento Speziale; vorremmo conoscere - credo
  sia stato detto nella precedente seduta, lo vorremmo qui ribadito
  -   l'effetto   preclusivo   dell'approvazione   dell'emendamento
  Speziale rispetto agli emendamenti successivi.

     PRESIDENTE.  Se dovesse  essere  approvato  l'emendamento 1.28
  dell'onorevole Speziale, verrebbero preclusi gli emendamenti 1.15
  a firma Silvestro, 1.33 a firma Forgione, 1.5 a firma Di Martino,
  1.12 a firma Forgione ed altri, 1.9  a  firma  Di Martino, 1.14 a
  firma  Forgione,  1.17 a firma Calanna, 1.4  e  1.3  a  firma  Di
  Martino, 1.38 a firma Mele, 1.16 a  firma Silvestro, 1.19 a firma
  Leanza, 1.25 a firma Leontini, 142 a  firma  Zanna,  1.10 a firma
  Martino, 1.7 a firma Fleres, 1.13 a  firma Forgione, 1.22 a firma
  Barbagallo, 1.39 a firma Mele, 1.40 a  firma  Zanna, 1.26 a firma
  Leontini, 1.18 a firma Calanna, 1.8 a  firma  Fleres, 1.2 a firma
  Di Martino, 1.34 a firma Spagna.
       Restano invece in piedi: 1.6 a  firma  Fleres,  1.42 a firma
  Zanna, 1.1 a firma Di Martino e 1.24 a firma Briguglio.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE: Ne ha facoltà

     FORGIONE.    Signor    Presidente,   l'emendamento   Speziale,
  praticamente,  riscrive  la legge e  fa  decadere  una  massa  di
  emendamenti che noi riteniamo molto  importanti,  sui  quali, tra
  l'altro, vorremmo una discussione, a  meno  che,  oltre  all'Aula
  vuota, non vi sentiate appagati anche dal vietare il dibattito su
  questa legge di "riforma epocale", come l'avete definita.
       Dato che lo  stesso  titolo  dell'emendamento dell'onorevole
  Speziale  contiene l'espressione  contestualmente  alla  elezione
  dell'Assemblea   regionale   siciliana,   quindi   entriamo   già
  oggettivamente in materia di riforma elettorale, io vorrei sapere
  da lei, signor Presidente, se noi  dobbiamo attenerci ai tempi di
  discussione di una normale legge,  o  se non, invece, rispettando
  il regolamento, poter usufruire della  possibilità di avere altri
  tempi e senza limiti dei cinque minuti  e  dieci  minuti, come il
  regolamento prevede per discussione di materia elettorale.
       E'  un  quesito che, sia  io  che  l'onorevole  Di  Martino,
  abbiamo  posto all'inizio di  questa  discussione,  e  aspettiamo
  ancora una risposta. Non si può  pretendere tutto da questa Aula;
  cioè, che una legge di svolta epocale  si  faccia  ad Aula vuota;
  che gli emendamenti decadono; che  la  discussione non si faccia,
  dite  cosa  volete.  Se   assieme   al   presidenzialismo  volete
  preventivamente  tappare  anche   la   bocca   all'Aula,   allora
  dichiaratelo, noi non ci stiamo.

     PRESIDENTE.  Onorevole Forgione, capisco  il  senso  della sua
  richiesta. Voglio ricordare all'Aula e a me stesso che in Aula si
  è discusso ampiamente su questa legge. Lei avrà modo di discutere
  ancora  sui  sub  emendamenti presentati  che  vanno  discussi  e
  votati, e sono circa 9. Quindi, non c'è una linea che comprime la
  libertà di discussione dell'Assemblea.
       Solo che dobbiamo rendere questa discussione compatibile con
  il rispetto del Regolamento.

     FORGIONE. Chiediamo esattamente questo.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .   Signor  Presidente,   quanto  testè  accennato
  dall'onorevole Forgione ha il suo fondamento.
       Il suo fondamento dipende molto dalla Presidenza. Cioè se la
  Presidenza  ritiene  ammissibile  e  attinente  alla  materia  il
  sistema maggioritario  nello  Statuto,  a  quel  punto, onorevole
  Presidente, lei non  può  limitare  più  i  tempi di discussione,
  perché andremmo a violare il regolamento.
       Se il Presidente dell'Assemblea  ritiene inammissibile tutto
  ciò che riguarda i criteri e i sistemi elettorali  a quel punto i
  cinque minuti sono regolamentari.
       Quindi  tutto  dipende  dal   comportamento  del  Presidente
  dell'Assemblea che vorrà adottare.
       Se ritiene che dobbiamo discutere  sul  sistema  elettorale,
  evidentemente  richiediamo il rispetto del  regolamento  e  ampia
  libertà di parola senza alcuna prefissazione di tempo.
       Però, io onorevole Presidente, invito a lei, secondo noi qui
  in Assemblea possiamo trovare, come dicono gli inglesi un general
    agreement un accordo  tra  gentiluomini.  Ed è questo, cioè noi
  dobbiamo eliminare alcuni tabù che sono presenti in Aula.
       Primo tabù è quello che si pensa che questo Parlamento debba
  fare leggi ordinarie senza modifiche  costituzionali o statutarie
  con i due terzi dei voti.
       Non esiste  alcun  Parlamento democratico al mondo, esisteva
  soltanto nell'ex Unione  Sovietica  o  nella  Camera  dei Fasci e
  delle Corporazioni,  perché  lì  c'erano il partito dei contadini
  che era sempre d'accordo con il partito comunista che governava e
  nella camera dei  fasci e delle corporazioni che avevano un'altra
  composizione ed era di nomina....

     FORGIONE. Onorevole  Di  Martino,  per maggioranze semplici si
  intendeva il trentacinque per cento

     DI MARTINO . Tra  l'altro manco si votava, quindi li stabilire
  il due terzi o  il  sessanta  per cento o la maggioranza assoluta
  non significava niente.
       Quindi  qui   questo  primo  tabù   deve  essere,  onorevole
  Presidente, eliminato.
       L'altro    tabù   che   dobbiamo    eliminare    è    quello
  dell'incompatibilità.
       Vivaddio, non  esiste  nessuna  Costituzione  al  mondo  che
  stabilisce se si  è incompatibili con deputati, con ministri, con
  sottosegretario,  non   esistono   perché   sono   paesi  seri  e
  democratici questi problemi  non  se li pongono, sono dovuti alla
  contingenza politica.
       Quindi in certi momenti la contingenza  politica ritiene che
  il deputato può essere anche assessore, in altri momenti no.
       Oppure fare una posizione mediana, un mix tra deputati e non
  deputati, cioè deve essere lasciato aperto,  non si può vincolare
  questo tipo di norme in riforme statutarie.
       Quindi  se  cade anche questo tabù, e  mi  auguro  che  cada
  presto,   noi  possiamo   andare   rapidamente   all'approvazione
  dell'articolo 1.
       Io  qui  le  faccio  una   dichiarazione,   Presidente,   io
  sottoscrivo l'emendamento Speziale 1.28, tutto quello  che  è  in
  contrasto   con   questo   emendamento    da   me   sottoscritto,
  evidentemente, è da considerare ritirato.
       Quindi, Presidente, qui se ci fosse, se  non ci fosse questa
  smania che hanno alcuni di apparire più  bravi  degli  altri,  la
  smania di apparire più presidenzialisti degli  altri, secondo me,
  qui se la Commissione si riunisse dieci minuti, un minuto, cinque
  minuti, potrebbe risolvere i problemi  ,  approvare l'emendamento
  Speziale.
       Io rivolgo un invito a Forza Italia  e ad Alleanza Nazionale
  di  ritirare questi emendamenti e io  ritengo  che  l'emendamento
  Speziale  possa  soddisfare le esigenze e  rinvia  al  futuro  le
  scelte definite sull'applicazione dello Statuto  che  andiamo  ad
  approvare,
       Lo  stesso  invito  rivolgo  ai   compagni  di  Rifondazione
  Comunista,  cioè  non  ha  senso  mantenere   in   piedi   questi
  emendamenti,  ritirate gli emendamenti,  andiamo  alla  votazione
  dell'emendamento Speziale e andiamo avanti approveremo lo Statuto
  in maniera sbrigativa, dopo approfondimenti che  da  alcuni  mesi
  abbiamo svolto qui in questa assemblea.
       Volere tenerci qui legati, inchiodati  in  questo Parlamento
  per discutere i due terzi, o l'incompatibilità o altre cose amene
  e  molto spesso sono amene di questo tipo, secondo me non serve a
  questo Parlamento.

     VELLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VELLA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
  sull'ordine dei lavori e ritorno sulle note che ha fatto poc'anzi
  l'onorevole  Forgione,  anche  con  una  volontà di testardaggine
  rispetto  a questa delicatissima questione. Io ritengo che questo
  emendamento  che  come altri affrontano un tema delicatissimo che
  riguarda  anche  se  forme  indirette  e tortuose, ma entrano nei
  meandri  della  problematica più generale che riguarda la riforma
  elettorale, devono essere sottratti dal dibattito  dell'Aula.  Lo
  dico per due ordini di motivi, primo per venire incontro a questa
  onda maggioritaria che è stata qua profusa in molti interventi da
  parte  dei  colleghi,  ed  è stata fortemente  motivata  come  la
  ragione  e  la  necessità dei siciliani, ed è  stato  detto  che,
  peraltro, questo dibattito non deve essere caratterizzato come il
  dibattito   che   doveva   contraddistinguere  il   ruolo   delle
  maggioranze e dell'opposizione, ma qua sembra, mi  pare,  e  sarà
  sicuramente così, che rispetto a questo tema  che è delicatissimo
  che è un tema che riguarda i siciliani per  usare,  diciamo così,
  l'espressione tanto decantata dai colleghi maggioritari,  mi pare
  che si voglia usare la forza della maggioranza  e sarà certamente
  così.
       Io siccome  ritengo  che  noi  dobbiamo  misurarci anche sul
  terreno dell'intelligenza  di  sviluppare  i  ragionamenti  e  di
  rispettare anche i  criteri  delle  regole  vorrei  capire se qua
  dobbiamo affermare  un criterio ed un principio di espropriazione
  completa del  ruolo  della  funzione della Commissione, perché se
  questa Commissione è  stata  chiamata  per  quello che è stato lo
  spirito, per quello  che  è stato l'indirizzo, e l'orientamento e
  l'impianto che si  è  voluto dare di disegnare i tratti del nuovo
  Statuto, comunque, le  regole  del  nuovo  Statuto, mi pare che a
  questo la Commissione  è  già  venuta meno, ma ora viene fuori un
  elemento in  più,  cioè si vuole sostanzialmente delegittimare il
  ruolo e  la  funzione  della  Commissione  perché questo dimostra
  proprio l'assunto che noi abbiamo da sempre sostenuto, che questa
  Commissione non ha fatto quello che doveva fare.
       Allora,  noi  dobbiamo  limitarci  a  quello  che è stato il
  ragionamento,  a  quello  che è stato l'impianto che ha costruito
  questa  Commissione,  un  impianto  molto  riduttivo, un impianto
  molto  striminzito  ma  questo  è l'impianto e su questo dobbiamo
  ragionare  e  dobbiamo  lavorare;  e  allora  è  chiaro che se la
  Commissione  si  è limitata soltanto a fissare un principio che è
  quello  dell'elezione diretta del Presidente della Regione, senza
  volere  con  ciò entrare nel merito di tutte le problematiche che
  riguardano,  poi,  le calibrature, le misure, le attribuzioni, le
  competenze,  i  contrappesi  noi  dobbiamo guardare a questo e su
  questo dobbiamo, diciamo così, intervenire e decidere.
       Gli emendamenti,  allora,  che  qui andranno in discussione,
  onorevole Presidente, entrano  nel  merito  e  l'ho  detto non in
  maniera centrale,  perché  l'equivoco  forse  è  questo, perché i
  proponenti di questi emendamenti sfuggono all'attenzione centrale
  del tema che  riguarda  poi  molto  acutamente la questione della
  riforma elettorale  con  un  marchingegno,  ma  sappiamo bene che
  quando noi entriamo  in  un  tema  molto  delicato  che  riguarda
  l'elezione dell'Assemblea,  che  riguarda  l'elezione e la revoca
  degli  Assessori   si   tratta   fissare   le  prerogative  e  le
  attribuzioni che  sono  proprie  di  organi che sono strettamente
  legate con  il  Governo  dell'Assemblea  e  che sono strettamente
  legate,  anche,  con   la   vita   di   quella  che  sarà  domani
  l'espressione di Governo della Sicilia.
       E' chiaro che  se  il  punto  di partenza è il testo esitato
  dalla Commissione, se  il punto di partenza è fissare il criterio
  generale, che è  quella di dire l'elezione diretta del Presidente
  della Regione, va  da  sè  che  noi  non  possiamo,  non possiamo
  assolutamente, perché  se  così vogliamo fare, signor Presidente,
  noi dobbiamo qui  stabilire che la Commissione non ha più valore,
  non ha  più  funzione,  dobbiamo  consegnare  alla Commissione un
  mandato nuovo, che  è  quello di affrontare il tema delicatissimo
  che  riguarda   la  riforma  elettorale  e  l'attribuzione  delle
  competenze.
       Quindi pongo un problema che riguarda  la  improponibilità e
  una pregiudiziale che troncherebbe completamente e che metterebbe
  l'Assemblea nelle condizioni pacate, di affrontare  anche  se noi
  siamo  contro,  e  lo  abbiamo  chiaramente  espresso,  le  linee
  tracciate da questa Commissione ma di affrontare  e  definire  un
  passaggio  che  solo  quello  deve essere il  passaggio,  a  dopo
  discutere le questioni che riguardano, diciamo  così, la gestione
  e la vita del Governo della Sicilia e  soprattutto del Parlamento
  siciliano. Grazie.

     PRESIDENTE.  Si  passa  alla  discussione  della votazione dei
  subemendamenti.
       All'emendamento    1.28    dell'onorevole    Speziale;    il
  subemendamento 1.28.1 dell'onorevole Forgione è soppresso.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Onorevole  Presidente, noi comprendiamo in un certo
  senso  uno sforzo fatto dall'onorevole Speziale rispetto alla sua
  maggioranza  ed  abbiamo  sentito  come  le sirene dell'onorevole
  Speziale  hanno  già  catturato  le  orecchie  dolci  e sensibili
  dell'onorevole Di Martino.
       Ma  per  lo  stesso   motivo  espresso  prima  sull'articolo
  proposto dalla commissione, noi  sosteniamo la soppressione anche
  di questo emendamento perché di fatto non  è  un passo in avanti,
  perché  stabilisce anche questo  emendamento l'elezione diretta e
  costituzionalizza  l'elezione  diretta   del   presidente   della
  Regione,   espropria   questa    aula    della   possibilità   di
  autodeterminarsi complessivamente sulla  forma  di governo, entra
  già  nel  merito di alcuni poteri  del  Presidente  che  noi  non
  condividiamo nella maniera così come sono affrontati e quindi per
  queste ragioni proponiamo di sopprimerlo.
       Io  lo  so, noi saremo  ripetitivi  in  questa  discussione,
  onorevole Presidente dell'Assemblea, perché rispetto ad una legge
  che  è  fatta  sostanzialmente  di uno  solo  articolo,  che  non
  affronta una materia complessa e non  l'affronta  in tutte le sue
  articolazioni, noi dovremo ripetere ogni volta  le ragioni che ci
  spingono ad una semplificazione perché  una legge semplificata in
  un  articolo  spinge  anche  le   ragioni   contrarie  ad  essere
  semplificate,  saremo  quindi  noiosi, ma  le  ripeteremo, perché
  abbiamo  il  dovere  rispetto  a  questa   aula  di  chiedere  un
  approfondimento, di insistere su un approfondimento.
       Non  è  vero  onorevole Di Martino  che  in  tre  minuti  la
  commissione  se  si  riunisce si può  mettere  d'accordo;  non  è
  questo
       Questa commissione ha avuto mesi  per  ragionare  su  queste
  questioni  ed  ha  assolto la  propria  coscienza  proponendo  un
  articolo di quattro righe.
       E'  tutto  questo.   E   allora   anche  questo  emendamento
  dell'onorevole  Speziale,  che   pure  articola  il  ragionamento
  semplificato della commissione Provenzano, non ci convince perché
  sta tutto dentro quella logica e non  supera  quella logica e non
  consente a questo Parlamento  di ragionare complessivamente sulla
  forma  di  governo  e  sul   rapporto   tra   la   partecipazione
  democratica, i poteri dell'Assemblea ed il Presidente.

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.  Poi ci sono iscritti a parlare gli
  onorevole Virzì, Martino e Liotta.

     ALFANO.   Onorevole   Presidente,  onorevoli  colleghi,  molto
  brevemente  per conciliare l'esigenza di rappresentare l'opinione
  di Forza Italia con la grande esigenza di concludere celermente i
  lavori di questo disegno di legge.
       L'emendamento  ulteriormente  soppressivo   che   tenta   di
  risopprimere  l'articolo  1,   pone   una  questione  leggermente
  diversa, quella del  raccordo  rispetto all'emendamento Speziale,
  il quale, diciamoci francamente per una  volta  in questa aula la
  verità, non è altro che un'articolazione,  direi  anche un po più
  avanzata rispetto al punto di approdo di un accordo possibile che
  si è rivelato possibile in commissione statuto.
       Cioè  l'emendamento  Speziale  non  è  nient'altro  che  una
  riformulazione  un  pò  più  articolata, leggermente più avanzata
  ripeto, dell'articolo 1 della bozza Provenzano.
       Noi che  abbiamo  ritenuto  il  livello  minimo  accettabile
  quanto  venuto   fuori   in  Commissione,  perché  avevamo  delle
  posizioni  diverse   rispetto   a   questa   bozza   in  tema  di
  incompatibilità, in  tema  di  sistema elettorale maggioritario a
  turno unico, abbiamo  accettato  quella  bozza come il livello di
  riforme possibili  che potevano venire fuori in quelle condizioni
  in quella  Commissione.  Ecco perché non ci scandalizziamo, anzi,
  di ciò che ha potuto produrre l'onorevole Speziale.
       Stiamo  per  avviare una grande battaglia che è quella sulle
  incompatibilità  ed  anche  sui  sistemi  elettorali; però non mi
  scandalizzerei,  come  si  è  scandalizzato l'onorevole Forgione,
  rispetto alla riformulazione posta nell'emendamento 1.28.

     VIRZI'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VIRZI'.  Onorevole  Presidente,  onorevoli colleghi, non senza
  qualche   ragione  l'onorevole  Forgione,  nell'attaccare  questo
  disegno  di  legge,  disse  che il lungo travaglio della montagna
  aveva  partorito il topolino. Questo credo che dovrebbe essere un
  pò  un  atto  di  dolore  recitato  da  tutto  questo  Parlamento
  eccessivamente variegato. L'altra parte della verità, che è quasi
  una  linea parallela che converge all'infinito con questa verità,
  è  quella  che  proprio per questi motivi l'onorevole Forgione dà
  l'idea di sparare con un cannone ad una zanzara; mettere in campo
  l'argomento che è l'elezione del Presidente....

     FORGIONE. Siamo pacifisti, onorevole Virzì, non spariamo.

     VIRZI'.  .... Mettere in campo l'argomento che è la oggettiva,
  indiscutibile   contestualità   fra   l'elezione   dell'Assemblea
  regionale  siciliana  e  l'elezione del presidente della regione,
  significhi   in   qualche   modo   introdurre   e  predeterminare
  l'argomento   della   riforma   elettorale  mi  sembra  non  solo
  pretestuoso  ma  assolutamente  fuori  tema.
       Io  credo  che  sia  assolutamente  scontato, mi sembra anzi
  quasi comico che ci preoccupiamo di metterlo in una legge, che il
  tutto debba avvenire contestualmente.
       Non  credo  che venga sfiorato l'argomento del tipo di voto,
  cioè non c'è nessun tipo di allusione alla formula maggioritaria,
  alla formula proporzionale.
       E  voglio  dire  che  siamo  ancora  sul  terreno del grande
  reciproco cavalleresco rispetto, fino ai limiti della paralisi di
  tutti, nel momento in cui diciamo, ed è un belato, un vagito, che
  riserviamo  ulteriore legge dell'Assemblea regionale siciliana il
  fatto di stabilire o meno il livello delle incompatibilità.
       Io voglio  essere  sincero  fino all'estremo. Io voglio dire
  che l'argomento  delle  incompatibilità, francamente, un pò mi fa
  vacillare.  Trovo  assolutamente semplicistico dire che i governi
  in quest'Aula hanno  vacillato perché i 78 deputati che non fanno
  parte del governo  non  pensano  altro,  notte  e  giorno, che di
  subentrare ai  loro  colleghi.  Mi  sembra  riduttivo,  mi sembra
  lesivo    della    dignità   dell'organismo   in   quanto   tale,
  dell'istituzione in quanto tale; io mi rendo conto però anche che
  dobbiamo dare un  segnale  di  cesura,  e molto probabilmente nel
  futuro la ragionevolezza ci porterà a trovare una formula mediana
  per cui non ci si può attenere soltanto a un suffragio universale
  per  selezionare  il  fior  fiore  dell'intellighenzia siciliana,
  della  cultura  siciliana, delle competenze, della managerialità,
  della   professionalità   e   pur   tuttavia  non  mortificherei,
  sinceramente,  a   priori  la  sovranità  popolare  delegando  al
  presidente della regione,  in  toto,  con il divieto di scegliere
  tra i deputati  eletti la possibilità di formare un governo della
  regione anche misto.
       Ma queste  sono, mi permetto di dire, divagazioni personali,
  problemi  di  coscienza.  Sul  terreno  politico  io  vorrei  che
  cessasse il fuoco  di  artiglieria  contro le zanzare, che non si
  desse  all'emendamento specificativo dell'onorevole Speziale, che
  da buon  farmacista  aggiunge  condimenti al piatto forte, vorrei
  che non  criminalizzassimo  quello che sta accadendo perché siamo
  sul  terreno  dell'assoluta razionalità e io credo che quest'Aula
  farebbe bene ad accelerare i lavori - e prendo impegno di parlare
  infinitamente di meno per il futuro - purchè si arrivi celermente
  a  questo grande passo di civiltà che non precipita assolutamente
  la Sicilia nelle braccia di un autoritarismo prossimo venturo, ma
  che  ci dà la possibilità di quella marcia in più che fra poco il
  Parlamento nazionale e il Senato regaleranno a tutte le regioni a
  statuto ordinario.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
  facoltà.

     MARTINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, io ritengo
  che  l'emendamento  dell'onorevole Speziale non sia assolutamente
  negativo,  è probabilmente un passo avanti lungo una via che però
  ancora   non   è   stata   a   mio  giudizio  -  compiutamente  e
  sufficientemente  percorsa.  Tra  l'altro non dobbiamo fermare la
  nostra  attenzione  soltanto  all'emendamento  1.28  ma  dobbiamo
  considerare  anche  altri emendamenti aggiuntivi che strettamente
  si legano con questo dell'onorevole Speziale.
       Sarei   dunque    orientato    a   non   votare   a   favore
  dell'emendamento  soppressivo presentato dall'onorevole Forgione,
  ma questa  mia  disponibilità  a  mantenere in vita l'emendamento
  dell'onorevole Speziale  è  strettamente collegata ad una analoga
  disponibilità che io ho  richiesto  già più volte e che - ahime -
  non ha trovato  ascolto, e cioè la disponibilità a modificare per
  parti - a  mio  giudizio  non  secondarie - questo emendamento in
  maniera da renderlo  più  coerente  e più organico con un disegno
  che introducendo  in  questo  momento  il principio dell'elezione
  diretta del  Presidente  della  Region,  rinvia  tuttavia,  ad un
  momento successivo  e  alla  legge  regionale,  la determinazione
  delle modalità e  delle fasi attraverso le quali questo principio
  deve continuare a  vivere.  Non  mi soffermo in questo momento su
  questi aspetti  perché  sono illustrati in altri miei emendamenti
  e, tuttavia, io  chiedo,  ancora una volta, a questa maggioranza,
  al  presentatore  dell'emendamento,  all'onorevole  Speziale, che
  cosa intenda fare,  cioè se intenda accogliere queste richieste o
  perlomeno se si intenda procedere tenendo conto di esigenze che a
  me sembrano del  tutto  legittime  e non ostruzionistiche , o se,
  come sinora, purtroppo  sembra avvenire, ci si vuole continuare a
  muovere lungo una via di continua chiusura.
       Ho già  detto,  e  ripeto,  e  lo  dirò  credo  e  temo, nel
  dichiarazione di voto finale di questa legge, che io subordino la
  mia  permanenza  in  questa  maggioranza all'atteggiamento che su
  questa legge la maggioranza stessa intende assumere.
       Si tratta  di  richieste  che non sono - ritengo ancora, può
  darsi che  mi sbagli - richieste esorbitanti che volgono soltanto
  al miglioramento e al perfezionamento di questa legge e che nulla
  tolgono alla  validità del principio che pure non ammetto, ma che
  comunque sarei disponibile ad accettare venisse introdotto con un
  insieme tuttavia di correttivi che mi sembrano indispensabili.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha
  facoltà

     LIOTTA.  Signor Presidente ed onorevoli colleghi, io credo che
  l'emendamento soppressivo dell'onorevole Forgione dovrebbe essere
  immediatamente  sottoscritto  come minimo da tutti i membri della
  Commissione  che  hanno  lavorato  al  testo  di legge, perché se
  avevamo  bisogno,  e  il  dibattito  che  in  lunghi  mesi  si  è
  sviluppato  in  quest'Aula  sulla  legge-voto  ampiamente  lo  ha
  dimostrato,  se  avevamo  bisogno di ulteriori certificazioni del
  fatto   che  il  lavoro  di  questa  Commissione  era  ampiamente
  insufficiente,  ampiamente  inadeguato  al  compito  che  si  era
  assegnato,   con   l'emendamento   Speziale   credo   che  questa
  dimostrazione  sia  nei  fatti  perché  non si può non cogliere l
  'aspetto   che  l'emendamento  di  Forgione,  se  dovesse  essere
  approvato  da  quest'Aula  bocciando  l'emendamento  Speziale  in
  qualche   modo   per  pochi  minuti  ripristina  il  testo  della
  Commissione  e  quindi  io  credo  che  gli  stessi  membri della
  Commissione  dovrebbero intanto votare l'emendamento soppressivo.
  Ma  nel  merito dell'emendamento Speziale, io credo che introduca
  un  ulteriore  elemento  di  inquietudine,  mi  sembra che generi
  inquietudine   il   modo  semplicistico  in  cui  viene  proposta
  l'elezione   contestuale   del   Presidente   della   Regione   e
  dell'Assemblea regionale.
       Certo, il  principio  generale  ....è un principio che nella
  fattispecie giuridica  dell'elezione  diretta  è un principio che
  sta in  piedi,  un  principio  congruente con l'articolato stesso
  della  legge.  Tuttavia,  dico  in  maniera  semplicistica  viene
  affrontato il tema  perché non si prendano assolutamente in esame
  le miriadi di possibilità per cui uno dei due organi può decadere
  senza  inficiare  in  alcun  modo  l'esistenza  e  la  permanenza
  dell'altro organo;  non  mi  convince  affatto,  per  esempio, il
  principio secondo  cui le dimissioni del Presidente della Regione
  debbano  necessariamente  comportare la decadenza della Assemblea
  regionale,  mi   sembra   che   questo   attribuisca   un  potere
  assolutamente improprio e  non  so  quanto voluto da quest'Aula e
  dallo stesso  redattore  dell'emendamento, un principio di potere
  straordinario, di potere assoluto del Presidente sull'Aula.
       Ma,  vi   sono   innumerevoli  altre  occasioni  in  cui  il
  Presidente della  Regione può decadere senza per questo inficiare
  l'esistenza,  la  permanenza  dell'Assemblea  regionale;  chi  ha
  voluto ispirarsi  ai  meccanismi  sperimentati  con  la  legge di
  elezione diretta  del  Sindaco in questo caso non ha tenuto conto
  del  fatto   che  per  quanto  riguarda  il  Sindaco  esiste  una
  normativa, fatta  sempre da quest'Aula, che è ispirata a principi
  diversi.
       In ultimo,  non  comprendiamo  perché questo in qualche modo
  attiene    poi   alla   eleganza   tecnica   della   formulazione
  dell'emendamento   stesso,   non  comprendiamo  perché  si  senta
  l'esigenza impellente,  quasi  fisiologica,  di precisare che gli
  assessori  sono  preposti  ai  singoli rami dell'Amministrazione,
  francamente mi  sfugge  il  motivo altamente giuridico che spinge
  l'onorevole   Speziale  a  precisare  questo  aspetto.  Tuttavia,
  ritorno  sul  tema principale: lavoro assolutamente insufficiente
  ed inadeguato quello della Commissione, i tentativi che si stanno
  facendo qui in  Aula  di  rendere  appunto,  adeguato quel lavoro
  riscrivendo interamente  la  legge, sono tentativi affrettati che
  tradiscono il  bisogno  di  capitalizzare  un  risultato politico
  senza fare  quel  necessario  percorso  che invece avrebbe potuto
  produrre,  pur  restando  nella  stessa  ottica  del  proponente,
  risultati sicuramente migliori.

     PRESIDENTE.   Si   passa  alla  votazione  del  subemendamento
  soppressivo n.  1.28.1 a firma degli onorevoli Forgione ed altri.
  Il parere del Governo?

     BATTAGLIA GIOVANNI , Assessore per la Cooperazione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il  parere  della  Commissione  è contrario. Chi è
  contrario si alzi, chi è favorevole resti seduto.

                          (Non è approvato)

       Si prende  atto  della votazione a favore dell'emendamento a
  firma dell'onorevole Forgione ed altri. Si passa alla discussione
  sull'emendamento n.  1.28.8  a  firma degli onorevoli Forgione ed
  altri.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  solo per
  esporlo   brevemente,   la  contestualità  noi  proponiamo  venga
  soppressa  per   una   semplice  ragione  che  noi  non  vogliamo
  collegare, e  lo  affronteremo  nel  corso della discussione, nel
  prosieguo  dei  nostri lavori degli altri emendamenti, l'elezione
  dell'Assemblea   regionale   automaticamente   all'elezione   del
  Presidente.  Questo  avviene quando si insedia questa Assemblea e
  quando  si  insedia  il  presidente.  Ma  in  caso  di mozione di
  sfiducia al presidente, in caso di impedimento del presidente, in
  caso  di morte del presidente, non necessariamente l'elezione del
  nuovo presidente deve comportare l'elezione della nuova Assemblea
  Regionale,  sennò  noi  saremo  contrari  a  tutte  le  forme  di
  automatismo  tra  la  decadenza  del  presidente  e  la decadenza
  dell'Assemblea  regionale.  Quindi togliere queste parole è utile
  poi per poter affrontare con la legge ordinaria sulle modalità di
  elezione  del  presidente  e dell'Assemblea questa materia perché
  stabilirlo ora.

     MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MARTINO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  anche
  quest'emendamento per  la  parte  che mi riguarda, certo sottende
  una visione  politica, ma anche una natura squisitamente tecnica.
  Credo   che   prevedere   nello  Statuto  l'elezione  contestuale
  dell'Assemblea e  del  presidente  finisca  in  qualche  modo col
  potere generare conseguenze che invece dovrebbero essere lasciate
  alla successiva  determinazione  della  forma di governo che deve
  essere attuata con la legge regionale.
       Aggiungo -  e  sono assolutamente consapevole - che potrebbe
  essere letta  la scissione dell'elezione del presidente da quella
  dell'Assemblea come un rafforzamento del principio presidenziale.
       Mi rendo  perfettamente  conto  di  questa  possibilità e di
  questo rischio.  E  tuttavia  ritengo che anche sul piano tecnico
  noi non si  possa con il rischio politico che pure c'è introdurre
  adesso  un   elemento   che   finirebbe  successivamente  con  il
  condizionare le norme che devono essere fatte in materia di forma
  di governo.
       So già che  questa obiezione mi potrebbe essere mossa e cioè
  che   io    che    sono   certamente   contrario   al   principio
  presidenzialista   sembrerei   sostenere   in  qualche  modo  una
  posizione che  potrebbe  rafforzarlo.  Ma  torno a dire:  vi sono
  esigenze politiche e vi sono esigenze di carattere tecnico.
       Ritengo dunque  che  per queste necessità anche di carattere
  tecnico    non    sia    opportuno   predeterminare   forme   che
  successivamente diventerebbero una sorta di gabbia al cui interno
  verrebbe a  trovarsi  quest'Assemblea  quando dovrà procedere con
  leggi ordinaria alla determinazione della forma di governo.

     PRESIDENTE.   Si   pone   in   votazione  il  sub  emendamento
  soppressivo 1.28.8  a  firma  degli  onorevoli  Forgione, Vella e
  Liotta. Il parere del Governo?

     BATTAGLIA,  assessore  per  il  territorio  e  l'ambiente.  Si
  rimette all'Aula.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     PROVENZANO, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è  d'accordo  si  alzi, chi è contrario resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

       Prendo  atto   che  hanno  votato  a  favore  gli  onorevoli
  Forgione, Vella, Liotta e Scalici.
       Si passa alla discussione del sub emendamento 1.28.2 a firma
  degli onorevoli Forgione, Liotta e Vella.
       Si pone in votazione il sub emendamento 1.28.2.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo nostro
  sub emendamento di  fatto era stato preparato prima della messa a
  punto dell'emendamento dell'onorevole Speziale.
       A  me   pare  assolutamente  ragionevole  e  su  questo  sub
  emendamento credo  che  forse  anche  l'onorevole  Speziale  e la
  Commissione,  se  lo  analizza bene, può convergere nel senso che
  definisce  un  po'  le  modalità  attraverso  le  quali  la legge
  ordinaria  deve  e  può  giungere  alla definizione della materia
  complessiva,   sia   dell'elezione   del   Presidente  che  delle
  incompatibilità  e  delega  alla legge ordinaria la definizione e
  l'articolazione poi di questa materia.
       Lo  stesso  tipo  di  maggioranza  prevista  credo  risponda
  all'esigenza che noi  abbiamo  di definizione di una legge che ha
  carattere costituzionale  benché  approvata  attraverso  le forme
  della legge ordinaria. E la stessa indicazione del referendum che
  chiede al  corpo  elettorale  regionale  un  parere  secondo come
  previsto anche  dalle norme esitate dalla Commissione Bicamerale,
  laddove si delegava  a leggi ordinarie la definizione della forma
  di governo e delle forme di elezione del Presidente.
       Io credo che  buon senso vorrebbe che tutta l'Aula su questo
  emendamento convergesse. Anche coloro, perché non è assolutamente
  in contrasto,  anzi  interviene,  diciamo, in una fase successiva
  alla definizione  del  principio  che  noi  abbiamo contrastato e
  contrastiamo, ma che punta alla regolazione poi, all'applicazione
  di quel principio.
       Su questo si può convergere.
       Io  vorrei   ascoltare   un   parere  del  Presidente  della
  Commissione  e   le   contestazioni   a  questo  emendamento  del
  Presidente della Commissione.

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  il  subemendamento 1.28.2 a
  firma dell'onorevole Forgione e altri.
       Il parere del Governo?

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Si rimette all'Aula.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     PROVENZANO, Presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole  si  alzi. Chi è contrario resti
  seduto.

                           Non è approvato.

       Prendo  atto   che  hanno  votato  a  favore  gli  onorevoli
  Forgione, Martino, Liotta e Scalici.
       Si passa  al  subemendamento  1.28.7 a firma degli onorevoli
  Vella ed altri.

     MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MARTINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  a  questo
  subemendamento  all'emendamento  dell'onorevole  Speziale  è, per
  quanto mi riguarda, l'ultima trincea sulla quale sono disponibile
  ad attestarmi. Dopo  di  che  non  c'è  più margine per ulteriori
  convergenze con questa maggioranza.
       Propongo delle  correzioni  che  tendono  esclusivamente  ad
  assicurare un grado di  parità  tra  le  modalità con le quali si
  introduce e  si  attiva il principio dell'elezione diretta, ormai
  già introdotto e  la  possibilità  di revoca. E' dunque questo un
  emendamento  che   va   letto  insieme  all'altro  dell'onorevole
  Speziale, che  è un emendamento aggiuntivo che vedrete, troveremo
  dopo, prevede  la  possibilità  per  l'Assemblea di modificare la
  forma di governo.
       Lo leggo perché  sia  chiaro. Io propongo la sostituzione di
  alcune  frasi   con  queste:  'L'Assemblea  regionale  con  legge
  approvata a  maggioranza  assoluta dei suoi componenti stabilisce
  le modalità di elezione del Presidente della Regione.'
       Mi è  stato  obiettato,  ed accetto questa osservazione, che
  una maggioranza  qualificata per una legge elettorale non avrebbe
  molto senso. E tuttavia il mio emendamento prosegue: 'L'Assemblea
  regionale con legge  approvata  a  maggioranze  di  due terzi dei
  componenti stabilisce le  modalità  di  nomina  e di revoca degli
  assessori, le eventuali incompatibilità con l'ufficio di deputato
  e la titolarità di altre cariche ed uffici, nonché le modalità di
  sostituzione del  Presidente in caso di dimissioni, impedimento o
  morte  e   i  rapporti  tra  l'Assemblea  regionale,  il  Governo
  regionale ed il Presidente della Regione.'
       Come si vede  si  tratta di materie tutte attinenti la forma
  di Governo.
       Ora, con buona  pace  dell'onorevole Di Martino che dice che
  devono cadere in  quest'Aula  i  tabù connessi con la maggioranza
  qualificata,  io,   per  mie  vecchie  reminiscenze  degli  studi
  universitari, rammento che  in  tempi  forse più felici di quelli
  attuali,  quando   si  modificava  o  si  prevedevano  norme  per
  modificare la forma  di  governo, la maggioranza regolarmente era
  una maggioranza qualificata  anche  al  di  fuori  dei regimi del
  socialismo  reale   che   se,  comunque,  avessero  fatto  questa
  previsione, come  facevano,  dimostravano  di essere migliori dei
  regimi che non sono  di  socialismo reale, perché  è evidente che
  un principio come  questo  serve esclusivamente alla tutela delle
  minoranze.
       Quindi, io  ritengo  che questa maggioranza qualificata, per
  quanto riguarda la  regolamentazione  della  forma di governo che
  deve  essere  data   dalla   legge  ordinaria,  sia  un  elemento
  indispensabile, a maggior ragione se teniamo conto che nell'altro
  emendamento,   in  quello  aggiuntivo  presentato  dall'onorevole
  Speziale,  che troveremo  in  seguito,  si  prevede  appunto  una
  maggioranza  qualificata   o   la   maggioranza   semplice  e  il
  referendum, per modificare  la  forma  di  governo  e  lo  stesso
  principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
       Si  tratta, dunque, di prevedere  e  di  stabilire  identica
  modalità di  regolamentazione della materia, attraverso la legge,
  per  un principio che  io  credo  sia  di  normale  equità  delle
  situazioni, non vedo per quale ragione nel caso dell'introduzione
  dell'attivazione del principio dell'elezione diretta debba essere
  prevista la maggioranza semplice invece del caso della sua revoca
  debba essere prevista la maggioranza qualificata o la maggioranza
  semplice in ricorso al referendum.
       Questo come dicevo è il punto massimo che a mio giudizio chi
  come  me  non  è  presidenzialista,  ma  riconosce  assolutamente
  legittimo il diritto dei presidenzialisti di fare una buona legge
  che introduca il presidenzialismo può accettare, perché non posso
  consentire per nessuna  ragione né politica, né giuridica che una
  legge che introduce  il  presidenzialismo sia fatta male o peggio
  in forme che rasentano la lesione della democrazia.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento
  dell'onorevole Forgione,  perché  esso  permette  a quest'Aula di
  ritornare  sulla  questione,  che  è  cruciale  nell'approvazione
  dell'emendamento  Speziale,  che  è  quello  della  contestualità
  dell'elezione  del  Presidente  della  Regione  e  dell'Assemblea
  regionale.
       Io mi permetto di fare notare che l'emendamento aggiuntivo a
  firma dell'onorevole  Speziale,  l'1.29,  che entra dentro questa
  materia mentre in  qualche  modo  allinea la normativa che stiamo
  producendo a quella  che riguarda i sindaci quando viene previsto
  che in caso di impedimento di dimissioni o di morte avvenuta a un
  anno dalla  elezione dell'Assemblea, permette al sostituzione del
  Presidente ma  non  la  contestuale  elezione dell'Assemblea, non
  prende in  considerazione  altre  fattispecie  che quest'Aula, io
  invito l'onorevole  Speziale  a  ritornare su questo tema proprio
  perché lui è  il presentatore dell'emendamento, ma tutta l'Aula a
  riconsiderare   l'intera   vicenda,   perché   si   possono  dare
  fattispecie in cui  il  Presidente  della  Regione decade, uno di
  questi ha,  per  esempio,  un  procedimento giudiziario in corso,
  l'arresto  o   qualsiasi   altra  causa,  prima  dell'anno  della
  decadenza  dell'Assemblea   ed   in   quel  caso  mi  sembrerebbe
  assolutamente  immotivato, assolutamente ingiustificato che anche
  l'Assemblea venisse sciolta.
       Non comprendo neppure,come ho già detto poc'anzi, il caso di
  dimissioni, ma capisco le ragioni politiche che spingono a questa
  formulazione, non  capisco  nella maniera più assoluta l'esigenza
  che   attraverso,   appunto,  i  due  emendamenti  dell'onorevole
  Speziale, l'1.28  e  l'1.29,  si vuole inserire all'interno della
  legge l'esigenza che  il  Presidente  sia  la  pietra  su  cui  è
  costruito l'intero palco,  come si faceva una volta con le chiese
  gotiche, tolta una  pietra chiave dalla chiesa gotica si dice che
  esse crollassero  miseramente,  non  comprendo  perché se vi sono
  situazioni in cui cui questa pietra può cadere per responsabilità
  autonome del  Presidente  della  Regione l'intera Assemblea debba
  con esso decadere.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI MARTINO .  Signor Presidente, io ritengo che questa materia
  sia  meglio  trattata  dell'emendamento  dell'onorevole Speziale.
  Ritengo altresì  che  il problema delle dimissioni, impedimento o
  morte  del   Presidente   della   Regione  non  deve  cadere  sul
  Parlamento. Perché, qui  si  fa  una  grossa  confusione:  che un
  consiglio  comunale  è  un  Parlamento.  Nel  consiglio  comunale
  siciliano, quando si dimette un sindaco, può coinvolgere la città
  di Palermo 350 mila elettori; se dovesse passare questo principio
  - ma pare che  non  sia  così  -  quando si dimette il Presidente
  della Regione vengono convocati 3.500.000 di elettori.
       Quindi    ritengo   che   questa   vicenda,   che   riguarda
  l'impedimento,  l'ineleggibilità,  la  decadenza,  la morte ecc..
  possa essere meglio trattata dall'Aula quando andremo a discutere
  dell'emendamento    dell'onorevole   Speziale   che,   di   fatto
  decostituzionalizza,  cioè  aumenta  i  poteri dell'Assemblea, dà
  maggiori poteri all'autonomia siciliana.
       Invito  i  colleghi  di  Rifondazione  comunista  a ritirare
  questi  emendamenti;  e  andiamo  a  discutere  poi l'emendamento
  Speziale a  cui vi sono sub-emendamenti, C'è un sub-emendamento a
  mia  firma   che   salvaguardia  il  contrasto  politico  tra  il
  Presidente  della   Regione   e   il  Parlamento,  ma  non  vuole
  assolutamente fare  decadere  il  Parlamento  quando si tratta di
  altre   Regioni   per   le   dimissioni  del  Presidente:  morte,
  impedimento permanente o altre questioni di tale natura.
       Quindi, penso  che  possiamo  benissimo  andare speditamente
  avanti; un invito ai  colleghi di Rifondazione di ritirare questo
  emendamento    e    discuterlo    successivamente.    Vi    sono,
  all'emendamento Speziale,  due  sub-emendamenti,  uno  mio  e uno
  dell'UDR che andremo a vedere e come affrontare tutta la vicenda.

     AULICINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     AULICINO. A me interessa evidenziare solo un aspetto di questa
  questione legata sia all'emendamento dell'onorevole Speziale, che
  ancora non  è  in  trattazione, sia al sub-emendamento presentato
  dagli amici di Rifondazione comunista.
       Quello che emerge  da questo sub-emendamento, è il tentativo
  - peraltro  contenuto  nell'emendamento dell'onorevole Speziale -
  di consentire ad  una  maggioranza,  semplicemente  assoluta,  la
  possibilità di una riforma così importante.
       Io esprimo il parere  negativo  del  mio gruppo, rispetto al
  sub-emendamento - mi riservo  di esprimerlo in modo più organico,
  rispetto all'emendamento  dell'onorevole  Speziale, che mi sembra
  più  complesso e,  per  questo  motivo,  condivido  la  posizione
  dell'onorevole  Di   Martino  di  archiviare  velocemente  questi
  emendamenti  che  non  sono   di   poco   momento,  da  parte  di
  Rifondazione, perché consentono, se non altro, un approfondimento
  in via preliminare di una serie di questioni che ci consentiranno
  di affondare il  bisturi  con  maggiore  consapevolezza  rispetto
  all'emendamento più corposo dell'onorevole Speziale - in linea di
  principio, dicevo, noi  esprimiamo  parere negativo rispetto alla
  proposta di riduzione  a  maggioranza  assoluta della maggioranza
  presupposta per avviare questa riforma presidenzialista.
       Quindi,  io  ribadisco  il  pieno  consenso,  rispetto  alla
  formulazione che è venuta  fuori  dalla Commissione, perché i due
  terzi mi sembrano una  condizione più seria;  perché, una riforma
  del genere non può  essere ...... poi  c'è  il  discorso  dei due
  terzi, dell'emendamento precedente  addirittura  si riprende o si
  intercetta il discorso  del  referendum quando a certe condizioni
  si determini una situazione  particolare, il referendum non si fa
  se  passa la maggioranza  dei  due  terzi,  mi  sembra  una  cosa
  complicata.
       Stabiliamo un  principio  chiaro, che una riforma del genere
  questo Parlamento  possa votarla con una maggioranza qualificata,
  i due terzi  mi  sembra una maggioranza qualificata, anche perché
  di questi  tempi,  onorevole  Speziale,  con  queste  maggioranze
  volubili o  virtuali  o  transitorie  potremmo correre il rischio
  fondatissimo, di fare  approvare  una riforma così complessa a un
  piccolo governo.

     PRESIDENTE. L'onorevole Forgione mantiene l'emendamento?

     FORGIONE. Si.

     PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del governo.

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Si rimette all'Aula.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

     PROVENZANO, Presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento. Chi è favorevole
  si alzi, chi è contrario resti seduto.

                          (Non è approvato)

       Si passa alla discussione del subemendamento degli onorevoli
  Mele ed altri, che viene dichiarato decaduto.
       L'emendamento 1.28.4, viene dichiarato decaduto.
       Emendamento 1.28.9.

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO. Signor  Presidente  onorevoli  colleghi, l'emendamento
  che sono qui ad illustrare è parte qualificante, fondamentale nel
  disegno costituzionale che Forza Italia immagina per riformare la
  Regione siciliana e  l'Assemblea  Regionale  Siciliana per quanto
  attiene, su quest'ultimo versante,  al rapporto tra l'Assemblea e
  il governo della Regione siciliana.
       Credo non sfugga ad  alcuno  che il dibattito in Commissione
  Statuto  ha  vissuto  momenti   di  grande  tensione,  di  grande
  intensità, relativamente alla questione della incompatibilità.
       ora  io  vorrei  sottoporre  all'Aula  una  riflessione  che
  riguarda in primo luogo la  coerenza  di una scelta, che riguarda
  cioè non la compatibilità tra  la  carica di deputato e la carica
  di assessore o di  Presidente  della Regione, ma la compatibilità
  tra il sistema elettorale  che  si  intende  sostenere,  anche da
  parte dell'onorevole Speziale, cioè un sistema presidenziale, non
  un sistema elettorale,  un  sistema  presidenziale  è una ipotesi
  diversa da quella  della  incompatibilità,  volendo utilizzare un
  gioco  di parole  riteniamo  che  il  sistema  presidenziale  sia
  incompatibile con la compatibilità,  tra  la carica di deputato e
  la carica di Assessore, perché un sistema non si chiama legge, ma
  si chiama sistema  proprio  perché  tutto  all'interno  si tiene,
  proprio  perché   dentro  un   sistema  vi  è  un  meccanismo  di
  concatenazione  fra  le   varie   parti   sia   legislative,  sia
  funzionali,  sia  in   riferimento   agli   organi  che  regolano
  complessivamente in modo  armonioso  il funzionamento e l'assetto
  delle regole.
       Se noi  priviamo,  se noi spogliamo il sistema presidenziale
  dal meccanismo  delle  incompatibilità,  da  un lato avremo posto
  fortemente a repentaglio  l'obiettivo  di  fondo  che  noi qui ci
  stiamo proponendo,  che  è quello di garantire governabilità alla
  Regione siciliana, per  altro  verso abbiamo di fatto compiuto un
  passo indietro,  un  arretramento  rispetto ad una prospettiva di
  riforma   che   i   principali   partiti   presenti   all'interno
  dell'Assemblea regionale  siciliana,  avevano  posto in seno alla
  Commissione Statuto e l'odierno Presidente dell'Assemblea, fu tra
  coloro i quali  lo  pose con maggiore forza; l'attuale Presidente
  della Regione fu  tra  coloro  i  quali pose questa questione con
  grande forza; allora mi chiedo il perché di una scelta, onorevole
  Presidente del  Gruppo  parlamentare dei Democratici di sinistra,
  di  evocare   il   tema   delle   incompatibilità  a  livello  di
  eventualità, e di non sancire oggi, qui, ora, una strada da voler
  percorrere, di non  segnare  il  perché  non  si vuol segnare una
  strada netta e chiara.
       Abbiamo una grande  occasione  e  lo  dico  ai  colleghi dei
  democratici di  sinistra che in Commissione Statuto hanno portato
  avanti questa linea.  Abbiamo la grande occasione di riformare in
  modo netto, forte, chiaro la Regione e allora perché arretrare su
  posizioni di maggioranza,  su  posizioni  che non fanno altro che
  tentare un accordo sulle regole, investendo la sfera di Governo.
       Onorevole  Presidente,   io   ritengo  che  sul  tema  delle
  incompatibilità   quest'Aula,  oggi,  debba  giocare  una  grande
  scommessa, la scommessa  delle riforme vere; non si creda, non si
  illuda, onorevole Speziale,  che  noi non abbiamo compreso che il
  suo emendamento  è un emendamento ecumenico rispetto alle vicende
  della sua maggioranza,  ma  così  come  noi  lo abbiamo avuto nei
  giorni scorsi, così  come  lo  stiamo  avendo  in  quest'Aula, in
  questo  momento,   con   l'apertura  che  abbiamo  fatto  al  suo
  emendamento anche Lei  si assuma la responsabilità di volare alto
  assumendo,  sul   proprio   partito,   il  peso  delle  eventuali
  conseguenze, perché se c'è una riforma che, in questo momento, ha
  caratterizzazione  di   coerenza   ed  anche  un  suo  intrinseco
  significato simbolico, questo attiene all'incompatibilità.
       Su questa sfida noi misureremo  la coerenza ed il livello di
  credito  che  le  riforme  godono  presso  tutti  i  settori  del
  Parlamento.

     AULICINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     AULICINO. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi, io anche se
  in qualche modo ho  qualche  difficoltà a fare questo intervento,
  perché apparentemente  potrebbe entrare in contraddizione con gli
  amici  di Forza  Italia,  ma  noi  siamo  un  gruppo  in  cui  la
  dialettica interna, l'onorevole Forgione come un falco interviene
  come se  io volessi annunciare una incompatibilità strutturale, è
  solo tattica  così  tranquilizzo  l'onorevole Forgione, è solo un
  problema di valutazione  in  ordine  al tempo, e alle modalità di
  proposta di un  percorso  rispetto  al  quale  invece  il  Centro
  cristiano democratico  concorda.  Non  vi  è  difficoltà da parte
  nostra ad affermare il principio delle incompatibilità.
       Per la verità in  occasione di un intervento che noi abbiamo
  fatto in fase interlocutoria  iniziale,  io  ebbi  a  dire che su
  questa vicenda francamente il  nostro  partito  non  è  che abbia
  delimitato   confini  netti   perché   non   si   pregiudica   il
  presidenzialismo con un sistema eventualmente misto, però siccome
  non siamo innamorati  di questa opzione, possiamo tranquillamente
  concordare  sulla   incompatibilità   perché  questo  rappresenta
  comunque un modello  discontinuo  rispetto  al  passato, evita il
  condizionamento dell'aula  rispetto  agli  scenari  di potenziale
  crisi perché sappiamo perfettamente che senza la incompatibilità,
  spesso scenari di  avvicendamento  maturi sul piano politico sono
  stati condizionati dalla  presenza  di parlamentari assessori che
  hanno votato a favore  del  Governo  perché  un cambio di Governo
  avrebbe potuto prefigurare  un  cambio  della  composizione della
  squadra, quindi in questo senso voglio dire sulle incompatibilità
  qualche freccia mi va di lanciarla perché questo consentirebbe al
  Parlamento di acquistare più autonomia rispetto all'esecutivo.
       Mi sembra un po  contraddittorio  da parte di amici che pure
  stimo tanto che si venga a sostenere l'autonomia del Parlamento e
  poi rispetto ad una  ipotesi  di  incompatibilità  che  nei fatti
  restituisce  pienamente   potere   al  Parlamento  rispetto  alle
  dinamiche di formazione del  Governo,  si voglia sostenere che il
  discorso delle incompatibilità in  qualche modo è troppo di parte
  e comunque rappresenterebbe una soluzione troppo partigiana.
       Sul percorso, la  commissione  ha  licenziato  un disegno di
  legge in cui in effetti  si  delega  al Parlamento la funzione di
  legiferazione in ordine alle modalità, al rapporto e tutte quelle
  cose che vengono dette anche negli emendamenti.
       In questo senso c'é  un  distinguo  rispetto ai firmatari di
  questo  emendamento  che  sono   tutti  amici  con  i  quali  noi
  intratteniamo un rapporto  di leale solidarietà all'interno della
  stessa area.
       Io  credo,  e  per  questo  pronunzio  il  mio  orientamento
  contrario rispetto a  questo  emendamento,  per  correttezza,  ma
  ripeto nel contenuto  convengo  e  concordo,  che la formulazione
  trovata dalla commissione sia più corrispondente all'esigenza che
  abbiamo tutti, ed anche gli amici di Forza Italia sicuramente, di
  fare in modo che  il  Parlamento abbia pieni poteri rispetto alla
  legislazione  in   ordine   all'attuazione   di   questo  disegno
  riformatore.
       E' chiaro però che  non  sottovaluto il segnale positivo che
  gli amici sottoscrittori  di  questo emendamento avrebbero voluto
  lanciare e lanceranno  qualora  l'aula  si orienti favorevolmente
  rispetto all'emendamento. E cioè  che  già da ora una valutazione
  formale da parte  del  Parlamento  avrebbe  potuto  costituire un
  segnale chiaro rispetto  al  percorso  riformatore, ma siccome io
  delego alla seconda parte la definizione dei particolari rispetto
  a  questo  processo,   in   questo   senso   valuto   inopportuno
  l'emendamento, si tratta di  una  posizione di distinguo che però
  non attiene ai contenuti  ma  al  percorso  ed  alla  scelta  del
  momento.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO . Onorevole  Presidente,  non  me  ne  vogliono  i
  colleghi di Forza Italia,  ma  non  riesco  a  capire  se  questo
  emendamento è frutto  di  ritardi  culturali  e  politici  oppure
  frutto di nuovismo inconcludente.
       Le  incompatibilità,   le  ineleggibilità,  si  stabiliscono
  quando sono collegati  con  un  sistema  elettorale.  Il  sistema
  elettorale ancora non  l'abbiamo  definito  e quindi non possiamo
  definire  le incompatibilità  né  le  ineleggibilità.  Ebbene,  è
  stato individuato  dall'emendamento  della maggioranza, che porta
  la prima firma  l'onorevole  Speziale,  di  demandare  alla legge
  ordinaria la definizione di questi problemi.
       Poi voglio capire,  oltre  tutto  mi  sembra irragionevole e
  fuori luogo, le incompatibilità e le ineleggibilità vengono fuori
  dalle contingenze  politiche  perché  poi voglio capire perché si
  parla  tanto  di ineleggibilità e incompatibilità dell'Assessore,
  la  mia   opinione   è   che,   io  sono  per  l'incompatibilità,
  personalmente, però io  invito  i  colleghi  che hanno firmato di
  fare la battaglia assieme, quando andiamo noi a definire la legge
  ordinaria e lì  vediamo chi è realmente per l'incompatibilità tra
  deputato  e  assessore.   Io   sono   tra  coloro  che  sono  per
  l'incompatibilità tra  deputato e assessore, se si vuole lasciare
  dobbiamo introdurre una  norma che prevede che l'assessore se non
  si dimette un  anno  prima  dal  governo  non  può  essere eletto
  deputato, così come  i  sindaci.  Perché  voglio  capire:  ha più
  potere  un   assessore   regionale  rispetto  ad  un  sindaco  di
  cinquecentomila  abitanti  o  di  ventimila  abitanti  parliamone
  chiaro.  Quindi sono problemi tutti aperti, che dobbiamo andare a
  definire. Non si  possono  portare  avanti con la propaganda, noi
  siamo, voi,  pensando  di introdurre una norma costituzionale che
  deve riguardare  soltanto principi generali ditemi in quale norma
  della costituzione  sono previste incompatibilità e vedete che no
  ne trovate.
       E'  necessario,  a  mio  modo  di  vedere,  definire  questi
  problemi, perché abbiamo,  per esempio, casi in Italia di sindaci
  di metropoli italiane  come  a Bassolino che sono anche ministri.
  Anche lì secondo  me  nazionalmente  andranno  a vedere se questa
  strada è percorribile.
       Quindi, onorevole Presidente,  io dichiaro il voto contrario
  anche perché quando  andiamo ad approvare la legge ordinaria vedo
  bene l'incompatibilità  fra  deputato  e assessore, ma certamente
  non ritengo  percorribile  la  strada  della  incompatibilità fra
  deputato e presidente della regione.
       Il presidente della regione,  a  mio  modo  di  vedere  deve
  essere deputato regionale perché se non fosse così noi andremmo a
  introdurre surrettiziamente  il  principio che ad ogni dimissione
  di presidente  della regione si debba procedere obbligatoriamente
  alle elezioni, quindi  avremmo  una sfasatura tra il parlamento e
  una sfasatura con il presidente della regione.
       Quindi cerchiamo, colleghi  di  Forza  Italia  anche  a  voi
  l'invito, capisco che non  viene  accolto,  di  mettere i piedi a
  terra  e  di   ritirare   questo   emendamento   e  di  procedere
  speditamente ai lavori.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente, noi vediamo nell'atteggiamento di
  Forza  Italia   e   nell'intervento   dell'onorevole  Alfano  una
  contraddizione e una posizione strumentale. La contraddizione sta
  nel fatto che non si può delegare ad una legge ordinaria tutta la
  materia  delle   incompatibilità,  del  rapporto  tra  l'elezione
  diretta del presidente e  la  legge elettorale, e quindi la legge
  elettorale  e  le   incompatibilità   previste  poi  dalla  legge
  elettorale e, nello stesso  tempo,  mentre si afferma questo e si
  accetta   l'impostazione   dell'onorevole   Speziale,   come   ha
  dichiarato qui l'onorevole  Alfano,  nello  stesso  tempo  poi si
  vuole fare entrare dalla  finestra quello che, invece, si propone
  di fare uscire dalla porta,  e cioè stabilire in Statuto e quindi
  in Costituzione il sistema delle incompatibilità.
       Onorevole Alfano,  lei  invita  questo  Parlamento  a volare
  alto. Quando si  vola  alto,  anche  all'onorevole Speziale io mi
  rivolgo, stia  attento  ad  accogliere questo invito perché Icaro
  quando perse la dimensione  di se e provò a volare troppo alto si
  trovò in quelle condizioni:  la cera scomparve e del povero Icaro
  non rimane che il mito di  un  volo  e  Lei e la Sua maggioranza,
  onorevole Speziale, stia  attento  a  raccogliere  questi cattivi
  consigli che Le vengono  da  Forza  Italia:  Ma  la  stessa Forza
  Italia questa mattina  ha  dichiarato,  lo riprendeva l'onorevole
  Aulicino in un suo  non consueto intervento di buon senso, perché
  per una volta non mi  ha  aggredito, e allora Forza Italia questa
  mattina ha provato ad  accogliere  un orientamento che era quello
  dell'onorevole   Speziale,   che   noi   contestiamo,   che   noi
  critichiamo, che noi non approviamo, però diciamo un orientamento
  ad  evitare di  costituzionalizzare  tutto,  già  stiamo  facendo
  quello   che   non    dovremmo,   ma   perché   inserire   questa
  incompatibilità.
       Noi  provocatoriamente  abbiamo  fatto  un  emendamento  che
  arriverà      alla      discussione,      signor      Presidente,
  sull'incompatibilità tra la carica di deputato regionale, più che
  sull'incompatibilità   sulla  ineleggibilità  tra  la  carica  di
  di  sindaco  e  quella di deputato regionale, se vogliamo proprio
  costituzionalizzare  tutto facciamo anche questo  Almeno compiamo
  anche  un  atto  di  igiene  politica  rispetto  alle modalità di
  costruzione  del consenso in questa Regione, spesso drogate dalla
  funzione e dallo strapotere dei sindaci, che non a caso, hanno le
  stesse  caratteristiche  di  questa forma di elezione diretta del
  presidente che noi qui stiamo provando a discutere.
       Quindi io chiederei all'onorevole Alfano di non insistere in
  questo emendamento e comunque noi voteremo contro.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne
  ha facoltà.

     BUFARDECI.    Onorevole    Presidente,   onorevoli   colleghi,
  l'emendamento   in   questione  riveste  carattere  assolutamente
  fondamentale  e  questo carattere fondamentale deriva da un dato.
  Noi  riteniamo che l'emendamento 1.28 del collega Speziale sia un
  emendamento  in  crescita rispetto al testo base della legge voto
  perché aggiunge al  testo  originario  del  disegno  di  legge la
  possibilità di nomina  e  di  revoca degli assessori da parte del
  Presidente della Regione e questo è certamente un di più rispetto
  al testo base, per  il  resto è - come lo ha definito l'onorevole
  Alfano- una  formulazione  ecumenica  che consente di raggiungere
  all'interno  dei  partiti  dell'attuale  maggioranza  un  accordo
  perché  nella   sostanza   rinvia   tutte   le   altre  questioni
  fondamentali dello Statuto  e  quindi sistema elettorale e non il
  principio elettorale  e  la  incompatibilità,  le  rinvia  ad una
  eventuale legge successiva ordinaria.
       Noi  sin  dal primo atto in discussione generale della legge
  abbiamo  invece  viceversa ribadito il principio fondamentale che
  noi  questa  legge la vogliamo per intero, non vogliamo una legge
  voto   parziale,  non  vogliamo  un  disegno  di  legge  che  sia
  esclusivamente  l'ombra  di quello che deve essere, noi riteniamo
  che  la legge-voto, proprio per l'importanza della procedura, del
  significato  della  modifica  statutaria,  debba essere una legge
  pregna  di  significato  e  di  contenuti,  il rinvio ad una fase
  successiva  mi  preoccupa;  io voglio una riforma per intero, non
  una  mezza  riforma.  Lo  abbiamo  ribadito in maniera chiara, in
  discussione generale e in ogni circostanza di questo dibattito di
  Aula.
       Laddove   l'emendamento   Zanna   apportava  e  inseriva  il
  principio  dell'incompatibilità  è  stato  ritirato,  all'interno
  dell'emendamento  Zanna  è stato stralciato un subemendamento che
  si  occupa  soltanto  del  principio elettorale, neanche sistema,
  nulla  dice  più  per  quanto riguarda l'incompatibilità che vice
  versa era pienamente inserita in quell'emendamento.
       E  allora  io  vorrei  che  si facesse chiarezza - diciamolo
  chiaramente - chi  è effettivamente conseguente e coerente con un
  disegno  statutario  di   modifica  forte  che  è  pregno  di  un
  significato,   frutto   dell'esperienza  fino  ad  oggi  vissuta,
  quest'Aula, i 52 governi che hanno presieduto questa Regione sono
  state vittime  del partito degli aspiranti assessori, del partito
  di chi, non  essendo assessore il giorno dopo e il momento stesso
  in cui ha  votato  quel  determinato governo, ha lottato per fare
  cadere quel governo nell'aspirazione di potere sostituirsi a quel
  governo  e  diventare   assessore.  Il  partito  degli  aspiranti
  assessori è il vero  partito  trasversale  di  quest'Aula  che ha
  remorato ogni procedimento  di  riforma,  di  modernizzazione, di
  sana amministrazione di questa Regione.
       Noi riteniamo  in  maniera  trasparente,  non  onorevole  Di
  Martino, per nuovismo  per un dato di esperienza vissuta e lei ha
  l'età  e   l'esperienza   parlamentare  per  averla  vissuta,  di
  riconoscere che il partito degli assessori è il partito che le ho
  disegnato, noi  riteniamo  quindi  che parlare di incompatibilità
  della carica di  deputato  regionale con la carica di Presidente,
  vicepresidente e assessore è un fatto di naturale conseguenza per
  il miglioramento  della gestione dell'esecutivo perché i ruoli di
  controllo e di legislazione che deve svolgere l'Aula parlamentare
  siano disgiunti  rispetto  a  quelli  dell'esecutivo  perché  tra
  esecutivo e controllo  vi  sia questo spartiacque e quindi non vi
  sia questa  commistione  tragica  perché tragica sarà la gestione
  del potere di  questi 52 anni, noi lo chiediamo in maniera ferma,
  vogliamo     che     questo     principio    sia    assolutamente
  costituzionalizzato, lo  chiediamo come un emendamento assoluto e
  con  il quale  ci  confrontiamo,  vogliamo  capire  se  chi  fino
  all'altro ieri  era  favorevole a questa incompatibilità firmando
  emendamenti in questo  senso oggi lo è ancora, vogliamo capire se
  le forze parlamentari  che  a  parole  si  fanno  paladine  di un
  progresso di riforma,  lo  sono  effettivamente  o  non  lo  sono
  verifichiamo,   noi   facciamo   questa   battaglia  ci  vogliamo
  confrontare con  quest'Aula,  con  le  forze politiche per capire
  effettivamente chi è  coerente  e  chi  vuole le riforme, il modo
  dimostrerà chi  effettivamente  è  conseguente  a  quella  che in
  campagna elettorale ed in ogni circostanza ha sostenuto e chi non
  lo è in maniera strumentale per mantenere in vita una maggioranza
  che non c'è.

     AULICINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     AULICINO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  siccome
  l'onorevole  Bufardeci  che  è  amico leale ha posto la questione
  come una  crociata  o A o B, io desidero affermare in questa sede
  che  il  voto  contrario  del  centro  cristiano-democratico  nei
  confronti  dell'emendamento  di  Forza  Italia  non è riferito al
  contenuto  dell'emendamento  ma  ad  una valutazione in ordine al
  tempo  della  riforma  per cui noi già da ora possiamo anticipare
  che  dopo,  come  parlamentari  e come Gruppo parlamentare, siamo
  abbondantemente  orientati a votare per l'incompatibilità +è solo
  una  questione di opportunità, quindi il mio voto, il nostro voto
  non deve essere inteso come un voto contro il principio.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   le
  dichiarazioni rese anche testé dall'onorevole Aulicino dimostrano
  che sull'emendamento presentato dai deputati di Forza Italia, non
  si gioca una  partita tra innovatori e conservatori, piuttosto in
  modo molto laico si affronta una questione relativa all'esigenza,
  seppur legittima, posta  dai deputati di Forza Italia di ritenere
  che   un   modello   organizzativo   presidenzialista  presuppone
  necessariamente una  incompatibilità tra la carica di assessore e
  la carica di deputato.
       Io  condivido  pienamente questo principio tant'è che il mio
  emendamento non lo esclude,  demanda  ad  una  legge ordinaria la
  possibilità che questo e  anche  altra materia molto delicata che
  riguarda in un  sistema presidenziale il problema dell'equilibrio
  dei poteri tra presidente ed Assemblea regionale siciliana, venga
  affrontata  in modo  non  superficiale  da  parte  dell'Assemblea
  regionale siciliana.
       Tant'è  che  sulla  base di queste considerazioni, onorevole
  Alfano,  l'onorevole  Provenzano  nella  discussione interna alla
  Commissione  Statuto  ha  predisposto  un  testo  che è del tutto
  simile al  testo  presentato  da  me,  cioè  che  demanda a legge
  ordinaria.
       Quindi  sgombriamo  il  campo.  Chi si gioca una partita tra
  innovatori  e  conservatori, sgombriamo il campo tra chi si gioca
  la partita  di  chi  vuole  l'incompatibilità  e chi non la vuole
  l'incompatibilità.
       Il    punto   è   se   oggi   dobbiamo   costituzionalizzare
  l'incompatibilità.  Ed  è  evidente.  Ci sono mille ragioni pro e
  mille  ragioni  contro.  Ma  a  che  valgono le ragioni contrarie
  perché   la   costituzione  deve  regolamentare  principi  e  non
  strumenti   operativi,   necessità   contingenti   come  è  stato
  specificato.  Sulla  base  di questo, con legge ordinaria, la mia
  parte politica, sosterrà nella legge ordinaria il principio della
  incompatibilità,   ma  che  viene  demandato  a  legge  ordinaria
  dell'Assemblea regionale siciliana.
       Per  cui  non  siamo  contro  il  principio, siamo perché in
  questa  fase,  se  approvato,  venga  costituzionalizzato  questo
  principio.
       Quindi  nessuno  può  presentarsi  qui  con  il tentativo di
  rinnovare,   né  si  può  utilizzare  questa  materia,  onorevole
  Bufardeci,   per  dire  che  c'è  un  problema  che  riguarda  la
  maggioranza    e    l'opposizione,   tant'è   che   dalle   forze
  dell'opposizione,  l'intervento  prima  dell'onorevole  Aulicino,
  dimostra  che  non  c'è una omogeneità dell'opposizione che vuole
  questo  principio.  Si  tratta  di  una  discussione laica che va
  affrontata laicamente, prendendo atto della volontà dell'Aula che
  è   quella  di  arrivare  rapidamente  all'elezione  diretta  del
  presidente  della  Regione,  del  suo potere di nomina, di revoca
  degli assessori  e demandare poi tutto il resto alla materia, non
  solo  quella  relativa  alla  incompatibilità,  ma  quella  che è
  relativa anche  alle  funzioni,  ai  compiti  e ai poteri a legge
  ordinaria.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
  facoltà.

     CIMINO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, l'emendamento
  in questione è un  emendamento  fondamentale  per  le ragioni che
  hanno retto secondo me  il programma politico di alcune forze. Un
  accordo, un patto elettorale  che  alcune  forze  hanno fatto nel
  momento del rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana. E parlare
  di incompatibilità tra  assessore  e  deputato regionale, proprio
  nella Carta costituzionale  della  Regione  siciliana, vuole dire
  dare un ruolo diverso  al sistema maggioritario che vogliamo dare
  alle riforme istituzionali in Sicilia.
       Voler  poter  garantire questo tipo di incompatibilità vuole
  dire  dare  tutela  e  rispetto  al maggioritario quale strumento
  elettorale   che  garantisce  la  stabilità,  che  garantisce  il
  rispetto di un programma elettorale voluto dai cittadini.
       Vedete,   parlare  di  sistema  elettorale  maggioritario  e
  mantenere  la  possibilità che i deputati facciano gli assessori,
  non determina  altro che la notevole frammentazione di gruppi e i
  poco durare di governi.
       Questo è l'esempio che abbiamo avuto di 50 anni di storia da
  ripetersi di notevoli governi.
       A me  dispiace  che  oggi chi sosteneva e chi sostiene nelle
  piazze  determinate  linee, determinati programmi, nel momento in
  cui  si  devono  portare avanti atteggiamenti, forze e linearità,
  una  linea  che  è  quella  dell'incompatibilità  tra assessore e
  deputato si cambia totalmente modo di pensare.
       Forse  perché  si  pensa che con le riforme istituzionali si
  possa sostenere  un  governo.  Cari  amici, una cosa è parlare di
  sistema elettorale, una cosa è pensare al Governo attuale.
       Le  riforme  sono  le  riforme  volute  da  una  Commissione
  rettamente  presieduta  dal  professore  Provenzano,  volute  dal
  Parlamento siciliano.
       E' errato  pensare  che con le riforme si possa sostenere un
  governo, si possa patteggiare e mercanteggiare una maggioranza.
       A me  pare  strano  che  chi allora aveva sostenuto la legge
  elettorale per i sindaci, per l autonomie locali, oggi per votare
  e per deliberare l'autonomia  di  questa  Regione,  pensa in modo
  totalmente diverso.
       Non mi  spiego  quindi  perché  fino  a  ieri si parlava del
  successo  della  legge  elettorale  delle  autonomie  locali, del
  rispetto e della  forza che si erano attribuiti ai sindaci con le
  incompatibilità tra consigliere comunale ed assessore comunale ed
  oggi   invece   questa   stessa  incompatibilità,  questa  stessa
  differenza non  voglia  essere  rispettata  per  deputato  e  per
  assessore.
       Voglio che  rimanga  agli atti che chi non vuole questo tipo
  di  incompatibilità  realmente non vuole il sistema maggioritario
  in Sicilia e  realmente  non  vuole  che i governi siano retti da
  programmi elettorali  stabiliti  con  gli  elettori,  ma bensì da
  governi che vengono contattati all'interno di quest'Aula.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Fleres, ne ha
  facoltà.

     FLERES.    Signor    Presidente,    onorevoli   colleghi,   il
  subemendamento di cui stiamo parlando in buona sostanza riproduce
  un emendamento a mia firma e riproduce e riproduce addirittura un
  articolo di un  disegno  di legge, il numero 2, che, con me primo
  firmatario,  l'intero  Gruppo di Forza Italia presentò all'inizio
  della legislatura,  dunque  sicuramente è un emendamento in linea
  con gli indirizzi programmatici e politici di Forza Italia.
       Perché   abbiamo   ritenuto   di  presentarlo  in  forma  di
  subemendamento  all'emendamento  Speziale?  Perché siamo convinti
  che al di  là  di  quello  che si scrive nell'articolo emendato o
  meno,  la   scelta  della  incompatibilità  è  una  scelta  ormai
  consolidata.
       Noi  non  possiamo  ritenere che l'incompatibilità valga nei
  comuni, valga  nelle  province  e  non valga nel massimo consesso
  politico della Regione.
       Non  possiamo   non   tenere   conto   che   la  scelta  del
  presidenzialismo si  porta  dietro  una  serie di conseguenze che
  riguardano    il    sistema    maggioritario,    riguardano    le
  incompatibilità, riguardano il potere del Presidente di scegliere
  gli assessori.
       E   dunque,   siccome   abbiamo   considerato  l'emendamento
  dell'onorevole  Speziale  un  buon  veicolo  per precisare questi
  aspetti, abbiamo ritenuto di riproporre l'emendamento a mia firma
  in   forma   di  subemendamento.  E'  certo,  signor  Presidente,
  onorevoli   colleghi,   in   quest'Aula,  in  questo  momento  si
  confrontano due  filosofie: quella dei riformatori, che lo sono a
  prescindere da  tutto,  che lo sono in quanto convinti che questa
  nostra  Regione  avrà  un  futuro  se  saprà  cambiare  i  propri
  meccanismi politic  e  amministrativi  e  i conservatori che sono
  coloro i quali non intendono assolutamente cambiare nulla.
       Certo fa un  po'  senso  che  tra  i  riformatori ci siano i
  partiti di destra, o almeno fa senso a chi non conosce la Storia,
  a chi  non  conosce  la genesi dei movimenti moderati, liberali e
  democratici del  nostro  Paese,  e  tra  i  conservatori ci siano
  coloro   i   quali  passano  nell'opinione  pubblica  per  essere
  progressisti.
       Eppure così  è,  ed  è  questa  la contraddizione che stiamo
  vivendo in  questi  giorni, che stiamo vivendo in questi mesi nel
  nostro Paese.
       I veri  conservatori  che  si chiamano progressisti e i veri
  progressisti che vengono considerati conservatori.
       Sarebbe un  bel  tema  di  filosofia,  se  non  avessimo  da
  discutere la riforma dello Statuto.
       E dunque  torno  immediatamente  al  tema che è quello delle
  incompatibilità.
       Io condivido  le  cose  che ha detto l'onorevole Bufardeci e
  gli altri  colleghi  che  mi hanno preceduto, rispetto alla forte
  pressione che  i  governi  subiscono  da  parte  dei colleghi che
  aspirano ad occupare posizioni di governo appunto. Ed è falso non
  tenere conto  del  fatto  che  molti  governi sono caduti proprio
  perché ci fosse la fregola da parte di alcuni di sostituire altri
  nel massimo consesso di  governo  della Regione.  La verità e che
  l'incompatibilità se si  porta dietro alcuni problemi relativi ai
  criteri di scelta degli assessori, dall'altra sicuramente risolve
  il problema della  stabilità  e  il problema del presidenzialismo
  compiuto non di quello annunziato o di quello astratto.
       Dunque,  signor  Presidente, onorevoli colleghi, io desidero
  esprimere  il   mio   voto   favorevole,   ovviamente,  a  questo
  sub-emendamento  convinto,  comunque,  che  nella nostra Regione,
  fino a quando  bisognerà  essere  eletti  con  i voti, coloro che
  hanno i voti non hanno problemi, coloro i quali non hanno i voti,
  vuol dire che dovranno imparare a conquistarli, dovranno imparare
  a convincere  i  cittadini, dovranno imparare a essere scelti per
  la   progettualità    che   esprimono.
       Tutta    una   serie   di   preoccupazioni   relative   alla
  rappresentatività io  non  le  avrei  forse nella presunzione che
  proprio la rappresentatività si conquista con l'esaltazione delle
  differenze e  con  la  capacità  di  sapere  essere  portatori di
  interessi generali  e  diffusi,  come  quelli  che noi con questo
  sub-emendamento  intendiamo  rappresentare in coerenza con quelli
  che sono stati i nostri programmi elettorali, con quelle che sono
  state  le  nostre  scelte,  le  nostre  discriminanti  di  natura
  politica  e  ideale,  perchè  siamo  convinti  che  rinnovare  la
  Sicilia, significa compiere scelte anche in direzione dei criteri
  di selezione  del  personale politico e dunque di incompatibilità
  tra le funzioni di deputato e quello di membro del Governo.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  l'emendamento 1.28.9 a firma
  dell'onorevole Alfano ed  altri.  Chi  è d'accordo si alzi; chi è
  contrario resti seduto.
       Si prende  atto  che  hanno votato a favore dell'emendamento
  gli onorevoli  Alfano, La Grua, Misuraca, Sottosanti, Provenzano,
  Briguglio, Basile A., Virzì, Fleres, Beninati, Buifardeci, Croce,
  Grimaldi, Pagano e Cimino.

                          (Non è approvato)

       Pongo in  votazione  l'emendamento aggiuntivo 1.28.5 a firma
  degli onorevoli  Zanna  ed  altri.
       I  deputati   firmatari   non   sono   presenti   in   Aula.
  L'emendamento  si  dichiara  decaduto.
       Si passa  all'emendamento  1.28.6  a  firma  degli onorevoli
  Forgione ed  altri.  E' dichiarato improponibile, perchè riguarda
  materia diversa  da  quella della legge-voto.
       Pongo  in  votazione  l'emendamento  a  firma dell'onorevole
  Speziale.

     AULICINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha falcoltà

     AULICINO.  Signor  presidente,  onorevoli  colleghi, io vorrei
  chiedere   all'onorevole   Speziale,   se   lo   ritiene,  perché
  complessivamente  l'emendamento,  come  ha detto bene l'onorevole
  Bufardeci,   rappresenta   un  passo  avanti  rispetto  al  testo
  licenziato  dalla  Commissione;  però,  per  quanto  ci riguarda,
  riteniamo  che  la  previsione della maggioranza assoluta sia una
  attenuazione, o  comunque  un  alleggerimento  complessivo, della
  condizione  essenziale  perché  una  riforma così complessa venga
  varata dal Parlamento.  Per cui, chiederei all'onorevole Speziale
  se  ritiene  di  avere  il  voto  favorevole del Centro Cristiano
  Democratico,   di  ripristinare  i  due  terzi  come  condizione.
  Altrimenti,   sarò   costretto  a  votare  contro  perché  questa
  operazione,  così  come  viene  proposta,  potrebbe  essere fatta
  soltanto  dalla  maggioranza  semplice,  e, ripeto,affidare ad un
  Parlamento  e  ad  una maggioranza semplice, ad un Parlamento che
  esprime  una  maggioranza  così  precaria, il compito di fare una
  riforma così complessa, mi sembra eccessivo. Chiedo il ripristino
  della  previsione del testo della Commissione per quanto riguarda
  la maggioranza, i due terzi.

     BARBAGALLO GIOVANNI . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO GIOVANNI . Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,
  noi annunciamo il voto favorevole  all'emendamento  Speziale,  in
  quanto è frutto di un approfondimento e di una valutazione comune
  (fra l'altro assorbe alcuni emendamenti proposti  dal  gruppo dei
  popolari).
       La cosa che deve essere sottolineata è la contraddizione, la
  singolarità  di  alcuni colleghi che, in Commissione - ad esempio
  rispetto  al problema della incompatibilità -, si sono dichiarati
  contrari,  oggi  hanno  fatto i paladini del rinnovamento e della
  novità.
       Noi siamo  contrari  alla  costituzionalizzazione  di tutto;
  perchè c'è chi  vuole  esagerare  rispetto  ad  un  processo che,
  invece, ha bisogno di approfondimenti che possono essere fatti in
  maniera più consona con legge ordinaria.
       Quindi, mi auguro che questo emendamento, che ha riscritto e
  migliorato l'articolo  1  della legge, venga approvato come punto
  di equilibrio  sul  quale  la maggioranza dell'Assemblea si possa
  riconoscere, proprio per arrivare ad un risultato finale; perché,
  a   volte,   chi  cerca  di  ottenere  tutto  è  perché  nasconde
  l'obiettivo  di non fare nulla. Quindi noi Popolari siamo perché,
  concretamente,  si  avvii  un  processo  di riforma nella Regione
  siciliana.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     FORGIONE. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, noi - la mia
  parte politica,  l'onorevole  Martino,  con molti sub-emendamenti
  all'emendamento  dell'onorevole  Speziale  -  abbiamo  provato  a
  riportare tutto su un terreno più ragionevole, più opportuno, per
  affrontare,  poi,  la  materia  della  forma  di  Governo,  della
  definizione   dei   poteri,   dei   rapporti  con  il  Parlamento
  nell'ambito  della  legge  ordinaria.  Tutto  questo  non è stato
  raccolto. I nostri emendamenti sono stati tutti respinti. Quindi,
  crediamo  di aver motivato, nel corso della discussione di questa
  mattina,   la   nostra  opposizione  a  questo  emendamento  che,
  sostanzialmente,   sancisce   il  sistema,  il  principio,  della
  elezione  diretta del Presidente, contro il quale noi ci battiamo
  per ragioni politiche e democratiche.
       Io, Presidente,  non  ho  neanche  compreso  perché  lei  ha
  dichiarato    improponibile    il   mio   sub-emendamento   sulla
  incompatibilità e sulla ineleggibilità del sindaco alla carica di
  deputato regionale. Non  lo  comprendo.  Nel  momento  in  cui si
  discute  delle  incompatibilità,  anche quell'emendamento sarebbe
  stato opportuno discuterlo qui, perché  è parte non secondaria di
  una riforma democratica  delle  istituzioni  e  del  rapporto fra
  istituzioni  diverse  e   anche,  io  dico,  della  futura  legge
  elettorale, dove dovremo  provare  a  liberare la costruzione del
  consenso da ogni laccio  e  lacciuolo che i comportamenti drogati
  dei Sindaci, il loro  potere immenso senza controllo, la politica
  dei consulenti, la  gestione  della  spesa pubblica discrezionale
  operata anche per effetto  di  una legge presidenzialista quale è
  quella per l'elezione diretta dei sindaci, tutto questo complesso
  di  poteri drogano il  consenso  e  drogando  il  consenso  e  la
  costruzione  del consenso  indeboliscono  anche  le  forme  della
  democrazia e le forme della rappresentanza.
       Lei non ha  fatto un buon servizio dichiarando improponibile
  quell'emendamento,  signor Presidente, glielo dico - vorrei dirlo
  sottovoce,  diciamo, non le contesto i suoi poteri - però ritengo
  che  era  opportuno discuterlo, quell'emendamento era compatibile
  con  questa legge, era compatibile - passatemi il bisticcio delle
  parole  -  con  la  discussione sulle incompatibilità che abbiamo
  affrontato  qui,  stamattina, perché  non si può ragionare sempre
  per  pezzi.  Anche  questo contestiamo noi, che questo disegno di
  legge  voto  non  ci  consente  di  ragionare sul complesso della
  costruzione  istituzionale  che si vuole riformare, sul complesso
  della forma del Governo, sul rapporto tra questa forma di Governo
  e il nuovo sistema elettorale.
       Quell'emendamento da  me  firmato,  tra  l'altro  assieme  a
  colleghi  di   Forza  Italia,  del  C.C.D.,  dell'U.D.R.  avrebbe
  consentito almeno, non  dico  l'approvazione  di  una  norma,  ma
  almeno una discussione  più  completa  rispetto  a quello che noi
  stamattina stiamo svolgendo.
       Per tutto questo  complesso  di  ragioni, per le ragioni che
  hanno  motivato,  anche,  i  nostri  emendamenti  all'emendamento
  Speziale, noi voteremo contro.

     PRESIDENTE.   Grazie   onorevole  Forgione.  Vorrei  ricordare
  all'onorevole  Forgione  che  è  stato  dichiarato  improponibile
  perché  di materia non attinente alla legge voto; tra l'altro, su
  questa  materia,  l'Assemblea  ha piena disponibilità di decidere
  sulla base dei poteri conferitegli dallo Statuto.

     VIRZI'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VIRZI'. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, certamente il
  tema    delle    incompatibilità,    quando    verrà   affrontato
  compiutamente,   determinerà  delle  lacerazioni  in  quest'Aula,
  perché  nel  momento  in cui si parla di democrazia, di sovranità
  popolare,  di voto di scambio, di voto comprato, di voto drogato,
  bisogna tenere conto delle mutate condizioni economiche, storiche
  e  sociali  per  cui  sarà  necessario, senz'altro, in un diverso
  momento però, onorevole Forgione, individuare compiutamente tutto
  ciò  che  oggi  in  Sicilia  può  inficiare alla base, magari per
  errori  legislativi  commessi anche in quest'Aula, la libertà del
  voto popolare.
       Noi annunciamo  voto  favorevole a questo emendamento perché
  ci  sembra  un   ragionevole   passo   avanti   che  non  implica
  assolutamente forzature e  che non precondiziona il risultato del
  libero dibattito in  quest'Aula  nel  momento  in  cui, con legge
  ordinaria  e con una maggioranza accessibile persino in un grande
  momento  di  disordine  politico  come questo, ci esprimeremo sul
  livello  delle  incompatibilità,  sulla loro quantità, sulla loro
  qualità, sulla loro più precisa definizione.
       Io credo che sia indispensabile compiere questo passo avanti
  che è, per il  momento,  più  formale  che sostanziale, così come
  vorrei, ragionando  da  solo  e  amichevolmente  con  l'onorevole
  Aulicino,  dire  che mi appare assai difficile, nella prospettiva
  di  questa e anche della prossima legislatura, che per promozione
  dal  basso  quest'Aula  riesca  ad  esprimere, mai, una qualunque
  maggioranza dei due terzi su qualunque argomento.
       Io  credo  che   non   possiamo   legiferare  nel  senso  di
  imprigionare  per  il  futuro  le  mani  all'Assemblea  regionale
  siciliana.
       Questo non lo si dice perché si è minoranza o maggioranza in
  un  momento,  quando   si  fa  sostanzialmente  una  proposta  di
  cambiamento della Costituzione,  grande  griglia  dentro la quale
  deve muoversi la  legislazione  di  carattere  ordinario,  è bene
  attenersi  ai  principi   generali   e   il   principio  generale
  ragionevole, accettabile da parte di  tutti è che dopo che si sia
  espressa la volontà  popolare, ma  auspicabilmente  anche dopo un
  grande chiarimento politico  in quest'Aula, che questo Parlamento
  possa  venire fuori  con  una  maggioranza  qualificata,  ma  non
  certamente quella dei due  terzi, per esprimere finalmente e dare
  corpo alla volontà di  cambiamento  dei siciliani. Con ciò vorrei
  però  anche, ripeto,  ragionando  con  me  stesso,  proporre  una
  meditazione  ai  colleghi.
       Io  milito  senz'altro  nel  fronte  presidenzialista  e  ho
  sentito anche dei richiami  molto seri, molto intelligenti che mi
  hanno fatto riflettere  sul  bilanciamento dei poteri.  E allora,
  stiamo attenti perché  nemmeno  nelle  ultime monarchie decade il
  Parlamento quando muore  il  sovrano;  nemmeno  nelle  più feroci
  dittature  si scioglie  il  parlamento  perché  il  leader  viene
  arrestato.
       Io vorrei ricordare, intanto  che siamo in una Regione che è
  a rischio, io non vorrei enfatizzare questi rischi e spero che il
  popolo siciliano non vada  ad  eleggere  nessuno che possa essere
  arrestato,  però,  attenti   a  questa  auto  fustigazione  delle
  istituzioni perché delegittima  tutto  ciò  che è scelta politica
  nella nostra Isola;  attenti  a  non  auto  delegittimarci  tutti
  maggioranza e minoranza;  attenti  a  non concepire il Parlamento
  della Regione siciliana  come  il  Consiglio comunale di Sclafani
  Bagni - con tutto il  rispetto  per  Sclafani Bagni - perché così
  come per il consiglio comunale c'è una nettissima distinzione tra
  poteri  del  sindaco  e  della  giunta  e  poteri  del  consiglio
  comunale, la potestà  legislativa  del  parlamento  non  può  mai
  essere posta in  discussione,  altro  che controllo.  Qualcuno ha
  detto potere di controllo,  questa  è  un'Assemblea che ha potere
  legislativo propositivo, non è un consiglio comunale.
       Se  volessimo riconnettere  a  questo  Parlamento  i  poteri
  minimali di controllo  di  carattere  amministrativo,  quasi  una
  specie di succursale  della  CORECO a questo Parlamento, stiamoci
  attenti.
       Ripeto, certe preclusioni: dice, c'è la mozione di sfiducia,
  be io credo che sia  normale  che  debba  esserci  la  mozione di
  sfiducia, così come l'ho  ritenuta  valida  per i sindaci, questo
  strumento di difesa  dei  rappresentanti  della volontà popolare,
  deve esserci uno strumento  di  difesa  di  fronte  ai poteri del
  presidente, ma che alla morte del presidente, alle dimissioni del
  presidente  o   all'arresto   del   presidente   corrisponda   lo
  scioglimento di un parlamento,  su questo mi permetto di dubitare
  ad alta voce perché  si tratta, a questo punto, istituzionalmente
  di organismi assolutamente  separati sul piano delle prerogative,
  dei poteri e delle funzioni.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, riconosco che
  l'onorevole Virzì con grande  capacità  di  sintesi  è riuscito a
  mettere il dito sulla  ferita,  è riuscito ad evidenziare tutti i
  nodi non sciolti  delle  questioni che sta dibattendo quest'Aula:
  l'equilibrio dei poteri, il  legare  la sorte di un'Assemblea con
  un compito così alto alla  sorte  di  un singolo uomo, per quanto
  prestigioso, sono questioni  che  non  possono  essere risolti in
  maniera semplicistica come quest'Aula si appresta a fare.
       Altra cosa che  devo  cogliere,  mentre  dichiaro che voterò
  contro l'emendamento dell'onorevole  Speziale,  è il vezzo che in
  quest'Aula alcuni  deputati, in  particolare  l'onorevole Fleres,
  hanno di vestire i panni altrui.
       Io credo, onorevole  Fleres,  che  per  quanto elegantemente
  argomentate le sue tesi, sul  piano dei sofismi credo che lei sia
  un maestro, sul piano dei  sofismi, credo che lei sia un maestro,
  sul  piano dei  contenuti  sono  evidenti  alcune  contraddizioni
  logiche e politiche che sono enormi, la dove per esempio si sente
  l'esigenza di separare  la  funzione  parlamentare dalla funzione
  esecutiva io sono perfettamente d'accordo con lei.
       Io non sono un presidenzialista né posso, certamente, essere
  accusato  di  avere  fregole e  di  assessorati.  Il  mio  gruppo
  politico non ha partecipato a nessuna forma di spartizione dentro
  quest'Aula;  altri gruppi politici,  compreso  il  suo,  con fasi
  alterne, hanno da accreditarsi  questa  pratica.  Tuttavia da non
  presidenzialista devo dire che si  ha  ragione quando si pretende
  poi che il principio presidenzialista  venga  applicato in toto e
  che  quindi  la funzione  esecutiva  e  la  funzione  legislativa
  appaiano in un sistema  di  tipo presidenzialista, non certamente
  in un sistema di tipo parlamentare, separate.
       L'altra  argomentazione  circa  la  conquista  del consenso,
  onorevole   Fleres,   circa   la  legittimazione  dei  governanti
  attraverso  il  voto  espresso  dai  cittadini è perfettamente in
  contraddizione   a  centottanta  gradi  con  quanto  prima  avevo
  sostenuto,  perchè  gli  assessori in questo meccanismo di nessun
  consenso  godono  e  sicuramente  invece i parlamentari di questo
  Parlamento godono.
       Allora,   se  andiamo  a  leggere  il  resoconto  delle  sue
  dichiarazioni  nel  crogiolarsi un attimo con i suoi sofismi si è
  in  qualche  modo  ingarbugliato  il filo logico e vengono fuori,
  evidenti, queste contraddizioni.
       Un'ultima  cosa  che  mi preme precisare è il tema di chi in
  quest'Aula  è riformatore e chi in quest'Aula è conservatore. Più
  volte  su  questo tema è tornata quest'Aula, non solo l'onorevole
  Fleres ma a lui è molto caro, io credo che una volta per tutte si
  debba   uscire   da   ogni   forma   di   ipocrisia   e  chiarire
  definitivamente  che  chi è presidenzialista non ha il diritto di
  dire che è riformatore, come chi non è presidenzialista non ha il
  dovere di sentirsi in qualche modo conservatore.
       La  verità  è un'altra: che non sempre ho avuto occasione di
  dirlo  altre  volte;  non sempre tutto ciò che si muove, si muove
  nella direzione del progresso onorevole Fleres.
       Se io sono fermo in un punto e faccio un passo indietro sto,
  certamente, muovendomi, se faccio un passo avanti, sto certamente
  muovendomi. Ma le direzioni che prendo sono perfettamente diverse
  e diversi sono gli obiettivi e diversi sono i risultati.
       Allora,   io   credo   che   quest'Aula   approvando  questo
  emendamento  stia  facendo  un  passo  indietro  sul  piano della
  democrazia,  chi  fa  questo  passo indietro non ha il diritto di
  chiamarsi riformatore.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Martino.
       E' assente.
       Si  passa  alla  votazione  dell'emendamento  1.28  a  firma
  dell'onorevole Speziale.
       Il Parere del Governo?
       Il Governo si rimette all'Aula.
       Il parere della Commissione?

     (Commissione?) Si rimette all'aula.

     PRESIDENTE.  Chi  è d'accordo resti seduto, chi è contrario si
  alzi.
                            (E' Approvato)

       Si   prende   atto  che  hanno  votato  contro:  l'onorevole
  Aulicino, l'onorevole Scamacca, l'onorevole Forgione, l'onorevole
  Martino, l'onorevole Vella e l'onorevole Liotta.
       In  conseguenza   dell'approvazione   dell'emendamento  1.28
  dell'onorevole Speziale restano  preclusi i seguenti emendamenti:
  1.15 - 1.33 - 1.5 - 1.12 - 1.9 - 1.14  - 1.17 - 1.4 -1.3 - 1.38 -
  1.16 - 1.19 - 1.25 - 1.42 - 1.10 - 1.7 - 1.13 -1.22 - 1.39 - 1.40
  - 1.26 - 1.18 - 1.8 -  1.2  -  1.34  - ...... Restano in vita gli
  emendamenti 1.6, 1.42, 1.1,  1.24,  1.20, 1.21, 1.29, 1.35, 1.23,
  1.36, 1.27, 1.32, 1.31.

     DI  MARTINO .   L'emendamento   1.6  è  improponibile,  perchè
  riguarda la legge elettorale.

     PRESIDENTE. Non è proponibile.
       Si  passa  all'emendamento  1.42.  Anche  questo  tratta  di
  materia elettorale, è decaduto.
       Si passa all'emendamento 1.1.  E' ritirato.
       Si  passa  all'emendamento  1.24.  E'  improponibile, poichè
  tratta di materia elettorale.
       Si  passa   agli   emendamenti  1.20  e  1.21,  questi  sono
  emendamenti alternativi all'emendamento 1.29.

     SPEZIALE. L'emendamento 1.20 è collegato all'1.29.

     PRESIDENTE.   Gli   emendamenti   1.20    e    1.21    vengono
  considerati come  articoli   aggiuntivi.   Pertanto    pongo   in
  votazione....

     FLERES. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.   Signor  Presidente,  mi  pare  che  l'Aula  desideri
  proseguire la propria attività al pomeriggio e  quindi, anche per
  mettere in ordine le cose.
       Io non entro nel merito della scelta, dico però  che  se noi
  continuiamo  in maniera così confusa, poi  probabilmente  non  ci
  intendiamo, per cui, per esempio, poc'anzi io   Le  chiedevo  che
  fine ha fatto l'emendamento 1.7 e una  parte  del'emendamento  di
  fatto è assorbito dall'emendamento  Speziale perchè l'emendamento
  Speziale si occupa anche del vicepresidente, ma  c'è  la  seconda
  parte che è quella relativa alle funzioni  del vicepresidente che
  non è assorbita dall'emendamento Speziale e  dunque,  rispetto  a
  questa seconda parte - a mio avviso. l'Aula  deve essere chiamata
  a pronunziarsi, altrimenti non andiamo d'accordo  e  non  andiamo
  d'accordo solo perchè procediamo in maniera così convulsa.
       Allora, il mio intervento sull'ordine  dei  lavori  riguarda
  proprio  una maggiore calma e serenità  nella  trattazione  delle
  questioni   perchè   non   stiamo    discutendo   di   contributi
  all'associazione  per  la  protezione dei cani o  dei  gatti,  ma
  stiamo affrontando il tema della vita della Regione e questo, con
  tutto  il  rispetto ai cani e ai gatti, e anche  ai  partiti  che
  devono  essere  rinchiusi  nelle  riserve  di   caccia   per  non
  scomparire come quello dell'onorevole Forgione.

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'articolo   1   così  come
  emendato. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       L'Assemblea  prende atto dei voti contrari  degli  onorevoli
  Forgione,  Martino,  Vella  e Liotta. La seduta è  sospesa  ed  è
  rinviata alle ore 17.30 di oggi mercoledi 10 febbraio 1999.

  La seduta è sospesa alle ore 14.10

                  PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

    La seduta è ripresa alle ore 17,56.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   siamo   nella   fase  di
  trattazione del disegno di legge voto; vi sono alcuni emendamenti
  considerati articoli aggiuntivi.
       Onorevole   Assessore  Barbagallo,  lo  dico  con  amarezza,
  sistematicamente vengono  presentati atti ispettivi in Aula, e ci
  sono sempre dei  problemi con il Governo che, in ultimo, comunica
  di non potere  trattare  quegli  atti  e  quindi  chiede  che non
  vengano discussi. Ci  sono  mille modi per evitare questo. Vorrei
  pregarla di farsi  portavoce ne confronti del Governo, o di dirlo
  in tempo tale  da  consentire  alla  Presidenza  di organizzare i
  avori in maniera  diversa,  o di fare in maniera tale che qualche
  componente  del   Governo   si   faccia  delegare  dall'Assessore
  competente a parlare in  nome  e  per  conto  del Governo. Vorrei
  pregarla di farsi portavoce in tal senso.

     BARBAGALLO, Assessore regionale per gli enti locali. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO,   Assessore   regionale   per   gli  enti  locali.
  Presidente  io  volevo  dire  che stasera in Giunta di Governo mi
  farò carico di ricordare ai colleghi le sue raccomandazioni.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi  ci  troviamo soltanto con un
  componente  del  Governo  e  due  parlamentari in Aula. Fatto che
  evidentemente  non  ci  consente  di lavorare per cui sospendo la
  seduta per quindici minuti.

    La seduta è sospesa per 15 minuti.

    La seduta è ripresa alle ore 18.13

     PRESIDENTE.  La  seduta  riprende.  Il Governo è rappresentato
  dall'Assessore Barbagallo.
       Siamo agli articolo aggiuntivi, presentati all'articolo 1.
       Articolo aggiuntivo emendamento 1.29, a firma dell'onorevole
  Speziale.
       All'emendamento   1.29   sono   stati   presentati  dei  sub
  emendamenti.

    - subemendamento 1.29.4, a firma Forgione ed altri;

    - subemendamento 1.29.1, a firma Di Martino ed altri;

    - subemendamento 1.29.2, a firma Ricevuto ed altri;

    - subemendamento 1.29.3, a firma Leanza.

       Nessuno dei firmatari è presente in aula. L'emendamento è il
  1.29.4.  Il  problema  comunque  è  che  viene  presentato un sub
  emendamento  soppressivo  all'emendamento.  I  deputati  non sono
  presenti; è dichiarato decaduto.
       Si  passa  all'emendamento 1.29.1, a firma dell'onorevole Di
  Martino.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI    MARTINO .    Onorevole    Presidente,    la    filosofia
  dell'emendamento  dell'onorevole  Speziale  è  convincente  e  lo
  condividiamo però  a  mio  modo  di vedere, e a modo di vedere di
  altri colleghi, ha bisogno degli emendamenti ed in particolare il
  secondo   ed   il  terzo  comma,  perché  volere  considerare  il
  parlamento   siciliano   alla  stessa  stregua  di  un  Consiglio
  comunale,  l'ho  detto stamattina e lo ripeto, è un grosso errore
  politico  e  non  rispetta  quelle  che sono le prerogative di un
  parlamento.  Quindi,  non  si  può  assolutamente colpevolizzare,
  colpire,  un  parlamento  perché  si  dimette un Presidente della
  Regione o  perché impedito o per morte o per dimissioni, perché a
  quel punto evidentemente un parlamento è sotto ricatto e verrebbe
  meno   l'equilibrio   dei   poteri   tra   il   Presidente  della
  Regione-Governo ed il parlamento.
       Io volevo fare una distinzione tra le dimissioni politiche e
  le dimissioni per impedimento o altre ragioni. Mi hanno convito e
  mi convinco che bisogna prevedere tutto in un'unica soluzioni nel
  senso  che le dimissioni o la morte o l'impedimento devono essere
  considerate   tutte   alla  stessa  stregua.  Quindi,  io  ritiro
  l'emendamento  1.29.1  e il successivo emendamento 1.29.2, perché
  mi  riconosco  di  più e sottoscrivo l'emendamento dell'onorevole
  Leanza.  Però qui c'è da fare una correzione di carattere tecnico
  perché l'emendamento dell'onorevole Leanza di fatto è sostitutivo
  del  secondo  e  del  terzo  comma,  quindi votando l'emendamento
  dell'onorevole Leanza (io dichiaro il mio voto favorevole) a quel
  punto  viene  meno  il secondo ed il terzo comma dell'emendamento
  dell'onorevole Speziale.

     PRESIDENTE.  Quindi  Lei  ritira l'emendamento. L'Assemblea ne
  prende atto.
       Si  passa  all'emendamento  1.29.5  a  firma degli onorevoli
  Alfano e Fleres all'emendamento 1.29 dell'onorevole Speziale.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     BARBAGALLO SALVINO , assessore per gli enti locali. Mi rimetto
  all'Aula.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     PROVENZANO,   Presidente   della   commissione   e   relatore.
  Favorevole.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI    MARTINO .   Onorevole   Presidente,   io   ritengo   che
  l'emendamento   presentato  dai  colleghi  di  Forza  Italia  sia
  penalizzante   per  il  parlamento  perché  mentre  l'emendamento
  dell'onorevole  Leanza porta a compimento due volontà: la volontà
  del  Presidente  dimissionario  o  deceduto o impedito che ha già
  fatto una propria scelta e il Parlamento dopo può confermare come
  può  negare  la  scelta  del Presidente della Regione fatta a suo
  tempo,  cioè  c'è  una deliberazione, una volontà del parlamento,
  l'emendamento dei colleghi  di  Forza  Italia , invece, assegnano
  questa facoltà solamente  al  Presidente  della  Regione  che sia
  dimesso, impedito o deceduto, quindi io prego i colleghi di Forza
  Italia di ritirare  l'emendamento  e ci attestiamo, l'Assemblea -
  secondo me -  si  può  attestare  sull'emendamento dell'onorevole
  Leanza, perché  è molto più avanzato l'emendamento dell'onorevole
  Leanza rispetto all'emendamento dei colleghi di Forza Italia.

     LIOTTA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  si  può
  negare che il centro-destra  ha  dimostrato  di avere una cultura
  presidenzialista  di  gran   lunga   più   avanzata  rispetto  al
  centro-sinistra in questo  dibattito, perché almeno possiedono la
  dote  della  coerenza.   Capisco   la   logica   che   spinge   i
  subemendamenti sia dell'onorevole  Di Martino - che, tra l'altro,
  lo ha ritirato  - sia dell'onorevole Leanza. Entrambi vorrebbero,
  in qualche modo aggiustare il tiro rispetto sia alla formulazione
  dell'emendamento  1.28,  già  approvato  questa  mattina  che  ha
  sostituito l'articolo 1 del  disegno  di legge, sia rispetto alla
  formulazione dell'1.29 che, in realtà, era perfettamente coerente
  con l'1.28. Cioè, le due formulazioni che l'onorevole Speziale ha
  presentato a questa  Aula,  coerenti  fra  loro,  sostenevano una
  impostazione   di  questo   tipo:   "il   presidente   è   eletto
  direttamente, in caso  di  dimissioni,  impedimento per qualsiasi
  natura" - e questa  mattina  è  stato  detto  esplicitamente  che
  dentro questa "qualsiasi  natura"  va considerata anche l'ipotesi
  di arresto - o morte  del  presidente",  in casi di questo genere
  decade l'Assemblea e si  va  a  nuove  elezioni  contestuali  del
  presidente della Regione e dell'Assemblea.
       Lo   stesso  onorevole  Speziale,  messo  davanti  a  questa
  incongruenza di una Assemblea regionale mortificata fino al punto
  di essere  considerata,  come diceva bene in questo sì, Ciccio Di
  Martino, un  consiglio  comunale  qualsiasi,  io credo che il più
  felice di  tutti  noi stamattina è stato l'onorevole Virzì quando
  ci ha  detto che in nessuna monarchia parlamentare se muore il re
  si dimettono i  parlamentari, si fa un altro re, di solito con un
  meccanismo non elettivo, ma si fa un altro re.
       In ogni caso, cercando di aggiustare il tiro, introducono un
  elemento  che   è  misto,  mentre  il  principio  che  ha  voluto
  introdurre  con l'articolo 1 stamattina quest'Aula è stata quella
  dell'elezione   diretta   del   presidente,  adesso  in  caso  di
  impedimento o  morte  del presidente si chiede invece una nomina,
  nella versione dell'onorevole Leanza, una ratifica nella versione
  dell'onorevole  Di Martino, dell'Aula. E' una funzione impropria,
  a mio  avviso,  intanto  perché non si toglierebbe il ricatto che
  l'assenza   della   figura  del  presidente  viene  a  esercitare
  sull'Aula  perché  un'Aula  si  troverebbe  entro  venti o trenta
  giorni nelle due ipotesi a dovere, o ratificare o riconfermare il
  vice presidente oppure a decadere e andare a nuove elezioni.
       Molto più  seria  mi  sembra  la  posizione  di chi dice, in
  questo caso è il vice presidente che subentra direttamente perché
  si separa  definitivamente,  è  più  coerente.  Io  non  sono  un
  presidenzialista,  ma se presidenzialista vuole essere quest'Aula
  lo sia  fino  in fondo. Si separa definitivamente la figura ed il
  ruolo della presidenza dalle funzioni di quest'Aula.
       Va aggiunto, comunque, che il vice presidente in una ipotesi
  del genere,  se  vogliamo  essere  coerenti  fino  in fondo, ed è
  questo   l'invito  che  io  rivolgo  ai  presentatori  di  questo
  emendamento, che  fin  qui  coerenti lo sono stati, ma dovrebbero
  uniformarsi al sistema che in qualche modo è ispiratore di questo
  emendamento che  è  un sistema di tipo americano: in quel sistema
  il  vice  presidente  viene  indicato  direttamente agli elettori
  nello stesso  momento  in  cui viene eletto il presidente. Volete
  fare i  presidenzialisti?  Fateli  fino  in  fondo,  ma fatelo in
  maniera seria.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   noi
  scontiamo in tutta la  discussione  di questo disegno di legge il
  vizio originario, l'ispirazione  che  ha  avuto  questa legge per
  come è andata avanti, per  come  è  stata  prodotta,  per  come è
  sostenuta da chi ne è più convinto.
       E',     sostanzialmente,     un     testo    prevalentemente
  propagandistico, lo  diceva  prima con il paradosso del "sostegno
  pieno  alle  tesi  presidenzialiste" l'onorevole Liotta; coerenza
  vorrebbe, a  questo punto, che si accentuassero tutti gli aspetti
  presidenzialisti  di   questa  legge.
       Noi, ovviamente, non  ci prestiamo a questo gioco se non per
  invitarvi a  non  avere una falsa coscienza, però, stiamo attenti
  anche alle  cose  che  scriviamo.  Noi  abbiamo  detto che questo
  Parlamento, anche in  un  sistema presidenziale, non ha e non può
  avere  solo   una  funzione  di  controllo,  perchè  un'assemblea
  legislativa non  è  un  consiglio  comunale  e, quindi, ha potere
  legislativo, interviene  su  una gamma di materie che ancora voi,
  onorevoli colleghi e signori presidenzialisti, non ci avete fatto
  capire che  materie  saranno  quelle  sulle  quali  interviene il
  parlamento e sulle quali il parlamento non può intervenire perchè
  non può disturbare i poteri del "principe" eletto dal popolo.
       Ecco che ritorna il vizio, di volta in volta, ma addirittura
  noi rischiamo di produrre una norma che ratifica la ricattabilità
  di questo  parlamento,  perchè  se  il  presidente della regione,
  magari in conflitto con il parlamento, magari in conflitto con il
  partito che lo ha eletto, magari impazzito, decide di dimettersi,
  ecco che scatta  il  ricatto  del parlamento: se il presidente si
  dimette il parlamento si scioglie. E perchè dare questo potere al
  presidente che,  attraverso le sue dimissioni o la minaccia delle
  sue dimissioni,  può  ottenere  la  compiacenza  di un parlamento
  oppure ottenere  lo  scioglimento  di un parlamento? E' possibile
  che non possiamo fermarci un attimo a riflettere su questo?
       Io capisco,  non  la  sostengo,  Signor Presidente, ma posso
  anche capire  che la mozione di sfiducia approvata dal parlamento
  possa  portare  alla contestuale elezione dell'assemblea, assieme
  all'elezione  del  nuovo  presidente,  ma  perchè  attraverso  lo
  strumento delle dimissioni del presidente dobbiamo sancire noi la
  ricattabilità dell'assemblea, per cui se il presidente si dimette
  l'assemblea si scioglie  e  se l'assemblea non è d'accordo con il
  presidente è  ricattata  perchè  il  presidente può minacciare di
  farla sciogliere lui, attraverso le sue dimissioni?
       E'  possibile  che  non  possiamo  fermarci  un  attimo  per
  riflettere   su    queste   cose,   o   davvero   questa   smania
  propagandistica  del  maggioritario  e  dell'elezione diretta sta
  addirittura offuscando  la capacità di ragionamento di quest'Aula
  ed anche  della  stessa Commissione? Questo è l'interrogativo che
  io pongo.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente,  in realtà il comma 2 ed il comma
  3 dell'emendamento  1.29  erano  stati in qualche modo mutuati da
  una normativa  che  già  l'Assemblea regionale aveva approvato ed
  era quella  riguardante l'elezione diretta dei sindaci, tuttavia,
  al di  là  degli  atteggiamenti  propagandistici, che penso siano
  esattamente   il   contrario,  dell'onorevole  Forgione,  se  noi
  vogliamo ragionare  sul testo dell'emendamento penso che il primo
  comma possa  essere  interamente  approvato dall'Aula; per quanto
  riguarda, invece,  il  secondo  ed  il terzo comma, essendo stato
  presentato al terzo comma un emendamento interamente sostitutivo,
  da parte  dell'onorevole  Leanza,  io  ritengo che il terzo comma
  debba essere  inteso  sostitutivo  del secondo e del terzo comma,
  cioè   deve   sostituire   il   secondo   ed   il   terzo   comma
  dell'emendamento 1.29,  perchè  in  questo  caso  si  completa il
  disegno  dell'emendamento,   per   cui   io,  non  avendo  alcuna
  osservazione  da  fare all'emendamento Leanza, ritenendolo, anzi,
  migliorativo del testo, sono dell'avviso che vada accolto.
       Pertanto    inviterei    i   presentatori   dell'emendamento
  soppressivo   dell'articolo   di   confluire   in   qualche  modo
  sull'emendamento dell'onorevole Leanza.

     PRESIDENTE.    Onorevole    Speziale,    onorevoli   colleghi,
  l'emendamento  presentato  dall'onorevole Alfano e dall'onorevole
  Flères è ritirato.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'emendamento  Ricevuto-Calanna.  Sono presenti
  gli onorevoli deputati in Aula?
       Non sono presenti.
       L'emendamento è dichiarato decaduto.
       Si passa all'emendamento Leanza 1.29.3 sostitutivo del terzo
  comma, subemendamento.

     SPEZIALE. Va inteso al comma 2 e al comma 3.

     PRESIDENTE. Anzichè "il terzo comma è sostituito dal seguente"
  deve  intendersi   "il  comma  secondo  e  il  comma  terzo  sono
  sostituiti dai seguenti...".

     LEANZA. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LEANZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, per confermare
  che l'emendamento a mia firma intende sostituire il secondo ed il
  terzo comma dell'emendamento a firma dell'onorevole Speziale.
       La ragione e  la  motivazione  credo sia uguale a quella che
  sostiene l'emendamento  di  altri  colleghi,  cioè quella del non
  automatico scioglimento dell'Assemblea nel caso di dimissioni, di
  morte o di impedimento permanente del Presidente della Regione.
       La mia  convinzione  è  che negli esecutivi a legittimazione
  diretta l'Assemblea parlamentare deve avere un proprio ruolo, una
  propria funzione  ed  un  proprio  potere  penetrante  anche  nel
  rapporto di interdipendenza con l'esecutivo.
       L'emendamento   da  me  presentato  vuole  andare  incontro,
  probabilmente non so  se  adempie  a  questa funzione ed a questo
  scopo  in   maniera   piena,   a  questa  esigenza  di  un  ruolo
  dell'Assemblea nel rapporto con gli avvenimenti che riguardano le
  istituzioni, la istituzione Governo regionale.

     PRESIDENTE. Pongo in  votazione  il  subemendamento  1.29.3  a
  firma Leanza.
       Il parere del Governo?

     BARBAGALLO SALVINO , assessore per gli Enti locali. Il Governo
  si rimette all'Aula.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     PROVENZANO,           Presidente della Commissione e relatore.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
       Chi è d'accordo resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione  l'emendamento  1.29  così  come  risulta
  essere stato emendato.
       Il parere della Commissione?

     BARBAGALLO SALVINO , assessore per gli Enti locali. Il Governo
  si rimette all'Aula.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     PROVENZANO,           Presidente della Commissione e relatore.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è d'accordo  resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

     FORGIONE .....

     PRESIDENTE.  Certo   lei   non  passa  inosservato,  onorevole
  Forgione.

     FORGIONE. Dato che non c'è ...

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne  prende  atto con il voto contrario
  di Rifondazione Comunista.

     FORGIONE. Dell'onorevole Martino.

     PRESIDENTE. Dell'onorevole Martino.
       Onorevoli     colleghi,    a    seguito    dell'approvazione
  dell'emendamento  1.29  sono  dichiarati  preclusi  l'emendamento
  1.20, 1.21, 1.35, 1.23.
       Si passa all'emendamento 1.36 che trovate sempre alla pagina
  10 a firma Spagna ed altri.
       Sono presenti i deputati firmatari in Aula?
       Intanto  lo  leggo:   "con   legge   regionale  approvata  a
  maggioranza dei due  terzi  dei  deputati  regionali, l'Assemblea
  regionale  stabilirà  la  forma  di  governo  della  Regione  con
  riferimento  ai   rapporti   tra   Assemblea  regionale,  Governo
  regionale e Presidente della Regione; la formazione delle leggi e
  degli atti  normativi relativi all'organizzazione ed all'attività
  amministrativa della  Regione,  con  particolare riferimento alla
  partecipazione ad essi dei  Comuni  e  delle Province; i principi
  dell'autonomia finanziaria della  Regione  e  delle  procedure di
  bilancio e di contabilità regionali.

     ADRAGNA. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Onorevole Adragna, risulta firmatario?

     ADRAGNA. Sì.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
       Viene ritirato?
       L'Assemblea prende atto...

     ADRAGNA. Anche a  nome  degli  altri  firmatari,  dichiaro  di
  ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa  all'emendamento  1.27  a  firma  dell'onorevole Di
  Martino.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .   Signor   Presidente,  io  ritengo  che  questo
  emendamento sia assorbito dall'emendamento che porta la firma, la
  cosiddetta ".... Speziale",  la  chiamo  io,  che  è  un articolo
  aggiuntivo all'articolo 1.  Quindi, che sia costituzionale io non
  ho dubbi, perchè  con  questa  andiamo  a  modificare  una  norma
  costituzionale, però,  siccome  c'è  l'emendamento  Speziale  che
  assorbe quanto da me indicato in questo emendamento, lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa   all'emendamento   1.32  a  firma  dell'onorevole
  Silvestro ed altri.

     SILVESTRO. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa   all'emendamento   1.31  a  firma  dell'onorevole
  Speziale. Allo  stesso sono stati presentati dei sub-emendamenti:

    - a firma dell'onorevole Forgione:

    "Sostituire la parola 'assoluta' con 'i 2/3'";

    - a firma dell'onorevole La Corte ed altri:

    "Sostituire le  parole  'maggioranza assoluta' con 'maggioranza
    dei 3/5'".

     FORGIONE. Dichiaro di ritirare l'emendamento a mia firma.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento 1.31.2 a firma degli onorevoli Mele
  ed Lo Certo:

    - "Sopprimere da 'nonchè ad Assemblea'".

     LO CERTO . Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa  all'emendamento  1.31.3  a  firma degli onorevoli
  Mele, La Corte e Martino:

    - "Sostituire le parole 'maggioranza assoluta' con 'maggioranza
    dei 3/5".

     MARTINO. Anche a  nome  degli  altri  firmatari,  dichiaro  di
  ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa alla votazione dell'emendamento Speziale 1.31.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  io  esprimo  un voto a favore di
  questo emendamento,  perchè  lascia  aperta  una  possibilità,  è
  l'unico  sprazzo   di   ragionevolezza   in  questa  discussione.
  Ovviamente la mia  opinione  non  è  offensiva di chi invece, con
  altrettanta forza e  coerenza  sostiene  che  stiamo  facendo una
  buona legge. E'  l'unico  sprazzo di ragionevolezza perchè lascia
  aperta  una  possibilità.   Io  ricordo  gli  amici  di  Alleanza
  Nazionale con quanta  coerenza  fecero la battaglia assieme a noi
  contro il referendum  per  il  maggioritario.  Ricordo  gli amici
  della Rete quanta  passione  misero in quella battaglia contro il
  maggioritario. Ed oggi  mi trovo ipermaggioritari gli ex missini,
  oggi  Alleanza  Nazionale.  Ipermaggioritari,  plebiscitari,  "Di
  pietristi",  gli  amici  della  Rete;  come  vedete  le  opinioni
  possono cambiare.
       E  probabilmente   un   sistema   elettorale  e  un  sistema
  istituzionale e una  forma  di  governo  perfetta,  per  tutti  i
  contesti storici, politici,  culturali,  non esiste. Ogni forma é
  legata  anche   alle   tradizioni  politiche,  culturali;  se  il
  bipartitismo va bene in Inghilterra, vediamo quanto fatica qui fa
  ad affermarsi il bipolarismo, non il bipartitismo.
       Evidentemente quando si ragiona di materie istituzionali, di
  forme di governo, di leggi elettorali, bisogna tenere conto delle
  culture politiche  sedimentate,  delle  storie  democratiche  dei
  singoli paesi, delle tradizioni culturali.
       E quindi questo  emendamento, non credo - spero, almeno, che
  non sia così, solo  uno  specchietto  per  le  allodole  - lascia
  aperta una possibilità;  noi  lo votiamo solo perché tiene aperta
  questa possibilità, che anche chi oggi é convinto, sperimentati i
  danni - e noi ne  siamo certi - i danni dell'elezione diretta del
  presidente, si possa  ritornare  tutti  in  quest'Aula, avendo la
  possibilità di modificare  una  norma  che oggi stesso noi stiamo
  inserendo in Costituzione, stiamo costituzionalizzando.
       Ed é per questo  che  noi avevamo chiesto di non inserire in
  Costituzione l'elezione  diretta,  ma  di  legiferare  con  legge
  ordinaria - anche  se  con  una  maggioranza  qualificata  - come
  previsto per le  leggi  di modifica costituzionale, di legiferare
  sulla forma di  governo,  sui  poteri,  sulla  legge  elettorale,
  perché sappiamo che tutte queste questioni sono collegate.
       Probabilmente se  avessimo scelto quell'altro percorso, cioè
  il percorso della  prima  commissione  speciale, oggi non avremmo
  avuto bisogno di tenere aperta questa possibilità.
       E  però  io  lo  voglio  cogliere,  voglio  cogliere  questa
  disponibilità, data da  questo  emendamento,  e  per  questo  noi
  votiamo a favore.
       Sappiamo che questa cosa é -  come dire - é un poco - io non
  trovo la parola -  é  l'ultima  possibilità  che  rimane a questa
  Assemblea per potersi autodeterminare in una fase successiva; del
  resto, questa Assemblea ha fatto  la legge numero 7, poi - chi ha
  ragione, chi ha torto,  si  vedrà  -  però ha ritenuto di doverla
  modificare  la  legge  numero   7.  Ed  io  ero  tra  coloro  che
  sostenevano la modifica della legge numero 7.
       E' reintervenuta  questa  Assemblea,  ha modificato la legge
  numero 7, perché  sappiamo che parliamo di materie complesse, che
  vanno anche sperimentate; e qui questa legge non ci ha offerto la
  possibilità, per come  l'avete  costruita  in  commissione  ed in
  Aula,  di  ragionare   della  complessità  e  di  normare  questa
  complessità. Questa  possibilità  che  ci  lascia  aperto  questo
  emendamento ci porta a sostenerlo senza entusiasmo, senza enfasi,
  convinti soltanto che é  un piccolo cerottino su una piaga che in
  questa Assemblea, volutamente,  la  maggioranza  di  governo e le
  opposizioni di centrodestra hanno aperto con questa norma.
       Per queste ragioni, noi lo votiamo.

     STANCANELLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STANCANELLI.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  io
  ritengo che l'approvazione  di  questo emendamento mette in forse
  tutto quello che abbiamo  detto  fino a stasera - almeno coloro i
  quali sosteniamo l  elezione diretta del Presidente della Regione
  - perché se leggiamo  attentamente  -  io  ritengo che lo si stia
  leggendo attentamente -  noi diciamo, in questo emendamento, che,
  dopo la prima  approvazione,  dopo  la prima attuazione del nuovo
  Statuto,  nella   parte   che  riguarda  l'elezione  diretta  del
  Presidente della  Regione,  l'Assemblea  regionale  siciliana può
  fare una nuova  legge  che  modifica  l'elezione  diretta  e  può
  indicare nuove possibilità o nuovi metodi per l'elezione.
       Cioè noi  stiamo  dicendo:  una  norma costituzionale, quale
  quella dell'elezione diretta del Presidente della Regione che noi
  vogliamo inserire nello Statuto, dopo la prima applicazione potrà
  essere  eliminata,   modificata   con  una  legge  dell'Assemblea
  regionale siciliana. Se questo è il senso di questo emendamento e
  ritengo che solo questo è il senso noi fino ad ora ci siamo presi
  in giro perché  la  maggioranza  trasversale che vuole l'elezione
  del presidente della Regione non penso che possa approvare questo
  emendamento. Mi sorprende che l'onorevole Speziale che appartiene
  al Partito dei democratici di sinistra che sostiene, ha sostenuto
  nelle  dichiarazioni,   nelle   dichiarazioni   pubbliche,  nelle
  dichiarazioni in quest'Aula  che  vuole  l'elezione  diretta  del
  Presidente della Regione  e  vuole  che  sia costituzionalizzato,
  porti  avanti  un  emendamento  che  di  fatto  e  giuridicamente
  eliminerà la  costituzionalizzazione dell'elezione diretta e darà
  la possibilità  all'Assemblea  regionale  tradendo  il  principio
  pattizio che tante volte  si  è  detto  in  quest'Aula esiste nel
  momento  in  cui  si   discute   di  norme  statutarie  e  quindi
  costituzionali, ecco il  Presidente  dei  democratici di sinistra
  sta tradendo nel senso  politico  del  termine quello che fino ad
  oggi  hanno affermato. Allora  io  dico:  stiamo  attenti  a  far
  passare sotto silenzio questo emendamento che praticamente blocca
  il percorso riformatore che  in  quest'Aula ci siamo voluti dare.
  Ecco perché Alleanza Nazionale esprime il suo voto sfavorevole ma
  invita i parlamentari di tutti i settori politici che hanno detto
  in quest'Aula che sono  per  il  sistema  presidenziale  a  stare
  attenti.   Noi   con  questo  emendamento  decostituzionalizziamo
  l'elezione diretta del  Presidente  della  Regione e mettiamo tra
  due anni, tre anni,  quattro anni l'Assemblea nelle condizioni di
  tornare  indietro.   Si  farà  un  nuovo  dibattito  per  tornare
  indietro. Questo ritengo che  sia  grave  da  un  punto  di vista
  politico, questo ritengo che  sia  grave  da  un  punto  di vista
  giuridico e da un  punto  di vista costituzionale. Ecco perché io
  invito i parlamentari del Polo ad essere più presenti fra l'altro
  ma  invito  anche   i  parlamentari  riformisti  del  fronte  del
  centro-sinistra a stare  attenti  a  che  questo  emendamento non
  venga approvato. Grazie.

     PRESIDENTE.   Onorevoli  Colleghi  prima  di  dare  la  parola
  all'onorevole Alfano per  dichiarazione  di voto, ben sapendo che
  quest'Aula discute di un  problema  rilevante  al  punto tale che
  anche il Presidente  dell'Assemblea deve tenere conto del momento
  di nobile conflittualità che  suole  aprire  con  lo Stato, porta
  tutto questo il  Presidente  dell'Assemblea  a decisioni adottate
  con molta riflessione ciò  comunque non mi impedisce di esprimere
  le  mie  serie   riserve   sulla   costituzionalità   di   questo
  emendamento. Lo dico  perchè  non intendo giudicare improponibile
  l'emendamento perchè  trattandosi  di  partecipazione  di un'Aula
  parlamentare  al  processo   di   formazione  della  nuova  carta
  costituzionale  l'elemento   non  può  consentire  al  Presidente
  dell'Assemblea di evitare  che il Parlamento partecipi come crede
  alla formazione della  nuova  Carta  Costituzionale.  Ma di fatto
  anche qui si evince il  principio  secondo il quale con una legge
  ordinaria pur se in qualche maniera affidata ad un consenso ampio
  dell'Aula, si possa modificare  ciò  che  è sancito dello Statuto
  quindi nella Carta Costituzionale. Esprimo come suol dirsi per la
  cronaca non avendo la  presunzione di partecipare alla storia, le
  mie perplessità in tal senso.

     ALFANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO. Signor  Presidente,  Onorevoli Colleghi, l'emendamento
  1.31 fa riferimento ad una ipotesi, cioè all'ipotesi per la quale
  rispetto  alle  decisioni   che  stanno  per  essere  assunte  in
  quest'Aula  si  voglia   fare  marcia  indietro  e  propone  come
  soluzione una procedura articolata  e  complessa  che non vale la
  pena di ripetere per esigenze di sintesi. La domanda che io pongo
  all'intero Parlamento e  che  affonda  le  proprie  ragioni anche
  nelle considerazioni del Presidente dell'Assemblea è la seguente:
  qual'è la ragione profonda per la  quale  non si debbano o non si
  possano  ripercorrere  le  stesse  vie  legislative  per  tornare
  indietro nell'eventualità in  cui questa dovesse essere in futuro
  la volontà del Parlamento  rispetto  a ciò che oggi il Parlamento
  stesso decide.
       E'  buona  regola  legislativa  quella  di  far  sì che ogni
  provvedimento possa essere revocato in dubbio da un provvedimento
  di eguale  rango,  ma  se  proprio  la vogliamo dire tutta, non è
  buona  regola  legislativa  dovrebbe  essere obbligo legislativo.
  Rispetto  cioè  ad un'ipotesi già consolidata in legge non si può
  tornare  indietro  prevedendo  un  percorso  di  rientro diverso,
  zigzagante sostanzialmente.
       E allora  mi  sia  consentito un dubbio che si abbina ad una
  riflessione  di  natura  politica  e  che  sta  tutta nei mesi di
  travaglio  della  Commissione Statuto prima del parto della bozza
  Provenzano  che  ha rappresentato l'elemento minimale rispetto al
  quale si  è  potuti  approdare  in  Aula. Bene, in questi mesi di
  travaglio, è emerso un fronte ampio contro le riforme. Ho la vaga
  impressione  che questo emendamento rappresenti la via di uscita,
  la valvola  di  sfogo rispetto a chi ha dovuto subire un percorso
  di  riforme. E questo è, dal punto di vista politico, legislativo
  e  della  correttezza istituzionale, assolutamente inaccettabile.
  E'  inaccettabile  cioè che si immagini una soluzione legislativa
  ad  un  problema  e  contemporaneamente  si  immagini  una marcia
  indietro  per  soddisfare chi non voleva l'approvazione di questo
  testo  di  riforme  ed  è  altrettanto  inaccettabile  che questo
  avvenga  contemporaneamente,  perchè la contemporaneità dei fatti
  non  fa  altro  che  creare  perplessità, dubbi reali, sulla vera
  fiducia che alcuni settori del Parlamento hanno sul buon esito di
  questo  disegno  di  legge  che, in quanto disegno di legge voto,
  dovrà  trovare  il  sostegno  e  la  solidarietà  del  Parlamento
  nazionale   rispetto   alla   volontà   dell'Assemblea  regionale
  siciliana  per  potersi  consolidare in ciò che noi auspichiamo e
  cioè norma di rango costituzionale.
       Io mi  sento dunque, ed è il secondo invito che rivolgo oggi
  al  collega Presidente del Gruppo parlamentare dei Democratici di
  Sinistra,   di  chiedere  un  atto  di  riflessione  rispetto  al
  mantenimento  di  questo  emendamento.  Mi  sento  di chiedere al
  Gruppo  parlamentare  dei  Democratici  di Sinistra di riflettere
  fino  in  fondo sull'opportunità di mantenere questo emendamento.
  Un emendamento  che  copre  con  un  alone di rischio e di dubbio
  l'intero  percorso  che con fatica varie forze parlamentari hanno
  fin  qui  compiuto.  Ecco  perchè  noi  giudicheremmo  gravissima
  l'approvazione  per di più con una certa superficialità di questa
  norma e  direi  anche che riteniamo che una norma di tal fatta ci
  esporrebbe ad un giudizio negativo ed assolutamente condivisibile
  da  parte  degli  osservatori tecnici e politici che ci osservano
  sia in Sicilia che a Roma. Ripeto creando un alone di dubbio e di
  sospetto  sull'effettività e sull'efficacia di questo percorso di
  riforme.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Onorevole  Presidente,  noi  con  questa  norma
  pensiamo  di  poter  introdurre un'altra norma nel nostro statuto
  che   è   norma   costituzionale.   Quindi   il   problema  della
  costituzionalità a mio modo di vedere non esiste. Voglio dire poi
  che  qui  si  lascia  praticamente  all'autonomia  del Parlamento
  siciliano la  forma  di  governo che vi deve essere dopo il primo
  esperimento  dell'elezione  diretta del Presidente della Regione.
  E non capisco quale scandalo può suscitare questa norma quando la
  stessa  Bicamerale  lasciava               dei  singoli  consigli
  regionali  la forma di governo. Quindi, se l'esperimento va bene,
  noi diciamo che  va  bene,  se l'esperimento ....

     STRANO. ...lo scandalo sei tu

     DI MARTINO .  Lei,  onorevole  Strano,  rappresenta  il  corpo
  elettorale, io ho il  massimo  rispetto  per  gli elettori che le
  hanno dato il voto. Certamente non la stessa cosa potrei dire per
  il suo comportamento in Aula.
       Quindi con questa norma noi  mettiamo al banco ogni forma di
  dogmatismo sul problema del  presidenzialismo,  non può essere un
  fatto ideologico, deve essere...io voglio valorizzare l'autonomia
  di questo Parlamento  e  per difendere prerogative, rivitalizzare
  questo  Parlamento voglio assegnare  tutti  i  poteri  che  altre
  regioni, altri consigli regionali  avranno in prosieguo di tempo.
  Ecco perchè ritengo che questo  sia  un  modo  di  valorizzare la
  specificità siciliana e  poi,  onorevole Presidente, concludo con
  questa norma norma non viene  meno  la natura pattizia del nostro
  Statuto  perchè  noi   proponiamo   questa  norma  al  Parlamento
  nazionale, se il Parlamento  nazionale  con  la  propria  riforma
  riconosce alle regioni a Statuto  ordinario la potestà di potersi
  determinare della propria forma di Governo non si riesce a capire
  perchè il Parlamento siciliano non deve avere questa potestà.
       Quindi  noi  siamo  in  perfetta  linea  con  quello  che  è
  l'orientamento generale riguardante le riforme, se qualcuno pensa
  che  questa  norma  sia  un  grimaldello  per  fare  spaccare  la
  maggioranza, io dico che è  un  errore  politico  perchè le norme
  costituzionali non servono a tenere  assieme  una maggioranza o a
  rompere una maggioranza, servono  a dare indicazioni di carattere
  generale e questa indicazione  che  porta la firma dell'onorevole
  Speziale a cui ci associamo  e  sottoscriviamo  penso  che sia la
  soluzione  che  salvaguardia,  che  valorizza,  che  dà  maggiore
  autonomia e maggiore prestigio a questo Parlamento.

     SILVESTRO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SILVESTRO.  Io  comprendo   le   preoccupazioni  espresse  dal
  Presidente  dell'Assemblea e da altri deputati circa il contenuto
  di  questa  norma che viene posta in votazione. Tuttavia desidero
  un  po' fugare le preoccupazioni espresse per il fatto che questa
  norma,  onorevole  Alfano,  non  andrà incontro alle critiche dei
  costituzionalisti  e  degli  operatori tecnici di questa materia,
  perchè  questa  norma  in  effetti  si inserisce su un prevalente
  indirizzo  iniziato  nell'attività  della  bicamerale e poi nella
  prima commissione "Affari istituzionali" della Camera che tende a
  normare sul piano costituzionale le modifiche degli statuti delle
  ragioni ordinarie e delle regioni a statuto speciale.
       Quindi,    qui   non    siamo    in    presenza    di    una
  decostituzionalizzazione dello Statuto  così  come  ha  fatto  la
  regione Sardegna che ha posto  al  Parlamento  la introduzione di
  una procedura di modifica dello Statuto abbastanza semplice.
       Noi qui proponiamo una norma che dà ampie garanzie dal punto
  di  vista della sua  applicazione,  intanto  perchè  sulla  forma
  Governo scelta dall'Assemblea,  l'elezione  del  presidente della
  Regione  a  suffragio   diretto   questa  norma  potrebbe  essere
  modificata soltanto dopo la  prima  applicazione,  quindi  non ci
  sono problemi; secondo la procedura  di  modifica è una procedura
  rafforzata  e  quindi   garantita  rispetto  alla  volontà  degli
  elettori  e dell'Assemblea  perchè  la  disposizione  può  essere
  modificata se l'Assemblea vota a maggioranza assoluta ma la norma
  può essere approvata  soltanto quando un referendum confermerebbe
  la volontà dell'Assemblea.
       Non si fa luogo a  referendum  soltanto  con una maggioranza
  qualificata di due terzi che,  è  opinione di tutti, è abbastanza
  elevata per garantire un  ricorso  alla modifica non a correggere
  la parte in assemblea.  Quindi  io  credo  che  le preoccupazioni
  espresse,  che  io   comprendo,   perchè  in  qualche  modo  sono
  ingenerate dalla preoccupazione che  a  distanza di poco tempo si
  possa tornare indietro  rispetto  alla  scelta  che  ha  compiuto
  l'Assemblea, in effetti  con  questo  meccanismo introdotto dalla
  norma questa procedura è  più complicata e quindi queste proposte
  non hanno ragione di essere.

     AULICINO. Chiedo si parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     AULICINO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, questo è il
  primo intervento  che faccio a favore dell'opposizione. Noi siamo
  strutturalmente   presidenzialisti,  e  non  comprendiamo  questa
  schizzofrenia del gruppo parlamentare della sinistra democratica,
  che vorrebbe da  una  parte  inserire  nello  Statuto  la norma e
  dall'altra recuperare  il ruolo del Parlamento pienamente, perchè
  dopo una prima  fase  interlocutoria  di  colpo  il Parlamento si
  riappropria delle sue funzioni.
       Ora o  noi siamo presidenzialisti, perchè non capisco questa
  legge voto, perchè  se  vogliamo stabilire il principio che tutto
  il potere va  riferito  al  Parlamento,  noi  non  è  il caso che
  perdiamo il nostro tempo a fare una legge voto.
       Noi come Centro cristiano democratico, e credo l'opposizione
  in quest'Aula, siamo  dell'avviso,  semmai  - e in particolare il
  mio gruppo questa  mattina ha preso posizione in questa materia -
  che tutta la  parte che riguarda la regolamentazione, i poteri di
  scioglimento,   i   soggetti  che  debbono  eventualmente  essere
  coinvolti  nella  fase  dello  scioglimento,  questa  materia  va
  determinata dal  Parlamento.  Per  il resto noi siamo dell'avviso
  che questa legge  voto  debba  essere  una  legge leggera, in cui
  stabiliamo un principio  che  una  volte  e  per  tutte il popolo
  elegge il Presidente  della Regione, lo mettiamo nello Statuto, e
  non dobbiamo più  prevedere  forme  di  recupero  del  ruolo  del
  Parlamento rispetto a  questa,  che  è una norma essenziale sulla
  quale noi non possiamo tornare indietro.
       Come gruppo abbiamo presentato quest'oggi un sub emendamento
  all'articolo  2,  in  cui  rispetto  ai  poteri  di  scioglimento
  recuperiamo  la   funzione   piena  del  Parlamento.  Quindi  non
  dividiamoci  su   un   argomento.   Vorrei   capire  la  sinistra
  democratica  che   posizione   ha.   Per   questo  motivo  questi
  emendamenti   della  sinistra  democratica,  che  tenderebbero  a
  coniugare il presidenzialismo e il parlamentarismo.
       Ecco l'equivoco  di fondo, strutturale, di questa posizione,
  di una sinistra che  non  si fa sinistra di governo fino a quando
  continuerà ad  assumere  posizioni così equivoche. Ci si dimostra
  classe di Governo  quando si ha una posizione politica chiara. Su
  questioni così spinose non ci si può atteggiare in questo modo.
       Concludo ribadendo la posizione del mio gruppo parlamentare,
  e  cioè   che   siamo  presidenzialisti  e  siamo  contro  questo
  emendamento che nei  fatti,  da una parte afferma la necessità di
  inserire nello  Statuto la norma, dall'altra afferma nello stesso
  emendamento la  necessità  di  restituire  al  Parlamento i pieni
  poteri.
       Onorevoli colleghi, non  ci  capisco più  A questo punto noi
  come  opposizione   andiamo  avanti,  mi  sembra  corretto  -  le
  posizioni sono chiare - per difendere questo principio sacrosanto
  che restituisce al  popolo  il potere diritto dovere di scegliere
  il proprio Presidente della Regione con l'elezione diretta.
       Per il resto confrontiamoci su come dobbiamo architettare la
  fase post, perchè  è  chiaro  che  ci sono delle cose da decidere
  nella fase  successiva:  come  sciogliere  questo Parlamento; chi
  sceglie di sciogliere; chi decide lo scioglimento? Queste sono le
  cose importanti; è  lì  che  stabiliamo o ripristiniamo il potere
  reale del Parlamento e la nostra piena autonomia.

     ZANNA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZANNA. Signor Presidente, io non sono in grado di esprimere un
  giudizio  sulla costituzionalità di questo emendamento. Io vorrei
  semplicemente  fare  una  valutazione  politica che spiega il mio
  voto contrario a questo emendamento.
       Innanzi tutto, vorrei  dire  che  questo emendamento è stato
  nei giorni scorsi  oggetto  anche di una valutazione tra numerosi
  esponenti politici  ed esponenti universitari che hanno suggerito
  ed hanno fatto delle  valutazioni  sui  testi  che  si andavano a
  preparare per la  discussione  di  oggi.  Su  questo  emendamento
  qualcuno ha sostenuto  che  era necessario proporlo ed approvarlo
  perché  in questa maniera si dava una libertà a questo Parlamento
  di autodeterminarsi e  di  scegliere  liberamente  nel  futuro  i
  propri assetti istituzionali e di Governo.
       Io vorrei  rispondere,  non  condividendo questo giudizio, a
  questi  professori universitari  che  credo  che  con  la  stessa
  ragione e con la  stessa  forza  questo  Parlamento adesso si sta
  determinando e sta decidendo di scegliersi una forma di governo e
  nulla toglie a questo  Parlamento di farlo nella stessa maniera e
  con lo stesso percorso.  Si  è  anche  detto  che questa norma ha
  l'obiettivo di anticipare,  di  confermare  quel  mandato  che il
  Parlamento sta discutendo e  vuole  dare  a  tutte le Regioni per
  decidere esse stesse liberamente quale forma di governo dare.
       Ora, io anche qui, onorevoli colleghi, ritengo che la nostra
  Regione  sta, forse casualmente, anticipando le altre Regione nel
  determinare  un  orientamento e una decisione e sarebbe un brutto
  segnale, lanceremmo un messaggio poco limpido nel momento in cui,
  dopo   aver   deciso   questa   mattina  l'elezione  diretta  del
  Presidente,  la  condizioniamo  con  il  testo  di  questo  altro
  emendamento.
       Ha  fatto bene l'onorevole Silvestro a marcare i dispositivi
  di  condizionamento  nel  percorso della futura Assemblea qualora
  quell'Assemblea voglia determinarsi nel cambiare la decisione che
  qui  stamattina si è presa, ma comunque, rilevando anch'io questa
  sorta di catenacci nelle difficoltà in una futura legislatura nel
  cambio  della  decisione presa stamattina, io continuo a ritenere
  che sarebbe un brutto segnale quello di arrivare all'approvazione
  di questo testo.
       In buona sostanza sarebbe come un vecchio detto che facciamo
  un  passo  avanti  e poi però ci riguardiamo nella possibilità di
  tornare indietro rispetto a una decisione importante. Sarebbe una
  specie  di  cerotto  un  po'  impasticciato che non capisco e non
  condivido.
       Io  invece  ritengo  che  augurando che l'onorevole Speziale
  possa  cogliere  anche gli inviti fatti da alcuni parlamentari da
  questa  tribuna  di  ritirare  questo emendamento , perché questo
  permetterebbe  anche  la possibilità di continuare l'approvazione
  di  questa  legge  importante  e  storica,  onorevole Forgione lo
  ribadisco,  con  un'ampia  maggioranza così come si è determinata
  sull'approvazione del testo sull'elezione diretta del Presidente,
  altrimenti,   onorevoli   colleghi,   senza  drammi,  ovviamente,
  l'approvazione o la  bocciatura  di questo emendamento sarebbe un
  passaggio che segnerebbe  quel percorso unitario che si è trovato
  fino adesso.
       Ripeto, io non so  quale  sarà  l'esito  finale  del voto su
  questo emendamento, io voterò  no,  ma  o venga approvato o venga
  respinto non sarebbe  un  dramma, sarebbe soltanto un incidente e
  un segno rispetto a quel percorso  su  cui si è lavorato e che ha
  portato all'approvazione  dell'elezione  diretta  del  presidente
  della Regione che credo sia un fatto importantissimo.

     LIOTTA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Rinuncio a parlare.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io questa
  sera ho percepito le  preoccupazioni espresse da quanti da questa
  tribuna hanno chiesto a  me  di  ritirare  l'emendamento  o hanno
  fatto osservazioni critiche  all'emendamento  da me presentato ed
  ho colto una preoccupazione,  per certi aspetti legittima, di chi
  ha come modello  organizzativo il sistema presidenziale, ma nello
  stesso tempo debbo  fare  una considerazione semplice, ma davvero
  quelli che siamo per  il  sistema  presidenziale  dopo  la  prima
  applicazione, dopo che  in  Sicilia  si  sarà  votata  l'elezione
  diretta del presidente della  Regione  e  dopo  che il Parlamento
  regionale siciliano sarà eletto  sulla  base  del premio che sarà
  stabilito per il  presidente  della Regione, davvero noi pensiamo
  che quel modello potrà  essere  messo  in  discussione  fra sette
  anni?  Cioè non ci sono motivi fondati e ragionevoli perché possa
  essere rimesso in discussione?
       A  me  è sembrato che i sostenitori del presidenzialismo non
  sono   tanto  convinti  perché  non  hanno  tanta  fiducia  nella
  possibilità  che  questo  strumento possa resistere nel tempo. Io
  sono  tra quelli che avendo fiducia nello strumento non ha alcuna
  preoccupazione  che  questo  strumento  e  questo principio possa
  essere  sottoposto  a  verifica  successiva, non ho assolutamente
  alcuna  preoccupazione che si possa riverificare questo principio
  essendo convinto della bontà e della forza di questo principio.
       Quindi mi sembra che gli argomenti che sono stati utilizzati
  contro   siano   argomenti   fortemente  deboli  di  chi  non  ha
  convinzione rispetto al principio. Nello stesso tempo, debbo dire
  che è stato anche introdotto un elemento di sicurezza se vogliamo
  perché,    superata    l'osservazione    fatta   dal   Presidente
  dell'Assemblea  sulla dubbia costituzionalità della norma essendo
  la   norma   diventata   interna   allo   Statuto  diventa  norma
  costituzionale  -  ha  ragione  l'onorevole Di Martino - superata
  questa   osservazione  da  parte  del  Presidente  dell'Assemblea
  regionale, per il resto noi abbiamo introdotto un altro principio
  cioè quello che la legge può essere cambiata soltanto con il voto
  dei  due  terzi del Parlamento regionale mutuando in larga misura
  quanto  è  previsto  dalla  Costituzione italiana in applicazione
  all'articolo  138  e,  nel  caso  in  cui  l'Assemblea  regionale
  siciliana  dovesse esprimere la maggioranza assoluta dei voti, di
  ricorrere al referendum confermativo.
       Mi  pare che esalti principi democratici perché io non penso
  che  nel  prossimo  Parlamento regionale, dopo che si sarà votato
  per l'elezione del presidente della Regione in questo Parlamento,
  ci  sia una maggioranza disposta a modificare la forma di governo
  e,  ove ci fosse quella maggioranza, comunque, dovrà fare i conti
  con  il  referendum  confermativo.  Dovrebbe  chiedere  al Popolo
  siciliano di potere modificare la forma di governo.
       Mi  pare  che  i  paletti  a  salvaguardia della norma e del
  principio  ci sono tutti, per questo io penso che le osservazioni
  che   sono   state  fatte  e  le  preoccupazioni  espresse  siano
  legittime,   le  osservazioni  sono  un  po'  deboli  nella  loro
  motivazione   per   cui   io  mantengo  l'emendamento  Presidente
  dell'Assemblea  regionale,  anche  perché - voglio fare un'ultima
  considerazione - nel corso dei lavori alla bicamerale, sulla base
  di  una convergenza di tutte le forze politiche - poi non si andò
  avanti  per  le  ragioni che tutti sappiamo - in quella occasione
  perle  regioni  a  Statuto  ordinario si dava la possibilità agli
  Statuti delle regioni di modificare con legge propria le modalità
  di  elezione del presidente della Regione della forma di governo.
  Non  capisco  perché  noi  non  dovremmo, quanto meno, attestarci
  sullo  stesso  livello  di  discussione  raggiunta  tra  le forze
  politiche all'interno della Commissione Bicamerale e nella stessa
  discussione che c'è  i corso in Commissione Affari istituzionali,
  dove sono stati presentati tre disegni di legge:  uno da parte di
  forza Italia, uno dell'U.D.R. e  l'altro dei D.S.;  tutti e tre i
  disegni di legge  prevedono  che  con  successive leggi ordinarie
  demandate alle assemblee  elettive  possono  essere modificate le
  modalità di elezione del presidente e dei consigli regionali.
       Per    queste   ragioni   mi   sembra   superfluo   ritirare
  l'emendamento, per cui io penso che l'emendamento possa andare al
  voto  e  mi auguro, invece, che dopo questo mio intervento ci sia
  una  riconsiderazione  da  parte  di  quei  deputati  che  hannoc
  riticamente fatto delle osservazioni.

     BRIGUGLIO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BRIGUGLIO.  Signor  Presidente, io immagino per un momento che
  cosa  e  come  titolerebbero  i giornali domani se passasse quest
  emendamento. Non parlo soltanto della stampa regionale, credo che
  qualche cenno di questa norma farebbero anche i grandi quotidiani
  nazionali.  Il  titolo sarebbe siucuramente di una Sicilia ancora
  una   volta   "gattopardesca"   che   tenta   di  cambiare  o  dà
  l'impressione  e  dà di se stessa l'immagine di un grosso momento
  di cambiamento ma che subito dopo se ne pente e si tiene comunque
  in  mano  la  strada  per  ritornare  indietro.
       Questa  è, credo, l'immagine non certamente qualificante che
  daremmo  di  noi,  come  Parlamento  regionale,  se  andassimo ad
  approvare  questo emendamento.  che è un emendamento che risponde
  ad  una  logica  interna,  cioè  risponde  non alla logica e alla
  necessità  di  riformare  profondamente  le  nostre  istituzioni,
  risponde  alla  logica  di  tenere compatta la maggioranza con un
  piccolo  compromesso che, di fatto, renderebbe del tutto nullo lo
  sforzo   di   rinnovamento  che  ha  coinvolto  in  un  dibattito
  appassionato i gruppi parlamentari di quest'Assemblea.
       Io credo  che,  passando  questa norma e questo emendamento,
  avremmo del  tutto  vanificato  la  legge-voto,  è per questo che
  ritengo di  dovere  rivolgere un appello agli stessi firmatari di
  ritirare l'emendamento,  perchè  la  portata  è  veramente grave,
  forse  non   avremmo   più   altro   che   fare  un  minuto  dopo
  l'approvazione di  questa  norma  che,  peraltro, sottrae per due
  volte e con  due modalità la sovranità all'unico soggetto che noi
  presidenzialisti   riteniamo   titolato   ad  eleggere  il  capio
  dell'Esecutivo regionale,  il  presidente della regione, che è il
  corpo elettorale regionale.
       Se da un lato diciamo che il corpo elettorale regionale, che
  sono cioè  gli elettori siciliani a dovere eleggere il presidente
  della regione,  un  minuto  dopo diamo la possibilità di revocare
  questa sovranità all'Assemblea regionale siciliana e addirittura,
  e mi  meraviglia  anche  il merito di una parte dell'emendamento,
  che addirittura  prevede  prevede,  da un lato, la possibilità di
  referendum ma,  dall'altro,  prevedeve  anche  che  la variazione
  all'originaria  impostazione  prevista nello statuto possa essere
  modificata, salvo  il caso che con maggioranza qualificata non dà
  luogo a referendum, quindi il corpo elettorale regionale verrebbe
  espropriato   due   volte:   da   una   parte   dall'impostazione
  dell'emendamento  che  vorrebbe  revocare  questo potere previsto
  nella norma costituzionale, dall'altro eliminando la possibilità,
  addirittura, che  si possa dare luogo a referendum. Sarebbe stato
  molto più  logico prevedere una sola possibilità di cambiamento e
  cioè quella del referendum,  ma per questo è previsto un sistema.
  Credo che quello che  diceva poco fa l'onorevole Speziale non era
  proprio perchè l'articolo 138 "la revisione costituzionale è data
  dallo stesso Parlamento che è  la medesima fonte che emana poi la
  legge sia ordinaria  sia  costituzionale",  per  cui  ritengo che
  volendo  in  qualche   modo   credere   profondamente  alla  fede
  presidenzialista anche di  coloro  che  hanno sottoscritto questo
  emendamento che questo è  un momento quasi storico, direi, per il
  nostro Parlamento e per  cui  le  ragioni di bottega politica, le
  ragioni anche di maggioranza  debbono  essere tenute fuori da una
  legge che non è di una parte, che non è nè della maggioranza e nè
  dell'opposizione, è dell'intero  Parlamento  e  di coloro che con
  sincero spirito presidenzialista intendono profondamente innovare
  così come la  Commissione  Provenzano  ha  tracciato  la  strada,
  intendono profondamente  innovare il nostro sistema istituzionale
  regionale.

     STRANO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, credo che gli
  interventi  dell'onorevole  Briguglio  ancor prima dell'onorevole
  Stancanelli, ma anche dell'onorevole Zanna, abbiano, dal punto di
  vista tecnico, illustrato quanto sia in contraddizione, contrario
  allo  spirito  dei  lavori che hanno interessato l'Aula in questi
  mesi  ed  in  queste  ultime  settimane,  quanto sia in contrasto
  invece con  lo  spirito  che si voleva dare a questo tentativo di
  partorire, forse l'onorevole Briguglio a mio avviso ha esagerato,
  come  momento  storico,  non  dimentichiamo  che una legge voto è
  soltanto una indicazione, ma io direi con un tentativo di dare un
  colpo  d'ala  ad  un'attività  legislativa che langue e langue da
  molti mesi.
       Il dato politico che noi riscontriamo è che ancora una volta
  a questa  volontà  che esce dall'Aula di dare un contributo ad un
  miglioramento   delle   condizioni   politiche   ed  anche  della
  rappresentatività   politica   di  questa  Regione  siciliana  si
  risponde  con  toni di basso profilo che vogliono far retrocedere
  un   processo   veramente  importante  che  si  vuol  tentare  in
  quest'Aula, da parte di tutti i gruppi politici o meglio da parte
  di quasi  tutti  i  gruppi  politici  e di molti deputati che non
  obbediscono alle logiche della maggioranza.
       Non  dimentichiamo,  Signor  Presidente, che pochi giorni fa
  "La  Stampa" titolava, a nostro avviso bene, che questa sessione,
  questo momento  legislativo  è  fra i più bassi fra quelli che si
  sono verificati negli ultimi anni.
       Non dimentichiamo altresì che quello  di  cui me ne vanto la
  maggioranza ed il Governo il disegno di legge, peraltro in alcuni
  versi peggiorato da quello  che  era  lo  spirito  iniziale sulla
  dismissione degli enti, è un  disegno  di  legge che era nato nel
  Governo di centrodestra, un disegno di legge che era stato voluto
  fortissimamente  da una parte  politica  che  da  sempre  si  era
  schierata contro  i  "mammouth"  dell'industria  di retrocessione
  siciliana, non certo di sviluppo,  quale  è  quella  che  è stata
  decisa  finalmente   di   sciogliere,   quindi   una   produzione
  legislativa monca sotto l'aspetto delle risposte ai trasporti, al
  turismo,    ai   disoccupati,   all'agricoltura,   all'industria,
  un'azione legislativa che non si  fa  sentire  e  che invece è in
  contrasto con l'attività propagandistica  di una maggioranza e di
  un Governo che giornalmente su "La Stampa" titola ma non trova un
  conseguente impegno in Aula.
       Siamo  a metà febbraio e si paventa oramai come ineluttabile
  l'intervento  della  proroga dell'esercizio provvisorio. Ricordo,
  onorevole  Provenzano, le critiche vi furono sul suo Governo, sul
  Governo Drago,  perchè  si mise e si tentò in quella fase con una
  riforma delle norme finanziarie, l'assetto del bilancio.
       Si  parla  ogni  giorno,  ma  si  viene  smentiti, di alcune
  impostazioni  di risparmi e di tagli, ma non si deve anche, quali
  prospettive  di rivalutazione dei settori, al di là dei tagli, si
  voglion dare.
       In  questi giorni sentiamo, ne parlavamo poc'anzi con alcuni
  colleghi  parlamentari,  si  scivola nel ridicolo, nella migliore
  delle  ipotesi,  quando  si  parla  di scioglimento, per esempio,
  dell'Azienda soggiorno e turismo. Poi lo si nega.
       Poi  si  legge la finanziaria e si trova la norma.
       Ed alla fine, si dice che, in effetti, è solo  un principio.
  Come se una legge approvata possa essere un principio
       Una   legge   approvata   è   una   norma,   offendendo   le
  professionalità  ed anche l'intelligenza, fermo restando  che  da
  chi  parta  l'opposizione a questo disegno sia dotato  di  questa
  intelligenza della quale forse non vi è tanto carico,  dal  punto
  di vista politico naturalmente.
       Si  parla  dei  trasporti  e si sente con preoccupazione che
  l'anno  prossimo  vi saranno i tagli. Ma, a fronte dei tagli, non
  si  sa  cosa  si  prevede.
       Per  cui,  caro onorevole Barbagallo, ci  piacerebbe,  anche
  questa  volta,  sentire  la  sua  voce  e  lei  sta zitto.
       E  ci  preoccupa  che, assieme a colui il quale è  stato  il
  gestore, anche in negativo, e parlo dell'Anac, non si  senta  una
  voce forte contro le dichiarazioni farneticanti di chi  dice  non
  daremo nulla per l'anno prossimo.
       Siamo in tema e concludiamo. Quindi vi è  un'enunciazione di
  principi,  ma  vi è il nulla a fronte di questa  enunciazione  di
  principi. Un'attività legislativa monca.  Un'attività legislativa
  che non va avanti verso i bisogni.
       E,  quindi,  vi  è  un  compromesso di bassa  bottega  nella
  maggioranza, per contentare coloro i quali hanno  permesso questa
  edizione  di  questo  Governo, e che da sempre  sono  giustamente
  contro  il  presidenzialismo,  sono  giustamente  a   favore  del
  proporzionale, sono giustamente contro qualsiasi  riforma, perché
  nello stagno e nella palude vivono bene e prosperano  perché  non
  hanno consenso popolare, essendo un elemento virtuale  di  questa
  strana politica siciliana e nazionale.
       Noi    siamo,   onorevole   Speziale,    concludo    subito,
  scandalizzati  da  questo  comportamento  e  riteniamo   che   la
  maggioranza dovrebbe avere un sussulto di dignità  nel cancellare
  questo  emendamento  che  cancella  quanto  di  buono,   non   la
  maggioranza  ed  il  Governo,  ma  l'Aula ha fatto in  ordine  al
  problema delle riforme.

     PRESIDENTE. Nessun altro è iscritto a parlare sull'emendamento
  1.31, a firma dell'onorevole Speziale ed altri.

    VOTAZIONE DELL'EMENDAMENTO 1.31 A FIRMA DELL'ONOREVOLE SPEZIALE
    ED ALTRI

       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     PROVENZANO, Presidente della Commissione. Si rimette all'Aula.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?
       Si rimette all'Aula.

     STANCANELLI.  Chiedo che la votazione venga fatta  per appello
  nominale.

     PRESIDENTE.   Essendo  appoggiata la richiesta, a  termine  di
  Regolamento,  indico  la votazione dell'emendamento 1.31  con  il
  metodo elettronico per appello nominale.
       Specifico  il significato della votazione.
       Chi  è  d'accordo  all'emendamento  vota  verde, chi  non  è
  d'accordo vota rosso, chi si astiene vota bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.
       Dichiaro chiusa la votazione.

                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

       Comunico il risultato della votazione:

       Presenti           47
       Votanti            43
       Maggioranza        22
       Favorevoli         32
       Contrari           10
       Astenuti            1

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cristaldi


       Comunico che  é  stato presentato dalla Commissione l'ordine
  del giorno n.  290:  "Istituzione  della Sezione di appello della
  Corte dei Conti per la Regione siciliana".

                        L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     CONSIDERATO

                 - che lo Statuto della Regione siciliana, approvato con
                 R.D.L. 15 maggio  1946,  n.  455,  poi convertito nella
                 legge costituzionale 26  febbraio  1948  n.  2, prevede
                 all'articolo 23, che la Corte dei conti ed il Consiglio
                 di Stato devono  avere  in Sicilia apposite sezioni per
                 gli affari concernenti la Regione;

                 -   che    per   quanto   riguarda   la   giurisdizione
                 amministrativa,     il     Consiglio    di    Giustizia
                 Amministrativa  per   la   Regione  siciliana  è  stato
                 istituito  già  nel  1948  ed  ha  operato  con  grande
                 soddisfazione di tutti gli operatori della Giustizia;

                 -  che  la  completa  attuazione  dello  Statuto  e  l'
                 esigenza di  assicurare  la  piena  funzionalità  della
                 giurisdizione contabile della  Corte dei Conti e la più
                 ampia  tutela  del  diritto  di  difesa  dei  cittadini
                 siciliani, richiedono  l'istituzione  di una sezione di
                 appello della Corte dei Conti in Sicilia;

                 - che la  Commissione paritetica per l'attuazione dello
                 Statuto   ha  da   tempo   approvato   le   norme   per
                 l'istituzione della Sezione  di appello della Corte dei
                 Conti per la  Regione  siciliana, le quali dovranno poi
                 essere deliberate dal Consiglio dei ministri ed emanate
                 dal Capo dello Stato;

                           IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

                 - a  promuovere   le   opportune  iniziative  politiche
                   affinché il  Governo  della  Repubblica emani nel più
                   breve  tempo  possibile  il  decreto  legislativo  di
                   attuazione statutaria per l'istituzione della Sezione
                   di appello  della  Corte  dei  Conti  per  la Regione
                   siciliana.

            Palermo, 10.02.1999

                              PROVENZANO-ALFANO-BUFARDECI-SPEZIALE-
                              BARBAGALLO-FORGIONE-NICOLOSI

       Onorevoli colleghi,  l'ordine  del giorno é presentato dalla
  Commissione. E' presentato  dai  capigruppo  con il consenso e il
  parere favorevole della Commissione.
       E'  presentato  dagli onorevoli Alfano, Bufardeci, Speziale,
  Barbagallo, Forgione, Nicolosi, La Grua, Oddo, Caputo.

     TURANO.   Signor   Presidente   chiedo  di  apporre  la  firma
  all'ordine del giorno.

     PRESIDENTE. Così resta stabilito.
       Onorevoli colleghi, l'ordine del giorno é firmato da tutti i
  deputati presenti in Aula.
       Pongo in votazione  l'ordine  del  giorno n.  290. Il parere
  del Governo?

     BARBAGALLO   SALVINO ,   assessore   per   gli   enti  locali,
  favorevole.

     PRESIDENTE. Chi é  favorevole resti seduto, chi é contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE.  Onorevoli Colleghi, prima di passare all'apertura
  del dibattito sull'articolo 2, permettetemi di richiedere qualche
  minuto di  riflessione su alcune considerazioni che il Presidente
  dell'Assemblea intende esprimere dopo la scomparsa dell'onorevole
  Pinuccio Tatarella protagonista  della  vita politica italiana di
  questi ultimi anni. E' a lui  infatti  che si deve gran parte del
  processo di transizione che  ha  portato alla nascita del partito
  della destra democratica capace  di  creare  le condizioni per il
  superamento della cosiddetta democrazia bloccata.
       Con estrema pazienza, forte della sua convinzione politica e
  soprattutto  nel rispetto per gli avversari Tatarella ha indicato
  un percorso nuovo per la destra italiana. Una destra moderna e in
  grado  di  dialogare  senza complessi di inferiorità con le forze
  politiche  del sistema italiano. Di umili origini seppe costruire
  con tenacia e intelligenza il proprio avvenire non isolandosi dal
  contesto  generale  ma avendo sempre presenti le condizioni della
  realtà  meridionale nella quale si muoveva. Iscritto giovanissimo
  al   Movimento   sociale   italiano,  è  stato  tra  i  fondatori
  dell'Associazione  Giovani  Italia  e  si  è subito impegnato nel
  settore  della  stampa  politica  nella  quale ha mostrato le sue
  notevoli  doti  di  giornalista.  Dopo  aver  ricoperto  numerosi
  incarichi  a livello comunale e regionale nel 1979 è stato eletto
  Deputato   nella   circoscrizione   Bari-Foggia,   dove  è  stato
  confermato  nel  1983,  nel  1987, nel 1992 e nel 1994, dopo aver
  ricoperto numerosi incarichi fra i quali la presidenza nel gruppo
  parlamentare  di  Alleanza  Nazionale,  nel 1987 è stato nominato
  vicesegretario  nazionale  vicario  del  Movimento Sociale Destra
  Nazionale.  Protagonista  nella  svolta di Fiuggi è stato fra gli
  animatori del Polo delle libertà e dopo il successo della lista è
  stato  nominato  vicepresidente  del  Consiglio e Ministro per le
  Poste.
       Apprezzato per le sue qualità e la sua capacità di dialogo è
  ricordato anche  per  l'intuizione  dimostrata in occasione della
  legge elettorale sulla  quale  si  è registrata la convergenza di
  tutti i gruppi politici.
       Era solito affermare  che  più che le tessere mi interessano
  le intelligenze.  Una  battuta  non  retorica,  ma  profondamente
  vissuta dal momento  che  numerosi  avversari lo consideravano un
  uomo con il  quale  ci  si poteva confrontare senza preconcetti o
  pregiudizi.
       In questi ultimi giorni ha lavorato intensamente per dare al
  polo delle libertà un nuovo progetto politica sul quale potessero
  convergere i consensi degli italiani.
       Con la scomparsa  di Tatarella il mondo politica italiano ha
  perso un riferimento importante.
       Ai  familiari,  agli  amici  e  al  gruppo  parlamentare  di
  Alleanza Nazionale  vanno  le  condoglianze  della  Presidente  e
  dell'Assemblea tutta.

   705-708-758-Norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


       Onorevoli Colleghi si  passa  all'articolo  2 del disegno di
  legge. Ne dò lettura:
                                 Art. 2.

          1. Dopo l'articolo 8 dello Statuto è aggiunto il seguente:

                              'Articolo 8 bis

          1.  Le  contemporanee  dimissioni  della  metà più uno dei
       deputati   determinano   la   conclusione   anticipata  della
       legislatura   della  Assemblea,  secondo  modalità  che  sono
       determinate  con  legge  adottata  dall'Assemblea  regionale,
       approvata   a   maggioranza   dei   due  terzi  dei  deputati
       regionali.'
       E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi  da tempo è
  aperto il  problema  dello  scioglimento  e dell'autoscioglimento
  dell'Assemblea regionale  siciliana.  Sappiamo  quante  volte  il
  degrado politico delle  classi  dirigenti  che  ha vissuto questa
  Regione avrebbe dovuto  portare ad un atto coraggioso ed anche di
  dignità di questo  Parlamento.  Un Parlamento che nel corso della
  sua  storia ha  vissuto  fasi  convulse,  travagliate.  E'  stato
  colpito da  una  questione  morale  drammatica,  penso all'ultima
  legislatura, all'altra  legislatura.  Un  Parlamento  che avrebbe
  meritato di essere  rinnovato  e  di  riconsegnare  la  parola al
  popolo siciliano  per  rilegittimarlo democraticamente. Io quando
  dopo il fallimento  dei  due  governi  di centro-destra in questa
  legislatura si arrivò  alla  nuova maggioranza con una operazione
  politica che non ci  ha convinto e ci ha visti all'opposizione ho
  detto proprio nella  fase  del  dibattito  di  fiducia al Governo
  Capodicasa ho detto  che  se  ci  fosse  stata  la possibilità di
  autoscioglimento  di questa Assemblea regionale forse era giusto,
  consumato  il  fallimento  dei  governi del polo che pure avevano
  vinto le elezioni, e di  fronte  alla  nascita  di un governo che
  nasceva condizionato da operazioni di potere, dalle imboscate dei
  franchi tiratori, dalle  vecchie  logiche  del sistema di potere,
  sarebbe stato  giusto  giungere  allo scioglimento dell'Assemblea
  regionale  siciliana e  ad  una  rilegittimazione  democratica  e
  popolare  di  questo   Parlamento  per  rilegittimare  anche  una
  maggioranza  che  noi   avremmo   voluto  di  alternativa  e  non
  condizionata invece dalle  manovre  dei  transfughi  da  un  polo
  all'altro.   Quindi,  giungere  alla  possibilità  di  sciogliere
  l'Assemblea  regionale  per noi  è  un  fatto  positivo  e  siamo
  favorevoli a questo principio  e a questo articolo. Ci sono degli
  emendamenti, onorevole Presidente,  che  noi  abbiamo  proposto a
  questo stesso articolo. Noi crediamo, e qui vorrei che i colleghi
  deputati,  la   stessa   Commissione,   riflettessero  un  attimo
  sull'opportunità   che    per    giungere    allo    scioglimento
  dell'Assemblea   regionale    siciliana   sia   sufficiente   una
  maggioranza semplice, e  cioè  anche una maggioranza politica che
  difronte alla  impossibilità  a  governare,  all'impossibilità  a
  rilanciarsi ed a rilegittimarsi,  di fronte ad una crisi politica
  della sua stessa  maggioranza, possa giungere con una maggioranza
  dei deputati allo scioglimento della legislatura.
       Qui forse c'è un  elemento di riflessione in più da svolgere
  e forse l'Aula lo può  fare  serenamente,  ma  in  ogni  caso noi
  vogliamo difendere questo principio  e  questa norma e per queste
  ragioni il mio Gruppo politico di Rifondazione Comunista voterà a
  favore di questo articolo.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  per dichiarazioni di voto
  l'onorevole Di Martino, ne ha facoltà.

     DI MARTINO .  Presidente, io  parlerò per pochi minuti, ma per
  la verità non siamo in  sede  di dichiarazioni di voto ma in sede
  di discussione generale  all'articolo.  Cercherò  di  limitarmi a
  quei minuti previsti. A mio modo di vedere, questo articolo 2 per
  certi  versi non è  in  armonia  con  l'articolo  1  che  abbiamo
  approvato  nella  seduta  antimeridiana  perchè  in  quella  sede
  abbiamo stabilito la  contestualità delle elezioni del Presidente
  della Regione e dell'Assemblea regionale siciliana.
       Con    l'ultimo    emendamento    dell'onorevole    Speziale
  modificativo   dell'emendamento   dell'onorevole  Leanza  abbiamo
  meglio specificato cosa  deve  fare l'Assemblea regionale in caso
  di  dimissioni  del   Presidente   e   la  nomina  dell'eventuale
  successore. Ripeto, questo  testo  è  in  disarmonia  perchè  per
  esempio manca la  contestualità  delle elezioni tra il Presidente
  della Regione e  l'Assemblea  regionale  siciliana. Abbiamo anche
  all'inizio del dibattito detto che questo articolato uscito dalla
  Commissione era "focomelico" e  questa  è  la  prova. Questo è un
  articolo che ha tutti  gli  aspetti della "focomelia" giuridica e
  politica.
       Quindi qui deve  essere  completato,  perchè non è possibile
  che si autoscioglie  un'Assemblea  regionale  siciliana  e  nulla
  viene previsto per quanto riguarda il Presidente della Regione ed
  il Governo.
       Io ho presentato un emendamento per completare questa parte,
  ma certamente quello che non  si può accettare è che queste norme
  devono essere approvate con  i  due terzi del Parlamento. Ritengo
  che sia in contrasto questa  norma  con  tutto ciò che è avvenuto
  con l'articolo 1 compreso gli emendamenti dell'onorevole Speziale
  e dell'onorevole Leanza.
       Quindi, onorevole Presidente,  qui  vi  sono emendamenti che
  consentono di farlo  diventare,  direi  quasi  digeribile  questo
  articolo  e  accettabile.   Se   dovesse  passare  così  come  è,
  evidentemente si creerebbe  una tale disarmonia nella riforma che
  non sapremmo dove  riprendere  per  condurlo  ad  una razionalità
  logica da parte del Parlamento.
       Quindi io mi sono permesso, poi chiarirò, quando si trattano
  gli emendamenti, quali sono le ragioni dei due emendamenti.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a parlare l'onorevole Aulicino. Ne ha
  facoltà.

     AULICINO. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, io credo che
  per  quanto ci si voglia  sforzare  di  lanciare  un  segnale  di
  discontinuità rispetto al  passato,  però non possiamo commettere
  l'errore  di declassare  questo  parlamento  a  un  Consiglio  di
  quartiere in cui  le  procedure  di  scioglimento  possono essere
  quella della semplice maggioranza più uno, a  parte  il fatto che
  c'è, e io la colgo in ogni passaggio di questo approfondimento in
  alcuni gruppi parlamentari c'è una  schizofrenia  incredibile  in
  chi  sostiene  che  il Parlamento deve appropriarsi  di  tutti  i
  poteri, allora per alcune norme si grida  allo scandalo perchè il
  Parlamento viene defraudato, viene  sminuito, viene intercettato.
  In questo caso invece l'onorevole Forgione  che è parlamentarista
  convinto  viene  a sostenere che lo  scioglimento  in  automatico
  avviene con norma statutaria nel momento in cui  il  50 per cento
  più uno dei parlamentari si pronuncino in tal senso.
       Noi siamo dell'avviso e questa  è  la  posizione che poco fa
  commentando l'emendamento Speziale all'articolo 1, l'ultimo che è
  stato votato, ho cercato di evidenziarlo,  siamo  dell'avviso che
  se vogliamo fare una legge seria dobbiamo fare una legge leggera,
  stabilire  un  principio di massima che  è  quello  dell'elezione
  diretta  del  Presidente  della  Regione  e  poi   per  il  resto
  restituire  tutti  i  poteri  al Parlamento,  cioè  prevedere  un
  percorso  che  consenta  anche per quanto riguarda  i  poteri  di
  scioglimento una regolamentazione con legge ordinaria.
       Noi non a caso  abbiamo  proposto  un  subemendamento  a  un
  emendamento a questo articolo  2  nel  quale questo aspetto viene
  sottolineato. Naturalmente  ci  riserviamo  in  coincidenza della
  discussione degli emendamenti e dei sub emendamenti di illustrare
  meglio questa nostra posizione.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Pagano. Ne ha
  facoltà.

     PAGANO. Signor Presidente,  il  titolo  secondo  della Statuto
  recita delle funzioni degli organi regionali e su queste funzioni
  bisogna oggi centrare un  dibattito  perchè  è  evidente  se  noi
  riusciamo a inquadrare  bene  il  contesto  di  società  naturale
  riusciremo  probabilmente  a  dare  un  giusto  significato  alla
  funzione degli organi regionali.
       Ebbene, io  vorrei  un  attimo  ricordare  con un brevissimo
  excursus all'interno dei dieci minuti che mi  son  a disposizione
  come nasce una società naturale.  Scusate se  certe  volte  potrò
  sembrare fin troppo naturale ma il dato è  questo  e cioè:  primo
  nasce   l'uomo,   essere   umano  per   eccellenza,   dotato   di
  intelligenza, sensibilità, capacità e cultura, essere sociale per
  definizione,  cioè che necessita di stare con  altri  simili  per
  legare assieme ad altri simili il suo  futuro,  l'essere  sociale
  per definizione si unisce in matrimonio e  crea  la prima società
  naturale.  Questo consorzio si concretizza  nell'educare  i figli
  come persone secondo la natura specifica e  secondo  la vocazione
  naturale. Dopo la prima società naturale nella  storia,  è sempre
  stato  così  perchè la natura è questa,  si  è  formata  un'altra
  società  naturale  che  è  la  famiglia.  La  famiglia,  elemento
  essenziale, da questo punto di vista, perchè consente di favorire
  lo sviluppo dell'uomo.  Solo dopo la famiglia nasce il municipio,
  quello che una volta veniva chiamata la gens, la tribù, quindi la
  società naturale proprio  perchè ha queste caratteristiche ha una
  conseguenzialità.  Perchè faccio questo ragionamento che potrebbe
  sembrare scontato ma scontato non  è,  perchè  è un dato di fatto
  che non è nato prima  lo  Stato,  che  con  una  bacchetta magica
  qualcuno  ha generato lo Stato  e  poi  è  venuto  l'uomo,  ma  è
  esattamente il contrario:  l'uomo,  l'uomo  che  poi  assieme  ad
  altri simili forma la  famiglia, la famiglia che assieme ad altre
  famiglie forma la famiglia delle famiglie che è lo Stato.
       E  allora  a  questo punto è importante capire come in tutto
  questo si inquadra il cosiddetto principio di sussidiarietà, cioè
  quel  concetto  legato  ad una sala antropologia basato sul fatto
  che l'uomo è responsabile del suo destino.  E allora quest'ordine
  naturale  che  si  è sovvertito dopo la Rivoluzione francese, per
  cui  i  corpi  intermedi  di  una  comunità  sono  stati messi in
  subordine,  rispetto  allo Stato, un sistema sociale che di fatto
  ha  creato le condizioni perchè il cittadino fosse sotto la cappa
  dello Stato stesso.
       Insomma,  dopo  la  rivoluzione  francese  ha  vinto  quella
  filosofia  che  ha  consentito  allo Stato di invadere lentamente
  tutti  gli  spazi  di  autonomia  e  di  libertà degli individui,
  cancellando le libertà educative locali, familiari.
       E allora  a  questo punto, se i passaggi che ho appena detto
  sono passaggi logici, conseguenziali, naturali addirittura, anche
  se  da Rifondazione comunista contestano, e posso anche capire il
  perchè,  ecco  che  allora  se tutti questi passaggi sono logici,
  l'alternativa  allo Stato centrale che monopolizza e occupa tutti
  gli spazi, con i risultati che abbiamo visto, può essere soltanto
  un  altro:  i  bisogni  finanziari  dello  Stato,  che sono stati
  spaventosamente   aumentati   negli   ultimi   decenni,  sono  la
  dimostrazione  che  la scelta statalista non è stata vincente. La
  spesa  pubblica  è aumentata dal 1975, hanno di accelerazione del
  più bieco  statalismo,  di ben 23 volte. Ci hanno detto, quando è
  cominciata  questa  nuova impostazione dello Stato, che i bisogni
  erano mutati,  ma noi non abbiamo visto la qualità della vita che
  è migliorata  di  23 volte. Ma diciamo la verità: non è aumentata
  nemmeno di due volte.
       E allora abbiamo assistito evidentemente a un peggioramento;
  è  evidente  che  è peggiorata tutta la situazione, anzi non solo
  nella  qualità  ma  anche nella qualità dei servizi offerti dallo
  Stato. Allora  tutto  ciò  ci  dimostra  che  la scelta non era a
  vantaggio  del  cittadino,  ma  i  risultati  oggi  dopo  23 anni
  rispetto  a  questa  scelta,  ci  dimostrano che sono esattamente
  contrari.
       E allora a questo punto il ragionamento che mi sento di fare
  trova  una prima conclusione su quelli che sono stati i risultati
  di  questa  età  moderna.  Li voglio riassumere brevemente: l'età
  moderna,  con  questo  Stato  moderno ci ha regalato una serie di
  crisi,  una  crisi  che  prima  di  tutto  è  fiscale, giacchè la
  pressione  fiscale  è  aumentata  in maniera abnorme, spaventosa,
  limitando  quelle  che sono le risorse dei cittadini che potevano
  essere,   e  possono  essere  investite  sicuramente  in  maniera
  diversa;  questa  età  moderna, con lo stato conseguenziale che è
  venuto  fuori,  cioè lo stato assistenziale, ci ha regalato anche
  una  crisi  di  efficienza,  giacchè  lo  spreco,  il disordine e
  l'assenza del rapporto costo-beneficio l'hanno fatta da padrone.
       Vi è  stata  una crisi di equità, nel senso che è stato dato
  troppo alle  persone  sbagliate e non è stato dato nulla, o forse
  poco, alle persone meritevoli, ma soprattutto c'è stata una crisi
  di  mentalità,  una  crisi  culturale, cioè l'aumento dei bisogni
  individuali-voluttuari  e  un  aumento della cultura dei posti di
  lavoro,  una  cultura  della  mancanza di sacrificio, una cultura
  dell'assistenzialismo.  Questo  è il risultato che abbiamo visto,
  che abbiamo potuto quantificare.
       Allora  a  questo punto sorge spontaneo fare un ragionamento
  di tipo diverso, e cioè se dai frutti li riconoscerete, come dice
  il Vangelo, è  evidente  che  dobbiamo  trovare  delle  soluzioni
  alternative diverse e questa Regione ha il momento storico giusto
  per potere dimostrare che c'è veramente un'inversione rispetto al
  passato.  Quale è  questa soluzione giusta? Quella di individuare
  uno Stato che faccia il  suo  compito senza invadere la sfera dei
  cittadini. Il principio di sussidiarietà è questo.  Non faccia lo
  Stato  quello  che  è  possibile  delegare  ad  altri,  una  sana
  antropologia basata sull'essenziale  punto  di  riferimento a cui
  accennava poc'anzi che è l'uomo.
       Allora,  una  sussidiarietà  che  potrebbe essere verticale,
  vale a  dire  una  sussidiarietà che dica lo Stato non faccia ciò
  che  è  possibile delegare alla Regione, ma la Regione non faccia
  ciò  che  è  possibile  delegare  all'ente locale, ma oserei dire
  anche una sussidiarietà orizzontale, cioè lo Stato non faccia ciò
  che  è possibile delegare alla società e per società si intendono
  le  famiglie,  i privati ed oggi, novità dell'ultimo decennio, il
  cosiddetto terzo livello, il no profit, il volontariato.
       Questo  tipo di impostazione non è un'impostazione costruita
  a tavolino,  è  un qualcosa che viene secondo natura e se ne sono
  accorti  tutti.  Dice Massimo D'Alema durante una fase del lavoro
  della  Bicamerale, che poi sappiamo che è abortita, "l'Italia del
  duemila  sarà  federale"  ed  il  federalismo  non  è  altro  che
  l'organizzazione del principio di sussidiarietà, l'organizzazione
  dello Stato conseguente al principio di sussidiarietà. Quindi, mi
  pare  che  ormai  ci  sia un'impostazione che complessivamente va
  verso  questa  direzione.  D'altronde la parte della Costituzione
  dedicata   allo  Stato,  sempre  in  bicamerale,  era  intitolata
  "L'ordine  federale dello Stato". Ebbene, l'intenzione di D'Alema
  era  quella  di  superare  lo  Stato  centralista  tant'è che era
  previsto  che  l'Italia  fosse  costituita,  secondo questa parte
  della  Costituzione  naturalmente  prevista  dalla bicamerale, da
  Comuni,  da  Province,  da Regioni e poi, solo dopo, dallo Stato.
  Infatti,  recitava testualmente l'articolo 55 della seconda parte
  della  Costituzione  proposta dalla bicamerale "Enti autonomi con
  propri  poteri  e  funzioni";  questa  era la proposta che veniva
  fatta  in  sede di bicamerale, quindi Enti autonomi, così erano i
  Comuni,  erano  gli  Enti  locali,  con propri poteri e funzioni.
  Nella  proposta  della  bicamerale  quindi  era elencato l'elenco
  delle  materie  che erano riservate esclusivamente allo Stato. Lo
  Stato  poteva  e  doveva,  secondo  quell'ipotesi che poi abortì,
  dedicarsi   solo   ed   esclusivamente   alla   politica  estera,
  all'immigrazione,   alla   difesa   della   moneta,   alla  leggi
  elettorali, alla giustizia.
       Ecco,  questo  è oggi uno Stato moderno. La bicamerale nella
  prima  impostazione  aveva  dato  questo tipo di impulso che poi,
  sappiamo  bene,  è stato superato. Allora, cari colleghi, ritengo
  che  sia in questo momento essenziale che questa Aula capisca che
  il  momento storico è diretto verso uno Stato federalista e verso
  la piena applicazione del principio di sussidiarietà. Ritengo che
  da  questo punto di vista l'occasione storica che viene in questo
  momento  a passare qui non può essere assolutamente sottovalutata
  né essere presa sotto gamba.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta.

     LIOTTA.  Signor  Presidente,  io sarei fortemente tentato, per
  rispettare   il  clima  che  si  è  stabilito  in  quest'Aula  di
  interventi  a  ruota  libera su tutto lo scibile umano, a tenervi
  una  conferenza  addotta  sugli  effetti  cosmologici del secondo
  principio  della  termodinamica. So bene che questo argomento può
  interessare pochi ma a vostra scelta vi lascio un altro argomento
  sulla  relatività  ristretta  oppure  anche  un  po' di meccanica
  quantistica, se vi aggrada. Tanto resterei comunque nel clima che
  si  è  determinato  in  quest'Aula.  Non ho compreso in realtà la
  conferenza  addotta sulle origini della società e dello Stato che
  ci è stata testé  tenuta e che, secondo me, oltre ad avere alcuni
  limiti  di  semplicismo,   non   tiene   conto  di  alcuni  studi
  antropologici di base,  non  fosse  altro  sulla formazione delle
  aggregazioni naturali.
       Mi voglio attenere piuttosto al testo e ai temi politici che
  esso  propone,  apparentemente....Presidente,  la  tentazione  di
  tornare  alla termodinamica è molto forte, perché  penso  che  in
  quel caso i colleghi di Alleanza Nazionale  sarebbero  molto  più
  interessati....dicevo che il testo,  solo  apparentemente propone
  una materia, come dire soft rispetto ai contenuti  pesanti che si
  sono introdotti con l'articolo 1.
       Credo che un larghissimo consenso trasversale in questa Aula
  interessi la possibilità e i meccanismi poi  di  realizzarla,  la
  possibilità dell'autoscioglimento dell'Aula e, tuttavia, io credo
  che su questa materia quest'Aula dovrebbe riflettere con maggiore
  attenzione  perché  non  si  sta rispettando  quel  principio  di
  reciprocità  fra  i poteri istituzionali separati  così  come  li
  stiamo introducendo in quest'Aula con questo  disegno  di  legge,
  fra  il  potere  del  presidente della Regione e  il  potere  del
  Parlamento.   Principi  di  reciprocità sul  rispetto  del  quale
  richiederebbe che, appunto, se esiste da una parte la contestuale
  elezione del presidente della Regione  e dell'Assemblea regionale
  siciliana - e il legislatore si era spinto stamattina a prevedere
  la  possibilità di scioglimento dell'Assemblea,  cosa  che  viene
  riproposta in qualche emendamento originale,  la  possibilità  di
  scioglimento dell'Assemblea da parte del presidente - voglio dire
  che se questo principio è stato previsto, per  esempio  nel  caso
  delle  dimissioni  del  presidente  della  Regione  -  poi  si  è
  intervenuto con le correzioni che sappiamo - non  si capisce come
  sia  possibile  che una Assemblea che  autodetermina  il  proprio
  autoscioglimento  possa,  semplicemente  con  questa  operazione,
  portare alla decadenza di tutti i deputati e  non  del presidente
  della Regione.
       Si  è voluto con questo separare i  due  meccanismi,  quello
  dell'autoscioglimento e quello della mozione di  sfiducia,  a mio
  avviso  i  due  meccanismi  non possono essere  separati,  i  due
  meccanismi devono portare alla stessa conclusione, fra l'altro li
  divide e li separa soltanto il numero richiesto per la mozione di
  sfiducia  e il numero richiesto  per  l'autoscioglimento.  Questa
  questione della maggioranza che si deve realizzare,  sia  per  la
  mozione che per l'autoscioglimento , è una  questione  di crusca,
  cari colleghi.
       Io  sono stato consigliere comunale come molti  di  voi,  in
  Comuni   dove  la  legge  7  aveva   introdotto   il   meccanismo
  dell'autoscioglimento,  vi  assicuro  che  il  51   per  cento  è
  altrettanto difficile da raggiungere dei due terzi, la difficoltà
  non  cresce  in misura proporzionale oltre il 51  per  cento,  ma
  quello  scoglio è difficilissimo. Io ricordo,  il  mio  consiglio
  comunale è formato da trenta, ricordo che era vezzo  di  tutti  i
  consiglieri  comunali  - e penso che diventerà  vezzo  anche  dei
  deputati  di  questa  Assemblea  -  quello   di   minacciare   le
  dimissioni, invocare le dimissioni in massa dei  deputati ad ogni
  pié sospinto: io già vedo frotte di deputati  pronti a dimettersi
  alla prima occasione.
       Io avevo studiato uno strumento per bloccare  questo tipo di
  interventi ........

     PRESIDENTE.    Mi  permetta  di   ritenere,   come  Presidente
  dell'Assemblea,  assai  improbabile che i  deputati  decidano  di
  dimettersi.

     LIOTTA.  Era proprio quello che  stavo  sostenendo,  onorevole
  Presidente, ogni volta che un consigliere  pronunciava  la parola
  "dimissioni" io mi presentavo con un foglio sul  quale apporre la
  firma: 30 erano i consiglieri in quel Comune,  riuscii  -  perché
  poi c'era la televisione che inchiodava i  consiglieri  alle loro
  responsabilità - appena uno di loro parlava  di  scioglimento  io
  subito  portavo  il foglio sotto gli occhi  e,  naturalmente,  la
  firma  non  mi  poteva  essere  negata.   Raccolsi  14  firma  la
  quindicesima e la sedicesima non fu possibile  nella  maniera più
  assoluta raccoglierle.
       Allora io credo che  il  problema  non  sia possibile, nella
  maniera più assoluta, raccoglierla.

     STANCANELLI. Lei ha firmato?

     LIOTTA. Io ho firmato  per  prima,  naturalmente. Io non credo
  che il problema sia i due terzi  o  il  50  per cento più uno dei
  deputati, io  credo  che  il  problema  sia quello, invece, della
  contestualità stabilita dal principio simul stabunt, simul cadent
  per  cui  se  "in  piedi"  sta  l'Assemblea  "in  piedi"  sta  il
  presidente della regione e viceversa.
       Questo principio di  reciprocità viene qui negato; separarlo
  con   la   mozione   di    sfiducia    e    con   il   meccanismo
  dell'autoscioglimento  è  assolutamente  improprio.  Bisognerebbe
  ritornare su  questa  materia, prevedere un percorso unificato in
  modo  tale   che  nel  momento  in  cui  l'Assemblea  si  dovesse
  autodeterminare per  lo  scioglimento,  in  quello stesso momento
  cadrebbe l'Assemblea e il Presidente della Regione.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Zanna.  Ne ha
  facoltà.

     ZANNA.  Signor  Presidente,   io  giudico  positivo  il  testo
  dell'articolo, perchè  rispetto  ad  un tema di fondo che abbiamo
  verificato e  riscontrato  in questi anni sull'"impossibilità" di
  sciogliere  questo parlamento, la scelta dell'autoscioglimento mi
  pare che sia  un  passo  avanti,  però vorrei ricordare a tutti i
  parlamentari, raccogliendo anche la battuta che prima ha fatto il
  Presidente dell'Assemblea sulla quasi impossibilità di trovare 46
  deputati pronti alle dimissioni, che questo emendamento cerca, ma
  ci riesce  solo  in parte, di rispondere ad un'esigenza sollevata
  soprattutto dall'opinione  pubblica nei momenti di maggiore crisi
  della passata  legislatura,  cioè  della  quasi  impossibilità di
  accedere allo  scioglimento di questo parlamento: il meccanismo è
  talmente farraginoso  che ci si è chiesto, quando questo problema
  è stato  nel  recente  passato  sollevato,  se effettivamente sia
  possibile, per gravi inadempienze, sciogliere questo parlamento.
       Ora,  io  ritengo  questo  articolo un passo avanti rispetto
  alla   totale   inesistenza   di   un   meccanismo   perfino   di
  autoscioglimento,  ma,  ripeto, solo parzialmente risponde a quel
  problema, a quel nodo che riguarda l'impossibilità, nei fatti, di
  sciogliere questo parlamento. Ecco perchè mi sono permesso, visto
  che  la  Commissione  non ha esitato su questo punto alcun testo,
  non  so  se  nel suo interno abbia dibattuto e discusso possibili
  soluzioni, mi  sono  permesso,  e  lo troveremo negli emendamenti
  successivi  aggiuntivi  all'articolo  3,  una  parziale  modifica
  dell'articolo 8 dello statuto sullo scioglimento dell'Assemblea.
       E' una  "parzialissima"  modifica  e quindi lo dico adesso e
  non       interverrò      successivamente      nell'illustrazione
  dell'emendamento, solo  per sollevare il problema, nella speranza
  e con l'obiettivo che questo Parlamento si cominci ad interrogare
  sulla  necessità   di  trovare  delle  soluzioni,  con  i  giusti
  accorgimenti  e  trattando  questa  materia  con  la  delicatezza
  necessaria, ma  comunque  la  necessità  di  affrontare e trovare
  delle soluzioni più rapide al problema sorto spesso nell'opinione
  pubblica siciliana,  di  questo parlamento che è "autoblindato" e
  impossibile da sciogliere.
       Questo è un  primo passo ma credo che questo Parlamento e la
  Commissione  statuto   nel   prosieguo  del  lavoro  che  compirà
  prossimamente  possa  trovare  delle  soluzioni  all'obiettivo di
  trovare dei  meccanismi  più rapidi e comunque nel rispetto delle
  norme   costituzionali   e   statutarie  dello  scioglimento  del
  parlamento stesso.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
  facoltà.

     MARTINO.    Onorevole   Presidente   e   onorevoli   colleghi,
  l'intervento  dell'onorevole   Pagano   ha  avuto  su  di  me  ha
  avuto l'effetto  che  una  volta  aveva l'odore della polvere sui
  vecchi cavalli da  battaglia,  cioè  mi  ha  eccitato e indotto a
  intervenire. Non è cosa da poco sentire richiamare in questa Aula
  problemi connessi  all'origine  della  famiglia  della  proprietà
  privata e dello Stato, per  citare un vecchio libro di Engels che
  prendeva le mosse dagli  studi  di  Bakoven e mi piacerebbe molto
  potere esaminare in dettaglio  gli  sviluppi  che  gli  studi  di
  etnologia hanno avuto su queste tematiche perchè credo che alcune
  precisazioni  andrebbero  fatte  sull'impostazione dell'onorevole
  Pagano che richiama per  molti  versi  quella  di  padre Smith ma
  certo  lascia  fuori  ulteriori  aspetti  della  discussione  che
  sarebbe interessante ed opportuno approfondire.
       Mi   rendo  conto,  anzi  credo  che  sarà  interessante  se
  riusciamo  io  e  l'onorevole  Pagano  ad  organizzare una tavola
  rotonda sul tema e tuttavia vorrei ricordare che la pur pregevole
  posizione  ideologica di recupero della centralità della famiglia
  e  dell'individuo  in una visione che per certi versi è stata sin
  troppo  centralistica,  a partire dalla Rivoluzione francese, non
  può  prescindere anche dalla considerazione che la struttura, una
  struttura  della  società  nella quale fosse prevalente il nucleo
  familiare,  noi  l'abbiamo  perfettamente conosciuta nella storia
  dell'occidente  ed  è  quella  della  società,  per non citare la
  società romana, la società antica, quella della società medievale
  dove   uno  Stato  nel  senso  moderno  non  era  presente,  dove
  l'esercizio   di   poteri   che,  solo  successivamente  si  sono
  configurati  come  poteri  pubblici, era demandato alla struttura
  familiare,  dove,  per  conseguenza,  una  vicenda  politica  non
  passava  attraverso  i  canali  che noi abitualmente consideriamo
  essere  i  canali della politica, era una concezione, una visione
  direi, per certi versi, prepolitica.
       Questo  può  forse  avere sollecitato, oltre che l'onorevole
  Pagano,  anche  le  fantasie dei romantici dell'Ottocento che non
  per  caso  si  rivolgevano  a  questo Medioevo mitizzato nei loro
  sogni  e  però  credo  non  ci  possa impedire di considerare che
  quest'epoca  non  è  stata,  senza  voler  dare alcun giudizio di
  valore,  certamente  un'epoca  alla  quale ognuno di noi vorrebbe
  ritornare; avremmo forse qualche difficoltà.
       E'  stata  un'epoca nella quale il potere del pater familias
  esercitato  sul  complesso  dei  familiari aveva una funzione, un
  ruolo  politico e quindi finiva col coartare necessariamente, per
  una  funzione comprensibilmente legata alle esigenze del clan del
  gruppo  parentale, le aspirazioni, le esigenze dei singoli membri
  della  famiglia.  Pensate, per esempio, nella società feudale che
  cosa  significava  non  avere la sorte di essere il primogenito e
  quindi il titolare del patrimonio feudale, della trasmissione, ma
  di essere un figlio cadetto, destinato o al mestiere delle armi e
  quindi   a  cercarsi  fortuna  con  tutti  i  rischi  che  questo
  comportava  o  alla  vita  del  chiostro  che certo era un pò più
  comoda  ma,  se  non  era  una  scelta  libera, non doveva essere
  neanche gradevole.
       Pensate  a  quello  che  significava per le donne una simile
  condizione.  Significava  la destinazione a un matrimonio che era
  un  matrimonio  politico,  nè  era pensabile che fosse in maniera
  diversa  o significava, ancora una volta, la scelta alla vita del
  chiostro.
       Tutto  questo,  brevemente,  per  dire  come  qualche merito
  questo  benedetto  momento  di  rottura del mondo medievale che è
  stata  la Rivoluzione francese l'ha anche avuta, nel senso che ha
  introdotto  il  mondo moderno su quello scenario che non lo aveva
  ancora  conosciuto;  un  mondo moderno che ha visto, per la prima
  volta,  gli  individui  e non le famiglie come protagonisti della
  vicenda  politica,  che,  per la prima volta, ha visto Parlamenti
  nei quali  si  votava per testa e non per stato; un mondo moderno
  dove nasceva quella proprietà privata e quel mercato di cui tutti
  oggi parlano a proposito ed a sproposito.
       E' dunque una valutazione quantomeno riduttiva quella che io
  sento  fare, almeno dall'onorevole Pagano, a proposito dei limiti
  dello  statalismo  e del mondo moderno. Bisogna anche riconoscere
  che  lo Stato ha avuto ed  ha  il  ruolo  di  operare  una  serie
  di riequilibri che una struttura sociale nella quale non vi fosse
  una presenza pubblica non potrebbe operare.
       Ecco,  tutto   questo,   onorevole   Presidente,   onorevoli
  colleghi,  è  certo   argomento   interessante   e  gradevole  di
  approfondimento culturale. Ma, ahimè,  io  l'ho  tirato  in ballo
  soltanto per dire che  gli  emendamenti all'articolo nei quali si
  fa  richiamo  al  principio  di  sussidiarietà,  che  hanno  come
  retroterra   culturale    questo    ragionamento   ed   ulteriori
  approfondimenti che ad esso si collegano, mi sembrano però essere
  improponibili nel contesto della legge di cui stiamo parlando.
       Io  credo  che  si   tratti   di  principi  e  di  posizioni
  estremamente interessanti, che io solo parzialmente condivido, ma
  che non possono trovare  spazio  all'interno della discussione di
  questa sera.
       Io  credo,  sarà   poi   ella,   onorevole   Presidente,   a
  pronunciarsi, che questi emendamenti non abbiano attinenza con il
  tema. Perchè se  stamattina  sono  stati dichiarati improponibili
  emendmaneti e subemendamenti che avevano attinenza con la materia
  elettorale, quando espressamente  si  parlava  degli  articoli in
  discussione di materia elettorale,  a maggior ragione ritengo che
  questi non debbano, stasera, trovare accoglimento.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne
  ha facoltà.

     STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, debbo dire
  che sto assistendo, questa  sera,  all'iter  del disegno di legge
  sulla "Riforma stralcio dello Statuto", con un certo, non so come
  definirlo, disappunto. Perchè io  che ho partecipato, lo decidano
  gli  altri  se  con costanza  e  con  impegno,  ai  lavori  della
  Commissione,  ho  chiaro il  proposito  da  cui  tutte  le  forze
  politiche, tranne Rifondazione  comunista  che  legittimamente ha
  espresso una posizione di  assoluto  contrasto a quanto si andava
  verificando  in  Commissione,  specialmente sull'elezione diretta
  del Presidente  della  Regione,  io mi ricordo che la maggioranza
  trasversale  delle  forze politiche aveva posto come prioritario,
  all'interno  della  riforma  dello  Statuto,  quattro  punti, che
  riteneva   essenziali:  elezione  diretta  del  Presidente  della
  Regione,  incompatibilità della carica tra deputato ed assessore,
  possibilità   di  autoscioglimento  dell'Assemblea  e  referendum
  propositivi ed  abrogativi.  Questi erano i quattro punti che una
  larga maggioranza ha  proposto e ha decantato in tutta la Sicilia
  dicendo "l'Assemblea  regionale  siciliana si è posta il problema
  della riforma dello Statuto, ha approvato una legge istitutiva di
  una Commissione  che studi come questa riforma debba essere fatta
  e ha individuato quattro punti che ritiene essenziali per dare il
  segnale per far  sì che simbolicamente i Siciliani sappiano che è
  possibile  con  questa  Assemblea  regionale siciliana di portare
  avanti un processo riformatore.
       Oggi, debbo dire che  sono  molto perplesso sull'andamento e
  sull'iter di questo disegno di legge perchè mi pare che ad uno ad
  uno  tutti  i punti, tutti e  quattro  i  punti  che  ci  eravamo
  prefissi sono stati spogliati od addirittura eliminati.
       Stamattina si è detto  che  il Presidente della Regione deve
  essere  eletto  direttamente dal  popolo.  Questa  sera  è  stato
  approvato un emendamento che  dice:  "dopo la prima applicazione,
  si torna indietro", perchè poi, di fatto, questo è il significato
  dell'emendamento che quest'Aula ha approvato mezz'ora fa.
       Il primo punto che  noi  ci  eravamo  prefissi,  di lanciare
  all'opinione pubblica siciliana,  vogliamo l'elezione diretta del
  Presidente della Regione, abbiamo  questa  sera consacrato che la
  vogliamo per scherzare, per qualche periodo di tempo, cioè perchè
  non ne possiamo fare a meno,  però  abbiamo già la strada, la via
  del ritorno per permettere che si torni indietro.
       Il   secondo  punto:  la  incompatibilità  della  carica  di
  deputato  regionale  con  quella  di  assessore.  Stamattina si é
  stabilito  che l'eventuale incompatibilità sarà stabilita con una
  norma dell'Assemblea regionale siciliani, cioè a dire, eventuale,
  forse sarà stabilita, dovrà essere fatta la legge.
       E'  finita l'incompatibilità. Il secondo punto non c'é  più,
  é inutile che illudiamo i siciliani.
       Non c'é  più  la possibilità materiale di fare una norma del
  genere.  Immaginate  voi  un  Parlamento siciliano che, in questa
  sede avendo una possibilità costituente - se così possiamo dire -
  poteva  dare   un  segnale,  quando  poi  dovrà  fare  una  legge
  ordinaria,  avrà  la  possibilità, i parlamentari diranno: noi no
  siamo disponibili a fare gli assessori regionali.
       Di  fatto  non  sarà  più  una  legge  possibile  in  questo
  Parlamento.
       Terzo  punto:  lo  autoscioglimento dell'Assemblea regionale
  siciliana; abbiamo detto tante volte, l'Assemblea si é trovata in
  grosse  difficoltà,  e  abbiamo  detto  ai  siciliani,  ai nostri
  elettori: si,  avete  ragione,  dovremmo  andare a casa, però c'é
  l'inghippo  costituzionale,  lo Statuto non ce lo permette, però,
  appena riformiamo  lo  Statuto la prima cosa che faremo metteremo
  l'autoscioglimento,      la     necessità,     la     possibilità
  dell'autoscioglimento, quando il Parlamento non funziona più
       Stasera  incominciamo  a  sentire,  a vedere, a leggere, gli
  emendamenti  che  portano  la  possibilità  dell'autoscioglimento
  quando lo vogliono i due terzi dell'Assemblea.
       Il 50  per  cento  più  uno,  ha un significato ben preciso,
  politico; non é un problema di numero o di quantificazione.
       Quando  46  deputati  non possono fare una maggioranza, cioè
  quando  non  c'é  la  maggioranza,  vuol  dire  che  non  si  può
  governare.  Questo  é  il  significato  politico,  non giuridico
  Quindi fanno ridere  le  formulette, il 50, il 55, i 58, il 60 il
  72; non é un problema quantitativo. E' un problema politico.
       Questa   sera   io   sono  convinto  salterà  -  tranne  una
  resipiscenza    dell'ultima    ora   -   anche   la   possibilità
  dell'autoscioglimento.
       E allora,  dico,  ci vogliamo prendere in giro? vogliamo non
  capire che  l'opinione  pubblica, che ci guarda e che é molto, ma
  molto, ma  molto  più  avanti  di  quanto  la classe politica non
  immagini, non  si  renda  conto  che  questo Parlamento in questi
  giorni  sta  tradendo  quelle  che  erano,  quelle  che  sono  le
  aspettative  derivanti  da  quello  che abbiamo detto in campagna
  elettorale, e  quello  che  abbiamo  detto  in  questi giorni, in
  queste settimane,  in questi mesi in cui si é discusso di riforma
  dello Statuto.
       Io  ritengo  che  questa  sera, questo Parlamento, in queste
  ore, sta  dando uno spettacolo che sicuramente non é quello che i
  siciliani si aspettano.
       Ecco   perché  io  son  preoccupato,  ecco  perché  io  sono
  indignato, questa  sera.  Non  é  possibile che noi continuiamo a
  discutere degli emendamenti come se si trattasse soltanto di cose
  formali, di  qualche riga scritta in questo modo o in quell'altro
  modo,   ma  stiamo  discutendo  di  cose  sostanziali  che  hanno
  snaturato  la  funzione  della  Commissione  Statuto,  che  hanno
  snaturato lo  spirito della legge che ha istituito la Commissione
  per la  Riforma  dello  Statuto,  che ha snaturato quello spirito
  costituente che sembrava si fosse creato nel nostro Parlamento al
  di là,  al  di  sopra  delle  appartenenze, al di là, al di sopra
  degli schieramenti.
       Ecco perché  io sono preoccupato, ecco perché io ritengo che
  ancora siamo  in  tempo,  se  lo  vogliamo capire, di riaprire il
  discorso  relativamente  a  tutte  quelle aspettative che abbiamo
  fatto  trapelare  nell'opinione  pubblica  e  che, in queste ore,
  stiamo tradendo.
       Per quanto riguarda l'articolo 2 di cui discutiamo, Alleanza
  Nazionale   ha   chiarito   in  commissione,  Alleanza  Nazionale
  chiarisce ancora questa sera, che é perché venga messo in Statuto
  la   possibilità  dell'autoscioglimento  quando  l'Assemblea  non
  funziona.
       E  un'Assemblea  non funziona quando la maggioranza assoluta
  dei suoi componenti non é in condizioni di continuare, di dare un
  governo alla Sicilia.
       Ecco perché  il  50  per cento più uno; non é un problema di
  formule, e non é un problema matematico.
       Io  sono  intervenuto su questo articolo per ribadire questo
  concetto    relativo    alla    necessità    della    possibilità
  dell'autoscioglimento,  ma per fare anche un invito all'Assemblea
  perché riprenda,  abbia  un  moto  di  dignità e faccia capire ai
  siciliani che non vogliamo prenderli in giro.
       Sicuramente  lo  schieramento  a  cui  appartengo - Alleanza
  Nazionale - é  su questa strada  e  non  vuole prendere in giro i
  siciliani e non vuole rendersi complice di questa presa in giro.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Strano. Ne ha
  facoltà.

     STRANO.  Onorevole  Presidente,  colleghi  il  dato che emerge
  sempre più  in maniera importante da questo dibattito è quello al
  quale forse  corriamo il rischio di ripeterci ma è importante che
  testimonianze  restino  sotto  l'aspetto  politico  e  che questo
  disegno di legge  che  da alcuni era stato definito un disegno di
  grande riforma,  un  disegno  di  grande riscatto addirittura dei
  siciliani che  devo essere sincero non avverto fortemente sentito
  dalla popolazione  ma  pompato in maniera importante dalla stampa
  come  momento  essenziale  per  ribaltare  una  immagine negativa
  complessiva della  politica siciliana. Questo disegno di legge si
  sta sempre  più  ripiegando su se stesso, si sta atrofizzando. Mi
  fa   piacere   intervenire  ancora  una  volta  dopo  l'onorevole
  Stancanelli che  dal  punto  di  vista tecnico ha focalizzato gli
  aspetti attraverso  i  quali  il  dibattito  di  questi  giorni e
  specialmente delle  ultime  ore  questo  disegno  di  legge abbia
  rappresentato  anche  sotto  l'aspetto  tecnico,  una  importante
  retrocessione rispetto  a  quei  principi  di  grande  novità, di
  grande dignità che il Parlamento nel suo complesso e non soltanto
  alcuni   rami  del  Parlamento,  alcuni  settori  del  Parlamento
  volevano dare.
       Un disegno di legge che quindi sempre di più coincide con la
  conservazione e  non  con la conservazione intesa sotto l'aspetto
  politico,  ma  sulla  conservazione  intesta  sotto l'aspetto dei
  privilegi, sotto  l'aspetto  anche  di  quanto  di più vecchio si
  voleva svellere  e  invece  non  si riesce a svellere. Nonostante
  energie  che  da  diverse  parti  soprattutto dall'opposizione ma
  anche  da  alcuni  settori,  onorevoli colleghi della maggioranza
  sembravano emergere.  Ma  evidentemente  ha  vinto  lo spirito di
  conservazione che come diceva prima chi mi ha preceduto ha voluto
  ritornare  indietro sotto l'aspetto importante della elezione del
  presidente,   della   incompatibilità   e   quindi   anche  dello
  scioglimento.
       Già dicevo  poc'anzi  col  collega  Virzì  la  legge-voto  è
  veramente una  enunciazione  di  principi e non come dice qualche
  d'uno sulla  stampa  di oggi la finanziaria. La finanziaria è una
  legge. La finanziaria  è  un dato, la finanziaria se viene votata
  con  le   sue   norme   innova  immediatamente  dà  delle  regole
  immediatamente  qui  siamo  davanti,  onorevole  Presidente, alla
  montagna  che partorisce, doveva partorire qualcosa d'importante,
  partorisce un topolino, a dimostrazione quindi onorevoli Colleghi
  di quanto questa  maggioranza  sia debole e non in grado di avere
  un progetto serio  dal punto di vista politico ma soprattutto dal
  punto di vista delle risposte che vanno date. Ma vi rendete conto
  e ci rendiamo  conto  che siamo al mese di febbraio e mi dispiace
  ripeterlo  ma  dal  mese  di  ottobre  e  dal  mese  di  novembre
  quest'Aula non  è riuscita a partorire nulla caro presidente, che
  oggi ci onora con la sua presenza, come in effetti facciamo anche
  noi  ogni  tanto.  Bisogna  essere  onorevole  Presidente  troppo
  benevoli per  dire  che vi è stata produzione legislativa. Quello
  che veniva  rimproverato  e  male, a torto, ai precedenti governi
  che hanno  prodotto delle leggi evidentemente va rimproverato con
  ancora più forza  a  questo  Governo  che  è  riuscito a produrre
  soltanto una legge che era patrimonio politico addirittura ideale
  del precedente Governo, qual è la legge sulle dismissioni.
       Siamo andando  ad  una  finta  riforma  dello Statuto, finta
  riforma delle regole, stiamo andando ad una riforma monca che non
  rappresenta nulla  e  rappresenta,  ripeto quanto dissi prima nel
  mio precedente  intervento,  onorevole  Capodicasa, la volontà di
  restare nello  stagno  e  nella  palude.  Mentre  già  abbiamo in
  agitazione  i  concessionari  delle  autolinee,  in  scadenza  il
  problema dei precari, in scadenza i problemi dei catalogatori, in
  scadenza  i  problemi  riferentesi  all'assetto  finanziario. Una
  Regione,  una   maggioranza   ed   un   Governo  che  non  godono
  assolutamente della  fiducia del mercato finanziario, si è dovuti
  ricorrere,   attraverso   forse   l'eccessiva  benevolenza  delle
  opposizioni, ad  una  norma  che  permette  anche l'accensione di
  mutui,    nonostante   questi   mutui   siano   stati   rifiutati
  pubblicamente  dal mercato finanziario. Abbiamo un'agricoltura in
  ginocchio, il  settore  della  protezione  civile  che viene ogni
  giorno  smantellato  nei  suoi  capisaldi  di  onestà  e  dignità
  rappresentati da  funzionari  che  vengono  penalizzati e mandati
  all'autoparco dopo  avere messo in piedi e bonificato un settore.
  Il piano dei fondi  POP  '94  - '99 è in estremo ritardo e non si
  parla più  di  finanziamenti  che  erano già previsti dal Governo
  Provenzano e dal  Governo  Drago.  Si rischia ancora una volta di
  fare perdere  miliardi  e  miliardi  nonostante  il  piano  delle
  infrastrutture fosse  già  pronto.  Si parla di rievitare ciò che
  anche con  il  conforto  delle  Commissioni  era stato già fatto.
  Questo significa evidentemente, onorevole Presidente Capodicasa e
  onorevoli  colleghi,  che  vi  è  un  basso  profilo,  non  certo
  personale a  volte, ma sicuramente progettuale che dovrebbe farvi
  riflettere. Non sarete  in  grado di fare il bilancio entro il 28
  febbraio, andrete  all'esercizio  provvisorio e questo Governo si
  distinguerà  per   avere  operato  dei  tagli  senza  avere  dato
  soluzioni, per  non  riuscire ad operare nel mercato finanziario,
  per fare una  riforma  che  riforma  non è ed è una retrocessione
  sotto l'aspetto  politico,  ma  soprattutto  sotto  l'aspetto dei
  valori che erano  alla  base  di  un  progetto  che doveva essere
  dell'Aula. Qualcheduno  dice  votate  contro.  Certo,  non avremo
  timore a ragionare  su un voto diverso se questo disegno di legge
  dovesse essere  questo  aborto  che  sta  nascendo  attraverso la
  mediazione  politica  tra  gruppi  politici  all'interno  di  una
  maggioranza che  è anomala, che comprende, come dissi nel momento
  della formazione  di  questo Governo, anime totalmente differenti
  che partono da  anime  che  si  rifanno  al  credo Marxista e che
  affondano in  finto liberalismo democratico alcune condizioni. Un
  Governo che è  nato  per  la conservazione del potere e non certo
  per salvare i siciliani e per dare risposte ai bisogni.
       E' necessario quindi  che  sin  da  ora  noi  si  denunci la
  inattualità di un  Governo che non riesce a dare risposte serie e
  che, lo sappia  la  stampa e l'opinione pubblica, sino ad oggi ha
  prodotto un  disegno  di  legge  che  era  patrimonio  di  alcune
  battaglie. Vedo  qui  l'onorevole  Virzì che sulle dismissioni ha
  dato alcune  indicazioni  importanti,  sulla bonifica degli enti.
  Mentre invece,  e  voglio  lanciare  qui  questa  denunzia, viene
  cacciato dalla  protezione  civile il dott. D'Urso che aveva dato
  esempio   di   moralizzazione   in   un  settore  particolarmente
  importante per la sicurezza e per una gestione che fino ad oggi è
  rimasta oscura  e  che attraverso l'operazione portata avanti dal
  governo precedente  e  dall'Assessore  Bufardeci aveva dato delle
  risposte  importanti.   Questo  è  grave,  onorevole  Capodicasa,
  bisogna prendere attoc he questo Governo nato già dal pastrocchio
  che si è realizzato è  un governo morto nella sua progettualità e
  che non merita assolutamente la fiducia dei cittadini siciliani.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne ha
  ha facoltà. Con  l'onorevole  Bufardeci  si chiude la discussione
  generale sull'articolo 2.

     BUFARDECI. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, ho chiesto
  di  intervenire  sulla  discussione  generale  perchè  credo  che
  l'articolo  2 al là  delle  considerazioni  che  sono  state  già
  svolte, a mio  avviso,  rappresenta  un  momento  importante,  un
  ulteriore tassello  significativo  del  processo  riformatore  di
  questa legge voto. Questa fino  ad  oggi  è  una  Assemblea che è
  stata blindata, una Assemblea  in  cui, come ricordava il collega
  Stancanelli non era possibile lo scioglimento e tanti guasti sono
  maturati a causa di  questa blindatura della nostra Assemblea, di
  questa impossibilità di mandare a casa quella classe politica del
  momento,  la quale non  riusciva  a  governare,  non  riusciva  a
  determinare  una maggioranza  stabile,  un  governo  duraturo  ed
  efficiente ma forti  di  questa blindatura i novanta parlamentari
  che si sono  succeduti  nelle  varie  legislature dovevano, anche
  contro ogni logica, e ogni realtà, ritengo e ne sono lieto perchè
  sono stato firmatario dell'emendamento della norma antiribaltone,
  che ritenevo un fatto certamente ignobile - lo abbiamo vissuto in
  quest'Aula -  eticamente  e  moralmente,  fortunatamente superato
  dall'emendamento  all'articolo  1.   Per   cui  concludo  il  mio
  intervento  ricornoscendo   viceversa   un   valore  pregnante  e
  determinante   a   questo    articolo   due,   a   questa   norma
  dell'autoscioglimento, alla quale annetto allo stesso significato
  politico  della  norma   che  ha  previsto  poc'anzi  il  sistema
  elettorale presidenziale, che  ha  come  logica  conseguenza quel
  bipolarismo per il quale noi ci batteremo per rafforzarlo.

     PRESIDENTE.    Dichiaro   chiusa   la   discussione   generale
  sull'articolo 2.
       Dichiaro aperta la fase di illustrazione degli emendamenti.

     DI MARTINO . Chiedo  di parlare per illustrare gli emendamenti
  a mia firma.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .   Onorevole   Presidente,   io   ho  la  massima
  comprensione per gli  orfani  e  soprattutto  per  gli orfani del
  governo del  potere,  specialmente  come  l'onorevole  Strano, il
  quale  evidentemente  quando   viene  qui  sulla  tribuna  mi  da
  l'impressione di gridare come il vitello orfano della mucca.
       Chiusa questa  parentesi  voglio andare subito alla sostanza
  del problema. Intanto propongo che la norma che prevede due terzi
  per lo scioglimento  prima  di essere irrazionale è antiestetica,
  quindi bisogna riportare alla maggioranza assoluta dei componenti
  dell'Assemblea. Verò è  che  è  soltanto una norma ipotetica, non
  penso  che sia una  fattispecie  tale  a  cui  qualche  volta  si
  arriverà,  la   ritengo   molto   improbabile,  comunque  è  bene
  prevedere: lo  scioglimento  d'autorità  da  parte del Parlamento
  nazionale;   l'autoscioglimento   per  la  mozione  di  sfiducia;
  l'autoscioglimento semplice, senza votare la mozione di sfiducia.
  Siamo d'accordo però dobbiamo  modificare,  e in tal senso c'è un
  mio emendamento.
       Ritengo l'emendamento  Bufardeci  superato,  perchè  con  le
  norme già portate avanti...

     BUFARDECI. L'avevo già detto.

     DI MARTINO .  Appunto.  Per  l'altra  questione invece ritengo
  che la norma debba essere completata. All'articolo uno c'è un mio
  emendamento  al  riguardo  per   dire  cosa  accade  in  caso  di
  autoscioglimento. Cioè noi  non  possiamo punire la Regione, cioè
  non  è  un  atto  punitivo  l'autoscioglimento,  è  soltanto  una
  considerazione che fa l'Assemblea  di non potere reggere e quindi
  si  autoscioglie,  però   non  possiamo  accettare  i  commissari
  nominati  dal Parlamento  nazionale.  Quindi  prevediamo  che  il
  Governo, qui in  questo emendamento aggiuntivo, rimanga in carica
  per gli affari correnti.
       L'altra questione,  e  concludo,  riguarda  il  principio di
  sussidiarietà. Io non  ho  nulla in contrario contro il principio
  di sussidiarietà, però voglio  dire  che intanto la materia non è
  attinente assolutamente al  disegno  di  legge che noi abbiamo in
  discussione.  Poi   c'è   un'altra   questione   Presidente,   di
  opportunità politica: io  ritengo  che  in  questa  fase,  quando
  ancora non si  è  chiarito,  a  livello  europeo  addirittura,  i
  rapporti tra lo Stato nazionale, già Unione europea, tra lo Stato
  nazionale e le regioni,  tra  le  regioni  e le autonomie locali,
  finchè non c'è  questa  chiarezza  volere  anticipare i tempi può
  essere controproducente per  la  Regione  siciliana.  E  porto un
  esempio  concreto.   Quando  stabiliamo  un  certo  principio  di
  sussidiarietà, la questione  della  finanza  locale, lo Stato può
  dirci: avete voluto  questo  principio  di  sussidiarietà  e sono
  problemi vostri i rapporti  finanziaro  tra la Regione e gli Enti
  locali.
       Quindi io invito  i  colleghi  deputati,  siccome  non  sono
  pregiudizionalmente contrario  al principio di sussidiarietà, che
  è un principio  ormai  accettato  da  tutti, bisogna scegliere il
  momento opportuno, nella  sede  opportuna, e non penso che questo
  non sia ne il  momento  opportuno e nemmeno la sede opportuna per
  affermare questo principio,  che  sarebbe soltanto dannoso per la
  Regione  e  per   l'Autonomia   speciale  e  soprattutto  per  le
  popolazioni siciliane e  il  maggior  danno  lo  avrebbero quelle
  autonomie locali di cui  qui  qualcuno pensa di poterlo difendere
  introducendo anche  questo  principio  a  sostegno dell'autonomia
  locale.  No, è una  penalizzazione,  è  un  danno per l'autonomia
  locale.  Quindi, io  concludo,  signor Presidente, dicendo che io
  insisto sui due emendamenti  che ho presentato di ridurre dai due
  terzi  a  maggioranza   assoluta   per  l'autoscioglimento  e  di
  completare l'articolo 2 secondo l'emendamento da me presentato.

     FORGIONE. Chiedo di  parlare  per illustrare gli emendamenti a
  mia firma.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  io  ho
  presentato  alcuni emendamenti  assieme  ad  altri  colleghi  del
  gruppo di Rifondazione e  l'onorevole Martino secondo noi utili a
  garantire non il  parlamento  dall'autoscioglimento.  Io ho detto
  prima che la possibilità di autoscioglimento di questo parlamento
  è necessaria e noi  la sosteniamo e noi l'avremmo auspicata anche
  per evitare il formarsi di maggioranze trasversali e chiedere una
  rilegittimazione popolare  e  del  parlamento e delle maggioranze
  che devono governare, così come noi sosterremo tutte le possibili
  norme antiribaltone in  vista  della  nuova  legge elettorale che
  questa Assemblea dovrà  definire ed approvare. Però riteniamo che
  questa  possibilità   di   autoscioglimento   con   una  semplice
  maggioranza assoluta  può  consegnare ad una maggioranza politica
  incapace  di   governare,   incapace  di  trovare  le  necessarie
  mediazioni al proprio  interno  la  possibilità di ricattare e di
  sciogliere il parlamento.
       Ora,  anche  qui  io  è da due giorni che vi sto invitando a
  ragionare  un  poco  fuori  dalla  propaganda;  lo  abbiamo fatto
  rispetto  alle   norme  che  riguardano  l'elezione  diretta  del
  Presidente ed i  poteri  del  Presidente;  lo  facciamo  ora, una
  maggioranza di 46  incapace  di  governare,  incapace  a  trovare
  soluzioni alle proprie  crisi  politiche può determinare e magari
  ricattare  anche   un'altra   parte,   una   parte  della  stessa
  opposizione con lo  strumento  della  minaccia delle dimissioni e
  dello scioglimento dell'Assemblea.
       Solo questo è il  significato dei nostri emendamenti, non la
  messa  in  discussione del  principio  che  noi  vogliamo  e  che
  sosteniamo,  cioè   la  possibilità   di   questa   Assemblea  di
  autosciogliersi  e  così sarebbe stato  necessario  di  fronte  a
  processi di degrado morale che ha  condizionato  tanto la vita di
  questa  Assemblea  nelle altre  legislature  e  purtroppo  questo
  strumento non è stato utilizzabile  perché sappiamo la difficoltà
  delle procedure, sappiamo la doppia lettura costituzionale e così
  via.
       Però, questo è il significato dei nostri emendamenti. Quanto
  invece all'emendamento  dell'onorevole  Bufardeci,  anche  qui  è
  ispirato ad un principio di ricatto, onorevole Bufardeci, che non
  può esistere in un Parlamento, che vuol dire che se nel corso del
  quinquennio il rapporto  fiduciario tra l'Assemblea ed il governo
  è messo in crisi la durata in carica dell'Assemblea termina entro
  sei mesi successivi. Ma  cosa  vuol  dire?  Vuol  dire allora che
  davvero questa Assemblea ha meno poteri di un Consiglio comunale,
  che i governi quando  entrano  in  crisi nel rapporto con la loro
  maggioranza   ricattano  l'Assemblea  e  costringono  l'Assemblea
  all'inciucio,  o  costringono  l'Assemblea  alle  larghe  intese,
  perché se no c'è  il ricatto dello scioglimento. Ma davvero siamo
  arrivati a un punto che noi consegneremmo al Parlamento nazionale
  una legge di questo  tipo?  Ma  pensate che emendamenti di questo
  tipo, qualora diventassero norma farebbero onore questa Assemblea
  regionale nel momento  in  cui  noi  inviassimo  una  legge  così
  compiuta al Parlamento nazionale. E' questo il significato di una
  legge-voto? Io non lo  so.  Io  è  da  stamattina  che vi chiedo,
  saranno  limiti  miei   di   comprensione  della  politica  e  di
  comprensione della  materie istituzionali, fermiamoci un attimo a
  riflettere. Ritengo che  siamo  oltre la misura di una legge-voto
  che deve contenere  (noi  le  abbiamo contestate) ma principi non
  altro.  Noi abbiamo  contesto  il  vostro  principio,  quello del
  presidenzialismo,  ma   quello   è  legittimo  istituzionalmente,
  politicamente, è nell'ambito,  nel quadro di riferimento che deve
  avere una legge-voto, che,  ripeto, noi contrastiamo, e contro la
  quale, mi pare, è agli atti, che ci siamo battuti e continuiamo a
  batterci fino alla  fine dell'ultima parola, dell'ultimo articolo
  di questa legge.
       Però troviamo la ragione  per  produrre  un  testo  che  sia
  comprensibile  dal  punto   di   vista   istituzionale,  che  non
  mortifichi le prerogative del  Parlamento  , che non tenga questo
  Parlamento sotto il ricatto continuo  o  del  Governo  o  di  una
  maggioranza  politica  non   qualificata   che   può  addirittura
  ricattare con lo  strumento  della  possibilità  di  scioglimento
  dell'Assemblea, questo è il  significato dei nostri emendamenti e
  su questo noi chiederemmo almeno  un  attimo di riflessione se ce
  ne sono le condizioni e le possibilità.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  dichiaro  chiusa  la  fase di
  illustrazione degli emendamenti.
       Comunica che l'emendamento 2.14,  a firma Bufardeci ed altri
  è dichiarato precluso dall'approvazione dell'emendamento 1.29.
       Informo l'Aula che l'eventuale approvazione dell'emendamento
  2.8, assorbe gli emendamenti  2.7,  2.9,  2.6,  2.5, 2.2. Informo
  anche l'Aula che  l'emendamento  2.1,  qualora venisse approvato,
  preclude l'emendamento 2.15 che trovate alla pagina 22.
       Dichiaro improponibili gli  emendamenti  2.10,  2.11,  2.13,
  2.12 perché estranei al titolo del disegno di legge.
       Onorevoli colleghi si  passa alla votazione dell'emendamento
  2.8, a firma Silvestro ed altri.

     SILVESTRO. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  tratta  l'emendamento 2.7  a  firma  Martino  ed  altri:
  "sostituire le parole 'metà più uno'  con  'i  due terzi' " che è
  equivalente all'emendamento a firma Leanza 2.9.
       Pongo congiuntamente in votazione  gli emendamenti 2.7 e 2.9
  rispettivamente a firma degli  onorevoli  Martino  e  Leanza.  Il
  parere della Commissione?

     PROVENZANO.  Presidente  della  Commissione  speciale  per  lo
  Statuto - Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CAPODICASA. Presidente della Regione.  Mi rimetto all'Aula.

     PRESIDENTE.    Pongo    congiuntamente    in   votazione   gli
  emendamenti. Chi è favorevole  resti  seduto,  chi è contrario si
  alzi. L'Assemblea non approva.
       Si  passa  alla  votazione  dell'emendamento  2.6,  a  firma
  Martino ed altri: "sostituire le  parole 'della metà più uno' con
  le parole ' il 60 per cento' ". Il parere della Commissione?

     PROVENZANO.  Presidente  della  Commissione  speciale  per  lo
  Statuto - Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CAPODICASA. Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea non approva.
       Si passa all'emendamento 2.5,  a  firma  Martino  ed  altri:
  "sostituire le parole 'della metà più uno' con le parole ' 65 per
  cento' ". Il parere della Commissione?

     PROVENZANO.  Presidente  della  Commissione  speciale  per  lo
  Statuto - Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CAPODICASA. Presidente della Regione - Mi rimetto all'Aula.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea non approva.
       Si passa all'emendamento 2.2  a firma Di Martino:  "al primo
  comma  sostituire le parole  'dei  due  terzi'  con  la  seguente
  'assoluta'. Il parere della Commissione?

     PROVENZANO.  Presidente  della  Commissione  speciale  per  lo
  Statuto - Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CAPODICASA. Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea approva.
       Si passa all'emendamento 2.1,  a  firma Di Martino ed altri:
  "Le nuove elezioni avranno  luogo  entro  90  giorni  a decorrere
  dalla data delle avvenute dimissioni della maggioranza dei membri
  dell'Assemblea  regionale.   Nel   periodo  tra  lo  scioglimento
  dell'Assemblea  e  la  nomina  del  nuovo  Governo  regionale  il
  Presidente e gli Assessori  possono  compiere  atti  di ordinaria
  amministrazione. Il Presidente  della  Regione  e  gli  Assessori
  regionali cessano in ogni caso dalle rispettive cariche quando si
  riunisce la nuova Assemblea regionale".
       Pongo   in  votazione   l'emendamento.   Il   parere   della
  Commissione?

     PROVENZANO.  Presidente  della  Commissione  speciale  per  lo
  Statuto - Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CAPODICASA. Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi. L'Assemblea approva.
       Onorevoli colleghi, pongo  in votazione finale l'articolo 2,
  così come risulta essere  stato  emendato. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cristaldi


       Onorevoli  colleghi,  l'Assemblea  terrà  seduta  giovedì 11
  febbraio 1999, alle ore 10.00, con il seguente ordine del giorno:

       I - COMUNICAZIONI

      II - DISCUSSIONE DELLE MOZIONI:

      N. 280 - Iniziative  per  la  piena  applicazione della l.r.
              12.1.1993,   n.   10,  ed  istituzione  dell'Ufficio
              regionale per i pubblici appalti.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che  a  distanza  di  quasi 6 anni dal suo varo, la
              legge  regionale  12  gennaio  1993,  n. 10, recante
              'Nuove  norme  in  materia  di  lavori pubblici e di
              forniture  di  beni  e  servizi, nonché modifiche ed
              integrazioni   della   legislazione   del  settore',
              risulta ancora largamente disapplicata;

      RILEVATO che, in particolare, l'intero capo I della predetta
              legge, dedicato all'Ufficio regionale per i pubblici
              appalti, che non  risulta  ancora  costituito, detta
              norme (dall'art. 1 all'art.  14) qualificanti per la
              piena realizzazione del processo di riorganizzazione
              del settore degli appalti;

      CONSIDERATO che  la piena operatività dell'Ufficio regionale
              per i  pubblici  appalti consentirebbe di assicurare
              lo svolgimento  presso  le  sue  sezioni provinciali
              dell'intera fase tecnica della scelta del contraente
              dei  lavori   pubblici,  alleggerendo  le  strutture
              amministrative degli  enti territoriali e degli enti
              in  genere  di   onerosi   carichi   di   lavoro   e
              sottraendole al contempo al rischio di infiltrazioni
              parassitarie, affaristiche  e  criminali  che ancora
              oggi  sembrano  condizionare  pesantemente  l'intero
              settore;

      RITENUTO che la legge regionale n. 10 del 1993 ha costituito
              una  tappa   significativa   di   un   processo   di
              modernizzazione   della   pubblica   Amministrazione
              informato all'esigenza  di  assicurare  una corretta
              gestione dei flussi  di  spesa  destinati al settore
              dei  lavori  pubblici,  attesa  la  necessità  della
              rapida  realizzazione  di  infrastrutture essenziali
              per la  comunità  siciliana  e,  soprattutto,  avuto
              riguardo alla creazione  di  occasioni di lavoro per
              le imprese ed i  lavoratori  in vista di un rilancio
              dell'economia regionale;

      RAVVISATA l'esigenza della  piena  applicazione  del  capo I
              della l.r. n. 10 del 1993,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a porre in  essere qualunque provvedimento idoneo ad
              assicurare     l'integrale     applicazione    delle
              disposizioni contenute  nella  legge regionale n. 10
              del 1993 ed  in  particolare di quelle contenute nel
              capo I, dall'articolo 1 all'articolo 14, riguardanti
              l'Ufficio regionale dei pubblici appalti, facendo sì
              che entro 60 giorni dall'approvazione della presente
              mozione  esso  risulti  regolarmente  costituito  ed
              operante.

              (22 dicembre 1998)

                                      GRANATA - CAPUTO - LA GRUA -
                                      FLERES - DRAGO - PEZZINO -
                                      BUFARDECI

      N. 290 - Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree naturali
              protette.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che   nella  seduta  n.  120  dell'11  agosto  1997
              l'Assemblea   regionale   siciliana   ha   approvato
              l'ordine  del   giorno  n.  111,  con  il  quale  si
              impegnava   il   Governo   regionale  dell'epoca  ad
              assumere     le     opportune     iniziative     per
              l'individuazione  delle  'aree  contigue'  alle aree
              naturali protette;

      CONSIDERATO che:

              -  ad   oggi   continua   a  persistere  il  mancato
              recepimento   della   norma  nazionale  sui  parchi,
              vanificando  così la regolarità della pianificazione
              del territorio da destinare ad attività venatoria;

              - la  legge  regionale  n.  14 del 9.8.1998 (recante
              modifiche ed integrazioni alla legge regionale n. 98
              del   6.5.1981,   avente   ad   oggetto  'Norme  per
              l'istituzione  nella  Regione  di  parchi  e riserve
              naturali') è antecedente  alla L.  n. 398 del 1991 e
              che,    pertanto,    la   Regione   avrebbe   dovuto
              riperimetrare, entro  l'anno  1995, le aree protette
              secondo il dettato  dell'art. 32 comma 3 della legge
              suddetta, istituendo, inoltre, le 'aree contigue',

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              ad  assumere  tutte  quelle iniziative opportune per
              individuare  ed  istituire  le  'aree contigue' alle
              aree  naturali  protette dove consentire l'esercizio
              dell'attività  venatoria,  delle attività sportive e
              comunque  delle  attività dirette alla fruizione del
              territorio, nel rispetto di quanto previsto dalla L.
              n. 394 del  1991,  art.  32  comma  3 e dall'art. 21
              della L. n. 157 del 1992.

              (21 gennaio 1999)

                                    BENINATI - FLERES - CROCE -
                                    ALFANO - BUFARDECI

     III - LETTURA,  AI  SENSI  E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI  ARTICOLI
          83,  LETTERA  D),  E  153  DEL  REGOLAMENTO  INTERNO, DELLE
          MOZIONI:

       N. 300: "Errata iniziativa  da  parte  dell'Assessore  per  il
          territorio  e   l'ambiente   per  la  circolare  10.12.1998
          (pubblicata    sulla     GURS    n.    4/98)    riguardante
          l'individuazione   delle    aree    ad    elevato   rischio
          idrogeologico  e  l'adozione  di  misure  di  salvaguardia,
          secondo  quanto  previsto   dal   d.l.  n.  180  del  1998,
          convertito in legge n. 267 del 1998".

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che nella GURS  del 23.1.1999 è stata pubblicata la
              circolare n. 22824 del 10.12.1998 dell'Assessore per
              il     Territorio     e    l'ambiente    concernente
              'Individuazione     aree    ad    elevato    rischio
              idrogeologico  ed  adozione  misure  di salvaguardia
              giusta  direttiva  del  decreto  legislativo 180/98,
              convertito   con   modificazione   nella   legge  n.
              267 del 1998;

      CONSIDERATO che con la l.r. n. 14 del 1998 è stato istituito
              l'ufficio regionale  della Protezione civile che, di
              concerto con gli uffici del Genio civile di ciascuna
              provincia  e  pertanto  con  l'Assessorato regionale
              Lavori     pubblici,    cura    principalmente    il
              coordinamento e le iniziative riguardanti le aree ad
              elevato rischio idrogeologico;

      ATTESO che la  citata circolare dell'Assessore regionale per
              il   Territorio   e   l'ambiente  ingenera  notevoli
              perplessità in  quanto  complica in modo inusitato e
              modifica in  modo confuso il quadro delle competenze
              in  materia  di  rischio  idrogeologico,  aumentando
              senza   giustificazione   il   numero  dei  soggetti
              interlocutori  di   comuni  e  province  e  rendendo
              incerta la titolarità delle iniziative e dei livelli
              di  coordinamento  tra  amministrazione regionale ed
              enti locali;

      VERIFICATO che nel quadro delle competenze e dei capitoli di
              bilancio della  rubrica  territorio ed ambiente, non
              sono  previsti  interventi  concernenti  il  rischio
              idrogeologico  (dissesti,  frane,  rischio idraulico
              etc.), così  come  previsto  dall'allegato  1  della
              citata circolare, mentre, di contro, tali iniziative
              sono riscontrabili nella rubrica dei Lavori pubblici
              ed in parte della Presidenza (Protezione civile);

      RITENUTO che l'art. 5  della  legge  18  maggio  1989 n. 183
              (norma per  il  riassetto organizzativo e funzionale
              per la difesa  del suolo) nel definire le competenze
              statali in  materia di difesa del suolo, attribuisce
              al Ministero  dei Lavori pubblici tutte le funzioni,
              tranne quelle relative alla tutela dell'inquinamento
              ed allo smaltimento dei rifiuti nei bacini nazionali
              ed interregionali,  uniche  ad  essere  assegnate al
              Ministero dell'Ambiente;

      GIUDICATO pertanto, che  la  competenza  regionale  non  può
              essere   attribuita   che   all'Assessorato   Lavori
              pubblici;

      OSSERVATO che l'Assessore on.le Lo Giudice, nella precedente
              legislatura Assessore  ai  Lavori  pubblici, non può
              ignorare quali  siano  le  competenze  della rubrica
              lavori  pubblici   e   che   esistono,  in  ciascuna
              provincia, gli uffici del Genio civile che, ad oggi,
              sono  gli  unici,  nell'ambito  dell'amministrazione
              regionale,    ad    avere   competenze   riguardanti
              l'individuazione    dei    dissesti    idrogeologici
              esistenti sul territorio ed i relativi interventi;

      RITENUTO altresì che  la  circolare  in  argomento  riguardi
              materia  che  esula  dalle competenze dell'Assessore
              per il  Territorio  e  l'ambiente, configurando anzi
              un'ingerenza  di  quest'ultimo  nelle pertinenze del
              ramo lavori pubblici, che forse s'intende esautorare
              dalla gestione dei finanziamenti per la salvaguardia
              idrogeologica del  territorio che la norma nazionale
              fissa in 495  miliardi  di  lire per gli anni 1999 e
              2000;

      CONSIDERATO infine  che,  per l'inoltro della documentazione
              da parte dei  Comuni e degli altri Enti interessati,
              l'Assessore on.le  Lo Giudice ha assegnato limiti di
              tempo  irrisori   e   quasi   proibitivi,   tali  da
              configurare  una  sicura  discriminazione tra comuni
              privilegiati ed altri penalizzati;

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              - a ricondurre  le competenze e la relativa gestione
              dei    finanziamenti    sul    tema   dei   dissesti
              idrogeologici   all'Assessorato   Lavori   pubblici,
              naturale  interlocutore  del  Ministero  dei  Lavori
              pubblici ed  unico  Assessorato  regionale  che,  ad
              oggi, ha  competenza  per interventi di salvaguardia
              dai dissesti idrogeologici;

              -    ad    evitare   che   l'iniziativa   intrapresa
              dall'Assessore per il Territorio e l'ambiente, anche
              per i  tempi  così  stretti  assegnati per l'inoltro
              della documentazione (otto giorni), alimenti fondati
              sospetti    sulle    conseguenze    gestionali   che
              l'Assessore Lo  Giudice  farebbe  scaturire  da tale
              iniziativa;

              - a rendere  noto  l'elenco dei Comuni e degli altri
              Enti che  hanno  presentato  la  documentazione  nel
              rispetto   della   scadenza   fissata  dalla  citata
              circolare;

              -  a   riaprire   i   termini  per  l'inoltro  della
              documentazione  richiesta  agli  Enti  locali,  alle
              Province,  agli   uffici   del  Genio  civile  etc.,
              assegnando un lasso  di tempo non inferiore a giorni
              trenta  dalla  pubblicazione  della  circolare sulla
              Gazzetta Ufficiale.
              (04 febbraio 1999)

                                      BENINATI-LEONTINI-CROCE-BUFARDECI
                                      FLERES-MISURACA-PROVENZANO-SCOMA
                                      ALFANO

       N. 301: "Informazioni agli  studenti e alle famiglie sui danni
          alla salute provocati dai videogiochi".

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - recentemente, in una  sala  giochi  di  Trento, un
              ragazzo di sedici anni  è  stato  colpito  da  crisi
              epilettica causata dall'uso  smodato ed esagerato di
              videogiochi;

              -  quest'ultimo  caso  non  fa  che  confermare  una
              casistica mondiale di danni da abuso di video dovuti
              al  rapido  alternarsi  di  immagini  a  colori  che
              provoca, nei  ragazzi  più  sensibili, veri e propri
              accumuli di stress da computer;

              -  i  casi  verificati  si  sono  ormai  molteplici:
              dall'anno '93 (primo  anno  di rivelazione) in USA e
              in Giappone  risultano  centinaia  i casi di ragazzi
              colpiti da  questa  sindrome;  in  Inghilterra  si è
              verificato  addirittura  un  caso  di  morte  di  un
              ragazzo di 14 anni;

      CONSIDERATO  che  uno   studio   scientifico  effettuato  in
              Giappone nel 1996 rivela  che  il  30%  di  chi  usa
              videogiochi riporta danni  alla salute, come nausea,
              disturbi  agli  occhi,   mal   di  schiena  e  crisi
              epilettiche, e che quindi ineluttabili sono le prove
              della nocività dei videogiochi,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                                ed in particolare
                           L'ASSESSORE PER LA SANITA'

              - ad intervenire  presso  il  Governo  nazionale per
              creare    una    campagna    di    informazione    e
              sensibilizzazione riguardante il problema dell'abuso
              di videogiochi;

              - ad emanare una  direttiva  per  i  direttori e gli
              insegnanti di scuola elementari  e  medie al fine di
              sensibilizzare gli alunni  e  le  loro  famiglie sui
              rischi derivanti dall'uso  di  videogiochi, non solo
              dal punto di vista  medico,  ma  anche  dal punto di
              vista culturale e formativo.

              (05 febbraio 1999)

                                    PAGANO-D'AQUINO-GRIMALDI-CROCE
                                    BENINATI-CIMINO

      IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) 'Schema di disegno di legge costituzionale da sottoporre al
          Parlamento   nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18  dello
          Statuto,  recante  'Modifiche  dello  Statuto della Regione
          siciliana  concernenti l'elezione  diretta  del  Presidente
          della    Regione,     l'autoscioglimento    dell'Assemblea,
          l'iniziativa   legislativa  popolare  e   comunale   ed   i
          referendum regionali'' (nn.  2-94-144-152-177-705-708-758 -
          Norme stralciate/A) (Seguito).

          Relatore: On.le Provenzano

       2) 'Istituzione del  parco  archeologico e paesaggistico della
          Valle dei Templi di  Agrigento  e  del  parco  archeologico
          integrato di Selinunte, Segesta e  Cave di Cusa' (nn. 453 -
          302 - 724/A).

          Relatore: On.le  Adragna

       3) 'Proroga della durata  della  Commissione  speciale  per la
          riforma dello Statuto e le riforme istituzionali' (n. 842).

       4) 'Nuove norme in tema di  interventi  contro  la  mafia e di
          misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e
          dei loro familiari' (n. 795).

      La seduta è tolta alle ore 20.56.