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Resoconto d'Aula della Seduta n. 225 di giovedì 11 febbraio 1999
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   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


                  PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA

        Questo resoconto stenografico riporta la sola trascrizione
        dei lavori d'Aula.

    La seduta è aperta alle ore 10.50.

     LO    CERTO ,   segretario,  dà  lettura  del processo verbale
  della         seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è
  approvato.

    Si passa al primo punto dell'ordine del giorno: Comunicazioni.

    LE  COMUNICAZIONI  VERRANNO  RIPORTATE NELLA STESURA DEFINITIVA
    DEL RESOCONTO STENOGRAFICO.


   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


    DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

     PRESIDENTE. Si  passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
  lettura, ai sensi  e  per  gli effetti degli articoli 83, lettera
  d), e 153  del  Regolamento  interno,  delle mozioni numero 300 e
  numero 301.
       Ne dò lettura:

       N. 300:  -  Errata  iniziativa  da parte dell'Assessore per il
          territorio   e   l'ambiente  per  la  circolare  10.12.1998
          (pubblicata     sulla    GURS    n.    4/98)    riguardante
          l'individuazione    delle    aree    ad   elevato   rischio
          idrogeologico  e  l'adozione  di  misure  di  salvaguardia,
          secondo   quanto   previsto  dal  d.l.  n.  180  del  1998,
          convertito in legge n. 267 del 1998.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che nella GURS  del 23.1.1999 è stata pubblicata la
              circolare n. 22824 del 10.12.1998 dell'Assessore per
              il     Territorio     e    l'ambiente    concernente
              'Individuazione     aree    ad    elevato    rischio
              idrogeologico  ed  adozione  misure  di salvaguardia
              giusta  direttiva  del  decreto  legislativo 180/98,
              convertito   con   modificazione   nella   legge  n.
              267 del 1998;

      CONSIDERATO che con la l.r. n. 14 del 1998 è stato istituito
              l'ufficio regionale  della Protezione civile che, di
              concerto con gli uffici del Genio civile di ciascuna
              provincia  e  pertanto  con  l'Assessorato regionale
              Lavori     pubblici,    cura    principalmente    il
              coordinamento e le iniziative riguardanti le aree ad
              elevato rischio idrogeologico;

      ATTESO che la  citata circolare dell'Assessore regionale per
              il   Territorio   e   l'ambiente  ingenera  notevoli
              perplessità in  quanto  complica in modo inusitato e
              modifica in  modo confuso il quadro delle competenze
              in  materia  di  rischio  idrogeologico,  aumentando
              senza   giustificazione   il   numero  dei  soggetti
              interlocutori  di   comuni  e  province  e  rendendo
              incerta la titolarità delle iniziative e dei livelli
              di  coordinamento  tra  amministrazione regionale ed
              enti locali;

      VERIFICATO che nel quadro delle competenze e dei capitoli di
              bilancio della  rubrica  territorio ed ambiente, non
              sono  previsti  interventi  concernenti  il  rischio
              idrogeologico  (dissesti,  frane,  rischio idraulico
              etc.), così  come  previsto  dall'allegato  1  della
              citata circolare, mentre, di contro, tali iniziative
              sono riscontrabili nella rubrica dei Lavori pubblici
              ed in parte della Presidenza (Protezione civile);

      RITENUTO che l'art. 5  della  legge  18  maggio  1989 n. 183
              (norma per  il  riassetto organizzativo e funzionale
              per la difesa  del suolo) nel definire le competenze
              statali in  materia di difesa del suolo, attribuisce
              al Ministero  dei Lavori pubblici tutte le funzioni,
              tranne quelle relative alla tutela dell'inquinamento
              ed allo smaltimento dei rifiuti nei bacini nazionali
              ed interregionali,  uniche  ad  essere  assegnate al
              Ministero dell'Ambiente;

      GIUDICATO pertanto, che  la  competenza  regionale  non  può
              essere   attribuita   che   all'Assessorato   Lavori
              pubblici;

      OSSERVATO che l'Assessore on.le Lo Giudice, nella precedente
              legislatura Assessore  ai  Lavori  pubblici, non può
              ignorare quali  siano  le  competenze  della rubrica
              lavori  pubblici   e   che   esistono,  in  ciascuna
              provincia, gli uffici del Genio civile che, ad oggi,
              sono  gli  unici,  nell'ambito  dell'amministrazione
              regionale,    ad    avere   competenze   riguardanti
              l'individuazione    dei    dissesti    idrogeologici
              esistenti sul territorio ed i relativi interventi;

      RITENUTO altresì che  la  circolare  in  argomento  riguardi
              materia  che  esula  dalle competenze dell'Assessore
              per il  Territorio  e  l'ambiente, configurando anzi
              un'ingerenza  di  quest'ultimo  nelle pertinenze del
              ramo lavori pubblici, che forse s'intende esautorare
              dalla gestione dei finanziamenti per la salvaguardia
              idrogeologica del  territorio che la norma nazionale
              fissa in 495  miliardi  di  lire per gli anni 1999 e
              2000;

      CONSIDERATO infine  che,  per l'inoltro della documentazione
              da parte dei  Comuni e degli altri Enti interessati,
              l'Assessore on.le  Lo Giudice ha assegnato limiti di
              tempo  irrisori   e   quasi   proibitivi,   tali  da
              configurare  una  sicura  discriminazione tra comuni
              privilegiati ed altri penalizzati;

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              - a ricondurre  le competenze e la relativa gestione
              dei    finanziamenti    sul    tema   dei   dissesti
              idrogeologici   all'Assessorato   Lavori   pubblici,
              naturale  interlocutore  del  Ministero  dei  Lavori
              pubblici ed  unico  Assessorato  regionale  che,  ad
              oggi, ha  competenza  per interventi di salvaguardia
              dai dissesti idrogeologici;

              -    ad    evitare   che   l'iniziativa   intrapresa
              dall'Assessore per il Territorio e l'ambiente, anche
              per i  tempi  così  stretti  assegnati per l'inoltro
              della documentazione (otto giorni), alimenti fondati
              sospetti    sulle    conseguenze    gestionali   che
              l'Assessore Lo  Giudice  farebbe  scaturire  da tale
              iniziativa;

              - a rendere  noto  l'elenco dei Comuni e degli altri
              Enti che  hanno  presentato  la  documentazione  nel
              rispetto   della   scadenza   fissata  dalla  citata
              circolare;

              -  a   riaprire   i   termini  per  l'inoltro  della
              documentazione  richiesta  agli  Enti  locali,  alle
              Province,  agli   uffici   del  Genio  civile  etc.,
              assegnando un lasso  di tempo non inferiore a giorni
              trenta  dalla  pubblicazione  della  circolare sulla
              Gazzetta Ufficiale.

              (4 febbraio 1999)

                                BENINATI - LEONTINI - CROCE -
                                BUFARDECI - FLERES - MISURACA -
                                PROVENZANO - SCOMA - ALFANO

       N. 301:  Informazioni  agli studenti e alle famiglie sui danni
          alla salute provocati dai videogiochi.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - recentemente, in una  sala  giochi  di  Trento, un
              ragazzo di sedici anni  è  stato  colpito  da  crisi
              epilettica causata dall'uso  smodato ed esagerato di
              videogiochi;

              -  quest'ultimo  caso  non  fa  che  confermare  una
              casistica mondiale di danni da abuso di video dovuti
              al  rapido  alternarsi  di  immagini  a  colori  che
              provoca, nei  ragazzi  più  sensibili, veri e propri
              accumuli di stress da computer;

              -  i  casi  verificati  si  sono  ormai  molteplici:
              dall'anno '93 (primo  anno  di rivelazione) in USA e
              in Giappone  risultano  centinaia  i casi di ragazzi
              colpiti da  questa  sindrome;  in  Inghilterra  si è
              verificato  addirittura  un  caso  di  morte  di  un
              ragazzo di 14 anni;

      CONSIDERATO  che  uno   studio   scientifico  effettuato  in
              Giappone nel 1996 rivela  che  il  30%  di  chi  usa
              videogiochi riporta danni  alla salute, come nausea,
              disturbi  agli  occhi,   mal   di  schiena  e  crisi
              epilettiche, e che quindi ineluttabili sono le prove
              della nocività dei videogiochi,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                                ed in particolare
                           L'ASSESSORE PER LA SANITA'

              - ad intervenire  presso  il  Governo  nazionale per
              creare    una    campagna    di    informazione    e
              sensibilizzazione riguardante il problema dell'abuso
              di videogiochi;

              - ad emanare una  direttiva  per  i  direttori e gli
              insegnanti di scuola elementari  e  medie al fine di
              sensibilizzare gli alunni  e  le  loro  famiglie sui
              rischi derivanti dall'uso  di  videogiochi, non solo
              dal punto di vista  medico,  ma  anche  dal punto di
              vista culturale e formativo.

              (5 febbraio 1999)
                                  PAGANO - D'AQUINO - GRIMALDI -
                                  CROCE - BENINATI - CIMINO

       Avverto che  le  mozioni  testé lette saranno demandate alla
  Conferenza dei  presidenti  dei  Gruppi parlamentari perché se ne
  determini la data di discussione.
       Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.
       Onorevoli  colleghi,  in  attesa  che  i  rappresentanti del
  Governo siano  presenti  in Aula, sospendo la seduta per quindici
  minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 11.05, è ripresa alle ore 11.17)

       La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     PRESIDENTE.  Ha  chiesto  di  parlare  sull'ordine  dei lavori
  l'onorevole Provenzano, ne ha facoltà.

     PROVENZANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io volevo
  chiederle data la importanza della legge voto che ormai è, direi,
  in fase finale di poter prelevare dall'ordine del giorno la legge
  voto,  proseguire  con  la  legge  voto  e  poi proseguire con le
  mozioni. Grazie.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea   è   d'accordo   con   l'onorevole
  Provenzano, il Governo?

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.

     PRESIDENTE. La richiesta è accolta.

     BENINATI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.   C'è  una  richiesta  dell'onorevole  Provenzano,
  quindi lei si può esprimere d'accordo o contro, ne ha facoltà.

     BENINATI.   Non  entro   nel   merito   della   richiesta  del
  Presidente.
       Chiedevo  se  era  possibile,  se  il  Governo  lo  riteneva
  opportuno, discutere la mozione,  - esattamente la n.  280, della
  quale bisognava stabilire la  data,  visto  e  considerato che in
  effetti già sono scaduti  i  tempi, entro cui bisognava inoltrare
  le istanze e, certamente, proprio su una circolare dell'assessore
  al territorio che, oltre tutto,  sembra  non  avesse i titoli per
  fare questa circolare.  - nel più breve tempo possibile.

     CAPODICASA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   presidente della Regione.   Signor   Presidente,
  avevamo  fatto  pervenire   alla  Presidenza  dell'Assemblea  una
  richiesta di posporre la  trattazione  di  questa  mozione poiché
  l'assessore interessato è fuori  sede  e  sarà  assente fino alla
  fine di questa settimane.  Ritengo, quindi, che saremo pronti per
  la trattazione della stessa  dalla prossima settimana, secondo un
  calendario che poi, magari, sarà stabilito dalla Presidenza.

     PRESIDENTE.  Nel  corso  della  Conferenza  dei Presidenti dei
  Gruppi  parlamentari che si terrà in giornata sarà determinato il
  giorno della  prossima settimana in cui si tratterà la mozione n.
  280.

   705-708-758-Norme stralciate/A

   Presidenza del vicepresidente D'Andrea


                   DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE.

       Si   passa   al   quarto   punto   dell'ordine  del  giorno:
  "Discussione  di disegni di legge" e, segnatamente del disegno di
  legge posto  al  n.  1  del  quarto punto dell'ordine del giorno:
  (nn.  2-94-144-152-177-705-708-758  - Norme stralciate/A) 'Schema
  di  disegno  di  legge costituzionale da sottoporre al Parlamento
  nazionale  ai  sensi  dell'articolo  18  dello  Statuto,  recante
  'Modifiche  dello  Statuto  della  Regione  siciliana concernenti
  l'elezione     diretta     del    Presidente    della    Regione,
  l'autoscioglimento   dell'Assemblea,   l'iniziativa   legislativa
  popolare e comunale ed i referendum regionali'' (Seguito).
       Invito  i  componenti della Commissione per la Riforma dello
  Statuto a prendere posto nell'apposito banco.
       Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.

                              ARTICOLO 3

          1.  Il  primo  comma  dell'articolo  12  dello  Statuto  è
       sostituito dai seguenti:

          '1.  L'iniziativa  delle leggi regionali spetta al Governo
       e  a  ciascun  deputato  dell'Assemblea regionale.  Il popolo
       esercita l'iniziativa delle leggi mediante proposta, da parte
       di almeno diecimila cittadini iscritti nelle liste elettorali
       dei comuni della Regione, di un progetto redatto in articoli.
       L'iniziativa  legislativa spetta altresì ad una pluralita' di
       consigli  dei  comuni della Sicilia non inferiore a quaranta,
       rappresentativi   di   almeno   il   dieci  per  cento  della
       popolazione siciliana.

          2.  Con legge della Regione sono disciplinate le modalita'
       di  presentazione della iniziativa legislativa popolare e dei
       consigli  comunali  e  sono  determinati  i  tempi  entro cui
       l'Assemblea  regionale  si pronuncia sui progetti di legge di
       iniziativa popolare e dei consigli comunali.'

       Comunico che all'articolo 3 sono stati presentati i seguenti
  emendamenti: 3.1 a firma Leanza e 3.2 della Commissione.

       Non  essendo  presente  in Aula l'onorevole Leanza, dichiaro
  decaduto l'emendamento 3.1.

     PROVENZANO. Chiedo di parlare sull'emendamento 3.2.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PROVENZANO.  Signor  Presidente  io  parlo quale firmatario di
  questo   emendamento.  Di  fatto  nell'articolo  approvato  dalla
  Commissione  si  prevede  che  l'iniziativa  legislativa popolare
  possa essere riservata solo ai comuni.
       Mi  sembra  che   non  prevedere  le  province,  quali  enti
  intermedi  rappresentativi  di  importanti  interessi  che  hanno
  diretta refluenza sulla  vita  quotidiana  di  decine e decine di
  migliaia, a volte  anche  centinaia di migliaia di cittadini, sia
  una lacuna da dovere eliminare.
       Per  questo  motivo  la  proposta  del mio emendamento vuole
  ampliare   ai   consigli   provinciali,   almeno   due   consigli
  provinciali,  teniamo  conto che abbiamo per esempio la provincia
  di Palermo  con più di un milione di abitanti, che rappresenta il
  25  per  cento  della popolazione complessiva della Sicilia, così
  come  anche la provincia di Catania, che rappresenta altrettanto,
  e quindi  il  non  prevedere  la  possibilità  di  una iniziativa
  legislativa,   che  poi  intendiamoci,  iniziativa  popolare  non
  significa   certamente   che  la  legge  venga  approvata,  è  la
  possibilità che si  dà ai cittadini, che si dà ai comuni e che, a
  mio avviso,  deve  pure darsi alle province, di potere presentare
  un disegno di legge che poi l'Aula andrà a valutare.
       Non  considerare  nello  scenario  complessivo  del testo, e
  quindi  dell'iniziativa  legislativa popolare, la provincia a mio
  avviso  è   una   grave  lacuna  che  questa  Aula  non  dovrebbe
  consentire.  Per questo ho presentato l'emendamento e lo illustro
  come   presentatore   e  non  come  certamente  Presidente  della
  Commissione Statuto.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.2.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO . Onorevole Presidente per la verità mi meraviglia
  la   presentazione   di  questo  emendamento  per  l'introduzione
  dell'iniziativa legislativa alle province.
       Innanzitutto ritengo  che  da noi le province, come in tutta
  Italia, sono  da  considerare  degli  enti  inutili  e poi qui in
  Sicilia le province, così come sono, non dovrebbero assolutamente
  esistere. Dovrebbero esistere i consorzi dei comuni.
       A questo  c'è  da  aggiungere  che le province non hanno una
  rappresentanza  generale  dei  cittadini  ma hanno rappresentanze
  settoriali, cioè si dedicano soltanto ad alcune materie, mentre i
  comuni hanno una rappresentanza generale.
       Voglio   mettere   in   evidenza,   signor   Presidente,  la
  pericolosità  di  questa  norma.  Qui  bastano  "due  compari  di
  merenda"   per   potere  provocare  una  iniziativa  legislativa.
  Prendiamo  una  ipotesi,  non  voglio  fare  nomi,  prendiamo una
  ipotesi che  un  compare  di  merenda  che  ha una magna pars nel
  consiglio  provinciale,  non  voglio fare il nome della provincia
  perché  potrebbe  essere estremamente antipatico, di due province
  piccole, si  metta  d'accordo  con un altro compare di merenda di
  un'altra provincia  piccola,  il consiglio comunale di queste due
  province bastano 16 consiglieri di una provincia e 16 consiglieri
  di  un'altra  provincia,  complessivamente  sono  32 consiglieri,
  ebbene  32   consiglieri,  32  persone  avrebbero  il  potere  di
  iniziativa legislativa.
       E'  assolutamente  assurdo.  Invece,  quando  noi  affidiamo
  questo potere  di  iniziativa, questa potestà di iniziativa a 100
  consigli comunali, noi abbiamo  davanti una platea di persone, di
  consiglieri comunali che hanno rapporti diretti con le comunità -
  e  non mi pare che  i  consiglieri  provinciali  delle  grandi  o
  piccole province abbiano rapporti  immediati  e  diretti  con  le
  comunità - noi abbiamo una platea di operatori della politica che
  vanno da 500 a 1000  persone,  dove  è  difficile  che si possano
  formare  dei  "compari   di   merenda"   per   potere   provocare
  l'iniziativa legislativa.
       Quindi, questo emendamento, onorevole Provenzano, a mio modo
  di vedere, non ha né testa né coda. Forse l'onorevole Provenzano,
  spinto dalla vicenda che il Polo della Libertà in Sicilia governa
  in sei province su  nove,  io  ritengo che l'onorevole Provenzano
  non ha bisogno nemmeno di questa norma, perché in Sicilia vi sono
  certamente cento comuni del Polo e che tutti assieme, se aggiungi
  Messina ed altre  grosse realtà, superano la popolazione indicata
  nel testo.
       Quindi  prego  l'onorevole  Provenzano  di  ritirare  questo
  emendamento poiché,  dinnanzi  a  questo  Parlamento  e  dinnanzi
  all'opinione pubblica, questa Assemblea non ne uscirebbe bene.
       Dobbiamo  evitare  che l'iniziativa Governativa possa essere
  affidata a  poche mani, perché sarebbe un ingorgo per l'Assemblea
  regionale siciliana.
       Io, qui,  invito  il Presidente della Regione, che finora ha
  mantenuto, il Governo  nel  suo  complesso ha deciso di avere una
  posizione di  distacco  rispetto  alla legge-voto, qui si pone il
  problema della  immagine  della  Regione  siciliana.  Non può mai
  esistere che  due  piccole  province,  con  la  somma  di  trenta
  persone, possano  promuovere l'iniziativa legislativa. Sarebbe un
  assurdo che certamente non possiamo accettare.

     ADRAGNA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. ne ha facoltà

     ADRAGNA.   Signor    Presidente,    onorevoli    colleghi,   è
  indubbiamente  un emendamento  che  aggiunge  la  possibilità  di
  intervento  di un'altra  assise,  qual  è  quella  del  consiglio
  provinciale, a poter  esprimere  una  possibilità  di intervenire
  nell'iter legislativo, nella fase iniziale dell'iter legislativo;
  cioè la proposta. E - quando  è stato indicato, a ben veduta, nel
  testo dell'articolo  della  Commissione, l'opportunità dei comuni
  e, quindi, di un'altra  assise  che  è  quella comunale, anche se
  limitata alla possibilità che ci sia una rappresentatività del 10
  per cento della popolazione  siciliana  -  io inserirei lo stesso
  criterio  per  quanto  riguarda  il  consiglio  provinciale,  che
  potrebbe essere anche quello di un terzo delle province regionali
  esistenti nella nostra realtà siciliana.  Se così fosse, anche il
  problema che veniva  sollevato da parte dell'onorevole Di Martino
  non avrebbe nessuna possibilità di dar luogo a guasti particolari
  che possono essere  dati  da  una rappresentatività più partitica
  che effettivamente politica della proposta che viene fatta.
       Quindi,   il   senso  dell'emendamento  è,  sicuramente,  da
  considerare   positivo.  Anche  i  consigli  provinciali  possono
  intervenire per realizzare una proposta e chiedere, attraverso un
  intervento di più consigli provinciali, intervengono per iniziare
  un procedimento legislativo.
       Solo   che   è   assolutamente   necessario   garantire  una
  rappresentatività    maggiore    a    quanto    viene    inserito
  nell'emendamento. per  cui, se potesse essere aumentato il numero
  dei consigli  provinciali  che  devono  determinare  l'accensione
  dell'iter legislativo con la  proposta,  a  mio  avviso,  non c'è
  niente da dire neanche  per l'approvazione di questo emendamento.
  Grazie.

     FORGIONE.  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, intervengo
  brevemente per dire  che  mi  convincono  molte delle perplessità
  espresse qui dall'onorevole Di Martino, pur tuttavia, nel momento
  in cui decidiamo  che  anche  gli  enti  locali, i comuni possono
  avere il diritto e la possibilità di intervenire direttamente nel
  processo legislativo con  proprie  autonome  proposte di legge da
  portare comunque  all'Assemblea  regionale,  è  anche  giusto che
  questa possibilità la abbiano anche  le province.
       Ho   presentato   un   subemendamento   all'emendamento  del
  presidente della Commissione  che  innalza  però  il numero delle
  province  da  due   a   tre   per   tendere   comunque   ad   una
  rappresentatività  maggiore,   almeno  dal  punto  di  vista  dei
  cittadini rappresentati,  e  quindi  chiedo  al  presidente della
  Commissione di accogliere  questo  emendamento che, mi sembra, in
  un certo senso aiuti la maggiore rappresentatività dei proponenti
  che decidono di intervenire nel processo legislativo.

     BUFARDECI.  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     BUFARDECI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi, vorrei
  manifestare  e   dichiarare   il   plauso   per  quanto  riguarda
  innanzitutto l'articolo  in generale che rappresenta un ulteriore
  tassello importante in questa legge di riforma perché ...

     DI MARTINO .  L'unico articolo valido perché è da me proposto

     BUFARDECI. ...non  c'è  dubbio   che   concedere  l'iniziativa
  legislativa  allargata  al  cittadino  è  un  fatto  di  crescita
  sociale;  è un fatto di maturazione;  è un fatto  che migliora la
  situazione che questa Sicilia ha vissuto fino ad oggi.
       Avere ulteriormente integrato questo principio attraverso la
  concessione della possibilità di iniziativa legislativa agli enti
  locali, il comune  e, con l'emendamento del presidente Provenzano
  successivamente rivisitato  dai  subemendamenti che consentono la
  stessa iniziativa ad  almeno tre consigli provinciali, mi pare un
  ulteriore  miglioramento  del  testo  originario  della  legge  a
  conferma che, laddove  questa legge è stata considerata una legge
  da tutte le  forze  parlamentari importante, significativa e vi è
  stato  il contributo  di  tutti  libero  e  scevro  da  posizioni
  personali o certamente  non  portate  ad  un miglioramento, ad un
  progresso  vero  e   proprio   di  riforma,  ad  un  processo  di
  miglioramento,  questa   Assemblea   sa   migliorare   il   testo
  originario. Non c'è dubbio  che  è  stato  più volte detto che il
  testo base della  Commissione  Provenzano era un testo "base" che
  noi,  come  Forza   Italia,  consideravamo  un  testo  sul  quale
  apportare delle  modifiche  significative,  quella, ribadisco per
  quanto riguarda l'articolo 3, è certamente migliorativa
       Mi  dispiace che  per  altri  articoli  importanti  o  forse
  addirittura  più  importanti,  sopratutto  come  quelli  relativi
  all'articolo 1, non  vi  sia stata la stessa capacità di incidere
  in un  processo  fortemente  riformatore  come,  a parole, un po'
  tutte le forze politiche sostenevano di volere fare.

     MARTINO.  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     MARTINO.   Signor   Presidente,   due  precisazioni  a  futura
  memoria.   Una è  quella  che,  mi  pare,  importante:  bisognerà
  correggere   la   formulazione   dell'emendamento  dell'onorevole
  Provenzano, la "e" deve  essere sostituta da "o", diversamente il
  senso  dell'emendamento sarebbe  completamente  diverso  e  credo
  contrario alla stessa  intenzione  del  presentatore.  Vorrei che
  questo rimanesse agli atti  in  maniera  tale  che  possa  essere
  effettuata la correzione.
       L'altra notazione  è anch'essa a futura memoria. Riguarda il
  momento in cui  la  legge  regionale  stabilisce  le  modalità  e
  soprattutto i tempi  con  le  quali  l'Assemblea si pronunzia sui
  progetti di legge di iniziativa popolare e dei consigli comunali.
  Credo che sarebbe quanto meno opportuno che tali tempi e modalità
  riguardassero e fossero  eguali anche per le leggi presentate dai
  deputati, oppure questa  norma rimane - come io credo - una norma
  del tutto  platonica.  Perché  sappiamo  tutti  quanti disegni di
  legge sono  stati  presentati  da  noi  deputati  e  non sono mai
  arrivati in discussione.
       Riconoscere l'astratta possibilità alle province, ai comuni,
  ai cittadini di  presentare disegni di legge significa molto poco
  se poi questi  disegni  di  legge  non  arriveranno mai, come non
  arrivano quelli dei deputati, concretamente in discussione.

     PRESIDENTE.    E'    stato    presentato   un   subemendamento
  all'emendamento 3.2: "sostituire le parole 'da almeno due' con le
  parole 'o ad almeno tre' a firma Forgione, Adragna, Zanna e Oddo.

     BUFARDECI. Chiedo che  anche la mia firma venga apposta al sub
  emendamento in questione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea  ne prende atto. Pongo in votazione il
  sub emendamento. Chi è favorevole rimanga seduto, chi è contrario
  si alzi.

                             E' approvato

       Pongo in  votazione l'emendamento nel testo risultante.  Chi
  è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.

                             E' approvato

       Pongo in votazione  l'art.  3  nel  testo  risultante. Chi è
  favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.

                             E' approvato

       Dò lettura dell'art. 4:
                                   Art. 4

          1.   Dopo  l'articolo  13  dello  Statuto  è  aggiunto  il
       seguente:

                             'Articolo 13 bis

          1.   Con   legge  approvata  a  maggioranza  assoluta  dei
       componenti   l'Assemblea   regionale   vengono   disciplinati
       l'ambito,  le tipologie e le modalità dei referendum popolari
       regionali.'
       Comunico che  gli  emendamenti:  4.3,  4.5, 4.5.1, 4.8, 4.9,
  1.30,  4.2.1  e  4.4  sono  dichiarati  improponibili  in  quanto
  trattano di materia estranea all'argomento in discussione.
       L'emendamento  2.15  viene  dichiarato  precluso  a  seguito
  dell'approvazione dell'emendamento 2.1.
       E' aperta la discussione generale sull'articolo 4.

     BUFARDECI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BUFARDECI. Onorevole Presidente,  ho chiesto di intervenire in
  quanto sono firmatario  dell'emendamento  4.8 che lei poc'anzi ha
  dichiarato  improponibile,  perché  afferma  essere  materia  non
  attinente al testo.
       Io le chiedo  cortesemente  di rivedere questa sua decisione
  in  quanto  credo   che   questo   articolo,  che   è  certamente
  significativo perché anche  in  questo  caso  abbiamo  la novità,
  finalmente dopo cinquanta anni , di potere esercitare anche nella
  nostra regione il  referendum  che  sappiamo  bene  essere  anche
  adesso   elemento    di   grande   accelerazione   del   processo
  riformistico,  che  ha   portato   nella  nostra  società  grandi
  mutamenti nella nostra vita  sociale  e  nel  nostro  costume, mi
  riferisco alle battaglie referendarie innanzitutto dell'onorevole
  Pannella, e oggi  con  le  iniziative  del movimento referendario
  ultimo  porta un  altro  segnale  forte  di  accelerazione  della
  riforma nel senso  della  eliminazione  assoluta  della quota del
  sistema del 25 per  cento  di  proporzionale  e  quindi credo che
  avere inserito nel  nostro  ordinamento  questa  possibilità è un
  fatto positivo. Ma il  referendum  al  quale  noi  stiamo facendo
  riferimento con l'articolo 4,  proprio  perché noi rinviamo a una
  legge  successiva, l'ambito,   le  tipologie  e  la  modalità  di
  applicazione e  quindi  di  disciplina dell'istituto referendario
  non negano la  possibilità  all'istituto  referendario  di essere
  anche propositivo, non solo  abrogativo.  Allora, io credo che la
  materia attinente all'emendamento 4.8  a  mia  firma  che  va nel
  segno della accelerazione, va nel segno della modernizzazione del
  sistema che è  quello  della  decretazione  consentita all'organo
  esecutivo, è un fatto di grande crescita.  Laddove noi in Sicilia
  siamo stati vincolati  dalle pastoie burocratiche e regolamentari
  dell'Assemblea e  burocratiche-amministrative  in senso generale,
  abbiamo vissuto momenti di grande ritardo,  consentire all'organo
  esecutivo la possibilità di decretazione nel momento in cui si va
  incontro  a  una  necessità  di  accelerazione,  il  processo  di
  globalizzazione comporta  essere  presenti, essere immediatamente
  attivi, laddove questo non  è  possibile  c'è  un  ritardo che si
  sconta e si  sconta  in  termini  anche economico, occupazionali,
  sociali e di  crescita.  Io  sono certamente convinto, viceversa,
  che questa possibilità, per  carità  è  un emendamento che faccio
  proprio nei confronti di un governo che è certamente contrario al
  mio segno politico  -  sono  all'opposizione  rispetto  a  questo
  governo -, ma credo che è  un principio che valga per il migliore
  funzionamento   della    macchina    regionale.   Consentire   la
  decretazione così come  è  indicato  nel  mio  subemendamento non
  credo, innanzitutto, che  sia  un fatto contrario o inammissibile
  così come lo ha  dichiarato  il  Presidente, perché penso che sia
  materia comunque attinente al  concetto  di referendum, che non è
  detto che debba  essere  abrogativo, può essere propositivo.  Non
  vedo il perché non si  possa  aggiungere  e  non  si possa quindi
  trattare, e in ogni  caso  non  vedo perché  quest'Aula non possa
  effettivamente fare un ulteriore  sforzo - ne abbiamo fatti tutto
  sommato  di  modesti   -   perché  questa  riforma  dia  elementi
  effettivamente utili a  quel  processo  di  modernizzazione che è
  necessario e anche di velocizzazione delle decisioni che io credo
  siano   indispensabili   perché   la   regione   siciliana   vada
  effettivamente verso il segno del rinnovamento e del cambiamento.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI MARTINO .  Onorevole Presidente, io  ritengo che l'articolo
  4  sia  di  una  genericità  preoccupante,  perché  così  come  è
  formulato può  significare che la Regione mantiene ampi poteri in
  materia   di  referendum,  come  può  significare  che  qualunque
  Commissario  dello  Stato  può  impugnare qualunque deliberazione
  dell'Assemblea   riguardante  l'introduzione  del  referendum  in
  Sicilia.
       Ora qui attraverso  questa  norma  fa  chiaramente,  fa  una
  discriminazione secondo come  viene approvata tra i populisti che
  ritengono di rivolgersi  al popolo soltanto per avere il consenso
  e poi governare a proprio libito e i democratici e chi crede alla
  democrazia  rappresentativa  o  alla  democrazia  diretta, perché
  fissando  i  principi  che  sono  previsti,  tra  l'altro,  nella
  Costituzione si  può  mettere  in  moto  il processo referendario
  anche in Sicilia.
       Onorevole Presidente  la Costituzione italiana quando tratta
  di  referendum   e   finora   ha   trattato  soltanto  referendum
  abrogativo, pone alcuni paletti fermi.
       Il  primo  paletto   è   quello   del   numero   minimo  dei
  sottoscrittori della  richiesta di referendum, il secondo paletto
  è la materia dei referendum.
       Noi sappiamo che  non  possono  essere soggetti a referendum
  per esempio i  trattati  internazionali,  come non possono essere
  soggetti a referendum le leggi tributarie e altre materie appunto
  previste dalla Costituzione.
       Quindi io non  ritengo  che  questo  Parlamento  se la norma
  dovesse passare, dovesse passare da quest'Aula io non ritengo che
  il Parlamento nazionale  lo  possa  lasciare  così  come  è;  per
  esempio non prevedere  già  nella Costituzione, quindi nel nostro
  Statuto quale è il numero minimo dei sottoscrittori.
       Noi per esempio  vediamo  che  in  sede  nazionale  oltre il
  numero minimo, pare che  sia  di 500 mila sottoscrittori, vi è un
  numero di consigli provinciali che possono indire referendum, non
  ricordo in questo momento se sono cinque.
       Cioè questi  paletti  devono  essere  fissati,  diversamente
  rimane una norma generica che non può avere pratica attuazione.
       Io in tal senso poi verrò ad illustrare onorevole Presidente
  il testo dell'emendamento  che  cerca,  con  la  mia modestia, di
  coprire le lacune che  io  vado  a riscontrare in questo articolo
  predisposto  dalla  Commissione,  e  in   ogni   caso   onorevole
  Presidente e onorevole Presidente della  Commissione, ritengo che
  non si può fare a meno nell'articolo 4 indicare che il referendum
  devono rispettare i principi fissati dalla Costituzione italiana;
  quindi i parametri che riguardano la popolazione, i parametri che
  riguardano  le  materie  e  tante altre  questioni  così  come  è
  formulato  è  molto  generico e difficilmente  potrà  passare  al
  vaglio del Parlamento nazionale.
       Quindi mi pare  opportuno  che  il testo venga modificato al
  meglio per consentire appunto la democrazia diretta nella Regione
  siciliana riguardante  i  referendum  abrogativi e e i referendum
  propositivi. Grazie.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, non sono per
  mia cultura personale contrario alla consultazione  della base, è
  forse una delle forme di espressione della  democrazia più alta e
  solenne.
       Tuttavia bisogna aggiungere  che  spesso  l'uso  che  si  fa
  dell'istituto referendario è un  uso  improprio  e un uso che può
  portare a distorsioni  della  politica;  d'altra  parte non siamo
  chiamati in questa sede  a discutere, a dibattere sull'uso che si
  è fatto dell'istituto referendario in ambito nazionale.
       L'introduzione nell'ordinamento regionale di questo istituto
  io  ritengo  che  sia  un  passo  avanti  nella  direzione  della
  espressione democratica.  Tuttavia non condivido la filosofia che
  sottende l'intervento di  alcuni  emendamenti,  in  special  modo
  quello dell'onorevole Di Martino  e quello a firma dell'onorevole
  Barbagallo, mentre tutti gli altri che avevano tenore leggermente
  diverso sono stati dichiarati decaduti in qualche modo.
       Cosa mi preoccupa in  questo  tipo  di emendamenti. Io credo
  che se un criterio  dobbiamo adottare, un criterio di giudizio di
  alcune norme, quello della  semplicità  della  norma  è  forse il
  criterio più idoneo, soprattutto  quando  si  tratta di norme che
  devono stare in una  carta  generale,  in  una  cornice normativa
  generale quale è lo Statuto.
       A  me sembrerebbe  assolutamente  sbagliato  che  dentro  lo
  Statuto   si  vada   ad   articolare   le   forme   dell'istituto
  referendario. Mi sembra,  invece,  giustissimo  il  lavoro che ha
  fatto la commissione in questa occasione, indicando semplicemente
  l'introduzione dell'istituto  referendario  nello  Statuto  e poi
  lasciando alla norma di  attuazione  il  compito di definire e di
  articolare le modalità con  le  quali questo istituto deve essere
  introdotto nel nostro ordinamento.
       Mi  sembra  elegante   nella  sua  semplicità  e  mi  sembra
  assolutamente  sbagliato che  l'Assemblea  si  imbarchi  ora,  in
  questo  momento,  in  una  discussione  approfondita  perché  non
  potrebbe  essere  altrimenti,  se  vogliamo  entrare  nel  merito
  dell'articolazione  dell'uso  di  questo  istituto, l'Assemblea è
  chiamata  ora,  in  questo  momento,  ad  articolare  il  proprio
  intervento nella maniera più dettagliata possibile.
       Ragionamenti sono stati  fatti per quanto riguarda i paletti
  dell'uso  dell'istituto   referendario,   sulle   cifre  e  sulle
  tipologie  di  intervento.   Sulle   cifre   andrebbe   fatto  un
  ragionamento   di   proporzione   fra   quanto   previsto   dalla
  Costituzione giustamente per  i  referendum in ambito nazionale e
  quando  necessariamente  si  deve  prevedere  in  un  ambito  più
  ristretto di popolazione.
       Allora io credo che sarebbe assolutamente sbagliato che oggi
  l'Assemblea si imbarchi in questa analisi di dettaglio quando con
  una legge voto si  individuano le direzioni, le grandi direttrici
  programmatorie sulle quali  si  vuole  indirizzare  la  normativa
  siciliana.
       E'  ovvio  che   bisogna  lasciare  ad  un  secondo  momento
  l'attività di attuazione  di questi indirizzi programmatori.
       Ecco perché  rivolgo un invito non perché il contributo e la
  riflessione  che  gli  emendamenti  dell'onorevole  Di  Martino e
  l'emendamento  dell'onorevole  Barbagallo  contengono  rispetto a
  questo tipo  di  dibattito non siano utili, sono certamente in un
  grado di riflessione molto utile ma che secondo me in questa fase
  non agevola il processo riformatore.
       Per  quanto  riguarda   poi   l'ultimo  appunto  che  faceva
  l'onorevole Di Martino circa la necessaria indicazione alle norme
  di carattere costituzionale  mi sembra talmente superfluo che non
  capisco perché si senta l'esigenza di inserirlo nell'articolato.

     BARBAGALLO GIOVANNI . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO  GIOVANNI .   L'onorevole  Liotta  ha  riconosciuto
  l'importanza e il  significato  di  una  partecipazione  popolare
  attraverso  l'istituto  del  referendum.  Io  credo  che  sia  lo
  strumento importante di democrazia  in  una  fase  nella quale il
  protagonismo dei cittadini  rispetto alle scelte della politica è
  chiaramente in grande difficoltà.
       Io penso che  una  indicazione  più  precisa  rispetto  alle
  modalità di esercizio  di  questo  diritto possa essere inserita,
  anche perché  lasciare  l'articolo  in  quei  termini  vaghi,  la
  maggioranza  assoluta dell'Assemblea,  deciderà  le  modalità  di
  espletamento  del  referendum,  non  mi  sembra  in  questa  fase
  abbastanza  pertinente, utile,  rispetto  al  dibattito  che  c'è
  stato.
       La  maturazione  delle  decisioni  a  livello  legislativo e
  politico necessariamente  deve  avere una verifica sin da ora, la
  stessa  indicazione  diretta  del  presidente della Regione senza
  nessuno strumento  di  compensazione  da  parte dei cittadini, mi
  sembra monca perché  le  cose  vanno di pari passo nel momento in
  cui si  sviluppa  un  processo di maggiore democrazia, quindi, io
  sono  perché   si   vada   avanti  sulla  discussione  di  questi
  emendamenti.
       Mi   rendo   conto  che  un  ritiro  di  questo  emendamento
  semplificherebbe,  accelererebbe,  ma  siccome  siamo quasi tutti
  d'accordo  sul  referendum, non vedo perché dobbiamo ritirare una
  proposta che è largamente condivisa.

     SILVESTRO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SILVESTRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
  noi possiamo  scegliere  una  strada  o  l'altra.  Sia  l'una che
  l'altra sono  compatibili  con  i  principi della Costituzione, o
  quella di  demandare  tutto  alla  legge  ordinaria,  per  quanto
  riguarda le  modalità  del  referendum, sia quella di fissare già
  nello Statuto  il numero degli elettori o dei Consigli comunali e
  provinciali che possono richiedere il referendum.
       Io, però, credo che la seconda strada, quella proposta dagli
  onorevoli Di  Martino  e  Barbagallo, garantisce di più da questo
  punto di  vista,  tuttavia,  credo  che  però  le  cifre indicate
  dall'emendamento  dell'onorevole  Di  Martino  renderebbero molto
  difficoltoso indire  il referendum; si potrebbe ridurre il numero
  dei cittadini che possono chiedere il referendum, eccetera.
       L'altra  questione riguarda una riformulazione, onorevole Di
  Martino, perché  qui  noi  parliamo  di  referendum  abrogativo e
  referendum propositivo,  manca  la  terza ipotesi che riguarda il
  referendum confermativo,  da  questo  punto di vista, quindi, noi
  possiamo  rimodificare queste indicazioni per rendere più agevole
  il ricorso al referendum.
       Io,  vorrei fare un'osservazione, se è possibile, presidente
  Provenzano. Adesso  non  so chi può presentare il subemendamento,
  ma se noi potessimo modificare la parola invece di "ambito", "gli
  oggetti", perché  l'ambito è un riferimento molto ampio di azione
  dei   referendum,   mentre   gli   oggetti  riguardano  questioni
  specifiche  definite per legge e quindi più preciso, più puntuale
  da  questo punto di vista, darebbe meno spazio ad interpretazioni
  molto  larghe  rispetto al tema dei referendum che possono essere
  ammessi.

     PRESIDENTE. Grazie  onorevole Silvestro. Non ci sono altri che
  vogliono intervenire sulla discussione generale.
       Dichiaro chiusa la discussione generale.
       Si passa  all'esame  degli  emendamenti 4.1, 4.7, 4.6 e 4.10
  che viene abbinato perché identico al 4.6.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI   MARTINO .  Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  io
  generalmente non  mi  innamoro  mai delle mie idee, perché voglio
  ascoltare anche  quelle degli altri e non è che le argomentazioni
  portate dai  colleghi mi hanno convinto, ma è mia convinzione che
  qui siamo in presenza di  diritti  dei  cittadini,  i diritti dei
  cittadini sì che devono essere costituzionalizzati e non le forme
  di  governo, i diritti  dei  cittadini  sono  inalienabili,  sono
  eterni,  le  forme  di   governo   cambiano  con  le  contingenze
  politiche.
       Ora io voglio  dire  che  a  mio  modo di vedere, perché sia
  completa o  compiuta  quella norma ha bisogna che venga stabilito
  il  numero  minimo  dei  sottoscrittori,  il  numero  minimo  dei
  consigli comunali e le materie oggetto di referendum.
       Ne  resto  fermamente  convinto,  però siccome io non voglio
  creare difficoltà all'approvazione della legge, non avrei nessuna
  difficoltà  a ritirarli se qualcuno mi spiega che creano problemi
  questi emendamenti.
       Io  ritengo che si possono accogliere le proposte di ridurre
  a  50  mila,  di  trovare  altre  soluzioni,  cioè  se ne possono
  trovare,  però  avendo  costituzionalizzato questo principio noi,
  quando  andiamo  ad  approvare la legge attuativa dei referendum,
  abrogativo, propositivo e confermativo, avremmo trovato la strada
  spianata,  se mi si dice che allo Stato conviene andare avanti in
  questo  modo  e  in  sede di approvazione la legge si vedrà il da
  farsi, per me è pure soddisfacente però deve essere chiaro che la
  norma  così  come noi l'abbiamo introdotto con l'articolo 4 senza
  alcun emendamento consente, l'ultima annotazione che voglio fare,
  al Parlamento nazionale di integrarla a proprio piacimento.
       Perché dinanzi  ad  una  mancanza  di  norme  individuata da
  questa Assemblea  il  Parlamento  nazionale si sente abilitato ad
  introdurre tutte  le  norme correttive e modificative che ritiene
  opportuno,   quindi   valutiamolo,  cari  colleghi,  senza  alcun
  pregiudizio,  senza  problemi  di schieramento, ma dobbiamo farci
  ognuno di noi l'esame di coscienza per capire cosa conviene fare.
       Se  mi si dice che conviene andare avanti nel modo così come
  è   indicato   dall'articolo   4  non  avrò  nessuna  difficoltà,
  Presidente,  a  ritirarlo  l'emendamento,  però  chiedo una certa
  risposta da parte dei colleghi. Grazie.

     PROVENZANO,  Presidente  della   Commissione.   Io   ringrazio
  l'onorevole  Di  Martino  a nome della  Commissione  per  la  sua
  disponibilità a ritirare questo emendamento che è sostanzialmente
  accettabile, onorevole Di Martino, cioè quello  che  lei  dice  è
  certamente giusto solo riteniamo così  per  maggior semplicità in
  questa sede di non entrare nel merito, ma  ciò  che le dice dovrà
  sicuramente formare oggetto della legge  che  andrà a determinare
  le modalità.

     PRESIDENTE.  L'emendamento  4.1  è  ritirato,  l'Assemblea  ne
  prende atto.
       L'emendamento 4.7 è ritirato, l'Assemblea ne prende atto.
       L'emendamento  4.6  a  firma   dell'onorevole   Silvestro  è
  abbinato all'emendamento 4.10 presentato  dagli  onorevoli Mele e
  Lo Certo,  perché  trattano  materia identica, quasi nella stessa
  formulazione.
       Gli emendamenti 4.6 e 4.10  vengono ritirati, l'Assemblea ne
  prende atto.
       Non ci sono altri emendamenti.
       Pongo in votazione l'articolo 4 così come è formulato.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                        (L'Assemblea approva)

       Si passa all'articolo 5:
                                  Art. 5.
                          (Disposizione transitoria)

          1.  Nel  periodo  precedente  all'elezione  del Presidente
       della  Regione  con  le  modalità previste dalla legge di cui
       all'articolo  1,  continuano  ad  applicarsi  le disposizioni
       statutarie  previgenti  all'entrata  in vigore della presente
       legge.

                                  Art. 5.
                          (Disposizione transitoria)

          1.  Nel  periodo  precedente  all'elezione  del Presidente
       della  Regione  con  le  modalità previste dalla legge di cui
       all'articolo  1,  continuano  ad  applicarsi  le disposizioni
       statutarie  previgenti  all'entrata  in vigore della presente
       legge.

        PRESIDENTE.   Pongo   in  votazione  l'articolo  5.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                               (E' approvato)

       Per  dare  la  possibilità ai Gruppi ed al Governo di essere
  presenti   per  la  votazione  finale,  sospendo  la  seduta  che
  riprenderà alle ore 13.00.

    (La seduta, sospesa alle ore 12.10, è ripresa alle ore 13.08)


   Presidenza del presidente Cristaldi


                  PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

    La seduta è ripresa alle ore 13.08

     PRESIDENTE.  E' stato annunciato un ordine del giorno da parte
  dell'onorevole  Pagano  ed   altri.   Nel   frattempo,  onorevoli
  colleghi,  comunico  che   l'onorevole  Vladimiro  Crisafulli  ha
  chiesto di essere posto in congedo per  la seduta d'Aula di oggi.
  Non sorgendo osservazioni il congedo si intende accordato.
       Onorevoli colleghi  dò lettura dell'ordine del giorno n. 291
  "Pieno   riconoscimento   e   valorizzazione   del  principio  di
  sussidiarietà  quale  principio  regolatore  delle funzioni degli
  organi regionali"  che  porta  la  firma  di molti deputati fra i
  quali  l'onorevole  Alfano, Pagano, Provenzano, Speziale, Basile,
  Misuraca,   Bufardeci,   Tricoli,   Scalia,  Sottosanti,  Caputo,
  Ricotta,  Giannopolo,  Silvestro,  Croce,  Barbagallo,  Pezzino e
  molti    altri.    Credo    che   sia   rappresentativo,   spero,
  dell'unanimità dell'Assemblea.

     FORGIONE. Ne dia lettura all'Aula.

     PRESIDENTE. Presumo che lei non  l'abbia esaminato in separata
  sede. Ne do lettura.

    N. 291 - Pieno riconoscimento e valorizzazione del principio di
    sussidiarietà  quale  principio regolatore delle funzioni degli
    organi regionali.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     CONSIDERATO che nel  corso  del dibattito d'Aula sullo schema di
                 disegno  di  legge  costituzionale  da sottoporre al
                 Parlamento  nazionale  ai  sensi dell'art.  18 dello
                 Statuto,  recante  "Modifiche  dello  Statuto  della
                 Regione siciliana concernenti l'elezione diretta del
                 Presidente    della    Regione,   l'autoscioglimento
                 dell'Assemblea,  l'iniziativa legislativa popolare e
                 comunale  ed  i  referendum  regionali"  sono  stati
                 presentati alcuni emendamenti a firma dei Presidenti
                 dei  seguenti  gruppi  parlamentare:  Leanza  (UDR);
                 Alfano  (FI);  Spagna (PPI);  Mele (MD-Rete-Alleanza
                 Democratica);  La  Grua  (AN);  Costa (CCD) tendenti
                 ad   introdurre   nello  Statuto  della  Regione  il
                 riconoscimento  del principio di sussidiarietà quale
                 criterio  regolatore delle funzioni esercitate dagli
                 organi  regionali,  attraverso  la  promozione  e la
                 valorizzazione   delle   formazioni  sociali  e  dei
                 privati;

     CONSIDERATO che  i  predetti  emendamenti  sono stati dichiarati
                 improponibili dalla Presidenza dell'Assemblea poiché
                 ritenuti estranei allo specifico oggetto del disegno
                 di legge in discussione;

     RILEVATO che l'iniziativa    parlamentare    intrapresa    nelle
                 circostanze assume tuttavia particolarissimo rilievo
                 politico-istituzionale    per   la   vastità   dello
                 schieramento che se ne è reso promotore

                                 IMPEGNA
                         IL GOVERNO DELLA REGIONE

     - a promuovere apposita iniziativa legislativa di modifica dello
     Statuto della  Regione  al  fine  di  introdurre nello stesso il
     principio  di  sussidarietà  inteso come criterio regolatore del
     rapporto  fra  istituzione  pubblica regionale e società civile,
     attraverso  il  riconoscimento e la valorizzazione dell'attività
     svolta dalle formazioni sociali e dai privati.

         Speranza, Scalici, Giannopolo, Leanza, Speziale, F. Basile,
      Misuraca, Fleres, Croce, Alfano, La Grua, Grimaldi, Bufardeci,
      Leontini, Tricoli, Scalia, Pagano, Provenzano, Cipriani,
      Sottosanti, Silvestro, Barone.

     PRESIDENTE.  Desidererei rivolgermi ai firmatari innanzi tutto
  -  intanto  comunico che il gruppo misto ha chiesto di apporre la
  propria  firma all'ordine del giorno. Se non sorgono osservazioni
  resta così  stabilito  -  e  vorrei fare riferimento ad una parte
  dell'ordine del  giorno  che,  se siete d'accordo, non può essere
  emendato;   va  scritto  in  maniera  diversa  e,  quindi,  è  da
  intendersi  in   maniera   diversa.  Si  fa  riferimento  ad  una
  dichiarazione  di  improponibilità, da parte del Presidente della
  Assemblea,  degli  emendamenti;  qui  si  dice:  "Poiché ritenuti
  estranei  allo   specifico   oggetto  del  disegno  di  legge  in
  discussione";  é   stato  ritenuto  non  aderente  al  titolo del
  disegno di  legge,  non  alla  materia. Perché, se fosse estraneo
  alla  materia,  non  potremmo  nemmeno  ammetterlo all'ordine del
  giorno.

     PAGANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAGANO.   Signor   Presidente,   la   necessità  di  formulare
  quest'ordine del  giorno in pochissimi minuti  ha fatto sì che la
  testualità non fosse corretta. Io la ringrazio per questo tipo di
  precisazione, perché  si voleva intendere quello che lei ha testé
  illustrato.
       Io ritengo che la vastità dello schieramento, non soltanto a
  livello  politico  e  di  gruppo,  ma  anche  a  livello singolo,
  dimostra abbondantemente che è arrivato il momento storico perché
  in   questa   Regione   il  principio  di  sussidiarietà  diventa
  l'elemento cardine  su  cui  centrare  la  vita sociale, politica
  della nostra  Regione. E' evidente che, nel momento stesso in cui
  tale   principio   diventerà   elemento  regolatore,  verranno  a
  realizzarsi  due  elementi  essenziali.  Primo:  la  capacità  di
  decentrare, da  parte  della Regione, tutte le funzioni possibili
  ed immaginabili  agli  enti  locali, al fine di rendere tali enti
  più idonei  a  svolgere  servizi nell'interesse del cittadino. E'
  evidente che c'è  anche  -  come  è  stato spiegato più volte nei
  giorni precedenti  - una sussidiarietà di tipo orizzontale; cioè,
  la Regione  non  faccia  ciò  che  è  possibile delegare al terzo
  livello, ai privati, e, in generale, alle formazioni sociali.
       Questo  è,  oggi,  un  fattore  di  civiltà; un qualcosa che
  assolutamente  ci  deve  appartenere,  e  mi sembra straordinario
  rilevare come tutta l'Aula, forse ad eccezione di qualche singolo
  deputato, ha aderito completamente a questa iniziativa.
       Presidente,  noi  contiamo molto anche sulla sua capacità di
  illustrare, in maniera adeguata, grazie alla sua personalità e al
  suo carisma, nella sedi opportune, riteniamo che la Sicilia potrà
  giovarsi  di  tutto  questo  e diamo anche incarico specifico, al
  presidente   Provenzano,  di  incardinare,  durante  le  giornate
  successive  sulla  riforma  dello Statuto, per quanto riguarda la
  forma di Governo, questo tipo di iniziativa.
       Chiaramente il parere è abbondantemente favorevole.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  signor
  Presidente dell'Assemblea, come vede la mia firma non c'è, perché
  non  condivido questa ispirazione e, quindi, non condivido quanto
  lei  diceva, che questo ordine del giorno può rappresentare tutta
  questa Aula. Intanto, io noto, e vorrei dirlo anche al Presidente
  della  Commissione  Provenzano,  che  mi  pare tra i firmatari di
  questo ordine del giorno, una scorrettezza politica.  Noi abbiamo
  condotto due giorni di dibattito sulla legge-voto, al di là delle
  posizioni dialettiche tra chi  condivide  questo disegno di legge
  chi si oppone, con  grande  lealtà.  Anche  la  nostra  battaglia
  netta  di  opposizione  è  stata  tesa  a  prospettare  una  idea
  alternativa  di  riforma  istituzionale   ma  non  è  mai  giunta
  all'ostruzionismo dell'assenza del numero legale, della richiesta
  di voto nominale e,  quando il Presidente di turno dell'Assemblea
  ha dichiarato improponibili  quegli emendamenti dopo un dibattito
  che su quegli emendamenti si  era  sviluppato,  lo ha fatto anche
  perché   una  materia   così   delicata  avrebbe  necessariamente
  meritato  e merita, secondo  noi  che  pur  non  condividiamo  il
  principio di sussidiarietà,  un  dibattito  approfondito  in seno
  alla Commissione Statuto dove,  pur essendovi una maggioranza che
  abbiamo visto, la vediamo, è quella che questo ordine del giorno,
  però questa maggioranza avrebbe consentito un confronto di merito
  anche a chi non è d'accordo con quel principio.
       Qui,  invece,  si fanno forzature e anche scorrettezze nella
  legittimità  che  ognuno  le  fa queste cose, cari colleghi .  E'
  legittimo  che  si faccia un ordine del giorno.  Io trovo intanto
  poco  elegante  che  il presidente della Commissione Statuto, che
  sarà  prorogata,  che  dovrebbe  poi  approfondire questi temi ed
  ascoltare anche  chi  non  è d'accordo con la neutralità di chi è
  presidente  di  una  Commissione  deve  ascoltare anche chi non è
  d'accordo  sul principio della sussidiarietà, ad un certo punto è
  firmatario  di  un  ordine  del  giorno che già precostituisce un
  orientamento.    Ma    questo    riguarda    le   caratteristiche
  istituzionali  di  ognuno  di  noi  Però io noto che, invece, con
  questo ordine del giorno si fa una forzatura.
       Onorevole  Pagano,  guardi   Momenti  storici   Se era tanto
  storico  il  momento  che  lei vuole indirizzare ed orientare con
  questi emendamenti, avreste fatto almeno uno sforzo culturale non
  copiando  tutti  e quattro i firmatari degli emendamenti, tutti e
  quattro  lo  stesso emendamento, lo stesso testo licenziato dalla
  Commissione  bicamerale   Almeno  ci  avreste  messo  un  po'  di
  fantasia   Sono  tutti  e  quattro copiati, identici.  Leggeteli
  Nemmeno una virgola di differenza  Non ci avete messo nemmeno uno
  sforzo di elaborazione vostra su questo
       Quando  parliamo  di  momenti  storici  almeno  mettiamoci a
  riflettere,  a ragionare, a discutere, cerchiamo almeno le verità
  implicite nelle  ragioni degli altri - per dirla col Vangelo - le
  verità  implicite  nelle  ragioni degli altri  Fate questo sforzo
  concettuale   E  invece  con  questo ordine del giorno voi volete
  fare  una  forzatura  politica  e  non  mettere  in condizione la
  Commissione  Statuto  di  discutere seriamente di questi problemi
  così  delicati.
       Vedete,  il  principio  di  sussidiarietà  perché  vi unisce
  tutti, da  destra  agli  amici democratici di sinistra?  Perché a
  fondamento di  questo  principio  c'è l'idea della centralità del
  mercato e dell'impresa  e  poi, certo, lo Stato si farà carico di
  un po' di  assistenza per i poveri, di un po' di carità cristiana
  per gli  ultimi,  quelli che proprio ci fanno indignare quando li
  vediamo morire  perché non possono vivere nemmeno con la pensione
  sociale  Tutto il  resto  al  mercato  e  poco  importa se poi il
  mercato è  il  mercato  dell'impresa  o  invece sono le strutture
  caritatevoli   cristiane   e   confessionali   che   voi,   dalla
  privatizzazione della  scuola fino a tutti i centri di assistenza
  e del  terzo  settore,  state  proponendo, dal governo D'Alema al
  governo Capodicasa
       Questo   è   il  principio  ordinatore  che  vi  vede  tutti
  abbracciati  attorno  a  questo ordine del giorno, fermo restando
  che  c'è  una  maggioranza e la riconosco, Presidente, per questo
  orientamento   Vedete, avrei preferito la correttezza e la lealtà
  che  ci  ha visti anche impegnati in una battaglia di opposizione
  in questi giorni ma lealmente, senza ostacolare il percorso della
  legge-voto,  avremmo preferito che quello che non è entrato dalla
  porta con un atto di responsabilità anche del Presidente di turno
  dell'Assemblea,  non fosse entrato dalla finestra con un colpo di
  mano   di   questa   maggioranza   che   unisce   tutti   assieme
  appassionatamente,  il  centro  destra e il centro sinistra.
       Noi chiediamo ancora un atto di disponibilità a questa larga
  maggioranza  visto  che dovremo discutere in Commissione statuto,
  tutti   assieme,   di  ritirare  questo  ordine  del  giorno.  Lo
  approverete questo principio nella Commissione Statuto, ma allora
  lasciamo  lavorare  questa  Commissione Statuto altrimenti non si
  capisce  nemmeno  che  cosa deve fare questa Commissione Statuto,
  qualora  voi insistereste, noi, con queste motivazioni, voteremmo
  contro.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prima, onorevoli colleghi, comunico
  che gli  onorevoli Cuffaro e Lo Giudice hanno chiesto congedo per
  l'odierna   seduta.  Non  sorgendo  osservazioni  il  congedo  si
  intende   accordato.  Gli  onorevoli  Catania  e  Beninati  hanno
  chiesto di  poter apporre la propria firma sull'ordine del giorno
  posto in discussione. Resta così stabilito.

     DI  MARTINO .  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, prendo
  atto che  l'on.le  Provenzano  ha  vocazioni suicide e con lui la
  Commissione,   perché   nell'ordine  del  giorno  si  impegna  il
  Presidente della Regione a portare avanti le modifiche statutarie
  e noi fino  ad  ora  abbiamo  saputo  che  il  Governo  è rimasto
  estraneo a queste vicende.
       Quindi,  dobbiamo  stabilire  se  dobbiamo  recitare  il "de
  profundis" per  la Commissione Statuto ed io francamente lo sono,
  perché il  risultato  che  ha  dato  con  le  norme  che  abbiamo
  approvato,  alla  fine  soltanto per carità parlamentare, abbiamo
  rinunziato ad  insistere  su  altri  emendamenti,  perché nulla è
  rimasto di quello che aveva stabilito la Commissione Statuto.
       Detto questo,  onorevole  Presidente, io non ho nulla contro
  il principio sussidiarietà, anzi lo ritengo un principio moderno,
  però,   le   anticipazioni   mi  sembrano  eccessive.  Non  sono,
  giustamente, state  inserite nello Statuto perché non era materia
  attinente, però,  prima  di  arrivare  a questi principi dobbiamo
  vedere quali sono  i  rapporti tra l'Unione europea a e lo Stato,
  ho avuto modo  di  ribadire  nel  dibattito che i rapporti fra lo
  Stato e le regioni, le regioni e le autonomie locali. Bene, anche
  qui non  c'è  ancora  chiarezza.  Poi, c'è il grosso problema del
  terzo settore  -  così  detto  -  che  è  necessario incentivare,
  incrementare a  causa  della  crisi della finanza pubblica. Ormai
  deve essere  chiaro che non esistono più pasti gratis per nessuno
  e quindi è necessario che il terzo settore venga sviluppato.
       Francamente,  non  riesco  a  comprendere  la  posizione  di
  rigidità  del  partito  di  Rifondazione  comunista. Però, alcuni
  problemi  devono   essere   posti.   Poiché   si  tratta  si  una
  sollecitazione, poiché  sancisce  anche  la  fine  di fatto della
  Commissione Statuto, perché non riesco a capire come mai e perché
  la I Commissione debba esitare e perché noi dobbiamo approvare in
  sede di  Assemblea  la  proroga quando qui l'Assemblea da già una
  indicazione al  Presidente  della  Regione  di  portare avanti la
  riforma   dello   Statuto,  per  queste  considerazioni  do  voto
  favorevole alla mozione.

     MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MARTINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  più tempo
  passa  e   più  constato  che  sono  l'uomo  sbagliato  al  posto
  sbagliato, perché  se  c'è qualcosa che non riesco a sopportare è
  da   una   parte  l'approssimazione  culturale  e  dall'altra  la
  protervia intellettuale  e  temo  che frequenti esempi dell'una e
  dell'altra ne abbiamo in quest'Aula.
       Adesso ci  troviamo  a discutere in un orario in cui sarebbe
  certamente  più  gradevole, approvata immediatamente la legge che
  ormai  abbiamo concluso, andare a pranzo, ci troviamo a discutere
  dell'introduzione nello Statuto del principio di sussidiarietà di
  cui  qualcuno,  compreso  l'onorevole Pagano con il quale ieri ho
  amabilmente    polemizzato,    dovrebbe    spiegarmi   che   cosa
  effettivamente si intenda. E non è ne cosa agevole ne cosa rapida
  da farsi e meno che  mai  opportuna  da  introdurre  in  un testo
  costituzionale.  Onorevole Presidente  e  onorevoli  colleghi, io
  chiederei a tutti quelli che  già  hanno  apposto la loro firma e
  che si apprestano adesso a  votare  questo ordine del giorno, che
  cosa intendano per principio  di sussidiarietà, se sappiano a che
  cosa effettivamente può dare luogo l'introduzione di un principio
  non meglio specificato di  questo  tipo,  se abbiano contezza del
  profondo dibattito culturale che sta dietro questo principio.  Ho
  l'impressione che così non sia e me ne duole.
       Vedete,  chi  vi  parla  è uno che da ragazzo ha formato una
  parte  della  propria  cultura  politica  su  un  libro del tanto
  vituperato Vladimir Ilich Ulianov, meglio noto come Lenin, che si
  chiamava  "Stato  e  rivoluzione", in cui si parlava, sulla linea
  della ideologia marxista, della necessità che con l'avvento della
  classe  unica,  cioè del proletariato, lo stato che è strumento e
  struttura  di  classe si dissolvesse. Quindi figuratevi voi se io
  per   formazione   culturale   non  dovrei  essere  assolutamente
  favorevole  all'idea  di  un  arretramento in tutti i campi delle
  strutture statali e dello stato stesso, io sono addirittura sulle
  vecchie  posizioni  di  Lenin  per  l'estinzione  dello stato nel
  momento  in  cui  dovesse  affermarsi  la  dittatura della classe
  unica,  cioè  del proletariato.  Non mi pare quindi opportuno che
  l'onorevole  Pagano venga a ricordare a me queste cose. La verità
  è  un'altra,  onorevole  Presidente  e onorevoli colleghi, che il
  comune  denominatore  di  tutti  coloro  che hanno firmato questo
  ordine  del  giorno  è  quello  al quale ha accennato l'onorevole
  Forgione,   e   cioè   quello   della  idea  che  l'estinzione  o
  l'arretramento  dello stato deve essere subordinato alla presenza
  sempre maggiore del mercato, il  nuovo idolo, il nuovo "Moloc" al
  quale tutto viene sacrificato. Ma  non  credo che su questo piano
  possa  essere  d'accordo  l'onorevole  Pagano  che  conosco  come
  profondo estimatore ed  assertore  dei  principi  del solidarismo
  cristiano e quindi, come  vedete,  i  firmatari  dell'ordine  del
  giorno  dicano  di  volere  la  stessa  cosa  ma  intendano  cose
  profondamente diverse.
       Questa  profonda  ambiguità  culturale unita al fatto che si
  sta  introducendo adesso un elemento che ieri era stato escluso e
  che è una forma surrettizia per ritornare su temi già trattati mi
  inducono a ritenere che siamo su una china pericolosa e per certi
  versi poco gradevole.
       Un'ultima  cosa.  Vorrei  ricordare ai miei amici e compagni
  della  maggioranza  della  quale  ho fatto parte fino a ieri, che
  fine  abbia  fatto  un  altro  ordine  del  giorno  che  mi sarei
  aspettato,  invece,  venisse presentato in quest'aula, quello sul
  quale  c'era un accordo di massima all'interno di questa, per me,
  ex  maggioranza  e  cioè  relativo  ai  principi  che nella legge
  elettorale che si andrà a fare si sarebbero dovuti rispettare. Se
  non  ricordo  male nelle molteplici e lunghe riunioni che abbiamo
  avuto  si  diceva  che  questa  legge elettorale sarebbe stata in
  qualche modo indicata nei suoi principi generali in un ordine del
  giorno  da  approvare contestualmente alla cosiddetta legge-voto.
  Vedo  adesso un ordine del giorno sul principio di sussidiarietà,
  non  vedo  affatto  traccia  di quest'altro ordine del giorno del
  quale  pure  nella  ex  maggioranza si era discusso e ritengo che
  sarebbe  stato molto più utile e tutto sommato molto più coerente
  con la materia della quale ci occupiamo.

     PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Caputo, Strano e Costa
  hanno  chiesto di apporre la loro firma nell'ordine del giorno in
  discussione. Non sorgendo osservazioni resta così stabilito.

     LIOTTA. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor Presidente, per correttezza prima di rilasciare
  la  mia  dichiarazione di voto, posso intervenire per chiedere un
  chiarimento alla presidenza?

     PRESIDENTE.  No, lei può intervenire solo per dichiarazioni di
  voto.

     LIOTTA. E' attinente alla trattazione...

     PRESIDENTE. Lei  può  intervenire  solo  per  dichiarazione di
  voto.

     LIOTTA. E' attinente alla questione della trattazione

     PRESIDENTE. Se è  un problema di ordine dei lavori non ci sono
  problemi.

     LIOTTA. Si, il  problema  che pongo è di questa natura.
       Questa   mattina   io  insieme  ad  altri  deputati  abbiamo
  presentato un  ordine  del  giorno,  che  ci  è stato detto dalla
  Segreteria  generale  non essere proponibile perché la Presidenza
  si era  determinata  di  non  apporre  a  questo disegno di legge
  ordini del  giorno,  proprio per il carattere di solennità perché
  in alcun  modo venisse turbato il momento solenne del voto finale
  alla legge voto.
       Mi rendo  conto che l'ordine del giorno che avevo presentato
  insieme ad altri  deputati,  è  un  ordine del giorno che non era
  strettamente attinente  il  titolo del disegno di legge; tuttavia
  lo stesso  ordine  del giorno che viene qui presentato e rispetto
  al quale  ho  chiesto  di  parlare  per  dichiarazione  di voto è
  parimenti non  attinente  alla  materia  in oggetto il disegno di
  legge, tanto  è  vero  che se andiamo a controllare nel resoconto
  d'Aula  il  Presidente dell'Assemblea ha dichiarato improponibili
  gli emendamenti  che  riguardavano questo tema proprio perché non
  attinenti il disegno di legge stesso.
       Allora   mi   chiedo  se  il  Presidente  dell'Assemblea  ha
  dichiarato  improponibili questi emendamenti perché non attinenti
  al titolo del disegno di legge come si può ritenere poi un ordine
  del giorno che contiene gli stessi principi di quegli emendamenti
  attinenti, a sua volta, a questo disegno di legge.
       Mi sembra  che  vi  sia  un evidente contraddizione e quindi
  prima di  rilasciare  la  mia  dichiarazione su questo ordine del
  giorno,  gradirei  comprendere  perché  questo  ordine del giorno
  viene  messo in discussione, mentre l'altro presentato stamattina
  da un altro  gruppo  di deputati di cui sono primo firmatario non
  viene messo in discussione.

     PRESIDENTE. Prego.

     LIOTTA. Presidente  io  non  ho  parlato  per dichiarazione di
  voto, mi riservo di poterlo fare comunque

     PRESIDENTE. No, lei  non  si riserva niente. Lei ha ancora due
  minuti e può concludere il suo intervento, onorevole Liotta.

     LIOTTA. Presidente  io  non  capisco  veramente  non  riesco a
  capire. Ho posto un problema di carattere procedurale.

     PRESIDENTE. No,  questo  è  un  problema  della Presidenza. Io
  naturalmente anche per  un  atto di cortesia e per quanto si deve
  al Parlamento debbo precisare.
       Trovo più che corretto che il Presidente di turno, in questo
  caso  l'onorevole  D'Andrea,  abbia giudicato improponibile i due
  ordini del  giorno  in  questione,  perché  non hanno nulla a che
  vedere parlandosi  di  Italtel  e parlandosi di consorzio Climega
  Sud con  il  principio  di  autorevolezza dello stesso disegno di
  legge, tendente  a  dare  una proposta al Parlamento nazionale di
  modifica statutaria.
       La Presidenza  dell'Assemblea  di  turno,  in questo caso il
  Presidente   dell'Assemblea  regionale  siciliana  Cristaldi,  ha
  dichiarato improponibili gli emendamenti non perché non attinenti
  alla materia,  ma  perché  non attinenti al titolo del disegno di
  legge, come impone il nostro Regolamento.
       L'ordine  del   giorno,   questo  è  attinente  a  modifiche
  statutarie.
       Non è  altro  che  un invito tendente a impegnare il Governo
  della Regione a  intervenire al di la della legge voto presso gli
  organismi  centrali  perché  si  tenga  conto  del pronunciamento
  dell'Aula.
       Quindi siamo in  perfetta  linea. Se lei mi avesse detto che
  il  problema   dell'Italtel  è  in  qualche  maniera  risolvibile
  modificando un  articolo dello Statuto, sarebbero stati giudicati
  proponibili. Così non è.

     LIOTTA. Presidente  non  arrivo  a  tanto,  sostenere tanto. E
  intanto la  ringrazio  per  la  cortese  risposta al problema che
  ponevo;  tra  l'altro  lo  ponevo  per  avere  essenzialmente  un
  chiarimento in  tal  senso,  non  perché  volessi  in  alcun modo
  forzare la determinazione assunta dalla Presidenza.
       Resto dell'opinione  comunque  che una contraddizione vi sia
  fra  il   fatto   che   lo   stesso  contenuto  venga  dichiarato
  improponibile all'interno della legge e lo stesso contenuto venga
  dichiarato proponibile  in  un  ordine  del  giorno  apposto alla
  legge.
       Questa mi  sembra  una  contraddizione;  è  una mia opinione
  personale, la esprimo con tutto il rispetto per la determinazione
  che ha assunto la Presidenza.
       Per quanto  riguarda il merito dell'ordine del giorno io non
  so scegliere  non so quale partito scegliere se quello utilizzato
  dall'onorevole Di  Martino  che con una sferzante ironia ha fatto
  comprendere come  temi  di  questo  tipo vanno affrontati con una
  profondità di pensiero  che  certamente un ordine del giorno e il
  poco tempo  a  disposizione  per  dibatterlo  non consente oppure
  rassegnarmi ad una indignazione per quello che si sta commettendo
  in  questa  Aula.  Io  non  credo che il grande unanimismo che su
  questo  tema si realizza è un unanimismo che in qualche modo ha a
  fondamento una identità di pensiero su questa materia, anzi credo
  proprio il contrario, credo che la grande maggioranza trasversale
  che  si sta realizzando in questa Aula discenda proprio dal fatto
  che  dentro questo principio sintetico ciascuno mette ciò che più
  crede.
       Principio  di sussidarietà:  introdurre nello Statuto questo
  principio sintetico  è  un  errore sul piano tecnico, è un errore
  sul piano  giuridico  perché  dentro questo principio c'è tutto e
  c'è il  contrario  di  tutto;  c'è,  diceva  prima l'onorevole Di
  Martino,  il  solidarismo  cristiano,  c'è  la valorizzazione del
  terzo settore che è un argomento sicuramente nobile a sostegno di
  questo principio, ma c'è invece lo strapotere del mercato, c'è la
  volontà   di   assegnare,   di   appaltare   settori   importanti
  dell'intervento pubblico in tema di solidarietà sociale non tanto
  alle autonomie locali, e comprendo quindi la firma dell'onorevole
  Giannopolo, ma  sono  motivazioni  diverse  rispetto a quelle che
  spingono altre firme di questa Aula.
       Quindi un  coacervo  di  firme  motivate dalle più disparate
  ragioni che portano  oggi  a  consumare,  secondo  me, un atto di
  gravissima arroganza nei  confronti di un dibattito che era stato
  sereno, civile e  leale  e  che  invece si conclude nella maniera
  peggiore.

     CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, a me sembra
  non  dico   irrituale  ma  contro  qualsiasi  logica  che  questa
  Assemblea sia chiamata  a  votare  oggi la legge voto di modifica
  dello  Statuto  e   che  un  minuto  prima  il  Presidente  della
  Commissione che ha  apposto  la  sua  firma  su questo ordine del
  giorno impegni  il  Governo  e  quindi  l'Assemblea  a modificare
  ulteriormente lo Statuto.
       Allora  delle  due  una:  se  era  importante  il  contenuto
  dell'ordine del  giorno  perché la Commissione non l'ha esaminato
  ed esitato e lo faceva diventare parte integrante della legge che
  andiamo a  votare?  Oppure  se  così  importante  non è allora la
  cogenza di  farlo cinque minuti prima della votazione sulla legge
  voto mi  sembra  davvero  risibile.  Per cui io, pur condividendo
  nel contenuto  alcune  delle  osservazioni, proprio per quanto ho
  già annunziato, mi asterrò da votare questo ordine del giorno.

     SILVESTRO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SILVESTRO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  non
  capisco la  drammatizzazione  del  dibattito su questo ordine del
  giorno e  non  capisco  neanche  la  posizione  dei  compagni  di
  Fondazione comunista  perché  il principio di sussidarietà oggi è
  un principio  accettato  da  tutti  non  solo  perché  è  uno dei
  pilastri fondamentali  della politica dell'unità europea, ma è un
  principio che è stato già discusso, approfondito nella sede della
  Bicamerale e  proposto  come  uno  dei  punti  che  devono essere
  sanciti nella Costituzione.
       Nono solo, la Commissione sullo Statuto, voglio ricordare ai
  colleghi disattenti,  era  già  intervenuta  su questo argomento,
  presentando alla Bicamerale un emendamento migliorativo del testo
  uscito dalla Bicamerale.
       Quindi  vorrei   che   riportassimo   le   cose  nella  loro
  dimensione; la situazione  non  è così drammatica, non c'è nessun
  colpo di mano. C'è  il  richiamo ad un principio ormai accolto da
  tutti in Europa e  in Italia, che è stato oggetto di discussione,
  di approfondimento  della Bicamerale, che è un punto fondamentale
  anche per lo Statuto siciliano.
       Qual  è  il  problema  invece?  Dove  è  la  difficoltà?  La
  difficoltà è quella  di  specificare  in  una  norma  precisa  il
  concetto di  sussidarietà  evitando  che  questo  concetto sia in
  qualche modo sbilanciato o a  destra  o  a  sinistra,  non destra
  politica o sinistra politica,  ma  rispetto  al significato vero,
  perché  ci sono due problemi che riguardano questo principio, uno
  riguarda il rapporto pubblico-privato e forse l'ordine del giorno
  ha questo squilibrio, nel senso che affronta solo questo problema
  e non l'altro, tant'è che io ho consigliato al mio presidente del
  gruppo  di  non  presentare  l'emendamento  sulla  sussidiarietà,
  perché  lo consideravo formulato  non in maniera corretta, perché
  riguardava solo un aspetto del concetto di sussidiarietà.
       Poi c'è l'altra  direzione  di  questo concetto che è quella
  che interviene sui  problemi,  sulle  questioni, l'ente che è più
  vicino ai cittadini, quando  questo  ente,  il  comune  non  è in
  condizione di assolvere  al  proprio compito, viene sostituito da
  quello più importante, la  Regione,  lo  Stato  e poi le Comunità
  europee, quindi, vi  è un principio che è mutuato dall'esperienza
  cattolica,  ma  è   oggi   accettato  ampiamente  come  punto  di
  riferimento fondamentale in Europa, tant'è che è uno dei pilastri
  del trattato di  Maastrich  quello della sussidiarietà e caso mai
  la difficoltà che abbiamo  è  quella  di  rendere il principio un
  principio che sia praticabile in una norma legislativa.
       Perché, qual è il pericolo del principio di sussidiarietà?
       Diciamo,  che   il   principio   di   sussidiarietà   è  una
  formulazione ambigua che  può,  se  non  normato giustamente, può
  dare adito  a prevaricazioni dell'ente più sovraordinato rispetto
  a quello ordinato a livello inferiore, nel senso che praticamente
  in qualsiasi momento ci può essere il pericolo che qualcuno dica,
  faccio l'esempio del Comune, che il Comune non è in condizioni di
  assolvere a questo  compito, lo facciamo noi, anche quando invece
  il Comune va  messo  in  condizioni di affrontare questo compito,
  quindi, riportiamo le cose  a quello che sono, cioè, voglio dire,
  io al compagno Martino  che  decide  ...,  io  vorrei che facesse
  anche uno sforzo  di  innovazione,  di ammodernamento anche nella
  cultura, da questo punto di vista.
       Io  ti voglio ricordare che uno dei sostenitori più accaniti
  del  principio  di  sussidiarietà  nello  Statuto   è   stato  il
  professore Gaetano Silvestri a cui io riconosco una competenza ed
  una autorevolezza che evidentemente è molto più avanti rispetto a
  chi viene qui a citare ... dell'ente che tu sai benissimo...
       Per fortuna non ci  hai  citato  Bakunin  e qualche altro da
  questo punto di vista, ma  può  darsi  ci sia ancora il tempo per
  farlo.

     FORGIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ripropongo
  la questione, per questo  ho  chiesto  la  parola per richiamo al
  Regolamento e in  applicazione  dell'articolo  111,  perché io ho
  qui, al di là del  merito,  ora, e credo che anche i colleghi che
  condividono l'impostazione  di  questo  ordine  del  giorno sulle
  regole, tutti assieme, dovremmo condividere un'impostazione che è
  garanzia per chiunque.
       Io  leggo  lo stenografico di  ieri:  "Presidente.  Dichiaro
  improponibile gli emendamenti 210, 211, 213, 212, perché estranei
  al titolo del disegno di legge".
       Oggi,  esattamente  il  testo,  il   riferimento   a  quegli
  articoli,  tradotto  in  un  ordine del giorno,  viene  posto  in
  votazione con...
       Signor Presidente,  io  ritengo  che l'articolo 111 dovrebbe
  consegnarci un altro modo di proseguire, detto questo mi rifaccio
  alle sue decisioni.

     PRESIDENTE. Onorevole Forgione, c'è una sola cosa estranea, il
  suo intervento, in questa decisione. La prego.

     FORGIONE. Sarà  estraneo  anche il mio intervento, Presidente.
  Io rimango delle mie  opinioni. Non sono sacre, ovviamente non mi
  rifaccio a Lenin che non era un testo sacro, mi rifaccio a questo
  Regolamento che interpreterò male sicuramente.

     PRESIDENTE.  Onorevole   Forgione,   lei   non   si   rifà  al
  Regolamento, si  fa  un'errata interpretazione e vorrei invitarla
  ad  approfondire  il   Regolamento,  perché  se  non  può  essere
  giudicato proponibile un  ordine  del  giorno  con  il  quale  si
  impegna il Governo della Regione ad attivarsi presentando disegni
  di legge per modificare ulteriormente lo Statuto, non capisco che
  cosa ci debba fare il Presidente dell'Assemblea.
       Io colgo l'occasione  onorevole  Forgione,  al  di  là della
  cordialità con la quale  l'ha fatto, in quest'Aula succedono cose
  incredibili....

     FORGIONE. Non c'è dubbio signor Presidente.

     PRESIDENTE.  ....riuscendo  in   qualche   maniera  e  in  più
  occasioni e riguarda molti  settori dell'Aula, vi sono individui,
  deputati sicuramente nobili,  degni rappresentanti del popolo che
  volta per volta non potendo far prevalere le proprie tesi, giuste
  o sbagliate che siano,  scaricano  nei  confronti  del Presidente
  dell'Assemblea o del Presidente di  turno,  reazioni che non sono
  più accettabili. Io guardi, non so  se risponde al vero, so anche
  che  ci  sono deputati  pronti  a  rivolgersi  alla  Magistratura
  ordinaria per le decisioni del Presidente dell'Assemblea, io devo
  dire che sono indignato per cose di questa natura, sono indignato
  per comportamenti di questo livello.

     FORGIONE.   Dica che io sono  un  pretesto  e  che  non  è  un
  riferimento a me.

     PRESIDENTE. Non è un riferimento a lei, onorevole Forgione.
       Onorevoli  colleghi, l'ordine  del  giorno  viene  posto  in
  votazione.
       Il parere della Commissione?

     PROVENZANO, Presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Il parere del Governo?  Per dichiarazione di voto
  l'onorevole Presidente della Regione.

     CAPODICASA, Presidente   della  Regione.  Io  volevo,  siccome
  l'ordine del giorno impegna il Governo a presentare un disegno di
  legge in questa materia, vorrei  far  notare  che  il  Governo ha
  tenuto un atteggiamento nel  corso  della  discussione sul testo,
  che ha voluto essere di accompagnamento della discussione, ma mai
  è voluto entrare nel merito.
       In questo caso forse il rimando ad un'iniziativa legislativa
  del Governo è un  po' improprio  perché  abbiamo  la  commissione
  speciale  insediata  che   continua   a  lavorare  forse  sarebbe
  opportuno che il rimando al Presidente della Regione venga inteso
  come rimando al Presidente della Commissione perché nel prosieguo
  dei  lavori,  quando   sarà   nuovamente   insediata,   adotti  i
  provvedimenti conseguenti.
       Quindi se viene inteso  in questo modo, il Governo dà parere
  favorevole.


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  viene  posta in votazione ciò
  che è scritto nell'ordine del giorno, né si può riaprire un nuovo
  dibattito,  onorevole  Presidente  della  Regione  per  ulteriore
  specificazione, lei  ha  fatto  la  sua considerazione resta agli
  atti, pongo in votazione l'ordine del giorno.
       Chi è d'accordo rimanga seduto, chi è contrario si alzi.
       Il Parlamento approva  con il voto contrario degli onorevoli
  Forgione, Martino, Liotta,  La  Corte,  Vella  e con l'astensione
  dell'onorevole Cintola.

   705-708-758-Norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


       Onorevoli colleghi, si  passa  alla votazione del disegno di
  legge, sono iscritti a  parlare  per dichiarazione di voto alcuni
  deputati, per intanto l'onorevole La Grua.

     LA  GRUA .  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
  per dichiarare  il voto favorevole di Alleanza Nazionale a questo
  disegno di  legge  e  per  esprimere  nel  contempo  la  gioia di
  Alleanza Nazionale  e  mia  personale per il risultato che questa
  Assemblea regionale ha ottenuto attraverso questi mesi di studio,
  di approfondimento  di  esame  di  un  disegno  di  legge  che  è
  fondamentale per la nostra Sicilia.
       Abbiamo lavorato nella  Commissione,  abbiamo dato il nostro
  contributo per il lavoro  che  è stato compiuto nella Commissione
  Provenzano,  nell'elaborazione del  testo  che  è  stato  offerto
  all'esame  e  alla  valutazione  di  quest'Assemblea  e  abbiamo,
  quindi, ottenuto quello che volevamo ottenere, quello che avevamo
  già detto ai cittadini  e  cioè l'elezione diretta del Presidente
  della Regione.
       Un momento, quindi,  importante  per  la  nostra Sicilia, ma
  consentitemi un momento  importante per Alleanza Nazionale perché
  è giusto qui tirare in  ballo  le primogeniture di certe idee del
  principio  presidenzialista  che  va  ricercato  nel  passato  di
  Alleanza Nazionale,  nell'antico  Movimento  sociale italiano che
  per primo portò avanti il discorso presidenzialista in un momento
  nel quale quelli che  oggi si sono convertiti al presidenzialismo
  certamente ci beffeggiavano e ci guardavano con sospetto.
       Oggi noi constatiamo con gioia che tanti di coloro che erano
  schierati dalla parte opposta oggi sono venuti dalla nostra parte
  a condividere la battaglia presidenzialista.
       Ecco perché siamo  soddisfatti  di  questo risultato, perché
  ripete un'antica nostra  battaglia che oggi si vede concretizzare
  in quest'Aula, ma certo  la  nostra  gioia è però parziale perché
  vediamo  che  ci   sono   aspetti   negativi  in  questa  vicenda
  legislativa  gli  aspetti negativi  che  hanno  visto  che  certi
  principi  che  avevamo  voluto  tenacemente,  sui  quali  avevamo
  incentrato  il  nostro  impegno,   non   sono   stati  portati  a
  compimento.  E, parlo  soprattutto  dell'incompatibilità  tra  la
  carica  di  assessore  e   quella   di  deputato  regionale.  Una
  battaglia  che in Commissione  avevamo  portato  avanti  con  gli
  esponenti dei Democratici di sinistra  e che oggi, invece, non ha
  avuto quel risultato che poteva  avere.  Ci  riferiamo anche alla
  mancata introduzione in questo testo  di legge del riferimento al
  principio  maggioritario  che  era  stato  pure  oggetto  di  una
  battaglia condivisa dagli  esponenti dei Democratici di sinistra,
  dal  Presidente  Capodicasa  quale  autorevole  componente  della
  Commissione Provenzano e che ora, chissà per quali motivi, ma ben
  comprensibili però all'opinione  pubblica  e  alla  gente, questi
  principi sono stati svenduti  sulla  necessità  di mandare avanti
  questo Governo e, quindi,  di  tenersi buoni determinati alleati.
  Ed ecco allora che vediamo  la  solitudine  nella quale è rimasto
  l'ottimo  collega  Gianfranco   Zanna  che  aveva  presentato  un
  emendamento  sicuramente   importante,  che  andava  attentamente
  valutato, giudicato ed approvato da quest'Assemblea. Zanna che ha
  combattuto - e gliene do atto - una battaglia veramente ideale si
  è visto abbandonare a poco a  poco  anche  dai  suoi  compagni di
  cordata che gli erano stati  vicino  e  che  avevano sottoscritto
  quell'emendamento.  Un emendamento  che  conteneva quei principi,
  tutti   i   principi:    l'elezione   diretta   del   Presidente,
  l'autoscioglimento,   l'incompatibilità,    il   riferimento   al
  principio  maggioritario.  Ma Zanna  è  rimasto  solo  nella  sua
  solitudine   e  noi  gli   siamo   vicini   in   questo   momento
  particolarmente  triste  per   lui.  Ma,  evidentemente,  il  suo
  partito  ha  preferito,   ovviamente,   mandare   avanti   questo
  altalenante e traballante Governo e  pur  di continuare in questo
  lento, claudicante cammino ha  dovuto  cedere, ha dovuto abdicare
  ad  alcuni  principi  che  aveva   portato   avanti  in  sede  di
  Commissione Provenzano.
       Allora, amici e colleghi, ritengo che non sia neppure giusto
  il tono trionfalistico il tono  che  è  stato  assunto  in questa
  occasione dalla maggioranza  di  centro-sinistra.  Non  è  giusto
  dire, così come qualcuno ha detto,  che questa è una vittoria del
  Governo Capodicasa  Questa non  è  una vittoria della maggioranza
  ma, sia ben chiaro,  è  una  vittoria  del  Parlamento siciliano,
  dell'Assemblea regionale siciliana.  Nessuno  ha titolo per poter
  dire, per potere gongolare od  esultare,  e  poter  dire: "E' una
  vittoria  del  Governo   Capodicasa ".   E'  stata  soltanto  una
  coincidenza che in questo momento,  su  questo  banco  ci  sia il
  Governo  Capodicasa  Ma, questa,  è  una  battaglia  che  abbiamo
  condotto tutti nella  Commissione Provenzano, in quest'Assemblea,
  una battaglia che certamente  onora ed esalta quest'Assemblea che
  è riuscita, attraverso la  partecipazione  di tutti, ad elaborare
  un testo che ora ci consente  di  poter  dire  che  la Sicilia si
  avvia ad una svolta  presidenzialista, che la Sicilia, quindi, si
  avvia a cambiare sistema,  a  cercare  di realizzare qualcosa che
  possa veramente contribuire a  determinare  la  rinascita  ed  il
  riscatto di questa Sicilia.
       Certo, è la prima  tappa  quella  che  abbiamo raggiunto. Ci
  attendono altri impegni, ma soprattutto l'impegno è quello che ci
  attende nel Parlamento nazionale  verso  il  quale  noi  dobbiamo
  esercitare pressione attraverso  l'intervento di noi tutti presso
  i parlamentari dei  rispettivi  partiti  perché questa legge-voto
  che noi mandiamo al  Parlamento  abbia  una corsi preferenziale e
  non  s'incagli fra i  meandri  del  Parlamento  nazionale.  Ecco,
  quindi, con questi sentimenti,  con questa espressione io esprimo
  il voto favorevole di Alleanza nazionale.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  per  dichiarazione di voto
  l'onorevole Scalici. Ne ha facoltà.

     SCALICI.  Onorevole  Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione, onorevoli colleghi, è ormai sotto gli occhi di tutti che
  stiamo vivendo una fase  storica  della politica molto originale,
  costellata da mille incertezze ma,  per  fortuna, anche di grande
  voglia della gente a comprendere i processi di trasformazione che
  stanno  attraversando  la   politica  italiana  ma  anche  quella
  regionale.
       Per  quanto  riguarda  le  decisioni  che saranno assunte da
  questa  Assemblea  in  merito a questa legge impropriamente detta
  "Riforma dello  Statuto",  è  una  fase di passaggio che potrebbe
  influenzare  positivamente  o  negativamente la vita futura della
  nostra Sicilia ed essere decisiva per la sua storia futura.
       Una fase in cui, credo, ognuno, in particolare noi che siamo
  impegnati  nelle  istituzioni  in  rappresentanza degli interessi
  della  comunità,  ha  il  dovere  sacrosanto  di  contribuire  al
  miglioramento dell'assetto istituzionale per metterlo in grado di
  affrontare meglio  le  sfide che l'attendono nel cammino verso il
  nuovo millennio  avendo  il  buon senso si mettere da parte tutti
  gli interessi che possono essere di parte o del momento.
       Questa   Assemblea   appena   eletta   sull'onda  del  primo
  entusiasmo, con lungimiranza, ebbe una impennata di orgoglio e si
  dotò con  legge regionale 11 aprile 1997, n. 12 della Commissione
  speciale per  la riforma dello Statuto e le riforme istituzionali
  dandole il  compito  di  elaborare  proposte in tema di autonomia
  costituzionale  della Regione nella salvaguardia della specialità
  che caratterizza la nostra Sicilia.
       Il compito  svolto  da  ognuno  di  noi nella Commissione ha
  richiamato, credo, alla nostra memoria la formidabile origine del
  nostro Statuto,  i  primi  anni  della  sua applicazione ma anche
  l'esperienza a  noi  più  recente  nella quale, certo, non si può
  dire che  si  sia  lavorato  nel  rispetto della fierezza e della
  dignità dei padri del nostro Statuto.
       Si deve  ricordare che nel 1946 la Sicilia ed il suo Statuto
  influenzarono  il  dibattito  in  Assemblea  costituente circa la
  forma  dello  Stato  nazionale  come Stato regionale, con regioni
  ordinarie  e  regioni  speciali. L'Alta Corte rappresentò, forse,
  l'aspetto  più  originale  del  nostro  Statuto.  Le disposizioni
  statutarie sull'Alta Corte sono sempre lì nel nostro Statuto, non
  sono  mai  state  dichiarate  costituzionalmente  illegittime ma,
  purtroppo, non c'è più l'Alta Corte e con essa è venuta a mancare
  una buona parte di quella autonomia che doveva fare della Sicilia
  una Regione effettivamente speciale.
       Trascorsi ormai  più  di  50 anni la specialità nei fatti si
  rende sempre  meno  percettibile.  Si è capito che l'indirizzo di
  politica nazionale  è  stato nel senso di superare la distinzione
  tra regione  ordinaria  e  regione speciale. In molti casi poi le
  regioni  ordinarie  si  sono  viste riconosciute anche più poteri
  delle regioni  speciali.  Questa  logica  di  un  sono modello di
  regione  è  stata  presente  spesso  anche  nel  dibattito  della
  Commissione  nazionale  bicamerale  e qualcuno ha pure ipotizzato
  che non c'è più motivo di parlare di specialità.
       Al   contrario,  il  dibattito  nella  Commissione  speciale
  regionale e questa Assemblea ha affermato che oggi più di ieri si
  pone l'esigenza di preservare la specialità del nostro Statuto.
       Noi di Rinnovamento Italiano continuiamo ad affermare che la
  specialità che dobbiamo preservare non è quella dei privilegi per
  pochi e dei  disagi  per molti, non è ancora la specialità che ci
  isola dai  processi  di  integrazione  europea  e che ci estranea
  rispetto ai  Paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo,
  non è  ancora  la  specialità  nella  quale la Regione e gli enti
  locali  innestano  una  competizione che finisce per allontanarsi
  dalle effettive esigenze delle comunità territoriali.
       La  specialità che noi immaginiamo e che vogliamo preservare
  è   quella   del   buon   Governo   efficiente   e  politicamente
  responsabile, è la specialità che vuole il corretto ed efficiente
  funzionamento   delle  istituzioni  a  cominciare  dall'Assemblea
  regionale   per   finire   alla   organizzazione   amministrativa
  regionale.
       E' la  specialità  che  valorizza  le autonomie locali, è la
  specialità  che  vuole  riconosciuto  per la Sicilia nel rispetto
  delle  competenze  statali,  un  ruolo  nell'Unione Europea e nel
  bacino   del   Mediterraneo.   E'   la   specialità  dei  diritti
  costituzionali dei cittadini siciliani, il lavoro in primo luogo.
  Ed anche il diritto per tutti  coloro  che  in  questa Regione si
  trovano,  anche  se  non  si  tratta  di  cittadini  italiani.  E
  soprattutto è una specialità che  si  traduce  in  impegno per la
  legalità,  il lavoro e lo  sviluppo  economico  e  sociale  della
  nostra Regione.
       La  Sicilia  ha  bisogno  di atti,  di  fatti;  ha  bisogno,
  sopratutto,  di  regole  certe  e   di   rispetto  delle  regole,
  presupposto di ogni sistema civile. Non  ha bisogno di propaganda
  che non approda a nulla.
       Come  nel 1945 i siciliani hanno voluto e scritto lo Statuto
  siciliano,  che  è  ancora  attuale,  così  ora questo Parlamento
  poteva   accrescere   la  sua  credibilità  approvando,  non  una
  legge-voto  limitata  soltanto a qualche modifica dello Statuto -
  frutto  tutto  di  esasperate  mediazioni  che  non  risolvono  i
  problemi  e  che  sicuramente non vanno nella direzione di quanto
  sopra - ma una legge che affrontasse una vera riforma.
       Spesso ci lamentiamo che i cittadini non vanno a votare, che
  sono  distanti  dalle istituzioni, ma  non  facciamo  niente  per
  ricercare  le  cause  in  modo   da   eliminarle.  Approvare  una
  legge-voto che non affronti per intero  tutte  le  questioni  che
  riguardano  il  numero  dei  deputati  regionali,   i  pesi  e  i
  contrappesi  per bilanciare l'elezione diretta del Presidente, la
  forma  di  Governo, il meccanismo di scioglimento dell'Assemblea,
  la   stabilità  dell'esecutivo  regionale  -  anche  grazie  alla
  sfiducia  costruttiva  -  il  controllo  sull'azione  del governo
  regionale    da    parte    dell'Assemblea,   il   regime   della
  incompatibilità  per  chi  fa  parte  del  Governo  regionale, la
  sostituzione  del  Presidente  della regione per tutte le ipotesi
  nelle   quali   non   possa   esercitare   le  proprie  funzioni,
  l'ampliamento  dei  soggetti  titolari  dei  poteri di iniziativa
  legislativa,   l'introduzione   di   un   referendum   abrogativo
  regionale,   la   definizione   delle  competenze  fra  Giunta  e
  Assemblea.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Scalici,  la  prego  di  dire l'ultima
  frase.  Io  ho  l'ingrato  compito  di  mantenere le regole.  Non
  posso farci  niente.  Lei ha diritto a parlare per cinque minuti;
  lei parla  da  otto  minuti, quindi deve concludere. la prego, mi
  mette in  imbarazzo; agli altri cosa devo dire?  di parlare dieci
  minuti?  Salta ogni cosa, lei è sul podio da otto minuti, lei sta
  parlando tre minuti in più. la prego, concluda.

     SCALICI.    Va    bene,    Presidente.   Tuttavia,   pur   non
  condividendo, così  come  è  stato  affrontato  questo disegno di
  legge, che  sicuramente  non  è  la  riforma che questa Assemblea
  avrebbe dovuto  approvare  e  che  i cittadini si attendevano, il
  gruppo di  Rinnovamento  italiano voterà a favore di questa legge
  perché è leale agli impegni presi con la maggioranza.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Alfano, ne ha
  facoltà.

     ALFANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
  annunciare il voto favorevole di Forza Italia al disegno di legge
  al  quale  il  mio  gruppo  parlamentare lavora ininterrottamente
  dall'insediamento di  questa  legislatura;  da  quando  è nata la
  Commissione per  la  Riforma  dello Statuto, la cui Presidenza fu
  affidata ad  un  esponente  di  Forza  Italia, cioè all'onorevole
  Bufardeci   e,   successivamente,   alla  equilibrata  guida  del
  Presidente Provenzano.  Non  credo di enfatizzare i termini della
  questione se  dico  che,  in  riferimento  alla  dedizione e alla
  passione,  alla  coerenza,m  alla  tenacia  con  cui  l'onorevole
  Provenzano   ha  perseguito  l'obiettivo  di  fare  approdare  al
  parlamento questa  legge, questa legge possa restare agli atti di
  questa Assemblea come "legge Provenzano".
       Ritengo   che  complessivamente  si  sia  prodotto  un  buon
  risultato che è tale perché si è entrati nel merito sciogliendo i
  nodi di  riferimento  di  alcune  questioni  fondamentali.  Si  è
  introdotto il presidenzialismo, che è la grande battaglia per cui
  Forza  Italia  è  nata  ed  ha  connotato  la  propria  posizione
  politica, e lo  si  è  fatto  con  ciò  che era possibile fare in
  questa Assemblea  che,  rispetto a ciò che noi auspichiamo per il
  futuro, è  figlia  evidentemente  di  un  mondo  diverso  e di un
  sistema diverso.  Abbiamo segnato una direzione di marcia che, ci
  auguriamo, porterà con sé una serie di conseguenze.
       Abbiamo   sfatato   il  mito  dell'intangibilità  di  questa
  Assemblea,  di  un'Assemblea blindata, una fortezza inespugnabile
  dai   cittadini   insoddisfatti,   anche   qui  con  elementi  di
  riflessione  rispetto  alla concreta verificabilità delle ipotesi
  previste in tema di scioglimento.
       Abbiamo colmato, signor Presidente, e  credo  sia ragione di
  orgoglio per questa legislatura, al di là  dei tatticismi e degli
  schieramenti  rispetto  ai sistemi  elettorali  e  rispetto  alla
  vicenda  della elezione diretta  del  presidente  della  Regione,
  abbiamo  colmato  il  vero  elemento   di  lacuna  dello  Statuto
  autonomistico,  che era la  partecipazione  popolare,  dato  poco
  enfatizzato ma che a noi pare centrale.  Noi  abbiamo inserito in
  questa  legge  la  possibilità   che   i   cittadini  partecipino
  attivamente  al  procedimento legislativo  grazie  ai  referendum
  popolari e grazie alla iniziativa legislativa.
       Bene  Io  mi  rendo  conto  che,  sebbene Forza Italia abbia
  prodotto  un  effetto  rivoluzionario nella politica italiana nel
  1994 quando alle elezioni politiche si candidò per la prima volta
  questo simbolo,  io  mi  rendo  conto di appartenere ad un gruppo
  parlamentare, ad  un  partito  riformista  che  non  crede  nelle
  rivoluzioni ma crede nelle riforme ed è consapevole che il "tutto
  e subito"  contenga  l'insidia  del "rischio e del niente".  Ecco
  perché noi,  nella  consapevolezza di avere combattuto e perso in
  modo  inspiegabile  la  battaglia  sulla  incompatibilità  tra la
  funzione di  deputato  e  quella di assessore in questa Aula, noi
  continueremo questa grande battaglia al Parlamento nazionale dove
  i  nostri   colleghi   deputati  sono  già  pronti  a  presentare
  emendamenti in questa direzione.
       Pur  non  avendo  neanche  potuto  combattere  in quest'Aula
  un'altra battaglia, che pure pareva trovare consensi determinanti
  per il  successo in Commissione Statuto e cioè quella sul sistema
  elettorale maggioritario, ci rendiamo conto che una fase nuova di
  riforme si può  aprire perché una fase di grandi riforme si è già
  aperta in  quest'Aula.  Si  è  aperta  una  fase  di riforme che,
  certamente,  non   compie  un  percorso,  non  lo  conclude,  non
  definisce un assetto di regole ma avvia le riforme.
       Questo  è  un  risultato  del  quale  ci compiaciamo pur nel
  dispiacere, anche se senza sorpresa,  di alcuni comportamenti che
  hanno pregiudicato la compiutezza di un progetto riformista.
       Per  queste  ragioni,  signor  Presidente,  annuncio il voto
  favorevole di Forza Italia.

     COSTA.  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     COSTA.    Signor  Presidente,   onorevoli   colleghi,   signor
  presidente della Regione, noi, anche se non infervorati da questa
  forma  di  iperpresidenzialismo,  annunciamo   il   nostro   voto
  favorevole al disegno di  legge-voto  prodotto  dall'Assemblea  e
  rileviamo  anche  dagli  interventi   svolti   in   questa   Aula
  parlamentare, che forse questa riforma si  innesta in un percorso
  più ampio di riforme statutarie che,  speriamo, prendano corpo al
  più presto.
       Noi del Centro  cristiano  democratico  abbiamo  proposto in
  questi giorni a Roma la  Costituente  dei  democratici europei di
  centro, ponendo, probabilmente per  la  prima  volta, la premessa
  per la nascita di un  partito  federale  e  soprattutto a partire
  dalla Sicilia ed in questo  contesto  stiamo elaborando una forma
  nuova di un ordinamento federale dello Stato italiano.  in questo
  contesto  prendiamo  atto   che   in  Sicilia,  probabilmente  il
  dibattito   si  è   incentrato   e   concentrato   esclusivamente
  sull'elezione  diretta  del  Presidente  della  Regione.  In  tal
  senso, noi abbiamo proposto un  emendamento ed un sub emendamento
  poi non discussi, perché  abbiamo  ritenuto  che forse i nodi più
  importanti  quelli istituzionali  della  natura  politica  e  non
  amministrativa del Governo o  per  meglio  dire  del  Parlamento,
  forse non sono stati  ampiamente  dibattuti in questo Parlamento.
  Per queste ragioni, abbiamo previsto  o  volevamo prevedere con i
  nostri interventi e con i  nostri  emendamenti  che,  da un lato,
  quando si rompe il rapporto  di fiducia tra Governo e Parlamento,
  l'Assemblea possa essere sciolta  dal Presidente che la presiede,
  chiaramente  nei  casi e nei  modi  previsti  poi  da  una  legge
  regionale approvata dai due  terzi  del  Parlamento e dall'altro,
  proprio per il tono alto  che  noi  intendiamo dare al Parlamento
  siciliano, il principio di sussidiarietà  che  in  certo senso, a
  nostro  modo  di  vedere,   metterebbe   la   parola   fine  agli
  assessorati, delegando quindi i poteri amministrativi ai comuni e
  alle province.  Insomma,  dagli  interventi svolti in quest'Aula,
  onorevoli colleghi,a noi sembra che una domanda che realmente non
  ha avuto una risposta è  la  seguente:  "Ma  la Regione siciliana
  deve considerarsi un grande comune  o  un  piccolo stato"?  E noi
  crediamo  che  l'idea di  regione-Stato  è  quella  che  dovrebbe
  affascinare la Sicilia non quella  di regione "comune d'Italia" o
  di comune più grande  d'Italia.  Ebbene,  il progetto federalista
  della Costituente del Centro cristiano democratico ritiene che la
  Sicilia debba essere un piccolo Stato  e  di questo noi ci faremo
  carico  e questo speriamo di  dibattere  nel  futuro  prossimo  a
  partire da Palermo e da  Roma.  Con questo auspichiamo ancora una
  ampia fase di riforme e votiamo favorevolmente alla legge fin qui
  portata avanti.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Bufardeci.  Ne
  ha facoltà.

     BUFARDECI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ho chiesto
  di  intervenire  perché  sono  particolarmente  legato  a  questo
  disegno  di   legge.   Ho  avuto  l'onore  di  presiedere  questa
  Commissione Statuto  nel  momento in cui in Italia, al Parlamento
  nazionale,   si   dibatteva   il   grande   tema   delle  riforme
  istituzionali con la Commissione Bicamerale. A quella Commissione
  abbiamo   partecipato   ed  anche  in  quella  occasione  abbiamo
  ricercato fortemente  il  consenso  di tutte le forze presenti in
  Commissione  perché  la  Sicilia fosse effettivamente presente in
  questo  processo  riformatore.  Mandammo emendamenti, consultammo
  tutte   le   forze,   anche   universitarie,  docenti,  le  forze
  scientifiche, per  migliorare quanto più possibile il portato dei
  nostri lavori  e  renderlo quindi al passo ed aggiornato con quel
  momento importante che è stato la Commissione Bicamerale.
       Come sappiamo la  Commissione  Bicamerale è poi fallita. Non
  starò qui ad occupare  il  mio  brevissimo tempo per ricordare le
  ragioni del fallimento  della Commissione Bicamerale, ma per dire
  che   in   Commissione    Statuto    in   Sicilia   alla   guida,
  successivamente, dell'onorevole Provenzano,  si  è  continuato su
  quel  crinale  del  processo   di   riforma.   E'   uscito  dalla
  commissione un testo base che noi abbiamo più volte rilanciato in
  Aula durante il dibattito che  vi  è stato, sostenendo che quella
  per noi era una base di partenza,  un  punto di discussione e non
  certamente  un  punto di arrivo.  Ci  siamo  sforzati,  ci  siamo
  impegnati,  Forza  Italia   probabilmente   più  di  altre  forze
  parlamentari  oggi comunque  presenti  nel  dibattito  e  abbiamo
  fortemente  sostenuto alcuni punti  forti  che  erano  stati  già
  oggetto  del  dibattito   in   commissione.   Abbiamo  fortemente
  presentato  degli  emendamenti   che  andassero  verso  un  segno
  effettivo di assoluto  completamento  di un processo riformatore.
  Purtroppo, alcuni nostri emendamenti  l'aula  li ha bocciati, una
  maggioranza diversa da quella che era sembrata potersi costituire
  sulle riforme in commissione statuto ha votato, viceversa, contro
  alcuni  significativi  passaggi   di   un   processo  riformatore
  effettivo   e  complesso.   Ha   bocciato   l'emendamento   sulla
  incompatibilità, è stato per altro  ritirato  da esponenti del DS
  altro emendamento che  riguardava  il  principio  maggioritario o
  addirittura il sistema  maggioritario.  E'  stato  poi  approvato
  dall'Aula un emendamento che prevede  la  possibilità che dopo la
  fase della prima applicazione  sia  possibile intervenire per una
  modifica, a quel punto,  quasi  a  legislazione ordinaria, quindi
  una decostituzionalizzazione dello  Statuto  già previsto in sede
  di costituzionalizzazione dello  Statuto con quel principio.  Pur
  tuttavia noi annettiamo un grande significato, comunque, a questo
  processo riformatore. Il presidenzialismo è un fatto che ci sta a
  cuore, mi sta personalmente a  cuore  come,  mi  sento senz'altro
  tutt'oggi esponente di un'area laica  e  riformista  e quindi non
  posso  non  ricordare che già  dai  tempi  del  1976  il  partito
  Socialista e il  suo  esponente  principale,  l'onorevole  Craxi,
  parlava di presidenzialismo e quindi non posso ulteriormente oggi
  ricordare questo momento di riforma,  come  un momento assoluto e
  significativo, così come altri passaggi inseriti nella riforma lo
  sono. Devo dire anche, in questo  minuto  che  mi  resta,  che ho
  apprezzato l'intervento del Presidente Capodicasa poc'anzi quando
  è stato chiamato a esprimere il suo parere sull'ordine del giorno
  da me firmato insieme alla stragrande maggioranza dei deputati di
  questa Assemblea che  riguardava  il  principio di sussidiarietà.
  L'onorevole  Capodicasa  onestamente  ha  detto:  "Questa  è  una
  riforma in cui il governo non  c'entra un bel niente".  Io voglio
  rilanciare e dirmi d'accordo con questo principio, il governo non
  c'entra un bel niente con questa  riforma,  non è una vittoria di
  questa maggioranza, i giornali a  mio avviso fanno male, lo fanno
  in maniera ovviamente  strumentale, a pubblicizzare la legge-voto
  come  un  successo  di  questa  maggioranza,  è  un  successo  di
  quest'Aula, è un successo di  tutte  quelle  forze,  Forza Italia
  senz'altro  lo  è tra  queste,  tra  quelle  forze  assolutamente
  innovative e riformatrici e  che effettivamente si sono impegnate
  fortemente  in quest'Aula  per  tutto  questo  processo.  Nessuna
  vittoria quindi di una parte,  ma  vittoria di tutte quelle parti
  presenti  in  quest'Aula  e  Forza  Italia  in  primo  luogo,  lo
  ribadisco, di quel  processo  riformatore.  Nessuna  vittoria  di
  questa maggioranza, abbiamo  dimostrato  invece  ancora una volta
  che siamo una opposizione  responsabile  e  seria che soprattutto
  sulle regole, ma lo abbiamo  dimostrato anche su disegni di legge
  di  parte, questa forza  politica  che  rappresentiamo  e  questa
  opposizione sa lavorare  nell'interesse  della  collettività, non
  guardando al proprio steccato,  ma guardando agli interessi della
  Sicilia.  Con questa legge un  primo  passo significativo è stato
  compiuto, cercheremo di lavorare per farne altri.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Onorevole  Presidente, certamente il disegno di
  legge  che  andiamo  ad  approvare  non  è  figlio naturale della
  commissione  Provenzano,  non  è  il prodotto, il nascituro non è
  stato  concepito  dalla  commissione  Provenzano, per comodità di
  linguaggio   diciamo  che  è  stato  adottato  dalla  commissione
  Speziale per la formula....

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Fecondazione assistita.

     DI  MARTINO . Non è fecondazione assistita, perché l'onorevole
  Speziale ci ha messo il suo non lo ha assistito nessuno, ha avuto
  collaborazione  per  tirare avanti questo disegno di legge. Fatte
  queste  premesse,  onorevole  Presidente, esprimo a nome mio e di
  tutti  i  socialisti  presenti  in  quest'Aula,  anche  fuori  di
  quest'Aula,   perché   quelli   presenti   in   quest'Aula   sono
  sottodimensionati la soddisfazione per questo disegno di legge.
       Ricordava l'onorevole Bufardeci che i socialisti hanno posto
  il  problema del presidenzialismo già alla Conferenza di Rimini e
  l'onorevole La Grua evidentemente non segue le cronache politiche
  e quindi  era  un  po', non  era  aggiornato su queste vicende, e
  siccome ho molta stima dell'onorevole La Grua penso che sia stato
  soltanto un atto propagandistico.
       Ma se c'è qualcheduno  in Italia un partito un movimento che
  ha  posto   il   problema   del  presidenzialismo  sono  stati  i
  socialisti.

     BRIGUGLIO. In epoca successiva.

     DI  MARTINO .  .....e noi siamo qui appunto per manifestare la
  nostra   soddisfazione,   intanto   come  facenti  parte  di  una
  maggioranza, una maggioranza che ha portato avanti la legge sullo
  scioglimento  degli  enti, adesso la maggioranza che porta avanti
  la legge per la riforma dello Statuto.
       Presidente  mi protegga dal gruppo di Alleanza nazionale, mi
  aggrediscono sempre.
       Siamo   quindi,   abbiamo   posto   nel   Paese,   la  forma
  presidenziale di  governo  ne siamo lieti, ma anche abbiamo posto
  il  problema del decostituzionalizzazione della forma di governo,
  perché  riteniamo che un'Assembla, un Parlamento deve liberamente
  autodeterminarsi per  ciò  che riguarda il proprio futuro, se non
  possiamo  essere  considerati  una  colonia  dello  Stato  e  del
  Parlamento nazionale.
       Siamo  evidentemente meno soddisfatti per quanto riguarda il
  referendum.
       Volevamo più precisione, si tratta di diritti costituzionali
  di  diritti sacrosanti dei cittadini dovevano essere già previsti
  nello Statuto.
       Comunque rispetto a quello  che  è  stato fatto è un aspetto
  marginale che certamente una lacuna che verrà colmata.
       Io  concludo  Presidente ritenendo che questa maggioranza se
  va avanti  così speditamente e porta in Aula il Governo questo sì
  il Governo  c'è  un  impegno  del  Governo per quanto riguarda la
  legge  elettorale,  la  modifica  della legge elettorale se porta
  avanti  la  legge  elettorale che si basa sui principi sacrosanti
  della  democrazia occidentale, una democrazia pluralista che sono
  i   principi    della    democraticità,    i    principi    della
  rappresentatività, i principi della stabilità di governo.
       Se  porta  avanti  così  come  concordata  col  Tatarellum e
  approfitto dell'occasione  per manifestare le mie condoglianze al
  gruppo di  Alleanza  nazionale  appunto  parlando  dell'onorevole
  Tatarella, se porta  avanti  questa legge elettorale col rispetto
  di questi principi  non  verrà  meno  la  solidarietà  per quanto
  riguarda i socialisti  democratici  italiani  e presumo su questa
  linea  anche  tutti  gli  altri  socialisti  presenti  in  questa
  Assemblea. Grazie Presidente.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare per dichiarazione di voto
  l'onorevole Fleres. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  voi  tutti
  sapete quanto  io  ami  giocare  con  le  parole  e ami esprimere
  all'interno di  un  gioco  di  parole talvolta ragionamenti molto
  complessi, e allora se dovessi dare un titolo a questo intervento
  non potrebbe  che  essere:  "Riso  amaro,  storia  di una riforma
  incompleta".
       E' la  storia  di  una  riforma  incompleta perché se da una
  parte  essa  determina  un  principio  che  è  il  principio  del
  presidenzialismo che  è stato voluto da Forza Italia sin da prima
  che esistesse  come  Gruppo parlamentare, e cioè sin dalla scorsa
  legislatura con  un  disegno  di  legge  che portava la mia firma
  riconfermato in  questa  legislatura col disegno di legge n. 2 se
  dicevo incassa  questo obiettivo certamente non ne incassa altri,
  dato che il presidenzialismo si coniuga con il maggioritario e in
  questa legge  non  c'è  il  maggioritario, il presidenzialismo si
  coniuga con  l'incompatibilità  tra  la funzione di di membro del
  governo e  quella di deputato e questa legge non determina questo
  obiettivo,   il  presidenzialismo  si  coniuga  con  le  elezioni
  primarie e  neanche  questo  elemento  è  contenuto nel testo che
  stiamo discutendo.
       Insomma questa legge è  una  mezza legge.
       E' una mezza  legge  alla  quale certamente daremo il nostro
  voto favorevole che però è come se fosse contrario.
       E'   un   voto   favorevole  per  l'obiettivo  minimale  che
  rappresenta e che raggiunge, ma è un voto contrario per tutti gli
  obiettivi che avrebbe potuto raggiungere  e  che  in  realtà  non
  raggiunge.
       E'  un presidenzialismo incompleto, onorevole presidente, un
  presidenzialismo  interrotto  e  come tutti i rapporti interrotti
  anche in  questo  caso  l'interruzione  è il frutto di una marcia
  indietro, la  marcia indietro del PDS che non ha voluto spingersi
  oltre  rispetto   ai   temi  del  maggioritario  che  pure  aveva
  condiviso,  almeno   per   una   sua   parte,  rispetto  ai  temi
  dell'incompatibilità che  pure  aveva condiviso almeno in una sua
  parte.
       Ed è  un  presidenzialismo  interrotto  non per i motivi che
  diceva poc'anzi  l'onorevole Capodicasa, perché non è vero che il
  Governo non ha partecipato con una propria linea a questo disegno
  di legge per rispetto verso l'Assemblea.
       Onorevole Capodicasa,  il Governo non ha partecipato con una
  propria linea alla elaborazione di questo disegno di legge perché
  ha una maggioranza che non è omogenea rispetto ai temi affrontati
  da questa legge.
       E dunque  per  paura  di  frammentare,  di  condizionare  la
  maggioranza il  Governo ha ritenuto di fare come Ponzio Pilato e,
  dunque, di  non  scegliere.  Ha  scelto  di non scegliere per non
  contribuire   ad   alimentare   un  frazionamento  della  propria
  maggioranza  che  si  è  comunque,  sia  pure  in  minima  parte,
  ulteriormente frazionata con l'uscita dell'onorevole Martino.
       Non  possono  essere  sfuggiti  all'Aula  questi elementi e,
  onorevole  Capodicasa,   a   poco   serve  il  suo  tentativo  di
  arrampicarsi sugli specchi rispetto all'atteggiamento equilibrato
  e distaccato nei confronti delle decisioni dell'Aula.
       La verità è  che  lei  non  ha  una  maggioranza e dunque ha
  dovuto   barcamenarsi   per   evitare   di   contribuire  con  un
  atteggiamento orientato del Governo a frazionarla ulteriormente e
  a perdere persino le stampelle che hanno sorretto il suo Governo.
       Dunque questo è  un obiettivo a metà. E' un obiettivo a metà
  che raccogliamo,  comunque,  perché  è un obiettivo a cui abbiamo
  contribuito , che abbiamo voluto, a cui abbiamo partecipato e che
  abbiamo   preparato.   Lo  abbiamo  preparato  sin  dalla  scorsa
  legislatura, lo abbiamo ribadito in questa, lo abbiamo confermato
  nelle  attività  istruttorie  della  Commissione  speciale per lo
  Statuto e con gli emendamenti in Aula.
       Onorevole  Presidente,  onorevoli colleghi, noi ci auguriamo
  sinceramente che questo risultato però non produca la sospensione
  dell'attività riformatrice  che è propria di un parlamento di una
  regione a statuto speciale e che anzi la acceleri.
       Siamo  convinti  che  non  sarà  facile  determinare  questa
  accelerazione, ma siamo altresì convinti che forse la forza delle
  idee  per  una  volta  può  essere  maggiore  della  forza  degli
  interessi, soprattutto quando, come in alcuni casi, gli interessi
  non sono generali e astratti, ma specifici, concreti e personali.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare per dichiarazione di voto
  l'onorevole Forgione. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non mi è
  davvero facile  fare  la  dichiarazione  di  voto  finale  avendo
  utilizzato in questi giorni di confronto politico e parlamentare,
  avendo provato  ad utilizzare tutti gli argomenti possibili delle
  ragioni  contrarie  all'impianto, all'ispirazione, alla vocazione
  di questo disegno di legge.
       La prima cosa  che  mi  viene  da  dire  è:  giù il cappello
  all'onorevole La  Grua  e  a lei, Presidente Cristaldi, perché in
  questa gara  della  primogenitura  di questo disegno di legge, la
  primogenitura è  del  Movimento  sociale  italiano.  E  non so se
  questo può  fare  piacere,  anche  con  disegni  di legge, credo,
  depositati in questa Assemblea.
       E non so se questo non crea neanche un minimo non di dubbio,
  di perplessità,  di  riflessione sul percorso di riforme che qui,
  in un'orgia  di  aggettivi  e  di  nuovismo senza contenuti, si è
  voluto affermare.
       C'è una  gara  alla  primogenitura:  è  di  Provenzano, è di
  Bufardeci, è di Alleanza nazionale. Questa Commissione speciale è
  diventata in questi giorni la Commissione 'Speziale'. E non so se
  questo conflitto lo risolvete voi alfieri del presidenzialismo, o
  ci sarà bisogno di un  giurì  politico  d'onore  per  decidere in
  questa gara presidenzialista di chi è il primato.
       Siete stati  prigionieri  della  vostra  propaganda,  di una
  propaganda costruita  che  ha  negato quello che avrebbe esaltato
  davvero il ruolo  e  la  funzione  di quest'Assemblea regionale e
  cioè applicare  quella  indicazione della Bicamerale che chiedeva
  di decostituzionalizzare  tutta la materia della forma di governo
  e delegava ai Parlamenti regionali ed alle Assemblee regionali il
  potere di decidere  sulla  propria forma di governo senza con una
  legge voto delegare al Parlamento nazionale la decisione.
       Ecco, questo ci avrebbe consentito al di là delle posizioni,
  e noi signor  Presidente,  quando siamo in minoranza sappiamo che
  siamo minoranza  e  non  pretendiamo  né  abbiamo  la presunzione
  politica-culturale di  ostacolare i lavori delle maggioranze e di
  mettere veto.
       Le  battaglie si fanno, i comunisti sono abituati a stare in
  minoranza  nella  storia di questo Paese, non ci spaventa, ma noi
  avremmo  concorso anche ad un disegno di legge che non ci avrebbe
  convinto e contro il quale ci saremmo battuti, avremmo concorso a
  definirne  un  impianto  complessivo, a ragionare sui poteri, sui
  contrappesi  dell'elezione  diretta, sul rapporto tra le funzioni
  del  Presidente  e  del  Governo  e  le  funzioni di un'Assemblea
  legislativa  che  non è un Consiglio comunale e che non può avere
  solo  il  potere  di controllo rispetto all'operato del Governo a
  meno  che  voi non riconsiderate anche il vostro ruolo, onorevoli
  colleghi.
       Voi  siete  chiamati  qui ad una funzione legislativa, unica
  Assemblea oltre al Parlamento nazionale ed io voglio continuare a
  difenderla  la  funzione di quest'Assembla, il potere ed i poteri
  di quest'Assemblea.
       Di tutto questo  non  si  è  discusso,  si  è  preferita  la
  propaganda. E vedete  anche  le forze di sinistra, anche quelle a
  vocazione presidenzialista, quelle più convinte, io non credo che
  si siano fatte  grande  onore  per  profondità  di ragionamento e
  capacità di ascolto, anche delle ragioni degli altri.
       Io  l'intervento  presidenzialista  più  intelligente che ho
  sentito in quest'Aula è quello dell'onorevole Virzì che almeno ha
  provato a ragionare  a  voce  alta,  nel momento in cui sosteneva
  l'elezione diretta del  Presidente, ha provato a ragionare a voce
  alta in quest'Aula  sui  rischi,  sui  limiti,  sui  problemi che
  questo pone già oggi, non in un futuro.
       Tutto questo non  ha  trovato  ascolto nei banchi del centro
  sinistra e neanche nei  banchi  del  Governo,  io  non so cosa ha
  scritto la stampa, oggi  non  ho  ancora  visto,  non so se è una
  vittoria del Governo,  certo  che  se il Governo ad ogni vittoria
  perde un pezzo, può  continuare  su questa strada e non credo che
  avrà una lunga prospettiva.
       E allora, ecco,  avremmo  voluto  sentire  qui anche le voci
  della sofferenza  che  c'è  dentro  il  fronte  presidenzialista.
  Abbiamo sentito  le  voci  convinte:  Alleanza  Nazionale,  Forza
  Italia, i diessini,  ma dov'è la sofferenza anche culturale delle
  forze del centro e  del centro sinistra di quest'Aula che oltre i
  mugugni non sono  riusciti  neanche ad esprimere un intervento in
  quest'Aula, dove sono gli  eredi  di  Sturzo e di Dossetti e dove
  sono i  rappresentanti  dell'unico  relatore  di  minoranza nella
  Commissione Bicamerale  e cioè l'onorevole Cossutta, che non solo
  non sono intervenuti  in quest'Aula, ma non hanno trovato neanche
  la dignità ieri  di  esprimere  un voto contrario all'articolo 1,
  spero che la trovino oggi, al momento del voto finale.
       Ho concluso,  signor  Presidente.  Le battaglie politiche si
  vincono e si  perdono,  noi usciamo sconfitti da questa battaglia
  politica  in  quest'Aula.  Ma  le  battaglie  politiche  se  sono
  ispirate   a   valori,   ideali,   culture   politiche,  principi
  democratici innanzitutto, si combattono.
       Noi  con   grande  lealtà,  con  le  nostre  forze,  abbiamo
  combattuto  questa   nostra  battaglia  politica.  Di  fronte  al
  plebiscito di  questo  Parlamento  verso  questa  legge voto, noi
  oggi, anche con  la nostra sconfitta, che ci brucia culturalmente
  innanzitutto,  non  proviamo né rabbia, né indignazione, proviamo
  amarezza, amarezza per avere trovato un muro di sordità piuttosto
  che la disponibilità ad un confronto politico-culturale.
       Vedete,  Presidente,   qui  in  questo  dibattito,  tutti  i
  deputati presidenzialisti  si  sono  richiamati alla storia, alla
  svolta  epocale prodotta da questa  legge,  noi  oggi  molto  più
  modestamente vorremmo rivendicare l'orgoglio politico e culturale
  di essere l'unica voce fuori  dal  coro  lo  siamo  stati insieme
  all'onorevole  Martino di essere  l'unica  voce  fuori  dal  coro
  plebiscitario, peronista, neo-autoritario,  che punta ad uccidere
  alle  diversità  e  alle  differenze   che  sono  il  sale  della
  democrazia.
       Con questa  ispirazione  ci  confronteremo anche nel momento
  della discussione  sulla  legge  ordinaria  per l'applicazione di
  questa norma  e  della discussione della legge elettorale, essere
  l'unica voce fuori dal  coro ci carica di una responsabilità ed è
  la responsabilità  di  rappresentare  ancora  oggi  un  anticorpo
  democratico contro  tutte  le  tendenze  neo-autoritarie  che  si
  stanno affermando e che questa Assemblea oggi favorisce.

     CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  noi  ci
  accingiamo e io mi  accingo  a  dare  il voto favorevole a questo
  disegno di legge e  vorrei  dire  con pacatezza che a me pare che
  vengano sconfitti coloro i  quali a rinvio hanno puntato se dal 9
  luglio del '96  il  primo  disegno  di  legge  sull'argomento  fu
  presentato e soltanto  dopo  due  anni  si  ritorna in Aula nella
  fattispecie dopo aver approvato gli articoli per votare la legge.
       Quindi  quel partito  del  rinvio  che  con  il  Governo  di
  centro-destra non è riuscito a portare questo disegno di legge in
  Aula è stato sconfitto.
       E' stato sconfitto  insieme  a  questo  chi ponendo la legge
  voto  come  un   cavallo  di  Troia  per  scardinare  il  Governo
  Capodicasa non  ha  trovato  risultati  favorevoli in quanto quel
  Governo che in tanti  si  ostinano  a dire che non ha maggioranza
  pur chiamato in più  occasioni  in Aula al numero legale e ad una
  presenza effettiva di numeri, di qualità, ha dato la risposta che
  oggi è qui presente.
       Perché  anche  questa  legge  come  quella della dismissione
  degli enti che pure era stata annunziata dal Governo Provenzano e
  Drago, ipoteticamente, non più ipoteticamente, ma realisticamente
  oggi con  un  Governo che viene chiamato senza maggioranza riesce
  ad approdare a due significativi successi la dismissione, oggi la
  legge voto.
       Ma  a  me  pare   che  vinca  anche  e  qui  mi  avvio  alla
  conclusione, il  perbenismo  del  Presidente  Capodicasa  ed è un
  perbenismo modesto nell'espressione e serio nella realizzazione.
       Quando dice  che  è  l'Assemblea  che  vota  le  leggi, è la
  Commissione che  ha  fatto  il  suo  lavoro affida non alle prime
  pagine dei  giornali  né alla felicità conclamata e proclamata da
  qualche  Presidente alla Sicilia perché dovesse diventare felice,
  in presenza di  una  disoccupazione  che è fortissima e di atti e
  concettualità  che  certamente non si addicono alle realizzazioni
  di un'Assemblea che  non è riuscita ad oggi a produrre il sorriso
  verso i siciliani che aspettano.
       A me pare  che  la  grande  vittoria,  il grande successo di
  questa legge sia  che  tutti la stiamo votando, dalla destra fino
  alla sinistra e  che  questo  disegno  di legge alla fine, questa
  legge voto che anche  nel settembre del '96 ha visto le firme del
  socialista Calanna  insieme al sottoscritto presentarono in senso
  presidenzialista, ottiene un risultato che è onnicomprensivo, che
  ottiene una  valutazione  di  un  voto  che  sarà  di larghissima
  presenza favorevole,  dà  significato  che  è possibile quando si
  vuole  lavorare  nell'interesse  generale  e  si vogliono davvero
  perseguire  realizzazioni  concrete,  quest'Assemblea  riesce  ad
  avere il sussulto  positivo per dare positivamente, concretamente
  una visibilità di  questa autonomia siciliana, di quest'Assemblea
  migliore di quella che, in effetti, ad  oggi  non è stato.  E, mi
  dispiace che l'onorevole Forgione e il Partito della Rifondazione
  comunista, sull'argomento pur nel  dibattito  che è stato acceso,
  pur  negli  emendamenti  che   sono   stati   bocciati  ai  quali
  l'onorevole Forgione con il suo  Gruppo ha contribuito in maniera
  anche determinante in alcune occasioni, non abbia avuto alla fine
  una  considerazione  diversa   nei   confronti   della   legge  e
  dell'Assemblea che la sta votando.  Avrebbe,  a mio avviso potuto
  assumere un atteggiamento finale  di  maggiore  attenzione  e  di
  maggiore  flessibilità sulla  stessa  legge-voto  perché  non  ha
  sicuramente bruciato le  aspettative  o  le  intuizioni  relative
  all'impostazione    che    Rifondazione    comunista    dà    sul
  presidenzialismo e sul  proporzionale  che può ancora, attraverso
  la   legge   elettorale,    riprendere    il   suo   cammino   in
  quest'Assemblea.
       A  me  pare,  e  concludo  come  mio  dovere,  che  il  voto
  favorevole  innalzi  la  serietà  dell'Assemblea,  il  ruolo  del
  Presidente dell'Assemblea, il  ruolo  del Governo, il ruolo della
  maggioranza,  il   ruolo   dell'intera   Assemblea   lontana   da
  maggioranze ed opposizioni  che  si contrastano per distruggere e
  non per costruire.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  a parlare per dichiarazione di voto
  l'onorevole Zanna. Ne ha facoltà.

     ZANNA. Signor  Presidente,  io innanzitutto vorrei rassicurare
  l'onorevole La Grua che anche se ho qualche acciacco influenzale,
  godo comunque di ottima salute  e,  sicuramente, non ho il mal di
  pancia né in senso fisica  né  in senso metaforico nel momento in
  cui voterò si a questo  disegno  di  legge.  Voterò si in maniera
  convinta perché ritengo che  questo  sia un altro degli obiettivi
  raggiunti in questa difficile  legislatura  ed  è  uno  di quegli
  obiettivi che, personalmente, la  mia parte politica si era posta
  in  quella  campagna   elettorale   per   il  rinnovo  di  questo
  Parlamento. Questo insieme ad altri obiettivi già raggiunti, come
  lo  scioglimento  degli  enti  economici,  come  alcuni  problemi
  risolti,  così  come  altre  questioni  che  ancora  non  abbiamo
  affrontate o sono  state  affrontate  in  maniera  sbagliata. Ma,
  sicuramente,  quello di  avere  messo  mani  allo  Statuto,  alla
  Riforma, all'elezione diretta  del Presidente della Regione credo
  che sia, anzi è sicuramente, uno dei punti fondamentali di quella
  campagna  elettorale  e  dei  programmi  che  allora  il  Partito
  democratico   della    sinistra    presentò.    Inoltre,   vorrei
  sottolineare, che questo avviene raggiungendo anche due obiettivi
  che quest'Aula si era posta quando ha iniziato a discutere questo
  disegno di legge e,  cioè,  quello  di migliorare la bozza venuta
  fuori dalla Commissione e quello...

     RICOTTA. ...in senso....

     ZANNA.  .....no,  onorevole  Ricotta  lo  ha  fatto  in  senso
  altamente  positivo  e   migliorativo  rispetto  al  testo  della
  Commissione   presieduta    dall'onorevole    Provenzano   -   e,
  raggiungendo l'altro obiettivo  che  era  quello  di  raggiungere
  un'ampia maggioranza del  testo  finale  da  votare.  Questi  due
  obiettivi e cioè  migliorare  il  testo  e  raggiungere  un'ampia
  maggioranza, dalle  dichiarazioni  finora  rese  dai parlamentari
  prima di me, sono stati tutt'è due raggiunti.
       E'  ovvio che -  sono  stati  anche  evidenziati  in  questo
  dibattito e oggi sulla  stampa - che sono stati riproposti alcuni
  rilievi. Mi pare che  qui  siamo  nella  classica  situazione del
  "bicchiere mezzo vuoto o mezzo  pieno".  E'  vero che non ci sono
  altri punti qualificanti  di  una riforma come l'incompatibilità,
  l'introduzione del sistema maggioritario. C'è l'autoscioglimento,
  ma non c'è un percorso più agevole che si ponga anche l'obiettivo
  che io non auspico  mai,  ma che bisognava e bisognerà perseguire
  dello scioglimento di questo  Parlamento  o,  anche la norma, che
  non  mi  ha   trovato  d'accordo,  sulla  possibilità  di  questo
  Parlamento   di    riautodeterminarsi    con    legge   ordinaria
  sull'elezione diretta del Presidente. Alcune di queste sono state
  battaglie che ho fatto in questo Parlamento, in questo dibattito,
  presentando degli emendamenti.
       Vorrei dire anche qui  all'onorevole La Grua, per sfatare un
  dubbio che mi è  sorto  in  questi  giorni  su  un  atteggiamento
  strumentale da parte di  alcuni  settori  del  Polo  rispetto  ad
  alcune questioni che  ho  sollevato insieme ad altri parlamentari
  del mio Gruppo, che era forse più onesto intellettualmente che su
  questi  punti  non   si   aspettava   qualche   parlamentare  dei
  democratici di sinistra per presentare un subemendamento al testo
  della  maggioranza,  ma se  si  credeva  in  quei  contenuti  non
  toglieva nulla a nessuno, non saremmo stati sicuramente gelosi di
  una  battaglia se, anche  altri  parlamentari  del  Polo,  ed  in
  particolare  alcuni   capogruppo  del  Polo,  avessero  anch'essi
  presentato degli emendamenti da votare e da discutere.
       Questo  non  è   stato   fatto   allora  quel  dubbio  sulla
  strumentalità di un certo atteggiamento mi è rimasto.
       L'ultima  cosa.  Io credo  che  noi  abbiamo  fatto  bene  e
  facciamo bene a votare  con  una ampia maggioranza questo disegno
  di legge che non sarà  l'ottimo  ma è sicuramente un buon disegno
  di legge. E' un passo  avanti e vorrei ricordare al Segretario di
  "conservazione comunista", l'onorevole  Forgione,  che è un fatto
  storico.
       Lo  dico  anche   perché   l'onorevole  Forgione  ha  questo
  atteggiamento, un po' strano, che non saprei come qualificare, di
  chi sta, sostiene questa maggioranza magari per avere qualcosa in
  cambio, ma poi lancia  nello  stesso  tempo, nello stesso momento
  gli anatemi contro le scelte a cui questa maggioranza arriva.
       Sono sicuro che è possibile

     RICOTTA. Questa è una questione di principio o è la verità?

                  (Applausi dai banchi della destra)

     DI MARTINO .  Vedi  come  ti sei ridotto. Ottieni gli applausi
  dalla destra.

     ZANNA. Io credo  che sia un passo avanti, dico soltanto che si
  poteva rispondere  già  adesso a qualche limite sempre in maniera
  unitaria. Però  vorrei  anche  ricordare,  ed  ho  finito, di non
  disperare perché alcuni nodi sono soltanto rinviati.
       Lo dico perché  quando  invece  li  dovremo  affrontare sarà
  necessario essere coerenti e  coerenti  fino in fondo. Lo dico al
  mio Capogruppo di cui  apprezzo l'atteggiamento che ha seguito e,
  soprattutto,  le  dichiarazioni   di   oggi  sui  giornali  sulla
  incompatibilità   e    sulla   legge   elettorale   sull'impronta
  maggioritaria, ma lo dico  anche  ai  rappresentanti del Polo che
  sono  stati  spesso  scarsamente   in  Aula  o  non  hanno  fatto
  coerentemente la battaglia che mi aspettavo.
       La prossima volta quando discuteremo di legge elettorale non
  ci sarà alibi per  nessuno,  sarà  la prossima decisiva scommessa
  perché io ritengo che con  il voto di oggi positivo ed importante
  non siamo assolti ma lo saremo definitivamente quando discuteremo
  ed affronteremo gli altri problemi che stiamo soltanto rinviando.

     PRESIDENTE.   E'   iscritto  a  parlare  l'onorevole  Giovanni
  Barbagallo per dichiarazioni  di  voto.  Per  quanto  riguarda le
  dichiarazioni di  voto  alla  fine dell'intervento dell'onorevole
  Giovanni Barbagallo dichiariamo  chiuse  le  iscrizioni a parlare
  per  dichiarazioni di  voto.  L'onorevole  Aulicino  risulta  già
  iscritto.

     BARBAGALLO GIOVANNI . Onorevole Presidente, onorevoli colleghi
  io utilizzerò meno dei  cinque  minuti  previsti  anche perché mi
  pare abbastanza singolare  che  alcuni  parlamentari  tentino  di
  dimostrare in qualche modo di essere stati protagonisti di questo
  processo che è, invece,  il  frutto  dell'equilibrio  che è stato
  raggiunto in Aula con il significativo contributo dei Popolari.
       Sembra abbastanza sterile,  in  qualche  modo ridicolo, dire
  che questa è la legge Provenzano, o la legge Speziale, o la legge
  di qualche altro.  Noi  riconosciamo  al Presidente Provenzano di
  avere  condotto  i lavori con  equilibrio,  con  impegno;  ma  il
  risultato che si è raggiunto, prima in Commissione e poi in Aula,
  non  è da attribuirsi a  questo  o  quel  gruppo,  è  l'Assemblea
  regionale  che,  a  stragrande  maggioranza,  ha  individuato  un
  percorso;  per cui, la legge  è  significativa  non  tanto per la
  norma  in sé o per i  contenuti,  è  significativa  per  ciò  che
  prefigura.  Perché, se gli impegni  assunti  in questi giorni, in
  Aula   e  sui   giornali,   verranno   mantenuti   con   coerenti
  comportamenti istituzionali, noi  inauguriamo  una stagione della
  riforme di profilo diverso, non  soltanto  una leggina che ancora
  deve seguire un percorso lungo e tortuoso a livello nazionale.
       Io  mi  auguro che  questo  salto  di  qualità,  che  questo
  orgoglio,  questa  ripresa di iniziativa dell'Assemblea, abbia un
  seguito.  Da  parte  di  tutti è stata riconosciuta l'esigenza di
  incardinare  al  più  presto  la  legge  elettorale.  Io sono tra
  questi.  Io  spero  che  subito  doppio  il  bilancio si inizi la
  discussione  sulla  legge  elettorale.  perché,  se  questa legge
  elettorale non viene fatta entro il '99, ho forti dubbi che possa
  essere  fatta  in  prossimità della scadenza elettorale del 2001.
  Quindi,   non   siamo  eccessivamente  trionfalistici  su  questo
  risultato,  che è un buon segnale.  E' un segnale di risveglio di
  una  Assemblea  che,  mi  auguro,  abbia  un seguito.  Tante cose
  potevano essere inserite e non sono state inserite. E noi abbiamo
  contribuito, non solo sul piano dei contenuti, ma anche sul piano
  della  forma,  perché quella forma consente, con legge ordinaria,
  di  riequilibrare  e  di  aggiustare  un percorso che deve essere
  necessariamente completato.
       I  tentativi  di  chi  voleva  chiudere, all'interno  di  un
  discorso  esclusivamente  maggioritario,  il discorso sulla legge
  elettorale,  sono  stati  rintuzzati a ragione;  perché  le leggi
  elettorali  si  fanno senza costituzionalizzazione, devono essere
  fatte   con   leggi  ordinarie,  proprio  per  dare  autonomia  e
  protagonismo a questa Assemblea.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  sono  chiuse  le iscrizioni a
  parlare  per  dichiarazioni   di   voto.  Quindi  gli  onorevoli,
  Speziale,     Aulicino,     Ricevuto,     l'onorevole    relatore
  conclusivamente  e   poi   il  Governo.  E'  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Speziale, ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Io  non sono preso né dalla voglia della propaganda,
  né della voglia della polemica, perché ho sentito alcuni colleghi
  parlamentari  rivendicare primogeniture che, a questo punto, sono
  inutili. Io  vorrei  ricordare, all'onorevole La Grua, che il suo
  partito è stato sostenitore del proporzionale fino a qualche anno
  fa, e che  soltanto  da  qualche tempo ha cambiato posizione e ha
  sposato la  tesi  del  maggioritario.  Non mi pare, quindi che si
  tratta di  rinfacciarci  posizioni  di  principio,  si  tratta di
  sapere che cosa facciamo da adesso in poi.
       Io  intervengo  per  riconoscere all'onorevole Provenzano un
  merito;  e  cioè quello di una posizione di grande difficoltà, in
  cui c'erano  resistenze.  E'  riuscito a portare in Aula un testo
  che ha  permesso  all'Aula  di  pronunciarsi  su quel testo.  Noi
  abbiamo  lavorato per migliorarlo; lo stesso onorevole Provenzano
  ha contribuito,  per  la  parte  politica,  a migliorare il testo
  presentato in  Aula,  alla  fine  è  uscito  un  testo  sul quale
  converge  la stragrande maggioranza del parlamento siciliano. Era
  un obiettivo  che  noi,  come  partito,  ma  anche come forza che
  sosteniamo il  Governo  Capodicasa, ci eravamo prefissi: avere un
  testo  che  potesse  avere  un'ampia  convergenza  nel Parlamento
  regionale,  per  potere  interloquire con il Parlamento nazionale
  con l'autorevolezza  che  compete ad un Parlamento della Regione.
  Questo obiettivo  lo abbiamo raggiunto. E io sono dell'avviso che
  questo obiettivo lo abbiamo raggiunto perché c'è stato uno scatto
  d'orgoglio da  parte  dell'intero Parlamento.  Tante volte noi ci
  trasciniamo dentro  l'Aula in inutili e sterili polemiche. Questa
  volta debbo cogliere un salto di qualità dell'azione parlamentare
  per cui, al di là dei meriti individuali, al di là del contributo
  personale che ciascuno di noi ha dato per migliorare il testo, in
  realtà bisogna  riconoscere  che va ascritto a merito dell'intero
  Parlamento.
       Adesso,  il  compito  che  compete  a ciascuno di noi e alle
  forze politiche, a chi svolge una funzione dirigente, è di sapere
  in  che  modo  acceleriamo  il processo decisionale al Parlamento
  nazionale.  Io sono  dell'avviso  che  immediatamente,  onorevole
  Provenzano, i capigruppo  del  Parlamento  regionale  assieme  al
  presidente della Regione  e  assieme al Presidente dell'Assemblea
  regionale, onorevole Cristaldi,  debbono  chiedere un incontro al
  presidente  della  Commissione  affari  istituzionali  perché  in
  quella sede, nella fase di discussione, noi andiamo a spiegare le
  ragioni  a sostegno di questa  legge-voto.  In  questo  modo  noi
  esaltiamo la funzione  autonoma  del  Parlamento regionale, dando
  prestigio ed autorevolezza,  assumendo un impegno di interloquire
  alla  pari con il Parlamento  nazionale  che  ha  messo  mano  al
  progetto di riforma delle regioni  ordinarie  e  delle  regioni a
  statuto speciale.  Quindi nessun merito  particolare  a tizio o a
  caio.  Soltanto il lavoro che  compete  ad  un  parlamento  ed io
  penso  che, se il Parlamento  elimina  le  inutili  polemiche  e,
  sopratutto, elimina la possibilità  di  ascrivere  ad  una  parte
  politica anziché ad un'altra il testo  che è stato approvato e si
  muove  con il prestigio acquisito da  un  voto  ampio  e  da  una
  convergenza ampia, noi  potremo  nel  Parlamento  nazionale,  far
  valere le nostre ragioni.
       Vedete,  io   potrei   dire,   per  la  parte  politica  che
  rappresento, che  è  un  caso,  ma noi abbiamo fatto due profonde
  legge di riforma  nel  corso  di  questi anni: la prima, la legge
  numero 7  per  l'elezione diretta dei sindaci, venne fatta allora
  nel 1993, quando il mio partito era al governo della Regione, con
  il Governo  Campione;  la  seconda, la legge-voto che anticipa un
  processo  riformatore per l'elezione diretta del presidente della
  Regione e  che  è  stata  fatta  mentre  a  dirigere  il  Governo
  regionale c'è  un  presidente  della  Regione  che  è iscritto al
  Partito democratico della sinistra.
       Ma anche  questa è propaganda che io posso mettere in campo,
  posso dirla,  possa  pronunciarla,  ma fa parte della propaganda
  Dobbiamo spogliarci  un  po' di  più,  avere  un alto senso della
  funzione   del   Parlamento.  Ritengo  che  noi  adesso  dobbiamo
  impegnarci  perché  nel  Parlamento nazionale rapidamente si vada
  alla approvazione  della  legge-voto.  Che  non  si  perda  tempo
  perché l'appuntamento  è  per il 2001 perché nel 2001, sulla base
  del fatto  che  il  Parlamento nazionale possa approvare il testo
  del disegno  di legge-voto approvato al Parlamento regionale, noi
  potremo  votare   con  un  nuovo  sistema  e  cioè  eleggendo  il
  presidente della Regione direttamente da parte del popolo.

     AULICINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     AULICINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, una breve
  dichiarazione ad  integrazione di quanto detto dal presidente del
  gruppo.
       Credo che  e  l'ho  chiarito  già  nel  momento  in  cui  ho
  annunciato  il  voto negativo rispetto all'emendamento del gruppo
  di  Forza Italia relativamente al problema della incompatibilità,
  ritengo doverosa questa precisazione perché non è opportuno porre
  la questione  del  voto e la valutazione complessiva del giudizio
  su questo  disegno  di  legge  e  su  questa  legge  in relazione
  all'obiettivo  mancato  della  incompatibilità tra la funzione di
  parlamentare e  la  funzione  di  assessore.  Rispetto  a  questa
  questione    non    c'è    stata   una   divisione   nel   fronte
  dell'opposizione.
       Io ho  precisato  che il Centro cristiano democratico votava
  contro l'emendamento perché valutava inopportuno l'inserimento di
  quella norma  nello  Statuto.  Nella fase post noi ci riserviamo,
  riflettendo  adeguatamente  su  questa  questione, di prendere la
  decisione più saggia.
       Quindi il  nostro è un voto favorevole rispetto all'impianto
  di questo  disegno  di  legge,  perché intanto viene affermato il
  principio   del   presidenzialismo   peraltro,   visto  i  nostri
  comportamenti a livello nazionale - chi parla rappresenta insieme
  agli  altri   parlamentari   di  questo  gruppo  un  partito  che
  nonostante la sua dimensione ha deciso sul referendum di fare una
  battaglia di  grande  coerenza  -  stiamo  facendo  una battaglia
  coerentissima   per   l'abolizione   della   quota  proporzionale
  nonostante   la   dimensione   del   partito,   perché   sappiamo
  perfettamente  il  disagio  di  altri  partiti  del  centro  che,
  rispetto a  questa  questione del referendum, invece, hanno preso
  posizioni  contraddittorie.  Quindi  confermo  il voto favorevole
  del gruppo con quella precisazione che a me sembrava doverosa.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Ricevuto per
  dichiarazione di voto.

     RICEVUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo del
  Partito Socialista  di  Sicilia  voterà  a  favore del disegno di
  legge   voto  perché  fondamentalmente  perché  si  introduce  un
  principio quello  dell'elezione  diretta  del presidente che è un
  principio  che  marcia  in direzione del possibile raggiungimento
  dei   traguardi   di  governabilità  e  stabilità  della  Regione
  siciliana.
       A proposito delle primogeniture - ho visto che c'è una gara,
  dice l'onorevole  Forgione  - noi a quella gara non partecipiamo,
  siamo esclusi  perché  siamo  titolari di un grande disegno della
  fine degli  anni  settanta,  una  felice  intuizione  del Partito
  Socialista Italiano di  quegli  anni con a capo il suo segretario
  onorevole Bettino  Craxi,  una felice intuizione di riforma delle
  istituzioni, la cosiddetta "grande riforma" che prevedeva appunto
  a fronte  dello  sfascio  del  sistema,  a  fronte  appunto della
  impossibilità   di   determinare  nel  Paese  governi  stabili  e
  duraturi,  prevedeva  ed  introduceva  il principio dell'elezione
  diretta del  presidente. Con una serie di correttivi del sistema,
  del sistema proporzionale appunto.
       Allora  venne  considerato  quello un disegno eversivo delle
  istituzioni, onorevole Presidente, ma se è vero come è vero che a
  distanza di  vent'anni  tutti  sono in gara per riappropriarsi di
  quelle felici intuizioni,  dico  che  è  stato  un disegno che ha
  precorso fatti e  idee  che  a  distanza  di  vent'anni  si  sono
  puntualmente registrati.
       Ma noi  votiamo anche a favore, signor Presidente, onorevoli
  colleghi,  per un altro motivo, importante, fondamentale, proprio
  perché dall'Aula  sono  stati rigettati principi che si intendeva
  introdurre  surrettiziamente.  Il  principio  del  maggioritario,
  onorevole Presidente, che non ci vede assolutamente d'accordo, il
  principio del maggioritario che è stato rigettato in Commissione,
  il principio  del  maggioritario  che  è  stato  ancora una volta
  rigettato anche dall'Aula.
       Ho detto surrettiziamente perché si intendeva precorrere una
  concatenazione,  onorevole  Alfano,  sì, la concatenazione tra le
  norme  va vista  nel  momento  in  cui  si  parlerà  dei  sistemi
  elettorali, non già  quando si parla di un disegno di legge che è
  un disegno di  legge  voto  che  parla  e  che  vuole parlare per
  volontà   della   maggioranza,  almeno  di  quest'Aula,  soltanto
  dell'elezione diretta del presidente.
       Non  si  può introdurre, non è assolutamente necessariamente
  simultanea l'esigenza della valutazione del sistema maggioritario
  con l'elezione diretta  del presidente. Ma chi l'ha detto, dove è
  scritto,  da  quale  parte  sta  scritto.  Vi  sono  sistemi  che
  prevedono l'elezione  diretta  del  presidente,  ma che vedono al
  contempo  l'esistenza  del  sistema  proporzionale  come elezione
  delle assemblee.
       Noi siamo  contenti  che l'Aula, siamo felici, esprimiamo la
  nostra soddisfazione  del fatto che l'Aula abbia rigettato questi
  principi che si volevano - ripeto - introdurre surrettiziamente.
       Qui arrivo  al  punto  dolens.  C'è  chi  parla  del sistema
  maggioritario come  della  panacea  di  tutti  i mali. Faccio due
  semplici considerazioni e  chiudo.  Ma  chi  l'ha  detto che è la
  panacea di tutti  i  mali. Ma chi l'ha detto. Ma osservate quello
  che accade  in Italia per via dell'elezione attraverso il sistema
  maggioritario:  ribaltini, ribaltoni, trasformismi, cento città e
  cento padelle  come  ha  detto l'onorevole ministro Amato qualche
  giorno fa.  Una  serie di trasformismi. La creazione di movimenti
  spontanei che  non  hanno  un back-ground sufficiente di tensione
  ideale, di valutazione, di storia politica. Tutto questo, a tutto
  questo  ha  portato  questo  sistema  maggioritario.  Un  sistema
  maggioritario che può  esistere soltanto nel momento in cui in un
  paese, comunque  in  una  realtà  territoriale si confrontano due
  partiti, ma viva  Dio in Italia il pensiero politico e la società
  politica è  formata  da  situazioni, da tradizioni, da storie, da
  identità totalmente differenti fra più di due partiti.
       Allora non c'è  dubbio  che  non  si può calare dall'alto un
  sistema  elettorale   che   surrettiziamente   costringa  appunto
  opinioni diverse può essere anche un  male che vi siano in alcune
  circostanze un eccesso di frantumazione delle opinioni.  Ma se vi
  sono  non  si può  pensare  di  governarle  attraverso  strumenti
  artificiali, attraverso un  letto  di  procuste,  attraverso  una
  camicia di ...  che è  quella  di un sistema maggioritario calato
  dall'alto.
       D'altro  canto,  osservo che in Inghilterra il  Partito  dei
  Laburisti  sta  tentando  di rivedere il sistema  elettorale  per
  poter  fare  fronte  eventualmente ad un  sistema  proporzionale.
  Quando è così questo può avere effetti certamente funesti.
       La  demonizzazione del principio del proporzionale  come  un
  sistema  connaturato  alla prima repubblica è una  cosa  che  non
  riusciamo a capire perché secondo me sono partiti,  quella che la
  professano, che hanno memoria corta se non forse ignoranza lunga.
  Il sistema proporzionale è stato un sistema in cui e  al quale si
  sono  richiamate scuole di pensiero diverse,  quelle  socialiste,
  quelle liberali e quelle del cattolicesimo democratico e liberale
  di questo Paese.
       Io  mi  meraviglio  e  mi  dispiaccio,   concludo  onorevole
  Presidente;    il  mio  Gruppo  fa  parte   dell'opposizione,   è
  all'opposizione di questo Governo così come si è venuto a formare
  e per via della diversità di connotazioni che ha. E mi meraviglio
  della  posizione  pervicace assunta da Forza Italia  con  cui  in
  tante  circostanze  abbiamo condiviso medesime  elaborazioni.  Mi
  meraviglio   proprio   per  questa  sua  pervicacia.   Invito   a
  riflettere.
       Invece  debbo dire che apprezzo l'atteggiamento  tenuto  dai
  Democratici di sinistra siciliani che in questo  momento  proprio
  per rispettare la diversità delle opinioni di  questa  Aula hanno
  tentato di fare una sintesi e hanno tentato di  sentire  anche la
  voce degli altri.

     PROVENZANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PROVENZANO,   presidente della Commissione e relatore.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, io credo che a  questo  punto  vi
  sia  poco  da  aggiungere  a  quanto  questa  Aula  ha  detto  ma
  soprattutto  quanto  questa Aula ha scritto  nell'articolato  del
  disegno  di  legge  che  abbiamo  approvato  e   che  approveremo
  definitivamente fra qualche minuto.
       Lì vi è la sintesi di ciò che tutti noi pensavamo,  lì  è la
  sintesi di ciò che questa Aula voleva. Io credo che, a nome della
  Commissione, si possa dire che questo Parlamento oggi deve essere
  orgoglioso  di avere scritto insieme, e sottolineo  insieme,  una
  pagina importante della storia di questa Regione.  Perché in ogni
  caso,  questa è la prima riforma che esce da  questa  Aula  dello
  Statuto della Regione siciliana dopo i suoi 52 anni di vita.
       E'  una  riforma  buona? E' una riforma meno  buona?  E'  la
  riforma   possibile.  Era  quella  che  alle   condizioni   date,
  politiche,  storiche,  poteva essere esitata. E  permettetemi  di
  dire che sicuramente è una buona riforma perché ha visto la quasi
  unanimità dei 90 deputati di questa Aula.
       Non  sarebbe  stata  una  buona riforma se  fosse  stata  la
  riforma di pochi contro altri, la riforma anche  di  molti contro
  pochi. Per cui io credo che l'orgoglio di  questa  Assemble  deve
  essere quello di avere fatto una riforma, di  averla  fatta quasi
  all'unanimità,  di  avere scritto oggi una pagina  di  storia  di
  questa  Regione  i  cui  effetti  forse non  sono  immediatamente
  tangibili ma che sicuramente nel futuro saranno  enormi  rispetto
  alla stabilità del Governo, rispetto alla capacità  di  governare
  (e dico governare con la "g" maiuscola) quest'Isola.
       Tra l'altro dobbiamo dirci con orgoglio che questa Regione è
  la prima regione in Italia  ad avere approvato l'elezione diretta
  del Presidente della Regione.
       E  credo che in questo la Regione siciliana, così come fu la
  prima  regione a statuto speciale, oggi è la prima regione che ha
  varato   questa   grande  riforma  e  che  affida  al  Parlamento
  nazionale,   del  quale  però  dobbiamo  essere  vigile  che  non
  stravolga questa  nostra indicazione sulla linea e nella linea di
  quella che fu la precedente legge voto che questa Assemblea votò.
       Io  credo,  noi  crediamo  che  al  di  là e oltre di questa
  riforma che oggi variamo si è iniziata una stagione delle riforme
  e  che  quindi  questo  scorcio di legislatura, questi due anni e
  mezzo  che  ancora  restano  possano essere gli anni delle grandi
  riforme di questa Terra.
       E  credo,  e  crediamo  ancora che l'aspetto positivo sia il
  fatto che si è dimostrato che le riforme si possono fare al di là
  di qualsiasi governo governi la Regione.
       Perché  le  riforme sono patrimonio dell'Assemblea, non sono
  patrimonio  di un governo, non sono patrimonio di una parte della
  Regione siciliana.
       Però  dobbiamo  stare  attenti  perché  la  pagina  che oggi
  abbiamo  scritto non possa essere un bluff e non possa ritorcersi
  contro di noi. Perché ciò non accada dobbiamo procedere su questo
  percorso.
       Abbiamo   modificato   il   sistema   di  governo,  dobbiamo
  modificare  la  legge elettorale.
       Questo oggi ce lo chiedono i cittadini di Sicilia in maniera
  più  forte.  Sarebbe  un  controsenso se noi dessimo alla Sicilia
  l'impressione di volere cambiare, ma poi di fatto non cambiamo la
  regola  fondamentale a cui si collega questo disegno di legge che
  abbiamo approvato.
       Per  cui  guai  se  l'articolo  5  di  questa nostra riforma
  dovesse  trovare applicazione. Se il paracadute che abbiamo messo
  è  un  paracadute che si deve aprire per la nostra incapacità o è
  solo  un'ancora  di  salvezza  come  ultima  spiaggia,  ma che un
  Parlamento unito può sicuramente consentire che non si apra mai.
       Credo  -  e  chiudo  -  allora  che  questa  stagione  debba
  proseguire  in  maniera  più  forte,  in maniera più coerente, in
  maniera più incisiva.
       Credo che oggi ad un altro dovere queste forze politiche qui
  presenti  sono  chiamate  e mi riallaccio a quanto diceva poco fa
  l'onorevole  Speziale:  credo  che  il  dovere  nostro sia quello
  adesso  di  affidare  al  Parlamento  nazionale, di cui abbiamo e
  siamo  anche  espressione  politica, con grande forza il grido di
  questa   Assemblea   che   questa   legge   diventi  legge  della
  Costituzione  della  Repubblica  Italiana  nei  tempi più brevi e
  possibili,   senza   alcuna   modificazione   rispetto a ciò  che
  l'Assemblea ha oggi solennemente votato.
       Concludo  a  nome  della  Commissione  ringraziando  tutti i
  deputati,  tutti  coloro che sono intervenuti in quell'Aula e che
  con  il  loro prezioso contributo hanno consentito la conclusione
  di un lavoro che con grande sforzo la Commissione aveva iniziato,
  che  forse  nel  suo momento iniziale ben pochi credevano potesse
  non solo approdare in Aula, come già altre volte era successo per
  precedenti  commissioni  o che se approdato in Aula sarebbe stato
  vanificato dalla disattenzione di tutti.
       Io credo che questo doveroso grazie la Commissione deve dare
  a  quest'Aula,  una Commissione che è scaduta e che quindi non ha
  più  in questo momento la autorevolezza per immaginare un futuro.
       Esiste  in  questo  momento  solo un passato. Questo passato
  credo  debba  vederci,  come dicevo, orgogliosi e di questo credo
  che  dobbiamo essere tutti orgogliosi nell'interesse della nostra
  Terra.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   Presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi,  solo per la necessità di non fare mancare in
  questa  conclusione,  della  discussione sul disegno di legge, la
  manifestazione  della  soddisfazione  del  Governo per l'esito di
  questo dibattito e della conclusione del testo.
       Già  le dichiarazioni di voto che si sono ascoltate mostrano
  quanto ampia sia la convergenza del Parlamento intorno al disegno
  di  legge  che,  pur  non  essendo  una condizione indispensabile
  perchè   varasse   un   testo  ha  rappresentato  una  condizione
  politico-istituzionale, a mio avviso, quasi fondamentale.
       Avere  lavorato  perchè  si  realizzasse questo obiettivo lo
  considero importante, direi quasi prioritario, perchè ci consente
  di  presentare  al  parlamento  nazionale un testo che gode della
  fiducia  della  stragrande  maggioranza  dell'Assemblea regionale
  siciliana  e,  soprattutto,  dà di quest'Assemblea un'immagine un
  po' diversa da quella che notoriamente si legge sulla stampa.
       E'  un'Assemblea  che,  pur con ritardi, pur con lentezze, è
  riuscita  in  un  momento importante ad adottare un provvedimento
  che  -  come  giustamente ricordava l'onorevole Provenzano - è il
  primo   provvedimento   nella  storia  di  questo  Parlamento  di
  autoriforma  dello Statuto, oltre ad essere - consentitemelo - il
  primo  Parlamento,  la  prima Assemblea legislativa che adotta un
  provvedimento di elezione diretta del proprio Presidente.
       Si può  concordare  o meno, ed io credo che vada dato atto a
  quelle  forze, come Rifondazione comunista, che si sono opposte a
  questo  disegno,  di  aver  condotto  con  lo  spirito proprio la
  battaglia nel  corso  di questi giorni, anche se io mi auguro che
  l'onorevole  Forgione  ed  il  suo  partito  non  ecceda  ora,  a
  discussione conclusa, in un giudizio che - a mio avviso - sarebbe
  non solo  ingiusto ma, perfino dal suo punto di vista, sbagliato,
  cioè il  giudizio  che  si  tratta di un provvedimento che limita
  l'espressione  democratica  della nostra Istituzione, addirittura
  con ricadute neo-autoritario peroniste.
       Capisco  l'esigenza di scandire e prendere le distanze da un
  provvedimento  che non si condivide, mi parrebbe assai improprio,
  lo   definirei   perfino   un  errore  politico,  marcare  questa
  differenza fino  al  punto  da  lanciare dei sospetti su un testo
  che, a mio avviso, nulla ha di neo-autoritario.
       Quando  si  esprime  il  popolo  e le decisioni che verranno
  adottate sono comunque espressione di un orientamento popolare, i
  rischi  del  neo-autoritarismo o addirittura del peronismo io non
  li vedo in un regime che, comunque, rimane un regime democratico,
  pur nelle diverse forme della sua espressione.
       Vale  la pena ricordare che intorno ad obiettivi come quelli
  dell'elezione  diretta dei sindaci o dei presidenti della regione
  c'è un largo consenso. Bisogna forse riflettere un po' di più sul
  fatto  che  quest'Assemblea  si  esprime  con questa larghezza di
  maggioranza,  perchè  credo  che  questo  significhi  che  in una
  qualche  misura,  forse  in  larga  misura,  rispecchia una larga
  maggioranza tra  gli  elettori  ed  i cittadini e, quando c'è una
  larga   maggioranza   di  orientamento  tra  gli  elettori  ed  i
  cittadini, per un partito politico, per un gruppo parlamentare, a
  prescindere    dalle    sue   dimensioni,   bisogna   sicuramente
  interrogarsi sul perchè questa succede. Evidentemente c'è qualche
  problema  che va approfondito. Questo vale per chi concorda, vale
  anche per  chi si oppone. Allora io credo che dobbiamo rinunciare
  ai tanti "ismi" che si possono  usare in casi come questi, sia  a
  causa  di  un  eccesso  di   vis   polemica   sia  anche  ad  una
  sopravvalutazione, ad una euforia che,  a  mio avviso, in materia
  di regole conviene non sposare mai perchè in questo campo atti di
  fede - a mio avviso - non  ne  vanno  mai  proclamati  perchè  si
  tratta di regole che devono  essere  adattate  comunque alla fase
  politica, al momento storico e per il fatto di essere stato oggi,
  personalmente, così come la  maggioranza  di questa Assemblea, di
  orientamento "presidenzialista" non esclude  che non se ne vedano
  anche  i  rischi,  onorevole Forgione.  E  non  esclude  che  noi
  riconosciamo, possiamo riconoscere,  oggi, aderente alle esigenze
  di oggi, un disegno istituzionale  di questo genere e che magari,
  domani, nei tempi storici,  possa  richiedersi  un  correttivo di
  altro genere.
       Del  resto  il  dibattito in altri paesi come l'Inghilterra,
  proprio intorno  agli  effetti  positivi  ma  anche ai limiti del
  presidenzialismo,  ci  dice che questa può essere una eventualità
  da non scartare.
       E allora  dimensioniamo i fatti. Storicamente, per come si è
  evoluta  la  democrazia  nel  nostro Paese, oggi questa Assemblea
  ritiene che questa sia la forma migliore da adottare.
       Nessuno  può  escludere  che  in  futuro questa stessa forma
  possa essere  rivista,  in  un futuro - ovviamente parliamo di un
  futuro storico  perchè  nei  tempi  brevi  mi pare che questa sia
  invece la  soluzione migliore da adottare - nessuno può escludere
  invece, che rimanga confermata all'infinito. Si tratta, noi siamo
  uomini,   noi   siamo  politici,  siamo  parlamentari  di  questa
  Assemblea che  interpreta  questa fase politica ed in questa fase
  politica riteniamo che questo sia, oggi, il sistema migliore.
       E allora  vorrei  che fosse chiaro a tutti che, da parte del
  Governo c'è  un senso di gratitudine rivolto a tutta l'Assemblea.
  Non è  perchè  il  Governo  ha voluto tenere un profilo basso per
  ragioni di  convenienza  come  qualche oratore ha voluto da podio
  evocare.
       Noi  avremmo  potuto,  essendo  questo  un  orientamento, un
  indirizzo  largamente condiviso, invece scegliere l'altra strada,
  essendo  quasi  sicura l'approvazione di questo disegno di legge:
  quella di  dire  "ci  stiamo  dentro facendo la parte di coloro i
  quali  trainano,  trascinano  gli altri". Abbiamo voluto, invece,
  proprio perchè  si  tratta  di  materia  che  riguarda  le regole
  democratiche, dare  il senso di un accompagnamento che il Governo
  aveva  già  in sede di dichiarazioni programmatiche sottolineato,
  di un processo lasciando l'Aula nelle condizioni di potere meglio
  dibattere e  definire  i  propri  assetti.  E non trovo in questo
  nostro  atteggiamento,  sia  come  Governo,  come  esecutivo, sia
  personale,  del  Presidente della Regione, alcuna contraddizione.
  Questo credo  che  vada  da  sè perchè in un processo che tende a
  stabilire  regole che debbono essere condivise, avere rinunciato,
  ciascuno per propria parte, a qualcosa della propria impostazione
  originaria a favore però di un consenso largo di questa Assemblea
  credo  che   alla   fine   sia   stato   il  modo  migliore,  sia
  l'atteggiamento più coerente e più corretto da tenere.
       Perchè  un'Assemblea  che  rivendica, frammentata e ciascuna
  per la propria parte, in modo.....

     FORGIONE. ...plebiscitario...

     CAPODICASA,   Presidente   della   Regione,  ...stavo  dicendo
  esattamente il contrario, che ciascuno rivendica la coerenza e la
  giustezza   della   propria  impostazione  e  non  è  disposto  a
  rinunciare  a  nessuna  delle  parti  della  propria impostazione
  avrebbe  dato  solo  l'immagine  di  una Assemblea ingovernabile,
  incapace di  esprimersi  per sintesi e di guardare alle questioni
  essenziali che  in  ogni  disegno di legge vi sono a prescindere,
  poi, anche dagli apporti  particolari e secondari, oserei persino
  dire.  Quindi l'atteggiamento che abbiamo voluto tenere è questo,
  del resto lo avevamo già fatto  in Commissione dove, grazie ad un
  atteggiamento  di  questo tipo,  è  stato  possibile  esitare  il
  disegno di legge, avendo  ciascuno  rinunciato  a  qualcosa della
  propria impostazione ed  io  direi  anche grazie, consentitemelo,
  senza  piaggeria,  ad   un  atteggiamento  del  Presidente  della
  Commissione che è stato coerente,  duttile,  ma anche forte nella
  finalizzazione della propria iniziativa.
       Credo che  sia  doveroso, a conclusione di questo dibattito,
  riconoscergli questo merito.

     PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  permettete  anche  che  il
  Presidente  dell'Assemblea regionale esprima il compiacimento per
  il momento  sicuramente  importante  perché  non  storico  che ha
  incominciato ad intraprendere con questo disegno di legge.
       Desidero    esprime,    a    nome   della   Presidenza,   il
  ringraziamento,   per   intanto  all'onorevole  Provenzano  quale
  relatore del disegno di legge, ma anche a tutta la Commissione da
  lui presieduta, per l'ottimo lavoro svolto.
       Avere detto, con  l'autorevolezza di una norma di legge, che
  la  Sicilia   chiede   l'istituzione  dell'elezione  diretta  del
  Presidente della Regione,  è qualche cosa di importante per tutto
  il nostro Paese.  Le  nostre  istituzioni,  qualche volta vengono
  vilipese ma, francamente, non  so  se  oggi  in Italia ci sarebbe
  l'elezione diretta del  Sindaco  se  prima  fra  tutte le regioni
  d'Italia la Sicilia non avesse intrapreso tale strada.
       Credo che  il  disegno  di  legge voto che ci apprestiamo ad
  approvare sarà  un  fanale importante capace di dare la posizione
  della Sicilia,  ma  anche  di  suggerire, alle altre Regioni, una
  strada che in questo momento appare quella della modernizzazione.
       Permettete,  quindi,  anche  di  esprime  il  mio  personale
  compiacimento e  la  mia  personale soddisfazione anche perché ho
  potuto vivere  l'alto  momento  di  essere  un  semplice deputato
  dell'Assemblea, primo  firmatario  di un disegno di legge che poi
  diventò legge  di  questa  Regione  siciliana  con l'introduzione
  dell'elezione diretta del Sindaco, permettetemi di esprime la mia
  soddisfazione,   oggi,   essendo  Presidente  dell'Assemblea  nel
  constatare che c'è  un  processo in evoluzione dal quale nessuno,
  nemmeno Rifondazione comunista, per le cose che sono state dette,
  intende sottrarsi. Questo è sicuramente un momento importante.
       Prima di  porre  in  votazione  finale  il  disegno di legge
  bisogna   votare   l'ampia   delega   alla   presidenza   per  il
  coordinamento del testo.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   705-708-758-Norme stralciate/A

   Presidenza del presidente Cristaldi


    VOTAZIONE FINALE  DEL  DISEGNO  DI LEGGE: "Schema di disegno di
    legge  costituzionale  da sottoporre al Parlamento nazionale ai
    sensi  dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Modifiche dello
    Statuto  della Regione siciliana concernenti l'elezione diretta
    del     Presidente     della     Regione,    l'autoscioglimento
    dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed
    i  referendum  regionali'"  (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
    Norme stralciate/A) (Seguito).

       Chiarisco il significato del voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante verde;  chi vota no preme  il  pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                     (si procede alla votazione)

     PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                        RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  palese nominale:

        Presenti e votanti .....64
        Astenuti ................1
        Maggioranza ............33
        Hanno votato sì ........59
        Hanno votato no .........4

                          (L'Assemblea approva)

       Onorevoli colleghi ricordo che è convocata la Conferenza dei
  Presidente dei gruppi  parlamentari  per  le  ore 18,30; alle ore
  17.00 avverrà l'insediamento delle Commissioni. L'Aula è sospesa,
  riprenderà alle ore 19.00.

    (La seduta, sospesa alle ore 15.30, è ripresa alle ore 19.50)


   Presidenza del presidente Cristaldi


     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
       Onorevoli   colleghi,   informo   l'Aula   sull'esito  della
  conferenza  dei   Presidenti   dei  gruppi  parlamentari  per  la
  individuazione del programma dei lavori.
       La Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari ha
  stabilito che  la  sessione attualmente in corso si concluderà il
  prossimo 17  febbraio  e  l'Assemblea terrà seduta il 17 febbraio
  per discutere  le  mozioni  che  nel  tempo  sono  state  incluse
  all'ordine del giorno  e  per tante ragioni non è stato possibile
  esaminarle.
       La Conferenza  ha anche stabilito di discutere, sempre nella
  giornata del  17 febbraio, le mozioni relative ai danni provocati
  dai recenti  avvenimenti  atmosferici soprattutto in provincia di
  Ragusa e si  è  stabilito  di accorpare alle mozioni in questione
  anche gli atti ispettivi di analoga materia.
       Nella seduta  del  17  febbraio  sarà dichiarata la chiusura
  della sessione in corso.
       Si è anche stabilito che entro e non oltre il 18 febbraio le
  Commissioni organizzeranno i propri uffici di presidenza e quindi
  si metteranno in linea con quanto previsto dal Regolamento.
       La sessione di  bilancio  inizia il 19 febbraio e si prevede
  di convocare  l'Aula  per  l'esame  delle  questioni  finanziarie
  mercoledì 10 marzo alle ore 10,30.
       Per meglio  organizzare  i lavori si invitano le Commissioni
  legislative permanenti ad esitare, per quanto riguarda il disegno
  di legge finanziario già annunziato dal Presidente della Regione,
  lo stesso disegno di  legge  entro  la  data  del  3 di marzo, in
  maniera tale che  poi  la  Commissione Bilancio abbia il tempo di
  esaminare, sia per la propria competenza che per esprimere pareri
  sulle  decisioni  delle  Commissioni  legislative  permanenti  il
  disegno di legge in questione.

                       SUL PROGRAMMA DEI LAVORI

     NICOLOSI. Chiedo di parlare sul programma dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     NICOLOSI. Signor  Presidente,  io  non  so  se  ella  è  stato
  informato di quanto accaduto oggi nelle Commissioni parlamentari,
  si sono  riunite e insediate la commissione sesta, la commissione
  CEE di cui faccio  parte e a fronte di una esigenza di dare avvio
  ai lavori  della  stessa Commissione ho ritenuto utile, opportuno
  contribuire con  i  parlamentari  dei  gruppi della oppisizione a
  concorrere  ad   eleggere   il   Consiglio  di  Presidenza  delle
  rispettive Commissioni  e  ho  anche  accettato  di presiedere la
  sesta commissione  che  giànei  due anni e mezzo precedenti avevo
  presieduto.
       Ho fatto ciò  con una scelta meditata anche da qualche tempo
  e quindi  vorrei  dire,  dal  punto  di  vista dei comportamenti,
  probabilmente non  quella migliore che valutando dentro me stesso
  avrei ritenuto  preferibile  vivere  attraverso  forme  diverse e
  quindi l'ho  fatto con sofferenza, però l'ho fatto con sofferenza
  per ragioni prima squisitamente politiche e poi perchè valuto che
  questa Regione  ha  bisogno  di  un  riequilibrio complessivo dei
  rapporti interni,  fermo  restando  il  rispetto  che  io porto a
  questo Governo e auna parte di questa maggioranza.
       Le  ragioni  politiche  sono  date  dalla  delusione,  dalla
  recente progressiva  mancata  condivisione  di un cammino, quello
  dell'UDR, che  in  me  ha provocato lacerazioni incredibili anche
  perchè ero stato tra gli ideatori di quel cammino.
       L'UDR in  qualche  misura noi l'abbiamo materializzata prima
  che nascesse ufficialmente.  Abbiamo  fatto nel 1997 una campagna
  elettorale a Palermo, con  una  candidatura  autonoma rispetto ai
  due contendenti, invocando  Cossiga  come personaggio che potesse
  coagulare le forze del centro  in  alternativa  alla sinistra, in
  una logica bipolare, per cui  mi compiaccio delle scelte che oggi
  l'Assemblea ha compiuto  con l'approvazione della legge-voto, sia
  dell' opportunità che il Paese  ha  di  votare  un referendum che
  consentirà un sistema bipolare più netto e più chiaro.
       L'ho fatto anche perchè l'UDR  si  mostrava  sempre  più  un
  partito di apparato, di gestione e di spartizione. In particolare
  in questa nostra Regione. Mentre tre  mesi fa io feci un convegno
  con tanti amici alla Zagarella  in  cui  parlammo  dell'UDR  come
  partito  della società.  Avveniva,  attraverso  l'UDR,  tutto  il
  contrario  di  quello che  noi  avevamo  immaginato:  un  cammino
  politico che partiva dal centro,  alternativo alla sinistra, e ci
  portava sempre di più a  collocarci dentro l'area della sinistra,
  un partito della società che, invece, si caratterizzava sempre di
  più come partito di apparato, di gestione e di spartizione.
       E  devo  dire, pur avendo  stima  per  il  Presidente  della
  Regione, per i partiti che compongono questa maggioranza, con una
  eccezione che mi rattrista riferita  a  quello che volevo fosse e
  pensavo potesse essere il mio  partito,  ecco,  malgrado  ciò, ho
  ritenuto che fosse necessario che  si avvertisse in quest'Aula il
  trauma  intervenuto, anche  qui,  per  responsabilità  specifiche
  delle  quote  CDU  e delle  quote  CDR,  nell'avere  favorito  il
  ribaltamento di un dato  elettorale  che  ho  sempre  qualificato
  sulla  stampa  ed  in  ogni   occasione,  come  immorale.  E  pur
  ritenendo,  in  passato anche questo  da  me  dichiarato,  che  i
  governi del Polo, se  pur  legittimamente  confermati  nel  ruolo
  attraverso  il dato  elettorale,  avevano  disatteso  in  qualche
  misura  nella - diciamo  -  "azione  operativa",  nella  capacità
  programmatica, nella capacità  realizzatrice  a quello che doveva
  essere un compito di cui la  Sicilia  ha  avuto  ed  ha  assoluto
  bisogno, pur ritenendo tutto questo  valuto  che la soluzione non
  potesse ritrovarsi in un  governo  con una maggioranza ribaltata,
  ma in un governo che  mettesse  insieme  le  energie  migliori di
  questa nostra realtà politica  assembleare  e  che consentisse di
  portare  avanti le  emergenze  siciliane,  quelle  istituzionali,
  quelle del lavoro, quelle  del  risorse finanziarie da recuperare
  per rilanciare l'iniziativa di questo Governo.
       Io, nel fare quindi quello che  oggi  ho fatto - vorrei dire
  meditatamente e in qualche misura  e  per  alcune  forme mi scuso
  anche con i colleghi del Parlamento, ma ritenevo che, a fronte di
  una  signorilità  costantemente   proposta  nel  proprio  impegno
  politico e però  malcorrisposta, specialmente al proprio interno,
  non potesse che agirsi in  maniera  da dare significati specifici
  che non potevano essere dati  da  un  distacco  semplice  da  una
  realtà  politica,  ma   che  dovessero  comportare  la  manifesta
  evidenziazione di una difficoltà  ad  andare avanti in quest'Aula
  nelle forme in cui si è andato avanti.
       Per  cui  io  riconfermo   al  Governo  la  disponibilità  a
  valutare, insieme ad altri amici,  che  spero che con me potranno
  costituirsi   in   gruppo   da    qui    a   poco,   in   un'area
  liberal-democratica alternativa alla  sinistra, a potere valutare
  i passi del Governo anche  in  termini  positivi, ove il Governo,
  così come opportunamente è stato  fatto  anche  con  il  concorso
  della minoranza, è riuscito a fare  in  questi primi tre mesi con
  la legge sugli enti economici,  con  la  legge  che  consente  di
  attingere il mutuo, con la legge-voto questa sera.
       Se  dovessero  esserci  altri  passi  in  questa  direzione,
  secondo me, non vanno osteggiati. Ma  è  chiaro  che  il corso di
  questa Assemblea non può essere  quello di una realtà politica ed
  elettorale   che   viene    sostanzialmente   azzerata   da   una
  comportamento che è  stato  largamente ed immoralmente scorretto,
  in particolare delle quote di  centro  che  hanno  contribuito  a
  determinare questa situazione.
       E, allora, in questa direzione, onorevole Presidente, volevo
  dire, e riprendo la parola  dopo  tre  mesi in quest'Aula, avendo
  osservato  un  silenzio  che mi  è  costato  moltissimo,  ma  che
  probabilmente era necessario  per  potere  anche  realizzare  una
  condizione da cui risultasse manifesto che noi dobbiamo procedere
  in termini di realtà che si incontrano e non in termini di traumi
  e di scontri, così come  purtroppo abbiamo registrato da tre mesi
  a questa parte.
       Vorrei che questo  messaggio,  in  termini positivi, venisse
  raccolto e che si desse corso  in  questa  Aula  a  tutte  quelle
  azioni che possono consentire un  lavoro  più  sereno  di  questa
  Assemblea.


   Presidenza del presidente Cristaldi

   Presidenza del Vicepresidente Silvestro


    COMUNICAZIONI RESE  AI  SENSI  DELL'ARTICOLO  83,  COMMA 2, DEL
    REGOLAMENTO INTERNO

     CINTOLA. Chiedo di parlare  ai sensi dell'articolo 83, secondo
  comma, del Regolamento interno.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  In una Aula a  59  presenze  un atto che qualificava
  enormemente l'Assemblea regionale con la legge voto da mandare in
  Parlamento perché il tono finalmente  si  era alzato e finalmente
  si  era ottenuto un  pronunciamento  serio  dopo  una  conduzione
  seria, difficoltosa ma alla fine con un risultato eclatante e che
  dava all'Assemblea la qualità di quel salto che stavamo invocando
  che  il Presidente dell'Assemblea  stesso  con  una  lettera  che
  invitava  i  deputati a prendere  coscienza  di  un  momento  più
  difficile per l'avvenire.
       Io mi accorgo, onorevoli colleghi.

     PRESIDENTE. Consentiamo  all'Onorevole Cintola di esprimere le
  sue opinioni.

     CINTOLA. Si è detto che l'UDR  ha  fatto  un  ribaltone,  si è
  detto che in Sicilia con  liste  proporzionali  e  senza alleanze
  preconcette,   precostituite    per   l'elezione   dell'Assemblea
  regionale siciliana, l'UDR aveva fatto un ribaltone.
       Presidente  dell'UDR  c'è  ancora  per  certi  aspetti  tale
  onorevole Nicolosi, il quale alleandosi dopo che è stato nominato
  nelle  Commissioni  in   ragione   di   una  presenza  in  quella
  maggioranza  di  centro  sinistra  già  realizzata,  in  una  ...
  dell'ultimo momento con  l'opposizione  che  si  eleva  anche lei
  senza ribaltarsi agisse in  due  Commissioni  in cui è presente e
  con il suo voto determinante di 6 e 7 capovolge una situazione di
  ordine,  numericamente  e   politicamente   valido,  e  per  dare
  significato e garbo ed  onore  ad una operazione di piccolo, mero
  cabotaggio ribaltante non solo  le idee ma solo il piccolo potere
  da strapazzo, si prende a ragione una non ben nominata attenzione
  ad un Governo di centro  sinistra  perché  eletto in una lista di
  centro destra quando ad inizio di questa Assemblea, la Presidenza
  della Sanità gli  viene  consacrato  per  un appoggio ideologico,
  politico di stanze, di bottoni e di qualche ..... in più.
       Il primo ribaltone sul  piano  politico,  il primo giorno di
  assemblea, all'ultimo giorno  dopo  avere  brigato  per diventare
  Assessore  senza  esserci  riuscito,  chiedendolo  a  tutte  voci
  all'interno di quella coalizione,  dopo  avere  brigato  , di qua
  devo chiedere scusa perchè  ho  capito che c'era la delusione sui
  giornali per la  Presidenza  era  una delusione "Nicolosiana" non
  era  "Cintoliana"  ,  Cintola   sta  a  fare  il  suo  dovere  di
  parlamentare sapendo di essere  un  soldato  di  un  gruppo  e un
  soldato dell'Assemblea, uno che deve avere rispetto per chi lo ha
  eletto guardando agli interessi  degli eletti in Sicilia e quindi
  diventa nobile avere  perduto  la  battaglia per l'Assessorato in
  nome e per conto dell'UDR e meno male, avere perduto la nomina ad
  una Commissione per nome  e  per  conto  dell'UDR, restare ancora
  Presidente di quel partito fino  al  momento  in  cui  è andato a
  votare in Commissione, questo è nobile e leale per Nicolosi e per
  quella parte del centro  destra  che  sta applicando il ribaltone
  agli altri senza rendersi conto che miseramente scivola per avere
  un posticino in  più  che  potevano  benissimo  come  maggioranza
  concedere.
       Io dico che  queste  sono  le  operazioni  trasformiste  che
  portano al delirio di chi  ha  pure  il  coraggio  di prendere la
  parola  senza  avere   detto   apertamente   prima   la   propria
  collocazione politica, ideologica che ha barattato per un piccolo
  piatto di lenticchie  sulle  quali  lenticchie  può  continuare a
  vivere ma non  sopravvivere,  nè politicamente nè ideologicamente
  nè l'onorevole Nicolosi nè  chi  con l'onorevole Nicolosi.  Tutto
  il centrodestra si è voluto  alleare per una piccolissima sciocca
  battuta di cabotaggio) e questo non è essere privi di un potere o
  essere vedovi del potere nè tantomeno eleggere un de profundis; è
  prendere  coscienza di quanto in  basso  cada  l'uomo  quando  di
  fronte ha solo potere e denaro  e  non idealità e correttezza nei
  confronti dei partiti nei quali  milita, dei gruppi nei quali sta
  e del raccordo che ha con gli elettori.

     FORGIONE.  Chiedo  di  parlare  in  forza  del  secondo  comma
  dell'articolo 83.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, non sarei
  intervenuto se non avesse preso la parola l'onorevole Nicolosi.
       Del  resto  questa  Assemblea  è  abituata  a  vivere a fasi
  cicliche momenti di questo tipo ed è il segno, al di là del fatto
  personale,  non  voglio  intervenire  sulle vicende personali, le
  ragioni  che  spingono  un  deputato,  un  esponente politico, un
  dirigente a compiere scelte di questo tipo, di una crisi profonda
  della  politica,  prima ancora della crisi di questa maggioranza,
  di una crisi profonda della politica.
       Io non so che fatica fa Lei Signor Presidente dell'Assemblea
  e  che  fatica  fanno  i suoi Uffici a riconoscere l'identità dei
  gruppi;  quanti  nomi  sono  cambiati in questi due anni e mezzo;
  quante  sigle  sono cambiate; che traffico da un gruppo all'altro
  c'è  stato  (prima o poi forse questo davvero andrà a finire agli
  analisti  della politica); il traffico da un gruppo all'altro; le
  trasmigrazioni;  il  cambio di identità e dei connotati personali
  dei singoli o di gruppi organizzati in questa Assemblea regionale
  siciliana.
       E'  un  segno  della  crisi della politica, ma c'è una crisi
  anche  di questa maggioranza. L'ho detto all'onorevole Capodicasa
  al momento della sua nascita, onorevole Alfano.
       Onorevole  Alfano,  lei  tutto può dire tranne che chi parla
  non è ispirato da ragioni politiche, ideali e culturali quando si
  confronta in questa Aula.

     ALFANO. Non volevo dire questo però...

     FORGIONE. La prego, dimensioniamoci tutti, onorevole Alfano, e
  poi  facciamo  la battaglia politica; dimensioniamoci tutti e poi
  ci combattiamo come si combattono gli avversari non i nemici. Non
  ha mai trovato in questa persona e nella mia parte politica gente
  disponibile al "mercato delle vacche". Io ho avvisato all'atto di
  nascita  del  Governo  Capodicasa  che proprio perchè nasceva già
  vittima    delle    imboscate,    dei   franchi   tiratori,   dei
  mercanteggiamenti,   dei  trasversalismi,  anche  di  quelli  che
  fuggono  con  la  cassa,  sarebbe  vissuto  prigioniero di queste
  logiche  e di questi mercanteggiamenti e di questi trasversalismi
  e di queste imboscate e, probabilmente, sarebbe morto di questo.
       Ho definito in un manifesto che il mio partito ha affisso in
  migliaia  di copie in tutta la Sicilia che questo Governo nasceva
  prigioniero  delle  logiche  neodemocristiane  perchè  di  questo
  stiamo discutendo.
       Non  so  perchè  l'onorevole  Nicolosi  abbia  fatto  questa
  scelta,  ma  certo  anche  quella  scelta  che certamente pone un
  problema di ruolo politico anche dell'onorevole Nicolosi dimostra
  quanto  il  collante  politico  di  questo  Governo  e  di questa
  maggioranza  fosse  un  collante  debole  perchè  non  nasceva su
  un'idea  di  progetto  comune,  su  un'idea  di  cambiamento e di
  trasformazione  di  questa  Regione,  su  un'idea  di svolta e di
  rottura,  ma  nasceva  da  una corsa al centro dove tutto diventa
  simile a tutto e quando si corre verso il centro, in questo luogo
  indefinito  che  non è geografico, ma è un luogo di interessi, un
  luogo di potere, si muore  delle  logiche  centriste  storiche  e
  questo l'onorevole Capodicasa non  poteva  non  saperlo  da  uomo
  esperto quale è e gli amici del  DS  non possono non capirlo.  La
  nostra  opposizione  politica a  questo  disegno  nasce  da  qui.
  L'onorevole Nicolosi ha  annunciato  la possibilità della nascita
  di un nuovo gruppo.  Cosa sarà  questo nuovo gruppo? Per che cosa
  esisterà?    Abbiamo    sentito    dall'onorevole   Nicolosi   la
  disponibilità a valutare gli atti del governo.
       Allora,  onorevole  Capodicasa,  Lei  si  troverà  sempre le
  sirene  della destra; lo abbiamo visto con la legge sul mutuo, lo
  abbiamo  visto  con  la riproposizione delle logiche delle larghe
  intese,  l'onorevole  Nicolosi  oggi Le dice 'a secondo le scelte
  che  farai  incontrerai  in  noi atteggiamenti non pregiudiziali,
  disponibili',  Lei  sarà  sottoposto  con questa maggioranza così
  debole,  con  queste  logiche  che  la tengono prigionieri ad una
  trattativa permanente.
       Non  ci  meraviglia  tutto  questo, perché è la politica per
  come  riesce  ad  esprimersi  al  massimo  del suo livello dentro
  questa   Assemblea,  dal  centro-destra  al  centro-sinistra.  Lo
  ripeto,  noi  non  siamo  stati  sul  mercato  ed  anche compagni
  fatemelo  dire, c'è chi esce dalla maggioranza in questo modo, ma
  io   vorrei   portare  un  altro  esempio.  C'è  chi  esce  dalla
  maggioranza  come  l'onorevole  Martino  per  una  battaglia  sul
  presidenzialismo,  cioè  per  una battaglia su valori e principi,
  evidentemente  le  storie e delle culture politiche porta anche a
  questo.   Abbiamo   rispettato   una   par  condicio,  Presidente
  Capodicasa,  una  'fuoriuscita'  da  destra  (non  me  ne  voglia
  l'onorevole  Nicolosi)  e  una  'fuoriuscita'  da sinistra in una
  giornata. Certo è che questo governo non si sta rafforzando, vuoi
  per le scelte presidenzialiste, vuoi per gli assetti di potere di
  questa  maggioranza  e  per  le  turbolenze  interne ai gruppi di
  questa maggioranza, questo governo è sempre più esposto.
       Io vorrei chiudere questo intervento chiedendo alle forze di
  sinistra,   al   Presidente  della  Regione,  ai  democratici  di
  Sinistra,  agli amici della Rete, agli stessi amici dei Comunisti
  Italiani, riflettete, fermatevi a riflettere, non sprecate questa
  occasione  di  riflettere  sulla  strada che avete imboccato. Che
  cosa  sta  diventando  la  politica, Presidente? E' sempre più un
  sistema di trasporti; c'è chi prende il treno, in alternativa non
  gli  si  contrappongo  i  valori,  un  sistema,  un  progetto, il
  pullman. Ecco cos'è la politica, oscilla tra l'ortofrutta, i rami
  dell'ulivo,  la margherita ed il sistema dei trasporti su ferro o
  su  gomma.  La Sinistra ormai è stretta tra queste due scelte: il
  pullman di Veltroni o il treno di Prodi. Ma tutti e due (il treno
  di  Prodi  ed  il  pullman di Veltroni) corrono verso il centro e
  quando  si  corre  verso  il centro poi ci sarà sempre (non me ne
  voglia)  un  Presidente Nicolosi a rompere il giocattolo, ci sarà
  sempre   poi  un  Presidente  Drago  a  mettere  sul  mercato  la
  trasversalità per indebolire questo o quell'altro, ci sarà sempre
  una imboscata, perché questo è storicamente il centro.
       Allora,  la  Sinistra, amici della Rete, amici del DS, amici
  dei  Comunisti Italiani, almeno riflettete sulla strada che avete
  imboccato.  Io  credo  che  quello  che  è  avvenuto  oggi  nelle
  Commissioni, una riflessione la debba aprire, anche dentro questa
  maggioranza  e  la  debba fare aprire anche a questo Governo. Noi
  rilanciamo   le  ragioni  della  nostra  opposizione  politica  e
  culturale  in  questo Parlamento e fuori da questo Parlamento. La
  Sinistra  trovi  almeno  l'orgoglio  di ridiscutere sé stessa, di
  trovare  le  proprie  ragioni.  Non  è  per un governo che si può
  pagare  il  prezzo  di snaturare se stessi. Prendetene atto. Oggi
  c'è  un  momento  di  crisi,  questo governo e questa maggioranza
  sappiano  che  Rifondazione  comunista  non  sarà  disponibile ad
  operazioni   trasversali   come   altri  dalle  altre  parti  gli
  propongono,  ma staremo qui con la nostra proposta politica, come
  abbiamo   dimostrato  in  questi  due  giorni  di  dibattito  sul
  presidenzialismo  con  le  nostre idee a tenere ancora aperta una
  possibilità  che  anche  voi  stessi  possiate  prendere atto del
  fallimento di un'operazione politica.

     ALFANO.   Chiedo   di  parlare  in  forza  del  secondo  comma
  dell'articolo 83.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, tanti di noi
  sono  rimasti  travolti  dall'inquietudini  per le solenni parole
  pronunciate in quest'Aula dall'onorevole Cintola, per la crisi di
  coscienza che in tanti di noi ha  indotto  per la nobile arte che
  ha avuto di censurare comportamenti  che  gli  sono  stati sempre
  estranei.   E  però   una  riflessione  in  quest'Aula  s'impone,
  cominciando da quanto  affermato  in  conclusione  dall'onorevole
  Forgione.
       Noi   riteniamo   solamente   che   la   maggioranza   debba
  interrogarsi.  Non  siamo  qui  a protestare alcunchè , non siamo
  qui  a rivendicare alcunchè.  Chiediamo solamente una riflessione
  seria e approfondita della maggioranza su quanto si è verificato,
  perchè troppo accorti e troppo attenti sono alcuni colleghi della
  maggioranza  per  non  comprendere  che  non  si è trattato di un
  episodio  ma  di una tendenza che ormai pervade questo Parlamento
  ad un abbandono delle file della maggioranza. Troppo accorti sono
  alcuni  colleghi  della maggioranza per non cogliere la debolezza
  di un'obiezione  per  la  quale  si pone in dubbio la serietà, il
  senso  del  comportamento  dell'onorevole  Nicolosi,  adducendo a
  buona ragione il motivo per il quale sarebbe uscito e sono troppo
  accorti per  non  chiedersi  i  motivi  per i quali in tanti sono
  entrati,  invece,  nella  maggioranza.  E allora, io penso che la
  Sicilia,  nella stagione difficile che sta vivendo, abbia bisogno
  di governi forti.
       Non  siamo  un  Parlamento appartenente alla dinamica e alla
  logica  anglosassone  o  tedesca, per altri versi, capace cioè di
  reggere  con  un  solo  voto  in  più  rispetto  all'opposizione.
  Abbiamo  un  Parlamento  che attualmente vive con regole; che può
  consentire  al Governo di governare seguendo certe regole ed ecco
  perchè  ci  parrebbe serio un atteggiamento della maggioranza che
  prendesse atto  del percorso che ha avuto la legge sul mutuo, che
  prendesse  atto  del  percorso  che  ha avuto la formazione delle
  commissioni,   l'assetto   di   vertice  delle  commissioni,  che
  prendesse  atto che si apre una fase delicatissima nella quale la
  stessa maggioranza si porrà di fronte al Parlamento con una sfida
  politica seria, più volte annunciata, che è quella di una corposa
  legge  finanziaria,  che  è  preliminare  rispetto ad una fase di
  bilancio  che  avrebbe  e vedrebbe svilito gran parte del proprio
  significato  innovatore  e  riformatore, almeno in alcuni settori
  della  maggioranza,  se  prima  non  vedrà  approvata  una  legge
  finanziaria.
       Ma  come  immaginare  che una legge finanziaria possa essere
  approvata  con questi numeri così risicati, con una incapacità da
  parte  della  maggioranza  politica che finora ha espresso questo
  governo, di reggere la composizione di fatti che non sono episodi
  in   politica,  ma  che  rappresentano  l'elemento  fondante  del
  rapporto  governo-istituzioni, come le commissioni legislative di
  un Parlamento.
       Ecco,   dunque,  che  non  mi  soffermerei  in  ragionamenti
  moralisteggianti,  sui  "cambi  di  casacca",  perchè,  onorevole
  Forgione,  poi  dovremmo  discutere  su  quanti  "cambiamenti  di
  casacca" vi  sono stati o sul "mercato delle vacche" che ha visto
  Forza  Italia  aggredita  e  non  aggressore  in  questi anni. Ci
  potremmo  soffermare  su  tanti aspetti che renderebbero di "lana
  caprina" un ragionamento che invece ha una sua consistenza ed una
  sua  serietà,  un  ragionamento  che  in  quest'Aula  si può solo
  aprire.  Le  conclusioni,  poi,  spettano alla maggioranza, nella
  convinzione   che   anche  la  maggioranza  è  fatta  da  persone
  responsabili e serie che non possono non prendere atto di ciò che
  si è verificato.

     LA GRUA . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LA   GRUA .   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  non
  intervengo  certo  a  svolgere  il  ruolo  di difensore d'ufficio
  dell'onorevole  Nicolosi,  perché  non  ha  bisogno di difensori,
  perché ha  espresso  in  quest'Aula,  con  il  travaglio  che  si
  coglieva nelle  sue  parole,  quello  che  é  stato  l'iter di un
  percorso che recentemente lo ha visto interessato.
       Un  percorso  certamente  difficoltoso e impervio, che lo ha
  portato ad  una  riflessione  che lo ha condotto, poi, alla fine,
  alla  decisione  odierna;  una  decisione  che va rispettata, una
  decisione che é stata lungamente maturata.
       Ma  certamente  non é consentito in quest'Aula sentire certi
  discorsi, sentire  i discorsi dell'onorevole Cintola che a me non
  pare, sotto  questo profilo, il più qualificato a fare da censore
  a chicchessia.
       Da quale pulpito viene la predica, signor Presidente
       Quando    ad    esprimere   determinate   valutazioni   sono
  parlamentari che  in  questi  due  anni  hanno cambiato più volte
  sigla e bandiera.
       Ma  Presidente,  a  me  preme,  in  questa occasione, invece
  rilevare  come  la condizione di questa maggioranza sia diventata
  estremamente precaria.
       Una  maggioranza  che aveva sin dal primo momento dimostrato
  la sua  debolezza  e  che  oggi,  attraverso  il  risultato della
  elezione  degli  uffici  di  presidenza  di  due  importantissime
  commissioni,   e   attraverso,   soprattutto   io  direi,  signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, attraverso quella incapacità di
  garantire  alle  altre  commissioni  la  maggioranza  e quindi la
  possibilità  di  eleggere gli uffici di presidenza, ha dimostrato
  di essere  una  maggioranza che non é più tale, ha dimostrato che
  questa  esperienza governativa deve considerarsi, oggi come oggi,
  definitivamente cessata.
       Ecco  perché  io  invito il Presidente Capodicasa a prendere
  atto  dello  sfaldamento  della maggioranza, del venir meno della
  maggioranza  e  di  trarre  le  dovute  conclusioni attraverso le
  dimissioni che  si impongono, perché é necessario che si dia vita
  ad  una  diversa compagine governativa che possa rappresentare la
  soluzione  agli antichi problemi della Sicilia, che devono essere
  risolti, e  che  non  possono  essere  certamente  risolti da una
  maggioranza risicata e traballante, da una maggioranza ache non é
  in  grado  di  garantire  una  presenza  nelle  commissioni,  una
  maggioranza che  non  é  in  grado  di  eleggere  gli  uffici  di
  presidenza e  che  viene  quindi  così  scalzata  da  altre forze
  politiche.
       E  allora, signor Presidente della Regione, ripeto, l'invito
  che Alleanza  Nazionale  le fa é l'invito alla riflessione e alla
  meditazione,  perché nell'interesse della Sicilia e dei siciliani
  Ella ponga  fine  a  questa  sua  esperienza governativa che si é
  rivelata ogni giorno di più, sempre più fallimentare.

     AULICINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     AULICINO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  Signor
  Presidente della  Regione,  io  credo  che  le  cose  che  stanno
  succedendo  in  quest'Aula  erano  ampiamente prevedibili, quando
  abbiamo  definito  questo governo un governo debole, debolissimo;
  sapevamo di usare il termine debole, a ragione, e quelle poltrone
  che furono  occupate  con  quel  blitz  di palazzo, a Roma come a
  Palermo,   qualcuno  di  noi  le  definì  poltrone  scomodissime,
  poltrone amare.
       Quella poltrone saranno sempre più poltrone amare, alcune di
  quelle poltrone  sanciranno  la  fine  di una carriera, perché io
  valuto  che  chi  occupa abusivamente il potere, prescindendo dal
  consenso, prima o dopo paga prezzi altri.
       Il potere  che  prescinde dal consenso - l'abbiamo già detto
  in  alcuni  passaggi - é  immorale.  Ed  é  ancora  più  immorale
  sostenere che è più morale occuparlo, perché  lo occupiamo noi, e
  quando qualcuno preso da un  travaglio  nobile,  perché ci sono i
  travagli nobili, come i pruriti:  pruriti  nobili  e pruriti meno
  nobili; travagli nobili e travagli meno nobili.  Ebbene, qualcuno
  pensa che i propri travagli  sono  nobili,  anche  quando sono il
  risultato  di  piccoli  calcoli  volgari  che  portano  a  quella
  occupazione immorale delle poltrone.
       E quando qualcuno  viene  preso  dal  dubbio  che  un  certo
  percorso inquina  l'immagine, crea problemi alla propria identità
  torna indietro, a quel punto il termine è: traditore.
       Tradiscono quelli che  tradiscono  la  causa, loro, mentre i
  veri traditori in  questa  operazione  nazionale e regionale sono
  davanti al popolo  italiano.  Perché  con  un  blitz  di  palazzo
  l'onorevole D'Alema  e  l'onorevole  Capodicasa, con metodo prof.
  Martino leninista, prescindendo dal consenso hanno legittimato il
  loro potere assumendo truppe  che nulla avevano a che fare con il
  consenso e che avevano  deciso di mantenere il loro potere da una
  parte e dell'altra indifferentemente.
       Quando io,  senza  voler  far  polemica  nei confronti degli
  amici che  assessori  erano prima e che assessori divennero dopo,
  sottolineai che  ci  voleva  una  faccia  tosta  a  mantenere  le
  poltrone  qua   e   la,  non  volevo  fare  polemica,  Presidente
  Capodicasa, quando le  dissi:  "Ma  come fa lei a stare insieme a
  persone - che io  intanto  rispetto sul piano umano, perché certi
  errori commessi in quest'Aula è bene evitarli - come fa dal punto
  di vista politico,  Presidente Capodicasa? E il quesito è attuale
  e mi associo alla  proposta  del Presidente La Grua che le chiede
  di essere  conseguente,  come fa Presidente Capodicasa nonostante
  questa maggioranza-minoranza, che  non  si capisce bene quale sia
  il confine, perché i  numeri  non quadrano, non quadrano in Aula,
  non quadrano in  Commissione,  non quadrano, e chi stamattina con
  metodo classicamente comunista riteneva di prendersi i meriti ...

     FORGIONE. Leninista.

     AULICINO. No mi  riferisco a quelli della sinistra democratica
  che, onorevole Forgione,  in certi momenti sono sempre comunisti,
  perché veda,  onorevole Forgione, prima che nascesse Rifondazione
  Comunista  la  sinistra   storica  di  questo  Paese, quando  era
  all'opposizione, aveva  la  straordinaria  abilità  di  prendersi
  tutti  i  meriti   di  quello  che  succedeva  nel  Paese.
       Stava all'opposizione e  le  cose andavano bene in periferia
  nell'Emilia rossa perché  amministravano  i  rossi e quelle poche
  cose  che  andavano   bene   nel   Paese,  andavano  bene  perché
  l'opposizione  era   responsabile.   E   ora   vedete   cosa  sta
  succedendo:   che  questo  Governo  a  direzione  post-comunista,
  quindi senza più la macchia del comunismo, continua con lo stesso
  metodo antico, onorevole  Speziale,  ad  assumersi tutti i meriti
  dell'attuale legislazione.
       Un Governo che è  arrivato  l'altro  giorno  si  è  preso il
  merito della legge sugli  enti, della legge voto. La verità è che
  siamo agli ultimi  scampoli  di  potere  e  questo piccolo grande
  potere che avete  occupato  abusivamente,  per  le  cose che sono
  successe oggi e  per  le  cose  che inevitabilmente succederanno,
  Presidente Capodicasa,  in  quest'Aula  noi  siamo  convinti  che
  questo piccolo  potere che avete occupato, Presidente Capodicasa,
  onorevole Piro, questo  piccolo  potere  cesserà.
       Per quanto  ci  riguarda,  con  questo  intervento, vogliamo
  evidenziare che speriamo  che  in  questo  passaggio non ci siano
  cadaveri dal punto  di  vista  dei rapporti personali, vediamo di
  tenere alto il  tono,  confrontiamoci, articoliamoci ma alla fine
  facciamo sintesi politiche e non altre cose.

     MELE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MELE. Onorevole  Presidente onorevoli colleghi, in realtà devo
  dire noi  da  Pirandello  anche in politica prendiamo esattamente
  tutto.
       E da Pirandello  ci  rifacciamo  a  ogni azione della nostra
  quotidianità.
       E da  Pirandello  ciascuno,  ma  fortunatamente  non  tutti,
  spesso in quest'Aula,  e  non  solo  in  quest'Aula, ma a livello
  politico  recitano  alcuni  quantomeno  a  soggetto, individuando
  giorno dopo giorno,  sulla  base  delle  contingenze  e non delle
  strategie complessive quelle  che  sono le linee e le opportunità
  da seguire.
       Potremmo dire, al  di  la di Pirandello, potremmo parlare di
  uno strabismo  politico  volto  solamente a tutelare, spesso, una
  serie di interessi.
       La verità  (io  gradirei  che  il  Presidente  Capodicasa  e
  l'onorevole Piro  ascoltassero),  e  mi  rivolgo  agli  onorevoli
  colleghi non  della  maggioranza o dell'opposizione, ma rivolgo a
  coloro  che tentano,  al  di  la  delle  parti,  di  bloccare  un
  processo.
       La verità è  che  questo  governo  in 82 giorni è riuscito a
  portare a casa  una serie di fatti, onorevole Aulicino, che al di
  la di tutto  gli  altri  governo che l'hanno preceduto, in anni e
  nelle legislature precedenti non sono riusciti a fare.
       Saranno contingenze, sarà buona predisposizione anche perchè
  no delle opposizione,  sarà che in realtà questo governo ha fatto
  una serie di iniziative legislative, dalla dismissione degli enti
  economici, voluta da  questo  governo  e sicuramente non da parte
  della  maggioranza,  di  parte  della  maggioranza  dello  scorso
  governo, come  ricordano  bene  gli  amici  del Movimento sociale
  italiano, quantomeno  alcuni; dalla legge sul mutuo, approvata la
  volta scorsa  grazie alla collaborazione anche delle opposizioni,
  ma devo dire voluta  dal  governo  e  se  non  ci fosse stato, mi
  permetto di dire,  l'onorevole  Piro  e  il governo della Regione
  questa legge non  si  sarebbe fatta; alla legge, l'ha detto anche
  lei  onorevole   Aulicino   alcuni   giorni  fa,  elettorale  che
  rappresenta un punto di svolta.
       Allora la verità  è  una....  Presidente  o  mi  mettono  in
  condizione di parlare o posso anche finire l'intervento.

     PRESIDENTE.   Ha   ragione,  onorevoli  colleghi,  consentiamo
  all'onorevole Mele di esprimere la propria opinione.

     MELE. La verità è che questi  sono atti e fatti concreti. E mi
  permetto di dire che a  questo  governo  esistono,  e  mi rivolgo
  soprattutto all'amico e  al collega Nicolosi, gruppi parlamentari
  che  hanno portato  dentro  questo  governo,  onorevole  Granata,
  esperienze, valori, anni di  impegno  e di sacrificio per tentare
  non  di occupare poltrone  ma  per  tentare  di  cambiare  questo
  processo perverso che da anni ormai si è innescato in Sicilia.
       Ognuno di noi,  e lo dico positivamente e rivendica rispetto
  alla partecipazione  di questo governo partecipazione che è stata
  attiva, che è  stata  seria  e  che  non è stata assolutamente da
  occupazione di poltrone.
       E mi  dispiace,  onorevole  Nicolosi,  avrei gradito, pur se
  dissento da lei,  che  il suo dissenso si manifestasse, così come
  ha fatto ora  in  quest'Aula,  dicendo  dissento,  non sono sulla
  stessa linea ma,  dissento  dal  governo  e  per questo abbandono
  ipotetiche poltrone e attribuzioni e spartizioni.
       Cosa  ben   diversa   è   il   ragionamento  portato  avanti
  dall'onorevole Martino che  su una tesi di principio, su una tesi
  teorica   ben   precisa,   intanto   ha   precisato   appoggiando
  criticamente, e di  questo gliene diamo atto in termini positivi,
  criticamente la  maggioranza,  ha  precisato  che non correva per
  corse a poltrone  o a governi vari, ma che lavorava in quest'Aula
  con grande  criticità,  appoggiando  lì dove riteneva opportuno i
  passaggi del governo.
       E allora, mi  permetto dire, dico a lei onorevole Presidente
  della regione, questo governo ha l'obbligo di continuare rispetto
  a certe tesi,  non  che  qualcuno  lo  avesse  messo in crisi, ma
  questo governo ha  l'obbligo  rispetto  ai  fatti  che sono stati
  portati avanti.
       Io credo che comunque, e concludo, bisogna tra maggioranza e
  opposizione ristabilire un clima di equilibrio.
       Io credo e ho  il  dovere di dirlo perchè l'abbiamo detto in
  Conferenza dei Capi  gruppo e l'abbiamo detto anche da quest'Aula
  la maggioranza e  buona parte della maggioranza ritiene di essere
  assolutamente, si dice,  disponibile ma disponibile è un vocabolo
  sbagliato, concorde  nel  rivedere,  nell'aggiustare in ogni caso
  nel lavorare insieme  alla opposizione rispetto a certi termini a
  partire dalla formazione delle presidenze.
       Questa cosa è  stata  detta  per esempio rispetto alla guida
  del   Presidente   Provenzano   con   grandi   elogi   e   grandi
  apprezzamenti, e anche  con  future  stime  e  future attenzioni.
  Queste cose sono  state  dette  dalla maggioranza, queste cose la
  maggioranza le ha  dette  dicendosi  che non si sarebbe attestata
  nello stesso modo in  cui  purtroppo si è attestata la precedente
  maggioranza in un piano  di riparto delle poltrone di Palazzo dei
  Normanni, che è stato assolutamente inusuale per non dire altro.
       Allora, grande stima  al  Governo  chiediamo di impegnarsi e
  credo che ognuno di  noi  debba  fare  il  proprio dovere fino in
  fondo. Dopo di che la coerenza paga, ma credo che la coerenza sia
  sotto gli occhi di tutti.

     GRANATA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA. Questo dibattito lo credo opportuno; opportuno perchè
  stimolato  da   un  fatto,  da  un  comportamento  essenzialmente
  politico,   rivendicato   giustamente  come  tale  dall'onorevole
  Nicolosi, che si è aperto questa sera.
       Segue un segnale di vita che questo Parlamento è riuscito ad
  esprimere verso l'esterno,  abbiamo  visto anche oggi i giornali,
  cioè l'esito del cammino della legge voto che nonostante tutto ha
  rappresentato un forte segnale positivo verso l'opinione pubblica
  non soltanto regionale ma anche nazionale.
       Un segnale positivo  costruito  non  a  caso  attraverso  la
  collaborazione   precisa   di   quelle   forze   politiche   che,
  innanzitutto, sono convinte  che dal processo bipolare non si può
  e non si deve tornare indietro.
       Fa un pò impressione ascoltare, per altro con un'analisi che
  condivido, quando  Francesco Forgione diceva: "si sono sostituiti
  gli ideali e i programmi ai mezzi di trasporto". Si è parlato del
  treno di Prodi, si  è parlato dell'autobus di Veltroni, ma la mia
  impressione è che in questi mesi questa maggioranza si sia legata
  ad immagini molto meno  qualificanti,  si  è  legata  al treno di
  Rotella all'asini di  Mastella (rivendicato come tale dall'Udr) e
  vedere battute a parte credo che anche plasticamente ciò che oggi
  è la rappresentazione  del  Governo,  quasi  continuo  quando  si
  discute di politica.
       Io mi trovo  ad  intervenire  in  quest'Aula  alla  presenza
  dell'onorevole Capodicasa  e dell'onorevole Piro e oggettivamente
  viene difficile, viene  difficile sostenere qual è la parte, come
  dire, vera del  ragionamento  politico  che noi portiamo avanti e
  che oggi è stato evidenziato in modo forte da ciò che è avvenuto.
       Questa maggioranza,  così  come concepita, è egemonizzata da
  quel ventre molle  della  politica  regionale  che  ha occupato i
  posti  per  la gestione  del  potere,  che  è  occupata  in  modo
  trasversale  a   gestire  il  potere,  che  lascia  all'onorevole
  Capodicasa e all'onorevole  Piro ad arrovellarsi sui problemi del
  bilancio della  Regione,  della  finanziaria,  del  mutuo,  della
  rappresentatività  esterna   della   Regione   Siciliana   e  che
  probabilmente in  questo  momento  parallelamente  si  creano  le
  condizioni all'interno  degli  assessorati,  per altro, ben altri
  tipi di gestione.
       Allora,  il   ragionamento   che  oggi  noi  abbiamo  voluto
  rivendicare e riproporre  all'Aula  è  evidenziato  dai fatti e i
  fatti dicono che  questa  maggioranza così come concepita non può
  reggere. Non può reggere  perchè  non  va,  non rema nella stessa
  direzione.
       Io apprezzo lo sforzo  fatto qui in quest'Aula nel corso del
  dibattito   continuamente   oggi   dall'onorevole   Mele   spesso
  dall'onorevole Speziale,  loro  cercano di ammantare di strategia
  politica un percorso che  non  è il loro percorso, più che citare
  Lenin  si  dovrebbe  citare  Mao  e  dire  (me  lo  ricordava  il
  professore Martino): "Non  è  importante  il  colore  del  gatto,
  importante è che il gatto acchiappi il topo".
       Qui i topo  che  volete  acchiappare  sono di razza diversa,
  sono  di  specie  diversa  fra  il  topo  che  vuole  acchiappare
  l'onorevole  Lo  Giudice   e   il   topo  che  vuole  acchiappare
  l'onorevole Capodicasa c'è una differenza sostanziale, per questo
  questo Governo non esiste perchè non  ha  un  progetto, non ha un
  cammino, non ha una memoria, non ha un futuro perchè non va nella
  stessa direzione.
       Per questo questo  Governo viene giustamente attaccato nella
  sua formulazione, nel suo  DNA  da  quelle  energie libere che in
  questo Parlamento, grazie al  cielo,  ci sono ancora. Sulla legge
  voto  si  è  assistito  a  un  dibattito  aperto,  libero  con  i
  contributi   importanti    di   parlamentari   sia   dell'attuale
  maggioranza  che della  opposizione  ma  sulle  cose,  quindi  la
  dinamica bipolare, la  necessità  di  assicurare  alla Regione un
  governo stabile e duraturo.
       Allora quello che è successo oggi è un ulteriore tassello di
  una  analisi  che  noi  facciamo  in  modo spassionato, onorevole
  Capodicasa, questa situazione non è in grado di reggere le scelte
  di fondo che vanno affrontate da qui a pochissimo.
       Questo quadro politico  non  regge  perchè è sostenuto dalla
  buona volontà e dalla volontà di governare la Regione da parte di
  alcune forze ma è  sostenuto  anche  da  quello  stesso blocco di
  potere che ha  determinato  la  distruzione  che  queste  residue
  energie  che  poi sono  quelle  presenti,  ad  esempio,  oggi  in
  quest'Aula cercano di  superare.  Allora bisogna uscire da questa
  sorta di schizofrenia.
       Innanzitutto bisogna dire  e  concludo  che  c'è  una grande
  differenza nell'atteggiamento  che  questa  opposizione ha tenuto
  fino  ad  oggi  nei   confronti  di  questo  Governo,  io  voglio
  ricordarlo anche per un  fatto  di  memoria storica: che il primo
  governo del Polo che aveva ben  altri  numeri  e che al di là del
  proporzionale, onorevole Cintola,  era  legittimato  dal fatto di
  essersi presentato la coalizione  su  un  unico  programma, su un
  unico progetto giustificato dal bipolarismo nazionale e come tale
  riconosciuto, peraltro,  anche  dalla  opposizione,  noi  abbiamo
  assistito  per  mesi,  mesi  e  mesi  a  sofferte  analisi  sulle
  responsabilità del Presidente della Regione  che  aveva subito il
  torto di essere stato assolto in  un vecchio procedimento penale.
  Abbiamo  poi dovuto riprendere la seconda  puntata  da  parte  di
  questa  opposizione relativa alle parentele  di  un  fattore  del
  suddetto  Presidente  della  Regione, abbiamo poi dovuto chiudere
  questo tipo di quadro con tutto ciò che certa stampa ha costruito
  nei  confronti  di  una  utilizzazione riservata di fondi e erano
  riservati  e restano da parte del Presidente Drago che è unico di
  tutta   la   sfilza  di  presidenti  della  Regione  credo  dalla
  fondazione   dell'autonomia   ad   oggi  è  stato  inquisito  per
  l'utilizzazione  di  fondi riservati in maniera come dire, quanto
  meno curiosa.
       Allora  il  quadro è questo, noi  chiediamo  al  Governo  di
  prendere atto di un fatto, che se non  riesce  non  come ha detto
  l'onorevole  Speziale  attraverso  un tentativo  di  dialogo  con
  l'opposizione che non c'è stato perchè non soltanto bisogna dire,
  per amore di verità, che non c'è stato  tentativo di dialogo, non
  soltanto vi siete chiusi nello  stesso medesimo atteggiamento che
  ,  sbagliando  noi,  sbagliando anche  voi,  hanno  portato  alla
  conclusione dei vecchi uffici di presidenza ma avete anche questa
  presunzione di voler mostrare i  muscoli  quando  dovreste quelle
  parti della maggioranza, consapevoli che  non  avete  passato  da
  dividere  con  alcune  sacche che  egemonizzano  questo  Governo,
  prendere atto invece della evoluzione che  può  avere  il  quadro
  politico regionale unendo su alcune cose  importanti  da  fare  e
  dividendoci subito dopo in nome della politica.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  io  mi   rendo  conto  che  il
  dibattito si sta sovraccaricando di significato politico rispetto
  alla  vicenda  che  ha  riguardato  la  elezione  del  Presidente
  Nicolosi  a  Presidente  della sesta Commissione e dell'onorevole
  Scalia.....appartiene  alle  forze  del centro-destra e mi sembra
  legittimo  che  venga  votato. L'operazione che ha creato qualche
  perplessità è l'operazione dell'onorevole Nicolosi...
       Tuttavia, però, io colgo l'occasione per fare un rilievo che
  trascende  la  vicenda Nicolosi perchè il  fatto  che  in  questo
  Parlamento  ci  siano   parlamentari   che  siano  disposti,  per
  ambizioni  personali,   legittime,  perchè  feriti  dall'orgoglio
  personale, per qualsiasi ragione,  io  non mi sento assolutamente
  mai di sindacare, di dare un  giudizio  sul  mio collega.  Io non
  sono tra quelli che vengono  qui  a pronunciare giudizi di natura
  etica  o di natura morale,  sul  comportamento  di  ogni  singolo
  collega parlamentare, di  cui  personalmente continuo a mantenere
  stima personale.
       Tuttavia però la vicenda  impone una maggiore riflessione di
  fondo. Io penso che tutto  questo  avviene perchè è stata violata
  una regola fondamentale in  questo  parlamento, e questa regola -
  onorevole Granata, ha ragione lei  -  è  stata  violata  dal Polo
  all'atto dell'insediamento, quando  il  Polo  stabilì che bisogna
  andare ad un governo delle istituzioni sulla base di un principio
  di maggioranza: chi vince vince tutto; chi perde perde tutto.
       Questo va rimarginato.  La ferita inferta in quell'occasione
  va rimarginata. L'occasione questa sera può essere utile se tutti
  assieme pensiamo che bisogna  costruire  un  discorso che è fatto
  innanzi tutto di dialogo,  attorno  al governo delle istituzioni.
  Io lo dicevo nel corso del mio intervento in seconda commissione,
  ai colleghi del Polo, quando abbiamo chiesto il rinvio, e che pur
  sapendo  bene  che ciascuno  di  noi  nell'ambito  delle  propria
  coalizione soffre di alcune  contraddizioni che sono legate anche
  a logiche spartitorie, tuttavia  però  se  davvero  dentro questo
  parlamento ci sono delle forze politiche che sono intenzionate ad
  alzare il profilo del confronto  nel parlamento, non si fa con le
  imboscate.
       L'imboscata inasprisce la  qualità  del confronto; non aiuta
  il processo di dialogo e  di confronto. Il metodo usato non aiuta
  quindi la possibilità che  nel  parlamento  si ridetermini quella
  condizione che possa rimarginare  la  ferita che il parlamento ha
  subito, e tuttavia, secondo me,  la mia parte politica - io penso
  anche il Governo, e penso  anche  la  coalizione  che  in  questo
  momento sostiene il Governo -  alla  luce  anche  del fatto che è
  stata  rafforzata  da  alcuni  risultati  indubbi,  ivi  compresa
  l'approvazione della legge voto  di  questa  mattina  alla  quale
  hanno concorso gran parte del parlamento - deve porsi il problema
  che la gestione del  governo  unitario  delle  istituzioni,  deve
  prescindere da logiche di imboscamento.
       Rispondere  con   l'imboscamento   a  una  domanda  politica
  legittima da parte del Polo, che è quella del dialogo del Governo
  delle istituzioni, io penso che non sia il metodo più corretto.
       Noi siamo disposti ad  aprire  questo  confronto, lo avevamo
  annunciato, e siamo disposti  ad  aprire  questo confronto con il
  dialogo con il Polo,  relativo  al  governo delle istituzioni. Ci
  adopereremo  perchè  questo   confronto  si  apra  innanzi  tutto
  all'interno delle forze di  coalizione  che sostengono il governo
  Capodicasa, perchè ci sia  uno  scatto di orgoglio nel parlamento
  regionale.
       Anch'io  sono  stanco,   come   gran   parte   di   colleghi
  parlamentari che sono stati  eletti  qui,  dentro  un  titolo  di
  rappresentanza politica, anch'io sono  stanco  del fatto che ogni
  volta  però  alla fine  c'è  uno  scadimento  della  qualità  del
  confronto, e molte volte  annunciamo principi e poi invece questi
  principi vengono violati da  scadimenti  e  da comportamenti e da
  scadimenti permanenti.
       Pertanto, onorevoli  colleghi,  noi  prossimamente avremo la
  legge finanziaria; un passaggio  difficile, subito dopo avremo il
  bilancio, dopo il bilancio  avendo ridato in gran parte serenità,
  perchè  dobbiamo  rispondere  alla  Sicilia,  nel  frattempo  noi
  lavoreremo perchè si apra  questa  politica  di  confronto  e  di
  dialogo.
       Ci viene rimproverato -  secondo  me anche giustamente - che
  noi siamo stati in parte  sordi alla possibilità di aprire questo
  confronto. Posso accettare  parzialmente  questa critica, anzi se
  la critica è motivata,  scevra  da strumentalismi politici, io la
  critica l'accetto pienamente. Però  alla  critica si risponde con
  il comportamento. Noi nei  prossimi  giorni  abbiamo  chiesto  il
  rinvio delle commissioni, dobbiamo  parlare  con il Polo. Avevamo
  già    annunciato,     onorevole    Provenzano,    che    avremmo
  tranquillamente,  per esempio, pensato  di  dare  e  di  eleggere
  l'onorevole  Provenzano per la  bontà  del  lavoro  svolto,  come
  Presidente della commissione istituzionale,  va  da  se che avere
  inferto una ferita, avere inasprito  il  clima  non  favorirà  la
  possibilità che un  lavoro  pur  positivo  svolto  dall'onorevole
  Provenzano,  possa essere portato a  compimento  se  non  c'è  il
  dialogo, se non c'è il confronto, se non si apre il confronto, se
  si   ritiene   che    la    politica    dell'imboscamento,    del
  traccheggiamento  sia  l'unico   strumento,   noi   riteniamo   e
  lavoreremo  perché   questo dialogo si  apra.  Siamo  cioè  e  ci
  scriviamo  a quella parte che  ritiene  che  il  confronto  e  il
  Governo  delle  istituzioni  va   fatto   sulla  base  di  questo
  confronto.
       Noi   lavoreremo   per   questo,  lavoreremo  perché  questo
  confronto e  questo  dialogo ci sia, ci auguriamo che da parte di
  altri non si utilizzi questo soltanto per fare un attacco che fra
  l'altro  mi  sembra  propagandistico  e  debole nei confronti del
  Governo Capodicasa.
       I fatti parlano da soli, il Governo Capodicasa ha incamerato
  dei risultati, dei successi, lo scioglimento degli enti economici
  regionali,  la  legge  voto  ,  sono  stati  compiuti  durante la
  gestione del Governo Capodicasa attraverso un confronto d'Aula al
  quale hanno partecipato positivamente grandi parti di settore del
  Parlamento  regionale  attraverso  il  rapporto dialettico che ha
  esaltato la funzione del Parlamento.
       Il  fatto che stamattina, concludo Presidente, abbiamo avuto
  approvata  una  legge  voto  con  la  stragrande  maggioranza dei
  parlamentari,  questo  ha  dato prestigio e forza a quella legge,
  permette  di  dare  autorevolezza  al confronto tra il Parlamento
  regionale  e il Parlamento nazionale. Stamattina non ho detto che
  quella è  una vittoria del Governo Capodicasa, ho detto che è una
  vittoria del Parlamento regionale, un'altra vittoria noi possiamo
  segnare, se  si  apre  questo  confronto e questo dialogo, se c'è
  questa  disponibilità  noi  lavoreremo  per questo, per aprire un
  confronto  e  un  dialogo  per  evitare  che le imboscate possano
  essere premiate.

     PELLEGRINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PELLEGRINO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  io
  intervengo per dare un contributo perché è una giornata positiva,
  bella   dell'istituzione   autonomista,   dell'autonomia,   venga
  trasformata  in  una  occasione  per azzerare quello che di buono
  avevamo costruito.
       Oggi   anche   il   Presidente   dell'Assemblea  ha  sentito
  giustamente di intervenire per esprimere il suo consenso e il suo
  plauso alle cose che questo Parlamento aveva fatto.
       Quello  che  stiamo  discutendo  questa  sera, in parte è la
  negazione di quello che l'Assemblea ha prodotto in questi giorni,
  in parte  innesta un confronto che per la verità in modo diverso,
  tre  giorni  fa  io  dissi  da  questo  stesso  posto  che  c'era
  l'esigenza di capire se da parte nostra c'era la disponibilità ad
  un  richiamo .....della politica, che cosa significava in Sicilia
  il patto  per la Sicilia sul quale discuteva l'onorevole Lo Porto
  e lo disse non in condizioni di emergenza, lo disse quando ancora
  il   problema   non   si   poneva,  e  disse  anche  in  risposta
  all'onorevole   Speziale,   che   lui  una  volta  eccessivamente
  ottimista,  una  volta  eccessivamente pessimista che in fondo la
  maggioranza non stava così bene come lui pensava o affermava, che
  la maggioranza aveva problemi.
       In politica prendere atto dei problemi non significa fare un
  lavoro negativo, significa prendere atto che i problemi ci sono e
  bisogna vedere come risolverli.
       Io  devo  dirvi  che  questo Governo, alcune questioni le ha
  portate  avanti  e  dobbiamo  prendere atto che abbiamo chiuso la
  vicenda  sulla  legge voto, Presidente della Commissione Statuto,
  abbiamo  chiuso  la  vicenda  della legge proposta dall'onorevole
  Piro per  il  mutuo,  perché  a  prescindere  da  quel  lavoro di
  corridoio  fatto  non  sulla  politica  ma sulle imboscate, sulle
  quali non  si  costruisce  niente  a  turno  si  vince e si perde
  sempre.

               PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO.

     PELLEGRINO. ...corridoio  fatto  non  sulla  politica ma sulle
  imboscate  sulle  quali non si costruisce niente; a turno vince e
  perde sempre chi produce questo modo di procedere.
       Era prevalsa l'esigenza  che  questa  Assemblea mandasse dei
  segnali positivi e queste cose  sono  state  fatte.  Non  ci sono
  stati irrigidimenti della maggioranza; non  ci sono stati e non è
  stata consumata arroganza, non da parte di chi vi parla.
       Questa sera sono avvenuti due  fatti  sui quali qualche cosa
  va detta. Si può sbagliare nella vita quando uno fa una scelta ed
  io, per esempio, avendo scelto Rinnovamento Italiano, molte volte
  mi sono posto il problema di aver fatto bene o male, ma quando ci
  si imbarca si ha l'obbligo morale di continuare a navigare fino a
  quando la barca c'è; mandarla  alla  deriva  quando ancora questo
  non è avvenuto non mi pare sia una cosa graziosa.
       I fatti che questa sera  si  sono verificati hanno innestato
  un meccanismo in cui con una fava si prendono due piccioni: la VI
  e la VII Commissione di fatto  sono un modello che non può essere
  apprezzato. Non voglio dire altre  cose.  E'  l'opposto di quella
  politica a cui avevamo contribuito a costruire. se uno è convinto
  che l'U.D.R. affonda ha certamente  il  diritto  di  pensarla  in
  questo modo, ma se uno ha  una  sua storia ha l'obbligo morale di
  essere coerente con le scelte che fa.
       Sono fortemente preoccupato,  onorevole Nicolosi, ne avevamo
  parlato stamattina, dal fatto che  quando  ci  si lascia prendere
  dalla  confusione si continua a  sbagliare  e,  secondo  me,  lei
  questa sera ha fatto un errore dal punto di vista politico per il
  ruolo che in questa Assemblea  ha  svolto.  Andiamo  ai problemi.
  Prendo atto ancora questa sera  che  questa maggioranza non è poi
  così  forte  come  ogni  tanto   si   è  affermato,  è  piena  di
  contraddizioni, però la rotta che  ha  tracciato qui dentro è una
  rotta, secondo me, positiva. A  mio avviso, bisogna continuarla e
  prima che il Presidente mi richiami mi avvio alla conclusione.
       L'onorevole Speziale questa sera ha  fatto  uno  slalom ed è
  arrivato al Governo delle istituzioni. E' una cosa possibile, che
  probabilmente l'onorevole Lo Porto chiama "patto per la Sicilia";
  è  una  cosa  più  graziosa,   ma  alla  fine  il  Governo  delle
  istituzioni è una delle proposte sulle quali si può lavorare e il
  confronto può essere aperto, però all'onorevole Forgione una cosa
  stasera  bisogna  dirla:  lei   è   una   persona   graziosa   ed
  intelligente, brava, però qualche volta esagera: quando parla del
  Governo delle "larghe intese", che  non  mi  affascina  molto; ma
  ogni qualvolta si verifica la  convergenza  su  questioni che non
  riguardano gli schieramenti e non  riguardano  i massimi dogmi di
  chi ha le verità assolute,  ma  riguardano la ricerca di risposte
  rispetto a problemi che il Paese  ha e, per esempio, la legge che
  abbiamo approvato oggi era una di queste emergenze, una di queste
  esigenze alla quale bisognava dare una risposta positiva, non c'è
  una situazione così confusa come lei dice; c'è un modo di essere.
  E' diverso il nostro dal suo. Il suo non produce momenti positivi
  per dare risposte positive alla  nostra  società  che è in grande
  difficoltà. Il modello che noi  proponiamo  di un confronto serio
  attraverso la politica per  dare risposte positive alle emergenze
  penso sia un metodo che non  va  così condannato come qui è stato
  fatto all'onorevole Forgione.

     PRESIDENTE. Onorevole Pellegrino...

     PELLEGRINO. Ho finito,  Signor  Presidente. Onorevole Granata,
  non accettare le scelte politiche che  ognuno di noi ha fatto non
  significa non dare atto degli  sforzi  reali  e  concreti  che si
  fanno per alzare il livello  di  questa  Assemblea. Allora, se il
  taglio è questo, mentre cerchiamo di dare risposte positive senza
  lasciarci prendere dai fatti di  questa  sera  che  non producono
  politica,  producono momenti  emozionali  che  durano  e  muoiono
  nell'arco di pochissimo tempo.
       Mentre cerchiamo di dare  risposte  positive di problemi che
  stiamo ad affrontare misuriamoci su  una possibile soluzione e ve
  lo dico avendo presente che  noi siamo un gruppo parlamentare che
  non merita gli apprezzamenti che  sono  stati  fatti questa sera.
  L'attentato  non  l'ha  fatto  l'onorevole  Scalici;  l'onorevole
  Scalici  ha subìto, eventualmente, il  rispetto  che  ha  per  le
  istituzioni, perché  aveva iniziato  una  votazione e la mantenne
  aperta senza ritirarla, ma non ha  fatto  altre  cose. Le cose le
  hanno fatto gli altri che io rispetto e che considero sbagliate.
       Per  concludere  oggi vorrei  dire  una  cosa  all'onorevole
  Speziale.  I  gruppi come il mio  meritano  un  po'  di  maggiore
  rispetto perché hanno problemi  di  amalgamarsi,  di  capirsi  ed
  anche di migliorare nel modo  di ragionare attorno alle questioni
  di  cui  noi  ci  stiamo occupando.  Però  quando  si  arriva  ad
  affermare  il  proprio dissenso rispetto  a  una  riforma  che  è
  legittima, a parte l'onorevole Scalici, e poi in questa Assemblea
  si vota la legge, quello ti  dice  che  questo  partito nella sua
  rappresentanza  fatta  da  quattro  parlamentari,  dentro  questa
  istituzione intende dare un contributo  serio  e  si  comporta da
  partito serio.

     TRICOLI. Chiedo di parlare  ai sensi dell'articolo 83, secondo
  comma.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  io credo che
  in questo dibattito sia inutile infierire su un Governo che oggi,
  sia   fisicamente   ma   soprattutto   politicamente,   è   tutto
  rappresentato in quest'Aula.  Purtroppo  questo scollamento della
  maggioranza e del governo  determina una riflessione della classe
  politica  siciliana  che tutti  noi  rappresentiamo  perché  sono
  perfettamente  consapevole  che  un   naufragare   di  questa  di
  maggioranza e di questo governo in  questo modo, con questi tempi
  e  soprattutto  in  un  periodo   così  delicato  come  è  quello
  dell'esercizio  provvisorio  in   cui   siamo,   può  determinare
  nell'immaginario   collettivo,    nella    cittadinanza,    nella
  popolazione  siciliana,  la   convinzione   che  l'intera  classe
  dirigente sia inadeguata a  rappresentare le istituzioni e quindi
  di avere una sua legittimazione politica.
       Allora,  ecco  spirito  costruttivo,  riprendendo  anche  il
  discorso del Presidente La  Grua  e  dell'onorevole  Granata, che
  credo  opportuno  più  che  infierire  sulla  maggioranza  e  sul
  governo, più che replicare a quelle  che sono state obiezioni per
  la  verità  piuttosto  inconsistenti  di  alcuni  parlamentari  o
  eventualmente, in subordine, le  repliche  che  sono  state  date
  piuttosto ampie e molto puntuali,  credo  che  sia  opportuno  in
  questo momento dire quali possono  essere le soluzioni per uscire
  dall'impasse.
       Signor Presidente della Regione,  questo  governo ancora non
  ha depositato in Assemblea  la  finanziaria, l'ha depositata ora.
  Ha appena depositato in Assemblea la finanziaria, una finanziaria
  che ancora non abbiamo visto, che vedremo in questi giorni ma che
  evidentemente comporta un'ampia  riflessione  del parlamento alla
  quale   poi   deve    seguire    l'approvazione   del   bilancio,
  un'approvazione di bilancio che naturalmente sarà anch'essa lunga
  e complessa perché l'indebitamente a 2.330 miliardi che il nostro
  governo aveva fissato è  stato definito dall'assessore Piro anche
  eccessivo  ed  in  commissione   Bilancio   ha   detto   che   un
  indebitamente  così  comprensibile si  può  attestare  sui  1.500
  miliardi, quindi, un recupero di circa 800 miliardi che alla luce
  di  quello  che vedo nel  bilancio  non  mi  pare  oggettivamente
  possibile o, comunque, impossibile  sotto un profilo strettamente
  politico.
       Allora,  delle  due  l'una.   Se  questa  maggioranza  vuole
  veramente  andare immediatamente ad  una  riflessione  più  ampia
  rinunci alla legge finanziaria  e  si  vada  immediatamente  alla
  legge di bilancio. Personalmente  ho  presentato  un  disegno  di
  legge che riproporrò poi come emendamento a questa finanziaria in
  cui chiedo la soppressione di circa una cinquantina tra comitati,
  collegi ed altre cose.  E' chiaro un emendamento di questo genere
  comporterebbe  una riflessione  piuttosto  lunga,  un  dibattito,
  un'analisi approfondita delle  commissioni  di  merito.  E stiamo
  parlando di un emendamento.  Mi  chiedo allora come possa pensare
  questo  Governo o questa  maggioranza  in  queste  condizioni  di
  portare   avanti  questa   legge   finanziaria.   Al   Presidente
  dell'Assemblea,  che  è il  custode,  dello  Statuto,  ricordo  e
  desidero precisare, sottolineare che al  30 aprile noi non avremo
  la possibilità oggettivamente di  andare  ad  approvare  la legge
  finanziaria e il bilancio.  E  allora  io credo che l'inversione,
  l'immediata convocazione di  una  Conferenza  dei  Presidenti dei
  gruppi parlamentari e l'inversione, anche atteso che - non vorrei
  sbagliare, perchè la legge finanziaria  non  l'ho  guardata - non
  esiste un limite all'indebitamento in questa legge e quindi non è
  necessariamente propedeutico la  legge  finanziaria alla legge di
  bilancio, ritengo assolutamente opportuno ......

     PIRO,       assessore   per   l   bilancio   e   le   finanze.
  L'indebitamento non si  mette a testa: prima si fa la finanziaria
  e poi si mette l'indebitamento. Si ricordi cosa è successo l'anno
  scorso  mettendo  l'indebitamento  a  testa  per  fare  un  mutuo
  surrettizio  Si ricordi cosa abbiamo dovuto fare dopo

     TRICOLI. Appunto. Io le  ricordo, onorevole Piro, lei ha detto
  le cose come stanno,  ma  c'è un piccolo particolare: che abbiamo
  liberalizzato a fine marzo,  ad  aprile direi, circa 500 miliardi
  di riserve che il sottoscritto aveva messo - ci ricordiamo come -
  e questi 500 miliardi, siccome capivo che in un modo o nell'altro
  sarebbero   finiti   e    noi   ce   li   avremmo   rimessi,   ho
  provvidenzialmente messo una norma  con  la  quale  dicevo che si
  poteva  ulteriormente  aumentare  il  limite  dell'indebitamento.
  Perchè  oggi ci troveremmo  in  una situazione in cui, dopo avere
  liberalizzato 500 miliardi, avere rimesso in circolo 500 miliardi
  che avevamo invece trattenuto  per  le  riserve  a  favore  dello
  Stato, ci siamo ritrovati  a mettere 500 miliardi nei capitolo di
  X, di y e di  z.  Allora,  signor  Presidente,  se questo Governo
  ritiene di avere i  numero  per fare una legge finanziaria, bene,
  si accomodi. ma attenzione,  perchè  io  sono  sicuro  che questa
  legge finanziaria non potrà  vedere  la  luce  nel  modo  in  cui
  ritiene il Governo che possa  vedere la luce. Io credo che ci sia
  una grave situazione  nell'ambito  della  quale  il  Governo deve
  attentamente riflettere  sull'opportunità di presentare una legge
  finanziaria.   Dopodichè,  per   quanto   mi   riguarda,  non  ho
  responsabilità di Governo e quindi non ho io la responsabilità di
  condurre  in  porto questa  nave,  ma  siamo  sicuri  che  questa
  maggioranza,   così  come   non   ha   tenuto   sulla   questione
  istituzionale - e questa non è la prima, ricordo quella derivante
  dalla determinazione del  questore  in  quest'Aula - ecco, poichè
  questa non è la prima è  già  la seconda, sono sicuro che ciò che
  succederà in sede di  finanziaria sarà un macello che determinerà
  una grave crisi politica e istituzionale in Sicilia.

     ADRAGNA.  Chiedo di  parlare  sull'articolo  83,  comma 2, del
  Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ADRAGNA. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, che giornata,
  oggi  Una giornata che si  preannunciava  già  di fatto - c'è chi
  l'ha definita storica  - sicuramente una giornata importante. Era
  come una partita che  si giocava e che giocava tutta l'Assemblea,
  che  giocava  il   Parlamento   siciliano.   Giocava   contro   i
  commenti che si facevano, con i luoghi comuni sulla politica, era
  una partita giocata  contro  i commenti sui politici, soprattutto
  sui politici deputati siciliani. Giocata anche contro le giornate
  contate dai quotidiani sulle  cose  promesse  e  non  fatte.  Una
  partita  giocata contro  tutte  le  analisi  che  della  politica
  venivano fatte e  soprattutto  in termini di azzeramento rispetto
  alla modernizzazione che  veniva  preannunciata  e  mai  arrivava
  perché passava da quest'Aula.
       Dopo di che, abbiamo  sentito  le  parole del relatore della
  Commissione per la Riforma  dello  Statuto,  che,  a  sua  volta,
  ringraziava  l'Assemblea  i   cui   deputati,   a   loro   volta,
  ringraziavano  il  Presidente   della   Commissione,  ed  era  un
  felicitarci  tutti  quanti,   perché   quella  partita  l'avevamo
  vinta.
       La consapevolezza, certo,  i  molti,  onorevole  Martino,  i
  moltissimi. Per la verità c'era  un  convincimento in più, ed era
  evidente,  si  toccava  con mano,  che  era  una  partita  di  un
  campionato, e che avrebbe potuto significare poco, pochissimo - e
  l'ha  sottolineato il  Presidente  della  Commissione,  onorevole
  Provenzano - se alla fine non si traduceva in quelle che erano le
  premesse che questa legge-voto diceva di volere esprimere.
       E io non mi sento  di  svilire  il  significato  che  questa
  giornata ha realizzato per  l'Assemblea,  per la partita giocata,
  su un altro avvenimento, su  un  altro  accadimento  che  in  una
  situazione in cui si é -  come dire - interrotto un equilibrio di
  rapporti fra maggioranza  ed opposizione nell'elaborazione di una
  parte  di  quel  quadro   istituzionale   che  alla  fine  doveva
  determinare la percorribilità di  un  metodo politico che già era
  stato annunciato all'interno di quest'Aula.
       Ed era un metodo politico  che  veniva  fuori  da un dialogo
  abbastanza forte che su  tutte le iniziative parlamentari avevano
  determinato la vittoria di  un  modo  diverso  di interpretare la
  politica stessa.
       Si dialogava, si parlava,  ed i risultati venivano fuori, ed
  erano quei risultati che  in  quell'intesa,  in  quell'accordo di
  maggioranza, aveva verificato  la  possibilità  di determinare le
  occasioni per cui la  pratica  annunciata  diventava non più solo
  teoria di annunciamento, ma anche -  e non solo slogan - ma anche
  accadimento, reale, fatto.
       Beh, vedete, se questo metodo - a mio avviso - al di l à del
  fatto in questione che oggi si é Determinato, io vorrei ricordare
  un episodio a questa  Assemblea;  ma non per stigmatizzare quello
  che  é   avvenuto, quanto  perché  -  alle  volte  -  determinate
  situazioni restano per segnare le differenze.
       E ricordo un episodio;  eravamo  in  quinta  Commissione,  e
  dovevamo  eleggere  il  nuovo   presidente.  Ogni  volta  che  ci
  riunivamo in quella commissione,  la  maggioranza, per le assenze
  che venivano determinate  dalla  composizione  della maggioranza,
  veniva meno, non c'era mai.
       Noi potevamo eleggere, onorevole  Cimino, se lei si ricorda,
  potevamo  eleggere  un  altro  presidente.  Noi  in  quella  sede
  potevamo scegliere anche un  altro nominativo. Noi in quella sede
  non ci siamo comportati  così;  personalmente,  lei si ricorderà,
  non mi sono presentato in  commissione,  per  dar  modo  alla sua
  maggioranza di eleggere il suo presidente.
       E  tutto questo perché  riteniamo  che  i  percorsi  debbano
  essere netti. E i  percorsi,  quando sono netti, continuano sulla
  scorta del metodo che abbiamo annunciato  e  che - a mio avviso -
  devono continuare ad esistere.
       Questo raccordo forte fra  le  cose  da  fare importanti, in
  Sicilia,  e  le determinazioni  che  dovremo  assumere  in  quest
  Parlamento,  devono  ridare   l'opportunità   alla   politica  di
  acquisire credibilità della  gente  nei confronti della politica.
  Perché é la credibilità che  oggi  é  in  ballo, e la credibilità
  che crea problemi a questa  classe  politica,  contro  - dicevo -
  qualunque aspetto declaratorio,  giornalistico  od  altro, che ci
  mettono alla berlina.
       Allora, mi  avvio  alle conclusioni, noi abbiamo appena, con
  la Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, definito e
  determinato un calendario,  con  cui  noi  andremo  a chiudere la
  sessione, così come  abbiamo detto, e ad aprirne un'altra: quella
  del bilancio  che si preannuncia sicuramente difficile.  E quando
  diciamo che definito questo tipo di percorso bisognerà verificare
  se il metodo  che  ci  ha  portato  a questi risultati ancora una
  volta potrà essere  comprensivo  di un atto di coraggio, io credo
  che tutto  questo  dovrà derivare semplicemente dalla mancanza di
  atteggiamenti che  oggi  hanno  caratterizzato  la  seconda parte
  della  partita.
       E' assolutamente  importante  recuperare tutto questo, se lo
  recupereremo allora diventerà  tutto  più facile. Io me lo auguro
  seriamente.

     CROCE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, io intervengo
  brevemente   su   un   argomento   che,  francamente,  non  è  da
  sottovalutare,  quello  che è successo e quello che rappresenterà
  sicuramente nei giorni a venire.
       Vede,  Presidente  Capodicasa,  secondo me lei non ha più un
  Governo, non ce  l'ha  qui  in  Aula,  ha  soltanto  la  presenza
  dell'onorevole Piro, non  c'è  il Governo ma non c'è nel Paese il
  suo Governo, non  ha  maggioranza  nel Paese. Ecco la riflessione
  che lei questa  sera  deve  fare,  ed è una riflessione che avevo
  annunciato in alcune  dichiarazioni  fatte  nel momento in cui si
  affrontavano problemi  di  una  certa  delicatezza,  di una certa
  importanza.
       Non  si   tratta  di  una  "vicenda  Nicolosi",  l'onorevole
  Nicolosi questa sera ha consegnato all'Aula un messaggio politico
  forte, intenso, pieno di significati, e quindi la sua autonomia e
  la  sua  libertà  rispetto  a  un  momento  politico  che  non  è
  condivisibile e non è condivisibile perché largamente lontano dai
  problemi della gente,  che  non  ha  affrontato  e  non  affronta
  seriamente i problemi  e  non certamente come ha voluto sostenere
  l'onorevole Mele nel  momento in cui ha dato a questo Governo una
  patente di non so che cosa.
       L'onorevole Mele questa sera ha parlato del disegno di legge
  sulle  dismissioni,  iniziato  dal  precedente  Governo  con fase
  alterne,  debbo dire, di tutta la vicenda ma comunque concluso, e
  che il Parlamento ha voluto concludere quel disegno di legge.
       Questo  Parlamento ha affrontato il disegno di legge che poi
  diventa  legge  quattro  e  credo  che l'onorevole Piro, oltre ad
  averlo  dato in quella occasione, ha capito fortemente che questo
  Governo non può andare avanti se non è sostenuto dalla minoranza,
  e lo abbiamo approvato noi.
       Abbiamo  approvato  un  disegno  di  legge  che è quello del
  ricorso  al  mercato  finanziario,  onorevole Piro, e mi pare che
  dall'altro  giorno  proprio sul "Sole 24 Ore" c'è qualcosa che dà
  ragione  alla  nostra  impostazione politica rispetto alla sua. E
  quindi,  io  credo,  che  bisogna  stare  attenti  ma  lo abbiamo
  approvato con il voto nostro, di Forza Italia, che ha voluto dare
  un  segnale forte, un segnale per modificare l'attuale assetto di
  questo Governo che non è in grado di governare e di rappresentare
  le esigenze vere della gente.
       Abbiamo oggi  esitato  un disegno di legge importantissimo e
  lo  diceva   lo   stesso   Presidente   della   Regione  dando  e
  testimoniando l'impegno del Presidente della Commissione Statuto,
  onorevole  Provenzano,  di  Forza  Italia,  che  ha  inserito  un
  elemento e quindi  un  processo  riformatore  intenso e forte per
  arrivare oggi alla  conclusione  di  un voto dove 59 parlamentari
  hanno votato un  testo  che  significa  un  passo  avanti.  Non è
  certamente quello che  noi avevamo auspicato ma è un passo avanti
  rispetto ad una  ipotesi  di  governo stabile e ad una nuova fase
  politica, ad una  nuova  fase  di  governo  che  si vuole dare ai
  siciliani.
       Voi, dopo  tre  mesi  di  governo  avete consegnato soltanto
  disordine  e  confusione  perchè  all'interno  di  questa  vostra
  maggioranza si annidano forze che  occupano soltanto potere e che
  sono disposte a passare da una parte all'altra e, come dire, sono
  uomini pronti a tutte le stagioni.
       E facciamo  riferimento espresso a persone che sono pronte a
  fasi politiche  alterne  e  quindi  pronte  a  tutte  le stagioni
  politiche.
       L'onorevole Cuffaro, l'onorevole Castiglione, l'onorevole Lo
  Giudice,  sono personaggi che hanno rappresentato e rappresentano
  la  politica  non  certamente  in  maniera  adeguata  rispetto ai
  problemi e, quindi, non in sintonia con il governo che lei voleva
  dare a questa Sicilia.
       Lei non ha più un governo, lei non ha più una maggioranza, e
  quindi ecco la riflessione qual'è.
       Caro  onorevole  Speziale,  quando  lei  parla  e  parla  di
  confronto,  il  confronto l'abbiamo avviato noi qui dentro quando
  abbiamo etto  che  per  governare  la Sicilia c'era bisogno di un
  governo diverso, c'era bisogno di arrivare alle larghe intese per
  recuperare, per  cercare  di  dare  stabilità al governo e quindi
  stabilità alle istituzioni.
       Questo  non  l'avete  voluto.  Ora, l'ho detto all'onorevole
  Capodicasa, al  Presidente,  cadrete  sotto i colpi di chi vi sta
  vicino, perchè chi vi sta vicino in questo momento sta tramando e
  sicuramente ci  saranno  le  imboscate  e  non siamo noi a fare i
  colpi di mano o le imboscate. Noi vogliamo il bene della Sicilia,
  caro onorevole Presidente.
       E   quando   tutte  le  volte  abbiamo  accennato  a  questa
  possibilità di metterci insieme per un processo riformatore e per
  dare alla Sicilia un governo che governa, lo abbiamo detto perchè
  siamo portatori  di  idee,  di  programmi e di proposte politiche
  avanzate e moderne.
       Questo è il nostro pensiero.
       Caro  onorevole  Speziale,  lei la deve finire di ricattare,
  noi  non  abbiamo bisogno di poltrone, l'onorevole Provenzano non
  ha   bisogno  della  poltrona  di  Presidente  della  Commissione
  Statuto, l'onorevole  Provenzano  è una persona seria e non si fa
  trascinare lungo  il  percorso che lei sta cercando di trascinare
  questo Parlamento.
       Quindi,  onorevole Speziale, stia calmo e stia sereno, avvii
  il confronto  sui  problemi  e  vedrà  che  troverà  sempre Forza
  Italia, e troverà anche la mia personale disponibilità.
       Quindi  caro  onorevole Presidente, io questa sera la invito
  veramente a  fare un esame di coscienza rispetto al dato politico
  che  questa  sera è stato consegnato non dall'onorevole Nicolosi,
  ma da  quello  che  è  successo e da quello che succederà domani,
  mercoledì o giovedì quando si riuniranno le altre Commissioni.
       Quindi la  prego se vuole veramente intestarsi un momento di
  politica alta,  faccia  un passo avanti e metta fuori il disegno,
  alcuni suoi  amici  che  in questo momento lo hanno accerchiato e
  non lo fanno respirare.

     PRESIDENTE.  Io volevo ricordare però che l'articolo 83, comma
  II, riguarda  la  possibilità  del Parlamento ad avere mezz'ora a
  disposizione per  i  deputati  su materia che non sono all'ordine
  del giorno.
       E  da  più  di  un'ora,  abbiamo superato abbondantemente la
  mezz'ora prevista dal Regolamento.

     DI MARTINO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Onorevole Presidente, in politica non si addice
  il  linguaggio degli amanti traditi, perchè l'attuale maggioranza
  si regge  con  una  parte  di  parlamentari  che  ieri  erano con
  un'altra maggioranza.
       Poi voglio dire che se in politica ci fosse il copyright o i
  diritti d'autore  noi  avremmo intentato una causa agli amici del
  Polo con  la  certezza di risultare vincenti, perchè da quando ci
  siamo   accorti,  dopo  l'elezione  del  16  giugno  1996,  della
  inconsistenza   del   Polo   e   dell'inconsistenza   di   quella
  maggioranza abbiamo posto un problema  serio  per  la Sicilia che
  era quello delle larghe intese.
       Siamo stati  derisi, non siamo stati presi in considerazione
  ma noi siamo andati avanti su quella linea. Poi è stato posto dai
  socialisti democratici  italiani  il  problema  del  patto per la
  Sicilia col Governo  Drago,  perchè  con  quel  Governo  ci siamo
  accorti ancora di  più  che  la  Sicilia  andava  a  sprofondare,
  proprio lì  l'inconsistenza,  la  mancanza  di  cultura politica,
  l'incapacità di Governo era evidente.
       Ebbene, non abbiamo  avuto  nemmeno ascolto sul patto per la
  Sicilia. Si è  formato  il  Governo di centro destra e voi sapete
  come è  caduto  Provenzano,  perchè  ormai  questi improvvisatori
  della politica ritengono  che  i  partiti, per esempio come Forza
  Italia, siano proprietà privata.
       Berlusconi  proprietario  a  livello  nazionale  comanda  da
  Arcore, Forza Italia  i  suoi  instintori  come  si  chiamano  in
  diritto commerciale,  cioè una specie di procuratori, convinti di
  avere proprietà dei parlamentari di questo partito in Sicilia.
       E  quindi   sconfitto  alle  elezioni  comunali  di  Palermo
  dichiara  forfait  perchè  doveva  punire  una  parte  della  sua
  maggioranza, così cade  il  Governo  Provenzano  e viene fuori il
  Governo che aveva, secondo Drago, la benedizione di Padre Pio.
       Siccome i  santi  non  si  occupano  di  politica,  presumo,
  evidentemente nonostante  l'invocazione di Padre Pio quel Governo
  ha fatto acqua da tutte le parti.
       E  siamo  arrivati  al  nuovo  Governo  di  centro  sinistra
  presieduto da Capodicasa; ebbene io sono certo signor Presidente,
  onorevoli colleghi che Capodicasa non farà certamente rimpiangere
  i precedenti governi Provenzano e Drago.

    Intervento(?) . Atto di fede.

     DI MARTINO .  Io non ho  atto  di  fede in politica onorevole,
  dico soltanto che non la  fa  rimpiangere. Sappiamo anche che non
  ha  una  maggioranza   prussiana,  l'abbiamo  saputo  al  momento
  dell'insediamento,  però  la  verità   è   che   un  Governo  con
  maggioranza debole ha  dimostrato  di  portare  avanti iniziative
  politiche portandole a compimento  e  sono  state esplicitate: lo
  scioglimento  degli  enti,  la  legge  voto  e  tutti  gli  altri
  provvedimenti che sono qui davanti a noi.
       Non è sempre  detto,  quindi,  che i Governi che hanno ampie
  maggioranze riescono a portare avanti il proprio programma. E qui
  se noi guardiamo il  rollio  di mace (?) che si è dato il Governo
  non dico che  ha  sopravanzato  i tempi che si era prefissato, ma
  certamente il  Governo  Capodicasa  ha  raggiunto  gli  obiettivi
  previsti al momento della sua formazione.
       Onorevoli colleghi,  quindi,  io  ritengo  che  oggi  perchè
  accada qualche  avvenimento,  un  ribaltino  come lo chiamano gli
  amici del Polo, in una Commissione che non bisogna drammatizzare.
  Non  bisogna  drammatizzare  assolutamente,  perchè  il  Polo  se
  ritiene  che  non  ci  sia  la  maggioranza  di  Governo  ha  uno
  strumento, lo strumento è la mozione di sfiducia.
       Se il Polo pensa che non ci sia più questa maggioranza ha il
  dovere di presentare  la mozione di sfiducia e non portare avanti
  un dibattito  inconcludente  come  un  dibattito  inconcludente è
  quello di questa  serata.  E  se  la  mozione  di  sfiducia viene
  presentata, noi diciamo,  per  la  parte  che  mi  riguarda,  che
  voteremo la fiducia  e  la  voteremo  perchè riteniamo urgente la
  finanziaria,   riteniamo   urgentissimo  il  bilancio,  riteniamo
  altrettanto  urgentissima  la   legge   di   riforma  elettorale.
  Approfitto e concludo, signor  Presidente,  rivolgo un appello ai
  compagni deputati Ricevuto e Calanna,  oggi  si  parla  tanto  di
  iniziative comuni, di riunificazione socialista, di rifondazione.
       Ebbene, cari compagni  e  colleghi, questa è l'occasione. Vi
  rivolgo un appello accorato  perchè su queste vicende, secondo la
  tradizione  socialista,   la  cultura  socialista,  l'impegno  di
  difesa....su questi problemi quindi  invito  i compagni a dare un
  sostegno a questo Governo perchè si realizzino quei tre punti che
  abbiamo indicato.
       Dopo di che  andremo  a  una  verifica  e  vediamo  se  come
  socialisti dobbiamo  continuare  a  dare  la  fiducia  al Governo
  Capodicasa oppure se lo dobbiamo ritirare.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
  facoltà.

     CIMINO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  è  vero  che   questo   Governo   è  nato  da  un  ribaltone,  da
  atteggiamenti immorali  e  non  capiti  da  chi  nel  1996  aveva
  rinnovato la  classe  politica  siciliana.  Oggi tutti parlano di
  moralità e  di  rispetto  delle  regole,  salvo  poi  al  momento
  opportuno arrivare in soccorso  in  cambio di sa che cosa e di sa
  quali iniziativa politica. Onorevole Capodicasa e onorevole Piro,
  questo Governo  vola  basso,  questo Governo è totalmente assente
  come una  imbarcazione  che  cammina  senza  una rotta, senza una
  bussola sebbene  tutto ciò volevo potere apprezzare chi gridava e
  proponeva contro  il Governo Provenzano prima, chi gridava contro
  il Governo  Drago  poi  cosa  potevano  e  cosa sapevano proporre
  sebbene gli elettori  siciliani  non  hanno  inteso  e  non hanno
  immaginato come è  potuto  nascere  questo  nuovo  Governo,  allo
  stesso tempo volevo  poter capire come uomini di lunga esperienza
  e iperattivi come  l'onorevole Piro si sarebbero mossi con alcuni
  compagni di cordata  un  po'  appesantiti,  che  non  legittimano
  sicuramente alcun Governo  e  che  danno  vita ad una maggioranza
  presente solo nel momento di spartire cariche e sottocariche.
       Quale progettualità  può  dare  alla Sicilia questo Governo,
  quale credibilità può avere  nei  confronti del Paese e del mondo
  intero visto che  oggi  le  immagini  di  questa  Assemblea  sono
  riportate via satellite.
       Purtroppo i partiti  voluti  dalla  gente,  i partiti voluti
  dagli elettori e dalla  Sicilia  e  non  da  elucubrazioni romane
  devono assumere le  giuste  responsabilità per dare alla politica
  il ruolo della politica con la "p" maiuscola.
       Caro Presidente e  caro  Assessore la vostra esperienza e la
  vostra attività non ha  permesso  di  evitare  la  fine che hanno
  fatto i cartaginesi con i  romani,  la fine di chi pur di sedersi
  per obbedire  alle indicazioni romane disattenendo alla autonomia
  e alla specialità siciliana  è  rimasto  solo  come  soli  sono i
  banchi del Governo.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Oddo.  Ne ha
  facoltà.

     ODDO.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  la  prima
  osservazione che  vorrei  fare  è  legata fortemente a ciò che la
  politica può rappresentare in una fase difficile e complessa come
  questa,  io  dico  che  può rappresentare l'unica possibilità che
  questa Assemblea, sempre di più  può  assumere una fisionomia più
  credibile.  Eppure della politica in  queste  ore  se  n'è  fatta
  ancora una volta scempio.
       Siamo poi chiamati a  riflettere sul perchè sempre di più la
  politica entra in crisi,  perchè  sempre  di  più  scema  la  sua
  credibilità,  perchè sempre  di  più  si  riaffacciano  forme  di
  nuovismo che sicuramente  non  fanno bene affinche si possa anche
  in questo senso progredire.  Ma non la voglio prendere alla larga
  rispetto alle questioni,  in maniera stringente vorrei dire: ma è
  mai possibile sentire questa sera in quest'Aula argomenti vestiti
  da chissà da  quali  grandi  nobiltà, chissà quali grandi aspetti
  culturali dal punto di vista politico, chissà quale questioni che
  si  rifanno   all'etica   politica,   quand'è   stato   consumato
  semplicemente un atto  bieco  di  opportunismo e di trasformismo,
  che evidentemente fa a  pugni  con quella che è invece la cultura
  democratica, l'etica  politica,  la  coerenza politica. Perchè io
  ammetto, il gioco dell'opposizione è quello di cercare di mettere
  in crisi un governo.  Ma nell'ammettere questo non ammetto che si
  possa vestire o si tenti di vestire un atto come quello consumato
  questo pomeriggio, che  al  posto  di  ricordare  invece  come un
  pomeriggio dove avevamo  acquisito con uno sforzo serio una legge
  voto comunque importante,  una legge voto che comunque segnava un
  passaggio  delicato,  serio,  un  messaggio  importantissimo  nei
  confronti dell'opinione pubblica, non solo siciliana, ebbene, qui
  si viene, si sale  su  questo  podio  per  vestire e per definire
  quell'atto  un  atto   che   tutto  sommato  potrebbe  essere  il
  cosiddetto   elemento   di  scardinamento  dell'equilibrio  della
  maggioranza che sostiene il governo Capodicasa.
       Ma veramente credete,  soprattutto  che  l'hanno in un certo
  qual senso tentata,  da  questo  podio,  in  questa  maniera,  ma
  veramente credete che  domani  mattina,  ma  non  solo rispetto a
  quello che scriveranno i  giornali - lasciamo stare, io non lo so
  quello che scriveranno  i  giornali  -  ma veramente ritenete che
  domani  mattina  ciò   che   si  produrrà  come  sforzo  politico
  collettivo  non   tradurrà   anche   nell'opinione  pubblica  una
  indignazione, un giudizio  sommario  su quello che è accaduto? Ma
  ritenete che ci sarà  qualcuno  che in questa fase potrà avere un
  millimetro  di  vantaggio   politico  rispetto  a  quello  che  è
  accaduto?
       La prima cosa  importante, seria, una delle prime - lasciamo
  stare poi il ricordare  la  dismissione,  le questioni, chi ci ha
  messo di più, chi ci  ha messo di meno - la prima cosa importante
  che  qualificava   quest'Aula   e   quest'Assemblea,  che  faceva
  riassumere a quest'Assemblea  credibilità  è  stato  lo sforzo di
  oggi pomeriggio.
       Ebbene, nel giro di due ore quello sforzo è stato calpestato
  e domani mattina - non solo abbiamo fatto la fine del gambero, un
  passo  avanti  e   due  indietro  in  termini  di  credibilità  -
  l'opinione pubblica non  parlerà  della  legge  voto,  di ciò che
  contiene, dei segnali  che contiene, ma parlerà della lotta delle
  poltrone nelle commissioni,  delle imboscate, delle cose che sono
  state i temi ricorrenti  di  questi anni terribili che ha passato
  la politica in questa nostra realtà.
       Perchè  vedete,  l'immoralità,  ho  sentito  poco  fa  dire:
  l'immoralità politica, il  ribaltone.  Da  quale pulpito viene la
  predica. L'immoralità politica  e il ribaltone derivano dal fatto
  che in due anni è  mezzo  ci sono state due crsi di governo e due
  crisi  di governo  che  scaturiscono  da  problemi  nella  stessa
  maggioranza che ha dato  vita  a quegli stessi governi. E sarebbe
  l'immoralità del Centro sinistra che si allea con il lupo cattivo
  e che mette in campo il Governo Capodicasa.
       Ma  veramente  e  ho concluso, riteniamo che con questi temi
  noi  possiamo  parlare  di  elevare  ulteriormente  il tono della
  politica,  di  fare  della  politica  un  momento  importante  di
  confronto  democratico,  ebbene,  io  senza  slalom  non  solo ho
  apprezzato  l'intervento  del  mio  capogruppo, e non lo dico per
  formalità,  io  sono  convinto  che il confronto serio e vero con
  tutti   i   parlamentari   e  di  qualsiasi  forza  politica,  di
  opposizione  e  di  maggioranza,  dentro  quest'Aula  che porti e
  faccia vedere una luce all'orizzonte è l'unica ricetta per questa
  Assemblea e per questa Sicilia.

     MANZULLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MANZULLO.  Onorevole  Presidente,  onorevoli  colleghi, volevo
  contribuire  in  questa  discussione cercando di iniziare facendo
  forte un ricordo, leggendo da giovane universitario qualche libro
  prettamente orientale, in cui nella prefazione veniva specificato
  che  nella  vita  le  cose più difficili erano sapere ascoltare e
  giudicare.
       Allora nel momento in cui è giusto e doveroso che ognuno può
  avere  rispetto  per quanto riguarda le decisioni prese, è giusto
  anche fare una riflessione, forse anche per deformazione mentale,
  guai  a chi per un momento a livello assembleare, così come nella
  vita, si fa la domanda e lui stesso si da la risposta. Diventa un
  fatto   patologico.   Sicuramente   non  un  fatto  politico  che
  sicuramente non può trovare risposte e spiegazioni all'interno di
  una Assemblea ma forse può trovare risposte in uno studio medico.
       Io  volevo  immaginare che al di la di quelle che sono state
  per  quanto  riguarda  gli  orientamenti, anche all'interno di un
  confronto dialettico abbastanza sostenuto e forte, immaginare per
  un  momento di emergere sotto l'aspetto della prevalenza anche di
  un  confronto  per  demerito  degli  altri ma non sotto l'aspetto
  della proposizione, sicuramente è un fatto negativo.
       Immaginare  per  un momento anche per chi ricorda negli anni
  60,  che ci fu anche la moda del calcio maschio, ci fu un momento
  che c'eravamo un pò lasciati trascinare da quel gioco maschio, ma
  subito  si  è  visto  che se non era prodotto da grandi campioni,
  spesso si andava a finire alla scarponeria.
       Allora  immaginare  in un dibattito che sa raggiungere, come
  stamattina  ha raggiunto toni così elevati, immaginare i percorsi
  che   rappresentano  non  una  rivincita  sotto  l'aspetto  della
  proposizione  legislativa,  ma  una  rivincita  che può essere il
  frutto  dell'ingenuità  o  della  furberia,  sicuramente non sono
  forme propositive per la risoluzione dei problemi della Sicilia.
       Allora,   l'appello   che   uno  sente  forte  di  rivolgere
  all'aspetto  istituzionale, domani la Sicilia non avrà risolto se
  una  istituzione  sotto  l'aspetto  legislativo  è occupato da un
  raggrupamento  o  da  un  altro,  io  invece  sono convinto che è
  arrivato, onorevole Presidente della Regione, il momento forte di
  una verifica, ma non una verifica sotto l'aspetto numerico, io so
  ognuno di noi ha la  sua  storia  personale;  sono  convinto  che
  sicuramente  non  la   gratifica  sotto  l'aspetto  personale  la
  Presidenza   ma  la   gratifica   sicuramente   sotto   l'aspetto
  dell'impegno quotidiano nella  risoluzione  dei  problemi come ha
  cercato di intraprendere per scelta della sua vita.
       Allora è arrivato il  momento  di  una  verifica,  non della
  ricerca  dell'errore,   ma   della  ricerca  della  proposizione;
  cerchiamo di farlo, ognuno per  la  propria parte, e chi vi parla
  ha anche, non dico subito,  ma  anche  accettato  un percorso che
  sotto alcuni aspetti  di  percorribilità non sempre ha condiviso,
  ma fa pubblica ammenda nel  momento in cui in un progetto portato
  avanti dal senatore  Cossiga  veniva  a  mancare la progettualità
  finale. Vi parla uno che  forse,  sotto l'aspetto politico, non è
  stato mai un tifoso di Cossiga; per essere coerente non ha detto:
  "ritiriamo    la     componente     ministeriale    per    andare
  all'opposizione", ha detto:  "noi  continueremo  ad appoggiare il
  Governo D'Alema ritirando la rappresentanza".
       Allora, dobbiamo porci,  Signor  Presidente,  questo tipo di
  ipotesi e l'ipotesi deve essere:  noi pensiamo e riteniamo che il
  frutto di una ingenuità, di una furberia possa essere elemento di
  soddisfazione all'interno di una Assemblea quando forte rimane il
  dubbio della percorribilità per le esigenze dei siciliani.
       Io mi aspetto e sono  convinto  che  ognuno  deve cercare di
  concorrere con la propria parte  a  fissare  un  dibattito  e  ad
  entrare nel confronto  di  una  proposta  "propositiva" che debba
  essere elemento trainante, non di  fare  la scaltrezza ma di fare
  anche il momento della verifica.
       Sono convinto che  non  occorrono  le dimissioni del Governo
  Capodicasa  perchè l'intelligenza  e  lo  spessore  politico  del
  Presidente Capodicasa non hanno bisogno di una spinta emotiva che
  può essere un fatto  occasionale  di  percorso  per  prendere  le
  decisioni.  Sono  convinto   anche   che  all'interno  di  questa
  maggioranza vi siano  intelligenza e spessore politico per andare
  a  verificare,  ciascuno  nella  propria  sede,  se  vi  sono  le
  percorribilità nell'interesse  dei  siciliani  di  portare avanti
  questa  esperienza  di Governo,  quindi  il  problema  non  è  la
  dimissione.
       Se fossi convinto, e lo  dico  con estrema chiarezza, che le
  dimissioni del Governo Capodicasa potessero essere il "toccasana"
  per la risoluzione dei  problemi  lo  direi  anch'io  con estrema
  chiarezza, ma oggi sono  convinto  che  le dimissioni del Governo
  Capodicasa potrebbero creare  più  confusione.  Le dimissioni del
  Governo Capodicasa potrebbero essere anche accettate se frutto di
  una discussione e  di una proposizione all'interno dell'Assemblea
  sicuramente migliorativa di  questo  programma,  ma fino a quando
  non vi è una proposizione  migliorativa  ma vi è semplicemente la
  ricaduta  in  negativo   anche   a  volte  rispetto  a  qualsiasi
  decisione, spinte emotive che si sono verificate oggi pomeriggio,
  sono convinto che  immaginare  percorsi  diversificati  da questa
  esperienza potrebbe essere  peggiorare  la  situazione  già grave
  della nostra Sicilia.

     RICEVUTO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RICEVUTO.  Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  Signor
  Presidente della Regione, mi  si  passi  il  termine, la "vicenda
  Nicolosi" non ci  trova assolutamente impreparati. Nelle fasi che
  hanno preceduto la  formazione  di  questo  Governo abbiamo avuto
  anche  modo  anzi   di   confrontare  le  posizioni  nostre,  dei
  Socialisti Siciliani, in alcune circostanze anche con l'onorevole
  Nicolosi e debbo dire che  per  la verità affioravano sin da quel
  momento,  nelle  sue   valutazioni,   tutte  le  perplessità  che
  derivavano dalla considerazione, dalla valutazione che faceva sul
  come nasceva quel Governo,  come  è  nato  quel  Governo,  questo
  Governo di cosiddetto "centrosinistra".  Un  governo  che  è nato
  come  è  stato detto da  qualcuno  senza  collante  politico,  un
  governo  che  è nato senza un  idem  sentire  con  una  sorta  di
  semplice mero tentativo di  progetto,  un progetto confuso perché
  confusa è la sua stessa  maggioranza  di  sostegno,  perché  se è
  vero che da una parte ci  può  essere una parte della maggioranza
  che è animata di buoni  propositi,  dall'altra  a  nostro modo di
  vedere, ahimè, c'è una parte  della maggioranza che invece non fa
  altro che tentare di riconfermare,  di mantenere il proprio posto
  di potere per il mantenimento  appunto  delle  tante  chances che
  questo comporta.  D'altro canto chi  non  ricorda  che  a  questo
  governo mancavano i numeri  sin  dalle  prime  battute. Onorevole
  Piro, ricorda il suo stato  d'animo,  il  suo  giudizio  sin  dal
  momento dell'elezione degli  assessori,  per  non  parlare  delle
  dichiarazioni   dell'onorevole   Presidente   Capodicasa,   delle
  dichiarazioni  programmatiche   del   Presidente  Capodicasa  che
  denotavano una sorta di sconforto di carattere generale di fronte
  a ciò che accadeva.  Ecco, era un  governo  che non è riuscito ad
  emettere  neanche il  primo  vagito.  Parafrasando  in  latinetto
  avremmo forse potuto dire che  era  un  conceptus  pro  iam morto
  habetur.  Ecco, questa è la soluzione e noi in quella circostanza
  abbiamo dichiarato la nostra  ferma opposizione a questo governo.
  Lo abbiamo dichiarato e lo  abbiamo continuato a fare. Certo così
  come si conviene ai  socialisti  riformisti  è un'opposizione che
  non è assolutamente  preconcetta,  è  un'opposizione  costruttiva
  come è sempre stato nella  storia  dei  socialisti e nella storia
  dei socialisti siciliani in questo parlamento.
       Io   ho   ascoltato  con  notevole  attenzione  l'intervento
  dell'onorevole Di  Martino  e va da sé ovviamente l'ho apprezzato
  totalmente per la  prima parte; per la prima parte nel momento in
  cui l'onorevole  Di  Martino  fa un richiamo, un appello accorato
  egli stesso  ha  detto,  ai  compagni  (li ha chiamati) Calanna e
  Ricevuto perché  ovviamente  si  riprenda  fra  i  socialisti  un
  cammino  unitario. Abbiamo già dichiarato il nostro apprezzamento
  per questo nel momento in cui abbiamo parlato ed abbiamo fatto le
  nostre dichiarazioni  in  relazione al disegno di legge-voto. Noi
  riteniamo che  sia giunto il momento di superare tutte le antiche
  incomprensioni e  riprendere tutti quanti i socialisti un cammino
  unitario, a cominciare dalle prossime occasioni anche elettorali,
  onorevole Di  Martino.  E siamo convinti che Lei comprenderà bene
  le ragioni  per cui non possiamo fare però delle dichiarazioni di
  fiducia al buio.  La politica è bella perché tante volte è varia,
  ma la politica,  a nostro modo di vedere e l'onorevole Di Martino
  non può  che  condividere,  non può essere ballerina. Noi abbiamo
  confermato  la   nostra   opposizione   a  questo  governo  e  lo
  confermiamo oggi,  anche se, ripeto, a seconda delle circostanze.
  Oggi, ad esempio, in occasione del disegno di legge voto, abbiamo
  espresso il  nostro  voto  favorevole  ed  abbiamo  anzi mosso un
  apprezzamento  nei  confronti  di  un  partito,  del  partito  di
  maggioranza relativa della maggioranza stessa, per la sensibilità
  dimostrata nei  confronti delle forze minoritarie di quest'Aula e
  quindi per  la  sensibilità  che ha portato alla conclusione così
  sostanziosa   del  disegno  di  legge-voto.  Abbiamo  invece  nel
  contempo   manifestato  ed  espresso  le  nostre  perplessità  in
  relazione ad alcune altre forze politiche con le quali in origine
  abbiamo   trovato   momenti   di  possibile  elaborazione  comune
  progettuale un  dissenso nei confronti di quelle forze politiche.
  Proprio come  dicevo, mi riferisco a Forza Italia, proprio per la
  pervicacia in  cui  su una legge particolare che è quella appunto
  elettorale  manifesta  alcune posizioni che sono incomprensibili.
  Questo lo voglio manifestare anche adesso in questa circostanza e
  certo c'è  possibilità di dissentire o no, onorevole Virzì, se si
  riferisce a  me, non credo, chiedo scusa. Non condividiamo questa
  pervicace posizione a sostegno di alcuni sistemi elettorali. Oggi
  noi manifestiamo questa nostra opposizione, siamo aperti, abbiamo
  detto  sin  dall'inizio  che  vorremmo  che  per  affrontare  una
  stagione drammatica  delle  vicende del popolo siciliano forse si
  desse vita ad un Governo di  larghe  intese e abbiamo ascoltato e
  apprezzato l'intervento dell'onorevole  Croce  che,  ahimè, però,
  giunge  anch'esso  in   ritardo.   Non   poteva   che   provenire
  dall'onorevole  Croce,  d'altro   canto,  per  la  comune  antica
  militanza,  non  poteva   che   provenire   dall'onorevole  Croce
  un'indicazione  di questo tipo a  nome  di  Forza  Italia.  Però,
  giunge  in  ritardo   perchè?   Perchè,   caro  onorevole  Croce,
  probabilmente avreste dovuto essere più attenti alla posizione di
  alcune forze politiche sin dal  primo  momento  e  non  anche nel
  momento in cui anche per  voi  incominciano  ad assottigliarsi le
  possibilità di ritornare al governo della cosa pubblica. Concludo
  dicendo, signor Presidente - e la prego  di  scusarmi - che mi ha
  meravigliato  l'intervento   dell'onorevole   Speziale,   che  ho
  apprezzato, ripeto, perchè anche lui fa un'apertura nei confronti
  di un possibile governo di larghe  intese,  così mi è sembrato di
  capire...

     SPEZIALE.  L'apertura   sul  Governo  delle  istituzioni,  non
  istituzionale.

     RICEVUTO. Sì, va  bene. Io non so, poi ci spiegherà, onorevole
  Speziale, che differenza  fa  lei  fra Governo di larghe intese o
  governo istituzionale,  perchè  nella  sintesi  e  nella sostanza
  possono anche in qualche modo configurarsi nella medesima maniera
  . Ma lasciamo perdere, non scendo nel merito di queste questioni,
  se da  una parte mi ha fatto sorridere perchè in effetti ha preso
  bene il ruolo  di  governo, l'onorevole Speziale, quando tenta di
  giustificare ciò che è stato,  ciò  che è accaduto in VI e in VII
  Commissione  come  una  sorta  di  conclusione  scontata  di  una
  disponibilità  di   massima   della   maggioranza  nei  confronti
  dell'opposizione, mentre in  effetti  si  tratta  di una scontata
  battuta di arresto.  E  poi  un'ultima cosa, proprio, e concludo:
  bisognerà intendersi, onorevole  Speziale,  su  quello  che  è il
  governo istituzionale o  il  governo delle larghe intese; perchè,
  onorevole Speziale, se questo significa "baipassare", come lei fa
  nelle sue dichiarazioni - l'onorevole Calanna oggi in Commissione
  ha ripreso bene  questo  discorso  -  se  lei  fa questo discorso
  baipassando tutte le altre forze che sono presenti in quest'Aula,
  tentando di avere immediatamente un incontro, un confronto ed una
  possibile accordo a  tenaglia,  fra  il Partito democratico della
  sinistra o DS, e  il  Polo,  credo  che  abbia sbagliato di nome,
  genere e caso.

     STRANO. Chiedo di parlare sull'articolo 83, secondo comma, del
  Regolamento interno.comma due

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  sarei
  intervenuto se non avessi sentito via radio alcuni interventi che
  mi  hanno  profondamente  turbato:  quello  dell'onorevole  Mele,
  quello  dell'onorevole   Oddo   e   anche  quello  dell'onorevole
  Speziale.
       Credo  che  questo  sia  il  momento  dell'assunzione  delle
  responsabilità, delle  responsabilità di chi vuole partecipare al
  miglioramento di questa  terra.  Io  parlerò  in dissenso del mio
  Gruppo, in dissenso  di  quanto  l'onorevole  La Grua ha indicato
  come linea da  seguire  in  questa  serata.  Vorrei  lanciare  un
  appello  al  Presidente  della  Commissione  "Sanità",  onorevole
  Nicolosi, e al presidente della Commissione CE, onorevole Scalia,
  perchè  rassegnino   le   dimissioni,  perchè  -  seguendo  anche
  l'esempio alto dell'onorevole  Cintola  - questo possa servirci a
  rimettere in piedi questa magnifica esperienza, come direbbe Enzo
  Bianco, questa  straordinaria  esperienza  di  questi 983 giorni,
  questa straordinaria  esperienza,  come  diceva  Manlio Mele, che
  partecipa attivamente  ai  lavori  d'Aula,  questa  straordinaria
  esperienza che ha  permesso  ai  siciliani di avere questi frutti
  così copiosi.
       Come potranno  i  siciliani,  signor  Presidente Capodicasa,
  dimenticare questi 83  giorni.  Domani già gli elettori siciliani
  potranno avere il Presidente eletto dal popolo. Potranno avere lo
  scioglimento,  quando  sarà   necessario.   Avranno  -  onorevole
  Castiglione - il suo disegno così aulico, gli enti disciolti, per
  volontà classica di questa magiorana,  che  si é  sempre battuta,
  da lontano, proprio ricordo le  battaglie del PCI, dei sindacati,
  del PDS, di questo mondo  dossettiano,  che  si é  sempre battuto
  contro l'Ente minerario,  l'Azasi,  l'Espi,  ricordo le battaglie
  storiche per il non mantenimento  di  queste battaglie e, quindi,
  conseguenziale  il suo  atteggiamento  liberista,  riformatore  -
  onorevole Capodicasa, onorevole Castiglione -.
       Come dimenticare la fiducia finanziaria, onorevole Piro, che
  i  mercati finanziari le hanno consegnato,  come  dimenticare  la
  soluzione per l'agricoltura, come dimenticare  quel  gesto nobile
  di Crisafulli e del direttore Aleo, nel  dire a D'Urso: "vattene,
  peché  hai  fatto  male", come dimenticare  che  Rotella  ha  già
  risolto il problema delle aziende di  soggiorno  e  turismo,  dei
  porti,  del milione di visitatori in  più,  assieme  al  valoroso
  Carmelo Patti e a Pippo Baudo.
       Come dimenticare che le terme  saranno  sciolte, finalmente,
  avremo  risanato una Regione e come  dimenticare  questa  volontà
  propositiva, di questa maggioranza e di questo governo.
       No, amici, é giusto che Nicolosi e  Scalia  vadano  via,  si
  dimettano,  perché  non  bisogna disturbare  il  manovratore,  un
  manovratore che si offende per queste  vergogne,  caro  Oddo, hai
  ragione, questa immoralità.
       Un manovratore che é nato dalla morale, che  é  nato  da  un
  disegno politico serio, da un'etica politica, che  é nata da quel
  disegno  nobile  che  Cossiga  voleva   perseguire,   con  quella
  chiarezza meravigliosa che diceva:  "alternativo  alla  sinistra"
  mentre permetteva a Cossutta di partecipare  per  la  prima volta
  organicamente ad un governo della nazione.
       Come  dimenticare  questa coerenza dala  quale  siete  nati.
  L'incoerenza é la nostra che ci siamo permessi in due commissioni
  di  restituire  la libertà al di fuori  degli  schemi  ad  alcuni
  deputati. No, non si può essere liberi in  una società, calato il
  sipario - mi permetto di dire caro Presidente Capodicasa - in una
  società che ha il governo che si merita,  il  governo della reale
  immoralità, onorevole Oddo.
       Io  credo  che  il Presidente Capdicasa,  persona  saggia  e
  ottimo "telefonista", abbia la sensibilità reale  di  potere dire
  che quello di stasera é stato un incidente di percorso.
       Buon  lavoro,  io  credo che serate  come  queste,  andranno
  sempre di più ad aumentare, con  indsoddisfazione  dei  siciliani
  che, invece, voglion vedere proseguire il treno  che lei ha messo
  in moto e, credo, che é un treno che  al  suo  interno  ha  tanti
  esperti.
       Andate avanti, la Sicilia vi aspetta.

                       (Applausi dalla destra)

     ZANNA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZANNA. Onorevoli colleghi, credo che i  numerosi interventi, i
  variegati  e variopinti interventi a cui  abbiamo  assistito  non
  possono farci perdere il nodo ed il senso  delle  questioni ed il
  passaggio delicato che, a mio avviso,  stiamo  vivendo. Credo che
  non  possiamo far finta di nulla.  A  dispetto  degli  interventi
  ironici  o  agli  interventi di qualcuno che  con  una  non  poca
  sfrontatezza e direi con una "faccia  di  bronzo"  invidiabile  è
  venuto qui a parlare male, a criticare  qualche assessore con cui
  non   è  stato  nella  stessa  maggioranza,   che   già   sarebbe
  qualificante, ma ci ha dormito, ci ha  condiviso  il  sonno visto
  che ha fatto parte dello stesso Governo, della stessa Giunta.
       Credo  che  noi  non  possiamo far finta  di  nulla.  E'  un
  episodio marginale? Sarà una questione  di  poltrone? L'onorevole
  Nicolosi ha cercato, secondo  me  inutilmente e spiegherò perché,
  di nobilitare una scelta.
       Dico  inutilmente perché  l'onorevole Nicolosi non ha votato
  per  un  altro  esponente,  l'onorevole Nicolosi non è venuto qui
  come  qualcuno  di noi ha fatto, per esempio, nel dibattito sulla
  legge voto, a dichiarare un certo disagio, persino un dissenso su
  alcune scelte della maggioranza.
       L'onorevole Nicolosi, invece, ha votato per se stesso e si è
  fatto  eleggere  dal centro-destra a Presidente della Commissione
  Sanità.
       Vedete,   io  negli  anni  scorsi  fuori  da  quest'Aula  ho
  polemizzato anche aspramente con l'onorevole Nicolosi e ho fatto,
  lo  ripeto,  lo  già  detto  una  volta, una battaglia politica e
  culturale,  avendo  un'impostazione, una provenienza, un percorso
  politico  e culturale diverso. E non sono pentito, lo dissi tempo
  fa  e  lo  ribadisco,  di  quella  battaglia politica e culturale
  perché  poi l'episodio di questa sera è la stessa cosa, è l'altra
  faccia di quella battaglia per rinnovare la politica in Sicilia.
       Detto questo, onorevoli colleghi, io credo che noi non siamo
  in  presenza  di un aspetto meramente istituzionale; io credo che
  questa  vicenda  ha  una  refluenza  politica,  perché  da questa
  vicenda  la  maggioranza  è  oltre  la maggioranza, perché questo
  problema  non  riguarda  solo la maggioranza. Alla luce di quello
  che  abbiamo  deciso  stamattina  l'intero  Parlamento subisce un
  colpo, perché  alle  quattro  votiamo la legge voto, due ore dopo
  per  ragioni  di  poltrone  quel  messaggio  non  dico  che viene
  cancellato  perché  continua ad essere e rimanere in piedi per la
  sua forza, ma subisce una ferita.
       Ma  io  dico che si è rotto un rapporto di fiducia dentro la
  coalizione  e  siccome il Presidente della Giunta è il capo anche
  di  una  maggioranza,  io  vorrei  dire  una  cosa  all'onorevole
  Capodicasa: l'onorevole Capodicasa disse in un suo intervento, lo
  rimarcò  questo  -  non  lo  cito testualmente ma il concetto era
  questo  - che la debolezza e le difficoltà di questa maggioranza,
  di  come  nasceva, ed erano chiare ed evidenti a tutti, poteva ed
  era la forza della sua coalizione.
       Allora l'onorevole Stancanelli lo riprese, criticando questa
  affermazione,   ed   io   intervenendo  in  quel  dibattito  dopo
  l'onorevole  Stancanelli invece condivisi quella impostazione del
  Presidente  Capodicasa,  che la forza era proprio la debolezza. E
  in  maniera  molto  chiara,  onorevoli colleghi dell'opposizione,
  ritengo  che  ha  avuto  ragione  l'onorevole  Capodicasa  e  non
  l'onorevole   Stancanelli,   in  questi  82  giorni,  che  quella
  debolezza  è stata una forza nel momento in cui la maggioranza ed
  il  Governo  hanno  fatto  valere  la  forza  della  politica, la
  proposta  di  rotture,  quello  di  evitare l'impantanarsi in una
  palude. Oggi dopo 82 giorni si pone questo problema.
       Onorevole  Capodicasa,  io  nel  mio  intervento  allora  le
  ricordai  un  passaggio  del  libro di Gianni Riotta "Il principe
  delle   nuvole",   dove   l'imperatore   cinese   poneva   sempre
  interrogativi  sempre più difficili al suo consulente militare. E
  gli  pose  un  interrogativo  quasi impossibile: "Ma se il nostro
  accampamento  è circondato, non c'è via di fuga e le nostre forze
  sono impari l'accerchiamento ci impedisce qualsiasi soluzione, tu
  che  fai disse al consulente militare". Ed il consulente militare
  disse:  "L'unica  soluzione  è questa: si può vincere solo se una
  parte  di noi muore e la lasciamo dentro l'accampamento, soltanto
  se si cambia se stessi si può uscire da questo accerchiamento".
       Io  ritengo che in questi 83 giorni si è cercato con tenacia
  questo,  adesso  che  l'accerchiamento  si stringe, credo che sia
  necessario avere questo atteggiamento conseguenziale.
       Io  credo,  onorevole  Capodicasa,  detto  in  siciliano che
  bisogna "o bere o affogare", non galleggiare.
       Io  credo  che  non  bisogna  avere  nessuna  paura se siamo
  vicinissimi   alla   sessione  di  bilancio  e  quindi  a  scelte
  importanti.   O   si  ricompone  la  maggioranza  e  si  instaura
  finalmente un rapporto con l'opposizione o si devono trarre tutte
  le conseguenze.
       Io  credo  che in questi giorni che ci separano da mercoledì
  dalla  prossima  seduta d'Aula, e da giovedì dalle riunioni delle
  Commissioni,  credo che noi dobbiamo chiarire quest'aspetto se si
  è  in  grado  di andare avanti nel ricomporre un percorso e nello
  stabilire  rapporti  chiari e netti con l'opposizione o credo che
  sia  necessario  invece,  cambiare  registro  e  fare  le  scelte
  conseguenti.


   Presidenza del Vicepresidente Silvestro


     PRESIDENTE.  La sedute è rinviata a mercoledì 17 febbraio 1999
  alle ore 10,30, con il seguente ordine del giorno:

      I - COMUNICAZIONI

     II - DISCUSSIONE  DELLE MOZIONI:

          N. 296 - Revoca di delega all'Assessore per il territorio e
          l'ambiente.
          Fleres  Salvatore;  Bufardeci Giambattista; Croce Antonino;
          Cimino  Michele;  D'Aquino  Antonio;  Provenzano  Giuseppe;
          Misuraca Salvatore; Alfano Angelo; Beninati Antonino.

          Presentata il 28.1.99

                             ---------------

          N. 288 -  Sblocco  da  parte  del  Governo  regionale delle
          nomine in enti di pertinenza della Regione.
          Fleres    Salvatore;    Leontini    Innocenzo;    Bufardeci
          Giambattista;   Beninati  Antonino;  Alfano  Angelo;  Croce
          Antonino .

          Presentata il 21.1.99

                             ---------------
          N.  295  -  Interventi  per  il  settore  penitenziario  in
          Sicilia.
          Fleres    Salvatore;   Bufardeci   Giambattista;   Beninati
          Antonino; Croce Antonino;  Grimaldi  Ugo; Granata Benedetto
          Fabio.

          Presentata il 28.1.99

                             ---------------

          N. 299 - Misure urgenti  in  favore  del tessuto produttivo
          agricolo, degli agricoltori e dei braccianti delle province
          siciliane colpite dal maltempo dei giorni scorsi.
          La Corte Gioacchino; Ortisi  Egidio;  Lo  Certo Sebastiano;
          Zago Salvatore; Spagna Fausto; Burgaretta Aparo Sebastiano;
          Bufardeci   Giambattista;    Martino   Federico;   Forgione
          Francesco.

          Presentata il 3.2.99

                             ---------------

          N. 297 - Interventi, a  livello  centrale,  per  ridurre  i
          danni arrecati alle produzioni  agricole  in Sicilia, ed in
          particolare  nelle province di  Ragusa  e  Siracusa,  dalle
          gelate degli ultimi giorni del mese di gennaio.
          La Grua Saverio; Granata  Benedetto Fabio; Scalia Giuseppe;
          Ricotta Michele; Bufardeci Giambattista.

          Presentata il 2.2.99

                             ---------------
          N. 280 -  iniziative  per  la piena applicazione della l.r.
          12.1.1993, n.  10 ed istituzione dell'Ufficio regionale per
          i pubblici appalti.
          Granata Benedetto  Fabio;  Caputo Salvino; La Grua Saverio;
          Fleres  Salvatore;   Drago   Giuseppe;   Pezzino  Vincenzo;
          Bufardeci Giambattista.

          Presentata il 22.12.98

                             ---------------

          N. 290 -  Istituzione  delle  'aree  contigue'  nelle  aree
          naturali protette.
          Bininati Antonino; FLeres Salvatore; Croce Antonino; Alfano
          Angelo; Bufardeci Giambattista.

          Presentata il 21.01.99

                             ---------------

               La seduta è tolta alle ore 22.12