Presidenza del vicepresidente D'Andrea
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE D'ANDREA
Questo resoconto stenografico riporta la sola trascrizione
dei lavori d'Aula.
La seduta è aperta alle ore 10.50.
LO CERTO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, è
approvato.
Si passa al primo punto dell'ordine del giorno: Comunicazioni.
LE COMUNICAZIONI VERRANNO RIPORTATE NELLA STESURA DEFINITIVA
DEL RESOCONTO STENOGRAFICO.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni numero 300 e
numero 301.
Ne dò lettura:
N. 300: - Errata iniziativa da parte dell'Assessore per il
territorio e l'ambiente per la circolare 10.12.1998
(pubblicata sulla GURS n. 4/98) riguardante
l'individuazione delle aree ad elevato rischio
idrogeologico e l'adozione di misure di salvaguardia,
secondo quanto previsto dal d.l. n. 180 del 1998,
convertito in legge n. 267 del 1998.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che nella GURS del 23.1.1999 è stata pubblicata la
circolare n. 22824 del 10.12.1998 dell'Assessore per
il Territorio e l'ambiente concernente
'Individuazione aree ad elevato rischio
idrogeologico ed adozione misure di salvaguardia
giusta direttiva del decreto legislativo 180/98,
convertito con modificazione nella legge n.
267 del 1998;
CONSIDERATO che con la l.r. n. 14 del 1998 è stato istituito
l'ufficio regionale della Protezione civile che, di
concerto con gli uffici del Genio civile di ciascuna
provincia e pertanto con l'Assessorato regionale
Lavori pubblici, cura principalmente il
coordinamento e le iniziative riguardanti le aree ad
elevato rischio idrogeologico;
ATTESO che la citata circolare dell'Assessore regionale per
il Territorio e l'ambiente ingenera notevoli
perplessità in quanto complica in modo inusitato e
modifica in modo confuso il quadro delle competenze
in materia di rischio idrogeologico, aumentando
senza giustificazione il numero dei soggetti
interlocutori di comuni e province e rendendo
incerta la titolarità delle iniziative e dei livelli
di coordinamento tra amministrazione regionale ed
enti locali;
VERIFICATO che nel quadro delle competenze e dei capitoli di
bilancio della rubrica territorio ed ambiente, non
sono previsti interventi concernenti il rischio
idrogeologico (dissesti, frane, rischio idraulico
etc.), così come previsto dall'allegato 1 della
citata circolare, mentre, di contro, tali iniziative
sono riscontrabili nella rubrica dei Lavori pubblici
ed in parte della Presidenza (Protezione civile);
RITENUTO che l'art. 5 della legge 18 maggio 1989 n. 183
(norma per il riassetto organizzativo e funzionale
per la difesa del suolo) nel definire le competenze
statali in materia di difesa del suolo, attribuisce
al Ministero dei Lavori pubblici tutte le funzioni,
tranne quelle relative alla tutela dell'inquinamento
ed allo smaltimento dei rifiuti nei bacini nazionali
ed interregionali, uniche ad essere assegnate al
Ministero dell'Ambiente;
GIUDICATO pertanto, che la competenza regionale non può
essere attribuita che all'Assessorato Lavori
pubblici;
OSSERVATO che l'Assessore on.le Lo Giudice, nella precedente
legislatura Assessore ai Lavori pubblici, non può
ignorare quali siano le competenze della rubrica
lavori pubblici e che esistono, in ciascuna
provincia, gli uffici del Genio civile che, ad oggi,
sono gli unici, nell'ambito dell'amministrazione
regionale, ad avere competenze riguardanti
l'individuazione dei dissesti idrogeologici
esistenti sul territorio ed i relativi interventi;
RITENUTO altresì che la circolare in argomento riguardi
materia che esula dalle competenze dell'Assessore
per il Territorio e l'ambiente, configurando anzi
un'ingerenza di quest'ultimo nelle pertinenze del
ramo lavori pubblici, che forse s'intende esautorare
dalla gestione dei finanziamenti per la salvaguardia
idrogeologica del territorio che la norma nazionale
fissa in 495 miliardi di lire per gli anni 1999 e
2000;
CONSIDERATO infine che, per l'inoltro della documentazione
da parte dei Comuni e degli altri Enti interessati,
l'Assessore on.le Lo Giudice ha assegnato limiti di
tempo irrisori e quasi proibitivi, tali da
configurare una sicura discriminazione tra comuni
privilegiati ed altri penalizzati;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a ricondurre le competenze e la relativa gestione
dei finanziamenti sul tema dei dissesti
idrogeologici all'Assessorato Lavori pubblici,
naturale interlocutore del Ministero dei Lavori
pubblici ed unico Assessorato regionale che, ad
oggi, ha competenza per interventi di salvaguardia
dai dissesti idrogeologici;
- ad evitare che l'iniziativa intrapresa
dall'Assessore per il Territorio e l'ambiente, anche
per i tempi così stretti assegnati per l'inoltro
della documentazione (otto giorni), alimenti fondati
sospetti sulle conseguenze gestionali che
l'Assessore Lo Giudice farebbe scaturire da tale
iniziativa;
- a rendere noto l'elenco dei Comuni e degli altri
Enti che hanno presentato la documentazione nel
rispetto della scadenza fissata dalla citata
circolare;
- a riaprire i termini per l'inoltro della
documentazione richiesta agli Enti locali, alle
Province, agli uffici del Genio civile etc.,
assegnando un lasso di tempo non inferiore a giorni
trenta dalla pubblicazione della circolare sulla
Gazzetta Ufficiale.
(4 febbraio 1999)
BENINATI - LEONTINI - CROCE -
BUFARDECI - FLERES - MISURACA -
PROVENZANO - SCOMA - ALFANO
N. 301: Informazioni agli studenti e alle famiglie sui danni
alla salute provocati dai videogiochi.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- recentemente, in una sala giochi di Trento, un
ragazzo di sedici anni è stato colpito da crisi
epilettica causata dall'uso smodato ed esagerato di
videogiochi;
- quest'ultimo caso non fa che confermare una
casistica mondiale di danni da abuso di video dovuti
al rapido alternarsi di immagini a colori che
provoca, nei ragazzi più sensibili, veri e propri
accumuli di stress da computer;
- i casi verificati si sono ormai molteplici:
dall'anno '93 (primo anno di rivelazione) in USA e
in Giappone risultano centinaia i casi di ragazzi
colpiti da questa sindrome; in Inghilterra si è
verificato addirittura un caso di morte di un
ragazzo di 14 anni;
CONSIDERATO che uno studio scientifico effettuato in
Giappone nel 1996 rivela che il 30% di chi usa
videogiochi riporta danni alla salute, come nausea,
disturbi agli occhi, mal di schiena e crisi
epilettiche, e che quindi ineluttabili sono le prove
della nocività dei videogiochi,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ed in particolare
L'ASSESSORE PER LA SANITA'
- ad intervenire presso il Governo nazionale per
creare una campagna di informazione e
sensibilizzazione riguardante il problema dell'abuso
di videogiochi;
- ad emanare una direttiva per i direttori e gli
insegnanti di scuola elementari e medie al fine di
sensibilizzare gli alunni e le loro famiglie sui
rischi derivanti dall'uso di videogiochi, non solo
dal punto di vista medico, ma anche dal punto di
vista culturale e formativo.
(5 febbraio 1999)
PAGANO - D'AQUINO - GRIMALDI -
CROCE - BENINATI - CIMINO
Avverto che le mozioni testé lette saranno demandate alla
Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari perché se ne
determini la data di discussione.
Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.
Onorevoli colleghi, in attesa che i rappresentanti del
Governo siano presenti in Aula, sospendo la seduta per quindici
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11.05, è ripresa alle ore 11.17)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
SULL'ORDINE DEI LAVORI
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori
l'onorevole Provenzano, ne ha facoltà.
PROVENZANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io volevo
chiederle data la importanza della legge voto che ormai è, direi,
in fase finale di poter prelevare dall'ordine del giorno la legge
voto, proseguire con la legge voto e poi proseguire con le
mozioni. Grazie.
PRESIDENTE. L'Assemblea è d'accordo con l'onorevole
Provenzano, il Governo?
CAPODICASA, Presidente della Regione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. La richiesta è accolta.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. C'è una richiesta dell'onorevole Provenzano,
quindi lei si può esprimere d'accordo o contro, ne ha facoltà.
BENINATI. Non entro nel merito della richiesta del
Presidente.
Chiedevo se era possibile, se il Governo lo riteneva
opportuno, discutere la mozione, - esattamente la n. 280, della
quale bisognava stabilire la data, visto e considerato che in
effetti già sono scaduti i tempi, entro cui bisognava inoltrare
le istanze e, certamente, proprio su una circolare dell'assessore
al territorio che, oltre tutto, sembra non avesse i titoli per
fare questa circolare. - nel più breve tempo possibile.
CAPODICASA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, presidente della Regione. Signor Presidente,
avevamo fatto pervenire alla Presidenza dell'Assemblea una
richiesta di posporre la trattazione di questa mozione poiché
l'assessore interessato è fuori sede e sarà assente fino alla
fine di questa settimane. Ritengo, quindi, che saremo pronti per
la trattazione della stessa dalla prossima settimana, secondo un
calendario che poi, magari, sarà stabilito dalla Presidenza.
PRESIDENTE. Nel corso della Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari che si terrà in giornata sarà determinato il
giorno della prossima settimana in cui si tratterà la mozione n.
280.
705-708-758-Norme stralciate/A
Presidenza del vicepresidente D'Andrea
DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE.
Si passa al quarto punto dell'ordine del giorno:
"Discussione di disegni di legge" e, segnatamente del disegno di
legge posto al n. 1 del quarto punto dell'ordine del giorno:
(nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 - Norme stralciate/A) 'Schema
di disegno di legge costituzionale da sottoporre al Parlamento
nazionale ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
'Modifiche dello Statuto della Regione siciliana concernenti
l'elezione diretta del Presidente della Regione,
l'autoscioglimento dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa
popolare e comunale ed i referendum regionali'' (Seguito).
Invito i componenti della Commissione per la Riforma dello
Statuto a prendere posto nell'apposito banco.
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.
ARTICOLO 3
1. Il primo comma dell'articolo 12 dello Statuto è
sostituito dai seguenti:
'1. L'iniziativa delle leggi regionali spetta al Governo
e a ciascun deputato dell'Assemblea regionale. Il popolo
esercita l'iniziativa delle leggi mediante proposta, da parte
di almeno diecimila cittadini iscritti nelle liste elettorali
dei comuni della Regione, di un progetto redatto in articoli.
L'iniziativa legislativa spetta altresì ad una pluralita' di
consigli dei comuni della Sicilia non inferiore a quaranta,
rappresentativi di almeno il dieci per cento della
popolazione siciliana.
2. Con legge della Regione sono disciplinate le modalita'
di presentazione della iniziativa legislativa popolare e dei
consigli comunali e sono determinati i tempi entro cui
l'Assemblea regionale si pronuncia sui progetti di legge di
iniziativa popolare e dei consigli comunali.'
Comunico che all'articolo 3 sono stati presentati i seguenti
emendamenti: 3.1 a firma Leanza e 3.2 della Commissione.
Non essendo presente in Aula l'onorevole Leanza, dichiaro
decaduto l'emendamento 3.1.
PROVENZANO. Chiedo di parlare sull'emendamento 3.2.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROVENZANO. Signor Presidente io parlo quale firmatario di
questo emendamento. Di fatto nell'articolo approvato dalla
Commissione si prevede che l'iniziativa legislativa popolare
possa essere riservata solo ai comuni.
Mi sembra che non prevedere le province, quali enti
intermedi rappresentativi di importanti interessi che hanno
diretta refluenza sulla vita quotidiana di decine e decine di
migliaia, a volte anche centinaia di migliaia di cittadini, sia
una lacuna da dovere eliminare.
Per questo motivo la proposta del mio emendamento vuole
ampliare ai consigli provinciali, almeno due consigli
provinciali, teniamo conto che abbiamo per esempio la provincia
di Palermo con più di un milione di abitanti, che rappresenta il
25 per cento della popolazione complessiva della Sicilia, così
come anche la provincia di Catania, che rappresenta altrettanto,
e quindi il non prevedere la possibilità di una iniziativa
legislativa, che poi intendiamoci, iniziativa popolare non
significa certamente che la legge venga approvata, è la
possibilità che si dà ai cittadini, che si dà ai comuni e che, a
mio avviso, deve pure darsi alle province, di potere presentare
un disegno di legge che poi l'Aula andrà a valutare.
Non considerare nello scenario complessivo del testo, e
quindi dell'iniziativa legislativa popolare, la provincia a mio
avviso è una grave lacuna che questa Aula non dovrebbe
consentire. Per questo ho presentato l'emendamento e lo illustro
come presentatore e non come certamente Presidente della
Commissione Statuto.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.2.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente per la verità mi meraviglia
la presentazione di questo emendamento per l'introduzione
dell'iniziativa legislativa alle province.
Innanzitutto ritengo che da noi le province, come in tutta
Italia, sono da considerare degli enti inutili e poi qui in
Sicilia le province, così come sono, non dovrebbero assolutamente
esistere. Dovrebbero esistere i consorzi dei comuni.
A questo c'è da aggiungere che le province non hanno una
rappresentanza generale dei cittadini ma hanno rappresentanze
settoriali, cioè si dedicano soltanto ad alcune materie, mentre i
comuni hanno una rappresentanza generale.
Voglio mettere in evidenza, signor Presidente, la
pericolosità di questa norma. Qui bastano "due compari di
merenda" per potere provocare una iniziativa legislativa.
Prendiamo una ipotesi, non voglio fare nomi, prendiamo una
ipotesi che un compare di merenda che ha una magna pars nel
consiglio provinciale, non voglio fare il nome della provincia
perché potrebbe essere estremamente antipatico, di due province
piccole, si metta d'accordo con un altro compare di merenda di
un'altra provincia piccola, il consiglio comunale di queste due
province bastano 16 consiglieri di una provincia e 16 consiglieri
di un'altra provincia, complessivamente sono 32 consiglieri,
ebbene 32 consiglieri, 32 persone avrebbero il potere di
iniziativa legislativa.
E' assolutamente assurdo. Invece, quando noi affidiamo
questo potere di iniziativa, questa potestà di iniziativa a 100
consigli comunali, noi abbiamo davanti una platea di persone, di
consiglieri comunali che hanno rapporti diretti con le comunità -
e non mi pare che i consiglieri provinciali delle grandi o
piccole province abbiano rapporti immediati e diretti con le
comunità - noi abbiamo una platea di operatori della politica che
vanno da 500 a 1000 persone, dove è difficile che si possano
formare dei "compari di merenda" per potere provocare
l'iniziativa legislativa.
Quindi, questo emendamento, onorevole Provenzano, a mio modo
di vedere, non ha né testa né coda. Forse l'onorevole Provenzano,
spinto dalla vicenda che il Polo della Libertà in Sicilia governa
in sei province su nove, io ritengo che l'onorevole Provenzano
non ha bisogno nemmeno di questa norma, perché in Sicilia vi sono
certamente cento comuni del Polo e che tutti assieme, se aggiungi
Messina ed altre grosse realtà, superano la popolazione indicata
nel testo.
Quindi prego l'onorevole Provenzano di ritirare questo
emendamento poiché, dinnanzi a questo Parlamento e dinnanzi
all'opinione pubblica, questa Assemblea non ne uscirebbe bene.
Dobbiamo evitare che l'iniziativa Governativa possa essere
affidata a poche mani, perché sarebbe un ingorgo per l'Assemblea
regionale siciliana.
Io, qui, invito il Presidente della Regione, che finora ha
mantenuto, il Governo nel suo complesso ha deciso di avere una
posizione di distacco rispetto alla legge-voto, qui si pone il
problema della immagine della Regione siciliana. Non può mai
esistere che due piccole province, con la somma di trenta
persone, possano promuovere l'iniziativa legislativa. Sarebbe un
assurdo che certamente non possiamo accettare.
ADRAGNA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. ne ha facoltà
ADRAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è
indubbiamente un emendamento che aggiunge la possibilità di
intervento di un'altra assise, qual è quella del consiglio
provinciale, a poter esprimere una possibilità di intervenire
nell'iter legislativo, nella fase iniziale dell'iter legislativo;
cioè la proposta. E - quando è stato indicato, a ben veduta, nel
testo dell'articolo della Commissione, l'opportunità dei comuni
e, quindi, di un'altra assise che è quella comunale, anche se
limitata alla possibilità che ci sia una rappresentatività del 10
per cento della popolazione siciliana - io inserirei lo stesso
criterio per quanto riguarda il consiglio provinciale, che
potrebbe essere anche quello di un terzo delle province regionali
esistenti nella nostra realtà siciliana. Se così fosse, anche il
problema che veniva sollevato da parte dell'onorevole Di Martino
non avrebbe nessuna possibilità di dar luogo a guasti particolari
che possono essere dati da una rappresentatività più partitica
che effettivamente politica della proposta che viene fatta.
Quindi, il senso dell'emendamento è, sicuramente, da
considerare positivo. Anche i consigli provinciali possono
intervenire per realizzare una proposta e chiedere, attraverso un
intervento di più consigli provinciali, intervengono per iniziare
un procedimento legislativo.
Solo che è assolutamente necessario garantire una
rappresentatività maggiore a quanto viene inserito
nell'emendamento. per cui, se potesse essere aumentato il numero
dei consigli provinciali che devono determinare l'accensione
dell'iter legislativo con la proposta, a mio avviso, non c'è
niente da dire neanche per l'approvazione di questo emendamento.
Grazie.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente per dire che mi convincono molte delle perplessità
espresse qui dall'onorevole Di Martino, pur tuttavia, nel momento
in cui decidiamo che anche gli enti locali, i comuni possono
avere il diritto e la possibilità di intervenire direttamente nel
processo legislativo con proprie autonome proposte di legge da
portare comunque all'Assemblea regionale, è anche giusto che
questa possibilità la abbiano anche le province.
Ho presentato un subemendamento all'emendamento del
presidente della Commissione che innalza però il numero delle
province da due a tre per tendere comunque ad una
rappresentatività maggiore, almeno dal punto di vista dei
cittadini rappresentati, e quindi chiedo al presidente della
Commissione di accogliere questo emendamento che, mi sembra, in
un certo senso aiuti la maggiore rappresentatività dei proponenti
che decidono di intervenire nel processo legislativo.
BUFARDECI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
manifestare e dichiarare il plauso per quanto riguarda
innanzitutto l'articolo in generale che rappresenta un ulteriore
tassello importante in questa legge di riforma perché ...
DI MARTINO . L'unico articolo valido perché è da me proposto
BUFARDECI. ...non c'è dubbio che concedere l'iniziativa
legislativa allargata al cittadino è un fatto di crescita
sociale; è un fatto di maturazione; è un fatto che migliora la
situazione che questa Sicilia ha vissuto fino ad oggi.
Avere ulteriormente integrato questo principio attraverso la
concessione della possibilità di iniziativa legislativa agli enti
locali, il comune e, con l'emendamento del presidente Provenzano
successivamente rivisitato dai subemendamenti che consentono la
stessa iniziativa ad almeno tre consigli provinciali, mi pare un
ulteriore miglioramento del testo originario della legge a
conferma che, laddove questa legge è stata considerata una legge
da tutte le forze parlamentari importante, significativa e vi è
stato il contributo di tutti libero e scevro da posizioni
personali o certamente non portate ad un miglioramento, ad un
progresso vero e proprio di riforma, ad un processo di
miglioramento, questa Assemblea sa migliorare il testo
originario. Non c'è dubbio che è stato più volte detto che il
testo base della Commissione Provenzano era un testo "base" che
noi, come Forza Italia, consideravamo un testo sul quale
apportare delle modifiche significative, quella, ribadisco per
quanto riguarda l'articolo 3, è certamente migliorativa
Mi dispiace che per altri articoli importanti o forse
addirittura più importanti, sopratutto come quelli relativi
all'articolo 1, non vi sia stata la stessa capacità di incidere
in un processo fortemente riformatore come, a parole, un po'
tutte le forze politiche sostenevano di volere fare.
MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, due precisazioni a futura
memoria. Una è quella che, mi pare, importante: bisognerà
correggere la formulazione dell'emendamento dell'onorevole
Provenzano, la "e" deve essere sostituta da "o", diversamente il
senso dell'emendamento sarebbe completamente diverso e credo
contrario alla stessa intenzione del presentatore. Vorrei che
questo rimanesse agli atti in maniera tale che possa essere
effettuata la correzione.
L'altra notazione è anch'essa a futura memoria. Riguarda il
momento in cui la legge regionale stabilisce le modalità e
soprattutto i tempi con le quali l'Assemblea si pronunzia sui
progetti di legge di iniziativa popolare e dei consigli comunali.
Credo che sarebbe quanto meno opportuno che tali tempi e modalità
riguardassero e fossero eguali anche per le leggi presentate dai
deputati, oppure questa norma rimane - come io credo - una norma
del tutto platonica. Perché sappiamo tutti quanti disegni di
legge sono stati presentati da noi deputati e non sono mai
arrivati in discussione.
Riconoscere l'astratta possibilità alle province, ai comuni,
ai cittadini di presentare disegni di legge significa molto poco
se poi questi disegni di legge non arriveranno mai, come non
arrivano quelli dei deputati, concretamente in discussione.
PRESIDENTE. E' stato presentato un subemendamento
all'emendamento 3.2: "sostituire le parole 'da almeno due' con le
parole 'o ad almeno tre' a firma Forgione, Adragna, Zanna e Oddo.
BUFARDECI. Chiedo che anche la mia firma venga apposta al sub
emendamento in questione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione il
sub emendamento. Chi è favorevole rimanga seduto, chi è contrario
si alzi.
E' approvato
Pongo in votazione l'emendamento nel testo risultante. Chi
è favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.
E' approvato
Pongo in votazione l'art. 3 nel testo risultante. Chi è
favorevole rimanga seduto, chi è contrario si alzi.
E' approvato
Dò lettura dell'art. 4:
Art. 4
1. Dopo l'articolo 13 dello Statuto è aggiunto il
seguente:
'Articolo 13 bis
1. Con legge approvata a maggioranza assoluta dei
componenti l'Assemblea regionale vengono disciplinati
l'ambito, le tipologie e le modalità dei referendum popolari
regionali.'
Comunico che gli emendamenti: 4.3, 4.5, 4.5.1, 4.8, 4.9,
1.30, 4.2.1 e 4.4 sono dichiarati improponibili in quanto
trattano di materia estranea all'argomento in discussione.
L'emendamento 2.15 viene dichiarato precluso a seguito
dell'approvazione dell'emendamento 2.1.
E' aperta la discussione generale sull'articolo 4.
BUFARDECI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI. Onorevole Presidente, ho chiesto di intervenire in
quanto sono firmatario dell'emendamento 4.8 che lei poc'anzi ha
dichiarato improponibile, perché afferma essere materia non
attinente al testo.
Io le chiedo cortesemente di rivedere questa sua decisione
in quanto credo che questo articolo, che è certamente
significativo perché anche in questo caso abbiamo la novità,
finalmente dopo cinquanta anni , di potere esercitare anche nella
nostra regione il referendum che sappiamo bene essere anche
adesso elemento di grande accelerazione del processo
riformistico, che ha portato nella nostra società grandi
mutamenti nella nostra vita sociale e nel nostro costume, mi
riferisco alle battaglie referendarie innanzitutto dell'onorevole
Pannella, e oggi con le iniziative del movimento referendario
ultimo porta un altro segnale forte di accelerazione della
riforma nel senso della eliminazione assoluta della quota del
sistema del 25 per cento di proporzionale e quindi credo che
avere inserito nel nostro ordinamento questa possibilità è un
fatto positivo. Ma il referendum al quale noi stiamo facendo
riferimento con l'articolo 4, proprio perché noi rinviamo a una
legge successiva, l'ambito, le tipologie e la modalità di
applicazione e quindi di disciplina dell'istituto referendario
non negano la possibilità all'istituto referendario di essere
anche propositivo, non solo abrogativo. Allora, io credo che la
materia attinente all'emendamento 4.8 a mia firma che va nel
segno della accelerazione, va nel segno della modernizzazione del
sistema che è quello della decretazione consentita all'organo
esecutivo, è un fatto di grande crescita. Laddove noi in Sicilia
siamo stati vincolati dalle pastoie burocratiche e regolamentari
dell'Assemblea e burocratiche-amministrative in senso generale,
abbiamo vissuto momenti di grande ritardo, consentire all'organo
esecutivo la possibilità di decretazione nel momento in cui si va
incontro a una necessità di accelerazione, il processo di
globalizzazione comporta essere presenti, essere immediatamente
attivi, laddove questo non è possibile c'è un ritardo che si
sconta e si sconta in termini anche economico, occupazionali,
sociali e di crescita. Io sono certamente convinto, viceversa,
che questa possibilità, per carità è un emendamento che faccio
proprio nei confronti di un governo che è certamente contrario al
mio segno politico - sono all'opposizione rispetto a questo
governo -, ma credo che è un principio che valga per il migliore
funzionamento della macchina regionale. Consentire la
decretazione così come è indicato nel mio subemendamento non
credo, innanzitutto, che sia un fatto contrario o inammissibile
così come lo ha dichiarato il Presidente, perché penso che sia
materia comunque attinente al concetto di referendum, che non è
detto che debba essere abrogativo, può essere propositivo. Non
vedo il perché non si possa aggiungere e non si possa quindi
trattare, e in ogni caso non vedo perché quest'Aula non possa
effettivamente fare un ulteriore sforzo - ne abbiamo fatti tutto
sommato di modesti - perché questa riforma dia elementi
effettivamente utili a quel processo di modernizzazione che è
necessario e anche di velocizzazione delle decisioni che io credo
siano indispensabili perché la regione siciliana vada
effettivamente verso il segno del rinnovamento e del cambiamento.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, io ritengo che l'articolo
4 sia di una genericità preoccupante, perché così come è
formulato può significare che la Regione mantiene ampi poteri in
materia di referendum, come può significare che qualunque
Commissario dello Stato può impugnare qualunque deliberazione
dell'Assemblea riguardante l'introduzione del referendum in
Sicilia.
Ora qui attraverso questa norma fa chiaramente, fa una
discriminazione secondo come viene approvata tra i populisti che
ritengono di rivolgersi al popolo soltanto per avere il consenso
e poi governare a proprio libito e i democratici e chi crede alla
democrazia rappresentativa o alla democrazia diretta, perché
fissando i principi che sono previsti, tra l'altro, nella
Costituzione si può mettere in moto il processo referendario
anche in Sicilia.
Onorevole Presidente la Costituzione italiana quando tratta
di referendum e finora ha trattato soltanto referendum
abrogativo, pone alcuni paletti fermi.
Il primo paletto è quello del numero minimo dei
sottoscrittori della richiesta di referendum, il secondo paletto
è la materia dei referendum.
Noi sappiamo che non possono essere soggetti a referendum
per esempio i trattati internazionali, come non possono essere
soggetti a referendum le leggi tributarie e altre materie appunto
previste dalla Costituzione.
Quindi io non ritengo che questo Parlamento se la norma
dovesse passare, dovesse passare da quest'Aula io non ritengo che
il Parlamento nazionale lo possa lasciare così come è; per
esempio non prevedere già nella Costituzione, quindi nel nostro
Statuto quale è il numero minimo dei sottoscrittori.
Noi per esempio vediamo che in sede nazionale oltre il
numero minimo, pare che sia di 500 mila sottoscrittori, vi è un
numero di consigli provinciali che possono indire referendum, non
ricordo in questo momento se sono cinque.
Cioè questi paletti devono essere fissati, diversamente
rimane una norma generica che non può avere pratica attuazione.
Io in tal senso poi verrò ad illustrare onorevole Presidente
il testo dell'emendamento che cerca, con la mia modestia, di
coprire le lacune che io vado a riscontrare in questo articolo
predisposto dalla Commissione, e in ogni caso onorevole
Presidente e onorevole Presidente della Commissione, ritengo che
non si può fare a meno nell'articolo 4 indicare che il referendum
devono rispettare i principi fissati dalla Costituzione italiana;
quindi i parametri che riguardano la popolazione, i parametri che
riguardano le materie e tante altre questioni così come è
formulato è molto generico e difficilmente potrà passare al
vaglio del Parlamento nazionale.
Quindi mi pare opportuno che il testo venga modificato al
meglio per consentire appunto la democrazia diretta nella Regione
siciliana riguardante i referendum abrogativi e e i referendum
propositivi. Grazie.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sono per
mia cultura personale contrario alla consultazione della base, è
forse una delle forme di espressione della democrazia più alta e
solenne.
Tuttavia bisogna aggiungere che spesso l'uso che si fa
dell'istituto referendario è un uso improprio e un uso che può
portare a distorsioni della politica; d'altra parte non siamo
chiamati in questa sede a discutere, a dibattere sull'uso che si
è fatto dell'istituto referendario in ambito nazionale.
L'introduzione nell'ordinamento regionale di questo istituto
io ritengo che sia un passo avanti nella direzione della
espressione democratica. Tuttavia non condivido la filosofia che
sottende l'intervento di alcuni emendamenti, in special modo
quello dell'onorevole Di Martino e quello a firma dell'onorevole
Barbagallo, mentre tutti gli altri che avevano tenore leggermente
diverso sono stati dichiarati decaduti in qualche modo.
Cosa mi preoccupa in questo tipo di emendamenti. Io credo
che se un criterio dobbiamo adottare, un criterio di giudizio di
alcune norme, quello della semplicità della norma è forse il
criterio più idoneo, soprattutto quando si tratta di norme che
devono stare in una carta generale, in una cornice normativa
generale quale è lo Statuto.
A me sembrerebbe assolutamente sbagliato che dentro lo
Statuto si vada ad articolare le forme dell'istituto
referendario. Mi sembra, invece, giustissimo il lavoro che ha
fatto la commissione in questa occasione, indicando semplicemente
l'introduzione dell'istituto referendario nello Statuto e poi
lasciando alla norma di attuazione il compito di definire e di
articolare le modalità con le quali questo istituto deve essere
introdotto nel nostro ordinamento.
Mi sembra elegante nella sua semplicità e mi sembra
assolutamente sbagliato che l'Assemblea si imbarchi ora, in
questo momento, in una discussione approfondita perché non
potrebbe essere altrimenti, se vogliamo entrare nel merito
dell'articolazione dell'uso di questo istituto, l'Assemblea è
chiamata ora, in questo momento, ad articolare il proprio
intervento nella maniera più dettagliata possibile.
Ragionamenti sono stati fatti per quanto riguarda i paletti
dell'uso dell'istituto referendario, sulle cifre e sulle
tipologie di intervento. Sulle cifre andrebbe fatto un
ragionamento di proporzione fra quanto previsto dalla
Costituzione giustamente per i referendum in ambito nazionale e
quando necessariamente si deve prevedere in un ambito più
ristretto di popolazione.
Allora io credo che sarebbe assolutamente sbagliato che oggi
l'Assemblea si imbarchi in questa analisi di dettaglio quando con
una legge voto si individuano le direzioni, le grandi direttrici
programmatorie sulle quali si vuole indirizzare la normativa
siciliana.
E' ovvio che bisogna lasciare ad un secondo momento
l'attività di attuazione di questi indirizzi programmatori.
Ecco perché rivolgo un invito non perché il contributo e la
riflessione che gli emendamenti dell'onorevole Di Martino e
l'emendamento dell'onorevole Barbagallo contengono rispetto a
questo tipo di dibattito non siano utili, sono certamente in un
grado di riflessione molto utile ma che secondo me in questa fase
non agevola il processo riformatore.
Per quanto riguarda poi l'ultimo appunto che faceva
l'onorevole Di Martino circa la necessaria indicazione alle norme
di carattere costituzionale mi sembra talmente superfluo che non
capisco perché si senta l'esigenza di inserirlo nell'articolato.
BARBAGALLO GIOVANNI . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO GIOVANNI . L'onorevole Liotta ha riconosciuto
l'importanza e il significato di una partecipazione popolare
attraverso l'istituto del referendum. Io credo che sia lo
strumento importante di democrazia in una fase nella quale il
protagonismo dei cittadini rispetto alle scelte della politica è
chiaramente in grande difficoltà.
Io penso che una indicazione più precisa rispetto alle
modalità di esercizio di questo diritto possa essere inserita,
anche perché lasciare l'articolo in quei termini vaghi, la
maggioranza assoluta dell'Assemblea, deciderà le modalità di
espletamento del referendum, non mi sembra in questa fase
abbastanza pertinente, utile, rispetto al dibattito che c'è
stato.
La maturazione delle decisioni a livello legislativo e
politico necessariamente deve avere una verifica sin da ora, la
stessa indicazione diretta del presidente della Regione senza
nessuno strumento di compensazione da parte dei cittadini, mi
sembra monca perché le cose vanno di pari passo nel momento in
cui si sviluppa un processo di maggiore democrazia, quindi, io
sono perché si vada avanti sulla discussione di questi
emendamenti.
Mi rendo conto che un ritiro di questo emendamento
semplificherebbe, accelererebbe, ma siccome siamo quasi tutti
d'accordo sul referendum, non vedo perché dobbiamo ritirare una
proposta che è largamente condivisa.
SILVESTRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
noi possiamo scegliere una strada o l'altra. Sia l'una che
l'altra sono compatibili con i principi della Costituzione, o
quella di demandare tutto alla legge ordinaria, per quanto
riguarda le modalità del referendum, sia quella di fissare già
nello Statuto il numero degli elettori o dei Consigli comunali e
provinciali che possono richiedere il referendum.
Io, però, credo che la seconda strada, quella proposta dagli
onorevoli Di Martino e Barbagallo, garantisce di più da questo
punto di vista, tuttavia, credo che però le cifre indicate
dall'emendamento dell'onorevole Di Martino renderebbero molto
difficoltoso indire il referendum; si potrebbe ridurre il numero
dei cittadini che possono chiedere il referendum, eccetera.
L'altra questione riguarda una riformulazione, onorevole Di
Martino, perché qui noi parliamo di referendum abrogativo e
referendum propositivo, manca la terza ipotesi che riguarda il
referendum confermativo, da questo punto di vista, quindi, noi
possiamo rimodificare queste indicazioni per rendere più agevole
il ricorso al referendum.
Io, vorrei fare un'osservazione, se è possibile, presidente
Provenzano. Adesso non so chi può presentare il subemendamento,
ma se noi potessimo modificare la parola invece di "ambito", "gli
oggetti", perché l'ambito è un riferimento molto ampio di azione
dei referendum, mentre gli oggetti riguardano questioni
specifiche definite per legge e quindi più preciso, più puntuale
da questo punto di vista, darebbe meno spazio ad interpretazioni
molto larghe rispetto al tema dei referendum che possono essere
ammessi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Silvestro. Non ci sono altri che
vogliono intervenire sulla discussione generale.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Si passa all'esame degli emendamenti 4.1, 4.7, 4.6 e 4.10
che viene abbinato perché identico al 4.6.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, io
generalmente non mi innamoro mai delle mie idee, perché voglio
ascoltare anche quelle degli altri e non è che le argomentazioni
portate dai colleghi mi hanno convinto, ma è mia convinzione che
qui siamo in presenza di diritti dei cittadini, i diritti dei
cittadini sì che devono essere costituzionalizzati e non le forme
di governo, i diritti dei cittadini sono inalienabili, sono
eterni, le forme di governo cambiano con le contingenze
politiche.
Ora io voglio dire che a mio modo di vedere, perché sia
completa o compiuta quella norma ha bisogna che venga stabilito
il numero minimo dei sottoscrittori, il numero minimo dei
consigli comunali e le materie oggetto di referendum.
Ne resto fermamente convinto, però siccome io non voglio
creare difficoltà all'approvazione della legge, non avrei nessuna
difficoltà a ritirarli se qualcuno mi spiega che creano problemi
questi emendamenti.
Io ritengo che si possono accogliere le proposte di ridurre
a 50 mila, di trovare altre soluzioni, cioè se ne possono
trovare, però avendo costituzionalizzato questo principio noi,
quando andiamo ad approvare la legge attuativa dei referendum,
abrogativo, propositivo e confermativo, avremmo trovato la strada
spianata, se mi si dice che allo Stato conviene andare avanti in
questo modo e in sede di approvazione la legge si vedrà il da
farsi, per me è pure soddisfacente però deve essere chiaro che la
norma così come noi l'abbiamo introdotto con l'articolo 4 senza
alcun emendamento consente, l'ultima annotazione che voglio fare,
al Parlamento nazionale di integrarla a proprio piacimento.
Perché dinanzi ad una mancanza di norme individuata da
questa Assemblea il Parlamento nazionale si sente abilitato ad
introdurre tutte le norme correttive e modificative che ritiene
opportuno, quindi valutiamolo, cari colleghi, senza alcun
pregiudizio, senza problemi di schieramento, ma dobbiamo farci
ognuno di noi l'esame di coscienza per capire cosa conviene fare.
Se mi si dice che conviene andare avanti nel modo così come
è indicato dall'articolo 4 non avrò nessuna difficoltà,
Presidente, a ritirarlo l'emendamento, però chiedo una certa
risposta da parte dei colleghi. Grazie.
PROVENZANO, Presidente della Commissione. Io ringrazio
l'onorevole Di Martino a nome della Commissione per la sua
disponibilità a ritirare questo emendamento che è sostanzialmente
accettabile, onorevole Di Martino, cioè quello che lei dice è
certamente giusto solo riteniamo così per maggior semplicità in
questa sede di non entrare nel merito, ma ciò che le dice dovrà
sicuramente formare oggetto della legge che andrà a determinare
le modalità.
PRESIDENTE. L'emendamento 4.1 è ritirato, l'Assemblea ne
prende atto.
L'emendamento 4.7 è ritirato, l'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 4.6 a firma dell'onorevole Silvestro è
abbinato all'emendamento 4.10 presentato dagli onorevoli Mele e
Lo Certo, perché trattano materia identica, quasi nella stessa
formulazione.
Gli emendamenti 4.6 e 4.10 vengono ritirati, l'Assemblea ne
prende atto.
Non ci sono altri emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 4 così come è formulato.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(L'Assemblea approva)
Si passa all'articolo 5:
Art. 5.
(Disposizione transitoria)
1. Nel periodo precedente all'elezione del Presidente
della Regione con le modalità previste dalla legge di cui
all'articolo 1, continuano ad applicarsi le disposizioni
statutarie previgenti all'entrata in vigore della presente
legge.
Art. 5.
(Disposizione transitoria)
1. Nel periodo precedente all'elezione del Presidente
della Regione con le modalità previste dalla legge di cui
all'articolo 1, continuano ad applicarsi le disposizioni
statutarie previgenti all'entrata in vigore della presente
legge.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 5. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Per dare la possibilità ai Gruppi ed al Governo di essere
presenti per la votazione finale, sospendo la seduta che
riprenderà alle ore 13.00.
(La seduta, sospesa alle ore 12.10, è ripresa alle ore 13.08)
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è ripresa alle ore 13.08
PRESIDENTE. E' stato annunciato un ordine del giorno da parte
dell'onorevole Pagano ed altri. Nel frattempo, onorevoli
colleghi, comunico che l'onorevole Vladimiro Crisafulli ha
chiesto di essere posto in congedo per la seduta d'Aula di oggi.
Non sorgendo osservazioni il congedo si intende accordato.
Onorevoli colleghi dò lettura dell'ordine del giorno n. 291
"Pieno riconoscimento e valorizzazione del principio di
sussidiarietà quale principio regolatore delle funzioni degli
organi regionali" che porta la firma di molti deputati fra i
quali l'onorevole Alfano, Pagano, Provenzano, Speziale, Basile,
Misuraca, Bufardeci, Tricoli, Scalia, Sottosanti, Caputo,
Ricotta, Giannopolo, Silvestro, Croce, Barbagallo, Pezzino e
molti altri. Credo che sia rappresentativo, spero,
dell'unanimità dell'Assemblea.
FORGIONE. Ne dia lettura all'Aula.
PRESIDENTE. Presumo che lei non l'abbia esaminato in separata
sede. Ne do lettura.
N. 291 - Pieno riconoscimento e valorizzazione del principio di
sussidiarietà quale principio regolatore delle funzioni degli
organi regionali.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO che nel corso del dibattito d'Aula sullo schema di
disegno di legge costituzionale da sottoporre al
Parlamento nazionale ai sensi dell'art. 18 dello
Statuto, recante "Modifiche dello Statuto della
Regione siciliana concernenti l'elezione diretta del
Presidente della Regione, l'autoscioglimento
dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa popolare e
comunale ed i referendum regionali" sono stati
presentati alcuni emendamenti a firma dei Presidenti
dei seguenti gruppi parlamentare: Leanza (UDR);
Alfano (FI); Spagna (PPI); Mele (MD-Rete-Alleanza
Democratica); La Grua (AN); Costa (CCD) tendenti
ad introdurre nello Statuto della Regione il
riconoscimento del principio di sussidiarietà quale
criterio regolatore delle funzioni esercitate dagli
organi regionali, attraverso la promozione e la
valorizzazione delle formazioni sociali e dei
privati;
CONSIDERATO che i predetti emendamenti sono stati dichiarati
improponibili dalla Presidenza dell'Assemblea poiché
ritenuti estranei allo specifico oggetto del disegno
di legge in discussione;
RILEVATO che l'iniziativa parlamentare intrapresa nelle
circostanze assume tuttavia particolarissimo rilievo
politico-istituzionale per la vastità dello
schieramento che se ne è reso promotore
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a promuovere apposita iniziativa legislativa di modifica dello
Statuto della Regione al fine di introdurre nello stesso il
principio di sussidarietà inteso come criterio regolatore del
rapporto fra istituzione pubblica regionale e società civile,
attraverso il riconoscimento e la valorizzazione dell'attività
svolta dalle formazioni sociali e dai privati.
Speranza, Scalici, Giannopolo, Leanza, Speziale, F. Basile,
Misuraca, Fleres, Croce, Alfano, La Grua, Grimaldi, Bufardeci,
Leontini, Tricoli, Scalia, Pagano, Provenzano, Cipriani,
Sottosanti, Silvestro, Barone.
PRESIDENTE. Desidererei rivolgermi ai firmatari innanzi tutto
- intanto comunico che il gruppo misto ha chiesto di apporre la
propria firma all'ordine del giorno. Se non sorgono osservazioni
resta così stabilito - e vorrei fare riferimento ad una parte
dell'ordine del giorno che, se siete d'accordo, non può essere
emendato; va scritto in maniera diversa e, quindi, è da
intendersi in maniera diversa. Si fa riferimento ad una
dichiarazione di improponibilità, da parte del Presidente della
Assemblea, degli emendamenti; qui si dice: "Poiché ritenuti
estranei allo specifico oggetto del disegno di legge in
discussione"; é stato ritenuto non aderente al titolo del
disegno di legge, non alla materia. Perché, se fosse estraneo
alla materia, non potremmo nemmeno ammetterlo all'ordine del
giorno.
PAGANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, la necessità di formulare
quest'ordine del giorno in pochissimi minuti ha fatto sì che la
testualità non fosse corretta. Io la ringrazio per questo tipo di
precisazione, perché si voleva intendere quello che lei ha testé
illustrato.
Io ritengo che la vastità dello schieramento, non soltanto a
livello politico e di gruppo, ma anche a livello singolo,
dimostra abbondantemente che è arrivato il momento storico perché
in questa Regione il principio di sussidiarietà diventa
l'elemento cardine su cui centrare la vita sociale, politica
della nostra Regione. E' evidente che, nel momento stesso in cui
tale principio diventerà elemento regolatore, verranno a
realizzarsi due elementi essenziali. Primo: la capacità di
decentrare, da parte della Regione, tutte le funzioni possibili
ed immaginabili agli enti locali, al fine di rendere tali enti
più idonei a svolgere servizi nell'interesse del cittadino. E'
evidente che c'è anche - come è stato spiegato più volte nei
giorni precedenti - una sussidiarietà di tipo orizzontale; cioè,
la Regione non faccia ciò che è possibile delegare al terzo
livello, ai privati, e, in generale, alle formazioni sociali.
Questo è, oggi, un fattore di civiltà; un qualcosa che
assolutamente ci deve appartenere, e mi sembra straordinario
rilevare come tutta l'Aula, forse ad eccezione di qualche singolo
deputato, ha aderito completamente a questa iniziativa.
Presidente, noi contiamo molto anche sulla sua capacità di
illustrare, in maniera adeguata, grazie alla sua personalità e al
suo carisma, nella sedi opportune, riteniamo che la Sicilia potrà
giovarsi di tutto questo e diamo anche incarico specifico, al
presidente Provenzano, di incardinare, durante le giornate
successive sulla riforma dello Statuto, per quanto riguarda la
forma di Governo, questo tipo di iniziativa.
Chiaramente il parere è abbondantemente favorevole.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor
Presidente dell'Assemblea, come vede la mia firma non c'è, perché
non condivido questa ispirazione e, quindi, non condivido quanto
lei diceva, che questo ordine del giorno può rappresentare tutta
questa Aula. Intanto, io noto, e vorrei dirlo anche al Presidente
della Commissione Provenzano, che mi pare tra i firmatari di
questo ordine del giorno, una scorrettezza politica. Noi abbiamo
condotto due giorni di dibattito sulla legge-voto, al di là delle
posizioni dialettiche tra chi condivide questo disegno di legge
chi si oppone, con grande lealtà. Anche la nostra battaglia
netta di opposizione è stata tesa a prospettare una idea
alternativa di riforma istituzionale ma non è mai giunta
all'ostruzionismo dell'assenza del numero legale, della richiesta
di voto nominale e, quando il Presidente di turno dell'Assemblea
ha dichiarato improponibili quegli emendamenti dopo un dibattito
che su quegli emendamenti si era sviluppato, lo ha fatto anche
perché una materia così delicata avrebbe necessariamente
meritato e merita, secondo noi che pur non condividiamo il
principio di sussidiarietà, un dibattito approfondito in seno
alla Commissione Statuto dove, pur essendovi una maggioranza che
abbiamo visto, la vediamo, è quella che questo ordine del giorno,
però questa maggioranza avrebbe consentito un confronto di merito
anche a chi non è d'accordo con quel principio.
Qui, invece, si fanno forzature e anche scorrettezze nella
legittimità che ognuno le fa queste cose, cari colleghi . E'
legittimo che si faccia un ordine del giorno. Io trovo intanto
poco elegante che il presidente della Commissione Statuto, che
sarà prorogata, che dovrebbe poi approfondire questi temi ed
ascoltare anche chi non è d'accordo con la neutralità di chi è
presidente di una Commissione deve ascoltare anche chi non è
d'accordo sul principio della sussidiarietà, ad un certo punto è
firmatario di un ordine del giorno che già precostituisce un
orientamento. Ma questo riguarda le caratteristiche
istituzionali di ognuno di noi Però io noto che, invece, con
questo ordine del giorno si fa una forzatura.
Onorevole Pagano, guardi Momenti storici Se era tanto
storico il momento che lei vuole indirizzare ed orientare con
questi emendamenti, avreste fatto almeno uno sforzo culturale non
copiando tutti e quattro i firmatari degli emendamenti, tutti e
quattro lo stesso emendamento, lo stesso testo licenziato dalla
Commissione bicamerale Almeno ci avreste messo un po' di
fantasia Sono tutti e quattro copiati, identici. Leggeteli
Nemmeno una virgola di differenza Non ci avete messo nemmeno uno
sforzo di elaborazione vostra su questo
Quando parliamo di momenti storici almeno mettiamoci a
riflettere, a ragionare, a discutere, cerchiamo almeno le verità
implicite nelle ragioni degli altri - per dirla col Vangelo - le
verità implicite nelle ragioni degli altri Fate questo sforzo
concettuale E invece con questo ordine del giorno voi volete
fare una forzatura politica e non mettere in condizione la
Commissione Statuto di discutere seriamente di questi problemi
così delicati.
Vedete, il principio di sussidiarietà perché vi unisce
tutti, da destra agli amici democratici di sinistra? Perché a
fondamento di questo principio c'è l'idea della centralità del
mercato e dell'impresa e poi, certo, lo Stato si farà carico di
un po' di assistenza per i poveri, di un po' di carità cristiana
per gli ultimi, quelli che proprio ci fanno indignare quando li
vediamo morire perché non possono vivere nemmeno con la pensione
sociale Tutto il resto al mercato e poco importa se poi il
mercato è il mercato dell'impresa o invece sono le strutture
caritatevoli cristiane e confessionali che voi, dalla
privatizzazione della scuola fino a tutti i centri di assistenza
e del terzo settore, state proponendo, dal governo D'Alema al
governo Capodicasa
Questo è il principio ordinatore che vi vede tutti
abbracciati attorno a questo ordine del giorno, fermo restando
che c'è una maggioranza e la riconosco, Presidente, per questo
orientamento Vedete, avrei preferito la correttezza e la lealtà
che ci ha visti anche impegnati in una battaglia di opposizione
in questi giorni ma lealmente, senza ostacolare il percorso della
legge-voto, avremmo preferito che quello che non è entrato dalla
porta con un atto di responsabilità anche del Presidente di turno
dell'Assemblea, non fosse entrato dalla finestra con un colpo di
mano di questa maggioranza che unisce tutti assieme
appassionatamente, il centro destra e il centro sinistra.
Noi chiediamo ancora un atto di disponibilità a questa larga
maggioranza visto che dovremo discutere in Commissione statuto,
tutti assieme, di ritirare questo ordine del giorno. Lo
approverete questo principio nella Commissione Statuto, ma allora
lasciamo lavorare questa Commissione Statuto altrimenti non si
capisce nemmeno che cosa deve fare questa Commissione Statuto,
qualora voi insistereste, noi, con queste motivazioni, voteremmo
contro.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prima, onorevoli colleghi, comunico
che gli onorevoli Cuffaro e Lo Giudice hanno chiesto congedo per
l'odierna seduta. Non sorgendo osservazioni il congedo si
intende accordato. Gli onorevoli Catania e Beninati hanno
chiesto di poter apporre la propria firma sull'ordine del giorno
posto in discussione. Resta così stabilito.
DI MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo
atto che l'on.le Provenzano ha vocazioni suicide e con lui la
Commissione, perché nell'ordine del giorno si impegna il
Presidente della Regione a portare avanti le modifiche statutarie
e noi fino ad ora abbiamo saputo che il Governo è rimasto
estraneo a queste vicende.
Quindi, dobbiamo stabilire se dobbiamo recitare il "de
profundis" per la Commissione Statuto ed io francamente lo sono,
perché il risultato che ha dato con le norme che abbiamo
approvato, alla fine soltanto per carità parlamentare, abbiamo
rinunziato ad insistere su altri emendamenti, perché nulla è
rimasto di quello che aveva stabilito la Commissione Statuto.
Detto questo, onorevole Presidente, io non ho nulla contro
il principio sussidiarietà, anzi lo ritengo un principio moderno,
però, le anticipazioni mi sembrano eccessive. Non sono,
giustamente, state inserite nello Statuto perché non era materia
attinente, però, prima di arrivare a questi principi dobbiamo
vedere quali sono i rapporti tra l'Unione europea a e lo Stato,
ho avuto modo di ribadire nel dibattito che i rapporti fra lo
Stato e le regioni, le regioni e le autonomie locali. Bene, anche
qui non c'è ancora chiarezza. Poi, c'è il grosso problema del
terzo settore - così detto - che è necessario incentivare,
incrementare a causa della crisi della finanza pubblica. Ormai
deve essere chiaro che non esistono più pasti gratis per nessuno
e quindi è necessario che il terzo settore venga sviluppato.
Francamente, non riesco a comprendere la posizione di
rigidità del partito di Rifondazione comunista. Però, alcuni
problemi devono essere posti. Poiché si tratta si una
sollecitazione, poiché sancisce anche la fine di fatto della
Commissione Statuto, perché non riesco a capire come mai e perché
la I Commissione debba esitare e perché noi dobbiamo approvare in
sede di Assemblea la proroga quando qui l'Assemblea da già una
indicazione al Presidente della Regione di portare avanti la
riforma dello Statuto, per queste considerazioni do voto
favorevole alla mozione.
MARTINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, più tempo
passa e più constato che sono l'uomo sbagliato al posto
sbagliato, perché se c'è qualcosa che non riesco a sopportare è
da una parte l'approssimazione culturale e dall'altra la
protervia intellettuale e temo che frequenti esempi dell'una e
dell'altra ne abbiamo in quest'Aula.
Adesso ci troviamo a discutere in un orario in cui sarebbe
certamente più gradevole, approvata immediatamente la legge che
ormai abbiamo concluso, andare a pranzo, ci troviamo a discutere
dell'introduzione nello Statuto del principio di sussidiarietà di
cui qualcuno, compreso l'onorevole Pagano con il quale ieri ho
amabilmente polemizzato, dovrebbe spiegarmi che cosa
effettivamente si intenda. E non è ne cosa agevole ne cosa rapida
da farsi e meno che mai opportuna da introdurre in un testo
costituzionale. Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, io
chiederei a tutti quelli che già hanno apposto la loro firma e
che si apprestano adesso a votare questo ordine del giorno, che
cosa intendano per principio di sussidiarietà, se sappiano a che
cosa effettivamente può dare luogo l'introduzione di un principio
non meglio specificato di questo tipo, se abbiano contezza del
profondo dibattito culturale che sta dietro questo principio. Ho
l'impressione che così non sia e me ne duole.
Vedete, chi vi parla è uno che da ragazzo ha formato una
parte della propria cultura politica su un libro del tanto
vituperato Vladimir Ilich Ulianov, meglio noto come Lenin, che si
chiamava "Stato e rivoluzione", in cui si parlava, sulla linea
della ideologia marxista, della necessità che con l'avvento della
classe unica, cioè del proletariato, lo stato che è strumento e
struttura di classe si dissolvesse. Quindi figuratevi voi se io
per formazione culturale non dovrei essere assolutamente
favorevole all'idea di un arretramento in tutti i campi delle
strutture statali e dello stato stesso, io sono addirittura sulle
vecchie posizioni di Lenin per l'estinzione dello stato nel
momento in cui dovesse affermarsi la dittatura della classe
unica, cioè del proletariato. Non mi pare quindi opportuno che
l'onorevole Pagano venga a ricordare a me queste cose. La verità
è un'altra, onorevole Presidente e onorevoli colleghi, che il
comune denominatore di tutti coloro che hanno firmato questo
ordine del giorno è quello al quale ha accennato l'onorevole
Forgione, e cioè quello della idea che l'estinzione o
l'arretramento dello stato deve essere subordinato alla presenza
sempre maggiore del mercato, il nuovo idolo, il nuovo "Moloc" al
quale tutto viene sacrificato. Ma non credo che su questo piano
possa essere d'accordo l'onorevole Pagano che conosco come
profondo estimatore ed assertore dei principi del solidarismo
cristiano e quindi, come vedete, i firmatari dell'ordine del
giorno dicano di volere la stessa cosa ma intendano cose
profondamente diverse.
Questa profonda ambiguità culturale unita al fatto che si
sta introducendo adesso un elemento che ieri era stato escluso e
che è una forma surrettizia per ritornare su temi già trattati mi
inducono a ritenere che siamo su una china pericolosa e per certi
versi poco gradevole.
Un'ultima cosa. Vorrei ricordare ai miei amici e compagni
della maggioranza della quale ho fatto parte fino a ieri, che
fine abbia fatto un altro ordine del giorno che mi sarei
aspettato, invece, venisse presentato in quest'aula, quello sul
quale c'era un accordo di massima all'interno di questa, per me,
ex maggioranza e cioè relativo ai principi che nella legge
elettorale che si andrà a fare si sarebbero dovuti rispettare. Se
non ricordo male nelle molteplici e lunghe riunioni che abbiamo
avuto si diceva che questa legge elettorale sarebbe stata in
qualche modo indicata nei suoi principi generali in un ordine del
giorno da approvare contestualmente alla cosiddetta legge-voto.
Vedo adesso un ordine del giorno sul principio di sussidiarietà,
non vedo affatto traccia di quest'altro ordine del giorno del
quale pure nella ex maggioranza si era discusso e ritengo che
sarebbe stato molto più utile e tutto sommato molto più coerente
con la materia della quale ci occupiamo.
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Caputo, Strano e Costa
hanno chiesto di apporre la loro firma nell'ordine del giorno in
discussione. Non sorgendo osservazioni resta così stabilito.
LIOTTA. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, per correttezza prima di rilasciare
la mia dichiarazione di voto, posso intervenire per chiedere un
chiarimento alla presidenza?
PRESIDENTE. No, lei può intervenire solo per dichiarazioni di
voto.
LIOTTA. E' attinente alla trattazione...
PRESIDENTE. Lei può intervenire solo per dichiarazione di
voto.
LIOTTA. E' attinente alla questione della trattazione
PRESIDENTE. Se è un problema di ordine dei lavori non ci sono
problemi.
LIOTTA. Si, il problema che pongo è di questa natura.
Questa mattina io insieme ad altri deputati abbiamo
presentato un ordine del giorno, che ci è stato detto dalla
Segreteria generale non essere proponibile perché la Presidenza
si era determinata di non apporre a questo disegno di legge
ordini del giorno, proprio per il carattere di solennità perché
in alcun modo venisse turbato il momento solenne del voto finale
alla legge voto.
Mi rendo conto che l'ordine del giorno che avevo presentato
insieme ad altri deputati, è un ordine del giorno che non era
strettamente attinente il titolo del disegno di legge; tuttavia
lo stesso ordine del giorno che viene qui presentato e rispetto
al quale ho chiesto di parlare per dichiarazione di voto è
parimenti non attinente alla materia in oggetto il disegno di
legge, tanto è vero che se andiamo a controllare nel resoconto
d'Aula il Presidente dell'Assemblea ha dichiarato improponibili
gli emendamenti che riguardavano questo tema proprio perché non
attinenti il disegno di legge stesso.
Allora mi chiedo se il Presidente dell'Assemblea ha
dichiarato improponibili questi emendamenti perché non attinenti
al titolo del disegno di legge come si può ritenere poi un ordine
del giorno che contiene gli stessi principi di quegli emendamenti
attinenti, a sua volta, a questo disegno di legge.
Mi sembra che vi sia un evidente contraddizione e quindi
prima di rilasciare la mia dichiarazione su questo ordine del
giorno, gradirei comprendere perché questo ordine del giorno
viene messo in discussione, mentre l'altro presentato stamattina
da un altro gruppo di deputati di cui sono primo firmatario non
viene messo in discussione.
PRESIDENTE. Prego.
LIOTTA. Presidente io non ho parlato per dichiarazione di
voto, mi riservo di poterlo fare comunque
PRESIDENTE. No, lei non si riserva niente. Lei ha ancora due
minuti e può concludere il suo intervento, onorevole Liotta.
LIOTTA. Presidente io non capisco veramente non riesco a
capire. Ho posto un problema di carattere procedurale.
PRESIDENTE. No, questo è un problema della Presidenza. Io
naturalmente anche per un atto di cortesia e per quanto si deve
al Parlamento debbo precisare.
Trovo più che corretto che il Presidente di turno, in questo
caso l'onorevole D'Andrea, abbia giudicato improponibile i due
ordini del giorno in questione, perché non hanno nulla a che
vedere parlandosi di Italtel e parlandosi di consorzio Climega
Sud con il principio di autorevolezza dello stesso disegno di
legge, tendente a dare una proposta al Parlamento nazionale di
modifica statutaria.
La Presidenza dell'Assemblea di turno, in questo caso il
Presidente dell'Assemblea regionale siciliana Cristaldi, ha
dichiarato improponibili gli emendamenti non perché non attinenti
alla materia, ma perché non attinenti al titolo del disegno di
legge, come impone il nostro Regolamento.
L'ordine del giorno, questo è attinente a modifiche
statutarie.
Non è altro che un invito tendente a impegnare il Governo
della Regione a intervenire al di la della legge voto presso gli
organismi centrali perché si tenga conto del pronunciamento
dell'Aula.
Quindi siamo in perfetta linea. Se lei mi avesse detto che
il problema dell'Italtel è in qualche maniera risolvibile
modificando un articolo dello Statuto, sarebbero stati giudicati
proponibili. Così non è.
LIOTTA. Presidente non arrivo a tanto, sostenere tanto. E
intanto la ringrazio per la cortese risposta al problema che
ponevo; tra l'altro lo ponevo per avere essenzialmente un
chiarimento in tal senso, non perché volessi in alcun modo
forzare la determinazione assunta dalla Presidenza.
Resto dell'opinione comunque che una contraddizione vi sia
fra il fatto che lo stesso contenuto venga dichiarato
improponibile all'interno della legge e lo stesso contenuto venga
dichiarato proponibile in un ordine del giorno apposto alla
legge.
Questa mi sembra una contraddizione; è una mia opinione
personale, la esprimo con tutto il rispetto per la determinazione
che ha assunto la Presidenza.
Per quanto riguarda il merito dell'ordine del giorno io non
so scegliere non so quale partito scegliere se quello utilizzato
dall'onorevole Di Martino che con una sferzante ironia ha fatto
comprendere come temi di questo tipo vanno affrontati con una
profondità di pensiero che certamente un ordine del giorno e il
poco tempo a disposizione per dibatterlo non consente oppure
rassegnarmi ad una indignazione per quello che si sta commettendo
in questa Aula. Io non credo che il grande unanimismo che su
questo tema si realizza è un unanimismo che in qualche modo ha a
fondamento una identità di pensiero su questa materia, anzi credo
proprio il contrario, credo che la grande maggioranza trasversale
che si sta realizzando in questa Aula discenda proprio dal fatto
che dentro questo principio sintetico ciascuno mette ciò che più
crede.
Principio di sussidarietà: introdurre nello Statuto questo
principio sintetico è un errore sul piano tecnico, è un errore
sul piano giuridico perché dentro questo principio c'è tutto e
c'è il contrario di tutto; c'è, diceva prima l'onorevole Di
Martino, il solidarismo cristiano, c'è la valorizzazione del
terzo settore che è un argomento sicuramente nobile a sostegno di
questo principio, ma c'è invece lo strapotere del mercato, c'è la
volontà di assegnare, di appaltare settori importanti
dell'intervento pubblico in tema di solidarietà sociale non tanto
alle autonomie locali, e comprendo quindi la firma dell'onorevole
Giannopolo, ma sono motivazioni diverse rispetto a quelle che
spingono altre firme di questa Aula.
Quindi un coacervo di firme motivate dalle più disparate
ragioni che portano oggi a consumare, secondo me, un atto di
gravissima arroganza nei confronti di un dibattito che era stato
sereno, civile e leale e che invece si conclude nella maniera
peggiore.
CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembra
non dico irrituale ma contro qualsiasi logica che questa
Assemblea sia chiamata a votare oggi la legge voto di modifica
dello Statuto e che un minuto prima il Presidente della
Commissione che ha apposto la sua firma su questo ordine del
giorno impegni il Governo e quindi l'Assemblea a modificare
ulteriormente lo Statuto.
Allora delle due una: se era importante il contenuto
dell'ordine del giorno perché la Commissione non l'ha esaminato
ed esitato e lo faceva diventare parte integrante della legge che
andiamo a votare? Oppure se così importante non è allora la
cogenza di farlo cinque minuti prima della votazione sulla legge
voto mi sembra davvero risibile. Per cui io, pur condividendo
nel contenuto alcune delle osservazioni, proprio per quanto ho
già annunziato, mi asterrò da votare questo ordine del giorno.
SILVESTRO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non
capisco la drammatizzazione del dibattito su questo ordine del
giorno e non capisco neanche la posizione dei compagni di
Fondazione comunista perché il principio di sussidarietà oggi è
un principio accettato da tutti non solo perché è uno dei
pilastri fondamentali della politica dell'unità europea, ma è un
principio che è stato già discusso, approfondito nella sede della
Bicamerale e proposto come uno dei punti che devono essere
sanciti nella Costituzione.
Nono solo, la Commissione sullo Statuto, voglio ricordare ai
colleghi disattenti, era già intervenuta su questo argomento,
presentando alla Bicamerale un emendamento migliorativo del testo
uscito dalla Bicamerale.
Quindi vorrei che riportassimo le cose nella loro
dimensione; la situazione non è così drammatica, non c'è nessun
colpo di mano. C'è il richiamo ad un principio ormai accolto da
tutti in Europa e in Italia, che è stato oggetto di discussione,
di approfondimento della Bicamerale, che è un punto fondamentale
anche per lo Statuto siciliano.
Qual è il problema invece? Dove è la difficoltà? La
difficoltà è quella di specificare in una norma precisa il
concetto di sussidarietà evitando che questo concetto sia in
qualche modo sbilanciato o a destra o a sinistra, non destra
politica o sinistra politica, ma rispetto al significato vero,
perché ci sono due problemi che riguardano questo principio, uno
riguarda il rapporto pubblico-privato e forse l'ordine del giorno
ha questo squilibrio, nel senso che affronta solo questo problema
e non l'altro, tant'è che io ho consigliato al mio presidente del
gruppo di non presentare l'emendamento sulla sussidiarietà,
perché lo consideravo formulato non in maniera corretta, perché
riguardava solo un aspetto del concetto di sussidiarietà.
Poi c'è l'altra direzione di questo concetto che è quella
che interviene sui problemi, sulle questioni, l'ente che è più
vicino ai cittadini, quando questo ente, il comune non è in
condizione di assolvere al proprio compito, viene sostituito da
quello più importante, la Regione, lo Stato e poi le Comunità
europee, quindi, vi è un principio che è mutuato dall'esperienza
cattolica, ma è oggi accettato ampiamente come punto di
riferimento fondamentale in Europa, tant'è che è uno dei pilastri
del trattato di Maastrich quello della sussidiarietà e caso mai
la difficoltà che abbiamo è quella di rendere il principio un
principio che sia praticabile in una norma legislativa.
Perché, qual è il pericolo del principio di sussidiarietà?
Diciamo, che il principio di sussidiarietà è una
formulazione ambigua che può, se non normato giustamente, può
dare adito a prevaricazioni dell'ente più sovraordinato rispetto
a quello ordinato a livello inferiore, nel senso che praticamente
in qualsiasi momento ci può essere il pericolo che qualcuno dica,
faccio l'esempio del Comune, che il Comune non è in condizioni di
assolvere a questo compito, lo facciamo noi, anche quando invece
il Comune va messo in condizioni di affrontare questo compito,
quindi, riportiamo le cose a quello che sono, cioè, voglio dire,
io al compagno Martino che decide ..., io vorrei che facesse
anche uno sforzo di innovazione, di ammodernamento anche nella
cultura, da questo punto di vista.
Io ti voglio ricordare che uno dei sostenitori più accaniti
del principio di sussidiarietà nello Statuto è stato il
professore Gaetano Silvestri a cui io riconosco una competenza ed
una autorevolezza che evidentemente è molto più avanti rispetto a
chi viene qui a citare ... dell'ente che tu sai benissimo...
Per fortuna non ci hai citato Bakunin e qualche altro da
questo punto di vista, ma può darsi ci sia ancora il tempo per
farlo.
FORGIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ripropongo
la questione, per questo ho chiesto la parola per richiamo al
Regolamento e in applicazione dell'articolo 111, perché io ho
qui, al di là del merito, ora, e credo che anche i colleghi che
condividono l'impostazione di questo ordine del giorno sulle
regole, tutti assieme, dovremmo condividere un'impostazione che è
garanzia per chiunque.
Io leggo lo stenografico di ieri: "Presidente. Dichiaro
improponibile gli emendamenti 210, 211, 213, 212, perché estranei
al titolo del disegno di legge".
Oggi, esattamente il testo, il riferimento a quegli
articoli, tradotto in un ordine del giorno, viene posto in
votazione con...
Signor Presidente, io ritengo che l'articolo 111 dovrebbe
consegnarci un altro modo di proseguire, detto questo mi rifaccio
alle sue decisioni.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, c'è una sola cosa estranea, il
suo intervento, in questa decisione. La prego.
FORGIONE. Sarà estraneo anche il mio intervento, Presidente.
Io rimango delle mie opinioni. Non sono sacre, ovviamente non mi
rifaccio a Lenin che non era un testo sacro, mi rifaccio a questo
Regolamento che interpreterò male sicuramente.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, lei non si rifà al
Regolamento, si fa un'errata interpretazione e vorrei invitarla
ad approfondire il Regolamento, perché se non può essere
giudicato proponibile un ordine del giorno con il quale si
impegna il Governo della Regione ad attivarsi presentando disegni
di legge per modificare ulteriormente lo Statuto, non capisco che
cosa ci debba fare il Presidente dell'Assemblea.
Io colgo l'occasione onorevole Forgione, al di là della
cordialità con la quale l'ha fatto, in quest'Aula succedono cose
incredibili....
FORGIONE. Non c'è dubbio signor Presidente.
PRESIDENTE. ....riuscendo in qualche maniera e in più
occasioni e riguarda molti settori dell'Aula, vi sono individui,
deputati sicuramente nobili, degni rappresentanti del popolo che
volta per volta non potendo far prevalere le proprie tesi, giuste
o sbagliate che siano, scaricano nei confronti del Presidente
dell'Assemblea o del Presidente di turno, reazioni che non sono
più accettabili. Io guardi, non so se risponde al vero, so anche
che ci sono deputati pronti a rivolgersi alla Magistratura
ordinaria per le decisioni del Presidente dell'Assemblea, io devo
dire che sono indignato per cose di questa natura, sono indignato
per comportamenti di questo livello.
FORGIONE. Dica che io sono un pretesto e che non è un
riferimento a me.
PRESIDENTE. Non è un riferimento a lei, onorevole Forgione.
Onorevoli colleghi, l'ordine del giorno viene posto in
votazione.
Il parere della Commissione?
PROVENZANO, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo? Per dichiarazione di voto
l'onorevole Presidente della Regione.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Io volevo, siccome
l'ordine del giorno impegna il Governo a presentare un disegno di
legge in questa materia, vorrei far notare che il Governo ha
tenuto un atteggiamento nel corso della discussione sul testo,
che ha voluto essere di accompagnamento della discussione, ma mai
è voluto entrare nel merito.
In questo caso forse il rimando ad un'iniziativa legislativa
del Governo è un po' improprio perché abbiamo la commissione
speciale insediata che continua a lavorare forse sarebbe
opportuno che il rimando al Presidente della Regione venga inteso
come rimando al Presidente della Commissione perché nel prosieguo
dei lavori, quando sarà nuovamente insediata, adotti i
provvedimenti conseguenti.
Quindi se viene inteso in questo modo, il Governo dà parere
favorevole.
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, viene posta in votazione ciò
che è scritto nell'ordine del giorno, né si può riaprire un nuovo
dibattito, onorevole Presidente della Regione per ulteriore
specificazione, lei ha fatto la sua considerazione resta agli
atti, pongo in votazione l'ordine del giorno.
Chi è d'accordo rimanga seduto, chi è contrario si alzi.
Il Parlamento approva con il voto contrario degli onorevoli
Forgione, Martino, Liotta, La Corte, Vella e con l'astensione
dell'onorevole Cintola.
705-708-758-Norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
Onorevoli colleghi, si passa alla votazione del disegno di
legge, sono iscritti a parlare per dichiarazione di voto alcuni
deputati, per intanto l'onorevole La Grua.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per dichiarare il voto favorevole di Alleanza Nazionale a questo
disegno di legge e per esprimere nel contempo la gioia di
Alleanza Nazionale e mia personale per il risultato che questa
Assemblea regionale ha ottenuto attraverso questi mesi di studio,
di approfondimento di esame di un disegno di legge che è
fondamentale per la nostra Sicilia.
Abbiamo lavorato nella Commissione, abbiamo dato il nostro
contributo per il lavoro che è stato compiuto nella Commissione
Provenzano, nell'elaborazione del testo che è stato offerto
all'esame e alla valutazione di quest'Assemblea e abbiamo,
quindi, ottenuto quello che volevamo ottenere, quello che avevamo
già detto ai cittadini e cioè l'elezione diretta del Presidente
della Regione.
Un momento, quindi, importante per la nostra Sicilia, ma
consentitemi un momento importante per Alleanza Nazionale perché
è giusto qui tirare in ballo le primogeniture di certe idee del
principio presidenzialista che va ricercato nel passato di
Alleanza Nazionale, nell'antico Movimento sociale italiano che
per primo portò avanti il discorso presidenzialista in un momento
nel quale quelli che oggi si sono convertiti al presidenzialismo
certamente ci beffeggiavano e ci guardavano con sospetto.
Oggi noi constatiamo con gioia che tanti di coloro che erano
schierati dalla parte opposta oggi sono venuti dalla nostra parte
a condividere la battaglia presidenzialista.
Ecco perché siamo soddisfatti di questo risultato, perché
ripete un'antica nostra battaglia che oggi si vede concretizzare
in quest'Aula, ma certo la nostra gioia è però parziale perché
vediamo che ci sono aspetti negativi in questa vicenda
legislativa gli aspetti negativi che hanno visto che certi
principi che avevamo voluto tenacemente, sui quali avevamo
incentrato il nostro impegno, non sono stati portati a
compimento. E, parlo soprattutto dell'incompatibilità tra la
carica di assessore e quella di deputato regionale. Una
battaglia che in Commissione avevamo portato avanti con gli
esponenti dei Democratici di sinistra e che oggi, invece, non ha
avuto quel risultato che poteva avere. Ci riferiamo anche alla
mancata introduzione in questo testo di legge del riferimento al
principio maggioritario che era stato pure oggetto di una
battaglia condivisa dagli esponenti dei Democratici di sinistra,
dal Presidente Capodicasa quale autorevole componente della
Commissione Provenzano e che ora, chissà per quali motivi, ma ben
comprensibili però all'opinione pubblica e alla gente, questi
principi sono stati svenduti sulla necessità di mandare avanti
questo Governo e, quindi, di tenersi buoni determinati alleati.
Ed ecco allora che vediamo la solitudine nella quale è rimasto
l'ottimo collega Gianfranco Zanna che aveva presentato un
emendamento sicuramente importante, che andava attentamente
valutato, giudicato ed approvato da quest'Assemblea. Zanna che ha
combattuto - e gliene do atto - una battaglia veramente ideale si
è visto abbandonare a poco a poco anche dai suoi compagni di
cordata che gli erano stati vicino e che avevano sottoscritto
quell'emendamento. Un emendamento che conteneva quei principi,
tutti i principi: l'elezione diretta del Presidente,
l'autoscioglimento, l'incompatibilità, il riferimento al
principio maggioritario. Ma Zanna è rimasto solo nella sua
solitudine e noi gli siamo vicini in questo momento
particolarmente triste per lui. Ma, evidentemente, il suo
partito ha preferito, ovviamente, mandare avanti questo
altalenante e traballante Governo e pur di continuare in questo
lento, claudicante cammino ha dovuto cedere, ha dovuto abdicare
ad alcuni principi che aveva portato avanti in sede di
Commissione Provenzano.
Allora, amici e colleghi, ritengo che non sia neppure giusto
il tono trionfalistico il tono che è stato assunto in questa
occasione dalla maggioranza di centro-sinistra. Non è giusto
dire, così come qualcuno ha detto, che questa è una vittoria del
Governo Capodicasa Questa non è una vittoria della maggioranza
ma, sia ben chiaro, è una vittoria del Parlamento siciliano,
dell'Assemblea regionale siciliana. Nessuno ha titolo per poter
dire, per potere gongolare od esultare, e poter dire: "E' una
vittoria del Governo Capodicasa ". E' stata soltanto una
coincidenza che in questo momento, su questo banco ci sia il
Governo Capodicasa Ma, questa, è una battaglia che abbiamo
condotto tutti nella Commissione Provenzano, in quest'Assemblea,
una battaglia che certamente onora ed esalta quest'Assemblea che
è riuscita, attraverso la partecipazione di tutti, ad elaborare
un testo che ora ci consente di poter dire che la Sicilia si
avvia ad una svolta presidenzialista, che la Sicilia, quindi, si
avvia a cambiare sistema, a cercare di realizzare qualcosa che
possa veramente contribuire a determinare la rinascita ed il
riscatto di questa Sicilia.
Certo, è la prima tappa quella che abbiamo raggiunto. Ci
attendono altri impegni, ma soprattutto l'impegno è quello che ci
attende nel Parlamento nazionale verso il quale noi dobbiamo
esercitare pressione attraverso l'intervento di noi tutti presso
i parlamentari dei rispettivi partiti perché questa legge-voto
che noi mandiamo al Parlamento abbia una corsi preferenziale e
non s'incagli fra i meandri del Parlamento nazionale. Ecco,
quindi, con questi sentimenti, con questa espressione io esprimo
il voto favorevole di Alleanza nazionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare per dichiarazione di voto
l'onorevole Scalici. Ne ha facoltà.
SCALICI. Onorevole Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, è ormai sotto gli occhi di tutti che
stiamo vivendo una fase storica della politica molto originale,
costellata da mille incertezze ma, per fortuna, anche di grande
voglia della gente a comprendere i processi di trasformazione che
stanno attraversando la politica italiana ma anche quella
regionale.
Per quanto riguarda le decisioni che saranno assunte da
questa Assemblea in merito a questa legge impropriamente detta
"Riforma dello Statuto", è una fase di passaggio che potrebbe
influenzare positivamente o negativamente la vita futura della
nostra Sicilia ed essere decisiva per la sua storia futura.
Una fase in cui, credo, ognuno, in particolare noi che siamo
impegnati nelle istituzioni in rappresentanza degli interessi
della comunità, ha il dovere sacrosanto di contribuire al
miglioramento dell'assetto istituzionale per metterlo in grado di
affrontare meglio le sfide che l'attendono nel cammino verso il
nuovo millennio avendo il buon senso si mettere da parte tutti
gli interessi che possono essere di parte o del momento.
Questa Assemblea appena eletta sull'onda del primo
entusiasmo, con lungimiranza, ebbe una impennata di orgoglio e si
dotò con legge regionale 11 aprile 1997, n. 12 della Commissione
speciale per la riforma dello Statuto e le riforme istituzionali
dandole il compito di elaborare proposte in tema di autonomia
costituzionale della Regione nella salvaguardia della specialità
che caratterizza la nostra Sicilia.
Il compito svolto da ognuno di noi nella Commissione ha
richiamato, credo, alla nostra memoria la formidabile origine del
nostro Statuto, i primi anni della sua applicazione ma anche
l'esperienza a noi più recente nella quale, certo, non si può
dire che si sia lavorato nel rispetto della fierezza e della
dignità dei padri del nostro Statuto.
Si deve ricordare che nel 1946 la Sicilia ed il suo Statuto
influenzarono il dibattito in Assemblea costituente circa la
forma dello Stato nazionale come Stato regionale, con regioni
ordinarie e regioni speciali. L'Alta Corte rappresentò, forse,
l'aspetto più originale del nostro Statuto. Le disposizioni
statutarie sull'Alta Corte sono sempre lì nel nostro Statuto, non
sono mai state dichiarate costituzionalmente illegittime ma,
purtroppo, non c'è più l'Alta Corte e con essa è venuta a mancare
una buona parte di quella autonomia che doveva fare della Sicilia
una Regione effettivamente speciale.
Trascorsi ormai più di 50 anni la specialità nei fatti si
rende sempre meno percettibile. Si è capito che l'indirizzo di
politica nazionale è stato nel senso di superare la distinzione
tra regione ordinaria e regione speciale. In molti casi poi le
regioni ordinarie si sono viste riconosciute anche più poteri
delle regioni speciali. Questa logica di un sono modello di
regione è stata presente spesso anche nel dibattito della
Commissione nazionale bicamerale e qualcuno ha pure ipotizzato
che non c'è più motivo di parlare di specialità.
Al contrario, il dibattito nella Commissione speciale
regionale e questa Assemblea ha affermato che oggi più di ieri si
pone l'esigenza di preservare la specialità del nostro Statuto.
Noi di Rinnovamento Italiano continuiamo ad affermare che la
specialità che dobbiamo preservare non è quella dei privilegi per
pochi e dei disagi per molti, non è ancora la specialità che ci
isola dai processi di integrazione europea e che ci estranea
rispetto ai Paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo,
non è ancora la specialità nella quale la Regione e gli enti
locali innestano una competizione che finisce per allontanarsi
dalle effettive esigenze delle comunità territoriali.
La specialità che noi immaginiamo e che vogliamo preservare
è quella del buon Governo efficiente e politicamente
responsabile, è la specialità che vuole il corretto ed efficiente
funzionamento delle istituzioni a cominciare dall'Assemblea
regionale per finire alla organizzazione amministrativa
regionale.
E' la specialità che valorizza le autonomie locali, è la
specialità che vuole riconosciuto per la Sicilia nel rispetto
delle competenze statali, un ruolo nell'Unione Europea e nel
bacino del Mediterraneo. E' la specialità dei diritti
costituzionali dei cittadini siciliani, il lavoro in primo luogo.
Ed anche il diritto per tutti coloro che in questa Regione si
trovano, anche se non si tratta di cittadini italiani. E
soprattutto è una specialità che si traduce in impegno per la
legalità, il lavoro e lo sviluppo economico e sociale della
nostra Regione.
La Sicilia ha bisogno di atti, di fatti; ha bisogno,
sopratutto, di regole certe e di rispetto delle regole,
presupposto di ogni sistema civile. Non ha bisogno di propaganda
che non approda a nulla.
Come nel 1945 i siciliani hanno voluto e scritto lo Statuto
siciliano, che è ancora attuale, così ora questo Parlamento
poteva accrescere la sua credibilità approvando, non una
legge-voto limitata soltanto a qualche modifica dello Statuto -
frutto tutto di esasperate mediazioni che non risolvono i
problemi e che sicuramente non vanno nella direzione di quanto
sopra - ma una legge che affrontasse una vera riforma.
Spesso ci lamentiamo che i cittadini non vanno a votare, che
sono distanti dalle istituzioni, ma non facciamo niente per
ricercare le cause in modo da eliminarle. Approvare una
legge-voto che non affronti per intero tutte le questioni che
riguardano il numero dei deputati regionali, i pesi e i
contrappesi per bilanciare l'elezione diretta del Presidente, la
forma di Governo, il meccanismo di scioglimento dell'Assemblea,
la stabilità dell'esecutivo regionale - anche grazie alla
sfiducia costruttiva - il controllo sull'azione del governo
regionale da parte dell'Assemblea, il regime della
incompatibilità per chi fa parte del Governo regionale, la
sostituzione del Presidente della regione per tutte le ipotesi
nelle quali non possa esercitare le proprie funzioni,
l'ampliamento dei soggetti titolari dei poteri di iniziativa
legislativa, l'introduzione di un referendum abrogativo
regionale, la definizione delle competenze fra Giunta e
Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevole Scalici, la prego di dire l'ultima
frase. Io ho l'ingrato compito di mantenere le regole. Non
posso farci niente. Lei ha diritto a parlare per cinque minuti;
lei parla da otto minuti, quindi deve concludere. la prego, mi
mette in imbarazzo; agli altri cosa devo dire? di parlare dieci
minuti? Salta ogni cosa, lei è sul podio da otto minuti, lei sta
parlando tre minuti in più. la prego, concluda.
SCALICI. Va bene, Presidente. Tuttavia, pur non
condividendo, così come è stato affrontato questo disegno di
legge, che sicuramente non è la riforma che questa Assemblea
avrebbe dovuto approvare e che i cittadini si attendevano, il
gruppo di Rinnovamento italiano voterà a favore di questa legge
perché è leale agli impegni presi con la maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alfano, ne ha
facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
annunciare il voto favorevole di Forza Italia al disegno di legge
al quale il mio gruppo parlamentare lavora ininterrottamente
dall'insediamento di questa legislatura; da quando è nata la
Commissione per la Riforma dello Statuto, la cui Presidenza fu
affidata ad un esponente di Forza Italia, cioè all'onorevole
Bufardeci e, successivamente, alla equilibrata guida del
Presidente Provenzano. Non credo di enfatizzare i termini della
questione se dico che, in riferimento alla dedizione e alla
passione, alla coerenza,m alla tenacia con cui l'onorevole
Provenzano ha perseguito l'obiettivo di fare approdare al
parlamento questa legge, questa legge possa restare agli atti di
questa Assemblea come "legge Provenzano".
Ritengo che complessivamente si sia prodotto un buon
risultato che è tale perché si è entrati nel merito sciogliendo i
nodi di riferimento di alcune questioni fondamentali. Si è
introdotto il presidenzialismo, che è la grande battaglia per cui
Forza Italia è nata ed ha connotato la propria posizione
politica, e lo si è fatto con ciò che era possibile fare in
questa Assemblea che, rispetto a ciò che noi auspichiamo per il
futuro, è figlia evidentemente di un mondo diverso e di un
sistema diverso. Abbiamo segnato una direzione di marcia che, ci
auguriamo, porterà con sé una serie di conseguenze.
Abbiamo sfatato il mito dell'intangibilità di questa
Assemblea, di un'Assemblea blindata, una fortezza inespugnabile
dai cittadini insoddisfatti, anche qui con elementi di
riflessione rispetto alla concreta verificabilità delle ipotesi
previste in tema di scioglimento.
Abbiamo colmato, signor Presidente, e credo sia ragione di
orgoglio per questa legislatura, al di là dei tatticismi e degli
schieramenti rispetto ai sistemi elettorali e rispetto alla
vicenda della elezione diretta del presidente della Regione,
abbiamo colmato il vero elemento di lacuna dello Statuto
autonomistico, che era la partecipazione popolare, dato poco
enfatizzato ma che a noi pare centrale. Noi abbiamo inserito in
questa legge la possibilità che i cittadini partecipino
attivamente al procedimento legislativo grazie ai referendum
popolari e grazie alla iniziativa legislativa.
Bene Io mi rendo conto che, sebbene Forza Italia abbia
prodotto un effetto rivoluzionario nella politica italiana nel
1994 quando alle elezioni politiche si candidò per la prima volta
questo simbolo, io mi rendo conto di appartenere ad un gruppo
parlamentare, ad un partito riformista che non crede nelle
rivoluzioni ma crede nelle riforme ed è consapevole che il "tutto
e subito" contenga l'insidia del "rischio e del niente". Ecco
perché noi, nella consapevolezza di avere combattuto e perso in
modo inspiegabile la battaglia sulla incompatibilità tra la
funzione di deputato e quella di assessore in questa Aula, noi
continueremo questa grande battaglia al Parlamento nazionale dove
i nostri colleghi deputati sono già pronti a presentare
emendamenti in questa direzione.
Pur non avendo neanche potuto combattere in quest'Aula
un'altra battaglia, che pure pareva trovare consensi determinanti
per il successo in Commissione Statuto e cioè quella sul sistema
elettorale maggioritario, ci rendiamo conto che una fase nuova di
riforme si può aprire perché una fase di grandi riforme si è già
aperta in quest'Aula. Si è aperta una fase di riforme che,
certamente, non compie un percorso, non lo conclude, non
definisce un assetto di regole ma avvia le riforme.
Questo è un risultato del quale ci compiaciamo pur nel
dispiacere, anche se senza sorpresa, di alcuni comportamenti che
hanno pregiudicato la compiutezza di un progetto riformista.
Per queste ragioni, signor Presidente, annuncio il voto
favorevole di Forza Italia.
COSTA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COSTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor
presidente della Regione, noi, anche se non infervorati da questa
forma di iperpresidenzialismo, annunciamo il nostro voto
favorevole al disegno di legge-voto prodotto dall'Assemblea e
rileviamo anche dagli interventi svolti in questa Aula
parlamentare, che forse questa riforma si innesta in un percorso
più ampio di riforme statutarie che, speriamo, prendano corpo al
più presto.
Noi del Centro cristiano democratico abbiamo proposto in
questi giorni a Roma la Costituente dei democratici europei di
centro, ponendo, probabilmente per la prima volta, la premessa
per la nascita di un partito federale e soprattutto a partire
dalla Sicilia ed in questo contesto stiamo elaborando una forma
nuova di un ordinamento federale dello Stato italiano. in questo
contesto prendiamo atto che in Sicilia, probabilmente il
dibattito si è incentrato e concentrato esclusivamente
sull'elezione diretta del Presidente della Regione. In tal
senso, noi abbiamo proposto un emendamento ed un sub emendamento
poi non discussi, perché abbiamo ritenuto che forse i nodi più
importanti quelli istituzionali della natura politica e non
amministrativa del Governo o per meglio dire del Parlamento,
forse non sono stati ampiamente dibattuti in questo Parlamento.
Per queste ragioni, abbiamo previsto o volevamo prevedere con i
nostri interventi e con i nostri emendamenti che, da un lato,
quando si rompe il rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento,
l'Assemblea possa essere sciolta dal Presidente che la presiede,
chiaramente nei casi e nei modi previsti poi da una legge
regionale approvata dai due terzi del Parlamento e dall'altro,
proprio per il tono alto che noi intendiamo dare al Parlamento
siciliano, il principio di sussidiarietà che in certo senso, a
nostro modo di vedere, metterebbe la parola fine agli
assessorati, delegando quindi i poteri amministrativi ai comuni e
alle province. Insomma, dagli interventi svolti in quest'Aula,
onorevoli colleghi,a noi sembra che una domanda che realmente non
ha avuto una risposta è la seguente: "Ma la Regione siciliana
deve considerarsi un grande comune o un piccolo stato"? E noi
crediamo che l'idea di regione-Stato è quella che dovrebbe
affascinare la Sicilia non quella di regione "comune d'Italia" o
di comune più grande d'Italia. Ebbene, il progetto federalista
della Costituente del Centro cristiano democratico ritiene che la
Sicilia debba essere un piccolo Stato e di questo noi ci faremo
carico e questo speriamo di dibattere nel futuro prossimo a
partire da Palermo e da Roma. Con questo auspichiamo ancora una
ampia fase di riforme e votiamo favorevolmente alla legge fin qui
portata avanti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bufardeci. Ne
ha facoltà.
BUFARDECI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto
di intervenire perché sono particolarmente legato a questo
disegno di legge. Ho avuto l'onore di presiedere questa
Commissione Statuto nel momento in cui in Italia, al Parlamento
nazionale, si dibatteva il grande tema delle riforme
istituzionali con la Commissione Bicamerale. A quella Commissione
abbiamo partecipato ed anche in quella occasione abbiamo
ricercato fortemente il consenso di tutte le forze presenti in
Commissione perché la Sicilia fosse effettivamente presente in
questo processo riformatore. Mandammo emendamenti, consultammo
tutte le forze, anche universitarie, docenti, le forze
scientifiche, per migliorare quanto più possibile il portato dei
nostri lavori e renderlo quindi al passo ed aggiornato con quel
momento importante che è stato la Commissione Bicamerale.
Come sappiamo la Commissione Bicamerale è poi fallita. Non
starò qui ad occupare il mio brevissimo tempo per ricordare le
ragioni del fallimento della Commissione Bicamerale, ma per dire
che in Commissione Statuto in Sicilia alla guida,
successivamente, dell'onorevole Provenzano, si è continuato su
quel crinale del processo di riforma. E' uscito dalla
commissione un testo base che noi abbiamo più volte rilanciato in
Aula durante il dibattito che vi è stato, sostenendo che quella
per noi era una base di partenza, un punto di discussione e non
certamente un punto di arrivo. Ci siamo sforzati, ci siamo
impegnati, Forza Italia probabilmente più di altre forze
parlamentari oggi comunque presenti nel dibattito e abbiamo
fortemente sostenuto alcuni punti forti che erano stati già
oggetto del dibattito in commissione. Abbiamo fortemente
presentato degli emendamenti che andassero verso un segno
effettivo di assoluto completamento di un processo riformatore.
Purtroppo, alcuni nostri emendamenti l'aula li ha bocciati, una
maggioranza diversa da quella che era sembrata potersi costituire
sulle riforme in commissione statuto ha votato, viceversa, contro
alcuni significativi passaggi di un processo riformatore
effettivo e complesso. Ha bocciato l'emendamento sulla
incompatibilità, è stato per altro ritirato da esponenti del DS
altro emendamento che riguardava il principio maggioritario o
addirittura il sistema maggioritario. E' stato poi approvato
dall'Aula un emendamento che prevede la possibilità che dopo la
fase della prima applicazione sia possibile intervenire per una
modifica, a quel punto, quasi a legislazione ordinaria, quindi
una decostituzionalizzazione dello Statuto già previsto in sede
di costituzionalizzazione dello Statuto con quel principio. Pur
tuttavia noi annettiamo un grande significato, comunque, a questo
processo riformatore. Il presidenzialismo è un fatto che ci sta a
cuore, mi sta personalmente a cuore come, mi sento senz'altro
tutt'oggi esponente di un'area laica e riformista e quindi non
posso non ricordare che già dai tempi del 1976 il partito
Socialista e il suo esponente principale, l'onorevole Craxi,
parlava di presidenzialismo e quindi non posso ulteriormente oggi
ricordare questo momento di riforma, come un momento assoluto e
significativo, così come altri passaggi inseriti nella riforma lo
sono. Devo dire anche, in questo minuto che mi resta, che ho
apprezzato l'intervento del Presidente Capodicasa poc'anzi quando
è stato chiamato a esprimere il suo parere sull'ordine del giorno
da me firmato insieme alla stragrande maggioranza dei deputati di
questa Assemblea che riguardava il principio di sussidiarietà.
L'onorevole Capodicasa onestamente ha detto: "Questa è una
riforma in cui il governo non c'entra un bel niente". Io voglio
rilanciare e dirmi d'accordo con questo principio, il governo non
c'entra un bel niente con questa riforma, non è una vittoria di
questa maggioranza, i giornali a mio avviso fanno male, lo fanno
in maniera ovviamente strumentale, a pubblicizzare la legge-voto
come un successo di questa maggioranza, è un successo di
quest'Aula, è un successo di tutte quelle forze, Forza Italia
senz'altro lo è tra queste, tra quelle forze assolutamente
innovative e riformatrici e che effettivamente si sono impegnate
fortemente in quest'Aula per tutto questo processo. Nessuna
vittoria quindi di una parte, ma vittoria di tutte quelle parti
presenti in quest'Aula e Forza Italia in primo luogo, lo
ribadisco, di quel processo riformatore. Nessuna vittoria di
questa maggioranza, abbiamo dimostrato invece ancora una volta
che siamo una opposizione responsabile e seria che soprattutto
sulle regole, ma lo abbiamo dimostrato anche su disegni di legge
di parte, questa forza politica che rappresentiamo e questa
opposizione sa lavorare nell'interesse della collettività, non
guardando al proprio steccato, ma guardando agli interessi della
Sicilia. Con questa legge un primo passo significativo è stato
compiuto, cercheremo di lavorare per farne altri.
DI MARTINO . Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, certamente il disegno di
legge che andiamo ad approvare non è figlio naturale della
commissione Provenzano, non è il prodotto, il nascituro non è
stato concepito dalla commissione Provenzano, per comodità di
linguaggio diciamo che è stato adottato dalla commissione
Speziale per la formula....
CAPODICASA, Presidente della Regione. Fecondazione assistita.
DI MARTINO . Non è fecondazione assistita, perché l'onorevole
Speziale ci ha messo il suo non lo ha assistito nessuno, ha avuto
collaborazione per tirare avanti questo disegno di legge. Fatte
queste premesse, onorevole Presidente, esprimo a nome mio e di
tutti i socialisti presenti in quest'Aula, anche fuori di
quest'Aula, perché quelli presenti in quest'Aula sono
sottodimensionati la soddisfazione per questo disegno di legge.
Ricordava l'onorevole Bufardeci che i socialisti hanno posto
il problema del presidenzialismo già alla Conferenza di Rimini e
l'onorevole La Grua evidentemente non segue le cronache politiche
e quindi era un po', non era aggiornato su queste vicende, e
siccome ho molta stima dell'onorevole La Grua penso che sia stato
soltanto un atto propagandistico.
Ma se c'è qualcheduno in Italia un partito un movimento che
ha posto il problema del presidenzialismo sono stati i
socialisti.
BRIGUGLIO. In epoca successiva.
DI MARTINO . .....e noi siamo qui appunto per manifestare la
nostra soddisfazione, intanto come facenti parte di una
maggioranza, una maggioranza che ha portato avanti la legge sullo
scioglimento degli enti, adesso la maggioranza che porta avanti
la legge per la riforma dello Statuto.
Presidente mi protegga dal gruppo di Alleanza nazionale, mi
aggrediscono sempre.
Siamo quindi, abbiamo posto nel Paese, la forma
presidenziale di governo ne siamo lieti, ma anche abbiamo posto
il problema del decostituzionalizzazione della forma di governo,
perché riteniamo che un'Assembla, un Parlamento deve liberamente
autodeterminarsi per ciò che riguarda il proprio futuro, se non
possiamo essere considerati una colonia dello Stato e del
Parlamento nazionale.
Siamo evidentemente meno soddisfatti per quanto riguarda il
referendum.
Volevamo più precisione, si tratta di diritti costituzionali
di diritti sacrosanti dei cittadini dovevano essere già previsti
nello Statuto.
Comunque rispetto a quello che è stato fatto è un aspetto
marginale che certamente una lacuna che verrà colmata.
Io concludo Presidente ritenendo che questa maggioranza se
va avanti così speditamente e porta in Aula il Governo questo sì
il Governo c'è un impegno del Governo per quanto riguarda la
legge elettorale, la modifica della legge elettorale se porta
avanti la legge elettorale che si basa sui principi sacrosanti
della democrazia occidentale, una democrazia pluralista che sono
i principi della democraticità, i principi della
rappresentatività, i principi della stabilità di governo.
Se porta avanti così come concordata col Tatarellum e
approfitto dell'occasione per manifestare le mie condoglianze al
gruppo di Alleanza nazionale appunto parlando dell'onorevole
Tatarella, se porta avanti questa legge elettorale col rispetto
di questi principi non verrà meno la solidarietà per quanto
riguarda i socialisti democratici italiani e presumo su questa
linea anche tutti gli altri socialisti presenti in questa
Assemblea. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare per dichiarazione di voto
l'onorevole Fleres. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voi tutti
sapete quanto io ami giocare con le parole e ami esprimere
all'interno di un gioco di parole talvolta ragionamenti molto
complessi, e allora se dovessi dare un titolo a questo intervento
non potrebbe che essere: "Riso amaro, storia di una riforma
incompleta".
E' la storia di una riforma incompleta perché se da una
parte essa determina un principio che è il principio del
presidenzialismo che è stato voluto da Forza Italia sin da prima
che esistesse come Gruppo parlamentare, e cioè sin dalla scorsa
legislatura con un disegno di legge che portava la mia firma
riconfermato in questa legislatura col disegno di legge n. 2 se
dicevo incassa questo obiettivo certamente non ne incassa altri,
dato che il presidenzialismo si coniuga con il maggioritario e in
questa legge non c'è il maggioritario, il presidenzialismo si
coniuga con l'incompatibilità tra la funzione di di membro del
governo e quella di deputato e questa legge non determina questo
obiettivo, il presidenzialismo si coniuga con le elezioni
primarie e neanche questo elemento è contenuto nel testo che
stiamo discutendo.
Insomma questa legge è una mezza legge.
E' una mezza legge alla quale certamente daremo il nostro
voto favorevole che però è come se fosse contrario.
E' un voto favorevole per l'obiettivo minimale che
rappresenta e che raggiunge, ma è un voto contrario per tutti gli
obiettivi che avrebbe potuto raggiungere e che in realtà non
raggiunge.
E' un presidenzialismo incompleto, onorevole presidente, un
presidenzialismo interrotto e come tutti i rapporti interrotti
anche in questo caso l'interruzione è il frutto di una marcia
indietro, la marcia indietro del PDS che non ha voluto spingersi
oltre rispetto ai temi del maggioritario che pure aveva
condiviso, almeno per una sua parte, rispetto ai temi
dell'incompatibilità che pure aveva condiviso almeno in una sua
parte.
Ed è un presidenzialismo interrotto non per i motivi che
diceva poc'anzi l'onorevole Capodicasa, perché non è vero che il
Governo non ha partecipato con una propria linea a questo disegno
di legge per rispetto verso l'Assemblea.
Onorevole Capodicasa, il Governo non ha partecipato con una
propria linea alla elaborazione di questo disegno di legge perché
ha una maggioranza che non è omogenea rispetto ai temi affrontati
da questa legge.
E dunque per paura di frammentare, di condizionare la
maggioranza il Governo ha ritenuto di fare come Ponzio Pilato e,
dunque, di non scegliere. Ha scelto di non scegliere per non
contribuire ad alimentare un frazionamento della propria
maggioranza che si è comunque, sia pure in minima parte,
ulteriormente frazionata con l'uscita dell'onorevole Martino.
Non possono essere sfuggiti all'Aula questi elementi e,
onorevole Capodicasa, a poco serve il suo tentativo di
arrampicarsi sugli specchi rispetto all'atteggiamento equilibrato
e distaccato nei confronti delle decisioni dell'Aula.
La verità è che lei non ha una maggioranza e dunque ha
dovuto barcamenarsi per evitare di contribuire con un
atteggiamento orientato del Governo a frazionarla ulteriormente e
a perdere persino le stampelle che hanno sorretto il suo Governo.
Dunque questo è un obiettivo a metà. E' un obiettivo a metà
che raccogliamo, comunque, perché è un obiettivo a cui abbiamo
contribuito , che abbiamo voluto, a cui abbiamo partecipato e che
abbiamo preparato. Lo abbiamo preparato sin dalla scorsa
legislatura, lo abbiamo ribadito in questa, lo abbiamo confermato
nelle attività istruttorie della Commissione speciale per lo
Statuto e con gli emendamenti in Aula.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, noi ci auguriamo
sinceramente che questo risultato però non produca la sospensione
dell'attività riformatrice che è propria di un parlamento di una
regione a statuto speciale e che anzi la acceleri.
Siamo convinti che non sarà facile determinare questa
accelerazione, ma siamo altresì convinti che forse la forza delle
idee per una volta può essere maggiore della forza degli
interessi, soprattutto quando, come in alcuni casi, gli interessi
non sono generali e astratti, ma specifici, concreti e personali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare per dichiarazione di voto
l'onorevole Forgione. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi è
davvero facile fare la dichiarazione di voto finale avendo
utilizzato in questi giorni di confronto politico e parlamentare,
avendo provato ad utilizzare tutti gli argomenti possibili delle
ragioni contrarie all'impianto, all'ispirazione, alla vocazione
di questo disegno di legge.
La prima cosa che mi viene da dire è: giù il cappello
all'onorevole La Grua e a lei, Presidente Cristaldi, perché in
questa gara della primogenitura di questo disegno di legge, la
primogenitura è del Movimento sociale italiano. E non so se
questo può fare piacere, anche con disegni di legge, credo,
depositati in questa Assemblea.
E non so se questo non crea neanche un minimo non di dubbio,
di perplessità, di riflessione sul percorso di riforme che qui,
in un'orgia di aggettivi e di nuovismo senza contenuti, si è
voluto affermare.
C'è una gara alla primogenitura: è di Provenzano, è di
Bufardeci, è di Alleanza nazionale. Questa Commissione speciale è
diventata in questi giorni la Commissione 'Speziale'. E non so se
questo conflitto lo risolvete voi alfieri del presidenzialismo, o
ci sarà bisogno di un giurì politico d'onore per decidere in
questa gara presidenzialista di chi è il primato.
Siete stati prigionieri della vostra propaganda, di una
propaganda costruita che ha negato quello che avrebbe esaltato
davvero il ruolo e la funzione di quest'Assemblea regionale e
cioè applicare quella indicazione della Bicamerale che chiedeva
di decostituzionalizzare tutta la materia della forma di governo
e delegava ai Parlamenti regionali ed alle Assemblee regionali il
potere di decidere sulla propria forma di governo senza con una
legge voto delegare al Parlamento nazionale la decisione.
Ecco, questo ci avrebbe consentito al di là delle posizioni,
e noi signor Presidente, quando siamo in minoranza sappiamo che
siamo minoranza e non pretendiamo né abbiamo la presunzione
politica-culturale di ostacolare i lavori delle maggioranze e di
mettere veto.
Le battaglie si fanno, i comunisti sono abituati a stare in
minoranza nella storia di questo Paese, non ci spaventa, ma noi
avremmo concorso anche ad un disegno di legge che non ci avrebbe
convinto e contro il quale ci saremmo battuti, avremmo concorso a
definirne un impianto complessivo, a ragionare sui poteri, sui
contrappesi dell'elezione diretta, sul rapporto tra le funzioni
del Presidente e del Governo e le funzioni di un'Assemblea
legislativa che non è un Consiglio comunale e che non può avere
solo il potere di controllo rispetto all'operato del Governo a
meno che voi non riconsiderate anche il vostro ruolo, onorevoli
colleghi.
Voi siete chiamati qui ad una funzione legislativa, unica
Assemblea oltre al Parlamento nazionale ed io voglio continuare a
difenderla la funzione di quest'Assembla, il potere ed i poteri
di quest'Assemblea.
Di tutto questo non si è discusso, si è preferita la
propaganda. E vedete anche le forze di sinistra, anche quelle a
vocazione presidenzialista, quelle più convinte, io non credo che
si siano fatte grande onore per profondità di ragionamento e
capacità di ascolto, anche delle ragioni degli altri.
Io l'intervento presidenzialista più intelligente che ho
sentito in quest'Aula è quello dell'onorevole Virzì che almeno ha
provato a ragionare a voce alta, nel momento in cui sosteneva
l'elezione diretta del Presidente, ha provato a ragionare a voce
alta in quest'Aula sui rischi, sui limiti, sui problemi che
questo pone già oggi, non in un futuro.
Tutto questo non ha trovato ascolto nei banchi del centro
sinistra e neanche nei banchi del Governo, io non so cosa ha
scritto la stampa, oggi non ho ancora visto, non so se è una
vittoria del Governo, certo che se il Governo ad ogni vittoria
perde un pezzo, può continuare su questa strada e non credo che
avrà una lunga prospettiva.
E allora, ecco, avremmo voluto sentire qui anche le voci
della sofferenza che c'è dentro il fronte presidenzialista.
Abbiamo sentito le voci convinte: Alleanza Nazionale, Forza
Italia, i diessini, ma dov'è la sofferenza anche culturale delle
forze del centro e del centro sinistra di quest'Aula che oltre i
mugugni non sono riusciti neanche ad esprimere un intervento in
quest'Aula, dove sono gli eredi di Sturzo e di Dossetti e dove
sono i rappresentanti dell'unico relatore di minoranza nella
Commissione Bicamerale e cioè l'onorevole Cossutta, che non solo
non sono intervenuti in quest'Aula, ma non hanno trovato neanche
la dignità ieri di esprimere un voto contrario all'articolo 1,
spero che la trovino oggi, al momento del voto finale.
Ho concluso, signor Presidente. Le battaglie politiche si
vincono e si perdono, noi usciamo sconfitti da questa battaglia
politica in quest'Aula. Ma le battaglie politiche se sono
ispirate a valori, ideali, culture politiche, principi
democratici innanzitutto, si combattono.
Noi con grande lealtà, con le nostre forze, abbiamo
combattuto questa nostra battaglia politica. Di fronte al
plebiscito di questo Parlamento verso questa legge voto, noi
oggi, anche con la nostra sconfitta, che ci brucia culturalmente
innanzitutto, non proviamo né rabbia, né indignazione, proviamo
amarezza, amarezza per avere trovato un muro di sordità piuttosto
che la disponibilità ad un confronto politico-culturale.
Vedete, Presidente, qui in questo dibattito, tutti i
deputati presidenzialisti si sono richiamati alla storia, alla
svolta epocale prodotta da questa legge, noi oggi molto più
modestamente vorremmo rivendicare l'orgoglio politico e culturale
di essere l'unica voce fuori dal coro lo siamo stati insieme
all'onorevole Martino di essere l'unica voce fuori dal coro
plebiscitario, peronista, neo-autoritario, che punta ad uccidere
alle diversità e alle differenze che sono il sale della
democrazia.
Con questa ispirazione ci confronteremo anche nel momento
della discussione sulla legge ordinaria per l'applicazione di
questa norma e della discussione della legge elettorale, essere
l'unica voce fuori dal coro ci carica di una responsabilità ed è
la responsabilità di rappresentare ancora oggi un anticorpo
democratico contro tutte le tendenze neo-autoritarie che si
stanno affermando e che questa Assemblea oggi favorisce.
CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi ci
accingiamo e io mi accingo a dare il voto favorevole a questo
disegno di legge e vorrei dire con pacatezza che a me pare che
vengano sconfitti coloro i quali a rinvio hanno puntato se dal 9
luglio del '96 il primo disegno di legge sull'argomento fu
presentato e soltanto dopo due anni si ritorna in Aula nella
fattispecie dopo aver approvato gli articoli per votare la legge.
Quindi quel partito del rinvio che con il Governo di
centro-destra non è riuscito a portare questo disegno di legge in
Aula è stato sconfitto.
E' stato sconfitto insieme a questo chi ponendo la legge
voto come un cavallo di Troia per scardinare il Governo
Capodicasa non ha trovato risultati favorevoli in quanto quel
Governo che in tanti si ostinano a dire che non ha maggioranza
pur chiamato in più occasioni in Aula al numero legale e ad una
presenza effettiva di numeri, di qualità, ha dato la risposta che
oggi è qui presente.
Perché anche questa legge come quella della dismissione
degli enti che pure era stata annunziata dal Governo Provenzano e
Drago, ipoteticamente, non più ipoteticamente, ma realisticamente
oggi con un Governo che viene chiamato senza maggioranza riesce
ad approdare a due significativi successi la dismissione, oggi la
legge voto.
Ma a me pare che vinca anche e qui mi avvio alla
conclusione, il perbenismo del Presidente Capodicasa ed è un
perbenismo modesto nell'espressione e serio nella realizzazione.
Quando dice che è l'Assemblea che vota le leggi, è la
Commissione che ha fatto il suo lavoro affida non alle prime
pagine dei giornali né alla felicità conclamata e proclamata da
qualche Presidente alla Sicilia perché dovesse diventare felice,
in presenza di una disoccupazione che è fortissima e di atti e
concettualità che certamente non si addicono alle realizzazioni
di un'Assemblea che non è riuscita ad oggi a produrre il sorriso
verso i siciliani che aspettano.
A me pare che la grande vittoria, il grande successo di
questa legge sia che tutti la stiamo votando, dalla destra fino
alla sinistra e che questo disegno di legge alla fine, questa
legge voto che anche nel settembre del '96 ha visto le firme del
socialista Calanna insieme al sottoscritto presentarono in senso
presidenzialista, ottiene un risultato che è onnicomprensivo, che
ottiene una valutazione di un voto che sarà di larghissima
presenza favorevole, dà significato che è possibile quando si
vuole lavorare nell'interesse generale e si vogliono davvero
perseguire realizzazioni concrete, quest'Assemblea riesce ad
avere il sussulto positivo per dare positivamente, concretamente
una visibilità di questa autonomia siciliana, di quest'Assemblea
migliore di quella che, in effetti, ad oggi non è stato. E, mi
dispiace che l'onorevole Forgione e il Partito della Rifondazione
comunista, sull'argomento pur nel dibattito che è stato acceso,
pur negli emendamenti che sono stati bocciati ai quali
l'onorevole Forgione con il suo Gruppo ha contribuito in maniera
anche determinante in alcune occasioni, non abbia avuto alla fine
una considerazione diversa nei confronti della legge e
dell'Assemblea che la sta votando. Avrebbe, a mio avviso potuto
assumere un atteggiamento finale di maggiore attenzione e di
maggiore flessibilità sulla stessa legge-voto perché non ha
sicuramente bruciato le aspettative o le intuizioni relative
all'impostazione che Rifondazione comunista dà sul
presidenzialismo e sul proporzionale che può ancora, attraverso
la legge elettorale, riprendere il suo cammino in
quest'Assemblea.
A me pare, e concludo come mio dovere, che il voto
favorevole innalzi la serietà dell'Assemblea, il ruolo del
Presidente dell'Assemblea, il ruolo del Governo, il ruolo della
maggioranza, il ruolo dell'intera Assemblea lontana da
maggioranze ed opposizioni che si contrastano per distruggere e
non per costruire.
PRESIDENTE. E' iscritto a a parlare per dichiarazione di voto
l'onorevole Zanna. Ne ha facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, io innanzitutto vorrei rassicurare
l'onorevole La Grua che anche se ho qualche acciacco influenzale,
godo comunque di ottima salute e, sicuramente, non ho il mal di
pancia né in senso fisica né in senso metaforico nel momento in
cui voterò si a questo disegno di legge. Voterò si in maniera
convinta perché ritengo che questo sia un altro degli obiettivi
raggiunti in questa difficile legislatura ed è uno di quegli
obiettivi che, personalmente, la mia parte politica si era posta
in quella campagna elettorale per il rinnovo di questo
Parlamento. Questo insieme ad altri obiettivi già raggiunti, come
lo scioglimento degli enti economici, come alcuni problemi
risolti, così come altre questioni che ancora non abbiamo
affrontate o sono state affrontate in maniera sbagliata. Ma,
sicuramente, quello di avere messo mani allo Statuto, alla
Riforma, all'elezione diretta del Presidente della Regione credo
che sia, anzi è sicuramente, uno dei punti fondamentali di quella
campagna elettorale e dei programmi che allora il Partito
democratico della sinistra presentò. Inoltre, vorrei
sottolineare, che questo avviene raggiungendo anche due obiettivi
che quest'Aula si era posta quando ha iniziato a discutere questo
disegno di legge e, cioè, quello di migliorare la bozza venuta
fuori dalla Commissione e quello...
RICOTTA. ...in senso....
ZANNA. .....no, onorevole Ricotta lo ha fatto in senso
altamente positivo e migliorativo rispetto al testo della
Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano - e,
raggiungendo l'altro obiettivo che era quello di raggiungere
un'ampia maggioranza del testo finale da votare. Questi due
obiettivi e cioè migliorare il testo e raggiungere un'ampia
maggioranza, dalle dichiarazioni finora rese dai parlamentari
prima di me, sono stati tutt'è due raggiunti.
E' ovvio che - sono stati anche evidenziati in questo
dibattito e oggi sulla stampa - che sono stati riproposti alcuni
rilievi. Mi pare che qui siamo nella classica situazione del
"bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno". E' vero che non ci sono
altri punti qualificanti di una riforma come l'incompatibilità,
l'introduzione del sistema maggioritario. C'è l'autoscioglimento,
ma non c'è un percorso più agevole che si ponga anche l'obiettivo
che io non auspico mai, ma che bisognava e bisognerà perseguire
dello scioglimento di questo Parlamento o, anche la norma, che
non mi ha trovato d'accordo, sulla possibilità di questo
Parlamento di riautodeterminarsi con legge ordinaria
sull'elezione diretta del Presidente. Alcune di queste sono state
battaglie che ho fatto in questo Parlamento, in questo dibattito,
presentando degli emendamenti.
Vorrei dire anche qui all'onorevole La Grua, per sfatare un
dubbio che mi è sorto in questi giorni su un atteggiamento
strumentale da parte di alcuni settori del Polo rispetto ad
alcune questioni che ho sollevato insieme ad altri parlamentari
del mio Gruppo, che era forse più onesto intellettualmente che su
questi punti non si aspettava qualche parlamentare dei
democratici di sinistra per presentare un subemendamento al testo
della maggioranza, ma se si credeva in quei contenuti non
toglieva nulla a nessuno, non saremmo stati sicuramente gelosi di
una battaglia se, anche altri parlamentari del Polo, ed in
particolare alcuni capogruppo del Polo, avessero anch'essi
presentato degli emendamenti da votare e da discutere.
Questo non è stato fatto allora quel dubbio sulla
strumentalità di un certo atteggiamento mi è rimasto.
L'ultima cosa. Io credo che noi abbiamo fatto bene e
facciamo bene a votare con una ampia maggioranza questo disegno
di legge che non sarà l'ottimo ma è sicuramente un buon disegno
di legge. E' un passo avanti e vorrei ricordare al Segretario di
"conservazione comunista", l'onorevole Forgione, che è un fatto
storico.
Lo dico anche perché l'onorevole Forgione ha questo
atteggiamento, un po' strano, che non saprei come qualificare, di
chi sta, sostiene questa maggioranza magari per avere qualcosa in
cambio, ma poi lancia nello stesso tempo, nello stesso momento
gli anatemi contro le scelte a cui questa maggioranza arriva.
Sono sicuro che è possibile
RICOTTA. Questa è una questione di principio o è la verità?
(Applausi dai banchi della destra)
DI MARTINO . Vedi come ti sei ridotto. Ottieni gli applausi
dalla destra.
ZANNA. Io credo che sia un passo avanti, dico soltanto che si
poteva rispondere già adesso a qualche limite sempre in maniera
unitaria. Però vorrei anche ricordare, ed ho finito, di non
disperare perché alcuni nodi sono soltanto rinviati.
Lo dico perché quando invece li dovremo affrontare sarà
necessario essere coerenti e coerenti fino in fondo. Lo dico al
mio Capogruppo di cui apprezzo l'atteggiamento che ha seguito e,
soprattutto, le dichiarazioni di oggi sui giornali sulla
incompatibilità e sulla legge elettorale sull'impronta
maggioritaria, ma lo dico anche ai rappresentanti del Polo che
sono stati spesso scarsamente in Aula o non hanno fatto
coerentemente la battaglia che mi aspettavo.
La prossima volta quando discuteremo di legge elettorale non
ci sarà alibi per nessuno, sarà la prossima decisiva scommessa
perché io ritengo che con il voto di oggi positivo ed importante
non siamo assolti ma lo saremo definitivamente quando discuteremo
ed affronteremo gli altri problemi che stiamo soltanto rinviando.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giovanni
Barbagallo per dichiarazioni di voto. Per quanto riguarda le
dichiarazioni di voto alla fine dell'intervento dell'onorevole
Giovanni Barbagallo dichiariamo chiuse le iscrizioni a parlare
per dichiarazioni di voto. L'onorevole Aulicino risulta già
iscritto.
BARBAGALLO GIOVANNI . Onorevole Presidente, onorevoli colleghi
io utilizzerò meno dei cinque minuti previsti anche perché mi
pare abbastanza singolare che alcuni parlamentari tentino di
dimostrare in qualche modo di essere stati protagonisti di questo
processo che è, invece, il frutto dell'equilibrio che è stato
raggiunto in Aula con il significativo contributo dei Popolari.
Sembra abbastanza sterile, in qualche modo ridicolo, dire
che questa è la legge Provenzano, o la legge Speziale, o la legge
di qualche altro. Noi riconosciamo al Presidente Provenzano di
avere condotto i lavori con equilibrio, con impegno; ma il
risultato che si è raggiunto, prima in Commissione e poi in Aula,
non è da attribuirsi a questo o quel gruppo, è l'Assemblea
regionale che, a stragrande maggioranza, ha individuato un
percorso; per cui, la legge è significativa non tanto per la
norma in sé o per i contenuti, è significativa per ciò che
prefigura. Perché, se gli impegni assunti in questi giorni, in
Aula e sui giornali, verranno mantenuti con coerenti
comportamenti istituzionali, noi inauguriamo una stagione della
riforme di profilo diverso, non soltanto una leggina che ancora
deve seguire un percorso lungo e tortuoso a livello nazionale.
Io mi auguro che questo salto di qualità, che questo
orgoglio, questa ripresa di iniziativa dell'Assemblea, abbia un
seguito. Da parte di tutti è stata riconosciuta l'esigenza di
incardinare al più presto la legge elettorale. Io sono tra
questi. Io spero che subito doppio il bilancio si inizi la
discussione sulla legge elettorale. perché, se questa legge
elettorale non viene fatta entro il '99, ho forti dubbi che possa
essere fatta in prossimità della scadenza elettorale del 2001.
Quindi, non siamo eccessivamente trionfalistici su questo
risultato, che è un buon segnale. E' un segnale di risveglio di
una Assemblea che, mi auguro, abbia un seguito. Tante cose
potevano essere inserite e non sono state inserite. E noi abbiamo
contribuito, non solo sul piano dei contenuti, ma anche sul piano
della forma, perché quella forma consente, con legge ordinaria,
di riequilibrare e di aggiustare un percorso che deve essere
necessariamente completato.
I tentativi di chi voleva chiudere, all'interno di un
discorso esclusivamente maggioritario, il discorso sulla legge
elettorale, sono stati rintuzzati a ragione; perché le leggi
elettorali si fanno senza costituzionalizzazione, devono essere
fatte con leggi ordinarie, proprio per dare autonomia e
protagonismo a questa Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono chiuse le iscrizioni a
parlare per dichiarazioni di voto. Quindi gli onorevoli,
Speziale, Aulicino, Ricevuto, l'onorevole relatore
conclusivamente e poi il Governo. E' iscritto a parlare
l'onorevole Speziale, ne ha facoltà.
SPEZIALE. Io non sono preso né dalla voglia della propaganda,
né della voglia della polemica, perché ho sentito alcuni colleghi
parlamentari rivendicare primogeniture che, a questo punto, sono
inutili. Io vorrei ricordare, all'onorevole La Grua, che il suo
partito è stato sostenitore del proporzionale fino a qualche anno
fa, e che soltanto da qualche tempo ha cambiato posizione e ha
sposato la tesi del maggioritario. Non mi pare, quindi che si
tratta di rinfacciarci posizioni di principio, si tratta di
sapere che cosa facciamo da adesso in poi.
Io intervengo per riconoscere all'onorevole Provenzano un
merito; e cioè quello di una posizione di grande difficoltà, in
cui c'erano resistenze. E' riuscito a portare in Aula un testo
che ha permesso all'Aula di pronunciarsi su quel testo. Noi
abbiamo lavorato per migliorarlo; lo stesso onorevole Provenzano
ha contribuito, per la parte politica, a migliorare il testo
presentato in Aula, alla fine è uscito un testo sul quale
converge la stragrande maggioranza del parlamento siciliano. Era
un obiettivo che noi, come partito, ma anche come forza che
sosteniamo il Governo Capodicasa, ci eravamo prefissi: avere un
testo che potesse avere un'ampia convergenza nel Parlamento
regionale, per potere interloquire con il Parlamento nazionale
con l'autorevolezza che compete ad un Parlamento della Regione.
Questo obiettivo lo abbiamo raggiunto. E io sono dell'avviso che
questo obiettivo lo abbiamo raggiunto perché c'è stato uno scatto
d'orgoglio da parte dell'intero Parlamento. Tante volte noi ci
trasciniamo dentro l'Aula in inutili e sterili polemiche. Questa
volta debbo cogliere un salto di qualità dell'azione parlamentare
per cui, al di là dei meriti individuali, al di là del contributo
personale che ciascuno di noi ha dato per migliorare il testo, in
realtà bisogna riconoscere che va ascritto a merito dell'intero
Parlamento.
Adesso, il compito che compete a ciascuno di noi e alle
forze politiche, a chi svolge una funzione dirigente, è di sapere
in che modo acceleriamo il processo decisionale al Parlamento
nazionale. Io sono dell'avviso che immediatamente, onorevole
Provenzano, i capigruppo del Parlamento regionale assieme al
presidente della Regione e assieme al Presidente dell'Assemblea
regionale, onorevole Cristaldi, debbono chiedere un incontro al
presidente della Commissione affari istituzionali perché in
quella sede, nella fase di discussione, noi andiamo a spiegare le
ragioni a sostegno di questa legge-voto. In questo modo noi
esaltiamo la funzione autonoma del Parlamento regionale, dando
prestigio ed autorevolezza, assumendo un impegno di interloquire
alla pari con il Parlamento nazionale che ha messo mano al
progetto di riforma delle regioni ordinarie e delle regioni a
statuto speciale. Quindi nessun merito particolare a tizio o a
caio. Soltanto il lavoro che compete ad un parlamento ed io
penso che, se il Parlamento elimina le inutili polemiche e,
sopratutto, elimina la possibilità di ascrivere ad una parte
politica anziché ad un'altra il testo che è stato approvato e si
muove con il prestigio acquisito da un voto ampio e da una
convergenza ampia, noi potremo nel Parlamento nazionale, far
valere le nostre ragioni.
Vedete, io potrei dire, per la parte politica che
rappresento, che è un caso, ma noi abbiamo fatto due profonde
legge di riforma nel corso di questi anni: la prima, la legge
numero 7 per l'elezione diretta dei sindaci, venne fatta allora
nel 1993, quando il mio partito era al governo della Regione, con
il Governo Campione; la seconda, la legge-voto che anticipa un
processo riformatore per l'elezione diretta del presidente della
Regione e che è stata fatta mentre a dirigere il Governo
regionale c'è un presidente della Regione che è iscritto al
Partito democratico della sinistra.
Ma anche questa è propaganda che io posso mettere in campo,
posso dirla, possa pronunciarla, ma fa parte della propaganda
Dobbiamo spogliarci un po' di più, avere un alto senso della
funzione del Parlamento. Ritengo che noi adesso dobbiamo
impegnarci perché nel Parlamento nazionale rapidamente si vada
alla approvazione della legge-voto. Che non si perda tempo
perché l'appuntamento è per il 2001 perché nel 2001, sulla base
del fatto che il Parlamento nazionale possa approvare il testo
del disegno di legge-voto approvato al Parlamento regionale, noi
potremo votare con un nuovo sistema e cioè eleggendo il
presidente della Regione direttamente da parte del popolo.
AULICINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una breve
dichiarazione ad integrazione di quanto detto dal presidente del
gruppo.
Credo che e l'ho chiarito già nel momento in cui ho
annunciato il voto negativo rispetto all'emendamento del gruppo
di Forza Italia relativamente al problema della incompatibilità,
ritengo doverosa questa precisazione perché non è opportuno porre
la questione del voto e la valutazione complessiva del giudizio
su questo disegno di legge e su questa legge in relazione
all'obiettivo mancato della incompatibilità tra la funzione di
parlamentare e la funzione di assessore. Rispetto a questa
questione non c'è stata una divisione nel fronte
dell'opposizione.
Io ho precisato che il Centro cristiano democratico votava
contro l'emendamento perché valutava inopportuno l'inserimento di
quella norma nello Statuto. Nella fase post noi ci riserviamo,
riflettendo adeguatamente su questa questione, di prendere la
decisione più saggia.
Quindi il nostro è un voto favorevole rispetto all'impianto
di questo disegno di legge, perché intanto viene affermato il
principio del presidenzialismo peraltro, visto i nostri
comportamenti a livello nazionale - chi parla rappresenta insieme
agli altri parlamentari di questo gruppo un partito che
nonostante la sua dimensione ha deciso sul referendum di fare una
battaglia di grande coerenza - stiamo facendo una battaglia
coerentissima per l'abolizione della quota proporzionale
nonostante la dimensione del partito, perché sappiamo
perfettamente il disagio di altri partiti del centro che,
rispetto a questa questione del referendum, invece, hanno preso
posizioni contraddittorie. Quindi confermo il voto favorevole
del gruppo con quella precisazione che a me sembrava doverosa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ricevuto per
dichiarazione di voto.
RICEVUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo del
Partito Socialista di Sicilia voterà a favore del disegno di
legge voto perché fondamentalmente perché si introduce un
principio quello dell'elezione diretta del presidente che è un
principio che marcia in direzione del possibile raggiungimento
dei traguardi di governabilità e stabilità della Regione
siciliana.
A proposito delle primogeniture - ho visto che c'è una gara,
dice l'onorevole Forgione - noi a quella gara non partecipiamo,
siamo esclusi perché siamo titolari di un grande disegno della
fine degli anni settanta, una felice intuizione del Partito
Socialista Italiano di quegli anni con a capo il suo segretario
onorevole Bettino Craxi, una felice intuizione di riforma delle
istituzioni, la cosiddetta "grande riforma" che prevedeva appunto
a fronte dello sfascio del sistema, a fronte appunto della
impossibilità di determinare nel Paese governi stabili e
duraturi, prevedeva ed introduceva il principio dell'elezione
diretta del presidente. Con una serie di correttivi del sistema,
del sistema proporzionale appunto.
Allora venne considerato quello un disegno eversivo delle
istituzioni, onorevole Presidente, ma se è vero come è vero che a
distanza di vent'anni tutti sono in gara per riappropriarsi di
quelle felici intuizioni, dico che è stato un disegno che ha
precorso fatti e idee che a distanza di vent'anni si sono
puntualmente registrati.
Ma noi votiamo anche a favore, signor Presidente, onorevoli
colleghi, per un altro motivo, importante, fondamentale, proprio
perché dall'Aula sono stati rigettati principi che si intendeva
introdurre surrettiziamente. Il principio del maggioritario,
onorevole Presidente, che non ci vede assolutamente d'accordo, il
principio del maggioritario che è stato rigettato in Commissione,
il principio del maggioritario che è stato ancora una volta
rigettato anche dall'Aula.
Ho detto surrettiziamente perché si intendeva precorrere una
concatenazione, onorevole Alfano, sì, la concatenazione tra le
norme va vista nel momento in cui si parlerà dei sistemi
elettorali, non già quando si parla di un disegno di legge che è
un disegno di legge voto che parla e che vuole parlare per
volontà della maggioranza, almeno di quest'Aula, soltanto
dell'elezione diretta del presidente.
Non si può introdurre, non è assolutamente necessariamente
simultanea l'esigenza della valutazione del sistema maggioritario
con l'elezione diretta del presidente. Ma chi l'ha detto, dove è
scritto, da quale parte sta scritto. Vi sono sistemi che
prevedono l'elezione diretta del presidente, ma che vedono al
contempo l'esistenza del sistema proporzionale come elezione
delle assemblee.
Noi siamo contenti che l'Aula, siamo felici, esprimiamo la
nostra soddisfazione del fatto che l'Aula abbia rigettato questi
principi che si volevano - ripeto - introdurre surrettiziamente.
Qui arrivo al punto dolens. C'è chi parla del sistema
maggioritario come della panacea di tutti i mali. Faccio due
semplici considerazioni e chiudo. Ma chi l'ha detto che è la
panacea di tutti i mali. Ma chi l'ha detto. Ma osservate quello
che accade in Italia per via dell'elezione attraverso il sistema
maggioritario: ribaltini, ribaltoni, trasformismi, cento città e
cento padelle come ha detto l'onorevole ministro Amato qualche
giorno fa. Una serie di trasformismi. La creazione di movimenti
spontanei che non hanno un back-ground sufficiente di tensione
ideale, di valutazione, di storia politica. Tutto questo, a tutto
questo ha portato questo sistema maggioritario. Un sistema
maggioritario che può esistere soltanto nel momento in cui in un
paese, comunque in una realtà territoriale si confrontano due
partiti, ma viva Dio in Italia il pensiero politico e la società
politica è formata da situazioni, da tradizioni, da storie, da
identità totalmente differenti fra più di due partiti.
Allora non c'è dubbio che non si può calare dall'alto un
sistema elettorale che surrettiziamente costringa appunto
opinioni diverse può essere anche un male che vi siano in alcune
circostanze un eccesso di frantumazione delle opinioni. Ma se vi
sono non si può pensare di governarle attraverso strumenti
artificiali, attraverso un letto di procuste, attraverso una
camicia di ... che è quella di un sistema maggioritario calato
dall'alto.
D'altro canto, osservo che in Inghilterra il Partito dei
Laburisti sta tentando di rivedere il sistema elettorale per
poter fare fronte eventualmente ad un sistema proporzionale.
Quando è così questo può avere effetti certamente funesti.
La demonizzazione del principio del proporzionale come un
sistema connaturato alla prima repubblica è una cosa che non
riusciamo a capire perché secondo me sono partiti, quella che la
professano, che hanno memoria corta se non forse ignoranza lunga.
Il sistema proporzionale è stato un sistema in cui e al quale si
sono richiamate scuole di pensiero diverse, quelle socialiste,
quelle liberali e quelle del cattolicesimo democratico e liberale
di questo Paese.
Io mi meraviglio e mi dispiaccio, concludo onorevole
Presidente; il mio Gruppo fa parte dell'opposizione, è
all'opposizione di questo Governo così come si è venuto a formare
e per via della diversità di connotazioni che ha. E mi meraviglio
della posizione pervicace assunta da Forza Italia con cui in
tante circostanze abbiamo condiviso medesime elaborazioni. Mi
meraviglio proprio per questa sua pervicacia. Invito a
riflettere.
Invece debbo dire che apprezzo l'atteggiamento tenuto dai
Democratici di sinistra siciliani che in questo momento proprio
per rispettare la diversità delle opinioni di questa Aula hanno
tentato di fare una sintesi e hanno tentato di sentire anche la
voce degli altri.
PROVENZANO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROVENZANO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, io credo che a questo punto vi
sia poco da aggiungere a quanto questa Aula ha detto ma
soprattutto quanto questa Aula ha scritto nell'articolato del
disegno di legge che abbiamo approvato e che approveremo
definitivamente fra qualche minuto.
Lì vi è la sintesi di ciò che tutti noi pensavamo, lì è la
sintesi di ciò che questa Aula voleva. Io credo che, a nome della
Commissione, si possa dire che questo Parlamento oggi deve essere
orgoglioso di avere scritto insieme, e sottolineo insieme, una
pagina importante della storia di questa Regione. Perché in ogni
caso, questa è la prima riforma che esce da questa Aula dello
Statuto della Regione siciliana dopo i suoi 52 anni di vita.
E' una riforma buona? E' una riforma meno buona? E' la
riforma possibile. Era quella che alle condizioni date,
politiche, storiche, poteva essere esitata. E permettetemi di
dire che sicuramente è una buona riforma perché ha visto la quasi
unanimità dei 90 deputati di questa Aula.
Non sarebbe stata una buona riforma se fosse stata la
riforma di pochi contro altri, la riforma anche di molti contro
pochi. Per cui io credo che l'orgoglio di questa Assemble deve
essere quello di avere fatto una riforma, di averla fatta quasi
all'unanimità, di avere scritto oggi una pagina di storia di
questa Regione i cui effetti forse non sono immediatamente
tangibili ma che sicuramente nel futuro saranno enormi rispetto
alla stabilità del Governo, rispetto alla capacità di governare
(e dico governare con la "g" maiuscola) quest'Isola.
Tra l'altro dobbiamo dirci con orgoglio che questa Regione è
la prima regione in Italia ad avere approvato l'elezione diretta
del Presidente della Regione.
E credo che in questo la Regione siciliana, così come fu la
prima regione a statuto speciale, oggi è la prima regione che ha
varato questa grande riforma e che affida al Parlamento
nazionale, del quale però dobbiamo essere vigile che non
stravolga questa nostra indicazione sulla linea e nella linea di
quella che fu la precedente legge voto che questa Assemblea votò.
Io credo, noi crediamo che al di là e oltre di questa
riforma che oggi variamo si è iniziata una stagione delle riforme
e che quindi questo scorcio di legislatura, questi due anni e
mezzo che ancora restano possano essere gli anni delle grandi
riforme di questa Terra.
E credo, e crediamo ancora che l'aspetto positivo sia il
fatto che si è dimostrato che le riforme si possono fare al di là
di qualsiasi governo governi la Regione.
Perché le riforme sono patrimonio dell'Assemblea, non sono
patrimonio di un governo, non sono patrimonio di una parte della
Regione siciliana.
Però dobbiamo stare attenti perché la pagina che oggi
abbiamo scritto non possa essere un bluff e non possa ritorcersi
contro di noi. Perché ciò non accada dobbiamo procedere su questo
percorso.
Abbiamo modificato il sistema di governo, dobbiamo
modificare la legge elettorale.
Questo oggi ce lo chiedono i cittadini di Sicilia in maniera
più forte. Sarebbe un controsenso se noi dessimo alla Sicilia
l'impressione di volere cambiare, ma poi di fatto non cambiamo la
regola fondamentale a cui si collega questo disegno di legge che
abbiamo approvato.
Per cui guai se l'articolo 5 di questa nostra riforma
dovesse trovare applicazione. Se il paracadute che abbiamo messo
è un paracadute che si deve aprire per la nostra incapacità o è
solo un'ancora di salvezza come ultima spiaggia, ma che un
Parlamento unito può sicuramente consentire che non si apra mai.
Credo - e chiudo - allora che questa stagione debba
proseguire in maniera più forte, in maniera più coerente, in
maniera più incisiva.
Credo che oggi ad un altro dovere queste forze politiche qui
presenti sono chiamate e mi riallaccio a quanto diceva poco fa
l'onorevole Speziale: credo che il dovere nostro sia quello
adesso di affidare al Parlamento nazionale, di cui abbiamo e
siamo anche espressione politica, con grande forza il grido di
questa Assemblea che questa legge diventi legge della
Costituzione della Repubblica Italiana nei tempi più brevi e
possibili, senza alcuna modificazione rispetto a ciò che
l'Assemblea ha oggi solennemente votato.
Concludo a nome della Commissione ringraziando tutti i
deputati, tutti coloro che sono intervenuti in quell'Aula e che
con il loro prezioso contributo hanno consentito la conclusione
di un lavoro che con grande sforzo la Commissione aveva iniziato,
che forse nel suo momento iniziale ben pochi credevano potesse
non solo approdare in Aula, come già altre volte era successo per
precedenti commissioni o che se approdato in Aula sarebbe stato
vanificato dalla disattenzione di tutti.
Io credo che questo doveroso grazie la Commissione deve dare
a quest'Aula, una Commissione che è scaduta e che quindi non ha
più in questo momento la autorevolezza per immaginare un futuro.
Esiste in questo momento solo un passato. Questo passato
credo debba vederci, come dicevo, orgogliosi e di questo credo
che dobbiamo essere tutti orgogliosi nell'interesse della nostra
Terra.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, solo per la necessità di non fare mancare in
questa conclusione, della discussione sul disegno di legge, la
manifestazione della soddisfazione del Governo per l'esito di
questo dibattito e della conclusione del testo.
Già le dichiarazioni di voto che si sono ascoltate mostrano
quanto ampia sia la convergenza del Parlamento intorno al disegno
di legge che, pur non essendo una condizione indispensabile
perchè varasse un testo ha rappresentato una condizione
politico-istituzionale, a mio avviso, quasi fondamentale.
Avere lavorato perchè si realizzasse questo obiettivo lo
considero importante, direi quasi prioritario, perchè ci consente
di presentare al parlamento nazionale un testo che gode della
fiducia della stragrande maggioranza dell'Assemblea regionale
siciliana e, soprattutto, dà di quest'Assemblea un'immagine un
po' diversa da quella che notoriamente si legge sulla stampa.
E' un'Assemblea che, pur con ritardi, pur con lentezze, è
riuscita in un momento importante ad adottare un provvedimento
che - come giustamente ricordava l'onorevole Provenzano - è il
primo provvedimento nella storia di questo Parlamento di
autoriforma dello Statuto, oltre ad essere - consentitemelo - il
primo Parlamento, la prima Assemblea legislativa che adotta un
provvedimento di elezione diretta del proprio Presidente.
Si può concordare o meno, ed io credo che vada dato atto a
quelle forze, come Rifondazione comunista, che si sono opposte a
questo disegno, di aver condotto con lo spirito proprio la
battaglia nel corso di questi giorni, anche se io mi auguro che
l'onorevole Forgione ed il suo partito non ecceda ora, a
discussione conclusa, in un giudizio che - a mio avviso - sarebbe
non solo ingiusto ma, perfino dal suo punto di vista, sbagliato,
cioè il giudizio che si tratta di un provvedimento che limita
l'espressione democratica della nostra Istituzione, addirittura
con ricadute neo-autoritario peroniste.
Capisco l'esigenza di scandire e prendere le distanze da un
provvedimento che non si condivide, mi parrebbe assai improprio,
lo definirei perfino un errore politico, marcare questa
differenza fino al punto da lanciare dei sospetti su un testo
che, a mio avviso, nulla ha di neo-autoritario.
Quando si esprime il popolo e le decisioni che verranno
adottate sono comunque espressione di un orientamento popolare, i
rischi del neo-autoritarismo o addirittura del peronismo io non
li vedo in un regime che, comunque, rimane un regime democratico,
pur nelle diverse forme della sua espressione.
Vale la pena ricordare che intorno ad obiettivi come quelli
dell'elezione diretta dei sindaci o dei presidenti della regione
c'è un largo consenso. Bisogna forse riflettere un po' di più sul
fatto che quest'Assemblea si esprime con questa larghezza di
maggioranza, perchè credo che questo significhi che in una
qualche misura, forse in larga misura, rispecchia una larga
maggioranza tra gli elettori ed i cittadini e, quando c'è una
larga maggioranza di orientamento tra gli elettori ed i
cittadini, per un partito politico, per un gruppo parlamentare, a
prescindere dalle sue dimensioni, bisogna sicuramente
interrogarsi sul perchè questa succede. Evidentemente c'è qualche
problema che va approfondito. Questo vale per chi concorda, vale
anche per chi si oppone. Allora io credo che dobbiamo rinunciare
ai tanti "ismi" che si possono usare in casi come questi, sia a
causa di un eccesso di vis polemica sia anche ad una
sopravvalutazione, ad una euforia che, a mio avviso, in materia
di regole conviene non sposare mai perchè in questo campo atti di
fede - a mio avviso - non ne vanno mai proclamati perchè si
tratta di regole che devono essere adattate comunque alla fase
politica, al momento storico e per il fatto di essere stato oggi,
personalmente, così come la maggioranza di questa Assemblea, di
orientamento "presidenzialista" non esclude che non se ne vedano
anche i rischi, onorevole Forgione. E non esclude che noi
riconosciamo, possiamo riconoscere, oggi, aderente alle esigenze
di oggi, un disegno istituzionale di questo genere e che magari,
domani, nei tempi storici, possa richiedersi un correttivo di
altro genere.
Del resto il dibattito in altri paesi come l'Inghilterra,
proprio intorno agli effetti positivi ma anche ai limiti del
presidenzialismo, ci dice che questa può essere una eventualità
da non scartare.
E allora dimensioniamo i fatti. Storicamente, per come si è
evoluta la democrazia nel nostro Paese, oggi questa Assemblea
ritiene che questa sia la forma migliore da adottare.
Nessuno può escludere che in futuro questa stessa forma
possa essere rivista, in un futuro - ovviamente parliamo di un
futuro storico perchè nei tempi brevi mi pare che questa sia
invece la soluzione migliore da adottare - nessuno può escludere
invece, che rimanga confermata all'infinito. Si tratta, noi siamo
uomini, noi siamo politici, siamo parlamentari di questa
Assemblea che interpreta questa fase politica ed in questa fase
politica riteniamo che questo sia, oggi, il sistema migliore.
E allora vorrei che fosse chiaro a tutti che, da parte del
Governo c'è un senso di gratitudine rivolto a tutta l'Assemblea.
Non è perchè il Governo ha voluto tenere un profilo basso per
ragioni di convenienza come qualche oratore ha voluto da podio
evocare.
Noi avremmo potuto, essendo questo un orientamento, un
indirizzo largamente condiviso, invece scegliere l'altra strada,
essendo quasi sicura l'approvazione di questo disegno di legge:
quella di dire "ci stiamo dentro facendo la parte di coloro i
quali trainano, trascinano gli altri". Abbiamo voluto, invece,
proprio perchè si tratta di materia che riguarda le regole
democratiche, dare il senso di un accompagnamento che il Governo
aveva già in sede di dichiarazioni programmatiche sottolineato,
di un processo lasciando l'Aula nelle condizioni di potere meglio
dibattere e definire i propri assetti. E non trovo in questo
nostro atteggiamento, sia come Governo, come esecutivo, sia
personale, del Presidente della Regione, alcuna contraddizione.
Questo credo che vada da sè perchè in un processo che tende a
stabilire regole che debbono essere condivise, avere rinunciato,
ciascuno per propria parte, a qualcosa della propria impostazione
originaria a favore però di un consenso largo di questa Assemblea
credo che alla fine sia stato il modo migliore, sia
l'atteggiamento più coerente e più corretto da tenere.
Perchè un'Assemblea che rivendica, frammentata e ciascuna
per la propria parte, in modo.....
FORGIONE. ...plebiscitario...
CAPODICASA, Presidente della Regione, ...stavo dicendo
esattamente il contrario, che ciascuno rivendica la coerenza e la
giustezza della propria impostazione e non è disposto a
rinunciare a nessuna delle parti della propria impostazione
avrebbe dato solo l'immagine di una Assemblea ingovernabile,
incapace di esprimersi per sintesi e di guardare alle questioni
essenziali che in ogni disegno di legge vi sono a prescindere,
poi, anche dagli apporti particolari e secondari, oserei persino
dire. Quindi l'atteggiamento che abbiamo voluto tenere è questo,
del resto lo avevamo già fatto in Commissione dove, grazie ad un
atteggiamento di questo tipo, è stato possibile esitare il
disegno di legge, avendo ciascuno rinunciato a qualcosa della
propria impostazione ed io direi anche grazie, consentitemelo,
senza piaggeria, ad un atteggiamento del Presidente della
Commissione che è stato coerente, duttile, ma anche forte nella
finalizzazione della propria iniziativa.
Credo che sia doveroso, a conclusione di questo dibattito,
riconoscergli questo merito.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, permettete anche che il
Presidente dell'Assemblea regionale esprima il compiacimento per
il momento sicuramente importante perché non storico che ha
incominciato ad intraprendere con questo disegno di legge.
Desidero esprime, a nome della Presidenza, il
ringraziamento, per intanto all'onorevole Provenzano quale
relatore del disegno di legge, ma anche a tutta la Commissione da
lui presieduta, per l'ottimo lavoro svolto.
Avere detto, con l'autorevolezza di una norma di legge, che
la Sicilia chiede l'istituzione dell'elezione diretta del
Presidente della Regione, è qualche cosa di importante per tutto
il nostro Paese. Le nostre istituzioni, qualche volta vengono
vilipese ma, francamente, non so se oggi in Italia ci sarebbe
l'elezione diretta del Sindaco se prima fra tutte le regioni
d'Italia la Sicilia non avesse intrapreso tale strada.
Credo che il disegno di legge voto che ci apprestiamo ad
approvare sarà un fanale importante capace di dare la posizione
della Sicilia, ma anche di suggerire, alle altre Regioni, una
strada che in questo momento appare quella della modernizzazione.
Permettete, quindi, anche di esprime il mio personale
compiacimento e la mia personale soddisfazione anche perché ho
potuto vivere l'alto momento di essere un semplice deputato
dell'Assemblea, primo firmatario di un disegno di legge che poi
diventò legge di questa Regione siciliana con l'introduzione
dell'elezione diretta del Sindaco, permettetemi di esprime la mia
soddisfazione, oggi, essendo Presidente dell'Assemblea nel
constatare che c'è un processo in evoluzione dal quale nessuno,
nemmeno Rifondazione comunista, per le cose che sono state dette,
intende sottrarsi. Questo è sicuramente un momento importante.
Prima di porre in votazione finale il disegno di legge
bisogna votare l'ampia delega alla presidenza per il
coordinamento del testo.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
705-708-758-Norme stralciate/A
Presidenza del presidente Cristaldi
VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE: "Schema di disegno di
legge costituzionale da sottoporre al Parlamento nazionale ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante 'Modifiche dello
Statuto della Regione siciliana concernenti l'elezione diretta
del Presidente della Regione, l'autoscioglimento
dell'Assemblea, l'iniziativa legislativa popolare e comunale ed
i referendum regionali'" (nn. 2-94-144-152-177-705-708-758 -
Norme stralciate/A) (Seguito).
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(si procede alla votazione)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
palese nominale:
Presenti e votanti .....64
Astenuti ................1
Maggioranza ............33
Hanno votato sì ........59
Hanno votato no .........4
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi ricordo che è convocata la Conferenza dei
Presidente dei gruppi parlamentari per le ore 18,30; alle ore
17.00 avverrà l'insediamento delle Commissioni. L'Aula è sospesa,
riprenderà alle ore 19.00.
(La seduta, sospesa alle ore 15.30, è ripresa alle ore 19.50)
Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, informo l'Aula sull'esito della
conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari per la
individuazione del programma dei lavori.
La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha
stabilito che la sessione attualmente in corso si concluderà il
prossimo 17 febbraio e l'Assemblea terrà seduta il 17 febbraio
per discutere le mozioni che nel tempo sono state incluse
all'ordine del giorno e per tante ragioni non è stato possibile
esaminarle.
La Conferenza ha anche stabilito di discutere, sempre nella
giornata del 17 febbraio, le mozioni relative ai danni provocati
dai recenti avvenimenti atmosferici soprattutto in provincia di
Ragusa e si è stabilito di accorpare alle mozioni in questione
anche gli atti ispettivi di analoga materia.
Nella seduta del 17 febbraio sarà dichiarata la chiusura
della sessione in corso.
Si è anche stabilito che entro e non oltre il 18 febbraio le
Commissioni organizzeranno i propri uffici di presidenza e quindi
si metteranno in linea con quanto previsto dal Regolamento.
La sessione di bilancio inizia il 19 febbraio e si prevede
di convocare l'Aula per l'esame delle questioni finanziarie
mercoledì 10 marzo alle ore 10,30.
Per meglio organizzare i lavori si invitano le Commissioni
legislative permanenti ad esitare, per quanto riguarda il disegno
di legge finanziario già annunziato dal Presidente della Regione,
lo stesso disegno di legge entro la data del 3 di marzo, in
maniera tale che poi la Commissione Bilancio abbia il tempo di
esaminare, sia per la propria competenza che per esprimere pareri
sulle decisioni delle Commissioni legislative permanenti il
disegno di legge in questione.
SUL PROGRAMMA DEI LAVORI
NICOLOSI. Chiedo di parlare sul programma dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLOSI. Signor Presidente, io non so se ella è stato
informato di quanto accaduto oggi nelle Commissioni parlamentari,
si sono riunite e insediate la commissione sesta, la commissione
CEE di cui faccio parte e a fronte di una esigenza di dare avvio
ai lavori della stessa Commissione ho ritenuto utile, opportuno
contribuire con i parlamentari dei gruppi della oppisizione a
concorrere ad eleggere il Consiglio di Presidenza delle
rispettive Commissioni e ho anche accettato di presiedere la
sesta commissione che giànei due anni e mezzo precedenti avevo
presieduto.
Ho fatto ciò con una scelta meditata anche da qualche tempo
e quindi vorrei dire, dal punto di vista dei comportamenti,
probabilmente non quella migliore che valutando dentro me stesso
avrei ritenuto preferibile vivere attraverso forme diverse e
quindi l'ho fatto con sofferenza, però l'ho fatto con sofferenza
per ragioni prima squisitamente politiche e poi perchè valuto che
questa Regione ha bisogno di un riequilibrio complessivo dei
rapporti interni, fermo restando il rispetto che io porto a
questo Governo e auna parte di questa maggioranza.
Le ragioni politiche sono date dalla delusione, dalla
recente progressiva mancata condivisione di un cammino, quello
dell'UDR, che in me ha provocato lacerazioni incredibili anche
perchè ero stato tra gli ideatori di quel cammino.
L'UDR in qualche misura noi l'abbiamo materializzata prima
che nascesse ufficialmente. Abbiamo fatto nel 1997 una campagna
elettorale a Palermo, con una candidatura autonoma rispetto ai
due contendenti, invocando Cossiga come personaggio che potesse
coagulare le forze del centro in alternativa alla sinistra, in
una logica bipolare, per cui mi compiaccio delle scelte che oggi
l'Assemblea ha compiuto con l'approvazione della legge-voto, sia
dell' opportunità che il Paese ha di votare un referendum che
consentirà un sistema bipolare più netto e più chiaro.
L'ho fatto anche perchè l'UDR si mostrava sempre più un
partito di apparato, di gestione e di spartizione. In particolare
in questa nostra Regione. Mentre tre mesi fa io feci un convegno
con tanti amici alla Zagarella in cui parlammo dell'UDR come
partito della società. Avveniva, attraverso l'UDR, tutto il
contrario di quello che noi avevamo immaginato: un cammino
politico che partiva dal centro, alternativo alla sinistra, e ci
portava sempre di più a collocarci dentro l'area della sinistra,
un partito della società che, invece, si caratterizzava sempre di
più come partito di apparato, di gestione e di spartizione.
E devo dire, pur avendo stima per il Presidente della
Regione, per i partiti che compongono questa maggioranza, con una
eccezione che mi rattrista riferita a quello che volevo fosse e
pensavo potesse essere il mio partito, ecco, malgrado ciò, ho
ritenuto che fosse necessario che si avvertisse in quest'Aula il
trauma intervenuto, anche qui, per responsabilità specifiche
delle quote CDU e delle quote CDR, nell'avere favorito il
ribaltamento di un dato elettorale che ho sempre qualificato
sulla stampa ed in ogni occasione, come immorale. E pur
ritenendo, in passato anche questo da me dichiarato, che i
governi del Polo, se pur legittimamente confermati nel ruolo
attraverso il dato elettorale, avevano disatteso in qualche
misura nella - diciamo - "azione operativa", nella capacità
programmatica, nella capacità realizzatrice a quello che doveva
essere un compito di cui la Sicilia ha avuto ed ha assoluto
bisogno, pur ritenendo tutto questo valuto che la soluzione non
potesse ritrovarsi in un governo con una maggioranza ribaltata,
ma in un governo che mettesse insieme le energie migliori di
questa nostra realtà politica assembleare e che consentisse di
portare avanti le emergenze siciliane, quelle istituzionali,
quelle del lavoro, quelle del risorse finanziarie da recuperare
per rilanciare l'iniziativa di questo Governo.
Io, nel fare quindi quello che oggi ho fatto - vorrei dire
meditatamente e in qualche misura e per alcune forme mi scuso
anche con i colleghi del Parlamento, ma ritenevo che, a fronte di
una signorilità costantemente proposta nel proprio impegno
politico e però malcorrisposta, specialmente al proprio interno,
non potesse che agirsi in maniera da dare significati specifici
che non potevano essere dati da un distacco semplice da una
realtà politica, ma che dovessero comportare la manifesta
evidenziazione di una difficoltà ad andare avanti in quest'Aula
nelle forme in cui si è andato avanti.
Per cui io riconfermo al Governo la disponibilità a
valutare, insieme ad altri amici, che spero che con me potranno
costituirsi in gruppo da qui a poco, in un'area
liberal-democratica alternativa alla sinistra, a potere valutare
i passi del Governo anche in termini positivi, ove il Governo,
così come opportunamente è stato fatto anche con il concorso
della minoranza, è riuscito a fare in questi primi tre mesi con
la legge sugli enti economici, con la legge che consente di
attingere il mutuo, con la legge-voto questa sera.
Se dovessero esserci altri passi in questa direzione,
secondo me, non vanno osteggiati. Ma è chiaro che il corso di
questa Assemblea non può essere quello di una realtà politica ed
elettorale che viene sostanzialmente azzerata da una
comportamento che è stato largamente ed immoralmente scorretto,
in particolare delle quote di centro che hanno contribuito a
determinare questa situazione.
E, allora, in questa direzione, onorevole Presidente, volevo
dire, e riprendo la parola dopo tre mesi in quest'Aula, avendo
osservato un silenzio che mi è costato moltissimo, ma che
probabilmente era necessario per potere anche realizzare una
condizione da cui risultasse manifesto che noi dobbiamo procedere
in termini di realtà che si incontrano e non in termini di traumi
e di scontri, così come purtroppo abbiamo registrato da tre mesi
a questa parte.
Vorrei che questo messaggio, in termini positivi, venisse
raccolto e che si desse corso in questa Aula a tutte quelle
azioni che possono consentire un lavoro più sereno di questa
Assemblea.
Presidenza del presidente Cristaldi
Presidenza del Vicepresidente Silvestro
COMUNICAZIONI RESE AI SENSI DELL'ARTICOLO 83, COMMA 2, DEL
REGOLAMENTO INTERNO
CINTOLA. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, secondo
comma, del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. In una Aula a 59 presenze un atto che qualificava
enormemente l'Assemblea regionale con la legge voto da mandare in
Parlamento perché il tono finalmente si era alzato e finalmente
si era ottenuto un pronunciamento serio dopo una conduzione
seria, difficoltosa ma alla fine con un risultato eclatante e che
dava all'Assemblea la qualità di quel salto che stavamo invocando
che il Presidente dell'Assemblea stesso con una lettera che
invitava i deputati a prendere coscienza di un momento più
difficile per l'avvenire.
Io mi accorgo, onorevoli colleghi.
PRESIDENTE. Consentiamo all'Onorevole Cintola di esprimere le
sue opinioni.
CINTOLA. Si è detto che l'UDR ha fatto un ribaltone, si è
detto che in Sicilia con liste proporzionali e senza alleanze
preconcette, precostituite per l'elezione dell'Assemblea
regionale siciliana, l'UDR aveva fatto un ribaltone.
Presidente dell'UDR c'è ancora per certi aspetti tale
onorevole Nicolosi, il quale alleandosi dopo che è stato nominato
nelle Commissioni in ragione di una presenza in quella
maggioranza di centro sinistra già realizzata, in una ...
dell'ultimo momento con l'opposizione che si eleva anche lei
senza ribaltarsi agisse in due Commissioni in cui è presente e
con il suo voto determinante di 6 e 7 capovolge una situazione di
ordine, numericamente e politicamente valido, e per dare
significato e garbo ed onore ad una operazione di piccolo, mero
cabotaggio ribaltante non solo le idee ma solo il piccolo potere
da strapazzo, si prende a ragione una non ben nominata attenzione
ad un Governo di centro sinistra perché eletto in una lista di
centro destra quando ad inizio di questa Assemblea, la Presidenza
della Sanità gli viene consacrato per un appoggio ideologico,
politico di stanze, di bottoni e di qualche ..... in più.
Il primo ribaltone sul piano politico, il primo giorno di
assemblea, all'ultimo giorno dopo avere brigato per diventare
Assessore senza esserci riuscito, chiedendolo a tutte voci
all'interno di quella coalizione, dopo avere brigato , di qua
devo chiedere scusa perchè ho capito che c'era la delusione sui
giornali per la Presidenza era una delusione "Nicolosiana" non
era "Cintoliana" , Cintola sta a fare il suo dovere di
parlamentare sapendo di essere un soldato di un gruppo e un
soldato dell'Assemblea, uno che deve avere rispetto per chi lo ha
eletto guardando agli interessi degli eletti in Sicilia e quindi
diventa nobile avere perduto la battaglia per l'Assessorato in
nome e per conto dell'UDR e meno male, avere perduto la nomina ad
una Commissione per nome e per conto dell'UDR, restare ancora
Presidente di quel partito fino al momento in cui è andato a
votare in Commissione, questo è nobile e leale per Nicolosi e per
quella parte del centro destra che sta applicando il ribaltone
agli altri senza rendersi conto che miseramente scivola per avere
un posticino in più che potevano benissimo come maggioranza
concedere.
Io dico che queste sono le operazioni trasformiste che
portano al delirio di chi ha pure il coraggio di prendere la
parola senza avere detto apertamente prima la propria
collocazione politica, ideologica che ha barattato per un piccolo
piatto di lenticchie sulle quali lenticchie può continuare a
vivere ma non sopravvivere, nè politicamente nè ideologicamente
nè l'onorevole Nicolosi nè chi con l'onorevole Nicolosi. Tutto
il centrodestra si è voluto alleare per una piccolissima sciocca
battuta di cabotaggio) e questo non è essere privi di un potere o
essere vedovi del potere nè tantomeno eleggere un de profundis; è
prendere coscienza di quanto in basso cada l'uomo quando di
fronte ha solo potere e denaro e non idealità e correttezza nei
confronti dei partiti nei quali milita, dei gruppi nei quali sta
e del raccordo che ha con gli elettori.
FORGIONE. Chiedo di parlare in forza del secondo comma
dell'articolo 83.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sarei
intervenuto se non avesse preso la parola l'onorevole Nicolosi.
Del resto questa Assemblea è abituata a vivere a fasi
cicliche momenti di questo tipo ed è il segno, al di là del fatto
personale, non voglio intervenire sulle vicende personali, le
ragioni che spingono un deputato, un esponente politico, un
dirigente a compiere scelte di questo tipo, di una crisi profonda
della politica, prima ancora della crisi di questa maggioranza,
di una crisi profonda della politica.
Io non so che fatica fa Lei Signor Presidente dell'Assemblea
e che fatica fanno i suoi Uffici a riconoscere l'identità dei
gruppi; quanti nomi sono cambiati in questi due anni e mezzo;
quante sigle sono cambiate; che traffico da un gruppo all'altro
c'è stato (prima o poi forse questo davvero andrà a finire agli
analisti della politica); il traffico da un gruppo all'altro; le
trasmigrazioni; il cambio di identità e dei connotati personali
dei singoli o di gruppi organizzati in questa Assemblea regionale
siciliana.
E' un segno della crisi della politica, ma c'è una crisi
anche di questa maggioranza. L'ho detto all'onorevole Capodicasa
al momento della sua nascita, onorevole Alfano.
Onorevole Alfano, lei tutto può dire tranne che chi parla
non è ispirato da ragioni politiche, ideali e culturali quando si
confronta in questa Aula.
ALFANO. Non volevo dire questo però...
FORGIONE. La prego, dimensioniamoci tutti, onorevole Alfano, e
poi facciamo la battaglia politica; dimensioniamoci tutti e poi
ci combattiamo come si combattono gli avversari non i nemici. Non
ha mai trovato in questa persona e nella mia parte politica gente
disponibile al "mercato delle vacche". Io ho avvisato all'atto di
nascita del Governo Capodicasa che proprio perchè nasceva già
vittima delle imboscate, dei franchi tiratori, dei
mercanteggiamenti, dei trasversalismi, anche di quelli che
fuggono con la cassa, sarebbe vissuto prigioniero di queste
logiche e di questi mercanteggiamenti e di questi trasversalismi
e di queste imboscate e, probabilmente, sarebbe morto di questo.
Ho definito in un manifesto che il mio partito ha affisso in
migliaia di copie in tutta la Sicilia che questo Governo nasceva
prigioniero delle logiche neodemocristiane perchè di questo
stiamo discutendo.
Non so perchè l'onorevole Nicolosi abbia fatto questa
scelta, ma certo anche quella scelta che certamente pone un
problema di ruolo politico anche dell'onorevole Nicolosi dimostra
quanto il collante politico di questo Governo e di questa
maggioranza fosse un collante debole perchè non nasceva su
un'idea di progetto comune, su un'idea di cambiamento e di
trasformazione di questa Regione, su un'idea di svolta e di
rottura, ma nasceva da una corsa al centro dove tutto diventa
simile a tutto e quando si corre verso il centro, in questo luogo
indefinito che non è geografico, ma è un luogo di interessi, un
luogo di potere, si muore delle logiche centriste storiche e
questo l'onorevole Capodicasa non poteva non saperlo da uomo
esperto quale è e gli amici del DS non possono non capirlo. La
nostra opposizione politica a questo disegno nasce da qui.
L'onorevole Nicolosi ha annunciato la possibilità della nascita
di un nuovo gruppo. Cosa sarà questo nuovo gruppo? Per che cosa
esisterà? Abbiamo sentito dall'onorevole Nicolosi la
disponibilità a valutare gli atti del governo.
Allora, onorevole Capodicasa, Lei si troverà sempre le
sirene della destra; lo abbiamo visto con la legge sul mutuo, lo
abbiamo visto con la riproposizione delle logiche delle larghe
intese, l'onorevole Nicolosi oggi Le dice 'a secondo le scelte
che farai incontrerai in noi atteggiamenti non pregiudiziali,
disponibili', Lei sarà sottoposto con questa maggioranza così
debole, con queste logiche che la tengono prigionieri ad una
trattativa permanente.
Non ci meraviglia tutto questo, perché è la politica per
come riesce ad esprimersi al massimo del suo livello dentro
questa Assemblea, dal centro-destra al centro-sinistra. Lo
ripeto, noi non siamo stati sul mercato ed anche compagni
fatemelo dire, c'è chi esce dalla maggioranza in questo modo, ma
io vorrei portare un altro esempio. C'è chi esce dalla
maggioranza come l'onorevole Martino per una battaglia sul
presidenzialismo, cioè per una battaglia su valori e principi,
evidentemente le storie e delle culture politiche porta anche a
questo. Abbiamo rispettato una par condicio, Presidente
Capodicasa, una 'fuoriuscita' da destra (non me ne voglia
l'onorevole Nicolosi) e una 'fuoriuscita' da sinistra in una
giornata. Certo è che questo governo non si sta rafforzando, vuoi
per le scelte presidenzialiste, vuoi per gli assetti di potere di
questa maggioranza e per le turbolenze interne ai gruppi di
questa maggioranza, questo governo è sempre più esposto.
Io vorrei chiudere questo intervento chiedendo alle forze di
sinistra, al Presidente della Regione, ai democratici di
Sinistra, agli amici della Rete, agli stessi amici dei Comunisti
Italiani, riflettete, fermatevi a riflettere, non sprecate questa
occasione di riflettere sulla strada che avete imboccato. Che
cosa sta diventando la politica, Presidente? E' sempre più un
sistema di trasporti; c'è chi prende il treno, in alternativa non
gli si contrappongo i valori, un sistema, un progetto, il
pullman. Ecco cos'è la politica, oscilla tra l'ortofrutta, i rami
dell'ulivo, la margherita ed il sistema dei trasporti su ferro o
su gomma. La Sinistra ormai è stretta tra queste due scelte: il
pullman di Veltroni o il treno di Prodi. Ma tutti e due (il treno
di Prodi ed il pullman di Veltroni) corrono verso il centro e
quando si corre verso il centro poi ci sarà sempre (non me ne
voglia) un Presidente Nicolosi a rompere il giocattolo, ci sarà
sempre poi un Presidente Drago a mettere sul mercato la
trasversalità per indebolire questo o quell'altro, ci sarà sempre
una imboscata, perché questo è storicamente il centro.
Allora, la Sinistra, amici della Rete, amici del DS, amici
dei Comunisti Italiani, almeno riflettete sulla strada che avete
imboccato. Io credo che quello che è avvenuto oggi nelle
Commissioni, una riflessione la debba aprire, anche dentro questa
maggioranza e la debba fare aprire anche a questo Governo. Noi
rilanciamo le ragioni della nostra opposizione politica e
culturale in questo Parlamento e fuori da questo Parlamento. La
Sinistra trovi almeno l'orgoglio di ridiscutere sé stessa, di
trovare le proprie ragioni. Non è per un governo che si può
pagare il prezzo di snaturare se stessi. Prendetene atto. Oggi
c'è un momento di crisi, questo governo e questa maggioranza
sappiano che Rifondazione comunista non sarà disponibile ad
operazioni trasversali come altri dalle altre parti gli
propongono, ma staremo qui con la nostra proposta politica, come
abbiamo dimostrato in questi due giorni di dibattito sul
presidenzialismo con le nostre idee a tenere ancora aperta una
possibilità che anche voi stessi possiate prendere atto del
fallimento di un'operazione politica.
ALFANO. Chiedo di parlare in forza del secondo comma
dell'articolo 83.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, tanti di noi
sono rimasti travolti dall'inquietudini per le solenni parole
pronunciate in quest'Aula dall'onorevole Cintola, per la crisi di
coscienza che in tanti di noi ha indotto per la nobile arte che
ha avuto di censurare comportamenti che gli sono stati sempre
estranei. E però una riflessione in quest'Aula s'impone,
cominciando da quanto affermato in conclusione dall'onorevole
Forgione.
Noi riteniamo solamente che la maggioranza debba
interrogarsi. Non siamo qui a protestare alcunchè , non siamo
qui a rivendicare alcunchè. Chiediamo solamente una riflessione
seria e approfondita della maggioranza su quanto si è verificato,
perchè troppo accorti e troppo attenti sono alcuni colleghi della
maggioranza per non comprendere che non si è trattato di un
episodio ma di una tendenza che ormai pervade questo Parlamento
ad un abbandono delle file della maggioranza. Troppo accorti sono
alcuni colleghi della maggioranza per non cogliere la debolezza
di un'obiezione per la quale si pone in dubbio la serietà, il
senso del comportamento dell'onorevole Nicolosi, adducendo a
buona ragione il motivo per il quale sarebbe uscito e sono troppo
accorti per non chiedersi i motivi per i quali in tanti sono
entrati, invece, nella maggioranza. E allora, io penso che la
Sicilia, nella stagione difficile che sta vivendo, abbia bisogno
di governi forti.
Non siamo un Parlamento appartenente alla dinamica e alla
logica anglosassone o tedesca, per altri versi, capace cioè di
reggere con un solo voto in più rispetto all'opposizione.
Abbiamo un Parlamento che attualmente vive con regole; che può
consentire al Governo di governare seguendo certe regole ed ecco
perchè ci parrebbe serio un atteggiamento della maggioranza che
prendesse atto del percorso che ha avuto la legge sul mutuo, che
prendesse atto del percorso che ha avuto la formazione delle
commissioni, l'assetto di vertice delle commissioni, che
prendesse atto che si apre una fase delicatissima nella quale la
stessa maggioranza si porrà di fronte al Parlamento con una sfida
politica seria, più volte annunciata, che è quella di una corposa
legge finanziaria, che è preliminare rispetto ad una fase di
bilancio che avrebbe e vedrebbe svilito gran parte del proprio
significato innovatore e riformatore, almeno in alcuni settori
della maggioranza, se prima non vedrà approvata una legge
finanziaria.
Ma come immaginare che una legge finanziaria possa essere
approvata con questi numeri così risicati, con una incapacità da
parte della maggioranza politica che finora ha espresso questo
governo, di reggere la composizione di fatti che non sono episodi
in politica, ma che rappresentano l'elemento fondante del
rapporto governo-istituzioni, come le commissioni legislative di
un Parlamento.
Ecco, dunque, che non mi soffermerei in ragionamenti
moralisteggianti, sui "cambi di casacca", perchè, onorevole
Forgione, poi dovremmo discutere su quanti "cambiamenti di
casacca" vi sono stati o sul "mercato delle vacche" che ha visto
Forza Italia aggredita e non aggressore in questi anni. Ci
potremmo soffermare su tanti aspetti che renderebbero di "lana
caprina" un ragionamento che invece ha una sua consistenza ed una
sua serietà, un ragionamento che in quest'Aula si può solo
aprire. Le conclusioni, poi, spettano alla maggioranza, nella
convinzione che anche la maggioranza è fatta da persone
responsabili e serie che non possono non prendere atto di ciò che
si è verificato.
LA GRUA . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
intervengo certo a svolgere il ruolo di difensore d'ufficio
dell'onorevole Nicolosi, perché non ha bisogno di difensori,
perché ha espresso in quest'Aula, con il travaglio che si
coglieva nelle sue parole, quello che é stato l'iter di un
percorso che recentemente lo ha visto interessato.
Un percorso certamente difficoltoso e impervio, che lo ha
portato ad una riflessione che lo ha condotto, poi, alla fine,
alla decisione odierna; una decisione che va rispettata, una
decisione che é stata lungamente maturata.
Ma certamente non é consentito in quest'Aula sentire certi
discorsi, sentire i discorsi dell'onorevole Cintola che a me non
pare, sotto questo profilo, il più qualificato a fare da censore
a chicchessia.
Da quale pulpito viene la predica, signor Presidente
Quando ad esprimere determinate valutazioni sono
parlamentari che in questi due anni hanno cambiato più volte
sigla e bandiera.
Ma Presidente, a me preme, in questa occasione, invece
rilevare come la condizione di questa maggioranza sia diventata
estremamente precaria.
Una maggioranza che aveva sin dal primo momento dimostrato
la sua debolezza e che oggi, attraverso il risultato della
elezione degli uffici di presidenza di due importantissime
commissioni, e attraverso, soprattutto io direi, signor
Presidente, onorevoli colleghi, attraverso quella incapacità di
garantire alle altre commissioni la maggioranza e quindi la
possibilità di eleggere gli uffici di presidenza, ha dimostrato
di essere una maggioranza che non é più tale, ha dimostrato che
questa esperienza governativa deve considerarsi, oggi come oggi,
definitivamente cessata.
Ecco perché io invito il Presidente Capodicasa a prendere
atto dello sfaldamento della maggioranza, del venir meno della
maggioranza e di trarre le dovute conclusioni attraverso le
dimissioni che si impongono, perché é necessario che si dia vita
ad una diversa compagine governativa che possa rappresentare la
soluzione agli antichi problemi della Sicilia, che devono essere
risolti, e che non possono essere certamente risolti da una
maggioranza risicata e traballante, da una maggioranza ache non é
in grado di garantire una presenza nelle commissioni, una
maggioranza che non é in grado di eleggere gli uffici di
presidenza e che viene quindi così scalzata da altre forze
politiche.
E allora, signor Presidente della Regione, ripeto, l'invito
che Alleanza Nazionale le fa é l'invito alla riflessione e alla
meditazione, perché nell'interesse della Sicilia e dei siciliani
Ella ponga fine a questa sua esperienza governativa che si é
rivelata ogni giorno di più, sempre più fallimentare.
AULICINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor
Presidente della Regione, io credo che le cose che stanno
succedendo in quest'Aula erano ampiamente prevedibili, quando
abbiamo definito questo governo un governo debole, debolissimo;
sapevamo di usare il termine debole, a ragione, e quelle poltrone
che furono occupate con quel blitz di palazzo, a Roma come a
Palermo, qualcuno di noi le definì poltrone scomodissime,
poltrone amare.
Quella poltrone saranno sempre più poltrone amare, alcune di
quelle poltrone sanciranno la fine di una carriera, perché io
valuto che chi occupa abusivamente il potere, prescindendo dal
consenso, prima o dopo paga prezzi altri.
Il potere che prescinde dal consenso - l'abbiamo già detto
in alcuni passaggi - é immorale. Ed é ancora più immorale
sostenere che è più morale occuparlo, perché lo occupiamo noi, e
quando qualcuno preso da un travaglio nobile, perché ci sono i
travagli nobili, come i pruriti: pruriti nobili e pruriti meno
nobili; travagli nobili e travagli meno nobili. Ebbene, qualcuno
pensa che i propri travagli sono nobili, anche quando sono il
risultato di piccoli calcoli volgari che portano a quella
occupazione immorale delle poltrone.
E quando qualcuno viene preso dal dubbio che un certo
percorso inquina l'immagine, crea problemi alla propria identità
torna indietro, a quel punto il termine è: traditore.
Tradiscono quelli che tradiscono la causa, loro, mentre i
veri traditori in questa operazione nazionale e regionale sono
davanti al popolo italiano. Perché con un blitz di palazzo
l'onorevole D'Alema e l'onorevole Capodicasa, con metodo prof.
Martino leninista, prescindendo dal consenso hanno legittimato il
loro potere assumendo truppe che nulla avevano a che fare con il
consenso e che avevano deciso di mantenere il loro potere da una
parte e dell'altra indifferentemente.
Quando io, senza voler far polemica nei confronti degli
amici che assessori erano prima e che assessori divennero dopo,
sottolineai che ci voleva una faccia tosta a mantenere le
poltrone qua e la, non volevo fare polemica, Presidente
Capodicasa, quando le dissi: "Ma come fa lei a stare insieme a
persone - che io intanto rispetto sul piano umano, perché certi
errori commessi in quest'Aula è bene evitarli - come fa dal punto
di vista politico, Presidente Capodicasa? E il quesito è attuale
e mi associo alla proposta del Presidente La Grua che le chiede
di essere conseguente, come fa Presidente Capodicasa nonostante
questa maggioranza-minoranza, che non si capisce bene quale sia
il confine, perché i numeri non quadrano, non quadrano in Aula,
non quadrano in Commissione, non quadrano, e chi stamattina con
metodo classicamente comunista riteneva di prendersi i meriti ...
FORGIONE. Leninista.
AULICINO. No mi riferisco a quelli della sinistra democratica
che, onorevole Forgione, in certi momenti sono sempre comunisti,
perché veda, onorevole Forgione, prima che nascesse Rifondazione
Comunista la sinistra storica di questo Paese, quando era
all'opposizione, aveva la straordinaria abilità di prendersi
tutti i meriti di quello che succedeva nel Paese.
Stava all'opposizione e le cose andavano bene in periferia
nell'Emilia rossa perché amministravano i rossi e quelle poche
cose che andavano bene nel Paese, andavano bene perché
l'opposizione era responsabile. E ora vedete cosa sta
succedendo: che questo Governo a direzione post-comunista,
quindi senza più la macchia del comunismo, continua con lo stesso
metodo antico, onorevole Speziale, ad assumersi tutti i meriti
dell'attuale legislazione.
Un Governo che è arrivato l'altro giorno si è preso il
merito della legge sugli enti, della legge voto. La verità è che
siamo agli ultimi scampoli di potere e questo piccolo grande
potere che avete occupato abusivamente, per le cose che sono
successe oggi e per le cose che inevitabilmente succederanno,
Presidente Capodicasa, in quest'Aula noi siamo convinti che
questo piccolo potere che avete occupato, Presidente Capodicasa,
onorevole Piro, questo piccolo potere cesserà.
Per quanto ci riguarda, con questo intervento, vogliamo
evidenziare che speriamo che in questo passaggio non ci siano
cadaveri dal punto di vista dei rapporti personali, vediamo di
tenere alto il tono, confrontiamoci, articoliamoci ma alla fine
facciamo sintesi politiche e non altre cose.
MELE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MELE. Onorevole Presidente onorevoli colleghi, in realtà devo
dire noi da Pirandello anche in politica prendiamo esattamente
tutto.
E da Pirandello ci rifacciamo a ogni azione della nostra
quotidianità.
E da Pirandello ciascuno, ma fortunatamente non tutti,
spesso in quest'Aula, e non solo in quest'Aula, ma a livello
politico recitano alcuni quantomeno a soggetto, individuando
giorno dopo giorno, sulla base delle contingenze e non delle
strategie complessive quelle che sono le linee e le opportunità
da seguire.
Potremmo dire, al di la di Pirandello, potremmo parlare di
uno strabismo politico volto solamente a tutelare, spesso, una
serie di interessi.
La verità (io gradirei che il Presidente Capodicasa e
l'onorevole Piro ascoltassero), e mi rivolgo agli onorevoli
colleghi non della maggioranza o dell'opposizione, ma rivolgo a
coloro che tentano, al di la delle parti, di bloccare un
processo.
La verità è che questo governo in 82 giorni è riuscito a
portare a casa una serie di fatti, onorevole Aulicino, che al di
la di tutto gli altri governo che l'hanno preceduto, in anni e
nelle legislature precedenti non sono riusciti a fare.
Saranno contingenze, sarà buona predisposizione anche perchè
no delle opposizione, sarà che in realtà questo governo ha fatto
una serie di iniziative legislative, dalla dismissione degli enti
economici, voluta da questo governo e sicuramente non da parte
della maggioranza, di parte della maggioranza dello scorso
governo, come ricordano bene gli amici del Movimento sociale
italiano, quantomeno alcuni; dalla legge sul mutuo, approvata la
volta scorsa grazie alla collaborazione anche delle opposizioni,
ma devo dire voluta dal governo e se non ci fosse stato, mi
permetto di dire, l'onorevole Piro e il governo della Regione
questa legge non si sarebbe fatta; alla legge, l'ha detto anche
lei onorevole Aulicino alcuni giorni fa, elettorale che
rappresenta un punto di svolta.
Allora la verità è una.... Presidente o mi mettono in
condizione di parlare o posso anche finire l'intervento.
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevoli colleghi, consentiamo
all'onorevole Mele di esprimere la propria opinione.
MELE. La verità è che questi sono atti e fatti concreti. E mi
permetto di dire che a questo governo esistono, e mi rivolgo
soprattutto all'amico e al collega Nicolosi, gruppi parlamentari
che hanno portato dentro questo governo, onorevole Granata,
esperienze, valori, anni di impegno e di sacrificio per tentare
non di occupare poltrone ma per tentare di cambiare questo
processo perverso che da anni ormai si è innescato in Sicilia.
Ognuno di noi, e lo dico positivamente e rivendica rispetto
alla partecipazione di questo governo partecipazione che è stata
attiva, che è stata seria e che non è stata assolutamente da
occupazione di poltrone.
E mi dispiace, onorevole Nicolosi, avrei gradito, pur se
dissento da lei, che il suo dissenso si manifestasse, così come
ha fatto ora in quest'Aula, dicendo dissento, non sono sulla
stessa linea ma, dissento dal governo e per questo abbandono
ipotetiche poltrone e attribuzioni e spartizioni.
Cosa ben diversa è il ragionamento portato avanti
dall'onorevole Martino che su una tesi di principio, su una tesi
teorica ben precisa, intanto ha precisato appoggiando
criticamente, e di questo gliene diamo atto in termini positivi,
criticamente la maggioranza, ha precisato che non correva per
corse a poltrone o a governi vari, ma che lavorava in quest'Aula
con grande criticità, appoggiando lì dove riteneva opportuno i
passaggi del governo.
E allora, mi permetto dire, dico a lei onorevole Presidente
della regione, questo governo ha l'obbligo di continuare rispetto
a certe tesi, non che qualcuno lo avesse messo in crisi, ma
questo governo ha l'obbligo rispetto ai fatti che sono stati
portati avanti.
Io credo che comunque, e concludo, bisogna tra maggioranza e
opposizione ristabilire un clima di equilibrio.
Io credo e ho il dovere di dirlo perchè l'abbiamo detto in
Conferenza dei Capi gruppo e l'abbiamo detto anche da quest'Aula
la maggioranza e buona parte della maggioranza ritiene di essere
assolutamente, si dice, disponibile ma disponibile è un vocabolo
sbagliato, concorde nel rivedere, nell'aggiustare in ogni caso
nel lavorare insieme alla opposizione rispetto a certi termini a
partire dalla formazione delle presidenze.
Questa cosa è stata detta per esempio rispetto alla guida
del Presidente Provenzano con grandi elogi e grandi
apprezzamenti, e anche con future stime e future attenzioni.
Queste cose sono state dette dalla maggioranza, queste cose la
maggioranza le ha dette dicendosi che non si sarebbe attestata
nello stesso modo in cui purtroppo si è attestata la precedente
maggioranza in un piano di riparto delle poltrone di Palazzo dei
Normanni, che è stato assolutamente inusuale per non dire altro.
Allora, grande stima al Governo chiediamo di impegnarsi e
credo che ognuno di noi debba fare il proprio dovere fino in
fondo. Dopo di che la coerenza paga, ma credo che la coerenza sia
sotto gli occhi di tutti.
GRANATA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA. Questo dibattito lo credo opportuno; opportuno perchè
stimolato da un fatto, da un comportamento essenzialmente
politico, rivendicato giustamente come tale dall'onorevole
Nicolosi, che si è aperto questa sera.
Segue un segnale di vita che questo Parlamento è riuscito ad
esprimere verso l'esterno, abbiamo visto anche oggi i giornali,
cioè l'esito del cammino della legge voto che nonostante tutto ha
rappresentato un forte segnale positivo verso l'opinione pubblica
non soltanto regionale ma anche nazionale.
Un segnale positivo costruito non a caso attraverso la
collaborazione precisa di quelle forze politiche che,
innanzitutto, sono convinte che dal processo bipolare non si può
e non si deve tornare indietro.
Fa un pò impressione ascoltare, per altro con un'analisi che
condivido, quando Francesco Forgione diceva: "si sono sostituiti
gli ideali e i programmi ai mezzi di trasporto". Si è parlato del
treno di Prodi, si è parlato dell'autobus di Veltroni, ma la mia
impressione è che in questi mesi questa maggioranza si sia legata
ad immagini molto meno qualificanti, si è legata al treno di
Rotella all'asini di Mastella (rivendicato come tale dall'Udr) e
vedere battute a parte credo che anche plasticamente ciò che oggi
è la rappresentazione del Governo, quasi continuo quando si
discute di politica.
Io mi trovo ad intervenire in quest'Aula alla presenza
dell'onorevole Capodicasa e dell'onorevole Piro e oggettivamente
viene difficile, viene difficile sostenere qual è la parte, come
dire, vera del ragionamento politico che noi portiamo avanti e
che oggi è stato evidenziato in modo forte da ciò che è avvenuto.
Questa maggioranza, così come concepita, è egemonizzata da
quel ventre molle della politica regionale che ha occupato i
posti per la gestione del potere, che è occupata in modo
trasversale a gestire il potere, che lascia all'onorevole
Capodicasa e all'onorevole Piro ad arrovellarsi sui problemi del
bilancio della Regione, della finanziaria, del mutuo, della
rappresentatività esterna della Regione Siciliana e che
probabilmente in questo momento parallelamente si creano le
condizioni all'interno degli assessorati, per altro, ben altri
tipi di gestione.
Allora, il ragionamento che oggi noi abbiamo voluto
rivendicare e riproporre all'Aula è evidenziato dai fatti e i
fatti dicono che questa maggioranza così come concepita non può
reggere. Non può reggere perchè non va, non rema nella stessa
direzione.
Io apprezzo lo sforzo fatto qui in quest'Aula nel corso del
dibattito continuamente oggi dall'onorevole Mele spesso
dall'onorevole Speziale, loro cercano di ammantare di strategia
politica un percorso che non è il loro percorso, più che citare
Lenin si dovrebbe citare Mao e dire (me lo ricordava il
professore Martino): "Non è importante il colore del gatto,
importante è che il gatto acchiappi il topo".
Qui i topo che volete acchiappare sono di razza diversa,
sono di specie diversa fra il topo che vuole acchiappare
l'onorevole Lo Giudice e il topo che vuole acchiappare
l'onorevole Capodicasa c'è una differenza sostanziale, per questo
questo Governo non esiste perchè non ha un progetto, non ha un
cammino, non ha una memoria, non ha un futuro perchè non va nella
stessa direzione.
Per questo questo Governo viene giustamente attaccato nella
sua formulazione, nel suo DNA da quelle energie libere che in
questo Parlamento, grazie al cielo, ci sono ancora. Sulla legge
voto si è assistito a un dibattito aperto, libero con i
contributi importanti di parlamentari sia dell'attuale
maggioranza che della opposizione ma sulle cose, quindi la
dinamica bipolare, la necessità di assicurare alla Regione un
governo stabile e duraturo.
Allora quello che è successo oggi è un ulteriore tassello di
una analisi che noi facciamo in modo spassionato, onorevole
Capodicasa, questa situazione non è in grado di reggere le scelte
di fondo che vanno affrontate da qui a pochissimo.
Questo quadro politico non regge perchè è sostenuto dalla
buona volontà e dalla volontà di governare la Regione da parte di
alcune forze ma è sostenuto anche da quello stesso blocco di
potere che ha determinato la distruzione che queste residue
energie che poi sono quelle presenti, ad esempio, oggi in
quest'Aula cercano di superare. Allora bisogna uscire da questa
sorta di schizofrenia.
Innanzitutto bisogna dire e concludo che c'è una grande
differenza nell'atteggiamento che questa opposizione ha tenuto
fino ad oggi nei confronti di questo Governo, io voglio
ricordarlo anche per un fatto di memoria storica: che il primo
governo del Polo che aveva ben altri numeri e che al di là del
proporzionale, onorevole Cintola, era legittimato dal fatto di
essersi presentato la coalizione su un unico programma, su un
unico progetto giustificato dal bipolarismo nazionale e come tale
riconosciuto, peraltro, anche dalla opposizione, noi abbiamo
assistito per mesi, mesi e mesi a sofferte analisi sulle
responsabilità del Presidente della Regione che aveva subito il
torto di essere stato assolto in un vecchio procedimento penale.
Abbiamo poi dovuto riprendere la seconda puntata da parte di
questa opposizione relativa alle parentele di un fattore del
suddetto Presidente della Regione, abbiamo poi dovuto chiudere
questo tipo di quadro con tutto ciò che certa stampa ha costruito
nei confronti di una utilizzazione riservata di fondi e erano
riservati e restano da parte del Presidente Drago che è unico di
tutta la sfilza di presidenti della Regione credo dalla
fondazione dell'autonomia ad oggi è stato inquisito per
l'utilizzazione di fondi riservati in maniera come dire, quanto
meno curiosa.
Allora il quadro è questo, noi chiediamo al Governo di
prendere atto di un fatto, che se non riesce non come ha detto
l'onorevole Speziale attraverso un tentativo di dialogo con
l'opposizione che non c'è stato perchè non soltanto bisogna dire,
per amore di verità, che non c'è stato tentativo di dialogo, non
soltanto vi siete chiusi nello stesso medesimo atteggiamento che
, sbagliando noi, sbagliando anche voi, hanno portato alla
conclusione dei vecchi uffici di presidenza ma avete anche questa
presunzione di voler mostrare i muscoli quando dovreste quelle
parti della maggioranza, consapevoli che non avete passato da
dividere con alcune sacche che egemonizzano questo Governo,
prendere atto invece della evoluzione che può avere il quadro
politico regionale unendo su alcune cose importanti da fare e
dividendoci subito dopo in nome della politica.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, io mi rendo conto che il
dibattito si sta sovraccaricando di significato politico rispetto
alla vicenda che ha riguardato la elezione del Presidente
Nicolosi a Presidente della sesta Commissione e dell'onorevole
Scalia.....appartiene alle forze del centro-destra e mi sembra
legittimo che venga votato. L'operazione che ha creato qualche
perplessità è l'operazione dell'onorevole Nicolosi...
Tuttavia, però, io colgo l'occasione per fare un rilievo che
trascende la vicenda Nicolosi perchè il fatto che in questo
Parlamento ci siano parlamentari che siano disposti, per
ambizioni personali, legittime, perchè feriti dall'orgoglio
personale, per qualsiasi ragione, io non mi sento assolutamente
mai di sindacare, di dare un giudizio sul mio collega. Io non
sono tra quelli che vengono qui a pronunciare giudizi di natura
etica o di natura morale, sul comportamento di ogni singolo
collega parlamentare, di cui personalmente continuo a mantenere
stima personale.
Tuttavia però la vicenda impone una maggiore riflessione di
fondo. Io penso che tutto questo avviene perchè è stata violata
una regola fondamentale in questo parlamento, e questa regola -
onorevole Granata, ha ragione lei - è stata violata dal Polo
all'atto dell'insediamento, quando il Polo stabilì che bisogna
andare ad un governo delle istituzioni sulla base di un principio
di maggioranza: chi vince vince tutto; chi perde perde tutto.
Questo va rimarginato. La ferita inferta in quell'occasione
va rimarginata. L'occasione questa sera può essere utile se tutti
assieme pensiamo che bisogna costruire un discorso che è fatto
innanzi tutto di dialogo, attorno al governo delle istituzioni.
Io lo dicevo nel corso del mio intervento in seconda commissione,
ai colleghi del Polo, quando abbiamo chiesto il rinvio, e che pur
sapendo bene che ciascuno di noi nell'ambito delle propria
coalizione soffre di alcune contraddizioni che sono legate anche
a logiche spartitorie, tuttavia però se davvero dentro questo
parlamento ci sono delle forze politiche che sono intenzionate ad
alzare il profilo del confronto nel parlamento, non si fa con le
imboscate.
L'imboscata inasprisce la qualità del confronto; non aiuta
il processo di dialogo e di confronto. Il metodo usato non aiuta
quindi la possibilità che nel parlamento si ridetermini quella
condizione che possa rimarginare la ferita che il parlamento ha
subito, e tuttavia, secondo me, la mia parte politica - io penso
anche il Governo, e penso anche la coalizione che in questo
momento sostiene il Governo - alla luce anche del fatto che è
stata rafforzata da alcuni risultati indubbi, ivi compresa
l'approvazione della legge voto di questa mattina alla quale
hanno concorso gran parte del parlamento - deve porsi il problema
che la gestione del governo unitario delle istituzioni, deve
prescindere da logiche di imboscamento.
Rispondere con l'imboscamento a una domanda politica
legittima da parte del Polo, che è quella del dialogo del Governo
delle istituzioni, io penso che non sia il metodo più corretto.
Noi siamo disposti ad aprire questo confronto, lo avevamo
annunciato, e siamo disposti ad aprire questo confronto con il
dialogo con il Polo, relativo al governo delle istituzioni. Ci
adopereremo perchè questo confronto si apra innanzi tutto
all'interno delle forze di coalizione che sostengono il governo
Capodicasa, perchè ci sia uno scatto di orgoglio nel parlamento
regionale.
Anch'io sono stanco, come gran parte di colleghi
parlamentari che sono stati eletti qui, dentro un titolo di
rappresentanza politica, anch'io sono stanco del fatto che ogni
volta però alla fine c'è uno scadimento della qualità del
confronto, e molte volte annunciamo principi e poi invece questi
principi vengono violati da scadimenti e da comportamenti e da
scadimenti permanenti.
Pertanto, onorevoli colleghi, noi prossimamente avremo la
legge finanziaria; un passaggio difficile, subito dopo avremo il
bilancio, dopo il bilancio avendo ridato in gran parte serenità,
perchè dobbiamo rispondere alla Sicilia, nel frattempo noi
lavoreremo perchè si apra questa politica di confronto e di
dialogo.
Ci viene rimproverato - secondo me anche giustamente - che
noi siamo stati in parte sordi alla possibilità di aprire questo
confronto. Posso accettare parzialmente questa critica, anzi se
la critica è motivata, scevra da strumentalismi politici, io la
critica l'accetto pienamente. Però alla critica si risponde con
il comportamento. Noi nei prossimi giorni abbiamo chiesto il
rinvio delle commissioni, dobbiamo parlare con il Polo. Avevamo
già annunciato, onorevole Provenzano, che avremmo
tranquillamente, per esempio, pensato di dare e di eleggere
l'onorevole Provenzano per la bontà del lavoro svolto, come
Presidente della commissione istituzionale, va da se che avere
inferto una ferita, avere inasprito il clima non favorirà la
possibilità che un lavoro pur positivo svolto dall'onorevole
Provenzano, possa essere portato a compimento se non c'è il
dialogo, se non c'è il confronto, se non si apre il confronto, se
si ritiene che la politica dell'imboscamento, del
traccheggiamento sia l'unico strumento, noi riteniamo e
lavoreremo perché questo dialogo si apra. Siamo cioè e ci
scriviamo a quella parte che ritiene che il confronto e il
Governo delle istituzioni va fatto sulla base di questo
confronto.
Noi lavoreremo per questo, lavoreremo perché questo
confronto e questo dialogo ci sia, ci auguriamo che da parte di
altri non si utilizzi questo soltanto per fare un attacco che fra
l'altro mi sembra propagandistico e debole nei confronti del
Governo Capodicasa.
I fatti parlano da soli, il Governo Capodicasa ha incamerato
dei risultati, dei successi, lo scioglimento degli enti economici
regionali, la legge voto , sono stati compiuti durante la
gestione del Governo Capodicasa attraverso un confronto d'Aula al
quale hanno partecipato positivamente grandi parti di settore del
Parlamento regionale attraverso il rapporto dialettico che ha
esaltato la funzione del Parlamento.
Il fatto che stamattina, concludo Presidente, abbiamo avuto
approvata una legge voto con la stragrande maggioranza dei
parlamentari, questo ha dato prestigio e forza a quella legge,
permette di dare autorevolezza al confronto tra il Parlamento
regionale e il Parlamento nazionale. Stamattina non ho detto che
quella è una vittoria del Governo Capodicasa, ho detto che è una
vittoria del Parlamento regionale, un'altra vittoria noi possiamo
segnare, se si apre questo confronto e questo dialogo, se c'è
questa disponibilità noi lavoreremo per questo, per aprire un
confronto e un dialogo per evitare che le imboscate possano
essere premiate.
PELLEGRINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io
intervengo per dare un contributo perché è una giornata positiva,
bella dell'istituzione autonomista, dell'autonomia, venga
trasformata in una occasione per azzerare quello che di buono
avevamo costruito.
Oggi anche il Presidente dell'Assemblea ha sentito
giustamente di intervenire per esprimere il suo consenso e il suo
plauso alle cose che questo Parlamento aveva fatto.
Quello che stiamo discutendo questa sera, in parte è la
negazione di quello che l'Assemblea ha prodotto in questi giorni,
in parte innesta un confronto che per la verità in modo diverso,
tre giorni fa io dissi da questo stesso posto che c'era
l'esigenza di capire se da parte nostra c'era la disponibilità ad
un richiamo .....della politica, che cosa significava in Sicilia
il patto per la Sicilia sul quale discuteva l'onorevole Lo Porto
e lo disse non in condizioni di emergenza, lo disse quando ancora
il problema non si poneva, e disse anche in risposta
all'onorevole Speziale, che lui una volta eccessivamente
ottimista, una volta eccessivamente pessimista che in fondo la
maggioranza non stava così bene come lui pensava o affermava, che
la maggioranza aveva problemi.
In politica prendere atto dei problemi non significa fare un
lavoro negativo, significa prendere atto che i problemi ci sono e
bisogna vedere come risolverli.
Io devo dirvi che questo Governo, alcune questioni le ha
portate avanti e dobbiamo prendere atto che abbiamo chiuso la
vicenda sulla legge voto, Presidente della Commissione Statuto,
abbiamo chiuso la vicenda della legge proposta dall'onorevole
Piro per il mutuo, perché a prescindere da quel lavoro di
corridoio fatto non sulla politica ma sulle imboscate, sulle
quali non si costruisce niente a turno si vince e si perde
sempre.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO.
PELLEGRINO. ...corridoio fatto non sulla politica ma sulle
imboscate sulle quali non si costruisce niente; a turno vince e
perde sempre chi produce questo modo di procedere.
Era prevalsa l'esigenza che questa Assemblea mandasse dei
segnali positivi e queste cose sono state fatte. Non ci sono
stati irrigidimenti della maggioranza; non ci sono stati e non è
stata consumata arroganza, non da parte di chi vi parla.
Questa sera sono avvenuti due fatti sui quali qualche cosa
va detta. Si può sbagliare nella vita quando uno fa una scelta ed
io, per esempio, avendo scelto Rinnovamento Italiano, molte volte
mi sono posto il problema di aver fatto bene o male, ma quando ci
si imbarca si ha l'obbligo morale di continuare a navigare fino a
quando la barca c'è; mandarla alla deriva quando ancora questo
non è avvenuto non mi pare sia una cosa graziosa.
I fatti che questa sera si sono verificati hanno innestato
un meccanismo in cui con una fava si prendono due piccioni: la VI
e la VII Commissione di fatto sono un modello che non può essere
apprezzato. Non voglio dire altre cose. E' l'opposto di quella
politica a cui avevamo contribuito a costruire. se uno è convinto
che l'U.D.R. affonda ha certamente il diritto di pensarla in
questo modo, ma se uno ha una sua storia ha l'obbligo morale di
essere coerente con le scelte che fa.
Sono fortemente preoccupato, onorevole Nicolosi, ne avevamo
parlato stamattina, dal fatto che quando ci si lascia prendere
dalla confusione si continua a sbagliare e, secondo me, lei
questa sera ha fatto un errore dal punto di vista politico per il
ruolo che in questa Assemblea ha svolto. Andiamo ai problemi.
Prendo atto ancora questa sera che questa maggioranza non è poi
così forte come ogni tanto si è affermato, è piena di
contraddizioni, però la rotta che ha tracciato qui dentro è una
rotta, secondo me, positiva. A mio avviso, bisogna continuarla e
prima che il Presidente mi richiami mi avvio alla conclusione.
L'onorevole Speziale questa sera ha fatto uno slalom ed è
arrivato al Governo delle istituzioni. E' una cosa possibile, che
probabilmente l'onorevole Lo Porto chiama "patto per la Sicilia";
è una cosa più graziosa, ma alla fine il Governo delle
istituzioni è una delle proposte sulle quali si può lavorare e il
confronto può essere aperto, però all'onorevole Forgione una cosa
stasera bisogna dirla: lei è una persona graziosa ed
intelligente, brava, però qualche volta esagera: quando parla del
Governo delle "larghe intese", che non mi affascina molto; ma
ogni qualvolta si verifica la convergenza su questioni che non
riguardano gli schieramenti e non riguardano i massimi dogmi di
chi ha le verità assolute, ma riguardano la ricerca di risposte
rispetto a problemi che il Paese ha e, per esempio, la legge che
abbiamo approvato oggi era una di queste emergenze, una di queste
esigenze alla quale bisognava dare una risposta positiva, non c'è
una situazione così confusa come lei dice; c'è un modo di essere.
E' diverso il nostro dal suo. Il suo non produce momenti positivi
per dare risposte positive alla nostra società che è in grande
difficoltà. Il modello che noi proponiamo di un confronto serio
attraverso la politica per dare risposte positive alle emergenze
penso sia un metodo che non va così condannato come qui è stato
fatto all'onorevole Forgione.
PRESIDENTE. Onorevole Pellegrino...
PELLEGRINO. Ho finito, Signor Presidente. Onorevole Granata,
non accettare le scelte politiche che ognuno di noi ha fatto non
significa non dare atto degli sforzi reali e concreti che si
fanno per alzare il livello di questa Assemblea. Allora, se il
taglio è questo, mentre cerchiamo di dare risposte positive senza
lasciarci prendere dai fatti di questa sera che non producono
politica, producono momenti emozionali che durano e muoiono
nell'arco di pochissimo tempo.
Mentre cerchiamo di dare risposte positive di problemi che
stiamo ad affrontare misuriamoci su una possibile soluzione e ve
lo dico avendo presente che noi siamo un gruppo parlamentare che
non merita gli apprezzamenti che sono stati fatti questa sera.
L'attentato non l'ha fatto l'onorevole Scalici; l'onorevole
Scalici ha subìto, eventualmente, il rispetto che ha per le
istituzioni, perché aveva iniziato una votazione e la mantenne
aperta senza ritirarla, ma non ha fatto altre cose. Le cose le
hanno fatto gli altri che io rispetto e che considero sbagliate.
Per concludere oggi vorrei dire una cosa all'onorevole
Speziale. I gruppi come il mio meritano un po' di maggiore
rispetto perché hanno problemi di amalgamarsi, di capirsi ed
anche di migliorare nel modo di ragionare attorno alle questioni
di cui noi ci stiamo occupando. Però quando si arriva ad
affermare il proprio dissenso rispetto a una riforma che è
legittima, a parte l'onorevole Scalici, e poi in questa Assemblea
si vota la legge, quello ti dice che questo partito nella sua
rappresentanza fatta da quattro parlamentari, dentro questa
istituzione intende dare un contributo serio e si comporta da
partito serio.
TRICOLI. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83, secondo
comma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
in questo dibattito sia inutile infierire su un Governo che oggi,
sia fisicamente ma soprattutto politicamente, è tutto
rappresentato in quest'Aula. Purtroppo questo scollamento della
maggioranza e del governo determina una riflessione della classe
politica siciliana che tutti noi rappresentiamo perché sono
perfettamente consapevole che un naufragare di questa di
maggioranza e di questo governo in questo modo, con questi tempi
e soprattutto in un periodo così delicato come è quello
dell'esercizio provvisorio in cui siamo, può determinare
nell'immaginario collettivo, nella cittadinanza, nella
popolazione siciliana, la convinzione che l'intera classe
dirigente sia inadeguata a rappresentare le istituzioni e quindi
di avere una sua legittimazione politica.
Allora, ecco spirito costruttivo, riprendendo anche il
discorso del Presidente La Grua e dell'onorevole Granata, che
credo opportuno più che infierire sulla maggioranza e sul
governo, più che replicare a quelle che sono state obiezioni per
la verità piuttosto inconsistenti di alcuni parlamentari o
eventualmente, in subordine, le repliche che sono state date
piuttosto ampie e molto puntuali, credo che sia opportuno in
questo momento dire quali possono essere le soluzioni per uscire
dall'impasse.
Signor Presidente della Regione, questo governo ancora non
ha depositato in Assemblea la finanziaria, l'ha depositata ora.
Ha appena depositato in Assemblea la finanziaria, una finanziaria
che ancora non abbiamo visto, che vedremo in questi giorni ma che
evidentemente comporta un'ampia riflessione del parlamento alla
quale poi deve seguire l'approvazione del bilancio,
un'approvazione di bilancio che naturalmente sarà anch'essa lunga
e complessa perché l'indebitamente a 2.330 miliardi che il nostro
governo aveva fissato è stato definito dall'assessore Piro anche
eccessivo ed in commissione Bilancio ha detto che un
indebitamente così comprensibile si può attestare sui 1.500
miliardi, quindi, un recupero di circa 800 miliardi che alla luce
di quello che vedo nel bilancio non mi pare oggettivamente
possibile o, comunque, impossibile sotto un profilo strettamente
politico.
Allora, delle due l'una. Se questa maggioranza vuole
veramente andare immediatamente ad una riflessione più ampia
rinunci alla legge finanziaria e si vada immediatamente alla
legge di bilancio. Personalmente ho presentato un disegno di
legge che riproporrò poi come emendamento a questa finanziaria in
cui chiedo la soppressione di circa una cinquantina tra comitati,
collegi ed altre cose. E' chiaro un emendamento di questo genere
comporterebbe una riflessione piuttosto lunga, un dibattito,
un'analisi approfondita delle commissioni di merito. E stiamo
parlando di un emendamento. Mi chiedo allora come possa pensare
questo Governo o questa maggioranza in queste condizioni di
portare avanti questa legge finanziaria. Al Presidente
dell'Assemblea, che è il custode, dello Statuto, ricordo e
desidero precisare, sottolineare che al 30 aprile noi non avremo
la possibilità oggettivamente di andare ad approvare la legge
finanziaria e il bilancio. E allora io credo che l'inversione,
l'immediata convocazione di una Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari e l'inversione, anche atteso che - non vorrei
sbagliare, perchè la legge finanziaria non l'ho guardata - non
esiste un limite all'indebitamento in questa legge e quindi non è
necessariamente propedeutico la legge finanziaria alla legge di
bilancio, ritengo assolutamente opportuno ......
PIRO, assessore per l bilancio e le finanze.
L'indebitamento non si mette a testa: prima si fa la finanziaria
e poi si mette l'indebitamento. Si ricordi cosa è successo l'anno
scorso mettendo l'indebitamento a testa per fare un mutuo
surrettizio Si ricordi cosa abbiamo dovuto fare dopo
TRICOLI. Appunto. Io le ricordo, onorevole Piro, lei ha detto
le cose come stanno, ma c'è un piccolo particolare: che abbiamo
liberalizzato a fine marzo, ad aprile direi, circa 500 miliardi
di riserve che il sottoscritto aveva messo - ci ricordiamo come -
e questi 500 miliardi, siccome capivo che in un modo o nell'altro
sarebbero finiti e noi ce li avremmo rimessi, ho
provvidenzialmente messo una norma con la quale dicevo che si
poteva ulteriormente aumentare il limite dell'indebitamento.
Perchè oggi ci troveremmo in una situazione in cui, dopo avere
liberalizzato 500 miliardi, avere rimesso in circolo 500 miliardi
che avevamo invece trattenuto per le riserve a favore dello
Stato, ci siamo ritrovati a mettere 500 miliardi nei capitolo di
X, di y e di z. Allora, signor Presidente, se questo Governo
ritiene di avere i numero per fare una legge finanziaria, bene,
si accomodi. ma attenzione, perchè io sono sicuro che questa
legge finanziaria non potrà vedere la luce nel modo in cui
ritiene il Governo che possa vedere la luce. Io credo che ci sia
una grave situazione nell'ambito della quale il Governo deve
attentamente riflettere sull'opportunità di presentare una legge
finanziaria. Dopodichè, per quanto mi riguarda, non ho
responsabilità di Governo e quindi non ho io la responsabilità di
condurre in porto questa nave, ma siamo sicuri che questa
maggioranza, così come non ha tenuto sulla questione
istituzionale - e questa non è la prima, ricordo quella derivante
dalla determinazione del questore in quest'Aula - ecco, poichè
questa non è la prima è già la seconda, sono sicuro che ciò che
succederà in sede di finanziaria sarà un macello che determinerà
una grave crisi politica e istituzionale in Sicilia.
ADRAGNA. Chiedo di parlare sull'articolo 83, comma 2, del
Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADRAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, che giornata,
oggi Una giornata che si preannunciava già di fatto - c'è chi
l'ha definita storica - sicuramente una giornata importante. Era
come una partita che si giocava e che giocava tutta l'Assemblea,
che giocava il Parlamento siciliano. Giocava contro i
commenti che si facevano, con i luoghi comuni sulla politica, era
una partita giocata contro i commenti sui politici, soprattutto
sui politici deputati siciliani. Giocata anche contro le giornate
contate dai quotidiani sulle cose promesse e non fatte. Una
partita giocata contro tutte le analisi che della politica
venivano fatte e soprattutto in termini di azzeramento rispetto
alla modernizzazione che veniva preannunciata e mai arrivava
perché passava da quest'Aula.
Dopo di che, abbiamo sentito le parole del relatore della
Commissione per la Riforma dello Statuto, che, a sua volta,
ringraziava l'Assemblea i cui deputati, a loro volta,
ringraziavano il Presidente della Commissione, ed era un
felicitarci tutti quanti, perché quella partita l'avevamo
vinta.
La consapevolezza, certo, i molti, onorevole Martino, i
moltissimi. Per la verità c'era un convincimento in più, ed era
evidente, si toccava con mano, che era una partita di un
campionato, e che avrebbe potuto significare poco, pochissimo - e
l'ha sottolineato il Presidente della Commissione, onorevole
Provenzano - se alla fine non si traduceva in quelle che erano le
premesse che questa legge-voto diceva di volere esprimere.
E io non mi sento di svilire il significato che questa
giornata ha realizzato per l'Assemblea, per la partita giocata,
su un altro avvenimento, su un altro accadimento che in una
situazione in cui si é - come dire - interrotto un equilibrio di
rapporti fra maggioranza ed opposizione nell'elaborazione di una
parte di quel quadro istituzionale che alla fine doveva
determinare la percorribilità di un metodo politico che già era
stato annunciato all'interno di quest'Aula.
Ed era un metodo politico che veniva fuori da un dialogo
abbastanza forte che su tutte le iniziative parlamentari avevano
determinato la vittoria di un modo diverso di interpretare la
politica stessa.
Si dialogava, si parlava, ed i risultati venivano fuori, ed
erano quei risultati che in quell'intesa, in quell'accordo di
maggioranza, aveva verificato la possibilità di determinare le
occasioni per cui la pratica annunciata diventava non più solo
teoria di annunciamento, ma anche - e non solo slogan - ma anche
accadimento, reale, fatto.
Beh, vedete, se questo metodo - a mio avviso - al di l à del
fatto in questione che oggi si é Determinato, io vorrei ricordare
un episodio a questa Assemblea; ma non per stigmatizzare quello
che é avvenuto, quanto perché - alle volte - determinate
situazioni restano per segnare le differenze.
E ricordo un episodio; eravamo in quinta Commissione, e
dovevamo eleggere il nuovo presidente. Ogni volta che ci
riunivamo in quella commissione, la maggioranza, per le assenze
che venivano determinate dalla composizione della maggioranza,
veniva meno, non c'era mai.
Noi potevamo eleggere, onorevole Cimino, se lei si ricorda,
potevamo eleggere un altro presidente. Noi in quella sede
potevamo scegliere anche un altro nominativo. Noi in quella sede
non ci siamo comportati così; personalmente, lei si ricorderà,
non mi sono presentato in commissione, per dar modo alla sua
maggioranza di eleggere il suo presidente.
E tutto questo perché riteniamo che i percorsi debbano
essere netti. E i percorsi, quando sono netti, continuano sulla
scorta del metodo che abbiamo annunciato e che - a mio avviso -
devono continuare ad esistere.
Questo raccordo forte fra le cose da fare importanti, in
Sicilia, e le determinazioni che dovremo assumere in quest
Parlamento, devono ridare l'opportunità alla politica di
acquisire credibilità della gente nei confronti della politica.
Perché é la credibilità che oggi é in ballo, e la credibilità
che crea problemi a questa classe politica, contro - dicevo -
qualunque aspetto declaratorio, giornalistico od altro, che ci
mettono alla berlina.
Allora, mi avvio alle conclusioni, noi abbiamo appena, con
la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, definito e
determinato un calendario, con cui noi andremo a chiudere la
sessione, così come abbiamo detto, e ad aprirne un'altra: quella
del bilancio che si preannuncia sicuramente difficile. E quando
diciamo che definito questo tipo di percorso bisognerà verificare
se il metodo che ci ha portato a questi risultati ancora una
volta potrà essere comprensivo di un atto di coraggio, io credo
che tutto questo dovrà derivare semplicemente dalla mancanza di
atteggiamenti che oggi hanno caratterizzato la seconda parte
della partita.
E' assolutamente importante recuperare tutto questo, se lo
recupereremo allora diventerà tutto più facile. Io me lo auguro
seriamente.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
brevemente su un argomento che, francamente, non è da
sottovalutare, quello che è successo e quello che rappresenterà
sicuramente nei giorni a venire.
Vede, Presidente Capodicasa, secondo me lei non ha più un
Governo, non ce l'ha qui in Aula, ha soltanto la presenza
dell'onorevole Piro, non c'è il Governo ma non c'è nel Paese il
suo Governo, non ha maggioranza nel Paese. Ecco la riflessione
che lei questa sera deve fare, ed è una riflessione che avevo
annunciato in alcune dichiarazioni fatte nel momento in cui si
affrontavano problemi di una certa delicatezza, di una certa
importanza.
Non si tratta di una "vicenda Nicolosi", l'onorevole
Nicolosi questa sera ha consegnato all'Aula un messaggio politico
forte, intenso, pieno di significati, e quindi la sua autonomia e
la sua libertà rispetto a un momento politico che non è
condivisibile e non è condivisibile perché largamente lontano dai
problemi della gente, che non ha affrontato e non affronta
seriamente i problemi e non certamente come ha voluto sostenere
l'onorevole Mele nel momento in cui ha dato a questo Governo una
patente di non so che cosa.
L'onorevole Mele questa sera ha parlato del disegno di legge
sulle dismissioni, iniziato dal precedente Governo con fase
alterne, debbo dire, di tutta la vicenda ma comunque concluso, e
che il Parlamento ha voluto concludere quel disegno di legge.
Questo Parlamento ha affrontato il disegno di legge che poi
diventa legge quattro e credo che l'onorevole Piro, oltre ad
averlo dato in quella occasione, ha capito fortemente che questo
Governo non può andare avanti se non è sostenuto dalla minoranza,
e lo abbiamo approvato noi.
Abbiamo approvato un disegno di legge che è quello del
ricorso al mercato finanziario, onorevole Piro, e mi pare che
dall'altro giorno proprio sul "Sole 24 Ore" c'è qualcosa che dà
ragione alla nostra impostazione politica rispetto alla sua. E
quindi, io credo, che bisogna stare attenti ma lo abbiamo
approvato con il voto nostro, di Forza Italia, che ha voluto dare
un segnale forte, un segnale per modificare l'attuale assetto di
questo Governo che non è in grado di governare e di rappresentare
le esigenze vere della gente.
Abbiamo oggi esitato un disegno di legge importantissimo e
lo diceva lo stesso Presidente della Regione dando e
testimoniando l'impegno del Presidente della Commissione Statuto,
onorevole Provenzano, di Forza Italia, che ha inserito un
elemento e quindi un processo riformatore intenso e forte per
arrivare oggi alla conclusione di un voto dove 59 parlamentari
hanno votato un testo che significa un passo avanti. Non è
certamente quello che noi avevamo auspicato ma è un passo avanti
rispetto ad una ipotesi di governo stabile e ad una nuova fase
politica, ad una nuova fase di governo che si vuole dare ai
siciliani.
Voi, dopo tre mesi di governo avete consegnato soltanto
disordine e confusione perchè all'interno di questa vostra
maggioranza si annidano forze che occupano soltanto potere e che
sono disposte a passare da una parte all'altra e, come dire, sono
uomini pronti a tutte le stagioni.
E facciamo riferimento espresso a persone che sono pronte a
fasi politiche alterne e quindi pronte a tutte le stagioni
politiche.
L'onorevole Cuffaro, l'onorevole Castiglione, l'onorevole Lo
Giudice, sono personaggi che hanno rappresentato e rappresentano
la politica non certamente in maniera adeguata rispetto ai
problemi e, quindi, non in sintonia con il governo che lei voleva
dare a questa Sicilia.
Lei non ha più un governo, lei non ha più una maggioranza, e
quindi ecco la riflessione qual'è.
Caro onorevole Speziale, quando lei parla e parla di
confronto, il confronto l'abbiamo avviato noi qui dentro quando
abbiamo etto che per governare la Sicilia c'era bisogno di un
governo diverso, c'era bisogno di arrivare alle larghe intese per
recuperare, per cercare di dare stabilità al governo e quindi
stabilità alle istituzioni.
Questo non l'avete voluto. Ora, l'ho detto all'onorevole
Capodicasa, al Presidente, cadrete sotto i colpi di chi vi sta
vicino, perchè chi vi sta vicino in questo momento sta tramando e
sicuramente ci saranno le imboscate e non siamo noi a fare i
colpi di mano o le imboscate. Noi vogliamo il bene della Sicilia,
caro onorevole Presidente.
E quando tutte le volte abbiamo accennato a questa
possibilità di metterci insieme per un processo riformatore e per
dare alla Sicilia un governo che governa, lo abbiamo detto perchè
siamo portatori di idee, di programmi e di proposte politiche
avanzate e moderne.
Questo è il nostro pensiero.
Caro onorevole Speziale, lei la deve finire di ricattare,
noi non abbiamo bisogno di poltrone, l'onorevole Provenzano non
ha bisogno della poltrona di Presidente della Commissione
Statuto, l'onorevole Provenzano è una persona seria e non si fa
trascinare lungo il percorso che lei sta cercando di trascinare
questo Parlamento.
Quindi, onorevole Speziale, stia calmo e stia sereno, avvii
il confronto sui problemi e vedrà che troverà sempre Forza
Italia, e troverà anche la mia personale disponibilità.
Quindi caro onorevole Presidente, io questa sera la invito
veramente a fare un esame di coscienza rispetto al dato politico
che questa sera è stato consegnato non dall'onorevole Nicolosi,
ma da quello che è successo e da quello che succederà domani,
mercoledì o giovedì quando si riuniranno le altre Commissioni.
Quindi la prego se vuole veramente intestarsi un momento di
politica alta, faccia un passo avanti e metta fuori il disegno,
alcuni suoi amici che in questo momento lo hanno accerchiato e
non lo fanno respirare.
PRESIDENTE. Io volevo ricordare però che l'articolo 83, comma
II, riguarda la possibilità del Parlamento ad avere mezz'ora a
disposizione per i deputati su materia che non sono all'ordine
del giorno.
E da più di un'ora, abbiamo superato abbondantemente la
mezz'ora prevista dal Regolamento.
DI MARTINO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MARTINO . Onorevole Presidente, in politica non si addice
il linguaggio degli amanti traditi, perchè l'attuale maggioranza
si regge con una parte di parlamentari che ieri erano con
un'altra maggioranza.
Poi voglio dire che se in politica ci fosse il copyright o i
diritti d'autore noi avremmo intentato una causa agli amici del
Polo con la certezza di risultare vincenti, perchè da quando ci
siamo accorti, dopo l'elezione del 16 giugno 1996, della
inconsistenza del Polo e dell'inconsistenza di quella
maggioranza abbiamo posto un problema serio per la Sicilia che
era quello delle larghe intese.
Siamo stati derisi, non siamo stati presi in considerazione
ma noi siamo andati avanti su quella linea. Poi è stato posto dai
socialisti democratici italiani il problema del patto per la
Sicilia col Governo Drago, perchè con quel Governo ci siamo
accorti ancora di più che la Sicilia andava a sprofondare,
proprio lì l'inconsistenza, la mancanza di cultura politica,
l'incapacità di Governo era evidente.
Ebbene, non abbiamo avuto nemmeno ascolto sul patto per la
Sicilia. Si è formato il Governo di centro destra e voi sapete
come è caduto Provenzano, perchè ormai questi improvvisatori
della politica ritengono che i partiti, per esempio come Forza
Italia, siano proprietà privata.
Berlusconi proprietario a livello nazionale comanda da
Arcore, Forza Italia i suoi instintori come si chiamano in
diritto commerciale, cioè una specie di procuratori, convinti di
avere proprietà dei parlamentari di questo partito in Sicilia.
E quindi sconfitto alle elezioni comunali di Palermo
dichiara forfait perchè doveva punire una parte della sua
maggioranza, così cade il Governo Provenzano e viene fuori il
Governo che aveva, secondo Drago, la benedizione di Padre Pio.
Siccome i santi non si occupano di politica, presumo,
evidentemente nonostante l'invocazione di Padre Pio quel Governo
ha fatto acqua da tutte le parti.
E siamo arrivati al nuovo Governo di centro sinistra
presieduto da Capodicasa; ebbene io sono certo signor Presidente,
onorevoli colleghi che Capodicasa non farà certamente rimpiangere
i precedenti governi Provenzano e Drago.
Intervento(?) . Atto di fede.
DI MARTINO . Io non ho atto di fede in politica onorevole,
dico soltanto che non la fa rimpiangere. Sappiamo anche che non
ha una maggioranza prussiana, l'abbiamo saputo al momento
dell'insediamento, però la verità è che un Governo con
maggioranza debole ha dimostrato di portare avanti iniziative
politiche portandole a compimento e sono state esplicitate: lo
scioglimento degli enti, la legge voto e tutti gli altri
provvedimenti che sono qui davanti a noi.
Non è sempre detto, quindi, che i Governi che hanno ampie
maggioranze riescono a portare avanti il proprio programma. E qui
se noi guardiamo il rollio di mace (?) che si è dato il Governo
non dico che ha sopravanzato i tempi che si era prefissato, ma
certamente il Governo Capodicasa ha raggiunto gli obiettivi
previsti al momento della sua formazione.
Onorevoli colleghi, quindi, io ritengo che oggi perchè
accada qualche avvenimento, un ribaltino come lo chiamano gli
amici del Polo, in una Commissione che non bisogna drammatizzare.
Non bisogna drammatizzare assolutamente, perchè il Polo se
ritiene che non ci sia la maggioranza di Governo ha uno
strumento, lo strumento è la mozione di sfiducia.
Se il Polo pensa che non ci sia più questa maggioranza ha il
dovere di presentare la mozione di sfiducia e non portare avanti
un dibattito inconcludente come un dibattito inconcludente è
quello di questa serata. E se la mozione di sfiducia viene
presentata, noi diciamo, per la parte che mi riguarda, che
voteremo la fiducia e la voteremo perchè riteniamo urgente la
finanziaria, riteniamo urgentissimo il bilancio, riteniamo
altrettanto urgentissima la legge di riforma elettorale.
Approfitto e concludo, signor Presidente, rivolgo un appello ai
compagni deputati Ricevuto e Calanna, oggi si parla tanto di
iniziative comuni, di riunificazione socialista, di rifondazione.
Ebbene, cari compagni e colleghi, questa è l'occasione. Vi
rivolgo un appello accorato perchè su queste vicende, secondo la
tradizione socialista, la cultura socialista, l'impegno di
difesa....su questi problemi quindi invito i compagni a dare un
sostegno a questo Governo perchè si realizzino quei tre punti che
abbiamo indicato.
Dopo di che andremo a una verifica e vediamo se come
socialisti dobbiamo continuare a dare la fiducia al Governo
Capodicasa oppure se lo dobbiamo ritirare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
è vero che questo Governo è nato da un ribaltone, da
atteggiamenti immorali e non capiti da chi nel 1996 aveva
rinnovato la classe politica siciliana. Oggi tutti parlano di
moralità e di rispetto delle regole, salvo poi al momento
opportuno arrivare in soccorso in cambio di sa che cosa e di sa
quali iniziativa politica. Onorevole Capodicasa e onorevole Piro,
questo Governo vola basso, questo Governo è totalmente assente
come una imbarcazione che cammina senza una rotta, senza una
bussola sebbene tutto ciò volevo potere apprezzare chi gridava e
proponeva contro il Governo Provenzano prima, chi gridava contro
il Governo Drago poi cosa potevano e cosa sapevano proporre
sebbene gli elettori siciliani non hanno inteso e non hanno
immaginato come è potuto nascere questo nuovo Governo, allo
stesso tempo volevo poter capire come uomini di lunga esperienza
e iperattivi come l'onorevole Piro si sarebbero mossi con alcuni
compagni di cordata un po' appesantiti, che non legittimano
sicuramente alcun Governo e che danno vita ad una maggioranza
presente solo nel momento di spartire cariche e sottocariche.
Quale progettualità può dare alla Sicilia questo Governo,
quale credibilità può avere nei confronti del Paese e del mondo
intero visto che oggi le immagini di questa Assemblea sono
riportate via satellite.
Purtroppo i partiti voluti dalla gente, i partiti voluti
dagli elettori e dalla Sicilia e non da elucubrazioni romane
devono assumere le giuste responsabilità per dare alla politica
il ruolo della politica con la "p" maiuscola.
Caro Presidente e caro Assessore la vostra esperienza e la
vostra attività non ha permesso di evitare la fine che hanno
fatto i cartaginesi con i romani, la fine di chi pur di sedersi
per obbedire alle indicazioni romane disattenendo alla autonomia
e alla specialità siciliana è rimasto solo come soli sono i
banchi del Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha
facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima
osservazione che vorrei fare è legata fortemente a ciò che la
politica può rappresentare in una fase difficile e complessa come
questa, io dico che può rappresentare l'unica possibilità che
questa Assemblea, sempre di più può assumere una fisionomia più
credibile. Eppure della politica in queste ore se n'è fatta
ancora una volta scempio.
Siamo poi chiamati a riflettere sul perchè sempre di più la
politica entra in crisi, perchè sempre di più scema la sua
credibilità, perchè sempre di più si riaffacciano forme di
nuovismo che sicuramente non fanno bene affinche si possa anche
in questo senso progredire. Ma non la voglio prendere alla larga
rispetto alle questioni, in maniera stringente vorrei dire: ma è
mai possibile sentire questa sera in quest'Aula argomenti vestiti
da chissà da quali grandi nobiltà, chissà quali grandi aspetti
culturali dal punto di vista politico, chissà quale questioni che
si rifanno all'etica politica, quand'è stato consumato
semplicemente un atto bieco di opportunismo e di trasformismo,
che evidentemente fa a pugni con quella che è invece la cultura
democratica, l'etica politica, la coerenza politica. Perchè io
ammetto, il gioco dell'opposizione è quello di cercare di mettere
in crisi un governo. Ma nell'ammettere questo non ammetto che si
possa vestire o si tenti di vestire un atto come quello consumato
questo pomeriggio, che al posto di ricordare invece come un
pomeriggio dove avevamo acquisito con uno sforzo serio una legge
voto comunque importante, una legge voto che comunque segnava un
passaggio delicato, serio, un messaggio importantissimo nei
confronti dell'opinione pubblica, non solo siciliana, ebbene, qui
si viene, si sale su questo podio per vestire e per definire
quell'atto un atto che tutto sommato potrebbe essere il
cosiddetto elemento di scardinamento dell'equilibrio della
maggioranza che sostiene il governo Capodicasa.
Ma veramente credete, soprattutto che l'hanno in un certo
qual senso tentata, da questo podio, in questa maniera, ma
veramente credete che domani mattina, ma non solo rispetto a
quello che scriveranno i giornali - lasciamo stare, io non lo so
quello che scriveranno i giornali - ma veramente ritenete che
domani mattina ciò che si produrrà come sforzo politico
collettivo non tradurrà anche nell'opinione pubblica una
indignazione, un giudizio sommario su quello che è accaduto? Ma
ritenete che ci sarà qualcuno che in questa fase potrà avere un
millimetro di vantaggio politico rispetto a quello che è
accaduto?
La prima cosa importante, seria, una delle prime - lasciamo
stare poi il ricordare la dismissione, le questioni, chi ci ha
messo di più, chi ci ha messo di meno - la prima cosa importante
che qualificava quest'Aula e quest'Assemblea, che faceva
riassumere a quest'Assemblea credibilità è stato lo sforzo di
oggi pomeriggio.
Ebbene, nel giro di due ore quello sforzo è stato calpestato
e domani mattina - non solo abbiamo fatto la fine del gambero, un
passo avanti e due indietro in termini di credibilità -
l'opinione pubblica non parlerà della legge voto, di ciò che
contiene, dei segnali che contiene, ma parlerà della lotta delle
poltrone nelle commissioni, delle imboscate, delle cose che sono
state i temi ricorrenti di questi anni terribili che ha passato
la politica in questa nostra realtà.
Perchè vedete, l'immoralità, ho sentito poco fa dire:
l'immoralità politica, il ribaltone. Da quale pulpito viene la
predica. L'immoralità politica e il ribaltone derivano dal fatto
che in due anni è mezzo ci sono state due crsi di governo e due
crisi di governo che scaturiscono da problemi nella stessa
maggioranza che ha dato vita a quegli stessi governi. E sarebbe
l'immoralità del Centro sinistra che si allea con il lupo cattivo
e che mette in campo il Governo Capodicasa.
Ma veramente e ho concluso, riteniamo che con questi temi
noi possiamo parlare di elevare ulteriormente il tono della
politica, di fare della politica un momento importante di
confronto democratico, ebbene, io senza slalom non solo ho
apprezzato l'intervento del mio capogruppo, e non lo dico per
formalità, io sono convinto che il confronto serio e vero con
tutti i parlamentari e di qualsiasi forza politica, di
opposizione e di maggioranza, dentro quest'Aula che porti e
faccia vedere una luce all'orizzonte è l'unica ricetta per questa
Assemblea e per questa Sicilia.
MANZULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZULLO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, volevo
contribuire in questa discussione cercando di iniziare facendo
forte un ricordo, leggendo da giovane universitario qualche libro
prettamente orientale, in cui nella prefazione veniva specificato
che nella vita le cose più difficili erano sapere ascoltare e
giudicare.
Allora nel momento in cui è giusto e doveroso che ognuno può
avere rispetto per quanto riguarda le decisioni prese, è giusto
anche fare una riflessione, forse anche per deformazione mentale,
guai a chi per un momento a livello assembleare, così come nella
vita, si fa la domanda e lui stesso si da la risposta. Diventa un
fatto patologico. Sicuramente non un fatto politico che
sicuramente non può trovare risposte e spiegazioni all'interno di
una Assemblea ma forse può trovare risposte in uno studio medico.
Io volevo immaginare che al di la di quelle che sono state
per quanto riguarda gli orientamenti, anche all'interno di un
confronto dialettico abbastanza sostenuto e forte, immaginare per
un momento di emergere sotto l'aspetto della prevalenza anche di
un confronto per demerito degli altri ma non sotto l'aspetto
della proposizione, sicuramente è un fatto negativo.
Immaginare per un momento anche per chi ricorda negli anni
60, che ci fu anche la moda del calcio maschio, ci fu un momento
che c'eravamo un pò lasciati trascinare da quel gioco maschio, ma
subito si è visto che se non era prodotto da grandi campioni,
spesso si andava a finire alla scarponeria.
Allora immaginare in un dibattito che sa raggiungere, come
stamattina ha raggiunto toni così elevati, immaginare i percorsi
che rappresentano non una rivincita sotto l'aspetto della
proposizione legislativa, ma una rivincita che può essere il
frutto dell'ingenuità o della furberia, sicuramente non sono
forme propositive per la risoluzione dei problemi della Sicilia.
Allora, l'appello che uno sente forte di rivolgere
all'aspetto istituzionale, domani la Sicilia non avrà risolto se
una istituzione sotto l'aspetto legislativo è occupato da un
raggrupamento o da un altro, io invece sono convinto che è
arrivato, onorevole Presidente della Regione, il momento forte di
una verifica, ma non una verifica sotto l'aspetto numerico, io so
ognuno di noi ha la sua storia personale; sono convinto che
sicuramente non la gratifica sotto l'aspetto personale la
Presidenza ma la gratifica sicuramente sotto l'aspetto
dell'impegno quotidiano nella risoluzione dei problemi come ha
cercato di intraprendere per scelta della sua vita.
Allora è arrivato il momento di una verifica, non della
ricerca dell'errore, ma della ricerca della proposizione;
cerchiamo di farlo, ognuno per la propria parte, e chi vi parla
ha anche, non dico subito, ma anche accettato un percorso che
sotto alcuni aspetti di percorribilità non sempre ha condiviso,
ma fa pubblica ammenda nel momento in cui in un progetto portato
avanti dal senatore Cossiga veniva a mancare la progettualità
finale. Vi parla uno che forse, sotto l'aspetto politico, non è
stato mai un tifoso di Cossiga; per essere coerente non ha detto:
"ritiriamo la componente ministeriale per andare
all'opposizione", ha detto: "noi continueremo ad appoggiare il
Governo D'Alema ritirando la rappresentanza".
Allora, dobbiamo porci, Signor Presidente, questo tipo di
ipotesi e l'ipotesi deve essere: noi pensiamo e riteniamo che il
frutto di una ingenuità, di una furberia possa essere elemento di
soddisfazione all'interno di una Assemblea quando forte rimane il
dubbio della percorribilità per le esigenze dei siciliani.
Io mi aspetto e sono convinto che ognuno deve cercare di
concorrere con la propria parte a fissare un dibattito e ad
entrare nel confronto di una proposta "propositiva" che debba
essere elemento trainante, non di fare la scaltrezza ma di fare
anche il momento della verifica.
Sono convinto che non occorrono le dimissioni del Governo
Capodicasa perchè l'intelligenza e lo spessore politico del
Presidente Capodicasa non hanno bisogno di una spinta emotiva che
può essere un fatto occasionale di percorso per prendere le
decisioni. Sono convinto anche che all'interno di questa
maggioranza vi siano intelligenza e spessore politico per andare
a verificare, ciascuno nella propria sede, se vi sono le
percorribilità nell'interesse dei siciliani di portare avanti
questa esperienza di Governo, quindi il problema non è la
dimissione.
Se fossi convinto, e lo dico con estrema chiarezza, che le
dimissioni del Governo Capodicasa potessero essere il "toccasana"
per la risoluzione dei problemi lo direi anch'io con estrema
chiarezza, ma oggi sono convinto che le dimissioni del Governo
Capodicasa potrebbero creare più confusione. Le dimissioni del
Governo Capodicasa potrebbero essere anche accettate se frutto di
una discussione e di una proposizione all'interno dell'Assemblea
sicuramente migliorativa di questo programma, ma fino a quando
non vi è una proposizione migliorativa ma vi è semplicemente la
ricaduta in negativo anche a volte rispetto a qualsiasi
decisione, spinte emotive che si sono verificate oggi pomeriggio,
sono convinto che immaginare percorsi diversificati da questa
esperienza potrebbe essere peggiorare la situazione già grave
della nostra Sicilia.
RICEVUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RICEVUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor
Presidente della Regione, mi si passi il termine, la "vicenda
Nicolosi" non ci trova assolutamente impreparati. Nelle fasi che
hanno preceduto la formazione di questo Governo abbiamo avuto
anche modo anzi di confrontare le posizioni nostre, dei
Socialisti Siciliani, in alcune circostanze anche con l'onorevole
Nicolosi e debbo dire che per la verità affioravano sin da quel
momento, nelle sue valutazioni, tutte le perplessità che
derivavano dalla considerazione, dalla valutazione che faceva sul
come nasceva quel Governo, come è nato quel Governo, questo
Governo di cosiddetto "centrosinistra". Un governo che è nato
come è stato detto da qualcuno senza collante politico, un
governo che è nato senza un idem sentire con una sorta di
semplice mero tentativo di progetto, un progetto confuso perché
confusa è la sua stessa maggioranza di sostegno, perché se è
vero che da una parte ci può essere una parte della maggioranza
che è animata di buoni propositi, dall'altra a nostro modo di
vedere, ahimè, c'è una parte della maggioranza che invece non fa
altro che tentare di riconfermare, di mantenere il proprio posto
di potere per il mantenimento appunto delle tante chances che
questo comporta. D'altro canto chi non ricorda che a questo
governo mancavano i numeri sin dalle prime battute. Onorevole
Piro, ricorda il suo stato d'animo, il suo giudizio sin dal
momento dell'elezione degli assessori, per non parlare delle
dichiarazioni dell'onorevole Presidente Capodicasa, delle
dichiarazioni programmatiche del Presidente Capodicasa che
denotavano una sorta di sconforto di carattere generale di fronte
a ciò che accadeva. Ecco, era un governo che non è riuscito ad
emettere neanche il primo vagito. Parafrasando in latinetto
avremmo forse potuto dire che era un conceptus pro iam morto
habetur. Ecco, questa è la soluzione e noi in quella circostanza
abbiamo dichiarato la nostra ferma opposizione a questo governo.
Lo abbiamo dichiarato e lo abbiamo continuato a fare. Certo così
come si conviene ai socialisti riformisti è un'opposizione che
non è assolutamente preconcetta, è un'opposizione costruttiva
come è sempre stato nella storia dei socialisti e nella storia
dei socialisti siciliani in questo parlamento.
Io ho ascoltato con notevole attenzione l'intervento
dell'onorevole Di Martino e va da sé ovviamente l'ho apprezzato
totalmente per la prima parte; per la prima parte nel momento in
cui l'onorevole Di Martino fa un richiamo, un appello accorato
egli stesso ha detto, ai compagni (li ha chiamati) Calanna e
Ricevuto perché ovviamente si riprenda fra i socialisti un
cammino unitario. Abbiamo già dichiarato il nostro apprezzamento
per questo nel momento in cui abbiamo parlato ed abbiamo fatto le
nostre dichiarazioni in relazione al disegno di legge-voto. Noi
riteniamo che sia giunto il momento di superare tutte le antiche
incomprensioni e riprendere tutti quanti i socialisti un cammino
unitario, a cominciare dalle prossime occasioni anche elettorali,
onorevole Di Martino. E siamo convinti che Lei comprenderà bene
le ragioni per cui non possiamo fare però delle dichiarazioni di
fiducia al buio. La politica è bella perché tante volte è varia,
ma la politica, a nostro modo di vedere e l'onorevole Di Martino
non può che condividere, non può essere ballerina. Noi abbiamo
confermato la nostra opposizione a questo governo e lo
confermiamo oggi, anche se, ripeto, a seconda delle circostanze.
Oggi, ad esempio, in occasione del disegno di legge voto, abbiamo
espresso il nostro voto favorevole ed abbiamo anzi mosso un
apprezzamento nei confronti di un partito, del partito di
maggioranza relativa della maggioranza stessa, per la sensibilità
dimostrata nei confronti delle forze minoritarie di quest'Aula e
quindi per la sensibilità che ha portato alla conclusione così
sostanziosa del disegno di legge-voto. Abbiamo invece nel
contempo manifestato ed espresso le nostre perplessità in
relazione ad alcune altre forze politiche con le quali in origine
abbiamo trovato momenti di possibile elaborazione comune
progettuale un dissenso nei confronti di quelle forze politiche.
Proprio come dicevo, mi riferisco a Forza Italia, proprio per la
pervicacia in cui su una legge particolare che è quella appunto
elettorale manifesta alcune posizioni che sono incomprensibili.
Questo lo voglio manifestare anche adesso in questa circostanza e
certo c'è possibilità di dissentire o no, onorevole Virzì, se si
riferisce a me, non credo, chiedo scusa. Non condividiamo questa
pervicace posizione a sostegno di alcuni sistemi elettorali. Oggi
noi manifestiamo questa nostra opposizione, siamo aperti, abbiamo
detto sin dall'inizio che vorremmo che per affrontare una
stagione drammatica delle vicende del popolo siciliano forse si
desse vita ad un Governo di larghe intese e abbiamo ascoltato e
apprezzato l'intervento dell'onorevole Croce che, ahimè, però,
giunge anch'esso in ritardo. Non poteva che provenire
dall'onorevole Croce, d'altro canto, per la comune antica
militanza, non poteva che provenire dall'onorevole Croce
un'indicazione di questo tipo a nome di Forza Italia. Però,
giunge in ritardo perchè? Perchè, caro onorevole Croce,
probabilmente avreste dovuto essere più attenti alla posizione di
alcune forze politiche sin dal primo momento e non anche nel
momento in cui anche per voi incominciano ad assottigliarsi le
possibilità di ritornare al governo della cosa pubblica. Concludo
dicendo, signor Presidente - e la prego di scusarmi - che mi ha
meravigliato l'intervento dell'onorevole Speziale, che ho
apprezzato, ripeto, perchè anche lui fa un'apertura nei confronti
di un possibile governo di larghe intese, così mi è sembrato di
capire...
SPEZIALE. L'apertura sul Governo delle istituzioni, non
istituzionale.
RICEVUTO. Sì, va bene. Io non so, poi ci spiegherà, onorevole
Speziale, che differenza fa lei fra Governo di larghe intese o
governo istituzionale, perchè nella sintesi e nella sostanza
possono anche in qualche modo configurarsi nella medesima maniera
. Ma lasciamo perdere, non scendo nel merito di queste questioni,
se da una parte mi ha fatto sorridere perchè in effetti ha preso
bene il ruolo di governo, l'onorevole Speziale, quando tenta di
giustificare ciò che è stato, ciò che è accaduto in VI e in VII
Commissione come una sorta di conclusione scontata di una
disponibilità di massima della maggioranza nei confronti
dell'opposizione, mentre in effetti si tratta di una scontata
battuta di arresto. E poi un'ultima cosa, proprio, e concludo:
bisognerà intendersi, onorevole Speziale, su quello che è il
governo istituzionale o il governo delle larghe intese; perchè,
onorevole Speziale, se questo significa "baipassare", come lei fa
nelle sue dichiarazioni - l'onorevole Calanna oggi in Commissione
ha ripreso bene questo discorso - se lei fa questo discorso
baipassando tutte le altre forze che sono presenti in quest'Aula,
tentando di avere immediatamente un incontro, un confronto ed una
possibile accordo a tenaglia, fra il Partito democratico della
sinistra o DS, e il Polo, credo che abbia sbagliato di nome,
genere e caso.
STRANO. Chiedo di parlare sull'articolo 83, secondo comma, del
Regolamento interno.comma due
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sarei
intervenuto se non avessi sentito via radio alcuni interventi che
mi hanno profondamente turbato: quello dell'onorevole Mele,
quello dell'onorevole Oddo e anche quello dell'onorevole
Speziale.
Credo che questo sia il momento dell'assunzione delle
responsabilità, delle responsabilità di chi vuole partecipare al
miglioramento di questa terra. Io parlerò in dissenso del mio
Gruppo, in dissenso di quanto l'onorevole La Grua ha indicato
come linea da seguire in questa serata. Vorrei lanciare un
appello al Presidente della Commissione "Sanità", onorevole
Nicolosi, e al presidente della Commissione CE, onorevole Scalia,
perchè rassegnino le dimissioni, perchè - seguendo anche
l'esempio alto dell'onorevole Cintola - questo possa servirci a
rimettere in piedi questa magnifica esperienza, come direbbe Enzo
Bianco, questa straordinaria esperienza di questi 983 giorni,
questa straordinaria esperienza, come diceva Manlio Mele, che
partecipa attivamente ai lavori d'Aula, questa straordinaria
esperienza che ha permesso ai siciliani di avere questi frutti
così copiosi.
Come potranno i siciliani, signor Presidente Capodicasa,
dimenticare questi 83 giorni. Domani già gli elettori siciliani
potranno avere il Presidente eletto dal popolo. Potranno avere lo
scioglimento, quando sarà necessario. Avranno - onorevole
Castiglione - il suo disegno così aulico, gli enti disciolti, per
volontà classica di questa magiorana, che si é sempre battuta,
da lontano, proprio ricordo le battaglie del PCI, dei sindacati,
del PDS, di questo mondo dossettiano, che si é sempre battuto
contro l'Ente minerario, l'Azasi, l'Espi, ricordo le battaglie
storiche per il non mantenimento di queste battaglie e, quindi,
conseguenziale il suo atteggiamento liberista, riformatore -
onorevole Capodicasa, onorevole Castiglione -.
Come dimenticare la fiducia finanziaria, onorevole Piro, che
i mercati finanziari le hanno consegnato, come dimenticare la
soluzione per l'agricoltura, come dimenticare quel gesto nobile
di Crisafulli e del direttore Aleo, nel dire a D'Urso: "vattene,
peché hai fatto male", come dimenticare che Rotella ha già
risolto il problema delle aziende di soggiorno e turismo, dei
porti, del milione di visitatori in più, assieme al valoroso
Carmelo Patti e a Pippo Baudo.
Come dimenticare che le terme saranno sciolte, finalmente,
avremo risanato una Regione e come dimenticare questa volontà
propositiva, di questa maggioranza e di questo governo.
No, amici, é giusto che Nicolosi e Scalia vadano via, si
dimettano, perché non bisogna disturbare il manovratore, un
manovratore che si offende per queste vergogne, caro Oddo, hai
ragione, questa immoralità.
Un manovratore che é nato dalla morale, che é nato da un
disegno politico serio, da un'etica politica, che é nata da quel
disegno nobile che Cossiga voleva perseguire, con quella
chiarezza meravigliosa che diceva: "alternativo alla sinistra"
mentre permetteva a Cossutta di partecipare per la prima volta
organicamente ad un governo della nazione.
Come dimenticare questa coerenza dala quale siete nati.
L'incoerenza é la nostra che ci siamo permessi in due commissioni
di restituire la libertà al di fuori degli schemi ad alcuni
deputati. No, non si può essere liberi in una società, calato il
sipario - mi permetto di dire caro Presidente Capodicasa - in una
società che ha il governo che si merita, il governo della reale
immoralità, onorevole Oddo.
Io credo che il Presidente Capdicasa, persona saggia e
ottimo "telefonista", abbia la sensibilità reale di potere dire
che quello di stasera é stato un incidente di percorso.
Buon lavoro, io credo che serate come queste, andranno
sempre di più ad aumentare, con indsoddisfazione dei siciliani
che, invece, voglion vedere proseguire il treno che lei ha messo
in moto e, credo, che é un treno che al suo interno ha tanti
esperti.
Andate avanti, la Sicilia vi aspetta.
(Applausi dalla destra)
ZANNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANNA. Onorevoli colleghi, credo che i numerosi interventi, i
variegati e variopinti interventi a cui abbiamo assistito non
possono farci perdere il nodo ed il senso delle questioni ed il
passaggio delicato che, a mio avviso, stiamo vivendo. Credo che
non possiamo far finta di nulla. A dispetto degli interventi
ironici o agli interventi di qualcuno che con una non poca
sfrontatezza e direi con una "faccia di bronzo" invidiabile è
venuto qui a parlare male, a criticare qualche assessore con cui
non è stato nella stessa maggioranza, che già sarebbe
qualificante, ma ci ha dormito, ci ha condiviso il sonno visto
che ha fatto parte dello stesso Governo, della stessa Giunta.
Credo che noi non possiamo far finta di nulla. E' un
episodio marginale? Sarà una questione di poltrone? L'onorevole
Nicolosi ha cercato, secondo me inutilmente e spiegherò perché,
di nobilitare una scelta.
Dico inutilmente perché l'onorevole Nicolosi non ha votato
per un altro esponente, l'onorevole Nicolosi non è venuto qui
come qualcuno di noi ha fatto, per esempio, nel dibattito sulla
legge voto, a dichiarare un certo disagio, persino un dissenso su
alcune scelte della maggioranza.
L'onorevole Nicolosi, invece, ha votato per se stesso e si è
fatto eleggere dal centro-destra a Presidente della Commissione
Sanità.
Vedete, io negli anni scorsi fuori da quest'Aula ho
polemizzato anche aspramente con l'onorevole Nicolosi e ho fatto,
lo ripeto, lo già detto una volta, una battaglia politica e
culturale, avendo un'impostazione, una provenienza, un percorso
politico e culturale diverso. E non sono pentito, lo dissi tempo
fa e lo ribadisco, di quella battaglia politica e culturale
perché poi l'episodio di questa sera è la stessa cosa, è l'altra
faccia di quella battaglia per rinnovare la politica in Sicilia.
Detto questo, onorevoli colleghi, io credo che noi non siamo
in presenza di un aspetto meramente istituzionale; io credo che
questa vicenda ha una refluenza politica, perché da questa
vicenda la maggioranza è oltre la maggioranza, perché questo
problema non riguarda solo la maggioranza. Alla luce di quello
che abbiamo deciso stamattina l'intero Parlamento subisce un
colpo, perché alle quattro votiamo la legge voto, due ore dopo
per ragioni di poltrone quel messaggio non dico che viene
cancellato perché continua ad essere e rimanere in piedi per la
sua forza, ma subisce una ferita.
Ma io dico che si è rotto un rapporto di fiducia dentro la
coalizione e siccome il Presidente della Giunta è il capo anche
di una maggioranza, io vorrei dire una cosa all'onorevole
Capodicasa: l'onorevole Capodicasa disse in un suo intervento, lo
rimarcò questo - non lo cito testualmente ma il concetto era
questo - che la debolezza e le difficoltà di questa maggioranza,
di come nasceva, ed erano chiare ed evidenti a tutti, poteva ed
era la forza della sua coalizione.
Allora l'onorevole Stancanelli lo riprese, criticando questa
affermazione, ed io intervenendo in quel dibattito dopo
l'onorevole Stancanelli invece condivisi quella impostazione del
Presidente Capodicasa, che la forza era proprio la debolezza. E
in maniera molto chiara, onorevoli colleghi dell'opposizione,
ritengo che ha avuto ragione l'onorevole Capodicasa e non
l'onorevole Stancanelli, in questi 82 giorni, che quella
debolezza è stata una forza nel momento in cui la maggioranza ed
il Governo hanno fatto valere la forza della politica, la
proposta di rotture, quello di evitare l'impantanarsi in una
palude. Oggi dopo 82 giorni si pone questo problema.
Onorevole Capodicasa, io nel mio intervento allora le
ricordai un passaggio del libro di Gianni Riotta "Il principe
delle nuvole", dove l'imperatore cinese poneva sempre
interrogativi sempre più difficili al suo consulente militare. E
gli pose un interrogativo quasi impossibile: "Ma se il nostro
accampamento è circondato, non c'è via di fuga e le nostre forze
sono impari l'accerchiamento ci impedisce qualsiasi soluzione, tu
che fai disse al consulente militare". Ed il consulente militare
disse: "L'unica soluzione è questa: si può vincere solo se una
parte di noi muore e la lasciamo dentro l'accampamento, soltanto
se si cambia se stessi si può uscire da questo accerchiamento".
Io ritengo che in questi 83 giorni si è cercato con tenacia
questo, adesso che l'accerchiamento si stringe, credo che sia
necessario avere questo atteggiamento conseguenziale.
Io credo, onorevole Capodicasa, detto in siciliano che
bisogna "o bere o affogare", non galleggiare.
Io credo che non bisogna avere nessuna paura se siamo
vicinissimi alla sessione di bilancio e quindi a scelte
importanti. O si ricompone la maggioranza e si instaura
finalmente un rapporto con l'opposizione o si devono trarre tutte
le conseguenze.
Io credo che in questi giorni che ci separano da mercoledì
dalla prossima seduta d'Aula, e da giovedì dalle riunioni delle
Commissioni, credo che noi dobbiamo chiarire quest'aspetto se si
è in grado di andare avanti nel ricomporre un percorso e nello
stabilire rapporti chiari e netti con l'opposizione o credo che
sia necessario invece, cambiare registro e fare le scelte
conseguenti.
Presidenza del Vicepresidente Silvestro
PRESIDENTE. La sedute è rinviata a mercoledì 17 febbraio 1999
alle ore 10,30, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DELLE MOZIONI:
N. 296 - Revoca di delega all'Assessore per il territorio e
l'ambiente.
Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Croce Antonino;
Cimino Michele; D'Aquino Antonio; Provenzano Giuseppe;
Misuraca Salvatore; Alfano Angelo; Beninati Antonino.
Presentata il 28.1.99
---------------
N. 288 - Sblocco da parte del Governo regionale delle
nomine in enti di pertinenza della Regione.
Fleres Salvatore; Leontini Innocenzo; Bufardeci
Giambattista; Beninati Antonino; Alfano Angelo; Croce
Antonino .
Presentata il 21.1.99
---------------
N. 295 - Interventi per il settore penitenziario in
Sicilia.
Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Beninati
Antonino; Croce Antonino; Grimaldi Ugo; Granata Benedetto
Fabio.
Presentata il 28.1.99
---------------
N. 299 - Misure urgenti in favore del tessuto produttivo
agricolo, degli agricoltori e dei braccianti delle province
siciliane colpite dal maltempo dei giorni scorsi.
La Corte Gioacchino; Ortisi Egidio; Lo Certo Sebastiano;
Zago Salvatore; Spagna Fausto; Burgaretta Aparo Sebastiano;
Bufardeci Giambattista; Martino Federico; Forgione
Francesco.
Presentata il 3.2.99
---------------
N. 297 - Interventi, a livello centrale, per ridurre i
danni arrecati alle produzioni agricole in Sicilia, ed in
particolare nelle province di Ragusa e Siracusa, dalle
gelate degli ultimi giorni del mese di gennaio.
La Grua Saverio; Granata Benedetto Fabio; Scalia Giuseppe;
Ricotta Michele; Bufardeci Giambattista.
Presentata il 2.2.99
---------------
N. 280 - iniziative per la piena applicazione della l.r.
12.1.1993, n. 10 ed istituzione dell'Ufficio regionale per
i pubblici appalti.
Granata Benedetto Fabio; Caputo Salvino; La Grua Saverio;
Fleres Salvatore; Drago Giuseppe; Pezzino Vincenzo;
Bufardeci Giambattista.
Presentata il 22.12.98
---------------
N. 290 - Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree
naturali protette.
Bininati Antonino; FLeres Salvatore; Croce Antonino; Alfano
Angelo; Bufardeci Giambattista.
Presentata il 21.01.99
---------------
La seduta è tolta alle ore 22.12