Presidenza del vicepresidente Silvestro
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO
La seduta è aperta alle ore 10.38.
LO CERTO , segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende
approvato.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
Interrogazioni con richiesta di risposta orale.
N. 2962 - Notizie in ordine agli interventi amministrativi
e finanziari volti a consentire il restauro dei mosaici
della Villa del Tellaro nel comune di Noto (SR).
- Assessore Beni Culturali
***
Granata Benedetto Fabio
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N. 2963 - Ispezione presso la cooperativa a responsabilità
limitata 'Compagnia lavoratori portuali Siracusa ed
Augusta'.
- Assessore Cooperazione
- Assessore Turismo
***
Granata Benedetto Fabio
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ANNUNZIO DI INTERPELLANZA
N. 332 - Interventi urgenti allo scopo di far luce sulla
vicenda relativa alla costituzione e alla gestione della
società aeroportuale Aeroporto Agrigento Valle dei Templi
(A.A.V.T.).
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
- Assessore Turismo
- Assessore Enti Locali
***
Vella Basilio
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ANNUNZIO DI MOZIONI
N. 336 - Interventi per la pratica sportiva nelle
strutture carcerarie.
Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Cimino Michele;
Scoma Francesco
Presentata il 23/03/99
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N. 337 - Mancata emanazione del decreto del Presidente
della Regione a favore dei farmacisti rurali sussidiati
delle isole minori secondo le previsioni dell'art. 27 della
l.r. 5 gennaio 1999, n. 4.
Beninati Antonino; Croce Antonino; Alfano Angelo;
Bufardeci Giambattista
Presentata il 23/03/99
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COMUNICAZIONE DI ADESIONE A GRUPPO PARLAMENTARE
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 9 marzo 1999,
pervenuta alla Segreteria generale dell'ARS il 23 marzo 1999,
l'onorevole Turano ha dichiarato, a norma dell'articolo 23 del
Regolamento interno, che intende appartenere al Gruppo
parlamentare CDU, cessando conseguentemente di far parte del
Gruppo UDR.
L'Assemblea ne prende atto.
COMUNICAZIONE DI NOMINA A COMPONENTE DI COMMISSIONE
PRESIDENTE. Comunico che, con decreto n. 79 del 23 marzo
1999, l'onorevole Andrea ZANGARA è stato nominato componente
della Commissione per la verifica dei poteri, in sostituzione
dell'onorevole Carmelo Lo Monte, eletto Assessore regionale.
L'Assemblea ne prende atto.
Avverto ai sensi dell'articolo 127 comma nono, del
Regolamento interno che nel corso della seduta potrà procedersi a
votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
D), e 153 del Regolamento interno, della mozione n. 335
"Utilizzazione di personale con qualifica di agenti di sicurezza
dei Beni culturali ed ambientali".
Invito il deputato segretario a darne lettura.
LO CERTO , segretario:
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO:
- che, secondo dati diffusi recentemente
dall'UNESCO, circa il venticinque per cento del
patrimonio artistico del mondo intero si trova in
Sicilia;
- che la tutela e la salvaguardia dei beni
archeologici e monumentali esistenti deve essere
perseguita come obiettivo primario;
- che la inestimabile ricchezza dei beni artistici
tutti deve, finalmente, essere utilizzata per il
rilancio della nostra economia, attraverso la
creazione di una vera e propria industria turistica;
- che, nonostante ciò, assistiamo giornalmente al
degrado di tale patrimonio sia attraverso atti
vandalici che attraverso furti di reperti
archeologici e di pregevoli opere d'arte perpetrati,
soprattutto, nelle zone di scavo e nelle chiese;
- che negli ultimi cinque anni sono stati effettuati
circa 14 mila furti, arrivando addirittura al
saccheggio di ampie aree archeologiche ripulite da
eserciti di tombaroli;
CONSIDERATO:
- che la Legge 1 marzo 1975, n. 44 'Misure intese
alla protezione del patrimonio archeologico,
artistico e storico nazionale', la Legge 27 maggio
1975, n. 176 'Prevenzione antifurto ed antincendio
delle opere d'arte' ed il R.D. 31 dicembre 1923, n.
3164, art. 16, riconoscono alle circa 1200 unità
lavorative in organico della Regione, che operano
nel settore dei beni culturali, la qualifica di
agenti di pubblica sicurezza;
- la possibilità di applicare alle sopradette 1200
unità lavorative il disposto di cui agli artt. 43
del Testo unico sugli ufficiali ed agenti di P.S.
del 31 agosto 1907, n. 690, ed 81 del regolamento
del 20 agosto 1909, n. 666, col quale viene
disciplinato il servizio della guardia notturna
nelle gallerie, nei musei archeologici, nei
monumenti e negli scavi di antichità del Regno;
- che gli stessi, però, non sono affatto assegnati
ai compiti di tutela e vigilanza propri della
qualifica posseduta e che, viceversa, si fa luogo a
tali compiti attraverso imprese di polizia privata;
- che per la tutela del patrimonio artistico, previa
apposita riqualificazione professionale, possono
essere utilizzate parte delle 1200 unità lavorative
di cui sopra, che sono già in possesso della
suindicata qualifica, e a cui va applicata la
formazione come metodo permanente;
- che le rimanenti unità lavorative, le quali per
ragioni anagrafiche e/o fisiche non possono essere
utilizzate per i fini propri di custodia e tutela,
potranno essere, dopo adeguata riqualificazione,
utilizzate per svolgere le mansioni proprie della
fruizione dei beni artistici o altre comunque
connesse,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
nel rispetto delle disposizioni e regolamenti
suddetti, previa riqualificazione e formazione
permanente, ad utilizzare:
a) il personale di cui sopra, in possesso dei
requisiti richiesti, come custode e guardia notturna
e quindi per svolgere effettive funzioni di polizia
di sicurezza, qualificandolo come 'Agenti di
sicurezza dei Beni culturali ed ambientali';
b) le unità rimanenti, sempre dopo opportuna
riqualificazione, per svolgere le mansioni proprie
della fruizione dei beni artistici od altre comunque
connesse alla stessa".
BUFARDECI - FLERES - VICARI -
PROVENZANO - GRIMALDI - PAGANO -
BENINATI - CROCE - ALFANO -
SCOMA - CATANIA - MISURACA
Presidenza del vicepresidente Silvestro
DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con l'esame del disegno di legge "Misure di
finanza regionale e disposizioni in materia di programmazione,
contabilità e controllo" (n. 884/A-Stralcio), posto al numero 1.
Invito i componenti la II Commissione legislativa Bilancio a
prendere posto al banco delle commissioni.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Di Martino, presidente
della Commissione e relatore del disegno di legge.
DI MARTINO , presidente della Commissione e relatore.
Signor Presidente, ritengo che ormai sulla Finanziaria presentata
dal Governo vi sia stata un'ampia discussione nelle Commissioni e
in Aula in occasione del dibattito sulle pregiudiziali.
Trattandosi di uno strumento indispensabile per la
formazione del bilancio della Regione per il 1999 e del bilancio
pluriennale 1999-2001, è necessario, dopo i giorni trascorsi a
dibattere sulle varie posizioni o sulle pregiudiziali
inconsistenti prive di fondamento sollevate da alcuni gruppi
parlamentari ovvero trascorsi facendo inutili schermaglie, è
necessario guadagnare tempo.
Pertanto proprio per economizzare tempo, mi rimetto al testo
della relazione scritta che accompagna il disegno di legge.
PRESIDENTE. Per consentire ai Gruppi parlamentari di
presentare le iscrizioni a parlare sul disegno di legge, sospendo
la seduta per trenta minuti.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10.52, è ripresa alle ore 11.20)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la
discussione generale sul disegno di legge numero 834/A-Stralcio.
E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la legge
finanziaria, che ci apprestiamo a discutere in quest'Aula, è
stata presentata con grande enfasi da questo Governo con il
chiaro intento di apparire come un soggetto politico ormai
indispensabile per il risanamento economico e finanziario della
Regione siciliana e far dimenticare agli elettori le origini poco
nobili di questa maggioranza.
Una maggioranza nata nel novembre scorso da padre incerto,
molti infatti hanno contribuito al suo concepimento: dai
sindacati della CGL - CISL e UIL all'Associazione nazionale
Comuni d'Italia. Ma la cui madre, di facili costumi, è da
individuare in una coalizione politica pronta a tutto, anche a
rinnegare il programma elettorale con il quale nel 1996 si
presentarono agli elettori e ne carpirono la buona fede, pur di
ricoprire prestigiosi incarichi all'interno del Consiglio dei
Ministri.
Il concepimento di questa inqualificabile operazione di
palazzo avviene nella "stanza dei bottoni", tempo di notte ed
all'insaputa degli elettori siciliani, nella quale erano riuniti
i grandi restauratori della Prima Repubblica che in Sicilia hanno
sempre contato su un'asse DC - PSI - PC, oggi ricostituitosi
nell'asse DR - Socialisti Italiani - Democratici di Sinistra.
Iniziava così, nel novembre scorso, una operazione
spregiudicata che riportava indietro la Sicilia a quegli anni bui
in cui si defenestrava un presidente per eleggerne un altro, con
gli elettori spettatori e non protagonisti, come avviene nelle
democrazie di tipo presidenziali, alle quali dice di aspirarvi ma
a parole e non con i fatti.
Una esperienza, signor Presidente della Regione, che è già
naufragata ancor prima di incominciare, basterebbe ricordare gli
appena 45 voti, neppure la maggioranza assoluta, con i quali lei
è stato eletto Presidente della Regione.
E come tacere, poi, le quattro votazioni che si sono rese
necessarie per eleggere gli assessori del suo Governo? Che più
che da un progetto politico di sviluppo sembrava tenuto insieme
da un organigramma che dava spazio a tutti per non scontentare
nessuno.
Una formula politica, signor Presidente, che ha mostrato
tutta la sua debolezza al primo banco di prova: quello della
elezione degli uffici di presidenza nelle Commissione
parlamentari, dove avete avuto la presunzione di voler
determinare autonomamente, senza alcun dialogo con la minoranza,
gli assetti di vertice delle stesse, e dove, invece, avete
trovato la vostra prima sconfitta politica che una stampa
compiacente ha voluto rappresentare invece come una caduta di
stile dell'intero Parlamento. Si trattava, invece, di una palese
incapacità strategica di una maggioranza presuntuosa e
pasticciona che avrebbe dovuto trarre le opportune conclusione da
questa vicenda grottesca che ha indebolito ulteriormente, se
ancora vi era un margine di indebolimento, la vostra coalizione.
Nulla di tutto ciò è avvenuto; alla presunzione anzi è
subentrata l'arroganza tipica di chi è ignorante e dunque può
fare e dire ciò che vuole non avendo alcun barlume di buon senso,
di dialettica costruttiva, capacità di analisi e di critica.
Ecco allora che questo Governo, udite, udite, addirittura
presenta a questo Parlamento un disegno di legge che avrebbe
voluto essere nelle intenzioni del proponente il biglietto da
visita di una maggioranza forte e stabile, mentre più
verosimilmente è il libero desiderio di un'alleanza politica che
nella nostra Isola era ed è tutt'ora in forte minoranza.
Un documento finanziario certamente valido nella parte
programmatica e con taluni articoli condivisibili, peccato però
che questi siano quelli che non producono alcun beneficio
economico per le esangui casse della Regione siciliana o, per
essere ancora più preciso, che non producono alcun contenimento
della spesa corrente.
In questo settore, certamente il più importante, è
politicamente eloquente, per le inevitabili scelte alle quali il
governo non avrebbe dovuto sottrarsi, il documento in oggetto è
assolutamente insipido e inefficace, a tratti addirittura dannoso
e foriero di disastri di enormi proporzioni.
Lei onorevole Piro, rappresenta quella parte non
democristiana della Rete Movimenti Democratici sempre
all'opposizione che è ingabbiata all'interno di un polo
conservatore per il quale il motto di gattopardesca memoria è
"cambiare tutto per non cambiare nulla", di fronte al quale le
spinte rivoluzionarie, forse genuine, si sono infrante.
Un esempio, l'onorevole Mele ha riempito le pagine dei
giornali con la scoperta dell'acqua calda.
Le norme concernenti il rimborso chilometrico alle aziende
di trasporto pubblico e privato, anche pubblico onorevole Mele
non faccia finta di dimenticarlo o teme di essere bacchettato dal
Sindaco di Palermo o scomunicato dal Presidente dell'Anci, sono
scandalose.
Bene, innanzitutto vorrei ricordarle, onorevole Mele, che
nel 1997 in sede di variazioni di bilancio fu proprio un
emendamento del centro sinistra, appoggiato anche dalla Rete, col
parere contrario del Governo, a stornare ben 100 miliardi dal
Fondo sanitario nazionale al Fondo dei trasporti.
Non fu un caso che il parere del governo, allora da me
rappresentato, sia stato contrario essendo fatto notorio che i
criteri di attribuzione dei contributi erano inaccettabili.
Perchè votò a favore?
Era distratto? Anche per il 1998 il sottoscritto non ha
incrementato il Fondo trasporti che adesso il nuovo governo, per
il tramite dell'Assessore Rotella, assessore da lei eletto,
onorevole Mele, vuole invece integrare.
Ma il fatto veramente inquietante, onorevole Mele, non è
quello del perchè della scoperta dell'acqua calda abbia avuto una
vasta eco sulla stampa, ma la notizia inquietante che mi invece
mi sarei aspettato di vedere sui giornali è che viene esitata in
Giunta di governo e, adesso dalle Commissioni Trasporti e
Bilancio, un disegno di legge o un emendamento nel quale non vi è
alcun articolo che sia rivolto al contenimento della spesa nel
settore dei trasporti.
Neppure un articolo di questo disegno di legge prevede il
contenimento della spesa e la attribuzione della ripartizione
chilometrica del Fondo trasporti.
Cosa è successo onorevole Mele? Ve ne siete dimenticati? Vi
siete ricreduti? Folgorati sulla via di Damasco? Ovvero la
maggioranza nella quale siete ingabbiati non ve lo ha permesso?
L'ipotesi più negletta cioè che l'accordo sottobanco lo
abbiate fatto voi, non voglio neppure metterlo in conto.
La gente è stanca delle denunce demagogiche, onorevole Mele,
che hanno come obiettivo la ricerca del facile consenso o peggio
ancora, la pressione politica per il conseguimento di obiettivi
poco chiari ma sicuramente non rivolti alla tutela dei diritti
dei cittadini.
La Sicilia ha bisogno di fatti. Questa classe politica deve
dare risposte concrete se non vogliamo che il numero delle
astensioni al voto salga ancora alle prossime elezioni. Il
compito di denuncia è un compito delle associazioni, dei
cittadini non noi 90 deputati, maggioranza ed opposizione
dobbiamo dare le risposte.
Altri esempi, onorevole Piro?. In commissione Bilancio dove
sono stati presentati emendamenti con i quali qualcuno ha pensato
di poter consumare le sue vendette personali e di bassissimo
profilo con la convinzione di poter prevaricare la nostra
opposizione sempre responsabile mai demagogica, in linea con le
esigenze di risanamento finanziario.
Non ci siamo certo opposti alla privatizzazione dell'AST o
dell'EAS, ma anzi abbiamo votato a favore pur rappresentandovi i
gravi rischi ai quali andavate incontro e che in seguito
analizzeremo.
La maggioranza, al contrario, si è opposta con ostinazione
pervicace, determinazione, senza motivazioni, alla
privatizzazione dell'IRCAC con la scusa inverosimile di un
interessamento del Mediocredito centrale a questo istituto che so
per certo non esiste.
E' singolare che in un epoca in cui le banche hanno subito
prima di ogni altra azienda un processo di privatizzazione,
proprio un istituto che esercita il credito agevolato rimanga
fuori da questo processo.
Basta leggere i giornali di oggi, se qualcuno è appena
tornato dalla luna e non è a conoscenza di queste cose.
L'IRCAC è il retaggio di una cultura assistenziale, che ha
avuto effetti devastanti per il bilancio regionale e molti in
futuro ne avrà, per effetto della concessione delle garanzie a
cooperative di comodo spesso vicine al Partito comunista
italiano, con complicità ancora oggi da chiarire e sulla quale un
giorno, ne sono certo, i tribunali italiani faranno chiarezza.
Come mai il Governo privatizza l'EAS che non trae una lira
dal bilancio regionale e non l'IRCAC che viene foraggiato
annualmente con decine di miliardi, in gran parte destinati alle
esose spese di funzionamento che vengono onorate con meccanismi
contabili e poco equivoci? Ma su questo ci torneremo poi.
E cosa dire degli Istituti Autonomi Case Popolari dei quali
proponevamo la soppressione, anche questi costituiscono una spada
di Damocle sempre sospesa sul bilancio regionale per il pesante
debito accumulato a causa di una gestione poco manageriale, per
non dire assistenziale, e che la Regione garantisce direttamente
o indirettamente? Basti pensare che la transazione con il Banco
di Sicilia, stipulato dall'Istituto Autonomo Case popolari di
Palermo è assistito dalla garanzia della Regione siciliana,
condizione che ha permesso allo stesso istituto di accedere ad un
finanziamento alla Cassa depositi e prestiti in virtù di una
legge dello Stato entrata recentemente in vigore.
Forse il motivo è da ricercare nelle differenti matrici
politiche e nei loro presidenti? Noi crediamo di sì.
Altro esempio, nessuna opposizione all'emendamento
dell'onorevole Giannopolo sulla soppressione del'ISMIG, del
Consorzio produttore di manna ed altri istituti è stata
intrapresa da Alleanza nazionale durante i lavori della
Commissione Bilancio, salvo poi apprendere dalla stampa che
l'onorevole Cuffaro è ferocemente contrario alla soppressione di
questo consorzio e annunciava già un emendamento soppressivo da
presentare in quest'Aula. Come voterà l'onorevole Giannopolo, e
lei, onorevole Piro, che ha dato parere favorevole a nome del
Governo? Non posso immaginare neppure lei, onorevole Presidente
della Regione, che è collega ora di gruppo del primo e di Giunta
dell'altro, che parlava a nome suo.
Ma ciò che mostra il vero volto conservatore e restauratore
di questa formula politica è il fatto che in questo emendamento
la maggioranza si è rifiutata di farvi entrare la soppressione
delle seguenti commissione e comitati proposti da Allenanza
nazionale e su cui chiedevamo un dibattito in Commissione:
Commissione regionale di garanzia e trasparenza dei lavori
pubblici delle pubbliche forniture, Commissione per l'accesso ai
documenti amministrativi, Commissione regionale per l'agriturimo,
Commissione regionale per il contenzioso amministrativo in
materia di tutela e protezione di faunistica venatoria, Consulta
studio e ricerche faunistiche venatorie, Comitato per
l'approvazione del piano di risanamento e monitoraggio di cui
all'articolo 20 della legge numero 91, Comitato per la
determinazione del prezzo di conferimento della manna,
Commissione provinciale per la determinazione dell'indirizzo
dell'indennizzo dei beni fabbricati distrutti dalla lava,
Commissione per la determinazione dei parametri di cui
all'articolo 29 della legge numero 86, Commissione consultiva per
le finalità di cui all'articolo 2 della legge numero 9 del 1987,
Commissione regionale consultiva per il commercio all'ingrosso
dei prodotti ortofrutticoli delle carni e dei prodotti ittici,
Comitato consultivo per il commercio, Comitato consultivo per il
credito di esercizio, Comitato regionale per il marchio di
qualità, Comitato regionale per la programmazione dello sviluppo
della cooperazione, Commissione consultiva in materia di
concessione di contributi agli enti locali territoriali,
Commissione per la gestione dell'albo regionale delle istituzioni
assistenziali, Commissione consultiva regionale per la
ristrutturazione e la disciplina della rete distributiva dei
carburanti, Commissione regionale per i materiali di cava,
Commissione regionale consultiva per le assicurazioni private,
Commissione incaricata di dare parere sui ricorsi avverso i
provvedimenti relativi alla revisione dei prezzi contrattuali
delle opere pubbliche, Commissione per la indicazione delle aree
da assegnare agli aventi titoli che realizzano programmi di
edilizia residenziale pubblica, Commissione per la determinazione
del valore venale del prezzo degli alloggi popolari, Comitato
tecnico per la informatizzazione dei servizi dell'impiego,
Comitato tecnico scientifico presso l'Osservatorio regionale del
mercato del lavoro, Comitato regionale dei trasporti, Comitato
interassessoriale ai trasporti, Comitato organizzatore
Universiadi, Comitato tecnico-alberghiero, Consiglio regionale
per la protezione naturale, Consiglio regionale per il turismo,
lo spettacolo e lo sport, Commissione consultiva regionale dello
spettacolo, Commissione per l'esame dei ricorsi avverso la
classificazione alberghiera, Commissione consultiva per la
determinazione del costo economico standardizzato e del ricavo
presunto per chilometri di percorrenza per le aziende esercenti
le autolinee in Sicilia; Comitato centrale per le aziende
idrotermali della Regione siciliana.
Abbiamo chiesto, onorevole Piro, in tutti e tre i giorni per
i quali si sono protratti i lavori della commissione Bilancio, la
discussione di questi emendamenti per capire quali erano quelli
che potevano essere accolti e quali invece quelli che si volevano
mantenere.
Abbiamo garantito, nella giornata di martedì, la presenza
del numero legale al fine di instaurare un dialogo con la
maggioranza perchè ritenevano che anche da parte vostra vi fosse
l'intenzione di cambiare questa Regione che non funziona, e
avreste instaurato un dibattito per vedere quali emendamenti
potevano esser accolti e quali emendamenti invece avreste potuto
chiederci di ritirare.
Nulla di tutto ciò è avvenuto. Arroccati sulle vostre
posizioni avete rifiutato il dialogo e il confronto, ritenendo di
avere i muscoli 'dopati' di una maggioranza che si appresta a
partecipare alle Olimpiadi. A me sembravate, a dire il vero, dei
pensionati che si apprestano ad iniziare una partita di bocce
nella villa del paese.
Ma, forse, il vero motivo inconfessabile, spregiudicato è
quello di approvare una norma, il famigerato articolo 38, che vi
abbiamo costretto a stralciare, che consentisse poi al Governo,
con una delibera di Giunta, senza il previo consenso di questo
Parlamento, di sopprimere a proprio piacimento gli organi
collegiali espropriando questo Parlamento dei suoi diritti.
L'obiettivo è chiaro: una accettabile pressione psicologica,
da perpetrare nei confronti di una pletora di componenti di
collegi, di comitati ai quali poteva essere risparmiata la
decapitazione sol che avessero giurato fedeltà al nuovo
Presidente della Regione.
Immagino già il pellegrinaggio di tanti presidenti e
componenti di altrettanti comitati e collegi verso il 'santuario'
di Palazzo d'Orleans per la concessione della grazia.
Un'operazione pregiudicata e impudente degna della prima
Repubblica.
Le vostre privatizzazioni e soppressioni non farebbero paura
neppure ad una attempata signora anziana con problemi di cuore,
figuriamoci a noi Abbiamo votato a favore di quell'emendamento
perchè noi non abbiamo nicchie di potere da salvaguardare e non
guardiamo la tessera di partito di presidenti di istituti e
comitati che ci proponete di sopprimere, ma solo la loro
attualità alle soglie del 2000 e dunque il loro interesse per il
popolo siciliano. Queste meschinità le lasciamo a voi che non
avete il coraggio di riformare per davvero questa Regione, ma vi
immiserite in vendette trasversali di piccolo cabotaggio, degne
di una faida di paese, piuttosto che di rappresentanti del
popolo. Se così non fosse, avreste votato a favore della
soppressione di questi collegi e comitati che invece il
presidente della Commissione ha evitato abilmente di porre in
discussione e in votazione.
Sono molto curioso di sapere cosa succederà quando
arriveremo alla soppressione delle cantine di noto e Milazzo che
il presidente Leanza vi ha già fatto capire di non gradire.
Vedremo se questa boria da grandi uomini che avete vi passerà al
pensiero di uno scontro frontale con l'autorevole capogruppo
dell'UDR o se rimarrete fermi nel vostro intento anche a rischio
di perdere la poltrona. Anche qui si vedrà se volete la riforma
della Regione ovvero se siete sensibili solo al regolamento dei
conti tra di voi.
Per non dire dell'eloquente e gustosa espressione usata
dall'Assessore in Commissione per dissuadere la sua maggioranza
dal presentare un emendamento che voleva cancellare dal testo la
soppressione delle aziende di soggiorno e turismo.
Passiamo ora ad un altro argomento.....
PRESIDENTE. Onorevole Tricoli, le ricordo che le rimangono due
minuti.
L'ho avvertita prima perchè la Presidenza vuole che tutti
rispettino il Regolamento.
TRICOLI. Ho quasi finito, signor Presidente.
Abbiamo atteso a lungo, signor Presidente della Regione, la
presentazione delle schede tecniche da parte del Governo a
sostegno di una tesi così ardita da risultare inverosimile se non
addirittura un vero e proprio infortunio politico dalle quali si
potesse evincere il reale risparmio che questa finanziaria
avrebbe determinato. Ma l'attesa fu vana. Ancora oggi abbiamo
solo alcune schede presentate dall'Assessore per il bilancio e le
finanze che naviga solitario in mezzo al mare in tempesta
incurante del fatto che i suoi colleghi stanno affondando.
Ma questa ahimè non è una regata solitaria, bensì una
competizione in cui ogni assessore è il membro di un equipaggio.
Invece sono vittime del desiderio insano di emulare il nostro
Giovanni Soldini non rendendosi conto di essere non nei panni del
velista italiano bensì in quello meno fortunato della collega
francese Isabelle Autissier che affonda nel bel mezzo dell'Oceano
Pacifico.
Non posso augurare a loro, bene inteso dal punto di vista
politico e non sicuramente personale per la simpatia che ho nei
confronti di tutti, la stessa fortuna di un provvidenziale
salvataggio, ma anche dalle tabelle incomplete prot. n. 7181
dell'Assessorato Bilancio e Finanze, fino ad oggi le uniche
depositate in Commissione, si giunge ad un risultato molto
lontano da quello famigerato, famoso dei 1000 miliardi.
Infatti da queste schede depositate in Commissione si evince
che: degli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 13, 14, 15,
16, 17, 18, 20, 21, 22, 24, 25, 28, 29, 30, 31, 33, 35, 36, 37,
38, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54 la
minore spesa e la maggiore entrata è pari a lire 0.
L'articolo 8 prevede una entrata di 3.100 milioni e una
spesa di 30 miliardi, scusate c'è un errore, prevede una entrata
di 100 miliardi e una spesa di 30 miliardi con un saldo netto
contabile di più 70 miliardi, ma si affretta a precisare
l'Assessorato in questa tabella che tale stima è attualmente al
vaglio dell'Assessorato Territorio e Ambiente, pertanto è
suscettibile di variazione.
A parte la considerazione che attenderemo a lungo questo
vaglio, credo inverosimile questa stima, certamente per il
bilancio attualmente in gestione per i tempi lunghi di una simile
operazione.
L'articolo 12 prevede un risparmio sul bilancio di 14.245
milioni, per la privatizzazione delle terme e la soppressione
delle aziende di soggiorno e turismo.
L'articolo 19 concernente l'attenuazione della rigidità
della spesa consentirà una minore spesa di 4 miliardi 613
milioni.
L'articolo 23 sulla riduzione dell'acquisto beni e servizi è
di L. 13 miliardi 711 milioni.
La soppressione del Fondo concessione prestiti al personale
comporta una minore spesa di lire 25 miliardi ed entrata minore
di 8 miliardi 600 milioni con un saldo positivo di 16 miliardi e
400 milioni.
L'istituzione del part-time un risparmio ipotetico di 17
miliardi e mezzo.
L'articolo 32 una minore spesa di 8 miliardi 64 milioni.
L'articolo 34 un risparmio di 470 milioni.
Il 39 un contenimento per 12 mila 500 milioni.
Le variazioni di entrata rispetto al bilancio in gestione
ammontano dunque a 109 miliardi 800 milioni, mentre le variazioni
di spesa a meno 69 miliardi 284 milioni.
Per un complessivo beneficio per il bilancio regionale di
179 miliardi e 84 milioni. Ammesso che il vaglio dei 100 miliardi
che vi rendete conto in una mini manovrina di questo tipo, non
sono spiccioli, abbia un esito positivo. Ma le calende greche,
cari colleghi, sono ancora lontane, e dunque attendiamo questo
vaglio.
Ecco la verità, quella dei numeri nuda e cruda, solo una
stampa poco attenta, forse così pigra da non avere mai letto
queste tabelle, forse compiacente, chissà, poteva pompare questa
legge che ancora tiene in piedi un Governo che non esiste e si
badi bene: il raffronto non è fra i 413 miliardi e il bilancio
del 1998 perché se noi non approviamo questa finanziaria, noi
abbiamo una minore entrata e una maggiore spesa pari a 179
miliardi e 84 milioni non a 413 miliardi perché il bilancio
depositato per il 1999 rispetto a quello del 1998 già contiene un
contenimento della spesa che complessivamente ammonta a circa
1700 miliardi come fondi regionali.
Ecco la verità, quella dei numeri Signor Presidente, Signor
Presidente della Regione, visto che i suoi Assessori sono
impegnati altrove e non hanno tempo di stimare il risparmio del
bilancio del 1999 direttamente derivante da questa manovra,
direttamente significa con una esclusione di altri fattori come
per esempio la rideterminazione degli interessi passivi a vario
titolo posti a carico del bilancio regionale, ovvero la stima
definitiva del disavanzo primario di gestione. Azzarderò io un
pronostico: il risparmio che gli uffici potranno contabilizzare
nella nota di variazione propedeutica all'esame del bilancio, che
naturalmente dovrà essere fatto prima dell'approvazione del
bilancio stesso, non supererà, cari colleghi, gli 80 miliardi.
Questo è un pronostico - domenica non ho vinto alla schedina
del totocalcio, però in questo caso probabilmente il pronostico
potrà essere più preciso -.
'Tanto rumore per nulla', direbbe Shakespeare. Ciò
naturalmente sulla carta. Facciamo un esempio: privatizzazione
delle Terme di Sciacca e Acireale; il Governo prevede che questa
privatizzazione comporterà un risparmio di alcuni miliardi. Già
nel 1999 rispetto al bilancio di previsione attuale e quindi
nella variazione toglierà queste somme. Ma ciò non significa che
già in commissione o in aula, ovvero poi in sede di variazione di
fine anno queste somme non vengano reintegrate. Noi avevamo
proposto un emendamento che predeterminava per legge sostanziale
la spesa per il triennio 1999-2001, così come lo aveva previsto
il Governo in queste tabelle, bruciando dunque alle spalle le
navi e impedendo ripensamenti e retromarce .
La maggioranza, onorevoli colleghi, ha bocciato questo
emendamento, perchè: è fin troppo facile intuirlo. La maggioranza
stessa è scettica, il Governo stesso è scettico sui tempi di
privatizzazione, e se la stessa privatizzazione si fara mai In
Sicilia si sa, quando il privato non è amico, si adombrano
interessi mafiosi per non perdere i privilegi e le posizioni
acquisite. Ieri era il Presidente della Regione che per
soddisfare le camarille del sindaco di Sciacca che da grande vuol
fare l'imprenditore, convocava in pompa magna una conferenza di
servizi per bloccare la vendita di terreno SITAS a imprenditori
siciliani, e disponeva l'invio del verbale alla Procura della
Repubblica con l'intento di impedirne la vendita al migliore
offerente e favorirne così la cessione al comune di Sciacca, alla
faccia del risanamento finanziario....
PRESIDENTE. Onorevole Tricoli, la prego di concludere in
quanto lei sottrae agli altri deputati la possibilità di parlare,
con grave pericolo per la tutela dei diritti dei deputati.
TRICOLI. Ha ragione signor Presidente... Dicevo, dal
fallimento della Regione imprenditrice, questo Governo ne trae
una singolare conclusione: l'imprenditore è meglio che lo faccia
il comune. Complimenti, chissà quanti scienziati economisti e
finanzieri ci saranno voluti per uno studio così complesso e
articolato. Cosa poi ne avrebbe fatto il comune di Sciacca è un
mistero, per alcuni, mentre per i ben informati pare che ci fosse
già un accordo sottobanco con imprese concorrenti che per non
cacciare i soldi hanno preferito la via politica anzichè quella
economica per il conseguimento del risultato.
Strana terra la Sicilia. Ma 'Chi di spada ferisce, di spada
perisce' e così di fronte alla privatizzazione dell'EAS,
Rifondazione comunista e i sindacati aziendali gridano subito
agli interessi mafiosi che il Governo in qualche modo
agevolerebbe. Proprio strana terra la Sicilia
Devo dire, e concludo veramente per onestà intellettuale,
che nella relazione programmatica si riconosce alle leggi
finanziarie numero 6 del 1997 e 5 del 1998, delle quali il
sottoscritto era proponente nella qualità di Assessore per il
bilancio e le finanze, di essere improntate all'obiettivo di
graduale riequilibrio della finanza pubblica regionale.
Tuttavia aver voluto anticipare il risultato economico di
gestione è un'operazione propagandistica che non aiuta a far luce
sull'attuale situazione di bilancio, ma tende semplicemente a
occultare una verità certamente molto diversa da quella
dissimulata da questo Governo.
Sui singoli articoli interverrò chiaramente in seguito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Beninati. Ne fa
facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevole Presidente del Governo,
onorevoli colleghi, l'intervento che mi appresterò a fare sarà
disordinato nei passaggi, ma mi si consenta, è conseguenziale
così come ha operato questo Governo nel formulare la finanziaria
e le procedure che si sono consumate per la sua approvazione in
seconda commissione.
Ormai è un tema che si ripete da quando io sono deputato,
come altri, da due anni e mezzo e desidero, caro Presidente,
avere chiaro una volta per tutte a cosa servono i passaggi nelle
commissioni di merito. In particolare, io parlo della IV
commissione di cui faccio parte, l'attuale minoranza è stata fin
troppo paziente alle continue assenze della maggioranza per le
votazioni degli uffici di presidenza e quindi ha impedito
materialmente di iniziare a svolgere i lavori della commissione,
poi si dice che erano trascorsi i tempi dei 10 giorni in cui la
finanziaria era in commissione. Allora, qui bisogna essere
chiari. Non si può giocare su queste cose anche perché l'attuale
minoranza in Commissione è stata sempre presente, ma era
impossibilitata a iniziare a studiare e a valutare la finanziaria
in quanto la maggioranza non permetteva di chiudere gli uffici di
presidenza. Tanto è vero che si è deciso, per senso di
responsabilità, visto che il Presidente della commissione aveva
correttamente, ma certamente in autonomia, fatto una miriade di
audizioni per non mortificare la stessa persona la minoranza ha
permesso di audirle in quanto solo noi siamo stati presenti alle
audizioni di queste persone e piccola parte della maggioranza,
devo dire.
Allora, Presidente, io sostengo che è stato mortificato il
lavoro del commissari, della commissione, che impossibilitati in
quanto la Presidenza e l'attuale maggioranza non permetteva di
iniziare i lavori sulla finanziaria, quasi volendo che decorresse
questo termine. Questo è mortificante e quindi devo dire, e lo
ribadisco, che quanto da me detto possa essere anche accertato
dalle registrazioni in IV commissione dove si era sempre
presenti, ma si era impediti da continui rinvii chiesti dalla
maggioranza a poter esercitare i propri pareri. Questo è un
discorso, Presidente dell'Assemblea, che lei deve porre una volta
per tutte con l'ufficio con tutte le competenze che l'Assemblea
ha, perché altrimenti noi continuiamo a prenderci in giro e non
ritengo che chiunque partecipi in una commissione si possa
sopportare nottate, si possa sopportare dei sacrifici per poi
vedere vanificato il proprio lavoro.
Era responsabilità della maggioranza e quindi
irresponsabilità della maggioranza in questo caso non aver
permesso che si potesse iniziare a lavorare in IV commissione;
una volta mancò l'onorevole Mele, una volta mancò l'onorevole
Pellegrino, ed era il momento in cui si doveva andare a
formalizzare gli uffici di Presidenza.
Quindi, non me ne si voglia, ma io personalmente mi tolgo
questa responsabilità sui ritardi che la commissione ha
perpetrato e il Presidente, che non vedo qui, ma che certamente
potrà dire se è vero quanto da me sostenuto, deve anche prendere
atto che più volte ha dichiarato che grazie alla minoranza si
poteva audire persone che lui aveva convocato senza neanche
sapere se poi la maggioranza c'era ad audire le stesse persone.
Ritengo di ricordare che il Presidente Adragna ha ritenuto
di predisporre proprio un calendario di audizioni per i problemi
specifici. Ban corretto, ha fatto bene. E' venuto il Presidente
dell'AST, dell'EAS, i sindacati, i direttori delle aziende, gli
albergatori, anche perchè si era dimenticato - devo dire che fui
io a richiedere che gli albergatori fossero presenti, è inutile
negarlo - ma oggi se c'è un po' di turismo in questa terra è
grazie agli alberghi che lo possono ospitare non certamente alle
iniziative della Regione che sono lacunose. Quindi, ci si era
dimenticati proprio dell'artefice del turismo in Sicilia
Ebbene, c'erano anche i costruttori, i sindacati edili,
abbiamo fatto audizioni di tutti i tipi. Ora mi domando, signor
Presidente, a cosa sono servite queste audizioni se quanto da
essi manifestato - che è servito per darci anche degli
aggiornamenti o delle motivazioni su come il Governo si stava
muovendo su articoli di loro pertinenza, in buona parte condiviso
dai membri della Commissione da lei presieduta, presidente
Adragna - non è stato minimamente ascoltato in seconda
Commissione. Cioè noi abbiamo fatto delle proposte, degli
articoli, degli emendamenti ma non su iniziativa nostra, li
abbiamo fatti perchè abbiamo ascoltato queste persone. Allora
diciamolo chiaramente, se il presidente Adragna e questa
maggioranza vogliono prendere in giro le persone che vengono in
Commissione che lo dica, non le incontri, non le faccia venire,
perchè più volte noi abbiamo preso atto di alcune iniziative che
forse il Governo stava andando a fare improprie, le abbiamo
riconosciute valide, il risultato è che nella finanziaria
rimodulata non ce n'è traccia, quindi, abbiamo preso in giro
queste persone. Abbiamo fatto perdere giornate intere al
presidente dell'EAS, al presidente dell'AST, ai sindacati, ai
costruttori, li abbiamo fatti venire inutilmente e questo
certamente non lo abbiamo richiesto noi della minoranza, lo ha
richiesto il presidente della IV Commissione oggi appartenente
alla maggioranza.
Io di queste responsabilità non ne voglio minimamente e
dichiaro apertamente di non aver mai richiesto la convocazione di
queste persone che, se fatte venire in commissione, devono essere
quanto meno ascoltate e ricordo a tutti che li abbiamo ascoltati
solo quelli della minoranza, perchè la maggioranza era assente.
Allora, noi da un lato abbiamo chiesto loro di venire,
dall'altro li abbiamo ascoltati, abbiamo condiviso alcune cose
però di queste non c'è traccia minima.
Allora, io dico che non è un metodo, non tanto di scelte
politiche, io penso che sia anche un modo di educazione di non
far venire le persone per poi prenderle in giro.
Io mi dissocio da questo modo e da questi comportamenti che
continuano a perpetrarsi nelle commissioni. Qui si invitano tutti
per ascoltarli e poi non tenerne minimamente conto.
E' una vergogna. Questa non è politica, questo è raggirare
le persone invitate, e lo denuncio apertamente.
Rammento presidente che le audizioni da lei volute sono
state possibili grazie alla presenza della minoranza, che ha - lo
ribadisco - in più occasioni mantenuto il numero di cinque
commissari. Sarebbe stato mortificante per lei che aveva
convocato le audizioni far mancare il numero di cinque commissari
e credo che lei stesso, caro presidente Adragna, lo debba
riconoscere.
Io ora invito il Presidente del Governo a rispondere ad
alcune mie richieste. Onorevole Presidente, ha letto la
finanziaria? La condivide?
Personalmente ritengo che i cittadini siciliani devono
sapere che dei continui proclami, che lei e il Governo di cui fa
parte in questi giorni, in questi ultimi mesi hanno fatto
sistematicamente sui giornali, non c'è traccia; di tutto quello
che si è proclamato non c'è traccia.
Mi rivolgo in particolare all'assessore Rotella e
all'assessore Battaglia.
Hanno più volte manifestato che in Sicilia, tanto più
l'assessore Rotella, c'è ritardo nei trasporti, nel turismo ed in
tutto ciò che riguarda opere ed infrastrutture di sua competenza.
Beh, io mi domando, a questo punto, riguardo alle competenze
dell'assessore Rotella, ma cosa c'è sulla finanziaria in merito
ai trasporti? C'è ben poco. E in merito al turismo? C'è ben poco.
All'onorevole Battaglia, che ripresenta un disegno di legge
fotocopiandolo totalmente da un altro presentato dal sottoscritto
salvo piccoli aggiustamenti.
Come mai nella finanziaria non si iniziava anche a prevedere
qualcosa relativa al recepimento della legge, che in effetti già
da luglio il sottoscritto, in meno di tre mesi, aveva
riformulato, quando era assessore, aveva presentato in Giunta e
trasmesso alla Commissione?
E' un problema serio il commercio in Sicilia.
Quindi, non è che ci vuole molto, a recepire con modifiche
o senza, basta recepire la legge e modificare quelle tre, quattro
cose che si è un po' condiviso di modificare. Ma di tutte queste
cose, non c'è traccia dentro la finanziaria.
Non mi dilungo sulla Merloni ter: il Presidente della
Regione, secondo le proprie e giuste linee direttive di
programma, sblocca i cantieri; ma lui non sbloccherà nulla,
perché i problemi sui lavori pubblici continuano ad essere
sempre più complessi.
Pertanto, mi domando: cosa ci voleva in questa finanziaria
a parlare della Merloni ter?
Non penso che ci voleva molto, visto che si è parlato della
Galli.
Allora, io dico che qua c'è contraddizione: per alcuni
argomenti c'è interesse a fare, per altri no. Per esempio, nel
settore delle acque, che è un settore serio, il Governo ha
ritenuto di fare proprio un articolo, anzi un comma, un
paragrafo, un titolo sulla legge Galli, su altre leggi con le
quali si dice che si vuole riformare in Sicilia, si vuole fare da
giorni, se ne parla, si deve fare tutta una questione.
Sul riordino urbanistico, che affronta una tematica seria,
se non si mette mano sia all'urbanistica che ai lavori pubblici,
non potremo mai fare nulla in Sicilia, perché è tutto bloccato,
proprio perché non c'è uno studio attento e non si è pensato, e
questa era anche un'occasione, di cercare di entrare nel merito
su alcune argomentazioni di questi settori, perché qualunque
iniziativa produttiva che va a svolgersi in questa terra passa da
norme che riguardano l'urbanistica e passa da norme che
riguardano i lavori pubblici, quindi, tutto il resto è
conseguenziale.
Su questo non c'è una parola, anzi, c'è qualcosa che secondo
me complicherà ulteriormente i lavori e di cui dopo riferirò.
Colgo l'occasione, perché se ne è fatto un gran parlare,
anche sul problema del riordino urbanistico nei 150 metri dal
mare.
Vorrei chiarire una volta per tutte, essendo stato primo
firmatario dell'emendamento in quarta Commissione, di cui poi si
è fatto un gran parlare, certamente senza conoscere i fatti, le
motivazioni.
Intanto, tengo a precisare che l'emendamento non fu mai
presentato e depositato, fu solo dal sottoscritto predisposto,
nel momento in cui fu audito l'assessore Lo Giudice in merito
alla sua rubrica, anche se poi onestamente se n'è parlato e
l'assessore Lo Giudice ha predisposto emendamenti sui lavori
pubblici.
C'è veramente un po' da ridere: c'è quasi stato un conflitto
in quarta Commissione fra le competenze dell'assessore Lo Giudice
e quelle dell'assessore Lo Monte, cioè noi abbiamo parlato con Lo
Giudice sul territorio e l'assessore Lo Giudice ha presentato
emendamenti suoi su proroghe della legge sui lavori pubblici, su
proroghe della legge sulla progettazione con la legge 21, che non
c'entrano totalmente nulla, mentre abbiamo parlato con
l'Assessore per il territorio, con l'Assessore per i lavori
pubblici sulla legge Ronchi, anche se poi non abbiamo potuto
parlare, che è competenza dell'Assessore per il territorio.
Certamente, la confusione esiste veramente e invito nella
ripartizione, se c'è ancora tempo, di stare attenti anche in
queste cose; la legge Ronchi che è competenza del territorio è
stata assegnata per competenza all'Assessore per i lavori
pubblici, il problema, invece, inerente ai lavori pubblici l'ha
affrontato l'Assessore Lo Giudice.
Per la legge Galli sono entrambi competenti, il risultato è
stato che non è stata neanche messa, perchè alla fine ci si è
resi conto da parte del Governo, di avere commesso qualche errore
perchè, onestamente, sulla legge Galli che oggi non c'è più,
guarda caso, diciamolo pure, c'è stato un conflitto tra i due
Assessorati e questa è la verità, c'è chi la pensava in un modo,
chi in un altro; la legge Galli è stata presentata dall'Assessore
competente, che era in quel caso l'Assessore Lo Monte, con alcuni
criteri non condivisi dall'Assessore Lo Giudice, prova ne è che
della legge non se ne è parlato, che nella rimodulazione della
finanziaria non c'è nulla di questo. E questa è la prova
lampante che anche questa norma o questo articolo o questo comma
è contrastata nel Governo stesso.
A chi devono andare le competenze? Mi sembra di ripercorrere
quella mozione da me presentata, sui dissesti idrogeologici che
fu presentata dall'Assessore Lo Giudice mentre le competenze sono
dell'Assessore per i lavori pubblici Lo Monte.
Mi sembra che un minimo di chiarezza anche sulle deleghe e
su chi deve affrontare e deve dare delle risposte vada fatta,
anche perchè in un particolare articolo, l'articolo ex 16 della
finanziaria, oggi non saprei comunque, quello che riguarda i
ribassi d'asta, si sono tolte le competenze a chi dovrebbe
rispondere, mi scusi onorevole Piro, accentrando tutto sul super
Assessorato che lei vorrà formare con questo articolo, così come
è proposto da lei; perchè, che noi i ribassi d'asta delle opere
pubbliche, oggi previste per norma che vanno e ritornano a tutte
le rubriche degli Assessorati che finanziano le opere, decidiamo,
si decide con quell'articolo che vengono totalmente accentrate ad
un Assessorato, il suo nella qualità oggi, il suo forse, tra
qualche giorno di qualche altro, ma al Bilancio io credo che non
ha senso perchè andiamo a complicarci la vita, perchè poi
nell'articolato stesso c'è pure scritto che su richiesta dei vari
Assessorati, l'Assessorato del bilancio può concedere i
finanziamenti delle perizie.
Allora, io dico se il Governo è unico e se gli Assessorati
hanno delle competenze su questo, se finanziano le opere per
competenza, non capisco perchè i ribassi devono ritornare
all'Assessorato del bilancio, e poi l'Assessorato del bilancio
valutare le richieste dei vari Assessori, se finanziare o meno
delle perizie; non penso che abbia nè le competenze per farlo, in
quanto gli uffici tecnici nei vari settori degli Assessorati
hanno tecnici per farlo, il bilancio ha solo tecnici per il
bilancio, non certamente per valutare se le perizie sono da
finanziare o non sono da finanziare.
Noi, dunque, complichiamo ulteriormente, andiamo contro il
decentramento perchè anche qui bisogna avere le idee chiare, se
da un lato si dice di decentrare ai comuni, dall'altro togliamo i
fondi dei ribassi d'asta ai comuni per accentrarli tutti alla
Regione, guarda caso, in un unico Assessorato, neanche ai vari
settori delle Amministrazioni, in un unico Assessorato; il
bilancio, è totalmente contro ogni norma di accelerazione e
rapidità della spesa. Infatti, io insieme ad altri colleghi -
non ho remore a dirlo: insieme all'onorevole Giannopolo - abbiamo
previsto la soppressione di questo articolo.
Di questo articolo non vi è traccia dentro questa
finanziaria, in quanto è una norma che, certamente, non si
capisce per quali motivi l'Assessore per il bilancio ha voluto
riformulare contro ogni logica di aumentare, invece, le risorse
per i comuni, per i fondi a rotazione; anche qui su tutto ciò che
riguarda l'agenda 2000, di cui si parla tanto, ma il Governo si è
posto il problema chi dovrà fare questi progetti e con quali
fondi?
Qui si parla: si sta lavorando, l'Agenda 2000, si sta
iniziando a fare grandissimi incontri, ma con quali fondi i
comuni daranno e potranno conferire incarichi ai progetti di
opere pubbliche?
Ebbene, questa norma, la rimodulazione dell'articolo 16,
guarda caso arriva proprio in soccorso dei comuni, perché rimette
in moto tutto ciò che oggi non arriva più ai comuni, che sono i
ribassi d'asta delle opere pubbliche.
Addirittura, la norma attuale non prevede che possono
ritornare anche come ribassi d'asta tutte le opere finanziate con
progetti in corso della legge 21, questi resterebbero alla
Regione. Quindi, si è previsto in questo emendamento, che è stato
da me ripresentato, la possibilità di utilizzare anche ribassi
d'asta dei progetti in corso approvati con la legge 21.
E ritorno ai 150 metri dal mare, anche se purtroppo avrei
altre cose da dire, e dico chiaramente che il sottoscritto non è
colui che vuole tutelare gli abusivi - chi sostiene questo mente
- il sottoscritto vuole fare una volta per tutte, ha proposto di
fare chiarezza su questo argomento, perché si sa benissimo che è
un argomento problematico, e lo vediamo tutti, ma non è mai stato
affrontato, non lo si vuole affrontare. E allora siccome già la
legge 37/85 prevede gli strumenti per affrontarlo, i sindaci sono
stati inadempienti perché non hanno mai attivato i piani di
recupero. E i sindaci si devono assumere la propria
responsabilità Abbiamo previsto con altri parlamentari del mio
Gruppo un aggiustamento a quell'emendamento di sospensiva,
proprio entrando nel merito in tre quattro commi, e chiarire e
rifarsi ai piani di recupero, che i sindaci inadempienti non
hanno fatto.
Inoltre, poichè la legge 17/94 bloccò la possibilità di fare
piani di recupero ci ritroviamo in presenza di anomalie, anche
perché, lo ricordo a tutti, questo non è un vincolo urbanistico
ma un vincolo nato nel 1976 con una norma turistica, quasi a
voler, dopo un certo periodo, non far nascere più villaggi
turistici lungo le coste, quasi a voler bloccare.
Tutto ciò che si è fatto prima andava bene, di tutto ciò che
si poteva fare dopo si è detto che di queste cose non se ne fanno
più, quasi a creare un monopolio.
Allora io ricordo a tutti questo: abbiamo dei comuni che in
effetti hanno fatto gli strumenti urbanistici e hanno
regolarizzato queste situazioni, il comune accanto non lo può
fare perché è stato inadempiente o lo è stato l'amministratore
del tempo. Non è giusto E allora mettiamo in moto tutti quei
meccanismi regolamentari per recuperare questi immobili, per
riaprire questi termini; nessuno vuole che case che sono
obbrobriose restino. Ma si abbia il coraggio di demolirle
Ma se non si fa questo è inutile parlare che si è a favore
della demolizione quando non si fa nulla non solo per affrontare
il problema ma per demolire le case. Anche perché, lo ricordo a
tutti, i sindaci dal 1994 in poi hanno avuto forse un ruolo
politico di altra natura e allora se si vogliono demolire le case
si devono aprire delle inchieste per quei sindaci che non l'hanno
fatto, perché già dal 1994 la legge 17 lo prevedeva: o
recuperiamo e rimettiamo in ordine tutto o altrimenti apriamo
inchieste.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Briguglio. Ne ha
facoltà.
BRIGUGLIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
discussione odierna sulla finanziaria ci induce a qualche
riflessione che va ben oltre la finanziaria. E la prima di queste
riflessioni è sicuramente quella di un paesaggio veramente
insolito nel nostro Parlamento, su cui forse qualche parola è
necessario spendere, cioè della necessità di fare chiarezza e di
fare anche una operazione verità che in qualche modo dobbiamo
fare nostra.
Abbiamo un governo di minoranza che presenta una finanziaria
che ha l'ambizione di andare ben oltre l'obiettivo e la finalità
che una finanziaria si deve porre.
Una finanziaria che disegna quasi un nuovo modello
parlamentare, un Parlamento che non fa più leggi, che si riduce
quasi ad una assemblea dei soci di una associazione culturale che
fa una volta l'anno un bilancio e una sola legge sostanziale che
finisce per assorbire in un unico atto normativo quelli che sono
i desiderata di un governo, che si atteggia quasi ad essere un
esecutivo che ha una grande maggioranza, che è sostenuto da
grande consenso, che ha dinanzi a sé un futuro e un futuro
piuttosto lungo e consistente.
Questa finanziaria contiene in sè, direi nei suoi propositi,
direi anche nella supponenza e nell'arroganza che la ispira e che
ispira anche i comportamenti di questo governo almeno sei o sette
grandi riforme che presuppongono l'impegno di una vera e propria
legislatura.
Non è una finanziaria. Abbiamo una riforma del bilancio e
della contabilità, una vera e propria riforma dei beni culturali,
una riforma delle acque, riforme pur parziali in materia di
lavori pubblici, territorio e ambiente, agricoltura, con
provvedimenti di merito di cui il riflesso finanziario in qualche
modo è soltanto l'alibi.
Questa è la grande operazione E peraltro nei corridoi se ne
parla, ne parlano anche i funzionari, che in qualche modo girano
intorno agli ambienti di governo, ne parlano e ne parlano come di
una mega riforma di cui in qualche nodo l'opposizione non si è
avveduta, non s'è accorta e che dovrebbe passare sotto il manto
della finanziaria.
Cioè, si è in qualche modo saltato il passaggio nelle
commissioni di merito e la discussione nelle commissioni di
merito si collega proprio a questo discorso, a questo progetto, a
questo modo di andare avanti.
I governi nazionali di centrosinistra hanno inventato, dopo
tanti anni di vita parlamentare, le leggi delega per saltare il
controllo dell'opposizione. Lo Statuto siciliano questo non lo
consente e allora si è inventata una finanziaria onnicomprensiva
che salta il giudizio delle commissioni di merito e che, difatto,
questo è un precedente pericoloso, esautora il Parlamento perchè
noi non abbiamo più da discutere nulla in materia di beni
culturali, di territorio e ambiente, di lavori pubblici, di
riforma del bilancio, di riforma anche del demanio della Regione,
addirittura, delle acque, perchè tutto affidiamo a questa
finanziaria che non ha potuto avere l'approfondimento, la
discussione di merito da parte delle commissioni, la cui funzione
istituzionale e naturale è proprio quella di discutere le leggi
di settore, perchè di questo si tratta, di un coacervo di norme
di settore a cui successivamente viene data una cornice
finanziaria.
L'obiettivo è molto scoperto, da un punto di vista politico;
abbiamo assistito nei mesi scorsi dinanzi a un Governo - ha
detto bene stamattina l'onorevole Tricoli - a un Governo che
nella buona sostanza non ha fatto nulla e ha un'origine che ben
pochi governi in negativo possono vantare, e cioè di un
Presidente della Regione che non ha avuto il consenso della
maggioranza dei deputati di quest'Aula, e così per molti
componenti del Governo, e che ha giocato sul piano della
comunicazione, il Governo che in questi mesi non ha fatto e non
ha prodotto niente, salvo che una legge-voto, ma originato da un
lavoro della Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano e
che adesso abbiamo visto - ce ne siamo dimenticati - quali
effetti, abbiamo dibattuto a lungo quali effetti ha prodotto il
Parlamento nazionale, ancora non l'ha presa nella considerazione
che merita, e la famosa dismissione degli enti che era una legge
che era passata per i due governi precedenti di centro-destra.
Adesso, devo dire, con la collaborazione di qualche organo
di stampa - io non me ne voglio assolutamente dolere - però, chi
sfoglia qualche giornale di rilevanza regionale nota che c'è il
tentativo - il disperato tentativo - di gonfiare e di enfatizzare
anche le piccole, minime iniziative di questo Governo.
E noi immaginiamo, io credo che - onorevole Piro, ce la
dobbiamo dire tutta a fino in fondo - immaginiamo che, se la
'finanziaria' dovesse passare, l'indomani sarebbe propagandata e
venduta da questo Governo e dalla maggioranza di centro-sinistra
come la madre di tutte le riforme. Se, per iniziative
legislative ben di più piccolo spessore, si è fatta un'operazione
di grancassa sugli organi di informazione, immaginiamo che cosa
poi si dovrebbe dire, come dovrebbe essere enfatizzata
l'approvazione di una finanziaria che è propagandistica, come è
stato dimostrato questa mattina anche dall'onorevole Tricoli,
perchè poi i risultati da un punto di vista finanziario sono ben
miseri e - devo anche dire - sono sicuramente al di là delle
operazioni da Minculpop, è un'operazione che non riporta, non
risolve certamente i grandi problemi finanziari della nostra
Regione. Quindi, per noi è un'operazione di cosmesi, noi
crediamo che questa finanziaria sia del tutto superflua e
risponda esclusivamente all'autoreferenzialità, alla necessità
che questo Governo giustifichi la propria presenza.
Adesso bisogna, io credo, prendere coscienza di questo e
comprendere comunque che c'è questa grande sproporzione tra il
mandato, fra il consenso, fra il progetto, fra la capacità che
questo Governo ha di incidere effettivamente nella vita regionale
siciliana, per carità, anche con quei limiti che un governo, ma,
ancor peggio, un governo di minoranza incontra, con le difficoltà
che hanno incontrato anche i governi precedenti e sarebbe
paradossale pensare che laddove non sono riusciti governi che al
di là della loro appartenenza politica, al di là della loro
maggioranza, si sono scontrati con problemi di struttura, con una
maggioranza parlamentare ben più ampia.
E, direi, in qualche modo un atto di arroganza pensare che
lo possa fare un governo che vive asfitticamente alla giornata,
vive un quotidiano che non ha futuro e che non ha progetto. E
allora, al di là di questo, c'è soltanto il tentativo anche fra
le norme, lo voglio dire con molta chiarezza, dietro il tentativo
della privatizzazione dell'AST e dell'EAS, vengono addotte certo
anche delle ragioni e delle motivazioni di merito che però non
valgono per altro tipo di enti. Per le aziende di soggiorno non
viene sancita la soppressione, ma soltanto viene dato incarico
per poi procedere successivamente alla soppressione. La verità è
che c'è la volontà chiaramente politica in qualche modo di
decapitare gli organi di gestione di due enti che sono stati
nominati dai governi di centro-destra per poterli in qualche modo
riportare a ragione in termini politici. Perchè di questo si
tratta. Perchè poi il rifiuto, allora, di adottare gli stessi
metodi per altri enti, per altri comitati, collegi e così via,
che meriterebbero lo stesso tipo di trattamento, in realtà ci si
comporta poi diversamente. Sono stati individuati questi grandi
enti secondo una linea leninista che ha seguito il Governo
nazionale, che è quella di occupare questi enti dando
un'apparente giustificazione di riforma pesante.
Al di là di queste intenzioni propagandistiche, e anche in
qualche modo di occupazione politica, noi non vediamo
assolutamente niente; non c'è una volontà riformatrice che
dovrebbe in tutte le direzioni e che soltanto un governo
autorevole avrebbe potuto fare e che risparmia, lo dicevo prima,
enti a cominciare da istituti autonomi per le case popolari,
l'Ircac, che si permette peraltro anche delle spese
propagandistiche, che stampa anche un bel giornale che ci arriva,
un giornale che fra l'altro si espone anche a considerazioni
politiche, che fa anche considerazioni politiche, mentre manca la
finanziaria di quei contenuti - e anche in qualche modo i titoli
di questa legge fondamentale lo dimostrano - mancano di quei
contenuti che avrebbero dovuto in qualche modo dare un contributo
importante ai grandi problemi dello sviluppo e dell'occupazione
nella nostra Regione.
Non credo che sia un caso che soltanto una norma e soltanto
un articolo - ma ritornerò su questo, onorevole Piro, perchè qui
non siamo in Commissione "Bilancio" dove i deputati che non ne
fanno parte quasi vengono richiamati se si permettono qualche
osservazione, siamo in una libera Aula parlamentare, quindi è mio
diritto e mio dovere anche dire alcune cose -, abbiamo soltanto
un articolo che parla di lavoro e di occupazione.
Non abbiamo nessuna norma in materia di turismo e non
abbiamo altre norme in materia di attività produttiva a
cominciare da commercio, artigianato che, in qualche modo,
avrebbero potuto essere interessati da disegni e da progetti di
riforma profonda. L'unica norma che poi conferma questa
tentazione di un Governo che obiettivamente è un governo "nano"
da un punto di vista politico, ma che è stata presentata in
Commissione "Bilancio", fu quella di abrogare sostanzialmente la
legge n. 30 del 1997. E soltanto dinanzi alla reazione della
minoranza in Commissione "Bilancio" questo emendamento è stato
ritirato dal Governo che avrebbe voluto limitare al 31 dicembre
di quest'anno l'efficacia, la portata e gli effetti della legge
n. 30 del 1997. Di ciò parleremo anche in seguito durante questo
dibattito e anche nel confronto con la pubblica opinione.
Una finanziaria che pensa di potere perseguire obiettivi di
sviluppo, di riforma profonda della nostra Regione eliminando con
un colpo di spugna una legge di questo Parlamento, una legge che
si ascrive all'attività dei precedenti Governi e dei Governi di
centro-destra, ma che sicuramente è un modello a cui si è
ispirato anche il Governo nazionale, un Governo nazionale con un
Ministro del Lavoro che ha sicuramente fatto rimpiangere i
Ministri del Lavoro precedenti, già insufficienti e assolutamente
inconcludenti nella loro attività.
L'unica norma che abbiamo in questa finanziaria
sostanzialmente è quella di collegare agli effetti del disegno
normativo della legge 30 la legge 488 che è stata varata dal
Governo nazionale e che sostanzialmente non fa altro che
fotocopiare, in parte questo è avvenuto anche da un punto di
vista materiale, non soltanto l'ispirazione ma anche l'impianto
normativo della nostra legge 30: cioè quello di dare degli sgravi
contributivi alle imprese che fanno delle assunzioni. Allora da
un lato il Governo con questa norma collega la legge 30 alla
legge 488 nazionale (ma di quest'anno, del 1999) dall'altro tenta
di cancellarne gli effetti pensando in qualche maniera di operare
dei contenimenti della spesa; ma a carico di che cosa? A carico
delle imprese, degli obiettivi di sviluppo, dei disoccupati
siciliani che hanno la possibilità di trovare un'occupazione e un
inserimento stabile nel mondo del lavoro con una legge che dà la
possibilità alle aziende siciliane e non di venire a investire in
Sicilia con un abbattimento del costo del lavoro del 35%; di
ottenere per 6 anni, un tempo direi sufficientemente lungo per
assicurare anche degli investimenti, l'esenzione dal pagamento
dei contributi all'Inps, cioè di ottenere 6 anni di sgravi
contributivi.
Questa è l'unica proposta in negativo, è l'unico tentativo
che questo Governo in sede di finanziaria, in sede di Commissione
Bilancio ha fatto in materia di occupazione.
Allora, volendo tirare un po' le somme di questa finanziaria
da un punto di vista meramente politico, io credo che questo
Governo non abbia l'autorità politica nè morale per sostenere e
per presentare una finanziaria che abbia queste ambizioni e
sicuramente io ritengo che una riflessione sincera, autentica non
possa che portare il Parlamento a queste conclusioni.
Io credo che il lavoro sulla finanziaria possa essere un
buon lavoro preparatorio per il Governo che verrà, che noi ci
auguriamo al di là delle formule possa essere un Governo
autorevole, che abbia una larga base parlamentare, che abbia
degli obiettivi precisi e che abbia l'autorità per incidere
profondamente, senza guardare in faccia nessuno, operando a 360
gradi e senza intenti nè propagandistici e nè di parte, per
avviare la riforma della nostra Regione anche da un punto di
vista finanziario.
Allora questo può essere un buon lavoro preparatorio, una
dignitosa attività istruttoria da parte di questo Parlamento per
il Governo che dovrà venire, presto, io credo; in qualche modo la
imminenza di certi eventi politici lo fa già prefigurare.
Noi perderemmo soltanto del tempo, se pensassimo di potere
andare oltre questo. Infatti ci sarà un confronto duro nei
prossimi giorni, anche nelle prossime ore. L'opposizione ritiene
che il suo obiettivo politico sia quello di impedire
l'approvazione di una finanziaria che è una finanziaria in
negativo e presentata per di più da un Governo che non ha i
numeri nè aritmetici nè da un punto di vista politico per poterla
sostenere fino in fondo.
Il Governo faccia un atto concreto, che riporti alla
dimensione del momento politico che stiamo vivendo: ritiri questa
finanziaria, si vada presto a un bilancio che possa avere
l'apporto tecnico e politico di tutto il Parlamento e si dia alla
nostra Regione un bilancio serio, un bilancio che abbia degli
obiettivi immediati e non degli obiettivi di lungo periodo.
E allora questo lavoro forse sarà utile per un nuovo
Esecutivo che dovrà prendere presto il posto dell'attuale il cui
respiro ogni giorno diventa sempre più corto. Non parlo del
numero dei consensi, che quotidianamente si assottiglia sempre
più, ma dico che non ce la fa perchè non riesce ad affrontare, a
risolvere alcun problema reale, alcun problema strutturale,
nessuno dei grandi problemi che oggi travagliano la nostra
Regione.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al banco del
Governo vedo soltanto l'onorevole Piro C'era una volta una
canzone che diceva: "ancora una volta ho rimasto solo". La trovo
sempre solo
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze.. L'importante
che ci siamo io e lei.
CROCE. Questa è una cosa bella.
Signor Presidente, oggi inizia il percorso di una
finanziaria che io non so come chiamarla, se chiamarla Capodicasa
o Piro, o chiamarla Piro; potremmo comunque intitolare questo
capitolo della storia del nostro Parlamento: "Il timoniere
naviga a vista". Una finanziaria che, a parere di chi interviene
- e sul mio giudizio ritengo convengano moltissimi colleghi,
visti i risultati di queste ultime settimane nei lavori di
commissione - non è tale: ha già il fiatone prima di
intraprendere il suo cammino. Occorre infatti fare uno sforzo
notevole per comprendere e far comprendere ai siciliani quali
sostanziali differenze siano intervenute con l'amministrazione
Capodicasa in Sicilia. Mentre i mass media ci riferivano i
programmi di chi a parole intendeva voltare pagina e modificare
una Sicilia che appariva essere stata governata in modo dissoluto
e con storture, il disegno di legge che oggi giunge in Aula
mostra già nelle sue prime articolazioni tutta la
contradditorietà del Governo che lo ha partorito.
I presupposti per far sì che un tale provvedimento possa
essere messo a regime, così come invece proposto, ci sembrano
ancora non realizzati a regime, forse per essere in linea; e non
vado oltre. Senza una riforma della pubblica amministrazione,
senza la riforma elettorale e quella del bilancio, quali
sostanziali modificazioni riuscirà ad incidere? E su
provvedimenti importanti quali quello della riforma elettorale,
si è potuto notare la linearità comportamentale di chi da un lato
strombazzava a favore di una sostanziale e radicale modificazione
della struttura amministrativa siciliana, capace di dare
finalmente governabilità nella nostra terra, e dall'altra non
poteva che prendere atto della sua impotenza di fronte ai ricatti
dei miopi alleati.
La pur lodevole considerazione che si debba giungere entro
il 30 giugno di ogni anno alla definizione di obiettivi macro
economici in linea con i documenti di programmazione
economico-finanziaria comunitaria e nazionale allineando Palermo
e a Roma, a Bruxelles, senza avere nel frattempo semplificato e
ridotto i tempi e i modi della burocrazia, appare destinata a
naufragare o comunque a non produrre gli effetti sperati. Mentre
poi il nostro Presidente si affrettava ad assicurare il Ministro
Micheli sulla non opportunità dell'inserimento di uno specifico
provvedimento sulla regolamentazione del territorio (ma
sull'argomento tornerò più avanti), chiarendo che la finanziaria
non era un 'omnibus', chi ha avuto modo di leggere il testo
integrale nella sua stesura iniziale avrà avuto modo di notare la
sua corposità e la sua frammentarietà: un'elencazione di proposte
così sconnesse che non solo non tracciavano un percorso logico,
ma nemmeno lo lasciavano intuire.
Nel corso di un incontro con i cittadini della mia provincia
per discutere il contenuto di questa finanziaria uno di essi che
aveva avuto il piacere di leggerla, illuminò la platea con una
semplice ma certamente efficace considerazione: mi pare di avere
fra le mani il catalogo di un grande supermercato americano dove
si può trovare di tutto. Pur nella sua semplicità e nella sua
schiettezza il cittadino, a mio avviso, aveva colto nel segno: un
coacervo di proposte che altro non erano se non il disarticolato
contenuto di un provvedimento 'omnibus'; da qui anche lo sforzo
di cui parlavo prima dei cittadini siciliani di comprendere ed in
particolare di quelli che nel 1996 avevano determinato la
vittoria della compagine di centro-destra; della concreta
diversità di chi proponendosi al governo dell'Isola non si curò
affatto della qualità politica dei compagni di avventura.
E' poi opportuno ricordare che mentre l'articolo che
istituisce il DPEF (Documento di programmazione
economico-finanziaria) per la sua definizione prevede la
consultazione delle organizzazioni sindacali e delle categorie
del mondo del lavoro e della produzione, il cosiddetto primo
Governo siciliano di sinistra propose il testo in esame senza
nemmeno volerlo confrontare con le categorie sociali. Solo dopo
le dure e insistenti richieste dell'opposizione, infatti, vennero
previste le audizioni, dalle quali emersero suggerimenti e
riflessioni di notevolissimo spessore ed interesse. D'altra
parte, - consentitemi la battuta, ed è sempre la stessa - "il
lupo perde il pelo ma non il vizio": il popolo non conosce le
regole, deve essere educato; non occorre ascoltarlo. Il testo,
poi, risente di modi di intendere e di fare mutuati dal Governo
nazionale. La manovra nazionale di bilancio per l'anno 1999,
inserendosi in una congiuntura internazionale che si è evoluta e
modificata rispetto alle previsioni iniziali, sconta gli effetti
delle consistenti crisi finanziarie ed economiche di vaste aree
geografiche, tutte importanti mercati di sbocco delle nostre
esportazioni con evidenti effetti negativi. La situazione è tale
che non pochi economisti temono ormai l'avvio di una recessione
internazionale. Le previsioni governative sulla crescita del PIL
sono cadute una dopo l'altra: dal 2,5 per cento si è passati
all'1,8 per cento, ed in questi giorni il Governo D'Alema ha
ulteriormente ritoccato in basso le sue previsioni giungendo
all'1,4 per cento.
Ad avviso di Forza Italia, a giustificare questa evoluzione,
concorrono più che le ragioni di congiuntura internazionale le
ragioni che hanno determinato i modesti aumenti del PIL (nel 1996
0,7 per cento, nel 1997 1,5 per cento), e cioè le scelte di
politica economica orientate dal governo Prodi, Ciampi ed altri,
quali i forti aumenti del carico fiscale, le modeste riduzioni
della spesa corrente e le limitazioni degli investimenti e delle
spese in conto capitale.
Gli effetti positivi derivanti dall'ingresso nell'Unione
monetaria europea ed in particolare la riduzione dei tassi di
interesse vanno lentamente perdendo l'efficacia sperata, tanto da
fare dichiarare al Governatore Fazio e poi allo stesso super
ministro Ciampi la difficile conseguibilità degli obiettivi
governativi.
Una manovra, quella siciliana, propostaci con il presente
disegno di legge, che non può essere presa in considerazione in
quanto non affronta in maniera organica la reale situazione
economico-finanziaria della Regione.
Un particolare cenno merita l'articolo sul patto di
stabilità della finanziaria nazionale, che prevede un obiettivo
assegnato al comparto costituito da regioni, province, province
autonome e comuni di una riduzione dei flussi di indebitamento
netto di ben 0,1 per cento del PIL (duemila miliardi). Il
documento di programmazione siciliano è in netto contrasto con il
patto di stabilità; e qui nasce il giallo dell'eventuale prodotto
della finanziaria Piro-Capodicasa. Mentre, infatti, ci si dice
che essa provocherebbe un risultato pari a mille miliardi, frutto
di incremento di entrate e riduzione di spese, ad oggi nessun
deputato in Commissione è riuscito a vedere complete le previste
schede, onorevole Piro; nè, tantomeno, è apparso comprensibile
il modo in cui possa giungersi all'effetto indicato. Ad oggi,
sembra che la manovra porterà, ed anche questo è da verificare,
circa 150/170 miliardi.
Onorevole Piro, da quale alchemiche operazioni è supportata
detta previsione?
Un capitolo a parte è necessario aprire in merito al
comportamento dei colleghi della maggioranza durante i lavori
della Commissione; le pericolose dichiarazioni di qualcuno di
essi lascerebbero perplesso anche il più cinico dei politici
La non omogeneità nella maggioranza di talune commissioni ha
portato al blocco della loro attività; il subdolo comportamento
tendente a bloccarne l'attività per far sì che la stragrande
maggioranza degli emendamenti proposti non giungessero in Aula è
gravissimo sia dal punto di vista formale che sostanziale: non
solo pare all'oratore siano state violate regole di questo
Parlamento, ma è stato negato in maniera pervicace un diritto
sacrosanto sancito per legge.
Mentre l'opposizione con la sua presenza ha garantito il
lavoro della Commissione Bilancio, l'inconsistenza del Governo
sforava nel cinismo e nel pericoloso assenteismo dei suoi
rappresentanti nella varie commissioni. L'avviso l'abbiamo avuto
all'inizio quando cominciarono le audizioni alle quali pochissimi
parlamentari eravamo presenti; dico pochissimi: due, tre
parlamentari, ma mancavano quelli della maggioranza. Mai un
parlamentare della maggioranza, escluso l'onorevole Pignataro, il
quale, per la verità, è stato assiduamente presente.
Senza dire poi dell'arroganza di alcune presidenze di
commissioni, che al sano e precedentemente applicato principio
della concertazione hanno preferito quello del muso duro e quello
di mostrare i muscoli, presidente Di Martino.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, onorevoli colleghi:
una finanziaria monca, che giunge in Aula senza una corposa parte
del suo articolato, perdendo fortunatamente per strada un intero
Titolo, il Titolo V "Risorse idriche", dove la provincia di
Agrigento intende fare la parte del leone a discapito delle
province di Trapani, Caltanissetta e Palermo.
Di questo parleremo più avanti per capire che cosa c'è
dietro questo ambito che vuole dare ad Agrigento la titolarità
del "governo dell'acqua".
La relazione del Governo appare troppo generica ed a volte
superficiale, onorevole Piro: una mera elencazione di norme che
ben poco hanno da spartire con una finanziaria. Non traspare
alcuna delle ventilate novità; non trovo neanche fantasia, e dire
che l'onorevole Piro, per quello che ricordo, era molto
fantasioso quando si trovava sui banchi dell'opposizione. Cosa le
è successo, onorevole Assessore?
Onorevole Piro, ho troppo stima di lei per poter pensare che
il suo ruolo si sia limitato alla produzione di illusioni, ma
temo che solo questo produrrà la sua manovra: illusioni.
Ma, dall'altra parte, lei stesso nel corso dei lavori di
Commissione ha ammesso la sua impotenza e l'impossibilità di
avanzare proposte alternative. La difficoltà e la complessità di
accertamenti sugli effetti che si produrrebbero sulla manovra
dovrebbero garantirne, secondo lei, la percorribilità; principio
astruso che mal si coniuga con quello più sano del confronto e
dell'analisi.
Nel testo di questa finanziaria non figurano gli strumenti
correttivi, onorevole Piro; è di difficile individuazione lo
studio sugli sprechi e di ciò ha parlato anche l'onorevole
Giannopolo proprio ieri su un quotidiano.
Lamenta qualcosa l'onorevole Giannopolo, lamentano qualcosa
l'assessore Cuffaro ed altri del Governo; non so se questo
lamento si chiuderà dentro qualche stanza ed alla fine nessuno
potrà più parlare ovvero se questo lamento esploderà e quindi
travolgerà l'intero Governo.
Permangono comitati e commissioni; anche l'articolo sulla
soppressione degli organi collegiali non è altro che un rinvio
delle necessarie decisioni, ne parlava l'onorevole Briguglio
prima di me; non figura la soppressione delle commissioni per gli
alloggi popolari.
E' una vergogna Ogni mattina stimati magistrati vanno negli
Istituti autonomi case popolari per presiedere le Commissioni
assegnazione alloggi e ci vanno con autisti e con scorta; questo
non è possibile in un Paese dove bisogna tendere alla
modernizzazione e quindi alla semplificazione.
Bisogna avere il coraggio di eliminare queste commissioni;
bisogna dare ai Comuni la possibilità che sia soltanto un
funzionario a gestire una Commissione; c'è, infatti, una legge
ben precisa che dice quali requisiti occorrano per ottenere
eventualmente un posto in graduatoria.
Questo è spreco Ecco perché ha ragione l'onorevole
Giannopolo quando dice che non hanno affrontato i problemi; ma
anche lui era in Commissione e non credo che si sia battuto molto
su questi argomenti. Vedremo più avanti se lo farà.
Assente l'analisi delle iniziative che consentirebbero di
portare nelle casse della Regione nuove risorse. E qui mi
consenta, signor Presidente, di riprendere il capitolo della
regolamentazione, io lo chiamo del riordino urbanistico delle
aree entro i 150 metri dalla battigia e i 200 metri dai boschi, e
la proroga della sanatoria edilizia. Mentre qui si affrontano
problemi e si sanano questioni e se andiamo a leggere l'articolo
14 commi 3, 4 e 5, quando si parla di usi civici, lì si discute
di sanatoria e non si affrontano i veri problemi.
Dunque bisogna portare in quest'Aula un grande dibattito per
sapere se siamo d'accordo o non siamo d'accordo - e lo ha detto
l'onorevole Beninati- su una questione. Allora, gli
amministratori debbono avere il coraggio di prendere una
decisione per mettere fine ad una vicenda vergognosa e dolorosa:
che è quella dell'abusivismo.
Noi siamo perché attraverso un emendamento che abbiamo
presentato in questa finanziaria si possa mettere fine a questa
vicenda - ripeto - dolorosa.
Se si vuole veramente recuperare risorse, ci può essere
anche questa grande occasione per dare ai cittadini non soltanto
serenità, ma certezza di guardare alle istituzioni in maniera più
adeguata, a quella che è anche la risposta che l'amministrazione
deve dare, sia essa locale che regionale.
Di questa vicenda, quindi, ne faremo un cavallo di
battaglia, non perché interessi questioni di ordine elettorale,
ma perché è un problema vero della società siciliana: circa 200
mila famiglie vivono il problema della demolizione o
dell'acquisizione al patrimonio comunale.
Dobbiamo mettere fine a questa vicenda con una parola
chiara: o il coraggio di demolire 200 mila costruzioni oppure il
coraggio di entrare con strumenti urbanistici anche a sanare
quelle costruzioni, laddove sia possibile sanarle.
Questa è la grande verità; è questo ciò che si aspettano i
cittadini e non certamente queste alchimie che trovano poi posto
qui, nell'ambito di una maggioranza che non rappresenta gli
interessi dei siciliani.
Questo lo voglio dire e lo dirò a chiare lettere, girando
tutta la Sicilia comune per comune, per capire che cosa sta
succedendo, chi vuole riparare il territorio, chi vuole
sviluppare il territorio, chi vuole evitare problemi ai cittadini
siciliani. Su questa vicenda sia che si approvi o meno questa
norma, noi andremo in giro per la Sicilia a portare un pensiero
che interpreta il riordino in chiave urbanistica del territorio.
Non vogliamo sanatorie indiscriminate; vogliamo che
attraverso i piani di recupero si possa determinare una svolta di
governo del territorio.
Continuando: un uso distorto dell'istituto della delega, mi
consenta, onorevole Piro: una volta all'Assessore di turno,
un'altra volta al Presidente. Non vi è traccia di ragionamento
dell'onorevole Piro che guarda alla politica dello sviluppo
quando parla dello sviluppo, della crescita.
Assessore, onestamente da lei mi aspettavo qualcosa in più;
i tre punti di forza della sua relazione da lei sbandierati dove
sono? Sono finiti, non c'è più niente Si sono trasformati in una
debolezza di provvedimenti che, sicuramente, non porteranno altro
che un grande dibattito e non rimarrà più nulla perchè ritengo
che questa finanziaria così com'è non possa essere approvata.
Anche la questione dell'EAS e dell'AST va guardata con molto
interesse rispetto anche ai problemi del personale, rispetto alle
questioni che vedremo più avanti quando affronteremo anche il
Titolo V, se saremo in grado di affrontarlo.
Questo Governo, che non è in grado di governare il
cambiamento e che non ha quindi la possibilità di mettere fine a
tutte le situazioni difficili, ha soltanto una cosa da fare:
lasciare il campo ad altre iniziative importanti; approvare il
bilancio e lasciare il posto immediatamente ad un altro Governo
che faccia gli interessi dei siciliani. Un Governo che
ripristini la legalità politica, che ripristini soprattutto il
risultato del voto del 1996. Questo è un Governo "abusivo",
questo è un Governo che non può continuare la sua attività perchè
non ha i numeri, non ha proposta politica, non è presente nelle
Commissioni e quindi è un Governo che deve andare via il più
presto possibile.
Non può questo Governo affrontare i problemi finanziari o di
prospettiva della Regione Noi siamo una Nazione, non siamo un
piccolo comune che può essere governato con questi sistemi. Caro
onorevole Piro, da solo si sta caricando di grande
responsabilità, perchè qui non c'è nessuno, c'è soltanto lei; il
suo Governo non c'è e non c'è neanche nel Paese non soltanto nel
Parlamento.
Questa finanziaria, quindi, è dannosa per i siciliani. Si
trova una soluzione per modificarla laddove ci siano
effettivamente argomenti che possano dare una svolta;
diversamente il Governo la ritiri andando direttamente al
bilancio per evitare altri dispiaceri alla Pubblica
Amministrazione.
I siciliani non hanno bisogno di questa finanziaria, Lei non
può giocare con i numeri, lei deve dire ai siciliani la verità,
cosa che non ha fatto: questa finanziaria non dà nulla. Si vada,
dunque, all'esame del bilancio e il Parlamento si occupi di
questioni più importanti di questa finanziaria che non rende
nulla ai siciliani. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole La Grua.
Prima di dare la parola all'onorevole La Grua, desidero
informare i colleghi che è intenzione della Presidenza chiudere
alle 13.30 le iscrizioni a parlare.
Ha facoltà di parlare l'onorevole La Grua.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli colleghi, certamente a
questo Governo abusivo, come lo definiva l'onorevole Croce, non
potremo concedere sanatorie, non è nostro intendimento.
Intendiamo, invece, condurre una battaglia leale ma una
battaglia sicuramente ferrea e decisa nei confronti di una
maggioranza che non è riuscita in questi primi - e noi pensiamo
ultimi - quattro mesi di vita a risolvere, o comunque a cercare
di risolvere, i problemi della nostra Sicilia.
Una maggioranza che si è soltanto presentata all'insegna
della propaganda e che ha spacciato come produzione propria un
lavoro che era stato fatto dai governi che l'hanno preceduta:
dal Governo Provenzano, dal Governo Drago.
Le uniche leggi che sono state approvate in questi quattro
mesi, è bene ricordarli in questa sede, sono: - la riforma dello
Statuto, che certamente è una legge voluta da tutti, una legge
che è stata approvata col concorso determinante delle
opposizioni; - la legge sulle dismissioni degli enti economici,
una legge che è stata anch'essa propagandata come il frutto di un
lavoro fatto da una maggioranza ma, in effetti, è una legge che
era stata proposta dai governi precedenti, una legge che è stata
approvata col concorso di gran parte del Polo, non certamente di
Alleanza Nazionale che non ha condiviso determinate scelte in
quell'occasione; - la legge per l'assunzione del mutuo, anche
questa legge approvata con il concorso dell'opposizione. Quindi,
questa maggioranza non è autonoma, questa maggioranza non ha i
numeri per governare, per legiferare, per potere quindi
rappresentare la soluzione a quelli che sono i problemi di questa
nostra Sicilia.
Una maggioranza, quindi, che ha soltanto come scopo quello
della spartizione del potere, della lottizzazione sfrenata delle
cariche, perché questo è stato fino adesso l'unica opera concreta
svolta da questa maggioranza e da questo Governo; una maggioranza
e un Governo che hanno soltanto riproposto e hanno fatto
ritornare in auge personaggi antichi, personaggi della Prima
Repubblica che hanno trovato accoglienza nelle stanze del Palazzo
o dei palazzi.
Ebbene, a questo punto la maggioranza si presenta con una
legge finanziaria che, a nostro parere, costituisce soltanto un
libro dei sogni ma che non ha raggiunto e non può raggiungere,
così come è stata formulata i proponimenti che erano quelli del
risanamento. Di quel risanamento che era stato iniziato dai
precedenti governi: dal Governo Provenzano e dal Governo Drago,
come correttamente viene detto anche nel testo della relazione
laddove si dice che si intende, da parte di questo Governo,
continuare quell'opera di risanamento delle finanze pubbliche,
che era stato iniziato dai precedenti governi di centro-destra.
Senonché, guardando bene poi questa finanziaria, noi ci rendiamo
conto come essa non possa raggiungere o non sia in grado di
raggiungere l'obiettivo che si è prefissato, sia in ordine alla
diminuzione delle spese, sia in ordine all'incremento delle
entrate. Se è vero che quell'obiettivo del raggiungimento di un
miliardo di contenimento di spese, in effetti per le cose che già
l'onorevole Tricoli stamattina con molta dovizia di particolari e
con dati tecnici ha già illustrato all'Assemblea, senonché non si
arriva che ad una somma, ad un risparmio, ad un contenimento che
non supera i 170-180 miliardi.
Quindi una legge finanziaria che non raggiunge gli obiettivi
che si è prefissata; una legge finanziaria che, peraltro, ha
avuto un iter parlamentare abbastanza anomalo, che noi
dell'opposizione abbiamo denunciato; un'iter che certamente ha
visto compiere determinate violazioni del Regolamento e comunque
ha visto che certi comportamenti non possono essere ritenuti dal
punto di vista politico accettabili se è vero, come è vero, che
nella Commissione Bilancio allorché si è proceduto allo stralcio
di alcune norme che è stato ritenuto per ora mettere da parte,
non si è presa in considerazione tutta una serie di emendamenti
aggiuntivi che erano stati proposti dalla opposizione.
In particolare mi riferisco ad alcuni emendamenti che
riguardavano la soppressione di una serie di comitati, di organi
collegiali, che era indispensabile, che avrebbe qualificato
questa finanziaria perchè questo doveva essere l'obiettivo,
quello dello snellimento e soprattutto quello della eliminazione
di comitati e di commissioni e di organi collegiali assolutamente
inutili, pletorici, costosi, che non servono a nulla, che creano
complicazioni nell'attività burocratica di questa regione e che
servono soltanto a spendere denaro senza ottenere risultati
concreti.
Ebbene, questi emendamenti aggiuntivi sono stati messi da
parte così immotivatamente, non sono stati dichiarati
improponibili o inammissibili, ma con un colpo di mano sono stati
esclusi dalla trattazione e dall'apprezzamento della Commissione
Bilancio.
E allora, vedete, anche questo è un fatto che vizia questa
manovra che è stata proposta, questa finanziaria che è stata
proposta dalla maggioranza di centrosinistra.
Il mancato apprezzamento in commissione di questi
emendamenti per noi è un fatto assolutamente grave che abbiamo
già denunciato presso gli organi di informazione, che abbiamo
anche denunciato in conferenza dei Capigruppo ieri sera, è una
qualcosa di grave che deve essere evidenziata, deve essere
portata a conoscenza non soltanto dell'Aula ma, soprattutto,
dell'opinione pubblica.
E, allora, siamo in presenza di una formula politica che non
è all'altezza di potere gestire ormai il governo della Sicilia.
Un governo che doveva essere affidato a mani diverse e che
il popolo siciliano, per la verità, aveva affidato ad altri
soggetti politici.
Quindi una formula che proviene da un tradimento, una
formula che proviene non da una legittimazione del corpo
elettorale, una formula che è nata male ed essendo nata male non
è in grado di potere continuare a potere amministrare questa
Sicilia, perchè questa Sicilia aveva bisogno di qualcosa di
diverso, di una formula politica diversa che era quella, ripeto,
voluta dagli elettori.
Ebbene, abbiamo visto come le cose sono andate, abbiamo
visto come si sta comportando questa maggioranza che propone una
legge finanziaria che non è in grado di raggiungere gli obiettivi
che si è prefissata.
Noi, per esempio, sembra assolutamente inopportuna la
previsione in un articolo di questa finanziaria della
soppressione o della trasformazione dell'EAS in società per
azioni, non perchè noi siamo contrari alle privatizzazioni, li
vogliamo, ma non si può così con un semplice articolo in cui si
dice "l'EAS viene trasformata in società per azioni" risolvere il
problema.
Il problema delle acque in Sicilia è un problema gravissimo,
è un problema importantissimo perchè non possiamo correre i
rischi che la gestione delle acque...
LO GIUDICE , assessore per il territorio e l'ambiente. Lo
abbiamo ripreso dal Governo precedente.
LA GRUA . Ma non va fatto in questo modo, va fatto con una
legge organica, perchè bisogna stare attenti a come si fa una
legge di questo tipo.
Perchè bisogna preoccuparsi soprattutto del personale
dell'EAS, che fine andrà a fare, dobbiamo dare delle garanzie ai
lavoratori ed è quello che manca in questa legge, in questa
finanziaria, una attenzione al mondo del lavoro. E' stato
completamente trascurato il mondo del lavoro, dei lavoratori, ma,
soprattutto, ripeto, il problema delle acque non può essere
risolto con una legge che stabilisce senza alcuna garanzia senza
una legge organica che l'EAS viene trasformata in società per
azioni.
Non è questa la finanziaria che si aspetta la Sicilia, non è
questa la finanziaria che è indispensabile per cercare di mandare
avanti quest'Isola, non è questa la finanziaria che noi volevamo
e della quale il popolo siciliano aveva bisogno.
E allora, veramente le critiche che sono state mosse dai
colleghi che mi hanno preceduto sono critiche che vanno al di la
dell'appartenenza politica, ma sono delle critiche obiettive che
evidenziano come ci sia una maggioranza incapace, ci sia un
governo che non è all'altezza di gestire questa Sicilia che,
ripeto, ha bisogno di ben altri uomini, ha bisogno di ben altre
formule politiche, ha bisogno, soprattutto, di iniziative
concrete per cercare di risolvere il problema della
modernizzazione di questa Sicilia che ancora annaspa fra i
meandri di una burocrazia che è veramente elefantiaca e che frena
ogni azione di sviluppo e di crescita di questa Sicilia.
Bisogna, quindi, creare regole nuove, bisogna veramente dare
un quadro diverso, soluzioni diverse, quelle che sono mancate
fino a questo momento a questo maggioranza, e, del resto, non può
questa maggioranza con i numeri risicati che ha andare avanti se
non vivacchiando, se non vegetando e non è questo quello di cui
ha bisogno la Sicilia e che ha bisogno di un governo stabile, di
un governo serio, di un governo che abbia la forza e la capacità
di affrontare con coraggio quelle che sono le problematiche che
affliggono la nostra Sicilia, che affliggono i siciliani. Bene,
questo Governo ha dimostrato in tante occasioni, quotidianamente,
questa incapacità a rappresentare qualcosa che possa veramente
costituire un futuro positivo per la nostra Sicilia; ecco perchè
noi rivolgiamo queste critiche a questa 'finanziaria', certo, da
un punto di vista programmatico alcune norme sono anche
condivisibili, ma non basta potere condividere alcune norme per
esimerci dal formulare le critiche che stiamo facendo ad una
finanziaria che è del tutto inadeguata a costituire quel sistema
di ridimensionamento della spesa, di contenimento della spesa e
nello spesso tempo di incremento delle entrate.
Allora, che cosa ci resta da fare? Ci resta da fare di
approvare un bilancio, ma non certamente questa 'finanziaria',
una finanziaria che non può essere portata avanti, che il Governo
dovrebbe avere il coraggio di ritirare dignitosamente, di
ritirare per affrontare il bilancio che poi ci possa consentire
di pervenire alla caducazione di questo Governo che deve
dimettersi perchè non è in grado di potere rappresentare la
soluzione dei problemi che affliggono il popolo siciliano.
E allora Alleanza nazionale ribadisce attraverso il mio
intervento, ma con quelli degli altri colleghi che interverranno
sicuramente meglio di me, ribadisce la opposizione netta e decisa
ad una legge finanziaria che - ripeto - non è in grado di
risolvere i problemi per cui è stata predisposta e invito,m
ancora una volta, questo Governo assolutamente incapace, questo
Governo non all'altezza del compito che dovrebbe affrontare, a
dimettersi perchè attraverso le dimissioni di questo Governo si
possa pervenire ad una soluzione diversa che possa rappresentare
una prospettiva migliore per la nostra Sicilia e per il popolo
siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pezzino. Ne ha
facoltà.
PEZZINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da ogni parte
viene segnalato un arresto dei fermenti inflazionistici e ciò in
questo delicato momento che ci vede impegnati a varare l'utile ed
indispensabile per l'economia dell'Isola strumento finanziario,
dovrebbe metterci al riparo da possibili tentazioni, di far
precipitare dibattito d'Aula in pantanosi e strumentali
tatticismi d'altri tempi.
Le manifestazioni di piazza che interessano non solo
i precari, ma tutte quelle categorie che vedono compromessa la
loro stabilità occupazionale, devono spingerci ad una seria ed
attenta analisi economico-finanziaria atta ad impedire gravi
ripercussioni sull'ordine pubblico.
Nella nostra Regione la situazione occupazionale non ha
conosciuto in questi tre anni, che ha visto protagonisti, con
responsabilità diverse, la quasi totalità delle forze politiche
rappresentate in questa XII Legislatura, sensibili miglioramenti.
La politica di rigore che questo Governo regionale intende,
giustamente, portare avanti, determinerà inevitabilmente ancora
ulteriori disagi e malcontento, specie per i tagli comuni e
soprattutto per l'impatto che si abbatterà sulle categorie più
deboli e quelle persone che per fatalità anagrafica, tropo
giovani per andare in pensione, troppo anziani per entrare nel
mondo del lavoro, sono considerate non produttive e da rottamare.
E non è possibile pretendere che questi ultimi possano
comprendere ed accettare che i loro sacrifici servono per
determinare la crescita economica della nostra Isola. A mio
avviso, è proprio in questa fase, quando il resto della Nazione è
proiettato a confrontarsi con i partners europei che è necessario
da parte di questo Governo regionale finalizzare le politiche
economiche ad una maggiore coesione e protezione sociale da
attuare anche attraverso un adattamento dei tradizionali
strumenti del Welfare state.
Tutti noi riconosciamo comunque la necessità che tale
adeguamento sia vincolato a stringenti vincoli di bilancio. Ma è
anche vero che i parametri di convergenza fissati dal Trattato di
Maastricht per la realizzazione dell'unione economica e monetaria
non possono far pagare un conto così elevato ai siciliani per i
costi sociali connessi. Per questo motivo bisogna di conseguenza
avviare un serio processo di revisione critica dell'intera
materia finanziaria, per evitare che scelte definite coraggiose o
i cosiddetti "patti d'onestà" invocati da taluni, possano
produrre effetti negativi sulla stabilità economica e sulla
libertà dal bisogno del popolo siciliano. La stasi che
caratterizza dall'inizio dall'inizio di questa XII legislatura
gli investimenti e l'attività del comparto edile ha continuato a
riflettersi sull'intera economia, perpetuando la crisi
dell'indotto e soprattutto causando il mancato innesto di spinte
moltiplicative che accelererebbero un più generale processo di
ripresa.
Ed è in questa direzione che il Governo regionale deve
produrre ogni tentativo utile per il completamento delle grandi
opere pubbliche con priorità della rete stradale e l'avvio delle
procedure d'urgenza per l'incremento dell'edilizia popolare
convenzionata. E tenendo sempre presente il pericolo delle
infiltrazioni mafiose che ogni cospicuo movimento di denaro rende
possibile determinando scelte coraggiose che permettono
un'asettica partecipazione agli appalti pubblici e una condizione
di tranquillità per le sane e operose imprese che vogliono
investire nell'Isola.
Non è possibile, a mio avviso, perdere ulteriormente tempo
per arrestare questa emorragia occupazionale. Il caso degli
occupati sta interessando sempre più tutti i comparti. La notizia
della stampa di oggi sono allarmanti. Nella nostra Regione si
calcola che gli occupati sono pari ad 1.287.000 unità, circa
2.000 unità in meno dell'anno precedente e circa 50.000 mila in
meno rispetto al 1996. Il calo occupazionale è dipeso dalla
flessione subita da settori direttamente produttivi.
L'agricoltura ha perduto 6.000 addetti, meno 3-4 per cento;
l'industria, in senso stretto, 4.000, meno 3-6 per cento, e 6.000
le costruzioni, meno 4 per cento. Il tasso di disoccupazione è
ulteriormente aumentato risultando 4 volte più alto quello del
Nord.
Credo, signor Presidente, che ogni altra mia parola sia
superflua. Ma comunque spero, onorevoli colleghi, che questi dati
possano farci riflettere sulle nostre responsabilità nel momento
in cui siamo chiamati a votare le norme finanziarie della Regione
che determineranno in ogni caso un'attenzione di quanti ormai
sperano per la loro precaria situazione.
PRESIDENTE. Come precedentemente concordato, dichiaro chiuse
le iscrizioni a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
PROVENZANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Assessore per il bilancio e le finanze, avrei voluto intervenire
in questa discussione generale senza dire nulla di mio, ma
leggendo pari pari quelli che furono gli interventi che il
Presidente Capodicasa, allora capo dell'opposizione e
l'onorevole Piro anch'egli capo dell'opposizione ed esperto
finanziario, tennero in occasione della finanziaria del mio
Governo.
Avrei voluto leggerli ed impiegare i 20 minuti del mio
intervento leggendo esattamente quello che allora fu detto, come
fu attaccata la stessa logica di finanziaria, come si riteneva
assurdo ed impossibile per questa Regione portare avanti una
legge finanziaria.
Credo che sarebbe stato, come dire, edificante per capire
come cambiate le posizioni alla fine ciascuno dice tutto il
contrario di tutto, ed è uno degli elementi per cui questa
Assemblea e questa Sicilia di fatto sia impantanata.
Non ho voluto rileggere perché credo, anzi sono certo,
quegli interventi sono agli atti, ciascuno può leggerli e può
verificare il rapporto tra ciò che allora si diceva e ciò che
oggi le stesse persone dicono.
Mi si permetta solo di ricordare qualcosa perché credo che
nella storia di questa Regione, nella storia soprattutto di
questa legislatura, alcune cose vadano ricordate e dette.
Io ricordo come allora sia il Presidente, l'attuale
Presidente della Regione e l'attuale Assessore alle Finanze,
gridarono allo scandalo del fatto che si proponeva l'esercizio
provvisorio ed io ricordo che fu lanciata una crociata contro
quel Governo perché aveva sostenuto che non si sentiva di
affrontare il bilancio se non preceduto da una legge finanziaria
e che pertanto bisognava andare ad esercizio provvisorio.
Furono scagliati strali nei confronti dell'allora
Presidente, di quel Governo sostenendo che la Regione siciliana
era oramai allo sbando, che non si poteva più pagare nessuno, che
l'esercizio provvisorio era la più grande iattura che la Regione
poteva avere.
Oggi siamo nella stessa condizione, mi si permetta di dire
ancora più aggravata, perché allora l'esercizio provvisorio era
stato previsto per 4 mesi e scadeva a fine aprile, e durante il
marzo di quell'anno si discuteva della finanziaria; noi siamo al
24 di marzo del 1999, l'esercizio provvisorio terminerà tra 4
giorni, fra 5 giorni, sostanzialmente dal calendario approvato
ieri dalla Conferenza dei Capigruppo noi arriveremo a discutere
la proroga dell'esercizio provvisorio alla scadenza
dell'esercizio provvisorio stesso, cioè il 30 di marzo senza che
ancora si sia iniziata la discussione sulla finanziaria.
Per cui se allora scandalizzò o scandalizzava quella
posizione figuriamoci oggi che cosa e come questa opposizione
dovrebbe gridare e sommuovere le folle in in Governo, contro un
Governo che in assenza di bilancio, perché questa è la verità, si
cincischia ancora nel portare avanti questa che permettetemi di
dire non è una finanziaria. Non è una finanziaria e vi dirò il
perché, a mio parere, in una condizione di tragedia economica di
questa Regione.
Vedete, leggere che la disoccupazione è arrivata al 28%
quando mi si permetta di dirlo perché alcune cose vanno anche
dette, il Governo è responsabile perché diciamo che le
responsabilità sono del Governo oppure possiamo andarcene tutti
perchè non siamo classe dirigente. Con una disoccupazione che in
Sicilia era scesa sotto il 25 per cento - questa è la verità dei
fatti - oggi la disoccupazione è galoppante. Non abbiamo di
fatto un bilancio, non c'è neanche un'ipotesi di formazione di
questo bilancio, cincischiamo su questa finanziaria.
Vedete, onorevoli colleghi, io credo che bisogna anche avere
il senso delle proporzioni, perchè altrimenti, a questo punto,
riteniamo che la nostra autonomia sia tale da potere controllare
tutte le variabili finanziarie economiche del sistema Sicilia,
cosa che di fatto non è. E allora all'articolo 1, che parla del
documento di programmazione economica finanziaria, quasi che la
Regione siciliana fosse in grado di potere controllare le
variabili finanziarie economiche della Regione, è veramente un
obiettivo assolutamente irraggiungibile. E' un po come "la pulce
con la tosse". Quando io leggo al punto C): gli obiettivi
definiti in rapporto delle previsioni del prodotto interno lordo
del fabbisogno della Regione, delle aziende di tutti gli enti del
settore eccetera, dimenticando che questi enti e che questi
settori, dimenticando che il cento per cento per tutti questi
enti gli investimenti e le spese sono solo di personale, e quindi
di fatto non vi è alcun tipo di elasticità, che all'interno delle
variabili finanziarie della Regione quasi il cento per cento
ormai è di spesa corrente, e gran parte per stipendi, è evidente
che dir questo è solo "aria fritta".
Per cui o si interviene a monte nel modificare i meccanismi
globali e complessivi, ovvero noi possiamo dire che la Regione
siciliana quasi che abbia la capacità di intervenire sulle grandi
variabili che fanno la politica economica, che sono le variabili
finanziarie in termini di fiscalità, e le variabili monetarie in
termini di controllo della moneta, sostanzialmente l'obiettivo
del primo articolo, dell'articolo 2, sembra un obiettivo - mi si
consenta di dire - irraggiungibile, è la "pulce con la tosse" che
tenta di andare oltre quelle che sono realmente le sue
possibilità.
Perchè io dico che questa non è una finanziaria? Perchè è un
prodromo alla finanziaria. Cioè quando l'articolo 3 dice che tra
gli obiettivi della legge finanziaria - che poi è il punto
cruciale -, al punto B) si dice: alla determinazione del limite
massimo del ricorso al mercato finanziario, e siccome questa
finanziaria non determina questo limite, di fatto questa non è la
finanziaria.
Cioè tutti ci attendiamo e tutti ci aspettiamo, così come
avvenne nella finanziaria del mio Governo, che il primo articolo
è: "Il ricorso al mercato finanziario per l'anno 1999, sarà di
lire x". Questo onorevole Piro non c'è.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Lei non lo
vuole .
PROVENZANO. Onorevole Piro, la prego . E allora diciamo delle
cose assolutamente chiare: la legge finanziaria, onorevole Piro,
che lei propone, e che deve determinare come primo punto il
ricorso al mercato finanziario non lo determina, ergo, uno dei
punti principali della legge finanziaria in questa legge
finanziaria non c'è.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Se si prevede di
introdurre nella finanziaria è perch' questa non c'è.
PROVENZANO. Allora io l'invito a fare la legge finanziaria.
Cioè ci dica per il 1999 qual è il ricorso al mercato
finanziario.
Allora è all'interno della finanziaria che si determinano le
manovre che correggono il bilancio '99 così come predisposto per
arrivare a un deficit del buco o dell'avanzo finanziario. Perché
questa non è la finanziaria ed è in re ipsa perché lei dice:
'All'articolo 3 ( legge finanziaria) con le modalità di cui
all'articolo 1 alla determinazione del limite massimo', però qui
io non leggo 'limite massimo'; delle due l'una. O voi non
sapete qual è il meccanismo che ne conseguirà con la sua
approvazione, oppure di fatto io credo che di legge finanziaria
noi non possiamo parlare. Allora, fintantoché lei non ci dice con
questa manovra qual è per il '99 il limite di indebitamento...Io
no so di fatto, tanto è vero che non esiste disegno di legge
finanziario che non determini al primo articolo qual è il buco di
bilancio.
Ora, io credo che all'interno di questo disegno di legge
finanziario oltre a quanto ho appena detto, che mi sembra
importante e fondamentale, vi sono alcuni punti che di fatto
nulla hanno a che fare con le entrate o con le uscite, perché una
legge finanziaria urgente, se è urgente, e lo è perché non
abbiamo il bilancio, abbiamo ormai la scadenza dell'esercizio
provvisorio, dovrebbe limitarsi a questi interventi, di fatto
tratta un po' di tutto. E quello, per esempio, che mi stranizza -
e io vorrei un attimo porre l'attenzione appunto all'articolo 8,
comma 5, dove si prevede il maquillage patrimoniale e finanziario
di questa Regione. Cioè i beni di cui all'articolo 1, tutti
quelli immobiliari, suscettibili di valutazione economica sono
iscritti nel rendiconto patrimoniale della Regione in base ai
valori rivalutati risultati all'anagrafe dei beni medesimi.
Certo, va bene, rivalutiamo, rivediamo quanto è il nostro
patrimonio, non vorrei però che attraverso questa opera di
rivalutazione solo nominale di fatto noi operassimo una
rivisitazione del nostro bilancio individuando chissà quali forme
di teoriche entrate.
DI MARTINO , presidente della commissione e relatore. Lei che
è un aziendalista dovrebbe essere d'accordo
PROVENZANO. Non sono d'accordo perché una cosa è in termini
patrimoniali ed economici riferiti ad una società per azioni,
un'altra cosa è quello di operare operazioni di maquillage e di
rivalutazioni sostanzialmente fittizie che possono consentire
maggiori spese soprattutto quando questo poi alla fine diventano
spese correnti.
Andiamo alle privatizzazioni. Vede, onorevole Piro, io mi
chiedo una cosa. E' una legge finanziaria, per carità le
privatizzazioni sono un elemento cardine della nostra filosofia
di pensiero e direi che nel mio governo questo credo è stato
concretizzato nei fatti, però, in una legge finanziaria che non
sia una legge di privatizzazioni ciò che importa è il gettito che
si crea, ovvero una riduzione di spese. Di per sé la
trasformazione di un ente da ente pubblico a società per azioni
sostanzialmente non comporta nulla in termini di riduzione di
costi o di maggiori entrate. Allora, che l'Ast o che l'Ente
acquedotti siciliani debbano essere trasformati in società per
azioni per una loro privatizzazione, diciamo nulla quaestio, poi
ne possiamo e ne potremo discutere a lungo, il problema è: cosa
c'entra all'interno di un disegno di legge finanziario che
dovrebbe ridurre i costi o aumentare le entrate? Perché bene che
vada, onorevole Piro, lei sa che trasformare l'Ast o l'Eas in
società per azioni impiegherà sicuramente molto più del 1999
ormai in grande stato avanzato.
Questo no, ma non nella finanziaria che lei mi dice essere
fondamentale per sistemare i conti del 1999, tanto è vero che va
benissimo. Ma se lei ben ricorda nella finanziaria del mio
Governo si parlò delle privatizzazioni in termini di cessioni di
pacchetti azionari, quindi di aziende già pronte e rimandando ad
un'altra legge quella che era la trasformazione degli Enti
economici o la liquidazione degli Enti economici. Lei non può far
credere a nessuno che riuscirà a trasformare l'AST o l'EAS in
società per azioni entro il 31 dicembre 1999, né tanto meno potrà
far credere a nessuno che da questa trasformazione lei non avrà
solo costi che saranno le perizie ed i periti, che saranno i
costi dei tribunali che saranno tutto quello che lei vuole, ma
sicuramente non avrà né una riduzione di costi, né una riduzione
di ricavi. Pertanto, pur accettando la filosofia delle
privatizzazioni che lei inserisce nel testo, mi creda non serve
assolutamente a niente.
Non vorrei che servisse a qualche altra cosa questa
operazione sull'Ente acquedotto siciliano, collegata alle famose
reti idriche e a tutto quello che è collegato alla cosiddetta
emergenza idrica sulla quale potremmo e dovremmo aprire un
grandissimo articolo
Poi, vede, onorevole Piro, lei non ci dice un fatto
fondamentale del processo delle privatizzazioni e delle
trasformazioni, lei non ci dice come si trasformeranno queste
aziende.
La trasformazione di un ente pubblico in società per azioni
cosa comporta? Che rimarrà l'AST, che conferirà i beni all'AST
SpA o che l'EAS che trasferirà e conferirà i beni all'EAS SpA
trasformando, quindi, queste società in finanziarie delle aziende
operative? Oppure sarà la Regione, che non si sa come, conferirà
cancellando questi enti?
Questi sono fatti importanti, perché quando lei ha scritto
questo senza dire qual è il percorso, questa legge, anche quando
passasse sarà più di confusione perché non individuerà come lei
andrà a predisporre la trasformazione in SpA.
I percorsi giuridici per far sì che una società diventi
società per azione sono 'n. + 1'. Qual è quello da lei
individuato? E poi, cosa pensa di conferire o di portare a
queste società, parlando dell'AST o dell'Ente acquedotti
siciliano? Porterà solo la gestione o porterà anche, tra
virgolette, la proprietà di una serie di invasi, di condotti
eccetera?
Questo è il punto sostanziale che va chiarito e lei qua non
lo chiarisce. Allora, vorrei capire qual è il motivo per cui si
parla di una trasformazione senza dire come questa trasformazione
debba essere fatta e perché si parla di trasformazioni del genere
in una finanziaria che di fatto, da trasformazioni del genere non
otterrà una lira se non delle spese per giungere ad essa.
Mi si permetta anche per esempio un altro punto, dove invece
il Governo avrebbe dovuto intervenire e non mi sembra che qua
intervenga; vede, onorevole Piro, lei sa benissimo, e chi ne
parla fa pure l'agricoltore e quindi si trova in queste
condizioni, che esistono mutui di miglioramento fondiario, e
parlo solo di questi, contrattati allora al 18-15% su cui
l'imprenditore paga il 4,50% e la Regione continua a pagare la
differenza tra il 4,50% e il 18-19% anche 20-21%; vi sono
banche che sostanzialmente oggi hanno queste condizioni: mutui
congelati al 18, 19, 20 per cento e la Regione paga questa
differenza.
Questo è un punto su cui lei, onorevole Piro, dovrebbe
invece intervenire, dovrebbe aprire tutto un grande, enorme
dibattito e dialogo sul sistema bancario per ricontrattare questi
mutui. Oggi i mutui infatti non hanno più quei tassi, perché oggi
un tasso agevolato che l'imprenditore paga è superiore a quello
che è il tasso di mercato con il quale oggi si possono
ricontrattare alcuni mutui, e lì vi sono centinaia e centinaia di
miliardi, dove realmente una finanziaria dovrebbe intervenire.
Onorabilità, onorevole Piro, io dico c'è sempre, io sono un
autonomista convinto, ma non credo che mai e poi mai in Sicilia
il Presidente del Banco di Sicilia con sede possa essere
accettato dalla Banca d'Italia se non ha i requisiti e
l'onorabilità
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Infatti, c'è
stata già rifiutata la nomina di un presidente al Consiglio di
amministrazione del anco di Sicilia
PROVENZANO. Ecco, esatto, per cui è evidente che questa legge
non ha i requisiti perchè ha valenza non italiana, ma europea...
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Appunto, ci
adeguiamo a quella europea, presidente.
PROVENZANO. ... perché il concetto di onorabilità degli
amministratori di banche, ormai ha superato la legge bancaria del
1936 e quindi, ha superato tutti i limiti che allora potevano
esserci alla Regione siciliana, e noi oggi diciamo che a questo
punto anche in Sicilia bisogna avere l'onorabilità.
Onorevole Piro, chiudo perché il tempo è trascorso e non
voglio rubarne altro.
Una domanda le devo fare perchè questo mi sembra
fondamentale finendo così come ho cominciato. Vorremmo sapere
qual è il limite di indebitamento del 1999, se sta alla base la
stessa formazione della legge finanziaria e lei stesso assume, la
legge finanziaria determina come primo punto questo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e
riprenderà alle ore 17.00.
Il primo iscritto a parlare sarà l'onorevole Aulicino.
La seduta, sospesa alle ore 13.43, è ripresa alle ore 17.03)
La seduta è ripresa.
Constatata l'assenza dall'Aula dei deputati, sospendo
ulteriormente la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.05, è ripresa alle ore 17.22.)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
COMUNICAZIONE DI ADESIONE A GRUPPO PARLAMENTARE.
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 23.3.1999, l'onorevole
Ascenzio Maria Catena MAESANO ha dichiarato, a norma
dell'articolo 23 del Regolamento interno, che intende appartenere
al Gruppo parlamentare 'Partito Popolare Italiano' (PPI).
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 884/A-STRALCIO
PRESIDENTE. Si riprende la discussione generale del disegno
di legge "Misure di finanza regionale e disposizioni in materia
di programmazione, contabilità e controllo" (n. 884/A-stralcio).
E' iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne ha
facoltà.
STANCANELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi
attarderò nel mio intervento a valutare le conseguenze di
carattere economico e finanziario che questo disegno di legge
avrà per le finanze della Regione, in quanto l'onorevole Tricoli,
stamattina, con un intervento abbastanza concreto e puntuale, ha
dato completa documentazione di come questo disegno di legge stia
servendo alla maggioranza per dare di sé un'immagine
all'opinione pubblica siciliana di modernità e di concretezza ma,
in effetti, è solo immagine perché di risultati economici e
finanziari concreti l'onorevole Tricoli ha dato ampia
dimostrazione, ripeto.
La Regione forse avrà, dando per scontato un introito di 100
miliardi e una diminuzione di spese di 70 miliardi, avrà un
reflusso positivo di 170 miliardi circa.
Ecco quindi che la famosa finanziaria dei 1.000 miliardi si
riduce a ben povera cosa e attendiamo le risposte che in questa
sede e in questo senso potrà dare il Governo e, per il Governo
l'Assessore per il bilancio e le finanze, per rispondere alle
puntuali critiche che l'onorevole Tricoli stamattina ha fatto.
DI MARTINO , presidente della Commissione e relatore.
Puntuali non critiche..
STANCANELLI. Puntuali. Puntuali e concrete, onorevole
Presidente della Commissione, che mi sorprendo a vedere
particolarmente accanito in questa diatriba, che si è
correttamente instaurata tra maggioranza e opposizione, in quanto
ritenevo che, pur appartenendo allo schieramento di maggioranza,
fosse almeno un po' al di sopra delle parti e rappresentasse la
Commissione nella sua interezza.
Vedo, invece, che un certo nervosismo lo parta ad
interrompere tutti i deputati dell'opposizione, comunque... sarà
il suo carattere
Io ritengo che il problema sia essenzialmente politico.
Questa maggioranza ha bisogno di avere una 'foglia di fico' che
possa presentare alla pubblica opinione e all'elettorato - ci
stiamo avvicinando al referendum che ha una certa importanza per
le sorti della democrazia bipolare in Sicilia e ci avviciniamo a
grandi passi anche alle elezioni europee - allora, questa
maggioranza così composita, così omogenea nella disomogeneità,
perchè vi è tutto ed il contrario di tutto all'interno di essa,
ha bisogno di portare questo stemma per dire "abbiamo fatto",
visto che non è stata fatta ancora nessuna legge vera, serie e
concreta da questa maggioranza dopo quasi sei mesi di governo,
vogliono portare qualcosa a casa. Ma, ecco che abbiamo dato la
dimostrazione e la prova di come siamo in presenza di un nulla
che viene così largamente decantato.
Allora, il problema è soltanto politico
Vorrei capire e vorremo capire nelle prossime ore e nei
prossimi giorni come potrà essere messa insieme la volontà
rinnovatrice del presidente Capodicasa e dell'assessore alle
finanze, e forse anche del presidente della Commissione Bilancio,
con la volontà, che sicuramente non è rinnovatrice, di certi
settori della maggioranza che, anche in Commissione Bilancio, ed
io penso che il Presidente non era presente ma l'onorevole Di
Martino è stato un presidente attento e corretto, fino ad un
certo punto, di tutti i lavori della Commissione.
Ha visto come una certa parte della maggioranza, che in
questa Aula oggi è rappresentata soltanto dall'onorevole Cintola
che si trova sempre in maggioranza e sempre capace di appoggiare
un Governo o anche altro e poi, fra l'altro, è il parlamentare
che più si agita quando deve appoggiare la maggioranza cui
appartiene - fra l'altro è appartenuto a tutte le maggioranze -
quindi è sempre un piacere vederlo in servizio permanente ed
effettivo; debbo dire che gli fa onore essere sempre in servizio
permanente ed effettivo, fra i più "aficionados", se così
possiamo dire, della maggioranza di turno (state tranquilli, lo
vedremo anche nella prossima maggioranza che ci sarà e sarà fra
quelli più scalmanati, tra virgolette, politicamente ).
Ecco, a cosa abbiamo assistito? Abbiamo assistito alla
scenetta per cui il membro del Governo, l'assessore alle finanze,
che si batte per lo scioglimento dei cosiddetti enti inutili, ad
un certo punto è costretto a fare muro contro una componente
importante di questa maggioranza, anzi della componente che ha
fatto realizzare in Sicilia il miracolo di forze politiche
battute dall'elettorato che oggi sono al governo della Regione.
Non dimentichiamo che l'onorevole Capodicasa è presidente
della Regione, ma nello stesso tempo è esponente di un partito
politico che in Sicilia ha raggiunto i minimi storici, il PDS,
che oggi è alla guida del governo della Regione, oggi è nelle
provincie - io mi scuso con i colleghi delle altre provincie - ma
nelle provincie più rappresentative, da un punto di vista
ovviamente solo quantitativo, cioè Palermo e Catania, ed ha
raggiunto i minimi storici, il 3, 3,5, il 4,1 per cento, però è
al governo della Regione, non grazie alle proprie forze ma grazie
a quel nobile strumento che è diventato, non so se definirlo UDR,
UDE - non so, perchè mi pare che ci siano delle liti in Tribunale
(quindi non vorrei essere chiamato come testimone da coloro i
quali oggi combattono al Tribunale di Roma per sapere se la sigla
appartiene ai cossighiani, ai mastelliani, ai buttiglioniani e
via dicendo), però la realtà è che oggi in questa Regione si
governa perchè alcuni personaggi della vecchia politica hanno
voluto rimanere al potere, cambiando le alleanze che l'elettorato
aveva deciso nel 1996, e oggi mettono i bastoni tra le ruote
anche a coloro i quali all'interno di questa maggioranza
sicuramente a parole e qualcuno - gliene debbo dare atto - anche
con i fatti, vorrebbe cambiare ed invertire la tendenza
disastrosa che in Sicilia vi è stata negli ultimi decenni.
Infatti, ho notato con piacere che una delle prime affermazioni
della relazione di presentazione del disegno di legge numero 884
da parte del Governo era quella affermazione per cui questa
finanziaria si collocava sulla scia delle precedenti finanziarie,
la legge numero 6 del 1997 e la legge numero 5 del 1998. Dice la
relazione - l'ho letta e riletta attentamente - "l'opera di
risanamento in Sicilia si è iniziata con le leggi numero 6 del
1997 e numero 5 del 1998 ...", cioè con le leggi finanziarie dei
governi di centro-destra, "... e noi vogliamo continuare
sull'opera intrapresa con quelle leggi". Cioè, sostanzialmente:
"noi vogliamo continuare la battaglia di rinnovamento e di
risanamento che i governi, i tanto vituperati governi di
centro-destra, il Governo Provenzano ed il Governo Drago, avevano
iniziato.
Questo è il biglietto di presentazione di questa legge
finanziaria, ma ha trovato il suo ostacolo, ha travato il
"bastone tra le ruote" all'interno della stessa maggioranza.
Il Presidente Di Martino sa che all'interno della
Commissione Finanze, pur con lo scontro aspro che i rappresentati
dell'opposizione hanno fatto, perchè hanno il dovere di opporsi
in maniera concreta, seria ed efficente alle impostazioni della
maggioranza, però non hanno trovato una opposizione in quella
impostazione che avrebbe visto l'eliminazione degli enti inutili,
in quella impostazione che avrebbe visto la privatizzazione, che
avrebbe visto l'eliminazione di tutto quello che è stantio, che è
passato, di tutto quello che di statalista ancora esiste
nell'ambito della Regione siciliana.
Ma, quando ciò si è verificato, ecco che l'opposizione si è
vista soltanto all'interno delle forze che nell'ambito di questa
maggioranza rappresentano il passato e vogliono tenere la Sicilia
ancora ancorata al passato.
Ecco perchè noi vi aspettiamo in Aula nel momento in cui
andrà discussa, articolo per articolo ed emendamento per
emendamento, questa legge finanziaria.
Io vorrei capire perchè dobbiamo provvedere e procedere alla
privatizzazione dell'Ente Acquedotto Siciliano, che non costa una
lira alla Regione siciliana, e possiamo anche privatizzarlo e non
dobbiamo procedere alla privatizzazione dell'IRCAC, che costa
miliardi e miliardi alla Regione - in questo senso abbiamo
presentato anche degli emendamenti -, perchè forse l'IRCAC è
feudo ben determinato e preciso di una parte politica e quindi è
bene che continui ad essere statalizzato o continui ad essere
pubblico, perchè è necessario che in quella nicchia di potere o
di sottopotere continuino a governare o "sgovernare" coloro i
quali negli ultimi venti, trenta anni hanno fatto i guai della
Sicilia.
Questi sono i problemi che noi sottoponiamo alla
maggioranza, questi sono i problemi che noi sottoponiamo alla
parte più attenta della maggioranza, cioè a quella parte che,
forse solo a parole, si è battuta insieme a noi nella Commissione
per la riforma della Statuto per avviare la Sicilia verso una
scelta bipolare: da una parte il centro-destra, dall'altra il
centro-sinistra; chi vince governa per cinque anni, chi perde
controlla per prepararsi a governare nei prossimi cinque anni.
Ecco perchè noi facciamo un appello a coloro i quali sono
stati eletti nelle liste della sinistra, del centro-sinistra,
presentandosi coerentemente agli elettori siciliani, chiedendo
loro il voto per amministrare da sinistra, per governare da
sinistra la Regione siciliana e non per governarla coloro i quali
stanno oggi di qua, domani di la per avere soltanto la gestione
non del governo o della cosa pubblica ma del potere e del
sottogoverno in Sicilia.
Ecco perchè gli emendamenti che incominceremo a depositare
nelle prossime ore e che illustreremo in Aula la prossima
settimana tenteranno di fare di questa finanziaria un qualcosa di
positivo, così come lo stesso Governo ha detto che voleva fare
nella relazione introduttiva, per come ho avuto modo di dire
qualche minuto fa.
Ecco perchè ritengo che non è possibile oggi, in Sicilia,
presentarsi all,opinione pubblica per vantarsi di una finanziaria
che possa portare ordine all'interno della finanza regionale e
poi scontrarsi all'interno della stessa maggioranza per delle
cose che sono soltanto becere, di cattivo gusto e meschine.
Ecco perchè ritengo che l'opposizione abbia fatto bene in
queste ore, nei giorni scorsi, a far rispettare quelle che sono
le prerogative costituzionali dei deputati dell'opposizione, ma
dei deputati in senso largo, perché la prerogativa del
parlamentare è quella di venire in Parlamento e potere discutere
ad ampio raggio, senza ristrettezze né di tempo, né
regolamentari, per poter esprimere perfettamente quelle che
sembrano essere per ogni parlamentare le aspettative di coloro i
quali il parlamentare stesso rappresenta.
Ecco perché è necessario che ci sia data una regolata,
perché non è possibile che qualche esponente di questo Governo
si sia convinto che è diventato il satrapo della sua provincia.
Io annunzio, già in questa occasione, che noi presenteremo una
mozione di sfiducia nei confronti di un assessore di questo
Governo che è convinto di poter fare il bello e il cattivo tempo
nella sua provincia, nel suo collegio elettorale, chiamando le
persone e dicendo che devono parlare con lui se vogliono
continuare a fare politica. Questo non è possibile
Io chiedo al Governo della Regione, a coloro i quali
all'interno di questo Governo hanno rappresentato, pur da opposte
posizioni politiche nei confronti della destra politica, un
sentimento di rinnovamento, che hanno chiesto i voti, hanno
ottenuto i voti pur in posizione di opposizione, ai governi di
centro-destra, chiedo a coloro i quali rappresentano quest'ansia
anche da sinistra di far dare una regolata a coloro i quali
all'interno della maggioranza e all'interno della compagine
governativa credono di aver raggiunto un posto al sole per fare i
piccoli "ducetti" nelle loro provincie. Non permetteremo a
nessuno di comportarsi in questo modo e io preannunzio una
mozione di sfiducia nei confronti di qualche componente del
Governo, che è convinto che può continuare a comportarsi così.
Avere conquistato il seggio di parlamentare e la funzione di
assessore dovrebbe essere considerato come un posto per servire
gli interessi dei siciliani, gli interessi dei catanesi in
questo caso, e non per servirsi del posto contro gli interessi
dei siciliani e dei catanesi a qualunque partito appartengono.
Queste cose noi non le consentiremo e le denunzieremo
all'opinione pubblica, come le incominciamo a denunciare qui,
perché non permetteremo a nessuno di farsi bassa propaganda
personale con le istituzioni. E chiudo questa parentesi, ma
ritengo che sia opportuno che il Parlamento siciliano sia
investito anche di questi problemi, perché la legge finanziaria
nel suo spirito di rinnovamento, così come lo avrebbe concepito
il Governo, deve essere di esempio anche nei comportamenti
politici da parte degli esponenti politici e di governo.
Io invito il Governo a stare attento a quello che
l'opposizione dice questa sera nella discussione generale e a
quello che dirà nei prossimi giorni, a guardare con attenzione ai
problemi che verranno posti da questo podio, ai problemi che
verranno posti nelle commissioni di merito, ai problemi che
verranno posti nella Commissione bilancio. Perché, se
l'opposizione ha il dovere di fare l'opposizione, l'opposizione
ha un significato nel momento in cui il Governo accetta, guarda
con attenzione gli stimoli, può anche respingerli, ma guarda con
attenzione gli stimoli, i contributi e il confronto che
l'opposizione pone, perché se invece si dovesse attestare la
compagine governativa soltanto in una posizione di carro armato,
per cui si deve andare avanti a tutti i costi, senza dare nessun
ascolto alle legittime esigenze che l'opposizione deve
rappresentare, anche in relazione agli interessi che rappresenta
nella società siciliana, ecco che saremmo già in presenza di un
regime che giustificherebbe, giustifica i comportamenti di quei
componenti, di quei membri del governo che sono convinti, come
dicevo poco fa, di avere raggiunto un posto per prevaricare sugli
interessi e sulle persone.
Ecco perché faccio un invito, pur dai banchi
dell'opposizione, agli uomini responsabili del Governo, perché
ci dimostrino che è possibile ancora in Sicilia, che è possibile
ancora nel Parlamento siciliano avere un confronto serrato,
critico, duro, aspro quando è necessario, ma un confronto civile
fra le forze di maggioranza e le forze di opposizione. Non deve
essere consentito a nessuno essere convinto che, essendo
diventati governanti, possono fare quello che vogliono al di
sopra e, a volte, anche contro le leggi.
Ritengo che anche questo sia il messaggio, oltre agli
elementi di carattere tecnico che questa mattina sono stati
affrontati e che sicuramente altri miei colleghi affronteranno,
sia il messaggio che la parte di Alleanza nazionale vuole
arrivare al Governo della Regione.
Mi rivolgo anche alla sensibilità del Presidente della
Regione, che, pur da opposte posizioni politiche, si è trovato
spesso in una situazione di dover difendere la moralità della
politica anche in contrapposizione alle nostre, alle mie
posizioni politiche. E mi rivolgo quindi alla sua sensibilità
politica non di presidente della Regione, ma di uomo politico che
ha saputo fare e ha fatto l'opposizione in questo Parlamento.
Non è possibile tollerare prevaricazioni.
E allora, se le schermaglie che nei giorni scorsi abbiamo
avuto e che forse anche avremo in quest'Aula, nello spirito,
appunto, della dialettica democratica, possono sicuramente
dividerci, mi auguro che le contrapposizioni, anche aspre,
servano a migliorare il clima che in quest'Aula si deve respirare
degli interessi dei siciliani, nell'interesse dei siciliani. Se
questo sarete capaci di fare, perché noi ci assumiamo le nostre
responsabilità di oppositori, ma voi vi dovrete assumere, perché
avete più responsabilità di noi in quanto siete in questo momento
la classe governante in Sicilia, vi dovete assumere la
responsabilità di permettere ai rappresentanti degli interessi
dei siciliani di poter svolgere il proprio ruolo e nelle
istituzioni e nella società siciliana, se questo saprete essere
capaci di fare, voi, pur da una posizione che noi contestiamo
politicamente e che contestiamo anche tecnicamente, avrete
contribuito a fare gli interessi della Sicilia e allora soltanto
in quel caso saremo nelle condizioni di procedere assieme per il
rinnovamento di questa nostra Isola. Anche perché, nel momento
in cui la vostra maggioranza è una maggioranza che non esiste,
non soltanto nei numeri come hanno dimostrato le elezioni sin dal
momento in cui questo Governo è stato eletto e poi
successivamente per una elezione del Consiglio di Presidenza e
con le elezioni delle presidenze, dei Consigli di Presidenza,
delle singole Commissioni, ma non esiste perché non ha un
programma organico ed omogeneo per come abbiamo dimostrato e per
come stanno dimostrando voi non avete il diritto di governare in
Sicilia, se, oltre a non avere i numeri, oltre a non avere i
programmi e il progetto politico unitario, per come abbiamo
dimostrato e per come vi dimostreremo nei prossimi giorni, almeno
dovrete avere il buon senso e il buon gusto di fare attenzione e
di attenzionare quelle che sono le esigenze che questa
opposizione, che è stata legittimata dal voto dei siciliani, vi
rappresenta e vi rappresenterà.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha
facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio non sarà
un intervento di merito. Desidero riservare le valutazioni sul
contenuto dei singoli articoli nel momento in cui verranno
affrontati i singoli articoli. Desidero però fare alcune
considerazioni di natura politica, perché sono convinto che il
disegno di legge numero 884, di cui stiamo discutendo,
rappresenti il simbolo di una serie di scelte politiche che sono
scelte illiberali, centralistiche, dirigistiche, che affondano le
loro radici non in quella che è la più moderna politica della
sinistra, bensì in quella che è la più antica, e superata dalla
storia, condizione comunista, che nulla ha a che vedere con i
successivi passaggi, taluni anche innovativi sul piano della
democrazia interna ed esterna che il partito leader di questo
Governo, i Democratici di sinistra, ha compiuto nel tempo.
Ma evidentemente "il lupo perde il pelo ma non il vizio", se
è vero che questa legge ha poco a che vedere con le misure di
finanza regionale, ha poco a che vedere con la contabilità,
mentre ha molto a che vedere con una programmazione di natura
dirigistica - lo ripeto e lo sottolineo - e centralistica e con i
controlli che hanno natura sanzionatoria, non rispetto a chi si
sottrae ai medesimi, ma rispetto a chi produce i fatti politici,
a chi produce i comportamenti, le opinioni e le scelte.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa proposta di
legge che stiamo discutendo presenta una serie di anomalie che
puntano al cuore della democrazia e al cuore delle scelte
liberali che sono al centro della Costituzione del nostro Paese,
che sono al centro dello Statuto autonomistico siciliano. Ma è un
disegno di legge che presenta anche dei palesi errori di natura
concettuale, delle palesi contraddizioni al proprio interno, che
presenta dei vuoti logici nella sequenza dei fatti che esso
stesso propone a conferma che l'unica volontà che questo Governo
e questa maggioranza intende concretizzare è quella della
appropriazione indebita della democrazia è quella della
appropriazione indebita delle competenze del Parlamento, degli
organi del Parlamento e persino dell'Amministrazione regionale.
Come dicevo nella premessa, non mi soffermerò nel dettaglio
dell'articolato, lo farò successivamente, come penso che lo
faranno anche altri deputati, desidero però utilizzare alcuni
passaggi di questo disegno di legge per riempire di contenuto le
affermazioni che ho testé formulato. E comincio dall'articolo 1:
quando si introduce una forma surrettizia di programmazione che
in realtà è soltanto una sequenza illogica di vincoli che si
intendono porre all'attività del Parlamento, all'attività
dell'amministrazione, vincoli peraltro del tutto sconnessi,se è
vero, come è vero, rispetto a quello che c'è scritto, che non si
capisce chi deve approvare e come deve essere approvato per
esempio il documento di programmazione economico e finanziario,
che dunque è un pretesto, non è certamente uno strumento della
programmazione appunto e, men che meno, della programmazione
economica e finanziaria.
Non si capisce quali siano gli obiettivi che questo
strumento intende realizzare, se è vero come è vero che
all'articolo 3 del disegno di legge si scopre che la legge
finanziaria può diventare il luogo attraverso cui e nel quale il
Governo si rimangia le scelte di natura finanziaria compiute
nelle leggi di settore o nelle leggi di merito che lo stesso
Parlamento può determinare. Come? Discutendo il
rifinanziamento, come dice il testo, "per un periodo non
superiore a quello considerato dal bilancio pluriennale, delle
principali leggi regionali di spesa". Cosa vuol dire "principali
leggi regionali di spesa"? Vorrei capire quali sono le leggi
secondarie di spesa. Io so che esistono delle leggi di spesa e
delle leggi che non sono di spesa. Se sono principali o sono
subordinate ritengo che a stabilirlo debbano essere le esigenze
dei settori nei quali queste leggi si applicano.
Ebbene cosa potrebbe accadere se passasse questa
sconsiderata formulazione dell'articolo 3? Potrebbe accadere che
ad ottobre il Parlamento approva una legge che prevede il
rilancio di una qualunque attività o il sostegno ad una qualunque
attività stabilendo anche qual è l'importo finanziario che questo
sostegno determina e che grava, naturalmente, sul bilancio della
Regione. E due mesi dopo, con la legge finanziaria, magari le
stesse forze politiche, e magari la stessa maggioranza,
utilizzando uno strumento che ha soltanto natura ricattuale nei
confronti dei destinatari della legge, potrebbe modificare,
ridurre lo stanziamento rendendo vano l'intervento legislativo
che è stato compiuto e, dunque, espropriando il Parlamento delle
proprie competenze.
Infatti il punto d) dice che la legge finanziaria provvede
"all'eventuale riduzione, per ciascuno degli anni considerati dal
bilancio pluriennale, di autorizzazioni legislative di spesa",
con ciò confermando la contraddizione che ho appena esplicitato.
Ma quello che sicuramente stravolge la logica parlamentare,
il diritto costituzionale, lo Statuto della Regione siciliana,
sono i punti successivi: il punto f) ed il punto g).
Secondo il punto f) "la legge finanziaria, attribuendo al
Governo della finanza ed alla relativa Commissione", che
diventerebbe una sorta di 'cupola' della gestione della politica
regionale, la "introduzione, in leggi di spesa vigenti, di
modifiche procedurali e di misure di aggiornamento delle modalità
di intervento al fine di consentire il conseguimento delle loro
finalità". E chi lo dice?
Chi lo ha stabilito se questa legge finanziaria, piuttosto
che passare attraverso le valutazioni, le considerazioni e le
proposte delle Commissioni di merito, interviene esclusivamente a
carico del Governo della finanza e della Commissione finanza?
Ed il punto g) che si occupa della "abrogazione di leggi di
spesa i cui effetti sono esauriti o non più idonei alla
realizzazione degli indirizzi fissati dal documento di
programmazione economico - finanziaria".
E chi lo stabilisce se il documento di programmazione
economico - finanziaria non si capisce bene chi lo approvi,
mentre è chiaro chi lo predispone?
E, dunque, noi interveniamo a modificare strumenti
legislativi esistenti, a modificare regimi di aiuti, a modificare
disposizioni normative che producono effetti sulla economia
siciliana, non sulla base di un'altra legge, ma sulla base del
contenuto di un documento che non ha nessun valore normativo e,
vorrei dire, neanche valore politico, se quel documento non è
munito di alcun parere e non è sottoposto alla valutazione del
Parlamento stesso che lo rende vincolante.
Vorremmo capire se il documento di programmazione economica
e finanziaria è un ordine del giorno, è una mozione, è una
risoluzione, è una legge. Questo noi lo ignoriamo
Non sappiamo quale sia lo strumento attraverso cui pervenire
al risultato, ma sappiamo che il risultato accentratore, la
voglia acquisitiva di chi ha scritto questi articoli non è quella
di migliorare le condizioni dell'economia, e dunque, della
società siciliana, bensì quella di gestirla, di tenere in mano le
sorti di interi settori per poterli condizionare, per poterli
acquisire a scelte ed a posizioni politiche che nulla hanno a che
vedere con quelle che sono espressione dei settori medesimi, né
nel merito, né nella cultura.
Ed allora, onorevoli colleghi, questo disegno di legge,
rappresenta un vero e proprio attentato alla libertà, alla
democrazia ed ai contenuti della Costituzione e dello Statuto
siciliano.
E' un attentato alle competenze del Parlamento.
E' un attentato al suo Regolamento ed è un attentato persino
alla sede parlamentare, se è vero come è vero, che il comma 13
dell'articolo 5, di fatto espropria il diritto di proprietà di
questo edificio in cui si celebrano le riunioni del Parlamento,
alle competenze degli organi di direzione del Parlamento stesso.
E, dunque, con il comma 13 dell'articolo 5 si attribuisce
all'assessore regionale ai Beni culturali la competenza di
stabilire, con proprio decreto, le tariffe di ingresso al
complesso monumentale di Palazzo Reale di Palermo.
Onorevole Presidente, che vogliamo chiedere il biglietto di
ingresso ai deputati, agli assistenti parlamentari, al personale?
Vogliamo chiedere il biglietto di ingresso a chi frequenta
questo Palazzo per motivi di natura istituzionale, i funzionari
della Regione, o magari alle organizzazioni sindacali o alle
organizzazioni di categoria che vengono chiamate in questo
Parlamento per essere ascoltate; vogliamo espropriare la
proprietà di questo Parlamento dal Parlamento stesso? Vogliamo
forse limitarne e condizionarne il funzionamento attraverso una
politica di questa natura? Onorevole Presidente, onorevoli
colleghi, io non so chi abbia scritto queste norme. So soltanto
che esse però confermano ulteriormente le scelte di natura
centralistica ed acquisitiva che questa maggioranza e questo
Parlamento intendono compiere nei confronti delle competenze del
Parlamento.
E, allora, onorevoli colleghi, mi preoccupo, così come mi
preoccupo di registrare la forma abbreviata attraverso cui questa
maggioranza intende affrontare e risolvere il problema del
diritto allo studio non discutendo una legge organica sul
medesimo, più volte affrontato come problema dalla quinta
commissione, più volte affrontato nelle sedi competenti.
L'obiettivo di questa manovra finanziaria, se così vogliamo
definirla impropriamente, è quello di ridurre il diritto allo
studio degli studenti siciliani prima sostenendo il numero chiuso
per l'accesso alle facoltà universitarie, cosa contro la quale ci
siamo battuti in ogni modo e continueremo a batterci, non volendo
che siano le baronie accademiche a stabilire la classe dirigente
del domani, ma piuttosto invece il mercato, la società e poi
aumentando le tasse di quegli studenti che hanno sì il diritto di
potere frequentare l'università.
Mi sembra un modo assai discutibile di interpretare il
diritto allo studio e il lavoro sin qui compiuto dalle
commissioni di merito a proposito di diritto allo studio,
comprimendo il tutto e riducendolo ad un aspetto di mera natura
finanziaria, senza pensare a quelli che sono i diritti degli
studenti, degli insegnanti, al problema che riguarda le sedi
universitari, le strutture universitarie e quant'altro ...
FORGIONE. (Interruzione).
FLERES. Onorevole Forgione, la sua cultura comunista le
impedisce di interrompere un intervento di natura liberale e
democratico come quello che sto tentando di fare con molta
difficoltà.
Ancora una volta, signor Presidente, si tenta di impedire di
sviluppare un ragionamento, ma questo non mi meraviglia,
appartiene alla cultura illiberale di chi compie interventi di
questa natura.
Onorevole Presidente, se da una parte si tenta di scaricare
sugli studenti, per esempio, le colpe di chi non ha saputo
amministrare la pubblica istruzione e l'istruzione in genere
nella nostra Regione dall'altra si colpisce una delle più
importanti risorse della nostra Isola, l'acqua, aumentando i
diritti sull'estrazione di acqua dalle fonti presenti in Sicilia.
Vorrei capire con quali lobby questo Governo ha concluso affari,
onorevole Presidente della Regione, quando ritiene di dovere
aumentare le tasse sull'acqua estratta in Sicilia e consentire
l'immissione nei mercati siciliani di marche provenienti da
aziende multinazionali che hanno invaso il settore della
distribuzione dell'acqua minerale in Sicilia. Vogliamo qual è
stato il costo di questo tradimento di coloro i quali operano in
questo settore, vogliamo sapere se dopo i fondi neri ci sono i
fondi trasparenti dell'acqua e se sono trasparenti li vogliamo
vedere. E vogliamo sapere a che cosa serviranno, a quali
conquiste politiche ed elettorali di natura acquisitiva ed
antidemocratica saranno destinati, onorevole Presidente; ma i
fondi neri ci saranno anche attraverso questa legge e per fondi
neri intendo riferirmi a quelli derivanti dalla estrazione del
petrolio.
Ancora una volta si tenta la scorciatoia, c'è un disegno di
legge che regola il tema delle concessioni petrolifere, ebbene
quel disegno di legge resta depositato negli uffici della
segreteria di questa Parlamento e non viene portato alla
discussione in Aula, mentre si inseriscono surrettiziamente,
all'interno di una manovra finanziaria come questa, norme che
servono a determinare una ulteriore sconfitta della Sicilia
relativamente alla questione riguardante l'estrazione
petrolifera. Anche in questo senso onorevole Presidente vogliamo
capire a quali logiche e a quali lobbies è asservito un Governo
che compie queste scelte; a quali multinazionali del petrolio ha
venduto il nostro "oro nero", quali fondi neri si stanno
accumulando in qualche parte del mondo per consentire queste
sconcezze sulle risorse della Sicilia.
Ed allora, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa
è una legge che va immediatamente ritirata, va cancellata, va
eliminata e noi non possiamo che ribadirlo in tutte le
circostanze ed in ogni momento, ma voglio ancora una volta
dimostrare quanto antidemocratica sia questa legge e quanto punti
ad una appropriazione indebita di competenza del Parlamento.
L'articolo 12 riguarda la soppressione o l'incorporazione di
enti ed aziende, per lo più costituiti per legge. Ebbene questa
proposta piuttosto che procedere dal punto di vista legislativo e
dunque parlamentare allo scioglimento (e non entro nel merito
dello scioglimento in quanto tale e di quali devono essere gli
enti o le società da sciogliere o non da sciogliere ma del metodo
attraverso cui si perviene a questo obiettivo), i diversi
Assessorati procedono in via amministrativa a sciogliere quanto è
stato costituito in via legislativa.
Vogliamo fare ridere i pochi Costituenti ancora in vita o
piangere i pochi autori dello Statuto autonomistico siciliano
ancora in vita. Vogliamo contraddistinguerci per quel Governo e
quella maggioranza che cancella tutto quanto è stato costruito e
non per le vie legislative come sarebbe giusto ma attraverso
colpi di spugna o attraverso strumenti di tipo autoritario che
espropriano delle competenze legittime il Parlamento, le
Commissioni, i singoli rami di amministrazione. Io credo che
questo sia ancora una volta l'esempio di un comportamento
schizofrenico antidemocratico, illiberale, così come, onorevole
Presidente, soprattutto nel suo partito si è scatenata una
polemica feroce relativamente ad una proposta di sanatoria,
peraltro molto blanda di cui intendiamo farci promotori, quando
poi di contro con l'articolo 14 si determina altro tipo di
sanatoria, quella sugli usi civici, che invece sarebbe
perfettamente legittima.
Onorevole Presidente, da che parte sta lei? Voglio sapere se
sta dalla stessa parte dell'onorevole Mele e dell'onorevole Piro
rispetto a questi temi, voglio sapere da quale parte sta
l'onorevole Speziale, l'onorevole Zago, voglio sapere se
l'onorevole Zanna è d'accordo a fare sanatorie sugli usi civici e
a non farle sui terreni individuati dalle nostre proposte di
emendamento.
Onorevole Presidente, la ritiri questa legge, la ritiri
perché sarà la legge che farà ridere la Sicilia e purtroppo farà
piangere molti di noi cittadini siciliani che ne hanno percepito
il contenuto e la pericolosità.
Onorevole Presidente, mi avvio a conclusione del mio
intervento non senza aver ricordato l'esigenza che leggi di
questa natura non pervengano più all'esame dell'Aula.
Questa è una legge complessa, articolata, difficile,
confusa. Se noi vogliamo veramente cambiare il volto di questa
Regione dobbiamo pensare che questa Regione ha bisogno di
semplificazioni legislative, non di confusioni, ha bisogno che i
testi che prepara ed elabora siano comprensibili, applicabili.
Su questa legge, e per il percorso istituzionale che è stato
seguito, si sono violate disposizioni regolamentari, persino
rapporti deontologici.
Noi non crediamo che questo serva a questo Parlamento, a
riqualificarlo, a farlo ritornare autorevole come lo è stato un
tempo; credo che questo serva soltanto a complicare la vita a
tutti, ma soprattutto a complicare la vita ai siciliani che in
questo momento si chiedono cosa accadrà domani, non se si
approverà questa legge, ma se non si approverà il bilancio, se
non si metteranno in pagamento i salari, gli stipendi, se non si
produrranno quelle iniziative capaci di sbloccare
complessivamente la capacità della Regione di attrarre capitali,
di attrarre investimenti, di creare occupazione e invece qui si
ragione ancora in termini acquisitivi, illiberali ed
antidemocratici.
Si tenta ancora una volta di espropriare il Parlamento delle
proprie competenze e ci si guarda bene dall'elaborare, tesi,
iniziative e proposte capaci di risolvere i problemi veri di
questa Regione, che sono i problemi del lavoro, i problemi
dell'ordine pubblico, i problemi della giustizia, i problemi
dell'occupazione, i problemi dello sviluppo, degli investimenti,
della crescita produttiva, del rispetto dei diritti umani.
Questi argomenti, questi contenuti in questo disegno di
legge non ci sono, ci sono esattamente i contenuti opposti, e per
questo, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, noi non ci
batteremo per trovare un accordo, non ci batteremo per trovare
una soluzione di comodo o di accomodo rispetto ai contenuti di
questo disegno di legge, ci batteremo per cancellare questa
proposta di legge dall'ordine dei lavori di questo Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Aulicino. Ne ha
facoltà.
(I deputati aderenti al gruppo di Rifondazione comunista aprono
uno striscione contro l'intervento armato in Kosovo)
PRESIDENTE. Abbassate quello striscione.
FORGIONE. Stanno bombardato la Jugoslavia. Discutiamo
l'ordine del giorno sulla guerra, signor Presidente. Sigonella è
allertata in questo momento.
PRESIDENTE. Abbassate quello striscione, prego i commessi di
togliere lo striscione. Mettetelo fuori in piazza Onorevole
Forgione lo stenda in piazza, assieme a tutti quelli che come me
vogliono ripudiare la guerra, non qui nella sede Istituzionale,
non è questa la sede. Tutti in piazza, insieme. Ha facoltà di
parlare l'onorevole Aulicino.
AULICINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei voluto
fare un intervento, per la verità non scritto (per il semplice
fatto che non so leggere) però l'intervento degli amici di
Rifondazione comunista - e il Presidente mi deve perdonare se mi
permetto questa escursione sui temi dell'Internazionale (non
quella comunista) - mi impone di chiarire che questi amici
comunisti non cambiano mai, facevano le battaglie per evitare che
si pareggiasse l'armamento convenzionale nel mondo e si dicevano
pacifisti quando la Russia aveva più carri armati in Europa.
FORGIONE. Della pace dobbiamo parlare, onorevole Aulicino. E'
scritto nell'articolo 11 della Costituzione: "L'Italia ripudia la
guerra".
AULICINO. Noi apparivamo guerrafondai perché teorizzavamo
l'equilibrio tra le forze, l'unica tutela della pace allora nella
nostra valutazione era l'equilibrio, noi non vogliamo affrontare
in questa sede, Presidente, perché non è l'oggetto le questioni
che riguardano la Jugoslavia, il nostro partito il 'Centro
cristiano democratico' ha già chiarito la sua posizione sulla
Jugoslavia.
Lì c'è un massacro di massa di gente inerme alla quale non
viene consentito l'esercizio dei diritti elementari...
FORGIONE. Anche in Turchia ...
AULICINO. Comunque su questa cosa presenteremo un ordine del
giorno in cui Rifondazione comunista potrà dire la sua
PRESIDENTE. Onorevole Aulicino la invito a parlare sul tema.
AULICINO. Sappiamo che dal Congresso di Rifondazione Comunista
è venuta fuori una posizione molto originale che li caratterizza,
e poi passiamo all'oggetto signor Presidente. Sono preoccupati,
gli amici di Rifondazione, perché Bertinotti è stato oscurato.
Lo dico perché è emblematico della concezione della democrazia e
della trasparenza di Rifondazione Comunista.
Sono preoccupati perché Bertinotti sarebbe stato oscurato
ed azzerato dalla TV di regime e quindi hanno gridato e gridano
allo scandalo perché il loro diritto ad apparire è stato
mortificato e compresso.
Hanno dimenticato, questi amici, che Bertinotti, quando
appoggiava dall'esterno il Governo Prodi, ogni giorno ce lo
propinavano come una medicina, non ne potevamo più. Però gli
amici di Rifondazione Comunista, che evidentemente sono abituati
a fare le battaglie per l'esercizio dei propri diritti, non
quando in quel momento c'era da fare la battaglia per tutelare i
diritti di quelli che sono azzerati sistematicamente dalla RAI di
regime e cioè noi del centro e del centrodestra, che siamo
regolarmente compressi, senza spazio alcuno. Abbiamo fatto, come
partito, signor Presidente, una grande convention a Roma per
l'assemblea costituente del CCD e le televisioni di regime ci
hanno ignorato.
La verità è che questi amici sono esperti a fare le grandi
battaglie per l'esercizio dei propri diritti. Bisogna imparare a
farle perché tutti, anche gli avversari, possano esercitare i
propri diritti.
Andiamo all'oggetto, onorevole Forgione. Su questo non
saremo mai d'accordo. C'è un differenziale culturale che non ci
consentirà mai di fare sintesi. Andiamo alla finanziaria.
Mi scuso ma l'interferenza è stata pesante e ringrazio e
apprezzo molto il Presidente equilibrato ed autorevole di questa
Assemblea, anche se non appartenente alla mia parte, perché
questo dimostra che bisogna sapere fare le parti, caro onorevole
Forgione.
SOTTOSANTI. E' una persona di equilibrio l'onorevole
Silvestro.
AULICINO. Grande equilibrio. Andiamo alla finanziaria.
Presidente onorevole Capodicasa io debbo dire che vorrei
davvero mettere il dito nella piaga perché giriamo attorno al
problema e lei apparentemente è quasi indifferente, una sorta,
come dire, di atarassia, se ne frega. E' come se il Presidente
della Regione fosse impermeabile alle sollecitazioni dell'Aula.
Il Presidente ha una maggioranza sicura, solida - 45 e
mezzo, 45, 46, 44 - in relazione alla campagna acquisti che gli
amici della sinistra storica hanno fatto coinvolgendo i
trasformisti dell'ex CDU e CCD. Sappiamo che le quotazioni del
Governo vanno in alto e in basso, e in relazione a queste
quotazioni il Presidente Capodicasa ritiene, visto che
attualmente viene dato a 47 contro 43, mettendo insieme gli amici
di Rifondazione (ma c'è un'ultima notizia che lo dà in trend
calante), che questa finanziaria così strategica, perché tutti
comprendiamo come con questa finanziaria il Governo stia
affondando il bisturi nelle piaghe della Sicilia.
I disoccupati sono trepidanti perché di fronte a questo
documento, importantissimo, sentono che dalla evoluzione del
dibattito parlamentare dipende il loro futuro ed il Presidente
Capodicasa è consapevole della funzione strategica di questo
documento in cui si prevede tutto, i giovani possono sperare ed
il presidente, onorevole Di Martino, autorevole presidente della
Commissione bilancio, terza carica dell'Assemblea, è serenamente
impegnato ad accreditare un percorso di politica economica e
finanziaria che risolverà i problemi della Sicilia. Sappiamo che
tutto il precariato in attesa di stabilizzazione trova risposte
sicure in questo documento. Sappiamo che i nostri operatori
turistici in difficoltà da sempre, come del resto correttamente
evidenziato nel documento di programmazione economica e
finanziaria presentato a dicembre, in cui si fa una analisi,
onorevole Capodicasa ... segua Presidente, non segua
l'assessore, segua me...
BARBAGALLO, Assessore per gli Enti locali. Stiamo parlando di
lei
AULICINO. Non parlate di me Seguite il contenuto, non
personalizzate il contatto
Allora, stavo dicendo: i settori vitali dell'economia
siciliana abbandonati al loro destino. Imprenditori in
difficoltà, senza nessuna copertura, con infrastrutture
assolutamente inadeguate rispetto alle esigenze minime della
nostra impresa, con un credito assolutamente incapace di
finanziare lo sviluppo. Una pubblica amministrazione che
appesantisce l'impresa e imprenditori che fuggono dall'Italia e
dalla Sicilia, dall'Italia perché, nonostante i sorrisini del suo
collega D'Alema, altro golpista che si è appropriato del potere
in Italia utilizzando i trasformisti romani, perché ormai si
applica il metodo leninista della sinistra - il presidente
sorride, ma c'è da piangere perché la democrazia ...
CAPODICASA, presidente della Regione. Lei si accorge dei
trasformisti degli altri e non di quelli del suo partito.
AULICINO. Io mi accorgo dei trasformisti che hanno tradito
gli elettori che li avevano votati ed avevano votato per loro per
stare in questo schieramento e che, tradendo, hanno consentito a
lei, onorevole Capodicasa, di fare il presidente della Regione
senza nessuna legittimazione democratica in questa Regione, così
come è successo a Roma.
Per tornare un pochino al trend siciliano e romano, i nostri
capitali più che essere attratti dal Sud, dalla politica
economica e finanziaria del governo nazionale e da questo
straordinario polo di attrazione che è diventato il governo
Capodicasa, che attrae i capitali esteri in Sicilia - sappiamo
che ci sono problemi di ingorgo allo Stretto visto che è l'unica
via, non seguono la via telematica, a quanto pare i capitali
vanno lentamente perché vanno su gomma. In questa condizione di
grave difficoltà il presidente sta in un equilibrio, ... Dicevo
una volta al sindaco di Palermo quando facevo il sindacalista, il
sindaco Mantione, farmacista e persona per bene, "signor sindaco,
lei è in equilibrio estremamente instabile, è come una pallina
che non si capisce bene quando cadrà (onorevole Liotta lei ha
cultura scientifica) e come cadrà". Il presidente Capodicasa può
cadere in qualunque momento.
Io non so se si è trovato mai al vertice nel senso che ho
qualche dubbio che questo Governo sia stato mai autorevolmente in
sella perché non riconosco titolarità a governare ai governi non
legittimati democraticamente.
Presidente, io ho un grande rispetto per lei come persona e
sa quanto la stimo, ma lei dal punto di vista istituzionale è il
titolare di un blitz volgare e non ha nessuna legittimazione. Il
risultato è questo piccolo cabotaggio, questa manovrina senza
spessore strategico, senza contenuti, in cui lei propone il
nulla, con l'onorevole Piro, autorevolissimo esponente del
Governo, propone la trasformazione in S.p.A. dell'AST e dell'EAS
e sull'IRCAC giocherelliamo, perché l'IRCAC è saldamente in buone
mani. L'avv. Romano Saverio, Presidente dell'IRCAC (UDR) coperto
dall'Assessore Cuffaro, non può essere scoperto dal Presidente
Capodicasa.
Mentre per l'E.A.S. e l'A.S.T. si propone un articolo su cui
il Presidente Provenzano, persona autorevolissima, ha fatto un
quadro veramente limpido.
Ma che cosa ci propone questo Governo? La trasformazione in
S.p.a e non ci dice, ho letto il resoconto, l'ho ascoltato il
Presidente Provenzano, va ascoltato, lo rimpiango, ma non
perché.... - perché se il Presidente Capodicasa fosse il
Presidente dei siciliani lo rispetterei - lo rimpiango perché ha,
lucidamente, detto oggi in questa Aula alcune cose.
Ha detto: "ma una trasformazione in S.p.a., Presidente Di
Martino?" Ma come? il problema delle acque in Sicilia ha
intercettato, e non so se continua ad intercettare interessi
complessi; le dighe, gli invasi, la canalizzazione, i miliardi,
le indagini, i sospetti. E che cosa facciamo con l'acqua? Questo
settore strategico Decidiamo che con norma della finanziaria
trasformiamo in S.p.a. l'EAS, invece di fare una legge organica
che dia regole certe, contesti chiari a questo settore vitale in
cui c'è bisogno di certezze, Presidente Petrotta. La precarietà
Poi un'altra proposta che è una raffinatezza: si propone di
azzerare le aziende di soggiorno e turismo in attesa del
riordino.
Io non sono contrario all'azzeramento delle aziende. Voglio
dire che se il Governo si desse un disegno organico di
razionalizzazione della sua presenza nel territorio individuando
filtri, canali, soggetti, uffici che diano la possibilità al
turismo di avere riferimenti certi nel territorio, in questo
quadro "nulla quaestio". Non sono innamorato delle aziende di
soggiorno e turismo. Però, un minino di logica: azzeriamo le
aziende di soggiorno e turismo in attesa del riordino. Non è più
logico che riordiniamo e all'interno del riordino - eventualmente
- azzeriamo. Eliminiamo gli unici soggetti che in qualche modo
operano in attesa che...
Questo è il disegno strategico del Governo
L'onorevole Piro mi ha incantato in Commissione Bilancio.
Ho tentato di convincerlo ma senza risultato. Ho presentato un
"emendamentino". Il problema era questo: il Governo vuole fare
pagare il ticket alle famiglie, ai cittadini, che utilizzino le
aree attrezzate dei parchi. Già, io sostengo, bisognerebbe dare i
soldi alle famiglie, ai cittadini, che decidono di andare a
visitare il parco, perché visto che non ci sono neanche i servizi
igienici, io penso che bisognerebbe dare un premio alle famiglie
che vanno Io sono madonita, penso a Piano Battaglia. Ho svolto
per dieci anni una attività turistica, ho gestito insieme ad
altri amici un albergo. Per nove anni niente impianti di
risalita La gente andava a Piano Battaglia, niente servizi
igienici Le fughe - non dalla montagna - per cercare gli spazi
vitali, caro Presidente, per la sopravvivenza, la ciliegina:
"Facciamo pagare alle famiglie un ticket per utilizzare le aree
attrezzate". Come dire che se si fanno un po' di arrosto all'aria
libera dovrebbero pagare il ticket.
Amici miei, siamo alla provocazione, a parte il fatto che
questa finanziaria è inadeguata, perché non dà una sola risposta
ai problemi che sono stati individuati nel documento di
programmazione economica e finanziaria presentato a dicembre.
Nel documento si dice che i tre obiettivi fondamentali,
Presidente Capodicasa, da perseguire, immagino con il bilancio,
con la strategia di politica economica e finanziaria del Governo,
sono: il riequilibrio economico e finanziario - una manovretta da
100 miliardi -; l'aumento dell'occupazione produttiva attraverso
la valorizzazione delle risorse endogene e poi il riequilibrio
territoriale, la riqualificazione ambientale.
Io sfido chiunque a individuare in questa finanziaria una
qualche norma che possa consentirci di sperare che solo uno di
questi obiettivi possa essere colpito in questo esercizio
finanziario o nei prossimi. C'è la totale assenza di strategia.
Questo è un Governo che non è stato in grado di prendere atto che
in questa fase, con la precarietà dei numeri, bisognava soltanto
proporre un bilancio tecnico, di sopravvivenza, per gestire
l'esistente e poi prendere atto per la Sicilia che, visti i
numeri, la inconsistenza parlamentare della base di questo
Governo, bisogna con un grande atto di responsabilità, Presidente
onorevole Capodicasa, dimettersi e favorire un Governo a base
parlamentare più ampia, che individui due, tre grandi questioni:
la riforma della burocrazia, la riforma elettorale, la riforma
istituzionale, con i tempi che saranno scanditi anche dal
recepimento della legge-voto a livello di Parlamento nazionale,
alcune grandi questioni che riguardano l'economia compatibili con
la situazione finanziaria della Regione e però comprendere che in
questo momento il miglior modo per contribuire alla rinascita
della Sicilia è quello di intervenire subito sulla riforma
burocratica per velocizzare la spesa pubblica, per sbloccare le
opere pubbliche.
Non riusciamo a spendere i soldi che stanziamo, ma c'è
bisogno di indugiare ancora, il nodo da sciogliere è il rapporto
tra burocrazia ed economia, il rapporto tra sviluppo, impresa e
burocrazia, se noi riuscissimo in questo anno e mezzo, due anni
che ci rimangono a fare una riforma burocratica seria, ad
avvicinare la pubblica amministrazione alla gente, alle imprese,
ai cittadini, velocizzando i processi di spesa, restituendo
dignità a tutti quei burocrati pubblici che oggi sono mortificati
da una burocrazia che li aliena, perché le stesse
professionalità presenti nella burocrazia sono sottoutilizzate in
questo momento - penso a tanti impiegati regionali o comunali che
spesso si interrogano sul loro ruolo, sulla loro funzione.
C'è un disperato bisogno di restituire dignità a questa
burocrazia spesso offesa, spesso indicata come la causa dei mali
perché una classe politica inetta e incapace non ha saputo
organizzare una pubblica amministrazione autenticamente al
servizio dell'economia.
Questo è il nodo, per questo motivo il mio partito, il
Centro Cristiano Democratico, ma il centro-destra con forza
rivendica l'individuazione di un percorso legislativo essenziale
che, ripeto, individui nella riforma della burocrazia, nella
riforma elettorale i due punti chiave che consentiranno a questa
regione di sbloccare in qualche modo le opere pubbliche e di
completare quelle infrastrutture per lo sviluppo, per rendere
appetibile il territorio dal punto di vista imprenditoriale,
perché la grande questione dello sviluppo in Sicilia non si
risolve assistendo i nostri giovani, alienando i nostri giovani a
800.000 lire al mese, tenendoli precari per dieci anni senza
consentire a questi giovani, non più giovani, di poter tenere
davvero una famiglia, ma creando le condizioni perché in questa
terra si possa fare impresa. Bisogna rivitalizzare il mondo
delle imprese, dare respiro alle attività imprenditoriali, ai
nostri artigiani, ai nostri commercianti, ai nostri imprenditori
turistici, ai mondi dell'impresa che sono mortificati da una
pubblica amministrazione inefficiente, non per responsabilità dei
nostri burocrati.
Fatta questa premessa abbastanza articolata, mi riservo di
intervenire, nel momento in cui passeremo all'esame degli
articoli, su alcune questioni che non intendo in questa fase
attenzionare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, seppur impropriamente, il
gruppo di Rifondazione comunista ha sollevato un problema
delicato che è quello della pace e della guerra.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
SULL'ORDINE DEI LAVORI
FORGIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è nota la
posizione di Rifondazione comunista non ostruzionistica rispetto
a questa finanziaria, benché netta nel profilo della nostra
opposizione alla filosofia liberista che la ispira e anche
all'arroganza che ha avuto il Governo, in alcuni passaggi che
hanno violato il Regolamento nelle Commissioni. Quindi la
richiesta che faccio, Signor Presidente, non è ispirata a
un'intenzione di ritardare l'iter di questo disegno di legge;
però trovo davvero strano per una Assemblea regionale che ha
dignità di Parlamento, in questo momento in cui tutto il mondo
guarda a quello che sta avvenendo alle nostre frontiere, a quello
che sta avvenendo qui, a due passi da noi, a quello che sta
avvenendo a cintocinquanta chilometri da Palermo, a Sigonella,
che è stata allertata per le operazioni militari della Nato
contro il Kosovo; in questo momento in cui tutto il mondo è in
attesa del primo attacco contro la ex Jugoslavia, contro la
Serbia, mi sembra davvero strano e poco dignitoso per questo
Parlamento che noi sì discutiamo di un disegno di legge
importantissimo, la finanziaria, ma sembriamo impermeabili a
quanto sta avvenendo in casa nostra.
Abbiamo presentato un nostro ordine del giorno sui problemi
della pace e della guerra. L'ispirazione di questo ordine del
giorno è nota ed è scritta in quell'articolo 11 della
Costituzione che recita che l'Italia ripudia la guerra.
L'ispirazione del nostro ordine del giorno è scritta nelle parole
della Conferenza episcopale italiana che oggi ha dichiarato che
un intervento militare non avrebbe alcuna funzione umanitaria.
L'ispirazione del nostro ordine del giorno è scritta nella
vocazione pacifista del nostro Paese. Per la prima volta
operazioni militari partirebbero da basi Nato localizzate sul
nostro territorio, e per la prima volta ci troveremmo con una
guerra che riguarda direttamente le nostre frontiere.
Signor Presidente, come lei sa dalla ex Jugoslavia giungono
sulle nostre coste addirittura con barche a remi, con gommoni;
pensate come e in quanto tempo può giungere un missile anche
dall'altra parte come reazione ad operazioni militari che
dovessero partire dalle basi dislocate sul nostro territorio.
Il Parlamento nazionale, tardivamente (tardivamente, perché
il Governo del Paese prima si è dichiarato disponibile alle
operazioni di guerra e all'intervento della Nato e poi ha dovuto
subire il dibattito parlamentare) basta accendere il televisore,
sta discutendo di questo. Noi che siamo interessati anche per la
localizzazione di Sigonella sul nostro territorio regionale,
facciamo finta, in questo dibattito che il problema non ci
riguarda. Ritengo questo grave dal punto di vista politico,
culturale, istituzionale, della dignità stessa di questo
Parlamento.
L'onorevole Fleres non fa onore a se stesso affermando che
noi presentiamo questo nostro ordine del giorno perché siamo
amici di Ocalan. Se l'onorevole Fleres fosse una persona seria,
e non sempre dimostra di esserlo, per le stesse ragioni...
(Interruzione dell'onorevole Alfano)
FORGIONE. Onorevole Alfano, io non mi offendo quando mi si
definisce terrorista. Mi si consenta di dire che è poco serio chi
dice che si può intervenire per ragioni umanitarie in Serbia e
non si può intervenire per ragioni umanitarie in quella Turchia
dove sessantamila turchi sono stati massacrati con il silenzio e
la complicità della Nato e anche col silenzio del Governo
italiano Io sono contro l'intervento militare in Serbia come in
Turchia perché non ritengo che l'intervento militare possa
risolvere problemi umanitari, ma siate almeno coerenti E' che la
Turchia è al vostro servizio, al servizio della logica atlantica
ed al servizio delle logiche imperiali di questo mondo ormai
unipolare, invece la Serbia si dissocia, è in contrasto, è in
contraddizione con questo disegno unipolare. Come non capire che
per la prima volta dalla guerra fredda la Russia e i paesi
dell'ex Unione Sovietica stanno dislocando le armi contro
l'Europa? Le batterie della Bielorussia sono puntate sull'Europa.
E badate bene, quando parliamo di Europa parliamo delle basi
militari italiane, parliamo di Aviano, di Sigonella, di Molfetta.
Tutto questo non interessa a questo Parlamento. Sta a voi, alla
vostra cultura e alla vostra dignità politica decidere se questo
Parlamento, in questo momento con la base di Sigonella allertata,
dovrebbe discutere o meno di questi problemi.
Io le chiedo, signor Presidente, invece, di stralciare il
nostro ordine del giorno e di aprire una discussione su
quell'ordine del giorno. Non è possibile che noi non si discuta
di questo e non è possibile adesso non essere vicini nemmeno alle
popolazioni che vivono con angoscia attorno a Sigonella e in
questa nostra Sicilia anch'essa allertata per azioni militari che
potrebbero avere ripercussioni gravi sul nostro territorio.
Signor Presidente, è solo per questo, con un atto poco
istituzionale, che è anche fuori dalla mia cultura politica e
dalla cultura politica che viene dal Partito Comunista fare atti
come quello che abbiamo compiuto noi. Abbiamo voluto fare una
provocazione. Perché, vede, la sinistra è divisa, la maggioranza
di Governo è divisa sulle operazioni militari. C'è una cultura e
una tradizione della sinistra che ha sempre accettato le logiche
dei blocchi e c'è una cultura che viene dal meglio della
tradizione comunista che ha trovato il coraggio di dissociarsi in
importanti momenti. Penso ad Ingrao e ad una parte del Partito
Comunista durante la guerra in Iraq.
Questa guerra che sta partendo a minuti o ad ore è una
guerra contro la volontà dell'ONU, non decisa dal Consiglio di
Sicurezza dell'ONU ma decisa esclusivamente da un'Alleanza
Atlantica che ormai si erge a gendarme del mondo. Noi non ci
stiamo
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, gli ordini del giorno
presentati, tra i quali vi è quello che riguarda il problema da
lei poc'anzi affrontato, in base all'articolo 126 del Regolamento
interno verranno discussi dopo la chiusura della discussione
generale, quindi in tale occasione, l'ordine del giorno
meritevole di attenzione presentato da Rifondazione Comunista
sarà discusso in Aula.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 884/A-STRALCIO
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ricotta. Ne ha
facoltà.
RICOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo un
cammino sicuramente travagliato e scomposto è oggi arrivato in
Aula uno stralcio di quella cosiddetta legge finanziaria che
l'assessore per il bilancio, con grande enfasi, aveva presentato
alla stampa. Uno stralcio perché le tante contraddizioni della
maggioranza che a corrente alternata sostiene questo Governo non
hanno permesso di rispettare l'impegno originario. Questa
maggioranza, che manifesta ogni giorno di più la sua arroganza e
la pretesa illegittima di governare senza i numeri e questa
arroganza che superando il primato della logica e della ragione
diventa sempre più nei vari rami dell'amministrazione
manifestazione di incivile ricerca di obiettivi utilitaristici
che nulla hanno a che fare con gli interessi della gente e dei
lavoratori, questa maggioranza tanto eterogenea quando inadeguata
ha mostrato i suoi limiti, oltre che nella elezione del
presidente e della sua Giunta, ancor più nella seconda prova,
quella dell'elezione degli uffici di Presidenza nelle
Commissioni, dove la presunzione di una forza inesistente ha
esitato in clamorose sconfitte. Ed, a questo punto, il cammino
nelle stesse Commissioni è diventato confuso; confuso perché
tale coalizione ha ritenuto di non fare operare le Commissioni,
ora facendo mancare la presenza del Governo, ora facendo mancare
il numero legale a lavori iniziati.
Tale presunzione di forza e tale arroganza, si è manifestata
nelle nomine che il Governo sta operando, vedi per esempio la
sostituzione di un Commissario con altro Commissario nella
azienda USL n. 2, senza l'esigenza di dover rispondere ad un
fatto amministrativo congiunturale, ma solo per un insaziabile
appetito di potere che, certamente, non si addice ad un Governo
che vuole essere progressista e sociale, come è nella pretesa di
un Governo di sinistra. In questo caso, infatti, viene meno non
solo la credibilità sua, onorevole Presidente della Regione, ma
anche la sua buonafede e coerenza. Infatti, su questa vicenda che
riguarda l'azienda USL n. 2, il nuovo commissariamento invece
della nomina del manager, è solo uno strumento per consentire ad
un gruppo di uomini di assumere il comando dell'azienda che, per
dimensioni personali ed interessi economici, è la più grande
della Provincia. Tutti hanno capito che tali soggetti hanno
bisogno di riattivare vecchie politiche sorrette da logiche
clientelari con il placet di alcuni sindacalisti che cercano
percorsi idonei a soddisfare interessi personali.
Spero che lei, Presidente Capodicasa, si dissoci dall'agire
di uomini cui ella ha dovuto delegare funzioni così importanti.
Quanto successo nell'azienda USL n. 2 ha portato di fatto
ad un immobilismo completo che non tiene conto della società
civile e degli interessi collettivi, della sicurezza sociale, dei
diritti dei lavoratori e, soprattutto, della salute dei cittadini
stessi. E ciò per comportamenti di parte di codesta maggioranza
che si erge a rappresentante della collettività di cui non
rispetta le regole morali e civili.
Dicevo, prima, uno stralcio di una finanziaria che
nell'enunciazione dovrebbe prevedere una manovra di 1.000
miliardi che tanto sollievo porterebbe nelle casse regionali, ma
che di fatto non porta ad alcun contenimento della spesa
corrente.
Infatti, l'onorevole Piro - mi dispiace che egli sia assente
- avrebbe dovuto ottenere questo scopo, cioè contenere le spese
ed incrementare le entrate. Ma nella realtà ciò è stato
impossibile, perché la maggioranza che sostiene il Governo non
può rinunciare ai mille rivoli che dissetano le clientele e
portano voti. Quindi, dalla finanziaria del Governo Capodicasa
sono scomparsi l'articolo 37 e l'articolo 38 che avrebbe dovuto
sopprimere, anche se non si capiva con quale discrezionalità,
decine e decine di organi collegiali.
E poi, questa finanziaria come intende mettere ordine tra
gli articolisti, i forestali, i catalogatori e tutte quelle
schiere di precari che crescono ogni giorno? Che tipo di
intervento vuole attuare il Governo per contenere la spesa nei
trasporti? Parole se ne sono dette tante e, vedi caso,
soprattutto da uomini della formazione di cui fa parte
l'assessore per il bilancio e le finanze.
Però, fatti non se ne sono visti nella finanziaria. Eppure,
a sentire l'onorevole Piro quando faceva parte dell'opposizione e
criticava la finanziaria presentata dal Presidente Provenzano e
dal Governo Drago, sembrava il primo della classe, colui il quale
poteva essere un buon assessore per il bilancio. Invece,
l'onorevole Piro è stata una profonda delusione. Era ritenuto
persona qualificata, oggi si rivela o non adeguato al compito o
costretto, per mantenere la posizione, ad inghiottire amaro e non
solo.
Bisogna prendere atto che le critiche che allora l'assessore
Piro faceva alle finanziarie precedenti erano solo denunce
demagogiche, perchè oggi che egli avrebbe capacità e possibilità
non è in grado di attuare quanto predicato per anni. Nella
finanziaria si parla di privatizzazioni e, in particolare, della
privatizzazione dell'Ente Acquedotto Siciliano in particolare.
Ma si è fatto marcia indietro.
In verità il problema per l'E.A.S., così come era stato
posto con bacini tracciati senza una logica o meglio con una
logica molto particolare, non si sa dove ci avrebbe portato.
Infatti, la privatizzazione del comparto delle acque è materia
molto delicata: l'acqua è la nostra materia prima, la gestione
privata di tale elemento bisogna che sia valutata attentamente
perchè di essa nessuno può farne a meno come l'aria del resto.
Sarebbe forse più opportuno lasciare la gestione alla Regione e
razionalizzare con regole ben precise ed adeguate ai tempi l'ente
stesso. Perchè, signor Presidente, non si scioglie l'I.R.C.A.C.
che alla Regione costa tanti miliardi? E perchè si mantengono gli
IACP, a che giovano? Evidentemente, gli occupanti i posti di un
tale sottogoverno tutti di vecchia tradizione avrebbero
protestato, sarebbero rimasti all'asciutto, avrebbero potuto
condizionare fascie di codesta maggioranza e sicuramente
avrebbero compromesso la tenuta del Governo e non è detto che
tale coalizione tenga in Aula quando si dovranno affrontare
determinati articoli quali quelli riguardanti l'Istituto
zootecnico di Palermo, l'Istituto dell'incremento ittico di
Catania, l'I.S.M.I.G., e poi quelli che riguardano le cantine di
Noto e Milazzo.
Voglio ora parlare degli articoli riguardanti la sanità ed i
servizi sociali. Nella sua finanziaria, onorevole Capodicasa, non
si parla di razionalizzare la spesa sanitaria. Eppure, un terzo
del bilancio regionale è di pertinenza della sanità. Il bilancio
di previsione per la sanità è infatti di 8.411.406.000.000; nella
finanziaria in discussione non c'è un articolo che contribuisca a
contenere la spesa sanitaria, eppure tanti sono gli ambiti su cui
si potrebbe agire. Per la spesa farmaceutica, che incide per più
di mille miliardi, non è prevista nessuna norma per recuperare
fondi, eppure su alcuni farmaci, quali quelli derivanti dal DNA
ricombinante, gli oncologici, gli emoderivati, se solo fossero
distribuiti dalle farmacie ospedaliere, si potrebbe ottenere un
risparmio di almeno il 30 per cento. Sui presidi e gli
armamentari chirurgici si potrebbero avere risparmi non
indifferenti solo se venissero attivati i centri di costo e
l'osservatorio sui prezzi delle tecnologie sanitarie i cui
capitoli di bilancio tendono a scomparire. Non si parla poi della
gestione dei ricoverati degli ex ospedali psichiatrici, non si
dice come si dovrebbe migliorare il sistema budgetario per il
recupero di somme, come si potrebbe razionalizzare la materia
degli accreditamenti che porterebbe al risparmio, non si norma un
sistema di anticipazione di somme con la Tesoreria cui potrebbero
far fronte le aziende per non incorrere in continui decreti
ingiuntivi e spese accessorie, quali spese legali, interessi e
rivalutazioni monetarie.
Si parla solo di alienazione degli immobili non utilizzati
per l'assistenza, argomento su cui noi siamo d'accordo e che
sicuramente può portare, ma non per questo bilancio 1999,
benefici perchè tante sono le strutture di bene che a volte
costituiscono lasciti e che non sono utilizzate per fini
assistenziali. Così per esempio la Baia Verde di Catania e gli
ospedali dismessi della provincia di Caltanissetta, Catania ed
altre città.
Nel comma 5 dell'articolo 22 si prevede la presentazione
entro sei mesi dei conti consuntivi delle soppresse Unità
Sanitarie Locali, ma non se ne conoscono le difficoltà e solo se
questo comma viene opportunamente emendato si può raggiungere lo
scopo non esistendo di fatto libri mastro.
In quasi tutti i commi dell'articolo 22 si paventa la
decadenza dei manager inadempienti, ma nessuna verifica viene
fatta nel loro operato ed ogni azienda è una repubblica a sè,
stabilisce le proprie regole incurante delle leggi, agisce con
grande discrezionalità alla faccia delle esperienze e della
professionalità. Così ad Enna si nomina un sanitario primario o
meglio dirigente di secondo livello per le doti umane, non per la
professionalità, al Civico di Palermo per la mobilità si sceglie
il criterio della sede di provenienza e a Caltanissetta si blocca
tutto perchè un commissario non ha ancora ricevuto ordini precisi
sulla sostituzione di un direttore amministrativo con un vecchio
relitto storico o con persona che ancora deve essere avvicinata.
Signor Presidente, in questo modo non solo non si fanno buone
finanziarie, ma non c'è più rispetto per le regole morali e
civili, non c'è nè etica, nè ideali, c'è solo degrado sociale e
questo non ha più colore, non ha più appartenenza, non ha più
schieramenti, è solo logica immorale di alcuni uomini, pochi per
fortuna, ma pericolosi perchè non tengono conto del bene comune
ma vogliono solo perpetuare il loro effimero potere.
Signor Presidente, a lei affidiamo il compito di vigilare
attentamente su quanto detto perchè il degrado di cui parlavo è
un degrado ingravescente poichè eccessivo arbitrio governa in
alcune parti delle amministrazioni. La finanziaria presentata è
sicuramente inadeguata, è una finanziaria che sicuramente non può
rispondere alle esigenze della comunità; non solo, ma quando ha
annunciato che avrebbe portato minori spese e maggiori entrate di
mille miliardi, sicuramente non è la realtà, lo hanno dimostrato
ampiamente i colleghi che mi hanno preceduto; la sua finanziaria,
onorevole Presidente, ha quindi fallito. Sarebbe giusto ritirarla
e passare direttamente al bilancio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Non
essendo presente in Aula, decade dalla facoltà di parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, mi spiace che l'Assessore per il
bilancio non sia presente questa sera perchè credo che una
attenzione maggiore verso il dibattito che si sta svolgendo in
quest'Aula avrebbe potuto contribuire in qualche modo a meglio
indirizzare il suo operato in quanto in tutta questa fase, a mio
avviso, non è stato improntato ad un atteggiamento costruttivo e
positivo.
L'Assessore per il bilancio in più occasioni ha delineato il
quadro di riferimento all'interno del quale deve essere inserito
il disegno di legge in esame, un quadro di riferimento fatto di
compatibilità ragionieristiche e vincoli politici ed economici
rigidi che marcherebbero un solo tracciato possibile, un solo
percorso realizzabile, quello scelto appunto dal Governo. Lo
squilibrio strutturale tra entrate ed uscite, la diffidenza del
mercato nei confronti delle dinamiche del nostro bilancio e delle
politiche di risanamento, il crescente disimpegno dello Stato nei
confronti della Regione, il patto di stabilità che impone vincoli
di natura programmatoria mirati al rientro del debito a tutti i
livelli amministrativi, questi i margini del foglio all'interno
del quale sarebbe costretta l'azione del Governo, margini così
stretti da non consentire il dispiegarsi della grande capacità di
mettere in campo politiche di risanamento e di sviluppo
portatrici di un vero segno di innovatore che altrimenti, ci
assicura l'Assessore, si sarebbe manifestata in tutta la sua
forza propulsiva. Sembra dirci, l'Assessore: "Scusateci, non è
colpa nostra, ma con questi ingredienti non potevamo ammannire un
piatto diverso di quello che già Provenzano e Drago vi hanno
propinato". L'assessore per il Bilancio si costruisce un alibi
per giustificare l'assenza più totale di obiettivi programmatici
qualificanti sul piano dell'occupazione e sul piano del
risanamento ambientale, della lotta contro il precariato.
Ecco, perchè avrei gradito che oltre ad un disattento
Presidente della Regione ci fosse un altro, mi sarei accontentato
altrettanto disattento, Assessore per il bilancio, meglio che
niente, perchè credo che su questi argomenti, il Governo e la
maggioranza che appoggia questo Governo hanno il dovere di dare
delle risposte in quest'Aula, hanno il dovere di tentare di
uscire fuori dalla palude in cui si sono impantanati con questo
disegno di legge che obbedisce a logiche puramente liberiste.
Forte di questo alibi e informata una severa dottrina
ragionieristica, l'Assessore ci fornisce quella stessa ricetta
mal dosata alla quale si è opposto quando i farmacisti di turno
si chiamavano Tricoli, Drago o Provenzano, una ricetta che unisce
al sapore amaro del mercato degli incentivi alle imprese, delle
privatizzazioni, della ristrutturazione capitalistica, la beffa
dell'inutilità e dell'inefficacia.
Invero, non si comprende l'opposizione che il centro-destra
sta riservando a questo disegno di legge se non alla luce
dell'unica spiegazione possibile: quelle stesse cose avrebbero
voluto essere loro a poterle fare, non si spiega altrimenti.
Invero, non comprendiamo, noi che crediamo che le linee di
demarcazione tra destra e sinistra non appartengano al regno
formale del nominalismo ma a quello concreto degli interessi
reali dei cittadini, non comprendiamo noi che amiamo credere che
sinistra si accordi con gli interessi delle fasce più deboli
della società e destra invece con i poteri più forti.
Come non dire in questa occasione e aggiungerò con non poco
rammarico all'Assessore Piro, che, ahimè, non può ascoltarmi, che
Lei onorevole Assessore, per il suo operato siede per avventura
tra i banchi di un Governo di centrosinistra, per avventura,
sottolineo, ancora i nomi che tradiscono le cose,
centro-sinistra, ma potrebbe sedere altrettanto agevolmente in un
Governo di centro-destra o di larghe intese, nello stesso ruolo
di oggi, con lo stesso disegno di legge in mano, con la stessa
deformazione professionale che non le permette di distinguere più
tra la tecnica e la politica.
Noi comunisti esprimiamo un giudizio negativo su questa
Finanziaria perchè essa non è in grado di individuare alcuni nodi
strategici dello sviluppo e di scioglierli in senso positivo,
anche se alcune sue parti risultano condivisibili, mi riferisco
essenzialmente al titolo I, laddove si traccia il percorso
normativo in materia di programmazione economico-finanziaria
della Regione.
Come non evidenziare tuttavia che già al titolo II si
interviene con mano rozza sulla politica di fruizione dei servizi
ambientali e monumentali senza un barlume di coraggio innovatore
su questioni fondamentali come il diritto allo studio, senza
un'indicazione capace di finalizzare il recupero di somme non
utilizzate a politiche per l'occupazione ed il risanamento
urbanistico ed ambientale? Su queste cose ci aspettiamo che
quelle risposte che non ci sono state date nel dibattito in
Commissione ci vengano fornite in Aula.
Come dimenticare, onorevole Assessore, che su questo
argomento, proprio l'altra sera, in Commissione Finanze e
bilancio, mentre lei e la sua maggioranza bocciavate un mio
emendamento che destinava risorse al risanamento urbanistico,
crollava un palazzo a Palermo, la stessa sera negli stessi
minuti, negli stessi istanti? Certo, nessuna relazione di
causa-effetto, ma ne siamo proprio certi? Siamo certi che la
politica, la cattiva politica, quella che si è nascosta nel
passato dietro le compatibilità tecniche e che oggi continua a
negare una svolta innovatrice, non abbia alcuna responsabilità?
L'onorevole Cintola, il quale è capace di ridere su qualunque
cosa, fu proprio lui a portare la notizia in Commissione del
disastri avvenuto e quindi, se si riferiva ad una qualche
iattura possibile, se ne addebiti le responsabilità, in qualche
modo.
Non ci convince il modo approssimativo con il quale viene
affrontata la questione della fruizione dei servizi connessi con
i parchi e le oasi naturali. Intendiamoci bene, noi siamo perché
la fruizione dei beni monumentali, ambientali e archeologici
avvenga dietro pagamento di un biglietto i cui proventi aiutino a
riqualificare e a valorizzare la nostra offerta turistica e ad
allargare la conoscenza scientifica del nostro patrimonio
culturale.
Ma tutto ciò deve avvenire all'interno di un progetto
pensato, e non di un affrettato articolo della finanziaria
finalizzato alla famelica esigenza di raschiare la pentola,
altrimenti si arriva a prevedere il biglietto di ingresso per le
aree attrezzate dei parchi, pochi in verità, che spesso sono la
meta, ma sarebbe il caso di dire lo sfogo, di un turismo povero
che non si può permettere costi che sul piano familiare
diventerebbero gravosi.
E poi, assessore, di quali servizi stiamo parlando? Spesso
si tratta di quattro assi di legno a mò di panca e tavolo con un
barbecue per limitare il rischio di incendi. Ma cosa ci vuole
fare pagare?
Lei mi ricorda, onorevole assessore, quel ministro del
Tesoro inglese che alla Royal society, dopo avere assistito ad un
esperimento dimostrativo sull'induzione elettromagnetica, chiese
a Faraday, con una certa ironia, a cosa potesse servire quel
generatore di elettricità dal movimento di un magnete.
Faraday gli rispose di non essere in grado di prevedere al
momento quali sviluppi pratici avrebbe avuto la cosa ma di potere
prevedere, con assoluta certezza, che un successore di quel
ministro ci avrebbe messo sopra una tassa.
Oggi lo Stato incassa ingenti somme sotto forma di tributo
per il consumo di energia elettrica. Dubito alquanto che lei
incasserà un quattrino dal biglietto di ingresso nelle aree
attrezzate dei parchi.
Via di questo passo, onorevole Piro, un suo successore
proverà a tassare i consumi individuali di aria.
Per tornare alla finanziaria, e per restare in tema di beni
ambientali e monumentali, va detto con forza che l'indirizzo
dettato dal comma 16, dell'articolo 5, circa il possibile uso
privato dei beni archeologici, ci trova, come Gruppo,
profondamente ostili, sul piano del principio ispiratore, e
perplessi, sul piano della genericità e ambiguità
dell'indicazione.
Non crede, assessore, che tutta questa materia meritasse ben
altra attenzione, che si dovesse intervenire con un disegno di
legge ad hoc e non con la fretta che qui si sta evidenziando?
Un discorso a parte merita l'indirizzo che il Governo ha
sostanziato agli articoli 11 e 12. Il tema delle privatizzazioni
è quello che meglio di ogni altro segna la continuità di questo
Governo rispetto ai precedenti.
Lo abbiamo visto con la legge già avviata dal Governo Drago
e il cui percorso si è concluso con il Governo Capodicasa. E in
quella occasione abbiamo assistito ad un indecoroso gioco delle
parti tra centro-destra e centro-sinistra che si scambiavano i
ruoli, ormai formali, di maggioranza e opposizione per nulla
imbarazzati ad ostacolare gli uni ciò che prima avevano avviato e
ad agevolare gli altri, ciò cui prima si erano opposti e tutti
insieme dopo a rivendicarne il merito.
Oggi il centro-sinistra con l'entusiasmo dei neofiti, di chi
si è appena convertito, marcia trionfale sulla strada della
privatizzazione. Ma non si tratta più di aggredire il ruolo
improprio di una Regione imprenditrice che gestiva vino e
miniere, oggi si aggrediscono settori strategici, servizi
pubblici essenziali senza curarsi della ricaduta devastante che
un tale processo avrà sul tessuto sociale ed economico della
nostra Regione.
Cosa significherà per migliaia di famiglie la
privatizzazione in settori come i trasporti e la distribuzione
delle acque? Cosa significherà per migliaia di lavoratori di
questi settori? Cosa ne sarà di tutte quelle tratte tenute in
piedi sulla base di un principio solidaristico di utilità
sociale? Come graverà tutto questo su migliaia di studenti
pendolari? Cosa accadrà nelle famiglie quando l'acqua verrà
considerata non più un bene sociale bensì una merce sulla quale
ricavare un profitto con tariffe che in alcuni casi
triplicheranno o quadruplicheranno?
Cosa ne sarà della già debolissima rete ospedaliera pubblica
quando opereranno i criteri di razionalizzazione previsti
dall'articolo 22?
Queste domande le poniamo al Governo, le poniamo a
quest'Aula, le poniamo a quei parlamentari che, pur nelle diverse
appartenenze politiche, hanno ispirato le loro azioni ad un
principio di solidarietà che trova riscontro nella cultura
popolare e di sinistra. Le poniamo a quegli ex compagni di
partito con i quali fino a ieri abbiamo condiviso un percorso
comune e, mi illudo, continuiamo a condividere una storia
culturale comune. Da questi ultimi abbiamo il diritto di
pretendere una risposta.
Diteci, per cortesia, in quale angolo nascosto della vostra
memoria culturale e politica avete trovato le alte motivazioni
che vi consentono di condividere qui a Palermo la politica del
"dio-mercato" e del presidenzialismo e a Roma quella della
guerra Scegliete il luogo e le forme per farci conoscere i
nobili obiettivi che vi impongono di restare al Governo Non
offriteci più, sempre per cortesia se possibile, l'indecoroso
spettacolo del vostro imbarazzato silenzio Fino a quando
continuerete a uscire da quest'Aula, come avete fatto con la
legge-voto, per non assumere le vostre responsabilità? Fino a
quando starete al Governo di questa Regione per il solo gusto di
potere scaldare una sedia?
Un altro discorso a parte, merita tutto il titolo sul
recepimento e l'attuazione della legge n. 36, la cosiddetta legge
Galli.
Oggi questo titolo non è presente nel testo d'Aula e mi
spiego perchè, signor Presidente, ne faccio cenno: non è presente
nel testo d'Aula non perchè la Commissione Bilancio abbia operato
una scelta esplicita di stralciare tali norme dalla Finanziaria,
ma semplicemente non si è arrivati a trattarlo. Questo è l'unico
esempio in cui la fretta abbia aiutato il legislatore - di solito
opera in maniera diversa - tuttavia, è noto che il Governo si
appresta a presentare l'intera materia in Aula sotto forma di
emendamento e, quindi, mi preme accennare a questa tematica.
Se ciò avvenisse, se, cioè, il Governo ripresentasse sotto
forma di emendamento tutto il titolo V, credo che si consumerebbe
l'ennesimo strappo procedurale fra i tanti che si sono verificati
nel percorso di questo disegno di legge. Mortificazione al di là
del regolamento, del ruolo della Commissione di merito;
introduzione di tematiche estranee al titolo della legge e
quant'altro. In questo caso la questione assumerebbe un
significato di particolare gravità anche per la corposità della
materia. Non si tratta, infatti, di un comma aggiuntivo ad un
qualche articolo di un nostro disegno di legge, ma di un vero e
proprio disegno di legge che è stato appiccicato come un
francobollo nella stesura originaria al testo originario della
Finanziaria.
Io non so ancora in quale forma il Governo intende
ripresentare la materia in Aula, ma chiedo fin d'ora, senza
entrare nel merito della questione - nel momento in cui avremo il
testo che il Governo vorrà ripresentare a quest'Aula entreremo
nel merito dei problemi che quel testo solleverà -, al Presidente
dell'Assemblea di rimandare la questione in Commissione Bilancio
e nelle Commissioni competenti per merito, diversamente si
introdurrebbe la prassi, sotto il profilo procedurale, molto
pericolosa, che interi disegni di legge possono essere trattati
da quest'Aula senza i passaggi istruttori in Commissione.
In ultimo, se posso permettermi un suggerimento sempre su
questa materia, mi limiterei ad un recepimento essenziale dei
principi della legge n. 36, rimandando ad un momento legislativo
successivo le norme di attuazioni che necessitano certamente di
maggiore riflessione di quanto non se ne possa dedicare loro in
questa fase. Pena, commettere errori cruciali che sono già
contenuti nel primo testo del titolo 5 di questo disegno di
legge.
Come vede, signor Presidente, se ho un minuto per
concludere, una posizione articolata quella di Rifondazione
Comunista, tesa non tanto ad un cieco ostruzionismo, ed in tal
senso mi preme specificare, per chi in tal modo voleva
strumentalmente utilizzarla, che la posizione qui apertamente
sostenuta dal mio Capo Gruppo a proposito dell'anticipazione
della discussione dell'ordine del giorno sulla guerra, non voleva
assolutamente avere nessuna svolta di tipo ostruzionistico.
L'atteggiamento che Rifondazione Comunista vuole assumere nei
confronti di questa Finanziaria è un atteggiamento di
opposizione, il nostro giudizio resta negativo; ci aspettiamo,
però, che questo Governo riesca ad avere il coraggio, riesca a
lasciare un segno, a marcare in qualche modo il testo di questo
disegno di legge, con contenuti che in qualche modo
caratterizzino lo schieramento che sostiene questo Governo, che
caratterizzino a sinistra questo disegno di legge.
Altrimenti, tutta l'analisi che abbiamo fatto circa la
intercambiabilità degli schieramenti dentro quest'Aula, circa la
continuità di questo Governo con quelli che lo hanno preceduto,
calerebbero pesantemente sullo stesso Governo e credo che il
primo a doverne soffrire sarebbe il Governo stesso. Perchè,
quella poca agibilità che gli è rimasta in Aula diventerebbe a
quel punto insufficiente a garantirgli la, sia pur minima,
sopravvivenza.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Pignataro,
Bufardeci e Giannopolo. Non essendo presenti in Aula li dichiaro
decaduti.
E' iscritto a parlare l'onorevole Virzì. Ne ha facoltà.
VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi risparmio e
vi risparmio in apertura qualunque allusione preventiva e/o
pregiudiziale sulle condizioni generali di salute di questo
Governo e di questa maggioranza di centro-sinistra che ha elevato
Carl Popper a suo maestro, nella presunzione che il nome facesse
dimenticare il cognome. Siamo passati da Marx a Popper con
grande disinvoltura
Nessuno ha la palla di vetro.
Può darsi che reggiate all'impatto d'Aula, può darsi che
"pigliate qualche scivolone". D'altro canto, navigate a vista ed
allo stato attuale il motto del Governo sui suoi scudi araldici
non può essere che il classico "honnie soit qù il me y pense" che
tradotto in un più accessibile italiano suona pressappoco così
"io speriamo che me la cavo".
Non mi compete fare profezie. Ci conteremo e vi conterete a
più riprese in quest'Aula, nel merito specifico, dei più diversi
tipi di emendamenti, e però, sulla forma e sulla sostanza del
provvedimento che ci avete presentato, vale la pena di esprimere
giudizi, obiezioni e contro deduzioni, a partire dalle forme.
Come componente della I Commissione sono stato invitato a
vuoto quattro - cinque volte, e mi deve essere consentito di
eccepire, senza essere smentito, che forse per accorciare i tempi
avete arrecato un "vulnus" politico e morale, rimanendo in linea
con il regolamento formale alle regole di questo Parlamento.
Quattordici articoli che riguardavano il destino del personale e
gli enti locali erano di competenza della I Commissione ed è
mancata, volutamente, scientificamente, leninisticamente, la
maggioranza di centro-sinistra, con l' escamotage dei tempi
tecnici avete aggirato l'ostacolo, avete raggirato la commissione
e mortificato il ruolo sia del singolo deputato come quello
collegiale delle commissioni sede di studio, di approfondimento e
di confronto, cioè avete negato il confronto, siete stati
sprezzanti di un dibattito approfondito e ravvicinato, avete
snobbato il semplice parlamentare Guido Virzì, ma avete imposto
un comportamento inurbano, incivile, villano, anche ai vostri
rappresentanti, arrivando al punto di costringere ai mezzucci e
ai trucchetti da croupier poco affidabile perfino a un uomo, di
per sé mite e cortese, come l'onorevole Ortisi, e svuotando di
fatto di contenuto e di valenza il corretto rapporto d'onore ed
istituzionale fra commissari e presidente della commissione.
E' una lacerazione e uno strappo che sarà domani difficile
ricucire e recuperare, lo voglio dire con estrema chiarezza. Lo
avete fatto con cattiveria, perfino autolesionistica, anche in
sesta commissione, dove vi siete messi a fare ostruzionismo anche
in presenza del vostro assessore per la sanità.
La mia personale conclusione: a casa vostra prevale una
tendenza massimalistica che zittisce gli uomini di buon senso,
che annichila i più ragionevoli, che colpevolizza le teste
pensanti nel nome di una rivincita e di una vendetta ideologica
di cui non è difficile scorgere i muscolosi protagonisti.
Questo è il filo conduttore della mia analisi, la revanche
elevata a filosofia di governo. Secondo me dichiarate per puro
mimetismo, per mascheratura, di volere varare un provvedimento
finanziario, ma in realtà dispiegate un'operazione politica di
pulizia etnica; infatti, con tutti i margini residui alla
opinabilità che rimane connessa alle schede tecniche tardivamente
esibite e messe in campo, gli effetti finanziari di questo
disegno di legge sono quanto meno modesti, sia in relazione
all'operazione-verità di cui avevano parlato gli onorevoli Piro e
Capodicasa, sia in rapporto alla tragedia finanziaria, economica
e sociale della nostra regione.
Dichiarate di voler usare il bisturi e, invece, a chiazze, a
macchia di leopardo, tentate di usare il raschietto del
calzolaio, per cui approntate correttivi con il trucco per
mascherare il salvataggio di un carrozzone mangiamiliardi come
l'IRCAC, mentre invece fate i pasdaran dello sciolgimento, della
privatizzazione contro organismi come l'EAS, l'AST, l'ISMIG,
l'Istituto zootecnico di Palermo con bombe intelligenti - si
diceva durante la guerra in Iraq - mirate a inseguire e colpire
le temperature corporee specifiche degli amministratori insediati
dal centro-destra e distinguibili appunto per la loro specificità
termica di natura polare.
C'è molta declamazione e poca finanza in questa finanziaria,
c'è poco 'rasoio di Occam' e molta 'spada da vincitore
barbarico', c'è poco controllo sia della spesa che dei nervi, c'è
poca filosofia della regione e troppa prassi volta ad ampliare i
poteri dell'assessorato Bilancio, è il caso dell'acquisizione dei
ribassi d'asta e ci sono soprattutto grandi vuoti, grandi zone
d'ombra e di silenzio, c'è il nulla, c'è il vuoto pneumatico
dello spazio profondo,in termini di previsione generale e di
contenimento della spesa. Non si scorge il tetto di questo
grattacielo e poi in rapporto al turismo, ai trasporti, al
commercio, alla valorizzazione dei nostri beni ambientali, che a
tutt'oggi ci costano soltanto sacrifici, divieti, rinunce,
black-out, ostacoli burocratici, giuridici e civili senza alcun
tipo di ritorno sociale. C'è il silenzio della morte per
artigiani, commercianti ed agricoltori, non c'è una sola parola
per ridare corpo e sostanza alla capacità di azione e di
intervento dell'Ente siciliano di sviluppo agricolo ed in Sicilia
questo è quasi tutto e voi non ve ne occupate.
Ed ancora in questo provvedimento leopardato, non organico,
frutto di un amalgama frettoloso ed incompiuto, frutto
evidentemente di una sintonia politica ancora lungi dall'essere
raggiunta c'è l'assalto, assolutamente non condivisibile né
giustificabile, al fondo per la concessione dei prestiti, ove a
mio modo di vedere, si tenta con la semplice eliminazione del
corpo del reato, di occultare e frazioni e prelievi del passato,
penalizzando i pensionati regionali, di fatto regrediti a livelli
di inferiorità oggettiva di trattamento rispetto a quelli statali
che, al fondo accedono in tempi reali e senza code, come da noi,
di sei-sette anni, e tutto ciò contro gli assunti del nostro
Statuto che stabilisce testualmente che in nessun caso il
trattamento dei dipendenti della Regione può essere inferiore a
quello dei corrispettivi nel corpo dello Stato.
E c'è pure in questo disegno di legge un pezzo di futuro
negato ai nostri giovani con il blocco dei concorsi di cui
all'articolo 23, l'insultante elogio delle stagnazioni
dell'articolo 6 che sostanzialmente finge di inventare ciò che
già di fatto esiste, la tassa delle centoventimila lire delegata
alle regioni per le opere universitarie, finge di inventare ciò
che di fatto esiste, mentre viene sancito che manteniamo la
nostra umiliante condizione di unica Regione d'Italia che non ha
in alcun modo accolto né la forma, né la sostanza della legge 2
dicembre 1991 n. 390 dello Stato, sul diritto allo studio e per
borse di studio e prestiti d'onore.
Senza dir nulla sul diritto degli studenti all'accesso ai
servizi rinviamo, anzi rinviate, tutto ai vecchi regolamenti
delle opere universitarie, riservandovi però il margine
discrezionale, perché questa, dai Borboni ad oggi, rimane la
terra della discrezionalità, di riconoscere virgolettato
ulteriori agevolazioni a singoli gruppi, non si capisce in base a
quali criteri oggettivi, per decreto di sua graziosa maestà
assessoriale ancorché col ritratto di Stalin e Cossutta dietro la
scrivania.
Non ci stiamo, non siamo d'accordo. E' un modo di governare
a balzelloni che francamente non mi piace e oggettivamente,
ragionevolmente non mi convince. E' un disegno di legge che
nonostante ogni compiacenza dei mass media è di corto respiro, di
piccola valenza di nulla incidenza sul tessuto sociale e reale
della nostra isola. E' una aspirina propinata come elisir di
lunga vita di fronte ad una vastissima estesa infezione. Non è un
paracadute, ma un fazzolettino bucato che non attenuerà gli
effetti della caduta.
E per finire vorrei tornare per un attimo alle nostre vere
differenze. Non ci credo che la politica sia finita. Non credo
alla fine della storia e alla grande marmellata in cui tutti
dovremmo fatalmente scivolare. Proprio nel merito esistono
questioni di principio che ci dividono. Forse perché voi nel
nome della 'RealpolitiK', li avete abbandonati e forse perché
contestualmente io stolitamente continuo a ritenerli fondamento
della politica e come corollario dell'amministrazione concreta
della 'res pubblica'.
Ieri, come oggi, resto contrario, nel nome dell'interesse
collettivo, all'istituto della concessione che voi vorreste
applicare alla gestione che definite razionalizzata dei sistemi
informativi regionali, perché dietro l'angolo scorgo l'ombra
della discrezionalità dei personalismi dei 'clientes',
l'inceppamento della macchina organizzativa, il caos dei
linguaggi, i tormentoni della manutenzione e i piccoli ed i medi
affari, come tentazione quotidiana, dietro l'angolo; e sono
contrario ai discioglimenti di cui non siano chiare le
conseguenze ed i percorsi e doppiamente contrario se l'ente che
si vuole liquidare è proprio quello che si occupa, e poi proprio
qui in Sicilia, del liquido della vita: l'acqua.
Volete privatizzare la distribuzione dell'acqua? Volete
tornare all'800 ai padrini e ai padroni dell'acqua e dei pozzi?
Dopo l'acqua minerale volete dare a società per azioni il
controllo degli acquedotti? Ed in nome di quale ragionamento? Che
fin ora l'EAS non ha funzionato? Che fin ora ha prodotto
soltanto debiti e perdite magari per trecentocinquanta miliardi?
E in nome di che cosa ci sentiamo tutti esentati dall'obbligo di
una vera riforma organica in termini di recupero di efficienza di
fronte ad una struttura pubblica che fa acqua da tutte le parti e
di cui saremmo responsabili e titolari.
Non esiste un nostro obbligo di correggere di
razionalizzare, di modernizzare, è mai possibile che buttiamo via
pezzi di prezioso servizio pubblico per aprire il varco ad una
nuova casta di padroni dell'acqua.
L'acqua è come l'aria, cari colleghi. Secondo me è ingiusto
regalarla a privati di cui è difficile fare l'identikit in
termini di affidabilità e trasparenza. E i tempi? In quanto
pensate di farcela? E come pensate all'impatto in termini di
servizio nell'incerta fase di transizione? E il personale? Che
pensate di fare? Di metterlo all'asta sul mercato, insieme ai
pacchetti azionari. E gli invasi, le condotte, le reti, che
facciamo, buttiamo via tutto? A che prezzo? E coi privati
contratteremo anche un rifugium per presidenti, consiglieri,
ingegneri ed impiegati. E chi contratterà, un commissario
liquidatore dei liquidi o l'Assessore al bilancio in prima
persona?
Volete chiudere anche quest'altro capitolo per evitare che
venga per caso riletto da qualcuno con l'attenzione che
meriterebbe. Non ci siamo purtroppo. Per fortuna le idee, come il
sole quando il tempo è nuvolo, e nonostante la modestia degli
uomini, le idee rimangono. E le mie idee mi portano a concludere
che questa finanziaria per la sua forma e la sua sostanza vada
respinta in toto. Qualunque lezione, poi, voi siete in grado di
trarne.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Misuraca. Ne ha
facoltà.
MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
procedere ad una valutazione, spero il più possibile obiettiva,
del disegno di legge all'esame dell'Aula, attraverso un
preliminare commento alla relazione di accompagnamento del testo
ed al successivo esame dei titoli I, II,III e IV del disegno di
legge.
Nella relazione che accompagna il disegno di legge,infatti,
dopo una premessa riferita all'attuale situazione finanziaria
della Regione ed alle crescenti difficoltà nella predisposizione
dei bilanci di previsione, dovuta alla progressiva riduzione
delle entrate, per effetto del minore impegno finanziario dello
Stato nei confronti della Regione siciliana degli oneri per
ammortamento dei mutui già contratti nonché dei cospicui
interventi regionali nei vari settori dell'economia dell'Isola,
viene sottolineata la necessità di incidere maggiormente nelle
varie direzioni, anche attraverso la revisione della legislazione
di spesa, al fine di potere dare concreti segnali di risanamento
della finanza regionale e riconquistare la fiducia dei mercati
finanziari.
La mancata fiducia di tali mercati, ad avviso del Governo,
non ha consentito la contrazione di mutui per complessivi 1.700
miliardi per l'anno finanziario 1998. Circostanza che ha
contribuito in modo rilevante ad aggravare la già precaria
situazione di liquidità della cassa regionale con conseguenze
gravissime in ordine al pagamento dei titoli di spesa.
Viene comunque evidenziato che un graduale riequilibrio
della finanza regionale è stato in precedenza avviato, dalla
legge regionale 6 del 1997 e dalla legge regionale 5 del 1998,
mediante l'introduzione di una serie di norme dirette al
potenziamento delle entrate ed al contenimento delle spese e che
con il presente disegno di legge si intende continuare, ripeto
continuare, nell'opera di risanamento avviata dai precedenti
governi, ma, in maniera assolutamente presuntuosa, si dichiara
con portata più incisiva rispetto al passato.
La prima parte del documento, la prima parte del disegno di
legge riporta gli articoli con i quali si introduce, con
carattere di permanenza, la strumentazione programmatica già
avviata con le citate leggi.
Viene altresì prevista la legge finanziaria come supporto
stabile al bilancio, con la quale avviare correttivi per
modificare l'andamento delle entrate e delle spese e ricondurre
l'intervento regionale nell'ambito delle scelte programmatiche
individuate.
La sostanziale novità per l'attuale legislazione regionale è
costituita dall'obbligo per il Governo di presentare, così, entro
il trenta di giugno di ogni anno il documento di programmazione
economica e finanziaria, in analogia, comunque, a quanto
sostanzialmente previsto dalla legge di contabilità statale, ove
la presentazione del suddetto documento è fissata entro il 15
maggio di ogni anno.
Con il documento di programmazione economico - finanziaria,
si riproduce, nella sostanza, non altro che il contenuto
dell'articolo 3 della legge n. 468/78, relativa alla contabilità
generale dello Stato.
Unico punto di differenziazione, invece, rispetto alla
normativa statale, è che per la definizione del documento di
programmazione economico - finanziaria si fa obbligo al Governo
regionale di consultare preventivamente le organizzazioni
sindacali e le categorie del mondo del lavoro e della produzione.
L'articolo, poi, sulla finanziaria, invece, riprende
sostanzialmente dall'articolo 11 della legge di contabilità di
Stato quelle disposizioni che trovano attinenza nel contesto
della normativa regionale.
La seconda parte, poi, del disegno di legge contiene varie
disposizioni dirette al potenziamento delle entrate della Regione
ed alla valorizzazione del suo patrimonio, ad esempio: fare
corrispondere un prezzo più adeguato per la fruizione dei servizi
pubblici a pagamento; recuperare somme che giacciono presso vari
enti; rivalutare canoni e rendite patrimoniali, le cui tariffe
non risultano aggiornate; rivalutare, poi, il patrimonio
immobiliare della Regione che nel conto del patrimonio risulta
iscritto ad oggi per valori assolutamente lontani da quelli
reali; privatizzare, infine, le aziende regionali che possono
trovare sul mercato adeguata richiesta per la loro attività;
sopprimere ed incorporare enti ed aziende al fine di
razionalizzare l'erogazione di servizi pubblici e ridurre gli
oneri per il loro mantenimento; rivedere, infine, il sistema
delle sanzioni amministrative pecuniarie, con la duplice finalità
di assicurare un maggior reddito all'erario e scoraggiare
condotte illegali.
Va, comunque, precisato, a mio avviso, che il monitoraggio
delle entrate - così come è indicato nel disegno di legge - può,
comunque, effettuarsi anche indipendentemente dalla specifica
previsione legislativa introdotta con questo disegno di legge.
Per la verifica, poi, del censimento dei beni demaniali e
patrimoniali della Regione, confermo quanto già detto in
Commissione bilancio: erano comunque sufficienti le norme
esistenti, senza ricorrere a disposizioni particolari.
Sembra questo, invece, un modo per giustificare il mancato
raggiungimento di un risultato che, pure, rientra tra quelli
previsti dall'amministrazione, quelli cioè di conoscere il
proprio patrimonio anche sotto l'aspetto della sua valutazione
economica.
Sulla privatizzazione e cessione delle aziende a capitale
pubblico regionale abbiamo contestato al Governo la limitatezza
dell'ambito delle aziende interessate dalla norma e l'assoluta
necessità, prima di procedere alle cessioni, che vengano
approvati i piani di ristrutturazione aziendale. Nel caso
contrario, noi procederemo alla trasformazione delle aziende
interessate in società per azioni e dovremo, non riuscendo a
collocarle sul mercato, foraggiarle - come già è avvenuto - con
pubblico denaro.
La terza parte, poi, di questo disegno di legge contiene
norme dirette a razionalizzare e contenere la spesa regionale
nella seguente direzione che passeremo a commentare:
- modifica del sistema di quantificazione rigida delle spese
continuative;
- graduale ridimensionamento delle contribuzioni regionali nei
vari settori;
- revisione dei residui passivi;
- riduzione delle spese per acquisto dei beni e servizi;
- divieto di nuovi concorsi per reclutamento del personale;
- maggiore responsabilizzazione per il management delle aziende
sanitarie ed ospedaliere;
- armonizzazione dei tassi di interesse negli interventi
incentivanti per le imprese;
- razionalizzazione nella spesa informatica;
- contenimento delle spese dell'IRCAC;
- richiesta di requisiti di onorabilità e professionalità per i
vertici delle banche operanti in Sicilia.
L'insipienza di alcune parti dell'articolato è assolutamente
manifesta. Le disposizioni in materia di residui passivi e
perenti, infatti, non sono altro che un evidente appesantimento
normativo, quando in alcuni casi le norme già esistenti abilitano
alla eliminazione degli impegni quando non corrispondono ad
obbligazioni.
E' apparso, già nel corso dell'esame del disegno di legge in
Commissione finanza, la vacuità della norma sulla rinegoziazione
sui mutui, quando, alla manifesta incapacità della Regione a
rinegoziare con gli Istituti di credito i tassi per convenzione
applicati, con norma specifica invece si modifica il contributo
sugli interessi già concessi ai mutuatari se questi procedono
alla rinegoziazione direttamente con gli Istituti di credito
interessati.
La quarta parte, infine, contiene invece alcune norme in
materia di contabilità e controllo rilevate interamente dal
disegno di legge del precedente Governo, concernente la riforma
delle norme di contabilità generale della Regione siciliana
ritenute più urgenti. Si parla di introduzione di controllo di
gestione sull'attività regionale, al fine di verificare
l'efficienza, l'efficacia e l'economicità dell'attività
amministrativa e garantire la realizzazione degli obiettivi
programmati e la corretta ed economica gestione delle risorse.
Abbiamo anche la ridefinizione delle competenze delle
ragionerie centrali secondo la vigente normativa statale; la
definizione in modo più puntuale e rigoroso della normativa
relativa alla copertura finanziaria e delle leggi di spesa
regionale; la disposizione in merito agli impegni di spesa a
carico degli esercizi futuri che non possono essere assunti senza
il preventivo assenso dell'assessore regionale per il Bilancio e
le finanze; l'eliminazione dell'attuale procedura di
reiscrizione in bilancio delle spese perenti, in base alla
previsione normativa contenuta nel richiamato disegno di legge di
riforma della contabilità regionale; il ripristino per i
dipendenti regionali delle disposizioni di cui all'articolo 9
della legge regionale e novità in materia di revisori contabili
nominati in rappresentanza dell'Amministrazione regionale.
Appare del tutto evidente, onorevole Assessore, nel caso di
quest'ultimo articolo 4, quanto poca sia stata la capacità di
elaborare un nuovo articolato rispetto alla semplice e forse più
conducente riproposizione di parte del disegno di legge proposto
dal precedente Governo. Ma è soprattutto dal punto di vista
quantitativo che questa manovra appare assolutamente aleatoria
rispetto poi alle propagandate attese di ridimensionamento
dell'indebitamento, stimando l'incremento di risorse e riduzione
di spese per un ammontare di circa mille miliardi.
Ho esaminato, onorevole Assessore, le schede tecniche
trasmesse alla Commissione Bilancio e, tranne che non abbia avuto
problemi di calcolo, il saldo contabile delle schede è certamente
lontano dalla quantificazione da lei prospettata. Ed allora,
onorevole Assessore, qui qualcuno bara e, se riconosco
all'assessore per le Finanze onestà intellettuale, è legittimo
supporre che i suoi colleghi assessori nel trasmettere le schede
relative ai loro rami di amministrazione abbiano commesso degli
evidenti errori di calcolo, voluti o no poco importa Assessore,
ma inducendo l'assessore per il Bilancio in un marchiano errore e
snaturando sostanzialmente il contenuto finanziario di questo
disegno di legge.
Ciò che sostanzialmente è emerso sul piano tecnico circa
l'inconsistenza quali-quantitativa della manovra è speculare,
appunto, sul piano politico. Il disegno, che confermo veniva
annunciato con atteggiamenti assolutamente propagandistici
amplificati con scienza dalla stampa, registrava invece un
tortuoso percorso legislativo. Occorre, a mio avviso,
ripercorrere i passaggi del disegno di legge.
L'inconsistenza di questa maggioranza già emergeva nel corso
delle audizioni nelle varie commissioni di merito, dove il
disegno di legge veniva, nella migliore delle circostanze,
completamente emendato e in altre non preso in esame da una
maggioranza arrogante e pretestuosa. Altro momento di
difficoltà, con evidente stato di disagio del Governo, si
consumava nel corso delle audizioni in seconda Commissione, dove
ad una maggioranza assente doveva sostituirsi una minoranza
responsabile che assicurava con la sua presenza il numero legale
e dava tono a questo Parlamento consentendo che si procedesse
alle audizioni delle organizzazioni sindacali, di categoria e i
rappresentanti di tutti quegli interessi legittimi e diffusi
segnati da alcune norme di questo disegno di legge.
Credo poi che sia nota ormai a tutti la difficoltà
registrata dalla maggioranza nel momento in cui, dopo la
discussione generale, si è passato all'esame degli articoli.
Momenti di vera frizione interna alla maggioranza si sono
registrati durante l'esame di alcuni articoli del disegno di
legge, ma soprattutto diversa è stata la valutazione politica da
parte di alcuni commissari della maggioranza su tanti degli
emendamenti presentati dalle forze del Polo. Valuteremo con
attenzione l'atteggiamento in Aula dei vari gruppi parlamentari e
dei singoli deputati sulle valutazioni che vorranno esprimere ed
il voto che daranno sulla soppressione di alcuni enti, come
previsto dal disegno di legge, e sulla mancata soppressione di
altri richiesta con emendamenti dal Polo ma non accolti dal
Governo.
Ma il segno più evidente della difficoltà della maggioranza
è dato dalla manifesta incapacità di esitare non altro che uno
stralcio dell'originale disegno di legge trasmesso alle
Commissioni. Volontariamente evito la polemica accesasi sulla
lesione dei diritti dei parlamentari che chiedevano di discutere
gli emendamenti aggiuntivi in Commissione e che una decisione
unilaterale della maggioranza ha inopinatamente negato, ma
sarebbe, a mio avviso, infierire.
Questo Governo ha perso per strada per insipienza pezzi
della sua finanziaria e non vorrei che oggi all'onorevole Piro
fosse consentito di dire ciò che nel 1997 egli non consentì di
dire all'allora Presidente della Regione, onorevole Provenzano.
Cito il resoconto stenografico della seduta: "Noi non
contestiamo - ce ne guardiamo bene - il diritto di ognuno, e meno
che mai ovviamente del Governo, a riconoscersi in un disegno di
legge, ci sembra però una mistificazione ..." - diceva
l'onorevole Piro - "... nel senso che opera una falsificazione
della realtà dichiarare, come ha fatto il presidente della
Regione, che il disegno di legge esitato è quello del Governo al
novanta per cento, come se nulla dunque fosse successo in
Commissione". Onorevole Piro, concordo con lei, oggi, su quanto
allora lei dichiarò in altro passaggio del suo intervento, che
trovo illuminante, sulle vicende che in quest'Aula si stanno
consumando e anche questa volta cito il resoconto stenografico
della seduta. Diceva l'onorevole Piro: "Di contro però non
abbiamo esitazioni ad affermare che non solo noi non ci
riconosciamo nella finanziaria ma che intendiamo condurre ancora
una forte iniziativa d'Aula per cambiarla in modo consistente e
significativo. Onorevole Piro, almeno una volta non siamo in
disaccordo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io spero di
non utilizzare tutto il tempo a disposizione, perchè ritengo che
il tempo delle parole e dei fiumi di parole non serva. Serve di
più confrontarci, serve di più osservare ciò che il Governo ha
presentato e ciò che l'opposizione, nei suoi diritti, intende
prospettare. Ed io di prospettazioni da parte dell'opposizione,
tranne quello di dire che questo Governo se ne deve andare perchè
non ha maggioranza, che questo Governo se ne deve andare perchè
la finanziaria non è una buona finanziaria, che gli errori
marchiani di conti più o meno pregevolmente fatti da singoli
deputati con le calcolatrici reggono o non reggono, io non sento.
Io sento soltanto una grande forza dell'opposizione che vuole
ritornare maggioranza ed in questo momento mi faccio un conto più
semplice.
Allora io ritengo invece di dovere fare un esame che questa
opposizione di centro-destra non ha voluto fare ed era un esame
fortemente autocritico di due anni e mezzo di governo e al
Governo Drago io ho dato il mio voto, è vero, nel momento in cui
veniva eletto, nel momento in cui veniva eletta quella Giunta.
All'onorevole Stancanelli voglio dire che non ho cercato un
assessorato per dare un voto ad un Governo, nè una presidenza di
Commissione, come hanno fatto col centrodestra, contrabbandando
da una maggioranza ad un'opposizione la Commissione Sanità con
l'onorevole Nicolosi, con uno di Alleanza nazionale che diventava
presidente della Commissione CEE, il mio voto libero in Aula di
parlamentare che ha un rapporto con la società, con i deboli, con
coloro i quali in questa Assemblea non hanno voce, perchè in
questa Assemblea, in quest'Aula ha avuto voce soltanto lo scontro
frontale prima della sinistra contro il Governo di centrodestra
ed adesso del centrodestra contro il Governo di centrosinistra.
Mi sembra ridicolo e risibile che dopo due anni e mezzo ci
sia un parlamentare di destra, assessore uscente, che possa dire:
perchè non avete annullato i comitati inutili, perchè non avete
bocciato l'IRCAC o la CRIAS o l'IRFIS, perchè state facendo la
privatizzazione dell'EAS nel modo come la state facendo? Assurdo
Il Governo Provenzano con una delibera, con una semplice delibera
di Giunta ha proposto la privatizzazione dell'EAS passandolo a
società per azioni; la delibera numero 97 del Governo Provenzano.
Ma è possibile che ci si voglia contraddire a tutti i costi,
che non si abbia un momento di onestà intellettuale, di
coscienza, voglio dire, per passare dalle parole ai fatti e per
comprendere che in quest'Aula non abbiamo il diritto-dovere in
ogni piè sospinto di farci la lotta per modificarci, farci la
lotta perchè al posto dell'assessore Tizio ci vada l'assessore
Caio? Quando non serve più fare l'assessore in un Governo, in una
Regione in cui non ci sono più soldi, perchè il tempo della
vacche grasse è stato totalmente distrutto da assemblee che hanno
avuto il compito di confrontarsi sulle piazze per dire che c'era
la destra e la sinistra, in quest'Aula per dire che invece tutto
quello che si erano detti sulle piazze non aveva nessun senso e
nessun significato, perchè all'ultimo momento, nell'ultimo
emendamento c'era l'incontro tra destra e sinistra e si
sconcludevano programmazioni, proposizioni serie e si dilapidava
inutilmente il denaro pubblico.
L'onorevole Drago, ex Presidente della Regione, che ha fatto
ieri l'eccezione perchè i tempi regolamentari non consentivano di
guardare all'esercizio provvisorio, non è in Aula, non fa un
intervento, non parla, è alla ricerca costante di una goliardica
presa di posizione da presidente del Governo di centrodestra,
annullando il 16 novembre tutti i proventi che erano relativi
alle spese da non documentare in qualità di presidente della
Regione.
Quest'Aula è assente, c'è un Governo che ancora oggi è
assente ed io riesco a farla ancora questa autocritica forte,
anche se appoggio e non ho nè assessorati nè presidenze di
commissione.
E' stato ingiusto un intervento di un collega di Alleanza
nazionale, quando ha voluto additarmi come un deputato che aveva
votato a favore di un Governo di centrodestra e adesso votava a
favore di un Governo di centrosinistra.
Non l'ho fatto per interesse personale in quell'occasione e
non l'ho fatto neppure oggi, non lo sto facendo neppure oggi per
un interesse di ordine personale, lo sto facendo perchè ritengo
mio dovere forte esserci, essere presente senza che nessuno mi
chiami alla presenza in Aula, essere presente perchè ho il dovere
di corrispondere alle esigenze della Sicilia e dei siciliani, dei
loro bisogni nel mio piccolo, con la mia presenza, con la mia
valutazione, con l'essere accanto a chi crede ancora che questo
Parlamento possa essere un momento, che al di là delle lotte
politiche, possa invece incontrarsi fortemente alla luce degli
emendamenti pubblici posti in essere per tentare di creare
inversioni di tendenza che invece non ci sono.
Ho sentito, e mi dispiace, da un collega che io stimo molto,
l'onorevole Misuraca, aver fatto un accenno ai pareri delle
commissioni non arrivati. Non è vero Sono arrivati i pareri, e
sono stati visti, di tutte le commissioni, meno che della prima e
della sesta è vero, ma delle altre commissioni abbiamo tenuto
conto nella Commissione Bilancio e, se c'è stato in qualche
Commissione la mancanza del numero legale, più o meno artatamente
voluta, io sono pronto a condannare quel gesto ma non a dire che
la Commissione Bilancio ha travalicato o prevaricato il ruolo, la
potestà e il diritto di ogni singolo deputato di essere presente,
stipulante, contraente con il fine ultimo che è il bene generale
della collettività, non di interessi particolari come quelli che
ho visto presentare, nel passato, in Commissione Bilancio, a
piene mani, anche quando in Commissione Bilancio io non ero.
Io ho visto presentare, per esempio, al Capogruppo di Forza
Italia, emendamenti per la sua provincia, quella di Agrigento,
che era stata danneggiata dalla grandine. E dire che bastava
chiedere un contributo, con un perito che attestasse l'avvenuta
calamità, perché si potessero dare, come sono stati dati al
Governo di centro-destra, messi in bilancio, 5 miliardi l'anno
per tre anni, 15 miliardi.
Giusto se questo va incontro ad esigenze effettivamente
oneste e autentiche, molto meno se servivano soltanto per
arrivare nella propria provincia e dire che Forza Italia spende i
soldi della Regione alla spicciolata e senza tenere conto di un
programma generale e collettivo.
Io ho visto e sentito, con rammarico, parlare del potere di
sostituzione di un membro dell'ASL, la 2, con un altro per potere
dare potere a questo Governo di centro-sinistra.
Ma è stato potere quello dato al centro-destra quando li ha
nominati tutti i manager di tutte le ASL siciliane? E' stato
potere alla fine avere nominato, con il Governo di centro-destra,
i vertici dell'IRCAC e oggi dire che quei vertici non sono più
buoni, dopo averli nominati con il Governo Provenzano? Dopo
averli ribattuti in Commissione nomi e curricula? E' possibile
dire che non avete ancora distrutti gli IACP che sono inutili e
chiederli ad un Governo che ha una maggioranza, che solo dal 17
di novembre sta lavorando ed ha tre mesi di vita sulle spalle
quando nei due anni e mezzo né Provenzano, né Drago, né quella
maggioranza di centro-destra ha tenuto conto di questi problemi e
nè ha risolto il benchè minimo uno, che sia uno, quando siamo
riusciti a fare entrare nei consigli di amministrazione, anche
negli ultimi giorni del Governo Drago, i portaborse dei capi dei
vari partiti che facevano capo al centro-destra tenendo conto
delle loro illuminanti e forti prerogative di diritti? Io dico
che quello che dico io non è giusto, è sbagliato, perché non
serve. Non serve a quello che noi andiamo a definire e
l'autocritica la faccio, feroce e violenta, anche per chi sta
parlando.
Ma io sto parlando con autocritica forte perché mi accorgo
che nessuno qui dentro fa autocritica. Qua dentro siamo tutti
bravissimi. Bravissimi a parlare, bravissimi ad appellarci a non
so quale ideologia, a quali criteri, a quali programmazioni, a
quali forti intuizioni, a quale reale inversione di tendenza,
qualcuno che riesce a fare anche l'artista e l'attore, a fare
ridacchiare l'Aula, a farsi applaudire, come se c'è possibilità
di sorrisi per una Sicilia che muore, senza speranza e senza
inversione di tendenza.
Quando sentiamo che in Italia aumentano i posti di lavoro e
in Sicilia, invece, ancora di più diminuiscono e c'è qualcuno che
è capace di sorridere in Aula e di fare qua dentro anche le farse
e le farsette, perché, magari uscito dal Turismo, è convinto che
l'assessorato del Turismo l'ha portato a farlo diventare anche
attore, più o meno da strapazzo, e fare sorridere l'Aula con gli
applausi, perché su questo sorriso noi intestiamo la volontà di
un'Aula, dell'autonomia siciliana, della volontà di un riscatto
che chiediamo allo Stato, quando non sappiamo riscattare noi con
i nostri fondi la volontà di priorità reali per dare risposte
concrete alla gente.
E allora continuiamo a dire che l'EAS non va privatizzata.
L'EAS va privatizzata perché c'è un dato forte alla base di
quella intuizione che ha avuto il Governo Provenzano e ha avuto
il demerito di non averla portata a compimento.
Cinquecento miliardi che dallo Stato arrivano in Sicilia a
chiudere i debiti dell'Ente Acquedotto Siciliano Se questa è
un'occasione da perdere solo perchè vogliamo fare demagogia
spicciola, insignificante quando un governo di centro-destra con
una delibera del Governo Provenzano l'ha definita ed un Governo
di centro-sinistra la porta in Aula, dovremmo vedere
sull'argomento EAS l'unanime valutazione. Invece no Perchè,
dicendo di no alla privatizzazione dell'EAS, si sta più vicini a
sindacati e a dipendenti dell'EAS, come se si volessero
mortificare i loro posti di lavoro, il loro avvenire. Ed invece
non è così, perchè nello stesso disegno di legge è salvaguardato
il ruolo del personale, di quello in servizio, di quello in
quiescenza e però si fa un appello forte a collegarsi alla 'legge
Galli', alla legge dello Stato che ha consentito all'acquedotto
pugliese di rientrare di 600 miliardi di debiti che aveva, così
come con la privatizzazione dell'EAS la Regione siciliana non
rischia di avere accollati 350 miliardi di debiti che ci sono,
anche se la Regione negli ultimi quattro anni non ha versato una
sola lira.
Io non dico che l'IRCAC non vada privatizzata, l'IRCAC, se
volete, la dobbiamo privatizzare assieme alla CRIAS, assieme
all'IRFIS, non come privatizzazione ma come polo del credito alla
Sicilia, non con un emendamento goliardico, senza neppure un'idea
di ciò che si distrugge per vedere ciò che si vuole costruire.
Io l'appello forte ho cercato di farlo, di farne più di uno
e so che queste sono cose che restano inascoltate, non definite.
Ognuno resta del proprio avviso, non cambia nulla Ieri la
sinistra si opponeva, a volte anche con ostruzionismo, al governo
di centro-destra, oggi la destra si oppone con forte, inusitato,
al limite dell'affaristica impostazione, ostruzionistica contro
il Governo.
Per potere rendere magari più evidenti manchevolezze che non
ci sono si dà al Governo una vita di sei mesi quando ne ha appena
tre
Non è più giusto, invece, tentare in queste ore che ci
separano dal passaggio agli articoli, a quelle che saranno le ore
di convulso lavoro che avrà la Commissione bilancio e le altre
Commissioni, tentare di fare la scrematura di quelle che vengono
già annunziati come 2000, 2500 emendamenti al cosiddetto stralcio
della legge finanziaria.
Io lo ricordo quando dissi a Provenzano presidente, che
aveva avuto coraggio e capacità a presentare quella Finanziaria.
Dissi anche a Provenzano che il coraggio e la capacità era quella
di portarla a termine, a compimento, quella Finanziaria con il
contributo forte dell'Aula e dell'opposizione. Provenzano
preferì restare in sella pur avendo falcidiata la propria idea di
Finanziaria, se la fece calpestare dalla sua stessa maggioranza
prima e dall'opposizione dopo, pur di continuare a fare il
presidente della Regione. Questo non glielo auguro a Capodicasa
Io dico a Capodicasa che se questa Finanziaria dovesse essere
falcidiata, dovesse non avere il suo naturale e forte compimento,
ha il dovere di rassegnare il mandato e di dire a Forza Italia e
all'Alleanza di centro-destra di ritornare a governare nel solco
di quello che hanno fatto cioè il nulla più assoluto con il
tradimento più forte nei confronti delle esigenze dei siciliani e
delle inversioni di tendenza annunziate e mai definite, con gli
assessori della destra, di Alleanza nazionale e di Forza Italia,
in quelli che sono stati il primo governo battuto dall'interno
stesso della coalizione, con Drago in testa, così come il Governo
Drago non ebbe mai l'approvazione del Presidente uscente
Provenzano, il quale arrivava o in ritardo a votare o sbagliava a
votare dando qualche volta qualche voto che non era né a favore
né contrario nella convinzione che siccome la votazione era
segreta poi non sarebbero comparsi i voti degli astenuti.
E sono atti parlamentari ai quali mi riferisco.
Il Centro-destra muore dall'interno stesso. Combattuto e
lottato per sete di potere, per scontri di potere tra chi stava
al potere e chi stava all'opposizione, però dentro la stessa
maggioranza.
Ad oggi, questo Governo non lo ha dimostrato. Ha pochi
giorni di vita per potere dire se ha le carte in regola, e fino
in fondo, per governare. Ha una finanziaria ed un bilancio, però,
sul quale deve, giustamente, confrontarsi con l'opposizione,
confrontarsi con l'Aula e decidere alla fine se, in virtù del
risultato di quello che diventerà legge, ha, non i numeri per
governare, ha il potere di incidere ed invertire delle tendenze
che sono ormai cancerogene e senza l'abbattimento delle quali
nessun governo può governare, nessuna Aula può diventare artefice
di fortune o di programmazioni reali e serie.
Se questo non dovesse essere, io lo ribadisco con forza,
questo Governo non ha ragione di esistere. Se, invece, dalla
finanziaria, che non deve avere la paternità né del governo né
della maggioranza del centro-sinistra, deve avere la paternità di
un'Aula, di deputati che vogliono eliminando gli emendamenti per
perdita di tempo inutile, tentare invece di raggruppare gli
emendamenti più seri, le proposte che possono migliorarla, è
migliorabile dall'Aula; se ci si siede di "buzzo buono" e senza
preconcetti e pregiudiziali per farne la finanziaria
dell'Assemblea, non di un governo che ha o non ha i numeri.
Tenendo conto che non è necessario, non è importante che questo
Governo venga abbattuto, allontanato e cambiato, quanto è
importante che venga abbattuta la "cupola mafiosa" che è fuori
dell'Aula e la "cupola" che non ha consentito neppure
all'idealità di Provenzano, che rispetto nel momento in cui l'ha
espressa, non nel momento in cui non le ha potute o volute
attuare, non parlo di Drago perché non ritengo che ci sia motivo
di citarlo, allora dico se a queste cose crediamo, allora abbiamo
il dovere, nelle poche ore che ci separano dal passaggio agli
articoli e alla definizione, anche con l'aggiustamento di cui
parla l'onorevole Provenzano, l'ho ascoltato bene. E' giusto vi
sia un tetto ed è giusto che questo tetto ce lo diamo nella
finanziaria. Per dire: al di là di questo non si va per fare il
bilancio.
Ma, in uno spirito di collaborazione, che non è inciucio, in
uno spirito di incontro che non è fatto nel segreto di una stanza
per cedere emendamenti di comodo, ma per tentare di migliorarla
realisticamente questa finanziaria e per avere un bilancio che
possa consentire non di sperperare il denaro in mille rivoli, non
di continuare a dare fondo al precariato più bieco e abietto, ma
per tentare anche di guardare - fortemente se non esclusivamente
- a coloro i quali un precariato non l'hanno mai avuto in
Sicilia, e ad una idealità per modificarsi, per ricomprendersi,
per tentare di dare un giudizio meno drastico contro la politica
e contro questa Assemblea, noi abbiamo il dovere di fare e porre
in essere.
Io chiedo scusa a tutti i deputati per i quali forse ho
detto qualche parola in più, e ritengo di dovere fare, alla fine,
una autocritica anche per quello che sto dicendo in questo
momento. Però ritengo che noi non stiamo facendo il bene della
Sicilia continuando a dilaniarci su posizioni cosiddette di
contrapposizione preconcetta e non stiamo facendo il nostro
dovere nei confronti degli elettori e della Sicilia in genere se
non riusciamo a trovare un filo conduttore che ponga fuori da
quest'Aula la politica nel senso del "politicante" e se non
riusciamo a ridare a leggi le funzioni e la capacità di incidere
che è necessaria e senza la quale, io credo non ci sarà più né
autonomia, né Aula, né governi di destra o di sinistra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Calanna. Ne ha
facoltà.
CALANNA. Signor Presidente, onorevoli del Governo, onorevoli
colleghi, il dibattito di oggi sulla finanziaria ci induce ad
alcune considerazioni che vanno oltre il disegno di legge in
discussione. Con questo disegno di legge l'attuale Governo
dichiara di volere continuare l'opera di risanamento iniziata da
altri governi, ma con una più ampia ed incisiva portata rispetto
al passato ed una previsione di incremento di risorse e riduzione
di spesa per un ammontare complessivo di circa mille miliardi,
quindi buone le ipotesi di lavoro.
Questi i temi della discussione in Aula, anche se mi rendo
conto che il dibattito in Aula ha toccato molto più temi politici
che temi finanziari, d'altronde è la situazione che impone
questo.
Le posizioni politiche ovviamente appaiono non tanto
diversificate ma molto divaricate. Il Polo, che è all'attacco,
sostiene che siamo all'epilogo di una farsa che dura ormai da
mesi. Io ritengo che il Polo dovrebbe dire che dovremmo essere o
siamo all'epilogo di una farsa che dura da tre anni. La Giunta
Capodicasa reagisce e risponde difendendo quello che chiama il
valore del disegno di legge sulla finanziaria improntata al
rigore con il contenimento della spesa e l'aumento delle entrate.
Quello che noto io è che queste stesse parole, magari
diverse nel costrutto ma sostanzialmente le stesse, sono state
usate dal Presidente Provenzano, sono state usate nei precedenti
governi.
Ci sono, inoltre, accuse di violazione di regolamento in
commissione bilancio, mugugni di assessori contro altri assessori
e quant'altro che è inutile ed è superfluo che io vada a
ricordare a chi forse ne sa più di me. Tutte queste cose, a
nostro giudizio, sono indice di una situazione politica che
certamente, se si protrarrà oltre, arrecherà alla Sicilia danni
veramente irreversibili.
Il Presidente della Regione insieme alla maggioranza
sostiene che senza l'approvazione di questo disegno di legge non
sarà possibile mettere mano al bilancio, e che bocciare questo
disegno di legge corrisponderebbe ad una irresponsabilità
dell'opposizione.
Per carità, tutto quanto si dice e si può dire in momenti di
difficoltà, noi francamente non comprendiamo come si possa
gridare alla irresponsabilità dell'opposizione che fa ciò che è
normale in un'Aula parlamentare in periodi di normale dialettica
democratica.
Il Governo e la maggioranza propongono, l'opposizione se non
è convinta delle proposte fatte si oppone e vota contro, ma il
problema io ritengo che vada oltre la possibile bontà delle
proposte fatte. Il problema ritengo vada squisitamente ad un
fatto politico che deve essere considerato oggi, che vada ad una
domanda che è la domanda principe nel dibattito politico di
quest'Aula: c'è una maggioranza in grado di sostenere la
proposta?
E questo è opportuno valutarlo. L'irresponsabilità, caso
mai, e credo che di questo si tratti, qualche volta può essere
pure del Governo stesso che, pure in presenza di un disegno di
legge al quale viene attribuito un significato decisivo per la
Regione, in Aula è presenta talvolta solo con l'assessore per il
bilancio, tal altra volta solo con due o tre assessori.
Ed è pure della maggioranza che invece risulta non presente
per niente salvo qualche sparuta apparizione. Per non parlare poi
dei comportamenti strani tenuti nelle Commissioni dove, per fare
sfregio a se stessa, la maggioranza è arrivata al punto di far
mancare il numero legale.
Il disegno di legge non ha, a nostro avviso, quel grande
significato che gli si vuole attribuire. Pur tuttavia riteniamo
che ci siano norme interessanti ed utili da portare avanti. Ma,
e questo riteniamo sia il punto, per andare avanti desideriamo
chiedere al Presidente Capodicasa che con realismo e con
l'indiscussa serietà dell'uomo e del politico, dica a quest'Aula
con quale maggioranza ritiene di condurre in porto la sua
finanziaria.
Perché, onorevole Presidente Capodicasa, ci rendiamo conto
pienamente che l'ordine di scuderia è quello di tenere duro fin
dopo le elezioni europee, ma desideriamo una sua parola chiara,
desideriamo sapere se lei ritiene questo debba avvenire ed in tal
caso con quale maggioranza.
Per la verità, onorevole Presidente, questo tirare a campare
porta solo ad un immobilismo totale contrassegnato da un crack
finanziario e da una posizione di mortificante stallo di
qualsiasi iniziativa.
La soluzione, signori della maggioranza, è del Governo. Il
Governo deve decidere quello che vuole fare. La soluzione non può
essere quella di procedere mettendo pezze, come si suol dire, o
ricercando spunti consociativi su interessi lobbistici o di
gruppi con una opposizione di centro destra che per il vero ad
oggi non si è dimostrata all'altezza del compito, e nemmeno, cosa
ancora più grave, quando aveva, per governare, i numeri, quando
poteva produrre una legislazione snella per guardare veramente
agli interessi di questa Regione, per risanare il mal fatto dei
precedenti governi.
Abbiamo avuto un centro destra, sotto questo punto di vista,
inesistente. Perché solo di risanamento si è parlato in questa
legislatura. Chi si è succeduto al Governo non ha fatto altro
che parlare di risanamento, risanare i guasti che prima erano
stati prodotti.
Quelli che c'erano prima, c'è stato detto, hanno sfasciato
tutto, hanno dilapidato e ora bisogna risanare. Ma si è
proceduto veramente verso un risanamento? Sono scomparsi tutti
gli sprechi che hanno condotto al crack finanziario? Devo dare
atto che abbiamo proceduto allo scioglimento di enti che
gravavano negativamente sul bilancio regionale e che, nelle
intenzioni, c'è di andare avanti su questa strada, sulle
privatizzazioni, ma consentitemi, a parte qualche considerazione
che sarebbe di parte sulle privatizzazioni (sorvolo in questa
sede), consentitemi una considerazione e una domanda. La
considerazione: ritengo che faremo veramente l'interesse dei
siciliani quando avremo il coraggio di dire una parola chiara sui
mille rivoli che finanziano enti spesso inutili, associazioni
culturali con possibili risvolti culinari, istituti
consociativamente creati per dare allocazioni, prebende a
sostenitori, amici e galoppini partitici (non politici,
partitici).
E la domanda consentitemela. Dove eravate voi della
maggioranza quando in questa Regione si sfasciava e si
dilapidava? Sarebbe opportuno, per un principio di verità che
può aiutare a risanare la Sicilia, che questa risposta venga data
e venga data chiara. Sarebbe opportuno evitare di stracciarsi le
vesti quando in quest'Aula ha regnato sovrana l'idea
consociativa.
Ma tant'è
Noi del Partito socialista non siamo stati in questo
Parlamento a fare ostruzionismo. Abbiamo, di volta in volta,
considerato tutto quanto utile e necessario per gli interessi
della Sicilia e ci siamo regolati in tal senso senza fare parte
dei due poli che abbiamo sempre contestato per l'inefficienza e
la mancanza programmatica.
Avremmo voluto svolgere un ruolo per dare un contributo
maggiore insieme ad altri socialisti presenti in questo
Parlamento ed in particolare allo SDI. E però questo ad oggi
(spero bene per l'avvenire) non è stato possibile, nonostante la
nostra piena ed assoluta volontà di unità che tuttavia è stata
mortificata da una ipotesi di pura annessione e non di confronto
politico.
Non siamo oppositori per partito preso di questo disegno di
legge finanziario che voi della maggioranza dovrete sostenere e
fare diventare legge.
Riteniamo che questo debba avvenire in modo chiaro, lineare
e trasparente, senza l'intreccio di oscuri accordi consociativi o
di compiacenti sorrisi da parte dei compagni di Rifondazione
comunista.
Crediamo che da questa situazione di stallo si possa uscire
soltanto con un governo di programma mirato a varare una legge
elettorale e poi l'unica cosa seria e rispettosa per i siciliani
è quella di consentire lo scioglimento di questa Assemblea, dico
di consentire, perché sappiamo benissimo che non può essere
sciolta dall'alto questa Assemblea. Tutto ciò è necessario per il
bene comune e per evitare ulteriormente l'affossamento
dell'istituto autonomistico siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Adragna che non
essendo in Aula decade. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo.
Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo non sia
esagerato dire che troppe polemiche, troppe strumentalizzazioni
stanno accompagnando la discussione sulla manovra finanziaria
presentata dal Governo. Non stiamo certo presentando un quadro
rassicurante dell'istituzione più importante della nostra Isola.
Possiamo e dobbiamo fare uno sforzo comune per rilanciare le
prospettive economiche e sociali della Sicilia. E senza mezzi
termini dobbiamo dirci con un pizzico di onestà intellettuale che
vale la pena aprire la stagione del risanamento dei conti di
questa Regione.
Abbiamo un primo strumento: è quello della finanziaria
predisposta dalla Giunta di Governo. Atto sicuramente
perfettibile, ma indispensabile, e sono convinto che anche chi
nega l'indispensabilità di tale atto sa di mentire.
Confrontiamoci articolo per articolo. Affrontiamo tutte le
possibili soluzioni. Scontriamoci, però, permettetemi di dirlo,
sulle questioni di merito, cosa che spesso non facciamo.
Smettiamola di fare bassa campagna politica. I piccoli comizi
tante volte ascoltati che mortificato quest'Aula e questa
istituzione.
L'opposizione di centro-destra ha una grande occasione per
dimostrare di essere un'opposizione costruttiva e sempre più
seria.
Chi pensa di travolgere questa maggioranza e questo Governo
con una prova di forza sulla finanziaria, dimostra - ancora una
volta - una visione miope ed inconcludente della politica di
questa Regione.
Il centro-destra può anche mostrare i muscoli, onorevole
Petrotta, ma alla fine, ne sono certo, dovrà fare i conti con la
responsabilità di una maggioranza che non nasconde le difficoltà,
ma che è pronta a fare quadrato se c'è da difendere un primo
progetto credibile per il risanamento delle casse della Regione.
Nessuno si illuda di mettere sotto la maggioranza di
centro-sinistra.
La manovra da 1.000 miliardi presentata dal Governo
Capodicasa, come tutte le proposte, può essere emendata e
modificata. Non può essere stravolta, né ritirata come ho sentito
poco fa.
Colleghi del centro-destra non ci spaventano i numerosissimi
emendamenti presentati. Siamo pronti a discuterli, con serietà e
lealtà, ben sapendo che da parte nostra è stata predisposta una
prospettiva di recupero di risorse finanziarie indispensabili per
il futuro della Regione.
Senza perdere di vista, per giunta, il fatto che o risaniamo
i conti o non si va da nessuna parte.
Noi vogliamo dare un futuro a questa Isola. Vogliamo
tentarci. Un'Isola che, comunque, deve fare i conti con una crisi
economica seria senza precedenti. E chi lo nega non è in
buonafede.
Se non si parte da questo dato di fatto, se non ci si rende
conto che il momento della polemica è da rinviare a data da
destinarsi, non si andrà molto lontano.
Dobbiamo dimostrare di essere una classe dirigente credibile
che, in una fase di notevole difficoltà, ha la forza e il
coraggio di mettere fuorigioco gli interessi di parte per dare
una risposta concreta ai Siciliani.
E' una finanziaria con una sua carica innovativa. Potete
disconoscerlo, ma è così. Quella in discussione è una manovra che
può contribuire ad aprire un processo virtuoso e solidale.
L'opposizione è chiamata a fare la sua parte.
Ma permettetemi di dirlo. E' davvero triste ed inconcludente
non registrare gli elementi di novità che sono stati inseriti
nella finanziaria.
Compagni di Rifondazione comunista, le serie privatizzazioni
non sono una disputa accademica, ma una necessità dettata dalle
regole del mercato, quelle regole che stanno, sempre più, per
essere definite dai Governi più autorevoli e più avanzati
d'Europa.
E' inutile nascondersi dietro le formule ideologiche.
Bisogna, invece, intervenire, ed il tempo è più che mai breve.
E poi, chi meglio di un Governo di centro-sinistra può dare
le giuste garanzie al processo di privatizzazione in atto?
Chi può essere vicino ai lavoratori in questa confusa fase
di transizione e di trasformazione?
Chi? Questo Governo? Il centro o la sinistra alleati?
Sull'opportunità di privatizzare, questo non è altro che un
punto su cui, evidentemente, si può aprire un dibattito ampio ed
articolato.
Ciò che dobbiamo affermare con grande chiarezza è, però, che
le privatizzazioni sono una necessità per questa Regione, come
sapete, colpita a morte da una gestione dissennata di quelli che
sono diventati veri e propri "carrozzoni mangiasoldi".
La sinistra, la maggioranza di centro-sinistra che sostiene
il Governo Capodicasa, è la garanzia di un programma di
privatizzazione che ha al centro gli interessi dei lavoratori.
Sia chiaro a tutti, non abbiamo posizioni privilegiate da
difendere. Non abbiamo poteri forti da mantenere. Vogliamo,
invece, contribuire - con le nostre idee e con le nostre proposte
- al risanamento delle casse della Regione.
Non mi stancherò di dirlo.
La finanziaria che siamo chiamati ad esaminare ed a votare
non rappresenta una deriva liberista, onorevole Forgione.
La destra bisogna contrastarla.
Mentre lei, però, ed il suo Partito pare vogliate rischiare
di sommare i vostri voti a quelli del Polo per le libertà, per
tentare di abbattere una Giunta ed una maggioranza che hanno
governato, e governeranno, con rigore morale e politico.
La finanziaria torna nelle Commissioni per trattare gli
emendamenti depositati.
Bene. E' un'opportunità per tutti.
E, mi permetto di dire, non ci possono più essere e non ci
saranno più alibi per nessuno, non ci saranno più prese di
posizione che possano trovare sponda sugli organi di stampa,
siamo tutti in gioco.
Chi ha idee e progetti deve aprirsi al confronto, se no, e
questo lo sappiamo e lo sapete, l'alternativa è il caos.
L'alternativa è una Giunta raffazzonata, che avrebbe come unico
obiettivo il tirare a campare di andreottiana memoria.
C'è una finanziaria, ci sarà un bilancio di previsione per
l'esercizio finanziario del 1999. Su questi due punti
programmatici si misurerà la capacità dell'Assemblea regionale
siciliana di rispondere ai bisogni e alle richieste dell'intera
Regione. Le contestazioni, le repliche politiche fanno parte del
gioco, ma i numerosissimi emendamenti annunciati dal Polo sono la
prova del fallimento politico del Centro-destra.
Questo è ostruzionismo allo stato puro. Nessuno, credetemi,
è disposto a credere che ci sia in quest'Isola un gruppo di
irresponsabili ed incapaci che si sono impadroniti della stanza
dei bottoni, pronti ad affossare ogni proposta di recupero di
risorse ed opportunità che viene dai banchi del centro-destra.
Questo Governo, questa maggioranza, hanno presentato un progetto
per iniziare una fase di serio risanamento delle casse della
Regione.
E quindi, sì, pronti al dialogo. Siamo soprattutto pronti a
valutare soluzioni alternative di merito, non siamo e non lo
saremo mai, almeno da parte mia, disposti ad essere condizionati
dalle manovre di piccolo cabotaggio.
Non faremo, credo, sconti a nessuno, non lasceremo nulla di
intentato per dire basta una buona volta a sprechi ed
inefficienze; siamo, senza presunzione ed enfasi, e abbiamo il
dovere di essere maggioranza di Governo. Bisogna quindi,
vogliamo o non vogliamo, volare alto per il bene della nostra
Regione, per segnare sempre più una vera possibile svolta
politica e di Governo.
Onorevole Assessore, signor Presidente della Regione, mi
dispiace che sia assente, fate in modo di essere sempre di più il
Governo dei siciliani, dei tanti giovani ragazzi e ragazze che
pensano sia ancora possibile disegnare un futuro migliore
ritornando ad essere sempre di più fieri di vivere in questa
nostra meravigliosa Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
facoltà.
PAGANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, decisamente
questa finanziaria ci lascia molto insoddisfatti da un punto di
vista formale, per come è venuta fuori, per come si è sviluppata
in Commissione, per come è nato il dibattito in Aula, e ci
lascia insoddisfatti da un punto di vista dei contenuti.
Questa finanziaria, che ormai possiamo definire una legge
"omnibus" che di finanziaria ha ben poco se i dati che
giungeranno confermeranno che si tratta di una finanziaria che
produce soltanto 178 miliardi di manovra, è una finanziaria che
ha cercato di mettere qualche pezza, almeno questa era
l'intenzione che ha manifestato l'onorevole Piro quando in Aula,
in maniera molto chiara ha espresso l'affermazione che questa è
la finanziaria di Piro e non di Capodicasa, mancando anche di
quel minimo di buon gusto nei confronti del proprio Presidente
della Regione.
La dialettica di questa mattina tra Croce e Piro penso che
sarà additata come uno degli esempi di cattivo gusto in questo
senso non certo da parte dell'onorevole Croce ma da parte
dell'onorevole Piro che si è compiaciuto nell'affermare che
questa finanziaria gli appartiene. Penso invece che da questo
punto di vista sia importante capire come è nata questa
finanziaria, quali sono gli elementi che ne hanno portato avanti
le motivazioni. E guardando attentamente restiamo delusi, perché
dobbiamo capire, dobbiamo comprendere, far capire anche ai
siciliani che stiamo vivendo una stagione di piena recessione.
E' una situazione estremamente difficile quella che stiamo
vivendo e naturalmente le responsabilità sono da ascrivere al
Governo nazionale ed al Governo regionale. Raramente abbiamo
potuto verificare una piena sintonia tra Governi nell'ultimo
periodo, ecco questo è il caso nostro. Quindi, non ci sono dubbi
che la responsabilità che in questo momento si sta consumando è
da addebitare tutta al centro-sinistra. Basti pensare le
previsioni che si sono manifestate in questi ultimi periodi sulla
crescita del PIL, il prodotto interno lordo, che ormai comincia,
da un punto di vista previsionale, a fare acqua. Si diceva di un
2,5 per cento per il 1999, D'Alema ieri ha detto a chiare lettere
che siamo invece all'1,4 per cento; continua quindi la deriva,
continua una situazione che è terrificante con un prodotto
interno lordo che anche negli ultimi anni è stato negativo o per
lo meno non positivo.
Ricordo, infatti, a tutti coloro che non sono addetti ai
lavori che per cominciare ad avere sviluppo bisogna parlare di un
prodotto interno lordo che deve crescere almeno del 3 per cento
ed invece le scelte economiche di questa nazione a livello romano
e a livello palermitano sono fallimentari. Lo dimostra
abbondantemente tutto quello che in questo momento viviamo, le
crisi che si hanno nelle piazze, le difficoltà che vivono le
nostre aziende, addirittura la fuga di capitali. E' di ieri la
notizia che l'Unione italiana cambi ha detto che soltanto nel
mese di gennaio il GAP, il deficit tra entrate ed uscite
finanziarie è stato di 2 mila e 600 miliardi per tutta la
nazione. La previsione significa 30 mila miliardi in meno di
capitali alla fine del 1999, questo è quello che ha realizzato il
governo D'Alema in combine con il governo Capodicasa.
Ed allora, se non possiamo fare nulla se non la critica nei
confronti di D'Alema, evidentemente ci aspettavamo qualcosa di
più da Capodicasa ed invece niente, una manovra di 178 miliardi
come unica giustificazione, quella che le schede dimostreranno
che in verità la manovra è di mille miliardi. E' impensabile che
ci sia tutta questa differenza; noi siamo convinti che la manovra
continuerà ad essere di meno di 200 miliardi ed aspettiamo la
verifica in Aula anche documentale. Intanto, cominciamo a
verificare che questa legge omnibus è un bluff, è un autentico
bluff E dire che avevamo l'opportunità, avevate l'opportunità,
di modificare la situazione in meglio.
Avete tanto criticato il governo Provenzano, poi però nelle
premesse dite espressamente che vi proponete di continuare la
politica di quel Governo Grazie, prendiamo atto che sicuramente
quel Governo è stato eccellente; tra l'altro, è stato il Governo
della gente voluto dal popolo siciliano, però voi non siete
andati nella stessa direzione, esattamente il contrario ed
avevate, ripeto, anche l'opportunità, soltanto l'altro ieri è
stato pubblicato il rapporto sul Mezzogiorno che è sintomatico su
quelle che potevano essere le linee guida per cambiare le sorti
di questa terra. Questo rapporto che è stato commissionato dalla
Commissione alla Camera sugli affari sociali dice testualmente -
cito i passaggi più importanti, è stato pubblicato ufficialmente
ieri però tengo a precisare che questo rapporto è noto agli
addetti ai lavori da almeno un paio di mesi - che il costo
dell'unificazione monetaria all'ingresso in Italia in Europa è
stato pagato essenzialmente dal Sud, dice ancora che l'economia
del Mezzogiorno è bloccata per colpa di carenze di infrastrutture
e soprattutto di limiti culturali della pubblica amministrazione
e quindi per poter risolvere il tutto è necessario attivare una
politica finanziaria per migliorare le amministrazioni, le
infrastrutture e la cultura intesa come mentalità dei siciliani.
Queste erano le linee guida su cui si doveva muovere il governo
Capodicasa per cercare di rimediare a tutti i disastri che
D'Alema aveva combinato.
Io non voglio dire che voi siete gli eredi di una situazione
così negativa e nefasta, per carità, siete però coloro che in
maniera consociativa avete consentito tutto questo negli anni
passati perchè vi ricordo che voi eravate lì ad amoreggiare con i
governi che ci sono stati nel primo dopoguerra fino ad arrivare
su, su fino al 1995. Ed allora, ecco perchè siamo delusi, critici
e delusi, perchè questo pavoneggiamento di una buona finanziaria
in verità non l'abbiamo vista, non abbiamo visto nessun criterio
per potere recuperare capitali e per favorire la localizzazione
qui in Sicilia delle imprese del Nord.
Se il rapporto come abbiamo visto dell'Unione italiana cambi
dice che ci sono stati migliaia di miliardi in questi ultimi mesi
che si sono volatilizzati verso l'estero, una buona possibilità
poteva essere quella di dire "Creiamo le condizioni perchè le
imprese del Nord vengano a localizzarsi qui" e invece niente,
buio assoluto Forse, è un problema di assenza di idee, di
capacità progettuali, di portare un autentico sviluppo in questa
terra perchè continuate ad essere arroccati a logiche dirigiste,
perchè siete sicuramente arroccati a logiche dirigiste e, quindi,
non avete la capacità di immaginare un autentico sviluppo.
Era facile invece immaginare quale poteva essere la
soluzione e noi l'abbiamo proposta. In terza Commissione ci sono
una serie di emendamenti, firmati anche dal sottoscritto, oltre
che dal Presidente della Commissione che dimostrano che invece la
possibilità di creare le condizioni perchè le imprese del Nord
scendano in Sicilia ci sono, ci sono tutte, bisognava essere
soltanto più attenti o forse semplicemente avere una cultura
imprenditoriale che invece è assente, perchè la vostra unica
cultura è una cultura statalista.
Poi, ancora, bisognava utilizzare in maniera corretta gli
incentivi esteri, naturalmente da un punto di vista
dell'organizzazione ed invece in questa finanziaria non c'è
nulla. Bisognava organizzare una serie di consulenze per
agevolare le imprese del Nord a scendere giù, ed in questa
Finanziaria non c'è nulla. Bisognava velocizzare la spesa creando
le condizioni perchè quanto di buona aveva fatto Provenzano
doveva essere continuato ed invece ancora una volta nulla, nessun
coinvolgimento dei privati nella gestione del pubblico, questo
tanto decantato principio di sussidiaretà che avete votato
assieme al centro-destra che si era fatto promotore, però in
verità poi in questa Finanziaria non ve n'è traccia.
Non c'è nessuna traccia sulla flessibilità organizzativa di
questa Regione, nessuna traccia sulla riforma della pubblica
amministrazione, eppure voi lo sapete che adesso l'autentico
potere di questa Regione è il potere della burocrazia.
Se tutti questi temi fossero stati trattati meglio,
sicuramente avremmo assistito ad una Finanziaria difficile da
contestare, invece siamo qui a contestarla a pieno titolo e
avendo ragione. Voi lo sapete che abbiamo ragione perchè quando
parlate con noi, in maniera privata, le uniche argomentazioni che
ci portate avanti sono quelle di dire "Sì, però senza la
'Finanziaria' rischiamo di cadere; ma come facciamo, verrà il
commissario"; solite storie che conosciamo bene, vecchie
metodiche che sicuramente non fanno abboccare neanche i
pesciolini più ingenui, immaginarsi una opposizione che, come
vedete, è agguerrita anche se non ha perso di mira la propria
propositività. Ecco perchè siamo delusi.
Io devo parlare anche di sanità, visto che mi è stato detto
che dovevo parlare sui limiti di questa Finanziaria in questo
ambito, in questo settore. Ebbene, è chiarissimo, per esempio,
che non avete creato nessuna forma di sviluppo. L'articolo 38
della legge n. 30 del 1997 aveva creato le condizioni per
mettere nel circuito 250 miliardi che erano arenati nei fondi dei
bilanci. Questa norma potevate utilizzarla, non l'avete
utilizzata, non avete creato le condizioni nemmeno per
rinnovarla. E' evidente che a questo punto toccherà al
centro-destra - e lo diremo in tutte le piazze - risollevare le
sorti della Sicilia; riproporremo in Commissione questo tipo di
emendamento. Come anche il controllo della gestione, avete
parlato del controllo della gestione in tutti i rami
dell'Amministrazione e non avete parlato laddove era necessario
parlarne, cioè nelle Aziende USL e dire che ce l'avete il disegno
di legge, perchè era stato il disegno di legge fatto da
Alessandro Pagano, presentato e poi non più portato avanti perchè
quel Governo cadde.
Poi, ancora, gli appalti di servizio, non possiamo restare
con questa norma, poteva essere un'altra chance per creare
sviluppo, ricchezza, per snellire, invece niente Le norme di
contabilità completamente assenti.
E, infine, la vendita di beni che non può essere, onorevole
Piro, destinata alla copertura dei disastri del passato. La
vendita di beni di una gestione che non è caratteristica deve
essere destinata ad investimenti se vogliamo una buona sanità, i
disastri del passato li paghino, da ogni punto di vista, chi li
ha causati, anche da un punto di vista politico, anche da un
punto di vista della responsabilità politica Non si possono
creare le condizioni perchè si venda un appartamento di 500
milioni e poi pagare un deficit che è di migliaia di miliardi
Onorevole Piro, lei sa bene che ci sono stati bilanci che non
sono mai stati presentati negli anni che vanno dal 1986 al 1994,
lei lo sa bene, e migliaia di miliardi non possono essere
colmati con queste risorse che sono assolutamente insufficienti,
era necessaria invece una norma che consentisse lo sviluppo
autentico, cioè l'investimento. Ma ci abbiamo pensato noi con
emendamenti in finanziaria. Ecco lo spirito costruttivo che
sicuramente ci caratterizza e che ci continuerà a caratterizzare.
PIRO. Assessore per il bilancio e le finanze. Era riferito
alle ASL o in generale?
PAGANO. Per quelle che non hanno mai presentato i bilanci,
dal 1989 al 1994. Però lei c'era, io non c'ero in questo Palazzo,
quindi conosceva quella storia.
PIRO. Assessore per il bilancio e le finanze. Non ero
assessore per la sanità.
PAGANO. Per carità, io non l'ho detto. Ma lei la conosceva
quindi poteva essere l'occasione buona per inserirlo dentro, in
questo senso. Siccome siamo partiti da un presupposto, onorevole
Piro, e cioè che siamo fortemente delusi di questa finanziaria,
lei non può pensare che siamo contenti di questa finanziaria.
Allora, se le motivazioni tecnico-politiche sicuramente sono
quelle che abbiamo appena espresso, mi avvio, con gli ultimi
minuti a disposizione, a dire che siamo fortemente delusi anche
da un punto di vista politico. E', infatti, evidente che questa
finanziaria nasce in maniera molto carente, perché avete fatto
atti di pirateria.
E' inutile che cominciamo a ripetere di nuovo tutto quello
che è stato detto decine di volte, ma soprattutto, io ci tengo a
precisare che il precedente è pericoloso, la prassi e la
consuetudine sono la forza di un Parlamento. La prassi e la
consuetudine sono la forza di una civiltà parlamentare, voi avete
dimostrato di non essere in possesso di questo elementare
principio perché quando ci si muove a livello di corsari neri è
evidente che non si può avere rispetto. Se, come ha detto
l'onorevole Martino, continuiamo su questa falsariga è evidente
che la prossima mossa sarà quella di presentare qualche
emendamento per eliminare le Commissioni perché a questo punto
non si capisce tutti noi che ci stiamo a fare.
La VI Commissione non si è mai riunita per discutere di
sanità. Onorevole Piro, la sanità, sono 8.500 miliardi in questa
Regione, un terzo del bilancio, e voi avete fatto finta di
dimenticarlo per bypassare una Commissione di merito e andare a
discutere in Commissione 'Bilancio'. Purtroppo, però, non avete
fatto i conti con chi evidentemente non era disponibile a farvi
passare questi atti di pirateria; ma il dato rimane grave, il
precedente rimane e sarà sicuramente additato anche ai posteri in
questo senso come un elemento di scarsa democrazia e soprattutto
di mancanza di rispetto nei confronti degli altri.
A questo punto se avete intenzione di portare avanti una
logica che è quella dell'atto di forza, è evidente che da questo
punto di vista non possiamo essere assolutamente soddisfatti
anche da un punto di vista politico ed è evidente che, pure
all'interno di una logica di signorilità, perché penso che questo
non deve mai perdersi di vista in un Parlamento, noi restiamo
fortemente critici nei vostri confronti e non solo nei contenuti
ma anche nel merito e nella forma. Abbiamo delle serie
perplessità che tutto questo possa creare le condizioni per come
invece andate sbandierando in tutte le piazze e cioè
quell'autentico sviluppo e quella autentica volontà di
cambiamento che invece noi abbiamo dimostrato concretamente in
almeno due governi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cimino. Ne ha
facoltà.
CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cosa
rappresenta la finanziaria per un Governo? Cosa rappresenta lo
studio e la discussione della finanziaria per un nuovo Governo se
non il momento più esaltante e più visibile di una nuova
maggioranza e di un nuovo Governo?
L'attuale Governo oltre a volare basso ha predisposto una
finanziaria poco credibile e inefficace nel risanamento del
deficit regionale. Questa finanziaria scopiazza il programma
elettorale del Polo senza averne gli elementi e i substrati
storici e culturali. In questa finanziaria si parla di
privatizzazione pensando di privatizzare anche servizi che,
secondo il mio modesto parere, sono imprivatizzabili. Settori
primari come i trasporti e l'acqua. Certo, se costi e benefici
consigliano la privatizzazione un conto è parlare di
privatizzazione, un conto è parlare di gestione privatizzata. Una
privatizzazione che non garantisce livelli occupazionali, ma che
verrà votata anche da Rifondazione comunista con il solito
soccorso rosso. Quindi, l'onorevole Oddo può stare tranquillo che
Rifondazione comunista non si schiererà mai con il Polo perchè il
Polo garantisce sia la linea di gestione privatizzata ma anche i
livelli occupazionali.
Cosa dire della gestione e della tutela dei beni culturali
da parte dell'assessore regionale per i beni culturali? Gestione
e progettualità dei parchi archeologici che si preferisce di
rinviare per non dare una concreta attuazione e una concreta
progettualità? In questa Finanziaria non è presente alcun
segnale di una nuova riorganizzazione della Regione.
Avevamo parlato di accentrare tutte le competenze in materia
di porti all'assessorato alla cooperazione o al presidente della
Regione, invece si vuole dimenticare tutto, si preferisce
bivaccare anziché dare segnali concreti di vero cambiamento e di
semplificazione amministrativa.
In tema di lavoro, a quegli stessi giovani del precariato
che voi avete creato non riuscite a dare una risposta se non
quella di rinviarli ai vostri sindaci per poi mollarli
nell'incertezza e nella totale disaffezione per il lavoro già
fatto e continuamente svolto.
In tema occupazionale è sempre allarme Nel mese di gennaio
di quest'anno, infatti, il numero degli occupati è cresciuto di
circa tremila unità, ma i dati positivi riguardano solo ed
esclusivamente il Nord perchè al Sud la corsa al ribasso non si è
ancora arrestata. In generale, il totale degli occupati è ora di
venti milioni, ma sul fronte della disoccupazione il tasso
tendenziale di gennaio è salito al 12 - 12,4 per cento per il
centro nord e per il mezzogiorno continua a scendere. Va
chiarito, inoltre, che l'indagine dell'ISTAT si riferisce ai
soggetti occupati o in cerca di lavoro e non ai livelli
occupazionali per le imprese.
Al Sud preoccupa sempre di più l'andamento occupazionale
della Sicilia, Sicilia che nei mesi precedenti aveva avuto un
lieve rialzo, oggi ha un record a livello di disoccupazione del
27,8 per cento. Il risultato di questo dramma siciliano è il
frutto di diversificati andamenti occupazionali e diversificata
politica del governo. Una forte diminuzione negli addetti
all'agricoltura, una forte diminuzione nell'industria, una
forte diminuzione nell'edilizia, tutti temi trattati con
attenzione e tutti temi che danno alla Sicilia il primato
dell'arretratezza.
Quanto alle classi di età, in Sicilia la disoccupazione
giovanile ha segnato un nuovo primato, un primato con la
percentuale del 34,1 per cento, mentre continua a salire la
quota dei disoccupati di lunga durata, cioè di quei disoccupati
che cercano un posto da oltre un anno.
Ma perchè questo Governo non risponde ad una domanda: chi
realmente ha pagato il prezzo per entrare in Europa? Chi
realmente ha pagato il prezzo per fare in modo che oggi il
presidente Prodi vada in Europa? Con quale sudore e quale
sacrificio se non con quello della Sicilia?
Cosa dire, infine, dell'iter di questa legge? Cosa dire del
voler spogliare le Commissioni di merito non solo di lavorare ma
anche di approfondire la materia di discussione? Cosa dire di
aver provato a tradire, a mortificare non solo i parlamentari, ma
tutti i siciliani, considerato che alcune leggi, alcuni articoli
non devono rappresentare elucubrazioni di singoli assessori, ma
lavoro fattivo e credibile del lavoro parlamentare riconosciuto
nella sede delle commissioni legislative con dibattiti, confronti
ed audizioni? E' vero, qualcuno citava che alcuni commissioni
hanno avuto anche il modo di dare il proprio parere, ma cosa dire
di quelle commissioni che hanno operato continue audizioni e poi
il lavoro d'Aula non ne ha minimamente tenuto conto?
Cosa dire, invece, di quelle commissioni come la prima, dove
la stessa maggioranza è stata sempre assente? Caro onorevole
Cintola, anche se una sola commissione non ha dato il parere è
necessario che quella commissione possa svolgere, giustamente,
con credibilità e serietà, il proprio lavoro perchè componenti
parlamentari di quella commissione hanno un ruolo e quel ruolo
devono svolgere. Come si pensa di parlare di privatizzazioni
senza attribuire alcuna competenza alla I Commissione?
Cosa dire di questa anagrafe dei beni demaniali? Invenzione
di questo Governo, senza riconoscere la necessità di
sdemanializzare alcune aree per dare alla Sicilia produttiva la
possibilità di andare avanti anziché di essere stroncati dai
canoni che si devono pagare con criteri ogni volta più difficili.
La Sicilia e i siciliani, caro onorevole Cintola, visto che
Lei ricorre sempre a questo monito, hanno avuto la possibilità di
conoscere la finanziaria dell'onorevole presidente Provenzano e
adesso stanno avendo modo di conoscere la finanziaria di questo
Governo. La finanziaria dell'onorevole Provenzano garantiva
credibilità, rilancio economico e culturale per un progetto di
riconversione siciliana a lunga durata; oggi, questa finanziaria,
con questo Governo nato dal tradimento degli elettori, con questo
governatorato del ribaltone, non solo non recupera il deficit
della Regione siciliana, ma quasi sicuramente non arriva neanche
dietro l'angolo. Sicuramente, io lo spero, non arriva neanche a
Pasqua.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa
sciagurata giornata che segna l'avvio di una guerra ai confini
del nostro Paese, ci troviamo a discutere di una legge
finanziaria e lo facciamo, a questo punto, alla conclusione di un
dibattito che si è protratto per tutto il giorno e al termine del
quale non possono non trarsi alcune conclusioni, alcune
valutazioni almeno per quel che è venuto fuori dai settori
dell'opposizione e per quel che sensibilità diverse, ma comunque
riconducibili all'avversità a questo governo, hanno manifestato
in quest'Aula.
Vi è un elemento preliminare, vi è un elemento fondamentale
che ha caratterizzato questo dibattito, ed è stata la riflessione
avviatasi, dall'intervento dell'onorevole Tricoli fino agli
ultimissimi interventi, che ha tenuto in conto le modalità con
cui questo governo ha visto la luce, il contesto politico che ha
prodotto la nascita di questo governo, di un governo che oggi
porta all'attenzione dell'Assemblea regionale siciliana una legge
finanziaria. Un governo nato da un esperimento politico non
originario ma assolutamente figlio di una triste e brutta vicenda
romana quale quella che ha prodotto la nascita del governo
D'Alema. E la sensazione che alla fine se ne ricava è che questo
fardello grave forte, è pesante, sulle spalle del Governo
Capodicasa. Grava perché quel deficit di legittimazione che è
stato prodotto dalle modalità con cui questo Governo ha visto la
luce finisce per rendere sempre meno credibile agli occhi del
Parlamento l'attività del Governo. Un governo che finora non si è
caratterizzato per alcuna svolta nei confronti della Sicilia e
dei siciliani; un governo che nei primi 120 giorni di attività
(noi non siamo negli Stati Uniti dove dai primi 100 giorni si
misura l'efficienza e la capacità di un presidente degli Stati
Uniti) non ha brillato né per lungimiranza, né per capacità
amministrativa, né soprattutto per iniziativa legislativa. Ha
prodotto alcuni atti; ha prodotto lo scioglimento degli enti
economici che portava e porta la firma del governo Provenzano; ha
prodotto la legge-voto, la legge Provenzano che ora una
maggioranza parlamentare, a Roma, a marcata vocazione di sinistra
sta sottovalutando; ha prodotto un ricorso al mercato
finanziario che non è nient'altro se non una richiesta di soldi,
una richiesta di mutuo.
Ecco, questo è il Governo che governa la Sicilia ed è un
governo che si caratterizza certamente non per la forza numerica,
un governo asfittico sul piano numerico, un governo che non ha la
forza di portare avanti iniziative significative perché non ha la
consapevolezza della forza d'Aula. Eppure, sta in piedi per il
mitico collante del potere e non è possibile però nascondere
all'opinione pubblica siciliana che questo è il governo delle
faide, delle faide e delle cannonate a salve, delle faide che
inducono l'Ulivo a far cadere il sindaco di Sciacca e delle
cannonate a salve dell'onorevole Mele che ha più volte minacciato
refluenze sul Governo della Regione siciliana a seguito delle
vicende del comune di Sciacca e che, appunto, sparando a salve
non ha fatto nulla e non ha prodotto nulla in termini di governo,
ma questo sarà attenzione del giudizio degli elettori di quella
città.
Ed in questo clima politico il corpo centrale di questa
maggioranza, l'UDR, o meglio, non so a quest'ora di questo giorno
come si chiami, ma comunque quelli di Mastella, sono praticamente
assenti dal dibattito parlamentare, incapaci di svolgere un ruolo
in questo Parlamento che non sia quello di far parte di un
governo.
Ecco, questa è l'amara valutazione di chi oggi si deve
confrontare con una legge finanziaria che non piace e non piace
all'intero centro-destra, ma non piace anche ad altri settori
sensibili di questo Parlamento come i Socialisti siciliani. Una
legge finanziaria che ha una serie di connotazioni negative che
ci inducono a dire 'no', a dire che noi non condividiamo questa
legge finanziaria e non la condividiamo innanzitutto perché non è
una legge finanziaria, è una finanziaria che non prevede un tetto
di indebitamento per l'anno in corso, quando nel corpo del
disegno di legge offerto a quest'Aula si prevede come norma
centrale la previsione annuale di un tetto di indebitamento. Bene
ha fatto il presidente Provenzano oggi in quest'Aula a ricordare
questa macroscopica e paradossale contraddizione, perché è vero
che non c'è nessuna legge che obbliga in assenza della legge
finanziaria a porre un tetto di spesa, ma è altrettanto vero che
non c'è nessun divieto a che un tetto di spesa, un tetto di
indebitamento venga posto dal Parlamento nei confronti del
governo della Regione.
Ed è una finanziaria che, dunque, nega se stessa all'atto
stesso in cui nasce.
E'come se una donna facesse voto di castità nel momento
stesso in cui si concede ad un uomo, e - lo dobbiamo dire, lo
dobbiamo dire con franchezza e anche con durezza - è una bugia
dire che si tratti di una legge finanziaria, e le bugie, in
politica, non allungano il naso ma abbreviamo la vita dei
governi.
E poi si vuole immaginare un meccanismo legislativo che, un
po' sulla soglia di ciò che accade a livello nazionale, consenta
di creare un binario di collegamento tra una legge finanziaria e
la legge di bilancio. Ma è un meccanismo imperfetto che sconta
contraddizioni tecniche che illustreremo in fase di dibattito nel
merito e che sconta soprattutto un' incapacità di governare, un
procedimento tecnico che deve garantire certezze al Parlamento.
Non siano cioè neanche stati in grado di copiare il
Parlamento nazionale per una cosa che a Roma funziona, che è il
meccanismo che governa l'assetto del bilancio in collegamento con
quello della finanziaria.
Diciamo no a questa finanziaria e diciamo no anche perché è
una finanziaria senz'anima e non è bella senz'anima, come si
diceva una volta. E' brutta e senz'anima, secondo noi, perché
non ha una direzione di marcia e perché non ci appare come
figlia di un progetto legislativo capace di indicare per la
Sicilia e per i siciliani una direzione di marcia, una direzione
di sviluppo. Perché non ci appare figlia legittima, in
qualsiasi caso, di un' ispirazione politica, di un' omogenea
cultura politica e di governo, ma è la somma di una serie di
provvedimenti che, per ragione di sintesi, magari sono stati
collocati in un medesimo articolo, ma che rappresentano
interventi singoli e, volendo, disarticolati.
Ed ecco la ragione anche metodologica per la quale siamo
contrari a questa finanziaria. Siamo contrari perché ci eravamo
lasciati prima della vigenza del nuovo Regolamento con un
obiettivo comune, era un patto d'onore tra tutti i deputati, era
l'obiettivo di produrre in questo Parlamento disegni di legge
organici senza più comporre leggi omnibus. E invece ci siamo
ricascati. Ci siamo riscattati con il nuovo Regolamento e lo
abbiamo fatto per responsabilità del Governo proponente, perché
la gran parte di queste norme e le schede tecniche, come questa
mattina ha detto l'onorevole Tricoli, ne saranno testimonianza.
La gran parte di queste norme non offrono contezza e
certezza circa la mancata spesa e cioè il risparmio o le nuove
entrate. E allora non è un problema di sostanza, non è un
problema estetico quello che afferisce al disordine legislativo,
quello che afferisce al metodo con cui questo Parlamento deve
legiferare, è una questione che rientra interamente nella
sostanza del nostro modo di far Parlamento, perché, quando noi
ancora una volta ci rendiamo responsabili del disordine
legislativo, quando noi ancora una volta immaginiamo di
legiferare su tutto, non avendo la consapevolezza che la
normazione secondaria, cioè quella in sede regolamentare in
questa regione, ha dato risultati fallimentari perché non è mai
stato rispettato un termine per i regolamenti.
Qui non solo non si propongono regolamenti, ma non si
propongono i metodi di soluzione dei problemi lasciati aperti dal
disegno di legge, con semplici colpi d'ascia, agisce con semplici
colpi d'ascia.
A noi questa finanziaria non piace - e lo ribadiamo - anche
per il modo con cui è approdata in Aula, per il comportamento che
si è tenuto nelle Commissioni, sia in quelle di merito sia nella
Commissione Bilancio. Non è stato un metodo corretto dal punto
di vista dei rapporti parlamentari.
Lascio da canto le valutazioni in sede regolamentare, ma,
dal punto di vista dei rapporti tra forze di maggioranza e forze
di opposizione, vi è stat un'intima scorrettezza che è stata più
volte sancita e ribadita dall'opposizione, perché una
maggioranza che non supera il vaglio del primo esame numerico che
è quello dell'insediamento degli Uffici di presidenza nelle
Commissioni legislative e che sceglie di non prenderne atto ma di
procedere con giochetti e trucchetti, tentando di baypassare
l'esame delle commissioni di merito, per riportare tutto in
commissione Bilancio.
E poi una maggioranza ed un governo che si deve affidare,
alla certamente meritoria - dal loro punto di vista - opera di
'Capitan Uncino' della seconda commissione, cioè al Presidente Di
Martino, che ha ottenuto il mirabile risultato di avere
paracadutato in Aula questo disegno di legge, senza che gli
emendamenti aggiuntivi fossero trattati.
E' vero saranno trattati adesso, nel prosieguo, ma saranno
trattati sostanzialmente nella fisiologia del procedimento
legislativo e non nella fase precedente, così come era opportuno
e, dal punto di vista regolamentare, necessario che fosse.
Queste sono alcune delle ragioni, perché vi sono altre
motivazioni che ci inducono a ritenere che questo disegno di
legge non abbia avuto un avallo politico significativo da parte
della maggioranza dove, per avallo politico significativo, noi
intendiamo una concertazione politica tra varie forze di
maggioranza che si impegnano su un percorso e su un progetto.
Perché vedete, colleghi, quando un Governo con una certa
disinvoltura riesce ad amputare buona parte del corpo normativo
previsto nel disegno di legge che viene dichiaro organico, che
viene dichiarato assolutamente interconnesso nelle sue varie
parti, che viene dichiarato come un disegno di legge capace,
proprio per il collegamento su vari settori dell'amministrazione
regionale, di risolvere importantissimi problemi della nostra
terra, e con disinvoltura, invece, si procede all'amputazione di
alcune parti, quella è essenzialmente la prova che alcune norme,
alcune parti del disegno di legge finanziaria erano parti che
vivevano di vita autonoma e che erano state collocate lì, in una
filosofia di legge capace di contenere tutto per tentare di far
passare in questo Parlamento il principio che con una sola legge
si può far tutto e che si perde, anche al rapporto con le
Commissioni di merito, si perde il senso profondo dell'iniziativa
legislativa sia di promanazione parlamentare che di promanazione
governativa.
E poi si è avuta anche un'altra, dal nostro punto di vista,
contraddizione. La contraddizione di un Governo che, da un lato
ricorre ai mezzucci, ai trucchetti ed ai giochini, nella
consapevolezza di non reggere l'urto delle commissioni di merito
e trasferisce tutto in Commissione Bilancio, dall'altra parte non
prende atto di questa situazione e procede ad un' avventura
qual è quella di un disegno di legge molto corposo, dal punto di
vista quantitativo, e, dalle dichiarazioni del Governo, anche
importante dal punto di vista qualitativo, in assenza appunto di
una maggioranza politica e di una maggioranza numerica.
Ed ha dato la sensazione, questo comportamento, di una
assenza di senso della misura, come le vecchiette che si truccano
e si abbelliscono ma si truccano e si abbelliscono al punto poi
da far sorridere l'interlocutore. Perché questo tentativo di
rendere forte e bello un Governo che non ha una maggioranza è un
tentativo che alla lunga non può produrre che il risultato di far
sorridere.
E poi c'è un altro rilievo, che è stato testualmente citato
sia dall'onorevole Provenzano, oggi, e in parte dall'onorevole
Misuraca. E cioè la trasformazione nel cambiamento di ruolo da
parte di chi, all'opposizione del Governo di centro-destra,
sosteneva impraticabile una legge finanziaria in costanza della
sessione di bilancio, perché i siciliani aspettano il bilancio,
ed oggi invece sostiene l'esatto contrario. Con un'aggravante,
che noi, a conti fatti, rischiamo di avviare il percorso della
discussione sull'articolato del disegno di legge finanziaria
senza ancora avere approvato l'esercizio provvisorio nella
illusione che i siciliani aspettano la finanziaria.
No Ci sono i farmacisti, ci sono gli imprenditori, ci sono
tutti i creditori della Regione siciliana che attendono di essere
pagati e, per essere pagati, non è necessaria questa legge
finanziaria, ma è necessaria una legge di bilancio. E questa è
una grande mistificazione che si sta provando a portare
all'esterno e fuori da quest'Aula, e, se questo Governo è
diventato cieco e sordo, sappia che ci saremo noi a spiegare ai
siciliani il perchè del ritardo del bilancio, il perchè
un 'esercizio provvisorio, che aveva una data, la fine di marzo,
viene prorogato perchè si immagina avventurosamente e
velleitariamente di approvare una legge finanziaria.
E poi, c'è il problema del come, che è il filo rosso che
rende impraticabile per noi questa legge finanziaria.
Il problema del come.
Ed è l'insensibilità del Governo al problema del come.
Privatizzazioni, sì, ma come?
Nuove entrate, sì, ma come?
Contenimento della spesa, sì, ma come?
Come privatizzare l'AST?
Come si può immaginare che l'identità su uno slogan, che
l'identità su un concetto, su una idea politica, quale quella
delle privatizzazioni che è, certamente, condivisa da Forza
Italia, possa di per sé rappresentare l'anello di raccordo di un
programma d'Aula che prevede, appunto, le privatizzazioni.
Come si può immaginare che il solo slogan sia sufficiente a
sussumere in sé una volontà comune parlamentare quando mille sono
le variabili per le quali l'obiettivo si può raggiungere?
Variabili che se fossero spiegate potrebbero essere
obiettate, discusse. Certamente, manifesterebbero sensibilità
diverse, ma che non sono neanche spiegate.
E poi, due considerazioni che vogliono essere simboliche
rispetto al percorso di questa finanziaria.
La prima: la disattenzione assoluta del centro-sinistra a
questo dibattito sulla discussione generale della finanziaria.
La scarsissima partecipazione al dibattito d'Aula delle
forze parlamentari che sostengono il Governo.
Scarsa partecipazione che sarebbe stata comprensibile
qualora vi fosse stato un atteggiamento della opposizione
tendente a diluire i tempi della discussione generale. Ma, a
tempi certi, a tempi scadenzati, con la certezza che questa sera
si chiude la discussione generale, io mi chiedo come mai vi sia
stata la defezione assoluta a sostegno di questa finanziaria da
parte, praticamente, dell'intero centro-sinistra.
Questo mi pare che, simbolicamente, esprima la disaffezione
di una maggioranza al proprio Governo. Questi banchi vuoti,
questa incapacità di sostegno, anche sul piano della
rappresentazione esterna dei fatti, da parte del centro-sinistra
nei confronti di questo dibattito, è testimonianza assoluta della
disaffezione della maggioranza nei confronti del proprio Governo.
Un Governo - ed è l'altra considerazione che faccio - che
non sapendo più come reperire risorse, decide di aumentare le
multe. Un Governo triste che si esprime tramite le multe e le
sanzioni.
Ecco, questo è questo Governo.
Ed allora per tutte queste ragioni noi diciamo no a questa
finanziaria, onorevole Presidente della Regione.
E per questo le chiediamo, onorevole Presidente, se non
vuole ritirarsi lei, quanto meno ritiri la finanziaria.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considero che
il dibattito che si è svolto in Aula, al quale - per rispondere
all'ultima osservazione dell'onorevole Alfano - abbiamo
volutamente dato spazio agli interventi numerosi di quanti erano
critici nei confronti del Governo e della finanziaria, nella
certezza che avremmo dovuto cogliere nel corso del dibattito
elementi che avrebbero modificato, rafforzato, irrobustito le
critiche.
In realtà, ci siamo trovati di fronte ad un dibattito
ripetuto, un dibattito - per molti aspetti - sterile e l'elemento
più significativo, un dibattito fortemente contraddittorio.
Vedete, colleghi ed amici del Polo, io ho grande rispetto
della funzione democratica dell' opposizione del Parlamento.
Questo rispetto è dovuto, non solo alla funzione di colleghi
parlamentari e, diciamo, sulla base delle funzione individuale,
ma sulla base della funzione politica che voi svolgete.
Voi state vanificando un patrimonio, un patrimonio di
consensi, di attenzione, state vanificando quelle attese che nel
corso di questi anni si sono determinate attorno a voi. Il vostro
continuo atteggiamento, che per certi aspetti è schizofrenico,
non aiuta a far comprendere ai siciliani la vostra posizione. Io
stasera e nel corso del dibattito ho sentito tanti argomenti, non
un argomento convincente, e soprattutto, e mi dispiace dirlo, la
non consapevolezza di una condizione drammatica della Sicilia.
La differenza tra una classe dirigente ed un'altra è sapersi
assumere le responsabilità, avere il senso alto della propria
funzione, e sapere, nei passaggi delicati della vita politica
ed economica di una nazione, di una ragione, sapere anche
chiedere sacrifici dentro una politica di rigore e di equità.
Che significa quindi, come io ho sentito più volte stasera,
dire "il governo non ha i numeri e bisogna andare a casa"? Che
significa anteporre una questione che attiene ai temi della
politica rispetto al contenuto del disegno di legge? Mi sarei
aspettato un atteggiamento diverso da parte delle forze politiche
del Polo, ma c'è un' inconsistenza di fondo, c'è una
inconsistenza nelle motivazioni, c'è soprattutto la non
consapevolezza della condizione drammatica che attraversa la
Sicilia. Questa condizione drammatica è dettata dal fatto che noi
abbiamo un bilancio ingessato.
La motivazione che ho sentito, anche questa molto debole da
parte del Polo, di dire non si faccia la finanziaria, tralasciamo
la finanziaria e si vada al bilancio. A quale bilancio,
onorevoli colleghi? Al bilancio presentato dal centro-destra che
non ha previsto una lira per i forestali, una lira per l'articolo
23, una lira per i trasporti, che ha taglieggiato a dismisura i
trasferimenti ai comuni? Quale bilancio dovremmo noi approvare se
non liberiamo risorse da destinare allo sviluppo e a quelle
categorie della società siciliana che potrebbero alimentare il
conflitto? Che classe dirigente è una classe che non è
consapevole di una condizione drammatica e che antepone meschini
interessi di parte rispetto agli interessi del Paese?
Noi abbiamo alto il senso delle nostre funzioni. Abbiamo
fatto un Governo che sarà verificato adesso con le elezioni
europee, ci sarà una verifica elettorale, verificheremo lo stato
di salute delle singole forze politiche e delle singole
coalizioni. Abbiamo fatto un Governo perchè pensavamo che la
Sicilia andava cambiata, abbiamo ereditato una situazione
drammatica.
Lo voglio dire agli amici del Polo, due anni e mezzo fa si è
votato in Italia ed in Sicilia; in Italia la condizione del
Paese era drammatica. Il Paese, attraverso una politica
rigorosa, portata avanti dal Governo Prodi prima e dal Governo
D'Alema, è riuscita a conquistare spazi di fiducia, prestigio ed
autorevolezza internazionale.
In Sicilia, governata da due governi di centro-destra, dopo
un pallido tentativo che noi più volte abbiamo riconosciuto
all'onorevole Provenzano, si sono aperte laceranti contraddizioni
all'interno del centro-destra. La crisi prima del Governo
Provenzano e subito il Governo Drago, il primo ribaltone che si è
realizzato in Sicilia, non ha permesso a voi di intaccare i nodi
strutturali e le spese inutili di questa Regione.
Avete fatto finta di governare. La condizione che abbiamo
ereditato è questa e voglio rappresentarla ai siciliani, una
Sicilia che ricorre al mercato finanziario e che non riesce ad
avere il mutuo per 1.700 miliardi perchè c'è una classe dirigente
che non è adeguatamente prestigiosa, non c'è una credibilità
della classe dirigente. Le condizioni del bilancio, che sono
ingessate al 90 per cento per spese correnti, poca disponibilità
da mettere in conto capitale, poche risorse disponibili da
mettere a disposizione dello sviluppo e della occupazione, e
quindi un bilancio ingessato.
Noi abbiamo assunto la responsabilità di cambiarla questa
Sicilia. E il cambiamento di questa Sicilia è avvenuto, noi
vogliamo spiegarlo qui.
Mi dispiace che non ci sia l'onorevole La Grua, con la sua
osservazione singolare: anche noi pensavamo di sciogliere gli
enti, anche noi pensavamo di fare la legge-voto, anche noi
pensavamo di fare una politica rigorosa.
Ma, in questi due anni e mezzo, voi gli enti economici non
li avete sciolti, è stato necessario che arrivasse un governo di
centro-sinistra; con la presenza dei democratici di sinistra si è
provveduto allo scioglimento degli enti economici regionali,
sbaraccando una trentennale e vergognosa politica affaristica.
Si è proceduto poi ad ammodernare da una parte la Regione
con la legge-voto sull'elezione diretta del Presidente della
Regione; quella legge-voto che, pur partendo in modo
significativo dalla Commissione cosiddetta Provenzano, è stata
emendata dall'Aula con tutti gli emendamenti predisposti e
preparati dal centro-sinistra, la stessa legge-voto che nel
Parlamento nazionale ha avuto, diciamo, un' attenzione
significativa dal Ministro Maccanico e da parti consistenti del
Parlamento.
Adesso abbiamo un altro compito, abbiamo messo mano ad una
finanziaria, se la finanziaria è - come dite voi, ininfluente, è
insignificante, perchè tanto accanimento nei confronti di questa
finanziaria? Se è così ininfluente perchè non si procede al voto,
la verità è che voi avete consapevolezza piena che questa è una
finanziaria seria e che noi governiamo sul serio la Sicilia,
abbiamo cercato di intaccare i nodi strutturali presenti, abbiamo
una finanziaria che a saldo complessivo porterà mille miliardi e
che permetterà di chiudere il bilancio.
Vedete colleghi del Polo senza la finanziaria non si chiude
il bilancio, senza la finanziaria, il recupero della finanziaria
e senza possibilità di ricorso al mutuo, non si chiude il
bilancio, avremo un disavanzo del bilancio di 3 mila e 500, di 4
mila miliardi, che senso ha il vostro atteggiamento? Un
atteggiamento che, per certi aspetti, rasenta l'irresponsabilità
di dire comunque la finanziaria non va fatta.
Io sono convinto, onorevole Presidente della Regione,
signor Presidente. che il Polo per la libertà continuerà ad
insistere su questo atteggiamento perchè loro hanno capito una
cosa, molto semplice, lo diceva ieri il capo di Forza Italia,
Miccichè intervistato in televisione ha detto: "Questa
finanziaria non si deve fare, il governo Capodicasa deve andare
via".
(Applausi dai banchi di destra)
SPEZIALE. Io capisco le ragioni che spingono Forza Italia
ad argomentare in questo modo, mi rendo perfettamente conto
perchè un Governo che in tre mesi procede allo scioglimento degli
enti economici regionali.
VIRZI'. L'avevi già detto, dirlo di nuovo è una provocazione
SPEZIALE. Un Governo che procede a fare la legge-voto.
(Clamori dai banchi di destra)
SPEZIALE. Un Governo che procede, onorevole Croce, non a fare
incarichi per farsi qualche amico elettorale nella sua provincia,
no, ma perchè procede a scardinare un sistema attraverso la
finanzaria, con la privatizzazione dell'EAS, con la
privatizzazione dell'AST, è un Governo che fa paura, è un Governo
che fa sul serio, è un Governo che presenterà la legge
elettorale, che porterà a compimento un disegno di riforma.
Vedete, la grande differenza che c'è tra noi e voi è che noi
non soffriamo di "poltronite acuta", noi non abbiamo rimpianti
per poltrone che dovremmo lasciare, o questa politica di
cambiamento, di innovazione va avanti nell'interesse primario
della Sicilia o nessuno di noi è disposto a restare un minuto in
più seduto in quelle poltrone.
Noi siamo qui per cambiare la Sicilia, siamo qui per
introdurre processi di innovazione sia sul piano istituzionale
sia sul piano economico, questi processi li porteremo avanti, li
porteremo avanti nell'interesse primario della Sicilia..
VIRZI'. Speriamo che vadano avanti altri processi
(Applausi dai banchi di destra)
SPEZIALE.... e parleremo al resto della Sicilia
manifestando il vostro atteggiamento che è profondamente
contraddittorio, altro che liberisti Ho scoperto nel corso di
questi mesi molti, che sono collocati in posizioni liberiste, che
sono statalisti e molti, che apparterremmo alla storia dello
statalismo, che siamo profondamente convinti di una profonda
innovazione di carattere liberale all'interno di regole ben
definite.
Tutto questo è una sfida, è una sfida che noi abbiamo
accettato, non l'interesse di una coalizione o di una
maggioranza, ma nell'interesse della Sicilia e dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Martino. Ne
ha facoltà.
DI MARTINO , presidente della Commissione e relatore.
Signor Presidente, non spetta a me forse scendere in polemica
politica sul dibattito in quest'Aula, però devo dichiarare che
nessuna contestazione di merito è arrivata da parte...
PRESIDENTE. Onorevole Speziale si accomodi al suo posto sta
parlando l'onorevole Di Martino.
SPEZIALE. Presidente, lei non riprende manifestazioni di
schiamazzo in Aula.
PRESIDENTE. Anche gli Assessori sono pregati di prendere posto
ed i deputati. Sta parlando il relatore. Abbia pazienza.
Onorevole Speziale, sta parlando il relatore, quindi Lei si
accomodi e ascolti.
DI MARTINO , presidente della Commissione e relatore.
Onorevole Speziale, capogruppo dei DS, quando si fanno schiamazzi
in Aula vuol dire che non vi sono argomenti politici, quindi lei
deve essere felice di questo fatto, quindi la prego di
ascoltarmi molto serenamente.
Dicevo nessuna contestazione nel merito, abbiamo avuto
soltanto contrapposizioni politiche, più che opposizioni
politiche avversioni politiche al Governo. Sono state portate
avanti contestazioni su aspetti procedurali molto marginali, tra
l'altro senza fondamento.
Abbiamo assistito, onorevole Presidente e colleghi, ad
alcuni furori iconoclastici contro la 'Finanziaria' senza che
venisse contrapposta una manovra alternativa, una 'Finanziaria'
accusata da un lato di essere di tipo sovietica, dall'altro lato
di essere una 'Finanziaria' liberista, la verità è che non ci si
rende conto che cosa è il socialismo reale, che cosa è la nuova
realtà italiana, siciliana ed europea.
Vogliamo portare avanti una linea tale che ci consenta di
realizzare gli obiettivi prefissati, cioè quello di recuperare
entrate e quello di ridurre le spese.
Io penso che se ci fossero minori comportamenti da
gladiatori, più facilmente potremmo arrivare all'approvazione del
provvedimento.
Però vi sono tutte le condizioni, io non dispero, onorevoli
colleghi, perchè vi sono tutte le condizioni per migliorare e
completare questa manovra.
La manovra deve essere completata, a mio modo di vedere,
perchè bisogna arrivare al recepimento della legge Galli,
esaminando anche in via amministrativa quello che è la questione
degli ambiti territoriali omogenei.
Sul ruolo della seconda Commissione ho anche poco da dire
perchè è stato chiaramente illustrato alla stampa, alla
Conferenza dei capigruppo, in quest'Aula che erano soltanto
pretestuosi gli argomenti portati contro la conduzione della
seconda Commissione.
Quindi, penso che non ci possano preoccupare i quattromila o
i tremila emendamenti perchè, nel pieno rispetto del Regolamento,
esamineremo anche i duemila e tremila emendamenti. Questo
richiede l'interesse della Sicilia: affrontare una 'Finanziaria'
successivamente arrivare al bilancio, rispetteremo, ripeto, anche
l'ultimo dimenticato comma di qualunque articolo del Regolamento.
Andremo avanti con molta serenità e con molta compostezza.
Quindi, signor Presidente, ed io concludo, poi tra l'altro
ritengo che vi siano le condizioni, perchè si possa tornare, si
possa rinsavire, si possa arrivare ad una serenità politica e
d'animo da parte di tutti i colleghi deputati in quanto, dato che
non esiste ed il Governo stesso dichiara che non c'è alcuna
blindatura di potere esitare dalle Commissioni prima ed approvare
in Aula una legge 'Finanziaria' che è quella tracciata dal
Governo regionale per far si che la Regione possa finalmente
avviarsi al risanamento dei suoi conti.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRO, Assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, preliminarmente il Governo non
può astenersi di svolgere, sia pure brevissime, considerazioni su
quanto in questo momento accade. E in questo momento accade che
la NATO ha sferrato l'attacco, di cui peraltro, ormai da molti
giorni si parla, contro la Jugoslavia. Da quanto si apprende dai
mezzi di comunicazione e dalle televisioni, è in atto anche un
bombardamento della città di Belgrado.
Si tratta, evidentemente, di una fatto gravissimo, di una
situazione che è precipitata, certamente per diretta
responsabilità del Governo Jugoslavo e del suo Presidente
Milosevic, ma certamente è una situazione di incredibile gravità,
sia per le conseguenze che i bombardamenti sulle città producono
su popolazioni inermi e su innocenti, sia per le conseguenze di
carattere politico e anche strettamente militare, che ancor più
preoccupano, ovviamente, il nostro Paese, che è un Paese
direttamente coinvolto in quanto membro della NATO ma è anche il
Paese occidentale più vicino alla Jugoslavia.
Noi formuliamo, innanzitutto, l'auspicio che questa guerra
possa immediatamente cessare, che possano essere immediatamente
affermate le ragioni del dialogo, del confronto, che possano
essere contemporaneamente affermate le ragioni dei diritti dei
popoli a vivere, a sopravvivere e ad essere organizzati su un
territorio come nazione.
Noi auspichiamo che tutta la diplomazia internazionale possa
mettersi immediatamente in movimento per fare cessare questa
guerra e per fare affermare i diritti di tutti all'esistenza.
Detto questo, signori deputati, io svolgerò alcune brevi
considerazioni sul dibattito che quest'oggi si è svolto. Un
dibattito, certo, che è stato concentrato ma che certamente,
onorevole Alfano, è tutt'altro che la testimonianza di un
atteggiamento non ostruzionistico, se non altro per il fatto che
sono stati presentati migliaia di emendamenti su un testo che
presenta soltanto 35, 36 articoli. La presentazione di 4.000 -
5.000 emendamenti, a parte l'apprezzamento per la fantasia che
certamente è stata necessaria mettere in campo per presentare
questi emendamenti, a null'altra conclusione può portare se non a
quella che da parte del Polo si è scelta la strada del nullismo
politico, che, anziché affermare le proprie ragioni e anziché
tentare, come è normale che sia da parte di una opposizione che è
forte delle sue ragioni ed è convinta di quello che può
provocare, tentare, come si dice, le divisioni e sollecitare le
contraddizioni interne alla maggioranza, evidentemente ha scelto
un'altra strada, che è appunto la strada del nullismo, la strada
dell'ostruzionismo.
Il dibattito di oggi, poi, a me sembra abbia completamente
mancato l'occasione, che pure si era offerta e che pure
lungamente era stata invocata dagli esponenti del Polo, quando
con molta forza e con molta insistenza si era richiesto un
dibattito, ricordo, preventivo addirittura alla legge che
autorizzava l'assunzione del mutuo, dell'emissione delle
obbligazioni fino al 30 aprile, era stato chiesto, cioè un
dibattito sulla situazione finanziaria della Regione.
Ora, io ho ascoltato, essendo presente in Aula, ed ho
ascoltato anche nei momenti in cui non sono stato fisicamente in
Aula, il dibattito. Devo dire che ci vuole veramente uno sforzo
di fantasia per ritrovare, tra tutti gli interventi che qui sono
stati svolti da parte dell'opposizione, qualsiasi riferimento
alla situazione finanziaria della Regione, per cui devo dire in
realtà che non ho ben compreso di che cosa abbiamo discusso.
A parte questo, che può essere un atteggiamento politico, io
credo che non si sia soltanto mancata un'occasione, ma che si
sia data ampia, totale e liberatoria dimostrazione di come, da
parte degli esponenti del Polo, anche quelli che sono stati
lungamente al Governo e che sicuramente hanno diretta, immediata,
personale conoscenza e responsabilità di quella che è la
situazione attuale della Regione, ebbene, non si coglie per nulla
la profondità dei problemi che abbiamo di fronte e la gravità
della situazione che si è determinata.
Una volta, il presidente Provenzano, peraltro a sua volta
rifacendosi ad una espressione che io qui usai leggendo una
relazione di minoranza ad uno dei tanti bilanci che nella mia
vita di parlamentare ho avuto occasione di affermare, citava
l'espressione, a tutti molto nota, paragonando la Regione
siciliana al Titanic che colava a picco ma dove ancora fervevano
le danze.
Ho avuto l'impressione, dall'atteggiamento e dalle questioni
che sono state affrontate da parte degli esponenti del Polo, che,
pur avendo conoscenza e responsabilità e, anzi, avendo molte
responsabilità - come chiarirò più avanti - per la situazione che
si è determinata, di questa situazione non si ha assolutamente
consapevolezza.
E' questo, io credo, l'elemento più grave, perchè, vedete,
non porsi oggi l'obiettivo di affrontare la situazione
finanziaria della Regione non significa poterselo porre
tranquillamente fra un po' con un diverso governo, significa
semplicemente lavorare scientificamente, scientemente e
responsabilmente ad affossare del tutto la situazione finanziaria
della Regione. Per cui, non ci sarà, signori del Polo, mancata
questa occasione, un governo futuro, potesse essere anche
soltanto un governo del Polo, ammesso che questo politicamente
possa verificarsi, che potrà tranquillamente riprendere un
cammino, come se tutto quello che è successo in questi anni sia
stato soltanto un incidente politico e non purtroppo un
gravissimo incidente nella storia della Regione siciliana.
Allora, io non voglio qui svolgere considerazioni politiche
se non una sola: credo dispiaccia a tutti, quando si affrontano
dibattiti politici, anche aspri e pur nella rudezza delle
posizioni che è assolutamente normale che ci sia, sentire
affermazioni del tipo "facili costumi", "non si ha l'autorità
morale", cioè quando si mettono in discussione non i presupposti
politici ma addirittura i presupposti personali.
Credo che queste affermazioni danno la misura esatta di qual
è lo spessore ed il livello di chi le pronuncia e di chi utilizza
questi argomenti come gli unici argomenti di cui è in grado di
parlare.
Devo però fare osservare che, fra tutte le invettive e i
cori da stadio che anche questa sera qui si sono sentiti, però
questo Governo e questa maggioranza sono riusciti a portare in
Aula questa legge finanziaria, sono riusciti a passare il vaglio
delle Commissioni, hanno portato in Aula una finanziaria che è
nella buona sostanza quella che il Governo aveva presentato.
Non so, in verità, quante altre volte è successo nel passato
e se io dovessi ricordare le vicissitudini della finanziaria
Provenzano che, ricordo all'onorevole Provenzano, fu falcidiata
dalla sua stessa maggioranza, beh, allora dovrei dire che siamo
veramente in una situazione felice ed eccezionale anche rispetto
a situazioni passate e passate da poco.
Si è detto di tutto di questa legge, tutto e il contrario di
tutto. Devo dire è stato particolarmente per me un esercizio
estremamente dilettevole ascoltare esponenti dello stesso gruppo
che alternativamente definivano la finanziaria una megariforma,
tale da incidere profondamente - ma noi ce ne siamo accorti che,
furbastri, volevate fare così - nelle strutture della Regione a
una legge sostanzialmente inutile, che si può tranquillamente
eliminare, tanto l'unico problema è fare il bilancio.
Come si possa nello stesso gruppo politico affermare due
posizioni completamente diverse, anzi totalmente opposte e
contrastanti tra di loro, per me è un mistero e comunque è una
cosa divertente. Come è tragica l'affermazione che qui più volte
è stata ripetuta, che alla fine l'unico problema che abbiamo è
fare il bilancio.
Io non dico che senza questa finanziaria non si possa fare
il bilancio, l'ho detto, lo ripeto, ne sono convinto, dico che
sfido chiunque a poter fare il bilancio nelle condizioni attuali
della Regione, senza porsi obiettivi seri, che sono quelli che
attengono non soltanto agli elementi che già sono contenuti nella
finanziaria, ma agli elementi di prospettiva, che aiutano
comunque ad inquadrare questo bilancio in una dinamica positiva,
che mira a superare le attuali ristrettezza e le attuali
condizioni di difficoltà.
Io vorrei vedere chi è in grado di fare un bilancio che si
potrebbe presentare così com'è, almeno con quattromila miliardi
di deficit tra entrate e uscite, onorevole Misuraca, perchè
questo è il bilancio Sappiamo tutti in che condizioni è stato
presentato, non è questo il punto, ma questa è la situazione del
bilancio che è stato presentato a ottobre dal Governo Drago
Si è detto: questa non è una finanziaria. Io sono tra
quelli che ha ripetuto spesso che assai impropriamente si sono
definite leggi, anche importanti, che sono state pur fatte in
questa Assemblea, leggi finanziarie. Perchè la finanziaria,
secondo l'accezione corrente, che è corrente non soltanto nello
Stato, ma anche nella legislazione delle regioni, perfino nelle
regioni a statuto ordinario, la finanziaria è una legge che ha
contenuti molto specifici. E' una legge che a sua volta è normata
dalla legge e che è esattamente la legge che costruisce il
passaggio dinamico, logico e finanziario tra gli strumenti di
programmazione ed i bilanci annuali e pluriennali. Questa è la
legge finanziaria. Questo è quello che noi ci auguriamo questa
Assemblea possa cominciare a fare nel caso in cui venga approvata
questa legge.
La legge attuale è una legge che mira a risolvere alcuni
problemi, non è una legge omnibus.
Il Governo ha assunto responsabilmente una posizione che è
stata quella di non presentare, tanto per farsi vedere, una legge
con duecentocinquanta articoli. Ci sono già stati precedenti
illustri a questo proposito e, per quanto ci riguarda, non
abbiamo voluto ripetere questa fantasmagorica ondata pirotecnica
di norme, affastellate le une sulle altre, prive di qualsiasi
valutazione finanziaria. Perchè va ricordato che le finanziarie
presentate dal Governo Provenzano e dal Governo Drago non avevano
le schede tecniche, neanche una, onorevole Stancanelli. E non
avevano la più pallida idea di quali potessero essere gli impatti
finanziari ed amministrativi che quelle leggi avevano. Non
avevano nessuna idea di cosa stavano mettendo in campo, né si
sono preoccupati di dimostrarlo presentando le schede tecniche.
Quindi, non una legge calderone, non una legge omnibus, ma
una legge circoscritta ad alcuni obiettivi, ad alcuni scopi che
il Governo intende raggiungere e che sono quelli, innanzitutto,
di mettersi seriamente di fronte ad una situazione veramente
drammatica delle finanze regionali, che riguardano, sì, la
situazione patrimoniale, perché è veramente vergognoso che la
Regione siciliana esponga una situazione patrimoniale con un
debito sul patrimonio, con un patrimonio netto negativo, è
vergognoso perché questo testimonia di come in tutti questi anni
mai si sia voluto mettere mano seriamente ad alcune questioni
fondamentali, la conoscenza e la valutazione seria, realistica
del patrimonio; la questione dei residui attivi, su cui il
Governo intende non soltanto operare per un accertamento di
verità, ma soprattutto per fare quello che in questa Regione non
si è mai fatto, distinguere quelli che tecnicamente sono residui
da quelli che tecnicamente possono figurare come crediti di
tesoreria, perché oggi noi abbiamo zero nella casella relativa ai
crediti di tesoreria e così sui residui passivi e così sui
residui perenti che ammontano ad oltre 20.000 miliardi e che
costituiscono una vera e propria anomalia patologica della
situazione finanziaria regionale. Non lo capisce nessuno al di
fuori della Sicilia, ammesso che poi in Sicilia ci sia qualcuno
che lo capisce, che cosa sono i residui perenti. Questa
questione il Governo intende affrontarla di petto ed ha
predisposto le norme, gli strumenti perché questa situazione
venga, una volta per tutte, risolta.
Così come il Governo si pone seriamente il problema di
aggredire due nodi che ci stanno sul bilancio che sono: il
deficit strutturale tra le entrate e le uscite e il deficit
strutturale tra gli impegni e le possibilità di pagamento.
Vedete, quando qui si è insistito in maniera, devo dire,
pedissequa a volte, perché non si è fatto altro che ripetere
cose che già altri avevano detto sulla questione del limite di
indebitamento, io, devo dire la verità, mentre giustifico questo
per chi non ha molta pratica di bilancio, non giustifico molto
per chi invece ha molta pratica di bilancio, perché cos'è il
limite di indebitamento? Innanzitutto qui si fa un errore, perché
si confonde il limite al ricorso al mercato con il limite
all'indebitamento. Il limite al ricorso al mercato è una cosa, il
limite all'indebitamento è un'altra, anche perché questa Regione
ha tutti i suoi presupposti rovesciati, per cui ha un bassissimo
indebitamento sul mercato finanziario, ma un altissimo
indebitamento con i propri cittadini, per cui fa soffrire
l'economia e i propri cittadini perché non è stata in grado nel
passato di avere una politica e una strategia di finanziamento
delle proprie disponibilità fino al punto da provocare in un
vorticoso crescendo, che è cresciuto sopratutto sotto la gestione
dei governi del Polo, sotto la gestione del governo Provenzano e
sotto la gestione del governo Drago, un vorticoso incremento
dell'illiquido di tesoreria, che è arrivato a fine dicembre 1998
a oltre 6.000 miliardi.
Ora, vedete, quando io mi pongo il problema del limite di
indebitamento, non mi pongo soltanto il problema del limite al
ricorso al mercato finanziario, mi pongo il problema di come
riequilibrare questi squilibri strutturali che stanno
strangolando, soffocando la Regione, ma soprattutto l'economia
siciliana.
Io, su questo, signori, in questo dibattito non ho ascoltato
neanche una parola e mi sarebbe veramente piaciuto poter avere
una sede, finalmente, in mezzo a tante discussioni di carattere
politico - per carità tutte importanti - in cui si sarebbe potuto
fare un confronto serio, documentato, approfondito, anche di
prospettive, anche un confronto duro su questi nodi, su questi
grumi che stanno dentro la situazione, non solo finanziaria, ma
complessiva della Regione. Neanche una parola Io non ho
compreso qual è la percezione che l'opposizione ha della
situazione finanziaria della Regione e chiaramente, non avendo
alcuna percezione di quella che è la situazione finanziaria della
Regione, non ha neanche un'idea sparata di come si affrontano
questi nodi della Regione.
Ora, il Governo non pretende né di avere la verità, né di
avere compreso tutto, il Governo si è però umilmente posto il
problema di affrontarli questi nodi ed ha cercato di individuare
vie di soluzione che certamente non possono essere risolutive in
pochi mesi, o soltanto sul bilancio del 1999, ma che ovviamente
devono avere una loro proiezione negli anni futuri.
Ecco perché abbiamo previsto anche l'adozione di uno
strumento di programmazione economico - finanziaria, che viene in
Parlamento, perché entro il 30 giugno il Governo lo deve
depositare il Aula, e che il Parlamento valuterà e deciderà.
Questa è una svolta storica della Regione Perché fino adesso la
programmazione è stata una programmazione fra intimi, è stata una
programmazione parallela, è stata una programmazione occulta,
quando c'è stata, ma più volte non c'è stata, perché spesso si è
dato invece corso alla più sfrenata discrezionalità nelle
decisioni di spesa. No, vogliamo portare qui i documenti di
programmazione finanziaria, far si che sia il Parlamento a
valutarli e che sia il Parlamento ad approvarli e, consentitemi
di ripeterlo, questa è una svolta storica per la nostra Regione.
L'altro obiettivo - e vado a concludere - è quello di
introdurre elementi importanti accanto a quello della
programmazione sul controllo. Vedete non abbiamo voluto inserire
qui la riforma organica della pubblica amministrazione, sarebbe
stato veramente un atto irresponsabile, devo dire un atto di
spregio nei confronti del Parlamento pretendere di fare qui,
prima del bilancio, la riforma organica della pubblica
amministrazione. Però una cosa l'abbiamo inserita, che è il
controllo interno e di gestione, lungamente invocato, anche dalla
Corte dei conti e che finalmente si tenta di introdurre in questa
Regione. Perché non basta programmare e quindi creare le
condizioni per sapere spendere, ma bisogna avere un monitoraggio
continuo, on line, di quello che succede e questo si può fare
solo con il controllo di gestione e con il controllo interno.
Poi abbiamo cercato di aggredire alcuni nodi relativi alle
entrate, alcuni nodi relativi alle spese. Delle entrate in questa
Regione non si è preoccupato mai nessuno, perché fino a qualche
anno fa l'unico problema caso mai era il contrario, quello di
come spendere le sovrabbondanti risorse che c'erano. Bene, è
giunto il momento di occuparsi delle entrate, di quelle
tributarie nel confronto con lo Stato, ma anche delle entrate
proprie della Regione ed è giunto il momento di occuparsi di
alcuni nodi della spesa, aggredire alcune questioni relative ai
grossi aggregati della spesa, tra cui ci stanno i trasferimenti
agli enti, tra cui ci sta il settore pubblico regionale, tra cui
ci stanno i comitati, tutte le cose che qui sono state indicate.
Vedete, quand'anche questa finanziaria non avesse alcun
riflesso immediato sul bilancio della Regione, e non è così,
perché quelle schede tecniche che sono state fornite da questo
Governo per la prima volta in accompagnamento alla legge
finanziaria e che questo Governo intende presentare per ogni
disegno di legge che viene presentato, al contrario di quello che
hanno fatto i governi del Polo fino a questo momento, vedete, nel
1998 il Governo Drago ha presentato in questa Assemblea sedici
disegni di legge, sapete in quanti disegni di legge c'è la
relazione tecnica - non parlo delle schede tecniche che già è una
cosa un po' raffinata da comprendere, ma soltanto una relazione
tecnica -? In uno soltanto dei sedici disegni di legge
presentati dal Governo Drago, onorevole Tricoli, c'è una
relazione tecnica, in tutti gli altri non è stata fatta nessuna
valutazione, né sull'impatto finanziario né sull'impatto
amministrativo, meno che mai sono state presentate delle schede
tecniche. E questo avviene dall'inizio della legislatura. Non ho
i dati e, devo dire la verità, non sono andato a prendere anche i
dati precedenti, ma sono sicuro che questo dato è ripetibile su
tutta la gestione che ha fatto il Polo nel Governo della Regione.
Ebbene, quelle schede tecniche che sono state consegnate alla
Commissione finanze e che il Governo ha avvertito essere ancora
parziali, perché c'era un progress da costruire, adesso ci dicono
che, per quanto riguarda la portata finanziaria di questa legge,
essa prevede: 715 miliardi, 722 milioni variazioni di spesa in
meno rispetto al bilancio del 1998 e 166 miliardi 736 milioni di
entrate in più. E, vi assicuro, mancano ancora delle schede
tecniche, perché in questa Regione non c'era l'abitudine, né il
Governo del Polo l'ha inserita questa abitudine, a lavorare
seriamente, a fare le valutazioni, a costruire le schede
tecniche. Mancano ancora alcune previsioni che sicuramente ci
portano, senza voler fare un minimo di esagerazione, a,
sicuramente, quella cifra di mille miliardi di manovra
complessiva di cui il Governo aveva parlato e che qui viene
certificata dagli uffici della Regione.
Detto questo, onorevoli colleghi, quand'anche, ripeto, la
finanziaria non avesse neanche un effetto, essa ha comunque
l'effetto di mettere in movimento forti iniziative di
cambiamento, del modo stesso di essere, di pensare alla spesa, di
pensare alle entrate della Regione ed essa pone le condizioni
ormai ineliminabili per fare le due cose che il Governo regionale
intende fare nei confronti del Governo nazionale: primo, dare
conto di un obbligo che ormai esiste anche per la Regione
siciliana, che è quello di aderire al patto di stabilità;
secondo, trovarsi nelle migliori condizioni per definire il
contenzioso tra lo Stato e la Regione, che la legge finanziaria
dello Stato pone come termine ultimo al 30 settembre del 1999.
A questo serve anche la legge finanziaria, per costruire un
patto di stabilità che non sia penalizzante per la Regione e per
ottenere il risultato di chiudere bene per la Regione il passato,
ma soprattutto di porre le condizioni per avere linee di entrate
certe, tributarie, per la Regione molto più congrue di quelle che
sono in questo momento.
Di questo non si è parlato in questo dibattito, tutto questo
è stato ignorato nelle valutazioni che sono state fatte, ma
questo è ciò che ha originato la presentazione della finanziaria,
questo è l'obiettivo che si vuole raggiungere.
Mi augurerei e sarei felice se su questo si intervenisse e
su questo si spronasse il Governo. Fino adesso, mi dispiace
dirlo, ci sono state soltanto argomentazioni di tipo politico,
rispettabilissime, legittime, tutto quello che volete, ma nessun
riferimento concreto al merito della questione. E questo, mi
dispiace dirlo, non va certamente al merito dell'opposizione, che
con chiarezza ha assunto un atteggiamento ostruzionistico, anzi,
nullistico.
Noi vogliamo costruire una prospettiva di futuro per questa
Regione. Misuriamoci su questo e su questo chi ha più filo
tesserà.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Piro. Comunico che ha chiesto
congedo per la seduta odierna l'onorevole Galletti. Non sorgendo
osservazioni il congedo si intende accordato.
Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione generale
e pongo in votazione il passaggio agli articoli.
STRANO. Chiedo la parola per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La dichiarazione di voto si fa dopo. Lei potrà
parlare nella discussione generale sull'articolo 1. Non c'è
dichiarazione di voto nel passaggio agli articoli. Onorevole
Strano, la prego di sedersi.
Onorevoli colleghi dichiaro chiusa la discussione generale e
pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
STRANO. Presidente, chiedo di parlare per dichiarazione di
voto sul passaggio agli articoli. Presidente, lei è un arrogante
Ho chiesto la parola.
PRESIDENTE. Onorevole Strano, se vuole chiedere la parola
sull'ordine dei lavori, io gliela posso dare, ma per
dichiarazione di voto non può intervenire.
(Proteste da parte dell'onorevole Strano)
PRESIDENTE. Onorevole Alfano, se vuole parlare sull'ordine dei
lavori, può farlo, su altro non ha la facoltà di parlare.
Onorevoli colleghi sono stati presentati 71 ordini del giorno.
Si è votato il passaggio all'esame degli articoli.
Rifacciamo la votazione?
STRANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Non ha la facoltà di parlare per dichiarazione di
voto, onorevole Strano.
(TUMULTI DAI BANCHI DELLA DESTRA)
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 22.02, è ripresa alle ore 22.03)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
SULL'ORDINE DEI LAVORI
STRANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente, per quanto riguarda l'esito della
votazione non siamo stati messi da lei nelle condizioni di
votare. Quindi, chiediamo che venga messo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli della finanziaria.
PROVENZANO. Signor Presidente, avevo precedentemente chiesto
di parlare per il semplicissimo motivo - e il Segretario generale
sarà testimone del fatto che ho alzato la mano per chiedere la
parola - di proporre il voto segreto.
PRESIDENTE. Non è previsto il voto segreto, onorevole
Provenzano, non c'è voto segreto.
PROVENZANO. E non mi ha concesso minimamente di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore...
PROVENZANO. Ho chiesto il voto segreto come richiesta di
verifica del numero legale, signor Presidente, in richiesta del
numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Provenzano, con tutto il rispetto che io
ho per lei, non le ho dato la parola perché la richiesta del voto
segreto non è ammissibile quando si vota il passaggio agli
articoli, nel quale caso è prevista la votazione per alzata e
seduta. Quindi non è stato un sopruso da parte della Presidenza,
ma è un atto doveroso nei suoi confronti perché lei non venisse
qui, alla tribuna, a fare una proposta irrituale e non
accoglibile.
Onorevoli colleghi, a maggior conforto per l'onorevole
Provenzano, voglio leggere il comma 2 dell'articolo 85: "Non
può essere chiesta la verifica del numero legale prima
dell'approvazione del processo verbale e né in occasione di
votazioni che si debbano fare per alzata e seduta per espressa
disposizione del presente Regolamento."
Poiché il presente Regolamento dice espressamente che il
passaggio all'esame degli articoli va votato per alzata e seduta
la Presidenza, con molta umiltà, non le ha dato la parola,
onorevole Provenzano, conoscendo la sua autorevolezza in questa
Assemblea non voleva che lei venisse alla tribuna per fare una
proposta non accoglibile.
Onorevoli colleghi per favore, abbiamo settantuno ordini del
giorno; la Presidenza intende regolarsi secondo il Regolamento
che, all'articolo 125 così recita: "Non possono proporsi sotto
qualsiasi forma ordini del giorno contrastanti con le
deliberazioni precedentemente adottate dall'Assemblea
sull'argomento in discussione, o che siano formulati con frasi
sconvenienti, o riguardino argomenti affatto estranei all'oggetto
della discussione."
Pertanto, la Presidenza ammetterà soltanto gli ordini del
giorno afferenti alla materia oggetto del disegno di legge.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che
il suo comportamento sia ineccepibile.
Ritengo che sia corretto che gli ordini del giorni estranei
alla materia all'esame dell'Aula non vengano esitati stasera e
che si proceda esclusivamente con gli ordini del giorno che sono
connessi alla materia in esame.
Tuttavia, Presidente, mi permetto di osservare che è in
corso un fatto assolutamente grave, mi riferisco al momento di
tensione internazionale che sta vivendo il mondo per l'attacco in
corso nel Kosovo. Per cui mi permetto di chiedere, in via del
tutto eccezionale e chiedendo la comprensione dei colleghi
parlamentari, essendo stato presentato un ordine del giorno in
materia, di fare una eccezione per la straordinarietà del fatto e
di consentire di procedere all'esame dell'ordine del giorno
riguardante il Kosovo.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, desidero
intervenire sia sulle sue dichiarazioni che sulla proposta
dell'onorevole Speziale.
Per quanto riguarda le sue dichiarazioni, sicuramente
ineccepibili, desidero soltanto far presente alla Presidenza, che
sicuramente se ne sarà già resa conto, che il tenore del disegno
di legge che noi stiamo discutendo, per le parti relative alla
programmazione, ma anche per le parti relative ai diversi settori
di intervento - e sono tutti quelli dell'Amministrazione
regionale - di fatto non consente l'esclusione della trattazione
di ordini del giorno che attengono comunque ai comportamenti
della Regione, sia pure nei diversi rami di amministrazione.
E, dunque, le sarei grato se volesse prenderli in
considerazione in modo particolare per evitare di non discutere
questioni che, invece, sono certamente riconducibili al titolo e
al testo del disegno di legge.
Relativamente alla proposta dell'onorevole Speziale, non
posso che condividerla e non posso che condividerla con tutte le
considerazioni che nascono da chi, sicuramente contrario ad ogni
tipo di guerra, da chi è sicuramente assertore dei principi della
pace, in questo momento vive una condizione di grande
preoccupazione personale, per la Regione e per l'intero Paese.
Non c'è dubbio, onorevole Presidente, da questo punto di
vista, che il Governo nazionale non sta operando secondo quelle
che sono le indicazioni che non ci sono state in merito al
comportamento del medesimo e, dunque, non vi è alcun dubbio che
dal punto di vista politico questo deve essere oggetto di una
precisa indicazione di questo Parlamento per il valore politico
che esso stesso assume nel momento in cui è direttamente
interessato sul territorio della Regione siciliana ove sono
ubicate basi militari interessate, a loro volta, al fenomeno di
guerra che si è venuto a determinare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la presidenza, comprendendo
il sentimento dell'Assemblea sulla questione posta dagli ordini
del giorno, passa alla discussione dell'ordine del giorno sulle
questioni del Kosovo; dopo di che, per quanto riguarda la
preoccupazione espressa dall'onorevole Fleres, è evidente che
l'inammissibilità degli ordini del giorno viene considerata non
in modo strettamente rigoroso.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
Si passa all'ordine del giorno n. 311, a firma Forgione,
Martino, Liotta e Vella: "Iniziative urgenti al fine di chiedere
l'intervento del Governo della Regione siciliana presso il
Governo nazionale per impedire l'azione militare contro il popolo
Serbo":
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
- premesso che l'intervento militare contro la Serbia si
configura come una vera e propria operazione di guerra;
- che la decisione di intervenire contro il popolo serbo è
stata presa dalla NATO ma non dalle Nazioni Unite, tanto che ad
oggi tale presa di posizione non era stata autorizzata dal
Consiglio di sicurezza dell'O.N.U.;
- che il contesto nel quale si intende intraprendere l'azione
di guerra risulta storicamente pericoloso e l'intervento
militare potrebbe creare il focolaio di un conflitto europeo;
- che ai fini umanitari, come ha dichiarato anche la Conferenza
Episcopale italiana, l'intervento militare risulta
assolutamente inutile, anche perchè colpirebbe soltanto la
popolazione civile;
- che il Parlamento italiano non si è ancora espresso sulla
questione,
IMPEGNA IL GOVERNO REGIONALE
a rappresentare al Governo nazionale la preoccupazione del
popoli siciliano per una guerra che potrebbe estendersi
all'intera area mediterranea.
A rappresentare al Governo nazionale la preoccupazione del
popolo siciliano per una guerra che potrebbe estendersi
all'intera area mediterranea.
A operare presso il Governo nazionale affinché l'Italia
rispettando l'articolo 11 della Costituzione, si dissoci
dall'iniziativa militare.
Ad intervenire perché venga inibito l'uso delle basi NATO nel
territorio nazionale per azioni di guerra che potrebbero
coinvolgere direttamente il nostro Paese.>>
FORGIONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevole colleghi, io credo che
questo Parlamento ha il diritto ed il dovere morale di discutere
quanto sta avvenendo in questo momento in Serbia e le ricadute
che questo ha sul nostro Paese. Questa guerra non è una guerra
come altre. E' una guerra che tocca direttamente l'Italia, il
cuore dell'Europa, tocca direttamente la vita di migliaia di
donne e di uomini che premono sulle nostre frontiere. I
telegiornali dicono che circa un milione di profughi è già in
fuga dal Kosovo e premerà sulle nostre coste. Queste coste che
vengono già raggiunte con semplici barche e semplici gommoni
dall'altra sponda dell'Adriatico. Queste coste, quelle italiane,
che possono essere raggiunte in pochi secondi da armi
convenzionali a lunga gittata che possono partire dal territorio
della Serbia come reazione ad operazioni militari che partono dal
nostro territorio. Non è una guerra come altre; è una guerra che
riguarda il cuore del continente e quel cuore del continente che
ha già visto partire nel corso di questo secolo ben altre guerre
e ben altre tragedie.
Finora il Consiglio di sicurezza dell'ONU non si è
pronunciato. Non è una guerra dell'ONU. Il Consiglio di sicurezza
dell'ONU è convocato per i prossimi giorni e il Parlamento
italiano finora non si è pronunciato. Non è una guerra
autorizzata neanche dal Parlamento italiano visto che tutte le
operazioni - lo abbiamo visto - stanno partendo dalle basi di
Aviano e dalle basi di Gioia del Colle. Il Governo italiano con
un eccesso, di subalternità al predominio americano sul mondo, ha
dichiarato, senza consultare il Parlamento, la propria
disponibilità a questa guerra ed all'utilizzo delle basi sul
proprio territorio contravvenendo così e violando, mortificando
ed offendendo la Costituzione ancora attiva di questo Paese che
all'articolo 11 recita che l'Italia ripudia la guerra.
Avremmo aspettato dal Governo del nostro Paese un ruolo
diverso sia nella costruzione, che nella difesa del dialogo, che
nella difesa e, su questo faccio appello davvero a tutte le forze
politiche del centro-sinistra e del centro-destra che nella
difesa della dignità della nazione è così ridotta soltanto a
strumento di servizio per gli interessi e l'egemonia americana
sul mondo.
I telegiornali ci comunicano che la Russia, oggi, attraverso
il suo Presidente Eltsin dichiara che questa guerra non
riguarderà solo il Kosovo e la Serbia, ma riguarderà l'intera
Europa e ben oltre e già in Bielorussia stanno per essere
dislocate le batterie per le armi a lunga gittata verso il nostro
Paese e verso l'Europa. Forse, non ci rendiamo conto di questo.
Forse non ci rendiamo conto che il Mediterraneo rischia di
diventare un unico focolaio di guerra. Forse non ci rendiamo
conto anche che in questo momento servirebbe ascoltare tutte le
voci critiche verso l'unica strategia imperante delle armi.
E faccio appello alle componenti cattoliche di questa
Assemblea regionale. Se proprio non volete ascoltare Rifondazione
comunista, ascoltate l'appello che pochi minuti fa è venuto dal
Vaticano e dal Papa. Se proprio non volete ascoltare le voci
pacifiste della sinistra, ascoltate l'appello, venuto già
stamattina, dalla Conferenza episcopale italiana, là dove dice
che "mai intervento umanitario può essere fatto con le armi
sofisticate ed intelligenti". E sapete perché intelligenti?
Perché colpiscono gli uomini e lasciano intatte le cose. Oppure
colpiscono gli obiettivi sensibili, e se un obiettivo sensibile è
l'aeroporto di Presnica dove possono atterrare gli aerei civili e
militari serbi, allora quello è un obiettivo da colpire
intelligentemente.
Faccio appello, sì, alla coscienza cattolica diffusa che è
in sintonia con quell'articolo e con quel dettato costituzionale.
E vorrei fare appello anche alla cultura della sinistra; a quella
cultura della sinistra che in altri momenti della storia di
questo Paese ha trovato anche la dignità di dire no ai propri
partiti; di dire no per difendere l'ispirazione pacifista della
Costituzione. Vorrei fare appello anche agli amici critici che
sono presenti nella maggioranza e nel Governo nazionale. Se non
si trova, in questo momento, la dignità di ritirare la propria
delegazione dal Governo, amici dei Comunisti italiani, quando la
trovate questa dignità?
Il Parlamento ha fissato la discussione per venerdì;
venerdì, con il potenziale bellico e nucleare che può dispiegare
la Nato. E' una data lunghissima, distantissima da noi, da quello
che noi possiamo fare. In quattro giorni possono essere devastati
e desertificati interi territori con le armi nucleari e con le
armi convenzionali.
E' questo il momento per ritrovare una dignità e per
esprimere anche una vocazione di pace che non ha steccati
ideologici. Io capisco gli amici del Polo della Libertà che, per
mettere a nudo le difficoltà del Governo D'Alema sono pronti a
dare soccorso al Governo in caso i voti del partito di Cossutta
venissero meno. Ma io so anche che gli uomini e le donne del Polo
della libertà vivono sentimenti di pace che non possono
identificarsi, al di là delle ragioni di politica interna, con il
comportamento di un governo italiano che sta offendendo la
costituzione utilizzando già l'uso delle basi, dalle quali stanno
partendo gli strumenti di morte che stanno colpendo la
popolazione civile della Serbia e del Kosovo senza un preventivo
dibattito del Parlamento.
Insomma, noi vi chiediamo, onorevoli colleghi, non una presa
di posizione ideologica, non una presa di posizione di parte, ma
un pronunciamento perché intanto, dalla Sicilia, si levi una
preoccupazione. Al Presidente della Regione vorremmo dire che
siamo disponibili anche a mettere a fuoco meglio il nostro ordine
del giorno. Sigonella è già allertata. E non è un problema che
riguarda Sigonella e i comuni e le popolazioni civili di
Sigonella e della provincia di Catania, è un problema che
riguarda questa Regione, perché il potenziale nucleare e militare
della Serbia non è quello dell'Irac di Saddam Hussein, lì ci sono
i missili e le armi del patto di Varsavia, dell'ex patto di
Varsavia che in questo momento sono puntati sulle base italiane e
prevalentemente sulle basi mediterranee e cioè su Aviano, su
Gioia del Colle e su Sigonella. Come può, questo Parlamento
regionale, che ha una propria sovranità su quanto avviene nel
proprio territorio - e Sigonella rientra in questo territorio -
essere insensibile a questo argomento? Come può questo parlamento
regionale non esprimere la preoccupazione della popolazione
siciliana sui pericoli di una guerra che può coinvolgere
direttamente questa area e questo territorio. Qui non c'è un
problema di politica interna e non c'è un problema di rapporto
tra le opposizioni e il Governo D'Alema e le opposizioni e il
Governo Capodicasa. Qui c'è davvero il bisogno di rappresentare
le istanze e le invocazioni di pace della nostra terra e del
nostro popolo. A questo serve il nostro ordine del giorno.
Noi ci rendiamo conto, onorevole Presidente, onorevoli
colleghi, che siamo un poco fuori, noi di Rifondazione comunista,
dal sentire diffuso di questa Aula; un'Aula che si sta dividendo
e si sta accanendo su materie finanziarie importantissime; su
privatizzazioni importantissime, sulla gestione di questo o
quell'ente importantissimo, e che quasi vi disturbiamo, onorevoli
colleghi, con un ordine del giorno che invece ci richiama ad una
discussione sulla pace e la guerra, sul ruolo internazionale di
questa Regione e sul ruolo internazionale di questo Paese.
Però, riteniamo che anche questo sia un servizio alla
qualificazione di un'Aula parlamentare come questa in un momento
così drammatico per la vita di milioni di donne e di uomini
dell'altra sponda dell'Adriatico ma anche per il nostro Paese.
E' la prima volta dal secondo conflitto mondiale che il
nostra Paese viene coinvolto direttamente in una guerra ed è
ipocrita la dichiarazione del Presidente del Consiglio e la
dichiarazione dell'onorevole Cossutta che ancora l'Italia non è
coinvolta direttamente perché non ci sono aerei italiani che
stanno bombardando la Serbia ed il Kosovo. No, gli aerei e le
armi e gli strumenti di morte stanno partendo da questo
territorio che ha autorizzato l'uso delle basi senza la
preventiva autorizzazione, come sancito dalla Costituzione anche
in materia di trattati internazionali da parte del Parlamento.
Questa ipocrisia va messa a nudo Questa ipocrisia va
sventata e per questo soltanto per contribuire sventare questa
ipocrisia del Governo nazionale noi oggi, con un atto del nostro
Parlamento regionale, possiamo esprimere una preoccupazione e una
volontà di pace io credo che facciamo un buon servizio alla causa
generale della pace e della solidarietà internazionale.
Il Papa ci ha detto che mai strumenti di morte possono avere
una funzione a fini umanitari. E' così Se non fosse così,
onorevoli colleghi, perché non intervenire militarmente anche in
Turchia, dove si può essere d'accordo o non d'accordo con Ocalan
però sono 62 mila le donne e gli uomini curdi finora massacrati
dal governo turco? E perché non intervenire in altri Paesi arabi,
magari fedeli agli Stati Uniti, dove si continua a massacrare
popolazioni inermi solo perché non favorevoli a questo o a quel
tiranno, a questo o a quel satrapo mediorientale?
E allora, vedete, la legge internazionale non può essere
finalizzata solo a mantenere lo stato di cose esistenti e la
subalternità all'impero e a chi dirige l'impero. Guai a noi se
legittimassimo oggi che il Presidente degli Stati Uniti, questo
padrone che molti propongono come capo dell'Ulivo mondiale che
può decidere della vita e della morte delle donne e degli uomini
in qualunque parte del pianeta, guai se legittimassimo questa
logica e se legittimassimo anche l'uso delle armi fuori dalle
regole e dai vincoli del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sarà
bene scioglierlo questo ONU se questa è ormai la sua funzione, se
ormai non può neanche balbettare perché tanto c'è sempre un
Presidente degli Stati Uniti d'accordo con un Presidente della
Granbretagna, d'accordo magari agli indici dei mercati
internazionali e delle borse internazionali che dicono se si può
uccidere o se non si può uccidere, se si può fare un'operazione o
non un'operazione militare.
Ecco su questo - e ho concluso - signor Presidente, io credo
che siamo chiamati tutti a pronunciarsi e a pronunciarci in
favore dell'ordine del giorno che noi di Rifondazione comunista
assieme all'onorevole Martino abbiamo proposto e che, ovviamente,
offriamo alla disponibilità del Governo e di quest'Aula per
migliorare ed, eventualmente, per raccogliere eventuali
aggiustamenti e modificazioni in grado di esprimere tutti assieme
questa vocazione di pace e questa preoccupazione per la guerra.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo che il tempo a
disposizione per intervenire è di cinque minuti.
FLERES. Onorevoli colleghi, come ho detto poc'anzi non
possiamo certamente essere lieti di quanto è accaduto, non
possiamo certamente condividere l'inizio di operazioni di guerra
che coinvolgono il nostro Paese, che coinvolgono la nostra
Regione, ma non possiamo neppure non tenere conto che l'ordine
del giorno, così come formulato dall'onorevole Forgione, non
affronta in maniera corretta gli aspetti che riguardano le
alleanze del nostro Paese, gli accordi internazionali
sottoscritti dal nostro Paese che lo vincolano ad una serie di
impegni che riguardano l'alleanza atlantica e, dunque, non
possiamo certamente condividere quella formulazione del testo che
presenta degli aspetti che non affrontano in maniera chiara, in
maniera esplicita, il problema delle alleanze del nostro Paese
nei confronti degli altri Paesi che appartengono alla NATO o
all'ONU.
Onorevole Presidente, noi non vogliamo caricare di valori
politici gli interventi che stiamo formulando relativamente a
questo ordine del giorno, noi non vogliamo certamente
strumentalizzare un episodio grave e doloroso, come quello a cui
stiamo assistendo, ma non possiamo neanche consentire che altri
lo facciano, non possiamo certamente consentire che attorno ad un
episodio di questo tipo, attorno alla gravità del medesimo si
costruiscano posizioni strumentali che nulla hanno a che vedere
con gli esiti del conflitto che si è venuto a stabilire.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Forza Italia sta
presentando un proprio ordine del giorno che non intende
rinunziare né alle alleanze del nostro Paese, né ai vincoli
derivanti dalle medesime che intende farle salve, ma intende pure
contestare le eventuali violazioni che sono state compiute ed
intende complessivamente contestare il ricorso alla guerra ed il
ricorso alla violenza sotto ogni forma.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io credo che su
temi di questa natura non si debba, come si dice in termini
giornalistici, "sforare", non si debba tentare di colorare le
iniziative che si compiono, né di caricarle di valori e di
significati che esulano dal fatto stesso di cui stiamo
discutendo.
Io credo che il nostro dovere sia quello di stigmatizzare il
ricorso alla guerra, stigmatizzare gli episodi di violenza,
stigmatizzare gli episodi bellici, ma non certamente il rispetto
degli accordi internazionali, il rispetto della posizione del
nostro Paese relativamente ai medesimi accordi internazionali.
E', dunque, questo il senso dell'ordine del giorno che
stiamo per presentare in questo momento le chiedo di pazientare
relativamente alla stesura del testo, perché abbiamo l'esigenza
di metterlo a punto, in modo tale da condividere le
preoccupazioni giuste rispetto ad un episodio di questa natura e
non condividere gli aspetti che porterebbero fuori dalle alleanze
internazionali alle quali in questo momento il nostro Paese si
associa solo per l'assunzione di posizioni politiche che niente
hanno a che vedere col gravissimo fenomeno della guerra, col
gravissimo fenomeno della violenza, con la libertà dei popoli,
con la libertà di autodeterminazione degli stessi.
E, dunque, onorevole Presidente, desideravo pregarla, a
conclusione del mio intervento, di tollerare l'attesa e di
concedere qualche minuto per far sì che i gruppi parlamentari che
condividono l'iniziativa - per gli aspetti generali -
dell'onorevole Forgione, ma non possono certamente condividere il
testo dell'ordine del giorno che egli ha presentato, preferendo
invece redigerne uno più rispondente, più coerente alle posizioni
politiche di ciascun gruppo parlamentare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
facoltà.
ALFANO. Rinunzio a parlare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
facoltà.
MARTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, all'inizio di
un secolo che segnava l'apparire sulla scena mondiale dell'Europa
moderna, agli inizi del Cinquecento, nel momento in cui questa
entità cominciava ad essere percorsa da una serie di guerre che
l'avrebbero turbata per oltre due secoli, un grande pensatore
Erasmo da Rotterdam, coglieva la drammaticità dei tempi nuovi che
andavano delineandosi e scriveva uno splendido opuscolo che
faceva, in senso paradossale l'elogio della follia.
Io credo che una rilettura attenta e spassionata di quelle
pagine, gioverebbe a ognuno di noi e potrebbe aiutarci nell'unico
compito che io in questo momento mi sento di indicarvi, cioè
quello di riflettere con grande serenità su quanto si sta
verificando da un decennio a questa parte.
Ho la sensazione che dopo le immani tragedie delle due
guerre mondiali che hanno segnato questo nostro secolo, avevamo
ottenuto, per ragioni endogene ed esogene, per ragioni di tipo
psicologico e per ragioni di equilibri internazionali, sia pure
basati sul terrore, una sorta di immunizzazione dal virus della
guerra.
Credo che dall'89 in avanti in questi anni '90 stiamo
cominciando a soffrire di una pericolosissima sindrome di
immunodeficienza per quanto riguarda il drammatico, tremendo
virus della guerra.
Certo si è che in questo decennio io ho dovuto assistere
sempre con maggiore sgomento e preoccupazione a un susseguirsi di
guerre sempre più frequenti, sempre meno motivate - ammesso che
qualsiasi guerra possa avere una motivazione -.
Il conflitto che si è aperto in queste ore investe una zona
dell'Europa che è stata già una volta il focolaio di un conflitto
drammatico, dirompente peggiore anche per gli orrori e le
atrocità che ha determinato, del secondo conflitto mondiale,
intendo riferirmi alla guerra del '14 - '18.
Lì è iniziata, da quegli stesso luoghi che oggi gli aerei
della NATO stanno bombardando.
Solo questo fatto fatto, io credo dovrebbe farci riflettere
sulla drammaticità del momento, e io non vi invito a votare il
nostro ordine del giorno, che è tutto sommato cosa abbastanza
secondaria, vi invito a riflettere quando saremo andati via da
questa Aula, a riflettere un attimo chiudendo le orecchie alle
frasi fatte, agli stereotipi che vi somministra la televisione, a
valutare all'interno della vostra coscienza e della vostra
intelligenza se sia possibile, ammissibile pensare che i diritti
umani si difendono bombardando, che il diritto all'indipendenza
si difenda con una aggressione militare.
Se così fosse credo che la guerra non solo sarebbe
inevitabile, ma sarebbe generalizzata e probabilmente perpetua.
Non c'è bisogno che ce lo dica la Conferenza episcopale, non
c'è bisogno che ce lo dica il Papa e meno che mai che ce lo dica
quello che resta di una sinistra ormai sempre più allo sbando,
allo sbando culturale ed intellettuale.
Credo che questo dovremmo ritrovarlo all'interno della
nostra capacità intellettiva; nostra in quanto essere umani cioè
essere dotati di una possibilità di ragionare.
Se così non è, onorevoli colleghi, io credo che nessun
ordine del giorno, nessuna mozione potrà impedire che quella
immunodeficienza di fronte al virus della guerra dilaghi e ci
prepari ben più gravi e drammatici momenti.
Io mi auguro che le posizioni ideali (e se volete
ideologiche) che ognuno di noi ha avuto almeno per una parte
della sua esistenza, ritrovino quel punto comune che c'è stato -
penso ad esempio alle forze cattoliche o alle forze comuniste
internazionaliste - e lo individuano questo punto comune
nell'aspirazione e nella ferma volontà di salvare la dignità
dell'uomo e il bene più alto e prezioso che questa dignità
comporta cioè quello alla vita.
Io non credo davvero che si possa ragionevolmente sostenere
che con le bombe si affermino i diritti umani e i diritti di
libertà. Non scendo qui nel dettaglio di una disquisizione, che
non saprei neanche fare, di diritto internazionale. Voglio
soltanto richiamarvi questi aspetti e invitarvi a riflettere su
questi temi.
L'onorevole Forgione, con la passione che lo
contraddistingue, poco fa ricordava le assurdità a cui
porterebbe l'applicazione conseguenziale di questo principio.
Alla necessità appunto di bombardare "ipso facto" Ankara perché
opprime il diritto del popolo curdo alla propria
autodeterminazione. Ma probabilmente - mi auguro che questo non
sia - domani questo potrebbe avvenire per una regione qualsiasi
dell'Italia e sarebbe dovuto avvenire quando, prima
dell'indipendenza e dell'autonomia regionale, la Sicilia era
percorsa e pervasa da movimenti separatisti.
Immaginate che divertimento se allora si fosse seguita
l'idea di bombardare la Sicilia o di bombardare l'Italia per
riaffermare questo principio di tutela dei diritti umani.
Io credo che la palese assurdità di tutto ciò, sia la prova
più evidente di come altri siano gli interessi che stanno dietro
ad operazioni militari di questo tipo. Probabilmente abbiamo idea
diversa, ognuno di noi ha idea diversa rispetto agli altri su
quali sono questi interessi. E io non voglio scendere qua ad una
analisi che non ho il tempo né la capacità di fare. Voglio
soltanto richiamarvi alla vostra capacità di discernimento.
Io credo che non possiamo e non dobbiamo per nessuna
passione politica più che legittima, abdicare a questa capacità
di discernimento. Di fronte alla guerra, di fronte alla follia di
una scelta che nulla risolve e che tutto può fare perdere - uso
la frase che un pontefice ha usato quando si trattava della prima
guerra mondiale - di fronte a questo dobbiamo recuperare una
razionalità che faccia perno sulla dignità dell'uomo.
Un'ultima parola a quello che resta di questa sinistra che
pure ha avuto un suo peso determinante nella formazione di quegli
anticorpi di cui parlavo poc'anzi.
Vorrei fare ancora una volta un richiamo storico. C'è stato
un altro momento della storia europea in cui la sinistra ha
perduto questa sua capacità di reazione di fronte all'illusione
che la guerra potesse portare effetti proficui. E' stato appunto
nel 1914 quando da una parte e dall'altra si è affermato che
quella sarebbe stata l'ultima guerra. Da parte di alcuni si
sosteneva che quella guerra avrebbe completato l'unità nazionale
e invece questo, si sa bene, che non era e non poteva essere. Da
parte di altri si affermava che questo serviva a tutelare gli
interessi vitali di una nazione come la Germania che si era da
poco affacciata sul panorama europeo.
Follia, follia che ha determinato un conflitto distruttivo
che ha posto i prodromi che ancora non si sono risolti e che
ritroviamo nella crisi di queste ore. Non dimentichiamo che il
dissesto politico che ha colpito e che continua a colpire quelle
zone su cui oggi cadono i bombardamenti inizia proprio alla fine
della seconda guerra mondiale.
Tutto questo, io credo possa essere motivo sufficiente di
riflessione soprattutto per comprendere l'impossibilità di
risolvere qualsiasi conflitto con le armi.
Vorrei ricordare, lo ha già fatto l'onorevole Forgione, che
tra l'altro ci sarebbe un dettato della nostra Costituzione, ma
so bene che ormai è rimasto talmente poco di quella nostra
Costituzione che solo questo richiamo è assolutamente inutile e
superfluo; e tuttavia vorrei ancora ricordare che quella
Costituzione è nata dalla tragedia della seconda guerra mondiale,
dalla pagine gloriose di una lotta contro l'oppressione che
tuttavia riaffermava il valore insopprimibile della pace e della
dignità degli uomini e dei popoli.
Se recuperiamo questi valori, ripeto, ognuno nella propria
specificità e con la propria diversità, ma se recuperiamo questi
valori qualche speranza di non precipitare di nuovo in baratro
senza fine può darsi che noi la si abbia; se questo non sarà, se
crediamo che con la forza, con l'aggressione, con il braccio duro
della superpotenza si possono affermare dei valori che in quanto
tali non possono essere valori, io credo che ritorniamo di nuovo
ad un periodo di barbarie, di pericolosa barbarie.
Ed è una barbarie che non travolge le ideologie, onorevoli
colleghi, è una barbarie che travolge la stessa dignità
dell'uomo, che è quanto non dovremmo perdere mai.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Martino. Ne
ha facoltà.
DI MARTINO . Signor presidente, onorevoli colleghi, questa
Assemblea regionale, il 16 ottobre 1998 ha approvato un ordine
del giorno sulla situazione del Kosovo. Questa Assemblea ha
mostrato in quella occasione equilibrio, discernimento.
Eravamo dinanzi ad una pulizia etnica portata avanti dal
Governo di Belgrado dal Presidente Milosevic che ha distrutto
villaggi e ha massacrato popolazioni civili al 90 per cento di
origine albanese. Quindi questo Parlamento non può dimenticare
quello che già ha votato. Questo Parlamento non ha chiesto
l'intervento militare della Nato.
Questo Parlamento non ha chiesto il bombardamento di
Belgrado o di altre basi militari. Questo Parlamento ha chiesto
soltanto che si restituisse al Kosovo quello che già aveva
concesso il maresciallo Tito con una speciale autonomia del
Kosovo.
Ebbene, con la disgregazione della Jugoslavia ormai quelle
forze che governano a Belgrado non volevano più riconoscere
l'autonomia a questa regione. Non ha senso il paragone con quello
che è stato fatto qui durante i tentavi di separatismo.
L'esercito del re o della Repubblica successivamente non è venuto
a sparare alle popolazioni siciliane: ha concesso l'autonomia.
Invece in Jugoslavia Milosevic ha bombardato, ha distrutto,
ha ucciso con il suo esercito popolazioni inermi. Questi sono
fatti che non si possono assolutamente ignorare.
Se condanniamo l'intervento militare, condanniamo le
aggressioni di Belgrado nei confronti della popolazione del
Kosovo. Questi sono i fatti veri di cui dobbiamo tenere conto.
Non possiamo avere un pacifismo a senso unico, dobbiamo
rispettare la popolazione del Kosovo, dobbiamo dire che non è
giusto aggredire con le armi. Ma la responsabilità è forse
dell'UCK, l'esercito di liberazione del Kosovo che ha accettato
la risoluzione del gruppo di contatto, non l'ha accettato il
Governo di Belgrado. Questi sono fatti che non possiamo
ignorare. E' troppo facile fare l'antiamericanismo di maniera,
cerchiamo di rispettare gli uomini del Kosovo e del Kurdistan.
Non ci possono essere due pesi e due misure.
FORGIONE. Però, la Turchia è della Nato e non si bombarda
DI MARTINO . Si rispetta la libertà del Kurdistan assieme a
quello del Kosovo. Dobbiamo stare attenti con questo
antiamericanismo che ormai non ha più senso.
Voglio citare una frase di Enrico Berlinguer ed io come lui
mi sento più protetto sotto l'ombrello della Nato rispetto ai
missili che una volta erano del Patto di Varsavia.
FORGIONE. Però, i missili li volevate a Comiso
DI MARTINO . L'ho sempre sostenuto che era giusto averli a
Comiso perché con i missili di Comiso hanno smantellato tutti gli
altri missili perché si è arrivati ad un accordo su un disarmo.
Senza i missili di Comiso non vi sarebbe stato il disarmo
nucleare nel mondo. E' questa la verità Non facciamoci prendere
subito da questa euforia perché è troppo facile. Non dobbiamo
dimenticare i fatti nella successione dei tempi come sono
accaduti. Abbiamo una popolazione del Kosovo massacrata da un
esercito, distrutta, uccisa. L'onorevole Forgione non si è
alzato qui, l'ho presentato io un ordine del giorno per
condannare l'intervento del Governo di Belgrado.
Noi facciamo parte di un patto militare ed i patti si
mantengono. Dobbiamo operare politicamente ed il Governo italiano
ha fatto di tutto perché la proposta di risoluzione del gruppo di
contatto venisse accolta. E' stata accolta dall'UCK, è stata
accolta da tutti, è stata rifiutata dal Governo di Belgrado.
Quindi, io sono d'accordo a votare un ordine del giorno che
ripudia la guerra perché è giusto ripudiarla, ma deve essere
completo. Chi è stato finora carnefice verso la popolazione del
Kosovo non può diventare adesso una vittima. Bisogna condannare
anche questi comportamenti e se c'è stato un intervento militare
da parte della Nato è dovuto innanzitutto per l'incapacità
dell'ONU di assumere una posizione per il diritto di veto che
hanno i vari Stati, tra l'altro una vecchia concezione dovuta al
Trattato di Yalta. Non possiamo pensare di usare la Nato per
difenderci dai missili di Gheddafi.
FORGIONE. Ma dove sono i missili di Gheddafi?
DI MARTINO . Lei sa che Gheddafi ha lanciato missili a
Lampedusa.
FORGIONE. Ma è passato un secolo
DI MARTINO . Lei sa che Gheddafi ha dichiarato che se non ci
fosse stata la Nato avrebbe già bombardato l'Italia con i suoi
missili. Stiamo attenti su queste posizioni. Non penso che
possiamo accettare lo spirito dell'ordine del giorno cioè che
ripudiamo sia la guerra contro il Governo o contro la Jugoslavia
ma ripudiamo la guerra, condanniamo anche la pulizia etnica nei
confronti della popolazione albanese. E se abbiamo questi due
concetti non c'è dubbio che io voterò l'ordine del giorno. E
dobbiamo metterci bene in mente che la Nato serve nella buona e
nella cattiva sorte. Non possiamo fare discernimenti
all'occorrenza, una volta siamo d'accordo, un'altra volta siamo
contrari. Io penso che la Presidenza possa farsi parte diligente
per concordare un ordine del giorno di tutta l'Assemblea che
avrebbe un significato; diversamente resta un fatto di parte
senza alcuna valenza per l'opinione pubblica e per il Governo
nazionale.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato un ordine del
giorno sulla medesima questione in discussione, a firma degli
onorevoli Alfano, La Grua, Strano e Petrotta.
E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io avevo
sollecitato, inizialmente, la discussione dell'ordine del giorno
perché avverto un fatto di gravità straordinaria.
Avevo sollecitato la discussione anticipata dell'ordine del
giorno sulla vicenda del Kosovo perché ritenevo che questo
dovesse investire responsabilmente l'intero Parlamento regionale,
non avevo letto nel contenuto e nel merito, l'ordine del giorno
presentato da Rifondazione comunista e dall'onorevole Forgione
che, dico subito, non condivido né nella premessa, né nella
parte impegnativa, perché mi sarei, a questo punto, aspettato di
capire un po' meglio perché una rappresentazione esatta della
dimensione.
Vede, onorevole Forgione, qui si è fatto appello ad una
sorta di pacifismo neutrale della sinistra, noi abbiamo assistito
nel corso di questi 10 anni e c'era il rischio che qualcuno
potesse qui presentare un ordine del giorno contrario che diceva
un sostegno a Milosevic perché possa continuare ad uccidere
donne inermi, bambini innocenti, a fare pulizia etnica come ha
fatto nei confronti degli albanesi, cioè noi ci troviamo di
fronte ad una situazione che richiedeva necessariamente un
intervento; si può discutere la strategia dell'intervento,
l'utilità dell'intervento, l'opportunità dell'intervento, ma non
vi è dubbio, però, che la mia sensibilità di uomo di sinistra
imponeva, rispetto a quelle scene, una ribellione della mia
coscienza e penso che della coscienza di quanti hanno a cuore che
si possa vivere in tutte le parti del mondo civilmente e
serenamente.
Qualcuno potrebbe dire: "Ma anche in Turchia c'è la stessa
vicenda", e anche in Turchia io mi trovo da una parte per essere
uomo di sinistra e avere sensibilità e cultura della sinistra,
pertanto io non la voglio fare lunga sulla vicenda, voglio dire
che poi c'è un problema di strategia dell'intervento che impone
vincoli, che impone livelli di decisione sui quali si può
discutere e sui quali è giusto che il Parlamento regionale
interloquisca con il Governo nazionale, ma anche rispetto alla
strategia dell'intervento il fatto che ci sia una decisione che
ha vincolato tutti i Paesi europei con l'intervento diretto in
prima fase dell'Inghilterra, il cui Presidente del Consiglio,
Tony Blair, è anch'egli un uomo della sinistra, non mi pare, beh,
non è della sua sinistra, della sinistra che governa in 11 dei 13
Paesi. Pertanto, onorevole Presidente, noi stiamo apprestando un
ordine del giorno, avevamo intenzione di proporre, prima,
all'Aula, la possibilità di approvare soltanto la parte
impegnativa, il primo punto della parte impegnativa, avendo letto
la premessa ed essendo la premessa nei propri presupposti
assolutamente errata noi non la condividiamo quindi non possiamo
proporre di votare neanche il primo punto, pertanto, ho sentito
che il Polo ha presentato un ordine del giorno, noi ci
apprestiamo a presentare un altro ordine del giorno, mi auguro
che si possa arrivare ad una soluzione unitaria e soprattutto ad
una soluzione che stabilisca una verità sulle vicende che si sono
consumate nel corso di questi anni tragici in quei Paesi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne
ha facoltà.
PELLEGRINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo
conto che impegnarsi a quest'ora per discutere di politica estera
non è un'operazione semplice, ed io non la voglio fare, però
alcuni principi vorrei affermarli.
Per molte cose io sono d'accordo con l'onorevole Forgione,
però bisogna essere obiettivi su tutto. Se lei mi pone il
problema che rompendo il principio della sovranità di un popolo a
governarsi come ritiene di doversi governare, probabilmente
quello che stiamo compiendo oggi, attraverso la NATO, segna un
precedente che può avere conseguenze anche gravi.
Sulla esigenza, però, di fermare Milosevic, ormai eravamo
arrivati ad un punto che non era più rinviabile, un provvedimento
che secondo me rimane sbagliato nelle forme, probabilmente ancora
bisognava discutere, perchè, a prescindere dall'euforia del
momento, i rischi che noi senza accorgercene veniamo coinvolti in
un'avventura che va oltre i confini che gli sono assegnati ci
sono tutti, specialmente quando discutiamo con popoli, compresa
la Russia, che dispongono ancora di grandi arsenali nucleari ed
anche di grandi arsenali bellici moderni, capaci di confrontarsi
in un conflitto come quello che si sta aprendo.
E' possibile che il ritorno dell'aereo del premier sovietico
verso Mosca sia un fatto dimostrativo, è possibile che la Cina
faccia dimostrazione anche lei, ma è possibile che alcuni
meccanismi esasperati di nazionalismo, presenti in questo paese,
tendano a coprire quelli che sono i loro problemi, inserendosi in
un'avventura come quella che è stata creata, per cui io non sarei
così allegro e così sereno di quelli che possono essere gli
sviluppi.
Mi auguro che Milosevic raccolga il significato di questa
aggressione e si fermi, ma i rischi ci sono tutti perchè si possa
andare oltre quello che sta accadendo, per cui l'Assemblea
regionale siciliana, per quello che vale, esprimere un voto che
sia di richiamo ad un momento di responsabilità, allineandosi
anche a quelli che sono i richiami dello stesso Papa, che in
questa vicenda probabilmente ha le sue responsabilità per avere
sollecitato interventi pressappoco come questi, anche se prima di
oggi, potrebbe essere un momento interessante di quest'Assemblea.
Quindi, onorevole Forgione, io sono d'accordo con le che
questa è un'avventura che bisognava evitare perchè, di fatto,
limita la sovranità di un popolo come quello serbo e sono anche
d'accordo con lei quando dice che non si possono applicare due
pesi e due misure: i turchi in Turchia meritano lo stesso
rispetto che gli albanesi meritano nel Kosovo, si tratta di
vedere che ha praticato più violenze degli altri, e questo sarà
difficile definirlo, però lei non può chiedere all'Assemblea
regionale siciliana e, comunque, a forze politiche che sono
impegnate in una politica nazionale che ha firmato accordi,
contratti internazionali, di rimanere completamente scoperte.
Quindi io sono perchè quest'Assemblea provi a fare un
documento anche di critica, di censura, però con un richiamo alto
a quello che è il senso di responsabilità e delle esigenze che i
popoli hanno in un momento come questo.
Il professore Martino ha rievocato alcuni momenti. Su
"Repubblica" c'era oggi, per esempio, un intervento di Bill
Clinton sulle ragioni per cui si determinava questo intervento,
segno evidente che vi sono preoccupazioni che non sono dichiarate
e io ritengo non superfluo che quest'Assemblea colga l'occasione
per un ordine del giorno che dia un indirizzo per conservare la
pace e, in ogni caso, vedere se si può fermare un'avvenuta che,
per me, è carica di rischi.
ZANNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
esprimere tutta la personale preoccupazione su quello che sta
avvenendo.
Mi rendo conto che fare delle valutazioni, scegliere da che
parte stare non è una cosa semplice quando si parla di questi
temi e quando c'è in gioco la vita di persone, anche, se volete,
dei semplici soldati e militari che fanno questo come mestiere e
sanno che, scegliendo questo lavoro, possono correre i rischi che
stanno correndo, sia dall'una che dall'altra parte, per non
parlare, ovviamente, degli inevitabili coinvolgimenti che
riguarderanno persone inermi, cittadini, donne e bambini.
Vorrei, però, ricordare a tutti voi, a tutti noi che quella
Regione da troppi anni è attraversata da conflitti, da stragi, da
guerre, da massacri, quelli sì che hanno coinvolto donne,
bambini, vecchi che non avevano scelto di fare il soldato e di
partecipare ad una guerra. Essi volevano vivere, semplicemente,
serenamente, nelle proprie case, con i propri familiari, con i
propri affetti.
In questi giorni, - mentre, vorrei ricordare a tutti, si è
cercato strenuamente, fino all'ultimo, di trovare una soluzione
pacifica, e si era trovato un accordo, quello nella Rambouillet,
nella città francese dove per giorni e giorni le parti si sono
confrontate - si era trovato un accordo che poteva permettere, in
quella situazione, in quel clima difficile, in quella realtà così
complicata com'é la ex Jugoslavia, una soluzione possibile che
rispondesse alle esigenze legittime di tutte le parti che si
stanno scontrando. Ma, mentre si cercava quell'accordo, gli
stessi telegiornali che facevano il punto su quell'incontro,
mandavano in onda il sangue di tante donne, di tanti bambini che
venivano massacrati dalla polizia e dai militari di Milosevic nel
Kosovo. Bisognava e bisogna fare qualcosa e quando, dopo che per
tanto tempo si è cercata una soluzione pacifica, dopo che però
era stato versato tanto sangue.
La decisione grave, gravissima ci deve vedere prendere una
giusta posizione di condanna perché la guerra è guerra, e',
soprattutto, una guerra vicino alle nostre case, vicino al nostro
Paese è ancora più drammatica anche perché quelle popolazioni
hanno legami con il nostro Paese, cercano e continuano a cercare
legami con il nostro Paese, credo che a maggior ragione la nostra
condanna deve essere una condanna ferma.
Condivido le critiche che questa soluzione, che sta
coinvolgendo una decisione presa esclusivamente dalla NATO, è
un'ulteriore dimostrazione delle difficoltà in cui versa
l'Organizzazione delle Nazioni Unite e, quindi, la necessità che
quella organizzazione, che in altri frangenti ha svolto un
importante ruolo, possa finalmente occuparsi ed intervenire per
porre fine immediatamente al grave conflitto che si sta
perpetuando nella ex Jugoslavia, nel Kosovo, in tutta l'area
anche perché è giusta la preoccupazione - senza andare troppo
lontano nella storia - ma soltanto per ragioni prettamente
geografiche che questo conflitto si possa estendere all'intera
area del Mediterraneo coinvolgendo ancora più direttamente il
nostro Paese.
E' stata una grave decisione, forse una decisione
inevitabile, credo che a questo punto deve ritornare in campo la
diplomazia, deve ritornare in campo la parola, il tentativo di
trovare una soluzione pacifica.
Ecco perché ritengo che noi dobbiamo fermamente, per la
tradizione e la storia di questo popolo che l'onorevole Di
Martino ricordava con la vicenda di Comiso. Però, vorrei
ricordare all'onorevole Di Martino che, al di là delle decisioni
del Governo italiano di allora, la stragrande maggioranza del
popolo siciliano, perché la sua natura è quella che poi ha
dimostrato con le mobilitazioni di Comiso per far sì che la
nostra Isola non si trasformasse in una grande portaerei al
centro del Mediterraneo e, quindi, oggetto di conflitto e di
tensione nei confronti degli altri paesi del Mediterraneo, la
natura pacifica del nostro popolo, nuovamente venga risaltata da
una presa di posizione di questo Parlamento e chiedendo, al
Governo italiano, di impegnarsi nella NATO, nelle Nazioni Unite,
per fermare questa assurda e gravissima guerra e si ritornasse a
parlare e discutere per trovare una soluzione pacifica nel
rispetto di quella gente, di quel popolo che viola la propria
autonomia, che vuole autodeterminarsi e che non ci può essere
nessuno che lo possa impedire.
Ecco perché, insieme ad altri parlamentari, Capigruppo del
centrosinistra, abbiamo presentato un ordine del giorno che
racchiuda questo appello al Governo nazionale, perché, dopo che
le armi hanno sparato, dopo che le armi hanno ucciso, si fermino,
si ritorna a discutere per trovare una soluzione.
STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, certo, le
ultime dichiarazioni dell'onorevole Zanna ci fanno riflettere, e,
se l'azione diplomatica messa in essere a Rambouillet dalle
grandi potenze, avesse visto anche lì un intervento deciso
dell'Italia, dal Governo italiano, avremmo, forse, non concorso a
spegnere quelle armi prima che le stesse intervenissero, ma
avremmo sicuramente avuto una posizione più chiara su quella che
invece non è: quella del Governo nazionale.
Noi siamo convinti, come dice l'ordine del giorno nel primo
comma, che il contesto dal quale scaturisce l'intervento, è stato
fortemente condizionato dall'atteggiamento assunto dalla Serbia
negli ultimi mesi.
Vi sono state in Kosovo dimostrazioni anche legittime per
richiedere un'autonomia, anche se le condizioni di ricerca
storica, per chi conosce le vicende di quella tragica fascia
tirrenica del mondo, pare vogliano - e questa è la tesi di
Milosevic - indicare nel Kosovo quasi la culla della nascita
dell'etnia serba; un'etnia che però poi si spostò lasciando il
campo ad una etnia musulmana che nel Kosovo prese posizione e ha
determinato questa volontà autonomistica che è stata calpestata
con atti che non erano più bellici ma erano terroristici.
Milosevic si è dipinto come un grande criminale terrorista
negli ultimi mesi e che, furioso per la disgregazione di
quell'edificio che fu costruito dopo la tragica seconda guerra
mondiale, artatamente qual era la Repubblica Jugoslava, una
repubblica che nasceva con la violenza sulle tradizioni, con la
violenza sui confini, con la violenza sulle religioni, sulle
etnie, con la violenza sulle storie, si è disgregato il sogno
della grande Serbia, non è più esistito. E Milosevic lì ha capito
che il suo ruolo, a nostro avviso, non poteva che essere un ruolo
marginale non più nella storia, ma nella cronaca di questi anni.
Allora, si spiega come, a fronte di un ulteriore chiarimento
geografico e culturale richiesto dal Kosovo, abbia ritenuto di
rispondere con la violenza delle armi, violenza che,
naturalmente, come sempre, genera una violenza che non possiamo
dire alla stessa radice, ma ha lo stesso effetto: quello di
creare morti, distruzioni nelle popolazioni civili.
Io condivido la posizione di chi dice che quando i missili
sono intelligenti sono missili in ogni caso criminali perché
sono missili che colpiscono uomini e cose e un missile non può
essere mai intelligente, un missile è un missile perché
distrugge.
Allora, nel primo comma noi abbiamo espresso la nostra
volontà di condanna nei confronti dell'aggressore serbo che ha
generato, ripeto, una situazione bellica che desta, come dice
nella prima parte dopo l'impegno del governo regionale, una
profonda preoccupazione nel territorio siciliano più che in altri
territori.
E' chiaro, anche la Puglia con le sue basi si vede oggi
coinvolta ma non dimentichiamo, questa è una posizione che per
noi pur firmatari del documento del Polo, apparteniamo ad una
generazione che non ha mai piegato in maniera servile la testa
dal punto di vista culturale-ideologico verso le posizioni
americane. Catania specialmente ha sofferto prima ancora di
Comiso di una stabilizzazione che doveva essere temporanea ma è
diventata offensiva nei confronti di alcuni territori, è
diventata pericolosa nei confronti dello sviluppo del territorio.
E' tra l'altro una presenza, è vero che non crea ricchezza, ma
che crea sicurezza così come il Polo ha affermato a livello
nazionale.
Quindi, il nostro intervento è di grande preoccupazione,
Presidente, e vorremo impegnare il governo regionale non soltanto
perché rivolga questo sentimento di preoccupazione al governo
nazionale ma perché, e qui le ore possono essere decisive, in
ogni ora si possono contare i morti, vorremo capire secondo quale
criterio oggi il Parlamento non è stato chiamato a discutere
della vicenda serba ma sia stato spostato il dibattito a venerdì
come quasi una routine parlamentare potesse spostare il dibattito
sull'occupazione, un ordine del giorno sulla chiusura di una
fabbrica anch'esso fatto grave.
Noi chiediamo al Presidente Capodicasa di farsi interprete
di una volontà perché il dibattito si possa svolgere nelle prime
ore della giornata di domani per contribuire anche noi, con una
posizione speriamo unitaria, al rasserenamento in un'area
strategica così contigua, come diciamo noi con l'onorevole
Alfano, l'onorevole Petrotta, l'onorevole La Grua, Fleres ed
altri, alle nostre aree così pericolosamente esposte sin dagli
anni successivi alla seconda guerra mondiale ai turbamenti che
non soltanto nell'area mediterranea avvengono.
Non dimentichiamo che la Sicilia è stata la terra -
e concludo Presidente - dalla quale sono partite diverse azioni
americane, molto spesso non autorizzate neanche dalla NATO e
senza il consenso neanche dei diversi governi italiani.
Noi abbiamo quindi una grande preoccupazione che non è certo
condanna dell'alleanza strategica della NATO ma che ci chiama
responsabilmente a voler riconsiderare un ruolo, quello
siciliano, fortemente delicato dal punto di vista geografico e
dal punto di vista militare.
Noi, che allora rappresentavamo prima di Alleanza nazionale
un mondo che diceva che gli imperialismi erano ambedue
condannabili, oggi non deflettiamo da una concezione storica e
culturale che è quella di riaffermare la sovranità di un popolo
che è il nostro, a fronte molto spesso di azioni e di occupazioni
che tengono in stato grave, di pericolo, le popolazioni siciliane
che sono state partecipi involontarie di dipartite come non
soltanto nella prima guerra e nei bombardamenti dell'Iraq, ma
anche nella guerra del 1991 quando la Sicilia fu la portaerei
dalla quale nacquero i movimenti bellici che nel Kuwait e in Iraq
si propagarono con gravissimi effetti verso le popolazioni civili
e verso le cose e verso la sicurezza internazionale.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, io ho sentito il bisogno di
intervenire, cosa che avrei evitato di fare questa sera, perché
voglio dichiarare qui che non firmerò più ordini del giorno che,
in qualche modo, intervengano su questioni di questa natura, non
in questo Parlamento. Se ne avrò l'opportunità, se tornerò mai
nel Consiglio comunale del mio paese, forse lì lo farò, qua non
lo farò mai più.
Ritengo assolutamente indecoroso il modo in cui questa
Assemblea sta affrontando - mi perdoni Presidente, non vuole
essere una offesa all'alta Istituzione - ma sono profondamente
amareggiato per il modo in cui questa Assemblea sta affrontando
questo tema: disquisizioni di carattere internazionale, quando
sappiamo tutti che il terreno internazionale è un terreno in cui
non esiste il diritto, è il terreno della sopraffazione, della
forza.
Non mi interessano le disquisizioni internazionali, quelle
sono il terreno sul quale facilmente troviamo il modo di
distinguerci da destra e da sinistra. Abbiamo fatto a gara a
utilizzare anche questo tema, ed ha ragione l'Assessore Piro - ho
colto soltanto alcuni passaggi del suo intervento perché non ero
in Aula, ma spero questa volta di non avere interpretato male -
ha ragione nel ritenere che anche questo aspetto, per certi
versi, in quest'Aula è stato utilizzato strumentalmente per
rallentare i lavori sulla finanziaria. Mi pareva di avere colto
questo ragionamento.
PIRO, assessore per il Bilancio e le finanze. Al contrario,
onorevole Liotta.
LIOTTA. Mi dispiace se ancora una volta - per l'ennesima volta
- non ero in Aula ed ho colto di sfuggita solo un passaggio del
suo intervento...
PIRO ...ma infatti, le chiedo scusa, io ho premesso nel mio
intervento che la questione più importante era questa.
LIOTTA. Sì, è vero, questa è la questione più importante, ma
il modo in cui quest'Aula sta affrontando questa questione, la
svilisce, la mortifica.
Vedete, i tre ordini del giorno che sono stati prodotti in
quest'Aula contengono un punto in comune e potremmo gioirne tutti
quanti perché avremmo trovato un terreno comune sul quale
convergere. Tre parti impegnative nell'ordine del giorno
presentato dal mio Gruppo, un solo impegno negli altri due ordini
del giorno, quello presentato - se non vado errato -
dall'onorevole Speziale, e quello presentato dai gruppi del
centrodestra, così mi pare di capire dalle firme. L'unico punto
in comune è il pericolo che si avverte che il conflitto possa
deflagrare in un'area a noi contigua.
Questa è la argomentazione forte che spingerebbe questo
Parlamento a condannare la guerra come strumento di intervento
nelle controversie tra i popoli. Questo è un argomento
assolutamente meschino, non è un argomento che questo Parlamento
si può permettere di avanzare perché non può essere questo
l'argomento che ci spinge a occuparci della guerra, non il fatto
che sia imminente perchè se gli stessi massacri anziché nel
Kosovo, anziché interessare etnie di tipo albanese così vicine a
noi, interessassero cambogiani o coreani sarebbero meno gravi?
Come ci possiamo permettere di portare avanti argomentazioni di
questo tipo? Allora, credo che l'unico modo per uscirne sia
quello di eliminare, una volta per tutte, l'errore; lo abbiamo
fatto anche noi nel momento in cui abbiamo voluto generosamente
offrire a questa Aula l'opportunità di discutere su questo tema,
abbiamo commesso un errore gravissimo ed è la seconda volta che
lo commettiamo, ed è questo il motivo per cui io non firmerò più
ordini del giorno di questo tipo.
L'errore che abbiamo commesso è stato quello di non dire
esplicitamente con chiarezza quale condanna si esprimeva nei
confronti di governi come quello dell'IRAQ o come quello di
Milosevic.
L'aver fornito un alibi a chi comunque qualsiasi azione
nefanda venga portata avanti deve stare dalla parte della Nato,
aver fornito quest'alibi è un errore strategico, un errore che
non dobbiamo più commettere.
Non è possibile confondere la Serbia soltanto perchè
geograficamente coincideva con la ex Jugoslavia, con un soggetto
statuale e politico che non esiste più e che non esiste più
neanche nella coscienza dei serbi.
Non è possibile confondere la Russia con l'Unione Sovietica.
Non mi era simpatica quella non mi è simpatica questa. Mi è
molto più antipatica questa.
Mi era assolutamente antipatica l'aggressività sovietica nei
confronti della Cecoslovacchia e dell'Ungheria, mi è
profondamente antipatico il nazionalismo slavo che porta oggi i
russi a dare man forte ai serbi.
Non sono queste le motivazioni che possono spingere
quest'Aula a motivarsi rispetto a un ripudio della guerra.
Allora o quest'Aula riesce, al di là di qualsiasi
considerazione di carattere internazionalista a comprendere che
non ci si può commuovere o meglio ci si deve commuovere parimenti
se un bambino muore nel Kosovo così come se muore dopo a Belgrado
se è un bambino serbo, perchè la vendetta che si esercita su quel
bambino serbo che sarà operato domani come avviene oggi
costantemente in IRAQ e in altre parti del mondo senza anestesia
è una vendetta inutile, una vendetta bestiale e selvaggia che non
consente a quelle famiglie che sono state violentate, a quelle
donne che hanno subito la pulizia etnica di risorgere.
Allora, se è questo che noi vogliamo affrontare in un ordine
del giorno, abbiamo gli strumenti culturali che fanno riferimento
alla nostra storia e non c'è bisogno di fare riferimento a una
storia popolare a una storia cattolica, a una storia di sinistra,
abbiamo gli strumenti culturali per scrivere un ordine del
giorno.
Non credo che quest'Aula non sia capace di scrivere un
ordine del giorno motivato, con tutte le motivazioni logiche e
razionali che si possano trovare per condannare l'intervento
militare, per condannarlo nelle giuste forme, perchè si sa bene
che con questo intervento militare non si migliorano le
condizioni delle popolazioni del Kosovo ma si peggiorano.
Non credo che quest'Aula non sia in grado di trovare questa
convergenza, o quest'Aula trova questa convergenza, oppure in
tutte le altre occasioni in cui altre guerre esploderanno vicine
o lontane a noi, asteniamoci, per una forma anche di buon gusto,
da scrivere ordini del giorno che sono piatti che sappiamo
benissimo che gli altri non potranno mangiare.
PRESIDENTE. Non ci sono altri iscritti a parlare.
Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati i
seguenti ordini del giorno:
N. 311- Iniziative urgenti al fine di chiedere l'intervento del
governo della Regione siciliana presso il governo nazionale
per impedire l'azione militare contri il popolo Serbo.
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
- l'intervento militare contro la Serbia si configura come una vera
e propria operazione di guerra;
- che la decisione di interventi contro il popolo serbo è stata
presa dalla Nato ma non dalle Nazioni unite, tanto che ad oggi tale
presa di posizione non è stata autorizzata dal Consiglio di
Sicurezza dell'Onu;
- che il contesto nel quale si intende intraprendere l'azione di
guerra risulta storicamente pericoloso e l'intervento militare
potrebbe creare il focolaio di un conflitto europeo;
- che ai fini umanitari - come ha dichiarato anche la Conferenza
Episcopale Italiana - l'intervento militare risulta assolutamente
inutile, anche perchè colpirebbe soltanto la popolazione civile;
- che il Parlamento italiano non si è ancora espresso sulla
questione;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a rappresentare al governo nazionale la preoccupazione del popolo
siciliano per una guerra che potrebbe estendersi all'intera area
mediterranea;
- a operare presso il governo nazionale affinché l'Italia,
rispettando l'articolo 11 della Costituzione, si dissoci
dall'iniziativa militare;
- a intervenire perchè venga inibito l'uso delle basi Nato del
territorio nazionale per azioni di guerra che potrebbero
coinvolgere direttamente il nostro Paese" (311).
Palermo, 24 marzo 1999
Forgione - Martino - Liotta - Vella
N. 368- Iniziative per chiedere l'intervento della Regione
siciliana presso il Governo nazionale circa l'azione
militare in atto in Serbia.
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- al contesto dal quale oggi è scaturito l'intervento militare
della NATO, alla quale si riconferma piena fiducia nel rispetto
dell'alleanza, non è estraneo l'atteggiamento tenuto in questi mesi
dal Governo serbo nei confronti della popolazione del Kosovo;
il Parlamento non è stato ancora posto nelle condizioni di potersi
esprimere sulla drammatica vicenda;
- il Governo nazionale non ha reso chiara la posizione italiana nei
negoziati internazionali,
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
a rivolgere al Governo nazionale l'inquietudine del popolo
siciliano per l'azione militare che si svolge in un'area fortemente
contigua alla nostra area mediterranea;
ad accelerare il dibattito parlamentare che consentirà chiarezza
delle posizioni politiche" (368).
ALFANO - LA GRUA - PETROTTA -
STRANO - FLERES - PROVENZANO
N. 369 - Iniziative nei confronti del Governo nazionale relative
alla guerra in Serbia.
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- da molti, troppi anni, la ex Jugoslavia è attraversata da un
continuo scontro violento e da numerosi conflitti bellici che hanno
coinvolto le popolazioni inermi con migliaia e migliaia di morti;
il Parlamento non è stato ancora posto nelle condizioni di potersi
esprimere sulla drammatica vicenda;
CONSIDERATO che:
la comunità internazionale è più volte intervenuta nel vano
tentativo di fermare i massacri che si sono invece ripetuti nei
Balcani e si è sulla vicenda del Kosovo impegnata strenuamente nel
cercare una soluzione pacifica ai contrasti di quella regione,
contribuendo alla definizione di un accordo rifiutato dal governo
serbo di Belgrado, presieduto da Milosevic;
la decisione di intervenire militarmente nel Kosovo è stata presa
dalla NATO, ma non dalle Nazioni Unite e che dunque è auspicabile
una ripresa di ruolo e funzione dell'ONU per risolvere questa
gravissima crisi internazionale e porre fine in tempi rapidissimi a
tutte le azioni militari;
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
a rappresentare al Governo nazionale la preoccupazione dell'intero
popolo siciliano per una guerra che potrebbe estendersi all'intera
area mediterranea" (369).
ZANNA - SPERANZA - MELE - SPEZIALE -
LEANZA - SPAGNA
PRESIDENTE. Credo che su questi ordini del giorno, l'Assemblea
debba fare uno sforzo per trovare una convergenza su un tema
delicato come questo. Pertanto, per dare questa possibilità ai
singoli gruppi, sospendo la seduta per 15 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 23.31, è ripresa alle ore
23.41)
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Durante la sospensione
ho avanzato una proposta ai firmatari degli ordini del giorno che
a me sembra pertinente, certo non a tutti ma con quelli con cui
ho potuto parlare. Mi sembrerebbe non giusto che l'Assemblea si
debba dividere sulle questioni che inducono ognuno di noi a
schierarsi, secondo punti di vista che sono parziali, su una
posizione o sull'altra. Mi sembrerebbe molto più opportuno che
l'Assemblea, invece, raccogliesse il senso del disagio profondo e
anche della preoccupazione, credo che interpretiamo i sentimenti
del popolo siciliano, circa il fatto che si sia intrapresa
un'azione di guerra non molto lontano dalla nostra Isola e che
questo comporti un elemento di turbamento, di alterazione e di
seria preoccupazione che vale la pena venga rappresentato al
Governo nazionale nelle forme dovute raccogliendo lo spirito che
anima credo tutti gli ordini del giorno. Lasciamo stare i singoli
modi di argomentare i giudizi che si danno sulle basi Nato o
sulla partecipazione dell'Italia nelle forme che è stato già
annunciato a questa scelta politica nei modi, i tempi e le
modalità.
Io penso, invece, sia più giusto che anziché andare ad un
voto su un ordine del giorno che comporta comunque, in ogni caso,
votare a favore di uno o dell'altro escludere una qualche
argomentazione ed includerne qualche altra. Noi siamo pronti,
come Governo, a raccogliere lo spirito del contenuto in tutti gli
ordini del giorno presentati che poi si è espresso nel corso del
dibattito, raccoglierlo come raccomandazione da trasmettere al
Governo nazionale. Ovviamente, poi, ciascun gruppo politico può
avere i propri giudizi che vanno oltre il fatto in sé, che
attengono alla politica estera, che attengono alle questioni di
principio legati alla coppia guerra-pace che, come si sa, nel
corso dei millenni ha animato un vasto dibattito che ha
tormentato le coscienze perché si tratta di materia che tocca il
senso stesso della presenza dell'uomo sulla terra. Quindi, io
ritengo, onorevole Presidente, che non potendo trovare un testo
che trovi tutta l'Aula concorde sia meglio raccogliere il senso
profondo del disagio e della preoccupazione e trasmetterlo in
modo tale da evitare che ci sia un vuoto dell'Aula di divisione;
mi pare che questo, oggi, sia quanto noi possiamo fare.
Acquisterebbe perfino più forza agli occhi del nostro
interlocutore, in questo caso il Governo nazionale, di quanto non
possa essere un ordine del giorno votato a maggioranza e non so
in che misura.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la
dichiarazione del Presidente della Regione si possa condividere e
tuttavia il Regolamento parlamentare ci consente uno strumento
per accedere alla proposta del Presidente della Regione.
Ci sono tre ordini del giorno. Mi rendo conto che ciascuno
di essi presenta delle differenziazioni, che sono il frutto della
diversa posizione culturale, ideologica di chi lo ha
sottoscritto...
LIOTTA. Solo politica.
FLERES. E' anche politica, onorevole Liotta, non andiamo
troppo per il sottile. Capisco che lei forse è impegnato in altre
questioni tant'è che ritiene che di queste cose il Parlamento non
si debba occupare mentre dovrebbe occuparsene il Consiglio
comunale di Paternò, ma io credo che...
LIOTTA. In questa forma sarebbe meglio non farlo.
FLERES ...la Regione siciliana è la Regione in cui è presente
una delle basi interessate, e dunque credo che la sede sia
proprio questa piuttosto che il Consiglio comunale di Paternò. Ma
ognuno si sceglie il livello che merita E allora per tornare...
LIOTTA. E' un livello più nobile di quello a cui è abituato
lei
FLERES. Onorevole Liotta, perché si arrabbia, io non la
insulto, lei ha insultato me e questo Parlamento quando ha detto
che quest'ultimo non deve occuparsi di questi argomenti. Lei non
ha cultura democratica...
(Interruzioni dell'onorevole Liotta)
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 23,45, è ripresa alle ore
23.49)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
FLERES. Signor Presidente, desidero concludere dicendo che lo
strumento regolamentare ci consente di accedere alla proposta
formulata dal Presidente della Regione attraverso lo strumento
della raccomandazione al Governo di raccogliere gli elementi
ispiratori degli ordini del giorno relativamente agli aspetti a
tutela della pace che sono contenuti nei tre ordini del giorno in
questione e ovviamente trasferirli negli atti che il Governo
riterrà opportuno compiere nel rispetto di quello che è
l'indirizzo complessivo che l'Aula ha espresso con la
presentazione degli ordini del giorno.
Dunque la proposta che desidero formulare al Presidente
della Regione è quella di accettare come raccomandazione i tre
ordini del giorno o poi di formulare egli stesso, come
rappresentante del Governo, una proposta di sintesi per gli atti
successivi che il Governo stesso dovrà compiere.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io potrei
ritenermi soddisfatto per il semplice motivo che la mia parte
politica, con questo ordine del giorno, ha stimolato un dibattito
sui temi della pace e della guerra, cosa che sembrava lasciare
quest'Aula insensibile per tutta la giornata di oggi.
Io confido molto nelle capacità di mediazione dell'onorevole
Capodicasa, le conosco e riconosco la sua abilità in questo. Ma
come conciliare un ordine del giorno che chiede più NATO con un
ordine del giorno che chiede meno NATO io non lo so? Onorevole
Fleres, e come conciliare ordini del giorno che chiedono la
necessità di un intervento militare con ordini del giorno che a
partire dal pronunciamento del Papa e della Conferenza Episcopale
ritengono l'intervento militare dannoso anche ai fini delle
popolazioni del Kosovo così martoriate dalla repressione del
governo di Belgrado? E qui accolgo la critica che dall'interno
viene al nostro ordine del giorno, levata dall'onorevole Liotta.
Ma la fretta che abbiamo avuto nel provocare la discussione e
quindi nel presentare con urgenza il nostro ordine del giorno
stamattina, ci ha fatto in un certo senso appannare anche
l'esigenza di una critica all'azione del governo di Belgrado, ai
comportamenti del governo di Belgrado non unici, peraltro, tra i
governi dell'area mediorientale rispetto alla repressione di
altri popoli, di minoranze e di etnie. Io come possa fare questo
lavoro di sintesi il Presidente della Regione non lo capisco
Onestamente, su una questione così drammatica, come la pace
e la guerra, dove è vero che bisogna unire tutte le buone
volontà, e mi si consenta ancora una volta di usare linguaggi e
valori cattolici, c'è bisogno di unire tutte le buone volontà e,
però, queste buone volontà hanno bisogno anche di chiarezza,
chiarezza in materia di politica internazionale, chiarezza in
materia delle scelte dei governi, chiarezza in materia dell'uso
della forza come strumento per la soluzione dei conflitti e come
continuazione della politica con altri mezzi, per dirla con
citazioni ben note (Von Klaus), allora, io rispetto a questo non
so davvero come il Presidente della Regione possa fare.
Certo che siamo tutti preoccupati perchè i missili possono
cadere anche sulle nostre coste. Questo mi sembra un dato
oggettivo. Ma davvero un nanismo culturale che quest'Assemblea
potrebbe esprimere se fossimo preoccupati solo di questo. No, non
ha detto questo il Presidente della Regione. Ma se l'unico punto
di contatto sono i titoli sulla preoccupazione per un
coinvolgimento dell'area mediterranea, questo, onestamente, mi
sembra poco rispetto ad un pronunciamento che si chiede a
quest'Aula.
Quindi, io rifletterei un attimo: se non c'è chiarezza sugli
impegni che il Governo debba assumere e deve riportare al Governo
nazionale è meglio metterli in votazione, non è drammatico se
anche su una vicenda come questa si determinino maggioranze e
minoranze che siano maggioranze e minoranze trasversali, del
resto c'è una spaccatura nella maggioranza del Governo nazionale
e c'è il rischio minacciato, vedremo fin dove arriva questa
minaccia, di una crisi di governo, non si capisce dov'è il
problema a che anche qui ci possiamo dividere ...
anche io sono d'accordo con lei, onorevole - non si capisce dov'è
la drammaticità di una divisione che potrebbe riguardare
quest'Aula su punti di chiarezza. Per me, per esempio, l'uso
delle basi NATO fuori dall'autorizzazione del Parlamento, è una
violazione alla Costituzione e, io su questo non sono disponibile
a dare un mandato ad un Governo che non raccoglie questo elemento
nemmeno come raccomandazione.
AULICINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. Signor Presidente, c'è qualche collega che è curioso
di sapere qual è la posizione del Centro cristiano democratico
sul Kosovo. Certo, mi rendo conto che questa vicenda gestita
così, a questo punto, sta assumendo toni non adeguati alla
drammaticità della questione.
Intervengo per dire che il Presidente della Regione,
onorevole Capodicasa, è da apprezzare perché dice sempre la
buona parola: "Ma perché dobbiamo litigare ". Passerà alla
storia per questo atteggiamento. E' come se, in questo
Parlamento, non ci fossero diversi modi di concepire la pace, le
mediazioni e non ci fossero posizioni diverse rispetto a questo
grande problema dei conflitti, non semplicemente dell'area
mediterranea o in area europea. Concordo con l'onorevole Liotta
quando dice che sarebbe bene preoccuparsi della guerra sempre.
Faremmo bene davvero a pensare ai conflitti sempre con eguale
sensibilità e, possibilmente, con equilibrio, misura e serietà
perché i conflitti non sono diversi, sono sempre uguali: la
gente muore Se assumiamo l'analisi, cioè se vogliamo fare
un'analisi di questo tipo sulle implicazioni terribili,
devastanti dei conflitti, tutti dovremmo essere d'accordo sul
principio che la guerra comunque è da evitare. Sappiamo,
purtroppo, con realismo, che taluni conflitti non sono stati
evitati, e non è stato possibile evitarli, perché le condizioni,
il contesto, la situazione internazionale hanno determinato
decisioni che sono state assunte dalle diverse forze politiche in
modo diverso. La guerra nel Medio Oriente ci ha diviso.
Esisteva una situazione agli schieramenti su cui le diverse
sensibilità, i percorsi diversi di ciascuno, ci hanno portato a
dividerci. Su questa vicenda della Jugoslavia, di ordini del
giorno possiamo presentarne, ma ci dividiamo perché vogliamo
sancire e, infatti, sanciamo. Io sono contro questa proposta di
mettere insieme. Che mettiamo insieme? Lì c'è divisione Io,
così come prima facevo le sfilate perché venissero installati i
missili a Comiso, perché ritenevo di fare il pacifista
teorizzando l'armamento perché in quel momento, dalle cifre che
venivano pubblicate sull'armamento convenzionale sullo
squilibrio, veniva fuori uno squilibrio a favore dell'Est. E io
ritenni in quel momento di fare la giusta battaglia per la pace,
sostenendo l'opportunità, per evitare rappresaglie o
atteggiamenti di offesa da parte dell'Est nei confronti
dell'Ovest, la necessità dell'equilibrio degli armamenti
convenzionali e strategici. Anche perché, allora, la nostra
preoccupazione, almeno quella dei democratici dell'Europa
dell'Occidente, era che i sistemi illiberali e non democratici
sono imprevedibili e che le decisioni, quando non c'è il
controllo democratico, possono essere pericolose. A maggior
ragione noi occidentali sostenevamo l'opportunità dell'equilibrio
tra gli armamenti, perché in quel momento ne avevano di più
esattamente quelli che a casa loro non erano controllati; non
c'era un controllo democratico della decisione dei vertici;
vertici antidemocratici, illiberali, irresponsabili, in presenza
di uno squilibrio, avrebbero potuto decidere delle sorti del
mondo.
La vicenda Jugoslavia va considerata in una logica diversa.
Non c'è un problema di equilibrio internazionale. Qui c'è un
problema ancora più importante: una comunità, una minoranza che
non può esercitare i propri diritti, è un dato.
A questo punto, la comunità internazionale che tenta la
mediazione; ipotesi e proposte di soluzioni che sono state, pare,
secondo la cronaca, cestinate ripetute volte, un massacro che
continua in parallelo, e anche lo stesso ambasciatore nostro in
Jugoslavia, quando ci dicono che bisogna usare gli ultimi margini
per la diplomazia, evitiamo la guerra. Però bisogna chiarire che
ogni minuto che passa ci sono morti; e ci sono stati morti,
massacri
A questo punto io dico che sulla questione Jugoslavia uno
come me - ecco la posizione del Centro cristiano democratico -
qui c'è un problema complessivo di sensibilità rispetto a queste
questioni, spesso le posizioni sono orizzontali, non vi sono
posizioni di partito, tanto è vero che vediamo che certi
atteggiamenti attraversano orizzontalmente gli schieramenti e
scopriamo - e cosa strana che il Governo nazionale non abbia mai
una maggioranza in politica estera, quindi non è un episodio, lì
è un fatto strutturale, è una maggioranza troppo eterogenea per
potere darsi una politica estera unitaria - resta che, rispetto a
questa questione la mia posizione e del mio partito, anche a
livello nazionale, è chiarissima: l'intervento internazionale
purtroppo è necessario e serve a evitare che i massacri
continuino. Speriamo che prevalga il buon senso anche là. Qua,
se dovessimo votare, anticipo fin d'ora che voterò per gli ordini
del giorno che in qualche modo, fermo restando il disagio e il
dispiacere di tutti noi per questi fatti gravissimi, voterò per
quegli ordini del giorno che non suonino condanna verso
l'intervento che io giudico, per le cose che ho capito,
assolutamente necessario.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non dobbiamo rifare la
discussione sull'ordine del giorno, ma esprimersi sulla proposta
del Presidente della Regione.
STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente, purtroppo la dichiarazione
dell'onorevole Fleres che, in linea di massima poteva coincidere
con una decisione dei partiti del Polo che sono i firmatari
dell'ordine del giorno, che ci rappresenta, è stata subito dopo
messa in discussione - non certo la risposta di Fleres ma la
proposta del Presidente Capodicasa - dall'intervento
dell'onorevole Forgione che, debbo dire anche correttamente, ha
posto il problema di una differenziazione che, a nostro avviso,
può esservi. D'altronde in questi ordini del giorno sono
rispecchiate non soltanto posizioni storiche, ma anche posizioni
culturali; vediamo Zanna e Rotella che hanno rappresentato, negli
anni passati, questo tipo di ansia filosofica e culturale e
quindi ci troviamo a disagio.
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Onorevole
Strano, capisco Rotella, ma Zanna cosa c'entra?
STRANO. No, siccome è firmato insieme, c'è Speranza, quindi
volevo dire se la proposta del Presidente, al di là della
facezia, venisse all'unanimità adottata, noi siamo disponibili,
presidente Capodicasa, alla sua proposta, anche se ci rendiamo
conto che, in effetti, il suo ordine del giorno, pur magari
arricchendo - mi permetta di dire - di qualche passaggio in più,
che ci consenta di esprimere non soltanto la preoccupazione che è
comune, ma anche alcune differenziazioni che a volte nella vita e
anche nella politica ci sono e bisogna accettare; cioè se si
arrivasse, forse inghiottendo anche qualche boccone amaro da
parte di qualcuno - del Governo o dell'opposizione - non dico a
condividere, ma ad esprimere al Parlamento nazionale delle
posizioni anche differenti, io credo che si possa trovare un
accordo per potere andare a una posizione unitaria che possa
rappresentare in questo momento drammatico, specialmente per la
Sicilia, ribadisco la nostra posizione, sì unitaria nel Polo, ma
noi ci teniamo a dire che la nostra posizione su Sigonella
affonda le radici su una polemica che ha visto la destra
partecipe di una forte critica nei confronti di insediamenti che
molto spesso hanno minato la sovranità popolare, non soltanto del
popolo siciliano, ma dell'intera nazione.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
PER FATTO PERSONALE
LIOTTA. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto mi
dolgo per le escandescenze che ho in qualche modo rappresentato
pocanzi, spero che nessuno voglia utilizzare questo fatto a
detrimento del mio credo pacifista, - cosa che si è tentato di
fare - perché comunque non si confonda mai il sarcasmo e il
cinismo che ho sentito in quest'Aula, a proposito delle questioni
della pace e della guerra, con la mia passionalità nei confronti
di questo tema.
Certo, pecco di ingenuità, mi rendo conto che su questioni
di questo tipo che sono sempre e comunque politiche, le
distinzioni, le linee di demarcazione si approfondiscono vieppiù
man mano che si interloquisce, piuttosto che, come dire,
attenuarsi. Me ne rendo conto. Niente permetteva all'onorevole
Fleres di assegnarmi un ruolo che io stesso, peraltro, mi ero
assegnato, con un atteggiamento di natura diversa, non mi sentirò
in qualche modo declassato nel momento in cui dovessi affrontare
- già fatto peraltro - questi temi al Consiglio comunale della
mia città.
Io credo che - insisto su questa cosa - il livello che
abbiamo toccato nel dibattito sia un livello molto basso. Diceva
Moravia che i problemi della pace e della guerra possono essere
affrontati non su un terreno politico, non su un terreno
giuridico, ma esclusivamente su un terreno morale, su un terreno
molto più alto. Diceva Moravia che soltanto quando si dovesse
riuscire a introdurre il tabù della guerra, allora forse la
guerra potrebbe essere sconfitta come strumento di conflitto fra
i popoli.
Soltanto questo volevo sottolineare quando dicevo che non mi
sembrava il terreno giusto sul quale confrontarsi e soprattutto
confrontarsi con quelle argomentazioni. Non mi convince il
terreno su cui ci conduce la proposta del Presidente della
Regione, non mi convince per le stesse ragioni che ho esposto
prima, non mi convince il fatto che l'unico punto unificante nei
tre ordini del giorno sia il pericolo per la contiguità del
conflitto, credo invece che quest'Aula stia perdendo
un'occasione, ne avrebbe avuto gli strumenti, avrebbe potuto
scrivere un ordine del giorno in cui contestualmente si
condannava la Serbia per l'azione di aggressione che
ripetutamente e violentemente ha prodotto nei confronti del
Kosovo; si condannava questo intervento, o comunque gli
interventi militari che non fossero sotto l'egida di una
organizzazione che, in qualche modo, anche se io francamente non
attribuisco all'ONU questo carattere di democraticità.
L'ONU non è nella maniera più assoluta una organizzazione
democratica, è un falso cappello quello che si fornisce a queste
argomentazioni.
Allora non ritengo di potere aderire alla proposta
dell'onorevole, Capodicasa anche se ne intuisco le ragioni e le
motivazioni, mi dolgo ancora per quello che è successo poc'anzi.
Se il Presidente mi avesse dato il tempo poco prima e rientrato
tempestivamente stavo per avvicinarmi all'onorevole Fleres per
evitare che il conflitto deflagrasse ulteriormente ....
SPEZIALE. Come ha fatto con Granata....
LIOTTA. In ogni caso, l'onorevole Fleres ha dimostrato molto
tatto nel non insistere nell'atteggiamento che aveva adottato
poco prima, nel quale caso non avrei garantito di mantenere i
decibel della mia voce al di sotto dei 120 abituali. Grazie.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
CAPODICASA, Presidente della Regione .Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione . Signor Presidente,
credo che, tutto sommato, le divisioni che si riscontrano in
quest'Aula sono le divisioni che si riscontrano nel Paese, non è
che siamo un organo astratto dal dibattito dalla vita culturale
del Paese, quindi mi pare chiaro che si registrano qui quanto si
esprime poi complessivamente nella società.
Io vorrei, onorevole Presidente, integrare quanto ho
proposto in questo modo: la Presidenza può assumere l'impegno di
trasmettere alla Presidenza del Consiglio una comunicazione
scritta con la quale riassume le posizioni che io nel precedente
intervento ho detto e allega i tre ordini del giorno per dire
"queste sono le posizioni che sono state rassegnate, su cui non
si è votato, ma che comunque però fanno parte di orientamenti che
sono presenti nell'Assemblea regionale siciliana.
Io credo che questo consenta al Governo nazionale di avere
il quadro della situazione, di come si è espresso e nello stesso
tempo, però, tramite la trasmissione degli ordini del giorno con
una nostra posizione riusciamo ad enucleare delle posizioni che
siano comuni a tutta l'Assemblea regionale siciliana.
STANCANELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCANELLI. Io volevo soltanto chiedere di potere aggiungere
la mia firma all'ordine del giorno presentato dagli onorevoli
Alfano e Strano e dirmi d'accordo, a nome di Alleanza Nazionale,
con la proposta del Presidente della Regione. Ecco, vede,
Presidente, l'opposizione quando ci sono proposte serie aderisce
in maniera concorde e non fa ostruzionismo.
AULICINO. Sono d'accordo con la proposta del Presidente della
Regione.
Noi siamo un'opposizione seria e concreta, quindi, io
aderisco a questa richiesta a nome di Alleanza Nazionale e così
le posizioni che il Parlamento siciliano nella sua unanimità ha
espresso, possano essere rappresentate a Roma perché ritengo che
il Governo nazionale dovrà tenere conto di quanto in questo
Parlamento si è voluto dire.
AULICINO. Chiedo di apporre la mia firma all'ordine del giorno
a firma dell'onorevole Alfano.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Onorevoli colleghi, anche noi di Forza Italia aderiamo
alla richiesta del Presidente della Regione perché ci appare
originale, proceduralmente corretta e condivisibile sul piano
della sostanza perché consente di raccogliere, sì lo spirito, ma
di evidenziare nella parte che motiva le argomentazioni degli
impegni che noi chiediamo al Governo della Regione, consente di
argomentarli in modo tale da fare venire fuori le differenze che
si sono riscontrate in quest'Aula sia dal punto di vista
dell'approccio alla questione che dal punto di vista del
contenuto di merito.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi rendo
conto che la proposta del Presidente della Regione in un certo
senso disarma. Disarma ed è un po' postina, nel senso che il
Presidente della Regione si fa carico di una funzione suppletiva
delle Poste italiane e io non ho dubbi che il salto di qualità
sarà notevole rispetto al funzionamento delle poste, almeno per
la celerità della trasmissione di questo dibattito.
Pur tuttavia registrando che in questa Aula c'è un dibattito
che è quello che si vive nel Paese, noi lo faremo vivere nelle
prossime ore anche con una mobilitazione di massa delle coscienze
dei giovani, delle donne, dei gruppi del volontariato cattolico,
lo faremo nei prossimi giorni, e anche in questo apprezziamo un
atteggiamento suo, Presidente della Regione, nel voler non
arrivare ad un voto di maggioranza su un tema così drammatico ma
nel prendere atto che c'è una divisione, che pure parte da una
preoccupazione comune rispetto al rischio di una guerra nel cuore
dell'Europa, e che però si divide sulle scelte concrete che sono
assegnate alla politica. E spesso la guerra muove da interessi
forti e dalle forme del dominio in cui si concretizza in questo
mondo il rapporti tra gli stati e tra le classi.
Io qui recupererei, se mi consente, una impostazione
classica della sinistra.
Detto questo, onorevole Presidente e con questa
differenziazione, apprezziamo il suo gesto e non abbiamo nulla in
contrario a che lei trasmetta al Governo nazionale una
preoccupazione comune ma anche una diversità profonda di opinioni
sulla subalternità del Governo italiano rispetto alla gestione
americana di questa crisi e un preoccupazione per tutte quelle
forme che possono puntare ad una violazione della Costituzione
nella non difesa dignitosa dell'autonomia e della dignità
nazionale.
PRESIDENTE. L'Assemblea accoglie la proposta del Presidente
della Regione, così come è stata formulata nel primo e nel
secondo intervento.
L'Assemblea dà quindi mandato al Presidente della Regione di
rappresentare al Governo nazionale non solo le posizione che sono
venute fuori dal dibattito, ma anche questa forte preoccupazione
del popolo siciliano nei confronti della guerra.
Onorevoli colleghi, comunico chesono stati presentati i
seguenti ordini del giorno, il cui testo è allegato al resoconto
stenografico:
- n. 297 "Interventi nel settore delle prestazione
specialistiche ambulatoriali", dell'onorevole Pezzino;
- n. 298 "Interventi per assicurare un più adeguato
funzionamento dei servizi sociali nei comuni della
circoscrizione del Tribunale dei minori di Catania",
dell'onorevole Fleres;
- n. 299 "Iniziative per assicurare il corretto svolgimento
della professione di ottico e per la tutela dei consumatori di
prodotti oftalmici ed ottici", degli onorevoli Fleres e Pagano;
- n. 300 "Interventi finanziari a favore della Facoltà di
Scienze motorie", dell'onorevole Fleres;
- n. 301 "Utilizzo lavoratori socialmente utili",
dell'onorevole Fleres;
- n. 302 "Interventi in favore delle aziende colpite dal sisma
del 13 dicembre 1990", dell'onorevole Fleres;
- n. 303 "Interventi per la pratica sportiva nelle strutture
carcerarie", dell'onorevole Fleres;
- n. 304 "Interventi a favore degli apicoltori siciliani
colpiti dai danni provocati dai recenti eventi atmosferici",
degli onorevoli Fleres, Grimaldi, Pagano, Alfano, Bufardeci,
Croce, Leontini e Scoma;
- n. 305 "Opportuni provvedimenti per abolire il pagamento del
pedaggio della tratta autostradale Messina - Ponte Gallo",
degli onorevoli D'Andrea e Silvestro;
--
S.p.a.", degli onorevoli Pezzino, Trimarchi, Zanna, Pignataro,
Monaco, Speziale e Villari;
- n. 307 "Opportune iniziative che consentano al Palacongressi
di Agrigento di essere immesso nel circuito del turismo
congressuale nazionale ed internazionale", degli onorevoli
Vella, Adragna, Scalia, Cimino, Pezzino, Alfano e Manzullo;
- n. 308 "Interventi per lo sviluppo del comparto agrumicolo
regionale", degli onorevoli Villari, Barbagallo Giovanni, Lo
Certo e Liotta;
- n. 309 "Iniziative urgenti allo scopo di trovare una
soluzione positiva della vertenza Italtel", degli onorevoli
Forgione, Mele, Zanna e Pignataro;
- n. 310 "Iniziative urgenti al fine di impedire il
licenziamento di decine di lavoratori presso il Consorzio
Pae/Am/Climega Sud", degli onorevoli Liotta, Forgione, Vella,
Martino, Villari, ......... e Pignataro;
- n. 312 "Opportuni provvedimenti nei confronti dell'Ente CEFOP
di Palermo", degli onorevoli Villari, Pezzino, Pignataro,
Trimarchi e Oddo;
- n. 313 "Istruzioni ai Consorzi di bonifica della Regione per
l'utilizzazione prioritaria, per i lavori di manutenzione, del
personale operaio di cui all'articolo 30 della l.r. n. 45 del
1995", degli onorevoli Giannopolo, Speziale, Cipriani, Monaco,
Oddo, Pezzino, Pignataro, Silvestro, Trimarchi, Villari, Zago e
Zanna;
- n. 314 "Interventi a favore di cooperative di ex detenuti ed
ex tossicodipendenti", degli onorevoli Fleres, Croce, Alfano e
Scoma;
- n. 315 "Provvedimenti per ripristinare il riconoscimento,
sotto ogni profilo, delle sedi di coordinamento regionale degli
enti di formazione professionale", degli onorevoli Briguglio,
Stancanelli, Scalia, La Grua e Granata;
- n. 316 "Misure volte a favorire l'azionariato diffuso dalla
società 'Siciliana Gas'", degli onorevoli La Grua, Stancanelli,
Ricotta, Scalia e Sottosanti;
- n. 317 "Realizzazione di un Istituto alberghiero presso il
Comune di Caltagirone (CT)", degli onorevoli Strano,
Stancanelli, La Grua, Briguglio e Catanoso;
- n. 318 "Iniziative per consentire la piena attivazione degli
interventi in materia di progetti di lavori di pubblica
utilità", degli onorevoli Briguglio, Strano, Stancanelli,
Caputo e La Grua;
- n. 319 "Interventi per l'olivicoltura siciliana", degli
onorevoli Fleres, Bufardeci, Alfano e Pagano;
- n. 320 "Opportune iniziative per dare attuazione al principio
dell'equità fiscale in favore delle famiglie" degli onorevoli
Briguglio, Fleres, Croce, Alfano e Pagano;
- n. 321 "Interventi urgenti per il superamento delle
problematiche che stanno determinando rallentamenti, e
possibile blocco delle attività del cantiere navale dei
fratelli Giacalone di Mazara del Vallo (TP)" degli onorevoli
Croce, Fleres, Beninati e Alfano;
- n. 322 "Richiesta di intervento urgente per la modifica
dell'applicazione della legge regionale n. 11/96" degli
onorevoli Croce, Fleres, Beninati e Alfano;
- n. 323 "Interventi per assicurare un più adeguato
funzionamento dei servizi sociali nei comuni della
circoscrizione del Tribunale dei minori di Catania" degli
onorevoli Fleres e Alfano;
- n. 324 "Interventi per la rifunzionalizzazione del presidio
ospedaliero di Linguaglossa" degli onorevoli Fleres e Alfano;
- n. 325 "Costruzione della 'Casa dello studente' a Catania",
degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Strano, Sottosanti e
Scalia;
- n. 326 "Interventi per assicurare il potenziamento del corpo
dei Vigili del fuoco della provincia di Catania", degli
onorevoli Fleres, Beninati e Alfano;
- n. 327 "Interventi per assicurare l'applicazione degli
articoli 9, 10, e 11 della l.r. 24 luglio 1997, n. 25", degli
onorevoli Fleres, Beninati, Bufardeci e Alfano;
- n. 328 "Interventi per assicurare una maggiore tutela dei
minori", degli onorevoli Fleres, Bufardeci e Alfano;
- n. 329 "Interventi urgenti per l'allineamento dei tassi di
interesse su prestiti artigiani (C.R.I.A.S.) a quelli di
mercato del costo del denaro", degli onorevoli Croce, Fleres,
Bufardeci, Beninati, Alfano e Pagano;
- n. 330 "Interventi urgenti per il completamento dei lavori di
costruzione della discarica di R.S.U. in località
Cuddia-Montagnola della borranea di Trapani", degli onorevoli
Croce, Fleres e Alfano;
- n. 331 "Mancato intervento del Presidente della Regione a
favore dei farmacisti rurali suddiati delle isole minori, l.r.
5 gennaio 1999, n. 4, articolo 27", degli onorevoli Beninati,
Croce, Fleres e Alfano;
- n. 332 "Interventi per contenere il fenomeno di evasione
dell'obbligo scolastico", degli onorevoli Fleres, Bufardeci e
Alfano;
- n. 333 "Interventi per garantire l'occupazione dei
dipendenti della società CESA di Riposto", degli onorevoli
Fleres e Alfano;
- n. 334 "Richiesta di intervento urgente per la modifica
dell'applicazione della legge regionale n. 13 del 1986 e
P.O.P./94/99", degli onorevoli Croce, Bufardeci e Alfano;
- n. 335 "Agenti di sicurezza dei beni culturali ed
ambientali", degli onorevoli Bufardeci, Croce, Alfano e Pagano;
- n. 336 "Interventi urgenti per il superamento delle
problematiche che stanno determinando rallentamenti e il
possibile blocco dell'attività del cantiere navale dei fratelli
Giacalone di Mazara del Vallo (TP)", degli onorevoli Fleres e
Alfano;
- n. 337 "Interventi in merito alla problematica attinente agli
immobili costruiti nelle zone prese in esame dalla l.r. n. 78
del 1976. Accelerazione della procedura di approvazione dei
disegni di legge aventi ad oggetto disposizioni integrative in
materia di riordino urbanistico del territorio", degli
onorevoli Fleres, Beninati, Croce e Alfano;
- n. 338 "Revoca del decreto assessoriale '49/VI Tur' del 12
febbraio 1999 sottoscritto dall'Assessore per il turismo, le
comunicazioni e i trasporti", degli onorevoli Beninati, Fleres,
Bufardeci, Croce e Alfano"
- n. 339 "Ritiro del decreto dell'Assessore per il turismo , le
comunicazioni e i trasporti del 12 febbraio 1999, e fissazione
di nuovi criteri in materia di accesso ai fondi in materia
turistico alberghiera", dagli onorevoli Briguglio, Stancanelli,
Strano, Sottosanti e Scalia;
- n. 340 "Rispetto della normativa a tutela del demanio
indisponibile con riferimento al campo nomadi presso il Parco
della Favorita di Palermo", degli onorevoli Briguglio,
Stancanelli, Tricoli, Scalia e La Grua;
- n. 341 "Non realizzazione di una discarica nel Comune di
Cerda (PA) e predisposizione del Piana regionale dello
smaltimento rifiuti", degli onorevoli La Grua, Stancanelli,
Tricoli, Scalia, Sottosanti e Scalia;
- n. 342 "Esame del disegno di legge n. 878 del 1999 che
prevede il riordino delle Aziende autonome di soggiorno e
turismo", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli,
Strano e La Grua;
- n. 343 "Iniziative per attuare il finanziamento della nuova
sede della facoltà di Ingegneria presso l'Università degli
Studi di Messina", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli e
Tricoli;
- n. 344 "Revoca del provvedimento di trasferimento del
dirigente dell'Amministrazione regionale, ing. Salvatore
D'Urso", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli e
Strano;
- n. 345 "Misure volte a favorire l'azionariato diffuso della
società 'Siciliana Gas'", degli onorevoli Stancanelli, Scalia,
Tricoli, Strano, La Grua e Briguglio;
- n. 346 "Opportune iniziative per l'adozione di un piano
organico relativo agli Istituti professionali alberghieri e
agli Istituti tecnici per il turismo della Regione", degli
onorevoli Briguglio, Strano, Stancanelli, Virzì e Pagano;
- n. 347 "Provvedimenti per la definizione in tempi brevi, dei
ricorsi avverso le graduatorie pubblicate ex articolo 12, comma
2, della l.r. n. 85 del 1995", degli onorevoli Briguglio,
Strano, Stancanelli, Caputo e Sottosanti;
- n. 348 "Notizie sulla privatizzazione del Mediocredito
Centrale", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Granata,
Tricoli e Strano;
- n. 349 "Revoca del decreto di sospensione del ricettario
unificato", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli,
Strano, Sottosanti e Scalia;
- n. 350 "Revoca del decreto di applicazione del tariffario
nazionale in Sicilia", degli onorevoli La Grua, Stancanelli,
Tricoli, Strano, Sottosanti e Scalia;
- n. 351 "Interventi per la tutela delle Isole Eolie", degli
onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli, Strano, Sottosanti e
Scalia;
- n. 352 "Istituzione nel Comune di Raddusa (CT), di un
servizio di medicina pluridisciplinare", degli onorevoli
Briguglio, Stancanelli, Granata, Tricoli e Strano;
- n. 353 "Sostegno alla realizzazione di un Istituto
alberghiero nel Comune di Caltagirone (CT)", degli onorevoli
Stancanelli, Tricoli, Strano, Briguglio e Granata;
- n. 354 "Revoca del decreto assessoriale concernente
l'utilizzazione del ricettario unificato del Servizio Sanitario
Nazionale da parte dei medici specialisti ambulatoriali
esterni", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, La Grua,
Tricoli, Sottosanti e Scalia;
- n. 355 "Informazioni presso il Ministero della Pubblica
istruzione in ordine alla qualifica professionale di 'operatore
sociale assistenza H.D.C.'", degli onorevoli Briguglio,
Stancanelli, Tricoli, Scalia e La Grua;
- n. 356 "Interventi per recedere dalla trasmissione della
IERT", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli, Strano,
Sottosanti e Scalia;
- n. 357 "Interventi per la costituzione di una Commissione
parlamentare di indagine sulla povertà e l'emarginazione in
Sicilia", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli,
Virzì, Sottosanti e Strano;
- n. 358 "Interventi per rimuovere i vincoli commerciali di cui
al d.l. 121/98 relativamente alle aziende di franchising che
hanno sede in Sicilia", degli onorevoli Fleres, Bufardeci,
Alfano e Pagano;
- n. 359 "Non riduzione dei contributi previsti in favore delle
società che gestiscono il servizio di collegamento con le Isole
minori", degli onorevoli Briguglio, Strano, Caputo, Stancanelli
e Tricoli;
- n. 360 "Riapertura dei termini per consentire ai Comuni
siciliani di partecipare al conseguimento dei fondi per la
tutela ambientale", degli onorevoli Stancanelli, Tricoli,
Briguglio, Strano, Granata, Sottosanti e Pagano;
- n. 361 "Interventi urgenti per il riesame della dislocazione
degli uffici delle entrate nei Comuni delle Alte Madonie",
degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli, Strano e La
Grua;
- n. 362 "Iniziative nei confronti dei compartimenti ENEL per
attuare, nella Regione, la decisione dell'Autorità per
l'energia elettrica che estende gli sconti tariffari alle
coltivazioni in serra", degli onorevoli Stancanelli, Tricoli,
Strano, Briguglio, Granata e Pagano;
- n. 363 "Nomina di una Commissione di inchiesta
amministrativa per accertare eventuali infiltrazioni mafiose
nel Parco delle Madonie", degli onorevoli Stancanelli,
Briguglio, Tricoli, Strano e Granata;
- n. 364 "Iniziative presso il governo nazionale per
l'adozione di interventi eccezionali ed urgenti per le zone
agricole della Sicilia, specie del ragusano e del siracusano,
danneggiate dalle gelate di gennaio", degli onorevoli Tricoli,
Briguglio, Stancanelli, Strano e La Grua;
- n. 365 "Interventi presso il Ministro di Grazia e Giustizia
per scongiurare l'annunciato accorpamento dell'Ufficio servizi
sociali per i minori di Ragusa con quello di Siracusa", degli
onorevoli Stancanelli, Tricoli, Briguglio, Strano e Granata;
- n. 366 "Adozione della programmazione come metodo di azione
politica ed amministrativa della Regione, e snellimento delle
procedure amministrative", degli onorevoli Briguglio, Tricoli,
Stancanelli, Strano, Granata, La Grua e Pagano;
- n. 367 "Iniziative a livello nazionale per la
riconsiderazione di alcune disposizioni contenute nella legge
finanziaria 1997", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli,
Granata, Tricoli, La Grua e Strano.
Si procede con l' ordine del giorno n. 297 "Interventi nel
settore delle prestazioni specialistiche ambulatoriali" a firma
dell'onorevole Pezzino. Ha facoltà di parlare l'onorevole
Pezzino per illustrarlo.
PEZZINO. Si illustra da sè.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Il Governo lo accoglie
come raccomandazione.
PRESIDENTE. Si passa all' ordine del giorno n. 298
"Interventi per assicurare un più adeguato funzionamento dei
servizi sociali dei comuni della circoscrizione dei tribunali
dipendenti da Catania" a firma Fleres ed altri.
Non è ammissibile.
Si passa all'ordine del giorno n. 299. "Iniziative per
assicurare il corretto svolgimento della professione di ottico e
per la tutela dei consumatori dei prodotti oftalmici e ottici"
Non è ammissibile.
Si passa all' ordine del giorno n. 299 a firma
dell'onorevole Fleres: "Iniziative per assicurare il corretto
svolgimento della professione di ottico e per la tutela dei
consumatori di prodotti oftalmici ed ottici".
L'ordine del giorno non è ammissibile.
Si passa all'ordine del giorno n. 300 a firma
dell'onorevole Fleres: "Interventi finanziari a favore della
Facoltà di Scienze Motorie".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 301 a firma
dell'onorevole Fleres: "Utilizzo lavoratori socialmente utili".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all' ordine del giorno n. 302 a firma
dell'onorevole Fleres: " Interventi in favore delle aziende
colpite dal sisma del 13 dicembre 1990".
L'ordine del giorno non è ammissibile.
Si passa all'ordine del giorno n. 303 a firma dell'onorevole
Fleres: "Interventi per la pratica sportiva nelle strutture
carcerarie".
L'ordine del giorno non è ammissibile.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, desidero fare una dichiarazione
che vale per tutti quegli ordini del giorno non rigorosamente
connessi con il disegno di legge e che si ricollega con la
dichiarazione che ho fatto una ora fa.
Io chiedo che questi ordini del giorno piuttosto che essere
dichiarati ammissibili o non ammissibili, nel caso specifico,
vengano intesi dal Governo come raccomandazione. Sugli altri,
quelli ammissibili, ovviamente il Governo si pronuncia come
ritiene più opportuno.
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno n. 304 a firma
degli onorevoli Fleres, Grimaldi, Pagano ed altri: "Interventi a
favore degli apicoltori siciliani colpiti dai danni provocati dai
recenti eventi atmosferici".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 305 a firma degli
onorevoli D'Andrea e Silvestro: "Opportuni provvedimenti per
abolire il pagamento del pedaggio della tratta autostradale
Messina-Ponte Gallo".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
BENINATI. Chiedo di apporre la mia firma all'ordine del
giorno.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
SPERANZA. Anche io appongo la mia firma all'ordine del
giorno.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 306 a firma degli
onorevoli Pezzino, Trimarchi, Zanna ed altri: "Opportuni
provvedimenti relativi alla Sicilgesso S.p.a.".
L'ordine del giorno non è ammissibile.
Si passa all'ordine del giorno n. 307 a firma degli
onorevoli Vella, Adragna, Scalia ed altri: "Opportune iniziative
che consentano al Palacongressi di Agrigento di essere immesso
nel circuito del turismo congressuale nazionale ed
internazionale".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 308 a firma degli
onorevoli Villari, Barbagallo Giovanni ed altri: "Interventi per
lo sviluppo del comparto agrumicolo regionale".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 309 a firma degli
onorevoli Forgione, Mele, Zanna ed altri: "Iniziative urgenti
allo scopo di trovare una soluzione positiva della vertenza
Italtel".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 310 a firma degli
onorevoli Liotta, Forgione, Vella, Martino ed altri: "Iniziative
urgenti al fine di impedire il licenziamento di decine di
lavoratori presso il Consorzio Pae/Am/Climega Sud".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 312 a firma degli
onorevoli Pezzino, Villari, Pignataro ed altri:
"Opportuni provvedimenti nei confronti dell'ente CEFOP di
Palermo".
CAPODICASA, presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 313 a firma degli
onorevoli Giannopolo, Speziale, Cipriani ed altri: "Istruzioni ai
consorzi di bonifica della Regione per l'utilizzazione
prioritaria, per i lavori di manutenzione, del personale operaio
di cui all'articolo 30 della l.r. n. 45 del 1995".
L'ordine del giorno è ammissibile. Il parere del Governo?
CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.
CAPUTO. Cosa significa ammissibile?
PRESIDENTE. Onorevole Caputo, io la ringrazio
dell'osservazione. Ci sono nella finanziaria, come lei ben sa
visto che l'ha approfondita in questi due giorni, norme che
riguardano i consorzi di bonifica. E quindi questo è ammissibile.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Lei ha dichiarato che è ammissibile? Perfetto allora
io chiedo la votazione su questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, il Governo lo accoglie come
raccomandazione. Il numero 313 è accantonato. Si passa al n. 314
a firma Fleres e altri "Interventi a favore delle cooperative di
ex detenuti e ex tossicodipendenti". E' ammissibile.
CAPODICASA. Presidente della Regione. Il Governo lo accetta
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Se il Governo lo accetta come raccomandazione e i
firmatari sono d'accordo ... L'onorevole Fleres ha fatto una
dichiarazione poco fa.
STRANO. Vogliamo la votazione.
PRESIDENTE. Lei onorevole Strano non è firmatario. Si passa
al numero 315: "Provvedimenti per ripristinare il riconoscimento
sotto ogni profilo delle sedi di coordinamento regionale degli
enti di formazione professionale". Non è ammissibile.
CAPODICASA. presidente della Regione. Il Governo lo accetta
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Si passa al numero 316 "Misure volte a favorire
l'azionariato diffuso della società siciliana gas." Non è
ammissibile.
CAPODICASA. presidente della Regione. Il Governo lo accetta
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno numero 317.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
SULL'ORDINE DEI LAVORI
STRANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente onorevoli colleghi desidereremmo
certificato dalla Segreteria di questa Aula se sulla
proponibilità o meno noi possiamo intervenire, vorremmo sapere il
numero dell'articolo, tutto, vorremmo citato tutto con
dichiarazione.
PRESIDENTE. C'è una Presidenza che dirige i lavori di questa
Assemblea, onorevole Strano. Dò lettura dell'articolo 7 del
Regolamento interno:
"Il Presidente rappresenta l'Assemblea e ne è l'oratore
ufficiale.
Egli la convoca e la presiede; dirige e tempera la
discussione; mantiene l'ordine e impone l'osservanza del
Regolamento; giudica della ricevibilità dei testi; concede la
facoltà di parlare e pone le questioni su cui l'Assemblea deve
deliberare; proclama il risultato delle votazioni."
Presidenza del vicepresidente Silvestro
Si passa all'ordine del giorno n. 317 "Realizzazione di un
istituto alberghiero presso il comune di Caltagirone". Non è
ammissibile.
CAPODICASA. Presidente della Regione. Il Governo lo accetta
come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
STRANO. Chiedo la parola sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Desidero sapere cosa significhi ricevibilità del testo
e la differenza con la dichiarazione di ammissibilità. Chiedo
che la Commissione Verifica Poteri si pronunci perchè noi non
siamo daccordo su questa interpretazione della Segreteria.
La ricevibilità è una cosa, l'ammissibilità è un'altra. Non
è scritto, dottore Giuffrida, l'ammissibilità o meno.
Noi chiediamo che la Commissione Verifica Poteri si pronunzi
su questo argomento. Presidente per noi è un dato sostanziale
perchè potremmo trovarci in un momento di illegittimità
statutaria e regolamentare.
Quindi la prego di non andare veloce e stare sereno
sull'ordine dei lavori, perchè è scritto ricevibilità del testo e
non sulla dichiarazione di ammissibilità o meno dei documenti
politici che vengono sottoposti.
PRESIDENTE. Intanto non è la Verifica Poteri che si occupa di
queste cose, e non credo che dobbiamo convocare la Commissione
del Regolamento per affrontare questo problema che è così chiaro.
Tra l'altro le voglio ricordare che in questa legislatura ci sono
stati molti esempi di questa Presidenza che si è articolata in
vario modo nelle persone che ha dichiarato inammissibile l'ordine
del giorno rispetto al disegno di legge in discussione.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
Si passa all'ordine del giorno n. 318. E' inamissibile.
Si passa all'ordine del giorno n. 319: "Interventi per
l'olivicoltura siciliana", degli onorevoli Fleres, Bufardeci ed
Alfano.
CAPODICASA, presidente della Regione. Lo accetto come
raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 320: "Opportune iniziative
per dare attuazione al principio dell'equità fiscale in favore
delle famiglie" a firma Briguglio, Fleres, Croce e altri.
STRANO. Cosa è successo all'ordine del giorno n. 319?
Vorrei certificato cosa è successo all'ordine del giorno n. 319.
Chiediamo la votazione su questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Strano, dopo la seduta può chiedere alla
Segreteria il verbale. Per l'ordine del giorno n. 319 la
Presidenza l'accetta come raccomandazione e quindi non si pone in
votazione. Io rispetto il diritto dei deputati ad intervenire
quando è giusto che intervengono ma qui non siamo al mito.
Si passa all'ordine del giorno n. 320. La Presidenza lo
dichiara ammissibile.
CAPODICASA, presidente della Regione. Ne chiedo
l'accantonamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
STRANO. Signor Presidente, chiediamo la votazione su questo
ordine del giorno.
PRESIDENTE. Accantoniamo quest'ultimo, poi, li votiamo tutti
insieme.
Si passa all'ordine giorno n. 321. Non è ammissibile.
CAPODICASA, presidente della Regione. Lo accetto come
raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno n. 322. E' inammissibile,
tutavia il Governo lo accetta come raccomandazione.
PRESIDENTE. Ordine del giorno n. 323. Lo dichiaro
inammissibile, tuttavia il Governo lo accetta come
raccomandazione.
PROTESTE DAI BANCHI DI DESTRA
Si passa all'ordine del giorno n. 324. Lo dichiaro
inammissibile, tuttavia il Governo lo accetta come
raccomandazione.
STRANO. Chiedo di parlare.
Signor Presidente soltanto per denunziare che Il Governo sta
votando ordini del giorno senza un esame politico. Chi parla di
squalificare l'Assemblea penso che debba riflettere su un dato di
un Governo che aprioristicamente accetta tutto e il contrario di
tutto pur di andare avanti. E' un atteggiamento che non ci
saremmo mai aspettati sicuramente dal Presidente Capodicasa, da
altri probabilmente lo saremmo aspettati.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi così come chiedo
attenzione rispetto agli atti di cui mi faccio promotore, ho il
dovere di prestare attenzione agli atti che riguardano i
comportamenti del Govcerno, dell'Aula e degli altri gruppi
politici. Pertanto, se il Governo ritiene di dovere esprimere
sostanzialmente un consenso e accettare come raccomandazione una
serie di ordini del giorno, non posso che apprezzarlo se quegli
ordini del giorno portano la mia firma. Ciò non toglie che,
relativamente ad altri ordini del giorno, che il Governo ritiene
di dovere approfondire, poichè io farei esattamente la stessa
cosa, e poichè non si può chiedere certamente che si esprima un
consenso o un dissenso a scatola chiusa, onorevole Strano e
onorevoli colleghi, noi non possiamo inseguire una logica che ci
porta distanti da qualsiasi soluzione; noi dobbiamo se siamo
funzionali ad una soluzione, alla soluzione di un problema
dobbiamo esserlo e quando siamo noi portatori di un problema, e
quando lo sono gli altri, e quando noi siamo portatori di una
esigenza di chiarezza e quando lo sono gli altri, e dunque che
senso ha tutto questo; io sono convinto che tutti gli ordini del
giorno che il Governo ritiene di accettare come raccomandazione,
che li accetti come raccomandazione, a me può fare piacere, gli
altri su cui il Governo chiede un approfondimento, che faccia un
approfondimento perché io farei altrettanto se avessi bisogno di
approfondire un tema.
Dunque se mai possiamo soltanto chiedere alla Presidenza
dell'Assemblea di andare un po' più lentamente anche per capire
che cosa è che votiamo, che cosa è che discutiamo, ma non è che
possiamo impedire al Governo di chiedere di accertare e di
verificare le cose sulle quali si esprime.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, io mi potrei rimettere alle parole
dell'onorevole Fleres perché avendo fatto un preventivo esame
degli ordini del giorno - onorevole Strano, tra l'altro
trattandosi di più di 80 ordini del giorno abbiamo dovuto farlo
prima per evitare che all'ultimo momento ci si trovi a prendere
posizioni senza avere compreso di che cosa tratta l'ordine del
giorno - siamo in grado, per ogni ordine del giorno, di esprime
il nostro punto di vista, quando lei mi presenta, vi sono ordini
del giorno a maggioranza di quelli per i quali noi abbiamo
dichiarato di raccogliere come raccomandazione, per lo più si
tratta di argomenti molto relativi, specifici, di un singolo
problema, io a caso ne ho uno davanti, quello relativo, anche a
firma sua "Costruzione della casa sostenuta a Catania", quello
relativo al Tavoliere, cosa vuole che dibattiamo siamo d'accordo
perché io sono stato a Catania, ho incontrato il Rettore, ho
avuto sollecitato più volte il tema, quindi mi pare chiaro che
avendo un accordo non c'è bisogno che ci pronunciamo in modo
diffuso; quando incontriamo ordini del giorno che comportano un
minimo di dibattito e di approfondimento chiederemo
l'accantonamento per poterlo fare, poi, con più calma.
PRESIDENTE. Vorrei anch'io rassicurare l'onorevole Strano, la
Presidenza nel giudicare l'ammissibilità o meno degli ordini del
giorno ha fatto uno studio dei testi, non l'ha fatto in maniera
arbitraria, quindi anche da questo punto di vista l'onorevole
Strano si può sentire rassicurato.
Ordine del giorno n. 325 "Costruzione della casa dello
studente a Catania", non è ammissibile, tuttavia il Governo ha
dichiarato di accoglierlo come raccomandazione.
Ordine del giorno n. 326 "Interventi per assicurare il
potenziamento del corpo dei Vigili del Fuoco della provincia di
Catania", a firma degli onorevoli Fleres, Beninati e Alfano; non
è ammissibile, tuttavia il Governo ha dichiarato di accettarlo
come raccomandazione.
Ordine del giorno n. 327 "Interventi per assicurare
l'applicazione degli articoli 9, 10 e 11 della L.R. del 24 luglio
1997, n. 25, a firma degli onorevoli Bufardeci, Alfano, Fleres e
Beninati; non è ammissibile, tuttavia il Governo ha dichiarato
di accettarlo come raccomandazione.
Ordine del giorno n. 328 "Interventi per assicurare una
maggiore tutela ai minori", a firma degli onorevoli Fleres,
Bufardeci ed Alfano; non è ammissibile, tuttavia il Governo ha
dichiarato di accettarlo come raccomandazione.
Ordine del giorno n. 329 "Interventi urgenti per
l'allineamento dei tassi di interesse sui prestiti artigiani a
quelli del mercato del costo del denaro", a firma degli onorevoli
Croce, Fleres, Bufardeci, Beninati ed Alfano; è ammissibile, il
Governo si è dichiarato disposto ad accettarlo come
raccomandazione.
Ordine del giorno n. 330 "Interventi urgenti per il
completamento dei lavori di ricostruzione della discarica
D.R.S.U. in località U.T. a Montagnola, nella Borranea di
Trapani, a firma degli onorevoli Croce, Fleres ed altri; non è
ammissibile, tuttavia il Governo ha dichiarato di accettarlo come
raccomandazione.
Si passa all'ordine del giorno n. 331.
BENINATI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, a mio avviso l'ordine del giorno
è più che ammissibile perchè nella finanziaria all'articolo 22 si
parla della spesa sanitaria e siccome le farmacie fanno parte
della sanità ritengo che ha tutti i motivi per essere ammissibile
perchè questo, oltretutto, è un mancato decreto che non permette
ad una legge del 1999, di non più di tre mesi fa, di essere
operativa e si deve fare questo decreto, quindi c'è l'articolo 22
che parla delle norme sanitarie.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento
dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 332,
"Interventi per contenere il fenomeno di evasione dell'obbligo
scolastico", non è ammissibile, tuttavia il Governo lo accetta
come raccomandazione.
Si passa all'ordine del giorno n. 333, non è ammissibile,
tuttavia il Governo ha dichiarato di accettarlo come
raccomandazione.
Si passa all'ordine del giorno n. 334. E' ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento
di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ordine del giorno numero 335: "Agenti di
sicurezza dei beni culturali e ambientali", a firma degli
onorevoli Bufardeci, Croce e Alfano.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento
di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ordine del giorno numero 336: "Interventi
urgenti per il superamento delle problematiche che stanno
determinando rallentamenti e il possibile blocco delle attività
del cantiere navale dei fratelli Giacalone di Mazara del Vallo ".
Non è ammissibile, tuttavia il Governo lo accetta come
raccomandazione.
Ordine del giorno numero 337: "Interventi in merito alle
problematiche attinenti agli immobili costruiti nelle zone prese
in esame dalla legge regionale numero 78 del 1976. Accelerazione
della procedura di approvazione dei disegni di legge aventi ad
oggetto disposizioni integrative in materia di riordino
urbanistico del territorio ". E' ammissibile.
TRICOLI. Chiedo l'accantonamento di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ordine del giorno numero 338: "Revoca del decreto
assessoriale numero 49/6 tur del 12/2/99, sottoscritto
dall'Assessore per il turismo le comunicazioni ed i trasporti", a
firma degli onorevoli Beninati, Fleres, Bufardeci, Croce e
Alfano. E' ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento
di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno n. 339. E'
ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento
di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ordine del giorno numero 340: "Rispetto della
normativa a tutela del demanio indisponibile con riferimento al
campo nomadi presso il parco della Favorita di Palermo". Non è
ammissibile, tuttavia il Governo lo accetta come raccomandazione.
N. 341 " Non realizzazione di una discarica nel Comune di
Cerda e precisamente del piano regionale dello smaltimento dei
rifiuti". Non è ammissibile, tuttavia il Governo lo accetta come
raccomadazione.
N. 342 "Esame del disegno di legge n. 878 del 1999 che
prevede il riordino delle aziende autonome di soggiorno e
turismo". E' ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo
l'accantonamento.
PRESIDENTE. N. 343 "Iniziative per attuare il finanziamento
della nuova sede della facoltà di Ingegneria presso l'Università
degli studi di Messina". Non è ammissibile, tuttavia il Governo
lo accetta come raccomadazione.
n. 344 "Revoca del provvedimento del trasferimento del
dirigente dell'Amminstrazione regionale ing. Salvatore Ursa", a
firma Briguglio ed altri. Non è ammissibile.
n. 345: "Misure atti a favore dell'???? diffuso dalla
società siciliana del Gas". Non è ammissibile.
n. 346: "Opportune iniziative per l'adozione di un piano
organico relativo agli studi professionali alberghieri ed agli
studi tecnici per il turismo della Regione". Non è ammissibile,
tuttavia il Governo lo accetta come raccomadazione.
n. 347: "Provvedimenti per la definizione in tempi brevi dei
ricorsi avverso le graduatorie pubblicate ex art. 12, comma 2,
legge regionale n. 85 del 1995". E' ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo
l'accantonamento.
PRESIDENTE. Ordine del giorno n. 348 "Notizie sulla
privatizzazione del Medio Credito centrale", a firma Briguglio,
Stancanelli. E' ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo
l'accantonamento.
PRESIDENTE. Ordine del giorno n. 349 "Revoca del decreto di
sospensione del ricettario unificato". Non è ammissibile.
Ordine del giorno n. 350 "Revoca del decreto di
applicazione del tariffario nazionale in Sicilia", firma La Grua.
Non è ammissibile.
Ordine del giorno n. 351 "Interventi per la tutela delle
Isole Eolie". E' ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo
l'accantonamento.
PRESIDENTE. E'stato presentato l'ordine del giorno n. 359
"Non riduzione dei contributi previsti in favore delle società
che gestiscono i servizi di collegamenti con le isole minori".
E' ammissibile.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo
l'accantonamento.
PRESIDENTE. Ordine del giorno n. 352 "Istituzione nel comune
di Raddusa di un servizio di medicina pluridisciplinare". Non è
ammissibile, tuttavia il Governo lo accetta come raccomadazione.
Ordine del giorno n. 353 "Sostegno alla realizzazione di un
istituto alberghiero nel comune di Caltagirone". Non è
ammissibile.
STRANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Chiedo di parlare soltanto per ribadire che noi non
siamo d'accordo sull'interpretazione. Voi state andando aventi,
però noi proponiamo formale eccezione sulla interpretazione della
nota che c'è stata poc'anzi da lei letta sulla differenza fra
ricevibilità ed ammissibilità. Desideriamo che sia argomento di
una nostra eccezione sostanziale,e mi rivolgo agli uffici, perché
venga trasferita questa eccezione alla Commissione per il
Regolamento. Non tanto per ora, ma anche per il futuro, signor
Presidente.
PRESIDENTE. Ordine del giorno n. 354: "Revoca del decreto
assessoriale concernente l'utilizzazione del ricettario unificato
del servizio sanitario". Non è ammissibile.
Ordine del giorno n. 355 "Informazioni presso il Ministero
della Pubblica istruzione in ordine alla qualifica professionale
di operatore sociale assistenza hcd", a firma Briguglio ed altri.
Non è ammissibile.
Ordine del giorno n. 357. E' ammissibile e il Governo ne
ha chiesto l'accantonamento.
Ordine del giorno n. 360. E' ammissibile e il Governo ne
ha chiesto l'accantonamento.
Ordine del giorno n. 361. E' ammissibile e il Governo ne
ha chiesto l'accantonamento.
Ordine del giorno n. 362. Non è ammissibile.
Ordine del giorno n. 364. E' ammissibile e il Governo ne ha
chiesto l'accantonamento.
Ordine del giorno n. 365. Non è ammissibile.
Ordine del giorno n. 363.
STRANO. Dichiaro, anche a nome degli altri firmatari, di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa agli ordini del giorno accantonati.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
STANCANELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
STANCANELLI. Nonostante le reciproche diatribe che ci sono
state questa sera in Aula, abbiamo apprezzato, da parte del
Governo, il modo con cui ha esaminato gli ordini del giorno e la
maggior parte sono stati assunti come raccomandazione. Quello che
apprezzerei anche, visto e considerato che una ventina di ordini
del giorno il Governo ha ritenuto di accantonare perché è bene
che si approfondiscano, e facendo seguito al comportamento che ha
ritenuto di dover accogliere come raccomandazione di altri ordini
del giorno, ma questi vanno esaminati, io proporrei,
nell'interesse di tutti, del Governo ma anche dell'opposizione, e
anche della Sicilia, onorevole Speranza. Io direi se, per evitare
che l'approfondimento questa sera in Aula, comporti perdite di
tempo e nottate, perché ritengo che 20 ordini del giorno debbano
essere affrontati con la dovuta serenità, quindi facendo seguito
alla disponibilità che il Governo fin qui ha dimostrato, la
proposta che io farei è se questi, tranne qualcuno che possiamo
vedere immediatamente, possono essere trasferiti per la
discussione alla prossima seduta di Aula che mi pare già fissata
per martedì mattina. Questa è la proposta che io farei così
saremmo nelle condizioni di serenità per evitare che questa sera
siamo, siamo già all'una, dobbiamo ritardare ulteriormente un
dibattito che ci vedrebbe sicuramente noi stanchi, ma io penso
anche alla salute del Governo che, essendo in carica, deve
continuare a governare, fin quando rimarrà in carica,
nell'interesse dei siciliani.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto questo
spirito di rinnovata collaborazione che sta intervenendo tra i
parlamentari d'Aula, io sarei dell'avviso di procedere, se siamo
d'accordo, in questo modo: sugli ordini del giorno sui quali si
esprime parere favorevole di esaminarsi e fare una scrematura,
tranne se chi li presenta poi non chiede il numero legale, può
darsi che a un certo punto chi lo presenta, io non ho capito se
si vuole approvato l'ordine del giorno o se si vuole la seduta
sciolta. Se si vuole approvato l'ordine del giorno presentato e
c'è un parere favorevole espresso dal Governo, io sono
dell'avviso che si vada avanti, dove ci sono i pareri favorevoli.
Dove il Governo chiede che ci sia bisogno di un approfondimento
condivido la posizione espressa dall'onorevole Stancanelli di
rinviare, per questa parte, dove c'è bisogno di un ulteriore
approfondimento, a martedì prossimo. Per cui, dove c'è un parere
favorevole del Governo noi diamo una scrematura già degli ordini
del giorno, per gli altri emendamenti dove invece è necessario un
approfondimento si vada a martedì.
CAPODICASA, presidente della Regione. Siamo d'accordo con la
proposta dell'onorevole Speziale.
ALFANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerata
l'ora tarda può anche darsi che ci siano fraintendimenti, quindi
io intendevo comprendere se c'era identità tra la proposta
dell'onorevole Stancanelli e quella dell'onorevole Speziale,
perché a me era sembrato di cogliere una sfumatura diversa, nel
senso che l'onorevole Stancanelli sostanzialmente proponeva,
tranne qualche eccezione da valutare con il Governo, il rinvio
degli ordini del giorno e questo era il passaggio di
delimitazione, una concertazione su quelli da fare questa sera e
quelli da non fare questa sera. L'onorevole Speziale, mi pare,
abbia detto cosa diversa cioè il discrimine era il parere
favorevole o meno del Governo, siccome mi pare che la vicenda sia
non identica, la proposta sia non identica, io tentavo di
comprendere meglio quale fosse la scelta. Se la proposta
dell'onorevole Stancanelli è quella che ho compreso io, io sono
d'accordo.
CAPODICASA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, presidente della Regione. Signor Presidente, io
credo che la proposta dell'onorevole Speziale sia uno sviluppo di
quella dell'onorevole Stancanelli. L'onorevole Stancanelli dice
per evitare il prolungamento della discussione questa sera,
affrontiamone alcuni e il resto lo rinviamo a martedì, questi
alcuni, l'onorevole Speziale dice, siano quelli su cui c'è
l'accordo del Governo per cui si presuppone che non debba esserci
un grande dibattito, quindi questo lavoro credo lo si possa fare
rapidamente, quelli su cui non c'è accordo li rinviamo a martedì
e va benissimo.
STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO. Signor Presidente, apprezziamo la volontà degli
intervenuti nell'andare avanti anche se a stralcio, cioè su
quegli ordini del giorno sui quali si potrà trovare una ipotesi
di accordo, ma il dato sostanziale è che a noi non interessa,
come forse non interessava ma ormai èandata così, la semplice
raccomandazione. L'ordine del giorno non è soltanto un dato
procedurale, è un dato politico se no si svilisce il tema ed
anche questo strumento parlamentare che, di volta in volta viene
consegnato alle maggioranze ed alle opposizioni - fra l'altro
molti erano presentati anche dai colleghi della maggioranza.
Lei sa le condizioni numeriche dell'Aula, non vorremmo...
noi preferiremmo affrontare un dibattito compiuto, perchè vi sono
- io lo dico senza enfasi, ma neanche senza volere sminuire
quello del Tavoliere, quello sulla 488 altri - necessitano di un
dibattito talmente corposo che, a nostro avviso merita non una
distrazione o un'Aula assente, o un'Aula che ha voglia
diliberarsi di un peso politico.
Desideravamo, quindi, arrivare ad una conclusione politica
più che procedurale e, se possibile, chiedevamo al Governo se era
possibile accettare, dato che abbiamo veramente levato 70 ordini
del giorno e - lo ha visto - nenahce con tanta voglia di mettere
i bastoni fra le ruote, onorevoel Presidente, ma per quello che
resta, gradiremmo un approfondimento, un dibattito politico che
possa essere sostanziale in un'Aula che abbia un numero adeguato
per sostenere un eventuale richiesta di numero legale che qualche
"briccone" potrebbe fare....
SPEZIALE. Tutto il Governo è presente...
STRANO... io lo so, perchè fra di loro, ecco Presidente, non
si fidi, perchè hanno detto che non chiedono il numero legale,
poi magari lo chiedono, io magari no...
CAPODICASA, presidente della Regione. Se lo chiedono ne
prendo atto.
CROCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che,
se la proposta è quella di fare una eccesione, una sola
eccezione, credo che si possa fare e ci sono le condizioni per
poterlo fare, se il problema è quello di fare una scrematura e
dare un parere così credo che non sia la cosa che ognuno di noi
si attende, anche perchè un ordine del giorno - e non mi voglio
rifare alle parole, all'intervento dell'onorevoel Strano, che
condivido, ma che comunque ritengo ci siano argomenti che vanno
dibattuti e sono argomenti validi, ci deve essere un confronto ed
anche un voto e non credo che questa sera siamo in grado di
potere continuare su tutta la linea.
Quindi, una eccezione, come dicevano Stancanelli ed Alfano
può essere data e poi rinviata a martedì mattina per
l'approfondimento, per il dibattito sugli ordini del giorno che
sono ancora giacenti.
Questa è, a mio avviso, una delle proposte valide di cui
l'Assemblea può tenere conto.
PRESIDENTE. Scusate, onorevoli colleghi, credo che la proposta
alla fine sia ragionevole: sugli ordini del giorno dove c'è
l'accordo del Governo, andiamo a votare, dove si rende necessario
un approfondimento, li rinviamo alla seduta di martedì
pomeriggio. La proposta è questa.
STRANO. Può rinviare la seduta per tre minuti?
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, sospendo la seduta per
tre minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 1,04, è ripresa alle ore 1,18)
Presidenza del vicepresidente Silvestro
La seduta è ripresa.
Si procede all'esame degli ordini del giorno accantonati.
Si passa all'ordine del giorno numero 313. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 320. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 331. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Gli ordini del giorno numeri 334, 335, 337, 338, 339, 342 sono
accantonati.
Si passa all'ordine del giorno numero 347. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 348. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 351. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 359. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'ordine del giorno numero 356 è accantonato.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 358.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 360 che è accantonato.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 361.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 364.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 366.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Abbiamo concluso l'esame degli ordini del giorno.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
FLERES. Chiedo di parlare a norma dell'articolo 83, secondo
comma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi non è l'ora
migliore, né le condizioni sono quelle ottimali per commemorare
un grande siciliano ed un grande italiano che si è spento 20 anni
or sono. Mi riferisco all'onorevole Ugo La Malfa del quale
ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa e del quale la
Sicilia non poteva non ricordarsi e questo Parlamento non poteva
non ricordarsi per i meriti di statista, di parlamentare, di
politico, di economista dell'onorevole Ugo La Malfa.
Io avrei voluto fare un intervento più articolato, avrei
voluto tracciare sia pure sinteticamente un ritratto dello
storico, del politico, del parlamentare, dell'uomo avendo avuto
la fortuna di conoscerlo personalmente e di avere collaborato con
lui tutta una serie di iniziative di natura politica e sociale.
Desidero soltanto ricordare un aspetto di Ugo La Malfa,
quello che lo ha contraddistinto e che continua a
contraddistinguerlo a vent'anni dalla sua scomparsa e mi
riferisco alla grande lungimiranza di quest'uomo che ha saputo
anticipare i tempi di decenni relativamente alle scelte politiche
che riguardano gli interventi nei settori economici, gli
interventi di natura sociale, la politica dei redditi ed altro.
Mi rendo conto che l'Aula è stanca, che il Parlamento ha
lavorato ininterrottamente per diverse ore e che pertanto un
intervento più articolato degno della memoria di quest'uomo non è
possibile compierlo. Tuttavia ho insistito per poter ricordare
Ugo La Malfa giusto per lasciare traccia di una testimonianza di
affetto, di stima nei confronti di chi ha portato alto il nome
della Sicilia sia nelle sue vesti di parlamentare sia nelle sue
vesti di uomo di governo e di statista.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
PRESIDENTE. Così come concordato nella Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, la seduta è rinviata a
martedì 30 marzo 1999 alle ore 17,00 con il seguente ordine del
giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 336 - Interventi per la pratica sportiva nelle strutture
carcerarie.
Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Cimino Michele; Scoma
Francesco.
Presentata il 23.03.1999.
N. 337 - Mancata emanazione dei decreto del Presidente della
Regione a favore dei farmacisti rurali sussidiati delle isole
minori secondo le previsioni dell'articolo 27 della l.r. 5
gennaio 1999, n. 4.
Beninati Antonino; Croce Antonino; Alfano Angelo; Bufardeci Giam-
battista.
Presentata il 23.03.1999.
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Esercizio provvisorio del bilancio della Regione siciliana per
l'anno finanziario 1999" (n. 897/A).
Relatore: On. Di Martino
2) "Misure di finanza regionale e disposizioni in materia di
programmazione, contabilità e controllo" (n. 884/A-STRALCIO)
Relatore: On. Di Martino
La seduta è tolta alle ore 1,30 di giovedì, 25 marzo 1999.
(Licenziato dal Servizio dei Resoconti alle ore 3,00)