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Resoconto d'Aula della Seduta n. 233 di mercoledì 24 marzo 1999
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   Presidenza del vicepresidente Silvestro


                PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO

    La seduta è aperta alle ore 10.38.

     LO  CERTO ,  segretario, dà lettura del processo verbale della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  s'intende
  approvato.

     PRESIDENTE. Si  passa  al  primo punto dell'ordine del giorno:
  Comunicazioni.

                        ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

    Interrogazioni con richiesta di risposta orale.

      N. 2962 - Notizie in ordine agli interventi amministrativi
    e finanziari volti a  consentire  il  restauro  dei  mosaici
    della Villa del Tellaro nel comune di Noto (SR).
      - Assessore Beni Culturali
      ***
    Granata Benedetto Fabio
                          ----------------
      N. 2963 - Ispezione presso la cooperativa a responsabilità
    limitata      'Compagnia  lavoratori  portuali  Siracusa  ed
    Augusta'.
      - Assessore Cooperazione
      - Assessore Turismo
      ***
    Granata Benedetto Fabio
                          ----------------

                         ANNUNZIO DI INTERPELLANZA

      N. 332 - Interventi urgenti allo scopo di far  luce  sulla
    vicenda relativa alla costituzione  e  alla  gestione  della
    società aeroportuale Aeroporto Agrigento  Valle  dei  Templi
    (A.A.V.T.).
      - Presidente Regione
      - Assessore Cooperazione
      - Assessore Turismo
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Vella Basilio
                          ----------------

                         ANNUNZIO DI MOZIONI

      N.   336  -  Interventi  per  la  pratica  sportiva  nelle
    strutture carcerarie.
      Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Cimino  Michele;
    Scoma Francesco
    Presentata il 23/03/99
                          ----------------
      N. 337 - Mancata emanazione  del  decreto  del  Presidente
    della Regione a  favore  dei  farmacisti  rurali  sussidiati
    delle isole minori secondo le previsioni dell'art. 27  della
    l.r. 5 gennaio 1999, n. 4.
      Beninati      Antonino;  Croce  Antonino;  Alfano  Angelo;
    Bufardeci Giambattista
    Presentata il 23/03/99
                          ----------------

           COMUNICAZIONE DI ADESIONE A GRUPPO PARLAMENTARE

     PRESIDENTE.   Comunico   che,  con  nota  del  9  marzo  1999,
  pervenuta  alla  Segreteria  generale  dell'ARS il 23 marzo 1999,
  l'onorevole  Turano  ha  dichiarato, a norma dell'articolo 23 del
  Regolamento   interno,   che   intende   appartenere   al  Gruppo
  parlamentare  CDU,  cessando  conseguentemente  di  far parte del
  Gruppo UDR.
       L'Assemblea ne prende atto.

          COMUNICAZIONE DI NOMINA A COMPONENTE DI COMMISSIONE

     PRESIDENTE.  Comunico  che,  con  decreto  n.  79 del 23 marzo
  1999,  l'onorevole  Andrea  ZANGARA  è  stato nominato componente
  della  Commissione  per  la  verifica dei poteri, in sostituzione
  dell'onorevole Carmelo Lo Monte, eletto Assessore regionale.
       L'Assemblea ne prende atto.

       Avverto   ai   sensi   dell'articolo  127  comma  nono,  del
  Regolamento interno che nel corso della seduta potrà procedersi a
  votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


          DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

     PRESIDENTE.  Si passa al  II  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura, ai sensi e per  gli  effetti  degli articoli 83, lettera
  D),  e  153  del   Regolamento  interno,  della  mozione  n.  335
  "Utilizzazione di personale con  qualifica di agenti di sicurezza
  dei Beni culturali ed ambientali".
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     LO CERTO , segretario:

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO:

              -    che,    secondo   dati   diffusi   recentemente
              dall'UNESCO,  circa  il  venticinque  per  cento del
              patrimonio  artistico  del  mondo intero si trova in
              Sicilia;

              -   che   la  tutela  e  la  salvaguardia  dei  beni
              archeologici  e  monumentali  esistenti  deve essere
              perseguita come obiettivo primario;

              -  che  la inestimabile ricchezza dei beni artistici
              tutti  deve,  finalmente,  essere  utilizzata per il
              rilancio   della   nostra  economia,  attraverso  la
              creazione di una vera e propria industria turistica;

              -  che, nonostante ciò, assistiamo  giornalmente  al
              degrado  di  tale  patrimonio  sia  attraverso  atti
              vandalici   che   attraverso   furti    di   reperti
              archeologici e di pregevoli opere d'arte perpetrati,
              soprattutto, nelle zone di scavo e nelle chiese;

              - che negli ultimi cinque anni sono stati effettuati
              circa   14  mila  furti,  arrivando  addirittura  al
              saccheggio  di  ampie aree archeologiche ripulite da
              eserciti di tombaroli;

      CONSIDERATO:

              -  che  la  Legge 1 marzo 1975, n. 44 'Misure intese
              alla   protezione   del   patrimonio   archeologico,
              artistico  e  storico nazionale', la Legge 27 maggio
              1975,  n.  176 'Prevenzione antifurto ed antincendio
              delle  opere d'arte' ed il R.D. 31 dicembre 1923, n.
              3164,  art.  16,  riconoscono  alle circa 1200 unità
              lavorative  in  organico  della Regione, che operano
              nel  settore  dei  beni  culturali,  la qualifica di
              agenti di pubblica sicurezza;

              -  la  possibilità di applicare alle sopradette 1200
              unità  lavorative  il  disposto di cui agli artt. 43
              del Testo unico  sugli  ufficiali  ed agenti di P.S.
              del 31 agosto  1907,  n.  690, ed 81 del regolamento
              del  20  agosto   1909,  n.  666,  col  quale  viene
              disciplinato  il  servizio  della  guardia  notturna
              nelle   gallerie,   nei   musei   archeologici,  nei
              monumenti e negli scavi di antichità del Regno;

              -  che  gli stessi, però, non sono affatto assegnati
              ai  compiti  di  tutela  e  vigilanza  propri  della
              qualifica posseduta e  che, viceversa, si fa luogo a
              tali compiti attraverso imprese di polizia privata;

              - che per la tutela del patrimonio artistico, previa
              apposita  riqualificazione   professionale,  possono
              essere utilizzate parte delle 1200  unità lavorative
              di  cui  sopra, che  sono già  in   possesso   della
              suindicata  qualifica,  e  a  cui  va  applicata  la
              formazione come metodo permanente;

              -  che le rimanenti unità lavorative, le  quali  per
              ragioni anagrafiche e/o fisiche non  possono  essere
              utilizzate per i fini propri di custodia  e  tutela,
              potranno  essere,  dopo  adeguata  riqualificazione,
              utilizzate  per svolgere le mansioni  proprie  della
              fruizione  dei  beni  artistici  o   altre  comunque
              connesse,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              nel  rispetto  delle  disposizioni   e   regolamenti
              suddetti,  previa  riqualificazione   e   formazione
              permanente, ad utilizzare:

              a)  il  personale  di  cui  sopra, in  possesso  dei
              requisiti richiesti, come custode e guardia notturna
              e quindi per svolgere effettive funzioni  di polizia
              di   sicurezza,  qualificandolo  come   'Agenti   di
              sicurezza dei Beni culturali ed ambientali';

              b)  le  unità  rimanenti,  sempre   dopo   opportuna
              riqualificazione, per svolgere le  mansioni  proprie
              della fruizione dei beni artistici od altre comunque
              connesse alla stessa".

                              BUFARDECI - FLERES - VICARI -
                              PROVENZANO - GRIMALDI - PAGANO -
                              BENINATI - CROCE - ALFANO -
                              SCOMA - CATANIA - MISURACA


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


                    DISCUSSIONE DI DISEGNI DI LEGGE

     PRESIDENTE. Si passa al  III  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
       Si procede con l'esame  del  disegno  di  legge  "Misure  di
  finanza regionale e  disposizioni  in  materia di programmazione,
  contabilità e controllo" (n. 884/A-Stralcio), posto al numero 1.
       Invito i componenti la II Commissione legislativa Bilancio a
  prendere posto al banco delle commissioni.
       Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole Di Martino, presidente
  della Commissione e relatore del disegno di legge.

     DI  MARTINO ,  presidente   della   Commissione   e  relatore.
  Signor Presidente, ritengo che ormai sulla Finanziaria presentata
  dal Governo vi sia stata un'ampia discussione nelle Commissioni e
  in Aula in occasione del dibattito sulle pregiudiziali.
       Trattandosi   di   uno  strumento  indispensabile   per   la
  formazione del bilancio della Regione per il 1999  e del bilancio
  pluriennale 1999-2001, è necessario, dopo  i  giorni  trascorsi a
  dibattere   sulle   varie   posizioni   o   sulle   pregiudiziali
  inconsistenti  prive  di fondamento sollevate  da  alcuni  gruppi
  parlamentari  ovvero  trascorsi facendo  inutili  schermaglie,  è
  necessario guadagnare tempo.
       Pertanto proprio per economizzare tempo, mi rimetto al testo
  della relazione scritta che accompagna il disegno di legge.

     PRESIDENTE.    Per  consentire  ai  Gruppi   parlamentari   di
  presentare le iscrizioni a parlare sul disegno di legge, sospendo
  la seduta per trenta minuti.
       La seduta è sospesa.

     (La seduta, sospesa alle ore 10.52, è ripresa alle ore 11.20)

    La seduta è ripresa.

     PRESIDENTE.    Onorevoli    colleghi,   dichiaro   aperta   la
  discussione generale sul disegno di legge numero 834/A-Stralcio.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha facoltà.

     TRICOLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  la  legge
  finanziaria, che ci  apprestiamo  a  discutere  in  quest'Aula, è
  stata presentata con  grande  enfasi  da  questo  Governo  con il
  chiaro  intento di  apparire  come  un  soggetto  politico  ormai
  indispensabile per  il  risanamento economico e finanziario della
  Regione siciliana e far dimenticare agli elettori le origini poco
  nobili di questa maggioranza.
       Una maggioranza nata  nel  novembre scorso da padre incerto,
  molti  infatti   hanno   contribuito  al  suo  concepimento:  dai
  sindacati della CGL  -  CISL  e  UIL  all'Associazione  nazionale
  Comuni  d'Italia. Ma la  cui  madre,  di  facili  costumi,  è  da
  individuare in una  coalizione  politica  pronta a tutto, anche a
  rinnegare il programma  elettorale  con  il  quale  nel  1996  si
  presentarono agli elettori e  ne  carpirono la buona fede, pur di
  ricoprire prestigiosi  incarichi  all'interno  del  Consiglio dei
  Ministri.
       Il concepimento  di  questa  inqualificabile  operazione  di
  palazzo avviene nella  "stanza  dei  bottoni",  tempo di notte ed
  all'insaputa degli  elettori siciliani, nella quale erano riuniti
  i grandi restauratori della Prima Repubblica che in Sicilia hanno
  sempre contato su un'asse  DC  -  PSI  -  PC, oggi ricostituitosi
  nell'asse DR - Socialisti Italiani - Democratici di Sinistra.
       Iniziava   così,  nel   novembre   scorso,  una   operazione
  spregiudicata che riportava indietro la Sicilia a quegli anni bui
  in cui si defenestrava  un presidente per eleggerne un altro, con
  gli elettori spettatori  e  non  protagonisti, come avviene nelle
  democrazie di tipo presidenziali, alle quali dice di aspirarvi ma
  a parole e non con i fatti.
       Una esperienza, signor  Presidente  della Regione, che è già
  naufragata ancor  prima di incominciare, basterebbe ricordare gli
  appena 45 voti, neppure  la maggioranza assoluta, con i quali lei
  è stato eletto Presidente della Regione.
       E come tacere, poi,  le  quattro  votazioni che si sono rese
  necessarie per eleggere  gli  assessori  del suo Governo? Che più
  che da un  progetto  politico di sviluppo sembrava tenuto insieme
  da un organigramma che  dava  spazio  a tutti per non scontentare
  nessuno.
       Una formula  politica,  signor  Presidente,  che ha mostrato
  tutta la sua debolezza  al  primo  banco  di  prova: quello della
  elezione   degli   uffici   di   presidenza   nelle   Commissione
  parlamentari,  dove   avete   avuto   la   presunzione  di  voler
  determinare autonomamente,  senza alcun dialogo con la minoranza,
  gli assetti di  vertice  delle  stesse,  e  dove,  invece,  avete
  trovato  la  vostra  prima  sconfitta  politica  che  una  stampa
  compiacente ha voluto  rappresentare  invece  come  una caduta di
  stile dell'intero Parlamento.  Si trattava, invece, di una palese
  incapacità  strategica   di   una   maggioranza   presuntuosa   e
  pasticciona che avrebbe dovuto trarre le opportune conclusione da
  questa vicenda  grottesca  che  ha  indebolito  ulteriormente, se
  ancora vi era un margine di indebolimento, la vostra coalizione.
       Nulla di tutto  ciò  è  avvenuto;  alla  presunzione  anzi è
  subentrata l'arroganza tipica  di  chi  è  ignorante e dunque può
  fare e dire ciò che vuole non avendo alcun barlume di buon senso,
  di dialettica costruttiva, capacità di analisi e di critica.
       Ecco allora  che  questo  Governo, udite, udite, addirittura
  presenta a questo  Parlamento  un  disegno  di  legge che avrebbe
  voluto essere nelle  intenzioni  del  proponente  il biglietto da
  visita  di  una   maggioranza   forte   e   stabile,  mentre  più
  verosimilmente è il  libero desiderio di un'alleanza politica che
  nella nostra Isola era  ed  è  tutt'ora  in  forte  minoranza.
       Un  documento  finanziario  certamente  valido  nella  parte
  programmatica e  con  taluni articoli condivisibili, peccato però
  che  questi  siano  quelli  che  non  producono  alcun  beneficio
  economico  per  le  esangui  casse della Regione siciliana o, per
  essere  ancora  più preciso, che non producono alcun contenimento
  della spesa corrente.
       In  questo   settore,   certamente   il  più  importante,  è
  politicamente eloquente,  per le inevitabili scelte alle quali il
  governo non  avrebbe  dovuto sottrarsi, il documento in oggetto è
  assolutamente insipido e inefficace, a tratti addirittura dannoso
  e foriero di disastri di enormi proporzioni.
       Lei   onorevole   Piro,   rappresenta   quella   parte   non
  democristiana    della    Rete   Movimenti   Democratici   sempre
  all'opposizione  che   è   ingabbiata   all'interno  di  un  polo
  conservatore per  il  quale  il  motto di gattopardesca memoria è
  "cambiare  tutto  per  non cambiare nulla", di fronte al quale le
  spinte rivoluzionarie, forse genuine, si sono infrante.
       Un esempio,  l'onorevole  Mele  ha  riempito  le  pagine dei
  giornali con la scoperta dell'acqua calda.
       Le norme  concernenti  il rimborso chilometrico alle aziende
  di trasporto  pubblico  e  privato, anche pubblico onorevole Mele
  non faccia finta di dimenticarlo o teme di essere bacchettato dal
  Sindaco di  Palermo  o scomunicato dal Presidente dell'Anci, sono
  scandalose.
       Bene,  innanzitutto  vorrei  ricordarle, onorevole Mele, che
  nel  1997 in  sede  di  variazioni  di  bilancio  fu  proprio  un
  emendamento del centro sinistra, appoggiato anche dalla Rete, col
  parere contrario  del  Governo,  a  stornare ben 100 miliardi dal
  Fondo sanitario nazionale al Fondo dei trasporti.
       Non fu un  caso  che  il  parere  del governo,  allora da me
  rappresentato, sia  stato  contrario  essendo fatto notorio che i
  criteri  di  attribuzione  dei  contributi  erano  inaccettabili.
  Perchè votò a favore?
       Era distratto?  Anche  per  il  1998  il sottoscritto non ha
  incrementato il  Fondo trasporti che adesso il nuovo governo, per
  il tramite  dell'Assessore  Rotella,  assessore  da  lei  eletto,
  onorevole Mele, vuole invece integrare.
       Ma il  fatto  veramente  inquietante,  onorevole Mele, non è
  quello del perchè della scoperta dell'acqua calda abbia avuto una
  vasta eco sulla  stampa,  ma la notizia inquietante che mi invece
  mi sarei aspettato  di vedere sui giornali è che viene esitata in
  Giunta  di  governo  e,  adesso  dalle  Commissioni  Trasporti  e
  Bilancio, un disegno di legge o un emendamento nel quale non vi è
  alcun articolo  che  sia  rivolto al contenimento della spesa nel
  settore dei trasporti.
       Neppure un  articolo  di  questo disegno di legge prevede il
  contenimento della  spesa  e  la  attribuzione della ripartizione
  chilometrica del Fondo trasporti.
       Cosa è  successo onorevole Mele? Ve ne siete dimenticati? Vi
  siete ricreduti?  Folgorati  sulla  via  di  Damasco?  Ovvero  la
  maggioranza nella quale siete ingabbiati non ve lo ha permesso?
       L'ipotesi più  negletta  cioè  che  l'accordo  sottobanco lo
  abbiate fatto voi, non voglio neppure metterlo in conto.
       La gente è stanca delle denunce demagogiche, onorevole Mele,
  che hanno come  obiettivo la ricerca del facile consenso o peggio
  ancora, la  pressione  politica per il conseguimento di obiettivi
  poco chiari  ma  sicuramente  non rivolti alla tutela dei diritti
  dei cittadini.
       La Sicilia  ha bisogno di fatti. Questa classe politica deve
  dare risposte  concrete  se  non  vogliamo  che  il  numero delle
  astensioni al  voto  salga  ancora  alle  prossime  elezioni.  Il
  compito  di   denuncia  è  un  compito  delle  associazioni,  dei
  cittadini  non   noi  90  deputati,  maggioranza  ed  opposizione
  dobbiamo dare le risposte.
       Altri esempi,  onorevole Piro?. In commissione Bilancio dove
  sono stati presentati emendamenti con i quali qualcuno ha pensato
  di poter  consumare  le  sue  vendette  personali e di bassissimo
  profilo  con  la  convinzione  di  poter  prevaricare  la  nostra
  opposizione sempre  responsabile  mai demagogica, in linea con le
  esigenze di risanamento finanziario.
       Non ci   siamo certo opposti alla privatizzazione dell'AST o
  dell'EAS, ma  anzi abbiamo votato a favore pur rappresentandovi i
  gravi  rischi  ai  quali  andavate  incontro  e  che  in  seguito
  analizzeremo.
       La maggioranza,  al  contrario, si è opposta con ostinazione
  pervicace,     determinazione,     senza     motivazioni,    alla
  privatizzazione  dell'IRCAC  con  la  scusa  inverosimile  di  un
  interessamento del Mediocredito centrale a questo istituto che so
  per certo non esiste.
       E' singolare che  in  un epoca in cui le banche hanno subito
  prima di  ogni  altra  azienda  un  processo  di privatizzazione,
  proprio un   istituto  che  esercita il credito agevolato rimanga
  fuori da questo processo.
       Basta leggere  i  giornali  di  oggi,  se  qualcuno è appena
  tornato dalla luna e non è a conoscenza di queste cose.
       L'IRCAC è  il  retaggio di una cultura assistenziale, che ha
  avuto effetti  devastanti  per  il  bilancio regionale e molti in
  futuro ne avrà,  per  effetto  della concessione delle garanzie a
  cooperative  di   comodo   spesso  vicine  al  Partito  comunista
  italiano, con complicità ancora oggi da chiarire e sulla quale un
  giorno, ne sono certo, i tribunali italiani faranno chiarezza.
       Come mai il  Governo  privatizza l'EAS che non trae una lira
  dal bilancio   regionale  e  non  l'IRCAC  che  viene  foraggiato
  annualmente con  decine di miliardi, in gran parte destinati alle
  esose spese  di  funzionamento che vengono onorate con meccanismi
  contabili e poco equivoci? Ma su questo ci torneremo poi.
       E cosa dire degli Istituti  Autonomi Case Popolari dei quali
  proponevamo la soppressione, anche questi costituiscono una spada
  di Damocle  sempre  sospesa sul bilancio regionale per il pesante
  debito accumulato  a  causa di una gestione poco manageriale, per
  non dire  assistenziale, e che la Regione garantisce direttamente
  o indirettamente? Basti  pensare  che la transazione con il Banco
  di Sicilia,  stipulato  dall'Istituto  Autonomo  Case popolari di
  Palermo è  assistito  dalla  garanzia  della  Regione  siciliana,
  condizione che ha permesso allo stesso istituto di accedere ad un
  finanziamento alla Cassa  depositi  e  prestiti  in  virtù di una
  legge dello Stato entrata recentemente in vigore.
       Forse il  motivo  è  da  ricercare  nelle differenti matrici
  politiche e nei loro presidenti? Noi crediamo di sì.
       Altro    esempio,    nessuna   opposizione   all'emendamento
  dell'onorevole   Giannopolo  sulla  soppressione  del'ISMIG,  del
  Consorzio  produttore   di   manna  ed  altri  istituti  è  stata
  intrapresa  da   Alleanza   nazionale   durante  i  lavori  della
  Commissione Bilancio,  salvo  poi  apprendere  dalla  stampa  che
  l'onorevole Cuffaro  è ferocemente contrario alla soppressione di
  questo consorzio  e  annunciava già un emendamento soppressivo da
  presentare in  quest'Aula.  Come voterà l'onorevole Giannopolo, e
  lei, onorevole Piro,  che  ha  dato  parere favorevole a nome del
  Governo? Non  posso  immaginare neppure lei, onorevole Presidente
  della Regione, che è  collega ora di gruppo del primo e di Giunta
  dell'altro, che parlava a nome suo.
       Ma ciò  che mostra il vero volto conservatore e restauratore
  di questa formula  politica  è il fatto che in questo emendamento
  la maggioranza  si  è  rifiutata di farvi entrare la soppressione
  delle seguenti  commissione  e  comitati  proposti  da  Allenanza
  nazionale e  su  cui  chiedevamo  un  dibattito  in  Commissione:
  Commissione  regionale  di  garanzia  e  trasparenza  dei  lavori
  pubblici delle  pubbliche forniture, Commissione per l'accesso ai
  documenti amministrativi, Commissione regionale per l'agriturimo,
  Commissione   regionale  per  il  contenzioso  amministrativo  in
  materia di  tutela e protezione di faunistica venatoria, Consulta
  studio   e   ricerche   faunistiche   venatorie,   Comitato   per
  l'approvazione del  piano  di  risanamento  e monitoraggio di cui
  all'articolo  20   della   legge   numero  91,  Comitato  per  la
  determinazione   del   prezzo   di   conferimento   della  manna,
  Commissione  provinciale  per  la  determinazione  dell'indirizzo
  dell'indennizzo   dei   beni  fabbricati  distrutti  dalla  lava,
  Commissione  per   la   determinazione   dei   parametri  di  cui
  all'articolo 29 della legge numero 86, Commissione consultiva per
  le finalità di  cui all'articolo 2 della legge numero 9 del 1987,
  Commissione  regionale  consultiva  per il commercio all'ingrosso
  dei prodotti  ortofrutticoli  delle  carni e dei prodotti ittici,
  Comitato consultivo  per il commercio, Comitato consultivo per il
  credito di  esercizio,  Comitato  regionale  per  il  marchio  di
  qualità, Comitato  regionale per la programmazione dello sviluppo
  della   cooperazione,   Commissione   consultiva  in  materia  di
  concessione   di   contributi   agli  enti  locali  territoriali,
  Commissione per la gestione dell'albo regionale delle istituzioni
  assistenziali,    Commissione   consultiva   regionale   per   la
  ristrutturazione e  la  disciplina  della  rete  distributiva dei
  carburanti,  Commissione  regionale  per  i  materiali  di  cava,
  Commissione  regionale  consultiva  per le assicurazioni private,
  Commissione incaricata  di  dare  parere  sui  ricorsi  avverso i
  provvedimenti  relativi  alla  revisione  dei prezzi contrattuali
  delle opere  pubbliche, Commissione per la indicazione delle aree
  da assegnare  agli  aventi  titoli  che  realizzano  programmi di
  edilizia residenziale pubblica, Commissione per la determinazione
  del valore  venale  del  prezzo  degli alloggi popolari, Comitato
  tecnico   per  la  informatizzazione  dei  servizi  dell'impiego,
  Comitato  tecnico scientifico presso l'Osservatorio regionale del
  mercato del  lavoro,  Comitato  regionale dei trasporti, Comitato
  interassessoriale    ai    trasporti,    Comitato   organizzatore
  Universiadi,  Comitato  tecnico-alberghiero,  Consiglio regionale
  per la  protezione  naturale, Consiglio regionale per il turismo,
  lo spettacolo  e lo sport, Commissione consultiva regionale dello
  spettacolo,  Commissione  per  l'esame  dei  ricorsi  avverso  la
  classificazione   alberghiera,   Commissione  consultiva  per  la
  determinazione del  costo  economico  standardizzato e del ricavo
  presunto per chilometri  di  percorrenza per le aziende esercenti
  le  autolinee  in  Sicilia;  Comitato  centrale  per  le  aziende
  idrotermali della Regione siciliana.
       Abbiamo chiesto, onorevole Piro, in tutti e tre i giorni per
  i quali si sono protratti i lavori della commissione Bilancio, la
  discussione di questi  emendamenti  per capire quali erano quelli
  che potevano essere accolti e quali invece quelli che si volevano
  mantenere.
       Abbiamo garantito,  nella  giornata  di martedì, la presenza
  del numero legale  al  fine  di  instaurare  un  dialogo  con  la
  maggioranza perchè ritenevano  che anche da parte vostra vi fosse
  l'intenzione di  cambiare  questa  Regione  che  non  funziona, e
  avreste instaurato  un  dibattito  per  vedere  quali emendamenti
  potevano esser  accolti e quali emendamenti invece avreste potuto
  chiederci di ritirare.
       Nulla di  tutto  ciò  è  avvenuto.  Arroccati  sulle  vostre
  posizioni avete rifiutato il dialogo e il confronto, ritenendo di
  avere i muscoli  'dopati'  di  una  maggioranza che si appresta a
  partecipare alle Olimpiadi.  A me sembravate, a dire il vero, dei
  pensionati che si  apprestano  ad  iniziare  una partita di bocce
  nella villa del paese.
       Ma, forse,  il  vero  motivo inconfessabile, spregiudicato è
  quello di approvare  una norma, il famigerato articolo 38, che vi
  abbiamo costretto  a  stralciare, che consentisse poi al Governo,
  con una delibera  di  Giunta,  senza il previo consenso di questo
  Parlamento,  di   sopprimere  a  proprio  piacimento  gli  organi
  collegiali espropriando questo Parlamento dei suoi diritti.
       L'obiettivo è chiaro: una accettabile pressione psicologica,
  da perpetrare nei  confronti  di  una  pletora  di  componenti di
  collegi,  di comitati  ai  quali  poteva  essere  risparmiata  la
  decapitazione  sol   che   avessero   giurato  fedeltà  al  nuovo
  Presidente della Regione.
       Immagino  già   il  pellegrinaggio  di  tanti  presidenti  e
  componenti di altrettanti comitati e collegi verso il 'santuario'
  di  Palazzo   d'Orleans   per   la   concessione   della  grazia.
  Un'operazione  pregiudicata   e   impudente   degna  della  prima
  Repubblica.
       Le vostre privatizzazioni e soppressioni non farebbero paura
  neppure ad una  attempata  signora anziana con problemi di cuore,
  figuriamoci a noi   Abbiamo  votato a favore di quell'emendamento
  perchè noi non  abbiamo  nicchie di potere da salvaguardare e non
  guardiamo la tessera  di  partito  di  presidenti  di  istituti e
  comitati  che  ci  proponete  di  sopprimere,  ma  solo  la  loro
  attualità alle soglie del  2000 e dunque il loro interesse per il
  popolo siciliano. Queste  meschinità  le  lasciamo  a voi che non
  avete il coraggio  di riformare per davvero questa Regione, ma vi
  immiserite in  vendette  trasversali di piccolo cabotaggio, degne
  di una faida  di  paese,  piuttosto  che  di  rappresentanti  del
  popolo.   Se così  non  fosse,  avreste  votato  a  favore  della
  soppressione  di  questi   collegi   e  comitati  che  invece  il
  presidente della Commissione  ha  evitato  abilmente  di porre in
  discussione e in votazione.
       Sono  molto   curioso   di   sapere  cosa  succederà  quando
  arriveremo alla soppressione  delle cantine di noto e Milazzo che
  il presidente Leanza  vi  ha  già  fatto  capire  di non gradire.
  Vedremo se questa boria  da grandi uomini che avete vi passerà al
  pensiero di  uno  scontro  frontale  con  l'autorevole capogruppo
  dell'UDR o se  rimarrete fermi nel vostro intento anche a rischio
  di perdere la poltrona.  Anche  qui si vedrà se volete la riforma
  della Regione ovvero  se  siete sensibili solo al regolamento dei
  conti tra di voi.
       Per non  dire  dell'eloquente  e  gustosa  espressione usata
  dall'Assessore in  Commissione  per dissuadere la sua maggioranza
  dal presentare un  emendamento che voleva cancellare dal testo la
  soppressione delle aziende di soggiorno e turismo.
       Passiamo ora ad un altro argomento.....

     PRESIDENTE. Onorevole Tricoli, le ricordo che le rimangono due
  minuti.
       L'ho avvertita  prima  perchè  la Presidenza vuole che tutti
  rispettino il Regolamento.

     TRICOLI. Ho quasi finito, signor Presidente.
       Abbiamo atteso  a lungo, signor Presidente della Regione, la
  presentazione delle  schede  tecniche  da  parte  del  Governo  a
  sostegno di una tesi così ardita da risultare inverosimile se non
  addirittura un vero  e proprio infortunio politico dalle quali si
  potesse  evincere  il  reale  risparmio  che  questa  finanziaria
  avrebbe determinato.  Ma  l'attesa  fu  vana. Ancora oggi abbiamo
  solo alcune schede presentate dall'Assessore per il bilancio e le
  finanze  che naviga  solitario  in  mezzo  al  mare  in  tempesta
  incurante del fatto che i suoi colleghi stanno affondando.
       Ma questa ahimè  non  è  una  regata  solitaria,  bensì  una
  competizione in cui ogni  assessore è il membro di un equipaggio.
  Invece sono vittime  del  desiderio  insano  di emulare il nostro
  Giovanni Soldini non rendendosi conto di essere non nei panni del
  velista italiano bensì  in  quello  meno  fortunato della collega
  francese Isabelle Autissier che affonda nel bel mezzo dell'Oceano
  Pacifico.
       Non posso augurare a  loro,  bene  inteso dal punto di vista
  politico e non sicuramente  personale  per la simpatia che ho nei
  confronti  di tutti,  la  stessa  fortuna  di  un  provvidenziale
  salvataggio, ma anche  dalle  tabelle  incomplete  prot.  n. 7181
  dell'Assessorato  Bilancio e  Finanze, fino  ad  oggi  le  uniche
  depositate  in Commissione,  si  giunge  ad  un  risultato  molto
  lontano da quello famigerato, famoso dei 1000 miliardi.
       Infatti da queste schede depositate in Commissione si evince
  che: degli articoli 1, 2, 3,  4,  5, 6, 7, 9, 10, 11, 13, 14, 15,
  16, 17, 18, 20, 21, 22,  24,  25, 28, 29, 30, 31, 33, 35, 36, 37,
  38, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54 la
  minore spesa e la maggiore entrata è pari a lire 0.
       L'articolo 8 prevede  una  entrata  di  3.100  milioni e una
  spesa di 30 miliardi,  scusate c'è un errore, prevede una entrata
  di 100 miliardi e una  spesa  di  30  miliardi con un saldo netto
  contabile  di  più  70  miliardi,  ma  si  affretta  a  precisare
  l'Assessorato in questa  tabella  che tale stima è attualmente al
  vaglio  dell'Assessorato   Territorio   e  Ambiente,  pertanto  è
  suscettibile di variazione.
       A parte la  considerazione  che  attenderemo  a lungo questo
  vaglio,  credo   inverosimile  questa  stima, certamente  per  il
  bilancio attualmente in gestione per i tempi lunghi di una simile
  operazione.
       L'articolo 12 prevede  un  risparmio  sul bilancio di 14.245
  milioni, per la  privatizzazione  delle  terme  e la soppressione
  delle aziende di  soggiorno  e turismo.
       L'articolo  19  concernente  l'attenuazione  della  rigidità
  della  spesa consentirà  una  minore  spesa  di  4  miliardi  613
  milioni.
       L'articolo 23 sulla riduzione dell'acquisto beni e servizi è
  di L. 13 miliardi 711 milioni.
       La soppressione  del Fondo concessione prestiti al personale
  comporta una minore spesa  di  lire 25 miliardi ed entrata minore
  di 8 miliardi 600 milioni  con un saldo positivo di 16 miliardi e
  400 milioni.
       L'istituzione del  part-time  un  risparmio  ipotetico di 17
  miliardi e mezzo.
       L'articolo 32 una minore spesa di 8 miliardi 64 milioni.
       L'articolo 34 un risparmio di 470 milioni.
       Il 39 un contenimento per 12 mila 500 milioni.
       Le variazioni di  entrata  rispetto  al bilancio in gestione
  ammontano dunque a 109 miliardi 800 milioni, mentre le variazioni
  di spesa a meno 69 miliardi 284 milioni.
       Per un complessivo  beneficio  per  il bilancio regionale di
  179 miliardi e 84 milioni. Ammesso che il vaglio dei 100 miliardi
  che vi rendete conto  in  una  mini manovrina di questo tipo, non
  sono spiccioli, abbia  un  esito  positivo. Ma le calende greche,
  cari colleghi, sono  ancora  lontane,  e dunque attendiamo questo
  vaglio.
       Ecco la verità, quella  dei  numeri  nuda  e cruda, solo una
  stampa poco attenta, forse  così  pigra  da  non  avere mai letto
  queste tabelle,  forse compiacente, chissà, poteva pompare questa
  legge che ancora tiene in  piedi  un  Governo che non esiste e si
  badi bene: il raffronto non  è  fra  i 413 miliardi e il bilancio
  del 1998 perché  se  noi  non  approviamo questa finanziaria, noi
  abbiamo una minore entrata  e  una  maggiore  spesa  pari  a  179
  miliardi e 84 milioni  non  a  413  miliardi  perché  il bilancio
  depositato per il 1999 rispetto a quello del 1998 già contiene un
  contenimento della  spesa  che  complessivamente  ammonta a circa
  1700 miliardi come fondi regionali.
       Ecco la verità,  quella dei numeri Signor Presidente, Signor
  Presidente  della  Regione,  visto  che  i  suoi  Assessori  sono
  impegnati altrove e non  hanno  tempo di stimare il risparmio del
  bilancio del  1999  direttamente  derivante  da  questa  manovra,
  direttamente significa con  una  esclusione di altri fattori come
  per esempio la  rideterminazione  degli interessi passivi a vario
  titolo posti a  carico  del  bilancio  regionale, ovvero la stima
  definitiva del disavanzo  primario  di  gestione. Azzarderò io un
  pronostico:  il  risparmio che gli uffici potranno contabilizzare
  nella nota di variazione propedeutica all'esame del bilancio, che
  naturalmente  dovrà  essere  fatto  prima  dell'approvazione  del
  bilancio stesso, non supererà, cari colleghi, gli 80 miliardi.
       Questo è un pronostico - domenica non ho vinto alla schedina
  del totocalcio, però  in  questo caso probabilmente il pronostico
  potrà essere più preciso -.
       'Tanto  rumore   per   nulla',   direbbe   Shakespeare.  Ciò
  naturalmente sulla  carta.  Facciamo  un esempio: privatizzazione
  delle Terme di  Sciacca e Acireale; il Governo prevede che questa
  privatizzazione comporterà  un  risparmio di alcuni miliardi. Già
  nel 1999 rispetto  al  bilancio  di  previsione  attuale e quindi
  nella variazione toglierà  queste somme. Ma ciò non significa che
  già in commissione o in aula, ovvero poi in sede di variazione di
  fine anno queste  somme  non  vengano  reintegrate.  Noi  avevamo
  proposto un  emendamento che predeterminava per legge sostanziale
  la spesa per  il  triennio 1999-2001, così come lo aveva previsto
  il Governo in  queste  tabelle,  bruciando  dunque alle spalle le
  navi e impedendo ripensamenti e retromarce .
       La  maggioranza,  onorevoli  colleghi,  ha  bocciato  questo
  emendamento, perchè: è fin troppo facile intuirlo. La maggioranza
  stessa è scettica, il Governo  stesso  è  scettico  sui  tempi di
  privatizzazione, e se la  stessa  privatizzazione si fara mai  In
  Sicilia  si sa, quando il  privato  non  è  amico,  si  adombrano
  interessi mafiosi per non  perdere  i  privilegi  e  le posizioni
  acquisite.  Ieri  era   il   Presidente  della  Regione  che  per
  soddisfare le camarille del sindaco di Sciacca che da grande vuol
  fare l'imprenditore, convocava  in  pompa magna una conferenza di
  servizi per bloccare la  vendita  di terreno SITAS a imprenditori
  siciliani, e disponeva  l'invio  del  verbale  alla Procura della
  Repubblica con l'intento  di  impedirne  la  vendita  al migliore
  offerente e favorirne così la cessione al comune di Sciacca, alla
  faccia del risanamento finanziario....

     PRESIDENTE.  Onorevole Tricoli,  la  prego  di  concludere  in
  quanto lei sottrae agli altri deputati la possibilità di parlare,
  con grave pericolo per la tutela dei diritti dei deputati.

     TRICOLI.  Ha   ragione   signor   Presidente...   Dicevo,  dal
  fallimento della  Regione  imprenditrice,  questo Governo ne trae
  una singolare conclusione:  l'imprenditore è meglio che lo faccia
  il comune.  Complimenti,  chissà  quanti  scienziati economisti e
  finanzieri ci saranno  voluti  per  uno  studio  così complesso e
  articolato. Cosa poi ne  avrebbe  fatto il comune di Sciacca è un
  mistero, per alcuni, mentre per i ben informati pare che ci fosse
  già un accordo  sottobanco  con  imprese  concorrenti che per non
  cacciare i soldi  hanno  preferito la via politica anzichè quella
  economica per il conseguimento del risultato.
       Strana terra la  Sicilia. Ma 'Chi di spada ferisce, di spada
  perisce'  e   così   di  fronte  alla  privatizzazione  dell'EAS,
  Rifondazione comunista  e  i  sindacati  aziendali gridano subito
  agli  interessi  mafiosi   che   il   Governo   in  qualche  modo
  agevolerebbe. Proprio strana terra la Sicilia
       Devo dire, e  concludo  veramente  per onestà intellettuale,
  che  nella  relazione   programmatica  si  riconosce  alle  leggi
  finanziarie numero 6 del 1997  e  5  del  1998,  delle  quali  il
  sottoscritto era proponente  nella  qualità  di  Assessore per il
  bilancio e le  finanze,  di  essere  improntate  all'obiettivo di
  graduale riequilibrio della finanza pubblica regionale.
       Tuttavia aver voluto  anticipare  il  risultato economico di
  gestione è un'operazione propagandistica che non aiuta a far luce
  sull'attuale situazione di  bilancio,  ma  tende  semplicemente a
  occultare  una  verità   certamente   molto   diversa  da  quella
  dissimulata da questo Governo.
       Sui singoli articoli interverrò chiaramente in seguito.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a parlare l'onorevole Beninati. Ne fa
  facoltà.

     BENINATI. Signor Presidente, onorevole Presidente del Governo,
  onorevoli colleghi, l'intervento  che  mi  appresterò a fare sarà
  disordinato nei passaggi,  ma  mi  si  consenta, è conseguenziale
  così come ha operato  questo Governo nel formulare la finanziaria
  e le procedure che si  sono  consumate per la sua approvazione in
  seconda commissione.
       Ormai è un tema  che  si  ripete da quando io sono deputato,
  come altri, da  due  anni  e  mezzo  e desidero, caro Presidente,
  avere chiaro una volta  per tutte a cosa servono i passaggi nelle
  commissioni  di   merito.  In  particolare,  io  parlo  della  IV
  commissione di cui  faccio parte, l'attuale minoranza è stata fin
  troppo paziente  alle  continue  assenze della maggioranza per le
  votazioni  degli  uffici  di  presidenza  e  quindi  ha  impedito
  materialmente di  iniziare a svolgere i lavori della commissione,
  poi si dice che  erano  trascorsi i tempi dei 10 giorni in cui la
  finanziaria  era  in  commissione.  Allora,  qui  bisogna  essere
  chiari. Non si  può giocare su queste cose anche perché l'attuale
  minoranza  in   Commissione  è  stata  sempre  presente,  ma  era
  impossibilitata a iniziare a studiare e a valutare la finanziaria
  in quanto la maggioranza non permetteva di chiudere gli uffici di
  presidenza.   Tanto  è  vero  che  si  è  deciso,  per  senso  di
  responsabilità, visto  che  il Presidente della commissione aveva
  correttamente, ma  certamente  in autonomia, fatto una miriade di
  audizioni per non  mortificare  la stessa persona la minoranza ha
  permesso di audirle  in quanto solo noi siamo stati presenti alle
  audizioni di  queste  persone  e piccola parte della maggioranza,
  devo dire.
       Allora, Presidente,  io  sostengo che è stato mortificato il
  lavoro del  commissari, della commissione, che impossibilitati in
  quanto la  Presidenza  e  l'attuale maggioranza non permetteva di
  iniziare i lavori sulla finanziaria, quasi volendo che decorresse
  questo termine. Questo  è  mortificante  e quindi devo dire, e lo
  ribadisco, che quanto  da  me  detto possa essere anche accertato
  dalle  registrazioni   in  IV  commissione  dove  si  era  sempre
  presenti, ma si  era  impediti  da  continui rinvii chiesti dalla
  maggioranza a poter  esercitare  i  propri  pareri.  Questo  è un
  discorso, Presidente dell'Assemblea, che lei deve porre una volta
  per tutte con  l'ufficio  con tutte le competenze che l'Assemblea
  ha, perché altrimenti  noi  continuiamo a prenderci in giro e non
  ritengo  che chiunque  partecipi  in  una  commissione  si  possa
  sopportare nottate, si  possa  sopportare  dei  sacrifici per poi
  vedere vanificato il proprio lavoro.
       Era    responsabilità    della    maggioranza    e    quindi
  irresponsabilità  della  maggioranza  in  questo  caso  non  aver
  permesso che si  potesse  iniziare  a lavorare in IV commissione;
  una volta  mancò  l'onorevole  Mele,  una volta mancò l'onorevole
  Pellegrino,  ed  era  il  momento  in  cui  si  doveva  andare  a
  formalizzare gli uffici  di  Presidenza.
       Quindi, non me  ne  si  voglia, ma io personalmente mi tolgo
  questa  responsabilità   sui   ritardi   che  la  commissione  ha
  perpetrato e il  Presidente,  che non vedo qui, ma che certamente
  potrà dire se è  vero quanto da me sostenuto, deve anche prendere
  atto che più  volte  ha  dichiarato  che grazie alla minoranza si
  poteva audire  persone  che  lui  aveva  convocato  senza neanche
  sapere se poi la maggioranza c'era ad audire le stesse persone.
       Ritengo di  ricordare  che il Presidente Adragna ha ritenuto
  di predisporre proprio  un calendario di audizioni per i problemi
  specifici.  Ban corretto, ha fatto bene.  E' venuto il Presidente
  dell'AST, dell'EAS, i  sindacati,  i direttori delle aziende, gli
  albergatori, anche perchè  si era dimenticato - devo dire che fui
  io a richiedere  che  gli albergatori fossero presenti, è inutile
  negarlo - ma oggi se  c'è  un  po'  di  turismo in questa terra è
  grazie agli alberghi  che lo possono ospitare non certamente alle
  iniziative della Regione  che  sono  lacunose.  Quindi, ci si era
  dimenticati proprio dell'artefice del turismo in Sicilia
       Ebbene, c'erano anche  i  costruttori,  i  sindacati  edili,
  abbiamo fatto audizioni di tutti  i  tipi. Ora mi domando, signor
  Presidente, a cosa sono  servite  queste  audizioni  se quanto da
  essi  manifestato  -  che   è   servito  per  darci  anche  degli
  aggiornamenti o delle motivazioni  su  come  il  Governo si stava
  muovendo su articoli di loro pertinenza, in buona parte condiviso
  dai  membri  della  Commissione  da  lei  presieduta,  presidente
  Adragna  -  non  è   stato   minimamente   ascoltato  in  seconda
  Commissione.  Cioè  noi   abbiamo  fatto  delle  proposte,  degli
  articoli,  degli emendamenti ma  non  su  iniziativa  nostra,  li
  abbiamo fatti perchè  abbiamo  ascoltato  queste  persone. Allora
  diciamolo  chiaramente,  se   il   presidente  Adragna  e  questa
  maggioranza vogliono prendere in  giro  le persone che vengono in
  Commissione che lo dica, non  le  incontri, non le faccia venire,
  perchè più volte noi abbiamo  preso atto di alcune iniziative che
  forse il Governo stava  andando  a  fare  improprie,  le  abbiamo
  riconosciute  valide,  il   risultato  è  che  nella  finanziaria
  rimodulata non ce n'è  traccia,  quindi,  abbiamo  preso  in giro
  queste  persone.  Abbiamo   fatto   perdere  giornate  intere  al
  presidente dell'EAS, al  presidente  dell'AST,  ai  sindacati, ai
  costruttori,  li  abbiamo   fatti  venire  inutilmente  e  questo
  certamente non lo abbiamo  richiesto  noi  della minoranza, lo ha
  richiesto il presidente  della  IV  Commissione oggi appartenente
  alla maggioranza.
       Io di queste responsabilità  non  ne  voglio  minimamente  e
  dichiaro apertamente di non aver mai richiesto la convocazione di
  queste persone che, se fatte venire in commissione, devono essere
  quanto meno ascoltate e ricordo  a tutti che li abbiamo ascoltati
  solo quelli della minoranza, perchè la maggioranza era assente.
       Allora, noi da  un  lato  abbiamo  chiesto  loro  di venire,
  dall'altro li  abbiamo  ascoltati,  abbiamo condiviso alcune cose
  però di queste non c'è traccia minima.
       Allora, io dico che non  è  un  metodo,  non tanto di scelte
  politiche, io penso che sia  anche  un  modo di educazione di non
  far venire le persone per poi prenderle in giro.
       Io mi dissocio da questo  modo e da questi comportamenti che
  continuano a perpetrarsi nelle commissioni. Qui si invitano tutti
  per ascoltarli e poi non tenerne minimamente conto.
       E' una vergogna. Questa  non  è politica, questo è raggirare
  le persone invitate, e lo denuncio apertamente.
       Rammento presidente che le  audizioni  da  lei  volute  sono
  state possibili grazie alla presenza della minoranza, che ha - lo
  ribadisco  - in più  occasioni  mantenuto  il  numero  di  cinque
  commissari.   Sarebbe  stato   mortificante  per  lei  che  aveva
  convocato le audizioni far mancare il numero di cinque commissari
  e  credo  che lei  stesso,  caro  presidente  Adragna,  lo  debba
  riconoscere.
       Io ora invito il  Presidente  del  Governo  a  rispondere ad
  alcune  mie  richieste.   Onorevole   Presidente,   ha  letto  la
  finanziaria? La condivide?
       Personalmente  ritengo  che  i  cittadini  siciliani  devono
  sapere che dei continui  proclami, che lei e il Governo di cui fa
  parte  in questi  giorni,  in  questi  ultimi  mesi  hanno  fatto
  sistematicamente sui  giornali, non c'è traccia;  di tutto quello
  che si è proclamato non c'è traccia.
       Mi   rivolgo   in   particolare   all'assessore   Rotella  e
  all'assessore Battaglia.
       Hanno  più  volte  manifestato  che  in  Sicilia,  tanto più
  l'assessore Rotella, c'è ritardo nei trasporti, nel turismo ed in
  tutto ciò che riguarda opere ed infrastrutture di sua competenza.
       Beh, io mi domando, a questo punto, riguardo alle competenze
  dell'assessore Rotella,  ma  cosa c'è sulla finanziaria in merito
  ai trasporti? C'è ben poco. E in merito al turismo? C'è ben poco.
       All'onorevole Battaglia,  che ripresenta un disegno di legge
  fotocopiandolo totalmente da un altro presentato dal sottoscritto
  salvo piccoli aggiustamenti.
       Come mai nella finanziaria non si iniziava anche a prevedere
  qualcosa relativa al  recepimento della legge, che in effetti già
  da  luglio  il   sottoscritto,   in   meno  di  tre  mesi,  aveva
  riformulato, quando  era  assessore, aveva presentato in Giunta e
  trasmesso alla Commissione?
       E'   un   problema   serio   il  commercio  in  Sicilia.
       Quindi, non è che ci vuole molto,  a  recepire con modifiche
  o senza, basta recepire la legge e modificare quelle tre, quattro
  cose che si è  un po' condiviso di modificare. Ma di tutte queste
  cose, non c'è traccia dentro la finanziaria.
       Non mi  dilungo  sulla  Merloni  ter:  il  Presidente  della
  Regione,  secondo   le   proprie  e  giuste  linee  direttive  di
  programma, sblocca  i  cantieri;  ma  lui  non  sbloccherà nulla,
  perché  i  problemi  sui  lavori  pubblici  continuano  ad essere
  sempre più complessi.
       Pertanto, mi  domando:  cosa ci voleva in questa finanziaria
  a parlare della Merloni ter?
       Non penso  che ci voleva molto, visto che si è parlato della
  Galli.
       Allora,  io  dico  che  qua  c'è  contraddizione: per alcuni
  argomenti c'è interesse  a  fare, per  altri no. Per esempio, nel
  settore delle acque,  che  è  un  settore  serio,  il  Governo ha
  ritenuto  di  fare   proprio  un  articolo,  anzi  un  comma,  un
  paragrafo, un titolo  sulla  legge  Galli,  su altre leggi con le
  quali si dice che si vuole riformare in Sicilia, si vuole fare da
  giorni, se ne parla, si deve fare tutta una questione.
       Sul riordino  urbanistico,  che affronta una tematica seria,
  se non si  mette mano sia all'urbanistica che ai lavori pubblici,
  non potremo mai  fare nulla in Sicilia, perché  è tutto bloccato,
  proprio perché  non c'è  uno studio attento e non si è pensato, e
  questa era anche  un'occasione,  di cercare di entrare nel merito
  su alcune  argomentazioni  di  questi  settori, perché  qualunque
  iniziativa produttiva che va a svolgersi in questa terra passa da
  norme  che   riguardano   l'urbanistica  e  passa  da  norme  che
  riguardano  i   lavori   pubblici,   quindi,  tutto  il  resto  è
  conseguenziale.
       Su questo non c'è una parola, anzi, c'è qualcosa che secondo
  me complicherà ulteriormente i lavori e di cui dopo riferirò.
       Colgo l'occasione, perché  se  ne  è  fatto un gran parlare,
  anche  sul  problema  del  riordino urbanistico nei 150 metri dal
  mare.
       Vorrei chiarire  una  volta  per  tutte, essendo stato primo
  firmatario dell'emendamento  in quarta Commissione, di cui poi si
  è fatto un  gran  parlare, certamente senza conoscere i fatti, le
  motivazioni.
       Intanto,  tengo  a  precisare  che  l'emendamento non fu mai
  presentato  e  depositato,  fu solo dal sottoscritto predisposto,
  nel momento in  cui  fu  audito  l'assessore Lo Giudice in merito
  alla sua rubrica,  anche  se  poi  onestamente  se  n'è parlato e
  l'assessore Lo  Giudice  ha  predisposto  emendamenti  sui lavori
  pubblici.
       C'è veramente un po' da ridere: c'è quasi stato un conflitto
  in quarta Commissione fra le competenze dell'assessore Lo Giudice
  e quelle dell'assessore Lo Monte, cioè noi abbiamo parlato con Lo
  Giudice sul  territorio  e  l'assessore  Lo Giudice ha presentato
  emendamenti suoi su  proroghe della legge sui lavori pubblici, su
  proroghe della legge sulla progettazione con la legge 21, che non
  c'entrano   totalmente   nulla,   mentre   abbiamo   parlato  con
  l'Assessore per  il  territorio,  con  l'Assessore  per  i lavori
  pubblici sulla legge  Ronchi,  anche  se  poi  non abbiamo potuto
  parlare, che è competenza dell'Assessore per il territorio.
       Certamente,  la  confusione  esiste veramente e invito nella
  ripartizione,  se  c'è  ancora  tempo,  di stare attenti anche in
  queste  cose;  la  legge Ronchi che è competenza del territorio è
  stata   assegnata  per  competenza  all'Assessore  per  i  lavori
  pubblici,  il  problema, invece, inerente ai lavori pubblici l'ha
  affrontato l'Assessore Lo Giudice.
       Per  la legge Galli sono entrambi competenti, il risultato è
  stato  che  non  è  stata neanche messa, perchè alla fine ci si è
  resi conto da parte del Governo, di avere commesso qualche errore
  perchè,  onestamente,  sulla  legge  Galli  che oggi non c'è più,
  guarda  caso,  diciamolo  pure, c'è  stato un conflitto tra i due
  Assessorati e questa è la verità, c'è chi la pensava in  un modo,
  chi in un altro; la legge Galli è stata presentata dall'Assessore
  competente, che era in quel caso l'Assessore Lo Monte, con alcuni
  criteri non condivisi dall'Assessore Lo Giudice, prova ne  è  che
  della  legge non se ne è parlato, che nella  rimodulazione  della
  finanziaria  non c'è  nulla  di  questo.  E  questa  è  la  prova
  lampante che anche  questa norma o questo articolo o questo comma
  è contrastata nel Governo stesso.
       A chi devono andare le competenze? Mi sembra di ripercorrere
  quella  mozione  da me presentata, sui dissesti idrogeologici che
  fu presentata dall'Assessore Lo Giudice mentre le competenze sono
  dell'Assessore per i lavori pubblici Lo Monte.
       Mi  sembra  che un minimo di chiarezza anche sulle deleghe e
  su  chi  deve  affrontare  e deve dare delle risposte vada fatta,
  anche  perchè  in un particolare articolo, l'articolo ex 16 della
  finanziaria,  oggi  non  saprei  comunque,  quello che riguarda i
  ribassi  d'asta,  si  sono  tolte  le  competenze  a chi dovrebbe
  rispondere,  mi scusi onorevole Piro, accentrando tutto sul super
  Assessorato  che lei vorrà formare con questo articolo, così come
  è proposto da lei; perchè, che noi i ribassi d'asta  delle  opere
  pubbliche, oggi previste per norma che vanno e ritornano  a tutte
  le rubriche degli Assessorati che finanziano le opere, decidiamo,
  si decide con quell'articolo che vengono totalmente accentrate ad
  un  Assessorato,  il suo nella qualità oggi, il suo  forse,  tra
  qualche giorno di qualche altro, ma al Bilancio io credo  che non
  ha  senso  perchè  andiamo  a  complicarci  la vita,  perchè  poi
  nell'articolato stesso c'è pure scritto che su richiesta dei vari
  Assessorati,   l'Assessorato   del  bilancio  può   concedere   i
  finanziamenti delle perizie.
       Allora, io dico se il Governo è unico e se  gli  Assessorati
  hanno  delle  competenze  su questo, se finanziano le  opere  per
  competenza,  non  capisco  perchè  i  ribassi   devono  ritornare
  all'Assessorato del  bilancio,  e  poi l'Assessorato del bilancio
  valutare le richieste  dei  vari  Assessori, se finanziare o meno
  delle perizie; non penso che abbia nè le competenze per farlo, in
  quanto gli  uffici  tecnici  nei  vari  settori degli Assessorati
  hanno tecnici per  farlo,  il  bilancio  ha  solo  tecnici per il
  bilancio, non certamente  per  valutare  se  le  perizie  sono da
  finanziare o non sono da finanziare.
       Noi, dunque, complichiamo ulteriormente, andiamo  contro  il
  decentramento perchè anche qui bisogna avere le idee  chiare,  se
  da un lato si dice di decentrare ai comuni, dall'altro togliamo i
  fondi  dei  ribassi d'asta ai comuni per accentrarli  tutti  alla
  Regione,  guarda  caso, in un unico Assessorato, neanche ai  vari
  settori  delle  Amministrazioni,  in  un  unico  Assessorato;  il
  bilancio,  è  totalmente  contro  ogni norma di  accelerazione  e
  rapidità della spesa.  Infatti,  io  insieme  ad altri colleghi -
  non ho remore a dirlo: insieme all'onorevole Giannopolo - abbiamo
  previsto la soppressione di questo articolo.
       Di   questo  articolo  non  vi  è  traccia   dentro   questa
  finanziaria,  in  quanto  è  una  norma che, certamente,  non  si
  capisce  per quali motivi l'Assessore per il bilancio  ha  voluto
  riformulare contro ogni logica di aumentare, invece,  le  risorse
  per i comuni, per i fondi a rotazione; anche qui su tutto ciò che
  riguarda l'agenda 2000, di cui si parla tanto, ma il Governo si è
  posto il problema  chi  dovrà  fare  questi  progetti e con quali
  fondi?
       Qui  si  parla:  si  sta  lavorando,  l'Agenda  2000, si sta
  iniziando  a  fare  grandissimi  incontri,  ma  con quali fondi i
  comuni  daranno  e  potranno  conferire  incarichi ai progetti di
  opere pubbliche?
       Ebbene,  questa  norma,  la  rimodulazione dell'articolo 16,
  guarda caso arriva proprio in soccorso dei comuni, perché rimette
  in  moto  tutto ciò che oggi non arriva più ai comuni, che sono i
  ribassi d'asta delle opere pubbliche.
       Addirittura,  la  norma  attuale  non  prevede  che  possono
  ritornare anche come ribassi d'asta tutte le opere finanziate con
  progetti  in  corso  della  legge  21,  questi  resterebbero alla
  Regione. Quindi, si è previsto in questo emendamento, che è stato
  da  me  ripresentato,  la possibilità di utilizzare anche ribassi
  d'asta dei progetti in corso approvati con la legge 21.
       E ritorno ai  150  metri  dal mare, anche se purtroppo avrei
  altre cose da  dire, e dico chiaramente che il sottoscritto non è
  colui che vuole  tutelare gli abusivi - chi sostiene questo mente
  - il sottoscritto  vuole fare una volta per tutte, ha proposto di
  fare chiarezza su  questo argomento, perché si sa benissimo che è
  un argomento problematico, e lo vediamo tutti, ma non è mai stato
  affrontato, non lo  si  vuole affrontare. E allora siccome già la
  legge 37/85 prevede gli strumenti per affrontarlo, i sindaci sono
  stati inadempienti perché  non  hanno  mai  attivato  i  piani di
  recupero.  E   i   sindaci   si   devono   assumere   la  propria
  responsabilità  Abbiamo  previsto  con altri parlamentari del mio
  Gruppo   un  aggiustamento  a  quell'emendamento  di  sospensiva,
  proprio entrando nel  merito  in  tre quattro commi, e chiarire e
  rifarsi ai piani  di  recupero,  che  i  sindaci inadempienti non
  hanno  fatto.
       Inoltre, poichè la legge 17/94 bloccò la possibilità di fare
  piani di recupero  ci  ritroviamo in  presenza di anomalie, anche
  perché, lo ricordo  a  tutti, questo non è un vincolo urbanistico
  ma un vincolo  nato  nel  1976  con  una norma turistica, quasi a
  voler, dopo  un  certo  periodo, non  far  nascere  più  villaggi
  turistici lungo le coste, quasi a voler bloccare.
       Tutto ciò che si è fatto prima andava bene, di tutto ciò che
  si poteva fare dopo si è detto che di queste cose non se ne fanno
  più, quasi a  creare  un  monopolio.
       Allora io ricordo a tutti questo:  abbiamo dei comuni che in
  effetti  hanno   fatto   gli   strumenti   urbanistici   e  hanno
  regolarizzato queste  situazioni,  il  comune  accanto non lo può
  fare perché  è  stato  inadempiente o lo è stato l'amministratore
  del tempo. Non  è  giusto   E  allora mettiamo in moto tutti quei
  meccanismi  regolamentari  per  recuperare  questi  immobili, per
  riaprire  questi   termini;   nessuno  vuole che  case  che  sono
  obbrobriose restino. Ma  si abbia il coraggio di demolirle
       Ma se non si  fa  questo è inutile parlare che si è a favore
  della demolizione quando  non si fa nulla non solo per affrontare
  il problema ma  per  demolire le case. Anche perché, lo ricordo a
  tutti, i sindaci  dal  1994  in  poi  hanno  avuto forse un ruolo
  politico di altra natura e allora se si vogliono demolire le case
  si devono aprire delle inchieste per quei sindaci che non l'hanno
  fatto,  perché   già  dal  1994  la  legge  17  lo  prevedeva:  o
  recuperiamo e  rimettiamo  in  ordine  tutto o altrimenti apriamo
  inchieste.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Briguglio. Ne ha
  facoltà.

     BRIGUGLIO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   la
  discussione   odierna  sulla  finanziaria  ci  induce  a  qualche
  riflessione che va ben oltre la finanziaria. E la prima di queste
  riflessioni  è  sicuramente  quella  di  un  paesaggio  veramente
  insolito nel nostro  Parlamento,  su  cui  forse qualche parola è
  necessario spendere, cioè  della necessità di fare chiarezza e di
  fare anche una  operazione  verità  che  in qualche modo dobbiamo
  fare nostra.
       Abbiamo un governo di minoranza che presenta una finanziaria
  che ha l'ambizione di  andare ben oltre l'obiettivo e la finalità
  che una finanziaria si deve porre.
       Una  finanziaria  che   disegna   quasi   un  nuovo  modello
  parlamentare, un Parlamento che  non  fa più leggi, che si riduce
  quasi ad una assemblea dei soci di una associazione culturale che
  fa una volta l'anno un  bilancio e una sola legge sostanziale che
  finisce per assorbire in  un unico atto normativo quelli che sono
  i desiderata di un governo, che  si  atteggia  quasi ad essere un
  esecutivo che ha una  grande  maggioranza,  che  è  sostenuto  da
  grande consenso, che ha dinanzi  a  sé  un  futuro  e  un  futuro
  piuttosto lungo e consistente.
       Questa finanziaria contiene in sè, direi nei suoi propositi,
  direi anche nella supponenza e nell'arroganza che la ispira e che
  ispira anche i comportamenti di questo governo almeno sei o sette
  grandi riforme che  presuppongono l'impegno di una vera e propria
  legislatura.
       Non è una finanziaria.  Abbiamo  una  riforma del bilancio e
  della contabilità, una vera e propria riforma dei beni culturali,
  una riforma delle acque,  riforme  pur  parziali  in  materia  di
  lavori   pubblici,   territorio   e  ambiente,  agricoltura,  con
  provvedimenti di merito di cui il riflesso finanziario in qualche
  modo è soltanto l'alibi.
       Questa è la grande operazione  E peraltro nei corridoi se ne
  parla, ne parlano  anche i funzionari, che in qualche modo girano
  intorno agli ambienti di governo, ne parlano e ne parlano come di
  una mega riforma  di  cui  in qualche nodo l'opposizione non si è
  avveduta, non s'è  accorta  e che dovrebbe passare sotto il manto
  della finanziaria.
       Cioè, si è  in  qualche  modo  saltato  il  passaggio  nelle
  commissioni di  merito  e  la  discussione  nelle  commissioni di
  merito si collega proprio a questo discorso, a questo progetto, a
  questo modo di andare avanti.
       I governi nazionali  di centrosinistra hanno inventato, dopo
  tanti anni di vita  parlamentare,  le leggi delega per saltare il
  controllo dell'opposizione. Lo  Statuto  siciliano  questo non lo
  consente e allora  si è inventata una finanziaria onnicomprensiva
  che salta il giudizio delle commissioni di merito e che, difatto,
  questo è  un precedente pericoloso, esautora il Parlamento perchè
  noi non abbiamo  più  da  discutere  nulla  in  materia  di  beni
  culturali, di  territorio  e  ambiente,  di  lavori  pubblici, di
  riforma del bilancio, di riforma anche del demanio della Regione,
  addirittura,  delle   acque,  perchè  tutto  affidiamo  a  questa
  finanziaria  che   non  ha  potuto  avere  l'approfondimento,  la
  discussione di merito da parte delle commissioni, la cui funzione
  istituzionale e naturale  è  proprio quella di discutere le leggi
  di settore, perchè  di  questo si tratta, di un coacervo di norme
  di  settore   a   cui  successivamente  viene  data  una  cornice
  finanziaria.
       L'obiettivo è molto scoperto, da un punto di vista politico;
  abbiamo assistito    nei  mesi  scorsi  dinanzi a un Governo - ha
  detto  bene  stamattina  l'onorevole  Tricoli - a  un Governo che
  nella buona  sostanza  non ha fatto nulla e ha un'origine che ben
  pochi  governi  in   negativo  possono  vantare,  e  cioè  di  un
  Presidente della Regione  che  non  ha  avuto  il  consenso della
  maggioranza  dei   deputati  di  quest'Aula,  e  così  per  molti
  componenti  del  Governo,  e  che  ha  giocato  sul  piano  della
  comunicazione, il Governo  che  in questi mesi non ha fatto e non
  ha prodotto niente,  salvo che una legge-voto, ma originato da un
  lavoro  della  Commissione presieduta dall'onorevole Provenzano e
  che adesso abbiamo  visto  -  ce  ne  siamo  dimenticati  - quali
  effetti, abbiamo dibattuto  a  lungo quali effetti ha prodotto il
  Parlamento nazionale,  ancora non l'ha presa nella considerazione
  che merita, e  la famosa dismissione degli enti che era una legge
  che era passata per i due governi precedenti di centro-destra.
       Adesso,  devo  dire, con la collaborazione di qualche organo
  di stampa  - io non me ne voglio assolutamente dolere - però, chi
  sfoglia  qualche  giornale di rilevanza regionale nota che c'è il
  tentativo - il disperato tentativo - di gonfiare e di enfatizzare
  anche  le  piccole,  minime  iniziative  di questo Governo.
       E noi immaginiamo,  io  credo  che  -  onorevole Piro, ce la
  dobbiamo dire tutta  a  fino  in  fondo - immaginiamo che, se  la
  'finanziaria' dovesse  passare, l'indomani sarebbe propagandata e
  venduta da  questo Governo e dalla maggioranza di centro-sinistra
  come  la  madre   di   tutte   le  riforme.  Se,  per  iniziative
  legislative ben di più piccolo spessore, si è fatta un'operazione
  di grancassa  sugli  organi di informazione, immaginiamo che cosa
  poi  si   dovrebbe   dire,   come   dovrebbe  essere  enfatizzata
  l'approvazione di  una  finanziaria che è propagandistica, come è
  stato  dimostrato  questa  mattina  anche dall'onorevole Tricoli,
  perchè poi i  risultati da un punto di vista finanziario sono ben
  miseri e - devo  anche  dire  -  sono  sicuramente al di là delle
  operazioni da  Minculpop,  è  un'operazione  che non riporta, non
  risolve certamente  i  grandi  problemi  finanziari  della nostra
  Regione.   Quindi,  per  noi  è  un'operazione  di  cosmesi,  noi
  crediamo  che  questa  finanziaria  sia  del  tutto  superflua  e
  risponda  esclusivamente  all'autoreferenzialità,  alla necessità
  che questo Governo giustifichi la propria presenza.
       Adesso  bisogna,  io  credo,  prendere coscienza di questo e
  comprendere  comunque  che  c'è questa grande sproporzione tra il
  mandato, fra  il  consenso,  fra il progetto, fra la capacità che
  questo Governo ha di incidere effettivamente nella vita regionale
  siciliana, per  carità, anche con quei limiti che un governo, ma,
  ancor peggio, un governo di minoranza incontra, con le difficoltà
  che  hanno  incontrato  anche  i  governi  precedenti  e  sarebbe
  paradossale pensare che  laddove non sono riusciti governi che al
  di là della  loro  appartenenza  politica,  al  di  là della loro
  maggioranza, si sono scontrati con problemi di struttura, con una
  maggioranza parlamentare ben  più ampia.
       E, direi, in  qualche  modo un atto di arroganza pensare che
  lo possa fare  un  governo che vive asfitticamente alla giornata,
  vive un quotidiano che  non  ha  futuro  e che non ha progetto. E
  allora, al di  là  di questo, c'è soltanto il tentativo anche fra
  le norme, lo voglio dire con molta chiarezza, dietro il tentativo
  della privatizzazione  dell'AST e dell'EAS, vengono addotte certo
  anche delle ragioni  e  delle  motivazioni di merito che però non
  valgono per altro  tipo di enti.  Per le aziende di soggiorno non
  viene sancita  la  soppressione,  ma soltanto viene dato incarico
  per poi  procedere successivamente alla soppressione. La verità è
  che c'è la  volontà  chiaramente  politica  in  qualche  modo  di
  decapitare gli organi  di  gestione  di  due  enti che sono stati
  nominati dai governi di centro-destra per poterli in qualche modo
  riportare a ragione  in  termini  politici.  Perchè  di questo si
  tratta.  Perchè poi  il  rifiuto,  allora, di adottare gli stessi
  metodi per altri  enti,  per  altri comitati, collegi e così via,
  che meriterebbero lo  stesso tipo di trattamento, in realtà ci si
  comporta poi  diversamente.  Sono stati individuati questi grandi
  enti secondo una  linea  leninista  che  ha  seguito  il  Governo
  nazionale,  che   è   quella   di   occupare  questi  enti  dando
  un'apparente giustificazione di riforma pesante.
       Al di  là  di queste intenzioni propagandistiche, e anche in
  qualche   modo   di   occupazione   politica,   noi  non  vediamo
  assolutamente  niente;  non  c'è  una  volontà  riformatrice  che
  dovrebbe  in  tutte  le  direzioni  e  che  soltanto  un  governo
  autorevole avrebbe  potuto fare e che risparmia, lo dicevo prima,
  enti a  cominciare  da  istituti  autonomi  per le case popolari,
  l'Ircac,   che   si   permette   peraltro   anche   delle   spese
  propagandistiche, che stampa anche un bel giornale che ci arriva,
  un giornale  che  fra  l'altro  si  espone anche a considerazioni
  politiche, che fa anche considerazioni politiche, mentre manca la
  finanziaria di quei  contenuti - e anche in qualche modo i titoli
  di questa legge  fondamentale  lo  dimostrano  -  mancano di quei
  contenuti che avrebbero dovuto in qualche modo dare un contributo
  importante ai  grandi  problemi dello sviluppo e dell'occupazione
  nella nostra Regione.
       Non credo  che sia un caso che soltanto una norma e soltanto
  un articolo -  ma ritornerò su questo, onorevole Piro, perchè qui
  non siamo in  Commissione  "Bilancio"  dove i deputati che non ne
  fanno parte  quasi  vengono  richiamati  se si permettono qualche
  osservazione, siamo in una libera Aula parlamentare, quindi è mio
  diritto e mio  dovere  anche dire alcune cose -, abbiamo soltanto
  un articolo che parla di lavoro e di occupazione.
       Non abbiamo  nessuna  norma  in  materia  di  turismo  e non
  abbiamo   altre   norme  in  materia  di  attività  produttiva  a
  cominciare  da  commercio,  artigianato  che,  in  qualche  modo,
  avrebbero potuto  essere  interessati da disegni e da progetti di
  riforma   profonda.   L'unica   norma  che  poi  conferma  questa
  tentazione di  un  Governo che obiettivamente è un governo "nano"
  da un  punto  di  vista  politico,  ma  che è stata presentata in
  Commissione  "Bilancio", fu quella di abrogare sostanzialmente la
  legge n.  30  del  1997.  E  soltanto dinanzi alla reazione della
  minoranza  in  Commissione  "Bilancio" questo emendamento è stato
  ritirato dal  Governo  che avrebbe voluto limitare al 31 dicembre
  di quest'anno  l'efficacia,  la portata e gli effetti della legge
  n.  30 del 1997. Di ciò parleremo anche in seguito durante questo
  dibattito  e  anche  nel confronto con la pubblica opinione.
       Una  finanziaria che pensa di potere perseguire obiettivi di
  sviluppo, di riforma profonda della nostra Regione eliminando con
  un  colpo di spugna una legge di questo Parlamento, una legge che
  si  ascrive  all'attività dei precedenti Governi e dei Governi di
  centro-destra,  ma  che  sicuramente  è  un  modello  a  cui si è
  ispirato  anche il Governo nazionale, un Governo nazionale con un
  Ministro  del  Lavoro  che  ha  sicuramente  fatto  rimpiangere i
  Ministri del Lavoro precedenti, già insufficienti e assolutamente
  inconcludenti nella loro attività.
       L'unica   norma   che    abbiamo   in   questa   finanziaria
  sostanzialmente è quella di  collegare  agli  effetti del disegno
  normativo della legge 30 la  legge  488  che  è  stata varata dal
  Governo  nazionale  e  che   sostanzialmente  non  fa  altro  che
  fotocopiare, in parte questo è  avvenuto  anche  da  un  punto di
  vista materiale, non  soltanto  l'ispirazione ma anche l'impianto
  normativo della nostra legge 30: cioè quello di dare degli sgravi
  contributivi alle imprese che  fanno delle assunzioni.  Allora da
  un lato il Governo con  questa  norma  collega  la  legge 30 alla
  legge 488 nazionale (ma di quest'anno, del 1999) dall'altro tenta
  di cancellarne gli effetti pensando in qualche maniera di operare
  dei contenimenti della spesa; ma  a  carico di che cosa? A carico
  delle  imprese, degli  obiettivi  di  sviluppo,  dei  disoccupati
  siciliani che hanno la possibilità di trovare un'occupazione e un
  inserimento stabile nel mondo del  lavoro con una legge che dà la
  possibilità alle aziende siciliane e non di venire a investire in
  Sicilia con un abbattimento del  costo  del  lavoro  del  35%; di
  ottenere per 6 anni,  un  tempo  direi sufficientemente lungo per
  assicurare anche degli  investimenti,  l'esenzione  dal pagamento
  dei  contributi all'Inps, cioè  di  ottenere  6  anni  di  sgravi
  contributivi.
       Questa è  l'unica  proposta in negativo, è l'unico tentativo
  che questo Governo in sede di finanziaria, in sede di Commissione
  Bilancio ha fatto in materia di occupazione.
       Allora, volendo tirare un po' le somme di questa finanziaria
  da un punto di vista  meramente  politico,  io  credo  che questo
  Governo non abbia l'autorità  politica  nè morale per sostenere e
  per  presentare una finanziaria  che  abbia  queste  ambizioni  e
  sicuramente io ritengo che una riflessione sincera, autentica non
  possa che portare il Parlamento a queste conclusioni.
       Io credo  che  il  lavoro  sulla finanziaria possa essere un
  buon lavoro preparatorio  per  il  Governo  che verrà, che noi ci
  auguriamo  al  di  là  delle  formule  possa  essere  un  Governo
  autorevole, che  abbia  una  larga  base  parlamentare, che abbia
  degli obiettivi  precisi  e  che  abbia  l'autorità  per incidere
  profondamente, senza guardare in  faccia  nessuno, operando a 360
  gradi e senza intenti nè  propagandistici  e  nè  di  parte,  per
  avviare la riforma della nostra  Regione  anche  da  un  punto di
  vista finanziario.
       Allora questo può essere  un  buon  lavoro preparatorio, una
  dignitosa attività istruttoria da  parte di questo Parlamento per
  il Governo che dovrà venire, presto, io credo; in qualche modo la
  imminenza di certi eventi politici lo fa già prefigurare.
       Noi perderemmo soltanto del  tempo,  se pensassimo di potere
  andare  oltre questo. Infatti  ci  sarà  un  confronto  duro  nei
  prossimi giorni, anche  nelle prossime ore. L'opposizione ritiene
  che  il  suo  obiettivo   politico   sia   quello   di   impedire
  l'approvazione  di  una finanziaria  che  è  una  finanziaria  in
  negativo e presentata per di più  da  un  Governo  che  non  ha i
  numeri nè aritmetici nè da un punto di vista politico per poterla
  sostenere fino in fondo.
       Il  Governo  faccia  un  atto  concreto,  che  riporti  alla
  dimensione del momento politico che stiamo vivendo: ritiri questa
  finanziaria,  si  vada presto  a  un  bilancio  che  possa  avere
  l'apporto tecnico e politico di tutto il Parlamento e si dia alla
  nostra Regione un bilancio  serio,  un  bilancio  che abbia degli
  obiettivi immediati e non  degli  obiettivi  di  lungo periodo.
       E  allora  questo lavoro  forse  sarà  utile  per  un  nuovo
  Esecutivo che dovrà prendere  presto il posto dell'attuale il cui
  respiro ogni giorno diventa  sempre  più  corto.  Non  parlo  del
  numero dei consensi,  che  quotidianamente  si assottiglia sempre
  più, ma dico che non ce la  fa perchè non riesce ad affrontare, a
  risolvere  alcun  problema  reale,  alcun  problema  strutturale,
  nessuno  dei  grandi problemi  che  oggi  travagliano  la  nostra
  Regione.

     CROCE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  al banco del
  Governo vedo soltanto  l'onorevole  Piro   C'era  una  volta  una
  canzone che diceva: "ancora una volta ho rimasto solo".  La trovo
  sempre solo

     PIRO,   assessore per il bilancio e le finanze..  L'importante
  che ci siamo io e lei.

     CROCE.  Questa  è una  cosa  bella.
       Signor  Presidente,   oggi   inizia   il   percorso  di  una
  finanziaria che io non so come chiamarla, se chiamarla Capodicasa
  o Piro, o  chiamarla  Piro;  potremmo  comunque intitolare questo
  capitolo  della  storia  del  nostro  Parlamento:  "Il  timoniere
  naviga a vista". Una  finanziaria che, a parere di chi interviene
  - e sul  mio  giudizio  ritengo  convengano  moltissimi colleghi,
  visti i risultati  di  queste  ultime  settimane  nei  lavori  di
  commissione  -  non  è   tale:   ha   già  il  fiatone  prima  di
  intraprendere il suo  cammino.  Occorre  infatti  fare uno sforzo
  notevole per comprendere  e  far  comprendere  ai siciliani quali
  sostanziali  differenze  siano  intervenute con l'amministrazione
  Capodicasa in Sicilia.  Mentre  i  mass  media  ci  riferivano  i
  programmi di chi  a  parole intendeva voltare pagina e modificare
  una Sicilia che appariva essere stata governata in modo dissoluto
  e con storture, il  disegno  di  legge  che  oggi  giunge in Aula
  mostra   già    nelle    sue   prime   articolazioni   tutta   la
  contradditorietà del Governo che lo ha partorito.
       I presupposti per far  sì  che  un  tale provvedimento possa
  essere messo a regime,  così  come  invece  proposto, ci sembrano
  ancora non realizzati a regime,  forse per essere in linea; e non
  vado oltre.  Senza  una  riforma  della pubblica amministrazione,
  senza  la  riforma  elettorale   e  quella  del  bilancio,  quali
  sostanziali   modificazioni   riuscirà    ad   incidere?   E   su
  provvedimenti importanti quali  quello  della riforma elettorale,
  si è potuto notare la linearità comportamentale di chi da un lato
  strombazzava a favore di una sostanziale e radicale modificazione
  della  struttura  amministrativa   siciliana,   capace   di  dare
  finalmente governabilità nella  nostra  terra,  e  dall'altra non
  poteva che prendere atto della sua impotenza di fronte ai ricatti
  dei miopi alleati.
       La pur lodevole considerazione  che  si debba giungere entro
  il 30 giugno di ogni  anno  alla  definizione  di obiettivi macro
  economici   in  linea   con   i   documenti   di   programmazione
  economico-finanziaria comunitaria  e nazionale allineando Palermo
  e a Roma, a Bruxelles,  senza  avere nel frattempo semplificato e
  ridotto i tempi e i  modi  della  burocrazia,  appare destinata a
  naufragare o comunque a non produrre gli effetti sperati.  Mentre
  poi il nostro Presidente  si affrettava ad assicurare il Ministro
  Micheli sulla non  opportunità  dell'inserimento di uno specifico
  provvedimento   sulla   regolamentazione   del   territorio   (ma
  sull'argomento tornerò più  avanti), chiarendo che la finanziaria
  non era un 'omnibus', chi  ha  avuto  modo  di  leggere  il testo
  integrale nella sua stesura iniziale avrà avuto modo di notare la
  sua corposità e la sua frammentarietà: un'elencazione di proposte
  così sconnesse che non  solo  non tracciavano un percorso logico,
  ma nemmeno lo lasciavano intuire.
       Nel corso di un incontro con i cittadini della mia provincia
  per discutere il contenuto di  questa finanziaria uno di essi che
  aveva avuto il piacere di  leggerla,  illuminò  la platea con una
  semplice ma certamente efficace  considerazione: mi pare di avere
  fra le mani il catalogo  di un grande supermercato americano dove
  si può trovare di tutto.  Pur  nella  sua  semplicità e nella sua
  schiettezza il cittadino, a mio avviso, aveva colto nel segno: un
  coacervo di proposte che altro  non erano se non il disarticolato
  contenuto di un provvedimento  'omnibus';  da qui anche lo sforzo
  di cui parlavo prima dei cittadini siciliani di comprendere ed in
  particolare  di  quelli  che  nel  1996  avevano  determinato  la
  vittoria  della  compagine   di   centro-destra;  della  concreta
  diversità di chi proponendosi  al  governo dell'Isola non si curò
  affatto della qualità politica dei compagni di avventura.
       E'  poi  opportuno   ricordare  che  mentre  l'articolo  che
  istituisce    il     DPEF     (Documento     di    programmazione
  economico-finanziaria)  per  la   sua   definizione   prevede  la
  consultazione delle organizzazioni  sindacali  e  delle categorie
  del mondo del lavoro  e  della  produzione,  il  cosiddetto primo
  Governo siciliano di sinistra  propose  il  testo  in esame senza
  nemmeno volerlo confrontare con  le  categorie sociali. Solo dopo
  le dure e insistenti richieste dell'opposizione, infatti, vennero
  previste  le  audizioni,  dalle  quali  emersero  suggerimenti  e
  riflessioni  di  notevolissimo  spessore  ed  interesse.  D'altra
  parte, - consentitemi la battuta,  ed  è  sempre  la stessa - "il
  lupo perde il pelo ma non  il  vizio":  il  popolo non conosce le
  regole, deve essere educato;  non  occorre ascoltarlo.  Il testo,
  poi, risente di modi di  intendere  e di fare mutuati dal Governo
  nazionale.  La manovra nazionale  di  bilancio  per  l'anno 1999,
  inserendosi in una congiuntura  internazionale che si è evoluta e
  modificata rispetto alle  previsioni iniziali, sconta gli effetti
  delle consistenti crisi finanziarie  ed  economiche di vaste aree
  geografiche, tutte importanti  mercati  di  sbocco  delle  nostre
  esportazioni con evidenti effetti  negativi. La situazione è tale
  che non pochi economisti  temono  ormai l'avvio di una recessione
  internazionale.  Le previsioni governative sulla crescita del PIL
  sono cadute una dopo l'altra:  dal  2,5  per  cento  si è passati
  all'1,8 per cento, ed in  questi  giorni  il  Governo  D'Alema ha
  ulteriormente ritoccato in  basso  le  sue  previsioni  giungendo
  all'1,4 per cento.
       Ad avviso di Forza Italia, a giustificare questa evoluzione,
  concorrono più che le  ragioni  di  congiuntura internazionale le
  ragioni che hanno determinato i modesti aumenti del PIL (nel 1996
  0,7 per cento, nel 1997 1,5  per  cento),  e  cioè  le  scelte di
  politica economica orientate dal  governo Prodi, Ciampi ed altri,
  quali i forti aumenti  del  carico  fiscale, le modeste riduzioni
  della spesa corrente e  le limitazioni degli investimenti e delle
  spese  in  conto   capitale.
       Gli effetti  positivi  derivanti  dall'ingresso  nell'Unione
  monetaria europea ed in  particolare  la  riduzione  dei tassi di
  interesse vanno lentamente perdendo l'efficacia sperata, tanto da
  fare dichiarare al Governatore  Fazio  e  poi  allo  stesso super
  ministro  Ciampi  la  difficile  conseguibilità  degli  obiettivi
  governativi.
       Una  manovra,  quella  siciliana, propostaci con il presente
  disegno  di  legge, che non può essere presa in considerazione in
  quanto  non  affronta  in  maniera  organica  la reale situazione
  economico-finanziaria della Regione.
       Un  particolare  cenno   merita   l'articolo  sul  patto  di
  stabilità della finanziaria  nazionale,  che prevede un obiettivo
  assegnato al comparto  costituito  da regioni, province, province
  autonome e comuni di  una  riduzione  dei flussi di indebitamento
  netto  di  ben 0,1 per  cento  del  PIL  (duemila  miliardi).  Il
  documento di programmazione siciliano è in netto contrasto con il
  patto di stabilità; e qui nasce il giallo dell'eventuale prodotto
  della finanziaria Piro-Capodicasa.  Mentre,  infatti,  ci si dice
  che essa provocherebbe un risultato pari a mille miliardi, frutto
  di incremento di entrate e  riduzione  di  spese,  ad oggi nessun
  deputato in Commissione è  riuscito a vedere complete le previste
  schede, onorevole Piro;  nè,  tantomeno,  è apparso comprensibile
  il modo in cui  possa  giungersi  all'effetto indicato.  Ad oggi,
  sembra che la manovra porterà,  ed  anche questo è da verificare,
  circa 150/170 miliardi.
       Onorevole Piro, da  quale alchemiche operazioni è supportata
  detta previsione?
       Un  capitolo  a  parte  è  necessario  aprire  in  merito al
  comportamento dei colleghi  della  maggioranza  durante  i lavori
  della Commissione; le  pericolose  dichiarazioni  di  qualcuno di
  essi lascerebbero perplesso anche il più cinico dei politici
       La non omogeneità nella maggioranza di talune commissioni ha
  portato al blocco della  loro  attività; il subdolo comportamento
  tendente a bloccarne l'attività  per  far  sì  che  la stragrande
  maggioranza degli emendamenti proposti  non giungessero in Aula è
  gravissimo sia dal punto  di  vista  formale che sostanziale: non
  solo  pare  all'oratore siano  state  violate  regole  di  questo
  Parlamento, ma è stato  negato  in  maniera  pervicace un diritto
  sacrosanto sancito per legge.
       Mentre l'opposizione con la  sua  presenza  ha  garantito il
  lavoro della Commissione  Bilancio,  l'inconsistenza  del Governo
  sforava  nel  cinismo  e  nel  pericoloso  assenteismo  dei  suoi
  rappresentanti nella varie  commissioni. L'avviso l'abbiamo avuto
  all'inizio quando cominciarono le audizioni alle quali pochissimi
  parlamentari  eravamo  presenti;   dico   pochissimi:   due,  tre
  parlamentari,  ma mancavano  quelli  della  maggioranza.  Mai  un
  parlamentare della maggioranza, escluso l'onorevole Pignataro, il
  quale, per la verità, è stato assiduamente presente.
       Senza  dire  poi  dell'arroganza  di  alcune  presidenze  di
  commissioni,  che  al  sano e precedentemente applicato principio
  della concertazione hanno preferito quello del muso duro e quello
  di mostrare i muscoli, presidente Di Martino.
       Il risultato è sotto gli occhi di tutti, onorevoli colleghi:
  una finanziaria monca, che giunge in Aula senza una corposa parte
  del suo articolato, perdendo  fortunatamente per strada un intero
  Titolo, il Titolo V  "Risorse  idriche",  dove  la  provincia  di
  Agrigento intende fare la  parte  del  leone  a  discapito  delle
  province di Trapani, Caltanissetta e Palermo.
       Di  questo  parleremo  più  avanti  per  capire che cosa c'è
  dietro  questo  ambito  che vuole dare ad Agrigento la titolarità
  del "governo dell'acqua".
       La relazione del Governo  appare  troppo generica ed a volte
  superficiale, onorevole Piro: una  mera  elencazione di norme che
  ben poco hanno da  spartire  con  una  finanziaria.  Non traspare
  alcuna delle ventilate novità; non trovo neanche fantasia, e dire
  che  l'onorevole  Piro,  per   quello   che  ricordo,  era  molto
  fantasioso quando si trovava sui banchi dell'opposizione. Cosa le
  è successo, onorevole Assessore?
       Onorevole Piro, ho troppo stima di lei per poter pensare che
  il suo ruolo si sia  limitato  alla  produzione  di illusioni, ma
  temo che solo questo produrrà la sua manovra:  illusioni.
       Ma, dall'altra parte, lei  stesso  nel  corso  dei lavori di
  Commissione ha ammesso la  sua  impotenza  e  l'impossibilità  di
  avanzare proposte alternative. La  difficoltà e la complessità di
  accertamenti sugli effetti  che  si  produrrebbero  sulla manovra
  dovrebbero garantirne, secondo  lei, la percorribilità; principio
  astruso che mal si coniuga  con  quello  più sano del confronto e
  dell'analisi.
       Nel testo di questa  finanziaria  non figurano gli strumenti
  correttivi, onorevole Piro;  è  di  difficile  individuazione  lo
  studio  sugli sprechi e  di  ciò  ha  parlato  anche  l'onorevole
  Giannopolo proprio ieri su un quotidiano.
       Lamenta qualcosa  l'onorevole Giannopolo, lamentano qualcosa
  l'assessore  Cuffaro ed altri  del  Governo;  non  so  se  questo
  lamento si chiuderà dentro  qualche  stanza  ed alla fine nessuno
  potrà più parlare ovvero  se  questo  lamento  esploderà e quindi
  travolgerà l'intero Governo.
       Permangono comitati e  commissioni; anche  l'articolo  sulla
  soppressione degli organi collegiali  non  è  altro che un rinvio
  delle  necessarie decisioni,  ne  parlava  l'onorevole  Briguglio
  prima di me; non figura la soppressione delle commissioni per gli
  alloggi popolari.
       E' una vergogna  Ogni mattina stimati magistrati vanno negli
  Istituti autonomi case  popolari  per  presiedere  le Commissioni
  assegnazione alloggi e ci vanno con autisti e con scorta;  questo
  non  è  possibile  in   un   Paese   dove  bisogna  tendere  alla
  modernizzazione e quindi alla semplificazione.
       Bisogna avere il  coraggio  di eliminare queste commissioni;
  bisogna  dare  ai Comuni  la  possibilità  che  sia  soltanto  un
  funzionario a gestire una  Commissione;  c'è,  infatti, una legge
  ben  precisa che dice  quali  requisiti  occorrano  per  ottenere
  eventualmente un posto in graduatoria.
       Questo  è  spreco    Ecco   perché  ha  ragione  l'onorevole
  Giannopolo quando dice che  non  hanno  affrontato i problemi; ma
  anche lui era in Commissione e non credo che si sia battuto molto
  su questi argomenti. Vedremo più avanti se lo farà.
       Assente l'analisi delle  iniziative  che  consentirebbero di
  portare  nelle  casse della  Regione  nuove  risorse.  E  qui  mi
  consenta, signor Presidente,  di  riprendere  il  capitolo  della
  regolamentazione, io lo  chiamo  del  riordino  urbanistico delle
  aree entro i 150 metri dalla battigia e i 200 metri dai boschi, e
  la proroga della sanatoria  edilizia.  Mentre  qui  si affrontano
  problemi e si sanano questioni  e se andiamo a leggere l'articolo
  14 commi 3, 4 e 5, quando  si  parla di usi civici, lì si discute
  di sanatoria e non si affrontano i veri problemi.
       Dunque bisogna portare in quest'Aula un grande dibattito per
  sapere se siamo d'accordo o non  siamo  d'accordo - e lo ha detto
  l'onorevole   Beninati-   su    una    questione.   Allora,   gli
  amministratori  debbono  avere   il   coraggio  di  prendere  una
  decisione per mettere fine  ad una vicenda vergognosa e dolorosa:
  che è quella dell'abusivismo.
       Noi  siamo perché  attraverso  un  emendamento  che  abbiamo
  presentato in questa finanziaria  si  possa mettere fine a questa
  vicenda - ripeto - dolorosa.
       Se si vuole veramente  recuperare  risorse,  ci  può  essere
  anche questa grande occasione  per dare ai cittadini non soltanto
  serenità, ma certezza di guardare alle istituzioni in maniera più
  adeguata, a quella  che è anche la risposta che l'amministrazione
  deve dare, sia essa locale che regionale.
       Di  questa  vicenda,  quindi,   ne   faremo  un  cavallo  di
  battaglia, non perché  interessi  questioni di ordine elettorale,
  ma perché è un problema  vero  della società siciliana: circa 200
  mila   famiglie  vivono   il   problema   della   demolizione   o
  dell'acquisizione al patrimonio comunale.
       Dobbiamo  mettere  fine a  questa  vicenda  con  una  parola
  chiara: o il coraggio di  demolire 200 mila costruzioni oppure il
  coraggio di entrare con  strumenti  urbanistici  anche  a  sanare
  quelle costruzioni, laddove sia possibile sanarle.
       Questa è la grande verità;  è  questo ciò che si aspettano i
  cittadini e non certamente  queste alchimie che trovano poi posto
  qui, nell'ambito  di una  maggioranza  che  non  rappresenta  gli
  interessi dei siciliani.
       Questo lo voglio dire e  lo  dirò  a chiare lettere, girando
  tutta la Sicilia comune per  comune,  per  capire  che  cosa  sta
  succedendo,  chi  vuole   riparare   il   territorio,  chi  vuole
  sviluppare il territorio, chi vuole evitare problemi ai cittadini
  siciliani. Su questa vicenda sia  che  si  approvi  o meno questa
  norma, noi andremo in giro  per  la Sicilia a portare un pensiero
  che interpreta il riordino in chiave urbanistica del territorio.
       Non  vogliamo   sanatorie   indiscriminate;   vogliamo   che
  attraverso i piani di recupero si possa determinare una svolta di
  governo del territorio.
       Continuando: un uso  distorto dell'istituto della delega, mi
  consenta,  onorevole Piro:  una  volta  all'Assessore  di  turno,
  un'altra volta al Presidente.  Non  vi  è traccia di ragionamento
  dell'onorevole  Piro che  guarda  alla  politica  dello  sviluppo
  quando parla dello sviluppo, della crescita.
       Assessore, onestamente da lei  mi aspettavo qualcosa in più;
  i tre punti di forza  della sua relazione da lei sbandierati dove
  sono? Sono finiti, non c'è più niente  Si sono trasformati in una
  debolezza di provvedimenti che, sicuramente, non porteranno altro
  che un grande dibattito e  non  rimarrà  più nulla perchè ritengo
  che questa finanziaria così com'è non possa essere approvata.
       Anche la questione dell'EAS e dell'AST va guardata con molto
  interesse rispetto anche ai problemi del personale, rispetto alle
  questioni che vedremo più  avanti  quando  affronteremo  anche il
  Titolo V, se saremo in grado di affrontarlo.
       Questo  Governo, che  non   è   in  grado  di  governare  il
  cambiamento e che non  ha quindi la possibilità di mettere fine a
  tutte le situazioni  difficili, ha  soltanto  una  cosa  da fare:
  lasciare il campo  ad  altre iniziative importanti;  approvare il
  bilancio e lasciare  il  posto immediatamente ad un altro Governo
  che  faccia  gli   interessi   dei   siciliani.  Un  Governo  che
  ripristini la  legalità  politica,  che ripristini soprattutto il
  risultato del voto  del  1996.  Questo  è  un  Governo "abusivo",
  questo è un Governo che non può continuare la sua attività perchè
  non ha i numeri,  non  ha proposta politica, non è presente nelle
  Commissioni e quindi è  un  Governo  che  deve  andare via il più
  presto possibile.
       Non può questo Governo affrontare i problemi finanziari o di
  prospettiva della Regione  Noi  siamo  una  Nazione, non siamo un
  piccolo comune che può  essere governato con questi sistemi. Caro
  onorevole   Piro,   da  solo   si   sta   caricando   di   grande
  responsabilità, perchè qui non  c'è nessuno, c'è soltanto lei; il
  suo Governo non c'è e non  c'è neanche nel Paese non soltanto nel
  Parlamento.
       Questa finanziaria, quindi,  è  dannosa  per i siciliani. Si
  trova  una   soluzione   per   modificarla   laddove   ci   siano
  effettivamente   argomenti   che   possano   dare   una   svolta;
  diversamente  il   Governo  la  ritiri  andando  direttamente  al
  bilancio   per    evitare    altri   dispiaceri   alla   Pubblica
  Amministrazione.
       I siciliani non hanno bisogno di questa finanziaria, Lei non
  può giocare con i numeri,  lei  deve dire ai siciliani la verità,
  cosa che non ha fatto:  questa finanziaria non dà nulla. Si vada,
  dunque, all'esame del bilancio  e  il  Parlamento  si  occupi  di
  questioni più importanti di  questa  finanziaria  che  non  rende
  nulla ai siciliani. Grazie.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole La Grua.
       Prima di dare  la  parola  all'onorevole  La  Grua, desidero
  informare i colleghi  che  è intenzione della Presidenza chiudere
  alle 13.30 le iscrizioni a parlare.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole La Grua.

     LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli  colleghi, certamente a
  questo Governo abusivo, come lo  definiva  l'onorevole Croce, non
  potremo  concedere  sanatorie,  non è  nostro  intendimento.
       Intendiamo,  invece,  condurre  una  battaglia  leale ma una
  battaglia sicuramente  ferrea  e  decisa  nei  confronti  di  una
  maggioranza che non  è  riuscita in questi primi - e noi pensiamo
  ultimi - quattro  mesi  di vita a risolvere, o comunque a cercare
  di risolvere, i problemi della nostra Sicilia.
       Una  maggioranza che si è  soltanto  presentata  all'insegna
  della propaganda e che ha spacciato  come  produzione  propria un
  lavoro che  era  stato  fatto  dai governi che l'hanno preceduta:
  dal Governo Provenzano, dal Governo Drago.
       Le uniche leggi che sono state  approvate  in questi quattro
  mesi, è bene ricordarli in questa sede, sono:  - la riforma dello
  Statuto, che certamente è una legge voluta  da  tutti,  una legge
  che   è   stata  approvata  col   concorso   determinante   delle
  opposizioni;  - la legge sulle  dismissioni degli enti economici,
  una legge che è stata anch'essa propagandata come il frutto di un
  lavoro fatto da una maggioranza ma, in effetti,  è  una legge che
  era stata proposta dai governi precedenti, una  legge che è stata
  approvata col concorso di gran parte del  Polo, non certamente di
  Alleanza Nazionale che non ha  condiviso  determinate  scelte  in
  quell'occasione;  - la legge per  l'assunzione  del  mutuo, anche
  questa legge approvata con il  concorso dell'opposizione. Quindi,
  questa maggioranza non è autonoma, questa  maggioranza  non  ha i
  numeri  per  governare,  per  legiferare,   per   potere   quindi
  rappresentare la soluzione a quelli che sono i problemi di questa
  nostra Sicilia.
       Una maggioranza, quindi, che ha  soltanto  come scopo quello
  della spartizione del potere, della  lottizzazione sfrenata delle
  cariche, perché questo è stato fino adesso l'unica opera concreta
  svolta da questa maggioranza e da questo Governo; una maggioranza
  e  un  Governo  che  hanno  soltanto  riproposto  e  hanno  fatto
  ritornare  in  auge personaggi antichi,  personaggi  della  Prima
  Repubblica che hanno trovato accoglienza nelle stanze del Palazzo
  o dei palazzi.
       Ebbene, a questo punto la maggioranza  si  presenta  con una
  legge finanziaria che, a nostro  parere,  costituisce soltanto un
  libro dei sogni ma che non ha raggiunto  e  non  può raggiungere,
  così come è stata formulata i proponimenti  che  erano quelli del
  risanamento.  Di  quel risanamento che  era  stato  iniziato  dai
  precedenti governi: dal Governo Provenzano  e  dal Governo Drago,
  come correttamente viene detto anche  nel  testo  della relazione
  laddove  si  dice che si intende, da  parte  di  questo  Governo,
  continuare quell'opera di risanamento  delle  finanze  pubbliche,
  che era stato iniziato dai  precedenti  governi di centro-destra.
  Senonché, guardando bene poi questa  finanziaria, noi ci rendiamo
  conto  come  essa non possa raggiungere o non  sia  in  grado  di
  raggiungere l'obiettivo che si è prefissato,  sia  in ordine alla
  diminuzione  delle  spese,  sia in  ordine  all'incremento  delle
  entrate. Se è vero che quell'obiettivo  del  raggiungimento di un
  miliardo di contenimento di spese, in effetti per le cose che già
  l'onorevole Tricoli stamattina con molta dovizia di particolari e
  con dati tecnici ha già illustrato all'Assemblea, senonché non si
  arriva che ad una somma, ad un risparmio,  ad un contenimento che
  non supera i 170-180 miliardi.
       Quindi una legge finanziaria che non raggiunge gli obiettivi
  che si  è  prefissata;  una  legge  finanziaria che, peraltro, ha
  avuto   un   iter   parlamentare   abbastanza  anomalo,  che  noi
  dell'opposizione  abbiamo  denunciato;  un'iter che certamente ha
  visto  compiere determinate violazioni del Regolamento e comunque
  ha visto  che certi comportamenti non possono essere ritenuti dal
  punto di vista  politico  accettabili se è vero, come è vero, che
  nella Commissione Bilancio allorché  si è proceduto allo stralcio
  di alcune norme  che  è  stato ritenuto per ora mettere da parte,
  non si  è  presa in considerazione tutta una serie di emendamenti
  aggiuntivi che  erano  stati  proposti  dalla  opposizione.
       In  particolare  mi  riferisco  ad  alcuni  emendamenti  che
  riguardavano la  soppressione di una serie di comitati, di organi
  collegiali,  che  era  indispensabile,  che  avrebbe  qualificato
  questa  finanziaria  perchè  questo  doveva  essere  l'obiettivo,
  quello  dello snellimento e soprattutto quello della eliminazione
  di comitati e di commissioni e di organi collegiali assolutamente
  inutili, pletorici,  costosi, che non servono a nulla, che creano
  complicazioni  nell'attività  burocratica di questa regione e che
  servono  soltanto  a  spendere  denaro  senza  ottenere risultati
  concreti.
       Ebbene, questi  emendamenti  aggiuntivi  sono stati messi da
  parte   così   immotivatamente,   non   sono   stati   dichiarati
  improponibili o inammissibili, ma con un colpo di mano sono stati
  esclusi  dalla trattazione e dall'apprezzamento della Commissione
  Bilancio.
       E allora, vedete,  anche  questo è un fatto che vizia questa
  manovra che  è  stata  proposta,  questa  finanziaria che è stata
  proposta dalla maggioranza di centrosinistra.
       Il   mancato   apprezzamento   in   commissione   di  questi
  emendamenti per  noi  è  un fatto assolutamente grave che abbiamo
  già denunciato  presso  gli  organi  di informazione, che abbiamo
  anche denunciato  in  conferenza  dei Capigruppo ieri sera, è una
  qualcosa di  grave  che  deve  essere  evidenziata,  deve  essere
  portata a  conoscenza  non  soltanto  dell'Aula  ma, soprattutto,
  dell'opinione pubblica.
       E, allora, siamo in presenza di una formula politica che non
  è all'altezza  di  potere gestire ormai il governo della Sicilia.
       Un governo che  doveva  essere affidato a mani diverse e che
  il popolo  siciliano,  per  la  verità,  aveva  affidato ad altri
  soggetti  politici.
       Quindi una  formula  che  proviene  da  un  tradimento,  una
  formula  che   proviene  non  da  una  legittimazione  del  corpo
  elettorale, una formula  che è nata male ed essendo nata male non
  è in  grado  di  potere  continuare  a potere amministrare questa
  Sicilia, perchè  questa  Sicilia  aveva  bisogno  di  qualcosa di
  diverso, di  una formula politica diversa che era quella, ripeto,
  voluta dagli elettori.
       Ebbene, abbiamo  visto  come  le  cose  sono andate, abbiamo
  visto come  si sta comportando questa maggioranza che propone una
  legge finanziaria che non è in grado di raggiungere gli obiettivi
  che si è prefissata.
       Noi,   per  esempio,  sembra  assolutamente  inopportuna  la
  previsione  in   un   articolo   di   questa   finanziaria  della
  soppressione o  della  trasformazione  dell'EAS  in  società  per
  azioni, non  perchè  noi  siamo contrari alle privatizzazioni, li
  vogliamo, ma non si  può  così con un semplice articolo in cui si
  dice "l'EAS viene trasformata in società per azioni" risolvere il
  problema.
       Il problema delle acque in Sicilia è un problema gravissimo,
  è un  problema  importantissimo  perchè  non  possiamo  correre i
  rischi che la gestione delle acque...

     LO   GIUDICE ,   assessore per il territorio e l'ambiente.  Lo
  abbiamo ripreso dal Governo precedente.

     LA GRUA . Ma  non  va  fatto  in questo modo, va fatto con una
  legge organica,  perchè  bisogna  stare  attenti a come si fa una
  legge di questo tipo.
       Perchè   bisogna   preoccuparsi  soprattutto  del  personale
  dell'EAS, che fine  andrà a fare, dobbiamo dare delle garanzie ai
  lavoratori ed è  quello  che  manca  in  questa  legge, in questa
  finanziaria,  una  attenzione  al  mondo  del  lavoro.  E'  stato
  completamente trascurato il mondo del lavoro, dei lavoratori, ma,
  soprattutto, ripeto,  il  problema  delle  acque  non  può essere
  risolto con  una legge che stabilisce senza alcuna garanzia senza
  una legge  organica  che  l'EAS  viene trasformata in società per
  azioni.
       Non è questa la finanziaria che si aspetta la Sicilia, non è
  questa la finanziaria che è indispensabile per cercare di mandare
  avanti quest'Isola,  non è questa la finanziaria che noi volevamo
  e della quale il popolo siciliano aveva bisogno.
       E allora,  veramente  le  critiche  che sono state mosse dai
  colleghi che mi  hanno preceduto sono critiche che vanno al di la
  dell'appartenenza politica,  ma sono delle critiche obiettive che
  evidenziano come  ci  sia  una  maggioranza  incapace,  ci sia un
  governo che  non  è  all'altezza  di  gestire questa Sicilia che,
  ripeto, ha bisogno  di  ben altri uomini, ha bisogno di ben altre
  formule   politiche,   ha  bisogno,  soprattutto,  di  iniziative
  concrete   per   cercare   di   risolvere   il   problema   della
  modernizzazione di  questa  Sicilia  che  ancora  annaspa  fra  i
  meandri di una burocrazia che è veramente elefantiaca e che frena
  ogni azione di sviluppo e di crescita di questa Sicilia.
       Bisogna, quindi, creare regole nuove, bisogna veramente dare
  un quadro  diverso,  soluzioni  diverse,  quelle che sono mancate
  fino a questo momento a questo maggioranza, e, del resto, non può
  questa maggioranza con  i numeri risicati che ha andare avanti se
  non vivacchiando, se  non vegetando e non è questo  quello di cui
  ha bisogno la Sicilia  e che ha bisogno di un governo stabile, di
  un governo serio,  di un governo che abbia la forza e la capacità
  di affrontare  con  coraggio quelle che sono le problematiche che
  affliggono la  nostra  Sicilia, che affliggono i siciliani. Bene,
  questo Governo ha dimostrato in tante occasioni, quotidianamente,
  questa  incapacità  a  rappresentare qualcosa che possa veramente
  costituire un  futuro positivo per la nostra Sicilia; ecco perchè
  noi rivolgiamo  queste critiche a questa 'finanziaria', certo, da
  un  punto   di   vista  programmatico  alcune  norme  sono  anche
  condivisibili, ma  non  basta potere condividere alcune norme per
  esimerci dal  formulare  le  critiche  che  stiamo facendo ad una
  finanziaria che  è del tutto inadeguata a costituire quel sistema
  di ridimensionamento  della  spesa, di contenimento della spesa e
  nello spesso tempo di incremento delle entrate.
       Allora,  che  cosa  ci  resta  da  fare? Ci resta da fare di
  approvare  un  bilancio,  ma non certamente questa 'finanziaria',
  una finanziaria che non può essere portata avanti, che il Governo
  dovrebbe   avere  il  coraggio  di  ritirare  dignitosamente,  di
  ritirare  per  affrontare il bilancio che poi ci possa consentire
  di   pervenire  alla  caducazione  di  questo  Governo  che  deve
  dimettersi  perchè  non  è  in  grado  di potere rappresentare la
  soluzione dei problemi che affliggono il popolo siciliano.
       E  allora  Alleanza  nazionale  ribadisce  attraverso il mio
  intervento,  ma con quelli degli altri colleghi che interverranno
  sicuramente meglio di me, ribadisce la opposizione netta e decisa
  ad  una  legge  finanziaria  che  -  ripeto  -  non è in grado di
  risolvere  i  problemi  per  cui  è  stata predisposta e invito,m
  ancora  una  volta, questo Governo assolutamente incapace, questo
  Governo  non  all'altezza  del compito che dovrebbe affrontare, a
  dimettersi  perchè  attraverso le dimissioni di questo Governo si
  possa  pervenire ad una soluzione diversa che possa rappresentare
  una  prospettiva  migliore  per la nostra Sicilia e per il popolo
  siciliano.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Pezzino. Ne ha
  facoltà.

     PEZZINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, da ogni parte
  viene segnalato  un arresto dei fermenti inflazionistici e ciò in
  questo delicato momento che ci vede impegnati a varare l'utile ed
  indispensabile  per  l'economia dell'Isola strumento finanziario,
  dovrebbe metterci  al  riparo  da  possibili  tentazioni,  di far
  precipitare   dibattito   d'Aula   in   pantanosi  e  strumentali
  tatticismi d'altri tempi.
       Le   manifestazioni  di  piazza  che  interessano  non  solo
  i precari,  ma  tutte  quelle categorie che vedono compromessa la
  loro  stabilità  occupazionale,  devono spingerci ad una seria ed
  attenta  analisi  economico-finanziaria  atta  ad  impedire gravi
  ripercussioni sull'ordine pubblico.
       Nella  nostra  Regione  la  situazione  occupazionale non ha
  conosciuto  in  questi  tre  anni, che ha visto protagonisti, con
  responsabilità  diverse,  la quasi totalità delle forze politiche
  rappresentate in questa XII Legislatura, sensibili miglioramenti.
       La  politica di rigore che questo Governo regionale intende,
  giustamente,  portare  avanti, determinerà inevitabilmente ancora
  ulteriori  disagi  e  malcontento,  specie  per  i tagli comuni e
  soprattutto  per  l'impatto  che si abbatterà sulle categorie più
  deboli  e  quelle  persone  che  per  fatalità  anagrafica, tropo
  giovani  per  andare  in pensione, troppo anziani per entrare nel
  mondo del lavoro, sono considerate non produttive e da rottamare.
       E  non  è  possibile  pretendere  che  questi ultimi possano
  comprendere  ed  accettare  che  i  loro  sacrifici  servono  per
  determinare  la  crescita  economica  della  nostra  Isola. A mio
  avviso, è proprio in questa fase, quando il resto della Nazione è
  proiettato a confrontarsi con i partners europei che è necessario
  da  parte  di  questo  Governo regionale finalizzare le politiche
  economiche  ad  una  maggiore  coesione  e  protezione sociale da
  attuare     anche  attraverso  un  adattamento  dei  tradizionali
  strumenti del  Welfare  state.
       Tutti  noi  riconosciamo  comunque  la  necessità  che  tale
  adeguamento  sia vincolato a stringenti vincoli di bilancio. Ma è
  anche vero che i parametri di convergenza fissati dal Trattato di
  Maastricht per la realizzazione dell'unione economica e monetaria
  non possono far  pagare  un conto così elevato ai siciliani per i
  costi sociali connessi.  Per questo motivo bisogna di conseguenza
  avviare  un  serio  processo  di  revisione  critica  dell'intera
  materia finanziaria, per evitare che scelte definite coraggiose o
  i   cosiddetti  "patti  d'onestà"  invocati  da  taluni,  possano
  produrre  effetti  negativi  sulla  stabilità  economica  e sulla
  libertà  dal   bisogno   del   popolo  siciliano.  La  stasi  che
  caratterizza  dall'inizio  dall'inizio  di questa XII legislatura
  gli investimenti  e l'attività del comparto edile ha continuato a
  riflettersi    sull'intera   economia,   perpetuando   la   crisi
  dell'indotto e  soprattutto causando il mancato innesto di spinte
  moltiplicative  che  accelererebbero  un più generale processo di
  ripresa.
       Ed  è  in  questa  direzione  che  il Governo regionale deve
  produrre  ogni  tentativo utile per il completamento delle grandi
  opere  pubbliche con priorità della rete stradale e l'avvio delle
  procedure   d'urgenza  per  l'incremento  dell'edilizia  popolare
  convenzionata.  E  tenendo  sempre  presente  il  pericolo  delle
  infiltrazioni mafiose che ogni cospicuo movimento di denaro rende
  possibile   determinando   scelte   coraggiose   che   permettono
  un'asettica partecipazione agli appalti pubblici e una condizione
  di  tranquillità  per  le  sane  e  operose  imprese che vogliono
  investire nell'Isola.
       Non  è  possibile, a mio avviso, perdere ulteriormente tempo
  per  arrestare  questa  emorragia  occupazionale.  Il  caso degli
  occupati sta interessando sempre più tutti i comparti. La notizia
  della  stampa  di  oggi  sono allarmanti. Nella nostra Regione si
  calcola  che  gli  occupati  sono  pari ad 1.287.000 unità, circa
  2.000  unità  in meno dell'anno precedente e circa 50.000 mila in
  meno  rispetto  al  1996.  Il  calo  occupazionale è dipeso dalla
  flessione    subita    da    settori   direttamente   produttivi.
  L'agricoltura  ha  perduto  6.000  addetti,  meno  3-4 per cento;
  l'industria, in senso stretto, 4.000, meno 3-6 per cento, e 6.000
  le  costruzioni,  meno  4 per cento. Il tasso di disoccupazione è
  ulteriormente  aumentato  risultando  4 volte più alto quello del
  Nord.
       Credo,  signor  Presidente,  che  ogni  altra mia parola sia
  superflua. Ma comunque spero, onorevoli colleghi, che questi dati
  possano  farci riflettere sulle nostre responsabilità nel momento
  in cui siamo chiamati a votare le norme finanziarie della Regione
  che  determineranno  in  ogni  caso un'attenzione di quanti ormai
  sperano per la loro precaria situazione.

     PRESIDENTE.  Come  precedentemente concordato, dichiaro chiuse
  le iscrizioni a parlare.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.

     PROVENZANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
  Assessore  per il bilancio e le finanze, avrei voluto intervenire
  in  questa  discussione  generale  senza  dire  nulla  di mio, ma
  leggendo  pari  pari  quelli  che  furono  gli  interventi che il
  Presidente    Capodicasa,    allora   capo   dell'opposizione   e
  l'onorevole  Piro  anch'egli  capo  dell'opposizione  ed  esperto
  finanziario,  tennero  in  occasione  della  finanziaria  del mio
  Governo.
       Avrei  voluto  leggerli  ed  impiegare  i  20 minuti del mio
  intervento  leggendo esattamente quello che allora fu detto, come
  fu  attaccata  la  stessa logica di finanziaria, come si riteneva
  assurdo  ed  impossibile  per  questa  Regione portare avanti una
  legge finanziaria.
       Credo  che  sarebbe  stato, come dire, edificante per capire
  come  cambiate  le  posizioni  alla  fine  ciascuno dice tutto il
  contrario di  tutto, ed  è  uno  degli  elementi  per  cui questa
  Assemblea e questa Sicilia di fatto sia impantanata.
       Non  ho  voluto  rileggere  perché  credo,  anzi sono certo,
  quegli  interventi  sono  agli  atti, ciascuno può leggerli e può
  verificare il  rapporto  tra  ciò  che allora si diceva e ciò che
  oggi le stesse persone dicono.
       Mi  si  permetta solo di ricordare qualcosa perché credo che
  nella  storia  di  questa  Regione,  nella  storia soprattutto di
  questa legislatura, alcune cose vadano ricordate e dette.
       Io   ricordo   come  allora  sia  il  Presidente,  l'attuale
  Presidente  della  Regione  e  l'attuale  Assessore alle Finanze,
  gridarono  allo  scandalo  del fatto che si proponeva l'esercizio
  provvisorio  ed  io  ricordo  che fu lanciata una crociata contro
  quel  Governo  perché  aveva  sostenuto  che  non  si  sentiva di
  affrontare  il bilancio se non preceduto da una legge finanziaria
  e che pertanto bisognava andare ad esercizio provvisorio.
       Furono    scagliati   strali   nei   confronti   dell'allora
  Presidente,  di  quel Governo sostenendo che la Regione siciliana
  era oramai allo sbando, che non si poteva più pagare nessuno, che
  l'esercizio  provvisorio era la più grande iattura che la Regione
  poteva avere.
       Oggi  siamo  nella stessa condizione, mi si permetta di dire
  ancora  più  aggravata, perché allora l'esercizio provvisorio era
  stato previsto  per  4 mesi e scadeva a fine aprile, e durante il
  marzo  di quell'anno si discuteva della finanziaria; noi siamo al
  24  di  marzo  del  1999, l'esercizio provvisorio terminerà tra 4
  giorni,  fra  5  giorni, sostanzialmente dal calendario approvato
  ieri  dalla  Conferenza dei Capigruppo noi arriveremo a discutere
  la    proroga    dell'esercizio    provvisorio    alla   scadenza
  dell'esercizio  provvisorio stesso, cioè il 30 di marzo senza che
  ancora si sia iniziata la discussione sulla finanziaria.
       Per   cui  se  allora  scandalizzò  o  scandalizzava  quella
  posizione  figuriamoci  oggi  che  cosa e come questa opposizione
  dovrebbe gridare  e  sommuovere le folle in in Governo, contro un
  Governo che in assenza di bilancio, perché questa è la verità, si
  cincischia  ancora  nel portare avanti questa che permettetemi di
  dire non  è  una  finanziaria. Non è una finanziaria e vi dirò il
  perché, a  mio parere, in una condizione di tragedia economica di
  questa Regione.
       Vedete,  leggere  che  la  disoccupazione  è arrivata al 28%
  quando mi  si  permetta  di  dirlo perché alcune cose vanno anche
  dette,   il   Governo   è  responsabile  perché  diciamo  che  le
  responsabilità  sono  del Governo oppure possiamo andarcene tutti
  perchè non  siamo classe dirigente. Con una disoccupazione che in
  Sicilia era scesa sotto  il 25 per cento - questa è la verità dei
  fatti -  oggi  la  disoccupazione  è  galoppante.  Non abbiamo di
  fatto un  bilancio,  non  c'è neanche un'ipotesi di formazione di
  questo bilancio, cincischiamo su questa finanziaria.
       Vedete, onorevoli colleghi, io credo che bisogna anche avere
  il senso  delle  proporzioni,  perchè altrimenti, a questo punto,
  riteniamo che  la nostra autonomia sia tale da potere controllare
  tutte  le  variabili  finanziarie economiche del sistema Sicilia,
  cosa che di  fatto  non è. E allora all'articolo 1, che parla del
  documento  di  programmazione economica finanziaria, quasi che la
  Regione  siciliana  fosse  in  grado  di  potere  controllare  le
  variabili  finanziarie  economiche  della Regione, è veramente un
  obiettivo assolutamente  irraggiungibile. E' un po come "la pulce
  con la  tosse".  Quando  io  leggo  al  punto  C):  gli obiettivi
  definiti in  rapporto delle previsioni del prodotto interno lordo
  del fabbisogno della Regione, delle aziende di tutti gli enti del
  settore eccetera,  dimenticando  che  questi  enti  e  che questi
  settori, dimenticando  che  il  cento  per cento per tutti questi
  enti gli investimenti e le spese sono solo di personale, e quindi
  di fatto non vi è alcun tipo di elasticità, che all'interno delle
  variabili finanziarie  della  Regione  quasi  il  cento per cento
  ormai è di  spesa corrente, e gran parte per stipendi, è evidente
  che dir questo è solo "aria fritta".
       Per cui  o si interviene a monte nel modificare i meccanismi
  globali e  complessivi,  ovvero  noi possiamo dire che la Regione
  siciliana quasi che abbia la capacità di intervenire sulle grandi
  variabili che  fanno la politica economica, che sono le variabili
  finanziarie in  termini di fiscalità, e le variabili monetarie in
  termini  di  controllo  della moneta, sostanzialmente l'obiettivo
  del primo  articolo, dell'articolo 2, sembra un obiettivo - mi si
  consenta di dire - irraggiungibile, è la "pulce con la tosse" che
  tenta  di   andare   oltre  quelle  che  sono  realmente  le  sue
  possibilità.
       Perchè io dico che questa non è una finanziaria? Perchè è un
  prodromo alla finanziaria.  Cioè quando l'articolo 3 dice che tra
  gli obiettivi  della  legge  finanziaria  -  che  poi  è il punto
  cruciale -,  al  punto B) si dice: alla determinazione del limite
  massimo del  ricorso  al  mercato  finanziario,  e siccome questa
  finanziaria non determina questo limite, di fatto questa non è la
  finanziaria.
       Cioè tutti  ci  attendiamo  e tutti ci aspettiamo, così come
  avvenne nella  finanziaria del mio Governo, che il primo articolo
  è: "Il  ricorso  al  mercato finanziario per l'anno 1999, sarà di
  lire x". Questo onorevole Piro non c'è.

     PIRO, assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze. Lei non lo
  vuole .

     PROVENZANO. Onorevole  Piro, la prego . E allora diciamo delle
  cose  assolutamente chiare: la legge finanziaria, onorevole Piro,
  che lei  propone,  e  che  deve  determinare  come primo punto il
  ricorso al  mercato  finanziario  non lo determina, ergo, uno dei
  punti   principali   della  legge  finanziaria  in  questa  legge
  finanziaria non c'è.

     PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Se si prevede di
  introdurre nella finanziaria è perch' questa non c'è.

     PROVENZANO. Allora  io  l'invito  a fare la legge finanziaria.
  Cioè  ci   dica   per  il  1999  qual è  il  ricorso  al  mercato
  finanziario.
       Allora è all'interno della finanziaria che si determinano le
  manovre  che correggono il bilancio '99 così come predisposto per
  arrivare  a un deficit del buco o dell'avanzo finanziario. Perché
  questa  non  è  la  finanziaria  ed è in re ipsa perché lei dice:
  'All'articolo  3  (  legge  finanziaria)  con  le modalità di cui
  all'articolo  1 alla determinazione del limite massimo', però qui
  io  non  leggo  'limite  massimo';  delle  due  l'una.  O voi non
  sapete  qual  è  il  meccanismo  che  ne  conseguirà  con  la sua
  approvazione,  oppure  di fatto io credo che di legge finanziaria
  noi non possiamo parlare. Allora, fintantoché lei non ci dice con
  questa  manovra qual è per il '99 il limite di indebitamento...Io
  no  so  di  fatto,  tanto  è vero che non esiste disegno di legge
  finanziario che non determini al primo articolo qual è il buco di
  bilancio.
       Ora, io credo  che  all'interno  di  questo disegno di legge
  finanziario  oltre a  quanto  ho  appena  detto,  che  mi  sembra
  importante e fondamentale,  vi  sono  alcuni  punti  che di fatto
  nulla hanno a che fare con le entrate o con le uscite, perché una
  legge finanziaria urgente,  se  è  urgente,  e  lo  è  perché non
  abbiamo il  bilancio,  abbiamo  ormai  la scadenza dell'esercizio
  provvisorio, dovrebbe  limitarsi  a  questi  interventi, di fatto
  tratta un po' di tutto. E quello, per esempio, che mi stranizza -
  e io vorrei un  attimo porre l'attenzione appunto all'articolo 8,
  comma 5, dove si prevede il maquillage patrimoniale e finanziario
  di questa Regione. Cioè i  beni  di  cui  all'articolo  1,  tutti
  quelli immobiliari,  suscettibili  di  valutazione economica sono
  iscritti nel rendiconto  patrimoniale  della  Regione  in base ai
  valori  rivalutati  risultati  all'anagrafe  dei  beni  medesimi.
  Certo,  va  bene,  rivalutiamo,  rivediamo  quanto  è  il  nostro
  patrimonio,  non vorrei  però  che  attraverso  questa  opera  di
  rivalutazione  solo  nominale   di   fatto   noi  operassimo  una
  rivisitazione del nostro bilancio individuando chissà quali forme
  di teoriche entrate.

     DI  MARTINO , presidente della commissione e relatore. Lei che
  è un aziendalista dovrebbe essere d'accordo

     PROVENZANO. Non sono d'accordo  perché  una  cosa è in termini
  patrimoniali ed economici  riferiti  ad  una  società per azioni,
  un'altra cosa è quello di  operare  operazioni di maquillage e di
  rivalutazioni sostanzialmente  fittizie  che  possono  consentire
  maggiori spese soprattutto  quando questo poi alla fine diventano
  spese correnti.
       Andiamo alle privatizzazioni.  Vede,  onorevole  Piro, io mi
  chiedo  una  cosa.  E'  una  legge  finanziaria,  per  carità  le
  privatizzazioni sono un  elemento  cardine della nostra filosofia
  di pensiero e direi che  nel  mio  governo  questo  credo è stato
  concretizzato nei fatti, però,  in  una legge finanziaria che non
  sia una legge di privatizzazioni ciò che importa è il gettito che
  si  crea,  ovvero  una  riduzione   di   spese.   Di  per  sé  la
  trasformazione di un ente da  ente  pubblico a società per azioni
  sostanzialmente non comporta  nulla  in  termini  di riduzione di
  costi o di maggiori entrate.  Allora,  che  l'Ast  o  che  l'Ente
  acquedotti siciliani debbano  essere  trasformati  in società per
  azioni per una  loro privatizzazione, diciamo nulla quaestio, poi
  ne possiamo e ne potremo  discutere  a lungo, il problema è: cosa
  c'entra  all'interno di  un  disegno  di  legge  finanziario  che
  dovrebbe ridurre i costi o  aumentare le entrate? Perché bene che
  vada, onorevole Piro, lei sa  che  trasformare  l'Ast  o l'Eas in
  società per azioni  impiegherà  sicuramente  molto  più  del 1999
  ormai in grande stato avanzato.
       Questo no, ma  non  nella finanziaria che lei mi dice essere
  fondamentale per sistemare i conti  del 1999, tanto è vero che va
  benissimo.  Ma se lei  ben  ricorda  nella  finanziaria  del  mio
  Governo si parlò delle  privatizzazioni in termini di cessioni di
  pacchetti azionari, quindi di  aziende già pronte e rimandando ad
  un'altra  legge quella  che  era  la  trasformazione  degli  Enti
  economici o la liquidazione degli Enti economici. Lei non può far
  credere a nessuno che riuscirà  a  trasformare  l'AST  o l'EAS in
  società per azioni entro il 31 dicembre 1999, né tanto meno potrà
  far credere a nessuno che  da  questa trasformazione lei non avrà
  solo costi che saranno le  perizie  ed  i  periti,  che saranno i
  costi dei tribunali che saranno  tutto  quello  che lei vuole, ma
  sicuramente non avrà né una  riduzione di costi, né una riduzione
  di  ricavi.  Pertanto,   pur   accettando   la   filosofia  delle
  privatizzazioni che lei inserisce  nel  testo, mi creda non serve
  assolutamente a niente.
       Non  vorrei   che  servisse  a  qualche  altra  cosa  questa
  operazione sull'Ente  acquedotto siciliano, collegata alle famose
  reti idriche e a tutto  quello  che  è  collegato alla cosiddetta
  emergenza  idrica  sulla quale  potremmo  e  dovremmo  aprire  un
  grandissimo articolo
       Poi,  vede,  onorevole   Piro, lei  non  ci  dice  un  fatto
  fondamentale  del   processo   delle   privatizzazioni   e  delle
  trasformazioni, lei  non  ci  dice  come si trasformeranno queste
  aziende.
       La trasformazione di  un ente pubblico in società per azioni
  cosa comporta? Che  rimarrà  l'AST,  che conferirà i beni all'AST
  SpA o che l'EAS che  trasferirà  e  conferirà  i beni all'EAS SpA
  trasformando, quindi, queste società in finanziarie delle aziende
  operative? Oppure sarà la Regione,  che non si sa come, conferirà
  cancellando questi enti?
       Questi sono  fatti  importanti, perché quando lei ha scritto
  questo senza dire  qual è il percorso, questa legge, anche quando
  passasse sarà più  di  confusione perché non individuerà come lei
  andrà a predisporre la trasformazione in SpA.
       I percorsi giuridici  per  far  sì  che  una società diventi
  società  per  azione  sono  'n.  +  1'.  Qual  è  quello  da  lei
  individuato?  E poi, cosa pensa  di  conferire  o  di  portare  a
  queste  società,   parlando   dell'AST   o  dell'Ente  acquedotti
  siciliano?  Porterà  solo   la  gestione  o  porterà  anche,  tra
  virgolette, la proprietà di  una  serie  di  invasi,  di condotti
  eccetera?
       Questo è il punto  sostanziale che va chiarito e lei qua non
  lo chiarisce. Allora, vorrei capire  qual  è il motivo per cui si
  parla di una trasformazione senza dire come questa trasformazione
  debba essere fatta e perché si parla di trasformazioni del genere
  in una finanziaria che di fatto, da trasformazioni del genere non
  otterrà una lira se non delle spese per giungere ad essa.
       Mi si permetta anche per esempio un altro punto, dove invece
  il Governo avrebbe  dovuto  intervenire  e  non mi sembra che qua
  intervenga; vede, onorevole Piro,  lei  sa  benissimo,  e  chi ne
  parla  fa  pure  l'agricoltore   e  quindi  si  trova  in  queste
  condizioni, che esistono  mutui  di  miglioramento  fondiario,  e
  parlo  solo  di questi,  contrattati  allora  al  18-15%  su  cui
  l'imprenditore paga il 4,50% e  la  Regione  continua a pagare la
  differenza  tra  il 4,50% e  il  18-19%  anche  20-21%;  vi  sono
  banche che sostanzialmente  oggi  hanno queste condizioni:  mutui
  congelati al 18, 19, 20  per  cento  e  la  Regione  paga  questa
  differenza.
       Questo è un punto  su  cui  lei,  onorevole  Piro,  dovrebbe
  invece  intervenire, dovrebbe  aprire  tutto  un  grande,  enorme
  dibattito e dialogo sul sistema bancario per ricontrattare questi
  mutui. Oggi i mutui infatti non hanno più quei tassi, perché oggi
  un tasso agevolato che  l'imprenditore  paga è superiore a quello
  che  è  il  tasso  di  mercato  con  il  quale  oggi  si  possono
  ricontrattare alcuni mutui, e lì vi sono centinaia e centinaia di
  miliardi, dove realmente una finanziaria dovrebbe intervenire.
       Onorabilità, onorevole Piro,  io dico c'è sempre, io sono un
  autonomista convinto, ma non  credo  che mai e poi mai in Sicilia
  il  Presidente  del  Banco  di  Sicilia  con  sede  possa  essere
  accettato  dalla  Banca   d'Italia   se  non  ha  i  requisiti  e
  l'onorabilità

     PIRO, assessore per  il  bilancio  e  le finanze. Infatti, c'è
  stata già rifiutata la nomina  di  un  presidente al Consiglio di
  amministrazione del anco di Sicilia

     PROVENZANO.  Ecco, esatto, per cui è evidente che questa legge
  non ha i requisiti perchè ha valenza non italiana, ma europea...

     PIRO, assessore per  il  bilancio  e  le finanze.  Appunto, ci
  adeguiamo a quella europea, presidente.

     PROVENZANO.  ...  perché  il  concetto  di  onorabilità  degli
  amministratori di banche, ormai ha superato la legge bancaria del
  1936 e quindi, ha  superato  tutti  i  limiti che allora potevano
  esserci alla Regione siciliana,  e  noi oggi diciamo che a questo
  punto anche in Sicilia bisogna avere l'onorabilità.
       Onorevole Piro, chiudo  perché  il  tempo  è trascorso e non
  voglio rubarne altro.
       Una   domanda   le   devo   fare  perchè  questo  mi  sembra
  fondamentale  finendo  così  come  ho cominciato. Vorremmo sapere
  qual è  il  limite di indebitamento del 1999, se sta alla base la
  stessa formazione della legge finanziaria e lei stesso assume, la
  legge finanziaria determina come primo punto questo.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  la  seduta  è  sospesa  e
  riprenderà alle ore 17.00.
       Il primo iscritto a parlare sarà l'onorevole Aulicino.

       La seduta,  sospesa alle ore 13.43, è ripresa alle ore 17.03)

    La seduta è ripresa.
       Constatata   l'assenza   dall'Aula  dei  deputati,  sospendo
  ulteriormente la seduta per dieci minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 17.05,  è ripresa alle ore 17.22.)

    La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


            COMUNICAZIONE DI ADESIONE A GRUPPO PARLAMENTARE.

     PRESIDENTE.  Comunico che, con nota del 23.3.1999, l'onorevole
  Ascenzio   Maria   Catena   MAESANO   ha   dichiarato,   a  norma
  dell'articolo 23 del Regolamento interno, che intende appartenere
  al Gruppo parlamentare 'Partito Popolare Italiano' (PPI).
       L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


     RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 884/A-STRALCIO

     PRESIDENTE.  Si  riprende  la discussione generale del disegno
  di legge  "Misure  di finanza regionale e disposizioni in materia
  di programmazione, contabilità e controllo" (n. 884/A-stralcio).
       E'   iscritto  a  parlare  l'onorevole  Stancanelli.  Ne  ha
  facoltà.

     STANCANELLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, non mi
  attarderò  nel  mio  intervento  a  valutare  le  conseguenze  di
  carattere  economico  e  finanziario  che questo disegno di legge
  avrà per le finanze della Regione, in quanto l'onorevole Tricoli,
  stamattina,  con un intervento abbastanza concreto e puntuale, ha
  dato completa documentazione di come questo disegno di legge stia
  servendo   alla   maggioranza   per   dare   di   sé  un'immagine
  all'opinione pubblica siciliana di modernità e di concretezza ma,
  in effetti,  è  solo  immagine  perché  di  risultati economici e
  finanziari   concreti    l'onorevole   Tricoli   ha   dato  ampia
  dimostrazione,  ripeto.
       La Regione forse avrà, dando per scontato un introito di 100
  miliardi e  una  diminuzione  di  spese  di  70 miliardi, avrà un
  reflusso positivo di 170 miliardi circa.
       Ecco quindi  che la famosa finanziaria dei 1.000 miliardi si
  riduce a  ben  povera cosa e attendiamo le risposte che in questa
  sede e in  questo  senso  potrà dare il Governo e, per il Governo
  l'Assessore per  il  bilancio  e  le finanze, per rispondere alle
  puntuali critiche che l'onorevole Tricoli stamattina ha fatto.

     DI   MARTINO ,   presidente   della  Commissione  e  relatore.
  Puntuali non critiche..

     STANCANELLI.   Puntuali.   Puntuali   e   concrete,  onorevole
  Presidente   della   Commissione,   che  mi  sorprendo  a  vedere
  particolarmente   accanito   in   questa   diatriba,  che   si  è
  correttamente instaurata tra maggioranza e opposizione, in quanto
  ritenevo  che, pur appartenendo allo schieramento di maggioranza,
  fosse almeno  un  po' al di sopra delle parti e rappresentasse la
  Commissione nella sua interezza.
       Vedo,  invece,   che   un   certo  nervosismo  lo  parta  ad
  interrompere  tutti i deputati dell'opposizione, comunque... sarà
  il suo carattere
       Io  ritengo  che  il  problema  sia essenzialmente politico.
  Questa maggioranza  ha  bisogno di avere una 'foglia di fico' che
  possa  presentare  alla  pubblica  opinione e all'elettorato - ci
  stiamo avvicinando  al referendum che ha una certa importanza per
  le sorti  della democrazia bipolare in Sicilia e ci avviciniamo a
  grandi  passi  anche  alle  elezioni  europee  -  allora,  questa
  maggioranza  così  composita,  così omogenea nella disomogeneità,
  perchè vi  è  tutto ed il contrario di tutto all'interno di essa,
  ha bisogno  di  portare  questo  stemma per dire "abbiamo fatto",
  visto che  non  è  stata fatta ancora nessuna legge vera, serie e
  concreta da  questa  maggioranza  dopo quasi sei mesi di governo,
  vogliono portare  qualcosa  a casa.  Ma, ecco che abbiamo dato la
  dimostrazione e  la  prova  di come siamo in presenza di un nulla
  che viene così largamente decantato.
       Allora, il  problema  è  soltanto  politico
       Vorrei capire  e  vorremo  capire  nelle  prossime ore e nei
  prossimi giorni  come  potrà  essere  messa  insieme  la  volontà
  rinnovatrice  del  presidente  Capodicasa  e  dell'assessore alle
  finanze, e forse anche del presidente della Commissione Bilancio,
  con la  volontà, che  sicuramente  non  è  rinnovatrice, di certi
  settori della  maggioranza che, anche in Commissione Bilancio, ed
  io penso  che  il  Presidente  non era presente ma l'onorevole Di
  Martino è  stato  un  presidente  attento  e corretto, fino ad un
  certo punto, di  tutti  i lavori della Commissione.
       Ha visto  come  una  certa  parte  della maggioranza, che in
  questa  Aula oggi è rappresentata soltanto dall'onorevole Cintola
  che si  trova sempre in maggioranza e sempre capace di appoggiare
  un Governo  o  anche  altro e poi, fra l'altro, è il parlamentare
  che più  si  agita  quando  deve  appoggiare  la  maggioranza cui
  appartiene -  fra  l'altro è appartenuto a tutte le maggioranze -
  quindi è  sempre  un  piacere  vederlo  in servizio permanente ed
  effettivo;  debbo dire che gli fa onore essere sempre in servizio
  permanente  ed  effettivo,  fra  i  più  "aficionados",  se  così
  possiamo dire, della  maggioranza  di turno (state tranquilli, lo
  vedremo anche nella prossima  maggioranza  che ci sarà e sarà fra
  quelli più scalmanati, tra virgolette, politicamente ).
       Ecco,  a  cosa  abbiamo  assistito?  Abbiamo  assistito alla
  scenetta per cui il membro del Governo, l'assessore alle finanze,
  che si  batte per lo scioglimento dei cosiddetti enti inutili, ad
  un certo  punto  è  costretto  a  fare muro contro una componente
  importante  di  questa  maggioranza, anzi della componente che ha
  fatto  realizzare  in  Sicilia  il  miracolo  di  forze politiche
  battute dall'elettorato che oggi sono al governo della Regione.
       Non  dimentichiamo  che  l'onorevole Capodicasa è presidente
  della Regione,  ma  nello  stesso tempo è esponente di un partito
  politico che  in  Sicilia  ha raggiunto i minimi storici, il PDS,
  che oggi  è  alla  guida  del governo della Regione, oggi è nelle
  provincie - io mi scuso con i colleghi delle altre provincie - ma
  nelle  provincie  più  rappresentative,  da  un  punto  di  vista
  ovviamente  solo  quantitativo,  cioè  Palermo  e  Catania, ed ha
  raggiunto i minimi  storici,  il 3, 3,5, il 4,1 per cento, però è
  al governo della Regione, non grazie alle proprie forze ma grazie
  a quel nobile strumento che è diventato, non so se definirlo UDR,
  UDE - non so, perchè mi pare che ci siano delle liti in Tribunale
  (quindi non  vorrei  essere  chiamato  come testimone da coloro i
  quali oggi combattono al Tribunale di Roma per sapere se la sigla
  appartiene  ai  cossighiani,  ai mastelliani, ai buttiglioniani e
  via dicendo),  però  la  realtà  è  che oggi in questa Regione si
  governa  perchè  alcuni  personaggi  della vecchia politica hanno
  voluto rimanere al potere, cambiando le alleanze che l'elettorato
  aveva deciso  nel  1996,  e  oggi  mettono i bastoni tra le ruote
  anche   a  coloro  i  quali  all'interno  di  questa  maggioranza
  sicuramente  a parole e qualcuno - gliene debbo dare atto - anche
  con   i   fatti,  vorrebbe  cambiare  ed  invertire  la  tendenza
  disastrosa  che  in  Sicilia  vi  è  stata  negli ultimi decenni.
  Infatti,  ho  notato con piacere che una delle prime affermazioni
  della  relazione di presentazione del disegno di legge numero 884
  da  parte  del  Governo  era  quella  affermazione per cui questa
  finanziaria si collocava sulla scia delle precedenti finanziarie,
  la legge numero 6 del 1997 e la legge numero 5 del 1998.  Dice la
  relazione  -  l'ho  letta  e  riletta  attentamente - "l'opera di
  risanamento  in  Sicilia  si è iniziata con le leggi numero 6 del
  1997  e numero 5 del 1998 ...", cioè con le leggi finanziarie dei
  governi   di   centro-destra,  "...  e  noi  vogliamo  continuare
  sull'opera  intrapresa con quelle leggi".  Cioè, sostanzialmente:
  "noi  vogliamo  continuare  la  battaglia  di  rinnovamento  e di
  risanamento   che  i  governi,  i  tanto  vituperati  governi  di
  centro-destra, il Governo Provenzano ed il Governo Drago, avevano
  iniziato.
       Questo  è  il  biglietto  di  presentazione  di questa legge
  finanziaria,  ma  ha  trovato  il  suo  ostacolo,  ha  travato il
  "bastone tra le ruote" all'interno della stessa maggioranza.
       Il   Presidente   Di   Martino   sa  che  all'interno  della
  Commissione Finanze, pur con lo scontro aspro che i rappresentati
  dell'opposizione  hanno  fatto, perchè hanno il dovere di opporsi
  in  maniera  concreta, seria ed efficente alle impostazioni della
  maggioranza,  però  non  hanno  trovato una opposizione in quella
  impostazione che avrebbe visto l'eliminazione degli enti inutili,
  in  quella impostazione che avrebbe visto la privatizzazione, che
  avrebbe visto l'eliminazione di tutto quello che è stantio, che è
  passato,   di  tutto  quello  che  di  statalista  ancora  esiste
  nell'ambito della Regione siciliana.
       Ma,  quando ciò si è verificato, ecco che l'opposizione si è
  vista  soltanto all'interno delle forze che nell'ambito di questa
  maggioranza rappresentano il passato e vogliono tenere la Sicilia
  ancora ancorata al passato.
       Ecco perchè noi vi aspettiamo in Aula  nel  momento  in  cui
  andrà  discussa, articolo  per  articolo    ed   emendamento  per
  emendamento, questa legge finanziaria.
       Io vorrei capire perchè dobbiamo provvedere e procedere alla
  privatizzazione dell'Ente Acquedotto Siciliano, che non costa una
  lira alla Regione siciliana, e possiamo anche privatizzarlo e non
  dobbiamo  procedere  alla  privatizzazione  dell'IRCAC, che costa
  miliardi  e  miliardi  alla  Regione  -  in  questo senso abbiamo
  presentato  anche  degli  emendamenti  -,  perchè forse l'IRCAC è
  feudo  ben determinato e preciso di una parte politica e quindi è
  bene  che  continui  ad  essere statalizzato o continui ad essere
  pubblico,  perchè  è necessario che in quella nicchia di potere o
  di  sottopotere  continuino  a  governare o "sgovernare" coloro i
  quali  negli  ultimi  venti, trenta anni hanno fatto i guai della
  Sicilia.
       Questi   sono   i  problemi  che   noi   sottoponiamo   alla
  maggioranza, questi sono i problemi  che  noi  sottoponiamo  alla
  parte più attenta della maggioranza, cioè  a  quella  parte  che,
  forse solo a parole, si è battuta insieme a noi nella Commissione
  per la riforma della Statuto  per avviare  la  Sicilia  verso una
  scelta  bipolare: da una parte  il  centro-destra, dall'altra  il
  centro-sinistra; chi vince governa per  cinque  anni,  chi  perde
  controlla per prepararsi a governare nei prossimi cinque anni.
       Ecco perchè noi facciamo un  appello a  coloro  i quali sono
  stati  eletti  nelle  liste  della sinistra, del centro-sinistra,
  presentandosi coerentemente  agli  elettori  siciliani, chiedendo
  loro  il voto per amministrare  da  sinistra,  per  governare  da
  sinistra la Regione siciliana e non per governarla coloro i quali
  stanno oggi di qua, domani di  la  per avere soltanto la gestione
  non  del  governo o della cosa  pubblica  ma  del  potere  e  del
  sottogoverno in Sicilia.
       Ecco perchè gli emendamenti che  incominceremo  a depositare
  nelle  prossime  ore  e  che illustreremo  in  Aula  la  prossima
  settimana tenteranno di fare di questa finanziaria un qualcosa di
  positivo, così come lo stesso  Governo  ha  detto che voleva fare
  nella relazione introduttiva, per come  ho  avuto  modo  di  dire
  qualche minuto fa.
       Ecco perchè ritengo che non è  possibile  oggi,  in Sicilia,
  presentarsi all,opinione pubblica per vantarsi di una finanziaria
  che possa portare ordine  all'interno  della  finanza regionale e
  poi scontrarsi all'interno della  stessa  maggioranza  per  delle
  cose che sono soltanto becere, di cattivo gusto e meschine.
       Ecco perchè ritengo che  l'opposizione  abbia  fatto bene in
  queste ore, nei giorni scorsi,  a  far rispettare quelle che sono
  le prerogative costituzionali  dei  deputati dell'opposizione, ma
  dei  deputati  in  senso   largo,   perché   la  prerogativa  del
  parlamentare è quella di venire  in Parlamento e potere discutere
  ad   ampio  raggio,  senza   ristrettezze   né   di   tempo,   né
  regolamentari,  per  poter  esprimere  perfettamente  quelle  che
  sembrano essere per ogni parlamentare  le aspettative di coloro i
  quali il parlamentare stesso rappresenta.
       Ecco  perché è necessario che  ci  sia  data  una  regolata,
  perché  non è possibile che  qualche  esponente di questo Governo
  si sia convinto che è  diventato  il satrapo della sua provincia.
  Io annunzio, già in questa  occasione,  che  noi presenteremo una
  mozione  di sfiducia nei confronti  di  un  assessore  di  questo
  Governo che è convinto di poter fare  il bello e il cattivo tempo
  nella sua provincia, nel  suo  collegio  elettorale, chiamando le
  persone  e  dicendo  che  devono  parlare  con  lui  se  vogliono
  continuare a fare politica. Questo non è possibile
       Io  chiedo  al  Governo della  Regione,  a  coloro  i  quali
  all'interno di questo Governo hanno rappresentato, pur da opposte
  posizioni  politiche  nei confronti  della  destra  politica,  un
  sentimento  di rinnovamento, che  hanno  chiesto  i  voti,  hanno
  ottenuto i voti pur in  posizione  di  opposizione, ai governi di
  centro-destra, chiedo a coloro  i quali rappresentano quest'ansia
  anche da sinistra di far dare  una  regolata  a  coloro  i  quali
  all'interno  della  maggioranza  e  all'interno  della  compagine
  governativa credono di aver raggiunto un posto al sole per fare i
  piccoli  "ducetti"  nelle  loro  provincie.  Non  permetteremo  a
  nessuno  di  comportarsi in questo  modo  e  io  preannunzio  una
  mozione  di sfiducia nei  confronti  di  qualche  componente  del
  Governo, che è convinto che può continuare a comportarsi così.
       Avere conquistato il seggio di parlamentare e la funzione di
  assessore dovrebbe essere considerato  come  un posto per servire
  gli  interessi dei siciliani,  gli  interessi  dei  catanesi   in
  questo caso, e non per  servirsi  del  posto contro gli interessi
  dei siciliani e dei  catanesi  a  qualunque partito appartengono.
  Queste  cose  noi  non   le   consentiremo   e   le  denunzieremo
  all'opinione pubblica, come le  incominciamo  a  denunciare  qui,
  perché  non permetteremo a  nessuno  di  farsi  bassa  propaganda
  personale  con le istituzioni.  E  chiudo  questa  parentesi,  ma
  ritengo  che  sia  opportuno  che  il  Parlamento  siciliano  sia
  investito anche di questi  problemi, perché  la legge finanziaria
  nel suo spirito di rinnovamento,  così  come lo avrebbe concepito
  il  Governo,  deve essere  di  esempio  anche  nei  comportamenti
  politici da parte degli esponenti politici e di governo.
       Io  invito  il   Governo   a  stare  attento  a  quello  che
  l'opposizione dice questa  sera  nella  discussione  generale e a
  quello che dirà nei prossimi giorni, a guardare con attenzione ai
  problemi che verranno  posti  da  questo  podio,  ai problemi che
  verranno posti nelle  commissioni  di  merito,  ai  problemi  che
  verranno   posti    nella   Commissione   bilancio.   Perché,  se
  l'opposizione ha  il  dovere di fare l'opposizione, l'opposizione
  ha un significato nel  momento  in cui il Governo accetta, guarda
  con attenzione gli  stimoli, può anche respingerli, ma guarda con
  attenzione  gli  stimoli,   i   contributi  e  il  confronto  che
  l'opposizione pone, perché  se  invece  si  dovesse  attestare la
  compagine governativa soltanto in  una posizione di carro armato,
  per cui si deve andare avanti a  tutti i costi, senza dare nessun
  ascolto   alle  legittime   esigenze   che   l'opposizione   deve
  rappresentare, anche in relazione  agli interessi che rappresenta
  nella società siciliana, ecco che  saremmo  già in presenza di un
  regime che giustificherebbe, giustifica  i  comportamenti di quei
  componenti, di quei membri del  governo  che  sono convinti, come
  dicevo poco fa, di avere raggiunto un posto per prevaricare sugli
  interessi e sulle persone.
       Ecco   perché    faccio   un    invito,   pur   dai   banchi
  dell'opposizione, agli uomini  responsabili  del  Governo, perché
  ci dimostrino che è possibile  ancora in Sicilia, che è possibile
  ancora  nel  Parlamento siciliano  avere  un  confronto  serrato,
  critico, duro, aspro quando è  necessario, ma un confronto civile
  fra le forze di maggioranza e  le  forze di opposizione. Non deve
  essere  consentito  a  nessuno   essere   convinto  che,  essendo
  diventati governanti, possono fare  quello  che  vogliono  al  di
  sopra e, a volte, anche contro  le leggi.
       Ritengo  che  anche questo  sia  il  messaggio,  oltre  agli
  elementi  di carattere tecnico  che  questa  mattina  sono  stati
  affrontati e che sicuramente  altri  miei colleghi affronteranno,
  sia  il  messaggio  che la  parte  di  Alleanza  nazionale  vuole
  arrivare  al  Governo  della   Regione.
       Mi  rivolgo  anche alla  sensibilità  del  Presidente  della
  Regione, che, pur da opposte  posizioni  politiche,  si è trovato
  spesso in una situazione di  dover  difendere  la  moralità della
  politica  anche  in  contrapposizione   alle   nostre,  alle  mie
  posizioni politiche.  E mi  rivolgo  quindi  alla sua sensibilità
  politica non di presidente della Regione, ma di uomo politico che
  ha saputo fare e ha  fatto  l'opposizione  in  questo Parlamento.
  Non  è  possibile  tollerare   prevaricazioni.
       E allora, se le schermaglie  che  nei  giorni scorsi abbiamo
  avuto e che forse anche  avremo  in  quest'Aula,  nello  spirito,
  appunto,  della   dialettica   democratica,  possono  sicuramente
  dividerci,  mi  auguro  che  le  contrapposizioni,  anche  aspre,
  servano a migliorare il clima che in quest'Aula si deve respirare
  degli interessi dei siciliani,  nell'interesse dei siciliani.  Se
  questo sarete capaci di fare,  perché  noi ci assumiamo le nostre
  responsabilità di oppositori, ma  voi vi dovrete assumere, perché
  avete più responsabilità di noi in quanto siete in questo momento
  la  classe  governante  in   Sicilia,   vi   dovete  assumere  la
  responsabilità di permettere  ai  rappresentanti  degli interessi
  dei  siciliani  di  poter  svolgere  il  proprio  ruolo  e  nelle
  istituzioni e nella società  siciliana,  se questo saprete essere
  capaci di fare, voi, pur  da  una  posizione  che noi contestiamo
  politicamente  e  che   contestiamo  anche  tecnicamente,  avrete
  contribuito a fare gli interessi  della Sicilia e allora soltanto
  in quel caso saremo nelle  condizioni di procedere assieme per il
  rinnovamento di questa nostra  Isola.  Anche  perché, nel momento
  in cui la vostra maggioranza  è  una  maggioranza che non esiste,
  non soltanto nei numeri come hanno dimostrato le elezioni sin dal
  momento   in  cui  questo  Governo   è   stato   eletto   e   poi
  successivamente per una elezione  del  Consiglio  di Presidenza e
  con le elezioni delle  presidenze,  dei  Consigli  di Presidenza,
  delle  singole  Commissioni,  ma non  esiste  perché  non  ha  un
  programma organico ed omogeneo per  come abbiamo dimostrato e per
  come stanno dimostrando voi non  avete il diritto di governare in
  Sicilia, se, oltre a non avere i  numeri,  oltre  a  non  avere i
  programmi  e il progetto  politico  unitario,  per  come  abbiamo
  dimostrato e per come vi dimostreremo nei prossimi giorni, almeno
  dovrete avere il buon senso e il  buon gusto di fare attenzione e
  di  attenzionare  quelle  che   sono   le   esigenze  che  questa
  opposizione, che è stata legittimata  dal  voto dei siciliani, vi
  rappresenta e vi rappresenterà.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Fleres. Ne ha
  facoltà.

     FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio non sarà
  un intervento di  merito.  Desidero  riservare le valutazioni sul
  contenuto  dei singoli  articoli  nel  momento  in  cui  verranno
  affrontati  i  singoli   articoli.   Desidero  però  fare  alcune
  considerazioni di natura  politica, perché  sono  convinto che il
  disegno  di  legge  numero   884,   di   cui  stiamo  discutendo,
  rappresenti il simbolo di una  serie di scelte politiche che sono
  scelte illiberali, centralistiche, dirigistiche, che affondano le
  loro radici non in quella che  è  la  più  moderna politica della
  sinistra, bensì in quella che è  la  più antica, e superata dalla
  storia, condizione comunista, che nulla  ha  a  che  vedere con i
  successivi  passaggi, taluni anche  innovativi  sul  piano  della
  democrazia interna ed esterna che  il  partito  leader  di questo
  Governo, i Democratici di sinistra,  ha  compiuto  nel tempo.
       Ma evidentemente "il lupo perde il pelo ma non il vizio", se
  è vero che questa legge ha poco  a  che  vedere  con le misure di
  finanza  regionale, ha poco a  che  vedere  con  la  contabilità,
  mentre ha molto a che  vedere  con  una  programmazione di natura
  dirigistica - lo ripeto e lo sottolineo - e centralistica e con i
  controlli che hanno natura sanzionatoria,  non  rispetto a chi si
  sottrae ai medesimi, ma rispetto  a chi produce i fatti politici,
  a  chi  produce  i  comportamenti,   le  opinioni  e  le  scelte.
       Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa proposta di
  legge che stiamo discutendo presenta  una  serie  di anomalie che
  puntano  al  cuore  della democrazia  e  al  cuore  delle  scelte
  liberali che sono al centro  della Costituzione del nostro Paese,
  che sono al centro dello Statuto autonomistico siciliano. Ma è un
  disegno di legge che presenta  anche  dei palesi errori di natura
  concettuale, delle palesi contraddizioni  al proprio interno, che
  presenta  dei vuoti logici nella  sequenza  dei  fatti  che  esso
  stesso propone a conferma che  l'unica volontà che questo Governo
  e  questa  maggioranza  intende   concretizzare  è  quella  della
  appropriazione  indebita  della   democrazia   è   quella   della
  appropriazione indebita delle  competenze  del  Parlamento, degli
  organi del Parlamento e persino dell'Amministrazione regionale.
       Come dicevo nella  premessa, non mi soffermerò nel dettaglio
  dell'articolato,  lo  farò  successivamente, come  penso  che  lo
  faranno anche altri  deputati,  desidero  però  utilizzare alcuni
  passaggi di questo disegno  di legge per riempire di contenuto le
  affermazioni che ho testé  formulato. E comincio dall'articolo 1:
  quando si introduce una  forma  surrettizia di programmazione che
  in realtà è soltanto una  sequenza  illogica  di  vincoli  che si
  intendono  porre   all'attività   del   Parlamento,  all'attività
  dell'amministrazione, vincoli peraltro  del  tutto sconnessi,se è
  vero, come è vero, rispetto a quello  che c'è scritto, che non si
  capisce  chi deve approvare e  come  deve  essere  approvato  per
  esempio il documento di  programmazione  economico e finanziario,
  che dunque è un pretesto,  non  è  certamente uno strumento della
  programmazione  appunto e, men  che  meno,  della  programmazione
  economica e finanziaria.
       Non  si  capisce  quali   siano  gli  obiettivi  che  questo
  strumento  intende  realizzare, se  è   vero   come  è  vero  che
  all'articolo  3 del disegno di  legge  si  scopre  che  la  legge
  finanziaria può diventare il luogo  attraverso cui e nel quale il
  Governo si rimangia le  scelte  di  natura  finanziaria  compiute
  nelle leggi di settore o nelle  leggi  di  merito  che  lo stesso
  Parlamento    può     determinare.     Come?     Discutendo    il
  rifinanziamento,  come  dice  il   testo,  "per  un  periodo  non
  superiore a quello considerato  dal  bilancio  pluriennale, delle
  principali leggi regionali di spesa".  Cosa vuol dire "principali
  leggi regionali di spesa"?  Vorrei  capire  quali  sono  le leggi
  secondarie di spesa. Io so che  esistono  delle  leggi di spesa e
  delle leggi che non sono di  spesa.  Se  sono  principali  o sono
  subordinate ritengo che a  stabilirlo  debbano essere le esigenze
  dei settori nei quali queste leggi si applicano.
       Ebbene   cosa   potrebbe   accadere   se   passasse   questa
  sconsiderata formulazione  dell'articolo 3? Potrebbe accadere che
  ad  ottobre  il Parlamento  approva  una  legge  che  prevede  il
  rilancio di una qualunque attività o il sostegno ad una qualunque
  attività stabilendo anche qual è l'importo finanziario che questo
  sostegno determina e che  grava, naturalmente, sul bilancio della
  Regione. E due mesi dopo,  con  la  legge  finanziaria, magari le
  stesse  forze  politiche,  e   magari   la   stessa  maggioranza,
  utilizzando uno strumento che  ha  soltanto natura ricattuale nei
  confronti  dei  destinatari  della  legge,  potrebbe  modificare,
  ridurre lo stanziamento  rendendo  vano  l'intervento legislativo
  che è stato compiuto e,  dunque, espropriando il Parlamento delle
  proprie competenze.
       Infatti il punto d)  dice che  la legge finanziaria provvede
  "all'eventuale riduzione, per ciascuno degli anni considerati dal
  bilancio pluriennale, di  autorizzazioni  legislative  di spesa",
  con ciò confermando la contraddizione che ho appena esplicitato.
       Ma quello che  sicuramente stravolge la logica parlamentare,
  il  diritto  costituzionale,  lo Statuto della Regione siciliana,
  sono  i  punti successivi: il punto f) ed il punto g).
       Secondo il punto f) "la  legge  finanziaria, attribuendo  al
  Governo   della   finanza   ed  alla  relativa  Commissione", che
  diventerebbe  una sorta di 'cupola' della gestione della politica
  regionale,    la "introduzione, in  leggi  di  spesa  vigenti, di
  modifiche procedurali e di misure di aggiornamento delle modalità
  di  intervento  al fine di consentire il conseguimento delle loro
  finalità".  E chi lo dice?
       Chi  lo  ha stabilito se questa legge finanziaria, piuttosto
  che  passare  attraverso  le  valutazioni, le considerazioni e le
  proposte delle Commissioni di merito, interviene esclusivamente a
  carico del Governo della finanza e della Commissione finanza?
       Ed il punto g) che si  occupa della "abrogazione di leggi di
  spesa  i  cui  effetti  sono  esauriti  o  non  più  idonei  alla
  realizzazione   degli  indirizzi   fissati   dal   documento   di
  programmazione economico - finanziaria".
       E  chi  lo  stabilisce  se  il  documento  di programmazione
  economico  -  finanziaria  non  si  capisce  bene chi lo approvi,
  mentre è chiaro chi lo predispone?
       E,  dunque,  noi   interveniamo   a   modificare   strumenti
  legislativi esistenti, a modificare regimi di aiuti, a modificare
  disposizioni  normative  che  producono  effetti  sulla  economia
  siciliana, non sulla base di  un'altra  legge,  ma sulla base del
  contenuto  di  un documento che non ha nessun valore normativo e,
  vorrei  dire,  neanche  valore  politico, se quel documento non è
  munito  di  alcun  parere e non è sottoposto alla valutazione del
  Parlamento stesso che lo rende vincolante.
       Vorremmo  capire se il documento di programmazione economica
  e  finanziaria  è  un  ordine  del  giorno,  è una mozione, è una
  risoluzione, è una legge. Questo noi lo ignoriamo
       Non sappiamo quale sia lo strumento attraverso cui pervenire
  al  risultato,  ma  sappiamo  che  il  risultato accentratore, la
  voglia acquisitiva di chi ha scritto questi articoli non è quella
  di  migliorare  le  condizioni  dell'economia,  e  dunque,  della
  società siciliana, bensì quella di gestirla, di tenere in mano le
  sorti  di  interi  settori  per poterli condizionare, per poterli
  acquisire a scelte ed a posizioni politiche che nulla hanno a che
  vedere  con  quelle che sono espressione dei settori medesimi, né
  nel merito, né nella cultura.
       Ed  allora,  onorevoli  colleghi,  questo  disegno di legge,
  rappresenta  un  vero  e  proprio  attentato  alla  libertà, alla
  democrazia  ed  ai  contenuti  della Costituzione e dello Statuto
  siciliano.
       E'  un  attentato alle  competenze  del  Parlamento.
       E' un attentato al suo Regolamento ed è un attentato persino
  alla  sede  parlamentare,  se è vero come è vero, che il comma 13
  dell'articolo  5,  di  fatto espropria il diritto di proprietà di
  questo  edificio  in cui si celebrano le riunioni del Parlamento,
  alle competenze degli organi di direzione del Parlamento stesso.
       E, dunque, con il  comma  13  dell'articolo 5 si attribuisce
  all'assessore  regionale  ai  Beni  culturali  la  competenza  di
  stabilire,  con  proprio  decreto,  le  tariffe  di  ingresso  al
  complesso monumentale di Palazzo Reale di Palermo.
       Onorevole Presidente, che  vogliamo chiedere il biglietto di
  ingresso ai deputati, agli assistenti parlamentari, al personale?
       Vogliamo chiedere il biglietto  di  ingresso a chi frequenta
  questo Palazzo per motivi  di  natura istituzionale, i funzionari
  della Regione, o magari  alle  organizzazioni  sindacali  o  alle
  organizzazioni  di  categoria  che  vengono  chiamate  in  questo
  Parlamento  per  essere   ascoltate;   vogliamo   espropriare  la
  proprietà di questo Parlamento  dal  Parlamento stesso?  Vogliamo
  forse limitarne e condizionarne  il  funzionamento attraverso una
  politica  di  questa   natura?  Onorevole  Presidente,  onorevoli
  colleghi, io non so chi  abbia  scritto queste norme. So soltanto
  che  esse  però confermano  ulteriormente  le  scelte  di  natura
  centralistica  ed acquisitiva che  questa  maggioranza  e  questo
  Parlamento intendono compiere nei  confronti delle competenze del
  Parlamento.
       E, allora, onorevoli  colleghi,  mi  preoccupo, così come mi
  preoccupo di registrare la forma abbreviata attraverso cui questa
  maggioranza  intende  affrontare  e  risolvere  il  problema  del
  diritto  allo  studio  non  discutendo  una  legge  organica  sul
  medesimo,  più  volte   affrontato  come  problema  dalla  quinta
  commissione,  più   volte   affrontato   nelle  sedi  competenti.
  L'obiettivo  di questa  manovra  finanziaria,  se  così  vogliamo
  definirla impropriamente, è  quello  di  ridurre  il diritto allo
  studio degli studenti siciliani prima sostenendo il numero chiuso
  per l'accesso alle facoltà universitarie, cosa contro la quale ci
  siamo battuti in ogni modo e continueremo a batterci, non volendo
  che siano le baronie  accademiche a stabilire la classe dirigente
  del domani, ma piuttosto  invece  il  mercato,  la  società e poi
  aumentando le tasse di quegli studenti che hanno sì il diritto di
  potere frequentare l'università.
       Mi sembra un  modo  assai  discutibile  di  interpretare  il
  diritto  allo  studio  e   il   lavoro  sin  qui  compiuto  dalle
  commissioni  di  merito  a  proposito  di  diritto  allo  studio,
  comprimendo il tutto e  riducendolo  ad un aspetto di mera natura
  finanziaria, senza pensare a  quelli  che  sono  i  diritti degli
  studenti, degli insegnanti,  al  problema  che  riguarda  le sedi
  universitari,  le   strutture  universitarie  e  quant'altro  ...

     FORGIONE. (Interruzione).

     FLERES.  Onorevole  Forgione,  la  sua  cultura  comunista  le
  impedisce di interrompere un  intervento  di  natura  liberale  e
  democratico  come  quello che sto  tentando  di  fare  con  molta
  difficoltà.
       Ancora una volta, signor Presidente, si tenta di impedire di
  sviluppare  un  ragionamento,   ma   questo  non  mi  meraviglia,
  appartiene alla cultura  illiberale  di  chi compie interventi di
  questa natura.
       Onorevole Presidente, se da  una parte si tenta di scaricare
  sugli studenti, per esempio,  le  colpe  di  chi  non  ha  saputo
  amministrare la pubblica  istruzione  e  l'istruzione  in  genere
  nella  nostra  Regione  dall'altra  si  colpisce  una  delle  più
  importanti risorse della  nostra  Isola,  l'acqua,  aumentando  i
  diritti sull'estrazione di acqua dalle fonti presenti in Sicilia.
  Vorrei capire con quali  lobby questo Governo ha concluso affari,
  onorevole Presidente della  Regione,  quando  ritiene  di  dovere
  aumentare le tasse  sull'acqua  estratta  in Sicilia e consentire
  l'immissione  nei mercati  siciliani  di  marche  provenienti  da
  aziende  multinazionali  che   hanno   invaso  il  settore  della
  distribuzione dell'acqua minerale  in  Sicilia.  Vogliamo  qual è
  stato il costo di questo  tradimento di coloro i quali operano in
  questo settore, vogliamo sapere se  dopo  i  fondi neri ci sono i
  fondi trasparenti dell'acqua  e  se  sono trasparenti li vogliamo
  vedere.  E  vogliamo  sapere  a  che  cosa  serviranno,  a  quali
  conquiste  politiche  ed  elettorali  di  natura  acquisitiva  ed
  antidemocratica saranno destinati,  onorevole  Presidente;  ma  i
  fondi neri ci saranno anche  attraverso  questa legge e per fondi
  neri intendo riferirmi a  quelli  derivanti  dalla estrazione del
  petrolio.
       Ancora una volta  si tenta la scorciatoia, c'è un disegno di
  legge che  regola  il  tema delle concessioni petrolifere, ebbene
  quel  disegno  di  legge  resta  depositato  negli  uffici  della
  segreteria  di   questa  Parlamento  e  non  viene  portato  alla
  discussione  in  Aula,  mentre  si  inseriscono surrettiziamente,
  all'interno di  una  manovra  finanziaria  come questa, norme che
  servono  a  determinare  una  ulteriore  sconfitta  della Sicilia
  relativamente    alla    questione    riguardante    l'estrazione
  petrolifera.  Anche in questo senso onorevole Presidente vogliamo
  capire a quali  logiche  e a quali lobbies è asservito un Governo
  che compie queste scelte;  a quali multinazionali del petrolio ha
  venduto  il  nostro  "oro  nero",  quali  fondi  neri  si  stanno
  accumulando in  qualche  parte  del  mondo  per consentire queste
  sconcezze sulle risorse della Sicilia.
       Ed  allora, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa
  è una  legge  che  va  immediatamente ritirata, va cancellata, va
  eliminata  e   noi   non  possiamo  che  ribadirlo  in  tutte  le
  circostanze ed  in  ogni  momento,  ma  voglio  ancora  una volta
  dimostrare quanto antidemocratica sia questa legge e quanto punti
  ad una appropriazione indebita di competenza del Parlamento.
       L'articolo 12 riguarda la soppressione o l'incorporazione di
  enti ed aziende, per  lo  più costituiti per legge. Ebbene questa
  proposta piuttosto che procedere dal punto di vista legislativo e
  dunque parlamentare  allo  scioglimento (e  non  entro nel merito
  dello scioglimento in  quanto  tale  e di quali devono essere gli
  enti o le società da sciogliere o non da sciogliere ma del metodo
  attraverso  cui  si  perviene  a  questo  obiettivo),  i  diversi
  Assessorati procedono in via amministrativa a sciogliere quanto è
  stato costituito in via legislativa.
       Vogliamo fare  ridere  i  pochi Costituenti ancora in vita o
  piangere  i  pochi  autori  dello Statuto autonomistico siciliano
  ancora in  vita.  Vogliamo contraddistinguerci per quel Governo e
  quella maggioranza  che cancella tutto quanto è stato costruito e
  non per  le  vie  legislative  come  sarebbe giusto ma attraverso
  colpi di  spugna  o  attraverso strumenti di tipo autoritario che
  espropriano   delle   competenze   legittime  il  Parlamento,  le
  Commissioni, i  singoli  rami  di  amministrazione.  Io credo che
  questo  sia  ancora  una  volta  l'esempio  di  un  comportamento
  schizofrenico  antidemocratico,  illiberale, così come, onorevole
  Presidente, soprattutto  nel  suo  partito  si  è  scatenata  una
  polemica  feroce  relativamente  ad  una  proposta  di sanatoria,
  peraltro molto  blanda  di cui intendiamo farci promotori, quando
  poi di contro  con  l'articolo  14  si  determina  altro  tipo di
  sanatoria,   quella   sugli   usi   civici,  che  invece  sarebbe
  perfettamente legittima.
       Onorevole Presidente, da che parte sta lei? Voglio sapere se
  sta dalla  stessa parte dell'onorevole Mele e dell'onorevole Piro
  rispetto  a  questi  temi,  voglio  sapere  da  quale  parte  sta
  l'onorevole   Speziale,   l'onorevole   Zago,  voglio  sapere  se
  l'onorevole Zanna è d'accordo a fare sanatorie sugli usi civici e
  a non  farle  sui  terreni  individuati  dalle nostre proposte di
  emendamento.
       Onorevole  Presidente,  la  ritiri  questa  legge, la ritiri
  perché sarà la  legge che farà ridere la Sicilia e purtroppo farà
  piangere molti  di noi cittadini siciliani che ne hanno percepito
  il contenuto e la pericolosità.
       Onorevole   Presidente,  mi  avvio  a  conclusione  del  mio
  intervento non  senza  aver  ricordato  l'esigenza  che  leggi di
  questa natura non pervengano più all'esame dell'Aula.
       Questa  è   una   legge  complessa,  articolata,  difficile,
  confusa. Se noi vogliamo  veramente  cambiare  il volto di questa
  Regione  dobbiamo  pensare  che  questa  Regione  ha  bisogno  di
  semplificazioni legislative, non  di confusioni, ha bisogno che i
  testi che prepara ed elabora siano comprensibili, applicabili.
       Su questa legge, e per il percorso istituzionale che è stato
  seguito, si  sono  violate  disposizioni  regolamentari,  persino
  rapporti deontologici.
       Noi non  crediamo  che  questo  serva a questo Parlamento, a
  riqualificarlo, a  farlo  ritornare autorevole come lo è stato un
  tempo; credo che  questo  serva  soltanto  a complicare la vita a
  tutti, ma soprattutto  a  complicare  la vita ai siciliani che in
  questo momento  si  chiedono  cosa  accadrà  domani,  non  se  si
  approverà questa legge,  ma  se  non si approverà il bilancio, se
  non si metteranno  in pagamento i salari, gli stipendi, se non si
  produrranno     quelle    iniziative    capaci    di    sbloccare
  complessivamente  la capacità della Regione di attrarre capitali,
  di attrarre  investimenti,  di creare occupazione e invece qui si
  ragione    ancora   in   termini   acquisitivi,   illiberali   ed
  antidemocratici.
       Si tenta ancora una volta di espropriare il Parlamento delle
  proprie competenze e  ci  si  guarda  bene  dall'elaborare, tesi,
  iniziative e proposte capaci  di  risolvere  i  problemi  veri di
  questa  Regione, che sono  i  problemi  del  lavoro,  i  problemi
  dell'ordine pubblico, i  problemi  della  giustizia,  i  problemi
  dell'occupazione,  i problemi dello sviluppo, degli investimenti,
  della crescita produttiva, del rispetto dei diritti umani.
       Questi  argomenti,  questi  contenuti  in  questo disegno di
  legge non ci sono, ci sono esattamente i contenuti opposti, e per
  questo, onorevole Presidente,  onorevoli  colleghi,  noi  non  ci
  batteremo per  trovare  un  accordo, non ci batteremo per trovare
  una soluzione di  comodo  o  di accomodo rispetto ai contenuti di
  questo disegno  di  legge,  ci  batteremo  per  cancellare questa
  proposta di legge dall'ordine dei lavori di questo Parlamento.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a parlare l'onorevole Aulicino. Ne ha
  facoltà.

    (I deputati aderenti al gruppo di Rifondazione comunista aprono
    uno striscione contro l'intervento armato in Kosovo)

     PRESIDENTE. Abbassate quello striscione.

     FORGIONE.   Stanno   bombardato   la   Jugoslavia.  Discutiamo
  l'ordine del  giorno sulla guerra, signor Presidente. Sigonella è
  allertata in questo momento.

     PRESIDENTE. Abbassate quello  striscione,  prego i commessi di
  togliere lo striscione.  Mettetelo  fuori  in  piazza   Onorevole
  Forgione lo stenda in piazza,  assieme a tutti quelli che come me
  vogliono ripudiare  la  guerra, non qui nella sede Istituzionale,
  non è questa  la  sede.  Tutti  in piazza, insieme. Ha facoltà di
  parlare l'onorevole Aulicino.

     AULICINO. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, avrei voluto
  fare un intervento, per  la  verità  non scritto (per il semplice
  fatto  che non so  leggere)  però  l'intervento  degli  amici  di
  Rifondazione comunista -  e il Presidente mi deve perdonare se mi
  permetto  questa  escursione  sui  temi  dell'Internazionale (non
  quella comunista)  -  mi  impone  di  chiarire  che  questi amici
  comunisti non cambiano mai, facevano le battaglie per evitare che
  si pareggiasse  l'armamento convenzionale nel mondo e si dicevano
  pacifisti quando la Russia aveva più carri armati in Europa.

     FORGIONE.  Della pace dobbiamo parlare, onorevole Aulicino. E'
  scritto nell'articolo 11 della Costituzione: "L'Italia ripudia la
  guerra".

     AULICINO.  Noi  apparivamo  guerrafondai  perché  teorizzavamo
  l'equilibrio tra le forze, l'unica tutela della pace allora nella
  nostra  valutazione era l'equilibrio, noi non vogliamo affrontare
  in questa  sede,  Presidente, perché non è l'oggetto le questioni
  che riguardano  la  Jugoslavia,  il  nostro  partito  il  'Centro
  cristiano democratico'  ha  già  chiarito  la sua posizione sulla
  Jugoslavia.
       Lì c'è un  massacro  di massa di gente inerme alla quale non
  viene consentito l'esercizio dei diritti elementari...

     FORGIONE. Anche in Turchia ...

     AULICINO.  Comunque  su questa cosa presenteremo un ordine del
  giorno in cui Rifondazione comunista potrà dire la sua

     PRESIDENTE. Onorevole Aulicino la invito a parlare sul tema.

     AULICINO. Sappiamo che dal Congresso di Rifondazione Comunista
  è venuta fuori una posizione molto originale che li caratterizza,
  e  poi  passiamo all'oggetto signor Presidente. Sono preoccupati,
  gli amici  di  Rifondazione, perché  Bertinotti è stato oscurato.
  Lo dico  perché è emblematico della concezione della democrazia e
  della trasparenza di Rifondazione Comunista.
       Sono  preoccupati  perché  Bertinotti sarebbe stato oscurato
  ed azzerato dalla  TV  di regime e quindi hanno gridato e gridano
  allo  scandalo  perché  il  loro  diritto  ad  apparire  è  stato
  mortificato e compresso.
       Hanno  dimenticato,  questi  amici,  che  Bertinotti, quando
  appoggiava  dall'esterno  il  Governo  Prodi, ogni  giorno  ce lo
  propinavano  come  una  medicina,  non ne potevamo più.  Però gli
  amici  di Rifondazione Comunista, che evidentemente sono abituati
  a  fare  le  battaglie  per  l'esercizio  dei propri diritti, non
  quando  in quel momento c'era da fare la battaglia per tutelare i
  diritti di quelli che sono azzerati sistematicamente dalla RAI di
  regime e cioè  noi  del  centro  e  del  centrodestra, che  siamo
  regolarmente compressi, senza spazio alcuno.  Abbiamo fatto, come
  partito, signor  Presidente,  una  grande  convention  a Roma per
  l'assemblea costituente  del  CCD  e  le televisioni di regime ci
  hanno ignorato.
       La  verità  è che questi amici sono esperti a fare le grandi
  battaglie  per l'esercizio dei propri diritti. Bisogna imparare a
  farle  perché  tutti,  anche  gli avversari, possano esercitare i
  propri diritti.
       Andiamo  all'oggetto,  onorevole  Forgione.  Su  questo  non
  saremo  mai  d'accordo. C'è un differenziale culturale che non ci
  consentirà mai di fare sintesi. Andiamo alla finanziaria.
       Mi scuso  ma  l'interferenza  è  stata pesante e ringrazio e
  apprezzo molto  il Presidente equilibrato ed autorevole di questa
  Assemblea, anche  se  non  appartenente  alla  mia  parte, perché
  questo dimostra  che bisogna sapere fare le parti, caro onorevole
  Forgione.

     SOTTOSANTI.   E'   una   persona   di  equilibrio  l'onorevole
  Silvestro.

     AULICINO. Grande equilibrio. Andiamo alla finanziaria.
       Presidente  onorevole  Capodicasa  io  debbo dire che vorrei
  davvero  mettere  il  dito  nella piaga perché giriamo attorno al
  problema  e  lei  apparentemente è quasi indifferente, una sorta,
  come dire, di  atarassia,  se  ne frega. E' come se il Presidente
  della Regione fosse impermeabile alle sollecitazioni dell'Aula.
       Il  Presidente  ha  una  maggioranza  sicura,  solida - 45 e
  mezzo,  45,  46, 44 - in relazione alla campagna acquisti che gli
  amici   della   sinistra   storica  hanno  fatto  coinvolgendo  i
  trasformisti  dell'ex  CDU  e CCD. Sappiamo che le quotazioni del
  Governo  vanno  in  alto  e  in  basso,  e  in relazione a queste
  quotazioni   il   Presidente   Capodicasa   ritiene,   visto  che
  attualmente viene dato a 47 contro 43, mettendo insieme gli amici
  di Rifondazione (ma  c'è  un'ultima  notizia  che  lo dà in trend
  calante),  che  questa  finanziaria così strategica, perché tutti
  comprendiamo   come   con  questa  finanziaria  il  Governo  stia
  affondando il bisturi nelle piaghe della Sicilia.
       I disoccupati  sono  trepidanti  perché  di  fronte a questo
  documento,  importantissimo, sentono  che  dalla  evoluzione  del
  dibattito parlamentare  dipende  il  loro futuro ed il Presidente
  Capodicasa  è  consapevole  della  funzione  strategica di questo
  documento in cui  si  prevede tutto, i giovani possono sperare ed
  il  presidente, onorevole Di Martino, autorevole presidente della
  Commissione  bilancio, terza carica dell'Assemblea, è serenamente
  impegnato ad  accreditare  un  percorso  di  politica economica e
  finanziaria che risolverà i problemi della Sicilia.  Sappiamo che
  tutto il  precariato  in attesa di stabilizzazione trova risposte
  sicure in  questo  documento.  Sappiamo  che  i  nostri operatori
  turistici in  difficoltà  da sempre, come del resto correttamente
  evidenziato   nel   documento   di   programmazione  economica  e
  finanziaria presentato  a  dicembre,  in  cui  si fa una analisi,
  onorevole    Capodicasa   ...   segua   Presidente,   non   segua
  l'assessore, segua me...

     BARBAGALLO, Assessore per gli Enti locali.  Stiamo parlando di
  lei

     AULICINO.  Non  parlate  di  me   Seguite  il  contenuto,  non
  personalizzate il contatto
       Allora,   stavo  dicendo:  i  settori  vitali  dell'economia
  siciliana   abbandonati   al   loro   destino.   Imprenditori  in
  difficoltà,   senza   nessuna   copertura,   con   infrastrutture
  assolutamente  inadeguate  rispetto  alle  esigenze  minime della
  nostra   impresa,   con  un  credito  assolutamente  incapace  di
  finanziare   lo   sviluppo.   Una  pubblica  amministrazione  che
  appesantisce  l'impresa  e imprenditori che fuggono dall'Italia e
  dalla Sicilia, dall'Italia perché, nonostante i sorrisini del suo
  collega D'Alema,  altro  golpista che si è appropriato del potere
  in Italia  utilizzando  i  trasformisti  romani,  perché ormai si
  applica il  metodo  leninista  della  sinistra  -  il  presidente
  sorride, ma c'è da piangere perché la democrazia ...

     CAPODICASA,  presidente  della  Regione.  Lei  si  accorge dei
  trasformisti degli altri e non di quelli del suo partito.

     AULICINO.  Io  mi  accorgo  dei trasformisti che hanno tradito
  gli elettori che li avevano votati ed avevano votato per loro per
  stare in  questo schieramento e che, tradendo, hanno consentito a
  lei, onorevole  Capodicasa,  di  fare il presidente della Regione
  senza nessuna  legittimazione democratica in questa Regione, così
  come è successo a Roma.
       Per tornare un pochino al trend siciliano e romano, i nostri
  capitali  più   che  essere  attratti  dal  Sud,  dalla  politica
  economica  e  finanziaria  del  governo  nazionale  e  da  questo
  straordinario polo  di  attrazione  che  è  diventato  il governo
  Capodicasa, che  attrae  i  capitali esteri in Sicilia - sappiamo
  che ci sono  problemi di ingorgo allo Stretto visto che è l'unica
  via, non seguono  la  via  telematica,  a  quanto pare i capitali
  vanno lentamente  perché vanno su gomma.  In questa condizione di
  grave difficoltà  il  presidente sta in un equilibrio, ... Dicevo
  una volta al sindaco di Palermo quando facevo il sindacalista, il
  sindaco Mantione, farmacista e persona per bene, "signor sindaco,
  lei è  in  equilibrio  estremamente instabile, è come una pallina
  che non si  capisce  bene  quando  cadrà (onorevole Liotta lei ha
  cultura scientifica) e come cadrà".  Il presidente Capodicasa può
  cadere in qualunque momento.
       Io non so se  si  è  trovato mai al vertice nel senso che ho
  qualche dubbio che questo Governo sia stato mai autorevolmente in
  sella perché  non riconosco titolarità a governare ai governi non
  legittimati democraticamente.
       Presidente, io ho  un grande rispetto per lei come persona e
  sa quanto la  stimo, ma lei dal punto di vista istituzionale è il
  titolare di un blitz volgare e non ha nessuna legittimazione.  Il
  risultato  è  questo  piccolo  cabotaggio, questa manovrina senza
  spessore strategico,  senza  contenuti,  in  cui  lei  propone il
  nulla,   con  l'onorevole  Piro,  autorevolissimo  esponente  del
  Governo, propone la trasformazione in S.p.A.  dell'AST e dell'EAS
  e sull'IRCAC giocherelliamo, perché l'IRCAC è saldamente in buone
  mani.  L'avv. Romano Saverio, Presidente dell'IRCAC (UDR) coperto
  dall'Assessore  Cuffaro,  non  può essere scoperto dal Presidente
  Capodicasa.
       Mentre per l'E.A.S. e l'A.S.T. si propone un articolo su cui
  il  Presidente  Provenzano,  persona autorevolissima, ha fatto un
  quadro veramente limpido.
       Ma che cosa ci propone questo Governo?  La trasformazione in
  S.p.a e non  ci  dice,  ho  letto il resoconto, l'ho ascoltato il
  Presidente   Provenzano,  va  ascoltato,  lo  rimpiango,  ma  non
  perché....   -  perché  se  il  Presidente  Capodicasa  fosse  il
  Presidente dei siciliani lo rispetterei - lo rimpiango perché ha,
  lucidamente, detto oggi in questa Aula alcune cose.
       Ha  detto:  "ma  una trasformazione in S.p.a., Presidente Di
  Martino?"  Ma  come?  il  problema  delle  acque  in  Sicilia  ha
  intercettato, e  non  so  se  continua  ad intercettare interessi
  complessi;  le  dighe, gli invasi, la canalizzazione, i miliardi,
  le indagini, i  sospetti. E che cosa facciamo con l'acqua? Questo
  settore  strategico   Decidiamo  che  con norma della finanziaria
  trasformiamo in  S.p.a.  l'EAS, invece di fare una legge organica
  che dia regole  certe, contesti chiari a questo settore vitale in
  cui c'è bisogno di certezze, Presidente Petrotta. La precarietà
       Poi un'altra  proposta che è una raffinatezza: si propone di
  azzerare  le  aziende  di  soggiorno  e  turismo  in  attesa  del
  riordino.
       Io  non sono contrario all'azzeramento delle aziende. Voglio
  dire  che  se   il  Governo  si  desse  un  disegno  organico  di
  razionalizzazione  della sua presenza nel territorio individuando
  filtri, canali,  soggetti,  uffici  che  diano  la possibilità al
  turismo di  avere  riferimenti  certi  nel  territorio, in questo
  quadro "nulla  quaestio".  Non  sono  innamorato delle aziende di
  soggiorno e  turismo.  Però,  un  minino  di logica: azzeriamo le
  aziende di soggiorno  e turismo in attesa del riordino. Non è più
  logico che riordiniamo e all'interno del riordino - eventualmente
  - azzeriamo.  Eliminiamo  gli  unici soggetti che in qualche modo
  operano in attesa che...
       Questo è il disegno strategico del Governo
       L'onorevole  Piro  mi  ha incantato in Commissione Bilancio.
  Ho tentato  di  convincerlo  ma senza risultato. Ho presentato un
  "emendamentino".  Il  problema era questo:  il Governo vuole fare
  pagare il  ticket  alle famiglie, ai cittadini, che utilizzino le
  aree attrezzate dei parchi. Già, io sostengo, bisognerebbe dare i
  soldi alle  famiglie,  ai  cittadini,  che  decidono  di andare a
  visitare il parco, perché visto che non ci sono neanche i servizi
  igienici, io  penso che bisognerebbe dare un premio alle famiglie
  che vanno  Io  sono madonita, penso a Piano Battaglia.  Ho svolto
  per dieci  anni  una  attività  turistica,  ho gestito insieme ad
  altri  amici  un  albergo.  Per  nove  anni  niente  impianti  di
  risalita  La  gente  andava  a  Piano  Battaglia,  niente servizi
  igienici  Le fughe  -  non dalla montagna - per cercare gli spazi
  vitali,  caro  Presidente,  per  la  sopravvivenza, la ciliegina:
  "Facciamo pagare  alle  famiglie un ticket per utilizzare le aree
  attrezzate". Come dire che se si fanno un po' di arrosto all'aria
  libera dovrebbero pagare il ticket.
       Amici miei,  siamo  alla  provocazione, a parte il fatto che
  questa finanziaria  è inadeguata, perché non dà una sola risposta
  ai  problemi   che   sono  stati  individuati  nel  documento  di
  programmazione economica e finanziaria presentato a dicembre.
       Nel documento  si  dice  che  i  tre obiettivi fondamentali,
  Presidente  Capodicasa,  da perseguire, immagino con il bilancio,
  con la strategia di politica economica e finanziaria del Governo,
  sono: il riequilibrio economico e finanziario - una manovretta da
  100 miliardi -;  l'aumento dell'occupazione produttiva attraverso
  la valorizzazione  delle  risorse  endogene e poi il riequilibrio
  territoriale, la riqualificazione ambientale.
       Io sfido chiunque  a  individuare  in questa finanziaria una
  qualche norma che possa  consentirci  di  sperare che solo uno di
  questi  obiettivi  possa  essere   colpito  in  questo  esercizio
  finanziario o nei  prossimi.  C'è la totale assenza di strategia.
  Questo è un Governo che non è stato in grado di prendere atto che
  in questa  fase, con la precarietà dei numeri, bisognava soltanto
  proporre  un  bilancio  tecnico,  di  sopravvivenza, per  gestire
  l'esistente e poi  prendere  atto  per  la  Sicilia  che, visti i
  numeri,  la  inconsistenza  parlamentare  della  base  di  questo
  Governo, bisogna con un grande atto di responsabilità, Presidente
  onorevole Capodicasa,  dimettersi  e  favorire  un Governo a base
  parlamentare più  ampia, che individui due, tre grandi questioni:
  la riforma  della  burocrazia,  la riforma elettorale, la riforma
  istituzionale, con   i  tempi  che  saranno  scanditi  anche  dal
  recepimento  della  legge-voto a livello di Parlamento nazionale,
  alcune grandi questioni che riguardano l'economia compatibili con
  la situazione finanziaria della Regione e però comprendere che in
  questo momento  il  miglior  modo  per contribuire alla rinascita
  della Sicilia  è  quello  di  intervenire  subito  sulla  riforma
  burocratica per  velocizzare  la spesa pubblica, per sbloccare le
  opere pubbliche.
       Non riusciamo  a  spendere  i  soldi  che  stanziamo, ma c'è
  bisogno di indugiare  ancora, il nodo da sciogliere è il rapporto
  tra burocrazia  ed  economia, il rapporto tra sviluppo, impresa e
  burocrazia, se noi  riuscissimo  in questo anno e mezzo, due anni
  che ci  rimangono  a  fare  una  riforma  burocratica  seria,  ad
  avvicinare  la pubblica amministrazione alla gente, alle imprese,
  ai  cittadini, velocizzando  i  processi  di  spesa,  restituendo
  dignità a tutti quei burocrati pubblici che oggi sono mortificati
  da   una   burocrazia   che   li   aliena,   perché   le   stesse
  professionalità presenti nella burocrazia sono sottoutilizzate in
  questo momento - penso a tanti impiegati regionali o comunali che
  spesso si interrogano sul loro ruolo, sulla loro funzione.
       C'è un  disperato  bisogno  di  restituire  dignità a questa
  burocrazia spesso  offesa, spesso indicata come la causa dei mali
  perché una  classe  politica  inetta  e  incapace  non  ha saputo
  organizzare   una   pubblica  amministrazione  autenticamente  al
  servizio dell'economia.
       Questo è il  nodo,  per  questo  motivo  il  mio partito, il
  Centro  Cristiano  Democratico,  ma  il  centro-destra  con forza
  rivendica  l'individuazione di un percorso legislativo essenziale
  che,  ripeto,  individui  nella  riforma  della burocrazia, nella
  riforma elettorale  i due punti chiave che consentiranno a questa
  regione di sbloccare  in  qualche  modo  le  opere pubbliche e di
  completare  quelle  infrastrutture  per  lo sviluppo, per rendere
  appetibile  il  territorio  dal  punto  di vista imprenditoriale,
  perché  la  grande  questione  dello  sviluppo  in Sicilia non si
  risolve assistendo i nostri giovani, alienando i nostri giovani a
  800.000 lire  al  mese,  tenendoli  precari  per dieci anni senza
  consentire  a  questi  giovani,  non più giovani, di poter tenere
  davvero  una famiglia, ma creando le condizioni perché  in questa
  terra  si  possa  fare  impresa.  Bisogna  rivitalizzare il mondo
  delle  imprese,  dare  respiro  alle attività imprenditoriali, ai
  nostri  artigiani, ai nostri commercianti, ai nostri imprenditori
  turistici,  ai  mondi  dell'impresa  che  sono mortificati da una
  pubblica amministrazione inefficiente, non per responsabilità dei
  nostri burocrati.
       Fatta questa  premessa  abbastanza articolata, mi riservo di
  intervenire,  nel   momento  in  cui  passeremo  all'esame  degli
  articoli, su alcune  questioni  che  non  intendo  in questa fase
  attenzionare.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  seppur  impropriamente,  il
  gruppo  di   Rifondazione  comunista  ha  sollevato  un  problema
  delicato che è quello della pace e della guerra.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


                        SULL'ORDINE DEI LAVORI

     FORGIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  è  nota la
  posizione di  Rifondazione comunista non ostruzionistica rispetto
  a questa finanziaria,  benché  netta  nel  profilo  della  nostra
  opposizione  alla filosofia  liberista  che  la  ispira  e  anche
  all'arroganza che ha  avuto  il  Governo,  in alcuni passaggi che
  hanno  violato   il  Regolamento  nelle  Commissioni.  Quindi  la
  richiesta  che  faccio,  Signor  Presidente,  non  è  ispirata  a
  un'intenzione di ritardare  l'iter  di  questo  disegno di legge;
  però trovo davvero  strano  per  una  Assemblea  regionale che ha
  dignità di Parlamento,  in  questo  momento in cui tutto il mondo
  guarda a quello che sta avvenendo alle nostre frontiere, a quello
  che sta avvenendo qui,  a  due  passi  da  noi,  a quello che sta
  avvenendo a  cintocinquanta  chilometri  da Palermo, a Sigonella,
  che è stata  allertata  per  le  operazioni  militari  della Nato
  contro il Kosovo;  in  questo  momento in cui tutto il mondo è in
  attesa del primo  attacco  contro  la  ex  Jugoslavia,  contro la
  Serbia, mi sembra  davvero  strano  e  poco  dignitoso per questo
  Parlamento  che  noi   sì  discutiamo  di  un  disegno  di  legge
  importantissimo, la  finanziaria,  ma  sembriamo  impermeabili  a
  quanto sta avvenendo in casa nostra.
       Abbiamo presentato un  nostro ordine del giorno sui problemi
  della pace e  della  guerra.  L'ispirazione  di questo ordine del
  giorno  è  nota   ed   è   scritta  in  quell'articolo  11  della
  Costituzione  che   recita   che   l'Italia  ripudia  la  guerra.
  L'ispirazione del nostro ordine del giorno è scritta nelle parole
  della Conferenza episcopale  italiana  che oggi ha dichiarato che
  un intervento  militare  non  avrebbe alcuna funzione umanitaria.
  L'ispirazione  del nostro  ordine  del  giorno  è  scritta  nella
  vocazione  pacifista  del   nostro  Paese.  Per  la  prima  volta
  operazioni militari  partirebbero  da  basi  Nato localizzate sul
  nostro territorio, e  per  la  prima  volta ci troveremmo con una
  guerra che  riguarda  direttamente  le  nostre frontiere.
       Signor Presidente, come  lei sa dalla ex Jugoslavia giungono
  sulle nostre coste  addirittura  con  barche a remi, con gommoni;
  pensate come e  in  quanto  tempo  può  giungere un missile anche
  dall'altra  parte   come  reazione  ad  operazioni  militari  che
  dovessero partire dalle basi dislocate sul nostro territorio.
       Il  Parlamento nazionale, tardivamente (tardivamente, perché
  il Governo del  Paese  prima  si  è  dichiarato  disponibile alle
  operazioni di guerra  e all'intervento della Nato e poi ha dovuto
  subire il  dibattito parlamentare) basta accendere il televisore,
  sta discutendo di  questo. Noi che siamo interessati anche per la
  localizzazione di  Sigonella  sul  nostro  territorio  regionale,
  facciamo finta, in  questo  dibattito  che  il  problema  non  ci
  riguarda.  Ritengo questo  grave  dal  punto  di  vista politico,
  culturale,  istituzionale,   della   dignità   stessa  di  questo
  Parlamento.
       L'onorevole Fleres non  fa  onore a se stesso affermando che
  noi presentiamo questo  nostro  ordine  del  giorno  perché siamo
  amici di Ocalan.  Se  l'onorevole Fleres fosse una persona seria,
  e non sempre dimostra di esserlo, per le stesse ragioni...

                 (Interruzione dell'onorevole Alfano)

        FORGIONE. Onorevole Alfano,  io non mi offendo quando mi si
  definisce terrorista. Mi si consenta di dire che è poco serio chi
  dice che si  può  intervenire  per ragioni umanitarie in Serbia e
  non si può  intervenire  per ragioni umanitarie in quella Turchia
  dove sessantamila turchi  sono stati massacrati con il silenzio e
  la  complicità della  Nato  e  anche  col  silenzio  del  Governo
  italiano  Io sono  contro l'intervento militare in Serbia come in
  Turchia  perché  non  ritengo  che  l'intervento  militare  possa
  risolvere problemi umanitari, ma siate almeno coerenti  E' che la
  Turchia è al  vostro servizio, al servizio della logica atlantica
  ed al servizio  delle  logiche  imperiali  di  questo mondo ormai
  unipolare, invece la  Serbia  si  dissocia,  è in contrasto, è in
  contraddizione con questo  disegno unipolare. Come non capire che
  per la prima volta  dalla  guerra  fredda  la  Russia  e  i paesi
  dell'ex  Unione   Sovietica  stanno  dislocando  le  armi  contro
  l'Europa? Le batterie della Bielorussia sono puntate sull'Europa.
  E badate bene,  quando  parliamo  di  Europa  parliamo delle basi
  militari italiane, parliamo di Aviano, di Sigonella, di Molfetta.
  Tutto questo non  interessa  a questo Parlamento. Sta a voi, alla
  vostra cultura e  alla vostra dignità politica decidere se questo
  Parlamento, in questo momento con la base di Sigonella allertata,
  dovrebbe discutere o  meno  di  questi  problemi.
       Io le chiedo,  signor  Presidente,  invece, di stralciare il
  nostro  ordine  del  giorno  e  di  aprire   una  discussione  su
  quell'ordine del giorno.  Non  è possibile che noi non si discuta
  di questo e non è possibile adesso non essere vicini nemmeno alle
  popolazioni che vivono  con  angoscia  attorno  a  Sigonella e in
  questa nostra Sicilia anch'essa allertata per azioni militari che
  potrebbero avere ripercussioni gravi sul nostro territorio.
       Signor Presidente, è  solo  per  questo,  con  un  atto poco
  istituzionale, che è  anche  fuori  dalla  mia cultura politica e
  dalla cultura politica  che viene dal Partito Comunista fare atti
  come quello che  abbiamo  compiuto  noi.  Abbiamo voluto fare una
  provocazione. Perché, vede,  la sinistra è divisa, la maggioranza
  di Governo è  divisa sulle operazioni militari. C'è una cultura e
  una tradizione della  sinistra che ha sempre accettato le logiche
  dei  blocchi e  c'è  una  cultura  che  viene  dal  meglio  della
  tradizione comunista che ha trovato il coraggio di dissociarsi in
  importanti momenti. Penso  ad  Ingrao  e ad una parte del Partito
  Comunista durante la guerra in Iraq.
       Questa guerra che sta  partendo  a  minuti  o  ad  ore è una
  guerra contro la  volontà  dell'ONU,  non decisa dal Consiglio di
  Sicurezza  dell'ONU   ma  decisa  esclusivamente  da  un'Alleanza
  Atlantica che ormai si  erge  a  gendarme  del  mondo. Noi non ci
  stiamo

     PRESIDENTE.   Onorevole   Forgione,  gli   ordini  del  giorno
  presentati, tra i quali  vi  è quello che riguarda il problema da
  lei poc'anzi affrontato, in base all'articolo 126 del Regolamento
  interno verranno  discussi  dopo  la  chiusura  della discussione
  generale,  quindi   in   tale   occasione,  l'ordine  del  giorno
  meritevole di  attenzione  presentato  da  Rifondazione Comunista
  sarà discusso in Aula.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


    RIPRENDE LA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 884/A-STRALCIO

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Ricotta. Ne ha
  facoltà.

     RICOTTA.  Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  dopo  un
  cammino sicuramente travagliato  e  scomposto  è oggi arrivato in
  Aula uno stralcio  di  quella  cosiddetta  legge  finanziaria che
  l'assessore per il  bilancio, con grande enfasi, aveva presentato
  alla stampa.  Uno  stralcio perché  le tante contraddizioni della
  maggioranza che a  corrente alternata sostiene questo Governo non
  hanno  permesso   di   rispettare  l'impegno  originario.  Questa
  maggioranza, che manifesta  ogni giorno di più la sua arroganza e
  la pretesa illegittima  di  governare  senza  i  numeri  e questa
  arroganza che superando  il  primato della logica e della ragione
  diventa   sempre   più   nei   vari   rami   dell'amministrazione
  manifestazione di  incivile  ricerca  di obiettivi utilitaristici
  che nulla hanno a  che  fare  con gli interessi della gente e dei
  lavoratori, questa maggioranza tanto eterogenea quando inadeguata
  ha  mostrato  i   suoi  limiti,  oltre  che  nella  elezione  del
  presidente e della  sua  Giunta,  ancor  più nella seconda prova,
  quella   dell'elezione   degli   uffici   di   Presidenza   nelle
  Commissioni, dove la  presunzione  di  una  forza  inesistente ha
  esitato in clamorose  sconfitte.  Ed,  a questo punto, il cammino
  nelle stesse  Commissioni  è  diventato  confuso;  confuso perché
  tale coalizione ha  ritenuto  di non fare operare le Commissioni,
  ora facendo mancare  la presenza del Governo, ora facendo mancare
  il numero legale a lavori iniziati.
       Tale presunzione di forza e tale arroganza, si è manifestata
  nelle nomine che  il  Governo  sta  operando, vedi per esempio la
  sostituzione  di  un  Commissario  con  altro  Commissario  nella
  azienda USL n.  2,  senza  l'esigenza  di  dover rispondere ad un
  fatto amministrativo  congiunturale,  ma  solo per un insaziabile
  appetito di potere  che,  certamente, non si addice ad un Governo
  che vuole essere  progressista e sociale, come è nella pretesa di
  un Governo di  sinistra.  In questo caso, infatti, viene meno non
  solo la credibilità  sua,  onorevole Presidente della Regione, ma
  anche la sua buonafede e coerenza. Infatti, su questa vicenda che
  riguarda l'azienda USL  n.  2,  il  nuovo commissariamento invece
  della nomina del  manager, è solo uno strumento per consentire ad
  un gruppo di  uomini di assumere il comando dell'azienda che, per
  dimensioni personali ed  interessi  economici,  è  la  più grande
  della Provincia. Tutti  hanno  capito  che  tali  soggetti  hanno
  bisogno di  riattivare  vecchie  politiche  sorrette  da  logiche
  clientelari con il  placet  di  alcuni  sindacalisti  che cercano
  percorsi idonei a soddisfare interessi personali.
       Spero che  lei, Presidente Capodicasa, si dissoci dall'agire
  di uomini cui ella ha dovuto delegare funzioni così importanti.
       Quanto successo nell'azienda USL n.  2  ha  portato di fatto
  ad un immobilismo completo che  non  tiene  conto  della  società
  civile e degli interessi collettivi, della sicurezza sociale, dei
  diritti dei lavoratori e, soprattutto, della salute dei cittadini
  stessi. E ciò  per  comportamenti di parte di codesta maggioranza
  che si erge  a  rappresentante  della  collettività  di  cui  non
  rispetta le regole morali e civili.
       Dicevo, prima,  uno   stralcio   di   una   finanziaria  che
  nell'enunciazione  dovrebbe   prevedere   una  manovra  di  1.000
  miliardi che tanto sollievo porterebbe  nelle casse regionali, ma
  che  di  fatto  non  porta  ad  alcun  contenimento  della  spesa
  corrente.
       Infatti, l'onorevole Piro - mi dispiace che egli sia assente
  - avrebbe dovuto  ottenere  questo scopo, cioè contenere le spese
  ed  incrementare  le   entrate.  Ma  nella  realtà  ciò  è  stato
  impossibile, perché la  maggioranza  che  sostiene il Governo non
  può rinunciare ai  mille  rivoli  che  dissetano  le  clientele e
  portano voti.  Quindi,  dalla  finanziaria del Governo Capodicasa
  sono scomparsi l'articolo  37  e l'articolo 38 che avrebbe dovuto
  sopprimere, anche se  non  si  capiva  con quale discrezionalità,
  decine e decine di organi collegiali.
       E poi, questa finanziaria come  intende  mettere  ordine tra
  gli  articolisti,  i forestali, i  catalogatori  e  tutte  quelle
  schiere  di  precari  che  crescono  ogni  giorno?  Che  tipo  di
  intervento vuole attuare  il  Governo  per contenere la spesa nei
  trasporti?  Parole  se   ne   sono  dette  tante  e,  vedi  caso,
  soprattutto  da  uomini   della   formazione   di  cui  fa  parte
  l'assessore per il bilancio e le finanze.
       Però, fatti non se ne  sono visti nella finanziaria. Eppure,
  a sentire l'onorevole Piro quando faceva parte dell'opposizione e
  criticava la  finanziaria  presentata dal Presidente Provenzano e
  dal Governo Drago, sembrava il primo della classe, colui il quale
  poteva  essere  un   buon  assessore  per  il  bilancio.  Invece,
  l'onorevole Piro è  stata  una  profonda  delusione. Era ritenuto
  persona qualificata,  oggi si rivela o non adeguato al compito  o
  costretto, per mantenere la posizione, ad inghiottire amaro e non
  solo.
       Bisogna prendere atto che le critiche che allora l'assessore
  Piro  faceva  alle  finanziarie  precedenti  erano  solo  denunce
  demagogiche, perchè oggi  che egli avrebbe capacità e possibilità
  non è in  grado  di  attuare  quanto  predicato  per anni.  Nella
  finanziaria si parla  di privatizzazioni e, in particolare, della
  privatizzazione  dell'Ente  Acquedotto  Siciliano in particolare.
  Ma  si è  fatto  marcia  indietro.
       In verità il  problema  per  l'E.A.S.,  così  come era stato
  posto con bacini  tracciati  senza  una  logica  o meglio con una
  logica molto particolare,  non  si  sa  dove  ci avrebbe portato.
  Infatti, la privatizzazione  del  comparto  delle acque è materia
  molto delicata:  l'acqua  è  la nostra materia prima, la gestione
  privata di tale  elemento  bisogna  che sia valutata attentamente
  perchè di essa nessuno  può  farne  a meno come l'aria del resto.
  Sarebbe forse più  opportuno  lasciare la gestione alla Regione e
  razionalizzare con regole ben precise ed adeguate ai tempi l'ente
  stesso.  Perchè, signor  Presidente, non si scioglie l'I.R.C.A.C.
  che alla Regione costa tanti miliardi? E perchè si mantengono gli
  IACP, a che  giovano?  Evidentemente, gli occupanti i posti di un
  tale  sottogoverno   tutti   di   vecchia   tradizione  avrebbero
  protestato,  sarebbero  rimasti  all'asciutto,  avrebbero  potuto
  condizionare  fascie   di   codesta   maggioranza  e  sicuramente
  avrebbero compromesso la  tenuta  del  Governo  e non è detto che
  tale coalizione tenga  in  Aula  quando  si  dovranno  affrontare
  determinati   articoli   quali   quelli   riguardanti  l'Istituto
  zootecnico  di  Palermo,  l'Istituto  dell'incremento  ittico  di
  Catania, l'I.S.M.I.G., e  poi quelli che riguardano le cantine di
  Noto e Milazzo.
       Voglio ora parlare degli articoli riguardanti la sanità ed i
  servizi sociali. Nella sua finanziaria, onorevole Capodicasa, non
  si  parla  di razionalizzare la spesa sanitaria. Eppure, un terzo
  del  bilancio regionale è di pertinenza della sanità. Il bilancio
  di previsione per la sanità è infatti di 8.411.406.000.000; nella
  finanziaria in discussione non c'è un articolo che contribuisca a
  contenere la spesa sanitaria, eppure tanti sono gli ambiti su cui
  si potrebbe agire.  Per la spesa farmaceutica, che incide per più
  di mille miliardi,  non  è  prevista nessuna norma per recuperare
  fondi, eppure su  alcuni  farmaci, quali quelli derivanti dal DNA
  ricombinante, gli  oncologici,  gli  emoderivati, se solo fossero
  distribuiti dalle  farmacie  ospedaliere, si potrebbe ottenere un
  risparmio  di  almeno   il  30  per  cento.  Sui  presidi  e  gli
  armamentari  chirurgici   si   potrebbero   avere   risparmi  non
  indifferenti solo se  venissero  attivati  i  centri  di  costo e
  l'osservatorio  sui  prezzi  delle  tecnologie  sanitarie  i  cui
  capitoli di bilancio tendono a scomparire. Non si parla poi della
  gestione dei ricoverati  degli  ex  ospedali psichiatrici, non si
  dice come si  dovrebbe  migliorare  il  sistema budgetario per il
  recupero di somme,  come  si  potrebbe  razionalizzare la materia
  degli accreditamenti che porterebbe al risparmio, non si norma un
  sistema di anticipazione di somme con la Tesoreria cui potrebbero
  far fronte le  aziende  per  non  incorrere  in  continui decreti
  ingiuntivi e spese  accessorie,  quali  spese legali, interessi e
  rivalutazioni monetarie.
       Si  parla  solo di alienazione degli immobili non utilizzati
  per  l'assistenza,  argomento  su  cui  noi siamo d'accordo e che
  sicuramente  può  portare,  ma  non  per  questo  bilancio  1999,
  benefici  perchè  tante  sono  le  strutture  di bene che a volte
  costituiscono   lasciti  e  che  non  sono  utilizzate  per  fini
  assistenziali.  Così  per  esempio la Baia Verde di Catania e gli
  ospedali  dismessi  della  provincia di Caltanissetta, Catania ed
  altre città.
       Nel  comma  5  dell'articolo  22 si prevede la presentazione
  entro  sei  mesi  dei  conti  consuntivi  delle  soppresse  Unità
  Sanitarie  Locali, ma non se ne conoscono le difficoltà e solo se
  questo  comma viene opportunamente emendato si può raggiungere lo
  scopo non esistendo di fatto libri mastro.
       In  quasi  tutti  i  commi  dell'articolo  22  si paventa la
  decadenza dei  manager  inadempienti,  ma  nessuna verifica viene
  fatta nel loro operato  ed  ogni  azienda  è una repubblica a sè,
  stabilisce le proprie  regole  incurante  delle leggi, agisce con
  grande discrezionalità  alla  faccia  delle  esperienze  e  della
  professionalità. Così ad  Enna  si nomina un sanitario primario o
  meglio dirigente di secondo livello per le doti umane, non per la
  professionalità, al Civico  di Palermo per la mobilità si sceglie
  il criterio della sede di provenienza e a Caltanissetta si blocca
  tutto perchè un commissario non ha ancora ricevuto ordini precisi
  sulla sostituzione di  un direttore amministrativo con un vecchio
  relitto storico o  con persona che ancora deve essere avvicinata.
  Signor Presidente, in  questo  modo  non  solo non si fanno buone
  finanziarie, ma non  c'è  più  rispetto  per  le  regole morali e
  civili, non c'è nè  etica,  nè ideali, c'è solo degrado sociale e
  questo non ha più  colore,  non  ha  più appartenenza, non ha più
  schieramenti, è solo  logica immorale di alcuni uomini, pochi per
  fortuna, ma pericolosi  perchè  non tengono conto del bene comune
  ma vogliono solo  perpetuare  il  loro  effimero  potere.
       Signor Presidente, a  lei  affidiamo  il compito di vigilare
  attentamente su quanto  detto  perchè il degrado di cui parlavo è
  un degrado  ingravescente  poichè  eccessivo  arbitrio governa in
  alcune parti  delle amministrazioni.  La finanziaria presentata è
  sicuramente inadeguata, è una finanziaria che sicuramente non può
  rispondere alle esigenze  della  comunità; non solo, ma quando ha
  annunciato che avrebbe portato minori spese e maggiori entrate di
  mille miliardi, sicuramente  non è la realtà, lo hanno dimostrato
  ampiamente i colleghi che mi hanno preceduto; la sua finanziaria,
  onorevole Presidente, ha quindi fallito. Sarebbe giusto ritirarla
  e passare direttamente al bilancio.

     PRESIDENTE.  E' iscritto  a  parlare l'onorevole Leontini. Non
  essendo presente in Aula, decade dalla facoltà di parlare.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.

     LIOTTA.   Signor   Presidente,   onorevole   Presidente  della
  Regione, onorevoli colleghi,  mi  spiace  che  l'Assessore per il
  bilancio non sia  presente  questa  sera  perchè  credo  che  una
  attenzione maggiore verso  il  dibattito  che si sta svolgendo in
  quest'Aula avrebbe potuto  contribuire  in  qualche modo a meglio
  indirizzare il suo operato  in quanto in tutta questa fase, a mio
  avviso, non è  stato improntato ad un atteggiamento costruttivo e
  positivo.
       L'Assessore per il bilancio in più occasioni ha delineato il
  quadro di riferimento  all'interno del quale deve essere inserito
  il disegno di legge  in  esame, un quadro di riferimento fatto di
  compatibilità  ragionieristiche  e  vincoli politici ed economici
  rigidi che  marcherebbero  un  solo  tracciato possibile, un solo
  percorso  realizzabile,  quello  scelto  appunto dal Governo.  Lo
  squilibrio strutturale  tra  entrate ed uscite, la diffidenza del
  mercato nei confronti delle dinamiche del nostro bilancio e delle
  politiche di risanamento, il crescente disimpegno dello Stato nei
  confronti della Regione, il patto di stabilità che impone vincoli
  di natura  programmatoria  mirati al rientro del debito a tutti i
  livelli  amministrativi,  questi i margini del foglio all'interno
  del quale  sarebbe  costretta  l'azione del Governo, margini così
  stretti da non consentire il dispiegarsi della grande capacità di
  mettere  in   campo   politiche  di  risanamento  e  di  sviluppo
  portatrici di  un  vero  segno  di  innovatore che altrimenti, ci
  assicura l'Assessore,  si  sarebbe  manifestata  in  tutta la sua
  forza  propulsiva.  Sembra dirci, l'Assessore:  "Scusateci, non è
  colpa nostra, ma con questi ingredienti non potevamo ammannire un
  piatto diverso  di  quello  che  già  Provenzano e Drago vi hanno
  propinato". L'assessore  per  il  Bilancio si costruisce un alibi
  per  giustificare l'assenza più totale di obiettivi programmatici
  qualificanti   sul   piano   dell'occupazione  e  sul  piano  del
  risanamento ambientale, della lotta contro il precariato.
       Ecco,  perchè  avrei  gradito che  oltre  ad  un  disattento
  Presidente della Regione ci fosse un altro, mi sarei accontentato
  altrettanto disattento, Assessore per  il  bilancio,  meglio  che
  niente, perchè credo che su questi  argomenti,  il  Governo  e la
  maggioranza che appoggia questo Governo  hanno  il dovere di dare
  delle  risposte in quest'Aula, hanno  il  dovere  di  tentare  di
  uscire fuori dalla palude in cui  si  sono impantanati con questo
  disegno di legge che obbedisce a logiche puramente liberiste.
       Forte  di  questo  alibi e  informata  una  severa  dottrina
  ragionieristica, l'Assessore  ci  fornisce  quella stessa ricetta
  mal dosata alla quale  si  è opposto quando i farmacisti di turno
  si chiamavano Tricoli, Drago o Provenzano, una ricetta che unisce
  al sapore amaro  del  mercato degli incentivi alle imprese, delle
  privatizzazioni,  della  ristrutturazione capitalistica, la beffa
  dell'inutilità e dell'inefficacia.
       Invero, non  si comprende l'opposizione che il centro-destra
  sta riservando a  questo  disegno  di  legge  se  non  alla  luce
  dell'unica spiegazione  possibile:  quelle  stesse cose avrebbero
  voluto essere loro a poterle fare, non si spiega altrimenti.
       Invero, non comprendiamo,  noi  che crediamo che le linee di
  demarcazione tra destra  e  sinistra  non  appartengano  al regno
  formale del nominalismo  ma  a  quello  concreto  degli interessi
  reali dei cittadini,  non comprendiamo noi che amiamo credere che
  sinistra si accordi  con  gli  interessi  delle  fasce più deboli
  della società e destra invece con i poteri più forti.
       Come non dire in questa occasione  e aggiungerò con non poco
  rammarico all'Assessore Piro, che, ahimè, non può ascoltarmi, che
  Lei onorevole Assessore, per il  suo  operato siede per avventura
  tra i banchi  di  un  Governo  di  centrosinistra, per avventura,
  sottolineo,   ancora    i    nomi   che   tradiscono   le   cose,
  centro-sinistra, ma potrebbe sedere altrettanto agevolmente in un
  Governo di centro-destra  o  di larghe intese, nello stesso ruolo
  di oggi, con lo  stesso  disegno  di legge in mano, con la stessa
  deformazione professionale che non le permette di distinguere più
  tra la tecnica e la politica.
       Noi  comunisti esprimiamo un  giudizio  negativo  su  questa
  Finanziaria perchè essa non è in grado di individuare alcuni nodi
  strategici dello sviluppo  e  di  scioglierli  in senso positivo,
  anche se alcune  sue  parti risultano condivisibili, mi riferisco
  essenzialmente  al titolo  I,  laddove  si  traccia  il  percorso
  normativo  in  materia  di  programmazione  economico-finanziaria
  della Regione.
       Come  non  evidenziare tuttavia che  già  al  titolo  II  si
  interviene con mano rozza sulla politica di fruizione dei servizi
  ambientali e monumentali senza un  barlume di coraggio innovatore
  su  questioni fondamentali come il  diritto  allo  studio,  senza
  un'indicazione capace di finalizzare il  recupero  di  somme  non
  utilizzate  a  politiche  per  l'occupazione  ed  il  risanamento
  urbanistico ed ambientale?  Su  queste  cose  ci  aspettiamo  che
  quelle risposte che  non  ci  sono  state  date  nel dibattito in
  Commissione ci vengano fornite in Aula.
       Come  dimenticare,  onorevole   Assessore,   che  su  questo
  argomento,  proprio   l'altra  sera,  in  Commissione  Finanze  e
  bilancio, mentre lei  e  la  sua  maggioranza  bocciavate  un mio
  emendamento che  destinava  risorse  al  risanamento urbanistico,
  crollava un palazzo  a  Palermo,  la  stessa  sera  negli  stessi
  minuti,  negli   stessi  istanti?  Certo,  nessuna  relazione  di
  causa-effetto, ma ne  siamo  proprio  certi?  Siamo  certi che la
  politica, la cattiva  politica,  quella  che  si  è  nascosta nel
  passato dietro le  compatibilità  tecniche  e che oggi continua a
  negare una  svolta  innovatrice, non abbia alcuna responsabilità?
  L'onorevole Cintola, il  quale  è  capace  di ridere su qualunque
  cosa, fu proprio  lui  a  portare  la  notizia in Commissione del
  disastri  avvenuto e  quindi,  se  si  riferiva  ad  una  qualche
  iattura possibile,  se  ne addebiti le responsabilità, in qualche
  modo.
       Non ci convince il  modo  approssimativo  con il quale viene
  affrontata la questione della  fruizione dei servizi connessi con
  i parchi e le oasi  naturali. Intendiamoci bene, noi siamo perché
  la fruizione dei  beni  monumentali,  ambientali  e  archeologici
  avvenga dietro pagamento di un biglietto i cui proventi aiutino a
  riqualificare e a valorizzare  la  nostra  offerta turistica e ad
  allargare  la  conoscenza   scientifica   del  nostro  patrimonio
  culturale.
       Ma  tutto  ciò deve  avvenire  all'interno  di  un  progetto
  pensato, e  non  di  un  affrettato  articolo  della  finanziaria
  finalizzato  alla famelica  esigenza  di  raschiare  la  pentola,
  altrimenti si arriva a prevedere  il biglietto di ingresso per le
  aree attrezzate dei parchi, pochi  in  verità, che spesso sono la
  meta, ma sarebbe il caso di  dire  lo sfogo, di un turismo povero
  che  non  si  può   permettere  costi  che  sul  piano  familiare
  diventerebbero gravosi.
       E poi, assessore, di  quali  servizi stiamo parlando? Spesso
  si tratta di quattro assi di legno  a mò di panca e tavolo con un
  barbecue per limitare il rischio  di  incendi.  Ma  cosa ci vuole
  fare pagare?
       Lei  mi ricorda,  onorevole  assessore,  quel  ministro  del
  Tesoro inglese che alla Royal society, dopo avere assistito ad un
  esperimento  dimostrativo sull'induzione elettromagnetica, chiese
  a Faraday, con una certa  ironia,  a  cosa  potesse  servire quel
  generatore di elettricità dal movimento di un magnete.
       Faraday gli rispose di non  essere  in grado di prevedere al
  momento quali sviluppi pratici avrebbe avuto la cosa ma di potere
  prevedere, con  assoluta  certezza, che  un  successore  di  quel
  ministro ci avrebbe messo sopra  una tassa.
       Oggi lo Stato incassa  ingenti  somme sotto forma di tributo
  per il consumo di  energia  elettrica.  Dubito  alquanto  che lei
  incasserà  un quattrino dal  biglietto  di  ingresso  nelle  aree
  attrezzate dei parchi.
       Via  di questo passo,  onorevole  Piro,  un  suo  successore
  proverà a tassare i consumi individuali di aria.
       Per tornare alla finanziaria, e  per restare in tema di beni
  ambientali e monumentali, va  detto  con  forza  che  l'indirizzo
  dettato dal comma 16,  dell'articolo  5,  circa  il possibile uso
  privato   dei  beni   archeologici,  ci   trova,   come   Gruppo,
  profondamente  ostili, sul   piano  del  principio  ispiratore, e
  perplessi,   sul   piano    della    genericità    e    ambiguità
  dell'indicazione.
       Non crede, assessore, che tutta questa materia meritasse ben
  altra attenzione, che si  dovesse  intervenire  con un disegno di
  legge ad hoc e non con la fretta che qui si sta evidenziando?
       Un discorso a parte  merita  l'indirizzo  che  il Governo ha
  sostanziato agli articoli 11  e 12. Il tema delle privatizzazioni
  è quello che meglio di  ogni  altro segna la continuità di questo
  Governo rispetto ai precedenti.
       Lo abbiamo visto con  la legge già avviata dal Governo Drago
  e il cui percorso si  è  concluso con il Governo Capodicasa. E in
  quella occasione abbiamo  assistito  ad un indecoroso gioco delle
  parti tra centro-destra  e  centro-sinistra  che si scambiavano i
  ruoli, ormai formali,  di  maggioranza  e  opposizione  per nulla
  imbarazzati ad ostacolare gli uni ciò che prima avevano avviato e
  ad agevolare gli altri, ciò  cui  prima  si erano opposti e tutti
  insieme dopo a rivendicarne il merito.
       Oggi il centro-sinistra con l'entusiasmo dei neofiti, di chi
  si  è appena convertito,  marcia  trionfale  sulla  strada  della
  privatizzazione. Ma non si  tratta  più  di  aggredire  il  ruolo
  improprio  di  una  Regione  imprenditrice  che  gestiva  vino  e
  miniere,  oggi  si   aggrediscono   settori  strategici,  servizi
  pubblici essenziali senza  curarsi  della ricaduta devastante che
  un tale processo avrà  sul  tessuto  sociale  ed  economico della
  nostra Regione.
       Cosa   significherà   per    migliaia    di    famiglie   la
  privatizzazione in settori come  i  trasporti  e la distribuzione
  delle acque? Cosa significherà  per  migliaia  di  lavoratori  di
  questi settori? Cosa ne sarà  di  tutte  quelle  tratte tenute in
  piedi  sulla  base  di  un  principio  solidaristico  di  utilità
  sociale?  Come  graverà tutto  questo  su  migliaia  di  studenti
  pendolari?  Cosa accadrà  nelle  famiglie  quando  l'acqua  verrà
  considerata non più un bene  sociale  bensì una merce sulla quale
  ricavare   un  profitto  con   tariffe   che   in   alcuni   casi
  triplicheranno o quadruplicheranno?
       Cosa ne sarà della già debolissima rete ospedaliera pubblica
  quando  opereranno   i   criteri  di  razionalizzazione  previsti
  dall'articolo 22?
       Queste  domande   le   poniamo  al  Governo,  le  poniamo  a
  quest'Aula, le poniamo a quei parlamentari che, pur nelle diverse
  appartenenze politiche, hanno  ispirato  le  loro  azioni  ad  un
  principio  di  solidarietà  che  trova  riscontro  nella  cultura
  popolare e di  sinistra.  Le  poniamo  a  quegli  ex  compagni di
  partito con i  quali  fino  a  ieri abbiamo condiviso un percorso
  comune  e,  mi  illudo,  continuiamo  a  condividere  una  storia
  culturale  comune.   Da  questi  ultimi  abbiamo  il  diritto  di
  pretendere una  risposta.
       Diteci, per cortesia,  in quale angolo nascosto della vostra
  memoria culturale e  politica  avete  trovato le alte motivazioni
  che vi consentono di  condividere  qui  a Palermo la politica del
  "dio-mercato"  e del  presidenzialismo  e  a  Roma  quella  della
  guerra  Scegliete il luogo  e  le  forme  per  farci  conoscere i
  nobili obiettivi che vi  impongono  di  restare  al  Governo  Non
  offriteci più, sempre  per  cortesia  se  possibile, l'indecoroso
  spettacolo  del  vostro   imbarazzato  silenzio   Fino  a  quando
  continuerete a uscire da  quest'Aula,  come  avete  fatto  con la
  legge-voto, per non  assumere  le  vostre responsabilità?  Fino a
  quando starete al Governo di  questa Regione per il solo gusto di
  potere scaldare una sedia?
       Un altro discorso  a  parte,  merita  tutto  il  titolo  sul
  recepimento e l'attuazione della legge n. 36, la cosiddetta legge
  Galli.
       Oggi questo titolo  non  è  presente  nel  testo d'Aula e mi
  spiego perchè, signor Presidente, ne faccio cenno: non è presente
  nel testo d'Aula non perchè la Commissione Bilancio abbia operato
  una scelta  esplicita di stralciare tali norme dalla Finanziaria,
  ma semplicemente non si è arrivati a trattarlo.  Questo è l'unico
  esempio in cui la fretta abbia aiutato il legislatore - di solito
  opera in maniera diversa  -  tuttavia,  è  noto che il Governo si
  appresta a presentare  l'intera  materia  in  Aula sotto forma di
  emendamento e, quindi,  mi preme accennare a questa tematica.
       Se ciò avvenisse,  se,  cioè, il Governo ripresentasse sotto
  forma di emendamento tutto il titolo V, credo che si consumerebbe
  l'ennesimo strappo procedurale fra i tanti che si sono verificati
  nel percorso di questo disegno di legge.  Mortificazione al di là
  del  regolamento,  del   ruolo   della   Commissione  di  merito;
  introduzione  di tematiche  estranee  al  titolo  della  legge  e
  quant'altro.   In  questo   caso   la  questione  assumerebbe  un
  significato di particolare  gravità  anche per la corposità della
  materia.  Non si tratta,  infatti,  di  un comma aggiuntivo ad un
  qualche articolo di un nostro  disegno  di legge, ma di un vero e
  proprio  disegno  di  legge  che  è  stato  appiccicato  come  un
  francobollo nella stesura  originaria  al  testo originario della
  Finanziaria.
       Io  non  so   ancora  in  quale  forma  il  Governo  intende
  ripresentare la materia  in  Aula,  ma  chiedo  fin  d'ora, senza
  entrare nel merito della questione - nel momento in cui avremo il
  testo che  il  Governo  vorrà ripresentare a quest'Aula entreremo
  nel merito dei problemi che quel testo solleverà -, al Presidente
  dell'Assemblea di  rimandare la questione in Commissione Bilancio
  e  nelle  Commissioni  competenti  per  merito,  diversamente  si
  introdurrebbe la  prassi,  sotto  il  profilo  procedurale, molto
  pericolosa, che interi  disegni  di legge possono essere trattati
  da quest'Aula senza i passaggi istruttori in Commissione.
       In ultimo,  se  posso  permettermi un suggerimento sempre su
  questa materia,  mi  limiterei  ad  un recepimento essenziale dei
  principi della legge n.  36, rimandando ad un momento legislativo
  successivo le norme  di  attuazioni che necessitano certamente di
  maggiore riflessione di quanto  non  se ne possa dedicare loro in
  questa  fase. Pena,  commettere  errori  cruciali  che  sono  già
  contenuti nel primo testo  del  titolo  5  di  questo  disegno di
  legge.
       Come  vede,  signor   Presidente,   se   ho  un  minuto  per
  concludere,  una  posizione  articolata  quella  di  Rifondazione
  Comunista, tesa non tanto ad  un  cieco  ostruzionismo, ed in tal
  senso  mi  preme  specificare,  per   chi   in  tal  modo  voleva
  strumentalmente utilizzarla,  che  la  posizione  qui apertamente
  sostenuta dal mio  Capo  Gruppo  a  proposito  dell'anticipazione
  della discussione dell'ordine del giorno sulla guerra, non voleva
  assolutamente  avere  nessuna  svolta  di  tipo  ostruzionistico.
  L'atteggiamento che  Rifondazione  Comunista  vuole  assumere nei
  confronti  di  questa   Finanziaria   è   un   atteggiamento   di
  opposizione, il nostro  giudizio  resta  negativo; ci aspettiamo,
  però, che questo Governo riesca  ad  avere  il coraggio, riesca a
  lasciare un segno, a marcare  in  qualche modo il testo di questo
  disegno  di  legge,   con   contenuti   che   in   qualche   modo
  caratterizzino lo schieramento  che  sostiene questo Governo, che
  caratterizzino a sinistra  questo  disegno  di legge.
       Altrimenti,  tutta l'analisi  che  abbiamo  fatto  circa  la
  intercambiabilità degli  schieramenti dentro quest'Aula, circa la
  continuità di questo Governo  con  quelli che lo hanno preceduto,
  calerebbero pesantemente sullo  stesso  Governo  e  credo  che il
  primo a doverne  soffrire  sarebbe  il  Governo  stesso.  Perchè,
  quella poca agibilità che  gli  è  rimasta in Aula diventerebbe a
  quel  punto insufficiente  a  garantirgli  la,  sia  pur  minima,
  sopravvivenza.

     PRESIDENTE. Sono iscritti  a  parlare gli onorevoli Pignataro,
  Bufardeci e Giannopolo. Non  essendo presenti in Aula li dichiaro
  decaduti.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Virzì.  Ne ha facoltà.

     VIRZI'. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, mi risparmio e
  vi  risparmio in  apertura  qualunque  allusione  preventiva  e/o
  pregiudiziale  sulle condizioni  generali  di  salute  di  questo
  Governo e di questa maggioranza di centro-sinistra che ha elevato
  Carl Popper a suo maestro,  nella presunzione che il nome facesse
  dimenticare il cognome.  Siamo  passati  da  Marx  a  Popper  con
  grande disinvoltura
       Nessuno ha la palla di vetro.
       Può darsi che  reggiate  all'impatto  d'Aula,  può darsi che
  "pigliate qualche scivolone".  D'altro canto, navigate a vista ed
  allo stato attuale il motto  del  Governo sui suoi scudi araldici
  non può essere che il classico "honnie soit qù il me y pense" che
  tradotto in un  più  accessibile  italiano suona pressappoco così
  "io speriamo che me la cavo".
       Non mi compete fare profezie.  Ci conteremo e vi conterete a
  più riprese in quest'Aula,  nel merito specifico, dei più diversi
  tipi di emendamenti, e però,  sulla  forma  e  sulla sostanza del
  provvedimento che ci avete  presentato, vale la pena di esprimere
  giudizi, obiezioni e contro deduzioni, a partire dalle forme.
       Come componente della  I  Commissione  sono stato invitato a
  vuoto quattro - cinque volte,  e  mi  deve  essere  consentito di
  eccepire, senza essere smentito, che forse per accorciare i tempi
  avete arrecato un "vulnus"  politico e morale, rimanendo in linea
  con il regolamento  formale  alle  regole  di  questo Parlamento.
  Quattordici articoli che  riguardavano il destino del personale e
  gli enti locali erano di  competenza  della  I  Commissione  ed è
  mancata,   volutamente,  scientificamente,  leninisticamente,  la
  maggioranza  di centro-sinistra,  con  l'  escamotage  dei  tempi
  tecnici avete aggirato l'ostacolo, avete raggirato la commissione
  e mortificato il ruolo  sia  del  singolo  deputato  come  quello
  collegiale delle commissioni sede di studio, di approfondimento e
  di  confronto,  cioè  avete  negato  il  confronto,  siete  stati
  sprezzanti di un  dibattito  approfondito  e  ravvicinato,  avete
  snobbato il semplice  parlamentare  Guido Virzì, ma avete imposto
  un comportamento inurbano,  incivile,  villano, anche  ai  vostri
  rappresentanti, arrivando al  punto  di costringere ai mezzucci e
  ai trucchetti da  croupier  poco affidabile perfino a un uomo, di
  per sé  mite  e  cortese, come l'onorevole Ortisi, e svuotando di
  fatto di contenuto  e  di valenza il corretto rapporto d'onore ed
  istituzionale fra commissari e presidente della commissione.
       E' una lacerazione e  uno  strappo che sarà domani difficile
  ricucire e recuperare, lo  voglio  dire con estrema chiarezza. Lo
  avete fatto con  cattiveria, perfino  autolesionistica, anche  in
  sesta commissione, dove vi siete messi a fare ostruzionismo anche
  in presenza del vostro assessore per la sanità.
       La mia personale conclusione:      a casa vostra prevale una
  tendenza massimalistica che  zittisce  gli  uomini di buon senso,
  che  annichila i  più  ragionevoli,  che  colpevolizza  le  teste
  pensanti nel nome di  una  rivincita e di una vendetta ideologica
  di cui non è difficile scorgere i muscolosi protagonisti.
       Questo è il filo  conduttore  della mia analisi, la revanche
  elevata a filosofia di  governo.  Secondo  me dichiarate per puro
  mimetismo, per mascheratura, di  volere  varare  un provvedimento
  finanziario, ma in  realtà  dispiegate  un'operazione politica di
  pulizia  etnica;  infatti, con   tutti  i  margini  residui  alla
  opinabilità che rimane connessa alle schede tecniche tardivamente
  esibite  e messe in  campo,  gli  effetti  finanziari  di  questo
  disegno di legge sono  quanto  meno  modesti,  sia  in  relazione
  all'operazione-verità di cui avevano parlato gli onorevoli Piro e
  Capodicasa, sia in  rapporto alla tragedia finanziaria, economica
  e sociale della nostra  regione.
       Dichiarate di voler usare il bisturi e, invece, a chiazze, a
  macchia  di  leopardo,   tentate   di  usare  il  raschietto  del
  calzolaio,  per cui  approntate  correttivi  con  il  trucco  per
  mascherare il salvataggio  di  un  carrozzone mangiamiliardi come
  l'IRCAC, mentre invece  fate i pasdaran dello sciolgimento, della
  privatizzazione contro  organismi  come  l'EAS,  l'AST,  l'ISMIG,
  l'Istituto zootecnico di  Palermo  con  bombe  intelligenti  - si
  diceva durante la guerra in  Iraq  - mirate a inseguire e colpire
  le temperature corporee specifiche degli amministratori insediati
  dal centro-destra e distinguibili appunto per la loro specificità
  termica di natura polare.
       C'è molta declamazione e poca finanza in questa finanziaria,
  c'è  poco  'rasoio  di   Occam'   e  molta  'spada  da  vincitore
  barbarico', c'è poco controllo sia della spesa che dei nervi, c'è
  poca filosofia della regione  e troppa prassi volta ad ampliare i
  poteri dell'assessorato Bilancio, è il caso dell'acquisizione dei
  ribassi d'asta e ci  sono  soprattutto  grandi vuoti, grandi zone
  d'ombra e di silenzio,  c'è  il  nulla,  c'è  il vuoto pneumatico
  dello spazio profondo,in  termini  di  previsione  generale  e di
  contenimento  della spesa. Non  si  scorge  il  tetto  di  questo
  grattacielo  e poi in  rapporto  al  turismo,  ai  trasporti,  al
  commercio, alla valorizzazione  dei nostri beni ambientali, che a
  tutt'oggi  ci   costano  soltanto  sacrifici,  divieti,  rinunce,
  black-out, ostacoli burocratici,  giuridici  e civili senza alcun
  tipo  di  ritorno  sociale.  C'è  il  silenzio  della  morte  per
  artigiani, commercianti ed  agricoltori,  non c'è una sola parola
  per  ridare  corpo e  sostanza  alla  capacità  di  azione  e  di
  intervento dell'Ente siciliano di sviluppo agricolo ed in Sicilia
  questo è quasi tutto e  voi  non  ve  ne  occupate.
       Ed ancora in  questo provvedimento leopardato, non organico,
  frutto  di  un   amalgama   frettoloso   ed   incompiuto,  frutto
  evidentemente di una  sintonia  politica ancora lungi dall'essere
  raggiunta  c'è   l'assalto, assolutamente  non  condivisibile  né
  giustificabile, al fondo per  la  concessione dei prestiti, ove a
  mio modo di  vedere,  si  tenta  con la semplice eliminazione del
  corpo del reato,  di occultare e frazioni e prelievi del passato,
  penalizzando i pensionati regionali, di fatto regrediti a livelli
  di inferiorità oggettiva di trattamento rispetto a quelli statali
  che, al fondo accedono  in tempi reali e senza code, come da noi,
  di sei-sette anni, e  tutto  ciò  contro  gli  assunti del nostro
  Statuto  che  stabilisce  testualmente  che  in  nessun  caso  il
  trattamento dei  dipendenti  della Regione può essere inferiore a
  quello dei corrispettivi  nel  corpo  dello Stato.
       E c'è pure in  questo  disegno  di  legge un pezzo di futuro
  negato ai nostri  giovani  con  il  blocco  dei  concorsi  di cui
  all'articolo    23,   l'insultante   elogio   delle   stagnazioni
  dell'articolo 6  che  sostanzialmente  finge di inventare ciò che
  già di fatto  esiste, la tassa delle centoventimila lire delegata
  alle regioni per  le  opere universitarie, finge di inventare ciò
  che di fatto  esiste,  mentre  viene  sancito  che  manteniamo la
  nostra umiliante condizione  di unica Regione d'Italia che non ha
  in alcun modo accolto né  la forma, né  la sostanza della legge 2
  dicembre 1991 n. 390  dello  Stato, sul diritto allo studio e per
  borse di studio  e  prestiti d'onore.
       Senza dir  nulla  sul  diritto degli studenti all'accesso ai
  servizi rinviamo,  anzi  rinviate,  tutto  ai  vecchi regolamenti
  delle  opere   universitarie,  riservandovi   però   il   margine
  discrezionale, perché  questa,  dai  Borboni  ad  oggi, rimane la
  terra   della   discrezionalità,   di   riconoscere  virgolettato
  ulteriori agevolazioni a singoli gruppi, non si capisce in base a
  quali criteri  oggettivi, per  decreto  di  sua  graziosa  maestà
  assessoriale ancorché col ritratto di Stalin e Cossutta dietro la
  scrivania.
       Non ci stiamo, non siamo d'accordo.  E' un modo di governare
  a balzelloni  che  francamente  non  mi  piace  e oggettivamente,
  ragionevolmente non mi  convince.  E'  un  disegno  di  legge che
  nonostante ogni compiacenza dei mass media è di corto respiro, di
  piccola valenza di  nulla  incidenza  sul tessuto sociale e reale
  della nostra isola.  E'  una  aspirina  propinata  come elisir di
  lunga vita di fronte ad una vastissima estesa infezione. Non è un
  paracadute, ma  un  fazzolettino  bucato  che  non  attenuerà gli
  effetti della caduta.
       E per finire  vorrei  tornare per un attimo alle nostre vere
  differenze.  Non ci  credo che la politica sia finita.  Non credo
  alla fine della  storia  e  alla  grande  marmellata in cui tutti
  dovremmo  fatalmente   scivolare.  Proprio  nel  merito  esistono
  questioni di principio  che  ci  dividono.  Forse perché  voi nel
  nome della  'RealpolitiK',  li  avete  abbandonati e forse perché
  contestualmente io  stolitamente  continuo a ritenerli fondamento
  della politica  e  come  corollario dell'amministrazione concreta
  della 'res pubblica'.
       Ieri, come  oggi, resto  contrario, nel  nome dell'interesse
  collettivo,  all'istituto  della  concessione  che  voi  vorreste
  applicare alla  gestione  che definite razionalizzata dei sistemi
  informativi regionali,  perché  dietro  l'angolo  scorgo  l'ombra
  della    discrezionalità   dei   personalismi   dei   'clientes',
  l'inceppamento  della   macchina   organizzativa,   il  caos  dei
  linguaggi, i tormentoni  della manutenzione e i piccoli ed i medi
  affari, come   tentazione   quotidiana, dietro  l'angolo; e  sono
  contrario  ai   discioglimenti   di   cui  non  siano  chiare  le
  conseguenze ed i  percorsi  e doppiamente contrario se l'ente che
  si vuole liquidare è  proprio quello che si occupa, e poi proprio
  qui  in   Sicilia,  del   liquido  della  vita:  l'acqua.
       Volete  privatizzare  la  distribuzione  dell'acqua?  Volete
  tornare all'800 ai  padrini  e ai padroni dell'acqua e dei pozzi?
  Dopo  l'acqua minerale  volete  dare  a  società  per  azioni  il
  controllo degli acquedotti? Ed in nome di quale ragionamento? Che
  fin  ora l'EAS  non  ha  funzionato?  Che  fin  ora  ha  prodotto
  soltanto debiti  e perdite magari per trecentocinquanta miliardi?
  E in nome di  che cosa ci sentiamo tutti esentati dall'obbligo di
  una vera riforma organica in termini di recupero di efficienza di
  fronte ad una struttura pubblica che fa acqua da tutte le parti e
  di cui saremmo responsabili e titolari.
       Non   esiste    un   nostro   obbligo   di   correggere   di
  razionalizzare, di modernizzare, è mai possibile che buttiamo via
  pezzi di prezioso  servizio  pubblico  per aprire il varco ad una
  nuova casta di padroni dell'acqua.
       L'acqua è  come l'aria, cari colleghi. Secondo me è ingiusto
  regalarla a  privati  di  cui  è  difficile  fare  l'identikit in
  termini di  affidabilità  e  trasparenza.  E  i  tempi? In quanto
  pensate di  farcela?  E  come  pensate  all'impatto in termini di
  servizio nell'incerta  fase  di  transizione? E il personale? Che
  pensate di fare?  Di  metterlo  all'asta  sul mercato, insieme ai
  pacchetti azionari.  E  gli  invasi,  le  condotte,  le reti, che
  facciamo, buttiamo  via  tutto?  A  che  prezzo?  E  coi  privati
  contratteremo anche  un  rifugium  per  presidenti,  consiglieri,
  ingegneri  ed   impiegati.   E  chi  contratterà, un  commissario
  liquidatore dei  liquidi  o  l'Assessore  al  bilancio  in  prima
  persona?
       Volete  chiudere  anche quest'altro capitolo per evitare che
  venga  per   caso   riletto  da  qualcuno  con  l'attenzione  che
  meriterebbe. Non ci siamo purtroppo. Per fortuna le idee, come il
  sole quando il  tempo  è  nuvolo,  e nonostante la modestia degli
  uomini, le idee rimangono.  E le mie idee mi portano a concludere
  che questa finanziaria per  la  sua  forma e la sua sostanza vada
  respinta in toto.  Qualunque  lezione, poi, voi siete in grado di
  trarne.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Misuraca. Ne ha
  facoltà.

     MISURACA.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei
  procedere ad  una  valutazione, spero il più possibile obiettiva,
  del  disegno   di   legge   all'esame   dell'Aula, attraverso  un
  preliminare commento  alla relazione di accompagnamento del testo
  ed al successivo esame  dei  titoli I, II,III e IV del disegno di
  legge.
       Nella relazione  che accompagna il disegno di legge,infatti,
  dopo una  premessa  riferita  all'attuale  situazione finanziaria
  della Regione  ed alle crescenti difficoltà nella predisposizione
  dei bilanci  di  previsione,  dovuta  alla  progressiva riduzione
  delle entrate, per  effetto  del minore impegno finanziario dello
  Stato nei  confronti  della  Regione  siciliana   degli oneri per
  ammortamento  dei   mutui   già  contratti  nonché  dei  cospicui
  interventi regionali  nei  vari settori dell'economia dell'Isola,
  viene sottolineata  la  necessità  di incidere maggiormente nelle
  varie direzioni, anche attraverso la revisione della legislazione
  di spesa, al  fine di potere dare concreti segnali di risanamento
  della finanza  regionale  e  riconquistare la fiducia dei mercati
  finanziari.
       La mancata fiducia  di  tali mercati, ad avviso del Governo,
  non ha consentito  la  contrazione di mutui per complessivi 1.700
  miliardi  per   l'anno   finanziario  1998.  Circostanza  che  ha
  contribuito in  modo  rilevante  ad  aggravare  la  già  precaria
  situazione di  liquidità  della  cassa  regionale con conseguenze
  gravissime in ordine al pagamento dei titoli di spesa.
       Viene  comunque  evidenziato  che  un  graduale riequilibrio
  della finanza  regionale  è  stato  in  precedenza avviato, dalla
  legge regionale 6 del  1997  e  dalla legge regionale 5 del 1998,
  mediante  l'introduzione   di  una  serie  di  norme  dirette  al
  potenziamento delle entrate  ed al contenimento delle spese e che
  con il presente  disegno  di  legge si intende continuare, ripeto
  continuare, nell'opera  di  risanamento  avviata  dai  precedenti
  governi, ma,  in  maniera  assolutamente presuntuosa, si dichiara
  con portata più incisiva rispetto al passato.
       La prima parte  del documento, la prima parte del disegno di
  legge  riporta  gli  articoli  con  i  quali  si  introduce,  con
  carattere  di  permanenza, la  strumentazione  programmatica  già
  avviata con le  citate  leggi.
       Viene altresì  prevista  la  legge finanziaria come supporto
  stabile  al   bilancio,  con  la  quale  avviare  correttivi  per
  modificare l'andamento  delle  entrate e delle spese e ricondurre
  l'intervento  regionale  nell'ambito  delle scelte programmatiche
  individuate.
       La sostanziale novità per l'attuale legislazione regionale è
  costituita dall'obbligo per il Governo di presentare, così, entro
  il trenta di  giugno  di ogni anno il documento di programmazione
  economica  e   finanziaria,  in   analogia,  comunque,  a  quanto
  sostanzialmente previsto  dalla legge di contabilità statale, ove
  la presentazione del  suddetto  documento  è  fissata entro il 15
  maggio di ogni anno.
       Con il  documento di programmazione economico - finanziaria,
  si  riproduce,  nella   sostanza,  non  altro  che  il  contenuto
  dell'articolo 3 della legge  n. 468/78, relativa alla contabilità
  generale dello Stato.
       Unico  punto  di   differenziazione, invece,  rispetto  alla
  normativa statale, è che  per  la  definizione  del  documento di
  programmazione economico - finanziaria  si  fa obbligo al Governo
  regionale  di   consultare   preventivamente   le  organizzazioni
  sindacali e le categorie del mondo del lavoro e della produzione.
       L'articolo,   poi,  sulla  finanziaria,   invece,   riprende
  sostanzialmente  dall'articolo 11 della legge di  contabilità  di
  Stato  quelle  disposizioni  che trovano attinenza  nel  contesto
  della normativa regionale.
       La seconda  parte, poi, del disegno di legge  contiene varie
  disposizioni dirette al potenziamento delle entrate della Regione
  ed  alla  valorizzazione  del  suo patrimonio, ad  esempio:  fare
  corrispondere un prezzo più adeguato per la fruizione dei servizi
  pubblici a pagamento; recuperare somme che giacciono  presso vari
  enti;  rivalutare canoni e rendite patrimoniali, le  cui  tariffe
  non  risultano  aggiornate;   rivalutare,  poi,   il   patrimonio
  immobiliare  della Regione che nel conto del  patrimonio  risulta
  iscritto  ad  oggi  per  valori assolutamente lontani  da  quelli
  reali;   privatizzare, infine, le aziende regionali  che  possono
  trovare  sul  mercato  adeguata richiesta per la  loro  attività;
  sopprimere   ed   incorporare   enti  ed  aziende  al   fine   di
  razionalizzare  l'erogazione  di servizi pubblici e  ridurre  gli
  oneri  per  il  loro mantenimento; rivedere, infine,  il  sistema
  delle sanzioni amministrative pecuniarie, con la duplice finalità
  di  assicurare  un  maggior  reddito  all'erario   e  scoraggiare
  condotte illegali.
       Va, comunque,  precisato,  a mio avviso, che il monitoraggio
  delle entrate - così come è  indicato nel disegno di legge - può,
  comunque, effettuarsi  anche  indipendentemente  dalla  specifica
  previsione legislativa introdotta con questo disegno di legge.
       Per la  verifica,  poi,  del censimento dei beni demaniali e
  patrimoniali  della  Regione,   confermo   quanto  già  detto  in
  Commissione  bilancio:   erano   comunque  sufficienti  le  norme
  esistenti, senza ricorrere a disposizioni particolari.
       Sembra questo,  invece,  un modo per giustificare il mancato
  raggiungimento di  un  risultato  che, pure, rientra  tra  quelli
  previsti   dall'amministrazione,  quelli  cioè  di  conoscere  il
  proprio patrimonio  anche  sotto  l'aspetto della sua valutazione
  economica.
       Sulla privatizzazione  e  cessione  delle aziende a capitale
  pubblico regionale  abbiamo  contestato al Governo la limitatezza
  dell'ambito delle  aziende  interessate  dalla norma e l'assoluta
  necessità,  prima   di   procedere  alle  cessioni,  che  vengano
  approvati  i  piani  di  ristrutturazione  aziendale.   Nel  caso
  contrario,  noi  procederemo  alla trasformazione  delle  aziende
  interessate  in  società per azioni e dovremo,  non  riuscendo  a
  collocarle sul mercato, foraggiarle - come già è  avvenuto  - con
  pubblico denaro.
       La terza  parte,  poi,  di  questo disegno di legge contiene
  norme dirette  a  razionalizzare  e  contenere la spesa regionale
  nella seguente direzione che passeremo a commentare:
    - modifica del sistema  di  quantificazione  rigida delle spese
  continuative;
    - graduale ridimensionamento  delle contribuzioni regionali nei
  vari settori;
    - revisione dei residui passivi;
    - riduzione delle spese per acquisto dei beni e servizi;
    - divieto di nuovi concorsi per reclutamento del personale;
    - maggiore responsabilizzazione per il management delle aziende
  sanitarie ed ospedaliere;
    -  armonizzazione  dei  tassi di interesse   negli   interventi
  incentivanti per le imprese;
    - razionalizzazione nella spesa informatica;
    - contenimento delle spese dell'IRCAC;
    - richiesta di requisiti di onorabilità e professionalità per i
  vertici delle banche operanti in Sicilia.
       L'insipienza di alcune parti dell'articolato è assolutamente
  manifesta.  Le  disposizioni  in  materia  di residui  passivi  e
  perenti, infatti, non sono altro che un  evidente  appesantimento
  normativo, quando in alcuni casi le norme già esistenti abilitano
  alla  eliminazione  degli  impegni  quando non  corrispondono  ad
  obbligazioni.
       E' apparso, già nel corso dell'esame del disegno di legge in
  Commissione finanza, la vacuità della norma  sulla rinegoziazione
  sui  mutui,  quando, alla  manifesta incapacità della  Regione  a
  rinegoziare con gli Istituti di credito i  tassi  per convenzione
  applicati, con norma specifica invece si modifica  il  contributo
  sugli  interessi  già concessi ai mutuatari se  questi  procedono
  alla  rinegoziazione  direttamente  con gli Istituti  di  credito
  interessati.
       La  quarta  parte, infine, contiene invece alcune  norme  in
  materia  di  contabilità  e  controllo rilevate  interamente  dal
  disegno di legge del precedente Governo, concernente  la  riforma
  delle  norme  di  contabilità  generale della  Regione  siciliana
  ritenute più urgenti.  Si parla di introduzione  di  controllo di
  gestione   sull'attività   regionale,  al  fine   di   verificare
  l'efficienza,   l'efficacia   e    l'economicità    dell'attività
  amministrativa  e  garantire  la  realizzazione  degli  obiettivi
  programmati  e la corretta ed economica gestione  delle  risorse.
       Abbiamo  anche  la  ridefinizione  delle   competenze  delle
  ragionerie  centrali  secondo  la vigente normativa  statale;  la
  definizione  in  modo  più  puntuale e rigoroso  della  normativa
  relativa  alla  copertura  finanziaria  e  delle leggi  di  spesa
  regionale;  la  disposizione in merito agli impegni  di  spesa  a
  carico degli esercizi futuri che non possono essere assunti senza
  il preventivo assenso dell'assessore regionale per il  Bilancio e
  le   finanze;    l'eliminazione   dell'attuale    procedura    di
  reiscrizione  in  bilancio  delle  spese  perenti, in  base  alla
  previsione normativa contenuta nel richiamato disegno di legge di
  riforma  della  contabilità  regionale;   il  ripristino   per  i
  dipendenti  regionali  delle disposizioni di cui  all'articolo  9
  della legge regionale e novità in materia  di  revisori contabili
  nominati in rappresentanza dell'Amministrazione regionale.
       Appare del  tutto evidente, onorevole Assessore, nel caso di
  quest'ultimo  articolo 4, quanto poca sia stata  la  capacità  di
  elaborare un nuovo articolato rispetto alla semplice  e forse più
  conducente riproposizione di parte del disegno di  legge proposto
  dal  precedente  Governo.  Ma è soprattutto dal  punto  di  vista
  quantitativo  che questa manovra appare  assolutamente  aleatoria
  rispetto  poi  alle  propagandate  attese   di  ridimensionamento
  dell'indebitamento, stimando l'incremento di risorse  e riduzione
  di spese per un ammontare di circa mille miliardi.
       Ho  esaminato,   onorevole  Assessore,  le  schede  tecniche
  trasmesse alla Commissione Bilancio e, tranne che non abbia avuto
  problemi di calcolo, il saldo contabile delle schede è certamente
  lontano  dalla  quantificazione  da lei prospettata.  Ed  allora,
  onorevole   Assessore,   qui  qualcuno  bara  e,   se   riconosco
  all'assessore  per le Finanze onestà intellettuale,  è  legittimo
  supporre che i suoi colleghi assessori nel  trasmettere le schede
  relative ai loro rami di amministrazione abbiano  commesso  degli
  evidenti errori di calcolo, voluti o no  poco  importa Assessore,
  ma inducendo l'assessore per il Bilancio in un marchiano errore e
  snaturando  sostanzialmente  il contenuto finanziario  di  questo
  disegno di legge.
       Ciò  che  sostanzialmente è emerso sul piano  tecnico  circa
  l'inconsistenza  quali-quantitativa  della manovra  è  speculare,
  appunto,  sul  piano politico.  Il disegno, che  confermo  veniva
  annunciato   con  atteggiamenti   assolutamente   propagandistici
  amplificati  con  scienza  dalla  stampa,  registrava  invece  un
  tortuoso   percorso   legislativo.   Occorre,   a   mio   avviso,
  ripercorrere i passaggi del disegno di legge.
       L'inconsistenza di questa maggioranza già emergeva nel corso
  delle  audizioni  nelle  varie  commissioni  di merito,  dove  il
  disegno  di  legge  veniva,  nella  migliore  delle  circostanze,
  completamente  emendato  e  in altre non preso in  esame  da  una
  maggioranza   arrogante   e   pretestuosa.   Altro   momento   di
  difficoltà,  con  evidente  stato  di  disagio  del  Governo,  si
  consumava nel corso delle audizioni in seconda  Commissione, dove
  ad  una  maggioranza  assente  doveva sostituirsi  una  minoranza
  responsabile che assicurava con la sua presenza  il numero legale
  e  dava tono a questo Parlamento consentendo  che  si  procedesse
  alle audizioni delle organizzazioni sindacali, di categoria  e  i
  rappresentanti  di  tutti  quegli interessi legittimi  e  diffusi
  segnati da alcune norme di questo disegno di legge.
       Credo  poi  che   sia  nota  ormai  a  tutti  la  difficoltà
  registrata  dalla   maggioranza  nel  momento  in  cui,  dopo  la
  discussione generale,  si  è  passato  all'esame  degli articoli.
  Momenti  di  vera  frizione  interna  alla  maggioranza  si  sono
  registrati  durante  l'esame  di alcuni articoli del  disegno  di
  legge, ma soprattutto diversa è stata la  valutazione politica da
  parte  di  alcuni  commissari  della maggioranza su  tanti  degli
  emendamenti  presentati  dalle  forze  del Polo.  Valuteremo  con
  attenzione l'atteggiamento in Aula dei vari gruppi parlamentari e
  dei singoli deputati sulle valutazioni che vorranno  esprimere ed
  il  voto  che  daranno  sulla soppressione di  alcuni  enti, come
  previsto dal disegno di legge, e sulla  mancata  soppressione  di
  altri  richiesta  con  emendamenti dal Polo ma  non  accolti  dal
  Governo.
       Ma il segno più evidente della difficoltà  della maggioranza
  è dato dalla manifesta incapacità di esitare non  altro  che  uno
  stralcio   dell'originale   disegno  di  legge   trasmesso   alle
  Commissioni.  Volontariamente  evito la polemica  accesasi  sulla
  lesione dei diritti dei parlamentari che chiedevano  di discutere
  gli  emendamenti  aggiuntivi in Commissione e che  una  decisione
  unilaterale  della  maggioranza  ha  inopinatamente   negato,  ma
  sarebbe,  a mio avviso, infierire.
       Questo  Governo  ha  perso per strada per  insipienza  pezzi
  della sua finanziaria e non vorrei che  oggi  all'onorevole  Piro
  fosse consentito di dire ciò che nel 1997 egli  non  consentì  di
  dire  all'allora Presidente della Regione, onorevole  Provenzano.
  Cito   il   resoconto   stenografico  della  seduta:   "Noi   non
  contestiamo - ce ne guardiamo bene - il diritto di ognuno, e meno
  che mai ovviamente del Governo, a riconoscersi in  un  disegno di
  legge,   ci  sembra  però  una  mistificazione  ..."   -   diceva
  l'onorevole Piro - "... nel senso che  opera  una  falsificazione
  della  realtà  dichiarare,  come  ha  fatto il  presidente  della
  Regione, che il disegno di legge esitato è quello  del Governo al
  novanta  per  cento,  come  se  nulla dunque  fosse  successo  in
  Commissione". Onorevole Piro, concordo con lei, oggi,  su  quanto
  allora lei dichiarò in altro passaggio del  suo  intervento,  che
  trovo  illuminante,  sulle  vicende che in quest'Aula  si  stanno
  consumando  e anche questa volta cito il  resoconto  stenografico
  della  seduta.   Diceva  l'onorevole Piro:  "Di contro  però  non
  abbiamo  esitazioni  ad  affermare  che  non  solo   noi  non  ci
  riconosciamo nella finanziaria ma che intendiamo  condurre ancora
  una forte iniziativa d'Aula per cambiarla in  modo  consistente e
  significativo.   Onorevole  Piro, almeno una volta non  siamo  in
  disaccordo.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola.  Ne ha
  facoltà.

     CINTOLA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io spero di
  non utilizzare tutto il tempo a disposizione,  perchè ritengo che
  il tempo delle parole e dei fiumi di parole non  serva.  Serve di
  più confrontarci, serve di più osservare ciò che  il  Governo  ha
  presentato  e  ciò che l'opposizione, nei suoi  diritti,  intende
  prospettare. Ed io di prospettazioni da  parte  dell'opposizione,
  tranne quello di dire che questo Governo se ne deve andare perchè
  non ha maggioranza, che questo Governo se ne  deve  andare perchè
  la  finanziaria  non  è  una buona finanziaria,  che  gli  errori
  marchiani  di  conti più o meno pregevolmente  fatti  da  singoli
  deputati con le calcolatrici reggono o non reggono, io non sento.
  Io  sento  soltanto una grande forza dell'opposizione  che  vuole
  ritornare maggioranza ed in questo momento mi faccio un conto più
  semplice.
       Allora io ritengo invece di dovere fare un  esame che questa
  opposizione di centro-destra non ha voluto fare ed  era  un esame
  fortemente  autocritico  di  due  anni e mezzo di  governo  e  al
  Governo Drago io ho dato il mio voto, è vero, nel  momento in cui
  veniva eletto, nel momento in cui veniva eletta  quella Giunta.
       All'onorevole Stancanelli voglio dire che non ho  cercato un
  assessorato per dare un voto ad un Governo, nè  una presidenza di
  Commissione, come hanno fatto col  centrodestra,  contrabbandando
  da  una maggioranza ad un'opposizione la Commissione  Sanità  con
  l'onorevole Nicolosi, con uno di Alleanza nazionale che diventava
  presidente della Commissione CEE, il mio voto libero  in  Aula di
  parlamentare che ha un rapporto con la società, con i deboli, con
  coloro  i  quali in questa Assemblea non hanno  voce,  perchè  in
  questa Assemblea, in quest'Aula ha avuto voce soltanto lo scontro
  frontale prima della sinistra contro il Governo  di  centrodestra
  ed adesso del centrodestra contro il Governo di centrosinistra.
       Mi sembra ridicolo e risibile  che  dopo due anni e mezzo ci
  sia un parlamentare di destra, assessore uscente, che possa dire:
  perchè non avete annullato i comitati inutili,  perchè  non avete
  bocciato l'IRCAC o la CRIAS o l'IRFIS, perchè  state  facendo  la
  privatizzazione dell'EAS nel modo come la state facendo? Assurdo
  Il Governo Provenzano con una delibera, con una semplice delibera
  di  Giunta ha proposto la privatizzazione dell'EAS  passandolo  a
  società per azioni; la delibera numero 97 del Governo Provenzano.
       Ma è possibile che ci si voglia contraddire a tutti i costi,
  che  non  si  abbia   un  momento  di  onestà  intellettuale,  di
  coscienza, voglio dire, per  passare  dalle parole ai fatti e per
  comprendere  che in quest'Aula non abbiamo il  diritto-dovere  in
  ogni  piè sospinto di farci la lotta per  modificarci,  farci  la
  lotta  perchè al posto dell'assessore Tizio ci  vada  l'assessore
  Caio? Quando non serve più fare l'assessore in un Governo, in una
  Regione  in  cui  non ci sono più soldi, perchè  il  tempo  della
  vacche grasse è stato totalmente distrutto da assemblee che hanno
  avuto il compito di confrontarsi sulle piazze per  dire che c'era
  la destra e la sinistra, in quest'Aula per dire  che invece tutto
  quello che si erano detti sulle piazze non aveva  nessun  senso e
  nessun  significato,  perchè  all'ultimo   momento,   nell'ultimo
  emendamento  c'era  l'incontro  tra  destra  e  sinistra   e   si
  sconcludevano programmazioni, proposizioni serie e  si dilapidava
  inutilmente il denaro pubblico.
       L'onorevole Drago, ex Presidente della Regione, che ha fatto
  ieri l'eccezione perchè i tempi regolamentari non consentivano di
  guardare  all'esercizio  provvisorio, non è in Aula,  non  fa  un
  intervento, non parla, è alla ricerca costante  di una goliardica
  presa  di  posizione da presidente del Governo  di  centrodestra,
  annullando  il 16 novembre tutti i proventi  che  erano  relativi
  alle  spese  da non documentare in qualità  di  presidente  della
  Regione.
       Quest'Aula è assente, c'è  un  Governo  che  ancora  oggi  è
  assente  ed io riesco a farla ancora  questa  autocritica  forte,
  anche  se  appoggio  e  non ho nè assessorati  nè  presidenze  di
  commissione.
       E' stato ingiusto un  intervento  di  un collega di Alleanza
  nazionale, quando ha voluto  additarmi come un deputato che aveva
  votato a favore di un  Governo di centrodestra e  adesso votava a
  favore di un Governo di centrosinistra.
       Non l'ho fatto per interesse personale in  quell'occasione e
  non l'ho fatto neppure oggi, non lo sto facendo  neppure oggi per
  un interesse di ordine personale, lo sto  facendo  perchè ritengo
  mio dovere forte esserci, essere presente senza  che  nessuno  mi
  chiami alla presenza in Aula, essere presente perchè ho il dovere
  di corrispondere alle esigenze della Sicilia e dei siciliani, dei
  loro  bisogni nel mio piccolo, con la mia presenza,  con  la  mia
  valutazione, con l'essere accanto a chi crede  ancora  che questo
  Parlamento  possa  essere un momento, che al di  là  delle  lotte
  politiche, possa  invece incontrarsi fortemente alla  luce  degli
  emendamenti  pubblici  posti  in  essere  per tentare  di  creare
  inversioni di tendenza che invece non ci sono.
       Ho sentito, e mi dispiace, da un collega che io stimo molto,
  l'onorevole  Misuraca,  aver  fatto  un accenno ai  pareri  delle
  commissioni non arrivati. Non è vero  Sono arrivati  i  pareri, e
  sono stati visti, di tutte le commissioni, meno che della prima e
  della  sesta è vero, ma delle altre  commissioni  abbiamo  tenuto
  conto  nella  Commissione  Bilancio e, se c'è  stato  in  qualche
  Commissione la mancanza del numero legale, più o meno artatamente
  voluta, io sono pronto a condannare quel gesto ma non  a dire che
  la Commissione Bilancio ha travalicato o prevaricato il ruolo, la
  potestà e il diritto di ogni singolo deputato di essere presente,
  stipulante, contraente con il fine ultimo che è  il bene generale
  della collettività, non di interessi particolari come  quelli che
  ho  visto  presentare,  nel passato, in Commissione  Bilancio,  a
  piene mani, anche quando in Commissione Bilancio io non ero.
       Io ho visto presentare,  per esempio, al Capogruppo di Forza
  Italia, emendamenti per la  sua  provincia,  quella di Agrigento,
  che era stata danneggiata  dalla  grandine.  E  dire  che bastava
  chiedere un contributo, con  un  perito che attestasse l'avvenuta
  calamità, perché si potessero  dare,  come  sono  stati  dati  al
  Governo di centro-destra, messi  in  bilancio,  5 miliardi l'anno
  per  tre anni, 15 miliardi.
       Giusto se questo  va  incontro  ad  esigenze  effettivamente
  oneste  e  autentiche,  molto  meno  se  servivano  soltanto  per
  arrivare nella propria provincia e dire che Forza Italia spende i
  soldi della Regione alla spicciolata  e  senza tenere conto di un
  programma generale e collettivo.
       Io ho visto e sentito,  con rammarico, parlare del potere di
  sostituzione di un membro dell'ASL, la 2, con un altro per potere
  dare potere a questo Governo di centro-sinistra.
       Ma è stato potere quello  dato al centro-destra quando li ha
  nominati tutti i manager di  tutte  le  ASL  siciliane?  E' stato
  potere alla fine avere nominato, con il Governo di centro-destra,
  i vertici dell'IRCAC e oggi  dire  che  quei vertici non sono più
  buoni,  dopo averli nominati  con  il  Governo  Provenzano?  Dopo
  averli ribattuti in Commissione  nomi  e  curricula? E' possibile
  dire che non avete ancora distrutti gli IACP che  sono  inutili e
  chiederli ad un Governo che ha una maggioranza, che  solo  dal 17
  di  novembre sta lavorando ed ha tre mesi di  vita  sulle  spalle
  quando nei due anni e mezzo né  Provenzano, né  Drago, né  quella
  maggioranza di centro-destra ha tenuto conto di questi problemi e
  nè  ha risolto il benchè minimo uno, che sia  uno,  quando  siamo
  riusciti  a fare entrare nei consigli di  amministrazione,  anche
  negli ultimi giorni del Governo Drago, i portaborse  dei capi dei
  vari  partiti  che facevano capo al centro-destra  tenendo  conto
  delle loro illuminanti e forti prerogative di  diritti?  Io  dico
  che  quello  che dico io non è giusto, è  sbagliato,  perché  non
  serve.   Non  serve  a  quello  che  noi  andiamo  a  definire  e
  l'autocritica  la faccio, feroce e violenta, anche  per  chi  sta
  parlando.
       Ma io sto parlando  con  autocritica forte perché mi accorgo
  che nessuno qui dentro  fa  autocritica.  Qua  dentro siamo tutti
  bravissimi. Bravissimi a parlare,  bravissimi ad appellarci a non
  so quale ideologia, a  quali  criteri,  a quali programmazioni, a
  quali forti intuizioni, a  quale  reale  inversione  di tendenza,
  qualcuno che riesce a fare  anche  l'artista  e  l'attore, a fare
  ridacchiare l'Aula, a farsi  applaudire,  come se c'è possibilità
  di sorrisi per una Sicilia  che  muore,  senza  speranza  e senza
  inversione di tendenza.
       Quando sentiamo che in Italia  aumentano i posti di lavoro e
  in Sicilia, invece, ancora di più diminuiscono e c'è qualcuno che
  è capace di sorridere in Aula e di fare qua dentro anche le farse
  e le farsette, perché, magari uscito dal Turismo,  è convinto che
  l'assessorato  del Turismo l'ha portato a farlo  diventare  anche
  attore, più o meno da strapazzo, e fare sorridere  l'Aula con gli
  applausi, perché  su questo sorriso noi intestiamo  la volontà di
  un'Aula, dell'autonomia siciliana, della volontà di  un  riscatto
  che chiediamo allo Stato, quando non sappiamo  riscattare noi con
  i  nostri fondi la volontà di priorità reali  per  dare  risposte
  concrete alla gente.
       E allora continuiamo a  dire  che l'EAS non va privatizzata.
  L'EAS va privatizzata perché c'è  un  dato  forte  alla  base  di
  quella intuizione che ha avuto  il  Governo Provenzano e ha avuto
  il demerito di non averla portata a compimento.
       Cinquecento miliardi  che  dallo Stato arrivano in Sicilia a
  chiudere i  debiti  dell'Ente  Acquedotto Siciliano   Se questa è
  un'occasione da  perdere  solo  perchè  vogliamo  fare  demagogia
  spicciola, insignificante  quando un governo di centro-destra con
  una delibera del  Governo  Provenzano l'ha definita ed un Governo
  di  centro-sinistra   la   porta   in   Aula,   dovremmo   vedere
  sull'argomento  EAS  l'unanime valutazione.  Invece  no   Perchè,
  dicendo di no alla privatizzazione dell'EAS, si sta  più vicini a
  sindacati  e  a  dipendenti  dell'EAS,  come  se   si   volessero
  mortificare i loro posti di lavoro, il loro  avvenire.  Ed invece
  non è così, perchè nello stesso disegno di  legge è salvaguardato
  il  ruolo  del  personale, di quello in servizio,  di  quello  in
  quiescenza e però si fa un appello forte a collegarsi alla 'legge
  Galli', alla legge dello Stato che ha  consentito  all'acquedotto
  pugliese di rientrare di 600 miliardi di debiti  che  aveva, così
  come  con  la privatizzazione dell'EAS la Regione  siciliana  non
  rischia di avere accollati 350 miliardi di debiti  che  ci  sono,
  anche se la Regione negli ultimi quattro anni non  ha versato una
  sola lira.
       Io non dico  che l'IRCAC non vada privatizzata,  l'IRCAC, se
  volete, la  dobbiamo  privatizzare  assieme  alla  CRIAS, assieme
  all'IRFIS, non come privatizzazione ma come polo del credito alla
  Sicilia, non con un emendamento goliardico, senza neppure un'idea
  di ciò che si distrugge per vedere ciò che  si  vuole  costruire.
       Io l'appello forte ho cercato di farlo, di farne  più di uno
  e so che queste sono cose che restano  inascoltate, non definite.
  Ognuno  resta  del  proprio  avviso, non cambia  nulla   Ieri  la
  sinistra si opponeva, a volte anche con ostruzionismo, al governo
  di centro-destra, oggi la destra si oppone  con forte, inusitato,
  al limite dell'affaristica impostazione,  ostruzionistica  contro
  il Governo.
       Per potere rendere magari più evidenti manchevolezze che non
  ci sono si dà al Governo una vita di sei mesi quando ne ha appena
  tre
       Non è più  giusto,  invece,  tentare  in  queste  ore che ci
  separano dal passaggio agli articoli, a quelle che saranno le ore
  di convulso lavoro  che  avrà  la Commissione bilancio e le altre
  Commissioni, tentare di  fare la scrematura di quelle che vengono
  già annunziati come 2000, 2500 emendamenti al cosiddetto stralcio
  della legge finanziaria.
       Io lo  ricordo  quando  dissi  a  Provenzano presidente, che
  aveva avuto  coraggio e capacità a presentare quella Finanziaria.
  Dissi anche a Provenzano che il coraggio e la capacità era quella
  di portarla a  termine,  a  compimento, quella Finanziaria con il
  contributo   forte   dell'Aula   e  dell'opposizione.  Provenzano
  preferì restare in sella pur avendo falcidiata la propria idea di
  Finanziaria, se  la  fece calpestare dalla sua stessa maggioranza
  prima e dall'opposizione  dopo,  pur  di  continuare  a  fare  il
  presidente della Regione.  Questo non glielo auguro a Capodicasa
  Io dico a  Capodicasa  che  se  questa Finanziaria dovesse essere
  falcidiata, dovesse non avere il suo naturale e forte compimento,
  ha il dovere di rassegnare  il mandato e di dire a Forza Italia e
  all'Alleanza di  centro-destra di ritornare a governare nel solco
  di quello che hanno  fatto  cioè  il  nulla  più  assoluto con il
  tradimento più forte nei confronti delle esigenze dei siciliani e
  delle inversioni di  tendenza  annunziate e mai definite, con gli
  assessori della destra,  di Alleanza nazionale e di Forza Italia,
  in quelli che  sono  stati  il primo governo battuto dall'interno
  stesso della coalizione, con Drago in testa, così come il Governo
  Drago  non  ebbe  mai   l'approvazione   del  Presidente  uscente
  Provenzano, il quale arrivava o in ritardo a votare o sbagliava a
  votare dando qualche volta qualche voto che  non  era né a favore
  né   contrario nella convinzione che  siccome  la  votazione  era
  segreta poi non sarebbero comparsi i voti degli astenuti.
       E sono atti parlamentari ai quali mi riferisco.
       Il  Centro-destra  muore  dall'interno stesso.  Combattuto e
  lottato per sete  di  potere, per scontri di potere tra chi stava
  al potere  e  chi  stava  all'opposizione,  però dentro la stessa
  maggioranza.
       Ad oggi, questo  Governo  non  lo  ha  dimostrato.  Ha pochi
  giorni di vita per  potere  dire se ha le carte in regola, e fino
  in fondo, per governare. Ha una finanziaria ed un bilancio, però,
  sul  quale  deve,  giustamente,  confrontarsi  con l'opposizione,
  confrontarsi con l'Aula  e  decidere  alla  fine se, in virtù del
  risultato di quello  che  diventerà  legge,  ha, non i numeri per
  governare, ha  il  potere di incidere ed invertire delle tendenze
  che sono  ormai  cancerogene  e  senza l'abbattimento delle quali
  nessun governo può governare, nessuna Aula può diventare artefice
  di fortune o di programmazioni reali e serie.
       Se questo  non  dovesse  essere,  io lo ribadisco con forza,
  questo Governo  non  ha  ragione  di esistere.  Se, invece, dalla
  finanziaria, che non  deve  avere  la paternità né del governo né
  della maggioranza del centro-sinistra, deve avere la paternità di
  un'Aula, di  deputati che vogliono eliminando gli emendamenti per
  perdita di  tempo  inutile,  tentare  invece  di  raggruppare gli
  emendamenti più  seri,  le  proposte  che  possono migliorarla, è
  migliorabile dall'Aula; se  ci  si siede di "buzzo buono" e senza
  preconcetti    e   pregiudiziali   per   farne   la   finanziaria
  dell'Assemblea, non di  un  governo  che  ha  o  non ha i numeri.
  Tenendo conto che  non  è necessario, non è importante che questo
  Governo  venga   abbattuto,  allontanato  e  cambiato,  quanto  è
  importante che  venga  abbattuta  la "cupola mafiosa" che è fuori
  dell'Aula  e   la   "cupola"   che   non  ha  consentito  neppure
  all'idealità di  Provenzano, che rispetto nel momento in cui l'ha
  espressa, non nel  momento  in  cui  non  le  ha  potute o volute
  attuare, non parlo  di Drago perché non ritengo che ci sia motivo
  di citarlo, allora dico se a queste cose crediamo, allora abbiamo
  il dovere, nelle  poche  ore  che  ci separano dal passaggio agli
  articoli e  alla  definizione,  anche  con l'aggiustamento di cui
  parla l'onorevole  Provenzano,  l'ho ascoltato bene. E' giusto vi
  sia un tetto ed  è  giusto  che  questo  tetto  ce lo diamo nella
  finanziaria. Per dire:  al  di là di questo non si va per fare il
  bilancio.
       Ma, in uno spirito di collaborazione, che non è inciucio, in
  uno spirito di incontro che non è fatto nel segreto di una stanza
  per cedere  emendamenti  di comodo, ma per tentare di migliorarla
  realisticamente questa  finanziaria  e  per avere un bilancio che
  possa consentire non di sperperare il denaro in mille rivoli, non
  di continuare a  dare fondo al precariato più bieco e abietto, ma
  per tentare  anche di guardare - fortemente se non esclusivamente
  - a coloro  i  quali  un  precariato  non  l'hanno  mai  avuto in
  Sicilia, e  ad  una idealità per modificarsi, per ricomprendersi,
  per tentare di  dare un giudizio meno drastico contro la politica
  e contro questa  Assemblea, noi abbiamo il dovere di fare e porre
  in essere.
       Io chiedo scusa  a  tutti  i  deputati  per i quali forse ho
  detto qualche parola in più, e ritengo di dovere fare, alla fine,
  una autocritica anche  per  quello  che  sto  dicendo  in  questo
  momento. Però ritengo  che  noi  non stiamo facendo il bene della
  Sicilia continuando  a  dilaniarci  su  posizioni  cosiddette  di
  contrapposizione preconcetta  e  non  stiamo  facendo  il  nostro
  dovere nei confronti  degli elettori e della Sicilia in genere se
  non riusciamo a  trovare  un  filo  conduttore che ponga fuori da
  quest'Aula la  politica  nel  senso  del  "politicante"  e se non
  riusciamo a ridare  a leggi le funzioni e la capacità di incidere
  che è necessaria e  senza  la  quale, io credo non ci sarà più né
  autonomia, né Aula, né governi di destra o di sinistra.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Calanna.  Ne ha
  facoltà.

     CALANNA.  Signor  Presidente, onorevoli del Governo, onorevoli
  colleghi, il  dibattito  di  oggi  sulla finanziaria ci induce ad
  alcune considerazioni  che  vanno  oltre  il  disegno di legge in
  discussione.  Con  questo  disegno  di  legge  l'attuale  Governo
  dichiara di  volere continuare l'opera di risanamento iniziata da
  altri governi, ma  con una più ampia ed incisiva portata rispetto
  al passato ed una previsione di incremento di risorse e riduzione
  di spesa  per  un  ammontare complessivo di circa mille miliardi,
  quindi buone le ipotesi di lavoro.
       Questi i temi della discussione in Aula, anche  se  mi rendo
  conto che il dibattito in Aula ha toccato molto più temi politici
  che temi  finanziari,  d'altronde  è  la  situazione  che  impone
  questo.
       Le  posizioni  politiche  ovviamente  appaiono   non   tanto
  diversificate ma molto divaricate. Il Polo,  che  è  all'attacco,
  sostiene  che siamo all'epilogo di una farsa che  dura  ormai  da
  mesi. Io ritengo che il Polo dovrebbe dire che  dovremmo essere o
  siamo all'epilogo di una farsa che dura da tre  anni.  La  Giunta
  Capodicasa reagisce e risponde difendendo quello  che  chiama  il
  valore  del  disegno  di legge sulla  finanziaria  improntata  al
  rigore con il contenimento della spesa e l'aumento delle entrate.
       Quello  che  noto  io  è che queste  stesse  parole,  magari
  diverse nel costrutto ma sostanzialmente le  stesse,  sono  state
  usate dal Presidente Provenzano, sono state  usate nei precedenti
  governi.
       Ci  sono, inoltre, accuse di violazione  di  regolamento  in
  commissione bilancio, mugugni di assessori contro altri assessori
  e quant'altro che  è  inutile  ed  è  superfluo  che  io  vada  a
  ricordare a chi forse  ne  sa  più  di  me.  Tutte queste cose, a
  nostro giudizio,  sono  indice  di  una  situazione  politica che
  certamente, se  si  protrarrà oltre, arrecherà alla Sicilia danni
  veramente irreversibili.
       Il  Presidente  della  Regione  insieme   alla   maggioranza
  sostiene che senza l'approvazione di questo disegno  di legge non
  sarà possibile  mettere  mano  al bilancio, e che bocciare questo
  disegno   di   legge  corrisponderebbe  ad  una  irresponsabilità
  dell'opposizione.
       Per carità, tutto quanto si dice e si può dire in momenti di
  difficoltà,  noi  francamente  non  comprendiamo  come  si  possa
  gridare alla  irresponsabilità  dell'opposizione che fa ciò che è
  normale in  un'Aula parlamentare in periodi di normale dialettica
  democratica.
       Il Governo e la maggioranza propongono, l'opposizione se non
  è convinta delle  proposte  fatte  si oppone e vota contro, ma il
  problema io  ritengo  che  vada  oltre  la  possibile bontà delle
  proposte fatte.  Il  problema  ritengo  vada  squisitamente ad un
  fatto politico che  deve essere considerato oggi, che vada ad una
  domanda che  è  la  domanda  principe  nel  dibattito politico di
  quest'Aula:   c'è  una  maggioranza  in  grado  di  sostenere  la
  proposta?
       E  questo  è  opportuno valutarlo.  L'irresponsabilità, caso
  mai, e credo  che  di  questo si tratti, qualche volta può essere
  pure del Governo  stesso  che, pure  in presenza di un disegno di
  legge al  quale  viene  attribuito un significato decisivo per la
  Regione, in Aula  è presenta talvolta solo con l'assessore per il
  bilancio, tal altra volta solo con due o tre assessori.
       Ed è  pure della maggioranza che invece risulta non presente
  per niente salvo qualche sparuta apparizione. Per non parlare poi
  dei comportamenti  strani tenuti nelle Commissioni dove, per fare
  sfregio a se  stessa, la  maggioranza  è arrivata al punto di far
  mancare il numero legale.
       Il disegno di  legge  non  ha,  a nostro avviso, quel grande
  significato che gli  si vuole attribuire.  Pur tuttavia riteniamo
  che ci siano  norme interessanti ed utili da portare avanti.  Ma,
  e questo  riteniamo  sia  il punto, per andare avanti desideriamo
  chiedere  al   Presidente  Capodicasa  che  con  realismo  e  con
  l'indiscussa serietà  dell'uomo e del politico, dica a quest'Aula
  con quale  maggioranza  ritiene  di  condurre  in  porto  la  sua
  finanziaria.
       Perché,  onorevole  Presidente Capodicasa, ci rendiamo conto
  pienamente che l'ordine  di  scuderia è quello di tenere duro fin
  dopo le  elezioni  europee, ma desideriamo una sua parola chiara,
  desideriamo sapere se lei ritiene questo debba avvenire ed in tal
  caso con quale maggioranza.
       Per la verità, onorevole Presidente, questo tirare a campare
  porta solo  ad  un  immobilismo totale contrassegnato da un crack
  finanziario  e   da  una  posizione  di  mortificante  stallo  di
  qualsiasi iniziativa.
       La soluzione,  signori della maggioranza, è del Governo.  Il
  Governo deve decidere quello che vuole fare. La soluzione non può
  essere quella di  procedere  mettendo pezze, come si suol dire, o
  ricercando spunti  consociativi  su  interessi  lobbistici  o  di
  gruppi con una  opposizione  di  centro destra che per il vero ad
  oggi non si è dimostrata all'altezza del compito, e nemmeno, cosa
  ancora più  grave, quando  aveva, per governare, i numeri, quando
  poteva produrre  una  legislazione  snella per guardare veramente
  agli interessi di  questa  Regione, per risanare il mal fatto dei
  precedenti governi.
       Abbiamo avuto un centro destra, sotto questo punto di vista,
  inesistente.  Perché  solo  di risanamento si è parlato in questa
  legislatura.  Chi si  è  succeduto  al Governo non ha fatto altro
  che parlare  di  risanamento,  risanare  i guasti che prima erano
  stati prodotti.
       Quelli che  c'erano  prima, c'è stato detto, hanno sfasciato
  tutto,  hanno   dilapidato  e  ora  bisogna  risanare.  Ma  si  è
  proceduto veramente  verso  un  risanamento? Sono scomparsi tutti
  gli sprechi  che  hanno condotto al crack finanziario?  Devo dare
  atto  che   abbiamo  proceduto  allo  scioglimento  di  enti  che
  gravavano  negativamente  sul  bilancio  regionale  e  che, nelle
  intenzioni, c'è   di   andare  avanti  su  questa  strada,  sulle
  privatizzazioni,  ma consentitemi, a parte qualche considerazione
  che sarebbe  di  parte  sulle  privatizzazioni (sorvolo in questa
  sede), consentitemi   una   considerazione   e  una  domanda.  La
  considerazione:  ritengo  che  faremo  veramente  l'interesse dei
  siciliani quando avremo il coraggio di dire una parola chiara sui
  mille rivoli  che  finanziano  enti  spesso inutili, associazioni
  culturali    con    possibili    risvolti    culinari,   istituti
  consociativamente   creati   per  dare  allocazioni,  prebende  a
  sostenitori,   amici   e   galoppini   partitici  (non  politici,
  partitici).
       E  la   domanda   consentitemela.  Dove  eravate  voi  della
  maggioranza  quando   in   questa   Regione  si  sfasciava  e  si
  dilapidava?  Sarebbe  opportuno,  per  un principio di verità che
  può aiutare a risanare la Sicilia, che questa risposta venga data
  e venga data chiara.  Sarebbe opportuno evitare di stracciarsi le
  vesti  quando   in   quest'Aula   ha   regnato   sovrana   l'idea
  consociativa.
       Ma tant'è
       Noi  del  Partito  socialista  non  siamo  stati  in  questo
  Parlamento a  fare  ostruzionismo.  Abbiamo,  di  volta in volta,
  considerato tutto  quanto  utile  e  necessario per gli interessi
  della Sicilia e  ci  siamo regolati in tal senso senza fare parte
  dei due  poli  che abbiamo sempre contestato per l'inefficienza e
  la mancanza programmatica.
       Avremmo voluto  svolgere  un  ruolo  per  dare un contributo
  maggiore  insieme   ad   altri   socialisti  presenti  in  questo
  Parlamento ed in  particolare  allo  SDI.  E  però questo ad oggi
  (spero bene  per l'avvenire) non è stato possibile, nonostante la
  nostra piena ed  assoluta  volontà  di unità che tuttavia è stata
  mortificata da una  ipotesi di pura annessione e non di confronto
  politico.
       Non siamo  oppositori per partito preso di questo disegno di
  legge finanziario  che  voi della maggioranza dovrete sostenere e
  fare diventare legge.
       Riteniamo  che questo debba avvenire in modo chiaro, lineare
  e trasparente, senza l'intreccio di oscuri accordi consociativi o
  di compiacenti  sorrisi  da  parte  dei  compagni di Rifondazione
  comunista.
       Crediamo  che da questa situazione di stallo si possa uscire
  soltanto  con  un  governo di programma mirato a varare una legge
  elettorale  e poi l'unica cosa seria e rispettosa per i siciliani
  è  quella di consentire lo scioglimento di questa Assemblea, dico
  di  consentire, perché  sappiamo  benissimo  che  non  può essere
  sciolta dall'alto questa Assemblea. Tutto ciò è necessario per il
  bene   comune   e   per   evitare   ulteriormente  l'affossamento
  dell'istituto autonomistico siciliano.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Adragna che non
  essendo  in  Aula decade. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo.
  Ne ha facoltà.

     ODDO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo non sia
  esagerato  dire  che troppe polemiche, troppe strumentalizzazioni
  stanno  accompagnando  la  discussione  sulla manovra finanziaria
  presentata dal  Governo.  Non  stiamo certo presentando un quadro
  rassicurante  dell'istituzione più importante della nostra Isola.
  Possiamo e  dobbiamo  fare  uno  sforzo  comune per rilanciare le
  prospettive economiche  e  sociali  della Sicilia.  E senza mezzi
  termini dobbiamo dirci con un pizzico di onestà intellettuale che
  vale la pena  aprire  la  stagione  del  risanamento dei conti di
  questa Regione.
       Abbiamo un  primo  strumento:  è  quello  della  finanziaria
  predisposta   dalla   Giunta   di   Governo.   Atto   sicuramente
  perfettibile, ma  indispensabile, e  sono  convinto che anche chi
  nega l'indispensabilità di tale atto sa di mentire.
       Confrontiamoci  articolo per articolo.  Affrontiamo tutte le
  possibili  soluzioni.  Scontriamoci, però, permettetemi di dirlo,
  sulle  questioni   di  merito,  cosa  che  spesso  non  facciamo.
  Smettiamola di  fare  bassa  campagna  politica. I piccoli comizi
  tante  volte   ascoltati  che  mortificato  quest'Aula  e  questa
  istituzione.
       L'opposizione  di  centro-destra ha una grande occasione per
  dimostrare di  essere  un'opposizione  costruttiva  e  sempre più
  seria.
       Chi pensa  di travolgere questa maggioranza e questo Governo
  con una prova  di  forza sulla finanziaria, dimostra - ancora una
  volta -  una  visione  miope  ed  inconcludente della politica di
  questa Regione.
       Il  centro-destra  può  anche  mostrare i muscoli, onorevole
  Petrotta, ma  alla fine, ne sono certo, dovrà fare i conti con la
  responsabilità di una maggioranza che non nasconde le difficoltà,
  ma che è pronta a  fare  quadrato  se  c'è  da difendere un primo
  progetto credibile per il risanamento delle casse della Regione.
       Nessuno  si  illuda  di  mettere  sotto  la  maggioranza  di
  centro-sinistra.
       La   manovra   da  1.000  miliardi  presentata  dal  Governo
  Capodicasa,  come  tutte  le  proposte,  può  essere  emendata  e
  modificata. Non può essere stravolta, né ritirata come ho sentito
  poco fa.
       Colleghi del centro-destra non ci spaventano i numerosissimi
  emendamenti presentati. Siamo  pronti a discuterli, con serietà e
  lealtà, ben sapendo che  da  parte nostra è stata predisposta una
  prospettiva di recupero di risorse finanziarie indispensabili per
  il futuro della Regione.
       Senza perdere di vista, per giunta, il fatto che o risaniamo
  i conti o non si va da nessuna parte.
       Noi  vogliamo  dare  un  futuro  a  questa  Isola.  Vogliamo
  tentarci. Un'Isola che, comunque, deve fare i conti con una crisi
  economica  seria  senza precedenti.  E  chi  lo  nega  non  è  in
  buonafede.
       Se non  si parte da questo dato di fatto, se non ci si rende
  conto che  il  momento  della  polemica  è  da rinviare a data da
  destinarsi, non si andrà molto lontano.
       Dobbiamo dimostrare di essere una classe dirigente credibile
  che, in una  fase  di  notevole  difficoltà,  ha  la  forza  e il
  coraggio di  mettere  fuorigioco  gli interessi di parte per dare
  una risposta concreta ai Siciliani.
       E'  una  finanziaria  con  una sua carica innovativa. Potete
  disconoscerlo, ma è così. Quella in discussione è una manovra che
  può contribuire ad aprire un processo virtuoso e solidale.
       L'opposizione è chiamata a fare la sua parte.
       Ma permettetemi di dirlo. E' davvero triste ed inconcludente
  non registrare gli  elementi  di  novità  che sono stati inseriti
  nella finanziaria.
       Compagni di Rifondazione comunista, le serie privatizzazioni
  non  sono  una disputa accademica, ma una necessità dettata dalle
  regole del mercato,  quelle  regole  che  stanno, sempre più, per
  essere  definite  dai  Governi  più  autorevoli  e  più  avanzati
  d'Europa.
       E'  inutile   nascondersi  dietro  le  formule  ideologiche.
  Bisogna, invece, intervenire, ed il tempo è più che mai breve.
       E poi, chi meglio  di un Governo di centro-sinistra può dare
  le giuste garanzie al processo di privatizzazione in atto?
       Chi può essere  vicino  ai lavoratori in questa confusa fase
  di transizione e di trasformazione?
       Chi? Questo Governo? Il centro o la sinistra alleati?
       Sull'opportunità  di privatizzare, questo non è altro che un
  punto su  cui, evidentemente, si può aprire un dibattito ampio ed
  articolato.
       Ciò che dobbiamo affermare con grande chiarezza è, però, che
  le privatizzazioni sono  una  necessità  per questa Regione, come
  sapete, colpita a morte  da una gestione dissennata di quelli che
  sono diventati veri e propri "carrozzoni mangiasoldi".
       La  sinistra, la maggioranza di centro-sinistra che sostiene
  il   Governo   Capodicasa, è  la  garanzia  di  un  programma  di
  privatizzazione che ha al centro gli interessi dei lavoratori.
       Sia  chiaro  a  tutti, non abbiamo posizioni privilegiate da
  difendere.  Non  abbiamo  poteri  forti  da  mantenere. Vogliamo,
  invece, contribuire - con le nostre idee e con le nostre proposte
  - al risanamento delle  casse  della Regione.
       Non mi stancherò di dirlo.
       La  finanziaria  che siamo chiamati ad esaminare ed a votare
  non rappresenta una deriva liberista, onorevole Forgione.
       La  destra bisogna contrastarla.
       Mentre lei, però,  ed il suo Partito pare vogliate rischiare
  di sommare i vostri voti  a  quelli  del Polo per le libertà, per
  tentare di abbattere  una  Giunta  ed  una  maggioranza che hanno
  governato, e governeranno, con rigore morale e politico.
       La  finanziaria  torna  nelle  Commissioni  per trattare gli
  emendamenti  depositati.
       Bene. E' un'opportunità per tutti.
       E, mi permetto di dire,  non  ci possono più essere e non ci
  saranno più alibi  per  nessuno,  non  ci  saranno  più  prese di
  posizione che  possano  trovare  sponda  sugli  organi di stampa,
  siamo tutti in  gioco.
       Chi ha idee  e  progetti deve aprirsi al confronto, se no, e
  questo  lo  sappiamo  e  lo  sapete,  l'alternativa  è  il  caos.
  L'alternativa è  una  Giunta raffazzonata, che avrebbe come unico
  obiettivo il tirare a campare di andreottiana memoria.
       C'è una  finanziaria,  ci sarà un bilancio di previsione per
  l'esercizio  finanziario   del   1999.   Su   questi   due  punti
  programmatici  si  misurerà  la capacità dell'Assemblea regionale
  siciliana di  rispondere  ai bisogni e alle richieste dell'intera
  Regione. Le  contestazioni, le repliche politiche fanno parte del
  gioco, ma i numerosissimi emendamenti annunciati dal Polo sono la
  prova del fallimento politico del Centro-destra.
       Questo è ostruzionismo allo stato puro.  Nessuno, credetemi,
  è disposto a  credere  che  ci  sia  in  quest'Isola un gruppo di
  irresponsabili ed  incapaci  che si sono impadroniti della stanza
  dei bottoni,  pronti  ad  affossare  ogni proposta di recupero di
  risorse ed  opportunità  che  viene dai banchi del centro-destra.
  Questo Governo,  questa maggioranza, hanno presentato un progetto
  per iniziare  una  fase  di  serio  risanamento delle casse della
  Regione.
       E quindi, sì, pronti al dialogo.  Siamo soprattutto pronti a
  valutare soluzioni  alternative  di  merito,  non  siamo e non lo
  saremo mai,  almeno da parte mia, disposti ad essere condizionati
  dalle manovre di piccolo cabotaggio.
       Non faremo,  credo, sconti a nessuno, non lasceremo nulla di
  intentato  per   dire   basta   una  buona  volta  a  sprechi  ed
  inefficienze; siamo,  senza  presunzione  ed enfasi, e abbiamo il
  dovere  di   essere   maggioranza  di  Governo.  Bisogna  quindi,
  vogliamo o non  vogliamo,  volare  alto  per il bene della nostra
  Regione,  per  segnare  sempre  più  una  vera  possibile  svolta
  politica e di Governo.
       Onorevole  Assessore,  signor  Presidente  della Regione, mi
  dispiace che sia assente, fate in modo di essere sempre di più il
  Governo dei  siciliani,  dei  tanti giovani ragazzi e ragazze che
  pensano  sia   ancora  possibile  disegnare  un  futuro  migliore
  ritornando ad essere  sempre  di  più  fieri  di vivere in questa
  nostra meravigliosa Isola.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Pagano. Ne ha
  facoltà.

     PAGANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, decisamente
  questa finanziaria  ci  lascia molto insoddisfatti da un punto di
  vista formale, per  come è venuta fuori, per come si è sviluppata
  in Commissione, per  come  è  nato  il  dibattito  in  Aula, e ci
  lascia insoddisfatti da un punto di vista dei contenuti.
       Questa  finanziaria,  che  ormai possiamo definire una legge
  "omnibus"  che   di  finanziaria  ha  ben  poco  se  i  dati  che
  giungeranno  confermeranno  che  si tratta di una finanziaria che
  produce soltanto  178  miliardi di manovra, è una finanziaria che
  ha   cercato   di   mettere  qualche  pezza,  almeno  questa  era
  l'intenzione che  ha manifestato l'onorevole Piro quando in Aula,
  in maniera  molto  chiara ha espresso l'affermazione che questa è
  la finanziaria di  Piro  e  non  di Capodicasa, mancando anche di
  quel minimo  di  buon  gusto nei confronti del proprio Presidente
  della Regione.
       La dialettica di  questa  mattina tra Croce e Piro penso che
  sarà additata come  uno  degli  esempi di cattivo gusto in questo
  senso non  certo  da  parte  dell'onorevole  Croce  ma  da  parte
  dell'onorevole Piro  che  si  è  compiaciuto  nell'affermare  che
  questa finanziaria  gli  appartiene.  Penso  invece che da questo
  punto  di   vista  sia  importante  capire  come  è  nata  questa
  finanziaria, quali  sono gli elementi che ne hanno portato avanti
  le motivazioni.  E guardando attentamente restiamo delusi, perché
  dobbiamo  capire,  dobbiamo  comprendere,  far  capire  anche  ai
  siciliani che  stiamo  vivendo  una stagione di piena recessione.
       E'  una  situazione estremamente difficile quella che stiamo
  vivendo e  naturalmente  le  responsabilità  sono da ascrivere al
  Governo  nazionale  ed  al  Governo regionale.  Raramente abbiamo
  potuto  verificare  una  piena  sintonia  tra Governi nell'ultimo
  periodo, ecco questo è il caso nostro.  Quindi, non ci sono dubbi
  che la  responsabilità  che in questo momento si sta consumando è
  da   addebitare   tutta  al  centro-sinistra.  Basti  pensare  le
  previsioni che si sono manifestate in questi ultimi periodi sulla
  crescita del  PIL, il prodotto interno lordo, che ormai comincia,
  da un punto  di vista previsionale, a fare acqua. Si diceva di un
  2,5 per cento per il 1999, D'Alema ieri ha detto a chiare lettere
  che siamo  invece  all'1,4 per cento;  continua quindi la deriva,
  continua una  situazione  che  è  terrificante  con  un  prodotto
  interno lordo che  anche negli ultimi anni è stato negativo o per
  lo meno non positivo.
       Ricordo, infatti, a tutti  coloro  che  non  sono addetti ai
  lavori che per cominciare ad avere sviluppo bisogna parlare di un
  prodotto interno lordo che  deve  crescere almeno del 3 per cento
  ed invece le scelte economiche di questa nazione a livello romano
  e  a  livello   palermitano   sono   fallimentari.   Lo  dimostra
  abbondantemente tutto quello  che  in  questo momento viviamo, le
  crisi che si hanno  nelle  piazze,  le  difficoltà  che vivono le
  nostre aziende, addirittura la  fuga  di  capitali. E' di ieri la
  notizia che l'Unione italiana  cambi  ha  detto  che soltanto nel
  mese  di  gennaio il  GAP,  il  deficit  tra  entrate  ed  uscite
  finanziarie  è stato di 2  mila  e  600  miliardi  per  tutta  la
  nazione. La previsione significa  30  mila  miliardi  in  meno di
  capitali alla fine del 1999, questo è quello che ha realizzato il
  governo D'Alema in combine  con  il governo Capodicasa.
       Ed allora, se non possiamo  fare nulla se non la critica nei
  confronti di D'Alema,  evidentemente  ci  aspettavamo qualcosa di
  più da Capodicasa ed  invece  niente, una manovra di 178 miliardi
  come unica giustificazione,  quella  che  le schede dimostreranno
  che in verità la manovra  è di mille miliardi. E' impensabile che
  ci sia tutta questa differenza; noi siamo convinti che la manovra
  continuerà ad essere di  meno  di  200  miliardi ed aspettiamo la
  verifica  in  Aula   anche   documentale.  Intanto, cominciamo  a
  verificare che questa legge  omnibus  è  un bluff, è un autentico
  bluff  E dire  che  avevamo l'opportunità, avevate l'opportunità,
  di modificare la situazione  in meglio.
       Avete tanto criticato  il governo Provenzano, poi però nelle
  premesse dite espressamente  che  vi  proponete  di continuare la
  politica di quel  Governo  Grazie, prendiamo atto che sicuramente
  quel Governo è stato  eccellente; tra l'altro, è stato il Governo
  della gente voluto dal  popolo  siciliano,  però  voi  non  siete
  andati  nella  stessa  direzione,  esattamente  il  contrario  ed
  avevate, ripeto, anche  l'opportunità,  soltanto  l'altro  ieri è
  stato pubblicato il rapporto sul Mezzogiorno che è sintomatico su
  quelle che potevano essere  le  linee guida per cambiare le sorti
  di questa terra.  Questo rapporto che è stato commissionato dalla
  Commissione alla Camera  sugli affari sociali dice testualmente -
  cito i passaggi  più importanti, è stato pubblicato ufficialmente
  ieri però tengo a  precisare  che  questo  rapporto  è  noto agli
  addetti ai lavori da almeno  un  paio  di  mesi  -  che  il costo
  dell'unificazione monetaria all'ingresso  in  Italia  in Europa è
  stato pagato essenzialmente  dal  Sud, dice ancora che l'economia
  del Mezzogiorno è bloccata per colpa di carenze di infrastrutture
  e soprattutto di  limiti culturali della pubblica amministrazione
  e quindi per poter  risolvere  il tutto è necessario attivare una
  politica  finanziaria   per  migliorare  le  amministrazioni,  le
  infrastrutture e la  cultura intesa come mentalità dei siciliani.
  Queste erano le linee guida  su  cui si doveva muovere il governo
  Capodicasa  per cercare di  rimediare  a  tutti  i  disastri  che
  D'Alema aveva combinato.
       Io non voglio dire che voi siete gli eredi di una situazione
  così negativa e nefasta,  per  carità,  siete  però coloro che in
  maniera consociativa avete  consentito  tutto  questo  negli anni
  passati perchè vi ricordo che voi eravate lì ad amoreggiare con i
  governi che ci sono  stati  nel primo dopoguerra fino ad arrivare
  su, su fino al 1995. Ed allora, ecco perchè siamo delusi, critici
  e delusi, perchè  questo pavoneggiamento di una buona finanziaria
  in verità non l'abbiamo  vista, non abbiamo visto nessun criterio
  per potere recuperare  capitali  e per favorire la localizzazione
  qui in Sicilia delle imprese del Nord.
       Se il rapporto come abbiamo visto dell'Unione italiana cambi
  dice che ci sono stati migliaia di miliardi in questi ultimi mesi
  che si sono  volatilizzati  verso l'estero, una buona possibilità
  poteva essere quella di  dire  "Creiamo  le  condizioni perchè le
  imprese del Nord vengano  a  localizzarsi  qui"  e invece niente,
  buio assoluto  Forse, è  un  problema  di  assenza  di  idee,  di
  capacità progettuali, di  portare un autentico sviluppo in questa
  terra perchè continuate  ad essere arroccati a logiche dirigiste,
  perchè siete sicuramente arroccati a logiche dirigiste e, quindi,
  non avete la capacità di immaginare un autentico sviluppo.
       Era  facile   invece   immaginare  quale  poteva  essere  la
  soluzione e noi  l'abbiamo proposta. In terza Commissione ci sono
  una serie  di  emendamenti, firmati anche dal sottoscritto, oltre
  che dal Presidente della Commissione che dimostrano che invece la
  possibilità di creare  le  condizioni  perchè le imprese del Nord
  scendano in Sicilia ci  sono,  ci  sono  tutte,  bisognava essere
  soltanto più attenti  o  forse  semplicemente  avere  una cultura
  imprenditoriale che invece  è  assente,  perchè  la  vostra unica
  cultura è una cultura statalista.
       Poi, ancora,  bisognava  utilizzare  in maniera corretta gli
  incentivi   esteri,   naturalmente   da   un   punto   di   vista
  dell'organizzazione ed  invece  in  questa  finanziaria  non  c'è
  nulla.  Bisognava   organizzare   una  serie  di  consulenze  per
  agevolare le imprese  del  Nord  a  scendere  giù,  ed  in questa
  Finanziaria non c'è nulla. Bisognava velocizzare la spesa creando
  le condizioni perchè  quanto  di  buona  aveva  fatto  Provenzano
  doveva essere continuato ed invece ancora una volta nulla, nessun
  coinvolgimento dei privati  nella  gestione  del pubblico, questo
  tanto  decantato  principio  di  sussidiaretà  che  avete  votato
  assieme al centro-destra che  si  era  fatto  promotore,  però in
  verità poi in questa Finanziaria non ve n'è traccia.
       Non c'è  nessuna traccia sulla flessibilità organizzativa di
  questa Regione,  nessuna  traccia  sulla  riforma  della pubblica
  amministrazione, eppure  voi  lo  sapete  che  adesso l'autentico
  potere di questa Regione è il potere della burocrazia.
       Se  tutti  questi   temi   fossero  stati  trattati  meglio,
  sicuramente avremmo assistito  ad  una  Finanziaria  difficile da
  contestare, invece siamo qui  a  contestarla  a  pieno  titolo  e
  avendo ragione. Voi lo  sapete  che abbiamo ragione perchè quando
  parlate con noi, in maniera privata, le uniche argomentazioni che
  ci  portate  avanti sono  quelle  di  dire  "Sì,  però  senza  la
  'Finanziaria' rischiamo di  cadere;  ma  come  facciamo, verrà il
  commissario";  solite   storie   che   conosciamo  bene,  vecchie
  metodiche  che  sicuramente   non   fanno   abboccare  neanche  i
  pesciolini più ingenui,  immaginarsi  una  opposizione  che, come
  vedete, è agguerrita anche se  non  ha  perso  di mira la propria
  propositività. Ecco perchè siamo delusi.
       Io devo parlare anche di  sanità, visto che mi è stato detto
  che dovevo parlare sui  limiti  di  questa  Finanziaria in questo
  ambito, in questo  settore.  Ebbene,  è chiarissimo, per esempio,
  che non avete creato  nessuna  forma  di  sviluppo. L'articolo 38
  della legge n.  30  del  1997  aveva  creato  le  condizioni  per
  mettere nel circuito 250 miliardi che erano arenati nei fondi dei
  bilanci.  Questa   norma   potevate   utilizzarla,   non  l'avete
  utilizzata,  non  avete   creato   le   condizioni   nemmeno  per
  rinnovarla.  E'  evidente   che   a   questo  punto  toccherà  al
  centro-destra - e lo diremo  in  tutte le piazze - risollevare le
  sorti della Sicilia;  riproporremo  in Commissione questo tipo di
  emendamento.  Come  anche  il  controllo  della  gestione,  avete
  parlato  del  controllo   della   gestione   in   tutti   i  rami
  dell'Amministrazione e non  avete  parlato laddove era necessario
  parlarne, cioè nelle Aziende USL e dire che ce l'avete il disegno
  di  legge,  perchè  era  stato  il  disegno  di  legge  fatto  da
  Alessandro Pagano, presentato e poi non più portato avanti perchè
  quel Governo cadde.
       Poi, ancora,  gli  appalti di servizio, non possiamo restare
  con questa  norma,  poteva  essere  un'altra  chance  per  creare
  sviluppo, ricchezza,  per  snellire,  invece  niente  Le norme di
  contabilità completamente assenti.
       E, infine, la vendita  di beni che non può essere, onorevole
  Piro, destinata alla  copertura  dei  disastri  del  passato.  La
  vendita di beni di  una  gestione  che  non è caratteristica deve
  essere destinata ad investimenti  se vogliamo una buona sanità, i
  disastri del passato li paghino,  da  ogni punto di vista, chi li
  ha causati, anche da un  punto  di  vista  politico,  anche da un
  punto di vista  della  responsabilità  politica   Non  si possono
  creare le condizioni perchè  si  venda  un  appartamento  di  500
  milioni e poi pagare un  deficit  che  è di migliaia di miliardi
  Onorevole Piro, lei sa bene  che  ci  sono  stati bilanci che non
  sono mai stati presentati negli  anni che vanno dal 1986 al 1994,
  lei  lo sa bene,  e  migliaia  di  miliardi  non  possono  essere
  colmati con queste  risorse che sono assolutamente insufficienti,
  era necessaria invece  una  norma  che  consentisse  lo  sviluppo
  autentico, cioè l'investimento.  Ma  ci  abbiamo  pensato noi con
  emendamenti  in finanziaria.  Ecco  lo  spirito  costruttivo  che
  sicuramente ci caratterizza e che ci continuerà a caratterizzare.

     PIRO. Assessore per  il  bilancio  e  le finanze. Era riferito
  alle ASL o in generale?

     PAGANO. Per quelle  che  non  hanno  mai presentato i bilanci,
  dal 1989 al 1994. Però lei c'era, io non c'ero in questo Palazzo,
  quindi conosceva quella storia.

     PIRO.  Assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Non  ero
  assessore per la sanità.

     PAGANO. Per carità, io  non  l'ho  detto.  Ma lei la conosceva
  quindi poteva essere  l'occasione  buona per inserirlo dentro, in
  questo senso. Siccome  siamo partiti da un presupposto, onorevole
  Piro, e cioè che  siamo  fortemente delusi di questa finanziaria,
  lei non può pensare che siamo contenti di questa finanziaria.
       Allora, se le motivazioni tecnico-politiche sicuramente sono
  quelle che abbiamo  appena  espresso,  mi  avvio, con  gli ultimi
  minuti a disposizione,  a  dire che siamo fortemente delusi anche
  da un punto di  vista politico.  E', infatti, evidente che questa
  finanziaria nasce in  maniera  molto  carente, perché avete fatto
  atti di pirateria.
       E' inutile che  cominciamo  a ripetere di nuovo tutto quello
  che è stato detto decine  di volte, ma soprattutto, io ci tengo a
  precisare  che  il  precedente  è  pericoloso,  la  prassi  e  la
  consuetudine sono la forza  di  un  Parlamento.  La  prassi  e la
  consuetudine sono la forza di una civiltà parlamentare, voi avete
  dimostrato  di  non  essere  in  possesso  di  questo  elementare
  principio perché quando ci  si  muove a livello di corsari neri è
  evidente  che non si  può  avere  rispetto.  Se,  come  ha  detto
  l'onorevole Martino, continuiamo  su  questa falsariga è evidente
  che  la  prossima   mossa   sarà  quella  di  presentare  qualche
  emendamento per eliminare  le  Commissioni  perché a questo punto
  non si capisce tutti noi che ci stiamo a fare.
       La VI Commissione non  si  è  mai  riunita  per discutere di
  sanità. Onorevole Piro, la  sanità, sono 8.500 miliardi in questa
  Regione, un terzo del  bilancio,  e  voi  avete  fatto  finta  di
  dimenticarlo per bypassare una  Commissione  di merito e andare a
  discutere in Commissione  'Bilancio'.  Purtroppo, però, non avete
  fatto i conti con  chi  evidentemente non era disponibile a farvi
  passare questi atti di  pirateria; ma  il  dato  rimane grave, il
  precedente rimane e sarà sicuramente additato anche ai posteri in
  questo senso come un  elemento di scarsa democrazia e soprattutto
  di mancanza di rispetto nei confronti degli altri.
       A questo punto  se  avete  intenzione  di portare avanti una
  logica che è quella dell'atto  di forza, è evidente che da questo
  punto di vista  non  possiamo  essere  assolutamente  soddisfatti
  anche da un punto di  vista  politico  ed  è  evidente  che, pure
  all'interno di una logica di signorilità, perché penso che questo
  non deve mai perdersi  di  vista  in  un Parlamento, noi restiamo
  fortemente critici nei vostri  confronti e non solo nei contenuti
  ma  anche  nel  merito   e   nella  forma.  Abbiamo  delle  serie
  perplessità che tutto questo  possa creare le condizioni per come
  invece  andate  sbandierando   in   tutte   le   piazze   e  cioè
  quell'autentico  sviluppo   e   quella   autentica   volontà   di
  cambiamento che invece  noi  abbiamo  dimostrato concretamente in
  almeno due governi.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Cimino. Ne ha
  facoltà.

     CIMINO.   Signor    Presidente,   onorevoli   colleghi,   cosa
  rappresenta la finanziaria  per  un  Governo? Cosa rappresenta lo
  studio e la discussione della finanziaria per un nuovo Governo se
  non  il  momento più  esaltante  e  più  visibile  di  una  nuova
  maggioranza e di un nuovo Governo?
       L'attuale Governo oltre  a  volare  basso ha predisposto una
  finanziaria poco  credibile  e  inefficace  nel  risanamento  del
  deficit regionale.  Questa  finanziaria  scopiazza  il  programma
  elettorale del Polo senza  averne  gli  elementi  e  i  substrati
  storici  e  culturali.   In   questa   finanziaria  si  parla  di
  privatizzazione  pensando  di  privatizzare  anche  servizi  che,
  secondo il mio  modesto  parere,  sono  imprivatizzabili. Settori
  primari come i trasporti  e  l'acqua.  Certo, se costi e benefici
  consigliano   la  privatizzazione   un   conto   è   parlare   di
  privatizzazione, un conto è parlare di gestione privatizzata. Una
  privatizzazione che non  garantisce livelli occupazionali, ma che
  verrà  votata anche  da  Rifondazione  comunista  con  il  solito
  soccorso rosso. Quindi, l'onorevole Oddo può stare tranquillo che
  Rifondazione comunista non si schiererà mai con il Polo perchè il
  Polo garantisce sia la  linea di gestione privatizzata ma anche i
  livelli occupazionali.
       Cosa dire della gestione  e  della tutela dei beni culturali
  da parte dell'assessore regionale per i beni culturali?  Gestione
  e progettualità dei  parchi  archeologici  che  si  preferisce di
  rinviare per non dare  una  concreta  attuazione  e  una concreta
  progettualità?   In  questa  Finanziaria  non  è  presente  alcun
  segnale di una nuova riorganizzazione della Regione.
       Avevamo parlato di accentrare tutte le competenze in materia
  di porti all'assessorato  alla cooperazione o al presidente della
  Regione,  invece  si   vuole  dimenticare  tutto,  si  preferisce
  bivaccare anziché dare segnali  concreti di vero cambiamento e di
  semplificazione amministrativa.
       In tema di lavoro,  a  quegli  stessi giovani del precariato
  che voi avete creato non  riuscite  a  dare  una  risposta se non
  quella  di  rinviarli   ai   vostri   sindaci  per  poi  mollarli
  nell'incertezza e nella  totale  disaffezione  per  il lavoro già
  fatto e continuamente svolto.
       In tema occupazionale è  sempre allarme  Nel mese di gennaio
  di quest'anno, infatti, il  numero  degli occupati è cresciuto di
  circa  tremila unità, ma  i  dati  positivi  riguardano  solo  ed
  esclusivamente il Nord perchè al Sud la corsa al ribasso non si è
  ancora arrestata. In generale,  il totale degli occupati è ora di
  venti  milioni, ma  sul  fronte  della  disoccupazione  il  tasso
  tendenziale di gennaio è salito  al  12  -  12,4 per cento per il
  centro  nord  e  per  il  mezzogiorno  continua  a  scendere.  Va
  chiarito, inoltre, che  l'indagine  dell'ISTAT  si  riferisce  ai
  soggetti  occupati  o  in  cerca  di  lavoro  e  non  ai  livelli
  occupazionali per le imprese.
       Al Sud preoccupa  sempre  di  più  l'andamento occupazionale
  della Sicilia, Sicilia che  nei  mesi  precedenti  aveva avuto un
  lieve rialzo, oggi ha  un  record a livello di disoccupazione del
  27,8 per cento. Il  risultato  di  questo  dramma  siciliano è il
  frutto di  diversificati  andamenti occupazionali e diversificata
  politica  del  governo.   Una  forte  diminuzione  negli  addetti
  all'agricoltura,   una   forte  diminuzione  nell'industria,  una
  forte  diminuzione   nell'edilizia,   tutti   temi  trattati  con
  attenzione  e  tutti temi  che  danno  alla  Sicilia  il  primato
  dell'arretratezza.
       Quanto alle classi  di  età,  in  Sicilia  la disoccupazione
  giovanile  ha  segnato  un  nuovo  primato,  un  primato  con  la
  percentuale del 34,1 per  cento,  mentre  continua  a  salire  la
  quota dei disoccupati di  lunga  durata, cioè di quei disoccupati
  che cercano un posto da oltre un anno.
       Ma perchè questo Governo  non  risponde  ad una domanda: chi
  realmente  ha  pagato  il  prezzo  per  entrare  in  Europa?  Chi
  realmente ha pagato il prezzo  per  fare  in  modo  che  oggi  il
  presidente  Prodi  vada in  Europa?  Con  quale  sudore  e  quale
  sacrificio se non con quello della Sicilia?
       Cosa dire, infine, dell'iter di questa legge?  Cosa dire del
  voler spogliare le Commissioni  di merito non solo di lavorare ma
  anche di approfondire la  materia  di  discussione?  Cosa dire di
  aver provato a tradire, a mortificare non solo i parlamentari, ma
  tutti i siciliani,  considerato che alcune leggi, alcuni articoli
  non devono rappresentare  elucubrazioni  di singoli assessori, ma
  lavoro fattivo e  credibile  del lavoro parlamentare riconosciuto
  nella sede delle commissioni legislative con dibattiti, confronti
  ed audizioni?  E'  vero,  qualcuno  citava che alcuni commissioni
  hanno avuto anche il modo di dare il proprio parere, ma cosa dire
  di quelle commissioni che  hanno operato continue audizioni e poi
  il lavoro d'Aula non ne ha minimamente tenuto conto?
       Cosa dire, invece, di quelle commissioni come la prima, dove
  la  stessa  maggioranza  è  stata  sempre assente? Caro onorevole
  Cintola, anche se una sola  commissione  non  ha dato il parere è
  necessario che  quella  commissione  possa svolgere, giustamente,
  con credibilità e  serietà,  il  proprio lavoro perchè componenti
  parlamentari di quella commissione  hanno  un  ruolo e quel ruolo
  devono svolgere. Come  si  pensa  di  parlare  di privatizzazioni
  senza attribuire alcuna competenza alla I Commissione?
       Cosa  dire di questa anagrafe dei beni demaniali? Invenzione
  di   questo   Governo,   senza   riconoscere   la   necessità  di
  sdemanializzare  alcune  aree per dare alla Sicilia produttiva la
  possibilità  di  andare  avanti  anziché  di essere stroncati dai
  canoni che si devono pagare con criteri ogni volta più difficili.
       La Sicilia  e i siciliani, caro onorevole Cintola, visto che
  Lei ricorre sempre a questo monito, hanno avuto la possibilità di
  conoscere la  finanziaria  dell'onorevole presidente Provenzano e
  adesso stanno avendo modo  di  conoscere la finanziaria di questo
  Governo.  La   finanziaria  dell'onorevole  Provenzano  garantiva
  credibilità, rilancio economico  e  culturale  per un progetto di
  riconversione siciliana a lunga durata; oggi, questa finanziaria,
  con questo Governo nato dal tradimento degli elettori, con questo
  governatorato del ribaltone,  non  solo  non  recupera il deficit
  della Regione siciliana,  ma quasi sicuramente non arriva neanche
  dietro l'angolo.  Sicuramente, io  lo spero, non arriva neanche a
  Pasqua.

     PRESIDENTE.  E' iscritto  a parlare l'onorevole Alfano.  Ne ha
  facoltà.

     ALFANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  in  questa
  sciagurata giornata  che  segna  l'avvio di una guerra ai confini
  del  nostro   Paese,   ci  troviamo  a  discutere  di  una  legge
  finanziaria e lo facciamo, a questo punto, alla conclusione di un
  dibattito che si è protratto per tutto il giorno e al termine del
  quale   non   possono   non  trarsi  alcune  conclusioni,  alcune
  valutazioni almeno   per  quel  che  è  venuto  fuori dai settori
  dell'opposizione e per  quel che sensibilità diverse, ma comunque
  riconducibili all'avversità  a  questo governo, hanno manifestato
  in quest'Aula.
       Vi è  un elemento preliminare, vi è un elemento fondamentale
  che ha caratterizzato questo dibattito, ed è stata la riflessione
  avviatasi,  dall'intervento   dell'onorevole  Tricoli  fino  agli
  ultimissimi interventi, che ha  tenuto  in  conto le modalità con
  cui questo governo ha visto  la luce, il contesto politico che ha
  prodotto la nascita di  questo  governo,  di  un governo che oggi
  porta all'attenzione dell'Assemblea regionale siciliana una legge
  finanziaria.  Un governo  nato  da  un  esperimento  politico non
  originario ma assolutamente figlio di una triste e brutta vicenda
  romana  quale quella che  ha  prodotto  la  nascita  del  governo
  D'Alema. E la sensazione che  alla fine se ne ricava è che questo
  fardello  grave  forte,  è  pesante,  sulle  spalle  del  Governo
  Capodicasa. Grava perché  quel  deficit  di  legittimazione che è
  stato prodotto dalle modalità  con cui questo Governo ha visto la
  luce finisce per rendere  sempre  meno  credibile  agli occhi del
  Parlamento l'attività del Governo. Un governo che finora non si è
  caratterizzato per alcuna  svolta  nei  confronti della Sicilia e
  dei siciliani; un governo  che  nei  primi 120 giorni di attività
  (noi non siamo negli Stati  Uniti  dove  dai  primi 100 giorni si
  misura l'efficienza e la  capacità  di  un presidente degli Stati
  Uniti) non ha brillato  né  per  lungimiranza,  né  per  capacità
  amministrativa, né  soprattutto  per  iniziativa  legislativa. Ha
  prodotto alcuni atti;  ha  prodotto  lo  scioglimento  degli enti
  economici che portava e porta la firma del governo Provenzano; ha
  prodotto  la  legge-voto,   la   legge  Provenzano  che  ora  una
  maggioranza parlamentare, a Roma, a marcata vocazione di sinistra
  sta  sottovalutando;   ha   prodotto   un   ricorso   al  mercato
  finanziario che non è  nient'altro se non una richiesta di soldi,
  una richiesta di mutuo.
       Ecco, questo è il Governo  che  governa  la  Sicilia ed è un
  governo che si caratterizza certamente non per la forza numerica,
  un governo asfittico sul piano numerico, un governo che non ha la
  forza di portare avanti iniziative significative perché non ha la
  consapevolezza della forza d'Aula.  Eppure,  sta  in piedi per il
  mitico collante del potere  e  non  è  possibile  però nascondere
  all'opinione pubblica siciliana  che  questo  è  il governo delle
  faide, delle faide e  delle  cannonate  a  salve, delle faide che
  inducono l'Ulivo a far  cadere  il  sindaco  di  Sciacca  e delle
  cannonate a salve dell'onorevole Mele che ha più volte minacciato
  refluenze sul Governo  della  Regione  siciliana  a seguito delle
  vicende del comune di  Sciacca  e  che, appunto, sparando a salve
  non ha fatto nulla e non ha prodotto nulla in termini di governo,
  ma questo sarà attenzione  del  giudizio degli elettori di quella
  città.
       Ed in questo clima  politico  il  corpo  centrale  di questa
  maggioranza, l'UDR, o meglio, non so a quest'ora di questo giorno
  come si chiami, ma comunque quelli di Mastella, sono praticamente
  assenti dal dibattito parlamentare, incapaci di svolgere un ruolo
  in questo Parlamento che non  sia  quello  di  far  parte  di  un
  governo.
       Ecco, questa è  l'amara  valutazione  di  chi  oggi  si deve
  confrontare con una  legge  finanziaria che non piace e non piace
  all'intero centro-destra,  ma  non  piace  anche ad altri settori
  sensibili di  questo  Parlamento come i Socialisti siciliani. Una
  legge finanziaria che  ha  una serie di connotazioni negative che
  ci inducono a dire 'no',  a  dire che noi non condividiamo questa
  legge finanziaria e non la condividiamo innanzitutto perché non è
  una legge finanziaria, è una finanziaria che non prevede un tetto
  di  indebitamento per l'anno  in  corso,  quando  nel  corpo  del
  disegno di legge offerto  a  quest'Aula  si  prevede  come  norma
  centrale la previsione annuale di un tetto di indebitamento. Bene
  ha fatto il presidente  Provenzano oggi in quest'Aula a ricordare
  questa macroscopica e  paradossale  contraddizione, perché è vero
  che non c'è nessuna  legge  che  obbliga  in  assenza della legge
  finanziaria a porre un tetto  di spesa, ma è altrettanto vero che
  non c'è nessun divieto a  che  un  tetto  di  spesa,  un tetto di
  indebitamento  venga  posto  dal  Parlamento  nei  confronti  del
  governo della Regione.
       Ed è una  finanziaria  che,  dunque, nega se stessa all'atto
  stesso in cui nasce.
       E'come  se  una  donna  facesse  voto di castità nel momento
  stesso in cui si  concede  ad  un  uomo, e - lo dobbiamo dire, lo
  dobbiamo dire con  franchezza  e  anche con durezza - è una bugia
  dire che si  tratti  di  una  legge  finanziaria,  e le bugie, in
  politica, non  allungano  il  naso  ma  abbreviamo  la  vita  dei
  governi.
       E poi si vuole  immaginare un meccanismo legislativo che, un
  po' sulla soglia di  ciò che accade a livello nazionale, consenta
  di creare un binario  di collegamento tra una legge finanziaria e
  la legge di bilancio.  Ma  è  un meccanismo imperfetto che sconta
  contraddizioni tecniche che illustreremo in fase di dibattito nel
  merito e che sconta  soprattutto  un' incapacità di governare, un
  procedimento tecnico che  deve  garantire certezze al Parlamento.
       Non  siano  cioè  neanche  stati  in  grado  di  copiare  il
  Parlamento nazionale per una cosa che a Roma funziona,   che è il
  meccanismo che governa l'assetto del bilancio in collegamento con
  quello della finanziaria.
       Diciamo no a questa finanziaria e diciamo no anche perché  è
  una finanziaria senz'anima e  non  è  bella  senz'anima,  come si
  diceva una volta.  E'  brutta  e  senz'anima, secondo noi, perché
  non ha una direzione di  marcia  e  perché  non  ci  appare  come
  figlia di un progetto  legislativo  capace  di  indicare  per  la
  Sicilia e per i  siciliani una direzione di marcia, una direzione
  di  sviluppo.   Perché   non   ci  appare  figlia  legittima,  in
  qualsiasi caso, di  un'  ispirazione  politica,  di  un' omogenea
  cultura politica e di governo, ma  è  la  somma  di  una serie di
  provvedimenti che, per  ragione  di  sintesi,  magari  sono stati
  collocati  in  un   medesimo   articolo,   ma  che  rappresentano
  interventi  singoli  e,    volendo,  disarticolati.
       Ed ecco la ragione  anche  metodologica  per  la quale siamo
  contrari a questa finanziaria.  Siamo contrari perché  ci eravamo
  lasciati  prima  della  vigenza  del  nuovo  Regolamento  con  un
  obiettivo comune, era un  patto d'onore tra tutti i deputati, era
  l'obiettivo di produrre  in  questo  Parlamento  disegni di legge
  organici senza più comporre  leggi  omnibus.  E  invece  ci siamo
  ricascati. Ci siamo riscattati  con  il  nuovo  Regolamento  e lo
  abbiamo fatto per  responsabilità  del Governo proponente, perché
  la gran parte di queste  norme  e le schede tecniche, come questa
  mattina ha detto  l'onorevole  Tricoli, ne saranno testimonianza.
       La  gran  parte di  queste  norme  non  offrono  contezza  e
  certezza circa la mancata spesa  e  cioè  il risparmio o le nuove
  entrate.  E allora non è  un  problema  di  sostanza,  non  è  un
  problema estetico quello  che afferisce al disordine legislativo,
  quello che afferisce al  metodo  con  cui  questo Parlamento deve
  legiferare,  è  una   questione  che  rientra  interamente  nella
  sostanza del nostro modo  di  far  Parlamento, perché, quando noi
  ancora  una  volta   ci   rendiamo   responsabili  del  disordine
  legislativo,  quando  noi   ancora   una   volta  immaginiamo  di
  legiferare  su  tutto,  non   avendo  la  consapevolezza  che  la
  normazione  secondaria, cioè  quella  in  sede  regolamentare  in
  questa regione, ha dato  risultati  fallimentari perché non è mai
  stato rispettato un termine per i regolamenti.
       Qui  non solo non  si  propongono  regolamenti,  ma  non  si
  propongono i metodi di soluzione dei problemi lasciati aperti dal
  disegno di legge, con semplici colpi d'ascia, agisce con semplici
  colpi d'ascia.
       A noi questa finanziaria non  piace - e lo ribadiamo - anche
  per il modo con cui è approdata in Aula, per il comportamento che
  si è tenuto nelle Commissioni,  sia in quelle di merito sia nella
  Commissione Bilancio.  Non è  stato  un metodo corretto dal punto
  di  vista  dei   rapporti   parlamentari.
       Lascio da canto  le  valutazioni  in sede regolamentare, ma,
  dal punto di vista dei  rapporti tra forze di maggioranza e forze
  di opposizione, vi è  stat un'intima scorrettezza che è stata più
  volte   sancita   e   ribadita   dall'opposizione,   perché   una
  maggioranza che non supera il vaglio del primo esame numerico che
  è  quello dell'insediamento  degli  Uffici  di  presidenza  nelle
  Commissioni legislative e che sceglie di non prenderne atto ma di
  procedere  con giochetti  e  trucchetti, tentando  di  baypassare
  l'esame  delle commissioni  di  merito, per  riportare  tutto  in
  commissione Bilancio.
       E poi una maggioranza  ed  un  governo che si deve affidare,
  alla certamente meritoria - dal  loro  punto  di vista - opera di
  'Capitan Uncino' della seconda commissione, cioè al Presidente Di
  Martino,  che  ha   ottenuto   il  mirabile  risultato  di  avere
  paracadutato in Aula questo  disegno  di  legge,  senza  che  gli
  emendamenti aggiuntivi fossero trattati.
       E' vero saranno  trattati  adesso, nel prosieguo, ma saranno
  trattati  sostanzialmente   nella   fisiologia  del  procedimento
  legislativo e non nella  fase precedente, così come era opportuno
  e, dal punto di vista regolamentare, necessario che fosse.
       Queste  sono  alcune  delle  ragioni, perché  vi  sono altre
  motivazioni  che  ci  inducono  a  ritenere che questo disegno di
  legge  non  abbia avuto un avallo politico significativo da parte
  della maggioranza  dove,  per  avallo politico significativo, noi
  intendiamo  una  concertazione   politica   tra  varie  forze  di
  maggioranza che si impegnano  su  un  percorso  e su un progetto.
       Perché  vedete, colleghi,  quando  un  Governo con una certa
  disinvoltura riesce ad  amputare  buona parte del corpo normativo
  previsto nel disegno di  legge  che  viene dichiaro organico, che
  viene dichiarato  assolutamente  interconnesso  nelle  sue  varie
  parti, che viene dichiarato  come  un  disegno  di  legge capace,
  proprio per il  collegamento su vari settori dell'amministrazione
  regionale, di  risolvere  importantissimi  problemi  della nostra
  terra, e con  disinvoltura, invece, si procede all'amputazione di
  alcune parti, quella è  essenzialmente la prova che alcune norme,
  alcune parti del disegno  di  legge  finanziaria  erano parti che
  vivevano di vita autonoma e  che erano state collocate lì, in una
  filosofia di legge capace  di  contenere tutto per tentare di far
  passare in questo Parlamento  il principio che con una sola legge
  si  può  far tutto e che  si  perde, anche  al  rapporto  con  le
  Commissioni di merito, si perde il senso profondo dell'iniziativa
  legislativa sia di  promanazione parlamentare che di promanazione
  governativa.
       E  poi si è avuta anche un'altra, dal nostro punto di vista,
  contraddizione.  La contraddizione di  un Governo che, da un lato
  ricorre  ai  mezzucci,   ai  trucchetti  ed  ai  giochini,  nella
  consapevolezza di non  reggere l'urto delle commissioni di merito
  e trasferisce tutto in Commissione Bilancio, dall'altra parte non
  prende atto di questa  situazione  e  procede  ad  un'  avventura
  qual è quella di un disegno  di legge molto corposo, dal punto di
  vista quantitativo, e,  dalle  dichiarazioni  del  Governo, anche
  importante dal punto di  vista qualitativo, in assenza appunto di
  una maggioranza politica e di una maggioranza numerica.
       Ed ha dato  la  sensazione,  questo  comportamento,  di  una
  assenza di senso della misura, come le vecchiette che si truccano
  e si abbelliscono ma si  truccano  e si abbelliscono al punto poi
  da far sorridere  l'interlocutore.  Perché  questo  tentativo  di
  rendere forte e bello un Governo  che non ha una maggioranza è un
  tentativo che alla lunga non può produrre che il risultato di far
  sorridere.
       E poi c'è un  altro rilievo, che è stato testualmente citato
  sia dall'onorevole Provenzano,  oggi,  e  in parte dall'onorevole
  Misuraca. E cioè la  trasformazione  nel  cambiamento di ruolo da
  parte  di chi,  all'opposizione  del  Governo  di  centro-destra,
  sosteneva impraticabile una  legge  finanziaria in costanza della
  sessione di bilancio,  perché  i siciliani aspettano il bilancio,
  ed oggi invece  sostiene  l'esatto contrario.  Con un'aggravante,
  che noi, a conti  fatti,  rischiamo  di avviare il percorso della
  discussione sull'articolato  del  disegno  di  legge  finanziaria
  senza  ancora   avere  approvato  l'esercizio  provvisorio  nella
  illusione che i siciliani  aspettano la finanziaria.
       No  Ci sono i  farmacisti, ci sono gli imprenditori, ci sono
  tutti i creditori della Regione siciliana che attendono di essere
  pagati  e, per  essere  pagati, non  è  necessaria  questa  legge
  finanziaria, ma è necessaria  una  legge di bilancio.  E questa è
  una  grande  mistificazione   che   si  sta  provando  a  portare
  all'esterno  e  fuori da  quest'Aula,  e,  se  questo  Governo  è
  diventato cieco e sordo, sappia  che  ci saremo noi a spiegare ai
  siciliani  il  perchè   del   ritardo  del  bilancio,  il  perchè
  un 'esercizio provvisorio, che  aveva una data, la fine di marzo,
  viene   prorogato   perchè   si   immagina   avventurosamente   e
  velleitariamente di approvare una legge finanziaria.
       E poi, c'è il problema del  come,  che  è  il filo rosso che
  rende impraticabile per noi questa legge finanziaria.
       Il problema del come.
       Ed  è  l'insensibilità  del  Governo  al  problema del come.
       Privatizzazioni, sì, ma come?
       Nuove entrate, sì, ma come?
       Contenimento della spesa, sì, ma come?
       Come   privatizzare   l'AST?
       Come si  può  immaginare  che  l'identità su uno slogan, che
  l'identità su  un  concetto,  su  una idea politica, quale quella
  delle  privatizzazioni  che  è,  certamente, condivisa  da  Forza
  Italia, possa di per sé  rappresentare l'anello di raccordo di un
  programma d'Aula che prevede, appunto, le privatizzazioni.
       Come  si può immaginare che il solo slogan sia sufficiente a
  sussumere in sé una volontà comune parlamentare quando mille sono
  le variabili per le quali l'obiettivo si può raggiungere?
       Variabili   che   se   fossero  spiegate  potrebbero  essere
  obiettate,  discusse.  Certamente,  manifesterebbero  sensibilità
  diverse, ma che non sono neanche spiegate.
       E  poi,  due considerazioni che vogliono  essere  simboliche
  rispetto al percorso di questa finanziaria.
       La  prima: la disattenzione assoluta del  centro-sinistra  a
  questo dibattito sulla discussione generale della finanziaria.
       La  scarsissima  partecipazione  al  dibattito  d'Aula delle
  forze    parlamentari   che   sostengono   il   Governo.
       Scarsa   partecipazione   che  sarebbe  stata  comprensibile
  qualora   vi  fosse  stato  un  atteggiamento  della  opposizione
  tendente a diluire i  tempi  della  discussione  generale.  Ma, a
  tempi certi, a tempi  scadenzati, con la certezza che questa sera
  si chiude la discussione generale,  io  mi chiedo come mai vi sia
  stata la defezione assoluta  a  sostegno di questa finanziaria da
  parte, praticamente, dell'intero centro-sinistra.
       Questo mi pare che, simbolicamente, esprima  la disaffezione
  di  una  maggioranza  al  proprio Governo. Questi  banchi  vuoti,
  questa   incapacità   di   sostegno,  anche   sul   piano   della
  rappresentazione esterna dei fatti, da parte  del centro-sinistra
  nei confronti di questo dibattito, è testimonianza assoluta della
  disaffezione della maggioranza nei confronti del proprio Governo.
       Un Governo  -  ed  è l'altra considerazione che faccio - che
  non sapendo  più  come  reperire  risorse, decide di aumentare le
  multe. Un  Governo  triste  che  si esprime tramite le multe e le
  sanzioni.
       Ecco, questo  è  questo  Governo.
       Ed allora  per  tutte queste ragioni noi diciamo no a questa
  finanziaria, onorevole Presidente della Regione.
       E  per  questo  le  chiediamo,  onorevole Presidente, se non
  vuole ritirarsi lei, quanto meno ritiri la finanziaria.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considero che
  il  dibattito che si è svolto in Aula, al quale - per  rispondere
  all'ultima    osservazione   dell'onorevole    Alfano -   abbiamo
  volutamente dato spazio agli interventi numerosi di  quanti erano
  critici  nei  confronti  del  Governo  e della finanziaria, nella
  certezza  che  avremmo  dovuto  cogliere  nel corso del dibattito
  elementi  che  avrebbero  modificato,  rafforzato, irrobustito le
  critiche.
       In  realtà, ci siamo  trovati  di  fronte  ad  un  dibattito
  ripetuto, un dibattito - per molti aspetti - sterile e l'elemento
  più significativo, un dibattito fortemente contraddittorio.
       Vedete,  colleghi ed amici del Polo, io ho  grande  rispetto
  della  funzione  democratica  dell'  opposizione  del Parlamento.
       Questo rispetto è dovuto, non solo alla funzione di colleghi
  parlamentari e, diciamo,  sulla  base delle funzione individuale,
  ma sulla base della funzione politica che voi svolgete.
       Voi  state  vanificando  un  patrimonio,  un  patrimonio  di
  consensi, di attenzione,  state vanificando quelle attese che nel
  corso di questi anni si sono determinate attorno a voi. Il vostro
  continuo atteggiamento, che  per  certi  aspetti è schizofrenico,
  non aiuta a far comprendere ai siciliani la vostra posizione.  Io
  stasera e nel corso del dibattito ho sentito tanti argomenti, non
  un argomento convincente, e  soprattutto, e mi dispiace dirlo, la
  non consapevolezza di una condizione drammatica della Sicilia.
       La differenza tra una classe dirigente ed un'altra è sapersi
  assumere le responsabilità,  avere  il  senso  alto della propria
  funzione, e sapere,     nei passaggi delicati della vita politica
  ed  economica  di una  nazione,  di  una  ragione,  sapere  anche
  chiedere sacrifici dentro una  politica  di  rigore  e di equità.
       Che significa quindi, come  io ho sentito più volte stasera,
  dire "il governo non ha i  numeri  e bisogna andare a casa"?  Che
  significa anteporre una  questione  che  attiene  ai  temi  della
  politica rispetto al contenuto  del  disegno  di  legge? Mi sarei
  aspettato un atteggiamento diverso da parte delle forze politiche
  del  Polo,  ma  c'è   un'   inconsistenza   di   fondo,  c'è  una
  inconsistenza  nelle   motivazioni,   c'è   soprattutto   la  non
  consapevolezza della  condizione  drammatica  che  attraversa  la
  Sicilia. Questa condizione drammatica è dettata dal fatto che noi
  abbiamo un bilancio  ingessato.
       La motivazione che ho  sentito, anche questa molto debole da
  parte del Polo, di dire non si faccia la finanziaria, tralasciamo
  la  finanziaria  e  si   vada  al  bilancio.  A  quale  bilancio,
  onorevoli colleghi?  Al bilancio presentato dal centro-destra che
  non ha previsto una lira per i forestali, una lira per l'articolo
  23, una lira per i  trasporti,  che ha taglieggiato a dismisura i
  trasferimenti ai comuni? Quale bilancio dovremmo noi approvare se
  non liberiamo risorse da  destinare  allo  sviluppo  e  a  quelle
  categorie della società  siciliana  che  potrebbero alimentare il
  conflitto?   Che  classe  dirigente   è  una  classe  che  non  è
  consapevole di una  condizione drammatica e che antepone meschini
  interessi  di  parte  rispetto  agli  interessi  del  Paese?
       Noi abbiamo alto  il  senso  delle nostre funzioni.  Abbiamo
  fatto un Governo che  sarà  verificato  adesso  con  le  elezioni
  europee, ci sarà  una verifica elettorale, verificheremo lo stato
  di  salute  delle   singole   forze  politiche  e  delle  singole
  coalizioni.  Abbiamo fatto  un  Governo  perchè  pensavamo che la
  Sicilia  andava   cambiata,   abbiamo  ereditato  una  situazione
  drammatica.
       Lo voglio dire agli amici del Polo, due anni e mezzo fa si è
  votato in Italia ed  in  Sicilia;  in  Italia  la  condizione del
  Paese  era  drammatica.   Il   Paese,   attraverso  una  politica
  rigorosa, portata avanti dal  Governo  Prodi  prima e dal Governo
  D'Alema, è riuscita a  conquistare spazi di fiducia, prestigio ed
  autorevolezza  internazionale.
       In Sicilia, governata  da due governi di centro-destra, dopo
  un pallido tentativo  che  noi  più  volte  abbiamo  riconosciuto
  all'onorevole Provenzano, si sono aperte laceranti contraddizioni
  all'interno  del  centro-destra.   La  crisi  prima  del  Governo
  Provenzano e subito il Governo Drago, il primo ribaltone che si è
  realizzato in Sicilia, non ha  permesso a voi di intaccare i nodi
  strutturali e le spese inutili di questa Regione.
       Avete  fatto  finta  di governare. La condizione che abbiamo
  ereditato  è  questa  e  voglio  rappresentarla ai siciliani, una
  Sicilia  che  ricorre  al mercato finanziario e che non riesce ad
  avere il mutuo per 1.700 miliardi perchè c'è una classe dirigente
  che  non  è  adeguatamente  prestigiosa,  non c'è una credibilità
  della classe dirigente.  Le  condizioni  del  bilancio,  che sono
  ingessate al 90 per  cento per spese correnti, poca disponibilità
  da  mettere in  conto  capitale,  poche  risorse  disponibili  da
  mettere a disposizione  dello  sviluppo  e  della  occupazione, e
  quindi   un  bilancio   ingessato.
       Noi abbiamo assunto  la  responsabilità  di cambiarla questa
  Sicilia. E il cambiamento  di  questa  Sicilia  è  avvenuto,  noi
  vogliamo spiegarlo qui.
       Mi dispiace che non ci  sia  l'onorevole La Grua, con la sua
  osservazione singolare: anche  noi  pensavamo  di  sciogliere gli
  enti,  anche noi pensavamo  di  fare  la  legge-voto,  anche  noi
  pensavamo di fare una politica rigorosa.
       Ma, in questi due anni  e  mezzo, voi gli enti economici non
  li avete sciolti, è  stato necessario che arrivasse un governo di
  centro-sinistra; con la presenza dei democratici di sinistra si è
  provveduto allo  scioglimento  degli  enti   economici regionali,
  sbaraccando una trentennale e vergognosa politica affaristica.
       Si è proceduto poi  ad  ammodernare  da una parte la Regione
  con la legge-voto  sull'elezione  diretta  del  Presidente  della
  Regione;   quella  legge-voto   che,   pur   partendo   in   modo
  significativo dalla  Commissione  cosiddetta  Provenzano, è stata
  emendata  dall'Aula  con  tutti  gli  emendamenti  predisposti  e
  preparati  dal centro-sinistra,  la  stessa  legge-voto  che  nel
  Parlamento  nazionale   ha   avuto,   diciamo,   un'   attenzione
  significativa dal Ministro  Maccanico  e da parti consistenti del
  Parlamento.
       Adesso abbiamo un altro  compito,  abbiamo messo mano ad una
  finanziaria, se la finanziaria  è - come dite voi, ininfluente, è
  insignificante, perchè tanto  accanimento nei confronti di questa
  finanziaria? Se è così ininfluente perchè non si procede al voto,
  la verità è che voi  avete  consapevolezza piena che questa è una
  finanziaria seria e che  noi  governiamo  sul  serio  la Sicilia,
  abbiamo cercato di intaccare i nodi strutturali presenti, abbiamo
  una finanziaria che a  saldo complessivo porterà mille miliardi e
  che permetterà di chiudere  il bilancio.
       Vedete colleghi del Polo  senza la finanziaria non si chiude
  il bilancio, senza  la finanziaria, il recupero della finanziaria
  e  senza  possibilità di  ricorso  al  mutuo, non  si  chiude  il
  bilancio, avremo un disavanzo del bilancio  di 3 mila e 500, di 4
  mila  miliardi,  che   senso   ha  il  vostro  atteggiamento?  Un
  atteggiamento che,  per certi aspetti, rasenta l'irresponsabilità
  di dire comunque la  finanziaria  non va fatta.
       Io  sono   convinto,  onorevole  Presidente  della  Regione,
  signor Presidente.  che il  Polo  per  la  libertà  continuerà ad
  insistere su questo  atteggiamento  perchè  loro hanno capito una
  cosa, molto semplice, lo  diceva  ieri  il  capo di Forza Italia,
  Miccichè  intervistato   in   televisione   ha   detto:   "Questa
  finanziaria non si deve  fare,  il governo Capodicasa deve andare
  via".

                   (Applausi dai banchi di destra)

        SPEZIALE. Io capisco le  ragioni  che spingono Forza Italia
  ad  argomentare in questo  modo,  mi  rendo  perfettamente  conto
  perchè un Governo che in tre mesi procede allo scioglimento degli
  enti economici regionali.

     VIRZI'. L'avevi già detto, dirlo di nuovo è una provocazione

     SPEZIALE. Un Governo che procede a fare la legge-voto.

                    (Clamori dai banchi di destra)

     SPEZIALE. Un Governo che procede,  onorevole Croce, non a fare
  incarichi per farsi qualche amico elettorale nella sua provincia,
  no,  ma perchè procede a  scardinare  un  sistema  attraverso  la
  finanzaria,  con   la    privatizzazione    dell'EAS,    con   la
  privatizzazione dell'AST, è un Governo che fa paura, è un Governo
  che  fa  sul  serio,   è  un  Governo  che  presenterà  la  legge
  elettorale, che porterà  a  compimento  un  disegno  di  riforma.
       Vedete, la grande differenza che c'è tra noi e voi è che noi
  non soffriamo di  "poltronite  acuta",  noi non abbiamo rimpianti
  per  poltrone  che   dovremmo  lasciare,  o  questa  politica  di
  cambiamento, di  innovazione  va  avanti  nell'interesse primario
  della Sicilia o nessuno di noi  è disposto a restare un minuto in
  più seduto in quelle  poltrone.
       Noi  siamo  qui per  cambiare  la  Sicilia,  siamo  qui  per
  introdurre processi di  innovazione  sia  sul piano istituzionale
  sia sul piano economico,  questi processi li porteremo avanti, li
  porteremo  avanti   nell'interesse   primario   della  Sicilia..

     VIRZI'. Speriamo che vadano avanti altri processi

                   (Applausi dai banchi di destra)

        SPEZIALE....   e   parleremo   al   resto   della   Sicilia
  manifestando  il   vostro   atteggiamento   che  è  profondamente
  contraddittorio, altro che  liberisti   Ho  scoperto nel corso di
  questi mesi molti, che sono collocati in posizioni liberiste, che
  sono statalisti e  molti,  che  apparterremmo  alla  storia dello
  statalismo, che siamo  profondamente  convinti  di  una  profonda
  innovazione  di carattere  liberale  all'interno  di  regole  ben
  definite.
       Tutto questo è una  sfida,  è  una  sfida  che  noi  abbiamo
  accettato,  non  l'interesse   di   una   coalizione   o  di  una
  maggioranza, ma nell'interesse della Sicilia e dei siciliani.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole Di Martino. Ne
  ha facoltà.

     DI   MARTINO ,   presidente   della  Commissione  e  relatore.
  Signor Presidente,  non  spetta  a  me forse scendere in polemica
  politica sul  dibattito  in  quest'Aula, però devo dichiarare che
  nessuna contestazione di merito è arrivata da parte...

     PRESIDENTE. Onorevole  Speziale  si  accomodi al suo posto sta
  parlando l'onorevole Di Martino.

     SPEZIALE.  Presidente,  lei  non  riprende  manifestazioni  di
  schiamazzo in Aula.

     PRESIDENTE. Anche gli Assessori sono pregati di prendere posto
  ed  i  deputati.   Sta  parlando  il  relatore.  Abbia  pazienza.
  Onorevole Speziale, sta  parlando  il  relatore,  quindi  Lei  si
  accomodi e ascolti.

     DI MARTINO , presidente   della  Commissione  e  relatore.
  Onorevole Speziale, capogruppo dei DS, quando si fanno schiamazzi
  in Aula vuol  dire che non vi sono argomenti politici, quindi lei
  deve  essere   felice   di  questo  fatto,  quindi  la  prego  di
  ascoltarmi molto serenamente.
       Dicevo  nessuna  contestazione  nel  merito,  abbiamo  avuto
  soltanto   contrapposizioni   politiche,   più   che  opposizioni
  politiche  avversioni  politiche  al  Governo. Sono state portate
  avanti  contestazioni su aspetti procedurali molto marginali, tra
  l'altro senza fondamento.
       Abbiamo  assistito,  onorevole  Presidente  e  colleghi,  ad
  alcuni  furori  iconoclastici  contro  la 'Finanziaria' senza che
  venisse  contrapposta  una manovra alternativa, una 'Finanziaria'
  accusata da  un lato di essere di tipo sovietica, dall'altro lato
  di essere una  'Finanziaria' liberista, la verità è che non ci si
  rende conto che  cosa  è il socialismo reale, che cosa è la nuova
  realtà italiana, siciliana ed europea.
       Vogliamo portare  avanti  una  linea tale che ci consenta di
  realizzare gli obiettivi  prefissati,  cioè  quello di recuperare
  entrate e quello di ridurre le spese.
       Io  penso   che   se  ci  fossero  minori  comportamenti  da
  gladiatori, più facilmente potremmo arrivare all'approvazione del
  provvedimento.
       Però vi  sono tutte le condizioni, io non dispero, onorevoli
  colleghi, perchè  vi  sono  tutte  le condizioni per migliorare e
  completare questa manovra.
       La manovra deve essere  completata,  a  mio  modo di vedere,
  perchè  bisogna  arrivare   al  recepimento  della  legge  Galli,
  esaminando anche in via  amministrativa quello che è la questione
  degli ambiti territoriali omogenei.
       Sul ruolo  della  seconda  Commissione ho anche poco da dire
  perchè   è   stato   chiaramente  illustrato  alla  stampa,  alla
  Conferenza  dei  capigruppo,  in  quest'Aula  che  erano soltanto
  pretestuosi  gli  argomenti  portati  contro  la conduzione della
  seconda Commissione.
       Quindi, penso che non ci possano preoccupare i quattromila o
  i tremila emendamenti perchè, nel pieno rispetto del Regolamento,
  esamineremo  anche  i   duemila  e  tremila  emendamenti.  Questo
  richiede l'interesse  della Sicilia: affrontare una 'Finanziaria'
  successivamente arrivare al bilancio, rispetteremo, ripeto, anche
  l'ultimo dimenticato comma di qualunque articolo del Regolamento.
       Andremo avanti con molta serenità e con molta compostezza.
       Quindi, signor Presidente,  ed  io concludo, poi tra l'altro
  ritengo che vi siano  le  condizioni, perchè si possa tornare, si
  possa rinsavire, si possa  arrivare  ad  una  serenità politica e
  d'animo da parte di tutti i colleghi deputati in quanto, dato che
  non esiste ed il  Governo  stesso  dichiara  che  non  c'è alcuna
  blindatura di potere esitare dalle Commissioni prima ed approvare
  in  Aula  una  legge  'Finanziaria'  che  è  quella tracciata dal
  Governo  regionale  per  far  si  che la Regione possa finalmente
  avviarsi al risanamento dei suoi conti.

     PIRO, Assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PIRO,  Assessore   per   il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  preliminarmente il Governo non
  può astenersi di svolgere, sia pure brevissime, considerazioni su
  quanto in questo  momento  accade. E in questo momento accade che
  la NATO ha  sferrato  l'attacco, di cui  peraltro, ormai da molti
  giorni si parla, contro la Jugoslavia.  Da quanto si apprende dai
  mezzi di comunicazione e dalle televisioni,  è  in  atto anche un
  bombardamento della città di Belgrado.
       Si tratta,  evidentemente,  di  una fatto gravissimo, di una
  situazione    che    è   precipitata,  certamente   per   diretta
  responsabilità  del   Governo  Jugoslavo  e  del  suo  Presidente
  Milosevic, ma certamente è una situazione di incredibile gravità,
  sia per le conseguenze che  i bombardamenti sulle città producono
  su popolazioni inermi e su innocenti,  sia  per le conseguenze di
  carattere politico e anche  strettamente  militare, che ancor più
  preoccupano,  ovviamente,  il  nostro   Paese,  che  è  un  Paese
  direttamente coinvolto in quanto membro della  NATO ma è anche il
  Paese occidentale più vicino alla Jugoslavia.
       Noi  formuliamo,  innanzitutto, l'auspicio che questa guerra
  possa  immediatamente  cessare, che possano essere immediatamente
  affermate le  ragioni  del  dialogo,  del  confronto, che possano
  essere contemporaneamente  affermate  le  ragioni dei diritti dei
  popoli a vivere,  a  sopravvivere  e  ad essere organizzati su un
  territorio come nazione.
       Noi auspichiamo che tutta la diplomazia internazionale possa
  mettersi immediatamente  in  movimento  per  fare  cessare questa
  guerra e per fare affermare i diritti di tutti all'esistenza.
       Detto questo,  signori  deputati,  io  svolgerò alcune brevi
  considerazioni sul  dibattito  che  quest'oggi  si  è  svolto. Un
  dibattito, certo,  che  è  stato  concentrato  ma che certamente,
  onorevole  Alfano,  è  tutt'altro  che  la  testimonianza  di  un
  atteggiamento non  ostruzionistico, se non altro per il fatto che
  sono stati  presentati  migliaia  di  emendamenti su un testo che
  presenta soltanto 35, 36 articoli.  La  presentazione  di 4.000 -
  5.000 emendamenti, a parte  l'apprezzamento  per  la fantasia che
  certamente è stata necessaria  mettere  in  campo  per presentare
  questi emendamenti, a null'altra conclusione può portare se non a
  quella che da parte del Polo si  è  scelta la strada del nullismo
  politico, che, anziché  affermare  le  proprie  ragioni e anziché
  tentare, come è normale che sia da parte di una opposizione che è
  forte  delle  sue  ragioni  ed  è  convinta  di  quello  che  può
  provocare, tentare, come si dice,  le  divisioni e sollecitare le
  contraddizioni interne alla  maggioranza, evidentemente ha scelto
  un'altra strada, che è appunto la  strada del nullismo, la strada
  dell'ostruzionismo.
       Il dibattito  di  oggi, poi, a me sembra abbia completamente
  mancato  l'occasione,  che  pure  si   era  offerta  e  che  pure
  lungamente era stata invocata  dagli  esponenti  del Polo, quando
  con  molta  forza e con molta  insistenza  si  era  richiesto  un
  dibattito,  ricordo,  preventivo   addirittura   alla  legge  che
  autorizzava  l'assunzione   del   mutuo,   dell'emissione   delle
  obbligazioni  fino  al 30 aprile,  era  stato  chiesto,  cioè  un
  dibattito sulla situazione finanziaria della Regione.
       Ora,  io  ho  ascoltato, essendo  presente  in  Aula, ed  ho
  ascoltato anche nei momenti in cui  non sono stato fisicamente in
  Aula, il dibattito.  Devo dire che  ci vuole veramente uno sforzo
  di fantasia per ritrovare, tra tutti  gli interventi che qui sono
  stati svolti da  parte  dell'opposizione,  qualsiasi  riferimento
  alla situazione finanziaria della Regione,  per  cui devo dire in
  realtà che non ho ben compreso di che cosa abbiamo discusso.
       A parte questo, che può essere un atteggiamento politico, io
  credo che non si  sia  soltanto  mancata  un'occasione, ma che si
  sia data ampia,  totale  e  liberatoria dimostrazione di come, da
  parte degli esponenti  del  Polo,  anche  quelli  che  sono stati
  lungamente al Governo e che sicuramente hanno diretta, immediata,
  personale  conoscenza   e  responsabilità  di  quella  che  è  la
  situazione attuale della Regione, ebbene, non si coglie per nulla
  la profondità dei  problemi  che  abbiamo  di fronte e la gravità
  della situazione che si è determinata.
       Una volta, il  presidente  Provenzano,  peraltro a sua volta
  rifacendosi ad una  espressione  che  io  qui  usai  leggendo una
  relazione di minoranza  ad  uno  dei  tanti bilanci che nella mia
  vita di  parlamentare  ho  avuto  occasione  di affermare, citava
  l'espressione,  a  tutti  molto   nota,  paragonando  la  Regione
  siciliana al Titanic che colava a  picco ma dove ancora fervevano
  le danze.
       Ho avuto l'impressione, dall'atteggiamento e dalle questioni
  che sono state affrontate da parte degli esponenti del Polo, che,
  pur avendo  conoscenza  e  responsabilità  e,  anzi, avendo molte
  responsabilità - come chiarirò più avanti - per la situazione che
  si è determinata,  di  questa  situazione non si ha assolutamente
  consapevolezza.
       E' questo, io credo,  l'elemento  più grave, perchè, vedete,
  non  porsi  oggi  l'obiettivo   di   affrontare   la   situazione
  finanziaria  della  Regione   non   significa   poterselo   porre
  tranquillamente fra un po'  con  un  diverso  governo,  significa
  semplicemente   lavorare    scientificamente,    scientemente   e
  responsabilmente ad affossare del tutto la situazione finanziaria
  della Regione.  Per cui, non ci  sarà,  signori del Polo, mancata
  questa  occasione,  un  governo   futuro,  potesse  essere  anche
  soltanto un governo del  Polo,  ammesso  che questo politicamente
  possa  verificarsi,  che   potrà  tranquillamente  riprendere  un
  cammino, come se tutto quello che  è  successo in questi anni sia
  stato  soltanto  un  incidente   politico   e  non  purtroppo  un
  gravissimo incidente nella storia della Regione siciliana.
       Allora, io  non voglio qui svolgere considerazioni politiche
  se non una  sola:  credo dispiaccia a tutti, quando si affrontano
  dibattiti  politici,  anche  aspri  e  pur  nella  rudezza  delle
  posizioni  che  è  assolutamente  normale  che  ci  sia,  sentire
  affermazioni del  tipo  "facili  costumi",  "non si ha l'autorità
  morale", cioè quando  si mettono in discussione non i presupposti
  politici ma addirittura i presupposti personali.
       Credo che queste affermazioni danno la misura esatta di qual
  è lo spessore ed il livello di chi le pronuncia e di chi utilizza
  questi argomenti come gli  unici  argomenti  di cui è in grado di
  parlare.
       Devo però fare  osservare  che,  fra  tutte le invettive e i
  cori da stadio che  anche  questa  sera qui si sono sentiti, però
  questo Governo e  questa  maggioranza  sono riusciti a portare in
  Aula questa legge  finanziaria, sono riusciti a passare il vaglio
  delle Commissioni, hanno  portato  in  Aula una finanziaria che è
  nella buona sostanza quella che il Governo aveva presentato.
       Non so, in verità, quante altre volte è successo nel passato
  e se  io  dovessi  ricordare  le  vicissitudini della finanziaria
  Provenzano che,  ricordo  all'onorevole Provenzano, fu falcidiata
  dalla sua stessa  maggioranza,  beh, allora dovrei dire che siamo
  veramente in  una situazione felice ed eccezionale anche rispetto
  a situazioni passate e passate da poco.
       Si è detto di tutto di questa legge, tutto e il contrario di
  tutto.   Devo  dire è stato particolarmente per me  un  esercizio
  estremamente dilettevole ascoltare esponenti dello  stesso gruppo
  che alternativamente definivano  la  finanziaria una megariforma,
  tale da incidere profondamente - ma  noi ce ne siamo accorti che,
  furbastri, volevate fare così -  nelle  strutture della Regione a
  una legge sostanzialmente inutile,  che  si  può  tranquillamente
  eliminare, tanto l'unico problema è fare il bilancio.
       Come  si  possa nello stesso gruppo politico  affermare  due
  posizioni  completamente  diverse,  anzi  totalmente   opposte  e
  contrastanti  tra di loro, per me è un mistero e comunque  è  una
  cosa divertente. Come è tragica l'affermazione che qui  più volte
  è  stata ripetuta, che alla fine l'unico problema che  abbiamo  è
  fare il bilancio.
       Io non dico che senza questa finanziaria non si  possa  fare
  il bilancio, l'ho detto, lo ripeto, ne sono convinto,  dico   che
  sfido chiunque a poter fare il bilancio nelle  condizioni attuali
  della Regione, senza porsi obiettivi  seri,  che  sono quelli che
  attengono non soltanto agli elementi che già sono contenuti nella
  finanziaria,  ma  agli  elementi   di  prospettiva,  che  aiutano
  comunque ad inquadrare questo  bilancio in una dinamica positiva,
  che  mira  a  superare  le  attuali  ristrettezza  e  le  attuali
  condizioni di difficoltà.
       Io vorrei vedere chi è in grado di fare un bilancio  che  si
  potrebbe presentare così com'è, almeno con  quattromila  miliardi
  di  deficit tra entrate  e  uscite,  onorevole  Misuraca,  perchè
  questo è il bilancio  Sappiamo tutti  in  che  condizioni è stato
  presentato, non è questo il punto,  ma questa è la situazione del
  bilancio che è stato presentato a ottobre dal Governo Drago
       Si  è  detto:  questa  non è una finanziaria.  Io  sono  tra
  quelli  che ha ripetuto spesso che assai impropriamente  si  sono
  definite  leggi,  anche importanti, che sono state pur  fatte  in
  questa  Assemblea,  leggi  finanziarie.  Perchè  la  finanziaria,
  secondo l'accezione corrente, che  è  corrente non soltanto nello
  Stato, ma anche nella  legislazione  delle regioni, perfino nelle
  regioni a statuto ordinario, la finanziaria  è  una  legge che ha
  contenuti molto specifici. E' una legge che a sua volta è normata
  dalla  legge  e che è esattamente  la  legge  che  costruisce  il
  passaggio dinamico, logico e  finanziario  tra  gli  strumenti di
  programmazione ed i bilanci annuali  e  pluriennali.  Questa è la
  legge finanziaria. Questo è quello  che  noi  ci auguriamo questa
  Assemblea possa cominciare a fare nel caso in cui venga approvata
  questa legge.
       La  legge  attuale è una legge che mira a  risolvere  alcuni
  problemi, non è una legge omnibus.
       Il Governo ha assunto responsabilmente una posizione  che  è
  stata quella di non presentare, tanto per farsi vedere, una legge
  con  duecentocinquanta  articoli.  Ci sono già  stati  precedenti
  illustri  a  questo  proposito  e,  per quanto ci  riguarda,  non
  abbiamo voluto ripetere questa fantasmagorica  ondata pirotecnica
  di  norme,  affastellate le une sulle altre, prive  di  qualsiasi
  valutazione finanziaria. Perchè va ricordato che  le  finanziarie
  presentate dal Governo Provenzano e dal Governo Drago non avevano
  le  schede  tecniche, neanche una, onorevole Stancanelli.  E  non
  avevano la più pallida idea di quali potessero essere gli impatti
  finanziari  ed  amministrativi  che  quelle  leggi  avevano.  Non
  avevano nessuna idea di cosa stavano  mettendo  in  campo,  né si
  sono preoccupati di dimostrarlo  presentando  le schede tecniche.
       Quindi, non una legge calderone,  non  una legge omnibus, ma
  una legge circoscritta ad alcuni  obiettivi,  ad alcuni scopi che
  il Governo intende raggiungere  e  che sono quelli, innanzitutto,
  di mettersi seriamente di  fronte  ad  una  situazione  veramente
  drammatica  delle  finanze  regionali,  che  riguardano,  sì,  la
  situazione patrimoniale, perché  è  veramente  vergognoso  che la
  Regione  siciliana esponga una  situazione  patrimoniale  con  un
  debito  sul  patrimonio, con  un  patrimonio  netto  negativo,  è
  vergognoso perché questo testimonia di  come in tutti questi anni
  mai si sia voluto mettere  mano  seriamente  ad  alcune questioni
  fondamentali,  la conoscenza e  la  valutazione seria, realistica
  del  patrimonio;   la questione dei  residui  attivi, su  cui  il
  Governo  intende non soltanto  operare  per  un  accertamento  di
  verità, ma soprattutto per fare quello  che in questa Regione non
  si è mai fatto, distinguere  quelli che tecnicamente sono residui
  da  quelli che tecnicamente  possono  figurare  come  crediti  di
  tesoreria, perché oggi noi abbiamo zero nella casella relativa ai
  crediti  di  tesoreria e così sui  residui  passivi  e  così  sui
  residui perenti che ammontano ad  oltre  20.000  miliardi  e  che
  costituiscono  una  vera  e  propria  anomalia  patologica  della
  situazione finanziaria regionale. Non  lo  capisce  nessuno al di
  fuori della Sicilia, ammesso che poi  in  Sicilia ci sia qualcuno
  che  lo  capisce,  che  cosa   sono  i  residui  perenti.  Questa
  questione  il  Governo  intende   affrontarla   di  petto  ed  ha
  predisposto  le norme, gli  strumenti  perché  questa  situazione
  venga, una volta per tutte, risolta.
       Così  come il Governo si  pone  seriamente  il  problema  di
  aggredire  due  nodi che ci stanno  sul  bilancio  che  sono:  il
  deficit  strutturale tra le entrate e  le  uscite  e  il  deficit
  strutturale tra gli impegni e le possibilità di pagamento.
       Vedete, quando qui si  è  insistito  in  maniera, devo dire,
  pedissequa  a volte, perché  non  si  è  fatto altro che ripetere
  cose che già altri  avevano  detto  sulla questione del limite di
  indebitamento, io, devo  dire la verità, mentre giustifico questo
  per chi non ha molta pratica  di  bilancio,  non giustifico molto
  per chi invece ha molta pratica  di  bilancio,  perché  cos'è  il
  limite di indebitamento? Innanzitutto qui si fa un errore, perché
  si  confonde  il  limite al ricorso  al  mercato  con  il  limite
  all'indebitamento. Il limite al ricorso al mercato è una cosa, il
  limite all'indebitamento è un'altra,  anche perché questa Regione
  ha tutti i suoi presupposti rovesciati, per  cui ha un bassissimo
  indebitamento   sul  mercato   finanziario,   ma   un   altissimo
  indebitamento  con  i  propri  cittadini,  per  cui  fa  soffrire
  l'economia e i propri cittadini perché  non  è stata in grado nel
  passato di avere una politica  e  una  strategia di finanziamento
  delle proprie disponibilità fino al  punto  da  provocare  in  un
  vorticoso crescendo, che è cresciuto sopratutto sotto la gestione
  dei governi del Polo, sotto la  gestione del governo Provenzano e
  sotto la gestione del  governo  Drago,  un  vorticoso  incremento
  dell'illiquido di tesoreria, che è  arrivato a fine dicembre 1998
  a oltre 6.000 miliardi.
       Ora, vedete, quando io  mi  pongo  il problema del limite di
  indebitamento, non mi pongo soltanto  il  problema  del limite al
  ricorso al mercato finanziario, mi  pongo  il  problema  di  come
  riequilibrare   questi    squilibri    strutturali   che   stanno
  strangolando, soffocando la  Regione,  ma  soprattutto l'economia
  siciliana.
       Io, su questo, signori, in questo dibattito non ho ascoltato
  neanche una parola e mi  sarebbe  veramente  piaciuto poter avere
  una sede, finalmente, in mezzo  a  tante discussioni di carattere
  politico - per carità tutte importanti - in cui si sarebbe potuto
  fare  un confronto serio,  documentato,  approfondito,  anche  di
  prospettive, anche un confronto duro  su  questi  nodi, su questi
  grumi che stanno dentro la  situazione,  non solo finanziaria, ma
  complessiva  della  Regione.   Neanche  una  parola   Io  non  ho
  compreso  qual  è  la   percezione  che  l'opposizione  ha  della
  situazione finanziaria della Regione  e  chiaramente,  non avendo
  alcuna percezione di quella che è la situazione finanziaria della
  Regione, non ha neanche un'idea  sparata  di  come  si affrontano
  questi nodi della Regione.
       Ora, il Governo non pretende  né  di  avere la verità, né di
  avere compreso tutto, il  Governo  si  è  però umilmente posto il
  problema di affrontarli questi  nodi ed ha cercato di individuare
  vie di soluzione che  certamente non possono essere risolutive in
  pochi mesi, o soltanto sul bilancio  del  1999, ma che ovviamente
  devono avere una loro proiezione negli anni futuri.
       Ecco  perché  abbiamo  previsto   anche  l'adozione  di  uno
  strumento di programmazione economico - finanziaria, che viene in
  Parlamento,  perché   entro  il 30  giugno  il  Governo  lo  deve
  depositare il Aula, e che  il  Parlamento  valuterà  e  deciderà.
  Questa è una svolta storica della Regione  Perché  fino adesso la
  programmazione è stata una programmazione fra intimi, è stata una
  programmazione parallela, è  stata  una  programmazione  occulta,
  quando c'è stata, ma più volte non  c'è stata, perché spesso si è
  dato  invece  corso  alla   più  sfrenata  discrezionalità  nelle
  decisioni di spesa.  No, vogliamo  portare  qui  i  documenti  di
  programmazione  finanziaria,  far si  che  sia  il  Parlamento  a
  valutarli e che sia il  Parlamento  ad approvarli e, consentitemi
  di ripeterlo, questa è una svolta  storica per la nostra Regione.
       L'altro  obiettivo  - e vado a  concludere  -  è  quello  di
  introdurre   elementi   importanti   accanto   a   quello   della
  programmazione sul controllo.  Vedete non abbiamo voluto inserire
  qui la riforma organica  della  pubblica amministrazione, sarebbe
  stato veramente un atto irresponsabile,  devo  dire  un  atto  di
  spregio nei confronti del  Parlamento  pretendere  di  fare  qui,
  prima  del  bilancio,  la   riforma   organica   della   pubblica
  amministrazione.  Però una cosa  l'abbiamo  inserita,  che  è  il
  controllo interno e di gestione, lungamente invocato, anche dalla
  Corte dei conti e che finalmente si tenta di introdurre in questa
  Regione.  Perché  non  basta   programmare  e  quindi  creare  le
  condizioni per sapere spendere,  ma bisogna avere un monitoraggio
  continuo, on line, di quello che  succede  e  questo  si può fare
  solo con il controllo di gestione  e  con  il  controllo interno.
       Poi abbiamo cercato di  aggredire  alcuni nodi relativi alle
  entrate, alcuni nodi relativi alle spese. Delle entrate in questa
  Regione non si è preoccupato mai  nessuno,  perché fino a qualche
  anno fa l'unico problema caso mai  era  il  contrario,  quello di
  come spendere le sovrabbondanti  risorse  che  c'erano.  Bene,  è
  giunto  il  momento  di   occuparsi   delle  entrate,  di  quelle
  tributarie nel confronto con lo  Stato,  ma  anche  delle entrate
  proprie della Regione  ed è giunto  il  momento  di  occuparsi di
  alcuni nodi della spesa,  aggredire  alcune questioni relative ai
  grossi aggregati della spesa, tra  cui  ci stanno i trasferimenti
  agli enti, tra cui ci sta  il settore pubblico regionale, tra cui
  ci stanno i comitati, tutte le  cose che qui sono state indicate.
       Vedete,  quand'anche questa  finanziaria  non  avesse  alcun
  riflesso immediato sul bilancio della  Regione,  e  non  è  così,
  perché  quelle schede tecniche che  sono  state fornite da questo
  Governo  per  la  prima   volta  in  accompagnamento  alla  legge
  finanziaria e che questo  Governo  intende  presentare  per  ogni
  disegno di legge che viene presentato, al contrario di quello che
  hanno fatto i governi del Polo fino a questo momento, vedete, nel
  1998 il Governo Drago ha  presentato  in  questa Assemblea sedici
  disegni  di legge,  sapete in quanti  disegni  di  legge  c'è  la
  relazione tecnica - non parlo delle schede tecniche che già è una
  cosa un po' raffinata da  comprendere,  ma soltanto una relazione
  tecnica  -?   In  uno  soltanto   dei  sedici  disegni  di  legge
  presentati  dal  Governo  Drago,   onorevole   Tricoli,  c'è  una
  relazione tecnica, in tutti gli altri  non  è stata fatta nessuna
  valutazione,  né   sull'impatto   finanziario   né   sull'impatto
  amministrativo, meno che mai  sono  state presentate delle schede
  tecniche.  E questo avviene dall'inizio della legislatura. Non ho
  i dati e, devo dire la verità, non sono andato a prendere anche i
  dati precedenti, ma sono sicuro che  questo  dato è ripetibile su
  tutta la gestione che ha fatto il Polo nel Governo della Regione.
  Ebbene, quelle schede tecniche  che  sono  state  consegnate alla
  Commissione finanze e che il  Governo  ha avvertito essere ancora
  parziali, perché c'era un progress da costruire, adesso ci dicono
  che, per quanto riguarda la  portata finanziaria di questa legge,
  essa prevede:  715 miliardi, 722  milioni  variazioni di spesa in
  meno rispetto al bilancio del 1998  e 166 miliardi 736 milioni di
  entrate in più.  E, vi  assicuro,  mancano  ancora  delle  schede
  tecniche, perché in questa Regione  non c'era l'abitudine, né  il
  Governo  del Polo l'ha  inserita  questa  abitudine,  a  lavorare
  seriamente,  a  fare  le   valutazioni,  a  costruire  le  schede
  tecniche.  Mancano ancora alcune  previsioni  che  sicuramente ci
  portano,  senza  voler  fare   un   minimo  di  esagerazione,  a,
  sicuramente,  quella  cifra  di   mille   miliardi   di   manovra
  complessiva  di cui il Governo aveva  parlato  e  che  qui  viene
  certificata dagli uffici della Regione.
       Detto questo, onorevoli  colleghi,  quand'anche,  ripeto, la
  finanziaria  non  avesse neanche  un  effetto, essa  ha  comunque
  l'effetto   di  mettere  in   movimento   forti   iniziative   di
  cambiamento, del modo stesso di essere, di pensare alla spesa, di
  pensare alle entrate della Regione  ed  essa  pone  le condizioni
  ormai ineliminabili per fare le due cose che il Governo regionale
  intende fare nei confronti  del  Governo  nazionale:  primo, dare
  conto  di  un  obbligo che ormai  esiste  anche  per  la  Regione
  siciliana,  che  è  quello di  aderire  al  patto  di  stabilità;
  secondo,  trovarsi  nelle migliori  condizioni  per  definire  il
  contenzioso tra lo Stato e la  Regione,  che la legge finanziaria
  dello Stato pone come termine ultimo al 30 settembre del 1999.
       A questo serve anche la  legge finanziaria, per costruire un
  patto di stabilità che non sia  penalizzante per la Regione e per
  ottenere il risultato di chiudere bene per la Regione il passato,
  ma soprattutto di porre le  condizioni per avere linee di entrate
  certe, tributarie, per la Regione molto più congrue di quelle che
  sono in questo momento.
       Di questo non si è parlato in questo dibattito, tutto questo
  è  stato ignorato nelle valutazioni  che  sono  state  fatte,  ma
  questo è ciò che ha originato la presentazione della finanziaria,
  questo è l'obiettivo che si vuole raggiungere.
       Mi augurerei e sarei felice se  su  questo si intervenisse e
  su  questo si spronasse il  Governo.  Fino  adesso,  mi  dispiace
  dirlo, ci sono state  soltanto  argomentazioni  di tipo politico,
  rispettabilissime, legittime, tutto quello  che volete, ma nessun
  riferimento concreto al merito  della  questione.  E  questo,  mi
  dispiace dirlo, non va certamente al merito dell'opposizione, che
  con chiarezza ha assunto  un atteggiamento ostruzionistico, anzi,
  nullistico.
       Noi vogliamo costruire una  prospettiva di futuro per questa
  Regione.  Misuriamoci su questo e  su  questo  chi  ha  più  filo
  tesserà.

     PRESIDENTE. Grazie onorevole Piro.  Comunico  che  ha  chiesto
  congedo per la seduta  odierna l'onorevole Galletti. Non sorgendo
  osservazioni il congedo si  intende accordato.
       Onorevoli colleghi, dichiaro  chiusa la discussione generale
  e pongo in votazione il passaggio agli articoli.

     STRANO. Chiedo la parola per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. La dichiarazione di voto  si  fa  dopo.  Lei potrà
  parlare  nella  discussione generale  sull'articolo  1.  Non  c'è
  dichiarazione  di voto nel  passaggio  agli  articoli.  Onorevole
  Strano, la prego di sedersi.
       Onorevoli colleghi dichiaro chiusa la discussione generale e
  pongo in votazione il passaggio  all'esame  degli articoli.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     STRANO. Presidente, chiedo di  parlare  per  dichiarazione  di
  voto sul passaggio agli articoli. Presidente, lei è un arrogante
  Ho chiesto la parola.

     PRESIDENTE.  Onorevole Strano, se  vuole  chiedere  la  parola
  sull'ordine  dei  lavori,  io   gliela   posso   dare,   ma   per
  dichiarazione di voto non può intervenire.

              (Proteste da parte dell'onorevole Strano)

     PRESIDENTE. Onorevole Alfano, se vuole parlare sull'ordine dei
  lavori,  può farlo, su  altro  non  ha  la  facoltà  di  parlare.
  Onorevoli colleghi sono stati presentati 71 ordini del giorno.

       Si  è   votato   il   passaggio  all'esame  degli  articoli.
  Rifacciamo la votazione?

     STRANO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Non ha  la facoltà di parlare per dichiarazione di
  voto, onorevole Strano.

                  (TUMULTI DAI BANCHI DELLA DESTRA)

       La seduta è sospesa.

    (La seduta, sospesa alle ore 22.02, è ripresa alle ore 22.03)

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


                       SULL'ORDINE DEI LAVORI

     STRANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO. Signor  Presidente,  per quanto riguarda l'esito della
  votazione non siamo  stati  messi  da  lei  nelle  condizioni  di
  votare.  Quindi,  chiediamo   che  venga messo  in  votazione  il
  passaggio all'esame degli articoli della finanziaria.

     PROVENZANO.  Signor  Presidente, avevo precedentemente chiesto
  di parlare per il semplicissimo motivo - e il Segretario generale
  sarà testimone del fatto  che  ho  alzato la mano per chiedere la
  parola - di proporre il voto segreto.

     PRESIDENTE.   Non   è  previsto  il  voto  segreto,  onorevole
  Provenzano, non c'è voto segreto.

     PROVENZANO.  E non mi ha concesso minimamente di parlare.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore...

     PROVENZANO.  Ho chiesto  il  voto  segreto  come  richiesta di
  verifica del numero  legale,  signor Presidente, in richiesta del
  numero legale.

     PRESIDENTE. Onorevole Provenzano, con tutto il rispetto che io
  ho per lei, non le ho dato la parola perché la richiesta del voto
  segreto non è  ammissibile  quando  si  vota  il  passaggio  agli
  articoli, nel quale caso  è  prevista  la  votazione per alzata e
  seduta. Quindi non è  stato un sopruso da parte della Presidenza,
  ma è un atto  doveroso  nei suoi confronti perché lei non venisse
  qui,  alla  tribuna,   a   fare  una  proposta  irrituale  e  non
  accoglibile.
       Onorevoli  colleghi,  a  maggior  conforto  per  l'onorevole
  Provenzano, voglio  leggere  il  comma  2  dell'articolo 85: "Non
  può  essere  chiesta   la   verifica   del  numero  legale  prima
  dell'approvazione del processo  verbale  e  né  in  occasione  di
  votazioni che si debbano  fare  per  alzata e seduta per espressa
  disposizione  del   presente   Regolamento."
       Poiché  il  presente  Regolamento  dice espressamente che il
  passaggio all'esame degli  articoli va votato per alzata e seduta
  la Presidenza, con molta  umiltà,  non  le  ha  dato  la  parola,
  onorevole Provenzano,  conoscendo  la sua autorevolezza in questa
  Assemblea non voleva che  lei  venisse  alla tribuna per fare una
  proposta non accoglibile.
       Onorevoli colleghi per favore, abbiamo settantuno ordini del
  giorno;  la  Presidenza  intende regolarsi secondo il Regolamento
  che, all'articolo 125  così  recita:  "Non possono proporsi sotto
  qualsiasi  forma   ordini   del   giorno   contrastanti   con  le
  deliberazioni     precedentemente     adottate     dall'Assemblea
  sull'argomento in discussione,  o  che  siano formulati con frasi
  sconvenienti, o riguardino argomenti affatto estranei all'oggetto
  della discussione."
       Pertanto, la  Presidenza  ammetterà  soltanto gli ordini del
  giorno afferenti alla materia oggetto del disegno di legge.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne  ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  pare  che
  il  suo  comportamento  sia  ineccepibile.
       Ritengo che sia  corretto che gli ordini del giorni estranei
  alla materia all'esame  dell'Aula  non  vengano esitati stasera e
  che si proceda esclusivamente  con gli ordini del giorno che sono
  connessi alla materia in esame.
       Tuttavia,  Presidente,  mi  permetto  di  osservare che è in
  corso  un  fatto  assolutamente grave, mi riferisco al momento di
  tensione internazionale che sta vivendo il mondo per l'attacco in
  corso  nel  Kosovo.  Per  cui mi permetto di chiedere, in via del
  tutto  eccezionale  e  chiedendo  la  comprensione  dei  colleghi
  parlamentari, essendo  stato  presentato  un ordine del giorno in
  materia, di fare una eccezione per la straordinarietà del fatto e
  di consentire  di  procedere  all'esame  dell'ordine  del  giorno
  riguardante il Kosovo.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Onorevole  Presidente  e onorevoli colleghi, desidero
  intervenire  sia  sulle  sue  dichiarazioni  che  sulla  proposta
  dell'onorevole Speziale.
       Per   quanto  riguarda  le  sue  dichiarazioni,  sicuramente
  ineccepibili, desidero soltanto far presente alla Presidenza, che
  sicuramente  se ne sarà già resa conto, che il tenore del disegno
  di  legge  che  noi stiamo discutendo, per le parti relative alla
  programmazione, ma anche per le parti relative ai diversi settori
  di   intervento -  e   sono   tutti  quelli  dell'Amministrazione
  regionale - di  fatto non consente l'esclusione della trattazione
  di  ordini  del  giorno  che  attengono comunque ai comportamenti
  della Regione, sia pure nei diversi rami di amministrazione.
       E,  dunque,  le   sarei   grato   se  volesse  prenderli  in
  considerazione in modo  particolare  per evitare di non discutere
  questioni che, invece,  sono certamente riconducibili al titolo e
  al testo del disegno di legge.
       Relativamente  alla  proposta  dell'onorevole  Speziale, non
  posso che condividerla e  non posso che condividerla con tutte le
  considerazioni che nascono  da chi, sicuramente contrario ad ogni
  tipo di guerra, da chi è sicuramente assertore dei principi della
  pace,  in  questo   momento   vive   una   condizione  di  grande
  preoccupazione personale, per la Regione e per l'intero Paese.
       Non  c'è  dubbio,  onorevole  Presidente, da questo punto di
  vista,  che  il Governo nazionale non sta operando secondo quelle
  che  sono  le  indicazioni  che  non  ci  sono state in merito al
  comportamento  del  medesimo e, dunque, non vi è alcun dubbio che
  dal  punto  di  vista  politico questo deve essere oggetto di una
  precisa  indicazione  di questo Parlamento per il valore politico
  che  esso  stesso  assume  nel  momento  in  cui  è  direttamente
  interessato  sul  territorio  della  Regione  siciliana  ove sono
  ubicate  basi  militari interessate, a loro volta, al fenomeno di
  guerra che si è venuto a determinare.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  la presidenza, comprendendo
  il sentimento  dell'Assemblea  sulla questione posta dagli ordini
  del giorno, passa  alla  discussione dell'ordine del giorno sulle
  questioni  del Kosovo;  dopo  di  che,  per  quanto  riguarda  la
  preoccupazione espressa  dall'onorevole  Fleres,  è  evidente che
  l'inammissibilità degli  ordini  del giorno viene considerata non
  in modo strettamente rigoroso.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


       Si passa all'ordine  del  giorno  n.  311, a firma Forgione,
  Martino, Liotta e Vella:  "Iniziative urgenti al fine di chiedere
  l'intervento  del  Governo  della  Regione  siciliana  presso  il
  Governo nazionale per impedire l'azione militare contro il popolo
  Serbo":

                    L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

    - premesso  che  l'intervento  militare  contro  la  Serbia  si
    configura come una vera e propria operazione di guerra;

    - che  la  decisione  di  intervenire  contro il popolo serbo è
    stata presa dalla NATO ma non dalle Nazioni Unite, tanto che ad
    oggi tale  presa  di  posizione  non  era stata autorizzata dal
    Consiglio di  sicurezza  dell'O.N.U.;

    - che  il  contesto nel quale si intende intraprendere l'azione
    di   guerra  risulta  storicamente  pericoloso  e  l'intervento
    militare potrebbe creare il focolaio di un conflitto europeo;

    - che ai fini umanitari, come ha dichiarato anche la Conferenza
    Episcopale     italiana,    l'intervento    militare    risulta
    assolutamente  inutile,  anche  perchè  colpirebbe  soltanto la
    popolazione civile;

    - che  il  Parlamento  italiano  non si è ancora espresso sulla
    questione,

                   IMPEGNA IL GOVERNO REGIONALE

    a  rappresentare  al  Governo  nazionale  la preoccupazione del
    popoli  siciliano   per  una  guerra  che  potrebbe  estendersi
    all'intera area mediterranea.

    A  rappresentare  al  Governo  nazionale  la preoccupazione del
    popolo   siciliano  per  una  guerra  che  potrebbe  estendersi
    all'intera area mediterranea.

    A   operare  presso  il  Governo  nazionale  affinché  l'Italia
    rispettando   l'articolo  11  della  Costituzione,  si  dissoci
    dall'iniziativa militare.

    Ad  intervenire  perché venga inibito l'uso delle basi NATO nel
    territorio  nazionale  per  azioni  di  guerra  che  potrebbero
    coinvolgere direttamente il nostro Paese.>>

     FORGIONE. Chiedo di parlare per illustrarlo.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor Presidente, onorevole colleghi, io credo che
  questo  Parlamento ha il diritto ed il dovere morale di discutere
  quanto  sta  avvenendo  in questo momento in Serbia e le ricadute
  che  questo  ha  sul nostro Paese. Questa guerra non è una guerra
  come  altre.  E'  una  guerra che tocca direttamente l'Italia, il
  cuore  dell'Europa,  tocca  direttamente  la  vita di migliaia di
  donne   e  di  uomini  che  premono  sulle  nostre  frontiere.  I
  telegiornali  dicono  che  circa  un milione di profughi è già in
  fuga dal Kosovo e  premerà  sulle  nostre coste. Queste coste che
  vengono già raggiunte  con  semplici  barche  e  semplici gommoni
  dall'altra sponda  dell'Adriatico. Queste coste, quelle italiane,
  che  possono  essere   raggiunte   in   pochi   secondi  da  armi
  convenzionali a lunga  gittata che possono partire dal territorio
  della Serbia come reazione ad operazioni militari che partono dal
  nostro territorio. Non è  una guerra come altre; è una guerra che
  riguarda il cuore del  continente e quel cuore del continente che
  ha già visto partire  nel corso di questo secolo ben altre guerre
  e ben altre tragedie.
       Finora   il   Consiglio  di  sicurezza  dell'ONU  non  si  è
  pronunciato. Non è una guerra dell'ONU. Il Consiglio di sicurezza
  dell'ONU  è  convocato  per  i  prossimi  giorni  e il Parlamento
  italiano   finora   non  si  è  pronunciato.  Non  è  una  guerra
  autorizzata  neanche  dal  Parlamento italiano visto che tutte le
  operazioni  -  lo  abbiamo  visto - stanno partendo dalle basi di
  Aviano  e  dalle basi di Gioia del Colle. Il Governo italiano con
  un eccesso, di subalternità al predominio americano sul mondo, ha
  dichiarato,   senza   consultare   il   Parlamento,  la   propria
  disponibilità  a  questa  guerra  ed  all'utilizzo delle basi sul
  proprio  territorio  contravvenendo così e violando, mortificando
  ed  offendendo  la Costituzione ancora attiva di questo Paese che
  all'articolo  11  recita  che l'Italia ripudia la guerra.
       Avremmo  aspettato  dal  Governo  del  nostro Paese un ruolo
  diverso  sia nella costruzione, che nella difesa del dialogo, che
  nella difesa e, su questo faccio appello davvero a tutte le forze
  politiche del  centro-sinistra  e  del  centro-destra  che  nella
  difesa  della dignità della nazione è  così  ridotta  soltanto  a
  strumento di servizio  per  gli  interessi e l'egemonia americana
  sul mondo.
       I telegiornali ci comunicano che la Russia, oggi, attraverso
  il  suo  Presidente   Eltsin   dichiara  che  questa  guerra  non
  riguarderà solo il  Kosovo  e  la  Serbia, ma riguarderà l'intera
  Europa  e ben oltre  e  già  in  Bielorussia  stanno  per  essere
  dislocate le batterie per le armi a lunga gittata verso il nostro
  Paese e verso l'Europa.  Forse,  non ci rendiamo conto di questo.
  Forse non ci  rendiamo  conto  che  il  Mediterraneo  rischia  di
  diventare un unico  focolaio  di  guerra.  Forse  non ci rendiamo
  conto anche che  in  questo momento servirebbe ascoltare tutte le
  voci critiche verso l'unica strategia imperante delle armi.
       E  faccio  appello  alle  componenti  cattoliche  di  questa
  Assemblea regionale. Se proprio non volete ascoltare Rifondazione
  comunista, ascoltate l'appello  che  pochi minuti fa è venuto dal
  Vaticano e dal Papa.  Se  proprio  non  volete  ascoltare le voci
  pacifiste  della   sinistra,   ascoltate  l'appello,  venuto  già
  stamattina, dalla  Conferenza  episcopale  italiana, là dove dice
  che "mai intervento  umanitario  può  essere  fatto  con  le armi
  sofisticate  ed  intelligenti".  E  sapete  perché  intelligenti?
  Perché colpiscono gli  uomini  e lasciano intatte le cose. Oppure
  colpiscono gli obiettivi sensibili, e se un obiettivo sensibile è
  l'aeroporto di Presnica dove possono atterrare gli aerei civili e
  militari  serbi,  allora   quello   è  un  obiettivo  da  colpire
  intelligentemente.
       Faccio appello, sì,  alla  coscienza cattolica diffusa che è
  in sintonia con quell'articolo e con quel dettato costituzionale.
  E vorrei fare appello anche alla cultura della sinistra; a quella
  cultura della sinistra  che  in  altri  momenti  della  storia di
  questo Paese ha trovato  anche  la  dignità  di dire no ai propri
  partiti; di dire  no  per difendere l'ispirazione pacifista della
  Costituzione.  Vorrei fare  appello  anche agli amici critici che
  sono presenti nella  maggioranza e nel Governo nazionale.  Se non
  si trova, in questo  momento,  la  dignità di ritirare la propria
  delegazione dal Governo,  amici dei Comunisti italiani, quando la
  trovate questa dignità?
       Il  Parlamento   ha  fissato  la  discussione  per  venerdì;
  venerdì, con il  potenziale bellico e nucleare che può dispiegare
  la Nato. E' una data lunghissima, distantissima da noi, da quello
  che noi possiamo fare. In quattro giorni possono essere devastati
  e desertificati interi territori  con  le  armi nucleari e con le
  armi convenzionali.
       E' questo  il  momento  per  ritrovare  una  dignità  e  per
  esprimere anche  una  vocazione  di  pace  che  non  ha  steccati
  ideologici. Io  capisco gli amici del Polo della Libertà che, per
  mettere a nudo le  difficoltà  del  Governo D'Alema sono pronti a
  dare soccorso al Governo in  caso  i voti del partito di Cossutta
  venissero meno. Ma io so anche che gli uomini e le donne del Polo
  della  libertà  vivono   sentimenti   di  pace  che  non  possono
  identificarsi, al di là delle ragioni di politica interna, con il
  comportamento  di un  governo  italiano  che  sta  offendendo  la
  costituzione utilizzando già l'uso delle basi, dalle quali stanno
  partendo  gli  strumenti   di   morte   che  stanno  colpendo  la
  popolazione civile della  Serbia e del Kosovo senza un preventivo
  dibattito del Parlamento.
       Insomma, noi vi chiediamo, onorevoli colleghi, non una presa
  di posizione  ideologica, non una presa di posizione di parte, ma
  un  pronunciamento  perché  intanto,  dalla  Sicilia, si levi una
  preoccupazione.  Al  Presidente  della  Regione vorremmo dire che
  siamo disponibili anche a mettere a fuoco meglio il nostro ordine
  del giorno.  Sigonella è già  allertata.  E non è un problema che
  riguarda  Sigonella  e  i  comuni  e  le  popolazioni  civili  di
  Sigonella  e  della provincia  di  Catania,  è  un  problema  che
  riguarda questa Regione, perché il potenziale nucleare e militare
  della Serbia non è quello dell'Irac di Saddam Hussein, lì ci sono
  i missili e le armi  del  patto  di  Varsavia,  dell'ex  patto di
  Varsavia che in questo momento sono puntati sulle base italiane e
  prevalentemente sulle basi  mediterranee  e  cioè  su  Aviano, su
  Gioia del Colle e  su  Sigonella.  Come  può,  questo  Parlamento
  regionale, che ha una  propria  sovranità  su  quanto avviene nel
  proprio territorio - e  Sigonella  rientra in questo territorio -
  essere insensibile a questo argomento? Come può questo parlamento
  regionale  non  esprimere  la  preoccupazione  della  popolazione
  siciliana  sui  pericoli   di  una  guerra  che  può  coinvolgere
  direttamente questa area e  questo  territorio.  Qui  non  c'è un
  problema di politica interna  e  non  c'è un problema di rapporto
  tra le opposizioni e il  Governo  D'Alema  e  le opposizioni e il
  Governo Capodicasa. Qui  c'è  davvero il bisogno di rappresentare
  le istanze e le  invocazioni  di  pace  della  nostra terra e del
  nostro popolo. A questo serve il nostro ordine del giorno.
       Noi  ci  rendiamo  conto,  onorevole  Presidente,  onorevoli
  colleghi, che siamo un poco fuori, noi di Rifondazione comunista,
  dal sentire  diffuso di questa Aula; un'Aula che si sta dividendo
  e  si  sta  accanendo  su materie finanziarie importantissime; su
  privatizzazioni  importantissime,  sulla  gestione  di  questo  o
  quell'ente importantissimo, e che quasi vi disturbiamo, onorevoli
  colleghi, con un ordine  del giorno che invece ci richiama ad una
  discussione sulla pace  e  la guerra, sul ruolo internazionale di
  questa Regione e  sul  ruolo internazionale di questo Paese.
       Però, riteniamo  che  anche  questo  sia  un  servizio  alla
  qualificazione di un'Aula  parlamentare come questa in un momento
  così drammatico per la  vita  di  milioni  di  donne  e di uomini
  dell'altra sponda dell'Adriatico ma anche per il nostro Paese.
       E' la  prima  volta  dal  secondo  conflitto mondiale che il
  nostra Paese  viene  coinvolto  direttamente  in  una guerra ed è
  ipocrita la  dichiarazione  del  Presidente  del  Consiglio  e la
  dichiarazione  dell'onorevole  Cossutta che ancora l'Italia non è
  coinvolta direttamente  perché  non  ci  sono  aerei italiani che
  stanno bombardando la  Serbia  ed  il  Kosovo. No, gli aerei e le
  armi  e   gli  strumenti  di  morte  stanno  partendo  da  questo
  territorio  che   ha   autorizzato  l'uso  delle  basi  senza  la
  preventiva  autorizzazione, come sancito dalla Costituzione anche
  in materia  di  trattati  internazionali da parte del Parlamento.
       Questa  ipocrisia va  messa  a  nudo   Questa  ipocrisia  va
  sventata e per  questo  soltanto  per contribuire sventare questa
  ipocrisia del Governo nazionale  noi oggi, con un atto del nostro
  Parlamento regionale, possiamo esprimere una preoccupazione e una
  volontà di pace io credo che facciamo un buon servizio alla causa
  generale della pace e della solidarietà internazionale.
       Il Papa ci ha detto che mai strumenti di morte possono avere
  una funzione  a  fini  umanitari.  E'  così   Se  non fosse così,
  onorevoli  colleghi, perché non intervenire militarmente anche in
  Turchia, dove  si può essere d'accordo o non d'accordo con Ocalan
  però sono 62  mila  le donne e gli uomini curdi finora massacrati
  dal governo turco? E perché non intervenire in altri Paesi arabi,
  magari fedeli  agli  Stati  Uniti,  dove si continua a massacrare
  popolazioni inermi  solo  perché non favorevoli a questo o a quel
  tiranno, a questo o a quel satrapo mediorientale?
       E allora,  vedete,  la  legge  internazionale non può essere
  finalizzata solo  a  mantenere  lo  stato  di cose esistenti e la
  subalternità all'impero  e  a  chi dirige l'impero. Guai a noi se
  legittimassimo oggi  che  il Presidente degli Stati Uniti, questo
  padrone che  molti  propongono  come capo dell'Ulivo mondiale che
  può decidere della  vita e della morte delle donne e degli uomini
  in qualunque  parte  del  pianeta,  guai se legittimassimo questa
  logica e  se  legittimassimo  anche  l'uso delle armi fuori dalle
  regole e  dai  vincoli  del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sarà
  bene scioglierlo questo ONU se questa è ormai la sua funzione, se
  ormai non  può  neanche  balbettare  perché  tanto  c'è sempre un
  Presidente degli  Stati  Uniti  d'accordo con un Presidente della
  Granbretagna,  d'accordo   magari   agli   indici   dei   mercati
  internazionali e delle  borse internazionali che dicono se si può
  uccidere o se non si può uccidere, se si può fare un'operazione o
  non un'operazione militare.
       Ecco su questo - e ho concluso - signor Presidente, io credo
  che siamo chiamati  tutti  a  pronunciarsi  e  a  pronunciarci in
  favore dell'ordine del  giorno  che noi di Rifondazione comunista
  assieme all'onorevole Martino abbiamo proposto e che, ovviamente,
  offriamo alla disponibilità  del  Governo  e  di  quest'Aula  per
  migliorare   ed,   eventualmente,   per   raccogliere   eventuali
  aggiustamenti e modificazioni in grado di esprimere tutti assieme
  questa vocazione di pace e questa preoccupazione per la guerra.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne  ha   facoltà.   Ricordo   che   il   tempo  a
  disposizione per intervenire è di cinque minuti.

     FLERES.   Onorevoli  colleghi,  come  ho  detto  poc'anzi  non
  possiamo certamente  essere  lieti  di  quanto  è  accaduto,  non
  possiamo  certamente condividere l'inizio di operazioni di guerra
  che coinvolgono  il  nostro  Paese,  che  coinvolgono  la  nostra
  Regione, ma  non  possiamo  neppure non tenere conto che l'ordine
  del  giorno,  così  come  formulato  dall'onorevole Forgione, non
  affronta in  maniera  corretta  gli  aspetti  che  riguardano  le
  alleanze   del   nostro   Paese,   gli   accordi   internazionali
  sottoscritti dal nostro Paese  che  lo  vincolano ad una serie di
  impegni  che  riguardano  l'alleanza  atlantica  e,  dunque,  non
  possiamo certamente condividere quella formulazione del testo che
  presenta degli aspetti che  non  affrontano in maniera chiara, in
  maniera esplicita, il  problema  delle  alleanze del nostro Paese
  nei confronti degli altri  Paesi  che  appartengono  alla  NATO o
  all'ONU.
       Onorevole Presidente,  noi  non  vogliamo caricare di valori
  politici gli  interventi  che  stiamo  formulando relativamente a
  questo  ordine   del   giorno,   noi   non   vogliamo  certamente
  strumentalizzare un episodio  grave e doloroso, come quello a cui
  stiamo assistendo,  ma  non possiamo neanche consentire che altri
  lo facciano, non possiamo certamente consentire che attorno ad un
  episodio di questo  tipo,  attorno  alla  gravità del medesimo si
  costruiscano posizioni  strumentali  che nulla hanno a che vedere
  con gli esiti del conflitto che si è venuto a stabilire.
       Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Forza  Italia sta
  presentando  un   proprio  ordine  del  giorno  che  non  intende
  rinunziare né alle  alleanze  del  nostro  Paese,  né  ai vincoli
  derivanti dalle medesime che intende farle salve, ma intende pure
  contestare le  eventuali  violazioni  che  sono state compiute ed
  intende complessivamente  contestare il ricorso alla guerra ed il
  ricorso alla violenza sotto ogni forma.
       Onorevole Presidente,  onorevoli  colleghi,  io credo che su
  temi di questa  natura  non  si  debba,  come  si dice in termini
  giornalistici, "sforare",  non  si  debba  tentare di colorare le
  iniziative che si  compiono,  né  di  caricarle  di  valori  e di
  significati  che   esulano   dal   fatto  stesso  di  cui  stiamo
  discutendo.
       Io credo che il nostro dovere sia quello di stigmatizzare il
  ricorso alla  guerra,  stigmatizzare  gli  episodi  di  violenza,
  stigmatizzare gli  episodi bellici, ma non certamente il rispetto
  degli accordi  internazionali,  il  rispetto  della posizione del
  nostro Paese relativamente ai medesimi accordi internazionali.
       E', dunque,  questo  il  senso  dell'ordine  del  giorno che
  stiamo per presentare  in  questo momento le chiedo di pazientare
  relativamente alla  stesura  del testo, perché abbiamo l'esigenza
  di  metterlo  a   punto,   in   modo   tale   da  condividere  le
  preoccupazioni giuste rispetto  ad un episodio di questa natura e
  non condividere gli aspetti che porterebbero fuori dalle alleanze
  internazionali alle quali  in  questo  momento il nostro Paese si
  associa solo  per  l'assunzione di posizioni politiche che niente
  hanno a che  vedere  col  gravissimo  fenomeno  della guerra, col
  gravissimo fenomeno  della  violenza,  con la libertà dei popoli,
  con la libertà di autodeterminazione degli stessi.
       E,  dunque,  onorevole  Presidente,  desideravo  pregarla, a
  conclusione del  mio  intervento,  di  tollerare  l'attesa  e  di
  concedere qualche minuto per far sì che i gruppi parlamentari che
  condividono  l'iniziativa   -   per   gli   aspetti   generali  -
  dell'onorevole Forgione, ma non possono certamente condividere il
  testo dell'ordine  del  giorno che egli ha presentato, preferendo
  invece redigerne uno più rispondente, più coerente alle posizioni
  politiche di ciascun gruppo parlamentare.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
  facoltà.

     ALFANO. Rinunzio a parlare.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Martino. Ne ha
  facoltà.

     MARTINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, all'inizio di
  un secolo che segnava l'apparire sulla scena mondiale dell'Europa
  moderna,  agli  inizi  del Cinquecento, nel momento in cui questa
  entità  cominciava  ad essere percorsa da una serie di guerre che
  l'avrebbero  turbata  per  oltre  due secoli, un grande pensatore
  Erasmo da Rotterdam, coglieva la drammaticità dei tempi nuovi che
  andavano  delineandosi  e  scriveva  uno  splendido  opuscolo che
  faceva, in senso paradossale l'elogio della follia.
       Io credo che  una  rilettura attenta e spassionata di quelle
  pagine, gioverebbe a ognuno di noi e potrebbe aiutarci nell'unico
  compito che io  in  questo  momento  mi  sento di indicarvi, cioè
  quello  di riflettere  con  grande  serenità  su  quanto  si  sta
  verificando da un decennio a questa parte.
       Ho la sensazione  che  dopo  le  immani  tragedie  delle due
  guerre mondiali  che  hanno segnato questo nostro secolo, avevamo
  ottenuto, per ragioni  endogene  ed  esogene, per ragioni di tipo
  psicologico e  per  ragioni di equilibri internazionali, sia pure
  basati sul terrore,  una  sorta di immunizzazione dal virus della
  guerra.
       Credo che dall'89  in  avanti  in  questi  anni  '90  stiamo
  cominciando  a   soffrire  di  una  pericolosissima  sindrome  di
  immunodeficienza per  quanto  riguarda  il  drammatico,  tremendo
  virus della guerra.
       Certo si è  che  in  questo  decennio io ho dovuto assistere
  sempre con maggiore sgomento e preoccupazione a un susseguirsi di
  guerre sempre più  frequenti,  sempre meno motivate - ammesso che
  qualsiasi guerra possa avere una motivazione -.
       Il conflitto che si  è aperto in queste ore investe una zona
  dell'Europa che è stata già una volta il focolaio di un conflitto
  drammatico,  dirompente  peggiore  anche  per  gli  orrori  e  le
  atrocità che  ha  determinato,  del  secondo  conflitto mondiale,
  intendo riferirmi alla guerra del '14 - '18.
       Lì è iniziata,  da  quegli  stesso luoghi che oggi gli aerei
  della NATO stanno bombardando.
       Solo questo  fatto fatto, io credo dovrebbe farci riflettere
  sulla drammaticità del momento,  e  io  non vi invito a votare il
  nostro ordine del  giorno,  che  è  tutto sommato cosa abbastanza
  secondaria, vi invito  a  riflettere  quando saremo andati via da
  questa Aula, a  riflettere  un  attimo chiudendo le orecchie alle
  frasi fatte, agli stereotipi che vi somministra la televisione, a
  valutare  all'interno  della  vostra  coscienza  e  della  vostra
  intelligenza se  sia possibile, ammissibile pensare che i diritti
  umani si  difendono  bombardando, che il diritto all'indipendenza
  si difenda con una aggressione militare.
       Se  così  fosse   credo  che  la  guerra  non  solo  sarebbe
  inevitabile, ma sarebbe generalizzata e probabilmente perpetua.
       Non c'è bisogno che ce lo dica la Conferenza episcopale, non
  c'è  bisogno che ce lo dica il Papa e meno che mai che ce lo dica
  quello  che  resta  di una sinistra ormai sempre più allo sbando,
  allo sbando culturale ed intellettuale.
       Credo  che  questo  dovremmo  ritrovarlo  all'interno  della
  nostra capacità intellettiva;  nostra in quanto essere umani cioè
  essere dotati di una possibilità di ragionare.
       Se così non  è,  onorevoli  colleghi,  io  credo  che nessun
  ordine del giorno,  nessuna  mozione  potrà  impedire  che quella
  immunodeficienza di fronte  al  virus  della  guerra dilaghi e ci
  prepari ben più gravi e drammatici momenti.
       Io  mi  auguro   che   le  posizioni  ideali  (e  se  volete
  ideologiche) che ognuno di  noi  ha  avuto  almeno  per una parte
  della sua esistenza, ritrovino  quel punto comune che c'è stato -
  penso ad esempio  alle  forze  cattoliche  o alle forze comuniste
  internazionaliste  -   e   lo  individuano  questo  punto  comune
  nell'aspirazione e nella  ferma  volontà  di  salvare  la dignità
  dell'uomo e il bene  più  alto  e  prezioso  che  questa  dignità
  comporta cioè quello alla vita.
       Io non credo  davvero che si possa ragionevolmente sostenere
  che con le bombe si  affermino  i  diritti  umani  e i diritti di
  libertà. Non scendo  qui  nel dettaglio di una disquisizione, che
  non  saprei  neanche  fare,  di  diritto  internazionale.  Voglio
  soltanto richiamarvi questi  aspetti  e invitarvi a riflettere su
  questi temi.
       L'onorevole   Forgione,   con    la    passione    che    lo
  contraddistingue,  poco   fa    ricordava   le  assurdità  a  cui
  porterebbe  l'applicazione  conseguenziale  di  questo principio.
  Alla necessità appunto  di  bombardare "ipso facto" Ankara perché
  opprime   il    diritto    del    popolo   curdo   alla   propria
  autodeterminazione. Ma probabilmente  -  mi auguro che questo non
  sia - domani  questo  potrebbe avvenire per una regione qualsiasi
  dell'Italia   e    sarebbe    dovuto    avvenire   quando,  prima
  dell'indipendenza  e  dell'autonomia  regionale, la  Sicilia  era
  percorsa e pervasa da movimenti separatisti.
       Immaginate che  divertimento  se  allora  si  fosse  seguita
  l'idea di bombardare  la  Sicilia  o  di  bombardare l'Italia per
  riaffermare questo principio di tutela dei diritti umani.
       Io credo che la  palese assurdità di tutto ciò, sia la prova
  più evidente di come  altri siano gli interessi che stanno dietro
  ad operazioni militari di questo tipo. Probabilmente abbiamo idea
  diversa, ognuno di noi  ha  idea  diversa  rispetto agli altri su
  quali sono questi interessi.  E io non voglio scendere qua ad una
  analisi che non ho  il  tempo  né  la  capacità  di  fare. Voglio
  soltanto richiamarvi alla vostra capacità di discernimento.
       Io  credo che  non  possiamo  e  non  dobbiamo  per  nessuna
  passione politica più  che  legittima, abdicare a questa capacità
  di discernimento. Di fronte alla guerra, di fronte alla follia di
  una scelta che nulla risolve  e  che tutto può fare perdere - uso
  la frase che un pontefice ha usato quando si trattava della prima
  guerra mondiale -  di  fronte  a  questo  dobbiamo recuperare una
  razionalità che faccia perno sulla dignità dell'uomo.
       Un'ultima parola a  quello  che resta di questa sinistra che
  pure ha avuto un suo peso determinante nella formazione di quegli
  anticorpi di cui parlavo poc'anzi.
       Vorrei fare ancora  una volta un richiamo storico. C'è stato
  un altro momento della  storia  europea  in  cui  la  sinistra ha
  perduto questa sua  capacità  di reazione di fronte all'illusione
  che la guerra  potesse portare effetti proficui. E' stato appunto
  nel 1914 quando da  una  parte  e  dall'altra  si è affermato che
  quella sarebbe stata  l'ultima  guerra.  Da  parte  di  alcuni si
  sosteneva che  quella guerra avrebbe completato l'unità nazionale
  e invece questo, si sa  bene, che non era e non poteva essere. Da
  parte di altri si  affermava  che  questo  serviva a tutelare gli
  interessi vitali di una  nazione  come  la Germania che si era da
  poco affacciata sul panorama europeo.
       Follia, follia  che  ha determinato un conflitto distruttivo
  che ha posto i prodromi  che  ancora  non  si  sono risolti e che
  ritroviamo nella crisi  di  queste  ore. Non dimentichiamo che il
  dissesto  politico che ha colpito e che continua a colpire quelle
  zone  su cui oggi cadono i bombardamenti inizia proprio alla fine
  della seconda guerra mondiale.
       Tutto  questo,  io  credo possa essere motivo sufficiente di
  riflessione   soprattutto   per  comprendere  l'impossibilità  di
  risolvere qualsiasi conflitto con le armi.
       Vorrei ricordare, lo  ha già fatto l'onorevole Forgione, che
  tra l'altro ci sarebbe  un  dettato della nostra Costituzione, ma
  so bene che ormai  è  rimasto  talmente  poco  di  quella  nostra
  Costituzione che solo  questo  richiamo è assolutamente inutile e
  superfluo;  e  tuttavia   vorrei   ancora  ricordare  che  quella
  Costituzione è nata dalla tragedia della seconda guerra mondiale,
  dalla pagine gloriose  di  una  lotta  contro  l'oppressione  che
  tuttavia riaffermava il  valore insopprimibile della pace e della
  dignità degli uomini e dei popoli.
       Se recuperiamo questi  valori,  ripeto, ognuno nella propria
  specificità e con la  propria diversità, ma se recuperiamo questi
  valori qualche speranza di  non  precipitare  di nuovo in baratro
  senza fine può darsi che noi  la si abbia; se questo non sarà, se
  crediamo che con la forza, con l'aggressione, con il braccio duro
  della superpotenza si possono  affermare dei valori che in quanto
  tali non possono essere  valori, io credo che ritorniamo di nuovo
  ad un periodo di barbarie, di pericolosa barbarie.
       Ed è una barbarie  che  non travolge le ideologie, onorevoli
  colleghi,  è  una   barbarie   che  travolge  la  stessa  dignità
  dell'uomo, che è quanto non dovremmo perdere mai.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Di Martino. Ne
  ha facoltà.

     DI  MARTINO .  Signor  presidente,  onorevoli colleghi, questa
  Assemblea  regionale,  il  16 ottobre 1998 ha approvato un ordine
  del  giorno  sulla  situazione  del  Kosovo.  Questa Assemblea ha
  mostrato in quella occasione equilibrio, discernimento.
       Eravamo dinanzi ad  una  pulizia  etnica  portata avanti dal
  Governo di Belgrado  dal  Presidente  Milosevic  che ha distrutto
  villaggi e ha massacrato  popolazioni  civili  al 90 per cento di
  origine  albanese.  Quindi  questo Parlamento non può dimenticare
  quello  che  già  ha  votato.  Questo  Parlamento  non ha chiesto
  l'intervento militare della Nato.
       Questo   Parlamento  non  ha  chiesto  il  bombardamento  di
  Belgrado  o  di altre basi militari. Questo Parlamento ha chiesto
  soltanto  che  si  restituisse  al  Kosovo  quello  che già aveva
  concesso  il  maresciallo  Tito  con  una  speciale autonomia del
  Kosovo.
       Ebbene,  con  la disgregazione della Jugoslavia ormai quelle
  forze  che  governano  a  Belgrado  non  volevano più riconoscere
  l'autonomia a questa regione. Non ha senso il paragone con quello
  che   è  stato  fatto  qui  durante  i  tentavi  di  separatismo.
  L'esercito del re o della Repubblica successivamente non è venuto
  a sparare alle popolazioni siciliane:  ha concesso l'autonomia.
       Invece  in Jugoslavia Milosevic ha bombardato, ha distrutto,
  ha  ucciso  con  il  suo esercito popolazioni inermi. Questi sono
  fatti  che non si possono assolutamente ignorare.
       Se   condanniamo   l'intervento   militare,  condanniamo  le
  aggressioni  di  Belgrado  nei  confronti  della  popolazione del
  Kosovo.  Questi  sono  i fatti veri di cui dobbiamo tenere conto.
  Non   possiamo   avere  un  pacifismo  a  senso  unico,  dobbiamo
  rispettare  la  popolazione  del  Kosovo, dobbiamo dire che non è
  giusto  aggredire  con  le  armi.  Ma  la  responsabilità è forse
  dell'UCK,  l'esercito  di liberazione del Kosovo che ha accettato
  la  risoluzione  del  gruppo  di  contatto, non l'ha accettato il
  Governo   di   Belgrado.  Questi  sono  fatti  che  non  possiamo
  ignorare.  E'  troppo  facile fare l'antiamericanismo di maniera,
  cerchiamo  di  rispettare  gli uomini del Kosovo e del Kurdistan.
  Non ci possono essere due pesi e due misure.

     FORGIONE. Però, la Turchia è della Nato e non si bombarda

     DI MARTINO . Si rispetta  la  libertà  del Kurdistan assieme a
  quello   del  Kosovo.   Dobbiamo   stare   attenti   con   questo
  antiamericanismo che ormai non ha più senso.
       Voglio  citare una frase di Enrico Berlinguer ed io come lui
  mi  sento  più  protetto  sotto l'ombrello della Nato rispetto ai
  missili che una volta erano del Patto di Varsavia.

     FORGIONE. Però, i missili li volevate a Comiso

     DI MARTINO . L'ho sempre  sostenuto  che  era  giusto averli a
  Comiso perché con i missili di Comiso hanno smantellato tutti gli
  altri missili perché si è arrivati  ad  un accordo su un disarmo.
  Senza  i  missili di Comiso  non  vi  sarebbe  stato  il  disarmo
  nucleare nel mondo. E' questa  la verità  Non facciamoci prendere
  subito da questa euforia  perché  è  troppo  facile. Non dobbiamo
  dimenticare  i  fatti  nella  successione  dei  tempi  come  sono
  accaduti. Abbiamo una popolazione  del  Kosovo  massacrata  da un
  esercito,   distrutta, uccisa.  L'onorevole  Forgione  non  si  è
  alzato   qui,  l'ho  presentato  io  un  ordine  del  giorno  per
  condannare l'intervento del Governo di Belgrado.
       Noi  facciamo parte di un  patto  militare  ed  i  patti  si
  mantengono. Dobbiamo operare politicamente ed il Governo italiano
  ha fatto di tutto perché la proposta di risoluzione del gruppo di
  contatto venisse accolta. E'  stata  accolta  dall'UCK,  è  stata
  accolta da tutti, è  stata  rifiutata  dal  Governo  di Belgrado.
  Quindi, io sono d'accordo a  votare  un  ordine  del  giorno  che
  ripudia la guerra perché  è  giusto  ripudiarla, ma  deve  essere
  completo. Chi è stato  finora  carnefice verso la popolazione del
  Kosovo non può diventare  adesso  una vittima. Bisogna condannare
  anche questi comportamenti e  se c'è stato un intervento militare
  da  parte  della Nato  è  dovuto  innanzitutto  per  l'incapacità
  dell'ONU di assumere una posizione  per  il  diritto  di veto che
  hanno i vari Stati, tra  l'altro una vecchia concezione dovuta al
  Trattato di Yalta. Non possiamo  pensare  di  usare  la  Nato per
  difenderci dai missili di Gheddafi.

     FORGIONE. Ma dove sono i missili di Gheddafi?

     DI  MARTINO .  Lei  sa  che  Gheddafi  ha  lanciato  missili a
  Lampedusa.

     FORGIONE. Ma è passato un secolo

     DI  MARTINO .  Lei sa che Gheddafi ha dichiarato che se non ci
  fosse  stata  la  Nato avrebbe già bombardato l'Italia con i suoi
  missili.  Stiamo  attenti  su  queste  posizioni.  Non  penso che
  possiamo  accettare  lo  spirito  dell'ordine del giorno cioè che
  ripudiamo  sia la guerra contro il Governo o contro la Jugoslavia
  ma  ripudiamo  la guerra, condanniamo anche la pulizia etnica nei
  confronti  della  popolazione  albanese.  E se abbiamo questi due
  concetti  non  c'è  dubbio  che  io voterò l'ordine del giorno. E
  dobbiamo  metterci  bene in mente che la Nato serve nella buona e
  nella    cattiva   sorte.   Non   possiamo   fare   discernimenti
  all'occorrenza,  una  volta siamo d'accordo, un'altra volta siamo
  contrari.  Io penso che la Presidenza possa farsi parte diligente
  per  concordare  un  ordine  del  giorno di tutta l'Assemblea che
  avrebbe  un  significato;  diversamente  resta  un fatto di parte
  senza  alcuna  valenza  per  l'opinione pubblica e per il Governo
  nazionale.

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato un ordine del
  giorno  sulla  medesima  questione  in discussione, a firma degli
  onorevoli  Alfano,  La  Grua,  Strano  e Petrotta.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  avevo
  sollecitato, inizialmente, la  discussione dell'ordine del giorno
  perché avverto un fatto di gravità straordinaria.
       Avevo  sollecitato la discussione anticipata dell'ordine del
  giorno  sulla  vicenda  del  Kosovo  perché  ritenevo  che questo
  dovesse investire responsabilmente l'intero Parlamento regionale,
  non  avevo  letto nel contenuto e nel merito, l'ordine del giorno
  presentato  da  Rifondazione  comunista e dall'onorevole Forgione
  che,  dico  subito,  non  condivido né  nella premessa, né  nella
  parte  impegnativa, perché mi sarei, a questo punto, aspettato di
  capire  un  po'  meglio perché  una rappresentazione esatta della
  dimensione.
       Vede, onorevole Forgione, qui si  è  fatto  appello  ad  una
  sorta di pacifismo neutrale della sinistra, noi abbiamo assistito
  nel  corso di questi 10 anni e  c'era  il  rischio  che  qualcuno
  potesse qui presentare un ordine  del giorno contrario che diceva
  un  sostegno a Milosevic  perché  possa  continuare  ad  uccidere
  donne inermi, bambini innocenti, a  fare  pulizia  etnica come ha
  fatto  nei  confronti  degli  albanesi,  cioè  noi ci troviamo di
  fronte  ad  una  situazione  che  richiedeva  necessariamente  un
  intervento;   si  può  discutere  la  strategia  dell'intervento,
  l'utilità  dell'intervento, l'opportunità dell'intervento, ma non
  vi  è  dubbio,  però,  che la mia sensibilità di uomo di sinistra
  imponeva,  rispetto  a  quelle  scene,  una  ribellione della mia
  coscienza e penso che della coscienza di quanti hanno a cuore che
  si  possa  vivere  in  tutte  le  parti  del  mondo  civilmente e
  serenamente.
       Qualcuno potrebbe dire: "Ma anche  in  Turchia c'è la stessa
  vicenda", e anche in Turchia io mi  trovo da una parte per essere
  uomo di sinistra e avere  sensibilità  e  cultura della sinistra,
  pertanto io non la voglio fare  lunga  sulla vicenda, voglio dire
  che poi c'è un problema  di  strategia dell'intervento che impone
  vincoli,  che  impone  livelli di  decisione  sui  quali  si  può
  discutere  e  sui quali è  giusto  che  il  Parlamento  regionale
  interloquisca  con  il  Governo nazionale, ma anche rispetto alla
  strategia  dell'intervento  il fatto che ci sia una decisione che
  ha  vincolato  tutti  i Paesi europei con l'intervento diretto in
  prima  fase  dell'Inghilterra,  il  cui Presidente del Consiglio,
  Tony Blair, è anch'egli un uomo della sinistra, non mi pare, beh,
  non è della sua sinistra, della sinistra che governa in 11 dei 13
  Paesi.  Pertanto, onorevole Presidente, noi stiamo apprestando un
  ordine   del  giorno,  avevamo  intenzione  di  proporre,  prima,
  all'Aula,   la   possibilità   di  approvare  soltanto  la  parte
  impegnativa, il primo punto della parte impegnativa, avendo letto
  la  premessa  ed  essendo  la  premessa  nei  propri  presupposti
  assolutamente  errata noi non la condividiamo quindi non possiamo
  proporre  di  votare neanche il primo punto, pertanto, ho sentito
  che   il  Polo  ha  presentato  un  ordine  del  giorno,  noi  ci
  apprestiamo  a  presentare  un altro ordine del giorno, mi auguro
  che  si possa arrivare ad una soluzione unitaria e soprattutto ad
  una soluzione che stabilisca una verità sulle vicende che si sono
  consumate nel corso di questi anni tragici in quei Paesi.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne
  ha facoltà.

     PELLEGRINO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, mi rendo
  conto che impegnarsi a quest'ora per discutere di politica estera
  non  è  un'operazione  semplice,  ed  io non la voglio fare, però
  alcuni principi vorrei affermarli.
       Per molte cose io sono  d'accordo  con l'onorevole Forgione,
  però  bisogna  essere  obiettivi su tutto.  Se  lei  mi  pone  il
  problema che rompendo il principio della sovranità di un popolo a
  governarsi  come  ritiene  di  doversi  governare,  probabilmente
  quello  che  stiamo  compiendo oggi, attraverso la NATO, segna un
  precedente che può avere conseguenze anche gravi.
       Sulla esigenza,  però,  di  fermare Milosevic, ormai eravamo
  arrivati ad un punto che non era più rinviabile, un provvedimento
  che secondo me rimane sbagliato nelle forme, probabilmente ancora
  bisognava  discutere,  perchè,  a  prescindere  dall'euforia  del
  momento, i rischi che noi senza accorgercene veniamo coinvolti in
  un'avventura che va  oltre  i  confini  che gli sono assegnati ci
  sono tutti,  specialmente  quando discutiamo con popoli, compresa
  la Russia,  che  dispongono ancora di grandi arsenali nucleari ed
  anche di  grandi arsenali bellici moderni, capaci di confrontarsi
  in un conflitto come quello che si sta aprendo.
       E' possibile che il ritorno dell'aereo del premier sovietico
  verso Mosca sia un fatto dimostrativo,  è  possibile  che la Cina
  faccia  dimostrazione  anche  lei,  ma  è  possibile  che  alcuni
  meccanismi esasperati di nazionalismo,  presenti in questo paese,
  tendano a coprire quelli che sono i loro problemi, inserendosi in
  un'avventura come quella che è stata creata, per cui io non sarei
  così  allegro e così sereno di  quelli  che  possono  essere  gli
  sviluppi.
       Mi auguro  che  Milosevic  raccolga il significato di questa
  aggressione e si fermi, ma i rischi ci sono tutti perchè si possa
  andare oltre  quello  che  sta  accadendo,  per  cui  l'Assemblea
  regionale siciliana,  per  quello che vale, esprimere un voto che
  sia di  richiamo  ad  un  momento di responsabilità, allineandosi
  anche a quelli  che  sono  i  richiami  dello stesso Papa, che in
  questa vicenda  probabilmente  ha le sue responsabilità per avere
  sollecitato interventi pressappoco come questi, anche se prima di
  oggi, potrebbe essere un momento interessante di quest'Assemblea.
       Quindi, onorevole Forgione, io  sono  d'accordo  con  le che
  questa è un'avventura che  bisognava  evitare  perchè,  di fatto,
  limita la sovranità di un popolo  come  quello serbo e sono anche
  d'accordo con lei quando dice che  non  si  possono applicare due
  pesi  e  due  misure: i turchi  in  Turchia  meritano  lo  stesso
  rispetto  che gli albanesi meritano  nel  Kosovo,  si  tratta  di
  vedere che ha praticato più violenze  degli  altri, e questo sarà
  difficile  definirlo, però lei  non  può  chiedere  all'Assemblea
  regionale  siciliana e, comunque,  a  forze  politiche  che  sono
  impegnate  in una politica  nazionale  che  ha  firmato  accordi,
  contratti internazionali,  di  rimanere  completamente  scoperte.
       Quindi  io  sono perchè  quest'Assemblea  provi  a  fare  un
  documento anche di critica, di censura, però con un richiamo alto
  a quello che è il senso di  responsabilità e delle esigenze che i
  popoli hanno in un momento come questo.
       Il  professore  Martino  ha  rievocato  alcuni  momenti.  Su
  "Repubblica"  c'era oggi, per  esempio,  un  intervento  di  Bill
  Clinton sulle ragioni per  cui  si determinava questo intervento,
  segno evidente che vi sono preoccupazioni che non sono dichiarate
  e io ritengo non  superfluo che quest'Assemblea colga l'occasione
  per un ordine del giorno che  dia  un indirizzo per conservare la
  pace e, in ogni caso, vedere  se  si può fermare un'avvenuta che,
  per me, è carica di rischi.

     ZANNA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZANNA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   vorrei
  esprimere tutta  la  personale  preoccupazione  su quello che sta
  avvenendo.
       Mi rendo  conto che fare delle valutazioni, scegliere da che
  parte stare non  è  una  cosa  semplice quando si parla di questi
  temi e quando  c'è in gioco la vita di persone, anche, se volete,
  dei semplici soldati  e militari che fanno questo come mestiere e
  sanno che, scegliendo questo lavoro, possono correre i rischi che
  stanno correndo,  sia  dall'una  che  dall'altra  parte,  per non
  parlare,   ovviamente,   degli   inevitabili  coinvolgimenti  che
  riguarderanno   persone   inermi,  cittadini,  donne  e  bambini.
  Vorrei, però, ricordare  a  tutti  voi,  a  tutti  noi che quella
  Regione da troppi anni è attraversata da conflitti, da stragi, da
  guerre,  da  massacri,  quelli  sì  che  hanno  coinvolto  donne,
  bambini, vecchi che  non  avevano  scelto di fare il soldato e di
  partecipare ad  una guerra.  Essi volevano vivere, semplicemente,
  serenamente, nelle  proprie  case,  con i propri familiari, con i
  propri affetti.
       In questi  giorni,  - mentre, vorrei ricordare a tutti, si è
  cercato  strenuamente,  fino all'ultimo, di trovare una soluzione
  pacifica, e  si era trovato un accordo, quello nella Rambouillet,
  nella città  francese  dove  per giorni e giorni le parti si sono
  confrontate - si era trovato un accordo che poteva permettere, in
  quella situazione, in quel clima difficile, in quella realtà così
  complicata  com'é  la  ex Jugoslavia, una soluzione possibile che
  rispondesse alle  esigenze  legittime  di  tutte  le parti che si
  stanno  scontrando.  Ma,  mentre  si  cercava  quell'accordo, gli
  stessi  telegiornali  che  facevano  il  punto su quell'incontro,
  mandavano in  onda il sangue di tante donne, di tanti bambini che
  venivano massacrati dalla polizia e dai militari di Milosevic nel
  Kosovo.  Bisognava e bisogna fare qualcosa e quando, dopo che per
  tanto tempo si  è  cercata  una soluzione pacifica, dopo che però
  era stato versato tanto sangue.
       La decisione  grave,  gravissima ci deve vedere prendere una
  giusta posizione  di  condanna  perché  la  guerra  è guerra, e',
  soprattutto, una guerra vicino alle nostre case, vicino al nostro
  Paese è  ancora  più  drammatica anche perché  quelle popolazioni
  hanno legami con  il nostro Paese, cercano e continuano a cercare
  legami con il nostro Paese, credo che a maggior ragione la nostra
  condanna deve essere una condanna ferma.
       Condivido   le   critiche  che  questa  soluzione,  che  sta
  coinvolgendo  una  decisione  presa  esclusivamente dalla NATO, è
  un'ulteriore   dimostrazione   delle   difficoltà  in  cui  versa
  l'Organizzazione  delle Nazioni Unite e, quindi, la necessità che
  quella  organizzazione,  che  in  altri  frangenti  ha  svolto un
  importante  ruolo,  possa finalmente occuparsi ed intervenire per
  porre   fine   immediatamente  al  grave  conflitto  che  si  sta
  perpetuando nella  ex  Jugoslavia,  nel  Kosovo,  in tutta l'area
  anche perché  è  giusta  la  preoccupazione - senza andare troppo
  lontano nella  storia  -  ma  soltanto  per  ragioni  prettamente
  geografiche che  questo  conflitto  si possa estendere all'intera
  area del  Mediterraneo  coinvolgendo  ancora  più direttamente il
  nostro Paese.
       E'  stata  una   grave   decisione,   forse   una  decisione
  inevitabile, credo che a questo  punto deve ritornare in campo la
  diplomazia, deve ritornare in  campo  la  parola, il tentativo di
  trovare  una soluzione pacifica.
       Ecco perché  ritengo  che  noi  dobbiamo  fermamente, per la
  tradizione e  la  storia  di  questo  popolo  che  l'onorevole Di
  Martino  ricordava   con  la  vicenda  di  Comiso.  Però,  vorrei
  ricordare all'onorevole  Di Martino che, al di là delle decisioni
  del Governo  italiano  di  allora,  la stragrande maggioranza del
  popolo siciliano, perché  la  sua  natura  è  quella  che  poi ha
  dimostrato con le  mobilitazioni  di  Comiso  per  far  sì che la
  nostra Isola  non  si  trasformasse  in  una  grande portaerei al
  centro del  Mediterraneo  e,  quindi,  oggetto  di conflitto e di
  tensione nei  confronti  degli  altri  paesi del Mediterraneo, la
  natura pacifica  del nostro popolo, nuovamente venga risaltata da
  una presa  di  posizione  di  questo  Parlamento  e chiedendo, al
  Governo italiano,  di impegnarsi nella NATO, nelle Nazioni Unite,
  per fermare questa  assurda e gravissima guerra e si ritornasse a
  parlare e  discutere  per  trovare  una  soluzione  pacifica  nel
  rispetto di quella  gente,  di  quel  popolo che viola la propria
  autonomia, che  vuole  autodeterminarsi  e  che non ci può essere
  nessuno che lo possa impedire.
       Ecco  perché,  insieme ad altri parlamentari, Capigruppo del
  centrosinistra, abbiamo  presentato  un  ordine  del  giorno  che
  racchiuda questo  appello  al Governo nazionale, perché, dopo che
  le armi hanno sparato, dopo che le armi hanno ucciso, si fermino,
  si ritorna a discutere per trovare una soluzione.

     STRANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  certo,  le
  ultime dichiarazioni dell'onorevole Zanna ci fanno riflettere, e,
  se l'azione  diplomatica  messa  in  essere  a  Rambouillet dalle
  grandi potenze,  avesse  visto  anche  lì  un  intervento  deciso
  dell'Italia, dal Governo italiano, avremmo, forse, non concorso a
  spegnere quelle  armi  prima  che  le  stesse  intervenissero, ma
  avremmo sicuramente  avuto una posizione più chiara su quella che
  invece non è: quella del Governo nazionale.
       Noi siamo  convinti, come dice l'ordine del giorno nel primo
  comma, che il contesto dal quale scaturisce l'intervento, è stato
  fortemente  condizionato  dall'atteggiamento assunto dalla Serbia
  negli ultimi  mesi.
       Vi sono  state  in  Kosovo dimostrazioni anche legittime per
  richiedere  un'autonomia,  anche  se  le  condizioni  di  ricerca
  storica, per  chi  conosce  le  vicende  di quella tragica fascia
  tirrenica del mondo,  pare  vogliano  -  e  questa  è  la tesi di
  Milosevic -  indicare  nel  Kosovo  quasi  la culla della nascita
  dell'etnia serba;  un'etnia  che  però poi si spostò lasciando il
  campo ad una  etnia musulmana che nel Kosovo prese posizione e ha
  determinato questa  volontà  autonomistica che è stata calpestata
  con atti  che  non  erano  più  bellici  ma  erano  terroristici.
       Milosevic si  è  dipinto come un grande criminale terrorista
  negli  ultimi  mesi  e  che,  furioso  per  la  disgregazione  di
  quell'edificio che  fu  costruito  dopo la tragica seconda guerra
  mondiale, artatamente  qual  era  la  Repubblica  Jugoslava,  una
  repubblica che  nasceva  con la violenza sulle tradizioni, con la
  violenza sui  confini,  con  la  violenza  sulle religioni, sulle
  etnie, con la  violenza  sulle  storie,  si è disgregato il sogno
  della grande Serbia, non è più esistito. E Milosevic lì ha capito
  che il suo ruolo, a nostro avviso, non poteva che essere un ruolo
  marginale non più nella storia, ma nella cronaca di questi anni.
       Allora, si spiega come, a fronte di un ulteriore chiarimento
  geografico e  culturale  richiesto  dal Kosovo, abbia ritenuto di
  rispondere  con   la   violenza   delle   armi,   violenza   che,
  naturalmente, come  sempre,  genera una violenza che non possiamo
  dire alla stessa  radice,  ma  ha  lo  stesso  effetto: quello di
  creare morti, distruzioni nelle popolazioni civili.
       Io condivido  la  posizione di chi dice che quando i missili
  sono  intelligenti  sono  missili  in  ogni caso criminali perché
  sono missili  che  colpiscono  uomini e cose e un missile non può
  essere   mai   intelligente,  un  missile  è  un  missile  perché
  distrugge.
       Allora,  nel  primo  comma  noi  abbiamo  espresso la nostra
  volontà  di  condanna  nei confronti dell'aggressore serbo che ha
  generato,  ripeto,  una  situazione  bellica che desta, come dice
  nella  prima  parte  dopo  l'impegno  del  governo regionale, una
  profonda preoccupazione nel territorio siciliano più che in altri
  territori.
       E' chiaro, anche  la  Puglia  con  le  sue basi si vede oggi
  coinvolta ma  non  dimentichiamo,  questa è una posizione che per
  noi pur  firmatari  del  documento  del Polo, apparteniamo ad una
  generazione che non  ha  mai  piegato in maniera servile la testa
  dal  punto  di  vista  culturale-ideologico  verso  le  posizioni
  americane.  Catania  specialmente  ha  sofferto  prima  ancora di
  Comiso di  una  stabilizzazione che doveva essere temporanea ma è
  diventata  offensiva   nei   confronti  di  alcuni  territori,  è
  diventata pericolosa nei confronti dello sviluppo del territorio.
  E' tra l'altro  una  presenza,  è vero che non crea ricchezza, ma
  che crea sicurezza  così  come  il  Polo  ha  affermato a livello
  nazionale.
       Quindi,  il  nostro  intervento  è di grande preoccupazione,
  Presidente, e vorremo impegnare il governo regionale non soltanto
  perché  rivolga  questo  sentimento  di preoccupazione al governo
  nazionale ma  perché,  e  qui  le ore possono essere decisive, in
  ogni ora si possono contare i morti, vorremo capire secondo quale
  criterio  oggi  il  Parlamento  non  è stato chiamato a discutere
  della vicenda  serba ma sia stato spostato il dibattito a venerdì
  come quasi una routine parlamentare potesse spostare il dibattito
  sull'occupazione,  un  ordine  del  giorno  sulla chiusura di una
  fabbrica  anch'esso  fatto  grave.
       Noi chiediamo  al  Presidente Capodicasa di farsi interprete
  di una volontà  perché il dibattito si possa svolgere nelle prime
  ore della giornata  di  domani per contribuire anche noi, con una
  posizione   speriamo   unitaria,  al  rasserenamento  in  un'area
  strategica  così  contigua,  come  diciamo  noi  con  l'onorevole
  Alfano, l'onorevole  Petrotta,  l'onorevole  La  Grua,  Fleres ed
  altri, alle  nostre  aree  così pericolosamente esposte sin dagli
  anni successivi  alla  seconda  guerra mondiale ai turbamenti che
  non soltanto nell'area mediterranea avvengono.
       Non  dimentichiamo  che  la  Sicilia  è  stata  la  terra  -
  e concludo  Presidente  - dalla quale sono partite diverse azioni
  americane, molto  spesso  non  autorizzate  neanche  dalla NATO e
  senza il consenso neanche dei diversi governi italiani.
       Noi abbiamo quindi una grande preoccupazione che non è certo
  condanna  dell'alleanza  strategica  della  NATO ma che ci chiama
  responsabilmente   a   voler   riconsiderare   un  ruolo,  quello
  siciliano,  fortemente  delicato  dal punto di vista geografico e
  dal  punto  di  vista  militare.
       Noi, che  allora rappresentavamo prima di Alleanza nazionale
  un  mondo   che   diceva   che  gli  imperialismi  erano  ambedue
  condannabili, oggi  non  deflettiamo  da una concezione storica e
  culturale che è  quella  di riaffermare la sovranità di un popolo
  che è il nostro, a fronte molto spesso di azioni e di occupazioni
  che tengono in stato grave, di pericolo, le popolazioni siciliane
  che sono  state  partecipi  involontarie  di  dipartite  come non
  soltanto nella  prima  guerra  e  nei bombardamenti dell'Iraq, ma
  anche nella guerra  del  1991  quando  la Sicilia fu la portaerei
  dalla quale nacquero i movimenti bellici che nel Kuwait e in Iraq
  si propagarono con gravissimi effetti verso le popolazioni civili
  e verso le cose e verso la sicurezza internazionale.

     LIOTTA.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     LIOTTA.   Signor  Presidente,  io  ho  sentito  il  bisogno di
  intervenire, cosa  che  avrei evitato di fare questa sera, perché
  voglio dichiarare  qui che non firmerò più ordini del giorno che,
  in qualche  modo, intervengano su questioni di questa natura, non
  in questo  Parlamento.  Se  ne avrò l'opportunità, se tornerò mai
  nel Consiglio  comunale  del mio paese, forse lì lo farò, qua non
  lo farò mai più.
       Ritengo assolutamente  indecoroso  il  modo  in  cui  questa
  Assemblea sta affrontando  -  mi  perdoni  Presidente,  non vuole
  essere una offesa  all'alta  Istituzione  - ma sono profondamente
  amareggiato per il  modo  in cui questa Assemblea sta affrontando
  questo tema:  disquisizioni  di  carattere internazionale, quando
  sappiamo tutti che il  terreno internazionale è un terreno in cui
  non esiste il  diritto,  è  il terreno della sopraffazione, della
  forza.
       Non mi  interessano  le disquisizioni internazionali, quelle
  sono  il  terreno  sul  quale  facilmente  troviamo  il  modo  di
  distinguerci da destra e  da  sinistra.  Abbiamo  fatto  a gara a
  utilizzare anche questo tema, ed ha ragione l'Assessore Piro - ho
  colto soltanto alcuni  passaggi del suo intervento perché non ero
  in Aula, ma spero  questa  volta di non avere interpretato male -
  ha ragione nel  ritenere  che  anche  questo  aspetto,  per certi
  versi, in  quest'Aula  è  stato  utilizzato  strumentalmente  per
  rallentare i lavori  sulla finanziaria.  Mi pareva di avere colto
  questo ragionamento.

     PIRO, assessore  per  il Bilancio e le finanze.  Al contrario,
  onorevole Liotta.

     LIOTTA. Mi dispiace se ancora una volta - per l'ennesima volta
  - non ero in  Aula  ed ho colto di sfuggita solo un passaggio del
  suo intervento...

     PIRO ...ma infatti,  le  chiedo  scusa, io ho premesso nel mio
  intervento che la questione più importante era questa.

     LIOTTA. Sì, è  vero,  questa è la questione più importante, ma
  il modo  in  cui  quest'Aula sta affrontando questa questione, la
  svilisce, la mortifica.
       Vedete, i tre  ordini  del giorno che sono stati prodotti in
  quest'Aula contengono un punto in comune e potremmo gioirne tutti
  quanti  perché  avremmo  trovato  un  terreno  comune  sul  quale
  convergere.   Tre   parti   impegnative  nell'ordine  del  giorno
  presentato dal mio Gruppo, un solo impegno negli altri due ordini
  del  giorno,   quello   presentato   -   se  non  vado  errato  -
  dall'onorevole Speziale,  e  quello  presentato  dai  gruppi  del
  centrodestra,  così mi pare di capire dalle firme.  L'unico punto
  in comune è  il  pericolo  che  si avverte che il conflitto possa
  deflagrare in un'area a noi contigua.
       Questa è  la  argomentazione  forte  che  spingerebbe questo
  Parlamento a condannare  la  guerra  come strumento di intervento
  nelle  controversie  tra   i   popoli.   Questo  è  un  argomento
  assolutamente meschino,  non è un argomento che questo Parlamento
  si può  permettere  di  avanzare  perché  non  può  essere questo
  l'argomento che ci  spinge a occuparci della guerra, non il fatto
  che sia  imminente  perchè  se  gli  stessi massacri anziché  nel
  Kosovo, anziché  interessare etnie di tipo albanese così vicine a
  noi, interessassero  cambogiani  o  coreani sarebbero meno gravi?
  Come ci  possiamo  permettere di portare avanti argomentazioni di
  questo tipo?  Allora,  credo  che  l'unico  modo  per uscirne sia
  quello di  eliminare,  una  volta per tutte, l'errore; lo abbiamo
  fatto anche  noi  nel momento in cui abbiamo voluto generosamente
  offrire a  questa Aula l'opportunità di discutere su questo tema,
  abbiamo commesso un  errore  gravissimo ed è la seconda volta che
  lo commettiamo, ed  è questo il motivo per cui io non firmerò più
  ordini del giorno di questo tipo.
       L'errore che  abbiamo  commesso  è  stato quello di non dire
  esplicitamente  con  chiarezza  quale  condanna  si esprimeva nei
  confronti di  governi  come  quello  dell'IRAQ  o  come quello di
  Milosevic.
       L'aver  fornito  un  alibi  a  chi comunque qualsiasi azione
  nefanda venga  portata  avanti deve stare dalla parte della Nato,
  aver fornito  quest'alibi  è  un errore strategico, un errore che
  non dobbiamo più commettere.
       Non   è  possibile  confondere  la  Serbia  soltanto  perchè
  geograficamente  coincideva con la ex Jugoslavia, con un soggetto
  statuale e  politico  che  non  esiste  più  e che non esiste più
  neanche nella coscienza dei serbi.
       Non è possibile confondere la Russia con l'Unione Sovietica.
       Non mi  era simpatica quella non mi è simpatica questa. Mi è
  molto più antipatica questa.
       Mi era assolutamente antipatica l'aggressività sovietica nei
  confronti    della   Cecoslovacchia   e   dell'Ungheria,   mi   è
  profondamente  antipatico  il nazionalismo slavo che porta oggi i
  russi a dare man forte ai serbi.
       Non   sono   queste  le  motivazioni  che  possono  spingere
  quest'Aula a motivarsi rispetto a un ripudio della guerra.
       Allora   o   quest'Aula   riesce,  al  di  là  di  qualsiasi
  considerazione  di  carattere internazionalista a comprendere che
  non ci si può commuovere o meglio ci si deve commuovere parimenti
  se un bambino muore nel Kosovo così come se muore dopo a Belgrado
  se è un bambino serbo, perchè la vendetta che si esercita su quel
  bambino  serbo   che   sarà  operato  domani  come  avviene  oggi
  costantemente in IRAQ  e in altre parti del mondo senza anestesia
  è una vendetta inutile, una vendetta bestiale e selvaggia che non
  consente a  quelle  famiglie  che sono state violentate, a quelle
  donne che hanno subito la pulizia etnica di risorgere.
       Allora, se è questo che noi vogliamo affrontare in un ordine
  del giorno, abbiamo gli strumenti culturali che fanno riferimento
  alla nostra storia  e  non  c'è bisogno di fare riferimento a una
  storia popolare a una storia cattolica, a una storia di sinistra,
  abbiamo gli  strumenti  culturali  per  scrivere  un  ordine  del
  giorno.
       Non credo  che  quest'Aula  non  sia  capace  di scrivere un
  ordine del  giorno  motivato,  con tutte le motivazioni logiche e
  razionali che  si  possano  trovare  per  condannare l'intervento
  militare, per  condannarlo  nelle giuste forme, perchè si sa bene
  che  con   questo   intervento  militare  non  si  migliorano  le
  condizioni delle popolazioni del Kosovo ma si peggiorano.
       Non credo che  quest'Aula non sia in grado di trovare questa
  convergenza, o  quest'Aula  trova  questa  convergenza, oppure in
  tutte le  altre occasioni in cui altre guerre esploderanno vicine
  o lontane a  noi, asteniamoci, per una forma anche di buon gusto,
  da scrivere  ordini  del  giorno  che  sono  piatti  che sappiamo
  benissimo che gli altri non potranno mangiare.

     PRESIDENTE. Non ci sono altri iscritti a parlare.
       Onorevoli colleghi,  comunico  che  sono  stati presentati i
  seguenti ordini del giorno:

     N. 311- Iniziative  urgenti  al  fine  di chiedere l'intervento del
             governo della Regione siciliana presso il governo nazionale
             per impedire l'azione militare contri il popolo Serbo.

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO CHE:

     - l'intervento militare contro la Serbia si configura come una vera
     e propria operazione di guerra;

     - che la  decisione  di  interventi  contro il popolo serbo è stata
     presa dalla Nato ma non dalle Nazioni unite, tanto che ad oggi tale
     presa di  posizione  non  è  stata  autorizzata  dal  Consiglio  di
     Sicurezza dell'Onu;

     - che  il  contesto  nel quale si intende intraprendere l'azione di
     guerra  risulta  storicamente  pericoloso  e  l'intervento militare
     potrebbe creare il focolaio di un conflitto europeo;

     - che ai  fini  umanitari  - come ha dichiarato anche la Conferenza
     Episcopale  Italiana  - l'intervento militare risulta assolutamente
     inutile, anche perchè colpirebbe soltanto la popolazione civile;

     - che  il  Parlamento  italiano  non  si  è  ancora  espresso sulla
     questione;

                                 IMPEGNA

                         IL GOVERNO DELLA REGIONE

     - a rappresentare al governo nazionale la preoccupazione del popolo
     siciliano per  una  guerra  che potrebbe estendersi all'intera area
     mediterranea;

     -  a   operare  presso  il  governo  nazionale  affinché  l'Italia,
     rispettando   l'articolo   11   della   Costituzione,   si  dissoci
     dall'iniziativa militare;

     - a  intervenire  perchè  venga  inibito  l'uso delle basi Nato del
     territorio   nazionale   per   azioni   di  guerra  che  potrebbero
     coinvolgere direttamente il nostro Paese" (311).

     Palermo, 24 marzo 1999
                                   Forgione - Martino - Liotta - Vella

     N. 368- Iniziative   per   chiedere   l'intervento   della  Regione
             siciliana   presso  il  Governo  nazionale  circa  l'azione
             militare in atto in Serbia.

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

     -  al  contesto  dal  quale  oggi è scaturito l'intervento militare
     della  NATO,  alla  quale  si riconferma piena fiducia nel rispetto
     dell'alleanza, non è estraneo l'atteggiamento tenuto in questi mesi
     dal Governo serbo nei confronti della popolazione del Kosovo;

     il  Parlamento non è stato ancora posto nelle condizioni di potersi
     esprimere sulla drammatica vicenda;

     - il Governo nazionale non ha reso chiara la posizione italiana nei
     negoziati internazionali,
                                   IMPEGNA

                           IL GOVERNO DELLA REGIONE

     a  rivolgere  al  Governo  nazionale   l'inquietudine   del  popolo
     siciliano per l'azione militare che si svolge in un'area fortemente
     contigua alla nostra area mediterranea;

     ad accelerare il dibattito parlamentare  che  consentirà  chiarezza
     delle posizioni politiche" (368).

                                   ALFANO - LA GRUA - PETROTTA -
                                   STRANO - FLERES - PROVENZANO

     N. 369 - Iniziative  nei  confronti  del Governo nazionale relative
             alla guerra in Serbia.

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

     -  da  molti,  troppi  anni,  la ex Jugoslavia è attraversata da un
     continuo scontro violento e da numerosi conflitti bellici che hanno
     coinvolto le popolazioni inermi con migliaia e migliaia di morti;

     il  Parlamento non è stato ancora posto nelle condizioni di potersi
     esprimere sulla drammatica vicenda;

     CONSIDERATO che:

     la  comunità  internazionale  è  più  volte  intervenuta  nel  vano
     tentativo  di  fermare  i  massacri che si sono invece ripetuti nei
     Balcani  e si è sulla vicenda del Kosovo impegnata strenuamente nel
     cercare  una  soluzione  pacifica  ai  contrasti di quella regione,
     contribuendo  alla  definizione di un accordo rifiutato dal governo
     serbo di Belgrado, presieduto da Milosevic;

     la  decisione  di intervenire militarmente nel Kosovo è stata presa
     dalla  NATO,  ma non dalle Nazioni Unite e che dunque è auspicabile
     una  ripresa  di  ruolo  e  funzione  dell'ONU per risolvere questa
     gravissima crisi internazionale e porre fine in tempi rapidissimi a
     tutte le azioni militari;

                                   IMPEGNA

                           IL GOVERNO DELLA REGIONE

     a  rappresentare al Governo nazionale la preoccupazione dell'intero
     popolo  siciliano per una guerra che potrebbe estendersi all'intera
     area mediterranea" (369).

                                   ZANNA - SPERANZA - MELE - SPEZIALE -
                                   LEANZA - SPAGNA

     PRESIDENTE. Credo che su questi ordini del giorno, l'Assemblea
  debba fare uno sforzo  per  trovare  una  convergenza  su un tema
  delicato come questo.  Pertanto,  per  dare questa possibilità ai
  singoli gruppi, sospendo la seduta per 15 minuti.

       (La seduta, sospesa  alle  ore  23.31,  è  ripresa  alle ore
  23.41)

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,  Presidente  della Regione. Durante la sospensione
  ho avanzato una proposta ai firmatari degli ordini del giorno che
  a me  sembra  pertinente, certo non a tutti ma con quelli con cui
  ho  potuto  parlare. Mi sembrerebbe non giusto che l'Assemblea si
  debba  dividere  sulle  questioni  che  inducono  ognuno di noi a
  schierarsi,  secondo  punti  di  vista  che sono parziali, su una
  posizione  o  sull'altra.  Mi sembrerebbe molto più opportuno che
  l'Assemblea, invece, raccogliesse il senso del disagio profondo e
  anche della  preoccupazione, credo che interpretiamo i sentimenti
  del popolo siciliano,  circa  il  fatto  che  si  sia  intrapresa
  un'azione di guerra  non  molto  lontano dalla nostra Isola e che
  questo comporti un  elemento  di  turbamento, di alterazione e di
  seria preoccupazione  che  vale  la  pena  venga rappresentato al
  Governo nazionale  nelle forme dovute raccogliendo lo spirito che
  anima credo tutti gli ordini del giorno. Lasciamo stare i singoli
  modi di argomentare i  giudizi  che  si  danno  sulle basi Nato o
  sulla partecipazione  dell'Italia  nelle  forme  che  è stato già
  annunciato a questa  scelta  politica  nei  modi,  i  tempi  e le
  modalità.
       Io penso, invece,  sia  più  giusto che anziché andare ad un
  voto su un ordine del giorno che comporta comunque, in ogni caso,
  votare  a favore  di  uno  o  dell'altro  escludere  una  qualche
  argomentazione ed  includerne  qualche  altra.  Noi siamo pronti,
  come Governo, a raccogliere lo spirito del contenuto in tutti gli
  ordini del giorno presentati  che poi si è espresso nel corso del
  dibattito,  raccoglierlo  come  raccomandazione da trasmettere al
  Governo nazionale.  Ovviamente,  poi, ciascun gruppo politico può
  avere i propri giudizi  che  vanno  oltre  il  fatto  in  sé, che
  attengono alla  politica  estera, che attengono alle questioni di
  principio legati alla  coppia  guerra-pace  che,  come si sa, nel
  corso  dei  millenni   ha  animato  un  vasto  dibattito  che  ha
  tormentato le coscienze perché  si tratta di materia che tocca il
  senso stesso  della  presenza  dell'uomo  sulla terra. Quindi, io
  ritengo, onorevole  Presidente,  che non potendo trovare un testo
  che trovi tutta  l'Aula  concorde sia meglio raccogliere il senso
  profondo del  disagio  e  della  preoccupazione e trasmetterlo in
  modo tale da evitare  che ci sia un vuoto dell'Aula di divisione;
  mi  pare  che   questo,  oggi,  sia  quanto  noi  possiamo  fare.
  Acquisterebbe  perfino   più   forza   agli   occhi   del  nostro
  interlocutore, in questo caso il Governo nazionale, di quanto non
  possa essere un ordine  del  giorno votato a maggioranza e non so
  in che misura.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la
  dichiarazione del Presidente della Regione si possa condividere e
  tuttavia il Regolamento  parlamentare  ci  consente uno strumento
  per accedere alla proposta del Presidente della Regione.
       Ci sono tre  ordini  del giorno. Mi rendo conto che ciascuno
  di essi presenta delle differenziazioni, che sono il frutto della
  diversa  posizione   culturale,   ideologica   di   chi   lo   ha
  sottoscritto...

     LIOTTA. Solo politica.

     FLERES.  E' anche  politica,  onorevole  Liotta,  non  andiamo
  troppo per il sottile. Capisco che lei forse è impegnato in altre
  questioni tant'è che ritiene che di queste cose il Parlamento non
  si  debba  occupare  mentre  dovrebbe  occuparsene  il  Consiglio
  comunale di Paternò, ma io credo che...

     LIOTTA. In questa forma sarebbe meglio non farlo.

     FLERES ...la Regione siciliana  è la Regione in cui è presente
  una delle basi  interessate,  e  dunque  credo  che  la  sede sia
  proprio questa piuttosto che il Consiglio comunale di Paternò. Ma
  ognuno si sceglie il livello che merita  E allora per tornare...

     LIOTTA. E' un livello più  nobile  di  quello a cui è abituato
  lei

     FLERES. Onorevole  Liotta,  perché  si  arrabbia,  io  non  la
  insulto, lei ha  insultato me e questo Parlamento quando ha detto
  che quest'ultimo non  deve occuparsi di questi argomenti. Lei non
  ha cultura democratica...

     (Interruzioni dell'onorevole Liotta)

     PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.

       (La seduta, sospesa  alle  ore  23,45,  è  ripresa  alle ore
  23.49)

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

     FLERES. Signor  Presidente, desidero concludere dicendo che lo
  strumento regolamentare  ci  consente  di  accedere alla proposta
  formulata dal  Presidente  della  Regione attraverso lo strumento
  della raccomandazione  al  Governo  di  raccogliere  gli elementi
  ispiratori degli  ordini  del giorno relativamente agli aspetti a
  tutela della pace che sono contenuti nei tre ordini del giorno in
  questione e  ovviamente  trasferirli  negli  atti  che il Governo
  riterrà  opportuno   compiere   nel  rispetto  di  quello  che  è
  l'indirizzo  complessivo   che   l'Aula   ha   espresso   con  la
  presentazione degli ordini del giorno.
       Dunque la proposta  che  desidero  formulare  al  Presidente
  della Regione è quella  di  accettare  come raccomandazione i tre
  ordini  del  giorno  o   poi   di  formulare  egli  stesso,  come
  rappresentante del Governo, una  proposta di sintesi per gli atti
  successivi che il Governo stesso dovrà compiere.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  potrei
  ritenermi soddisfatto per il  semplice  motivo  che  la mia parte
  politica, con questo ordine del giorno, ha stimolato un dibattito
  sui temi della pace e  della  guerra,  cosa che sembrava lasciare
  quest'Aula insensibile per tutta la giornata di oggi.
       Io confido molto nelle capacità di mediazione dell'onorevole
  Capodicasa, le conosco e riconosco  la  sua abilità in questo. Ma
  come conciliare un ordine del giorno  che  chiede più NATO con un
  ordine del giorno che chiede meno  NATO  io  non lo so? Onorevole
  Fleres, e come conciliare  ordini  del  giorno  che  chiedono  la
  necessità di un intervento militare  con  ordini del giorno che a
  partire dal pronunciamento del Papa e della Conferenza Episcopale
  ritengono  l'intervento militare  dannoso  anche  ai  fini  delle
  popolazioni del Kosovo  così  martoriate  dalla  repressione  del
  governo di Belgrado? E  qui  accolgo  la critica che dall'interno
  viene al nostro ordine  del giorno, levata dall'onorevole Liotta.
  Ma la fretta che abbiamo  avuto  nel  provocare  la discussione e
  quindi nel presentare con  urgenza  il  nostro  ordine del giorno
  stamattina, ci  ha  fatto  in  un  certo  senso  appannare  anche
  l'esigenza di una critica  all'azione del governo di Belgrado, ai
  comportamenti del governo di  Belgrado non unici, peraltro, tra i
  governi  dell'area mediorientale  rispetto  alla  repressione  di
  altri popoli, di minoranze  e di etnie. Io come possa fare questo
  lavoro di sintesi il Presidente della Regione non lo capisco
       Onestamente, su una questione  così drammatica, come la pace
  e  la  guerra, dove è vero  che  bisogna  unire  tutte  le  buone
  volontà, e mi si consenta ancora  una  volta di usare linguaggi e
  valori cattolici, c'è bisogno di  unire tutte le buone volontà e,
  però, queste buone volontà  hanno  bisogno  anche  di  chiarezza,
  chiarezza in materia  di  politica  internazionale,  chiarezza in
  materia delle scelte dei  governi,  chiarezza in materia dell'uso
  della forza come strumento per  la soluzione dei conflitti e come
  continuazione  della politica con  altri  mezzi,  per  dirla  con
  citazioni ben note  (Von Klaus), allora, io rispetto a questo non
  so davvero come il Presidente della Regione possa fare.
       Certo che siamo tutti  preoccupati  perchè i missili possono
  cadere  anche sulle  nostre  coste.  Questo  mi  sembra  un  dato
  oggettivo. Ma  davvero  un  nanismo culturale che quest'Assemblea
  potrebbe esprimere se fossimo preoccupati solo di questo. No, non
  ha detto questo  il Presidente della Regione. Ma se l'unico punto
  di  contatto   sono   i   titoli   sulla  preoccupazione  per  un
  coinvolgimento  dell'area  mediterranea,  questo, onestamente, mi
  sembra  poco rispetto  ad  un  pronunciamento  che  si  chiede  a
  quest'Aula.
       Quindi, io rifletterei un attimo: se non c'è chiarezza sugli
  impegni che il Governo debba assumere e deve riportare al Governo
  nazionale è meglio metterli  in  votazione,  non  è drammatico se
  anche su una vicenda  come  questa  si  determinino maggioranze e
  minoranze che siano  maggioranze  e  minoranze  trasversali,  del
  resto c'è una spaccatura  nella maggioranza del Governo nazionale
  e c'è il rischio  minacciato,  vedremo  fin  dove  arriva  questa
  minaccia,  di una crisi di  governo,  non  si  capisce  dov'è  il
  problema a che anche qui ci possiamo dividere ...
  anche io sono d'accordo con lei, onorevole - non si capisce dov'è
  la  drammaticità   di   una  divisione  che  potrebbe  riguardare
  quest'Aula su  punti  di  chiarezza.  Per  me, per esempio, l'uso
  delle  basi  NATO fuori dall'autorizzazione del Parlamento, è una
  violazione alla Costituzione e, io su questo non sono disponibile
  a dare un mandato ad un Governo che non raccoglie questo elemento
  nemmeno come raccomandazione.

     AULICINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     AULICINO. Signor Presidente, c'è qualche collega che è curioso
  di sapere qual  è  la  posizione del Centro cristiano democratico
  sul Kosovo.  Certo,  mi  rendo  conto  che questa vicenda gestita
  così, a questo  punto,  sta  assumendo  toni  non  adeguati  alla
  drammaticità della questione.
       Intervengo   per  dire  che  il  Presidente  della  Regione,
  onorevole  Capodicasa,  è  da  apprezzare  perché  dice sempre la
  buona  parola:  "Ma  perché  dobbiamo  litigare ".  Passerà  alla
  storia   per   questo   atteggiamento.  E'  come  se,  in  questo
  Parlamento,  non ci fossero diversi modi di concepire la pace, le
  mediazioni  e  non ci fossero posizioni diverse rispetto a questo
  grande   problema  dei  conflitti,  non  semplicemente  dell'area
  mediterranea  o in area europea.  Concordo con l'onorevole Liotta
  quando  dice  che  sarebbe bene preoccuparsi della guerra sempre.
  Faremmo  bene  davvero  a  pensare ai conflitti sempre con eguale
  sensibilità  e,  possibilmente,  con equilibrio, misura e serietà
  perché  i  conflitti  non  sono  diversi, sono sempre uguali:  la
  gente muore   Se  assumiamo  l'analisi,  cioè  se  vogliamo  fare
  un'analisi   di   questo   tipo   sulle  implicazioni  terribili,
  devastanti dei  conflitti,  tutti  dovremmo  essere d'accordo sul
  principio  che   la  guerra  comunque  è  da  evitare.  Sappiamo,
  purtroppo, con  realismo,  che  taluni  conflitti  non sono stati
  evitati, e non è stato possibile evitarli, perché  le condizioni,
  il  contesto,  la  situazione  internazionale  hanno  determinato
  decisioni che sono state assunte dalle diverse forze politiche in
  modo  diverso.   La  guerra  nel  Medio  Oriente  ci  ha  diviso.
  Esisteva una  situazione  agli  schieramenti  su  cui  le diverse
  sensibilità, i percorsi  diversi  di ciascuno, ci hanno portato a
  dividerci.  Su  questa  vicenda  della  Jugoslavia, di ordini del
  giorno possiamo  presentarne,  ma  ci  dividiamo perché  vogliamo
  sancire e, infatti,  sanciamo.  Io sono contro questa proposta di
  mettere insieme.  Che  mettiamo  insieme?  Lì  c'è divisione  Io,
  così come prima  facevo le sfilate perché  venissero installati i
  missili  a   Comiso,   perché   ritenevo  di  fare  il  pacifista
  teorizzando l'armamento  perché  in quel momento, dalle cifre che
  venivano    pubblicate    sull'armamento    convenzionale   sullo
  squilibrio, veniva fuori  uno  squilibrio a favore dell'Est. E io
  ritenni in quel momento  di fare la giusta battaglia per la pace,
  sostenendo    l'opportunità,    per    evitare   rappresaglie   o
  atteggiamenti  di   offesa   da   parte  dell'Est  nei  confronti
  dell'Ovest,   la   necessità   dell'equilibrio   degli  armamenti
  convenzionali e  strategici.  Anche  perché,  allora,  la  nostra
  preoccupazione,   almeno   quella   dei  democratici  dell'Europa
  dell'Occidente, era  che  i  sistemi illiberali e non democratici
  sono  imprevedibili  e  che  le  decisioni,  quando  non  c'è  il
  controllo  democratico,  possono  essere  pericolose.  A  maggior
  ragione noi occidentali sostenevamo l'opportunità dell'equilibrio
  tra gli armamenti, perché  in  quel  momento  ne  avevano  di più
  esattamente quelli che  a  casa  loro  non erano controllati; non
  c'era un  controllo  democratico  della  decisione  dei  vertici;
  vertici  antidemocratici, illiberali, irresponsabili, in presenza
  di uno  squilibrio,  avrebbero  potuto  decidere  delle sorti del
  mondo.
       La vicenda  Jugoslavia va considerata in una logica diversa.
  Non c'è un  problema  di  equilibrio  internazionale.  Qui c'è un
  problema ancora  più importante:  una comunità, una minoranza che
  non può esercitare  i  propri diritti, è un dato.
       A questo  punto,  la  comunità  internazionale  che tenta la
  mediazione; ipotesi e proposte di soluzioni che sono state, pare,
  secondo la  cronaca,  cestinate  ripetute  volte, un massacro che
  continua in parallelo,  e  anche lo stesso ambasciatore nostro in
  Jugoslavia, quando ci dicono che bisogna usare gli ultimi margini
  per la diplomazia, evitiamo la guerra.  Però bisogna chiarire che
  ogni minuto che  passa  ci  sono  morti;  e  ci sono stati morti,
  massacri
       A questo punto  io  dico  che sulla questione Jugoslavia uno
  come me -  ecco  la  posizione del Centro cristiano democratico -
  qui c'è un  problema complessivo di sensibilità rispetto a queste
  questioni, spesso  le  posizioni  sono  orizzontali,  non vi sono
  posizioni  di  partito,  tanto  è  vero  che  vediamo  che  certi
  atteggiamenti  attraversano  orizzontalmente  gli  schieramenti e
  scopriamo - e  cosa strana che il Governo nazionale non abbia mai
  una maggioranza in  politica estera, quindi non è un episodio, lì
  è un fatto  strutturale,  è una maggioranza troppo eterogenea per
  potere darsi una politica estera unitaria - resta che, rispetto a
  questa questione la  mia  posizione  e  del  mio partito, anche a
  livello  nazionale,  è  chiarissima:  l'intervento internazionale
  purtroppo  è  necessario   e  serve  a  evitare  che  i  massacri
  continuino.  Speriamo che  prevalga  il buon senso anche là. Qua,
  se dovessimo votare, anticipo fin d'ora che voterò per gli ordini
  del giorno che  in  qualche  modo, fermo restando il disagio e il
  dispiacere di tutti  noi  per questi fatti gravissimi, voterò per
  quegli  ordini   del   giorno  che  non  suonino  condanna  verso
  l'intervento  che  io   giudico,  per  le  cose  che  ho  capito,
  assolutamente necessario.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,   non   dobbiamo   rifare  la
  discussione sull'ordine  del giorno, ma esprimersi sulla proposta
  del Presidente della Regione.

     STRANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO.   Signor   Presidente,   purtroppo   la  dichiarazione
  dell'onorevole  Fleres che, in linea di massima poteva coincidere
  con  una  decisione  dei  partiti  del  Polo che sono i firmatari
  dell'ordine  del  giorno, che ci rappresenta, è stata subito dopo
  messa  in  discussione  -  non  certo la risposta di Fleres ma la
  proposta    del    Presidente    Capodicasa   -   dall'intervento
  dell'onorevole  Forgione  che, debbo dire anche correttamente, ha
  posto il  problema  di una differenziazione che, a nostro avviso,
  può   esservi.  D'altronde  in  questi  ordini  del  giorno  sono
  rispecchiate  non soltanto posizioni storiche, ma anche posizioni
  culturali; vediamo Zanna e Rotella che hanno rappresentato, negli
  anni passati, questo  tipo  di  ansia  filosofica  e  culturale e
  quindi ci troviamo a disagio.

     PIRO,  assessore per  il  bilancio  e  le  finanze.  Onorevole
  Strano, capisco Rotella, ma Zanna cosa c'entra?

     STRANO. No, siccome  è  firmato  insieme, c'è Speranza, quindi
  volevo  dire se la  proposta  del  Presidente,  al  di  là  della
  facezia, venisse  all'unanimità  adottata, noi siamo disponibili,
  presidente Capodicasa, alla  sua  proposta,  anche se ci rendiamo
  conto che, in effetti,  il  suo  ordine  del  giorno,  pur magari
  arricchendo - mi permetta di dire  - di qualche passaggio in più,
  che ci consenta di esprimere non soltanto la preoccupazione che è
  comune, ma anche alcune differenziazioni che a volte nella vita e
  anche nella politica ci  sono  e  bisogna  accettare;  cioè se si
  arrivasse, forse inghiottendo  anche  qualche  boccone  amaro  da
  parte di qualcuno - del  Governo  o dell'opposizione - non dico a
  condividere,  ma  ad  esprimere  al  Parlamento  nazionale  delle
  posizioni anche differenti, io  credo  che  si  possa  trovare un
  accordo per potere andare  a  una  posizione  unitaria  che possa
  rappresentare in questo  momento  drammatico, specialmente per la
  Sicilia, ribadisco la nostra  posizione, sì unitaria nel Polo, ma
  noi ci teniamo a  dire  che  la  nostra  posizione  su  Sigonella
  affonda  le  radici su  una  polemica  che  ha  visto  la  destra
  partecipe di una forte  critica nei confronti di insediamenti che
  molto spesso hanno minato la sovranità popolare, non soltanto del
  popolo siciliano, ma dell'intera nazione.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


                         PER FATTO PERSONALE

     LIOTTA. Chiedo di parlare per fatto personale.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intanto  mi
  dolgo per le escandescenze  che  ho in qualche modo rappresentato
  pocanzi, spero che  nessuno  voglia  utilizzare  questo  fatto  a
  detrimento del mio  credo  pacifista,  - cosa che si è tentato di
  fare - perché  comunque  non  si  confonda  mai  il sarcasmo e il
  cinismo che ho sentito in quest'Aula, a proposito delle questioni
  della pace e  della guerra, con la mia passionalità nei confronti
  di questo tema.
       Certo, pecco di ingenuità,  mi  rendo conto che su questioni
  di  questo  tipo  che   sono  sempre  e  comunque  politiche,  le
  distinzioni, le linee  di demarcazione si approfondiscono vieppiù
  man  mano  che   si  interloquisce,  piuttosto  che,  come  dire,
  attenuarsi. Me ne  rendo  conto.  Niente permetteva all'onorevole
  Fleres di assegnarmi un  ruolo  che  io  stesso, peraltro, mi ero
  assegnato, con un atteggiamento di natura diversa, non mi sentirò
  in qualche modo declassato  nel momento in cui dovessi affrontare
  - già fatto peraltro  -  questi  temi al Consiglio comunale della
  mia città.
       Io credo che - insisto  su  questa  cosa  -  il  livello che
  abbiamo toccato nel  dibattito sia un livello molto basso. Diceva
  Moravia che i  problemi  della pace e della guerra possono essere
  affrontati  non  su  un  terreno  politico,  non  su  un  terreno
  giuridico, ma esclusivamente  su un terreno morale, su un terreno
  molto più alto.  Diceva  Moravia  che  soltanto quando si dovesse
  riuscire a introdurre  il  tabù  della  guerra,  allora  forse la
  guerra potrebbe  essere sconfitta come strumento di conflitto fra
  i popoli.
       Soltanto questo volevo sottolineare quando dicevo che non mi
  sembrava il  terreno  giusto sul quale confrontarsi e soprattutto
  confrontarsi  con  quelle  argomentazioni.  Non  mi  convince  il
  terreno su cui  ci  conduce  la  proposta  del  Presidente  della
  Regione, non mi  convince  per  le  stesse ragioni che ho esposto
  prima, non mi  convince il fatto che l'unico punto unificante nei
  tre ordini del  giorno  sia  il  pericolo  per  la contiguità del
  conflitto,    credo   invece   che   quest'Aula   stia   perdendo
  un'occasione, ne  avrebbe  avuto  gli  strumenti,  avrebbe potuto
  scrivere  un   ordine   del  giorno  in  cui  contestualmente  si
  condannava  la   Serbia   per   l'azione   di   aggressione   che
  ripetutamente e  violentemente  ha  prodotto  nei  confronti  del
  Kosovo;   si   condannava   questo  intervento,  o  comunque  gli
  interventi  militari   che  non  fossero  sotto  l'egida  di  una
  organizzazione che, in  qualche modo, anche se io francamente non
  attribuisco all'ONU questo carattere di democraticità.
       L'ONU non è  nella  maniera  più assoluta una organizzazione
  democratica, è un falso  cappello quello che si fornisce a queste
  argomentazioni.
       Allora  non   ritengo   di   potere  aderire  alla  proposta
  dell'onorevole, Capodicasa anche se  ne  intuisco le ragioni e le
  motivazioni, mi dolgo  ancora per quello che è successo poc'anzi.
  Se il Presidente mi  avesse  dato il tempo poco prima e rientrato
  tempestivamente stavo  per  avvicinarmi  all'onorevole Fleres per
  evitare che il conflitto deflagrasse ulteriormente ....

     SPEZIALE.  Come ha fatto con Granata....

     LIOTTA. In  ogni  caso, l'onorevole Fleres ha dimostrato molto
  tatto nel  non  insistere  nell'atteggiamento  che aveva adottato
  poco prima, nel  quale  caso  non  avrei garantito di mantenere i
  decibel della mia voce al di sotto dei 120 abituali.  Grazie.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


     CAPODICASA,  Presidente della Regione .Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   Presidente della Regione  .  Signor  Presidente,
  credo che, tutto  sommato,  le  divisioni  che  si riscontrano in
  quest'Aula sono le  divisioni che si riscontrano nel Paese, non è
  che siamo un  organo  astratto dal dibattito dalla vita culturale
  del Paese, quindi  mi pare chiaro che si registrano qui quanto si
  esprime poi complessivamente nella società.
       Io  vorrei,   onorevole   Presidente,  integrare  quanto  ho
  proposto in questo modo:  la Presidenza può assumere l'impegno di
  trasmettere  alla  Presidenza  del  Consiglio  una  comunicazione
  scritta con la quale  riassume le posizioni che io nel precedente
  intervento ho detto e  allega  i  tre  ordini del giorno per dire
  "queste sono le posizioni  che  sono state rassegnate, su cui non
  si è votato, ma che comunque però fanno parte di orientamenti che
  sono presenti nell'Assemblea regionale siciliana.
       Io credo che  questo  consenta al Governo nazionale di avere
  il quadro della situazione,  di come si è espresso e nello stesso
  tempo, però, tramite  la trasmissione degli ordini del giorno con
  una nostra posizione  riusciamo  ad enucleare delle posizioni che
  siano comuni a tutta l'Assemblea regionale siciliana.

     STANCANELLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STANCANELLI. Io  volevo soltanto chiedere di potere aggiungere
  la mia  firma  all'ordine  del  giorno presentato dagli onorevoli
  Alfano e Strano  e dirmi d'accordo, a nome di Alleanza Nazionale,
  con  la  proposta  del  Presidente  della  Regione.  Ecco,  vede,
  Presidente, l'opposizione  quando ci sono proposte serie aderisce
  in maniera concorde e non fa ostruzionismo.

     AULICINO. Sono  d'accordo con la proposta del Presidente della
  Regione.
       Noi  siamo  un'opposizione  seria  e  concreta,  quindi,  io
  aderisco a questa richiesta  a  nome di Alleanza Nazionale e così
  le posizioni che  il  Parlamento siciliano nella sua unanimità ha
  espresso, possano  essere rappresentate a Roma perché ritengo che
  il Governo nazionale  dovrà  tenere  conto  di  quanto  in questo
  Parlamento si è voluto dire.

     AULICINO. Chiedo di apporre la mia firma all'ordine del giorno
  a firma dell'onorevole Alfano.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO. Onorevoli colleghi, anche noi di Forza Italia aderiamo
  alla richiesta  del  Presidente  della  Regione  perché ci appare
  originale, proceduralmente  corretta  e  condivisibile  sul piano
  della sostanza perché  consente di raccogliere, sì lo spirito, ma
  di evidenziare  nella  parte  che  motiva le argomentazioni degli
  impegni che noi  chiediamo  al Governo della Regione, consente di
  argomentarli in modo  tale da fare venire fuori le differenze che
  si  sono  riscontrate  in  quest'Aula  sia  dal  punto  di  vista
  dell'approccio  alla   questione  che  dal  punto  di  vista  del
  contenuto di merito.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io mi rendo
  conto  che  la  proposta del Presidente della Regione in un certo
  senso  disarma.  Disarma  ed  è  un po' postina, nel senso che il
  Presidente della Regione  si fa carico di una funzione suppletiva
  delle Poste italiane e  io  non  ho dubbi che il salto di qualità
  sarà notevole  rispetto  al funzionamento delle poste, almeno per
  la celerità della trasmissione di questo dibattito.
       Pur tuttavia registrando che in questa Aula c'è un dibattito
  che è  quello che si vive  nel  Paese, noi lo faremo vivere nelle
  prossime ore anche con una mobilitazione di massa delle coscienze
  dei  giovani, delle donne, dei gruppi del volontariato cattolico,
  lo  faremo  nei prossimi giorni, e anche in questo apprezziamo un
  atteggiamento  suo,  Presidente  della  Regione,  nel  voler  non
  arrivare  ad un voto di maggioranza su un tema così drammatico ma
  nel  prendere  atto  che c'è una divisione, che pure parte da una
  preoccupazione comune rispetto al rischio di una guerra nel cuore
  dell'Europa,  e che però si divide sulle scelte concrete che sono
  assegnate  alla  politica. E  spesso la guerra muove da interessi
  forti  e  dalle forme del dominio in cui si concretizza in questo
  mondo il rapporti tra gli stati e tra le classi.
       Io  qui   recupererei,  se  mi  consente,  una  impostazione
  classica della sinistra.
       Detto    questo,   onorevole   Presidente   e   con   questa
  differenziazione, apprezziamo il suo gesto e non abbiamo nulla in
  contrario   a   che   lei  trasmetta  al  Governo  nazionale  una
  preoccupazione comune ma anche una diversità profonda di opinioni
  sulla  subalternità  del  Governo italiano rispetto alla gestione
  americana  di  questa  crisi e un preoccupazione per tutte quelle
  forme  che  possono  puntare ad una violazione della Costituzione
  nella   non  difesa  dignitosa  dell'autonomia  e  della  dignità
  nazionale.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  accoglie  la proposta del Presidente
  della  Regione,  così  come  è  stata  formulata  nel primo e nel
  secondo intervento.
       L'Assemblea dà quindi mandato al Presidente della Regione di
  rappresentare al Governo nazionale non solo le posizione che sono
  venute  fuori dal dibattito, ma anche questa forte preoccupazione
  del popolo siciliano nei confronti della guerra.

       Onorevoli  colleghi,  comunico  chesono  stati  presentati i
  seguenti ordini del  giorno, il cui testo è allegato al resoconto
  stenografico:

    -  n.   297   "Interventi   nel   settore   delle   prestazione
    specialistiche ambulatoriali", dell'onorevole Pezzino;

    -  n.   298   "Interventi   per   assicurare  un  più  adeguato
    funzionamento    dei   servizi   sociali   nei   comuni   della
    circoscrizione   del   Tribunale   dei   minori   di  Catania",
    dell'onorevole Fleres;

    - n.  299  "Iniziative  per  assicurare il corretto svolgimento
    della professione di  ottico e per la tutela dei consumatori di
    prodotti oftalmici ed ottici", degli onorevoli Fleres e Pagano;

    - n. 300  "Interventi  finanziari  a  favore  della  Facoltà di
    Scienze motorie", dell'onorevole Fleres;

    -    n.    301   "Utilizzo   lavoratori   socialmente   utili",
    dell'onorevole Fleres;

    - n. 302  "Interventi in favore delle aziende colpite dal sisma
    del 13 dicembre 1990", dell'onorevole Fleres;

    - n.  303  "Interventi  per la pratica sportiva nelle strutture
    carcerarie", dell'onorevole Fleres;

    - n.  304  "Interventi  a  favore  degli  apicoltori  siciliani
    colpiti dai  danni  provocati  dai recenti eventi atmosferici",
    degli  onorevoli  Fleres,  Grimaldi, Pagano, Alfano, Bufardeci,
    Croce, Leontini e Scoma;

    - n. 305  "Opportuni provvedimenti per abolire il pagamento del
    pedaggio della  tratta  autostradale  Messina  -  Ponte Gallo",
    degli onorevoli D'Andrea e Silvestro;

    --
    S.p.a.",  degli onorevoli Pezzino, Trimarchi, Zanna, Pignataro,
    Monaco, Speziale e Villari;

    - n.  307 "Opportune iniziative che consentano al Palacongressi
    di  Agrigento  di  essere  immesso  nel  circuito  del  turismo
    congressuale  nazionale  ed  internazionale",  degli  onorevoli
    Vella, Adragna, Scalia, Cimino, Pezzino, Alfano e Manzullo;

    - n.  308  "Interventi  per lo sviluppo del comparto agrumicolo
    regionale",  degli  onorevoli  Villari, Barbagallo Giovanni, Lo
    Certo e Liotta;

    -  n.  309  "Iniziative  urgenti  allo  scopo  di  trovare  una
    soluzione  positiva  della  vertenza  Italtel", degli onorevoli
    Forgione, Mele, Zanna e Pignataro;

    -  n.   310   "Iniziative   urgenti  al  fine  di  impedire  il
    licenziamento di  decine  di  lavoratori  presso  il  Consorzio
    Pae/Am/Climega  Sud",  degli onorevoli Liotta, Forgione, Vella,
    Martino, Villari, ......... e Pignataro;

    - n. 312 "Opportuni provvedimenti nei confronti dell'Ente CEFOP
    di  Palermo",  degli  onorevoli  Villari,  Pezzino,  Pignataro,
    Trimarchi e Oddo;

    - n. 313  "Istruzioni ai Consorzi di bonifica della Regione per
    l'utilizzazione prioritaria,  per i lavori di manutenzione, del
    personale operaio di  cui  all'articolo 30 della l.r. n. 45 del
    1995",  degli onorevoli Giannopolo, Speziale, Cipriani, Monaco,
    Oddo, Pezzino, Pignataro, Silvestro, Trimarchi, Villari, Zago e
    Zanna;

    - n. 314  "Interventi a favore di cooperative di ex detenuti ed
    ex tossicodipendenti",  degli onorevoli Fleres, Croce, Alfano e
    Scoma;

    - n.  315  "Provvedimenti  per  ripristinare il riconoscimento,
    sotto ogni profilo, delle sedi di coordinamento regionale degli
    enti  di  formazione professionale", degli onorevoli Briguglio,
    Stancanelli, Scalia, La Grua e Granata;

    - n. 316  "Misure  volte a favorire l'azionariato diffuso dalla
    società 'Siciliana Gas'", degli onorevoli La Grua, Stancanelli,
    Ricotta, Scalia e Sottosanti;

    - n. 317  "Realizzazione  di  un Istituto alberghiero presso il
    Comune   di   Caltagirone   (CT)",   degli   onorevoli  Strano,
    Stancanelli, La Grua, Briguglio e Catanoso;

    - n. 318  "Iniziative per consentire la piena attivazione degli
    interventi  in  materia  di  progetti  di  lavori  di  pubblica
    utilità",   degli  onorevoli  Briguglio,  Strano,  Stancanelli,
    Caputo e La Grua;

    - n.  319  "Interventi  per  l'olivicoltura  siciliana",  degli
    onorevoli Fleres, Bufardeci, Alfano e Pagano;

    - n. 320 "Opportune iniziative per dare attuazione al principio
    dell'equità fiscale  in  favore delle famiglie" degli onorevoli
    Briguglio, Fleres, Croce, Alfano e Pagano;

    -  n.   321   "Interventi  urgenti  per  il  superamento  delle
    problematiche   che   stanno   determinando   rallentamenti,  e
    possibile  blocco   delle  attività  del  cantiere  navale  dei
    fratelli Giacalone  di  Mazara  del Vallo (TP)" degli onorevoli
    Croce, Fleres, Beninati e Alfano;

    - n.  322  "Richiesta  di  intervento  urgente  per la modifica
    dell'applicazione   della   legge  regionale  n.  11/96"  degli
    onorevoli Croce, Fleres, Beninati e Alfano;

    -  n.   323   "Interventi   per   assicurare  un  più  adeguato
    funzionamento    dei   servizi   sociali   nei   comuni   della
    circoscrizione del  Tribunale  dei  minori  di  Catania"  degli
    onorevoli Fleres e Alfano;

    - n.  324  "Interventi per la rifunzionalizzazione del presidio
    ospedaliero di Linguaglossa" degli onorevoli Fleres e Alfano;

    - n.  325  "Costruzione della 'Casa dello studente' a Catania",
    degli  onorevoli  Briguglio,  Stancanelli, Strano, Sottosanti e
    Scalia;

    - n. 326  "Interventi per assicurare il potenziamento del corpo
    dei  Vigili  del  fuoco  della  provincia  di  Catania",  degli
    onorevoli Fleres, Beninati e Alfano;

    -  n.  327  "Interventi  per  assicurare  l'applicazione  degli
    articoli 9, 10, e  11 della l.r.  24 luglio 1997, n. 25", degli
    onorevoli Fleres, Beninati, Bufardeci e Alfano;

    - n. 328  "Interventi  per  assicurare  una maggiore tutela dei
    minori", degli onorevoli Fleres, Bufardeci e Alfano;

    - n. 329  "Interventi  urgenti  per l'allineamento dei tassi di
    interesse  su  prestiti  artigiani  (C.R.I.A.S.)  a  quelli  di
    mercato del  costo  del denaro", degli onorevoli Croce, Fleres,
    Bufardeci, Beninati, Alfano e Pagano;

    - n. 330 "Interventi urgenti per il completamento dei lavori di
    costruzione    della    discarica   di   R.S.U.   in   località
    Cuddia-Montagnola  della  borranea di Trapani", degli onorevoli
    Croce, Fleres e Alfano;

    - n. 331  "Mancato  intervento  del  Presidente della Regione a
    favore dei  farmacisti rurali suddiati delle isole minori, l.r.
    5 gennaio 1999,  n.  4, articolo 27", degli onorevoli Beninati,
    Croce, Fleres e Alfano;

    - n. 332  "Interventi  per  contenere  il  fenomeno di evasione
    dell'obbligo  scolastico",  degli onorevoli Fleres, Bufardeci e
    Alfano;

    -  n.   333   "Interventi   per   garantire  l'occupazione  dei
    dipendenti della  società  CESA  di  Riposto",  degli onorevoli
    Fleres e Alfano;

    - n. 334  "Richiesta  di  intervento  urgente  per  la modifica
    dell'applicazione della  legge  regionale  n.  13  del  1986  e
    P.O.P./94/99", degli onorevoli Croce, Bufardeci e Alfano;

    -  n.   335   "Agenti   di  sicurezza  dei  beni  culturali  ed
    ambientali", degli onorevoli Bufardeci, Croce, Alfano e Pagano;

    -  n.   336   "Interventi  urgenti  per  il  superamento  delle
    problematiche   che  stanno  determinando  rallentamenti  e  il
    possibile blocco dell'attività del cantiere navale dei fratelli
    Giacalone di Mazara  del  Vallo (TP)", degli onorevoli Fleres e
    Alfano;

    - n. 337 "Interventi in merito alla problematica attinente agli
    immobili costruiti nelle  zone  prese in esame dalla l.r. n. 78
    del 1976.  Accelerazione  della  procedura  di approvazione dei
    disegni di  legge aventi ad oggetto disposizioni integrative in
    materia   di   riordino   urbanistico  del  territorio",  degli
    onorevoli Fleres, Beninati, Croce e Alfano;

    - n. 338  "Revoca  del  decreto assessoriale '49/VI Tur' del 12
    febbraio 1999  sottoscritto  dall'Assessore  per il turismo, le
    comunicazioni e i trasporti", degli onorevoli Beninati, Fleres,
    Bufardeci, Croce e Alfano"

    - n. 339 "Ritiro del decreto dell'Assessore per il turismo , le
    comunicazioni e i  trasporti del 12 febbraio 1999, e fissazione
    di nuovi criteri  in  materia  di  accesso  ai fondi in materia
    turistico alberghiera", dagli onorevoli Briguglio, Stancanelli,
    Strano, Sottosanti e Scalia;

    - n.  340  "Rispetto  della  normativa  a  tutela  del  demanio
    indisponibile con  riferimento  al campo nomadi presso il Parco
    della   Favorita   di   Palermo",  degli  onorevoli  Briguglio,
    Stancanelli, Tricoli, Scalia e La Grua;

    - n. 341  "Non  realizzazione  di  una  discarica nel Comune di
    Cerda  (PA)   e   predisposizione  del  Piana  regionale  dello
    smaltimento  rifiuti",  degli  onorevoli  La Grua, Stancanelli,
    Tricoli, Scalia, Sottosanti e Scalia;

    - n. 342 "Esame  del  disegno  di  legge  n.  878  del 1999 che
    prevede il  riordino  delle  Aziende  autonome  di  soggiorno e
    turismo",  degli  onorevoli  Briguglio,  Stancanelli,  Tricoli,
    Strano e La Grua;

    - n.  343  "Iniziative per attuare il finanziamento della nuova
    sede della  facoltà  di  Ingegneria  presso  l'Università degli
    Studi di  Messina",  degli  onorevoli  Briguglio, Stancanelli e
    Tricoli;

    -  n.  344  "Revoca  del  provvedimento  di  trasferimento  del
    dirigente   dell'Amministrazione   regionale,   ing.  Salvatore
    D'Urso",  degli  onorevoli  Briguglio,  Stancanelli,  Tricoli e
    Strano;

    - n.  345  "Misure volte a favorire l'azionariato diffuso della
    società  'Siciliana Gas'", degli onorevoli Stancanelli, Scalia,
    Tricoli, Strano, La Grua e Briguglio;

    - n.  346  "Opportune  iniziative  per  l'adozione  di un piano
    organico  relativo  agli  Istituti  professionali alberghieri e
    agli Istituti  tecnici  per  il  turismo  della Regione", degli
    onorevoli Briguglio, Strano, Stancanelli, Virzì e Pagano;

    - n. 347  "Provvedimenti per la definizione in tempi brevi, dei
    ricorsi avverso le graduatorie pubblicate ex articolo 12, comma
    2, della  l.r.  n.  85  del  1995",  degli onorevoli Briguglio,
    Strano, Stancanelli, Caputo e Sottosanti;

    -  n.  348  "Notizie  sulla  privatizzazione  del  Mediocredito
    Centrale",  degli  onorevoli  Briguglio,  Stancanelli, Granata,
    Tricoli e Strano;

    - n.  349  "Revoca  del  decreto  di sospensione del ricettario
    unificato",  degli  onorevoli  Briguglio, Stancanelli, Tricoli,
    Strano, Sottosanti e Scalia;

    - n.  350  "Revoca  del  decreto di applicazione del tariffario
    nazionale in  Sicilia",  degli  onorevoli La Grua, Stancanelli,
    Tricoli, Strano, Sottosanti e Scalia;

    - n.  351  "Interventi  per la tutela delle Isole Eolie", degli
    onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli, Strano, Sottosanti e
    Scalia;

    - n. 352  "Istituzione  nel  Comune  di  Raddusa  (CT),  di  un
    servizio   di   medicina  pluridisciplinare",  degli  onorevoli
    Briguglio, Stancanelli, Granata, Tricoli e Strano;

    -  n.   353   "Sostegno   alla  realizzazione  di  un  Istituto
    alberghiero nel  Comune  di  Caltagirone (CT)", degli onorevoli
    Stancanelli, Tricoli, Strano, Briguglio e Granata;

    -  n.   354   "Revoca   del  decreto  assessoriale  concernente
    l'utilizzazione del ricettario unificato del Servizio Sanitario
    Nazionale   da   parte  dei  medici  specialisti  ambulatoriali
    esterni",  degli  onorevoli  Briguglio,  Stancanelli,  La Grua,
    Tricoli, Sottosanti e Scalia;

    - n.  355  "Informazioni  presso  il  Ministero  della Pubblica
    istruzione in ordine alla qualifica professionale di 'operatore
    sociale   assistenza   H.D.C.'",   degli  onorevoli  Briguglio,
    Stancanelli, Tricoli, Scalia e La Grua;

    - n.  356  "Interventi  per  recedere  dalla trasmissione della
    IERT", degli onorevoli Briguglio, Stancanelli, Tricoli, Strano,
    Sottosanti e Scalia;

    - n.  357  "Interventi  per  la costituzione di una Commissione
    parlamentare di  indagine  sulla  povertà  e l'emarginazione in
    Sicilia",  degli  onorevoli  Briguglio,  Stancanelli,  Tricoli,
    Virzì, Sottosanti e Strano;

    - n. 358 "Interventi per rimuovere i vincoli commerciali di cui
    al d.l.  121/98  relativamente  alle aziende di franchising che
    hanno sede  in  Sicilia",  degli  onorevoli  Fleres, Bufardeci,
    Alfano e Pagano;

    - n. 359 "Non riduzione dei contributi previsti in favore delle
    società che gestiscono il servizio di collegamento con le Isole
    minori", degli onorevoli Briguglio, Strano, Caputo, Stancanelli
    e Tricoli;

    - n.  360  "Riapertura  dei  termini  per  consentire ai Comuni
    siciliani di  partecipare  al  conseguimento  dei  fondi per la
    tutela   ambientale",  degli  onorevoli  Stancanelli,  Tricoli,
    Briguglio, Strano, Granata, Sottosanti e Pagano;

    - n.  361 "Interventi urgenti per il riesame della dislocazione
    degli uffici  delle  entrate  nei  Comuni  delle Alte Madonie",
    degli onorevoli  Briguglio,  Stancanelli,  Tricoli, Strano e La
    Grua;

    - n.  362  "Iniziative nei confronti dei compartimenti ENEL per
    attuare,   nella   Regione,   la  decisione  dell'Autorità  per
    l'energia elettrica  che  estende  gli  sconti  tariffari  alle
    coltivazioni  in  serra", degli onorevoli Stancanelli, Tricoli,
    Strano, Briguglio, Granata e Pagano;

    -  n.   363   "Nomina   di   una   Commissione   di   inchiesta
    amministrativa  per  accertare  eventuali infiltrazioni mafiose
    nel   Parco   delle   Madonie",  degli  onorevoli  Stancanelli,
    Briguglio, Tricoli, Strano e Granata;

    -  n.   364   "Iniziative   presso  il  governo  nazionale  per
    l'adozione di  interventi  eccezionali  ed  urgenti per le zone
    agricole della  Sicilia,  specie del ragusano e del siracusano,
    danneggiate dalle  gelate di gennaio", degli onorevoli Tricoli,
    Briguglio, Stancanelli, Strano e La Grua;

    - n.  365  "Interventi presso il Ministro di Grazia e Giustizia
    per  scongiurare l'annunciato accorpamento dell'Ufficio servizi
    sociali per i  minori  di Ragusa con quello di Siracusa", degli
    onorevoli Stancanelli, Tricoli, Briguglio, Strano e Granata;

    - n.  366  "Adozione della programmazione come metodo di azione
    politica ed  amministrativa  della Regione, e snellimento delle
    procedure  amministrative", degli onorevoli Briguglio, Tricoli,
    Stancanelli, Strano, Granata, La Grua e Pagano;

    -   n.   367   "Iniziative   a   livello   nazionale   per   la
    riconsiderazione  di  alcune disposizioni contenute nella legge
    finanziaria  1997",  degli  onorevoli  Briguglio,  Stancanelli,
    Granata, Tricoli, La Grua e Strano.

       Si procede con  l' ordine del giorno n.  297 "Interventi nel
  settore  delle  prestazioni specialistiche ambulatoriali" a firma
  dell'onorevole   Pezzino.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole
  Pezzino per illustrarlo.

     PEZZINO. Si illustra da sè.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CAPODICASA,  presidente  della Regione. Il Governo lo accoglie
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'   ordine  del  giorno  n.  298
  "Interventi per  assicurare  un  più  adeguato  funzionamento dei
  servizi sociali  dei  comuni  della  circoscrizione dei tribunali
  dipendenti da Catania" a firma Fleres ed altri.
       Non è ammissibile.
       Si passa all'ordine  del  giorno  n.  299.  "Iniziative  per
  assicurare il  corretto svolgimento della professione di ottico e
  per la tutela dei consumatori dei prodotti oftalmici e ottici"
       Non è ammissibile.
       Si  passa  all'   ordine   del   giorno   n.   299  a  firma
  dell'onorevole  Fleres:  "Iniziative  per  assicurare il corretto
  svolgimento della professione  di  ottico  e  per  la  tutela dei
  consumatori di prodotti oftalmici ed ottici".
       L'ordine del giorno non è ammissibile.
       Si  passa   all'ordine   del   giorno   n.   300   a   firma
  dell'onorevole  Fleres:  "Interventi  finanziari  a  favore della
  Facoltà di Scienze Motorie".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa   all'ordine   del   giorno   n.   301   a   firma
  dell'onorevole Fleres:  "Utilizzo lavoratori socialmente utili".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'   ordine   del   giorno   n.   302  a  firma
  dell'onorevole Fleres:  "  Interventi  in  favore  delle  aziende
  colpite dal sisma del 13 dicembre 1990".
       L'ordine del giorno non è ammissibile.
       Si passa all'ordine del giorno n. 303 a firma dell'onorevole
  Fleres: "Interventi  per  la  pratica  sportiva  nelle  strutture
  carcerarie".
       L'ordine del giorno non è ammissibile.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor  Presidente,  desidero  fare una dichiarazione
  che vale per  tutti  quegli  ordini  del giorno non rigorosamente
  connessi con il  disegno  di  legge  e  che  si  ricollega con la
  dichiarazione che ho fatto una ora fa.
       Io  chiedo che questi ordini del giorno piuttosto che essere
  dichiarati  ammissibili  o  non  ammissibili, nel caso specifico,
  vengano  intesi  dal  Governo  come raccomandazione. Sugli altri,
  quelli  ammissibili,  ovviamente  il  Governo  si  pronuncia come
  ritiene più opportuno.

     PRESIDENTE.  Si  passa  all'ordine  del  giorno n. 304 a firma
  degli onorevoli  Fleres, Grimaldi, Pagano ed altri: "Interventi a
  favore degli apicoltori siciliani colpiti dai danni provocati dai
  recenti eventi atmosferici".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  305  a  firma  degli
  onorevoli  D'Andrea  e  Silvestro:  "Opportuni  provvedimenti per
  abolire il  pagamento  del  pedaggio  della  tratta  autostradale
  Messina-Ponte Gallo".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     BENINATI.  Chiedo  di  apporre  la  mia  firma  all'ordine del
  giorno.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     SPERANZA.  Anche  io  appongo  la  mia  firma  all'ordine  del
  giorno.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  306  a  firma  degli
  onorevoli   Pezzino,   Trimarchi,   Zanna  ed  altri:  "Opportuni
  provvedimenti relativi alla Sicilgesso S.p.a.".
       L'ordine del giorno non è ammissibile.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  307  a  firma  degli
  onorevoli Vella,  Adragna, Scalia ed altri: "Opportune iniziative
  che consentano  al  Palacongressi  di Agrigento di essere immesso
  nel    circuito    del    turismo   congressuale   nazionale   ed
  internazionale".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  308  a  firma  degli
  onorevoli Villari,  Barbagallo Giovanni ed altri: "Interventi per
  lo sviluppo del comparto agrumicolo regionale".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  309  a  firma  degli
  onorevoli Forgione,  Mele,  Zanna  ed  altri: "Iniziative urgenti
  allo scopo  di  trovare  una  soluzione  positiva  della vertenza
  Italtel".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  310  a  firma  degli
  onorevoli Liotta,  Forgione, Vella, Martino ed altri: "Iniziative
  urgenti  al fine  di  impedire  il  licenziamento  di  decine  di
  lavoratori presso il Consorzio Pae/Am/Climega Sud".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  312  a  firma  degli
  onorevoli Pezzino, Villari, Pignataro ed altri:

    "Opportuni  provvedimenti  nei  confronti  dell'ente  CEFOP  di
    Palermo".

     CAPODICASA,  presidente della Regione. Dichiaro di accoglierlo
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  313  a  firma  degli
  onorevoli Giannopolo, Speziale, Cipriani ed altri: "Istruzioni ai
  consorzi   di   bonifica   della   Regione   per  l'utilizzazione
  prioritaria, per  i lavori di manutenzione, del personale operaio
  di cui all'articolo 30 della l.r. n.  45 del 1995".
       L'ordine del giorno è ammissibile. Il parere del Governo?

     CAPODICASA, presidente della Regione. Favorevole.

     CAPUTO. Cosa significa ammissibile?

     PRESIDENTE.     Onorevole     Caputo,    io    la    ringrazio
  dell'osservazione.  Ci  sono  nella  finanziaria, come lei ben sa
  visto  che  l'ha  approfondita  in  questi  due giorni, norme che
  riguardano i consorzi di bonifica. E quindi questo è ammissibile.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO. Lei  ha  dichiarato che è ammissibile? Perfetto allora
  io chiedo la votazione su questo ordine del giorno.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale, il  Governo lo accoglie come
  raccomandazione. Il numero 313  è accantonato. Si passa al n. 314
  a firma Fleres e  altri "Interventi a favore delle cooperative di
  ex detenuti e ex tossicodipendenti". E' ammissibile.

     CAPODICASA.  Presidente  della  Regione. Il Governo lo accetta
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     PRESIDENTE. Se  il Governo lo accetta come raccomandazione e i
  firmatari sono d'accordo ...   L'onorevole  Fleres  ha  fatto una
  dichiarazione poco fa.

     STRANO. Vogliamo la votazione.

     PRESIDENTE.  Lei  onorevole Strano non è firmatario.  Si passa
  al numero  315: "Provvedimenti per ripristinare il riconoscimento
  sotto ogni  profilo  delle  sedi di coordinamento regionale degli
  enti di formazione professionale".  Non è ammissibile.

     CAPODICASA.  presidente  della  Regione. Il Governo lo accetta
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     PRESIDENTE. Si  passa  al  numero 316 "Misure volte a favorire
  l'azionariato   diffuso  della  società  siciliana  gas."  Non è
  ammissibile.

     CAPODICASA.  presidente  della  Regione. Il Governo lo accetta
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa  all'ordine  del giorno numero 317.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     STRANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

     STRANO.  Signor  Presidente  onorevoli  colleghi desidereremmo
  certificato   dalla   Segreteria   di   questa   Aula   se  sulla
  proponibilità o meno noi possiamo intervenire, vorremmo sapere il
  numero   dell'articolo,   tutto,   vorremmo   citato   tutto  con
  dichiarazione.

     PRESIDENTE. C'è  una  Presidenza che dirige i lavori di questa
  Assemblea, onorevole  Strano.  Dò  lettura  dell'articolo  7  del
  Regolamento interno:

    "Il  Presidente   rappresenta  l'Assemblea  e  ne  è  l'oratore
  ufficiale.
       Egli  la  convoca   e  la  presiede;  dirige  e  tempera  la
  discussione;   mantiene   l'ordine   e  impone  l'osservanza  del
  Regolamento; giudica  della  ricevibilità  dei testi;  concede la
  facoltà di parlare  e  pone  le questioni su cui l'Assemblea deve
  deliberare; proclama il risultato delle votazioni."


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


       Si passa all'ordine  del  giorno n. 317 "Realizzazione di un
  istituto alberghiero presso  il  comune  di  Caltagirone".  Non è
  ammissibile.

     CAPODICASA.  Presidente  della  Regione. Il Governo lo accetta
  come raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


     STRANO. Chiedo la parola sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO. Desidero sapere cosa significhi ricevibilità del testo
  e la  differenza  con  la dichiarazione di ammissibilità.  Chiedo
  che la Commissione  Verifica  Poteri  si  pronunci perchè noi non
  siamo daccordo su questa interpretazione della Segreteria.
       La ricevibilità è  una cosa, l'ammissibilità è un'altra. Non
  è  scritto, dottore   Giuffrida,  l'ammissibilità   o  meno.
       Noi chiediamo che la Commissione Verifica Poteri si pronunzi
  su questo argomento.  Presidente  per  noi  è un dato sostanziale
  perchè  potremmo  trovarci   in   un   momento  di  illegittimità
  statutaria e regolamentare.
       Quindi  la  prego  di  non  andare  veloce  e  stare  sereno
  sull'ordine dei lavori, perchè è scritto ricevibilità del testo e
  non sulla dichiarazione  di  ammissibilità  o  meno dei documenti
  politici che vengono sottoposti.

     PRESIDENTE. Intanto  non è la Verifica Poteri che si occupa di
  queste cose,  e  non  credo che dobbiamo convocare la Commissione
  del Regolamento per affrontare questo problema che è così chiaro.
  Tra l'altro le voglio ricordare che in questa legislatura ci sono
  stati molti esempi  di  questa  Presidenza che si è articolata in
  vario modo nelle persone che ha dichiarato inammissibile l'ordine
  del giorno rispetto al disegno di legge in discussione.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


       Si passa all'ordine del giorno n. 318. E' inamissibile.
       Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  319: "Interventi per
  l'olivicoltura  siciliana",  degli onorevoli Fleres, Bufardeci ed
  Alfano.

     CAPODICASA,   presidente   della   Regione.  Lo  accetto  come
  raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'ordine del giorno n. 320: "Opportune iniziative
  per  dare  attuazione  al principio dell'equità fiscale in favore
  delle famiglie" a firma Briguglio, Fleres, Croce e altri.
        STRANO.  Cosa  è  successo  all'ordine  del  giorno n. 319?
  Vorrei certificato cosa è successo all'ordine del giorno n.  319.
  Chiediamo la votazione su questo ordine del giorno.

     PRESIDENTE. Onorevole Strano, dopo la seduta può chiedere alla
  Segreteria  il  verbale.  Per  l'ordine  del  giorno  n.  319  la
  Presidenza l'accetta come raccomandazione e quindi non si pone in
  votazione.  Io  rispetto  il  diritto dei deputati ad intervenire
  quando è giusto che intervengono ma qui non siamo al mito.
       Si passa  all'ordine  del  giorno  n.  320. La Presidenza lo
  dichiara ammissibile.

     CAPODICASA,     presidente   della   Regione.     Ne    chiedo
  l'accantonamento.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     STRANO. Signor Presidente, chiediamo la  votazione  su  questo
  ordine del giorno.

     PRESIDENTE. Accantoniamo quest'ultimo, poi,  li  votiamo tutti
  insieme.

       Si passa all'ordine giorno n. 321. Non è ammissibile.

     CAPODICASA,   presidente   della   Regione.  Lo  accetto  come
  raccomandazione.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

    Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  322.  E' inammissibile,
  tutavia il Governo lo accetta come raccomandazione.

     PRESIDENTE.   Ordine   del   giorno   n.   323.   Lo  dichiaro
  inammissibile,    tuttavia    il    Governo   lo   accetta   come
  raccomandazione.

                    PROTESTE DAI BANCHI DI DESTRA

       Si  passa   all'ordine   del  giorno  n.  324.  Lo  dichiaro
  inammissibile,    tuttavia    il    Governo   lo   accetta   come
  raccomandazione.

     STRANO. Chiedo di parlare.

    Signor Presidente  soltanto  per  denunziare che Il Governo sta
  votando ordini del  giorno  senza un esame politico. Chi parla di
  squalificare l'Assemblea penso che debba riflettere su un dato di
  un Governo  che aprioristicamente accetta tutto e il contrario di
  tutto pur di  andare  avanti.  E'  un  atteggiamento  che  non ci
  saremmo  mai  aspettati sicuramente dal Presidente Capodicasa, da
  altri probabilmente lo saremmo aspettati.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi così come chiedo
  attenzione rispetto agli  atti  di cui mi faccio promotore, ho il
  dovere  di   prestare  attenzione  agli  atti  che  riguardano  i
  comportamenti  del  Govcerno,  dell'Aula  e  degli  altri  gruppi
  politici. Pertanto,  se  il  Governo  ritiene di dovere esprimere
  sostanzialmente  un consenso e accettare come raccomandazione una
  serie di ordini  del  giorno, non posso che apprezzarlo se quegli
  ordini del giorno  portano  la  mia  firma.  Ciò  non toglie che,
  relativamente ad  altri ordini del giorno, che il Governo ritiene
  di dovere  approfondire,  poichè  io  farei esattamente la stessa
  cosa, e poichè  non  si può chiedere certamente che si esprima un
  consenso o  un  dissenso  a  scatola  chiusa,  onorevole Strano e
  onorevoli colleghi,  noi non possiamo inseguire una logica che ci
  porta distanti  da  qualsiasi  soluzione;  noi  dobbiamo se siamo
  funzionali ad  una  soluzione,  alla  soluzione  di  un  problema
  dobbiamo esserlo e  quando  siamo noi portatori di un problema, e
  quando lo sono  gli  altri,  e  quando noi siamo portatori di una
  esigenza di chiarezza  e  quando  lo sono gli altri, e dunque che
  senso ha tutto questo;  io sono convinto che tutti gli ordini del
  giorno che  il Governo ritiene di accettare come raccomandazione,
  che li accetti  come  raccomandazione, a me può fare piacere, gli
  altri su cui  il Governo chiede un approfondimento, che faccia un
  approfondimento perché  io farei altrettanto se avessi bisogno di
  approfondire un tema.
       Dunque se  mai  possiamo  soltanto  chiedere alla Presidenza
  dell'Assemblea di andare  un  po' più lentamente anche per capire
  che cosa è che votiamo,  che  cosa è che discutiamo, ma non è che
  possiamo impedire al  Governo  di  chiedere  di  accertare  e  di
  verificare le cose sulle quali si esprime.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   Presidente della Regione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,   io   mi   potrei   rimettere  alle  parole
  dell'onorevole Fleres  perché  avendo  fatto  un preventivo esame
  degli  ordini  del   giorno   -  onorevole  Strano,  tra  l'altro
  trattandosi di più di  80  ordini del giorno abbiamo dovuto farlo
  prima per evitare che  all'ultimo  momento ci si trovi a prendere
  posizioni senza avere  compreso  di  che cosa tratta l'ordine del
  giorno - siamo in  grado,  per ogni ordine del giorno, di esprime
  il nostro punto di  vista, quando lei mi presenta, vi sono ordini
  del giorno a maggioranza  di  quelli  per  i  quali  noi  abbiamo
  dichiarato di raccogliere  come  raccomandazione,  per  lo più si
  tratta di argomenti  molto  relativi,  specifici,  di  un singolo
  problema, io a caso  ne  ho uno davanti, quello relativo, anche a
  firma sua "Costruzione  della  casa  sostenuta a Catania", quello
  relativo al Tavoliere,  cosa vuole che dibattiamo siamo d'accordo
  perché io sono stato  a  Catania,  ho  incontrato  il Rettore, ho
  avuto sollecitato più volte  il  tema,  quindi mi pare chiaro che
  avendo un accordo non  c'è  bisogno  che  ci  pronunciamo in modo
  diffuso;  quando incontriamo  ordini del giorno che comportano un
  minimo   di    dibattito    e   di   approfondimento   chiederemo
  l'accantonamento per poterlo fare, poi, con più calma.

     PRESIDENTE. Vorrei  anch'io rassicurare l'onorevole Strano, la
  Presidenza nel  giudicare l'ammissibilità o meno degli ordini del
  giorno ha fatto uno  studio  dei testi, non l'ha fatto in maniera
  arbitraria, quindi  anche  da  questo  punto di vista l'onorevole
  Strano si può sentire rassicurato.
       Ordine del  giorno  n.  325  "Costruzione  della  casa dello
  studente a Catania",  non  è ammissibile,  tuttavia il Governo ha
  dichiarato di accoglierlo come raccomandazione.
       Ordine del  giorno  n.  326  "Interventi  per  assicurare il
  potenziamento del corpo  dei  Vigili del Fuoco della provincia di
  Catania", a firma  degli onorevoli Fleres, Beninati e Alfano; non
  è  ammissibile,  tuttavia  il Governo ha dichiarato di accettarlo
  come raccomandazione.
       Ordine  del   giorno   n.  327  "Interventi  per  assicurare
  l'applicazione degli articoli 9, 10 e 11 della L.R. del 24 luglio
  1997, n. 25,  a firma degli onorevoli Bufardeci, Alfano, Fleres e
  Beninati;  non  è  ammissibile, tuttavia il Governo ha dichiarato
  di accettarlo come raccomandazione.
       Ordine del  giorno  n.  328  "Interventi  per assicurare una
  maggiore tutela  ai  minori",  a  firma  degli  onorevoli Fleres,
  Bufardeci ed Alfano;  non  è  ammissibile, tuttavia il Governo ha
  dichiarato di accettarlo come raccomandazione.
       Ordine  del   giorno   n.   329   "Interventi   urgenti  per
  l'allineamento dei  tassi  di  interesse sui prestiti artigiani a
  quelli del mercato del costo del denaro", a firma degli onorevoli
  Croce, Fleres,  Bufardeci,  Beninati ed Alfano; è ammissibile, il
  Governo   si   è   dichiarato   disposto   ad   accettarlo   come
  raccomandazione.
       Ordine  del   giorno  n.  330  "Interventi  urgenti  per  il
  completamento  dei   lavori   di  ricostruzione  della  discarica
  D.R.S.U.  in  località  U.T.  a  Montagnola,  nella  Borranea  di
  Trapani,  a  firma  degli onorevoli Croce, Fleres ed altri; non è
  ammissibile, tuttavia il Governo ha dichiarato di accettarlo come
  raccomandazione.
       Si passa all'ordine del giorno n. 331.

     BENINATI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI.  Signor Presidente, a mio avviso l'ordine del giorno
  è più che ammissibile perchè nella finanziaria all'articolo 22 si
  parla  della  spesa  sanitaria  e siccome le farmacie fanno parte
  della sanità ritengo che ha tutti i motivi per essere ammissibile
  perchè  questo, oltretutto, è un mancato decreto che non permette
  ad una  legge  del  1999,  di  non  più di tre mesi fa, di essere
  operativa e si deve fare questo decreto, quindi c'è l'articolo 22
  che parla delle norme sanitarie.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione. Chiedo l'accantonamento
  dell'ordine del giorno.

     PRESIDENTE.   Si  passa  all'ordine  del  giorno  numero  332,
  "Interventi  per  contenere  il fenomeno di evasione dell'obbligo
  scolastico",  non  è  ammissibile, tuttavia il Governo lo accetta
  come raccomandazione.
       Si  passa  all'ordine  del giorno n. 333, non è ammissibile,
  tuttavia   il   Governo   ha   dichiarato   di   accettarlo  come
  raccomandazione.
       Si  passa  all'ordine del giorno n. 334.  E' ammissibile.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione. Chiedo l'accantonamento
  di questo ordine del giorno.

     PRESIDENTE.   Ordine  del   giorno   numero  335:  "Agenti  di
  sicurezza  dei  beni  culturali  e  ambientali",  a  firma  degli
  onorevoli Bufardeci, Croce e Alfano.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione. Chiedo l'accantonamento
  di questo ordine del giorno.

     PRESIDENTE.   Ordine   del   giorno  numero  336:  "Interventi
  urgenti  per  il   superamento  delle  problematiche  che  stanno
  determinando rallentamenti e  il  possibile blocco delle attività
  del cantiere navale dei fratelli Giacalone di Mazara del Vallo ".
  Non   è   ammissibile,   tuttavia  il  Governo  lo  accetta  come
  raccomandazione.

       Ordine  del  giorno  numero 337:  "Interventi in merito alle
  problematiche  attinenti agli immobili costruiti nelle zone prese
  in  esame dalla legge regionale numero 78 del 1976. Accelerazione
  della  procedura  di  approvazione dei disegni di legge aventi ad
  oggetto   disposizioni   integrative   in   materia  di  riordino
  urbanistico del territorio ". E' ammissibile.

     TRICOLI. Chiedo l'accantonamento di questo ordine del giorno.

     PRESIDENTE. Ordine del  giorno numero 338: "Revoca del decreto
  assessoriale  numero   49/6   tur   del   12/2/99,   sottoscritto
  dall'Assessore per il turismo le comunicazioni ed i trasporti", a
  firma  degli  onorevoli  Beninati,  Fleres,  Bufardeci,  Croce  e
  Alfano. E' ammissibile.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione. Chiedo l'accantonamento
  di questo ordine del giorno.

     PRESIDENTE.   Si  passa  all'ordine  del  giorno  n.  339.  E'
  ammissibile.

     CAPODICASA, Presidente  della Regione. Chiedo l'accantonamento
  di questo ordine del giorno.

     PRESIDENTE. Ordine del  giorno  numero  340:  "Rispetto  della
  normativa a tutela  del  demanio indisponibile con riferimento al
  campo nomadi presso il  parco  della  Favorita di Palermo". Non è
  ammissibile, tuttavia il Governo lo accetta come raccomandazione.
       N. 341  " Non  realizzazione  di una discarica nel Comune di
  Cerda e precisamente  del  piano  regionale dello smaltimento dei
  rifiuti". Non è ammissibile,  tuttavia il Governo lo accetta come
  raccomadazione.
       N.  342  "Esame  del  disegno  di legge n.  878 del 1999 che
  prevede  il  riordino  delle  aziende  autonome  di  soggiorno  e
  turismo". E' ammissibile.

     CAPODICASA,      Presidente     della     Regione.      Chiedo
  l'accantonamento.

     PRESIDENTE.  N.  343  "Iniziative per attuare il finanziamento
  della  nuova sede della facoltà di Ingegneria presso l'Università
  degli  studi di Messina". Non è ammissibile,  tuttavia il Governo
  lo accetta come raccomadazione.
       n. 344  "Revoca  del  provvedimento  del  trasferimento  del
  dirigente dell'Amminstrazione  regionale  ing. Salvatore Ursa", a
  firma Briguglio ed altri. Non è ammissibile.
       n.  345: "Misure  atti  a  favore  dell'????  diffuso  dalla
  società siciliana del Gas". Non è ammissibile.
       n. 346: "Opportune  iniziative  per  l'adozione  di un piano
  organico relativo agli  studi  professionali  alberghieri ed agli
  studi  tecnici  per il turismo della Regione". Non è ammissibile,
  tuttavia il Governo lo accetta come raccomadazione.
       n. 347: "Provvedimenti per la definizione in tempi brevi dei
  ricorsi avverso le graduatorie  pubblicate  ex  art. 12, comma 2,
  legge regionale n. 85 del 1995". E' ammissibile.

     CAPODICASA,      Presidente     della     Regione.      Chiedo
  l'accantonamento.

     PRESIDENTE.   Ordine   del   giorno   n.  348  "Notizie  sulla
  privatizzazione  del  Medio Credito centrale", a firma Briguglio,
  Stancanelli. E' ammissibile.

     CAPODICASA,      Presidente     della     Regione.      Chiedo
  l'accantonamento.

     PRESIDENTE.  Ordine  del giorno n.  349 "Revoca del decreto di
  sospensione del ricettario unificato". Non è ammissibile.
       Ordine   del   giorno   n.   350   "Revoca  del  decreto  di
  applicazione del tariffario nazionale in Sicilia", firma La Grua.
  Non è ammissibile.
       Ordine  del  giorno  n.  351 "Interventi per la tutela delle
  Isole Eolie". E' ammissibile.

     CAPODICASA,      Presidente     della     Regione.      Chiedo
  l'accantonamento.

     PRESIDENTE.  E'stato  presentato  l'ordine  del giorno n.  359
  "Non  riduzione  dei  contributi previsti in favore delle società
  che gestiscono i servizi di collegamenti con le isole minori".
       E' ammissibile.

     CAPODICASA,      Presidente     della     Regione.      Chiedo
  l'accantonamento.

     PRESIDENTE.  Ordine  del giorno n. 352 "Istituzione nel comune
  di  Raddusa  di un servizio di medicina pluridisciplinare". Non è
  ammissibile,  tuttavia il Governo lo accetta come raccomadazione.
       Ordine del giorno n.  353 "Sostegno alla realizzazione di un
  istituto   alberghiero   nel   comune   di  Caltagirone".  Non  è
  ammissibile.

     STRANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO.  Chiedo  di  parlare soltanto per ribadire che noi non
  siamo d'accordo sull'interpretazione. Voi state  andando  aventi,
  però noi proponiamo formale eccezione sulla interpretazione della
  nota  che  c'è stata poc'anzi da lei letta sulla  differenza  fra
  ricevibilità ed ammissibilità. Desideriamo che sia  argomento  di
  una nostra eccezione sostanziale,e mi rivolgo agli uffici, perché
  venga  trasferita  questa  eccezione  alla  Commissione   per  il
  Regolamento.  Non tanto per ora, ma anche per il  futuro,  signor
  Presidente.

     PRESIDENTE.  Ordine  del  giorno n.  354:  "Revoca del decreto
  assessoriale concernente l'utilizzazione del ricettario unificato
  del servizio sanitario". Non è ammissibile.
       Ordine  del  giorno n. 355 "Informazioni presso il Ministero
  della  Pubblica istruzione in ordine alla qualifica professionale
  di operatore sociale assistenza hcd", a firma Briguglio ed altri.
  Non è ammissibile.
       Ordine  del  giorno n.  357.  E' ammissibile e il Governo ne
  ha chiesto l'accantonamento.
       Ordine  del  giorno n.  360.  E' ammissibile e il Governo ne
  ha chiesto l'accantonamento.
       Ordine  del  giorno n.  361.  E' ammissibile e il Governo ne
  ha chiesto l'accantonamento.
       Ordine del giorno n. 362. Non è ammissibile.
       Ordine del giorno n. 364.  E' ammissibile e il Governo ne ha
  chiesto l'accantonamento.
       Ordine del giorno n. 365. Non è ammissibile.
       Ordine del giorno n. 363.

     STRANO.  Dichiaro, anche a  nome  degli  altri  firmatari,  di
  ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa agli ordini del giorno accantonati.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


     STANCANELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     STANCANELLI. Nonostante le  reciproche  diatribe  che  ci sono
  state questa sera in  Aula,  abbiamo  apprezzato,  da  parte  del
  Governo, il modo con cui ha  esaminato gli ordini del giorno e la
  maggior parte sono stati assunti come raccomandazione. Quello che
  apprezzerei anche, visto e  considerato che una ventina di ordini
  del giorno il Governo ha  ritenuto  di  accantonare perché è bene
  che si approfondiscano, e facendo seguito al comportamento che ha
  ritenuto di dover accogliere come raccomandazione di altri ordini
  del   giorno,  ma   questi   vanno   esaminati,   io   proporrei,
  nell'interesse di tutti, del Governo ma anche dell'opposizione, e
  anche della Sicilia, onorevole Speranza. Io direi se, per evitare
  che  l'approfondimento  questa  sera in Aula, comporti perdite di
  tempo e nottate, perché  ritengo che 20 ordini del giorno debbano
  essere  affrontati con la dovuta serenità, quindi facendo seguito
  alla  disponibilità  che  il  Governo  fin  qui ha dimostrato, la
  proposta  che  io farei è se questi, tranne qualcuno che possiamo
  vedere   immediatamente,   possono   essere   trasferiti  per  la
  discussione  alla prossima seduta di Aula che mi pare già fissata
  per  martedì  mattina.  Questa  è  la  proposta che io farei così
  saremmo  nelle condizioni di serenità per evitare che questa sera
  siamo,  siamo  già  all'una,  dobbiamo ritardare ulteriormente un
  dibattito  che  ci  vedrebbe sicuramente noi stanchi, ma io penso
  anche  alla  salute  del  Governo  che,  essendo  in carica, deve
  continuare   a   governare,     fin  quando  rimarrà  in  carica,
  nell'interesse dei siciliani.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, visto questo
  spirito di rinnovata  collaborazione  che  sta intervenendo tra i
  parlamentari d'Aula, io  sarei dell'avviso di procedere, se siamo
  d'accordo, in questo modo:  sugli  ordini del giorno sui quali si
  esprime parere favorevole  di  esaminarsi  e fare una scrematura,
  tranne se chi li  presenta  poi  non chiede il numero legale, può
  darsi che a un certo  punto  chi lo presenta, io non ho capito se
  si vuole approvato l'ordine  del  giorno  o se si vuole la seduta
  sciolta. Se si  vuole  approvato l'ordine del giorno presentato e
  c'è  un  parere   favorevole   espresso   dal  Governo,  io  sono
  dell'avviso che si vada avanti, dove ci sono i pareri favorevoli.
  Dove il Governo chiede  che  ci sia bisogno di un approfondimento
  condivido la  posizione  espressa  dall'onorevole  Stancanelli di
  rinviare, per questa  parte,  dove  c'è  bisogno  di un ulteriore
  approfondimento, a martedì  prossimo. Per cui, dove c'è un parere
  favorevole del Governo  noi diamo una scrematura già degli ordini
  del giorno, per gli altri emendamenti dove invece è necessario un
  approfondimento si vada a martedì.

     CAPODICASA, presidente  della Regione.  Siamo d'accordo con la
  proposta dell'onorevole Speziale.

     ALFANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ALFANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, considerata
  l'ora tarda può  anche darsi che ci siano fraintendimenti, quindi
  io  intendevo comprendere  se  c'era  identità  tra  la  proposta
  dell'onorevole  Stancanelli  e  quella  dell'onorevole  Speziale,
  perché a me era  sembrato  di cogliere una sfumatura diversa, nel
  senso  che  l'onorevole  Stancanelli  sostanzialmente  proponeva,
  tranne qualche eccezione  da  valutare  con il Governo, il rinvio
  degli  ordini  del   giorno   e   questo   era  il  passaggio  di
  delimitazione, una concertazione  su quelli da fare questa sera e
  quelli da non  fare  questa  sera. L'onorevole Speziale, mi pare,
  abbia  detto cosa  diversa  cioè  il  discrimine  era  il  parere
  favorevole o meno del Governo, siccome mi pare che la vicenda sia
  non  identica, la  proposta  sia  non  identica,  io  tentavo  di
  comprendere  meglio  quale   fosse  la  scelta.  Se  la  proposta
  dell'onorevole Stancanelli è  quella  che ho compreso io, io sono
  d'accordo.

     CAPODICASA, presidente  della  Regione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA, presidente  della  Regione.  Signor Presidente, io
  credo che la proposta dell'onorevole Speziale sia uno sviluppo di
  quella  dell'onorevole  Stancanelli. L'onorevole Stancanelli dice
  per evitare  il  prolungamento  della  discussione  questa  sera,
  affrontiamone alcuni e  il  resto  lo  rinviamo a martedì, questi
  alcuni,  l'onorevole Speziale  dice,  siano  quelli  su  cui  c'è
  l'accordo del Governo per cui si presuppone che non debba esserci
  un grande dibattito, quindi  questo lavoro credo lo si possa fare
  rapidamente, quelli su cui  non c'è accordo li rinviamo a martedì
  e va benissimo.

     STRANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     STRANO.  Signor   Presidente,  apprezziamo  la  volontà  degli
  intervenuti nell'andare  avanti  anche  se  a  stralcio,  cioè su
  quegli ordini del  giorno  sui quali si potrà trovare una ipotesi
  di accordo, ma il  dato  sostanziale  è  che a noi non interessa,
  come forse non  interessava  ma  ormai  èandata così, la semplice
  raccomandazione.  L'ordine  del  giorno  non  è  soltanto un dato
  procedurale, è un dato  politico  se  no  si  svilisce il tema ed
  anche questo strumento  parlamentare che, di volta in volta viene
  consegnato alle  maggioranze  ed  alle  opposizioni - fra l'altro
  molti erano presentati anche dai colleghi della maggioranza.
       Lei  sa  le  condizioni numeriche dell'Aula, non vorremmo...
  noi preferiremmo affrontare un dibattito compiuto, perchè vi sono
  - io  lo  dico  senza  enfasi,  ma  neanche senza volere sminuire
  quello del  Tavoliere, quello sulla 488 altri - necessitano di un
  dibattito talmente  corposo  che,  a nostro avviso merita non una
  distrazione   o   un'Aula   assente,  o  un'Aula  che  ha  voglia
  diliberarsi  di  un peso politico.
       Desideravamo,  quindi,  arrivare ad una conclusione politica
  più che procedurale e, se possibile, chiedevamo al Governo se era
  possibile  accettare, dato che abbiamo veramente levato 70 ordini
  del giorno e  - lo ha visto - nenahce con tanta voglia di mettere
  i bastoni  fra  le ruote, onorevoel Presidente, ma per quello che
  resta,  gradiremmo  un approfondimento, un dibattito politico che
  possa essere  sostanziale in un'Aula che abbia un numero adeguato
  per sostenere un eventuale richiesta di numero legale che qualche
  "briccone" potrebbe fare....

     SPEZIALE.  Tutto il Governo è presente...

     STRANO... io  lo  so, perchè fra di loro, ecco Presidente, non
  si fidi,  perchè  hanno  detto che non chiedono il numero legale,
  poi magari lo chiedono, io magari no...

     CAPODICASA,  presidente  della  Regione.  Se  lo  chiedono  ne
  prendo atto.

     CROCE.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     CROCE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che,
  se  la  proposta  è  quella  di  fare  una  eccesione,  una  sola
  eccezione, credo che si possa fare e ci sono  le  condizioni  per
  poterlo fare, se il problema è quello di fare  una  scrematura  e
  dare un parere così credo che non sia la cosa  che  ognuno di noi
  si attende, anche perchè un ordine del giorno -  e  non mi voglio
  rifare  alle parole, all'intervento  dell'onorevoel  Strano,  che
  condivido, ma che comunque ritengo ci siano  argomenti  che vanno
  dibattuti e sono argomenti validi, ci deve essere un confronto ed
  anche  un  voto e non credo che questa sera  siamo  in  grado  di
  potere continuare su tutta la linea.
       Quindi, una  eccezione,  come dicevano Stancanelli ed Alfano
  può  essere  data   e   poi   rinviata   a  martedì  mattina  per
  l'approfondimento, per  il  dibattito sugli ordini del giorno che
  sono ancora giacenti.
       Questa è,  a  mio  avviso,  una delle proposte valide di cui
  l'Assemblea può tenere conto.

     PRESIDENTE. Scusate, onorevoli colleghi, credo che la proposta
  alla fine  sia  ragionevole:  sugli  ordini  del  giorno dove c'è
  l'accordo del Governo, andiamo a votare, dove si rende necessario
  un   approfondimento,   li   rinviamo   alla  seduta  di  martedì
  pomeriggio. La proposta è questa.

     STRANO.  Può rinviare la seduta per tre minuti?

     PRESIDENTE.  Non sorgendo osservazioni, sospendo la seduta per
  tre minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 1,04, è ripresa alle ore  1,18)


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


       La seduta è ripresa.
       Si procede  all'esame  degli  ordini del giorno accantonati.
  Si passa all'ordine del giorno numero 313. Lo pongo in votazione.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa  all'ordine  del  giorno  numero  320.  Lo pongo in
  votazione. Chi  è  favorevole  resti  seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa  all'ordine  del  giorno  numero  331.  Lo pongo in
  votazione.  Chi  è  favorevole  resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

    Gli ordini  del giorno numeri 334, 335, 337, 338, 339, 342 sono
  accantonati.
       Si passa  all'ordine  del  giorno  numero  347.  Lo pongo in
  votazione.  Chi  è  favorevole  resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.
                            (E' approvato)

       Pongo in  votazione  l'ordine  del  giorno numero 348. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in  votazione  l'ordine  del  giorno numero 351. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in  votazione  l'ordine  del  giorno numero 359. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       L'ordine del giorno numero 356 è accantonato.
       Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 358.
       Lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'ordine del giorno numero 360 che è accantonato.
       Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 361.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 364.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 366.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE. Abbiamo concluso l'esame degli ordini del giorno.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


     FLERES.  Chiedo  di  parlare a norma dell'articolo 83, secondo
  comma.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi  non è l'ora
  migliore,  né  le condizioni sono quelle ottimali per commemorare
  un grande siciliano ed un grande italiano che si è spento 20 anni
  or  sono.  Mi  riferisco  all'onorevole  Ugo  La  Malfa del quale
  ricorre  il ventesimo anniversario della scomparsa e del quale la
  Sicilia  non poteva non ricordarsi e questo Parlamento non poteva
  non  ricordarsi  per  i  meriti  di statista, di parlamentare, di
  politico, di economista dell'onorevole Ugo La Malfa.
       Io  avrei  voluto  fare  un intervento più articolato, avrei
  voluto  tracciare  sia  pure  sinteticamente  un  ritratto  dello
  storico,  del  politico, del parlamentare, dell'uomo avendo avuto
  la fortuna di conoscerlo personalmente e di avere collaborato con
  lui tutta una serie di iniziative di natura politica e sociale.
       Desidero  soltanto  ricordare  un  aspetto  di Ugo La Malfa,
  quello   che   lo   ha   contraddistinto   e   che   continua   a
  contraddistinguerlo   a   vent'anni  dalla  sua  scomparsa  e  mi
  riferisco  alla  grande  lungimiranza di quest'uomo che ha saputo
  anticipare i tempi di decenni relativamente alle scelte politiche
  che   riguardano   gli  interventi  nei  settori  economici,  gli
  interventi di natura sociale, la politica dei redditi ed altro.
       Mi rendo  conto  che  l'Aula  è stanca, che il Parlamento ha
  lavorato  ininterrottamente  per  diverse  ore  e che pertanto un
  intervento più articolato degno della memoria di quest'uomo non è
  possibile  compierlo.  Tuttavia  ho insistito per poter ricordare
  Ugo La  Malfa giusto per lasciare traccia di una testimonianza di
  affetto, di  stima  nei  confronti di chi ha portato alto il nome
  della Sicilia  sia  nelle sue vesti di parlamentare sia nelle sue
  vesti di uomo di governo e di statista.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


     PRESIDENTE.   Così   come   concordato  nella  Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari,  la  seduta  è  rinviata a
  martedì 30  marzo  1999 alle ore 17,00 con il seguente ordine del
  giorno:

    I - COMUNICAZIONI

   II - LETTURA,  AI  SENSI  E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
      LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

   N. 336  -  Interventi  per  la  pratica  sportiva  nelle  strutture
      carcerarie.
      Fleres Salvatore; Bufardeci Giambattista; Cimino Michele;  Scoma
      Francesco.

      Presentata il 23.03.1999.

   N. 337 -  Mancata  emanazione  dei  decreto  del  Presidente  della
      Regione a  favore  dei  farmacisti rurali sussidiati delle isole
      minori secondo  le  previsioni  dell'articolo  27  della  l.r. 5
      gennaio 1999, n. 4.
      Beninati Antonino; Croce Antonino; Alfano Angelo; Bufardeci Giam-
      battista.

      Presentata il 23.03.1999.

 III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

   1) "Esercizio provvisorio  del bilancio della Regione siciliana per
      l'anno finanziario 1999" (n. 897/A).

      Relatore: On. Di Martino

   2) "Misure  di finanza  regionale  e  disposizioni  in  materia  di
      programmazione,  contabilità  e  controllo" (n.  884/A-STRALCIO)

      Relatore: On. Di Martino

    La seduta è tolta alle ore 1,30 di giovedì, 25 marzo 1999.

         (Licenziato dal Servizio dei Resoconti alle ore  3,00)