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Resoconto d'Aula della Seduta n. 245 di martedì 04 maggio 1999
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   Presidenza del presidente Cristaldi


                 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI

    La seduta è aperta alle ore 11.33.

     TRICOLI,  segretario  f.f.,  dà  lettura  del processo verbale
  della   seduta precedente che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

     PRESIDENTE. Si  passa  al  primo punto dell'ordine del giorno:
  Comunicazioni.

              ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE

      - "Erezione in  comune  autonomo  delle  frazioni  riunite di
      Librino, San Giorgio,  Fossa  Creta,  San Teodoro, Cardinale,
      Pigno, Zia Lisa  2 ,  Vaccarizzo  e  Villaggio Sant'Agata del
      comune  di  Catania   con  la  denominazione  provvisoria  di
      Librino-San Giorgio" (n.  915).
      - d'iniziativa parlamentare
      - presentato  dagli onorevoli Strano, Stancanelli, Briguglio,
      La  Grua,   Caputo,   Catanoso,   Granata,  Ricotta,  Scalia,
      Sottosanti, Tricoli, Virzì in data 21 aprile 1999

                 COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI
               ALLE RIUNIONI DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

     ASSENZE
     Riunione del 27.04.1999: BUFARDECI-CATANOSO-CIMINO-FORGIONE-
                              GALLETTI-MAESANO-SILVESTRO-SPEZIALE-

                              BILANCIO (II)

     ASSENZE
     Riunione del 27.04.1999: RICEVUTO-PIGNATARO-SPEZIALE

     SOSTITUZIONI
     Riunione del 27.04.1999: LEANZA sostituito da TURANO

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

     ASSENZE
     Riunione del 27.04.1999 (ant.): LEONTINI-MAESANO-SCOMA
        "      "     "       (pom.): COSTA-LA CORTE-TRIMARCHI

                       AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

     ASSENZE
     Riunione del 27.04.1999 (ant.): VICARI-CINTOLA-GRIMALDI-MELE-
                              PELLEGRINO-STRANO
        "      "      "      (pom.): VICARI-CAPUTO-PELLEGRINO-STRANO
        "      "  28.04.1999: VICARI-BURGARETTA-CINTOLA-GIANNOPOLO-
                              GRIMALDI-MELE-PELLEGRINO-STRANO

                    CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

     ASSENZE
     Riunione del 27.04.1999: CALANNA-CATANIA-GUARNERA
        "      "  28.04.1999: D'AQUINO-GUARNERA

                     SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

      ASSENZE
      Riunione del 27.04.1999: GRANATA-SUDANO

           COMUNICAZIONE DI SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

    Con sentenza n. 141/99

                             LA CORTE COSTITUZIONALE

    nei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli da 1 a
    4 e da 6  a  11  della legge approvata dall'Assemblea regionale
    siciliana il  29 ottobre 1997 (Rideterminazione delle dotazioni
    organiche del ruolo  tecnico dei beni culturali ed ambientali e
    disposizioni in  materia  di  catalogazione  informatizzata dei
    beni culturali) e degli  articoli  1  e 3 della legge approvata
    dall'Assemblea  regionale   siciliana   il   23  dicembre  1997
    (Ulteriori  interventi  per  la  catalogazione  del  patrimonio
    culturale siciliano  e  disposizione  per la rendicontazione di
    spese  sostenute   da   enti   aventi   finalità  culturali  ed
    artistiche), promossi  con  ricorsi del Commissario dello Stato
    per la Regione  siciliana  notificati  l'8  novembre  ed  il 31
    dicembre 1997, depositati  in cancelleria il 15 novembre 1997 e
    il 9 gennaio 1998 ed iscritti ai numeri 71 del registro ricorsi
    1997 e 5 del registro ricorsi 1998,

                                 D I C H I A R A

    1) l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4, commi 2, 3 e
    4 della  legge  approvata dall'Assemblea regionale siciliana il
    29 ottobre 1997 (Rideterminazione delle dotazioni organiche del
    ruolo tecnico dei  beni  culturali ed ambientali e disposizioni
    in materia di catalogazione informatizzata dei beni culturali);
    2) l'illegittimità  costituzionale  dell'articolo 3 della legge
    approvata dall'Assemblea  regionale  siciliana  il  23 dicembre
    1997 (Ulteriore  interventi per la catalogazione del patrimonio
    culturale siciliano  e  disposizione  per la rendicontazione di
    spese  sostenute   da   enti   aventi   finalità  culturali  ed
    artistiche);
    3) non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli
    articoli 1, 2, 3, 4 commi  1  e  5,  6,  7,  8,  10  e 11 della
    predetta legge  approvata dall'Assemblea regionale siciliana il
    29 ottobre 1997, sollevate, in riferimento agli articoli 3, 51,
    97 e 136 della Costituzione, dal Commissario dello Stato per la
    Regione siciliana con  il ricorso indicato in epigrafe (r. ric.
    n. 71 del 1997);
    4) non  fondata  la  questione  di  legittimità  costituzionale
    dell'articolo 1  della  predetta legge approvata dall'Assemblea
    regionale  siciliana   il   23  dicembre  1997,  sollevata,  in
    riferimento agli articoli  3,  51, 97 e 136 della Costituzione,
    dal Commissario dello  Stato  per  la  Regione siciliana con il
    ricorso indicato in epigrafe (r. ric. n. 5 del 1998);
    5) cessata la  materia  del contendere in ordine all'articolo 9
    della   predetta   legge   approvata  dall'Assemblea  regionale
    siciliana il 29 ottobre 1997.

                        ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

    A) Interrogazioni con richiesta di risposta orale.

      N.       3063  -  Notizie  sull'attuale  situazione  della
    cooperativa 'Naxida' di Naso (ME) e conseguente richiesta di
    nomina ispettiva.
      - Presidente Regione
      - Assessore Cooperazione
      ***
    Beninati Antonino
                          ----------------
      N. 3066  -  Ispezione  presso  l'Azienda  provinciale  per
    l'incremento turistico di Palermo.
      - Assessore Turismo
      ***
    Giannopolo Domenico
                          ----------------
      N. 3068 - Selezione da parte dell'Ufficio provinciale  del
    lavoro e della massima  occupazione  di  Palermo  -  sezione
    collocamento - dei lavoratori inseriti nella graduatoria  ex
    art. 16 L. n. 56  del  1987,  riferita  all'anno  1991,  con
    qualifica di ausiliari agenti socio-sanitari.
      - Presidente Regione
      - Assessore Lavoro
      - Assessore Bilancio
      - Assessore Sanità
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------
      N.       3069  -  Opportuni  provvedimenti  in  ordine  al
    conferimento di incarichi di consulenza da parte del Sindaco
    di Partinico (PA).
      - Presidente Regione
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------
      N. 3070 -  Provvedimenti  volti  a  garantire  la  normale
    attività della divisione di angiologia  del  Policlinico  di
    Palermo.
      - Presidente Regione
      - Assessore Sanità
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------
      N. 3075 - Interventi per impedire, da parte del gruppo  di
    imprese facenti capo alla  'SAIS-Trasporti',  la  violazione
    della normativa contrattuale e  legislativa  in  materia  di
    lavoro e di sicurezza.
      - Assessore Turismo
      ***
    Giannopolo Domenico
                          ----------------

    B) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta.

      N. 3058 - Interventi per il miglioramento dei locali e del
    trattamento sanitario nel reparto psichiatrico dell'ospedale
    di Paternò, in provincia di Catania.
      - Assessore Sanità
      ***
    Fleres Salvatore
                          ----------------
      N.  3059  -  Interventi  per  assicurare  il  servizio  di
    trasporto dei bambini audiolesi  che  frequentano  i  centri
    socio-educativi, gestiti dall'Afae, a Catania.
      - Assessore Sanità
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Fleres Salvatore
                          ----------------
      N. 3060  -  Interventi  per  un'adeguata  manutenzione  di
    piazza S. Francesco di Paola,  nel  comune  di  Paternò,  in
    provincia di Catania.
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Fleres Salvatore
                          ----------------
      N. 3061 - Interventi per eliminare le  discariche  abusive
    presenti  in  via  Curia  e  via  Generale  E.  Cialdini,  a
    Catania.
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Fleres Salvatore
                          ----------------
      N.       3062  -  Interventi  in  favore  della  viabilità
    all'incrocio    tra  la  strada  statale  192  e  la  strada
    provinciale 77 e per migliorare le condizioni  della  strada
    provinciale 127 e della strada statale 288, in provincia  di
    Catania.
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Fleres Salvatore
                          ----------------
      N. 3064 -  Interventi  di  risanamento  sanitario  per  la
    eradicazione della tubercolosi e della brucellosi.
      - Assessore Agricoltura
      - Assessore Sanità
      ***
    Fleres Salvatore
                          ----------------
      N. 3065 - Notizie circa il completamento della 'cittadella
    dello sport' di Nesima (Catania).
      - Presidente Regione
      - Assessore Presidenza
      - Assessore Turismo
      ***
    Fleres Salvatore
                          ----------------
      N.       3067  -  Opportuni  provvedimenti  nei  confronti
    dell'Azienda siciliana trasporti.
      - Presidente Regione
      - Assessore Turismo
      ***
    Zanna Antonio
                          ----------------
      N. 3071 - Provvedimenti relativi alla  composizione  della
    Giunta comunale di Santa Flavia (PA).
      - Presidente Regione
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Caputo Salvino
                          ----------------

      N. 3072 - Notizie relative  al  funzionamento  del  centro
    elettronico    della  Direzione  regionale  dei  servizi  di
    quiescenza.
      - Assessore Presidenza
      ***
    Virzì Gioacchino
                          ----------------
      N. 3073 - Provvedimenti volti a dare attuazione alla  l.r.
    n. 30 del 1997.
      - Assessore Lavoro
      ***
    Costa David
                          ----------------
      N. 3074 - Notizie in ordine alla proposta di potenziamento
    delle  infrastrutture  dei  porti  turistici  della  Regione
    siciliana.
      - Presidente Regione
      - Assessore Presidenza
      ***
    Pellegrino Bartolomeo

                   ANNUNZIO DI INTERPELLANZE

      N.    339  -  Opportuni  provvedimenti  relativi  all'iter
    burocratico in materia di protesi per i bambini disabili.
      - Assessore Sanità
      ***
    Oddo Camillo
                          ----------------
      N.      340  -  Opportuni  interventi  in  relazione  alle
    designazioni   di  componenti  dell'Istituto  autonomo  case
    popolari di Trapani.
      - Assessore Enti Locali
      ***
    Oddo Camillo
                          ----------------

                 APPOSIZIONE DI FIRMA A MOZIONE

     PRESIDENTE. Comunico che tra  i  deputati che hanno apposto la
  firma  alla  mozione   numero   249   "Sfiducia   nei   confronti
  dell'Assessore  per  i beni  culturali  e  ambientali  e  per  la
  pubblica  istruzione"   figura   anche   l'onorevole   Bufardeci.
  L'Assemblea ne prende atto.

       Avverto,  ai   sensi   dell'articolo   127  comma  nono  del
  Regolamento interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi
  a votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Cristaldi


            COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE

     PRESIDENTE. Si passa al secondo punto  dell'ordine del giorno:
  Comunicazioni  del  Presidente  della   Regione   e   conseguente
  dibattito.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Regione.

     CAPODICASA,   presidente della Regione.   Sono   delle   brevi
  comunicazioni in prosecuzione  del  dibattito,  seppur accennato,
  che abbiamo avuto in  Aula  nella  scorsa  seduta, quando abbiamo
  concordato, con unanime  orientamento  dell'Aula, di  spostare ad
  altra data, in altra occasione, un dibattito più articolato sulla
  questione che in questo momento interessa e preoccupa la pubblica
  opinione e, quindi, l'Aula per la parte che la riguarda.
       Io  credo  che l'avere  aggiornato,  perché  si  tenesse  la
  seduta,  perché si tenesse  un  dibattito,  il  più  approfondito
  possibile e quindi in grado di  valutare  tutti  gli aspetti e le
  connessioni di un episodio che ha interessato esponenti politici,
  come  anche  rappresentanti   di   governo,   da   interventi   e
  provvedimenti dell'autorità giudiziaria di  Catania, dimostra che
  non  ha  voluto,  né  la forza di maggioranza,  né  la  forza  di
  opposizione, circoscrivere ad un fatto puramente individuale che,
  ovviamente, avrebbe significato un sottovalutare  la  gravità del
  fenomeno  che  si  è avuto e, soprattutto, mi  pare,  non  volere
  cogliere le implicazioni e i richiami che episodi  come questi ci
  ripropongono.
       Mi pare chiaro che da parte  di  ognuno  di  noi,  singoli e
  forze politiche, in questo  momento  c'è  un interrogarsi su cosa
  sia giusto fare in  circostanze  come  queste e soprattutto quali
  possano essere le misure  e  gli  adempimenti  che ciascuno dalla
  posizione  che  occupa può adottare  per  fare  in  modo  che  la
  questione morale, con tutte le  implicanze  che essa ha, torni ad
  essere, si rafforzi, venga  riproposta  come  centrale della vita
  politica della nostra Regione.
       E' un nodo storico che ci  ha  attraversato per tanti anni e
  che noi riteniamo gli  eventi degli ultimi anni hanno contribuito
  a depotenziarla, in qualche modo  a  farne  un  elemento comune a
  tutte le forze politiche,  negli  orientamenti  di ognuno mi pare
  questo  tema  sia tornato ad  essere  un  tema  che  comporta  un
  discrimine forte ma che  ovviamente,  malgrado tutto ciò, nessuno
  di noi può pensare sia scomparso dalla vita politica della nostra
  Regione.
       Vero è che il  tema  della  corruzione,  delle manipolazioni
  delle gare d'appalto sono  temi che appartengono un po', diciamo,
  a  tutti  i sistemi  politici,  che  rappresentano,  entro  certi
  limiti, quasi una fisiologia del sistema,  ma è vero anche che in
  una realtà quale quella  siciliana,  dove  il tema degli appalti,
  della  corruzione  hanno   addentellati  e  collegamenti  con  la
  questione più grossa, più centrale che ha condizionato e continua
  in  parte  a condizionare la vita sociale e  politica  di  questa
  Regione, qual è quello il fenomeno  della criminalità organizzata
  assume da noi un connotato ben più pesante e ben più gravoso.
       A  noi oggi interessa  affrontare  questo  tema.  Non  siamo
  giudici, non vogliamo giudicare le  azioni  dei  singoli,  c'è la
  magistratura che deve svolgere  questo compito, noi riteniamo che
  ad essa vada data la  massima fiducia nello svolgimento di questo
  compito e le vicende di questi  ultimi  anni  ci insegnano che si
  può e si deve avere  fiducia  nell'azione della magistratura, che
  non  deve  essere  ostacolata   nella  propria  azione,  che  può
  incorrere  anch'essa in errori  giudiziari.  Del  resto  mi  pare
  l'onorevole Di Martino ricordava nel  breve  dibattito  che  si è
  svolto nella seduta scorsa  come  proprio  le vicende giudiziarie
  che hanno interessato uomini  politici  della  nostra regione, ma
  anche di rilievo nazionale, si  sono concluse con l'assoluzione e
  questo  dimostra  che   il   sistema  giudiziario,  l'ordinamento
  giudiziario in Italia è in  grado  di  tutelare  il  diritto  dei
  singoli ed è in grado di fare  giustizia  con i diversi gradi del
  giudizio e che quindi anche  se  un  atto  della magistratura può
  apparire ingiusto o a  volte  ingiustificato  va comunque riposta
  con   serenità  fiducia   che   nell'azione   complessiva   della
  magistratura  alla  fine  emerge   la   giustizia  come  elemento
  determinante e in definitiva equo.
       Vorrei,  comunque, distinguere  tra  le  responsabilità  che
  ricadono  sulle   forze   politiche,   sull'Assemblea   regionale
  siciliana, su chi temporaneamente  occupa  posizioni di governo e
  invece le azioni giudiziarie rivolte  ai  singoli  che  hanno una
  loro autonomia rispetto all'azione  della politica e che comunque
  ci richiamano ai nostri  doveri,  evocano temi, problematiche che
  quest'Aula più volte è stata  chiamata  ad  affrontare  in epoche
  passate e a cui di volta in  volta  ha  dato  delle risposte. Non
  dimentichiamo che di fronte a  episodi  anche  efferati di azioni
  mafiose che hanno comportato stragi, lutti, l'Assemblea regionale
  siciliana ha saputo tenere alto il profilo del proprio dibattito,
  del proprio impegno assumendo in  passato - abbiamo tutti memoria
  di questi passaggi - impegni  solenni  che  in  parte  sono stati
  mantenuti, in parte no, ma che comunque erano e rimangono momenti
  alti della vita di questa  istituzione.
       Io credo che in questa occasione  a noi spetta il compito di
  garantire, anche qui in  modo  solenne,  la  riaffermazione della
  centralità della questione morale nella vita della nostra Regione
  e  soprattutto  riaffermare che  la  questione  morale  comporta,
  rappresenta un discrimine su  cui  anche l'attuale maggioranza di
  governo ha costruito tutti i  passaggi di questa esperienza; anzi
  direi che ha condizionato alla  soluzione  di  questo problema le
  varie fasi e le varie  tappe della propria esperienza di governo,
  sia pure un'esperienza di governo ancora breve. Ciò che di più ci
  ha preoccupato è stato lo schierare nettamente l'istituto regione
  nella lotta alla mafia dal  lato  della  trasparenza  e  dal lato
  della legalità anche con atti  che  possono sembrare impropri per
  compagine di governo, avere partecipato  a  manifestazioni, avere
  dato per questa via anche segnali quasi simbolici per riaffermare
  un ruolo nella lotta alla mafia, nella  lotta  alla  criminalità,
  nella  lotta  per  la  legalità  e  la  trasparenza  all'Istituto
  Regione, che desse chiaro il segnale ai cittadini  che  su questo
  versante  la Regione non può avere compiacenze,  non  può  essere
  tollerante.  Ne va della qualità della  democrazia  nella  nostra
  Regione,  ne  va della qualità della vita sociale  e  della  vita
  amministrativa.
       Io  credo,  quindi,  che  è  a  questi  aspetti che dobbiamo
  rivolgere  la  nostra  attenzione. Non possiamo ignorare il fatto
  che  operiamo  in  Sicilia e che ogni aspetto, ogni momento, ogni
  episodio che può comportare una macchia sulla vita politica della
  nostra  Regione immediatamente fa scattare nell'opinione pubblica
  nazionale,  soprattutto  in  alcuni  settori  di  essa,  quasi un
  riflesso     condizionato     che    porta    ad    inaccettabili
  generalizzazioni,    che    porta    ad   una   criminalizzazione
  indiscriminata  del mondo politico siciliano che tende ad operare
  quasi  una  sorta  di rimozione del giusto conflitto politico che
  anche  qui  nella nostra Regione, nella società siciliana c'è, si
  svolge, si sviluppa intorno a questi temi.
       Credo  che  sia  un  atteggiamento sbagliato, è un madornale
  errore.  Secondo  il  mio  punto di vista costituisce perfino una
  grave  sottovalutazione  degli  eventi, della maturazione e anche
  della  crescita  sociale  e  culturale che c'è stata nella nostra
  Regione.   Su  temi  come  questi  oggi  vi  è  attenzione  nelle
  istituzioni,  nelle  forze sociali, in modo diffuso nella società
  siciliana che  non  è  atona, non è afona e che ha sottolineato i
  momenti  più  tragici della vita della nostra Regione con momenti
  alti di mobilitazione. Da ultimo la mobilitazione delle coscienze
  che si  è  avuta  dopo  la  strage di Vittoria e da ultimo ancora
  l'episodio dell'assassinio del bimbo di 11 anni, Stefano Palumbo,
  che è caduto in un agguato di mafia sicuramente per errore. Anche
  in quell'occasione  le Istituzioni, la Chiesa, le Associazioni di
  volontariato hanno  espresso  un  alto livello di mobilitazione a
  respingere il clima,  la  cappa  che,  di  fronte ad episodi come
  questi, cala intorno  e  sopra  ad  una  comunità.  Hanno  teso a
  scuotere l'ambiente  e soprattutto hanno posto il grande problema
  di come  sconfiggere il fenomeno mafioso, di come emarginarlo dal
  contesto politico, amministrativo e sociale della nostra Regione.
       Ma, al di là dello sdegno,  al  di  là  della  mobilitazione
  delle coscienze, l'interrogativo che si  pone alle istituzioni in
  momenti come questi è: come fare?  quali possono essere gli atti,
  i provvedimenti, i comportamenti che  possono consentirci di fare
  sostanziali  e  sostanziosi  passi innanzi  nella  lotta  per  la
  legalità e la trasparenza nella nostra Regione?
       Io  credo  che  tutto  ciò  evochi  e richiami il tema delle
  riforme  e  delle  regole.  Questo  è  un  tema  che io considero
  centrale.  Non  bastano  o  non servono prediche, ciò che serve è
  quello  che  ci si attende  da  parte  dei  cittadini  siciliani,
  dall'Assemblea regionale siciliana, da  chi  li rappresenta nella
  massima  istituzione parlamentare è di  compiere  atti,  gesti  e
  soprattutto di mettere in gioco  tutti  gli elementi di carattere
  riformatore che possano, il più  possibile, porre argine, mettere
  un riparo alla influenza e  alla  penetrazione  del "malaffare" e
  della corruzione.
       E il tema della riforma delle  regole è in fondo il tema che
  più ci ha appassionato nel  corso  di  questi  ultimi anni, dando
  vita ad una fase che  abbiamo  chiamato  di  transizione che, per
  comodità, la si può far  partire dal momento in cui quest'Aula ha
  votato una legge che, a  mio avviso, ha costituito già un tornate
  nella  vita della nostra Regione quale è stata l'elezione diretta
  del  Sindaco,  perché  ha  consentito  ai  cittadini siciliani di
  potere  eleggere  direttamente i propri rappresentati, esercitare
  su di essi un controllo e quindi anche potere esprime un giudizio
  che  si  tramuta  in consenso o dissenso elettorale e che ha esso
  stesso  contribuito  ad  avviare  quella  fase  di cambiamento di
  riforme che però rimane ancora una fase incompiuta.
       L'onorevole Granata diceva, nel  suo intervento nella seduta
  scorsa: "Una fase  di  transizione  non può durare all'infinito".
  Concordo con lui perché le  transizioni o si chiudono o rischiano
  di  comportare  più   danni   di   quanto  non  possa  comportare
  l'immobilismo; una fase  di  incertezza  sulle regole, di mancata
  definizione di esse, a mio parere, rischia di diventare esiziale,
  tanto  più  in  Sicilia dove, di fronte alla carenza di regole, è
  possibile  che  si insinui e si ricompongano forze, aggregati che
  puntano al ritorno all'indietro, che puntano alla restaurazione.
       E allora, se il tema  è questo e assume una centralità nella
  nostra vita politico-amministrativa,  così  come  tutte  le forze
  politiche al rinnovo  dell'Assemblea  regionale  siciliana di tre
  anni fa quando pensavamo di lasciarci alle spalle una legislatura
  che  aveva  comportato  travagli  profondi,  che  aveva  visto il
  comporsi  e  lo  scomporsi  di  assetti e di forze politiche, che
  aveva, fino  a  qualche  misura, rappresentato il punto più basso
  della  vita  politica  di  questa Assemblea per il coinvolgimento
  ampio, troppo ampio di opere  di  rappresentanti  del  popolo  in
  inchieste giudiziarie, quando tutti  abbiamo  ritenuto  che fosse
  necessario  inaugurare  una   sorta  di  legislatura  costituente
  dobbiamo oggi porci il problema  di  come  evitare,  impedire che
  questa  legislatura  si tramuti in  un  ulteriore  fallimento  su
  questo terreno.
       Abbiamo cercato con l'azione  di  questi  ultimi mesi, ma io
  dico  che  è  rintracciabile  un  filo  anche  nell'azione  delle
  maggioranze precedenti che va in  questa direzione, di accelerare
  l'iter delle riforme, abbiamo compiuto atti e gesti che considero
  fondamentali:  l'elezione diretta  del  Presidente,  la  chiusura
  della vicenda degli Enti economici  regionali sono tutti elementi
  che concorrono, che spingono in quella direzione.
       Ma non basta. Non  basta  perché questo processo deve essere
  ancora completato e  dobbiamo,  tutti, ponendoci l'interrogativo,
  dare una risposta a questa  domanda: le regole possono concorrere
  a  mutare un sistema di comportamenti e  un  costume,  o  un  mal
  costume politico? E' possibile pensare  che  anche  attraverso la
  via delle riforme avere una  ricaduta  sui comportamenti politici
  dei  singoli  e delle forze  politiche  nel  loro  complesso  che
  aiutino ad affrancarsi dal  condizionamento,  la  garantiscono da
  infiltrazioni  e  lo mettono in  condizioni,  così,  di  svolgere
  limpidamente il loro ruolo di rappresentanza del popolo?
       Io credo che questo sia il tema  e  che  a questa domanda si
  possa rispondere affermativamente.
       L'onorevole  Forgione,  nel  suo  intervento,  l'altra volta
  riteneva  di rintracciare nella inamovibilità e nella mancanza di
  alternative,   e  quindi  in  una  certa  stagnazione  del  gioco
  politico,  il rischio della degenerazione politica e del costume.
       Io  ritengo  che  questa  analisi,  tutto  sommato,  sia una
  analisi  condivisibile,  con  le  opportune considerazioni che si
  possono  fare   su   di   essa.   Io  credo  che  proprio  perché
  condivisibile dobbiamo dare le risposte appropriate.
       E  le risposte appropriate al tema della alternatività delle
  formule  politiche e della amovibilità delle forze e degli uomini
  che  operano,  e  che  sono  chiamati  a  ricoprire  incarichi di
  governo,  è  un  tema  che  non può non evocare il problema della
  alternatività delle coalizioni che si devono presentare di fronte
  agli elettori e, quindi, il tema del bipolarismo compiuto cioè di
  un  gioco  politico  limpido,  chiaro, trasparenze, giudicabile e
  leggibile da parte  degli  elettori  che, da soli, possono essere
  giudici dell'azione delle  forze politiche e, quindi, anche delle
  compagini di governo.
       Credo  che  su  questo  valga  la pena fare una riflessione.
  Perché non  serve oggi ipotizzare soluzioni ideali, che ognuno di
  noi magari può avere nella propria mente.
       Dobbiamo fare i conti con una realtà che è quella siciliana,
  con i dati oggettivi che sul piano politico ci vengono offerti e,
  sulla  base di questi, rintracciare gli elementi sui quali si può
  fare   leva   per   portare   il   sistema  politico  ad  un  suo
  ammodernamento,   a   un   suo   approdo  bipolare  che  consenta
  maggioranze  omogenee  programmaticamente,  politicamente e anche
  culturalmente.
       Io credo che  l'avere  scelto  come maggioranza, che ha dato
  vita a questo governo, il tema delle riforme istituzionali, della
  modifica del sistema  di  governo,  la possibilità di una riforma
  della legge elettorale che favorisca e garantisca le alternative,
  va esattamente in questa direzione.
       E proprio per ciò credo che vada  con forza riaffermata - in
  questa occasione, ma poi ancora  oltre  nell'azione di governo e,
  comunque,  nel dibattito politico che  deve  riguardare  tutti  i
  settori della vita politica siciliana  -  la  priorità  di questa
  scelta. Perché non è un lusso, come  abbiamo  affermato, non è un
  di più arrivare alle riforme di  carattere istituzionale, ma è un
  tutt'uno  con  il  tema   della  modernizzazione  della  macchina
  amministrativa, la trasparenza e la  legalità  nella  vita  della
  Regione siciliana, ed è un tutt'uno con il tema, che io considero
  fondamentale, della moralità nella vita politica.
       Moralità, diciamo, tra virgolette: non la moralità anche nei
  comportamenti, non solo  negli  atti concreti, non in rapporto ad
  atti  penalmente rilevabili,  ma  ad  atti  politici  che  devono
  eticamente contrassegnare le  scelte  che ogni singola forza va a
  compiere.
       E, allora, riaffermare oggi l'obbiettivo della riforma della
  Regione, la riforma della  legge  elettorale,  è  a mio avviso in
  linea con il tema  che  le  vicende  di  questi  ultimi  tempi ci
  ripropongono e che oggi impegna questa aula.
       Così come non  è  secondario  il fatto della necessità della
  definizione delle regole anche in materia di appalti. Noi abbiamo
  avuto dibattiti, approfondimenti, che in questo campo l'Assemblea
  regionale siciliana ha più volte dovuto affrontare. Perché questo
  è un tema  dolente  che  riguarda noi, riguarda l'intero Paese ma
  che da noi  si  presenta  in modo più aggravato rispetto ad altri
  contesti proprio per l'influenza che vi ha il fenomeno mafioso.
       Io  credo  che se molto si è fatto, anche pagando dei prezzi
  dal  punto  di  vista  sociale come qualcuno ha detto forse nella
  fase  iniziale  dell'esperienza  della  legge  10  in  materia di
  appalti,  dobbiamo  dire  che  oggi ancora abbiamo il problema di
  completare  anche in questo campo la definizione di un programma,
  di  un  progetto che impedisca l'uso, impedisca lo stravolgimento
  delle regole che l'Assemblea regionale siciliana in epoca passata
  si è data.
       Noi, cioè, abbiamo la necessità di tornare su questa materia
  per  mettere  a  punto una normativa che così come sostengono gli
  addetti  ai lavori, quelli che sono competenti in questa materia,
  impedisca  che si entri da parte di chi vuole manipolare le gare,
  di chi vuole in qualche modo influenzare l'esito delle gare nelle
  pieghe della legge per poterla, in qualche modo, condizionare per
  i propri fini e per i propri interessi.
       Vi sono dei sistemi, vi sono i modi per poterlo fare e credo
  che  l'Assemblea  regionale  siciliana  al  più  presto  debba in
  qualche modo tornare sull'argomento.
       Vero  è, come  sostiene  il  Professore Cazzola in una ampia
  intervista  che  prendeva spunto proprio dai fatti che riguardano
  la Sicilia, a seguito degli arresti di Catania, che nessuna legge
  di  per  sé  mette  al  riparo  la  Pubblica  Amministrazione  da
  influenze e penetrazioni e da manipolazioni nei sistemi di gara -
  tanto  più  quando  queste   manipolazioni   avvengono   in  modo
  indiretto,   stabilendo  prioritariamente   degli   accordi   che
  finiscono poi per determinare delle  spartizioni  -; è vero anche
  però che interesse,  compito  dell'Assemblea regionale siciliana,
  del Parlamento è quello di fissare  regole che, a prescindere poi
  dai comportamenti individuali,  singoli,  specifici,  mettano  la
  Pubblica Amministrazione nella condizione di essere affrancata da
  questi condizionamenti; il che  significa arrivare ad individuare
  i sistemi che in qualche  modo  favoriscano e comunque combattano
  la  penetrazione  della   mafia,   combattano   la   penetrazione
  dell'imprenditoria malsana.
       Questo  vuol  dire  non solo alzare il livello di vigilanza,
  alzare  la guardia rispetto ad un fenomeno che è sempre presente,
  ma  soprattutto  significa  trovare  i  rimedi  anche  sul  piano
  amministrativo e sul piano normativo e sul piano organizzativo.
       Noi abbiamo in corso, anche  se questo comporterà un qualche
  aggravio di spesa ma è necessario che  lo  si  faccia, abbiamo in
  fase di attuazione la seconda parte della  legge  10 che dal 1993
  ad oggi non è stata ancora attuata,  almeno per questa parte, per
  la prima parte, che riguarda la riduzione  a  nove,  una per ogni
  provincia,   delle  stazioni   appaltanti   della   Regione   che
  attualmente sono oltre quattrocento con  il  rischio che comporta
  di  frammentazione  e  quindi   la   conseguente   difficoltà  di
  monitorare le gare che si svolgono nella nostra Regione.
       E'  un  compito,  però a cui in qualche modo si è cercato di
  porre  rimedio  pure  in  assenza di una riduzione delle stazioni
  appaltanti attraverso  l'ufficio  che  fa  da osservatorio per le
  opere pubbliche.  Proprio  ultimamente,  presso  la Prefettura di
  Catania,  il   Ministero   dell'Interno   con   l'accordo   delle
  istituzioni che  ricoprono  un  ruolo  in  questa  materia, hanno
  istituito una  sorta  di  monitoraggio  per  le  opere  pubbliche
  attraverso le  prefetture  della nostra Regione.  Successivamente
  occorrerà procedere  all'istituzione di quell'ufficio delle gare,
  di quel registro  delle  gare  in  Sicilia  che  è previsto dalla
  normativa e che  mai finora è stata attivata. Tutto questo serve,
  ciascuno per la sua  parte,  che  è  cioè  lo spazio che copre di
  questo grande problema che riguarda il sistema degli appalti, per
  dare maggiore  trasparenza, soprattutto garantire, consentire che
  in  ogni  momento  la  Pubblica  Amministrazione,  così  come  la
  magistratura, possano essere  in  grado  di  leggere  ciò  che  è
  avvenuto nello  scenario  siciliano  in questa materia e, quindi,
  prendere le  opportune misure, indicare i necessari correttivi e,
  al limite,  alla  fine, anche adottare i necessari provvedimenti,
  la magistratura  per  la  propria  parte,  l'amministrazione e la
  politica per la loro.
       Credo che, oggi,  si  tratti  di  procedere  oltre anche nel
  campo   della  riforma  della  Pubblica  Amministrazione.  Veniva
  denunciato, nel dibattito  che si è svolto, un certo continuismo,
  non solo nel  campo  politico, ma anche e soprattutto, direi, nel
  campo della  Pubblica  Amministrazione  e della burocrazia. E' un
  tema delicato perché  se l'esperienza  ci  dice  qualcosa, questo
  qualcosa ci vuole dire che di  fronte  ad  ogni politico corrotto
  quasi sempre c'è un funzionario corrotto che contribuisce in modo
  determinante  all'atto  corruttivo.   E,   questo   dimostra  che
  intervenire   nella  riforma   della   Pubblica   Amministrazione
  significa intervenire nel cuore del  problema della trasparenza e
  della legalità. Anche qui non si tratta  di  un  di  più,  non si
  tratta di un lusso, bensì si tratta  di  andare a toccare uno dei
  gangli della vita politico-amministrativa della Regione.  Ci sono
  innumerevoli esempi che vanno in questa direzione.
       E,  allora,   è   importante   che   il   circuito  perverso
  politica-imprese-Pubblica  Amministrazione-mafia venga interrotto
  in più punti in  modo tale da impedirgli di funzionare, e, questo
  lo si può  fare spezzando alcuni elementi di collegamento e anche
  - se mi è  consentito  -  delle  sedi dove questo collegamento si
  manifesta per impedirgli  di funzionare e, soprattutto, di dare i
  frutti perversi che  noi  conosciamo.  E,  questo  lo si può fare
  arrivando subito,  al  più  presto,  alla  riforma della Pubblica
  Amministrazione, perché  introdurre  in  Sicilia i principi della
  Cassese con la  possibilità  di modificare, in rapporto alle fasi
  politiche  e  anche  amministrative,  i  vertici  della  Pubblica
  Amministrazione e,  quindi,  avere  una maggiore flessibilità nel
  definire gli assetti, nel  toccare inamovibilità che fino ad oggi
  sono state la  costante della vita della Regione, ci consente qui
  di andare a  mettere in discussione un elemento che, sicuramente,
  fa tutt'uno, è  uno  degli elementi critici di questo sistema che
  in passato ha determinato gli elementi di cui vi abbiamo parlato.
  Per fare  questo, però, dobbiamo nuovamente intervenire con nuove
  regole. Dobbiamo intervenire al più  presto. Mi auguro che questo
  tema,  che  appartiene ormai al  senso  comune,  che  soprattutto
  impegna,  politicamente  e   anche   programmaticamente,  sia  la
  maggioranza che l'opposizione, al più  presto  arrivi in Aula per
  un approfondimento e per esitare  le  leggi  necessarie  a questo
  scopo.
       Vorrei dire comunque  che  i  temi su cui si può concentrare
  l'attenzione sia  dell'Assemblea  che  del Governo non si fermano
  qui: abbiamo il problema delle  opere pubbliche che sono bloccate
  non tanto o comunque non sempre per ragioni di carattere tecnico;
  vi sono anche opere pubbliche  bloccate perché  attorno ad alcune
  di esse sono stati individuati  dall'azione  della Magistratura o
  anche da parte di organi  inquirenti  in  senso  lato,  interessi
  oscuri,  a  volte  anche non  solo  oscuri  ma  anche  abbastanza
  individuati e chiari; e questo  dimostra  che  quando nel settore
  degli appalti e delle opere pubbliche la  mafia si introduce o il
  malaffare prende il sopravvento il danno  non  è solo di immagine
  rispetto  all'opinione pubblica ma è  anche  un  danno  economico
  certificato,  immediato, diretto perché  comporta  un  blocco  di
  finanziamenti, di risorse che invece se ben spesi potrebbero dare
  lavoro ed occupazione in un'Isola  che  soffre  tanto  della  sua
  mancanza.
       Dall'altro lato abbiamo già avviato  una  fase  di selezione
  delle opere pubbliche bloccate che  può  portarci in breve tempo,
  nel brevissimo tempo, a fare  un'opera di disboscamento, un'opera
  di selezione. Per alcune è  possibile  arrivare  alla  revoca del
  finanziamento, cosa che faremo nei  tempi più rapidi;  per alcune
  altre  è possibile puntare allo  sblocco  immediato, laddove  non
  insistono interessi non legittimi sia di imprese che di forze, di
  imprese sane;  ma se sono  illegittime, gli  interessi  anche  in
  questo caso vanno combattuti sia  di  imprese  che  subiscono  un
  certo  condizionamento  della  criminalità  organizzata.  Occorre
  arrivare cioè al più presto a dare una risposta a questo tema che
  può, se risolto, dare respiro  anche  finanziario alla vita della
  Regione o anche consentire lo  sblocco  di  investimenti  ai fini
  occupazionali e della realizzazione di importanti opere.
       L'ultima cosa, onorevoli  colleghi, riguarda il problema nel
  suo complesso: abbiamo  letto anche in questi giorni sulla stampa
  nazionale  giudizi  e  analisi  della  situazione  siciliana  che
  guardate dal nostro punto di vista non possono essere sicuramente
  accettate.   Il  definire  la   situazione   siciliana  come  una
  situazione quasi irredimibile dove  non  è  rintracciabile nessun
  elemento di innovazione o dove non  si  siano  compiuti dei passi
  avanti,  a mio parere è una ingiustizia  che  non  può  da  parte
  nostra essere accettata.
       Oggi non credo si  possa dire che in Sicilia la corruzione e
  l'inquinamento  mafioso  siano agli  stessi  livelli  degli  anni
  passati, come non si può dire che  la  corruzione  sia  elevata a
  sistema come per un lungo periodo è  stata; sarebbe fare un torto
  alle  battaglie  che  sono  state   compiute,  allo   sforzo   di
  rinnovamento che ha interessato le  forze  politiche, chi più chi
  meno, comunque oggi ci possono  far  dire  che  abbiamo  compiuto
  grossi passi avanti anche se molto rimane ancora da fare.  Queste
  mie affermazioni non hanno il  senso  di una sottovalutazione dei
  passi in avanti da compiere, servono solo a dire che siamo a metà
  del guado e perché  questa  opera  venga  compiuta occorre ancora
  uno sforzo ulteriore  della  politica,  dell'amministrazione,  da
  parte della Magistratura, da parte  degli  organi  inquirenti, da
  parte delle forze sociali.
       A mio  avviso  solo  così  è possibile parlare di compimento
  della transizione  che  soprattutto deve riguardare il tema delle
  riforme, ciò che è di diretta competenza di questa Assemblea.
       Io, comunque, non voglio sfuggire al tema che è stato posto,
  e  continua   ad  essere  posto,  dalle  varie  forze  politiche,
  soprattutto  dall'opposizione,  relativamente  con  quali forze è
  possibile oggi compiere questo tragitto, con quali maggioranze.
       So bene che  questo  è  il tema all'ordine del giorno, se ne
  discute, si è  più  volte evocato sulla stampa. Vi sono in questo
  senso anche proposte in campo.
       Io credo,  onorevoli  colleghi, che su questo punto le forze
  politiche  dovranno,  nei  tempi  opportuni,  dare  una risposta;
  dovranno prendere in esame il tema perché il tema, dobbiamo dire,
  esiste.
       Non   c'è   dubbio   che   maggioranze   risicate,  limitate
  numericamente,   hanno  possibilità  di  incidere  in  modo  meno
  profondo di  quanto non possano fare maggioranze più solide e più
  coese. Ma è  vero  anche  che,  per quanto ci riguarda, in questi
  ultimi mesi  la  limitatezza  della  base  parlamentare non ci ha
  fatto velo nell'azione di rinnovamento che abbiamo voluto portare
  avanti  non  solo  attraverso  i  provvedimenti  che  sono  stati
  adottati  ma,  soprattutto,  negli atteggiamenti, nei segnali che
  vengono  mandati  all'esterno, che  io  credo  siano  altrettanto
  importanti dei  provvedimenti, perché  molto in politica si gioca
  anche su questo terreno.
       Non si  tratta di definire maggioranze che ognuno di noi può
  sognare ma dobbiamo  fare  i  conti  con le condizioni date da un
  punto di vista politico, storico, delle forze e delle maggioranze
  che si  possono aggregare e che, soprattutto, in una dato momento
  è  possibile  aggregare  intorno  a  degli  obiettivi  che  siano
  obiettivi finalizzati, obiettivi di riforma e di rinnovamento.
       Oggi  in  questa  fase  siamo  riusciti  a  comporre  questa
  maggioranza che  è nata con questo discrimine e che, soprattutto,
  si è  posta  alcuni  obiettivi,  alcuni  dei quali sono stati già
  raggiunti.
       Io  credo   che   il   tema  di  come  in  futuro  si  possa
  ulteriormente sviluppare  l'azione  di Governo in modo incisivo e
  in modo direi  efficace  è  un  tema  che si pone al dibattito di
  questa Assemblea, delle forze politiche, nell'interesse di questa
  Regione.
       Ritengo che in  ogni  caso  ci sarà un momento in cui questa
  stessa maggioranza,  a  breve  scadenza,  il tema se lo porrà non
  tanto e non  solo per fare una verifica dei passi compiuti, delle
  azioni intraprese,  dei  risultati ottenuti, di quelli che ancora
  devono essere  perseguiti  da parte della maggioranza, ma anche e
  soprattutto se  c'è  un  problema  oggi  di  un coinvolgimento di
  maggioranza e  opposizione  intorno  a  temi  che hanno un valore
  discriminante,   che   segnano   la   vita   di  una  istituzione
  parlamentare nel  corso  di  una legislatura, cioè se è possibile
  trovare una  base  comune  dal  punto  di vista programmatico che
  intorno a temi  come  questi,  ma non solo a temi come questi, ma
  soprattutto sui  temi  dello  sviluppo, si  possa rintracciare un
  comune denominatore  che ci consenta di portare dei risultati, di
  non bruciare  questo  fine legislatura, ormai possiamo parlare di
  fine legislatura,  in  modo tale da consegnare la XII legislatura
  agli annali  della  storia,  della storia di questa Regione, come
  una legislatura  che  ha fatto compiere dei passi avanti malgrado
  le difficoltà  in  cui  si è dibattuta, malgrado le difficoltà in
  cui essa è vissuta.
       Questa verifica  noi  la  faremo  subito  dopo  le  elezioni
  europee, concordando  con  le  forze  che vi sono in qualche modo
  interessate i tempi e  i  modi; non so se non sia opportuno anche
  con  il  concorso  di  tutte  le  forze  presenti  nell'Assemblea
  regionale siciliana definire  un  percorso  che  ci  consenta  di
  mettere subito all'attivo  altri  due  punti importanti che fanno
  parte del dibattito e dei temi di cui abbiamo discusso in passato
  e di cui  discutiamo ancora oggi, cioè quello della riforma della
  legge elettorale per  dare  una  stabilità  e  una certezza sotto
  questo  profilo  alla  vita  politica  assembleare  della  nostra
  Regione e il  tema  della  riforma della pubblica Amministrazione
  che è un  tema  unanimemente  condiviso,  ritenuto prioritario ed
  urgente da parte di tutti.
       Dopodiché,  alla  valutazione  delle  forze  politiche  sono
  rimesse le scelte che dovranno essere compiute e che poi dovranno
  portarci a conclusione  della  legislatura. Si spera in modo tale
  di  garantire  una  produttività  alta  dell'Assemblea  regionale
  siciliana e dare  così  riscontro  alle  esigenze  che ci vengono
  poste dagli elettori e dai cittadini della nostra Regione.


   Presidenza del presidente Cristaldi


                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     LA GRUA . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LA GRUA . Signor  Presidente, onorevoli colleghi, dopo l'ampia
  introduzione  fatta   dal   Presidente  della  Regione  a  questo
  dibattito, ritengo  che  sia  indispensabile per i pochi deputati
  presenti in Aula una pausa  di  riflessione, ma anche per dare la
  possibilità ai colleghi  assenti  questa mattina di poter leggere
  il resoconto  stenografico  dell'intervento  del Presidente della
  Regione  da  cui  necessariamente  dovrà  prendere  le  mosse  il
  dibattito politico che  ci  attende.  Signor Presidente, propongo
  quindi  la  sospensione   della   seduta  e  di  riprenderla  nel
  pomeriggio.

     PRESIDENTE. Onorevole Presidente,  è  d'accordo  per un rinvio
  del dibattito alle ore 17.00?

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Sono d'accordo.

     PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.


   Presidenza del presidente Cristaldi


    COMUNICAZIONE AI SENSI  DEL  SECONDO COMMA DELL'ARTICOLO 83 DEL
    REGOLAMENTO INTERNO

     TRICOLI.  Chiedo   di  parlare  ai  sensi  del  secondo  comma
  dell'articolo 83.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente della  Regione,  onorevole  Assessore,  la  notizia di
  quest'oggi circa  l'applicazione  da  parte del comune di Palermo
  delle norme che  riguardano il commercio, anche in assenza di una
  diversa legge  da parte dell'Assemblea regionale siciliana, credo
  che  meritino   un'attenzione   particolare,  sia  da  parte  del
  Presidente della  Regione,  sia  da  parte  dell'Assessore per il
  commercio, la  cooperazione,  l'artigianato  e la pesca, ma credo
  che  coinvolga  il  ruolo  del  Parlamento  siciliano  nella  sua
  interezza.
       Non  voglio  entrare  nel  merito  della  legge,  sulla  sua
  capacità di essere veramente  produttiva  per  il  commercio e di
  suscitare   quel   necessario   interesse   nei   confronti   dei
  commercianti e dei cittadini  in genere. Ritengo tuttavia che per
  quanto riguarda le  prerogative  di  questo Parlamento, mi sembra
  abbastanza chiaro che abbiamo in materia una competenza esclusiva
  che non può  essere  certamente  scavalcata  da  un  qualsivoglia
  assessore comunale.
       Desidero, quindi,  che  il  Presidente  della  Regione, e in
  particolare l'assessore al ramo, visto che è presente, ci dia una
  risposta chiara  su  quali  sono  gli  intendimenti  del  Governo
  regionale, se  intende asseverare questo comportamento che non so
  come qualificare da  parte  del  comune  di  Palermo,  se intende
  invece prendere provvedimenti e come eventualmente l'Aula si deve
  atteggiare per  garantire  e  per tutelare le proprie prerogative
  costituzionali,  istituzionali e dunque costituire delle certezze
  nei confronti dei  cittadini  e  non  invece essere una specie di
  giungla in cui ciascuno può  decidere,  a seconda di come si alza
  la mattina, ciò che vuole  sul  destino  e  sul futuro di tutti i
  siciliani.
       Io credo che  occorra  una  parola  del  governo  in  questa
  materia.

     BATTAGLIA, assessore   per   la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BATTAGLIA, assessore   per   la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  io ringrazio l'onorevole  Tricoli per aver sollevato la questione
  relativa all'applicazione  in  Sicilia del decreto legislativo n.
  114 di riforma  del  commercio  perché  mi  consente  di riferire
  all'Aula quello che il governo ha finora fatto.
       Dico  subito  che  il  governo  in  materia  la  pensa  come
  l'onorevole  Tricoli,  noi  siamo  convinti  che  in  materia  di
  commercio la  Regione siciliana ha potestà legislativa esclusiva,
  che il decreto legislativo  n.  114 non può applicarsi in Sicilia
  fino a quando lo  stesso non viene recepito con un'apposita legge
  regionale.
       Questo  lo   diciamo   perché  il  precedente  provvedimento
  legislativo,  la legge n.  426  del  1971,  in  Sicilia  è  stata
  recepita con un provvedimento regionale, la legge n. 43 del 1972,
  che  certamente non  può  essere  abrogata  da  una  disposizione
  statale successiva in  materia,  ripeto,  in  cui vige la potestà
  esclusiva della Regione siciliana.
       Questo punto di vista,  d'altronde, non è punto di vista che
  ha questo governo, è il  punto  di vista che ha espresso anche il
  governo che ha preceduto l'attuale. Nell'ottobre del 1998 infatti
  l'assessore Beninati,  allora  assessore  al mio posto, assessore
  alla cooperazione,  al  commercio,  all'artigianato e alla pesca,
  emanò un'apposita circolare  con cui ribadì nella sostanza questo
  concetto.  Ciò  nonostante,  considerato  che  nell'approssimarsi
  della scadenza del 24  aprile,  data in cui cessavano gli effetti
  della  legge  nazionale  n.  426  del  1971,  e  considerato  che
  impropriamente,  con  un'iniziativa  che  io  non  ho  esitato  a
  criticare, l'ANCI  siciliana  ha  organizzato  un'assemblea degli
  amministratori comunali  senza invitare la Regione, per sostenere
  nel corso di  quell'assemblea, in assenza di contraddittorio, che
  invece il decreto  legislativo  n.  114  si  applicava in Sicilia
  almeno per alcune sue  parti,  io ho ritenuto, proprio al fine di
  ripristinare certezza ed evitare che ci potesse essere in Sicilia
  confusione o un'applicazione  "a  macchia  di leopardo" in alcune
  realtà comunali di una disposizione legislativa che, ripeto, sono
  convinto  non si applica  in  Sicilia  fino  a  quando  non  sarà
  recepita, ho emanato  un'ulteriore  circolare,  la n. 3452 del 23
  aprile 1999, in  cui  ho  ribadito  con  estrema chiarezza che il
  decreto legislativo n.  114  non può operare in nessuna delle sue
  parti in Sicilia  fino  a quando è vigente in Sicilia la legge n.
  43 del 1972  e,  comunque,  fino  a quando non verrà recepita con
  un'apposita legge della Regione siciliana.
       Sotto questo aspetto, quindi, noi non abbiamo nient'altro da
  dire se non quello,  come  lei  onorevole  Tricoli avrà visto, di
  tentare in qualche  maniera  di  riportare  a  ragionevolezza  il
  comportamento dell'Assessore  alle attività produttive del comune
  di Palermo che, invece,  ha  ritenuto di questa cosa di farne una
  sorta di "crociata  santa":  ogni  giorno  sul  giornale  ci dice
  quanti sono i cittadini  che  hanno  ritirato  i moduli in quanto
  interessati alla eventuale apertura di nuovi esercizi.
       E' chiaro che noi  non  possiamo  che  ribadire,  come io ho
  fatto anche  nella  stampa  stamani,  che  questo  provvedimento,
  questo modo di procedere non è da noi condiviso, non è quello che
  noi riteniamo legittimo  e,  quindi,  ribadire  la validità della
  circolare che ho emanato,  che tra l'altro è una circolare che ha
  avuto il consenso delle organizzazioni di categoria, che ha avuto
  il consenso della  Unioncamere  siciliane  e che è stata emanata,
  ovviamente è  inutile  dirlo,  dopo  un approfondimento giuridico
  operato non solo  dagli  uffici  dell'Assessorato  ma anche dagli
  stessi consulenti dell'Assessore.
       L'occasione mi  è però gradita, signor Presidente, onorevoli
  colleghi, per sollecitare tuttavia che l'Aula proceda rapidamente
  all'approvazione del disegno di legge di riforma del commercio in
  Sicilia.
       Vi sono all'attenzione del Parlamento tre diversi disegni di
  legge:  uno  preparato  dall'attuale  Governo,  uno  dal  Governo
  precedente  e  uno  dal  Gruppo  parlamentare  dei democratici di
  sinistra, c'è quindi materia sufficiente per avviare il confronto
  in  Aula.  Sul  disegno  di legge presentato dall'attuale Governo
  l'Aula  ha  già  concesso  la  procedura  d'urgenza  con  il voto
  unanime,  quindi siamo nelle condizioni di poter dire che vi è da
  parte  di  tutto  il  Parlamento la convinzione che il disegno di
  legge  bisogna  subito trattarlo e credo di poter dire, onorevole
  Presidente,  se  fosse  possibile  ipotizzare  che la trattazione
  possa  avvenire subito dopo l'approvazione del bilancio nei tempi
  che  la  Presidenza  d'intesa  con  la  Conferenza dei Capigruppo
  volesse stabilire.
       Voglio  ricordare  infatti  -  e  chiudo Presidente - che il
  decreto  legislativo  114  concede  alle  regioni  tra virgolette
  inadempienti  un  periodo di 60 giorni oltre il 24 aprile dopo il
  quale   potrebbero   scattare  i  provvedimenti  sostitutivi, che
  probabilmente   in  ragione  della  particolare  autonomia  dello
  Statuto   siciliano,   potrebbero   non   riguardare  la  Regione
  siciliana,  tuttavia  si entrerebbe poi in una sorta di conflitto
  con  il  Parlamento  nazionale  e  con  il  Governo nazionale che
  sarebbe opportuno evitare.  I 60 giorni, come è facile calcolare,
  scadrebbero  il  24 giugno, quindi credo che noi dovremmo fare di
  tutto  perché  il Parlamento siciliano possa, entro il 24 giugno,
  approvare il disegno di legge che è stato presentato dall'attuale
  Governo  unitamente  agli  altri disegni di legge già giacenti in
  Commissione. In questa maniera la polemica finirebbe subito e noi
  restituiremmo  certezza  di  diritto  a  decine  di  migliaia  di
  imprenditori  siciliani  i quali vogliono sapere qual è il quadro
  normativo di riferimento.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  la  seduta  è  sospesa ed è
  rinviata alle ore 17,00.

     (La seduta, sospesa alle ore 12.43, è ripresa alle ore 17.35)


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


               PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
       E'   iscritto  a  parlare  l'onorevole  Di  Martino.  Ne  ha
  facoltà.

     DI  MARTINO .   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  il
  dibattito di oggi mi  fa  ricordare  una  frase  del  filosofo di
  Trevi, il  Presidente  dell'Assemblea  dovrebbe  avere  una certa
  dimestichezza col filosofo  di  Trevi,  il  quale  sosteneva  che
  quando le tragedie  nella  storia  si  ripetono  diventano farse.
  Questa Assemblea ha conosciuto molte tragedie, tragedie dovute al
  coinvolgimento, nel passato,  di  uomini  di  Governo  in vicende
  riguardanti reati  contro la Pubblica Amministrazione. E dobbiamo
  dire  che nel passato  la  politica  è  stata  più  severa  della
  magistratura nel  condannare  i  comportamenti  degli  uomini  di
  Governo. Con ciò non  vogliamo  dire  che  la  questione morale è
  un'invenzione.  La questione  morale  è  una  realtà  della  vita
  pubblica di cui la  politica  non  ha  saputo  trovare  le giuste
  soluzioni, e mi  rendo  conto,  onorevole  Presidente,  non  sono
  facili soluzioni.  La  corruzione  pubblica  assieme  ad un'altra
  attività  è il  mestiere,  l'attività  più  antica  del  mondo  e
  difficilmente può essere debellata  con le sole leggi, se non c'è
  una presa di coscienza,  se  non  c'è  una  diversa cultura delle
  popolazioni,  dei  ceti  dirigenti  e  della  società  civile  in
  generale. Sappiamo cosa  è accaduto in Italia dalla guerra fredda
  in  poi.  Abbiamo   visto   che  le  contrapposizioni  a  livello
  internazionale da un lato  i  Paesi,  come si diceva a suo tempo,
  oltre la cortina di ferro, i Paesi dell'area occidentale, abbiamo
  visto nei Paesi oltre  la  cortina  di  ferro dove si pensava che
  anche il regime comunista poteva debellare la corruzione, abbiamo
  visto in quei  regimi  non  viene  assolutamente debellata, non è
  stata assolutamente debellata  e altrettanto è avvenuto nei Paesi
  occidentali o ad economia  di mercato dove la classe dirigente si
  riteneva inamovibile e  come  tale anche imponibile. E tutto ciò,
  onorevole Presidente, è  durato  per  decenni, è durato fino alla
  caduta del muro di Berlino. Con quella caduta del muro di Berlino
  non è caduto soltanto  il regime sovietico ma sono crollate anche
  alcune realtà dei Paesi,  così  detti occidentali o dei Paesi del
  blocca atlantico perché  quella  immunità  o  quella  impunità  è
  caduta perché sono finite  tutte  le  preoccupazioni e non a caso
  dopo il 1989  incomincia  quella  che  viene chiamata normalmente
  "tangentopoli".
       Ma  dopo queste premesse io mi chiedo, onorevole Presidente,
  se esistano ragioni valide per il dibattito oggi in questa Aula.
       A me qualche dubbio  sorge,  da  parte  della opposizione di
  centro destra si è  voluto mutuare un comportamento tipico, a suo
  tempo della opposizione di sinistra.
       Cioè quando accadevano  vicende che coinvolgevano gli uomini
  di Governo, si chiedevano  a  gran  voce le dimissioni, cambio di
  Governo e spesso, devo dire, a ragione.
       Qui però l'opposizione di  centro-destra non si è resa conto
  che abbiamo un diverso  contesto  politico  e  di  governo  e una
  diversa maggioranza.
       Non si è voluta  rendere  conto  che  della  vicenda  che ha
  coinvolto l'Assessore Castiglione,  il  Governo  e la maggioranza
  sono completamente estranei,  ed  essendo  estranei  non  ci  può
  essere alcun coinvolgimento e non si possono imputare all'attuale
  governo responsabilità che appartengono ad altri.
       Ma, onorevole Presidente,  nemmeno  possiamo  dire che siano
  responsabili altri Presidenti  di  Regione  o altri assessori del
  precedente Governo, però,  se vogliamo dare un giudizio politico,
  non  possiamo  dimenticare che  per  la  parte  che  riguarda  il
  coinvolgimento  regionale, cioè  mi  riferisco  alla  nomina  del
  direttore generale della  Azienda Unità sanitaria locale, non c'è
  dubbio che non riguarda  responsabilità  di  questo Governo ma di
  quel Governo che ha nominato  il  manager  della  ASL,  che  si è
  dimostrato debole,  sensibile  alle  sollecitazioni  di  ambienti
  politico-mafiosi, come lui stesso ha dichiarato recentemente alla
  stampa.
       Poichè il dibattito è  aperto, noi discuteremo di lotta alla
  corruzione in Sicilia, e  non  solo,  e dobbiamo tenere conto che
  quando parliamo di lotta  alla corruzione in Sicilia, parliamo di
  un contesto diverso da quello di tutto il Paese perchè in Sicilia
  e specialmente nel Mezzogiorno, vi è un altro elemento pericoloso
  che riguarda le  organizzazioni mafiose che vogliono condizionare
  anche la vita degli enti e la loro attività gestionale.
       Vediamo cosa possiamo fare  in  Sicilia, e non è un problema
  solo della Sicilia.
       Recentemente la Camera  dei Deputati ha nominato un comitato
  di studio per la  prevenzione della corruzione perchè il problema
  non  si  può  risolvere  alla  Regione  siciliana o all'Assemblea
  regionale siciliana, perchè bisogna adottare alcuni provvedimenti
  non  solo  preventivi,  ma  anche  punitivi  che  solo al livello
  nazionale si possono portare avanti e adottare.
       Intanto  dobbiamo   riconoscere   che  le  dimensioni  della
  corruzione sono enormemente  aumentate e sono aumentate perchè si
  è diffuso il potere,  cioè  prima c'era un centralismo del potere
  adesso si va verso il decentramento ed è chiaro che la corruzione
  non si ferma soltanto  al  centro ma coinvolge anche le periferie
  dell'impero.
       Dobbiamo anche vedere le cause della corruzione. Abbiamo per
  esempio la spesa della  pubblica  amministrazione per i beni ed i
  servizi, abbiamo le  prestazioni  dei  servizi  che  fornisce  la
  pubblica  amministrazione,  e  qui  accadono  fatti di corruzione
  molto  sgradevoli.  Per  esempio c'è una corruzione di cui non si
  parla  molto e qui c'è il presidente della Commissione "Sanità" e
  mi fa piacere.
       Per  esempio  nella  sanità  non  è  corruzione  sgradevole,
  intollerabile  quello che avviene; alcuni docenti del Policlinico
  che   poi  gestiscono  cliniche  private  e  difficilmente  nelle
  cliniche  pubbliche  si  può  trovare posto e poi quando si trova
  posto  nelle cliniche private.
       Questa  non  è  una corruzione intollerabile più delle altre
  corruzioni? Ecco qual è la vera questione
       Abbiamo  anche  tutti  i  poteri  autoritari  della Pubblica
  Amministrazione, tutto fatta di divieti, tutto fatta di permessi,
  dove   è   facile   poi  l'inserimento  dei  corrotti.  L'immensa
  allargamento  dell'area  pubblica, il disordine normativo. Quando
  viene   lasciata   alla   discrezionalità   del   funzionario  la
  valutazione  delle  norme da applicare nelle varie fattispecie. E
  questo è un modo di aumentare la corruzione.
       Il   finanziamento  della  politica.  E  proprio,  onorevole
  Presidente,  girando  per la città di Palermo in questi giorni si
  vedono  per  esempio  dei  posters come se si stesse lanciando il
  film  "Titanic". Abbiamo dei posters di politicanti regionali che
  annunziano le loro candidature alle elezioni europee e certamente
  -  da un calcolo approssimativo che conosce chi ha fatto campagna
  elettorale  -  questo primo annunzio certamente costerà centinaia
  di  milioni. E sarebbe interessante capire da dove vengono, quali
  lobbies,  quali forze sostengono queste campagne elettorali.
       Ecco  qui  il  problema del finanziamento della politica. Il
  problema  delle  preferenze nel sistema elettorale che è un altro
  elemento della corruzione, della turbativa della vita politica. E
  tante altre questioni, la confusione dei ruoli tra amministratore
  e politico; la inefficienza della Pubblica Amministrazione.
       L'assenza e l'insufficienza dei controlli. SI fanno soltanto
  controlli   formali  ma  non  si  portano  avanti  controlli  sui
  risultati dell'azione amministrativa.
       Poi  la  sfiducia  che hanno i cittadini nei confronti della
  politica  della  Pubblica  Amministrazione e quindi preferiscono,
  alla fine, pagare le tangenti - grandi o piccole - per accelerare
  le  pratiche e non denunziare o chiedere il rispetto delle regole
  da parte della Pubblica Amministrazione.
       Quindi,   bisogna   affrontare  questi  problemi  con  molta
  determinazione.  Certo,  avevo  letto  che  il comitato ristretto
  nominato  dalla  Camera dei Deputati per esaminare la prevenzione
  alla  corruzione  ha  dato  alcune  indicazioni.  E penso che sia
  opportuno,  da parte del Governo, da parte dell'Assemblea, tenere
  conto  di  queste  indicazioni per vedere in che modo l'Assemblea
  regionale  può  fare proprie alcune parti di questo studio perché
  altri  aspetti  e  altre indicazioni sono di competenza esclusiva
  del  Parlamento nazionale, che vanno a toccare diritti soggettivi
  e  la  libertà  dei  cittadini  e  quindi  l'Assemblea  regionale
  siciliana   -  per  fortuna  -  non  può  intervenire  in  queste
  questioni.
       Quindi,  per  avviarmi  alla conclusione signor Presidente e
  onorevoli colleghi, noi abbiamo visto che qui il Centro destra, o
  meglio,  per  essere più corretto, Alleanza nazionale, ha chiesto
  questo dibattito, e l'impressione che se ne ricava è che non l'ha
  chiesto    per    trovare    rimedi    contro    lo    corruzione
  nell'amministrazione regionale, ma ritengo che incautamente lo ha
  chiesto  pensando  di  potere  provocare  la  caduta  del governo
  Capodicasa.
       Se così è non  c'è  dubbio  che  è  stata una mossa politica
  completamente  sbagliata,   perchè   non   si  può  che  ribadire
  l'estraneità del  governo  regionale  sulla vicenda Castiglione o
  sulla vicenda che riguarda l'ospedale di Catania.
       Dobbiamo dire le  cose  come  stanno: è sbagliato pensare di
  coinvolgere un  gruppo  politico,  un  gruppo  parlamentare  o un
  intero partito,  per  vicende  che riguardano le singole persone.
  E poi questi  gruppi,  questi  movimenti,  colleghi  di  Alleanza
  nazionale del Centro  destra,  sono  stati alleati a turno, e col
  Centro destra e col  Centro  sinistra, ed io non penso che questa
  possa essere  una  questione  morale;  è  una questione politica,
  tutto al più  può  essere  un  problema  di moralità politica, ma
  certamente da qui non si può fare coinvolgere sul piano penale un
  intero gruppo  o un singolo parlamentare, perchè quest'Assemblea,
  come qualunque  parlamento  deve  rispettare  quelle  che sono le
  decisioni della magistratura.
       Quindi se la  questione  è  soltanto del cambio di Governo o
  delle  dimissioni  del Governo, ciò deve essere esaminato dopo il
  13  giugno,  ed  io ritengo - perchè non è il caso di nascondersi
  dietro  un  dito - che è un problema di tutta la maggioranza e di
  Centro  sinistra, quello di allargare i propri confini, allargare
  i  propri  confini  a  sinistra  e allargare i propri confini nei
  confronti del Centro moderato e riformista.

     GRANATA. Qui si tratta di essere espansionisti....

     DI MARTINO .  Non  si  tratta di essere espansionisti. Intanto
  voglio dire che ormai  ci conosciamo da alcuni anni, non ho avuto
  mai  pregiudiziali  antifasciste,  anche  perche siccome ritengo,
  come  dico   agli   amici  anticomunisti:  come  fate  ad  essere
  anticomunisti quando non  c'è  più  il  comunismo. La stessa cosa
  dico a quelli  che  si  proclamano  antifascisti:  essere anti di
  qualche cosa che non  esiste  più,  non c'è più ragione. Tutto al
  più  la  contrapposizione  può  essere  di  altra  natura  e  non
  certamente di questo tipo.
       Ma ritengo  che  sia necessario allargare questa maggioranza
  per altre ragioni interne nello stesso Centro sinistra, perchè vi
  sono alcuni  parlamentari  del  Centro sinistra che qualche volta
  denunciano mal  di  pancia, i cosiddetti "malpancisti", altri che
  hanno un  presunto malessere e mostrano spesso una ingiustificata
  irrequietezza.
       Invece noi dobbiamo  partire da un dato politico certo, e mi
  avvio alla conclusione. Il  dato  politico  è  uno, a mio modo di
  vedere, stando così  le  cose  in  questo  Parlamento,  in questa
  Assemblea  regionale:  che il Centro sinistra, nel suo complesso,
  ha  maggiore  capacità  di aggregazione politica;  a questo ruolo
  il  Centro  sinistra  non  può  rinunziare.  Non  può  rinunziare
  all'interesse della Sicilia, della sua autonomia, e per il futuro
  stesso della nostra Isola e della nostra Regione.
       Pertanto,  il  Centro  sinistra deve farsi carico di guidare
  questo  fine  legislatura, deve guidarlo per portare a compimento
  il  processo di cambiamento e per realizzare una vera transizione
  verso una nuova Regione. Grazie Presidente.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Croce.
       Ne ha facoltà.

     CROCE. Signor Presidente,  signor  Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, appena pochi giorni  or  sono,  le pagine dei
  giornali sono state riempite dai resoconti legati agli arresti di
  alcuni uomini politici siciliani. Giusta  e corretta la scelta di
  discutere, soprattutto per  guardare  indietro,  ma  per guardare
  avanti.
       Molti  colleghi  della sinistra si sono affrettati la scorsa
  settimana   a   professarsi   iscritti   nel   partito   dei  non
  giustizialisti,  se  non  addirittura dei garantisti.
       Tutti  hanno voluto precisare correttamente che la giustizia
  deve  fare  il  suo corso e così come essa non deve sovrapporsi o
  peggio sostituirsi alla politica, quest'ultima non può e non deve
  produrre sentenze.
       I  dati  e   le  informazioni  trapelate  ed  ufficializzate
  successivamente,  l'Aula  del  27  aprile  ultimo  scorso,  hanno
  comunque,  a  mio avviso,  chiarito  e  determinato  gli  scenari
  giudiziari.
       Tutti, quindi, oggi  in  quest'Aula,  sono consapevoli della
  pesantezza della vicenda politica  che  stiamo vivendo.
       In  questi  quasi  tre anni di attività quest'Aula ha dovuto
  assistere  alle stucchevoli prove di autori, di colleghi, che pur
  di recitare la loro parte ci hanno consegnato in base ai contesti
  duri   interventi  giustizialisti  o  appassionate  difese  della
  libertà.
       La sinistra, sin quando  è  stata opposizione in quest'Aula,
  ha  utilizzato  la  politica   del  dubbio,  giungendo  anche  al
  vetriolo.
       Mi  ricorda  un  esempio  e  cito  un  personaggio Erasmo da
  Rotterdam,   l'avrebbe   titolato:   "l'elogio   dell'ipocrisia",
  onorevole Forgione.

     FORGIONE. Della verità.

     CROCE. Infatti il comportamento, le dichiarazioni ufficiali di
  questi giorni degli amici e  degli  alleati degli arrestati, solo
  così potrebbero essere definiti da un osservatore obiettivo.
       Cosa  pensa,  per esempio, un autorevole compagno capogruppo
  di questi avvenimenti e delle eventuali refluenze politiche sulla
  qualità  del programma e sulla possibilità che essi comportino un
  rallentamento  della  crescita di una nuova coscienza antimafiosa
  di questa Regione?
       Se ben ricordo questo era un suo dubbio.
       Avrebbe  frenato la crescita di una nuova cultura sociale la
  presenza del presidente Provenzano?
       Sarebbe facile allargare i dubbi e le contraddizioni che gli
  avvenimenti  di  questi  giorni pongono non solo a quest'Aula, ma
  soprattutto  ai  cittadini siciliani, chiedendosi nel modificarsi
  dei  contesti politici se il compito di preservare il prestigio e
  l'autorevolezza   delle   istituzioni   non   imponga  all'intero
  Parlamento  la  domanda  sull'opportunità  delle  dimissioni  del
  presidente Capodicasa.
       Sarebbe  sin troppo facile, ma è questione di stile.
       Sarebbe  sin  troppo  facile  usare  le geometrie di qualche
  collega che invitava, che avesse responsabilità politiche e ruoli
  istituzionali   ad   essere  immuni  dal  minimo  sospetto  e  da
  disdicevoli frequentazioni, fossero anche anche in presunta buona
  fede.
       Sarebbe sin troppo facile riproporre  le  argomentazioni  di
  chi individuava nei governi di centro-destra il  "miele"  su  cui
  stavano  per convergere interessi che sono tra  i  peggiori,  dal
  punto  di  vista della collusione affari  politica;  sarebbe  sin
  troppo facile leggere in quest'Aula quanto  titolava il "Giornale
  di Sicilia" quel venerdì del 29 gennaio 1999, oppure "l'Espresso"
  del 3 maggio 1999.
       Sulle scelte compiute dal Governo Capodicasa  si  potrebbe e
  si dovrebbe parlare di poca accortezza  politica.  D'altra parte,
  cosa dire  oggi  di  chi,  novello  Savonarola, individuava Forza
  Italia in  Sicilia  come crogiolo di nequizie?  Agli esponenti di
  Forza Italia  in  Sicilia  sono  certamente  ascrivibili la buona
  fede, l'inesperienza  e, talvolta, la poca accortezza politica il
  che, mi consentano  i colleghi, da un lato ci pone di diritto nel
  novero di  coloro i quali fanno politica per spirito di servizio,
  escludendoci, nel  contempo,  da  coloro  che  hanno  fatto delle
  inamovibilità virtù.
       Oggi,  quindi,  se  solo  si volesse,  questo  dibattito  si
  trasformerebbe  nella  "Caporetto morale" del  primo  governo  di
  sinistra della Sicilia e non è detto che  ciò  non  accada.  Sono
  certo che il Presidente della Regione troverà argomentazioni tali
  e  tanti  da giustificare gli avvenimenti e tenterà  di  fare  di
  necessità virtù utilizzando magari il nuovo posto  in  Giunta per
  irretire qualche voglioso collega.
       Sono altresì certo che i colleghi della  maggioranza, che in
  cuor  loro  sono  ancora capaci di fare un  esame  di  coscienza,
  sereno e scevro da condizionamenti partitici, in piena libertà si
  interrogheranno.
       Potrei  tediare  l'Aula  con   lunghe   dissertazioni  sulla
  moralità  in  politica,  con  affermazioni   di  principio  sulla
  necessità  di  modificare  le regole di  selezione  delle  classi
  dirigenti,  ma la verità è che i colleghi  conoscono  già  quanto
  potremmo dire, non hanno bisogno di paternali,  è invece corretto
  che essi si interroghino e che interroghino il  loro  animo; sarà
  opportuno che essi riflettano, oltre che su quanto già suggerito,
  anche sui futuri atteggiamenti politici.
       Alla  luce  delle  ultime informazioni  sulle  attività  dei
  giudici,  possono  ancora  essere propinate  le  riflessioni  del
  Presidente, che pare essere dotato di poteri taumaturgici tali da
  convertire  o  sanare  gli appestati?
       Altri  due e più pungenti esempi intendo  farli.  Il  primo:
  l'onorevole Presidente Capodicasa avrà avuto modo  di  leggere  i
  quotidiani  in  questi giorni e si sarà  certamente  accorto  che
  l'onorevole D'Alema ha invitato i suoi ministri  a non candidarsi
  per   le   prossime  elezioni  europee;   corretto   e   avveduto
  comportamento, quello del Presidente del Governo nazionale, a mio
  avviso, che deontologicamente ritiene doveroso  che  chi governa,
  chi  gestisce  potere,  chi quotidianamente è in  grado  di  dare
  risposte legittime ai cittadini non debba  scendere nella mischia
  personalmente.
       Sanno i colleghi in quest'Aula o fanno finta  di  non sapere
  che, in barba a qualsiasi principio deontologico, invece, qualche
  candidato di qualche partito amico del  Presidente  svolge ancora
  il pieno mandato assessoriale?
       Diceva l'onorevole Di Martino che manifesti  giganti e altre
  forme di pubblicità ormai hanno invaso la Sicilia.  Ne  ho  visto
  uno  proprio due minuti fa alla fermata  dell'autobus,  c'era  la
  foto dell'onorevole Cuffaro. E' sbagliato  fermarsi  alle fermate
  degli autobus, Presidente, perchè andare in  Europa con l'autobus
  non   mi  pare  una  cosa  semplice,   forse   doveva   scegliere
  l'aeroporto, il porto, la stazione ferroviaria,  ma  questa  foto
  ferma lì credo che ci rimarrà per molto tempo.
       E allora  il  secondo.  Sanno  i  colleghi  che  proprio  in
  procinto  della  campagna  elettorale europea, alcuni assessori o
  qualche assessore, non  so se sono più di uno i candidati, perché
  non si  capisce  ancora, hanno posto in essere, caro Presidente -
  stia attento  a  quelle  cose  che dirò - provvedimenti capaci di
  alimentare  speranze  ed  aspirazioni  legittime  da  parte delle
  migliaia di siciliani in cerca di occupazione stabile.
       Ritengo  che anche su questi argomenti deve interrogarsi chi
  oggi  vuole  parlare  di morale e politica, chi chiede regole più
  chiare, mentre,  pur  osservando  certi  comportamenti si trincea
  dietro convenienze del momento.
       Mi  permetta,  signor  Presidente,  di  fare  una  simpatica
  considerazione  ad  alta  voce;  un noto personaggio francese dei
  fumetti  e  quindi  mi  verrebbe  anche da esclamare "Quanto sono
  fessi  questi  romani  che  consentono  ai  propri  avversari  di
  partecipare  con le forze migliori alla guerra e a chi può mi sia
  consentita  l'insolenza, presumeva  con  le  proprie  conversioni
  politiche  di poter ricevere nuovo potere e quella sussurrata nei
  corridoi, immunità, gli ultimi avvenimenti hanno fatto fallire le
  proprie previsioni.
       E  di ciò tutti gli uomini onesti in questa aula non possono
  che  gioire.  C'è  una  frase  latina,  lei,  oltretutto,  è  uno
  studioso  di   latino,   che  dice: "Proditores  etiam  iis  quos
  anteponunt invis  sunt"  (i  traditori sono odiosi anche a quelli
  che favoriscono). Questo, lo  sentenziava Tacito, esplicitando la
  sensazione di un disagio che certamente i colleghi della sinistra
  in questi giorni hanno visto maggiormente accentuarsi. Ma essi si
  guardano  bene   dal  dire  in  aula  quali,  quello  che  invece
  sussurrano nei  corridoi,  o nel chiuso delle loro segreterie; io
  credo che  in  questo  momento questo Parlamento abbia bisogno di
  scelte politiche forti ed autorevoli.
       Non  vorremmo così oggi essere travolti da chi ipocritamente
  intende  tirare fuori l'antica e tradizionale metafora della casa
  di vetro  riferita all'ordinamento democratico. Che la democrazia
  esiga  trasparenza   e   sia  incompatibile  con  la  menzogna  e
  l'ipocrisia è stato  a lungo un principio ed ha finito per essere
  considerato dai cittadini una illusione, così come l'aver preteso
  dentro e fuori  questa  aula nel recente passato di possedere una
  verità assoluta etica ideologico-politica significava non solo il
  riservarsi il  diritto  implicito  di  imporla,  ma  intenderebbe
  ancora  oggi   anche   il   diritto  di  cancellare,  manipolare,
  ricondurre a  retto  sentire  ogni  modesta  e concreta verità di
  fatto,ogni  episodio storico e politico, effettivamente accaduto,
  faccio  un  esempio  dell'arresto,  pare  motivato dell'assessore
  Castiglione.  Quello che questa aula si è impegnata a fare oggi è
  una serena  riflessione  sul  proprio  ruolo  rispetto  ai  fatti
  accaduti.
       La  salvaguardia  della  propria autorevolezza, la necessità
  che  alle  richieste legittime della società siciliana siano date
  risposte  concrete.  Quello che la maggioranza pare voglia invece
  perseguire è un percorso segnato dal potere che oggi intenderebbe
  ancora  mistificare  la  evidente  crisi,  non  solo  numerica ma
  ideologica-politica  della  compagine   governativa   con   nuove
  operazioni di potere.
       Noi  di  Forza  Italia  siamo   convinti   che   più   delle
  dissertazioni serva  a  ripristinare  con i fatti, con l'esempio,
  soprattutto con il buon governo, Presidente, il fondamento morale
  della  autorità   politica   in   modo   da   superare  l'attuale
  dissociazione tra  logica  dei cittadini e logica dei partiti. E'
  sbagliato imputare  alla  democrazia  le  deficienze di uno stato
  democratico, dobbiamo  piuttosto  imputarle a noi stessi, bisogna
  riprendere e  rafforzare  la  cultura  riformista,  c'è un grande
  bisogno  di   cambiamento  e  di  rinnovamento  che  deve  essere
  accompagnato  da  una  concretezza  paradigmatica,  da  efficacia
  nell'azione  riformatrice,  da  diffusione delle responsabilità e
  della partecipazione democratica
       Un  Governo  debole e condizionato dai mutevoli interessi di
  questo o  di  quel capo di partito, dai tatticismi di questo o di
  quel gruppo  di  potere, dalle trappole e dalle tagliole messe in
  atto e predisposte lungo il cammino.
       Signor Presidente, la Sicilia - per fare un esempio - è a un
  bivio: o la via di una resistenza, che pure è valsa a qualcosa, e
  di  un galleggiamento che esaurendosi potrebbe trasformarsi in un
  autoaffondamento,  oppure  la  via  di  un  vigoroso  cambiamento
  suscettibile  di  realizzare  quei  processi  di  risanamento, di
  riorganizzazione,    di    modernizzazione   e   di   una   nuova
  responsabilità  collettiva,  necessari  per  imprimere  nel corso
  delle vicende siciliane nuova vitalità e nuovo sviluppo.
       Tocca  a  noi,  al Parlamento, al nostro lavoro, alla nostra
  perseveranza,  ristabilire  i valori politici e morali coltivando
  il   sentimento  delle  responsabilità,  per  avviare  una  nuova
  stagione  tutta  siciliana  sulla  base  di uno sviluppo sociale,
  economico  e culturale che sia una garanzia per i lavoratori, per
  le donne, per i giovani, verso una nuova qualità della vita.
       Bisogna  chiudere  tutti  i  varchi  che,  consapevolmente o
  inconsapevolmente,  si  sono aperti a favore della malavita e del
  malaffare.
       In   alcuni   casi  è  difficile  disegnare  i  confini  tra
  delinquenza  comune  e delinquenza politica ma sta a noi vigilare
  usando  tutti  gli  strumenti del controllo democratico.
       La  prima  cosa  è  di  porre  mano  ad  un  riordino  delle
  istituzioni,  che la renda più capace di governare il cambiamento
  della nostra società, più rispettosa dei diritti dei cittadini ed
  in particolare la realizzazione di programmi a sostegno di chi si
  trova  in  reale condizione di bisogno, evitando di avvantaggiare
  le categorie più forti.
       Qui sta la questione morale, amici e colleghi, così mi piace
  rappresentarla  in  questo  Parlamento, cogliendo soprattutto due
  aspetti  fondamentali  nel  ragionamento  che il Presidente della
  Regione  ha  fatto questa mattina in quest'Aula: il primo momento
  "Regole  e  riforme" e siamo d'accordo, il secondo momento, lo ha
  dichiarato   lei   stesso  e  quindi  deve  assumere  una  grande
  responsabilità  in  questo Parlamento, sono parole che lei stesso
  ha  riferito  in  quest'Aula, intendo leggere questa parte perché
  importante:  "Non  c'è  dubbio  - diceva lei questa mattina - che
  maggioranze  risicate,  limitate numericamente, hanno possibilità
  di  incidere  in  modo  meno  profondo di quanto non possano fare
  maggioranze  più  solide  e  più  coeve".
       Onorevole  Presidente,  i  siciliani si aspettano un governo
  forte,  un governo che affronta i veri problemi della società, un
  governo rappresentato da forze politiche, anche se diverse ma che
  possano  concorrere  per elevare la democrazia di questa Regione,
  la  disoccupazione  al  28-29%, deve fare in modo di stabilire in
  questo  Parlamento  un  contatto  e quindi questo Parlamento deve
  rispondere  ai  disoccupati,  ai  deboli  e a tutti coloro che in
  questo momento vivono nel bisogno.
       Ed  allora se si vuole veramente uscire dal tunnel e dare un
  significato  profondo  per  rafforzare  le istituzioni, onorevole
  Presidente,   questa  verifica  si  affretti  a  farla  perché  i
  siciliani   non   possono   attendere.
       Io  credo  di  interpretare  un  sentimento politico del mio
  partito quando dico che Forza Italia, in relazione a quanto detto
  dal  Presidente  della  Regione,  ha  dimostrato  sia  per quanto
  riguarda  la  finanziaria  che per quanto riguarda il bilancio di
  essere in linea e di giocare una partita a favore dei bisogni dei
  cittadini.
       Spero  che  il  bilancio  venga  approvato e venga approvato
  subito,  senza perdita di tempo, per avviare quello che diceva il
  Presidente  ma che oltretutto è un'opinione diffusa, una stagione
  politica  nuova  che  veda  impegnate  le  forze  sane  di questo
  Parlamento  per  rilanciare  sul tema di quelle regole, di quelle
  riforme di  cui  lei  questa mattina ha voluto parlarne per tanto
  tempo.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     FORGIONE.   Signor   Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione,  onorevoli  colleghi,  sono  stato  definito  da  alcuni
  commentatori giornalistici e da alcuni parlamentari in quest'Aula
  l'unico giustizialista  coerente  in  questa  vicenda come lo fui
  negli anni passati.
       Non mi turba l'accusa, anche se non la vedo appropriata alle
  mie  posizioni,  la  mia cultura, quella della mia parte politica
  viene  da  quella  cultura  garantista  e  da  quella  storia del
  garantismo  sociale che ha guardato sempre alla giustizia come ad
  una  giustizia  di  tutti  e  per  tutti,  e,  semmai, ha chiesto
  giustizia  laddove la magistratura per anni si è sempre fermata e
  cioè  su  tutto  quell'intreccio  di collusioni tra il potere, le
  imprese,  la  malavita  organizzata, l'economia, era un simulacro
  che   non   si  poteva  toccare  per  anni  e  anni,  laddove  la
  magistratura non era in grado di garantire autonomia dalle classi
  dirigenti e dal potere.
       E'  il  garantismo  peloso  di  chi  si indigna quando sotto
  accusa  vanno  gli  esponenti del potere e delle classi dirigenti
  che  non  ci  trova  concordi,  è  il  garantismo  peloso  che si
  accontenta  delle  carceri  italiane  piene  del  55 per cento di
  immigrati  e  di  tossicodipendenti e non degli uomini veri dello
  scambio,  della corruzione, dell'eversione delle classi dirigenti
  di questo Paese.
       E  allora  se  l'accusa  mi viene da questi settori che sono
  garantisti  quando  l'opera  e l'azione legale della magistratura
  colpisce  i propri interessi non mi sento offeso, quando l'accusa
  mi  viene  da  certa  stampa preoccupata più dei numeri di questo
  dibattito  e  della possibilità o meno che attorno alla questione
  morale  possa  determinarsi  una  maggioranza  diversa  da quella
  esistente  oppure  il mantenimento di questa maggioranza e non di
  un  dibattito vero, politico sulle ragioni della questione morale
  oggi in  questa  Regione, be' mi sento un po' toccato perchè dico
  che  siamo  ancora  distanti  dall'esigenza  vera che la Sicilia,
  questo Parlamento, l'informazione, la società civile avrebbe.
       La  questione  morale  è  la  questione politica questo è il
  tema.  Non  dobbiamo  preoccuparci, Presidente della regione, dei
  giornali e della rappresentazione che i giornali hanno dato della
  vicenda Castiglione nelle ultime settimane, dovremmo preoccuparci
  della  rappresentazione  che  noi stessi riusciamo a dare di noi,
  dei  nostri  comportamenti, del nostro operato, del nostro legame
  sociale,  della capacità della politica di essere libera da tutte
  le collusione con l'economie e con le organizzazioni criminali.
       Io  ho apprezzato, Presidente della regione, la sua reazione
  all'atto  dell'arresto dell'assessore Castiglione, dell'onorevole
  Cusumano  e della richiesta di arresto del senatore Firrarello, a
  differenza  dei  governi  e  degli uomini della destra lei non ha
  inveito  contro  la  magistratura, lei non ha firmati gli appelli
  orgogliosi "siamo amici di Musotto".
       Lei  non  ha  fatto  questo,  ha  detto la magistratura vada
  avanti  e  noi  abbiamo  apprezzato  questo  suo  comportamento e
  sappiamo  che lei per storia certamente non viene da quella parte
  politica  che  ha individuato nella magistratura e nell'azione di
  legalità  portata  avanti dalla magistratura il nemico principale
  da sconfiggere, e che il suo garantismo non è quello peloso delle
  forze della destra.
       E  però  non siamo per niente soddisfatti del suo intervento
  di oggi.
       Mafia,  corruzione,  dicono  qualcosa  in più di una normale
  vicenda di  tangenti  e di tangentopoli.
       Qui la  questione  morale  si  intreccia  con  la  questione
  mafiosa e  attorno  alla  gestione della spesa pubblica in questi
  anni si è  costruito  e  continua  a  costruirsi e a definirsi il
  ventre molle  della società, quel tessuto connettivo del potere e
  delle classe  dirigenti che gente più autorevole di me e persone,
  uomini che  hanno  segnato la storia di questa Regione, molto più
  autorevoli  di  me,  penso  a  Mario  Mineo,  hanno  definito  la
  borghesia mafiosa di questa terra.
       Si,   borghesia   mafiosa,   cioè   tutto   quel   ceto   di
  professionisti, di colletti bianchi, di alti burocrati, di uomini
  del mondo della finanza, dell'economia, delle imprese che assieme
  alla   politica   ha  saldato  un  patto  con  le  organizzazioni
  criminali. Questo  è  stato  il  sistema  di potere e le versioni
  delle classi  dirigenti in questa terra. Riesce la politica oggi,
  a   me   non  piacciono  i  termini:  prima  Repubblica,  seconda
  Repubblica,  prima  Regione,  seconda  Regione,  lascio  ad altri
  queste  definizioni  tutte  nuoviste  e giornalistiche, vado alla
  sostanza.
       Riuscirà  la  politica a rendersi autonoma da questo sistema
  di  collusioni,  riusciranno  i  Governi  ad  essere impermeabili
  rispetto alle pressioni sociali, economiche e imprenditoriali e a
  quel legame  solidificato in questa terra, tra queste pressioni e
  le   organizzazioni   criminali.   Lo  scambio  politico  mafioso
  continua, e  ha  dei collanti forti, il sistema degli appalti, il
  sistema delle imprese e la burocrazia.
       La politica ha  a che fare con tutto questo. Che ne è tra la
  trasparenze del  rapporto  tra  l'economia e le imprese in questa
  Regione. Quali  sono  le coordinate e i meccanismi di trasparenza
  del rapporto  tra  la  politica  e  le imprese in questa Regione.
  Abbiamo imprese  che  continuano  a vivere di denaro pubblico, lo
  fanno in  nome  del mercato, chi verifica la destinazione di quei
  soldi, l'uso  di quei soldi, il tornaconto sociale di quei soldi,
  la natura di quelle imprese.
       Questo  dibattito, vedete, io comunista lo chiedo anche alla
  confindustria,  sarebbe  utile  un  dibattito su questo, tutte le
  imprese  coinvolte  nelle  grandi vicende di tangentopoli al nord
  vengono in Sicilia e scendono a patti con la mafia, quelle stesse
  imprese che  poi  chiedono  al Governo della Regione e al Governo
  nazionale il sostegno in nome della libertà del mercato, migliaia
  di  miliardi  ottenuti  da  queste  imprese, migliaia di miliardi
  attraverso questo meccanismo contrattato e messo a nudo più volte
  dalla magistratura finiscono così anche nelle casse della mafia.
       Che ne  è  della  gestione del credito, qui in questa terra,
  cosa è stato  e  cosa è il credito in questa Regione, è uno degli
  elementi fondamentali  dello  snodo del rapporto tra le imprese e
  l'economia e la mafia e perché non discutere di questo. Amici del
  Polo, voi  che  spesso  vi  rifate al primato del mercato e delle
  imprese,  voi  che  spesso  sommate  nel  vostro  partito impresa
  politici  e  banchieri,  discutiamo  del sistema delle imprese in
  questa  Regione,  discutiamo  della  vicenda di alcune importanti
  banche.
       Presidente,  qui  ci  sono  varie  assemblea, al Governo, di
  lato,  se   è   possibile,   capisco  che  è  un  dibattito  poco
  interessante.
       Discutiamo  allora  della  vicenda  del  credito  in  questa
  Regione e del rapporto tra il credito, la politica e le imprese e
  discutiamo anche degli appalti e della gestione degli appalti. Il
  presidente  della  Regione ha detto cose condivisibili, ma perché
  su questo  non  si  va  avanti,  ci  siamo  indignati  tutti  per
  l'omicidio di  un  bambino  a  Favara,  ma  Favara  la  mia parte
  politica  l'ha  denunciato  da  tempo  anche  con  interrogazioni
  parlamentari presentate  a questo Governo e al precedente Governo
  anche  con  richieste  di  intervento  alla Commissione nazionale
  antimafia, Favara è  al  centro  di un sistema di imprese che sta
  appaltando i  cantieri di mezza Regione, in Sicilia.  Favara è al
  centro di  un  sistema  di  imprese  che  riconduce  direttamente
  all'amministrazione  comunale di Agrigento. Le imprese di Favara,
  alcune imprese  di Favara, non starò certo a criminalizzare né un
  Comune,  come  altri  hanno  fatto  per  Corleone  né  tutti  gli
  imprenditori di  Favara,  ma  un  pezzo  centrale  del sistema di
  imprese di  Favara  è riconducibile ad una mafia potentissima che
  lega la  mafia  agrigentina  a  quella dei corleonesi di Bernardo
  Provenzano.
       Un bambino  non  muore  per caso, perché  c'è una pallottola
  vagante, muore  perché  in quello scontro di interessi economici,
  finanziari tra  quel  sistema  di  imprese e la politica che deve
  trattare con  quel  sistema  di  imprese è prevista eventualmente
  anche la  morte di un bambino. I Consigli comunali, il Presidente
  della Regione  dice che l'elezione diretta dei Sindaci ha risolto
  i problemi,  in  un  certo senso, della corruzione politica della
  gestione  della macchina amministrativa.  Be' i Consigli comunali
  di Ficarazzi,  di  Bagheria,  di  Villabate  e  i Sindaci di quei
  Consigli comunali erano stati eletti tutti con l'elezione diretta
  del Sindaco,  sono  stati  sciolti  due di questi Consigli per le
  denunce di  Rifondazione Comunista e dei Democratici di Sinistra,
  alcuni, sono  stati  sciolti  dal  Ministero  degli  Interni  per
  corruzioni mafiose.  Il colore politico di quei consigli comunali
  è diverso, due sono del Polo, uno è del centro sinistra e proprio
  quello che è  del  centro sinistra è stato sciolto per le denunce
  di Rifondazione  Comunista  che  si è rifiutata di apparentarsi a
  quella maggioranza e a quel Sindaco.  E allora attenti a dire che
  la  questione  morale  riconduce  direttamente  al problema delle
  regole,   del  maggioritario,  del  presidenzialismo  a  tutti  i
  livelli, c'è un problema che riguarda l'autonomia della politica,
  il primato della politica, la capacità dei partiti di ripulire se
  stessi, e  questo dibattito vorremmo fare qui. C'è un deputato di
  questa Assemblea  regionale  che  è  andato  il  giorno prima che
  andassi io a  fare  un  comizio dopo lo scioglimento al Comune di
  Villabate a dire che lì la mafia non esiste perché  non spara più
  da anni,  ma perché hanno sciolto questo Consiglio comunale visto
  che non si  spara  una  pallottola  da  anni. Be' quel deputato è
  stato almeno  incauto,  non  dico  che  ha  mandato  un messaggio
  ambiguo, ma  è  stato  almeno incauto ad andare in quel Consiglio
  comunale, in quel  Comune sciolto per mafia a fare questo tipo di
  propaganda, ad  interloquire  con  quella  parte  di  società  di
  Villabate  che  evidentemente  individuava in quello scioglimento
  una violazione  del  proprio  sistema  di  interessi. E di questo
  allora discutiamo.  Il Presidente della Regione, ho sentito anche
  l'onorevole Di  Martino, dice questo Governo e questa maggioranza
  sono estranei.  Certo, formalmente dal punto di vista giudiziario
  sono estranei,  sono  estranei perché  è una vicenda che riguarda
  un   deputato,   mi   auguro  che  questo  deputato,  l'onorevole
  Castiglione, riesca  a  provare  la  sua innocenza, abbiamo piena
  fiducia   nell'operato   della   magistratura.   La  magistratura
  accerterà  le  responsabilità  personali  e giudiziarie di queste
  persone, ma  certo  è  che si rappresenta un sistema di interessi
  quando si fa politica ed è dentro questo sistema di interessi che
  bisogna trovare  le  ragioni della questione morale.  Certo è che
  l'onorevole Castiglione  è  assessore  di  un  Governo  di centro
  sinistra come fu  assessore  di un Governo di centro destra e per
  questo anche  l'attacco  della  destra  è  un  poco  con  le "ali
  appesantite"  in  questo  dibattito,  è  un  poco  con  le  "armi
  spuntate",   perché  sapete  che  avete  governato  assieme,  che
  l'onorevole Cusumano è sottosegretario del Governo D'Alema ma era
  il segretario  del  CDU quando ha chiuso l'accordo di Governo con
  voi per fare  il  Governo Provenzano e per fare il Governo Drago,
  che questi uomini  sono  stati  eletti  col  Polo e che se c'è un
  limite di questa maggioranza e di questo Presidente della Regione
  e dei Democratici  di  Sinistra  è  di  aver scelto la strada del
  Governo comunque, anche con un pezzo del Polo che si staccava pur
  di  governare.  Ci  hanno  insegnato  nella  storia  del  Partito
  Comunista che bisogna  governare per trasformare, per cambiare, e
  che anche l'opposizione è un  valore.
       Il  Governo  non  è   mai   un  fine,  è  uno  strumento  di
  cambiamento, di trasformazione.  Quando diventa un fine allora si
  può governare con  chiunque, indipendentemente se si viene eletti
  a destra rappresentando interessi  di  destra  e  poi  provando a
  renderli  omogenei ad  interessi  che  dovrebbero  essere  quelli
  rappresentativi di fasce di  bisogni,  di  popolo,  di  un blocco
  sociale espressione del centro-sinistra.
       Ma la vicenda  di  Castiglione,  amici di Forza Italia e del
  Polo, ha  un'altra  faccia  del  problema:  l'avete letta. Quella
  vicenda riconduce poi  nel corno palermitano ad un altro deputato
  che  è   l'onorevole   Giudice   di   Forza   Italia,  anche  lui
  cointeressato a quella vicenda giudiziaria, a quell'appalto.
       Vedete, quando si  è  troppo simili nel sistema di interessi
  che  si  rappresenta,  le  barriere  tra  destra  e  sinistra  si
  abbattono e allora di questo discutiamo.
       Non c'è una questione morale separata, scissa dal sistema di
  interessi che rappresentano. E' abbattuto, superato il sistema di
  interessi  che  attorno  alla  gestione  della spesa pubblica, in
  questa  Regione,  ha costruito il carattere eversivo delle classi
  dirigenti  e  del  vecchio  sistema  di  potere?  Io credo di no.
       L'onorevole  Granata,  con  il quale a volte polemizziamo, a
  volte  siamo  d'accordo,  dice  spesso  che  c'è stato il partito
  pubblico della spesa pubblica in questa terra.
       E' vero. Ma  chi  sono gli eredi di quel partito unico? Dove
  sta quel sistema  di  interessi? Dove sta quel tessuto connettivo
  del potere costruito attorno alla gestione del spesa?
       Imprese, burocrati,  politici,  prime,  seconde e terze file
  delle classi dirigenti siciliane.
       E'  questo   il   tema,  onorevoli  colleghi.  Eluderlo  per
  discutere magari delle riforme istituzionali può mandare messaggi
  politici in questa  Aula,  ma  non affronta la questione politica
  vera di come  si  rompe il meccanismo virtuoso delle collusioni e
  dello scambio politico, economico e mafioso.
       E'vero. L'onorevole  Croce  ha detto che la questione morale
  potrebbe  travolgere  questo  Governo. Io questo non lo so, ma ho
  detto  a  Capodicasa  che  su  questa  vicenda  doveva  venire  a
  discutere in questa Aula e doveva verificare se avesse ancora una
  maggioranza,  se  no  doveva  prenderne  atto  in quest'Aula e di
  fronte al popolo siciliano.
       Ho apprezzato le parole di Capodicasa, che mi hanno convinto
  al  momento  dell'arresto  dell'onorevole Castiglione, e ho detto
  che siamo assolutamente insoddisfatti dell'intervento di oggi.
       Quale messaggio  si  manda, a proposito di questione morale,
  onorevoli colleghi di  Forza  Italia, candidando al numero due in
  Sicilia   Marcello  Dell'Utri?  Che  non  è  indagato   E'  sotto
  processo  per  mafia  ed  il suo uomo di fiducia Vittorio Mangano
  solo  una  settimana  fa  è  stato  condannato  all'ergastolo per
  omicidio
       Quale messaggio  si  manda?  Con  quale  parte della società
  siciliana si cerca una interlocuzione in questa Regione?
       Questa  è  la  questione  morale   E'  l'altra faccia di una
  vicenda di appalti come quella dell'ospedale di Catania.
       Noi potremo  fare  l'elezione  diretta del Presidente, anche
  dei burocrati  della  Regione,  potremo  fare  l'elezione diretta
  anche dei pubblici ministeri, ma se il numero due dei candidati è
  un  indagato  per  mafia  che  dice di essere orgoglioso di esser
  amico  di  Vittorio Mangano, che è stato condannato all'ergastolo
  una  settimana  fa,  si  interloquisce  con  un  pezzo di società
  mafiosa di questa terra
       Questa è una scelta politica e immorale.
       E' qui che  nasce la questione morale. Allora di queste cose
  dobbiamo discuterne perchè  qui  non  è in gioco un Governo è una
  maggioranza.
       Vedete, se io  fossi  stato  convinto  di  trovarmi in buona
  compagnia con  la maggioranza dell'onorevole Capodicasa, al di là
  della  stima   personale  mia  per  l'onorevole  Capodicasa,  per
  l'onorevole Piro, per  un  pezzo  di  questo Governo con il quale
  dalla opposizione ho combattuto insieme delle battaglie, sarei al
  Governo a quest'ora.
       Ma Rifondazione non è in vendita. E' alternativa ad un pezzo
  di interessi rappresentati  in quel Governo e quindi ad una parte
  politica rappresentata in quel Governo.
       Lo  abbiamo  detto  ed  è  per  questo  che  abbiamo  scelto
  l'opposizione, è per questo che per noi l'opposizione è un valore
  in sè.
       Può portarci al  Governo,  ma può anche tenerci collocati da
  questa parte per condurre una battaglia in difesa degli interessi
  che noi vogliamo rappresentare.
       Non  stiamo   al  Governo  perchè  non  ci  convince  questa
  maggioranza e perchè  il  pezzo  che  sta  mettendo  in imbarazzo
  Capodicasa è esattamente  il  pezzo  che  viene  dal  Polo  delle
  Libertà, è esattamente  quel  pezzo che viene da quella destra ed
  io  spero che  su  questo  i  compagni  democratici  di  sinistra
  riflettano.
       Che  cosa  è  un  orizzonte  politico  che  presuppone  come
  obiettivo unico del  fare politica il governo? Il governo a tutti
  i costi, comunque, dovunque?
       E'  qui  la fine della sinistra oltre che - almeno per me  -
  la fine della politica.
       E c'è una questione morale o no nei concorsi per i forestali
  che si bandiscono sotto le elezioni?
       E  c'è  una  questione  morale  o no nei concorsi per vigili
  urbani  banditi  dall'amministrazione  comunale  di Palermo e dal
  Sindaco   Orlando   prima   delle  elezioni  con  40  mila  circa
  disoccupati che fanno domanda?
       Pongo  una  questione perché si può aspettare anche un mese,
  si  può  aspettare  anche  un mese per fare scelte di questo tipo
  caro Lo Certo.  Anche per i commessi dell'Assemblea
       E c'è una  questione  morale a proposito di regole quando si
  fa la politica  dei  consulenti  senza  controlli, senza vincoli,
  senza trasparenza, costruendo  così  una  rete  di  potere  e  di
  sotto-potere fuori da  ogni controllo sia dell'elettorato e della
  popolazione, sia dei consigli comunali stessi.
       Oggi la vicenda  Bonsignore  è  riesplosa  sui  giornali. La
  vicenda Bonsignore riapre  un  capitolo  sul quale la Commissione
  regionale Antimafia  sta ragionando, quello della burocrazia. Che
  cos'è la burocrazia in questa Regione? Anche qui il Governo della
  Regione,  oggi,  per   bocca   del   Presidente,  ha  detto  cose
  impegnative. Noi verificheremo questa volontà. Così come io credo
  che anche l'operato  della  Commissione  Antimafia - vorrei dirlo
  all'onorevole Granata -  deve  essere  più sobrio. Su queste cose
  non si fa propaganda,  su queste cose bisogna essere sobri. Se ci
  sono  davvero  minacce   ai   funzionari,   anche  se  questi  le
  smentiscono,  allora  bisogna  dire  tutto,  bisogna  andare  dai
  magistrati,  bisogna  fare  nomi.  Non  ci  possono  essere  zone
  d'ombra.
       Io ho parlato  prima  delle  banche.  Se c'è un problema che
  riguarda l'Ircac bisogna  dirlo tutto. Una cosa non può fare, per
  rispetto  delle   Istituzioni,   questo   Parlamento   e  le  sue
  commissioni: leggere  sui  giornali  che la Commissione Antimafia
  chiede lo scioglimento  dell'Ircac  per  mafia  quando  ancora  i
  commissari della Commissione Antimafia non sono in possesso della
  relazione che da  due  anni  aspettiamo sull'Ircac. Questo non si
  può fare, signor  Presidente,  e  lo  pongo a lei come Presidente
  dell'Assemblea perché  noi  ancora aspettiamo questa relazione. E
  se in questa  relazione  è previsto lo scioglimento dell'Ircac io
  potrei essere d'accordo  o contrario, ma aspetto di leggerla e di
  discuterla  e  di  farla  propria  come  istituzione,  cioè  come
  Commissione regionale  antimafia.  Lo dico perché abbiamo bisogno
  di  essere  sobri  e  seri  e  di  ridare  anche  un  ruolo  alla
  Commissione  parlamentare  antimafia.  Se non riusciamo a trovare
  questo   ruolo   e  questa  solennità  per una  istituzione  così
  importante,  allora  sarà  bene  rinunciare  ad  una  commissione
  antimafia  che viene considerata forse da tutti i gruppi politici
  con   sufficienza,   per   cui:  e  comunque  poi  c'è  anche  la
  commissione  antimafia;  poi  bisogna  mandare  qualcuno  lì alla
  commissione Antimafia, e così dicendo.
       Ma non c'è  una  relazione  annuale   Non  c'è  una attività
  propria   Non c'è  la  conclusione  di  una  indagine  e  di  una
  inchiesta  Lo dico  in  questa  discussione perché forse dovremmo
  riflettere tutti insieme - i gruppi, la Conferenza dei presidenti
  dei  gruppi  parlamentari,  la Presidenza dell'Assemblea  - sulla
  funzione della Commissione Antimafia.
       Il  Presidente  della  Regione ha detto alcune cose: appalti
  pubblici  perchè   servono   osservatori,   servono  monitoraggi.
  L'esempio del comune di Catania  può  essere  un  esempio  utile.
  Servono delle norme anti-corruzione ben  al di là della legge 10,
  signor Presidente.  Bisogna trovare  un meccanismo automatico tra
  la sentenza e la sospensione dalla  funzioni per i burocrati e le
  persone  impegnate  in  lavori  nella  Pubblica  Amministrazione.
  Bisogna acquisire le nuove  norme  anti-corruzione già licenziate
  al Senato. E bisogna stabilire  nuove  regole  per  la lotta alla
  mafia  in  rapporto alla funzione  che  questo  Parlamento  e  la
  Regione possono avere.
       Vedete, dal ragionamento  che  ho fatto ho cercato di capire
  io stesso e di  spiegare  a  noi  tutti  come per me la questione
  morale  e  l'antimafia   non   uniscono. La  questione  morale  e
  l'antimafia dividono. E' una discriminante forte per la politica.
  Non bisogna fare  facili  ammucchiate, larghe intese ma su questo
  intenderci. Ognuno faccia  la  propria parte; la politica ritrovi
  il  proprio  primato   e   non   deleghi  alla  Magistratura.
       Ai Democratici di  sinistra, ai cossuttiani, agli amici e ai
  compagni della Rete  vorrei  solo  chiedere  se non hanno qualche
  dubbio rispetto a questo sistema di alleanze, rispetto al peso di
  questo centro e al sistema di  interessi  che  un pezzo di questo
  centro  sta portando in eredità  a  questo  Governo  e  a  questa
  maggioranza, e per noi la  questione  morale  è una discriminante
  non mediabile.
       C'è una questione  morale,  infine,  in quest'Assemblea, che
  riguarda  anche  i  numeri  risicati  delle  maggioranze;  è  una
  questione morale questa, che  riguarda  i deputati con la valigia
  in mano in questo mercato delle vacche, tra un polo e l'altro....

     PRESIDENTE. Grazie onorevole  Forgione.  E' iscritto a parlare
  l'onorevole Nicolosi.

     NICOLOSI. Onorevole  Presidente,  onorevoli colleghi, ingenera
  elementi  di tristezza, certamente  in  me,  ma  credo  anche  in
  ciascuno  dei  componenti  di   questa   Assemblea,   nel  dovere
  affrontare un dibattito sul permanere  di una questione morale in
  Sicilia,  dopo che una  martellante,  opportuna,  seppure  alcune
  volte mirata e parziale  azione  giudiziaria, ha  disvelato vizi,
  limiti, compromissioni di un  sistema politico affaristico, e nel
  sud ed in Sicilia anche mafioso,  che  si  pensava travolto e per
  molti versi azzerato.
       In questi lunghi  anni della infinita transizione italiana e
  siciliana, certo  non  all'epilogo,  attraversati in quest'ultima
  fase, tali anni, dal desiderio di riannodare antichi rapporti tra
  i vecchi soggetti  della  politica  italiana,  sia quella vissuta
  attraverso la presenza nei partiti e nelle istituzioni, che nella
  vita economica ed  imprenditoriale, largamente collegata ad essi,
  in questi anni in cui appunto ci sono tentativi di ripristinare a
  parti invertite, la  sinistra nei luoghi della responsabilità, la
  destra con funzioni  di  apparente  opposizione ma di sostanziale
  comprensione e partecipazione  ai  benefici del potere, in questi
  anni si sta tentando di ripristinare le condizioni, i metodi e il
  clima della cosiddetta Repubblica,  eppure  in questi anni, e già
  prima nelle varie  esperienze  politiche  vissute,  alcuni di noi
  hanno sperato, hanno  tentato,  si sono adoperati perchè elementi
  di  modernità   venissero  progressivamente  immessi  nella  vita
  politica nazionale siciliana.
       Il  mio pensiero  va  al  referendum  del  1991,  osteggiato
  duramente dal CAF, con  indicazioni  simili  a  quelle  date  dai
  partiti del No,  nella  consultazione  referendaria del 18 aprile
  scorso,  ma  pure   largamente  votato  dagli  italiani,  che  ha
  consentito di spezzare  il  potere  degli  apparati  partitici di
  imporre con le preferenze plurime le proprie cordate, il pensiero
  va alla legge  sulla  trasparenza degli atti amministrativi, alla
  costituzione del primo  Governo  Campione,  durante  il  quale fu
  approvata la legge per  l'elezione diretta del sindaco e la legge
  sugli appalti, e via via  al  referendum  del  1993, e alla prima
  importante seppur  protezionistica riforma del sistema elettorale
  per l'elezione del Parlamento nazionale.
       Elementi importanti di  un cammino verso il rinnovamento del
  sistema politico italiano,  al quale sarebbe stato auspicabile si
  accompagnasse l'emergere di una nuova classe dirigente.
       Non sono mancati in  quegli  anni  le  resistenze dei poteri
  forti, a stemperare, se non  ad annullare, a stemperare se non ad
  eludere la voglia di  nuovo  che  percorreva il Paese nel periodo
  immediatamente precedente l'insorgere di tangentopoli.
       Da un lato la reazione della corporazione dei magistrati sul
  referendum abrogativo delle loro guarentigie, accompagnate da una
  insistente campagna di  sostengo del gruppo editoriale L'Espresso
  e la Repubblica, convinsero il Governo Craxi e la maggioranza del
  Parlamento ad approvare una legge che ne vanificava gli esiti.
       Così come il Mattarellum ,  con  la introduzione della quota
  proporzionale ha stemperato  e  reintrodotto le orticate garanzie
  per  i  vertici dei  partiti,  di  poter  conservare  le  proprie
  medagliette parlamentari, anche se fossero risultati essi vertici
  poco graditi agli elettori.
       Nel mentre, attraverso il  referendum si lasciava credere ai
  cittadini  di potere incidere  con  l'abrogazione  di  norme  non
  gradite  sugli  assetti  istituzionali   o   sul   principio   di
  responsabilità,  ci  sono  i   veri   potenti   che   correggono,
  modificano,   ripristinano,   condizione   di   privilegio,   qui
  progressivamente   sembrano   aderire   coloro   i   quali   pure
  inizialmente hanno costruito le  proprie  fortune su posizioni di
  contrasto a tali metodi.
       Mi chiedo: si può  pensare  di risolvere la questione morale
  quando la tutela  del  privilegio,  l'uso  protezionistico  degli
  strumenti  del  potere  portano  a   stravolgere  le  indicazioni
  chiaramente manifestate dai cittadini elettori, vuoi attraverso i
  referendum, vuoi attraverso elezioni con schieramenti alternativi
  che  hanno  fatto  registrare  la  vittoria  di alcune forze e la
  sconfitta di altre?  E' da risultato acquisito il capovolgimento,
  con  manovre  di  Palazzo,  accompagnate  da laute spartizioni di
  formule  di Governo o la sostituzione di premier democraticamente
  legittimati?
       Si può parlare  di  superamento  della  questione  morale in
  Sicilia, di possibile fine della transizione, quando a governi di
  Centro destra con tutti  i  limiti  della  inesperienza di quello
  schieramento,  ma  forti  della  legittimazione popolare, ne sono
  subentrati  altri  in  virtù della modifica di alleanze non tanto
  per intervenute motivazioni ideali, di  cui in quest'Aula è fuori
  - nei pochi mesi di esperienza di  vita di questo Governo, non mi
  pare si siano sentite le  ragioni  - quanto per l'attribuzione di
  posti ministeriali o di  sottosegretariati  che andavano ripagati
  con il tradimento dei  patti elettorali, liberamente sottoscritti
  con gli elettori e con la  preservazione  di  tutti  gli spazi di
  potere acquisiti con le precedenti alleanze?
       Eppure, noi operiamo in Sicilia, regione dotata di autonomia
  speciale, di cui lo Stato  ha  potuto  spesso  fare strame perché
  chiuso  il  periodo  eroico  degli  Aldisio,  degli  Alessi,  dei
  D'Angelo, dei Piersanti Mattarella,  si  è registrato un lento ma
  continuo adagiarsi sulle volontà  e  desiderata romani, che hanno
  privato  la  nostra  Regione   delle  potenzialità  insite  nelle
  previsioni statutarie, il cui  primo  presupposto è una mentalità
  autonoma, un carattere autonomo,  la  fierezza del proprio essere
  insieme con la consapevolezza  delle  proprie  possibilità  e dei
  propri limiti.
       Tutto  questo,  onorevoli  colleghi,  a  noi  poco è dato di
  registrarlo  in  quest'Aula.
       Il  modo  in  cui questo Governo si è formato conduce ad una
  valutazione  preoccupante   circa  lo stato di appiattimento e di
  subordinazione  delle  forze  politiche  che  lo  sorreggono agli
  interessi, alle indicazioni, ai  dictat delle centrali partitiche
  romane.
       Passi  per il ruolo dei  democratici  di  sinistra  che  non
  sembra  abbiano abbandonato  le  logiche  centralistiche  tipiche
  della loro storia politica; ma  cosa  ne  è  dell'autonomia degli
  eredi del pensiero sturziano, o  di quella di movimenti sorti con
  intenti  riformatori,  quali  La  Rete  o  adesso  i  sostenitori
  dell'asinello che sembrano - non  si  sa se appagati o ingabbiati
  all'interno di una alleanza in  cui  i soggetti caratterizzanti o
  comunque indispensabili sono le terze  e  le  quarte file di quel
  mondo  postdemocristiano, postsocialdemocratico, postrepubblicano
  - che è cresciuta la scuola  certo  di  ben  diverso spessore dei
  loro maestri della prima  Repubblica,  costitutivo  questo  mondo
  dell'attuale odier?
       Le forze di  sinistra  che  pure sono indispensabili insieme
  con  quelle  del   Centro   destra,  per  affrontare  le  urgenze
  istituzionali, finanziarie e  di sviluppo delle realtà isolana si
  rendono conto che  la  questione  morale  sarà  sempre incombente
  sulla nostra Isola sino a quando l'etica della responsabilità non
  prevarrà sull'utilità della gestione?
       Agli amici della sinistra,  almeno  a  quelli che vivono con
  disagio il permanere di  questa intervenuta maggioranza con forze
  prive  di  idealità e  prospettive  politiche,  salvo  quello  di
  contrattare  singolarmente   il   residuo  potenziale  elettorale
  conseguibile attraverso l'uso  degli  assessorati degli strumenti
  del sottogoverno, può essere  rivolto  l'invito  ad abbandonare i
  pur modesti benefici dello stare al governo a tutti i costi e con
  chiunque, anziché  individuare con  uno  sforzo  congiunto  delle
  grandi  forze nazionalmente  espressione  della  maggioranza  dei
  siciliani le emergenze siciliane per affrontarli insieme con pari
  responsabilità e poi tornare al  voto?
       In qualche modo è sembrato nel discorso certamente deludente
  del presidente della Regione, in larga misura teso a difendere le
  ragioni  del  governo  attuale,  a fronte delle inadeguatezze che
  esso  mostra,  anche  in virtù degli accadimenti recenti, l'unica
  indicazione   che  dal  discorso  del  Presidente  è  arrivata  a
  quest'Aula   è   quella  di  ipotizzare,  di  immaginare  che  la
  legislatura  attuale  possa,  almeno nella sua fase finale, avere
  una caratteristica costituente.
       E'   un   bel   dire  pensare  alla  conclusione  di  questa
  legislatura,  che  ha  ancora  due  anni  di  vita,  ad  una fase
  costituente nella quale alcuni, quelli che oggi di sono insediati
  in  maniera  impropria nell'area di gestione del governo in virtù
  di maggioranze non legittimate politicamente ed elettoralmente e,
  per  giunta, inquinanti per la ragione di un centro mobile che si
  sposta  una  volta di qua e una volta di là, sarebbe estremamente
  comodo  che  si  pensasse  di potere ottenere un "sì" dalle forze
  dell'opposizione  su  questioni realmente esistenti e persistenti
  in quest'Aula.
       Sarebbe   auspicabile  che  la  parte  finale  della  nostra
  legislatura  venisse  vissuta dalle forze politiche, dalle grandi
  forze   politiche  del  centrosinistra  e  del  centrodestra  con
  un'ottica  costituente,  attraverso l'individuazione dei temi più
  rilevanti di questa Sicilia, attraverso la proposta di un governo
  di programma che, individuate le emergenze, trovi le forze che le
  approvino   e   le   condividono   pronte  a  stare  insieme  per
  realizzarle; sarebbe illusorio ipotizzare che si possa immaginare
  un  governo  che  gestisce  nella maniera che tutti sappiamo come
  abbia   gestito   o   possa  gestire  e,  invece,  un'opposizione
  legalitaria,  un'opposizione  aperta, disponibile, che poi lavora
  insieme con il governo sulle riforme.
       O  queste  cose  si  fanno tutte insieme, e quindi si lavora
  alle  riforme  e  al  programma, oppure non è immaginabile che si
  possa  costituire in quest'Aula un governo che veda l'opposizione
  ripagare  con  atteggiamenti  di  lealtà  altri  che  invece sono
  attestati su logiche gravemente gestionali.
       Si  è  parlato  di  alternatività  delle forme politiche, ma
  l'alternatività  delle  formule  politiche  le  si insegue, le si
  persegue  attraverso  l'agevolare il cambio delle alleanze? E' un
  modo  corretto  questo  di  interpretare  un discorso che pure in
  termini  generali,  se non adeguato e riferibile ad atteggiamenti
  concreti, potrebbe essere in astratto condivisibile?
       Così   come  il  Presidente  della  Regione  ha  parlato  di
  continuismo  politico  in  quest'Assemblea,  da  parte  di questo
  Governo, nei rapporti tra le forze politiche e nei rapporti della
  politica  con  la  burocrazia e con il potere. Certo, questo è un
  governo  che  si  pone  in  perfetta  continuità  con  i  governi
  precedenti,  proprio  perchè è caratterizzato in maniera pesante,
  grave, incombente da forze che appunto sono state di qua e di là,
  da  forze  che  sono  espressione  di  un  modo improprio di fare
  politica che noi dobbiamo battere e combattere.
       Ebbene,  rispetto a questo dato di continuità non basta dire
  che  il Governo vuol fare cose diverse, bisogna adoperarsi perchè
  si  crei  un clima intorno alle cose essenziali che ripristini le
  condizioni di lealtà e di rapporti gestibili in quest'Assemblea.
       Allora,  sulle  riforme  istituzionali,  di cui il cammino è
  stato  avviato,  sulla  legge  elettorale,  sulla riduzione della
  spesa  e  il  recupero  delle  risorse,  sulle  iniziative per lo
  sviluppo  e  il lavoro è possibile immaginare una maggioranza che
  sia una maggioranza di incontro su un programma tra queste grandi
  forze in maniera da emarginare tutto ciò che di spurio ed impurio
  c'è  in  quest'Aula?  Se  tutto  questo  è possibile le forze del
  centrosinistra  lo  dicano  e credo che si potrà andare alla fine
  della legislatura operando bene e non disperdendo questa attività
  che  è ancora possibile; se tutto questo non è possibile, e forse
  io  posso  immaginare  che  oggi  non sia proposto perchè vi sono
  elezioni  imminenti,  ma dopo il 13 giugno lasciar perdere ancora
  questa  opportunità,  lasciarla  vanificare  per atteggiamenti di
  affezione   alla   logica   di   gestione   del  potere,  sarebbe
  estremamente grave e anche la sinistra ne sarebbe responsabile.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Granata. Ne ha
  facoltà.

     GRANATA.  Onorevole  Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione,  onorevoli colleghi, io credo che quello che fino adesso
  si  è  detto in quest'Aula debba trovare uno sforzo, una capacità
  di  sintesi perchè questo dibattito è essenzialmente un dibattito
  di natura politica.
       Sono  stato  tra quelli, assieme a tanti amici del Polo, che
  non ha ritenuto, alla luce dei gravissimi fatti che hanno colpito
  la  vita  del  Governo   regionale,   di   dover   promuovere  la
  presentazione  di  una mozione  di  sfiducia  nei  confronti  del
  governo Capodicasa.
       Lo abbiamo fatto per motivazioni che voglio insieme ad altri
  colleghi  rapidamente   sintetizzare   e  spiegare,  pur  essendo
  convinti che i  fatti  avvenuti  non possono essere fatti passare
  sotto   silenzio,   né   possono  essere  considerati  di  scarsa
  rilevanza.
       Io  devo  dire  che, a  differenza di quanto ha affermato da
  questo  stesso  palco  poco prima di me l'onorevole Forgione, non
  sono   rimasto   del   tutto  insoddisfatto  dell'intervento  del
  Presidente  della Regione.
       Credo  che  il  Presidente  della  Regione  al  di  là di un
  comprensibile   imbarazzo  e  di  una  comprensibile  volontà  di
  sminuire  le  responsabilità  politiche dirette dell'esecutivo da
  lui  presieduto,  della maggioranza che lo rappresenta, sui fatti
  che  sono  avvenuti, ha concluso volutamente....... Non ho voluto
  fissare  questo  dibattito  con  una  traccia  scritta perché  un
  dibattito  che  dovrebbe  rappresentare  un  momento di confronto
  libero  tra i parlamentari, è inutile che veniamo qui come dire a
  illustrare una nostra ricetta, ritengo importante questa fase del
  dibattito specie vista la delicatissima questione che affrontiamo
  se dalle cose che vengono ascoltate si ricava qualche nozione per
  cercare di capire come andare avanti e cosa fare.
       Allora,  io  ritengo  che  una  considerazione iniziale vada
  fatta.  Credo  che il Presidente della Regione non abbia eluso il
  problema,  credo  che abbia detto in modo chiaro, specie verso la
  fine  della  sua relazione che il problema centrale con cui tutti
  noi,  tutte  le  forze  politiche, con cui questo Parlamento deve
  confrontarsi  è  una rapida definizione della fase di transizione
  della   vita  politica  di  questa  Regione.
       Questo  è  il  tema  all'ordine  del  giorno,  perché  se la
  lunghezza  della  transizione,  se  l'instabilità governativa, se
  l'incapacità  del  Governo  o  di un governo di affrontare i nodi
  centrali dell'amministrazione del territorio in altre parti della
  nostra Nazione rappresentano un forte rischio per quanto riguarda
  il  completamento  del  processo  di  transizione  della politica
  nazionale.  Se  nel resto del Paese, dicevo qualche giorno fa, in
  una  nota,  non  completare  il  processo  di  transizione  della
  politica  significa confusione, instabilità; nella nostra Regione
  purtroppo   bisogna  dire  rappresenta  indubbiamente  rischi  di
  confusione,  instabilità  di governo, incapacità di affrontare in
  modo   radicale   i  nodi  cui  tutti  ci  troviamo  innanzi,  ma
  rappresenta anche la possibilità della collusione.
       Vedete nel dibattito sulla nascita del governo Capodicasa ho
  ritenuto indispensabile, al di là della retorica o al di là della
  ovvia indignazione da  parte  delle forze politiche che insieme a
  me  costituiscono  in  questa  Aula  parlamentare  l'opposizione,
  sottolineare   quello   che   era   l'aspetto   più  preoccupante
  dell'operazione  politica  che era stata portata a compimento. Si
  era  cioè  passati  da  una  fase  nella  quale  un  elemento  di
  continuità  della  vecchia  politica di questa Regione che aveva,
  non  in tutti i suoi rappresentati, bisogna anche stare attenti a
  questo  tipo  di  concetto, non nei singoli assessori che avevano
  rivestito  ruoli, ad esempio nei governi di centro destra, ma una
  operazione  politica  che era riuscita a far transitare un intero
  gruppo  di  parlamentari  da  una  parte  all'altra,  costituendo
  l'embrione  e  poi il progetto, il prologo e poi l'attuazione del
  cosiddetto  ribaltone,  rappresentava  anche  per  alcune  storie
  personali, ma sopratutto per il progetto complessivo che ispirava
  questo   tipo   di  comportamento,  rappresentava  una  linea  di
  continuità con la vecchia gestione del potere in Sicilia.
       E allora in  quei giorni, in quel dibattito che molto spesso
  è stato  sottovalutato  abbiamo ritenuto individuare una sorte di
  filo rosso come  se da inizio di questa dodicesima legislatura ci
  sia stata una parte, una zona grigia della politica siciliana che
  ha  condizionato  le  scelte  operate, i tentativi di riforma, di
  svolta, di cambiamento - soprattutto del primo governo Provenzano
  e  poi del governo Drago - spezzati da questa presenza, per certi
  versi  egemonica,  perché  collegata direttamente a settori molto
  ampi, ad esempio, della burocrazia regionale.
       Poi questa zona grigia si è trasferita e ha rappresentato il
  di più  parlamentare  su  cui  è  stata  costruita  questa  nuova
  maggioranza.
       E qui  bisogna  dire  subito una cosa: che questo Parlamento
  non può far  finta di non vedere l'indecoroso spettacolo che si è
  creato anche  in  quell'aria  dove  nella vicenda Cusumano, nella
  vicenda   Castiglione   si   è   assistito,   aldilà  del  merito
  dell'inchiesta giudiziaria che lasciamo che svolga e che abbia il
  suo corso, aldilà  di questo c'è un aspetto che è stato realmente
  al limite se  non  oltre il decoro e cioè questo assoluto lavarsi
  le mani  da  parte  prima  di chi rappresenta a livello nazionale
  l'UDR, parlo  di  Mastella,  e  poi  di altri esponenti di questo
  centro mobile  della  politica  siciliana che hanno ritenuto dire
  che  non   sapevano   bene  chi  fosse  Cusumano,  che  a  stento
  conoscevano   Castiglione   e   che,   comunque,  erano  entrambi
  ascrivibili ad  un'altra  famiglia  politica, non all'UDR ma alla
  tradizione del  CDU  e  quindi  tutto  sommato  erano  uomini  di
  Buttiglione.
       Vedete,   questo  scaricare  prima  ancora  della  pronuncia
  dell'autorità  giudiziaria  in  maniera ancora più cinica, ancora
  più radicale, ancora più fredda di quanto riteniamo abbiamo fatto
  le  opposizioni - questo  voglio  sottolinearlo - che hanno avuto
  grandissimo  senso  di  responsabilità  in questa vicenda; perché
  questo, onorevole Capodicasa, onorevole Piro, l'ho detto in altre
  sedi, è una  vicenda  che  ci  coinvolge tutti.
       Questa non è una vicenda che investe un problema del governo
  del centro  sinistra, questa con altre vicende rappresenta quella
  fase troppo  lunga  e  per certi versi grigia e inquietante della
  transizione che  dobbiamo  trovare  il  modo di superare; vedremo
  attraverso  quali  formule  politiche,  vedremo  attraverso quali
  cammini  parlamentari,  vedremo  attraverso quali dinamiche, però
  questo andava  rilevato.  E cioè questo assoluto cinismo da parte
  di chi  ha  guidato  in  cabina  di  regia  questa  operazione di
  continuismo  di   potere,   che   devo   dire   e  questo  voglio
  sottolinearlo  si  è  oggettivamente  posta  come  interlocutrice
  possibile dei settori più retrivi della società siciliana, perché
  nella instabilità  dei governi e nell'alternarsi delle formule il
  potere individuare un nucleo di uomini, un nucleo di soggetti che
  collegati  fortemente  a certi settori della burocrazia regionale
  potevano rappresentare  dei punti fermi di cosiddetto governo del
  territori e  delle  cose,  quello si rappresentava una fase ed un
  aspetto  inquietante  della  nascita  del  suo  governo onorevole
  Capodicasa.
       Noi abbiamo  avuto  modo  di  sottolineare  anche  un  altro
  aspetto: in  altre regioni ci sono stati ribaltoni o i cosiddetti
  ribaltoni, ma  solo  in  Sicilia  si  è  assistito ad altrettanto
  indecoroso spettacolo di assessori che prima sedevano nei governi
  di centro destra  e  che  poi  come  se nulla fosse successo sono
  riusciti a  mantenere  in  alcuni  casi gli stessi assessorati in
  governi di centro sinistra.
       Questo   aspetto,  per  certi  versi  inquietante,  torno  a
  sottolinearlo,  di  continuità  governativa, mentre gli onorevoli
  Mele, Piro,  La  Grua o Virzì o Provenzano, discutono e dibattono
  sulle forme  di  governo,  sulle riforme elettorali, c'è qualcuno
  che ha  voluto  lanciare un messaggio in Sicilia : "Comunque vada
  noi  stiamo   al  potere  e  stiamo  al  potere  infischiandocene
  altamente  dei  programmi,  dei  progetti,  delle idealità, delle
  speranze".
       Tutto questo  noi lo abbiamo registrato. Ciò che sorprende e
  che oggi  aldilà, voglio ripeterlo e sottolinearlo, della singola
  vicenda  che  riguarda  l'assessore  Castiglione, che   per certi
  versi comunque  un  passaggio  paradossalmente se lo è intestato,
  perché   quel  processo  di  dismissione  degli  enti  economici,
  ricordato da Capodicasa, è stato un segnale in questo avvio della
       12  legislatura di modernizzazione degli enti regionali.
       Bisogna capire cosa c'è stato messo dentro quel contenitore,
  ma questo è un altro discorso e lo faremo e affronteremo in altre
  occasioni.
       Ebbene,  dicevo,  come  ha  fatto, e su questo voglio essere
  poco  istituzionale  e  molto  politico, e come la sinistra a non
  accorgersi  che in questa fase in cui nel breve volgere di appena
  un  mese  abbiamo  avuto  la sfortuna o la sventura o comunque di
  finire  una  volta  sul Venerdì di Repubblica con un articolo per
  tanti  versi indecoroso di rappresentazione della nostra immagine
  di  Parlamento  e  di parlamentari, e la seconda volta proprio in
  questi  giorni,  credo ieri, un articolo pubblicato dall'Espresso
  in  cui  l'immagine  che  comunque  si  da  del  gruppo dirigente
  siciliano   è   un'immagine  becera,  è  un'immagine  stantia,  è
  un'immagine legata alla peggiore iconografia di una certa Sicilia
  apertamente collusa col potere mafioso e malavitoso.
       Allora  il  problema   nell'era   dell'immagine,   onorevole
  Capodicasa,  è  anche  un  problema   di   immagine  perchè  oggi
  l'immagine è la sostanza.
       Noi   possiamo  provare  o  approvare   dopo   testi   unici
  antiracket,  possiamo fare la dismissione  degli  enti  economici
  regionali, possiamo ottenere come col  primo  governo  Provenzano
  adesso  il vostro governo, credibilità  sui  mercati  finanziari,
  possiamo cioè cercare di costruire l'immagine  di una Sicilia che
  comunque  ha un nuovo gruppo dirigente, e  concordo  con  la  sua
  relazione, che comunque c'è un nuovo gruppo dirigente.
       Ma basta poco, basta un incidente di percorso  che  si  va a
  ripetere quella immagine che è un'immagine che fa venir meno ogni
  possibilità di avvio di un nuovo  modello, perchè l'abbiamo detto
  mille  volte,  lo  diceva  prima di  ognuno  di  noi  l'onorevole
  Provenzano e noi lo abbiamo condiviso  e ribadito, essendo finita
  la  triste  stagione imprenditrice è una fase  una  fase  in  cui
  bisogna  immaginare un diverso modello  di  sviluppo,  ma  questo
  modello  di  sviluppo  senza  due   elementi:  la  sicurezza  del
  territorio e, sopratutto, la sicurezza che si  deve  dare  a  chi
  vuole venire a investire in Sicilia, dell'immagine e quindi della
  sostanza dei gruppi politici dirigenti, politici  e non di questa
  terra sono indispensabili.
       Questo fattore fiducia, onorevole Capodicasa,  ce  lo stiamo
  continuando a mettere sotto i piedi.
       Qui c'è un problema all'ordine  del  giorno e all'attenzione
  delle forze politiche. Io non vorrei,  usando  forse  una  brutta
  immagine che farà arrabbiare qualcuno,  che la sinistra siciliana
  dopo  essere  stata  egemonizzata  dagli   ex   democristiani   e
  dall'andreottismo, oggi di fronte  all'esplodere, al manifestarsi
  di una questione morale non trovi niente di  meglio  da  fare che
  rivolgersi agli eredi del craxismo.
       Credo che sia una vicenda simbolicamente paradossale, non si
  può pensare di dare una risposta organica, strutturale, di fondo,
  riformatrice,  innovatrice,  di   modernizzazione,   andando   ad
  appiccicare  un  altro  pezzo  a  una maggioranza  che  si  va  a
  squagliare.
       Allora, io credo fortemente, credendo nell'uomo, che le cose
  dette da Capodicasa vanno interpretate con un cauto ottimismo.
       Qui nessuno, io voglio rispondere non ho l'autorevolezza per
  farlo  a  nome del mio partito ma certamente  lo  faccio  a  nome
  dell'area politica che tutti insieme  rappresentiamo,  io  voglio
  rispondere  a  Claudio  Fava  da   questo  luogo  della  politica
  siciliana.
       Qui nessuno di noi ha prurito di  andare al governo. Nessuno
  di noi, posso dirlo a nome del centrodestra si vuole più prestare
  all'ignobile pratica di andare a  collezionare  qualche  unità da
  sganciare  dal  centrosinistra  per   riproporre   un   ulteriore
  controribaltone  e per fare un  governo  che  sostanzialmente  si
  porterebbe dentro lo stesso meccanismo  asfittico e di potenziale
  collusione del vostro di governo.
       Qui nessuno lavora sul  singolo  parlamentare promettendogli
  chissà che, come qualcuno può pensare,  perchè  abbiamo  sete  di
  governare.
       Qui c'è un problema che riguarda  tutti.  La  XI legislatura
  si  è  chiusa tra il suono delle sirene  e  il  tintinnare  della
  manette. Il primo governo del Polo  eletto perchè una maggioranza
  politica dei siciliani lo aveva  investito  attraverso la volontà
  popolare,  si  è  chiuso  su  parole  gravissime  pronunciate  in
  quest'Aula da parte dell'onorevole Provenzano  sulle  quali forse
  poco le  forze  politiche  hanno riflettuto, sottovalutando anche
  con un' astuzia ed  una furbizia tutta siciliana che poi è quella
  che da qualche secolo  ci  danneggia  e ci distrugge come popolo,
  che probabilmente non  si  era  mai  visto  un  Presidente  della
  Regione  che si dimetteva,  solo  uno  che  la  politica  non  la
  masticava  poteva  dimettersi.  Beh, non  credo,  che  dietro  la
  vicenda di Provenzano ci  sia stato questo.  Ci sono stati fatti,
  ci  sono state  precise  denunce,  ci  sono  state  registrazioni
  puntuali  di   pressioni   avute   dalla  sua  maggioranza  verso
  l'onorevole Provenzano e  verso ciò che l'onorevole Provenzano in
  quella fase rappresentava.
       Voglio  spendere qui rapidamente avviandomi a concludere una
  parola  su  un altro aspetto. Qui nessuno ha fatto scioperi della
  fame,  barricate,  non  abbiamo  neanche prodotto, non perché non
  volgiamo  contarci,  perché  non  serve  contarci  è  diverso  il
  concetto,  non  abbiamo  prodotto  una mozione di sfiducia perché
  sarebbe riduttivo, ipocrita, qualunquista e politicamente sterile
  pensare che oggi il problema è chi ha 46 voti e chi ne ha 44. Ciò
  che  politicamente  dobbiamo  registrare è che questa maggioranza
  così come  strutturata  si  porta dentro l'egemonia di un partito
  della continuità che deve essere spezzato.
       In questa logica noi abbiamo fatto una proposta politica che
  conoscete  tutti,  che  potremmo  andare  ad approfondire dopo le
  Europee,   che   è   quello  di  un  Governo  che  mette  insieme
  programmaticamente  chi  crede  al  bipolarismo,  no chi crede al
  maggioritario perché sul sistema elettorale possiamo intenderci.
       Già  abbiamo  fatto  una  legge  voto  che indica una stella
  polare,  l'elezione  diretta  del  Presidente  della  Regione. Il
  sistema  elettorale  potrebbe  anche  essere un sistema omogeneo,
  essere  di  nuovo laboratorio politico in questa terra siciliana,
  pensare  ad  esecutivi,  ad iniziare dal Presidente della Regione
  eletto  dal  popolo e ad Assemblee dal Comune alla regione eletti
  proporzionalmente   con  uno  sbarramento  e  con  un  premio  di
  maggioranza.
       Siamo  disponibili  a discutere di queste formule, nessuno è
  il  soldato  dell'uninominale,  siamo  i soldati del bipolarismo,
  vogliamo che si crei una dinamica in cui si sceglie su progetti e
  consentitemi su  idealità  e  su  valori  ci  si confronta, ci si
  divide e si governa in nome di quei programmi, di quei progetti e
  di quei valori.
       Io  concludendo  voglio  sottolineare  il  grande coraggio e
  anche la puntuale espressione di intelligenza politica che alcuni
  deputati,  voglio citarne due: Ortisi e Lo Certo, ma so essere un
  sentimento  diffuso in altri settori dai democratici di sinistra,
  dei  democratici,  anche  di settori del centro, dal rinnovamento
  italiano  al  partito  popolare,  che  l'hanno centrato qual è il
  nostro problema.
       Qui non  è  il  problema  di  arrivare  a  46  o  di pensare
  divari che,si, sono  difficili  da  esprimere, io voglio dare una
  risposta,  pur  non  avendo  l'arroganza  di  potere  pensare  di
  competere con la sua esperienza all'onorevole Bartolo Pellegrino.
  E' vero che c'è  un  problema  di  scenario  nazionale dentro cui
  siamo tutti costretti, ma c'è un problema ancora più grande a mio
  avviso:   l'autonomia è  in  agonia,  noi  come  forze  politiche
  siciliane il processo  di  regionalizzazione lo gestiamo come uno
  slogan, di fatto  siamo  incapaci  di individuare un percorso che
  alla luce dei problemi  enormi  in  cui versiamo riesce a mettere
  insieme per un percorso  a  termine  le energie migliori per fare
  tre cose. Io avevo  portato  dei  dati  ma  non li farò anche per
  evitare che l'Onorevole Forgione mi tacci di propaganda.
       Ci sono  cose che vanno dette sulla burocrazia regionale. Ci
  stiamo provando, abbiamo raccolto dati, vogliamo interrogarci sul
  fatto che i  motivi  per  cui  da 15 anni a questa parte tutto un
  vecchio gruppo  dirigente  è stato spazzato via o peggio è finito
  in  galera,  mentre  quel  vertice della burocrazia che sosteneva
  quel gruppo dirigente ancora messo tutto li negli stessi posti di
  15 anni fa.
       Questi  sono  problemi  con  cui  le  forze politiche devono
  confrontarsi,  devono  avere  la  percezione  di ciò che avviene,
  dietro le quinte e allora riforma della pubblica Amministrazione,
  riforma elettorale, avvio di un processo di modernizzazione della
  Sicilia può  partire  soltanto  dopo  le Europee se si riuscirà a
  mettere insieme  tutti  coloro i quali ci stanno a non essere gli
  stanchi eredi ed epigoni di forme di nostalgismo di un centro che
  non sceglie che da bandire definitivamente dalla carta geografica
  della nostra politica regionale.
       Io,  e concludo  perchè  sono al ventesimo minuto, credo che
  il mio tempo  è  finito,  un  segnale  solo vorrei dall'onorevole
  Capodicasa.  Abbiamo condiviso insieme, anzi per onore di verità,
  fu lanciata da  Capodicasa,  proprio  questa  idea  che io subito
  andai ad approfondire e  credo  che sia un pò, come dire, "l'uovo
  di Colombo"  difficoltoso,  complicato, ma l'applicazione di quel
  primo capo della legge numero 10 sugli appalti risolve gran parte
  dei problemi di cui si discute.
       Mi fanno sorridere  i protocolli, le guardie nazionali sugli
  appalti, non serve  nulla  di tutto questo, basterebbe in Sicilia
  applicare la legge, la  legge  c'è  e  porterebbe dalle oltre 500
  attuali a 9  stazioni  appaltanti che avrebbero tutto, coordinate
  dall'Ufficio regionale  degli  appalti,  che  avrebbero quel know
  how, quella  conoscenza,  quella  possibilità di monitoraggio nei
  confronti    degli    interlocutori   e   sottrarrebbero   questa
  potenzialità di  interlocuzione  parassitaria a volte mafiosa gli
  enti  sia   territoriali  che  non  territoriali.  Allora  questo
  segnale il Parlamento lo  dia,  c'è un ordine del giorno firmato,
  primo firmatario  il  sottoscritto insieme all'intera commissione
  antimafia, questo segnale  e poi onorevole Capodicasa subito dopo
  le europee comunque  vada  arrivare  a  definire quel testo unico
  antiracket sul quale  abbiamo lavorato e che comunque rappresenta
  insieme a questo  provvedimento  un  segnale  su  un concetto che
  voglio ribadire in chiusura: qui il problema vero è far ripartire
  il fattore  fiducia,  o  individuiamo oggettivamente cosa bisogna
  isolare nei comportamenti  collettivi  e  in  quelli  politici  e
  allora dobbiamo atteggiarci  in  questa  fase  per  costruire una
  maggioranza  che   poi   si  sfalderà,  che  poi  inevitabilmente
  ritornerà a dividersi sulla politica, ma prima bisogna riproporre
  le condizioni per  cui  quelle  vergognose pagine, non vergognose
  perché  le  scrivono,  vergognose  perché  contengono  molte cose
  vere dei giornali nazionali  prima citati una volta per tutte non
  parlino  più   della   Sicilia   in  questi  termini,  altrimenti
  l'Autonomia  di identità  e  anche  la  stessa  sorte  di  questo
  Parlamento sarà realmente in crisi.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
  facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, non so se il
  tema dell'arresto dell'amico Castiglione, onorevole assessore per
  l'industria,  oggi  sia il tema dominante di cui questa Assemblea
  possa e  debba occuparsi. Non so neppure se il coinvolgimento del
  senatore   Firrarello,  della  storia  del  sottosegretario,  già
  sottosegretario  Cusumano,  sia  oggetto  normale di un'Assemblea
  elettiva   che   ha  da  discutere  e  da  porsi  problemi  della
  moralizzazione  della  vita  pubblica  in  Sicilia,  delle leggi,
  dell'inversione   di  tendenza,  di  una  verità  da  dire  senza
  infingimenti  in  questa stessa Assemblea. E però pur augurandomi
  che i  tre  amici  di  cui  ho  parlato  possano risolvere i loro
  problemi di fronte la magistratura a cui confermo massima fiducia
  nell'espletamento  del proprio  compito  e  che  in  breve  tempo
  possano dimostrare la  loro,  mi auguro, la loro innocenza, debbo
  dire che il tema che questa Assemblea vuole discutere, non sempre
  riesce  a  restare  dentro   il   tema   della  verità  e  di  un
  giustizialismo che va  al  di  là  di qualsiasi, anche attenzione
  specifica  di magistratura  su  atti,  su  nomi,  su  cognomi  se
  riusciamo a fare  diventare  anche un'articolo di stampa fatto da
  straccioni che  hanno  mentito volgarmente, lo facciamo diventare
  una dignità sulla quale basare un atteggiamento, un infingimento,
  un'attenzione da  parte  dell'Assemblea.  E'  questo  quello  che
  critico dell'intervento  dell'amico,  del collega Granata. E però
  volevo  rivolgermi a  Capodicasa,  a  questo  Governo,  a  questa
  Assemblea perché dal dolore profondo che ho per la vicenda che ha
  colpito i tre amici  di  cui  parlavo  prima  possa invece questa
  Assemblea  trarre   insegnamenti  di  carattere,  a  mio  avviso,
  diverso.  Allora parto  col  dare  significato  politico al primo
  Governo Provenzano, a quel Governo che, con Provenzano Presidente
  della Regione, presentò  una  finanziaria  importante,  forte che
  questa Assembla però distrusse e che quella maggioranza non seppe
  sicuramente approvare né far propria fino in fondo.
       Quel Governo è  caduto  ed è caduto dall'interno delle forze
  che lo sostenevano  per  un  desiderio  di potere all'interno del
  polo di centro-destra.
       Questa  è  una  questione  immorale,  profondamente immorale
  perchè   non   cade   su   diversificazioni,  su  intuizioni,  si
  realizzazioni non  fatte ma su sete di potere dell'interno stesso
  del centro-destra.
       Provenzano fu  duro  nel  momento  in  cui  capì  che doveva
  lasciare  in  Aula, e possiamo prendere i resoconti parlamentari,
  di quella  cupola  vi  parlò che rappresentava la distruzione del
  suo Governo, in Aula poi la fece diventare una forma di filosofia
  storica di cupola.
       Io  parlamentare  ultimo,  classificai  come fatto grave che
  avveniva in  questa  Assemblea  di avveniva dicendo che la cupola
  c'era,  che  la  commistione  tra  maggioranza  e opposizione per
  delapidare   il   bilancio   regionale  c'era  nel  passato  come
  continuava  nel  presente  con  quel  governo Provenzano. Ma quel
  Governo, io  dico, con immoralità forte cade su posizioni interne
  della stessa maggioranza e per posizioni di mero potere.
       Il  secondo  Governo Drago cade per la identica motivazione.
  Perchè gli sconfitti del primo Governo Provenzano, al di là delle
  inversioni di  tendenza,  della  orale per la morale, al di là di
  tutte le  cose  delle  quali  vogliamo ad ogni costo sporcarci al
  bocca quando parliamo senza dir nulla di vero e di concreto, cade
  ancora  una  volta  per  una  rottura  all'interno  della  stessa
  maggioranza che sosteneva Drago.
       Non certamente  fu morale aspettare sei ore che il Gruppo di
  Alleanza Nazionale  decidesse  se  mantenere  o no i tre deputati
  assessori  da  riconfermare  con  le  interpolazioni  del  nostro
  Presidente  dell'Assemblea,  il  quale  nei momenti più opportuni
  pensa più alla Federico II che all'Assemblea stessa.
       Questo, certamente  è  un  fatto immorale. Sia la caduta del
  primo che  del  secondo  Governo  di centro- destra, per il quale
  Governo II  quello  di  Drago  votai  insieme al collega Ricevuto
  distinguendomi  per  non  avere  nè  presidenze di commissioni nè
  assessorati,   che   pur  miseramente  fallì,  torno  a  ripetere
  dall'interno stesso della maggioranza.
       Andiamo  ad   un   altro  tema  che  si  collega  a  questo:
  l'onorevole  Nicolosi.  Come la mettiamo con l'onorevoel Nicolosi
  che ha  votato questo Governo di centro-sinistra? Che era uno dei
  quattro  responsabili  regionali  dell'UDR? Che si è candidato ad
  Assessore  del  Governo  di  centro-sinistra,  che  non  è  stato
  accettato  dall'interno ne del Gruppo nè della direzione politica
  dell'UDR  quale  Assessore?  Che sicuramente ha votato, comunque,
  questa compagine di Governo...

    BATTAGLIA,   assessore   per  la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca, tranne  che non fosse franco tiratore.

    CINTOLA.  No, perchè questo fu controllato e quindi l'onorevole
  Nicolosi votò sicuramente.
       Che in  virtù  del  fatto  di  essere  componente del Gruppo
  dell'UDR  nella  suddivisione  delle  Commissioni ha ottenuto due
  commissioni   quando   gliene  spetterebbe  solo  una,  dato  che
  rappresenta  solo   se   stesso,   e   diventa  Presidente  della
  Commissione sanità con il  centro destra per cedere il suo voto -
  che non gli compete  -  nella  Commissione Cee per fare diventare
  subito dopo presidente  della  commissione  il  collega Scalia di
  Alleanza nazionale.
       Questo è un  fatto ancora immorale cioè di fronte a fatti di
  questo genere  andare a ricercare le responsabilità di chi ancora
  e perché fin  tanto  che  non  si  è condannati si è innocenti in
  questo Paese,  mentre  le  cose  di  cui  stiamo  parlando, primo
  governo  di  centro-destra,  secondo  governo  di  centro-destra,
  l'elezione degli assessori, per sei ore attendere i tre assessori
  nuovi, la  caduta  di  tutte  e due i governi, l'atteggiamento di
  Nicolosi con  lista  "fai  da  te"  che diventa subito uomo della
  maggioranza perché  gli assegnano con il primo governo Provenzano
  la presidenza della commissione sanità. Con il governo Capodicasa
  invece non essendo né assessore né presidente, utilizzando i voti
  diventa presidente e fa diventare presidente un'altro di Alleanza
  nazionale sconvolgendo  quindi non solo i numeri e i programmi ma
  invertendo tensioni  e  dando la famosa parola del "ribaltone" in
  termini inequivocabili  e  sicuri, certi di cui l'Assemblea può e
  deve occuparsi.
       E  allora  Presidente  Capodicasa, questo governo con numeri
  scarsi ha  prodotto  ad  oggi  ottimi risultati e non sono parole
  perché la  finanziaria  non è una parola. La finanziaria è uscita
  dal governo,  dalla  commissione  ed è stata integralmente votata
  alla fine con la fiducia dall'Assemblea.
       Ed è  una  finanziaria  che  può  e  che  da  certamente una
  inversione di  tendenza  forte.  La  dismissione  degli  Enti con
  proposta  dell'onorevole  Castiglione.  Attenzione con contenuti,
  onorevole  Granata,  che  sono  stati  condivisi  interamente dal
  governo di  centro-destra perché il presidente di quel disegno di
  legge si chiama ancora Provenzano. Quindi quei contenuti .....

     LA GRUA . Nessun merito a questo Governo?

     CINTOLA. ....  Nessun  merito a questo governo che ha avuto il
  merito di  approvarla.  C'era il demerito da parte del governo di
  averne accennato e di non averla portato a compimento.
       E allora  noi  se  vogliamo  fare diventare questo dibattito
  fuori dalla parole e forte nei fatti che vogliamo porre in essere
  dobbiamo tentare di alzare il tono della politica. Non tentare le
  solite divisioni tra maggioranza e opposizione che servono solo a
  degradare   il   ruolo   e  l'immagine  dell'Assemblea  regionale
  siciliana. E  bisogna,  a mio avviso, tentare di modificare anche
  il regolamento  d'Aula  in  dibattiti,  in leggi, in presenze che
  sono solo scritte  con firme su un foglio e con l'assenza grave e
  responsabile in Assemblea stessa.
       Con l'assenza  nelle  commissioni, che non si riuniscono per
  mancanza di  numero  legale;  con  deputati che hanno il dovere e
  verso gli  elettori  e  verso l'erario dello Stato che li colloca
  come contribuenti  di prima classe, a fare il proprio dovere fino
  in fondo, in Aula e nelle commissioni.
       Se anche  a  queste  cose  non diamo un significato forte di
  cambiamento, allora noi la questione morale la vorremmo dire solo
  a parole  perché  nei fatti vogliamo continuare come nel passato.
  Ed io  all'onorevole  Capodicasa  voglio dire con forza che se il
  bilancio non dovesse avere da parte del Presidente della Regione,
  di concerto  con  l'assessorato  al lavoro, una indicazione forte
  sulla fine  del  precariato in Sicilia, della prostituzione delle
  800 mila lire  a  singola  persona, senza risolvere i problemi nè
  degli articolisti, nè dei forestali, nè dei catalogatori, io quel
  bilancio non lo voterò.
       Se  la  indicazione  che  Papania  sta  dando,  forte,  come
  immagine, ma  che  dev'essere conseguenziale nei fatti, perchè si
  possa e si debba  modificare  entro  e  non oltre l'anno, che sia
  l'ultima volta che appostiamo 200 miliardi più i quattro mesi già
  passati, che hanno  colpito  per  altri  50,  60 miliardi, se noi
  tentiamo di chiuderla  questa  vicenda,  anche  con  dolore se il
  dolore è necessario  in questi termini, perchè si possa parlare a
  chi non abbiamo  mai  parlato,  perchè si possa avere un contatto
  con chi non ha mai avuto neppure le 800 mila lire; se non si avrà
  fortemente un  atteggiamento  conseguenziale,  io non mi sento di
  votare questo Governo, ne di considerarlo moralmente a posto.
       E io ritengo, a  conclusione, che non mi sento di ritenere a
  posto neppure tutti  coloro  i  quali nei piccoli sottoboschi del
  piccolo   sottogoverno,  continuino  ancora  a  marciare,  avendo
  prebende  per   comitati   inesistenti,   incapaci   di  dare  un
  qualsivoglia risvolto  serio e forte, per quell'iniziativa che la
  Prima commissione assunse  e  che non portò a nessuna conclusione
  nei  due  governi  di  Centro  destra,  per  la  diminuzione,  la
  distruzione e  l'annientamento  di  consigli di amministrazione e
  comitati fatiscenti che  non  servono  nè  alla  Sicilia,  nè  al
  Governo, nè  all'Assemblea,  nè all'immagine che vogliamo dare di
  questa    Sicilia,    dell'Autonomia,   all'Italia,   a   qualche
  strafalcionista  di   giornalista   che  mi  considera  amico  di
  Gunnella, quando  sono  stato  espulso  dal  Partito repubblicano
  dall'onorevole   Gunnella,   assieme   a   Lino  Buscemi,  allora
  consigliere nazionale del Partito repubblicano, assieme a me.
       Altro che dire  che l'Espresso ha ragione nel significare le
  fesserie che ha  scritto,  nel  tentativo  che ormai è palese, di
  volere distruggere l'UDR  in  Italia  e  in  Sicilia, con o senza
  responsabilità. E  tutti coloro i quali, anche se con toni pacati
  vogliono  fare  diventare questo dibattito un dibattito quasi tra
  amici,  dimenticano  che  ci  hanno  accusato  fortemente di aver
  lasciato  il  Centro  destra,  invocando  una presenza nel Centro
  destra dell'UDR,  in  quel  momento  in cui perdevano il potere e
  diventano  vedovi  degli  assessorati  e  vedovi della Presidenza
  della Regione, per poi sputare addosso il veleno e il fango oggi,
  quando  come  morale intendono il ritorno all'Assessorato ai beni
  culturali,  al  turismo  o  in  altri posti di responsabilità dai
  quali con sforzo sono andati via, e con grande forza ammantata di
  una  moralità  che  è  tutta  da  dimostrare  vogliono tentare di
  tornarci.
       Io  ritengo   che  questo  Governo,  questa  piccola  grande
  maggioranza, se non si  inciucia, e fino ad oggi non lo ha fatto,
  se ritiene di  avere  alle  spalle  programmi  e  idee  e  onestà
  concettuale dei  propri  passati, ad esempio della vita presente,
  da voler svolgere  al  servizio  generale  e collettivo, abbia il
  dovere di continuare a governare.
       Abbia   il   diritto   di  aggiustare  certi  tiri  e  certi
  atteggiamenti ed  abbia  la consapevolezza che al di là di questa
  maggioranza  c'è lo scioglimento dell'Assemblea e il ricorso alle
  urne ed  agli  elettori,  perché  non  è pensabile che chi non ha
  saputo  governare  come il centro destra non ha saputo governare,
  al di  là degli uomini che sono stati chiamati a rappresentare il
  Governo  nelle  sedi  dell'assessorato  e  della Presidenza della
  Regione, chi  non  ha  avuto il diritto, cioè chi non ha, in quei
  due  anni   e   mezzo,  non  è  riuscito  a  fare  oggi  non  può
  dall'opposizione,   a   quattro  mesi  di  distanza  dal  governo
  Capodicasa,  annunciare,  chiedere, condannare senza che in fondo
  abbia  da  raccontare  il proprio vissuto, il proprio operato, il
  proprio dato al servizio della gente, al servizio dell'inversione
  di  tendenza,  della  moralità,  della  capacità  di esserci e di
  modificare le cose.
       Io, spesso mi  domando,  e me lo domando senza arroganza, se
  ad oggi sono riuscito  a fare il mio dovere, non nei confronti di
  me  stesso,  ma  di   chi   in   Sicilia  soffre  la  fame  e  la
  disoccupazione.
       Spesso mi domando se sono in  grado  di  avere  fatto il mio
  dovere fino in fondo e  spesso  mi  accorgo questa incapacità del
  singolo deputato di esserci,  di produrre, porta come conseguenza
  anche  il  disinnamoramento   dell'attività   politica  in  senso
  stretto, perché ci si rendo conto che gli altri lavorano su altri
  tavoli, su altri campi con attenzioni diverse ed opposte a quelle
  che la gente vuole, che noi effettivamente produciamo.
       E mi  sovviene,  e  chiudo  onorevole presidente Capodicasa,
  tutte le volte  che su un suicidio di qualche disoccupato abbiamo
  preso la parola qui  a  parlare  ed  a  dire come dovevamo invece
  agire a favore e  contro  la  disoccupazione  e mi sembra che una
  vicenda dolorosa,  ancora  da  scrivere,  ancora  da significare,
  quella del collega Castiglione, non possa portarci oggi in Aula a
  parlare di morale, se  immorali siamo stati nel momento in cui in
  Aula non siamo, se immorali siamo stati quando non abbiamo saputo
  produrre con la volontà  di  produrre per gli altri e non per noi
  stessi.
       Quando da questa stessa  tribuna  abbiamo cercato di parlare
  con le cose scritte a casa,  con  le  frasi  filosofiche messe in
  bocca ad altri e poi blaterate  qua  dentro senza tenere conto di
  quello che la gente davvero ci chiede per la strada, ci chiede il
  conto delle cose non fatte, il conto di un'inversione di tendenza
  che non abbiamo saputo porre in  essere,  ci  chiede  il conto di
  continuare ancora a perorare  cause  parziali  e  a  lottare  per
  piccole parti, per i fans,  piuttosto  che per dare gli indirizzi
  generali che servono a modificare ed a cambiare le cose in questa
  nostra terra di Sicilia.
       Io ritengo,  onorevoli  colleghi,  che l'atto più importante
  che ognuno di noi  deve fare ad inizio di questa cosiddetta ormai
  fine legislatura sia  quella  di  un  forte  esame  di  coscienza
  autocritico per le  cose  che  non  abbiamo fatto, per quelle che
  abbiamo solo detto,  per  gli  atteggiamenti  che a volte abbiamo
  assunto in forma  di  impulso  di  rabbia, senza tenere conto che
  invece abbiamo il  dovere  di tenere alto il nome dell'autonomia,
  il nome della Sicilia, con i nostri atteggiamenti e con la nostra
  volontà di operare  per  un'inversione  di  tendenza  reale e non
  fittizia.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Caputo. Ne ha
  facoltà.

     CAPUTO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, almeno quelli
  che avete avuto la pazienza  e  il dovere verso gli elettori e il
  popolo siciliano a restare in  Aula ed a partecipare a quello che
  è un momento importante della vita dell'Assemblea.
       Onorevole  Presidente  della  Regione,  sto parlando di Lei,
  quindi mi  scuserà  se  parlo  mentre  Lei  è impegnato con altri
  parlamentari,  quindi  mi  perdonerà  se  parlo  quasi  nella sua
  assenza, per non dire nella sua disattenzione.
       Signor  Presidente,  forse   quello  di  oggi  può  sembrare
  un'attività di routine, stiamo parlando di un argomento che forse
  non interessa a nessuno,  parliamo  di  due fatti importanti: uno
  quella che è la bufera politica che, a seguito delle note vicende
  giudiziarie, ha travolto e investito direttamente il suo Governo,
  Ella e il suo Governo e parliamo anche di un'Aula e di un momento
  politico che, a quanto pare,  arriva in un momento in cui nessuno
  si interessa di questa  vicenda  e  dire  che Lei della questione
  morale, Signor Presidente, ha  riempito pagine, ben tre o quattro
  pagine del suo voluminoso  programma,  come se Lei dovesse durare
  non due anni ma  quindici anni come Presidente della Regione. Noi
  metteremmo non la Provvidenza  ma  noi metteremmo i dovuti limiti
  politici, chiaramente, alla Provvidenza c'è chi ci pensa.
       Vedo  che  qui   siamo   pochi  i  parlamentari  rimasti  ad
  affrontare un dibattito che, invece, dovrebbe coinvolgere tutti i
  parlamentari eletti in questo  Parlamento  di tutti i partiti che
  rappresentano,  perché  qui  parliamo  di una vicenda giudiziaria
  gravissima  che  ha  coinvolto  in  prima  persona  un autorevole
  esponente  di  questo Governo che ha gestito non gli articolisti,
  non gli  Istituti autonomi delle case popolari, che ha gestito la
  privatizzazione  in  Sicilia,  che ha gestito e doveva gestire un
  fiume  di  miliardi,  migliaia  di miliardi, che doveva decidere,
  assieme al  suo  Governo,  sulle  sorti di migliaia e migliaia di
  dipendenti,  un  Assessore che rappresentava e credo rappresenti,
  non so  Lei  come  si  è  comportato  dal  punto  di  vista della
  procedura  parlamentare  e di governo, che rappresenta un partito
  che sostiene in maniera "robusta" il suo Governo.
       Io non ho ascoltato  ma  ho  letto, e quindi fedelmente, dal
  punto di vista del resoconto stenografico, le sue dichiarazioni e
  devo dire che sono  sconcertato  di quello che Lei ha dichiarato,
  Presidente della Regione, del  tono  che  ha usato ed anche della
  superficialità, quasi un  distacco  teatrale  col  quale  lei  ha
  voluto  non  affrontare la  prima  vera  bufera,  il  primo  vero
  problema politico che investe il suo Governo...

     PRESIDENTE. Mai c'è stata un'Aula così silenziosa.

     CAPUTO. Buia a grigia  lo  è in questo momento, sarà diventata
  anche silenziosa.

     PRESIDENTE. Dei colori la Presidenza non può parlare.

     CAPUTO.  Signor  Presidente, comprendo e capisco che non posso
  avere   la   comprensione   del   Presidente  della  Regione,  ma
  sicuramente mi deve la sua attenzione.

     CAPODICASA,  Presidente  della Regione. Onorevole Caputo, sono
  tutti  suoi  colleghi  che  mi  pongono  questioni  di  carattere
  squisitamente politico attinenti al tema.

     CAPUTO. Se sono colleghi  che  interrompono non sono dei buoni
  colleghi parlamentari.
       E' arrivato l'Assessore Rotella al quale informo che abbiamo
  presentato la terza mozione  di  sfiducia  nei  suoi confronti, è
  bene che lo sappia prima da me.
       Quindi  dicevo,   Presidente,   lei   ha   voluto   sfiorare
  l'argomento  importante  che   è  quello  di  riferire  a  questo
  Parlamento come  lei  intenda  affrontare l'emergenza giudiziaria
  perché  lei deve a questo Parlamento delle risposte.
       Io le voglio dire e le voglio parlare perché  io ho scoperto
  leggendo i resoconti  stenografici  degli  atti  parlamentari  di
  illustri personaggi che  hanno  fatto  fortuna  fuori  da  questo
  Parlamento perché  ignorati  in  questo  Parlamento,  leggendo le
  loro dichiarazioni mi rendo  conto come non soltanto sono attuali
  ma  sono  dichiarazioni  anche   di  una  certa  gravità.
       Io mi riferisco,  per  esempio,  alle sue dichiarazioni rese
  stamattina a questo Parlamento  quando  ha  dichiarato che "noi e
  quindi mi riferisco a questo  Governo, non siete dei giudici, non
  vogliamo giudicare le azioni  di singoli, c'è la magistratura che
  deve  svolgere  questo  compito".
       Io vorrei sapere,  onorevole  Presidente della Regione, come
  lei   intende   conciliare   questa   sua,   quasi,   diplomatica
  dichiarazione e comportamento governativo con quello che ha detto
  l'onorevole  Piro nell'ottobre  1991  quando  ha  presentato  una
  interrogazione  parlamentare   assieme  agli  onorevoli  Orlando,
  Battaglia Letizia, Fava, Mancuso, dichiarando che la lotta contro
  il potere mafioso è compito primario della Regione.
       Lei da quello che ha  detto questa mattina sembra che sia un
  corpo estraneo, un corpo  istituzionale  estraneo  a quello che è
  una vicenda giudiziaria  che  indubbiamente  ha  le  tinte fosche
  della mafia.
       Qua si parla di provvedimenti giudiziari, e io mi auguro che
  per il collega Castiglione si arrivi ad un accertamento positivo,
  nel senso della esclusione  da  ogni responsabilità, così come me
  lo auguro dal punto  di  vista  umano,  naturalmente, però voglio
  dire che lei non può  affermare  come  se  si  trattasse  di  una
  vicenda avvenuta al vicino di  casa,  che  sono  fatti che non le
  interessano perché non è né  un giudice, né un carabiniere, né un
  uomo delle forze  dell'ordine,  lei  è  il massimo rappresentante
  istituzionale a cui compete  il  compito  secondo  lo  statuto  e
  quindi secondo la norma coperta dalla garanzia costituzionale, di
  essere il massimo rappresentante dell'ordine pubblico in Sicilia,
  e fatti, Presidente,  sto arrivando, la ringrazio dell'attenzione
  che sta continuando a  dedicarmi,  come questi che attengono alla
  sfera politica,  all'inquinamento  politico,  al  problema  degli
  appalti, al problema delle infiltrazioni mafiose, al problema che
  investe  un  Governo  nella  sua  maggioranza  più  corposa,  più
  autorevole, più rappresentativa,  più  pesante dal punto di vista
  dei consensi elettorali, lei non  può  dire  che  non  essendo di
  questi  soggetti  non le  interessa,  che  lei  deve  pensare  al
  maggioritario, al bipolarismo, che lei deve pensare ad un sistema
  elettorale.  No, lei deve fare  mente  locale  ed  ha  il dovere,
  l'obbligo di dire ai siciliani come si comporterà con un UDR, qui
  all'interno  di questo  Governo  che  ha  un  ex  sottosegretario
  arrestato,  che ha un suo  ex  assessore  arrestato,  che  ha  un
  senatore  della Repubblica  che  non  è  stato  arrestato  perché
  coperto dall'immunità parlamentare,  che  ci  sono  indagini  che
  hanno coinvolto un partito che  le  ha  dato  i  voti, presidente
  della Regione, lei non può non fare finta che è seduto qui perché
  ha avuto i voti dell'UDR, di  un  partito che in questo momento è
  nel ciclone dell'attenzione  giudiziarie  nazionali,  lei non può
  fare finta che ci sono  appalti truccati in Sicilia, col concorso
  dei politici.
       Lei non può fare finta che c'è  un  palasport  qui a Palermo
  bloccato, perché  ci sono ditte  fallite  e  ci  sono sub-appalti
  dati alle stesse ditte che lavoravano con la ditta Romagnoli.
       Lei non può fare finta qui dicendo che la Sicilia è cambiata
  perché la pressione della mafia non è  più  quella  di prima; lei
  dove vive, Presidente della Regione,  quando  qui in provincia di
  Palermo sono stati sciolti tre comuni  per mafia, di cui Bagheria
  è uno dei più grossi comuni della  provincia  di  Palermo dopo il
  capoluogo, è uno dei primi cento comuni d'Italia.
       Lei non può fare finta e dire  che  la  Sicilia  è  cambiata
  perché la mafia non è più quella  di prima, quando a Partinico si
  uccidono  le persone, quando a Caccamo -  che  è  il  comune  più
  presidiato d'Italia, dove c'è uno  dei  latitanti  più pericolosi
  che è Giuffrè - bruciano le imprese  che lavorano lì.
       Lei non può fare finta di dire  che  la  mafia ha perduto il
  suo smalto, la sua caratura  quando  ci  sono  delitti,  omicidi,
  estorsioni continue, quando gli imprenditori  se ne vanno, quando
  si uccidono i bambini, quando si fanno marce ogni giorno in tutti
  i comuni per dire no alla mafia  che imperversa, che sta tornando
  a diventare padrona del territorio.
       Lei  non può fare finta di dire:  Vabbè  ma  noi  non  siamo
  magistrati,  noi non siamo sceriffi,  noi  non  ci  occupiamo  di
  questo, noi abbiamo fiducia nella magistratura.
       Io  leggevo  con   altrettanta   attenzione,  nei  resoconti
  parlamentari, un intervento di quello che  adesso  è  il suo Capo
  partito in Sicilia, dell'ex onorevole  Fava, sconosciuto a questo
  Parlamento, diventato segretario regionale  per  un capriccio del
  suo capo nazionale  che ha voluto  rompere equilibri in Sicilia e
  ha  voluto  inserire  un  elemento a  mò  di  cuneo  per  rompere
  equilibri politici, imponendo un  segretario  regionale  che  non
  proveniva dal suo partito.
       L'onorevole Fava il 10 ottobre del 1991 ha dichiarato qui in
  questo Parlamento che noi rivendichiamo  il  diritto di esprimere
  giudizi politici su comportamenti politici,  e  quindi  noi  così
  come ha fatto il suo segretario  del partito, l'onorevole Fava, a
  cui tutti dovete obbedienza politica, noi rivendichiamo il potere
  di esprimere giudizi politici, perché  noi qui siamo legislatori,
  siamo   espressioni   politici    della   coscienza   sociale   e
  dell'elettorato, dell'elettorato che  vuole  il vero rinnovamento
  della Sicilia che voi state  bloccando, che voi state ostacolando
  con le turbolenze giudiziarie,  con  la  paralisi amministrativa,
  con l'assoluta mancanza del governo.
       Vede,  onorevole  Cintola, io non  sono  di  quelli  che  fa
  dietrologia  e  parla  perché legge  i  giornali,  io  parlo  per
  abitudine,  nel  senso  di  esprimere   giudizi  che  mi  costano
  personalmente.

     CAPODICASA. Sono pessime abitudini difficili da perdere.

     CAPUTO. E lei è un maestro  di  queste  cose, Presidente della
  Regione, ed è qui seduto perché ha fatto della parola una pessima
  abitudine.
       Io sono uno che parla quando ha piena cognizione di causa di
  quello che dice e non mi  faccio  condizionare dai giornali, stia
  tranquillo onorevole Presidente, io non  l'accuserò  mai  di  una
  cosa perché l'ho letta sui giornali.
       Poi le voglio dire che lei non può confondere le manette, le
  indagini,   l'intervento   dei   carabinieri,   i   provvedimenti
  giudiziari,  con  una  riunione di  un  gruppo  parlamentare  che
  discute sull'assetto politico di governo.
       Lei  non  può dire che siccome  Buscemi  adesso  è  uno  dei
  funzionari più osannati della  burocrazia regionale possa coprire
  quanto di brutto c'è stato negli  anni  passati, di  partiti  che
  hanno riempito le cronache giudiziarie,  i  giornali  e che hanno
  riempito anche le patrie galere.
       Io le voglio dire, Presidente della  Regione, che lei qui ha
  il dovere, se vuole continuare a stare  a  capo  di una regione e
  non a capo di un partito o di una coalizione, se lei vuole essere
  veramente il Presidente della Regione  e  quindi  dei siciliani e
  non la espressione di un governo  votato  da  esponenti  che sono
  oggi guardati con attenzione dalla magistratura, lei ci deve dire
  da che parte sta: se sta dalla  parte dei siciliani, così come ha
  detto l'onorevole Piro l'11 ottobre del 1991 quando dice - perché
  l'onorevole Piro ci deve dire se quello che diceva nel 1991 erano
  frasi   di   circostanza   perchè  all'opposizione  e  poi  si  è
  dimenticato nel momento stesso in cui ha cambiato la casacca e si
  è messo  il vestitino buono dell'uomo di governo e ha lasciato le
  carpette ha preso la borsa del manager di governo che va parlando
  di  avere bilanciato il deficit regionale contraendo mutui che sa
  di non  potere  pagare  e  che  pagherà con interessi e contrarrà
  altri mutui  per  pagare il mutuo che serviva a coprire debiti di
  questa Regione siciliana.
       Io voglio  sapere  se  l'onorevole  Piro,  che  adesso siede
  accanto a lei,  quale autorevole uomo di governo, è d'accordo con
  lei ora o  quando  diceva  che i siciliani vogliono avere fiducia
  nelle istituzioni, quando diceva nel '91 Piro che si è scavato un
  abisso fra il governo  e  la  Sicilia,  fra  il  Parlamento  e  i
  siciliani, fra i  politici  e  la  gente  comune.
       Lei lavora, di questo passo, con la capacità e la profondità
  di una ruspa, lei  sta  scavando  non  un solco ma un burrone, un
  baratro fra la politica e la gente, fra il governo e i siciliani,
  tra i governati e i governanti perchè lei qui non ci dice come si
  comporterà con l'UDR.
       Perchè vogliamo sapere  se intende i fatti giudiziari che si
  sono verificati e che  noi ci attendiamo che in ogni caso abbiano
  una pronta e immediata risoluzione per vicende umane ma anche per
  vicende politiche  istituzionali,  noi  vogliamo  sapere  se  lei
  continuerà a tenere  nel  governo  l'UDR,  se  lei  continuerà  a
  governare con l'UDR,  se  lei vorrà continuare a governare con un
  partito che ha  il  suo  stato  maggiore perseguitato dalle forze
  dell'ordine  e  da  provvedimenti  dell'autorità giudiziaria, noi
  vogliamo sapere se  nel suo governo c'è trasparenza, noi vogliamo
  sapere se nel suo governo ci sono ombre o c'è invece la chiarezza
  solare,.
       Io sono  preoccupato  Presidente della regione, lo sono come
  siciliano,lo sono  come  uomo  politico  lo  sono  come  uomo  di
  Alleanza Nazionale, che  non  è  disposto  a farle sconti, io non
  sono  ne suo  conterraneo,  sono  un  suo  estimatore  sul  piano
  personale, io sono uno  che  guarda  in  faccia le persone che li
  guarda negli occhi e  non  abbassa lo sguardo perchè non ha paura
  nè motivo di abbassare  lo sguardo, io le dico che il suo governo
  non è più quel governo autorevole che li voleva creare.
       Il suo è  un  governo  come  quello  dei democristiani della
  precedente  legislatura,   è  il  governo  dei  socialisti  della
  precedente legislatura,  è  il governo del pentapartito di quella
  legislatura quando  vi  salutavate la sera e l'indomani tornavate
  per contarvi per vedere chi era rimasto libero, chi era latitante
  o chi era stato arrestato.
       Il  suo   sta   diventando   il   governo  della  precedente
  legislatura e noi,  caro  Cintola,  dato  che  lei  ha  fatto  la
  Cassandra di questo Parlamento  e io le assicuro che non ho fatto
  gli scongiuri, io non timore che questo Parlamento si sciolga.
       Io ritengo anzi,  e mi assumo la responsabilità nel dire che
  c'è un Commissario dello  Stato  che non è obiettivo, e spero che
  mi ascolti, perchè  manderò  al  Commissario  dello Stato , a Sua
  Eccellenza  il   Prefetto  Romagnoli,  io  manderò  il  resoconto
  parlamentare perchè  voglio sapere, perchè lui quando a governare
  c'era il Polo, c'era  Provenzano  e c'era Drago, lui disse che se
  il, governo del Polo, se la Regione non approva il bilancio entro
  la data, lui attiva le procedure per sciogliere questo Parlamento
  perchè sono termini perentori.
       E allora io  dico  al  Sua Eccellenza il Prefetto Romagnoli,
  perchè  ha  considerato  dilatori ed ordinatori i tempi di questo
  governo ....

     PRESIDENTE. L'Assemblea è autonoma e sovrana.

     CAPUTO. No, Presidente, l'Assemblea  è  autonoma  ma  le leggi
  sono uguali per tutti.
       Se il 30  aprile  è  un  termine  perentorio  per sciogliere
  l'Assemblea, io  voglio  sapere perchè il Commissario dello Stato
  ritiene che il governo  così  come i Comuni debba avere un po' di
  respiro. Io ritengo che  non si può applicare la legge in un modo
  quando governa il Polo  e  non  si  può  applicare la legge in un
  altro modo quando governa l'Ulivo.
       Il Commissario Romagnoli deve dirci se ha due codici diversi
  in termini di approvazione del bilancio.
       Io le voglio  dire che noi aspettiamo che questo Governo, io
  mi aspettavo Presidente Capodicasa, che il suo Governo per quella
  correttezza che io  ancora  le  voglio  riconoscere  e per quella
  apertura di credito che comincia ad essere sempre più ristretta e
  più esigua, lei  doveva  dire al Parlamento, a questo Parlamento,
  che per uno  dei  suoi  uomini,  un  partito  che  l'ha sostenuto
  fortemente e  pesantemente,  coinvolto in vicende giudiziarie lei
  si sarebbe rimesso  alla  decisione di questo Parlamento.
       Lei non l'ha fatto.
       Lei non  può cancellare un evento gravissimo, compromettente
  per questo  Governo, compromettente per l'immagine della Sicilia,
  lei ha detto che  la  mafia in Sicilia non è più quella di prima,
  io le dico che  purtroppo la mafia è ancora più temibile di prima
  e siccome a lei fa comodo dire che non è così, lei pur di restare
  qui è pronto a  dire  che  i fatti in Sicilia non sono gravi come
  prima, io le dico  che  lei  è  affetto  o  da  una  grave miopia
  politica o lei comincia ad usare l'arma della ipocrisia politica.

     PRESIDENTE. Dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  aparlare l'onorevole Mele.  Ne ha
  facoltà.

     MELE.  Signor  Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli colleghi, ci troviamo  ancora  oggi  in  questa  Aula a
  dibattere  sulla  questione  morale,  su  un  tema  dicevo  tanto
  discusso nella  XI  legislatura, come diceva l'onorevole Granata,
  l'XI legislatura  attraversata in maniera particolare da problemi
  giudiziari,  da  arresti.  Avevamo  quasi  totalmente dimenticato
  questo clima quando questa Assemblea oggi è ripiombata nuovamente
  in questa circostanza.
       La questione  che in questo dibattito stiamo affrontando non
  concerne, a mio  parere, il caso dell'onorevole Castiglione e non
  investe  il  Governo,  così  come  non  investe  i  rapporti  tra
  maggioranza   e   opposizione   ma   investe  piuttosto  l'intero
  parlamento,  investe  un  bilancio relativo all'intero Parlamento
  che è un bilancio sicuramente pesante, che è un bilancio negativo
  rispetto all'immagine che questo Parlamento da di se stesso nella
  proiezione esterna.
       Quando il nostro movimento della Rete entrata a far parte di
  questo  Governo  abbiamo  detto,  abbiamo  pensato  che  non  era
  possibile,  e questo gradirei rivolgerlo all'attuale opposizione,
  che non era  possibile  in quella contingenza come oggi sottrarsi
  ad una responsabilità ,  ad  una attesa che era oramai delle cose
  stesse.
       Occorreva assumersi  con  responsabilità  e  con coraggio la
  capacità di alcune  scelte  e  i  governare  questa terra che era
  oramai e continua  ad  essere  non  certo  per causa dell'attuale
  Governo che  continua  essere  allo  sbando, dicevo assumersi con
  coraggio il rischio di esporsi ad una impresa che sicuramente era
  segnata da ambiguità,  che  era  segnata  da  incertezze, che era
  segnata da contraddizioni,  che tuttavia da parte nostra ed è per
  questo   che   siamo   entrati   al   Governo   appariva   oramai
  improcrastinabile.
       Ho dato e ho  detto  che  la fiducia piena in alcune persone
  esposte nel compito  di  governare costituiva per noi il punto di
  partenza, il  punto  decisivo,  ecco  perché  abbiamo  dato piena
  fiducia al  Presidente  Capodicasa  a  capo  dell'attuale Governo
  regionale.
       Ho detto ancora  che  ci  saremmo  assunti  l'onere  di  una
  vigilanza costante e  continua nei confronti del Governo, che non
  ci  saremmo   concessi  l'ipocrisia  di  una  responsabilità  nei
  confronti di  questo  Governo, di una responsabilità con riserva.
  Tutte queste  cause,  tutte  queste  motivazioni  oggi sussistono
  ancora, ma abbiamo  detto,  lo  ha  detto  il sottoscritto, lo ha
  ribadito il collega  Guarnera  che  la  questione morale è ed era
  allora come continua  evidentemente  ad  essere oggi più di prima
  prioritaria rispetto  a  qualunque  schema  politico  rispetto  a
  qualunque aggregazione  di  forze,
       Ed è questo il  presupposto, per altro, per il quale la Rete
  ha partecipato al Governo,  per  il quale la Rete è proprio nata,
  la Rete  e  i  movimenti  democratici  Alleanza  democratica.  Si
  trattava in questo senso ed è per questo ripeto la partecipazione
  nostra al Governo  di  portare  dentro  il Parlamento, di portare
  dentro la maggioranza,  di portare dentro la Giunta di Governo il
  senso di una rivolta  morale,  di  una  rivolta  morale che è nel
  Paese, di una rivolta morale che è nella Regione, di tutti quanti
  continuano a sperare  in una possibilità di cambiamento di questo
  nostro status quo.  Si  trattava  di  fare  nascere  nella nostra
  azione politica così  come  nel Governo e nel Parlamento, di fare
  nascere  questa   nostra  azione  politica  da  una  capacità  di
  raccogliere la sfida e  di  raccogliere  la sfida che è attorno a
  noi.  Quel che oggi accade, purtroppo, onorevole Presidente della
  Regione è uno spettacolo desolante così come ha già definito lei,
  uno spettacolo desolante  la  caduta  di  tensione morale, di uno
  sbriciolarsi di ogni  attesa  non termini, badiamo bene e lo dico
  al collega Granata,  di  non  sbriciolarsi  ... non in termini di
  azione di Governo, ma in termini di classe politica, di una sorta
  di disincantato  ormai differenza tipica da manuale gattopardesco
  di Lampedusa, se così si potesse dire.
       Stiamo   rischiando   tutti,  stiamo  rischiando,  onorevole
  Crisafulli, stiamo  rischiando tutti di morire tra l'indifferenza
  che noi stessi  abbiamo  prodotto e che abbiamo determinato anche
  all'interno della  stessa  società  civile   A  questo rischio il
  nostro movimento, da maggioranza o da opposizione, si ribella. Il
  compito che ci  siamo  assunti all'inizio era quello di mantenere
  costantemente alto  il  livello, il livello della tensione dentro
  l'azione di Governo  o  dentro  il  Parlamento  che  sia.
       Altro,  Presidente   della  Regione,  altro  è  l'azione  di
  Governo   Altro   è  il  livello  morale  effettivo  che  ciascun
  rappresentate di Governo  singolarmente  mette  in  atto
       Ed è su  questo...
       Anch'io questa volta mi fermo: per noi questo è un dibattito
  fondamentale in quanto può mettere o meno in crisi o in positivo,
  così  come   la  penso,  la  partecipazione  nostra  al  Governo.
  Gradirei, pertanto,  che il Governo ascoltasse, che il Presidente
  della Regione, sul  quale  riponiamo  la  massima stima e fiducia
  ascoltasse, se il  Presidente  però  non  è  distratto  da  altri
  colleghi parlamentari,  così  come costantemente fanno.
       Dicevo che a  questo  rischio  di  abbassamento di caduta di
  stile, di quota,  di  indifferenza  la  Rete  si è ribellata.  Il
  compito che ci  siamo  assunti  sin  dall'inizio  era  quello  di
  mantenere costante il livello della tensione morale dentro questo
  Governo.  Altro è  l'azione di Governo, altro è il livello morale
  effettivo  che  ciascun  rappresentante  di Governo singolarmente
  evidentemente poi mette  in  atto.  E  su  questo controllo della
  legalità, delle  azioni  del  Governo  regionale  che  il  nostro
  movimento è chiamato  a partecipare a questo Governo, ci sentiamo
  di  rispondere  delle  azioni  di  carattere  governativo  e  non
  certamente di  rispondere  delle  azioni singole, di ogni singolo
  deputato facente  parte anch'esso del Governo stesso. Ecco perché
  alcune volte il nostro movimento è stato anche critico con questo
  stesso Governo.  Il  nostro  gruppo  parlamentare ha anche alcune
  volte dissentito rispetto  ad  alcune scelte che alcune volte poi
  hanno finito  per  essere  minoritarie.  Ma  che  immagine diamo,
  Presidente, qui chiamo in causa il Presidente della Regione.  Che
  immagine diamo  di  questo  Parlamento?  Concedetemi che immagine
  abbiamo  dato,  il  Governo,  la  maggioranza,  l'opposizione  ma
  l'interno Parlamento  sul  caso  Palazzotto.  Per ricordarlo agli
  amici  e   ai   colleghi  presenti,  il  collega  Palazzotto,  il
  sindacalista non  collega,  il  sindacalista  Palazzotto  è stato
  sindacalista della GCIL minacciato da certo non nobili uomini per
  aver   indicato   le  illegalità  all'interno  delle  graduatorie
  dell'ufficio di  collocamento  di  Palermo.  Motivi  di sicurezza
  hanno imposto  che  il  dott.  Palazzotto  venisse  trasferito da
  Palermo a Roma,  per  risolvere questo problema o quanto meno per
  dare un  segnale  determinante il Parlamento avrebbe dovuto, così
  come è  stato  proposto dal nostro gruppo parlamentare approvare,
  durante  l'approvazione nell'approvazione della legge finanziaria
  un emendamento che  avrebbe  dato  un  taglio a questo meccanismo
  perverso che si  è  innescato  all'interno del collocamento e dei
  collocamenti.  Questo  emendamento  è  stato  bocciato,  noi  che
  eravamo  la  causa  teorica  di  questo  male  abbiamo  preferito
  guardare  oltre,  ma  al  danno la beffa: il sindacalista è stato
  trasferito, il collocamento ha approvato, signor Presidente della
  Regione,  la graduatoria dimostrando all'esterno, a chi uccide, a
  chi  ammazza,  a  chi quotidianamente mette a repentaglio la vita
  della  gente,  che  occorre  soltanto minacciare una persona, poi
  spostarla e poi, tanto, non succede nulla.
       Questo  dipende  soltanto  da  questa  Aula. Questo dipende,
  Presidente  so che lei la pensa come me, ma saremmo dovuti essere
  più  forti  in  quest'azione  perchè  sono  queste le azioni che,
  purtroppo, mi obbligano a criticare alcuni passaggi.
       Quello  che  chiedo è, onorevoli colleghi, proviamo a negare
  dinanzi all'opinione pubblica il fatto che un esponente di questo
  governo  è  oggi  inquisito  per  sospetta connivenza mafiosa, ci
  auguriamo  tutti  che  si  chiuda  positivamente, con il fato che
  questo  Parlamento  ha  tollerato,  dico  ha  tollerato  il  caso
  Palazzotto dimenticando le sue denunzie.
       Ma  che immagine diamo, lo dico agli amici dell'opposizione,
  di  Forza  Italia non della opposizione tutta, che immagine diamo
  delle  forze  che siedono in questo Parlamento, proviamo a negare
  dinanzi  all'opinione  pubblica  il fatto che un esponente è oggi
  inquisito  per  sospetta  connivenza  mafiosa con il fatto che il
  Gruppo  di  Forza  Italia  candida  seraficamente  al  Parlamento
  europeo  nel  collegio  delle Isole, l'onorevole Dell'Utri per il
  quale la Procura della Repubblica ha chiesto l'arresto poi negato
  dal Parlamento nazionale.
       Allora, noi diciamo e lo ribadiamo, noi della Rete Movimenti
  democratici,  esistono  delle  regole  morali  che sono più forti
  delle    regole    giuridiche.    Le   regole   giuridiche   sono
  importanti,sono  necessarie  ma non sono omnicomprensive. Ci sono
  delle  regole  morali  e  questo lo abbiamo dalla opposizione, lo
  diciamo  da maggioranza, ci sono delle regole morali che sono più
  forti delle regole giuridiche.
       Un  rappresentante  del  nostro Parlamento regionale, membro
  del nostro Governo, è stato arrestato per sospetta collusione con
  la  mafia  insieme ad altri esponenti del Governo nazionale e del
  Parlamento nazionale.
       Questo  è  il fatto di cui ci stiamo occupando. Allora io mi
  chiedo  e  vi  chiedo:  cosa  accadrebbe  in questo Parlamento se
  esistesse  anche  per i suoi membri l'immunità parlamentare? Come
  si  comporterebbe  questo Parlamento se avesse dovuto concedere o
  meno  ma  essere  sottoposto ad una richiesta di arresto da parte
  della Procura della Repubblica?
       Questo  è  il livello della discussione. Onorevoli colleghi,
  io  credo  che  occorre  dare  un  segnale di vita, un segnale di
  novità.   Se   non   lo   facciamo  resteremo  fagocitati  tutti:
  maggioranza   e   opposizione  da  questa  immagine  squallida  e
  impietosa che si sta disegnando di quel che siamo come parlamento
  siciliano  ed  anche come classe politica, e alla fine rimarranno
  solo  due  alternative:  la  prima  che  è la peggiore, quella di
  morire  nella  indifferenza  della opinione pubblica; la seconda,
  che  è  la  migliore,  è  quella  che peraltro auspico, di morire
  spazzati   via   da  quella  stessa  rivolta  morale  determinata
  all'interno della società civile.
       Quella rivolta morale che purtroppo non tutti siamo riusciti
  a riportare all'interno di questa Aula e ad interpretare da parte
  della  società civile portandola all'interno di questo parlamento
  regionale.
       Allora,  e  mi  avvio  alle  conclusioni, signor Presidente,
  entrare  al  Governo  per  il  nostro  Movimento è stato lasciare
  cadere,   lo   dico   agli   amici   dell'UDR,  con  lealtà  ogni
  pregiudiziale nei confronti di chicchessia.
       Ma  la  questione  morale  si  porrà  per  noi che stiamo al
  Governo,  si porrà soprattutto sulle cose e sulla efficienza così
  come positivamente ha dimostrato questo Governo.
       Noi continueremo a mantenere ferma questa posizione.
       Quello  che  ci  chiediamo  e  che  chiediamo  al Parlamento
  regionale  è  un  segnale di vigilanza, di rigore che rimbalzi da
  questo Parlamento al Parlamento nazionale.
       Quello  che  chiediamo,  per  esempio,  e  perchè escluderlo
  totalmente,  è  l'approvazione  di  un ordine del giorno, non per
  forza  in  questa  seduta, da inviare al Parlamento nazionale nel
  quale  si  sottolinei l'esigenza di una vigile, severa, attenta e
  rigorosa  attenzione  a  tutti  i livelli sulla questione morale,
  soprattutto  là  dove  il  parlamento nazionale è chiamato a dare
  risposte portate  avanti  dalle  varie procure della Repubblica e
  dalla  Magistratura   in   generale.  Chiediamo  al  riguardo  la
  solidarietà delle  forze  presenti  in  questo  Parlamento  senza
  distinzione né  di  colore,  senza  distinzione  di  appartenenza
  governativa, senza distinzione tra maggioranza e opposizione.
       Non  nutriamo  e  lo  dicevo prima, alcuna pregiudiziale nei
  confronti  di  alcuna  forza  politica  tanto  meno  della  forza
  politica  alla  quale  appartiene  l'onorevole  Castiglione. Però
  occorre   la  consapevolezza  che  l'onestà  individuale  -  dico
  l'onestà    individuale   -   sia   prioritaria   rispetto   alla
  partecipazione  non  al  governo ma alla vita politica. Riteniamo
  che  l'onestà  individuale, che ognuno di noi deve essere garante
  di un  alto  livello  di  legalità.  Ciascuno di noi poi la forza
  politica,  poi maggioranza e opposizione e poi governi sulle cose
  che essi stessi producono.
       Io  credo  che  in  questa  Assemblea  ci  siano anche delle
  energie  fortemente positive che oggi occorre più di prima tirare
  fuori. Questo  è  più  di  prima  il  nostro compito, questa è la
  volontà  del  nostro Movimento che stiamo tentando con difficoltà
  di  portare  all'interno  di  questo  Parlamento e all'interno di
  questo governo. Grazie.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
  facoltà.

     ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito di
  oggi è stato  originato da un accanimento specifico. E sebbene vi
  sia stato un dibattito  che  ha  avuto  toni  molti  alti,  a mio
  avviso, di  natura  squisitamente  politica  vorrei  riservare  a
  quell'accanimento   proprio   l'avvio   di   queste   mie   brevi
  riflessioni.
       Io  non  so  se nel corpo di questo dibattito d'Assemblea vi
  sia  lo  spazio  per valutazioni di natura personale ma alla fine
  siamo  uomini  in carne e ossa.E confesso pubblicamente in questa
  Aula  di avere provato profondo dispiacere per ciò che è accaduto
  alle persone coinvolte nei fatti di Catania.
       E dico  che mai e poi mai mi è capitato di pensare anche nei
  giorni  del  fastidiosissimo  tam-tam  dei  mesi  scorsi  che  la
  battagli  politica  che il mio gruppo parlamentare sta conducendo
  nei  confronti  di  questi  governo  potesse legarsi ad eventi di
  natura  giudiziaria.  Perché  sono  profondamente convinto che la
  politica debba nella quotidianità riacquisire il proprio primato,
  nella  quotidianità  misurarsi  con  la  capacità  che ogni forza
  politica  deve  dimostrare  nelle  sedi  istituzionali che sono i
  parlamenti  e le assemblee elettive la possibilità di manifestare
  le proprie posizioni di governo e di opposizione.
       Ed   è   con   profonda   tristezza   che  ho  assistito  al
  comportamento  di  coloro  i quali erano preposti anche sul piano
  della  pura  estetica  che  in  politica  ha  poi una sua propria
  ragione  d'essere  alla  difesa  dei  soggetti  in  questione. Ho
  assistito  ripeto  ad un comportamento tutto sommato indecoroso e
  squallido  che  dà  la  misura  di  come  l'attività politica per
  ciascuno   di  noi  debba  agganciarsi  ed  ancorarsi  a  vicende
  politiche  che  abbiano  un  radicamento culturale, un fondamento
  organizzativo  e  anche  una  idealità.  Perché quando non c'è il
  fondamento organizzativo ma soprattutto quando non c'è l'idealità
  non  c'è  alcuna  difesa  che  tiene, ma c'è solamente Hobbes, la
  politica  "dell'homo  ominis lupus", in cui il "si salvi chi può"
  diventa la regola dell'agire quotidiano.
       E  anche  l'assenza  oggi di molti assessori, forse di tutti
  gli  assessori  dell'Udr all'interno dell'Assemblea, nel corso di
  questo  dibattito,  in  cui anche la presenza fisica avrebbe dato
  testimonianza  di  solidarietà e probabilmente elemento simbolico
  di  un  qualche  cosa che certamente non so se nell'aria politica
  complessivamente intesa, ma certamente che un qualche cosa che in
  quella forza politica non va.
       Eppure  la questione della moralità in politica ha investito
  sul piano più complessivo questo Parlamento che si è anche ripeto
  con   profondità   interrogato   su  alcune  questioni.  E  si  è
  interrogato  su  una  situazione  che  io sintetizzerei in questo
  modo.  E  cioè quale sia il contenuto oggi della questione morale
  in Sicilia.
       Io   appartengo   per  mia  tradizione  culturale,  per  mia
  formazione  personale,  a quel filone del cattolicesimo militante
  che mette al centro l'uomo, con i propri vizi e le proprie virtù,
  e che incardina  nell'uomo  la  possibilità di essere peccatore o
  virtuoso.
       Ecco  perchè  mi  viene  solitamente difficile attribuire ad
  intere aree  politiche o ad intere forse politiche, come soggetti
  di altra  formazione  culturale fanno il bene ed il male. Io sono
  convinto che ciascuno  di  noi sia portatore in se del bene e del
  male,  e  che  nell'esercizio  dell'attività politica esprima per
  ogni singola azione, il bene o il male.
       Io ritengo  che  però la politica abbia un compito, abbia il
  compito di  offrire  delle  regole  che consentano agli uomini di
  esercitare in  un  contesto  di  legalità la propria vocazione al
  bene, e  di  disincentivare  coloro  i quali questa vocazione non
  rappresentano perchè esprimono una vocazione al male.
       Ed ecco  perchè  ho fatto personalmente, e le persone che ho
  avuto modo  di conoscere all'interno del movimento in cui milito,
  hanno   fatto   personalmente   -  io  dai  tempi  del  movimento
  studentesco,  dai  tempi  del liceo, della lotta antimafia, della
  lotta a questa grande cancrena che affligge il nostro popolo e la
  nostra   terra  -  una  pregiudiziale  morale  ed  una condizione
  dell'agire politico.
       Epperò  occorre oggi fare un punto della situazione rispetto
  al complesso  legame  che  in  Sicilia ha creato attorno al nesso
  mafia-appalti-  regole  legislative,  un circuito vizioso. Perchè
  oggi,  secondo  me,  si  chiude  con  questo dibattito, onorevole
  Presidente   della   Regione,  la  prima  fase  della  dodicesima
  legislatura,  si chiude definitivamente - e spiegherò in appresso
  perchè a mio avviso si chiude definitivamente la prima fase della
  dodicesima   legislature   -   perchè   questa  fase  segnava  la
  conclusione di  un  percorso politico che voleva chiudere la fase
  di  transizione  politica  e  legislativa generatasi dopo la fine
  della cosiddetta prima repubblica.
       La  decima  e  la  undicesima  legislatura  avevano  segnato
  l'apice, l'apoteosi  di  un meccanismo di mal governo della spesa
  pubblica e di collusione pressochè  organizzata tra la politica e
  gli affari in Sicilia.
       Tanti di  noi  non erano presenti, 67 di noi trasversalmente
  distribuiti negli schieramenti parlamentari non erano presenti in
  quelle legislature,  e  coloro i quali essendo presenti in quelle
  legislature,   ed   oggi   ancora   qui   presenti   sono,  hanno
  evidentemente  dimostrato alla giustizia e agli uomini, di essere
  idonei ancora  oggi  a  ricoprire dopo tanti anni questo delicato
  incarico  di  deputato regionale. Eppure abbiamo vissuto una fase
  che ciascuno  di  noi, candidandosi alle regionali nel 1996, si è
  dato incarico  di  contribuire  a  chiudere  la  fase  degli anni
  ottanta, dello sperpero e della collusione.
       Oggi alcuni  fatti  che  si verificano in Sicilia, pongono a
  ciascuno di  noi  il  dubbio  sul  senso  profondo  della  nostra
  militanza  politica  e  sul  senso  profondo  dell'appartenenza a
  questa  assemblea  elettiva,  nonchè  dei  risultati  che  questa
  Assemblea  regionale  siciliana  ha  in  questi  primi  tre  anni
  raggiunto.
       Ecco  perchè mi pare assolutamente importante a questo punto
  fare  il  punto  della  situazione,  onorevole  Presidente  della
  Regione, fare  il  punto  sullo stato di applicazione della legge
  10; fare il punto sullo stato delle certificazioni antimafia alle
  imprese che  si  occupano  di  appalti in Sicilia; quanto è stato
  efficace  questo  meccanismo; quanto questo meccanismo tuteli gli
  imprenditori per bene.
       Fare il  punto  su  ciò  che  nella  fase  finale  di questa
  legislatura si  potrà  fare  per ricostruire un sistema di regole
  che consenta a ciascun parlamentare, a ciascun soggetto politico,
  di   vivere  serenamente  la  propria  attività  e  di  affermare
  all'esterno che un qualche cosa è stato fatto.
       Eppure  oggi  noi  dobbiamo prendere atto che la transizione
  avviatasi con  la  fine  della  prima  repubblica  e  della prima
  regione, non  si  è  conclusa,  e che questa transizione infinita
  rischia  di  determinare una transizione estenuata ed estenuante,
  che secondo  me  può  essere  la  precondizione che genera poi la
  caduta di tensione nel sistema di controlli, siano essi di natura
  giuridica o di natura morale. Questo è il tema profondo sul quale
  oggi noi  dobbiamo  interrogarci:  se  quella transizione che noi
  oggi stiamo prendendo  atto  di  non  essere  riusciti a chiudere
  abbia  un  punto  di  svolta  che  consenta  di  determinarne  la
  chiusura.
       Noi   abbiamo   vissuto   una  stagione  in  quest'Assemblea
  regionale, ed  è  la  stagione  dei  governi  di Centro destra, i
  governi di  un  ideale di buon governo, i governi di un'illusione
  forse  che   si  potesse  innestare  con  un  sistema  elettorale
  proporzionale una logica maggioritaria in cui nella primavera del
  '96, noi abbiamo ritenuto di credere indicando ai nostri elettori
  di scegliere un  modello  di governo ed un modello di società che
  era quello che noi portavamo al loro vaglio.
       Abbiamo avviato  un'azione  di risanamento che si è conclusa
  con le  pesanti e drammatiche dichiarazioni di Peppino Provenzano
  in quest'Aula,  e forse ha ragione Fabio Granata quando alla luce
  dei quindici  mesi  trascorsi  da  quel  dicembre  del  1997,  si
  interrogava  forse  serenamente,  ma certamente responsabilmente,
  sul senso  di  alcune  omissioni  di  allora, sul senso di alcune
  sottovalutazioni di  allora,  perché certamente vi era un dato ed
  era la preoccupazione di una parte politica, di un'area politica,
  di un  soggetto politico, che vedeva che in questo Parlamento non
  c'erano le  condizioni  per  potere  governare  come  si riteneva
  all'inizio di  potere  impostare  un'azione  di governo.
       E forse, nascondendo dietro il velo dell'inesperienza questo
  comportamento, ci  si  illuse  allora  che  appunto fosse la mera
  inesperienza a determinare quel risultato, oggi i fatti ci stanno
  dando torto,  perché ci troviamo ad interrogarci su una questione
  che rappresenta intrinsecamente l'autonomia regionale siciliana e
  la  capacità  di  autodeterminazione di questo Parlamento, perché
  non è vero  che  noi non siamo in condizione di esprimere governi
  disarticolati dal quadro nazionale in ragione della mera adesione
  a logiche di partito.
       Noi non  siamo in condizioni di farlo perché non siamo stati
  fino ad  ora  in  grado  di dimostrare di essere classe dirigente
  rispetto ad  un  progetto di prospettiva,  quindi,  non è mancata
  l'autonomia  come  conseguenza  dell'azione politica romana, ma è
  mancata l'autonomia  come  premessa  di  una  capacità  nostra di
  innovare i percorsi politici anche in relazione alle esigenze del
  nostro popolo  e  della  nostra gente.
       Questo è mancato in questo Parlamento e questo ha consentito
  al ventre molle di  quest'Assemblea,  che  si  è candidato in una
  logica maggioritaria e si  è  prestato  a giochini di Palazzo, di
  diventare determinante rispetto a qualsiasi soluzione.
       Ecco perché  noi  poniamo  due  domande che per noi hanno un
  significato  inquietante nei  confronti  del  Governo.
       La  prima  domanda è  se  l'approccio  è  ipocrita  o  serio
  rispetto alle questioni  sulle  quali  oggi  noi  discutiamo.
       Ed allora, per capire se l'approccio è serio o ipocrita, noi
  chiediamo al Governo ed  alla  maggioranza in piena coscienza, se
  si sono interrogati e  se  a  questa domanda hanno dato risposta,
  sul  loro  comportamento   nel  caso  di  parti  invertite  nella
  situazione in atto.
       Cosa avrebbero fatto loro se a governare si fosse trovato il
  Centro destra? Noi  chiediamo  pubblicamente  che  ci  venga data
  risposta a questa domanda.  Noi  chiediamo  di  sapere dal Centro
  sinistra quale sarebbe  stato il comportamento a parti invertite,
  così per la storia e per  gli  atti,  perché  non  si sanno mai i
  casi della vita e dei percorsi di quest'Assemblea.
       In secondo luogo noi poniamo una domanda al Presidente della
  Regione, il cui intervento ci è sembrato esprimere questa mattina
  la piena consapevolezza sulla situazione di grande difficoltà che
  la sua  maggioranza  ed  il  suo  governo  stanno  vivendo,  e la
  consapevolezza  spesso è la condizione per affrontare serenamente
  percorsi futuri.
       Noi chiediamo  se  questo Governo e questa maggioranza hanno
  intenzione di continuare  ad  essere  legati  ad  una  logica  di
  ricatti  d'Aula   con   maggioranze  asfittiche,  condizionate  e
  determinate  da un  solo  parlamentare  e  quindi  essere  ancora
  determinate e condizionate  dalle  logiche  che ai ricatti d'Aula
  possono essere conseguenti.
       Queste due  sono  le  domande  fondamentali  che  poniamo al
  Governo nel corso di questo dibattito, un dibattito che anche dal
  punto di vista  tecnico  non ci consente, di fatto, di concludere
  la discussione con un qualche cosa che rimanga agli atti, che dia
  un significato  di  apertura  nei  confronti del nostro immediato
  futuro.
       Questo è lo scenario nel quale noi ci muoviamo e ci muoviamo
  in uno scenario  in  cui  noi rivendichiamo il senso più profondo
  del  garantismo   di   chi   ritiene   in   un'epoca  di  riforme
  costituzionali ancora  valida quella norma della Costituzione che
  attribuisce al  cittadino  il diritto, sacrosanto ed inviolabile,
  di considerarsi e  di essere considerato innocente fino a che non
  giunga una sentenza definitiva, ed è un dato reale quello che noi
  poniamo, un dato  profondo  di  garantismo  che si esercita nelle
  condizioni   della   propria  difficoltà,  propria  intendo  dire
  politico o  partitica,  e  si  esercita  nelle  condizioni  della
  difficoltà partitico politica altrui.
       Ed  ecco   perchè  mentre  abbiamo  preso  atto  del  solito
  atteggiarsi  colorito ed inconcludente di Rifondazione comunista,
  che trovandosi  sempre  nell'imbarazzo  di chi deve dimostrare di
  essere all'opposizione,  non  essendolo  nei fatti, è costretto a
  dare degli accenni  di  opposizione  al Governo per poi debordare
  sempre  negli   attacchi  alle  forze  di  opposizione,  per  cui
  l'obiettivo di  Rifondazione  comunista  non è questo Governo, di
  cui Rifondazione stessa  rappresenta la stampella, ma è sempre la
  parte politica  del centro destra, con grande disattenzione anche
  rispetto alle  questioni  forti che oggi ci pongono interrogativi
  inquietanti in quest'Aula.
       Però   comprendiamo,   fatta   salva   questa  precisazione,
  l'atteggiamento continuisticamente giustizialista di Rifondazione
  comunista;   non   comprendiamo,  invece,  la  superficialità  di
  approccio di tante altre forze politiche rispetto a quello che si
  è verificato, cioè il porre o non porre la questione della tenuta
  del Governo in  netta  dipendenza  della  presenza  o  meno di un
  parlamentare in  più in quest'Aula, piuttosto che porre questioni
  forti relativi  al  collante  di  questa maggioranza, al collante
  politico ed alla  prospettiva  che  si lega alla presenza, ancora
  oggi,   di   alcuni   partiti   determinanti  in  quest'Assemblea
  all'interno   di  questa  coalizione,  credo  rappresenti,  anche
  simbolicamente, l'elemento che  a  nostro  avviso  ha più di ogni
  altro   deluso   i   siciliani   e,   secondo   l'interpretazione
  dall'esterno  che   noi  diamo,  il  popolo  del  centrosinistra,
  rispetto a  questa  esperienza  di  governo  regionale,  perchè è
  un'esperienza  che  nasce  dalla illusione prospetticamente forse
  indotta   dal   malgoverno   degli   anni   precedenti   che   il
  centrosinistra  avesse   virtù  salvifiche  e  che  comunque,  se
  quest'alleanza non  poteva,  per  le  condizioni  complessive del
  sistema di funzionamento di questo Parlamento e di questa regione
  essere in  condizioni  di  dare  risposte  immediate  e concrete,
  comunque sarebbe  stata  nelle  condizioni  di essere riferimento
  morale per la  costruzione  di un futuro e di un percorso diverso
  rispetto al passato.
       Questo non c'è  stato  e  non  c'è  stato,  però, neanche un
  approfondito  dibattito  all'interno del centrosinistra su queste
  questioni. E, allora, è l'assenza del dibattito al vostro interno
  che ci preoccupa  più  che l'assenza dello strumento per porvi in
  difficoltà, perchè, diceva  bene  chi  ha  detto  che noi abbiamo
  invece dibattuto sull'opportunità di porre o meno la questione di
  fiducia e abbiamo deciso di non porla perchè+ abbiamo compreso il
  dato reale dell'imbarazzo  di  chi  non  è in condizione di venir
  fuori dal vicolo cieco da cui ci si è venuti a trovare.
       E,  allora,  noi dobbiamo,  probabilmente,  lasciare  questo
  dibattito  solamente  al  senso che le nostre  parole  hanno  nei
  confronti  della  interlocuzione  istituzionale   tra   le  forze
  politiche, ma penso che le europee, la  prospettiva che in Europa
  si aprirà, io spero ed immagino, di un  bipolarismo  serio tra le
  forze  popolari europee e le forze che  appartengono  al  partito
  socialista europeo, determinerà un quadro di riferimento politico
  ideale che possa consentire e consentirci di guardare più avanti.
       Ma per guardare più  avanti bisogna avere l'animo disposto a
  comprendere che si è chiusa definitivamente una pagina, la pagina
  del centro destra autosufficiente  in  quanto  tale la pagina del
  centro  destra  dell'estate del  1996  ma,  e  siate  onesti  nel
  riconoscerlo, anche la pagina del centro sinistra vigoroso che si
  presenta agli elettori con  una  prospettiva di governo stabile e
  con una prospettiva di governo  che  affronta  in termini seri le
  questioni dei siciliani.
       La sopravvivenza è  un altro paio di maniche  Io non escludo
  che questa coalizione e questa formula possa ancora sopravvivere,
  ma quando il governo diventa il fine e non il mezzo per garantire
  la  risoluzione   dei   problemi  avviene  la  perversione  della
  quotidianità  della   gestione   politica,  e  allora  su  queste
  questioni apriamo un  ragionamento  ed  apriamo  un  ponte per il
  futuro, un ponte  che  nasce dalle regole, dalla necessità che vi
  sia una legge elettorale ampiamente condivisa, dove i principi di
  governabilità e  rappresentatività siano con sapienza disposti in
  un  articolato   normativo,   dove   la  riforma  della  pubblica
  amministrazione  diventi  la  condizione  per  intervenire  forse
  nell'altro ventre molle  che  è  quello  della  burocrazia e dove
  questa Assemblea si  qualifichi  per la definitiva chiusura della
  stagione delle leggi  omnibus  e  per  qualche  provvedimento che
  potrà essere individuato di  natura  portante  per il risanamento
  finanziario   e    la    ristrutturazione    e   l'ammodernamento
  dell'amministrazione regionale.
       Questi sono temi  che  noi  poniamo con pacatezza e crediamo
  anche  con  una  certa  serietà  di  riflessione  alla  luce  del
  dibattito che al  nostro  interno si è svolto, immaginiamo che vi
  sia la dovuta attenzione,  perché  se anche in questa circostanza
  dovessimo registrare disattenzione  approderemmo alla conclusione
  che la vera questione morale non  è  la questione di un fatto, di
  una  circostanza  giudiziaria,   ma  è  la  grande  disattenzione
  rispetto  alle  condizioni   che   oggi  possono  determinare  in
  prospettiva ulteriori immoralità.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Manzullo.

     MANZULLO. Signor     Presidente,  onorevoli  colleghi,  l'otto
  luglio del 1996 quando per  la  prima  volta  si  insediò  questo
  Parlamento, io che per la prima  volta entravo in questa aula mai
  avrei  creduto di partecipare  ad  un  dibattito  durante  questa
  legislatura su una problematica e su una questione morale.
       Il problema che oggi  stiamo  affrontando  mi  colpisce  nel
  profondo del cuore, come uomo, come parlamentare, come siciliano.
  E non sarei onesto con me  stesso  se  subito non evidenziassi un
  senso anche di angoscia e  di  imbarazzo  nel prendere la parola,
  convinto come sono che  spesso  e  volentieri per quanto riguarda
  qualsiasi discorso fatto da  un  uomo,  ci  sono  due  componenti
  principali, c'è la componente  della  mente  e  la componente del
  cuore.
       Oggi posso essere anche  trascinato  da  una  componente del
  cuore che potrebbe portarmi  anche  a  sembrare  di parte, quindi
  cerco  e  mi sforzo di  fare  anche  in  senso  equilibrato,  far
  prevalere e non soltanto la  componente  del  cuore,  ma  di fare
  prevalere per l'intelligenza e l'attenzione degli amici onorevoli
  colleghi, anche preponderante  il  sentimento  coniugato  con  la
  mente.
       Debbo  subito   accennare,  ringraziare  all'onestà  mentale
  dell'intervento dell'onorevole Granata, e voglio anche immaginare
  e domandare a me stesso che  tipo  di  definizione  ognuno di noi
  potrebbe darsi in questo momento  se un cittadino sulla strada ci
  chiedesse cos' è moralità.
       Io  me  lo  sono posto  e  mi  permetto  di  porlo  a  tutta
  l'Assemblea;  forse  qualcuno  immagina  la  parola  moralità  un
  contenitore che abbia  delle  caratteristiche,  che  abbia  delle
  forme, o forse qualcuno immagina di dare una risposta alla parola
  moralità come un contenitore  senza  forma  che acquista la forma
  secondo il contenuto che ognuno  di noi riesce a dare alla parola
  stessa.
       Allora sarebbe anche interessante  sotto questo aspetto, nel
  porci la parola moralità, che tipi di contenuti che ognuno di noi
  pensa di dare a questa  parola. E io sono convinto che immaginare
  per un momento che  ci  possa  essere  la  regola all'interno del
  Parlamento come elemento  costrittivo per seguire e percorrere la
  strada della legalità è  un  momento  di  grande  disagio, guai a
  immaginare che possa esistere  la  legge  che  ci deve imporre la
  moralità.
       Io ritengo che chi  riesce  ad  essere rappresentante di una
  comunità non può  immaginarsi  optionals  l'onestà e la moralità.
  Ritengo anche che aldilà,   a  cui  va  tutto  il rispetto per la
  magistratura per il compito  quotidiano  e per la fiducia che noi
  abbiamo  di far prevalere  la  verità,    chiunque  assume  anche
  l'incarico  di   rappresentante   del   popolo  giornalmente,  un
  tribunale quotidianamente che  deve  temere  è il tribunale della
  propria coscienza.
       E  debbo  dire   con   grande  amarezza:  ho  ascoltato  gli
  interventi che mi  sembravano degli invertebrati che soltanto nel
  periodo  dell'amore fanno lo  sforzo  di  ergersi  un  po'  dallo
  strisciare dalla terra.  Gente  che immagina di apparire soltanto
  per i demeriti degli altri e  mi  rivolgo  a  chi si è servito di
  questi microfoni: che senso ha nella vita  immaginare  di  potere
  apparire una volta ogni tanto aspettando soltanto, anche se fosse
  vero, il demerito degli altri?  Nella vita  anche  chi occupa una
  carica istituzionale deve avere l'orgoglio e la  spina dorsale di
  apparire per meriti propri.
       Allora,  sotto  questo  aspetto,  onorevole  Presidente,  mi
  auguro che oggi questa pagina di questo dibattito possa essere un
  momento anche di grande  riflessione e l'amarezza che mi colpisce
  che, aldilà della  frase, quasi  involontariamente dopo tre anni,
  qualcuno immagina o tenta  di  condannare  un collega amico a cui
  ancora nessun tribunale ha dato la certezza della colpevolezza.
       Questo è un senso  di  immoralità,  questo  è  il vero senso
  dell'immoralità, quando chi non  ha titoli si erge a giudicare un
  suo  collega che è caduto, possibilmente -  e  c'è  lo  auguriamo
  tutti di grande cuore - non dico  ad una persecuzione giudiziaria
  ma  sicuramente  a un qualcosa che  la  magistratura  sicuramente
  metterà in luce per far prevalere la verità.
       Non voglio soffermarmi  perché  oggi  la  polemica  potrebbe
  sembrare anche di  parte  ma, sicuramente, avremo anche occasioni
  ampie al di fuori di quest'Aula, per  potere far prevalere quelle
  che sono le condizioni di cui è il nostro credo.
       Ed io posso assicurare - e qui abbiamo  anche  la fortuna di
  esserci nove deputati della provincia di Agrigento - che mai, per
  quanto  ci riguarda e per cultura noi in  altre  sedi,  anche  in
  situazioni diverse e diversificate, abbiamo utilizzato quello che
  può essere, tra virgolette, il demerito  della  controparte  come
  momento di emergere o di apparire.
       Noi ci siamo sempre  fidati  con  grande  umiltà, con grande
  onestà a cercare di  essere  propositivi  soltanto  con  i nostri
  mezzi.
       Certo, il governo  Capodicasa  ha accelerato, secondo il mio
  punto di vista, quello che  era  nelle  cose,  e  io  lo dico con
  estrema  chiarezza  e lo dico con grande  convinzione, al di là
  delle appartenenze e delle sigle, che subito dopo le europee o il
  bilancio, una verifica andava fatta.
       Non una verifica di  confronto sull'opposizione, a cui va il
  nostro rispetto per il ruolo  che  svolge,  ma  una  verifica che
  andava fatta fatta all'interno della maggioranza perchè era sorto
  il dubbio forte, all'interno anche del singolo deputato Manzullo,
  che a volte le  piccole  divergenze all'interno della maggioranza
  non erano il problema  della proposizione politica ma il problema
  di chi si intestava la  proposizione politica, quasi che ci fosse
  un problema di conflittualità di apparire chi più chi meno.
       E  questo era un  momento  di  malessere  che  non  potevamo
  permetterci all'interno di una maggioranza così risicata.
       E allora se circa 15 giorni fa, venti giorni fa, tutt'Italia
  ha visto, anche attraverso la televisione, dietro  un  tavolo  la
  presenza di Veltroni e anche dell'onorevole Fini, immaginando per
  un  momento che il loro stare assieme  non  era  sicuramente  uno
  stare assieme per fatti prettamente di bottega  o  di utilizzo di
  una legge che potesse servire ai partiti, ma  che  era un momento
  di  dare  anche  una  risposta  serena, e  allora  al  Presidente
  Capodicasa a cui debbo riconoscere un merito, e lo faccio ad alta
  voce, che dopo forse 50 anni, ha dato il ruolo istituzionale alla
  Presidenza  come fatto di servizio; noi  ci   eravamo  immaginati
  sino ad ieri il Presidente come un qualcosa quasi inavvicinabile,
  l'onorevole  Capodicasa  ci  ha dato una lezione  che  è  rimasto
  Angelo  Capodicasa  a  fare  come servizio  il  Presidente  della
  Regione.
       Allora, mi auguro che il  Presidente  Capodicasa,  terminate
  queste fatiche del bilancio, terminata questa tornata elettorale,
  possa immaginare un programma di 3, 4, 5 punti,  2  punti  in cui
  all'interno dell'Assemblea si crei la maggioranza.
       Ci fissiamo  anche  uno  scadenziario,  nell'interesse della
  Sicilia, se siamo in condizione  per  un  momento  di non pensare
  alle appartenenze ma di pensare  una  volta  tanto al di là delle
  parole ai nostri siciliani.
       E questo è un momento  di  moralità  perchè  non fare ciò si
  diventa ancora qui dentro immorali, perchè nasce il partito degli
  eletti, nasce il partito  del  ricatto,  nasce  il  partito della
  presenza, nasce il partito del vuoto, nasce il partito dell'amico
  quasi che deve essere pregato per venire a fare il proprio dovere
  ed essere presente in momento particolare.
       Allora, io che leggevo  con  grande passione Manzoni, voglio
  un po' riportare quello che  era  il  suo  pensiero - io  sono un
  credente  -  'Dio ci da un dolore per  prepararci  ad  una  gioia
  maggiore.'
       Io  questo  passaggio  lo   vivo  come  un  dolore,  non  di
  appartenenza di partito ma  di  appartenenza  di  collega  di  un
  deputato che ancora senza  essere  giudicato  sta vivendo uno dei
  momenti forse più difficile, quello dell'uomo.
       Ma mi auguro di  considerarlo questo un sacrificio per tutti
  noi, principalmente per  il  governo  e  che  da  questo  momento
  possano nascere anche le condizioni, all'interno di quest'Aula di
  dare  un  governo,  anche  a  termine  che  sia  un  governo  non
  dell'appartenenza ma il governo dei siciliani.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole La Grua.

     LA GRUA . Signor  Presidente  onorevoli colleghi, nella seduta
  del 27 di aprile,  quando il Presidente Capodicasa informò l'Aula
  delle note vicende che  avevano visto come protagonista coinvolto
  un assessore di questa Regione,  io  sono  stato  il  primo fra i
  deputati presenti a chiedere che  si svolgesse  in questa Aula un
  dibattito politico per affrontare in questa sede  in  un clima di
  auspicata serenità,  per affrontare in questa  sede  un argomento
  che era necessariamente affrontabile da questa Assemblea.
       L'argomento  era quello della questione morale, un argomento
  che doveva necessariamente essere trattato perché gli avvenimenti
  che  erano  accaduti  imponevano che si trattasse della questione
  morale.
       Ebbene  io  cercherò  di  evitare  in  questa  sede  i  toni
  propagandistici  anche  perché  non  mi appartengono, questi toni
  propagandistici  in  questa  occasione il più delle volte vengono
  usati  da altri schieramenti politici specie quando nelle vicende
  giudiziarie   non  sono  coinvolte  persone  che  appartengono  a
  quell'area o ad aree contigue.
       Io certo non farò quello che attualmente nella mia provincia
  sta facendo  il  partito  dei  democratici  della sinistra che ha
  letteralmente  tappezzato  i muri della città, della provincia di
  Ragusa   per   additare   al   pubblico  ludibrio  e  quindi  per
  stigmatizzare  le  vicende  giudiziarie  che  hanno  coinvolto un
  deputato di questa Assemblea.
       Io certamente  non mi atterrò a questo modo di fare politica
  perché non mi appartiene, mi asterrò da queste cose, anche perché
  io preferisco giocare la partita andando a colpire la palla e non
  l'uomo perché  nei  confronti dell'uomo, sia ben chiaro, io ho il
  massimo  rispetto,  esprimo  nei  confronti  dell'uomo la massima
  solidarietà umana  per una vicenda così grave nella quale egli si
  trova coinvolto vivendo un dramma che nessuno di noi si augura.
       Però  bisogna affrontare questo argomento e bisogna fare una
  analisi che deve essere magari spietata, ma una analisi va fatta,
  una  analisi  degli  accadimenti,  una  analisi  della situazione
  politica  siciliana  che  ancora  una  volta  si  vede  purtroppo
  riportata alla  ribalta  della cronaca nazionale con una enfasi e
  con un risalto che ci addolora e ci mortifica.
       Noi  eravamo  convinti,  cari  colleghi,  che  dopo  l'amara
  esperienza  della  XI  legislatura  di  questa Assemblea che vide
  purtroppo accadimenti giudiziari caratterizzare quel periodo se è
  vero come  è  vero  che  allora  furono  parecchi  i deputati che
  vennero   incarcerati,  che  vennero  indagati  ed  imputati  noi
  speravamo che questa esperienza fosse oramai buttata alle ortiche
  e che  con  questa  nuova legislatura non si fosse più verificato
  qualcosa del genere.
       Eppure oggi  dobbiamo  fare  i  conti  con  l'amara realtà e
  l'amara realtà  ci  dice  che  abbiamo ben tre deputati di questa
  assemblea  coinvolti  in vicende giudiziarie, due arrestati e uno
  condannato  in   secondo  grado  ad  una  pena  di  tre  anni  ed
  allontanato anche da questa Aula.
       Vere  sostituzioni  già  stanno  dando  un  cattivo segnale,
  qualcosa  che  noi  non  avevamo  immaginato eppure questo si sta
  verificando  e  questo  ci  amareggia  quale componenti di questa
  Assemblea  parlamentare  che ripeto non poteva mai fare presumere
  che accadessero fatti del genere.
       Allora bisogna  vedere quali sono le ragioni per le quali si
  stanno   verificando  queste  cose,  dobbiamo  vedere  qual'è  la
  questione  morale  della  quale  noi  dobbiamo parlare e dobbiamo
  vedere  se  le  analisi  alle  quali  è  pervenuto  il Presidente
  Capodicasa   nel   suo  intervento  di  questa  mattina  sia  una
  conclusione  accettabile  e  condivisibile  perché  il Presidente
  Capodicasa ha fatto riferimento alla questione morale cercando di
  individuare la soluzione alla questione morale nelle riforme.
       Certo  le  riforme  sono  indispensabili,  certo  le riforme
  serviranno  per  cercare di risolvere la questione morale ma caro
  Presidente non sono risolutive.
       Le dovremo  fare, abbiamo il bisogno di fare queste riforme,
  la  riforma  elettorale  che  ci  consentirà  di  abbandonare, di
  mandare  alle  ortiche  un  sistema  proporzionale che certamente
  oramai  ci  mette all'ultimo posto nella classifica delle Regioni
  italiane, dobbiamo fare la riforma della pubblica amministrazione
  perché  p  qualcosa di avvertito in tutti noi e nella popolazione
  siciliana,  dovremo  dare nuove regole agli appalti e già nel suo
  intervento  e  in quello di Fabio Granata  ed  altri  sono  stati
  indicate le vie da percorrere perché si possa una buona volta per
  tutte applicare concretamente la legge  sugli  appalti attraverso
  quei  meccanismi  che  servono certamente  ad  allontanare  dagli
  appalti e da questo mondo particolare la  mafia e la criminalità.
  Certo bisogna fare tutte queste riforme ma  ritengo  che la prima
  riforma  da fare sia quella dei partiti, perché  il  male  è  lì,
  perché se non riformiamo i partiti avremmo  fatto  ben  poca cosa
  perché,  signor  Presidente  Capodicasa, a che  servirà  fare  le
  riforme quando a gestire queste riforme saranno sempre gli stessi
  partiti che agiranno nella stessa maniera, gli stessi partiti che
  recluteranno   gli   iscritti   alla    vecchia    maniera,   che
  selezioneranno   i   candidati   alla    vecchia   maniera,   non
  preoccupandosi  di  candidare  magari   soggetti  immischiati  in
  vicende  giudiziarie  oppure  soggetti  condannati.  Sono  queste
  quindi  le  riforme  vere, la riforma dei  partiti  che  dovranno
  sbarazzarsi  di  certi orpelli che  dovranno  cambiare  mentalità
  perché  dovranno  depurare  quelle che sono  le  loro  formazioni
  perché  debbono  dare  ai cittadini la  possibilità  di  eleggere
  soggetti puliti, soggetti per bene, soggetti che  momento  in cui
  andranno a rappresentare la cittadinanza e  gli  elettori avranno
  le carte in regola per poterlo fare  perché  avranno  dalla parte
  loro l'onestà e la correttezza. Ecco perché  è indispensabile che
  la prima riforma la si faccia all'interno  dei partiti perché poi
  questa  riforma  dei  partiti   ridonderà  necessariamente  sulle
  istituzioni  che  i partiti poi andranno  a  rappresentare.  Ecco
  quindi  quello  che  noi  intendiamo per  questione  morale.  Una
  questione che riguarda i partiti, una questione  che  deve essere
  risolta dalle forze politiche.  Allora signor  Presidente, il mio
  intervento a quest'ora dopo tanti interventi  che hanno veramente
  onorato questo Parlamento perché i toni sono stati pacati, i toni
  sono   stati  generalmente  sereni  ed   hanno   consentito   una
  valutazione obiettiva perché  non si è  scaduto  mai nell'attacco
  personale  nei confronti di esponenti politici  che  hanno  avuto
  disavventure  giudiziarie,  perché  è  giusto  rispettare  queste
  persone  fino  a  quando  esse non  dovessero  essere  condannate
  definitivamente. Ma è necessario, signor Presidente, comunque che
  questo Governo esamini la situazione con particolare attenzione e
  tragga delle conclusioni anche da questa vicenda che ha purtroppo
  coinvolto  un nostro collega.  E io dico,  signor  Presidente,  a
  conclusione di questo mio breve intervento che  non  chiederò  le
  sue dimissioni né annuncerò una mozione di  sfiducia, lo ha fatto
  già per Alleanza Nazionale Fabio Granata, io nella mia qualità di
  capogruppo lo ribadisco perché è una questione  che riguarda lei,
  una  questione  che  deve  affrontare   lei.   Signor  Presidente
  Capodicasa se lei se la sente di continuare  a  governare con una
  maggioranza così risicata, se lei se la sente di poter continuare
  a fare ad ogni piè sospinto un  ricorso a stampelle parlamentari,
  se  lei, signor Presidente, se la sente  di  governare  facendosi
  sostenere  da  un  partito  che  purtroppo in  questo  momento  è
  coinvolto con i suoi esponenti regionali più  autorevoli  in  una
  brutta vicenda, in un intreccio tra mafia, politica e appalti, se
  lei se la sente continui pure ma dovrà darne conto ai Siciliani.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Spagna. Ne ha
  facoltà.

     SPAGNA. Signor  Presidente,  cercherò  di  essere  breve anche
  perché  questo  dibattito   non   mi  sembra  abbia  raccolto  un
  grandissimo  interesse   tra   i   colleghi  deputati  nonostante
  l'eclatanza dell'avvenimento.
       Penso  che quanto sia successo sia grave  anche  se  rivolgo
  agli amici cui sono stati coinvolti l'augurio  personale ed umano
  di  chiarire rapidamente la loro posizione  processuale  e  anche
  perché  stiamo parlando di una attività oggetto  di  una indagine
  giudiziaria  che non riguarda, che non ha  attinenza  alcuna  con
  l'attività  svolta dal Governo regionale ed  in  particolar  modo
  dall'assessore   Castiglione   che   è   la   persona   coinvolta
  nell'indagine  e  quindi  in questo mandato  di  arresto.
       Voglio  limitarmi  a  confermare  alcuni  aspetti essenziali
  della nostra partecipazione alla maggioranza di centro-sinistra e
  al  Governo.  Innanzitutto la volontà di esprimere una cultura di
  Governo,  oltre  che  di attività di Governo, che non si limiti a
  declamare, come avviene, la legalità.
       Io accolgo alcuni  rilievi  che  sono  stati fatti da questa
  tribuna,  questa  tendenza  tutta  siciliana  ad  enfatizzare  la
  cultura della legalità  ma  ad  essere  omissivi  poi  negli atti
  concreti,  dove  si   misurano  la  legalità  e  i  comportamenti
  seriamente legali.
       Noi a questo  rito,  che  vede partecipi alcune facce toste,
  non volgiamo partecipare.  Credo che la prima cosa importante sia
  quella di un progetto di governo capace di mutare radicalmente il
  clima politico ed il sistema politico amministrativo regionale.
       Io penso, senza voler enfatizzare, le cose che abbiamo fatto
  in  questi  cinque   mesi,  che  sia  difficile  contestare  alla
  maggioranza di centro-sinistra di essersi mossa in una direzione,
  sarà poco quello  che  abbiamo fatto, indubbiamente lo è rispetto
  alle tante cose da fare, ma una cosa va detta, che ci siamo mossi
  nella direzione giusta. Questo è già un segnale.
       Lo scioglimento degli  enti  economici, la legge-voto per la
  riforma del sistema  istituzionale, per la riforma dello Statuto,
  una finanziaria che ha indubbiamente un contenuto di risanamento,
  di controllo di gestione, il  tentativo  - che il tempo dirà se è
  riuscito o meno -  di  bloccare  alcuni centro di spesa che erano
  stati messi in moto  da  questa  Assemblea in automatico e quindi
  producevano di anno in anno una spesa senza alcun controllo, sono
  state queste nei fatti le fonti di corruzione e di abuso che sono
  avvenuti all'interno dell'Amministrazione regionale.
       Io credo che  da  queste  cose bisogna continuare a lavorare
  con queste cose  che  necessitano comportamenti coerenti in grado
  di sviluppare, soprattutto sul piano normativo, una situazione di
  equilibrio finanziario  che  significa  per  noi  innanzitutto il
  disboscamento di una  legislazione regionale caotica e confusa, e
  significa    sostanzialmente,    continuare   nel   processo   di
  modernizzazione del sistema amministrativo regionale.
       I passi avanti in  questo senso sono stati ripetuti da tutti
  gli  oratori,  io   li   faccio  miei  e  cioè  un'ampia  riforma
  dell'Amministrazione regionale che ne snellisca le competenze che
  appartengono  alle  amministrazioni  soprattutto  territoriali, e
  naturalmente una nuova  legge  elettorale  a statuto invariato in
  senso  maggioritario   e   bipolare   capace   di   garantire  la
  governabilità   del   sistema   e   capace   di   ricondurre   il
  sistema-regione ad uno standard organizzativo in linea con quanto
  avviene nelle maggiori regioni d'Europa.
       Credo che questo che sembra poco a dirlo, potrà sottrarre la
  Regione  e  l'Assemblea   al   pendolarismo   di  alcuni  a  quel
  trasformismo  che   sembra   un   tratto  endemico  della  nostra
  Assemblea.
       Questa è una  questione morale, non voglio addentrarmi nella
  polemica  che è stata  sollevata,  ma  non  c'è  dubbio  che  per
  esempio, noi che  abbiamo  accettato come Partito popolare l'idea
  di  innovare   lo   Statuto   inserendo  l'elezione  diretta  del
  Presidente della Regione  pur  non  essendo  per tradizione e per
  cultura politica, non  abbiamo  mai  associato  la  stabilità del
  Governo alla elezione  diretta del Presidente della Regione, però
  ci siamo convinti a  sostenere,  a  promuovere  e  e ad approvare
  questa  importante   innovazione,   perchè  abbiamo  pensato  che
  interrompere  in   maniera   radicale   la  gestione  assembleare
  assembleare che si  è  determinata negli ultimi decenni in questa
  Assemblea fosse un  fatto  di  grande importanza politica. Quindi
  abbiamo  pensato  che  ciò  che  è  avvenuto  negli  enti  locali
  siciliani con l'elezione  diretta  del  sindaco  e del presidente
  della provincia con risultati  e  con ricadute che oggi io reputo
  ancora positive, abbiamo  pensato  che  la  identica cosa possa e
  debba avvenire all'interno dell'Assemblea regionale.
       Ecco  perché  l'esito del referendum anti-proporzionale, con
  una  quota  bassissima  di  partecipazione  al  voto - in Sicilia
  abbiamo   raggiunto   appena   il  38  per  cento  -  non  mi  ha
  assolutamente  convinto di cambiare convinzione rispetto a quanto
  era  stato  da  noi  concordato  nel patto di governo che ha dato
  luogo  al governo Capodicasa. Cioè a dire una legge elettorale in
  senso maggioritario e bipolare capace di assicurare la stabilità,
  superando  una fase che noi riteniamo estremamente negativa che è
  quella del proporzionalismo puro.
       Io   penso  anche  che  le  vicende  giudiziarie  di  queste
  settimane,   pure   eclatanti  che  siano,  richiedono  rispetto.
  Rispetto,  come  è  stato detto, verso la Magistratura inquirente
  per  l'azione  che  essa  ha  svolto  e  svolge  in  difesa della
  legalità,  per  altro per nome e per conto del popolo italiano, e
  per  altro  rispetto  ad accuse complottistiche che sono tutte da
  dimostrare.  Ma  rispetto  altresì,  altrettanto  importante, nei
  confronti  di  chi  è  stato  coinvolto in questa vicenda. Perché
  ormai  abbiamo  visto che quanti nella legislatura scorsa, quanti
  amici  e  colleghi  sono  stati  coinvolti in vicende giudiziarie
  eclatanti  per  poi  essere  giudicati  dopo  appena  pochi  anni
  completamente estranei alle vicende allora addebitate anche se il
  colpo  inferto  nei confronti di un politico - voi sapete - che è
  un colpo difficilmente rimarginabile.
       Quindi anche qui il clima della gran parte degli interventi,
  di  chi  è intervenuto, di sostanziale serenità rispetto a questa
  vicenda,  mi  sembra  il  clima giusto per commentare le cose che
  sono accadute.
       Ci  sono  ricadute  legislative  sulle  cose  avvenute? Devo
  dirvi,  a  nome del mio partito, che noi siamo disponibilissimi e
  siamo in un certo senso fortemente interessati perché l'Assemblea
  -  con  un  disegno  di  legge  o  con  atti  normativi a parte -
  intervenga su alcuni settori.
       Si  è  parlato  in  materia  di  appalti di una applicazione
  integrale  della  legge  10  e  quindi  di  ridurre fortemente le
  stazioni appaltanti. Io, sul piano personale, devo dirvi che sono
  un  pò perplesso che questo meccanismo operativo riesca veramente
  a  soddisfare  le  tante esigenze che ci sono in tanti comuni, in
  tanti  enti locali. Però è un passaggio che tutto sommato ritengo
  inevitabile e che vada sperimentato.
       Mi  auguro che l'Amministrazione regionale in un certo senso
  lo  sappia  definire  sotto  il  profilo organizzativo. Perché il
  rischio  che  una  innovazione così importante, che fu oggetto di
  lungo  dibattito all'interno dell'Assemblea nel momento in cui fu
  varata  la  legge  10,  non  si  traduca  in  un  fermo  di tutta
  l'attività  edilizia  che  sarebbe  tragico  per l'economia della
  nostra  terra.  Anche  perché  la legge 10 all'inizio non ebbe un
  esito  positivo,  ma  determinò,  purtroppo, il fermo di attività
  edilizie.  Quindi  vorrei  che  questo provvedimento fosse varato
  tanto  rapidamente  quanto  con  molta consapevolezza e coscienza
  organizzativa  affinché il meccanismo funzioni a pieno ritmo così
  come  deve  funzionare  per  mettere  in moto risorse economiche,
  appalti e costruzione di opere pubbliche.
       Ci  sono  altri  terreni di indagine. L'onorevole Granata ha
  fatto  riferimento al terreno della burocrazia dicendo delle cose
  che io personalmente  mi  sento di condividere, di una burocrazia
  che pur essendo  stata  molto  spesso  partecipe di attività, per
  anni,  per  non  dire  per  decenni,  poi  resta  sostanzialmente
  immutabile in base alle  leggi  sulla dirigenza, e che sembra non
  dover rispondere mai delle cose che fa e delle cose che non fa.
       Terreno  estremamente  delicato,  che  può essere affrontato
  compiutamente  in sede di riforma della pubblica amministrazione,
  e soprattutto in sede di riforma della dirigenza regionale.
       Ci  sono  altri  terreni  di indagine, che io mi sentirei di
  proporre:  è  stato  qui  dato un segnale, per esempio, attorno a
  sindaci,  ad amministrazioni comunali; spesso si sono determinate
  delle  piccole  oasi di abusi fatti di esperti, di consulenti, di
  una  miriade  di  persone  che  vengono coinvolte senza che negli
  esecutivi, nei consigli comunali ne sappiano niente. Fu sollevato
  in  quest'Aula, a proposito della legge elettorale, il tema delle
  determine  sindacali,  che è un tema estremamente ampio perchè lo
  spazio  offerto  per  snellire la macchina burocratica a volte si
  può anche tradurre, spesse volte si traduce in un abuso.
       Questo  è  un  terreno  di  grandissima  delicatezza, perchè
  intervenire  su  questo  terreno  significa,  in  un  certo senso
  mettere le mani dentro la macchina burocratica che abbiamo creato
  con  la  l'elezione  diretta  dei  sindaci e dei presidenti della
  provincia.  Però non possiamo chiudere gli occhi, perchè ormai le
  determine,  i cottimi fiduciari e questo terreno della consulenza
  e degli esperti, sia diventato un gran terreno di coltura dove si
  rinnovano le vecchie clientele di un tempo e dove spesso non si è
  neanche molto garanti degli abusi che vengono operati.
       Altro  terreno  sul  quale  mi permetto di segnalare sono le
  modalità  che  io  trovo  estremamente antiquate, con cui vengono
  approvati,  elaborati, proposti ed approvati i piani regolatori e
  i  piani  di  recupero  e  i piani particolareggiati, all'interno
  delle   città,  che  sembrano  essere  diventati  un  appannaggio
  esclusivo degli uffici tecnici e di alcune forze economiche, dove
  la  classe  politica  è  investita  soltanto in ultima analisi, e
  spesso  delle vicende urbanistiche gli amministratori, siano essi
  sindaci,  siano  essi  gli  assessori,  forse  non  ne  capiscono
  assolutamente  niente.  Tutta  la  storia  del  nostro abusivismo
  edilizio  è  tutta una storia - posso dirlo io per averlo vissuto
  da  amministratore  - di cui l'amministratore locale non ha avuto
  assolutamente  contezza perchè si è maturata alle spalle e grazie
  ad una legislazione regionale che allora consentiva, per non dire
  che  promuoveva  l'abuso  edilizio,  in  un certo senso dando una
  garanzia  di  immunità a chi lo metteva in opera. E il comune era
  un ente disarmato di fronte a questa invasione del territorio.
       Quindi  tutto  quello  che  può  significare,  anche in sede
  regionale,  un  ripensamento  delle  norme in tema di appalti, in
  tema  di  corruzione,  in  tema  di  burocrazia,  una capacità di
  affondare  la  nostra  indagine per quello che riguarda la realtà
  territoriale  degli  enti locali e degli enti pubblici economici,
  io   credo   che   debba  essere  non  oggetto  di  un  dibattito
  estremamente  distratto,  ma  debba  costituire  oggetto  di  una
  indagine  più  seria che può essere affrontata anche guardando al
  lavoro  svolto sia dalle varie commissioni legislative, che dalla
  commissione antimafia.
       Naturalmente  era  inevitabile che anche in questa occasione
  si  parlasse  di ricadute politiche: c'è chi ha fatto riferimento
  alla  esiguità della nostra maggioranza; chi ha fatto riferimento
  a  possibili  cambi  di  campo  da parte di singoli deputati, che
  indeboliscono i numeri della nostra maggioranza.
       Ora  io  non  voglio  addentrarmi  su  questo terreno, anche
  perchè  in  un certo senso noi siamo pienamente consapevoli della
  ristrettezza  dei  nostri  numeri  e  della  esiguità  di  questa
  maggioranza,  anche se siamo altrettanto coscienti di avere fatto
  in  questi  mesi  nient'altro che il nostro dovere, applicando un
  programma  e i punti che avevamo definito con grande chiarezza di
  fronte a questo Parlamento e di fronte all'opinione pubblica.
       Ora   io   non   voglio,  come  diceva  l'onorevole  Alfano,
  fare  resistere  il  Governo  e  la maggioranza, come dire in una
  sorta   di   accanimento   terapeutico.   All'inizio  del  nostro
  dibattito  politico  mi sono permesso di dire, a nome del partito
  popolare, che per me era una vicenda assolutamente inimmaginabile
  in un certo senso  portare  il  mio  partito in una situazione di
  difficoltà o non prendere atto delle situazioni di difficoltà che
  si fossero via via determinate e quindi, questo convincimento che
  ho avuto modo di esprimere  nel  momento  in  cui si è formato il
  governo Capodicasa, lo  ribadisco  anche in questa sede, anche se
  in maniera molto breve.
       Dico soltanto che  il passaggio della finanziaria è stato un
  passaggio che ha  visto  allargare  i confini della maggioranza e
  che è dovere  della  maggioranza  di Centro sinistra, in un certo
  senso, verificare  se  la  disponibilità espressa da altri gruppi
  parlamentari  e   da   un  altro  parlamentare  come  quella  del
  professore Martino, che  ha  confluito,  che  ha  dato un voto di
  fiducia chiaramente  al  Governo  ed  alla sua finanziaria, siano
  diciamo, apporti  momentanei  o  siano  viceversa, per la serietà
  degli interlocutori,  degli  apporti  che possono dare alle forze
  politiche della  maggioranza di Centro sinistra, la sensazione di
  potere  contare   su   numeri   certi  e  quindi, sulla  concreta
  possibilità di sviluppare un'azione di governo.
       Io  credo che all'indomani dell'approvazione del bilancio il
  presidente   Capodicasa,  in   uno  con  le  forze  politiche  di
  maggioranza  del  Centro  sinistra, non  possa  non  avviare  una
  verifica di questa natura e quindi vedere se l'azione del Governo
  è supportata, se quest'Aula può sorreggere dei passaggi di grande
  difficoltà come saranno sicuramente quelli della legge elettorale
  e quelli della riforma dell'amministrazione regionale, quindi, la
  verifica annunziata, come si suole dire, e qui riprendo l'impegno
  espresso dall'onorevole  Capodicasa,  non  può  non  avvenire con
  quella chiarezza  che  ci  richiede  il  Parlamento  regionale  e
  l'opinione pubblica siciliana.
       Detto  questo, io non credo che i rapporti, in questo ultimo
  scorcio  di  legislatura,  tra maggioranza ed opposizione possono
  essere codificati da una maggioranza esigua soprattutto quando si
  verifica  una grande convergenza di intenzioni e di intenti sugli
  obiettivi da raggiungere e che vanno come abbiamo già detto dalla
  legge elettorale alla riforma della pubblica amministrazione, per
  citare  i  primi  due  esempi.
       Quindi, io ritengo  che  la fantasia politica, che il nostro
  sforzo di superare una fase, che è stata definita anche dal Polo,
  di transizione per  andare  ad un sistema di bipolarismo compiuto
  ci debba fare  immaginare  una  stagione diversa dove finisce, io
  credo che sia  finita  con  la  finanziaria una tattica tipica di
  quest'Assemblea del fare  e  del non fare fare, perché  ormai c'è
  un'opinione    pubblica   siciliana   avvertita   che   comprende
  perfettamente quali sono i comportamenti dei gruppi politici e sa
  esprimere dei giudizi.
       Il  terreno  di  confronto  semmai è un altro. Il terreno di
  confronto è  chi sa proporre le cose migliori per la Sicilia, chi
  sa  essere  un  protagonista  vero  ed  autentico nel processo di
  modernizzazione  delle  nostre  strutture  istituzionali ed anche
  delle  strutture  burocratiche,  quindi,  la fase politica che si
  apre  all'indomani  delle  elezioni  europee è una fase che a mio
  avviso  deve  essere  vissuta con estrema chiarezza, ma anche con
  una consapevolezza diversa, perché al di là dei ruoli che saranno
  prefigurati  di  maggioranza  e di opposizione, è evidente che un
  cammino comune può essere individuato e percorso.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Certo.
       Ne ha facoltà.

     LO CERTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che le
  opposizioni  hanno fatto un errore, probabilmente, a non porre la
  questione  di  fiducia,  perché  se  l'interesse  sulla questione
  morale è determinato dalla presenza che c'è in Aula, io non lo so
  se  quest'Aula  è  autorizzata,  non  solo  ad  affrontare  ed  a
  risolvere, ma solo parlare di questione morale.
  Siccome  stiamo  parlando   di   un  fatto  specifico  io  voglio
  affrontare il fatto  specifico,  fare una riflessione e poi anche
  vedere se la questione politica può avere delle ricadute.
       Stiamo   parlando   di   arresti  che  riguardano  l'appalto
  dell'Ospedale   "Garibaldi".   A  Catania  i  primi  arresti  per
  tangenti,  corruzioni  e  via  discorrendo  sono  cominciati  una
  ventina  d'anni  fa,  sempre  sulla sanità. Ricordo gli onorevoli
  Caragliano, Platania, tanti altri ...

     PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Dieci anni fa.

     LO  CERTO .  Anche  prima.  Tutte  questioni legate ad appalti
  all'interno della  sanità  che,  badate,  anche  il modo come poi
  vengono costruite non sono ininfluenti rispetto ai risultati.
       Io voglio  fare  una  premessa e mi assumo le responsabilità
  delle cose  che dico: io ho una sensazione, in questa vicenda tra
  suocero e  genero,  non  lo  dico  per  ridere perchè so anche la
  gravità delle  cose  che  sto dicendo, io ho l'impressione che il
  suocero si sia comportato come quelle donne che fanno il mestiere
  più antico  del  mondo  e  quando raggiungono una certa età e non
  vengono più  apprezzate  si  guardano  intorno  per  vedere se in
  famiglia c'è  qualcuno che può soddisfare meglio di lei stessa le
  voglie dei clienti. Io credo che forse è questa la situazione che
  si è verificata in questa fattispecie.
       Io desidererei che ci fosse anche l'onorevole Pagano perchè,
  vedete,  senza  volere  mettere  in  discussione  e in difficoltà
  gruppi o  persone,  però questa vicenda nasce durante la gestione
  dell'onorevole  Pagano  Assessore,  quando il sindaco di Catania,
  onorevole  Bianco, manda una lettera all'Assessore Pagano dicendo
  di  intervenire  su  questa  vicenda, lanciando un allarme perchè
  c'era una ditta che sollevava eccezioni sulle procedure, sul modo
  come si erano svolte le procedure dell'appalto.
       L'onorevole  Pagano, probabilmente con una lettera preparata
  dagli uffici, che  lui  non  so  se ha letto bene, ma era in quel
  periodo quando  governava il Polo e io voglio fare una differenza
  in queste  cose,  non  si  può mettere nel mucchio tutto il Polo,
  perchè  assumono anche atteggiamenti e comportamenti diversi. C'è
  chi crede  alla questione morale, e c'è una parte del Polo che ci
  crede, ed  è  il  Polo  delle  libertà, c'è invece il "polo delle
  impunità"   che   si   comporta  in  maniera  diversa  in  queste
  circostanze  e  qua  c'è  una  differenza,  qualcuno  voleva  una
  risposta, c'è  una  differenza  di  stile,  più  che di sostanza,
  perché quella parte del  "polo delle impunità" e non la parte del
  Polo delle libertà,  certamente  se  si  fosse  trattato  di  una
  vicenda che interessava un componente del proprio governo avrebbe
  gridato  alto  e   forte   contro   la  magistratura  che  voleva
  stravolgere maggioranze e  governo;  l'unica  cosa di diverso che
  c'è stata, e c'è  stata questa differenza di stile, è che nessuno
  ha gridato contro  la  magistratura,  come  se  la  stessa  fosse
  intervenuta per  modificare maggioranze o intervenisse in vicende
  politiche.
       E,   dicevo,  che  l'Assessore  rispondeva  quasi  stizzito,
  dicendo che  nel  merito  l'Assessore delle osservazioni riteneva
  condivisibile le puntuali argomentazioni rassegnate nella propria
  nota di riscontro  n.  1709  dal  direttore generale dell'azienda
  ospedaliera interessata,  cioè  il  dottore  Mangione,  e  diceva
  ancora, se si voleva  essere  chiari sino in fondo, "lo scrivente
  non  può  esimersi  dall'esprimere  qualche  perplessità  per  un
  intervento che  promanando  da  una  figura istituzionale avrebbe
  potuto limitare ad  una,  se  pur  circostanziata  ,richiesta  di
  notizie all'azienda interessata o direttamente all'assessorato".
       Onorevoli  colleghi, è una questione che interessa l'azienda
  Garibaldi, qualcuno  è disinteressato e disattento perché poi non
  sa  e  non  capisce  come  si  costruiscono  gli  affari,  perché
  successivamente  in  commissione sanità è successa un'altra cosa
  in quel  periodo,  che il Governo aveva dimenticato di finanziare
  la  costruzione  del  nuovo  ospedale  Vittorio  Emanuele  e  115
  miliardi,  sempre  da  quell'assessore,  sempre  da quel Governo,
  erano  stati  scaricati sull'ospedale Garibaldi per ristrutturare
  una struttura  che  il piano regolatore voleva non esistesse più.
          Sempre in  quel periodo e sempre da quel Governo e sempre
  da quell'assessore si  prepara, e di questo si tratta e su questo
  io desidererei  il  Governo  stesse  attento, questo affare di 40
  miliardi l'anno  su  118  dove  il Governo con una convenzione si
  consegna mani e  piedi  a  Croce  Rossa senza che la stessa possa
  assicurare le  postazioni  ed  i  servizi   E'  un  affare  di 40
  miliardi l'anno e  poi non ci preoccupiamo se in certi affari
  organizzazioni  malavitose  magari si possono inserire quando non
  c'è un  controllo  attento sulle questioni e sulla gestione delle
  cose.
       Non credo  che ci sia di andare oltre su questo ragionamento
  tranne il  fatto  che  ci  sono  alcune  terapie  preventive  che
  comunque vanno fatte, alcune azioni di prevenzione, le terapie si
  fanno dopo,  per  evitare  che  il  malaffare  si inserisca nella
  pubblica amministrazione.
       Credo che  ha  fatto  bene e sta facendo bene la commissione
  antimafia, ed  in  particolare  il  suo  presidente nel dire, nel
  cercare  di  trovare  certamente  contraddizioni  all'interno  di
  comportamenti che  la  pubblica  amministrazione  poi in un certo
  senso copre.
       Io non ho  mai visto il politico che va a rubare la mela. Il
  politico esprime  volontà,  poi sono i burocrati che preparano le
  carte, a  volte  le  falsificano,  a  volte  le  sistemano,  e il
  politico  appunto  a  volte  paga  perché  anche  in  termini  di
  immagini,  mentre  probabilmente  quei  burocrati sono sempre là,
  mantenuti e sostenuti dalla stessa politica.
       Questo è  uno dei temi da affrontare in maniera prioritaria.
  Ce ne sono due. E' stato detto la riforma elettorale e la riforma
  della pubblica  amministrazione. Su questo non credo che ci siano
  maggioranze  che   tengono.  Credo  che  debba  essere  fatto  il
  bilancio, presto,  ma  su queste vicende non credo che ci possano
  essere maggioranze  precostituite perché io il giorno più brutto,
  sinceramente, l'ho  sentito, della mia vita all'interno di questo
  Parlamento, di  breve durata, l'ho passato quando una maggioranza
  che era uscita,  questa nuova maggioranza, ha dovuto nello stesso
  giorno incassare; forse la  cosa  più bella quando si è votata la
  legge voto in  quest'Aula,  votata  da  tutti, io quel giorno ero
  contento, felice, perché  per  la  prima volta si faceva una cosa
  che modificava e  in  un  certo  senso  dava riscontro anche alle
  risposte che la  gente  ci chiedeva, quando ci siamo impegnati in
  campagna elettorale.
       Però lo stesso  giorno,  nel  pomeriggio, si è verificato un
  fatto che ha  offuscato  questa  giornata,  cioè  quello  che poi
  qualcuno   della   maggioranza   può  diventare  opposizione, può
  modificare equilibri  e  vanno  preparate situazioni e regole per
  evitare che queste cose continuino a succedere.
       E io credo  che  non sui numeri, signor Presidente, ma sulle
  cose da fare.  Vede, nel suo programma alcune cose importanti già
  lei  le  ha  fatte,  restano  alcune  cose  da  fare,  importanti
  certamente, come dicevo  la riforma elettorale e la riforma della
  pubblica amministrazione,  forse  le  cose  più  importanti,  più
  delicate, più serie.
       Su queste cose  io  ritengo  che  si debbano fare con quelle
  rappresentanze  politiche autenticamente riformiste, la gente che
  crede ad un  bipolarismo vero, serio e praticato; io non sono tra
  quelli che dicono che si possono fare larghissime maggioranze.
       Io mi preoccupo  di  quelli  che  vogliono  stare dentro per
  boigottare.  Le cose  che devono essere fatte devono essere fatte
  con coloro i quali ci credono  e sulle cose da realizzare trovare
  maggioranze   che   diventano   maggioranze  politiche, anche  se
  transitorie,  ma   per   realizzare   progetti  e  programmi  che
  finalmente diano chiarezza  e  serenità  e  in  questo caso anche
  legalità all'interno  di  quest'Aula  per  cui  si  partecipa per
  realizzare,  non   si   partecipa   per  boigottare.  Quindi  non
  maggioranze grandissime,  le  maggioranze  che servono per chi ci
  crede e con  chi ci crede a realizzare quelle cose per completare
  il suo programma.  E  non  credo che per forza deve essere questa
  maggioranza, ci sono  forze che in questa maggioranza non credono
  alla realizzazione di  quei  due importanti argomenti così seri e
  ci sono forze  nell'opposizione  che  ci  credono  e  ci  credono
  seriamente, quindi maggioranze  per  le  cose  da  fare  dopo  le
  elezioni europee e così poi magari ognuno torna alla politica con
  la "P" maiuscola  stabiliamo  regole  che  diano  la  certezza  e
  serenità per il futuro.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Oddo. Ne ha
  facoltà.

     ODDO. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, credo che non si
  può fare a  meno  di  segnalare  che è perlomeno singolare che un
  dibattito  di questo tipo, richiesto un  po'  da  tutti,  per  la
  verità,  ma  soprattutto  dall'opposizione,  si  tenga  ormai  in
  un'Aula  quasi  vuota,  tranne  la  presenza  delle  persone  più
  sensibili, permettetemi di dirlo  non  per esprimere un giudizio,
  che ritengono invece l'argomento un'argomento serio e su cui deve
  essere  evidentemente necessario  escludere  qualsiasi  forma  di
  propagandismo se così si può dire.
       Io credo  che  le  vicende  giudiziarie  che hanno coinvolto
  rappresentanti di  questo Parlamento e del Governo del Presidente
  Capodicasa sono un  fatto  grave,  che  nessuno può ridurre a una
  sterile  quanto  ridicola   strumentalizzazione  politica.  E  di
  questi interventi, permettetemi di  dirlo, passerò per antipatico
  ma ne ho sentiti.
       Non è il  momento,  io  credo,  nè  dello  scontro  nè delle
  polemiche.
       Abbiamo l'opportunità, ritengo, invece,  di  riflettere e di
  prendere  le  necessarie  misure  per  difendere  le  istituzioni
  siciliane; non è certo in gioco  il futuro di un governo o di una
  maggioranza,  sarebbe  miope  ed  inutile  ridurre  tutto  ad  un
  problema  di   equilibri   politici   dimostreremmo   che  stiamo
  semplicemente discutendo solo per discutere.
       In  discussione  c'è  il  futuro  e  la  dignità  di  questa
  Assemblea  e   dell'amministrazione   regionale,  siamo  chiamati
  volenti o nolenti, a dare  una  risposta concreta ad una nuova ed
  inaspettata crisi della classe dirigente dell'Isola.
       Non ci sono,  dunque,  permettetemi  di dirlo, differenze in
  questo campo fra maggioranza  ed  opposizione, in altri campi si,
  eccome.
       Siamo tutti con compiti diversi, comunque, classe dirigente,
  nessuno può tirarsi indietro o puntare il dito accusatorio.
       Ha ragione, e non lo  dico  solo  per  spirito  di parte, ha
  ragione il Presidente  Capodicasa  quando chiama a raccolta tutte
  le  espressioni  politiche   del  Parlamento  per  una  sorta  di
  mobilitazione della ragione,  della  riflessione  e del modo come
  vedere di andare ancora avanti.
       E' l'intera Assemblea ad avere la responsabilità di indicare
  in maniera netta ed  inequivocabile anche certamente se per linee
  generali, il percorso che  deve  essere  seguito  per cambiare le
  regole e soprattutto  i  comportamenti  di  chi intende occuparsi
  dell'amministrazione pubblica.
       Nella vicenda giudiziaria  che  ha  coinvolto l'ex assessore
  regionale all'industria, non ci  sono  vincitori  e  non  ci sono
  vinti. C'è al contrario una classe politica che deve interrogarsi
  sulla sua delicata e importante funzione ancora una volta.
       E sui compiti che devono essere assolti in questo scorcio di
  fine millennio.
       Abbiamo rispetto e fiducia nei confronti della magistratura,
  non gridiamo al complotto  o  all'errore così come si affannano a
  fare troppo spesso esponenti di altre forze politiche.
       Noi  non dobbiamo, mi  deve  essere  permesso  dirlo  seppur
  sommessamente, e lo dico all'onorevole  Caputo con rispetto e con
  fermezza,  mettere  in  campo  ipotesi  di  nuovi  segretari  dei
  Democratici di Sinistra per  rompere particolari equilibri. E per
  un semplicissimo motivo: i democratici  di sinistra, PDS prima, e
  prima ancora PCI, hanno dalla loro  parte  una storia, una storia
  leggibilissima, una storia che non  debbo io definire limpida, ma
  una storia che tutto sommato è  fatta  di uomini onesti che hanno
  pagato anche con la vita per lottare contro il malaffare e contro
  la mafia.
       Persone che per anni  sono state seduti in questo Parlamento
  e la cui dignità e  la  cui  onestà  e  l'antimafiosità non debbo
  dirla io, non debbo misurarla io.
       Quindi non abbiamo bisogno  di vedere in che misura qualcuno
  o  i segretari nazionali  o  i  dirigenti  nazionali  vengono  in
  Sicilia per rompere equilibri, sono cose che non si debbono dire.
       E  nemmeno  vogliamo   entrare  nella  questione  di  merito
  sollevata dai magistrati.
       Io credo che dobbiamo  fare una cosa molto chiara e lineare:
  chiedere, e questo vale  per  tutti,  di fare presto. Sembrerebbe
  una contraddizione e una forzatura.
       Io  credo, però, che  chiedere  di  fare  presto  quando  si
  ricoprono incarichi politici e  quando  si  fa politica non è una
  forzatura.  E'  importante   fare   presto,  accertare  i  fatti,
  ristabilire la  verità  storica,  chiamiamola  così, giudiziaria,
  evidentemente un fatto importante.
       E io credo che non  c'è  da  stancarsi  quando ognuno di noi
  dice che la questione morale rimane un punto di riferimento, deve
  rimanere non può che rimanere un punto di riferimento dell'azione
  politica.
       Io dico che per noi è così, ognuno evidentemente si attrezza
  e dichiara quello in cui crede.
       Noi  non  siamo  abituati  a ragionare secondo convenienze o
  circostanze  contingenti,  non lo vogliamo fare riteniamo che sia
  sbagliato, non  diremo  mai  che quando si è alleati con noi si è
  buoni e  quando  non  si  è  alleati  con  noi allora si pecca di
  moralità,  non  lo diremo mai.  Perché lo riteniamo profondamente
  sbagliato  sui temi della giustizia, siamo stati e continuiamo ad
  essere  intransigenti,  è  questa la garanzia che abbiamo fornito
  nel corso di questi decenni ai siciliani e ai gruppi politici.
       Io credo che ognuno di  noi  può  dire  che non resteremo un
  solo giorno  alla  guida  della  Regione  se  non  ci  saranno le
  condizioni  per  portare avanti un vero programma di riforme, non
  siamo  attaccati  alle poltrone, siamo al servizio dei cittadini,
  lo  abbiamo  fatto articolando una opposizione dura ad un sistema
  di potere che abbiamo contribuito a ridurre ma non a sconfiggere.
  Lo stiamo facendo da posizioni di Governo nell'intento dichiarato
  a disegnare una svolta politica.
       Lavoreremo per la certezza quindi del diritto e dei diritti,
  lavoreremo per la legalità e contro ogni forma di sopraffazione e
  di criminalità; la mafia e il malaffare rimangono i nostri nemici
  e non  arretreremo di un passo, la sinistra e le forze di origine
  popolare  del centro sono al Governo della Regione per dimostrare
  che in  Sicilia  il  cambiamento  è  possibile  ed io credo che è
  importante dire che questa era e rimane la nostra scommessa.
       Questo è il nostro impegno  che prendiamo di fronte a chi ci
  ascolta  e a chi  guarda  ancora  verso  questa  Regione,  questa
  Assemblea con fiducia.
       L'azione  di Governo  dovrà  dunque  essere  potenziata  nei
  settori che sono in grado di aumentare i livelli di trasparenza e
  di legalità. Chi non lo afferma,  bisogna  fare di tutto affinché
  si è reso possibile una ulteriore nuova frontiera per sconfiggere
  ulteriormente residue connivenze e poteri forti.
       Non c'è processo di  omologazione  a  vecchi sistemi che può
  metterci in difficoltà, avevamo e abbiamo ben presente ciò che ci
  attende, nessuna paura  dunque soprattutto per quanto concerne le
  preoccupazioni dei compagni  di  Rifondazione  e  anche qui tanto
  interessati evidentemente piace semplicemente ascoltare se stessi
  e non gli altri.
       Dimostreremo di essere invece duri  e puri con i fatti e non
  con le filippiche  e le contestazioni senza prospettiva politica.
  hi ci accusa di avere  abbassato  la  guardia  lo fa in mala fede
  rischiando di consegnare invece  la  Sicilia a quel centro destra
  tanto avversato dall'onorevole Forgione.
       Io credo che non c'è invece un solo atto dell'esperienza del
  Governo   del    Presidente    Capodicasa   che   autorizza   una
  interpretazione di tal fatto.
       La  spinta  riformatrice  per  la  modifica  dello  statuto,
  l'approvazione   della   legge  per  la  dismissione  degli  enti
  economici,   il  coraggio  manifestato  nella  stesura  del  voto
  favorevole  alla  finanziaria,  io  credo  che  sono alcune prove
  inconfutabili  dell'impegno del centro sinistra che della volontà
  di segnare un tratto di discontinuità con il passato.
       Chi  tende  a minimizzare questi risultati raggiunti non sta
  lavorando  sicuramente per i siciliani, siamo arrivati al Governo
  in una  fase  delicatissima e abbiamo già dimostrato di avere già
  gli  strumenti  per  scrivere  una pagina importante di storia di
  questa  Isola.  Abbiamo  costruito  la  nostra strada avendo come
  bussola  la  questione  morale  e  l'affermazione dei principi di
  legalità.  Questo  non  è  un  progetto  di  Governo,  Presidente
  Capodicasa,  capisco  che  è tardi e capisco che preferiresti non
  sentire  eventualmente  il  dilungarsi di questi interventi ed io
  sto concludendo,  ma  io  credo  che  questo non è un progetto di
  Governo, io credo che questo sia il nostro DNA politico, cosa ben
  diversa.
       In   questi  giorni  tutti  credo  ci  siamo  trovati  nella
  situazione in cui la notizia ci ha scossi, inutile negarlo, dalla
  vicenda  giudiziaria  che  ha  coinvolto  un  rappresentante  del
  Governo.
       Ma   siamo   allo   stesso  modo  consapevoli  che  non  c'è
  alternativa  pronta e credibile allo schieramento di maggioranza.
  Non   siamo   gli  unici  depositari  della  verità,  ma  abbiamo
  confermato a  più riprese la capacità di affrontare le difficoltà
  con soluzioni innovative.  E' un dato di fatto che ci permette di
  affrontare il confronto politico con grande serenità. Nessuno può
  metterci  indirettamente  e  dico strumentalmente sul banco degli
  imputati.  Siamo  consapevoli  dei  rischi che corriamo, ma siamo
  altrettanto pronti  a dare il nostro contributo. Credo che ognuno
  chiede regole del gioco chiare, in tutti i settori della società,
  e quando  parlo  di ognuno parlo di coloro che intendono anche il
  momento di impegno  politico come un qual cosa di serio e come un
  qual cosa  che  si  richiama  veramente a quell'etica tante volte
  sbandierata anche  in  quest'Aula e poi la sera stessa tradita in
  malo modo  o  rinnegata  in  malo modo. Vogliamo regole del gioco
  dunque  chiare  sia  per quanto concerne le questioni complessive
  della sfera  sociale,  sia  per quelli che giustamente si rifanno
  agli aspetti economici, trasparenza vera e dappertutto. Credo che
  non abbiamo  "scheletri  negli armadi" abbiamo speso gli uomini e
  le  donne  migliori  delle  nostra  formazione  politica  per  la
  formazione e la  difesa dei diritti, per la lotta al mal affare e
  al potere mafioso.  La  memoria di chi è morto per un progetto di
  cambiamento fa  parte  dell'agire  quotidiano di tanti di noi che
  hanno  conosciuto  la rettitudine morale e l'onestà intellettuale
  di  uomini  come  Enrico  Berlinguer.  Non  svenderemo mai questo
  patrimonio   inestimabile   per   un   po'  di  potere.  C'è  una
  maggioranza, spetta  a  lei  dettare  le  linee  di  intervento e
  trovare  le  necessarie  convergenze  per  consolidare la base di
  consenso per il Governo Capodicasa. Credo che non è fuor di luogo
  dire  nessun  governo  delle  larghe  intese, nessun tentativo di
  mischiare le  carte,  bisogna  ripartire  dalle  cose da fare. Si
  approvi in  fretta  il bilancio, si metta ordine evidentemente in
  quelle che sono le questioni più importanti da trattare, si ponga
  all'ordine  del  giorno  dell'agenda  politica regionale, temi di
  assoluta  innovazione e mi permetto di proporne alcuni. Chiudiamo
  una volta  e  per  tutte,  ma  con giustizia, le questioni che si
  rifanno  alla  ormai  tanto  declamata  questione del risanamento
  della  fascia  costiera,  parliamone,  discutiamone,  iniziamo un
  ragionamento   senza  preconcetti,  convinti  che  c'è  lì  tanto
  materiale  che  va  evidentemente  anche selezionato; mettiamo la
  parola  fine  sull'interminabile  capitolo  della  riforma  della
  pubblica   amministrazione;   affrontiamo   con   l'obiettivo  di
  licenziarlo il  disegno di legge che il Governo ha già pronto per
  quanto  concerne  il  commercio,  il  recepimento  della Bersani;
  vediamo in  che  misura  è  possibile  lasciare  spazio a tutti i
  disegni  di  legge  che  individuano  l'obiettivo per il rilancio
  dell'economia;   affrontiamo  subito  e  perché  no,  iniziamo  a
  discutere  seriamente  il  tema della riforma elettorale. Ebbene,
  certo sono alcuni esempi ma credo che su questi temi si misura la
  capacità  di una classe dirigente, senza pregiudizio o arroganza,
  progettiamo   e   collaboriamo,   c'è  lavoro  per  tutti,  senza
  tatticismi   esasperati  e  senza  ipocrisie  nell'interesse  dei
  siciliana si può si fare un ulteriore passo avanti.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Galletti.

     GALLETTI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   gli
  interventi   esaustivi  probabilmente  imponevano  di  rinunziare
  all'intervento  soprattutto  quelli  dell'aria  degli amici della
  maggioranza,  ma  non  potevamo  chiudere  questa lunga maratona,
  questo dibattito senza esternare un ringraziamento vivo e sentito
  e  senza  complimentarci  col  Presidente  della  Regione  per la
  relazione   equilibrata   e   di  grande  respiro  autenticamente
  istituzionale.  Le  vicende  che  ho  trattato, a  cui  ha  fatto
  riferimento  il  Presidente,  sono  vicende  che  ci dispiacciono
  profondamente,  così  come  ci sono dispiaciute altre vicende che
  hanno riguardato l'attuale CCD, che hanno riguardato e riguardano
  massicciamente Alleanza Nazionale e Forza Italia, ci dispiacciono
  profondamente  perchè  diamo  un  senso  oggettivo  ed  obiettivo
  all'avvenimento  e  poi  perchè coinvolgono amici in obiettiva ed
  umana difficoltà  di  cui  ci auguriamo che la magistratura, alla
  quale  crediamo  fermamente,  possa appurare celermente la verità
  per ridare  onore agli uomini, nel caso in cui, come auspichiamo,
  risulteranno estranei ai fatti addebitati.
       Riteniamo,  comunque,  di  dover sottolineare che la vicenda
  non  riguarda,  come  hanno  sottolineato  molti colleghi, questa
  Assemblea e sicuramente e non riguarda il Governo Capodicasa alla
  cui azione globalmente corretta crediamo profondamente come forza
  politica e come singoli deputati.
       Qui  concordiamo con Mele che ringraziamo per la mancanza di
  pregiudizi,  ormai  rara  nei  nostri confronti. Questo, amici di
  Forza  Italia,  è  l'unico   Governo   o,   quanto  meno, l'unica
  maggioranza  possibile,  suscettibile  possibilmente  di  qualche
  ampliamento, ma, che nessuno  si  illuda,  nell'ambito certamente
  del centro-sinistra.
       Per Forza Italia non ci sarà certamente spazio finchè questa
  forza  resterà  ancorata  ad  Alleanza Nazionale e finchè ci sarà
  qualche  ebreo  vivo  che non permetterà certamente l'ingresso di
  fascisti nell'area di Governo.
       Siamo  d'accordo  con  il  Presidente  per  quanto  riguarda
  l'esigenza   di   attenzionare   il   fenomeno   affinchè   fatti
  strettamente  individuali non vadano ad intaccare quella esigenza
  estrema  di rigorosa etica politica che ci consenta di affrontare
  a  testa  alta  ribalte  di  confronto  e conduzione nazionali ed
  europee.
       Se qualcuno crede di aver creato imbarazzo al nostro partito
  si sbaglia di grosso, perchè questa vicenda non ci può riguardare
  come partito e come forza politica.
       il  nostro progetto politico che appartiene a tutti i nostri
  iscritti  del nostro elettorato dentro, chiariamo definitivamente
  perchè  non  ci  imbarazzo affatto, dentro il centro-sinistra non
  può rischiare di incagliare sugli scogli di vicende individuali.
       Un  progetto  politico  di  partito  vive ed esiste al di là
  degli uomini che lo portano avanti.
       Non  abbiamo  avuto imbarazzo  quando  abbiamo  condotto  la
  nostra rotta attraverso una alleanza  con  le  forze politiche di
  sinistra; virata che molti non  compresero  e  che  tutt'oggi  ci
  contestano. Per la verità  eravamo,  personalmente quanto meno ma
  anche come forza politica, per la  verità  ci  sentivamo  più  in
  imbarazzo  prima.   Per la verità  mi  imbarazza  di  più  quanto
  dichiarato qualche momento fa  dall'onorevole  Lo  Certo e quanti
  altri vanno dichiarando nelle piazze siciliane.
       A  costoro   diciamo   che   la   politica   si   estrinseca
  nell'elaborazione di  programmi  concreti  e  nel  confronto  con
  quelle forze  politiche  che,  pur  nella  diversità  ideologica,
  manifestano apertura finalizzata al raggiungimento di determinati
  obiettivi condivisibili e questa - ripetiamo - è l'unica alleanza
  che può portare a questi risultati.
       La questione  morale  posta  dal  Presidente  della  Regione
  interessa profondamente  l'unione democratica per l'Europa che ne
  fa un  impegno  proprio  di impostazione, in perfetta adesione ed
  assonanza   con   il   proprio   progetto  politico.
       Concordiamo  perfettamente, signor Presidente della Regione,
  con la necessità di accelerare l'iter delle riforme. Condividiamo
  l'intervento dell'onorevole Spagna, di molti altri colleghi della
  maggioranza,  quando  parlano  di  ricondurci  nell'ambito  delle
  riforme,  una   delle   quali  se  ne  parla  tantissimo,  quella
  elettorale.  A  un  sistema  maggioritario  bipolare;  questa  lo
  chiariamo sin  d'ora  non significa arrivare ad una riforma della
  legge che  porti  a  collegi  uninominali.  Questa deve esser una
  cosa chiarissima  perché  io  mi  immagino  per un momento questa
  Sicilia, nella  giornata in cui stiamo discutendo della questione
  morale di certi  fatti, immagino per un momento la Sicilia divisa
  in novanta  collegi.  Pensate  che  nella  città di Palermo, otto
  palazzi potranno  eleggere  un deputato regionale.  Non so quanta
  incidenza in  questo  caso  avrebbero le forze economiche o altro
  tipo di organizzazione.
       E il parlare, il continuare a parlare di collegi uninominale
  mi desta fortemente sospetti.
       Delle  riforme, dicevamo, che consentirà quella impostazione
  delle  nuove   regole   necessarie  alla  strutturazione  di  una
  amministrazione che speriamo più agile, moderna, fondamentalmente
  trasparente e controllabile  da  parte  di  tutti  e  di  tutti i
  cittadini.
       E rileviamo  con  profondo  rammarico  come tali carenze non
  producono solo un  danno in termini di immagini, in quanto poi in
  fondo l'immagine  intaccata  è quella delle persone coinvolte che
  se  mai   alimenta   solo   dei   luoghi  comuni  di  ambivalente
  significato.
       Ma ciò che  più  duole  al nostro partito, alla nostra forza
  politica, è  il danno economico che inevitabilmente scaturisce da
  tali situazioni a svantaggio di tutta la popolazione siciliana.
       Ecco perché,  caro  Presidente, tutti i partiti democratici,
  nessuno  escluso,  dovrebbero  avere l'interesse indifferibile ed
  univoco di  attivarsi  nel senso delle riforme possibili e giuste
  per onorare un mandato democratico, nell'interesse della Sicilia,
  per potere affrontare con dignità ogni confronto con gli elettori
  che chiederanno conto delle nostre scelte. Grazie.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pignataro. Ne ha
  facoltà.

     PIGNATARO.   Signor  Presidente,  Onorevole  Presidente  della
  Regione,  onorevoli  colleghi, la  stampa  di  stamattina  ci  ha
  informato  che  oggi  avremmo prodotto  una  sorta  di  ballo  in
  maschera con questo dibattito.  Sicuramente  l'immagine che diamo
  non è delle più  belle,  ma  io  credo  che  non  è la presenza o
  l'assenza dei  deputati  che determina la qualità ed il risultato
  del dibattito,  io credo che noi il risultato di questo dibattito
  lo  verificheremo,  lo  valuteremo  nelle prossime settimane, nei
  prossimi mesi  sulla  base dei provvedimenti, delle misure, delle
  scelte che  il Governo, la maggioranza e il Parlamento faranno in
  relazione a  questa vicenda, non alla vicenda giudiziaria ma alla
  vicenda che ha come titolo 'questione morale'.
       Io prima di addentrarmi e di  cercare di fare delle proposte
  finali, voglio fare una premessa. Martedì scorso assieme ad altri
  uomini  politici, sono stato ad  un'assemblea  di  due  licei  di
  Catania, c'erano  circa mille studenti, sulla questione pace, una
  questione spinosa  che  tocca  le  coscienze che non ha limiti di
  tipo ideologico  ognuno  si  comporta  e  dice  quello che pensa.
  Epperò, devo  dire  che  in questo dibattito, nel corso del quale
  gli studenti  hanno  espresso  parecchie cose che riguardavano la
  guerra, vicenda  di  cui  si  parla  ogni  giorno, ho trovato una
  grande difficoltà  di  comunicazione, non solo io ma tutti quelli
  che eravamo lì, con gli studenti perchè fra gli studenti c'era un
  atteggiamento di  critica  e  di  sfiducia rispetto ai presenti e
  alla politica.  Questa critica e questa sfiducia si manifestavano
  in maniera  pesante  in  relazione  a  sprechi,  al  nostro stato
  giuridico  per  disinformazione  (Il  collega  Granata citava per
  esempio l'inserto  del  'Venerdì'  di  qualche  mese fa), cioè ho
  avuto come  l'impressione  di  un  diaframma molto forte tra noi,
  rappresentanti istituzionali,  la politica in senso lato e queste
  nuove generazioni che pure avevano una forte tensione rispetto al
  tema della pace e della guerra una grande tensione ideale, morale
  e culturale.
       Allora, io  credo  che  torniamo  ad un vecchio tema che per
  quanto riguarda  le  radici  da  cui io provengo, cioè il vecchio
  partito comunista  abbiamo messo all'ordine del giorno 20 anni fa
  con Enrico Berlinguer che cos'è la questione morale. Io credo che
  sia  la  questione  centrale  della  politica  oggi  perchè  alla
  questione morale  poi  ruota le risposte che si danno ai problemi
  dello  sviluppo,  del  lavoro, dell'autonomia, della politica non
  del primato  inteso come si intendeva una volta, dell'autonomia e
  della politica  rispetto agli interessi ma nella capacità di fare
  sintesi di  interessi  e  di rappresentare innanzitutto gli stati
  più deboli. Ma  questa  è una morale è uno dei punti centrali del
  modo di come  si fa politica ed è uno dei punti centrali rispetto
  ai quali in  questi  anni  ci  siamo  misurati e io credo che non
  abbiamo dato  risposta.  In  una  prima  fase  pensavamo  che  la
  questione morale  si  risolvesse solo con la riforma dei partiti,
  qui qualcuno lo ha richiamato, che sicuramente nel periodo in cui
  ne abbiamo  parlato  nei  decenni scorsi avevano invaso e pervaso
  tutti i  gradi  delle  istituzioni,  le nomine negli ospedali, le
  nomine in  tutti gli enti pubblici, nell'uso della spesa pubblica
  rispetto al quale  uso  i  partiti  avevano  un grande peso e una
  grande  rilevanza.  Oggi la questione morale sicuramente consiste
  nel ruolo  dei partiti, sicuramente consiste nell'uso della spesa
  pubblica.
       Epperò, la  questione  morale è anche frutto della crisi dei
  partiti e  della  crisi  della  politica  cioè  di  una crisi dei
  partiti di  partecipazione  e quindi di mancanza di controllo, di
  mancanza di  progettualità  che  è  addossata  tutta  sui livelli
  istituzionali, sugli uomini che stanno alle istituzioni, cioè nel
  rischio che  la  politica  guarda  solo  ai livelli istituzionali
  senza avere  un  punto  di  mediazione  e  di  partecipazione nei
  partiti veri,  cioè  è  capovolta la situazione rispetto a prima.
  Non solo,  ma  con un'aggravante che proprio perchè c'è stata una
  crisi formidabile  dei  vecchi  partiti e non abbiamo superato la
  fase di transizione  di  cui  qui  si  è  parlato  è avvenuta una
  frammentazione dei  partiti  con  il fatto che i partiti non sono
  nati più dalle volontà degli elettori, dei cittadini, della base,
  ma spesso sono  nati nuovi partiti dal vertice cioè dal fatto che
  alcuni leader  politici,  legittimati  per quanto si vuole, hanno
  costruite nuove  forze  politiche per concorrere alle gestioni ed
  al governo,  per  motivi  anche  nobili,  ma  senza che tutto ciò
  venisse promanato da esigenze forti che venivano dalla base.
       Allora, la  questione  morale  sta in tutte queste cose qui.
  Come la  interpretiamo  noi?  Come  diamo  risposta  a vicende di
  questo tipo?  Io  verrò al dunque, perchè sono convinto che siamo
  abbastanza stanchi e che bisogna riuscire a fare una sintesi.
       Prima   questione:  io  credo  che  in  questi  anni,  anche
  quest'Aula  e  i  vari   governi  che  si  sono  succeduti  hanno
  sottovalutato alcuni segnali. Io  qui  lo  voglio  dire  perchè è
  giusto che ci liberiamo,  non  dico  dall'appartenenza da difese,
  perchè  qui  c'è  poco   da  difendere,  questo  Governo,  questa
  maggioranza e  questo  Parlamento  hanno  deciso  di  fare questo
  dibattito liberamente  per  ricercare vie di uscita, che non sono
  brevi, ma che possono aiutarci, per avere uno scatto.
       Io  credo  che  c'è  stato un abbassamento della guardia, in
  questa sede come in altre  sedi  istituzionali, per capirci e per
  essere chiari, nel momento in cui in Sicilia ci accingiamo a dare
  appalti per decine di migliaia  di  miliardi, solo la mia città e
  la mia provincia hanno  tremila  miliardi  da  appaltare, vi sono
  settemila  miliardi  di  appalti  pregressi  bloccati  che  vanno
  sbloccati  ed  ogni  città,   ogni   comune,  ogni  centro,  ogni
  articolazione di  questa  Regione ha appalti da dare. E' evidente
  che dinanzi ad  una torta, ad una marmellata come questa le forze
  del   malaffare,  mafia,  pezzi  di  imprenditoria,  pezzi  della
  politica,    pezzi   dell'apparato   burocratico,   pezzi   delle
  articolazioni  delle  professioni si stanno ingegnando, su questo
  non c'è dubbio.  Una Regione che nonostante abbia la legge n.  10
  , cosiddetta  sulla  trasparenza, dal 1991, la legge nazionale n.
  241 dal 1990, la legge regionale n. 10 sugli appalti del 1993 che
  non l'ha  attuata, qui vi sono ancora assessorati che hanno fatto
  il regolamento della  legge n.  10 ma non lo applicano e così via
  di seguito.  E'  evidente  che  non è sufficientemente attrezzata
  rispetto alle regole. Io mi rendo conto che il tema non è solo le
  regole, ve n'è  un  altro e poi  ci  verrò alla fine; intanto c'è
  stato un  abbassamento della guardia rispetto a questi temi, così
  come rispetto  ad alcuni segnali vi è stato un abbassamento della
  guardia.
       Io  qui voglio ricordare,  credo  che  ogni  deputato  possa
  ricordare alcune  vicende,  io ricordo quello che in qualche modo
  ho posto  in quest'Aula ed in altre sedi:  sulla vicenda catanese
  noi abbiamo  avuti  i  primi segnali forti, pesanti, in occasione
  del  commissariamento dell'Istituto autonomo case popolari con un
  soggetto  che  è  stato  ricoinvolto  oggi,  l'allora commissario
  dottore Infantino, io  non  lo dico per richiamare il nome ma per
  dire   come   stanno  le  cose.  Quest'Aula,  nonostante  abbiamo
  presentato  quattro  interrogazioni, una mozione per discutere di
  quella  vicenda,  nonostante  ci fossero state attività pregresse
  della  Commissione  Antimafia  della  passata legislatura, non ha
  avvertito la  pesantezza di quella vicenda, i risvolti che aveva,
  gli intrecci  che  aveva  quella  vicenda  con  la  vicenda che è
  accaduta in questi giorni.
       E' evidente che qui, io  non voglio entrare nei dettagli, ma
  c'è  stata  una  sottovalutazione   del  Governo  di  allora,  di
  quest'Aula delle nostre sensibilità, probabilmente di questi casi
  ve ne sono molti altri,
       Allora, prima questione, io  credo  che  noi  dobbiamo avere
  consapevolezza che dinanzi alle risorse che si stanno mettendo in
  moto giustamente  per lo sviluppo di questa terra, dobbiamo tutti
  alzare  il   tiro  ed  avere  la  pazienza  di  ascoltarci  senza
  diffidenze per  capire che cosa succede ed intervenire nei limiti
  del possibile.
       Sulla  vicenda del 'Garibaldi', Signor Presidente, anche qui
  io voglio  dirlo,  che  il  Governo precedente abbia, senza avere
  istruito  seriamente,  perchè  qui  siamo  a questo, riconfermato
  tutti i direttori generali delle Aziende sanitarie, ospedaliere e
  territoriali, è un fatto oggettivamente grave, perchè noi abbiamo
  deciso,  con  la  legislazione  vigente,  di  metterci dirigenti,
  manager, cosiddetti, e di verificarli dopo un anno, dopo due anni
  per capire come era stato l'operato.
       Questo  Governo,  il Governo  precedente,  ha  nel  mese  di
  ottobre riconfermato tutti i direttori così come erano nonostante
  ci fossero state  decine  di  avvisaglie,  notizie, informazioni,
  sollecitazioni oneste, corrette, senza alcun pregiudizio, nessuno
  si è fatto carico di andare a verificare.
       Ora io mi rendo conto  che  non basta il semplice controllo,
  ma sicuramente è stato omesso, da parte del Governo di allora, di
  fare quello che è un atto normale, cioè la verifica dei risultati
  delle procedure di  quanto  è  accaduto.  Se  è  questo ciò che è
  avvenuto, la prima questione che io pongo all'ordine del giorno è
  una   maggiore   attenzione   all'Assemblea,  a  tutte  le  forze
  politiche, al Governo nel merito della questione.
       Qui  si  è  parlato  di giustizialismo, garantismo: sono due
  termini  che  non  ho  mai  amato.  Io  credo  che, rispetto alla
  vicenda, noi tutti, sul piano personale (io personalmente conosco
  l'assessore Castiglione da circa 30 anni; viviamo a 15 chilometri
  di   distanza)   siamo   evidentemente  addolorati.  E  tutti  ci
  auspichiamo che -  come  dire - alla fine ne esca bene, perchè ne
  esce bene egli  stesso  sul  piano personale ed umano, ma ne esce
  bene la  politica  in  senso  lato,  che ha bisogno di riprendere
  quota, di  essere  centrale anche nella coscienza della gente, di
  assumere un aspetto di valori che oggi non ha.
       Però, badate,  nel  dire  questo  e  quindi nell'entrare nel
  merito,  dobbiamo  avere  consapevolezza  che il nostro approccio
  deve essere  di  fiducia  nella  magistratura, non solo perchè io
  credo che,  salvo  errori  che in ogni caso poi vengono corretti,
  come diceva  il  Presidente  della  Regione, lavorino senza alcun
  pregiudizio, ma perchè  noi - e questo è uno dei temi della crisi
  della politica  -  possiamo  dare  l'impressione,  nel parlare di
  garantismo, che  il garantismo significa una giustizia più giusta
  per i  politici  e per i potenti, perchè questo mortificherebbe i
  deboli oppure  i  ventimila,  trentamila  che  sono  detenuti per
  piccole cose  che  noi  sappiano.  Noi  dobbiamo  avere un grande
  equilibrio nell'approccio  con  queste  cose.  Non  esiste  nè il
  giustizialismo nè  il  garantismo.  Esiste  una  giustizia che va
  gestita correttamente  rispetto alla quale vi sono dei controlli.
  E' una capacità nostra di intervenire per prevenire queste cose.
       Se   questo   Parlamento   si   atteggia,  come  deve  dire,
  onestamente (in questi giorni si è atteggiato in questo modo), io
  credo che  daremo  un  grande contributo non solo alla vicenda di
  cui parliamo,  ma  diamo  un grande contributo a far diventare la
  politica centrale,  a farla entrare nella mente e nei cuori della
  gente. Ma se  noi  -  come  dire  - ci atteggiamo come coloro che
  devono essere impuniti perchè non ci può essere alcun giudice che
  ci può  perseguire,  che  i potenti non possono essere arrestati,
  mentre chi  ha  preso un po' di droga va arrestato, evidentemente
  passa l'idea che  la  politica non è quella con la "p" maiuscola,
  fatta di  valori,  di  passioni,  di  tensioni,  di  progetti, di
  partecipazione dei cittadini, ma è qualcos'altro, è la formazione
  di   oligarchie   che   cercano   di  autoconservarsi  attraverso
  l'esercizio del potere in maniera scorretta.
       Io  credo  che  il  dibattito  abbia  espresso  questa forte
  consapevolezza, ed io sono contento di questo.
       Ma, detto  questo,  come  usciamo  da  questo  dibattito? Il
  Presidente ha  fatto  alcune  proposte;  io parlerò ora su queste
  proposte,  e  le  formulerò  più  o  meno  allo  stesso  modo con
  un'aggiunta   di   valutazione   politica.   Cioè  quale  sintesi
  assumiamo in  questa  sede  e  quando  ci rivediamo per vedere di
  avviare le  risposte?  Perchè  il  punto,  qualcuno l'ha detto, i
  burocrati li hanno messo in mobilità, è da quindici anni che sono
  ai vertici,  poco importa questo, nel senso che l'amministrazione
  assuma, se vi sono, alcune iniziative le assuma. Ma il punto vero
  è come la  vicenda  dell'abusivismo.  Io  sono uno che è pronto a
  fare qualunque legge di sanatoria purchè qualcuno mi dimostri che
  l'indomani   non   si   riformi   l'abusivismo  perchè,  se  non,
  francamente non  lo  capisco.  E'  da  trent'anni  che dibattiamo
  questo tema.
       Qui  il  punto  vero  della  burocrazia  non  è quello della
  repressione,  delle  sanzioni,  che pure, se c'è da prenderle, si
  prendono.  Ma di assumere una riforma che prevenga, che separi la
  politica dalla gestione, per capirci molto chiaramente, che abbia
  dei controlli interni. Insomma, le norme vi sono che già potevano
  alleviare,  cioè  avviare  una riforma sulla base della Cassese e
  sulla  base  della Bassanini. C'è poco da fare: la stessa riforma
  sugli  appalti o applicazione della prima parte della legge n. 10
  sugli  appalti non ha senso, è insufficiente, inadeguata - poi lo
  discuteremo  -  se,  contemporaneamente, non assumiamo la riforma
  della pubblica amministrazione. Perchè è evidente che il nodo sta
  lì; è  evidente che il nodo sta nel fatto che dobbiamo rompere la
  commistione   che   c'è  oggi,  la  necessaria  commistione,  tra
  politica,  burocrazia  e  spesso  affari. E per romperla dobbiamo
  mettere  in  atto  una  riforma della burocrazia, una riforma non
  delle  procedure,  della  burocrazia,  che  abbia  al  centro  il
  risultato e non le procedere, perchè oggi è avvenuto questo, e le
  procedure spesso sono un pretesto per fare il malaffare e che dia
  autonomia,     responsabilità,     l'etica    della    cosiddetta
  responsabilità  ai  funzionari e che consenta una privatizzazione
  del  rapporto  di  lavoro,  che  dà  a  chi  governa,  al  potere
  legislativo,  la  possibilità, quando è necessario, di muovere le
  cose, perchè oggi è anche difficile muovere.
       E, allora,  la  prima  questione  che io pongo, Presidente e
  colleghi,  è  questa  riforma della pubblica Amministrazione, per
  dirne una, signor  Presidente, credo che se già ci fosse stato in
  atto la  riforma  della  pubblica  Amministrazione  quello  che è
  accaduto  all'Istituto  autonomo  case  popolari  di  Catania  ed
  all'Ospedale  Garibaldi  difficilmente  sarebbe  accaduto,  ed in
  questo senso c'è una  risposta immediata che io - e non solo io -
  aspetto dal  Governo, il Governo sa che l'Ospedale Garibaldi, che
  è  la   più  grossa  azienda  ospedaliera  della  Sicilia  ed  in
  prospettiva è una  delle poche che resta dopo la riforma Bindi, è
  senza vertice  e rischia di non essere completato, un'opera che è
  cominciata nel 1986
       Caro  Presidente,  lì  quello che è avvenuto, ha avuto altre
  avvisaglie  nel  passato,  Lei  lo  sa,  è  grave perchè mette in
  ginocchio  tutta  la  sanità,  può  avere anche aspetti positivi,
  badi, perchè dobbiamo saperlo che nella mia provincia la sanità è
  stato  il  crogiuolo di un sistema di affari molto pesanti e lo è
  ancora.  Allora  se  noi  vogliamo  dare  un segnale, se vogliamo
  rompere  queste cose e vogliamo anche fare sperare ai catanesi ed
  ai  siciliani che l'ospedale si completerà, la sostituzione dovrà
  avvenire  subito  - Presidente mi ascolti perchè questa è la cosa
  che  rassegno  qui  -  e con un personaggio che è fuori da quegli
  elenchi  che  abbiamo  fatto,  tanto  per  capirci, non siciliano
  possibilmente,  per  essere  molto  chiari, che possa lì azzerare
  tutto, perchè è evidente che quello che è accaduto non può essere
  accaduto  senza alcune connivenze, alcune omertà anche dell'altro
  pezzo  di apparato che c'è dentro quell'ospedale, ed anche alcuni
  primariati. E' evidente questo
       Allora,  caro  Presidente, questo è uno dei banchi di prova,
  ma  bada  che  questo  non  è  solo,  so che non risolve le altre
  questioni, ma  è un segnale che dà speranza e fiducia a chi fa le
  battaglie  per  la  legalità, nelle città, nei paesi, nei comuni,
  negli  enti  pubblici,  in tutte le amministrazioni. Se non diamo
  questo  segnale  credo che la gente non ci crede al fatto che noi
  facciamo  seriamente  e  che  affrontiamo  la questione morale in
  termini  politici,  in termini di democrazia. Se non diamo questo
  segnale, vedete la questione morale è la questione democratica di
  questo  Paese,  perchè se continua così la politica non c'è più e
  quando  non  c'è  la  politica  chi governa i processi economici,
  delle  scelte  non  siamo noi, non sono le forze politiche che in
  qualche  modo  sono  sanzionate e legittimate dal popolo, ma sono
  altri,  i  potenti, chi ha i soldi, chi ha l'informazione, chi ha
  altre  cose.  Se  noi  non  abbiamo  questa consapevolezza non ne
  usciamo più da questa cosa. Questo era il primo segnale
       Secondo segnale: le riforme.
       Sono  d'accordo,  il  quadro  delle cose da fare è stato qui
  detto e però le due cose discriminanti sono la riforma elettorale
  e   la  riforma  della  burocrazia,  la  riforma  della  pubblica
  Amministrazione.  Lo so che ce ne sono altre, ma anche la riforma
  urbanistica,  che è centrale, perchè assolve a ruoli fondamentali
  nell'economia  della  Regione,  la riforma degli appalti, vengono
  dopo  o sono contestuali alla riforma della burocrazia, se no non
  funzionano caro Presidente.
       Credo che le sfide che qui sono state lanciate in positivo e
  le disponibilità da parte di tutti vanno accolte.
       Come  vanno  accolte?  Lei  caro Presidente sta andando alla
  verifica,  noi chiuderemo il bilancio mi auguro dopodomani al più
  presto,  e  la verifica si doveva fare, questa vicenda in qualche
  modo  l'ha accelerata, credo che la verifica debba contenere come
  primi  due  punti  di impegno all'indomani delle elezioni europee
  queste due questioni.
       Cioè   noi  all'indomani  delle  elezioni  europee,  con  il
  concorso  della  maggioranza  attuale,  se  tiene,  e di tutto il
  Parlamento, e dobbiamo fare qui dentro un patto, perchè lo scarto
  che  noi  possiamo  avere  non  è quello di rimescolare le carte,
  questo lo vedremo sulla base delle verifiche, oggi io mi sento di
  dire  che  se vogliamo che la Sicilia, che nelle settimane scorse
  ha  avuto un'immagine forte, in Europa ed in Italia, anche questo
  ce  lo  dobbiamo  dire: le dismissioni, abbiamo avviato dentro la
  finanziaria  alcuni pezzi di riforma della spesa pubblica, dentro
  la   finanziaria   quando  dismettiamo  alcuni  enti  in  maniera
  simbolica  non è che li dismettiamo perchè siamo innamorati della
  privatizzazione,  è  perchè  siamo  consapevoli che vi sono mille
  rivoli  di  spesa  che  vengono  utilizzati non sempre in maniera
  corretta: Terme di Acireale e così via di seguito.
       Allora i segnali li abbiamo dati, ma oggi sono appannati per
  motivi non dipendenti nè dalla volontà di questa Assemblea nè del
  Governo,  per  motivi  che  tutti conosciamo. Credo allora che il
  nostro  dovere,  se non vogliamo che si ripetano più queste cose.
  So che non  è  sufficiente la riforma, poi bisogna che tornino in
  campo i  partiti  riformati che la partecipazione dei cittadini e
  però, noi  dobbiamo  dare  una  mano a questa riforma complessiva
  della politica.
       Il  punto  vero  è  che  dall'indomani delle elezioni questa
  maggioranza o ha la capacità di fare un patto con le opposizioni,
  ma non  nel  merito, sui due punti e poi evidentemente nel merito
  possiamo  anche  dividerci,  opposizione  e maggioranza anche con
  articolazioni entro la maggioranza e dentro l'opposizione:  sulla
  Riforma  elettorale  di  tipo  bipolare  e  maggioritario e sulla
  Riforma  della  Pubblica amministrazione oppure, caro Presidente,
  credo che  i  prossimi  due anni vedranno questa Assemblea sempre
  più  lontana dai cittadini, lontana dalla possibilità di sviluppo
  e al di là di qualunque governo, credo che non avremmo assolto al
  nostro ruolo  di  chiudere  la  transizione  e  di  rilanciare la
  politica con  la "P" maiuscola che è quella che guarda ai bisogni
  dei cittadini  ma  rimette in moto coscienze, passioni e tensioni
  civili.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino.  Ne
  ha facoltà.

     PELLEGRINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, per  me
  intervenire in  questo  dibattito è una esigenza prima politica e
  poi di ordine morale.
       Intervengo   non  per  assecondare  quello  che  scrivono  i
  giornali  di  un coinvolgimento in un momento celebrativo-rituale
  di fronte  a  fatti sconvolgenti e tale io considero l'arresto di
  una   persona.  E'  un  fatto  certamente  sconvolgente,  il  più
  difficile, il più violento che una persona possa subire e appunto
  perchè  tale  bisogna  muoversi  con  rispetto  e senza ipocrisie
  rispetto a questi momenti drammatici.
       Io  appartengo alla Prima Repubblica che in questa Assemblea
  ha vissuto  sulla propria pelle esperienze di questo tipo.  Siamo
  riusciti,  senza  drammatizzarle,  a  regolarle  in  modo  da non
  appesantire il  rapporto  politico  e di non appesantire la buona
  amministrazione.
       Sono  contento dell'approccio, dei toni che sono stati usati
  nei confronti di questo problema, fatta eccezione per l'onorevole
  Forgione che  ogni  tanto si dimentica, preso dalla foga, che nei
  sistemi comunisti  e  post-comunisti  non è che le corruzioni non
  sono  all'ordine  del  giorno  così  come  anche  l'espansione di
  fenomeni  mafiosi.  Però,  nella  passata legislatura rispetto ad
  una  serie  di  problematiche  di  questo  tipo,  che  erano  più
  frequenti, ci  siamo dati delle regole che erano anche dipendenti
  da  principi  che appartengono alla cultura liberal-democratica e
  anche a quelle che sono le fondamenta di uno stato di diritto.
       Ognuno di noi non può essere considerato responsabile fino a
  quando le  varie  fasi  della giustizia non siano state esaurite.
       Onorevole  Piro,  io  per  esempio  vorrei segnalare un caso
  quello  dell'onorevole Leone (ricordo i momenti drammatici che ho
  vissuto  qui dentro; allora ero capogruppo del partito socialista
  italiano) che  ogni quindici giorni lo arrestavano e lo portavano
  fuori.  Finora  ha avuto fatti sei processi ed è stato assolto in
  tutti e sei  i  processi.  E'  una  cosa  che  a  me  fa piacere.
  Quell'uomo  politicamente  è  stato  distrutto  e  se  gli  altri
  processi  che  andranno a svolgersi avranno gli stessi risultati,
  certamente non  è  che uno non ha più fiducia nella giustizia, ma
  dovremmo  prendere  atto  che  c'è  stato un momento degenerativo
  certamente   di   un  componente  importante  dello  Stato,  come
  certamente  è  la  Magistratura.  Quindi, rispetto alla questione
  dell'assessore,  io assumo questo atteggiamento:  rispetto fino a
  quando non  viene provato che si tratta di un soggetto malavitoso
  che ha consumato  i  reati  che  gli sono ascritti.
       E però  vorrei  dire  qui, a questa Assemblea, che quando ci
  poniamo il  problema  di  come  affrontare  la  vicenda,  io sono
  d'accordo con l'amico Pignataro - e qui mi devo complimentare con
  la maggioranza, in  particolare  con il PDS - perché per la prima
  volta fa più  di  un  intervento che asseconda una esigenza che è
  una  esigenza   politica   di   questa   Assemblea  e  di  questa
  maggioranza, avviene  in  forma  composta,  è responsabile, lo ha
  fatto Oddo,  lo  ha  fatto  Pignataro, l'hanno fatto altri, è una
  valutazione  e  delle  riflessioni  che  bisogna tenere presente.
  Pignataro ha  detto  una grande verità stasera.  In assenza della
  politica e non  è  che  ci possono essere altre cose. Galli Della
  Loggia scriveva -  mi  pare  una  quindicina  di  giorni fa - sul
  Corriere della  Sera  che noi dobbiamo ringraziare il fascismo se
  obbligò il  paese  ad  accettare  una  politicizzazione di massa,
  obbligando gli  italiani a iscriversi al sindacato e ai partiti e
  poi sull'onda  di  questa  realtà,  per diversi anni, per diversi
  decenni,  la  politica  italiana  è vissuta sull'antifascismo del
  Partito  del  PDS,  Partito  Comunista,  sull'anticomunismo della
  Democrazia Cristiana  e fino a quando queste differenziazioni, di
  carattere   ideologico   e  di  carattere  politico,  venivano  a
  scontrarsi, la  politica  non  perdeva  quelle  nobiltà che negli
  ultimi tempi  ha  perso,  potevano essere valutazioni sbagliate o
  giuste.
       Oggi, invece, si  ha  la  sensazione  -  dice  lui,  io sono
  d'accordo -  che nell'assenza di questo confronto politico, in un
  Paese che la  politica non l'ha amata mai molto, dice lui, perché
  portare gli italiani  a  votare  prima  del  Fascismo  non  è una
  operazione semplice,  probabilmente si corre il rischio che tutto
  si consumi in  una  corsa  a vedere come è possibile governare il
  potere,  inserendoci   dentro  tutte  le  forme  di  trasformismo
  possibili e, secondo me, è un rischio che effettivamente si corre
  e al quale  bisogna  stare  attenti. Che cosa voglio dire? Che al
  momento in  cui  l'Assemblea  ci  prova  a  riappropriarsi  di un
  confronto  che  avviene  sulla  politica,  sui  provvedimenti  da
  adottare  e lo  ha  fatto  stasera  molto  bene  e  con  vaghezza
  l'onorevole Spagna, lo  hanno  fatto  anche gli altri, ma io dico
  che il  problema  morale  in  politica è innanzitutto un problema
  politico, che quella  deve  risolvere. La legge 10 sarà una buona
  legge, ma non ha  risolto  i  problemi  o li ha risolti in parte,
  altri li ha  complicati,  abbiamo fatto una selva, una giungla di
  legge e tuttavia  non  siamo  usciti  da  questa  che  gli  altri
  chiamano transizione, mi pare lo ha usato Granata questo termine,
  lo usava anche il giovane capogruppo di Forza Italia.
       Tutto questo  perché?  Perché  sul  piano politico non siamo
  stati capaci di  dare le risposte giuste, compreso il governo che
  abbiamo fatto.  Le  abbiamo  vissute queste esperienze. Onorevole
  Galletti, io ho  apprezzato  le  cose  che  lei  dice  e ho molto
  rispetto per le  vicende  che oggi riguardano il suo partito, non
  ho rispetto per  coloro  i  quali  dicono  che  non  conoscono le
  persone, queste  forme  di  cinismo mi danno un fastidio immenso.
  L'onorevole Cusumano lo conoscevano tutti, lo conoscevo pure io e
  così anche  l'onorevole Firrarello. Lo conoscevo e lo conosco, ma
  qualcuno disse che  non  lo ha mai incontrato. Quando si arriva a
  queste forme di cinismo, io obiettivamente provo una forma non di
  imbarazzo ma di spavento perché significa che veramente la morale
  viene calpestata.
       Allora, quando abbiamo fatto questo Governo, ma anche quando
  ne abbiamo  fatti  altri governi, Presidente, compreso quello dei
  500 giorni  dell'onorevole  Campione,  quando ci siamo trovati ad
  affrontare  il  nodo  della  cosiddetta  discontinuità,  che  poi
  nell'ultimo quarto  di  secolo trova impegnate le forze politiche
  per  vedere   come   è   possibile   determinare  un  momento  di
  discontinuità del  sistema  per  portare  avanti  un  processo di
  cambiamento che azzeri o comunque riduca i pericoli di corruzione
  e di esagerazione. E però non ci siamo riusciti.
       Ora io mi  sono convinto, Signor Presidente, e per questo le
  rassegno il problema, che, per quello che ci riguarda, farà parte
  della verifica che  andremo  a  fare  rispetto  alla  quale io mi
  considero fortunato  per  avere  anticipato alcuni temi, in parte
  risolti  positivamente,   che   hanno   portato  ad  un  maggiore
  chiarimento e che  però  dobbiamo tenere presente e mi auguro che
  risolviamo politicamente.  Come  è possibile pensare che in terra
  esistano santi così bravi che messi lì per decenni a governare la
  stessa realtà e  a  convivere  con  lo  stesso personale e con lo
  stesso  gruppo  dirigente,  arrivati  ad un certo punto, non sono
  tentati  di andare oltre.  Ed è quello che succede in settori che
  noi  conosciamo  che  sono  molto  esposti  e rispetto ai quali -
  dobbiamo  dircelo  -  non  è  questa  classe  politica  che ha la
  responsabilità di tutto.
       Io  di  questa  barzelletta  che  soltanto  i  politici sono
  responsabili di tutto quello che succede non sono molto convinto.
  Io  teorizzo,  sull'esperienza che mi sono fatto in vita mia, che
  se  c'è  una classe imprenditoriale corrotta e fragile si rischia
  che  ci  sia  una  classe  politica corrotta e fragile anch'essa,
  perchè è da lì che si alimentano una serie di sollecitazioni e di
  iniziative  ed  è da lì che si alimentano fenomeni come quelli di
  cui abbiamo parlato in questi giorni.
       Allora, se  per  esempio all'agricoltura o alla sanità, dove
  ci sono problemi  più forti, perchè la gestione di questi settori
  è  certamente   più  impegnata,  più  massiccia,  avessimo  avuto
  l'accortezza di  determinare  i  momenti  di  discontinuità,  noi
  probabilmente avremmo  dato  e daremmo un contributo in direzione
  dell'esigenza di  moralizzazione, perchè se facciamo ancora norme
  senza modificare  e senza incidere politicamente in queste realtà
  noi rischiamo di  avere  sempre gli stessi risultati, che io dico
  bisogna evitare,  perchè  io  propongo,  Signor  Presidente della
  Regione, a Lei  ed  alla  maggioranza  che dalla verifica si esca
  anche con la  ricerca  di  un  principio  che  trovi un consenso,
  perchè in democrazia  è  fondamentale  il  consenso di tutti, per
  arrivare ad una rotazione delle rappresentanze politiche nei vari
  settori amministrativi e anche delle rappresentanze burocratiche,
  perchè come non  credo  che  l'imprenditore  è  santo  non  credo
  neanche che il  burocrate  è  santo  pure  lui o santerellino che
  è sempre  vittima.  Questa barzelletta deve finire, perchè questo
  processo di  corruzione  nel  nostro  Paese  ha  avuto certamente
  un'espansione che  è  molto  massiccia  e che bisogna combattere,
  combattere come però:  prevenendo  alcune cose. E le risposte non
  possono essere che politiche.
       Da questo punto  di  vista,  Signor  Presidente,  Lei sa che
  siamo non in ritardo ma comunque è un problema col quale dobbiamo
  fare i conti.  E  qui  faccio una precisazione: io posso stare in
  una  maggioranza  politica  che  ha  un  voto  di  maggioranza  o
  fifty-fifty  con l'opposizione, specialmente quando l'opposizione
  è diversificata, ma  non  posso  stare  in  una maggioranza nella
  quale, ad un certo punto,  uno  si alza e dice "o qui ci sto io o
  diversamente in questa maggioranza non ci sto", perchè questa non
  è più una  maggioranza  politica,  è  un'altra cosa e parlando di
  morale e  di moralizzazione abbiamo l'obbligo di trovare risposte
  politiche nei momenti formativi dei governi. E da questo punto di
  vista, pongo un problema  che non è soltanto mio ma è un problema
  che, secondo me, riguarda l'Assemblea regionale nel suo complesso
  ed in particolare il Governo che Lei presiede, perchè Lei, Signor
  Presidente, rappresenta con  la  sua  storia  che  non è un fatto
  secondario e quando l'onorevole Pignataro parla di certe esigenze
  della giustizia, di giustizia equilibrata, lo fa anche rievocando
  a sè stesso le battaglie  che  lui ha fatto e le cose che per lui
  significano.
       Allora  non  è  possibile  che  la storia di ognuno di noi o
  alcune  esperienze  vissute  o  alcune  anche utopie che ci hanno
  portato  avanti  per  molti  anni  a  batterci in politica, e non
  soltanto  in  politica,  possono  essere  sepolte, possono essere
  adeguate.  Allora,  non c'è dubbio che lei rappresenta un momento
  di rottura rispetto ai sistemi ed ai governi precedenti.
       Ora, il problema nostro  è  di  vedere se riusciamo a dargli
  una maggioranza che può  essere  anche di un voto, Presidente, ma
  deve essere una maggioranza politica, perché diversamente, in una
  altro clima, prevalgono  i  trasformismi  e  la  battaglia  della
  moralizzazione avrà vita  difficile e sarà veramente una cosa che
  ogni tanto andiamo noi  a  ripeterci  per parlare con noi stessi.
  Noi questo lo  vogliamo  evitare  perché  siamo  convinti che c'è
  bisogno di affrontarli questi nodi.
       Questo dibattito è  servito  anche a capire come ci troviamo
  perché questa vicenda ha  messo  a  nudo  i  problemi  che  hanno
  investito un'area politica che  è  la  più esposta. Io debbo dire
  che i toni  usati sono complessivamente accettabili nei confronti
  dell'UDR che ha  incontrato  i  suoi  problemi  come  incontriamo
  problemi di questo tipo tutti coloro i quali navighiamo in questo
  arcipelago infinito di partiti di Centro che debbono non soltanto
  accapigliarsi, ma comunque  salire sui famosi specchi per cercare
  come  sono  distinti.   Qualcuno   arriva   al   punto  anche  di
  vergognarsi;  per   esempio   il  mio  coordinatore  di  Siracusa
  (professore Fatuzzo), persona per bene a prova di bomba, che dopo
  avere accettato con i democratici fino a stamattina mi diceva 'Ma
  no quando mai, io  ancora  nei  democratici  non  ci sono, perché
  ritengo che la  mia  battaglia è quella di Rinnovamento Italiano,
  perché ne sono il coordinatore provinciale'. Cito questo per dire
  che in effetti in  questo  arcipelago di partiti e partitini dove
  mi ci trovo pure io  si  ci  trova stavolta pure Franco Piro, gli
  piaccia o non gli piaccia, bisogna confrontarsi con queste cose.

     MORINELLO,   assessore per i beni culturali e ambientali e per
  la pubblica istruzione. Pure io ci sono.

     PELLEGRINO. Pure tu per  alcuni  versi,  perché non c'è qui il
  Polo delle Libertà  questa  sera,  in  modo  particolare  non c'è
  l'onorevole Granata, ed  io  apprezzo molto quando lui interviene
  perché lo fa con convinzione  delle  cose  che dice. Non è che il
  voto del 18 maggio è  un  voto  così;  il  voto  del 18 maggio ha
  determinato, se non  il  blocco,  una grossa frenata in direzione
  del cosiddetto  Bipolarismo  perfetto.  Per fortuna nostra questa
  Assemblea  si  è  organizzata  e  ha  maturato  nelle  esperienze
  precedenti,   allora    ricordo    che   l'onorevole   Piro   era
  all'opposizione, momenti  di  riforma  elettorale  che rispetto a
  tutti  i  tentativi  fatti  in  sede  nazionale  sono  stati  più
  opportuni e più  propizi  e  più  lungimiranti. Perché il sistema
  pressappoco alla tedesca  con premio di maggioranza e sbarramento
  del  4-5% che  blocca  la  proliferazione  dei  partiti,  con  un
  Presidente  eletto   direttamente  dal  popolo  ed  un  esecutivo
  diverso, risolve i problemi della governabilità e va in direzione
  di quelle soluzioni di  cui  parliamo, che secondo me sono più in
  linea con la nostra storia  e con la nostra cultura e io sono uno
  che era schierato in un  partito  che  votava per il sì. Ma se io
  dicessi che le analisi fatte in direzione di una forma bipolare è
  quella che era prima  del  voto del 18 maggio, sarei uno stupido.
  Così pensare di portare avanti il dibattito politico senza tenere
  conto di queste novità  è  sbagliato. Può darsi che l'autonomia è
  in agonia, ma da queste forme di agonia non si esce se si ritiene
  che i fatti che si  sono  consumati  nel nostro Paese non hanno e
  non determinano  sollecitazioni  in  direzione di un'esplorazione
  diversa.   Qui   nasce   non  irrequietezza,  Presidente,  ma  il
  convincimento di Rinnovamento Italiano  e di chi Le parla che non
  essendo possibile che in  un  momento delicato come quello che il
  Paese  attraversa   avere   momenti   di   ingovernabilità  delle
  istituzioni, avventurarsi  in  un'esplorazione  che  senza creare
  confusione accerti le  possibilità  di poter governare meglio. Mi
  avvio alle conclusioni.
       Noi abbiamo detto  nel  corso  dei  precedenti dibattiti che
  chiedevamo ai socialisti,  e chiedevamo per esempio al professore
  Martino, una risposta chiara  in  direzione della disponibilità a
  partecipare in una maggioranza  che  si impegnasse su determinate
  questioni.  La risposta che  abbiamo  avuto  è stata parzialmente
  positiva.   Positiva, come   dicevo   all'onorevole  Martino  nel
  corridoio, mi auguro che non  mi portate ad allontanarmi di nuovo
  ed io gli ho detto ad una condizione:  che tu non diventi un uomo
  eccessivamente bizzarro,  che dopo avere  teorizzato  i  pesi e i
  contrappesi e noi abbiamo espresso consenso per il semplice fatto
  che non la pensavamo come te, tu ti  adiri e te ne vai.  E questo
  non  è  possibile  in  una   democrazia   dove   il   consenso  è
  fondamentale.  Un po' di tolleranza  ci  vuole  anche per un uomo
  illustre come lui
       I socialisti hanno  fatto una dichiarazione. Dicono che sono
  per approvare il bilancio, e per compiere atti di responsabilità.
  Io questa strada la  conosco  bene  perché  i  socialisti  io  li
  conosco bene, forse come non li conosce nessuno, tanto è vero che
  fino a quando non  li vedo orientati a tentare qualche iniziativa
  seria preferisco dare  un  contributo  alla  politica nelle forme
  come  sto  facendo. Ma  noi  non  avevamo  chiesto  di  dare  una
  disponibilità occasionale, che  certamente è importante perché ci
  ha aiutato e ci aiuta  ad  uscire  da momenti di difficoltà ma al
  fine di trovare un governo  che  si  misuri  con  i problemi come
  quelli che sono stati  qui annunciati c'è bisogno di andare oltre
  a queste disponibilità  provvisorie  che poi potrebbero essere un
  elemento condizionante  a  seconda  delle  circostanze  politiche
  nelle quali ci troviamo.  E  tuttavia  diciamo  che  è un momento
  positivo   per   la   maggioranza   che   ha   acquisito   questa
  disponibilità. Ma nella verifica  che  andiamo  a  fare il nostro
  problema è quello di capire se siamo in condizioni sulla politica
  di trovare un  momento  di  discontinuità nell'attività di questo
  Governo.
       E le occasioni ci  sono. La riforma elettorale. E' giusto io
  non debbo aggiungere niente  però  questo  Governo  ha  detto che
  doveva farla, bisognava portarla  avanti,  non come quella che ho
  letto, ma nelle forme  che  tutti  abbiamo sottoscritto e ci sono
  anche altre disponibilità  annunciate  da  altre  forze politiche
  presenti in questa Assemblea  e  ci  sono altri problemi. Si dice
  della  riforma   burocratica,   ma   anche   un'altra   questione
  Presidente. Io dicevo  che  sono  contento  che  c'è  l'onorevole
  Franco Piro perché nella  cosiddetta  finanziaria  che  io non ho
  visto così come non ho  visto  il bilancio, e diciamo tutte e due
  le volte per colpa mia, ad un certo punto il mio capogruppo tutto
  soddisfatto mi disse  che  abbiamo  introdotto  alcune  norme che
  dicono  che  questo   nostro   partito  partecipa  e  rende  così
  migliorativo il provvedimento  che  è  stato  adottato.  Poi  qui
  dentro in questa Assemblea  in  un gioco delle parti ormai troppo
  palese, tutto quello che riguardava emendamenti che erano passati
  dalle   Commissioni,   vengono   dichiarati   incompatibili   dal
  Presidente dell'Assemblea e  siamo  ritornati  al punto zero. Noi
  abbiamo votato lo stesso  la finanziaria e però abbiamo incassato
  una dichiarazione del  Presidente  della Regione che in direzione
  dei problemi rimasti  irrisolti nella finanziaria, entro un tempo
  brevissimo, si impegnava a  presentare  un  disegno di legge e mi
  riferisco all'assetto urbanistico del territorio.
       Io  non  voglio   sapere  come  l'Assemblea  risolve  questo
  problema.  Io  chiedo  al  Governo  e  chiedo  agli  amici  della
  maggioranza di fare in  modo  che  il  Governo  su questo terreno
  dimostri la sua credibilità e quindi presenti un disegno di legge
  che ci consente di  dare una risposta positiva alle questioni che
  abbiamo posto.
       E quindi  concludendo signor Presidente, onorevoli colleghi,
  noi siamo orientati ad  arrivare  ad  una  verifica  così come la
  definisce il Presidente a  360  gradi.  Abbiamo  detto che non la
  volevamo  sotto il bilancio,  non  serviva  a  niente.  Come  per
  esempio pensare ad un  confronto  sul bilancio alla vigilia delle
  scadenze costituzionali, la cosa mi fa ridere.
       Tutti  sappiamo che  o  l'onorevole  Piro  ci  farà  qualche
  grazia, mi riferisco a  chi  ha  problemi  drammatici come il mio
  assessore per esempio, che dice che in Aula si parla di turismo e
  poi il bilancio viene dimezzato.
       Io gli ho detto che  non  gli posso fare niente. Una domanda
  però possiamo farla. I criteri  che  il  Governo  ha adottato o i
  correttivi nei settori  delle  varie  amministrazioni.  Come sono
  stati portati avanti?

     BATTAGLIA, assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Non  ce  ne sono purtroppo, l'Assessore
  ha azzerato il bilancio per tutti.

     PELLEGRINO. Non ce ne sono. Non  ce ne sono, purtroppo. E se è
  una regola che è valida per  tutti,  io  sono per prenderne atto,
  Lei mi conosce Presidente.  Però  dico, per la miseria, scusatemi
  la volgarità del termine, lo  faccio  per rendere meno drammatico
  il confronto, ma che cosa  ci  sarebbe  stato di straordinario se
  prima di mandare in Commissione  il  bilancio, tutto il materiale
  che c'era dentro, si fosse  consumato  un incontro, formale o non
  formale, della maggioranza per spiegare  le  ragioni od i criteri
  che erano stati adottati?
       Perché  gli interventi  che  vengono  fuori  sono  anche  la
  risultante di un metodo di  Governo  che, secondo me, diventa per
  alcuni aspetti discutibile, che,  secondo me, va riportato ad una
  maggiore  collegialità.
       Presidente, nella vita bisogna avere fiducia.
       Ci fu un momento in cui l'opposizione pensava che il Governo
  Capodicasa non sarebbe durato neanche  un  giorno. E molti di noi
  eravamo ottimisti. Io lo sono, ancora  oggi, nella  misura in cui
  questo Governo ha il coraggio  di restare coerente con i problemi
  che si è posto,  senza  accettare  condizionamenti  che non hanno
  rapporti con la politica.
       Questo è l'augurio che io  faccio a lei signor Presidente, e
  le chiedo scusa se mi  sono  soffermato un po' troppo.
       Però, ogni quando si dice,  anzi  lei  mi dice: "Ma che cosa
  succede?" Dentro il Governo non succede niente.  C'è la certezza,
  non di movimentare, ma di  fare  in  modo che dentro questo nuovo
  esperimento siano presenti  gli  stimoli  che possano determinare
  quella discontinuità che onora quello  che  lei andrà a fare ed i
  sacrifici che questa maggioranza, nel  bene  o  nel  male,  si  è
  sottoposta ad assecondare.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Zanna  per
  l'ultimo intervento.

     ZANNA. Io non so se ho la fortuna o la sventura di parlare per
  ultimo, però vorrei mantenere la  franchezza nelle cose che ho da
  dire.
       A me questo dibattito non  è  piaciuto.
       Io inviterei i  miei  colleghi,  molti  che  l'hanno  fatto,
  invece di leggere  i  resoconti  stenografici  di  lontane sedute
  della precedente legislatura,  di  andarsi  a  leggere  i verbali
  della seduta precedente.
       E della carica e  delle valutazioni che hanno portato quella
  decisione di tenere  una  seduta,  direi,  quasi  solenne,  quale
  doveva essere quella di  oggi. I presupposti che hanno introdotto
  i lavori di questa giornata, per fare poi il confronto tra quelle
  cose dette in quella seduta e l'andamento di questo dibattito.
       Non mi è piaciuto per le presenze.
       L'Onorevole Pignataro ha,  in parte, ragione quando dice che
  il  problema  non  sono  i  parlamentari  presenti,  ma  sono  le
  conclusioni o quello che si  farà  domani  mattina.
       E  le  presenze  sono   un  problema,  perché  poi  sono  un
  termometro  inevitabile  di   giudizio   e,  quindi,  di  merito,
  dell'attenzione che questo  Parlamento  ha rispetto alle cose che
  stiamo discutendo e che si sono discusse stamattina. Stamattina e
  tutto oggi.
       Io, per esempio,  con  tutta  franchezza avrei voluto vedere
  qui,  da stamattina fino alle  22.50,  le  facce  di  tanti  miei
  colleghi, che saranno candidati  in  prima  persona - ne ho visti
  pochi,  soltanto alcuni - alle  prossime  elezioni  europee,  per
  ascoltare, per capire.
       Le facce le ho viste già abbondantemente affisse sui muri di
  questa  città  a  quaranta giorni  dal  voto.
       Per vedere se è possibile, riflettendo insieme, di scegliere
  anche dei temi da  dire  in questa campagna elettorale difficile,
  complicata,  importante anche  per  le  sorti  future  di  questa
  Regione.
       Noi  non  ci   possiamo   lamentare,   lo  dico  soprattutto
  all'onorevole Granata, di  qualche articolo che spunta in qualche
  magazin di un giornale  a tiratura nazionale sui nostri privilegi
  o sugli andamenti dei lavori  di  questo  Parlamento  quando  poi
  siamo chiamati ad un appuntamento  come  questo lo spettacolo che
  diamo è quello che ahimè  stiamo  constatando,  mi si consenta di
  dire che è uno spettacolo indecoroso.
       A me dispiace  sostenere  questo  ma  la vedo così, lo sento
  così e mi sento in  dovere  di  dirlo, non mi è piaciuto perchè è
  stata un'occasione  mancata  non  magari  di  confronto perchè in
  numerosi interventi  c'è  stato  uno  sforzo di individuare delle
  soluzioni, di rispondere  ad  alcune  domande  ma  poi nel merito
  nell'attenzione, innanzi  tutto,  poteva non essere quello che il
  Dr. Ciancimino oggi ha  annunciato in un fondo su "La Sicilia" di
  Catania un ballo  in  maschera,  poteva  non  essere  un ballo in
  maschera ma purtroppo devo dire che il Dr. Ciancimino ha in buona
  parte anticipato ed  ha  azzeccato e centrato la sintesi diciamo,
  l'evolversi di questa  discussione  e non mi è piaciuto anche per
  alcune  cose  dette   e  per  le  non  risposte  date  ad  alcuni
  interrogativi che in  maniera  molto  laica  e  direi  sincera il
  Presidente della Regione ha posto stamattina nel suo intervento.
       Innanzitutto parto da  me,  dalla mia parte politica dal mio
  schieramento, c'è  stata  una fortissima dose di ipocrisia perchè
  non ce lo  dobbiamo  nascondere  è  inutile  prenderci in giro se
  questi patti fossero  successi  qualche  mese fa saremmo stati in
  molti a chiedere  le  dimissioni del Governo, così come c'è stato
  tanto politichese  per  non  affrontare  ed  evitare  alcuni nodi
  politici, così come ci  sono state tante facce di bronzo nel, per
  quanto mi riguarda,  inutile tentativo di mettere insieme tutto e
  il contrario di  tutto  in  una  sorta di "tutti colpevoli nessun
  colpevole" dimenticando  che  rimangono alcuni problemi politici,
  poi i problemi  giudiziari  sono  di  competenza  di altri organi
  istituzionali, non  di  questo  Parlamento  e  non della politica
  siciliana,  perchè   ci   sono   tanti   che  intervenendo  hanno
  dimenticato che  ci  sono  parlamentari di questa legislatura, di
  questo Parlamento accusati  di  pesanti  reati  o di chi ha avuto
  incontri con latitanti  non smentiti ma non perseguibili o chi ha
  avuto  sostegni   elettorali   imbarazzanti   direi  bruschi  con
  collegamenti e rapporti con imprese chiaccherate.
       Io questo lo  cito  non  perchè  voglio scendere allo stesso
  livello  di  chi   ha  cercato  di,  con  una  faccia  di  bronzo
  invidiabile di direi quasi  di fare di tutta l'erba un fascio, si
  potrebbe rispondere  alle  voci  per  fortuna  isolate  di alcuni
  interventi  che  sono  venuti  dall'opposizione  con  gli  stessi
  esempi, ma verrebbe  meno innanzi tutto i valore di una battaglia
  politica  che  è  stata  e  rimane  in  un  ambito  politico  per
  individuare responsabilità  politiche  che  rimangono, ma ecco il
  punto, comportandoci  alla stessa stregua allo stesso livello noi
  non avremo fatto e  non faremo un passo in avanti non rispondiamo
  ad  alcuni  interrogativi  che  io  qui  voglio  riprendere,  del
  Presidente della  Regione.  Il Presidente della Regione ricordava
  che la Sicilia  continua ad essere attraversata da assassinii, da
  minacce, da intimidazioni, da  attentati,  da scandali. Io vorrei
  aggiungere che troppo facilmente  e  frettolosamente si è pensato
  di abbassare la guardia a  questo  scontro  tra la democrazia, lo
  Stato e la mafia e i poteri criminali, pensando che è arrivato il
  momento di fronteggiare Cosa nostra con mezzi, con strutture, con
  interventi, diciamo, normali,  potevamo passare finalmente ad una
  lotta alla mafia normale, purtroppo  non  è  così,  è  ancora una
  battaglia lunga e difficile, molto dura.
       Ma ricordava il  Presidente  della Regione, stamattina, bene
  diceva,  al  di  là   dello  sdegno,  delle  mobilitazioni  delle
  coscienze, la vera domanda è  come fare, cosa fare, quali possono
  essere, cito, gli atti,  i  provvedimenti,  i  comportamenti  che
  possono  consentirci di  fare  sostanziali  e  sostanziosi  passi
  innanzi nella lotta per la legalità e la trasparenza nella nostra
  Regione?
       Si  rispondeva, più  avanti  nel  suo  intervento,  "abbiamo
  ritenuto  di  dover   accelerare   l'iter   delle   riforme,  ma,
  continuava, non basta,  non  basta  perchè  innanzitutto  bisogna
  completarle ma anche perchè  le  regole  possono  concorrere". Si
  chiedeva ancora con un'altra domanda,  ed  è  quella a cui voglio
  cercare di rispondere, "Le regole  possono concorrere a mutare un
  sistema  di  comportamenti  ed   un   costume  od  un  malcostume
  politico?".
       Io  credo sinceramente che possono solo parzialmente aiutare
  questo. lo  si  vede,  in tutta sincerità, in questo, in parte ha
  ragione  l'onorevole Forgione, con una legge che ha rivoluzionato
  la vita  politica ed istituzionale della nostra Regione, la legge
  sull'elezione  diretta  dei  sindaci,  ed io vorrei ricordare dei
  consigli  comunali  anche,  consigli  comunali che spesso vengono
  difesi contro i sindaci difesi direttamente.
       Bene, quella  legge,  dopo  una  prima  applicazione lo dico
  ricordando  i  recentissimi  episodi  di  consigli  comunali,  di
  amministrazioni  comunali, stando però attenti ed invitando anche
  l'onorevole Forgione  a fare altrettanto a guardare le ragioni di
  quello  scioglimento  spesso legate alla presenza o all'attività,
  presenza   inquinante   ed  attività  poco  lecita  dei  consigli
  comunali,   ma   comunque   quello   strumento   dopo  una  prima
  applicazione è diventato nuovamente uno strumento permeabile.
       Lo dico  anche perchè non condivido chi è andato lì, in quei
  paesi, in  quei comuni ed invece di chiedere ai cittadini di quei
  comuni di  fare  luce,  di  fare uno sforzo, di ribellarsi a quei
  fatti a  quegli episodi di isolare e di stare attenti la prossima
  volta  nella scelta che quei cittadini comunque liberamente hanno
  fatto si  è  pensato  di  sostenere  una  tesi  del tipo vi hanno
  sciolto, i  decreti  hanno sciolto le comunità di quei tre paesi,
  cercando come classe politica una sorta di alibi, direi una sorta
  di foglia di fico per nascondere le proprie responsabilità.
       Sappiamo che  non  è  così  e  che  vengono  lì  individuate
  responsabilità  precise,  ma comunque quella nuova permeabilità è
  la controprova che le regole non bastano.
       Allora io chiedo e cerco di rispondere a quell'interrogativo
  che non  bastano  le  regole  soltanto,  perchè  noi non possiamo
  deresponsabilizzarci,  rimandare  ad  altri  o  ad altre cose, ad
  altri strumenti  che  poi  noi  stessi decidiamo, ma che poi sono
  diciamo applicabili  al di là della nostra presenza, della nostra
  attività,  se noi direttamente possiamo rispondere e fare qualche
  cosa.
       I partiti,  le forze politiche cioè coloro che poi scelgono,
  compiono  delle  scelte,  fanno  le  liste,  scelgono gli uomini,
  formano,  decidono  la  vita  politica ed istituzionale di questa
  Regione,  lo  ricordava   l'onorevole  Pignataro,  io  lo  vorrei
  completare quell'accenno che ha fatto l'onorevole Pignataro.
       La  questione morale rimane il punto centrale della politica
  siciliana.
       Diciotto  anni  fa fu, quando un uomo, Enrico Berlinguer, in
  quegli  anni  in  parte inascoltato dalla politica, dai partiti e
  anche dal suo partito, chiamò i partiti alla loro responsabilità,
  facendo  della questione morale una battaglia alta e particolare.
  Per   lui,   per  Enrico  Berlinguer,  la  questione  morale  era
  intrinseca alla degenerazione dei partiti. Degenerazione, secondo
  Berlinguer, che era l'origine dei malanni e dei mali dell'Italia.
       Io  lo  vorrei  citare  testualmente:  ""I partiti di oggi -
  diceva  Berlinguer nel 1981 - sono soprattutto macchine di potere
  e  di clientele, scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei
  problemi  della  società,  della  gente;  idee, ideali, programmi
  pochi  o  vaghi;  sentimenti e passione civile:  zero. Gestiscono
  interessi,  i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche
  loschi,  comunque  senza  alcun  rapporto  con  le  esigenze ed i
  bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli senza perseguire il
  bene  comune.  La  loro stessa struttura organizzativa si è ormai
  conformata  su  questo  modello.  Non  sono più organizzatori del
  popolo,  formazioni  che  ne  promuovono  la maturazione civile e
  l'iniziativa,   sono   piuttosto   federazione  di  correnti,  di
  camarille, ciascuna con un boss e dei sottoboss"".
       Ora, onorevoli colleghi, possiamo in sincerità sostenere che
  è cambiato qualcosa da  questo  drammatico  quadro che descriveva
  Berlinguer diciotto anni fa?
       E'  vero, onorevole Capodicasa,  noi  passi  avanti  non  ne
  abbiamo  fatti,  ma forse la classe politica ne ha fatti molti di
  meno  di  quegli  ampi  passi  che,  invece,  ha fatto la società
  italiana e la società siciliana.
       Io  non sono, non lo potrei assolutamente essere, un fautore
  di quella presunta e precostituita divisione tra società civile e
  società politica. Non lo sono perché non ci credo, non è così. Ma
  lo  iato,  un  solco  c'è,  esiste  tra  la politica, la politica
  siciliana e i siciliani.
       Questo non vuole essere un riferimento o un accenno contro i
  partiti.  Anche  perché, lo dico con orgoglio, io ne ho fatto una
  professione  ed  una  scelta  di vita, con passione. Molti questo
  forse  la  considerano  una cosa fuori dal mondo. Qualcuno non lo
  può apprezzare.  Ma - lo ripeto - io con orgoglio ne ho fatto una
  scelta di vita, quindi lungi da me fare ragionamento o alimentare
  una  sorta di neoqualunquismo contro la politica ed i partiti. Io
  non  credo  alla  fine  dei  partiti. Ma lo dico per la necessità
  improcrastinabile,  irrinunciabile,  irrinviabile  della riforma,
  della  loro  riforma  e  del  loro  rinnovamento, anche dei nuovi
  partiti,  spesso  nati già vecchi. E una dimostrazione ne è chi è
  stato  chiamato  per  la  prima  volta  nella gestione della cosa
  pubblica,  dell'amministrazione  e non ha perso tempo ad occupare
  poltrone, potere e sottogoverno.
       La prima riforma della  politica deve essere che la politica
  non può essere più per gli eletti, per gli addetti ai lavori, una
  sorta di grande scatola cinese,  ma  deve  ritornare ad essere un
  grande strumento di  massa  per raggiungere obiettivi, imperniata
  di  valori,  di  idee, di  battaglie  civili,  di  lotta  per  il
  cambiamento,  di storie, di  cose  da  fare,  di  cambiamenti  da
  imporre.
       Io  continuo  a  credere a questo. Ci credo avendo forse più
  fiducia  in quella società civile, più fiducia nei siciliani, nei
  giovani  siciliani, in un popolo che ha saputo reagire, ha saputo
  ribellarsi,  anche  in  anni recenti e non soltanto alcuni secoli
  fa.   Per  questa  ragione,  credo  che  questo  fosse  un  altro
  interrogativo che poneva Capodicasa e che poneva Vincenzo Consolo
  in  un  articolo  di  ieri  su ""L'Unità"", per questo la Sicilia
  ritengo  che  non  è irredimibile, e credo che per sfatare questa
  sorta  di  pesante  fardello  noi  vogliamo  continuare a dare il
  nostro  modesto,  ma tenace e testardo contributo, credendo nella
  politica,   nelle   istituzioni,   comprendendo,  come  ha  detto
  l'onorevole  Capodicasa concludendo il suo intervento, che questa
  fine legislatura ormai è in grado di fare uno scatto di orgoglio,
  di  continuare  quel  lavoro che solo recentemente si è iniziato,
  concludendo  un  percorso  e  raggiungendo  ed  inanellando altri
  obiettivi che  questa maggioranza si è data e quando se li è dati
  ha poi trovato, forse in alcuni casi in ritardo, il contributo ed
  il  consenso anche dell'attuale opposizione, sapendo quindi che è
  possibile  fare  questo  perché l'abbiamo dimostrato, credo che è
  necessario,  alla  luce  anche  di questi fatti recenti, avere un
  eccesso  di  coerenza  e  di determinazione, credo che questo sia
  possibile  fare e vedremo nelle prossime settimane e nei prossimi
  mesi di dare un contributo in tal senso.

     CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA, Presidente  della  Regione. Signor Presidente, non
  intendo  ovviamente  fare  una replica a un dibattito che ha dato
  ampi   spunti  alla  discussione,  né,  tanto  meno,  fare  delle
  conclusioni,  perché  un  dibattito  siffatto  a mio avviso viene
  consegnato per intero, con il travaglio che esprime, con i dubbi,
  con  i distinguo, con le articolazioni che ha proposto, agli atti
  di questa Assemblea ed al dibattito politico.
       Volevo solo dire in conclusione, onorevole Presidente, che a
  prescindere  dalla presenza fisica in quest'Aula dei parlamentari
  che   non   può  ovviamente  soddisfarci  e  che  ha  fatto  dire
  all'onorevole   Zanna   che   abbiamo   offerto   uno  spettacolo
  'indecoroso',  un  aggettivo  forte  che  non  credo possa essere
  adoperato  in  una  circostanza come questa, perché dico malgrado
  questo il dibattito che si è svolto a mio parere, oltre ad essere
  stato pacato, serio, di merito, è stato anche un dibattito che ha
  teso  a  rintracciare  gli  elementi  riformatori per superare la
  situazione che stiamo attraversando.
       Cioè, in  poche  parole l'Assemblea mi pare abbia cercato di
  guardare  avanti,  cioè  di  spostare  in avanti, come si dice in
  gergo  politico,  il problema che oggi ci siamo posti, che prende
  spunto  da una vicenda dolorosa, come è stato ricordato da alcuni
  colleghi, che riguarda alcuni parlamentari, ai quali credo l'Aula
  abbia  giustamente, tranne qualche eccezione, augurato che escano
  puliti da questa vicenda e vengano restituiti alla politica, alle
  loro famiglie, come in fondo erano fino a poco tempo fa, soggetti
  politici  abilitati a svolgere la loro iniziativa con i pregi e i
  difetti che ognuno di noi ha.
       Ma,  penso,  anche  che  in  una situazione come questa, uno
  spunto  ci è stato offerto da un episodio che per quanto doloroso
  ha dato l'occasione a quest'Aula per svolgere un dibattito ampio,
  per  tornare,  se  ce  ne era ancora bisogno, sull'argomento, per
  riaffermare  dei  principi,  delle  discriminanti  che  mi auguro
  diventino  per  il  futuro  delle  linee  su  cui  maggioranza ed
  opposizione  possano incamminarsi, perché tutto sommato penso che
  sia  rintracciabile  nel  dibattito  un  filo  conduttore  che ha
  interessato tutti gli interventi, ed è il filo conduttore che noi
  ritenevamo e riteniamo tenacemente vada perseguito, a prescindere
  dalle  maggioranze  e  dai  governi  che  si succederanno, e cioè
  quello di tenere la pubblica Amministrazione, la Regione, la vita
  amministrativa,  politica  e sociale di questa Isola al riparo da
  inquinamenti,    da    infiltrazioni   e,   invece,   finalmente,
  definitivamente incamminarla sulla strada del rinnovamento.
       Allora, credo che se questo è lo spirito con cui si è svolto
  il  dibattito poco vale, così come qualche collega (per la verità
  isolato) ha  fatto,  tentare  di  leggere gli avvenimenti con una
  lente  che non fa distinzione, che opera generalizzazioni che non
  sono accettabili.
       Neanche  in  epoche  lontane  quando  il rapporto malaffare,
  corruzione,  politica,  mafia  era  molto più stretto anche forze
  dell'opposizione  hanno  accettato automatismi e generalizzazioni
  che in politica sanno sempre di ingiusto e di non equo e, per chi
  compie  quelle  analisi,  significano soprattutto fare un errore.
  Un  errore  di analisi porta quasi sempre, inevitabilmente, ad un
  errore nell'azione politica.
       Credo  che  non  possano esistere delle fasi in cui le forze
  politiche  giocano con il tema della corruzione, della lotta alla
  mafia,  al  gioco  della  propaganda,  al  gioco  teso a ottenere
  risultati  obiettivi  che  non  siano  quelli  propri  di  questa
  battaglia,  cioè  quella  di  sconfiggere  il  fenomeno  mafioso.
  Neanche  in  casi  come questi, neanche in situazioni come quelle
  che  viviamo  cioè  di prossimità ad una scadenza elettorale che,
  per  quanto abbia al centro le vicende politiche europee sappiamo
  tutti  che  avrà  una  forte  ripercussione  nella  vita politica
  nazionale  ed  io  aggiungo  anche nella vita politica regionale.
  Anche in queste situazioni occorre misura perché il tema è troppo
  delicato, è troppo incarnato nella storia e nelle aspettative dei
  siciliani  per  potere essere in qualche modo piegato ad esigenze
  di  parte  come,  mi  pare, qua e là nel corso del dibattito si è
  fatto.
       Allora,   per  prendere  in  definitiva  spunto,  lo  spunto
  positivo  che  il  dibattito  ci  ha  offerto, signor Presidente,
  onorevoli   colleghi,   ritengo   che  senza  conclusioni  questo
  dibattito  per  quanto  ci  riguarda  va  consegnato al dibattito
  politico prima di tutto dentro la maggioranza, quando la verifica
  sarà  posta e, credo che in questo senso anche i rilievi che sono
  stati  mossi  da  alcuni  colleghi  della  maggioranza  e anche i
  suggerimenti  così  come  anche le critiche e gli spunti che sono
  venuti,  saranno  ovviamente  oggetto  di  dibattito e di attenta
  riflessione e possibilmente poi tutti assieme dovremo trovare dei
  correttivi.
       La  stessa  cosa  vale per le opposizioni che hanno svolto i
  propri  interventi  con la franchezza che era giusto che ci fosse
  in  un  momento come questo ma, io penso, che anche argomenti che
  sono  stati  usati  nel  corso  del dibattito, nel corso dei loro
  interventi  per quanto a volte possano contrastare con i punti di
  vista  che  noi  rappresentiamo,  meritano  di  essere  anch'essi
  sottoposti ad analisi, a dibattito, che ovviamente a questo punto
  non  può  che essere rimandato alla fase successiva alle elezioni
  europee.
       Credo, signor Presidente, che in fondo questo sia l'auspicio
  e  anche  l'impegno che possiamo assumere a conclusione di questo
  breve dibattito.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


           DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  terzo  punto all'ordine del giorno
  "Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
  d)  e 153 del regolamento interno, della mozione n. 349: Sfiducia
  nei  confronti dell'Assessore per i beni culturali e ambientali e
  la pubblica istruzione". Ne do lettura:

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              - per la realizzazione  di  insediamenti di edilizia
              cooperativistica, presso la tonnara di Santa Panagia
              (comune  di  Siracusa)  e   di  un  parco  acquatico
              denominato 'Acquapark', nel territorio del comune di
              Melilli,  i  cittadini  interessati  hanno espletato
              presso i  comuni  di  Siracusa  e  Melilli  tutte le
              formalità  amministrative inerenti al rilascio delle
              concessioni edilizie occorrenti;

              - tra le formalità di  rito  non era stato richiesto
              dagli  interessati  il nulla  osta  ai  sensi  della
              legislazione in tema di beni culturali e ambientali,
              in  quanto  le  zone  interessate  dagli  interventi
              edilizi non risultavano ricadenti in aree sottoposte
              a vincolo ambientale;

      RILEVATO che  l'Assessore  regionale  per i beni culturali e
              ambientali  e  la  pubblica  istruzione,  in data 24
              marzo    1999,   ha   avviato   le   procedure   per
              l'apposizione  del  vincolo  di interesse ambientale
              sulle predette zone, in base alla normativa a tutela
              dei  beni  culturali  ed  ambientali,  disponendo la
              sospensione   delle   procedure  di  rilascio  delle
              concessioni   mediante  l'intervento  in  autotutela
              della   Soprintendenza        ai  beni  culturali  e
              ambientali   della   provincia   di   Siracusa,  con
              efficacia retroattiva;

      CONSIDERATO  che la procedura   amministrativa avviata dallo
              Assessore   per i  beni culturali e  ambientali e la
              pubblica  istruzione  appare  viziata  sia sul piano
              amministrativo,  risultando per la sua retroattività
              in palese contrasto con i più elementari principi di
              logica giuridica, oltre che di certezza del diritto,
              che    sul   piano   politico,   avendo  trascurato,
              l'Assessore, di valutare l'opportunità dell'adozione
              dei  provvedimenti  predisposti  alla  stregua della
              legislazione   vigente   e  dell'indirizzo  politico
              perseguito   dal   Governo   regionale  e  assentito
              dall'Assemblea regionale siciliana;

      RITENUTO che,   in   base   all'articolo  20  dello  Statuto
              regionale   l'Assessore   per   i  beni  culturali e
              ambientali  e  la pubblica istruzione in carica si è
              reso   responsabile   della  realizzazione  di  atti
              amministrativi  in  palese difformità dall'indirizzo
              politico dell'Assemblea regionale;

      RAVVISATA la necessità di  ripristinare la coerenza politica
              e programmatica  del  Governo  regionale e di far sì
              che la  politica dei beni culturali, in Sicilia, sia
              conforme  ai  principi  della  legislazione sui beni
              culturali  e ambientali e dei documenti di indirizzo
              politico approvati dall'Assemblea regionale,

                          ESPRIME SFIDUCIA NEI CONFRONTI
                  DELL'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI
                             E LA PUBBLICA ISTRUZIONE
              (22 aprile 1999)
                                 GRANATA - PAGANO - CATANOSO GENOESE -
                                 SCAMMACCA  DELLA  BRUCA - BUFARDECI -
                                 LA GRUA  -  BRIGUGLIO  -  TRICOLI -
                                 LEONTINI  -  GRIMALDI  -  ALFANO

       La  mozione  testé  letta sarà trasmessa alla Conferenza dei
  Capigruppo perché ne determini la data di discussione.


   Presidenza del vicepresidente Silvestro


       La  seduta  è  rinviata  a  giovedì  6 maggio 1999, alle ore
  17.00, con il seguente ordine del giorno:

    I - COMUNICAZIONI

   II - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

   - "Bilancio  di  previsione  della  Regione  siciliana  per  l'anno
      finanziario  1999   e   bilancio  pluriennale  per  il  triennio
      1999-2001" (nn. 815-853-866/A).

      Relatore di maggioranza: on. Di Martino
      Relatore di minoranza: on. Tricoli

       La seduta è tolta alle ore 23.18.