Presidenza del presidente Cristaldi
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE CRISTALDI
La seduta è aperta alle ore 11.33.
TRICOLI, segretario f.f., dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
PRESIDENTE. Si passa al primo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE
- "Erezione in comune autonomo delle frazioni riunite di
Librino, San Giorgio, Fossa Creta, San Teodoro, Cardinale,
Pigno, Zia Lisa 2 , Vaccarizzo e Villaggio Sant'Agata del
comune di Catania con la denominazione provvisoria di
Librino-San Giorgio" (n. 915).
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Strano, Stancanelli, Briguglio,
La Grua, Caputo, Catanoso, Granata, Ricotta, Scalia,
Sottosanti, Tricoli, Virzì in data 21 aprile 1999
COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI
ALLE RIUNIONI DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
ASSENZE
Riunione del 27.04.1999: BUFARDECI-CATANOSO-CIMINO-FORGIONE-
GALLETTI-MAESANO-SILVESTRO-SPEZIALE-
BILANCIO (II)
ASSENZE
Riunione del 27.04.1999: RICEVUTO-PIGNATARO-SPEZIALE
SOSTITUZIONI
Riunione del 27.04.1999: LEANZA sostituito da TURANO
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
ASSENZE
Riunione del 27.04.1999 (ant.): LEONTINI-MAESANO-SCOMA
" " " (pom.): COSTA-LA CORTE-TRIMARCHI
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
ASSENZE
Riunione del 27.04.1999 (ant.): VICARI-CINTOLA-GRIMALDI-MELE-
PELLEGRINO-STRANO
" " " (pom.): VICARI-CAPUTO-PELLEGRINO-STRANO
" " 28.04.1999: VICARI-BURGARETTA-CINTOLA-GIANNOPOLO-
GRIMALDI-MELE-PELLEGRINO-STRANO
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
ASSENZE
Riunione del 27.04.1999: CALANNA-CATANIA-GUARNERA
" " 28.04.1999: D'AQUINO-GUARNERA
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
ASSENZE
Riunione del 27.04.1999: GRANATA-SUDANO
COMUNICAZIONE DI SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Con sentenza n. 141/99
LA CORTE COSTITUZIONALE
nei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli da 1 a
4 e da 6 a 11 della legge approvata dall'Assemblea regionale
siciliana il 29 ottobre 1997 (Rideterminazione delle dotazioni
organiche del ruolo tecnico dei beni culturali ed ambientali e
disposizioni in materia di catalogazione informatizzata dei
beni culturali) e degli articoli 1 e 3 della legge approvata
dall'Assemblea regionale siciliana il 23 dicembre 1997
(Ulteriori interventi per la catalogazione del patrimonio
culturale siciliano e disposizione per la rendicontazione di
spese sostenute da enti aventi finalità culturali ed
artistiche), promossi con ricorsi del Commissario dello Stato
per la Regione siciliana notificati l'8 novembre ed il 31
dicembre 1997, depositati in cancelleria il 15 novembre 1997 e
il 9 gennaio 1998 ed iscritti ai numeri 71 del registro ricorsi
1997 e 5 del registro ricorsi 1998,
D I C H I A R A
1) l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4, commi 2, 3 e
4 della legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana il
29 ottobre 1997 (Rideterminazione delle dotazioni organiche del
ruolo tecnico dei beni culturali ed ambientali e disposizioni
in materia di catalogazione informatizzata dei beni culturali);
2) l'illegittimità costituzionale dell'articolo 3 della legge
approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 23 dicembre
1997 (Ulteriore interventi per la catalogazione del patrimonio
culturale siciliano e disposizione per la rendicontazione di
spese sostenute da enti aventi finalità culturali ed
artistiche);
3) non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli
articoli 1, 2, 3, 4 commi 1 e 5, 6, 7, 8, 10 e 11 della
predetta legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana il
29 ottobre 1997, sollevate, in riferimento agli articoli 3, 51,
97 e 136 della Costituzione, dal Commissario dello Stato per la
Regione siciliana con il ricorso indicato in epigrafe (r. ric.
n. 71 del 1997);
4) non fondata la questione di legittimità costituzionale
dell'articolo 1 della predetta legge approvata dall'Assemblea
regionale siciliana il 23 dicembre 1997, sollevata, in
riferimento agli articoli 3, 51, 97 e 136 della Costituzione,
dal Commissario dello Stato per la Regione siciliana con il
ricorso indicato in epigrafe (r. ric. n. 5 del 1998);
5) cessata la materia del contendere in ordine all'articolo 9
della predetta legge approvata dall'Assemblea regionale
siciliana il 29 ottobre 1997.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
A) Interrogazioni con richiesta di risposta orale.
N. 3063 - Notizie sull'attuale situazione della
cooperativa 'Naxida' di Naso (ME) e conseguente richiesta di
nomina ispettiva.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
***
Beninati Antonino
----------------
N. 3066 - Ispezione presso l'Azienda provinciale per
l'incremento turistico di Palermo.
- Assessore Turismo
***
Giannopolo Domenico
----------------
N. 3068 - Selezione da parte dell'Ufficio provinciale del
lavoro e della massima occupazione di Palermo - sezione
collocamento - dei lavoratori inseriti nella graduatoria ex
art. 16 L. n. 56 del 1987, riferita all'anno 1991, con
qualifica di ausiliari agenti socio-sanitari.
- Presidente Regione
- Assessore Lavoro
- Assessore Bilancio
- Assessore Sanità
***
Caputo Salvino
----------------
N. 3069 - Opportuni provvedimenti in ordine al
conferimento di incarichi di consulenza da parte del Sindaco
di Partinico (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
***
Caputo Salvino
----------------
N. 3070 - Provvedimenti volti a garantire la normale
attività della divisione di angiologia del Policlinico di
Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
***
Caputo Salvino
----------------
N. 3075 - Interventi per impedire, da parte del gruppo di
imprese facenti capo alla 'SAIS-Trasporti', la violazione
della normativa contrattuale e legislativa in materia di
lavoro e di sicurezza.
- Assessore Turismo
***
Giannopolo Domenico
----------------
B) Interrogazioni con richiesta di risposta scritta.
N. 3058 - Interventi per il miglioramento dei locali e del
trattamento sanitario nel reparto psichiatrico dell'ospedale
di Paternò, in provincia di Catania.
- Assessore Sanità
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 3059 - Interventi per assicurare il servizio di
trasporto dei bambini audiolesi che frequentano i centri
socio-educativi, gestiti dall'Afae, a Catania.
- Assessore Sanità
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 3060 - Interventi per un'adeguata manutenzione di
piazza S. Francesco di Paola, nel comune di Paternò, in
provincia di Catania.
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 3061 - Interventi per eliminare le discariche abusive
presenti in via Curia e via Generale E. Cialdini, a
Catania.
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 3062 - Interventi in favore della viabilità
all'incrocio tra la strada statale 192 e la strada
provinciale 77 e per migliorare le condizioni della strada
provinciale 127 e della strada statale 288, in provincia di
Catania.
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 3064 - Interventi di risanamento sanitario per la
eradicazione della tubercolosi e della brucellosi.
- Assessore Agricoltura
- Assessore Sanità
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 3065 - Notizie circa il completamento della 'cittadella
dello sport' di Nesima (Catania).
- Presidente Regione
- Assessore Presidenza
- Assessore Turismo
***
Fleres Salvatore
----------------
N. 3067 - Opportuni provvedimenti nei confronti
dell'Azienda siciliana trasporti.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Zanna Antonio
----------------
N. 3071 - Provvedimenti relativi alla composizione della
Giunta comunale di Santa Flavia (PA).
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
***
Caputo Salvino
----------------
N. 3072 - Notizie relative al funzionamento del centro
elettronico della Direzione regionale dei servizi di
quiescenza.
- Assessore Presidenza
***
Virzì Gioacchino
----------------
N. 3073 - Provvedimenti volti a dare attuazione alla l.r.
n. 30 del 1997.
- Assessore Lavoro
***
Costa David
----------------
N. 3074 - Notizie in ordine alla proposta di potenziamento
delle infrastrutture dei porti turistici della Regione
siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Presidenza
***
Pellegrino Bartolomeo
ANNUNZIO DI INTERPELLANZE
N. 339 - Opportuni provvedimenti relativi all'iter
burocratico in materia di protesi per i bambini disabili.
- Assessore Sanità
***
Oddo Camillo
----------------
N. 340 - Opportuni interventi in relazione alle
designazioni di componenti dell'Istituto autonomo case
popolari di Trapani.
- Assessore Enti Locali
***
Oddo Camillo
----------------
APPOSIZIONE DI FIRMA A MOZIONE
PRESIDENTE. Comunico che tra i deputati che hanno apposto la
firma alla mozione numero 249 "Sfiducia nei confronti
dell'Assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione" figura anche l'onorevole Bufardeci.
L'Assemblea ne prende atto.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127 comma nono del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Cristaldi
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della Regione e conseguente
dibattito.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Regione.
CAPODICASA, presidente della Regione. Sono delle brevi
comunicazioni in prosecuzione del dibattito, seppur accennato,
che abbiamo avuto in Aula nella scorsa seduta, quando abbiamo
concordato, con unanime orientamento dell'Aula, di spostare ad
altra data, in altra occasione, un dibattito più articolato sulla
questione che in questo momento interessa e preoccupa la pubblica
opinione e, quindi, l'Aula per la parte che la riguarda.
Io credo che l'avere aggiornato, perché si tenesse la
seduta, perché si tenesse un dibattito, il più approfondito
possibile e quindi in grado di valutare tutti gli aspetti e le
connessioni di un episodio che ha interessato esponenti politici,
come anche rappresentanti di governo, da interventi e
provvedimenti dell'autorità giudiziaria di Catania, dimostra che
non ha voluto, né la forza di maggioranza, né la forza di
opposizione, circoscrivere ad un fatto puramente individuale che,
ovviamente, avrebbe significato un sottovalutare la gravità del
fenomeno che si è avuto e, soprattutto, mi pare, non volere
cogliere le implicazioni e i richiami che episodi come questi ci
ripropongono.
Mi pare chiaro che da parte di ognuno di noi, singoli e
forze politiche, in questo momento c'è un interrogarsi su cosa
sia giusto fare in circostanze come queste e soprattutto quali
possano essere le misure e gli adempimenti che ciascuno dalla
posizione che occupa può adottare per fare in modo che la
questione morale, con tutte le implicanze che essa ha, torni ad
essere, si rafforzi, venga riproposta come centrale della vita
politica della nostra Regione.
E' un nodo storico che ci ha attraversato per tanti anni e
che noi riteniamo gli eventi degli ultimi anni hanno contribuito
a depotenziarla, in qualche modo a farne un elemento comune a
tutte le forze politiche, negli orientamenti di ognuno mi pare
questo tema sia tornato ad essere un tema che comporta un
discrimine forte ma che ovviamente, malgrado tutto ciò, nessuno
di noi può pensare sia scomparso dalla vita politica della nostra
Regione.
Vero è che il tema della corruzione, delle manipolazioni
delle gare d'appalto sono temi che appartengono un po', diciamo,
a tutti i sistemi politici, che rappresentano, entro certi
limiti, quasi una fisiologia del sistema, ma è vero anche che in
una realtà quale quella siciliana, dove il tema degli appalti,
della corruzione hanno addentellati e collegamenti con la
questione più grossa, più centrale che ha condizionato e continua
in parte a condizionare la vita sociale e politica di questa
Regione, qual è quello il fenomeno della criminalità organizzata
assume da noi un connotato ben più pesante e ben più gravoso.
A noi oggi interessa affrontare questo tema. Non siamo
giudici, non vogliamo giudicare le azioni dei singoli, c'è la
magistratura che deve svolgere questo compito, noi riteniamo che
ad essa vada data la massima fiducia nello svolgimento di questo
compito e le vicende di questi ultimi anni ci insegnano che si
può e si deve avere fiducia nell'azione della magistratura, che
non deve essere ostacolata nella propria azione, che può
incorrere anch'essa in errori giudiziari. Del resto mi pare
l'onorevole Di Martino ricordava nel breve dibattito che si è
svolto nella seduta scorsa come proprio le vicende giudiziarie
che hanno interessato uomini politici della nostra regione, ma
anche di rilievo nazionale, si sono concluse con l'assoluzione e
questo dimostra che il sistema giudiziario, l'ordinamento
giudiziario in Italia è in grado di tutelare il diritto dei
singoli ed è in grado di fare giustizia con i diversi gradi del
giudizio e che quindi anche se un atto della magistratura può
apparire ingiusto o a volte ingiustificato va comunque riposta
con serenità fiducia che nell'azione complessiva della
magistratura alla fine emerge la giustizia come elemento
determinante e in definitiva equo.
Vorrei, comunque, distinguere tra le responsabilità che
ricadono sulle forze politiche, sull'Assemblea regionale
siciliana, su chi temporaneamente occupa posizioni di governo e
invece le azioni giudiziarie rivolte ai singoli che hanno una
loro autonomia rispetto all'azione della politica e che comunque
ci richiamano ai nostri doveri, evocano temi, problematiche che
quest'Aula più volte è stata chiamata ad affrontare in epoche
passate e a cui di volta in volta ha dato delle risposte. Non
dimentichiamo che di fronte a episodi anche efferati di azioni
mafiose che hanno comportato stragi, lutti, l'Assemblea regionale
siciliana ha saputo tenere alto il profilo del proprio dibattito,
del proprio impegno assumendo in passato - abbiamo tutti memoria
di questi passaggi - impegni solenni che in parte sono stati
mantenuti, in parte no, ma che comunque erano e rimangono momenti
alti della vita di questa istituzione.
Io credo che in questa occasione a noi spetta il compito di
garantire, anche qui in modo solenne, la riaffermazione della
centralità della questione morale nella vita della nostra Regione
e soprattutto riaffermare che la questione morale comporta,
rappresenta un discrimine su cui anche l'attuale maggioranza di
governo ha costruito tutti i passaggi di questa esperienza; anzi
direi che ha condizionato alla soluzione di questo problema le
varie fasi e le varie tappe della propria esperienza di governo,
sia pure un'esperienza di governo ancora breve. Ciò che di più ci
ha preoccupato è stato lo schierare nettamente l'istituto regione
nella lotta alla mafia dal lato della trasparenza e dal lato
della legalità anche con atti che possono sembrare impropri per
compagine di governo, avere partecipato a manifestazioni, avere
dato per questa via anche segnali quasi simbolici per riaffermare
un ruolo nella lotta alla mafia, nella lotta alla criminalità,
nella lotta per la legalità e la trasparenza all'Istituto
Regione, che desse chiaro il segnale ai cittadini che su questo
versante la Regione non può avere compiacenze, non può essere
tollerante. Ne va della qualità della democrazia nella nostra
Regione, ne va della qualità della vita sociale e della vita
amministrativa.
Io credo, quindi, che è a questi aspetti che dobbiamo
rivolgere la nostra attenzione. Non possiamo ignorare il fatto
che operiamo in Sicilia e che ogni aspetto, ogni momento, ogni
episodio che può comportare una macchia sulla vita politica della
nostra Regione immediatamente fa scattare nell'opinione pubblica
nazionale, soprattutto in alcuni settori di essa, quasi un
riflesso condizionato che porta ad inaccettabili
generalizzazioni, che porta ad una criminalizzazione
indiscriminata del mondo politico siciliano che tende ad operare
quasi una sorta di rimozione del giusto conflitto politico che
anche qui nella nostra Regione, nella società siciliana c'è, si
svolge, si sviluppa intorno a questi temi.
Credo che sia un atteggiamento sbagliato, è un madornale
errore. Secondo il mio punto di vista costituisce perfino una
grave sottovalutazione degli eventi, della maturazione e anche
della crescita sociale e culturale che c'è stata nella nostra
Regione. Su temi come questi oggi vi è attenzione nelle
istituzioni, nelle forze sociali, in modo diffuso nella società
siciliana che non è atona, non è afona e che ha sottolineato i
momenti più tragici della vita della nostra Regione con momenti
alti di mobilitazione. Da ultimo la mobilitazione delle coscienze
che si è avuta dopo la strage di Vittoria e da ultimo ancora
l'episodio dell'assassinio del bimbo di 11 anni, Stefano Palumbo,
che è caduto in un agguato di mafia sicuramente per errore. Anche
in quell'occasione le Istituzioni, la Chiesa, le Associazioni di
volontariato hanno espresso un alto livello di mobilitazione a
respingere il clima, la cappa che, di fronte ad episodi come
questi, cala intorno e sopra ad una comunità. Hanno teso a
scuotere l'ambiente e soprattutto hanno posto il grande problema
di come sconfiggere il fenomeno mafioso, di come emarginarlo dal
contesto politico, amministrativo e sociale della nostra Regione.
Ma, al di là dello sdegno, al di là della mobilitazione
delle coscienze, l'interrogativo che si pone alle istituzioni in
momenti come questi è: come fare? quali possono essere gli atti,
i provvedimenti, i comportamenti che possono consentirci di fare
sostanziali e sostanziosi passi innanzi nella lotta per la
legalità e la trasparenza nella nostra Regione?
Io credo che tutto ciò evochi e richiami il tema delle
riforme e delle regole. Questo è un tema che io considero
centrale. Non bastano o non servono prediche, ciò che serve è
quello che ci si attende da parte dei cittadini siciliani,
dall'Assemblea regionale siciliana, da chi li rappresenta nella
massima istituzione parlamentare è di compiere atti, gesti e
soprattutto di mettere in gioco tutti gli elementi di carattere
riformatore che possano, il più possibile, porre argine, mettere
un riparo alla influenza e alla penetrazione del "malaffare" e
della corruzione.
E il tema della riforma delle regole è in fondo il tema che
più ci ha appassionato nel corso di questi ultimi anni, dando
vita ad una fase che abbiamo chiamato di transizione che, per
comodità, la si può far partire dal momento in cui quest'Aula ha
votato una legge che, a mio avviso, ha costituito già un tornate
nella vita della nostra Regione quale è stata l'elezione diretta
del Sindaco, perché ha consentito ai cittadini siciliani di
potere eleggere direttamente i propri rappresentati, esercitare
su di essi un controllo e quindi anche potere esprime un giudizio
che si tramuta in consenso o dissenso elettorale e che ha esso
stesso contribuito ad avviare quella fase di cambiamento di
riforme che però rimane ancora una fase incompiuta.
L'onorevole Granata diceva, nel suo intervento nella seduta
scorsa: "Una fase di transizione non può durare all'infinito".
Concordo con lui perché le transizioni o si chiudono o rischiano
di comportare più danni di quanto non possa comportare
l'immobilismo; una fase di incertezza sulle regole, di mancata
definizione di esse, a mio parere, rischia di diventare esiziale,
tanto più in Sicilia dove, di fronte alla carenza di regole, è
possibile che si insinui e si ricompongano forze, aggregati che
puntano al ritorno all'indietro, che puntano alla restaurazione.
E allora, se il tema è questo e assume una centralità nella
nostra vita politico-amministrativa, così come tutte le forze
politiche al rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana di tre
anni fa quando pensavamo di lasciarci alle spalle una legislatura
che aveva comportato travagli profondi, che aveva visto il
comporsi e lo scomporsi di assetti e di forze politiche, che
aveva, fino a qualche misura, rappresentato il punto più basso
della vita politica di questa Assemblea per il coinvolgimento
ampio, troppo ampio di opere di rappresentanti del popolo in
inchieste giudiziarie, quando tutti abbiamo ritenuto che fosse
necessario inaugurare una sorta di legislatura costituente
dobbiamo oggi porci il problema di come evitare, impedire che
questa legislatura si tramuti in un ulteriore fallimento su
questo terreno.
Abbiamo cercato con l'azione di questi ultimi mesi, ma io
dico che è rintracciabile un filo anche nell'azione delle
maggioranze precedenti che va in questa direzione, di accelerare
l'iter delle riforme, abbiamo compiuto atti e gesti che considero
fondamentali: l'elezione diretta del Presidente, la chiusura
della vicenda degli Enti economici regionali sono tutti elementi
che concorrono, che spingono in quella direzione.
Ma non basta. Non basta perché questo processo deve essere
ancora completato e dobbiamo, tutti, ponendoci l'interrogativo,
dare una risposta a questa domanda: le regole possono concorrere
a mutare un sistema di comportamenti e un costume, o un mal
costume politico? E' possibile pensare che anche attraverso la
via delle riforme avere una ricaduta sui comportamenti politici
dei singoli e delle forze politiche nel loro complesso che
aiutino ad affrancarsi dal condizionamento, la garantiscono da
infiltrazioni e lo mettono in condizioni, così, di svolgere
limpidamente il loro ruolo di rappresentanza del popolo?
Io credo che questo sia il tema e che a questa domanda si
possa rispondere affermativamente.
L'onorevole Forgione, nel suo intervento, l'altra volta
riteneva di rintracciare nella inamovibilità e nella mancanza di
alternative, e quindi in una certa stagnazione del gioco
politico, il rischio della degenerazione politica e del costume.
Io ritengo che questa analisi, tutto sommato, sia una
analisi condivisibile, con le opportune considerazioni che si
possono fare su di essa. Io credo che proprio perché
condivisibile dobbiamo dare le risposte appropriate.
E le risposte appropriate al tema della alternatività delle
formule politiche e della amovibilità delle forze e degli uomini
che operano, e che sono chiamati a ricoprire incarichi di
governo, è un tema che non può non evocare il problema della
alternatività delle coalizioni che si devono presentare di fronte
agli elettori e, quindi, il tema del bipolarismo compiuto cioè di
un gioco politico limpido, chiaro, trasparenze, giudicabile e
leggibile da parte degli elettori che, da soli, possono essere
giudici dell'azione delle forze politiche e, quindi, anche delle
compagini di governo.
Credo che su questo valga la pena fare una riflessione.
Perché non serve oggi ipotizzare soluzioni ideali, che ognuno di
noi magari può avere nella propria mente.
Dobbiamo fare i conti con una realtà che è quella siciliana,
con i dati oggettivi che sul piano politico ci vengono offerti e,
sulla base di questi, rintracciare gli elementi sui quali si può
fare leva per portare il sistema politico ad un suo
ammodernamento, a un suo approdo bipolare che consenta
maggioranze omogenee programmaticamente, politicamente e anche
culturalmente.
Io credo che l'avere scelto come maggioranza, che ha dato
vita a questo governo, il tema delle riforme istituzionali, della
modifica del sistema di governo, la possibilità di una riforma
della legge elettorale che favorisca e garantisca le alternative,
va esattamente in questa direzione.
E proprio per ciò credo che vada con forza riaffermata - in
questa occasione, ma poi ancora oltre nell'azione di governo e,
comunque, nel dibattito politico che deve riguardare tutti i
settori della vita politica siciliana - la priorità di questa
scelta. Perché non è un lusso, come abbiamo affermato, non è un
di più arrivare alle riforme di carattere istituzionale, ma è un
tutt'uno con il tema della modernizzazione della macchina
amministrativa, la trasparenza e la legalità nella vita della
Regione siciliana, ed è un tutt'uno con il tema, che io considero
fondamentale, della moralità nella vita politica.
Moralità, diciamo, tra virgolette: non la moralità anche nei
comportamenti, non solo negli atti concreti, non in rapporto ad
atti penalmente rilevabili, ma ad atti politici che devono
eticamente contrassegnare le scelte che ogni singola forza va a
compiere.
E, allora, riaffermare oggi l'obbiettivo della riforma della
Regione, la riforma della legge elettorale, è a mio avviso in
linea con il tema che le vicende di questi ultimi tempi ci
ripropongono e che oggi impegna questa aula.
Così come non è secondario il fatto della necessità della
definizione delle regole anche in materia di appalti. Noi abbiamo
avuto dibattiti, approfondimenti, che in questo campo l'Assemblea
regionale siciliana ha più volte dovuto affrontare. Perché questo
è un tema dolente che riguarda noi, riguarda l'intero Paese ma
che da noi si presenta in modo più aggravato rispetto ad altri
contesti proprio per l'influenza che vi ha il fenomeno mafioso.
Io credo che se molto si è fatto, anche pagando dei prezzi
dal punto di vista sociale come qualcuno ha detto forse nella
fase iniziale dell'esperienza della legge 10 in materia di
appalti, dobbiamo dire che oggi ancora abbiamo il problema di
completare anche in questo campo la definizione di un programma,
di un progetto che impedisca l'uso, impedisca lo stravolgimento
delle regole che l'Assemblea regionale siciliana in epoca passata
si è data.
Noi, cioè, abbiamo la necessità di tornare su questa materia
per mettere a punto una normativa che così come sostengono gli
addetti ai lavori, quelli che sono competenti in questa materia,
impedisca che si entri da parte di chi vuole manipolare le gare,
di chi vuole in qualche modo influenzare l'esito delle gare nelle
pieghe della legge per poterla, in qualche modo, condizionare per
i propri fini e per i propri interessi.
Vi sono dei sistemi, vi sono i modi per poterlo fare e credo
che l'Assemblea regionale siciliana al più presto debba in
qualche modo tornare sull'argomento.
Vero è, come sostiene il Professore Cazzola in una ampia
intervista che prendeva spunto proprio dai fatti che riguardano
la Sicilia, a seguito degli arresti di Catania, che nessuna legge
di per sé mette al riparo la Pubblica Amministrazione da
influenze e penetrazioni e da manipolazioni nei sistemi di gara -
tanto più quando queste manipolazioni avvengono in modo
indiretto, stabilendo prioritariamente degli accordi che
finiscono poi per determinare delle spartizioni -; è vero anche
però che interesse, compito dell'Assemblea regionale siciliana,
del Parlamento è quello di fissare regole che, a prescindere poi
dai comportamenti individuali, singoli, specifici, mettano la
Pubblica Amministrazione nella condizione di essere affrancata da
questi condizionamenti; il che significa arrivare ad individuare
i sistemi che in qualche modo favoriscano e comunque combattano
la penetrazione della mafia, combattano la penetrazione
dell'imprenditoria malsana.
Questo vuol dire non solo alzare il livello di vigilanza,
alzare la guardia rispetto ad un fenomeno che è sempre presente,
ma soprattutto significa trovare i rimedi anche sul piano
amministrativo e sul piano normativo e sul piano organizzativo.
Noi abbiamo in corso, anche se questo comporterà un qualche
aggravio di spesa ma è necessario che lo si faccia, abbiamo in
fase di attuazione la seconda parte della legge 10 che dal 1993
ad oggi non è stata ancora attuata, almeno per questa parte, per
la prima parte, che riguarda la riduzione a nove, una per ogni
provincia, delle stazioni appaltanti della Regione che
attualmente sono oltre quattrocento con il rischio che comporta
di frammentazione e quindi la conseguente difficoltà di
monitorare le gare che si svolgono nella nostra Regione.
E' un compito, però a cui in qualche modo si è cercato di
porre rimedio pure in assenza di una riduzione delle stazioni
appaltanti attraverso l'ufficio che fa da osservatorio per le
opere pubbliche. Proprio ultimamente, presso la Prefettura di
Catania, il Ministero dell'Interno con l'accordo delle
istituzioni che ricoprono un ruolo in questa materia, hanno
istituito una sorta di monitoraggio per le opere pubbliche
attraverso le prefetture della nostra Regione. Successivamente
occorrerà procedere all'istituzione di quell'ufficio delle gare,
di quel registro delle gare in Sicilia che è previsto dalla
normativa e che mai finora è stata attivata. Tutto questo serve,
ciascuno per la sua parte, che è cioè lo spazio che copre di
questo grande problema che riguarda il sistema degli appalti, per
dare maggiore trasparenza, soprattutto garantire, consentire che
in ogni momento la Pubblica Amministrazione, così come la
magistratura, possano essere in grado di leggere ciò che è
avvenuto nello scenario siciliano in questa materia e, quindi,
prendere le opportune misure, indicare i necessari correttivi e,
al limite, alla fine, anche adottare i necessari provvedimenti,
la magistratura per la propria parte, l'amministrazione e la
politica per la loro.
Credo che, oggi, si tratti di procedere oltre anche nel
campo della riforma della Pubblica Amministrazione. Veniva
denunciato, nel dibattito che si è svolto, un certo continuismo,
non solo nel campo politico, ma anche e soprattutto, direi, nel
campo della Pubblica Amministrazione e della burocrazia. E' un
tema delicato perché se l'esperienza ci dice qualcosa, questo
qualcosa ci vuole dire che di fronte ad ogni politico corrotto
quasi sempre c'è un funzionario corrotto che contribuisce in modo
determinante all'atto corruttivo. E, questo dimostra che
intervenire nella riforma della Pubblica Amministrazione
significa intervenire nel cuore del problema della trasparenza e
della legalità. Anche qui non si tratta di un di più, non si
tratta di un lusso, bensì si tratta di andare a toccare uno dei
gangli della vita politico-amministrativa della Regione. Ci sono
innumerevoli esempi che vanno in questa direzione.
E, allora, è importante che il circuito perverso
politica-imprese-Pubblica Amministrazione-mafia venga interrotto
in più punti in modo tale da impedirgli di funzionare, e, questo
lo si può fare spezzando alcuni elementi di collegamento e anche
- se mi è consentito - delle sedi dove questo collegamento si
manifesta per impedirgli di funzionare e, soprattutto, di dare i
frutti perversi che noi conosciamo. E, questo lo si può fare
arrivando subito, al più presto, alla riforma della Pubblica
Amministrazione, perché introdurre in Sicilia i principi della
Cassese con la possibilità di modificare, in rapporto alle fasi
politiche e anche amministrative, i vertici della Pubblica
Amministrazione e, quindi, avere una maggiore flessibilità nel
definire gli assetti, nel toccare inamovibilità che fino ad oggi
sono state la costante della vita della Regione, ci consente qui
di andare a mettere in discussione un elemento che, sicuramente,
fa tutt'uno, è uno degli elementi critici di questo sistema che
in passato ha determinato gli elementi di cui vi abbiamo parlato.
Per fare questo, però, dobbiamo nuovamente intervenire con nuove
regole. Dobbiamo intervenire al più presto. Mi auguro che questo
tema, che appartiene ormai al senso comune, che soprattutto
impegna, politicamente e anche programmaticamente, sia la
maggioranza che l'opposizione, al più presto arrivi in Aula per
un approfondimento e per esitare le leggi necessarie a questo
scopo.
Vorrei dire comunque che i temi su cui si può concentrare
l'attenzione sia dell'Assemblea che del Governo non si fermano
qui: abbiamo il problema delle opere pubbliche che sono bloccate
non tanto o comunque non sempre per ragioni di carattere tecnico;
vi sono anche opere pubbliche bloccate perché attorno ad alcune
di esse sono stati individuati dall'azione della Magistratura o
anche da parte di organi inquirenti in senso lato, interessi
oscuri, a volte anche non solo oscuri ma anche abbastanza
individuati e chiari; e questo dimostra che quando nel settore
degli appalti e delle opere pubbliche la mafia si introduce o il
malaffare prende il sopravvento il danno non è solo di immagine
rispetto all'opinione pubblica ma è anche un danno economico
certificato, immediato, diretto perché comporta un blocco di
finanziamenti, di risorse che invece se ben spesi potrebbero dare
lavoro ed occupazione in un'Isola che soffre tanto della sua
mancanza.
Dall'altro lato abbiamo già avviato una fase di selezione
delle opere pubbliche bloccate che può portarci in breve tempo,
nel brevissimo tempo, a fare un'opera di disboscamento, un'opera
di selezione. Per alcune è possibile arrivare alla revoca del
finanziamento, cosa che faremo nei tempi più rapidi; per alcune
altre è possibile puntare allo sblocco immediato, laddove non
insistono interessi non legittimi sia di imprese che di forze, di
imprese sane; ma se sono illegittime, gli interessi anche in
questo caso vanno combattuti sia di imprese che subiscono un
certo condizionamento della criminalità organizzata. Occorre
arrivare cioè al più presto a dare una risposta a questo tema che
può, se risolto, dare respiro anche finanziario alla vita della
Regione o anche consentire lo sblocco di investimenti ai fini
occupazionali e della realizzazione di importanti opere.
L'ultima cosa, onorevoli colleghi, riguarda il problema nel
suo complesso: abbiamo letto anche in questi giorni sulla stampa
nazionale giudizi e analisi della situazione siciliana che
guardate dal nostro punto di vista non possono essere sicuramente
accettate. Il definire la situazione siciliana come una
situazione quasi irredimibile dove non è rintracciabile nessun
elemento di innovazione o dove non si siano compiuti dei passi
avanti, a mio parere è una ingiustizia che non può da parte
nostra essere accettata.
Oggi non credo si possa dire che in Sicilia la corruzione e
l'inquinamento mafioso siano agli stessi livelli degli anni
passati, come non si può dire che la corruzione sia elevata a
sistema come per un lungo periodo è stata; sarebbe fare un torto
alle battaglie che sono state compiute, allo sforzo di
rinnovamento che ha interessato le forze politiche, chi più chi
meno, comunque oggi ci possono far dire che abbiamo compiuto
grossi passi avanti anche se molto rimane ancora da fare. Queste
mie affermazioni non hanno il senso di una sottovalutazione dei
passi in avanti da compiere, servono solo a dire che siamo a metà
del guado e perché questa opera venga compiuta occorre ancora
uno sforzo ulteriore della politica, dell'amministrazione, da
parte della Magistratura, da parte degli organi inquirenti, da
parte delle forze sociali.
A mio avviso solo così è possibile parlare di compimento
della transizione che soprattutto deve riguardare il tema delle
riforme, ciò che è di diretta competenza di questa Assemblea.
Io, comunque, non voglio sfuggire al tema che è stato posto,
e continua ad essere posto, dalle varie forze politiche,
soprattutto dall'opposizione, relativamente con quali forze è
possibile oggi compiere questo tragitto, con quali maggioranze.
So bene che questo è il tema all'ordine del giorno, se ne
discute, si è più volte evocato sulla stampa. Vi sono in questo
senso anche proposte in campo.
Io credo, onorevoli colleghi, che su questo punto le forze
politiche dovranno, nei tempi opportuni, dare una risposta;
dovranno prendere in esame il tema perché il tema, dobbiamo dire,
esiste.
Non c'è dubbio che maggioranze risicate, limitate
numericamente, hanno possibilità di incidere in modo meno
profondo di quanto non possano fare maggioranze più solide e più
coese. Ma è vero anche che, per quanto ci riguarda, in questi
ultimi mesi la limitatezza della base parlamentare non ci ha
fatto velo nell'azione di rinnovamento che abbiamo voluto portare
avanti non solo attraverso i provvedimenti che sono stati
adottati ma, soprattutto, negli atteggiamenti, nei segnali che
vengono mandati all'esterno, che io credo siano altrettanto
importanti dei provvedimenti, perché molto in politica si gioca
anche su questo terreno.
Non si tratta di definire maggioranze che ognuno di noi può
sognare ma dobbiamo fare i conti con le condizioni date da un
punto di vista politico, storico, delle forze e delle maggioranze
che si possono aggregare e che, soprattutto, in una dato momento
è possibile aggregare intorno a degli obiettivi che siano
obiettivi finalizzati, obiettivi di riforma e di rinnovamento.
Oggi in questa fase siamo riusciti a comporre questa
maggioranza che è nata con questo discrimine e che, soprattutto,
si è posta alcuni obiettivi, alcuni dei quali sono stati già
raggiunti.
Io credo che il tema di come in futuro si possa
ulteriormente sviluppare l'azione di Governo in modo incisivo e
in modo direi efficace è un tema che si pone al dibattito di
questa Assemblea, delle forze politiche, nell'interesse di questa
Regione.
Ritengo che in ogni caso ci sarà un momento in cui questa
stessa maggioranza, a breve scadenza, il tema se lo porrà non
tanto e non solo per fare una verifica dei passi compiuti, delle
azioni intraprese, dei risultati ottenuti, di quelli che ancora
devono essere perseguiti da parte della maggioranza, ma anche e
soprattutto se c'è un problema oggi di un coinvolgimento di
maggioranza e opposizione intorno a temi che hanno un valore
discriminante, che segnano la vita di una istituzione
parlamentare nel corso di una legislatura, cioè se è possibile
trovare una base comune dal punto di vista programmatico che
intorno a temi come questi, ma non solo a temi come questi, ma
soprattutto sui temi dello sviluppo, si possa rintracciare un
comune denominatore che ci consenta di portare dei risultati, di
non bruciare questo fine legislatura, ormai possiamo parlare di
fine legislatura, in modo tale da consegnare la XII legislatura
agli annali della storia, della storia di questa Regione, come
una legislatura che ha fatto compiere dei passi avanti malgrado
le difficoltà in cui si è dibattuta, malgrado le difficoltà in
cui essa è vissuta.
Questa verifica noi la faremo subito dopo le elezioni
europee, concordando con le forze che vi sono in qualche modo
interessate i tempi e i modi; non so se non sia opportuno anche
con il concorso di tutte le forze presenti nell'Assemblea
regionale siciliana definire un percorso che ci consenta di
mettere subito all'attivo altri due punti importanti che fanno
parte del dibattito e dei temi di cui abbiamo discusso in passato
e di cui discutiamo ancora oggi, cioè quello della riforma della
legge elettorale per dare una stabilità e una certezza sotto
questo profilo alla vita politica assembleare della nostra
Regione e il tema della riforma della pubblica Amministrazione
che è un tema unanimemente condiviso, ritenuto prioritario ed
urgente da parte di tutti.
Dopodiché, alla valutazione delle forze politiche sono
rimesse le scelte che dovranno essere compiute e che poi dovranno
portarci a conclusione della legislatura. Si spera in modo tale
di garantire una produttività alta dell'Assemblea regionale
siciliana e dare così riscontro alle esigenze che ci vengono
poste dagli elettori e dai cittadini della nostra Regione.
Presidenza del presidente Cristaldi
SULL'ORDINE DEI LAVORI
LA GRUA . Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA GRUA . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo l'ampia
introduzione fatta dal Presidente della Regione a questo
dibattito, ritengo che sia indispensabile per i pochi deputati
presenti in Aula una pausa di riflessione, ma anche per dare la
possibilità ai colleghi assenti questa mattina di poter leggere
il resoconto stenografico dell'intervento del Presidente della
Regione da cui necessariamente dovrà prendere le mosse il
dibattito politico che ci attende. Signor Presidente, propongo
quindi la sospensione della seduta e di riprenderla nel
pomeriggio.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente, è d'accordo per un rinvio
del dibattito alle ore 17.00?
CAPODICASA, Presidente della Regione. Sono d'accordo.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Presidenza del presidente Cristaldi
COMUNICAZIONE AI SENSI DEL SECONDO COMMA DELL'ARTICOLO 83 DEL
REGOLAMENTO INTERNO
TRICOLI. Chiedo di parlare ai sensi del secondo comma
dell'articolo 83.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, onorevole Assessore, la notizia di
quest'oggi circa l'applicazione da parte del comune di Palermo
delle norme che riguardano il commercio, anche in assenza di una
diversa legge da parte dell'Assemblea regionale siciliana, credo
che meritino un'attenzione particolare, sia da parte del
Presidente della Regione, sia da parte dell'Assessore per il
commercio, la cooperazione, l'artigianato e la pesca, ma credo
che coinvolga il ruolo del Parlamento siciliano nella sua
interezza.
Non voglio entrare nel merito della legge, sulla sua
capacità di essere veramente produttiva per il commercio e di
suscitare quel necessario interesse nei confronti dei
commercianti e dei cittadini in genere. Ritengo tuttavia che per
quanto riguarda le prerogative di questo Parlamento, mi sembra
abbastanza chiaro che abbiamo in materia una competenza esclusiva
che non può essere certamente scavalcata da un qualsivoglia
assessore comunale.
Desidero, quindi, che il Presidente della Regione, e in
particolare l'assessore al ramo, visto che è presente, ci dia una
risposta chiara su quali sono gli intendimenti del Governo
regionale, se intende asseverare questo comportamento che non so
come qualificare da parte del comune di Palermo, se intende
invece prendere provvedimenti e come eventualmente l'Aula si deve
atteggiare per garantire e per tutelare le proprie prerogative
costituzionali, istituzionali e dunque costituire delle certezze
nei confronti dei cittadini e non invece essere una specie di
giungla in cui ciascuno può decidere, a seconda di come si alza
la mattina, ciò che vuole sul destino e sul futuro di tutti i
siciliani.
Io credo che occorra una parola del governo in questa
materia.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
io ringrazio l'onorevole Tricoli per aver sollevato la questione
relativa all'applicazione in Sicilia del decreto legislativo n.
114 di riforma del commercio perché mi consente di riferire
all'Aula quello che il governo ha finora fatto.
Dico subito che il governo in materia la pensa come
l'onorevole Tricoli, noi siamo convinti che in materia di
commercio la Regione siciliana ha potestà legislativa esclusiva,
che il decreto legislativo n. 114 non può applicarsi in Sicilia
fino a quando lo stesso non viene recepito con un'apposita legge
regionale.
Questo lo diciamo perché il precedente provvedimento
legislativo, la legge n. 426 del 1971, in Sicilia è stata
recepita con un provvedimento regionale, la legge n. 43 del 1972,
che certamente non può essere abrogata da una disposizione
statale successiva in materia, ripeto, in cui vige la potestà
esclusiva della Regione siciliana.
Questo punto di vista, d'altronde, non è punto di vista che
ha questo governo, è il punto di vista che ha espresso anche il
governo che ha preceduto l'attuale. Nell'ottobre del 1998 infatti
l'assessore Beninati, allora assessore al mio posto, assessore
alla cooperazione, al commercio, all'artigianato e alla pesca,
emanò un'apposita circolare con cui ribadì nella sostanza questo
concetto. Ciò nonostante, considerato che nell'approssimarsi
della scadenza del 24 aprile, data in cui cessavano gli effetti
della legge nazionale n. 426 del 1971, e considerato che
impropriamente, con un'iniziativa che io non ho esitato a
criticare, l'ANCI siciliana ha organizzato un'assemblea degli
amministratori comunali senza invitare la Regione, per sostenere
nel corso di quell'assemblea, in assenza di contraddittorio, che
invece il decreto legislativo n. 114 si applicava in Sicilia
almeno per alcune sue parti, io ho ritenuto, proprio al fine di
ripristinare certezza ed evitare che ci potesse essere in Sicilia
confusione o un'applicazione "a macchia di leopardo" in alcune
realtà comunali di una disposizione legislativa che, ripeto, sono
convinto non si applica in Sicilia fino a quando non sarà
recepita, ho emanato un'ulteriore circolare, la n. 3452 del 23
aprile 1999, in cui ho ribadito con estrema chiarezza che il
decreto legislativo n. 114 non può operare in nessuna delle sue
parti in Sicilia fino a quando è vigente in Sicilia la legge n.
43 del 1972 e, comunque, fino a quando non verrà recepita con
un'apposita legge della Regione siciliana.
Sotto questo aspetto, quindi, noi non abbiamo nient'altro da
dire se non quello, come lei onorevole Tricoli avrà visto, di
tentare in qualche maniera di riportare a ragionevolezza il
comportamento dell'Assessore alle attività produttive del comune
di Palermo che, invece, ha ritenuto di questa cosa di farne una
sorta di "crociata santa": ogni giorno sul giornale ci dice
quanti sono i cittadini che hanno ritirato i moduli in quanto
interessati alla eventuale apertura di nuovi esercizi.
E' chiaro che noi non possiamo che ribadire, come io ho
fatto anche nella stampa stamani, che questo provvedimento,
questo modo di procedere non è da noi condiviso, non è quello che
noi riteniamo legittimo e, quindi, ribadire la validità della
circolare che ho emanato, che tra l'altro è una circolare che ha
avuto il consenso delle organizzazioni di categoria, che ha avuto
il consenso della Unioncamere siciliane e che è stata emanata,
ovviamente è inutile dirlo, dopo un approfondimento giuridico
operato non solo dagli uffici dell'Assessorato ma anche dagli
stessi consulenti dell'Assessore.
L'occasione mi è però gradita, signor Presidente, onorevoli
colleghi, per sollecitare tuttavia che l'Aula proceda rapidamente
all'approvazione del disegno di legge di riforma del commercio in
Sicilia.
Vi sono all'attenzione del Parlamento tre diversi disegni di
legge: uno preparato dall'attuale Governo, uno dal Governo
precedente e uno dal Gruppo parlamentare dei democratici di
sinistra, c'è quindi materia sufficiente per avviare il confronto
in Aula. Sul disegno di legge presentato dall'attuale Governo
l'Aula ha già concesso la procedura d'urgenza con il voto
unanime, quindi siamo nelle condizioni di poter dire che vi è da
parte di tutto il Parlamento la convinzione che il disegno di
legge bisogna subito trattarlo e credo di poter dire, onorevole
Presidente, se fosse possibile ipotizzare che la trattazione
possa avvenire subito dopo l'approvazione del bilancio nei tempi
che la Presidenza d'intesa con la Conferenza dei Capigruppo
volesse stabilire.
Voglio ricordare infatti - e chiudo Presidente - che il
decreto legislativo 114 concede alle regioni tra virgolette
inadempienti un periodo di 60 giorni oltre il 24 aprile dopo il
quale potrebbero scattare i provvedimenti sostitutivi, che
probabilmente in ragione della particolare autonomia dello
Statuto siciliano, potrebbero non riguardare la Regione
siciliana, tuttavia si entrerebbe poi in una sorta di conflitto
con il Parlamento nazionale e con il Governo nazionale che
sarebbe opportuno evitare. I 60 giorni, come è facile calcolare,
scadrebbero il 24 giugno, quindi credo che noi dovremmo fare di
tutto perché il Parlamento siciliano possa, entro il 24 giugno,
approvare il disegno di legge che è stato presentato dall'attuale
Governo unitamente agli altri disegni di legge già giacenti in
Commissione. In questa maniera la polemica finirebbe subito e noi
restituiremmo certezza di diritto a decine di migliaia di
imprenditori siciliani i quali vogliono sapere qual è il quadro
normativo di riferimento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa ed è
rinviata alle ore 17,00.
(La seduta, sospesa alle ore 12.43, è ripresa alle ore 17.35)
Presidenza del vicepresidente Silvestro
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SILVESTRO
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
E' iscritto a parlare l'onorevole Di Martino. Ne ha
facoltà.
DI MARTINO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
dibattito di oggi mi fa ricordare una frase del filosofo di
Trevi, il Presidente dell'Assemblea dovrebbe avere una certa
dimestichezza col filosofo di Trevi, il quale sosteneva che
quando le tragedie nella storia si ripetono diventano farse.
Questa Assemblea ha conosciuto molte tragedie, tragedie dovute al
coinvolgimento, nel passato, di uomini di Governo in vicende
riguardanti reati contro la Pubblica Amministrazione. E dobbiamo
dire che nel passato la politica è stata più severa della
magistratura nel condannare i comportamenti degli uomini di
Governo. Con ciò non vogliamo dire che la questione morale è
un'invenzione. La questione morale è una realtà della vita
pubblica di cui la politica non ha saputo trovare le giuste
soluzioni, e mi rendo conto, onorevole Presidente, non sono
facili soluzioni. La corruzione pubblica assieme ad un'altra
attività è il mestiere, l'attività più antica del mondo e
difficilmente può essere debellata con le sole leggi, se non c'è
una presa di coscienza, se non c'è una diversa cultura delle
popolazioni, dei ceti dirigenti e della società civile in
generale. Sappiamo cosa è accaduto in Italia dalla guerra fredda
in poi. Abbiamo visto che le contrapposizioni a livello
internazionale da un lato i Paesi, come si diceva a suo tempo,
oltre la cortina di ferro, i Paesi dell'area occidentale, abbiamo
visto nei Paesi oltre la cortina di ferro dove si pensava che
anche il regime comunista poteva debellare la corruzione, abbiamo
visto in quei regimi non viene assolutamente debellata, non è
stata assolutamente debellata e altrettanto è avvenuto nei Paesi
occidentali o ad economia di mercato dove la classe dirigente si
riteneva inamovibile e come tale anche imponibile. E tutto ciò,
onorevole Presidente, è durato per decenni, è durato fino alla
caduta del muro di Berlino. Con quella caduta del muro di Berlino
non è caduto soltanto il regime sovietico ma sono crollate anche
alcune realtà dei Paesi, così detti occidentali o dei Paesi del
blocca atlantico perché quella immunità o quella impunità è
caduta perché sono finite tutte le preoccupazioni e non a caso
dopo il 1989 incomincia quella che viene chiamata normalmente
"tangentopoli".
Ma dopo queste premesse io mi chiedo, onorevole Presidente,
se esistano ragioni valide per il dibattito oggi in questa Aula.
A me qualche dubbio sorge, da parte della opposizione di
centro destra si è voluto mutuare un comportamento tipico, a suo
tempo della opposizione di sinistra.
Cioè quando accadevano vicende che coinvolgevano gli uomini
di Governo, si chiedevano a gran voce le dimissioni, cambio di
Governo e spesso, devo dire, a ragione.
Qui però l'opposizione di centro-destra non si è resa conto
che abbiamo un diverso contesto politico e di governo e una
diversa maggioranza.
Non si è voluta rendere conto che della vicenda che ha
coinvolto l'Assessore Castiglione, il Governo e la maggioranza
sono completamente estranei, ed essendo estranei non ci può
essere alcun coinvolgimento e non si possono imputare all'attuale
governo responsabilità che appartengono ad altri.
Ma, onorevole Presidente, nemmeno possiamo dire che siano
responsabili altri Presidenti di Regione o altri assessori del
precedente Governo, però, se vogliamo dare un giudizio politico,
non possiamo dimenticare che per la parte che riguarda il
coinvolgimento regionale, cioè mi riferisco alla nomina del
direttore generale della Azienda Unità sanitaria locale, non c'è
dubbio che non riguarda responsabilità di questo Governo ma di
quel Governo che ha nominato il manager della ASL, che si è
dimostrato debole, sensibile alle sollecitazioni di ambienti
politico-mafiosi, come lui stesso ha dichiarato recentemente alla
stampa.
Poichè il dibattito è aperto, noi discuteremo di lotta alla
corruzione in Sicilia, e non solo, e dobbiamo tenere conto che
quando parliamo di lotta alla corruzione in Sicilia, parliamo di
un contesto diverso da quello di tutto il Paese perchè in Sicilia
e specialmente nel Mezzogiorno, vi è un altro elemento pericoloso
che riguarda le organizzazioni mafiose che vogliono condizionare
anche la vita degli enti e la loro attività gestionale.
Vediamo cosa possiamo fare in Sicilia, e non è un problema
solo della Sicilia.
Recentemente la Camera dei Deputati ha nominato un comitato
di studio per la prevenzione della corruzione perchè il problema
non si può risolvere alla Regione siciliana o all'Assemblea
regionale siciliana, perchè bisogna adottare alcuni provvedimenti
non solo preventivi, ma anche punitivi che solo al livello
nazionale si possono portare avanti e adottare.
Intanto dobbiamo riconoscere che le dimensioni della
corruzione sono enormemente aumentate e sono aumentate perchè si
è diffuso il potere, cioè prima c'era un centralismo del potere
adesso si va verso il decentramento ed è chiaro che la corruzione
non si ferma soltanto al centro ma coinvolge anche le periferie
dell'impero.
Dobbiamo anche vedere le cause della corruzione. Abbiamo per
esempio la spesa della pubblica amministrazione per i beni ed i
servizi, abbiamo le prestazioni dei servizi che fornisce la
pubblica amministrazione, e qui accadono fatti di corruzione
molto sgradevoli. Per esempio c'è una corruzione di cui non si
parla molto e qui c'è il presidente della Commissione "Sanità" e
mi fa piacere.
Per esempio nella sanità non è corruzione sgradevole,
intollerabile quello che avviene; alcuni docenti del Policlinico
che poi gestiscono cliniche private e difficilmente nelle
cliniche pubbliche si può trovare posto e poi quando si trova
posto nelle cliniche private.
Questa non è una corruzione intollerabile più delle altre
corruzioni? Ecco qual è la vera questione
Abbiamo anche tutti i poteri autoritari della Pubblica
Amministrazione, tutto fatta di divieti, tutto fatta di permessi,
dove è facile poi l'inserimento dei corrotti. L'immensa
allargamento dell'area pubblica, il disordine normativo. Quando
viene lasciata alla discrezionalità del funzionario la
valutazione delle norme da applicare nelle varie fattispecie. E
questo è un modo di aumentare la corruzione.
Il finanziamento della politica. E proprio, onorevole
Presidente, girando per la città di Palermo in questi giorni si
vedono per esempio dei posters come se si stesse lanciando il
film "Titanic". Abbiamo dei posters di politicanti regionali che
annunziano le loro candidature alle elezioni europee e certamente
- da un calcolo approssimativo che conosce chi ha fatto campagna
elettorale - questo primo annunzio certamente costerà centinaia
di milioni. E sarebbe interessante capire da dove vengono, quali
lobbies, quali forze sostengono queste campagne elettorali.
Ecco qui il problema del finanziamento della politica. Il
problema delle preferenze nel sistema elettorale che è un altro
elemento della corruzione, della turbativa della vita politica. E
tante altre questioni, la confusione dei ruoli tra amministratore
e politico; la inefficienza della Pubblica Amministrazione.
L'assenza e l'insufficienza dei controlli. SI fanno soltanto
controlli formali ma non si portano avanti controlli sui
risultati dell'azione amministrativa.
Poi la sfiducia che hanno i cittadini nei confronti della
politica della Pubblica Amministrazione e quindi preferiscono,
alla fine, pagare le tangenti - grandi o piccole - per accelerare
le pratiche e non denunziare o chiedere il rispetto delle regole
da parte della Pubblica Amministrazione.
Quindi, bisogna affrontare questi problemi con molta
determinazione. Certo, avevo letto che il comitato ristretto
nominato dalla Camera dei Deputati per esaminare la prevenzione
alla corruzione ha dato alcune indicazioni. E penso che sia
opportuno, da parte del Governo, da parte dell'Assemblea, tenere
conto di queste indicazioni per vedere in che modo l'Assemblea
regionale può fare proprie alcune parti di questo studio perché
altri aspetti e altre indicazioni sono di competenza esclusiva
del Parlamento nazionale, che vanno a toccare diritti soggettivi
e la libertà dei cittadini e quindi l'Assemblea regionale
siciliana - per fortuna - non può intervenire in queste
questioni.
Quindi, per avviarmi alla conclusione signor Presidente e
onorevoli colleghi, noi abbiamo visto che qui il Centro destra, o
meglio, per essere più corretto, Alleanza nazionale, ha chiesto
questo dibattito, e l'impressione che se ne ricava è che non l'ha
chiesto per trovare rimedi contro lo corruzione
nell'amministrazione regionale, ma ritengo che incautamente lo ha
chiesto pensando di potere provocare la caduta del governo
Capodicasa.
Se così è non c'è dubbio che è stata una mossa politica
completamente sbagliata, perchè non si può che ribadire
l'estraneità del governo regionale sulla vicenda Castiglione o
sulla vicenda che riguarda l'ospedale di Catania.
Dobbiamo dire le cose come stanno: è sbagliato pensare di
coinvolgere un gruppo politico, un gruppo parlamentare o un
intero partito, per vicende che riguardano le singole persone.
E poi questi gruppi, questi movimenti, colleghi di Alleanza
nazionale del Centro destra, sono stati alleati a turno, e col
Centro destra e col Centro sinistra, ed io non penso che questa
possa essere una questione morale; è una questione politica,
tutto al più può essere un problema di moralità politica, ma
certamente da qui non si può fare coinvolgere sul piano penale un
intero gruppo o un singolo parlamentare, perchè quest'Assemblea,
come qualunque parlamento deve rispettare quelle che sono le
decisioni della magistratura.
Quindi se la questione è soltanto del cambio di Governo o
delle dimissioni del Governo, ciò deve essere esaminato dopo il
13 giugno, ed io ritengo - perchè non è il caso di nascondersi
dietro un dito - che è un problema di tutta la maggioranza e di
Centro sinistra, quello di allargare i propri confini, allargare
i propri confini a sinistra e allargare i propri confini nei
confronti del Centro moderato e riformista.
GRANATA. Qui si tratta di essere espansionisti....
DI MARTINO . Non si tratta di essere espansionisti. Intanto
voglio dire che ormai ci conosciamo da alcuni anni, non ho avuto
mai pregiudiziali antifasciste, anche perche siccome ritengo,
come dico agli amici anticomunisti: come fate ad essere
anticomunisti quando non c'è più il comunismo. La stessa cosa
dico a quelli che si proclamano antifascisti: essere anti di
qualche cosa che non esiste più, non c'è più ragione. Tutto al
più la contrapposizione può essere di altra natura e non
certamente di questo tipo.
Ma ritengo che sia necessario allargare questa maggioranza
per altre ragioni interne nello stesso Centro sinistra, perchè vi
sono alcuni parlamentari del Centro sinistra che qualche volta
denunciano mal di pancia, i cosiddetti "malpancisti", altri che
hanno un presunto malessere e mostrano spesso una ingiustificata
irrequietezza.
Invece noi dobbiamo partire da un dato politico certo, e mi
avvio alla conclusione. Il dato politico è uno, a mio modo di
vedere, stando così le cose in questo Parlamento, in questa
Assemblea regionale: che il Centro sinistra, nel suo complesso,
ha maggiore capacità di aggregazione politica; a questo ruolo
il Centro sinistra non può rinunziare. Non può rinunziare
all'interesse della Sicilia, della sua autonomia, e per il futuro
stesso della nostra Isola e della nostra Regione.
Pertanto, il Centro sinistra deve farsi carico di guidare
questo fine legislatura, deve guidarlo per portare a compimento
il processo di cambiamento e per realizzare una vera transizione
verso una nuova Regione. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Croce.
Ne ha facoltà.
CROCE. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, appena pochi giorni or sono, le pagine dei
giornali sono state riempite dai resoconti legati agli arresti di
alcuni uomini politici siciliani. Giusta e corretta la scelta di
discutere, soprattutto per guardare indietro, ma per guardare
avanti.
Molti colleghi della sinistra si sono affrettati la scorsa
settimana a professarsi iscritti nel partito dei non
giustizialisti, se non addirittura dei garantisti.
Tutti hanno voluto precisare correttamente che la giustizia
deve fare il suo corso e così come essa non deve sovrapporsi o
peggio sostituirsi alla politica, quest'ultima non può e non deve
produrre sentenze.
I dati e le informazioni trapelate ed ufficializzate
successivamente, l'Aula del 27 aprile ultimo scorso, hanno
comunque, a mio avviso, chiarito e determinato gli scenari
giudiziari.
Tutti, quindi, oggi in quest'Aula, sono consapevoli della
pesantezza della vicenda politica che stiamo vivendo.
In questi quasi tre anni di attività quest'Aula ha dovuto
assistere alle stucchevoli prove di autori, di colleghi, che pur
di recitare la loro parte ci hanno consegnato in base ai contesti
duri interventi giustizialisti o appassionate difese della
libertà.
La sinistra, sin quando è stata opposizione in quest'Aula,
ha utilizzato la politica del dubbio, giungendo anche al
vetriolo.
Mi ricorda un esempio e cito un personaggio Erasmo da
Rotterdam, l'avrebbe titolato: "l'elogio dell'ipocrisia",
onorevole Forgione.
FORGIONE. Della verità.
CROCE. Infatti il comportamento, le dichiarazioni ufficiali di
questi giorni degli amici e degli alleati degli arrestati, solo
così potrebbero essere definiti da un osservatore obiettivo.
Cosa pensa, per esempio, un autorevole compagno capogruppo
di questi avvenimenti e delle eventuali refluenze politiche sulla
qualità del programma e sulla possibilità che essi comportino un
rallentamento della crescita di una nuova coscienza antimafiosa
di questa Regione?
Se ben ricordo questo era un suo dubbio.
Avrebbe frenato la crescita di una nuova cultura sociale la
presenza del presidente Provenzano?
Sarebbe facile allargare i dubbi e le contraddizioni che gli
avvenimenti di questi giorni pongono non solo a quest'Aula, ma
soprattutto ai cittadini siciliani, chiedendosi nel modificarsi
dei contesti politici se il compito di preservare il prestigio e
l'autorevolezza delle istituzioni non imponga all'intero
Parlamento la domanda sull'opportunità delle dimissioni del
presidente Capodicasa.
Sarebbe sin troppo facile, ma è questione di stile.
Sarebbe sin troppo facile usare le geometrie di qualche
collega che invitava, che avesse responsabilità politiche e ruoli
istituzionali ad essere immuni dal minimo sospetto e da
disdicevoli frequentazioni, fossero anche anche in presunta buona
fede.
Sarebbe sin troppo facile riproporre le argomentazioni di
chi individuava nei governi di centro-destra il "miele" su cui
stavano per convergere interessi che sono tra i peggiori, dal
punto di vista della collusione affari politica; sarebbe sin
troppo facile leggere in quest'Aula quanto titolava il "Giornale
di Sicilia" quel venerdì del 29 gennaio 1999, oppure "l'Espresso"
del 3 maggio 1999.
Sulle scelte compiute dal Governo Capodicasa si potrebbe e
si dovrebbe parlare di poca accortezza politica. D'altra parte,
cosa dire oggi di chi, novello Savonarola, individuava Forza
Italia in Sicilia come crogiolo di nequizie? Agli esponenti di
Forza Italia in Sicilia sono certamente ascrivibili la buona
fede, l'inesperienza e, talvolta, la poca accortezza politica il
che, mi consentano i colleghi, da un lato ci pone di diritto nel
novero di coloro i quali fanno politica per spirito di servizio,
escludendoci, nel contempo, da coloro che hanno fatto delle
inamovibilità virtù.
Oggi, quindi, se solo si volesse, questo dibattito si
trasformerebbe nella "Caporetto morale" del primo governo di
sinistra della Sicilia e non è detto che ciò non accada. Sono
certo che il Presidente della Regione troverà argomentazioni tali
e tanti da giustificare gli avvenimenti e tenterà di fare di
necessità virtù utilizzando magari il nuovo posto in Giunta per
irretire qualche voglioso collega.
Sono altresì certo che i colleghi della maggioranza, che in
cuor loro sono ancora capaci di fare un esame di coscienza,
sereno e scevro da condizionamenti partitici, in piena libertà si
interrogheranno.
Potrei tediare l'Aula con lunghe dissertazioni sulla
moralità in politica, con affermazioni di principio sulla
necessità di modificare le regole di selezione delle classi
dirigenti, ma la verità è che i colleghi conoscono già quanto
potremmo dire, non hanno bisogno di paternali, è invece corretto
che essi si interroghino e che interroghino il loro animo; sarà
opportuno che essi riflettano, oltre che su quanto già suggerito,
anche sui futuri atteggiamenti politici.
Alla luce delle ultime informazioni sulle attività dei
giudici, possono ancora essere propinate le riflessioni del
Presidente, che pare essere dotato di poteri taumaturgici tali da
convertire o sanare gli appestati?
Altri due e più pungenti esempi intendo farli. Il primo:
l'onorevole Presidente Capodicasa avrà avuto modo di leggere i
quotidiani in questi giorni e si sarà certamente accorto che
l'onorevole D'Alema ha invitato i suoi ministri a non candidarsi
per le prossime elezioni europee; corretto e avveduto
comportamento, quello del Presidente del Governo nazionale, a mio
avviso, che deontologicamente ritiene doveroso che chi governa,
chi gestisce potere, chi quotidianamente è in grado di dare
risposte legittime ai cittadini non debba scendere nella mischia
personalmente.
Sanno i colleghi in quest'Aula o fanno finta di non sapere
che, in barba a qualsiasi principio deontologico, invece, qualche
candidato di qualche partito amico del Presidente svolge ancora
il pieno mandato assessoriale?
Diceva l'onorevole Di Martino che manifesti giganti e altre
forme di pubblicità ormai hanno invaso la Sicilia. Ne ho visto
uno proprio due minuti fa alla fermata dell'autobus, c'era la
foto dell'onorevole Cuffaro. E' sbagliato fermarsi alle fermate
degli autobus, Presidente, perchè andare in Europa con l'autobus
non mi pare una cosa semplice, forse doveva scegliere
l'aeroporto, il porto, la stazione ferroviaria, ma questa foto
ferma lì credo che ci rimarrà per molto tempo.
E allora il secondo. Sanno i colleghi che proprio in
procinto della campagna elettorale europea, alcuni assessori o
qualche assessore, non so se sono più di uno i candidati, perché
non si capisce ancora, hanno posto in essere, caro Presidente -
stia attento a quelle cose che dirò - provvedimenti capaci di
alimentare speranze ed aspirazioni legittime da parte delle
migliaia di siciliani in cerca di occupazione stabile.
Ritengo che anche su questi argomenti deve interrogarsi chi
oggi vuole parlare di morale e politica, chi chiede regole più
chiare, mentre, pur osservando certi comportamenti si trincea
dietro convenienze del momento.
Mi permetta, signor Presidente, di fare una simpatica
considerazione ad alta voce; un noto personaggio francese dei
fumetti e quindi mi verrebbe anche da esclamare "Quanto sono
fessi questi romani che consentono ai propri avversari di
partecipare con le forze migliori alla guerra e a chi può mi sia
consentita l'insolenza, presumeva con le proprie conversioni
politiche di poter ricevere nuovo potere e quella sussurrata nei
corridoi, immunità, gli ultimi avvenimenti hanno fatto fallire le
proprie previsioni.
E di ciò tutti gli uomini onesti in questa aula non possono
che gioire. C'è una frase latina, lei, oltretutto, è uno
studioso di latino, che dice: "Proditores etiam iis quos
anteponunt invis sunt" (i traditori sono odiosi anche a quelli
che favoriscono). Questo, lo sentenziava Tacito, esplicitando la
sensazione di un disagio che certamente i colleghi della sinistra
in questi giorni hanno visto maggiormente accentuarsi. Ma essi si
guardano bene dal dire in aula quali, quello che invece
sussurrano nei corridoi, o nel chiuso delle loro segreterie; io
credo che in questo momento questo Parlamento abbia bisogno di
scelte politiche forti ed autorevoli.
Non vorremmo così oggi essere travolti da chi ipocritamente
intende tirare fuori l'antica e tradizionale metafora della casa
di vetro riferita all'ordinamento democratico. Che la democrazia
esiga trasparenza e sia incompatibile con la menzogna e
l'ipocrisia è stato a lungo un principio ed ha finito per essere
considerato dai cittadini una illusione, così come l'aver preteso
dentro e fuori questa aula nel recente passato di possedere una
verità assoluta etica ideologico-politica significava non solo il
riservarsi il diritto implicito di imporla, ma intenderebbe
ancora oggi anche il diritto di cancellare, manipolare,
ricondurre a retto sentire ogni modesta e concreta verità di
fatto,ogni episodio storico e politico, effettivamente accaduto,
faccio un esempio dell'arresto, pare motivato dell'assessore
Castiglione. Quello che questa aula si è impegnata a fare oggi è
una serena riflessione sul proprio ruolo rispetto ai fatti
accaduti.
La salvaguardia della propria autorevolezza, la necessità
che alle richieste legittime della società siciliana siano date
risposte concrete. Quello che la maggioranza pare voglia invece
perseguire è un percorso segnato dal potere che oggi intenderebbe
ancora mistificare la evidente crisi, non solo numerica ma
ideologica-politica della compagine governativa con nuove
operazioni di potere.
Noi di Forza Italia siamo convinti che più delle
dissertazioni serva a ripristinare con i fatti, con l'esempio,
soprattutto con il buon governo, Presidente, il fondamento morale
della autorità politica in modo da superare l'attuale
dissociazione tra logica dei cittadini e logica dei partiti. E'
sbagliato imputare alla democrazia le deficienze di uno stato
democratico, dobbiamo piuttosto imputarle a noi stessi, bisogna
riprendere e rafforzare la cultura riformista, c'è un grande
bisogno di cambiamento e di rinnovamento che deve essere
accompagnato da una concretezza paradigmatica, da efficacia
nell'azione riformatrice, da diffusione delle responsabilità e
della partecipazione democratica
Un Governo debole e condizionato dai mutevoli interessi di
questo o di quel capo di partito, dai tatticismi di questo o di
quel gruppo di potere, dalle trappole e dalle tagliole messe in
atto e predisposte lungo il cammino.
Signor Presidente, la Sicilia - per fare un esempio - è a un
bivio: o la via di una resistenza, che pure è valsa a qualcosa, e
di un galleggiamento che esaurendosi potrebbe trasformarsi in un
autoaffondamento, oppure la via di un vigoroso cambiamento
suscettibile di realizzare quei processi di risanamento, di
riorganizzazione, di modernizzazione e di una nuova
responsabilità collettiva, necessari per imprimere nel corso
delle vicende siciliane nuova vitalità e nuovo sviluppo.
Tocca a noi, al Parlamento, al nostro lavoro, alla nostra
perseveranza, ristabilire i valori politici e morali coltivando
il sentimento delle responsabilità, per avviare una nuova
stagione tutta siciliana sulla base di uno sviluppo sociale,
economico e culturale che sia una garanzia per i lavoratori, per
le donne, per i giovani, verso una nuova qualità della vita.
Bisogna chiudere tutti i varchi che, consapevolmente o
inconsapevolmente, si sono aperti a favore della malavita e del
malaffare.
In alcuni casi è difficile disegnare i confini tra
delinquenza comune e delinquenza politica ma sta a noi vigilare
usando tutti gli strumenti del controllo democratico.
La prima cosa è di porre mano ad un riordino delle
istituzioni, che la renda più capace di governare il cambiamento
della nostra società, più rispettosa dei diritti dei cittadini ed
in particolare la realizzazione di programmi a sostegno di chi si
trova in reale condizione di bisogno, evitando di avvantaggiare
le categorie più forti.
Qui sta la questione morale, amici e colleghi, così mi piace
rappresentarla in questo Parlamento, cogliendo soprattutto due
aspetti fondamentali nel ragionamento che il Presidente della
Regione ha fatto questa mattina in quest'Aula: il primo momento
"Regole e riforme" e siamo d'accordo, il secondo momento, lo ha
dichiarato lei stesso e quindi deve assumere una grande
responsabilità in questo Parlamento, sono parole che lei stesso
ha riferito in quest'Aula, intendo leggere questa parte perché
importante: "Non c'è dubbio - diceva lei questa mattina - che
maggioranze risicate, limitate numericamente, hanno possibilità
di incidere in modo meno profondo di quanto non possano fare
maggioranze più solide e più coeve".
Onorevole Presidente, i siciliani si aspettano un governo
forte, un governo che affronta i veri problemi della società, un
governo rappresentato da forze politiche, anche se diverse ma che
possano concorrere per elevare la democrazia di questa Regione,
la disoccupazione al 28-29%, deve fare in modo di stabilire in
questo Parlamento un contatto e quindi questo Parlamento deve
rispondere ai disoccupati, ai deboli e a tutti coloro che in
questo momento vivono nel bisogno.
Ed allora se si vuole veramente uscire dal tunnel e dare un
significato profondo per rafforzare le istituzioni, onorevole
Presidente, questa verifica si affretti a farla perché i
siciliani non possono attendere.
Io credo di interpretare un sentimento politico del mio
partito quando dico che Forza Italia, in relazione a quanto detto
dal Presidente della Regione, ha dimostrato sia per quanto
riguarda la finanziaria che per quanto riguarda il bilancio di
essere in linea e di giocare una partita a favore dei bisogni dei
cittadini.
Spero che il bilancio venga approvato e venga approvato
subito, senza perdita di tempo, per avviare quello che diceva il
Presidente ma che oltretutto è un'opinione diffusa, una stagione
politica nuova che veda impegnate le forze sane di questo
Parlamento per rilanciare sul tema di quelle regole, di quelle
riforme di cui lei questa mattina ha voluto parlarne per tanto
tempo.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
FORGIONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, sono stato definito da alcuni
commentatori giornalistici e da alcuni parlamentari in quest'Aula
l'unico giustizialista coerente in questa vicenda come lo fui
negli anni passati.
Non mi turba l'accusa, anche se non la vedo appropriata alle
mie posizioni, la mia cultura, quella della mia parte politica
viene da quella cultura garantista e da quella storia del
garantismo sociale che ha guardato sempre alla giustizia come ad
una giustizia di tutti e per tutti, e, semmai, ha chiesto
giustizia laddove la magistratura per anni si è sempre fermata e
cioè su tutto quell'intreccio di collusioni tra il potere, le
imprese, la malavita organizzata, l'economia, era un simulacro
che non si poteva toccare per anni e anni, laddove la
magistratura non era in grado di garantire autonomia dalle classi
dirigenti e dal potere.
E' il garantismo peloso di chi si indigna quando sotto
accusa vanno gli esponenti del potere e delle classi dirigenti
che non ci trova concordi, è il garantismo peloso che si
accontenta delle carceri italiane piene del 55 per cento di
immigrati e di tossicodipendenti e non degli uomini veri dello
scambio, della corruzione, dell'eversione delle classi dirigenti
di questo Paese.
E allora se l'accusa mi viene da questi settori che sono
garantisti quando l'opera e l'azione legale della magistratura
colpisce i propri interessi non mi sento offeso, quando l'accusa
mi viene da certa stampa preoccupata più dei numeri di questo
dibattito e della possibilità o meno che attorno alla questione
morale possa determinarsi una maggioranza diversa da quella
esistente oppure il mantenimento di questa maggioranza e non di
un dibattito vero, politico sulle ragioni della questione morale
oggi in questa Regione, be' mi sento un po' toccato perchè dico
che siamo ancora distanti dall'esigenza vera che la Sicilia,
questo Parlamento, l'informazione, la società civile avrebbe.
La questione morale è la questione politica questo è il
tema. Non dobbiamo preoccuparci, Presidente della regione, dei
giornali e della rappresentazione che i giornali hanno dato della
vicenda Castiglione nelle ultime settimane, dovremmo preoccuparci
della rappresentazione che noi stessi riusciamo a dare di noi,
dei nostri comportamenti, del nostro operato, del nostro legame
sociale, della capacità della politica di essere libera da tutte
le collusione con l'economie e con le organizzazioni criminali.
Io ho apprezzato, Presidente della regione, la sua reazione
all'atto dell'arresto dell'assessore Castiglione, dell'onorevole
Cusumano e della richiesta di arresto del senatore Firrarello, a
differenza dei governi e degli uomini della destra lei non ha
inveito contro la magistratura, lei non ha firmati gli appelli
orgogliosi "siamo amici di Musotto".
Lei non ha fatto questo, ha detto la magistratura vada
avanti e noi abbiamo apprezzato questo suo comportamento e
sappiamo che lei per storia certamente non viene da quella parte
politica che ha individuato nella magistratura e nell'azione di
legalità portata avanti dalla magistratura il nemico principale
da sconfiggere, e che il suo garantismo non è quello peloso delle
forze della destra.
E però non siamo per niente soddisfatti del suo intervento
di oggi.
Mafia, corruzione, dicono qualcosa in più di una normale
vicenda di tangenti e di tangentopoli.
Qui la questione morale si intreccia con la questione
mafiosa e attorno alla gestione della spesa pubblica in questi
anni si è costruito e continua a costruirsi e a definirsi il
ventre molle della società, quel tessuto connettivo del potere e
delle classe dirigenti che gente più autorevole di me e persone,
uomini che hanno segnato la storia di questa Regione, molto più
autorevoli di me, penso a Mario Mineo, hanno definito la
borghesia mafiosa di questa terra.
Si, borghesia mafiosa, cioè tutto quel ceto di
professionisti, di colletti bianchi, di alti burocrati, di uomini
del mondo della finanza, dell'economia, delle imprese che assieme
alla politica ha saldato un patto con le organizzazioni
criminali. Questo è stato il sistema di potere e le versioni
delle classi dirigenti in questa terra. Riesce la politica oggi,
a me non piacciono i termini: prima Repubblica, seconda
Repubblica, prima Regione, seconda Regione, lascio ad altri
queste definizioni tutte nuoviste e giornalistiche, vado alla
sostanza.
Riuscirà la politica a rendersi autonoma da questo sistema
di collusioni, riusciranno i Governi ad essere impermeabili
rispetto alle pressioni sociali, economiche e imprenditoriali e a
quel legame solidificato in questa terra, tra queste pressioni e
le organizzazioni criminali. Lo scambio politico mafioso
continua, e ha dei collanti forti, il sistema degli appalti, il
sistema delle imprese e la burocrazia.
La politica ha a che fare con tutto questo. Che ne è tra la
trasparenze del rapporto tra l'economia e le imprese in questa
Regione. Quali sono le coordinate e i meccanismi di trasparenza
del rapporto tra la politica e le imprese in questa Regione.
Abbiamo imprese che continuano a vivere di denaro pubblico, lo
fanno in nome del mercato, chi verifica la destinazione di quei
soldi, l'uso di quei soldi, il tornaconto sociale di quei soldi,
la natura di quelle imprese.
Questo dibattito, vedete, io comunista lo chiedo anche alla
confindustria, sarebbe utile un dibattito su questo, tutte le
imprese coinvolte nelle grandi vicende di tangentopoli al nord
vengono in Sicilia e scendono a patti con la mafia, quelle stesse
imprese che poi chiedono al Governo della Regione e al Governo
nazionale il sostegno in nome della libertà del mercato, migliaia
di miliardi ottenuti da queste imprese, migliaia di miliardi
attraverso questo meccanismo contrattato e messo a nudo più volte
dalla magistratura finiscono così anche nelle casse della mafia.
Che ne è della gestione del credito, qui in questa terra,
cosa è stato e cosa è il credito in questa Regione, è uno degli
elementi fondamentali dello snodo del rapporto tra le imprese e
l'economia e la mafia e perché non discutere di questo. Amici del
Polo, voi che spesso vi rifate al primato del mercato e delle
imprese, voi che spesso sommate nel vostro partito impresa
politici e banchieri, discutiamo del sistema delle imprese in
questa Regione, discutiamo della vicenda di alcune importanti
banche.
Presidente, qui ci sono varie assemblea, al Governo, di
lato, se è possibile, capisco che è un dibattito poco
interessante.
Discutiamo allora della vicenda del credito in questa
Regione e del rapporto tra il credito, la politica e le imprese e
discutiamo anche degli appalti e della gestione degli appalti. Il
presidente della Regione ha detto cose condivisibili, ma perché
su questo non si va avanti, ci siamo indignati tutti per
l'omicidio di un bambino a Favara, ma Favara la mia parte
politica l'ha denunciato da tempo anche con interrogazioni
parlamentari presentate a questo Governo e al precedente Governo
anche con richieste di intervento alla Commissione nazionale
antimafia, Favara è al centro di un sistema di imprese che sta
appaltando i cantieri di mezza Regione, in Sicilia. Favara è al
centro di un sistema di imprese che riconduce direttamente
all'amministrazione comunale di Agrigento. Le imprese di Favara,
alcune imprese di Favara, non starò certo a criminalizzare né un
Comune, come altri hanno fatto per Corleone né tutti gli
imprenditori di Favara, ma un pezzo centrale del sistema di
imprese di Favara è riconducibile ad una mafia potentissima che
lega la mafia agrigentina a quella dei corleonesi di Bernardo
Provenzano.
Un bambino non muore per caso, perché c'è una pallottola
vagante, muore perché in quello scontro di interessi economici,
finanziari tra quel sistema di imprese e la politica che deve
trattare con quel sistema di imprese è prevista eventualmente
anche la morte di un bambino. I Consigli comunali, il Presidente
della Regione dice che l'elezione diretta dei Sindaci ha risolto
i problemi, in un certo senso, della corruzione politica della
gestione della macchina amministrativa. Be' i Consigli comunali
di Ficarazzi, di Bagheria, di Villabate e i Sindaci di quei
Consigli comunali erano stati eletti tutti con l'elezione diretta
del Sindaco, sono stati sciolti due di questi Consigli per le
denunce di Rifondazione Comunista e dei Democratici di Sinistra,
alcuni, sono stati sciolti dal Ministero degli Interni per
corruzioni mafiose. Il colore politico di quei consigli comunali
è diverso, due sono del Polo, uno è del centro sinistra e proprio
quello che è del centro sinistra è stato sciolto per le denunce
di Rifondazione Comunista che si è rifiutata di apparentarsi a
quella maggioranza e a quel Sindaco. E allora attenti a dire che
la questione morale riconduce direttamente al problema delle
regole, del maggioritario, del presidenzialismo a tutti i
livelli, c'è un problema che riguarda l'autonomia della politica,
il primato della politica, la capacità dei partiti di ripulire se
stessi, e questo dibattito vorremmo fare qui. C'è un deputato di
questa Assemblea regionale che è andato il giorno prima che
andassi io a fare un comizio dopo lo scioglimento al Comune di
Villabate a dire che lì la mafia non esiste perché non spara più
da anni, ma perché hanno sciolto questo Consiglio comunale visto
che non si spara una pallottola da anni. Be' quel deputato è
stato almeno incauto, non dico che ha mandato un messaggio
ambiguo, ma è stato almeno incauto ad andare in quel Consiglio
comunale, in quel Comune sciolto per mafia a fare questo tipo di
propaganda, ad interloquire con quella parte di società di
Villabate che evidentemente individuava in quello scioglimento
una violazione del proprio sistema di interessi. E di questo
allora discutiamo. Il Presidente della Regione, ho sentito anche
l'onorevole Di Martino, dice questo Governo e questa maggioranza
sono estranei. Certo, formalmente dal punto di vista giudiziario
sono estranei, sono estranei perché è una vicenda che riguarda
un deputato, mi auguro che questo deputato, l'onorevole
Castiglione, riesca a provare la sua innocenza, abbiamo piena
fiducia nell'operato della magistratura. La magistratura
accerterà le responsabilità personali e giudiziarie di queste
persone, ma certo è che si rappresenta un sistema di interessi
quando si fa politica ed è dentro questo sistema di interessi che
bisogna trovare le ragioni della questione morale. Certo è che
l'onorevole Castiglione è assessore di un Governo di centro
sinistra come fu assessore di un Governo di centro destra e per
questo anche l'attacco della destra è un poco con le "ali
appesantite" in questo dibattito, è un poco con le "armi
spuntate", perché sapete che avete governato assieme, che
l'onorevole Cusumano è sottosegretario del Governo D'Alema ma era
il segretario del CDU quando ha chiuso l'accordo di Governo con
voi per fare il Governo Provenzano e per fare il Governo Drago,
che questi uomini sono stati eletti col Polo e che se c'è un
limite di questa maggioranza e di questo Presidente della Regione
e dei Democratici di Sinistra è di aver scelto la strada del
Governo comunque, anche con un pezzo del Polo che si staccava pur
di governare. Ci hanno insegnato nella storia del Partito
Comunista che bisogna governare per trasformare, per cambiare, e
che anche l'opposizione è un valore.
Il Governo non è mai un fine, è uno strumento di
cambiamento, di trasformazione. Quando diventa un fine allora si
può governare con chiunque, indipendentemente se si viene eletti
a destra rappresentando interessi di destra e poi provando a
renderli omogenei ad interessi che dovrebbero essere quelli
rappresentativi di fasce di bisogni, di popolo, di un blocco
sociale espressione del centro-sinistra.
Ma la vicenda di Castiglione, amici di Forza Italia e del
Polo, ha un'altra faccia del problema: l'avete letta. Quella
vicenda riconduce poi nel corno palermitano ad un altro deputato
che è l'onorevole Giudice di Forza Italia, anche lui
cointeressato a quella vicenda giudiziaria, a quell'appalto.
Vedete, quando si è troppo simili nel sistema di interessi
che si rappresenta, le barriere tra destra e sinistra si
abbattono e allora di questo discutiamo.
Non c'è una questione morale separata, scissa dal sistema di
interessi che rappresentano. E' abbattuto, superato il sistema di
interessi che attorno alla gestione della spesa pubblica, in
questa Regione, ha costruito il carattere eversivo delle classi
dirigenti e del vecchio sistema di potere? Io credo di no.
L'onorevole Granata, con il quale a volte polemizziamo, a
volte siamo d'accordo, dice spesso che c'è stato il partito
pubblico della spesa pubblica in questa terra.
E' vero. Ma chi sono gli eredi di quel partito unico? Dove
sta quel sistema di interessi? Dove sta quel tessuto connettivo
del potere costruito attorno alla gestione del spesa?
Imprese, burocrati, politici, prime, seconde e terze file
delle classi dirigenti siciliane.
E' questo il tema, onorevoli colleghi. Eluderlo per
discutere magari delle riforme istituzionali può mandare messaggi
politici in questa Aula, ma non affronta la questione politica
vera di come si rompe il meccanismo virtuoso delle collusioni e
dello scambio politico, economico e mafioso.
E'vero. L'onorevole Croce ha detto che la questione morale
potrebbe travolgere questo Governo. Io questo non lo so, ma ho
detto a Capodicasa che su questa vicenda doveva venire a
discutere in questa Aula e doveva verificare se avesse ancora una
maggioranza, se no doveva prenderne atto in quest'Aula e di
fronte al popolo siciliano.
Ho apprezzato le parole di Capodicasa, che mi hanno convinto
al momento dell'arresto dell'onorevole Castiglione, e ho detto
che siamo assolutamente insoddisfatti dell'intervento di oggi.
Quale messaggio si manda, a proposito di questione morale,
onorevoli colleghi di Forza Italia, candidando al numero due in
Sicilia Marcello Dell'Utri? Che non è indagato E' sotto
processo per mafia ed il suo uomo di fiducia Vittorio Mangano
solo una settimana fa è stato condannato all'ergastolo per
omicidio
Quale messaggio si manda? Con quale parte della società
siciliana si cerca una interlocuzione in questa Regione?
Questa è la questione morale E' l'altra faccia di una
vicenda di appalti come quella dell'ospedale di Catania.
Noi potremo fare l'elezione diretta del Presidente, anche
dei burocrati della Regione, potremo fare l'elezione diretta
anche dei pubblici ministeri, ma se il numero due dei candidati è
un indagato per mafia che dice di essere orgoglioso di esser
amico di Vittorio Mangano, che è stato condannato all'ergastolo
una settimana fa, si interloquisce con un pezzo di società
mafiosa di questa terra
Questa è una scelta politica e immorale.
E' qui che nasce la questione morale. Allora di queste cose
dobbiamo discuterne perchè qui non è in gioco un Governo è una
maggioranza.
Vedete, se io fossi stato convinto di trovarmi in buona
compagnia con la maggioranza dell'onorevole Capodicasa, al di là
della stima personale mia per l'onorevole Capodicasa, per
l'onorevole Piro, per un pezzo di questo Governo con il quale
dalla opposizione ho combattuto insieme delle battaglie, sarei al
Governo a quest'ora.
Ma Rifondazione non è in vendita. E' alternativa ad un pezzo
di interessi rappresentati in quel Governo e quindi ad una parte
politica rappresentata in quel Governo.
Lo abbiamo detto ed è per questo che abbiamo scelto
l'opposizione, è per questo che per noi l'opposizione è un valore
in sè.
Può portarci al Governo, ma può anche tenerci collocati da
questa parte per condurre una battaglia in difesa degli interessi
che noi vogliamo rappresentare.
Non stiamo al Governo perchè non ci convince questa
maggioranza e perchè il pezzo che sta mettendo in imbarazzo
Capodicasa è esattamente il pezzo che viene dal Polo delle
Libertà, è esattamente quel pezzo che viene da quella destra ed
io spero che su questo i compagni democratici di sinistra
riflettano.
Che cosa è un orizzonte politico che presuppone come
obiettivo unico del fare politica il governo? Il governo a tutti
i costi, comunque, dovunque?
E' qui la fine della sinistra oltre che - almeno per me -
la fine della politica.
E c'è una questione morale o no nei concorsi per i forestali
che si bandiscono sotto le elezioni?
E c'è una questione morale o no nei concorsi per vigili
urbani banditi dall'amministrazione comunale di Palermo e dal
Sindaco Orlando prima delle elezioni con 40 mila circa
disoccupati che fanno domanda?
Pongo una questione perché si può aspettare anche un mese,
si può aspettare anche un mese per fare scelte di questo tipo
caro Lo Certo. Anche per i commessi dell'Assemblea
E c'è una questione morale a proposito di regole quando si
fa la politica dei consulenti senza controlli, senza vincoli,
senza trasparenza, costruendo così una rete di potere e di
sotto-potere fuori da ogni controllo sia dell'elettorato e della
popolazione, sia dei consigli comunali stessi.
Oggi la vicenda Bonsignore è riesplosa sui giornali. La
vicenda Bonsignore riapre un capitolo sul quale la Commissione
regionale Antimafia sta ragionando, quello della burocrazia. Che
cos'è la burocrazia in questa Regione? Anche qui il Governo della
Regione, oggi, per bocca del Presidente, ha detto cose
impegnative. Noi verificheremo questa volontà. Così come io credo
che anche l'operato della Commissione Antimafia - vorrei dirlo
all'onorevole Granata - deve essere più sobrio. Su queste cose
non si fa propaganda, su queste cose bisogna essere sobri. Se ci
sono davvero minacce ai funzionari, anche se questi le
smentiscono, allora bisogna dire tutto, bisogna andare dai
magistrati, bisogna fare nomi. Non ci possono essere zone
d'ombra.
Io ho parlato prima delle banche. Se c'è un problema che
riguarda l'Ircac bisogna dirlo tutto. Una cosa non può fare, per
rispetto delle Istituzioni, questo Parlamento e le sue
commissioni: leggere sui giornali che la Commissione Antimafia
chiede lo scioglimento dell'Ircac per mafia quando ancora i
commissari della Commissione Antimafia non sono in possesso della
relazione che da due anni aspettiamo sull'Ircac. Questo non si
può fare, signor Presidente, e lo pongo a lei come Presidente
dell'Assemblea perché noi ancora aspettiamo questa relazione. E
se in questa relazione è previsto lo scioglimento dell'Ircac io
potrei essere d'accordo o contrario, ma aspetto di leggerla e di
discuterla e di farla propria come istituzione, cioè come
Commissione regionale antimafia. Lo dico perché abbiamo bisogno
di essere sobri e seri e di ridare anche un ruolo alla
Commissione parlamentare antimafia. Se non riusciamo a trovare
questo ruolo e questa solennità per una istituzione così
importante, allora sarà bene rinunciare ad una commissione
antimafia che viene considerata forse da tutti i gruppi politici
con sufficienza, per cui: e comunque poi c'è anche la
commissione antimafia; poi bisogna mandare qualcuno lì alla
commissione Antimafia, e così dicendo.
Ma non c'è una relazione annuale Non c'è una attività
propria Non c'è la conclusione di una indagine e di una
inchiesta Lo dico in questa discussione perché forse dovremmo
riflettere tutti insieme - i gruppi, la Conferenza dei presidenti
dei gruppi parlamentari, la Presidenza dell'Assemblea - sulla
funzione della Commissione Antimafia.
Il Presidente della Regione ha detto alcune cose: appalti
pubblici perchè servono osservatori, servono monitoraggi.
L'esempio del comune di Catania può essere un esempio utile.
Servono delle norme anti-corruzione ben al di là della legge 10,
signor Presidente. Bisogna trovare un meccanismo automatico tra
la sentenza e la sospensione dalla funzioni per i burocrati e le
persone impegnate in lavori nella Pubblica Amministrazione.
Bisogna acquisire le nuove norme anti-corruzione già licenziate
al Senato. E bisogna stabilire nuove regole per la lotta alla
mafia in rapporto alla funzione che questo Parlamento e la
Regione possono avere.
Vedete, dal ragionamento che ho fatto ho cercato di capire
io stesso e di spiegare a noi tutti come per me la questione
morale e l'antimafia non uniscono. La questione morale e
l'antimafia dividono. E' una discriminante forte per la politica.
Non bisogna fare facili ammucchiate, larghe intese ma su questo
intenderci. Ognuno faccia la propria parte; la politica ritrovi
il proprio primato e non deleghi alla Magistratura.
Ai Democratici di sinistra, ai cossuttiani, agli amici e ai
compagni della Rete vorrei solo chiedere se non hanno qualche
dubbio rispetto a questo sistema di alleanze, rispetto al peso di
questo centro e al sistema di interessi che un pezzo di questo
centro sta portando in eredità a questo Governo e a questa
maggioranza, e per noi la questione morale è una discriminante
non mediabile.
C'è una questione morale, infine, in quest'Assemblea, che
riguarda anche i numeri risicati delle maggioranze; è una
questione morale questa, che riguarda i deputati con la valigia
in mano in questo mercato delle vacche, tra un polo e l'altro....
PRESIDENTE. Grazie onorevole Forgione. E' iscritto a parlare
l'onorevole Nicolosi.
NICOLOSI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ingenera
elementi di tristezza, certamente in me, ma credo anche in
ciascuno dei componenti di questa Assemblea, nel dovere
affrontare un dibattito sul permanere di una questione morale in
Sicilia, dopo che una martellante, opportuna, seppure alcune
volte mirata e parziale azione giudiziaria, ha disvelato vizi,
limiti, compromissioni di un sistema politico affaristico, e nel
sud ed in Sicilia anche mafioso, che si pensava travolto e per
molti versi azzerato.
In questi lunghi anni della infinita transizione italiana e
siciliana, certo non all'epilogo, attraversati in quest'ultima
fase, tali anni, dal desiderio di riannodare antichi rapporti tra
i vecchi soggetti della politica italiana, sia quella vissuta
attraverso la presenza nei partiti e nelle istituzioni, che nella
vita economica ed imprenditoriale, largamente collegata ad essi,
in questi anni in cui appunto ci sono tentativi di ripristinare a
parti invertite, la sinistra nei luoghi della responsabilità, la
destra con funzioni di apparente opposizione ma di sostanziale
comprensione e partecipazione ai benefici del potere, in questi
anni si sta tentando di ripristinare le condizioni, i metodi e il
clima della cosiddetta Repubblica, eppure in questi anni, e già
prima nelle varie esperienze politiche vissute, alcuni di noi
hanno sperato, hanno tentato, si sono adoperati perchè elementi
di modernità venissero progressivamente immessi nella vita
politica nazionale siciliana.
Il mio pensiero va al referendum del 1991, osteggiato
duramente dal CAF, con indicazioni simili a quelle date dai
partiti del No, nella consultazione referendaria del 18 aprile
scorso, ma pure largamente votato dagli italiani, che ha
consentito di spezzare il potere degli apparati partitici di
imporre con le preferenze plurime le proprie cordate, il pensiero
va alla legge sulla trasparenza degli atti amministrativi, alla
costituzione del primo Governo Campione, durante il quale fu
approvata la legge per l'elezione diretta del sindaco e la legge
sugli appalti, e via via al referendum del 1993, e alla prima
importante seppur protezionistica riforma del sistema elettorale
per l'elezione del Parlamento nazionale.
Elementi importanti di un cammino verso il rinnovamento del
sistema politico italiano, al quale sarebbe stato auspicabile si
accompagnasse l'emergere di una nuova classe dirigente.
Non sono mancati in quegli anni le resistenze dei poteri
forti, a stemperare, se non ad annullare, a stemperare se non ad
eludere la voglia di nuovo che percorreva il Paese nel periodo
immediatamente precedente l'insorgere di tangentopoli.
Da un lato la reazione della corporazione dei magistrati sul
referendum abrogativo delle loro guarentigie, accompagnate da una
insistente campagna di sostengo del gruppo editoriale L'Espresso
e la Repubblica, convinsero il Governo Craxi e la maggioranza del
Parlamento ad approvare una legge che ne vanificava gli esiti.
Così come il Mattarellum , con la introduzione della quota
proporzionale ha stemperato e reintrodotto le orticate garanzie
per i vertici dei partiti, di poter conservare le proprie
medagliette parlamentari, anche se fossero risultati essi vertici
poco graditi agli elettori.
Nel mentre, attraverso il referendum si lasciava credere ai
cittadini di potere incidere con l'abrogazione di norme non
gradite sugli assetti istituzionali o sul principio di
responsabilità, ci sono i veri potenti che correggono,
modificano, ripristinano, condizione di privilegio, qui
progressivamente sembrano aderire coloro i quali pure
inizialmente hanno costruito le proprie fortune su posizioni di
contrasto a tali metodi.
Mi chiedo: si può pensare di risolvere la questione morale
quando la tutela del privilegio, l'uso protezionistico degli
strumenti del potere portano a stravolgere le indicazioni
chiaramente manifestate dai cittadini elettori, vuoi attraverso i
referendum, vuoi attraverso elezioni con schieramenti alternativi
che hanno fatto registrare la vittoria di alcune forze e la
sconfitta di altre? E' da risultato acquisito il capovolgimento,
con manovre di Palazzo, accompagnate da laute spartizioni di
formule di Governo o la sostituzione di premier democraticamente
legittimati?
Si può parlare di superamento della questione morale in
Sicilia, di possibile fine della transizione, quando a governi di
Centro destra con tutti i limiti della inesperienza di quello
schieramento, ma forti della legittimazione popolare, ne sono
subentrati altri in virtù della modifica di alleanze non tanto
per intervenute motivazioni ideali, di cui in quest'Aula è fuori
- nei pochi mesi di esperienza di vita di questo Governo, non mi
pare si siano sentite le ragioni - quanto per l'attribuzione di
posti ministeriali o di sottosegretariati che andavano ripagati
con il tradimento dei patti elettorali, liberamente sottoscritti
con gli elettori e con la preservazione di tutti gli spazi di
potere acquisiti con le precedenti alleanze?
Eppure, noi operiamo in Sicilia, regione dotata di autonomia
speciale, di cui lo Stato ha potuto spesso fare strame perché
chiuso il periodo eroico degli Aldisio, degli Alessi, dei
D'Angelo, dei Piersanti Mattarella, si è registrato un lento ma
continuo adagiarsi sulle volontà e desiderata romani, che hanno
privato la nostra Regione delle potenzialità insite nelle
previsioni statutarie, il cui primo presupposto è una mentalità
autonoma, un carattere autonomo, la fierezza del proprio essere
insieme con la consapevolezza delle proprie possibilità e dei
propri limiti.
Tutto questo, onorevoli colleghi, a noi poco è dato di
registrarlo in quest'Aula.
Il modo in cui questo Governo si è formato conduce ad una
valutazione preoccupante circa lo stato di appiattimento e di
subordinazione delle forze politiche che lo sorreggono agli
interessi, alle indicazioni, ai dictat delle centrali partitiche
romane.
Passi per il ruolo dei democratici di sinistra che non
sembra abbiano abbandonato le logiche centralistiche tipiche
della loro storia politica; ma cosa ne è dell'autonomia degli
eredi del pensiero sturziano, o di quella di movimenti sorti con
intenti riformatori, quali La Rete o adesso i sostenitori
dell'asinello che sembrano - non si sa se appagati o ingabbiati
all'interno di una alleanza in cui i soggetti caratterizzanti o
comunque indispensabili sono le terze e le quarte file di quel
mondo postdemocristiano, postsocialdemocratico, postrepubblicano
- che è cresciuta la scuola certo di ben diverso spessore dei
loro maestri della prima Repubblica, costitutivo questo mondo
dell'attuale odier?
Le forze di sinistra che pure sono indispensabili insieme
con quelle del Centro destra, per affrontare le urgenze
istituzionali, finanziarie e di sviluppo delle realtà isolana si
rendono conto che la questione morale sarà sempre incombente
sulla nostra Isola sino a quando l'etica della responsabilità non
prevarrà sull'utilità della gestione?
Agli amici della sinistra, almeno a quelli che vivono con
disagio il permanere di questa intervenuta maggioranza con forze
prive di idealità e prospettive politiche, salvo quello di
contrattare singolarmente il residuo potenziale elettorale
conseguibile attraverso l'uso degli assessorati degli strumenti
del sottogoverno, può essere rivolto l'invito ad abbandonare i
pur modesti benefici dello stare al governo a tutti i costi e con
chiunque, anziché individuare con uno sforzo congiunto delle
grandi forze nazionalmente espressione della maggioranza dei
siciliani le emergenze siciliane per affrontarli insieme con pari
responsabilità e poi tornare al voto?
In qualche modo è sembrato nel discorso certamente deludente
del presidente della Regione, in larga misura teso a difendere le
ragioni del governo attuale, a fronte delle inadeguatezze che
esso mostra, anche in virtù degli accadimenti recenti, l'unica
indicazione che dal discorso del Presidente è arrivata a
quest'Aula è quella di ipotizzare, di immaginare che la
legislatura attuale possa, almeno nella sua fase finale, avere
una caratteristica costituente.
E' un bel dire pensare alla conclusione di questa
legislatura, che ha ancora due anni di vita, ad una fase
costituente nella quale alcuni, quelli che oggi di sono insediati
in maniera impropria nell'area di gestione del governo in virtù
di maggioranze non legittimate politicamente ed elettoralmente e,
per giunta, inquinanti per la ragione di un centro mobile che si
sposta una volta di qua e una volta di là, sarebbe estremamente
comodo che si pensasse di potere ottenere un "sì" dalle forze
dell'opposizione su questioni realmente esistenti e persistenti
in quest'Aula.
Sarebbe auspicabile che la parte finale della nostra
legislatura venisse vissuta dalle forze politiche, dalle grandi
forze politiche del centrosinistra e del centrodestra con
un'ottica costituente, attraverso l'individuazione dei temi più
rilevanti di questa Sicilia, attraverso la proposta di un governo
di programma che, individuate le emergenze, trovi le forze che le
approvino e le condividono pronte a stare insieme per
realizzarle; sarebbe illusorio ipotizzare che si possa immaginare
un governo che gestisce nella maniera che tutti sappiamo come
abbia gestito o possa gestire e, invece, un'opposizione
legalitaria, un'opposizione aperta, disponibile, che poi lavora
insieme con il governo sulle riforme.
O queste cose si fanno tutte insieme, e quindi si lavora
alle riforme e al programma, oppure non è immaginabile che si
possa costituire in quest'Aula un governo che veda l'opposizione
ripagare con atteggiamenti di lealtà altri che invece sono
attestati su logiche gravemente gestionali.
Si è parlato di alternatività delle forme politiche, ma
l'alternatività delle formule politiche le si insegue, le si
persegue attraverso l'agevolare il cambio delle alleanze? E' un
modo corretto questo di interpretare un discorso che pure in
termini generali, se non adeguato e riferibile ad atteggiamenti
concreti, potrebbe essere in astratto condivisibile?
Così come il Presidente della Regione ha parlato di
continuismo politico in quest'Assemblea, da parte di questo
Governo, nei rapporti tra le forze politiche e nei rapporti della
politica con la burocrazia e con il potere. Certo, questo è un
governo che si pone in perfetta continuità con i governi
precedenti, proprio perchè è caratterizzato in maniera pesante,
grave, incombente da forze che appunto sono state di qua e di là,
da forze che sono espressione di un modo improprio di fare
politica che noi dobbiamo battere e combattere.
Ebbene, rispetto a questo dato di continuità non basta dire
che il Governo vuol fare cose diverse, bisogna adoperarsi perchè
si crei un clima intorno alle cose essenziali che ripristini le
condizioni di lealtà e di rapporti gestibili in quest'Assemblea.
Allora, sulle riforme istituzionali, di cui il cammino è
stato avviato, sulla legge elettorale, sulla riduzione della
spesa e il recupero delle risorse, sulle iniziative per lo
sviluppo e il lavoro è possibile immaginare una maggioranza che
sia una maggioranza di incontro su un programma tra queste grandi
forze in maniera da emarginare tutto ciò che di spurio ed impurio
c'è in quest'Aula? Se tutto questo è possibile le forze del
centrosinistra lo dicano e credo che si potrà andare alla fine
della legislatura operando bene e non disperdendo questa attività
che è ancora possibile; se tutto questo non è possibile, e forse
io posso immaginare che oggi non sia proposto perchè vi sono
elezioni imminenti, ma dopo il 13 giugno lasciar perdere ancora
questa opportunità, lasciarla vanificare per atteggiamenti di
affezione alla logica di gestione del potere, sarebbe
estremamente grave e anche la sinistra ne sarebbe responsabile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Granata. Ne ha
facoltà.
GRANATA. Onorevole Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, io credo che quello che fino adesso
si è detto in quest'Aula debba trovare uno sforzo, una capacità
di sintesi perchè questo dibattito è essenzialmente un dibattito
di natura politica.
Sono stato tra quelli, assieme a tanti amici del Polo, che
non ha ritenuto, alla luce dei gravissimi fatti che hanno colpito
la vita del Governo regionale, di dover promuovere la
presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del
governo Capodicasa.
Lo abbiamo fatto per motivazioni che voglio insieme ad altri
colleghi rapidamente sintetizzare e spiegare, pur essendo
convinti che i fatti avvenuti non possono essere fatti passare
sotto silenzio, né possono essere considerati di scarsa
rilevanza.
Io devo dire che, a differenza di quanto ha affermato da
questo stesso palco poco prima di me l'onorevole Forgione, non
sono rimasto del tutto insoddisfatto dell'intervento del
Presidente della Regione.
Credo che il Presidente della Regione al di là di un
comprensibile imbarazzo e di una comprensibile volontà di
sminuire le responsabilità politiche dirette dell'esecutivo da
lui presieduto, della maggioranza che lo rappresenta, sui fatti
che sono avvenuti, ha concluso volutamente....... Non ho voluto
fissare questo dibattito con una traccia scritta perché un
dibattito che dovrebbe rappresentare un momento di confronto
libero tra i parlamentari, è inutile che veniamo qui come dire a
illustrare una nostra ricetta, ritengo importante questa fase del
dibattito specie vista la delicatissima questione che affrontiamo
se dalle cose che vengono ascoltate si ricava qualche nozione per
cercare di capire come andare avanti e cosa fare.
Allora, io ritengo che una considerazione iniziale vada
fatta. Credo che il Presidente della Regione non abbia eluso il
problema, credo che abbia detto in modo chiaro, specie verso la
fine della sua relazione che il problema centrale con cui tutti
noi, tutte le forze politiche, con cui questo Parlamento deve
confrontarsi è una rapida definizione della fase di transizione
della vita politica di questa Regione.
Questo è il tema all'ordine del giorno, perché se la
lunghezza della transizione, se l'instabilità governativa, se
l'incapacità del Governo o di un governo di affrontare i nodi
centrali dell'amministrazione del territorio in altre parti della
nostra Nazione rappresentano un forte rischio per quanto riguarda
il completamento del processo di transizione della politica
nazionale. Se nel resto del Paese, dicevo qualche giorno fa, in
una nota, non completare il processo di transizione della
politica significa confusione, instabilità; nella nostra Regione
purtroppo bisogna dire rappresenta indubbiamente rischi di
confusione, instabilità di governo, incapacità di affrontare in
modo radicale i nodi cui tutti ci troviamo innanzi, ma
rappresenta anche la possibilità della collusione.
Vedete nel dibattito sulla nascita del governo Capodicasa ho
ritenuto indispensabile, al di là della retorica o al di là della
ovvia indignazione da parte delle forze politiche che insieme a
me costituiscono in questa Aula parlamentare l'opposizione,
sottolineare quello che era l'aspetto più preoccupante
dell'operazione politica che era stata portata a compimento. Si
era cioè passati da una fase nella quale un elemento di
continuità della vecchia politica di questa Regione che aveva,
non in tutti i suoi rappresentati, bisogna anche stare attenti a
questo tipo di concetto, non nei singoli assessori che avevano
rivestito ruoli, ad esempio nei governi di centro destra, ma una
operazione politica che era riuscita a far transitare un intero
gruppo di parlamentari da una parte all'altra, costituendo
l'embrione e poi il progetto, il prologo e poi l'attuazione del
cosiddetto ribaltone, rappresentava anche per alcune storie
personali, ma sopratutto per il progetto complessivo che ispirava
questo tipo di comportamento, rappresentava una linea di
continuità con la vecchia gestione del potere in Sicilia.
E allora in quei giorni, in quel dibattito che molto spesso
è stato sottovalutato abbiamo ritenuto individuare una sorte di
filo rosso come se da inizio di questa dodicesima legislatura ci
sia stata una parte, una zona grigia della politica siciliana che
ha condizionato le scelte operate, i tentativi di riforma, di
svolta, di cambiamento - soprattutto del primo governo Provenzano
e poi del governo Drago - spezzati da questa presenza, per certi
versi egemonica, perché collegata direttamente a settori molto
ampi, ad esempio, della burocrazia regionale.
Poi questa zona grigia si è trasferita e ha rappresentato il
di più parlamentare su cui è stata costruita questa nuova
maggioranza.
E qui bisogna dire subito una cosa: che questo Parlamento
non può far finta di non vedere l'indecoroso spettacolo che si è
creato anche in quell'aria dove nella vicenda Cusumano, nella
vicenda Castiglione si è assistito, aldilà del merito
dell'inchiesta giudiziaria che lasciamo che svolga e che abbia il
suo corso, aldilà di questo c'è un aspetto che è stato realmente
al limite se non oltre il decoro e cioè questo assoluto lavarsi
le mani da parte prima di chi rappresenta a livello nazionale
l'UDR, parlo di Mastella, e poi di altri esponenti di questo
centro mobile della politica siciliana che hanno ritenuto dire
che non sapevano bene chi fosse Cusumano, che a stento
conoscevano Castiglione e che, comunque, erano entrambi
ascrivibili ad un'altra famiglia politica, non all'UDR ma alla
tradizione del CDU e quindi tutto sommato erano uomini di
Buttiglione.
Vedete, questo scaricare prima ancora della pronuncia
dell'autorità giudiziaria in maniera ancora più cinica, ancora
più radicale, ancora più fredda di quanto riteniamo abbiamo fatto
le opposizioni - questo voglio sottolinearlo - che hanno avuto
grandissimo senso di responsabilità in questa vicenda; perché
questo, onorevole Capodicasa, onorevole Piro, l'ho detto in altre
sedi, è una vicenda che ci coinvolge tutti.
Questa non è una vicenda che investe un problema del governo
del centro sinistra, questa con altre vicende rappresenta quella
fase troppo lunga e per certi versi grigia e inquietante della
transizione che dobbiamo trovare il modo di superare; vedremo
attraverso quali formule politiche, vedremo attraverso quali
cammini parlamentari, vedremo attraverso quali dinamiche, però
questo andava rilevato. E cioè questo assoluto cinismo da parte
di chi ha guidato in cabina di regia questa operazione di
continuismo di potere, che devo dire e questo voglio
sottolinearlo si è oggettivamente posta come interlocutrice
possibile dei settori più retrivi della società siciliana, perché
nella instabilità dei governi e nell'alternarsi delle formule il
potere individuare un nucleo di uomini, un nucleo di soggetti che
collegati fortemente a certi settori della burocrazia regionale
potevano rappresentare dei punti fermi di cosiddetto governo del
territori e delle cose, quello si rappresentava una fase ed un
aspetto inquietante della nascita del suo governo onorevole
Capodicasa.
Noi abbiamo avuto modo di sottolineare anche un altro
aspetto: in altre regioni ci sono stati ribaltoni o i cosiddetti
ribaltoni, ma solo in Sicilia si è assistito ad altrettanto
indecoroso spettacolo di assessori che prima sedevano nei governi
di centro destra e che poi come se nulla fosse successo sono
riusciti a mantenere in alcuni casi gli stessi assessorati in
governi di centro sinistra.
Questo aspetto, per certi versi inquietante, torno a
sottolinearlo, di continuità governativa, mentre gli onorevoli
Mele, Piro, La Grua o Virzì o Provenzano, discutono e dibattono
sulle forme di governo, sulle riforme elettorali, c'è qualcuno
che ha voluto lanciare un messaggio in Sicilia : "Comunque vada
noi stiamo al potere e stiamo al potere infischiandocene
altamente dei programmi, dei progetti, delle idealità, delle
speranze".
Tutto questo noi lo abbiamo registrato. Ciò che sorprende e
che oggi aldilà, voglio ripeterlo e sottolinearlo, della singola
vicenda che riguarda l'assessore Castiglione, che per certi
versi comunque un passaggio paradossalmente se lo è intestato,
perché quel processo di dismissione degli enti economici,
ricordato da Capodicasa, è stato un segnale in questo avvio della
12 legislatura di modernizzazione degli enti regionali.
Bisogna capire cosa c'è stato messo dentro quel contenitore,
ma questo è un altro discorso e lo faremo e affronteremo in altre
occasioni.
Ebbene, dicevo, come ha fatto, e su questo voglio essere
poco istituzionale e molto politico, e come la sinistra a non
accorgersi che in questa fase in cui nel breve volgere di appena
un mese abbiamo avuto la sfortuna o la sventura o comunque di
finire una volta sul Venerdì di Repubblica con un articolo per
tanti versi indecoroso di rappresentazione della nostra immagine
di Parlamento e di parlamentari, e la seconda volta proprio in
questi giorni, credo ieri, un articolo pubblicato dall'Espresso
in cui l'immagine che comunque si da del gruppo dirigente
siciliano è un'immagine becera, è un'immagine stantia, è
un'immagine legata alla peggiore iconografia di una certa Sicilia
apertamente collusa col potere mafioso e malavitoso.
Allora il problema nell'era dell'immagine, onorevole
Capodicasa, è anche un problema di immagine perchè oggi
l'immagine è la sostanza.
Noi possiamo provare o approvare dopo testi unici
antiracket, possiamo fare la dismissione degli enti economici
regionali, possiamo ottenere come col primo governo Provenzano
adesso il vostro governo, credibilità sui mercati finanziari,
possiamo cioè cercare di costruire l'immagine di una Sicilia che
comunque ha un nuovo gruppo dirigente, e concordo con la sua
relazione, che comunque c'è un nuovo gruppo dirigente.
Ma basta poco, basta un incidente di percorso che si va a
ripetere quella immagine che è un'immagine che fa venir meno ogni
possibilità di avvio di un nuovo modello, perchè l'abbiamo detto
mille volte, lo diceva prima di ognuno di noi l'onorevole
Provenzano e noi lo abbiamo condiviso e ribadito, essendo finita
la triste stagione imprenditrice è una fase una fase in cui
bisogna immaginare un diverso modello di sviluppo, ma questo
modello di sviluppo senza due elementi: la sicurezza del
territorio e, sopratutto, la sicurezza che si deve dare a chi
vuole venire a investire in Sicilia, dell'immagine e quindi della
sostanza dei gruppi politici dirigenti, politici e non di questa
terra sono indispensabili.
Questo fattore fiducia, onorevole Capodicasa, ce lo stiamo
continuando a mettere sotto i piedi.
Qui c'è un problema all'ordine del giorno e all'attenzione
delle forze politiche. Io non vorrei, usando forse una brutta
immagine che farà arrabbiare qualcuno, che la sinistra siciliana
dopo essere stata egemonizzata dagli ex democristiani e
dall'andreottismo, oggi di fronte all'esplodere, al manifestarsi
di una questione morale non trovi niente di meglio da fare che
rivolgersi agli eredi del craxismo.
Credo che sia una vicenda simbolicamente paradossale, non si
può pensare di dare una risposta organica, strutturale, di fondo,
riformatrice, innovatrice, di modernizzazione, andando ad
appiccicare un altro pezzo a una maggioranza che si va a
squagliare.
Allora, io credo fortemente, credendo nell'uomo, che le cose
dette da Capodicasa vanno interpretate con un cauto ottimismo.
Qui nessuno, io voglio rispondere non ho l'autorevolezza per
farlo a nome del mio partito ma certamente lo faccio a nome
dell'area politica che tutti insieme rappresentiamo, io voglio
rispondere a Claudio Fava da questo luogo della politica
siciliana.
Qui nessuno di noi ha prurito di andare al governo. Nessuno
di noi, posso dirlo a nome del centrodestra si vuole più prestare
all'ignobile pratica di andare a collezionare qualche unità da
sganciare dal centrosinistra per riproporre un ulteriore
controribaltone e per fare un governo che sostanzialmente si
porterebbe dentro lo stesso meccanismo asfittico e di potenziale
collusione del vostro di governo.
Qui nessuno lavora sul singolo parlamentare promettendogli
chissà che, come qualcuno può pensare, perchè abbiamo sete di
governare.
Qui c'è un problema che riguarda tutti. La XI legislatura
si è chiusa tra il suono delle sirene e il tintinnare della
manette. Il primo governo del Polo eletto perchè una maggioranza
politica dei siciliani lo aveva investito attraverso la volontà
popolare, si è chiuso su parole gravissime pronunciate in
quest'Aula da parte dell'onorevole Provenzano sulle quali forse
poco le forze politiche hanno riflettuto, sottovalutando anche
con un' astuzia ed una furbizia tutta siciliana che poi è quella
che da qualche secolo ci danneggia e ci distrugge come popolo,
che probabilmente non si era mai visto un Presidente della
Regione che si dimetteva, solo uno che la politica non la
masticava poteva dimettersi. Beh, non credo, che dietro la
vicenda di Provenzano ci sia stato questo. Ci sono stati fatti,
ci sono state precise denunce, ci sono state registrazioni
puntuali di pressioni avute dalla sua maggioranza verso
l'onorevole Provenzano e verso ciò che l'onorevole Provenzano in
quella fase rappresentava.
Voglio spendere qui rapidamente avviandomi a concludere una
parola su un altro aspetto. Qui nessuno ha fatto scioperi della
fame, barricate, non abbiamo neanche prodotto, non perché non
volgiamo contarci, perché non serve contarci è diverso il
concetto, non abbiamo prodotto una mozione di sfiducia perché
sarebbe riduttivo, ipocrita, qualunquista e politicamente sterile
pensare che oggi il problema è chi ha 46 voti e chi ne ha 44. Ciò
che politicamente dobbiamo registrare è che questa maggioranza
così come strutturata si porta dentro l'egemonia di un partito
della continuità che deve essere spezzato.
In questa logica noi abbiamo fatto una proposta politica che
conoscete tutti, che potremmo andare ad approfondire dopo le
Europee, che è quello di un Governo che mette insieme
programmaticamente chi crede al bipolarismo, no chi crede al
maggioritario perché sul sistema elettorale possiamo intenderci.
Già abbiamo fatto una legge voto che indica una stella
polare, l'elezione diretta del Presidente della Regione. Il
sistema elettorale potrebbe anche essere un sistema omogeneo,
essere di nuovo laboratorio politico in questa terra siciliana,
pensare ad esecutivi, ad iniziare dal Presidente della Regione
eletto dal popolo e ad Assemblee dal Comune alla regione eletti
proporzionalmente con uno sbarramento e con un premio di
maggioranza.
Siamo disponibili a discutere di queste formule, nessuno è
il soldato dell'uninominale, siamo i soldati del bipolarismo,
vogliamo che si crei una dinamica in cui si sceglie su progetti e
consentitemi su idealità e su valori ci si confronta, ci si
divide e si governa in nome di quei programmi, di quei progetti e
di quei valori.
Io concludendo voglio sottolineare il grande coraggio e
anche la puntuale espressione di intelligenza politica che alcuni
deputati, voglio citarne due: Ortisi e Lo Certo, ma so essere un
sentimento diffuso in altri settori dai democratici di sinistra,
dei democratici, anche di settori del centro, dal rinnovamento
italiano al partito popolare, che l'hanno centrato qual è il
nostro problema.
Qui non è il problema di arrivare a 46 o di pensare
divari che,si, sono difficili da esprimere, io voglio dare una
risposta, pur non avendo l'arroganza di potere pensare di
competere con la sua esperienza all'onorevole Bartolo Pellegrino.
E' vero che c'è un problema di scenario nazionale dentro cui
siamo tutti costretti, ma c'è un problema ancora più grande a mio
avviso: l'autonomia è in agonia, noi come forze politiche
siciliane il processo di regionalizzazione lo gestiamo come uno
slogan, di fatto siamo incapaci di individuare un percorso che
alla luce dei problemi enormi in cui versiamo riesce a mettere
insieme per un percorso a termine le energie migliori per fare
tre cose. Io avevo portato dei dati ma non li farò anche per
evitare che l'Onorevole Forgione mi tacci di propaganda.
Ci sono cose che vanno dette sulla burocrazia regionale. Ci
stiamo provando, abbiamo raccolto dati, vogliamo interrogarci sul
fatto che i motivi per cui da 15 anni a questa parte tutto un
vecchio gruppo dirigente è stato spazzato via o peggio è finito
in galera, mentre quel vertice della burocrazia che sosteneva
quel gruppo dirigente ancora messo tutto li negli stessi posti di
15 anni fa.
Questi sono problemi con cui le forze politiche devono
confrontarsi, devono avere la percezione di ciò che avviene,
dietro le quinte e allora riforma della pubblica Amministrazione,
riforma elettorale, avvio di un processo di modernizzazione della
Sicilia può partire soltanto dopo le Europee se si riuscirà a
mettere insieme tutti coloro i quali ci stanno a non essere gli
stanchi eredi ed epigoni di forme di nostalgismo di un centro che
non sceglie che da bandire definitivamente dalla carta geografica
della nostra politica regionale.
Io, e concludo perchè sono al ventesimo minuto, credo che
il mio tempo è finito, un segnale solo vorrei dall'onorevole
Capodicasa. Abbiamo condiviso insieme, anzi per onore di verità,
fu lanciata da Capodicasa, proprio questa idea che io subito
andai ad approfondire e credo che sia un pò, come dire, "l'uovo
di Colombo" difficoltoso, complicato, ma l'applicazione di quel
primo capo della legge numero 10 sugli appalti risolve gran parte
dei problemi di cui si discute.
Mi fanno sorridere i protocolli, le guardie nazionali sugli
appalti, non serve nulla di tutto questo, basterebbe in Sicilia
applicare la legge, la legge c'è e porterebbe dalle oltre 500
attuali a 9 stazioni appaltanti che avrebbero tutto, coordinate
dall'Ufficio regionale degli appalti, che avrebbero quel know
how, quella conoscenza, quella possibilità di monitoraggio nei
confronti degli interlocutori e sottrarrebbero questa
potenzialità di interlocuzione parassitaria a volte mafiosa gli
enti sia territoriali che non territoriali. Allora questo
segnale il Parlamento lo dia, c'è un ordine del giorno firmato,
primo firmatario il sottoscritto insieme all'intera commissione
antimafia, questo segnale e poi onorevole Capodicasa subito dopo
le europee comunque vada arrivare a definire quel testo unico
antiracket sul quale abbiamo lavorato e che comunque rappresenta
insieme a questo provvedimento un segnale su un concetto che
voglio ribadire in chiusura: qui il problema vero è far ripartire
il fattore fiducia, o individuiamo oggettivamente cosa bisogna
isolare nei comportamenti collettivi e in quelli politici e
allora dobbiamo atteggiarci in questa fase per costruire una
maggioranza che poi si sfalderà, che poi inevitabilmente
ritornerà a dividersi sulla politica, ma prima bisogna riproporre
le condizioni per cui quelle vergognose pagine, non vergognose
perché le scrivono, vergognose perché contengono molte cose
vere dei giornali nazionali prima citati una volta per tutte non
parlino più della Sicilia in questi termini, altrimenti
l'Autonomia di identità e anche la stessa sorte di questo
Parlamento sarà realmente in crisi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non so se il
tema dell'arresto dell'amico Castiglione, onorevole assessore per
l'industria, oggi sia il tema dominante di cui questa Assemblea
possa e debba occuparsi. Non so neppure se il coinvolgimento del
senatore Firrarello, della storia del sottosegretario, già
sottosegretario Cusumano, sia oggetto normale di un'Assemblea
elettiva che ha da discutere e da porsi problemi della
moralizzazione della vita pubblica in Sicilia, delle leggi,
dell'inversione di tendenza, di una verità da dire senza
infingimenti in questa stessa Assemblea. E però pur augurandomi
che i tre amici di cui ho parlato possano risolvere i loro
problemi di fronte la magistratura a cui confermo massima fiducia
nell'espletamento del proprio compito e che in breve tempo
possano dimostrare la loro, mi auguro, la loro innocenza, debbo
dire che il tema che questa Assemblea vuole discutere, non sempre
riesce a restare dentro il tema della verità e di un
giustizialismo che va al di là di qualsiasi, anche attenzione
specifica di magistratura su atti, su nomi, su cognomi se
riusciamo a fare diventare anche un'articolo di stampa fatto da
straccioni che hanno mentito volgarmente, lo facciamo diventare
una dignità sulla quale basare un atteggiamento, un infingimento,
un'attenzione da parte dell'Assemblea. E' questo quello che
critico dell'intervento dell'amico, del collega Granata. E però
volevo rivolgermi a Capodicasa, a questo Governo, a questa
Assemblea perché dal dolore profondo che ho per la vicenda che ha
colpito i tre amici di cui parlavo prima possa invece questa
Assemblea trarre insegnamenti di carattere, a mio avviso,
diverso. Allora parto col dare significato politico al primo
Governo Provenzano, a quel Governo che, con Provenzano Presidente
della Regione, presentò una finanziaria importante, forte che
questa Assembla però distrusse e che quella maggioranza non seppe
sicuramente approvare né far propria fino in fondo.
Quel Governo è caduto ed è caduto dall'interno delle forze
che lo sostenevano per un desiderio di potere all'interno del
polo di centro-destra.
Questa è una questione immorale, profondamente immorale
perchè non cade su diversificazioni, su intuizioni, si
realizzazioni non fatte ma su sete di potere dell'interno stesso
del centro-destra.
Provenzano fu duro nel momento in cui capì che doveva
lasciare in Aula, e possiamo prendere i resoconti parlamentari,
di quella cupola vi parlò che rappresentava la distruzione del
suo Governo, in Aula poi la fece diventare una forma di filosofia
storica di cupola.
Io parlamentare ultimo, classificai come fatto grave che
avveniva in questa Assemblea di avveniva dicendo che la cupola
c'era, che la commistione tra maggioranza e opposizione per
delapidare il bilancio regionale c'era nel passato come
continuava nel presente con quel governo Provenzano. Ma quel
Governo, io dico, con immoralità forte cade su posizioni interne
della stessa maggioranza e per posizioni di mero potere.
Il secondo Governo Drago cade per la identica motivazione.
Perchè gli sconfitti del primo Governo Provenzano, al di là delle
inversioni di tendenza, della orale per la morale, al di là di
tutte le cose delle quali vogliamo ad ogni costo sporcarci al
bocca quando parliamo senza dir nulla di vero e di concreto, cade
ancora una volta per una rottura all'interno della stessa
maggioranza che sosteneva Drago.
Non certamente fu morale aspettare sei ore che il Gruppo di
Alleanza Nazionale decidesse se mantenere o no i tre deputati
assessori da riconfermare con le interpolazioni del nostro
Presidente dell'Assemblea, il quale nei momenti più opportuni
pensa più alla Federico II che all'Assemblea stessa.
Questo, certamente è un fatto immorale. Sia la caduta del
primo che del secondo Governo di centro- destra, per il quale
Governo II quello di Drago votai insieme al collega Ricevuto
distinguendomi per non avere nè presidenze di commissioni nè
assessorati, che pur miseramente fallì, torno a ripetere
dall'interno stesso della maggioranza.
Andiamo ad un altro tema che si collega a questo:
l'onorevole Nicolosi. Come la mettiamo con l'onorevoel Nicolosi
che ha votato questo Governo di centro-sinistra? Che era uno dei
quattro responsabili regionali dell'UDR? Che si è candidato ad
Assessore del Governo di centro-sinistra, che non è stato
accettato dall'interno ne del Gruppo nè della direzione politica
dell'UDR quale Assessore? Che sicuramente ha votato, comunque,
questa compagine di Governo...
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca, tranne che non fosse franco tiratore.
CINTOLA. No, perchè questo fu controllato e quindi l'onorevole
Nicolosi votò sicuramente.
Che in virtù del fatto di essere componente del Gruppo
dell'UDR nella suddivisione delle Commissioni ha ottenuto due
commissioni quando gliene spetterebbe solo una, dato che
rappresenta solo se stesso, e diventa Presidente della
Commissione sanità con il centro destra per cedere il suo voto -
che non gli compete - nella Commissione Cee per fare diventare
subito dopo presidente della commissione il collega Scalia di
Alleanza nazionale.
Questo è un fatto ancora immorale cioè di fronte a fatti di
questo genere andare a ricercare le responsabilità di chi ancora
e perché fin tanto che non si è condannati si è innocenti in
questo Paese, mentre le cose di cui stiamo parlando, primo
governo di centro-destra, secondo governo di centro-destra,
l'elezione degli assessori, per sei ore attendere i tre assessori
nuovi, la caduta di tutte e due i governi, l'atteggiamento di
Nicolosi con lista "fai da te" che diventa subito uomo della
maggioranza perché gli assegnano con il primo governo Provenzano
la presidenza della commissione sanità. Con il governo Capodicasa
invece non essendo né assessore né presidente, utilizzando i voti
diventa presidente e fa diventare presidente un'altro di Alleanza
nazionale sconvolgendo quindi non solo i numeri e i programmi ma
invertendo tensioni e dando la famosa parola del "ribaltone" in
termini inequivocabili e sicuri, certi di cui l'Assemblea può e
deve occuparsi.
E allora Presidente Capodicasa, questo governo con numeri
scarsi ha prodotto ad oggi ottimi risultati e non sono parole
perché la finanziaria non è una parola. La finanziaria è uscita
dal governo, dalla commissione ed è stata integralmente votata
alla fine con la fiducia dall'Assemblea.
Ed è una finanziaria che può e che da certamente una
inversione di tendenza forte. La dismissione degli Enti con
proposta dell'onorevole Castiglione. Attenzione con contenuti,
onorevole Granata, che sono stati condivisi interamente dal
governo di centro-destra perché il presidente di quel disegno di
legge si chiama ancora Provenzano. Quindi quei contenuti .....
LA GRUA . Nessun merito a questo Governo?
CINTOLA. .... Nessun merito a questo governo che ha avuto il
merito di approvarla. C'era il demerito da parte del governo di
averne accennato e di non averla portato a compimento.
E allora noi se vogliamo fare diventare questo dibattito
fuori dalla parole e forte nei fatti che vogliamo porre in essere
dobbiamo tentare di alzare il tono della politica. Non tentare le
solite divisioni tra maggioranza e opposizione che servono solo a
degradare il ruolo e l'immagine dell'Assemblea regionale
siciliana. E bisogna, a mio avviso, tentare di modificare anche
il regolamento d'Aula in dibattiti, in leggi, in presenze che
sono solo scritte con firme su un foglio e con l'assenza grave e
responsabile in Assemblea stessa.
Con l'assenza nelle commissioni, che non si riuniscono per
mancanza di numero legale; con deputati che hanno il dovere e
verso gli elettori e verso l'erario dello Stato che li colloca
come contribuenti di prima classe, a fare il proprio dovere fino
in fondo, in Aula e nelle commissioni.
Se anche a queste cose non diamo un significato forte di
cambiamento, allora noi la questione morale la vorremmo dire solo
a parole perché nei fatti vogliamo continuare come nel passato.
Ed io all'onorevole Capodicasa voglio dire con forza che se il
bilancio non dovesse avere da parte del Presidente della Regione,
di concerto con l'assessorato al lavoro, una indicazione forte
sulla fine del precariato in Sicilia, della prostituzione delle
800 mila lire a singola persona, senza risolvere i problemi nè
degli articolisti, nè dei forestali, nè dei catalogatori, io quel
bilancio non lo voterò.
Se la indicazione che Papania sta dando, forte, come
immagine, ma che dev'essere conseguenziale nei fatti, perchè si
possa e si debba modificare entro e non oltre l'anno, che sia
l'ultima volta che appostiamo 200 miliardi più i quattro mesi già
passati, che hanno colpito per altri 50, 60 miliardi, se noi
tentiamo di chiuderla questa vicenda, anche con dolore se il
dolore è necessario in questi termini, perchè si possa parlare a
chi non abbiamo mai parlato, perchè si possa avere un contatto
con chi non ha mai avuto neppure le 800 mila lire; se non si avrà
fortemente un atteggiamento conseguenziale, io non mi sento di
votare questo Governo, ne di considerarlo moralmente a posto.
E io ritengo, a conclusione, che non mi sento di ritenere a
posto neppure tutti coloro i quali nei piccoli sottoboschi del
piccolo sottogoverno, continuino ancora a marciare, avendo
prebende per comitati inesistenti, incapaci di dare un
qualsivoglia risvolto serio e forte, per quell'iniziativa che la
Prima commissione assunse e che non portò a nessuna conclusione
nei due governi di Centro destra, per la diminuzione, la
distruzione e l'annientamento di consigli di amministrazione e
comitati fatiscenti che non servono nè alla Sicilia, nè al
Governo, nè all'Assemblea, nè all'immagine che vogliamo dare di
questa Sicilia, dell'Autonomia, all'Italia, a qualche
strafalcionista di giornalista che mi considera amico di
Gunnella, quando sono stato espulso dal Partito repubblicano
dall'onorevole Gunnella, assieme a Lino Buscemi, allora
consigliere nazionale del Partito repubblicano, assieme a me.
Altro che dire che l'Espresso ha ragione nel significare le
fesserie che ha scritto, nel tentativo che ormai è palese, di
volere distruggere l'UDR in Italia e in Sicilia, con o senza
responsabilità. E tutti coloro i quali, anche se con toni pacati
vogliono fare diventare questo dibattito un dibattito quasi tra
amici, dimenticano che ci hanno accusato fortemente di aver
lasciato il Centro destra, invocando una presenza nel Centro
destra dell'UDR, in quel momento in cui perdevano il potere e
diventano vedovi degli assessorati e vedovi della Presidenza
della Regione, per poi sputare addosso il veleno e il fango oggi,
quando come morale intendono il ritorno all'Assessorato ai beni
culturali, al turismo o in altri posti di responsabilità dai
quali con sforzo sono andati via, e con grande forza ammantata di
una moralità che è tutta da dimostrare vogliono tentare di
tornarci.
Io ritengo che questo Governo, questa piccola grande
maggioranza, se non si inciucia, e fino ad oggi non lo ha fatto,
se ritiene di avere alle spalle programmi e idee e onestà
concettuale dei propri passati, ad esempio della vita presente,
da voler svolgere al servizio generale e collettivo, abbia il
dovere di continuare a governare.
Abbia il diritto di aggiustare certi tiri e certi
atteggiamenti ed abbia la consapevolezza che al di là di questa
maggioranza c'è lo scioglimento dell'Assemblea e il ricorso alle
urne ed agli elettori, perché non è pensabile che chi non ha
saputo governare come il centro destra non ha saputo governare,
al di là degli uomini che sono stati chiamati a rappresentare il
Governo nelle sedi dell'assessorato e della Presidenza della
Regione, chi non ha avuto il diritto, cioè chi non ha, in quei
due anni e mezzo, non è riuscito a fare oggi non può
dall'opposizione, a quattro mesi di distanza dal governo
Capodicasa, annunciare, chiedere, condannare senza che in fondo
abbia da raccontare il proprio vissuto, il proprio operato, il
proprio dato al servizio della gente, al servizio dell'inversione
di tendenza, della moralità, della capacità di esserci e di
modificare le cose.
Io, spesso mi domando, e me lo domando senza arroganza, se
ad oggi sono riuscito a fare il mio dovere, non nei confronti di
me stesso, ma di chi in Sicilia soffre la fame e la
disoccupazione.
Spesso mi domando se sono in grado di avere fatto il mio
dovere fino in fondo e spesso mi accorgo questa incapacità del
singolo deputato di esserci, di produrre, porta come conseguenza
anche il disinnamoramento dell'attività politica in senso
stretto, perché ci si rendo conto che gli altri lavorano su altri
tavoli, su altri campi con attenzioni diverse ed opposte a quelle
che la gente vuole, che noi effettivamente produciamo.
E mi sovviene, e chiudo onorevole presidente Capodicasa,
tutte le volte che su un suicidio di qualche disoccupato abbiamo
preso la parola qui a parlare ed a dire come dovevamo invece
agire a favore e contro la disoccupazione e mi sembra che una
vicenda dolorosa, ancora da scrivere, ancora da significare,
quella del collega Castiglione, non possa portarci oggi in Aula a
parlare di morale, se immorali siamo stati nel momento in cui in
Aula non siamo, se immorali siamo stati quando non abbiamo saputo
produrre con la volontà di produrre per gli altri e non per noi
stessi.
Quando da questa stessa tribuna abbiamo cercato di parlare
con le cose scritte a casa, con le frasi filosofiche messe in
bocca ad altri e poi blaterate qua dentro senza tenere conto di
quello che la gente davvero ci chiede per la strada, ci chiede il
conto delle cose non fatte, il conto di un'inversione di tendenza
che non abbiamo saputo porre in essere, ci chiede il conto di
continuare ancora a perorare cause parziali e a lottare per
piccole parti, per i fans, piuttosto che per dare gli indirizzi
generali che servono a modificare ed a cambiare le cose in questa
nostra terra di Sicilia.
Io ritengo, onorevoli colleghi, che l'atto più importante
che ognuno di noi deve fare ad inizio di questa cosiddetta ormai
fine legislatura sia quella di un forte esame di coscienza
autocritico per le cose che non abbiamo fatto, per quelle che
abbiamo solo detto, per gli atteggiamenti che a volte abbiamo
assunto in forma di impulso di rabbia, senza tenere conto che
invece abbiamo il dovere di tenere alto il nome dell'autonomia,
il nome della Sicilia, con i nostri atteggiamenti e con la nostra
volontà di operare per un'inversione di tendenza reale e non
fittizia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, almeno quelli
che avete avuto la pazienza e il dovere verso gli elettori e il
popolo siciliano a restare in Aula ed a partecipare a quello che
è un momento importante della vita dell'Assemblea.
Onorevole Presidente della Regione, sto parlando di Lei,
quindi mi scuserà se parlo mentre Lei è impegnato con altri
parlamentari, quindi mi perdonerà se parlo quasi nella sua
assenza, per non dire nella sua disattenzione.
Signor Presidente, forse quello di oggi può sembrare
un'attività di routine, stiamo parlando di un argomento che forse
non interessa a nessuno, parliamo di due fatti importanti: uno
quella che è la bufera politica che, a seguito delle note vicende
giudiziarie, ha travolto e investito direttamente il suo Governo,
Ella e il suo Governo e parliamo anche di un'Aula e di un momento
politico che, a quanto pare, arriva in un momento in cui nessuno
si interessa di questa vicenda e dire che Lei della questione
morale, Signor Presidente, ha riempito pagine, ben tre o quattro
pagine del suo voluminoso programma, come se Lei dovesse durare
non due anni ma quindici anni come Presidente della Regione. Noi
metteremmo non la Provvidenza ma noi metteremmo i dovuti limiti
politici, chiaramente, alla Provvidenza c'è chi ci pensa.
Vedo che qui siamo pochi i parlamentari rimasti ad
affrontare un dibattito che, invece, dovrebbe coinvolgere tutti i
parlamentari eletti in questo Parlamento di tutti i partiti che
rappresentano, perché qui parliamo di una vicenda giudiziaria
gravissima che ha coinvolto in prima persona un autorevole
esponente di questo Governo che ha gestito non gli articolisti,
non gli Istituti autonomi delle case popolari, che ha gestito la
privatizzazione in Sicilia, che ha gestito e doveva gestire un
fiume di miliardi, migliaia di miliardi, che doveva decidere,
assieme al suo Governo, sulle sorti di migliaia e migliaia di
dipendenti, un Assessore che rappresentava e credo rappresenti,
non so Lei come si è comportato dal punto di vista della
procedura parlamentare e di governo, che rappresenta un partito
che sostiene in maniera "robusta" il suo Governo.
Io non ho ascoltato ma ho letto, e quindi fedelmente, dal
punto di vista del resoconto stenografico, le sue dichiarazioni e
devo dire che sono sconcertato di quello che Lei ha dichiarato,
Presidente della Regione, del tono che ha usato ed anche della
superficialità, quasi un distacco teatrale col quale lei ha
voluto non affrontare la prima vera bufera, il primo vero
problema politico che investe il suo Governo...
PRESIDENTE. Mai c'è stata un'Aula così silenziosa.
CAPUTO. Buia a grigia lo è in questo momento, sarà diventata
anche silenziosa.
PRESIDENTE. Dei colori la Presidenza non può parlare.
CAPUTO. Signor Presidente, comprendo e capisco che non posso
avere la comprensione del Presidente della Regione, ma
sicuramente mi deve la sua attenzione.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Onorevole Caputo, sono
tutti suoi colleghi che mi pongono questioni di carattere
squisitamente politico attinenti al tema.
CAPUTO. Se sono colleghi che interrompono non sono dei buoni
colleghi parlamentari.
E' arrivato l'Assessore Rotella al quale informo che abbiamo
presentato la terza mozione di sfiducia nei suoi confronti, è
bene che lo sappia prima da me.
Quindi dicevo, Presidente, lei ha voluto sfiorare
l'argomento importante che è quello di riferire a questo
Parlamento come lei intenda affrontare l'emergenza giudiziaria
perché lei deve a questo Parlamento delle risposte.
Io le voglio dire e le voglio parlare perché io ho scoperto
leggendo i resoconti stenografici degli atti parlamentari di
illustri personaggi che hanno fatto fortuna fuori da questo
Parlamento perché ignorati in questo Parlamento, leggendo le
loro dichiarazioni mi rendo conto come non soltanto sono attuali
ma sono dichiarazioni anche di una certa gravità.
Io mi riferisco, per esempio, alle sue dichiarazioni rese
stamattina a questo Parlamento quando ha dichiarato che "noi e
quindi mi riferisco a questo Governo, non siete dei giudici, non
vogliamo giudicare le azioni di singoli, c'è la magistratura che
deve svolgere questo compito".
Io vorrei sapere, onorevole Presidente della Regione, come
lei intende conciliare questa sua, quasi, diplomatica
dichiarazione e comportamento governativo con quello che ha detto
l'onorevole Piro nell'ottobre 1991 quando ha presentato una
interrogazione parlamentare assieme agli onorevoli Orlando,
Battaglia Letizia, Fava, Mancuso, dichiarando che la lotta contro
il potere mafioso è compito primario della Regione.
Lei da quello che ha detto questa mattina sembra che sia un
corpo estraneo, un corpo istituzionale estraneo a quello che è
una vicenda giudiziaria che indubbiamente ha le tinte fosche
della mafia.
Qua si parla di provvedimenti giudiziari, e io mi auguro che
per il collega Castiglione si arrivi ad un accertamento positivo,
nel senso della esclusione da ogni responsabilità, così come me
lo auguro dal punto di vista umano, naturalmente, però voglio
dire che lei non può affermare come se si trattasse di una
vicenda avvenuta al vicino di casa, che sono fatti che non le
interessano perché non è né un giudice, né un carabiniere, né un
uomo delle forze dell'ordine, lei è il massimo rappresentante
istituzionale a cui compete il compito secondo lo statuto e
quindi secondo la norma coperta dalla garanzia costituzionale, di
essere il massimo rappresentante dell'ordine pubblico in Sicilia,
e fatti, Presidente, sto arrivando, la ringrazio dell'attenzione
che sta continuando a dedicarmi, come questi che attengono alla
sfera politica, all'inquinamento politico, al problema degli
appalti, al problema delle infiltrazioni mafiose, al problema che
investe un Governo nella sua maggioranza più corposa, più
autorevole, più rappresentativa, più pesante dal punto di vista
dei consensi elettorali, lei non può dire che non essendo di
questi soggetti non le interessa, che lei deve pensare al
maggioritario, al bipolarismo, che lei deve pensare ad un sistema
elettorale. No, lei deve fare mente locale ed ha il dovere,
l'obbligo di dire ai siciliani come si comporterà con un UDR, qui
all'interno di questo Governo che ha un ex sottosegretario
arrestato, che ha un suo ex assessore arrestato, che ha un
senatore della Repubblica che non è stato arrestato perché
coperto dall'immunità parlamentare, che ci sono indagini che
hanno coinvolto un partito che le ha dato i voti, presidente
della Regione, lei non può non fare finta che è seduto qui perché
ha avuto i voti dell'UDR, di un partito che in questo momento è
nel ciclone dell'attenzione giudiziarie nazionali, lei non può
fare finta che ci sono appalti truccati in Sicilia, col concorso
dei politici.
Lei non può fare finta che c'è un palasport qui a Palermo
bloccato, perché ci sono ditte fallite e ci sono sub-appalti
dati alle stesse ditte che lavoravano con la ditta Romagnoli.
Lei non può fare finta qui dicendo che la Sicilia è cambiata
perché la pressione della mafia non è più quella di prima; lei
dove vive, Presidente della Regione, quando qui in provincia di
Palermo sono stati sciolti tre comuni per mafia, di cui Bagheria
è uno dei più grossi comuni della provincia di Palermo dopo il
capoluogo, è uno dei primi cento comuni d'Italia.
Lei non può fare finta e dire che la Sicilia è cambiata
perché la mafia non è più quella di prima, quando a Partinico si
uccidono le persone, quando a Caccamo - che è il comune più
presidiato d'Italia, dove c'è uno dei latitanti più pericolosi
che è Giuffrè - bruciano le imprese che lavorano lì.
Lei non può fare finta di dire che la mafia ha perduto il
suo smalto, la sua caratura quando ci sono delitti, omicidi,
estorsioni continue, quando gli imprenditori se ne vanno, quando
si uccidono i bambini, quando si fanno marce ogni giorno in tutti
i comuni per dire no alla mafia che imperversa, che sta tornando
a diventare padrona del territorio.
Lei non può fare finta di dire: Vabbè ma noi non siamo
magistrati, noi non siamo sceriffi, noi non ci occupiamo di
questo, noi abbiamo fiducia nella magistratura.
Io leggevo con altrettanta attenzione, nei resoconti
parlamentari, un intervento di quello che adesso è il suo Capo
partito in Sicilia, dell'ex onorevole Fava, sconosciuto a questo
Parlamento, diventato segretario regionale per un capriccio del
suo capo nazionale che ha voluto rompere equilibri in Sicilia e
ha voluto inserire un elemento a mò di cuneo per rompere
equilibri politici, imponendo un segretario regionale che non
proveniva dal suo partito.
L'onorevole Fava il 10 ottobre del 1991 ha dichiarato qui in
questo Parlamento che noi rivendichiamo il diritto di esprimere
giudizi politici su comportamenti politici, e quindi noi così
come ha fatto il suo segretario del partito, l'onorevole Fava, a
cui tutti dovete obbedienza politica, noi rivendichiamo il potere
di esprimere giudizi politici, perché noi qui siamo legislatori,
siamo espressioni politici della coscienza sociale e
dell'elettorato, dell'elettorato che vuole il vero rinnovamento
della Sicilia che voi state bloccando, che voi state ostacolando
con le turbolenze giudiziarie, con la paralisi amministrativa,
con l'assoluta mancanza del governo.
Vede, onorevole Cintola, io non sono di quelli che fa
dietrologia e parla perché legge i giornali, io parlo per
abitudine, nel senso di esprimere giudizi che mi costano
personalmente.
CAPODICASA. Sono pessime abitudini difficili da perdere.
CAPUTO. E lei è un maestro di queste cose, Presidente della
Regione, ed è qui seduto perché ha fatto della parola una pessima
abitudine.
Io sono uno che parla quando ha piena cognizione di causa di
quello che dice e non mi faccio condizionare dai giornali, stia
tranquillo onorevole Presidente, io non l'accuserò mai di una
cosa perché l'ho letta sui giornali.
Poi le voglio dire che lei non può confondere le manette, le
indagini, l'intervento dei carabinieri, i provvedimenti
giudiziari, con una riunione di un gruppo parlamentare che
discute sull'assetto politico di governo.
Lei non può dire che siccome Buscemi adesso è uno dei
funzionari più osannati della burocrazia regionale possa coprire
quanto di brutto c'è stato negli anni passati, di partiti che
hanno riempito le cronache giudiziarie, i giornali e che hanno
riempito anche le patrie galere.
Io le voglio dire, Presidente della Regione, che lei qui ha
il dovere, se vuole continuare a stare a capo di una regione e
non a capo di un partito o di una coalizione, se lei vuole essere
veramente il Presidente della Regione e quindi dei siciliani e
non la espressione di un governo votato da esponenti che sono
oggi guardati con attenzione dalla magistratura, lei ci deve dire
da che parte sta: se sta dalla parte dei siciliani, così come ha
detto l'onorevole Piro l'11 ottobre del 1991 quando dice - perché
l'onorevole Piro ci deve dire se quello che diceva nel 1991 erano
frasi di circostanza perchè all'opposizione e poi si è
dimenticato nel momento stesso in cui ha cambiato la casacca e si
è messo il vestitino buono dell'uomo di governo e ha lasciato le
carpette ha preso la borsa del manager di governo che va parlando
di avere bilanciato il deficit regionale contraendo mutui che sa
di non potere pagare e che pagherà con interessi e contrarrà
altri mutui per pagare il mutuo che serviva a coprire debiti di
questa Regione siciliana.
Io voglio sapere se l'onorevole Piro, che adesso siede
accanto a lei, quale autorevole uomo di governo, è d'accordo con
lei ora o quando diceva che i siciliani vogliono avere fiducia
nelle istituzioni, quando diceva nel '91 Piro che si è scavato un
abisso fra il governo e la Sicilia, fra il Parlamento e i
siciliani, fra i politici e la gente comune.
Lei lavora, di questo passo, con la capacità e la profondità
di una ruspa, lei sta scavando non un solco ma un burrone, un
baratro fra la politica e la gente, fra il governo e i siciliani,
tra i governati e i governanti perchè lei qui non ci dice come si
comporterà con l'UDR.
Perchè vogliamo sapere se intende i fatti giudiziari che si
sono verificati e che noi ci attendiamo che in ogni caso abbiano
una pronta e immediata risoluzione per vicende umane ma anche per
vicende politiche istituzionali, noi vogliamo sapere se lei
continuerà a tenere nel governo l'UDR, se lei continuerà a
governare con l'UDR, se lei vorrà continuare a governare con un
partito che ha il suo stato maggiore perseguitato dalle forze
dell'ordine e da provvedimenti dell'autorità giudiziaria, noi
vogliamo sapere se nel suo governo c'è trasparenza, noi vogliamo
sapere se nel suo governo ci sono ombre o c'è invece la chiarezza
solare,.
Io sono preoccupato Presidente della regione, lo sono come
siciliano,lo sono come uomo politico lo sono come uomo di
Alleanza Nazionale, che non è disposto a farle sconti, io non
sono ne suo conterraneo, sono un suo estimatore sul piano
personale, io sono uno che guarda in faccia le persone che li
guarda negli occhi e non abbassa lo sguardo perchè non ha paura
nè motivo di abbassare lo sguardo, io le dico che il suo governo
non è più quel governo autorevole che li voleva creare.
Il suo è un governo come quello dei democristiani della
precedente legislatura, è il governo dei socialisti della
precedente legislatura, è il governo del pentapartito di quella
legislatura quando vi salutavate la sera e l'indomani tornavate
per contarvi per vedere chi era rimasto libero, chi era latitante
o chi era stato arrestato.
Il suo sta diventando il governo della precedente
legislatura e noi, caro Cintola, dato che lei ha fatto la
Cassandra di questo Parlamento e io le assicuro che non ho fatto
gli scongiuri, io non timore che questo Parlamento si sciolga.
Io ritengo anzi, e mi assumo la responsabilità nel dire che
c'è un Commissario dello Stato che non è obiettivo, e spero che
mi ascolti, perchè manderò al Commissario dello Stato , a Sua
Eccellenza il Prefetto Romagnoli, io manderò il resoconto
parlamentare perchè voglio sapere, perchè lui quando a governare
c'era il Polo, c'era Provenzano e c'era Drago, lui disse che se
il, governo del Polo, se la Regione non approva il bilancio entro
la data, lui attiva le procedure per sciogliere questo Parlamento
perchè sono termini perentori.
E allora io dico al Sua Eccellenza il Prefetto Romagnoli,
perchè ha considerato dilatori ed ordinatori i tempi di questo
governo ....
PRESIDENTE. L'Assemblea è autonoma e sovrana.
CAPUTO. No, Presidente, l'Assemblea è autonoma ma le leggi
sono uguali per tutti.
Se il 30 aprile è un termine perentorio per sciogliere
l'Assemblea, io voglio sapere perchè il Commissario dello Stato
ritiene che il governo così come i Comuni debba avere un po' di
respiro. Io ritengo che non si può applicare la legge in un modo
quando governa il Polo e non si può applicare la legge in un
altro modo quando governa l'Ulivo.
Il Commissario Romagnoli deve dirci se ha due codici diversi
in termini di approvazione del bilancio.
Io le voglio dire che noi aspettiamo che questo Governo, io
mi aspettavo Presidente Capodicasa, che il suo Governo per quella
correttezza che io ancora le voglio riconoscere e per quella
apertura di credito che comincia ad essere sempre più ristretta e
più esigua, lei doveva dire al Parlamento, a questo Parlamento,
che per uno dei suoi uomini, un partito che l'ha sostenuto
fortemente e pesantemente, coinvolto in vicende giudiziarie lei
si sarebbe rimesso alla decisione di questo Parlamento.
Lei non l'ha fatto.
Lei non può cancellare un evento gravissimo, compromettente
per questo Governo, compromettente per l'immagine della Sicilia,
lei ha detto che la mafia in Sicilia non è più quella di prima,
io le dico che purtroppo la mafia è ancora più temibile di prima
e siccome a lei fa comodo dire che non è così, lei pur di restare
qui è pronto a dire che i fatti in Sicilia non sono gravi come
prima, io le dico che lei è affetto o da una grave miopia
politica o lei comincia ad usare l'arma della ipocrisia politica.
PRESIDENTE. Dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
PRESIDENTE. E' iscritto a aparlare l'onorevole Mele. Ne ha
facoltà.
MELE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, ci troviamo ancora oggi in questa Aula a
dibattere sulla questione morale, su un tema dicevo tanto
discusso nella XI legislatura, come diceva l'onorevole Granata,
l'XI legislatura attraversata in maniera particolare da problemi
giudiziari, da arresti. Avevamo quasi totalmente dimenticato
questo clima quando questa Assemblea oggi è ripiombata nuovamente
in questa circostanza.
La questione che in questo dibattito stiamo affrontando non
concerne, a mio parere, il caso dell'onorevole Castiglione e non
investe il Governo, così come non investe i rapporti tra
maggioranza e opposizione ma investe piuttosto l'intero
parlamento, investe un bilancio relativo all'intero Parlamento
che è un bilancio sicuramente pesante, che è un bilancio negativo
rispetto all'immagine che questo Parlamento da di se stesso nella
proiezione esterna.
Quando il nostro movimento della Rete entrata a far parte di
questo Governo abbiamo detto, abbiamo pensato che non era
possibile, e questo gradirei rivolgerlo all'attuale opposizione,
che non era possibile in quella contingenza come oggi sottrarsi
ad una responsabilità , ad una attesa che era oramai delle cose
stesse.
Occorreva assumersi con responsabilità e con coraggio la
capacità di alcune scelte e i governare questa terra che era
oramai e continua ad essere non certo per causa dell'attuale
Governo che continua essere allo sbando, dicevo assumersi con
coraggio il rischio di esporsi ad una impresa che sicuramente era
segnata da ambiguità, che era segnata da incertezze, che era
segnata da contraddizioni, che tuttavia da parte nostra ed è per
questo che siamo entrati al Governo appariva oramai
improcrastinabile.
Ho dato e ho detto che la fiducia piena in alcune persone
esposte nel compito di governare costituiva per noi il punto di
partenza, il punto decisivo, ecco perché abbiamo dato piena
fiducia al Presidente Capodicasa a capo dell'attuale Governo
regionale.
Ho detto ancora che ci saremmo assunti l'onere di una
vigilanza costante e continua nei confronti del Governo, che non
ci saremmo concessi l'ipocrisia di una responsabilità nei
confronti di questo Governo, di una responsabilità con riserva.
Tutte queste cause, tutte queste motivazioni oggi sussistono
ancora, ma abbiamo detto, lo ha detto il sottoscritto, lo ha
ribadito il collega Guarnera che la questione morale è ed era
allora come continua evidentemente ad essere oggi più di prima
prioritaria rispetto a qualunque schema politico rispetto a
qualunque aggregazione di forze,
Ed è questo il presupposto, per altro, per il quale la Rete
ha partecipato al Governo, per il quale la Rete è proprio nata,
la Rete e i movimenti democratici Alleanza democratica. Si
trattava in questo senso ed è per questo ripeto la partecipazione
nostra al Governo di portare dentro il Parlamento, di portare
dentro la maggioranza, di portare dentro la Giunta di Governo il
senso di una rivolta morale, di una rivolta morale che è nel
Paese, di una rivolta morale che è nella Regione, di tutti quanti
continuano a sperare in una possibilità di cambiamento di questo
nostro status quo. Si trattava di fare nascere nella nostra
azione politica così come nel Governo e nel Parlamento, di fare
nascere questa nostra azione politica da una capacità di
raccogliere la sfida e di raccogliere la sfida che è attorno a
noi. Quel che oggi accade, purtroppo, onorevole Presidente della
Regione è uno spettacolo desolante così come ha già definito lei,
uno spettacolo desolante la caduta di tensione morale, di uno
sbriciolarsi di ogni attesa non termini, badiamo bene e lo dico
al collega Granata, di non sbriciolarsi ... non in termini di
azione di Governo, ma in termini di classe politica, di una sorta
di disincantato ormai differenza tipica da manuale gattopardesco
di Lampedusa, se così si potesse dire.
Stiamo rischiando tutti, stiamo rischiando, onorevole
Crisafulli, stiamo rischiando tutti di morire tra l'indifferenza
che noi stessi abbiamo prodotto e che abbiamo determinato anche
all'interno della stessa società civile A questo rischio il
nostro movimento, da maggioranza o da opposizione, si ribella. Il
compito che ci siamo assunti all'inizio era quello di mantenere
costantemente alto il livello, il livello della tensione dentro
l'azione di Governo o dentro il Parlamento che sia.
Altro, Presidente della Regione, altro è l'azione di
Governo Altro è il livello morale effettivo che ciascun
rappresentate di Governo singolarmente mette in atto
Ed è su questo...
Anch'io questa volta mi fermo: per noi questo è un dibattito
fondamentale in quanto può mettere o meno in crisi o in positivo,
così come la penso, la partecipazione nostra al Governo.
Gradirei, pertanto, che il Governo ascoltasse, che il Presidente
della Regione, sul quale riponiamo la massima stima e fiducia
ascoltasse, se il Presidente però non è distratto da altri
colleghi parlamentari, così come costantemente fanno.
Dicevo che a questo rischio di abbassamento di caduta di
stile, di quota, di indifferenza la Rete si è ribellata. Il
compito che ci siamo assunti sin dall'inizio era quello di
mantenere costante il livello della tensione morale dentro questo
Governo. Altro è l'azione di Governo, altro è il livello morale
effettivo che ciascun rappresentante di Governo singolarmente
evidentemente poi mette in atto. E su questo controllo della
legalità, delle azioni del Governo regionale che il nostro
movimento è chiamato a partecipare a questo Governo, ci sentiamo
di rispondere delle azioni di carattere governativo e non
certamente di rispondere delle azioni singole, di ogni singolo
deputato facente parte anch'esso del Governo stesso. Ecco perché
alcune volte il nostro movimento è stato anche critico con questo
stesso Governo. Il nostro gruppo parlamentare ha anche alcune
volte dissentito rispetto ad alcune scelte che alcune volte poi
hanno finito per essere minoritarie. Ma che immagine diamo,
Presidente, qui chiamo in causa il Presidente della Regione. Che
immagine diamo di questo Parlamento? Concedetemi che immagine
abbiamo dato, il Governo, la maggioranza, l'opposizione ma
l'interno Parlamento sul caso Palazzotto. Per ricordarlo agli
amici e ai colleghi presenti, il collega Palazzotto, il
sindacalista non collega, il sindacalista Palazzotto è stato
sindacalista della GCIL minacciato da certo non nobili uomini per
aver indicato le illegalità all'interno delle graduatorie
dell'ufficio di collocamento di Palermo. Motivi di sicurezza
hanno imposto che il dott. Palazzotto venisse trasferito da
Palermo a Roma, per risolvere questo problema o quanto meno per
dare un segnale determinante il Parlamento avrebbe dovuto, così
come è stato proposto dal nostro gruppo parlamentare approvare,
durante l'approvazione nell'approvazione della legge finanziaria
un emendamento che avrebbe dato un taglio a questo meccanismo
perverso che si è innescato all'interno del collocamento e dei
collocamenti. Questo emendamento è stato bocciato, noi che
eravamo la causa teorica di questo male abbiamo preferito
guardare oltre, ma al danno la beffa: il sindacalista è stato
trasferito, il collocamento ha approvato, signor Presidente della
Regione, la graduatoria dimostrando all'esterno, a chi uccide, a
chi ammazza, a chi quotidianamente mette a repentaglio la vita
della gente, che occorre soltanto minacciare una persona, poi
spostarla e poi, tanto, non succede nulla.
Questo dipende soltanto da questa Aula. Questo dipende,
Presidente so che lei la pensa come me, ma saremmo dovuti essere
più forti in quest'azione perchè sono queste le azioni che,
purtroppo, mi obbligano a criticare alcuni passaggi.
Quello che chiedo è, onorevoli colleghi, proviamo a negare
dinanzi all'opinione pubblica il fatto che un esponente di questo
governo è oggi inquisito per sospetta connivenza mafiosa, ci
auguriamo tutti che si chiuda positivamente, con il fato che
questo Parlamento ha tollerato, dico ha tollerato il caso
Palazzotto dimenticando le sue denunzie.
Ma che immagine diamo, lo dico agli amici dell'opposizione,
di Forza Italia non della opposizione tutta, che immagine diamo
delle forze che siedono in questo Parlamento, proviamo a negare
dinanzi all'opinione pubblica il fatto che un esponente è oggi
inquisito per sospetta connivenza mafiosa con il fatto che il
Gruppo di Forza Italia candida seraficamente al Parlamento
europeo nel collegio delle Isole, l'onorevole Dell'Utri per il
quale la Procura della Repubblica ha chiesto l'arresto poi negato
dal Parlamento nazionale.
Allora, noi diciamo e lo ribadiamo, noi della Rete Movimenti
democratici, esistono delle regole morali che sono più forti
delle regole giuridiche. Le regole giuridiche sono
importanti,sono necessarie ma non sono omnicomprensive. Ci sono
delle regole morali e questo lo abbiamo dalla opposizione, lo
diciamo da maggioranza, ci sono delle regole morali che sono più
forti delle regole giuridiche.
Un rappresentante del nostro Parlamento regionale, membro
del nostro Governo, è stato arrestato per sospetta collusione con
la mafia insieme ad altri esponenti del Governo nazionale e del
Parlamento nazionale.
Questo è il fatto di cui ci stiamo occupando. Allora io mi
chiedo e vi chiedo: cosa accadrebbe in questo Parlamento se
esistesse anche per i suoi membri l'immunità parlamentare? Come
si comporterebbe questo Parlamento se avesse dovuto concedere o
meno ma essere sottoposto ad una richiesta di arresto da parte
della Procura della Repubblica?
Questo è il livello della discussione. Onorevoli colleghi,
io credo che occorre dare un segnale di vita, un segnale di
novità. Se non lo facciamo resteremo fagocitati tutti:
maggioranza e opposizione da questa immagine squallida e
impietosa che si sta disegnando di quel che siamo come parlamento
siciliano ed anche come classe politica, e alla fine rimarranno
solo due alternative: la prima che è la peggiore, quella di
morire nella indifferenza della opinione pubblica; la seconda,
che è la migliore, è quella che peraltro auspico, di morire
spazzati via da quella stessa rivolta morale determinata
all'interno della società civile.
Quella rivolta morale che purtroppo non tutti siamo riusciti
a riportare all'interno di questa Aula e ad interpretare da parte
della società civile portandola all'interno di questo parlamento
regionale.
Allora, e mi avvio alle conclusioni, signor Presidente,
entrare al Governo per il nostro Movimento è stato lasciare
cadere, lo dico agli amici dell'UDR, con lealtà ogni
pregiudiziale nei confronti di chicchessia.
Ma la questione morale si porrà per noi che stiamo al
Governo, si porrà soprattutto sulle cose e sulla efficienza così
come positivamente ha dimostrato questo Governo.
Noi continueremo a mantenere ferma questa posizione.
Quello che ci chiediamo e che chiediamo al Parlamento
regionale è un segnale di vigilanza, di rigore che rimbalzi da
questo Parlamento al Parlamento nazionale.
Quello che chiediamo, per esempio, e perchè escluderlo
totalmente, è l'approvazione di un ordine del giorno, non per
forza in questa seduta, da inviare al Parlamento nazionale nel
quale si sottolinei l'esigenza di una vigile, severa, attenta e
rigorosa attenzione a tutti i livelli sulla questione morale,
soprattutto là dove il parlamento nazionale è chiamato a dare
risposte portate avanti dalle varie procure della Repubblica e
dalla Magistratura in generale. Chiediamo al riguardo la
solidarietà delle forze presenti in questo Parlamento senza
distinzione né di colore, senza distinzione di appartenenza
governativa, senza distinzione tra maggioranza e opposizione.
Non nutriamo e lo dicevo prima, alcuna pregiudiziale nei
confronti di alcuna forza politica tanto meno della forza
politica alla quale appartiene l'onorevole Castiglione. Però
occorre la consapevolezza che l'onestà individuale - dico
l'onestà individuale - sia prioritaria rispetto alla
partecipazione non al governo ma alla vita politica. Riteniamo
che l'onestà individuale, che ognuno di noi deve essere garante
di un alto livello di legalità. Ciascuno di noi poi la forza
politica, poi maggioranza e opposizione e poi governi sulle cose
che essi stessi producono.
Io credo che in questa Assemblea ci siano anche delle
energie fortemente positive che oggi occorre più di prima tirare
fuori. Questo è più di prima il nostro compito, questa è la
volontà del nostro Movimento che stiamo tentando con difficoltà
di portare all'interno di questo Parlamento e all'interno di
questo governo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Alfano. Ne ha
facoltà.
ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito di
oggi è stato originato da un accanimento specifico. E sebbene vi
sia stato un dibattito che ha avuto toni molti alti, a mio
avviso, di natura squisitamente politica vorrei riservare a
quell'accanimento proprio l'avvio di queste mie brevi
riflessioni.
Io non so se nel corpo di questo dibattito d'Assemblea vi
sia lo spazio per valutazioni di natura personale ma alla fine
siamo uomini in carne e ossa.E confesso pubblicamente in questa
Aula di avere provato profondo dispiacere per ciò che è accaduto
alle persone coinvolte nei fatti di Catania.
E dico che mai e poi mai mi è capitato di pensare anche nei
giorni del fastidiosissimo tam-tam dei mesi scorsi che la
battagli politica che il mio gruppo parlamentare sta conducendo
nei confronti di questi governo potesse legarsi ad eventi di
natura giudiziaria. Perché sono profondamente convinto che la
politica debba nella quotidianità riacquisire il proprio primato,
nella quotidianità misurarsi con la capacità che ogni forza
politica deve dimostrare nelle sedi istituzionali che sono i
parlamenti e le assemblee elettive la possibilità di manifestare
le proprie posizioni di governo e di opposizione.
Ed è con profonda tristezza che ho assistito al
comportamento di coloro i quali erano preposti anche sul piano
della pura estetica che in politica ha poi una sua propria
ragione d'essere alla difesa dei soggetti in questione. Ho
assistito ripeto ad un comportamento tutto sommato indecoroso e
squallido che dà la misura di come l'attività politica per
ciascuno di noi debba agganciarsi ed ancorarsi a vicende
politiche che abbiano un radicamento culturale, un fondamento
organizzativo e anche una idealità. Perché quando non c'è il
fondamento organizzativo ma soprattutto quando non c'è l'idealità
non c'è alcuna difesa che tiene, ma c'è solamente Hobbes, la
politica "dell'homo ominis lupus", in cui il "si salvi chi può"
diventa la regola dell'agire quotidiano.
E anche l'assenza oggi di molti assessori, forse di tutti
gli assessori dell'Udr all'interno dell'Assemblea, nel corso di
questo dibattito, in cui anche la presenza fisica avrebbe dato
testimonianza di solidarietà e probabilmente elemento simbolico
di un qualche cosa che certamente non so se nell'aria politica
complessivamente intesa, ma certamente che un qualche cosa che in
quella forza politica non va.
Eppure la questione della moralità in politica ha investito
sul piano più complessivo questo Parlamento che si è anche ripeto
con profondità interrogato su alcune questioni. E si è
interrogato su una situazione che io sintetizzerei in questo
modo. E cioè quale sia il contenuto oggi della questione morale
in Sicilia.
Io appartengo per mia tradizione culturale, per mia
formazione personale, a quel filone del cattolicesimo militante
che mette al centro l'uomo, con i propri vizi e le proprie virtù,
e che incardina nell'uomo la possibilità di essere peccatore o
virtuoso.
Ecco perchè mi viene solitamente difficile attribuire ad
intere aree politiche o ad intere forse politiche, come soggetti
di altra formazione culturale fanno il bene ed il male. Io sono
convinto che ciascuno di noi sia portatore in se del bene e del
male, e che nell'esercizio dell'attività politica esprima per
ogni singola azione, il bene o il male.
Io ritengo che però la politica abbia un compito, abbia il
compito di offrire delle regole che consentano agli uomini di
esercitare in un contesto di legalità la propria vocazione al
bene, e di disincentivare coloro i quali questa vocazione non
rappresentano perchè esprimono una vocazione al male.
Ed ecco perchè ho fatto personalmente, e le persone che ho
avuto modo di conoscere all'interno del movimento in cui milito,
hanno fatto personalmente - io dai tempi del movimento
studentesco, dai tempi del liceo, della lotta antimafia, della
lotta a questa grande cancrena che affligge il nostro popolo e la
nostra terra - una pregiudiziale morale ed una condizione
dell'agire politico.
Epperò occorre oggi fare un punto della situazione rispetto
al complesso legame che in Sicilia ha creato attorno al nesso
mafia-appalti- regole legislative, un circuito vizioso. Perchè
oggi, secondo me, si chiude con questo dibattito, onorevole
Presidente della Regione, la prima fase della dodicesima
legislatura, si chiude definitivamente - e spiegherò in appresso
perchè a mio avviso si chiude definitivamente la prima fase della
dodicesima legislature - perchè questa fase segnava la
conclusione di un percorso politico che voleva chiudere la fase
di transizione politica e legislativa generatasi dopo la fine
della cosiddetta prima repubblica.
La decima e la undicesima legislatura avevano segnato
l'apice, l'apoteosi di un meccanismo di mal governo della spesa
pubblica e di collusione pressochè organizzata tra la politica e
gli affari in Sicilia.
Tanti di noi non erano presenti, 67 di noi trasversalmente
distribuiti negli schieramenti parlamentari non erano presenti in
quelle legislature, e coloro i quali essendo presenti in quelle
legislature, ed oggi ancora qui presenti sono, hanno
evidentemente dimostrato alla giustizia e agli uomini, di essere
idonei ancora oggi a ricoprire dopo tanti anni questo delicato
incarico di deputato regionale. Eppure abbiamo vissuto una fase
che ciascuno di noi, candidandosi alle regionali nel 1996, si è
dato incarico di contribuire a chiudere la fase degli anni
ottanta, dello sperpero e della collusione.
Oggi alcuni fatti che si verificano in Sicilia, pongono a
ciascuno di noi il dubbio sul senso profondo della nostra
militanza politica e sul senso profondo dell'appartenenza a
questa assemblea elettiva, nonchè dei risultati che questa
Assemblea regionale siciliana ha in questi primi tre anni
raggiunto.
Ecco perchè mi pare assolutamente importante a questo punto
fare il punto della situazione, onorevole Presidente della
Regione, fare il punto sullo stato di applicazione della legge
10; fare il punto sullo stato delle certificazioni antimafia alle
imprese che si occupano di appalti in Sicilia; quanto è stato
efficace questo meccanismo; quanto questo meccanismo tuteli gli
imprenditori per bene.
Fare il punto su ciò che nella fase finale di questa
legislatura si potrà fare per ricostruire un sistema di regole
che consenta a ciascun parlamentare, a ciascun soggetto politico,
di vivere serenamente la propria attività e di affermare
all'esterno che un qualche cosa è stato fatto.
Eppure oggi noi dobbiamo prendere atto che la transizione
avviatasi con la fine della prima repubblica e della prima
regione, non si è conclusa, e che questa transizione infinita
rischia di determinare una transizione estenuata ed estenuante,
che secondo me può essere la precondizione che genera poi la
caduta di tensione nel sistema di controlli, siano essi di natura
giuridica o di natura morale. Questo è il tema profondo sul quale
oggi noi dobbiamo interrogarci: se quella transizione che noi
oggi stiamo prendendo atto di non essere riusciti a chiudere
abbia un punto di svolta che consenta di determinarne la
chiusura.
Noi abbiamo vissuto una stagione in quest'Assemblea
regionale, ed è la stagione dei governi di Centro destra, i
governi di un ideale di buon governo, i governi di un'illusione
forse che si potesse innestare con un sistema elettorale
proporzionale una logica maggioritaria in cui nella primavera del
'96, noi abbiamo ritenuto di credere indicando ai nostri elettori
di scegliere un modello di governo ed un modello di società che
era quello che noi portavamo al loro vaglio.
Abbiamo avviato un'azione di risanamento che si è conclusa
con le pesanti e drammatiche dichiarazioni di Peppino Provenzano
in quest'Aula, e forse ha ragione Fabio Granata quando alla luce
dei quindici mesi trascorsi da quel dicembre del 1997, si
interrogava forse serenamente, ma certamente responsabilmente,
sul senso di alcune omissioni di allora, sul senso di alcune
sottovalutazioni di allora, perché certamente vi era un dato ed
era la preoccupazione di una parte politica, di un'area politica,
di un soggetto politico, che vedeva che in questo Parlamento non
c'erano le condizioni per potere governare come si riteneva
all'inizio di potere impostare un'azione di governo.
E forse, nascondendo dietro il velo dell'inesperienza questo
comportamento, ci si illuse allora che appunto fosse la mera
inesperienza a determinare quel risultato, oggi i fatti ci stanno
dando torto, perché ci troviamo ad interrogarci su una questione
che rappresenta intrinsecamente l'autonomia regionale siciliana e
la capacità di autodeterminazione di questo Parlamento, perché
non è vero che noi non siamo in condizione di esprimere governi
disarticolati dal quadro nazionale in ragione della mera adesione
a logiche di partito.
Noi non siamo in condizioni di farlo perché non siamo stati
fino ad ora in grado di dimostrare di essere classe dirigente
rispetto ad un progetto di prospettiva, quindi, non è mancata
l'autonomia come conseguenza dell'azione politica romana, ma è
mancata l'autonomia come premessa di una capacità nostra di
innovare i percorsi politici anche in relazione alle esigenze del
nostro popolo e della nostra gente.
Questo è mancato in questo Parlamento e questo ha consentito
al ventre molle di quest'Assemblea, che si è candidato in una
logica maggioritaria e si è prestato a giochini di Palazzo, di
diventare determinante rispetto a qualsiasi soluzione.
Ecco perché noi poniamo due domande che per noi hanno un
significato inquietante nei confronti del Governo.
La prima domanda è se l'approccio è ipocrita o serio
rispetto alle questioni sulle quali oggi noi discutiamo.
Ed allora, per capire se l'approccio è serio o ipocrita, noi
chiediamo al Governo ed alla maggioranza in piena coscienza, se
si sono interrogati e se a questa domanda hanno dato risposta,
sul loro comportamento nel caso di parti invertite nella
situazione in atto.
Cosa avrebbero fatto loro se a governare si fosse trovato il
Centro destra? Noi chiediamo pubblicamente che ci venga data
risposta a questa domanda. Noi chiediamo di sapere dal Centro
sinistra quale sarebbe stato il comportamento a parti invertite,
così per la storia e per gli atti, perché non si sanno mai i
casi della vita e dei percorsi di quest'Assemblea.
In secondo luogo noi poniamo una domanda al Presidente della
Regione, il cui intervento ci è sembrato esprimere questa mattina
la piena consapevolezza sulla situazione di grande difficoltà che
la sua maggioranza ed il suo governo stanno vivendo, e la
consapevolezza spesso è la condizione per affrontare serenamente
percorsi futuri.
Noi chiediamo se questo Governo e questa maggioranza hanno
intenzione di continuare ad essere legati ad una logica di
ricatti d'Aula con maggioranze asfittiche, condizionate e
determinate da un solo parlamentare e quindi essere ancora
determinate e condizionate dalle logiche che ai ricatti d'Aula
possono essere conseguenti.
Queste due sono le domande fondamentali che poniamo al
Governo nel corso di questo dibattito, un dibattito che anche dal
punto di vista tecnico non ci consente, di fatto, di concludere
la discussione con un qualche cosa che rimanga agli atti, che dia
un significato di apertura nei confronti del nostro immediato
futuro.
Questo è lo scenario nel quale noi ci muoviamo e ci muoviamo
in uno scenario in cui noi rivendichiamo il senso più profondo
del garantismo di chi ritiene in un'epoca di riforme
costituzionali ancora valida quella norma della Costituzione che
attribuisce al cittadino il diritto, sacrosanto ed inviolabile,
di considerarsi e di essere considerato innocente fino a che non
giunga una sentenza definitiva, ed è un dato reale quello che noi
poniamo, un dato profondo di garantismo che si esercita nelle
condizioni della propria difficoltà, propria intendo dire
politico o partitica, e si esercita nelle condizioni della
difficoltà partitico politica altrui.
Ed ecco perchè mentre abbiamo preso atto del solito
atteggiarsi colorito ed inconcludente di Rifondazione comunista,
che trovandosi sempre nell'imbarazzo di chi deve dimostrare di
essere all'opposizione, non essendolo nei fatti, è costretto a
dare degli accenni di opposizione al Governo per poi debordare
sempre negli attacchi alle forze di opposizione, per cui
l'obiettivo di Rifondazione comunista non è questo Governo, di
cui Rifondazione stessa rappresenta la stampella, ma è sempre la
parte politica del centro destra, con grande disattenzione anche
rispetto alle questioni forti che oggi ci pongono interrogativi
inquietanti in quest'Aula.
Però comprendiamo, fatta salva questa precisazione,
l'atteggiamento continuisticamente giustizialista di Rifondazione
comunista; non comprendiamo, invece, la superficialità di
approccio di tante altre forze politiche rispetto a quello che si
è verificato, cioè il porre o non porre la questione della tenuta
del Governo in netta dipendenza della presenza o meno di un
parlamentare in più in quest'Aula, piuttosto che porre questioni
forti relativi al collante di questa maggioranza, al collante
politico ed alla prospettiva che si lega alla presenza, ancora
oggi, di alcuni partiti determinanti in quest'Assemblea
all'interno di questa coalizione, credo rappresenti, anche
simbolicamente, l'elemento che a nostro avviso ha più di ogni
altro deluso i siciliani e, secondo l'interpretazione
dall'esterno che noi diamo, il popolo del centrosinistra,
rispetto a questa esperienza di governo regionale, perchè è
un'esperienza che nasce dalla illusione prospetticamente forse
indotta dal malgoverno degli anni precedenti che il
centrosinistra avesse virtù salvifiche e che comunque, se
quest'alleanza non poteva, per le condizioni complessive del
sistema di funzionamento di questo Parlamento e di questa regione
essere in condizioni di dare risposte immediate e concrete,
comunque sarebbe stata nelle condizioni di essere riferimento
morale per la costruzione di un futuro e di un percorso diverso
rispetto al passato.
Questo non c'è stato e non c'è stato, però, neanche un
approfondito dibattito all'interno del centrosinistra su queste
questioni. E, allora, è l'assenza del dibattito al vostro interno
che ci preoccupa più che l'assenza dello strumento per porvi in
difficoltà, perchè, diceva bene chi ha detto che noi abbiamo
invece dibattuto sull'opportunità di porre o meno la questione di
fiducia e abbiamo deciso di non porla perchè+ abbiamo compreso il
dato reale dell'imbarazzo di chi non è in condizione di venir
fuori dal vicolo cieco da cui ci si è venuti a trovare.
E, allora, noi dobbiamo, probabilmente, lasciare questo
dibattito solamente al senso che le nostre parole hanno nei
confronti della interlocuzione istituzionale tra le forze
politiche, ma penso che le europee, la prospettiva che in Europa
si aprirà, io spero ed immagino, di un bipolarismo serio tra le
forze popolari europee e le forze che appartengono al partito
socialista europeo, determinerà un quadro di riferimento politico
ideale che possa consentire e consentirci di guardare più avanti.
Ma per guardare più avanti bisogna avere l'animo disposto a
comprendere che si è chiusa definitivamente una pagina, la pagina
del centro destra autosufficiente in quanto tale la pagina del
centro destra dell'estate del 1996 ma, e siate onesti nel
riconoscerlo, anche la pagina del centro sinistra vigoroso che si
presenta agli elettori con una prospettiva di governo stabile e
con una prospettiva di governo che affronta in termini seri le
questioni dei siciliani.
La sopravvivenza è un altro paio di maniche Io non escludo
che questa coalizione e questa formula possa ancora sopravvivere,
ma quando il governo diventa il fine e non il mezzo per garantire
la risoluzione dei problemi avviene la perversione della
quotidianità della gestione politica, e allora su queste
questioni apriamo un ragionamento ed apriamo un ponte per il
futuro, un ponte che nasce dalle regole, dalla necessità che vi
sia una legge elettorale ampiamente condivisa, dove i principi di
governabilità e rappresentatività siano con sapienza disposti in
un articolato normativo, dove la riforma della pubblica
amministrazione diventi la condizione per intervenire forse
nell'altro ventre molle che è quello della burocrazia e dove
questa Assemblea si qualifichi per la definitiva chiusura della
stagione delle leggi omnibus e per qualche provvedimento che
potrà essere individuato di natura portante per il risanamento
finanziario e la ristrutturazione e l'ammodernamento
dell'amministrazione regionale.
Questi sono temi che noi poniamo con pacatezza e crediamo
anche con una certa serietà di riflessione alla luce del
dibattito che al nostro interno si è svolto, immaginiamo che vi
sia la dovuta attenzione, perché se anche in questa circostanza
dovessimo registrare disattenzione approderemmo alla conclusione
che la vera questione morale non è la questione di un fatto, di
una circostanza giudiziaria, ma è la grande disattenzione
rispetto alle condizioni che oggi possono determinare in
prospettiva ulteriori immoralità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Manzullo.
MANZULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'otto
luglio del 1996 quando per la prima volta si insediò questo
Parlamento, io che per la prima volta entravo in questa aula mai
avrei creduto di partecipare ad un dibattito durante questa
legislatura su una problematica e su una questione morale.
Il problema che oggi stiamo affrontando mi colpisce nel
profondo del cuore, come uomo, come parlamentare, come siciliano.
E non sarei onesto con me stesso se subito non evidenziassi un
senso anche di angoscia e di imbarazzo nel prendere la parola,
convinto come sono che spesso e volentieri per quanto riguarda
qualsiasi discorso fatto da un uomo, ci sono due componenti
principali, c'è la componente della mente e la componente del
cuore.
Oggi posso essere anche trascinato da una componente del
cuore che potrebbe portarmi anche a sembrare di parte, quindi
cerco e mi sforzo di fare anche in senso equilibrato, far
prevalere e non soltanto la componente del cuore, ma di fare
prevalere per l'intelligenza e l'attenzione degli amici onorevoli
colleghi, anche preponderante il sentimento coniugato con la
mente.
Debbo subito accennare, ringraziare all'onestà mentale
dell'intervento dell'onorevole Granata, e voglio anche immaginare
e domandare a me stesso che tipo di definizione ognuno di noi
potrebbe darsi in questo momento se un cittadino sulla strada ci
chiedesse cos' è moralità.
Io me lo sono posto e mi permetto di porlo a tutta
l'Assemblea; forse qualcuno immagina la parola moralità un
contenitore che abbia delle caratteristiche, che abbia delle
forme, o forse qualcuno immagina di dare una risposta alla parola
moralità come un contenitore senza forma che acquista la forma
secondo il contenuto che ognuno di noi riesce a dare alla parola
stessa.
Allora sarebbe anche interessante sotto questo aspetto, nel
porci la parola moralità, che tipi di contenuti che ognuno di noi
pensa di dare a questa parola. E io sono convinto che immaginare
per un momento che ci possa essere la regola all'interno del
Parlamento come elemento costrittivo per seguire e percorrere la
strada della legalità è un momento di grande disagio, guai a
immaginare che possa esistere la legge che ci deve imporre la
moralità.
Io ritengo che chi riesce ad essere rappresentante di una
comunità non può immaginarsi optionals l'onestà e la moralità.
Ritengo anche che aldilà, a cui va tutto il rispetto per la
magistratura per il compito quotidiano e per la fiducia che noi
abbiamo di far prevalere la verità, chiunque assume anche
l'incarico di rappresentante del popolo giornalmente, un
tribunale quotidianamente che deve temere è il tribunale della
propria coscienza.
E debbo dire con grande amarezza: ho ascoltato gli
interventi che mi sembravano degli invertebrati che soltanto nel
periodo dell'amore fanno lo sforzo di ergersi un po' dallo
strisciare dalla terra. Gente che immagina di apparire soltanto
per i demeriti degli altri e mi rivolgo a chi si è servito di
questi microfoni: che senso ha nella vita immaginare di potere
apparire una volta ogni tanto aspettando soltanto, anche se fosse
vero, il demerito degli altri? Nella vita anche chi occupa una
carica istituzionale deve avere l'orgoglio e la spina dorsale di
apparire per meriti propri.
Allora, sotto questo aspetto, onorevole Presidente, mi
auguro che oggi questa pagina di questo dibattito possa essere un
momento anche di grande riflessione e l'amarezza che mi colpisce
che, aldilà della frase, quasi involontariamente dopo tre anni,
qualcuno immagina o tenta di condannare un collega amico a cui
ancora nessun tribunale ha dato la certezza della colpevolezza.
Questo è un senso di immoralità, questo è il vero senso
dell'immoralità, quando chi non ha titoli si erge a giudicare un
suo collega che è caduto, possibilmente - e c'è lo auguriamo
tutti di grande cuore - non dico ad una persecuzione giudiziaria
ma sicuramente a un qualcosa che la magistratura sicuramente
metterà in luce per far prevalere la verità.
Non voglio soffermarmi perché oggi la polemica potrebbe
sembrare anche di parte ma, sicuramente, avremo anche occasioni
ampie al di fuori di quest'Aula, per potere far prevalere quelle
che sono le condizioni di cui è il nostro credo.
Ed io posso assicurare - e qui abbiamo anche la fortuna di
esserci nove deputati della provincia di Agrigento - che mai, per
quanto ci riguarda e per cultura noi in altre sedi, anche in
situazioni diverse e diversificate, abbiamo utilizzato quello che
può essere, tra virgolette, il demerito della controparte come
momento di emergere o di apparire.
Noi ci siamo sempre fidati con grande umiltà, con grande
onestà a cercare di essere propositivi soltanto con i nostri
mezzi.
Certo, il governo Capodicasa ha accelerato, secondo il mio
punto di vista, quello che era nelle cose, e io lo dico con
estrema chiarezza e lo dico con grande convinzione, al di là
delle appartenenze e delle sigle, che subito dopo le europee o il
bilancio, una verifica andava fatta.
Non una verifica di confronto sull'opposizione, a cui va il
nostro rispetto per il ruolo che svolge, ma una verifica che
andava fatta fatta all'interno della maggioranza perchè era sorto
il dubbio forte, all'interno anche del singolo deputato Manzullo,
che a volte le piccole divergenze all'interno della maggioranza
non erano il problema della proposizione politica ma il problema
di chi si intestava la proposizione politica, quasi che ci fosse
un problema di conflittualità di apparire chi più chi meno.
E questo era un momento di malessere che non potevamo
permetterci all'interno di una maggioranza così risicata.
E allora se circa 15 giorni fa, venti giorni fa, tutt'Italia
ha visto, anche attraverso la televisione, dietro un tavolo la
presenza di Veltroni e anche dell'onorevole Fini, immaginando per
un momento che il loro stare assieme non era sicuramente uno
stare assieme per fatti prettamente di bottega o di utilizzo di
una legge che potesse servire ai partiti, ma che era un momento
di dare anche una risposta serena, e allora al Presidente
Capodicasa a cui debbo riconoscere un merito, e lo faccio ad alta
voce, che dopo forse 50 anni, ha dato il ruolo istituzionale alla
Presidenza come fatto di servizio; noi ci eravamo immaginati
sino ad ieri il Presidente come un qualcosa quasi inavvicinabile,
l'onorevole Capodicasa ci ha dato una lezione che è rimasto
Angelo Capodicasa a fare come servizio il Presidente della
Regione.
Allora, mi auguro che il Presidente Capodicasa, terminate
queste fatiche del bilancio, terminata questa tornata elettorale,
possa immaginare un programma di 3, 4, 5 punti, 2 punti in cui
all'interno dell'Assemblea si crei la maggioranza.
Ci fissiamo anche uno scadenziario, nell'interesse della
Sicilia, se siamo in condizione per un momento di non pensare
alle appartenenze ma di pensare una volta tanto al di là delle
parole ai nostri siciliani.
E questo è un momento di moralità perchè non fare ciò si
diventa ancora qui dentro immorali, perchè nasce il partito degli
eletti, nasce il partito del ricatto, nasce il partito della
presenza, nasce il partito del vuoto, nasce il partito dell'amico
quasi che deve essere pregato per venire a fare il proprio dovere
ed essere presente in momento particolare.
Allora, io che leggevo con grande passione Manzoni, voglio
un po' riportare quello che era il suo pensiero - io sono un
credente - 'Dio ci da un dolore per prepararci ad una gioia
maggiore.'
Io questo passaggio lo vivo come un dolore, non di
appartenenza di partito ma di appartenenza di collega di un
deputato che ancora senza essere giudicato sta vivendo uno dei
momenti forse più difficile, quello dell'uomo.
Ma mi auguro di considerarlo questo un sacrificio per tutti
noi, principalmente per il governo e che da questo momento
possano nascere anche le condizioni, all'interno di quest'Aula di
dare un governo, anche a termine che sia un governo non
dell'appartenenza ma il governo dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole La Grua.
LA GRUA . Signor Presidente onorevoli colleghi, nella seduta
del 27 di aprile, quando il Presidente Capodicasa informò l'Aula
delle note vicende che avevano visto come protagonista coinvolto
un assessore di questa Regione, io sono stato il primo fra i
deputati presenti a chiedere che si svolgesse in questa Aula un
dibattito politico per affrontare in questa sede in un clima di
auspicata serenità, per affrontare in questa sede un argomento
che era necessariamente affrontabile da questa Assemblea.
L'argomento era quello della questione morale, un argomento
che doveva necessariamente essere trattato perché gli avvenimenti
che erano accaduti imponevano che si trattasse della questione
morale.
Ebbene io cercherò di evitare in questa sede i toni
propagandistici anche perché non mi appartengono, questi toni
propagandistici in questa occasione il più delle volte vengono
usati da altri schieramenti politici specie quando nelle vicende
giudiziarie non sono coinvolte persone che appartengono a
quell'area o ad aree contigue.
Io certo non farò quello che attualmente nella mia provincia
sta facendo il partito dei democratici della sinistra che ha
letteralmente tappezzato i muri della città, della provincia di
Ragusa per additare al pubblico ludibrio e quindi per
stigmatizzare le vicende giudiziarie che hanno coinvolto un
deputato di questa Assemblea.
Io certamente non mi atterrò a questo modo di fare politica
perché non mi appartiene, mi asterrò da queste cose, anche perché
io preferisco giocare la partita andando a colpire la palla e non
l'uomo perché nei confronti dell'uomo, sia ben chiaro, io ho il
massimo rispetto, esprimo nei confronti dell'uomo la massima
solidarietà umana per una vicenda così grave nella quale egli si
trova coinvolto vivendo un dramma che nessuno di noi si augura.
Però bisogna affrontare questo argomento e bisogna fare una
analisi che deve essere magari spietata, ma una analisi va fatta,
una analisi degli accadimenti, una analisi della situazione
politica siciliana che ancora una volta si vede purtroppo
riportata alla ribalta della cronaca nazionale con una enfasi e
con un risalto che ci addolora e ci mortifica.
Noi eravamo convinti, cari colleghi, che dopo l'amara
esperienza della XI legislatura di questa Assemblea che vide
purtroppo accadimenti giudiziari caratterizzare quel periodo se è
vero come è vero che allora furono parecchi i deputati che
vennero incarcerati, che vennero indagati ed imputati noi
speravamo che questa esperienza fosse oramai buttata alle ortiche
e che con questa nuova legislatura non si fosse più verificato
qualcosa del genere.
Eppure oggi dobbiamo fare i conti con l'amara realtà e
l'amara realtà ci dice che abbiamo ben tre deputati di questa
assemblea coinvolti in vicende giudiziarie, due arrestati e uno
condannato in secondo grado ad una pena di tre anni ed
allontanato anche da questa Aula.
Vere sostituzioni già stanno dando un cattivo segnale,
qualcosa che noi non avevamo immaginato eppure questo si sta
verificando e questo ci amareggia quale componenti di questa
Assemblea parlamentare che ripeto non poteva mai fare presumere
che accadessero fatti del genere.
Allora bisogna vedere quali sono le ragioni per le quali si
stanno verificando queste cose, dobbiamo vedere qual'è la
questione morale della quale noi dobbiamo parlare e dobbiamo
vedere se le analisi alle quali è pervenuto il Presidente
Capodicasa nel suo intervento di questa mattina sia una
conclusione accettabile e condivisibile perché il Presidente
Capodicasa ha fatto riferimento alla questione morale cercando di
individuare la soluzione alla questione morale nelle riforme.
Certo le riforme sono indispensabili, certo le riforme
serviranno per cercare di risolvere la questione morale ma caro
Presidente non sono risolutive.
Le dovremo fare, abbiamo il bisogno di fare queste riforme,
la riforma elettorale che ci consentirà di abbandonare, di
mandare alle ortiche un sistema proporzionale che certamente
oramai ci mette all'ultimo posto nella classifica delle Regioni
italiane, dobbiamo fare la riforma della pubblica amministrazione
perché p qualcosa di avvertito in tutti noi e nella popolazione
siciliana, dovremo dare nuove regole agli appalti e già nel suo
intervento e in quello di Fabio Granata ed altri sono stati
indicate le vie da percorrere perché si possa una buona volta per
tutte applicare concretamente la legge sugli appalti attraverso
quei meccanismi che servono certamente ad allontanare dagli
appalti e da questo mondo particolare la mafia e la criminalità.
Certo bisogna fare tutte queste riforme ma ritengo che la prima
riforma da fare sia quella dei partiti, perché il male è lì,
perché se non riformiamo i partiti avremmo fatto ben poca cosa
perché, signor Presidente Capodicasa, a che servirà fare le
riforme quando a gestire queste riforme saranno sempre gli stessi
partiti che agiranno nella stessa maniera, gli stessi partiti che
recluteranno gli iscritti alla vecchia maniera, che
selezioneranno i candidati alla vecchia maniera, non
preoccupandosi di candidare magari soggetti immischiati in
vicende giudiziarie oppure soggetti condannati. Sono queste
quindi le riforme vere, la riforma dei partiti che dovranno
sbarazzarsi di certi orpelli che dovranno cambiare mentalità
perché dovranno depurare quelle che sono le loro formazioni
perché debbono dare ai cittadini la possibilità di eleggere
soggetti puliti, soggetti per bene, soggetti che momento in cui
andranno a rappresentare la cittadinanza e gli elettori avranno
le carte in regola per poterlo fare perché avranno dalla parte
loro l'onestà e la correttezza. Ecco perché è indispensabile che
la prima riforma la si faccia all'interno dei partiti perché poi
questa riforma dei partiti ridonderà necessariamente sulle
istituzioni che i partiti poi andranno a rappresentare. Ecco
quindi quello che noi intendiamo per questione morale. Una
questione che riguarda i partiti, una questione che deve essere
risolta dalle forze politiche. Allora signor Presidente, il mio
intervento a quest'ora dopo tanti interventi che hanno veramente
onorato questo Parlamento perché i toni sono stati pacati, i toni
sono stati generalmente sereni ed hanno consentito una
valutazione obiettiva perché non si è scaduto mai nell'attacco
personale nei confronti di esponenti politici che hanno avuto
disavventure giudiziarie, perché è giusto rispettare queste
persone fino a quando esse non dovessero essere condannate
definitivamente. Ma è necessario, signor Presidente, comunque che
questo Governo esamini la situazione con particolare attenzione e
tragga delle conclusioni anche da questa vicenda che ha purtroppo
coinvolto un nostro collega. E io dico, signor Presidente, a
conclusione di questo mio breve intervento che non chiederò le
sue dimissioni né annuncerò una mozione di sfiducia, lo ha fatto
già per Alleanza Nazionale Fabio Granata, io nella mia qualità di
capogruppo lo ribadisco perché è una questione che riguarda lei,
una questione che deve affrontare lei. Signor Presidente
Capodicasa se lei se la sente di continuare a governare con una
maggioranza così risicata, se lei se la sente di poter continuare
a fare ad ogni piè sospinto un ricorso a stampelle parlamentari,
se lei, signor Presidente, se la sente di governare facendosi
sostenere da un partito che purtroppo in questo momento è
coinvolto con i suoi esponenti regionali più autorevoli in una
brutta vicenda, in un intreccio tra mafia, politica e appalti, se
lei se la sente continui pure ma dovrà darne conto ai Siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spagna. Ne ha
facoltà.
SPAGNA. Signor Presidente, cercherò di essere breve anche
perché questo dibattito non mi sembra abbia raccolto un
grandissimo interesse tra i colleghi deputati nonostante
l'eclatanza dell'avvenimento.
Penso che quanto sia successo sia grave anche se rivolgo
agli amici cui sono stati coinvolti l'augurio personale ed umano
di chiarire rapidamente la loro posizione processuale e anche
perché stiamo parlando di una attività oggetto di una indagine
giudiziaria che non riguarda, che non ha attinenza alcuna con
l'attività svolta dal Governo regionale ed in particolar modo
dall'assessore Castiglione che è la persona coinvolta
nell'indagine e quindi in questo mandato di arresto.
Voglio limitarmi a confermare alcuni aspetti essenziali
della nostra partecipazione alla maggioranza di centro-sinistra e
al Governo. Innanzitutto la volontà di esprimere una cultura di
Governo, oltre che di attività di Governo, che non si limiti a
declamare, come avviene, la legalità.
Io accolgo alcuni rilievi che sono stati fatti da questa
tribuna, questa tendenza tutta siciliana ad enfatizzare la
cultura della legalità ma ad essere omissivi poi negli atti
concreti, dove si misurano la legalità e i comportamenti
seriamente legali.
Noi a questo rito, che vede partecipi alcune facce toste,
non volgiamo partecipare. Credo che la prima cosa importante sia
quella di un progetto di governo capace di mutare radicalmente il
clima politico ed il sistema politico amministrativo regionale.
Io penso, senza voler enfatizzare, le cose che abbiamo fatto
in questi cinque mesi, che sia difficile contestare alla
maggioranza di centro-sinistra di essersi mossa in una direzione,
sarà poco quello che abbiamo fatto, indubbiamente lo è rispetto
alle tante cose da fare, ma una cosa va detta, che ci siamo mossi
nella direzione giusta. Questo è già un segnale.
Lo scioglimento degli enti economici, la legge-voto per la
riforma del sistema istituzionale, per la riforma dello Statuto,
una finanziaria che ha indubbiamente un contenuto di risanamento,
di controllo di gestione, il tentativo - che il tempo dirà se è
riuscito o meno - di bloccare alcuni centro di spesa che erano
stati messi in moto da questa Assemblea in automatico e quindi
producevano di anno in anno una spesa senza alcun controllo, sono
state queste nei fatti le fonti di corruzione e di abuso che sono
avvenuti all'interno dell'Amministrazione regionale.
Io credo che da queste cose bisogna continuare a lavorare
con queste cose che necessitano comportamenti coerenti in grado
di sviluppare, soprattutto sul piano normativo, una situazione di
equilibrio finanziario che significa per noi innanzitutto il
disboscamento di una legislazione regionale caotica e confusa, e
significa sostanzialmente, continuare nel processo di
modernizzazione del sistema amministrativo regionale.
I passi avanti in questo senso sono stati ripetuti da tutti
gli oratori, io li faccio miei e cioè un'ampia riforma
dell'Amministrazione regionale che ne snellisca le competenze che
appartengono alle amministrazioni soprattutto territoriali, e
naturalmente una nuova legge elettorale a statuto invariato in
senso maggioritario e bipolare capace di garantire la
governabilità del sistema e capace di ricondurre il
sistema-regione ad uno standard organizzativo in linea con quanto
avviene nelle maggiori regioni d'Europa.
Credo che questo che sembra poco a dirlo, potrà sottrarre la
Regione e l'Assemblea al pendolarismo di alcuni a quel
trasformismo che sembra un tratto endemico della nostra
Assemblea.
Questa è una questione morale, non voglio addentrarmi nella
polemica che è stata sollevata, ma non c'è dubbio che per
esempio, noi che abbiamo accettato come Partito popolare l'idea
di innovare lo Statuto inserendo l'elezione diretta del
Presidente della Regione pur non essendo per tradizione e per
cultura politica, non abbiamo mai associato la stabilità del
Governo alla elezione diretta del Presidente della Regione, però
ci siamo convinti a sostenere, a promuovere e e ad approvare
questa importante innovazione, perchè abbiamo pensato che
interrompere in maniera radicale la gestione assembleare
assembleare che si è determinata negli ultimi decenni in questa
Assemblea fosse un fatto di grande importanza politica. Quindi
abbiamo pensato che ciò che è avvenuto negli enti locali
siciliani con l'elezione diretta del sindaco e del presidente
della provincia con risultati e con ricadute che oggi io reputo
ancora positive, abbiamo pensato che la identica cosa possa e
debba avvenire all'interno dell'Assemblea regionale.
Ecco perché l'esito del referendum anti-proporzionale, con
una quota bassissima di partecipazione al voto - in Sicilia
abbiamo raggiunto appena il 38 per cento - non mi ha
assolutamente convinto di cambiare convinzione rispetto a quanto
era stato da noi concordato nel patto di governo che ha dato
luogo al governo Capodicasa. Cioè a dire una legge elettorale in
senso maggioritario e bipolare capace di assicurare la stabilità,
superando una fase che noi riteniamo estremamente negativa che è
quella del proporzionalismo puro.
Io penso anche che le vicende giudiziarie di queste
settimane, pure eclatanti che siano, richiedono rispetto.
Rispetto, come è stato detto, verso la Magistratura inquirente
per l'azione che essa ha svolto e svolge in difesa della
legalità, per altro per nome e per conto del popolo italiano, e
per altro rispetto ad accuse complottistiche che sono tutte da
dimostrare. Ma rispetto altresì, altrettanto importante, nei
confronti di chi è stato coinvolto in questa vicenda. Perché
ormai abbiamo visto che quanti nella legislatura scorsa, quanti
amici e colleghi sono stati coinvolti in vicende giudiziarie
eclatanti per poi essere giudicati dopo appena pochi anni
completamente estranei alle vicende allora addebitate anche se il
colpo inferto nei confronti di un politico - voi sapete - che è
un colpo difficilmente rimarginabile.
Quindi anche qui il clima della gran parte degli interventi,
di chi è intervenuto, di sostanziale serenità rispetto a questa
vicenda, mi sembra il clima giusto per commentare le cose che
sono accadute.
Ci sono ricadute legislative sulle cose avvenute? Devo
dirvi, a nome del mio partito, che noi siamo disponibilissimi e
siamo in un certo senso fortemente interessati perché l'Assemblea
- con un disegno di legge o con atti normativi a parte -
intervenga su alcuni settori.
Si è parlato in materia di appalti di una applicazione
integrale della legge 10 e quindi di ridurre fortemente le
stazioni appaltanti. Io, sul piano personale, devo dirvi che sono
un pò perplesso che questo meccanismo operativo riesca veramente
a soddisfare le tante esigenze che ci sono in tanti comuni, in
tanti enti locali. Però è un passaggio che tutto sommato ritengo
inevitabile e che vada sperimentato.
Mi auguro che l'Amministrazione regionale in un certo senso
lo sappia definire sotto il profilo organizzativo. Perché il
rischio che una innovazione così importante, che fu oggetto di
lungo dibattito all'interno dell'Assemblea nel momento in cui fu
varata la legge 10, non si traduca in un fermo di tutta
l'attività edilizia che sarebbe tragico per l'economia della
nostra terra. Anche perché la legge 10 all'inizio non ebbe un
esito positivo, ma determinò, purtroppo, il fermo di attività
edilizie. Quindi vorrei che questo provvedimento fosse varato
tanto rapidamente quanto con molta consapevolezza e coscienza
organizzativa affinché il meccanismo funzioni a pieno ritmo così
come deve funzionare per mettere in moto risorse economiche,
appalti e costruzione di opere pubbliche.
Ci sono altri terreni di indagine. L'onorevole Granata ha
fatto riferimento al terreno della burocrazia dicendo delle cose
che io personalmente mi sento di condividere, di una burocrazia
che pur essendo stata molto spesso partecipe di attività, per
anni, per non dire per decenni, poi resta sostanzialmente
immutabile in base alle leggi sulla dirigenza, e che sembra non
dover rispondere mai delle cose che fa e delle cose che non fa.
Terreno estremamente delicato, che può essere affrontato
compiutamente in sede di riforma della pubblica amministrazione,
e soprattutto in sede di riforma della dirigenza regionale.
Ci sono altri terreni di indagine, che io mi sentirei di
proporre: è stato qui dato un segnale, per esempio, attorno a
sindaci, ad amministrazioni comunali; spesso si sono determinate
delle piccole oasi di abusi fatti di esperti, di consulenti, di
una miriade di persone che vengono coinvolte senza che negli
esecutivi, nei consigli comunali ne sappiano niente. Fu sollevato
in quest'Aula, a proposito della legge elettorale, il tema delle
determine sindacali, che è un tema estremamente ampio perchè lo
spazio offerto per snellire la macchina burocratica a volte si
può anche tradurre, spesse volte si traduce in un abuso.
Questo è un terreno di grandissima delicatezza, perchè
intervenire su questo terreno significa, in un certo senso
mettere le mani dentro la macchina burocratica che abbiamo creato
con la l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti della
provincia. Però non possiamo chiudere gli occhi, perchè ormai le
determine, i cottimi fiduciari e questo terreno della consulenza
e degli esperti, sia diventato un gran terreno di coltura dove si
rinnovano le vecchie clientele di un tempo e dove spesso non si è
neanche molto garanti degli abusi che vengono operati.
Altro terreno sul quale mi permetto di segnalare sono le
modalità che io trovo estremamente antiquate, con cui vengono
approvati, elaborati, proposti ed approvati i piani regolatori e
i piani di recupero e i piani particolareggiati, all'interno
delle città, che sembrano essere diventati un appannaggio
esclusivo degli uffici tecnici e di alcune forze economiche, dove
la classe politica è investita soltanto in ultima analisi, e
spesso delle vicende urbanistiche gli amministratori, siano essi
sindaci, siano essi gli assessori, forse non ne capiscono
assolutamente niente. Tutta la storia del nostro abusivismo
edilizio è tutta una storia - posso dirlo io per averlo vissuto
da amministratore - di cui l'amministratore locale non ha avuto
assolutamente contezza perchè si è maturata alle spalle e grazie
ad una legislazione regionale che allora consentiva, per non dire
che promuoveva l'abuso edilizio, in un certo senso dando una
garanzia di immunità a chi lo metteva in opera. E il comune era
un ente disarmato di fronte a questa invasione del territorio.
Quindi tutto quello che può significare, anche in sede
regionale, un ripensamento delle norme in tema di appalti, in
tema di corruzione, in tema di burocrazia, una capacità di
affondare la nostra indagine per quello che riguarda la realtà
territoriale degli enti locali e degli enti pubblici economici,
io credo che debba essere non oggetto di un dibattito
estremamente distratto, ma debba costituire oggetto di una
indagine più seria che può essere affrontata anche guardando al
lavoro svolto sia dalle varie commissioni legislative, che dalla
commissione antimafia.
Naturalmente era inevitabile che anche in questa occasione
si parlasse di ricadute politiche: c'è chi ha fatto riferimento
alla esiguità della nostra maggioranza; chi ha fatto riferimento
a possibili cambi di campo da parte di singoli deputati, che
indeboliscono i numeri della nostra maggioranza.
Ora io non voglio addentrarmi su questo terreno, anche
perchè in un certo senso noi siamo pienamente consapevoli della
ristrettezza dei nostri numeri e della esiguità di questa
maggioranza, anche se siamo altrettanto coscienti di avere fatto
in questi mesi nient'altro che il nostro dovere, applicando un
programma e i punti che avevamo definito con grande chiarezza di
fronte a questo Parlamento e di fronte all'opinione pubblica.
Ora io non voglio, come diceva l'onorevole Alfano,
fare resistere il Governo e la maggioranza, come dire in una
sorta di accanimento terapeutico. All'inizio del nostro
dibattito politico mi sono permesso di dire, a nome del partito
popolare, che per me era una vicenda assolutamente inimmaginabile
in un certo senso portare il mio partito in una situazione di
difficoltà o non prendere atto delle situazioni di difficoltà che
si fossero via via determinate e quindi, questo convincimento che
ho avuto modo di esprimere nel momento in cui si è formato il
governo Capodicasa, lo ribadisco anche in questa sede, anche se
in maniera molto breve.
Dico soltanto che il passaggio della finanziaria è stato un
passaggio che ha visto allargare i confini della maggioranza e
che è dovere della maggioranza di Centro sinistra, in un certo
senso, verificare se la disponibilità espressa da altri gruppi
parlamentari e da un altro parlamentare come quella del
professore Martino, che ha confluito, che ha dato un voto di
fiducia chiaramente al Governo ed alla sua finanziaria, siano
diciamo, apporti momentanei o siano viceversa, per la serietà
degli interlocutori, degli apporti che possono dare alle forze
politiche della maggioranza di Centro sinistra, la sensazione di
potere contare su numeri certi e quindi, sulla concreta
possibilità di sviluppare un'azione di governo.
Io credo che all'indomani dell'approvazione del bilancio il
presidente Capodicasa, in uno con le forze politiche di
maggioranza del Centro sinistra, non possa non avviare una
verifica di questa natura e quindi vedere se l'azione del Governo
è supportata, se quest'Aula può sorreggere dei passaggi di grande
difficoltà come saranno sicuramente quelli della legge elettorale
e quelli della riforma dell'amministrazione regionale, quindi, la
verifica annunziata, come si suole dire, e qui riprendo l'impegno
espresso dall'onorevole Capodicasa, non può non avvenire con
quella chiarezza che ci richiede il Parlamento regionale e
l'opinione pubblica siciliana.
Detto questo, io non credo che i rapporti, in questo ultimo
scorcio di legislatura, tra maggioranza ed opposizione possono
essere codificati da una maggioranza esigua soprattutto quando si
verifica una grande convergenza di intenzioni e di intenti sugli
obiettivi da raggiungere e che vanno come abbiamo già detto dalla
legge elettorale alla riforma della pubblica amministrazione, per
citare i primi due esempi.
Quindi, io ritengo che la fantasia politica, che il nostro
sforzo di superare una fase, che è stata definita anche dal Polo,
di transizione per andare ad un sistema di bipolarismo compiuto
ci debba fare immaginare una stagione diversa dove finisce, io
credo che sia finita con la finanziaria una tattica tipica di
quest'Assemblea del fare e del non fare fare, perché ormai c'è
un'opinione pubblica siciliana avvertita che comprende
perfettamente quali sono i comportamenti dei gruppi politici e sa
esprimere dei giudizi.
Il terreno di confronto semmai è un altro. Il terreno di
confronto è chi sa proporre le cose migliori per la Sicilia, chi
sa essere un protagonista vero ed autentico nel processo di
modernizzazione delle nostre strutture istituzionali ed anche
delle strutture burocratiche, quindi, la fase politica che si
apre all'indomani delle elezioni europee è una fase che a mio
avviso deve essere vissuta con estrema chiarezza, ma anche con
una consapevolezza diversa, perché al di là dei ruoli che saranno
prefigurati di maggioranza e di opposizione, è evidente che un
cammino comune può essere individuato e percorso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Certo.
Ne ha facoltà.
LO CERTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che le
opposizioni hanno fatto un errore, probabilmente, a non porre la
questione di fiducia, perché se l'interesse sulla questione
morale è determinato dalla presenza che c'è in Aula, io non lo so
se quest'Aula è autorizzata, non solo ad affrontare ed a
risolvere, ma solo parlare di questione morale.
Siccome stiamo parlando di un fatto specifico io voglio
affrontare il fatto specifico, fare una riflessione e poi anche
vedere se la questione politica può avere delle ricadute.
Stiamo parlando di arresti che riguardano l'appalto
dell'Ospedale "Garibaldi". A Catania i primi arresti per
tangenti, corruzioni e via discorrendo sono cominciati una
ventina d'anni fa, sempre sulla sanità. Ricordo gli onorevoli
Caragliano, Platania, tanti altri ...
PIRO, assessore per il bilancio e le finanze. Dieci anni fa.
LO CERTO . Anche prima. Tutte questioni legate ad appalti
all'interno della sanità che, badate, anche il modo come poi
vengono costruite non sono ininfluenti rispetto ai risultati.
Io voglio fare una premessa e mi assumo le responsabilità
delle cose che dico: io ho una sensazione, in questa vicenda tra
suocero e genero, non lo dico per ridere perchè so anche la
gravità delle cose che sto dicendo, io ho l'impressione che il
suocero si sia comportato come quelle donne che fanno il mestiere
più antico del mondo e quando raggiungono una certa età e non
vengono più apprezzate si guardano intorno per vedere se in
famiglia c'è qualcuno che può soddisfare meglio di lei stessa le
voglie dei clienti. Io credo che forse è questa la situazione che
si è verificata in questa fattispecie.
Io desidererei che ci fosse anche l'onorevole Pagano perchè,
vedete, senza volere mettere in discussione e in difficoltà
gruppi o persone, però questa vicenda nasce durante la gestione
dell'onorevole Pagano Assessore, quando il sindaco di Catania,
onorevole Bianco, manda una lettera all'Assessore Pagano dicendo
di intervenire su questa vicenda, lanciando un allarme perchè
c'era una ditta che sollevava eccezioni sulle procedure, sul modo
come si erano svolte le procedure dell'appalto.
L'onorevole Pagano, probabilmente con una lettera preparata
dagli uffici, che lui non so se ha letto bene, ma era in quel
periodo quando governava il Polo e io voglio fare una differenza
in queste cose, non si può mettere nel mucchio tutto il Polo,
perchè assumono anche atteggiamenti e comportamenti diversi. C'è
chi crede alla questione morale, e c'è una parte del Polo che ci
crede, ed è il Polo delle libertà, c'è invece il "polo delle
impunità" che si comporta in maniera diversa in queste
circostanze e qua c'è una differenza, qualcuno voleva una
risposta, c'è una differenza di stile, più che di sostanza,
perché quella parte del "polo delle impunità" e non la parte del
Polo delle libertà, certamente se si fosse trattato di una
vicenda che interessava un componente del proprio governo avrebbe
gridato alto e forte contro la magistratura che voleva
stravolgere maggioranze e governo; l'unica cosa di diverso che
c'è stata, e c'è stata questa differenza di stile, è che nessuno
ha gridato contro la magistratura, come se la stessa fosse
intervenuta per modificare maggioranze o intervenisse in vicende
politiche.
E, dicevo, che l'Assessore rispondeva quasi stizzito,
dicendo che nel merito l'Assessore delle osservazioni riteneva
condivisibile le puntuali argomentazioni rassegnate nella propria
nota di riscontro n. 1709 dal direttore generale dell'azienda
ospedaliera interessata, cioè il dottore Mangione, e diceva
ancora, se si voleva essere chiari sino in fondo, "lo scrivente
non può esimersi dall'esprimere qualche perplessità per un
intervento che promanando da una figura istituzionale avrebbe
potuto limitare ad una, se pur circostanziata ,richiesta di
notizie all'azienda interessata o direttamente all'assessorato".
Onorevoli colleghi, è una questione che interessa l'azienda
Garibaldi, qualcuno è disinteressato e disattento perché poi non
sa e non capisce come si costruiscono gli affari, perché
successivamente in commissione sanità è successa un'altra cosa
in quel periodo, che il Governo aveva dimenticato di finanziare
la costruzione del nuovo ospedale Vittorio Emanuele e 115
miliardi, sempre da quell'assessore, sempre da quel Governo,
erano stati scaricati sull'ospedale Garibaldi per ristrutturare
una struttura che il piano regolatore voleva non esistesse più.
Sempre in quel periodo e sempre da quel Governo e sempre
da quell'assessore si prepara, e di questo si tratta e su questo
io desidererei il Governo stesse attento, questo affare di 40
miliardi l'anno su 118 dove il Governo con una convenzione si
consegna mani e piedi a Croce Rossa senza che la stessa possa
assicurare le postazioni ed i servizi E' un affare di 40
miliardi l'anno e poi non ci preoccupiamo se in certi affari
organizzazioni malavitose magari si possono inserire quando non
c'è un controllo attento sulle questioni e sulla gestione delle
cose.
Non credo che ci sia di andare oltre su questo ragionamento
tranne il fatto che ci sono alcune terapie preventive che
comunque vanno fatte, alcune azioni di prevenzione, le terapie si
fanno dopo, per evitare che il malaffare si inserisca nella
pubblica amministrazione.
Credo che ha fatto bene e sta facendo bene la commissione
antimafia, ed in particolare il suo presidente nel dire, nel
cercare di trovare certamente contraddizioni all'interno di
comportamenti che la pubblica amministrazione poi in un certo
senso copre.
Io non ho mai visto il politico che va a rubare la mela. Il
politico esprime volontà, poi sono i burocrati che preparano le
carte, a volte le falsificano, a volte le sistemano, e il
politico appunto a volte paga perché anche in termini di
immagini, mentre probabilmente quei burocrati sono sempre là,
mantenuti e sostenuti dalla stessa politica.
Questo è uno dei temi da affrontare in maniera prioritaria.
Ce ne sono due. E' stato detto la riforma elettorale e la riforma
della pubblica amministrazione. Su questo non credo che ci siano
maggioranze che tengono. Credo che debba essere fatto il
bilancio, presto, ma su queste vicende non credo che ci possano
essere maggioranze precostituite perché io il giorno più brutto,
sinceramente, l'ho sentito, della mia vita all'interno di questo
Parlamento, di breve durata, l'ho passato quando una maggioranza
che era uscita, questa nuova maggioranza, ha dovuto nello stesso
giorno incassare; forse la cosa più bella quando si è votata la
legge voto in quest'Aula, votata da tutti, io quel giorno ero
contento, felice, perché per la prima volta si faceva una cosa
che modificava e in un certo senso dava riscontro anche alle
risposte che la gente ci chiedeva, quando ci siamo impegnati in
campagna elettorale.
Però lo stesso giorno, nel pomeriggio, si è verificato un
fatto che ha offuscato questa giornata, cioè quello che poi
qualcuno della maggioranza può diventare opposizione, può
modificare equilibri e vanno preparate situazioni e regole per
evitare che queste cose continuino a succedere.
E io credo che non sui numeri, signor Presidente, ma sulle
cose da fare. Vede, nel suo programma alcune cose importanti già
lei le ha fatte, restano alcune cose da fare, importanti
certamente, come dicevo la riforma elettorale e la riforma della
pubblica amministrazione, forse le cose più importanti, più
delicate, più serie.
Su queste cose io ritengo che si debbano fare con quelle
rappresentanze politiche autenticamente riformiste, la gente che
crede ad un bipolarismo vero, serio e praticato; io non sono tra
quelli che dicono che si possono fare larghissime maggioranze.
Io mi preoccupo di quelli che vogliono stare dentro per
boigottare. Le cose che devono essere fatte devono essere fatte
con coloro i quali ci credono e sulle cose da realizzare trovare
maggioranze che diventano maggioranze politiche, anche se
transitorie, ma per realizzare progetti e programmi che
finalmente diano chiarezza e serenità e in questo caso anche
legalità all'interno di quest'Aula per cui si partecipa per
realizzare, non si partecipa per boigottare. Quindi non
maggioranze grandissime, le maggioranze che servono per chi ci
crede e con chi ci crede a realizzare quelle cose per completare
il suo programma. E non credo che per forza deve essere questa
maggioranza, ci sono forze che in questa maggioranza non credono
alla realizzazione di quei due importanti argomenti così seri e
ci sono forze nell'opposizione che ci credono e ci credono
seriamente, quindi maggioranze per le cose da fare dopo le
elezioni europee e così poi magari ognuno torna alla politica con
la "P" maiuscola stabiliamo regole che diano la certezza e
serenità per il futuro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha
facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che non si
può fare a meno di segnalare che è perlomeno singolare che un
dibattito di questo tipo, richiesto un po' da tutti, per la
verità, ma soprattutto dall'opposizione, si tenga ormai in
un'Aula quasi vuota, tranne la presenza delle persone più
sensibili, permettetemi di dirlo non per esprimere un giudizio,
che ritengono invece l'argomento un'argomento serio e su cui deve
essere evidentemente necessario escludere qualsiasi forma di
propagandismo se così si può dire.
Io credo che le vicende giudiziarie che hanno coinvolto
rappresentanti di questo Parlamento e del Governo del Presidente
Capodicasa sono un fatto grave, che nessuno può ridurre a una
sterile quanto ridicola strumentalizzazione politica. E di
questi interventi, permettetemi di dirlo, passerò per antipatico
ma ne ho sentiti.
Non è il momento, io credo, nè dello scontro nè delle
polemiche.
Abbiamo l'opportunità, ritengo, invece, di riflettere e di
prendere le necessarie misure per difendere le istituzioni
siciliane; non è certo in gioco il futuro di un governo o di una
maggioranza, sarebbe miope ed inutile ridurre tutto ad un
problema di equilibri politici dimostreremmo che stiamo
semplicemente discutendo solo per discutere.
In discussione c'è il futuro e la dignità di questa
Assemblea e dell'amministrazione regionale, siamo chiamati
volenti o nolenti, a dare una risposta concreta ad una nuova ed
inaspettata crisi della classe dirigente dell'Isola.
Non ci sono, dunque, permettetemi di dirlo, differenze in
questo campo fra maggioranza ed opposizione, in altri campi si,
eccome.
Siamo tutti con compiti diversi, comunque, classe dirigente,
nessuno può tirarsi indietro o puntare il dito accusatorio.
Ha ragione, e non lo dico solo per spirito di parte, ha
ragione il Presidente Capodicasa quando chiama a raccolta tutte
le espressioni politiche del Parlamento per una sorta di
mobilitazione della ragione, della riflessione e del modo come
vedere di andare ancora avanti.
E' l'intera Assemblea ad avere la responsabilità di indicare
in maniera netta ed inequivocabile anche certamente se per linee
generali, il percorso che deve essere seguito per cambiare le
regole e soprattutto i comportamenti di chi intende occuparsi
dell'amministrazione pubblica.
Nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'ex assessore
regionale all'industria, non ci sono vincitori e non ci sono
vinti. C'è al contrario una classe politica che deve interrogarsi
sulla sua delicata e importante funzione ancora una volta.
E sui compiti che devono essere assolti in questo scorcio di
fine millennio.
Abbiamo rispetto e fiducia nei confronti della magistratura,
non gridiamo al complotto o all'errore così come si affannano a
fare troppo spesso esponenti di altre forze politiche.
Noi non dobbiamo, mi deve essere permesso dirlo seppur
sommessamente, e lo dico all'onorevole Caputo con rispetto e con
fermezza, mettere in campo ipotesi di nuovi segretari dei
Democratici di Sinistra per rompere particolari equilibri. E per
un semplicissimo motivo: i democratici di sinistra, PDS prima, e
prima ancora PCI, hanno dalla loro parte una storia, una storia
leggibilissima, una storia che non debbo io definire limpida, ma
una storia che tutto sommato è fatta di uomini onesti che hanno
pagato anche con la vita per lottare contro il malaffare e contro
la mafia.
Persone che per anni sono state seduti in questo Parlamento
e la cui dignità e la cui onestà e l'antimafiosità non debbo
dirla io, non debbo misurarla io.
Quindi non abbiamo bisogno di vedere in che misura qualcuno
o i segretari nazionali o i dirigenti nazionali vengono in
Sicilia per rompere equilibri, sono cose che non si debbono dire.
E nemmeno vogliamo entrare nella questione di merito
sollevata dai magistrati.
Io credo che dobbiamo fare una cosa molto chiara e lineare:
chiedere, e questo vale per tutti, di fare presto. Sembrerebbe
una contraddizione e una forzatura.
Io credo, però, che chiedere di fare presto quando si
ricoprono incarichi politici e quando si fa politica non è una
forzatura. E' importante fare presto, accertare i fatti,
ristabilire la verità storica, chiamiamola così, giudiziaria,
evidentemente un fatto importante.
E io credo che non c'è da stancarsi quando ognuno di noi
dice che la questione morale rimane un punto di riferimento, deve
rimanere non può che rimanere un punto di riferimento dell'azione
politica.
Io dico che per noi è così, ognuno evidentemente si attrezza
e dichiara quello in cui crede.
Noi non siamo abituati a ragionare secondo convenienze o
circostanze contingenti, non lo vogliamo fare riteniamo che sia
sbagliato, non diremo mai che quando si è alleati con noi si è
buoni e quando non si è alleati con noi allora si pecca di
moralità, non lo diremo mai. Perché lo riteniamo profondamente
sbagliato sui temi della giustizia, siamo stati e continuiamo ad
essere intransigenti, è questa la garanzia che abbiamo fornito
nel corso di questi decenni ai siciliani e ai gruppi politici.
Io credo che ognuno di noi può dire che non resteremo un
solo giorno alla guida della Regione se non ci saranno le
condizioni per portare avanti un vero programma di riforme, non
siamo attaccati alle poltrone, siamo al servizio dei cittadini,
lo abbiamo fatto articolando una opposizione dura ad un sistema
di potere che abbiamo contribuito a ridurre ma non a sconfiggere.
Lo stiamo facendo da posizioni di Governo nell'intento dichiarato
a disegnare una svolta politica.
Lavoreremo per la certezza quindi del diritto e dei diritti,
lavoreremo per la legalità e contro ogni forma di sopraffazione e
di criminalità; la mafia e il malaffare rimangono i nostri nemici
e non arretreremo di un passo, la sinistra e le forze di origine
popolare del centro sono al Governo della Regione per dimostrare
che in Sicilia il cambiamento è possibile ed io credo che è
importante dire che questa era e rimane la nostra scommessa.
Questo è il nostro impegno che prendiamo di fronte a chi ci
ascolta e a chi guarda ancora verso questa Regione, questa
Assemblea con fiducia.
L'azione di Governo dovrà dunque essere potenziata nei
settori che sono in grado di aumentare i livelli di trasparenza e
di legalità. Chi non lo afferma, bisogna fare di tutto affinché
si è reso possibile una ulteriore nuova frontiera per sconfiggere
ulteriormente residue connivenze e poteri forti.
Non c'è processo di omologazione a vecchi sistemi che può
metterci in difficoltà, avevamo e abbiamo ben presente ciò che ci
attende, nessuna paura dunque soprattutto per quanto concerne le
preoccupazioni dei compagni di Rifondazione e anche qui tanto
interessati evidentemente piace semplicemente ascoltare se stessi
e non gli altri.
Dimostreremo di essere invece duri e puri con i fatti e non
con le filippiche e le contestazioni senza prospettiva politica.
hi ci accusa di avere abbassato la guardia lo fa in mala fede
rischiando di consegnare invece la Sicilia a quel centro destra
tanto avversato dall'onorevole Forgione.
Io credo che non c'è invece un solo atto dell'esperienza del
Governo del Presidente Capodicasa che autorizza una
interpretazione di tal fatto.
La spinta riformatrice per la modifica dello statuto,
l'approvazione della legge per la dismissione degli enti
economici, il coraggio manifestato nella stesura del voto
favorevole alla finanziaria, io credo che sono alcune prove
inconfutabili dell'impegno del centro sinistra che della volontà
di segnare un tratto di discontinuità con il passato.
Chi tende a minimizzare questi risultati raggiunti non sta
lavorando sicuramente per i siciliani, siamo arrivati al Governo
in una fase delicatissima e abbiamo già dimostrato di avere già
gli strumenti per scrivere una pagina importante di storia di
questa Isola. Abbiamo costruito la nostra strada avendo come
bussola la questione morale e l'affermazione dei principi di
legalità. Questo non è un progetto di Governo, Presidente
Capodicasa, capisco che è tardi e capisco che preferiresti non
sentire eventualmente il dilungarsi di questi interventi ed io
sto concludendo, ma io credo che questo non è un progetto di
Governo, io credo che questo sia il nostro DNA politico, cosa ben
diversa.
In questi giorni tutti credo ci siamo trovati nella
situazione in cui la notizia ci ha scossi, inutile negarlo, dalla
vicenda giudiziaria che ha coinvolto un rappresentante del
Governo.
Ma siamo allo stesso modo consapevoli che non c'è
alternativa pronta e credibile allo schieramento di maggioranza.
Non siamo gli unici depositari della verità, ma abbiamo
confermato a più riprese la capacità di affrontare le difficoltà
con soluzioni innovative. E' un dato di fatto che ci permette di
affrontare il confronto politico con grande serenità. Nessuno può
metterci indirettamente e dico strumentalmente sul banco degli
imputati. Siamo consapevoli dei rischi che corriamo, ma siamo
altrettanto pronti a dare il nostro contributo. Credo che ognuno
chiede regole del gioco chiare, in tutti i settori della società,
e quando parlo di ognuno parlo di coloro che intendono anche il
momento di impegno politico come un qual cosa di serio e come un
qual cosa che si richiama veramente a quell'etica tante volte
sbandierata anche in quest'Aula e poi la sera stessa tradita in
malo modo o rinnegata in malo modo. Vogliamo regole del gioco
dunque chiare sia per quanto concerne le questioni complessive
della sfera sociale, sia per quelli che giustamente si rifanno
agli aspetti economici, trasparenza vera e dappertutto. Credo che
non abbiamo "scheletri negli armadi" abbiamo speso gli uomini e
le donne migliori delle nostra formazione politica per la
formazione e la difesa dei diritti, per la lotta al mal affare e
al potere mafioso. La memoria di chi è morto per un progetto di
cambiamento fa parte dell'agire quotidiano di tanti di noi che
hanno conosciuto la rettitudine morale e l'onestà intellettuale
di uomini come Enrico Berlinguer. Non svenderemo mai questo
patrimonio inestimabile per un po' di potere. C'è una
maggioranza, spetta a lei dettare le linee di intervento e
trovare le necessarie convergenze per consolidare la base di
consenso per il Governo Capodicasa. Credo che non è fuor di luogo
dire nessun governo delle larghe intese, nessun tentativo di
mischiare le carte, bisogna ripartire dalle cose da fare. Si
approvi in fretta il bilancio, si metta ordine evidentemente in
quelle che sono le questioni più importanti da trattare, si ponga
all'ordine del giorno dell'agenda politica regionale, temi di
assoluta innovazione e mi permetto di proporne alcuni. Chiudiamo
una volta e per tutte, ma con giustizia, le questioni che si
rifanno alla ormai tanto declamata questione del risanamento
della fascia costiera, parliamone, discutiamone, iniziamo un
ragionamento senza preconcetti, convinti che c'è lì tanto
materiale che va evidentemente anche selezionato; mettiamo la
parola fine sull'interminabile capitolo della riforma della
pubblica amministrazione; affrontiamo con l'obiettivo di
licenziarlo il disegno di legge che il Governo ha già pronto per
quanto concerne il commercio, il recepimento della Bersani;
vediamo in che misura è possibile lasciare spazio a tutti i
disegni di legge che individuano l'obiettivo per il rilancio
dell'economia; affrontiamo subito e perché no, iniziamo a
discutere seriamente il tema della riforma elettorale. Ebbene,
certo sono alcuni esempi ma credo che su questi temi si misura la
capacità di una classe dirigente, senza pregiudizio o arroganza,
progettiamo e collaboriamo, c'è lavoro per tutti, senza
tatticismi esasperati e senza ipocrisie nell'interesse dei
siciliana si può si fare un ulteriore passo avanti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Galletti.
GALLETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli
interventi esaustivi probabilmente imponevano di rinunziare
all'intervento soprattutto quelli dell'aria degli amici della
maggioranza, ma non potevamo chiudere questa lunga maratona,
questo dibattito senza esternare un ringraziamento vivo e sentito
e senza complimentarci col Presidente della Regione per la
relazione equilibrata e di grande respiro autenticamente
istituzionale. Le vicende che ho trattato, a cui ha fatto
riferimento il Presidente, sono vicende che ci dispiacciono
profondamente, così come ci sono dispiaciute altre vicende che
hanno riguardato l'attuale CCD, che hanno riguardato e riguardano
massicciamente Alleanza Nazionale e Forza Italia, ci dispiacciono
profondamente perchè diamo un senso oggettivo ed obiettivo
all'avvenimento e poi perchè coinvolgono amici in obiettiva ed
umana difficoltà di cui ci auguriamo che la magistratura, alla
quale crediamo fermamente, possa appurare celermente la verità
per ridare onore agli uomini, nel caso in cui, come auspichiamo,
risulteranno estranei ai fatti addebitati.
Riteniamo, comunque, di dover sottolineare che la vicenda
non riguarda, come hanno sottolineato molti colleghi, questa
Assemblea e sicuramente e non riguarda il Governo Capodicasa alla
cui azione globalmente corretta crediamo profondamente come forza
politica e come singoli deputati.
Qui concordiamo con Mele che ringraziamo per la mancanza di
pregiudizi, ormai rara nei nostri confronti. Questo, amici di
Forza Italia, è l'unico Governo o, quanto meno, l'unica
maggioranza possibile, suscettibile possibilmente di qualche
ampliamento, ma, che nessuno si illuda, nell'ambito certamente
del centro-sinistra.
Per Forza Italia non ci sarà certamente spazio finchè questa
forza resterà ancorata ad Alleanza Nazionale e finchè ci sarà
qualche ebreo vivo che non permetterà certamente l'ingresso di
fascisti nell'area di Governo.
Siamo d'accordo con il Presidente per quanto riguarda
l'esigenza di attenzionare il fenomeno affinchè fatti
strettamente individuali non vadano ad intaccare quella esigenza
estrema di rigorosa etica politica che ci consenta di affrontare
a testa alta ribalte di confronto e conduzione nazionali ed
europee.
Se qualcuno crede di aver creato imbarazzo al nostro partito
si sbaglia di grosso, perchè questa vicenda non ci può riguardare
come partito e come forza politica.
il nostro progetto politico che appartiene a tutti i nostri
iscritti del nostro elettorato dentro, chiariamo definitivamente
perchè non ci imbarazzo affatto, dentro il centro-sinistra non
può rischiare di incagliare sugli scogli di vicende individuali.
Un progetto politico di partito vive ed esiste al di là
degli uomini che lo portano avanti.
Non abbiamo avuto imbarazzo quando abbiamo condotto la
nostra rotta attraverso una alleanza con le forze politiche di
sinistra; virata che molti non compresero e che tutt'oggi ci
contestano. Per la verità eravamo, personalmente quanto meno ma
anche come forza politica, per la verità ci sentivamo più in
imbarazzo prima. Per la verità mi imbarazza di più quanto
dichiarato qualche momento fa dall'onorevole Lo Certo e quanti
altri vanno dichiarando nelle piazze siciliane.
A costoro diciamo che la politica si estrinseca
nell'elaborazione di programmi concreti e nel confronto con
quelle forze politiche che, pur nella diversità ideologica,
manifestano apertura finalizzata al raggiungimento di determinati
obiettivi condivisibili e questa - ripetiamo - è l'unica alleanza
che può portare a questi risultati.
La questione morale posta dal Presidente della Regione
interessa profondamente l'unione democratica per l'Europa che ne
fa un impegno proprio di impostazione, in perfetta adesione ed
assonanza con il proprio progetto politico.
Concordiamo perfettamente, signor Presidente della Regione,
con la necessità di accelerare l'iter delle riforme. Condividiamo
l'intervento dell'onorevole Spagna, di molti altri colleghi della
maggioranza, quando parlano di ricondurci nell'ambito delle
riforme, una delle quali se ne parla tantissimo, quella
elettorale. A un sistema maggioritario bipolare; questa lo
chiariamo sin d'ora non significa arrivare ad una riforma della
legge che porti a collegi uninominali. Questa deve esser una
cosa chiarissima perché io mi immagino per un momento questa
Sicilia, nella giornata in cui stiamo discutendo della questione
morale di certi fatti, immagino per un momento la Sicilia divisa
in novanta collegi. Pensate che nella città di Palermo, otto
palazzi potranno eleggere un deputato regionale. Non so quanta
incidenza in questo caso avrebbero le forze economiche o altro
tipo di organizzazione.
E il parlare, il continuare a parlare di collegi uninominale
mi desta fortemente sospetti.
Delle riforme, dicevamo, che consentirà quella impostazione
delle nuove regole necessarie alla strutturazione di una
amministrazione che speriamo più agile, moderna, fondamentalmente
trasparente e controllabile da parte di tutti e di tutti i
cittadini.
E rileviamo con profondo rammarico come tali carenze non
producono solo un danno in termini di immagini, in quanto poi in
fondo l'immagine intaccata è quella delle persone coinvolte che
se mai alimenta solo dei luoghi comuni di ambivalente
significato.
Ma ciò che più duole al nostro partito, alla nostra forza
politica, è il danno economico che inevitabilmente scaturisce da
tali situazioni a svantaggio di tutta la popolazione siciliana.
Ecco perché, caro Presidente, tutti i partiti democratici,
nessuno escluso, dovrebbero avere l'interesse indifferibile ed
univoco di attivarsi nel senso delle riforme possibili e giuste
per onorare un mandato democratico, nell'interesse della Sicilia,
per potere affrontare con dignità ogni confronto con gli elettori
che chiederanno conto delle nostre scelte. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pignataro. Ne ha
facoltà.
PIGNATARO. Signor Presidente, Onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, la stampa di stamattina ci ha
informato che oggi avremmo prodotto una sorta di ballo in
maschera con questo dibattito. Sicuramente l'immagine che diamo
non è delle più belle, ma io credo che non è la presenza o
l'assenza dei deputati che determina la qualità ed il risultato
del dibattito, io credo che noi il risultato di questo dibattito
lo verificheremo, lo valuteremo nelle prossime settimane, nei
prossimi mesi sulla base dei provvedimenti, delle misure, delle
scelte che il Governo, la maggioranza e il Parlamento faranno in
relazione a questa vicenda, non alla vicenda giudiziaria ma alla
vicenda che ha come titolo 'questione morale'.
Io prima di addentrarmi e di cercare di fare delle proposte
finali, voglio fare una premessa. Martedì scorso assieme ad altri
uomini politici, sono stato ad un'assemblea di due licei di
Catania, c'erano circa mille studenti, sulla questione pace, una
questione spinosa che tocca le coscienze che non ha limiti di
tipo ideologico ognuno si comporta e dice quello che pensa.
Epperò, devo dire che in questo dibattito, nel corso del quale
gli studenti hanno espresso parecchie cose che riguardavano la
guerra, vicenda di cui si parla ogni giorno, ho trovato una
grande difficoltà di comunicazione, non solo io ma tutti quelli
che eravamo lì, con gli studenti perchè fra gli studenti c'era un
atteggiamento di critica e di sfiducia rispetto ai presenti e
alla politica. Questa critica e questa sfiducia si manifestavano
in maniera pesante in relazione a sprechi, al nostro stato
giuridico per disinformazione (Il collega Granata citava per
esempio l'inserto del 'Venerdì' di qualche mese fa), cioè ho
avuto come l'impressione di un diaframma molto forte tra noi,
rappresentanti istituzionali, la politica in senso lato e queste
nuove generazioni che pure avevano una forte tensione rispetto al
tema della pace e della guerra una grande tensione ideale, morale
e culturale.
Allora, io credo che torniamo ad un vecchio tema che per
quanto riguarda le radici da cui io provengo, cioè il vecchio
partito comunista abbiamo messo all'ordine del giorno 20 anni fa
con Enrico Berlinguer che cos'è la questione morale. Io credo che
sia la questione centrale della politica oggi perchè alla
questione morale poi ruota le risposte che si danno ai problemi
dello sviluppo, del lavoro, dell'autonomia, della politica non
del primato inteso come si intendeva una volta, dell'autonomia e
della politica rispetto agli interessi ma nella capacità di fare
sintesi di interessi e di rappresentare innanzitutto gli stati
più deboli. Ma questa è una morale è uno dei punti centrali del
modo di come si fa politica ed è uno dei punti centrali rispetto
ai quali in questi anni ci siamo misurati e io credo che non
abbiamo dato risposta. In una prima fase pensavamo che la
questione morale si risolvesse solo con la riforma dei partiti,
qui qualcuno lo ha richiamato, che sicuramente nel periodo in cui
ne abbiamo parlato nei decenni scorsi avevano invaso e pervaso
tutti i gradi delle istituzioni, le nomine negli ospedali, le
nomine in tutti gli enti pubblici, nell'uso della spesa pubblica
rispetto al quale uso i partiti avevano un grande peso e una
grande rilevanza. Oggi la questione morale sicuramente consiste
nel ruolo dei partiti, sicuramente consiste nell'uso della spesa
pubblica.
Epperò, la questione morale è anche frutto della crisi dei
partiti e della crisi della politica cioè di una crisi dei
partiti di partecipazione e quindi di mancanza di controllo, di
mancanza di progettualità che è addossata tutta sui livelli
istituzionali, sugli uomini che stanno alle istituzioni, cioè nel
rischio che la politica guarda solo ai livelli istituzionali
senza avere un punto di mediazione e di partecipazione nei
partiti veri, cioè è capovolta la situazione rispetto a prima.
Non solo, ma con un'aggravante che proprio perchè c'è stata una
crisi formidabile dei vecchi partiti e non abbiamo superato la
fase di transizione di cui qui si è parlato è avvenuta una
frammentazione dei partiti con il fatto che i partiti non sono
nati più dalle volontà degli elettori, dei cittadini, della base,
ma spesso sono nati nuovi partiti dal vertice cioè dal fatto che
alcuni leader politici, legittimati per quanto si vuole, hanno
costruite nuove forze politiche per concorrere alle gestioni ed
al governo, per motivi anche nobili, ma senza che tutto ciò
venisse promanato da esigenze forti che venivano dalla base.
Allora, la questione morale sta in tutte queste cose qui.
Come la interpretiamo noi? Come diamo risposta a vicende di
questo tipo? Io verrò al dunque, perchè sono convinto che siamo
abbastanza stanchi e che bisogna riuscire a fare una sintesi.
Prima questione: io credo che in questi anni, anche
quest'Aula e i vari governi che si sono succeduti hanno
sottovalutato alcuni segnali. Io qui lo voglio dire perchè è
giusto che ci liberiamo, non dico dall'appartenenza da difese,
perchè qui c'è poco da difendere, questo Governo, questa
maggioranza e questo Parlamento hanno deciso di fare questo
dibattito liberamente per ricercare vie di uscita, che non sono
brevi, ma che possono aiutarci, per avere uno scatto.
Io credo che c'è stato un abbassamento della guardia, in
questa sede come in altre sedi istituzionali, per capirci e per
essere chiari, nel momento in cui in Sicilia ci accingiamo a dare
appalti per decine di migliaia di miliardi, solo la mia città e
la mia provincia hanno tremila miliardi da appaltare, vi sono
settemila miliardi di appalti pregressi bloccati che vanno
sbloccati ed ogni città, ogni comune, ogni centro, ogni
articolazione di questa Regione ha appalti da dare. E' evidente
che dinanzi ad una torta, ad una marmellata come questa le forze
del malaffare, mafia, pezzi di imprenditoria, pezzi della
politica, pezzi dell'apparato burocratico, pezzi delle
articolazioni delle professioni si stanno ingegnando, su questo
non c'è dubbio. Una Regione che nonostante abbia la legge n. 10
, cosiddetta sulla trasparenza, dal 1991, la legge nazionale n.
241 dal 1990, la legge regionale n. 10 sugli appalti del 1993 che
non l'ha attuata, qui vi sono ancora assessorati che hanno fatto
il regolamento della legge n. 10 ma non lo applicano e così via
di seguito. E' evidente che non è sufficientemente attrezzata
rispetto alle regole. Io mi rendo conto che il tema non è solo le
regole, ve n'è un altro e poi ci verrò alla fine; intanto c'è
stato un abbassamento della guardia rispetto a questi temi, così
come rispetto ad alcuni segnali vi è stato un abbassamento della
guardia.
Io qui voglio ricordare, credo che ogni deputato possa
ricordare alcune vicende, io ricordo quello che in qualche modo
ho posto in quest'Aula ed in altre sedi: sulla vicenda catanese
noi abbiamo avuti i primi segnali forti, pesanti, in occasione
del commissariamento dell'Istituto autonomo case popolari con un
soggetto che è stato ricoinvolto oggi, l'allora commissario
dottore Infantino, io non lo dico per richiamare il nome ma per
dire come stanno le cose. Quest'Aula, nonostante abbiamo
presentato quattro interrogazioni, una mozione per discutere di
quella vicenda, nonostante ci fossero state attività pregresse
della Commissione Antimafia della passata legislatura, non ha
avvertito la pesantezza di quella vicenda, i risvolti che aveva,
gli intrecci che aveva quella vicenda con la vicenda che è
accaduta in questi giorni.
E' evidente che qui, io non voglio entrare nei dettagli, ma
c'è stata una sottovalutazione del Governo di allora, di
quest'Aula delle nostre sensibilità, probabilmente di questi casi
ve ne sono molti altri,
Allora, prima questione, io credo che noi dobbiamo avere
consapevolezza che dinanzi alle risorse che si stanno mettendo in
moto giustamente per lo sviluppo di questa terra, dobbiamo tutti
alzare il tiro ed avere la pazienza di ascoltarci senza
diffidenze per capire che cosa succede ed intervenire nei limiti
del possibile.
Sulla vicenda del 'Garibaldi', Signor Presidente, anche qui
io voglio dirlo, che il Governo precedente abbia, senza avere
istruito seriamente, perchè qui siamo a questo, riconfermato
tutti i direttori generali delle Aziende sanitarie, ospedaliere e
territoriali, è un fatto oggettivamente grave, perchè noi abbiamo
deciso, con la legislazione vigente, di metterci dirigenti,
manager, cosiddetti, e di verificarli dopo un anno, dopo due anni
per capire come era stato l'operato.
Questo Governo, il Governo precedente, ha nel mese di
ottobre riconfermato tutti i direttori così come erano nonostante
ci fossero state decine di avvisaglie, notizie, informazioni,
sollecitazioni oneste, corrette, senza alcun pregiudizio, nessuno
si è fatto carico di andare a verificare.
Ora io mi rendo conto che non basta il semplice controllo,
ma sicuramente è stato omesso, da parte del Governo di allora, di
fare quello che è un atto normale, cioè la verifica dei risultati
delle procedure di quanto è accaduto. Se è questo ciò che è
avvenuto, la prima questione che io pongo all'ordine del giorno è
una maggiore attenzione all'Assemblea, a tutte le forze
politiche, al Governo nel merito della questione.
Qui si è parlato di giustizialismo, garantismo: sono due
termini che non ho mai amato. Io credo che, rispetto alla
vicenda, noi tutti, sul piano personale (io personalmente conosco
l'assessore Castiglione da circa 30 anni; viviamo a 15 chilometri
di distanza) siamo evidentemente addolorati. E tutti ci
auspichiamo che - come dire - alla fine ne esca bene, perchè ne
esce bene egli stesso sul piano personale ed umano, ma ne esce
bene la politica in senso lato, che ha bisogno di riprendere
quota, di essere centrale anche nella coscienza della gente, di
assumere un aspetto di valori che oggi non ha.
Però, badate, nel dire questo e quindi nell'entrare nel
merito, dobbiamo avere consapevolezza che il nostro approccio
deve essere di fiducia nella magistratura, non solo perchè io
credo che, salvo errori che in ogni caso poi vengono corretti,
come diceva il Presidente della Regione, lavorino senza alcun
pregiudizio, ma perchè noi - e questo è uno dei temi della crisi
della politica - possiamo dare l'impressione, nel parlare di
garantismo, che il garantismo significa una giustizia più giusta
per i politici e per i potenti, perchè questo mortificherebbe i
deboli oppure i ventimila, trentamila che sono detenuti per
piccole cose che noi sappiano. Noi dobbiamo avere un grande
equilibrio nell'approccio con queste cose. Non esiste nè il
giustizialismo nè il garantismo. Esiste una giustizia che va
gestita correttamente rispetto alla quale vi sono dei controlli.
E' una capacità nostra di intervenire per prevenire queste cose.
Se questo Parlamento si atteggia, come deve dire,
onestamente (in questi giorni si è atteggiato in questo modo), io
credo che daremo un grande contributo non solo alla vicenda di
cui parliamo, ma diamo un grande contributo a far diventare la
politica centrale, a farla entrare nella mente e nei cuori della
gente. Ma se noi - come dire - ci atteggiamo come coloro che
devono essere impuniti perchè non ci può essere alcun giudice che
ci può perseguire, che i potenti non possono essere arrestati,
mentre chi ha preso un po' di droga va arrestato, evidentemente
passa l'idea che la politica non è quella con la "p" maiuscola,
fatta di valori, di passioni, di tensioni, di progetti, di
partecipazione dei cittadini, ma è qualcos'altro, è la formazione
di oligarchie che cercano di autoconservarsi attraverso
l'esercizio del potere in maniera scorretta.
Io credo che il dibattito abbia espresso questa forte
consapevolezza, ed io sono contento di questo.
Ma, detto questo, come usciamo da questo dibattito? Il
Presidente ha fatto alcune proposte; io parlerò ora su queste
proposte, e le formulerò più o meno allo stesso modo con
un'aggiunta di valutazione politica. Cioè quale sintesi
assumiamo in questa sede e quando ci rivediamo per vedere di
avviare le risposte? Perchè il punto, qualcuno l'ha detto, i
burocrati li hanno messo in mobilità, è da quindici anni che sono
ai vertici, poco importa questo, nel senso che l'amministrazione
assuma, se vi sono, alcune iniziative le assuma. Ma il punto vero
è come la vicenda dell'abusivismo. Io sono uno che è pronto a
fare qualunque legge di sanatoria purchè qualcuno mi dimostri che
l'indomani non si riformi l'abusivismo perchè, se non,
francamente non lo capisco. E' da trent'anni che dibattiamo
questo tema.
Qui il punto vero della burocrazia non è quello della
repressione, delle sanzioni, che pure, se c'è da prenderle, si
prendono. Ma di assumere una riforma che prevenga, che separi la
politica dalla gestione, per capirci molto chiaramente, che abbia
dei controlli interni. Insomma, le norme vi sono che già potevano
alleviare, cioè avviare una riforma sulla base della Cassese e
sulla base della Bassanini. C'è poco da fare: la stessa riforma
sugli appalti o applicazione della prima parte della legge n. 10
sugli appalti non ha senso, è insufficiente, inadeguata - poi lo
discuteremo - se, contemporaneamente, non assumiamo la riforma
della pubblica amministrazione. Perchè è evidente che il nodo sta
lì; è evidente che il nodo sta nel fatto che dobbiamo rompere la
commistione che c'è oggi, la necessaria commistione, tra
politica, burocrazia e spesso affari. E per romperla dobbiamo
mettere in atto una riforma della burocrazia, una riforma non
delle procedure, della burocrazia, che abbia al centro il
risultato e non le procedere, perchè oggi è avvenuto questo, e le
procedure spesso sono un pretesto per fare il malaffare e che dia
autonomia, responsabilità, l'etica della cosiddetta
responsabilità ai funzionari e che consenta una privatizzazione
del rapporto di lavoro, che dà a chi governa, al potere
legislativo, la possibilità, quando è necessario, di muovere le
cose, perchè oggi è anche difficile muovere.
E, allora, la prima questione che io pongo, Presidente e
colleghi, è questa riforma della pubblica Amministrazione, per
dirne una, signor Presidente, credo che se già ci fosse stato in
atto la riforma della pubblica Amministrazione quello che è
accaduto all'Istituto autonomo case popolari di Catania ed
all'Ospedale Garibaldi difficilmente sarebbe accaduto, ed in
questo senso c'è una risposta immediata che io - e non solo io -
aspetto dal Governo, il Governo sa che l'Ospedale Garibaldi, che
è la più grossa azienda ospedaliera della Sicilia ed in
prospettiva è una delle poche che resta dopo la riforma Bindi, è
senza vertice e rischia di non essere completato, un'opera che è
cominciata nel 1986
Caro Presidente, lì quello che è avvenuto, ha avuto altre
avvisaglie nel passato, Lei lo sa, è grave perchè mette in
ginocchio tutta la sanità, può avere anche aspetti positivi,
badi, perchè dobbiamo saperlo che nella mia provincia la sanità è
stato il crogiuolo di un sistema di affari molto pesanti e lo è
ancora. Allora se noi vogliamo dare un segnale, se vogliamo
rompere queste cose e vogliamo anche fare sperare ai catanesi ed
ai siciliani che l'ospedale si completerà, la sostituzione dovrà
avvenire subito - Presidente mi ascolti perchè questa è la cosa
che rassegno qui - e con un personaggio che è fuori da quegli
elenchi che abbiamo fatto, tanto per capirci, non siciliano
possibilmente, per essere molto chiari, che possa lì azzerare
tutto, perchè è evidente che quello che è accaduto non può essere
accaduto senza alcune connivenze, alcune omertà anche dell'altro
pezzo di apparato che c'è dentro quell'ospedale, ed anche alcuni
primariati. E' evidente questo
Allora, caro Presidente, questo è uno dei banchi di prova,
ma bada che questo non è solo, so che non risolve le altre
questioni, ma è un segnale che dà speranza e fiducia a chi fa le
battaglie per la legalità, nelle città, nei paesi, nei comuni,
negli enti pubblici, in tutte le amministrazioni. Se non diamo
questo segnale credo che la gente non ci crede al fatto che noi
facciamo seriamente e che affrontiamo la questione morale in
termini politici, in termini di democrazia. Se non diamo questo
segnale, vedete la questione morale è la questione democratica di
questo Paese, perchè se continua così la politica non c'è più e
quando non c'è la politica chi governa i processi economici,
delle scelte non siamo noi, non sono le forze politiche che in
qualche modo sono sanzionate e legittimate dal popolo, ma sono
altri, i potenti, chi ha i soldi, chi ha l'informazione, chi ha
altre cose. Se noi non abbiamo questa consapevolezza non ne
usciamo più da questa cosa. Questo era il primo segnale
Secondo segnale: le riforme.
Sono d'accordo, il quadro delle cose da fare è stato qui
detto e però le due cose discriminanti sono la riforma elettorale
e la riforma della burocrazia, la riforma della pubblica
Amministrazione. Lo so che ce ne sono altre, ma anche la riforma
urbanistica, che è centrale, perchè assolve a ruoli fondamentali
nell'economia della Regione, la riforma degli appalti, vengono
dopo o sono contestuali alla riforma della burocrazia, se no non
funzionano caro Presidente.
Credo che le sfide che qui sono state lanciate in positivo e
le disponibilità da parte di tutti vanno accolte.
Come vanno accolte? Lei caro Presidente sta andando alla
verifica, noi chiuderemo il bilancio mi auguro dopodomani al più
presto, e la verifica si doveva fare, questa vicenda in qualche
modo l'ha accelerata, credo che la verifica debba contenere come
primi due punti di impegno all'indomani delle elezioni europee
queste due questioni.
Cioè noi all'indomani delle elezioni europee, con il
concorso della maggioranza attuale, se tiene, e di tutto il
Parlamento, e dobbiamo fare qui dentro un patto, perchè lo scarto
che noi possiamo avere non è quello di rimescolare le carte,
questo lo vedremo sulla base delle verifiche, oggi io mi sento di
dire che se vogliamo che la Sicilia, che nelle settimane scorse
ha avuto un'immagine forte, in Europa ed in Italia, anche questo
ce lo dobbiamo dire: le dismissioni, abbiamo avviato dentro la
finanziaria alcuni pezzi di riforma della spesa pubblica, dentro
la finanziaria quando dismettiamo alcuni enti in maniera
simbolica non è che li dismettiamo perchè siamo innamorati della
privatizzazione, è perchè siamo consapevoli che vi sono mille
rivoli di spesa che vengono utilizzati non sempre in maniera
corretta: Terme di Acireale e così via di seguito.
Allora i segnali li abbiamo dati, ma oggi sono appannati per
motivi non dipendenti nè dalla volontà di questa Assemblea nè del
Governo, per motivi che tutti conosciamo. Credo allora che il
nostro dovere, se non vogliamo che si ripetano più queste cose.
So che non è sufficiente la riforma, poi bisogna che tornino in
campo i partiti riformati che la partecipazione dei cittadini e
però, noi dobbiamo dare una mano a questa riforma complessiva
della politica.
Il punto vero è che dall'indomani delle elezioni questa
maggioranza o ha la capacità di fare un patto con le opposizioni,
ma non nel merito, sui due punti e poi evidentemente nel merito
possiamo anche dividerci, opposizione e maggioranza anche con
articolazioni entro la maggioranza e dentro l'opposizione: sulla
Riforma elettorale di tipo bipolare e maggioritario e sulla
Riforma della Pubblica amministrazione oppure, caro Presidente,
credo che i prossimi due anni vedranno questa Assemblea sempre
più lontana dai cittadini, lontana dalla possibilità di sviluppo
e al di là di qualunque governo, credo che non avremmo assolto al
nostro ruolo di chiudere la transizione e di rilanciare la
politica con la "P" maiuscola che è quella che guarda ai bisogni
dei cittadini ma rimette in moto coscienze, passioni e tensioni
civili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pellegrino. Ne
ha facoltà.
PELLEGRINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per me
intervenire in questo dibattito è una esigenza prima politica e
poi di ordine morale.
Intervengo non per assecondare quello che scrivono i
giornali di un coinvolgimento in un momento celebrativo-rituale
di fronte a fatti sconvolgenti e tale io considero l'arresto di
una persona. E' un fatto certamente sconvolgente, il più
difficile, il più violento che una persona possa subire e appunto
perchè tale bisogna muoversi con rispetto e senza ipocrisie
rispetto a questi momenti drammatici.
Io appartengo alla Prima Repubblica che in questa Assemblea
ha vissuto sulla propria pelle esperienze di questo tipo. Siamo
riusciti, senza drammatizzarle, a regolarle in modo da non
appesantire il rapporto politico e di non appesantire la buona
amministrazione.
Sono contento dell'approccio, dei toni che sono stati usati
nei confronti di questo problema, fatta eccezione per l'onorevole
Forgione che ogni tanto si dimentica, preso dalla foga, che nei
sistemi comunisti e post-comunisti non è che le corruzioni non
sono all'ordine del giorno così come anche l'espansione di
fenomeni mafiosi. Però, nella passata legislatura rispetto ad
una serie di problematiche di questo tipo, che erano più
frequenti, ci siamo dati delle regole che erano anche dipendenti
da principi che appartengono alla cultura liberal-democratica e
anche a quelle che sono le fondamenta di uno stato di diritto.
Ognuno di noi non può essere considerato responsabile fino a
quando le varie fasi della giustizia non siano state esaurite.
Onorevole Piro, io per esempio vorrei segnalare un caso
quello dell'onorevole Leone (ricordo i momenti drammatici che ho
vissuto qui dentro; allora ero capogruppo del partito socialista
italiano) che ogni quindici giorni lo arrestavano e lo portavano
fuori. Finora ha avuto fatti sei processi ed è stato assolto in
tutti e sei i processi. E' una cosa che a me fa piacere.
Quell'uomo politicamente è stato distrutto e se gli altri
processi che andranno a svolgersi avranno gli stessi risultati,
certamente non è che uno non ha più fiducia nella giustizia, ma
dovremmo prendere atto che c'è stato un momento degenerativo
certamente di un componente importante dello Stato, come
certamente è la Magistratura. Quindi, rispetto alla questione
dell'assessore, io assumo questo atteggiamento: rispetto fino a
quando non viene provato che si tratta di un soggetto malavitoso
che ha consumato i reati che gli sono ascritti.
E però vorrei dire qui, a questa Assemblea, che quando ci
poniamo il problema di come affrontare la vicenda, io sono
d'accordo con l'amico Pignataro - e qui mi devo complimentare con
la maggioranza, in particolare con il PDS - perché per la prima
volta fa più di un intervento che asseconda una esigenza che è
una esigenza politica di questa Assemblea e di questa
maggioranza, avviene in forma composta, è responsabile, lo ha
fatto Oddo, lo ha fatto Pignataro, l'hanno fatto altri, è una
valutazione e delle riflessioni che bisogna tenere presente.
Pignataro ha detto una grande verità stasera. In assenza della
politica e non è che ci possono essere altre cose. Galli Della
Loggia scriveva - mi pare una quindicina di giorni fa - sul
Corriere della Sera che noi dobbiamo ringraziare il fascismo se
obbligò il paese ad accettare una politicizzazione di massa,
obbligando gli italiani a iscriversi al sindacato e ai partiti e
poi sull'onda di questa realtà, per diversi anni, per diversi
decenni, la politica italiana è vissuta sull'antifascismo del
Partito del PDS, Partito Comunista, sull'anticomunismo della
Democrazia Cristiana e fino a quando queste differenziazioni, di
carattere ideologico e di carattere politico, venivano a
scontrarsi, la politica non perdeva quelle nobiltà che negli
ultimi tempi ha perso, potevano essere valutazioni sbagliate o
giuste.
Oggi, invece, si ha la sensazione - dice lui, io sono
d'accordo - che nell'assenza di questo confronto politico, in un
Paese che la politica non l'ha amata mai molto, dice lui, perché
portare gli italiani a votare prima del Fascismo non è una
operazione semplice, probabilmente si corre il rischio che tutto
si consumi in una corsa a vedere come è possibile governare il
potere, inserendoci dentro tutte le forme di trasformismo
possibili e, secondo me, è un rischio che effettivamente si corre
e al quale bisogna stare attenti. Che cosa voglio dire? Che al
momento in cui l'Assemblea ci prova a riappropriarsi di un
confronto che avviene sulla politica, sui provvedimenti da
adottare e lo ha fatto stasera molto bene e con vaghezza
l'onorevole Spagna, lo hanno fatto anche gli altri, ma io dico
che il problema morale in politica è innanzitutto un problema
politico, che quella deve risolvere. La legge 10 sarà una buona
legge, ma non ha risolto i problemi o li ha risolti in parte,
altri li ha complicati, abbiamo fatto una selva, una giungla di
legge e tuttavia non siamo usciti da questa che gli altri
chiamano transizione, mi pare lo ha usato Granata questo termine,
lo usava anche il giovane capogruppo di Forza Italia.
Tutto questo perché? Perché sul piano politico non siamo
stati capaci di dare le risposte giuste, compreso il governo che
abbiamo fatto. Le abbiamo vissute queste esperienze. Onorevole
Galletti, io ho apprezzato le cose che lei dice e ho molto
rispetto per le vicende che oggi riguardano il suo partito, non
ho rispetto per coloro i quali dicono che non conoscono le
persone, queste forme di cinismo mi danno un fastidio immenso.
L'onorevole Cusumano lo conoscevano tutti, lo conoscevo pure io e
così anche l'onorevole Firrarello. Lo conoscevo e lo conosco, ma
qualcuno disse che non lo ha mai incontrato. Quando si arriva a
queste forme di cinismo, io obiettivamente provo una forma non di
imbarazzo ma di spavento perché significa che veramente la morale
viene calpestata.
Allora, quando abbiamo fatto questo Governo, ma anche quando
ne abbiamo fatti altri governi, Presidente, compreso quello dei
500 giorni dell'onorevole Campione, quando ci siamo trovati ad
affrontare il nodo della cosiddetta discontinuità, che poi
nell'ultimo quarto di secolo trova impegnate le forze politiche
per vedere come è possibile determinare un momento di
discontinuità del sistema per portare avanti un processo di
cambiamento che azzeri o comunque riduca i pericoli di corruzione
e di esagerazione. E però non ci siamo riusciti.
Ora io mi sono convinto, Signor Presidente, e per questo le
rassegno il problema, che, per quello che ci riguarda, farà parte
della verifica che andremo a fare rispetto alla quale io mi
considero fortunato per avere anticipato alcuni temi, in parte
risolti positivamente, che hanno portato ad un maggiore
chiarimento e che però dobbiamo tenere presente e mi auguro che
risolviamo politicamente. Come è possibile pensare che in terra
esistano santi così bravi che messi lì per decenni a governare la
stessa realtà e a convivere con lo stesso personale e con lo
stesso gruppo dirigente, arrivati ad un certo punto, non sono
tentati di andare oltre. Ed è quello che succede in settori che
noi conosciamo che sono molto esposti e rispetto ai quali -
dobbiamo dircelo - non è questa classe politica che ha la
responsabilità di tutto.
Io di questa barzelletta che soltanto i politici sono
responsabili di tutto quello che succede non sono molto convinto.
Io teorizzo, sull'esperienza che mi sono fatto in vita mia, che
se c'è una classe imprenditoriale corrotta e fragile si rischia
che ci sia una classe politica corrotta e fragile anch'essa,
perchè è da lì che si alimentano una serie di sollecitazioni e di
iniziative ed è da lì che si alimentano fenomeni come quelli di
cui abbiamo parlato in questi giorni.
Allora, se per esempio all'agricoltura o alla sanità, dove
ci sono problemi più forti, perchè la gestione di questi settori
è certamente più impegnata, più massiccia, avessimo avuto
l'accortezza di determinare i momenti di discontinuità, noi
probabilmente avremmo dato e daremmo un contributo in direzione
dell'esigenza di moralizzazione, perchè se facciamo ancora norme
senza modificare e senza incidere politicamente in queste realtà
noi rischiamo di avere sempre gli stessi risultati, che io dico
bisogna evitare, perchè io propongo, Signor Presidente della
Regione, a Lei ed alla maggioranza che dalla verifica si esca
anche con la ricerca di un principio che trovi un consenso,
perchè in democrazia è fondamentale il consenso di tutti, per
arrivare ad una rotazione delle rappresentanze politiche nei vari
settori amministrativi e anche delle rappresentanze burocratiche,
perchè come non credo che l'imprenditore è santo non credo
neanche che il burocrate è santo pure lui o santerellino che
è sempre vittima. Questa barzelletta deve finire, perchè questo
processo di corruzione nel nostro Paese ha avuto certamente
un'espansione che è molto massiccia e che bisogna combattere,
combattere come però: prevenendo alcune cose. E le risposte non
possono essere che politiche.
Da questo punto di vista, Signor Presidente, Lei sa che
siamo non in ritardo ma comunque è un problema col quale dobbiamo
fare i conti. E qui faccio una precisazione: io posso stare in
una maggioranza politica che ha un voto di maggioranza o
fifty-fifty con l'opposizione, specialmente quando l'opposizione
è diversificata, ma non posso stare in una maggioranza nella
quale, ad un certo punto, uno si alza e dice "o qui ci sto io o
diversamente in questa maggioranza non ci sto", perchè questa non
è più una maggioranza politica, è un'altra cosa e parlando di
morale e di moralizzazione abbiamo l'obbligo di trovare risposte
politiche nei momenti formativi dei governi. E da questo punto di
vista, pongo un problema che non è soltanto mio ma è un problema
che, secondo me, riguarda l'Assemblea regionale nel suo complesso
ed in particolare il Governo che Lei presiede, perchè Lei, Signor
Presidente, rappresenta con la sua storia che non è un fatto
secondario e quando l'onorevole Pignataro parla di certe esigenze
della giustizia, di giustizia equilibrata, lo fa anche rievocando
a sè stesso le battaglie che lui ha fatto e le cose che per lui
significano.
Allora non è possibile che la storia di ognuno di noi o
alcune esperienze vissute o alcune anche utopie che ci hanno
portato avanti per molti anni a batterci in politica, e non
soltanto in politica, possono essere sepolte, possono essere
adeguate. Allora, non c'è dubbio che lei rappresenta un momento
di rottura rispetto ai sistemi ed ai governi precedenti.
Ora, il problema nostro è di vedere se riusciamo a dargli
una maggioranza che può essere anche di un voto, Presidente, ma
deve essere una maggioranza politica, perché diversamente, in una
altro clima, prevalgono i trasformismi e la battaglia della
moralizzazione avrà vita difficile e sarà veramente una cosa che
ogni tanto andiamo noi a ripeterci per parlare con noi stessi.
Noi questo lo vogliamo evitare perché siamo convinti che c'è
bisogno di affrontarli questi nodi.
Questo dibattito è servito anche a capire come ci troviamo
perché questa vicenda ha messo a nudo i problemi che hanno
investito un'area politica che è la più esposta. Io debbo dire
che i toni usati sono complessivamente accettabili nei confronti
dell'UDR che ha incontrato i suoi problemi come incontriamo
problemi di questo tipo tutti coloro i quali navighiamo in questo
arcipelago infinito di partiti di Centro che debbono non soltanto
accapigliarsi, ma comunque salire sui famosi specchi per cercare
come sono distinti. Qualcuno arriva al punto anche di
vergognarsi; per esempio il mio coordinatore di Siracusa
(professore Fatuzzo), persona per bene a prova di bomba, che dopo
avere accettato con i democratici fino a stamattina mi diceva 'Ma
no quando mai, io ancora nei democratici non ci sono, perché
ritengo che la mia battaglia è quella di Rinnovamento Italiano,
perché ne sono il coordinatore provinciale'. Cito questo per dire
che in effetti in questo arcipelago di partiti e partitini dove
mi ci trovo pure io si ci trova stavolta pure Franco Piro, gli
piaccia o non gli piaccia, bisogna confrontarsi con queste cose.
MORINELLO, assessore per i beni culturali e ambientali e per
la pubblica istruzione. Pure io ci sono.
PELLEGRINO. Pure tu per alcuni versi, perché non c'è qui il
Polo delle Libertà questa sera, in modo particolare non c'è
l'onorevole Granata, ed io apprezzo molto quando lui interviene
perché lo fa con convinzione delle cose che dice. Non è che il
voto del 18 maggio è un voto così; il voto del 18 maggio ha
determinato, se non il blocco, una grossa frenata in direzione
del cosiddetto Bipolarismo perfetto. Per fortuna nostra questa
Assemblea si è organizzata e ha maturato nelle esperienze
precedenti, allora ricordo che l'onorevole Piro era
all'opposizione, momenti di riforma elettorale che rispetto a
tutti i tentativi fatti in sede nazionale sono stati più
opportuni e più propizi e più lungimiranti. Perché il sistema
pressappoco alla tedesca con premio di maggioranza e sbarramento
del 4-5% che blocca la proliferazione dei partiti, con un
Presidente eletto direttamente dal popolo ed un esecutivo
diverso, risolve i problemi della governabilità e va in direzione
di quelle soluzioni di cui parliamo, che secondo me sono più in
linea con la nostra storia e con la nostra cultura e io sono uno
che era schierato in un partito che votava per il sì. Ma se io
dicessi che le analisi fatte in direzione di una forma bipolare è
quella che era prima del voto del 18 maggio, sarei uno stupido.
Così pensare di portare avanti il dibattito politico senza tenere
conto di queste novità è sbagliato. Può darsi che l'autonomia è
in agonia, ma da queste forme di agonia non si esce se si ritiene
che i fatti che si sono consumati nel nostro Paese non hanno e
non determinano sollecitazioni in direzione di un'esplorazione
diversa. Qui nasce non irrequietezza, Presidente, ma il
convincimento di Rinnovamento Italiano e di chi Le parla che non
essendo possibile che in un momento delicato come quello che il
Paese attraversa avere momenti di ingovernabilità delle
istituzioni, avventurarsi in un'esplorazione che senza creare
confusione accerti le possibilità di poter governare meglio. Mi
avvio alle conclusioni.
Noi abbiamo detto nel corso dei precedenti dibattiti che
chiedevamo ai socialisti, e chiedevamo per esempio al professore
Martino, una risposta chiara in direzione della disponibilità a
partecipare in una maggioranza che si impegnasse su determinate
questioni. La risposta che abbiamo avuto è stata parzialmente
positiva. Positiva, come dicevo all'onorevole Martino nel
corridoio, mi auguro che non mi portate ad allontanarmi di nuovo
ed io gli ho detto ad una condizione: che tu non diventi un uomo
eccessivamente bizzarro, che dopo avere teorizzato i pesi e i
contrappesi e noi abbiamo espresso consenso per il semplice fatto
che non la pensavamo come te, tu ti adiri e te ne vai. E questo
non è possibile in una democrazia dove il consenso è
fondamentale. Un po' di tolleranza ci vuole anche per un uomo
illustre come lui
I socialisti hanno fatto una dichiarazione. Dicono che sono
per approvare il bilancio, e per compiere atti di responsabilità.
Io questa strada la conosco bene perché i socialisti io li
conosco bene, forse come non li conosce nessuno, tanto è vero che
fino a quando non li vedo orientati a tentare qualche iniziativa
seria preferisco dare un contributo alla politica nelle forme
come sto facendo. Ma noi non avevamo chiesto di dare una
disponibilità occasionale, che certamente è importante perché ci
ha aiutato e ci aiuta ad uscire da momenti di difficoltà ma al
fine di trovare un governo che si misuri con i problemi come
quelli che sono stati qui annunciati c'è bisogno di andare oltre
a queste disponibilità provvisorie che poi potrebbero essere un
elemento condizionante a seconda delle circostanze politiche
nelle quali ci troviamo. E tuttavia diciamo che è un momento
positivo per la maggioranza che ha acquisito questa
disponibilità. Ma nella verifica che andiamo a fare il nostro
problema è quello di capire se siamo in condizioni sulla politica
di trovare un momento di discontinuità nell'attività di questo
Governo.
E le occasioni ci sono. La riforma elettorale. E' giusto io
non debbo aggiungere niente però questo Governo ha detto che
doveva farla, bisognava portarla avanti, non come quella che ho
letto, ma nelle forme che tutti abbiamo sottoscritto e ci sono
anche altre disponibilità annunciate da altre forze politiche
presenti in questa Assemblea e ci sono altri problemi. Si dice
della riforma burocratica, ma anche un'altra questione
Presidente. Io dicevo che sono contento che c'è l'onorevole
Franco Piro perché nella cosiddetta finanziaria che io non ho
visto così come non ho visto il bilancio, e diciamo tutte e due
le volte per colpa mia, ad un certo punto il mio capogruppo tutto
soddisfatto mi disse che abbiamo introdotto alcune norme che
dicono che questo nostro partito partecipa e rende così
migliorativo il provvedimento che è stato adottato. Poi qui
dentro in questa Assemblea in un gioco delle parti ormai troppo
palese, tutto quello che riguardava emendamenti che erano passati
dalle Commissioni, vengono dichiarati incompatibili dal
Presidente dell'Assemblea e siamo ritornati al punto zero. Noi
abbiamo votato lo stesso la finanziaria e però abbiamo incassato
una dichiarazione del Presidente della Regione che in direzione
dei problemi rimasti irrisolti nella finanziaria, entro un tempo
brevissimo, si impegnava a presentare un disegno di legge e mi
riferisco all'assetto urbanistico del territorio.
Io non voglio sapere come l'Assemblea risolve questo
problema. Io chiedo al Governo e chiedo agli amici della
maggioranza di fare in modo che il Governo su questo terreno
dimostri la sua credibilità e quindi presenti un disegno di legge
che ci consente di dare una risposta positiva alle questioni che
abbiamo posto.
E quindi concludendo signor Presidente, onorevoli colleghi,
noi siamo orientati ad arrivare ad una verifica così come la
definisce il Presidente a 360 gradi. Abbiamo detto che non la
volevamo sotto il bilancio, non serviva a niente. Come per
esempio pensare ad un confronto sul bilancio alla vigilia delle
scadenze costituzionali, la cosa mi fa ridere.
Tutti sappiamo che o l'onorevole Piro ci farà qualche
grazia, mi riferisco a chi ha problemi drammatici come il mio
assessore per esempio, che dice che in Aula si parla di turismo e
poi il bilancio viene dimezzato.
Io gli ho detto che non gli posso fare niente. Una domanda
però possiamo farla. I criteri che il Governo ha adottato o i
correttivi nei settori delle varie amministrazioni. Come sono
stati portati avanti?
BATTAGLIA, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Non ce ne sono purtroppo, l'Assessore
ha azzerato il bilancio per tutti.
PELLEGRINO. Non ce ne sono. Non ce ne sono, purtroppo. E se è
una regola che è valida per tutti, io sono per prenderne atto,
Lei mi conosce Presidente. Però dico, per la miseria, scusatemi
la volgarità del termine, lo faccio per rendere meno drammatico
il confronto, ma che cosa ci sarebbe stato di straordinario se
prima di mandare in Commissione il bilancio, tutto il materiale
che c'era dentro, si fosse consumato un incontro, formale o non
formale, della maggioranza per spiegare le ragioni od i criteri
che erano stati adottati?
Perché gli interventi che vengono fuori sono anche la
risultante di un metodo di Governo che, secondo me, diventa per
alcuni aspetti discutibile, che, secondo me, va riportato ad una
maggiore collegialità.
Presidente, nella vita bisogna avere fiducia.
Ci fu un momento in cui l'opposizione pensava che il Governo
Capodicasa non sarebbe durato neanche un giorno. E molti di noi
eravamo ottimisti. Io lo sono, ancora oggi, nella misura in cui
questo Governo ha il coraggio di restare coerente con i problemi
che si è posto, senza accettare condizionamenti che non hanno
rapporti con la politica.
Questo è l'augurio che io faccio a lei signor Presidente, e
le chiedo scusa se mi sono soffermato un po' troppo.
Però, ogni quando si dice, anzi lei mi dice: "Ma che cosa
succede?" Dentro il Governo non succede niente. C'è la certezza,
non di movimentare, ma di fare in modo che dentro questo nuovo
esperimento siano presenti gli stimoli che possano determinare
quella discontinuità che onora quello che lei andrà a fare ed i
sacrifici che questa maggioranza, nel bene o nel male, si è
sottoposta ad assecondare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Zanna per
l'ultimo intervento.
ZANNA. Io non so se ho la fortuna o la sventura di parlare per
ultimo, però vorrei mantenere la franchezza nelle cose che ho da
dire.
A me questo dibattito non è piaciuto.
Io inviterei i miei colleghi, molti che l'hanno fatto,
invece di leggere i resoconti stenografici di lontane sedute
della precedente legislatura, di andarsi a leggere i verbali
della seduta precedente.
E della carica e delle valutazioni che hanno portato quella
decisione di tenere una seduta, direi, quasi solenne, quale
doveva essere quella di oggi. I presupposti che hanno introdotto
i lavori di questa giornata, per fare poi il confronto tra quelle
cose dette in quella seduta e l'andamento di questo dibattito.
Non mi è piaciuto per le presenze.
L'Onorevole Pignataro ha, in parte, ragione quando dice che
il problema non sono i parlamentari presenti, ma sono le
conclusioni o quello che si farà domani mattina.
E le presenze sono un problema, perché poi sono un
termometro inevitabile di giudizio e, quindi, di merito,
dell'attenzione che questo Parlamento ha rispetto alle cose che
stiamo discutendo e che si sono discusse stamattina. Stamattina e
tutto oggi.
Io, per esempio, con tutta franchezza avrei voluto vedere
qui, da stamattina fino alle 22.50, le facce di tanti miei
colleghi, che saranno candidati in prima persona - ne ho visti
pochi, soltanto alcuni - alle prossime elezioni europee, per
ascoltare, per capire.
Le facce le ho viste già abbondantemente affisse sui muri di
questa città a quaranta giorni dal voto.
Per vedere se è possibile, riflettendo insieme, di scegliere
anche dei temi da dire in questa campagna elettorale difficile,
complicata, importante anche per le sorti future di questa
Regione.
Noi non ci possiamo lamentare, lo dico soprattutto
all'onorevole Granata, di qualche articolo che spunta in qualche
magazin di un giornale a tiratura nazionale sui nostri privilegi
o sugli andamenti dei lavori di questo Parlamento quando poi
siamo chiamati ad un appuntamento come questo lo spettacolo che
diamo è quello che ahimè stiamo constatando, mi si consenta di
dire che è uno spettacolo indecoroso.
A me dispiace sostenere questo ma la vedo così, lo sento
così e mi sento in dovere di dirlo, non mi è piaciuto perchè è
stata un'occasione mancata non magari di confronto perchè in
numerosi interventi c'è stato uno sforzo di individuare delle
soluzioni, di rispondere ad alcune domande ma poi nel merito
nell'attenzione, innanzi tutto, poteva non essere quello che il
Dr. Ciancimino oggi ha annunciato in un fondo su "La Sicilia" di
Catania un ballo in maschera, poteva non essere un ballo in
maschera ma purtroppo devo dire che il Dr. Ciancimino ha in buona
parte anticipato ed ha azzeccato e centrato la sintesi diciamo,
l'evolversi di questa discussione e non mi è piaciuto anche per
alcune cose dette e per le non risposte date ad alcuni
interrogativi che in maniera molto laica e direi sincera il
Presidente della Regione ha posto stamattina nel suo intervento.
Innanzitutto parto da me, dalla mia parte politica dal mio
schieramento, c'è stata una fortissima dose di ipocrisia perchè
non ce lo dobbiamo nascondere è inutile prenderci in giro se
questi patti fossero successi qualche mese fa saremmo stati in
molti a chiedere le dimissioni del Governo, così come c'è stato
tanto politichese per non affrontare ed evitare alcuni nodi
politici, così come ci sono state tante facce di bronzo nel, per
quanto mi riguarda, inutile tentativo di mettere insieme tutto e
il contrario di tutto in una sorta di "tutti colpevoli nessun
colpevole" dimenticando che rimangono alcuni problemi politici,
poi i problemi giudiziari sono di competenza di altri organi
istituzionali, non di questo Parlamento e non della politica
siciliana, perchè ci sono tanti che intervenendo hanno
dimenticato che ci sono parlamentari di questa legislatura, di
questo Parlamento accusati di pesanti reati o di chi ha avuto
incontri con latitanti non smentiti ma non perseguibili o chi ha
avuto sostegni elettorali imbarazzanti direi bruschi con
collegamenti e rapporti con imprese chiaccherate.
Io questo lo cito non perchè voglio scendere allo stesso
livello di chi ha cercato di, con una faccia di bronzo
invidiabile di direi quasi di fare di tutta l'erba un fascio, si
potrebbe rispondere alle voci per fortuna isolate di alcuni
interventi che sono venuti dall'opposizione con gli stessi
esempi, ma verrebbe meno innanzi tutto i valore di una battaglia
politica che è stata e rimane in un ambito politico per
individuare responsabilità politiche che rimangono, ma ecco il
punto, comportandoci alla stessa stregua allo stesso livello noi
non avremo fatto e non faremo un passo in avanti non rispondiamo
ad alcuni interrogativi che io qui voglio riprendere, del
Presidente della Regione. Il Presidente della Regione ricordava
che la Sicilia continua ad essere attraversata da assassinii, da
minacce, da intimidazioni, da attentati, da scandali. Io vorrei
aggiungere che troppo facilmente e frettolosamente si è pensato
di abbassare la guardia a questo scontro tra la democrazia, lo
Stato e la mafia e i poteri criminali, pensando che è arrivato il
momento di fronteggiare Cosa nostra con mezzi, con strutture, con
interventi, diciamo, normali, potevamo passare finalmente ad una
lotta alla mafia normale, purtroppo non è così, è ancora una
battaglia lunga e difficile, molto dura.
Ma ricordava il Presidente della Regione, stamattina, bene
diceva, al di là dello sdegno, delle mobilitazioni delle
coscienze, la vera domanda è come fare, cosa fare, quali possono
essere, cito, gli atti, i provvedimenti, i comportamenti che
possono consentirci di fare sostanziali e sostanziosi passi
innanzi nella lotta per la legalità e la trasparenza nella nostra
Regione?
Si rispondeva, più avanti nel suo intervento, "abbiamo
ritenuto di dover accelerare l'iter delle riforme, ma,
continuava, non basta, non basta perchè innanzitutto bisogna
completarle ma anche perchè le regole possono concorrere". Si
chiedeva ancora con un'altra domanda, ed è quella a cui voglio
cercare di rispondere, "Le regole possono concorrere a mutare un
sistema di comportamenti ed un costume od un malcostume
politico?".
Io credo sinceramente che possono solo parzialmente aiutare
questo. lo si vede, in tutta sincerità, in questo, in parte ha
ragione l'onorevole Forgione, con una legge che ha rivoluzionato
la vita politica ed istituzionale della nostra Regione, la legge
sull'elezione diretta dei sindaci, ed io vorrei ricordare dei
consigli comunali anche, consigli comunali che spesso vengono
difesi contro i sindaci difesi direttamente.
Bene, quella legge, dopo una prima applicazione lo dico
ricordando i recentissimi episodi di consigli comunali, di
amministrazioni comunali, stando però attenti ed invitando anche
l'onorevole Forgione a fare altrettanto a guardare le ragioni di
quello scioglimento spesso legate alla presenza o all'attività,
presenza inquinante ed attività poco lecita dei consigli
comunali, ma comunque quello strumento dopo una prima
applicazione è diventato nuovamente uno strumento permeabile.
Lo dico anche perchè non condivido chi è andato lì, in quei
paesi, in quei comuni ed invece di chiedere ai cittadini di quei
comuni di fare luce, di fare uno sforzo, di ribellarsi a quei
fatti a quegli episodi di isolare e di stare attenti la prossima
volta nella scelta che quei cittadini comunque liberamente hanno
fatto si è pensato di sostenere una tesi del tipo vi hanno
sciolto, i decreti hanno sciolto le comunità di quei tre paesi,
cercando come classe politica una sorta di alibi, direi una sorta
di foglia di fico per nascondere le proprie responsabilità.
Sappiamo che non è così e che vengono lì individuate
responsabilità precise, ma comunque quella nuova permeabilità è
la controprova che le regole non bastano.
Allora io chiedo e cerco di rispondere a quell'interrogativo
che non bastano le regole soltanto, perchè noi non possiamo
deresponsabilizzarci, rimandare ad altri o ad altre cose, ad
altri strumenti che poi noi stessi decidiamo, ma che poi sono
diciamo applicabili al di là della nostra presenza, della nostra
attività, se noi direttamente possiamo rispondere e fare qualche
cosa.
I partiti, le forze politiche cioè coloro che poi scelgono,
compiono delle scelte, fanno le liste, scelgono gli uomini,
formano, decidono la vita politica ed istituzionale di questa
Regione, lo ricordava l'onorevole Pignataro, io lo vorrei
completare quell'accenno che ha fatto l'onorevole Pignataro.
La questione morale rimane il punto centrale della politica
siciliana.
Diciotto anni fa fu, quando un uomo, Enrico Berlinguer, in
quegli anni in parte inascoltato dalla politica, dai partiti e
anche dal suo partito, chiamò i partiti alla loro responsabilità,
facendo della questione morale una battaglia alta e particolare.
Per lui, per Enrico Berlinguer, la questione morale era
intrinseca alla degenerazione dei partiti. Degenerazione, secondo
Berlinguer, che era l'origine dei malanni e dei mali dell'Italia.
Io lo vorrei citare testualmente: ""I partiti di oggi -
diceva Berlinguer nel 1981 - sono soprattutto macchine di potere
e di clientele, scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei
problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi
pochi o vaghi; sentimenti e passione civile: zero. Gestiscono
interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche
loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze ed i
bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli senza perseguire il
bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai
conformata su questo modello. Non sono più organizzatori del
popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e
l'iniziativa, sono piuttosto federazione di correnti, di
camarille, ciascuna con un boss e dei sottoboss"".
Ora, onorevoli colleghi, possiamo in sincerità sostenere che
è cambiato qualcosa da questo drammatico quadro che descriveva
Berlinguer diciotto anni fa?
E' vero, onorevole Capodicasa, noi passi avanti non ne
abbiamo fatti, ma forse la classe politica ne ha fatti molti di
meno di quegli ampi passi che, invece, ha fatto la società
italiana e la società siciliana.
Io non sono, non lo potrei assolutamente essere, un fautore
di quella presunta e precostituita divisione tra società civile e
società politica. Non lo sono perché non ci credo, non è così. Ma
lo iato, un solco c'è, esiste tra la politica, la politica
siciliana e i siciliani.
Questo non vuole essere un riferimento o un accenno contro i
partiti. Anche perché, lo dico con orgoglio, io ne ho fatto una
professione ed una scelta di vita, con passione. Molti questo
forse la considerano una cosa fuori dal mondo. Qualcuno non lo
può apprezzare. Ma - lo ripeto - io con orgoglio ne ho fatto una
scelta di vita, quindi lungi da me fare ragionamento o alimentare
una sorta di neoqualunquismo contro la politica ed i partiti. Io
non credo alla fine dei partiti. Ma lo dico per la necessità
improcrastinabile, irrinunciabile, irrinviabile della riforma,
della loro riforma e del loro rinnovamento, anche dei nuovi
partiti, spesso nati già vecchi. E una dimostrazione ne è chi è
stato chiamato per la prima volta nella gestione della cosa
pubblica, dell'amministrazione e non ha perso tempo ad occupare
poltrone, potere e sottogoverno.
La prima riforma della politica deve essere che la politica
non può essere più per gli eletti, per gli addetti ai lavori, una
sorta di grande scatola cinese, ma deve ritornare ad essere un
grande strumento di massa per raggiungere obiettivi, imperniata
di valori, di idee, di battaglie civili, di lotta per il
cambiamento, di storie, di cose da fare, di cambiamenti da
imporre.
Io continuo a credere a questo. Ci credo avendo forse più
fiducia in quella società civile, più fiducia nei siciliani, nei
giovani siciliani, in un popolo che ha saputo reagire, ha saputo
ribellarsi, anche in anni recenti e non soltanto alcuni secoli
fa. Per questa ragione, credo che questo fosse un altro
interrogativo che poneva Capodicasa e che poneva Vincenzo Consolo
in un articolo di ieri su ""L'Unità"", per questo la Sicilia
ritengo che non è irredimibile, e credo che per sfatare questa
sorta di pesante fardello noi vogliamo continuare a dare il
nostro modesto, ma tenace e testardo contributo, credendo nella
politica, nelle istituzioni, comprendendo, come ha detto
l'onorevole Capodicasa concludendo il suo intervento, che questa
fine legislatura ormai è in grado di fare uno scatto di orgoglio,
di continuare quel lavoro che solo recentemente si è iniziato,
concludendo un percorso e raggiungendo ed inanellando altri
obiettivi che questa maggioranza si è data e quando se li è dati
ha poi trovato, forse in alcuni casi in ritardo, il contributo ed
il consenso anche dell'attuale opposizione, sapendo quindi che è
possibile fare questo perché l'abbiamo dimostrato, credo che è
necessario, alla luce anche di questi fatti recenti, avere un
eccesso di coerenza e di determinazione, credo che questo sia
possibile fare e vedremo nelle prossime settimane e nei prossimi
mesi di dare un contributo in tal senso.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, Presidente della Regione. Signor Presidente, non
intendo ovviamente fare una replica a un dibattito che ha dato
ampi spunti alla discussione, né, tanto meno, fare delle
conclusioni, perché un dibattito siffatto a mio avviso viene
consegnato per intero, con il travaglio che esprime, con i dubbi,
con i distinguo, con le articolazioni che ha proposto, agli atti
di questa Assemblea ed al dibattito politico.
Volevo solo dire in conclusione, onorevole Presidente, che a
prescindere dalla presenza fisica in quest'Aula dei parlamentari
che non può ovviamente soddisfarci e che ha fatto dire
all'onorevole Zanna che abbiamo offerto uno spettacolo
'indecoroso', un aggettivo forte che non credo possa essere
adoperato in una circostanza come questa, perché dico malgrado
questo il dibattito che si è svolto a mio parere, oltre ad essere
stato pacato, serio, di merito, è stato anche un dibattito che ha
teso a rintracciare gli elementi riformatori per superare la
situazione che stiamo attraversando.
Cioè, in poche parole l'Assemblea mi pare abbia cercato di
guardare avanti, cioè di spostare in avanti, come si dice in
gergo politico, il problema che oggi ci siamo posti, che prende
spunto da una vicenda dolorosa, come è stato ricordato da alcuni
colleghi, che riguarda alcuni parlamentari, ai quali credo l'Aula
abbia giustamente, tranne qualche eccezione, augurato che escano
puliti da questa vicenda e vengano restituiti alla politica, alle
loro famiglie, come in fondo erano fino a poco tempo fa, soggetti
politici abilitati a svolgere la loro iniziativa con i pregi e i
difetti che ognuno di noi ha.
Ma, penso, anche che in una situazione come questa, uno
spunto ci è stato offerto da un episodio che per quanto doloroso
ha dato l'occasione a quest'Aula per svolgere un dibattito ampio,
per tornare, se ce ne era ancora bisogno, sull'argomento, per
riaffermare dei principi, delle discriminanti che mi auguro
diventino per il futuro delle linee su cui maggioranza ed
opposizione possano incamminarsi, perché tutto sommato penso che
sia rintracciabile nel dibattito un filo conduttore che ha
interessato tutti gli interventi, ed è il filo conduttore che noi
ritenevamo e riteniamo tenacemente vada perseguito, a prescindere
dalle maggioranze e dai governi che si succederanno, e cioè
quello di tenere la pubblica Amministrazione, la Regione, la vita
amministrativa, politica e sociale di questa Isola al riparo da
inquinamenti, da infiltrazioni e, invece, finalmente,
definitivamente incamminarla sulla strada del rinnovamento.
Allora, credo che se questo è lo spirito con cui si è svolto
il dibattito poco vale, così come qualche collega (per la verità
isolato) ha fatto, tentare di leggere gli avvenimenti con una
lente che non fa distinzione, che opera generalizzazioni che non
sono accettabili.
Neanche in epoche lontane quando il rapporto malaffare,
corruzione, politica, mafia era molto più stretto anche forze
dell'opposizione hanno accettato automatismi e generalizzazioni
che in politica sanno sempre di ingiusto e di non equo e, per chi
compie quelle analisi, significano soprattutto fare un errore.
Un errore di analisi porta quasi sempre, inevitabilmente, ad un
errore nell'azione politica.
Credo che non possano esistere delle fasi in cui le forze
politiche giocano con il tema della corruzione, della lotta alla
mafia, al gioco della propaganda, al gioco teso a ottenere
risultati obiettivi che non siano quelli propri di questa
battaglia, cioè quella di sconfiggere il fenomeno mafioso.
Neanche in casi come questi, neanche in situazioni come quelle
che viviamo cioè di prossimità ad una scadenza elettorale che,
per quanto abbia al centro le vicende politiche europee sappiamo
tutti che avrà una forte ripercussione nella vita politica
nazionale ed io aggiungo anche nella vita politica regionale.
Anche in queste situazioni occorre misura perché il tema è troppo
delicato, è troppo incarnato nella storia e nelle aspettative dei
siciliani per potere essere in qualche modo piegato ad esigenze
di parte come, mi pare, qua e là nel corso del dibattito si è
fatto.
Allora, per prendere in definitiva spunto, lo spunto
positivo che il dibattito ci ha offerto, signor Presidente,
onorevoli colleghi, ritengo che senza conclusioni questo
dibattito per quanto ci riguarda va consegnato al dibattito
politico prima di tutto dentro la maggioranza, quando la verifica
sarà posta e, credo che in questo senso anche i rilievi che sono
stati mossi da alcuni colleghi della maggioranza e anche i
suggerimenti così come anche le critiche e gli spunti che sono
venuti, saranno ovviamente oggetto di dibattito e di attenta
riflessione e possibilmente poi tutti assieme dovremo trovare dei
correttivi.
La stessa cosa vale per le opposizioni che hanno svolto i
propri interventi con la franchezza che era giusto che ci fosse
in un momento come questo ma, io penso, che anche argomenti che
sono stati usati nel corso del dibattito, nel corso dei loro
interventi per quanto a volte possano contrastare con i punti di
vista che noi rappresentiamo, meritano di essere anch'essi
sottoposti ad analisi, a dibattito, che ovviamente a questo punto
non può che essere rimandato alla fase successiva alle elezioni
europee.
Credo, signor Presidente, che in fondo questo sia l'auspicio
e anche l'impegno che possiamo assumere a conclusione di questo
breve dibattito.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE. Si passa al terzo punto all'ordine del giorno
"Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d) e 153 del regolamento interno, della mozione n. 349: Sfiducia
nei confronti dell'Assessore per i beni culturali e ambientali e
la pubblica istruzione". Ne do lettura:
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- per la realizzazione di insediamenti di edilizia
cooperativistica, presso la tonnara di Santa Panagia
(comune di Siracusa) e di un parco acquatico
denominato 'Acquapark', nel territorio del comune di
Melilli, i cittadini interessati hanno espletato
presso i comuni di Siracusa e Melilli tutte le
formalità amministrative inerenti al rilascio delle
concessioni edilizie occorrenti;
- tra le formalità di rito non era stato richiesto
dagli interessati il nulla osta ai sensi della
legislazione in tema di beni culturali e ambientali,
in quanto le zone interessate dagli interventi
edilizi non risultavano ricadenti in aree sottoposte
a vincolo ambientale;
RILEVATO che l'Assessore regionale per i beni culturali e
ambientali e la pubblica istruzione, in data 24
marzo 1999, ha avviato le procedure per
l'apposizione del vincolo di interesse ambientale
sulle predette zone, in base alla normativa a tutela
dei beni culturali ed ambientali, disponendo la
sospensione delle procedure di rilascio delle
concessioni mediante l'intervento in autotutela
della Soprintendenza ai beni culturali e
ambientali della provincia di Siracusa, con
efficacia retroattiva;
CONSIDERATO che la procedura amministrativa avviata dallo
Assessore per i beni culturali e ambientali e la
pubblica istruzione appare viziata sia sul piano
amministrativo, risultando per la sua retroattività
in palese contrasto con i più elementari principi di
logica giuridica, oltre che di certezza del diritto,
che sul piano politico, avendo trascurato,
l'Assessore, di valutare l'opportunità dell'adozione
dei provvedimenti predisposti alla stregua della
legislazione vigente e dell'indirizzo politico
perseguito dal Governo regionale e assentito
dall'Assemblea regionale siciliana;
RITENUTO che, in base all'articolo 20 dello Statuto
regionale l'Assessore per i beni culturali e
ambientali e la pubblica istruzione in carica si è
reso responsabile della realizzazione di atti
amministrativi in palese difformità dall'indirizzo
politico dell'Assemblea regionale;
RAVVISATA la necessità di ripristinare la coerenza politica
e programmatica del Governo regionale e di far sì
che la politica dei beni culturali, in Sicilia, sia
conforme ai principi della legislazione sui beni
culturali e ambientali e dei documenti di indirizzo
politico approvati dall'Assemblea regionale,
ESPRIME SFIDUCIA NEI CONFRONTI
DELL'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI
E LA PUBBLICA ISTRUZIONE
(22 aprile 1999)
GRANATA - PAGANO - CATANOSO GENOESE -
SCAMMACCA DELLA BRUCA - BUFARDECI -
LA GRUA - BRIGUGLIO - TRICOLI -
LEONTINI - GRIMALDI - ALFANO
La mozione testé letta sarà trasmessa alla Conferenza dei
Capigruppo perché ne determini la data di discussione.
Presidenza del vicepresidente Silvestro
La seduta è rinviata a giovedì 6 maggio 1999, alle ore
17.00, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 1999 e bilancio pluriennale per il triennio
1999-2001" (nn. 815-853-866/A).
Relatore di maggioranza: on. Di Martino
Relatore di minoranza: on. Tricoli
La seduta è tolta alle ore 23.18.