Presidenza del presidente Lo Porto
La seduta è aperta alle ore 18.00
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
COMUNICAZIONE RELATIVA ALLA COSTITUZIONE DI GRUPPO PARLAMENTARE
E DI ELEZIONE DELLE CARICHE INTERNE
PRESIDENTE. Comunico che, avendo il Consiglio di Presidenza
dell'Assemblea regionale siciliana concesso l'autorizzazione alla
costituzione del Gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista,
lo stesso, nella riunione tenutasi in data 19 settembre 2001, ha
provveduto ad eleggere l'onorevole Francesco Forgione,
Presidente; l'onorevole Santo Liotta, Vicepresidente; l'onorevole
Calogero Miccichè, Segretario del Gruppo.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Lo Porto
ATTRIBUZIONE DEL SEGGIO RESOSI VACANTE A SEGUITO DELLA
SCOMPARSA DELL'ONOREVOLE GIUSEPPE D'ANDREA
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito della scomparsa
dell'onorevole D'Andrea.
Comunico che, ai fini dell'attribuzione del seggio resosi
vacante a seguito della scomparsa dell'onorevole Giuseppe
D'Andrea, eletto nella circoscrizione di Messina per la lista
provinciale avente il contrassegno "La Margherita Democrazia è
Libertà con Rutelli", la Commissione Verifica Poteri nella
riunione del 25 settembre 2001 dopo avere proceduto ai necessari
accertamenti, ha deliberato all'unanimità, ai sensi dell'articolo
1, comma 3, della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2 e
del combinato disposto dell'articolo 16 della legge 17 febbraio
1968, n. 108 e successive modifiche ed integrazioni, di
attribuire il seggio lasciato vacante dall'onorevole D'Andrea al
candidato Giuseppe Franchina primo dei non eletti della medesima
lista che segue immediatamente con voti 3717 l'unico degli eletti
onorevole Giuseppe D'Andrea.
Non sorgendo osservazioni l'Assemblea prende atto delle
conclusioni della Commissione per la Verifica dei Poteri.
Proclamo quindi eletto deputato dell'Assemblea regionale
siciliana il candidato Giuseppe Franchina, salva la sussistenza
di motivi di ineleggibilità o di incompatibilità preesistenti e
non conosciuti fino a questo momento.
Avverto che da oggi decorre il termine di 20 giorni per la
presentazione di eventuali proteste o reclami, ai sensi
dell'articolo 61, comma 3, della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29.
(L'onorevole Franchina entra in Aula)
Poichè l'onorevole Franchina è presente in Aula, lo invito a
prestare il giuramento di rito.
Do lettura della formula del giuramento stabilita
dall'articolo 6 delle Norme di attuazione dello Statuto
siciliano.
"Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana ed al suo
Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato e della Regione
e di esercitare con coscienza le funzioni inerenti al mio ufficio
al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione
siciliana".
(L'onorevole Franchina pronunzia a voce alta le parole "lo
giuro")
Dichiaro immesso l'onorevole Franchina nelle funzioni di
deputato all'Assemblea regionale siciliana.
(Applausi)
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SUL PROGRAMMA DI
GOVERNO E RELATIVO DIBATTITO (SEGUITO)
PRESIDENTE. Si passa al punto III dell'ordine del giorno
"Seguito del dibattito sulle comunicazioni del Presidente della
Regione sul programma di Governo".
SPEZIALE. Signor Presidente, non era stato deciso di
sospendere per mezz'ora la seduta?
PRESIDENTE. Non ho alcuna difficoltà, però la breve
sospensione era legata al fatto che mancava il documento,
preventivo alle dichiarazione stesse che, però, tutti avete avuto
mezz'ora prima.
Tuttavia se la richiesta è questa, mi sembra giusto
concedere mezz'ora di tempo per dare ai Presidenti dei Gruppi
parlamentari la possibilità di esaminare adeguatamente il
documento.
La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.30.
(La seduta sospesa alle ore 18.01 è ripresa alle ore 18.37)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Lo Porto
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, membri del Governo regionale, onorevoli colleghi, ho
ascoltato con molta attenzione il suo discorso, a me già noto
essendo, il suo, un programma di governo e un programma
elettorale ascoltato, mi auguro, da tutti i siciliani durante la
campagna elettorale e che ha prodotto l'esito delle elezioni del
24 giugno.
Io mi permetto, con poche parole, di darle qualche
suggerimento rispetto alla sua azione di governo ed ai suoi
assessori.
Ci vorrà molto coraggio in questa legislatura da parte sua;
infatti, essere stati eletti per la prima volta direttamente dal
popolo siciliano alla poltrona più importante che la nostra
regione ha - che è quella che lei sta occupando in questo momento
- non le consentirà, io credo, di perseguire le logiche che hanno
visto crescere male questa terra da quando si è dotata di uno
statuto autonomo. Ci vorrà molto coraggio: ci vorrà molto
coraggio da parte sua, ci vorrà grande attenzione da parte di
questo Parlamento, per l'azione di governo che lei dovrà svolgere
perché anche in questo per la prima volta questa Assemblea,
questo Parlamento è stato snaturato di quei poteri che prima
aveva sul controllo sull'elezione del Presidente, sulla elezione
dei componenti della Giunta di governo.
Lei dovrà avere la forza di andare avanti nonostante tutto,
lei dovrà prediligere la vera professionalità in questa terra;
cosa che è mancata per troppo tempo signor Presidente della
Regione. Purtroppo, devo dire, abbiamo visto crescere persone
mediocri, abbiamo visto occupare ruoli importanti da parte di
persone mediocri e abbiamo invece visto le intelligenze lasciare
questa terra ed esportare l'intelligenza dei siciliani in altre
parti del mondo. Mi auguro, signor Presidente della Regione, che
lei abbia la lucidità ed il coraggio di non perpetrare questi
sistemi; mi auguro che lei voglia realmente dare una svolta per
come ha detto a quella che è l'economia reale della nostra terra;
mi auguro che le leggi che lei varerà non serviranno soltanto a
distribuire prebende, ma avranno obiettivi seri da centrare; mi
auguro, signor Presidente della Regione, che lei abbia per come
già oggi ha dimostrato fuori da ogni regola, il rispetto che
questo Parlamento merita, perché soltanto creando una vera
sintonia con questo Parlamento questa terra potrà crescere. Io ho
il terrore che si crei un dualismo tra l'azione di Governo e
l'azione legislativa del Parlamento. Lei questo non
dovrà consentirlo.
Le chiedo, signor Presidente della Regione, puntualità:
puntualità nei confronti degli impegni che lei e che tutti noi
eletti nella sua coalizione abbiamo preso nei confronti del
popolo siciliano; puntualità, non giustificazioni, non ce ne
sono più.
I Governi della Regione siciliana prima del suo Governo
attuale hanno sempre avuto l'alibi di "cadere", come si dice
politicamente, in Assemblea. Lei questa possibilità non l'avrà.
Se cadrà, cadrà da solo, signor Presidente della Regione e per
questo la invito ad avere coraggio.
Lei oggi è il governatore della Sicilia, certamente eletto
da una colazione di partiti, ma non rimanga più imbrigliato nei
partiti. Cerchi di volare più alto, vada oltre ed intervenga con
coraggio qualora i partiti dovessero fermare questo nuovo
meccanismo, qualora i partiti dovessero porre questioni vecchie.
Il riordino delle coste, una delle tante cose che lei ha
citato oggi in quest'Aula. Credo che sarebbe un bel segnale
cominciare a demolire i ruderi industriali che ancora circondano
la terra di Sicilia, quel devastante simbolo di politica inutile,
di false aspettative che hanno distrutto le coste siciliane che
erano sì un dono della natura, propedeutiche a sviluppare
economia e lavoro: Termini Imerese, Porto Empedocle.
E' incredibile Credo che la Sicilia in questo sia ormai unica.
Lei, giustamente, ha fatto riferimento alla lotta alla
criminalità ed alla mafia. Però io credo che anche in questo
dobbiamo avere più coraggio. Io ho vissuto sette anni nel
Parlamento nazionale e la parola "mafia", nel Parlamento
nazionale, è diventata l'alibi - ripeto -, la parola "mafia"
presso il Parlamento nazionale è diventata l'alibi per fermare lo
sviluppo della Sicilia: in Sicilia c'è la mafia per cui evitiamo
di ...; in Sicilia c'è la mafia per cui non facciamo .... No Su
questi temi la mafia continua ancora oggi a crescere, sulla
povertà, sul mancato sviluppo. La mafia c'è ed è drammatica e va
combattuta e noi tutti dobbiamo dare segnali in tal senso, ma
non dobbiamo farne un alibi. Bisogna andare avanti con grande
serenità e con grande determinazione.
Questo è l'augurio che io mi sento di farle come
rappresentante di questa Assemblea, con l'auspicio, signor
Presidente della Regione, avendo dato lei oggi, con questa
presenza e con questa relazione, l'inizio di una procedura fuori
dalle regole. Lei non era tenuto a venire oggi in Aula, nessun
Regolamento e nessuno Statuto glielo imponeva, ma lo ha fatto,
sarebbe auspicabile che ci sia un periodico confronto con questa
Assemblea, con l'attività che lei da oggi in poi continuerà a
svolgere per la nostra terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, noto che non c'è una grande passione
in questo dibattito, né lei, Presidente della Regione, con il suo
intervento l'ha stimolato. Noi sappiamo perché e vorrei che
ragionassimo tutti assieme in questo Parlamento, soprattutto voi
esponenti di tutti i partiti che con una riforma, che avete
segnato coma la riforma della modernità, avete dato vita
all'elezione diretta del Presidente della Regione.
Sì, questo Parlamento conta meno, e se è vero come è vero
che noi abbiamo dovuto più volte invitarla, onorevole Cuffaro, a
fare queste dichiarazioni, se è vero che lei si è rifiutato in
Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari anche a
chiedere un voto sul suo programma, cosa peraltro scontata vista
la stragrande maggioranza presente in quest'Aula a sostegno del
suo governo. E questo non per una cattiva volontà o per uno
scarso rispetto del Parlamento da parte sua, spero
proporzionalista non pentito, ma perchè l'elezione diretta del
Presidente porta a questa separazione: il Parlamento può essere
ascoltato o non ascoltato rispetto all'azione e al programma di
governo e noi dovremmo lavorare, soprattutto in vista delle
modifiche dello Statuto, a rafforzare nell'equilibrio dei poteri
tra il Parlamento e il Governo la funzione e i vincoli e il ruolo
di questo Parlamento.
Lei ha fatto un discorso democristiano e, insieme, in
rottura con la democrazia cristiana, e cioè in perfetto stile
democristiano, se mi passate la tripla piroetta che sto tentando
di definire. Ha espresso una continuità ed una rottura:
continuità e rottura che noi contestiamo. La continuità laddove
emerge comunque nel suo ragionamento l'esigenza di non rompere il
ventre molle di questa Regione, e una rottura quando i suoi nuovi
alleati la spingono su una linea liberista che ha molto a che
fare con Berlusconi più che con Sturzo e con il solidarismo
cattolico della migliore tradizione democratica e cristiana - e
qui separo le parole - di questo nostro Paese.
Ecco, noi non condividiamo il suo programma e proveremo a
fare un'opposizione netta, questo orribile termine "bipartisan"
non ci appartiene e lo scongiureremo in ogni nostro
comportamento.
La prima cosa che vorrei sottolineare è l'assenza di una
parola, onorevole Presidente. Lei ha parlato molto di imprese,
ha parlato molto di mercato, di privatizzazioni; capiamo che il
suo modello non è neanche quel padre sotto le cui ali protettive
lei si è sempre rifugiato e anche orgogliosamente dopo la fine
del processo, cioè quell'onorevole Mannino che ha contestato il
liberismo di Berlusconi. Il suo modello è Formigoni. E in
questa ansia liberista, dal buono scuola alla privatizzazione
della Sanità, ad un'idea della sussidiarietà che è più mercato
che solidarismo cattolico, lei ha dimenticato una parola - che in
questi giorni invece ritorna drammaticamente al centro della
questione sociale siciliana - la parola: operai. Sì, gli
operai. Si vive una crisi drammatica dei poli produttivi
dell'Isola. Io capisco che l'onorevole Acierno in questa ansia
di demolire le strutture abusive dell'Isola voglia salvaguardare
le case abusive e distruggere le fabbriche, operai compresi,
perchè questo ci ha detto poco fa nel suo intervento. E invece
c'è una crisi drammatica del tessuto economico e produttivo di
questa Regione che non viene neanche citata nel suo intervento.
Quando parlo degli operai parlo innanzitutto dell'IMAM di
Castelvetrano, dove una sciagurata politica consociativa, e
spesso il consociativismo si esprime anche dentro i consigli di
amministrazione delle aziende, ha portato alla lettera di
licenziamento di ottantasette operai. Operai con un lavoro
pulito. E lì un'azienda chiude.
Io le chiedo, Presidente della Regione, di fare una verifica
dei contributi regionali ottenuti nel corso degli ultimi dieci
anni da quell'imprenditore di Castelvetrano e perchè oggi quei
contributi, che sono serviti ad ammodernare gli impianti e a
comprare nuove strutture, vengono trasferiti sotto forma di nuove
strutture e di impianti nelle aziende del Piemonte e delle
aziende di Torino della stessa azienda e dello stesso
imprenditore. Le chiedo una verifica, Presidente della Regione,
di tutta la politica degli incentivi alle imprese. E se lei,
oltre che una coscienza civile vuole essere coerente con una
coscienza cattolica, faccia un'azione di sospensione di tutti i
contributi regionali alle aziende che praticano lavoro nero e
sfruttamento minorile. Si dimostri che si può essere, in questa
Regione, favorevoli allo sviluppo, alle imprese e favorevoli alla
legalità.
E, qui, mi faccia contestare un'affermazione. Non esiste
una legalità imposta e una legalità condivisa, come lei ha citato
nel suo intervento. La legalità é senza aggettivi e io diffido
di un Governo che é vincolato ad una legalità solo se viene
considerata condivisa; condivisa da chi? Condivisa per che cosa?
Condivisa con quali obiettivi?
Guardi che in quest'ansia demolitrice della Costituzione,
della quale la Commissione bicamerale presieduta dall'onorevole
D'Alema credo sia stata il momento più sciagurato dell'ultima
legislatura, si sono messi in discussione alcuni capisaldi della
Costituzione. Ma su uno non si può transigere nonostante il
giusto processo ed é la obbligatorietà dell'azione penale. E la
politica è vincolata a questa legalità, ad un'azione costante di
trasparenza.
Ritorniamo agli operai, allora. A partire dal rapporto con
le imprese, sì. Alle imprese siciliane chiediamo anche
un'autocritica. A queste imprese che hanno continuato a prendere
soldi dallo Stato operando flessibilità, operando lavoro nero,
violazione delle norme contrattuali.
Lei ha scelto come Assessore all'Industria, un
imprenditrice. Vorrei che proprio da un'imprenditrice partisse
questo segnale per la Sicilia, senza piangere lacrime di
coccodrillo come quelle che piangiamo quando scopriamo le
ragazzine di Bronte che lavorano per 9 mila lire alla settimana
per un'azienda del made in Italy che viene qui, ottiene
finanziamenti, sfrutta quei bambini e quelle bambine, le sottrae
alla loro adolescenza, ai loro sogni, alla loro scuola: la Imam,
l'Imesi, la Keller. Domani sappiamo chi comprerà e se qualcuno
comprerà quell'azienda e quegli operai; la ST Microeletronics di
Catania. Insomma, c'è una crisi del tessuto produttivo ed
industriale qui in Sicilia e lei non ne ha parlato Sarebbe stato
bene pensare, invece, all'unificazione di tutte queste vertenze,
operai e industriali, in un'unica vertenza Sicilia per aprire,
sì, un tavolo di trattativa con il Governo nazionale, ma non per
contrattare prebende, bensì la difesa dell'apparato produttivo
esistente.
E noi dobbiamo, anche qui, interrompere una logica che ha
unificato i governi di centro-destra anche a quelli di
centro-sinistra contro i quali noi abbiamo fatto l'opposizione.
Si privatizza la cantieristica nazionale ma si taglia, come ramo
secco, il cantiere di Palermo; si privatizza il settore rotabile,
ma si taglia l'Imesi e si proteggono i siti ovunque dislocati nel
resto del Paese; si privatizzano le ferrovie, ma il ramo secco
non è né in Toscana, né in Puglia, né in Campania: é in
Sicilia. Allora, davvero, va ricontrattato a partire dal tessuto
produttivo esistente, il rapporto tra la Sicilia e lo Stato.
Veda, io credo che questo ha a che fare con un'altra
politica dell'intervento della Regione. Lei ha parlato degli
appalti, ma non ci ha detto se e in quanto tempo, Presidente,
vuole cancellare questa vergogna di oltre 400, 500 stazioni
appaltanti. Se e in quanto tempo vuole giungere ad una stazione
unica appaltante in questa Regione, perché se é no anche la
espressione "lotta alla mafia" sarà una parola vuota e avremo una
lotta alla mafia condivisa e una lotta alla mafia non condivisa.
CUFFARO, presidente della Regione. Ma dove é scritta questa
"legalità condivisa"?
FORGIONE. Sono sue espressioni scritte, Presidente: "la
legalità condivisa".
Sì, noi abbiamo di fronte l'esigenza di una nuova legge
sugli appalti. Ma non ci sarà una nuova legge sugli appalti.
Dobbiamo giungere ad un'unificazione delle stazioni appaltanti.
Lei, su questo deve dirci delle parole chiare. Perché anche
quando parliamo di burocrazia in questa Regione, parliamo del
tessuto connettivo del potere.
Presidente, lei sa, perché faceva parte di un Governo che
in quel momento vedeva anche l'appoggio esterno di Rifondazione
Comunista, che nell'ambito della Riforma della Pubblica
Amministrazione fu approvato un testo di norme anticorruzione.
Prima Regione in Italia anticipatrice della legge nazionale
bloccata dopo Tangentopoli al Parlamento. Una legge rigorosa.
Vorrei sapere se é sua intenzione applicarla o meno e se é sua
intenzione perché ci sono direttori di assessorati, con condanne
già passate in giudicato, che continuano a dirigere quegli
assessorati per i quali, in quelle funzioni, sono stati
condannati per gravi violazioni gravi di legge.
Questa Regione, lo diciamo più volte, ha buone leggi che non
vengono applicate. Allora, a cominciare dall'Assessorato al
lavoro, a quello all'agricoltura e foreste, a quello alla
presidenza, applichiamo questa legge che è stata approvata tra
squilli di trombe esaltanti da tutti i capigruppo all'unanimità
in quella parte da questo Parlamento.
Noi vorremmo che un governo della Regione avesse un'anima. E
l'anima deve essere quella del legame tra la legalità e lo
sviluppo ecocompatibile del territorio. E lei, invece, ha
mandato segnali ambigui su questo, segnali contrastanti. Sulla
legalità vorremmo delle certezze: appalti, trasparenza,
burocrazia, norme anticorruzione.
Qui faccio una parentesi, e mi rivolgo al Presidente
dell'Assemblea. Se dobbiamo reinsediare una Commissione antimafia
con i poteri, la funzione ed anche l'attività svolta nell'ultima
legislatura è meglio non insediarla. Io credo che dovremmo
giungere anche ad una riforma delle funzioni e dei poteri di una
commissione che non è nè di indagine, nè di studio. E' un ibrido
e non si capisce a cosa serve.
Credo che dovremmo vedere questa legislazione perchè anche
il Parlamento deve dotarsi di strumenti seri, rigorosi e
funzionali. E quindi il legame tra lo sviluppo, la legalità, il
lavoro. Sì, lei non ci ha detto cosa intende fare del lavoro,
cosa intende fare del precariato, quel precariato che nell'ultima
fase del Governo di Destra è andato via via allargandosi dentro
una logica di spesa neoclientelare impostata dall'Assessore
Nicolosi.
Abbiamo bisogno di fuoriuscire dal precariato e di dare
certezze di lavoro. Qui abbiamo bisogno non di assistenza, ma di
un salario sociale per i disoccupati, se vogliamo interrompere il
ciclo della dipendenza e la precarizzazione del lavoro in forme
assistenziali; ed abbiamo bisogno di creare un diverso nesso tra
lo sviluppo e l'ambiente.
No, sull'ambiente lei continua a non convincerci e non solo
perchè non ci rassicura per niente l'onorevole Pellegrino in
quell'assessorato essendo stato il fautore di una politica che
non guarda al riordino, ma guarda alla sanatoria indiscriminata,
che non guarda al creare condizioni favorevoli per lo sviluppo
turistico, ma guarda, invece, a sanare quanto di scempi già ci
sono in questa nostra Regione.
Voi chiamate riordino una sanatoria indiscriminata e lo
dovete dire. E intanto dovete chiarirvi fra di voi.
Io vorrei sentire su questo cosa pensa l'onorevole Granata,
che ha condotto una battaglia seria anche su questo. Vorrei
sapere su questo non cosa pensa di fare incontrando gli
ambientalisti - onorevole Presidente -, di tanto in tanto lei
pensa di convincere noi che ci opponiamo a questa politica del
territorio rilanciando sui giornali l'invito agli ambientalisti.
Intanto vorremmo vedere il disegno di legge. Questa materia deve
uscire dalla propaganda. Non credo che ci guadagniate tanto, che
questo suo Governo ci guadagni tanto come immagine e forse
neanche come consenso. Il consenso non è mai un fatto effimero.
Voi sì avete costruito sul cemento un blocco sociale che vi
ha portato alla vittoria e il cemento in Sicilia è un sistema di
interessi di frontiera. Voi avete costruito questo blocco di
interessi, avete vinto con questo blocco di interessi, è con
questo sistema di interessi che avete alimentato ,anche con il
contratto che lei ha formulato con i suoi elettori, onorevole
Presidente; il cemento è collante di tante cose in Sicilia: del
rapporto tra le imprese ed una certa burocrazia, del rapporto tra
le imprese e la finanza, del rapporto tra alcune imprese e la
mafia.
Probabilmente ne sarete prigionieri, anche, di questo blocco
sociale che voi avete alimentato, ma le coste sono un bene troppo
prezioso.
Lei cita il WWF quando dice che in Sicilia c'è un'area
grande di parchi e di riserve tutelata, ma quanta fatica, nella
passata legislatura, a difenderla da tutti gli "Attila" presenti
in questa Assemblea che volevano liberare le aree anche dalla sua
parte politica e nel suo ultimo Governo, Presidente Si, oggi il
WWF può dire quello perché una certa politica qui, anche con una
battaglia ostruzionistica, una parte di questa Assemblea
regionale l'ha difesa da un trasversalismo che, invece,
sull'ambiente voleva affermare altre scelte e aprire la strada,
aprire nuovi varchi alla strada della speculazione e del cemento,
anche nelle aree protette.
E poi - io so di essere minoranza stretta in questa
Assemblea -, questo miraggio del ponte sullo Stretto Lei ha
fatto l'assessore all'Agricoltura, onorevole Cuffaro, e sa bene
che il problema dei pomodorini di Pachino o dei carciofi di Cerda
non sta nei quindici minuti di attraversamento del ponte sullo
Stretto, sta nel come si riesce a combattere la concorrenza delle
nuove produzioni e dei nuovi prodotti che vengono da Israele,
dalla Tunisia e dal Marocco e di quanto tempo impiega un
pomodorino di Pachino ad arrivare sui mercati di Milano o di
Londra o di Parigi, nello stesso tempo almeno che ci impiega un
pomodoro o un'arancia del Marocco o un pompelmo di Israele. Ed
allora, perché non ragioniamo su un'altra idea dei trasporti, su
un'altra idea dello sviluppo e del ruolo del Mediterraneo: le
autostrade del mare?
Perché non mandate un messaggio di pace, voi cattolici, per
una volta, non ascoltate le sirene di guerra ed ascoltate il
messaggio del Papa? Si, trasformiamo Comiso nel più grande
aeroporto del Mediterraneo; la stessa operazione fatta a Milano
con Malpensa, a Milano per la Mittel Europa, Comiso per il
Mediterraneo, il più grande centro di incontro e lo snodo
commerciale del Mediterraneo. Ed invece no: il miraggio del
ponte sullo Stretto, gli appalti e le imprese. E' già costato
140 miliardi per farne discutere e per alimentare le casse - devo
dire - del Senatore Calarco, presidente inamovibile della Società
'Ponte sullo Stretto', corteggiato da tutti, da destra a
sinistra.
No, ci vuole un'altra idea dei trasporti, funzionale ad
un'altra idea dello sviluppo e quindi lavoro, industrie, tessuto
produttivo, ambiente. Come vede le nostre proposte sono
radicalmente opposte alle sue.
E quando poi parliamo dello stato sociale, io andrei più
cauto e vorrei sapere anche cosa ne pensano i miei amici o
compagni del centro sinistra su questo. Lei ha riproposto il
buono scuola - ritorna il modello Formigoni - e cioè un'idea di
parificazione che è già privatizzazione della scuola e dei
saperi. E la parificazione e la privatizzazione della scuola, in
una Regione dal punto di vista sociale così degradata come la
nostra, è una forma di rinuncia ad un modello di civiltà. Voi
volete creare una istruzione di serie A ed una istruzione di
serie B, volete le scuole per quelli che già hanno la possibilità
di avere una formazione nelle scuole private e volete negare il
diritto alla formazione, al sapere ed alla cultura a chi invece
vive del proprio lavoro. E dietro la parola 'famiglia', onorevole
Cuffaro, lei lo sa bene, voi invece volete costruire un modello
di privatizzazione dei servizi e della tutela sociale. Voi
chiamate sussidiarietà la privatizzazione di una serie di
servizi. Su questo lei troverà la più netta opposizione di
Rifondazione comunista.
E vorrei capire anche il centro sinistra cosa le dice su
questo, gli amici ed i compagni Democratici di sinistra, la
Margherita, l'Intergruppo cattolico. Qui non c'è niente a che
vedere tra scuole cattoliche e scuole laiche e sarebbe grave, in
questi tempi di nuove crociate, giungere ad una divisione tra
cattolici e laici, rompendo così quell'ispirazione della
Costituzione che, proprio nella scuola pubblica, individuava un
modello di civiltà, se è vero come è vero che in quarant'anni di
sistema di potere democristiano in Italia mai si era messo in
discussione questo principio costituzionale.
Lei, attraverso il buono scuola, propone due livelli di
istruzione, propone due fasce sociali, propone due modelli di
tutela per le giovani generazioni. No, noi abbiamo diritto di
garantire pari opportunità di formazione, di cultura, di sapere a
tutte le giovani generazioni siciliane e lei sa bene che il buono
scuola, invece, mette in discussione questo principio.
Così come non ci rassicura quello che lei dice sulla sanità,
quello che lei dice, quell'idea di privato sociale sperimentato
in altre parti, che è privato funzionale a determinate strutture,
ad un determinato terziario sociale, e lei, ovviamente meglio di
me, conosce la compagnia delle opere e come si è arricchita con
queste forme di smantellamento dello stato sociale. Lei e non
solo lei, perché qui - grazie a Dio, direste voi - siamo
circondati da democristiani comunque denominati.
E allora la sua idea è pericolosa, è pericolosa dal punto di
vista politico, dal punto di vista sociale, perché ha messo a
gestire questo Assessorato un uomo della sanità privata, ha messo
a gestire questo Assessorato un amico della specialistica
privata, un disegno preciso
Allora, vede, noi su questo condurremo la nostra netta
opposizione, lo dicevo. Avremmo preferito un discorso distante
dal nostro ma con punti in comune, e allora lei, invece che
prigioniero delle logiche liberiste del suo schieramento, avrebbe
dovuto essere più coerente al solidarismo cattolico. Ci saremmo
incontrati da diversi, ma su un terreno di tutela e di garanzie
sociali. Avremmo preferito un discorso netto, a partire
dall'ambiente e dal territorio, sul rapporto tra sviluppo,
trasparenza, legalità e lotta alla mafia; non l'abbiamo
avvertito. Avremmo preferito, se mi consente, - e chiudo davvero
su questo, andando un po' oltre l'ordine del giorno, ma non si
tratta di questo - un ragionamento diverso e di altro valore su
quanto angoscia questo nostro tempo e le contraddizioni di questo
nostro tempo.
La Sicilia è al centro di un Mediterraneo, il Mediterraneo
oggi è la frontiera più esposta in uno scontro che si
preannuncia, con una logica sciagurata, come uno scontro di
civiltà. Siamo sull'orlo di una guerra ed io qui, così come
abbiamo sempre detto parole chiare contro il terrorismo e contro
ogni forma di fondamentalismo, religioso o del mercato, vorrei
dire parole chiare anche contro questa guerra. Il Mediterraneo da
sempre è stato punto di incrocio tra culture e civiltà diverse.
Qui convivono le chiese, le sinagoghe e le moschee. Invece oggi
si vuole fare un grande servizio al terrorismo fondamentalista
lanciando una guerra di civiltà e una nuova crociata. Io credo
che tutti dovremmo fermarci, ascoltare e riflettere sulle parole
del Pontefice, distante dalla mia cultura e dalla mia formazione
politica. Ma, vedete, quando in nome di Dio si armano i popoli,
tutti i modelli sociali regrediscono e così possono nascere i
Talebani o può nascere la guerra della civiltà occidentale contro
la civiltà islamica e araba, mistificando così una storia che ha
consegnato alle fondamenta della civiltà europea una grande parte
della cultura islamica.
In questo momento, qui, il mio pensiero va anche al dramma
del popolo palestinese. Questa Regione si faccia parte attiva di
un dialogo di pace. I bambini palestinesi muoiono sotto le bombe
e le cartucce dell'esercito israeliano, come i bambini israeliani
muoiono sotto le bombe del fanatismo delle ale estreme
palestinesi. Bisogna ricostruire un dialogo tra questi popoli.
Avrei sperato che un Presidente della Regione che fa le
dichiarazioni programmatiche in questo momento, in un momento in
cui il mondo vive con angoscia il dramma della guerra, parlasse
di questo. Avrei sperato da un Presidente della Regione di
formazione cattolica che venisse espressa una parola di angoscia
e di ostilità verso uno sciagurato Ministro della Difesa
americana che ripronuncia dopo 50 anni la parola 'bomba atomica'
e la possibilità di usare la bomba atomica rompendo quel patto
non detto tra le grandi potenze, che l'atomica si poteva avere ma
non poteva mai essere usata. Vedo che invece c'è un silenzio e
il silenzio di queste vostre coscienze cattoliche è il silenzio
di chi accetta la subalternità ad uno schieramento che è quello
vincolato dall'egemonia, dal mercato e dal liberismo imperante.
Presidenza del vicepresidente Fleres
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES
Spero che lei, Presidente della Regione, con il ruolo che ha
un Presidente della Regione eletto direttamente dal popolo, anche
per quanto riguarda la politica estera e il ruolo che la Regione
può giocare nel dialogo e non solo negli scambi tra le imprese,
ma anche nel dialogo tra i popoli del mediterraneo, spero che
almeno nella replica sappia dire qualcosa di più.
Io lo so, in questo momento, di chiudere con tre parole,
anzi una parola pronunciata in tre lingue diverse, che può non
apparire coerente al dibattito che stiamo tenendo, ma dubito che
noi possiamo pensare allo sviluppo di questa terra, allo sviluppo
della Sicilia, ad un altro legame tra il lavoro, la legalità e la
lotta alla mafia, se nelle prossime ore questa nostra Isola, come
il nostro Paese, si troverà nel vivo ed al centro di un nuovo
conflitto.
Per questo, annunciando la più netta opposizione
parlamentare e politica, nelle istituzioni e nella società, al
suo Governo noi diciamo che in questo momento sarebbe bene per
tutti essere coerenti a tre parole: pace, salam, shalom. Le
pronuncio in tre lingue che oggi vorrebbero essere messe in
contrapposizione, in conflitto tra di loro, ma che io credo,
proprio in Sicilia, sono state tre lingue che hanno costruito un
modello di civiltà al quale noi, in nome di nessuna fedeltà
atlantica ed occidentale, possiamo rinunciare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispetto al
programma che tutti noi conosciamo e di cui lei quest'oggi ha
fatto anche un'efficace sintesi, certamente come Gruppo di Nuova
Sicilia esprimiamo il nostro assoluto consenso. E' infatti il
programma che tutti i candidati di Nuova Sicilia hanno aiutato a
comprendere, hanno spiegato, hanno convinto a votare insieme alla
sua prestigiosa Presidenza e il ruolo di Nuova Sicilia è stato
certamente importante e decisivo ed è lo stesso ruolo che
all'interno di questa Assemblea e all'interno del suo Governo,
Nuova Sicilia vuole continuare a svolgere.
Per questo, signor Presidente, le ricordo che, pur non
essendo Nuova Sicilia un partito integrato nel Polo delle
Libertà, nella Casa delle Libertà e pur avendo svolto questo
ruolo determinante durante la campagna elettorale, ha promesso al
popolo siciliano che l'ha votato di dare il proprio contributo,
da un lato per sostenere la sua azione di Governo, ma anche,
dall'altro lato, per porre al centro della ricerca di soluzioni
politiche adeguate il valore dell'Autonomia, sino ad oggi vissuto
come limite negativo allo sviluppo della nostra Isola, certamente
per colpa e per responsabilità anche di una politica nana,
incapace e inadeguata rispetto ai bisogni del nostro popolo.
Noi di Nuova Sicilia, signor Presidente, utilizzeremo la
nostra forza politica, la nostra intelligenza, la nostra
sensibilità perché l'Autonomia, accompagnata e sostenuta dalle
riforme annunciate, anche attraverso il suo programma diventi
fattore di crescita sociale, civile ed economica della nostra
gente. Per questo, signor Presidente, Nuova Sicilia garantisce
tutto il sostegno necessario perché il Governo da un lato e
questa Assemblea dall'altro possano produrre quelle azioni,
quelle realizzazioni che i nostri giovani, le nostre donne, i
nostri uomini, ma anche - mi consenta, signor Presidente - gli
anziani, anche i disabili, anche gli ammalati, anche gli ultimi
di questa terra si attendono per sentirsi cittadini in Europa e
nel mondo.
Occorre innanzi tutto, signor Presidente della Regione e
signor Presidente dell'Assemblea, stabilire un nuovo patto di
alleanza tra cittadini, mondo produttivo ed Istituzioni. Bisogna
uscire dal mero garantismo, dall'ordinaria amministrazione, dalle
soluzioni tampone sino ad oggi praticate in obbedienza ad una
politica clientelare incapace di adottare scelte strategiche per
risolvere i veri problemi dei siciliani.
Con il voto del 24 giugno, signor Presidente, il popolo
siciliano ha affidato soprattutto a lei il compito e la
responsabilità di riscattare l'autonomia, il prestigio ed il
valore della Sicilia nel quadro della politica nazionale ed
internazionale e di guidare i processi di sviluppo in direzione
del mondo che conta e della ricchezza, alla quale tutti
legittimamente aspirano ed hanno diritto, senza per questo
dimenticare quei popoli che stanno di fronte a noi ma che sono
dietro di noi in quanto ad emancipazione e sviluppo.
Il Parlamento siciliano farà la sua parte e la farà
certamente con quel senso di responsabilità e di rispetto per le
vocazioni, la storia e la cultura della Sicilia che certamente
non potrà dividere maggioranza ed opposizione,
I siciliani hanno scelto lei, Signor Presidente, ed il suo
Governo ed è ora che si passi ai fatti con quella velocità che
il modello economico globale delle grandi economie impone anche a
noi, altrimenti, signor Presidente, non ci sarà appello. Quella
maturità e quella responsabilità che hanno affidato a lei la
regia ed il governo della politica siciliana potranno
determinare, in caso di mancate risposte, scelte assolutamente
differenti.
In questa direzione e per dare opportuno sostegno al suo
Governo, Nuova Sicilia si appella al comune sentire di questa
Assemblea, perché qui dentro si dia prova di capacità politica,
di ricerca di dialogo e di impegno per l'affermazione della
democrazia, a garanzia dello sviluppo della nostra terra. E per
questo, signor Presidente, occorre puntare strategicamente sulla
formazione e non solo su quella professionale che, mi lasci dire,
sino ad oggi è stata la vergogna di questa Regione, piegata alle
logiche clientelari del singolo, votata allo sperpero
irragionevole di immense risorse economiche e non certo a
realizzare quella convergenza e quella sinergia tra istituzioni,
mondo produttivo e realtà sociale che oggi sono necessarie per
trasformare la speranza da fideistica attesa in azione di
concreta valorizzazione e sostegno delle intelligenze, delle
vocazioni e delle professionalità dei nostri giovani.
La formazione che sta a cuore a Nuova Sicilia è quella
formazione che inizia sin dalla più tenera età, è quella
formazione che inizia nella scuola pubblica, nella scuola
dell'infanzia e che è volta ad affermare nella coscienza dei
nostri giovani innanzi tutto la cultura dei diritti, la legalità,
le pari opportunità, che sono condizioni di garanzia per la
sicurezza, la pace, lo sviluppo e la ricchezza sociale.
Non si potrà affermare il lavoro, non potrà crescere
l'occupazione nel nostro territorio senza una seria opposizione
alla mafia, che costituisce una istituzione parallela, che si
naturalizza attraverso processi culturali endogeni e rispetto
alla quale occorre agire sul terreno della prevenzione e non solo
su quello della repressione.
Nuova Sicilia sarà forza di controllo e di vigilanza perché
questa idea di formazione trovi sostanza in provvedimenti
legislativi che pongano fine alla vergogna nazionale di essere
unica Regione in Italia a non avere una legge sul diritto allo
studio, una legge che leghi il futuro dei giovani al lavoro che
c'è e che si può creare nel quadro di quelle priorità che lei
stesso ha indicato, che Nuova Sicilia condivide e che vogliono
riscattare il nostro popolo dalla condizione di marginalità nel
quale il nanismo politico l'ha fino ad oggi condannato.
Occorre fare, dunque, leva sull'autonomia, sul federalismo,
sulla sussidiarietà, che significa ricerca di soluzioni
strategiche e globali, ma anche complessive ai differenti
problemi, che significa capacità di capitalizzare ed investire
sulle nostre risorse, a partire da quelle umane, che significa
aggredire la fonte di produzione delle risorse, e l'Europa in
particolare, per creare condizioni si sviluppo e di occupazione
stabili promuovendo quel sostegno alle imprese che serve a creare
lavoro vero.
Tutto questo significa lottare contro la politica del
precariato che - ahimè - sempre la politica ha prodotto e
garantire prospettive attraverso la cultura del partenariato.
Per questo Nuova Sicilia, che pure è forza di Governo, sarà
forza propositiva e di vigilanza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne
ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
riflessione avviata dal Presidente Cuffaro non è certamente
all'altezza delle sfide e della complessità della situazione
siciliana.
CUFFARO, presidente della Regione. Gli elettori hanno deciso
BARBAGALLO. Ora vediamo, Presidente, in base ai contenuti. La
maggioranza manca di una proposta organica in grado di misurare
la disponibilità delle diverse forze politiche sui contenuti. I
problemi e le priorità elencati non rientrano in un'azione di
programmazione culturalmente convergente e politicamente
omogenea. Non siamo riusciti a comprendere qual è il modello di
sviluppo, l'idea di Regione che si vuole realizzare.
La Sicilia ha bisogno di un progetto ampiamente condiviso,
che abbia in sè la forza di costruire un'alternativa e si fondi
su un metodo di consultazione permanente con i soggetti
sociali, culturali e imprenditoriali. Gli obiettivi indicati dal
Presidente Cuffaro sono generici, Mancano i presupposti per la
realizzazione di un patto per la crescita, lo sviluppo e la
coesione sociale in Sicilia.
La democrazia rappresentativa si nutre del modello
concertativo. E' necessario coinvolgere e valorizzare le diverse
componenti sociali e in particolare tutti coloro che sono fuori
dai grandi circuiti del potere economico. Il modello da
valorizzare è quello che consente un percorso comune tra
Istituzioni e parti sociali. Occorre avviare, in ogni caso, un
processo di ridefinizione della politica in Sicilia; senza una
nuova cultura politica non si faranno grandi passi avanti.
Occorre ridefinire la politica individuando nuovi spazi di
partecipazione e di protagonismo dei cittadini.
I soggetti del cambiamento non sono solo quelli politici, ma
anche quelli culturali, sociali ed economici, i quali dovranno
essere sentiti non solo nell'elaborazione delle proposte, ma
anche e soprattutto nella maturazione delle decisioni.
La strada di un vero patto sociale è da percorrere,
nonostante sia insidiata da processi di omologazione. Lo
dimostra, ad esempio, la snaturamento della funzione del
volontariato, che ha quasi perso la sua caratterizzazione ideale,
la sua vocazione utopica, la sua diversità morale, venendo in
gran parte recuperata all'interno di strategie di contenimento
della disoccupazione e di gestione di nuovi segmenti di mercato.
Senza troppe illusioni, ma nella consapevolezza che
tatticismi ed opportunismi sarebbero inutili e dannosi, è
necessario stringere rapporti nuovi e chiari finalizzati a
stabilire normali e civili rapporti di dialettica politica tra la
maggioranza e le opposizioni.
Le questioni sulle quali desidero soffermarmi sono tre: la
riforma dello Statuto, le politiche per il lavoro e le politiche
sociali. La riforma dello Statuto rimane il problema più urgente
per questa Assemblea. La nostra Regione non può restare vittima
di un sistema istituzionale che non è più in grado di assicurare
il democratico e tempestivo svolgimento del processo di decisione
politica. Il degrado economico e sociale nel quale si trova la
Sicilia non è più tollerabile ed è anche frutto di meccanismi
istituzionali culturalmente superati.
Una classe dirigente che non coglie i mutamenti intervenuti
negli assetti istituzionali del Paese e nel costume dei cittadini
non ha alcuna credibilità. Lo Statuto, pur avendo anticipato
alcune soluzioni che sono state riprese da altre regioni e della
riforma sul federalismo risente innanzitutto della circostanza
che non si è mai posto mano alla necessaria opera di
coordinamento con la costituzione repubblicana.
Alcune parti sono inevitabilmente nate morte, per esempio le
competenze in materia di polizia, inconcepibili in uno Stato
unitario nel quale le funzioni di ordine pubblico sono attribuite
alla responsabilità del Governo centrale anche per il loro
collegamento con la funzione giudiziaria. Altre si sono rilevate
deboli, anche a causa di una classe politica che non sempre è
riuscita a dimostrare che non si trattava di difendere i
privilegi, ma piuttosto di pretendere il rispetto di alcune
legittime prerogative autonomistiche.
Dalla piena applicazione, ad esempio, dell'articolo 37, il
quale, come ben sapete, prevede che le imposte di tutte le
imprese che hanno stabilimenti ed impianti in Sicilia competono
alla Regione, dipende anche la politica di risanamento
finanziario del nostro bilancio. Il Fondo di solidarietà
stabilito con l'articolo 38 è altrettanto importante; il
contenzioso Stato-Regione su questo argomento va definito senza
alcun indugio.
Vorrei ricordare, a tal riguardo, che la riforma sul
federalismo realizzata dal centro sinistra prevede tra l'altro un
fondo perequativo a favore delle Regioni più deboli. La riforma
dello Statuto approvata nella scorsa legislatura è il frutto di
un compromesso possibile tra i diversi gruppi parlamentari ed è
stata sostanzialmente limitata all'elezione diretta del
presidente della Regione. Si poteva e si deve fare di più La
definizione dei rapporti tra il Parlamento ed il Governo è quanto
mai urgente. Un Presidente della Regione che non ha nemmeno
l'obbligo di riferire in Parlamento sull'attività svolta può
diventare vittima di un'Assemblea che ha il diritto-dovere di
conoscere l'attività dell'esecutivo e che è determinante per le
sorti della legislatura. I siciliani, infatti, giudicheranno il
Presidente e tutti noi sulla base dei provvedimenti legislativi
che si riusciranno ad approvare e non sulla base del potere che
si riuscirà ad esercitare.
Il Governo spero sia consapevole che le riforme
costituiscono un appuntamento ineludibile al quale non potrà
sottrarsi se non andando incontro a un collasso di credibilità,
ad una rottura del rapporto con la società. L'attività
dell'esecutivo va indirizzata con regole chiare e trasparenti. La
riforma dello Statuto è anche l'occasione per introdurre
strumenti di partecipazione; mi riferisco in particolare ai
referendum che rafforzano la legittimazione democratica dei
processi di decisione politica.
E' necessario dare una logica conseguenzialità alla scelta
dell'elezione diretta del presidente della Regione; la Sicilia
deve partecipare da protagonista e contribuire alla costruzione
di un federalismo solidale che riconosca il valore fondamentale
di tutte le autonomie territoriali ed in particolare degli enti
locali. Penso, in proposito, alla straordinaria attualità della
lezione politica che scaturisce dalle pagine scritte da Luigi
Sturzo sulle autonomie locali e sul regionalismo.
Vorrei aggiungere, come ho già detto all'inizio, qualche
riflessione sulle politiche per il lavoro, pur sapendo che si
rischia di trattare argomenti noti a tutti ma mai affrontati con
efficacia. Il problema dell'occupazione in Sicilia va inteso come
assunzione di responsabilità da parte di tutti i parlamentari,
siano essi di maggioranza o di opposizione, tutto quello che può
essere fatto deve essere fatto senza alcun indugio. Nella nostra
Regione i livelli di disoccupazione hanno prodotto casi di
disperazione estrema. Per fortuna non siamo ancora arrivati ad
una esplosione diffusa di ribellione sociale, forse perché il
reddito familiare, il lavoro nero, i tanti precari, le piccole e
grandi illegalità hanno fermato una situazione già socialmente
insostenibile.
Spesso avvengono manifestazioni, proteste, occupazioni ed i
soggetti più esagitati urlano, inveiscono e minacciano, a volte
si ha la tendenza a supporre che ad ogni prepotenza possa seguire
un risultato: un concetto al quanto singolare del diritto e
della legalità. La Conferenza episcopale siciliana ha giustamente
indicato la lotta alla disoccupazione come la prima priorità
della nostra Isola. Purtroppo le iniziative della Regione e
degli enti locali non producono, tranne rari casi, occupazione e
sviluppo duraturi nel tempo. La mancanza di lavoro pone le forze
politiche di fronte a nuovi ed inquietanti interrogativi.
Il lavoro che non c'è rappresenta un'ingiustizia sociale che
toglie dignità alla persona umana, mette sempre più in pericolo
la convivenza civile e contribuisce ad alimentare la tendenza di
tanti giovani alla droga ed alla criminalità organizzata. Fare
una politica per potare il lavoro dove ci sono i disoccupati non
è facile nelle attuali condizioni. Le due Italie delle quali
tanto si parla, in particolare l'amico Sergio D'Antoni per anni
ne ha fatto una bandiera, sono una realtà. Siamo in presenza di
squilibri territoriali insostenibili. E' necessario un nuovo
patto tra Nord e Sud; ci sono regioni tra le più ricche d'Europa
(Veneto e Lombardia) ed altre tra le più povere d'Europa (Sicilia
e Calabria).
Creare fattori di convenienza fiscale, infrastrutturali, di
sicurezza, di politica del credito è molto complicato se resta
delegato a questa o ad un'altra classe dirigente, se non nasce e
matura tra la gente, tra i soggetti istituzionali ma anche, come
dicevo prima, tra quelli sociali, culturali ed economici.
Rinnovare il sistema significa innanzitutto costruire un quadro
di valori, di principi e di regole che diventano patrimonio
comune di soggetti diversi che avvertono analoghe responsabilità.
Avvertire un desiderio di unità nella diversità è una virtù,
se l'unità non omogeneizza ma rende più uguali, se l'unità viene
ricercata, come diceva Aldo Moro, per escludere cose mediocri e
far posto a cose grandi.
Un governo nazionale a trazione nordista, come lo definisce
Bossi, dovrebbe in Sicilia costringere maggioranza ed opposizione
ad operare per il recupero di una politica meridionalista, non in
contrasto con il Nord ma nell'ambito di un federalismo solidale
che riscopra le ragioni culturali e le prerogative dello Statuto
autonomistico. Una nuova politica per il Sud appare ormai
ineludibile in una fase nella quale la questione meridionale è
scomparsa da tempo persino dalla ribalta dei media. Dalla
Sicilia deve ripartire l'idea di rilancio del Sud nei confronti
di un Governo nazionale che ha Bossi e Maroni ma anche La Loggia
agli "affari regionali" e Micciché con la delega per il
Mezzogiorno. Occorre rivendicare il diritto del Sud ad essere
messo in condizioni di andare avanti sullo stesso piano delle
altre aree del Paese. Il Sud non può attendere perché la
competizione globalizzata non consente indugi né errori o
debolezze. Il Governo Cuffaro non può prestare acquiescenza nei
confronti di provvedimenti legislativi che valgono per tutto il
Paese ma servono solo al Nord.
Qualche considerazione la vorrei fare sul tema delle
politiche sociali ed in particolare su quello delle politiche per
la famiglia.
Il legislatore regionale siciliano in questi cinquanta anni
di autonomia non ha mai preso in considerazione la famiglia nel
suo complesso come soggetto primario di rapporti etico sociali,
sebbene in Sicilia ci sia un concetto molto alto della famiglia
ed alcuni interventi legislativi, come la legge numero 22 del
1986 (in materia di affido familiare ed assistenza ai minori,
anziani e detenuti) e la legge numero 21 del 1978 (istitutiva dei
consultori familiari) colgono aspetti di grande importanza della
famiglia. Da allora nessun altro intervento legislativo
rilevante, neanche per modificare ed integrare istituti
importanti come i consultori di cui da tempo si avvertono i molti
limiti e comunque quello di non aver risposto pienamente alle
finalità istitutive che certamente non erano puramente sanitarie
ma di prevenzione dell'aborto e di sostegno alla famiglia
attraverso un sistema nazionale, attuato con l'erogazione
concreta a pratica di servizi.
Una politica di sostegno alla famiglia richiama aspetti
economici di grande rilievo, come la previdenza, la salute, la
politica per gli anziani, la tutela dei minori e la scuola. Un
tema del genere non può essere affrontato con enunciazioni di
principio, occorre trovare concreti strumenti di traduzione
legislativa. Più forte è la famiglia, meno grava sulla comunità
il costo dell'assistenza sanitaria agli anziani e ai minori, più
si attenua il disagio giovanile o la dispersione scolastica.
Resiste, purtroppo, ancora il pregiudizio ideologico di
considerare la famiglia come realtà residuale e non come soggetto
protagonista che può assolvere, sicuramente meglio di molte e di
alcune, perché qualche cosa funziona, improvvisate strutture di
servizio rilevanti di socializzazione dei figli e soprattutto di
sostegno ai soggetti più deboli ed in particolare ai disabili.
L'accenno fatto dal Presidente Cuffaro al buono scuola non coglie
pienamente il senso della possibilità che la famiglia possa
scegliere specifici criteri educativi per i propri figli. La
libertà di educazione si può esprimere con strumenti diversi, il
buono scuola rappresenta una modalità, non l'unica. In Lombardia
proprio in questi giorni il Presidente Formigoni ha annunciato
qualche modifica, in particolare per valutare la possibilità di
un'attenzione diversa nei confronti dei figli delle fasce più
deboli.
Le politiche per la famiglia, però, non si possono esaurire
all'interno del discorso che riguarda la libertà di educazione o
il diritto allo studio; ci vuole una legge che promuova la
Sicilia come soggetto protagonista delle politiche sociali.
Nella scorsa legislatura, all'inizio, abbiamo presentato tre
disegni di legge: uno sulla libertà di educazione, uno sulla
tutela della vita e una sulla qualità scolastica. Nessuno ha
avuto il buon senso di contribuire all'approvazione di questi
disegni di legge. Che ben venga un provvedimento sul quale ci
confronteremo, che faccia recuperare i ritardi accumulati in
questi anni dalla Sicilia nei confronti del Governo nazionale, di
un Governo nazionale, che pur essendo di centrosinistra, ha
varato una legge di parità che è sicuramente superiore agli
attuali contributi che la Regione dà alle scuole, soprattutto
alle scuole elementari e materne.
Mi auguro che su questo tema, senza fare fronti di clericali
ed anticlericali, si possa avere un dibattito chiaro per far
recuperare terreno perduto e soprattutto per attuare il principio
costituzionale della libertà di educazione.
Molti temi non sono stati affrontati dal Presidente Cuffaro
in maniera esauriente; soltanto accennati.
Nella parte riguardante l'ambiente, ad esempio, ci sorprende
che ci si occupi dell'ambiente solamente per ricordare che si
deve fare la sanatoria e non si parli minimamente dei parchi,
delle riserve, delle grandi potenzialità di sviluppo oltre che
della necessità della tutela. L'approccio nei confronti di un
tema decisivo anche per le sorti della nostra Regione è
assolutamente inadeguato.
Poi, si ricorda la sanità per dire alcune cose e non si
dice, ad esempio, che nel piano sanitario regionale era indicato
il periodo di 90 giorni per ridefinire gli ambiti territoriali
delle ASL siciliane. Stiamo andando al rinnovo dei managers
senza avere ridefinito le competenze territoriali delle ASL con
oltre un anno e mezzo di ritardo.
Mi pare che ce ne siano di argomenti per poter dire che
l'approccio del Governo rispetto ad una serie di problematiche
che sono urgenti è inadeguato. Basti pensare che il Governo non
parla della possibilità di portare in Aula al più presto le
variazioni di bilancio; il turismo ha zero lire in Sicilia; i
trasporti hanno quasi zero lire. Non si può andare avanti senza
fare le variazioni con capitoli di bilancio decisivi di fronte ad
una congiuntura internazionale che sta penalizzando compagnie
aeree, alberghi con disdette che arrivano in massa. La Sicilia
non ha una lira per la promozione e lo sviluppo del turismo, il
Presidente non ha la bontà di ricordare che il primo passo che
deve fare questo Governo è di venire in Aula per finanziare quei
settori importanti per lo sviluppo e la crescita della nostra
terra.
Credo che ci sia la necessità di fare un salto di qualità.
Le proposte del Presidente Cuffaro mancano delle indicazioni dei
tempi e delle modalità di realizzazione. Si può essere d'accordo
su alcuni contenuti, ma quando non c'è l'indicazione dei tempi e
delle modalità di alcuni provvedimenti, è soltanto aria fritta,
perchè non ci sono scadenze, non c'è una politica dei risultati.
Noi abbiamo bisogno di un salto di qualità sul piano
dell'approccio culturale e mi auguro che il Governo assieme a
questa Assemblea cresca per dare risposte legittime ai siciliani.
Non voglio usare toni eccessivamente critici, ma ho il timore che
il centrodestra in Sicilia pensi meno a fare politica e si occupi
molto di potere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha
facoltà.
FERRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamattina
leggendo i giornali sarà capitato a qualcuno di noi o a tutti
noi di verificare come un giornalista attento dei fatti siciliani
paventasse che la seduta di oggi potesse essere in qualche modo
un'occasione perduta (anche perchè un'occasione non dovuta dal
Presidente della Regione, ma questo non c'era bisogno che venisse
sottolineato), un'occasione perduta perché alla fine ci saremmo
potuti trovare dinanzi ad un compitino portato in Aula per
ricordare quali erano i programmi e i contenuti del programma del
Presidente della Regione.
Il Presidente della Regione ha fatto un'amabile sintesi del
suo programma elettorale; chiunque di noi ha avuto qualche minuto
di tempo in più ha avuto modo di leggere sul sito Internet lo
stesso programma e, forse, paradossalmente, trovare anche
elementi più significativi della stessa sintesi presentata dal
Presidente della Regione.
Da questo punto di vista, credo che molte cose siano state
già dette da altri colleghi che mi hanno preceduto, ma io vorrei
partire da una prima considerazione.
La prima considerazione è che il programma di questo
Presidente eletto dal popolo siciliano a maggioranza, ovviamente,
é stato ritenuto un programma credibile o, comunque, la
maggioranza del popolo siciliano ha scelto di votare questo
Presidente rispetto ad altre candidature che si contrapponevano
com'é giusto in ogni democrazia. Il Presidente della Regione ha
firmato un patto con i siciliani sul modello berlusconiano
promettendo ai siciliani che se quel programma non dovesse essere
attuato - e non si attuerà - lui non si presenterà alla prossima
competizione elettorale. Io credo, al di là dei contributi di
programma, su cui poi tornerò, che l'opportunità che questa
Regione, la nostra Regione, questo Parlamento aveva ed ha fosse
tutta dentro quello che é stata per la prima volta l'elezione
diretta del Presidente della Regione e, quindi, un'opportunità di
stabilità di governo, di tenuta parlamentare e, quindi, di
prospettive positive per lo sviluppo della nostra Regione. Quello
che oggi i siciliani si chiedono é se, al di là delle belle
parole e dei bei programmi, questi programmi e queste parole
diventeranno azione concreta di Governo, se, insomma, per dirla
con uno slogan, da una Regione che in questi anni é stata nemica
del popolo siciliano ci si possa finalmente ritrovare dinanzi ad
una Regione amica. E per essere Regione amica noi abbiamo un
ruolo straordinario da svolgere nel panorama internazionale a
partire da quella che è la credibilità di questa terra ed a
partire da quella che é ovviamente la centralità che la Sicilia
riveste rispetto ai Paesi del Mediterraneo.
Lo hanno già detto altri, lo voglio ancora una volta
ricordare anch'io, gli scenari di guerra che abbiamo dinanzi non
possono fare altro che rilanciare questo ruolo della Sicilia.
Probabilmente tutti noi avremmo anche preferito che gli incontri
che in questi giorni il Presidente della Regione ha avuto con i
Questori, con i Prefetti dell'Isola, con i Ministri rispetto alla
crisi internazionale potessero essere riportati nelle sedi
opportune del Parlamento siciliano non soltanto per essere
informati ma per informare i siciliani tutti delle situazioni
dinanzi alle quali ci troviamo.
Ma, accanto a questo tema, l'altro aspetto che é stato
ricordato dal Presidente della Regione riguarda il tema
dell'autonomia siciliana, di una rinnovata autonomia, di una
riforma della Pubblica Amministrazione, un processo di
semplificazione legislativa, una tempistica della procedura
amministrativa più rapida che non può che passare attraverso la
valorizzazione dei dipendenti della Regione e delle loro
professionalità che sono tante e diverse ma che sono anche spesso
mortificate e non motivate. Vi è la necessità di una vera
riforma elettorale che abbia come primo punto il riequilibrio
delle rappresentanze e che, ovviamente, regoli in modo diverso
quello che è oggi il rapporto tra Governo, quindi, tra chi fa le
scelte amministrative e l'Assemblea regionale.
Vi é la necessità di un reale coinvolgimento e di un nuovo
ruolo degli enti locali a cui potere decentrare parte delle
competenze e della spesa. Vi é necessità di avere delle leggi
armoniche in grado di dare risposte concrete non parziali e non
corporative. Vi é una Regione che ha necessità di sapere parlare
ai ceti produttivi, al mondo del lavoro, alle professioni, al
variegato mondo del non-profit, ai soggetti deboli. Questo é
ciò che chiedono i siciliani. Una Regione, insomma, che sappia
fare del suo territorio e dei suoi beni culturali una risorsa
oltre che ambientale, economica all'insegna di una diversa
qualità dello sviluppo.
Ed in tal senso vorrei ricordare, senza per questo ribadire
concetti già espressi anche in campagna elettorale, che, rispetto
alle considerazioni che faceva il Presidente Cuffaro, cito
testualmente "dinanzi a fenomeni di abusivismo ci si è chiusi gli
occhi dinanzi all'esistente" mi permetto di ricordare che la
politica e, soprattutto, le forze che sostengono questo Governo
non hanno assolutamente chiuso gli occhi negli anni passati, anzi
ancora di recente ed ancora in campagna elettorale, attraverso
gli effetti-annuncio di cui si è parlato, non hanno fatto altro
che promuovere altro abusivismo.
Insomma, abbiamo bisogno di una Regione in cui sia normale
avere l'acqua ogni giorno, in cui vi sia una rete di trasporti
moderna ed efficiente ma rispettosa dell'ambiente; una Regione in
cui sia garantito il bisogno di legalità e giustizia e, quindi,
le azioni di governo siano incentrate su questo tema; una Regione
in cui vengano esaltate le competenze e non i clienti, una
Regione che metta davvero fine al precariato attraverso un
rinnovato patto fra Stato, Regione ed enti locali non confondendo
più quella che è stata la richiesta giusta, che è la richiesta
giusta e legittima di lavoro, con l'assistenza, avendo il
coraggio di insegnare in tal senso un nuovo welfare.
Ma, caro Presidente, non ci faccia più leggere, come abbiamo
letto oggi sui giornali, che qui lei è venuto solo per cortesia.
Per raggiungere questi obiettivi c'è bisogno di un Governo
autorevole e di un Parlamento autorevole e questi obiettivi
richiedono un confronto serio con il Parlamento regionale anche
per consentire a lei, Presidente, di essere libero dai lacci dei
partiti che la sostengono che già tante grane le hanno procurato
all'inizio di questa legislatura.
Basterebbe ricordare la nomina degli assessori esterni, i
cosiddetti tecnici mai poi nominati; basterebbe pensare alla
riorganizzazione delle deleghe ancora non attuata; basterebbe
pensare a quello che è un avvio di legislatura che fa a pugni con
l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Oggi avremmo preferito - ricordava l'onorevole Barbagallo -
che assieme al ricordo dei temi e, quindi, delle questioni che
riguardano le strategie del Governo ed i programmi del Governo
nel prossimo futuro si fosse data al Parlamento regionale la
possibilità di avere anche una contingentazione dei tempi, avere
la possibilità di verificare mese per mese le realizzazioni di
questo Governo.
Tutto questo non è avvenuto, non lo abbiamo ascoltato ed io
credo che per questo lei oggi, caro Presidente, abbia sprecato
un'occasione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in premessa mi
sia consentito di supportare ulteriormente, visto che è
intenzione unanime che il Governo ed il Parlamento siciliano
svolgano un ruolo in questa vicenda che mortifica la dimensione
umana (e siccome supportare un ruolo non dipende soltanto dalla
forza che si vuole esprimere ma, soprattutto, dalla
giustificazione culturale che essa iniziativa comporta), mi sia
consentito di ricordare che la nostra terra - e questo ci
permette di svolgere un ruolo - è la terra nella quale già nel
XII secolo il ministro plenipotenziario di Ruggero II, Ruggero
d'Antiochia, coniava monete con iscrizioni trilingue: in
bizantino, in latino ed in arabo.
Discorso infarcito di petizioni di principio il suo, signor
Presidente assente, in qualche passaggio anche contraddittorio,
in qualche altro confuso.
Esempio di contraddizione: alle pagine 7 e 8, da una parte,
si preconizza che la piccola impresa, la media impresa ma anche
la micro impresa possano essere la dimensione propria
dell'imprenditoria siciliana, per cui, in realtà, parlando di
esse si parla con poche eccezioni di tutta l'impresa siciliana, e
subito dopo si fa riferimento ai mercati di nicchia cui dovremmo
ridurre l'intervento di questa dimensione che mi pare abbastanza
riduttivo, quando non mortificante, se si considera che nella
pagina medesima si esalta il ruolo dell'economia globalizzante.
Confuso lì, per esempio, dove, pagine 10 e 11, reparto
sanità, si afferma al secondo capoverso "mettere al centro la
persona" e poi al quinto capoverso si fa riferimento alla
distinzione metodologia tra chi acquista il servizio e chi lo
produce, che appartiene al filone culturale diametralmente
opposto a quello cui si faceva riferimento precedentemente.
Il discorso a noi sembra anche joiciano e politicamente
ipocrita. Joiciano già nell'uso della punteggiatura e della
terminologia. Si pensi ad "obliterazione" di pagina 1, ma si
pensi anche al riferimento a Perez ed a Sturzo ed al concetto di
sussidiarietà orizzontale che la mia modesta cultura non ha mai
riscontrato nonostante abbia letto qualcosa di Perez e di Sturzo
e che non ha riscontrato neanche nel filone laico Cattaneo-Modé.
Quindi assolutamente confuso, assolutamente sveviano se volete,
il discorso è politicamente ipocrita; politicamente ipocrita
perché tutto proteso a vezzeggiare l'Assemblea e la sua funzione,
ma attento poi a rivendicare la supremazia dell'esecutivo sul
legislativo.
L'uso dell'aggettivo augusto al secondo rigo e la sua storia
lo dichiarano apertamente.
Signor Presidente, lei me lo consentirà, chiunque abbia
frequenza di semiologia anche profana si rende conto che
l'utilizzo di aggettivi, sostantivi e della punteggiatura molto
spesso tradisce le vere intenzioni. Veda nessuno mai ha
gratificato un parlamento nella storia dei parlamenti
dell'aggettivo "augusto".
CUFFARO, presidente della Regione. Sono le origini che portano
al termine.
ORTISI. E sono contradditorie. Se lei me lo consente, io le
dimostro che è politicamente ipocrita il suo discorso perché
vezzeggia l'Assemblea ma in effetti la esautora. L'aggettivo
augusto fu utilizzato la prima volta il 3 gennaio del 27 avanti
Cristo e fu utilizzato da Ottaviano che lei conosce meglio di me,
perché impaurito della fine che aveva fatto Giulio Cesare che
aveva osato sfidare apertamente il Senato e ne era diventato
succube, si dichiarò princeps inter pares, come fa lei stasera,
ma in effetti svuotò l'assemblea del senato perché si attribuì la
tribunicia potestas per governare all'interno, e
l'imperium proconsulare per governare con l'esercito. Ora
augusto è l'insieme di 'auc', che è radice del verbo 'augeo',
accrescimento, come è avvenuto con lei per l'elezione diretta, e
del suffisso greco 'stos' che indica venerabilità. Un parlamento
non è stato mai insignito di questo aggettivo; la verità è che
lei vezzeggiava, quando usava al secondo rigo l'aggettivo
augusto, il Parlamento, ma in effetti lo attribuiva a sé. Per
carità, non c'è niente di male, in fondo Ottaviano Augusto fu un
grandissimo principe, forse il più grande principe di tutti i
tempi. Ciò però afferma senza dubbio che il suo discorso è
politicamente ipocrita...
CUFFARO, presidente della Regione. A tutte queste cose giuro
che non ci avevo pensato.
ORTISI. C'è sempre tempo. Si può essere eletti a furor di
popolo e non conoscere qualche cosa...
PRESIDENTE. Onorevole Ortisi, probabilmente il Presidente
della Regione intendeva riferirsi all'operaio di scena augusto e
probabilmente lei quando intendeva riferirsi al Presidente della
Regione appellandolo come ipocrita ad un attore. E' meglio che
l'argomento lo sospendiamo in queste forme e che lei vada avanti
nel suo intervento anche per evitare che su questi temi si
determinino delle polemiche.
ORTISI. Non era assolutamente nelle mie intenzioni
polemizzare né penso in quelle del Presidente. Io rivendico
assolutamente al mio ruolo quello di dare un giudizio politico...
PRESIDENTE. Ma non il processo alle intenzioni Onorevole
Ortisi, la prego di continuare.
ORTISI. Il discorso di 'augusto' il Presidente non lo riferiva
ad alcun operaio perché lo riferiva al Parlamento. Sarebbe
un'ulteriore conferma dell'offesa eventuale che non era nelle
intenzioni del Presidente, in ogni caso.
Signor Presidente, l'azione dell'esecutivo che non tenga
conto della proiezione dei tempi medio-lunghi della dimensione
legislativa finisce per giochicchiare come trottola
'eterodiretta', non programma, non modifica, non indirizza i
comportamenti, anzi, ne è condizionata, limitata e poi, come dice
lei, Presidente, obliterata.
Anche in questo caso concretizziamo il concetto con un
esempio: a fronte di molteplici disegni di legge organici
riguardo alla materia, l'Assessore ai Beni Culturali del suo
Governo interviene estemporaneamente finanziando una iniziativa,
quella dell'introduzione dello studio del dialetto nelle scuole
dell'obbligo, che è accettabile sul piano dell'esperimento ma
censurabile ove diventi, come è diventata, pervasiva e con la
pretesa dell'organicità che attiene alla dimensione legislativa e
non a quella esecutiva.
In questo caso, infatti, si finirà per accontentare,
inseguire e premiare tutta una serie di iniziative affidate al
volontarismo, spesso velleitario, di un esercito di operatori che
potrebbero finire per danneggiare la causa.
Onorevoli colleghi, sarà difficile ribaltare la convinzione
culturale corrente e prevalente nella nostra terra che
attribuisce all'intervento contingente, soprattutto se infarcito
di prebende, favori e assistenza, la prevalenza sul lavoro
oscuro, quotidiano, mirato del provvedimento legislativo.
Ma l'ambizione di scrivere davvero la storia dei
provvedimenti di indirizzo della vita collettiva che va al di là
e si pone al di sopra dei provvedimenti dell'esecutivo spinga
l'Assemblea della quale facciamo parte a comportarsi di
conseguenza, non inseguendo la strada parallela dell'azione
dell'esecutivo, che parallela resta, ma legiferando così da
esaltare un ruolo, quello del legislatore, rispetto al quale lo
stesso nostro Presidente e il Governo tutto hanno il dovere, ma
anche la convenienza, di tenere conto, magari per accendere tutti
quei fuochi d'artificio come aeroporti, porti, ferrovia
regionale, ferrovie in ambito provinciale, aree metropolitane,
strade che abbagliano ma non illuminano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor
Presidente della Regione, qualche collega mi sollecita ad essere
veloce.
Colgo al volo l'invito per una serie di ragioni. La prima,
la più importante è certamente quella che discerne dalla
constatazione che stiamo assistendo ad un dibattito d'Aula,
lasciatemelo dire, stancante, per molti versi inutile. Infatti,
come è stato sottolineato da più parti siamo in presenza di un
nuovo assetto istituzionale che non prevede più che ci sia questo
cordone ombelicale, questa dipendenza stretta del Governo e
quindi dell'Esecutivo dal Parlamento.
Ciò non vuole dire che il ruolo del Parlamento debba essere
sminuito, anzi, a mio modo di vedere noi tutti insieme dobbiamo
vedere di studiare un ruolo vero, grande, autonomo, propositivo,
di controllo da parte del Parlamento su quella che è la nuova
forma istituzionale.
L'altro motivo è che sostanzialmente, io sono contrario al
solito bla bla bla cui assistiamo di solito, scusate il
bisticcio, in queste occasioni.
Sono note a tutti noi, prima ancora che ai siciliani che ne
soffrono da anni, da decenni le conseguenze, le condizioni in cui
versa la Sicilia.
Io ho apprezzato la relazione del Presidente Cuffaro e ne ho
colto alcuni punti essenziali.
E' vero, siamo in presenza di una legislatura certamente
costituente; per i motivi cui accennavo prima è una legislatura
costituente, ma è una legislatura costituente, a mio modo di
vedere, non solo sotto l'aspetto delle riforme istituzionali, ma
anche e soprattutto, in vista di quello che sta avvenendo in
Italia ed in Europa riguardo all'economia.
E mi riferisco ad Agenda 2000, e mi riferisco a quello che
molti definiscono (e sono d'accordo con costoro) l'ultimo treno
che sta passando, l'ultima grande opportunità che ha la Sicilia
per mettersi al passo con le altre regioni più sviluppate, e
quindi per stare in Europa a testa alta.
E allora se questa è una legislatura costituente per questi
motivi porrei l'accento su alcuni punti essenziali: Lo sviluppo.
Di sviluppo si parla da sempre. E chi non parla di sviluppo? E
a chi non piace lo sviluppo? E chi potrebbe essere contrario
allo sviluppo? Ma mentre alcuni stati, alcune regioni d'Europa a
questo sviluppo sono arrivati (e il Presidente ne faceva cenno al
suo discorso, citava l'esempio dell'Irlanda, citava l'esempio del
Galles) ci sono altri esempi, c'è il Portogallo, c'è la Spagna,
ci sono altre regioni d'Europa che hanno colto questa grande
opportunità e hanno agganciato quello sviluppo ed in pochi anni
sono passati da una condizione di grandissima miseria e di
sottosviluppo in Europa ad una condizione, invece, di grande
sviluppo e di competitività con le altre regioni europee.
Non a caso dico regioni e non più nazioni. Regioni perché in
Europa ormai ci sono delle aree, delle zone tra di loro più o
meno omogenee per qualità della vita, per qualità dello sviluppo,
per capacità di competere. Ma per raggiungere questo sviluppo ci
sono alcune cose, essenziali, fondamentali che la Sicilia
finalmente deve affrontare, e che lei correttamente ha citato,
sia pure diciamo per ragioni di brevità del documento, "en
passant"...
LO MONTE . Sommariamente.
FORMICA. ... ha citato, le ha presentate ai siciliani, il
programma, è lungo e vasto. Quello che conta alla fine e ciò che
faremo e non "bla bla".
Le ragioni sono note a tutti: alla classe
politico-parlamentare e sopratutto alla classe dirigente degli
enti locali, ai Sindaci, ai Presidenti delle Provincie, e cioè a
tutto il mondo politico, amministratori e non, che si rendono
conto che il vero unico grande impedimento allo sviluppo, quindi
a cogliere questa grande opportunità, è l' impossibilità per la
Regione siciliana, con l'impianto delle leggi che ha, con il
sistema della burocrazia che ha, di potersi mettere al passo con
i tempi e quindi di poter cogliere quella opportunità che è
rappresentata dai fondi di Agenda 2000 di cui tutti parlano ma
per i quali ci rendiamo conto che, se non attrezziamo velocemente
il nostro sistema legislativo e soprattutto la nostra classe
burocratica, il nostro sistema burocratico, non arriveremo ad
approfittare di questo ultimo treno per lo sviluppo e sarà
veramente una grande iattura.
Quindi una priorità da questo punto di vista, a mio modo di
vedere, è rappresentata appunto dalla modifica del sistema
burocratico ed amministrativo, dallo snellimento burocratico. Poi
dobbiamo tutti assieme interrogarci su quale forma di sviluppo.
Tutti parliamo di agricoltura, di turismo, di beni
culturali, che rappresentano una grande risorsa, di ambiente.
Tutti a parole, chi più chi meno, condanniamo quella scelta
sbagliata, operata negli anni '60 sull'industrializzazione
forzata e pesante della Sicilia, con la costruzione di vere e
proprie cattedrali nel deserto che hanno veramente tarpato le ali
a gran parte del territorio siciliano che poteva aspirare ad un
grandissimo sviluppo turistico.
Ma, dobbiamo - a questo punto - far seguire alle parole i
fatti e dire una parola chiara e risolutiva se vogliamo
perseguire lo sviluppo di alcuni settori, cioè quelli più
congeniali, più confacenti alle aspirazioni, le vocazionalità
della nostra regione, e cioè agricoltura, turismo, beni
culturali, piccole e medie industrie, artigianato; dobbiamo
decidere cosa fare di queste vecchie "cattedrali nel deserto" e
mi riferisco alle centrali ENEL, costruite nei posti più belli
della Sicilia e che vengono alimentate con dei combustibili che
neppure il Terzo Mondo accetta più; e mi riferisco a quelle
altre "cattedrali nel deserto" che, lungi dal risolvere il
problema dell'occupazione, lo hanno aggravato e rappresentano un
fardello grave per quanto riguarda le casse dello Stato, perché
hanno una emorragia continua di posti di lavoro e hanno impedito
che quei territori potessero aspirare ad un grande sviluppo.
Su questo punto ci vuole una decisione forte e una parola
chiara e questo non può essere un argomento che noi possiamo
trattare separatamente rispetto alle questioni ambientali. Le
questioni ambientali debbono, a mio modo di vedere, ricomprendere
anche queste decisioni per stabilire quale sia il cammino che
vogliamo intraprendere.
E' un cammino che ci deve portare a rispettare la
vocazionalità della nostra regione, della nostra Sicilia e che
non può prescindere dalla rescissione di questi nodi gordiani,
che hanno per tanto tempo rappresentato la palla al piede per la
Sicilia.
L'altra tematica connessa a quanto dicevo è la
delegificazione che - non mi dilungo - è strettamente connessa
alla burocratizzazione di cui parlavo prima e che ci consentirà
di agganciare lo sviluppo e di spendere le provvidenze di Agenda
2000, così come è stato fatto proprio da quelle regioni,
l'Irlanda, il Galles, la Spagna, il Portogallo, che hanno
adattato le loro legislazioni nazionali o regionali ai dettami
della Comunità economica europea.
E' inutile che noi ci apprestiamo a cercare di difendere, di
stare al passo con i tempi che impone la Comunità economica
europea se siamo dotati di strumenti - le nostre leggi - che
invece sono arcaiche e che non ci consentono di stare al passo
con questi tempi.
Connesso con quello che dicevo è il problema che riguarda la
pianificazione territoriale della nostra regione.
C'è stato un grande dibattito, nei mesi scorsi, riguardo al
provvedimento sul riordino delle coste. Su questo argomento il
Presidente ha detto una parola chiara, l'aveva detta in campagna
elettorale.
A mio modo di vedere bisogna affrontare la questione in modo
più organico e completo, perché nessuno si può nascondere dietro
un dito e non riflettere sul fatto che noi abbiamo ancora una
pianificazione urbanistica vecchia di decenni che, di fatto, è
all'origine dell'abusivismo in Sicilia. Perché quando lo
strumento principe di regolazione dello sviluppo, e cioè i piani
regolatori generali, dal momento della loro approvazione, dalla
formazione dello strumento, in se che è già complicato, alla loro
adozione, alla loro approvazione, intercorrono di solito venti
anni, è chiaro che è la più grande spinta a che ci sia
l'abusivismo edilizio. Non si può, infatti, lasciare un
territorio privo di strumento urbanistico, privo di quello
strumento che consente non solo lo sviluppo della iniziativa
privata, ma è condicio sine qua non per consentire proprio un
razionale utilizzo del territorio ai fini dell'ambiente in via
principale, ma, soprattutto, per i nuovi insediamenti
territoriali e dello sviluppo a cui accennavo prima.
Quindi, è urgente - a mio modo di vedere - un intervento
sulla pianificazione urbanistica regionale che consenta di
evitare le lungaggini di cui soffriamo e, lasciatemelo dire, si
fa un gran parlare da alcuni anni di decentrare agli enti locali
le mansioni, di dare più poteri alla nuova figura di sindaco, di
presidente di provincia - e quindi sul territorio rafforzare
questa figura - e poi con lo strumento urbanistico viene
sottratta all'ente locale la possibilità di governo del proprio
territorio.
A mio modo di vedere la Regione, come avviene in tanti paesi
sviluppati d'Europa (mi riferisco alla Francia o
all'Inghilterra, laddove non esiste più uno strumento che
riguarda la pianificazione urbanistica come i nostri PRG)
dovrebbe limitarsi a porre dei paletti fondamentali su quelle che
devono essere le grandi infrastrutture, su quelle che devono
essere le tipologie delle costruzioni, le tipologie abitative, su
quelle che debbono essere le concentrazioni, quindi il rispetto
dell'ambiente per quanto riguarda la possibilità che ci sia il
verde all'interno delle nostre città, e basta.
Fatto questo dovrebbe essere invece l'ente locale, che ha il
governo del territorio e che ha la percezione esatta dei problemi
all'interno del territorio, a decidere velocemente, rapidamente
quale debba essere il destino del proprio territorio.
Solo così si possono ottenere due risultati: uno un vero
baluardo all'abusivismo imperante perchè non essendoci nessuna
pianificazione va a prosperare tranquillo e beato; l'altro
risultato è quello di agganciare le possibilità di sviluppo
connesse con l'utilizzo dei fondi. E come li si aggancia? Li
aggancia se una entità territoriale è in grado di dare
prospettive certe ad una industria, un industriale, un
investitore che ha bisogno di un territorio per andare ad
allocare delle aziende.
L'invito che rivolgo al Presidente della Regione è quello di
porre mano velocemente, per quanto di sua competenza, a queste
riforme fondamentali, di non lasciarsi distrarre molto dal
chiacchericcio di cui tutti i politici siamo portatori e di
andare ad inseguire le cose essenziali di cui in questo momento
la nostra Regione ha bisogno, cose vecchie, stantìe, da tutti
conosciute ma mai affrontate, il resto sono problemi che questo
Parlamento saprà affrontare e, mi auguro, risolvere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi mi preme
innanzitutto sottoporre all'attenzione dei parlamentari presenti
e del Governo una questione, appena accennata da altri colleghi,
relativa alla questione se il Governo sia tenuto o meno, visto
che è stato eletto direttamente dal popolo, a fare le
dichiarazioni programmatiche all'Aula.
E' stato l'oggetto di una discussione della Conferenza dei
Capigruppo. Io ho sostenuto ovviamente che è corretto che il
Presidente della Regione venga in Aula, non tanto per il rispetto
del Parlamento intero, ma perchè si determina una contraddizione,
che nel corso di questi anni dobbiamo risolvere, circa il fatto
di un esecutivo eletto dal popolo ma di un'Assemblea regionale
siciliana eletta dal popolo.
C'è un problema di equilibrio, di democrazia e c'è il
problema che il sostenere una tesi contraria potrebbe presupporre
l'impoverimento della funzione dell'Assemblea regionale siciliana
fino al punto da sfuggire alla possibilità di controllo e di
indirizzo che è una prerogativa dell'Assemblea.
Per questo penso che sia stato sbagliato che il Presidente
della Regione abbia soltanto letto stasera delle comunicazioni
all'Aula e che non siano state accompagnate dalla possibilità che
singoli parlamentari, su questioni specifiche, potessero
presentare ordini del giorno che in qualche modo potessero
orientare l'indirizzo del Governo, che è una delle prerogative
proprie dell'Assemblea regionale siciliana.
Mi rendo conto che dobbiamo porre mano alla possibilità di
riformulare i rapporti attraverso il Regolamento però tale
rapporto va necessariamente ripensato e non ci può essere
atteggiamento sprezzante nei confronti di prerogative statutarie
previste ancora oggi dal nostro Statuto.
Detto questo a chiarimento, io sono rimasto deluso dalle
dichiarazioni del Presidente della Regione perché non affronta
alcune questioni nodali per la Sicilia: intendo riferirmi in
particolare non solo al carattere genetico di queste
dichiarazioni, ma, rispetto al nuovo quadro politico che si è
determinato nel Paese, mi riferisco alla nostra funzione, alla
funzione della Regione siciliana.
C'è un appello generico da parte del presidente della
regione onorevole Cuffaro, ma anche da parte delle opposizioni, a
dire anteponiamo gli interessi della Sicilia, opposizione e
maggioranza, seppur in rapporto dialettico differente affrontino
l'orizzonte futuro attraverso la difesa e gli interessi della
Sicilia.
Io vorrei chiedere, e spero che il Presidente della
regione possa rispondere, e lo voglio chiedere ad una gran parte
dei colleghi parlamentari, cosa pensino, per esempio, delle
dichiarazioni rese alla stampa qualche settimana fa
dell'onorevole Mannino, il quale formula ed esprime un giudizio
netto sul governo nazionale, sul governo Berlusconi. Formula un
giudizio netto su Forza Italia ed indica il governo Berlusconi
come il governo che, nel corso di questi cinquant' anni, più di
altro governo, ha sposato l'asse degli interessi verso il Nord
del Paese.
Mannino nel corso dell'intervista dice di più, dice che
Berlusconi ha dovuto farsi legittimare dei poteri forti dalle
imprese del Nord-est e del Nord-ovest, ha dovuto farsi sdoganare
da Agnelli e da Cuccia e a questi il governo nazionale deve
rendere un servizio.
CASCIO, assessore per il turismo, le comunicazioni e i
trasporti,. Ci siamo passati il testimone.
SPEZIALE. Il centro della questione che si pone alla nostra
attenzione è il fatto che ci troviamo di fronte a un governo
nazionale che sposta gli assi di interessi verso il centro-nord.
Poi Mannino fa una sua considerazione politica, dice che 'la
Sicilia può diventare come la Baviera degli anni '50, non può
perdere l'occasione di vedere come è possibile rilanciare dalla
Sicilia un tessuto economico'. Ed è una considerazione che, con
tutto il rispetto, lo si deve ad un uomo politico che ha testa
politica, che è capace di individuare un progetto ed una
strategia.
Tuttavia Mannino non appartiene alla mia cultura ed alla mia
storia, appartiene alla storia politica di una parte consistente
di questo Parlamento regionale ed appartiene alla cultura
politica del Presidente della Regione e vorrei sapere, dunque dal
Presidente della Regione se condivida il giudizio sul governo
nazionale, sugli interessi che il governo nazionale rappresenta,
sul fatto che quel governo tenta di spostare gli interessi verso
l'asse Nord del Paese ed è una domanda che io voglio porre perchè
da qui poi si traggono una serie di conclusioni.
La prima conclusione, tra i provvedimenti dei 100 giorni del
governo c'è la Tremonti bis, sulla Tremonti bis il governo
Cuffaro, il Presidente della Regione ha più volte dichiarato che
avrebbe fatto predisporre emendamenti modificativi al testo
all'esame del Parlamento nazionale.
Non è stato presentato alcun emendamento, il testo della
Tremonti bis, rischia di passare così come è, la Tremonti bis per
le imprese e l'economia siciliana è una iattura, perchè
rappresenta una misura che prevede la possibilità di riutilizzo
nel Nord, dove il tessuto delle imprese è già diffuso e
consolidato, a danno degli interessi del Mezzogiorno. La Tremonti
bis, che è il primo dei provvedimenti che viene assunto dal
governo nazionale, il primo dei provvedimento che si misura e che
ha un carattere antimeridionale, un carattere contro il
Mezzogiorno d'Italia.
Io penso che il Governo di centro-destra, ed in primo luogo
il Presidente della Regione debbano dire quale sia
l'orientamento; in che modo interveniamo nel Parlamento nazionale
per modificare la struttura dell'impianto di una legge che
penalizza fortemente l'economia siciliana?
Io la invito, signor Presidente della Regione - lo volevo
fare io, ovviamente non ho l'autorità che ha lei - la invito
formalmente nei prossimi giorni a chiedere un incontro con tutti
i parlamentari della Sicilia eletti in tutti gli schieramenti per
venire incontro all'appello che lei lanciava, in modo tale che in
quella sede, nella sede del Parlamento nazionale, si possano far
valere gli interessi della Sicilia.
Se questo non fa, l'appello lanciato a noi è un appello, non
solo ipocrita come qualcuno diceva, è un appello di comodo, privo
di un risultato e della possibilità di raggiungere un risultato
politico.
Io penso, Presidente della Regione, che da parte sua non ci
sia un orientamento a difendere fino in fondo le prerogative e
gli interessi della nostra Regione nei confronti di un Governo
nazionale che rischia di schiacciare, come dicevo prima, l'asse
degli interessi, orientandoli verso il Centro-Nord.
La seconda questione che voglio porre è la vicenda che
riguarda il federalismo ed il referendum sul federalismo. Avrei
preferito che in questo senso si sviluppasse un dibattito e avrei
preferito sapere quale è l'orientamento del Governo della Regione
rispetto ad una legge che sarà approvata, mi auguro, dalla
maggioranza degli italiani che in qualche modo garantisca
principi e carattere di sussidiarietà nei confronti delle regioni
meridionali. Avrei preferito, e le chiedo, di sapere cosa pensa
rispetto al referendum che andremo a fare giorno 7. Così come mi
permetta di dirle che non condivido il giudizio che lei ha
espresso, secondo me in modo sommario, sulla fase che lei ha
definito 'democrazia bloccata'.
C'è stato un travaglio nel Parlamento regionale e nella
società siciliana, un travaglio che ha prodotto risultati
parzialmente positivi, ma una parte di questi risultati sono
davanti agli occhi di tutti. La legge numero 7 sull'elezione
diretta dei Sindaci, la legge numero 10 sugli appalti, che non ha
contribuito - come viene indirettamente detto nella sua
relazione - a bloccare la spesa ma a sbloccare la spesa; perché
quando la legge numero 10, che garantiva trasparenza, venne
approvata e andò a regime, si rilanciò il sistema degli appalti
in Sicilia.
Così come il decentramento di compiti e funzioni, la stessa
elezione diretta del Presidente della Regione, la legge sullo
scioglimento degli Enti economici regionali, la riforma della
Pubblica Amministrazione, sono tutti elementi che tracciavano la
possibilità di ammodernare il sistema Sicilia.
Di tutto questo, onorevole Presidente della Regione, lei non
fa alcuna menzione e tuttavia ha partecipato in questi Governi ed
ha contribuito anche a varare quelle leggi.
Penso che noi dobbiamo far tesoro dell'esperienza fin qui
fatta e penso che quel sistema normativo va in qualche modo
riprodotto e che va in qualche modo amplificato perché penso che
sia la traccia fondamentale per potere dare noi carattere di
sviluppo alla nostra Regione.
Non solo quindi la riforma dello Statuto, ma anche, a
partire da subito, la riforma della legge elettorale,
immediatamente da varare, subito dopo, secondo me, questa fase
perché io sono tra quelli che sostengono che la legge elettorale
o la facciamo subito o rischiamo di non farla mai più.
E poi, Presidente della Regione, c'è una debolezza
strutturale di impianto politico sugli strumenti che riguardano
lo sviluppo. Io mi aspettavo, debbo dire, in questa parte molto
di più. Lei ad un certo punto cita, lo leggo testualmente, che
"gli strumenti debbono essere come quelli che vengono operati in
Irlanda e nel Galles". Tutti sappiamo, poi citerò in modo
specifico le questioni che attengono alla Sicilia, che questa
richiesta è stata più volte avanzata dal Governo Prodi prima, dal
Governo D'Alema dopo, che riguardava la possibilità che anche in
Sicilia e nel Mezzogiorno venissero individuate delle zone a
fiscalità di vantaggio.
Lei sa perfettamente, onorevole Cuffaro, che la Comunità
Europea ha risposto negativamente ed è la ragione per cui i
Governi nazionali si sono attrezzati a varare altre misure a
sostegno dell'economia del Mezzogiorno, a sostegno dell'economia
della Sicilia e dell'interno Mezzogiorno.
Io penso che quelle misure messe assieme - ho fatto fare un
calcolo e adesso lo voglio citare - sono complessivamente intese
delle misure che creano condizioni di convenienza agli
investitori, superiori a quelle che oggi ci sono nel Galles e
in Irlanda.
Il credito d'imposta varato dall'ultima finanziaria, gli
sgravi fiscali, gli sgravi contributivi, i patti territoriali,
gli accordi di programma, i contratti d'area, la legge numero
488 sono strumenti che coordinati e messi assieme hanno permesso
in Sicilia di avere un'impennata sul numero di imprese che si
sono create.
Noi abbiamo contribuito ed abbiamo aumentato in modo
notevole il nostro PIL. Abbiamo aumentato di molto il tasso di
esportazione dei nostri prodotti, non solo nel settore
dell'agricoltura, ma in tanti altri settori, pur avendo il
sistema-Sicilia indebolito da carenze strutturali.
Di tutto questo, Presidente della Regione, lei non fa alcuna
menzione. Quali sono gli strumenti dello sviluppo, viene
genericamente detti "Noi vogliamo fare come l'Irlanda e come il
Galles", sapendo perfettamente che è una strada bloccata.
Qual è quindi la prospettiva di sviluppo che indica il
Governo di Centro-destra nei confronti delle imprese per creare
lavoro in Sicilia, visto che la Tremonti-bis sottrarrà risorse in
modo considerevole, complessivamente, alla possibilità di
intervenire con gli strumenti che io ho testè accennato?
C'è una povertà nella proposta del Governo regionale che
crea uno stato di profonda preoccupazione; ed allora,
Presidente, intanto salviamo quello che abbiamo.
E io le chiedo formalmente che, nel prossimo Consiglio dei
Ministri al quale Lei parteciperà, vengano immediatamente
sbloccati in Sicilia centinaia e centinaia di miliardi a sostegno
di patti territoriali, di contratti ad area, di accordi di
programma, che hanno visto impegnati decine e decine di piccoli e
medi imprenditori che hanno già fatto spese proprie e che avevano
visto già riconosciuti, anche sulla base della bancabilità, i
propri progetti, e che oggi, sulla base di un atteggiamento di
intransigenza del Governo nazionale, rischiano di essere tagliati
fuori.
Ma qual è la proposta quindi di sviluppo che viene avanzata?
Qual è lo strumento che viene indicato fattivamente, non
genericamente? In questo c'è davvero una povertà straordinaria
nella proposta del Governo.
Io, onorevole Presidente della Regione, a nome del mio
partito e del mio Gruppo, sostengo che noi dobbiamo, adesso che
la legge finanziaria nazionale ci dà la possibilità di avere
regionalizzati questi fondi, applicare quelle misure e intendo
darle un suggerimento: la misura da applicare è di estendere a
livello territoriale la legge numero 488, che ha garantito, non
solo certezza di finanziamento, ma anche trasparenza delle
procedure, che ha evitato che ci fosse un controllo politico sia
delle procedure che della spesa.
Il suggerimento che le dò, signor Presidente della Regione,
è di varare regolamenti attuativi che permettano al livello
territoriale, partendo dalle vocazioni proprie del territorio,
per garantire tassi di sviluppo e favorire la lievitazione
delle nostre imprese, dando la possibilità che tutti accedano
attraverso un criterio unitario che è quello previsto dalla 488.
Oggi voi lo potete fare avendo il Governo precedente di
Centro-sinistra regionalizzato i fondi. La scommessa quindi in
Sicilia fra Centro-sinistra e Centro-destra c'è, volevo
raccogliere il suo appello, signor Presidente, la scommessa di
visione generale attorno allo sviluppo tra Centro-sinistra e
Centro-destra
Noi abbiamo messo in campo questi strumenti, diteci, al di
là della inutile propaganda, quali sono gli strumenti che vuole
mettere in campo il Centro-destra. Fare riferimento al Galles ed
all'Irlanda, l'ho detto prima, è un riferimento propagandistico
ma inutile. Huchmar, chiamato da noi in terza Commissione
qualche anno fa, noto economista, ebbe a suggerire un criterio di
intervento che era quello delle zone di impresa che sono molto
similari ai contratti d'area individuati dai governi nazionali.
Non aveva previsto interventi possibili su fiscalità inesistenti
oggi e quindi dovete dire chiaramente qual è la vostra proposta
che indicate alle imprese siciliane che sono quelle che possono
creare lavoro in tutti i settori, da quello agricolo a quello
artigianale, al settore industriale, al settore commerciale.
Noi pensiamo che nel corso di questi anni possiamo accettare
la sfida, alta, però vorremmo che il Governo fosse in grado di
fare delle proposte.
E il Governo fino a questo momento ci ha solo detto che le
urgenze sono quelle di fare leggine sul referendum e di fare la
legge per rivedere i profili degli assessorati. Non mi pare che
questo sia quello che si aspetta la Sicilia.
Pertanto, signor Presidente della Regione, formalmente la
invito a produrre in tempi rapidi, rapidissimi, le variazioni di
bilancio perché so che ci sono settori interi della nostra
economia che oggi languono, nei quali si rischiano licenziamenti
(intendo riferirmi, per esempio, al settore dei trasporti) e,
subito dopo, prepari il documento di programmazione economica e
finanziaria che é il vero nodo su cui ci sarà un confronto
dentro quest'Aula, dove passeremo dalla propaganda ai fatti
concreti, agli atti concreti.
E predisponga, inoltre, la legge finanziaria impegnandosi
fin da stasera a varare una legge finanziaria che sia una legge
di contenimento della spesa, che sia una legge, mi auguro, che
pensi a ristabilire l'equilibrio a portare ordine nei conti della
Regione; questo é fondamentale nel sistema Sicilia. Una Regione
siciliana che abbia un tasso di credibilità adeguato nei mercati
finanziari e nei mercati internazionali. Noi abbiamo tentato di
fare uno sforzo e ci siamo riusciti; poi sono venuti i governi
di centro-destra e hanno dilapidato il lavoro considerevole che
abbiamo fatto durante il governo Capodicasa. Dichiari fin da
stasera, di fronte all'Aula, che farete una finanziaria che
prevede soltanto il contenimento di spesa o nuove entrate e che
non ci sia, invece, come spesso avviene nelle finanziarie
omnibus, elargizioni per tutti, che poi gravano sul sistema
Sicilia, per cui troviamo risorse alle possibilità ed alle
occasioni di sviluppo e, quindi, il bilancio della Regione che
poi é davvero la discriminante vera tra finanziaria e bilancio
fra due visioni che noi vogliamo e che abbiamo della Sicilia.
La scommessa noi l'accettiamo, svolgiamo il nostro ruolo di
opposizione e lo svolgiamo con la convinzione di chi vuole
lavorare per ambire, nei prossimi cinque anni, a diventare forza
di governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò
brevissimo perché sono tra quelli che ritengono che questo
dibattito, non dico che poteva essere evitato, ma non può
coinvolgere come nel passato l'Assemblea e la proposizione e la
programmazione per l'avvenire. Il programma che ha portato
all'elezione diretta del Presidente della Regione é stato dal
popolo siciliano accettato così come la Casa delle Liberà ed il
Presidente della Regione lo ha esposto. C'é un programma, quindi,
che é già stato dai cittadini siciliani, nel segreto del voto
dell'urna, ampiamente definito e deciso. Pertanto, se una
passerella questa sera bisognava che ci fosse, doveva essere,
come io ritengo debba ancora essere, una passerella di
proposizioni che pongono non maggioranza e opposizione ma
l'intera Assemblea al servizio delle necessità del popolo
siciliano. E io ritengo che, in questo senso, questo Governo e
non solo con le dichiarazioni dell'onorevole Cuffaro, ma anche
con quelle di Pagano che sono state dure, precise e puntuali
anche nei confronti del Governo nazionale, avevano già il
significato di una proposta forte che da quest'Aula, da
quest'Assemblea, da questo Governo, da questa maggioranza, ma da
questo consesso non può non muoversi nei confronti del Governo
nazionale, anche relativamente ad alcune cose che questo Governo
nazionale sta facendo, che possono essere utili dalla Calabria
fino al Settentrione, ma che in Sicilia una qualche
penalizzazione forte hanno pur posto in essere e per la quale é
necessario non un ascarismo di centro-destra nei confronti del
centro-destra ma una proposizione seria, concettualmente forte di
quelli che sono gli interessi della Regione siciliana, troppe
volte disattesi dai Governi nazionali - anche da quelli di
centro-sinistra, onorevole Speziale -, perché la Sicilia abbia i
fondi necessari per crearsi il proprio destino, il proprio
futuro.
C'é la necessità che quest'Assemblea riprenda fortemente il
suo ruolo, che anche nei cinque anni precedenti non ha saputo
svolgere né con i governi di centro-sinistra, né con quelli di
centro-destra. Un ruolo forte e propositivo che non consenta, già
alle dichiarazioni programmatiche, così come volutamente
richieste ed espresse, di vedere un'Aula stanca, disattenta che
comprende solo gli interventi dei deputati del proprio gruppo,
per avere stancamente forse portato avanti una propria idealità
interna, quasi a volersi parlare addosso, mentre ben altri sono i
problemi che ci attendono e ci attanagliano e sono fortemente
alla base della non crescita civile del popolo siciliano.
Ritengo che un appello vada rivolto al Governo, ed è un
appello forte per un maggior coinvolgimento del Governo con
l'Assemblea, con le commissioni, perchè si possa lavorare di
comune accordo nel tentativo di dare ognuno quello che ha, di
dare ad ogni gruppo politico, ad ogni forza politica lo sprint
necessario per esserci, per esserci perchè bisogna migliorare il
regime di una Sicilia Cenerentola d'Italia.
Dovremmo essere più eroi e meno attaccati, più coraggiosi
forse nel tentativo di dover dare impulso e sostegno maggiori a
non gestire il gestibile ed il potere, ma a tentare con le leggi
di modificare fortemente quanto c'è di lacci, lacciuoli e
difficoltà.
Caro Presidente, tu che sei stato anche assessore della
Regione siciliana, bisogna rendersi conto non solo l'Aula ma il
Governo nel suo complesso e l'Assemblea che non si può andare
avanti con leggi farraginose, antiche, assurde, inconcepibili,
che spesso non danno la possibilità a funzionari non sempre
solerti, non sempre all'altezza della propria situazione di
rendere il servizio che va reso alla Sicilia.
E lì bisogna essere duri, intransigenti a far capire che
occorre voltare pagina seriamente in questa nostra terra di
Sicilia.
Io dico che gli sforzi da compiere non sono da richiedere
solo al Governo. Il Governo deve fare la sua parte, il Governo
non può non fare la sua parte, il Governo non può indicare
priorità e forze, ma quest'Assemblea ha il dovere di esserci e se
parla di meno e se agisce di più quest'Assemblea può e deve
tentare di dare quella spallata che nel passato non è stato
possibile dare per cambiare le cose in questa nostra terra di
Sicilia.
E qui viene il compito delle commissioni, dell'Aula aperta,
del lavoro da svolgere, dell'attenzione che bisogna porre a
problemi e leggi.
Onorevole Presidente della Regione, noi non possiamo non
condividere le cose che lei ha espresso qui in quest'Aula, però
la dobbiamo invitare a rompere con il passato, a dire una parola
forte contro questa burocrazia assente e colpevole ed a porre
l'Aula e l'Assemblea nelle condizioni di poter migliorare se
stessa. L'Aula ha il dovere di dimenticare in questo consesso,
per alcuni mesi, che è più importante pensare alla Sicilia che
alle proprie parti politiche di fans e di clientele specifiche.
Abbiamo il dovere di crescere e di far crescere la Sicilia,
abbiamo il senso di responsabilità forte che se questi cinque
anni passeranno senza che quell'inversione di tendenza forte che
chiediamo si sia realizzata, noi avremo affossato definitivamente
la volontà di crescita reale, pulita e corretta di questa nostra
terra di Sicilia e non ci saranno alibi né per il Governo né per
l'Assemblea perché abbiamo gli strumenti necessari per
modificare. Abbiamo i mezzi di Agenda 2000, abbiamo una forte
contrapposizione con il Governo nazionale perché ridia alla
Sicilia, con l'articolo 36 e 38, quanto alla Sicilia è stato
tolto ignominiosamente, anche dai governi del centro sinistra,
amico Speziale. Ed anche con i governi di centro sinistra in
quest'Aula, amico Speziale, non siamo riusciti ad ottenere quanto
era dovuto nei confronti della terra di Sicilia. E non siamo più
e non possiamo essere più i piagnoni di sempre, quelli che
chiedono di avere un nastro in pi�� per fare il collegamento della
Sicilia con l'Italia o le cattedrali nel deserto di inaugurazioni
preelettorali. Siamo invece nelle condizioni, se vogliamo, di
essere responsabilizzati al punto di creare una effettiva reale
tendenza di sviluppo.
Ed ho paura, quando penso e mi si dice che con la legge 10
abbiamo sbloccato non so quali progetti siciliani di crescita e
di lavori pubblici, di ricordare che se non avessimo avuto anche
al comune di Palermo l'applicazione di leggi nazionali non
avremmo potuto operare quelle stesse opere che pur sono state
fatte con il responsabile unico del procedimento, cioè con
l'attuazione della Merloni nella sua interezza, cosa che in
quest'Aula, già nella precedente legislatura, aveva portato qui
pronta per essere approvata con il voto unanime della commissione
competente e che in quest'Aula si è perpetrato indegnamente il
momento di una chiusura contro quella legge che avrebbe dato un
volano diverso e che oggi siamo costretti a riprendere, mi
auguro, dal punto in cui l'abbiamo lasciata. Cioè dicendo che la
Sicilia fa parte dell'Italia. Personalmente, ho questa grande
preoccupazione ogni volta: noi siamo autonomi, dobbiamo
salvaguardare l'autonomia, e se c'è una legge nazionale giusta,
non l'applichiamo, non la recepiamo perché dobbiamo far finta di
essere autonomi ed incapaci. Diversi, quasi gay, nel momento
stesso in cui non riusciamo a fare il nostro dovere fino in
fondo. E mi preoccupa questo discorso. Questo richiamo forte
all'autonomia siciliana quando leggi nazionali attuative che
possono dare strumenti necessari non vengano recepiti con un solo
misero articolo. Che si dica si recepisca la Merloni Ter così
come il Governo nazionale l'ha fatta, così come è valida dalla
Calabria fino in alta Italia, così come il Governo di centro
sinistra l'ha fatta perché non è possibile farla entrare in
vigore pure in Sicilia. Chissà quante di quelle opere che sono
ferme e distrutte, altro che legge 10, amico Speziale, avremmo
potuto e dovuto portare avanti.
Io credo che ci sia buona volontà. E lo vedo negli incontri
cosiddetti "bilaterali", nelle conferenze dei capigruppo, credo
ci sia la volontà.
Che ci sia l'idealità di volere fare alcune cose. Temo
fortemente, onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, che
quello che serpeggia, il distacco tra Assemblea e Governo possa
non solo rallentare ma annullare le più rosee aspettative, i più
ampi coinvolgimenti, l'intuizione di parole fatte e dette e tremo
al pensiero che questa Assemblea si senta spogliata di un qualche
potere che aveva, quello della nomina per esempio del Governo,
degli assessori che ora non ha più, che non c'è più il bailamme
di chi viene eletto prima e chi viene eletto dopo, degli
Assessori che hanno più o meno rispondenza a gruppi e quindi alla
presenza d'Aula.
Ecco perché, ogni volta che parlo di assenza del Governo,
penso di dovermi rivolgere a chi sapendo di essere stato nominato
e avendo tutti i poteri di questo mondo, ogni volta che manca di
essere in Aula, non per il Presidente della Regione che potrebbe
avere ben altri compiti e può essere benissimo sostituito, ma gli
altri, i tecnici, quelli della medicina che non vedo più dal
primo giorno, o i politici, quelli che ritengono che la nomina
arrivata dal Presidente della Regione quasi quasi li abiliti a
non esserci più con il contatto dell'Assemblea, forse nella paura
dei pezzettini di carta che venendo qui in Aula sono costretti a
mettersi in tasca.
Io ritengo che anche questo costituisca un appello che
rivolgo costruttivamente ai colleghi, lo faccio in modo accorato,
per dire che è anche un dovere da parte di coloro i quali sono
stati nominati Assessori a stare in Aula, a sentire anche queste
nostre affermazioni, più o meno dettate dal cuore, dal cervello,
io credo non da interessi inconfessabili, io credo che chi si
pone qui a dare un contributo lo voglia dare perché vuole esserci
e vuole tentare di smuovere questa spirale negativa che alla fine
ci avvinghia e ci porta a dare risultati che divergono dagli
obiettivi per i quali poniamo in essere i nostri sforzi.
Ho paura degli intergruppi più o meno cattolici o non
cattolici, temo troppo quello che si è verificato anche nella
precedente Assemblea, quando alle idee clamorose, bellissime da
fare qui corrispondeva il voto dei franchi tiratori che cercavano
di ottenere soluzioni alle proprie posizioni personali piuttosto
che a quelle dell'intera comunità regionale.
Ecco perché mi avvio, onorevole Presidente dell'Assemblea,
onorevoli colleghi, a concludere questo mio intervento perché io
dico che all'entusiasmo, alla volontà di esserci, se dovesse
corrispondere ancora un maggiore distacco tra chi gestisce e chi
deve legiferare, se dovesse verificarsi un allontanamento ancora
di più tra il potere esecutivo e il potere legislativo, noi
avremmo creato per la Sicilia un baratro enorme, avremmo
annullato il cosiddetto voto popolare della stabilità del
Governo, avremmo regalato a coloro i quali dal nulla provengono e
verso il nulla vogliono andare un regalo forte che non è nelle
nostre intenzioni, che tutti diciamo di volere combattere: la
mafia, la delinquenza, coloro i quali si annidano laddove manca
il potere del ruolo politico reale, allora lì esce fuori il
marcio e la forza che va a tessere gli interessi nascosti e
trasversali e non saremmo stati in grado di corrispondere
seriamente a chi sta aspettando ancora di sperare e di sorridere.
Onorevole Presidente, io concludo e le faccio una ultima
esortazione. Al di là delle tante cose dette, al di là dei
programmi scritti che non sempre vengono letti, al di là delle
parole dette dentro le quali non sempre c'è la volontà che si
vuole rappresentare, io le dico che c'è, onorevole Presidente, un
problema dei problemi per me: dobbiamo chiudere questo
precariato. Noi dobbiamo chiedere al Governo nazionale un
intervento forte e diretto perché questo precariato sia chiuso e
chiuso per sempre. Quando dico chiuso e chiuso per sempre intendo
dire, sia che si chiuda con la felicità dei 70 mila precari nella
loro interezza, sia con qualche sacrificio, purché questa storia
abbia fine.
Presidente, se nel primo anno della legislatura dovessimo
riuscire, con l'aiuto del Governo nazionale, a chiudere questa
piaga per tentare di guardare a chi un lavoro non l'ha mai avuto,
per tentare di dare spazio, speranza e forza a chi un precariato
non l'ha mai avuto, avremmo fatto un passo da gigante nei
confronti di una società civile che vuole uscire, come ha
dimostrato di fare dall'essere manovalanza della delinquenza e
della mafia e avremmo dato una risposta seria, l'unica possibile,
se vogliamo rendere questo Paese civile fuori da quelle strettoie
di delinquenza organizzata che c'è stata e continua ad esserci,
dobbiamo ridare ad ognuno la possibilità di pensare che il lavoro
è un diritto e non è un escamotage di questo o quel deputato, di
questo o di quell'assessore, di questo o di quel gruppo politico,
ma è un diritto sancito dalla Costituzione, la cui mancanza in
Sicilia continua ad essere una palla al piede, e non solo della
Sicilia ma di larga parte dell'Italia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Capodicasa. Ne
ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, non sono dello stesso avviso di
coloro i quali ritengono che discutere di dichiarazioni
programmatiche o comunque di programma di governo in regime di
elezione diretta del Presidente della Regione sia una mera lustra
senza rilevanza per il Parlamento e per il Governo della Regione.
Chi in passato ha in quest'Aula dibattuto dichiarazioni
programmatiche in un regime diverso, nel quale con apposito
ordine del giorno andavano approvate le dichiarazioni
programmatiche rese dal Presidente della Regione, può ricordare
che in fondo non differiva molto poi quella procedura da quella
che stiamo qui attuando. Maggioranze scontate perché
appositamente costituite erano quelle, il dibattito aveva il
pregio di approfondire o comunque di mettere in discussione il
testo che il Governo portava in Aula, aveva il significato di
sollecitare un confronto d'Aula sulle questioni che sono al
centro della vita politica, amministrativa e programmatica della
regione, e quindi credo che anche in questa occasione non sia
rituale il dibattito che stiamo svolgendo, o meglio cerchiamo di
non farlo diventare tale, di non farlo diventare rituale. Un
dibattito che comunque, forse, in un regime ad elezione diretta
del Presidente può perfino venire a colmare una lacuna che al
momento c'è tra un esecutivo eletto direttamente dal popolo ed un
Parlamento anch'esso eletto direttamente dal popolo, che debbono
però trovare una sede ed un momento dove incontrarsi,
confrontarsi sulle strategie di carattere politico-programmatico.
E allora, proprio per questa ragione, probabilmente sarebbe stato
più opportuno dare una maggiore rilevanza al dibattito, parlo dei
tempi soprattutto da assegnare al dibattito, ma, probabilmente
anche dando l'opportunità ai gruppi di potere approfondire le
dichiarazioni programmatiche che così come ella le ha rese a
questa Assemblea non avrebbero avuto bisogno di una eccessiva
riflessione, almeno le cartelle che ci sono state lette. Ma
siccome a quelle cartelle si sono accompagnate una serie di
riflessioni scritte, che sono ponderose, probabilmente sarebbe
stato più opportuno che si fosse data l'opportunità, la
possibilità ai parlamentari di potere su quelle svolgere una
riflessione maggiore. Il fatto che lei le abbia presentate agli
elettori non vieta al Parlamento di discuterle e di metterle in
votazione.
CUFFARO, presidente della Regione. Discuterlo è una cosa,
cambiarlo un'altra.
CAPODICASA. Nessuno chiede di cambiarle. Ho detto di
approfondirle e, quindi, potere discutere con cognizione di causa
delle questioni che Lei ha presentato.
CUFFARO, presidente della Regione. Bisogna avere grande
rispetto per il Parlamento, che io ho, ma anche per il corpo
elettorale che è altrettanto importante.
CAPODICASA. Non vedo la contraddizione, Signor Presidente. Da
un lato lei ha presentato il programma agli elettori, è stato
eletto anche sulla base di quel programma. Questo Parlamento è la
sede in cui quel programma dovrà trovare realizzazione. Quindi,
che ci sia un momento iniziale della legislatura dove queste
strategie, che lei ha presentato agli elettori, trovino un
momento di discussione in Parlamento, in modo globale, non
parziale, parcellizzato, come poi avverrà per ogni singolo punto
del suo programma, io credo che sia un fatto che non sconvolge,
anzi arricchisce la vita di questo Parlamento.
Allora, per andare veloce perché i tempi sono strettissimi,
volevo svolgere alcune considerazione che mi collegano, intanto,
al giudizio dato qui dall'onorevole Speziale, che condivido e
che, per questa ragione, tralascio.
Io intervengo solo per sottolineare alcune elementi delle
dichiarazioni rese. E non tanto per le questioni, chiamiamole
"ideologiche", di "ideologia corrente" che connotano queste sue
dichiarazioni. L'onorevole Forgione si è molto legato nel suo
intervento a presunte spinte liberiste che sarebbero contenute
nelle sue dichiarazioni. Io non mi preoccupo di questo. Credo che
questi elementi siano stati inseriti più come omaggio a un clima,
ad un andazzo presente nelle altre regioni, che per effettivo
convincimento (buono scuola, il buono libri, il buono sanità). Io
credo che le priorità, in questa regione, a differenza della
Lombardia o del Veneto, siano ben altre anche per un governo di
centrodestra. Qui prioritario, credo, nel campo della scuola sia
realizzare una buona legge per il diritto allo studio, che sia
una legge che consenta ai nostri giovani fuori sede di potere
frequentare l'università. Occorrono molti soldi, lei lo sa,
signor Presidente, e credo che per fare una operazione di questo
genere bisognerà lavorare seriamente per trovare le fonti di
finanziamento. Così come nel campo della sanità, a mio giudizio,
il problema principale non è quello di favorire un sistema che
nella nostra regione è altrettanto claudicante di quello
pubblico. La libertà di scelta, così come oggi viene chiamata,
nel campo della sanità, oggi, probabilmente, significa solamente
passare da una sanità che ha mediamente un bassissimo livello
nelle prestazioni, che è quella pubblica, ma che comunque ha al
suo interno punti di eccellenza che hanno fatto anche parlare
della sanità siciliana, a una parte del sistema che è quello
affidato alla "mano privata" che, fino a questo momento, nella
nostra regione, non ha dimostrato di essere fortemente
competitivo con il sistema pubblico.
Io, invece, volevo, sorvolando su questi aspetti, passare ad
alcuni elementi che mi sembrano molto importanti e cioè "le
politiche per lo sviluppo".
L'onorevole Speziale ha fatto un richiamo alle scelte che il
Governo nazionale sta mettendo in atto per quanto riguarda gli
aiuti alle imprese. La legge "Tremonti", la "Tremonti bis" che è
una "clava" che viene usata contro le esigenze di sviluppo del
Mezzogiorno e della Sicilia.
Interventi che non sono selettivi, in favore delle aree
depresse, che finiscono per avvantaggiare solo le imprese laddove
esse esistono, cioè nel nord del Paese e che non può perché si
tratta in questo caso di un mero auspicio, peraltro, di
difficilissima realizzazione, essere compensata da una pretesa
introduzione di una fiscalità di vantaggio su cui già tante volte
la Commissione europea, per bocca anche del commissario Monti, si
è pronunciata in senso contrario, radicalmente contrario.
Lo ha fatto, all'epoca dei governi nazionali di
centro-sinistra, quando fecero espressa richiesta alla
Commissione europea, lo ha fatto anche dopo l'elezione del
Parlamento nazionale col nuovo Governo di centro-destra.
Quindi, diciamo, il commissario Monti, a nome della
Commissione europea, ha mantenuto una certa qual coerenza che non
è una coerenza personale, è una coerenza del sistema che in campo
europeo evita, o cerca di evitare o comunque di contenere al
massimo quelle deroghe ai principi della leale concorrenza che
potrebbe essere costituita dall'introduzione di elementi di
fiscalità di vantaggio.
Allora, dire che lo sviluppo dell'impresa nel Mezzogiorno e
in Sicilia può passare, poi lei in modo molto en passant, ha
sostenuto che è difficile realizzare questo obiettivo, ma
comunque avere inserito nelle dichiarazioni programmatiche che la
fiscalità di vantaggio, le deroghe da chiedere alla Commissione
europea, possono costituire la chiave di volta dello sviluppo
nella nostra regione, è un continuare a buttare fumo negli occhi.
Che cerca di compensare quanto il Governo di centro-destra
nazionale sta facendo contro la Sicilia e contro il Mezzogiorno,
attraverso la legge Tremonti, attraverso la rimessa in
discussione, in modo alquanto rozzo, per bocca dell'onorevole
Miccichè, della strumentazione, della programmazione negoziata, a
cominciare dai patti territoriali.
Non c'è nessuno, abbiamo sentito organizzazioni sindacali,
la CISL, la CGIL, forze politiche che si sono pronunciate perché
si ponga mano ad una revisione degli strumenti della
programmazione negoziata.
Ma dire questo e dire invece che devono essere revocati i
decreti che sono già pronti per la firma e alcuni già firmati per
imprese che hanno fatto i loro piani d'impresa che hanno
investito, speso denaro in tutta la nostra Regione, significa
tentare una operazione, anch'essa di complemento all'operazione
della Tremonti bis perché revocare quei finanziamenti ha il solo
scopo di reperire risorse per andare a finanziare la Tremonti bis
che così com'è rischia di essere una legge priva di copertura
finanziare.
Quindi spostare risorse da investimenti al Mezzogiorno già
decisi con i precedenti governi, con i beneficiari individuati,
con gli imprenditori che hanno già avuto una promessa di
finanziamento con i piani ai quali hanno concorso enti locali,
organizzazioni sindacali e quant'altro significa dirottarli verso
altri lidi. Questo avviene senza che il Governo della Regione
dica una parola, onorevole Presidente, non dite una parola, né
sulla Tremonti bis, né sulla minaccia di revocare i finanziamenti
ai patti territoriali e ai contratti d'area. Vorrei capire allora
qual è il ruolo del Governo della Regione, quando per bocca
dell'assessore Pagano, o anche per bocca sua, in molte occasioni
è stato dichiarato che tuteleremo gli interessi della Regione,
anche contro gli orientamenti del Governo nazionale.
Quanto si arriva al dunque e si deve passare dalla parole ai
fatti, questo Governo tace. E aggiungerei ancora, onorevole
Presidente, che ci ha incuriosito molto il fatto che lei abbia
quasi, senza quasi, ignorato totalmente perfino la parola di
Agenda 2000. Non la troviamo più. Dopo tanto parlare di Agenda
2000 come lo strumento che consentirà alla nostra Regione, nei
prossimi cinque anni, investimenti importanti nei vari settori,
ad un tratto scompare dalle dichiarazioni del Presidente. Non ha
più la centralità. E qual è il motivo? Forse perché i ritardi
che avete accumulato rischiano di farci perdere già
sull'annualità del 2001 una buona parte dei finanziamenti che
avrebbero dovuto già trovare un canale di spesa? O forse perché
proprio in questo campo comincia a calare una sorta di nebbia che
non rende più partecipi né il Parlamento, né gli enti locali,
contrariamente a quanto si era fatto in precedenza sui percorsi
di spesa e sull'attuazione di Agenda 2000?
Lo vorremmo sapere. Le dico subito che il gruppo dei D.S.
promuoverà immediatamente una discussione d'Aula attraverso la
presentazione di una mozione che impegni l'Aula a discutere su
Agenda 2000, a che punto siamo, quali sono le prospettive. E'
vero o no che ci giochiamo una parte del nostro futuro immediato
intorno a queste scelte?
Allora mi pare del tutto naturale che ci sia la massima
attenzione sia sulle procedure di spesa, sia sull'attuazione
della legge.
Io capisco poi che il suo Governo cerchi di portare
all'attivo qualche piccolo risultato che onestamente non si può
dire sia un risultato di questo Governo.
Leggo sui giornali di qualche settimana fa che la Giunta
regionale ha approvato l'accordo di programma-quadro sui
trasporti. Onorevole Cuffaro, io sono curioso di sapere cosa
contiene l'accordo di programma-quadro sui trasporti che
l'attuale Giunta ha approvato. Perché? Perché l'accordo di
programma-quadro sui trasporti era già stato approvato dalla
Giunta, di quella giunta di cui anche lei faceva parte. Ed è
stato approvato dopo che l'avevamo preparato con procedure
concertative, con le organizzazioni sindacali, con i
rappresentanti dei vari enti statali che operano in Sicilia, le
Ferrovie dello Stato, l'ANAS, e quant'altro, con l'Ente per
l'aviazione civile.
Avevamo chiamato i rappresentanti del territorio, l'ANCI,
l'UPI, a discutere con noi sulle scelte. Abbiamo fatto un'opera
di concertazione che, così come vuole ormai la cultura della
programmazione in sede europea, che è stato l'elemento che ha
guidato il lavoro di alcune giunte a cui abbiamo avuto
l'occasione di partecipare sia io che lei.
Allora come è possibile cambiare l'accordo di
programma-quadro preparato con procedure concertate e poi
modificarlo senza rifare le procedure, quelle stesse procedure
cioè chiamando quegli stessi soggetti a discutere sulle
modifiche?
Poco fa, casualmente, passando davanti ad uno dei tanti
televisori accesi nelle stanze di Palazzo dei Normanni, ho
ascoltato una sua intervista a TG3 in cui lei annunciava che
dopodomani andrà a firmare l'accordo di programma-quadro .....
CUFFARO, Presidente della Regione. Poi l'approverà il CIPE.
CAPODICASA. Prima lo deve approvare, come dice l'articolo 1
della legge 32 del 2000: "le competenti commissioni
dell'Assemblea regionale siciliana a cui non sono stati trasmessi
gli accordi di programma-quadro"; indi la Giunta approva, dopo
che ha svolto - secondo me - la procedura corretta, tutte le fasi
della concertazione, con le organizzazioni sindacali e i
rappresentanti dei vari enti.
Quindi come si può pensare di discutere di modificare o di
fare investimenti nel settore ferroviario, nel settore
autostradale, concordare con l'ANAS, concordare con il consorzio
delle autostrade, concordare con le ferrovie dello Stato, con le
organizzazioni sindacali, le scelte da fare.
Noi abbiamo faticato per arrivare ad una conclusione che
portasse tutti a sottoscrivere quell'accordo, e tutti hanno
sottoscritto, senza poi richiamare, nuovamente, questi stessi
soggetti a discutere e condividere le eventuali modifiche.
Allora, qui c'è un problema di cultura di governo, di
cultura della programmazione, ecco perché mi preoccupa il fatto
che lei non si sia molto soffermato su Agenda 2000, sul modo di
procedere, perchè si pensa di scardinare o comunque lo si fa per
incuria. Io non voglio sempre rintracciare nelle scelte del
governo che io so, a volte, essere molto casuali, quasi delle
premeditazioni. A volte per incuria non si seguono le scelte che,
invece, hanno un loro significato, perchè ci deve essere un
contenuto anche democratico di partecipazione nelle scelte
fondamentali.
Concludendo, volevo sollevare due elementi. L'onorevole
Presidente ha definito questa legislatura una legislatura
costituente.
Io onorevole Presidente dissento da una definizione così
netta perchè se questa sarà una legislatura costituente.....
CUFFARO, Presidente della Regione, Questo era previsto nel
programma del candidato che lei appoggiava.
CAPODICASA. Io non ho votato nessun programma, io sto dicendo
che l'affermazione secca, e cioè che questa sia una legislatura
costituente, quasi che fino ad oggi questa Assemblea non abbia
fatto nulla, non la condivido. Perchè nella precedente
legislatura noi abbiamo fatto una riforma importantissima che è
l'elezione diretta del Presidente, la modifica statutaria,
abbiamo fatto la riforma della pubblica amministrazione.
E allora, qual è il punto Presidente, se la vogliamo rendere
veramente costituente noi dobbiamo fare due cose: una è la
modifica dello Statuto per renderlo omogeneo, ormai, ai
cambiamenti che sono intervenuti, al fatto stesso che va adeguato
alle esigenze dell'oggi. Noi abbiamo solo toccato quegli articoli
che riguardano la forma di governo, non abbiamo toccato il resto,
per cui rimangono ancora in piedi tante questioni da dirimere,
direi persino tanti equivoci, allora discutere di questo lo
considero importante. Va rivisto il Regolamento dell'ARS, lo
abbiamo detto; ma c'è un punto su cui io vorrei insistere: va
attuato il cosiddetto federalismo interno: la legge 10/2000.
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, la invito a concludere il
suo intervento in quanto è convocata la Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari alla fine dei lavori d'aula.
CAPODICASA. Concludo. In quella legge è previsto il titolo
quarto che prevede il trasferimento secco di poteri, mezzi ed
uomini dalla regione ai comuni. Quella è la vera riforma di cui
abbiamo bisogno: la riforma costituente, perchè modifica
sostanzialmente i rapporti tra questa Regione, gli enti locali e
gli enti territoriali della nostra regione e lì c'è tutto. Noi
dovremmo trasferire quasi il cinquanta per cento dei capitoli del
nostro bilancio ai comuni. Dovremmo trasferire poteri che oggi
gravano enormemente sull'attività, sullo snellimento
dell'attività di questa Regione.
E, allora, se vogliamo rendere questa legislatura
costituente il primo passo lo deve fare il Governo perchè si
tratta di atti esecutivi, non c'entra più l'attività legislativa
dell'Assemblea che ha già legiferato. E' il governo che deve
procedere, lo faccia onorevole Presidente perchè noi abbiamo
grande bisogno di dare uno scrollone agli assetti istituzionali e
di potere di questa Regione.
Credo che, solo attraverso questa forma, esso può avvenire,
poi faremo tutto il resto, tutto quanto servirà da corollario a
tutto questo, sul quale non mi soffermo, ed una delle quali, e ho
chiuso, mi rincresce che lei non l'abbia richiamato come punto
centrale delle sue dichiarazioni programmatiche: il risanamento
finanziario della Regione. E' scomparso dall'agenda politica
della maggioranza e del Governo. Non c'è una parola
Ma veramente siamo nelle condizioni, in questa Regione,
finanziariamente, di potere dire che abbia superato la fase che
ci aveva portato vicini al baratro, che aveva fatto dire
all'onorevole Marzio Tricoli, assessore al bilancio, "io alla
fine dell'anno non potrò pagare gli stipendi ai dipendenti"?
Mi risulta che la situazione sia del tutto diversa E,
quando discuteremo del DPF, della finanziaria e del bilancio, lo
dimostreremo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, volevo precisare che i
colleghi Tumino e Spampinato intervengono a completamento degli
interventi che sono stati già sviluppati dai colleghi Barbagallo
ed Ortisi e, pertanto, i loro interventi non avranno la durata di
venti minuti come quelli degli altri colleghi, bensì di cinque
minuti ciascuno.
E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha facoltà.
ORLANDO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, cercherò, come hanno fatto i
colleghi che mi hanno preceduto, di dare il mio contributo
affinché questo nostro incontro non sia un rito inutile, ma sia,
in qualche modo, il contributo che ognuno di noi può dare perché
questa nostra Regione siciliana possa vivere questa stagione nel
modo migliore possibile.
Ed è per questo che vorrei iniziare facendo riferimento ad
un elemento che costituisce il filo conduttore di questo mio
intervento. L'esigenza, cioè, di aver chiaro che al termine di
questa esperienza, guardando indietro, potremo valutare se e
quale sia stato il cambiamento culturale di questa Regione.
Ed in base a tale cambiamento culturale, valutare le
conseguenze economiche che esso ha prodotto, convinto come sono
che non ci dividono i valori di riferimento, ma ci divide il modo
col quale intendiamo applicare i valori di riferimento.
E non è un dettaglio l'impianto culturale in un tempo nel
quale, sempre di più, le ragioni dello stare insieme e le ragioni
del dividersi non sono più collegate alla comune fede religiosa,
alla comune ideologia tradizionale, non sono più collegate
neanche alla comune appartenenza alle stesse grandi famiglie
politiche europee.
Io credo che siamo di fronte ad un momento
straordinariamente importante, di una straordinaria bellezza,
perché le ragioni del non stare insieme e del dividersi in
politica sono sempre più collegate all'impianto culturale di
riferimento.
Questo vale anche con riferimento alla Regione, dove
strumenti importanti come Agenda 2000 e Statuto siciliano, che
sono i due strumenti più importanti dei quali potremo disporre
nei prossimi anni, rischiano di essere vissuti in un modo
piuttosto che in un altro, non perché qualcuno accetta e qualcuno
rifiuta l'Agenda 2000 o lo Statuto siciliano, ma perché qualcuno
interpreta in un modo l'Agenda 2000, qualcun altro interpreta in
un altro modo lo stesso Statuto siciliano.
Se questo è vero, è evidente che io non posso che dare il
contributo di chi parla da una posizione di minoranza o di
opposizione: auguro al Governo, di essere il migliore dei Governi
possibili e che si sforzi di costruire il futuro migliore di
questa Regione.
Essendo in democrazia assegnato un tempo per ogni cosa, c'è
un tempo per governare, c'è un tempo per fare opposizione, e non
bisogna scomodare le sacre Scritture per dire, appunto, c'è un
tempo esattamente per ogni cosa.
In questo tempo di opposizione, a me è dato far riferimento
a quali sono le caratteristiche culturali che potranno in qualche
modo fare la differenza nella nostra Regione al termine di questa
esperienza.
Così, tutti, sicuramente, facciamo riferimento al tema della
pace e lo colleghiamo alla nostra Regione siciliana. Ma è
evidente che il tema della pace lo si può vivere esaltando, come
divinità pagana, la sicurezza e portando all'altare di questa
nuova divinità pagana, che è la sicurezza, valori umani di
rispetto e di tolleranza, ovvero lo si può vivere, come il Papa
ha anche ricordato, pensando che la violenza sia certamente un
male da rifiutare.
Allora, non basta dire che siamo per la pace, perché tutti
siamo per la pace, ma l'approccio culturale al tema della pace
può fare certamente la differenza.
E se questo vale per la pace, vale certamente anche per
l'ambiente. Non c'è dubbio che al termine di questa esperienza,
guardando indietro, potremo avere costruito un impianto culturale
di sanatorie generalizzate che basta annunciare perché producano
un guasto alla cultura, all'impianto culturale di un popolo o,
invece, di corretto riordino del territorio, che è cosa altra
rispetto alle sanatorie generalizzate.
E col tema dell'ambiente si collega non solo la sanatoria
degli abusi, ma anche l'acqua, che potremo in questi anni vivere
come uno spreco fonte di altri sprechi, o potremo vivere invece
come una risorsa fonte di altre risorse.
Vale lo stesso ragionamento con riferimento al tema
dell'autonomia, se è vero, come è vero, che possiamo tutti
essere, come siamo, federalisti; ma dobbiamo chiederci come
pensiamo di coniugare il federalismo con la nostra speciale
autonomia, come cioè possiamo fare in modo che l'avvento di una
stagione federalista nel nostro Paese non si riduca in una
mortificazione per chi, essendo speciale, si trova ad essere
indietro rispetto alle Regioni che speciali in passato non erano.
Allora, non basta dire che siamo federalisti, se poi non ci
chiediamo concretamente quale impianto culturale stia dietro
l'idea di federalismo, quale impianto stia dietro l'essere
speciali con l'essere integrati in una comunità, in una
dimensione internazionale, europea, se è vero come è vero che ad
ogni essere umano nel mondo, ad ogni comunità nel mondo è dato
vivere l'equilibrio tra l'essere eguali e l'essere diversi;
l'essere diversi come forma di esaltazione della propria identità
- e noi siamo diversi come popolo siciliano - ma l'essere eguali
quanto ad opportunità e a diritti che fanno poi la civiltà.
La civiltà non è certamente fatta da esseri tutti eguali, né
fatta da esseri tutti diversi, ma è fatta da esseri che restando
diversi riescono ad essere eguali.
Vale lo stesso ragionamento per quanto riguarda l'impianto
culturale che sta dietro la legalità, se si ha di legalità
un'idea tutta legata alla repressione, o se si ha della legalità
l'idea tutta legata alla promozione culturale, o se si ha, come
io ho, l'idea che la legalità sia un carro con due ruote, una
delle quali è certamente la repressione, ma l'altra, fondamentale
come la prima, è lo sviluppo economico, sociale e culturale di un
popolo e se le due ruote non vanno alla stessa velocità, il carro
non va avanti ma gira intorno a se stesso.
Qual è l'impianto culturale della democrazia, qual è
l'impianto culturale che noi utilizziamo e staremo costruendo e
costruiremo in questi anni con riferimento, per esempio,
all'Assemblea regionale siciliana o al funzionamento del Governo?
Non c'è dubbio che l'elezione diretta degli esecutivi porta
con sé lo spoil system, ma certamente non vi è lo stesso
approccio culturale nel realizzare lo spoil system previsto dalle
democrazie che conoscono questa forma, e nel generalizzare i
commissariamenti per realizzare lo spoil system.
Sono due culture diverse. Entrambe arrivano allo stesso
risultato, ma decapitare inventando commissariamenti, come
recentemente è accaduto con l'Orchestra Sinfonica Siciliana, una
scelta che è legittima e che si chiama sostituzione del
Presidente, che può essere sostituito senza inventare ragioni di
commissariamento, anche questo fa la differenza culturale; non
occorre essere cristiani o musulmani, non occorre essere ebrei
piuttosto che buddisti per dividersi su queste cose, ci si divide
su queste cose anche se si è tutti cristiani o tutti musulmani o
tutti buddisti. Sono due diversi approcci culturali rispetto
all'interpretazione della stessa norma, dello stesso sistema
politico istituzionale.
Vale lo stesso ragionamento per il lavoro, l'impianto
culturale del lavoro. Qual è l'idea di lavoro che noi costruiremo
in questo periodo? Sarà il lavoro produttivo o sarà, invece, un
lavoro parassitario?
Per noi il lavoro produttivo si accompagnerà al rispetto del
lavoratore o sarà un lavoro parassitario che riduce
sostanzialmente a subalterno il lavoratore? E vale esattamente
per il lavoratore quello che vale per l'imprenditore? Avremo
rispetto per l'imprenditore, nel senso che avremo rispetto per la
sua dignità professionale come abbiamo rispetto per la dignità
professionale del lavoratore, ovvero lo assisteremo in maniera
clientelare, in questo modo mortificando la sua dignità di
imprenditore così come si mortifica la dignità del lavoratore?
Per concludere questo elenco che potrebbe certamente
continuare, essendo infinite le sfaccettature che fanno un
impianto culturale alternativo ad un altro impianto culturale pur
nella comunanza delle fedi religiose oppure nella comunanza della
lingua oppure nella comunanza delle culture.
Credo che abbiamo di fronte un pericolo, un rischio, un
rischio ed un pericolo che è fortemente presente, devo dire, in
questa maggioranza della Regione siciliana.
Il pericolo cioè di mettere insieme, ed è un rischio che mi
auguro che il Governo ed il Parlamento vorrà evitare,
affascinazione e clientelismo, credo che l'affascinazione sia la
traduzione negativa della felicità.
Nelle costituzioni moderne si legge che scopo della politica
è il raggiungimento della felicità - si legge anche nel preambolo
della Costituzione degli Stati Uniti d'America - ma se la
felicità diventa affascinazione è altra cosa rispetto alla
felicità alla quale faccio riferimento.
Così come non c'è dubbio che compito della politica è
occuparsi dei problemi individuali, ma se occuparsi dei problemi
individuali diventa clientelismo, anche qui abbiamo uno scarto
che è uno scarto culturale.
Credo che bisogna evitare di mettere insieme affascinazione
e clientelismo, bisogna invece perseguire felicità e al tempo
stesso avere attenzione per i problemi anche individuali del
popolo siciliano.
L'augurio che faccio a questo Governo è certamente quello di
riuscire a separare l'affascinazione dalla felicità e perseguire
la felicità, separare l'attenzione per i casi individuali dal
clientelismo e mentre il Governo tenterà di far questo noi come
opposizione ci sforzeremo di dimostrare che domani sarà possibile
governare esattamente senza essere né vittima
dell'affascinazione, né vittime del clientelismo. Grazie e auguri
di buon lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini, ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente, più volte è ritornato nel dibattito il riferimento a
termini che in fondo, poi, hanno caratterizzato una buona parte
degli interventi che si sono succeduti in questa Aula da parte di
alcuni colleghi.
Si è fatto riferimento ad una presunta mancanza di passione
nell'affrontare e alimentare il dibattito e ad un'impostazione
politicamente ipocrita dell'intervento del Presidente della
Regione.
Bene, sicuramente la vetrina, un pò ipocrita, alla quale
abbiamo assistito è uno dei motivi per cui alcuni hanno
partecipato al dibattito con assenza di passione.
Perché da parte nostra, c'è da dire, che questo programma,
queste dichiarazioni programmatiche già oggetto di un consenso
esteso e generalizzato nella Regione, nei Comuni, nelle aree
metropolitane e in tutto il territorio della Regione sono motivo
di passione e di approfondimento.
E' politicamente ipocrita il tentativo di non riconoscere
questo e di partecipare al dibattito come se le dichiarazioni
programmatiche contenessero una somma di intenti, di propositi da
orientare diversamente, da correggere come se a sostenere il
programma del Presidente Cuffaro si fossero alleate tutte le
forze del male siciliano che oggi hanno scommesso su un
appuntamento di oscurantismo e di retrocessione.
A sentire l'onorevole Forgione: il blocco del cemento, il
blocco degli interessi, il blocco dell'oscurantismo, il blocco di
tutte le forze produttive che, in questo momento, da questo
successo sarebbero mortificate e sarebbero in qualche modo
conculcate da un risultato che va in una direzione completamente
diversa.
Ma è politicamente ipocrita affrontare il dibattito in
questi termini, è ipocrita affrontarlo senza sottolineare i
motivi per cui quando un risultato elettorale si riscontra, si
evidenzia sicuramente ci saranno dei meriti altrui, ma ci saranno
anche dei demeriti propri e non si può affrontare un dibattito in
modo lucido, sereno, costruttivo e sincero senza fare riferimento
autocriticamente a quelli che sono i demeriti propri.
Non vedo nel programma del Presidente Cuffaro una Sicilia
oscurata, vedo, invece, nei voti che hanno sostenuto quel
programma, una Sicilia che vuole esprimersi, che vuole
svilupparsi, che vuole andare avanti, che vuole vincere, che non
vuole perdere; è politicamente ipocrita fare riferimento ad un
programma del genere come se fosse invece la summa, il portato,
il cumulo di tutto ciò che si è alleato nel male della Sicilia.
E' davvero politicamente ipocrita e dannoso non fare riferimento
al fatto che l'ansia delle attività produttive, l'ansia della
piccola e media impresa è stata frustrata dalle posizioni del
centrosinistra e di Forgione, che l'Onorevole Forgione ha perduto
perché ha fallito nel proprio modo di impostare l'attività di
Governo prima e l'attività parlamentare ed elettorale dopo,
perché non dire questo
E' politicamente ipocrita fare riferimento ad un programma
che è stato già votato e che è il programma dei siciliani, che è
il programma nel quale i siciliani si sono riconosciuti per
vincere, per andare avanti, per avanzare in un contesto nazionale
che non è vero, caro collega Speziale, che sta iniziando le
proprie attività di governo in modo negativo. Non è
assolutamente vero, perché il Paese che si riconosce in questo
Governo sta apprezzando l'esordio di questo Governo, vuoi per la
Tremonti-bis che non è vero che colpisce il Sud e colpisce la
Sicilia nella possibilità di reinvestire gli utili con finalità
produttive e occupazionali; vuoi per la eliminazione della tassa
di successione e donazione; vuoi per la modifica dell'IRPEF;
vuoi per la legge 'obiettivo' che è in discussione in questi
giorni e che è una legge che riguarda solo il Sud e solo la
Sicilia, in gran parte il Sud, la legge che fissa modalità,
risorse e tempi (tanto richiesti), le modalità e le risorse per
realizzare infrastrutture nel Sud e nella Sicilia, in un contesto
che vede il nostro Governo regionale interloquire in modo diretto
e forte con il Governo nazionale.
Perché collocare tutto ciò in uno scenario apocalittico,
perché dipingerlo con i tono che non ha, con i colori che non ha?
Non sono i colori grigi, l'ombra dell'oscurantismo che oggi
piomba sulla Sicilia, è un colore diverso, è il colore della
speranza e dell'apertura, dell'avanzamento della Sicilia, quello
che caratterizza il successo di questo programma, un programma
che è già stato in qualche modo fatto penetrare nella coscienza
dei cittadini siciliani. Sicuramente, collega Orlando, il lavoro
può essere clientelare, così come può essere produttivo, ma un
programma di Governo che fa riferimento alla riforma degli
appalti non prefigura un lavoro clientelare, un programma di
Governo che fa riferimento alla riforma di alcuni meccanismi che
consentono alla piccola e media impresa di non essere esclusa
dalla materia degli appalti, come è accaduto negli ultimi anni, è
sicuramente un programma di Governo che non va nella direzione
della mortificazione del lavoro, ma va nella direzione del lavoro
produttivo. Quindi, casomai, per uscir fuori dall'impasse e dalla
schermaglia politicamente ipocrita - e faccio riferimento
all'intervento del collega Ortisi ed in parte anche del collega
Speziale, ma soprattutto a quello del collega Forgione - perché
non fare riferimento agli strumenti di cui noi disponiamo per
entrare nel concreto del confronto col Governo ed attuare,
ciascuno dal nostro punto di vista, le nostre linee di governo
del territorio? Perché è venuta fuori questa impostazione dalla
parte finale dell'intervento dell'onorevole Capodicasa laddove
finalmente, dopo aver fatto una riflessione di carattere più
ampio, è entrato nel merito e ha detto anche ai colleghi che
l'hanno preceduto "cerchiamo di tirarci fuori dall'ipocrisia".
Ci sono alcune cose concrete che dobbiamo focalizzare e che
riguardano i rapporti tra questo Parlamento e questo Governo, la
geografia dei poteri dove finiscono i poteri dell'uno e
cominciano quelli dell'altro dopo l'impianto e l'attuazione di
questa nuova modalità elettorale che ha lasciato un po' incerte
le norme ed i comportamenti e che deve essere oggi ridefinita nel
quadro di un nuovo rapporto. Per cui la concretezza oggi ci deve
indurre a dire "reistituiamo la Commissione per la Riforma dello
Statuto, completiamo la riforma dello Statuto e completiamo la
riforma dell'Ordinamento del Governo che consente di ridisegnare
la geografia dei poteri ed i rapporti veri tra questo Parlamento
e il Governo perché comunque a noi compete di partecipare con i
nostri strumenti, che sono quelli della legislazione
parlamentare, all'attuazione del programma di Governo; chi da un
punto di vista a sostegno di alcune iniziative, che sono
contenute in questo programma di governo, chi legittimamente da
altro punto di vista, ma con gli strumenti di cui disponiamo e
che oggi sono ancora incerti ed imperfetti e che dobbiamo
perfezionare. Se vogliamo uscire fuori dalla dialettica e dalla
schermaglia politicamente ipocrita dobbiamo fare riferimento solo
a questo, tutto il resto è vetrina esibizionistica che ci fa
ripiombare a certi momenti morti della vita parlamentare che poco
danno e molto prendono in termini di tempo, di dispersione di
energia, di intelligenza e di proposte.
E' questa la riflessione, caro Presidente, che questa sera
noi ci sentiamo di doverle rassegnare, perchè nel suo programma
proprio i punti relativi alla modifica dello Statuto noi
intendiamo privilegiare, perchè è necessario rivedere il
funzionamento e le competenze degli organi regionali per inserire
in modo più solido la Regione nel contesto statale e comunitario,
in un contesto statale che oggi non sta schiacciando il Sud, la
Sicilia, ma sta caratterizzando il proprio esordio proprio con
un'attività di Governo nella direzione del Sud e della Sicilia.
Voglio ricordare che proprio un mese e mezzo fa su
iniziativa del Ministro delegato onorevole Miccichè - lo avrete
tutti appreso - sono stati sbloccati 2.500 miliardi per la
Sicilia relativi ai patti territoriali: 500 miliardi che
servivano a definire la spesa ordinaria sugli stati di
avanzamento dei contratti di programma e 2.000 miliardi che
riguardavano i patti territoriali che erano stati approvati nella
delibera CIPE n. 138.
Se questo è un esordio contro la Sicilia, se questo è un
modo di penalizzare il Sud e la Sicilia, ditelo pure
E' questo un modo sicuramente politicamente ipocrita di
alimentare un dibattito sulle dichiarazioni programmatiche
CAPODICASA. Prima li avete bloccati e poi li avete sbloccati
LEONTINI. Non abbiamo bloccato nulla, perchè quella delibera
conteneva l'esame e l'approvazione dei patti territoriali; sono
stati sbloccati i fondi e quindi è stata iniziata la decretazione
sui patti territoriali grazie a quella iniziativa.
SPEZIALE. Sono tutti del precedente Governo. Quali sono quelli
del nuovo?
LEONTINI. Il Governo ha sbloccato i fondi a favore del Sud e
della Sicilia, cosa che voi negate nei vostri interventi
Allora, se la situazione è questa contribuiamo correttamente
ad una dialettica politica che consenta - come diceva l'onorevole
Orlando - di integrare gli sforzi e di sovrapporre le nostre
proposte, le nostre indicazioni nella direzione di un rapporto
più certo tra Parlamento e Governo affinchè questo programma e
questo Governo produca i risultati migliori per la nostra
Sicilia, per gli uomini di Governo e per i parlamentari.
E qui sicuramente si inserisce la riforma dell'istituzione
regionale, si inserisce la riforma degli appalti, si inserisce la
definizione di Agenda 2000 con un riferimento ad alcune necessità
che non mi pare, se non in modo politicamente ipocrita, possano
essere dissimulate o coperte.
Ma perchè l'onorevole Forgione per tutta la durata del suo
intervento fa riferimento alla legalità condivisa? Ma quale
legalità condivisa? Se ne parla nel programma e nei nostri
interventi e il nostro impegno politico, parlamentare di Governo
ed elettorale è per la fortissima legalità delle nostre attività
e delle nostre istituzioni.
Quale legalità condivisa? La legalità deve essere
sicuramente condivisa, deve penetrare nella coscienza di tutto il
popolo siciliano e questa è la lotta che noi conduciamo dall'una
e dall'altra parte, ma non strumentalizziamo e non cerchiamo di
giudicare le dichiarazioni programmatiche di un Presidente che ha
vinto le elezioni e che quindi si è fatto riconoscere come
interprete di una coalizione, di un programma che sicuramente
vuol fare avanzare il Paese, vuol fare avanzare la Regione; non
strumentalizziamo questo con argomentazioni che addirittura
vogliono correggere la intelaiatura logica e la punteggiatura del
discorso del Presidente.
Vi rendete conto che per certi aspetti così si perde tempo?
E quindi quando si paventava nella Conferenza dei capigruppo che
il dibattito poteva prendere una piega politicamente ipocrita si
aveva ragione da alcune parti, non si voleva conculcare
l'esigenza del dibattito, si voleva raccomandare che il dibattito
avesse una sua valenza concreta, che non fosse una vetrina
strumentale ed esibizionistica ma servisse a focalizzare quelli
che erano gli interventi utili a rendere il rapporto tra questo
Parlamento e questo Governo più proficuo possibile.
Questa è la raccomandazione che noi facciamo al Presidente.
Onorevole Presidente, questo Governo deve sostenere
intensamente, quotidianamente, le attività che presiedono alla
realizzazione di questo programma; è un programma che deve essere
attuato per fare avanzare la Sicilia, è un programma al quale
questo Parlamento con i suoi strumenti vuole partecipare
completamente a pieno regime; quindi, la raccomandazione è
quella di non svincolare le attività del Governo da quelle di
questo Parlamento ma di esaltare la dignità e il ruolo di questo
Parlamento, di esaltarlo attraverso una integrazione e attraverso
un varo immediato di quelle leggi di riforma che potranno
consentire di ridisegnare la geografia istituzionale dei poteri,
i rapporti tra Parlamento e Governo e, quindi, consentire a
questo Parlamento di continuare la sua nobile ed augusta
tradizione, cioè quella di incarnare e rappresentare l'esigenza
di crescita e di avanzamento della nostra Regione e del nostro
Paese.
Con questo augurio noi sosterremo l'attuazione di questo
programma e vigileremo affinchè le attività di questo Parlamento
possano essere non neglette, non esautorate, non svuotate ma
esaltate proprio dal ruolo di collaborazione, integrazione con
l'attività di Governo di vigilanza, di controllo e di
programmazione. Tutto questo ci compete, questo lucidamente
riteniamo di poter oggi definire per un percorso legislativo che
meglio focalizzi i rapporti tra i due organi istituzionali perchè
i siciliani di questo hanno bisogno, di una maggiore certezza
nelle norme, hanno bisogno di testi unici, hanno bisogno di
uscire fuori dalla farraginosità delle norme e dei procedimenti
burocratici, hanno bisogno di liberare delle risorse.
Sicuramente in questo programma le indicazioni in cui si
riconosce la Sicilia che vuole liberare le sue risorse, le sue
intelligenze, le sue possibilità ci sono, non sono assolutamente
mortificate e nascoste; noi vogliamo esaltarle e vogliamo
esaltarle con il nostro ruolo di parlamentari che a questo
Parlamento intendiamo ancora oggi conferire dignità e nobiltà.
FLERES. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la dialettica
politica tra maggioranza e opposizione è il cuore della
democrazia, però quella dialettica politica diventa sterile se
l'opposizione è pregiudizialmente opposizione o se la maggioranza
è pregiudizialmente convinta di avere la verità in tasca.
La dialettica politica diventa positiva nel momento in cui
si realizza un confronto e dal confronto emergono le linee
complessive.
Io considero il programma del Presidente Cuffaro
complessivamente debole perchè manca di quella visione
complessiva del ruolo che la Sicilia deve svolgere in Italia, nel
Mezzogiorno, in Europa e nel Mediterraneo. La considero debole
perchè spesso si limita ad enunciazione generale. Colgo
l'occasione per sottolineare ma con spirito costruttivo,
onorevole Presidente, non certo perchè voglio fare polemica; lei
sottolinea che in atto c'è una situazione di inceppamento della
spesa, di paralisi della economia, io dico che la Regione ha
svolto un grande ruolo ma che in questa fase è una palla al piede
per lo sviluppo economico della Sicilia.
Il Governo come vuole agire? Da una parte si appella a un
generico "stiamo insieme e cerchiamo insieme di costruire le
regole", dall'altra parte, leggendo il suo programma, lei si
riferisce ad una serie di principi: la delega al sistema delle
autonomie, ma che cosa si delega, come si delega Lei si
riferisce ad una elasticità gestionale del bilancio, ma che cosa
è questa elasticità gestionale del bilancio; lei si riferisce a
criteri di semplificazione degli iter amministrativi, ma quali
sono questi criteri di semplificazione degli iter amministrativi
Allora, la invito, per quanto è possibile, a focalizzare
insieme alla opposizione questi percorsi.
Apprezzo l'impegno chiaro e puntuale che, invece, il Governo
ha posto per una radicale innovazione tecnologica degli uffici e
nel rapporto con i cittadini, questo è un punto che ho
considerato molto chiaramente espresso e definito.
Onorevole Presidente, Lei proclama la necessità di una
formazione professionale "in senso nuovo". Qual è questo senso
nuovo?
La formazione professionale regionale è stata uno strumento
enorme di spreco di risorse, con risultati estremamente
marginali in termini di qualità e di novità. E' stata una fonte
privilegiata di ricerca del consenso politico. Qual è questo
senso nuovo della formazione? Quali riforme? Quali linee?
E questa enorme lacuna programmatica, io la considero enorme
nella sua proposta programmatica, non può forse nascondere una
manifestazione indiretta, mi auguro che non sia così, ma una
manifestazione indiretta di una mancanza di volontà politica di
intaccare un sistema consolidato di clientela e di spreco?
Lei parla di strumenti dello sviluppo e propone
l'istituzione di un'agenzia unica che gestisca in modo integrato
la promozione dell'intero "sistema Sicilia". Ma che cosa vuol
dire, Presidente, che sarà costituito un grande carrozzone
politico clientelare?
Se, da un lato, si vuole semplificare, dall'altro, non si
può pensare a un'agenzia unica che si occupi di tutti gli aspetti
dello sviluppo, a meno che questa agenzia unica non si
identifichi con lo stesso Governo, che diventa esso stesso
l'agenzia unica.
Gli strumenti di sviluppo non sono individuati in alcun modo
nel suo programma e ciò conferma la convinzione che questo
Governo non ha un'idea chiara e definita dello sviluppo economico
e della semplificazione degli apparati.
Lei, parlando di sanità, invita, spinge a realizzare un
processo di integrazione socio-sanitario, però Lei si limita a
parlare di una revisione della strutturazione delle ASL; ma come
concilierà questa presunta volontà di integrazione
socio-sanitaria con la tendenza all'accrescimento del peso della
sanità privata, con costi insostenibili per le fasce più deboli e
con il rischio vero di creare una sanità per i ricchi e una per i
poveri?
Onorevole Presidente, senza polemica, vorrei che veramente
si realizzasse tra l'Assemblea e il Governo quello scambio
profondo di punti di vista che, pur differenziati e pur
dialettici, siano costruttivi per la nostra comunità siciliana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, il mio intervento sarà integrativo, non
soltanto nei tempi, onorevole Presidente, ma anche nei temi.
L'onorevole Ortisi ha reso le nostre osservazioni rispetto
alle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione;
il mio intervento avrà come oggetto, nei tempi che mi sono stati
ricordati dal Presidente dell'Assemblea, il motivo stesso, la
natura della seduta che oggi celebriamo.
Il mio intervento è finalizzato, sostanzialmente, a ribadire
anche il perchè, con tanta veemenza, è stato chiesto questo
dibattito. E' stato chiesto sostanzialmente, anzi mi corre
l'obbligo di ringraziare il Presidente Lo Porto perchè si è fatto
portavoce delle nostre insistenti richieste, quindi ha invitato
il Presidente della Regione ...
CUFFARO, Presidente della Regione. Non ha fatto alcuna
richiesta, io ho detto subito che ero d'accordo.
SPAMPINATO. Mi scusi, Presidente, Lei era d'accordo però con
delle motivazioni che ci lasciavano particolarmente perplessi.
CUFFARO, Presidente della Regione. Io mi aspettavo che ci
potesse essere un contributo fattivo. La diversità di posizioni
la conoscevo già perchè durante la campagna elettorale le avevo
sentito dire. Il mio programma è stato votato dagli elettori
SPAMPINATO. Noi riconosciamo assolutamente il risultato
elettorale che l'ha gratificata e le ha attribuito...
CUFFARO, Presidente della Regione. Capisco che non mi fate
dire quello che ho detto, ma farmi dire quello che non ho detto è
troppo
SPAMPINATO. Capisco l'esasperazione di un lungo dibattito e
quindi che riesca anche a leggermi nel pensiero, Presidente, a
capire ciò che ancora non avevo detto
Credo di ribadire le sue motivazioni, appunto che lei era
stato legittimato da un voto popolare, che riconosce il popolo
siciliano unico contraddittorio con cui confrontarsi e che
sarebbe venuto qui in Assemblea soltanto per una forma di
graziosa concessione istituzionale.
Credo che le cose siano diverse. Ritengo che (il fatto che
il dibattito si sia protratto in maniera stanca non è qualcosa di
esaltante per la stessa Assemblea) proprio questo sia uno dei
momenti fondamentali della vita dell'Assemblea; questo è un
momento propedeutico, a mio avviso, anche per la stessa attività
a pieno regime dell'Assemblea regionale siciliana, l'attività
legislativa.
La legge di riforma costituzionale, onorevole Presidente, è
vero, ha dato la possibilità agli elettori di eleggere
direttamente il Presidente, ma non ha disegnato un sistema
pienamente presidenziale.
I rapporti tra Presidente, Governo e Assemblea regionale
continuano a essere fortissimi. Permettetemi di ricordare
un'altra modifica, un'altra innovazione che è stata introdotto
dalla legge di riforma costituzionale che ha introdotto
l'articolo 41 bis del nostro Statuto che ha sostanzialmente
decostituzionalizzato lo Statuto stesso laddove dà la possibilità
a quest'Assemblea di darsi una propria forma di governo regionale
senza procedere alle procedure aggravate della riforma
costituzionale.
L'Assemblea regionale potrà darsi, a limite potrà anche
rivedere l'elezione diretta del presidente, non me lo auguro
perché sicuramente l'elezione garantisce stabilità e
governabilità e questo è un qualcosa di essenziale per la
Sicilia, ma credo che questa sia una prerogativa quella di
dotarci di una forma di governo compiuto di cui dovremmo farne
sicuramente tesoro.
Dicevo che esiste un fortissimo rapporto tra lei, onorevole
Presidente, il suo Governo e quest'Assemblea, basti ricordare
l'articolo 10 dello Statuto così come modificato dalla legge di
riforma costituzionale. Da una parte l'articolo 10 prevede la
possibilità per l'Assemblea regionale di votare una mozione di
sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, dall'altra
dà la possibilità al Presidente della Regione di sciogliere con
le sue dimissioni quest'Assemblea.
L'esistenza di questo articolo già di per sé denota come
esiste un obbligo, oltre che politico, giuridico, onorevole
Presidente, perché lei venga qua a rendere le sue dichiarazioni
programmatiche. Non le auguro di provare l'esperienza di una
mozione di sfiducia, ma un'eventuale mozione di sfiducia,siccome
rifiuto l'idea legata al passato di mozioni che potevano essere
approvate, oppure la fine di esperienze di governo solo per
vendette politiche, chiaramente non potrebbe che avere come
motivazioni gravi inadempienze programmatiche.
Se l'Assemblea regionale non viene a conoscenza
ufficialmente di quelle che sono le dichiarazioni programmatiche
del Presidente, in che modo eventualmente potrebbe far valere
questa sua prerogative riconosciuta dallo stesso Statuto, dalla
stessa legge di riforma costituzionale?
Ecco perché ritengo che sia giusto che lei sia venuto qua
non soltanto per una questione di cortesia istituzionale, ma
proprio per dar seguito ad un obbligo politico-giuridico. Ma
ritengo, altresì, Presidente, che lei venga a rendere
annualmente, probabilmente questo dovrà essere definito nelle
riforme dello Statuto e il Regolamento che dovremmo approvare,
anche conto all'Assemblea dello stato di attuazione dello stesso
programma.
Queste sono le considerazioni di natura generale che
ritenevo necessarie fare. Credo che questo sia stato un momento
essenziale per la vita dell'Assemblea regionale.
Le auguro buon lavoro, onorevole Presidente, anche se da
parte nostra ci sarà una ferma opposizione perché diversa è la
nostra concezione, diversa è la nostra filosofia di governo;
questo, tuttavia, non mi impedisce di augurarle lo stesso buon
lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leanza. Ne ha
facoltà.
LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che il
programma del Presidente Cuffaro e anche il dibattito che stasera
si è svolto esprimano l'importanza cruciale di questa legislatura
per il consolidamento della nuova Regione. Infatti, siamo
chiamati al delicatissimo compito di completare il processo di
riforma istituzionale avviato nella precedente legislatura.
L'architettura istituzionale della Regione, designata dallo
Statuto e dalle leggi di attuazione, rispondeva ai caratteri di
una società e di un sistema politico ormai completamente
trasformato. Per questa ragione, nella passata legislatura la
Sicilia si è fatta promotrice di una riforma costituzionale dello
Statuto che ha introdotto l'elezione diretta del Presidente della
Regione. In questo modo si è avviata la transizione dalla
democrazia "dell'impotenza" alla democrazia "della decisione".
Personalmente, in quanto a quel tempo Presidente della Regione
nel precedente Governo, ho avuto l'onore di contribuire a questo
processo fungendo un poco da traghettatore dal vecchio al nuovo
assetto istituzionale.
Ma questa transizione non si è ancora conclusa e a noi
spetta proprio il compito di completarla e perciò ritengo che
questa legislatura sarà veramente una legislatura costituente.
Il lavoro che abbiamo davanti è enorme perché la
modernizzazione istituzionale della Regione richiede una vasta
opera di riforme: in primo luogo a livello legislativo, ma poi
anche a livello di norme di attuazione dello Statuto e di
modifiche statutarie.
La riforma costituzionale dello Statuto del 2001 rinvia ad
una serie di leggi che l'Assemblea regionale dovrà attuare.
Innanzitutto c'è la legge sulla forma di governo che dovrà
disciplinare i rapporti tra l'Assemblea e il Governo. Legge che
avrà come suo necessario corollario la riforma dei regolamenti
parlamentari.
La riforma costituzionale ha valorizzato l'autonomia
statutaria della Regione perché ha affidato non più al
legislatore costituente bensì al legislatore regionale il compito
di completare l'architettura istituzionale con la legge sulla
forma di governo.
E' un'importante riconoscimento della nostra autonomia che
ora va esercitato con serietà e determinazione. Ritengo che
nell'era istituzionale che vede l'esaltazione del ruolo dei
governi, l'Assemblea possa recuperare il suo ruolo se sarà capace
di reinventarlo. Ciò significa seguire la strada dell'alta
politica istituzionale. L'Assemblea deve essere la sede
autorevole di riscrittura delle supreme regole istituzionali. In
questa riscrittura, l'Assemblea deve definitivamente superare
vecchi schemi istituzionali che seguivano il modello della
democrazia compromissoria, basata sull'indistinzione dei ruoli
tra maggioranza e opposizione.
Questi schemi oggi producono incapacità decisionali e
offuscamento delle responsabilità. Dobbiamo, piuttosto, favorire
il completamento del passaggio ad una democrazia maggioritaria
che veda una distinzione tra maggioranza che governa e
l'opposizione che controlla.
Perciò dobbiamo ridefinire il ruolo del governo in
parlamento, i poteri della maggioranza nella programmazione dei
lavori, dobbiamo riflettere su quale tipo di potere normativo
affidare al governo e, al tempo stesso, dobbiamo scrivere lo
statuto dell'opposizione perchè ad una maggioranza dotata degli
strumenti per governare deve corrispondere una opposizione
davvero in grado di controllare.
C'è il grande tema della legge elettorale. Qui dobbiamo fare
uno sforzo di fantasia per coniugare le esigenze della
governabilità con l'indispensabile tutela delle minoranze; e
dobbiamo fare anche uno sforzo di semplificazione perchè la
vigente legislazione ha dato luogo, nelle ultime elezioni, a
numerosi problemi applicativi ed interpretativi.
Anche il regime delle ineleggibilità e delle incompatibilità
va riscritto, perchè oggi è confuso, fonte di incertezze e
rispondente più alla stratificazione delle norme che al disegno
organico.
Ma la democrazia cui guardiamo non è solo il risultato di
una forma di governo resa funzionale ed efficiente dovendo,
altresì, confrontarsi con le istanze di partecipazione dei
cittadini che non sempre si lasciano assorbire ed incanalare dai
partiti politici.
Bisogna, quindi, dotare la nostra regione degli istituti di
democrazia diretta. Questi ultimi non sostituiscono la democrazia
rappresentativa, ma la integrano e servono a rivitalizzarla. La
legge sui referendum e la previsione di vari tipi di referendum,
non solo abrogativi ma anche consultivi e di indirizzo, è
necessaria per stringere legami fra istituzione e società.
Vi è la grande partita della riforma amministrativa, la
modernizzazione della pubblica amministrazione deve costituire
una delle priorità dell'agenda politica regionale. Infatti, è
ormai condiviso l'assunto secondo cui tra le precondizioni dello
sviluppo vi è una amministrazione efficiente e responsabile, per
i risultati socio-economici della sua attività.
La scorsa legislatura ha avviato un vasto processo di
riforma amministrativa. Nella legislatura in corso si tratta di
portare a compimento questo processo attuando, compiutamente,
quelle discipline legislative che fino ad ora hanno avuto una
attuazione troppo parziale, rimediando le insufficienze della
progettazione legislativa della riforma.
In questa fase storico-politica, pertanto, appare utile
concentrare l'analisi, la riflessione e la proposta su due
versanti. Da una parte, il monitoraggio dell'attuazione delle
riforme amministrative di struttura, al fine di individuare i
fattori di blocco e proporre i correttivi. Dall'altra parte,
l'elaborazione di proposte di modifiche legislative al fine di
completare la transizione verso un nuovo modello di
amministrazione che sia orientata al risultato e che possa
contribuire a creare le condizioni favorevoli allo sviluppo
economico.
In particolare, ritengo, coerentemente con alcuni spunti del
programma del presidente Cuffaro, che l'Assemblea debba
concentrare la sua attenzione sualcuni temi e tra questi
l'Assemblea dovrebbe verificare lo stato di attuazione della
riforma amministrativa avviata con il decreto legislativo n. 29
del 1993 e più volte modificata.
In particolare, occorre esaminare a che punto sia il
passaggio da una burocrazia mera esecutrice della legge ad una
dirigenza responsabile per i risultati della sua attività e che
perciò deve operare secondo una logica manageriale.
Come è noto, il nuovo statuto della dirigenza prevede la
separazione tra politica ed amministrazione, affidando agli
organi di governo la definizione di indirizzi e programmi ed alla
dirigenza tutti i compiti di gestione e la connessa
responsabilità.
Il modello legislativo ha una sua indiscutibile coerenza, ma
occorre verificare come viene attuato e se ci sono dei problemi
che richiedono, onorevole Presidente della Regione, correttivi
legislativi.
Tra l'altro, bisogna rispondere ai seguenti quesiti:
a) La dirigenza autonoma e responsabile è stata in concreto
investita dei poteri e degli strumenti per operare in un'ottica
manageriale?
La nuova dirigenza è sensibile e disponibile alla esigenza
dello sviluppo economico oppure continua ad essere condizionata
da vecchie logiche burocratiche?
L'autonomia della dirigenza crea, oppure no, contrasti con
il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione
che comporta una loro responsabilità diretta nell'attuazione del
programma elettorale?
Gli organi di governo stanno procedendo alla elaborazione
dei programmi e degli indirizzi sulla cui base i dirigenti
debbono operare oppure in assenza di questi stiamo andando
incontro ad una sostanziale autocefalìa della burocrazia?
Sempre sul piano della efficienza amministrativa, dobbiamo
cercare di fronteggiare la grave crisi della certezza del diritto
che nuoce soprattutto ai cittadini, agli operatori economici.
Ritengo sia indispensabile che alcuni spunti del programma
vadano colti ed amplificati.
Da una parte, ci sono dei problemi che richiedono una
soluzione immediata, tra tutti spicca quello relativo alla
disciplina degli appalti. Se vogliamo celerità dalla spesa
pubblica rispetto ai tempi di Agenda 2000, rapida
infrastrutturazione del territorio, dobbiamo porre fine
all'incertezza che caratterizza la materia. Bisogna recepire la
legge Merloni nella sua ultima versione, magari con alcuni
adattamenti alla situazione siciliana; la legge-obiettivo
predisposta dal Governo del presidente Berlusconi. Dall'altra, ci
sono degli interventi che richiedono una più complessa attività
istruttoria e di elaborazione.
L'ordinamento amministrativo siciliano assomiglia ad una
"selva oscura" in cui è facilissimo perdersi: incertezza
giuridica e pesanti oneri burocratici per i cittadini, le imprese
sono la conseguenza di una legislazione caotica che si è
stratificata nel corso del tempo.
Per porre rimedio a questo stato di cose bisogna battere tre
strade: la semplificazione legislativa, la deregolamentazione e
la sussidiarietà.
La prima comporta la riduzione dell'attuale complessità
normativa che potrà avvenire con tre tecniche diverse:
a) redazione di testi unici che dovrebbero comportare un
lavoro congiunto tra Assemblea e Governo: testo unico sugli
appalti, testo unico in materia di edilizia e di urbanistica,
testo unico sulla tutela ambientale, testo unico sulle acque,
tutti testi ormai indispensabili.
Semplificazione amministrativa: eliminare dalle leggi tutti
quei passaggi burocratici che oggi si rivelano inutili e fonti di
gravi disagi per le imprese ed i cittadini.
Sull'esempio statale sarebbe opportuno introdurre, anche in
Sicilia, una legge annuale di semplificazione amministrativa con
cui si dovrebbero individuare anno per anno i procedimenti da
semplificare e le nuove discipline da introdurre in luogo delle
precedenti.
La delegificazione che comporta l'attribuzione di certi
campi materiali al potere regolamentare del Governo evitando così
il sovraccarico dell'Assemblea ed accelerando i tempi della
produzione normativa in campi materiali di minore rilevanza
politica.
La deregolamentazione invece comporta una complessiva
riduzione del carico normativo. Bisogna smetterla col pensare che
ogni problema vada regolamentato giuridicamente, bisogna dare più
spazio all'autonomia dell'amministrazione e alla fantasia dei
privati, bisogna ridurre gli adempimenti amministrativi a carico
dei cittadini e delle imprese.
Ciò comporta una vasta opera di dimagrimento
dell'ordinamento regionale. Anche qui c'è spazio per una grande
opera di collaborazione tra Governo e Assemblea al fine di
individuare ciò che gli anni hanno reso superfluo e spesso
contrario agli interessi della società siciliana.
Infine, bisogna valorizzare il principio della
sussidiarietà. L'ordinamento regionale va riscritto sulla base di
questo principio e ciò comporta una riduzione della sfera
d'azione dei poteri pubblici.
La Regione deve fare solamente ciò che la società e le sue
organizzazioni, le imprese, i gruppi economici non riescono a
fare.
Ritengo che la valorizzazione della sussidiarietà possa
servire a creare nuove opportunità di lavoro anche per assorbire
fasce consistenti del precariato.
Si tratta di sfide impegnative che però dobbiamo raccogliere
affrettandoci per portare a compimento un lavoro che permetterà
di completare la transizione alla nuova Regione.
Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione, io
non ho bisogno stasera, in questa sede, di dire che approvo il
suo programma o la sua esposizione, perché l'ho approvata nel
momento in cui ho votato per il Presidente della Regione e per la
sua elezione diretta.
Io, stasera, vorrei, molto sommessamente, sottolineare che
c'è bisogno di trovare un livello alto in cui l'Assemblea e il
Governo, e per Assemblea intendo tutta l'Assemblea,
istituzionalmente, trovare equilibri che siano funzionali al
rispetto dei ruoli e siano soprattutto produttivi affinchè
l'attività dell'Assemblea e l'attività del Governo,
sinergicamente, possano dare un nuovo impulso all'economia
siciliana, al bisogno di lavoro che c'è in Sicilia, al bisogno di
modernizzazione che ha la Sicilia per rendersi competitiva anche
rispetto ad altre aree del territorio nazionale e di altri Paesi.
La sua funzione frontaliera di regione mediterranea credo
che possa concorrere e, in maniera decisiva, con un sistema
efficiente a rilanciare una prospettiva nuova e diversa per la
Sicilia e per la Regione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Presidente della Regione
per una breve replica. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Grazie signor Presidente,
la mia tuttavia non vuole essere assolutamente una replica, ma un
modo per ribadire non soltanto il grande rispetto dovuto al
Parlamento, ma la piena convinzione del Presidente della Regione
e del Governo di un rapporto di straordinaria importanza che
questi ultimi devono avere con il Parlamento. Questo, credo, sia
fuori da ogni discussione.
Vorrei ricordare a me stesso, anche se non ce ne sarebbe
bisogno - e mi scuso anzi per avere interrotto poc'anzi
l'intervento dell'onorevole Spampinato - che io non ho mai detto
di non voler venire ad esporre il mio programma, tant'è che non
ho avuto alcun bisogno che mi fosse ricordato poichè ho sempre
dato fin dall'inizio la mia disponibilità.
Lo ritenevo giusto per il rispetto che devo allo stesso modo
sia al Parlamento che al corpo elettorale.
SPAMPINATO. Ma io non ho detto che lei non voleva venire
CUFFARO. Credo che il mio programma abbia avuto un voto,
che è stato quello del corpo elettorale. E credo sia doveroso
rispettare quella che è la volontà espressa dal corpo elettorale.
Pertanto, se qualche parte delle mie dichiarazioni
programmatiche non le ho esposte è perché ho ritenuto più
opportuno distribuire l'intero programma che è di gran lunga più
completo dell'esposizione orale che ho reso qui oggi. Ad ogni
modo, desidero ringraziare tutti coloro che sono intervenuti e i
preziozi consigli che mi hanno saputo dare. Accetto le loro
proposte, ma certamente nelle parti in cui c'è diversità di
vedute non posso ovviamente condividire poichè ciò stravolgerebbe
il mio programma che - ripeto - ha già avuto il consenso del
corpo elettorale.
Tutto il resto l'accetto senz'altro perché credo che questo
Parlamento nei confronti di questo Governo e degli altri governi
che verranno abbia e debba avere un grande ruolo perché non sono
affatto convinto che questa nuova elezione diretta del Presidente
della Regione in qualche modo possa ledere quello che è invece il
ruolo di un Parlamento, che secondo me è sempre più importante
nella sua fase legislativa ed è giusto che ci sia nella sua fase
di controllo.
Da Agenda 2000 ad altri giusti consigli che ho ricevuto
sulla scelta che può e deve fare il Presidente della Regione e
tutto il Governo, ma io andrei oltre, l'intero Parlamento può
svolgere un grande ruolo di messaggio di pacificazione del
Mediterraneo e non soltanto il Governo.
Sono tutte grandi scelte che non ho voluto ricordare oggi
pomeriggio. Tra l'altro, credo che dal dibattito di questi
giorni, ripreso un po' da tutti i giornali, si siano evidenziate
le prese di posizione di questo Governo, poi tornate
ripetutamente in qualsiasi parte del programma che ho voluto qui
distribuire.
Signor Presidente, vorrei soltanto ridare la disponibilità
del Presidente e del suo Governo a tornar in Aula tutte le volte
che questo Parlamento vorrà approfondire settori di questo
programma, vorrà aprire un dibattito per discutere e, comunque,
per dare ulteriori proposte, mi auguro positive, su quello che
può essere parte intyegrante di questo programma. Su questo c'è
la totale disponibilità di questo Governo.
Credo che però ci sia e ci debba essere da parte di questo
Parlamento un grande rispetto nei confronti di un corpo
elettorale che ha votato un programma. E mi parrebbe strano se ci
fossero prese di posizione del tipo: questo programma è soltanto
un crocevia di chissà quali misfatti o peggio ancora un
agglomerato di chissà quali intenzioni.
Questo non è mancanza di rispetto verso un Presidente della
Regione che ha voluto essere qui presente e che lo sarà tutte le
volte che il Parlamento lo richiederà, ma credo sia una mancanza
di rispetto nei confronti di un milione ed ottocentomila elettori
che lo hanno votato e che hanno ritenuto che tale Governo non sia
né un crogiuolo di malviventi, né di altre cose
Ciò è quanto ritenevo opportuno rassegnare, che non vuole
essere una replica, ma soltanto un'ulteriore conferma della
disponibilità di questo Governo a qualsiasi nuova possibilità che
questo Parlamento vorrà dare di arricchimento al programma che
qui ho voluto presentare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, così come concordato la seduta
è sospesa e riprenderà dopo i lavori della Conferenza dei
Capigruppo che convoco immediatamente in Sala Rossa.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 22.20, è ripresa alle ore 23.18)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Onorevoli colleghi, comunico che la Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari ha previsto il seguente
andamento dei lavori parlamentari:
- riunioni della I Commissione legislativa nei giorni 26,
27, 28 settembre e 1, 2 (mattina) ottobre 2001 per l'esame dei
disegni di legge n. 183 "Disciplina del referendum ai sensi
dell'articolo 17 bis dello Statuto della Regione", n. 184
"Disposizioni sull'ordinamento del Governo" e n. 226
"Istituzione di una Commissione speciale per la revisione dello
Statuto".
- sedute d'Aula: il giorno 2 ottobre alle ore 17.00 con
all'ordine del giorno lo svolgimento di atti ispettivi della
Rubrica "Turismo"; i giorni 3, 9, 10 e 11 ottobre per l'esame
dei disegni di legge eventualmente esitati dalla I Commissione
nonchè del disegno di legge di variazioni di bilancio, la cui
presentazione viene preannunciata dal Governo per il giorno 2
ottobre; si prevede altresì, una volta approvato il predetto
disegno di legge, di esaminare il provvedimento concernente i
lavoratori socialmente utili.
- nella seduta del 10 ottobre è altresì prevista la
discussione delle mozioni concernenti rispettivamente la
situazione internazionale e la "legge Tremonti".
Presidenza del vicepresidente Fleres
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 2
ottobre 2001, alle ore 17.00 con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI.
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI
N. 46 - Corresponsione alle aziende di trasporto siciliane del
contributo previsto dalla legge regionale n. 68 del 1983.
Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio; Gurrieri
Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare; Zangara
Andrea
Presentata il 18/09/01
N. 47 - Iniziative per la tutela dei lavoratori dell'IMAM S.p.A. di
Castelvetrano (TP).
Forgione Francesco; Miccichè Calogero; Liotta Santo; Ferro
Giovanni; Panarello Filippo; Orlando Leoluca; Raiti
Salvatore; Genovese Francantonio; Gurrieri Sebastiano;
Giannopolo Domenico; Dina Antonino; Acierno Alberto;
Infurna Giuseppe; Ioppolo Giovanni; Basile Giuseppe; Virzì
Gioacchino; Croce Antonino; Vitrano Gaspare
Presentata il 18/09/01
N. 48 - Iniziative presso il Governo nazionale in merito ai recenti
fatti di New York.
Giannopolo Domenico; Speziale Calogero; Panarello Filippo;
Villari Giovanni
Presentata il 24/09/01
III - SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI DELLA RUBRICA "TURISMO,
COMUNICAZIONI E TRASPORTI" (vedi allegato 1)
La seduta è tolta alle ore 23.22.