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Resoconto d'Aula della Seduta n. 10 di martedì 25 settembre 2001
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    La seduta è aperta alle ore 18.00

     PRESIDENTE. La seduta è aperta.

    COMUNICAZIONE RELATIVA ALLA COSTITUZIONE DI GRUPPO PARLAMENTARE
    E DI ELEZIONE DELLE CARICHE INTERNE

     PRESIDENTE.  Comunico che, avendo  il  Consiglio di Presidenza
  dell'Assemblea regionale siciliana concesso l'autorizzazione alla
  costituzione del Gruppo  parlamentare  di Rifondazione Comunista,
  lo stesso, nella riunione tenutasi  in data 19 settembre 2001, ha
  provveduto   ad    eleggere   l'onorevole   Francesco   Forgione,
  Presidente; l'onorevole Santo Liotta, Vicepresidente; l'onorevole
  Calogero Miccichè, Segretario del  Gruppo.
       L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Lo Porto


     ATTRIBUZIONE DEL SEGGIO   RESOSI VACANTE   A  SEGUITO  DELLA
     SCOMPARSA DELL'ONOREVOLE GIUSEPPE D'ANDREA

     PRESIDENTE.  Si passa al  punto  II  dell'ordine  del  giorno:
  Attribuzione del seggio resosi  vacante a seguito della scomparsa
  dell'onorevole D'Andrea.
       Comunico che,  ai  fini  dell'attribuzione del seggio resosi
  vacante  a   seguito   della  scomparsa  dell'onorevole  Giuseppe
  D'Andrea, eletto nella  circoscrizione  di  Messina  per la lista
  provinciale avente  il  contrassegno  "La Margherita Democrazia è
  Libertà  con  Rutelli",  la  Commissione  Verifica  Poteri  nella
  riunione del 25  settembre 2001 dopo avere proceduto ai necessari
  accertamenti, ha deliberato all'unanimità, ai sensi dell'articolo
  1, comma 3, della  legge  costituzionale  31 gennaio 2001, n. 2 e
  del combinato disposto  dell'articolo  16 della legge 17 febbraio
  1968,  n.   108   e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  di
  attribuire il  seggio lasciato vacante dall'onorevole D'Andrea al
  candidato Giuseppe Franchina  primo dei non eletti della medesima
  lista che segue immediatamente con voti 3717 l'unico degli eletti
  onorevole Giuseppe D'Andrea.
       Non  sorgendo osservazioni  l'Assemblea  prende  atto  delle
  conclusioni della Commissione per la Verifica dei Poteri.
       Proclamo quindi  eletto  deputato  dell'Assemblea  regionale
  siciliana il candidato Giuseppe  Franchina,  salva la sussistenza
  di motivi di ineleggibilità  o  di incompatibilità preesistenti e
  non conosciuti fino a questo momento.
       Avverto che da oggi decorre  il  termine di 20 giorni per la
  presentazione  di  eventuali   proteste   o   reclami,  ai  sensi
  dell'articolo 61, comma  3,  della legge regionale 20 marzo 1951,
  n.  29.
                (L'onorevole Franchina entra in Aula)

       Poichè l'onorevole Franchina è presente in Aula, lo invito a
  prestare il giuramento di rito.
       Do   lettura  della   formula   del   giuramento   stabilita
  dall'articolo  6  delle  Norme   di   attuazione   dello  Statuto
  siciliano.
       "Giuro di essere fedele  alla  Repubblica italiana ed al suo
  Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato e della Regione
  e di esercitare con coscienza le funzioni inerenti al mio ufficio
  al solo scopo del bene  inseparabile  dello Stato e della Regione
  siciliana".

    (L'onorevole Franchina pronunzia a  voce  alta  le  parole  "lo
    giuro")

       Dichiaro immesso l'onorevole  Franchina  nelle  funzioni  di
  deputato all'Assemblea regionale siciliana.

                               (Applausi)


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


    COMUNICAZIONI  DEL  PRESIDENTE  DELLA  REGIONE SUL PROGRAMMA DI
    GOVERNO E RELATIVO DIBATTITO (SEGUITO)

     PRESIDENTE.  Si passa al  punto  III  dell'ordine  del  giorno
  "Seguito del dibattito sulle  comunicazioni  del Presidente della
  Regione sul programma di Governo".

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  non   era   stato   deciso  di
  sospendere per mezz'ora la seduta?

     PRESIDENTE.  Non   ho   alcuna   difficoltà,   però  la  breve
  sospensione  era  legata  al  fatto  che  mancava  il  documento,
  preventivo alle dichiarazione stesse che, però, tutti avete avuto
  mezz'ora prima.
       Tuttavia   se  la  richiesta  è  questa,  mi  sembra  giusto
  concedere mezz'ora  di  tempo  per  dare ai Presidenti dei Gruppi
  parlamentari   la   possibilità  di  esaminare  adeguatamente  il
  documento.
    La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.30.

    (La seduta sospesa alle ore 18.01 è ripresa alle ore 18.37)

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Lo Porto


     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Signor   Presidente,   onorevole   Presidente  della
  Regione, membri del  Governo  regionale,  onorevoli  colleghi, ho
  ascoltato con molta attenzione  il  suo  discorso,  a me già noto
  essendo,  il  suo,  un   programma  di  governo  e  un  programma
  elettorale ascoltato, mi auguro,  da tutti i siciliani durante la
  campagna elettorale e che  ha prodotto l'esito delle elezioni del
  24 giugno.
       Io  mi   permetto,  con   poche   parole, di  darle  qualche
  suggerimento rispetto alla  sua  azione  di  governo  ed  ai suoi
  assessori.
       Ci vorrà molto coraggio  in questa legislatura da parte sua;
  infatti, essere stati eletti  per la prima volta direttamente dal
  popolo siciliano alla  poltrona  più  importante  che  la  nostra
  regione ha - che è quella che lei sta occupando in questo momento
  - non le consentirà, io credo, di perseguire le logiche che hanno
  visto crescere male questa terra  da  quando  si  è dotata di uno
  statuto  autonomo.  Ci  vorrà  molto  coraggio:  ci  vorrà  molto
  coraggio da parte sua,  ci  vorrà  grande  attenzione da parte di
  questo Parlamento, per l'azione di governo che lei dovrà svolgere
  perché  anche in questo  per  la  prima  volta  questa Assemblea,
  questo Parlamento è stato  snaturato  di  quei  poteri  che prima
  aveva sul controllo  sull'elezione del Presidente, sulla elezione
  dei componenti della Giunta di governo.
       Lei dovrà avere  la forza di andare avanti nonostante tutto,
  lei dovrà prediligere  la  vera  professionalità in questa terra;
  cosa che è mancata  per  troppo  tempo  signor  Presidente  della
  Regione. Purtroppo, devo  dire, abbiamo  visto  crescere  persone
  mediocri, abbiamo visto  occupare  ruoli  importanti  da parte di
  persone mediocri e  abbiamo invece visto le intelligenze lasciare
  questa terra ed  esportare  l'intelligenza dei siciliani in altre
  parti del mondo. Mi  auguro, signor Presidente della Regione, che
  lei abbia la lucidità  ed  il  coraggio  di non perpetrare questi
  sistemi; mi auguro che  lei  voglia realmente dare una svolta per
  come ha detto a quella che è l'economia reale della nostra terra;
  mi auguro che le leggi  che  lei varerà non serviranno soltanto a
  distribuire prebende, ma  avranno  obiettivi seri da centrare; mi
  auguro, signor Presidente della  Regione, che  lei abbia per come
  già oggi ha dimostrato  fuori  da  ogni  regola,  il rispetto che
  questo  Parlamento  merita,  perché  soltanto  creando  una  vera
  sintonia con questo Parlamento questa terra potrà crescere. Io ho
  il terrore che si crei  un  dualismo  tra  l'azione  di Governo e
  l'azione   legislativa    del    Parlamento.   Lei   questo   non
  dovrà  consentirlo.
       Le chiedo,  signor  Presidente  della  Regione,  puntualità:
  puntualità nei confronti degli  impegni  che  lei e che tutti noi
  eletti nella sua  coalizione  abbiamo  preso  nei  confronti  del
  popolo siciliano;  puntualità,  non  giustificazioni,  non  ce ne
  sono  più.
       I Governi della  Regione  siciliana  prima  del  suo Governo
  attuale hanno sempre avuto  l'alibi  di  "cadere",  come  si dice
  politicamente, in Assemblea.  Lei  questa possibilità non l'avrà.
  Se cadrà, cadrà da  solo,  signor  Presidente della Regione e per
  questo la invito ad avere coraggio.
       Lei oggi  è  il governatore della Sicilia, certamente eletto
  da una colazione  di  partiti, ma non rimanga più imbrigliato nei
  partiti. Cerchi di  volare più alto, vada oltre ed intervenga con
  coraggio  qualora   i  partiti  dovessero  fermare  questo  nuovo
  meccanismo, qualora  i partiti dovessero porre questioni vecchie.
       Il riordino delle coste,  una  delle  tante cose che lei ha
  citato oggi in quest'Aula.  Credo  che  sarebbe  un  bel  segnale
  cominciare a demolire  i ruderi industriali che ancora circondano
  la terra di Sicilia, quel devastante simbolo di politica inutile,
  di false aspettative che  hanno  distrutto le coste siciliane che
  erano  sì  un  dono  della  natura,  propedeutiche  a  sviluppare
  economia   e    lavoro:   Termini   Imerese,   Porto   Empedocle.
  E' incredibile  Credo che la Sicilia in questo sia ormai unica.
       Lei, giustamente,  ha  fatto  riferimento  alla  lotta  alla
  criminalità ed alla  mafia.  Però  io  credo  che anche in questo
  dobbiamo  avere  più coraggio.  Io  ho  vissuto  sette  anni  nel
  Parlamento  nazionale  e   la   parola  "mafia",  nel  Parlamento
  nazionale, è diventata l'alibi  -  ripeto  -, la  parola  "mafia"
  presso il Parlamento nazionale è diventata l'alibi per fermare lo
  sviluppo della Sicilia: in  Sicilia c'è la mafia per cui evitiamo
  di ...; in Sicilia c'è la mafia per cui non facciamo .... No  Su
  questi temi la mafia  continua  ancora  oggi  a  crescere,  sulla
  povertà, sul mancato sviluppo. La  mafia c'è ed è drammatica e va
  combattuta e noi tutti  dobbiamo  dare  segnali  in tal senso, ma
  non dobbiamo farne un  alibi.  Bisogna  andare  avanti con grande
  serenità e con grande  determinazione.
       Questo  è  l'augurio  che   io   mi   sento  di  farle  come
  rappresentante  di   questa  Assemblea,  con  l'auspicio,  signor
  Presidente  della Regione,  avendo  dato  lei  oggi,  con  questa
  presenza e con questa  relazione, l'inizio di una procedura fuori
  dalle regole. Lei non era  tenuto  a  venire oggi in Aula, nessun
  Regolamento e nessuno Statuto  glielo  imponeva, ma  lo ha fatto,
  sarebbe auspicabile che ci  sia un periodico confronto con questa
  Assemblea, con l'attività che  lei  da  oggi  in poi continuerà a
  svolgere per la nostra terra.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
  facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione, onorevoli colleghi, noto che non c'è una grande passione
  in questo dibattito, né lei, Presidente della Regione, con il suo
  intervento l'ha  stimolato.  Noi  sappiamo  perché  e  vorrei che
  ragionassimo tutti  assieme in questo Parlamento, soprattutto voi
  esponenti di tutti  i  partiti  che  con  una  riforma, che avete
  segnato  coma  la   riforma  della  modernità,  avete  dato  vita
  all'elezione diretta del  Presidente  della  Regione.
       Sì, questo Parlamento conta meno,  e  se  è vero come è vero
  che noi abbiamo dovuto  più volte invitarla, onorevole Cuffaro, a
  fare queste dichiarazioni, se è  vero  che  lei si è rifiutato in
  Conferenza  dei  presidenti   dei  gruppi  parlamentari  anche  a
  chiedere un voto sul  suo programma, cosa peraltro scontata vista
  la stragrande maggioranza  presente  in quest'Aula a sostegno del
  suo governo. E questo non  per  una  cattiva  volontà  o  per uno
  scarso   rispetto   del    Parlamento   da   parte   sua,   spero
  proporzionalista non pentito,  ma  perchè  l'elezione diretta del
  Presidente porta a  questa  separazione: il Parlamento può essere
  ascoltato o non ascoltato  rispetto  all'azione e al programma di
  governo  e noi  dovremmo  lavorare, soprattutto  in  vista  delle
  modifiche dello Statuto,  a rafforzare nell'equilibrio dei poteri
  tra il Parlamento e il Governo la funzione e i vincoli e il ruolo
  di questo Parlamento.
       Lei  ha fatto  un  discorso  democristiano  e,  insieme,  in
  rottura con la  democrazia  cristiana, e cioè  in  perfetto stile
  democristiano, se mi passate  la tripla piroetta che sto tentando
  di  definire.   Ha   espresso  una  continuità  ed  una  rottura:
  continuità e rottura  che  noi contestiamo. La continuità laddove
  emerge comunque nel suo ragionamento l'esigenza di non rompere il
  ventre molle di questa Regione, e una rottura quando i suoi nuovi
  alleati la spingono su una  linea  liberista  che  ha molto a che
  fare con Berlusconi più  che  con  Sturzo  e  con  il solidarismo
  cattolico della migliore  tradizione  democratica e cristiana - e
  qui separo le parole - di questo nostro Paese.
       Ecco, noi non condividiamo  il  suo  programma e proveremo a
  fare un'opposizione  netta,  questo orribile termine "bipartisan"
  non  ci  appartiene   e   lo   scongiureremo   in   ogni   nostro
  comportamento.
       La prima cosa che  vorrei  sottolineare  è  l'assenza di una
  parola, onorevole Presidente.  Lei  ha  parlato molto di imprese,
  ha parlato molto di  mercato,  di privatizzazioni; capiamo che il
  suo modello non è neanche  quel padre sotto le cui ali protettive
  lei si è sempre  rifugiato  e  anche orgogliosamente dopo la fine
  del processo, cioè  quell'onorevole  Mannino che ha contestato il
  liberismo  di Berlusconi.  Il  suo  modello  è  Formigoni.  E  in
  questa ansia liberista,  dal  buono  scuola  alla privatizzazione
  della Sanità, ad un'idea  della  sussidiarietà  che è più mercato
  che solidarismo cattolico, lei ha dimenticato una parola - che in
  questi giorni invece  ritorna  drammaticamente  al  centro  della
  questione  sociale  siciliana   -  la  parola:  operai.  Sì,  gli
  operai.   Si  vive  una  crisi  drammatica  dei  poli  produttivi
  dell'Isola.  Io capisco  che  l'onorevole Acierno in questa ansia
  di demolire le  strutture abusive dell'Isola voglia salvaguardare
  le case abusive  e  distruggere  le  fabbriche,  operai compresi,
  perchè questo ci ha detto  poco  fa  nel suo intervento. E invece
  c'è una crisi drammatica  del  tessuto  economico e produttivo di
  questa Regione che non  viene  neanche citata nel suo intervento.
  Quando   parlo  degli  operai  parlo  innanzitutto  dell'IMAM  di
  Castelvetrano,  dove  una  sciagurata  politica  consociativa,  e
  spesso il consociativismo si  esprime  anche dentro i consigli di
  amministrazione  delle  aziende,   ha  portato  alla  lettera  di
  licenziamento  di  ottantasette  operai.  Operai  con  un  lavoro
  pulito.  E lì un'azienda  chiude.
       Io le chiedo, Presidente della Regione, di fare una verifica
  dei contributi regionali  ottenuti  nel  corso degli ultimi dieci
  anni da quell'imprenditore  di  Castelvetrano  e perchè oggi quei
  contributi, che sono serviti  ad  ammodernare  gli  impianti  e a
  comprare nuove strutture, vengono trasferiti sotto forma di nuove
  strutture  e di impianti  nelle  aziende  del  Piemonte  e  delle
  aziende  di  Torino   della   stessa   azienda   e  dello  stesso
  imprenditore.  Le chiedo  una verifica, Presidente della Regione,
  di tutta la politica  degli  incentivi  alle  imprese.  E se lei,
  oltre che una coscienza  civile  vuole  essere  coerente  con una
  coscienza cattolica, faccia  un'azione  di sospensione di tutti i
  contributi regionali alle  aziende  che  praticano  lavoro nero e
  sfruttamento minorile. Si dimostri  che  si può essere, in questa
  Regione, favorevoli allo sviluppo, alle imprese e favorevoli alla
  legalità.
       E, qui, mi  faccia  contestare  un'affermazione.  Non esiste
  una legalità imposta e una legalità condivisa, come lei ha citato
  nel suo intervento.  La  legalità é  senza aggettivi e io diffido
  di un Governo che é  vincolato  ad  una  legalità  solo  se viene
  considerata condivisa; condivisa da chi?  Condivisa per che cosa?
  Condivisa  con  quali   obiettivi?
       Guardi che  in  quest'ansia  demolitrice della Costituzione,
  della quale  la  Commissione bicamerale presieduta dall'onorevole
  D'Alema credo sia  stata  il  momento  più sciagurato dell'ultima
  legislatura, si sono  messi in discussione alcuni capisaldi della
  Costituzione.  Ma su uno  non  si  può  transigere  nonostante il
  giusto processo ed é  la obbligatorietà dell'azione penale.  E la
  politica è vincolata a  questa legalità, ad un'azione costante di
  trasparenza.
       Ritorniamo agli operai,  allora.  A partire dal rapporto con
  le  imprese,  sì.   Alle   imprese   siciliane   chiediamo  anche
  un'autocritica.  A queste imprese che hanno continuato a prendere
  soldi dallo Stato  operando  flessibilità,  operando lavoro nero,
  violazione  delle  norme   contrattuali.
       Lei   ha    scelto    come   Assessore   all'Industria,   un
  imprenditrice. Vorrei  che  proprio  da un'imprenditrice partisse
  questo  segnale  per   la  Sicilia,  senza  piangere  lacrime  di
  coccodrillo  come  quelle   che  piangiamo  quando  scopriamo  le
  ragazzine di Bronte che  lavorano  per 9 mila lire alla settimana
  per  un'azienda  del  made   in  Italy  che  viene  qui,  ottiene
  finanziamenti, sfrutta quei  bambini e quelle bambine, le sottrae
  alla loro adolescenza, ai  loro sogni, alla loro scuola: la Imam,
  l'Imesi, la Keller.  Domani  sappiamo  chi comprerà e se qualcuno
  comprerà quell'azienda e quegli operai;  la ST Microeletronics di
  Catania.   Insomma, c'è  una  crisi  del  tessuto  produttivo  ed
  industriale qui in Sicilia e lei non ne ha parlato  Sarebbe stato
  bene pensare, invece,  all'unificazione di tutte queste vertenze,
  operai e industriali,  in  un'unica  vertenza Sicilia per aprire,
  sì, un tavolo di trattativa  con il Governo nazionale, ma non per
  contrattare prebende,  bensì  la  difesa dell'apparato produttivo
  esistente.
       E noi dobbiamo, anche qui, interrompere  una  logica  che ha
  unificato  i  governi   di   centro-destra   anche  a  quelli  di
  centro-sinistra contro i  quali  noi abbiamo fatto l'opposizione.
  Si privatizza la cantieristica  nazionale ma si taglia, come ramo
  secco, il cantiere di Palermo; si privatizza il settore rotabile,
  ma si taglia l'Imesi e si proteggono i siti ovunque dislocati nel
  resto del Paese;  si  privatizzano le  ferrovie, ma il ramo secco
  non  è  né  in Toscana,  né  in  Puglia,  né  in  Campania: é  in
  Sicilia.  Allora, davvero, va ricontrattato a partire dal tessuto
  produttivo esistente, il rapporto tra la Sicilia e lo Stato.
       Veda,  io credo che  questo  ha  a  che  fare  con  un'altra
  politica dell'intervento della  Regione.  Lei  ha  parlato  degli
  appalti, ma non ci ha  detto  se  e  in quanto tempo, Presidente,
  vuole cancellare questa  vergogna  di  oltre  400,  500  stazioni
  appaltanti. Se e in  quanto  tempo vuole giungere ad una stazione
  unica appaltante in questa  Regione,  perché  se  é  no  anche la
  espressione "lotta alla mafia" sarà una parola vuota e avremo una
  lotta alla mafia condivisa  e una lotta alla mafia non condivisa.

     CUFFARO, presidente della  Regione.  Ma  dove é scritta questa
  "legalità condivisa"?

     FORGIONE.   Sono   sue   espressioni  scritte, Presidente: "la
  legalità condivisa".
       Sì, noi abbiamo di  fronte  l'esigenza  di  una nuova legge
  sugli appalti. Ma non  ci  sarà  una  nuova  legge sugli appalti.
  Dobbiamo giungere  ad  un'unificazione delle stazioni appaltanti.
  Lei, su questo deve  dirci  delle  parole  chiare.  Perché  anche
  quando parliamo di  burocrazia  in  questa  Regione, parliamo del
  tessuto connettivo del potere.
       Presidente, lei sa, perché  faceva  parte  di un Governo che
  in quel momento  vedeva  anche l'appoggio esterno di Rifondazione
  Comunista,  che   nell'ambito   della   Riforma   della  Pubblica
  Amministrazione fu approvato  un  testo  di norme anticorruzione.
  Prima  Regione in  Italia  anticipatrice  della  legge  nazionale
  bloccata dopo Tangentopoli  al  Parlamento.  Una  legge rigorosa.
  Vorrei sapere se é sua  intenzione  applicarla  o meno e se é sua
  intenzione perché ci  sono direttori di assessorati, con condanne
  già  passate in  giudicato,  che  continuano  a  dirigere  quegli
  assessorati  per  i   quali,   in  quelle  funzioni,  sono  stati
  condannati per gravi violazioni gravi di legge.
       Questa Regione, lo diciamo più volte, ha buone leggi che non
  vengono  applicate.  Allora,  a  cominciare  dall'Assessorato  al
  lavoro,  a  quello  all'agricoltura  e  foreste,  a  quello  alla
  presidenza, applichiamo questa  legge  che  è stata approvata tra
  squilli di trombe  esaltanti  da tutti i capigruppo all'unanimità
  in quella parte da questo Parlamento.
       Noi vorremmo che un governo della Regione avesse un'anima. E
  l'anima deve essere quella  del  legame  tra  la  legalità  e  lo
  sviluppo  ecocompatibile  del   territorio.  E  lei,  invece,  ha
  mandato segnali ambigui  su  questo,  segnali contrastanti. Sulla
  legalità   vorremmo   delle   certezze:   appalti,   trasparenza,
  burocrazia, norme anticorruzione.
       Qui  faccio  una  parentesi,  e  mi  rivolgo  al  Presidente
  dell'Assemblea. Se dobbiamo reinsediare una Commissione antimafia
  con i poteri, la  funzione ed anche l'attività svolta nell'ultima
  legislatura  è meglio  non  insediarla.  Io  credo  che  dovremmo
  giungere anche ad una riforma  delle funzioni e dei poteri di una
  commissione che non è nè  di indagine, nè di studio. E' un ibrido
  e non si capisce a cosa serve.
       Credo che dovremmo vedere  questa  legislazione perchè anche
  il  Parlamento  deve  dotarsi   di  strumenti  seri,  rigorosi  e
  funzionali. E quindi il legame tra  lo  sviluppo, la legalità, il
  lavoro. Sì, lei non ci  ha  detto  cosa  intende fare del lavoro,
  cosa intende fare del precariato, quel precariato che nell'ultima
  fase del Governo di  Destra  è andato via via allargandosi dentro
  una  logica  di  spesa  neoclientelare  impostata  dall'Assessore
  Nicolosi.
       Abbiamo bisogno di fuoriuscire  dal  precariato  e  di  dare
  certezze di lavoro. Qui  abbiamo bisogno non di assistenza, ma di
  un salario sociale per i disoccupati, se vogliamo interrompere il
  ciclo della dipendenza e  la  precarizzazione del lavoro in forme
  assistenziali;  ed abbiamo bisogno di creare un diverso nesso tra
  lo sviluppo e l'ambiente.
       No, sull'ambiente lei continua  a non convincerci e non solo
  perchè non ci  rassicura  per  niente  l'onorevole  Pellegrino in
  quell'assessorato essendo stato  il  fautore  di una politica che
  non guarda al  riordino, ma guarda alla sanatoria indiscriminata,
  che non guarda al  creare  condizioni  favorevoli per lo sviluppo
  turistico, ma guarda, invece,  a  sanare  quanto di scempi già ci
  sono in questa nostra Regione.
       Voi  chiamate riordino una  sanatoria  indiscriminata  e  lo
  dovete dire. E intanto dovete chiarirvi  fra  di  voi.
       Io vorrei sentire  su questo cosa pensa l'onorevole Granata,
  che ha condotto una  battaglia  seria  anche  su  questo.  Vorrei
  sapere  su  questo  non   cosa  pensa  di  fare  incontrando  gli
  ambientalisti - onorevole Presidente  -, di  tanto  in  tanto lei
  pensa di convincere noi  che  ci  opponiamo a questa politica del
  territorio rilanciando sui giornali l'invito agli ambientalisti.
  Intanto vorremmo vedere il disegno di legge.  Questa materia deve
  uscire dalla propaganda. Non  credo che ci guadagniate tanto, che
  questo  suo Governo ci  guadagni  tanto  come  immagine  e  forse
  neanche come consenso.  Il consenso non è mai un fatto effimero.
       Voi sì avete costruito sul cemento  un blocco sociale che vi
  ha portato alla vittoria e il cemento  in Sicilia è un sistema di
  interessi di frontiera. Voi  avete  costruito  questo  blocco  di
  interessi,  avete vinto con questo  blocco  di  interessi, è  con
  questo sistema di interessi che  avete  alimentato ,anche  con il
  contratto che lei ha formulato  con  i  suoi  elettori, onorevole
  Presidente; il cemento è  collante  di tante cose in Sicilia: del
  rapporto tra le imprese ed una certa burocrazia, del rapporto tra
  le imprese e la finanza,  del  rapporto  tra  alcune imprese e la
  mafia.
       Probabilmente ne sarete prigionieri, anche, di questo blocco
  sociale che voi avete alimentato, ma le coste sono un bene troppo
  prezioso.
       Lei cita  il  WWF  quando  dice  che  in Sicilia c'è un'area
  grande di  parchi  e di riserve tutelata, ma quanta fatica, nella
  passata  legislatura, a difenderla da tutti gli "Attila" presenti
  in questa Assemblea che volevano liberare le aree anche dalla sua
  parte politica  e nel suo ultimo Governo, Presidente  Si, oggi il
  WWF può dire quello perché  una certa politica qui, anche con una
  battaglia   ostruzionistica,   una   parte  di  questa  Assemblea
  regionale   l'ha   difesa   da  un  trasversalismo  che,  invece,
  sull'ambiente  voleva  affermare altre scelte e aprire la strada,
  aprire nuovi varchi alla strada della speculazione e del cemento,
  anche nelle  aree  protette.
       E poi  -  io  so  di  essere  minoranza  stretta  in  questa
  Assemblea -,  questo  miraggio  del  ponte  sullo Stretto  Lei ha
  fatto  l'assessore  all'Agricoltura, onorevole Cuffaro, e sa bene
  che il problema dei pomodorini di Pachino o dei carciofi di Cerda
  non sta  nei  quindici  minuti di attraversamento del ponte sullo
  Stretto, sta nel come si riesce a combattere la concorrenza delle
  nuove produzioni  e  dei  nuovi  prodotti che vengono da Israele,
  dalla Tunisia  e  dal  Marocco  e  di  quanto  tempo  impiega  un
  pomodorino di  Pachino  ad  arrivare  sui  mercati di Milano o di
  Londra o  di  Parigi, nello stesso tempo almeno che ci impiega un
  pomodoro o  un'arancia  del  Marocco o un pompelmo di Israele. Ed
  allora, perché  non ragioniamo su un'altra idea dei trasporti, su
  un'altra idea  dello  sviluppo  e del ruolo del Mediterraneo:  le
  autostrade del mare?
       Perché non  mandate un messaggio di pace, voi cattolici, per
  una volta,  non  ascoltate  le  sirene  di guerra ed ascoltate il
  messaggio  del  Papa? Si,  trasformiamo  Comiso  nel  più grande
  aeroporto  del Mediterraneo;  la stessa operazione fatta a Milano
  con Malpensa,  a  Milano  per  la  Mittel  Europa,  Comiso per il
  Mediterraneo, il  più  grande  centro  di  incontro  e  lo  snodo
  commerciale  del  Mediterraneo.  Ed  invece  no:  il miraggio del
  ponte sullo  Stretto,  gli  appalti e le imprese.  E' già costato
  140 miliardi per farne discutere e per alimentare le casse - devo
  dire - del Senatore Calarco, presidente inamovibile della Società
  'Ponte   sullo  Stretto',  corteggiato  da  tutti,  da  destra  a
  sinistra.
       No, ci  vuole  un'altra  idea  dei  trasporti, funzionale ad
  un'altra  idea dello sviluppo e quindi lavoro, industrie, tessuto
  produttivo,   ambiente.   Come   vede  le  nostre  proposte  sono
  radicalmente opposte alle sue.
       E quando  poi  parliamo  dello  stato sociale, io andrei più
  cauto e  vorrei  sapere  anche  cosa  ne  pensano  i miei amici o
  compagni del  centro  sinistra  su  questo.  Lei ha riproposto il
  buono scuola  -  ritorna il modello Formigoni - e cioè un'idea di
  parificazione  che  è  già  privatizzazione  della  scuola  e dei
  saperi.  E la parificazione e la privatizzazione della scuola, in
  una Regione  dal  punto  di  vista sociale così degradata come la
  nostra, è  una  forma  di rinuncia ad un modello di civiltà.  Voi
  volete creare  una  istruzione  di  serie  A ed una istruzione di
  serie B, volete le scuole per quelli che già hanno la possibilità
  di avere  una  formazione nelle scuole private e volete negare il
  diritto alla  formazione,  al sapere ed alla cultura a chi invece
  vive del proprio lavoro. E dietro la parola 'famiglia', onorevole
  Cuffaro, lei  lo  sa bene, voi invece volete costruire un modello
  di  privatizzazione  dei  servizi  e  della  tutela sociale.  Voi
  chiamate   sussidiarietà  la  privatizzazione  di  una  serie  di
  servizi.  Su  questo  lei  troverà  la  più  netta opposizione di
  Rifondazione  comunista.
       E vorrei  capire  anche  il  centro sinistra cosa le dice su
  questo, gli  amici  ed  i  compagni  Democratici  di sinistra, la
  Margherita,  l'Intergruppo  cattolico.  Qui  non c'è niente a che
  vedere tra  scuole cattoliche e scuole laiche e sarebbe grave, in
  questi tempi  di  nuove  crociate,  giungere ad una divisione tra
  cattolici   e   laici,   rompendo  così  quell'ispirazione  della
  Costituzione  che,  proprio nella scuola pubblica, individuava un
  modello di civiltà,  se è vero come è vero che in quarant'anni di
  sistema di  potere  democristiano  in  Italia mai si era messo in
  discussione  questo  principio costituzionale.
       Lei, attraverso  il  buono  scuola, propone  due  livelli di
  istruzione,  propone  due  fasce  sociali, propone due modelli di
  tutela per  le  giovani  generazioni.  No, noi abbiamo diritto di
  garantire pari opportunità di formazione, di cultura, di sapere a
  tutte le giovani generazioni siciliane e lei sa bene che il buono
  scuola, invece, mette  in discussione questo principio.
       Così come non ci rassicura quello che lei dice sulla sanità,
  quello  che  lei dice, quell'idea di privato sociale sperimentato
  in altre parti, che è privato funzionale a determinate strutture,
  ad un  determinato terziario sociale, e lei, ovviamente meglio di
  me, conosce  la  compagnia delle opere e come si è arricchita con
  queste forme  di  smantellamento  dello  stato sociale. Lei e non
  solo lei,  perché  qui  -  grazie  a  Dio,  direste  voi  - siamo
  circondati da democristiani comunque denominati.
       E allora la sua idea è pericolosa, è pericolosa dal punto di
  vista politico,  dal  punto  di  vista sociale, perché ha messo a
  gestire questo Assessorato un uomo della sanità privata, ha messo
  a   gestire  questo  Assessorato  un  amico  della  specialistica
  privata, un disegno preciso
       Allora, vede,  noi  su  questo  condurremo  la  nostra netta
  opposizione,  lo  dicevo.  Avremmo preferito un discorso distante
  dal nostro  ma  con  punti  in  comune,  e allora lei, invece che
  prigioniero delle logiche liberiste del suo schieramento, avrebbe
  dovuto  essere  più coerente al solidarismo cattolico. Ci saremmo
  incontrati da  diversi, ma  su un terreno di tutela e di garanzie
  sociali.   Avremmo   preferito   un  discorso  netto,  a  partire
  dall'ambiente   e  dal  territorio, sul  rapporto  tra  sviluppo,
  trasparenza,   legalità   e   lotta  alla  mafia;  non  l'abbiamo
  avvertito.  Avremmo preferito, se mi consente, - e chiudo davvero
  su questo,  andando  un  po' oltre l'ordine del giorno, ma non si
  tratta di  questo  - un ragionamento diverso e di altro valore su
  quanto angoscia questo nostro tempo e le contraddizioni di questo
  nostro tempo.
       La  Sicilia  è al centro di un Mediterraneo, il Mediterraneo
  oggi  è   la   frontiera  più  esposta  in  uno  scontro  che  si
  preannuncia,  con  una  logica  sciagurata,  come  uno scontro di
  civiltà. Siamo  sull'orlo  di  una  guerra  ed  io qui, così come
  abbiamo sempre detto  parole chiare contro il terrorismo e contro
  ogni  forma  di  fondamentalismo, religioso o del mercato, vorrei
  dire parole chiare anche contro questa guerra. Il Mediterraneo da
  sempre è  stato  punto di incrocio tra culture e civiltà diverse.
  Qui convivono  le chiese, le sinagoghe e le moschee.  Invece oggi
  si  vuole  fare  un grande servizio al terrorismo fondamentalista
  lanciando una  guerra  di  civiltà e una nuova crociata. Io credo
  che  tutti dovremmo fermarci, ascoltare e riflettere sulle parole
  del Pontefice,  distante dalla mia cultura e dalla mia formazione
  politica. Ma, vedete,  quando  in nome di Dio si armano i popoli,
  tutti  i  modelli  sociali  regrediscono e così possono nascere i
  Talebani o può nascere la guerra della civiltà occidentale contro
  la civiltà  islamica e araba, mistificando così una storia che ha
  consegnato alle fondamenta della civiltà europea una grande parte
  della cultura islamica.
       In questo  momento,  qui, il mio pensiero va anche al dramma
  del popolo palestinese.  Questa Regione si faccia parte attiva di
  un dialogo  di pace. I bambini palestinesi muoiono sotto le bombe
  e le cartucce dell'esercito israeliano, come i bambini israeliani
  muoiono   sotto   le   bombe  del  fanatismo  delle  ale  estreme
  palestinesi.  Bisogna  ricostruire  un dialogo tra questi popoli.
       Avrei sperato  che  un  Presidente  della  Regione che fa le
  dichiarazioni  programmatiche in questo momento, in un momento in
  cui il  mondo  vive con angoscia il dramma della guerra, parlasse
  di questo.  Avrei  sperato  da  un  Presidente  della  Regione di
  formazione  cattolica che venisse espressa una parola di angoscia
  e   di  ostilità  verso  uno  sciagurato  Ministro  della  Difesa
  americana che  ripronuncia dopo 50 anni la parola 'bomba atomica'
  e la  possibilità  di  usare la bomba atomica rompendo quel patto
  non detto tra le grandi potenze, che l'atomica si poteva avere ma
  non poteva  mai  essere usata.  Vedo che invece c'è un silenzio e
  il silenzio  di  queste vostre coscienze cattoliche è il silenzio
  di chi  accetta  la subalternità ad uno schieramento che è quello
  vincolato dall'egemonia, dal mercato e dal liberismo imperante.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES

       Spero che lei, Presidente della Regione, con il ruolo che ha
  un Presidente della Regione eletto direttamente dal popolo, anche
  per quanto riguarda la politica estera  e il ruolo che la Regione
  può giocare  nel  dialogo e non solo negli scambi tra le imprese,
  ma anche  nel  dialogo  tra  i popoli del mediterraneo, spero che
  almeno nella  replica  sappia  dire  qualcosa  di  più.
       Io lo  so,  in  questo  momento, di chiudere con tre parole,
  anzi una  parola  pronunciata  in tre lingue diverse, che può non
  apparire coerente  al dibattito che stiamo tenendo, ma dubito che
  noi possiamo pensare allo sviluppo di questa terra, allo sviluppo
  della Sicilia, ad un altro legame tra il lavoro, la legalità e la
  lotta alla mafia, se nelle prossime ore questa nostra Isola, come
  il nostro Paese,  si  troverà  nel  vivo ed al centro di un nuovo
  conflitto.
       Per   questo,   annunciando   la   più   netta   opposizione
  parlamentare  e  politica,  nelle istituzioni e nella società, al
  suo Governo  noi  diciamo  che in questo momento sarebbe bene per
  tutti essere  coerenti  a  tre  parole:  pace,  salam, shalom. Le
  pronuncio in  tre  lingue  che  oggi  vorrebbero  essere messe in
  contrapposizione, in  conflitto  tra  di  loro,  ma che io credo,
  proprio in  Sicilia, sono state tre lingue che hanno costruito un
  modello di  civiltà  al  quale  noi,  in  nome di nessuna fedeltà
  atlantica ed occidentale, possiamo rinunciare.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
  facoltà.

     LO  CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispetto al
  programma che  tutti  noi  conosciamo  e di cui lei quest'oggi ha
  fatto  anche un'efficace sintesi, certamente come Gruppo di Nuova
  Sicilia  esprimiamo  il  nostro assoluto consenso.  E' infatti il
  programma che  tutti i candidati di Nuova Sicilia hanno aiutato a
  comprendere, hanno spiegato, hanno convinto a votare insieme alla
  sua prestigiosa  Presidenza  e  il ruolo di Nuova Sicilia è stato
  certamente importante  e  decisivo  ed  è  lo  stesso  ruolo  che
  all'interno  di  questa  Assemblea e all'interno del suo Governo,
  Nuova  Sicilia  vuole  continuare  a svolgere.
       Per  questo,  signor  Presidente,  le  ricordo  che, pur non
  essendo  Nuova  Sicilia  un  partito  integrato  nel  Polo  delle
  Libertà, nella  Casa  delle  Libertà  e  pur avendo svolto questo
  ruolo determinante durante la campagna elettorale, ha promesso al
  popolo siciliano  che  l'ha votato di dare il proprio contributo,
  da un  lato  per  sostenere  la  sua azione di Governo, ma anche,
  dall'altro lato,  per  porre al centro della ricerca di soluzioni
  politiche adeguate il valore dell'Autonomia, sino ad oggi vissuto
  come limite negativo allo sviluppo della nostra Isola, certamente
  per colpa  e  per  responsabilità  anche  di  una  politica nana,
  incapace e inadeguata rispetto ai bisogni del nostro popolo.
       Noi  di  Nuova  Sicilia,  signor Presidente, utilizzeremo la
  nostra   forza   politica,  la  nostra  intelligenza,  la  nostra
  sensibilità  perché  l'Autonomia, accompagnata  e sostenuta dalle
  riforme  annunciate, anche  attraverso  il suo programma  diventi
  fattore  di  crescita  sociale,  civile ed economica della nostra
  gente.  Per  questo,  signor Presidente, Nuova Sicilia garantisce
  tutto il  sostegno  necessario  perché  il  Governo  da un lato e
  questa  Assemblea  dall'altro  possano  produrre  quelle  azioni,
  quelle realizzazioni  che  i  nostri  giovani, le nostre donne, i
  nostri uomini,  ma  anche  - mi consenta, signor Presidente - gli
  anziani, anche  i  disabili, anche gli ammalati, anche gli ultimi
  di questa  terra  si attendono per sentirsi cittadini in Europa e
  nel mondo.
       Occorre  innanzi  tutto,  signor  Presidente della Regione e
  signor  Presidente  dell'Assemblea,  stabilire  un nuovo patto di
  alleanza  tra cittadini, mondo produttivo ed Istituzioni. Bisogna
  uscire dal mero garantismo, dall'ordinaria amministrazione, dalle
  soluzioni tampone  sino  ad  oggi  praticate in obbedienza ad una
  politica  clientelare incapace di adottare scelte strategiche per
  risolvere i veri problemi dei siciliani.
       Con il  voto  del  24  giugno,  signor Presidente, il popolo
  siciliano  ha   affidato  soprattutto  a  lei  il  compito  e  la
  responsabilità  di  riscattare  l'autonomia,  il  prestigio ed il
  valore  della  Sicilia  nel  quadro  della  politica nazionale ed
  internazionale e  di  guidare i processi di sviluppo in direzione
  del  mondo   che  conta  e  della  ricchezza,  alla  quale  tutti
  legittimamente  aspirano  ed  hanno  diritto,  senza  per  questo
  dimenticare quei  popoli  che  stanno di fronte a noi ma che sono
  dietro di noi in quanto ad emancipazione e sviluppo.
       Il  Parlamento  siciliano  farà  la  sua  parte  e  la  farà
  certamente con  quel senso di responsabilità e di rispetto per le
  vocazioni, la  storia  e  la cultura della Sicilia che certamente
  non potrà dividere maggioranza ed opposizione,
       I  siciliani  hanno scelto lei, Signor Presidente, ed il suo
  Governo   ed  è ora che si passi ai fatti con quella velocità che
  il modello economico globale delle grandi economie impone anche a
  noi,  altrimenti,  signor Presidente, non ci sarà appello. Quella
  maturità  e  quella  responsabilità  che hanno affidato a lei  la
  regia   ed   il   governo   della  politica  siciliana   potranno
  determinare,  in  caso  di mancate risposte, scelte assolutamente
  differenti.
       In  questa  direzione   e per dare opportuno sostegno al suo
  Governo,  Nuova  Sicilia  si  appella al comune sentire di questa
  Assemblea,  perché  qui dentro si dia prova di capacità politica,
  di  ricerca  di  dialogo  e  di  impegno per l'affermazione della
  democrazia, a  garanzia dello sviluppo della nostra terra. E  per
  questo,  signor Presidente, occorre puntare strategicamente sulla
  formazione e non solo su quella professionale che, mi lasci dire,
  sino  ad oggi è stata la vergogna di questa Regione, piegata alle
  logiche   clientelari   del   singolo,   votata   allo   sperpero
  irragionevole  di  immense  risorse  economiche  e  non  certo  a
  realizzare  quella convergenza e quella sinergia tra istituzioni,
  mondo  produttivo  e  realtà sociale che oggi sono necessarie per
  trasformare  la  speranza  da  fideistica  attesa  in  azione  di
  concreta  valorizzazione  e  sostegno  delle  intelligenze, delle
  vocazioni e delle professionalità dei nostri giovani.
       La formazione  che  sta  a  cuore  a  Nuova Sicilia è quella
  formazione  che  inizia  sin  dalla  più  tenera  età,  è  quella
  formazione   che  inizia  nella  scuola  pubblica,  nella  scuola
  dell'infanzia e  che  è  volta  ad  affermare nella coscienza dei
  nostri giovani innanzi tutto la cultura dei diritti, la legalità,
  le pari  opportunità,  che  sono  condizioni  di  garanzia per la
  sicurezza, la pace, lo sviluppo e la ricchezza sociale.
       Non  si  potrà  affermare  il  lavoro,  non  potrà  crescere
  l'occupazione  nel  nostro territorio senza una seria opposizione
  alla  mafia,  che  costituisce  una istituzione parallela, che si
  naturalizza  attraverso  processi  culturali  endogeni e rispetto
  alla quale occorre agire sul terreno della prevenzione e non solo
  su quello della repressione.
       Nuova Sicilia  sarà forza di controllo e di vigilanza perché
  questa   idea  di  formazione  trovi  sostanza  in  provvedimenti
  legislativi  che  pongano  fine alla vergogna nazionale di essere
  unica Regione  in  Italia  a non avere una legge sul diritto allo
  studio, una  legge  che leghi il futuro dei giovani al lavoro che
  c'è e che  si  può  creare  nel quadro di quelle priorità che lei
  stesso ha  indicato,  che  Nuova Sicilia condivide e che vogliono
  riscattare  il  nostro popolo dalla condizione di marginalità nel
  quale il nanismo politico l'ha fino ad oggi condannato.
       Occorre  fare, dunque, leva sull'autonomia, sul federalismo,
  sulla   sussidiarietà,   che   significa   ricerca  di  soluzioni
  strategiche   e  globali,  ma  anche  complessive  ai  differenti
  problemi,  che  significa  capacità di capitalizzare ed investire
  sulle nostre  risorse,  a  partire da quelle umane, che significa
  aggredire la  fonte  di  produzione  delle risorse, e l'Europa in
  particolare,  per  creare condizioni si sviluppo e di occupazione
  stabili promuovendo quel sostegno alle imprese che serve a creare
  lavoro vero.
       Tutto  questo  significa  lottare  contro  la  politica  del
  precariato che  -  ahimè   -  sempre  la  politica  ha prodotto e
  garantire prospettive attraverso la cultura del partenariato.
       Per  questo Nuova Sicilia, che pure è forza di Governo, sarà
  forza propositiva e di vigilanza.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne
  ha facoltà.

     BARBAGALLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  la
  riflessione  avviata  dal  Presidente  Cuffaro  non  è certamente
  all'altezza  delle  sfide  e  della  complessità della situazione
  siciliana.

     CUFFARO, presidente della Regione. Gli elettori hanno deciso

     BARBAGALLO.  Ora vediamo, Presidente, in base ai contenuti. La
  maggioranza manca  di  una proposta organica in grado di misurare
  la  disponibilità delle diverse forze politiche sui contenuti.  I
  problemi e  le  priorità  elencati  non rientrano in un'azione di
  programmazione    culturalmente   convergente   e   politicamente
  omogenea. Non  siamo riusciti a comprendere qual  è il modello di
  sviluppo, l'idea  di  Regione che si vuole realizzare.
       La  Sicilia  ha bisogno di un progetto ampiamente condiviso,
  che abbia  in  sè la forza di costruire un'alternativa e si fondi
  su   un   metodo  di  consultazione  permanente  con  i  soggetti
  sociali,  culturali e imprenditoriali. Gli obiettivi indicati dal
  Presidente  Cuffaro  sono  generici, Mancano i presupposti per la
  realizzazione di  un  patto  per  la  crescita,  lo sviluppo e la
  coesione sociale in Sicilia.
       La   democrazia   rappresentativa   si   nutre  del  modello
  concertativo.  E' necessario coinvolgere e valorizzare le diverse
  componenti  sociali  e in particolare tutti coloro che sono fuori
  dai   grandi   circuiti  del  potere  economico.  Il  modello  da
  valorizzare   è  quello  che  consente  un  percorso  comune  tra
  Istituzioni e  parti  sociali.  Occorre avviare, in ogni caso, un
  processo  di  ridefinizione  della politica in Sicilia; senza una
  nuova  cultura  politica  non  si  faranno  grandi  passi avanti.
  Occorre  ridefinire  la  politica  individuando  nuovi  spazi  di
  partecipazione e di protagonismo dei cittadini.
       I soggetti del cambiamento non sono solo quelli politici, ma
  anche  quelli  culturali,  sociali ed economici, i quali dovranno
  essere  sentiti  non  solo  nell'elaborazione  delle proposte, ma
  anche e soprattutto nella maturazione delle decisioni.
       La  strada  di  un  vero  patto  sociale  è  da  percorrere,
  nonostante   sia   insidiata  da  processi  di  omologazione.  Lo
  dimostra,   ad   esempio,  la  snaturamento  della  funzione  del
  volontariato, che ha quasi perso la sua caratterizzazione ideale,
  la sua  vocazione  utopica,  la  sua diversità morale, venendo in
  gran  parte  recuperata  all'interno di strategie di contenimento
  della disoccupazione e di gestione di nuovi segmenti di mercato.
       Senza   troppe   illusioni,   ma  nella  consapevolezza  che
  tatticismi   ed  opportunismi  sarebbero  inutili  e  dannosi,  è
  necessario  stringere  rapporti  nuovi  e  chiari  finalizzati  a
  stabilire normali e civili rapporti di dialettica politica tra la
  maggioranza e le opposizioni.
       Le  questioni  sulle quali desidero soffermarmi sono tre: la
  riforma  dello Statuto, le politiche per il lavoro e le politiche
  sociali. La  riforma dello Statuto rimane il problema più urgente
  per questa  Assemblea.  La nostra Regione non può restare vittima
  di un  sistema istituzionale che non è più in grado di assicurare
  il democratico e tempestivo svolgimento del processo di decisione
  politica. Il  degrado  economico  e sociale nel quale si trova la
  Sicilia non  è  più  tollerabile  ed è anche frutto di meccanismi
  istituzionali culturalmente superati.
       Una  classe dirigente che non coglie i mutamenti intervenuti
  negli assetti istituzionali del Paese e nel costume dei cittadini
  non  ha  alcuna  credibilità.  Lo  Statuto, pur avendo anticipato
  alcune  soluzioni che sono state riprese da altre regioni e della
  riforma  sul  federalismo  risente innanzitutto della circostanza
  che  non   si   è   mai  posto  mano  alla  necessaria  opera  di
  coordinamento con la costituzione repubblicana.
       Alcune parti sono inevitabilmente nate morte, per esempio le
  competenze  in  materia  di  polizia,  inconcepibili in uno Stato
  unitario nel quale le funzioni di ordine pubblico sono attribuite
  alla  responsabilità  del  Governo  centrale  anche  per  il loro
  collegamento  con la funzione giudiziaria. Altre si sono rilevate
  deboli, anche  a  causa  di  una classe politica che non sempre è
  riuscita  a  dimostrare  che  non  si  trattava  di  difendere  i
  privilegi,  ma  piuttosto  di  pretendere  il  rispetto di alcune
  legittime prerogative autonomistiche.
       Dalla  piena  applicazione, ad esempio, dell'articolo 37, il
  quale, come  ben  sapete,  prevede  che  le  imposte  di tutte le
  imprese  che  hanno stabilimenti ed impianti in Sicilia competono
  alla   Regione,   dipende   anche   la  politica  di  risanamento
  finanziario   del   nostro  bilancio.  Il  Fondo  di  solidarietà
  stabilito   con   l'articolo  38  è  altrettanto  importante;  il
  contenzioso  Stato-Regione  su questo argomento va definito senza
  alcun indugio.
       Vorrei  ricordare,  a  tal  riguardo,  che  la  riforma  sul
  federalismo realizzata dal centro sinistra prevede tra l'altro un
  fondo perequativo  a favore delle Regioni più deboli.  La riforma
  dello Statuto  approvata  nella scorsa legislatura è il frutto di
  un compromesso  possibile  tra i diversi gruppi parlamentari ed è
  stata   sostanzialmente   limitata   all'elezione   diretta   del
  presidente della  Regione.  Si  poteva  e si deve fare di più  La
  definizione dei rapporti tra il Parlamento ed il Governo è quanto
  mai urgente.  Un  Presidente  della  Regione  che  non ha nemmeno
  l'obbligo  di  riferire  in  Parlamento  sull'attività svolta può
  diventare  vittima  di  un'Assemblea  che ha il diritto-dovere di
  conoscere  l'attività  dell'esecutivo e che è determinante per le
  sorti  della  legislatura. I siciliani, infatti, giudicheranno il
  Presidente  e  tutti noi sulla base dei provvedimenti legislativi
  che si  riusciranno  ad approvare e non sulla base del potere che
  si riuscirà ad esercitare.
       Il   Governo   spero   sia   consapevole   che   le  riforme
  costituiscono  un  appuntamento  ineludibile  al  quale non potrà
  sottrarsi se  non  andando incontro a un collasso di credibilità,
  ad   una   rottura   del  rapporto  con  la  società.  L'attività
  dell'esecutivo va indirizzata con regole chiare e trasparenti. La
  riforma   dello   Statuto  è  anche  l'occasione  per  introdurre
  strumenti  di  partecipazione;  mi  riferisco  in  particolare ai
  referendum  che  rafforzano  la  legittimazione  democratica  dei
  processi  di  decisione  politica.
       E'  necessario  dare una logica conseguenzialità alla scelta
  dell'elezione  diretta  del presidente della Regione;  la Sicilia
  deve  partecipare  da protagonista e contribuire alla costruzione
  di  un  federalismo solidale che riconosca il valore fondamentale
  di tutte  le  autonomie territoriali ed in particolare degli enti
  locali.  Penso,  in proposito, alla straordinaria attualità della
  lezione  politica  che  scaturisce  dalle pagine scritte da Luigi
  Sturzo sulle autonomie locali e sul regionalismo.
       Vorrei  aggiungere,  come  ho  già detto all'inizio, qualche
  riflessione sulle  politiche  per  il  lavoro, pur sapendo che si
  rischia di  trattare argomenti noti a tutti ma mai affrontati con
  efficacia. Il problema dell'occupazione in Sicilia va inteso come
  assunzione  di  responsabilità  da parte di tutti i parlamentari,
  siano essi  di maggioranza o di opposizione, tutto quello che può
  essere fatto  deve essere fatto senza alcun indugio. Nella nostra
  Regione  i  livelli  di  disoccupazione  hanno  prodotto  casi di
  disperazione  estrema.  Per  fortuna non siamo ancora arrivati ad
  una  esplosione  diffusa  di ribellione sociale, forse perché  il
  reddito familiare,  il lavoro nero, i tanti precari, le piccole e
  grandi  illegalità  hanno  fermato una situazione già socialmente
  insostenibile.
       Spesso  avvengono manifestazioni, proteste, occupazioni ed i
  soggetti  più  esagitati urlano, inveiscono e minacciano, a volte
  si ha la tendenza a supporre che ad ogni prepotenza possa seguire
  un risultato:  un  concetto  al  quanto  singolare  del diritto e
  della legalità. La Conferenza episcopale siciliana ha giustamente
  indicato  la  lotta  alla  disoccupazione  come la prima priorità
  della  nostra  Isola.  Purtroppo  le  iniziative  della Regione e
  degli enti  locali non producono, tranne rari casi, occupazione e
  sviluppo duraturi  nel tempo. La mancanza di lavoro pone le forze
  politiche  di  fronte  a  nuovi  ed inquietanti interrogativi.
       Il lavoro che non c'è rappresenta un'ingiustizia sociale che
  toglie dignità alla  persona  umana, mette sempre più in pericolo
  la convivenza civile  e contribuisce ad alimentare la tendenza di
  tanti giovani alla  droga  ed alla criminalità organizzata.  Fare
  una politica per potare  il lavoro dove ci sono i disoccupati non
  è facile nelle  attuali  condizioni.  Le  due  Italie delle quali
  tanto si parla,  in  particolare l'amico Sergio D'Antoni per anni
  ne ha fatto una  bandiera, sono una realtà.  Siamo in presenza di
  squilibri territoriali  insostenibili.  E'  necessario  un  nuovo
  patto tra Nord e Sud;  ci sono regioni tra le più ricche d'Europa
  (Veneto e Lombardia) ed altre tra le più povere d'Europa (Sicilia
  e Calabria).
       Creare fattori  di convenienza fiscale, infrastrutturali, di
  sicurezza, di politica del  credito  è  molto complicato se resta
  delegato a questa o ad  un'altra classe dirigente, se non nasce e
  matura tra la gente,  tra i soggetti istituzionali ma anche, come
  dicevo  prima,  tra   quelli  sociali,  culturali  ed  economici.
  Rinnovare il sistema  significa  innanzitutto costruire un quadro
  di valori, di principi  e  di  regole  che  diventano  patrimonio
  comune di soggetti diversi che avvertono analoghe responsabilità.
       Avvertire un desiderio di unità nella diversità è una virtù,
  se l'unità non omogeneizza  ma rende più uguali, se l'unità viene
  ricercata, come diceva Aldo  Moro,  per escludere cose mediocri e
  far  posto  a  cose  grandi.
       Un governo nazionale  a trazione nordista, come lo definisce
  Bossi, dovrebbe in Sicilia costringere maggioranza ed opposizione
  ad operare per il recupero di una politica meridionalista, non in
  contrasto con il Nord  ma  nell'ambito di un federalismo solidale
  che riscopra le ragioni  culturali e le prerogative dello Statuto
  autonomistico.   Una nuova  politica  per  il  Sud  appare  ormai
  ineludibile in una fase  nella  quale  la questione meridionale è
  scomparsa  da  tempo  persino  dalla  ribalta  dei  media.  Dalla
  Sicilia deve ripartire l'idea  di  rilancio del Sud nei confronti
  di un Governo nazionale che  ha Bossi e Maroni ma anche La Loggia
  agli  "affari  regionali"  e   Micciché  con  la  delega  per  il
  Mezzogiorno. Occorre rivendicare  il  diritto  del  Sud ad essere
  messo in condizioni di  andare  avanti  sullo  stesso piano delle
  altre  aree  del Paese.  Il  Sud  non  può  attendere  perché  la
  competizione  globalizzata  non   consente  indugi  né  errori  o
  debolezze.  Il Governo Cuffaro  non può prestare acquiescenza nei
  confronti di provvedimenti  legislativi  che valgono per tutto il
  Paese ma servono solo al Nord.
       Qualche   considerazione  la  vorrei  fare  sul  tema  delle
  politiche sociali ed in particolare su quello delle politiche per
  la   famiglia.
       Il legislatore regionale  siciliano in questi cinquanta anni
  di autonomia non ha  mai  preso in considerazione la famiglia nel
  suo complesso come  soggetto  primario di rapporti etico sociali,
  sebbene in Sicilia ci  sia  un concetto molto alto della famiglia
  ed alcuni interventi legislativi,  come  la  legge  numero 22 del
  1986 (in materia di  affido  familiare  ed  assistenza ai minori,
  anziani e detenuti) e la legge numero 21 del 1978 (istitutiva dei
  consultori familiari) colgono  aspetti di grande importanza della
  famiglia.   Da   allora   nessun   altro  intervento  legislativo
  rilevante,  neanche   per   modificare   ed   integrare  istituti
  importanti come i consultori di cui da tempo si avvertono i molti
  limiti e comunque quello  di  non  aver  risposto pienamente alle
  finalità istitutive che  certamente non erano puramente sanitarie
  ma  di  prevenzione  dell'aborto  e  di  sostegno  alla  famiglia
  attraverso  un   sistema   nazionale,  attuato  con  l'erogazione
  concreta a pratica di  servizi.
       Una politica di  sostegno  alla  famiglia  richiama  aspetti
  economici di grande rilievo,  come  la  previdenza, la salute, la
  politica per gli anziani, la  tutela  dei  minori e la scuola. Un
  tema del genere non  può  essere  affrontato  con enunciazioni di
  principio,  occorre  trovare  concreti  strumenti  di  traduzione
  legislativa.  Più forte è  la famiglia, meno grava sulla comunità
  il costo dell'assistenza sanitaria  agli anziani e ai minori, più
  si attenua il  disagio  giovanile  o  la  dispersione scolastica.
  Resiste,  purtroppo,  ancora   il   pregiudizio   ideologico   di
  considerare la famiglia come realtà residuale e non come soggetto
  protagonista che può assolvere,  sicuramente meglio di molte e di
  alcune, perché  qualche  cosa funziona, improvvisate strutture di
  servizio rilevanti di  socializzazione dei figli e soprattutto di
  sostegno ai soggetti più  deboli  ed  in particolare ai disabili.
  L'accenno fatto dal Presidente Cuffaro al buono scuola non coglie
  pienamente il senso  della  possibilità  che  la  famiglia  possa
  scegliere specifici criteri  educativi  per  i  propri figli.  La
  libertà di educazione si  può esprimere con strumenti diversi, il
  buono scuola rappresenta una modalità, non l'unica.  In Lombardia
  proprio in questi  giorni  il  Presidente Formigoni ha annunciato
  qualche modifica, in  particolare  per valutare la possibilità di
  un'attenzione diversa nei  confronti  dei  figli  delle fasce più
  deboli.
       Le politiche per la  famiglia, però, non si possono esaurire
  all'interno del discorso che  riguarda la libertà di educazione o
  il diritto allo studio;  ci  vuole  una  legge  che  promuova  la
  Sicilia come soggetto protagonista delle politiche sociali.
       Nella scorsa legislatura, all'inizio, abbiamo presentato tre
  disegni di legge: uno  sulla  libertà  di  educazione,  uno sulla
  tutela della vita e  una  sulla  qualità  scolastica.  Nessuno ha
  avuto il buon  senso  di  contribuire  all'approvazione di questi
  disegni di legge.  Che  ben  venga  un provvedimento sul quale ci
  confronteremo, che faccia  recuperare  i  ritardi  accumulati  in
  questi anni dalla Sicilia nei confronti del Governo nazionale, di
  un Governo nazionale,  che  pur  essendo  di  centrosinistra,  ha
  varato una legge di  parità  che  è  sicuramente  superiore  agli
  attuali contributi che  la  Regione  dà  alle scuole, soprattutto
  alle scuole elementari e  materne.
       Mi auguro che su questo tema, senza fare fronti di clericali
  ed anticlericali, si possa  avere  un  dibattito  chiaro  per far
  recuperare terreno perduto e soprattutto per attuare il principio
  costituzionale della libertà di educazione.
       Molti temi  non sono stati affrontati dal Presidente Cuffaro
  in   maniera   esauriente;   soltanto   accennati.
       Nella parte riguardante l'ambiente, ad esempio, ci sorprende
  che ci si occupi  dell'ambiente  solamente  per  ricordare che si
  deve fare la sanatoria  e  non  si  parli minimamente dei parchi,
  delle riserve, delle  grandi  potenzialità  di sviluppo oltre che
  della necessità della  tutela.  L'approccio  nei  confronti di un
  tema  decisivo  anche  per   le  sorti  della  nostra  Regione  è
  assolutamente inadeguato.
       Poi, si ricorda la sanità  per  dire  alcune  cose  e non si
  dice, ad esempio, che  nel piano sanitario regionale era indicato
  il periodo di 90  giorni  per  ridefinire gli ambiti territoriali
  delle ASL siciliane.  Stiamo  andando  al  rinnovo  dei  managers
  senza avere ridefinito  le  competenze territoriali delle ASL con
  oltre un anno e mezzo  di  ritardo.
       Mi pare che ce ne  siano  di  argomenti  per  poter dire che
  l'approccio del Governo  rispetto  ad  una serie di problematiche
  che sono urgenti è  inadeguato.  Basti pensare che il Governo non
  parla della possibilità di  portare  in  Aula  al  più  presto le
  variazioni di bilancio; il  turismo  ha  zero  lire in Sicilia; i
  trasporti hanno quasi zero  lire.  Non si può andare avanti senza
  fare le variazioni con capitoli di bilancio decisivi di fronte ad
  una congiuntura  internazionale  che  sta  penalizzando compagnie
  aeree, alberghi con disdette  che  arrivano  in massa. La Sicilia
  non ha una lira per  la  promozione e lo sviluppo del turismo, il
  Presidente non ha la bontà  di  ricordare  che il primo passo che
  deve fare questo Governo è  di venire in Aula per finanziare quei
  settori importanti per lo  sviluppo  e  la  crescita della nostra
  terra.
       Credo che ci  sia  la necessità di fare un salto di qualità.
  Le proposte  del Presidente Cuffaro mancano delle indicazioni dei
  tempi e delle modalità di realizzazione.  Si può essere d'accordo
  su alcuni contenuti, ma  quando non c'è l'indicazione dei tempi e
  delle modalità di  alcuni  provvedimenti, è soltanto aria fritta,
  perchè non ci sono  scadenze, non c'è una politica dei risultati.
  Noi  abbiamo  bisogno  di   un   salto   di   qualità  sul  piano
  dell'approccio culturale e mi  auguro  che  il  Governo assieme a
  questa Assemblea cresca per dare risposte legittime ai siciliani.
  Non voglio usare toni eccessivamente critici, ma ho il timore che
  il centrodestra in Sicilia pensi meno a fare politica e si occupi
  molto di potere.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Ferro. Ne ha
  facoltà.

     FERRO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  stamattina
  leggendo i giornali sarà capitato  a  qualcuno  di  noi o a tutti
  noi di verificare come un giornalista attento dei fatti siciliani
  paventasse che la seduta  di  oggi potesse essere in qualche modo
  un'occasione perduta (anche perchè  un'occasione  non  dovuta dal
  Presidente della Regione, ma questo non c'era bisogno che venisse
  sottolineato), un'occasione perduta  perché  alla fine ci saremmo
  potuti  trovare dinanzi ad  un  compitino  portato  in  Aula  per
  ricordare quali erano i programmi e i contenuti del programma del
  Presidente della Regione.
       Il Presidente  della Regione ha fatto un'amabile sintesi del
  suo programma elettorale; chiunque di noi ha avuto qualche minuto
  di tempo in più ha  avuto  modo  di  leggere sul sito Internet lo
  stesso  programma   e,   forse,  paradossalmente,  trovare  anche
  elementi più significativi  della  stessa  sintesi presentata dal
  Presidente della Regione.
       Da questo punto di  vista,  credo che molte cose siano state
  già dette da altri colleghi  che mi hanno preceduto, ma io vorrei
  partire da una prima considerazione.
       La  prima  considerazione  è  che  il  programma  di  questo
  Presidente eletto dal popolo siciliano a maggioranza, ovviamente,
  é   stato  ritenuto   un  programma  credibile  o,  comunque,  la
  maggioranza del popolo  siciliano  ha  scelto  di  votare  questo
  Presidente rispetto ad  altre  candidature che si contrapponevano
  com'é  giusto in ogni  democrazia. Il Presidente della Regione ha
  firmato  un  patto  con  i  siciliani sul  modello  berlusconiano
  promettendo ai siciliani che se quel programma non dovesse essere
  attuato - e non si  attuerà - lui non si presenterà alla prossima
  competizione elettorale. Io credo,  al  di  là  dei contributi di
  programma, su cui  poi  tornerò,  che  l'opportunità  che  questa
  Regione, la nostra Regione,  questo  Parlamento aveva ed ha fosse
  tutta dentro quello che  é  stata  per  la prima volta l'elezione
  diretta del Presidente della Regione e, quindi, un'opportunità di
  stabilità  di governo,  di  tenuta  parlamentare  e,  quindi,  di
  prospettive positive per lo sviluppo della nostra Regione. Quello
  che oggi i siciliani si  chiedono  é  se,  al  di  là delle belle
  parole e dei bei  programmi,  questi  programmi  e  queste parole
  diventeranno azione concreta  di  Governo, se, insomma, per dirla
  con uno slogan, da una  Regione che in questi anni é stata nemica
  del popolo siciliano ci  si possa finalmente ritrovare dinanzi ad
  una Regione amica.  E  per  essere  Regione  amica noi abbiamo un
  ruolo straordinario da  svolgere  nel  panorama  internazionale a
  partire da quella che è  la  credibilità  di  questa  terra  ed a
  partire da quella che  é  ovviamente la centralità che la Sicilia
  riveste rispetto ai Paesi del Mediterraneo.
       Lo  hanno già  detto  altri,  lo  voglio  ancora  una  volta
  ricordare anch'io, gli  scenari di guerra che abbiamo dinanzi non
  possono fare  altro  che  rilanciare  questo ruolo della Sicilia.
  Probabilmente tutti noi  avremmo anche preferito che gli incontri
  che in questi giorni il  Presidente  della Regione ha avuto con i
  Questori, con i Prefetti dell'Isola, con i Ministri rispetto alla
  crisi  internazionale   potessero  essere  riportati  nelle  sedi
  opportune  del  Parlamento  siciliano  non  soltanto  per  essere
  informati ma per  informare  i  siciliani  tutti delle situazioni
  dinanzi alle quali ci troviamo.
       Ma, accanto a questo  tema,  l'altro  aspetto  che  é  stato
  ricordato  dal  Presidente   della   Regione   riguarda  il  tema
  dell'autonomia siciliana, di  una  rinnovata  autonomia,  di  una
  riforma  della   Pubblica   Amministrazione,   un   processo   di
  semplificazione  legislativa,   una  tempistica  della  procedura
  amministrativa più rapida che  non  può che passare attraverso la
  valorizzazione  dei  dipendenti   della   Regione  e  delle  loro
  professionalità che sono tante e diverse ma che sono anche spesso
  mortificate  e non motivate.  Vi  è  la  necessità  di  una  vera
  riforma elettorale che  abbia  come  primo  punto il riequilibrio
  delle rappresentanze e  che,  ovviamente,  regoli in modo diverso
  quello che è oggi il  rapporto tra Governo, quindi, tra chi fa le
  scelte  amministrative  e   l'Assemblea   regionale.
       Vi é  la necessità di  un reale coinvolgimento e di un nuovo
  ruolo degli enti locali  a  cui  potere  decentrare  parte  delle
  competenze e della spesa.  Vi  é  necessità  di avere delle leggi
  armoniche in grado di  dare  risposte concrete non parziali e non
  corporative.  Vi é una Regione che ha necessità di sapere parlare
  ai ceti produttivi, al  mondo  del  lavoro,  alle professioni, al
  variegato mondo del  non-profit,  ai  soggetti  deboli.  Questo é
  ciò che chiedono i  siciliani.  Una  Regione, insomma, che sappia
  fare del suo territorio  e  dei  suoi  beni culturali una risorsa
  oltre  che  ambientale,  economica  all'insegna  di  una  diversa
  qualità dello sviluppo.
       Ed in tal senso  vorrei ricordare, senza per questo ribadire
  concetti già espressi anche in campagna elettorale, che, rispetto
  alle  considerazioni  che  faceva  il  Presidente  Cuffaro,  cito
  testualmente "dinanzi a fenomeni di abusivismo ci si è chiusi gli
  occhi dinanzi all'esistente"  mi  permetto  di  ricordare  che la
  politica e, soprattutto,  le  forze che sostengono questo Governo
  non hanno assolutamente chiuso gli occhi negli anni passati, anzi
  ancora di recente  ed  ancora  in campagna elettorale, attraverso
  gli effetti-annuncio di cui  si  è parlato, non hanno fatto altro
  che promuovere altro abusivismo.
       Insomma, abbiamo bisogno di  una  Regione in cui sia normale
  avere l'acqua ogni giorno, in cui vi sia  una  rete  di trasporti
  moderna ed efficiente ma rispettosa dell'ambiente; una Regione in
  cui sia garantito il  bisogno  di legalità e giustizia e, quindi,
  le azioni di governo siano incentrate su questo tema; una Regione
  in cui vengano esaltate  le  competenze  e  non  i  clienti,  una
  Regione  che metta  davvero  fine  al  precariato  attraverso  un
  rinnovato patto fra Stato, Regione ed enti locali non confondendo
  più quella che è stata  la  richiesta  giusta, che è la richiesta
  giusta  e  legittima  di  lavoro,  con  l'assistenza,  avendo  il
  coraggio di insegnare in tal senso un nuovo welfare.
       Ma, caro Presidente, non ci faccia più leggere, come abbiamo
  letto oggi sui giornali,  che qui lei è venuto solo per cortesia.
  Per  raggiungere  questi   obiettivi c'è bisogno  di  un  Governo
  autorevole e di  un  Parlamento  autorevole  e  questi  obiettivi
  richiedono un confronto  serio  con il Parlamento regionale anche
  per consentire a lei, Presidente, di  essere libero dai lacci dei
  partiti che la sostengono  che già tante grane le hanno procurato
  all'inizio di questa legislatura.
       Basterebbe ricordare  la  nomina  degli assessori esterni, i
  cosiddetti tecnici mai  poi  nominati;  basterebbe  pensare  alla
  riorganizzazione delle  deleghe  ancora  non  attuata; basterebbe
  pensare a quello che è un avvio di legislatura che fa a pugni con
  l'elezione diretta del Presidente della Regione.
       Oggi avremmo  preferito - ricordava l'onorevole Barbagallo -
  che assieme al ricordo  dei  temi  e, quindi, delle questioni che
  riguardano le strategie  del  Governo  ed i programmi del Governo
  nel prossimo futuro  si  fosse  data  al  Parlamento regionale la
  possibilità di avere  anche una contingentazione dei tempi, avere
  la possibilità di  verificare  mese  per mese le realizzazioni di
  questo Governo.
       Tutto questo non è  avvenuto, non lo abbiamo ascoltato ed io
  credo che per questo  lei  oggi,  caro Presidente, abbia sprecato
  un'occasione.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole Ortisi. Ne ha
  facoltà.

     ORTISI. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, in premessa mi
  sia  consentito   di   supportare   ulteriormente,  visto  che  è
  intenzione unanime che  il  Governo  ed  il  Parlamento siciliano
  svolgano un ruolo in  questa  vicenda che mortifica la dimensione
  umana (e siccome supportare  un  ruolo non dipende soltanto dalla
  forza   che   si   vuole   esprimere   ma,   soprattutto,   dalla
  giustificazione culturale che  essa  iniziativa comporta), mi sia
  consentito  di ricordare che  la  nostra  terra  -  e  questo  ci
  permette di svolgere un ruolo  -  è  la terra nella quale già nel
  XII secolo il  ministro  plenipotenziario  di Ruggero II, Ruggero
  d'Antiochia,  coniava   monete   con   iscrizioni  trilingue:  in
  bizantino, in latino ed in arabo.
       Discorso infarcito di  petizioni di principio il suo, signor
  Presidente assente,  in  qualche passaggio anche contraddittorio,
  in qualche altro  confuso.
       Esempio di contraddizione: alle  pagine 7 e 8, da una parte,
  si preconizza che la  piccola  impresa, la media impresa ma anche
  la  micro  impresa   possano   essere   la   dimensione   propria
  dell'imprenditoria siciliana, per  cui,  in  realtà,  parlando di
  esse si parla con poche eccezioni di tutta l'impresa siciliana, e
  subito dopo si fa  riferimento ai mercati di nicchia cui dovremmo
  ridurre l'intervento di  questa dimensione che mi pare abbastanza
  riduttivo, quando non  mortificante,  se  si  considera che nella
  pagina medesima si esalta il ruolo dell'economia globalizzante.
       Confuso  lì, per esempio,  dove, pagine  10  e  11,  reparto
  sanità, si afferma al  secondo  capoverso  "mettere  al centro la
  persona"  e  poi al  quinto  capoverso  si  fa  riferimento  alla
  distinzione metodologia tra chi  acquista  il  servizio  e chi lo
  produce,  che   appartiene  al  filone  culturale  diametralmente
  opposto a quello cui si faceva riferimento precedentemente.
       Il discorso a  noi  sembra  anche  joiciano  e politicamente
  ipocrita.  Joiciano già  nell'uso  della  punteggiatura  e  della
  terminologia. Si pensi ad  "obliterazione"  di  pagina  1,  ma si
  pensi anche al riferimento a  Perez ed a Sturzo ed al concetto di
  sussidiarietà orizzontale che la  mia  modesta cultura non ha mai
  riscontrato nonostante abbia letto  qualcosa di Perez e di Sturzo
  e che non ha  riscontrato neanche nel filone laico Cattaneo-Modé.
  Quindi assolutamente  confuso,  assolutamente sveviano se volete,
  il discorso  è  politicamente  ipocrita;  politicamente  ipocrita
  perché tutto proteso a vezzeggiare l'Assemblea e la sua funzione,
  ma attento poi  a  rivendicare  la  supremazia dell'esecutivo sul
  legislativo.
       L'uso dell'aggettivo augusto al secondo rigo e la sua storia
  lo  dichiarano  apertamente.
       Signor Presidente, lei  me  lo  consentirà,  chiunque  abbia
  frequenza  di  semiologia   anche  profana  si  rende  conto  che
  l'utilizzo di aggettivi, sostantivi  e  della punteggiatura molto
  spesso  tradisce  le   vere   intenzioni.  Veda  nessuno  mai  ha
  gratificato   un   parlamento   nella   storia   dei   parlamenti
  dell'aggettivo "augusto".

     CUFFARO, presidente della Regione. Sono le origini che portano
  al termine.

     ORTISI. E sono contradditorie.  Se  lei  me lo consente, io le
  dimostro che è  politicamente  ipocrita  il  suo  discorso perché
  vezzeggia l'Assemblea ma  in  effetti  la  esautora.  L'aggettivo
  augusto fu utilizzato la prima  volta  il 3 gennaio del 27 avanti
  Cristo e fu utilizzato da Ottaviano che lei conosce meglio di me,
  perché  impaurito della fine  che  aveva  fatto Giulio Cesare che
  aveva osato sfidare apertamente  il  Senato  e  ne  era diventato
  succube, si dichiarò princeps  inter  pares, come fa lei stasera,
  ma in effetti svuotò l'assemblea del senato perché si attribuì la
  tribunicia    potestas     per     governare    all'interno,    e
  l'imperium  proconsulare   per   governare  con  l'esercito.  Ora
  augusto è l'insieme di  'auc',  che  è  radice del verbo 'augeo',
  accrescimento, come è avvenuto  con lei per l'elezione diretta, e
  del suffisso greco 'stos' che indica venerabilità.  Un parlamento
  non è stato mai insignito  di  questo aggettivo;  la verità è che
  lei  vezzeggiava,  quando   usava  al  secondo  rigo  l'aggettivo
  augusto, il Parlamento, ma  in  effetti  lo  attribuiva a sé. Per
  carità, non c'è niente di  male, in fondo Ottaviano Augusto fu un
  grandissimo principe, forse il  più  grande  principe  di tutti i
  tempi. Ciò però afferma  senza  dubbio  che  il  suo  discorso  è
  politicamente ipocrita...

     CUFFARO, presidente della  Regione.  A tutte queste cose giuro
  che non ci avevo pensato.

     ORTISI. C'è sempre tempo.  Si  può  essere  eletti  a furor di
  popolo e non conoscere qualche cosa...

     PRESIDENTE.  Onorevole  Ortisi,  probabilmente  il  Presidente
  della Regione intendeva  riferirsi all'operaio di scena augusto e
  probabilmente lei quando  intendeva riferirsi al Presidente della
  Regione appellandolo come ipocrita  ad  un  attore. E' meglio che
  l'argomento lo sospendiamo in  queste forme e che lei vada avanti
  nel suo intervento anche  per  evitare  che  su  questi  temi  si
  determinino delle polemiche.

     ORTISI.   Non   era   assolutamente   nelle   mie   intenzioni
  polemizzare né penso  in  quelle  del  Presidente.  Io  rivendico
  assolutamente al mio ruolo quello di dare un giudizio politico...

     PRESIDENTE.  Ma non  il  processo  alle  intenzioni  Onorevole
  Ortisi, la prego di continuare.

     ORTISI. Il discorso di 'augusto' il Presidente non lo riferiva
  ad  alcun operaio  perché  lo  riferiva  al  Parlamento.  Sarebbe
  un'ulteriore conferma dell'offesa  eventuale  che  non  era nelle
  intenzioni  del Presidente,  in  ogni  caso.
       Signor Presidente,  l'azione  dell'esecutivo  che  non tenga
  conto della proiezione  dei  tempi  medio-lunghi della dimensione
  legislativa   finisce    per    giochicchiare    come    trottola
  'eterodiretta', non programma,  non  modifica,  non  indirizza  i
  comportamenti, anzi, ne è condizionata, limitata e poi, come dice
  lei, Presidente, obliterata.
       Anche  in  questo  caso  concretizziamo  il  concetto con un
  esempio:   a fronte  di  molteplici  disegni  di  legge  organici
  riguardo alla materia,  l'Assessore  ai  Beni  Culturali  del suo
  Governo interviene  estemporaneamente finanziando una iniziativa,
  quella dell'introduzione dello  studio  del dialetto nelle scuole
  dell'obbligo, che è  accettabile  sul  piano  dell'esperimento ma
  censurabile ove diventi, come  è  diventata,  pervasiva  e con la
  pretesa dell'organicità che attiene alla dimensione legislativa e
  non a quella esecutiva.
       In  questo  caso,   infatti,  si  finirà  per  accontentare,
  inseguire e premiare tutta  una  serie  di iniziative affidate al
  volontarismo, spesso velleitario, di un esercito di operatori che
  potrebbero finire per danneggiare la causa.
       Onorevoli  colleghi, sarà difficile ribaltare la convinzione
  culturale  corrente  e   prevalente   nella   nostra   terra  che
  attribuisce all'intervento  contingente, soprattutto se infarcito
  di  prebende, favori  e  assistenza,  la  prevalenza  sul  lavoro
  oscuro, quotidiano, mirato del provvedimento legislativo.
       Ma   l'ambizione   di   scrivere   davvero   la  storia  dei
  provvedimenti di  indirizzo della vita collettiva che va al di là
  e si pone al  di  sopra  dei  provvedimenti dell'esecutivo spinga
  l'Assemblea  della  quale   facciamo   parte   a  comportarsi  di
  conseguenza,  non  inseguendo  la  strada  parallela  dell'azione
  dell'esecutivo, che  parallela  resta,  ma  legiferando  così  da
  esaltare un ruolo, quello  del  legislatore, rispetto al quale lo
  stesso nostro Presidente e  il  Governo tutto hanno il dovere, ma
  anche la convenienza, di tenere conto, magari per accendere tutti
  quei  fuochi   d'artificio   come   aeroporti,   porti,  ferrovia
  regionale, ferrovie  in  ambito  provinciale, aree metropolitane,
  strade che abbagliano ma non illuminano.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Formica. Ne ha
  facoltà.

     FORMICA.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  signor
  Presidente della Regione,  qualche collega mi sollecita ad essere
  veloce.
       Colgo al volo l'invito  per  una serie di ragioni. La prima,
  la  più  importante   è  certamente  quella  che  discerne  dalla
  constatazione  che stiamo  assistendo  ad  un  dibattito  d'Aula,
  lasciatemelo dire, stancante,  per  molti versi inutile. Infatti,
  come è stato sottolineato da  più  parti  siamo in presenza di un
  nuovo assetto istituzionale che non prevede più che ci sia questo
  cordone  ombelicale, questa  dipendenza  stretta  del  Governo  e
  quindi dell'Esecutivo dal Parlamento.
       Ciò non vuole dire  che il ruolo del Parlamento debba essere
  sminuito, anzi, a mio  modo  di vedere noi tutti insieme dobbiamo
  vedere di studiare  un ruolo vero, grande, autonomo, propositivo,
  di controllo da parte del  Parlamento  su  quella  che è la nuova
  forma istituzionale.
       L'altro  motivo  è che sostanzialmente, io sono contrario al
  solito  bla  bla  bla   cui  assistiamo  di  solito,  scusate  il
  bisticcio, in queste occasioni.
       Sono note a tutti noi,  prima ancora che ai siciliani che ne
  soffrono da anni, da decenni le conseguenze, le condizioni in cui
  versa la Sicilia.
       Io ho apprezzato la relazione del Presidente Cuffaro e ne ho
  colto alcuni punti essenziali.
       E' vero,  siamo  in  presenza  di una legislatura certamente
  costituente; per i  motivi cui accennavo prima  è una legislatura
  costituente,  ma è  una  legislatura  costituente,  a mio modo di
  vedere, non solo sotto l'aspetto delle riforme istituzionali,  ma
  anche e soprattutto, in  vista  di  quello  che  sta avvenendo in
  Italia ed in  Europa  riguardo  all'economia.
       E mi riferisco ad  Agenda  2000, e mi riferisco a quello che
  molti definiscono  (e  sono d'accordo con costoro) l'ultimo treno
  che sta passando,  l'ultima  grande opportunità che ha la Sicilia
  per mettersi al  passo  con  le  altre  regioni più sviluppate, e
  quindi per stare in  Europa  a  testa alta.
       E allora se  questa è una legislatura costituente per questi
  motivi porrei l'accento su alcuni punti essenziali:  Lo sviluppo.
  Di sviluppo si parla  da sempre.  E chi non parla di sviluppo?  E
  a chi non  piace  lo  sviluppo?  E  chi potrebbe essere contrario
  allo sviluppo? Ma  mentre alcuni stati, alcune regioni d'Europa a
  questo sviluppo sono arrivati (e il Presidente ne faceva cenno al
  suo discorso, citava l'esempio dell'Irlanda, citava l'esempio del
  Galles) ci sono  altri  esempi, c'è il Portogallo, c'è la Spagna,
  ci sono altre  regioni  d'Europa  che  hanno  colto questa grande
  opportunità e hanno  agganciato  quello sviluppo ed in pochi anni
  sono passati da  una  condizione  di  grandissima  miseria  e  di
  sottosviluppo in  Europa  ad  una  condizione,  invece, di grande
  sviluppo e di  competitività con le altre regioni europee.
       Non a caso dico regioni e non più nazioni. Regioni perché in
  Europa ormai ci sono  delle  aree,  delle  zone tra di loro più o
  meno omogenee per qualità della vita, per qualità dello sviluppo,
  per capacità di competere.  Ma per raggiungere questo sviluppo ci
  sono  alcune   cose,  essenziali,  fondamentali  che  la  Sicilia
  finalmente deve  affrontare,  e  che lei correttamente ha citato,
  sia pure diciamo  per  ragioni  di  brevità  del  documento,  "en
  passant"...

     LO MONTE . Sommariamente.

     FORMICA. ...  ha  citato,  le  ha  presentate ai siciliani, il
  programma, è lungo e  vasto. Quello che conta alla fine e ciò che
  faremo e non "bla  bla".
       Le   ragioni    sono    note   a   tutti:      alla   classe
  politico-parlamentare  e  sopratutto  alla classe dirigente degli
  enti locali, ai  Sindaci, ai Presidenti delle Provincie, e cioè a
  tutto il mondo  politico,  amministratori  e  non, che si rendono
  conto che il  vero unico grande impedimento allo sviluppo, quindi
  a cogliere questa  grande  opportunità, è l' impossibilità per la
  Regione siciliana, con  l'impianto  delle  leggi  che  ha, con il
  sistema della burocrazia  che ha, di potersi mettere al passo con
  i tempi e  quindi  di  poter  cogliere  quella  opportunità che è
  rappresentata dai fondi  di  Agenda  2000 di cui tutti parlano ma
  per i quali ci rendiamo conto che, se non attrezziamo velocemente
  il nostro  sistema  legislativo  e  soprattutto  la nostra classe
  burocratica, il  nostro  sistema  burocratico,  non arriveremo ad
  approfittare di questo  ultimo  treno  per  lo  sviluppo  e  sarà
  veramente una grande iattura.
       Quindi una priorità da  questo punto di vista, a mio modo di
  vedere,  è  rappresentata  appunto  dalla  modifica  del  sistema
  burocratico ed amministrativo, dallo snellimento burocratico. Poi
  dobbiamo tutti  assieme  interrogarci su quale forma di sviluppo.
       Tutti  parliamo   di   agricoltura,   di  turismo,  di  beni
  culturali, che  rappresentano  una  grande  risorsa, di ambiente.
  Tutti a parole,  chi  più  chi  meno,  condanniamo  quella scelta
  sbagliata,   operata   negli  anni  '60  sull'industrializzazione
  forzata e pesante  della  Sicilia,  con  la costruzione di vere e
  proprie cattedrali nel deserto che hanno veramente tarpato le ali
  a gran parte  del  territorio siciliano che poteva aspirare ad un
  grandissimo sviluppo turistico.
       Ma, dobbiamo - a  questo  punto  - far seguire alle parole i
  fatti  e  dire   una  parola  chiara  e  risolutiva  se  vogliamo
  perseguire  lo  sviluppo  di  alcuni  settori,  cioè  quelli  più
  congeniali,  più  confacenti  alle  aspirazioni, le vocazionalità
  della  nostra   regione,   e   cioè  agricoltura,  turismo,  beni
  culturali,  piccole  e  medie  industrie,  artigianato;  dobbiamo
  decidere cosa fare  di  queste vecchie "cattedrali nel deserto" e
  mi riferisco alle  centrali  ENEL, costruite  nei posti più belli
  della Sicilia e  che  vengono alimentate con dei combustibili che
  neppure il Terzo  Mondo  accetta  più;  e  mi  riferisco a quelle
  altre "cattedrali  nel  deserto"  che,  lungi  dal  risolvere  il
  problema dell'occupazione,  lo hanno aggravato e rappresentano un
  fardello grave per  quanto  riguarda le casse dello Stato, perché
  hanno una emorragia  continua di posti di lavoro e hanno impedito
  che quei territori potessero aspirare ad un grande sviluppo.
       Su questo  punto  ci  vuole una decisione forte e una parola
  chiara e  questo  non  può  essere  un argomento che noi possiamo
  trattare  separatamente  rispetto  alle  questioni ambientali. Le
  questioni ambientali debbono, a mio modo di vedere, ricomprendere
  anche queste decisioni  per  stabilire  quale  sia il cammino che
  vogliamo intraprendere.
       E'  un  cammino   che   ci  deve  portare  a  rispettare  la
  vocazionalità della  nostra  regione,  della nostra Sicilia e che
  non può  prescindere  dalla  rescissione di questi nodi gordiani,
  che hanno per tanto  tempo rappresentato la palla al piede per la
  Sicilia.
       L'altra   tematica   connessa   a   quanto   dicevo   è   la
  delegificazione che -  non  mi  dilungo - è strettamente connessa
  alla burocratizzazione di  cui  parlavo prima e che ci consentirà
  di agganciare lo  sviluppo e di spendere le provvidenze di Agenda
  2000,  così  come  è  stato  fatto  proprio  da  quelle  regioni,
  l'Irlanda,  il  Galles,  la  Spagna,  il  Portogallo,  che  hanno
  adattato le  loro  legislazioni  nazionali o regionali ai dettami
  della Comunità economica europea.
       E' inutile che noi ci apprestiamo a cercare di difendere, di
  stare al  passo  con  i  tempi  che  impone la Comunità economica
  europea se  siamo  dotati  di  strumenti  - le nostre leggi - che
  invece sono  arcaiche  e  che non ci consentono di stare al passo
  con questi tempi.
       Connesso con quello che dicevo è il problema che riguarda la
  pianificazione territoriale della nostra regione.
       C'è stato  un grande dibattito, nei mesi scorsi, riguardo al
  provvedimento  sul  riordino  delle coste. Su questo argomento il
  Presidente ha detto una parola chiara,  l'aveva detta in campagna
  elettorale.
       A mio modo di vedere bisogna affrontare la questione in modo
  più organico  e completo, perché nessuno si può nascondere dietro
  un dito  e  non  riflettere  sul fatto che noi abbiamo ancora una
  pianificazione  urbanistica  vecchia  di decenni che, di fatto, è
  all'origine   dell'abusivismo   in   Sicilia.  Perché  quando  lo
  strumento principe  di regolazione dello sviluppo, e cioè i piani
  regolatori generali,  dal  momento della loro approvazione, dalla
  formazione dello strumento, in se che è già complicato, alla loro
  adozione, alla  loro  approvazione,  intercorrono di solito venti
  anni,  è  chiaro che  è  la  più  grande  spinta  a  che  ci  sia
  l'abusivismo  edilizio.   Non   si   può,  infatti,  lasciare  un
  territorio  privo  di  strumento  urbanistico,  privo  di  quello
  strumento che  consente  non  solo  lo  sviluppo della iniziativa
  privata, ma è  condicio  sine  qua  non per consentire proprio un
  razionale utilizzo  del  territorio  ai fini dell'ambiente in via
  principale,   ma,   soprattutto,   per   i   nuovi   insediamenti
  territoriali e dello sviluppo a cui accennavo prima.
       Quindi, è  urgente  -  a  mio modo di vedere - un intervento
  sulla   pianificazione  urbanistica  regionale  che  consenta  di
  evitare le  lungaggini  di cui soffriamo e, lasciatemelo dire, si
  fa un gran parlare  da alcuni anni di decentrare agli enti locali
  le mansioni, di dare  più poteri alla nuova figura di sindaco, di
  presidente di  provincia  -  e  quindi  sul territorio rafforzare
  questa  figura  -  e  poi  con  lo  strumento  urbanistico  viene
  sottratta all'ente  locale  la possibilità di governo del proprio
  territorio.
       A mio modo di vedere la Regione, come avviene in tanti paesi
  sviluppati    d'Europa    (mi    riferisco    alla    Francia   o
  all'Inghilterra,  laddove   non  esiste  più  uno  strumento  che
  riguarda  la   pianificazione  urbanistica  come  i  nostri  PRG)
  dovrebbe limitarsi a porre dei paletti fondamentali su quelle che
  devono essere  le  grandi  infrastrutture,  su  quelle che devono
  essere le tipologie delle costruzioni, le tipologie abitative, su
  quelle che  debbono  essere le concentrazioni, quindi il rispetto
  dell'ambiente per quanto  riguarda  la  possibilità che ci sia il
  verde all'interno delle nostre città, e basta.
       Fatto questo dovrebbe essere invece l'ente locale, che ha il
  governo del territorio e che ha la percezione esatta dei problemi
  all'interno  del  territorio, a decidere velocemente, rapidamente
  quale debba essere il destino del proprio territorio.
       Solo  così  si  possono  ottenere due risultati: uno un vero
  baluardo  all'abusivismo  imperante  perchè non essendoci nessuna
  pianificazione  va  a  prosperare  tranquillo  e  beato;  l'altro
  risultato  è  quello  di  agganciare  le  possibilità di sviluppo
  connesse con l'utilizzo  dei  fondi.  E  come  li si aggancia? Li
  aggancia  se  una   entità   territoriale  è  in  grado  di  dare
  prospettive  certe   ad   una   industria,   un  industriale,  un
  investitore  che ha  bisogno  di  un  territorio  per  andare  ad
  allocare delle aziende.
       L'invito che rivolgo al Presidente della Regione è quello di
  porre mano velocemente,  per  quanto  di sua competenza, a queste
  riforme  fondamentali,  di  non  lasciarsi  distrarre  molto  dal
  chiacchericcio di cui  tutti  i  politici  siamo  portatori  e di
  andare ad inseguire  le  cose essenziali di cui in questo momento
  la nostra  Regione  ha  bisogno,  cose vecchie, stantìe, da tutti
  conosciute ma  mai  affrontate, il resto sono problemi che questo
  Parlamento saprà affrontare e, mi auguro, risolvere.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE.   Signor Presidente,  onorevoli  colleghi  mi  preme
  innanzitutto  sottoporre all'attenzione dei parlamentari presenti
  e del Governo  una questione, appena accennata da altri colleghi,
  relativa alla questione  se  il  Governo sia tenuto o meno, visto
  che  è  stato   eletto   direttamente   dal  popolo,  a  fare  le
  dichiarazioni programmatiche all'Aula.
       E'  stato  l'oggetto di una discussione della Conferenza dei
  Capigruppo. Io ho sostenuto ovviamente  che  è  corretto  che  il
  Presidente della Regione venga in Aula, non tanto per il rispetto
  del Parlamento intero, ma perchè si determina una contraddizione,
  che nel corso  di  questi anni dobbiamo risolvere, circa il fatto
  di un esecutivo  eletto  dal  popolo ma di un'Assemblea regionale
  siciliana eletta dal popolo.
       C'è  un  problema  di  equilibrio,  di  democrazia  e c'è il
  problema che il sostenere una tesi contraria potrebbe presupporre
  l'impoverimento della funzione dell'Assemblea regionale siciliana
  fino al punto  da  sfuggire  alla  possibilità  di controllo e di
  indirizzo che è una prerogativa dell'Assemblea.
       Per questo penso che sia  stato  sbagliato che il Presidente
  della Regione abbia soltanto  letto  stasera  delle comunicazioni
  all'Aula e che non siano state accompagnate dalla possibilità che
  singoli   parlamentari,  su   questioni   specifiche,   potessero
  presentare  ordini  del giorno  che  in  qualche  modo  potessero
  orientare l'indirizzo del Governo, che  è  una  delle prerogative
  proprie dell'Assemblea regionale siciliana.
       Mi rendo conto che dobbiamo  porre  mano alla possibilità di
  riformulare  i  rapporti  attraverso  il  Regolamento  però  tale
  rapporto  va  necessariamente  ripensato  e  non  ci  può  essere
  atteggiamento  sprezzante nei confronti di prerogative statutarie
  previste ancora oggi dal nostro Statuto.
       Detto questo  a  chiarimento,  io  sono rimasto deluso dalle
  dichiarazioni del  Presidente  della Regione perché  non affronta
  alcune questioni  nodali  per  la  Sicilia:  intendo riferirmi in
  particolare  non   solo   al   carattere   genetico   di   queste
  dichiarazioni, ma, rispetto  al  nuovo  quadro  politico che si è
  determinato nel  Paese,  mi  riferisco alla nostra funzione, alla
  funzione della  Regione  siciliana.
       C'è un  appello  generico  da  parte  del  presidente  della
  regione onorevole Cuffaro, ma anche da parte delle opposizioni, a
  dire anteponiamo  gli  interessi  della  Sicilia,  opposizione  e
  maggioranza, seppur  in rapporto dialettico differente affrontino
  l'orizzonte futuro  attraverso  la  difesa  e gli interessi della
  Sicilia.
       Io   vorrei  chiedere,  e  spero  che  il  Presidente  della
  regione possa rispondere, e  lo voglio chiedere ad una gran parte
  dei  colleghi   parlamentari,  cosa  pensino, per  esempio, delle
  dichiarazioni    rese    alla   stampa   qualche   settimana   fa
  dell'onorevole Mannino,  il  quale formula ed esprime un giudizio
  netto sul  governo  nazionale, sul governo Berlusconi. Formula un
  giudizio netto su  Forza  Italia  ed indica il governo Berlusconi
  come il governo che,  nel  corso di questi cinquant' anni, più di
  altro governo, ha  sposato  l'asse  degli interessi verso il Nord
  del Paese.
       Mannino nel  corso  dell'intervista  dice  di  più, dice che
  Berlusconi ha  dovuto  farsi  legittimare  dei poteri forti dalle
  imprese del Nord-est  e del Nord-ovest, ha dovuto farsi sdoganare
  da Agnelli e da  Cuccia  e  a  questi  il  governo nazionale deve
  rendere un servizio.

     CASCIO,  assessore  per  il  turismo,  le  comunicazioni  e  i
  trasporti,. Ci siamo passati il testimone.

        SPEZIALE. Il centro della questione che si pone alla nostra
  attenzione  è  il  fatto  che  ci troviamo di fronte a un governo
  nazionale che sposta  gli assi di interessi verso il centro-nord.
       Poi Mannino fa una sua considerazione politica, dice che 'la
  Sicilia può diventare  come  la  Baviera  degli anni '50, non può
  perdere l'occasione  di  vedere come è possibile rilanciare dalla
  Sicilia un tessuto  economico'. Ed  è una considerazione che, con
  tutto il rispetto, lo  si  deve  ad un uomo politico che ha testa
  politica,  che  è  capace  di  individuare  un  progetto  ed  una
  strategia.
       Tuttavia Mannino non appartiene alla mia cultura ed alla mia
  storia, appartiene  alla storia politica di una parte consistente
  di  questo   Parlamento  regionale  ed  appartiene  alla  cultura
  politica del Presidente della Regione e vorrei sapere, dunque dal
  Presidente della  Regione  se  condivida  il giudizio sul governo
  nazionale, sugli  interessi che il governo nazionale rappresenta,
  sul fatto che  quel governo tenta di spostare gli interessi verso
  l'asse Nord del Paese ed è una domanda che io voglio porre perchè
  da qui poi si traggono una serie di conclusioni.
       La prima conclusione, tra i provvedimenti dei 100 giorni del
  governo  c'è  la  Tremonti  bis,  sulla  Tremonti  bis il governo
  Cuffaro,  il Presidente della Regione ha più volte dichiarato che
  avrebbe  fatto  predisporre  emendamenti  modificativi  al  testo
  all'esame  del Parlamento nazionale.
       Non è  stato  presentato  alcun  emendamento, il testo della
  Tremonti bis, rischia di passare così come è, la Tremonti bis per
  le  imprese   e   l'economia  siciliana  è  una  iattura,  perchè
  rappresenta una  misura  che prevede la possibilità di riutilizzo
  nel  Nord, dove   il  tessuto  delle  imprese  è  già  diffuso  e
  consolidato, a danno degli interessi del Mezzogiorno. La Tremonti
  bis, che è  il  primo  dei  provvedimenti  che  viene assunto dal
  governo nazionale, il primo dei provvedimento che si misura e che
  ha  un   carattere   antimeridionale,   un  carattere  contro  il
  Mezzogiorno d'Italia.
       Io penso che il  Governo di centro-destra, ed in primo luogo
  il   Presidente    della   Regione   debbano   dire   quale   sia
  l'orientamento; in che modo interveniamo nel Parlamento nazionale
  per modificare  la  struttura  dell'impianto  di  una  legge  che
  penalizza   fortemente   l'economia   siciliana?
       Io la invito,  signor  Presidente  della Regione - lo volevo
  fare io, ovviamente non  ho  l'autorità  che  ha  lei - la invito
  formalmente nei prossimi  giorni a chiedere un incontro con tutti
  i parlamentari della Sicilia eletti in tutti gli schieramenti per
  venire incontro all'appello che lei lanciava, in modo tale che in
  quella sede, nella  sede del Parlamento nazionale, si possano far
  valere gli interessi  della  Sicilia.
       Se questo non fa, l'appello lanciato a noi è un appello, non
  solo ipocrita come qualcuno diceva, è un appello di comodo, privo
  di un risultato  e  della possibilità di raggiungere un risultato
  politico.
       Io penso, Presidente  della Regione, che da parte sua non ci
  sia un orientamento  a  difendere  fino in fondo le prerogative e
  gli interessi della  nostra  Regione  nei confronti di un Governo
  nazionale che  rischia  di schiacciare, come dicevo prima, l'asse
  degli interessi, orientandoli verso il Centro-Nord.
       La  seconda  questione  che  voglio  porre  è la vicenda che
  riguarda  il  federalismo ed il referendum sul federalismo. Avrei
  preferito che in questo senso si sviluppasse un dibattito e avrei
  preferito sapere quale è l'orientamento del Governo della Regione
  rispetto  ad  una  legge  che  sarà  approvata,  mi auguro, dalla
  maggioranza   degli  italiani  che  in  qualche  modo  garantisca
  principi e carattere di sussidiarietà nei confronti delle regioni
  meridionali. Avrei preferito,  e  le chiedo, di sapere cosa pensa
  rispetto al referendum che  andremo a fare giorno 7. Così come mi
  permetta di dirle  che  non  condivido  il  giudizio  che  lei ha
  espresso, secondo me  in  modo  sommario,  sulla  fase che lei ha
  definito 'democrazia   bloccata'.
       C'è stato  un  travaglio  nel  Parlamento  regionale e nella
  società  siciliana,   un  travaglio  che  ha  prodotto  risultati
  parzialmente positivi,  ma  una  parte  di  questi risultati sono
  davanti agli occhi  di  tutti.  La  legge numero 7  sull'elezione
  diretta dei Sindaci, la legge numero 10 sugli appalti, che non ha
  contribuito  -   come   viene   indirettamente  detto  nella  sua
  relazione - a bloccare  la  spesa ma a sbloccare la spesa; perché
  quando  la  legge  numero  10, che  garantiva  trasparenza, venne
  approvata e andò  a  regime, si rilanciò il sistema degli appalti
  in Sicilia.
       Così come il  decentramento di compiti e funzioni, la stessa
  elezione diretta  del  Presidente  della  Regione, la legge sullo
  scioglimento degli  Enti  economici  regionali,  la riforma della
  Pubblica Amministrazione,  sono tutti elementi che tracciavano la
  possibilità di  ammodernare  il sistema Sicilia.
       Di tutto questo, onorevole Presidente della Regione, lei non
  fa alcuna menzione e tuttavia ha partecipato in questi Governi ed
  ha contribuito anche  a  varare  quelle  leggi.
       Penso che  noi  dobbiamo  far tesoro dell'esperienza fin qui
  fatta e penso  che  quel  sistema  normativo  va  in qualche modo
  riprodotto e che va in qualche modo amplificato perché  penso che
  sia la traccia  fondamentale  per  potere  dare  noi carattere di
  sviluppo alla nostra  Regione.
       Non solo quindi  la  riforma  dello  Statuto,  ma  anche,  a
  partire  da   subito,  la   riforma   della   legge   elettorale,
  immediatamente da  varare, subito  dopo,  secondo me, questa fase
  perché io sono  tra quelli che sostengono che la legge elettorale
  o la facciamo subito  o  rischiamo  di non farla mai più.
       E  poi,   Presidente   della   Regione,  c'è  una  debolezza
  strutturale di  impianto  politico sugli strumenti che riguardano
  lo sviluppo.  Io  mi aspettavo, debbo dire, in questa parte molto
  di più. Lei ad  un  certo  punto cita, lo leggo testualmente, che
  "gli strumenti debbono  essere come quelli che vengono operati in
  Irlanda  e nel  Galles".  Tutti  sappiamo,  poi  citerò  in  modo
  specifico le  questioni  che  attengono  alla Sicilia, che questa
  richiesta è stata più volte avanzata dal Governo Prodi prima, dal
  Governo D'Alema dopo,  che riguardava la possibilità che anche in
  Sicilia e  nel  Mezzogiorno  venissero  individuate  delle zone a
  fiscalità di vantaggio.
       Lei sa  perfettamente,  onorevole  Cuffaro,  che la Comunità
  Europea ha risposto  negativamente  ed  è  la  ragione  per cui i
  Governi nazionali si  sono  attrezzati  a  varare  altre misure a
  sostegno  dell'economia del Mezzogiorno, a sostegno dell'economia
  della Sicilia  e  dell'interno  Mezzogiorno.
       Io penso che quelle  misure messe assieme - ho fatto fare un
  calcolo e adesso  lo voglio citare - sono complessivamente intese
  delle  misure   che   creano   condizioni   di  convenienza  agli
  investitori, superiori a  quelle  che  oggi  ci sono nel Galles e
  in Irlanda.
       Il  credito  d'imposta  varato  dall'ultima finanziaria, gli
  sgravi fiscali,  gli  sgravi  contributivi, i patti territoriali,
  gli accordi di  programma,  i  contratti  d'area, la legge numero
  488 sono strumenti  che coordinati e messi assieme hanno permesso
  in Sicilia di  avere  un'impennata  sul  numero di imprese che si
  sono create.
       Noi  abbiamo   contribuito  ed  abbiamo  aumentato  in  modo
  notevole il nostro  PIL.  Abbiamo  aumentato di molto il tasso di
  esportazione  dei   nostri   prodotti,   non   solo  nel  settore
  dell'agricoltura,  ma  in  tanti  altri  settori, pur  avendo  il
  sistema-Sicilia  indebolito  da  carenze  strutturali.
       Di tutto questo, Presidente della Regione, lei non fa alcuna
  menzione.   Quali   sono  gli  strumenti  dello  sviluppo,  viene
  genericamente detti "Noi  vogliamo  fare come l'Irlanda e come il
  Galles", sapendo perfettamente che è una strada bloccata.
       Qual è quindi  la  prospettiva  di  sviluppo  che  indica il
  Governo di  Centro-destra  nei confronti delle imprese per creare
  lavoro in Sicilia, visto che la Tremonti-bis sottrarrà risorse in
  modo   considerevole,  complessivamente,  alla   possibilità   di
  intervenire con gli strumenti che io ho testè accennato?
       C'è una  povertà  nella  proposta  del Governo regionale che
  crea  uno   stato   di   profonda   preoccupazione;   ed  allora,
  Presidente, intanto salviamo  quello che abbiamo.
       E io le  chiedo  formalmente che, nel prossimo Consiglio dei
  Ministri   al   quale  Lei  parteciperà,  vengano  immediatamente
  sbloccati in Sicilia centinaia e centinaia di miliardi a sostegno
  di patti territoriali,  di  contratti  ad  area,  di  accordi  di
  programma, che hanno visto impegnati decine e decine di piccoli e
  medi imprenditori che hanno già fatto spese proprie e che avevano
  visto già  riconosciuti,  anche  sulla  base della bancabilità, i
  propri progetti, e  che  oggi,  sulla base di un atteggiamento di
  intransigenza del Governo nazionale, rischiano di essere tagliati
  fuori.
       Ma qual è la proposta quindi di sviluppo che viene avanzata?
  Qual  è   lo  strumento  che  viene  indicato  fattivamente,  non
  genericamente?  In  questo  c'è davvero una povertà straordinaria
  nella  proposta  del  Governo.
       Io, onorevole  Presidente  della  Regione,  a  nome  del mio
  partito e del  mio  Gruppo, sostengo che noi dobbiamo, adesso che
  la legge finanziaria  nazionale  ci  dà  la  possibilità di avere
  regionalizzati questi  fondi,  applicare  quelle misure e intendo
  darle un suggerimento:  la  misura  da applicare è di estendere a
  livello territoriale la  legge  numero 488, che ha garantito, non
  solo  certezza  di  finanziamento,  ma  anche  trasparenza  delle
  procedure, che ha  evitato che ci fosse un controllo politico sia
  delle procedure che  della  spesa.
       Il suggerimento  che le dò, signor Presidente della Regione,
  è di  varare  regolamenti  attuativi  che  permettano  al livello
  territoriale,  partendo  dalle  vocazioni proprie del territorio,
  per garantire  tassi  di  sviluppo  e  favorire  la  lievitazione
  delle nostre  imprese,  dando  la  possibilità che tutti accedano
  attraverso un criterio  unitario che è quello previsto dalla 488.
       Oggi voi lo  potete  fare  avendo  il  Governo precedente di
  Centro-sinistra regionalizzato  i  fondi.  La scommessa quindi in
  Sicilia   fra   Centro-sinistra   e   Centro-destra  c'è,  volevo
  raccogliere il  suo  appello,  signor Presidente, la scommessa di
  visione generale  attorno  allo  sviluppo  tra  Centro-sinistra e
  Centro-destra
       Noi abbiamo messo  in  campo questi strumenti, diteci, al di
  là della inutile  propaganda, quali  sono gli strumenti che vuole
  mettere in campo il Centro-destra.  Fare riferimento al Galles ed
  all'Irlanda, l'ho  detto  prima, è un riferimento propagandistico
  ma  inutile.  Huchmar,  chiamato  da  noi  in  terza  Commissione
  qualche anno fa, noto economista, ebbe a suggerire un criterio di
  intervento che era  quello  delle  zone di impresa che sono molto
  similari ai  contratti  d'area individuati dai governi nazionali.
  Non aveva  previsto interventi possibili su fiscalità inesistenti
  oggi e quindi  dovete  dire chiaramente qual è la vostra proposta
  che indicate alle  imprese  siciliane che sono quelle che possono
  creare lavoro in  tutti  i  settori,  da quello agricolo a quello
  artigianale, al  settore industriale, al settore commerciale.
       Noi pensiamo che nel corso di questi anni possiamo accettare
  la sfida, alta, però  vorremmo  che  il Governo fosse in grado di
  fare delle proposte.
       E il Governo  fino  a questo momento ci ha solo detto che le
  urgenze sono  quelle  di fare leggine sul referendum e di fare la
  legge per  rivedere  i profili degli assessorati. Non mi pare che
  questo sia quello che si aspetta la Sicilia.
       Pertanto,  signor  Presidente  della Regione, formalmente la
  invito a  produrre in tempi rapidi, rapidissimi, le variazioni di
  bilancio perché  so  che  ci  sono  settori  interi  della nostra
  economia che  oggi languono, nei quali si rischiano licenziamenti
  (intendo riferirmi,  per  esempio,  al  settore dei trasporti) e,
  subito dopo,  prepari  il documento di programmazione economica e
  finanziaria che é  il  vero  nodo  su  cui  ci  sarà un confronto
  dentro  quest'Aula,  dove  passeremo  dalla  propaganda  ai fatti
  concreti, agli  atti  concreti.
       E  predisponga,  inoltre,  la legge finanziaria impegnandosi
  fin da stasera  a  varare una legge finanziaria che sia una legge
  di contenimento  della  spesa,  che sia una legge, mi auguro, che
  pensi a ristabilire l'equilibrio a portare ordine nei conti della
  Regione; questo  é fondamentale nel sistema Sicilia.  Una Regione
  siciliana che  abbia un tasso di credibilità adeguato nei mercati
  finanziari e  nei mercati internazionali.  Noi abbiamo tentato di
  fare uno sforzo  e  ci siamo riusciti;  poi sono venuti i governi
  di centro-destra  e  hanno dilapidato il lavoro considerevole che
  abbiamo fatto  durante  il  governo  Capodicasa.  Dichiari fin da
  stasera, di  fronte  all'Aula,  che  farete  una  finanziaria che
  prevede soltanto  il  contenimento di spesa o nuove entrate e che
  non  ci  sia,  invece,  come  spesso  avviene  nelle  finanziarie
  omnibus, elargizioni  per  tutti,  che  poi  gravano  sul sistema
  Sicilia, per  cui  troviamo  risorse  alle  possibilità  ed  alle
  occasioni di  sviluppo  e,  quindi, il bilancio della Regione che
  poi é  davvero  la  discriminante vera tra finanziaria e bilancio
  fra due visioni che noi vogliamo e che abbiamo della Sicilia.
       La scommessa  noi l'accettiamo, svolgiamo il nostro ruolo di
  opposizione e  lo  svolgiamo  con  la  convinzione  di  chi vuole
  lavorare per  ambire, nei prossimi cinque anni, a diventare forza
  di governo.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
  facoltà.

     CINTOLA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   sarò
  brevissimo  perché   sono  tra  quelli  che ritengono che  questo
  dibattito, non  dico  che  poteva  essere  evitato,  ma  non può
  coinvolgere come  nel  passato l'Assemblea e la proposizione e la
  programmazione  per  l'avvenire.  Il  programma  che  ha  portato
  all'elezione diretta  del  Presidente  della  Regione é stato dal
  popolo siciliano  accettato  così come la Casa delle Liberà ed il
  Presidente della Regione lo ha esposto. C'é un programma, quindi,
  che é  già  stato  dai  cittadini siciliani, nel segreto del voto
  dell'urna,   ampiamente  definito  e  deciso.  Pertanto,  se  una
  passerella questa  sera  bisognava  che  ci fosse, doveva essere,
  come  io   ritengo   debba   ancora  essere,  una  passerella  di
  proposizioni   che  pongono  non  maggioranza  e  opposizione  ma
  l'intera   Assemblea   al servizio  delle  necessità  del  popolo
  siciliano. E  io  ritengo  che, in questo senso, questo Governo e
  non solo  con  le  dichiarazioni dell'onorevole Cuffaro, ma anche
  con quelle  di  Pagano  che  sono  state dure, precise e puntuali
  anche  nei   confronti  del  Governo  nazionale, avevano  già  il
  significato  di   una   proposta  forte  che  da  quest'Aula,  da
  quest'Assemblea, da  questo Governo, da questa maggioranza, ma da
  questo consesso  non  può  non muoversi nei confronti del Governo
  nazionale, anche  relativamente ad alcune cose che questo Governo
  nazionale sta  facendo, che  possono  essere utili dalla Calabria
  fino  al   Settentrione,   ma   che   in   Sicilia   una  qualche
  penalizzazione forte hanno  pur  posto in essere e per la quale é
  necessario non  un  ascarismo  di centro-destra nei confronti del
  centro-destra ma una proposizione seria, concettualmente forte di
  quelli che  sono  gli  interessi  della Regione siciliana, troppe
  volte  disattesi  dai  Governi  nazionali - anche  da  quelli  di
  centro-sinistra, onorevole Speziale -, perché  la Sicilia abbia i
  fondi necessari  per  crearsi  il  proprio  destino,  il  proprio
  futuro.
       C'é  la necessità che quest'Assemblea riprenda fortemente il
  suo ruolo, che  anche  nei  cinque  anni precedenti non ha saputo
  svolgere né  con  i  governi di centro-sinistra, né con quelli di
  centro-destra. Un ruolo forte e propositivo che non consenta, già
  alle   dichiarazioni   programmatiche,   così   come  volutamente
  richieste ed  espresse,  di vedere un'Aula stanca, disattenta che
  comprende solo  gli  interventi  dei deputati del proprio gruppo,
  per avere  stancamente  forse portato avanti una propria idealità
  interna, quasi a volersi parlare addosso, mentre ben altri sono i
  problemi che  ci  attendono  e  ci attanagliano e sono fortemente
  alla base  della  non  crescita  civile  del popolo siciliano.
       Ritengo che  un  appello  vada rivolto  al Governo,  ed è un
  appello forte per  un  maggior  coinvolgimento  del  Governo  con
  l'Assemblea, con  le  commissioni, perchè  si  possa  lavorare di
  comune accordo  nel  tentativo  di  dare ognuno quello che ha, di
  dare ad  ogni  gruppo  politico, ad ogni forza politica lo sprint
  necessario per  esserci, per esserci perchè bisogna migliorare il
  regime di una Sicilia Cenerentola d'Italia.
       Dovremmo essere  più  eroi  e meno attaccati, più coraggiosi
  forse nel tentativo  di  dover dare impulso e sostegno maggiori a
  non gestire il  gestibile ed il potere, ma a tentare con le leggi
  di  modificare  fortemente  quanto  c'è  di  lacci,  lacciuoli  e
  difficoltà.
       Caro Presidente,  tu  che  sei stato  anche  assessore della
  Regione siciliana,  bisogna  rendersi conto non solo l'Aula ma il
  Governo nel  suo  complesso  e  l'Assemblea che non si può andare
  avanti  con  leggi  farraginose, antiche, assurde, inconcepibili,
  che spesso  non  danno  la  possibilità  a  funzionari non sempre
  solerti,  non  sempre  all'altezza  della  propria  situazione di
  rendere il servizio che va reso alla Sicilia.
       E lì  bisogna  essere  duri,  intransigenti a far capire che
  occorre voltare  pagina  seriamente  in  questa  nostra  terra di
  Sicilia.
       Io dico che  gli  sforzi  da compiere non sono da richiedere
  solo al Governo.  Il  Governo  deve fare la sua parte, il Governo
  non può non  fare  la  sua  parte,  il  Governo  non può indicare
  priorità e forze, ma quest'Assemblea ha il dovere di esserci e se
  parla di meno  e  se  agisce  di  più  quest'Assemblea può e deve
  tentare di dare  quella  spallata  che  nel  passato  non è stato
  possibile dare per  cambiare  le  cose  in questa nostra terra di
  Sicilia.
       E qui  viene il compito delle commissioni, dell'Aula aperta,
  del lavoro  da  svolgere,  dell'attenzione  che  bisogna  porre a
  problemi e leggi.
       Onorevole Presidente  della  Regione,  noi  non possiamo non
  condividere le cose  che  lei ha espresso qui in quest'Aula, però
  la dobbiamo invitare  a rompere con il passato, a dire una parola
  forte contro  questa  burocrazia  assente  e colpevole ed a porre
  l'Aula e  l'Assemblea  nelle  condizioni  di  poter migliorare se
  stessa. L'Aula  ha  il  dovere di dimenticare in questo consesso,
  per alcuni mesi,  che  è  più importante pensare alla Sicilia che
  alle proprie parti politiche di fans e di clientele specifiche.
       Abbiamo il dovere  di crescere e di far crescere la Sicilia,
  abbiamo il  senso  di  responsabilità  forte che se questi cinque
  anni passeranno  senza che quell'inversione di tendenza forte che
  chiediamo si sia realizzata, noi avremo affossato definitivamente
  la volontà  di crescita reale, pulita e corretta di questa nostra
  terra di Sicilia e  non ci saranno alibi né per il Governo né per
  l'Assemblea   perché   abbiamo   gli   strumenti   necessari  per
  modificare. Abbiamo  i  mezzi  di  Agenda 2000, abbiamo una forte
  contrapposizione  con  il  Governo  nazionale  perché  ridia alla
  Sicilia,  con  l'articolo  36  e  38, quanto alla Sicilia è stato
  tolto ignominiosamente, anche  dai  governi  del centro sinistra,
  amico Speziale. Ed anche  con  i  governi  di  centro sinistra in
  quest'Aula, amico Speziale, non siamo riusciti ad ottenere quanto
  era dovuto nei confronti della terra di Sicilia.  E non siamo più
  e non possiamo essere  più  i  piagnoni  di  sempre,  quelli  che
  chiedono di avere un nastro in pi�� per fare il collegamento della
  Sicilia con l'Italia o le cattedrali nel deserto di inaugurazioni
  preelettorali.  Siamo invece  nelle  condizioni,  se vogliamo, di
  essere responsabilizzati al  punto  di creare una effettiva reale
  tendenza di sviluppo.
       Ed ho paura, quando  penso  e mi si dice che con la legge 10
  abbiamo sbloccato  non  so quali progetti siciliani di crescita e
  di lavori  pubblici, di ricordare che se non avessimo avuto anche
  al comune  di  Palermo  l'applicazione  di  leggi  nazionali  non
  avremmo potuto  operare  quelle  stesse  opere che pur sono state
  fatte con  il  responsabile  unico  del  procedimento,  cioè  con
  l'attuazione della  Merloni  nella  sua  interezza,  cosa  che in
  quest'Aula,  già  nella precedente legislatura, aveva portato qui
  pronta per essere approvata con il voto unanime della commissione
  competente e  che  in  quest'Aula si è perpetrato indegnamente il
  momento di  una  chiusura contro quella legge che avrebbe dato un
  volano diverso  e  che  oggi  siamo  costretti  a  riprendere, mi
  auguro, dal  punto in cui l'abbiamo lasciata. Cioè dicendo che la
  Sicilia  fa  parte  dell'Italia. Personalmente,  ho questa grande
  preoccupazione   ogni   volta:   noi   siamo  autonomi,  dobbiamo
  salvaguardare l'autonomia,  e  se c'è una legge nazionale giusta,
  non l'applichiamo, non la recepiamo perché  dobbiamo far finta di
  essere autonomi  ed  incapaci.  Diversi,  quasi  gay, nel momento
  stesso in cui  non  riusciamo  a  fare  il  nostro dovere fino in
  fondo.  E  mi  preoccupa  questo discorso.  Questo richiamo forte
  all'autonomia  siciliana  quando  leggi  nazionali  attuative che
  possono dare strumenti necessari non vengano recepiti con un solo
  misero articolo.  Che  si  dica  si recepisca la Merloni Ter così
  come il  Governo  nazionale  l'ha fatta, così come è valida dalla
  Calabria fino  in  alta  Italia,  così  come il Governo di centro
  sinistra l'ha  fatta  perché  non  è  possibile  farla entrare in
  vigore pure  in  Sicilia.  Chissà quante di quelle opere che sono
  ferme e  distrutte,  altro  che legge 10, amico Speziale, avremmo
  potuto e dovuto portare avanti.
       Io credo che ci  sia buona volontà. E lo vedo negli incontri
  cosiddetti  "bilaterali",  nelle conferenze dei capigruppo, credo
  ci sia la  volontà.
       Che ci  sia  l'idealità  di  volere  fare alcune cose.  Temo
  fortemente,  onorevole  Presidente  ed  onorevoli  colleghi,  che
  quello che  serpeggia,  il distacco tra Assemblea e Governo possa
  non solo  rallentare ma annullare le più rosee aspettative, i più
  ampi coinvolgimenti, l'intuizione di parole fatte e dette e tremo
  al pensiero che questa Assemblea si senta spogliata di un qualche
  potere che  aveva,  quello  della nomina per esempio del Governo,
  degli assessori che  ora  non ha più, che non c'è più il bailamme
  di chi  viene  eletto  prima  e  chi  viene  eletto  dopo,  degli
  Assessori che hanno più o meno rispondenza a gruppi e quindi alla
  presenza d'Aula.
       Ecco perché,  ogni  volta  che parlo di assenza del Governo,
  penso di dovermi rivolgere a chi sapendo di essere stato nominato
  e avendo tutti  i poteri di questo mondo, ogni volta che manca di
  essere in  Aula, non per il Presidente della Regione che potrebbe
  avere ben altri compiti e può essere benissimo sostituito, ma gli
  altri, i  tecnici,  quelli  della  medicina  che non vedo più dal
  primo giorno,  o  i  politici, quelli che ritengono che la nomina
  arrivata dal  Presidente  della  Regione quasi quasi li abiliti a
  non esserci più con il contatto dell'Assemblea, forse nella paura
  dei pezzettini di  carta che venendo qui in Aula sono costretti a
  mettersi in tasca.
       Io ritengo  che  anche  questo  costituisca  un  appello che
  rivolgo costruttivamente ai colleghi, lo faccio in modo accorato,
  per dire che è  anche  un  dovere da parte di coloro i quali sono
  stati nominati  Assessori a stare in Aula, a sentire anche queste
  nostre affermazioni,  più o meno dettate dal cuore, dal cervello,
  io credo  non  da  interessi  inconfessabili, io credo che chi si
  pone qui a dare un contributo lo voglia dare perché vuole esserci
  e vuole tentare di smuovere questa spirale negativa che alla fine
  ci avvinghia  e  ci  porta  a  dare risultati che divergono dagli
  obiettivi per i quali poniamo in essere i nostri sforzi.
       Ho  paura  degli  intergruppi  più  o  meno  cattolici o non
  cattolici,  temo  troppo  quello  che si è verificato anche nella
  precedente  Assemblea,  quando alle idee clamorose, bellissime da
  fare qui corrispondeva il voto dei franchi tiratori che cercavano
  di  ottenere soluzioni alle proprie posizioni personali piuttosto
  che a quelle dell'intera comunità regionale.
       Ecco  perché  mi avvio, onorevole Presidente dell'Assemblea,
  onorevoli  colleghi, a concludere questo mio intervento perché io
  dico  che  all'entusiasmo,  alla  volontà  di esserci, se dovesse
  corrispondere  ancora un maggiore distacco tra chi gestisce e chi
  deve  legiferare, se dovesse verificarsi un allontanamento ancora
  di  più  tra  il  potere  esecutivo  e il potere legislativo, noi
  avremmo   creato  per  la  Sicilia  un  baratro  enorme,  avremmo
  annullato   il  cosiddetto  voto  popolare  della  stabilità  del
  Governo, avremmo regalato a coloro i quali dal nulla provengono e
  verso  il  nulla  vogliono andare un regalo forte che non è nelle
  nostre intenzioni,  che  tutti  diciamo di volere combattere:  la
  mafia, la  delinquenza,  coloro i quali si annidano laddove manca
  il potere  del  ruolo  politico  reale,  allora  lì esce fuori il
  marcio e la  forza  che  va  a  tessere  gli interessi nascosti e
  trasversali  e  non  saremmo  stati  in  grado  di  corrispondere
  seriamente a chi sta aspettando ancora di sperare e di sorridere.
       Onorevole  Presidente,  io  concludo  e le faccio una ultima
  esortazione.  Al  di  là  delle  tante  cose  dette, al di là dei
  programmi  scritti  che  non sempre vengono letti, al di là delle
  parole  dette  dentro  le  quali non sempre c'è la volontà che si
  vuole rappresentare, io le dico che c'è, onorevole Presidente, un
  problema   dei   problemi   per   me:  dobbiamo  chiudere  questo
  precariato.   Noi  dobbiamo  chiedere  al  Governo  nazionale  un
  intervento forte  e diretto perché questo precariato sia chiuso e
  chiuso per sempre. Quando dico chiuso e chiuso per sempre intendo
  dire, sia che si chiuda con la felicità dei 70 mila precari nella
  loro interezza, sia con qualche sacrificio, purché  questa storia
  abbia fine.
       Presidente,  se  nel  primo anno della legislatura dovessimo
  riuscire, con  l'aiuto  del  Governo nazionale, a chiudere questa
  piaga per tentare di guardare a chi un lavoro non l'ha mai avuto,
  per tentare di  dare spazio, speranza e forza a chi un precariato
  non l'ha  mai  avuto,  avremmo  fatto  un  passo  da  gigante nei
  confronti di  una  società  civile  che  vuole  uscire,  come  ha
  dimostrato  di  fare  dall'essere manovalanza della delinquenza e
  della mafia e avremmo dato una risposta seria, l'unica possibile,
  se vogliamo rendere questo Paese civile fuori da quelle strettoie
  di delinquenza  organizzata  che c'è stata e continua ad esserci,
  dobbiamo ridare ad ognuno la possibilità di pensare che il lavoro
  è un diritto e  non è un escamotage di questo o quel deputato, di
  questo o di quell'assessore, di questo o di quel gruppo politico,
  ma è  un  diritto  sancito dalla Costituzione, la cui mancanza in
  Sicilia continua ad  essere  una palla al piede, e non solo della
  Sicilia ma di larga parte dell'Italia.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Capodicasa. Ne
  ha facoltà.

     CAPODICASA. Signor Presidente, non sono dello stesso avviso di
  coloro  i  quali   ritengono   che   discutere  di  dichiarazioni
  programmatiche o comunque di  programma  di  governo in regime di
  elezione diretta del Presidente della Regione sia una mera lustra
  senza rilevanza per il Parlamento e per il Governo della Regione.
  Chi  in  passato   ha   in   quest'Aula  dibattuto  dichiarazioni
  programmatiche in un  regime  diverso,  nel  quale  con  apposito
  ordine   del   giorno   andavano   approvate   le   dichiarazioni
  programmatiche  rese  dal Presidente della Regione, può ricordare
  che in  fondo  non differiva molto poi quella procedura da quella
  che    stiamo   qui   attuando.   Maggioranze   scontate   perché
  appositamente  costituite  erano  quelle,  il  dibattito aveva il
  pregio di  approfondire  o  comunque di mettere in discussione il
  testo che  il  Governo  portava  in Aula, aveva il significato di
  sollecitare un  confronto  d'Aula  sulle  questioni  che  sono al
  centro  della vita politica, amministrativa e programmatica della
  regione, e  quindi  credo  che  anche in questa occasione non sia
  rituale il  dibattito che stiamo svolgendo, o meglio cerchiamo di
  non farlo  diventare  tale,  di  non farlo diventare rituale.  Un
  dibattito che  comunque,  forse, in un regime ad elezione diretta
  del Presidente  può  perfino  venire  a colmare una lacuna che al
  momento c'è tra un esecutivo eletto direttamente dal popolo ed un
  Parlamento  anch'esso eletto direttamente dal popolo, che debbono
  però  trovare   una   sede   ed   un  momento  dove  incontrarsi,
  confrontarsi sulle strategie di carattere politico-programmatico.
  E allora, proprio per questa ragione, probabilmente sarebbe stato
  più opportuno dare una maggiore rilevanza al dibattito, parlo dei
  tempi  soprattutto  da  assegnare al dibattito, ma, probabilmente
  anche dando  l'opportunità  ai  gruppi  di potere approfondire le
  dichiarazioni programmatiche  che  così  come  ella  le ha rese a
  questa Assemblea  non  avrebbero  avuto  bisogno di una eccessiva
  riflessione, almeno  le  cartelle  che  ci  sono state lette.  Ma
  siccome a  quelle  cartelle  si  sono  accompagnate  una serie di
  riflessioni  scritte, che  sono  ponderose, probabilmente sarebbe
  stato  più   opportuno   che  si  fosse  data  l'opportunità,  la
  possibilità ai  parlamentari  di  potere  su  quelle svolgere una
  riflessione maggiore.  Il  fatto che lei le abbia presentate agli
  elettori non  vieta  al Parlamento di discuterle e di metterle in
  votazione.

     CUFFARO, presidente della  Regione.  Discuterlo  è  una  cosa,
  cambiarlo un'altra.

     CAPODICASA.  Nessuno  chiede   di   cambiarle.   Ho  detto  di
  approfondirle e, quindi, potere discutere con cognizione di causa
  delle questioni che Lei ha presentato.

     CUFFARO,   presidente della  Regione.   Bisogna  avere  grande
  rispetto per il  Parlamento,  che  io  ho,  ma anche per il corpo
  elettorale che è altrettanto importante.

     CAPODICASA. Non vedo  la contraddizione, Signor Presidente. Da
  un lato lei ha presentato  il  programma  agli  elettori, è stato
  eletto anche sulla base di quel programma. Questo Parlamento è la
  sede in cui quel  programma  dovrà trovare realizzazione. Quindi,
  che ci sia un  momento  iniziale  della  legislatura  dove queste
  strategie,  che  lei ha  presentato  agli  elettori,  trovino  un
  momento  di  discussione in  Parlamento,  in  modo  globale,  non
  parziale, parcellizzato, come poi  avverrà per ogni singolo punto
  del suo programma, io credo  che  sia un fatto che non sconvolge,
  anzi arricchisce la vita di questo Parlamento.
       Allora, per andare veloce perché  i tempi sono strettissimi,
  volevo svolgere alcune  considerazione che mi collegano, intanto,
  al giudizio dato qui  dall'onorevole  Speziale,  che  condivido e
  che, per questa ragione, tralascio.
       Io intervengo solo  per  sottolineare  alcune elementi delle
  dichiarazioni rese.  E  non  tanto  per le questioni, chiamiamole
  "ideologiche",  di  "ideologia corrente" che connotano queste sue
  dichiarazioni. L'onorevole  Forgione  si  è  molto legato nel suo
  intervento  a  presunte  spinte liberiste che sarebbero contenute
  nelle sue dichiarazioni. Io non mi preoccupo di questo. Credo che
  questi elementi siano stati inseriti più come omaggio a un clima,
  ad un  andazzo  presente  nelle  altre regioni, che per effettivo
  convincimento (buono scuola, il buono libri, il buono sanità). Io
  credo che  le  priorità,  in  questa  regione, a differenza della
  Lombardia o del  Veneto, siano ben altre  anche per un governo di
  centrodestra.  Qui prioritario, credo, nel campo della scuola sia
  realizzare una  buona  legge  per il diritto allo studio, che sia
  una legge  che  consenta  ai  nostri giovani fuori sede di potere
  frequentare  l'università.  Occorrono  molti  soldi,  lei  lo sa,
  signor Presidente,  e credo che per fare una operazione di questo
  genere bisognerà  lavorare  seriamente  per  trovare  le fonti di
  finanziamento.  Così come nel campo della sanità, a mio giudizio,
  il problema  principale  non  è quello di favorire un sistema che
  nella   nostra   regione  è  altrettanto  claudicante  di  quello
  pubblico.  La  libertà  di scelta, così come oggi viene chiamata,
  nel  campo della sanità, oggi, probabilmente, significa solamente
  passare da  una  sanità  che  ha mediamente un bassissimo livello
  nelle prestazioni,  che  è quella pubblica, ma che comunque ha al
  suo interno  punti  di  eccellenza  che hanno fatto anche parlare
  della sanità  siciliana,  a  una  parte  del sistema che è quello
  affidato alla  "mano  privata"  che, fino a questo momento, nella
  nostra   regione,   non   ha   dimostrato  di  essere  fortemente
  competitivo con il sistema pubblico.
       Io, invece, volevo, sorvolando su questi aspetti, passare ad
  alcuni elementi che mi  sembrano  molto  importanti  e  cioè  "le
  politiche per lo sviluppo".
       L'onorevole Speziale ha fatto un richiamo alle scelte che il
  Governo nazionale sta mettendo  in  atto  per quanto riguarda gli
  aiuti alle imprese. La legge  "Tremonti", la "Tremonti bis" che è
  una "clava" che viene usata  contro  le  esigenze di sviluppo del
  Mezzogiorno e della Sicilia.
       Interventi che non sono  selettivi,  in  favore  delle  aree
  depresse, che finiscono per avvantaggiare solo le imprese laddove
  esse esistono, cioè nel nord del Paese e che  non  può  perché si
  tratta  in  questo  caso  di  un  mero   auspicio,  peraltro,  di
  difficilissima realizzazione, essere compensata  da  una  pretesa
  introduzione di una fiscalità di vantaggio su cui già tante volte
  la Commissione europea, per bocca anche del commissario Monti, si
  è pronunciata in senso contrario, radicalmente contrario.
       Lo  ha   fatto,   all'epoca   dei   governi   nazionali   di
  centro-sinistra,    quando   fecero   espressa   richiesta   alla
  Commissione  europea, lo  ha  fatto  anche  dopo  l'elezione  del
  Parlamento nazionale col nuovo Governo di centro-destra.
       Quindi,  diciamo,   il   commissario  Monti,  a  nome  della
  Commissione europea, ha mantenuto una certa qual coerenza che non
  è una coerenza personale, è una coerenza del sistema che in campo
  europeo evita, o  cerca  di  evitare  o  comunque di contenere al
  massimo quelle deroghe  ai  principi  della leale concorrenza che
  potrebbe  essere  costituita  dall'introduzione  di  elementi  di
  fiscalità di vantaggio.
       Allora, dire che  lo sviluppo dell'impresa nel Mezzogiorno e
  in Sicilia può passare,  poi  lei  in  modo  molto en passant, ha
  sostenuto  che   è  difficile  realizzare  questo  obiettivo,  ma
  comunque avere inserito nelle dichiarazioni programmatiche che la
  fiscalità di vantaggio,  le  deroghe da chiedere alla Commissione
  europea, possono costituire  la  chiave  di  volta dello sviluppo
  nella nostra regione, è un continuare a buttare fumo negli occhi.
  Che  cerca di  compensare  quanto  il  Governo  di  centro-destra
  nazionale sta facendo  contro la Sicilia e contro il Mezzogiorno,
  attraverso  la   legge   Tremonti,   attraverso   la  rimessa  in
  discussione, in  modo  alquanto  rozzo,  per bocca dell'onorevole
  Miccichè, della strumentazione, della programmazione negoziata, a
  cominciare dai patti territoriali.
       Non c'è  nessuno,  abbiamo sentito organizzazioni sindacali,
  la CISL, la  CGIL, forze politiche che si sono pronunciate perché
  si  ponga  mano   ad   una   revisione   degli   strumenti  della
  programmazione negoziata.
       Ma dire questo  e  dire  invece che devono essere revocati i
  decreti che sono già pronti per la firma e alcuni già firmati per
  imprese  che  hanno  fatto  i  loro  piani  d'impresa  che  hanno
  investito, speso denaro  in  tutta  la  nostra Regione, significa
  tentare una  operazione,  anch'essa di complemento all'operazione
  della Tremonti bis  perché revocare quei finanziamenti ha il solo
  scopo di reperire risorse per andare a finanziare la Tremonti bis
  che così com'è  rischia  di  essere  una legge priva di copertura
  finanziare.
       Quindi spostare  risorse  da investimenti al Mezzogiorno già
  decisi con i  precedenti  governi, con i beneficiari individuati,
  con  gli  imprenditori  che  hanno  già  avuto  una  promessa  di
  finanziamento con i  piani  ai  quali hanno concorso enti locali,
  organizzazioni sindacali e quant'altro significa dirottarli verso
  altri lidi. Questo  avviene  senza  che  il Governo della Regione
  dica una parola,  onorevole  Presidente,  non dite una parola, né
  sulla Tremonti bis, né sulla minaccia di revocare i finanziamenti
  ai patti territoriali e ai contratti d'area. Vorrei capire allora
  qual è il  ruolo  del  Governo  della  Regione,  quando per bocca
  dell'assessore Pagano, o  anche per bocca sua, in molte occasioni
  è stato dichiarato  che  tuteleremo  gli interessi della Regione,
  anche contro gli orientamenti del Governo nazionale.
       Quanto si arriva al dunque e si deve passare dalla parole ai
  fatti, questo  Governo  tace.  E  aggiungerei  ancora,  onorevole
  Presidente, che ci  ha  incuriosito  molto il fatto che lei abbia
  quasi, senza quasi,  ignorato  totalmente  perfino  la  parola di
  Agenda 2000. Non  la  troviamo  più. Dopo tanto parlare di Agenda
  2000 come  lo  strumento  che consentirà alla nostra Regione, nei
  prossimi  cinque  anni, investimenti importanti nei vari settori,
  ad un tratto scompare dalle dichiarazioni del Presidente.  Non ha
  più la  centralità.  E  qual è il motivo?  Forse perché i ritardi
  che   avete   accumulato   rischiano   di   farci   perdere   già
  sull'annualità  del  2001  una  buona parte dei finanziamenti che
  avrebbero dovuto  già trovare un canale di spesa?  O forse perché
  proprio in questo campo comincia a calare una sorta di nebbia che
  non rende  più  partecipi  né  il Parlamento, né gli enti locali,
  contrariamente a  quanto  si era fatto in precedenza sui percorsi
  di spesa e sull'attuazione di Agenda 2000?
       Lo vorremmo sapere. Le  dico  subito  che il gruppo dei D.S.
  promuoverà immediatamente  una  discussione  d'Aula attraverso la
  presentazione di una  mozione  che  impegni l'Aula a discutere su
  Agenda 2000, a che  punto  siamo,  quali  sono le prospettive. E'
  vero o no che  ci giochiamo una parte del nostro futuro immediato
  intorno a queste scelte?
       Allora mi pare del  tutto  naturale  che  ci  sia la massima
  attenzione  sia  sulle  procedure  di  spesa, sia sull'attuazione
  della legge.
       Io  capisco  poi  che  il  suo  Governo  cerchi  di  portare
  all'attivo qualche piccolo  risultato  che onestamente non si può
  dire sia un risultato di questo Governo.
       Leggo sui giornali  di  qualche  settimana  fa che la Giunta
  regionale  ha   approvato   l'accordo   di  programma-quadro  sui
  trasporti. Onorevole Cuffaro,  io  sono  curioso  di  sapere cosa
  contiene  l'accordo   di   programma-quadro   sui  trasporti  che
  l'attuale  Giunta  ha  approvato.  Perché?  Perché  l'accordo  di
  programma-quadro sui  trasporti  era  già  stato  approvato dalla
  Giunta, di quella giunta  di  cui  anche  lei  faceva parte. Ed è
  stato  approvato  dopo  che  l'avevamo  preparato  con  procedure
  concertative,   con    le   organizzazioni   sindacali,   con   i
  rappresentanti dei vari  enti  statali che operano in Sicilia, le
  Ferrovie dello Stato,  l'ANAS,  e  quant'altro,  con  l'Ente  per
  l'aviazione civile.
       Avevamo chiamato  i  rappresentanti  del territorio, l'ANCI,
  l'UPI, a discutere  con  noi sulle scelte. Abbiamo fatto un'opera
  di concertazione che,  così  come  vuole  ormai  la cultura della
  programmazione in sede  europea,  che  è  stato l'elemento che ha
  guidato  il  lavoro   di   alcune  giunte  a  cui  abbiamo  avuto
  l'occasione di partecipare sia io che lei.
       Allora   come    è    possibile    cambiare   l'accordo   di
  programma-quadro   preparato   con  procedure  concertate  e  poi
  modificarlo  senza  rifare  le procedure, quelle stesse procedure
  cioè   chiamando   quegli   stessi  soggetti  a  discutere  sulle
  modifiche?
       Poco fa, casualmente,  passando  davanti  ad  uno  dei tanti
  televisori  accesi  nelle  stanze  di  Palazzo  dei  Normanni, ho
  ascoltato una  sua  intervista  a  TG3  in cui lei annunciava che
  dopodomani andrà a firmare l'accordo di programma-quadro .....

    CUFFARO, Presidente della Regione. Poi l'approverà il CIPE.

    CAPODICASA.  Prima  lo  deve  approvare, come dice l'articolo 1
  della   legge   32   del   2000:   "le   competenti   commissioni
  dell'Assemblea regionale siciliana a cui non sono stati trasmessi
  gli  accordi  di  programma-quadro"; indi la Giunta approva, dopo
  che ha svolto - secondo me - la procedura corretta, tutte le fasi
  della   concertazione,   con  le  organizzazioni  sindacali  e  i
  rappresentanti dei vari enti.
       Quindi come si può  pensare  di discutere di modificare o di
  fare  investimenti   nel   settore   ferroviario,   nel   settore
  autostradale, concordare  con l'ANAS, concordare con il consorzio
  delle autostrade, concordare  con le ferrovie dello Stato, con le
  organizzazioni   sindacali,   le  scelte  da  fare.
       Noi  abbiamo  faticato  per  arrivare ad una conclusione che
  portasse  tutti  a  sottoscrivere  quell'accordo,  e  tutti hanno
  sottoscritto,  senza  poi  richiamare,  nuovamente, questi stessi
  soggetti a discutere e condividere le eventuali modifiche.
       Allora, qui c'è  un  problema  di  cultura  di  governo,  di
  cultura della  programmazione,  ecco perché mi preoccupa il fatto
  che lei non si  sia  molto soffermato su Agenda 2000, sul modo di
  procedere, perchè si  pensa di scardinare o comunque lo si fa per
  incuria. Io  non  voglio  sempre  rintracciare  nelle  scelte del
  governo che io  so,  a  volte,  essere molto casuali, quasi delle
  premeditazioni. A volte per incuria non si seguono le scelte che,
  invece, hanno un  loro  significato,  perchè  ci  deve  essere un
  contenuto   anche  democratico  di  partecipazione  nelle  scelte
  fondamentali.
       Concludendo,  volevo  sollevare  due  elementi.  L'onorevole
  Presidente   ha   definito  questa  legislatura  una  legislatura
  costituente.
       Io onorevole  Presidente  dissento  da  una definizione così
  netta perchè se questa sarà una legislatura costituente.....

     CUFFARO,  Presidente  della  Regione,  Questo era previsto nel
  programma del candidato che lei appoggiava.

     CAPODICASA. Io non  ho votato nessun programma, io sto dicendo
  che l'affermazione secca,  e  cioè che questa sia una legislatura
  costituente, quasi che  fino  ad  oggi questa Assemblea non abbia
  fatto   nulla,   non   la   condivido.  Perchè  nella  precedente
  legislatura  noi  abbiamo fatto una riforma importantissima che è
  l'elezione   diretta  del  Presidente,  la  modifica  statutaria,
  abbiamo fatto la riforma della pubblica amministrazione.
       E allora, qual è il punto Presidente, se la vogliamo rendere
  veramente costituente  noi  dobbiamo  fare  due  cose:  una  è la
  modifica   dello   Statuto   per  renderlo  omogeneo,  ormai,  ai
  cambiamenti che sono intervenuti, al fatto stesso che va adeguato
  alle esigenze dell'oggi. Noi abbiamo solo toccato quegli articoli
  che riguardano la forma di governo, non abbiamo toccato il resto,
  per cui  rimangono  ancora  in piedi tante questioni da dirimere,
  direi  persino  tanti  equivoci,  allora  discutere  di questo lo
  considero  importante.  Va  rivisto  il  Regolamento dell'ARS, lo
  abbiamo detto;  ma  c'è  un  punto su cui io vorrei insistere: va
  attuato  il  cosiddetto  federalismo  interno:  la legge 10/2000.

     PRESIDENTE. Onorevole  Capodicasa,  la  invito a concludere il
  suo intervento in quanto è convocata la Conferenza dei Presidenti
  dei Gruppi parlamentari alla fine dei lavori d'aula.

     CAPODICASA. Concludo.  In  quella  legge  è previsto il titolo
  quarto che prevede  il  trasferimento  secco  di poteri, mezzi ed
  uomini dalla regione  ai  comuni. Quella è la vera riforma di cui
  abbiamo   bisogno:   la   riforma  costituente,  perchè  modifica
  sostanzialmente i rapporti  tra questa Regione, gli enti locali e
  gli enti territoriali  della  nostra  regione e lì c'è tutto. Noi
  dovremmo trasferire quasi il cinquanta per cento dei capitoli del
  nostro bilancio  ai  comuni.  Dovremmo trasferire poteri che oggi
  gravano     enormemente    sull'attività,    sullo    snellimento
  dell'attività di questa Regione.
       E,   allora,   se   vogliamo   rendere   questa  legislatura
  costituente il primo  passo  lo  deve  fare  il Governo perchè si
  tratta di  atti esecutivi, non c'entra più l'attività legislativa
  dell'Assemblea che ha  già  legiferato.  E'  il  governo che deve
  procedere, lo  faccia  onorevole  Presidente  perchè  noi abbiamo
  grande bisogno di dare uno scrollone agli assetti istituzionali e
  di potere di questa Regione.
       Credo  che, solo attraverso questa forma, esso può avvenire,
  poi faremo  tutto  il resto, tutto quanto servirà da corollario a
  tutto questo, sul quale non mi soffermo, ed una delle quali, e ho
  chiuso, mi  rincresce  che  lei non l'abbia richiamato come punto
  centrale  delle sue dichiarazioni programmatiche:  il risanamento
  finanziario  della  Regione.  E'  scomparso  dall'agenda politica
  della maggioranza e del Governo. Non c'è una parola
       Ma  veramente  siamo  nelle  condizioni,  in questa Regione,
  finanziariamente,  di  potere dire che abbia superato la fase che
  ci  aveva  portato  vicini  al  baratro,  che  aveva  fatto  dire
  all'onorevole  Marzio  Tricoli,  assessore  al bilancio, "io alla
  fine  dell'anno  non potrò pagare gli stipendi ai dipendenti"?
       Mi  risulta  che  la  situazione  sia  del tutto diversa  E,
  quando  discuteremo del DPF, della finanziaria e del bilancio, lo
  dimostreremo.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  volevo  precisare  che  i
  colleghi  Tumino  e Spampinato intervengono a completamento degli
  interventi  che sono stati già sviluppati dai colleghi Barbagallo
  ed Ortisi e, pertanto, i loro interventi non avranno la durata di
  venti minuti  come  quelli  degli altri colleghi, bensì di cinque
  minuti ciascuno.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha facoltà.

     ORLANDO.   Signor   Presidente,   onorevole  Presidente  della
  Regione,   onorevoli  colleghi,  cercherò,  come  hanno  fatto  i
  colleghi che  mi  hanno  preceduto,  di  dare  il  mio contributo
  affinché questo  nostro incontro non sia un rito inutile, ma sia,
  in qualche  modo, il contributo che ognuno di noi può dare perché
  questa  nostra Regione siciliana possa vivere questa stagione nel
  modo migliore possibile.
       Ed  è  per questo che vorrei iniziare facendo riferimento ad
  un  elemento  che  costituisce  il  filo conduttore di questo mio
  intervento.  L'esigenza, cioè, di  aver  chiaro che al termine di
  questa  esperienza,  guardando indietro, potremo  valutare  se  e
  quale sia stato il cambiamento culturale di questa Regione.
       Ed  in  base  a  tale  cambiamento  culturale,  valutare  le
  conseguenze  economiche  che esso ha prodotto, convinto come sono
  che non ci dividono i valori di riferimento, ma ci divide il modo
  col quale intendiamo applicare i valori di riferimento.
       E  non  è  un dettaglio l'impianto culturale in un tempo nel
  quale, sempre di più, le ragioni dello stare insieme e le ragioni
  del  dividersi non sono più collegate alla comune fede religiosa,
  alla  comune  ideologia  tradizionale,  non  sono  più  collegate
  neanche  alla  comune  appartenenza  alle  stesse grandi famiglie
  politiche europee.
       Io    credo    che   siamo   di   fronte   ad   un   momento
  straordinariamente  importante,  di una  straordinaria  bellezza,
  perché  le  ragioni  del  non stare insieme e  del  dividersi  in
  politica  sono  sempre più collegate  all'impianto  culturale  di
  riferimento.
       Questo   vale  anche  con  riferimento  alla  Regione,  dove
  strumenti  importanti  come  Agenda 2000 e Statuto siciliano, che
  sono  i  due  strumenti più importanti dei quali potremo disporre
  nei  prossimi  anni,  rischiano  di  essere  vissuti  in  un modo
  piuttosto che in un altro, non perché qualcuno accetta e qualcuno
  rifiuta  l'Agenda 2000 o lo Statuto siciliano, ma perché qualcuno
  interpreta  in un modo l'Agenda 2000, qualcun altro interpreta in
  un altro modo lo stesso Statuto siciliano.
       Se questo è  vero,  è  evidente che io non posso che dare il
  contributo di  chi  parla  da  una  posizione  di  minoranza o di
  opposizione: auguro al Governo, di essere il migliore dei Governi
  possibili  e  che si sforzi di costruire il  futuro  migliore  di
  questa Regione.
       Essendo  in democrazia assegnato un tempo per ogni cosa, c'è
  un  tempo per governare, c'è un tempo per fare opposizione, e non
  bisogna  scomodare  le  sacre Scritture per dire, appunto, c'è un
  tempo esattamente per ogni cosa.
       In  questo tempo di opposizione, a me è dato far riferimento
  a quali sono le caratteristiche culturali che potranno in qualche
  modo fare la differenza nella nostra Regione al termine di questa
  esperienza.
       Così, tutti, sicuramente, facciamo riferimento al tema della
  pace  e  lo  colleghiamo  alla  nostra  Regione  siciliana.  Ma è
  evidente  che il tema della pace lo si può vivere esaltando, come
  divinità  pagana,  la  sicurezza  e portando all'altare di questa
  nuova divinità  pagana,  che  è  la  sicurezza,  valori  umani di
  rispetto e  di  tolleranza, ovvero lo si può vivere, come il Papa
  ha anche  ricordato,  pensando  che la violenza sia certamente un
  male da rifiutare.
       Allora,  non  basta dire che siamo per la pace, perché tutti
  siamo  per  la  pace, ma l'approccio culturale al tema della pace
  può fare  certamente  la differenza.
       E  se  questo vale per la pace, vale  certamente  anche  per
  l'ambiente. Non c'è dubbio che al termine  di  questa esperienza,
  guardando indietro, potremo avere costruito un impianto culturale
  di sanatorie generalizzate che basta annunciare perché  producano
  un guasto alla cultura, all'impianto culturale di  un  popolo  o,
  invece,  di corretto riordino del territorio, che  è  cosa  altra
  rispetto alle sanatorie generalizzate.
       E  col  tema  dell'ambiente si collega non solo la sanatoria
  degli  abusi, ma anche l'acqua, che potremo in questi anni vivere
  come  uno  spreco fonte di altri sprechi, o potremo vivere invece
  come una risorsa fonte di altre risorse.
       Vale  lo  stesso  ragionamento  con   riferimento   al  tema
  dell'autonomia,  se  è  vero,  come è vero,  che  possiamo  tutti
  essere,  come  siamo,  federalisti; ma  dobbiamo  chiederci  come
  pensiamo  di  coniugare  il federalismo con  la  nostra  speciale
  autonomia, come cioè possiamo fare in modo che  l'avvento  di una
  stagione  federalista  nel  nostro  Paese non si  riduca  in  una
  mortificazione  per  chi, essendo speciale, si  trova  ad  essere
  indietro rispetto alle Regioni che speciali in passato non erano.
       Allora,  non basta dire che siamo federalisti, se poi non ci
  chiediamo  concretamente  quale  impianto  culturale  stia dietro
  l'idea   di  federalismo,  quale  impianto  stia dietro  l'essere
  speciali   con   l'essere  integrati  in  una  comunità,  in  una
  dimensione  internazionale, europea, se è vero come è vero che ad
  ogni essere  umano  nel  mondo, ad ogni comunità nel mondo è dato
  vivere  l'equilibrio  tra  l'essere  eguali  e  l'essere diversi;
  l'essere diversi come forma di esaltazione della propria identità
  - e  noi siamo diversi come popolo siciliano - ma l'essere eguali
  quanto ad opportunità e a diritti che fanno poi la civiltà.
       La civiltà non è certamente fatta da esseri tutti eguali, né
  fatta da  esseri tutti diversi, ma è fatta da esseri che restando
  diversi riescono ad essere eguali.
       Vale  lo  stesso ragionamento per quanto riguarda l'impianto
  culturale  che  sta  dietro  la  legalità,  se  si ha di legalità
  un'idea  tutta legata alla repressione, o se si ha della legalità
  l'idea  tutta  legata alla promozione culturale, o se si ha, come
  io  ho,  l'idea  che  la legalità sia un carro con due ruote, una
  delle quali è certamente la repressione, ma l'altra, fondamentale
  come la prima, è lo sviluppo economico, sociale e culturale di un
  popolo e se le due ruote non vanno alla stessa velocità, il carro
  non va avanti ma gira intorno a se stesso.
       Qual   è  l'impianto  culturale  della  democrazia,  qual  è
  l'impianto  culturale  che noi utilizziamo e staremo costruendo e
  costruiremo   in   questi  anni  con  riferimento,  per  esempio,
  all'Assemblea regionale siciliana o al funzionamento del Governo?
       Non  c'è dubbio che l'elezione diretta degli esecutivi porta
  con sé  lo  spoil  system,  ma  certamente  non  vi  è  lo stesso
  approccio culturale nel realizzare lo spoil system previsto dalle
  democrazie  che  conoscono questa forma, e  nel  generalizzare  i
  commissariamenti per realizzare lo spoil system.
       Sono  due  culture  diverse.  Entrambe  arrivano allo stesso
  risultato,   ma   decapitare  inventando  commissariamenti,  come
  recentemente  è accaduto con l'Orchestra Sinfonica Siciliana, una
  scelta   che  è  legittima  e  che  si  chiama  sostituzione  del
  Presidente,  che può essere sostituito senza inventare ragioni di
  commissariamento,  anche  questo  fa la differenza culturale; non
  occorre  essere  cristiani  o musulmani, non occorre essere ebrei
  piuttosto che buddisti per dividersi su queste cose, ci si divide
  su queste  cose anche se si è tutti cristiani o tutti musulmani o
  tutti  buddisti.  Sono  due  diversi  approcci culturali rispetto
  all'interpretazione  della  stessa  norma,  dello  stesso sistema
  politico istituzionale.
       Vale  lo  stesso  ragionamento  per  il  lavoro,  l'impianto
  culturale del lavoro. Qual è l'idea di lavoro che noi costruiremo
  in questo periodo? Sarà il lavoro produttivo o  sarà,  invece, un
  lavoro parassitario?
       Per noi il lavoro produttivo si accompagnerà al rispetto del
  lavoratore   o   sarà   un   lavoro   parassitario   che   riduce
  sostanzialmente  a  subalterno  il lavoratore? E vale esattamente
  per  il  lavoratore  quello  che  vale per l'imprenditore? Avremo
  rispetto per l'imprenditore, nel senso che avremo rispetto per la
  sua  dignità  professionale  come abbiamo rispetto per la dignità
  professionale  del  lavoratore, ovvero  lo assisteremo in maniera
  clientelare,  in  questo  modo  mortificando  la  sua  dignità di
  imprenditore così come si mortifica la dignità del lavoratore?
       Per   concludere   questo  elenco  che  potrebbe  certamente
  continuare,  essendo  infinite  le  sfaccettature  che  fanno  un
  impianto culturale alternativo ad un altro impianto culturale pur
  nella comunanza delle fedi religiose oppure nella comunanza della
  lingua oppure nella comunanza delle culture.
       Credo  che  abbiamo  di  fronte  un pericolo, un rischio, un
  rischio ed  un  pericolo che è fortemente presente, devo dire, in
  questa maggioranza della Regione siciliana.
       Il pericolo  cioè di mettere insieme, ed è un rischio che mi
  auguro   che   il   Governo   ed  il  Parlamento  vorrà  evitare,
  affascinazione  e clientelismo, credo che l'affascinazione sia la
  traduzione negativa della felicità.
       Nelle costituzioni moderne si legge che scopo della politica
  è il raggiungimento della felicità - si legge anche nel preambolo
  della  Costituzione  degli  Stati  Uniti  d'America -  ma  se  la
  felicità  diventa  affascinazione  è  altra  cosa  rispetto  alla
  felicità alla quale faccio riferimento.
       Così  come  non  c'è  dubbio  che  compito  della politica è
  occuparsi  dei problemi individuali, ma se occuparsi dei problemi
  individuali  diventa  clientelismo,  anche qui abbiamo uno scarto
  che è uno scarto culturale.
       Credo  che bisogna evitare di mettere insieme affascinazione
  e  clientelismo,  bisogna  invece  perseguire felicità e al tempo
  stesso  avere  attenzione  per  i  problemi anche individuali del
  popolo siciliano.
       L'augurio che faccio a questo Governo è certamente quello di
  riuscire  a separare l'affascinazione dalla felicità e perseguire
  la  felicità,  separare  l'attenzione  per i casi individuali dal
  clientelismo e  mentre  il Governo tenterà di far questo noi come
  opposizione ci sforzeremo di dimostrare che domani sarà possibile
  governare     esattamente     senza     essere     né     vittima
  dell'affascinazione, né vittime del clientelismo. Grazie e auguri
  di buon lavoro.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini, ne ha
  facoltà.

     LEONTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, onorevole
  Presidente,  più volte è ritornato nel dibattito il riferimento a
  termini  che  in fondo, poi, hanno caratterizzato una buona parte
  degli interventi che si sono succeduti in questa Aula da parte di
  alcuni colleghi.
       Si  è fatto riferimento ad una presunta mancanza di passione
  nell'affrontare  e  alimentare  il dibattito e ad un'impostazione
  politicamente   ipocrita  dell'intervento  del  Presidente  della
  Regione.
       Bene,  sicuramente  la  vetrina,  un pò ipocrita, alla quale
  abbiamo   assistito  è  uno  dei  motivi  per  cui  alcuni  hanno
  partecipato al dibattito con assenza di passione.
       Perché  da  parte nostra, c'è da dire, che questo programma,
  queste  dichiarazioni  programmatiche  già oggetto di un consenso
  esteso  e  generalizzato  nella  Regione,  nei Comuni, nelle aree
  metropolitane  e in tutto il territorio della Regione sono motivo
  di passione e di approfondimento.
       E'  politicamente  ipocrita  il tentativo di non riconoscere
  questo  e  di  partecipare  al dibattito come se le dichiarazioni
  programmatiche contenessero una somma di intenti, di propositi da
  orientare  diversamente,  da  correggere  come  se a sostenere il
  programma  del  Presidente  Cuffaro  si  fossero alleate tutte le
  forze   del  male  siciliano  che  oggi  hanno  scommesso  su  un
  appuntamento di oscurantismo e di retrocessione.
       A  sentire  l'onorevole  Forgione: il blocco del cemento, il
  blocco degli interessi, il blocco dell'oscurantismo, il blocco di
  tutte  le  forze  produttive  che, in  questo  momento, da questo
  successo  sarebbero  mortificate  e  sarebbero  in  qualche  modo
  conculcate  da un risultato che va in una direzione completamente
  diversa.
       Ma  è  politicamente  ipocrita  affrontare  il  dibattito in
  questi  termini,  è  ipocrita  affrontarlo  senza  sottolineare i
  motivi  per  cui  quando un risultato elettorale si riscontra, si
  evidenzia sicuramente ci saranno dei meriti altrui, ma ci saranno
  anche dei demeriti propri e non si può affrontare un dibattito in
  modo lucido, sereno, costruttivo e sincero senza fare riferimento
  autocriticamente a quelli che sono i demeriti propri.
       Non  vedo  nel  programma del Presidente Cuffaro una Sicilia
  oscurata,  vedo,  invece,  nei  voti  che  hanno  sostenuto  quel
  programma,   una   Sicilia   che   vuole  esprimersi,  che  vuole
  svilupparsi,  che vuole andare avanti, che vuole vincere, che non
  vuole  perdere;  è  politicamente ipocrita fare riferimento ad un
  programma  del  genere come se fosse invece la summa, il portato,
  il  cumulo  di tutto ciò che si è alleato nel male della Sicilia.
  E'  davvero politicamente ipocrita e dannoso non fare riferimento
  al  fatto  che  l'ansia  delle attività produttive, l'ansia della
  piccola  e  media  impresa  è stata frustrata dalle posizioni del
  centrosinistra e di Forgione, che l'Onorevole Forgione ha perduto
  perché  ha  fallito  nel  proprio modo di impostare l'attività di
  Governo  prima  e  l'attività  parlamentare  ed  elettorale dopo,
  perché  non dire questo
       E' politicamente ipocrita fare riferimento  ad  un programma
  che è stato già votato e che è il  programma dei siciliani, che è
  il  programma  nel quale i siciliani  si  sono  riconosciuti  per
  vincere, per andare avanti, per avanzare in un contesto nazionale
  che  non  è vero, caro collega Speziale,  che  sta  iniziando  le
  proprie   attività   di  governo  in   modo   negativo.   Non   è
  assolutamente vero, perché  il Paese che  si  riconosce in questo
  Governo sta apprezzando l'esordio di questo  Governo, vuoi per la
  Tremonti-bis che non è vero che colpisce il  Sud  e  colpisce  la
  Sicilia nella possibilità di reinvestire  gli  utili con finalità
  produttive e occupazionali;  vuoi per la eliminazione della tassa
  di successione e donazione;  vuoi  per  la  modifica  dell'IRPEF;
  vuoi  per la legge 'obiettivo' che è  in  discussione  in  questi
  giorni  e che è una legge che riguarda solo  il  Sud  e  solo  la
  Sicilia,  in  gran parte il Sud, la  legge  che  fissa  modalità,
  risorse e tempi (tanto richiesti), le modalità  e  le risorse per
  realizzare infrastrutture nel Sud e nella Sicilia, in un contesto
  che vede il nostro Governo regionale interloquire in modo diretto
  e forte con il Governo nazionale.
       Perché  collocare tutto ciò in  uno  scenario  apocalittico,
  perché dipingerlo con i tono che non ha, con i colori che non ha?
  Non  sono  i colori grigi,  l'ombra  dell'oscurantismo  che  oggi
  piomba  sulla Sicilia, è un colore diverso,  è  il  colore  della
  speranza e dell'apertura, dell'avanzamento  della Sicilia, quello
  che caratterizza il successo di  questo  programma,  un programma
  che è già stato in qualche modo  fatto  penetrare nella coscienza
  dei cittadini siciliani.  Sicuramente, collega Orlando, il lavoro
  può essere clientelare, così come può  essere  produttivo,  ma un
  programma  di  Governo  che fa  riferimento  alla  riforma  degli
  appalti  non prefigura un lavoro  clientelare,  un  programma  di
  Governo che fa riferimento alla riforma  di alcuni meccanismi che
  consentono alla piccola e media impresa  di  non  essere  esclusa
  dalla materia degli appalti, come è accaduto negli ultimi anni, è
  sicuramente un programma di Governo che  non  va  nella direzione
  della mortificazione del lavoro, ma va nella direzione del lavoro
  produttivo. Quindi, casomai, per uscir fuori dall'impasse e dalla
  schermaglia  politicamente  ipocrita  -   e   faccio  riferimento
  all'intervento del collega Ortisi ed in  parte  anche del collega
  Speziale, ma soprattutto a quello del  collega  Forgione - perché
  non fare riferimento agli strumenti di  cui  noi  disponiamo  per
  entrare  nel  concreto  del confronto  col  Governo  ed  attuare,
  ciascuno dal nostro punto di vista, le  nostre  linee  di governo
  del territorio?  Perché  è venuta fuori questa impostazione dalla
  parte finale dell'intervento  dell'onorevole  Capodicasa  laddove
  finalmente,  dopo aver fatto una  riflessione  di  carattere  più
  ampio,  è entrato nel merito e ha detto  anche  ai  colleghi  che
  l'hanno preceduto "cerchiamo di  tirarci  fuori  dall'ipocrisia".
       Ci sono alcune cose concrete che  dobbiamo focalizzare e che
  riguardano i rapporti tra questo Parlamento  e questo Governo, la
  geografia  dei  poteri  dove  finiscono   i   poteri  dell'uno  e
  cominciano quelli dell'altro  dopo l'impianto  e  l'attuazione di
  questa nuova modalità elettorale che ha  lasciato  un po' incerte
  le norme ed i comportamenti e che deve essere oggi ridefinita nel
  quadro di un nuovo rapporto. Per cui la  concretezza oggi ci deve
  indurre a dire "reistituiamo la Commissione  per la Riforma dello
  Statuto, completiamo la riforma dello  Statuto  e  completiamo la
  riforma dell'Ordinamento del Governo che  consente di ridisegnare
  la geografia dei poteri ed i rapporti  veri tra questo Parlamento
  e il Governo perché comunque a noi compete  di  partecipare con i
  nostri   strumenti,   che   sono    quelli   della   legislazione
  parlamentare, all'attuazione del programma di Governo;  chi da un
  punto  di  vista  a  sostegno  di  alcune  iniziative,  che  sono
  contenute in questo programma di  governo,  chi legittimamente da
  altro punto di vista, ma con gli strumenti  di  cui  disponiamo e
  che  oggi  sono  ancora  incerti ed  imperfetti  e  che  dobbiamo
  perfezionare. Se vogliamo uscire fuori  dalla  dialettica e dalla
  schermaglia politicamente ipocrita dobbiamo fare riferimento solo
  a  questo, tutto il resto è vetrina  esibizionistica  che  ci  fa
  ripiombare a certi momenti morti della vita parlamentare che poco
  danno e molto prendono in termini di  tempo,  di  dispersione  di
  energia,  di intelligenza e di proposte.
       E'  questa  la riflessione, caro Presidente, che questa sera
  noi ci sentiamo di doverle rassegnare,  perchè  nel suo programma
  proprio  i  punti  relativi  alla   modifica  dello  Statuto  noi
  intendiamo  privilegiare,  perchè  è   necessario   rivedere   il
  funzionamento e le competenze degli organi regionali per inserire
  in modo più solido la Regione nel contesto statale e comunitario,
  in un contesto statale che oggi non sta  schiacciando  il Sud, la
  Sicilia, ma sta caratterizzando il  proprio  esordio  proprio con
  un'attività di Governo nella direzione del  Sud  e della Sicilia.
       Voglio  ricordare  che  proprio  un  mese   e  mezzo  fa  su
  iniziativa del Ministro delegato onorevole  Miccichè  - lo avrete
  tutti  appreso  -  sono stati sbloccati  2.500  miliardi  per  la
  Sicilia  relativi  ai  patti  territoriali:   500   miliardi  che
  servivano  a  definire  la  spesa   ordinaria   sugli   stati  di
  avanzamento  dei  contratti di programma  e  2.000  miliardi  che
  riguardavano i patti territoriali che erano stati approvati nella
  delibera CIPE n.  138.
       Se questo  è  un  esordio  contro la Sicilia, se questo è un
  modo di penalizzare il Sud e la Sicilia, ditelo pure
       E'  questo  un  modo  sicuramente  politicamente ipocrita di
  alimentare un dibattito sulle dichiarazioni programmatiche

     CAPODICASA. Prima li avete bloccati e poi li avete sbloccati

     LEONTINI.  Non  abbiamo bloccato nulla, perchè quella delibera
  conteneva  l'esame  e l'approvazione dei patti territoriali; sono
  stati sbloccati i fondi e quindi è stata iniziata la decretazione
  sui patti territoriali grazie a quella iniziativa.

     SPEZIALE. Sono tutti del precedente Governo. Quali sono quelli
  del nuovo?

     LEONTINI. Il  Governo  ha sbloccato i fondi a favore del Sud e
  della Sicilia, cosa che voi negate nei vostri interventi
       Allora, se la situazione è questa contribuiamo correttamente
  ad una dialettica politica che consenta - come diceva l'onorevole
  Orlando  - di integrare gli sforzi e  di  sovrapporre  le  nostre
  proposte, le nostre indicazioni nella  direzione  di  un rapporto
  più certo tra Parlamento e Governo  affinchè  questo  programma e
  questo  Governo  produca  i  risultati  migliori  per  la  nostra
  Sicilia, per gli uomini di Governo e per i parlamentari.
       E  qui  sicuramente si inserisce la riforma dell'istituzione
  regionale, si inserisce la riforma degli appalti, si inserisce la
  definizione di Agenda 2000 con un riferimento ad alcune necessità
  che non mi pare, se non in  modo  politicamente ipocrita, possano
  essere dissimulate o coperte.
       Ma perchè l'onorevole Forgione per tutta  la  durata del suo
  intervento  fa  riferimento  alla legalità  condivisa?  Ma  quale
  legalità  condivisa?   Se ne parla nel  programma  e  nei  nostri
  interventi e il nostro impegno  politico, parlamentare di Governo
  ed elettorale è per la fortissima  legalità delle nostre attività
  e delle nostre istituzioni.
       Quale   legalità   condivisa?   La   legalità   deve  essere
  sicuramente condivisa, deve penetrare nella coscienza di tutto il
  popolo siciliano  e questa è la lotta che noi conduciamo dall'una
  e  dall'altra  parte, ma non strumentalizziamo e non cerchiamo di
  giudicare le dichiarazioni programmatiche di un Presidente che ha
  vinto le  elezioni  e  che  quindi  si  è  fatto riconoscere come
  interprete  di  una  coalizione,  di un programma che sicuramente
  vuol fare  avanzare  il Paese, vuol fare avanzare la Regione; non
  strumentalizziamo   questo  con  argomentazioni  che  addirittura
  vogliono correggere la intelaiatura logica e la punteggiatura del
  discorso del Presidente.
       Vi rendete  conto che per certi aspetti così si perde tempo?
  E  quindi quando si paventava nella Conferenza dei capigruppo che
  il dibattito poteva prendere una  piega politicamente ipocrita si
  aveva  ragione  da  alcune  parti,   non   si  voleva  conculcare
  l'esigenza del dibattito, si voleva raccomandare che il dibattito
  avesse  una  sua  valenza concreta, che  non  fosse  una  vetrina
  strumentale ed esibizionistica  ma servisse  a focalizzare quelli
  che erano gli interventi utili a rendere  il  rapporto tra questo
  Parlamento e questo Governo più proficuo possibile.
       Questa è la raccomandazione che noi facciamo al Presidente.
       Onorevole   Presidente,  questo   Governo   deve   sostenere
  intensamente, quotidianamente, le attività  che  presiedono  alla
  realizzazione di questo programma; è un programma che deve essere
  attuato per fare avanzare la Sicilia, è  un  programma  al  quale
  questo  Parlamento  con  i  suoi   strumenti   vuole  partecipare
  completamente  a pieno regime;    quindi,  la  raccomandazione  è
  quella di non svincolare le attività del  Governo  da  quelle  di
  questo Parlamento ma di esaltare la dignità e  il ruolo di questo
  Parlamento, di esaltarlo attraverso una integrazione e attraverso
  un  varo  immediato  di  quelle leggi  di  riforma  che  potranno
  consentire di ridisegnare la geografia  istituzionale dei poteri,
  i  rapporti  tra Parlamento e Governo  e,  quindi,  consentire  a
  questo  Parlamento  di  continuare  la   sua  nobile  ed  augusta
  tradizione, cioè quella di incarnare  e  rappresentare l'esigenza
  di crescita e di avanzamento della nostra  Regione  e  del nostro
  Paese.
       Con  questo  augurio  noi  sosterremo l'attuazione di questo
  programma  e vigileremo affinchè le attività di questo Parlamento
  possano  essere  non  neglette,  non  esautorate, non svuotate ma
  esaltate  proprio  dal  ruolo di collaborazione, integrazione con
  l'attività   di   Governo   di   vigilanza,  di  controllo  e  di
  programmazione.  Tutto  questo  ci  compete,  questo  lucidamente
  riteniamo  di poter oggi definire per un percorso legislativo che
  meglio focalizzi i rapporti tra i due organi istituzionali perchè
  i siciliani di questo hanno bisogno,  di  una  maggiore  certezza
  nelle  norme,  hanno bisogno di testi  unici,  hanno  bisogno  di
  uscire fuori dalla farraginosità delle  norme  e dei procedimenti
  burocratici, hanno bisogno di liberare delle risorse.
       Sicuramente  in  questo  programma  le indicazioni in cui si
  riconosce  la  Sicilia  che vuole liberare le sue risorse, le sue
  intelligenze,  le sue possibilità ci sono, non sono assolutamente
  mortificate   e  nascoste;  noi  vogliamo  esaltarle  e  vogliamo
  esaltarle  con  il  nostro  ruolo  di  parlamentari  che a questo
  Parlamento intendiamo ancora oggi conferire dignità e nobiltà.

     FLERES.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Tumino.  Ne ha
  facoltà.

     TUMINO.  Signor Presidente, onorevoli  colleghi, la dialettica
  politica  tra  maggioranza  e  opposizione   è   il  cuore  della
  democrazia, però quella dialettica politica  diventa  sterile  se
  l'opposizione è pregiudizialmente opposizione o se la maggioranza
  è pregiudizialmente convinta di avere la verità in tasca.
       La  dialettica  politica diventa positiva nel momento in cui
  si  realizza  un  confronto  e  dal  confronto  emergono le linee
  complessive.
       Io   considero   il   programma   del   Presidente   Cuffaro
  complessivamente   debole   perchè  manca   di   quella   visione
  complessiva del ruolo che la Sicilia deve svolgere in Italia, nel
  Mezzogiorno, in Europa e nel  Mediterraneo.  La  considero debole
  perchè  spesso  si  limita  ad   enunciazione   generale.   Colgo
  l'occasione  per  sottolineare  ma   con   spirito   costruttivo,
  onorevole Presidente, non certo perchè  voglio fare polemica; lei
  sottolinea che in atto c'è una  situazione  di inceppamento della
  spesa,  di paralisi della economia, io dico  che  la  Regione  ha
  svolto un grande ruolo ma che in questa fase è una palla al piede
  per lo sviluppo economico della Sicilia.
       Il  Governo  come  vuole agire? Da una parte si appella a un
  generico  "stiamo  insieme  e  cerchiamo  insieme di costruire le
  regole",  dall'altra parte, leggendo il  suo  programma,  lei  si
  riferisce ad una serie di principi: la  delega  al  sistema delle
  autonomie,  ma  che  cosa  si  delega, come  si  delega   Lei  si
  riferisce ad una elasticità gestionale del  bilancio, ma che cosa
  è questa elasticità gestionale del bilancio;  lei  si riferisce a
  criteri  di semplificazione degli iter  amministrativi, ma  quali
  sono questi criteri di semplificazione degli iter amministrativi
       Allora, la invito, per quanto  è  possibile,  a  focalizzare
  insieme  alla  opposizione questi  percorsi.
       Apprezzo l'impegno chiaro e puntuale che, invece, il Governo
  ha posto per una radicale innovazione  tecnologica degli uffici e
  nel  rapporto  con  i  cittadini,  questo  è   un  punto  che  ho
  considerato molto chiaramente espresso e definito.
       Onorevole  Presidente,  Lei  proclama la  necessità  di  una
  formazione professionale "in senso nuovo".  Qual  è  questo senso
  nuovo?
       La formazione  professionale regionale è stata uno strumento
  enorme  di   spreco   di   risorse,  con  risultati  estremamente
  marginali  in termini di  qualità e di novità. E' stata una fonte
  privilegiata  di ricerca del consenso  politico.  Qual  è  questo
  senso nuovo della formazione? Quali riforme?  Quali linee?
       E questa enorme lacuna programmatica, io la considero enorme
  nella sua proposta  programmatica,  non  può forse nascondere una
  manifestazione indiretta, mi  auguro  che  non  sia  così, ma una
  manifestazione indiretta di  una  mancanza di volontà politica di
  intaccare un sistema consolidato di clientela e di spreco?
       Lei  parla   di   strumenti   dello   sviluppo   e   propone
  l'istituzione di un'agenzia  unica che gestisca in modo integrato
  la promozione dell'intero  "sistema  Sicilia".  Ma  che cosa vuol
  dire,  Presidente,  che  sarà  costituito  un  grande  carrozzone
  politico clientelare?
       Se, da un  lato,  si  vuole semplificare, dall'altro, non si
  può pensare a un'agenzia unica che si occupi di tutti gli aspetti
  dello  sviluppo,  a   meno   che  questa  agenzia  unica  non  si
  identifichi  con lo  stesso  Governo,  che  diventa  esso  stesso
  l'agenzia unica.
       Gli strumenti di sviluppo non sono individuati in alcun modo
  nel  suo  programma  e ciò conferma  la  convinzione  che  questo
  Governo non ha un'idea chiara e definita dello sviluppo economico
  e della semplificazione degli apparati.
       Lei, parlando di  sanità,  invita,  spinge  a  realizzare un
  processo di integrazione socio-sanitario, però  Lei  si  limita a
  parlare di una revisione della strutturazione  delle ASL; ma come
  concilierà    questa    presunta    volontà    di    integrazione
  socio-sanitaria con la tendenza all'accrescimento  del peso della
  sanità privata, con costi insostenibili per le fasce più deboli e
  con il rischio vero di creare una sanità per i ricchi e una per i
  poveri?
       Onorevole Presidente, senza polemica,  vorrei  che veramente
  si  realizzasse  tra  l'Assemblea e  il  Governo  quello  scambio
  profondo  di  punti  di  vista  che,   pur  differenziati  e  pur
  dialettici, siano costruttivi per la nostra comunità siciliana.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
  ha facoltà.

     SPAMPINATO.  Signor Presidente,  onorevoli colleghi, onorevole
  Presidente della Regione, il mio intervento sarà integrativo, non
  soltanto nei tempi, onorevole Presidente, ma anche nei temi.
       L'onorevole Ortisi  ha  reso le nostre osservazioni rispetto
  alle dichiarazioni  programmatiche  del Presidente della Regione;
  il mio intervento avrà  come oggetto, nei tempi che mi sono stati
  ricordati dal  Presidente  dell'Assemblea,  il  motivo stesso, la
  natura della seduta che oggi celebriamo.
       Il mio intervento è finalizzato, sostanzialmente, a ribadire
  anche il perchè,  con  tanta  veemenza,  è  stato  chiesto questo
  dibattito.  E'  stato  chiesto  sostanzialmente,  anzi  mi  corre
  l'obbligo di ringraziare il Presidente Lo Porto perchè si è fatto
  portavoce delle  nostre  insistenti richieste, quindi ha invitato
  il Presidente della Regione ...

     CUFFARO,  Presidente   della  Regione.  Non  ha  fatto  alcuna
  richiesta, io ho detto subito che ero d'accordo.

     SPAMPINATO. Mi scusi,  Presidente,  Lei era d'accordo però con
  delle motivazioni che ci lasciavano particolarmente perplessi.

     CUFFARO, Presidente   della  Regione.  Io  mi aspettavo che ci
  potesse essere un  contributo  fattivo. La diversità di posizioni
  la conoscevo già  perchè  durante la campagna elettorale le avevo
  sentito dire. Il mio programma è stato votato dagli elettori

     SPAMPINATO.   Noi   riconosciamo  assolutamente  il  risultato
  elettorale che l'ha  gratificata e le ha attribuito...

     CUFFARO, Presidente   della  Regione.  Capisco che non mi fate
  dire quello che ho detto, ma farmi dire quello che non ho detto è
  troppo

     SPAMPINATO. Capisco l'esasperazione  di  un  lungo dibattito e
  quindi che riesca anche  a  leggermi  nel pensiero, Presidente, a
  capire ciò che ancora non avevo detto
       Credo di ribadire le  sue  motivazioni,  appunto che lei era
  stato legittimato da un  voto  popolare, che  riconosce il popolo
  siciliano  unico  contraddittorio  con  cui  confrontarsi  e  che
  sarebbe  venuto  qui in  Assemblea  soltanto  per  una  forma  di
  graziosa concessione istituzionale.
       Credo che le cose siano diverse. Ritengo  che  (il fatto che
  il dibattito si sia protratto in maniera stanca non è qualcosa di
  esaltante per la stessa Assemblea) proprio  questo  sia  uno  dei
  momenti  fondamentali  della  vita dell'Assemblea;  questo  è  un
  momento propedeutico, a mio avviso, anche  per la stessa attività
  a  pieno regime dell'Assemblea  regionale  siciliana,  l'attività
  legislativa.
       La legge di riforma costituzionale,  onorevole Presidente, è
  vero,  ha  dato  la  possibilità   agli   elettori   di  eleggere
  direttamente  il  Presidente,  ma non  ha  disegnato  un  sistema
  pienamente presidenziale.
       I rapporti tra  Presidente,  Governo  e  Assemblea regionale
  continuano  a   essere   fortissimi.  Permettetemi  di  ricordare
  un'altra modifica, un'altra  innovazione  che  è stata introdotto
  dalla  legge  di   riforma   costituzionale   che  ha  introdotto
  l'articolo 41 bis  del  nostro  Statuto  che  ha  sostanzialmente
  decostituzionalizzato lo Statuto stesso laddove dà la possibilità
  a quest'Assemblea di darsi una propria forma di governo regionale
  senza  procedere   alle   procedure   aggravate   della   riforma
  costituzionale.
       L'Assemblea regionale potrà  darsi,  a  limite  potrà  anche
  rivedere l'elezione diretta  del  presidente,  non  me  lo auguro
  perché   sicuramente    l'elezione    garantisce    stabilità   e
  governabilità  e  questo  è  un qualcosa  di  essenziale  per  la
  Sicilia,  ma  credo  che questa sia  una  prerogativa  quella  di
  dotarci di una forma di governo compiuto  di  cui  dovremmo farne
  sicuramente tesoro.
       Dicevo che esiste un fortissimo  rapporto tra lei, onorevole
  Presidente,  il suo Governo e  quest'Assemblea,  basti  ricordare
  l'articolo 10 dello Statuto così come  modificato  dalla legge di
  riforma costituzionale. Da una parte  l'articolo  10  prevede  la
  possibilità per l'Assemblea regionale di  votare  una  mozione di
  sfiducia nei confronti del Presidente  della  Regione, dall'altra
  dà la possibilità al Presidente della  Regione  di sciogliere con
  le sue dimissioni quest'Assemblea.
       L'esistenza di questo articolo  già  di  per  sé denota come
  esiste  un  obbligo,  oltre che  politico,  giuridico,  onorevole
  Presidente, perché lei venga qua a  rendere  le sue dichiarazioni
  programmatiche.  Non le auguro di  provare  l'esperienza  di  una
  mozione di sfiducia, ma un'eventuale  mozione di sfiducia,siccome
  rifiuto l'idea legata al passato di  mozioni  che potevano essere
  approvate,  oppure  la fine di esperienze  di  governo  solo  per
  vendette  politiche,  chiaramente  non potrebbe  che  avere  come
  motivazioni gravi inadempienze programmatiche.
       Se   l'Assemblea    regionale   non   viene   a   conoscenza
  ufficialmente di quelle  che sono le dichiarazioni programmatiche
  del Presidente, in che modo  eventualmente  potrebbe  far  valere
  questa sua prerogative riconosciuta dallo  stesso  Statuto, dalla
  stessa legge di riforma costituzionale?
       Ecco perché ritengo che  sia  giusto  che lei sia venuto qua
  non soltanto per  una  questione  di  cortesia  istituzionale, ma
  proprio per dar  seguito  ad  un  obbligo  politico-giuridico. Ma
  ritengo,   altresì,   Presidente,  che  lei   venga   a   rendere
  annualmente,  probabilmente questo dovrà  essere  definito  nelle
  riforme dello Statuto e il  Regolamento  che  dovremmo approvare,
  anche conto all'Assemblea dello stato  di attuazione dello stesso
  programma.
       Queste  sono  le   considerazioni  di  natura  generale  che
  ritenevo necessarie fare. Credo  che  questo sia stato un momento
  essenziale per la vita dell'Assemblea  regionale.
       Le auguro buon lavoro, onorevole  Presidente,  anche  se  da
  parte nostra ci sarà una ferma opposizione  perché  diversa  è la
  nostra  concezione, diversa è la  nostra  filosofia  di  governo;
  questo, tuttavia, non mi impedisce di  augurarle  lo  stesso buon
  lavoro.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Leanza. Ne ha
  facoltà.

     LEANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che il
  programma del Presidente Cuffaro e anche il dibattito che stasera
  si è svolto esprimano l'importanza cruciale di questa legislatura
  per  il  consolidamento  della  nuova   Regione.  Infatti,  siamo
  chiamati al delicatissimo compito di  completare  il  processo di
  riforma istituzionale avviato nella precedente legislatura.
       L'architettura istituzionale  della Regione, designata dallo
  Statuto e dalle leggi di attuazione,  rispondeva  ai caratteri di
  una  società  e  di  un   sistema  politico  ormai  completamente
  trasformato. Per questa ragione, nella  passata  legislatura   la
  Sicilia si è fatta promotrice di una riforma costituzionale dello
  Statuto che ha introdotto l'elezione diretta del Presidente della
  Regione.  In  questo  modo  si è  avviata  la  transizione  dalla
  democrazia "dell'impotenza" alla  democrazia  "della  decisione".
  Personalmente, in quanto a quel  tempo  Presidente  della Regione
  nel precedente Governo, ho avuto l'onore  di contribuire a questo
  processo fungendo un poco da traghettatore  dal  vecchio al nuovo
  assetto istituzionale.
       Ma questa transizione non si  è  ancora  conclusa  e  a  noi
  spetta proprio il compito  di  completarla  e  perciò ritengo che
  questa legislatura sarà veramente una legislatura costituente.
       Il  lavoro  che  abbiamo   davanti   è   enorme   perché  la
  modernizzazione istituzionale della  Regione  richiede  una vasta
  opera di riforme: in primo  luogo  a  livello legislativo, ma poi
  anche  a  livello di norme  di  attuazione  dello  Statuto  e  di
  modifiche statutarie.
       La riforma costituzionale dello  Statuto  del 2001 rinvia ad
  una  serie  di leggi che  l'Assemblea  regionale  dovrà  attuare.
  Innanzitutto  c'è  la  legge sulla forma  di  governo  che  dovrà
  disciplinare i rapporti tra l'Assemblea e  il  Governo. Legge che
  avrà come suo necessario corollario  la  riforma  dei regolamenti
  parlamentari.
       La  riforma   costituzionale   ha   valorizzato  l'autonomia
  statutaria  della  Regione  perché   ha   affidato   non  più  al
  legislatore costituente bensì al legislatore regionale il compito
  di completare l'architettura  istituzionale  con  la  legge sulla
  forma di governo.
       E' un'importante riconoscimento  della  nostra autonomia che
  ora  va esercitato con  serietà  e  determinazione.  Ritengo  che
  nell'era  istituzionale che  vede  l'esaltazione  del  ruolo  dei
  governi, l'Assemblea possa recuperare il suo ruolo se sarà capace
  di  reinventarlo.  Ciò  significa  seguire  la  strada  dell'alta
  politica   istituzionale.   L'Assemblea   deve   essere  la  sede
  autorevole  di riscrittura delle supreme regole istituzionali. In
  questa  riscrittura,  l'Assemblea  deve  definitivamente superare
  vecchi  schemi  istituzionali  che  seguivano  il  modello  della
  democrazia  compromissoria,  basata  sull'indistinzione dei ruoli
  tra maggioranza e opposizione.
       Questi   schemi  oggi  producono  incapacità  decisionali  e
  offuscamento  delle responsabilità. Dobbiamo, piuttosto, favorire
  il completamento  del  passaggio  ad una democrazia maggioritaria
  che  veda   una   distinzione   tra  maggioranza  che  governa  e
  l'opposizione che  controlla.
       Perciò  dobbiamo   ridefinire   il   ruolo  del  governo  in
  parlamento, i poteri  della  maggioranza nella programmazione dei
  lavori, dobbiamo riflettere su  quale  tipo  di  potere normativo
  affidare al governo e, al  tempo  stesso,  dobbiamo  scrivere  lo
  statuto dell'opposizione perchè  ad  una maggioranza dotata degli
  strumenti  per  governare   deve  corrispondere  una  opposizione
  davvero in grado di controllare.
       C'è il grande tema della legge elettorale. Qui dobbiamo fare
  uno  sforzo   di   fantasia   per  coniugare  le  esigenze  della
  governabilità  con  l'indispensabile  tutela  delle  minoranze; e
  dobbiamo fare  anche  uno  sforzo  di  semplificazione  perchè la
  vigente legislazione  ha  dato  luogo,  nelle  ultime elezioni, a
  numerosi problemi applicativi ed interpretativi.
       Anche il regime delle ineleggibilità e delle incompatibilità
  va riscritto,  perchè  oggi  è  confuso,  fonte  di  incertezze e
  rispondente più  alla  stratificazione delle norme che al disegno
  organico.
       Ma la democrazia  cui  guardiamo  non è solo il risultato di
  una forma  di  governo  resa  funzionale  ed  efficiente dovendo,
  altresì,  confrontarsi  con  le  istanze  di  partecipazione  dei
  cittadini che  non sempre si lasciano assorbire ed incanalare dai
  partiti politici.
       Bisogna, quindi,  dotare la nostra regione degli istituti di
  democrazia diretta. Questi ultimi non sostituiscono la democrazia
  rappresentativa, ma  la  integrano e servono a rivitalizzarla. La
  legge sui referendum  e la previsione di vari tipi di referendum,
  non solo  abrogativi   ma  anche  consultivi  e  di  indirizzo, è
  necessaria per stringere legami fra istituzione e società.
       Vi  è  la  grande  partita  della riforma amministrativa, la
  modernizzazione della  pubblica  amministrazione  deve costituire
  una delle priorità  dell'agenda  politica  regionale.  Infatti, è
  ormai condiviso l'assunto secondo  cui tra le precondizioni dello
  sviluppo vi è una  amministrazione efficiente e responsabile, per
  i risultati socio-economici della sua attività.
       La  scorsa  legislatura ha  avviato  un  vasto  processo  di
  riforma amministrativa. Nella legislatura  in  corso si tratta di
  portare a compimento  questo  processo  attuando,  compiutamente,
  quelle discipline legislative che fino  ad  ora  hanno  avuto una
  attuazione  troppo  parziale,  rimediando  le insufficienze della
  progettazione legislativa della riforma.
       In  questa fase  storico-politica,  pertanto,  appare  utile
  concentrare  l'analisi,  la riflessione  e  la  proposta  su  due
  versanti. Da una  parte, il  monitoraggio  dell'attuazione  delle
  riforme amministrative di struttura,  al  fine  di  individuare i
  fattori  di  blocco  e  proporre  i correttivi. Dall'altra parte,
  l'elaborazione  di  proposte  di modifiche legislative al fine di
  completare   la   transizione   verso   un   nuovo   modello   di
  amministrazione  che  sia  orientata  al  risultato  e  che possa
  contribuire  a  creare  le  condizioni  favorevoli  allo sviluppo
  economico.
       In particolare, ritengo, coerentemente con alcuni spunti del
  programma   del   presidente   Cuffaro,   che  l'Assemblea  debba
  concentrare   la  sua  attenzione  sualcuni  temi  e  tra  questi
  l'Assemblea  dovrebbe  verificare  lo  stato  di attuazione della
  riforma  amministrativa  avviata con il decreto legislativo n. 29
  del 1993 e più volte modificata.
       In  particolare,  occorre  esaminare  a  che  punto  sia  il
  passaggio da  una  burocrazia  mera esecutrice della legge ad una
  dirigenza responsabile  per  i risultati della sua attività e che
  perciò deve operare secondo una logica manageriale.
       Come è  noto,  il  nuovo  statuto della dirigenza prevede la
  separazione  tra  politica  ed  amministrazione,  affidando  agli
  organi di governo la definizione di indirizzi e programmi ed alla
  dirigenza  tutti   i   compiti   di   gestione   e   la  connessa
  responsabilità.
       Il modello legislativo ha una sua indiscutibile coerenza, ma
  occorre verificare come  viene  attuato e se ci sono dei problemi
  che  richiedono,  onorevole  Presidente della Regione, correttivi
  legislativi.
       Tra l'altro, bisogna rispondere ai seguenti quesiti:
       a) La  dirigenza autonoma e responsabile è stata in concreto
  investita dei  poteri  e degli strumenti per operare in un'ottica
  manageriale?
       La nuova  dirigenza  è sensibile e disponibile alla esigenza
  dello sviluppo  economico  oppure continua ad essere condizionata
  da vecchie logiche burocratiche?
       L'autonomia della  dirigenza  crea, oppure no, contrasti con
  il principio  dell'elezione  diretta del Presidente della Regione
  che comporta  una loro responsabilità diretta nell'attuazione del
  programma elettorale?
       Gli organi  di  governo  stanno procedendo alla elaborazione
  dei programmi  e  degli  indirizzi  sulla  cui  base  i dirigenti
  debbono operare  oppure  in  assenza  di  questi  stiamo  andando
  incontro ad una sostanziale autocefalìa della burocrazia?
       Sempre  sul  piano della efficienza amministrativa, dobbiamo
  cercare di fronteggiare la grave crisi della certezza del diritto
  che nuoce  soprattutto  ai  cittadini,  agli operatori economici.
       Ritengo sia  indispensabile  che alcuni spunti del programma
  vadano colti ed  amplificati.
       Da  una  parte, ci  sono  dei  problemi  che  richiedono una
  soluzione  immediata,  tra  tutti  spicca  quello  relativo  alla
  disciplina  degli  appalti.  Se  vogliamo  celerità  dalla  spesa
  pubblica    rispetto    ai   tempi   di   Agenda   2000,   rapida
  infrastrutturazione   del   territorio,   dobbiamo   porre   fine
  all'incertezza  che  caratterizza la materia. Bisogna recepire la
  legge  Merloni  nella  sua  ultima  versione,  magari  con alcuni
  adattamenti   alla   situazione   siciliana;  la  legge-obiettivo
  predisposta dal Governo del presidente Berlusconi. Dall'altra, ci
  sono  degli  interventi che richiedono una più complessa attività
  istruttoria e di elaborazione.
       L'ordinamento  amministrativo  siciliano  assomiglia  ad una
  "selva  oscura"   in   cui  è  facilissimo  perdersi:  incertezza
  giuridica e pesanti oneri burocratici per i cittadini, le imprese
  sono  la  conseguenza  di  una  legislazione  caotica  che  si  è
  stratificata nel  corso  del  tempo.
       Per porre rimedio a questo stato di cose bisogna battere tre
  strade:  la  semplificazione legislativa, la deregolamentazione e
  la sussidiarietà.
       La  prima  comporta  la  riduzione  dell'attuale complessità
  normativa che potrà avvenire con tre tecniche diverse:
       a) redazione  di  testi  unici  che dovrebbero comportare un
  lavoro congiunto  tra  Assemblea  e  Governo:  testo  unico sugli
  appalti, testo  unico  in  materia  di edilizia e di urbanistica,
  testo  unico  sulla  tutela  ambientale, testo unico sulle acque,
  tutti testi ormai indispensabili.
       Semplificazione  amministrativa: eliminare dalle leggi tutti
  quei passaggi burocratici che oggi si rivelano inutili e fonti di
  gravi disagi per le imprese ed i cittadini.
       Sull'esempio  statale sarebbe opportuno introdurre, anche in
  Sicilia, una  legge annuale di semplificazione amministrativa con
  cui si  dovrebbero  individuare  anno  per anno i procedimenti da
  semplificare e  le  nuove discipline da introdurre in luogo delle
  precedenti.
       La  delegificazione  che  comporta  l'attribuzione  di certi
  campi materiali al potere regolamentare del Governo evitando così
  il sovraccarico  dell'Assemblea  ed  accelerando  i  tempi  della
  produzione normativa  in  campi  materiali  di  minore  rilevanza
  politica.
       La   deregolamentazione   invece  comporta  una  complessiva
  riduzione del carico normativo. Bisogna smetterla col pensare che
  ogni problema vada regolamentato giuridicamente, bisogna dare più
  spazio  all'autonomia  dell'amministrazione  e  alla fantasia dei
  privati,  bisogna ridurre gli adempimenti amministrativi a carico
  dei cittadini e delle imprese.
       Ciò   comporta   una    vasta    opera    di    dimagrimento
  dell'ordinamento regionale. Anche qui  c'è  spazio per una grande
  opera  di  collaborazione tra Governo  e  Assemblea  al  fine  di
  individuare  ciò  che gli anni  hanno  reso  superfluo  e  spesso
  contrario agli interessi della  società siciliana.
       Infine,    bisogna    valorizzare    il    principio   della
  sussidiarietà. L'ordinamento regionale va riscritto sulla base di
  questo  principio  e  ciò  comporta  una  riduzione  della  sfera
  d'azione dei poteri pubblici.
       La Regione deve fare solamente ciò  che  la società e le sue
  organizzazioni, le imprese, i  gruppi  economici  non  riescono a
  fare.
       Ritengo  che la  valorizzazione  della  sussidiarietà  possa
  servire a creare nuove opportunità  di lavoro anche per assorbire
  fasce consistenti del precariato.
       Si tratta di sfide impegnative che però dobbiamo raccogliere
  affrettandoci per portare a  compimento  un lavoro che permetterà
  di completare la transizione alla nuova Regione.
       Signor  Presidente,  onorevole  Presidente della Regione, io
  non ho  bisogno  stasera,  in questa sede, di dire che approvo il
  suo  programma  o  la  sua esposizione, perché l'ho approvata nel
  momento in cui ho votato per il Presidente della Regione e per la
  sua elezione diretta.
       Io,  stasera,  vorrei, molto sommessamente, sottolineare che
  c'è bisogno  di  trovare  un livello alto in cui l'Assemblea e il
  Governo,    e    per   Assemblea   intendo   tutta   l'Assemblea,
  istituzionalmente,  trovare  equilibri  che  siano  funzionali al
  rispetto  dei  ruoli  e  siano  soprattutto  produttivi  affinchè
  l'attività    dell'Assemblea    e    l'attività    del   Governo,
  sinergicamente,   possano  dare  un  nuovo  impulso  all'economia
  siciliana, al bisogno di lavoro che c'è in Sicilia, al bisogno di
  modernizzazione  che ha la Sicilia per rendersi competitiva anche
  rispetto ad altre aree del territorio nazionale e di altri Paesi.
       La  sua  funzione  frontaliera di regione mediterranea credo
  che  possa  concorrere  e,  in  maniera  decisiva, con un sistema
  efficiente  a  rilanciare  una prospettiva nuova e diversa per la
  Sicilia e per la Regione.

     PRESIDENTE.  Ha chiesto di parlare il Presidente della Regione
  per una breve replica. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente  della Regione. Grazie signor Presidente,
  la mia tuttavia non vuole essere assolutamente una replica, ma un
  modo  per  ribadire  non  soltanto  il  grande rispetto dovuto al
  Parlamento,  ma la piena convinzione del Presidente della Regione
  e  del  Governo  di  un  rapporto di straordinaria importanza che
  questi  ultimi devono avere con il Parlamento. Questo, credo, sia
  fuori da ogni discussione.
       Vorrei ricordare  a  me  stesso,  anche se non ce ne sarebbe
  bisogno   -  e  mi  scuso  anzi  per  avere  interrotto  poc'anzi
  l'intervento  dell'onorevole Spampinato - che io non ho mai detto
  di non  voler  venire ad esporre il mio programma, tant'è che non
  ho avuto  alcun  bisogno  che mi fosse ricordato poichè ho sempre
  dato fin dall'inizio la mia disponibilità.
       Lo ritenevo giusto per il rispetto che devo allo stesso modo
  sia al Parlamento che al corpo elettorale.

     SPAMPINATO. Ma io non ho detto che lei non voleva venire

        CUFFARO.  Credo  che  il mio programma abbia avuto un voto,
  che è  stato  quello  del  corpo elettorale. E credo sia doveroso
  rispettare quella che è la volontà espressa dal corpo elettorale.
       Pertanto,   se   qualche   parte   delle  mie  dichiarazioni
  programmatiche  non  le  ho  esposte  è  perché  ho  ritenuto più
  opportuno  distribuire l'intero programma che è di gran lunga più
  completo  dell'esposizione  orale  che  ho reso qui oggi. Ad ogni
  modo,  desidero ringraziare tutti coloro che sono intervenuti e i
  preziozi  consigli  che  mi  hanno  saputo  dare. Accetto le loro
  proposte,  ma  certamente  nelle  parti  in  cui c'è diversità di
  vedute non posso ovviamente condividire poichè ciò stravolgerebbe
  il mio  programma  che  -  ripeto  - ha già avuto il consenso del
  corpo elettorale.
       Tutto il resto l'accetto senz'altro perché  credo che questo
  Parlamento  nei confronti di questo Governo e degli altri governi
  che  verranno abbia e debba avere un grande ruolo perché non sono
  affatto convinto che questa nuova elezione diretta del Presidente
  della Regione in qualche modo possa ledere quello che è invece il
  ruolo  di  un  Parlamento, che secondo me è sempre più importante
  nella  sua fase legislativa ed è giusto che ci sia nella sua fase
  di controllo.
       Da  Agenda  2000  ad  altri  giusti consigli che ho ricevuto
  sulla  scelta  che  può e deve fare il Presidente della Regione e
  tutto  il  Governo,  ma  io andrei oltre, l'intero Parlamento può
  svolgere  un  grande  ruolo  di  messaggio  di  pacificazione del
  Mediterraneo e non soltanto il Governo.
       Sono  tutte  grandi  scelte che non ho voluto ricordare oggi
  pomeriggio.  Tra  l'altro,  credo  che  dal  dibattito  di questi
  giorni, ripreso  un po' da tutti i giornali, si siano evidenziate
  le   prese   di   posizione   di   questo  Governo,  poi  tornate
  ripetutamente  in qualsiasi parte del programma che ho voluto qui
  distribuire.
       Signor  Presidente, vorrei  soltanto ridare la disponibilità
  del  Presidente e del suo Governo a tornar in Aula tutte le volte
  che  questo  Parlamento  vorrà  approfondire  settori  di  questo
  programma,  vorrà  aprire un dibattito per discutere e, comunque,
  per  dare  ulteriori  proposte, mi auguro positive, su quello che
  può  essere  parte intyegrante di questo programma. Su questo c'è
  la totale disponibilità di questo Governo.
       Credo che  però  ci sia e ci debba essere da parte di questo
  Parlamento   un   grande  rispetto  nei  confronti  di  un  corpo
  elettorale che ha votato un programma. E mi parrebbe strano se ci
  fossero  prese di posizione del tipo: questo programma è soltanto
  un   crocevia  di  chissà  quali  misfatti  o  peggio  ancora  un
  agglomerato di chissà quali intenzioni.
       Questo  non è mancanza di rispetto verso un Presidente della
  Regione che  ha voluto essere qui presente e che lo sarà tutte le
  volte che  il Parlamento lo richiederà, ma credo sia una mancanza
  di rispetto nei confronti di un milione ed ottocentomila elettori
  che lo hanno votato e che hanno ritenuto che tale Governo non sia
  né un crogiuolo di malviventi, né di altre cose
       Ciò  è  quanto  ritenevo opportuno rassegnare, che non vuole
  essere  una  replica,  ma  soltanto  un'ulteriore  conferma della
  disponibilità di questo Governo a qualsiasi nuova possibilità che
  questo  Parlamento  vorrà  dare di arricchimento al programma che
  qui ho voluto presentare.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, così come concordato la seduta
  è  sospesa  e  riprenderà  dopo  i  lavori  della  Conferenza dei
  Capigruppo che convoco immediatamente in Sala Rossa.
       La seduta è sospesa.

    (La seduta, sospesa alle ore 22.20, è ripresa alle ore 23.18)

       La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       Onorevoli  colleghi,   comunico   che   la   Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  ha  previsto  il  seguente
  andamento dei lavori parlamentari:

       - riunioni  della  I  Commissione legislativa nei giorni 26,
  27, 28 settembre  e  1,  2 (mattina) ottobre 2001 per l'esame dei
  disegni di  legge  n.  183  "Disciplina  del  referendum ai sensi
  dell'articolo  17  bis  dello  Statuto  della  Regione",  n.  184
  "Disposizioni    sull'ordinamento   del   Governo"   e   n.   226
  "Istituzione di  una  Commissione speciale per la revisione dello
  Statuto".

       - sedute  d'Aula:  il  giorno  2  ottobre alle ore 17.00 con
  all'ordine del  giorno  lo  svolgimento  di  atti ispettivi della
  Rubrica "Turismo";  i  giorni  3,  9, 10 e 11 ottobre per l'esame
  dei disegni  di  legge  eventualmente esitati dalla I Commissione
  nonchè del  disegno  di  legge  di variazioni di bilancio, la cui
  presentazione viene  preannunciata  dal  Governo  per il giorno 2
  ottobre;  si  prevede  altresì,  una  volta approvato il predetto
  disegno di  legge,  di  esaminare  il provvedimento concernente i
  lavoratori socialmente utili.

       -  nella  seduta  del  10  ottobre  è  altresì  prevista  la
  discussione   delle   mozioni   concernenti   rispettivamente  la
  situazione internazionale e la "legge Tremonti".


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       Onorevoli colleghi,  la  seduta  è  rinviata  a  martedì,  2
  ottobre 2001, alle ore 17.00 con il seguente ordine del giorno:

      I - COMUNICAZIONI.

     II - LETTURA  AI  SENSI  E  PER  GLI  EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
          LETTERA  D),  E  153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI

  N. 46 - Corresponsione  alle  aziende  di  trasporto  siciliane del
          contributo previsto dalla legge regionale n. 68 del 1983.

          Barbagallo   Giovanni;   Genovese   Francantonio;  Gurrieri
          Sebastiano;   Tumino   Carmelo;  Vitrano  Gaspare;  Zangara
          Andrea

          Presentata il 18/09/01

  N. 47 - Iniziative per la tutela dei lavoratori dell'IMAM S.p.A. di
          Castelvetrano (TP).

          Forgione  Francesco; Miccichè Calogero; Liotta Santo; Ferro
          Giovanni;   Panarello   Filippo;   Orlando  Leoluca;  Raiti
          Salvatore;   Genovese  Francantonio;  Gurrieri  Sebastiano;
          Giannopolo   Domenico;   Dina  Antonino;  Acierno  Alberto;
          Infurna  Giuseppe; Ioppolo Giovanni; Basile Giuseppe; Virzì
          Gioacchino; Croce Antonino; Vitrano Gaspare

          Presentata il 18/09/01

  N. 48 - Iniziative presso il Governo nazionale in merito ai recenti
          fatti di New York.

          Giannopolo  Domenico; Speziale Calogero; Panarello Filippo;
          Villari Giovanni

          Presentata il 24/09/01

    III - SVOLGIMENTO  DI   INTERROGAZIONI  DELLA  RUBRICA  "TURISMO,
          COMUNICAZIONI E TRASPORTI" (vedi allegato 1)

       La seduta è tolta alle ore 23.22.