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Resoconto d'Aula della Seduta n. 120 di mercoledì 05 marzo 2003
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   Presidenza del presidente Lo Porto

    La seduta è aperta alle ore 19.43.

     BURGARETTA APARO ,  segretario,  dà  lettura del processo verbale
  della seduta precedente  che,  non sorgendo osservazioni, si intende
  approvato.

                       ANNUNZIO DI INTERROGAZIONE

     PRESIDENTE    Comunico   che   è  stata  presentata  la  seguente
  interrogazione con richiesta di risposta scritta:

           n. 1074 "Notizie in  merito  alla  situazione  di crisi del
           settore industriale a Catania"
           - Presidente della Regione
           - Assessore per l'industria
           Firmatari: Fleres; Catania Giuseppe; Maurici; Scoma.

       Avverto, ai sensi  dell'articolo  127, comma 9, del Regolamento
  interno, che nel  corso  della  seduta  potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.

            DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

        PRESIDENTE  Si passa  al secondo punto dell'ordine del giorno:
  Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e
  153 del Regolamento interno delle seguenti mozioni:

       N. 206  -  Interventi  presso il Governo nazionale per favorire
          una  soluzione  pacifica  della  questione  irachena  e  per
          garantire il ruolo essenziale e necessario dell'ONU.
          Giannopolo; Barbagallo; Ferro; Ortisi.
          Presentata il 4/3/03.

       N. 207 - Iniziative per risolvere l'attuale situazione di crisi
          del settore industriale a Catania.
          Fleres, Catania G.; Maurici; Scoma.
          Presentata il 5/3/03.

       N. 208   -   Iniziative  per  sostenere  il  Governo  nazionale
          nell'opera di  ricerca della pace ed il rispetto dei diritti
          umani nel mondo.
          Fleres; Segreto; Acierno; Rotella; Cintola; Formica.
          Presentata il 5/3/03.

       Ricordo che la discussione  delle  mozioni  numeri  206 e 208 è
  fissata per la presenta seduta.

       Dispongo  che  la  mozione  numero  207  venga  demandata  alla
  Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  perché  se  ne
  determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    DISCUSSIONE UNIFICATA DI ATTI ISPETTIVI E POLITICI SULLA QUESTIONE
    IRACHENA

     PRESIDENTE  Si passa  al  terzo  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione unificata di  atti  ispettivi e politici sulla questione
  irachena.
       Avverto che  vengono  trattate congiuntamente le mozioni numero
  167 "Interventi circa  il  paventato  intervento  militare in Iraq",
  degli onorevoli Miccichè,  Ferro,  Morinello  e  Raiti;  numero  202
  "Intervento urgente al  fine  di impedire l'utilizzo delle basi NATO
  in  Sicilia  per   l'attacco  americano  in  Iraq,  degli  onorevoli
  Forgione, Liotta,  Ferro,  Morinello, Raiti, Giannopolo, Spampinato;
  numero 206 "Interventi  presso il Governo nazionale per favorire una
  soluzione pacifica della questione irachena e per garantire il ruolo
  essenziale e  necessario  dell'ONU.",  degli  onorevoli  Giannopolo,
  Barbagallo, Ferro,  Ortisi;  numero 208 "Iniziative per sostenere il
  Governo nazionale nell'opera  di  ricerca  della pace ed il rispetto
  dei diritti  umani  nel  mondo.",  degli  onorevoli Fleres, Segreto,
  Acierno, Rotella,  Cintola,  Formica;  l'interrogazione  numero 1072
  "Notizie in merito ai preparativi per l'intervento militare in Iraq,
  che si  svolgono  nel  territorio siciliano", degli onorevoli Ferro,
  Miccichè, Morinello, Orlando, Raiti.

     MORINELLO  Chiedo di parlare per illustrare le mozioni numeri 167
  e 202.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     MORINELLO     Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   sono
  firmatario  di  diverse   mozioni  che  si  sussumono  però  in  una
  asserzione forte e  chiara  che  chiede  al  Governo  della  Regione
  siciliana ed al  Parlamento  di  esprimersi  in  modo  netto  contro
  l'operazione che  sta  per essere intrapresa, malgrado gli organismi
  internazionali e l'umanità intera siano fermamente contrari acchè la
  guerra voluta da Bush e da Blair nelle prossime settimane si scateni
  contro il popolo sovrano dell'Iraq.
       Riteniamo, quindi,  opportuno che da parte di questo Parlamento
  si levi forte  la voce della Sicilia, di un'isola fortemente animata
  da sentimenti di  pace  ed  interessata  acchè il Mediterraneo ed il
  mondo intero non  siano  assolutamente percorsi da eventi di guerra.
       La Sicilia, al  centro del Mediterraneo, ha una forte necessità
  di sviluppare la  cooperazione,  i  traffici, gli scambi economici e
  culturali  tra le  diverse  etnie,  i  diversi  popoli,  le  diverse
  culture, le diverse religioni presenti nel Mediterraneo.  Per questa
  ragione, pensiamo  siano  immotivate ed assolutamente strumentali le
  motivazioni propagandistiche od  ideologiche  del  Presidente  degli
  Stati Uniti d'America,  assecondato  da  alcuni  governi "vassalli",
  senza alcun consenso tra i  popoli governati, senza nessun avallo da
  parte delle istituzioni  internazionali  che  avrebbero  potuto dare
  "legittimità"  a  qualsiasi operazione, motivazioni che - per quanto
  riguarda  il  Governo  italiano  -  vanno contro l'articolo 11 della
  Costituzione  repubblicana  che   recita   testualmente:   "L'Italia
  ripudia   la  guerra  come  mezzo   di   soluzione   dei   conflitti
  internazionali".
       Chiediamo all'Assemblea  regionale  ed  al  Governo, quindi, di
  esprimersi in modo chiaro perchè questa è una guerra con motivazioni
  non  nobili,  ma   una   guerra   che   gli  Stati  Uniti  intendono
  intraprendere ed  hanno  deciso  di  intraprendere  a prescindere da
  qualsiasi sistema di  alleanze  che,  in  altri  periodi e per altri
  conflitti  e   situazioni   calde,  hanno  cercato,  come  nel  caso
  dell'Afghanistan o  dell'intervento  nei  Balcani.
       Gli Stati  Uniti  hanno  deciso  d'intraprendere  la  guerra  a
  prescindere dal  consenso  delle  stesse  Nazioni Unite, cercando di
  carpire, con le buone  o  con  le  cattive,  il  consenso  dei Paesi
  alleati  che,  all'interno  del  Consiglio  di  Sicurezza  dell'ONU,
  debbono  dare il  loro  assenso  a  questa  operazione  di  "pulizia
  internazionale" che essi intendono intraprendere.
       E' una  guerra  geopolitica  che  ha  come  obiettivo immediato
  quello d'impossessarsi  di  una  risorsa fondamentale che, nel Golfo
  Persico, alimenta da  decenni  l'attenzione  e  la  tensione  tra le
  grandi potenze internazionali.  E'  una  guerra  per il petrolio, ma
  l'obiettivo che intendono perseguire i gruppi dirigenti militaristi,
  la  destra  americana  che  si  coagula  attorno  a  questa  visione
  fondamentalistica, è quello di affermare  la  supremazia degli Stati
  Uniti d'America, gli interessi strategici  degli  stessi,  quello di
  riaffermare, con le "cattive", con la  forza  delle  armi, una nuova
  egemonia   di  un  impero  che  cerca   di   risolvere   le   grandi
  contraddizioni  che la globalizzazione pone  oggi  nel  governo  del
  nostro   pianeta,   attraverso   l'uso   della   forza,   attraverso
  quell'innovazione che, anche nella  politica  estera, nella politica
  militare, va sotto il nome di "guerra preventiva".
       L'obiettivo non è  solo  Saddam Hussein, uno dei tanti tiranni,
  uno dei tanti dittatori sanguinari che purtroppo esistono, oggi, nel
  nostro pianeta; non  è  solo Saddam Hussein che oggi viene incarnato
  nella propaganda  degli  Stati  Uniti d'America come espressione del
  male, come espressione di ciò che dev'essere colpito, annientato. In
  quell'area vi sono  tanti e tanti dittatori che, non solo alimentano
  la tensione, il  fondamentalismo, ma vi sono anche dittatori e Stati
  che vanno contro  i  più elementari diritti umani che l'occidente, a
  parole, pensa di affermare.
       Si pensi, ad  esempio,  all'Arabia  Saudita,  un Paese in cui i
  diritti civili elementari sono calpestati ogni giorno e che, invece,
  dagli  Stati  Uniti  d'America  vengono  rappresentati  come  fedeli
  alleati in questa  missione volta ad estirpare il male rappresentato
  dall'Iraq di Saddam  Hussein; tanti e tanti di questi dittatori sono
  stati alleati, in  alcune  fasi  della  storia di questo dopoguerra,
  anche alleati fedeli  degli  Stati  Uniti  d'America,  così  come lo
  stesso Saddam Hussein.
       Quest'ultimo ha  intrapreso due guerre negli ultimi decenni: la
  prima contro  l'Iran, su sollecitazione degli Stati Uniti d'America,
  che avevano  l'interesse  di  colpire  la rivoluzione iraniana degli
  ayatollah; la seconda  contro  il Kuwait, fedele alleato degli Stati
  Uniti, che ha  trovato  fermo  oppositore  l'occidente, per cui, nei
  confronti di  questo  tiranno,  gli  Stati  Uniti  d'America,  oggi,
  perseguono un obiettivo, quello di spodestarlo,  usando anche armi e
  strumenti che la comunità internazionale  vieta attraverso le regole
  della non interferenza dell'autonomia di tutti gli Stati.
       L'altro obiettivo  fondamentale  che  ci  riguarda  da vicino è
  quello di affermare  la  sua egemonia sull'Europa. Una delle vittime
  della guerra di Bush è l'Europa che, in queste settimane e in questi
  mesi, in  seguito all'incalzare della diplomazia americana, è uscita
  indebolita,  disintegrata   rispetto   al   disegno  di  costruzione
  dell'unità d'Europa, così come noi l'abbiamo conosciuta negli ultimi
  decenni.
       In Europa  si  sono delineati due grandi schieramenti: l'Europa
  che rifiuta la  guerra  in nome delle regole internazionali e quella
  che, invece, asseconda alcuni stati europei, tra i quali, purtroppo,
  l'Italia di  Berlusconi,  che  accetta  la  guerra  acriticamente, a
  prescindere dalle motivazioni  e da quelle stesse prudenze che hanno
  animato e continuano ad animare le  diplomazie  di  tutto il mondo e
  che oggi rappresentano i  fedeli  vassalli  della  guerra americana,
  della guerra di Bush.
       Per tale ragione, dobbiamo, come Parlamento siciliano, ribadire
  la  volontà   di   pace  espressa  in  queste  settimane  in  grandi
  manifestazioni per la pace, come quella svoltasi a Roma dove milioni
  e  milioni  di  italiani  hanno  manifestato, dove era rappresentata
  tutta  la  società  civile  e  che  ha  trovato  nobile  espressione
  nell'azione e  nelle parole che in questi mesi e in queste settimane
  il Vaticano  e  Papa Giovanni Paolo II hanno pronunciato. Ebbene, di
  fronte a una così chiara intenzione del popolo italiano e del popolo
  siciliano  dobbiamo,  concretamente con un atto solenne, ribadire il
  no della  Sicilia  alla  guerra  e  dobbiamo  concretamente  dire al
  Governo italiano  che  siamo  contro l'uso delle basi militari, come
  quella di  Sigonella,  in  quanto la Sicilia non è un'isola dove gli
  americani  possono  violare  impunemente la sovranità italiana senza
  che il  Governo  italiano  non  si  assuma la responsabilità di tale
  complicità che  viene  nei  fatti assicurata anche se a parole viene
  mistificata.
       Per  cui  la  Sicilia  deve dire chiaro e forte che è contraria
  alla  guerra  americana,  che  non  ha  alcuna  legittimità,  alcuna
  motivazione  plausibile  e  nello  stesso tempo impedire che le basi
  militari  presenti  nella  nostra  Isola  siano  utilizzate  in tale
  guerra.
       Questo il  senso  delle interrogazioni e delle mozioni che io e
  altri  deputati   -   che  le  illustreranno  dopo  di  me - abbiamo
  presentato; queste le motivazioni che ci hanno spinto a firmare tali
  atti al fine di chiedere un intervento attivo e fattivo della nostra
  Isola perchè la pace, per quanto ci concerne, si affermi e perchè la
  Sicilia non diventi direttamente o indirettamente teatro di guerra.

     PRESIDENTE   Per  regolamentare i lavori, a questo punto dispongo
  che, essendo  molti  i deputati firmatari degli atti in discussione,
  potendosi  verificare  l'ipotesi che si ripetano interventi da parte
  degli   stessi   oratori,   come   firmatari  e  come  parlamentari,
  considerando  che  i tempi regolamentari di intervento sono diversi,
  si procede  con  l'illustrazione  di  tutti gli atti in discussione,
  successivamente  si aprirà il dibattito.
       Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole Forgione per illustrare la
  mozione n.  202  "Intervento  urgente al fine di impedire l'utilizzo
  delle basi NATO in Sicilia per l'attacco americano in Iraq".

     FORGIONE   Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  è l'unica  mozione  che  io  ho  firmato.
       Oggi  nel  mondo  milioni  di  persone,  cattolici,  cristiani,
  musulmani,   ebrei,   laici,  non  credenti,  stanno  osservando  il
  digiuno  richiesto  dall'autorità  morale  del Pontefice; milioni di
  finestre,  di balconi del nostro Paese sono colorate dall'arcobaleno
  delle bandiere  della  pace  e il 15 febbraio, qualche settimana fa,
  110 milioni di persone - questa è la valutazione rispetto a tutto il
  mondo - donne e uomini di ogni angolo  del  pianeta,  sono  scesi in
  piazza per dire no a questa guerra.
       In Italia da due settimane, signor Presidente, cresce una forma
  di protesta originale e alta:  disobbedienza  civile,  disobbedienza
  come quella di Gandhi, di Capitini e, in Sicilia,  di Danilo Dolci.
       Disobbedienza civile  in  nome  di  alti  valori, non  brodo di
  coltura  del  terrorismo  come  qualche  sciagurato  mascalzone si è
  affrettato a dire in questi giorni.
       Perchè  tale guerra suscita tanta indignazione e tanto rifiuto?
  Perché  è  la  guerra  della globalizzazione, di una globalizzazione
  che ha  fallito  i  suoi  obiettivi  attraverso  il fallimento delle
  politiche liberiste  che  hanno bisogno di imporsi al mondo solo con
  la guerra, non riuscendo più a creare consenso sociale.
       Questa guerra è la guerra  dell'impero,  degli  Stati Uniti. La
  guerra di questa nuova fase imperiale del mondo dopo la fine dei due
  blocchi.
       Un  manifesto diffuso  dal  movimento  pacifista  dice:  "Basta
  sangue per il petrolio". Questa è la  guerra  per  il petrolio e non
  c'entra niente il terrorismo
       Vorrei ricordare agli uomini,  ai parlamentari, ai colleghi del
  centro-destra e del centro-sinistra  che una guerra, un'altra guerra
  che loro  hanno sostenuto, quella in Afghanistan, ha creato lì morte
  e   distruzione,   ma   quel   paese   è   martoriato   ancora   dai
  fondamentalismi,  dal  terrorismo e l'obiettivo che quella guerra si
  era dato, cioè  colpire Bin Laden e colpire il mullah Omar è fallito
  miseramente se ancora  oggi Bin Laden e il mullah Omar sono liberi e
  possono ordinare nuove missioni di morte.
       E'  una  guerra  imperiale  e  contro  essa  c'è  l'opposizione
  dignitosa di una parte dei governi europei  -  non anche del Governo
  italiano   -  che hanno recuperato e  ridato  dignità  alla  vecchia
  civiltà europea. Non sudditi, non vassalli  ma  paesi  che  vogliono
  riproporre un idea alta del dialogo e della civiltà.
       E, purtroppo, il nostro popolo, che a milioni e milioni è sceso
  in piazza e continuerà a farlo in  queste  settimane,  per  la prima
  volta in modo così stridente - ma non è la prima volta ovviamente -,
  non trova ascolto e sintonia  nel  Governo  italiano: in una governo
  che sta offendendo, in queste  ore, la Costituzione e in particolare
  l'articolo  11. Lo sta  offendendo,  vedete,  perché  il  Parlamento
  ancora non ha concesso l'uso  delle  basi  e del territorio italiano
  per operazioni di guerra.  Ma il nostro Paese, il nostro territorio,
  è già in guerra perché  i  treni  che  portano  armi,  carri armati,
  mezzi militari da una parte all'altra  del nostro Paese, da una base
  ad un'altra dislocata nel  nostro  Paese,  quei  treni rappresentano
  essi stessi operazioni militari.
       I disobbedienti hanno dimostrato che questo Paese è già oggi un
  obiettivo militare,  che questo territorio è già oggi interessato ad
  operazioni militari (treni, navi, armi) e qui, nella nostra Sicilia,
  lo abbiamo  visto  alcuni  giorni  fa nel porto di Catania dove sono
  stati sbarcati  mezzi  militari  e  strumenti  di morte da collocare
  nella base americana di Sigonella.
       Basi come Birgi, come Sigonella,  e non sono solo queste, fanno
  della  Sicilia, della nostra Isola  la  frontiera  più  esposta  nel
  Mediterraneo in questa guerra.
       La base di Sigonella è  la  più  grande  base nel Mediterraneo,
  essa si trova  nella  frontiera a sud ed è la più esposta alla linea
  armata   dell'Iraq.  Vorrei  che  il  Presidente  della  Regione  si
  occupasse di ciò.
       Ho  visto  che  un  suo  amico,  l'onorevole  Formigoni,  si  è
  preoccupato di ricostruire una trama di dialogo anche con il Governo
  iracheno.   La  Sicilia,  che  per  collocazione  naturale  dovrebbe
  svolgere  tale   ruolo,  è  sorda  a  tutto ciò.
       Tale guerra  riproporrà un conflitto di civiltà e lo riproporrà
  in modo  drammatico  perché  tutti  i  "sud" del mondo si sentiranno
  colpiti anche  quelli dove non cadranno bombe.
       La mia mozione differisce dalle altre: essa è contro "la guerra
  senza se  e  senza ma".  Sì, perché  l'ONU, qualora autorizzasse una
  guerra  di   questa   natura   e  di  questo  tipo  perderebbe  ogni
  credibilità.  Oggi  ci troviamo di fronte a un paradosso: quello del
  governo americano  che  fa  il  bello e il cattivo tempo e annuncia,
  come ha fatto nelle ore scorse, che è comunque poco interessato alla
  risoluzione dell'ONU.
       Questo perché  è  una  guerra  imperiale  e  pertanto afferma i
  principi e il dominio dell'impero.
       Del resto,  se  l'ONU  avesse  una  qualche  credibilità, me lo
  consenta  signor  Presidente,  avrebbe dovuto autorizzare operazioni
  militari anche  su  Israele  per la strage continua che sta operando
  verso il  popolo  palestinese.  Noi,  che  pure  siamo partigiani in
  tal senso,  comunque saremmo stati contro una operazione militare in
  Israele.
       So che  proprio  in  queste  ore  c'è  stato un altro attentato
  kamikaze.  E  tali  attentati,  come  tutte  le forme di terrorismo,
  colpiscono la  popolazione  civile.  Ma  c'è una strage continua, da
  due  settimane, dalla rielezione di Sharon, sulla popolazione civile
  di Gaza, di Haifa, di Nablus,  di Betlemme, che passa sotto silenzio
  in questa stampa e  in  questi  media omologati perché  assoggettati
  alla  volontà  imperiale   della   globalizzazione   e   di   questa
  globalizzazione  Il dramma della  Palestina  si  sta  consumando nel
  silenzio   Gli americani, infatti,  devono  avere  lì  un  avamposto
  militare e la destra, al governo  in Israele, è lo strumento di tale
  avamposto militare.
       Cosa dice il Governo italiano sulla Palestina?
       Cosa sta dicendo l'Europa?
       Finalmente tre giorni fa si è svegliata
       Il Profeta Isaia  diceva: "il  frutto  della  giustizia sarà la
  pace". La giustizia come  condizione per la pace, non la guerra come
  condizione per la  giustizia   e  per la  pace.  La  giustizia  come
  condizione per la pace.
       Non c'è giustizia in Medioriente
       E questa politica opera  due  pesi  e  due  misure. Non tutti i
  popoli hanno pari dignità  se  l'ONU  si  comporta  così. Perché non
  tutti i popoli e non tutti i paesi sono funzionali agli interessi di
  questa globalizzazione e  del  dominio  imperiale  e  militare degli
  Stati Uniti.
       E  tale politica rialimenta la spirale guerra-terrorismo e tale
  guerra rialimenterà la spirale integralista e fondamentalista e tale
  spirale sappiamo che è fonte di ogni forma di terrorismo.
       Vedete,  il  mio   Partito,  onorevole  Presidente,  non  si  è
  associato a quanti si  sono  inchinati a Tarek Aziz. Ha rifiutato di
  incontrarlo, perché sappiamo  bene  che il suo regime  ha sterminato
  ventimila comunisti e decine di migliaia di curdi. Non difendiamo il
  regime iracheno che  è  una dittatura insopportabile e da abbattere.
  Ma facciamogliela abbattere  a  quel popolo, lo diceva il Presidente
  Andreotti.
       Il Presidente Andreotti, in uno splendido intervento al Senato,
  ha  detto che, quando sente  tale  orgia  di  parole  contro  Saddam
  Hussein, guarda il mondo e guarda  i governi di tre quarti del mondo
  e pensa a quante verginelle stanno tra i capi dei governi del mondo.
  E quando legge, onorevole Presidente, che alcuni motivi sarebbero le
  violenze e le torture, la pena  di  morte vigente in quel Paese, non
  pensa alla pena di morte vigente  nel  Paese  più  civile del mondo,
  cioè gli Stati Uniti, ma  pensa ai rapporti di Amnesty International
  sulle condizioni umane in tutto il mondo.
       Pertanto, tale  guerra va rifiutata per le ragioni profonde che
  stanno alle  sue  fondamenta.  E' una guerra che va rifiutata perché
  ripropone un'idea di mondo  nel  quale  il dominio viene concentrato
  sempre nelle mani di pochi, nelle mani di quelle forze che esprimono
  la forte concentrazione della ricchezza contro la povertà.
       La  Sicilia  non  può  rimanere in silenzio  Lo dico al Governo
  della  Regione; vi ho citato Andreotti per richiamare anche voi alla
  vostra  storia,  ma  mi  piace  finire proprio pensando a Sigonella,
  pensando  alla  disubbidienza  di Birgi, alle basi che sono già allo
  stato  di guerra in questa regione, ricordando Pio La Torre e quella
  grande  battaglia  per  la pace che qui vide protagonisti milioni di
  donne e di uomini contro la base americana di Comiso.
       Pio  La  Torre  in  un  memorabile  editoriale  su  "Rinascita"
  scrisse che  con  quella  scelta  la  Sicilia  stava  diventando  la
  portaerei  americana del  Mediterraneo.
       Beh, sta  a  voi e a  noi raccogliere quella lotta, quei valori
  morali che  lo  portarono fino al sacrificio estremo e dire oggi che
  dalla Sicilia  dobbiamo  rifiutare,  "senza  se  e senza ma"  questa
  guerra,  cominciando   con  il rifiutare, onorevole Presidente della
  Regione, la  concessione  delle  nostre  basi  militari per l'uso di
  morte per le quali sono preposte nelle prossime ore.

     PRESIDENTE   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole Giannopolo per
  illustrare   la  mozione  n.  206:  "Interventi  presso  il  Governo
  nazionale  per  favorire  una  soluzione  pacifica  della  questione
  irachena e per garantire il ruolo essenziale e necessario dell'ONU".

     GIANNOPOLO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il nostro
  ragionamento sulla  pace  nella  mozione  a  nostra firma richiama i
  sentimenti   che   attualmente   riteniamo  attraversino  il  popolo
  siciliano per  la  paura  della guerra, per il ripudio della guerra.
  Nella nostra mozione affermiamo che la storia del popolo siciliano e
  il  fondamento  ultimo del valore dell'autonomia siciliana risiedono
  in una vocazione che questa Regione e questo popolo siciliano - oggi
  ancora   di   più - devono  rivendicare  nello  scenario  nazionale,
  internazionale ed europeo in ordine alla costruzione di una politica
  di pace.
       Noi  siamo  luogo  di  frontiera, noi siamo collocati al centro
  del Mediterraneo e siamo il contatto tra l'occidente e l'oriente. La
  nostra terra  è  stata teatro anche di scambi commerciali, di scambi
  culturali fecondi  tra  le  diverse  civiltà  del mondo antico e del
  mondo nuovo.
       Debbo dire  che  sono  molto  meravigliato e molto deluso dalla
  mozione della  maggioranza  che  pure  ha su di sé la responsabilità
  massima   di   rappresentare,   attraverso  l'opera  del  Governo  e
  attraverso  l'opera della maggioranza politica di questo Parlamento,
  gli interessi del popolo siciliano.
       Debbo  sottolineare  e  constatare  come  la maggioranza invece
  ignori  il  ruolo,  il  fine  dell'autonomia  siciliana,  ignori  il
  sentimento del  popolo  siciliano  in  queste  ore, in questi giorni
  seppure  non   è   rimasto   nascosto,   si  è  esplicitato  con  le
  manifestazioni per la  pace e oggi si manifesta con il digiuno che è
  stato invocato dal Papa.
       Questa  maggioranza, che pure ha in sé anche una componente che
  si  richiama  al  mondo cattolico e alla professione cattolica, oggi
  sembra ignorare persino le cose importanti, le cose di grande valore
  che il Papa  ha  detto  e  l'azione che egli sta svolgendo in questo
  preciso momento.
       Un'azione  non  solo  di  richiamo a valori fondamentali, quali
  quelli  della  pace,  della  giustizia,  della solidarietà, ma anche
  un'azione diplomatica concreta ponendo  la  Chiesa,  forse  come non
  mai,  sullo  scenario  internazionale  come  soggetto  istituzionale
  attivo  che  incorpora  in   sé,  evidentemente,  un  grande  valore
  spirituale e morale e  anche  come  soggetto attivo della diplomazia
  internazionale.
       Tale maggioranza, in Sicilia come anche in Italia, ignora tutto
  ciò.
       Desidero un  minimo  di  resipiscenza  da questo punto di vista
  tanto più  che  la  Sicilia  ha  conosciuto  una stagione feconda di
  identificazione in  un  percorso  di  pace e di rifiuto della logica
  dell'equilibrio del  terrore,  quale  è  stata la battaglia contro i
  missili di Comiso.
       Io penso  che  la  maggioranza  e il Governo dovrebbero sentire
  anche  la  responsabilità  di  rappresentare il popolo siciliano che
  vive in un territorio dove esistono parecchie basi militari che sono
  state chieste per l'uso in caso di azioni di guerra contro l'Iraq.
       Vorrei dire  che  la Sicilia, attraverso i suoi rappresentanti,
  non può essere da meno rispetto  ad  altre  regioni  che  pure  sono
  lontane dai possibili teatri di guerra.
       Non può  essere da meno rispetto alla stessa Turchia che pure è
  stata,  nel  corso  degli  anni,  una  nazione  che  ha espresso una
  posizione  molto  accondiscendente  rispetto alle strategie militari
  degli Stati Uniti d'America e della stessa Nato.
       Che interesse ha  la  maggioranza, in questo preciso momento, a
  non levare forte la voce contro la guerra?
       E noi siciliani, che  abbiamo  da guadagnare rispetto a scenari
  che potrebbero rendere angusta  la  prospettiva  della Sicilia nella
  grande scommessa della costruzione  di un Mediterraneo e di un'area,
  di una grande area, di libero  scambio  che  allarga sempre di più i
  suoi confini?
       Io  penso  che  noi  dobbiamo  ribadire  ancora  l'esigenza  di
  diffondere e di promuovere la cultura e la pratica della pace.
       Non è  sbagliato ipotizzare per l'oggi e per il futuro un ruolo
  attivo della  Regione  come  istituzione  che opera per la pace, che
  diventa crocevia  del  dibattito  per  la  costruzione  di  un nuovo
  equilibrio  mondiale  fondato  sulla  pace, che diventa crocevia per
  l'incontro di  culture  diverse  che  oggi si vogliono separare e si
  vogliono    contrapporre   per   una   visione   moderna,   avanzata
  dell'integrazione.
       Noi abbiamo da guadagnare un ruolo per questa Regione anche sul
  piano economico  facendo  leva  sulla cultura e sulla politica della
  pace.
       Pertanto  non  capisco  affatto  tale  posizione codina, questa
  posizione sciatta della maggioranza in ordine a tali temi; ben altro
  dovrebbero essere  il  sentimento,  la  spinta, le motivazioni di un
  ruolo di regione  costruttrice  di pace e di un ruolo di una regione
  che vuole  guadagnare  sulla pace una funzione in un'area abbastanza
  delicata ed importante del pianeta
       Altra questione su cui io, brevemente, vorrei che si dibattesse
  - noi lo facciamo  attraverso  la  nostra mozione - è che una guerra
  che si vuole  combattere  in  nome della lotta contro il terrorismo;
  questa guerra, io  temo, che non farà altro che alimentare lo stesso
  terrorismo. E  del  resto, come  spieghiamo  il fatto che l'opinione
  pubblica  americana,  nella  stragrande maggioranza, si è dichiarata
  contro la guerra?
       Quella stessa  opinione  pubblica  che  è  pure  rimasta ferita
  dall'attentato   alle   Torri  gemelle
       L'opinione   pubblica   americana,   come  l'opinione  pubblica
  dell'occidente europeo,  capisce  che su quel terreno c'è il rischio
  di altre  torri  gemelle,  c'è  il rischio di un'accentuazione delle
  pratiche di terrorismo.
       Il terrorismo  lo  si  combatte  con interventi di polizia, con
  interventi  di  "intelligence",  attraverso  l'azione dei servizi di
  sicurezza,   attraverso  una  collaborazione  fra  gli  Stati  ed  è
  possibile farlo sul piano repressivo intanto, ma poi anche sul piano
  preventivo attraverso  un'azione  di riequilibrio e di messa a posto
  di questo  mondo  che,  a  mio avviso, inizia questo secolo e questo
  millennio in  modo  sbagliato,  rimettendo  a  posto  le  ragioni di
  scambio fra le  vari  nazioni, fra i vari paesi del mondo, fra paesi
  forti  e  paesi  deboli, rimettendo in movimento l'economia mondiale
  sulla base di  una  politica  dei diritti che non può che essere una
  politica a tutto campo sul pianeta.
       Penso, pertanto,  che  noi  abbiamo  tante ragioni e abbiamo la
  ragione per ricostruire anche una unità dell'Europa.
       Il  Presidente del Consiglio Berlusconi, con la sua iniziativa,
  non solo si sta mettendo contro l'opinione pubblica italiana, ma sta
  tagliando,   sta   recidendo   attorno  a  sé  ogni  possibilità  di
  interlocuzione e  di  costruzione di un processo di unificazione, di
  unità  politica  dell'Europa su temi fondamentali quali quelli della
  costruzione della pace.
       Noi pensiamo  che c'è un tema su cui bisogna riflettere ed è il
  tema che, superata la logica dei blocchi che pure, in una visione di
  equilibrio,  appunto  come  veniva  definito del terrore, in qualche
  modo fungeva  da  deterrente  allo  scatenamento di azioni di guerra
  indiscriminate.
       Non vorremmo  che alla logica dei due blocchi si sostituisse il
  blocco unico che comanda e che esprime un dominio incontrastato e al
  di  fuori  della  cosiddetta  legalità  internazionale, delle regole
  internazionali. Un  blocco unico che si sostanzia anche in una sorta
  di  pensiero  unico della politica, dell'economia, della visione del
  mondo.
       Noi dobbiamo  costruire,  invece, un mondo al plurale; un mondo
  dove tutti  possono  esprimersi e dove la sede dell'ONU possa essere
  un momento  fecondo  di  riconciliazione e di sintesi delle esigenze
  del pianeta.
       Concludo   dicendo   che   le   guerre  si  evitano  trattando.
  L'articolo 11  della  Costituzione italiana, nel momento in cui dice
  che "L'Italia  ripudia  lo  strumento della guerra come mezzo per la
  risoluzione  delle  controversie internazionali" - e la Costituzione
  italiana vige  anche  in  questa  Regione  - dà un preciso mandato a
  tutti   quanti:  quello  di  trattare,  trattare,  trattare  fino  a
  raggiungere la pace.
       Non esiste  la  guerra  come  strumento  per preparare la pace;
  attraverso la  guerra si costruisce la guerra; la pace si costruisce
  attraverso la trattativa all'infinito e ad oltranza.

     PRESIDENTE    Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole  Fleres  per
  illustrare  la   mozione,  a  sua  firma,  n.  208  "Interventi  per
  sostenere il  Governo  nazionale nell'opera di ricerca della pace ed
  il rispetto dei diritti umani nel mondo".

     FLERES   Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo Parlamento
  si anima  molto  quando  deve  affrontare  temi  che non sono di sua
  pertinenza.
       La  retorica  si  impossessa  dell'Aula e difficilmente risulta
  semplice  intervenire  tentando di restare all'interno di quelle che
  sono le nostre competenze e in questo caso i nostri auspici.
       Io non credo  che  al mondo esista un solo uomo o un solo paese
  che sia contrario alla pace  e  che  sia  favorevole alla guerra. E,
  tuttavia, nel mondo si svolgono  decine e decine di conflitti e solo
  alcuni di essi  balzano  all'attenzione  dell'opinione  pubblica per
  quello che è il livello degli  stessi,  per  quelli che sono i Paesi
  che si contrappongono, per quelle che sono le condizioni economiche,
  politiche, storiche, alle quali questi conflitti fanno riferimento.
       Ma possiamo dire  che  essere  a  favore  della pace significhi
  automaticamente  essere  contro  la guerra? Possiamo dire che essere
  contro  la guerra significhi automaticamente perseguire una politica
  di  pace?  Io  sono  convinto  di  no  Sono convinto che raggiungere
  obiettivi  di  pace non sia facile, non sia sicuramente realizzabile
  questo   obiettivo   attraverso  una  formula  matematica.  Poc'anzi
  ascoltavo  qualche  collega  che  molto  giustamente,  ma  devo dire
  altrettanto  retoricamente,  sosteneva  l'esigenza di una trattativa
  tra i Paesi che sono coinvolti nella vicenda irachena.
       Ma, onorevoli  colleghi,   la  trattativa  è  stata avviata, le
  trattative sono  state  avviate,  sono  state  avviate iniziative da
  parte delle Nazioni  Unite  miranti  ad  evitare  l'insorgere  di un
  conflitto che è sicuramente da evitare.
       E, tuttavia, a fronte di queste iniziative non mi sembra che ci
  sia  stata da  parte  del  dittatore  iracheno  Saddam  Hussein  una
  manifesta disponibilità a  perseguire una logica di pace fondata sul
  confronto, sulla trattativa, sulla negoziazione, sulla diplomazia.
       Sono stati,  invece,  registrati  fenomeni inversi, fenomeni di
  ulteriore armamento,  fenomeni  di ostruzionismo nei confronti degli
  ispettori  delle   Nazioni  Unite  che  erano  stati  incaricati  di
  accertare le condizioni esistenti in quel Paese.
       Possiamo  dire  che   un  atto  di  guerra  è  soltanto  quello
  dichiarato secondo le  regole del diritto internazionale da un Paese
  attraverso un esercito  nei  confronti  di  un  altro  Paese  che si
  difende   con  un  altro  esercito  e  non  anche,  invece,  possono
  considerarsi  iniziative  di  guerra  quelle che vengono compiute in
  maniera  diversa,  anomala,  terroristica  da  parte di un Paese nei
  confronti dell'intera umanità?
       Non sono forse  questi  anche  atti  di  guerra? Non sono forse
  questi   anche  fenomeni  che  meritano  l'attenzione  dell'opinione
  pubblica così come quelli di cui stiamo trattando?
       E' meno guerra  quelle che viene compiuta con gli uomini che si
  lasciano esplodere in  mezzo  alla  folla  di  bambini e che vengono
  finanziati attraverso  le  loro organizzazioni proprio da quei Paesi
  che poi sostengono la pace unilaterale, quella nei loro confronti ma
  non quella loro nei confronti degli altri?
       Dunque, onorevoli colleghi,  stiamo affrontando questo tema nel
  presupposto che il nostro può soltanto  essere  un auspicio e che il
  compito di assumere decisioni rispetto  a tale tema non è certamente
  del Parlamento regionale siciliano  ma del Parlamento nazionale, del
  Governo, rispetto alle competenze ad essi attribuiti.
       Nel presupposto che  il  nostro, dicevo, può essere soltanto il
  tentativo di  orientare  una  azione politico-diplomatica alla quale
  intendiamo rifarci ed, essendo noi italiani come gli altri e come il
  Parlamento che ci governa,  possiamo  solamente  dare  forza  ad  un
  principio  che è un principio  assoluto  che  è  quello  di  evitare
  l'insorgere di un conflitto.
       E la mozione  che  noi  abbiamo  presentato è proprio orientata
  verso la ricerca  di  una  soluzione  alternativa  al  conflitto che
  impedisca  l'esplodere  del  conflitto. E' una soluzione alla quale,
  per altro è già pervenuto il Parlamento nazionale nel momento in cui
  ha  orientato  l'azione  del  Governo  verso  l'esilio del dittatore
  iracheno Saddam Hussein. Ci sono stati tantissimi uomini di cultura,
  di   scienza,  tantissimi   esponenti   politici,   oltre   duecento
  parlamentari che si sono pronunciati  in  favore di una soluzione di
  questo genere, ed è la stessa soluzione alla quale noi guardiamo con
  la mozione che abbiamo presentato.
       Noi  non possiamo avere velleità di politica estera soprattutto
  quando affrontiamo temi di questo genere, di questa delicatezza; noi
  possiamo soltanto rafforzare un principio che è quello della ricerca
  della pace consapevoli che la ricerca della pace non coincide sempre
  con la interruzione di un percorso bellico che, talvolta, può essere
  l'unica  via  verso  la quale orientare una azione che garantisca la
  pace.
       Onorevole   Presidente,   onorevoli  colleghi,  io  non  voglio
  aggiungere molte altre  parole  a questo mio breve intervento perché
  non vorrei cadere  io  stesso nella retorica; vorrei fare un appello
  al Parlamento tutto affinché la posizione che si verrà a determinare
  questa  sera   sia   una  posizione  tendenzialmente  unitaria,  una
  posizione che  non  comprometta  posizioni  politiche e che persegua
  quella   logica,  a  cui  faceva  riferimento  poc'anzi  l'onorevole
  Giannopolo,  della  trattativa.
       Ma  la  trattativa  può  avvenire  se  le parti sono egualmente
  disponibili  a concluderla favorevolmente, altrimenti va individuata
  una  strada  diversa; e l'unica strada che può essere perseguita per
  evitare  l'insorgere  di  un conflitto è quella che porta all'esilio
  del  dittatore  iracheno Saddam Hussein.
       Ed  è  a questa soluzione che noi guardiamo, è questa soluzione
  che  proponiamo  con  la  nostra  mozione  nel momento stesso in cui
  auspichiamo  fortissimamente, con  ogni  mezzo  e  con  ogni forza e
  volontà   la  soluzione  pacifica  di  una  situazione  di  politica
  internazionale  assai  complessa  e - lo ribadisco - le posizioni di
  chi è  in guerra e di chi vuole entrare in guerra non sono purtroppo
  assai  distanti  perché  entrambi, sia  pure con mezzi diversi e sia
  pure  con strumenti di guerra diversi, hanno manifestato volontà non
  certo perseguenti logiche di pace.
       Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, con l'augurio che il
  dibattito   che   seguirà  l'illustrazione  di  queste  mozioni  non
  precipiti ancora una volta nella retorica e vada invece in direzione
  della soluzione di questioni praticabili per le competenze di questo
  Parlamento e, dunque, verso la individuazione di un auspicio che non
  sia  distante da quello già individuato dal Parlamento nazionale, mi
  auguro  che  la  mozione  di cui sono primo firmatario e che vede la
  firma  di  tutti  i Capigruppo della maggioranza possa essere quella
  che  verrà condivisa e accolta dall'intero Parlamento nell'interesse
  più complessivo del Paese e delle possibilità reali che quest'ultimo
  ha  di  partecipare  alle  decisioni  internazionali,  così come sta
  facendo,  mantenendo  un  livello  di  grande  prestigio e di grande
  qualità  nell'azione  politica  e  diplomatica che sta svolgendo sia
  all'interno  dell'Unione  europea, sia  nei  rapporti  tra  l'Unione
  Europea  e  l'Organizzazione  delle  Nazioni  Unite  e  tra l'Unione
  Europea e gli Stati Uniti. Insieme naturalmente a quelle che sono le
  scelte  che  riguardano  anche la posizione della nostra regione, in
  virtù   della   presenza  nella  nostra  regione  di  basi  militari
  dell'Alleanza  atlantica  che  hanno consentito la difesa della pace
  non solo nel nostro paese, ma anche all'interno dell'intero scenario
  mediterraneo   e   mondiale  e  che  ci  vedono  legati  da  accordi
  internazionali  rispetto ai comportamenti che in questi casi debbono
  essere tenuti.

     PRESIDENTE     Onorevoli   colleghi,  abbiamo   così   completato
  l'illustrazione  delle mozioni. Per quanto concerne l'interrogazione
  numero  1072 degli onorevoli Ferro, ed altri chi intende intervenire
  -  mi  riferisco  per  esempio  all'onorevole  Miccichè che me lo ha
  espressamente richiesto - lo può fare nell'ambito di una discussione
  generale  a  cui  possiamo  dare  vita.  Avverto  però,  che i tempi
  previsti   dal   Regolamento   verrebbero   dimezzati.   Però  anche
  sull'interrogazione  avrei  da eccepire, in quanto, essendosi svolta
  una  discussione  sulle  mozioni  e  dovendo  prendere  la parola il
  Presidente    della    Regione   per   la   replica,   la   risposta
  all'interrogazione  sarà  insita  in  ciò  che  il  Presidente della
  Regione  riterrà  dire.  All'onorevole Miccichè e ad altri che me lo
  hanno  già  chiesto,  quale ad esempio l'onorevole Barbagallo, posso
  dare  la  parola, ma nell'ambito della discussione generale e con un
  limite di tempo di cinque minuti.

     MICCICHÈ  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     MICCICHÉ   Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, evidentemente
  andando  al  nocciolo della questione, visto che le esposizioni sono
  state molto esaurienti, mi preme dare alcune risposte, più che altro
  riflessioni,  su  quanto  è  stato  fin  qui  detto, a partire dalla
  esposizione  della  mozione presentata dalla maggioranza, che non mi
  trova  assolutamente concorde per una semplice ragione:  si parte da
  un  principio  completamente  opposto.
       Io  non  dico  che l'onorevole Fleres vorrebbe la guerra, ma ha
  esposto  un concetto che si avvicina:   "se vuoi la pace, prepara la
  guerra".  In  sostanza,  era  questo  il  senso del ragionamento.  È
  proprio   il   termine  "guerra"  che  bisogna  abolire  dal  nostro
  vocabolario, perchè questa frase "se vuoi la pace prepara la guerra"
  veniva  detta  in  epoche  dove  le  guerre  si facevano con le armi
  bianche,  con  le  frecce  e  le  spade  e  a  morire spesso erano i
  militari;   le   popolazioni   subivano  le  conseguenze.
       Oggi,  la  situazione  è completamente modificata: non possiamo
  parlare  di  guerra  come un secolo o due secoli fa perchè a partire
  dalla  prima guerra mondiale le guerre hanno avuto come principio lo
  sterminio  di  massa,  intere  popolazioni  sono  state  oggetto  di
  sterminio  in  tutte  le  guerre, anche quelle regionali, quelle che
  succedono  nei  Paesi  del  terzo  mondo,  in  Africa,  nel  sud-est
  asiatico,  cioè  dove  in  questo  momento ci sono dei conflitti fra
  stati.
       Ebbene,  la  mozione della maggioranza sostanzialmente vorrebbe
  giustificare  l'intervento come risoluzione dei problemi di un altro
  paese;  ma  questo  la  Carta  dei  diritti  dell'uomo  lo vieta. Se
  dovessimo  fare  la  guerra  a tutti i dittatori del mondo, il mondo
  esploderebbe,  ci sarebbe la fine del mondo   La garanzia dell'ONU è
  una garanzia per la pace non per la guerra
       Questo  concetto  di  andare  a  fare  la  guerra  è  diventato
  un'ossessione. Noi ci  stiamo  incamminando  verso  un  tunnel senza
  ritorno, evidentemente è giusto - come dice l'onorevole Fleres - che
  anche l'embargo è una guerra, ma è una guerra contro le popolazioni.
  Sono  d'accordo:  l'embargo  che è stato fatto dopo il conflitto del
  1991  ha colpito le popolazioni e questo l'hanno capito ormai tutti;
  non  a  caso  oggi  la  maggioranza  dei paesi aderenti all'ONU sono
  contro l'embargo attuato nei termini stabiliti nel 1991.
       Io sono convinto che  oggi  lo  possiamo  dire  perchè è giusto
  dirlo,  ma  sono  sicuro che la risoluzione per dichiarare la guerra
  all'Iraq  da  parte  degli Stati Uniti non passerà perchè la maggior
  parte  dei  paesi  del Consiglio di sicurezza voterà contro e, non a
  caso,  c'è  la  garanzia del veto sia della Francia che della Cina e
  della Russia, di conseguenza possiamo stare tranquilli.
       Ma  l'America nonostante tutto andrà a fare la guerra, è questo
  ciò  che  dobbiamo  condannare, perchè ormai, nonostante gli appelli
  del  Papa,  nonostante  tutta una serie di pressioni internazionali,
  gli  Stati Uniti d'America, il Presidente Bush ha già deciso di fare
  la  guerra.
       Quindi,  la  mozione  della  maggioranza  mi pare ormai che non
  abbia  più  possibilità  di  attecchire  perchè  se  c'è qualcosa di
  velleitario  nelle  mozioni  si  trova  in  quella della maggioranza
  perchè  pretende che Saddam vada in esilio. E chi lo deve mandare in
  esilio?
       Evidentemente,  chi  può mandarlo in esilio è il popolo, questo
  lo  farà solo il popolo.  E' compito del popolo mandare in esilio il
  proprio dittatore.
       Ci sono altri strumenti  per eliminare le armi  di sterminio di
  massa e mi pare che le pressioni internazionali stiano avendo i loro
  risultati; la distruzione  dei  missili, la ricerca delle armi hanno
  avuto un buon esito  in  questi  ultimi  giorni, lo ha dimostrato il
  rapporto dei Commissari  dell'ONU.
       A me pare che questa mozione abbia veramente le gambe corte per
  potere  camminare;  certo,  la  maggioranza  del  Governo  nazionale
  sperava   che  l'ONU  avesse  dato  il  beneplacito  ad  un  attacco
  preventivo,  perchè  questo  è  il concetto che si vuole sicuramente
  affermare:  la  prevenzione  della  guerra  umanitaria.
       Ricordo   benissimo   che   l'intervento  nel  Kosovo  non  era
  giustificato,   che  non  è  giustificato  neanche  l'intervento  in
  Afghanistan  nei  termini  e  nei modi come sta avvenendo, perchè ci
  hanno  messo  nelle  condizioni,  noi italiani, di andare in guerra.
  Cari colleghi, nel momento in cui ci sarà la guerra in Iraq che cosa
  succederà?  Il  Governo  forse  spera che qualche bara col tricolore
  ritorni in Italia per poter magari giustificare chissà quali impegni
  internazionali
       Concludo  dicendo  che  sono  disposto  a modificare la mozione
  presentata da me insieme con i colleghi Ferro, Morinello e Raiti, se
  all'interno  di questa nuova formulazione ci sia anche il ricorso al
  termine  "una guerra senza se e senza ma", sapendo benissimo che sia
  la  Francia  che  la  Russia che la Cina metteranno il loro veto. In
  ultimo,  invito  i  colleghi  della maggioranza ad aggiornarsi sulle
  situazioni che si stanno verificando in queste ultime ore.

     PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
  facoltà.

     BARBAGALLO  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,   mi atterrò
  ai tempi, però mi pare  opportuno  sottolineare  che questo non è un
  momento qualsiasi, rituale.
       L'onorevole  Fleres  ha  fatto poc'anzi un richiamo alle nostre
  competenze  e  noi  siamo  consapevoli  dei  limiti  che l'Assemblea
  regionale  ha  su  questa  materia;  l'invito,  l'ordine del giorno,
  l'appello che possiamo formulare al Governo nazionale può essere più
  o  meno  significativo  se  accompagnato  da una serie di iniziative
  politiche nei confronti del Governo nazionale.
       Non  ho  l'esigenza di fare una lunga riflessione, anche perchè
  condivido  integralmente  l'intervento dell'onorevole Giannopolo che
  ha illustrato la mozione sottoscritta dai capigruppo dell'Ulivo.
       Come  dicevo   all'inizio,  però,  gli  scenari  internazionali
  impongono scelte politiche  ed  istituzionali di livello epocale; il
  Governo nazionale va  incalzato  con  azioni determinate, la Regione
  deve intestarsi una  iniziativa  politica  straordinaria in grado di
  incidere su un conflitto che sembra ormai inevitabile.
       L'azione  instancabile del  Papa  coincide  con  un  sentimento
  diffuso nella stragrande  maggioranza  dei  cittadini.  Alla recente
  manifestazione hanno partecipato  nel  mondo  oltre  100  milioni di
  cittadini, si avverte anche in Sicilia il desiderio di operare gesti
  di pace concreti e visibili.
       La Sicilia è una terra, come è stato detto, confinante, con una
  posizione   strategica  nel  Mediterraneo  sul  piano  degli  scambi
  economici  e culturali ma anche dal punto di vista militare. Devono,
  pertanto, attivarsi tutte le iniziative possibili di mobilitazione a
  favore  della  pace.
       Le  grandi  manifestazioni  di  questi  giorni  dimostrano  una
  diffusa  indignazione:  i  tanti  giovani che hanno partecipato alle
  varie iniziative non sono contro qualcuno, sono contro il terrorismo
  e  sono  contro  la guerra, ma sono soprattutto per la pace, per una
  cultura  di  pace,  per  una  mentalità  nuova,  per una pace che si
  costruisce   anche   nella   quotidianità   dei  rapporti.  La  pace
  rappresenta  un  valore  superiore  a qualunque altra considerazione
  politica  e  costituisce  l'unico orizzonte possibile per le donne e
  per gli uomini di buona volontà del nostro tempo.
       Con la lucidità e con il disincanto di Gino Giordani affermiamo
  il rifiuto della distinzione  tra  guerre  giuste e guerre ingiuste.
  Noi condanniamo tutte le guerre: alla violenza non si può rispondere
  con altra violenza. Il  dialogo  è  l'unica  arma  che può realmente
  garantire  all'umanità  un   presente   e   un  futuro  di  pacifica
  convivenza.
       Dobbiamo dimostrare  che  accanto  all'ONU, all'Unione Europea,
  alla Santa Sede e a quanti  a  vario titolo si stanno adoperando per
  aprire nuove vie alla pace ci siamo anche noi.
       Il 25 febbraio scorso  un  gruppo  di  deputati  e  senatori di
  partiti diversi aderenti  al  movimento  politico per l'Unità, primi
  firmatari  gli   onorevoli   Gambale,   Massimo   Grillo,   Kessler,
  Procaccini,  Castagnetti  e  i  senatori  Dossi,  D'Onofrio,  Toia e
  Tarolli  hanno  invitato i loro colleghi parlamentari ad un appello,
  hanno inviato una lettera appello a questo proposito.
       In tale nota si  sottolinea  tra l'altro che mentre le speranze
  della  pace  appaiono sempre  più  legate  ad  un  sottile  filo,  i
  parlamentari  di diversi orientamenti politici o ideali, aderenti al
  messaggio  di  fraternità universale proposto dal movimento politico
  per  l'Unità  ispirato  da  Chiara  Lubich,  avvertono  il dovere di
  affermare che l'impegno per la pace rappresenta un ideale condiviso.
       Pur muovendo da posizioni diverse sulle vicende internazionali,
  nemmeno  noi  possiamo  dividerci  sul  valore  della pace; dobbiamo
  lavorare per un ordine del giorno congiunto, unitario. Non credo che
  così  come sono stati presentati ci siano le condizioni per un unico
  ordine del giorno, però dobbiamo lavorare perché ciò avvenga.
       Gli  avvenimenti  di questi giorni devono fare riflettere tutti
  coloro  che, a  vari  livelli, sono  impegnati  nelle  istituzioni e
  agiscono nelle varie forze politiche.
       L'ideale di concorrere alla realizzazione di un mondo unito non
  è   un   sogno   irrealizzabile.  La  fraternità  universale,  anche
  prescindendo  dal  messaggio  cristiano,  non  è stata completamente
  assunta  solo  da  menti  che  hanno  a  che  fare con la storia del
  cattolicesimo, ma anche da qualche spirito libero raro.
       Diceva  Gandhi:  "La regola d'oro è di essere amici del mondo e
  considerare  una tutta la famiglia umana. Chi distingue fra i fedeli
  della propria religione e quelli di un'altra diseduca i membri della
  propria ed apre la via al rifiuto ed alle irreligioni".
       Il  cristianesimo  ha  compiuto  una rivoluzione esistenziale e
  culturale introducendo l'idea dell'umanità come famiglia.
       In  questa  fase  noi dobbiamo cercare di realizzare, anche tra
  noi, un clima diverso, di una politica che diventa dialogo costante,
  di una comunità che avverte il segno dei tempi e non si divide su un
  valore così alto come può essere la pace universale.

     PRESIDENTE   Comunico  che  è  stato  presentato  dagli onorevoli
  Capodicasa,  Giannopolo,  Forgione,  Raiti e Barbagallo l'ordine del
  giorno  n.  192  "Esposizione  della  bandiera  della pace a Palazzo
  d'Orleans".  Ne do lettura:

                     " L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   CONSIDERATO la gravità della  situazione  internazionale  ed  i
           rischi per la pace,  che  desta  preoccupazione tra gli
           Stati, i parlamenti,  le istituzioni internazionali, le
           autorità religiose, le popolazioni  civili ed i singoli
           cittadini;

   CONSIDERATO il peso che in simili  circostanze,  al di là degli
           sforzi diplomatici assume la pressione che il movimento
           per  la  pace nelle  sue  multiformi  espressioni,  può
           esercitare al fine di determinare le scelte dei governi
           e degli organismi di rappresentanza internazionale;

   CONSIDERATO che in tale contesto  anche atti simbolici, volti a
           manifestare la voglia di  pace  dei  singoli come anche
           delle istituzioni acquistano un  alto  valore tanto più
           se si interpretano  sentimenti e preoccupazioni diffuse
           tra la popolazione anche quella siciliana;

   CONSIDERATO che importanti istituzioni tra cui importanti città
           americane (San  Francisco,  Filadelfia,  Chicago, etc.)
           hanno deciso di collegarsi ai sentimenti prevalenti tra
           i cittadini esponendo la bandiera della pace,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

        - ad esporre a Palazzo  d'Orleans  insieme  alla  bandiere
          Europea, Italiana e Siciliana,  anche  la bandiera della
          pace." (192)

       Desidero  ricordare  all'onorevole Capodicasa, primo firmatario
  dell'ordine  del  giorno  testè  letto,  che  quest'ultimo è ai fini
  regolamentari  ineccepibile  e ammissibile purché  venga indicata la
  mozione alla quale fa riferimento.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Capodicasa. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA   Signor  Presidente,  la mozione è quella della quale
  primo firmatario è l'onorevole Giannopolo.
       Signor  Presidente,  io credo che se dovessimo limitarci a fare
  il  censimento delle nostre opzioni morali in materia di guerra e di
  pace  non  avremmo alcun problema a concludere tutti che non c'è tra
  di noi alcuno che possa disconoscere il grande valore della pace.
       Il  problema  che ha diviso nelle istituzioni, nei parlamenti e
  spero  che  non  succeda  qui  nella  nostra Assemblea, è dato dalla
  peculiarità  di  questa  guerra che incombe. C'è una novità
       Qualche  giorno fa, presentando in un dibattito il nuovo numero
  della  rivista "Segno" qualcuno  si  chiedeva  come  mai la più alta
  autorità  religiosa  del  cristianesimo,  cioè  il Papa, e lo stesso
  Vaticano   abbiano  assunto  una posizione così dura, così drastica,
  direi  quasi  senza ritorno nella vicenda che attiene alla guerra in
  Iraq. Ed io ho ritenuto di dare una risposta perché assieme a questa
  domanda  forse  la  domanda  che  bisognerà porsi è: "Come mai nello
  stesso  tempo  abbiamo  avuto  percentuali così alte nei sondaggi di
  opposizione  a  questa  guerra in tutti i paesi europei e in tutti i
  paesi del mondo?". Percentuali che hanno superato l'85 per cento
       C'è  da chiedersi come mai Nazioni, Stati come la Germania e la
  Francia,  che hanno al loro attivo decenni di alleanza, di amicizia,
  di  coinvolgimento  con  gli Stati Uniti d'America abbiano deciso di
  assumersi   la   responsabilità   di   rotture   anche   nelle  sedi
  internazionali rappresentative.
       C'è  da chiedersi, ancora, come sia possibile che in una stessa
  giornata - quasi  sulla  base  di  un  tam  tam  che oggi i mezzi di
  comunicazione  informatici  rendono  possibile - in  tutto  il mondo
  centinaia  di  milioni di persone, non mi interessa fare il calcolo,
  da Melbourne, dove secondo il fuso orario per primi si è manifestato
  il 15 di febbraio, fino  alle  ultime manifestazioni a Washington, a
  Los Angeles, sia potuto accadere  che decine di milioni di cittadini
  scendessero in piazza  contemporaneamente con le stesse motivazioni.
  E' successo qualcosa di straordinario   Ci vogliamo chiedere perché
  Vogliamo  interrogarci su  questo  fatto  particolare  che  non  era
  successo per la guerra nel Kosovo, per la guerra in Afghanistan, non
  era successo per le guerre,  anche  di  carattere  regionale, che si
  sono combattute negli ultimi tempi.
       Credo che la risposta a questi interrogativi vada ricercata nel
  fatto che il mondo percepisce un pericolo grave. Questa guerra non è
  una delle tante alle  quali ciascuno di noi, a prescindere dalle sue
  scelte etiche e  anche politiche, possa opporsi o possa condividere.
  Si  sente il pericolo  che  questa guerra è diversa dalle altre, che
  discende da  una  nuova dottrina che l'amministrazione americana ha,
  nello scorso settembre  con  il  documento  che  ha  approvato e che
  allora non  suscitò  l'orrore  che  sarebbe stato giusto suscitasse,
  propugnò la  dottrina della guerra preventiva.  Tutti avvertiamo che
  tutto  ciò  minaccia  in  questo  momento  l'Iraq;  minaccia  Saddam
  Hussein, ma, in realtà, minaccia un po' tutti noi.  Minaccia la pace
  come sistema di  relazioni entro cui ciascuno è abilitato a svolgere
  una funzione, infatti quando una singola nazione minaccia una guerra
  preventiva,  senza  l'avallo  delle  organizzazioni  internazionali,
  assume decisioni che  coinvolgono tutti, ciò diventa un pericolo che
  ciascuno sente su di sé.  Ecco  perché  il  mondo  si  è  alzato  in
  piedi
       Dunque, bisogna  partire  da  questo  presupposto per capire il
  movimento che oggi è in atto. Sentiamo tutti che questa guerra è una
  minaccia per tutti  noi,  non  soltanto per l'Iraq; ciò è dimostrato
  dalla pervicacia con cui gli Stati Uniti d'America hanno continuato,
  più  che   gli  Stati  Uniti  d'America  l'amministrazione  Bush  ha
  continuato ad ignorare  i fatti che si sono succeduti.
       Inizialmente si  cominciò  dicendo  "attacchiamo  Saddam perché
  non vuole le ispezioni";  ma  le  ispezioni  le  ha  volute.  Poi si
  disse "attacchiamo  Saddam perché  Saddam vuole le ispezioni ponendo
  alcune condizioni,  mentre noi invece le vogliamo senza condizioni".
  Successivamente sono cadute  le  condizioni  e si disse "nasconde le
  armi".  Si è chiesto  di  dare  tempo agli ispettori dell'ONU, ma si
  obiettò "tanto ci  prendono in giro". Oggi Saddam sta distruggendo i
  missili, ma neanche questo  basta.  E'  notizia di ieri che Saddam è
  pronto a  dichiarare,  documentandolo,  quali siano le armi chimiche
  distrutte, ma nemmeno  questo  basta.  Poi  si  dice  "disarmiamo" e
  anche questo non  basta  perché  bisogna  rovesciare  il  regime  di
  Saddam.
       Mi pare  chiaro  che  questa  guerra per l'amministrazione Bush
  "s'ha  da  fare".   Non   c'è  ragione  che  tenga   E'  saltata  la
  razionalità
       Ecco perché dico  a  tutti,  a  coloro  i  quali  propugnano un
  pacifismo etico, un  pacifismo  assoluto,  anche a coloro i quali si
  rimettono alle scelte che compiono gli organismi internazionali, che
  la verità è  che questa guerra sta richiedendo, sta esigendo, chiama
  in causa il governo del mondo
       Non è  possibile  che  non  ci  siano  organismi internazionali
  abilitati. Certo, possono  anche  sbagliare  nelle scelte e non dico
  che se l'ONU  dovesse  decidere  per la guerra contro l'Iraq, questa
  sarebbe  giusta,   ma   avrebbe  una  sua  legittimazione,  una  sua
  giustificazione.
       Guerre giuste non ne esistono,  ma  ci  possono  essere  guerre
  giustificate. Ecco che a mio avviso vale assumere una posizione
       Onorevole  Presidente  della  Regione, desidero  ricordare  che
  proprio  in questi giorni il Presidente  francese  Chirac  è  potuto
  andare  in Algeria, Paese dove non si recava dalla fine della guerra
  di liberazione, ed ha riscosso una ovazione popolare.
       E'  una  scelta  opportuna   quella   del   Governo   francese,
  considerato che quella è una nazione che opera nel Mediterraneo, che
  ha relazioni con i popoli arabi:  infatti  quella posizione parla al
  popolo  arabo.   Noi dobbiamo essere  la  regione  che  parla  anche
  all'altra sponda del Mediterraneo.
       Vorrei  ricordare  che  all'epoca  della   battaglia  contro  i
  missili a Comiso, l'Assemblea regionale  ed anche le istituzioni che
  la governavano seppero distinguersi  dal  governo nazionale, presero
  una posizione.
       Il Presidente dell'Assemblea di allora, l'onorevole Lauricella,
  partecipò  a  manifestazioni  pacifiste,   prendendo  la  parola  in
  rappresentanza dell'Assemblea regionale  siciliana  la  quale  aveva
  votato un ordine del giorno.  Seppe  assumere una propria posizione,
  anche distinguendosi dalle posizioni  nazionali in quanto la Sicilia
  ha   una   sua  peculiarità,   ha   una   particolare   collocazione
  geo-politica.  Ed in questo caso credo  siano opportuni i richiami a
  quella vicenda.
       Forse proprio per l'emergenza che angoscia un po' tutti, per il
  sentire   questa  guerra  come   uno   spartiacque   nella   vicenda
  internazionale e persino nella concezione  delle  guerre  che fino a
  questo momento ha presieduto alle  scelte  degli  Stati,  la Regione
  siciliana, non soltanto per la sua  vocazione che discende dalla sua
  storia,  dalla  sua  cultura,  ma  anche  per  la  sua  collocazione
  nel bacino del Mediterraneo deve inviare un segnale.
       Alcuni colleghi ed io siamo firmatari  di  un ordine del giorno
  che  non  ha  un  grande valore  strategico,  ma  un  grande  valore
  simbolico.  Ebbene, con quest'ordine  del giorno vorremmo che l'Aula
  impegnasse  il  Presidente  della   Regione  ad  esporre  a  Palazzo
  d'Orléans,  insieme alle bandiere  italiana,  europea  e  siciliana,
  anche la bandiera della pace fino  a  quando  l'Onu,  il prossimo 14
  marzo,  non  si  sarà   espressa   a   proposito  della  risoluzione
  riguardante l'Iraq.
       Non è un fatto nuovo. Il Municipio di  Chicago  lo  ha deciso e
  l'ha esposta; il Municipio di Philadelphia e quello di San Francisco
  l'hanno fatto - parliamo di  istituzioni  locali  repubblicane  e il
  Presidente  degli Stati Uniti d'America  è  un  repubblicano  -  110
  grandi città l'hanno fatto. Credo  che  ciò  non  possa configurarsi
  come un atto ostile verso qualcuno.  Quella  di  esporre la bandiera
  della pace è un'aspirazione  che  vogliamo  manifestare   sicuri  di
  interpretare i sentimenti della popolazione siciliana.
       Mi sembrerebbe questo un  gesto  altamente  simbolico, ma anche
  altamente   significativo.   Ovviamente,  qualora   l'Assemblea   lo
  ritenesse opportuno, la bandiera  andrebbe  esposta  anche a Palazzo
  dei Normanni.

     CUFFARO  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CUFFARO  presidente della  Regione.  Signor Presidente, onorevoli
  colleghi,  nella  lunga  tradizione   di   questa  nostra  Assemblea
  regionale,  più  volte  si è dibattuto  di  guerra  e  di  pace,  in
  significativi dibattiti che hanno sempre fatto registrare passione e
  sensibilità,  magari  insieme   a   contrapposizioni  ideologiche  o
  partitiche.   Ma  il  dibattito   odierno   colpisce   e   coinvolge
  particolarmente:  infatti,  a fronte  di  una  comune  e  indiscussa
  volontà di pace che ci accomuna, le  ragioni  della    guerra  ci si
  presentano  con  la  loro  subdola  inevitabilità.  Esse  nascondono
  l'illusione  di farci giungere a  soluzioni  che  nella  pretesa  di
  dimostrarsi efficaci, provocheranno  inevitabili  lutti  e disastri,
  che  preventivamente è impossibile  dimostrare  siano  inferiori  al
  danno che la politica di Saddam Hussein può provocare.
       Nel dibattito che, anche questa volta, sta accompagnando le ore
  ed i  giorni  precedenti  la  decisione,  colpisce  il  tentativo di
  sminuire il valore della pericolosità oggettiva di certi sostantivi,
  con l'aggiunta di aggettivi  che  dovrebbero  attutirne l'efficacia.
  Così dopo gli anni della guerra "fredda", siamo giunti, passando per
  le bombe "intelligenti", alla  guerra  "preventiva",  nel  maldestro
  tentativo di esorcizzarne il  significato, prima  di verificarne gli
  effetti distruttivi.
       Ancora una  volta,  come  in  tutte  le guerre dell'umanità, si
  contrappongono due interessi e  due  poteri,  ciascuno  pronto,  per
  difendere se stesso a combattere  l'altro. E i contendenti ritengono
  che l'uso della forza sia l'unico  strumento  idoneo a conseguire lo
  scopo.
       Anche   l'utilizzo   delle   decisioni   dell'ONU   sembra   in
  quest'ottica,  da  rispettare  soltanto   se,   in  ultima  istanza,
  sostengono le posizioni dell'una o dell'altra parte.
       A fronte  di ciò emerge da tutto il mondo una chiara volontà di
  pace - che l'Assemblea, stasera, in  tutti  gli interventi ha voluto
  ricordare - come forse finora  mai si era manifestata.
       I cortei delle scorse settimane pur facendo riscontrare, come è
  naturale, una varietà di  posizione  hanno  evidenziato  il  sincero
  desiderio di milioni di uomini perché  questa guerra sia evitata.
       Spetta ai politici ed  ai  governati,  onorevole  Giannopolo, e
  alle  istituzioni internazionali attraverso  cui  si  esprimono,  il
  compito  di tradurre questo  giusto  desiderio in  scelte  politiche
  conseguenziali e coerenti.
       Questo, anche per noi oggi, il compito che ci attende in questo
  Parlamento.
       Il dato di partenza e le oggettive documentate pericolosità del
  presidente  Saddam,  di  cui  credo sia ormai superfluo ricordare il
  "cursus honorum". Anche se decidesse  domani  di andare in pensione,
  per coltivare un orticello in qualche  nazione  amica,  in un angolo
  del mondo, la storia lo ha già giudicato per i misfatti ...

     FORGIONE   I  contributi  glieli  hanno  pagati  gli  Stati Uniti
  d'America, visto che lo hanno armato

     CUFFARO   presidente  della   Regione.  Onorevole  Forgione,  sto
  soltanto dicendo che sono della sua  stessa  idea  nel  condannare i
  misfatti di Saddam.
       Stasera  con  l'onorevole Forgione  ci  troviamo  d'accordo  su
  tutto;  figuratevi  che  è   riuscito,  persino,  a  farmi  cambiare
  leggermente  posizione  su  Andreotti.   Quando   sento   citare,  a
  testimonianza  della  giustezza   di  alcune  posizioni, l'onorevole
  Andreotti, che per quel che mi riguarda è la storia del mio partito,
  che io non soltanto condivido nella  mia  cultura,  ma che rispetto,
  dicevo, quando ne sento parlar bene e lo sento citare dall'onorevole
  Forgione è una cosa che  mi  fa  certamente  piacere.  Tuttavia è un
  dato che stasera  abbia  sentito giustificare alcune posizioni forti
  citando l'onorevole Andreotti.
       Prendo atto di ciò. Onorevole  Miccichè,  ci arriverà pure lei,
  non  si preoccupi, non ponga  limiti  alla  Provvidenza,  anche  lei
  arriverà se non a citare Andreotti, magari a citare De Mita o altri;
  prima o dopo lo farà anche lei.
       Credo che nessuno qui abbia dubbi  nel condannare Saddam, ma un
  consenso  internazionale  di  nazioni  sviluppate  e  progredite, mi
  permetta  di  dire,  onorevole  Forgione, con l'America in testa, si
  trova oggi a dover decidere di contrastare questo obiettivo pericolo
  o  con  strumenti  tradizionali come la guerra, appunto, o con altri
  strumenti di persuasione di cui la moderna diplomazia è dotata e tra
  i quali la guerra deve essere l'ultimo ed inevitabile.
       Quanti  non  sono  chiamati  per responsabilità diretta a dover
  compiere questa scelta possono e devono  trovare  le  forme e i modi
  per sostenere questa causa,  evitando  di sottostare alla tentazione
  della scorciatoia della guerra.
       Purtroppo  le nazioni del mondo sono riuscite a dividersi anche
  nel comune tentativo di trovare la  strada  della  pace. La giornata
  odierna si carica, però, di un grande significato morale e simbolico
  per il gesto che milioni di  uomini  stanno  compiendo  in  tutto il
  mondo per seguire l'indicazione della  più alta autorità morale oggi
  vivente: Sua Santità Giovanni Paolo II.
       La  richiesta  del  digiuno, unito a quella della preghiera per
  quanti   credono   in  un  Dio,  testimonia  in  modo  concretamente
  sperimentabile  che  vi  è  un  modo di contribuire all'edificazione
  della pace che è per tutti e che vale dappertutto.
       Il  grande  consenso  che  questa richiesta ha avuto, anche tra
  molti dei presenti, esprime una possibilità di contribuire alla pace
  che è alla portata di tutti  e  che  non  esclude  nessuno.  Occorre
  infatti partire dalla pace per evitare la guerra e non giungere alla
  pace partendo dalla guerra, anche se soltanto minacciata.
       Questo modo di procedere, che il  Papa  porta  avanti da sempre
  senza mai stancarsi, non esclude l'impegno  di  nessuno, ma chiede a
  ciascuno una partecipazione la  più  possibile personale e coerente.
  Ed è questo impegno che ha chiesto  e  chiede  a  tutti i governi, a
  tutte le nazioni per continuare a  perseguire  fino  in  fondo  ogni
  possibilità, anche la più remota per evitare la guerra.
       L'ora della decisione si avvicina sempre di più, qualunque essa
  sia, ed è poco il tempo che rimane  a tutti e a ciascuno per mettere
  in campo la possibilità di cui  dispone.  Nel  dibattito  di  questi
  giorni alcuni commentatori hanno  ricordato,  l'ho letta anch'io, la
  famosa battuta di Stalin, che  desiderava  conoscere il numero delle
  divisioni di cui disponeva il Santo Padre. Si potrebbe dire che così
  come  il  Papa in questi giorni ha  messo  in  campo  tutte  le  sue
  possibilità, inviando in tutto  il  mondo  suoi ambasciatori, tutti,
  anche  noi  che siamo uomini di  politica  e  di  governo,  possiamo
  sostenere  l'impegno  per  evitare  la  guerra  attivando  tutte  le
  possibilità di cui disponiamo per fare  giungere  in ogni sede utile
  il  desiderio  di  pace che  ha  sempre  contraddistinto  il  popolo
  siciliano  e  che oggi è salito  alto  anche  da  questo  Parlamento
  regionale.
       Se  il  Papa  non  ha  divisioni, certamente ha le sue armi: il
  digiuno e la preghiera.  Se in tanti  oggi  hanno deciso di usarle è
  segno dell'efficacia che esse  hanno.  Condivido  quanto  ha scritto
  oggi su un quotidiano Giorgio Rumi:  "Queste le 'armi' del Papa. Chi
  non ha gli occhi offuscati dalla potenza nell'accezione classica del
  vecchio sistema internazionale, non  può  sottrarsi  all'obbligo  di
  valutarle e di ragionare sulla loro portata e sui loro effetti. Alla
  pari della giustizia esse non si contano, ma si pesano".
       Questo  Parlamento  ha  sempre  intrattenuto, attraverso i suoi
  deputati, rapporti politici di collaborazione e di scambio con quasi
  tutte le nazioni al mondo. Oggi  questi  rapporti che hanno prodotto
  conoscenze, scambi economici e  culturali,  possono e debbono essere
  messi al servizio di questa causa.
       La  mozione  che  spero  approveremo  e che spero sia unitaria,
  signor  Presidente,  alla  fine  non  può  e non deve essere l'unico
  nostro atto politico. E' opportuno  che ogni deputato dell'ARS trovi
  il  tempo  e le modalità per far  giungere  in  tutto  il  mondo  il
  messaggio dei siciliani, che è costituito non solo dal rifiuto della
  guerra come strumento per ripianare le controversie fra i popoli, ma
  anche e soprattutto dal riconoscimento della pace come condizione di
  sviluppo  e convivenza tra i  popoli.  La  millenaria  storia  della
  nostra Sicilia lo testimonia.
       Ma è anche il momento in cui le nazioni del mondo diano credito
  indiscusso agli strumenti pacifici di cui sono dotate per affrontare
  i conflitti mondiali.  Mi  riferisco  innanzitutto  all'ONU  ed alle
  istituzioni europee. Proprio ieri il Presidente Ciampi, in visita in
  Olanda, ha riaffermato l'importanza  dell'Europa  con  parole chiare
  che desidero qui ricordare: "Esiste un nesso stretto fra avanzamento
  dell'Europa,  Convenzione   europea   conferenza   intergovernativa.
  Unanime è l'accento posto sulla  necessità di migliorare la capacità
  di governo dell'Unione e sulla volontà di creare un'Unione più coesa
  e più forte, diffusa è la  convinzione  che  se  avessimo affrontato
  prima il problema dello sviluppo e di una autentica politica estera,
  l'Europa sarebbe oggi ben più  unità e autorevole nell'affrontare le
  conseguenze della crisi irachena e la lotta al terrorismo.
       La  comunità  euro-atlantica  incarna  valori  comuni;  esprime
  l'aspirazione alla stabilità e  al progresso;  si regge sul rapporto
  di fiducia e di mutuo rispetto tra Europa e nord America. Attraverso
  la Nato ha dato vita  ad  una  duratura  alleanza  di democrazie che
  rimane la base della sicurezza e della stabilità del continente."
       Queste non sono parole  mie,  onorevole  Presidente, ma sono le
  parole che il Presidente Ciampi ha  pronunciato  ieri in un discorso
  in Olanda. Ritengo che queste  parole  esprimano  la  convinzione di
  molti, di tutti noi che da  sempre siamo consapevoli sostenitori del
  ruolo strategico che l'Europa può e deve svolgere.
       Quanto al ruolo delle Nazioni  Unite  molto si potrebbe dire se
  non ci trovassimo in un momento di così grande difficoltà, onorevole
  Forgione. Il suo processo di delegittimazione viene da lontano ed ha
  certamente  molte  cause.  Ma oggi  non  esiste  uno  strumento  più
  efficace, tranne l'assurda volontà di farne  a  meno.  La sua ultima
  risoluzione intende perseguire lo stesso  scopo  che  si prefigge la
  guerra, ma con strumenti di pace,  forse  con  maggiore  impiego  di
  tempo, ma anche con maggiore efficacia.
       Anche  su questo ieri il  Capo  dello  Stato  ha  usato  parole
  chiare:  "Per difendere i nostri popoli - ha detto - dal terrorismo,
  dalla  proliferazione  di  armi  e  di  distruzione  di  massa,  per
  mantenere l'integrità del sistema di  non proliferazione, i valori e
  le regole sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite vanno rispettati.
  Il Consiglio di Sicurezza nella sua  unità  ed  autorità  può ancora
  svolgere  un  ruolo   insostituibile   nell'assicurare   il  disarmo
  dell'Iraq attraverso una soluzione pacifica della crisi."
       Nè può essere ignorato il ruolo che ha svolto il nostro Governo
  in  questi  mesi. Più di ogni  altra  interpretazione  valga - e  mi
  dispiace  che  nessuno  l'abbia  voluto  cogliere  - il  significato
  dell'inattesa visita che il Presidente  Berlusconi  ha  reso ieri al
  Papa ...

     CAPODICASA  Lo ha convocato, non gli ha fatto visita

     CUFFARO   presidente  della   Regione.  Onorevole  Capodicasa  si
  attenga alla realtà; gli  scarni resoconti giornalistici non possono
  ignorare  la  comunanza di intenti che  ancora  una  volta  è  stata
  registrata a proposito della volontà  di  giungere  ad una soluzione
  pacifica di un problema grave e urgente.
       E così come il Papa non si  stanca  mai di tenere unite "Pace e
  giustizia", anche noi dobbiamo tenere sempre accostati i due termini
  per evitare che, come la storia ci insegna, la pace raggiunta con le
  armi dia luogo, presto o tardi, ad un'altra guerra.
       Non a caso quest'anno il  messaggio  per la giornata della pace
  scritto dal Papa fa  esplicito  riferimento al mirabile documento di
  Giovanni XXIII, la "Pacem in terris".   In esso il Pontefice ricorda
  la situazione del mondo in quel periodo tanto instabile e delicato.
       Era  il  1963 e l'umanità, dopo  la  costruzione  del  muro  di
  Berlino e la crisi di Cuba, viveva pericolosamente in bilico tra una
  pace precaria e una possibile guerra nucleare. Esortando tutti a non
  cedere alla rassegnazione, come  fondamento  della  vera  pace  Papa
  Giovanni chiese il rispetto dei  diritti inalienabili dell'uomo e la
  fine di ogni ingiustizia. Una richiesta  che Papa Wojtyla recupera e
  rende  attuale.  "Siamo testimoni -  scrive  il  Pontefice - di  una
  forbice sempre più preoccupante  tra  nuovi 'diritti' promossi dalle
  società più avanzate e 'diritti  umani  elementari' che  tuttora non
  vengono  soddisfatti soprattutto  in  situazioni  di  sottosviluppo:
  penso, ad esempio, al diritto  al  cibo,  all'acqua  potabile,  alla
  casa, all'autodeterminazione e  all'indipendenza.  La  pace richiede
  che questa distanza sia urgentemente ridotta e infine superata".
       Di  qui la richiesta di un  "nuovo  ordine  mondiale" che  deve
  essere prima di tutto un ordine morale, nella consapevolezza che "la
  questione della pace non può essere separata da quella della dignità
  e dei diritti umani".
       A questo punto il Papa  introduce una riflessione che, sia pure
  senza citarla, coinvolge anche l'organizzazione delle Nazioni Unite:
  "La comunità internazionale, che dal  1948  possiede  una  carta dei
  diritti della persona umana, ha per  lo  più trascurato di insistere
  adeguatamente  sui  doveri che  ne  derivano".
       Quest'assemblea può fare  proprio  questo appello perché pace e
  giustizia siano sempre compagne di  viaggio  di  ogni  uomo di buona
  volontà. Cosi come non  dobbiamo stancarci di percorrere ogni strada
  per evitare la guerra, possiamo  e  dobbiamo  fare  ogni  sforzo per
  rendere giustizia agli uomini, ad  ogni uomo a partire da quelli che
  ci sono più prossimi.
       Questo Parlamento per la lunga  tradizione che possiede, per la
  qualità  dei  suoi componenti, per  gli  strumenti  che  insieme  al
  governo può mettere in campo, può  e  deve riaffermare l'impegno per
  garantire una giustizia che sia sempre più vicina a tutti gli uomini
  e  più  a misura di ogni  uomo.  Sarà  questo  il  nostro  personale
  contributo  a quella che deve  essere  l'edificio  della  pace.
       Mi  auguro che questo  Parlamento  possa  votare  un  documento
  unitario che preveda ciò che ho testé espresso.

     PRESIDENTE    Onorevoli colleghi, si  procede  con  la  votazione
  delle  mozioni testé  discusse.  Avverto  che  l'ordine  del  giorno
  collegato  alla  mozione   a   firma  dell'onorevole  Giannopolo  si
  intenderebbe preclusa qualora la mozione venisse respinta.
       Pongo in votazione la mozione n. 167, a  firma  degli onorevoli
  Miccichè, Ferro, Morinello, Raiti.
       Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                            (Non è approvata)

       Pongo in votazione la mozione n.  202,  a firma degli onorevoli
  Forgione, Liotta, Ferro, Morinello, Raiti, Giannopolo, Spampinato.
       Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                            (Non è approvata)

       Pongo in votazione la mozione n.  206,  a firma degli onorevoli
  Giannopolo, Barbagallo, Ferro, Ortisi.
       Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                            (Non è approvata)

       Dichiaro,  pertanto,  precluso  l'ordine  del  giorno  a  firma
  dell'onorevole Capodicasa.

     CAPODICASA   Signor Presidente, chiedo  che  l'ordine  del giorno
  venga collegato alla mozione dell'onorevole Fleres.

     PRESIDENTE  Onorevole Capodicasa, il  Regolamento  in proposito è
  chiaro.   Comunque  naturalmente  nulla  osta  alla  maggioranza  di
  approvarlo  o  di respingerlo.  Poc'anzi  lei  aveva  dichiarato  un
  collegamento, e non era un caso che  io le chiedessi a quale mozione
  fosse collegato.  Lei adesso  cambia  opinione, vuole  collegarlo ad
  un'altra mozione ed io ne  prendo  atto.  Tuttavia  vorrei segnalare
  che  si  tratta di un tema  così  delicato  e  così  importante, che
  difficilmente  si  può  immaginare   di   trarvi  spunti  di  ordine
  paradossale.  Comunque  accetto  il   collegamento  con  la  mozione
  dell'onorevole Fleres  ed altri.
       Pongo  in  votazione  la  mozione  numero  208  a  firma  degli
  onorevoli Fleres, Cintola, Segreto, Formica, Acierno e Rotella.

       Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti seduto.

                             (E' approvata)

       Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 192...

     CINTOLA  Vorrei sentire il parere del Governo.

     PRESIDENTE   Questo ordine del giorno, collegato alla mozione che
  abbiamo testé approvato, richiede il parere del Governo.

     CUFFARO    presidente   della  Regione.  Il  Governo  si  rimette
  all'Aula.

                  (Proteste dai banchi dell'opposizione)

     FORGIONE  E' una vergogna  Abbiamo  i  "papalisti"  a  Roma e gli
  interventisti a Palermo

     PRESIDENTE  Nel palazzo di casa mia, porrei la bandiera, ma negli
  uffici della Regione vi sono delle precise direttive da rispettare

     PRESIDENTE    Onorevoli   colleghi,   l'articolo   156   ter  del
  Regolamento interno,  riporta  testualmente:  "Gli ordini del giorno
  presentati  in riferimento  alla  materia  oggetto  di  una  mozione
  possono solo essere  messi  ai  voti,  senza  svolgimento,  dopo  la
  votazione della mozione".
       Pongo in votazione  l'ordine  del  giorno  numero  192, a firma
  degli onorevoli Capodicasa ed altri.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (Non è approvato)

       Onorevoli colleghi, la  seduta  è  rinviata  a  lunedì 17 marzo
  2003, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI.

     II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

     1) "Bilancio  di  previsione  della  Regione siciliana per l'anno
        finanziario  2003  e  bilancio  pluriennale  per  il  triennio
        2003-2005" (nn. 554-557-562-588).

     2) "Disposizioni programmatiche e finanziarie  per  l'anno  2003"
        (n. 553).

    III - SVOLGIMENTO   DI   INTERROGAZIONI   ED  INTERPELLANZE  DELLA
          RUBRICA:  "Lavori pubblici". (V. allegato)

     IV - ELEZIONE DI  QUATTRO  COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER  IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART.  9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N.  26.

      V - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE  IMPRESE,  PREVISTO  DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N.  96.

     VI - ELEZIONE  DI   NOVE   COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

    VII - ELEZIONE DI UNDICI  COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

   VIII - ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

     IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER LA  PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE  E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

     XI - ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI  DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

    XII - ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

   XIII ELEZIONE DI CINQUE  COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER LA
          PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

    XIV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

    XVI - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

   XVII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

  XVIII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

    XIX - ELEZIONE   DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

    La seduta è tolta alle ore 21.34.

    (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 01.15)