Presidenza del presidente Lo Porto
La seduta è aperta alle ore 19.43.
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONE
PRESIDENTE Comunico che è stata presentata la seguente
interrogazione con richiesta di risposta scritta:
n. 1074 "Notizie in merito alla situazione di crisi del
settore industriale a Catania"
- Presidente della Regione
- Assessore per l'industria
Firmatari: Fleres; Catania Giuseppe; Maurici; Scoma.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e
153 del Regolamento interno delle seguenti mozioni:
N. 206 - Interventi presso il Governo nazionale per favorire
una soluzione pacifica della questione irachena e per
garantire il ruolo essenziale e necessario dell'ONU.
Giannopolo; Barbagallo; Ferro; Ortisi.
Presentata il 4/3/03.
N. 207 - Iniziative per risolvere l'attuale situazione di crisi
del settore industriale a Catania.
Fleres, Catania G.; Maurici; Scoma.
Presentata il 5/3/03.
N. 208 - Iniziative per sostenere il Governo nazionale
nell'opera di ricerca della pace ed il rispetto dei diritti
umani nel mondo.
Fleres; Segreto; Acierno; Rotella; Cintola; Formica.
Presentata il 5/3/03.
Ricordo che la discussione delle mozioni numeri 206 e 208 è
fissata per la presenta seduta.
Dispongo che la mozione numero 207 venga demandata alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché se ne
determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
DISCUSSIONE UNIFICATA DI ATTI ISPETTIVI E POLITICI SULLA QUESTIONE
IRACHENA
PRESIDENTE Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno:
Discussione unificata di atti ispettivi e politici sulla questione
irachena.
Avverto che vengono trattate congiuntamente le mozioni numero
167 "Interventi circa il paventato intervento militare in Iraq",
degli onorevoli Miccichè, Ferro, Morinello e Raiti; numero 202
"Intervento urgente al fine di impedire l'utilizzo delle basi NATO
in Sicilia per l'attacco americano in Iraq, degli onorevoli
Forgione, Liotta, Ferro, Morinello, Raiti, Giannopolo, Spampinato;
numero 206 "Interventi presso il Governo nazionale per favorire una
soluzione pacifica della questione irachena e per garantire il ruolo
essenziale e necessario dell'ONU.", degli onorevoli Giannopolo,
Barbagallo, Ferro, Ortisi; numero 208 "Iniziative per sostenere il
Governo nazionale nell'opera di ricerca della pace ed il rispetto
dei diritti umani nel mondo.", degli onorevoli Fleres, Segreto,
Acierno, Rotella, Cintola, Formica; l'interrogazione numero 1072
"Notizie in merito ai preparativi per l'intervento militare in Iraq,
che si svolgono nel territorio siciliano", degli onorevoli Ferro,
Miccichè, Morinello, Orlando, Raiti.
MORINELLO Chiedo di parlare per illustrare le mozioni numeri 167
e 202.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MORINELLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
firmatario di diverse mozioni che si sussumono però in una
asserzione forte e chiara che chiede al Governo della Regione
siciliana ed al Parlamento di esprimersi in modo netto contro
l'operazione che sta per essere intrapresa, malgrado gli organismi
internazionali e l'umanità intera siano fermamente contrari acchè la
guerra voluta da Bush e da Blair nelle prossime settimane si scateni
contro il popolo sovrano dell'Iraq.
Riteniamo, quindi, opportuno che da parte di questo Parlamento
si levi forte la voce della Sicilia, di un'isola fortemente animata
da sentimenti di pace ed interessata acchè il Mediterraneo ed il
mondo intero non siano assolutamente percorsi da eventi di guerra.
La Sicilia, al centro del Mediterraneo, ha una forte necessità
di sviluppare la cooperazione, i traffici, gli scambi economici e
culturali tra le diverse etnie, i diversi popoli, le diverse
culture, le diverse religioni presenti nel Mediterraneo. Per questa
ragione, pensiamo siano immotivate ed assolutamente strumentali le
motivazioni propagandistiche od ideologiche del Presidente degli
Stati Uniti d'America, assecondato da alcuni governi "vassalli",
senza alcun consenso tra i popoli governati, senza nessun avallo da
parte delle istituzioni internazionali che avrebbero potuto dare
"legittimità" a qualsiasi operazione, motivazioni che - per quanto
riguarda il Governo italiano - vanno contro l'articolo 11 della
Costituzione repubblicana che recita testualmente: "L'Italia
ripudia la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti
internazionali".
Chiediamo all'Assemblea regionale ed al Governo, quindi, di
esprimersi in modo chiaro perchè questa è una guerra con motivazioni
non nobili, ma una guerra che gli Stati Uniti intendono
intraprendere ed hanno deciso di intraprendere a prescindere da
qualsiasi sistema di alleanze che, in altri periodi e per altri
conflitti e situazioni calde, hanno cercato, come nel caso
dell'Afghanistan o dell'intervento nei Balcani.
Gli Stati Uniti hanno deciso d'intraprendere la guerra a
prescindere dal consenso delle stesse Nazioni Unite, cercando di
carpire, con le buone o con le cattive, il consenso dei Paesi
alleati che, all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU,
debbono dare il loro assenso a questa operazione di "pulizia
internazionale" che essi intendono intraprendere.
E' una guerra geopolitica che ha come obiettivo immediato
quello d'impossessarsi di una risorsa fondamentale che, nel Golfo
Persico, alimenta da decenni l'attenzione e la tensione tra le
grandi potenze internazionali. E' una guerra per il petrolio, ma
l'obiettivo che intendono perseguire i gruppi dirigenti militaristi,
la destra americana che si coagula attorno a questa visione
fondamentalistica, è quello di affermare la supremazia degli Stati
Uniti d'America, gli interessi strategici degli stessi, quello di
riaffermare, con le "cattive", con la forza delle armi, una nuova
egemonia di un impero che cerca di risolvere le grandi
contraddizioni che la globalizzazione pone oggi nel governo del
nostro pianeta, attraverso l'uso della forza, attraverso
quell'innovazione che, anche nella politica estera, nella politica
militare, va sotto il nome di "guerra preventiva".
L'obiettivo non è solo Saddam Hussein, uno dei tanti tiranni,
uno dei tanti dittatori sanguinari che purtroppo esistono, oggi, nel
nostro pianeta; non è solo Saddam Hussein che oggi viene incarnato
nella propaganda degli Stati Uniti d'America come espressione del
male, come espressione di ciò che dev'essere colpito, annientato. In
quell'area vi sono tanti e tanti dittatori che, non solo alimentano
la tensione, il fondamentalismo, ma vi sono anche dittatori e Stati
che vanno contro i più elementari diritti umani che l'occidente, a
parole, pensa di affermare.
Si pensi, ad esempio, all'Arabia Saudita, un Paese in cui i
diritti civili elementari sono calpestati ogni giorno e che, invece,
dagli Stati Uniti d'America vengono rappresentati come fedeli
alleati in questa missione volta ad estirpare il male rappresentato
dall'Iraq di Saddam Hussein; tanti e tanti di questi dittatori sono
stati alleati, in alcune fasi della storia di questo dopoguerra,
anche alleati fedeli degli Stati Uniti d'America, così come lo
stesso Saddam Hussein.
Quest'ultimo ha intrapreso due guerre negli ultimi decenni: la
prima contro l'Iran, su sollecitazione degli Stati Uniti d'America,
che avevano l'interesse di colpire la rivoluzione iraniana degli
ayatollah; la seconda contro il Kuwait, fedele alleato degli Stati
Uniti, che ha trovato fermo oppositore l'occidente, per cui, nei
confronti di questo tiranno, gli Stati Uniti d'America, oggi,
perseguono un obiettivo, quello di spodestarlo, usando anche armi e
strumenti che la comunità internazionale vieta attraverso le regole
della non interferenza dell'autonomia di tutti gli Stati.
L'altro obiettivo fondamentale che ci riguarda da vicino è
quello di affermare la sua egemonia sull'Europa. Una delle vittime
della guerra di Bush è l'Europa che, in queste settimane e in questi
mesi, in seguito all'incalzare della diplomazia americana, è uscita
indebolita, disintegrata rispetto al disegno di costruzione
dell'unità d'Europa, così come noi l'abbiamo conosciuta negli ultimi
decenni.
In Europa si sono delineati due grandi schieramenti: l'Europa
che rifiuta la guerra in nome delle regole internazionali e quella
che, invece, asseconda alcuni stati europei, tra i quali, purtroppo,
l'Italia di Berlusconi, che accetta la guerra acriticamente, a
prescindere dalle motivazioni e da quelle stesse prudenze che hanno
animato e continuano ad animare le diplomazie di tutto il mondo e
che oggi rappresentano i fedeli vassalli della guerra americana,
della guerra di Bush.
Per tale ragione, dobbiamo, come Parlamento siciliano, ribadire
la volontà di pace espressa in queste settimane in grandi
manifestazioni per la pace, come quella svoltasi a Roma dove milioni
e milioni di italiani hanno manifestato, dove era rappresentata
tutta la società civile e che ha trovato nobile espressione
nell'azione e nelle parole che in questi mesi e in queste settimane
il Vaticano e Papa Giovanni Paolo II hanno pronunciato. Ebbene, di
fronte a una così chiara intenzione del popolo italiano e del popolo
siciliano dobbiamo, concretamente con un atto solenne, ribadire il
no della Sicilia alla guerra e dobbiamo concretamente dire al
Governo italiano che siamo contro l'uso delle basi militari, come
quella di Sigonella, in quanto la Sicilia non è un'isola dove gli
americani possono violare impunemente la sovranità italiana senza
che il Governo italiano non si assuma la responsabilità di tale
complicità che viene nei fatti assicurata anche se a parole viene
mistificata.
Per cui la Sicilia deve dire chiaro e forte che è contraria
alla guerra americana, che non ha alcuna legittimità, alcuna
motivazione plausibile e nello stesso tempo impedire che le basi
militari presenti nella nostra Isola siano utilizzate in tale
guerra.
Questo il senso delle interrogazioni e delle mozioni che io e
altri deputati - che le illustreranno dopo di me - abbiamo
presentato; queste le motivazioni che ci hanno spinto a firmare tali
atti al fine di chiedere un intervento attivo e fattivo della nostra
Isola perchè la pace, per quanto ci concerne, si affermi e perchè la
Sicilia non diventi direttamente o indirettamente teatro di guerra.
PRESIDENTE Per regolamentare i lavori, a questo punto dispongo
che, essendo molti i deputati firmatari degli atti in discussione,
potendosi verificare l'ipotesi che si ripetano interventi da parte
degli stessi oratori, come firmatari e come parlamentari,
considerando che i tempi regolamentari di intervento sono diversi,
si procede con l'illustrazione di tutti gli atti in discussione,
successivamente si aprirà il dibattito.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Forgione per illustrare la
mozione n. 202 "Intervento urgente al fine di impedire l'utilizzo
delle basi NATO in Sicilia per l'attacco americano in Iraq".
FORGIONE Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
è l'unica mozione che io ho firmato.
Oggi nel mondo milioni di persone, cattolici, cristiani,
musulmani, ebrei, laici, non credenti, stanno osservando il
digiuno richiesto dall'autorità morale del Pontefice; milioni di
finestre, di balconi del nostro Paese sono colorate dall'arcobaleno
delle bandiere della pace e il 15 febbraio, qualche settimana fa,
110 milioni di persone - questa è la valutazione rispetto a tutto il
mondo - donne e uomini di ogni angolo del pianeta, sono scesi in
piazza per dire no a questa guerra.
In Italia da due settimane, signor Presidente, cresce una forma
di protesta originale e alta: disobbedienza civile, disobbedienza
come quella di Gandhi, di Capitini e, in Sicilia, di Danilo Dolci.
Disobbedienza civile in nome di alti valori, non brodo di
coltura del terrorismo come qualche sciagurato mascalzone si è
affrettato a dire in questi giorni.
Perchè tale guerra suscita tanta indignazione e tanto rifiuto?
Perché è la guerra della globalizzazione, di una globalizzazione
che ha fallito i suoi obiettivi attraverso il fallimento delle
politiche liberiste che hanno bisogno di imporsi al mondo solo con
la guerra, non riuscendo più a creare consenso sociale.
Questa guerra è la guerra dell'impero, degli Stati Uniti. La
guerra di questa nuova fase imperiale del mondo dopo la fine dei due
blocchi.
Un manifesto diffuso dal movimento pacifista dice: "Basta
sangue per il petrolio". Questa è la guerra per il petrolio e non
c'entra niente il terrorismo
Vorrei ricordare agli uomini, ai parlamentari, ai colleghi del
centro-destra e del centro-sinistra che una guerra, un'altra guerra
che loro hanno sostenuto, quella in Afghanistan, ha creato lì morte
e distruzione, ma quel paese è martoriato ancora dai
fondamentalismi, dal terrorismo e l'obiettivo che quella guerra si
era dato, cioè colpire Bin Laden e colpire il mullah Omar è fallito
miseramente se ancora oggi Bin Laden e il mullah Omar sono liberi e
possono ordinare nuove missioni di morte.
E' una guerra imperiale e contro essa c'è l'opposizione
dignitosa di una parte dei governi europei - non anche del Governo
italiano - che hanno recuperato e ridato dignità alla vecchia
civiltà europea. Non sudditi, non vassalli ma paesi che vogliono
riproporre un idea alta del dialogo e della civiltà.
E, purtroppo, il nostro popolo, che a milioni e milioni è sceso
in piazza e continuerà a farlo in queste settimane, per la prima
volta in modo così stridente - ma non è la prima volta ovviamente -,
non trova ascolto e sintonia nel Governo italiano: in una governo
che sta offendendo, in queste ore, la Costituzione e in particolare
l'articolo 11. Lo sta offendendo, vedete, perché il Parlamento
ancora non ha concesso l'uso delle basi e del territorio italiano
per operazioni di guerra. Ma il nostro Paese, il nostro territorio,
è già in guerra perché i treni che portano armi, carri armati,
mezzi militari da una parte all'altra del nostro Paese, da una base
ad un'altra dislocata nel nostro Paese, quei treni rappresentano
essi stessi operazioni militari.
I disobbedienti hanno dimostrato che questo Paese è già oggi un
obiettivo militare, che questo territorio è già oggi interessato ad
operazioni militari (treni, navi, armi) e qui, nella nostra Sicilia,
lo abbiamo visto alcuni giorni fa nel porto di Catania dove sono
stati sbarcati mezzi militari e strumenti di morte da collocare
nella base americana di Sigonella.
Basi come Birgi, come Sigonella, e non sono solo queste, fanno
della Sicilia, della nostra Isola la frontiera più esposta nel
Mediterraneo in questa guerra.
La base di Sigonella è la più grande base nel Mediterraneo,
essa si trova nella frontiera a sud ed è la più esposta alla linea
armata dell'Iraq. Vorrei che il Presidente della Regione si
occupasse di ciò.
Ho visto che un suo amico, l'onorevole Formigoni, si è
preoccupato di ricostruire una trama di dialogo anche con il Governo
iracheno. La Sicilia, che per collocazione naturale dovrebbe
svolgere tale ruolo, è sorda a tutto ciò.
Tale guerra riproporrà un conflitto di civiltà e lo riproporrà
in modo drammatico perché tutti i "sud" del mondo si sentiranno
colpiti anche quelli dove non cadranno bombe.
La mia mozione differisce dalle altre: essa è contro "la guerra
senza se e senza ma". Sì, perché l'ONU, qualora autorizzasse una
guerra di questa natura e di questo tipo perderebbe ogni
credibilità. Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso: quello del
governo americano che fa il bello e il cattivo tempo e annuncia,
come ha fatto nelle ore scorse, che è comunque poco interessato alla
risoluzione dell'ONU.
Questo perché è una guerra imperiale e pertanto afferma i
principi e il dominio dell'impero.
Del resto, se l'ONU avesse una qualche credibilità, me lo
consenta signor Presidente, avrebbe dovuto autorizzare operazioni
militari anche su Israele per la strage continua che sta operando
verso il popolo palestinese. Noi, che pure siamo partigiani in
tal senso, comunque saremmo stati contro una operazione militare in
Israele.
So che proprio in queste ore c'è stato un altro attentato
kamikaze. E tali attentati, come tutte le forme di terrorismo,
colpiscono la popolazione civile. Ma c'è una strage continua, da
due settimane, dalla rielezione di Sharon, sulla popolazione civile
di Gaza, di Haifa, di Nablus, di Betlemme, che passa sotto silenzio
in questa stampa e in questi media omologati perché assoggettati
alla volontà imperiale della globalizzazione e di questa
globalizzazione Il dramma della Palestina si sta consumando nel
silenzio Gli americani, infatti, devono avere lì un avamposto
militare e la destra, al governo in Israele, è lo strumento di tale
avamposto militare.
Cosa dice il Governo italiano sulla Palestina?
Cosa sta dicendo l'Europa?
Finalmente tre giorni fa si è svegliata
Il Profeta Isaia diceva: "il frutto della giustizia sarà la
pace". La giustizia come condizione per la pace, non la guerra come
condizione per la giustizia e per la pace. La giustizia come
condizione per la pace.
Non c'è giustizia in Medioriente
E questa politica opera due pesi e due misure. Non tutti i
popoli hanno pari dignità se l'ONU si comporta così. Perché non
tutti i popoli e non tutti i paesi sono funzionali agli interessi di
questa globalizzazione e del dominio imperiale e militare degli
Stati Uniti.
E tale politica rialimenta la spirale guerra-terrorismo e tale
guerra rialimenterà la spirale integralista e fondamentalista e tale
spirale sappiamo che è fonte di ogni forma di terrorismo.
Vedete, il mio Partito, onorevole Presidente, non si è
associato a quanti si sono inchinati a Tarek Aziz. Ha rifiutato di
incontrarlo, perché sappiamo bene che il suo regime ha sterminato
ventimila comunisti e decine di migliaia di curdi. Non difendiamo il
regime iracheno che è una dittatura insopportabile e da abbattere.
Ma facciamogliela abbattere a quel popolo, lo diceva il Presidente
Andreotti.
Il Presidente Andreotti, in uno splendido intervento al Senato,
ha detto che, quando sente tale orgia di parole contro Saddam
Hussein, guarda il mondo e guarda i governi di tre quarti del mondo
e pensa a quante verginelle stanno tra i capi dei governi del mondo.
E quando legge, onorevole Presidente, che alcuni motivi sarebbero le
violenze e le torture, la pena di morte vigente in quel Paese, non
pensa alla pena di morte vigente nel Paese più civile del mondo,
cioè gli Stati Uniti, ma pensa ai rapporti di Amnesty International
sulle condizioni umane in tutto il mondo.
Pertanto, tale guerra va rifiutata per le ragioni profonde che
stanno alle sue fondamenta. E' una guerra che va rifiutata perché
ripropone un'idea di mondo nel quale il dominio viene concentrato
sempre nelle mani di pochi, nelle mani di quelle forze che esprimono
la forte concentrazione della ricchezza contro la povertà.
La Sicilia non può rimanere in silenzio Lo dico al Governo
della Regione; vi ho citato Andreotti per richiamare anche voi alla
vostra storia, ma mi piace finire proprio pensando a Sigonella,
pensando alla disubbidienza di Birgi, alle basi che sono già allo
stato di guerra in questa regione, ricordando Pio La Torre e quella
grande battaglia per la pace che qui vide protagonisti milioni di
donne e di uomini contro la base americana di Comiso.
Pio La Torre in un memorabile editoriale su "Rinascita"
scrisse che con quella scelta la Sicilia stava diventando la
portaerei americana del Mediterraneo.
Beh, sta a voi e a noi raccogliere quella lotta, quei valori
morali che lo portarono fino al sacrificio estremo e dire oggi che
dalla Sicilia dobbiamo rifiutare, "senza se e senza ma" questa
guerra, cominciando con il rifiutare, onorevole Presidente della
Regione, la concessione delle nostre basi militari per l'uso di
morte per le quali sono preposte nelle prossime ore.
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare l'onorevole Giannopolo per
illustrare la mozione n. 206: "Interventi presso il Governo
nazionale per favorire una soluzione pacifica della questione
irachena e per garantire il ruolo essenziale e necessario dell'ONU".
GIANNOPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro
ragionamento sulla pace nella mozione a nostra firma richiama i
sentimenti che attualmente riteniamo attraversino il popolo
siciliano per la paura della guerra, per il ripudio della guerra.
Nella nostra mozione affermiamo che la storia del popolo siciliano e
il fondamento ultimo del valore dell'autonomia siciliana risiedono
in una vocazione che questa Regione e questo popolo siciliano - oggi
ancora di più - devono rivendicare nello scenario nazionale,
internazionale ed europeo in ordine alla costruzione di una politica
di pace.
Noi siamo luogo di frontiera, noi siamo collocati al centro
del Mediterraneo e siamo il contatto tra l'occidente e l'oriente. La
nostra terra è stata teatro anche di scambi commerciali, di scambi
culturali fecondi tra le diverse civiltà del mondo antico e del
mondo nuovo.
Debbo dire che sono molto meravigliato e molto deluso dalla
mozione della maggioranza che pure ha su di sé la responsabilità
massima di rappresentare, attraverso l'opera del Governo e
attraverso l'opera della maggioranza politica di questo Parlamento,
gli interessi del popolo siciliano.
Debbo sottolineare e constatare come la maggioranza invece
ignori il ruolo, il fine dell'autonomia siciliana, ignori il
sentimento del popolo siciliano in queste ore, in questi giorni
seppure non è rimasto nascosto, si è esplicitato con le
manifestazioni per la pace e oggi si manifesta con il digiuno che è
stato invocato dal Papa.
Questa maggioranza, che pure ha in sé anche una componente che
si richiama al mondo cattolico e alla professione cattolica, oggi
sembra ignorare persino le cose importanti, le cose di grande valore
che il Papa ha detto e l'azione che egli sta svolgendo in questo
preciso momento.
Un'azione non solo di richiamo a valori fondamentali, quali
quelli della pace, della giustizia, della solidarietà, ma anche
un'azione diplomatica concreta ponendo la Chiesa, forse come non
mai, sullo scenario internazionale come soggetto istituzionale
attivo che incorpora in sé, evidentemente, un grande valore
spirituale e morale e anche come soggetto attivo della diplomazia
internazionale.
Tale maggioranza, in Sicilia come anche in Italia, ignora tutto
ciò.
Desidero un minimo di resipiscenza da questo punto di vista
tanto più che la Sicilia ha conosciuto una stagione feconda di
identificazione in un percorso di pace e di rifiuto della logica
dell'equilibrio del terrore, quale è stata la battaglia contro i
missili di Comiso.
Io penso che la maggioranza e il Governo dovrebbero sentire
anche la responsabilità di rappresentare il popolo siciliano che
vive in un territorio dove esistono parecchie basi militari che sono
state chieste per l'uso in caso di azioni di guerra contro l'Iraq.
Vorrei dire che la Sicilia, attraverso i suoi rappresentanti,
non può essere da meno rispetto ad altre regioni che pure sono
lontane dai possibili teatri di guerra.
Non può essere da meno rispetto alla stessa Turchia che pure è
stata, nel corso degli anni, una nazione che ha espresso una
posizione molto accondiscendente rispetto alle strategie militari
degli Stati Uniti d'America e della stessa Nato.
Che interesse ha la maggioranza, in questo preciso momento, a
non levare forte la voce contro la guerra?
E noi siciliani, che abbiamo da guadagnare rispetto a scenari
che potrebbero rendere angusta la prospettiva della Sicilia nella
grande scommessa della costruzione di un Mediterraneo e di un'area,
di una grande area, di libero scambio che allarga sempre di più i
suoi confini?
Io penso che noi dobbiamo ribadire ancora l'esigenza di
diffondere e di promuovere la cultura e la pratica della pace.
Non è sbagliato ipotizzare per l'oggi e per il futuro un ruolo
attivo della Regione come istituzione che opera per la pace, che
diventa crocevia del dibattito per la costruzione di un nuovo
equilibrio mondiale fondato sulla pace, che diventa crocevia per
l'incontro di culture diverse che oggi si vogliono separare e si
vogliono contrapporre per una visione moderna, avanzata
dell'integrazione.
Noi abbiamo da guadagnare un ruolo per questa Regione anche sul
piano economico facendo leva sulla cultura e sulla politica della
pace.
Pertanto non capisco affatto tale posizione codina, questa
posizione sciatta della maggioranza in ordine a tali temi; ben altro
dovrebbero essere il sentimento, la spinta, le motivazioni di un
ruolo di regione costruttrice di pace e di un ruolo di una regione
che vuole guadagnare sulla pace una funzione in un'area abbastanza
delicata ed importante del pianeta
Altra questione su cui io, brevemente, vorrei che si dibattesse
- noi lo facciamo attraverso la nostra mozione - è che una guerra
che si vuole combattere in nome della lotta contro il terrorismo;
questa guerra, io temo, che non farà altro che alimentare lo stesso
terrorismo. E del resto, come spieghiamo il fatto che l'opinione
pubblica americana, nella stragrande maggioranza, si è dichiarata
contro la guerra?
Quella stessa opinione pubblica che è pure rimasta ferita
dall'attentato alle Torri gemelle
L'opinione pubblica americana, come l'opinione pubblica
dell'occidente europeo, capisce che su quel terreno c'è il rischio
di altre torri gemelle, c'è il rischio di un'accentuazione delle
pratiche di terrorismo.
Il terrorismo lo si combatte con interventi di polizia, con
interventi di "intelligence", attraverso l'azione dei servizi di
sicurezza, attraverso una collaborazione fra gli Stati ed è
possibile farlo sul piano repressivo intanto, ma poi anche sul piano
preventivo attraverso un'azione di riequilibrio e di messa a posto
di questo mondo che, a mio avviso, inizia questo secolo e questo
millennio in modo sbagliato, rimettendo a posto le ragioni di
scambio fra le vari nazioni, fra i vari paesi del mondo, fra paesi
forti e paesi deboli, rimettendo in movimento l'economia mondiale
sulla base di una politica dei diritti che non può che essere una
politica a tutto campo sul pianeta.
Penso, pertanto, che noi abbiamo tante ragioni e abbiamo la
ragione per ricostruire anche una unità dell'Europa.
Il Presidente del Consiglio Berlusconi, con la sua iniziativa,
non solo si sta mettendo contro l'opinione pubblica italiana, ma sta
tagliando, sta recidendo attorno a sé ogni possibilità di
interlocuzione e di costruzione di un processo di unificazione, di
unità politica dell'Europa su temi fondamentali quali quelli della
costruzione della pace.
Noi pensiamo che c'è un tema su cui bisogna riflettere ed è il
tema che, superata la logica dei blocchi che pure, in una visione di
equilibrio, appunto come veniva definito del terrore, in qualche
modo fungeva da deterrente allo scatenamento di azioni di guerra
indiscriminate.
Non vorremmo che alla logica dei due blocchi si sostituisse il
blocco unico che comanda e che esprime un dominio incontrastato e al
di fuori della cosiddetta legalità internazionale, delle regole
internazionali. Un blocco unico che si sostanzia anche in una sorta
di pensiero unico della politica, dell'economia, della visione del
mondo.
Noi dobbiamo costruire, invece, un mondo al plurale; un mondo
dove tutti possono esprimersi e dove la sede dell'ONU possa essere
un momento fecondo di riconciliazione e di sintesi delle esigenze
del pianeta.
Concludo dicendo che le guerre si evitano trattando.
L'articolo 11 della Costituzione italiana, nel momento in cui dice
che "L'Italia ripudia lo strumento della guerra come mezzo per la
risoluzione delle controversie internazionali" - e la Costituzione
italiana vige anche in questa Regione - dà un preciso mandato a
tutti quanti: quello di trattare, trattare, trattare fino a
raggiungere la pace.
Non esiste la guerra come strumento per preparare la pace;
attraverso la guerra si costruisce la guerra; la pace si costruisce
attraverso la trattativa all'infinito e ad oltranza.
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare l'onorevole Fleres per
illustrare la mozione, a sua firma, n. 208 "Interventi per
sostenere il Governo nazionale nell'opera di ricerca della pace ed
il rispetto dei diritti umani nel mondo".
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo Parlamento
si anima molto quando deve affrontare temi che non sono di sua
pertinenza.
La retorica si impossessa dell'Aula e difficilmente risulta
semplice intervenire tentando di restare all'interno di quelle che
sono le nostre competenze e in questo caso i nostri auspici.
Io non credo che al mondo esista un solo uomo o un solo paese
che sia contrario alla pace e che sia favorevole alla guerra. E,
tuttavia, nel mondo si svolgono decine e decine di conflitti e solo
alcuni di essi balzano all'attenzione dell'opinione pubblica per
quello che è il livello degli stessi, per quelli che sono i Paesi
che si contrappongono, per quelle che sono le condizioni economiche,
politiche, storiche, alle quali questi conflitti fanno riferimento.
Ma possiamo dire che essere a favore della pace significhi
automaticamente essere contro la guerra? Possiamo dire che essere
contro la guerra significhi automaticamente perseguire una politica
di pace? Io sono convinto di no Sono convinto che raggiungere
obiettivi di pace non sia facile, non sia sicuramente realizzabile
questo obiettivo attraverso una formula matematica. Poc'anzi
ascoltavo qualche collega che molto giustamente, ma devo dire
altrettanto retoricamente, sosteneva l'esigenza di una trattativa
tra i Paesi che sono coinvolti nella vicenda irachena.
Ma, onorevoli colleghi, la trattativa è stata avviata, le
trattative sono state avviate, sono state avviate iniziative da
parte delle Nazioni Unite miranti ad evitare l'insorgere di un
conflitto che è sicuramente da evitare.
E, tuttavia, a fronte di queste iniziative non mi sembra che ci
sia stata da parte del dittatore iracheno Saddam Hussein una
manifesta disponibilità a perseguire una logica di pace fondata sul
confronto, sulla trattativa, sulla negoziazione, sulla diplomazia.
Sono stati, invece, registrati fenomeni inversi, fenomeni di
ulteriore armamento, fenomeni di ostruzionismo nei confronti degli
ispettori delle Nazioni Unite che erano stati incaricati di
accertare le condizioni esistenti in quel Paese.
Possiamo dire che un atto di guerra è soltanto quello
dichiarato secondo le regole del diritto internazionale da un Paese
attraverso un esercito nei confronti di un altro Paese che si
difende con un altro esercito e non anche, invece, possono
considerarsi iniziative di guerra quelle che vengono compiute in
maniera diversa, anomala, terroristica da parte di un Paese nei
confronti dell'intera umanità?
Non sono forse questi anche atti di guerra? Non sono forse
questi anche fenomeni che meritano l'attenzione dell'opinione
pubblica così come quelli di cui stiamo trattando?
E' meno guerra quelle che viene compiuta con gli uomini che si
lasciano esplodere in mezzo alla folla di bambini e che vengono
finanziati attraverso le loro organizzazioni proprio da quei Paesi
che poi sostengono la pace unilaterale, quella nei loro confronti ma
non quella loro nei confronti degli altri?
Dunque, onorevoli colleghi, stiamo affrontando questo tema nel
presupposto che il nostro può soltanto essere un auspicio e che il
compito di assumere decisioni rispetto a tale tema non è certamente
del Parlamento regionale siciliano ma del Parlamento nazionale, del
Governo, rispetto alle competenze ad essi attribuiti.
Nel presupposto che il nostro, dicevo, può essere soltanto il
tentativo di orientare una azione politico-diplomatica alla quale
intendiamo rifarci ed, essendo noi italiani come gli altri e come il
Parlamento che ci governa, possiamo solamente dare forza ad un
principio che è un principio assoluto che è quello di evitare
l'insorgere di un conflitto.
E la mozione che noi abbiamo presentato è proprio orientata
verso la ricerca di una soluzione alternativa al conflitto che
impedisca l'esplodere del conflitto. E' una soluzione alla quale,
per altro è già pervenuto il Parlamento nazionale nel momento in cui
ha orientato l'azione del Governo verso l'esilio del dittatore
iracheno Saddam Hussein. Ci sono stati tantissimi uomini di cultura,
di scienza, tantissimi esponenti politici, oltre duecento
parlamentari che si sono pronunciati in favore di una soluzione di
questo genere, ed è la stessa soluzione alla quale noi guardiamo con
la mozione che abbiamo presentato.
Noi non possiamo avere velleità di politica estera soprattutto
quando affrontiamo temi di questo genere, di questa delicatezza; noi
possiamo soltanto rafforzare un principio che è quello della ricerca
della pace consapevoli che la ricerca della pace non coincide sempre
con la interruzione di un percorso bellico che, talvolta, può essere
l'unica via verso la quale orientare una azione che garantisca la
pace.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io non voglio
aggiungere molte altre parole a questo mio breve intervento perché
non vorrei cadere io stesso nella retorica; vorrei fare un appello
al Parlamento tutto affinché la posizione che si verrà a determinare
questa sera sia una posizione tendenzialmente unitaria, una
posizione che non comprometta posizioni politiche e che persegua
quella logica, a cui faceva riferimento poc'anzi l'onorevole
Giannopolo, della trattativa.
Ma la trattativa può avvenire se le parti sono egualmente
disponibili a concluderla favorevolmente, altrimenti va individuata
una strada diversa; e l'unica strada che può essere perseguita per
evitare l'insorgere di un conflitto è quella che porta all'esilio
del dittatore iracheno Saddam Hussein.
Ed è a questa soluzione che noi guardiamo, è questa soluzione
che proponiamo con la nostra mozione nel momento stesso in cui
auspichiamo fortissimamente, con ogni mezzo e con ogni forza e
volontà la soluzione pacifica di una situazione di politica
internazionale assai complessa e - lo ribadisco - le posizioni di
chi è in guerra e di chi vuole entrare in guerra non sono purtroppo
assai distanti perché entrambi, sia pure con mezzi diversi e sia
pure con strumenti di guerra diversi, hanno manifestato volontà non
certo perseguenti logiche di pace.
Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, con l'augurio che il
dibattito che seguirà l'illustrazione di queste mozioni non
precipiti ancora una volta nella retorica e vada invece in direzione
della soluzione di questioni praticabili per le competenze di questo
Parlamento e, dunque, verso la individuazione di un auspicio che non
sia distante da quello già individuato dal Parlamento nazionale, mi
auguro che la mozione di cui sono primo firmatario e che vede la
firma di tutti i Capigruppo della maggioranza possa essere quella
che verrà condivisa e accolta dall'intero Parlamento nell'interesse
più complessivo del Paese e delle possibilità reali che quest'ultimo
ha di partecipare alle decisioni internazionali, così come sta
facendo, mantenendo un livello di grande prestigio e di grande
qualità nell'azione politica e diplomatica che sta svolgendo sia
all'interno dell'Unione europea, sia nei rapporti tra l'Unione
Europea e l'Organizzazione delle Nazioni Unite e tra l'Unione
Europea e gli Stati Uniti. Insieme naturalmente a quelle che sono le
scelte che riguardano anche la posizione della nostra regione, in
virtù della presenza nella nostra regione di basi militari
dell'Alleanza atlantica che hanno consentito la difesa della pace
non solo nel nostro paese, ma anche all'interno dell'intero scenario
mediterraneo e mondiale e che ci vedono legati da accordi
internazionali rispetto ai comportamenti che in questi casi debbono
essere tenuti.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, abbiamo così completato
l'illustrazione delle mozioni. Per quanto concerne l'interrogazione
numero 1072 degli onorevoli Ferro, ed altri chi intende intervenire
- mi riferisco per esempio all'onorevole Miccichè che me lo ha
espressamente richiesto - lo può fare nell'ambito di una discussione
generale a cui possiamo dare vita. Avverto però, che i tempi
previsti dal Regolamento verrebbero dimezzati. Però anche
sull'interrogazione avrei da eccepire, in quanto, essendosi svolta
una discussione sulle mozioni e dovendo prendere la parola il
Presidente della Regione per la replica, la risposta
all'interrogazione sarà insita in ciò che il Presidente della
Regione riterrà dire. All'onorevole Miccichè e ad altri che me lo
hanno già chiesto, quale ad esempio l'onorevole Barbagallo, posso
dare la parola, ma nell'ambito della discussione generale e con un
limite di tempo di cinque minuti.
MICCICHÈ Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MICCICHÉ Signor Presidente, onorevoli colleghi, evidentemente
andando al nocciolo della questione, visto che le esposizioni sono
state molto esaurienti, mi preme dare alcune risposte, più che altro
riflessioni, su quanto è stato fin qui detto, a partire dalla
esposizione della mozione presentata dalla maggioranza, che non mi
trova assolutamente concorde per una semplice ragione: si parte da
un principio completamente opposto.
Io non dico che l'onorevole Fleres vorrebbe la guerra, ma ha
esposto un concetto che si avvicina: "se vuoi la pace, prepara la
guerra". In sostanza, era questo il senso del ragionamento. È
proprio il termine "guerra" che bisogna abolire dal nostro
vocabolario, perchè questa frase "se vuoi la pace prepara la guerra"
veniva detta in epoche dove le guerre si facevano con le armi
bianche, con le frecce e le spade e a morire spesso erano i
militari; le popolazioni subivano le conseguenze.
Oggi, la situazione è completamente modificata: non possiamo
parlare di guerra come un secolo o due secoli fa perchè a partire
dalla prima guerra mondiale le guerre hanno avuto come principio lo
sterminio di massa, intere popolazioni sono state oggetto di
sterminio in tutte le guerre, anche quelle regionali, quelle che
succedono nei Paesi del terzo mondo, in Africa, nel sud-est
asiatico, cioè dove in questo momento ci sono dei conflitti fra
stati.
Ebbene, la mozione della maggioranza sostanzialmente vorrebbe
giustificare l'intervento come risoluzione dei problemi di un altro
paese; ma questo la Carta dei diritti dell'uomo lo vieta. Se
dovessimo fare la guerra a tutti i dittatori del mondo, il mondo
esploderebbe, ci sarebbe la fine del mondo La garanzia dell'ONU è
una garanzia per la pace non per la guerra
Questo concetto di andare a fare la guerra è diventato
un'ossessione. Noi ci stiamo incamminando verso un tunnel senza
ritorno, evidentemente è giusto - come dice l'onorevole Fleres - che
anche l'embargo è una guerra, ma è una guerra contro le popolazioni.
Sono d'accordo: l'embargo che è stato fatto dopo il conflitto del
1991 ha colpito le popolazioni e questo l'hanno capito ormai tutti;
non a caso oggi la maggioranza dei paesi aderenti all'ONU sono
contro l'embargo attuato nei termini stabiliti nel 1991.
Io sono convinto che oggi lo possiamo dire perchè è giusto
dirlo, ma sono sicuro che la risoluzione per dichiarare la guerra
all'Iraq da parte degli Stati Uniti non passerà perchè la maggior
parte dei paesi del Consiglio di sicurezza voterà contro e, non a
caso, c'è la garanzia del veto sia della Francia che della Cina e
della Russia, di conseguenza possiamo stare tranquilli.
Ma l'America nonostante tutto andrà a fare la guerra, è questo
ciò che dobbiamo condannare, perchè ormai, nonostante gli appelli
del Papa, nonostante tutta una serie di pressioni internazionali,
gli Stati Uniti d'America, il Presidente Bush ha già deciso di fare
la guerra.
Quindi, la mozione della maggioranza mi pare ormai che non
abbia più possibilità di attecchire perchè se c'è qualcosa di
velleitario nelle mozioni si trova in quella della maggioranza
perchè pretende che Saddam vada in esilio. E chi lo deve mandare in
esilio?
Evidentemente, chi può mandarlo in esilio è il popolo, questo
lo farà solo il popolo. E' compito del popolo mandare in esilio il
proprio dittatore.
Ci sono altri strumenti per eliminare le armi di sterminio di
massa e mi pare che le pressioni internazionali stiano avendo i loro
risultati; la distruzione dei missili, la ricerca delle armi hanno
avuto un buon esito in questi ultimi giorni, lo ha dimostrato il
rapporto dei Commissari dell'ONU.
A me pare che questa mozione abbia veramente le gambe corte per
potere camminare; certo, la maggioranza del Governo nazionale
sperava che l'ONU avesse dato il beneplacito ad un attacco
preventivo, perchè questo è il concetto che si vuole sicuramente
affermare: la prevenzione della guerra umanitaria.
Ricordo benissimo che l'intervento nel Kosovo non era
giustificato, che non è giustificato neanche l'intervento in
Afghanistan nei termini e nei modi come sta avvenendo, perchè ci
hanno messo nelle condizioni, noi italiani, di andare in guerra.
Cari colleghi, nel momento in cui ci sarà la guerra in Iraq che cosa
succederà? Il Governo forse spera che qualche bara col tricolore
ritorni in Italia per poter magari giustificare chissà quali impegni
internazionali
Concludo dicendo che sono disposto a modificare la mozione
presentata da me insieme con i colleghi Ferro, Morinello e Raiti, se
all'interno di questa nuova formulazione ci sia anche il ricorso al
termine "una guerra senza se e senza ma", sapendo benissimo che sia
la Francia che la Russia che la Cina metteranno il loro veto. In
ultimo, invito i colleghi della maggioranza ad aggiornarsi sulle
situazioni che si stanno verificando in queste ultime ore.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi atterrò
ai tempi, però mi pare opportuno sottolineare che questo non è un
momento qualsiasi, rituale.
L'onorevole Fleres ha fatto poc'anzi un richiamo alle nostre
competenze e noi siamo consapevoli dei limiti che l'Assemblea
regionale ha su questa materia; l'invito, l'ordine del giorno,
l'appello che possiamo formulare al Governo nazionale può essere più
o meno significativo se accompagnato da una serie di iniziative
politiche nei confronti del Governo nazionale.
Non ho l'esigenza di fare una lunga riflessione, anche perchè
condivido integralmente l'intervento dell'onorevole Giannopolo che
ha illustrato la mozione sottoscritta dai capigruppo dell'Ulivo.
Come dicevo all'inizio, però, gli scenari internazionali
impongono scelte politiche ed istituzionali di livello epocale; il
Governo nazionale va incalzato con azioni determinate, la Regione
deve intestarsi una iniziativa politica straordinaria in grado di
incidere su un conflitto che sembra ormai inevitabile.
L'azione instancabile del Papa coincide con un sentimento
diffuso nella stragrande maggioranza dei cittadini. Alla recente
manifestazione hanno partecipato nel mondo oltre 100 milioni di
cittadini, si avverte anche in Sicilia il desiderio di operare gesti
di pace concreti e visibili.
La Sicilia è una terra, come è stato detto, confinante, con una
posizione strategica nel Mediterraneo sul piano degli scambi
economici e culturali ma anche dal punto di vista militare. Devono,
pertanto, attivarsi tutte le iniziative possibili di mobilitazione a
favore della pace.
Le grandi manifestazioni di questi giorni dimostrano una
diffusa indignazione: i tanti giovani che hanno partecipato alle
varie iniziative non sono contro qualcuno, sono contro il terrorismo
e sono contro la guerra, ma sono soprattutto per la pace, per una
cultura di pace, per una mentalità nuova, per una pace che si
costruisce anche nella quotidianità dei rapporti. La pace
rappresenta un valore superiore a qualunque altra considerazione
politica e costituisce l'unico orizzonte possibile per le donne e
per gli uomini di buona volontà del nostro tempo.
Con la lucidità e con il disincanto di Gino Giordani affermiamo
il rifiuto della distinzione tra guerre giuste e guerre ingiuste.
Noi condanniamo tutte le guerre: alla violenza non si può rispondere
con altra violenza. Il dialogo è l'unica arma che può realmente
garantire all'umanità un presente e un futuro di pacifica
convivenza.
Dobbiamo dimostrare che accanto all'ONU, all'Unione Europea,
alla Santa Sede e a quanti a vario titolo si stanno adoperando per
aprire nuove vie alla pace ci siamo anche noi.
Il 25 febbraio scorso un gruppo di deputati e senatori di
partiti diversi aderenti al movimento politico per l'Unità, primi
firmatari gli onorevoli Gambale, Massimo Grillo, Kessler,
Procaccini, Castagnetti e i senatori Dossi, D'Onofrio, Toia e
Tarolli hanno invitato i loro colleghi parlamentari ad un appello,
hanno inviato una lettera appello a questo proposito.
In tale nota si sottolinea tra l'altro che mentre le speranze
della pace appaiono sempre più legate ad un sottile filo, i
parlamentari di diversi orientamenti politici o ideali, aderenti al
messaggio di fraternità universale proposto dal movimento politico
per l'Unità ispirato da Chiara Lubich, avvertono il dovere di
affermare che l'impegno per la pace rappresenta un ideale condiviso.
Pur muovendo da posizioni diverse sulle vicende internazionali,
nemmeno noi possiamo dividerci sul valore della pace; dobbiamo
lavorare per un ordine del giorno congiunto, unitario. Non credo che
così come sono stati presentati ci siano le condizioni per un unico
ordine del giorno, però dobbiamo lavorare perché ciò avvenga.
Gli avvenimenti di questi giorni devono fare riflettere tutti
coloro che, a vari livelli, sono impegnati nelle istituzioni e
agiscono nelle varie forze politiche.
L'ideale di concorrere alla realizzazione di un mondo unito non
è un sogno irrealizzabile. La fraternità universale, anche
prescindendo dal messaggio cristiano, non è stata completamente
assunta solo da menti che hanno a che fare con la storia del
cattolicesimo, ma anche da qualche spirito libero raro.
Diceva Gandhi: "La regola d'oro è di essere amici del mondo e
considerare una tutta la famiglia umana. Chi distingue fra i fedeli
della propria religione e quelli di un'altra diseduca i membri della
propria ed apre la via al rifiuto ed alle irreligioni".
Il cristianesimo ha compiuto una rivoluzione esistenziale e
culturale introducendo l'idea dell'umanità come famiglia.
In questa fase noi dobbiamo cercare di realizzare, anche tra
noi, un clima diverso, di una politica che diventa dialogo costante,
di una comunità che avverte il segno dei tempi e non si divide su un
valore così alto come può essere la pace universale.
PRESIDENTE Comunico che è stato presentato dagli onorevoli
Capodicasa, Giannopolo, Forgione, Raiti e Barbagallo l'ordine del
giorno n. 192 "Esposizione della bandiera della pace a Palazzo
d'Orleans". Ne do lettura:
" L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO la gravità della situazione internazionale ed i
rischi per la pace, che desta preoccupazione tra gli
Stati, i parlamenti, le istituzioni internazionali, le
autorità religiose, le popolazioni civili ed i singoli
cittadini;
CONSIDERATO il peso che in simili circostanze, al di là degli
sforzi diplomatici assume la pressione che il movimento
per la pace nelle sue multiformi espressioni, può
esercitare al fine di determinare le scelte dei governi
e degli organismi di rappresentanza internazionale;
CONSIDERATO che in tale contesto anche atti simbolici, volti a
manifestare la voglia di pace dei singoli come anche
delle istituzioni acquistano un alto valore tanto più
se si interpretano sentimenti e preoccupazioni diffuse
tra la popolazione anche quella siciliana;
CONSIDERATO che importanti istituzioni tra cui importanti città
americane (San Francisco, Filadelfia, Chicago, etc.)
hanno deciso di collegarsi ai sentimenti prevalenti tra
i cittadini esponendo la bandiera della pace,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad esporre a Palazzo d'Orleans insieme alla bandiere
Europea, Italiana e Siciliana, anche la bandiera della
pace." (192)
Desidero ricordare all'onorevole Capodicasa, primo firmatario
dell'ordine del giorno testè letto, che quest'ultimo è ai fini
regolamentari ineccepibile e ammissibile purché venga indicata la
mozione alla quale fa riferimento.
E' iscritto a parlare l'onorevole Capodicasa. Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, la mozione è quella della quale
primo firmatario è l'onorevole Giannopolo.
Signor Presidente, io credo che se dovessimo limitarci a fare
il censimento delle nostre opzioni morali in materia di guerra e di
pace non avremmo alcun problema a concludere tutti che non c'è tra
di noi alcuno che possa disconoscere il grande valore della pace.
Il problema che ha diviso nelle istituzioni, nei parlamenti e
spero che non succeda qui nella nostra Assemblea, è dato dalla
peculiarità di questa guerra che incombe. C'è una novità
Qualche giorno fa, presentando in un dibattito il nuovo numero
della rivista "Segno" qualcuno si chiedeva come mai la più alta
autorità religiosa del cristianesimo, cioè il Papa, e lo stesso
Vaticano abbiano assunto una posizione così dura, così drastica,
direi quasi senza ritorno nella vicenda che attiene alla guerra in
Iraq. Ed io ho ritenuto di dare una risposta perché assieme a questa
domanda forse la domanda che bisognerà porsi è: "Come mai nello
stesso tempo abbiamo avuto percentuali così alte nei sondaggi di
opposizione a questa guerra in tutti i paesi europei e in tutti i
paesi del mondo?". Percentuali che hanno superato l'85 per cento
C'è da chiedersi come mai Nazioni, Stati come la Germania e la
Francia, che hanno al loro attivo decenni di alleanza, di amicizia,
di coinvolgimento con gli Stati Uniti d'America abbiano deciso di
assumersi la responsabilità di rotture anche nelle sedi
internazionali rappresentative.
C'è da chiedersi, ancora, come sia possibile che in una stessa
giornata - quasi sulla base di un tam tam che oggi i mezzi di
comunicazione informatici rendono possibile - in tutto il mondo
centinaia di milioni di persone, non mi interessa fare il calcolo,
da Melbourne, dove secondo il fuso orario per primi si è manifestato
il 15 di febbraio, fino alle ultime manifestazioni a Washington, a
Los Angeles, sia potuto accadere che decine di milioni di cittadini
scendessero in piazza contemporaneamente con le stesse motivazioni.
E' successo qualcosa di straordinario Ci vogliamo chiedere perché
Vogliamo interrogarci su questo fatto particolare che non era
successo per la guerra nel Kosovo, per la guerra in Afghanistan, non
era successo per le guerre, anche di carattere regionale, che si
sono combattute negli ultimi tempi.
Credo che la risposta a questi interrogativi vada ricercata nel
fatto che il mondo percepisce un pericolo grave. Questa guerra non è
una delle tante alle quali ciascuno di noi, a prescindere dalle sue
scelte etiche e anche politiche, possa opporsi o possa condividere.
Si sente il pericolo che questa guerra è diversa dalle altre, che
discende da una nuova dottrina che l'amministrazione americana ha,
nello scorso settembre con il documento che ha approvato e che
allora non suscitò l'orrore che sarebbe stato giusto suscitasse,
propugnò la dottrina della guerra preventiva. Tutti avvertiamo che
tutto ciò minaccia in questo momento l'Iraq; minaccia Saddam
Hussein, ma, in realtà, minaccia un po' tutti noi. Minaccia la pace
come sistema di relazioni entro cui ciascuno è abilitato a svolgere
una funzione, infatti quando una singola nazione minaccia una guerra
preventiva, senza l'avallo delle organizzazioni internazionali,
assume decisioni che coinvolgono tutti, ciò diventa un pericolo che
ciascuno sente su di sé. Ecco perché il mondo si è alzato in
piedi
Dunque, bisogna partire da questo presupposto per capire il
movimento che oggi è in atto. Sentiamo tutti che questa guerra è una
minaccia per tutti noi, non soltanto per l'Iraq; ciò è dimostrato
dalla pervicacia con cui gli Stati Uniti d'America hanno continuato,
più che gli Stati Uniti d'America l'amministrazione Bush ha
continuato ad ignorare i fatti che si sono succeduti.
Inizialmente si cominciò dicendo "attacchiamo Saddam perché
non vuole le ispezioni"; ma le ispezioni le ha volute. Poi si
disse "attacchiamo Saddam perché Saddam vuole le ispezioni ponendo
alcune condizioni, mentre noi invece le vogliamo senza condizioni".
Successivamente sono cadute le condizioni e si disse "nasconde le
armi". Si è chiesto di dare tempo agli ispettori dell'ONU, ma si
obiettò "tanto ci prendono in giro". Oggi Saddam sta distruggendo i
missili, ma neanche questo basta. E' notizia di ieri che Saddam è
pronto a dichiarare, documentandolo, quali siano le armi chimiche
distrutte, ma nemmeno questo basta. Poi si dice "disarmiamo" e
anche questo non basta perché bisogna rovesciare il regime di
Saddam.
Mi pare chiaro che questa guerra per l'amministrazione Bush
"s'ha da fare". Non c'è ragione che tenga E' saltata la
razionalità
Ecco perché dico a tutti, a coloro i quali propugnano un
pacifismo etico, un pacifismo assoluto, anche a coloro i quali si
rimettono alle scelte che compiono gli organismi internazionali, che
la verità è che questa guerra sta richiedendo, sta esigendo, chiama
in causa il governo del mondo
Non è possibile che non ci siano organismi internazionali
abilitati. Certo, possono anche sbagliare nelle scelte e non dico
che se l'ONU dovesse decidere per la guerra contro l'Iraq, questa
sarebbe giusta, ma avrebbe una sua legittimazione, una sua
giustificazione.
Guerre giuste non ne esistono, ma ci possono essere guerre
giustificate. Ecco che a mio avviso vale assumere una posizione
Onorevole Presidente della Regione, desidero ricordare che
proprio in questi giorni il Presidente francese Chirac è potuto
andare in Algeria, Paese dove non si recava dalla fine della guerra
di liberazione, ed ha riscosso una ovazione popolare.
E' una scelta opportuna quella del Governo francese,
considerato che quella è una nazione che opera nel Mediterraneo, che
ha relazioni con i popoli arabi: infatti quella posizione parla al
popolo arabo. Noi dobbiamo essere la regione che parla anche
all'altra sponda del Mediterraneo.
Vorrei ricordare che all'epoca della battaglia contro i
missili a Comiso, l'Assemblea regionale ed anche le istituzioni che
la governavano seppero distinguersi dal governo nazionale, presero
una posizione.
Il Presidente dell'Assemblea di allora, l'onorevole Lauricella,
partecipò a manifestazioni pacifiste, prendendo la parola in
rappresentanza dell'Assemblea regionale siciliana la quale aveva
votato un ordine del giorno. Seppe assumere una propria posizione,
anche distinguendosi dalle posizioni nazionali in quanto la Sicilia
ha una sua peculiarità, ha una particolare collocazione
geo-politica. Ed in questo caso credo siano opportuni i richiami a
quella vicenda.
Forse proprio per l'emergenza che angoscia un po' tutti, per il
sentire questa guerra come uno spartiacque nella vicenda
internazionale e persino nella concezione delle guerre che fino a
questo momento ha presieduto alle scelte degli Stati, la Regione
siciliana, non soltanto per la sua vocazione che discende dalla sua
storia, dalla sua cultura, ma anche per la sua collocazione
nel bacino del Mediterraneo deve inviare un segnale.
Alcuni colleghi ed io siamo firmatari di un ordine del giorno
che non ha un grande valore strategico, ma un grande valore
simbolico. Ebbene, con quest'ordine del giorno vorremmo che l'Aula
impegnasse il Presidente della Regione ad esporre a Palazzo
d'Orléans, insieme alle bandiere italiana, europea e siciliana,
anche la bandiera della pace fino a quando l'Onu, il prossimo 14
marzo, non si sarà espressa a proposito della risoluzione
riguardante l'Iraq.
Non è un fatto nuovo. Il Municipio di Chicago lo ha deciso e
l'ha esposta; il Municipio di Philadelphia e quello di San Francisco
l'hanno fatto - parliamo di istituzioni locali repubblicane e il
Presidente degli Stati Uniti d'America è un repubblicano - 110
grandi città l'hanno fatto. Credo che ciò non possa configurarsi
come un atto ostile verso qualcuno. Quella di esporre la bandiera
della pace è un'aspirazione che vogliamo manifestare sicuri di
interpretare i sentimenti della popolazione siciliana.
Mi sembrerebbe questo un gesto altamente simbolico, ma anche
altamente significativo. Ovviamente, qualora l'Assemblea lo
ritenesse opportuno, la bandiera andrebbe esposta anche a Palazzo
dei Normanni.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, nella lunga tradizione di questa nostra Assemblea
regionale, più volte si è dibattuto di guerra e di pace, in
significativi dibattiti che hanno sempre fatto registrare passione e
sensibilità, magari insieme a contrapposizioni ideologiche o
partitiche. Ma il dibattito odierno colpisce e coinvolge
particolarmente: infatti, a fronte di una comune e indiscussa
volontà di pace che ci accomuna, le ragioni della guerra ci si
presentano con la loro subdola inevitabilità. Esse nascondono
l'illusione di farci giungere a soluzioni che nella pretesa di
dimostrarsi efficaci, provocheranno inevitabili lutti e disastri,
che preventivamente è impossibile dimostrare siano inferiori al
danno che la politica di Saddam Hussein può provocare.
Nel dibattito che, anche questa volta, sta accompagnando le ore
ed i giorni precedenti la decisione, colpisce il tentativo di
sminuire il valore della pericolosità oggettiva di certi sostantivi,
con l'aggiunta di aggettivi che dovrebbero attutirne l'efficacia.
Così dopo gli anni della guerra "fredda", siamo giunti, passando per
le bombe "intelligenti", alla guerra "preventiva", nel maldestro
tentativo di esorcizzarne il significato, prima di verificarne gli
effetti distruttivi.
Ancora una volta, come in tutte le guerre dell'umanità, si
contrappongono due interessi e due poteri, ciascuno pronto, per
difendere se stesso a combattere l'altro. E i contendenti ritengono
che l'uso della forza sia l'unico strumento idoneo a conseguire lo
scopo.
Anche l'utilizzo delle decisioni dell'ONU sembra in
quest'ottica, da rispettare soltanto se, in ultima istanza,
sostengono le posizioni dell'una o dell'altra parte.
A fronte di ciò emerge da tutto il mondo una chiara volontà di
pace - che l'Assemblea, stasera, in tutti gli interventi ha voluto
ricordare - come forse finora mai si era manifestata.
I cortei delle scorse settimane pur facendo riscontrare, come è
naturale, una varietà di posizione hanno evidenziato il sincero
desiderio di milioni di uomini perché questa guerra sia evitata.
Spetta ai politici ed ai governati, onorevole Giannopolo, e
alle istituzioni internazionali attraverso cui si esprimono, il
compito di tradurre questo giusto desiderio in scelte politiche
conseguenziali e coerenti.
Questo, anche per noi oggi, il compito che ci attende in questo
Parlamento.
Il dato di partenza e le oggettive documentate pericolosità del
presidente Saddam, di cui credo sia ormai superfluo ricordare il
"cursus honorum". Anche se decidesse domani di andare in pensione,
per coltivare un orticello in qualche nazione amica, in un angolo
del mondo, la storia lo ha già giudicato per i misfatti ...
FORGIONE I contributi glieli hanno pagati gli Stati Uniti
d'America, visto che lo hanno armato
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Forgione, sto
soltanto dicendo che sono della sua stessa idea nel condannare i
misfatti di Saddam.
Stasera con l'onorevole Forgione ci troviamo d'accordo su
tutto; figuratevi che è riuscito, persino, a farmi cambiare
leggermente posizione su Andreotti. Quando sento citare, a
testimonianza della giustezza di alcune posizioni, l'onorevole
Andreotti, che per quel che mi riguarda è la storia del mio partito,
che io non soltanto condivido nella mia cultura, ma che rispetto,
dicevo, quando ne sento parlar bene e lo sento citare dall'onorevole
Forgione è una cosa che mi fa certamente piacere. Tuttavia è un
dato che stasera abbia sentito giustificare alcune posizioni forti
citando l'onorevole Andreotti.
Prendo atto di ciò. Onorevole Miccichè, ci arriverà pure lei,
non si preoccupi, non ponga limiti alla Provvidenza, anche lei
arriverà se non a citare Andreotti, magari a citare De Mita o altri;
prima o dopo lo farà anche lei.
Credo che nessuno qui abbia dubbi nel condannare Saddam, ma un
consenso internazionale di nazioni sviluppate e progredite, mi
permetta di dire, onorevole Forgione, con l'America in testa, si
trova oggi a dover decidere di contrastare questo obiettivo pericolo
o con strumenti tradizionali come la guerra, appunto, o con altri
strumenti di persuasione di cui la moderna diplomazia è dotata e tra
i quali la guerra deve essere l'ultimo ed inevitabile.
Quanti non sono chiamati per responsabilità diretta a dover
compiere questa scelta possono e devono trovare le forme e i modi
per sostenere questa causa, evitando di sottostare alla tentazione
della scorciatoia della guerra.
Purtroppo le nazioni del mondo sono riuscite a dividersi anche
nel comune tentativo di trovare la strada della pace. La giornata
odierna si carica, però, di un grande significato morale e simbolico
per il gesto che milioni di uomini stanno compiendo in tutto il
mondo per seguire l'indicazione della più alta autorità morale oggi
vivente: Sua Santità Giovanni Paolo II.
La richiesta del digiuno, unito a quella della preghiera per
quanti credono in un Dio, testimonia in modo concretamente
sperimentabile che vi è un modo di contribuire all'edificazione
della pace che è per tutti e che vale dappertutto.
Il grande consenso che questa richiesta ha avuto, anche tra
molti dei presenti, esprime una possibilità di contribuire alla pace
che è alla portata di tutti e che non esclude nessuno. Occorre
infatti partire dalla pace per evitare la guerra e non giungere alla
pace partendo dalla guerra, anche se soltanto minacciata.
Questo modo di procedere, che il Papa porta avanti da sempre
senza mai stancarsi, non esclude l'impegno di nessuno, ma chiede a
ciascuno una partecipazione la più possibile personale e coerente.
Ed è questo impegno che ha chiesto e chiede a tutti i governi, a
tutte le nazioni per continuare a perseguire fino in fondo ogni
possibilità, anche la più remota per evitare la guerra.
L'ora della decisione si avvicina sempre di più, qualunque essa
sia, ed è poco il tempo che rimane a tutti e a ciascuno per mettere
in campo la possibilità di cui dispone. Nel dibattito di questi
giorni alcuni commentatori hanno ricordato, l'ho letta anch'io, la
famosa battuta di Stalin, che desiderava conoscere il numero delle
divisioni di cui disponeva il Santo Padre. Si potrebbe dire che così
come il Papa in questi giorni ha messo in campo tutte le sue
possibilità, inviando in tutto il mondo suoi ambasciatori, tutti,
anche noi che siamo uomini di politica e di governo, possiamo
sostenere l'impegno per evitare la guerra attivando tutte le
possibilità di cui disponiamo per fare giungere in ogni sede utile
il desiderio di pace che ha sempre contraddistinto il popolo
siciliano e che oggi è salito alto anche da questo Parlamento
regionale.
Se il Papa non ha divisioni, certamente ha le sue armi: il
digiuno e la preghiera. Se in tanti oggi hanno deciso di usarle è
segno dell'efficacia che esse hanno. Condivido quanto ha scritto
oggi su un quotidiano Giorgio Rumi: "Queste le 'armi' del Papa. Chi
non ha gli occhi offuscati dalla potenza nell'accezione classica del
vecchio sistema internazionale, non può sottrarsi all'obbligo di
valutarle e di ragionare sulla loro portata e sui loro effetti. Alla
pari della giustizia esse non si contano, ma si pesano".
Questo Parlamento ha sempre intrattenuto, attraverso i suoi
deputati, rapporti politici di collaborazione e di scambio con quasi
tutte le nazioni al mondo. Oggi questi rapporti che hanno prodotto
conoscenze, scambi economici e culturali, possono e debbono essere
messi al servizio di questa causa.
La mozione che spero approveremo e che spero sia unitaria,
signor Presidente, alla fine non può e non deve essere l'unico
nostro atto politico. E' opportuno che ogni deputato dell'ARS trovi
il tempo e le modalità per far giungere in tutto il mondo il
messaggio dei siciliani, che è costituito non solo dal rifiuto della
guerra come strumento per ripianare le controversie fra i popoli, ma
anche e soprattutto dal riconoscimento della pace come condizione di
sviluppo e convivenza tra i popoli. La millenaria storia della
nostra Sicilia lo testimonia.
Ma è anche il momento in cui le nazioni del mondo diano credito
indiscusso agli strumenti pacifici di cui sono dotate per affrontare
i conflitti mondiali. Mi riferisco innanzitutto all'ONU ed alle
istituzioni europee. Proprio ieri il Presidente Ciampi, in visita in
Olanda, ha riaffermato l'importanza dell'Europa con parole chiare
che desidero qui ricordare: "Esiste un nesso stretto fra avanzamento
dell'Europa, Convenzione europea conferenza intergovernativa.
Unanime è l'accento posto sulla necessità di migliorare la capacità
di governo dell'Unione e sulla volontà di creare un'Unione più coesa
e più forte, diffusa è la convinzione che se avessimo affrontato
prima il problema dello sviluppo e di una autentica politica estera,
l'Europa sarebbe oggi ben più unità e autorevole nell'affrontare le
conseguenze della crisi irachena e la lotta al terrorismo.
La comunità euro-atlantica incarna valori comuni; esprime
l'aspirazione alla stabilità e al progresso; si regge sul rapporto
di fiducia e di mutuo rispetto tra Europa e nord America. Attraverso
la Nato ha dato vita ad una duratura alleanza di democrazie che
rimane la base della sicurezza e della stabilità del continente."
Queste non sono parole mie, onorevole Presidente, ma sono le
parole che il Presidente Ciampi ha pronunciato ieri in un discorso
in Olanda. Ritengo che queste parole esprimano la convinzione di
molti, di tutti noi che da sempre siamo consapevoli sostenitori del
ruolo strategico che l'Europa può e deve svolgere.
Quanto al ruolo delle Nazioni Unite molto si potrebbe dire se
non ci trovassimo in un momento di così grande difficoltà, onorevole
Forgione. Il suo processo di delegittimazione viene da lontano ed ha
certamente molte cause. Ma oggi non esiste uno strumento più
efficace, tranne l'assurda volontà di farne a meno. La sua ultima
risoluzione intende perseguire lo stesso scopo che si prefigge la
guerra, ma con strumenti di pace, forse con maggiore impiego di
tempo, ma anche con maggiore efficacia.
Anche su questo ieri il Capo dello Stato ha usato parole
chiare: "Per difendere i nostri popoli - ha detto - dal terrorismo,
dalla proliferazione di armi e di distruzione di massa, per
mantenere l'integrità del sistema di non proliferazione, i valori e
le regole sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite vanno rispettati.
Il Consiglio di Sicurezza nella sua unità ed autorità può ancora
svolgere un ruolo insostituibile nell'assicurare il disarmo
dell'Iraq attraverso una soluzione pacifica della crisi."
Nè può essere ignorato il ruolo che ha svolto il nostro Governo
in questi mesi. Più di ogni altra interpretazione valga - e mi
dispiace che nessuno l'abbia voluto cogliere - il significato
dell'inattesa visita che il Presidente Berlusconi ha reso ieri al
Papa ...
CAPODICASA Lo ha convocato, non gli ha fatto visita
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Capodicasa si
attenga alla realtà; gli scarni resoconti giornalistici non possono
ignorare la comunanza di intenti che ancora una volta è stata
registrata a proposito della volontà di giungere ad una soluzione
pacifica di un problema grave e urgente.
E così come il Papa non si stanca mai di tenere unite "Pace e
giustizia", anche noi dobbiamo tenere sempre accostati i due termini
per evitare che, come la storia ci insegna, la pace raggiunta con le
armi dia luogo, presto o tardi, ad un'altra guerra.
Non a caso quest'anno il messaggio per la giornata della pace
scritto dal Papa fa esplicito riferimento al mirabile documento di
Giovanni XXIII, la "Pacem in terris". In esso il Pontefice ricorda
la situazione del mondo in quel periodo tanto instabile e delicato.
Era il 1963 e l'umanità, dopo la costruzione del muro di
Berlino e la crisi di Cuba, viveva pericolosamente in bilico tra una
pace precaria e una possibile guerra nucleare. Esortando tutti a non
cedere alla rassegnazione, come fondamento della vera pace Papa
Giovanni chiese il rispetto dei diritti inalienabili dell'uomo e la
fine di ogni ingiustizia. Una richiesta che Papa Wojtyla recupera e
rende attuale. "Siamo testimoni - scrive il Pontefice - di una
forbice sempre più preoccupante tra nuovi 'diritti' promossi dalle
società più avanzate e 'diritti umani elementari' che tuttora non
vengono soddisfatti soprattutto in situazioni di sottosviluppo:
penso, ad esempio, al diritto al cibo, all'acqua potabile, alla
casa, all'autodeterminazione e all'indipendenza. La pace richiede
che questa distanza sia urgentemente ridotta e infine superata".
Di qui la richiesta di un "nuovo ordine mondiale" che deve
essere prima di tutto un ordine morale, nella consapevolezza che "la
questione della pace non può essere separata da quella della dignità
e dei diritti umani".
A questo punto il Papa introduce una riflessione che, sia pure
senza citarla, coinvolge anche l'organizzazione delle Nazioni Unite:
"La comunità internazionale, che dal 1948 possiede una carta dei
diritti della persona umana, ha per lo più trascurato di insistere
adeguatamente sui doveri che ne derivano".
Quest'assemblea può fare proprio questo appello perché pace e
giustizia siano sempre compagne di viaggio di ogni uomo di buona
volontà. Cosi come non dobbiamo stancarci di percorrere ogni strada
per evitare la guerra, possiamo e dobbiamo fare ogni sforzo per
rendere giustizia agli uomini, ad ogni uomo a partire da quelli che
ci sono più prossimi.
Questo Parlamento per la lunga tradizione che possiede, per la
qualità dei suoi componenti, per gli strumenti che insieme al
governo può mettere in campo, può e deve riaffermare l'impegno per
garantire una giustizia che sia sempre più vicina a tutti gli uomini
e più a misura di ogni uomo. Sarà questo il nostro personale
contributo a quella che deve essere l'edificio della pace.
Mi auguro che questo Parlamento possa votare un documento
unitario che preveda ciò che ho testé espresso.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si procede con la votazione
delle mozioni testé discusse. Avverto che l'ordine del giorno
collegato alla mozione a firma dell'onorevole Giannopolo si
intenderebbe preclusa qualora la mozione venisse respinta.
Pongo in votazione la mozione n. 167, a firma degli onorevoli
Miccichè, Ferro, Morinello, Raiti.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvata)
Pongo in votazione la mozione n. 202, a firma degli onorevoli
Forgione, Liotta, Ferro, Morinello, Raiti, Giannopolo, Spampinato.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvata)
Pongo in votazione la mozione n. 206, a firma degli onorevoli
Giannopolo, Barbagallo, Ferro, Ortisi.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvata)
Dichiaro, pertanto, precluso l'ordine del giorno a firma
dell'onorevole Capodicasa.
CAPODICASA Signor Presidente, chiedo che l'ordine del giorno
venga collegato alla mozione dell'onorevole Fleres.
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, il Regolamento in proposito è
chiaro. Comunque naturalmente nulla osta alla maggioranza di
approvarlo o di respingerlo. Poc'anzi lei aveva dichiarato un
collegamento, e non era un caso che io le chiedessi a quale mozione
fosse collegato. Lei adesso cambia opinione, vuole collegarlo ad
un'altra mozione ed io ne prendo atto. Tuttavia vorrei segnalare
che si tratta di un tema così delicato e così importante, che
difficilmente si può immaginare di trarvi spunti di ordine
paradossale. Comunque accetto il collegamento con la mozione
dell'onorevole Fleres ed altri.
Pongo in votazione la mozione numero 208 a firma degli
onorevoli Fleres, Cintola, Segreto, Formica, Acierno e Rotella.
Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti seduto.
(E' approvata)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 192...
CINTOLA Vorrei sentire il parere del Governo.
PRESIDENTE Questo ordine del giorno, collegato alla mozione che
abbiamo testé approvato, richiede il parere del Governo.
CUFFARO presidente della Regione. Il Governo si rimette
all'Aula.
(Proteste dai banchi dell'opposizione)
FORGIONE E' una vergogna Abbiamo i "papalisti" a Roma e gli
interventisti a Palermo
PRESIDENTE Nel palazzo di casa mia, porrei la bandiera, ma negli
uffici della Regione vi sono delle precise direttive da rispettare
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, l'articolo 156 ter del
Regolamento interno, riporta testualmente: "Gli ordini del giorno
presentati in riferimento alla materia oggetto di una mozione
possono solo essere messi ai voti, senza svolgimento, dopo la
votazione della mozione".
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 192, a firma
degli onorevoli Capodicasa ed altri.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a lunedì 17 marzo
2003, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI.
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2003 e bilancio pluriennale per il triennio
2003-2005" (nn. 554-557-562-588).
2) "Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2003"
(n. 553).
III - SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI ED INTERPELLANZE DELLA
RUBRICA: "Lavori pubblici". (V. allegato)
IV - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VI - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XI - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIII ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER LA
PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVIII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
La seduta è tolta alle ore 21.34.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 01.15)