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Resoconto d'Aula della Seduta n. 14 di giovedì 11 ottobre 2001
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   Presidenza del vicepresidente FLERES


     BURGARETTA   APARO ,   segretario, dà  lettura  del  processo
    verbale della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni,
    si intende approvato.

    COMUNICAZIONE PERVENUTA DA PARTE DELL'ASSESSORE PER IL BILANCIO
    E LE FINANZE

     PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Pagano ha fatto pervenire
  una  nota  alla  Presidenza  con  la quale comunica che non potrà
  essere   presente  ai  lavori  dell'odierna  seduta  a  causa  di
  precedenti impegni.

                               CONGEDI

     PRESIDENTE. Comunico  altresì  che  oltre  l'assessore Pagano,
  hanno  chiesto  congedo  per  la  seduta  odierna  gli  onorevoli
  Infurna, Acierno, Cascio e Orlando.

                 ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati  presentati i seguenti
  disegni di legge:

       -  "Modifica  della  legge  regionale 12 agosto 1989, n. 18,
  riguardante  gli  onorari  dei  componenti  degli  uffici e delle
  commissioni elettorali" (n. 239)
       - iniziativa parlamentare
       -  presentati  dagli  onorevoli  Virzì,  Formica, Incardona,
  Infurna, Ioppolo, Tricoli in data 9 ottobre 2001

       -  "Indennità  di  residenza a favore delle farmacie rurali"
  (n.  240)
       - iniziativa parlamentare
       -  presentato  dagli  onorevoli  Lo Monte, D'Antoni, Basile,
  Raiti, Ferro, Morinello in data 9 ottobre 2001

       -  "Tutela e valorizzazione delle persone anziane. Norme per
  la  promozione dell'associazionismo della terzà età ed interventi
  a favore di anziani non autosufficienti" (n.
       241)
       - iniziativa parlamentare
       -  presentato  dagli  onorevoli  Basile, Lo Monte, D'Antoni,
  Raiti, Ferro, Morinello in data 9 ottobre 2001

       - "Interventi in materia di servizio civile" (n. 242)
       - iniziativa parlamentare
       -  presentato  dagli  onorevoli  Basile, Lo Monte, D'Antoni,
  Raiti, Ferro, Morinello in data 9 ottobre 2001

    COMUNICAZIONE  DI  INVIO  DI  DISEGNI  DI LEGGE ALLE COMPETENTI
    COMMISSIONI LEGISLATIVE

     PRESIDENTE.  Comunico  che  i  seguenti  disegni di legge sono
  stati inviati alle competenti Commissioni legislative.

       -  "Ordinamento  del  Governo  e  dell'Amministrazione della
  Regione siciliana" (n. 231)
       - iniziativa parlamentare

       -  "Norme  per  il  riconoscimento  come  ente  di interesse
  regionale dell'Istituto di studi politici 'S.  Pio V'" (n.  232)
       - iniziativa parlamentare
       - PARERE V

                         (INVIATI IN DATA 8 OTTOBRE 2001)

                            AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

       -  "Modifica dell'articolo 56 della legge regionale 6 aprile
  1996, n. 16, relativa al personale forestale" (n. 229)
       - iniziativa parlamentare

       -  "Iniziative  per  i  collegamenti  marittimi con le isole
  minori" (n. 235)
       - iniziativa governativa

       -  "Modifiche  alla  legge  regionale  6 luglio 1990, n.  10
  concernente 'Modifiche per il risanamento delle aree degradate di
  Messina'" (n. 236)
       - iniziativa parlamentare

                         (INVIATI IN DATA 8 OTTOBRE 2001)

       -  "Interventi  per  l'accelerazione ed il completamento del
  risanamento   della   città  di  Messina.  Modifiche  alla  legge
  regionale 6 luglio 1990, n. 10" (n. 238)
       - iniziativa parlamentare
       - inviato in data 9 ottobre 2001

                         CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

       -  "Norme per l'adeguamento alla normativa comunitaria della
  legislazione  regionale  in  materia  di affidamento a trattativa
  privata degli appalti di servizi ai sensi della legge regionale 3
  maggio 2001, n. 6" (n. 233)
       - iniziativa parlamentare
       - PARERE CE
       - inviato in data 8 ottobre 2001

                          SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

       -  "Disciplina delle terapie non convenzionali esercitate da
  personale  in  possesso  di  apposito titolo di studio legalmente
  riconosciuto" (n. 228)
       - iniziativa parlamentare
       - inviato in data 8 ottobre 2001

       -  "Interventi  a  favore  degli allevatori per fronteggiare
  l'epizoozia   denominata  'febbre  catarrale  degli  ovini  (blue
  tongue)'" (n. 237)
       - iniziativa parlamentare
       - PARERE III COMMISSIONE
       - inviato in data 9 ottobre 2001

    COMUNICAZIONE  DI  ASSENZE  E  SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
    COMMISSIONI LEGISLATIVE

     PRESIDENTE.   Comunico  le  assenze  e  le  sostituzioni  alle
  riunioni  delle  Commissioni  legislative  per  il 9 e 10 ottobre
  2001.

                        AFFARI ISTITUZIONALI (I)

  ASSENZE
  Riunione del 9.10.01: LEANZA E.-MOSCHETTO-BARBAGALLO-BORZACCHELLI
                        CRISAFULLI-IOPPOLO-SAVARINO-SCOMA
     "      " 10.10.01: BARBAGALLO-CRISAFULLI-GALLETTI-IOPPOLO-SCOMA

                              BILANCIO (II)

  ASSENZE
  Riunione del 9.10.2001: CAPODICASA

                       ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

  ASSENZE
  Riunione del 9.10.01: GIAMBRONE
     "      " 10.10.01: BORZACCHELLI-LO CURTO-TURANO

  SOSTITUZIONI
  Riunione del 10.10.01: CATANIA Giuseppe sostituito da FLERES

                    CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

  ASSENZE
  Riunione del 9.10.01: CATANIA-FERRO-GIANNOPOLO-ORTISI-VITRANO

                     SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

  ASSENZE
  Riunione del 9.10.01: CRISTAUDO-MANZULLO-ZANGARA

                           ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

   PRESIDENTE. Comunico   che  sono  state  presentate   le   seguenti
   interrogazioni:

    - con richiesta di risposta orale:

    N.  239 -  Sostegno  agli imprenditori agricoli della provincia
  di  Siracusa  per  i  danni  subiti  a  causa  della  siccità.  -
  Presidente Regione  - Assessore Agricoltura Firmatari: Burgaretta
  Aparo Sebastiano; Sbona Sebastiano

    N.  240 - Attivazione degli investimenti dichiarati ammissibili
  per  il  contratto   d'area  di  Gela.  -  Presidente  Regione  -
  Assessore  Industria  Firmatari:  Speziale  Calogero;  Capodicasa
  Angelo; Crisafulli Vladimiro;  Cracolici Antonino;  De Benedictis
  Roberto;  Giannopolo Domenico;  Oddo Camillo;  Panarello Filippo;
  Villari Giovanni; Zago Salvatore

    N.  241 - Notizie in merito allo stato dei lavori d'ampliamento
  dell'ospedale 'Muscatello'  di  Augusta  e  di  completamento del
  nuovo ospedale di  Lentini.  -  Presidente  Regione  -  Assessore
  Sanità Firmatari: Sbona Sebastiano; Burgaretta Aparo Sebastiano

    N. 242 -  Notizie sul processo di riorganizzazione della CRIAS,
  in attuazione della legge regionale n. 32 del 2000.  - Presidente
  Regione - Assessore Cooperazione Firmatario: Incardona Carmelo

    N.  243  -  Informazioni  sugli  immobili  di  proprietà  della
  Regione, o di  enti  ad  essa  sottoposti  o da essa controllati,
  inutilizzati o utilizzati  in  modo  non  ottimale.  - Presidente
  Regione - Assessore Lavori Pubblici Firmatario: Incardona Carmelo

    - con richiesta di risposta scritta:

    N.  238 -  Iniziative per scongiurare la chiusura dell'ospedale
  S. Stefano di  Mazzarino  (CL).  - Presidente Regione - Assessore
  Sanità  Firmatari:   D'Antoni   Sergio;  Basile  Giuseppe;  Ferro
  Giovanni;   Lo   Monte   Carmelo;   Morinello   Salvatore;  Raiti
  Salvatore

    N. 244 -  Istituzione  di  un conto separato per l'utilizzo dei
  fondi per la  ricostruzione  post-terremoto, ex legge n.  433 del
  1991.  - Presidente  Regione  -  Assessore  Bilancio  - Assessore
  Presidenza  -   Assessore   Lavori   Pubblici   Firmatari:  Raiti
  Salvatore;  D'Antoni Sergio;  Lo Monte Carmelo

                         ANNUNZIO DI MOZIONI

     PRESIDENTE. Comunico  che  sono  state  presentate le seguenti
  mozioni:

    N. 55 -  Diffusione  delle riprese televisive dei lavori d'aula
  dell'ARS su tutto il territorio regionale.

    Firmatari:    Barbagallo   Giovanni;   Genovese   Francantonio;
  Gurrieri Sebastiano;  Tumino  Carmelo;  Vitrano Gaspare;  Zangara
  Andrea Presentata il 9/10/01

    N. 56 -  Iniziative  per  modificare  gli  indirizzi  economici
  seguiti dal Governo nazionale.

    Firmatari:  Speziale  Calogero;  Capodicasa Angelo;  Crisafulli
  Vladimiro;    Cracolici    Antonino;   De   Benedictis   Roberto;
  Giannopolo Domenico;  Oddo  Camillo;  Panarello  Filippo; Villari
  Giovanni; Zago Salvatore Presentata il 10/10/01

    N. 57 -  Iniziative per garantire un esame più approfondito per
  lo schema di accordo di programma quadro trasporti.

    Firmatari:    Gurrieri    Sebastiano;    Barbagallo   Giovanni;
  Genovese   Francantonio;   Tumino   Carmelo;   Vitrano   Gaspare;
  Zangara Andrea Presentata il 10/10/01

    N.    58   -   Iniziative   per   giungere   in   tempi   brevi
  all'approvazione  di  una  legge  sul  pluralismo  scolastico  in
  Sicilia.

    Firmatari:    Barbagallo   Giovanni;   Genovese   Francantonio;
  Gurrieri Sebastiano;  Tumino  Carmelo;  Vitrano Gaspare;  Zangara
  Andrea Presentata il 10/10/01

    Informo che le  predette  mozioni  saranno poste all'ordine del
  giorno della seduta  successiva perché se ne determini la data di
  discussione.

    COMUNICAZIONE   DI   NOMINA   DI   VICEPRESIDENTE   DI   GRUPPO
    PARLAMENTARE

     PRESIDENTE. Comunico che,  in  data  9 ottobre 2001, il Gruppo
  parlamentare "Democratici  di  Sinistra" ha provveduto a nominare
  Vicepresidente l'onorevole Domenico Giannopolo.

    COMUNICAZIONE  DI  ELEZIONE  DI  VICEPRESIDENTI  DI COMMISSIONI
    LEGISLATIVE

     PRESIDENTE. Comunico che,  nella  seduta  n.  5  del 9 ottobre
  2001,  la   Commissione   legislativa  'Attività  produttive'  ha
  proceduto all'elezione  del  Vicepresidente ed è risultato eletto
  l'onorevole Camillo Oddo.
       Comunico che, nella  seduta  n.  2  del  9  ottobre 2001, la
  Commissione  legislativa   'Cultura,   formazione  e  lavoro'  ha
  proceduto all'elezione  del  Vicepresidente ed è risultato eletto
  l'onorevole Giovanni Villari.

       Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento
  interno, che nel  corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.

       Informo che si  passerà  al  punto IV dell'ordine del giorno
  "Votazione finale di disegni di legge" alle ore 12.30.


   Presidenza del vicepresidente FLERES


     DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

    Si passa al punto II dell'ordine del giorno:  Lettura, ai sensi
  e per  gli  effetti  degli  articolo  83,  lettera  d), e 153 del
  Regolamento interno, della seguente mozione:

       N.  54  "Piena  attuazione  degli  articoli  170 e 175 della
  legge regionale  n.  32  del  2000,  in  materia  di interruzione
  tecnica  dell'attività  di  pesca",  degli  onorevoli Capodicasa,
  Speziale, Cracolici e Panarello.

     ODDO. Chiedo di apporre la mia firma alla mozione n. 54.

     VILLARI. Anch'io  chiedo  di apporre la mia firma alla mozione
  n. 54.

       Dispongo   che   la  predetta  mozione  venga  inviata  alla
  Conferenza  dei  Presidenti  dei Gruppi parlamentari perchè se ne
  determini la data di discussione.
       Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.

       Essendo   in   congedo  l'assessore  Pagano,  il  punto  III
  dell'ordine  del  giorno  "Discussione  del  disegno  di legge n.
  234/A  'Variazioni  al  bilancio  della  Regione  siciliana ed al
  bilancio  dell'Azienda  delle  foreste  demaniali  della  Regione
  siciliana  per  l'anno  finanziario  2001 - Assestamento'", viene
  rinviato ad altro momento.


   Presidenza del vicepresidente FLERES


     DISCUSSIONE UNIFICATA DI MOZIONI

    Si  passa  al  punto  IV  dell'ordine  del giorno:  Discussione
  unificata delle seguenti mozioni:

       N. 48  "Iniziative  presso il Governo nazionale in merito ai
  recenti fatti di New York", degli onorevoli Speziale, Giannopolo,
  Panarello,   Villari,   Capodicasa,   Cracolici,  Crisafulli,  De
  Benedictis, Oddo e Zago;

       N.   53   "Iniziative  per  escludere  la  Sicilia  da  ogni
  operazione di  appoggio  alle  operazioni  belliche in atto e per
  attivare  il processo di pace", degli onorevoli Forgione, Liotta,
  Miccichè e Ferro.
       Ne do lettura:

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

              -  condivide  con  il  popolo siciliano la diffusa e
              comune   indignazione    per    l'infame   attentato
              terroristico perpetrato l'11  settembre  2001 contro
              gli Stati Uniti d'America, il  dolore  per  le  vite
              umane perse, sia americane che di  altri paesi, e il
              cordoglio  verso tutti  i  familiari  delle  vittime
              innocenti, verso quelli  della comunità d'emigrati e
              quelli  che  tuttora  risiedono   in  Italia  e,  in
              particolare, nella nostra Isola;

              - esprime il proprio  sentimento di solidarietà agli
              Stati Uniti d'America e alla città di New York a cui
              ci legano rapporti di  antica  e  solida fratellanza
              fondata su più di un secolo di emigrazione;

              - avverte fortemente l'allarme  per  il tentativo di
              colpire  il  cuore  della   finanza   e  del  libero
              commercio  internazionale per  indurre  un  processo
              inverso a quello fin  qui sviluppato, di progressiva
              libertà di movimento delle  persone  e  delle merci,
              verso una regressione feudale piuttosto che verso un
              sistema democratico e più  efficiente  in  grado  di
              governare i nuovi  complessi  processi indotti dalla
              globalizzazione;

              -   denuncia,  in   questo   senso,   il   tentativo
              d'interrompere quel  processo  d'integrazione  degli
              Stati in politiche sovranazionali e, al contempo, di
              valorizzazione delle autonomie locali,  -  in cui la
              stessa Sicilia vede,  finalmente, la possibile piena
              realizzazione della  propria aspirazione autonomista
              e delle sue potenzialità  - che appare l'inevitabile
              percorso  delle  democrazie   mature  anche  per  la
              soluzione   di   contrasti   e   conflitti esistenti
              in varie regioni del mondo, in particolare nell'area
              mediterranea;

              - condivide, quindi, il  timore  che  il terrorismo,
              raggiungendo un così alto livello di coordinamento e
              devastante efficacia, possa  indurre un ripiegamento
              delle democrazie sotto la  pressione  di  un diffuso
              stato  di  paura,  verso   forme   di   chiusura   e
              intolleranza, di centralizzazione  e riduzione delle
              libertà e di negazione  della  propria stessa natura
              democratica;

              - avverte il pericolo che  sull'onda dello sdegno si
              possa dar luogo a una  reazione  militare  su  larga
              scala e all'avvio di una guerra  i  cui esiti finali
              non sono per nulla prevedibili;

                 - ritiene, invece, necessaria un'azione  efficace
              e mirata di polizia internazionale ed una  pressione
              su tutti i livelli di governo locale per  garantire,
              in  ogni  parte  del  globo,  una  vera   lotta   al
              terrorismo e alle sue fonti  di  finanziamento,  che
              tra l'altro aiuterebbero a  combattere  e  debellare
              tutte le forme di terrorismo, mafie  e  di  traffici
              illegali  di  armi,  droghe  e   flussi   finanziari
              illeciti;

              -  richiama  tutte  le   forze  vive  della  società
              siciliana a impegnarsi, dunque,  per una politica di
              pace   e   per    l'affermazione   di   un   diritto
              internazionale  che  rafforzi   la   sicurezza   dei
              cittadini del mondo nella riconfermata libertà;

              -  auspica,  sulla   base   dell'esperienza  storica
              migliore della nostra Isola dove sono confluite e si
              sono  integrate  diverse  civiltà  e  guardando  con
              speranza  a  un   millennio   di   nuove   possibili
              integrazioni  mediterranee   che   le  restituiscano
              centralità e funzione, che  non  si  affermi  l'idea
              dello  scontro  tra   opposte   culture,   tra  fedi
              religiose differenti;

              - sottolinea che lo scontro è  tra il fanatismo, che
              non rispetta la vita, e la  cultura del rispetto dei
              diritti, della dignità e della libertà dell'uomo, al
              di là delle differenze di razza e di religione:  tra
              coloro che in ogni parte  del  mondo,  ritengono  di
              fondare le proprie  ragioni  sull'intolleranza  e la
              violenza  e  chi  ritiene  di  misurare  le  proprie
              ragioni in un quadro di diritto e di democrazia;

              -  ritiene,  pertanto,   necessario   estirpare   il
              terrorismo affermando, nel  contempo,  i  valori del
              diritto e della libertà e  non scatenando una guerra
              che   aprirebbe   ferite   incolmabili   e   rancori
              inesauribili,

                      IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

              a  chiedere  al Governo nazionale che, nel garantire
              il   massimo   appoggio   agli   Stati  Uniti  nella
              persecuzione  dei   terroristi  e  nell'eliminazione
              delle centrali del terrore,  si  impegni  nelle sedi
              internazionali  e  nell'ambito   della  stessa  Nato
              perché  gli interventi  militari  siano funzionali a
              tale opera di polizia  piuttosto che a inaccettabili
              politiche di ritorsione.

                                          SPEZIALE - GIANNOPOLO -
                                          PANARELLO - VILLARI -
                                          CAPODICASA - CRACOLICI -
                                          CRISAFULLI - DE BENEDICTIS -
                                          ODDO - ZAGO

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              -  in  seguito  al  barbaro  attentato  terroristico
              dell'11 settembre   non si può che muovere una ferma
              condanna  al terrorismo  come metodo di affermazione
              di  una qualsivoglia posizione ideologica o politica
              e come strumento di prevaricazione e di morte;

              - esso  è  l'esatto  contrario  di  ciò  per  cui si
              battono  quelle  popolazioni diseredate della terra,
              alla ricerca di una patria possibile, di una società
              più giusta e di una identità civile;

              - alle suddette popolazioni il terrorismo produce le
              difficoltà più grandi sul  piano politico, economico
              e civile;

              - il terrorismo rappresenta un  attacco  violento ai
              processi di pace in Medio  Oriente  ed  è  speculare
              alla logica dello scontro tra civiltà;

              - la  stessa  cultura e civiltà europea è fortemente
              segnata dalla contaminazione con la cultura islamica
              e con i suoi valori più alti;

      RILEVATO che:

              - a  seguito  dell'atto  terroristico  si è messa in
              moto una macchina bellica che potrebbe innescare una
              pericolosa  escalation  di  guerra su scala mondiale
              che  porterebbe   alla  morte  di  numerosi  civili,
              innescando così una nuova spirale di odio;

              - questa  macchina  da  guerra sta già travolgendo i
              paesi   occidentali   rinchiudendoli   nella  logica
              manichea: 'chi non è con noi è con i terroristi';

      RITENUTO che:

              -  è  necessario  colpire  le centrali terroristiche
              internazionali e i responsabili di questa escalation
              sciagurata  di  violenza e morte che ha già prodotto
              le  migliaia  di  vittime  delle  Twin  Towers e sta
              producendo  la  sofferenza  di  milioni  di profughi
              nell'Asia centrale;

              - gli Stati  occidentali  hanno i mezzi per punire i
              colpevoli  e  creare quelle condizioni che in futuro
              possano escludere il ripetersi di tanta barbarie;

              - la guerra generalizzata si configura come la nuova
              forma di controllo mondiale per il terso millennio e
              come    metodo    che    privilegia    la   vendetta
              contrapponendola alla giustizia e alla pace;

              - non  una  delle  cause che provocano ingiustizie e
              conflitti nell'area del Medio Oriente, a partire dal
              dramma  del popolo palestinese, viene affrontata con
              la necessaria  volontà  e  con  un ruolo degli Stati
              Uniti teso  ad  una  politica  di giustizia senza la
              quale nessun processo di pace potrà mai affermarsi;

              - il  processo  di  guerra  è stato accelerato anche
              dall'attivazione   forzata, e  senza  i  presupposti
              previsti, dell'art.  5  del  Patto Atlantico e dallo
              svuotamento  di  potere  del  ruolo  dell'ONU  sulle
              scelte di politica mondiale;

              -  la  costituzione italiana all'art.  11 ripudia la
              guerra come metodo di risoluzione delle controversie
              internazionali tra i popoli;

              - la Sicilia  più  volte  si è assegnata un ruolo di
              pace,  coerentemente  alla sua millenaria  vocazione
              di  luogo  di  incontro  tra  identità  culturali  e
              religiose diverse diventando una culla della civiltà
              mediterranea ed europea;

              - nella  nostra Isola si sono incontrate e convivono
              le    tre    grandi    religioni    monoteiste,   il
              cristianesimo, l'islamismo e l'ebraismo;

              - i  siciliani  sono un popolo che apprezza la pace:
              un  grande  movimento pacifista ha combattuto contro
              l'installazione  dei  missili nella base di Comiso e
              oggi   un  nuovo  movimento  pacifista  e  contro  i
              processi di impoverimento del mondo sta manifestando
              nelle nostre città;

              - occorre impedire qualunque operazione militare e/o
              logistica  in  Sicilia a partire dall'utilizzo della
              base di Sigonella;

              -   la   nostra   Isola   deve   rimanere   estranea
              alle  operazioni  di  una guerra che servirà solo ad
              acuire la sofferenza fra i popoli,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a farsi promotore presso il Governo nazionale di una
              iniziativa che esprima la volontà di pace del popolo
              siciliano e l'esclusione  del  territorio dell'Isola
              da  ogni  operazione in appoggio  alla  macchina  di
              guerra.

                                            FORGIONE - LIOTTA -
                                            MICCICHE' - FERRO

     PRESIDENTE.  Dichiaro  aperta  la  discussione  generale sulle
  mozioni appena lette.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, credo che
  ognuno di  noi  in queste ore vive momenti drammatici di angoscia
  sulle sorti  del  mondo  e  forse  ogni  tanto  è  anche  un bene
  interrogarsi sul mondo, sul suo destino, sul destino del pianeta,
  sul destino  di milioni di donne e di uomini all'inizio di questo
  terzo millennio.
       Certo  una  discussione su  due  mozioni che  riguardano  il
  terrorismo   e   la   guerra   forse  avrebbe  meritato  un'altra
  attenzione, anche  da  parte  di  un  governo,  il governo di una
  regione che  rivendica spesso anche poteri autonomi in materia di
  politica internazionale;  una  regione  che  è  al  centro  di un
  Mediterraneo che  ritorna  ad essere la frontiera più esposta del
  conflitto non più  tra  Est  e  Ovest,  come  lo  fu  ai tempi di
  Sigonella, ma tra Nord e Sud.
       E, forse,  ogni  tanto oltre che appellarsi a Fatima sarebbe
  bene ragionare  sulla  realtà  di questa nostra Sicilia - lo dico
  per il  Presidente  della  Regione  che addirittura in alcune sue
  dichiarazioni   si   erge   al   ruolo   di   "ambasciatore   del
  Mediterraneo".  Non  sappiamo  dove  è  in  questo  momento,  non
  sappiamo cosa  pensa  di  questa guerra, non sappiamo quale ruolo
  lui    pensa    per    questa   Regione   dalla   quale   partono
  cacciabombardieri da Sigonella e da Birgi.
       Qui in  questa  Regione  viviamo  in  uno  stato  di massima
  all'erta.  Ma il Governo della Regione a questo non è sensibile.
       Noi  crediamo,  invece,  che  questo  Parlamento,  in questa
  discussione, debba dire parole chiare.
       Sigonella è  nella nostra Isola, Birgi è nella nostra Isola,
  Sigonella è il punto di partenza di strumenti di morte
       Noi  di  Rifondazione  comunista  contrastiamo  nel modo più
  netto ogni  forma  di  terrorismo, lo facciamo e lo abbiamo fatto
  nella nostra  storia contro il terrorismo che negli anni settanta
  si è  sviluppato nel nostro Paese e qui nel cuore dell'Europa; lo
  facciamo in queste ore drammatiche successive all'11 settembre.
       Contro il  terrorismo  in modo netto, perchè il terrorismo è
  la  negazione  della partecipazione, il terrorismo è la negazione
  della politica, il terrorismo fondamentalista, soprattutto quello
  legato  ai fondamentalismi  religiosi, è una forma di regressione
  della civiltà e del mondo
       E  quando  parliamo  di  fondamentalismi  parliamo  di tanti
  fondamentalismi,  caro  Presidente.  Parliamo dei fondamentalismi
  religiosi  che  hanno conosciuto tutte le religioni, l'Islam come
  il  Cattolicesimo  delle  Crociate,  parliamo del fondamentalismo
  ideologico, penso all'articolo della signora Fallaci sul Corriere
  della Sera, alla quale sempre sul Corriere della Sera ha risposto
  uno   straordinario   giornalista   non  certo  rivoluzionario  e
  comunista  come Tiziano Terziani. Pensiamo al fondamentalismo del
  mercato,   di   questo  mercato  della  globalizzazione  che  sta
  sperimentando   in   queste   ore   la  prima  guerra  del  mondo
  globalizzato.
       E allora  forse  dovremmo  tutti fermare un attimo le nostre
  riflessioni,  partire anche dalle parole del Pontefice. Sì, dalle
  parole del  Pontefice,  e  pensare  a cosa è stato il rapporto di
  civiltà tra  la costruzione della cultura e della civiltà europea
  e l'Islam.
       E dove  lo  dobbiamo  fare  questo se non in Sicilia, dove a
  fondamento della  nostra  civiltà ci sta proprio gran parte della
  cultura e della storia dell'Islam?
       Dove dovremmo farlo se non nei Paesi mediterranei?
       Come non  capire  che  oggi si vorrebbe impostare una guerra
  nuova  di  religione? Lo ha detto, probabilmente, mal consigliato
  da questo  signore  che  si chiama Baget Bozzo, il Presidente del
  Consiglio   in  un  suo  infelice  intervento:  quale  guerra  di
  religione, quale guerra tra modelli di civiltà
       E   qual   è  la  civiltà  occidentale?  Sì,  lo  ripetiamo,
  ragioniamo su  che  cosa  è la civiltà occidentale  E' la civiltà
  che  ha  prodotto  anch'essa  tragedie  nel  corso  degli  ultimi
  decenni.
       Qual è  la civiltà occidentale? Quella degli Stati Uniti che
  continua a vietare un pronunciamento dell'ONU sulle mine antiuomo
  che  lei,  Presidente,  impegnato  nella difesa dei diritti umani
  conosce meglio  di  me,  provoca ogni anno migliaia e migliaia di
  morti tra i bambini?
       Qual è  la civiltà occidentale da difendere? Quella che nega
  al popolo palestinese il diritto ad una terra e ad uno stato dove
  ogni giorno  muoiono  decine  di  bambini  sotto  le  bombe  e le
  pallottole  di un esercito di occupazione, quello israeliano, che
  in una  rimozione  della  memoria  ha  cancellato  il dramma e la
  tragedia del  popolo  ebreo nel passato secolo per mano nazista e
  fascista?
       Qual è  il  modello  occidentale?  Quello  che in nome di un
  liberismo  selvaggio  produce  centinaia di milioni di morti ogni
  anno per fame in interi continenti?
       E  che cosa è il modello occidentale?  E' questo modello che
  proprio  per  far  fronte alla recessione ha bisogno di una nuova
  guerra, perché interi Paesi ormai sono prigionieri dell'industria
  e  del  complesso economico industriale militare che imprigionano
  l'economia  e a fasi cicliche hanno bisogno sempre di una guerra.
       E qual è il modello occidentale?  Quello che non sa dire una
  parola sul  dramma  del  popolo  curdo con migliaia e migliaia di
  morti, anche lì in tutti i Paesi vittime del silenzio occidentale
  e  vittime della follia fondamentalista dell'Islam, dalla Turchia
  al Pakistan, dall'Iraq all'Iran?
       E  qual  è  il  modello  occidentale che dovremmo difendere?
  Quello che  ha  alimentato  i  fondamentalismi in Algeria che noi
  ricordiamo   solo  quando  la  televisione  ci  trasmette  quelle
  drammatiche immagini  di  donne,  di  uomini e di bambini fatti a
  pezzi  dai  macheti  fondamentalisti  islamici  alimentati  dalla
  politica degli Stati Uniti per destabilizzare quell'area?
       E allora, vedete, noi non pratichiamo la politica né con Bin
  Laden  né  con  gli  Stati Uniti, noi siamo nettamente contro Bin
  Laden perché  è  il  frutto  di questo stesso modello occidentale
  che gli ha  armato  le mani ed alimentato le sue finanze e il suo
  potere economico
       Come è possibile dimenticare che il principale Paese alleato
  degli Stati Uniti in quell'area, l'Arabia Saudita, è il Paese più
  legato  al  terrorismo  islamico  nel quale i terroristi islamici
  sono  cresciuti,  sono  stati  armati,  si sono addestrati, hanno
  avuto la loro formazione culturale ed ideologica?
       Come  non pensare che il Pakistan, neo alleato dell'Alleanza
  occidentale, fino a  ieri,  non fino a qualche anno fa, ma fino a
  quindici giorni fa, era la palestra nella quale si addestravano i
  terroristi di Bin Laden?
       Come  non  pensare che il regime dei Talebani fino a un anno
  fa  è  stato  alimentato  proprio  per destabilizzare quell'area,
  perché  l'Afghanistan  è  quel  territorio  fondamentale  per  il
  passaggio   di  tutti  gli  oleodotti  verso  le  Repubbliche  ex
  sovietiche ed  è  stato  fino  a  qualche  hanno  fa il regime di
  riferimento della politica estera americana?
       E  allora  questa  guerra  non  ci  convince,  perché non ci
  convincono i suoi attori.
       Noi  contrastiamo nettamente il regime dei Talebani e, anzi,
  quando noi denunciavamo, noi Sinistra, noi forze progressiste, la
  condizione dei diritti umani, la prima strage fatta dai musulmani
  in  quelle terre fu quella dei Partiti comunisti, dei militanti e
  dei sindacalisti della Sinistra... e poi le donne.
       E   quando   uomini   coraggiosi   come  Gino  Strada,  come
  'Emergency',   come  'Medici  senza  frontiere',  andavano  lì  a
  denunziare la  condizione  dei  diritti  umani in quei Paesi, gli
  Stati Uniti alimentavano quei governi e finanziavano quei Paesi
       L'Occidente  non può vivere sull'ipocrisia e sulla sua falsa
  coscienza.  Bisogna  contrastare  il  terrorismo  in tutte le sue
  forme.
       Con  le  Torri  gemelle non sono caduti solo i simboli di un
  impero  che  noi  combattiamo politicamente: l'impero finanziario
  della globalizzazione  è l'impero di una NATO che ormai si erge a
  gendarme  del  mondo. Lì sono morti lavoratori, cittadini, donne,
  uomini, bambini,  civili inermi, lì sono morti tanti cittadini di
  nazionalità araba.
       Noi  vogliamo ragionare su questo: la politica non ha niente
  a che fare con il terrorismo, la politica è dialogo, è confronto,
  è  costruzione  di  coscienza. Il terrorismo è negazione di tutto
  questo.
       Ma -  vedete - quando Bin Laden in un messaggio mediatico ad
  orologeria si  fa  portatore  di quella sofferenza araba, di quei
  500 mila  iracheni morti dopo i bombardamenti americani del 1991,
  quando Bin  Laden  si  fa  portatore  delle  istanze  del  popolo
  palestinese  usa  il  silenzio  e  le responsabilità americane ed
  occidentali per  non  saper  dare risposte ai problemi del popolo
  arabo. E noi non possiamo consegnare a Bin Laden ed al terrorismo
  la  rappresentanza  di  bisogni,  di  istanze  di liberazione, di
  istanze di autodeterminazione di interi popoli.
       Questa  guerra  rafforza  il  terrorismo e lo stiamo vedendo
  laddove  nei  Paesi  arabi moderati, dalla Palestina all'Egitto e
  poi  anche al Pakistan nuovo alleato, e poi anche all'Iraq, ormai
  le piazze si riempiono di fondamentalismi.
       Questa        guerra        alimenta        la       spirale
  fondamentalismo-terrorismo-repressione internazionale.  La guerra
  non ha  mai risolto conflitti; la guerra non ha mai combattuto il
  terrorismo:  "Due  torti  -  lo diciamo parafrasando il movimento
  pacifista - non fanno una ragione"
       Per  questo  noi  combattiamo  il  terrorismo  e combattiamo
  questa folle politica americana. Sì, noi non abbiamo praticato su
  questo  l'ipocrita  politica  bipartisan  del  centrodestra e del
  centrosinistra.
       D'Alema,  i  Democratici  di  sinistra  e  l'Ulivo  dovevano
  rendere  a  Berlusconi quello che Berlusconi gli ha dato due anni
  fa nella guerra sul Kosovo. E centrosinistra e centrodestra hanno
  messo l'elmetto.

     PRESIDENTE:  Onorevole  Forgione,  lei  ha  sforato già di tre
  minuti, io devo invitarla a concludere.

     FORGIONE.  Di  tre  minuti,  le parole non sono proiettili. In
  questo caso mi conceda un altro minuto.
       Quindi,   dicevo,  non  ci  siamo  accodati  al  coro  ormai
  guerrafondaio che  abbraccia  tutti in nome di un Occidente che è
  corresponsabile  quanto  questi  Paesi  e quanto questi Stati che
  alimentano ed allevano il terrorismo dei drammi dell'umanità.
       Pertanto,  signor Presidente, noi proponiamo una mozione che
  rifiuti ogni intervento militare, che riconsegni all'ONU un ruolo
  nuovo in  un'ONU che va riformata, che è stata uccisa anche dalla
  volontà americana nella soluzione dei conflitti.
       Noi  proponiamo una mozione che verrà vissuta da migliaia di
  persone  sabato  prossimo nella marcia per la pace Perugia-Assisi
  come  l'unica  scelta  possibile  di  dialogo  e di soluzione dei
  conflitti internazionali.
       Le altre  logiche sono quelle sciocche, un po' banali e - mi
  consenta un  termine - un po' cretine di chi, come per esempio il
  ministro  Giovanardi,  propone  anche per la Sicilia un eventuale
  bombardamento  su  Palermo  qualora  non  si risolvesse il dramma
  della mafia.
       Noi ci rendiamo conto che, ormai, è una politica cieca, muta
  e  prigioniera  anche  della  stupidità  imperante.  Ma se a dire
  queste  cose è un ministro, la cosa diventa più preoccupante. No,
  le bombe non hanno mai risolto i conflitti, le guerre non possono
  continuare  ad  essere  la  continuità  della  politica con altri
  mezzi.  Siamo  pacifisti  perchè riteniamo che il terzo millennio
  abbia bisogno di un'altra politica; abbia bisogno di altre scelte
  di dialogo  e  di  cooperazione tra i popoli; abbia bisogno di un
  altro rapporto  tra  Nord  e Sud. E questa guerra non è la guerra
  dell'Occidente  contro  l'Islam ma è la guerra del Nord dei Paesi
  ricchi contro il Sud, i Paesi poveri.
       Lo  facciamo  e  ci  proponiamo,  in questa mozione, con una
  proposta politica  che  è quella che da Seattle a Genova dice che
  un altro  mondo  è possibile. In nome di questo mondo cittadini e
  cittadine,  donne  e  uomini  di  tutte le religioni, di tutte le
  ideologie,   cattolici,   islamici,   musulmani,   ebrei,   laici
  continuano  a scendere in piazza. Forse rispetto all'ottusità dei
  governi e delle classi dirigenti bisogna ripartire dalle speranze
  e dalle vocazioni di pace degli uomini e delle donne.
       Se faremo  questo,  sapremo dare una risposta anche a questa
  politica sorda e muta.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.  Signor  presidente,  onorevoli colleghi, tutti noi
  abbiamo  consapevolezza  che  l'11 settembre rappresenta una data
  che  segna  un  cammino  nuovo  dell'umanità  e  la  necessità di
  costruire  un nuovo ordine mondiale, un nuovo equilibrio di Stati
  e di Popoli, di interessi, di relazioni.
       Il   mondo   che   abbiamo   conosciuto,  quelle  relazioni,
  quell'ordine,  non  è più sufficiente a garantire innanzitutto il
  primo bene  cui  nessun  popolo  può  mai  rinunciare  che  è  la
  sicurezza.
       Tutti noi  siamo  consapevoli  che il mondo sicuro per pochi
  non  è  sufficiente.  Oggi,  l'insicurezza, la capacità offensiva
  della strategia terroristica mina ogni angolo dell'umanità; mette
  in discussione valori, certezze ed impostazioni che hanno segnato
  la storia dell'umanità, la storia degli Stati del novecento.
       Da  questo  abbiamo  il dovere di partire. Oggi noi vogliamo
  esprimere   con   forza  e  ribadire  la  solidarietà  al  popolo
  americano,  per  l'efferata  strage  compiuta  da  una  strategia
  fanatica e pericolosa per l'umanità.
       Allo stesso  tempo,  vogliamo ribadire come, se da un lato è
  legittimo  l'uso  della  forza  quando  questa  ha come obiettivo
  un'operazione  di  polizia internazionale al fine di sradicare le
  centrali  terroristiche,  mai  come  in  questo  momento  abbiamo
  bisogno   di   politica.   L'azione  militare,  da  sola,  non  è
  sufficiente  a  superare e ad eliminare quelle contraddizioni che
  si sono aperte nell'umanità.
       Politica con  la "P" maiuscola; politica che spetta a tutti.
  E lo  voglio  dire  nella  sede  del  Parlamento regionale, di un
  parlamento che  vive  in  una Regione che per la sua connotazione
  geografica  è  al  centro  del  Mediterraneo.  Ma  questa  nostra
  centralità, dobbiamo decidere come vogliamo svolgerla.
       Dobbiamo   decidere  se  la  nostra  centralità  può  essere
  l'occasione per provare a costruire e a dare il nostro contributo
  ad una strategia di relazioni, di cooperazione internazionale che
  veda la  Sicilia,  il suo Governo, al centro di una strategia più
  larga, che metta in relazione e non costruisca muri.
       Signor   presidente,   io   ho  ascoltato  le  dichiarazioni
  programmatiche  del  presidente  Cuffaro  in  quest'Aula  e  sono
  rimasto  alquanto  perplesso di fronte ad alcuni silenzi. Uno tra
  tutti,  noi  che  viviamo  in  questa regione, che abbiamo alcuni
  obiettivi  da  fissarci  anche  per  provare  ad  innovare  ed  a
  modernizzare  il  nostro  sistema  anche  rispetto ad un contesto
  nuovo che è dinnanzi a noi.
       Il primo gennaio del 2010 sarà una data in cui si costruirà,
  ancora una  volta,  un  nuovo sistema di relazioni tra Paesi, tra
  Paesi  del mediterraneo. Sarà l'occasione per avere la più grande
  area di  libero  scambio  del mondo. Decine e decine di Paesi non
  utilizzeranno più né dazi, né  dogane.
       E'  quello il mercato delle merci, delle persone, la libertà
  di  muoversi.  Abbiamo  il  dovere  di costruire una politica che
  consenta,  assieme  alla  libertà  di  mercato, la garanzia della
  sicurezza per  tutti. La sicurezza non è soltanto eserciti che si
  dispongono lungo  i confini dei nostri Paesi; la sicurezza è data
  da una strategia di solidarietà vera, di solidarietà che affronti
  innanzitutto  il  nodo  del  sottosviluppo,  della  fame  e della
  miseria che  sono causa essi stessi del proliferare del fanatismo
  e dell'estremismo.
       Noi diciamo  no  ad  una  impostazione  che veda ricostruire
  muri, separazioni,  luoghi di non comunicazione tra paesi, popoli
  che parlano una lingua diversa, che hanno una cultura diversa.
       Io devo  dire che fortunatamente ho apprezzato, in occasione
  del dibattito  parlamentare nazionale, anche i toni e i contenuti
  nuovi del  Governo  nazionale  rispetto  a  quei  toni  e  a quei
  contenuti che  avevano  fatto  ridere  e  preoccupare la comunità
  internazionale  di  fronte  ad alcune affermazioni del Presidente
  del Consiglio del nostro Paese.
       La  superiorità   di  una  civiltà  non  esiste;  esiste  la
  necessità di  costruire  un equilibrio tra tutte le civiltà e tra
  tutte le  differenze esistenti nel mondo.  Così come é necessario
  - e  anche  questo ho apprezzato - che la comunità internazionale
  finalmente spinga  perché  venga  eliminato  un  focolaio  che da
  diversi anni  preoccupa e ci interroga sulla affermazione e sulla
  necessità di  garantire  i diritti dei popoli, primo tra tutti il
  diritto del popolo palestinese ad avere un paese, uno Stato; così
  come garantire il diritto alla sicurezza del popolo e dello Stato
  di Israele.
       Ecco, sono  questi  i temi rispetto ai quali bisogna mettere
  in campo la  politica.  Ma  noi,  qui  in  Sicilia,  a cosa siamo
  chiamati? Io vedo l'assenza del Governo che devo dire, ancora una
  volta, manifesta  la  sua  assenza  nell'attività e nella vita di
  questa Aula,  ma  questo non é  solo un governo che ha il compito
  di gestire  le  cose  esistenti;  questo  é  un governo che ha il
  compito di  provare  a dare il suo contributo nell'azione e nella
  costruzione di quel nuovo ordine mondiale.
       Ho partecipato assieme all'allora Presidente della Regione e
  ad  una  delegazione  dell'Assemblea regionale siciliana, un anno
  fa,  alla   firma   del   protocollo  dei  ventisette  Paesi  del
  Mediterraneo che  a  Gerusalemme  hanno dato vita alla Conferenza
  euromediterranea.  Quella Conferenza ha sede qui a Palermo e vede
  nel  Presidente della Regione siciliana il titolare e, in qualche
  modo,  l'arbitro  anche  dei conflitti tra paesi, tra popoli, tra
  relazioni.  E  però  non possiamo soltanto costruire sedi per poi
  farle diventare sedi convegnistiche, abbiamo bisogno di costruire
  sedi   per  fare  politica.  Fare  politica  vuol  dire,  quindi,
  immaginare questo  tempo  che ci separa rispetto al 2010 e che ci
  consegna  la  cronaca, tempo di guerre che si stanno combattendo,
  di   operazioni  militari  che,  inevitabilmente,  avranno  anche
  l'effetto di uccidere civili innocenti.
       Abbiamo il  dovere  di  usare  il  tempo  della  cronaca per
  provare a  fare  la  nostra parte in questa zona del mondo. Ciò è
  necessario,  anche in virtù della nuova legge sul federalismo che
  ci  consegna  e  consegna  alle  regioni,  in materia di politica
  internazionale,  per  ciò che la legislazione consente sui poteri
  propri  della Regione e sulla legislazione concorrente con quella
  dello  Stato,  nuovi  poteri  e  nuove  funzioni  da  parte delle
  regioni, da parte dei rispettivi Presidenti delle regioni.
       Ecco  perché  io  credo  che  a  due  appuntamenti  dobbiamo
  guardare. Il  primo:  io credo e chiedo che l'Assemblea regionale
  affermi la  volontà, nel ribadire il sostegno al popolo americano
  e  la condivisione della legittimità dell'azione di forza che, in
  queste   ore,   si   sta   combattendo   nel   teatro  di  guerra
  dell'Afghanistan, di sostenere con eguale forza la necessità e le
  ragioni del  popolo  siciliano che hanno fatto della pace non uno
  spazio temporale  tra  guerre  -  a  volte  la pace viene vissuta
  soltanto come  un  tempo, il tempo che ci separa tra una guerra e
  l'altra - bensì un valore assoluto e inalienabile.
       Ecco perché  io chiedo che l'Assemblea regionale partecipi e
  manifesti   la   propria   volontà   di   pace   annunciando   la
  partecipazione   alla   marcia   Perugia-Assisi,   che  vedrà  la
  partecipazione di centinaia e  centinaia  di  amministrazioni, di
  comunità di associazioni del mondo  laico  e  cattolico impegnate
  sui temi  della pace. Non di chi dice soltanto no alla guerra, ma
  di chi  in  qualche  modo  vuole  affermare,  anche in queste ore
  drammatiche,  trovare  le ragioni della pace e della politica che
  prendano   e  abbiano  il  sopravvento  rispetto  all'esclusività
  dell'azione militare.
       Ma allo  stesso  tempo  - ed è il senso anche per cui voglio
  qui  ricordare che l'occasione nella quale noi abbiamo annunciato
  la nostra  mozione  presentata il 24 settembre scorso - devo dire
  anche  che,  a  causa  della lentezza quasi elefantiaca di questa
  Assemblea,  siamo  costretti a discutere quindici giorni dopo, in
  un contesto anche profondamente mutato rispetto a quindici giorni
  fa.
       Quindici giorni fa non c'era ancora l'intervento militare.
       Quindici giorni fa non c'era ancora la definizione di quella
  coalizione internazionale che  sta in queste ore affermandosi per
  il diritto alla sicurezza  e per combattere il terrorismo in ogni
  angolo del mondo si affermi.
       Quindici  giorni fa avevamo un contesto in cui tutti eravamo
  in attesa.  Oggi  siamo  di  fronte a un nuovo quadro, a un nuovo
  contesto e  abbiamo  anche  il dovere di aggiornare il senso e il
  significato  di quel testo che abbiamo presentato come gruppo dei
  Democratici  di  Sinistra  a  questa Assiste parlamentare dandoci
  degli obiettivi,  come la marcia Perugia - Assisi, ma anche degli
  obiettivi  di  iniziativa  politica  nei  confronti dei Paesi del
  Mediterraneo.
       Occorre più  dinamismo, più capacità di costruire relazioni,
  più capacità di far prevalere le ragioni di interessi economici e
  sociali che  garantiscano  e  vedano  nel  Governo della Regione,
  nell'azione politica di questo governo, a partire da una serie di
  protocolli di legalità che possono essere sottoscritti tra questa
  Regione, tra  il  governo di questa Regione e i governi dei paesi
  del Mediterraneo,  il  bando  alle  armi,  il bando alle mine, la
  possibilità   di   combattere   in  ogni  angolo  i  traffici  di
  stupefacenti  e  di  droga,  la  possibilità  di costruire luoghi
  sovrastatali  e  di  tipo  mediterraneo  anche  nel  campo  della
  formazione; da  tempo, da lungo tempo si parla e si annuncia come
  grande idea la costruzione di un politecnico del Mediterraneo.
       Questo è un  governo  che  ha  oggi  i  poteri,  che  ha  la
  possibilità che  può  avere la forza di dare significato concreto
  alla politica della globalizzazione.
       La  globalizzazione  non  sono  soltanto  merci, ma anche la
  costruzione  di diritti universali, primo fra tutti il diritto al
  sapere, il diritto al conoscere, il diritto alla vita.

     INCARDONA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     INCARDONA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, prendo la
  parola  per  manifestare  intanto  il  pieno  dissenso rispetto a
  quanto  l'onorevole  Forgione  ha poc'anzi detto cercando di fare
  passare un  teorema secondo il quale si vuole addebitare tutte le
  responsabilità  del  mondo  ad  un sistema, quello americano, che
  verrebbe  ad  essere indicato come il primo responsabile di tutte
  le colpe e di tutte le pene degli uomini e del mondo. Così non è
       Non è  così e non bisogna dimenticare, invece, la realtà del
  popolo islamico  e non si capisce perchè mai i governanti di quei
  popoli  fanno  ancora  guerre.  Sono loro i "guerrafondai" perché
  in questo  modo  tendono a negare i diritti politici ed economici
  alle  loro  stesse  popolazioni.  Altrimenti, non si spiegherebbe
  come mai  Bin  Laden  che  aspira  a diventare il "re del sud del
  mondo" sfidi  gli  Stati  Uniti  d'America  con  la  voglia  e la
  determinazione  di chi pretende di interpretare le esigenze di un
  popolo.
       Egli,  in  verità,  non  interpreta  le  esigenze del popolo
  islamico perché  quel  popolo ha bisogno di pace, di serenità, e,
  soprattutto,  ha  bisogno  di  svilupparsi  dal  punto  di  vista
  economico  e  sociale.  Tale  sviluppo viene costantemente negato
  proprio dai dirigenti di quelle popolazioni, proprio dalle classi
  governanti, e allora, se la guerra c'è, ora, in questo momento, è
  proprio perché loro, i governanti islamici l'hanno prodotta.
       Con questo non  voglio certamente dire che l'azione di forza
  promossa dagli  Stati  Uniti  d'America  debba  essere una azione
  punitiva; deve  essere  certamente  una  azione  di  polizia. Ma,
  attenzione al   dibattito,  attenzione a fomentare movimenti come
  vorrebbe la  sinistra,  come  vorrebbe  soprattutto  Rifondazione
  comunista,  allorché   fagocita   le   manifestazioni  contro  la
  globalizzazione economica, le manifestazioni per la pace cercando
  di  strumentalizzarle.  Genova ci ha insegnato qualcosa.  Allora,
  attenzione   a  fare  in  modo  che  questo  intervento,  che  le
  manifestazioni - perché tutti siamo per la pace e lo è tanto più,
  appunto,  il  popolo occidentale - non scada in fanatismi, almeno
  in  generale,  ma  anche perché  riteniamo di avere già acquisito
  nel  corso  dell'evoluzione  millenaria  il  rispetto dei diritti
  umani e  civili.
       Il   nostro   è   un  sistema  non  certamente  perfetto,  è
  sicuramente migliorabile,  ma qual è la cosa che in questo mondo,
  in questa  terra  non  si  può e non si deve migliorare?  Allora,
  anziché  una  posizione  migliorabile, un partito che comunque fa
  parte  del  mondo  occidentale,  avrebbe dovuto manifestare anche
  qui, oggi,  in  questa  sede,  un  ragionamento  ed  un  senso di
  responsabilità  diverso.  Invece,  ancora una volta, si ascoltano
  gli  stessi  discorsi  che  si  ascoltavano negli anni di piombo,
  quando in  Italia il terrorismo era forte, proprio per cercare di
  dimostrare  a  loro modo che il sistema occidentale fondato sulla
  libera    iniziativa,   sul   rispetto   della   proprietà,   sul
  riconoscimento   dei  diritti  umani,  civili  e  politici  delle
  popolazioni, era un sistema che invece voleva opprimere.
       La  questione   palestinese   va  sì  affrontata  dal  mondo
  occidentale,  perché non riguarda soltanto il popolo islamico, ma
  involge tutta l'umanità. Però, è pur vero, che nel momento in cui
  i fanatici  del popolo islamico, i più integralisti, non danno la
  possibilità  ai  loro  stessi  soggetti  politici più moderati di
  rispettare   "il  cessate  il  fuoco"  quando  viene  annunciato,
  costringendo   ancora  una  volta  quel  popolo  ebraico  che  ha
  senz'altro le  sue  colpe,  ma  che  - comunque - proviene da una
  esperienza in forza della quale ha bisogno e diritto anch'esso di
  avere  un  territorio,  ebbene,  nel  momento  in  cui  il popolo
  islamico non  riconosce  o  non  ha mai riconosciuto - in maniera
  ufficiale  e  determinante  -  la  libertà del popolo ebraico, di
  occupare un  territorio,  nel  momento in cui i suoi confini sono
  sempre  minacciati,  allora,  a questo punto, vorremmo vedere che
  cosa si potrebbe fare.
       E' tempo di  ribaltare il ragionamento, di vedere come mai i
  popoli islamici  non  si  propongono,  ad esempio, di manifestare
  pacificamente; perché  non  rivolgiamo  una  risoluzione  verso i
  paesi arabi per dire che le loro popolazioni vanno educate a fare
  anche  delle  manifestazioni, sia pure al confine con Israele, in
  maniera  pacifica,  per  dare  un  segnale serio e concreto della
  possibilità di affrontare un dialogo aperto tra il popolo ebraico
  ed il popolo palestinese.

     TRICOLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, credo che il
  dibattito di questa  mattina  su  un  argomento  così  delicato e
  importante,  quale  appunto  il  ruolo dell'Italia e segnatamente
  della   Sicilia  in  questo  conflitto  internazionale,  sia  non
  soltanto opportuno ma anche tempestivo.
       La Sicilia, lo  ricordavano  anche altri colleghi, per tutta
  una serie  di ragioni sia geografiche che culturali e storiche, è
  un   punto  d'incontro  tra  la  cultura  mediterranea  e  quella
  mitteleuropea;  è  un  po'  il ponte tra l'Occidente e l'Oriente;
  costituisce  singolarmente  un ponte tra la cultura occidentale e
  un'altra, quella araba, che ha radici totalmente diverse ma, allo
  stesso tempo,  ha in Sicilia il suo punto d'incontro nella storia
  e anche oggi nell'incontro tra tanti popoli.
       Noi abbiamo  sul  nostro  territorio  tanti  arabi, contiamo
  moschee,  contiamo   una   popolazione   di   lingua  araba,  una
  popolazione di religione  musulmana  che probabilmente è unica in
  tutta Europa.
       Questo   ci   deve   fare   riflettere   e  indurci  ad  una
  considerazione:  noi  apparteniamo  ad  una civiltà che ha un suo
  modello di sviluppo, che ha una sua radice e che, ovviamente ha -
  come  tra  l'altro  è  detto  bene  nella  mozione presentata dai
  Democratici  di sinistra - nella sua peculiarità economica, negli
  spostamenti  per  quanto  riguarda sopratutto i trasporti, un suo
  modello che noi intendiamo difendere.
       Abbiamo quindi l'esigenza di difendere un modello di civiltà
  che abbiamo costruito nel  tempo,  che  è stato coltivato e che è
  stato  proditoriamente aggredito in quell'atto alle Torri Gemelle
  - così  verrà  ricordato  -  in  realtà non è stato soltanto alle
  Torri  Gemelle,  ma l'effetto mediatico è stato proprio quello di
  voler fare  vedere  nel  crollo  di quelle due Torri la debolezza
  strutturale di un modello occidentale.
       Un modello di  debolezza strutturale che si ritiene di voler
  individuare nella  cosiddetta  globalizzazione, cioè l'effetto di
  una devastante  operazione  terroristica  a Manhattan determina a
  migliaia e migliaia di  chilometri  di  distanza il crollo di una
  serie di titoli  azionari,  il  crollo  dell'utenza nel trasporto
  aereo, determina tutta  una  serie di effetti che appunto possono
  trovare una loro  logica  in  una  visione globale della economia
  mondiale.
       Credo  che   questo   modello   che  abbiamo  costruito  nei
  cinquant'anni a partire  dal  dopoguerra  ad oggi, questo modello
  tanto criminalizzato  della  globalizzazione,  questo modello per
  cui sostanzialmente ci interessa conoscere non soltanto il Mibtel
  della Borsa di Milano, ma anche l'indice di New York e quello dei
  paesi asiatici, è un modello che, tutto sommato, corrisponde alle
  nostre esigenze, al nostro modo di vivere e di pensare. Credo che
  sia un  po'  anche  il  modello  a cui educhiamo i nostri figli e
  quindi non  penso  che  si  possa  oggi parlare del sistema della
  globalizzazione come  di  un sistema che non va bene, che bisogna
  cambiare.

     FORGIONE. E' già in crisi

     TRICOLI.  Onorevole  Forgione,  è  bene  che lei dica che è in
  crisi, io  voglio scommettere che da qui a qualche tempo comunque
  sarà un modello che risulterà vincente.
       Credo  che  anche  modelli  alternativi siano ormai falliti,
  perchè  anche  questo  attentato alle "Torri Gemelle" segna nella
  storia  del dopoguerra un fatto importante: cioè da una divisione
  tra coloro  i quali fanno parte della Nato e coloro i quali fanno
  parte del  Patto  di  Varsavia  oggi  si va invece ad una diversa
  divisione del  mondo tra coloro i quali fanno parte appunto delle
  forze   che   oggi   condannano   e   combattono   il  terrorismo
  internazionale,  da  un  lato,  e,  dall'altro,  quelle forze che
  invece sono solidali con quelle azioni terroristiche.
       Una  volta  non si  poteva  essere  neutrali  tra  il  Patto
  Atlantico e il Patto di Varsavia; oggi non si può essere neutrali
  tra il Patto delle forze che hanno aggredito per legittima difesa
  l'Afghanistan e quelle che invece non  l'hanno  aggredito  e sono
  solidali quindi, sostanzialmente, con i terroristi, con Osama Bin
  Laden.
       E' singolare vedere che tra le forze che hanno partecipato a
  questa  operazione  di  polizia  internazionale  sia  compresa la
  Russia e  tutte quelle forze che ieri facevano parte del Patto di
  Varsavia.
       Quindi, da un lato  le  forze  della  Nato, dell'ex Patto di
  Varsavia, dall'altro altri  piccoli  Stati, piccole minoranze che
  si rifanno non ad  un principio religioso che è quello dell'Islam
  ma  ad un  principio  fondamentalista  pericolosissimo  che  oggi
  minaccia veramente non  soltanto  l'Occidente  ma tutto un intero
  mondo, un  intero  sistema  che  ormai  si  è  coalizzato,  si  è
  aggregato su  altre  basi  e su altri valori.  Del G8 fa parte la
  Russia di Putin.
       Abbiamo la possibilità di costruire un fronte internazionale
  di gran lunga più ampio rispetto a quello che era, in passato, il
  fronte della Nato e avere, quindi, la possibilità di difendere un
  modello - chiamiamolo  come  vogliamo - liberale, occidentale, un
  modello democratico, che è probabilmente tutte e tre queste cose:
  liberale,   occidentale   e   democratico   di  cui  fanno  parte
  numerosissimi   Stati,  la  stragrande  maggioranza  degli  Stati
  mondiali.
       Comprendiamo  benissimo,  quindi,  come  l'aggressione  alle
  "Torri Gemelle" non è  altro  che  l'aggressione  di  una piccola
  quota  di  uomini,  di   paesi,  di  organizzazioni  che  non  si
  riconoscono  in  un  modello  in  cui  si  riconosce,  invece, la
  stragrande  maggioranza  degli  Stati che oggi partecipa a quella
  operazione di polizia internazionale.
       Noi  vogliamo  difendere  il  diritto  dei  nostri  figli  a
  prendere un aereo, a trasferirsi in qualunque parte d'Europa o di
  un altro  continente  senza  il  timore di essere aggrediti da un
  fondamentalismo  islamico che non ha radici culturali sicuramente
  nel  Corano,  in  Maometto,  ma ha radici culturali probabilmente
  nella  interpretazione  libera,  incredibile,  direi  addirittura
  assolutamente in  contrasto  con  quello  che è il vero e proprio
  Islam, quella  che è la vera e propria interpretazione del Corano
  e che  tende  a mettere in ginocchio tutto il sistema occidentale
  attraverso l'azione di pochi uomini.
       Credo che avere intrapreso  come Nazione italiana a guida di
  centrodestra,  con  Silvio  Berlusconi  presidente del Consiglio,
  Gianfranco Fini vicepresidente del Consiglio, ma insieme ad altri
  Paesi come  la Gran Bretagna di Blair impegnata in prima linea in
  queste  operazioni  militari,  ed è un governo laburista, come la
  Germania  di  Schroeder, come la Francia di Jospin, ecco, allora,
  in questa  grande macchina, che abbiamo messo in moto, di polizia
  internazionale  nella quale fanno parte uomini del centrodestra e
  uomini  del  centro  sinistra, che mira unitariamente a difendere
  quel modello che ci siamo dati: un modello occidentale, liberale,
  democratico,  è il segnale di una grande capacità dell'Occidente,
  e non  soltanto di esso, ma di tutto un sistema che ormai abbiamo
  costruito in  questi  ultimi  dieci anni dalla caduta del Muro di
  Berlino in  qua, in cui tutti crediamo, in cui i Paesi sviluppati
  si  sono  ritrovati.  Abbiamo  un fronte ampio, non essendoci più
  quella  divisione  che  era simboleggiata dal muro di Berlino tra
  Patto di Varsavia e Patto atlantico, non avendo più una diversità
  di  vedute  su  questi  argomenti,  tanto  è vero che Berlusconi,
  Aznar, Blair, Jospin e Schroeder si trovano insieme in una grande
  coalizione  contro  il  terrorismo  islamico e questa è la grande
  realtà   alla   quale  dobbiamo  fare  fronte.  Credo  che  avere
  intrapreso questo dibattito e avere soprattutto presentato queste
  mozioni sia stato un atto di grande responsabilità.
       Devo dire anche, onorevole  Forgione, che nella parte motiva
  la sua mozione è in  larga  parte  condivisibile,  se  fosse  una
  sentenza  direi  che  è   una  sentenza  suicida  dove  la  parte
  dispositiva è poi in contrasto con quella che è la motivazione.

     FORGIONE. L'ha letta male, onorevole Tricoli

     TRICOLI.  No,  l'ho letta benissimo, l'ho letta attentamente e
  credo   di   poterlo  dire.  Sostanzialmente  lei  dice  "bisogna
  combattere  il  terrorismo,  bisogna dire che siamo contro queste
  forme ecc.  ecc.",  ma  poi alla fine preferisce tirarsi fuori ed
  essere neutrale.  Io  credo che non ci sia oggi la possibilità di
  essere  neutrali: la Sicilia, l'Italia devono essere parte attiva
  nel  processo  di  integrazione democratica tra tutti i Paesi sia
  quelli della  Nato,  sia  quelli dell'ex Patto di Varsavia che si
  riconoscono  in  un  unico  modello  di  sviluppo,  quello  della
  globalizzazione, fatto inevitabile e irreversibile...

     FORGIONE. Milioni di bambini...

     TRICOLI. Guardi che la  globalizzazione  la  utilizzano pure i
  gruppi  di  Bin  Laden che, attraverso la televisione Al Jazeera,
  fanno i  loro proclami sapendo che questi penetrano nelle case di
  ciascuno di noi.

     FORGIONE. Contro Bin Laden e contro chi affama i bambini

     TRICOLI... vanno a intaccare  quella  che  è la sensibilità di
  ciascun uomo in tutto il mondo e in tutto il pianeta.

     PRESIDENTE. Onorevole Tricoli,  la devo invitare a concludere,
  perché anche lei ha sforato di alcuni minuti

     TRICOLI.  Allora, credo che  la  mozione  dei  Democratici  di
  sinistra  sia  sostanzialmente  condivisibile,  anche  se  alcuni
  termini, alcune parole probabilmente sono retaggio di una cultura
  che ormai dovrebbe essere superata.
       Ribadisco  che  la  mozione  dei  Democratici  di sinistra è
  condivisibile nella misura in cui, comunque, impegna il Governo a
  mobilitarsi  affinché  venga  fatta  questa operazione di polizia
  internazionale che naturalmente non deve avere il carattere della
  ritorsione, ma deve garantire la sicurezza mondiale.

     PRESIDENTE.    Onorevoli    colleghi,    sono   in   fase   di
  predisposizione  degli  emendamenti  ad  alcune  mozioni. Sarebbe
  auspicabile che,  attorno  a un tema di questa natura, si potesse
  pervenire ad una formulazione ampiamente condivisa, probabilmente
  sarebbe   la   soluzione   migliore.   Preannuncio  che  è  stato
  presentato  un  primo  emendamento  dal Gruppo dei Democratici di
  sinistra.

     FORGIONE. E' stato presentato  un emendamento a quale mozione,
  onorevole Presidente?

     PRESIDENTE.  Alla  mozione  numero  48,  onorevole Forgione. A
  conclusione  del  dibattito  sospenderei  la  seduta  per qualche
  minuto per verificare un percorso il più possibile ampio rispetto
  al tema di cui stiamo discutendo.

     VIRZI'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VIRZI'.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  sono
  affatto  un  "post",  preferisco  essere  sempre  un  "ante".  In
  politica è  meglio  essere  sempre  avanti  che essere la coda di
  fenomeni  storici,  anche  perché  si dice "in cauda venenum". Le
  code  storiche  hanno  sempre un sapore amarostico.
       Lamentandomi  con  alcuni giornalisti nel nome della memoria
  io ricordavo  a pari data nella scorsa legislatura con il Governo
  Provenzano noi avevamo già  votato  agli  inizi  di  ottobre,  la
  procedura d'urgenza per 11  disegno di legge e avevamo avviato in
  Aula il dibattito, quindi a lavoro di Commissione conclusa, per 5
  disegni di legge, tenendo conto delle diversità istituzionali.
       Che c'era una  lunghissima  ed estenuante e non formale fase
  di dibattito sulla fiducia, c'era l'elezione a scrutinio segreto,
  ricorderete tutti quanto  era  tormentata,  degli assessori e del
  Presidente della Regione,  tutte  fasi che abbiamo saltato questa
  volta.
       Che noi ancora ad inizio di legislatura, non vorrei usare un
  termine autolimitativo per  il  Parlamento,  ma  ci concediamo il
  lusso, non voglio dire  che  ci  balocchiamo, ma ci concediamo il
  lusso di fare  gratuitamente,  anzi  non  gratuitamente perchè ci
  paga il popolo  siciliano,  i  consiglieri  militari  degli Stati
  Uniti d'America, francamente mi pare eccessivo.
       E' un vizio antico dell'Assemblea regionale siciliana.
       Molto spesso in questo coadiuvata da opposizioni enormemente
  volenterose  di  perdere  ciclicamente  tempo,  dai  consigli  di
  quartiere fino ai  più  alti  consessi,  a disquisire di politica
  estera nel  nome  di  un  'bossismo'  non dichiarato ma praticato
  nella sostanza.
       Perché   ci   ricordiamo  qualche  viaggio  nella  tenda  di
  Gheddafi,  qualche  tentazione  arabistica, convegni immaginifici
  che sognavano un rapporto preferenziale, e incredibile dictu e in
  qualche  modo  non  lo  rassegniamo  alla  storia  perchè  non  è
  meritevole di storia, ma alla cronaca, col governo Provenzano con
  la grande  travolgente  e  vicinissima vittoria del centrodestra,
  nell'indifferenza più  generale  uno  dei  primi  atti dell'altra
  legislatura fu che abbiamo votato il gemellaggio con Cuba, non lo
  votai  soltanto io  perchè  me  ne  accorsi,  abbiamo  votato  il
  gemellaggio  con   Cuba.
       Prima di tutto io  eccepisco  che mi pare triste arrivare in
  questa  Aula senza  che  si  sia  un  documento  predisposto  dal
  centrodestra su argomenti così qualificanti.
       Alla Camera c'è stato  uno  scambio di cortesie che qua pare
  impossibile, alla Camera io  ho  limato una frase di la, tu l'hai
  limata  di  qua,  e   ci  siamo  votati  a  vicenda,  alla  fine,
  sostanzialmente, un medesimo documento.
       Considerato  che  non  stiamo  parlando  del rilascio di una
  licenza  commerciale,  il  Parlamento  regionale  trattandosi  di
  politica  estera,  c'è  la  storia  di  200  anni  di  diplomazia
  occidentale che  ci  ha insegnato che scoppiano le guerre perfino
  per telegramma con una virgola sbagliata.
       Allora  stiamo   attenti   che  venga  fuori  dall'Assemblea
  regionale siciliana, che avvertiamo che sull'onda dello sdegno si
  possa dar luogo a una reazione militare.
       C'è già una  reazione militare. Cioè noi prendiamo posizione
  contro una cosa che  già  sappiamo  essere avvenuta con la nostra
  condivisione e su  iniziativa,  io credo, moralmente legittima la
  di là  della  giurisprudenza  internazionale  degli  Stati  Uniti
  d'America come atto di autodifesa.
       Non si affermi l'idea dello scontro tra opposto culture. C'è
  una cultura del  terrorismo  contro  cui  tutti  insieme siamo in
  guerra, ma non è  una  guerra  che è stata soltanto dichiarata, è
  stata praticata, che ha  conosciuto il  primo atto, la guerra non
  comincia  col   prima  Tomahawk  o  col  primo  Cruise  che  cade
  sull'Afghanistan,  la  guerra  comincia  l'11  settembre  e viene
  unilateralmente  dichiarata  e  dietro  questa  dichiarazione  di
  guerra è  l'avvio  concreto  e  la  preparazione  di  questi atti
  criminosi.
       C'è una cultura  diversa  che  l'occidente  ha  il dovere di
  combattere coinvolgendo tutte  le persone ragionevoli e i governi
  ragionevoli non moderati, perché l'Arabia Saudita ha una politica
  estera da paese  moderato  nei  confronti dell'occidente, ma sono
  wahhabiti, cioè  la  setta più fanatica e conservatrice del mondo
  arabo,  io  capisco  che  tu condividi perchè sei tendenzialmente
  poligamo, un tendenziale sceicco.

     FORGIONE. Sono i principali alleati degli Stati Uniti.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Forgione, lasci completare l'onorevole
  Virzì.  L'Aula  ha  ascoltato  lei  e  adesso ascolta l'onorevole
  Virzì.

     VIRZI'. Quando in un documento, che dovrebbe essere votato dal
  Parlamento  più   antico  del  mondo,  anche  la  maggioranza  di
  Centro-Destra vota un linguaggio in cui si parla di inaccettabili
  politiche di  ritorsione,  questo  richiede una serie di tomi per
  descrivere minutamente  che cosa voi intendete per "inaccettabili
  politiche di ritorsione".
       Stiamo attenti, perché parliamo di politica internazionale e
  di  diplomazia.
       Non credo  che  si  smuoverebbe  la  faglia di Sant'Andrea e
  nemmeno un  consigliere comunale di Minneapolis in base ai nostri
  documenti,  ma  che  in  quest'Aula  si  continui  ad  esprimere,
  attraverso il sinistrese con i panni ripuliti in Arno di Veltroni
  che è internazionale  perché  è andato a Disneyland, come è stato
  graziosamente scritto da una rivista, mi pare eccessivo.
       Se su  tutto  questo  a  qualcuno è stato possibile scrivere
  senza vergogna  sulla  prima  pagina  del proprio giornale:  sono
  morti settanta  ebrei  in un incidente aereo su un Tupolef, Osama
  in  excelsis;  sulla  prima  pagina  del  suo  giornale onorevole
  Forgione.
       Io capisco che  dietro  le parole ci sono gli stati d'animo,
  dietro le virgole  e  le  virgolette  e  dietro  le sfumature del
  linguaggio di  una lingua antica e precisa si nascondono concetti
  che non sono ...

     FORGIONE.  Noi  la  parola  "ebreo"  la possiamo pronunciare a
  testa alta. Pensi alla sua di storia.

     VIRZI'. Ma  anche io, eliminando qualche amico, non ne conosco
  nessuno.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Virzì,  la  prego di sviluppare il suo
  intervento e di concludere nei tempi.

     VIRZI'.   Signor   Presidente,   Lei   deve  difendermi  dalle
  interruzioni.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Virzì,  io la sto difendendo ma lei si
  lasci difendere.

     VIRZI'. La  conclusione è che - e qui parlo a titolo puramente
  personale - io  credo  che entrambi le mozioni non siano votabili
  con  coscienza   da   parte  del  Centro-Destra  così  come  sono
  formulate.
       Se  si  entra ragionevolmente nell'ordine di idee di limare,
  di venirsi  incontro,  e  di  produrre  un  documento  di  cui in
  larghissima parte  possiamo andare non dico fieri ma che possiamo
  sostenere per  averlo  prodotto alla fine di un dibattito e di un
  voto  parlamentare,  ripeto,  del più antico Parlamento d'Europa,
  benissimo, meglio  così,  perché  nessuno cerca lo scontro per lo
  scontro, ma  che  per  non  votare  il  documento  dell'onorevole
  Forgione io  debba  rinculare  verso  la  mozione predisposta con
  grande sapienza  dialettica  e  con  grande tentativo di captatio
  benevolentiae che  continuano,  nonostante  tutto,  ad  avere  il
  cordone ombelicale con la loro cultura che io conosco a memoria e
  che riconosco anche sotto il velame dei diversi strami.
       Non siamo  d'accordo  ma,  soprattutto  su  queste  cose  le
  sfumature sono importanti  perché  c'è un grido di allarme su ciò
  che potrebbe  accadere,  mentre  è rituale il riconoscimento e la
  solidarietà per ciò che è accaduto prima e manca la cosa che vi è
  mancata sempre  -  è  appena  una  pennellata  di  vernice fresca
  fresca- manca  il  grande senso e l'orgoglio della nostra storia,
  manca il senso dell'indentità culturale dei popoli europei, manca
  la piena  visione  ai  grandi  principi  che  hanno permesso alla
  nostra civiltà,  con  tutti  i  suoi  difetti  di  organizzazione
  economica di procedere sulla strada del progresso del mondo.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
  facoltà.

     FORMICA.  Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,  penso che
  questo podio  e  questi  microfoni  non siano preclusi a nessuno.
  Ritengo  che  sull'argomento  in  discussione, vista l'importanza
  dello stesso e  la  refluenza  che  ha  sulle sorti di tutti e di
  ciascuno   di   noi,   a   nessuno   sia   dato  affrontarlo  con
  superficialità e vorrei dire, soprattutto, con ambiguità.
       Noi  abbiamo in Italia una lunga, lunghissima tradizione che
  ci porta quasi sempre di fronte ad argomenti di questo genere, ad
  accadimenti  di  questa  portata  a  mimetizzarci, ad operare dei
  distinguo,  a  cercare,  cioè, di dare un colpo al cerchio ed uno
  alla botte.
       La   conseguenza   di   questi   comportamenti,   che   sono
  pluridecennali, è che poi l'Italia non viene considerata come una
  nazione  affidabile,  non  viene  considerata  nel  novero  degli
  alleati sicuri, non viene considerata, insomma, per quello che è:
  un  grande  Paese,  dal  punto di vista economico, della civiltà,
  della  cultura,  delle  tradizioni, ma sostanzialmente un alleato
  che  non  ha un grande peso politico, un alleato da non tenere in
  considerazione o, meglio, nella giusta considerazione nel momento
  in cui ci sono decisioni gravi da prendere.
       Beh, io ritengo che sia giunto il momento di cambiare questo
  stato  di  cose,  di crescere, di diventare adulti e  si  diventa
  adulti quando?  Quando si ha il coraggio di assumersi  le proprie
  responsabilità,  anche  quando  assumere   queste  responsabilità
  significa  pagare dei prezzi e dei prezzi anche alti.  Ma  nessun
  popolo  sarà  mai  un  popolo  libero  se non ha il  coraggio  di
  assumersi  queste  responsabilità. Nessun popolo  sarà  veramente
  rispettato se questo popolo non è disposto a pagare un prezzo per
  la  propria  libertà  e  per la propria importanza  nel  contesto
  internazionale delle nazioni.
       Quindi,  di  fronte a ciò che è accaduto negli  Stati  Uniti
  d'America,   nessuno  può  restare  indifferente,   nessuno   può
  nascondersi  dietro  un dito, nessuno vuole fare il guerrafondaio
  ma tutti,  è  dovere di tutti, intanto, affermare alcuni principi
  essenziali,   fondamentali,   che   debbono   essere   patrimonio
  condivisibile in  maniera bipartisan - come si dice ora - cioè al
  di là degli schieramenti politici.
       Ed  i principi che debbono essere condivisi da tutti  e  che
  non  ci possono essere attacchi impuniti  all'ordine  costituito,
  non ci possono essere zone d'ombra nell'azione politica  da parte
  di  qualsiasi  gruppo e che quando si porta un attacco  al  cuore
  della democrazia, quando si porta un attacco che  provoca  decine
  di migliaia di morti non ci possono essere distinguo.
       Intanto bisogna chiamare con nome e cognome questi  fatti  e
  questi accadimenti senza infingimenti e bisogna perseguire, senza
  infingimenti e senza distinguo di sorta, chi organizza e  porta a
  termine questi attacchi.
       Quindi, pieno  e  totale  appoggio  al  Governo ed al popolo
  degli  Stati  Uniti d'America, pieno e totale appoggio all'azione
  di polizia  che  il  Governo degli Stati Uniti d'America, insieme
  alla NATO  e  all'ONU,  si  prefigge  di  portare  avanti,  senza
  distinguo.  Intanto,  cominciamo  tutti  con  l'affermare  questo
  principio, questo  dato di fatto, dopodiché  é  ovvio che nessuno
  - e  questo  lo  hanno  dichiarato  tutti  -  vuole  perseguitare
  l'Islam, ci mancherebbe altro, tra l'altro noi in Sicilia siamo i
  testimoni,   proprio  per  la  nostra  posizione  al  centro  del
  Mediterraneo e per essere provenienti da una storia millenaria di
  collaborazione con  i  Paesi  islamici  -  questo  Palazzo  ne  é
  testimonianza -  ma  un  conto,  é questo distinguo doveroso, che
  nulla ha a  che  vedere con l'Islam, con il Popolo islamico e con
  gli arabi in genere.
       Altra  cosa  é l'approvazione incondizionata dell'operazione
  di  polizia  internazionale  che  va  sotto il nome di "guerra al
  terrorismo",  non  guerra  agli  Arabi  ed alle nazioni arabe, ma
  guerra sì, totale e continua al terrorismo e, su questa base, non
  ci  può  essere  distinguo,  non  possono  esistere infingimenti,
  perché  poi, non ci si potrà lamentare domani, come sta avvenendo
  in queste ore da più parti, che l'Italia non é considerata.
       L'Italia non é considerata, proprio perché per cinquant'anni
  era  vietato,  pure,  nominare  la  parola  "patria",  "nazione".
  L'Italia  per  cinquant'anni  ha vissuto di piccoli espedienti, a
  livello  di politica internazionale. Non ha avuto mai il coraggio
  di  schierarsi,  quando  era il caso di farlo. Ha sempre cercato,
  perseguendo   questa   fama   dell'italica   furbizia  di  vedere
  nell'immediato,  alla  convenienza  spicciola.  Ma la convenienza
  spicciola  dell'immediato  non  può  portare  nulla  di buono per
  l'avvenire,  perché  gli  amici  ed in nemici si vedono in questi
  frangenti,  non  quando  tutto é facile e quando conviene a tutti
  dire  "io  sono  schierato  con l'America", così come si può dire
  "sono  schierato  con la Francia, con l'Europa o con la NATO", ma
  lo  si  deve  dire  con  i  fatti,  quando  essere schierati, fra
  l'altro,  per  difendere  la  libertà  e la democrazia, significa
  anche pagarne il prezzo e sopportare anche conseguenze.
       Il mio invito é, pur apprezzando molto la mozione presentata
  dal  gruppo  dei  DS  nel  quale  si  colgono alcuni principi che
  possono  essere apprezzati, ma dall'altro lato ritengo che questa
  mozione vada emendata, nel senso di ciò che ho testé detto e cioè
  di  fare  una  divisione  netta,  totale  e  assoluta tra ciò che
  bisogna certamente perseguire e, quindi, tra ciò che é bene e ciò
  che é  male, dopodiché é evidente che nessuno vuole fare guerre e
  che  non  si  sta  mettendo  in campo un'azione di ritorsione. Ma
  quale  ritorsione?  I  Paesi  democratici  non operano attraverso
  ritorsioni.
       E'  un  principio  fondamentale dell'ordinamento democratico
  che  quando  una  persona  o un gruppo di persone, i terroristi -
  chiamiamoli come vogliamo - attentano ai principi condivisi della
  democrazia e della libertà, ai principi fondanti cioè degli Stati
  democratici, la risposta che deve essere forte da parte di questi
  Stati,   non   avviene   in   quanto  ritorsione,  ma  in  quanto
  applicazione  di  un  principio  fondamentale  che é quello della
  difesa  dei  valori  che sono valori universali e che non possono
  essere messi in discussione da nessuno.

     PRESIDENTE.  E  iscritto a parlare l'onorevole Micciché. Ne ha
  facoltà.

     MICCICHE'.  Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,  a parte
  l'intervento  del diessino Cracolici, sembra che qui sia quasi un
  duetto tra Rifondazione comunista e Alleanza Nazionale.
       Quattro  interventi  di  deputati  di  Alleanza  Nazionale e
  pensavo   che   ognuno   parlasse  e  ripetesse  le  stesse  cose
  dell'oratore  precedente dello stesso Gruppo, invece ho visto che
  tutti e quattro sono differenti l'uno dall'altro.
       Questa  é  una  sottigliezza  per  evidenziare la diversità,
  diversità  che  é ricchezza, anche nello stesso Gruppo. Sono però
  cose che riguardano Alleanza Nazionale e non altri.
       Quello  che mi stranizza in questo momento é questa affinità
  finale,  tranne  che  per  l'intervento dell'onorevole Virzì, che
  farà  si che quasi tutti andranno a firmare, anche se con qualche
  emendamento,  la  mozione  presentata dai deputati del Gruppo dei
  Democratici di Sinistra.
       Veramente per un argomento di così grande importanza - anche
  per  quanto riguarda la sua portata storica - questo secondo me é
  un  fatto  grave,  un fatto che la dice lunga sulle ragioni della
  sinistra  che oggi si pone in maniera contraddittoria; ragioni di
  questo  centrosinistra,  perché  questa parte del centrosinistra,
  cioè   quella   dei   Democratici  di  Sinistra,  che  ha  votato
  favorevolmente,  che  ha  dato  un voto di scambio con il Governo
  Berlusconi  quando a suo tempo - come diceva il compagno Forgione
  -  l'onorevole  Berlusconi  aveva  votato  favorevolmente  per la
  guerra   del   Kossovo,  ebbene  io  oggi  mi  sento  ancora  più
  preoccupato di qualche anno fa.
       Mi  sento  preoccupato  perché  stiamo perdendo  la  memoria
  storica,  stiamo  perdendo  il  lume  della ragione. E' possibile
  continuare a  dire  - e da questo microfono sono state dette - le
  parole  Islam,  ebrei; ma questo é un problema che state cercando
  di  rafforzare  per  rafforzare  quella identità fondamentale del
  sistema capitalista che ha bisogno di un nemico. E oggi il nemico
  viene visto nei paesi arabi, nei paesi islamici, paesi musulmani.
       Il  problema non é quello della religione. State cercando di
  fomentare  affinché tutto diventi un problema di religione. Ma la
  religione in questa vicenda c'entra poco.
       Se andiamo  a vedere chi sono - e qualcuno vi ha accennato -
  questo  Bin  Laden,  questi  Talebani sono stati foraggiati negli
  anni  passati  per  fare la guerra contro l'Unione sovietica. Non
  sto  a  dire  che  l'Unione  Sovietica  ha  fatto bene a invadere
  l'Afghanistan,  ma  se  andiamo a vedere i servizi giornalistici,
  quello  che  é  stato  documentato sulla guerra in Afghanistan di
  dieci  anni  fa,  noi  oggi  possiamo  vedere  chiaramente che la
  responsabilità  di  avere  foraggiato,  aiutato questo terrorismo
  perché  quando il terrorismo era contro l'Unione Sovietica quelli
  erano  uomini che volevano la libertà, che volevano liberarsi dal
  giogo   dell'Unione  Sovietica  oggi  sono  terroristi,  oggi  si
  accusano i Talebani cercando di farli.

     GRANATA,   assessore  per  i  beni  culturali  ambientali e la
  pubblica  istruzione. si però le azioni contro l'Unione Sovietica
  le facevano a Kabul

     MICCICHE'.  Ma io caro assessore Granata non sto giustificando
  l'invasione  dell'Afghanistan  da  parte  dell'Unione  Sovietica,
  perché  anche  noi  eravamo  contro,  anche  la vera sinistra era
  contro quell'invasione, però c'erano gli Stati Uniti d'America in
  prima fila ad aiutare quel gruppo di criminali, di terroristi che
  sono i  Talebani.  E  questo non dovete dimenticarlo. Questa é la
  memoria  storica  che  deve  rimanere  fissa  nelle nostre menti.
  Perché oggi si fa una grandissima confusione tra talebani, islam,
  mussulmani,   ebrei,   arabi.
       C'è   una  grandissima  confusione.  L'altro  giorno  dovevo
  posteggiare la  macchina  in  un parcheggio, mi hanno detto:  "No
  deve lasciare le chiavi perché  ci sono gli arabi".  Ecco  Questo
  si sta  diffondendo nell'opinione pubblica che chi è arabo, chi è
  mussulmano  probabilmente è un potenziale terrorista.  Con questo
  tipo  di  intervento  come quello fatto dall'onorevole Incardona,
  con  questi  ragionamenti,  si  sta  cercando  di  diffondere una
  concezione  sbagliata della storia e della politica attuale.  Non
  è così  che si fa chiarezza. Abbiamo messo sui giornali la faccia
  di Bush  e  la  faccia  di  Bin  Laden.  Sono  dell'avviso  che è
  l'aspetto della  stessa medaglia. Da un lato c'è Bush, dall'altro
  Bin Laden.  Tutti  e  due  si  aiutano.  E,  state attenti, calza
  perfettamente il concetto. Bush ha bisogno, in questo momento, di
  un nemico e  l'ha  trovato  ed  è  felice perché  si è cercato di
  demonizzare un soggetto diverso. Gli americani avevano bisogno in
  quel momento.
       Certo non  sto  cercando di fare delle insinuazioni.  Però è
  chiaro  che  già  potenzialmente  c'era  questa  tendenza.  E noi
  stiamo  andando dietro questo concetto.  Caro onorevole Virzì non
  ho mai  chiamato lo stato di Israele:  ebrei. L'ebreo è un popolo
  che c'era  in  Sicilia,  in Europa.  Gli ebrei sono una cosa, gli
  israeliani sono  un'altra  cosa.  In  Israele ci sono ex abitanti
  dell'Unione   Sovietica,   dell'Europa   orientale,   dell'Europa
  occidentale,  dell'Asia, dell'Africa, d'ovunque. Non cerchiamo di
  confondere.

     VIRZI'. Onorevole  Micciché, citavo la prima pagina del vostro
  quotidiano.

     MICCICHE'. Ecco forse quelli erano originari...

     PRESIDENTE. Onorevole  Forgione, lei è un sincero democratico,
  lasci esprimere la cultura di ciascuno.

     MICCICHE'.   Onorevole   Virzì,   innanzitutto,   quei  poveri
  disgraziati  sono  morti  in  quell'incidente  aereo provocato da
  questa tensione  che  in  questo  momento  è  stata alimentata da
  questo concetto.  Oggi  la Russia non mi pare sia schierata con i
  Paesi del  Terzo  mondo.  Oggi  la  Russia è a fianco degli Stati
  Uniti.  Questi  signori,  sono  ebrei perché sono d'origine ebrea
  perché  provengono dall'ex Unione Sovietica, perché era una razza
  ebrea di  stanza  in quel Paese.  Ma a parte questo frangente, la
  vera questione  caro  onorevole  Virzi  è  che con questo modo di
  parlare si  sta  alimentando  una grossa caccia alle streghe. Chi
  parla di  pace  non  parla di pace perché  vuole essere neutrale.
  Noi   non   siamo   neutrali,  cari  colleghi.  Siamo  contro  il
  terrorismo  ma  siamo  anche contro la guerra.  Qualsiasi guerra,
  perché  quello  che  ho  sentito  ieri  da  un  vostro  amico  di
  coalizione, l'onorevole Giovanardi che dice che per combattere la
  mafia  sarà  necessario, bisogna anche bombardare Palermo, questa
  la dice tutta  su  come si pensa su come si vogliono risolvere le
  grandi questioni  di  questa  società,  di questo pianeta: con le
  bombe, con le bombe  E' questa è la soluzione   Mi pare veramente
  assurdo.  Una  persona  che ragiona e qualcuno poco fa, chi mi ha
  preceduto  parlava  l'onorevole  Formica di polizia, di guerra di
  polizia, di fare una guerra, per cercare di stanare i terroristi.
  E',però,  possibile  che  per  prendere  un  gruppo  di criminali
  bisogna radere  al  suolo  un  paese dove non c'è niente, dove ci
  sono  soltanto caverne, ci sono soltanto case diroccate?  Ma cosa
  si  sta bombardando?  L'Afghanistan, un Paese tormentato dove non
  c'è  niente, manca tutto;  mancano anche i mezzi di informazione,
  perché  lì non fanno vedere i morti. Stamattina hanno detto che a
  causa di  questi  bombardamenti ci sono stati 76 morti. Non so se
  sia vero  o falso, non ha alcuna importanza la quantità, il fatto
  è che,  siano pochi o molti, quei morti non hanno valore.  Coloro
  i quali  credono  al  rispetto umano ed al concetto che la vita è
  sacra  non  possono restare indifferenti dinanzi alla morte di un
  essere  umano.  Non  è giustificabile nessuna morte, nessuna vita
  si  può  sacrificare  neanche  per  l'ideale  più  grande  Se poi
  qualcuno si  suicida  per  la Patria, questo è un altro discorso.
  Ma che  io  debba salire in cattedra e sostenere che per liberare
  questo  Paese bisogna sacrificare centinaia di vite umane, questo
  no   Neanche  una  ne sacrificherei perché  troverei il mezzo per
  risolvere  quella  situazione  senza spargimento di sangue, senza
  perdita di  vite umane; qui, sembra che ci siano morti di serie A
  e morti di serie B.
       Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  concludo  il  mio
  intervento dicendo:  la pace prima di tutto

    PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha
  facoltà.

     SAVARINO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, come molti
  altri   l'11  settembre  sono  rimasta  sbigottita  guardando  le
  immagini    trasmesse    in    televisione.   Sbigottita   perché
  inaspettatamente  ci  si  presentavano davanti delle immagini che
  avevano qualcosa  di  comune solo nella storia, solo con immagini
  cinematografiche. Quelle  immagini  ci  hanno  inorridito,  hanno
  inorridito gli animi di  tutti,  di qualsiasi colore, religione o
  etnia.
       Dopo lo stordimento siamo  stati  tutti  portati  a fare una
  indagine, a chiederci il  perché  di  quelle  scene,  a chiederci
  come mai si fosse arrivati  ad un  gesto così folle,  a chiederci
  chi questo gesto folle l'avesse programmato, voluto e realizzato.
  Fatta  l'indagine  si  è   scoperto  il  colpevole.  Scoperto  il
  colpevole si è cercato,  in  maniera  quanto  meno  razionale, la
  strategia migliore per fare  in  modo  che  quelle  immagini  non
  potessero più ripresentarsi ai nostri occhi.
       E questo  è  il  perché,  la  ragione  della guerra che oggi
  viviamo.  Questo  è  il  perché, la ragione, perché probabilmente
  questa è l'unica soluzione,  l'unico  strumento  che  un  governo
  civile come quello americano, con l'accordo e l'appoggio di tutti
  gli altri governi civili,  compreso  il  nostro,  che aveva   per
  evitare che un'altra scena simile potesse ripresentarsi ai nostri
  occhi.
       Io chiedo e dico, quale mezzo può avere in mente l'onorevole
  Miccichè che potenti non hanno già pensato o non hanno cercato di
  percorrere?   Quale  mezzo può  esserci  per  evitare  che  gesti
  terroristici possano essere di nuovo compiuti? E' un gesto folle,
  è  un  gesto  di   fanatismo,  dargli  un  significato  maggiore,
  giustificarlo in base alla  religione,  come  Bin  Laden vorrebbe
  fare,  è  semplicemente cercare  di  rivestire  di  una  area  di
  di cultura che, invece, il gesto  non  ha, perchè  è  un gesto di
  pazzia  che  nella  pazzia  ha  delle  ragioni  anche  economiche
  importante se è vero come è  vero  che la borsa ne ha risentito e
  che ci sono stati giochi  in borsa nei quali qualcuno sicuramente
  ci ha guadagnato e quel qualcuno  non è un americano.
       L'onorevole Miccichè  sostiene  che  non vorrebbe rinunciare
  neanche ad una vita.  Neanche io, nessuno di noi vorrebbe mettere
  in gioco altre vite; ma come si  fa a fare in modo che altre vite
  non vengano messe in gioco?  Come  si  fa ad evitare che un altro
  gesto come quello delle  Torri  Gemelle  e  del  Pentagono  possa
  essere perpetrato di nuovo se  non  andando  a  eliminare  a casa
  propria le ragioni, le persone,  le  menti  che  quel gesto hanno
  voluto e che altri gesti infami potrebbero programmare?
       Ebbene, il popolo americano  ha chiesto al popolo afghano di
  consegnare Bin Laden, ma non  ha ricevuto una risposta positiva e
  a  quel  punto è una  guerra,  non  si  può  chiamarla  lotta  al
  terrorismo, ci nasconderemmo dietro un  velo,  è  una guerra ma è
  una guerra non contro un popolo, non contro una etnia, non contro
  una religione, è una guerra  contro  dei  pazzi terroristi, è una
  guerra che noi non possiamo  non  appoggiare - mi scusi onorevole
  Miccichè - ma è una guerra che è a difesa non semplicemente di un
  modello, come ha sostenuto  l'onorevole  Tricoli, anche in difesa
  di  un modello, ma è  soprattutto  una  guerra  in  difesa  della
  vita.Perchè vede, caro onorevole  Miccichè,  noi  i  morti non li
  abbiamo visti in televisione ieri e oggi ma li abbiamo visti l'11
  settembre e ne abbiamo visti  molti;  non vorremmo vederne più di
  morti  senza  perchè, non  vorremmo  vedere  più  gesti  che  non
  capiamo, non vorremmo vedere  più  anonimi  arrivare nelle nostre
  case ed eliminare la vita di  gente che non capisce, non sa e non
  vuole comprendere, non potrà  mai  comprendere la ragione di atti
  terroristici di fanatici come quelli dell'11 settembre.
       Sono d'accordo  e  favorevole - tranne  per alcuni punti che
  stilisticamente potrebbero  essere meglio scritti per una ragione
  personale, non per altro - alla mozione presentata dai DS.
       Parlo a nome del  mio  Gruppo,  ritenendo  di  dover  votare
  questa mozione che  dimostra grande intelligenza, grande apertura
  di un popolo come quello  diessino, che per cultura sente oggi di
  dover appoggiare questo Governo  siciliano,  così  come  è  stato
  fatto nel Governo nazionale, ad una lotta al terrorismo che ha ha
  la funzione primaria di  difendere  la  civiltà  democratica  dai
  fanatici e dai terroristi.

     PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati alla mozione n.
  48 i seguenti emendamenti:

    - dagli onorevoli Speziale ed altri:  emendamento aggiuntivo;

    - dagli onorevoli Croce ed altri: emendamento modificativo.

       Onorevoli colleghi, poichè sono in corso delle consultazioni
  tra i Capigruppo per  trovare  una  soluzione  il  più  possibile
  condivisa dalla  maggioranza  dell'Aula,  sospendo  brevemente la
  seduta.

   (La seduta, è sospesa alle ore 12.39, è ripresa alle ore 12.44)

       La seduta è ripresa.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI. Signor Presidente,  credo  di  cogliere  la volontà
  della  gran parte dei colleghi  nel  votare  la  mozione  da  noi
  presentata con una modifica  che  propongo all'Aula. Si tratta di
  un emendamento sottoscritto da diversi colleghi che prevede nella
  premessa,  ultimo  capoverso,  terzo  rigo,  sopprimere  da  "non
  scatenando ...." fino  a "inesauribili" ed aggiungere "attraverso
  un'azione decisa e al contempo equilibrata in modo da contenere e
  circoscrivere lo scenario  di  crisi"; nel dispositivo sopprimere
  da  "piuttosto  ...."   fino   a   "ritorsione"   ed   aggiungere
  "internazionale e dal ripristino della legalità violata".
       Credo che  tale    modifica  possa  consentire  all'Aula  di
  votare quasi all'unanimità, spero all'unanimità, la mozione.

     PRESIDENTE.  Comunico che  è  stato presentato dagli onorevoli
  Cracolici,  Savarino,   Pistorio,   Tricoli  e  Croce  l'allegato
  emendamento alla mozione n. 48. Pertanto s'intendono ritirati gli
  altri emendamenti.

     CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non intervengo
  nel merito perché lo  ha  già  fatto  il vicecapogruppo onorevole
  Savarino. Volevo tentare in  un minuto di dare ulteriore spessore
  a ciò che stiamo facendo  sul  piano  politico  e  sul  piano  di
  convergenze in un momento  così  delicato  che  vedono  e possono
  vedere l'Assemblea  regionale  siciliana  se  non  all'unanimità,
  ribadisco l'appello all'unanimità anche  se  so  che le posizioni
  già  espresse non mi  consentono  di  pensare  ad  una  unanimità
  assoluta , ma una unanimità  relativa  sì, una quasi unanimità su
  un documento che è  stato presentato dai colleghi della sinistra.
       Su quel documento non  abbiamo  ritenuto  di  farne un altro
  alternativo, perché  all'interno  di  quel  documento  c'erano le
  cose essenziali che sono di  tutti gli uomini, io ritengo, giusti
  e di buona  volontà,  indipendentemente  dallo spaccato politico.
  Quel documento  poteva  rappresentare,  come  sta rappresentando,
  con qualche aggiustamento che  può essere formale ma nello stesso
  tempo è sostanziale, il  tentativo  forte che questa Assemblea si
  elevi e che guardi a situazioni come questa senza gli spaccati di
  maggioranza e di opposizione, perché  di fronte ai problemi della
  guerra e della pace, della  pace  e della guerra, della sicurezza
  dei popoli, della certezza  che il popolo palestinese possa avere
  e debba avere un suo  stato,  così  come  Israele  deve  avere la
  sicurezza di conservare ciò che  già  ha,  non  ci possono essere
  distinzioni ed opposizioni e  ritengo  che  questa Assemblea oggi
  con un voto quasi unanime  possa dare il senso del nostro lavoro,
  del nostro comprendere, del nostro  capire  che  al  di  là delle
  fazioni le cose giuste, la giustizia, la pace e la guerra anche a
  salvaguardia della pace stessa  abbiano  senso  e  ritengo  diano
  spessore  al  ruolo  di   ogni  singolo  deputato  e  dell'intera
  Assemblea.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, non daremo
  l'unanimità  a   questa   mozione   presentata   dal  Gruppo  dei
  Democratici di sinistra e  allargata  alle forze della Casa delle
  Libertà soprattutto dopo  gli interventi e l'interpretazione data
  da Alleanza nazionale e dai deputati di Alleanza Nazionale che ne
  segnano, comunque, il carattere e i contenuti.
       Dinanzi a problemi drammatici come la pace e la guerra serve
  anche la chiarezza, la  chiarezza  dei  contenuti,  la  chiarezza
  degli obiettivi.
       C'è una ipocrisia di  fondo  che noi non condividiamo. Avete
  parlato tutti della questione  palestinese e state per votare una
  mozione dove la parola Palestina non viene neanche nominata.
       Avete parlato tutti ed emendate una mozione di delimitazione
  del campo di  intervento e  state appoggiando una guerra che oggi
  su tutti i giornali - e  voi  leggete  come  me i giornali - Bush
  dichiara  di estendere ad altri  Paesi  e  a  tutte  le  centrali
  terroristiche nei paesi che lui decide dovranno essere colpiti.
       parlate di legalità  violata  da  ripristinare,  ma  l'unica
  legalità   che  qui  viene   violata   è   quella   del   diritto
  internazionale perchè un Paese  si  erge  ormai a difensore della
  sicurezza di tutti i popoli.
       E così il terrorismo trova nuovo alimento, lo stiamo vedendo
  con le manifestazioni   in  tutti  i paesi arabi  anche in quelli
  moderati delle forze  dell'integralismo  e del fondamentalismo, e
  così guardate di nuovo il  terrorismo  e  Bin  Laden  trova nuova
  linfa,  avrà nuove sofferenze  da  rappresentare  su  un  terreno
  deteriore che è quello che noi vogliamo combattere.
       Questa mozione è una mozione ipocrita, colloca i democratici
  di sinistra in quest'Aula  in  una  posizione  più  arretrata  di
  quella del Parlamento italiano dove  almeno  ci  si è astenuti in
  modo  incrociato;  qui  votate   assieme  perch��  non  avete  più
  distinzioni su questo terreno   e  acquisendo  il  terreno  della
  guerra e della guerra  dell'era  della  globalizzazione  come  un
  terreno unificante senza alcuna capacità critica, vorrei dirlo ai
  democratici   di  sinistra,  sarete   sempre   più   omologhi   e
  indistinguibili da questa destra  che  comincia  a  spingervi sul
  terreno sul quale l'onorevole Virzì vi ha chiamato.
       Abbiate il coraggio  della  distinzione  in  questo momento,
  vorrei  dirlo  anche alla  parte  cattolica  di  quest'Aula,  non
  perdiamo per un momento i  valori  dell'uomo,  della pace e della
  violenza come valori di riferimento nella nuova epoca che si apre
  con il terzo millennio.
       Per queste ragioni,  signor Presidente e onorevoli colleghi,
  noi non ci associamo alla  voglia  di  guerra  e  al desiderio di
  elmetto che qui molto bene i deputati di Alleanza Nazionale hanno
  rappresentato  marcando con la  loro  posizione  il  segno  della
  mozione presentata dai Democratici di sinistra.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento presentato dagli
  onorevoli Cracolici, Savarino, Pistorio, Tricoli e Croce.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione la  mozione  n.  48 "Iniziative presso il
  governo nazionale in merito ai  recenti  fatti di New York", così
  come modificata.

    Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Onorevoli colleghi, preciso che la mozione è stata approvata
  con  il  voto  contrario  dei  deputati  aderenti  al  gruppo  di
  Rifondazione Comunista.
       Onorevole    Forgione,    mi    permetta    soltanto     una
  considerazione   a margine  di  questa  votazione.  Purtroppo,  i
  valori della pace non  sono valori astratti, sono valori concreti
  che bisogna perseguire anche con atti. Se fossero valori astratti
  nessuno avrebbe distinto le  proprie  posizioni  dalle  sue  o da
  quelle  di  altri  che  insieme  combattono  intellettualmente  e
  culturalmente per difendere i valori della pace.
       Pongo in votazione la mozione  n. 53 a firma degli onorevoli
  Forgione, Liotta, Micciche e Ferro.
       Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si alzi.

                        (Non  è approvata)

       Onorevoli  colleghi,  sospendo  la  seduta,  avvertendo  che
  riprenderà  fra  dieci minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 12.55, è ripresa alle ore 13.10)

       La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente FLERES


                                CONGEDI

     PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto congedo gli onorevoli
  Vicari,  Leanza  Vincenzo,  Lo  Giudice  e  Catania  Franco.  Non
  sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.

     VOTAZIONE FINALE DI DISEGNI DI LEGGE

    Si passa  al  punto  V dell'ordine del giorno: Votazione finale
  dei disegni di legge.
       Si procede  alla  votazione  finale  del disegno di legge n.
  183/A  "Disciplina  del  referendum ai sensi dell'articolo 17 bis
  dello Statuto della Regione", posto al n. 1).

    Indìco la votazione finale per scrutinio nominale e ne proclama
  l'esito:

               Presenti e votanti    48
               Maggioranza           25
               Favorevoli            41
               Contrari               2
               Astenuti               5

                       (L'Assemblea approva)

       Si procede  alla  votazione  finale  del disegno di legge n.
  226-177/A   "Istituzione   della   Commissione  speciale  per  la
  revisione dello Statuto regionale", posto al n. 2).

       Indìco  la  votazione  finale  per  scrutinio  nominale e ne
  proclamo l'esito:

               Presenti e votanti    50
               Maggioranza           26
               Favorevoli            43
               Astenuti               7

                       (L'Assemblea approva)

       Onorevoli  colleghi,  la  seduta  è  rinviata  a  martedì 16
  ottobre 2001, alle ore 17.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente FLERES


      I - COMUNICAZIONI.

     II - LETTURA  AI SENSI E PER  GLI  EFFETTI  DEGLI  ARTICOLI  83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

      N.55 - Diffusione delle  riprese  televisive  dei lavori d'Aula
          dell'ARS su tutto il territorio regionale.

      Barbagallo    Giovanni;    Genovese    Francantonio;   Gurrieri
          Sebastiano;   Tumino   Carmelo;  Vitrano  Gaspare;  Zangara
          Andrea.

      Presentata il 9/10/2001

      N. 56 -  Iniziative  per  modificare  gli  indirizzi  economici
          seguiti dal Governo nazionale.

      Speziale  Calogero;  Capodicasa  Angelo;  Crisafulli Vladimiro;
          Cracoloci   Antonio;   De  Benedictis  Roberto;  Giannopolo
          Domenico;   Oddo   Camillo;   Panarello   Filippo;  Villari
          Giovanni; Zago Salvatore.

      Presentata il 10/10/2001

      N. 57 - Iniziative  per garantire un esame più approfondito per
          lo schema di accordo di programma quadro trasporti.

      Gurrieri     Sebastiano;    Barbagallo    Giovanni;    Genovese
          Francantonio;  Tumino  Carmelo;  Vitrano  Gaspare;  Zangara
          Andrea.

      Presentata il 10/10/2001

      N. 58 - Iniziative per giungere in tempi brevi all'approvazione
          di una legge sul pluralismo scolastico in Sicilia.

      Barbagallo    Giovanni;    Genovese    Francantonio;   Gurrieri
          Sebastiano;   Tumino   Carmelo;  Vitrano  Gaspare;  Zangara
          Andrea.

      Presentata il 10/10/2001

    III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

          - 'Variazioni  al  bilancio  della  Regione  ed al bilancio
          dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione sicilia-
          na per l'anno finanziario 2001 - Assestamento'.  (n.234/A)

          Relatore: on.le Croce.

       La seduta è tolta alle ore 13.16.