Presidenza del vicepresidente FLERES
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo
verbale della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni,
si intende approvato.
COMUNICAZIONE PERVENUTA DA PARTE DELL'ASSESSORE PER IL BILANCIO
E LE FINANZE
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Pagano ha fatto pervenire
una nota alla Presidenza con la quale comunica che non potrà
essere presente ai lavori dell'odierna seduta a causa di
precedenti impegni.
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico altresì che oltre l'assessore Pagano,
hanno chiesto congedo per la seduta odierna gli onorevoli
Infurna, Acierno, Cascio e Orlando.
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
disegni di legge:
- "Modifica della legge regionale 12 agosto 1989, n. 18,
riguardante gli onorari dei componenti degli uffici e delle
commissioni elettorali" (n. 239)
- iniziativa parlamentare
- presentati dagli onorevoli Virzì, Formica, Incardona,
Infurna, Ioppolo, Tricoli in data 9 ottobre 2001
- "Indennità di residenza a favore delle farmacie rurali"
(n. 240)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Lo Monte, D'Antoni, Basile,
Raiti, Ferro, Morinello in data 9 ottobre 2001
- "Tutela e valorizzazione delle persone anziane. Norme per
la promozione dell'associazionismo della terzà età ed interventi
a favore di anziani non autosufficienti" (n.
241)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Basile, Lo Monte, D'Antoni,
Raiti, Ferro, Morinello in data 9 ottobre 2001
- "Interventi in materia di servizio civile" (n. 242)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Basile, Lo Monte, D'Antoni,
Raiti, Ferro, Morinello in data 9 ottobre 2001
COMUNICAZIONE DI INVIO DI DISEGNI DI LEGGE ALLE COMPETENTI
COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati alle competenti Commissioni legislative.
- "Ordinamento del Governo e dell'Amministrazione della
Regione siciliana" (n. 231)
- iniziativa parlamentare
- "Norme per il riconoscimento come ente di interesse
regionale dell'Istituto di studi politici 'S. Pio V'" (n. 232)
- iniziativa parlamentare
- PARERE V
(INVIATI IN DATA 8 OTTOBRE 2001)
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- "Modifica dell'articolo 56 della legge regionale 6 aprile
1996, n. 16, relativa al personale forestale" (n. 229)
- iniziativa parlamentare
- "Iniziative per i collegamenti marittimi con le isole
minori" (n. 235)
- iniziativa governativa
- "Modifiche alla legge regionale 6 luglio 1990, n. 10
concernente 'Modifiche per il risanamento delle aree degradate di
Messina'" (n. 236)
- iniziativa parlamentare
(INVIATI IN DATA 8 OTTOBRE 2001)
- "Interventi per l'accelerazione ed il completamento del
risanamento della città di Messina. Modifiche alla legge
regionale 6 luglio 1990, n. 10" (n. 238)
- iniziativa parlamentare
- inviato in data 9 ottobre 2001
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- "Norme per l'adeguamento alla normativa comunitaria della
legislazione regionale in materia di affidamento a trattativa
privata degli appalti di servizi ai sensi della legge regionale 3
maggio 2001, n. 6" (n. 233)
- iniziativa parlamentare
- PARERE CE
- inviato in data 8 ottobre 2001
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- "Disciplina delle terapie non convenzionali esercitate da
personale in possesso di apposito titolo di studio legalmente
riconosciuto" (n. 228)
- iniziativa parlamentare
- inviato in data 8 ottobre 2001
- "Interventi a favore degli allevatori per fronteggiare
l'epizoozia denominata 'febbre catarrale degli ovini (blue
tongue)'" (n. 237)
- iniziativa parlamentare
- PARERE III COMMISSIONE
- inviato in data 9 ottobre 2001
COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico le assenze e le sostituzioni alle
riunioni delle Commissioni legislative per il 9 e 10 ottobre
2001.
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
ASSENZE
Riunione del 9.10.01: LEANZA E.-MOSCHETTO-BARBAGALLO-BORZACCHELLI
CRISAFULLI-IOPPOLO-SAVARINO-SCOMA
" " 10.10.01: BARBAGALLO-CRISAFULLI-GALLETTI-IOPPOLO-SCOMA
BILANCIO (II)
ASSENZE
Riunione del 9.10.2001: CAPODICASA
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
ASSENZE
Riunione del 9.10.01: GIAMBRONE
" " 10.10.01: BORZACCHELLI-LO CURTO-TURANO
SOSTITUZIONI
Riunione del 10.10.01: CATANIA Giuseppe sostituito da FLERES
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
ASSENZE
Riunione del 9.10.01: CATANIA-FERRO-GIANNOPOLO-ORTISI-VITRANO
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
ASSENZE
Riunione del 9.10.01: CRISTAUDO-MANZULLO-ZANGARA
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
N. 239 - Sostegno agli imprenditori agricoli della provincia
di Siracusa per i danni subiti a causa della siccità. -
Presidente Regione - Assessore Agricoltura Firmatari: Burgaretta
Aparo Sebastiano; Sbona Sebastiano
N. 240 - Attivazione degli investimenti dichiarati ammissibili
per il contratto d'area di Gela. - Presidente Regione -
Assessore Industria Firmatari: Speziale Calogero; Capodicasa
Angelo; Crisafulli Vladimiro; Cracolici Antonino; De Benedictis
Roberto; Giannopolo Domenico; Oddo Camillo; Panarello Filippo;
Villari Giovanni; Zago Salvatore
N. 241 - Notizie in merito allo stato dei lavori d'ampliamento
dell'ospedale 'Muscatello' di Augusta e di completamento del
nuovo ospedale di Lentini. - Presidente Regione - Assessore
Sanità Firmatari: Sbona Sebastiano; Burgaretta Aparo Sebastiano
N. 242 - Notizie sul processo di riorganizzazione della CRIAS,
in attuazione della legge regionale n. 32 del 2000. - Presidente
Regione - Assessore Cooperazione Firmatario: Incardona Carmelo
N. 243 - Informazioni sugli immobili di proprietà della
Regione, o di enti ad essa sottoposti o da essa controllati,
inutilizzati o utilizzati in modo non ottimale. - Presidente
Regione - Assessore Lavori Pubblici Firmatario: Incardona Carmelo
- con richiesta di risposta scritta:
N. 238 - Iniziative per scongiurare la chiusura dell'ospedale
S. Stefano di Mazzarino (CL). - Presidente Regione - Assessore
Sanità Firmatari: D'Antoni Sergio; Basile Giuseppe; Ferro
Giovanni; Lo Monte Carmelo; Morinello Salvatore; Raiti
Salvatore
N. 244 - Istituzione di un conto separato per l'utilizzo dei
fondi per la ricostruzione post-terremoto, ex legge n. 433 del
1991. - Presidente Regione - Assessore Bilancio - Assessore
Presidenza - Assessore Lavori Pubblici Firmatari: Raiti
Salvatore; D'Antoni Sergio; Lo Monte Carmelo
ANNUNZIO DI MOZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
N. 55 - Diffusione delle riprese televisive dei lavori d'aula
dell'ARS su tutto il territorio regionale.
Firmatari: Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio;
Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare; Zangara
Andrea Presentata il 9/10/01
N. 56 - Iniziative per modificare gli indirizzi economici
seguiti dal Governo nazionale.
Firmatari: Speziale Calogero; Capodicasa Angelo; Crisafulli
Vladimiro; Cracolici Antonino; De Benedictis Roberto;
Giannopolo Domenico; Oddo Camillo; Panarello Filippo; Villari
Giovanni; Zago Salvatore Presentata il 10/10/01
N. 57 - Iniziative per garantire un esame più approfondito per
lo schema di accordo di programma quadro trasporti.
Firmatari: Gurrieri Sebastiano; Barbagallo Giovanni;
Genovese Francantonio; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare;
Zangara Andrea Presentata il 10/10/01
N. 58 - Iniziative per giungere in tempi brevi
all'approvazione di una legge sul pluralismo scolastico in
Sicilia.
Firmatari: Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio;
Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare; Zangara
Andrea Presentata il 10/10/01
Informo che le predette mozioni saranno poste all'ordine del
giorno della seduta successiva perché se ne determini la data di
discussione.
COMUNICAZIONE DI NOMINA DI VICEPRESIDENTE DI GRUPPO
PARLAMENTARE
PRESIDENTE. Comunico che, in data 9 ottobre 2001, il Gruppo
parlamentare "Democratici di Sinistra" ha provveduto a nominare
Vicepresidente l'onorevole Domenico Giannopolo.
COMUNICAZIONE DI ELEZIONE DI VICEPRESIDENTI DI COMMISSIONI
LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta n. 5 del 9 ottobre
2001, la Commissione legislativa 'Attività produttive' ha
proceduto all'elezione del Vicepresidente ed è risultato eletto
l'onorevole Camillo Oddo.
Comunico che, nella seduta n. 2 del 9 ottobre 2001, la
Commissione legislativa 'Cultura, formazione e lavoro' ha
proceduto all'elezione del Vicepresidente ed è risultato eletto
l'onorevole Giovanni Villari.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Informo che si passerà al punto IV dell'ordine del giorno
"Votazione finale di disegni di legge" alle ore 12.30.
Presidenza del vicepresidente FLERES
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
Si passa al punto II dell'ordine del giorno: Lettura, ai sensi
e per gli effetti degli articolo 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, della seguente mozione:
N. 54 "Piena attuazione degli articoli 170 e 175 della
legge regionale n. 32 del 2000, in materia di interruzione
tecnica dell'attività di pesca", degli onorevoli Capodicasa,
Speziale, Cracolici e Panarello.
ODDO. Chiedo di apporre la mia firma alla mozione n. 54.
VILLARI. Anch'io chiedo di apporre la mia firma alla mozione
n. 54.
Dispongo che la predetta mozione venga inviata alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perchè se ne
determini la data di discussione.
Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.
Essendo in congedo l'assessore Pagano, il punto III
dell'ordine del giorno "Discussione del disegno di legge n.
234/A 'Variazioni al bilancio della Regione siciliana ed al
bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione
siciliana per l'anno finanziario 2001 - Assestamento'", viene
rinviato ad altro momento.
Presidenza del vicepresidente FLERES
DISCUSSIONE UNIFICATA DI MOZIONI
Si passa al punto IV dell'ordine del giorno: Discussione
unificata delle seguenti mozioni:
N. 48 "Iniziative presso il Governo nazionale in merito ai
recenti fatti di New York", degli onorevoli Speziale, Giannopolo,
Panarello, Villari, Capodicasa, Cracolici, Crisafulli, De
Benedictis, Oddo e Zago;
N. 53 "Iniziative per escludere la Sicilia da ogni
operazione di appoggio alle operazioni belliche in atto e per
attivare il processo di pace", degli onorevoli Forgione, Liotta,
Miccichè e Ferro.
Ne do lettura:
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- condivide con il popolo siciliano la diffusa e
comune indignazione per l'infame attentato
terroristico perpetrato l'11 settembre 2001 contro
gli Stati Uniti d'America, il dolore per le vite
umane perse, sia americane che di altri paesi, e il
cordoglio verso tutti i familiari delle vittime
innocenti, verso quelli della comunità d'emigrati e
quelli che tuttora risiedono in Italia e, in
particolare, nella nostra Isola;
- esprime il proprio sentimento di solidarietà agli
Stati Uniti d'America e alla città di New York a cui
ci legano rapporti di antica e solida fratellanza
fondata su più di un secolo di emigrazione;
- avverte fortemente l'allarme per il tentativo di
colpire il cuore della finanza e del libero
commercio internazionale per indurre un processo
inverso a quello fin qui sviluppato, di progressiva
libertà di movimento delle persone e delle merci,
verso una regressione feudale piuttosto che verso un
sistema democratico e più efficiente in grado di
governare i nuovi complessi processi indotti dalla
globalizzazione;
- denuncia, in questo senso, il tentativo
d'interrompere quel processo d'integrazione degli
Stati in politiche sovranazionali e, al contempo, di
valorizzazione delle autonomie locali, - in cui la
stessa Sicilia vede, finalmente, la possibile piena
realizzazione della propria aspirazione autonomista
e delle sue potenzialità - che appare l'inevitabile
percorso delle democrazie mature anche per la
soluzione di contrasti e conflitti esistenti
in varie regioni del mondo, in particolare nell'area
mediterranea;
- condivide, quindi, il timore che il terrorismo,
raggiungendo un così alto livello di coordinamento e
devastante efficacia, possa indurre un ripiegamento
delle democrazie sotto la pressione di un diffuso
stato di paura, verso forme di chiusura e
intolleranza, di centralizzazione e riduzione delle
libertà e di negazione della propria stessa natura
democratica;
- avverte il pericolo che sull'onda dello sdegno si
possa dar luogo a una reazione militare su larga
scala e all'avvio di una guerra i cui esiti finali
non sono per nulla prevedibili;
- ritiene, invece, necessaria un'azione efficace
e mirata di polizia internazionale ed una pressione
su tutti i livelli di governo locale per garantire,
in ogni parte del globo, una vera lotta al
terrorismo e alle sue fonti di finanziamento, che
tra l'altro aiuterebbero a combattere e debellare
tutte le forme di terrorismo, mafie e di traffici
illegali di armi, droghe e flussi finanziari
illeciti;
- richiama tutte le forze vive della società
siciliana a impegnarsi, dunque, per una politica di
pace e per l'affermazione di un diritto
internazionale che rafforzi la sicurezza dei
cittadini del mondo nella riconfermata libertà;
- auspica, sulla base dell'esperienza storica
migliore della nostra Isola dove sono confluite e si
sono integrate diverse civiltà e guardando con
speranza a un millennio di nuove possibili
integrazioni mediterranee che le restituiscano
centralità e funzione, che non si affermi l'idea
dello scontro tra opposte culture, tra fedi
religiose differenti;
- sottolinea che lo scontro è tra il fanatismo, che
non rispetta la vita, e la cultura del rispetto dei
diritti, della dignità e della libertà dell'uomo, al
di là delle differenze di razza e di religione: tra
coloro che in ogni parte del mondo, ritengono di
fondare le proprie ragioni sull'intolleranza e la
violenza e chi ritiene di misurare le proprie
ragioni in un quadro di diritto e di democrazia;
- ritiene, pertanto, necessario estirpare il
terrorismo affermando, nel contempo, i valori del
diritto e della libertà e non scatenando una guerra
che aprirebbe ferite incolmabili e rancori
inesauribili,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
a chiedere al Governo nazionale che, nel garantire
il massimo appoggio agli Stati Uniti nella
persecuzione dei terroristi e nell'eliminazione
delle centrali del terrore, si impegni nelle sedi
internazionali e nell'ambito della stessa Nato
perché gli interventi militari siano funzionali a
tale opera di polizia piuttosto che a inaccettabili
politiche di ritorsione.
SPEZIALE - GIANNOPOLO -
PANARELLO - VILLARI -
CAPODICASA - CRACOLICI -
CRISAFULLI - DE BENEDICTIS -
ODDO - ZAGO
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- in seguito al barbaro attentato terroristico
dell'11 settembre non si può che muovere una ferma
condanna al terrorismo come metodo di affermazione
di una qualsivoglia posizione ideologica o politica
e come strumento di prevaricazione e di morte;
- esso è l'esatto contrario di ciò per cui si
battono quelle popolazioni diseredate della terra,
alla ricerca di una patria possibile, di una società
più giusta e di una identità civile;
- alle suddette popolazioni il terrorismo produce le
difficoltà più grandi sul piano politico, economico
e civile;
- il terrorismo rappresenta un attacco violento ai
processi di pace in Medio Oriente ed è speculare
alla logica dello scontro tra civiltà;
- la stessa cultura e civiltà europea è fortemente
segnata dalla contaminazione con la cultura islamica
e con i suoi valori più alti;
RILEVATO che:
- a seguito dell'atto terroristico si è messa in
moto una macchina bellica che potrebbe innescare una
pericolosa escalation di guerra su scala mondiale
che porterebbe alla morte di numerosi civili,
innescando così una nuova spirale di odio;
- questa macchina da guerra sta già travolgendo i
paesi occidentali rinchiudendoli nella logica
manichea: 'chi non è con noi è con i terroristi';
RITENUTO che:
- è necessario colpire le centrali terroristiche
internazionali e i responsabili di questa escalation
sciagurata di violenza e morte che ha già prodotto
le migliaia di vittime delle Twin Towers e sta
producendo la sofferenza di milioni di profughi
nell'Asia centrale;
- gli Stati occidentali hanno i mezzi per punire i
colpevoli e creare quelle condizioni che in futuro
possano escludere il ripetersi di tanta barbarie;
- la guerra generalizzata si configura come la nuova
forma di controllo mondiale per il terso millennio e
come metodo che privilegia la vendetta
contrapponendola alla giustizia e alla pace;
- non una delle cause che provocano ingiustizie e
conflitti nell'area del Medio Oriente, a partire dal
dramma del popolo palestinese, viene affrontata con
la necessaria volontà e con un ruolo degli Stati
Uniti teso ad una politica di giustizia senza la
quale nessun processo di pace potrà mai affermarsi;
- il processo di guerra è stato accelerato anche
dall'attivazione forzata, e senza i presupposti
previsti, dell'art. 5 del Patto Atlantico e dallo
svuotamento di potere del ruolo dell'ONU sulle
scelte di politica mondiale;
- la costituzione italiana all'art. 11 ripudia la
guerra come metodo di risoluzione delle controversie
internazionali tra i popoli;
- la Sicilia più volte si è assegnata un ruolo di
pace, coerentemente alla sua millenaria vocazione
di luogo di incontro tra identità culturali e
religiose diverse diventando una culla della civiltà
mediterranea ed europea;
- nella nostra Isola si sono incontrate e convivono
le tre grandi religioni monoteiste, il
cristianesimo, l'islamismo e l'ebraismo;
- i siciliani sono un popolo che apprezza la pace:
un grande movimento pacifista ha combattuto contro
l'installazione dei missili nella base di Comiso e
oggi un nuovo movimento pacifista e contro i
processi di impoverimento del mondo sta manifestando
nelle nostre città;
- occorre impedire qualunque operazione militare e/o
logistica in Sicilia a partire dall'utilizzo della
base di Sigonella;
- la nostra Isola deve rimanere estranea
alle operazioni di una guerra che servirà solo ad
acuire la sofferenza fra i popoli,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a farsi promotore presso il Governo nazionale di una
iniziativa che esprima la volontà di pace del popolo
siciliano e l'esclusione del territorio dell'Isola
da ogni operazione in appoggio alla macchina di
guerra.
FORGIONE - LIOTTA -
MICCICHE' - FERRO
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale sulle
mozioni appena lette.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
ognuno di noi in queste ore vive momenti drammatici di angoscia
sulle sorti del mondo e forse ogni tanto è anche un bene
interrogarsi sul mondo, sul suo destino, sul destino del pianeta,
sul destino di milioni di donne e di uomini all'inizio di questo
terzo millennio.
Certo una discussione su due mozioni che riguardano il
terrorismo e la guerra forse avrebbe meritato un'altra
attenzione, anche da parte di un governo, il governo di una
regione che rivendica spesso anche poteri autonomi in materia di
politica internazionale; una regione che è al centro di un
Mediterraneo che ritorna ad essere la frontiera più esposta del
conflitto non più tra Est e Ovest, come lo fu ai tempi di
Sigonella, ma tra Nord e Sud.
E, forse, ogni tanto oltre che appellarsi a Fatima sarebbe
bene ragionare sulla realtà di questa nostra Sicilia - lo dico
per il Presidente della Regione che addirittura in alcune sue
dichiarazioni si erge al ruolo di "ambasciatore del
Mediterraneo". Non sappiamo dove è in questo momento, non
sappiamo cosa pensa di questa guerra, non sappiamo quale ruolo
lui pensa per questa Regione dalla quale partono
cacciabombardieri da Sigonella e da Birgi.
Qui in questa Regione viviamo in uno stato di massima
all'erta. Ma il Governo della Regione a questo non è sensibile.
Noi crediamo, invece, che questo Parlamento, in questa
discussione, debba dire parole chiare.
Sigonella è nella nostra Isola, Birgi è nella nostra Isola,
Sigonella è il punto di partenza di strumenti di morte
Noi di Rifondazione comunista contrastiamo nel modo più
netto ogni forma di terrorismo, lo facciamo e lo abbiamo fatto
nella nostra storia contro il terrorismo che negli anni settanta
si è sviluppato nel nostro Paese e qui nel cuore dell'Europa; lo
facciamo in queste ore drammatiche successive all'11 settembre.
Contro il terrorismo in modo netto, perchè il terrorismo è
la negazione della partecipazione, il terrorismo è la negazione
della politica, il terrorismo fondamentalista, soprattutto quello
legato ai fondamentalismi religiosi, è una forma di regressione
della civiltà e del mondo
E quando parliamo di fondamentalismi parliamo di tanti
fondamentalismi, caro Presidente. Parliamo dei fondamentalismi
religiosi che hanno conosciuto tutte le religioni, l'Islam come
il Cattolicesimo delle Crociate, parliamo del fondamentalismo
ideologico, penso all'articolo della signora Fallaci sul Corriere
della Sera, alla quale sempre sul Corriere della Sera ha risposto
uno straordinario giornalista non certo rivoluzionario e
comunista come Tiziano Terziani. Pensiamo al fondamentalismo del
mercato, di questo mercato della globalizzazione che sta
sperimentando in queste ore la prima guerra del mondo
globalizzato.
E allora forse dovremmo tutti fermare un attimo le nostre
riflessioni, partire anche dalle parole del Pontefice. Sì, dalle
parole del Pontefice, e pensare a cosa è stato il rapporto di
civiltà tra la costruzione della cultura e della civiltà europea
e l'Islam.
E dove lo dobbiamo fare questo se non in Sicilia, dove a
fondamento della nostra civiltà ci sta proprio gran parte della
cultura e della storia dell'Islam?
Dove dovremmo farlo se non nei Paesi mediterranei?
Come non capire che oggi si vorrebbe impostare una guerra
nuova di religione? Lo ha detto, probabilmente, mal consigliato
da questo signore che si chiama Baget Bozzo, il Presidente del
Consiglio in un suo infelice intervento: quale guerra di
religione, quale guerra tra modelli di civiltà
E qual è la civiltà occidentale? Sì, lo ripetiamo,
ragioniamo su che cosa è la civiltà occidentale E' la civiltà
che ha prodotto anch'essa tragedie nel corso degli ultimi
decenni.
Qual è la civiltà occidentale? Quella degli Stati Uniti che
continua a vietare un pronunciamento dell'ONU sulle mine antiuomo
che lei, Presidente, impegnato nella difesa dei diritti umani
conosce meglio di me, provoca ogni anno migliaia e migliaia di
morti tra i bambini?
Qual è la civiltà occidentale da difendere? Quella che nega
al popolo palestinese il diritto ad una terra e ad uno stato dove
ogni giorno muoiono decine di bambini sotto le bombe e le
pallottole di un esercito di occupazione, quello israeliano, che
in una rimozione della memoria ha cancellato il dramma e la
tragedia del popolo ebreo nel passato secolo per mano nazista e
fascista?
Qual è il modello occidentale? Quello che in nome di un
liberismo selvaggio produce centinaia di milioni di morti ogni
anno per fame in interi continenti?
E che cosa è il modello occidentale? E' questo modello che
proprio per far fronte alla recessione ha bisogno di una nuova
guerra, perché interi Paesi ormai sono prigionieri dell'industria
e del complesso economico industriale militare che imprigionano
l'economia e a fasi cicliche hanno bisogno sempre di una guerra.
E qual è il modello occidentale? Quello che non sa dire una
parola sul dramma del popolo curdo con migliaia e migliaia di
morti, anche lì in tutti i Paesi vittime del silenzio occidentale
e vittime della follia fondamentalista dell'Islam, dalla Turchia
al Pakistan, dall'Iraq all'Iran?
E qual è il modello occidentale che dovremmo difendere?
Quello che ha alimentato i fondamentalismi in Algeria che noi
ricordiamo solo quando la televisione ci trasmette quelle
drammatiche immagini di donne, di uomini e di bambini fatti a
pezzi dai macheti fondamentalisti islamici alimentati dalla
politica degli Stati Uniti per destabilizzare quell'area?
E allora, vedete, noi non pratichiamo la politica né con Bin
Laden né con gli Stati Uniti, noi siamo nettamente contro Bin
Laden perché è il frutto di questo stesso modello occidentale
che gli ha armato le mani ed alimentato le sue finanze e il suo
potere economico
Come è possibile dimenticare che il principale Paese alleato
degli Stati Uniti in quell'area, l'Arabia Saudita, è il Paese più
legato al terrorismo islamico nel quale i terroristi islamici
sono cresciuti, sono stati armati, si sono addestrati, hanno
avuto la loro formazione culturale ed ideologica?
Come non pensare che il Pakistan, neo alleato dell'Alleanza
occidentale, fino a ieri, non fino a qualche anno fa, ma fino a
quindici giorni fa, era la palestra nella quale si addestravano i
terroristi di Bin Laden?
Come non pensare che il regime dei Talebani fino a un anno
fa è stato alimentato proprio per destabilizzare quell'area,
perché l'Afghanistan è quel territorio fondamentale per il
passaggio di tutti gli oleodotti verso le Repubbliche ex
sovietiche ed è stato fino a qualche hanno fa il regime di
riferimento della politica estera americana?
E allora questa guerra non ci convince, perché non ci
convincono i suoi attori.
Noi contrastiamo nettamente il regime dei Talebani e, anzi,
quando noi denunciavamo, noi Sinistra, noi forze progressiste, la
condizione dei diritti umani, la prima strage fatta dai musulmani
in quelle terre fu quella dei Partiti comunisti, dei militanti e
dei sindacalisti della Sinistra... e poi le donne.
E quando uomini coraggiosi come Gino Strada, come
'Emergency', come 'Medici senza frontiere', andavano lì a
denunziare la condizione dei diritti umani in quei Paesi, gli
Stati Uniti alimentavano quei governi e finanziavano quei Paesi
L'Occidente non può vivere sull'ipocrisia e sulla sua falsa
coscienza. Bisogna contrastare il terrorismo in tutte le sue
forme.
Con le Torri gemelle non sono caduti solo i simboli di un
impero che noi combattiamo politicamente: l'impero finanziario
della globalizzazione è l'impero di una NATO che ormai si erge a
gendarme del mondo. Lì sono morti lavoratori, cittadini, donne,
uomini, bambini, civili inermi, lì sono morti tanti cittadini di
nazionalità araba.
Noi vogliamo ragionare su questo: la politica non ha niente
a che fare con il terrorismo, la politica è dialogo, è confronto,
è costruzione di coscienza. Il terrorismo è negazione di tutto
questo.
Ma - vedete - quando Bin Laden in un messaggio mediatico ad
orologeria si fa portatore di quella sofferenza araba, di quei
500 mila iracheni morti dopo i bombardamenti americani del 1991,
quando Bin Laden si fa portatore delle istanze del popolo
palestinese usa il silenzio e le responsabilità americane ed
occidentali per non saper dare risposte ai problemi del popolo
arabo. E noi non possiamo consegnare a Bin Laden ed al terrorismo
la rappresentanza di bisogni, di istanze di liberazione, di
istanze di autodeterminazione di interi popoli.
Questa guerra rafforza il terrorismo e lo stiamo vedendo
laddove nei Paesi arabi moderati, dalla Palestina all'Egitto e
poi anche al Pakistan nuovo alleato, e poi anche all'Iraq, ormai
le piazze si riempiono di fondamentalismi.
Questa guerra alimenta la spirale
fondamentalismo-terrorismo-repressione internazionale. La guerra
non ha mai risolto conflitti; la guerra non ha mai combattuto il
terrorismo: "Due torti - lo diciamo parafrasando il movimento
pacifista - non fanno una ragione"
Per questo noi combattiamo il terrorismo e combattiamo
questa folle politica americana. Sì, noi non abbiamo praticato su
questo l'ipocrita politica bipartisan del centrodestra e del
centrosinistra.
D'Alema, i Democratici di sinistra e l'Ulivo dovevano
rendere a Berlusconi quello che Berlusconi gli ha dato due anni
fa nella guerra sul Kosovo. E centrosinistra e centrodestra hanno
messo l'elmetto.
PRESIDENTE: Onorevole Forgione, lei ha sforato già di tre
minuti, io devo invitarla a concludere.
FORGIONE. Di tre minuti, le parole non sono proiettili. In
questo caso mi conceda un altro minuto.
Quindi, dicevo, non ci siamo accodati al coro ormai
guerrafondaio che abbraccia tutti in nome di un Occidente che è
corresponsabile quanto questi Paesi e quanto questi Stati che
alimentano ed allevano il terrorismo dei drammi dell'umanità.
Pertanto, signor Presidente, noi proponiamo una mozione che
rifiuti ogni intervento militare, che riconsegni all'ONU un ruolo
nuovo in un'ONU che va riformata, che è stata uccisa anche dalla
volontà americana nella soluzione dei conflitti.
Noi proponiamo una mozione che verrà vissuta da migliaia di
persone sabato prossimo nella marcia per la pace Perugia-Assisi
come l'unica scelta possibile di dialogo e di soluzione dei
conflitti internazionali.
Le altre logiche sono quelle sciocche, un po' banali e - mi
consenta un termine - un po' cretine di chi, come per esempio il
ministro Giovanardi, propone anche per la Sicilia un eventuale
bombardamento su Palermo qualora non si risolvesse il dramma
della mafia.
Noi ci rendiamo conto che, ormai, è una politica cieca, muta
e prigioniera anche della stupidità imperante. Ma se a dire
queste cose è un ministro, la cosa diventa più preoccupante. No,
le bombe non hanno mai risolto i conflitti, le guerre non possono
continuare ad essere la continuità della politica con altri
mezzi. Siamo pacifisti perchè riteniamo che il terzo millennio
abbia bisogno di un'altra politica; abbia bisogno di altre scelte
di dialogo e di cooperazione tra i popoli; abbia bisogno di un
altro rapporto tra Nord e Sud. E questa guerra non è la guerra
dell'Occidente contro l'Islam ma è la guerra del Nord dei Paesi
ricchi contro il Sud, i Paesi poveri.
Lo facciamo e ci proponiamo, in questa mozione, con una
proposta politica che è quella che da Seattle a Genova dice che
un altro mondo è possibile. In nome di questo mondo cittadini e
cittadine, donne e uomini di tutte le religioni, di tutte le
ideologie, cattolici, islamici, musulmani, ebrei, laici
continuano a scendere in piazza. Forse rispetto all'ottusità dei
governi e delle classi dirigenti bisogna ripartire dalle speranze
e dalle vocazioni di pace degli uomini e delle donne.
Se faremo questo, sapremo dare una risposta anche a questa
politica sorda e muta.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor presidente, onorevoli colleghi, tutti noi
abbiamo consapevolezza che l'11 settembre rappresenta una data
che segna un cammino nuovo dell'umanità e la necessità di
costruire un nuovo ordine mondiale, un nuovo equilibrio di Stati
e di Popoli, di interessi, di relazioni.
Il mondo che abbiamo conosciuto, quelle relazioni,
quell'ordine, non è più sufficiente a garantire innanzitutto il
primo bene cui nessun popolo può mai rinunciare che è la
sicurezza.
Tutti noi siamo consapevoli che il mondo sicuro per pochi
non è sufficiente. Oggi, l'insicurezza, la capacità offensiva
della strategia terroristica mina ogni angolo dell'umanità; mette
in discussione valori, certezze ed impostazioni che hanno segnato
la storia dell'umanità, la storia degli Stati del novecento.
Da questo abbiamo il dovere di partire. Oggi noi vogliamo
esprimere con forza e ribadire la solidarietà al popolo
americano, per l'efferata strage compiuta da una strategia
fanatica e pericolosa per l'umanità.
Allo stesso tempo, vogliamo ribadire come, se da un lato è
legittimo l'uso della forza quando questa ha come obiettivo
un'operazione di polizia internazionale al fine di sradicare le
centrali terroristiche, mai come in questo momento abbiamo
bisogno di politica. L'azione militare, da sola, non è
sufficiente a superare e ad eliminare quelle contraddizioni che
si sono aperte nell'umanità.
Politica con la "P" maiuscola; politica che spetta a tutti.
E lo voglio dire nella sede del Parlamento regionale, di un
parlamento che vive in una Regione che per la sua connotazione
geografica è al centro del Mediterraneo. Ma questa nostra
centralità, dobbiamo decidere come vogliamo svolgerla.
Dobbiamo decidere se la nostra centralità può essere
l'occasione per provare a costruire e a dare il nostro contributo
ad una strategia di relazioni, di cooperazione internazionale che
veda la Sicilia, il suo Governo, al centro di una strategia più
larga, che metta in relazione e non costruisca muri.
Signor presidente, io ho ascoltato le dichiarazioni
programmatiche del presidente Cuffaro in quest'Aula e sono
rimasto alquanto perplesso di fronte ad alcuni silenzi. Uno tra
tutti, noi che viviamo in questa regione, che abbiamo alcuni
obiettivi da fissarci anche per provare ad innovare ed a
modernizzare il nostro sistema anche rispetto ad un contesto
nuovo che è dinnanzi a noi.
Il primo gennaio del 2010 sarà una data in cui si costruirà,
ancora una volta, un nuovo sistema di relazioni tra Paesi, tra
Paesi del mediterraneo. Sarà l'occasione per avere la più grande
area di libero scambio del mondo. Decine e decine di Paesi non
utilizzeranno più né dazi, né dogane.
E' quello il mercato delle merci, delle persone, la libertà
di muoversi. Abbiamo il dovere di costruire una politica che
consenta, assieme alla libertà di mercato, la garanzia della
sicurezza per tutti. La sicurezza non è soltanto eserciti che si
dispongono lungo i confini dei nostri Paesi; la sicurezza è data
da una strategia di solidarietà vera, di solidarietà che affronti
innanzitutto il nodo del sottosviluppo, della fame e della
miseria che sono causa essi stessi del proliferare del fanatismo
e dell'estremismo.
Noi diciamo no ad una impostazione che veda ricostruire
muri, separazioni, luoghi di non comunicazione tra paesi, popoli
che parlano una lingua diversa, che hanno una cultura diversa.
Io devo dire che fortunatamente ho apprezzato, in occasione
del dibattito parlamentare nazionale, anche i toni e i contenuti
nuovi del Governo nazionale rispetto a quei toni e a quei
contenuti che avevano fatto ridere e preoccupare la comunità
internazionale di fronte ad alcune affermazioni del Presidente
del Consiglio del nostro Paese.
La superiorità di una civiltà non esiste; esiste la
necessità di costruire un equilibrio tra tutte le civiltà e tra
tutte le differenze esistenti nel mondo. Così come é necessario
- e anche questo ho apprezzato - che la comunità internazionale
finalmente spinga perché venga eliminato un focolaio che da
diversi anni preoccupa e ci interroga sulla affermazione e sulla
necessità di garantire i diritti dei popoli, primo tra tutti il
diritto del popolo palestinese ad avere un paese, uno Stato; così
come garantire il diritto alla sicurezza del popolo e dello Stato
di Israele.
Ecco, sono questi i temi rispetto ai quali bisogna mettere
in campo la politica. Ma noi, qui in Sicilia, a cosa siamo
chiamati? Io vedo l'assenza del Governo che devo dire, ancora una
volta, manifesta la sua assenza nell'attività e nella vita di
questa Aula, ma questo non é solo un governo che ha il compito
di gestire le cose esistenti; questo é un governo che ha il
compito di provare a dare il suo contributo nell'azione e nella
costruzione di quel nuovo ordine mondiale.
Ho partecipato assieme all'allora Presidente della Regione e
ad una delegazione dell'Assemblea regionale siciliana, un anno
fa, alla firma del protocollo dei ventisette Paesi del
Mediterraneo che a Gerusalemme hanno dato vita alla Conferenza
euromediterranea. Quella Conferenza ha sede qui a Palermo e vede
nel Presidente della Regione siciliana il titolare e, in qualche
modo, l'arbitro anche dei conflitti tra paesi, tra popoli, tra
relazioni. E però non possiamo soltanto costruire sedi per poi
farle diventare sedi convegnistiche, abbiamo bisogno di costruire
sedi per fare politica. Fare politica vuol dire, quindi,
immaginare questo tempo che ci separa rispetto al 2010 e che ci
consegna la cronaca, tempo di guerre che si stanno combattendo,
di operazioni militari che, inevitabilmente, avranno anche
l'effetto di uccidere civili innocenti.
Abbiamo il dovere di usare il tempo della cronaca per
provare a fare la nostra parte in questa zona del mondo. Ciò è
necessario, anche in virtù della nuova legge sul federalismo che
ci consegna e consegna alle regioni, in materia di politica
internazionale, per ciò che la legislazione consente sui poteri
propri della Regione e sulla legislazione concorrente con quella
dello Stato, nuovi poteri e nuove funzioni da parte delle
regioni, da parte dei rispettivi Presidenti delle regioni.
Ecco perché io credo che a due appuntamenti dobbiamo
guardare. Il primo: io credo e chiedo che l'Assemblea regionale
affermi la volontà, nel ribadire il sostegno al popolo americano
e la condivisione della legittimità dell'azione di forza che, in
queste ore, si sta combattendo nel teatro di guerra
dell'Afghanistan, di sostenere con eguale forza la necessità e le
ragioni del popolo siciliano che hanno fatto della pace non uno
spazio temporale tra guerre - a volte la pace viene vissuta
soltanto come un tempo, il tempo che ci separa tra una guerra e
l'altra - bensì un valore assoluto e inalienabile.
Ecco perché io chiedo che l'Assemblea regionale partecipi e
manifesti la propria volontà di pace annunciando la
partecipazione alla marcia Perugia-Assisi, che vedrà la
partecipazione di centinaia e centinaia di amministrazioni, di
comunità di associazioni del mondo laico e cattolico impegnate
sui temi della pace. Non di chi dice soltanto no alla guerra, ma
di chi in qualche modo vuole affermare, anche in queste ore
drammatiche, trovare le ragioni della pace e della politica che
prendano e abbiano il sopravvento rispetto all'esclusività
dell'azione militare.
Ma allo stesso tempo - ed è il senso anche per cui voglio
qui ricordare che l'occasione nella quale noi abbiamo annunciato
la nostra mozione presentata il 24 settembre scorso - devo dire
anche che, a causa della lentezza quasi elefantiaca di questa
Assemblea, siamo costretti a discutere quindici giorni dopo, in
un contesto anche profondamente mutato rispetto a quindici giorni
fa.
Quindici giorni fa non c'era ancora l'intervento militare.
Quindici giorni fa non c'era ancora la definizione di quella
coalizione internazionale che sta in queste ore affermandosi per
il diritto alla sicurezza e per combattere il terrorismo in ogni
angolo del mondo si affermi.
Quindici giorni fa avevamo un contesto in cui tutti eravamo
in attesa. Oggi siamo di fronte a un nuovo quadro, a un nuovo
contesto e abbiamo anche il dovere di aggiornare il senso e il
significato di quel testo che abbiamo presentato come gruppo dei
Democratici di Sinistra a questa Assiste parlamentare dandoci
degli obiettivi, come la marcia Perugia - Assisi, ma anche degli
obiettivi di iniziativa politica nei confronti dei Paesi del
Mediterraneo.
Occorre più dinamismo, più capacità di costruire relazioni,
più capacità di far prevalere le ragioni di interessi economici e
sociali che garantiscano e vedano nel Governo della Regione,
nell'azione politica di questo governo, a partire da una serie di
protocolli di legalità che possono essere sottoscritti tra questa
Regione, tra il governo di questa Regione e i governi dei paesi
del Mediterraneo, il bando alle armi, il bando alle mine, la
possibilità di combattere in ogni angolo i traffici di
stupefacenti e di droga, la possibilità di costruire luoghi
sovrastatali e di tipo mediterraneo anche nel campo della
formazione; da tempo, da lungo tempo si parla e si annuncia come
grande idea la costruzione di un politecnico del Mediterraneo.
Questo è un governo che ha oggi i poteri, che ha la
possibilità che può avere la forza di dare significato concreto
alla politica della globalizzazione.
La globalizzazione non sono soltanto merci, ma anche la
costruzione di diritti universali, primo fra tutti il diritto al
sapere, il diritto al conoscere, il diritto alla vita.
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la
parola per manifestare intanto il pieno dissenso rispetto a
quanto l'onorevole Forgione ha poc'anzi detto cercando di fare
passare un teorema secondo il quale si vuole addebitare tutte le
responsabilità del mondo ad un sistema, quello americano, che
verrebbe ad essere indicato come il primo responsabile di tutte
le colpe e di tutte le pene degli uomini e del mondo. Così non è
Non è così e non bisogna dimenticare, invece, la realtà del
popolo islamico e non si capisce perchè mai i governanti di quei
popoli fanno ancora guerre. Sono loro i "guerrafondai" perché
in questo modo tendono a negare i diritti politici ed economici
alle loro stesse popolazioni. Altrimenti, non si spiegherebbe
come mai Bin Laden che aspira a diventare il "re del sud del
mondo" sfidi gli Stati Uniti d'America con la voglia e la
determinazione di chi pretende di interpretare le esigenze di un
popolo.
Egli, in verità, non interpreta le esigenze del popolo
islamico perché quel popolo ha bisogno di pace, di serenità, e,
soprattutto, ha bisogno di svilupparsi dal punto di vista
economico e sociale. Tale sviluppo viene costantemente negato
proprio dai dirigenti di quelle popolazioni, proprio dalle classi
governanti, e allora, se la guerra c'è, ora, in questo momento, è
proprio perché loro, i governanti islamici l'hanno prodotta.
Con questo non voglio certamente dire che l'azione di forza
promossa dagli Stati Uniti d'America debba essere una azione
punitiva; deve essere certamente una azione di polizia. Ma,
attenzione al dibattito, attenzione a fomentare movimenti come
vorrebbe la sinistra, come vorrebbe soprattutto Rifondazione
comunista, allorché fagocita le manifestazioni contro la
globalizzazione economica, le manifestazioni per la pace cercando
di strumentalizzarle. Genova ci ha insegnato qualcosa. Allora,
attenzione a fare in modo che questo intervento, che le
manifestazioni - perché tutti siamo per la pace e lo è tanto più,
appunto, il popolo occidentale - non scada in fanatismi, almeno
in generale, ma anche perché riteniamo di avere già acquisito
nel corso dell'evoluzione millenaria il rispetto dei diritti
umani e civili.
Il nostro è un sistema non certamente perfetto, è
sicuramente migliorabile, ma qual è la cosa che in questo mondo,
in questa terra non si può e non si deve migliorare? Allora,
anziché una posizione migliorabile, un partito che comunque fa
parte del mondo occidentale, avrebbe dovuto manifestare anche
qui, oggi, in questa sede, un ragionamento ed un senso di
responsabilità diverso. Invece, ancora una volta, si ascoltano
gli stessi discorsi che si ascoltavano negli anni di piombo,
quando in Italia il terrorismo era forte, proprio per cercare di
dimostrare a loro modo che il sistema occidentale fondato sulla
libera iniziativa, sul rispetto della proprietà, sul
riconoscimento dei diritti umani, civili e politici delle
popolazioni, era un sistema che invece voleva opprimere.
La questione palestinese va sì affrontata dal mondo
occidentale, perché non riguarda soltanto il popolo islamico, ma
involge tutta l'umanità. Però, è pur vero, che nel momento in cui
i fanatici del popolo islamico, i più integralisti, non danno la
possibilità ai loro stessi soggetti politici più moderati di
rispettare "il cessate il fuoco" quando viene annunciato,
costringendo ancora una volta quel popolo ebraico che ha
senz'altro le sue colpe, ma che - comunque - proviene da una
esperienza in forza della quale ha bisogno e diritto anch'esso di
avere un territorio, ebbene, nel momento in cui il popolo
islamico non riconosce o non ha mai riconosciuto - in maniera
ufficiale e determinante - la libertà del popolo ebraico, di
occupare un territorio, nel momento in cui i suoi confini sono
sempre minacciati, allora, a questo punto, vorremmo vedere che
cosa si potrebbe fare.
E' tempo di ribaltare il ragionamento, di vedere come mai i
popoli islamici non si propongono, ad esempio, di manifestare
pacificamente; perché non rivolgiamo una risoluzione verso i
paesi arabi per dire che le loro popolazioni vanno educate a fare
anche delle manifestazioni, sia pure al confine con Israele, in
maniera pacifica, per dare un segnale serio e concreto della
possibilità di affrontare un dialogo aperto tra il popolo ebraico
ed il popolo palestinese.
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
dibattito di questa mattina su un argomento così delicato e
importante, quale appunto il ruolo dell'Italia e segnatamente
della Sicilia in questo conflitto internazionale, sia non
soltanto opportuno ma anche tempestivo.
La Sicilia, lo ricordavano anche altri colleghi, per tutta
una serie di ragioni sia geografiche che culturali e storiche, è
un punto d'incontro tra la cultura mediterranea e quella
mitteleuropea; è un po' il ponte tra l'Occidente e l'Oriente;
costituisce singolarmente un ponte tra la cultura occidentale e
un'altra, quella araba, che ha radici totalmente diverse ma, allo
stesso tempo, ha in Sicilia il suo punto d'incontro nella storia
e anche oggi nell'incontro tra tanti popoli.
Noi abbiamo sul nostro territorio tanti arabi, contiamo
moschee, contiamo una popolazione di lingua araba, una
popolazione di religione musulmana che probabilmente è unica in
tutta Europa.
Questo ci deve fare riflettere e indurci ad una
considerazione: noi apparteniamo ad una civiltà che ha un suo
modello di sviluppo, che ha una sua radice e che, ovviamente ha -
come tra l'altro è detto bene nella mozione presentata dai
Democratici di sinistra - nella sua peculiarità economica, negli
spostamenti per quanto riguarda sopratutto i trasporti, un suo
modello che noi intendiamo difendere.
Abbiamo quindi l'esigenza di difendere un modello di civiltà
che abbiamo costruito nel tempo, che è stato coltivato e che è
stato proditoriamente aggredito in quell'atto alle Torri Gemelle
- così verrà ricordato - in realtà non è stato soltanto alle
Torri Gemelle, ma l'effetto mediatico è stato proprio quello di
voler fare vedere nel crollo di quelle due Torri la debolezza
strutturale di un modello occidentale.
Un modello di debolezza strutturale che si ritiene di voler
individuare nella cosiddetta globalizzazione, cioè l'effetto di
una devastante operazione terroristica a Manhattan determina a
migliaia e migliaia di chilometri di distanza il crollo di una
serie di titoli azionari, il crollo dell'utenza nel trasporto
aereo, determina tutta una serie di effetti che appunto possono
trovare una loro logica in una visione globale della economia
mondiale.
Credo che questo modello che abbiamo costruito nei
cinquant'anni a partire dal dopoguerra ad oggi, questo modello
tanto criminalizzato della globalizzazione, questo modello per
cui sostanzialmente ci interessa conoscere non soltanto il Mibtel
della Borsa di Milano, ma anche l'indice di New York e quello dei
paesi asiatici, è un modello che, tutto sommato, corrisponde alle
nostre esigenze, al nostro modo di vivere e di pensare. Credo che
sia un po' anche il modello a cui educhiamo i nostri figli e
quindi non penso che si possa oggi parlare del sistema della
globalizzazione come di un sistema che non va bene, che bisogna
cambiare.
FORGIONE. E' già in crisi
TRICOLI. Onorevole Forgione, è bene che lei dica che è in
crisi, io voglio scommettere che da qui a qualche tempo comunque
sarà un modello che risulterà vincente.
Credo che anche modelli alternativi siano ormai falliti,
perchè anche questo attentato alle "Torri Gemelle" segna nella
storia del dopoguerra un fatto importante: cioè da una divisione
tra coloro i quali fanno parte della Nato e coloro i quali fanno
parte del Patto di Varsavia oggi si va invece ad una diversa
divisione del mondo tra coloro i quali fanno parte appunto delle
forze che oggi condannano e combattono il terrorismo
internazionale, da un lato, e, dall'altro, quelle forze che
invece sono solidali con quelle azioni terroristiche.
Una volta non si poteva essere neutrali tra il Patto
Atlantico e il Patto di Varsavia; oggi non si può essere neutrali
tra il Patto delle forze che hanno aggredito per legittima difesa
l'Afghanistan e quelle che invece non l'hanno aggredito e sono
solidali quindi, sostanzialmente, con i terroristi, con Osama Bin
Laden.
E' singolare vedere che tra le forze che hanno partecipato a
questa operazione di polizia internazionale sia compresa la
Russia e tutte quelle forze che ieri facevano parte del Patto di
Varsavia.
Quindi, da un lato le forze della Nato, dell'ex Patto di
Varsavia, dall'altro altri piccoli Stati, piccole minoranze che
si rifanno non ad un principio religioso che è quello dell'Islam
ma ad un principio fondamentalista pericolosissimo che oggi
minaccia veramente non soltanto l'Occidente ma tutto un intero
mondo, un intero sistema che ormai si è coalizzato, si è
aggregato su altre basi e su altri valori. Del G8 fa parte la
Russia di Putin.
Abbiamo la possibilità di costruire un fronte internazionale
di gran lunga più ampio rispetto a quello che era, in passato, il
fronte della Nato e avere, quindi, la possibilità di difendere un
modello - chiamiamolo come vogliamo - liberale, occidentale, un
modello democratico, che è probabilmente tutte e tre queste cose:
liberale, occidentale e democratico di cui fanno parte
numerosissimi Stati, la stragrande maggioranza degli Stati
mondiali.
Comprendiamo benissimo, quindi, come l'aggressione alle
"Torri Gemelle" non è altro che l'aggressione di una piccola
quota di uomini, di paesi, di organizzazioni che non si
riconoscono in un modello in cui si riconosce, invece, la
stragrande maggioranza degli Stati che oggi partecipa a quella
operazione di polizia internazionale.
Noi vogliamo difendere il diritto dei nostri figli a
prendere un aereo, a trasferirsi in qualunque parte d'Europa o di
un altro continente senza il timore di essere aggrediti da un
fondamentalismo islamico che non ha radici culturali sicuramente
nel Corano, in Maometto, ma ha radici culturali probabilmente
nella interpretazione libera, incredibile, direi addirittura
assolutamente in contrasto con quello che è il vero e proprio
Islam, quella che è la vera e propria interpretazione del Corano
e che tende a mettere in ginocchio tutto il sistema occidentale
attraverso l'azione di pochi uomini.
Credo che avere intrapreso come Nazione italiana a guida di
centrodestra, con Silvio Berlusconi presidente del Consiglio,
Gianfranco Fini vicepresidente del Consiglio, ma insieme ad altri
Paesi come la Gran Bretagna di Blair impegnata in prima linea in
queste operazioni militari, ed è un governo laburista, come la
Germania di Schroeder, come la Francia di Jospin, ecco, allora,
in questa grande macchina, che abbiamo messo in moto, di polizia
internazionale nella quale fanno parte uomini del centrodestra e
uomini del centro sinistra, che mira unitariamente a difendere
quel modello che ci siamo dati: un modello occidentale, liberale,
democratico, è il segnale di una grande capacità dell'Occidente,
e non soltanto di esso, ma di tutto un sistema che ormai abbiamo
costruito in questi ultimi dieci anni dalla caduta del Muro di
Berlino in qua, in cui tutti crediamo, in cui i Paesi sviluppati
si sono ritrovati. Abbiamo un fronte ampio, non essendoci più
quella divisione che era simboleggiata dal muro di Berlino tra
Patto di Varsavia e Patto atlantico, non avendo più una diversità
di vedute su questi argomenti, tanto è vero che Berlusconi,
Aznar, Blair, Jospin e Schroeder si trovano insieme in una grande
coalizione contro il terrorismo islamico e questa è la grande
realtà alla quale dobbiamo fare fronte. Credo che avere
intrapreso questo dibattito e avere soprattutto presentato queste
mozioni sia stato un atto di grande responsabilità.
Devo dire anche, onorevole Forgione, che nella parte motiva
la sua mozione è in larga parte condivisibile, se fosse una
sentenza direi che è una sentenza suicida dove la parte
dispositiva è poi in contrasto con quella che è la motivazione.
FORGIONE. L'ha letta male, onorevole Tricoli
TRICOLI. No, l'ho letta benissimo, l'ho letta attentamente e
credo di poterlo dire. Sostanzialmente lei dice "bisogna
combattere il terrorismo, bisogna dire che siamo contro queste
forme ecc. ecc.", ma poi alla fine preferisce tirarsi fuori ed
essere neutrale. Io credo che non ci sia oggi la possibilità di
essere neutrali: la Sicilia, l'Italia devono essere parte attiva
nel processo di integrazione democratica tra tutti i Paesi sia
quelli della Nato, sia quelli dell'ex Patto di Varsavia che si
riconoscono in un unico modello di sviluppo, quello della
globalizzazione, fatto inevitabile e irreversibile...
FORGIONE. Milioni di bambini...
TRICOLI. Guardi che la globalizzazione la utilizzano pure i
gruppi di Bin Laden che, attraverso la televisione Al Jazeera,
fanno i loro proclami sapendo che questi penetrano nelle case di
ciascuno di noi.
FORGIONE. Contro Bin Laden e contro chi affama i bambini
TRICOLI... vanno a intaccare quella che è la sensibilità di
ciascun uomo in tutto il mondo e in tutto il pianeta.
PRESIDENTE. Onorevole Tricoli, la devo invitare a concludere,
perché anche lei ha sforato di alcuni minuti
TRICOLI. Allora, credo che la mozione dei Democratici di
sinistra sia sostanzialmente condivisibile, anche se alcuni
termini, alcune parole probabilmente sono retaggio di una cultura
che ormai dovrebbe essere superata.
Ribadisco che la mozione dei Democratici di sinistra è
condivisibile nella misura in cui, comunque, impegna il Governo a
mobilitarsi affinché venga fatta questa operazione di polizia
internazionale che naturalmente non deve avere il carattere della
ritorsione, ma deve garantire la sicurezza mondiale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono in fase di
predisposizione degli emendamenti ad alcune mozioni. Sarebbe
auspicabile che, attorno a un tema di questa natura, si potesse
pervenire ad una formulazione ampiamente condivisa, probabilmente
sarebbe la soluzione migliore. Preannuncio che è stato
presentato un primo emendamento dal Gruppo dei Democratici di
sinistra.
FORGIONE. E' stato presentato un emendamento a quale mozione,
onorevole Presidente?
PRESIDENTE. Alla mozione numero 48, onorevole Forgione. A
conclusione del dibattito sospenderei la seduta per qualche
minuto per verificare un percorso il più possibile ampio rispetto
al tema di cui stiamo discutendo.
VIRZI'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sono
affatto un "post", preferisco essere sempre un "ante". In
politica è meglio essere sempre avanti che essere la coda di
fenomeni storici, anche perché si dice "in cauda venenum". Le
code storiche hanno sempre un sapore amarostico.
Lamentandomi con alcuni giornalisti nel nome della memoria
io ricordavo a pari data nella scorsa legislatura con il Governo
Provenzano noi avevamo già votato agli inizi di ottobre, la
procedura d'urgenza per 11 disegno di legge e avevamo avviato in
Aula il dibattito, quindi a lavoro di Commissione conclusa, per 5
disegni di legge, tenendo conto delle diversità istituzionali.
Che c'era una lunghissima ed estenuante e non formale fase
di dibattito sulla fiducia, c'era l'elezione a scrutinio segreto,
ricorderete tutti quanto era tormentata, degli assessori e del
Presidente della Regione, tutte fasi che abbiamo saltato questa
volta.
Che noi ancora ad inizio di legislatura, non vorrei usare un
termine autolimitativo per il Parlamento, ma ci concediamo il
lusso, non voglio dire che ci balocchiamo, ma ci concediamo il
lusso di fare gratuitamente, anzi non gratuitamente perchè ci
paga il popolo siciliano, i consiglieri militari degli Stati
Uniti d'America, francamente mi pare eccessivo.
E' un vizio antico dell'Assemblea regionale siciliana.
Molto spesso in questo coadiuvata da opposizioni enormemente
volenterose di perdere ciclicamente tempo, dai consigli di
quartiere fino ai più alti consessi, a disquisire di politica
estera nel nome di un 'bossismo' non dichiarato ma praticato
nella sostanza.
Perché ci ricordiamo qualche viaggio nella tenda di
Gheddafi, qualche tentazione arabistica, convegni immaginifici
che sognavano un rapporto preferenziale, e incredibile dictu e in
qualche modo non lo rassegniamo alla storia perchè non è
meritevole di storia, ma alla cronaca, col governo Provenzano con
la grande travolgente e vicinissima vittoria del centrodestra,
nell'indifferenza più generale uno dei primi atti dell'altra
legislatura fu che abbiamo votato il gemellaggio con Cuba, non lo
votai soltanto io perchè me ne accorsi, abbiamo votato il
gemellaggio con Cuba.
Prima di tutto io eccepisco che mi pare triste arrivare in
questa Aula senza che si sia un documento predisposto dal
centrodestra su argomenti così qualificanti.
Alla Camera c'è stato uno scambio di cortesie che qua pare
impossibile, alla Camera io ho limato una frase di la, tu l'hai
limata di qua, e ci siamo votati a vicenda, alla fine,
sostanzialmente, un medesimo documento.
Considerato che non stiamo parlando del rilascio di una
licenza commerciale, il Parlamento regionale trattandosi di
politica estera, c'è la storia di 200 anni di diplomazia
occidentale che ci ha insegnato che scoppiano le guerre perfino
per telegramma con una virgola sbagliata.
Allora stiamo attenti che venga fuori dall'Assemblea
regionale siciliana, che avvertiamo che sull'onda dello sdegno si
possa dar luogo a una reazione militare.
C'è già una reazione militare. Cioè noi prendiamo posizione
contro una cosa che già sappiamo essere avvenuta con la nostra
condivisione e su iniziativa, io credo, moralmente legittima la
di là della giurisprudenza internazionale degli Stati Uniti
d'America come atto di autodifesa.
Non si affermi l'idea dello scontro tra opposto culture. C'è
una cultura del terrorismo contro cui tutti insieme siamo in
guerra, ma non è una guerra che è stata soltanto dichiarata, è
stata praticata, che ha conosciuto il primo atto, la guerra non
comincia col prima Tomahawk o col primo Cruise che cade
sull'Afghanistan, la guerra comincia l'11 settembre e viene
unilateralmente dichiarata e dietro questa dichiarazione di
guerra è l'avvio concreto e la preparazione di questi atti
criminosi.
C'è una cultura diversa che l'occidente ha il dovere di
combattere coinvolgendo tutte le persone ragionevoli e i governi
ragionevoli non moderati, perché l'Arabia Saudita ha una politica
estera da paese moderato nei confronti dell'occidente, ma sono
wahhabiti, cioè la setta più fanatica e conservatrice del mondo
arabo, io capisco che tu condividi perchè sei tendenzialmente
poligamo, un tendenziale sceicco.
FORGIONE. Sono i principali alleati degli Stati Uniti.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, lasci completare l'onorevole
Virzì. L'Aula ha ascoltato lei e adesso ascolta l'onorevole
Virzì.
VIRZI'. Quando in un documento, che dovrebbe essere votato dal
Parlamento più antico del mondo, anche la maggioranza di
Centro-Destra vota un linguaggio in cui si parla di inaccettabili
politiche di ritorsione, questo richiede una serie di tomi per
descrivere minutamente che cosa voi intendete per "inaccettabili
politiche di ritorsione".
Stiamo attenti, perché parliamo di politica internazionale e
di diplomazia.
Non credo che si smuoverebbe la faglia di Sant'Andrea e
nemmeno un consigliere comunale di Minneapolis in base ai nostri
documenti, ma che in quest'Aula si continui ad esprimere,
attraverso il sinistrese con i panni ripuliti in Arno di Veltroni
che è internazionale perché è andato a Disneyland, come è stato
graziosamente scritto da una rivista, mi pare eccessivo.
Se su tutto questo a qualcuno è stato possibile scrivere
senza vergogna sulla prima pagina del proprio giornale: sono
morti settanta ebrei in un incidente aereo su un Tupolef, Osama
in excelsis; sulla prima pagina del suo giornale onorevole
Forgione.
Io capisco che dietro le parole ci sono gli stati d'animo,
dietro le virgole e le virgolette e dietro le sfumature del
linguaggio di una lingua antica e precisa si nascondono concetti
che non sono ...
FORGIONE. Noi la parola "ebreo" la possiamo pronunciare a
testa alta. Pensi alla sua di storia.
VIRZI'. Ma anche io, eliminando qualche amico, non ne conosco
nessuno.
PRESIDENTE. Onorevole Virzì, la prego di sviluppare il suo
intervento e di concludere nei tempi.
VIRZI'. Signor Presidente, Lei deve difendermi dalle
interruzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Virzì, io la sto difendendo ma lei si
lasci difendere.
VIRZI'. La conclusione è che - e qui parlo a titolo puramente
personale - io credo che entrambi le mozioni non siano votabili
con coscienza da parte del Centro-Destra così come sono
formulate.
Se si entra ragionevolmente nell'ordine di idee di limare,
di venirsi incontro, e di produrre un documento di cui in
larghissima parte possiamo andare non dico fieri ma che possiamo
sostenere per averlo prodotto alla fine di un dibattito e di un
voto parlamentare, ripeto, del più antico Parlamento d'Europa,
benissimo, meglio così, perché nessuno cerca lo scontro per lo
scontro, ma che per non votare il documento dell'onorevole
Forgione io debba rinculare verso la mozione predisposta con
grande sapienza dialettica e con grande tentativo di captatio
benevolentiae che continuano, nonostante tutto, ad avere il
cordone ombelicale con la loro cultura che io conosco a memoria e
che riconosco anche sotto il velame dei diversi strami.
Non siamo d'accordo ma, soprattutto su queste cose le
sfumature sono importanti perché c'è un grido di allarme su ciò
che potrebbe accadere, mentre è rituale il riconoscimento e la
solidarietà per ciò che è accaduto prima e manca la cosa che vi è
mancata sempre - è appena una pennellata di vernice fresca
fresca- manca il grande senso e l'orgoglio della nostra storia,
manca il senso dell'indentità culturale dei popoli europei, manca
la piena visione ai grandi principi che hanno permesso alla
nostra civiltà, con tutti i suoi difetti di organizzazione
economica di procedere sulla strada del progresso del mondo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor presidente, onorevoli colleghi, penso che
questo podio e questi microfoni non siano preclusi a nessuno.
Ritengo che sull'argomento in discussione, vista l'importanza
dello stesso e la refluenza che ha sulle sorti di tutti e di
ciascuno di noi, a nessuno sia dato affrontarlo con
superficialità e vorrei dire, soprattutto, con ambiguità.
Noi abbiamo in Italia una lunga, lunghissima tradizione che
ci porta quasi sempre di fronte ad argomenti di questo genere, ad
accadimenti di questa portata a mimetizzarci, ad operare dei
distinguo, a cercare, cioè, di dare un colpo al cerchio ed uno
alla botte.
La conseguenza di questi comportamenti, che sono
pluridecennali, è che poi l'Italia non viene considerata come una
nazione affidabile, non viene considerata nel novero degli
alleati sicuri, non viene considerata, insomma, per quello che è:
un grande Paese, dal punto di vista economico, della civiltà,
della cultura, delle tradizioni, ma sostanzialmente un alleato
che non ha un grande peso politico, un alleato da non tenere in
considerazione o, meglio, nella giusta considerazione nel momento
in cui ci sono decisioni gravi da prendere.
Beh, io ritengo che sia giunto il momento di cambiare questo
stato di cose, di crescere, di diventare adulti e si diventa
adulti quando? Quando si ha il coraggio di assumersi le proprie
responsabilità, anche quando assumere queste responsabilità
significa pagare dei prezzi e dei prezzi anche alti. Ma nessun
popolo sarà mai un popolo libero se non ha il coraggio di
assumersi queste responsabilità. Nessun popolo sarà veramente
rispettato se questo popolo non è disposto a pagare un prezzo per
la propria libertà e per la propria importanza nel contesto
internazionale delle nazioni.
Quindi, di fronte a ciò che è accaduto negli Stati Uniti
d'America, nessuno può restare indifferente, nessuno può
nascondersi dietro un dito, nessuno vuole fare il guerrafondaio
ma tutti, è dovere di tutti, intanto, affermare alcuni principi
essenziali, fondamentali, che debbono essere patrimonio
condivisibile in maniera bipartisan - come si dice ora - cioè al
di là degli schieramenti politici.
Ed i principi che debbono essere condivisi da tutti e che
non ci possono essere attacchi impuniti all'ordine costituito,
non ci possono essere zone d'ombra nell'azione politica da parte
di qualsiasi gruppo e che quando si porta un attacco al cuore
della democrazia, quando si porta un attacco che provoca decine
di migliaia di morti non ci possono essere distinguo.
Intanto bisogna chiamare con nome e cognome questi fatti e
questi accadimenti senza infingimenti e bisogna perseguire, senza
infingimenti e senza distinguo di sorta, chi organizza e porta a
termine questi attacchi.
Quindi, pieno e totale appoggio al Governo ed al popolo
degli Stati Uniti d'America, pieno e totale appoggio all'azione
di polizia che il Governo degli Stati Uniti d'America, insieme
alla NATO e all'ONU, si prefigge di portare avanti, senza
distinguo. Intanto, cominciamo tutti con l'affermare questo
principio, questo dato di fatto, dopodiché é ovvio che nessuno
- e questo lo hanno dichiarato tutti - vuole perseguitare
l'Islam, ci mancherebbe altro, tra l'altro noi in Sicilia siamo i
testimoni, proprio per la nostra posizione al centro del
Mediterraneo e per essere provenienti da una storia millenaria di
collaborazione con i Paesi islamici - questo Palazzo ne é
testimonianza - ma un conto, é questo distinguo doveroso, che
nulla ha a che vedere con l'Islam, con il Popolo islamico e con
gli arabi in genere.
Altra cosa é l'approvazione incondizionata dell'operazione
di polizia internazionale che va sotto il nome di "guerra al
terrorismo", non guerra agli Arabi ed alle nazioni arabe, ma
guerra sì, totale e continua al terrorismo e, su questa base, non
ci può essere distinguo, non possono esistere infingimenti,
perché poi, non ci si potrà lamentare domani, come sta avvenendo
in queste ore da più parti, che l'Italia non é considerata.
L'Italia non é considerata, proprio perché per cinquant'anni
era vietato, pure, nominare la parola "patria", "nazione".
L'Italia per cinquant'anni ha vissuto di piccoli espedienti, a
livello di politica internazionale. Non ha avuto mai il coraggio
di schierarsi, quando era il caso di farlo. Ha sempre cercato,
perseguendo questa fama dell'italica furbizia di vedere
nell'immediato, alla convenienza spicciola. Ma la convenienza
spicciola dell'immediato non può portare nulla di buono per
l'avvenire, perché gli amici ed in nemici si vedono in questi
frangenti, non quando tutto é facile e quando conviene a tutti
dire "io sono schierato con l'America", così come si può dire
"sono schierato con la Francia, con l'Europa o con la NATO", ma
lo si deve dire con i fatti, quando essere schierati, fra
l'altro, per difendere la libertà e la democrazia, significa
anche pagarne il prezzo e sopportare anche conseguenze.
Il mio invito é, pur apprezzando molto la mozione presentata
dal gruppo dei DS nel quale si colgono alcuni principi che
possono essere apprezzati, ma dall'altro lato ritengo che questa
mozione vada emendata, nel senso di ciò che ho testé detto e cioè
di fare una divisione netta, totale e assoluta tra ciò che
bisogna certamente perseguire e, quindi, tra ciò che é bene e ciò
che é male, dopodiché é evidente che nessuno vuole fare guerre e
che non si sta mettendo in campo un'azione di ritorsione. Ma
quale ritorsione? I Paesi democratici non operano attraverso
ritorsioni.
E' un principio fondamentale dell'ordinamento democratico
che quando una persona o un gruppo di persone, i terroristi -
chiamiamoli come vogliamo - attentano ai principi condivisi della
democrazia e della libertà, ai principi fondanti cioè degli Stati
democratici, la risposta che deve essere forte da parte di questi
Stati, non avviene in quanto ritorsione, ma in quanto
applicazione di un principio fondamentale che é quello della
difesa dei valori che sono valori universali e che non possono
essere messi in discussione da nessuno.
PRESIDENTE. E iscritto a parlare l'onorevole Micciché. Ne ha
facoltà.
MICCICHE'. Signor presidente, onorevoli colleghi, a parte
l'intervento del diessino Cracolici, sembra che qui sia quasi un
duetto tra Rifondazione comunista e Alleanza Nazionale.
Quattro interventi di deputati di Alleanza Nazionale e
pensavo che ognuno parlasse e ripetesse le stesse cose
dell'oratore precedente dello stesso Gruppo, invece ho visto che
tutti e quattro sono differenti l'uno dall'altro.
Questa é una sottigliezza per evidenziare la diversità,
diversità che é ricchezza, anche nello stesso Gruppo. Sono però
cose che riguardano Alleanza Nazionale e non altri.
Quello che mi stranizza in questo momento é questa affinità
finale, tranne che per l'intervento dell'onorevole Virzì, che
farà si che quasi tutti andranno a firmare, anche se con qualche
emendamento, la mozione presentata dai deputati del Gruppo dei
Democratici di Sinistra.
Veramente per un argomento di così grande importanza - anche
per quanto riguarda la sua portata storica - questo secondo me é
un fatto grave, un fatto che la dice lunga sulle ragioni della
sinistra che oggi si pone in maniera contraddittoria; ragioni di
questo centrosinistra, perché questa parte del centrosinistra,
cioè quella dei Democratici di Sinistra, che ha votato
favorevolmente, che ha dato un voto di scambio con il Governo
Berlusconi quando a suo tempo - come diceva il compagno Forgione
- l'onorevole Berlusconi aveva votato favorevolmente per la
guerra del Kossovo, ebbene io oggi mi sento ancora più
preoccupato di qualche anno fa.
Mi sento preoccupato perché stiamo perdendo la memoria
storica, stiamo perdendo il lume della ragione. E' possibile
continuare a dire - e da questo microfono sono state dette - le
parole Islam, ebrei; ma questo é un problema che state cercando
di rafforzare per rafforzare quella identità fondamentale del
sistema capitalista che ha bisogno di un nemico. E oggi il nemico
viene visto nei paesi arabi, nei paesi islamici, paesi musulmani.
Il problema non é quello della religione. State cercando di
fomentare affinché tutto diventi un problema di religione. Ma la
religione in questa vicenda c'entra poco.
Se andiamo a vedere chi sono - e qualcuno vi ha accennato -
questo Bin Laden, questi Talebani sono stati foraggiati negli
anni passati per fare la guerra contro l'Unione sovietica. Non
sto a dire che l'Unione Sovietica ha fatto bene a invadere
l'Afghanistan, ma se andiamo a vedere i servizi giornalistici,
quello che é stato documentato sulla guerra in Afghanistan di
dieci anni fa, noi oggi possiamo vedere chiaramente che la
responsabilità di avere foraggiato, aiutato questo terrorismo
perché quando il terrorismo era contro l'Unione Sovietica quelli
erano uomini che volevano la libertà, che volevano liberarsi dal
giogo dell'Unione Sovietica oggi sono terroristi, oggi si
accusano i Talebani cercando di farli.
GRANATA, assessore per i beni culturali ambientali e la
pubblica istruzione. si però le azioni contro l'Unione Sovietica
le facevano a Kabul
MICCICHE'. Ma io caro assessore Granata non sto giustificando
l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'Unione Sovietica,
perché anche noi eravamo contro, anche la vera sinistra era
contro quell'invasione, però c'erano gli Stati Uniti d'America in
prima fila ad aiutare quel gruppo di criminali, di terroristi che
sono i Talebani. E questo non dovete dimenticarlo. Questa é la
memoria storica che deve rimanere fissa nelle nostre menti.
Perché oggi si fa una grandissima confusione tra talebani, islam,
mussulmani, ebrei, arabi.
C'è una grandissima confusione. L'altro giorno dovevo
posteggiare la macchina in un parcheggio, mi hanno detto: "No
deve lasciare le chiavi perché ci sono gli arabi". Ecco Questo
si sta diffondendo nell'opinione pubblica che chi è arabo, chi è
mussulmano probabilmente è un potenziale terrorista. Con questo
tipo di intervento come quello fatto dall'onorevole Incardona,
con questi ragionamenti, si sta cercando di diffondere una
concezione sbagliata della storia e della politica attuale. Non
è così che si fa chiarezza. Abbiamo messo sui giornali la faccia
di Bush e la faccia di Bin Laden. Sono dell'avviso che è
l'aspetto della stessa medaglia. Da un lato c'è Bush, dall'altro
Bin Laden. Tutti e due si aiutano. E, state attenti, calza
perfettamente il concetto. Bush ha bisogno, in questo momento, di
un nemico e l'ha trovato ed è felice perché si è cercato di
demonizzare un soggetto diverso. Gli americani avevano bisogno in
quel momento.
Certo non sto cercando di fare delle insinuazioni. Però è
chiaro che già potenzialmente c'era questa tendenza. E noi
stiamo andando dietro questo concetto. Caro onorevole Virzì non
ho mai chiamato lo stato di Israele: ebrei. L'ebreo è un popolo
che c'era in Sicilia, in Europa. Gli ebrei sono una cosa, gli
israeliani sono un'altra cosa. In Israele ci sono ex abitanti
dell'Unione Sovietica, dell'Europa orientale, dell'Europa
occidentale, dell'Asia, dell'Africa, d'ovunque. Non cerchiamo di
confondere.
VIRZI'. Onorevole Micciché, citavo la prima pagina del vostro
quotidiano.
MICCICHE'. Ecco forse quelli erano originari...
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, lei è un sincero democratico,
lasci esprimere la cultura di ciascuno.
MICCICHE'. Onorevole Virzì, innanzitutto, quei poveri
disgraziati sono morti in quell'incidente aereo provocato da
questa tensione che in questo momento è stata alimentata da
questo concetto. Oggi la Russia non mi pare sia schierata con i
Paesi del Terzo mondo. Oggi la Russia è a fianco degli Stati
Uniti. Questi signori, sono ebrei perché sono d'origine ebrea
perché provengono dall'ex Unione Sovietica, perché era una razza
ebrea di stanza in quel Paese. Ma a parte questo frangente, la
vera questione caro onorevole Virzi è che con questo modo di
parlare si sta alimentando una grossa caccia alle streghe. Chi
parla di pace non parla di pace perché vuole essere neutrale.
Noi non siamo neutrali, cari colleghi. Siamo contro il
terrorismo ma siamo anche contro la guerra. Qualsiasi guerra,
perché quello che ho sentito ieri da un vostro amico di
coalizione, l'onorevole Giovanardi che dice che per combattere la
mafia sarà necessario, bisogna anche bombardare Palermo, questa
la dice tutta su come si pensa su come si vogliono risolvere le
grandi questioni di questa società, di questo pianeta: con le
bombe, con le bombe E' questa è la soluzione Mi pare veramente
assurdo. Una persona che ragiona e qualcuno poco fa, chi mi ha
preceduto parlava l'onorevole Formica di polizia, di guerra di
polizia, di fare una guerra, per cercare di stanare i terroristi.
E',però, possibile che per prendere un gruppo di criminali
bisogna radere al suolo un paese dove non c'è niente, dove ci
sono soltanto caverne, ci sono soltanto case diroccate? Ma cosa
si sta bombardando? L'Afghanistan, un Paese tormentato dove non
c'è niente, manca tutto; mancano anche i mezzi di informazione,
perché lì non fanno vedere i morti. Stamattina hanno detto che a
causa di questi bombardamenti ci sono stati 76 morti. Non so se
sia vero o falso, non ha alcuna importanza la quantità, il fatto
è che, siano pochi o molti, quei morti non hanno valore. Coloro
i quali credono al rispetto umano ed al concetto che la vita è
sacra non possono restare indifferenti dinanzi alla morte di un
essere umano. Non è giustificabile nessuna morte, nessuna vita
si può sacrificare neanche per l'ideale più grande Se poi
qualcuno si suicida per la Patria, questo è un altro discorso.
Ma che io debba salire in cattedra e sostenere che per liberare
questo Paese bisogna sacrificare centinaia di vite umane, questo
no Neanche una ne sacrificherei perché troverei il mezzo per
risolvere quella situazione senza spargimento di sangue, senza
perdita di vite umane; qui, sembra che ci siano morti di serie A
e morti di serie B.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, concludo il mio
intervento dicendo: la pace prima di tutto
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha
facoltà.
SAVARINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come molti
altri l'11 settembre sono rimasta sbigottita guardando le
immagini trasmesse in televisione. Sbigottita perché
inaspettatamente ci si presentavano davanti delle immagini che
avevano qualcosa di comune solo nella storia, solo con immagini
cinematografiche. Quelle immagini ci hanno inorridito, hanno
inorridito gli animi di tutti, di qualsiasi colore, religione o
etnia.
Dopo lo stordimento siamo stati tutti portati a fare una
indagine, a chiederci il perché di quelle scene, a chiederci
come mai si fosse arrivati ad un gesto così folle, a chiederci
chi questo gesto folle l'avesse programmato, voluto e realizzato.
Fatta l'indagine si è scoperto il colpevole. Scoperto il
colpevole si è cercato, in maniera quanto meno razionale, la
strategia migliore per fare in modo che quelle immagini non
potessero più ripresentarsi ai nostri occhi.
E questo è il perché, la ragione della guerra che oggi
viviamo. Questo è il perché, la ragione, perché probabilmente
questa è l'unica soluzione, l'unico strumento che un governo
civile come quello americano, con l'accordo e l'appoggio di tutti
gli altri governi civili, compreso il nostro, che aveva per
evitare che un'altra scena simile potesse ripresentarsi ai nostri
occhi.
Io chiedo e dico, quale mezzo può avere in mente l'onorevole
Miccichè che potenti non hanno già pensato o non hanno cercato di
percorrere? Quale mezzo può esserci per evitare che gesti
terroristici possano essere di nuovo compiuti? E' un gesto folle,
è un gesto di fanatismo, dargli un significato maggiore,
giustificarlo in base alla religione, come Bin Laden vorrebbe
fare, è semplicemente cercare di rivestire di una area di
di cultura che, invece, il gesto non ha, perchè è un gesto di
pazzia che nella pazzia ha delle ragioni anche economiche
importante se è vero come è vero che la borsa ne ha risentito e
che ci sono stati giochi in borsa nei quali qualcuno sicuramente
ci ha guadagnato e quel qualcuno non è un americano.
L'onorevole Miccichè sostiene che non vorrebbe rinunciare
neanche ad una vita. Neanche io, nessuno di noi vorrebbe mettere
in gioco altre vite; ma come si fa a fare in modo che altre vite
non vengano messe in gioco? Come si fa ad evitare che un altro
gesto come quello delle Torri Gemelle e del Pentagono possa
essere perpetrato di nuovo se non andando a eliminare a casa
propria le ragioni, le persone, le menti che quel gesto hanno
voluto e che altri gesti infami potrebbero programmare?
Ebbene, il popolo americano ha chiesto al popolo afghano di
consegnare Bin Laden, ma non ha ricevuto una risposta positiva e
a quel punto è una guerra, non si può chiamarla lotta al
terrorismo, ci nasconderemmo dietro un velo, è una guerra ma è
una guerra non contro un popolo, non contro una etnia, non contro
una religione, è una guerra contro dei pazzi terroristi, è una
guerra che noi non possiamo non appoggiare - mi scusi onorevole
Miccichè - ma è una guerra che è a difesa non semplicemente di un
modello, come ha sostenuto l'onorevole Tricoli, anche in difesa
di un modello, ma è soprattutto una guerra in difesa della
vita.Perchè vede, caro onorevole Miccichè, noi i morti non li
abbiamo visti in televisione ieri e oggi ma li abbiamo visti l'11
settembre e ne abbiamo visti molti; non vorremmo vederne più di
morti senza perchè, non vorremmo vedere più gesti che non
capiamo, non vorremmo vedere più anonimi arrivare nelle nostre
case ed eliminare la vita di gente che non capisce, non sa e non
vuole comprendere, non potrà mai comprendere la ragione di atti
terroristici di fanatici come quelli dell'11 settembre.
Sono d'accordo e favorevole - tranne per alcuni punti che
stilisticamente potrebbero essere meglio scritti per una ragione
personale, non per altro - alla mozione presentata dai DS.
Parlo a nome del mio Gruppo, ritenendo di dover votare
questa mozione che dimostra grande intelligenza, grande apertura
di un popolo come quello diessino, che per cultura sente oggi di
dover appoggiare questo Governo siciliano, così come è stato
fatto nel Governo nazionale, ad una lotta al terrorismo che ha ha
la funzione primaria di difendere la civiltà democratica dai
fanatici e dai terroristi.
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati alla mozione n.
48 i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Speziale ed altri: emendamento aggiuntivo;
- dagli onorevoli Croce ed altri: emendamento modificativo.
Onorevoli colleghi, poichè sono in corso delle consultazioni
tra i Capigruppo per trovare una soluzione il più possibile
condivisa dalla maggioranza dell'Aula, sospendo brevemente la
seduta.
(La seduta, è sospesa alle ore 12.39, è ripresa alle ore 12.44)
La seduta è ripresa.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, credo di cogliere la volontà
della gran parte dei colleghi nel votare la mozione da noi
presentata con una modifica che propongo all'Aula. Si tratta di
un emendamento sottoscritto da diversi colleghi che prevede nella
premessa, ultimo capoverso, terzo rigo, sopprimere da "non
scatenando ...." fino a "inesauribili" ed aggiungere "attraverso
un'azione decisa e al contempo equilibrata in modo da contenere e
circoscrivere lo scenario di crisi"; nel dispositivo sopprimere
da "piuttosto ...." fino a "ritorsione" ed aggiungere
"internazionale e dal ripristino della legalità violata".
Credo che tale modifica possa consentire all'Aula di
votare quasi all'unanimità, spero all'unanimità, la mozione.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dagli onorevoli
Cracolici, Savarino, Pistorio, Tricoli e Croce l'allegato
emendamento alla mozione n. 48. Pertanto s'intendono ritirati gli
altri emendamenti.
CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non intervengo
nel merito perché lo ha già fatto il vicecapogruppo onorevole
Savarino. Volevo tentare in un minuto di dare ulteriore spessore
a ciò che stiamo facendo sul piano politico e sul piano di
convergenze in un momento così delicato che vedono e possono
vedere l'Assemblea regionale siciliana se non all'unanimità,
ribadisco l'appello all'unanimità anche se so che le posizioni
già espresse non mi consentono di pensare ad una unanimità
assoluta , ma una unanimità relativa sì, una quasi unanimità su
un documento che è stato presentato dai colleghi della sinistra.
Su quel documento non abbiamo ritenuto di farne un altro
alternativo, perché all'interno di quel documento c'erano le
cose essenziali che sono di tutti gli uomini, io ritengo, giusti
e di buona volontà, indipendentemente dallo spaccato politico.
Quel documento poteva rappresentare, come sta rappresentando,
con qualche aggiustamento che può essere formale ma nello stesso
tempo è sostanziale, il tentativo forte che questa Assemblea si
elevi e che guardi a situazioni come questa senza gli spaccati di
maggioranza e di opposizione, perché di fronte ai problemi della
guerra e della pace, della pace e della guerra, della sicurezza
dei popoli, della certezza che il popolo palestinese possa avere
e debba avere un suo stato, così come Israele deve avere la
sicurezza di conservare ciò che già ha, non ci possono essere
distinzioni ed opposizioni e ritengo che questa Assemblea oggi
con un voto quasi unanime possa dare il senso del nostro lavoro,
del nostro comprendere, del nostro capire che al di là delle
fazioni le cose giuste, la giustizia, la pace e la guerra anche a
salvaguardia della pace stessa abbiano senso e ritengo diano
spessore al ruolo di ogni singolo deputato e dell'intera
Assemblea.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non daremo
l'unanimità a questa mozione presentata dal Gruppo dei
Democratici di sinistra e allargata alle forze della Casa delle
Libertà soprattutto dopo gli interventi e l'interpretazione data
da Alleanza nazionale e dai deputati di Alleanza Nazionale che ne
segnano, comunque, il carattere e i contenuti.
Dinanzi a problemi drammatici come la pace e la guerra serve
anche la chiarezza, la chiarezza dei contenuti, la chiarezza
degli obiettivi.
C'è una ipocrisia di fondo che noi non condividiamo. Avete
parlato tutti della questione palestinese e state per votare una
mozione dove la parola Palestina non viene neanche nominata.
Avete parlato tutti ed emendate una mozione di delimitazione
del campo di intervento e state appoggiando una guerra che oggi
su tutti i giornali - e voi leggete come me i giornali - Bush
dichiara di estendere ad altri Paesi e a tutte le centrali
terroristiche nei paesi che lui decide dovranno essere colpiti.
parlate di legalità violata da ripristinare, ma l'unica
legalità che qui viene violata è quella del diritto
internazionale perchè un Paese si erge ormai a difensore della
sicurezza di tutti i popoli.
E così il terrorismo trova nuovo alimento, lo stiamo vedendo
con le manifestazioni in tutti i paesi arabi anche in quelli
moderati delle forze dell'integralismo e del fondamentalismo, e
così guardate di nuovo il terrorismo e Bin Laden trova nuova
linfa, avrà nuove sofferenze da rappresentare su un terreno
deteriore che è quello che noi vogliamo combattere.
Questa mozione è una mozione ipocrita, colloca i democratici
di sinistra in quest'Aula in una posizione più arretrata di
quella del Parlamento italiano dove almeno ci si è astenuti in
modo incrociato; qui votate assieme perch�� non avete più
distinzioni su questo terreno e acquisendo il terreno della
guerra e della guerra dell'era della globalizzazione come un
terreno unificante senza alcuna capacità critica, vorrei dirlo ai
democratici di sinistra, sarete sempre più omologhi e
indistinguibili da questa destra che comincia a spingervi sul
terreno sul quale l'onorevole Virzì vi ha chiamato.
Abbiate il coraggio della distinzione in questo momento,
vorrei dirlo anche alla parte cattolica di quest'Aula, non
perdiamo per un momento i valori dell'uomo, della pace e della
violenza come valori di riferimento nella nuova epoca che si apre
con il terzo millennio.
Per queste ragioni, signor Presidente e onorevoli colleghi,
noi non ci associamo alla voglia di guerra e al desiderio di
elmetto che qui molto bene i deputati di Alleanza Nazionale hanno
rappresentato marcando con la loro posizione il segno della
mozione presentata dai Democratici di sinistra.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento presentato dagli
onorevoli Cracolici, Savarino, Pistorio, Tricoli e Croce.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione la mozione n. 48 "Iniziative presso il
governo nazionale in merito ai recenti fatti di New York", così
come modificata.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, preciso che la mozione è stata approvata
con il voto contrario dei deputati aderenti al gruppo di
Rifondazione Comunista.
Onorevole Forgione, mi permetta soltanto una
considerazione a margine di questa votazione. Purtroppo, i
valori della pace non sono valori astratti, sono valori concreti
che bisogna perseguire anche con atti. Se fossero valori astratti
nessuno avrebbe distinto le proprie posizioni dalle sue o da
quelle di altri che insieme combattono intellettualmente e
culturalmente per difendere i valori della pace.
Pongo in votazione la mozione n. 53 a firma degli onorevoli
Forgione, Liotta, Micciche e Ferro.
Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvata)
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta, avvertendo che
riprenderà fra dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12.55, è ripresa alle ore 13.10)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente FLERES
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli
Vicari, Leanza Vincenzo, Lo Giudice e Catania Franco. Non
sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
VOTAZIONE FINALE DI DISEGNI DI LEGGE
Si passa al punto V dell'ordine del giorno: Votazione finale
dei disegni di legge.
Si procede alla votazione finale del disegno di legge n.
183/A "Disciplina del referendum ai sensi dell'articolo 17 bis
dello Statuto della Regione", posto al n. 1).
Indìco la votazione finale per scrutinio nominale e ne proclama
l'esito:
Presenti e votanti 48
Maggioranza 25
Favorevoli 41
Contrari 2
Astenuti 5
(L'Assemblea approva)
Si procede alla votazione finale del disegno di legge n.
226-177/A "Istituzione della Commissione speciale per la
revisione dello Statuto regionale", posto al n. 2).
Indìco la votazione finale per scrutinio nominale e ne
proclamo l'esito:
Presenti e votanti 50
Maggioranza 26
Favorevoli 43
Astenuti 7
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 16
ottobre 2001, alle ore 17.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente FLERES
I - COMUNICAZIONI.
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N.55 - Diffusione delle riprese televisive dei lavori d'Aula
dell'ARS su tutto il territorio regionale.
Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio; Gurrieri
Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare; Zangara
Andrea.
Presentata il 9/10/2001
N. 56 - Iniziative per modificare gli indirizzi economici
seguiti dal Governo nazionale.
Speziale Calogero; Capodicasa Angelo; Crisafulli Vladimiro;
Cracoloci Antonio; De Benedictis Roberto; Giannopolo
Domenico; Oddo Camillo; Panarello Filippo; Villari
Giovanni; Zago Salvatore.
Presentata il 10/10/2001
N. 57 - Iniziative per garantire un esame più approfondito per
lo schema di accordo di programma quadro trasporti.
Gurrieri Sebastiano; Barbagallo Giovanni; Genovese
Francantonio; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare; Zangara
Andrea.
Presentata il 10/10/2001
N. 58 - Iniziative per giungere in tempi brevi all'approvazione
di una legge sul pluralismo scolastico in Sicilia.
Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio; Gurrieri
Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare; Zangara
Andrea.
Presentata il 10/10/2001
III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- 'Variazioni al bilancio della Regione ed al bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione sicilia-
na per l'anno finanziario 2001 - Assestamento'. (n.234/A)
Relatore: on.le Croce.
La seduta è tolta alle ore 13.16.