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Resoconto d'Aula della Seduta n. 145 di martedì 24 giugno 2003
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     BURGARETTA  APARO  segretario, dà lettura  del  processo  verbale
  delle sedute  nn.  143  e  144,  che,  non sorgendo osservazioni, si
  intendono approvati.

     PRESIDENTE    Si  passa   al  punto  I  dell'ordine  del  giorno:
  Comunicazioni.

              ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE  Comunico che  sono pervenute le risposte scritte alle
  seguenti interrogazioni:

    - da parte dell'Assessore  per la famiglia, le politiche sociali e
    le autonomie locali:

            N. 727 - Interventi di bonifica  e  pulizia  dei  torrenti
          Acquicella e Forcile a Catania.
          Firmatario: Fleres Salvatore

            N. 759 - Interventi di riqualificazione di piazza  Cutelli
          a Catania.
          Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 788 - Sfruttamento del fiume, in parte sotterraneo, che
          attraversa il quartiere Cibali a Catania.
          Firmatari: Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio

            N. 924 - Provvedimenti  per  superare  i  disagi  per  gli
          alunni   del  plesso  scolastico  'San  Giovanni  Bosco'  di
          Biancavilla (CT), provocati  dai  danni  alle  strutture  in
          seguito ai recenti eventi sismici.
          Firmatari: Fleres    Salvatore;  Catania  Giuseppe;  Maurici
          Giuseppe;

    - da parte dell'Assessore per l'Industria:
                                                                        ***
            N. 455 - Notizie sulle dismissioni  degli  Enti  economici
          regionali.
          Firmatario: Gurrieri Sebastiano

            N. 493 - Rilancio dello stabilimento minerario di Petralia
          Soprana-Salinella.
          Firmatario: Giannopolo Domenico

            N. 559 - Modifica del decreto assessoriale  dell'11  marzo
          2002,      relativamente  ai  criteri  e  alle  modalità  di
          concessione di contributi ai comuni per la realizzazione  di
          reti di distribuzione del gas metano.
          Firmatario: Spampinato Giuseppe

            N. 957 - Provvedimenti circa gli  interventi  di  recupero
          ambientale del territorio disposti dai comuni di S.  Filippo
          del Mela e di Milazzo.
          Firmatario: Formica Santi;

    - da parte dell'Assessore per la Sanità:

            N. 836 - Notizie in merito alla carenza di servizio presso
          il reparto di radiologia dell'ospedale di Cefalù.
          Firmatario: Acierno Alberto

            N. 865  -  Istituzione  del  Centro  diabetologico  presso
          l'Ospedale S. Antonio Abate di Trapani.
          Firmatario: Virzi' Gioacchino

       Avverto  che  le  risposte  scritte  testè  annunziate  saranno
  pubblicate  in  allegato  al  resoconto  stenografico  della  seduta
  odierna.

                ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE

     PRESIDENTE  Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
  di legge:

    - "Approvazione del rendiconto generale dell'Amministrazione della
    Regione  e  dell'Azienda  delle  foreste demaniali per l'esercizio
    2001" (n. 629)
    - d'iniziativa governativa
    - presentato  dal  Presidente  della Regione (Cuffaro) su proposta
    dell'Assessore per il  bilancio  e  le finanze (Pagano) in data 18
    giugno 2003;

    - "Provvedimenti  per il personale delle scuole materne regionali"
    (n. 630)
    - d'iniziativa governativa
    - presentato  dal  Presidente  della Regione (Cuffaro) su proposta
    dell'Assessore per  i beni culturali, ambientali e per la pubblica
    istruzione (Granata) in data 18 giugno 2003;

    -  "Misure  urgenti  in  tema  di  contenimento  dell'inquinamento
    luminoso per il risparmio energetico nelle illuminazioni esterne e
    per  la tutela dell'attività svolta dagli osservatori astronomici"
    (n. 631)
    - d'iniziativa parlamentare
    - presentato dagli onorevoli Basile, D'Antoni, Lo Monte in data 20
    giugno 2003.

                   COMUNICAZIONE DI RICHIESTE DI PARERE

     PRESIDENTE   Comunico che sono pervenute dal Governo ed assegnate
  alla Commissione legislativa "Affari Istituzionali" (I), le seguenti
  richieste di parere:

    - "IPAB -  Casa  Famiglia  Regina Elena Famiglia Amato di Messina.
    Designazione  componente  in seno al consiglio di amministrazione:
    dott. Gitto Natale" (n. 157/I)

    - "Opera  Pia  Istituto  assistenziale  S.Giuseppe  e  S. Giovanni
    Battista di  Rodi  di  Piazza Armerina. Designazione componente in
    seno  al  consiglio di amministrazione:  ing.  Margiotta Giuseppe"
    (n. 158/I)

    -  "Opera   Pia  Pastore  e  S.  Pietro  di  Alcamo.  Designazione
    componente in  seno  al consiglio di amministrazione:  sig.  Adamo
    Mario" (n. 159/I)

    - "Opera  Pia  Abate Gioeni di Collesano.  Designazione componente
    in seno  al consiglio di amministrazione:  sig.  Cirrito Giuseppe"
    (n. 160/I)

    - "Opera  Pia Istituto assistenziale Alessi di S. Giovanni Gemini.
    Designazione  componente  in seno al consiglio di amministrazione:
    sig. Filippone Salvatore" (n. 161/I)

    - "Opera Pia SS.  Salvatore e S.  Croce di Corleone.  Designazione
    componente in  seno  al  consiglio  di  amministrazione:  dott. Di
    Miceli Pietro Maria" (n. 162/I)

    - "Opera  Pia  Casa  di  riposo  Monsignor  Benedetto  Balsamo  di
    Monreale.   Designazione   componente  in  seno  al  consiglio  di
    amministrazione: dott. Foresta Salvatore" (n. 163/I)

    - "IPAB -  Casa  di  riposo  Monsignor  Ventimiglia  e Istituto S.
    Benedetto   di   Catania.   Designazione  componente  in  seno  al
    consiglio di amministrazione:  dott.  Oliveri Aurelio" (n.  164/I)

    - "Opera  Pia istituto Pignatelli - Gulì di Palermo.  Designazione
    componente   in   seno   al  consiglio  di  amministrazione:  sig.
    Scancarello Gaetano" (n.  165/I)

    - "Educandato  Regina Elena e Conservatori raggruppati di Catania.
    Designazione presidente  e  componenti  in  seno  al  consiglio di
    amministrazione" (n.  166/I)

    - "IPAB -  Fratelli La Rosa di S.  Ninfa.  Designazione componente
    in seno  al  consiglio  di amministrazione:  dott.  Spina Isidoro"
    (n.  167/I)

                   Pervenute in data 17 giugno 2003
                   Trasmesse in data 18 giugno 2003

        COMUNICAZIONE  DELLE ASSENZE E DELLE SOSTITUZIONI ALLE  RIUNIONI
                          DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

     PRESIDENTE   Comunico  le assenze e le sostituzioni alle riunioni
  delle Commissioni per il periodo dal 18 al 19 giugno 2003:

                        AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Assenze
   Riun.Cong. del 18.06.2003(ant.): MICCICHE'-CRISAFULLI-FRANCHINA-
                              LO MONTE-SANZERI-SAVARINO-SCOMA
     "   "     "  18.06.2003(pom.): CRISAFULLI-ORTISI-MOSCHETTO-

   Sostituzioni
   Riun.Cong: del 18.06.2003(pom:): SAVARINO sostituito da BORZACCHELLI

                       AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   Assenze
   Riunione del 18.06.2003(ant.): SBONA-LO CURTO-VICARI
      "      "  18.06.2003(pom.): SBONA-CONFALONE-INFURNA-VICARI
      "      "  19.06.2003: SBONA-ZAGO-ACIERNO-DE BENEDICTIS-GURRIERI-
                            INFURNA-MAURICI-RAITI-SPAMPINATO

   Sostituzioni
   Riunione del 19.06.2003: LO CURTO sostituito da ROTELLA

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   Assenze
   Riunione del 18.06.2003: FORMICA-DINA-BASILE-CRACOLICI-CRISTAUDO-
                            LEANZA VINCENZO-MERCADANTE-MORINELLO-
                            PISTORIO-ZANGARA
      " Cong."  18.06.2003(ant.): FORMICA-DINA-BASILE-CRACOLICI-
                            LEANZA VINCENZO-MANZULLO-MERCADANTE-
                            MORINELLO-MOSCHETTO-PISTORIO-ZANGARA
      " Cong."  18.06.2003(pom.): FORMICA-CRACOLICI-MERCADANTE-MORINELLO
                            MOSCHETTO-ZANGARA

   Sostituzioni
   Riun.Cong. del 18.06.2003(pom.): LEANZA V. sostituito da LEONTINI
                                    CRISTAUDO     "       " ROTELLA
                                    PISTORIO      "       " LEANZA N.

           COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
                   L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE

   Assenze
   Riunione del 19.06.2003: IOPPOLO-SPAMPINATO-AMENDOLIA-BURGARETTA A.-
                            CRISAFULLI-INCARDONA-LEANZA EDOARDO-MANZULLO
                            MISURACA-PAFFUMI

                       ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE   Invito il  deputato  segretario a dare lettura delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

     BURGARETTA APARO , segretario:

            N.    1187  -  Provvedimenti  a  tutela  dei  diritti  dei
          lavoratori      precari,  in  particolare  di  quelli  della
          formazione professionale, della Regione.
            - Presidente Regione
          Firmatario: Neri Sebastiano

            N.  1188  -  Iniziative  in  merito  alla  concessione  di
          contributi di 'integrazione all'affitto' da parte del Comune
          di Palermo.
            - Assessore Lavori Pubblici
            Firmatario: Cracolici Antonino

            N. 1189 - Finanziamento delle opere previste dal PIT della
          Valle dell'Ippari.
            - Presidente Regione
            Firmatario: Zago Salvatore

     PRESIDENTE  Le  interrogazioni  ora  annunziate  saranno iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
       Invito  il   deputato   segretario   a   dare   lettura   delle
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

     BURGARETTA APARO , segretario:

            N. 1185 - Richiesta di nomina di un  Commissario  ad  acta
          per la variante delle norme di  attuazione  del  P.R.G.  del
          Comune di Pedara.
            - Presidente Regione
            - Assessore Territorio
            Firmatario: Ioppolo Giovanni

            N. 1186  -  Provvedimenti  circa  il  grave  comportamento
          tenuto da un funzionario regionale nei confronti del Sindaco
          di Santa Venerina.
            - Presidente Regione
            - Assessore Presidenza
            Firmatario: Ioppolo Giovanni

            N. 1190 - Completamento dei lavori di sbancamento  in  via
          Concetta Bonaventura a Catania.
            - Assessore Famiglia
            Firmatario: Fleres Salvatore

            N. 1191 - Interventi per il ripristino delle condizioni di
          sicurezza di via Peppino Impastato a Catania.
            - Assessore Famiglia
            Firmatario: Fleres Salvatore

     PRESIDENTE  Le  interrogazioni  ora  annunziate  sono  state  già
  inviate al Governo.

                         ANNUNZIO DI INTERPELLANZA

     PRESIDENTE   Invito   il   deputato  segretario  a  dare  lettura
  dell'interpellanza presentata.

     BURGARETTA APARO , segretario:

            N.   109  -  Valorizzazione  del  patrimonio  artistico  e
          culturale di Messina.
            - Presidente Regione
            - Assessore Beni Culturali
            Firmatario: Panarello Filippo

     PRESIDENTE   Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
  il Governo abbia  dichiarato  che  respinge  l'interpellanza o abbia
  fatto conoscere il  giorno in cui intende trattarla, l'interpellanza
  stessa sarà iscritta  all'ordine  del  giorno  per  essere svolta al
  proprio turno.

                           ANNUNZIO DI MOZIONI

     PRESIDENTE  Invito il  deputato  segretario  a dare lettura delle
  mozioni presentate.

     BURGARETTA APARO , segretario:

    - n. 222 "Interventi a  tutela  dei  lavoratori  della 'Cogema' di
    Priolo",  degli   onorevoli   Ortisi  Egidio;  Galletti  Giuseppe;
    Manzullo   Giovanni;   Papania   Antonino;   Spampinato   Giuseppe
    Presentata il 18/06/03

    n. 223 "Interventi presso  il  Governo nazionale per il ripristino
    di   un'adeguata  politica   di   finanziamenti   a   favore   del
    Mezzogiorno",  degli   onorevoli   Villari   Giovanni;   Cracolici
    Antonino;  Capodicasa Angelo; Panarello Filippo;  Raiti Salvatore;
    Speziale Calogero Presentata il 19/06/03.

     PRESIDENTE  Avverto  che  le  mozioni  testé  annunziate  saranno
  iscritte all'ordine del  giorno della seduta successiva perchè se ne
  determini la data di discussione.

       Avverto, ai  sensi  dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno, che  nel  corso  della  seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                 RICHIESTA DI INVERSIONE DELL'ORDINE  DEL GIORNO

     CINTOLA  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CINTOLA   Signor Presidente, intervengo per chiedere l'inversione
  dell'ordine del  giorno per  discutere  il  disegno sulla famiglia e
  successivamente  le  proposte  di  modifica  al  Regolamento interno
  essendo ancora in corso la definizione di un accordo.

     PRESIDENTE   Il  parere del Governo sulla proposta dell'onorevole
  Cintola?

     D'AQUINO  assessore per  la  famiglia,  le politiche sociali e le
  autonomie locali. Favorevole.

     PRESIDENTE    Pongo  in  votazione  la  richiesta  di  inversione
  dell'ordine del  giorno.  Chi  è  favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                             (E' approvata)

     SPEZIALE   Signor   Presidente,  ma  si  fanno  con  i  blitz  le
  inversioni dell'ordine del giorno?

     PRESIDENTE  La seduta è sospesa per cinque minuti.

             (La seduta, sospesa alle  ore 17.48, è ripresa alle ore
           17.52).

    La seduta è ripresa.

     PRESIDENTE      Onorevoli     colleghi,     con    l'approvazione
  dell'inversione  dell'ordine del giorno rimane stabilito che stasera
  si prosegue con la discussione generale e la votazione del passaggio
  all'esame degli  articoli  del  disegno  di  legge  sulla  famiglia;
  domani si  proseguirà  con  la  discussione generale sul Regolamento
  interno,  poichè  è  stato  richiesto  informalmente  dall'onorevole
  Speziale  di   non   tenere  seduta  giovedì  in  quanto  il  gruppo
  parlamentare dei DS è impegnato in un congresso di partito.

   bis e altri/A

   Presidenza del presidente Lo Porto


    DISCUSSIONE DEL  DISEGNO  DI  LEGGE  "NORME  PER  LA  TUTELA  E LA
    VALORIZZAZIONE     DELLA     FAMIGLIA"     (553/A    STRALCIO    1
    BIS-197-208-243-244-381/A)

     PRESIDENTE  Si  passa  al  punto  III  dell'ordine  del  giorno e
  segnatamente alla  discussione  del  disegno  di legge "Norme per la
  tutela e la valorizzazioe della famiglia", posto al numero 2.
       Invito i  componenti  la I e la VI Commissione a prendere posto
  al banco delle commissioni.
       Ha facoltà  di  parlare  l'onorevole  Ardizzone per svolgere la
  relazione.

        ARDIZZONE   presidente  della  Commissione  e relatore. Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge che si sottopone
  alla vostra  attenzione  affronta  un tema che nella società di oggi
  riveste molta importanza ed è di notevole attualità.
       Le  politiche  di  sostegno  alla  famiglia  e  gli  interventi
  socio-assistenziali  ad essa collegati costituiscono infatti, come è
  notorio, un  nodo cruciale per le pubbliche istituzioni, un nodo che
  appare ancora  più  interessante  nel  momento  in  cui  la  riforma
  federalistica in  corso  nel  Paese  accresce  il  ruolo  degli enti
  decentrati ed in particolare delle regioni e dei comuni.
       Non stupisce, pertanto, che negli ultimi anni si sia registrata
  una  particolare  attenzione  sull'argomento,  non  solo  sul  piano
  sociale e  culturale, da parte di organismi della società civile che
  hanno svolto  una  proficua opera di sensibilizzazione, ma anche sul
  piano giuridico  da  parte  del  legislatore  statale  e  di  quelli
  regionali che sono intervenuti più volte in materia.
       A livello  nazionale,  ricordiamo per tutte la legge n. 285 del
  1997 "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per
  l'infanzia e  l'adolescenza"  e la legislazione concernente il Fondo
  nazionale per  le politiche sociali istituite a carico dell'apposito
  Dipartimento del  Ministero  del  lavoro  che  interessa una nutrita
  serie di interventi destinati anche alle regioni ed ai comuni.
       A tal  proposito, si rileva che nella Finanziaria nazionale del
  2003, abbastanza  recente,  legge  n. 289 del 2002, all'articolo 46,
  comma 2, è  previsto  che  almeno  il 10 per cento delle risorse del
  citato Fondo  nazionale  per  le politiche sociali siano destinate a
  sostegno delle  politiche  sociali  a favore delle famiglie di nuova
  costituzione. In  particolare, per l'acquisto della nuova casa e per
  il sostegno alla natalità.
       In  campo  regionale  va  sottolineato  che  le  altre  regioni
  d'Italia,  con  le differenti normative previste, hanno recentemente
  legiferato   in   materia.   Si  citano  a  titolo  esemplificativo:
  Lombardia, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Liguria ed Abruzzo.
       La problematica  in  questione  va  collegata in primo luogo al
  principio di  sussidiarietà,  che  è  ormai  un  cardine  del nostro
  ordinamento  in  entrambi  i  suoi  profili:  quello  verticale, che
  riguarda le  relazioni  interne fra gli enti istituzionale, e quello
  orizzontale relativo  al  rapporto  tra  questi  ultimi e la società
  civile.
       La famiglia, infatti, ha  da  sempre  un  ruolo formativo nella
  società rappresentando la cellula base dell'organizzazione sociale e
  come tale  è  universalmente riconosciuta anche sul piano giuridico,
  secondo  quanto disposto dalla Costituzione italiana all'articolo 29
  ed in altre norme che le apprestano forme di tutela.
       Mi   sia   consentito   aggiungere,   indipendentemente   dalla
  relazione, che in  Commissione  si è svolto un ampio dibattito - che
  poi  ha  avuto   una   vasta   eco  sui  giornali  -  in  ordine  al
  riconoscimento della  famiglia  di  fatto  o  meno.  Dire che si sia
  trattato di  esercizio  di  pura  retorica sarebbe cosa ovvia per la
  semplice ragione  che  nel  legiferare il legislatore nazionale, e a
  maggior   ragione   il   legislatore  regionale,  si  deve  attenere
  scrupolosamente al dettato costituzionale.
       L'articolo  29  della  Costituzione  riconosce la famiglia come
  società fondata sul matrimonio.
       Ad onore  del vero è stato per altro evidenziato in Commissione
  attraverso  autorevoli  interventi  che  già  nella  Costituzione si
  potrebbe  intravedere  un riconoscimento giuridico della famiglia di
  fatto. Ed alcuni hanno fatto riferimento, ad esempio, all'articolo 2
  della   Costituzione.   Ricordo, a  questo  proposito,  l'intervento
  dell'onorevole Cracolici.
       Qualcuno  fa  addirittura  riferimento  all'articolo  18  della
  Costituzione  (diritto  di  associazione).  Ovvero,  all'articolo  2
  e ai diritti inviolabili dell'uomo come singolo e all'interno di una
  determinata formazione sociale.
       Però, vedete, siamo sempre nell'ambito delle tesi che non hanno
  avuto alcun riconoscimento.
       E'  pur   vero   che   c'è   ampia  giurisprudenza,  ma  questa
  giurisprudenza, a  mio  avviso,  non  ha  condizionato  e non poteva
  condizionare il  disegno di legge nel testo presentato dal Governo e
  poi  elaborato   dall'Aula,   in   quanto   si   tende  a  garantire
  costituzionalmente  quei  diritti  che  prescindono  dalla questione
  legata alla famiglia di fatto o meno.
       Faccio un  esempio: l'onorevole Ortisi ad esempio, più volte ha
  sottolineato in  Commissione  che vi è una nota sentenza della Corte
  costituzionale che  riconosce  la possibilità per il convivente more
  uxorio di subentrare nel rapporto locativo.  Egli citava soltanto il
  numero della sentenza ma, in realtà, si trattava di questo.
       Abbiamo avuto  modo  di  dire,  per  chi non condivideva questa
  impostazione, che  era riconosciuto dalla Costituzione il diritto di
  abitazione, non il diritto alla convivenza more uxorio.
       Bisogna vedere da quale punto di vista si guarda il problema.
       Peraltro, così  come è stato evidenziato, certamente non da me,
  ma da  autorevole  dottrina, da autorevoli giuristi, che se si vuole
  riconoscere  la   famiglia  di  fatto,  e  si  è  fatto  riferimento
  all'articolo 317  bis  del Codice civile che ha novellato il diritto
  di famiglia, bisogna  tenere  presente  che  è  pur vero che è stata
  riconosciuta la  convivenza  more  uxorio,  ma  in  quanto da quella
  convivenza  sono   nati  dei  minori  e  in  quanto  viene  data  la
  possibilità  ai  minori  di essere riconosciuti congiuntamente quali
  figli su cui esercitare la potestà.
       Quindi, sono  altri  i  diritti  tutelati  dalla Costituzione e
  dalla legislazione  e  noi  non  possiamo  discostarci  dal  dettato
  costituzionale.
       Per quel che riguarda il contenuto della legge, essa svolge per
  la collettività,  e  quindi per la famiglia, funzioni essenziali che
  possono    essere    così    sinteticamente    enunciate:   funzione
  socializzante  ed  educativa  ai  valori  della  convivenza sociale;
  funzione di formazione al lavoro e alla professionalità; funzione di
  orientamento  dei  consumi  e  di promozione nell'imprenditorialità;
  funzione di  assistenza  e  solidarietà; spese in sostituzione delle
  strutture   pubbliche;   funzione   procreativa   che  ha  anch'essa
  refluenze sociali.  Si rifletta, ad esempio, sulle conseguenze della
  denatalità sul fisco o sulla previdenza.
       E'  di  tutta  evidenza come il tema della sussidiarietà intesa
  come   responsabilizzazione  delle  articolazioni  sottostanti  allo
  Stato, alla  Regione  o  agli  enti  minori a promuovere lo sviluppo
  delle risorse umane sia collegato con quello della solidarietà.
       In altre parole l'ente pubblico, nella fattispecie la Regione e
  il Comune, interviene  per  valorizzare e sostenere l'attività della
  famiglia e della rete di associazioni familiari cui compete in primo
  luogo di realizzare misure di solidarietà sociale.
       Il sistema  pubblico,  insomma,  si  intreccia  e collabora con
  quello privato  nello svolgimento di compiti di alto valore sociale.
       Ciò è  in  perfetta armonia con l'applicazione del principio di
  sussidiarietà  orizzontale della quale costituisce un esempio tipico
  e significativo.
       E'  questa la logica del disegno di legge che si sottopone alla
  vostra attenzione e  che  è frutto di un preciso impegno del Governo
  anche in armonia  con i suggerimenti - è opportuno dirlo e ribadirlo
  - del forum delle famiglie e del proficuo lavoro di approfondimento,
  come dicevo  poc'anzi,  delle  due  commissioni legislative, la VI e
  la I che lo hanno esitato dopo ampio e vivace dibattito.
       Tale  logica  esalta l'autonomia delle organizzazioni familiari
  ponendo la loro  esperienza  a  vantaggio di tutta la comunità e non
  obbedisce  a  criteri  assistenzialistici,  ma  mira alla promozione
  della  famiglia   quale  soggetto  attivo  delle  politiche  che  la
  interessano.
       Importante a questo proposito il ruolo che viene assegnato alle
  associazioni di  solidarietà  familiare  che hanno parte precipua in
  alcune delle  innovazioni  introdotte  dal disegno di legge e per le
  quali   viene   istituito  un  apposito  Registro  regionale  presso
  l'Assessorato  della  famiglia,  delle  politiche  sociali  e  delle
  autonomie locali.
       Il  disegno  di legge ha, innanzitutto, la finalità precipua di
  favorire  la  formazione  di nuove famiglie, fornendo alle coppie di
  nubendi  o  di  sposi  con  determinati  requisiti,  provvidenze  di
  carattere  economico  e  lavorativo, ma non trascura nel contempo di
  sviluppare altre iniziative di solidarietà per quei nuclei familiari
  nel  cui  seno  figurino  disabili  o anziani o ancora di promuovere
  attività  di  tutela,  assistenza  o  sostegno  per  altre categorie
  disagiate  o  che  versino  in particolari difficoltà, quali ragazze
  madri,  vittime di violenza sessuale, nonché minori vittime di abusi
  o deviati.
       A tal fine è prevista una serie di interventi, alcuni dei quali
  spettano direttamente agli interessati:

       - interventi e garanzie creditizie per giovani coppie, famiglie
  che abbiano  a  carico un anziano, un malato psichico o un portatore
  di  handicap,  famiglie  monoparentali  con  a  carico un minore, un
  anziano,  un  malato  psichico  o un portatore di handicap (e questo
  all'art. 3);

       -  interventi  abitativi  a  favore  delle coppie che intendano
  contrarre  matrimonio  o  che  lo  abbiano  contratto  nei  tre anni
  precedenti;  si è previsto anche un abbattimento degli interessi sui
  prestiti  per  l'acquisto  della prima casa per le giovani coppie. E
  ciò anche  in  perfetta sintonia con quanto previsto, come accennavo
  all'inizio  della  relazione,  nell'articolo  46 della recente legge
  finanziaria regionale.
       -   concorso   alle   spese   delle   famiglie   adottive   per
  l'espletamento delle procedure di adozione internazionale (art.  7).
  E debbo  dare  atto  che  è  stata  questa  una  norma (quella delle
  adozioni internazionali) fortemente voluta dall'onorevole Cracolici,
  che ha avuto l'assenso unanime da parte della Commissione;
       -  contributi  a  favore  dei  consultori  pubblici  e  privati
  convenzionati  volti  al rilancio di interventi sociali ed educativi
  (art. 8);
       - contributi per la copertura delle spese di primo impianto per
  le  associazioni  di donne che organizzino centri di accoglienza per
  le vittime  di  maltrattamenti in famiglie e per i loro figli minori
  (art.  9).
       All'attuazione  degli  interventi  predetti  si  provvederà con
  appositi decreti assessoriali.
       Vi    sono    poi    alcune    disposizioni   che   necessitano
  dell'intermediazione  delle  associazioni  di  solidarietà familiare
  previste dall'art. 16 del disegno di legge.
       Tali  associazioni  costituiscono  una fitta trama di relazioni
  che, come  in precedenza sottolineato, svolgono una funzione sociale
  e, in  linea col citato principio di sussidiarietà, sono espressione
  di un'esigenza  di autonomia organizzativa della società civile.  Si
  tratta di una  rete  di solidarietà specifica e familiare che, da un
  lato, non può supplire alle carenze dello Stato, ma, dall'altro, non
  va confusa col volontariato.
       Le  associazioni  accreditate,  perché  iscritte  nell'apposito
  registro,  possono  e  devono  agire con autonomia;  agli interventi
  dalle    stesse   effettuate   viene   riconosciuto   carattere   di
  professionalità   e   di   adeguatezza.   Esse   possono   stipulare
  convenzioni,  il  cui contenuto necessario è in parte regolato dalla
  legge, con  gli  enti  pubblici  ed in modo particolare con i Comuni
  quali  enti locali più vicini ai cittadini per il soddisfacimento di
  compiti   socio-assistenziali.

                  PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES

       Per  tali  ragioni  la  loro intermediazione è prevista sia per
  l'attività  delle "madri di giorno", di cui all'art.  11 del disegno
  di  legge,  sia  per  i  nidi  famiglia  previsti  dall'art. 12.  In
  entrambe le  norme  si prevede che i comuni possano erogare a favore
  delle famiglie, secondo livelli di reddito e criteri di attribuzione
  predeterminati,  appositi  voucher  spendibili  presso  le  suddette
  associazioni per l'acquisizione dei servizi di cui sopra.
       Alle   associazioni  di  solidarietà  familiare  o  ad  enti  o
  organismi  no-profit sarà possibile rivolgersi anche per ottenere le
  prestazioni   previste   all'articolo   10,   concernente  il  buono
  socio-sanitario.   Si   tratta   di   un'erogazione  finanziaria  da
  corrispondere  periodicamente,  in  alternativa  alle prestazioni di
  natura  residenziale  eventualmente dovute alla luce della normativa
  in  vigore,  a  nuclei familiari i quali comprendano nel loro ambito
  anziani non autosufficienti o disabili gravi.
       Il disegno di legge demanda ad una successiva regolamentazione,
  tramite  decreto del Presidente della Regione, la determinazione dei
  livelli di reddito complessivi del nucleo familiare, le modalità per
  l'accesso   al   buono   e  per  il  suo  utilizzo,  il  sistema  di
  accreditamento degli organismi eroganti e gli opportuni strumenti di
  verifica e di controllo.
       L'iniziativa  legislativa  prevede, inoltre, una serie di norme
  che  attengono  al rapporto con programmi e prestazioni di carattere
  socio-sanitario e che promuovono un maggiore rispetto delle esigenze
  della  persona,  del bambino, delle gestanti o di altre categorie di
  disagiati  da  parte delle istituzioni o degli organismi tenuti alla
  predisposizione  di  servizi  per  gli  interessati. Si  citano,  ad
  esempio:   interventi   per   il  sostegno  e  la  promozione  della
  procreazione  responsabile (art.  5); tutela della maternità e della
  vita nascente  (art.6);  interventi  per  il sostegno alle relazioni
  familiari  delle  responsabilità  educative  all'articolo  8; tutela
  dell'equilibrio  psicofisico  dei  bambini nelle strutture sanitarie
  all'articolo 13.  Si  prevede,  inoltre,  da  parte dell'assessorato
  della  famiglia,   la   promozione   di   iniziative   di  studio  e
  pianificazione dei  comuni  dirette a favorire la costituzione delle
  banche del tempo,  cioè  forme di organizzazione nelle quali persone
  disposte a fornire gratuitamente il proprio tempo per l'assistenza a
  persone  bisognose   vengono  poste  in  relazione  con  i  soggetti
  interessati e questo all'articolo 14.
       Sul   versante   della   competenza   comunale,   si   sancisce
  l'attivazione da parte dei comuni,  singoli o associati, di appositi
  sportelli per la famiglia in  coordinamento con i servizi regionali,
  provinciali, comunali delle aziende  sanitarie  locali e degli altri
  enti pubblici interessati alla materia.
       Viene  consentito  il  finanziamento  da parte dell'assessorato
  regionale  della famiglia di studi, ricerche, monitoraggi ed analisi
  della  materia  nonché, per  le  finalità  previste, la  stipula  di
  convenzioni con  esperti  di comprovata qualificazione o con enti ed
  istituzioni pubbliche  o  private  no profit operanti nel settore di
  riferimento.
       Viene,  infine,  istituito presso l'assessorato regionale della
  famiglia l'Osservatorio permanente sulle famiglie.
       Onorevoli  colleghi,  il  disegno  di  legge  che  si sottopone
  all'Aula per  un  approfondito  e, si spera, sollecito esame, ha una
  particolare  valenza,  non  soltanto per gli obiettivi programmatici
  che si prefigge e per la  varietà degli interventi concreti a favore
  delle  famiglie  e  di  alcuni   soggetti   disagiati,  ma  anche  e
  soprattutto per la concezione cui si  ispira  e  per le finalità che
  persegue a lungo termine.
       La filosofia  -  consentitemi  di dire - coraggiosa e fiduciosa
  che sta  alla  base  del  provvedimento  si  incentra nel   ruolo  e
  nell'importanza del soggetto  famiglia  e  del  mondo che le gravita
  intorno e nel processo formativo  della  società,  affidando  a tale
  soggetto,  in  primo luogo,  anche  nel  rispetto  delle  competenze
  istituzionali,  l'alto compito  di  indirizzare  la  politica  verso
  scelte di valore sociale ed  educativo.
       La crescita che potrebbe derivare alla Sicilia dalla entrata in
  vigore a pieno titolo delle  disposizioni  di  tale  provvedimento e
  dalla utilizzazione diffusa degli istituti  in  esso previsti, non è
  quindi - e lo voglio  ribadire - soltanto direttamente proporzionale
  alle provvidenze disposte (perché è  stato posto l'accento sul fatto
  che quasi sarebbero irrisorie  tali  provvidenze),  ma  attiene alla
  filosofia che sta alla base  dell'intero  disegno di legge.  Il vero
  scopo che il disegno di legge ambiziosamente si propone è infatti la
  promozione di una fitta rete  di esperienze di solidarietà familiari
  e sociali da parte di soggetti qualificati.
       In un  secondo  momento, cosa ben più importante in una Regione
  come la  Sicilia,  con  un  tessuto  economico,  sociale e culturale
  caratterizzato da pesanti ritardi  e  da  notevoli  difficoltà,  ciò
  potrebbe favorire un processo  di  trasformazione della politica, di
  responsabilizzazione  delle  coscienze  e  di  valorizzazione  della
  risorsa umana quale mezzo per una efficace risposta ai bisogni della
  collettività.

     CRACOLICI   Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE   Desidero  ricordare,  onorevole Cracolici, prima che
  lei svolga il suo intervento quello che sarà l'andamento dei lavori.
  Abbiamo detto  che  stasera  si conclude la discussione generale sul
  disegno di legge che riguarda  la  famiglia.  Si  riprenderà  domani
  pomeriggio con l'esame degli articoli  e  quindi  si  incardinerà il
  disegno  di  legge   di   riforma  del  Regolamento  dell'Assemblea.
  Dopodiché  si rinvierà a martedì in quanto è  stato  chiesto  da  un
  gruppo parlamentare di non tenere  seduta  giovedì  per  impegni  di
  natura  politica.   L'ho  precisato  perché  essendo  subentrato  al
  Presidente  Lo Porto non avevo  assistito  alla  prima  parte  della
  sedUta.

     CINTOLA   Non  si  va  all'articolato,  Presidente,  si  vota  il
  passaggio all'esame degli articoli.

     PRESIDENTE  Sì. Ho detto cosa diversa?

     CINTOLA  E' stato un lapsus.

     PRESIDENTE   Ha facoltà  di  parlare  l'onorevole  Cracolici.

     CRACOLICI    Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  desidero
  innanzitutto fare una  considerazione nell'illustrare le ragioni che
  spingono alcuni di noi, il mio  Gruppo, ma non solo, a muovere forti
  critiche a questo disegno di  legge  predisposto  dal  Governo. E la
  prima  considerazione  è la seguente.
       Qualche mese fa questa  Assemblea  ha  varato  un provvedimento
  denominato  'legge sul buono scuola'.  Molti  di  noi  la  ricordano
  come  la legge che prevede il trasferimento di risorse alle famiglie
  che  iscrivono  i  figli  nelle  scuole  private siciliane.  Ebbene,
  quella  legge  ha  avuto  una  copertura finanziaria per il triennio
  2003-2005 pari, adesso vado a memoria,  a circa 190 milioni di euro,
  cioè circa 380 miliardi delle vecchie lire.
       Ci  apprestiamo a varare una legge dall'ambiziosa terminologia,
  la   legge   sulla   famiglia,   con  una  previsione  di  copertura
  finanziaria, per il triennio 2003-2005, pari a 3.600.000 euro.
       Insomma, per le  scuole private  la Regione prevede di spendere
  400  miliardi  delle  vecchie  lire e per le famiglie, per i bisogni
  delle  famiglie  esistenti  e  di quelle nuove la Regione con questa
  legge prevede meno di 7 miliardi delle vecchie lire
       Io credo  che stia già nella dimensione delle risorse la misura
  della iniziativa che ci apprestiamo a varare. Questa è una legge che
  ha solo un fine: fare un  manifesto per certi versi ideologico senza
  alcun  reale obiettivo di sostenere  le  famiglie,  di  sostenere  i
  bisogni, di garantire la promozione  sociale, così come in teoria si
  vuole affermare.
       Faccio   anche   un'altra  considerazione.  Vedete,  la  nostra
  discussione su questa legge volutamente  si è cercato di trasferirla
  su un terreno improprio, su  un  terreno  tutto  ideologico,  per la
  verità,  molto  oscurantista,  secondo  il  quale  l'unica  famiglia
  esistente che la Regione  siciliana  intende  riconoscere  è  quella
  fondata sulla naturalità del matrimonio.
       Ora, anche  su  questo,  vorrei  fare  un'altra considerazione.
  Questa legge all'articolo  1, secondo rigo, stabilisce i principi ai
  quali si  ispira,  ovvero  norme della costituzione della Repubblica
  italiana e tra questi principi vi è il riferimento agli articoli 2 e
  3, ed in particolare all'articolo  29  della  Costituzione. Ma, cosa
  assai  singolare, non fa  alcuna  menzione  dell'articolo  30  della
  Costituzione che desidero citare testualmente:  "E' dovere e diritto
  dei genitori mantenere, istruire ed  educare  i  figli anche se nati
  fuori del matrimonio.  Nei casi di incapacità dei genitori, la legge
  provvede a che siano assolti i  loro  compiti.  La legge assicura ai
  figli nati fuori del matrimonio  ogni  tutela  giuridica  e sociale,
  compatibile con i diritti dei  membri  della  famiglia legittima. La
  legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità."
       Faccio  riferimento all'articolo 30 della Costituzione per dire
  che   già   la   Costituzione,  i  nostri  padri  costituenti, oltre
  cinquant'anni  fa in qualche  modo  hanno  voluto  diversificare  il
  principio del riconoscimento  giuridico  dalla  tutela  sociale  che
  attiene alle famiglia,  ma attiene anche ai singoli individui.
       Ricordo, e lo rileggo  per l'economia della nostra discussione,
  anche l'articolo 2 della Costituzione  il  quale  così  recita:  "La
  Repubblica riconosce e  garantisce  i diritti inviolabili dell'uomo,
  sia come singolo sia nelle formazioni  sociali  ove si svolge la sua
  personalità, e richiede  l'adempimento  dei  doveri  inderogabili di
  solidarietà politica, economica e sociale."
       Non   voglio   farla  lunga   sulle   citazioni   delle   norme
  costituzionali, ma mi pare del tutto  evidente  che  questa norma, a
  mio avviso, si muove al di  fuori  del  dettato  costituzionale;  mi
  auguro che  ciò  sia  chiaro al Commissario dello Stato, il quale ha
  tra   i  suoi  compiti  quello  di  verificare  l'adeguatezza  o  la
  compatibilità   costituzionale   delle   norme   varate   da  questo
  Parlamento.
       Perché si  muove al di fuori del dettato costituzionale?
       Perché  non  c'è  dubbio che, in qualche modo, si riconosce non
  solo  un  princìpio - anche qui cosa assai singolare,  il Parlamento
  siciliano  non  ha  compiti  costituzionali - i  princìpi  sono  già
  riconosciuti  dalla  Costituzione italiana, ma si riconosce anche la
  tutela esclusivamente alla famiglia fondata sul matrimonio.
       Credo  che  ciò  non  sia  possibile,  anche perché non solo il
  costume di  questo  Paese negli anni è maturato a tal punto che sono
  tante le  famiglie che hanno fatto una libera scelta di convivenza o
  che, magari,  vivono  in  un  regime  di attesa o per i procedimenti
  legati al  divorzio  o per mille altre ragioni che, in qualche modo,
  hanno  scelto  di fare della convivenza la ragione di unità sociale,
  fondamentale della propria vita.
       Ed è all'interno di questo ragionamento  che,  a mio avviso, la
  Regione  siciliana  non  può  escludere  questi  cittadini,  non può
  considerarli  come  cittadini  di  serie  B,  anzi, non considerarli
  affatto.
       Ecco  perché  io  parlo  di  manifesto  ideologico.  In realtà,
  al  di  là  di  tale  princìpio  prettamente  ideologico, che sembra
  rispondere  unicamente  a  quell'obiettivo  che  il Presidente della
  Regione,  con  il suo contratto con i siciliani aveva sottoscritto e
  proposto,  e  cioè  più  un  obiettivo  di  risposta alla necessaria
  casella da  riempire per dire che anche questo punto del contratto è
  risolto,  nel  merito  questa  legge  non  risolve,  anzi aggrava la
  situazione  sociale,  la  situazione  di cittadinanza di migliaia di
  siciliani e di siciliane.
       Voglio, inoltre, entrare nel merito di questo provvedimento.
       Al  di   là   di  alcune  operazioni  assai  singolari,  vorrei
  ricordare ai colleghi  -  anche  a coloro i quali hanno espresso una
  convinzione ideale a  questo  disegno  di  legge - che non è compito
  della Regione,  del  nostro Parlamento riscrivere la legge 194, come
  si fa, invece,  con  il  disegno  di legge, dando una torsione di un
  certo tipo  alla  legge che consente alle donne di poter liberamente
  scegliere di  portare  avanti una gravidanza o interromperla secondo
  la libera coscienza.
       Si prova, invece, a costruire una  torsione,  a  dare una certa
  lettura, un  certo  indirizzo  alle  modalità  con  cui  costruire i
  servizi nella nostra Regione.
       Ma anche qui  voglio precisare che questa è una legge che mette
  la famiglia  sotto  tutela  perché,  in realtà, più che prevedere la
  possibilità che  la  famiglia sia, da un lato, fruitrice dei servizi
  sociali e,  dall'altro  lato,  anche luogo di promozione sociale, in
  realtà questa  legge  fa  una  grande operazione:  mette la famiglia
  sotto  tutela  di  pseudo  associazioni  delle  famiglia,  le  quali
  decideranno tutta una  serie  di  attività  in  nome e per conto sia
  delle famiglie,  sia degli operatori di quei servizi che si vogliono
  realizzare attraverso il disegno di legge al nostro esame.
       Faccio due esempi per tutti:  si  utilizza un'espressione anche
  un po'  brutta,  un  po'  cinematografica  "madri  di  giorno",  per
  indicare quelle donne che svolgono uno dei mestieri più antichi qual
  è quello  della  baby-sitter.  Ma  anche  qui  si  dà un'espressione
  altisonante di questa idea di "madri di giorno".
       Non solo si  riconosce  la  "madre  di giorno" soltanto se essa
  stessa  è già  madre  o,  si  dice,  "se  in  possesso  di  attività
  formative" -  vorremmo  capire  quali sono i luoghi della formazione
  per assistere un bambino  o  una  bambina  - ma, al di là di ciò, si
  mettono queste  persone  nelle  condizioni  di non avere un rapporto
  fiduciario con  la  famiglia ai cui figli forniscono una prestazione
  di assistenza.  Invece  si  mettono queste persone nelle mani di una
  associazione,  ed   è   quest'ultima   che   diventa   il  luogo  di
  intermediazione tra la famiglia e il prestatore d'opera.
       Insomma, le associazioni delle famiglie in Sicilia si pensano e
  sono  costruite secondo una logica di vera e propria intermediazione
  di manodopera, e  questo  vale  sia per le "madri di giorno" che per
  quelle  famiglie   che   potrebbero   decidere   di   dare  vita  ai
  "nidi-famiglia".
       Invito i  colleghi, con molta laicità, a discutere nel merito e
  nell' ottica di una possibilità reale di raggiungere l'obiettivo che
  molti di noi  -  io  per primo - vorremmo raggiungere: fare in modo,
  cioè, che la  legge  varata  da  questo  Parlamento  dia  di  più ai
  siciliani, dia di  più alle persone, dia di più alle famiglie, e non
  sia una legge  che dia soltanto qualcosa - per fortuna quattro soldi
  -, ad alcune  associazioni  confessionali - ed è la vera ragione che
  dà vita al  disegno  di  legge  al  nostro esame - che hanno il solo
  scopo di mettere sotto tutela la famiglia.
       Voglio ricordare,  infine, che questo disegno di legge poteva e
  può ancora, a mio parere, essere un luogo di sperimentazione moderna
  di un  moderno  welfare  locale  che  bisogna garantire.  Anche qui,
  quando   parliamo  di  welfare  locale,  usciamo  dalla  presuntuosa
  concezione che ha  la  Regione di pensare che le autonomie locali, i
  comuni, le  province  siano  soltanto  una  sorta di sportelli della
  Regione stessa e  non, invece, così come riconosce anche il Titolo V
  della Costituzione,  luoghi  che,  al  pari della Regione, possono e
  devono sviluppare una propria politica sociale, moderna che avvicini
  il rapporto tra istituzioni e cittadini.
       Si pensa, invece, di  costruire  un  nuovo  centralismo. Voglio
  ricordare che la  Sicilia,  tra  i  tanti  suoi guai, ogni tanto può
  andare orgogliosa di alcune cose realizzate da chi, prima di noi, ha
  vissuto l'esperienza  di  parlamentare e di amministratore di questa
  Regione.
       La nostra è una tra le prime regioni d'Italia che ha decentrato
  ai comuni - con la  legge  1  del  1979  e  poi con la 22 del 1986 -
  numerose  competenze  trasferendole,  appunto, ai comuni. Con questa
  legge, una  parte  di  quelle  competenze che abbiamo trasferito nel
  tempo ai  comuni,  pur  con  successive  modificazioni,  proviamo  a
  riportarle sotto  l'egida  di  un centralismo assessoriale. E non si
  tratta neanche di un centralismo dell' istituzione Regione, ma di un
  centralismo che  dipende  esclusivamente dalla volontà singola di un
  assessore.
       Guardo, ad esempio, a  questo  capolavoro  che è l'Osservatorio
  per la famiglia: non si è avuta  neanche la decenza di prevedere che
  in  quell'Osservatorio, così  come   ci  sono  alcune  categorie  di
  rappresentanza sociale,  ci  siano,  ad esempio, i rappresentanti di
  comuni e  province,  luoghi  che  -  per  competenze  e  per  natura
  istituzionale - debbono essere l'avamposto delle politiche sociali.
       Concludendo,  credo  che  questa legge poteva - ripeto - essere
  innovativa,  sperimentando  alcune  cose  che  noi  condividiamo, ad
  esempio l'idea  del buono sociosanitario che può essere una modalità
  intelligente di  allargare  la  platea  degli utenti che ricevono un
  servizio da parte delle istituzioni.
       Signor  Presidente,  vorrei  qui  ricordare  che  una  politica
  sociale  si  fa  prevedendo  sì  la  libertà  di scelta da parte dei
  cittadini  nel  momento  in  cui  dovranno utilizzare un servizio ed
  avere  una  prestazione,  ma  si  fa  garantendo  che le istituzioni
  pubbliche,  la  struttura pubblica, nel suo insieme, sia in grado di
  garantire  servizi  anche  a  gestione  pubblica in tanti Comuni, in
  tanti luoghi della nostra Regione.
       Anche se non  è  scritto  nel  testo  al nostro esame pure vi è
  un'idea  che   lo  ispira:  pensare  che  il  ruolo  della  pubblica
  amministrazione deve  essere soltanto quello di decentrare ad alcune
  associazioni  la   gestione   dei   servizi  in  Sicilia,  questo  è
  inaccettabile
       Io  sono  tra  coloro  i  quali  pensano a modalità innovative,
  moderne,  ma  che  devono  aggiungersi,  non  sostituire ciò che già
  esiste. Dobbiamo  lavorare per migliorare quello che già c'è,  e non
  pensare di  sostituirlo  chiudendo, ad esempio, gli asili nido nelle
  città, mettendoli "a stecchetto" sul piano finanziario e sviluppando
  una rete di strumenti come i "nidi-famiglia".
       Questo  lo  considero un disastro sociale nella nostra Regione;
  altro che capacità di rispondere e di dare nuovi e maggiori servizi
       Mi auguro  che  l'esame  da  parte del Parlamento sia scevro da
  ogni ideologismo,  ma  ci  si  misuri  nel merito dei provvedimenti,
  cercando di capire  i  benefici  che i cittadini siciliani - non una
  categoria dei  cittadini siciliani, seppur maggioritaria, ma tutti -
  possano avere,  attraverso  la  legge  che varerà questo Parlamento,
  frutto del  libero convincimento dei parlamentari, comunque un testo
  migliore di quello che è pervenuto qui in Aula.
       Ecco perché  invito tutti ad affrontarne l'esame nel merito con
  saggezza, avendo  chiare  le  cose  che  concretamente  si  potranno
  sviluppare e  consentendo  anche  la  possibilità  di  dare maggiori
  risorse alla famiglia, probabilmente togliendo qualche risorsa a chi
  pensa che la  famiglia  sia  soltanto  quella che manda i figli alla
  scuola privata.

     ORTISI  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     ORTISI   Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, preliminarmente
  vorrei   esprimere   un   giudizio   estremamente   negativo   sulla
  improvvisazione  e  la  estemporaneità,  che  non  sono peraltro una
  novità  dopo  due  anni, dell'attività di questo Governo che - mi si
  consenta  l'espressione  -  "prima  accatta a zotta e poi u cavaddu"
  cioè  prima,  come  in questo caso, istituisce nominalmente un nuovo
  assessorato, l'assessorato alla famiglia, alla solidarietà sociale e
  alle  autonomie  locali  e, poi, tenta di riempirlo di contenuti, di
  fatti;    con   lapsus   freudiano,   questo   disegno   di   legge,
  originariamente,  si  denominava come "prime norme", poi è diventato
  "norme", prime norme che andavano a riempire un contenitore nuovo.
       Credo che  l'attività  di  Governo, degna di tale nome, non può
  che ipotizzare  la creazione di un nuovo assessorato soltanto avendo
  in testa  di che cosa organicamente tale assessorato, ancor più se è
  nuovo, deve affrontare e di cosa si dovrà interessare.
       Già  nella  relazione  introduttiva  mi  pare  che, almeno alle
  pagine 4  e  7, si intraveda la velleità di questo disegno di legge,
  di fatti  alla  famiglia,  nel  tentativo  surrettizio di colmare di
  provvedimenti  e  di  velleitari  interventi,  il  vuoto legislativo
  organicamente preparato  di  cui  esso  si  scompone,  ecco che cosa
  affida alla famiglia: affida, per esempio, la funzione di formazione
  al lavoro e alla professionalità; cioè la famiglia dovrebbe, secondo
  questo  disegno  di  legge,  caricarsi anche dell'ipotesi di formare
  alla professionalità  i propri componenti e poi affida alla famiglia
  la funzione di assistenza e solidarietà spesso in sostituzione delle
  strutture  pubbliche.
       Allora delle  due  l'una: o affidiamo alla famiglia come nucleo
  fondamentale  l'attività  e  il  ruolo  di  soggetto  che  guida  le
  politiche di solidarietà sociale come poi nell'articolato è scritto,
  oppure  affidiamo  il  ruolo surrettizio, appendicolare, sostitutivo
  nei confronti  delle  strutture  pubbliche.
       Le due  concezioni  non  si sposano e la dicono lunga in ordine
  alla confusione e alla estemporaneità anche di questo provvedimento.
  E poi,  ancora,  nella parte finale della relazione si legge: "in un
  secondo momento, ciò potrebbe favorire un processo di trasformazione
  della   politica,  di  responsabilizzazione  delle  coscienze  e  di
  valorizzazione  delle  risorse  umane  quale  mezzo per una efficace
  risposta  ai bisogni della collettività";  petizioni di princìpio di
  uno pseudo  sociologismo  che  abbiamo  già  notato  in  tanti altri
  provvedimenti proposti all'Aula.
       Diciamo subito  che  questo  disegno  di  legge,  così  come si
  presenta,  è  incongruo  e  contraddittorio  e,  secondo  la  nostra
  opinione,   anche   incostituzionale  nelle  premesse,  di  fatti  i
  propositori fanno  riferimento  nel  comma  1  dell'articolo 1 a due
  articoli della  Costituzione  (articoli  2  e  3)  ed  a  una  legge
  nazionale (la 176 del 1991 che recepisce una convenzione ONU).
       Da  'cirenei'  quali dovremmo essere molto spesso con modestia,
  andiamo  a  controllare con citazioni virgolettate perché altrimenti
  non ci  rendiamo  conto.
       Ricordiamo  a  noi  stessi  che l'articolo 2 della Costituzione
  "riconosce  e  garantisce  i diritti inviolabili dell'uomo, sia come
  singolo,  sia  nelle  formazioni  sociali...",  mentre  l'articolo 3
  afferma che  "Tutti i cittadini - non soltanto gli appartenenti alla
  famiglia tradizionalmente intesa - hanno pari dignità sociale e sono
  uguali davanti  alla  legge senza distinzioni di sesso, di razza, di
  lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali
  e  sociali.  E'  compito  della Repubblica rimuovere gli ostacoli...
  che impediscono il pieno sviluppo della persona umana...".
       Non  mi  voglio  dilungare  ulteriormente  ma  permettetemi  il
  riferimento che premettevo alla legge 176 del 1991 che recepisce una
  convenzione ONU.  Nel preambolo di tale legge si fa riferimento alla
  "famiglia  umana"  che recepisce l'idea di cosmopolitismo vecchia di
  2.300 anni  che  abbiamo coltivato nel Mediterraneo in particolare e
  che come  famiglia  umana  aspira  ad un ampliamento del diritto ma,
  soprattutto, ad  un  ampliamento  del  vigore dei sentimenti.
       E poi  ancora,  siccome  la  legge si riferisce al fanciullo in
  particolare, all'articolo  5  fa  riferimento al diritto e al dovere
  dei genitori,  o se del caso dei membri, della famiglia allargata, o
  della collettività.
       Per famiglia  allargata,  oggi  si intende non solo la versione
  tutta nostra  di  famiglia  mononucleare  allargata  a  nonni, zii e
  parenti poveri, ma anche a quella anglosassone di famiglia allargata
  della quale  fanno parte anche i figli ottenuti da ognuno dei membri
  della nuova coppia da precedenti relazioni, da precedenti matrimoni.
       E' chiaro,  quindi,  che il riferimento che il propositore fa a
  questa  legge è assolutamente contraddittorio perché  all'articolo 5
  di  questa  legge  nominata,  invocata,  dal propositore della legge
  stessa, si  parla  di famiglia allargata.
       Poi, ancora, all'articolo 24 si afferma: "Gli Stati riconoscono
  il diritto  del  minore  di  godere  del  migliore  stato  di salute
  possibile e  di  beneficiare  di servizi medici e di riabilitazione.
  Essi si  sforzano  di  garantire  che  nessun minore sia privato del
  diritto di  avere  accesso a tali servizi".
       Invece, se  esitassimo  la  legge così come è stata presentata,
  priveremmo tanti  minori  di tanti servizi.
       Allora, ecco che la incongruità e la contraddizione interna che
  notiamo nel  comma  1 dell'articolo 1 che fissa i princìpi, dovrebbe
  far  riflettere   coloro   i  quali  difendono  a  spada  tratta  il
  provvedimento.
       Onorevole   Presidente  Ardizzone,  purtuttavia,  non  vogliamo
  continuare su  questa  scia  che  ci  facilita  il  compito, quindi,
  eviteremo di  fare riferimento alla legge 898 del 1970, che sanziona
  una concezione  del  matrimonio  non  più  come  istituzione ma come
  rapporto tra  soggetti che liberamente si scelgono.
       E non  è vanesio ricordare che i soggetti del matrimonio, anche
  nella dottrina cristiana, sono gli sposi.  Né  vogliamo ricordare la
  sentenza numero  151 del 1975 che ha parificato i figli legittimi ai
  figli naturali.  Né  vogliamo  fare riferimento a tutta una serie di
  provvedimenti  legislativi  corollari  rispetto  all'evoluzione  del
  concetto   di   famiglia.
       Né  vogliamo  fare  riferimento alla giurisprudenza consolidata
  che è passata  dalla  famosa  sentenza  della  Corte  Costituzionale
  numero 71 del 1966 - ricordate, sembrano passati mille anni - in cui
  i giudici interpretavano il  sentire  del  tempo  affermando  che  i
  genitori naturali non costituiscono una famiglia e che, poi, passava
  alla constatazione dell'esistenza  di  unioni  libere  e famiglie di
  fatto con la sentenza numero 179 del 1976, per sfociare, infine, nel
  1986 con la sentenza numero 237 nel riconoscimento delle famiglie di
  fatto  caratterizzate  da  un  grado  accertato  di  stabilità  come
  meritevoli di tutela  proprio  in  relazione  all'articolo  2  della
  Costituzione, così invocato dal relatore oggi.
       Né  vogliamo fare  riferimento  alla  dottrina,  alla  sentenza
  della  Cassazione  numero 556  del  1977  o  ai  mille  convegni  di
  giurisperiti e studiosi del  diritto  di  famiglia.  Né  ci vogliamo
  appellare ai tanti  provvedimenti  derivati  dal trattamento fiscale
  che già valeva nel  1957 paritariamente per le famiglie tradizionali
  e  per  quelle di  fatto,  fino  alla  possibilità  che  il  collega
  Franchina  ci  suggeriva   in   Commissione,   degli  insegnanti  di
  avvicinarsi al coniuge o al convivente.
       Né faremo riferimento  all'evoluzione del concetto di famiglia,
  né, in questo senso, cominceremo dalla storia del diritto romano che
  per  primo  riconosce  il concetto  di  famiglia  che  -  lo  voglio
  ricordare a me stesso prima che  ai  colleghi  - ha la stessa radice
  fam, di famulus che significa "servo" perché la prima organizzazione
  familiare riconosciuta nel diritto romano prevedeva una famiglia che
  nel suo ambito aveva anche i  servi  e  gli  animali.
       Guardate  quanti  anni luce,  sono  passati   E  noi  dovremmo,
  adesso, appiattirci su un concetto  di  famiglia  che  è in continua
  evoluzione come tantissime altre  esperienze  in diversi altri campi
  dimostrano e inducono a  riflettere.  No,  non vogliamo neanche fare
  riferimento  a centinaia di  migliaia  di  cittadini  siciliani  che
  versano  nelle  condizioni che  oggi  sarebbero  di  esclusione  dai
  provvedimenti che questo disegno  di  legge, così come esitato dalle
  commissioni prima e sesta, propone. No.
       Noi vogliamo appellarci soltanto  al  senso comune del concetto
  di famiglia e, terra-terra,  vogliamo  chiedere  ai colleghi: chi di
  voi  si vergognerebbe, a differenza  dei  padri  o  dei  nonni,  che
  quarant'anni  fa si vergognavano  ad  accogliere  in  una  cena  chi
  vivesse "more uxorio", fuori  dal  legame tradizionale?
       Vi  ricordate la "Dama  Bianca"  di  Coppi,  eppure  aveva  una
  condizione   privilegiata;   chi   viveva   fuori   dalla   famiglia
  tradizionale era, nel caso  migliore,  una  persona poco perbene, se
  era donna, un 'macho' se era maschio. Oggi non è più così.
       Ognuno  di  noi tranquillamente  invita  a  casa  sua  chiunque
  conviva, chiunque per necessità o per  scelta ha deciso o si trova a
  non potere decidere di diventare coppia tradizionalmente intesa.
       Noi per questo ci appelliamo  al  senso  comune del concetto di
  famiglia che sia tradizionalmente  intesa  o  sia famiglia di fatto;
  e siccome il compito del  legislatore  è  quello  di  fotografare la
  realtà per quella che  è, scevro da ogni condizionamento ideologico,
  l'invito che faremo alla  fine  del  nostro  breve  intervento  sarà
  quello di pensare in maniera moderata e tollerante.
       D'altra parte, se andiamo a  guardare  il  comma 2 del medesimo
  articolo 1, ci accorgiamo che esso fa riferimento per la possibilità
  di sviluppare politiche  sociali,  ad una fotografia dell'esistente;
  ma l'esistente può  essere  rappresentato  soltanto  dalle  famiglie
  tradizionalmente  intese?  Non  ne  verrebbe  fuori  una  fotografia
  sfuocata e, comunque, inverosimile?
       Su che cosa realisticamente si baserebbero le politiche sociali
  se   dovessero   prendere   in   considerazione   solo   una   parte
  dell'esistente?
       Pertanto,   onorevoli  colleghi,   noi   ci   permettiamo   una
  osservazione  anche  di   carattere   antropologico,   proprio   per
  ridimensionare il tipo di  intervento  che vogliamo realizzare: se è
  in crisi la società é perché è in  crisi la famiglia e se è in crisi
  la famiglia è perché  sono  in  crisi l'organizzazione, le relazioni
  interne, i valori della  famiglia,  così  come  essa  viene  vissuta
  proprio nella stragrande maggioranza dei casi di rappresentazione di
  essa, cioè della famiglia  tradizionale.
       Voi pensate, onorevoli  colleghi,  che  si  possano raggiungere
  obiettivi etico-esistenziali con provvedimenti economici: si rischia
  di   cadere  proprio  nell'errore  che  si  vuole  correggere,  cioè
  nell'errore di chi pensa di modificare la dimensione dell'essere con
  l'intervento   dell'avere,    pur   appendicolare,   surrettizio   e
  paternalista.
       E'  così  che alcuni interventi previsti nel disegno di legge e
  positivi in  sè  annegano  dentro  una  filosofia  di  fondo  che li
  contraddice  e  modifica  in  norme  assistenziali  e  qualche volta
  clientelari.
       La    famiglia   non   viene   considerata   nella   dimensione
  socio-assistenziale  ma   diventa  una  aggregazione  finalizzata  a
  sostenere un sistema micro  economico  piuttosto  che  una  rete  di
  valori  etico-sociali;  con  l'aggravante  di  un  ulteriore  vulnus
  all'ordinata convivenza sociale  determinata,  appunto, da una forma
  di arroccamento blindato a  favore  di una concezione della famiglia
  alla quale si finirà per procurare solo danni.
       Allora,  se  vogliamo  legiferare  con intelligenza e modestia,
  riconduciamo  il provvedimento dall'attesa salvifica soteriologica a
  cui  aspira, alla  dimensione  del  suggerimento  normativo  teso  a
  raggiungere  obiettivi  modesti  ma  concreti,  umili ma tolleranti;
  altrimenti, onorevoli  colleghi,  rischiamo di precipitare la nostra
  convivenza  civile  indietro  nel  Medioevo  di  uno stato separato,
  confessionale, ipocrita, codino, incapace di leggere, interpretare e
  guidare una  realtà  che  non  è  per  niente  fotografata nella sua
  dimensione  dinamica,  nè  tantomeno ricompresa nel disegno di legge
  che stiamo per esaminare.
       Nell'ipotizzare   un   percorso  di  tutela  della  famiglia  -
  l'abbiamo già  notato  - il disegno di legge del Governo esclude, ad
  oggi - ma  ci  auguriamo  non  alla  fine  del percorso di esame del
  disegno di legge medesimo - tutte le forme di convivenza e le unioni
  di fatto  che  vanno dalle situazioni di attesa di chi, per esempio,
  separatosi aspetta  la sentenza di divorzio, alle scelte autonome di
  chi sceglie  di convivere in nome esclusivo del sentimento d'amore e
  lo fa in maniera stabile naturalmente per un periodo congruo.
       Ancora  una  volta  l'autonomia statutaria rischia di diventare
  per la Sicilia una palla al piede per colpa di un'impostazione che è
  solitaria  nel  panorama  dell'Occidente più avanzato: vuole portare
  indietro   le   lancette  dell'orologio  del  tempo  ipotizzando  un
  messaggio che ha poco di promozionale e molto di terroristico.
       I valori non si impongono:  si educa  E a niente serve chiudere
  gli occhi dinanzi ad  una  realtà  sempre  più in trasformazione che
  constata forme evolutive del senso comune di convivenza, tutte degne
  di  essere  tutelate  sul  piano  umano,  così  come  preconizza  il
  legislatore nazionale e suggerisce consolidata giurisprudenza.
       Ci  appigliamo  agli  spiriti  liberi  dell'Assemblea, al mondo
  dell'associazionismo e alla dottrina sociale della Chiesa, di cui lo
  stesso  Presidente Cuffaro si dichiara assertore, perchè prevalga lo
  spirito   di   tolleranza   e  di  carità  cristiana  piuttosto  che
  l'intransigenza  druidica  di  una  minoranza  che  vuole imporre un
  eccesso che  non  gioverà ad alcuno.  Il nostro tentativo è stato in
  Commissione,   e   lo   reitereremo  in  Aula,  quello  di  spostare
  l'attenzione da  una  divisione  manichea  di buoni e cattivi ad una
  possibilità  di  interpretare  in  maniera  tollerante il disegno di
  legge e il futuro della legislazione in materia.
       Noi riteniamo che dopo il comma 1 dell'articolo 1, che promuove
  e riconosce la famiglia  tradizionale,  si debba aggiungere un comma
  ulteriore nel quale ipotizziamo  che "la Regione tutela altresì etc.
  etc.". E' una forma  questa  che  la  Commissione  per  intero aveva
  accettato prima  dell'arrivo  e  dell'irrigidimento  del  Presidente
  Cuffaro, il quale volle  dare  una  sterzata  durante  i  lavori  di
  Commissione in senso intollerante.
       Noi  ci  appelliamo ai colleghi che ci avevano dato conforto in
  quell'occasione, al Governo  e  allo  stesso Presidente Cuffaro: non
  rendiamo  motivo  di   scontro  ideologico  quello  che,  invece,  è
  strumento attraverso il  quale  possiamo migliorare le condizioni di
  vita dei nostri  concittadini. Diversamente, vinceremo con i muscoli
  ma perderemo nell'intelligenza  e  nella promozione degli interventi
  legislativi per i quali siamo stati eletti.

     PRESIDENTE  Onorevoli  colleghi,  desidero  comunicare  che avrei
  dovuto  svolgere un  mio  intervento  nel  corso  della  discussione
  generale di questo disegno di legge.
       Tuttavia,  la  mia  posizione  di  Presidente  pro-tempore,  mi
  impedisce di farlo in  maniera articolata e completa e, pertanto, ho
  consegnato agli  uffici  dell'Assemblea  una sintesi dell'intervento
  stesso perchè venga  allegato al resoconto stenografico dell'odierna
  seduta.
       Mi  riservo,  comunque,   di   svolgere   in   sede   di  esame
  dell'articolato un intervento  relativo ai contenuti dell'articolo 1
  del disegno di  legge.  Desidero  approfittare  di questo intermezzo
  per considerare, per valutare,  insieme  a voi, un aspetto che credo
  sia indispensabile:  un tema  come  questo non può diventare terreno
  di scontro tra la  maggioranza  e  l'opposizione  perchè  attiene  a
  valori di natura morale,  culturale,  che sicuramente sono del tutto
  trasversali, sia  all'interno  della  maggioranza,  sia  all'interno
  dell'opposizione, come - tra l'altro - mi appare dalle prime battute
  del dibattito stesso.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Papania. Ne ha facoltà.

     PAPANIA   Signor Presidente,  onorevoli colleghi, credo che dalla
  fine dell'intervento dell'onorevole Ortisi si possa desumere proprio
  come per alcuni di  noi  sarebbe  stato  più conveniente nascondersi
  dietro logiche di schieramento  o decisioni di partito ed evitare di
  esprimere opinioni non del  tutto conformi rispetto a questo disegno
  di legge.
       Diceva poc'anzi l'onorevole  Ortisi  che  noi  siamo chiamati a
  fotografare la realtà.
       Onorevole  Ortisi,  quanti di noi parlano secondo un'intuizione
  della  vita,  in coerenza con il linguaggio stesso che usano e con i
  valori avvertiti nella propria interiorità, sanno che l'insegnamento
  da  applicare  è  quello  di  non  fotografare  la  realtà,  di  non
  preservare  un  ordine  che  ci  rassicuri solo perchè esiste, ma di
  avere  la  competenza  e la capacità di interpretarlo per tentare di
  governare i processi della società e di offrire dei modelli.
       Nella creazione della 'città giusta', direbbe Maritain, noi non
  siamo chiamati soltanto a  definire  il  processo di amicizia civile
  e nemmeno quello di  giustizia  sociale  interno alla società; siamo
  chiamati, come legislatori,  a definire il modello di organizzazione
  delle libertà e, quindi, a  dare un'impronta secondo quello che è il
  nostro  giudizio,  secondo  quelli  che  sono  i  nostri  valori  di
  riferimento, secondo quello che la nostra cultura ci suggerisce. Per
  questa ragione credo che i  diritti  delle persone e i diritti delle
  organizzazioni sociali non debbano mai essere sottovalutati e, però,
  hanno tra loro una differenza.
       Il disegno di legge sulla famiglia,  le  politiche sociali e le
  autonomie  locali propone queste riflessioni e  le  propone  in  una
  realtà,  come  quella  siciliana, che   ha  specificità  e  problemi
  particolari.  In altre regioni,  in  Emilia  Romagna,  in Friuli, in
  Liguria, nelle Marche, nel  Trentino  Alto  Adige, in Valle d'Aosta,
  nel Lazio, nella Lombardia, sono stati sperimentati altri modelli.
       Ritengo che qui se  ne  possa  rappresentare  uno  che  dia una
  risposta alla dilagante  frammentazione  ed  alla  disgregazione dei
  diversi  modelli  presenti   nella   società.  Nel  decennio  appena
  trascorso, in particolare,  c'è  stata  scarsa attitudine ad offrire
  modelli sociali e morali  coerenti  con  un  ordinato sviluppo della
  famiglia.
       Sono  convinto che la questione famiglia  non  sia  un  aspetto
  secondario. E' in larga  misura  nella  famiglia  -  anche questo ha
  detto l'onorevole Ortisi -  che  si  costruiscono  i  destini  degli
  abitanti di questo Paese; è  in  famiglia che si formano i cittadini
  di domani. E' la  qualità  della vita familiare che spesso determina
  la qualità della vita dell'intera società.
       Una  famiglia  che   funziona   è   garanzia   anche  del  buon
  funzionamento di tutte le istituzioni sociali, politiche, economiche
  ed educative della società. A  queste  non può mancare, pena la loro
  scarsa efficacia, il contributo essenziale derivato da quella scuola
  insostituibile di umanità che  è  la  famiglia.
       La famiglia si situa nel cuore della costruzione della società,
  la condiziona e ne è condizionata.
       Lo dico a chiare  lettere:  la  famiglia  non  è  una questione
  che  interessa  soltanto   i   cattolici,   quasi   che  essa  fosse
  semplicemente la specifica  forma  di  convivenza dei credenti, come
  molti sostengono.  Essa - e  lo dico da cattolico - riguarda tutti i
  cittadini.  Ed  è  per  questa  ragione  che  bisogna  parlarne  con
  argomenti razionali, con chiarezza  e  serietà di analisi in tutti i
  suoi risvolti  giuridici,  psicologici,  sociologici,  economici  ed
  anche, perché  no,  politici.  Occorre  acquisire una consapevolezza
  forte del ruolo sociale imprescindibile della famiglia nella società
  e nello Stato.
       Leggendo le diverse leggi regionali adottate dalle regioni  che
  precedentemente  ho   citato,  ho   avuto   l'impressione   che   la
  preoccupazione  principale  di  quei  legislatori  fosse  quella  di
  escludere che  al  concetto  di  famiglia  si  potesse attribuire un
  valore assoluto e che, conseguentemente, si dovesse prendere atto di
  una generica pluralità di forme di convivenza.
       Questa  impostazione,   quella   cioè   delle   sperimentazioni
  legislative di alcune altre  regioni, è sintomatica di una filosofia
  relativistica  che permea  trasversalmente  una  notevole  parte  di
  classe politica della quale  ho  rispetto  e  con la quale condivido
  molte visioni programmatiche.
       Tale visione sostiene, ad esempio, nel caso della famiglia, che
  poiché  non esiste una  visione  comunemente  accettata  da tutti, e
  cioè assoluta, del  matrimonio  come  unione  eterosessuale e quindi
  della famiglia su di  esso  fondata,  l'organo chiamato a legiferare
  deve tenere conto di tutte  le  possibili  scelte  di  vita comune e
  regolarle dandogli dignità per il semplice fatto che esistono.
       A questa  impostazione rispettabile, ma non per forza giusta, è
  possibile rispondere che  il  matrimonio  e la famiglia non sono una
  semplice istituzione  sociale.
       Per questo, senza voler  trascurare la libertà delle scelte del
  singolo e senza voler  leggere  le norme con un'ottica improntata da
  una sola visione cattolica,  il  perno  della valutazione di singole
  leggi  potrebbe  essere   quello  del  riconoscimento  del  primario
  interesse pubblico della famiglia  e non solo del primario interesse
  dei singoli membri di una famiglia o delle singole persone che fanno
  parte di una società.
       Si tratta di un valore  che riconosce la famiglia fondata su un
  vincolo  di  natura  pubblica  responsabilmente  assunto  anche  nei
  confronti della collettività, che  riveste  un  interesse  sociale e
  costituisce il nucleo fondamentale  della società e dello Stato. Non
  è un istituto esclusivamente privatistico, ma uno snodo fondamentale
  tra la persona e  la  società.
       Le  variazioni  dello   statuto   familiare   non  sono  quindi
  ininfluenti sulla visione che la  società  ha  di  se stessa e delle
  relazioni  fra i suoi membri.  Nella  famiglia  c'è  un  di  più  di
  stabilità, un di più  di  dichiarata  obbligazione  sociale, che  va
  giuridicamente e socialmente  premiata,  senza che questo significhi
  penalizzare le altre forme di convivenza.
       Io spero che  una  legge  sulla  famiglia  voglia  dire  sì  al
  riconoscimento e  alla  difesa del valore sociale della famiglia; sì
  alla chiara  distinzione  che  la  nostra  Costituzione  pone tra la
  famiglia e le  altre  formazioni sociali; sì a politiche sociali che
  promuovano  la  piena  realizzazione  dei  cittadini  attraverso  la
  relazione familiare. E che nello  stesso  tempo voglia dire no a una
  visione riduttiva della  famiglia  che  la relega esclusivamente nel
  privato, quasi fosse  una  scelta  puramente personale e ininfluente
  per la società.
       La riflessione, quindi, va ricondotta alla questione del giusto
  rapporto tra lo Stato e  i  cittadini e soprattutto tra lo Stato, la
  Regione, le province, i  comuni  e  la prima formazione naturale, il
  nucleo fondamentale costituito  dalla  famiglia.
       Uno dei concetti chiave  del  sistema  democratico  è la natura
  limitata  del potere  delle  istituzioni  pubbliche.  Lo  Stato,  la
  Regione, come tutti gli  altri  enti  locali, sono al servizio della
  società,  della  quale   devono   favorire  il  libero  processo  di
  autorganizzazione: la società  precede  lo  Stato,  ma  la  famiglia
  precede la società. Anche  in  questo può consistere un principio di
  sussidiarietà.
       Questa soggettività primaria  della  famiglia  e  della società
  implica che ad agire siano  i  cittadini,  le  persone  che sono più
  vicine ai bisogni individuati  e  segnalati.  Lo Stato, così come la
  Regione,  ha  il   compito   di   agevolare   questo   processo   di
  autorganizzazione della famiglia  e  della  società attraverso norme
  giuridiche e politiche concrete che non ne ostacolino l'azione ma la
  sostengano, la promuovano e la incentivino.
       E' un sì,  quindi, al riconoscimento della soggettività sociale
  della famiglia, all'applicazione del principio di sussidiarietà ogni
  qualvolta possibile,   alla  valorizzazione  delle  risorse  interne
  della famiglia e della  persona,  alla  incentivazione delle reti di
  solidarietà   familiare. Va abbandonata   una   politica   familiare
  assistenzialista che vede  la  famiglia  solo come problema; servizi
  socio-assistenziali che ignorano  i legami familiari, un sistema che
  da un lato si  sostituisce  ai  cittadini  e li deresponsabilizza, e
  dall'altro scarica spesso  pesi  insopportabili  sulle  spalle delle
  famiglie senza metterle in  grado di risolvere i propri problemi con
  adeguate forme di sostegno.
       Famiglia  e  persone,  garantite e tutelate dallo Stato e dalla
  Regione  Sicilia, ma  anche  capaci  di  crescere  e svilupparsi sui
  princìpi  che  ciascuno  è  in  grado di proporre come modello della
  società.
       Un piano di vita improntato su scelte che hanno come fondamento
  valori ben precisi e i  cui  obiettivi  saranno  rivolti a ciò che è
  bene per gli altri.  Così  si  può  contribuire  ad  una  educazione
  morale  che  porti l'uomo  a  compiere  le  azioni  necessarie.
       Una impostazione simile  della società può salvare l'uomo dalla
  frantumazione, può allontanarlo  dall'individualismo  e anche da ciò
  che l'ambiente rappresenta in questo periodo nella nostra società.
       La famiglia non può  essere  quindi un problema, ma una risorsa
  per la società; non è estranea  alla  società  ma  ne  è una prima e
  vitale cellula. Quando viene  aggredita  nei suoi valori e nelle sue
  esigenze fondamentali, si  delinea  un orizzonte triste di decadenza
  per la comunità.
       La famiglia possiede vincoli vitali ed organici con la società;
  in essa nascono e  crescono  i cittadini, vengono trasmesse le virtù
  sociali, si sviluppa una  fitta  rete  di relazioni.  Anche il clima
  che caratterizza la vita quotidiana della famiglia è una risorsa; le
  relazioni personali sono  ispirate all'accoglienza e al rispetto, si
  aprono al dialogo e  alla  disponibilità  gratuita,  sono animate da
  solidarietà e spirito di servizio.
       La  promozione  di  una autentica e matura comunione di persone
  nella famiglia diventa  prima  e insostituibile scuola di socialità.
  La famiglia costituisce, infatti, il luogo nativo e lo strumento più
  efficace di umanizzazione e  di personalizzazione. In essa la vita è
  resa più umana, sono custoditi  e trasmessi valori e virtù, l'uomo è
  strappato dall'anonimato ed  è  reso consapevole della sua originale
  dignità personale.
       La  comunione  familiare  si apre così ad una vasta solidarietà
  che  rende  più  fraterno il volto della comunità civile; l'uomo non
  può essere mortificato dall'etica individualista. Le famiglie in cui
  la  persona  si  forma sono chiamate quindi a diventare protagoniste
  della  politica familiare, cioè devono per prime adoperarsi affinchè
  le  leggi  e  le  istituzioni sostengano e difendano positivamente i
  diritti e i doveri delle famiglie.
       Le famiglie non  possono  essere  indifferenti  di  fronte alle
  decisioni politiche ed amministrative  per non correre il rischio di
  esserne vittime.  Esse hanno  il  diritto di crescere come comunità,
  di esercitare la propria  responsabilità  nel trasmettere la vita ed
  educare i figli, di vivere  serenamente,  di  avere  una  casa  e un
  lavoro, di provvedere  ai  propri  anziani. Devono, quindi, vigilare
  con l'aiuto della  Regione,  perchè  tali  diritti  che scaturiscono
  dalla loro identità non siano disattesi e minacciati.
       Penso che questo disegno di legge debba essere approvato presto
  e  bene.   In tanti, credo, siamo  disponibili  a  contribuire  e  a
  migliorare il testo, caratterizzandolo anche con interventi a favore
  dei diritti di persone  ma  senza  rinunciare  mai  a  difendere  il
  concetto di famiglia nel quale crediamo.

     PRESIDENTE   E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
  facoltà.

     MICCICHE'   Signor Presidente, onorevoli colleghi, non affronterò
  il tema sotto il  profilo  ideologico,  anche  perchè  gli onorevoli
  Cracolici  e  Ortisi  hanno  illustrato  abbastanza  bene  l'aspetto
  politico e morale di questo disegno di legge.
       I  diritti  conquistati   in   questi   ultimi   decenni  ormai
  appartengono a tutti. Non  si  può tornare indietro;  invece, guarda
  caso, ci troviamo oggi  ad  andare  indietro  come  i  gamberi.
       Una negazione dello stato  di  diritto, dello stato civile, dei
  diritti civili, soprattutto  delle  donne,  perchè questo disegno di
  legge sostanzialmente è contro le donne. Purtroppo, in quest'Aula ci
  sono poche donne, ahimè  Un  danno  grave; se ci fosse stata qualche
  donna  oggi  sarebbe  potuta  intervenire con maggiore cognizione di
  causa.
       Incominciamo ad essere un po' più pratici.  Ci sono tre aspetti
  che  devono essere affrontati in questo disegno di legge: il primo è
  la negazione dello stato di diritto;  il secondo è un passo indietro
  nella  garanzia  dello  stato sociale;  il terzo è un passo indietro
  rispetto all'autodeterminazione conquistata dalle donne.
       Con quest'ultimo argomento  mi  riferisco  alla  riforma  della
  legge n.  194. Si è  parlato spesso in questi ultimi giorni soltanto
  della negazione dello stato  di  diritto e delle cosiddette famiglie
  di fatto, ma si è  parlato  poco  del passo indietro che si vorrebbe
  introdurre rispetto alla legge n. 194.
       Comincio  proprio  da  quest'ultimo  argomento.  All'articolo 5
  possiamo dire che c'è una  vera  riforma della legge n. 194: cioè ci
  si  vorrebbe  arrogare  il  diritto  di  modificare  la  legge  194,
  approfittando del fatto di parlare dei problemi delle donne.
       Perchè sostengo che si  sta  modificando  la legge n.  194?  Il
  comma  3 dell'articolo  5  recita:  "Gli  interventi  previsti  sono
  rivolti in particolare a:  1) favorire la prevenzione e la rimozione
  delle cause che  possono  indurre  la  madre  all'interruzione della
  gravidanza." Si introduce il concetto di rimozione, già il termine è
  brutto.  Subito dopo, al punto  2), si dice:  "Prevenire le cause di
  potenziali fattori di danno  per  il  nascituro;  3)  garantire  gli
  interventi finalizzati alla prevenzione ed alla cura dell'abortività
  spontanea;  4) predisporre ed  organizzare  per  la  famiglia che lo
  richiede   un   piano   personalizzato   di   sostegno   psicologico
  socio-assistenziale  e  sanitario,  utilizzando  percorsi  integrati
  idonei a valorizzare  il  ruolo  delle  associazioni  di solidarietà
  familiare."
       Se riflettiamo su questi  articoli,  vediamo  che  è  una  vera
  riforma  della  legge  n.   194.   Sono  intaccati  i  princìpi  che
  garantiscono l'autodeterminazione  della  donna.  Oltretutto noi non
  abbiamo questa  competenza.
       Presenteremo degli emendamenti  per  chiarire  gli  equivoci  e
  portare il testo sul giusto binario.
       La seconda questione riguarda gli interventi abitativi.
       In  Commissione  ho  presentato  un  emendamento  che  è  stato
  accolto. Di questo ringrazio il Presidente Ardizzone, che l'ha fatto
  proprio come Commissione.
       La programmazione  dell'edilizia  residenziale  pubblica faceva
  riferimento  essenzialmente  al   termine  di  due  anni.  Ho  fatto
  presente che c'è una legge  del 1972, la 1035, che addirittura parla
  di cinque anni; infatti,  il  tempo materiale perchè la coppia possa
  formarsi e stabilizzarsi  nel  proprio  nucleo familiare in rapporto
  alla questione abitativa è fissato in cinque anni. Invece, in questo
  disegno di legge avevano  previsto  addirittura  un  termine  di due
  anni;  l'hanno portato a tre anni  per farmi contento.
       Non so se basti fare  contento un deputato che fa una proposta;
  ma è chiaro che siamo  già di due anni sotto rispetto alla normativa
  nazionale. Quindi, la  Regione  anziché  migliorare le condizioni di
  agevolazione per quanto riguarda  le  coppie giovani che si sposano,
  che   cercano   un   contributo   per  mettere  su  casa,  opera  in
  controtendenza rispetto a quello che prevede la legge nazionale.
       Comunque, anche su questo punto presenterò un emendamento.
       L'altro aspetto che è  stato  qui dibattuto negli interventi di
  Papania, di Ortisi e  di  Cracolici,  riguarda  la  questione  delle
  coppie di fatto, o delle famiglie di fatto.
       Non  entro nel  merito,  perchè  è  stato  già  abbondantemente
  discusso. Però faccio  presente  che  c'è  un  argomento importante.
       In questo momento se  ne  discuta  molto  in considerazione dei
  fatti tragici degli sbarchi  dei clandestini, di questa povera gente
  che sbarca sulle nostre  coste.  E  purtroppo  alcuni non riescono a
  mettere piede sulle nostre  coste  per  una  politica dissennata del
  Governo. Facciamo il caso  che  ci  siano  delle  famiglie  di  "non
  cittadini italiani", con regolare permesso di soggiorno. Persone che
  lavorano, le quali però  non  possono  dimostrare  di essere sposate
  perchè magari hanno contratto  matrimonio con rito diverso da quello
  cattolico.  Non  sono una famiglia come la nostra cultura, la nostra
  tradizione ci fa pensare.  Bene, questi vengono esclusi.
       E' questa pietà cristiana?  Non  mi  pare  che sia così
       Si  sta facendo  un  ragionamento  completamente  di  carattere
  ideologico.  Questo è un  disegno di legge che sostanzialmente mette
  i princìpi cristiani sotto  i  piedi.
       Non è assolutamente vero che  è  un disegno di legge ispirato a
  valori cristiani; si tende a  far  capire questo, ma sotto sotto c'è
  un aspetto prettamente politico. La religione serve per gettare fumo
  negli  occhi a  quella  parte  dell'elettorato  moderato  che  resta
  ancorato a certi schemi.  Taluni  continuano a pensare che la Chiesa
  cattolica debba essere  l'unica  detentrice,  anche sotto il profilo
  dei  rapporti   politico-sociali,   di   privilegi   che  conosciamo
  benissimo.
       Nella nostra storia ci sono  esempi  a  iosa  di  un  senso  di
  razzismo  celato da  perbenismo  cattolico, di  stampo fascista, non
  perché  ormai  non  si  usa più tale termine, bensì perché - andando
  alla  radice  dell'argomento  - oggi si sposa con quel cattolicesimo
  retrivo,  leghista,  razzista  che  vede la propensione della Chiesa
  cattolica  come  punto  di riferimento della salvaguardia dei valori
  cristiani  ancorati  a  certi schemi che non sono veramente in linea
  con la vera fede cattolica, con la vera fede cristiana.
       Ciò si nota, per esempio, dal fatto  che il Governo non applica
  a  pieno  i  dettami  della Chiesa  cattolica:  il  Papa  chiede  in
  Parlamento l'indulto, vicenda questa che  ha  sconvolto la politica,
  ma non questo Governo.  Pertanto, se il  Papa  sostiene  di  fare la
  lotta contro l'aborto, in quel caso, quello  è una lotta che bisogna
  seguire perché  è giusto che sia così,  quindi  si  seguono  a senso
  unico i principi della dottrina  cattolica,  cioè quando conviene da
  un punto di vista clientelare.
       Questo disegno di legge si inquadra  in  un  contesto  di  tipo
  clericale che non ha niente a che  vedere  con  il  modello  moderno
  di famiglia che oggi è ben altra  cosa: le famiglie ancorate a certi
  valori - che io rispetto - ma  anche  ad  altri valori che purtroppo
  vanno visti sotto un altro aspetto.
       Per  esempio,  in  questa  legge,  dovremmo  parlare  anche  di
  fattori di emarginazione all'interno  della stessa famiglia;  faccio
  un  esempio:  attualmente in Sicilia  si  registrano  situazioni  di
  ragazzi  che vivono in centri  cosiddetti  di  detenzione  minorile;
  ebbene, andate a vedere in che realtà  vivono   Che cosa sono quelle
  famiglie
       Ebbene, vediamo se questa legge  realmente si occupa di aiutare
  quei soggetti: emarginati, deboli, poveri.
       Bene, questa legge, invece, va  in  tutt'altra  direzione; essa
  aiuta  situazioni  consolidate,  situazioni  per   le  quali  non  è
  necessario  impegnarsi in maniera così  pressante.  La  verità  è  -
  qualcuno l'ha già detto - che questa  legge  deve  accontentare  una
  parte della Chiesa cattolica, quella Chiesa cattolica che è ancorata
  a certi schemi.
       E  allora non mi pare che si  stia  facendo  una  buona  legge,
  infatti, personalmente rispetto i valori  cristiani,  ma  non  posso
  rispettare  certi  valori  che  vanno   contro   il   principio   di
  uguaglianza.
       Questa  legge  - è stato già  detto  -  viola  la  Costituzione
  italiana  totalmente, la calpesta, viola  la  194  sulla  condizione
  abitativa, lo stato di diritto, il  principio  di  stato sociale.
       Sono condizioni molto difficili da affrontare quando non c'è un
  interlocutore pronto a recepire certe istanze.
       Certo non si  vuole fare  un  disegno  di legge di compromesso,
  non si tratta di fare una legge  di  compromesso:  o  la  si approva
  o no.
       Personalmente,  ritengo  che   bisogna  approvarla,  e  bisogna
  non soltanto limarla e tagliarne le parti che sono contro i principi
  fondamentali di libertà e in generale i diritti civili, quei diritti
  civili che sono stati conquistati  soprattutto  dalle  donne  e  che
  questa legge massacrerebbe. Infatti,  questa  legge  vorrebbe essere
  un  grimaldello  elettorale.
       Lo   stesso   Presidente   della   Regione,   intervenendo   in
  Commissione, ha detto che tiene più a  questa  legge  che a tutte le
  altre leggi che sono state approvate e a quelle che verranno, perché
  rappresenta un punto fondamentale del  programma  di questo Governo.
  C'è una certa opinione pubblica moderata, prettamente clericale, che
  non vede al di là del proprio naso,  che  non  vede  che  dietro  la
  Favorita vivono famiglie, che non  fanno  parte  del  nostro sistema
  mentale e culturale; che dietro il fiume Oreto altre famiglie vivono
  in  condizioni di disagio sociale e  mentale,  così  come  in  altri
  quartieri di Palermo, di altre  città  della Sicilia, del meridione,
  del mondo; che non vede tutti coloro i quali vengono da noi da altre
  parti  del  mondo,  che  quindi   hanno   un'altra   cultura,  altre
  tradizioni, coloro che sbarcano o  che  riescono  a  sbarcare  sulle
  nostre coste, che riescono ad avere  asilo politico. A questo punto,
  signor Presidente, onorevoli colleghi, esiste  un problema: vogliamo
  affrontare anche l'argomento delle famiglie dei cosiddetti immigrati
  regolari?
       Non parliamo di quanti  entrano  clandestinamente  in  Sicilia,
  perché  a qualcuno fa orrore  tale argomento  Allora, vediamo quante
  famiglie hanno un contratto regolare  di soggiorno in Italia, quanti
  lavorano  e a quanti non  viene  riconosciuto  uno  stato  familiare
  perché si sono sposati nel Bangladesh  con un rito magari cristiano,
  ma che non si sa a quale corrente religiosa appartengano; vediamo se
  anche  in  questo  contesto  bisogna   trovare  una  comune  intesa,
  considerato che non dovremmo fare le  leggi  soltanto  per il nostro
  ceppo culturale, soltanto per coloro che la pensano come noi, coloro
  che hanno lo scudo con cui difendono le sorti del "Fortino Europa".
       Ebbene, qualora dovessimo andare al  di  là  di questi concetti
  poco  democratici, usiamo questo eufemismo,  credo  faremmo  bene  a
  modificare il disegno di legge oggi in discussione.
       Spero che gli emendamenti saranno  di vostro gradimento. Credo,
  inoltre, che sia opportuno avere un confronto,  non  solo in fase di
  dibattito in Aula, ma anche fuori  da  questa  Aula.  Certo,  quando
  affermo  che  questo disegno di legge  bisogna  farlo  anche  con  i
  soggetti  esterni,  con  le  associazioni, qualcuno  potrebbe  dire:
  "l'Assemblea  è  questo,  siamo noi a fare  le  leggi",  però  -  lo
  ribadisco  -  una  legge di  così  fondamentale  importanza  sarebbe
  opportuno discuterla con l'esterno, con  la  società,  la cosiddetta
  legge partecipata, una legge per  la  famiglia  partecipata  con  le
  strutture, le donne, le associazioni,  tutta la Chiesa, non soltanto
  i capi del clero, i quali devono  dare  poi  la benedizione sotto il
  profilo  politico, perché di questo si  tratta;  questo  è  ciò  che
  infastidisce maggiormente: cioè che  dopo  l'approvazione  di questa
  legge, ci sarà la benedizione e  la  consacrazione di avere lavorato
  per una parte politica e questo costituisce  un passo indietro e non
  in avanti.

     PRESIDENTE   Onorevoli colleghi,  risultano  iscritti  a  parlare
  gli  onorevoli Barbagallo, Formica e  Giannopolo.  Se  nessun  altro
  deputato  intende  intervenire, propongo  di  dichiarare  chiuse  le
  iscrizioni, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento interno.
       Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Barbagallo.

     BARBAGALLO  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, mi aspettavo
  una maggiore partecipazione a questo  dibattito,  che,  a mio avviso
  merita  un  approfondimento  e una riflessione più profonda rispetto
  agli interventi, seppure interessanti, svolti dai colleghi.
       Sembrerebbe  quasi  che alcuni rappresentanti delle opposizioni
  parlino per conto della maggioranza.  Devo dire che non è così.  Non
  difendiamo il Governo Cuffaro del quale non condividiamo nulla, anzi
  diamo  un  giudizio  estremamente negativo su quanto fatto in questi
  due  anni  che rappresentano un chiaro freno allo sviluppo; infatti,
  alcune leggi sembrano sollecitate più da interessi elettorali che da
  una visione, una strategia complessiva per incidere sui meccanismi e
  sulla crescita della nostra Regione.
       Affermavo che questo disegno di legge meritava, quanto meno, un
  dibattito  più partecipato, considerato che  in  Sicilia,  manca  da
  tempo  una  vera  politica  per  la  famiglia.
       Gli interventi più significativi in  tema  di politiche sociali
  risalgono  a parecchi anni addietro.  Ricordo,  in  particolare,  la
  legge numero 21 del 1978 che  istituiva  i  consultori  familiari in
  Sicilia, e la legge numero 22 del 1986 che riordinava i servizi e le
  attività  socio-assistenziali.
       Occorre,  quindi,  colmare un ritardo  importante  in  tema  di
  politiche sociali e questa poteva  essere  un'occasione per fare una
  legge che in qualche modo raccogliesse anche tutto ciò che in questi
  anni è maturato nel resto del Paese.
       Tuttavia, è importante il fatto  che  ci  stiamo  occupando  di
  questo  tema,  perché   finalmente la  famiglia  non  sarà  soltanto
  destinataria di interventi, ma -  attraverso  anche  i miglioramenti
  che questa Aula saprà apportare  -  diventerà  protagonista  di  una
  politica attiva sulle politiche sociali.
       Il disegno di legge sulla  promozione  della  famiglia non deve
  essere bloccato da pregiudizi ideologici;  ciò  è  stato  già detto.
  Valorizzare   la   famiglia  fondata   sul   matrimonio,   a   norma
  dell'articolo   29   della   Costituzione,  non   deve   significare
  discriminare  altri.  La tutela va  assicurata  a  tutti  in  quanto
  persone  e non ci devono essere  scontri  e  steccati  di  carattere
  ideologico.
       In questa società vanno tutelati i  più  deboli, gli anziani in
  difficoltà,  i  minori,  considerato  che  i  disagi  vissuti  dalla
  famiglia  si  scaricano  anche  sulla   società.  Quindi,  dare  una
  indicazione,  all'articolo  1 di questa  legge, in  direzione  della
  famiglia fondata sul matrimonio così  come sancito dall'articolo 29,
  significa  in qualche modo raccogliere  anche  la  crisi  di  questo
  modello.
       E' un dato di fatto che la famiglia  sia  un modello in crisi e
  non  serve ad alcuno che essa  aumenti  le  proprie  difficoltà,  la
  propria crisi. Proprio per questa  ragione,  ritengo  che  dare  una
  indicazione  di  carattere  anche educativo,  non sia sbagliato.
       Ho  ascoltato  con attenzione gli  interventi  dei  colleghi  e
  vorrei ricordare quando detto dall'onorevole  Papania.  Le  forme di
  convivenza vanno tutelate, ma non c'è dubbio  che, sul  piano di una
  società fondata su regole certe, le convivenze deresponsabilizzano i
  giovani, infatti il vincolo matrimoniale non è un vincolo privato, è
  un  vincolo anche sociale, di  responsabilità  nei  confronti  della
  società.  Quindi, dobbiamo tutelare anche le forme di convivenza, ma
  non possiamo incentivare e promuovere modelli che sono estranei alla
  sensibilità della gran parte dei cittadini siciliani.
       Più forte è la famiglia meno grava sulla comunità in termini di
  costo  l'assistenza  sanitaria agli anziani e, per quanto riguarda i
  minori,   si   attenua   maggiormente  il  disagio  giovanile  e  la
  dispersione scolastica.
       Abbiamo   presentato   alcuni   emendamenti   in   Commissione:
  ad esempio, quello sull'adeguatezza  delle  strutture  sanitarie che
  accolgono i bambini negli ospedali; sulla possibilità che i genitori
  stiano vicini ai loro bambini e che ci siano stanze attrezzate anche
  per  i  bambini;   l'emendamento,   approvato,  sulla  violenza  nei
  confronti  delle  donne e dei  minori;  l'emendamento  per la tutela
  della vita che può essere migliorato ulteriormente in Aula.
       Noi,  quindi,  ci poniamo in  maniera  propositiva  rispetto  a
  questo Governo: cogliamo, infatti, la  possibilità che tale legge in
  questa occasione possa diventare un  momento  di  recupero  di  quel
  ritardo di cui dicevo all'inizio.  Inoltre,  le  risorse finanziarie
  sono assolutamente inadeguate: dire che noi stanziamo per quest'anno
  solo  otto  miliardi,  significa  non   avere   colto   appieno   le
  potenzialità  esistenti  in questo settore  che  vanno  espresse  in
  maniera molto più incisiva e  molto  più significativa.  Proporremo,
  pertanto, degli aumenti da destinare  ad  alcuni  interventi  per il
  riconoscimento del lavoro casalingo, per la  protezione  dei diritti
  del  bambino,  per  la  tutela  dalla   maternità  ed anche  per  la
  possibilità  che questi interventi non  siano  affidati  in  maniera
  discrezionale   ma   che    individuano    il   protagonismo   anche
  dell'associazionismo riconosciuto ai sensi della normativa vigente.
       Siamo convinti, in ogni caso, che l'unione stabile di un uomo e
  una  donna,  fra  di  loro   legati   da  un  vincolo  pubblicamente
  manifestato  e  riconosciuto  contribuisca  meglio, non  in  maniera
  esclusiva,  alla  formazione  di  una   cultura  che  privilegia  la
  paternità e la maternità responsabili.
       Siamo convinti di ciò non  in  quanto  assertori  di un'opzione
  culturale di fondo, ma in quanto  protagonisti di un impegno sociale
  ed istituzionale che su alcune  riforme  vuole vedere  il Parlamento
  discutere  in  maniera  molto   laica,  politicamente  aperta, priva
  di steccati. Daremo quindi il nostro contributo nel corso dei lavori
  per avvicinare le diverse posizioni e  in  ogni  caso difendere quei
  valori di riferimento, la qualcosa non  significa fare sconti - come
  dicevo  all'inizio  -  al governo  Cuffaro.  Abbiamo  presentato  un
  disegno di legge nella scorsa  legislatura, ne abbiamo presentato un
  altro  in  questa  legislatura,  siamo   coerenti   con   la  nostra
  impostazione, che quindi difendiamo: non  questo  o quel governo, ma
  una idea di società, una idea di  persona,  una  cultura dalla quale
  nessuno, a prescindere degli schieramenti, può abdicare.

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare  l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

     FORMICA  Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,  il Parlamento
  affronta una norma che ritengo  importante perché ha refluenza sulla
  società che vogliamo ipotizzare, per  quella  società  che  dobbiamo
  contribuire a plasmare è importante e  grande.  Gli  oratori  che si
  sono  succeduti,  hanno  sottolineato   tale  aspetto  importante  e
  hanno  sottolineato,  così  come  anche   io,  la  insufficienza  di
  tale  dibattito.
       Come hanno detto bene alcuni colleghi,  questa  è una legge che
  va  al di là dell'appartenenza politica,  perché  è  una  legge  che
  tocca le coscienze di ciascuno e nello  stesso  tempo  è  una  legge
  fortemente ideologica sotto l'aspetto politico.
       Non posso non notare alcune  incongruenze  nelle  posizioni che
  determinate forze politiche sostengono  nello  specifico  su  questa
  legge e in  generale  su  tutti  i  provvedimenti  o  le  situazioni
  politico-sociali  e  culturali che  attraversano  l'iter  sociale  e
  culturale dell'Italia stessa.
       E mi riferisco alla posizione della sinistra che spesso durante
  il  dibattito  in  Commissione su  questa  legge  ha  richiamato  le
  posizioni del Papa e della Chiesa cattolica.
       Mi chiedo se le posizioni del  Papa  e  della  Chiesa cattolica
  sono buone sempre come a proposito della  pace  e  della  guerra  in
  Iraq.  In quell'occasione ci siamo  fatti  scudo di quella posizione
  giustamente umanitaria espressa dal Papa  e dalla Chiesa;  cos'altro
  avrebbe dovuto fare la Chiesa?  E noi abbiamo allora portato avanti,
  falsamente, una politica di accostamento alle ideologie della Chiesa
  e poi oggi buttiamo a mare,  alle  ortiche  quelle  stesse posizioni
  perchè oggi non ci convengono più.
       Quindi, come è dimostrato, per tutto c'è una posizione. Tutto è
  aggiustabile, tutto e il contrario di tutto.
       Ho apprezzato, e molto, l'intervento di  alcuni esponenti della
  Margherita,  certamente  quelli   del  capogruppo  e  dell'onorevole
  Papania che, con una grande onestà intellettuale  e  al  di là degli
  schieramenti  politici, hanno  portato  avanti   quella  che  è  una
  posizione  di  coscienza ma che coincide  con  una  posizione  e  un
  percorso politico che non può  vederci  impegnati  a  seconda  della
  convenienza spicciola in merito alla singola legge che si discute e,
  quindi, a seconda dell'appartenenza a questo o a quello schieramento
  politico col quale farsi scudo  abdicando  dalle proprie idee, dalle
  proprie convinzioni e dalle proprie ideologie.
       Noi  non  stiamo facendo una legge  tanto  per   E  non  stiamo
  portando avanti un provvedimento sui  servizi  sociali  sulla tutela
  della  persona,  sui  diritti  dell'individuo  che  sono  certamente
  intangibili, che sono garantiti  dalla  Costituzione. Ci mancherebbe
  altro
       Noi stiamo proponendo altro. Stiamo  proponendo una legge sulla
  famiglia in una Italia portatrice  da  sempre  di  valori culturali,
  morali e sociali che vanno in una  unica  direzione. E, peraltro, la
  Sicilia è un po' la culla di tali valori e di tali tradizioni.
       Quindi,  non  possiamo   derogare   sulla  interpretazione  che
  dobbiamo dare a una legge siffatta.
       La famiglia è stata ed  è  il  perno  della  società  siciliana
  prima e italiana poi.
       La  famiglia è l'unico baluardo  in  una  società  in  continua
  evoluzione.
       In una società che spesso non dà alcun punto di riferimento per
  i nostri figli, la famiglia è l'unico  aggancio  che  rimane.
       La famiglia quindi è al  centro  della  politica  ma  anche  al
  centro della cultura di governo.
       La famiglia che è la prima culla  per educare i figli, ma che è
  anche la  depositaria dei valori,  la  depositaria  degli ideali, la
  famiglia  non  è  una istituzione  qualsiasi.  E  proprio  oggi  che
  assistiamo da alcuni decenni ad  uno sgretolamento dei valori ideali
  che hanno animato la nostra  società,  proprio  oggi che assistiamo,
  soprattutto  nel  mondo  moderno,  in  un  mondo  che  corre  troppo
  velocemente,  in  un mondo che ha perso  di  vista  i  valori  veri,
  dobbiamo incentivare, rinfocolare, accrescere il  valore  e la forza
  di questo istituto. Altrimenti, cosa rimarrebbe?  Cosa rimane in una
  società che non ha più ideali?  Cosa rimane ai giovani che non hanno
  più  un  modello  di riferimento?  A  cosa  aggrapparsi?  Rimane  la
  famiglia,  che  è uno stato in piccolo, ma che è più dello stato.
       La  famiglia  è  l'unico   strumento,  è  l'unico  fondamentale
  istituto al di là dell'appartenenza o meno ad una categoria politica
  di riferimento; la famiglia - dicevo - è l'unica istituzione che può
  dare quella certezza, quella sicurezza per  trasmettere  nel tempo i
  valori di una nazione:  storia,  cultura  e  tradizioni che fanno sì
  che possiamo definirci italiani.  Le  istituzioni  politiche possono
  cambiare,  le  istituzioni pubbliche  possono  trasformarsi,   ma se
  mettiamo in discussione anche  il nucleo fondamentale dell'esistenza
  e  della  coesistenza  nella  società,   e  cioè  la  famiglia,  noi
  rischiamo di ritrovarci domani in un mondo che non riconosciamo più,
  un mondo che brancola, un mondo che ha perduto la bussola e che vaga
  inseguendo le mode del momento.  Ma  c'è un cruccio da sottolineare:
  le mode certamente passano, le  istituzioni  salde  rimangono e sono
  poi l'ancora di salvezza per far sì  che  questa società, che è così
  ricca  di  tradizioni, di storia,  di  cultura,  ma  soprattutto  di
  ideali, possa trasmettere nel futuro  questo  bagaglio di valori che
  da millenni ci siamo costruiti e che  è  anche il vanto e l'orgoglio
  di essere siciliani prima e italiani dopo.

     PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
  facoltà.

     GIANNOPOLO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, sono molto
  colpito  da questo rigurgito di integralismo a cui stiamo assistendo
  in questa occasione e che  ha  accompagnato anche l'iter della legge
  nella prima e nella sesta  Commissione,  nonchè  nel  dibattito che,
  anche in modo frammentario, tuttavia, si è sviluppato sulla stampa.
       Sono davvero colpito da  tale  rigurgito  di  integralismo  che
  cozza, che fa a pugni con una visione moderna della stessa famiglia,
  della società, che realizza pluralità di soggettività, di centralità
  e che bisognerebbe preoccuparsi di  intercettare,  di orientare e di
  governare.
       Invece, mi pare di assistere  ad  una  sorta  di regressione di
  carattere politico e di carattere culturale che, in verità, tradisce
  tante cose.
       L'integralismo,   quando   è   così  ostentatamente  proferito,
  ostentatamente proclamato, in verità nasconde altre cose.  Credo che
  nasconda innanzitutto  il  fatto che attraverso questa legge, ancora
  una volta, questo  Governo  di  centrodestra  scambi "il fine con il
  mezzo".  Si discute  della  legge  sulla  famiglia,  ma  in verità é
  della libertà  da  ricostruire  all'interno  della  famiglia,  e del
  rapporto tra la famiglia e la società che si dovrebbe discutere;  in
  verità si sta  facendo  una  legge  che  tende  a  sancire  un ruolo
  esclusivo   e   predominante   delle   cosiddette  "associazioni  di
  solidarietà familiare".  Quindi,  il  Governo  vuole  realizzare una
  legge che nei  fatti sposta dalla famiglia ad altra sede il problema
  di come  dare  risposta  alle  problematiche familiari con le idonee
  soluzioni:  le  questioni  che  riguardano  una  moderna  assistenza
  sanitaria, o  gli  aspetti  della formazione, del tempo libero:  con
  questa legge,  invece,  si  sta spostando l'interesse dalle famiglia
  alle associazioni  di  solidarietà  familiare, a qualcosa di diverso
  rispetto la  famiglia.  Se  voi foste stati coerenti, avreste dovuto
  convenire che  bisognava  aiutare  i  i  componenti  della  famiglia
  chiamati  a   svolgere  e  anche  a  supplire  determinate  funzioni
  all'interno della stessa.  Penso  al ruolo del padre, a quello della
  madre, e ai compiti cui sono chiamati a dovere svolgere una funzione
  suppletiva  alle  carenze  dei servizi sociali, e di altri apparati,
  pertanto a  queste  funzioni  doveva  essere  riconosciuto  merito e
  adeguata remunerazione.  Sarei  stato  felice  di  leggere  tra  gli
  articoli di questa legge la parola "assegno" per le casalinghe o per
  i genitori che  badano  alla  famiglia.  Ma  in  verità,  il  vostro
  obiettivo non è  quello  di  tutelare  la  famiglia,  ma  quello  di
  speculare, strumentalmente,  sui bisogni della famiglia, cercando di
  ricreare un consenso  e  anche  un'idea  di blocco sociale che metta
  assieme valori,  o  presunti  valori, alcune volte autentici, il più
  delle volte  biechi  interessi  materiali che condividono il destino
  della  mediazione   politica,  attraverso  la  mediazione  anche  di
  carattere sociale ed  economico. Questa è la pura verità.  Credo che
  questo  sia   un   fatto   che   vada  smascherato,  e  quindi  vada
  assolutamente denunciato  anche  per l'impostazione che avete voluto
  dare.
       Il  Governo   dovrebbe  avere  il  coraggio  di  affrontare  le
  questioni senza  nascondersi dietro ad un dito.  Voglio sottolineare
  che  sono   rimasto   fortemente   colpito   da   questo  "rigurgito
  integralista" perché  il  Governo,  a  differenza  di coloro i quali
  hanno   proposto  di  aggiungere  oltre  all'istituzione  "Famiglia"
  fondata sul  matrimonio  cattolico  e/o civile, ha negato una realtà
  riconosciuta da  una  giurisprudenza ormai consolidata, di carattere
  costituzionale, quella  delle coppie di fatto. Noi come schieramento
  politico abbiamo  proposto  di aggiungere, non di sostituire, questa
  ulteriore figura;  sono  molto  colpito dalla intolleranza di questo
  integralismo che  nega,  la possibilità di aumentare le fattispecie.
  Qui sta la  contraddizione e il limite della vostra cultura politica
  se volete, oltre alla sbandierata cultura cattolica che si evidenzia
  in una  intolleranza,  non  solo  di carattere legislativo, ma anche
  umano, politico,  sociale e culturale.  Questa visione integralista,
  questo    rigurgito   integralista,   in   verità,   tradisce   solo
  intolleranza. Non  so  se  al  rigurgito  di  integralismo  si debba
  accoppiare anche  una  visione  come  ha  detto poc'anzi l'onorevole
  Formica, di tipo fascista, ma difatti per una questione estetica non
  accosterò questo aspetto.
       Mi  dispiace  che  alcuni  colleghi  della  Margherita,  quindi
  dell'opposizione,  non  abbiano  colto  questo  elemento rispetto al
  quale bisogna  evidenziare una diversità di visione pur mantenendo e
  pur salvaguardo la propria autonomia ideologica.
       L'altro elemento  risiede  nel  questione  che  la  legge sulla
  famiglia tende -  anche  se  io  giudico velleitario tutto ciò - che
  questa legge  è  destinata a produrre scarsissimi effetti, in quanto
  tende a  cancellare  non  solo trent'anni di legislazione attuata in
  campo sociale,  ma tende a cancellare le conquiste raggiunte sia sul
  piano legislativo che su quello finanziario che con lo strumento del
  bilancio della Regione sono state ottenute grazie anche a decenni di
  lotte e  di  iniziative,  sviluppate  anche  da  parte  delle  forze
  centriste: e  mi  riferisco  con  ciò  alla Democrazia cristiana. Se
  questa legge  dovesse  produrre  i  suoi  effetti a largo raggio, in
  termini  diffusi,  dovrebbe  convenirsi  che occorrerebbe cancellare
  tutti gli  altri interventi relativi all'assistenza agli anziani, ai
  minori,  all'infanzia,  anche  in materia di dispersione scolastica,
  quindi  in   tutti   quegli  aspetti  delle  politiche  sociali  che
  coinvolgono la solidarietà sociale e che ormai sono ben radicate nel
  tessuto connettivo della società siciliana, per venire incontro alla
  impostazione che voi state realizzando con questo disegno di legge.
       Ripeto, e  sostengo  che  questa  legge  dimostrerà non solo il
  carattere velleitario ma dimostrerà anche la pochezza dell'efficacia
  nel tempo che essa avrà.
       Il  testo   della   legge  non  affronta,  al  contrario  degli
  emendamenti  presentati  che,  invece,  tendono  a  sottolineare, la
  famiglia  è  attraversata  da  grandi  e  gravi  contraddizioni  che
  riguardano  il  rapporto  uomo-donna, il rapporto genitori-figli, ma
  noi abbiamo  il dovere, al contrario, di mettere questo Parlamento e
  questa Regione  nelle  condizioni  di  offrire  strumenti  utili per
  affrontare  queste  contraddizioni.  Dobbiamo anche sapere che nelle
  famiglie  maturano  situazioni  incresciose,  creando  i  mostri del
  nostro tempo e non solo individuabili  nel lassismo del nostro tempo
  che  voi  identificate e stigmatizzate nell'istituto 'fragile' delle
  coppie di fatto.
       Su questo voi non potete riproporci una visione integralista,ed
  anche ipocrita,  perchè basta leggere la cronaca di questi tempi per
  sapere cosa  accade:  tutte  le grandi e gravi contraddizioni, che a
  volte appaiono  insanabili, che si vivono nelle nostre famiglie, tra
  le varie  generazioni,  tra  le  esperienze  di vita, tra le diverse
  condizioni  di   vita   assolutamente   differenti  ed  inidonee  ad
  affrontare i bisogni, e a risolvere i problemi del nostro tempo.
       Allora,  da  questo  punto  di  vista,  bisogna  recuperare  la
  capacità di saper  dare  una  lettura di ciò che travaglia il nostro
  tempo, e  la  società siciliana per poterli affrontare, e risolverli
  nel modo migliore,  per non lasciare da soli un figlio o un genitore
  con i loro gravi problemi.
       Il Governo ha voluto far passare l'immagine distorta secondo la
  quale le coppie di fatto siano una prerogativa della società ricca ;
  io affermo  il contrario.  Molto spesso, è nei quartieri popolari di
  grandi città come Palermo o Catania, che le unioni di fatto sono una
  necessità  imposta  da  subculture, da situazioni incresciose, anche
  gravi che si  determinano  nei  rapporti tra un uomo ed una donna, i
  quali decidono  di  mettere  al mondo dei figli,anche in presenza di
  situazioni gravose  che  con  questa  legge non risolvete: altro che
  cultura    cattolica    dell'integrazione,    della   tolleranza   e
  dell'accoglienza   Voi   proponete  con  questa  legge,  la  cultura
  dell'esclusione, dell'emarginazione, del disagio.
       Voi, date  una  visione  edulcorata  del  ruolo  della famiglia
  sicuramente un ruolo importante, ma non indenne dalle gravi e grandi
  contraddizioni, ma  di  cui  non  si  può neanche sottacere un ruolo
  anche di  affiancamento,  che bisogna attribuirli rispetto gli altri
  istituti formativi,  gli  altri  momenti  di  crescita  della nostra
  società civile,  quali la scuola, il mondo dell'associazionismo, del
  tempo libero e via di seguito.
       Ecco, da  questo  punto di vista, penso che la maggioranza, che
  il Governo dovrebbe dare un supplemento di riflessione e predisporsi
  ad un  confronto  più fattivo, e produttivo, anche durante l'iter di
  approvazione di questa legge.

     LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     LEANZA  NICOLA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, questa è
  una di  quelle leggi che liberano le coscienze dalle indicazioni dei
  partiti. Va  dato  atto  al  Governo  Cuffaro  di averla presentata,
  perchè sono  convinto che abbiamo assolutamente bisogno di una legge
  sulla famiglia.  Però  una  legge  sulla  famiglia  che  si basi sui
  valori   veri   della  solidarietà,identificando  la  famiglia  come
  cellula, punto  fondamentale  della  crescita sociale e civile della
  nostra società.
       Il disegno  di legge che stiamo discutendo contiene delle parti
  molto importanti,  dei  punti  belli, certamente di grande spessore;
  ma, per altri  versi,  è un disegno di legge poco flessibile, non in
  linea  con   le  politiche  nazionali.  Penso  in  particolare  alle
  politiche attive del lavoro, ai principi di sussidiarietà.
       Poco fa,  abbiamo  assistito  ad  un  dibattito  importante, di
  spessore; in quest'Aula  ci  si è confrontati in maniera seria su un
  punto fondamentale.  Il  punto  è  se  sia  corretto pensare solo al
  matrimonio, o  se  si debba prendere in considerazione che in Italia
  ci sono ventun milioni di famiglie e 340 mila unioni di fatto.  E se
  queste 340  mila  unioni  di fatto debbano essere da noi legislatori
  laici - perchè  le istituzioni non possono essere altro che laiche -
  agevolate.   Pensare  che  con  questo  disegno  di  legge  dobbiamo
  agevolare  soltanto alcune famiglie, cioè la stragrande maggioranza,
  e pensare di  escludere  una  parte di coppie, di queste famiglie di
  fatto che  hanno  deciso  di amarsi, di vivere insieme, di convivere
  rispettandosi, ma decidendo di non sposarsi.
       Mi riferisco  a  quelle  unioni di fatto che sono la convivenza
  stabile tra un  uomo  e  una donna senza nessun vincolo giuridico nè
  religioso.
       Penso a quelle  unioni  di  fatto da cui sono nati dei bambini;
  nel momento in cui questi vengono riconosciuti dal padre, sanciscono
  in maniera certa e chiara la nascita di una famiglia.
       Ritengo che  si debba guardare con interesse a queste coppie, a
  chi vive la convivenza con amore e con grande passione.
       Ci sono molti motivi  per cui le persone non vogliono sposarsi,
  sia perché in  qualche   modo non intendono celebrare un matrimonio,
  sia perchè ci sono  delle  persone  che  vorrebbero  sposarsi ma non
  possono almeno  per  il  momento.  Si  tratta  di  persone  che  non
  escludono il  matrimonio,  ma  non  possono sposarsi per motivazioni
  diverse: di  studio,  lavoro,  immaturità  e  tante altre cose, come
  l'impossibilità  di  sposarsi  perchè  non  ancora  divorziati; sono
  tantissime  le  possibili motivazioni.  Perchè escluderli?  Anche se
  sono una sparuta minoranza, la Regione siciliana non può permettersi
  di escluderli.
       Per quanto mi riguarda  questo tipo di coppie, queste coppie di
  fatto, devono  rientrare  a  pieno titolo nel disegno di legge sulla
  famiglia.
       Vorrei  sottolineare  altri   punti.
       Se la Regione vuole valorizzare le politiche familiari, non può
  indirizzarsi alle  famiglie  legittime ed escludere le famiglie con
  problemi. D'altra parte  la legge non può apparire rivolta solo alle
  famiglie con problemi, perchè significherebbe affermare che esistono
  solo quelle famiglie  disagiate  e  non  quei  21  milioni di nuclei
  familiari di  cui  prima  parlavo.  Le  politiche familiari sapranno
  promuovere la famiglia come cellula fondamentale della società se la
  valorizzeranno  e   sosterranno   anche  in  ottica  promozionale  e
  preventiva,  senza  definire  i  destinatari  secondo  categorie  di
  bisogno, le  famiglie  con  membri  con handicap, le famiglie povere
  etc.  Questo si farà in un secondo momento.
       Vorrei poi entrare nel merito di questo disegno di legge.
  Per esempio,  per me la sussidiarietà significa garantire interventi
  non  assistenziali.  Occorrono  interventi  che  garantiscono questa
  sequenza:  riconoscere,  sostenere,  promuovere,  favorire,  aiutare
  concretamente, valutare,  farsi  carico e dare delle risposte, saper
  mettere  in   gioco   le  proprie  risorse  e  gestire  quelle  rese
  disponibili da altri soggetti.
       Questo  è  un  punto  fondamentale della legge perché per molti
  casi sembra  di essere ritornati al vecchio assistenzialismo, mentre
  la cultura in  questo momento, la cultura nazionale e tutte le leggi
  nazionali dalla  328  in  poi,  ci  portano  verso  un  principio di
  sussidiarietà.  L'individuo   viene  visto nella sua interezza, come
  centro motore,  protagonista e non solo assistito. Invece, per molti
  versi, in  questa  legge  ritroviamo  da capo l'individuo assistito.
  Onorevoli colleghi, allora tanto valeva restare come prima.
       Oggi   abbiamo  l'esigenza  di  guardare  l'individuo  nel  suo
  insieme, tutto il  mondo  non  solo l'individuo, ma tutto ciò che lo
  circonda.
       Abbiamo   scoperto,  in  questa  legge, delle  associazioni  di
  solidarietà familiare.  E'  la  prima  volta  che  ne sento parlare.
  Stranamente, mentre  si  sta  approvando  la  legge  Biagi, parliamo
  ancora    di    contratto    di    collaborazione    continuata    e
  continuativa,(Co.Co.Co.).  Sappiamo  che  ormai, a settembre, non ci
  saranno più.
       Io vorrei valorizzare la nostra sicilianità.
       Sulla famiglia  hanno  legiferato  la  Lombardia, il Lazio, che
  sono   considerate  regioni  all'avanguardia;  ma,  da  una  ricerca
  effettuata nessuna  di  queste leggi regionali, otto o nove leggi in
  tutto,  raggiunge   l'ottimo,   anzi   il  buono,  nei  principi  di
  sussidiarietà, nei  principi  di modernità, nei principi di sostegno
  alle famiglie.
       Abbiamo,  oggi,  un  compito importantissimo:quello di fare una
  legge per  le  famiglie  siciliane  e  se  non  vogliamo  restare in
  retroguardia dobbiamo pensare a tutte le famiglie siciliane, anche a
  quelle che non la pensano come noi.
       Siamo Deputati di questo Parlamento, e forse godiamo di qualche
  privilegio in  più;  cominciamo  però a pensare ai ragazzi ventenni,
  venticinquenni,   anche   di   buona   famiglia   che   con   grande
  consapevolezza  vogliono  avvicinarsi  alla  famiglia con un diverso
  approccio.
       Questa  legge  deve  essere improntata alla massima democrazia,
  alla massima libertà, alla massima tolleranza.
       Io chiedo  al  Governo  di  cui  faccio parte, che sostengo con
  grande correttezza,  con grande forza, di andare ad un confronto più
  vero in  quest'Aula.
       Non possiamo  lamentarci  che  questo  Parlamento non abbia più
  ruolo se si parla delle leggi sui giornali.
       Di questa legge e di tante altre legge dobbiamo discuterne qua,
  confrontarci.
       Poco fa  ho  assistito  con molta attenzione a degli interventi
  diversi tra di  loro,  ma  uniti da una grandissima passione, da una
  grande voglia  di  portare  miglioramenti  a  questa legge.
  Quando sento  interventi di questo tenore, mi sento un parlamentare.
  Quando le  leggo  sul  giornale,  le  dichiarazioni  del Presidente,
  dell'assessore o di altri, non mi sento un parlamentare; ma mi sento
  uno dei 5  milioni  di  siciliani  che  apprendono  le  notizie  dal
  giornale.
       E' giunto  il  momento  di confrontarsi con lealtà e con grande
  convinzione. Abbiamo  una  maggioranza solida, abbiamo un disegno di
  legge che può  essere  certamente migliorato ma è un buon disegno di
  legge. Cerchiamo  allora  di  entrare  nel  merito e di sostenere il
  disegno di legge con coraggio e determinazione. I signori che alzano
  la mano nella nostra maggioranza non ci sono. Per quanto mi riguarda
  non sono uno  di  quelli che alza la mano; se non sono assolutamente
  convinto di quello che voto, la mano non la alzo sicuramente. Questa
  è una  di  quelle  leggi  che  richiede  assolutamente la libertà di
  coscienza.
       E  allora,  onorevoli colleghi, concludendo vorrei sottolineare
  un altro  fatto:  quello  che  francamente delegittima sempre di più
  questo Parlamento è che noi deleghiamo tutto all'assessore di turno,
  non mi  riferisco  all'assessore  D'Aquino.  Tutto  viene  fatto per
  decreto:  il regolamento per i contributi, il regolamento per quanto
  riguarda   l'accreditamento   etc.   Il  Parlamento  determina  solo
  principi, ma  poi  alla  fine  tutto quello che riguarda la gestione
  vera viene demandato  ad  un  assessore  e  a dei dirigenti, i quali
  forse magari non interpreteranno in maniera corretta e chiara quello
  che questa Assemblea voleva affermare.
       Ci sono  alcuni punti importanti in questa legge. Uno dei punti
  che   ritengo   fondamentali   è   l'idea   della  competizione  tra
  associazioni, tra  ONLUS.  In  Italia esistono le ONLUS, che sono un
  patrimonio assoluto  della  nostra  società,  dal  quale  non si può
  prescindere in  materie  come queste dove interviene il principio di
  sussidiarietà.
       E allora  siamo  d'accordo su questi argomenti, ma cerchiamo di
  definirli. Non demandiamo tutto al decreto dell'Assessore.
       Un'ultima cosa  signor Presidente e concludo. Intendo riferirmi
  al dramma che caratterizza  le  famiglie in cui c'è una persona , un
  figlio, portatore  di  handicap.  Cosa chiedono queste famiglie? Non
  chiedono solo l'assistenza; vogliono sapere cosa succederà al figlio
  portatore di handicap  quando  padre  e  madre non potranno più dare
  tutto quello che  hanno  dato  in  termini  di  amore,  di soldi, di
  solidarietà, di  dedizione.  C'è  stato  un progetto nazionale molto
  importante sul "dopo  di noi".  Penso che in questo disegno di legge
  sulla famiglia si  debba  dare  una  certezza  a queste famiglie sul
  "dopo di noi", su quello che succederà al figlio dopo che i genitori
  non ci saranno più. Sarebbe veramente un grosso regalo alle famiglie
  bisognose della nostra società.

     PRESIDENTE  E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Pistorio. Ne ha
  facoltà.

     PISTORIO  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vi chiedo un
  attimo  di  pazienza  per  tentare di individuare forse il clima più
  corretto   per  questo  appassionante  dibattito  che  tale  si  sta
  preannunciando già nella discussione generale.
       Vi   confesso   che  non  conosco  profondamente  il  testo  in
  discussione,  pertanto  sono  convinto  che,  in questa sede, alcune
  questioni  potranno  trovare  anche  soluzione.  Nessuno  ha  inteso
  blindare  l'articolato,  né  alcuno  si è fatto prendere da passioni
  ideologiche.  Però vorrei invitare anche i colleghi della sinistra a
  cogliere  un aspetto:  l'intervento dell'onorevole Leanza, che mi ha
  preceduto,  indica  che  c'è una certa condizione di discussione, di
  dibattito  che attraversa l'area di maggioranza;  tutto il contrario
  dei  temi oscurantisti di questa sorta di iniziativa arrogante, che,
  per esempio, ho colto nei toni del collega Giannopolo.  Potrei dirvi
  che,  invece,  quest'Aula  è attraversata davvero da una riflessione
  trasversale  che  si  lega  certamente  alla  formazione  culturale,
  religiosa, giuridica di molti di noi.
       Se non ci fosse stata la premessa tutta politica dell'onorevole
  Barbagallo, potrei  sottoscrivere  per  intero  il  suo  intervento,
  perché   ne   ha  definito  correttamente  il  contenuto  normativo.
  Allora, amici, la  questione  di  fondo, politica, istituzionale che
  stiamo  affrontando  è  il riconoscimento della famiglia? E di quale
  famiglia?  Gli  strumenti organizzativi che l'articolato prevede, le
  forme   di   intervento   sociale   sono   suscettibili   tutti   di
  miglioramento;   il   problema  è  l'individuazione  del  valore  di
  riferimento.
       Comprendo la  pulsione  che guarda all'elemento affettivo anche
  delle unioni di fatto come elementi da riconoscere e valorizzare, ma
  vi prego di considerare che  in questa norma non vi è chi si attarda
  su un contenuto  ideologico o parareligioso o addirittura clericale.
  Quello a cui  si  guarda  è  un'istituzione  giuridica con un valore
  profondo nell'organizzazione sociale, che  è la famiglia fondata sul
  matrimonio  Il matrimonio  non è un esercizio vuoto, il matrimonio è
  un contratto che vincola  i  soggetti con  diritti  e  doveri ma che
  impegna i soggetti nella società e ne dà riferimento certo dal punto
  di vista del  diritto  come  imputazione della responsabilità e come
  anche  riconoscimento  di   tutela   e  di  promozione.
       Non stiamo costruendo una norma che toglie alcunché  ad alcuno;
  non stiamo  negando nessun diritto fondamentale dell'individuo;  non
  stiamo disconoscendo  nessuna tutela giuridica ai diritti essenziali
  della persona;  stiamo  costruendo  una  normativa  agevolativa.  E'
  cosa diversa.  Quando interveniamo sull'impresa e favoriamo un certo
  tipo di impresa, la  piccola  e  media impresa, con degli elementi a
  sostegno perché  riteniamo  meritevole  l'affermazione, non neghiamo
  il  diritto  all'impresa  tout court, facciamo una scelta di valore.
  Riteniamo  che  il matrimonio dia certezza di riferimenti e si possa
  ad   esso  imputare  una  politica  di  agevolazioni  perché  questo
  contribuisce alla tenuta della società.
       L'idea che abbiamo  è  che  il  matrimonio  sia  una  struttura
  sociale   giuridicamente   vincolante,  sufficientemente  certa  per
  costruire  intorno ad  esso  una  politica  di  sostegno, perché  la
  famiglia in quanto tale è un valore positivo,  la famiglia in quanto
  tale  garantisce   tutela.   Abbiamo   ritenuto  e  riteniamo,  cari
  colleghi, che, per esempio, dal  punto  di  vista economico tutta la
  politica dei servizi sociali sarebbe meno onerosa se si favorisse la
  famiglia come strumento  organizzativo  di  base.  Ma vi è tutta una
  parte che riguarda  l'educazione,  la tenuta, il clima di convivenza
  che nella famiglia  si  rafforza  e  che  nella  disgregazione della
  stessa  viene   perduto.  Guardate  i  processi  disgregativi  delle
  società che negano  questo  valore   Guardate  come vi è un processo
  individualistico  che non  ci  aiuta.
       Pertanto,  quando  ponete  la  questione delle unioni di fatto,
  ponete  una  questione  che  ha  un  valore  ma  che è difficilmente
  riconoscibile,  perchè  poi si è costretti - voglio ricordare ciò ai
  miei  colleghi, compreso l'onorevole Leanza - a forme surrettizie di
  riconoscimento,    dovendo    comunque   riconoscere   il   soggetto
  destinatario  di  tutele,  di interventi, di forme di promozione; si
  deve  comunque,  poi,  individuarla  giuridicamente,  non  la si può
  lasciare  in  un  campo  incerto del diritto e poi cosi inventare il
  registro  delle  unioni  civili,  eccetera,  tutte  formule comunque
  surrettizie  che  negano  una  cosa:  la  scelta,  che  una  società
  liberamente  fa,  di riconoscere nel matrimonio e nella sua certezza
  giuridica un valore positivo.
       Questo noi non  abbiamo  paura  di  ammetterlo, consideriamo il
  matrimonio civile  concordatario, non quello religioso, oscurantista
  come qualcuno lo  ha  definito,  ma  il  matrimonio  come vincolo di
  persone tra loro  e  con  la  società, come un riferimento giuridico
  talmente forte da  potere  essere  il  centro  di  una  politica  di
  promozione e di  intervento.  Sul  resto,  sulle  singole specifiche
  questioni c'è tutto  lo  spazio di un intervento, di una mediazione,
  di una modifica, ma vi prego di non confondere le questioni e di non
  negare  che quell'istituto che la Costituzione riconosce - la nostra
  Costituzione riconosce il matrimonio - è un istituto che salvaguarda
  la  tenuta,  la  stabilità  e  la  qualità  della  vita della nostra
  società.

     PRESIDENTE  Lei sa, onorevole  Pistorio, che non amo chiosare gli
  interventi dei colleghi,  però  non credo sia opportuno confondere i
  diritti inalienabili  della  persona  umana  con  le agevolazioni di
  impresa.
       Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in votazione il
  passaggio all'esame degli articoli.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Avverto che il termine per la presentazione degli emendamenti è
  fissato per le ore 16.00 di domani, mercoledì 25 giugno 2003.
       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 25
  giugno 2003, alle ore 17.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI

     II - LETTURA AI SENSI  E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI  ARTICOLI  83,
          LETTERA D, E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO DELLE MOZIONI:

     N. 222 - Interventi a tutela dei lavoratori della 'Cogema' di
              Priolo.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - 140  lavoratori della  Cogema di Priolo rischiano il
              licenziamento  e per buona parte di essi è stato già
              avviato il processo di mobilità;

            - in  data  5.6.2003  nella sala mensa della Cogema di
              Priolo,  si  è  tenuta un'assemblea tra i lavoratori
              dello stabilimento e dell'indotto, le organizzazioni
              sindacali  di  categoria  e  confederali, nonché  le
              istituzioni  locali e le rappresentanze parlamentari
              regionali e nazionali, al fine di individuare azioni
              tendenti   a   salvare   la   fabbrica,   evitare  i
              licenziamenti e rilanciare la produzione;

            - il  Governo  regionale, nella persona dell'Assessore
              per   l'industria  Marina  Noè, si  è  impegnato  ad
              assicurare  precise  azioni  e atti concreti diretti
              alla  salvaguardia  del  reddito dei lavoratori e al
              recupero  delle funzioni dell'azienda; a sollecitare
              l'intervento del Governo nazionale;  ad accelerare i
              tempi per la definizione  dell'accordo  di programma
              sulla  chimica,  strumento  utile  ed  adeguato  per
              affrontare  le  importanti   questioni   del   costo
              dell'energia e del trasporto  delle  piccole e medie
              imprese, come la Cogema;

     CONSIDERATO  che  l'azienda  è  leader  del   settore   nella
              produzione  della  magnesite,  per  la  qualità  del
              prodotto e per le innumerevoli richieste di  esso su
              scala europea;

     CONSTATATO   che   nonostante   quanto   sopra,   i   vertici
              dell'azienda  hanno già consegnato al  Tribunale  di
              Siracusa   i   libri   contabili,    innescando   la
              consequenziale  procedura  di  nomina  del  Curatore
              fallimentare,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            - a chiedere al Governo nazionale la  convocazione  di
              un  incontro  urgente  al  fine  di  individuare  le
              soluzioni  tecniche,  giuridiche  e   pratiche   per
              scongiurare i licenziamenti e garantire  il  reddito
              dei lavoratori;

            - a realizzare l'immediato incontro con  il Presidente
              della  Regione  siciliana,  on. Cuffaro,  così  come
              anticipato nel corso dell'assemblea  tenutasi presso
              lo    stabilimento    della   Cogema    a    Priolo,
              dall'Assessore  regionale  per  l'industria,  Marina
              Noè, per le ragioni specificate in premessa.

            (18 giugno 2003)
                                    ORTISI - GALLETTI - MANZULLO -
                                    PAPANIA - SPAMPINATO

     N. 223 - Interventi   presso  il  Governo  nazionale  per  il
              ripristino  di un'adeguata politica di finanziamenti
              a favore del Mezzogiorno.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     VISTO che la  recente proroga ed estensione a 1600 Comuni del
              nord Italia della Tremonti-bis, dopo le tensioni già
              nate     all'atto     dell'allargamento     rispetto
              all'originaria  formulazione, ha fatto ulteriormente
              innalzare   il   livello   di  preoccupazione  degli
              imprenditori, prefigurando  un ennesimo dirottamento
              al nord di risorse concepite per il sud;

     ALLARMATA in    particolare   dalla   mancanza   di   vincolo
              finanziario  per  il provvedimento e per le modalità
              di   formazione   dello  stesso,  adottato  con  una
              Risoluzione  (la 67E del 20 marzo 2003) dell'Agenzia
              delle Entrate;

     OSSERVATO che  il  decreto  Tremonti,  in  particolare per la
              parte  relativa  all'utilizzo  per  investimenti del
              credito d'imposta maturato, ha dato il via a diversi
              ricorsi giudiziari amministrativi;

     RILEVATO che  recentemente  si  è  aggiunto  l'abbandono,  di
              fatto, dell'utilizzo  del bonus fiscale per le nuove
              assunzioni  causato  dalla vigente normativa che con
              il sistema  della  prenotazione  riduce  di molto la
              possibilità  di   richiedere  il  bonus  se  non  ad
              assunzione avvenuta;

     PRESO NOTA   del   'refuso'   in   cui   incorre  il  Condono
              previdenziale   per   il   sisma  del  '90  laddove,
              prevedendo  sia  tributi che contributi, circoscrive
              ai  soli tributi gli effetti del condono consentendo
              di beneficiarne ai contribuenti a qualunque e titolo
              piuttosto che al sistema produttivo;

     CONSTATATO che:

            - gli interventi in materia dei tributi contributivi a
              seguito degli  eventi  sismici e vulcanici del 2002,
              si sono susseguiti in modo confuso;

            - infatti al  decreto del Presidente del Consiglio del
              29 ottobre  2002,  che aveva disposto la sospensione
              dei tributi  per  l'intera  provincia  di Catania, è
              seguito un decreto del Ministro dell'Economia che ha
              limitato  il  provvedimento  a  soli  dieci  comuni;

            - quest'ultimo  è  stato contraddetto dalla Presidenza
              del Consiglio  che ha confermato la validità del suo
              decreto per  l'intera  provincia,  che  è stato però
              ignorato   dall'Inail;

            - l'Inail,   infatti,   si   è   adeguato  al  decreto
              'Tremonti'  limitando la sospensione ai dieci comuni
              in elenco, successivamente modificato con aggiunte e
              sostituzioni (che  portano  a un numero di 13 comuni
              anziché  dieci)  a  seguito  di un provvedimento del
              Ministro  del  Lavoro  al  quale  si adegueranno sia
              l'Inail  che l'Inps mentre restano vigenti i decreti
              del Presidente del Consiglio, mai revocati;

     RICORDATO che nell'ultima  riunione del CIPE è stato previsto
              uno stanziamento  di  fondi  per la legge 488 di 550
              milioni di  Euro  per il 2003, contro i 1800 milioni
              del 2002,  in  misura  cioè  insufficiente  e  quasi
              provocatoria se vista in parallelo con la fine della
              Tremonti  sud   per  i  nuovi  finanziamenti  e  col
              provvedimento  del  Ministero  dell'Economia  che fa
              rientrare dal  1  luglio questi fondi nella gestione
              ordinaria,  con  allungamento  dei  tempi tecnici di
              erogazione;

     CONSIDERATO    l'allarme   lanciato   dalle   forze   sociali
              (associazioni  datoriali  e organizzazioni sindacali
              dei  lavoratori) in diverse sedi e, segnatamente, lo
              scorso  16  giugno  nel corso di un incontro indetto
              dall'Associazione  degli  Industriali  di Catania su
              queste problematiche;

                      IMPEGNA IL PRESIDENTE  DELLA REGIONE

            ad intervenire presso il Governo nazionale:

            - perchè  si  eviti un enorme, prevedibile contenzioso
              chiarendo  le  contraddizioni  sorte  per il mancato
              coordinamento  circa  la sospensione dei tributi per
              il sisma e  le ceneri vulcaniche 2002 e per il sisma
              '90;

            - perchè si  proceda  ad una revisione della norma sul
              bonus    occupazionale  per    ciò    che   riguarda
              l'impostazione  della provvidenza al 'De minims' per
              le regioni meridionali;

            - perchè si procede alla modifica del decreto Tremonti
              dell'aprile 2003  per  portare  ad una fruizione del
              25% del  credito  nello stesso 2003 e il resto entro
              un quadriennio;

            - perché si ripristini una più coerente politica volta
              a risolvere  il  divario fra nord e sud, recuperando
              alla loro  specificità  i  fondi  e le risorse a tal
              scopo destinate.

            (19 giugno 2003)
                                    VILLARI - CRACOLICI -
                                    CAPODICASA - PANARELLO -
                                    RAITI - SPEZIALE

     III- SEGUITO DELLA  DISCUSSIONE  DELLE  PROPOSTE  DI  MODIFICA AL
          REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (Doc. I).

          Relatore: il Presidente.

     IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

      1) "Norme per la tutela e la valorizzazione della famiglia" (nn.
          553 - stralcio 1 bis - 197 - 208 - 243 - 244 - 381/A).

          Relatore: on. Giovanni Ardizzone.

      2) "Norme a favore della medicina umanitaria" (n. 417)

      V - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART.  9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N.  26.

     VI - ELEZIONE DI  TRE  COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE  IMPRESE,  PREVISTO  DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N.  96.

     VII- ELEZIONE  DI   NOVE   COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

    VIII- ELEZIONE DI UNDICI  COMPONENTI  DEL COMITATO REGIONALE PERLA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

     IX - ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

      X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER LA  PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      XI- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
          DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

     XII- ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI  DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

    XIII- ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

    XIV - ELEZIONE DI  CINQUE  COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

     XV - ELEZIONE DI  TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XVI- ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

    XVII- ELEZIONE   DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

   XVIII- ELEZIONE  DI   TRE   COMPONENTI   DEL   CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

    La seduta è tolta alle ore 20,40.

       (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 23.55)