Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO segretario, dà lettura del processo verbale
delle sedute nn. 143 e 144, che, non sorgendo osservazioni, si
intendono approvati.
PRESIDENTE Si passa al punto I dell'ordine del giorno:
Comunicazioni.
ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI
PRESIDENTE Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali:
N. 727 - Interventi di bonifica e pulizia dei torrenti
Acquicella e Forcile a Catania.
Firmatario: Fleres Salvatore
N. 759 - Interventi di riqualificazione di piazza Cutelli
a Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 788 - Sfruttamento del fiume, in parte sotterraneo, che
attraversa il quartiere Cibali a Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio
N. 924 - Provvedimenti per superare i disagi per gli
alunni del plesso scolastico 'San Giovanni Bosco' di
Biancavilla (CT), provocati dai danni alle strutture in
seguito ai recenti eventi sismici.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe;
- da parte dell'Assessore per l'Industria:
***
N. 455 - Notizie sulle dismissioni degli Enti economici
regionali.
Firmatario: Gurrieri Sebastiano
N. 493 - Rilancio dello stabilimento minerario di Petralia
Soprana-Salinella.
Firmatario: Giannopolo Domenico
N. 559 - Modifica del decreto assessoriale dell'11 marzo
2002, relativamente ai criteri e alle modalità di
concessione di contributi ai comuni per la realizzazione di
reti di distribuzione del gas metano.
Firmatario: Spampinato Giuseppe
N. 957 - Provvedimenti circa gli interventi di recupero
ambientale del territorio disposti dai comuni di S. Filippo
del Mela e di Milazzo.
Firmatario: Formica Santi;
- da parte dell'Assessore per la Sanità:
N. 836 - Notizie in merito alla carenza di servizio presso
il reparto di radiologia dell'ospedale di Cefalù.
Firmatario: Acierno Alberto
N. 865 - Istituzione del Centro diabetologico presso
l'Ospedale S. Antonio Abate di Trapani.
Firmatario: Virzi' Gioacchino
Avverto che le risposte scritte testè annunziate saranno
pubblicate in allegato al resoconto stenografico della seduta
odierna.
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- "Approvazione del rendiconto generale dell'Amministrazione della
Regione e dell'Azienda delle foreste demaniali per l'esercizio
2001" (n. 629)
- d'iniziativa governativa
- presentato dal Presidente della Regione (Cuffaro) su proposta
dell'Assessore per il bilancio e le finanze (Pagano) in data 18
giugno 2003;
- "Provvedimenti per il personale delle scuole materne regionali"
(n. 630)
- d'iniziativa governativa
- presentato dal Presidente della Regione (Cuffaro) su proposta
dell'Assessore per i beni culturali, ambientali e per la pubblica
istruzione (Granata) in data 18 giugno 2003;
- "Misure urgenti in tema di contenimento dell'inquinamento
luminoso per il risparmio energetico nelle illuminazioni esterne e
per la tutela dell'attività svolta dagli osservatori astronomici"
(n. 631)
- d'iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Basile, D'Antoni, Lo Monte in data 20
giugno 2003.
COMUNICAZIONE DI RICHIESTE DI PARERE
PRESIDENTE Comunico che sono pervenute dal Governo ed assegnate
alla Commissione legislativa "Affari Istituzionali" (I), le seguenti
richieste di parere:
- "IPAB - Casa Famiglia Regina Elena Famiglia Amato di Messina.
Designazione componente in seno al consiglio di amministrazione:
dott. Gitto Natale" (n. 157/I)
- "Opera Pia Istituto assistenziale S.Giuseppe e S. Giovanni
Battista di Rodi di Piazza Armerina. Designazione componente in
seno al consiglio di amministrazione: ing. Margiotta Giuseppe"
(n. 158/I)
- "Opera Pia Pastore e S. Pietro di Alcamo. Designazione
componente in seno al consiglio di amministrazione: sig. Adamo
Mario" (n. 159/I)
- "Opera Pia Abate Gioeni di Collesano. Designazione componente
in seno al consiglio di amministrazione: sig. Cirrito Giuseppe"
(n. 160/I)
- "Opera Pia Istituto assistenziale Alessi di S. Giovanni Gemini.
Designazione componente in seno al consiglio di amministrazione:
sig. Filippone Salvatore" (n. 161/I)
- "Opera Pia SS. Salvatore e S. Croce di Corleone. Designazione
componente in seno al consiglio di amministrazione: dott. Di
Miceli Pietro Maria" (n. 162/I)
- "Opera Pia Casa di riposo Monsignor Benedetto Balsamo di
Monreale. Designazione componente in seno al consiglio di
amministrazione: dott. Foresta Salvatore" (n. 163/I)
- "IPAB - Casa di riposo Monsignor Ventimiglia e Istituto S.
Benedetto di Catania. Designazione componente in seno al
consiglio di amministrazione: dott. Oliveri Aurelio" (n. 164/I)
- "Opera Pia istituto Pignatelli - Gulì di Palermo. Designazione
componente in seno al consiglio di amministrazione: sig.
Scancarello Gaetano" (n. 165/I)
- "Educandato Regina Elena e Conservatori raggruppati di Catania.
Designazione presidente e componenti in seno al consiglio di
amministrazione" (n. 166/I)
- "IPAB - Fratelli La Rosa di S. Ninfa. Designazione componente
in seno al consiglio di amministrazione: dott. Spina Isidoro"
(n. 167/I)
Pervenute in data 17 giugno 2003
Trasmesse in data 18 giugno 2003
COMUNICAZIONE DELLE ASSENZE E DELLE SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI
DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
PRESIDENTE Comunico le assenze e le sostituzioni alle riunioni
delle Commissioni per il periodo dal 18 al 19 giugno 2003:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Assenze
Riun.Cong. del 18.06.2003(ant.): MICCICHE'-CRISAFULLI-FRANCHINA-
LO MONTE-SANZERI-SAVARINO-SCOMA
" " " 18.06.2003(pom.): CRISAFULLI-ORTISI-MOSCHETTO-
Sostituzioni
Riun.Cong: del 18.06.2003(pom:): SAVARINO sostituito da BORZACCHELLI
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Assenze
Riunione del 18.06.2003(ant.): SBONA-LO CURTO-VICARI
" " 18.06.2003(pom.): SBONA-CONFALONE-INFURNA-VICARI
" " 19.06.2003: SBONA-ZAGO-ACIERNO-DE BENEDICTIS-GURRIERI-
INFURNA-MAURICI-RAITI-SPAMPINATO
Sostituzioni
Riunione del 19.06.2003: LO CURTO sostituito da ROTELLA
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Assenze
Riunione del 18.06.2003: FORMICA-DINA-BASILE-CRACOLICI-CRISTAUDO-
LEANZA VINCENZO-MERCADANTE-MORINELLO-
PISTORIO-ZANGARA
" Cong." 18.06.2003(ant.): FORMICA-DINA-BASILE-CRACOLICI-
LEANZA VINCENZO-MANZULLO-MERCADANTE-
MORINELLO-MOSCHETTO-PISTORIO-ZANGARA
" Cong." 18.06.2003(pom.): FORMICA-CRACOLICI-MERCADANTE-MORINELLO
MOSCHETTO-ZANGARA
Sostituzioni
Riun.Cong. del 18.06.2003(pom.): LEANZA V. sostituito da LEONTINI
CRISTAUDO " " ROTELLA
PISTORIO " " LEANZA N.
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELLE COMUNITA' EUROPEE
Assenze
Riunione del 19.06.2003: IOPPOLO-SPAMPINATO-AMENDOLIA-BURGARETTA A.-
CRISAFULLI-INCARDONA-LEANZA EDOARDO-MANZULLO
MISURACA-PAFFUMI
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
BURGARETTA APARO , segretario:
N. 1187 - Provvedimenti a tutela dei diritti dei
lavoratori precari, in particolare di quelli della
formazione professionale, della Regione.
- Presidente Regione
Firmatario: Neri Sebastiano
N. 1188 - Iniziative in merito alla concessione di
contributi di 'integrazione all'affitto' da parte del Comune
di Palermo.
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Cracolici Antonino
N. 1189 - Finanziamento delle opere previste dal PIT della
Valle dell'Ippari.
- Presidente Regione
Firmatario: Zago Salvatore
PRESIDENTE Le interrogazioni ora annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.
BURGARETTA APARO , segretario:
N. 1185 - Richiesta di nomina di un Commissario ad acta
per la variante delle norme di attuazione del P.R.G. del
Comune di Pedara.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
Firmatario: Ioppolo Giovanni
N. 1186 - Provvedimenti circa il grave comportamento
tenuto da un funzionario regionale nei confronti del Sindaco
di Santa Venerina.
- Presidente Regione
- Assessore Presidenza
Firmatario: Ioppolo Giovanni
N. 1190 - Completamento dei lavori di sbancamento in via
Concetta Bonaventura a Catania.
- Assessore Famiglia
Firmatario: Fleres Salvatore
N. 1191 - Interventi per il ripristino delle condizioni di
sicurezza di via Peppino Impastato a Catania.
- Assessore Famiglia
Firmatario: Fleres Salvatore
PRESIDENTE Le interrogazioni ora annunziate sono state già
inviate al Governo.
ANNUNZIO DI INTERPELLANZA
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'interpellanza presentata.
BURGARETTA APARO , segretario:
N. 109 - Valorizzazione del patrimonio artistico e
culturale di Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatario: Panarello Filippo
PRESIDENTE Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia dichiarato che respinge l'interpellanza o abbia
fatto conoscere il giorno in cui intende trattarla, l'interpellanza
stessa sarà iscritta all'ordine del giorno per essere svolta al
proprio turno.
ANNUNZIO DI MOZIONI
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura delle
mozioni presentate.
BURGARETTA APARO , segretario:
- n. 222 "Interventi a tutela dei lavoratori della 'Cogema' di
Priolo", degli onorevoli Ortisi Egidio; Galletti Giuseppe;
Manzullo Giovanni; Papania Antonino; Spampinato Giuseppe
Presentata il 18/06/03
n. 223 "Interventi presso il Governo nazionale per il ripristino
di un'adeguata politica di finanziamenti a favore del
Mezzogiorno", degli onorevoli Villari Giovanni; Cracolici
Antonino; Capodicasa Angelo; Panarello Filippo; Raiti Salvatore;
Speziale Calogero Presentata il 19/06/03.
PRESIDENTE Avverto che le mozioni testé annunziate saranno
iscritte all'ordine del giorno della seduta successiva perchè se ne
determini la data di discussione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
RICHIESTA DI INVERSIONE DELL'ORDINE DEL GIORNO
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, intervengo per chiedere l'inversione
dell'ordine del giorno per discutere il disegno sulla famiglia e
successivamente le proposte di modifica al Regolamento interno
essendo ancora in corso la definizione di un accordo.
PRESIDENTE Il parere del Governo sulla proposta dell'onorevole
Cintola?
D'AQUINO assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Pongo in votazione la richiesta di inversione
dell'ordine del giorno. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvata)
SPEZIALE Signor Presidente, ma si fanno con i blitz le
inversioni dell'ordine del giorno?
PRESIDENTE La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.48, è ripresa alle ore
17.52).
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, con l'approvazione
dell'inversione dell'ordine del giorno rimane stabilito che stasera
si prosegue con la discussione generale e la votazione del passaggio
all'esame degli articoli del disegno di legge sulla famiglia;
domani si proseguirà con la discussione generale sul Regolamento
interno, poichè è stato richiesto informalmente dall'onorevole
Speziale di non tenere seduta giovedì in quanto il gruppo
parlamentare dei DS è impegnato in un congresso di partito.
bis e altri/A
Presidenza del presidente Lo Porto
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER LA TUTELA E LA
VALORIZZAZIONE DELLA FAMIGLIA" (553/A STRALCIO 1
BIS-197-208-243-244-381/A)
PRESIDENTE Si passa al punto III dell'ordine del giorno e
segnatamente alla discussione del disegno di legge "Norme per la
tutela e la valorizzazioe della famiglia", posto al numero 2.
Invito i componenti la I e la VI Commissione a prendere posto
al banco delle commissioni.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Ardizzone per svolgere la
relazione.
ARDIZZONE presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge che si sottopone
alla vostra attenzione affronta un tema che nella società di oggi
riveste molta importanza ed è di notevole attualità.
Le politiche di sostegno alla famiglia e gli interventi
socio-assistenziali ad essa collegati costituiscono infatti, come è
notorio, un nodo cruciale per le pubbliche istituzioni, un nodo che
appare ancora più interessante nel momento in cui la riforma
federalistica in corso nel Paese accresce il ruolo degli enti
decentrati ed in particolare delle regioni e dei comuni.
Non stupisce, pertanto, che negli ultimi anni si sia registrata
una particolare attenzione sull'argomento, non solo sul piano
sociale e culturale, da parte di organismi della società civile che
hanno svolto una proficua opera di sensibilizzazione, ma anche sul
piano giuridico da parte del legislatore statale e di quelli
regionali che sono intervenuti più volte in materia.
A livello nazionale, ricordiamo per tutte la legge n. 285 del
1997 "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per
l'infanzia e l'adolescenza" e la legislazione concernente il Fondo
nazionale per le politiche sociali istituite a carico dell'apposito
Dipartimento del Ministero del lavoro che interessa una nutrita
serie di interventi destinati anche alle regioni ed ai comuni.
A tal proposito, si rileva che nella Finanziaria nazionale del
2003, abbastanza recente, legge n. 289 del 2002, all'articolo 46,
comma 2, è previsto che almeno il 10 per cento delle risorse del
citato Fondo nazionale per le politiche sociali siano destinate a
sostegno delle politiche sociali a favore delle famiglie di nuova
costituzione. In particolare, per l'acquisto della nuova casa e per
il sostegno alla natalità.
In campo regionale va sottolineato che le altre regioni
d'Italia, con le differenti normative previste, hanno recentemente
legiferato in materia. Si citano a titolo esemplificativo:
Lombardia, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Liguria ed Abruzzo.
La problematica in questione va collegata in primo luogo al
principio di sussidiarietà, che è ormai un cardine del nostro
ordinamento in entrambi i suoi profili: quello verticale, che
riguarda le relazioni interne fra gli enti istituzionale, e quello
orizzontale relativo al rapporto tra questi ultimi e la società
civile.
La famiglia, infatti, ha da sempre un ruolo formativo nella
società rappresentando la cellula base dell'organizzazione sociale e
come tale è universalmente riconosciuta anche sul piano giuridico,
secondo quanto disposto dalla Costituzione italiana all'articolo 29
ed in altre norme che le apprestano forme di tutela.
Mi sia consentito aggiungere, indipendentemente dalla
relazione, che in Commissione si è svolto un ampio dibattito - che
poi ha avuto una vasta eco sui giornali - in ordine al
riconoscimento della famiglia di fatto o meno. Dire che si sia
trattato di esercizio di pura retorica sarebbe cosa ovvia per la
semplice ragione che nel legiferare il legislatore nazionale, e a
maggior ragione il legislatore regionale, si deve attenere
scrupolosamente al dettato costituzionale.
L'articolo 29 della Costituzione riconosce la famiglia come
società fondata sul matrimonio.
Ad onore del vero è stato per altro evidenziato in Commissione
attraverso autorevoli interventi che già nella Costituzione si
potrebbe intravedere un riconoscimento giuridico della famiglia di
fatto. Ed alcuni hanno fatto riferimento, ad esempio, all'articolo 2
della Costituzione. Ricordo, a questo proposito, l'intervento
dell'onorevole Cracolici.
Qualcuno fa addirittura riferimento all'articolo 18 della
Costituzione (diritto di associazione). Ovvero, all'articolo 2
e ai diritti inviolabili dell'uomo come singolo e all'interno di una
determinata formazione sociale.
Però, vedete, siamo sempre nell'ambito delle tesi che non hanno
avuto alcun riconoscimento.
E' pur vero che c'è ampia giurisprudenza, ma questa
giurisprudenza, a mio avviso, non ha condizionato e non poteva
condizionare il disegno di legge nel testo presentato dal Governo e
poi elaborato dall'Aula, in quanto si tende a garantire
costituzionalmente quei diritti che prescindono dalla questione
legata alla famiglia di fatto o meno.
Faccio un esempio: l'onorevole Ortisi ad esempio, più volte ha
sottolineato in Commissione che vi è una nota sentenza della Corte
costituzionale che riconosce la possibilità per il convivente more
uxorio di subentrare nel rapporto locativo. Egli citava soltanto il
numero della sentenza ma, in realtà, si trattava di questo.
Abbiamo avuto modo di dire, per chi non condivideva questa
impostazione, che era riconosciuto dalla Costituzione il diritto di
abitazione, non il diritto alla convivenza more uxorio.
Bisogna vedere da quale punto di vista si guarda il problema.
Peraltro, così come è stato evidenziato, certamente non da me,
ma da autorevole dottrina, da autorevoli giuristi, che se si vuole
riconoscere la famiglia di fatto, e si è fatto riferimento
all'articolo 317 bis del Codice civile che ha novellato il diritto
di famiglia, bisogna tenere presente che è pur vero che è stata
riconosciuta la convivenza more uxorio, ma in quanto da quella
convivenza sono nati dei minori e in quanto viene data la
possibilità ai minori di essere riconosciuti congiuntamente quali
figli su cui esercitare la potestà.
Quindi, sono altri i diritti tutelati dalla Costituzione e
dalla legislazione e noi non possiamo discostarci dal dettato
costituzionale.
Per quel che riguarda il contenuto della legge, essa svolge per
la collettività, e quindi per la famiglia, funzioni essenziali che
possono essere così sinteticamente enunciate: funzione
socializzante ed educativa ai valori della convivenza sociale;
funzione di formazione al lavoro e alla professionalità; funzione di
orientamento dei consumi e di promozione nell'imprenditorialità;
funzione di assistenza e solidarietà; spese in sostituzione delle
strutture pubbliche; funzione procreativa che ha anch'essa
refluenze sociali. Si rifletta, ad esempio, sulle conseguenze della
denatalità sul fisco o sulla previdenza.
E' di tutta evidenza come il tema della sussidiarietà intesa
come responsabilizzazione delle articolazioni sottostanti allo
Stato, alla Regione o agli enti minori a promuovere lo sviluppo
delle risorse umane sia collegato con quello della solidarietà.
In altre parole l'ente pubblico, nella fattispecie la Regione e
il Comune, interviene per valorizzare e sostenere l'attività della
famiglia e della rete di associazioni familiari cui compete in primo
luogo di realizzare misure di solidarietà sociale.
Il sistema pubblico, insomma, si intreccia e collabora con
quello privato nello svolgimento di compiti di alto valore sociale.
Ciò è in perfetta armonia con l'applicazione del principio di
sussidiarietà orizzontale della quale costituisce un esempio tipico
e significativo.
E' questa la logica del disegno di legge che si sottopone alla
vostra attenzione e che è frutto di un preciso impegno del Governo
anche in armonia con i suggerimenti - è opportuno dirlo e ribadirlo
- del forum delle famiglie e del proficuo lavoro di approfondimento,
come dicevo poc'anzi, delle due commissioni legislative, la VI e
la I che lo hanno esitato dopo ampio e vivace dibattito.
Tale logica esalta l'autonomia delle organizzazioni familiari
ponendo la loro esperienza a vantaggio di tutta la comunità e non
obbedisce a criteri assistenzialistici, ma mira alla promozione
della famiglia quale soggetto attivo delle politiche che la
interessano.
Importante a questo proposito il ruolo che viene assegnato alle
associazioni di solidarietà familiare che hanno parte precipua in
alcune delle innovazioni introdotte dal disegno di legge e per le
quali viene istituito un apposito Registro regionale presso
l'Assessorato della famiglia, delle politiche sociali e delle
autonomie locali.
Il disegno di legge ha, innanzitutto, la finalità precipua di
favorire la formazione di nuove famiglie, fornendo alle coppie di
nubendi o di sposi con determinati requisiti, provvidenze di
carattere economico e lavorativo, ma non trascura nel contempo di
sviluppare altre iniziative di solidarietà per quei nuclei familiari
nel cui seno figurino disabili o anziani o ancora di promuovere
attività di tutela, assistenza o sostegno per altre categorie
disagiate o che versino in particolari difficoltà, quali ragazze
madri, vittime di violenza sessuale, nonché minori vittime di abusi
o deviati.
A tal fine è prevista una serie di interventi, alcuni dei quali
spettano direttamente agli interessati:
- interventi e garanzie creditizie per giovani coppie, famiglie
che abbiano a carico un anziano, un malato psichico o un portatore
di handicap, famiglie monoparentali con a carico un minore, un
anziano, un malato psichico o un portatore di handicap (e questo
all'art. 3);
- interventi abitativi a favore delle coppie che intendano
contrarre matrimonio o che lo abbiano contratto nei tre anni
precedenti; si è previsto anche un abbattimento degli interessi sui
prestiti per l'acquisto della prima casa per le giovani coppie. E
ciò anche in perfetta sintonia con quanto previsto, come accennavo
all'inizio della relazione, nell'articolo 46 della recente legge
finanziaria regionale.
- concorso alle spese delle famiglie adottive per
l'espletamento delle procedure di adozione internazionale (art. 7).
E debbo dare atto che è stata questa una norma (quella delle
adozioni internazionali) fortemente voluta dall'onorevole Cracolici,
che ha avuto l'assenso unanime da parte della Commissione;
- contributi a favore dei consultori pubblici e privati
convenzionati volti al rilancio di interventi sociali ed educativi
(art. 8);
- contributi per la copertura delle spese di primo impianto per
le associazioni di donne che organizzino centri di accoglienza per
le vittime di maltrattamenti in famiglie e per i loro figli minori
(art. 9).
All'attuazione degli interventi predetti si provvederà con
appositi decreti assessoriali.
Vi sono poi alcune disposizioni che necessitano
dell'intermediazione delle associazioni di solidarietà familiare
previste dall'art. 16 del disegno di legge.
Tali associazioni costituiscono una fitta trama di relazioni
che, come in precedenza sottolineato, svolgono una funzione sociale
e, in linea col citato principio di sussidiarietà, sono espressione
di un'esigenza di autonomia organizzativa della società civile. Si
tratta di una rete di solidarietà specifica e familiare che, da un
lato, non può supplire alle carenze dello Stato, ma, dall'altro, non
va confusa col volontariato.
Le associazioni accreditate, perché iscritte nell'apposito
registro, possono e devono agire con autonomia; agli interventi
dalle stesse effettuate viene riconosciuto carattere di
professionalità e di adeguatezza. Esse possono stipulare
convenzioni, il cui contenuto necessario è in parte regolato dalla
legge, con gli enti pubblici ed in modo particolare con i Comuni
quali enti locali più vicini ai cittadini per il soddisfacimento di
compiti socio-assistenziali.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES
Per tali ragioni la loro intermediazione è prevista sia per
l'attività delle "madri di giorno", di cui all'art. 11 del disegno
di legge, sia per i nidi famiglia previsti dall'art. 12. In
entrambe le norme si prevede che i comuni possano erogare a favore
delle famiglie, secondo livelli di reddito e criteri di attribuzione
predeterminati, appositi voucher spendibili presso le suddette
associazioni per l'acquisizione dei servizi di cui sopra.
Alle associazioni di solidarietà familiare o ad enti o
organismi no-profit sarà possibile rivolgersi anche per ottenere le
prestazioni previste all'articolo 10, concernente il buono
socio-sanitario. Si tratta di un'erogazione finanziaria da
corrispondere periodicamente, in alternativa alle prestazioni di
natura residenziale eventualmente dovute alla luce della normativa
in vigore, a nuclei familiari i quali comprendano nel loro ambito
anziani non autosufficienti o disabili gravi.
Il disegno di legge demanda ad una successiva regolamentazione,
tramite decreto del Presidente della Regione, la determinazione dei
livelli di reddito complessivi del nucleo familiare, le modalità per
l'accesso al buono e per il suo utilizzo, il sistema di
accreditamento degli organismi eroganti e gli opportuni strumenti di
verifica e di controllo.
L'iniziativa legislativa prevede, inoltre, una serie di norme
che attengono al rapporto con programmi e prestazioni di carattere
socio-sanitario e che promuovono un maggiore rispetto delle esigenze
della persona, del bambino, delle gestanti o di altre categorie di
disagiati da parte delle istituzioni o degli organismi tenuti alla
predisposizione di servizi per gli interessati. Si citano, ad
esempio: interventi per il sostegno e la promozione della
procreazione responsabile (art. 5); tutela della maternità e della
vita nascente (art.6); interventi per il sostegno alle relazioni
familiari delle responsabilità educative all'articolo 8; tutela
dell'equilibrio psicofisico dei bambini nelle strutture sanitarie
all'articolo 13. Si prevede, inoltre, da parte dell'assessorato
della famiglia, la promozione di iniziative di studio e
pianificazione dei comuni dirette a favorire la costituzione delle
banche del tempo, cioè forme di organizzazione nelle quali persone
disposte a fornire gratuitamente il proprio tempo per l'assistenza a
persone bisognose vengono poste in relazione con i soggetti
interessati e questo all'articolo 14.
Sul versante della competenza comunale, si sancisce
l'attivazione da parte dei comuni, singoli o associati, di appositi
sportelli per la famiglia in coordinamento con i servizi regionali,
provinciali, comunali delle aziende sanitarie locali e degli altri
enti pubblici interessati alla materia.
Viene consentito il finanziamento da parte dell'assessorato
regionale della famiglia di studi, ricerche, monitoraggi ed analisi
della materia nonché, per le finalità previste, la stipula di
convenzioni con esperti di comprovata qualificazione o con enti ed
istituzioni pubbliche o private no profit operanti nel settore di
riferimento.
Viene, infine, istituito presso l'assessorato regionale della
famiglia l'Osservatorio permanente sulle famiglie.
Onorevoli colleghi, il disegno di legge che si sottopone
all'Aula per un approfondito e, si spera, sollecito esame, ha una
particolare valenza, non soltanto per gli obiettivi programmatici
che si prefigge e per la varietà degli interventi concreti a favore
delle famiglie e di alcuni soggetti disagiati, ma anche e
soprattutto per la concezione cui si ispira e per le finalità che
persegue a lungo termine.
La filosofia - consentitemi di dire - coraggiosa e fiduciosa
che sta alla base del provvedimento si incentra nel ruolo e
nell'importanza del soggetto famiglia e del mondo che le gravita
intorno e nel processo formativo della società, affidando a tale
soggetto, in primo luogo, anche nel rispetto delle competenze
istituzionali, l'alto compito di indirizzare la politica verso
scelte di valore sociale ed educativo.
La crescita che potrebbe derivare alla Sicilia dalla entrata in
vigore a pieno titolo delle disposizioni di tale provvedimento e
dalla utilizzazione diffusa degli istituti in esso previsti, non è
quindi - e lo voglio ribadire - soltanto direttamente proporzionale
alle provvidenze disposte (perché è stato posto l'accento sul fatto
che quasi sarebbero irrisorie tali provvidenze), ma attiene alla
filosofia che sta alla base dell'intero disegno di legge. Il vero
scopo che il disegno di legge ambiziosamente si propone è infatti la
promozione di una fitta rete di esperienze di solidarietà familiari
e sociali da parte di soggetti qualificati.
In un secondo momento, cosa ben più importante in una Regione
come la Sicilia, con un tessuto economico, sociale e culturale
caratterizzato da pesanti ritardi e da notevoli difficoltà, ciò
potrebbe favorire un processo di trasformazione della politica, di
responsabilizzazione delle coscienze e di valorizzazione della
risorsa umana quale mezzo per una efficace risposta ai bisogni della
collettività.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Desidero ricordare, onorevole Cracolici, prima che
lei svolga il suo intervento quello che sarà l'andamento dei lavori.
Abbiamo detto che stasera si conclude la discussione generale sul
disegno di legge che riguarda la famiglia. Si riprenderà domani
pomeriggio con l'esame degli articoli e quindi si incardinerà il
disegno di legge di riforma del Regolamento dell'Assemblea.
Dopodiché si rinvierà a martedì in quanto è stato chiesto da un
gruppo parlamentare di non tenere seduta giovedì per impegni di
natura politica. L'ho precisato perché essendo subentrato al
Presidente Lo Porto non avevo assistito alla prima parte della
sedUta.
CINTOLA Non si va all'articolato, Presidente, si vota il
passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE Sì. Ho detto cosa diversa?
CINTOLA E' stato un lapsus.
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare l'onorevole Cracolici.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
innanzitutto fare una considerazione nell'illustrare le ragioni che
spingono alcuni di noi, il mio Gruppo, ma non solo, a muovere forti
critiche a questo disegno di legge predisposto dal Governo. E la
prima considerazione è la seguente.
Qualche mese fa questa Assemblea ha varato un provvedimento
denominato 'legge sul buono scuola'. Molti di noi la ricordano
come la legge che prevede il trasferimento di risorse alle famiglie
che iscrivono i figli nelle scuole private siciliane. Ebbene,
quella legge ha avuto una copertura finanziaria per il triennio
2003-2005 pari, adesso vado a memoria, a circa 190 milioni di euro,
cioè circa 380 miliardi delle vecchie lire.
Ci apprestiamo a varare una legge dall'ambiziosa terminologia,
la legge sulla famiglia, con una previsione di copertura
finanziaria, per il triennio 2003-2005, pari a 3.600.000 euro.
Insomma, per le scuole private la Regione prevede di spendere
400 miliardi delle vecchie lire e per le famiglie, per i bisogni
delle famiglie esistenti e di quelle nuove la Regione con questa
legge prevede meno di 7 miliardi delle vecchie lire
Io credo che stia già nella dimensione delle risorse la misura
della iniziativa che ci apprestiamo a varare. Questa è una legge che
ha solo un fine: fare un manifesto per certi versi ideologico senza
alcun reale obiettivo di sostenere le famiglie, di sostenere i
bisogni, di garantire la promozione sociale, così come in teoria si
vuole affermare.
Faccio anche un'altra considerazione. Vedete, la nostra
discussione su questa legge volutamente si è cercato di trasferirla
su un terreno improprio, su un terreno tutto ideologico, per la
verità, molto oscurantista, secondo il quale l'unica famiglia
esistente che la Regione siciliana intende riconoscere è quella
fondata sulla naturalità del matrimonio.
Ora, anche su questo, vorrei fare un'altra considerazione.
Questa legge all'articolo 1, secondo rigo, stabilisce i principi ai
quali si ispira, ovvero norme della costituzione della Repubblica
italiana e tra questi principi vi è il riferimento agli articoli 2 e
3, ed in particolare all'articolo 29 della Costituzione. Ma, cosa
assai singolare, non fa alcuna menzione dell'articolo 30 della
Costituzione che desidero citare testualmente: "E' dovere e diritto
dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati
fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge
provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai
figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale,
compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La
legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità."
Faccio riferimento all'articolo 30 della Costituzione per dire
che già la Costituzione, i nostri padri costituenti, oltre
cinquant'anni fa in qualche modo hanno voluto diversificare il
principio del riconoscimento giuridico dalla tutela sociale che
attiene alle famiglia, ma attiene anche ai singoli individui.
Ricordo, e lo rileggo per l'economia della nostra discussione,
anche l'articolo 2 della Costituzione il quale così recita: "La
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo,
sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale."
Non voglio farla lunga sulle citazioni delle norme
costituzionali, ma mi pare del tutto evidente che questa norma, a
mio avviso, si muove al di fuori del dettato costituzionale; mi
auguro che ciò sia chiaro al Commissario dello Stato, il quale ha
tra i suoi compiti quello di verificare l'adeguatezza o la
compatibilità costituzionale delle norme varate da questo
Parlamento.
Perché si muove al di fuori del dettato costituzionale?
Perché non c'è dubbio che, in qualche modo, si riconosce non
solo un princìpio - anche qui cosa assai singolare, il Parlamento
siciliano non ha compiti costituzionali - i princìpi sono già
riconosciuti dalla Costituzione italiana, ma si riconosce anche la
tutela esclusivamente alla famiglia fondata sul matrimonio.
Credo che ciò non sia possibile, anche perché non solo il
costume di questo Paese negli anni è maturato a tal punto che sono
tante le famiglie che hanno fatto una libera scelta di convivenza o
che, magari, vivono in un regime di attesa o per i procedimenti
legati al divorzio o per mille altre ragioni che, in qualche modo,
hanno scelto di fare della convivenza la ragione di unità sociale,
fondamentale della propria vita.
Ed è all'interno di questo ragionamento che, a mio avviso, la
Regione siciliana non può escludere questi cittadini, non può
considerarli come cittadini di serie B, anzi, non considerarli
affatto.
Ecco perché io parlo di manifesto ideologico. In realtà,
al di là di tale princìpio prettamente ideologico, che sembra
rispondere unicamente a quell'obiettivo che il Presidente della
Regione, con il suo contratto con i siciliani aveva sottoscritto e
proposto, e cioè più un obiettivo di risposta alla necessaria
casella da riempire per dire che anche questo punto del contratto è
risolto, nel merito questa legge non risolve, anzi aggrava la
situazione sociale, la situazione di cittadinanza di migliaia di
siciliani e di siciliane.
Voglio, inoltre, entrare nel merito di questo provvedimento.
Al di là di alcune operazioni assai singolari, vorrei
ricordare ai colleghi - anche a coloro i quali hanno espresso una
convinzione ideale a questo disegno di legge - che non è compito
della Regione, del nostro Parlamento riscrivere la legge 194, come
si fa, invece, con il disegno di legge, dando una torsione di un
certo tipo alla legge che consente alle donne di poter liberamente
scegliere di portare avanti una gravidanza o interromperla secondo
la libera coscienza.
Si prova, invece, a costruire una torsione, a dare una certa
lettura, un certo indirizzo alle modalità con cui costruire i
servizi nella nostra Regione.
Ma anche qui voglio precisare che questa è una legge che mette
la famiglia sotto tutela perché, in realtà, più che prevedere la
possibilità che la famiglia sia, da un lato, fruitrice dei servizi
sociali e, dall'altro lato, anche luogo di promozione sociale, in
realtà questa legge fa una grande operazione: mette la famiglia
sotto tutela di pseudo associazioni delle famiglia, le quali
decideranno tutta una serie di attività in nome e per conto sia
delle famiglie, sia degli operatori di quei servizi che si vogliono
realizzare attraverso il disegno di legge al nostro esame.
Faccio due esempi per tutti: si utilizza un'espressione anche
un po' brutta, un po' cinematografica "madri di giorno", per
indicare quelle donne che svolgono uno dei mestieri più antichi qual
è quello della baby-sitter. Ma anche qui si dà un'espressione
altisonante di questa idea di "madri di giorno".
Non solo si riconosce la "madre di giorno" soltanto se essa
stessa è già madre o, si dice, "se in possesso di attività
formative" - vorremmo capire quali sono i luoghi della formazione
per assistere un bambino o una bambina - ma, al di là di ciò, si
mettono queste persone nelle condizioni di non avere un rapporto
fiduciario con la famiglia ai cui figli forniscono una prestazione
di assistenza. Invece si mettono queste persone nelle mani di una
associazione, ed è quest'ultima che diventa il luogo di
intermediazione tra la famiglia e il prestatore d'opera.
Insomma, le associazioni delle famiglie in Sicilia si pensano e
sono costruite secondo una logica di vera e propria intermediazione
di manodopera, e questo vale sia per le "madri di giorno" che per
quelle famiglie che potrebbero decidere di dare vita ai
"nidi-famiglia".
Invito i colleghi, con molta laicità, a discutere nel merito e
nell' ottica di una possibilità reale di raggiungere l'obiettivo che
molti di noi - io per primo - vorremmo raggiungere: fare in modo,
cioè, che la legge varata da questo Parlamento dia di più ai
siciliani, dia di più alle persone, dia di più alle famiglie, e non
sia una legge che dia soltanto qualcosa - per fortuna quattro soldi
-, ad alcune associazioni confessionali - ed è la vera ragione che
dà vita al disegno di legge al nostro esame - che hanno il solo
scopo di mettere sotto tutela la famiglia.
Voglio ricordare, infine, che questo disegno di legge poteva e
può ancora, a mio parere, essere un luogo di sperimentazione moderna
di un moderno welfare locale che bisogna garantire. Anche qui,
quando parliamo di welfare locale, usciamo dalla presuntuosa
concezione che ha la Regione di pensare che le autonomie locali, i
comuni, le province siano soltanto una sorta di sportelli della
Regione stessa e non, invece, così come riconosce anche il Titolo V
della Costituzione, luoghi che, al pari della Regione, possono e
devono sviluppare una propria politica sociale, moderna che avvicini
il rapporto tra istituzioni e cittadini.
Si pensa, invece, di costruire un nuovo centralismo. Voglio
ricordare che la Sicilia, tra i tanti suoi guai, ogni tanto può
andare orgogliosa di alcune cose realizzate da chi, prima di noi, ha
vissuto l'esperienza di parlamentare e di amministratore di questa
Regione.
La nostra è una tra le prime regioni d'Italia che ha decentrato
ai comuni - con la legge 1 del 1979 e poi con la 22 del 1986 -
numerose competenze trasferendole, appunto, ai comuni. Con questa
legge, una parte di quelle competenze che abbiamo trasferito nel
tempo ai comuni, pur con successive modificazioni, proviamo a
riportarle sotto l'egida di un centralismo assessoriale. E non si
tratta neanche di un centralismo dell' istituzione Regione, ma di un
centralismo che dipende esclusivamente dalla volontà singola di un
assessore.
Guardo, ad esempio, a questo capolavoro che è l'Osservatorio
per la famiglia: non si è avuta neanche la decenza di prevedere che
in quell'Osservatorio, così come ci sono alcune categorie di
rappresentanza sociale, ci siano, ad esempio, i rappresentanti di
comuni e province, luoghi che - per competenze e per natura
istituzionale - debbono essere l'avamposto delle politiche sociali.
Concludendo, credo che questa legge poteva - ripeto - essere
innovativa, sperimentando alcune cose che noi condividiamo, ad
esempio l'idea del buono sociosanitario che può essere una modalità
intelligente di allargare la platea degli utenti che ricevono un
servizio da parte delle istituzioni.
Signor Presidente, vorrei qui ricordare che una politica
sociale si fa prevedendo sì la libertà di scelta da parte dei
cittadini nel momento in cui dovranno utilizzare un servizio ed
avere una prestazione, ma si fa garantendo che le istituzioni
pubbliche, la struttura pubblica, nel suo insieme, sia in grado di
garantire servizi anche a gestione pubblica in tanti Comuni, in
tanti luoghi della nostra Regione.
Anche se non è scritto nel testo al nostro esame pure vi è
un'idea che lo ispira: pensare che il ruolo della pubblica
amministrazione deve essere soltanto quello di decentrare ad alcune
associazioni la gestione dei servizi in Sicilia, questo è
inaccettabile
Io sono tra coloro i quali pensano a modalità innovative,
moderne, ma che devono aggiungersi, non sostituire ciò che già
esiste. Dobbiamo lavorare per migliorare quello che già c'è, e non
pensare di sostituirlo chiudendo, ad esempio, gli asili nido nelle
città, mettendoli "a stecchetto" sul piano finanziario e sviluppando
una rete di strumenti come i "nidi-famiglia".
Questo lo considero un disastro sociale nella nostra Regione;
altro che capacità di rispondere e di dare nuovi e maggiori servizi
Mi auguro che l'esame da parte del Parlamento sia scevro da
ogni ideologismo, ma ci si misuri nel merito dei provvedimenti,
cercando di capire i benefici che i cittadini siciliani - non una
categoria dei cittadini siciliani, seppur maggioritaria, ma tutti -
possano avere, attraverso la legge che varerà questo Parlamento,
frutto del libero convincimento dei parlamentari, comunque un testo
migliore di quello che è pervenuto qui in Aula.
Ecco perché invito tutti ad affrontarne l'esame nel merito con
saggezza, avendo chiare le cose che concretamente si potranno
sviluppare e consentendo anche la possibilità di dare maggiori
risorse alla famiglia, probabilmente togliendo qualche risorsa a chi
pensa che la famiglia sia soltanto quella che manda i figli alla
scuola privata.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, preliminarmente
vorrei esprimere un giudizio estremamente negativo sulla
improvvisazione e la estemporaneità, che non sono peraltro una
novità dopo due anni, dell'attività di questo Governo che - mi si
consenta l'espressione - "prima accatta a zotta e poi u cavaddu"
cioè prima, come in questo caso, istituisce nominalmente un nuovo
assessorato, l'assessorato alla famiglia, alla solidarietà sociale e
alle autonomie locali e, poi, tenta di riempirlo di contenuti, di
fatti; con lapsus freudiano, questo disegno di legge,
originariamente, si denominava come "prime norme", poi è diventato
"norme", prime norme che andavano a riempire un contenitore nuovo.
Credo che l'attività di Governo, degna di tale nome, non può
che ipotizzare la creazione di un nuovo assessorato soltanto avendo
in testa di che cosa organicamente tale assessorato, ancor più se è
nuovo, deve affrontare e di cosa si dovrà interessare.
Già nella relazione introduttiva mi pare che, almeno alle
pagine 4 e 7, si intraveda la velleità di questo disegno di legge,
di fatti alla famiglia, nel tentativo surrettizio di colmare di
provvedimenti e di velleitari interventi, il vuoto legislativo
organicamente preparato di cui esso si scompone, ecco che cosa
affida alla famiglia: affida, per esempio, la funzione di formazione
al lavoro e alla professionalità; cioè la famiglia dovrebbe, secondo
questo disegno di legge, caricarsi anche dell'ipotesi di formare
alla professionalità i propri componenti e poi affida alla famiglia
la funzione di assistenza e solidarietà spesso in sostituzione delle
strutture pubbliche.
Allora delle due l'una: o affidiamo alla famiglia come nucleo
fondamentale l'attività e il ruolo di soggetto che guida le
politiche di solidarietà sociale come poi nell'articolato è scritto,
oppure affidiamo il ruolo surrettizio, appendicolare, sostitutivo
nei confronti delle strutture pubbliche.
Le due concezioni non si sposano e la dicono lunga in ordine
alla confusione e alla estemporaneità anche di questo provvedimento.
E poi, ancora, nella parte finale della relazione si legge: "in un
secondo momento, ciò potrebbe favorire un processo di trasformazione
della politica, di responsabilizzazione delle coscienze e di
valorizzazione delle risorse umane quale mezzo per una efficace
risposta ai bisogni della collettività"; petizioni di princìpio di
uno pseudo sociologismo che abbiamo già notato in tanti altri
provvedimenti proposti all'Aula.
Diciamo subito che questo disegno di legge, così come si
presenta, è incongruo e contraddittorio e, secondo la nostra
opinione, anche incostituzionale nelle premesse, di fatti i
propositori fanno riferimento nel comma 1 dell'articolo 1 a due
articoli della Costituzione (articoli 2 e 3) ed a una legge
nazionale (la 176 del 1991 che recepisce una convenzione ONU).
Da 'cirenei' quali dovremmo essere molto spesso con modestia,
andiamo a controllare con citazioni virgolettate perché altrimenti
non ci rendiamo conto.
Ricordiamo a noi stessi che l'articolo 2 della Costituzione
"riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come
singolo, sia nelle formazioni sociali...", mentre l'articolo 3
afferma che "Tutti i cittadini - non soltanto gli appartenenti alla
famiglia tradizionalmente intesa - hanno pari dignità sociale e sono
uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali
e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli...
che impediscono il pieno sviluppo della persona umana...".
Non mi voglio dilungare ulteriormente ma permettetemi il
riferimento che premettevo alla legge 176 del 1991 che recepisce una
convenzione ONU. Nel preambolo di tale legge si fa riferimento alla
"famiglia umana" che recepisce l'idea di cosmopolitismo vecchia di
2.300 anni che abbiamo coltivato nel Mediterraneo in particolare e
che come famiglia umana aspira ad un ampliamento del diritto ma,
soprattutto, ad un ampliamento del vigore dei sentimenti.
E poi ancora, siccome la legge si riferisce al fanciullo in
particolare, all'articolo 5 fa riferimento al diritto e al dovere
dei genitori, o se del caso dei membri, della famiglia allargata, o
della collettività.
Per famiglia allargata, oggi si intende non solo la versione
tutta nostra di famiglia mononucleare allargata a nonni, zii e
parenti poveri, ma anche a quella anglosassone di famiglia allargata
della quale fanno parte anche i figli ottenuti da ognuno dei membri
della nuova coppia da precedenti relazioni, da precedenti matrimoni.
E' chiaro, quindi, che il riferimento che il propositore fa a
questa legge è assolutamente contraddittorio perché all'articolo 5
di questa legge nominata, invocata, dal propositore della legge
stessa, si parla di famiglia allargata.
Poi, ancora, all'articolo 24 si afferma: "Gli Stati riconoscono
il diritto del minore di godere del migliore stato di salute
possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione.
Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del
diritto di avere accesso a tali servizi".
Invece, se esitassimo la legge così come è stata presentata,
priveremmo tanti minori di tanti servizi.
Allora, ecco che la incongruità e la contraddizione interna che
notiamo nel comma 1 dell'articolo 1 che fissa i princìpi, dovrebbe
far riflettere coloro i quali difendono a spada tratta il
provvedimento.
Onorevole Presidente Ardizzone, purtuttavia, non vogliamo
continuare su questa scia che ci facilita il compito, quindi,
eviteremo di fare riferimento alla legge 898 del 1970, che sanziona
una concezione del matrimonio non più come istituzione ma come
rapporto tra soggetti che liberamente si scelgono.
E non è vanesio ricordare che i soggetti del matrimonio, anche
nella dottrina cristiana, sono gli sposi. Né vogliamo ricordare la
sentenza numero 151 del 1975 che ha parificato i figli legittimi ai
figli naturali. Né vogliamo fare riferimento a tutta una serie di
provvedimenti legislativi corollari rispetto all'evoluzione del
concetto di famiglia.
Né vogliamo fare riferimento alla giurisprudenza consolidata
che è passata dalla famosa sentenza della Corte Costituzionale
numero 71 del 1966 - ricordate, sembrano passati mille anni - in cui
i giudici interpretavano il sentire del tempo affermando che i
genitori naturali non costituiscono una famiglia e che, poi, passava
alla constatazione dell'esistenza di unioni libere e famiglie di
fatto con la sentenza numero 179 del 1976, per sfociare, infine, nel
1986 con la sentenza numero 237 nel riconoscimento delle famiglie di
fatto caratterizzate da un grado accertato di stabilità come
meritevoli di tutela proprio in relazione all'articolo 2 della
Costituzione, così invocato dal relatore oggi.
Né vogliamo fare riferimento alla dottrina, alla sentenza
della Cassazione numero 556 del 1977 o ai mille convegni di
giurisperiti e studiosi del diritto di famiglia. Né ci vogliamo
appellare ai tanti provvedimenti derivati dal trattamento fiscale
che già valeva nel 1957 paritariamente per le famiglie tradizionali
e per quelle di fatto, fino alla possibilità che il collega
Franchina ci suggeriva in Commissione, degli insegnanti di
avvicinarsi al coniuge o al convivente.
Né faremo riferimento all'evoluzione del concetto di famiglia,
né, in questo senso, cominceremo dalla storia del diritto romano che
per primo riconosce il concetto di famiglia che - lo voglio
ricordare a me stesso prima che ai colleghi - ha la stessa radice
fam, di famulus che significa "servo" perché la prima organizzazione
familiare riconosciuta nel diritto romano prevedeva una famiglia che
nel suo ambito aveva anche i servi e gli animali.
Guardate quanti anni luce, sono passati E noi dovremmo,
adesso, appiattirci su un concetto di famiglia che è in continua
evoluzione come tantissime altre esperienze in diversi altri campi
dimostrano e inducono a riflettere. No, non vogliamo neanche fare
riferimento a centinaia di migliaia di cittadini siciliani che
versano nelle condizioni che oggi sarebbero di esclusione dai
provvedimenti che questo disegno di legge, così come esitato dalle
commissioni prima e sesta, propone. No.
Noi vogliamo appellarci soltanto al senso comune del concetto
di famiglia e, terra-terra, vogliamo chiedere ai colleghi: chi di
voi si vergognerebbe, a differenza dei padri o dei nonni, che
quarant'anni fa si vergognavano ad accogliere in una cena chi
vivesse "more uxorio", fuori dal legame tradizionale?
Vi ricordate la "Dama Bianca" di Coppi, eppure aveva una
condizione privilegiata; chi viveva fuori dalla famiglia
tradizionale era, nel caso migliore, una persona poco perbene, se
era donna, un 'macho' se era maschio. Oggi non è più così.
Ognuno di noi tranquillamente invita a casa sua chiunque
conviva, chiunque per necessità o per scelta ha deciso o si trova a
non potere decidere di diventare coppia tradizionalmente intesa.
Noi per questo ci appelliamo al senso comune del concetto di
famiglia che sia tradizionalmente intesa o sia famiglia di fatto;
e siccome il compito del legislatore è quello di fotografare la
realtà per quella che è, scevro da ogni condizionamento ideologico,
l'invito che faremo alla fine del nostro breve intervento sarà
quello di pensare in maniera moderata e tollerante.
D'altra parte, se andiamo a guardare il comma 2 del medesimo
articolo 1, ci accorgiamo che esso fa riferimento per la possibilità
di sviluppare politiche sociali, ad una fotografia dell'esistente;
ma l'esistente può essere rappresentato soltanto dalle famiglie
tradizionalmente intese? Non ne verrebbe fuori una fotografia
sfuocata e, comunque, inverosimile?
Su che cosa realisticamente si baserebbero le politiche sociali
se dovessero prendere in considerazione solo una parte
dell'esistente?
Pertanto, onorevoli colleghi, noi ci permettiamo una
osservazione anche di carattere antropologico, proprio per
ridimensionare il tipo di intervento che vogliamo realizzare: se è
in crisi la società é perché è in crisi la famiglia e se è in crisi
la famiglia è perché sono in crisi l'organizzazione, le relazioni
interne, i valori della famiglia, così come essa viene vissuta
proprio nella stragrande maggioranza dei casi di rappresentazione di
essa, cioè della famiglia tradizionale.
Voi pensate, onorevoli colleghi, che si possano raggiungere
obiettivi etico-esistenziali con provvedimenti economici: si rischia
di cadere proprio nell'errore che si vuole correggere, cioè
nell'errore di chi pensa di modificare la dimensione dell'essere con
l'intervento dell'avere, pur appendicolare, surrettizio e
paternalista.
E' così che alcuni interventi previsti nel disegno di legge e
positivi in sè annegano dentro una filosofia di fondo che li
contraddice e modifica in norme assistenziali e qualche volta
clientelari.
La famiglia non viene considerata nella dimensione
socio-assistenziale ma diventa una aggregazione finalizzata a
sostenere un sistema micro economico piuttosto che una rete di
valori etico-sociali; con l'aggravante di un ulteriore vulnus
all'ordinata convivenza sociale determinata, appunto, da una forma
di arroccamento blindato a favore di una concezione della famiglia
alla quale si finirà per procurare solo danni.
Allora, se vogliamo legiferare con intelligenza e modestia,
riconduciamo il provvedimento dall'attesa salvifica soteriologica a
cui aspira, alla dimensione del suggerimento normativo teso a
raggiungere obiettivi modesti ma concreti, umili ma tolleranti;
altrimenti, onorevoli colleghi, rischiamo di precipitare la nostra
convivenza civile indietro nel Medioevo di uno stato separato,
confessionale, ipocrita, codino, incapace di leggere, interpretare e
guidare una realtà che non è per niente fotografata nella sua
dimensione dinamica, nè tantomeno ricompresa nel disegno di legge
che stiamo per esaminare.
Nell'ipotizzare un percorso di tutela della famiglia -
l'abbiamo già notato - il disegno di legge del Governo esclude, ad
oggi - ma ci auguriamo non alla fine del percorso di esame del
disegno di legge medesimo - tutte le forme di convivenza e le unioni
di fatto che vanno dalle situazioni di attesa di chi, per esempio,
separatosi aspetta la sentenza di divorzio, alle scelte autonome di
chi sceglie di convivere in nome esclusivo del sentimento d'amore e
lo fa in maniera stabile naturalmente per un periodo congruo.
Ancora una volta l'autonomia statutaria rischia di diventare
per la Sicilia una palla al piede per colpa di un'impostazione che è
solitaria nel panorama dell'Occidente più avanzato: vuole portare
indietro le lancette dell'orologio del tempo ipotizzando un
messaggio che ha poco di promozionale e molto di terroristico.
I valori non si impongono: si educa E a niente serve chiudere
gli occhi dinanzi ad una realtà sempre più in trasformazione che
constata forme evolutive del senso comune di convivenza, tutte degne
di essere tutelate sul piano umano, così come preconizza il
legislatore nazionale e suggerisce consolidata giurisprudenza.
Ci appigliamo agli spiriti liberi dell'Assemblea, al mondo
dell'associazionismo e alla dottrina sociale della Chiesa, di cui lo
stesso Presidente Cuffaro si dichiara assertore, perchè prevalga lo
spirito di tolleranza e di carità cristiana piuttosto che
l'intransigenza druidica di una minoranza che vuole imporre un
eccesso che non gioverà ad alcuno. Il nostro tentativo è stato in
Commissione, e lo reitereremo in Aula, quello di spostare
l'attenzione da una divisione manichea di buoni e cattivi ad una
possibilità di interpretare in maniera tollerante il disegno di
legge e il futuro della legislazione in materia.
Noi riteniamo che dopo il comma 1 dell'articolo 1, che promuove
e riconosce la famiglia tradizionale, si debba aggiungere un comma
ulteriore nel quale ipotizziamo che "la Regione tutela altresì etc.
etc.". E' una forma questa che la Commissione per intero aveva
accettato prima dell'arrivo e dell'irrigidimento del Presidente
Cuffaro, il quale volle dare una sterzata durante i lavori di
Commissione in senso intollerante.
Noi ci appelliamo ai colleghi che ci avevano dato conforto in
quell'occasione, al Governo e allo stesso Presidente Cuffaro: non
rendiamo motivo di scontro ideologico quello che, invece, è
strumento attraverso il quale possiamo migliorare le condizioni di
vita dei nostri concittadini. Diversamente, vinceremo con i muscoli
ma perderemo nell'intelligenza e nella promozione degli interventi
legislativi per i quali siamo stati eletti.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, desidero comunicare che avrei
dovuto svolgere un mio intervento nel corso della discussione
generale di questo disegno di legge.
Tuttavia, la mia posizione di Presidente pro-tempore, mi
impedisce di farlo in maniera articolata e completa e, pertanto, ho
consegnato agli uffici dell'Assemblea una sintesi dell'intervento
stesso perchè venga allegato al resoconto stenografico dell'odierna
seduta.
Mi riservo, comunque, di svolgere in sede di esame
dell'articolato un intervento relativo ai contenuti dell'articolo 1
del disegno di legge. Desidero approfittare di questo intermezzo
per considerare, per valutare, insieme a voi, un aspetto che credo
sia indispensabile: un tema come questo non può diventare terreno
di scontro tra la maggioranza e l'opposizione perchè attiene a
valori di natura morale, culturale, che sicuramente sono del tutto
trasversali, sia all'interno della maggioranza, sia all'interno
dell'opposizione, come - tra l'altro - mi appare dalle prime battute
del dibattito stesso.
E' iscritto a parlare l'onorevole Papania. Ne ha facoltà.
PAPANIA Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che dalla
fine dell'intervento dell'onorevole Ortisi si possa desumere proprio
come per alcuni di noi sarebbe stato più conveniente nascondersi
dietro logiche di schieramento o decisioni di partito ed evitare di
esprimere opinioni non del tutto conformi rispetto a questo disegno
di legge.
Diceva poc'anzi l'onorevole Ortisi che noi siamo chiamati a
fotografare la realtà.
Onorevole Ortisi, quanti di noi parlano secondo un'intuizione
della vita, in coerenza con il linguaggio stesso che usano e con i
valori avvertiti nella propria interiorità, sanno che l'insegnamento
da applicare è quello di non fotografare la realtà, di non
preservare un ordine che ci rassicuri solo perchè esiste, ma di
avere la competenza e la capacità di interpretarlo per tentare di
governare i processi della società e di offrire dei modelli.
Nella creazione della 'città giusta', direbbe Maritain, noi non
siamo chiamati soltanto a definire il processo di amicizia civile
e nemmeno quello di giustizia sociale interno alla società; siamo
chiamati, come legislatori, a definire il modello di organizzazione
delle libertà e, quindi, a dare un'impronta secondo quello che è il
nostro giudizio, secondo quelli che sono i nostri valori di
riferimento, secondo quello che la nostra cultura ci suggerisce. Per
questa ragione credo che i diritti delle persone e i diritti delle
organizzazioni sociali non debbano mai essere sottovalutati e, però,
hanno tra loro una differenza.
Il disegno di legge sulla famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali propone queste riflessioni e le propone in una
realtà, come quella siciliana, che ha specificità e problemi
particolari. In altre regioni, in Emilia Romagna, in Friuli, in
Liguria, nelle Marche, nel Trentino Alto Adige, in Valle d'Aosta,
nel Lazio, nella Lombardia, sono stati sperimentati altri modelli.
Ritengo che qui se ne possa rappresentare uno che dia una
risposta alla dilagante frammentazione ed alla disgregazione dei
diversi modelli presenti nella società. Nel decennio appena
trascorso, in particolare, c'è stata scarsa attitudine ad offrire
modelli sociali e morali coerenti con un ordinato sviluppo della
famiglia.
Sono convinto che la questione famiglia non sia un aspetto
secondario. E' in larga misura nella famiglia - anche questo ha
detto l'onorevole Ortisi - che si costruiscono i destini degli
abitanti di questo Paese; è in famiglia che si formano i cittadini
di domani. E' la qualità della vita familiare che spesso determina
la qualità della vita dell'intera società.
Una famiglia che funziona è garanzia anche del buon
funzionamento di tutte le istituzioni sociali, politiche, economiche
ed educative della società. A queste non può mancare, pena la loro
scarsa efficacia, il contributo essenziale derivato da quella scuola
insostituibile di umanità che è la famiglia.
La famiglia si situa nel cuore della costruzione della società,
la condiziona e ne è condizionata.
Lo dico a chiare lettere: la famiglia non è una questione
che interessa soltanto i cattolici, quasi che essa fosse
semplicemente la specifica forma di convivenza dei credenti, come
molti sostengono. Essa - e lo dico da cattolico - riguarda tutti i
cittadini. Ed è per questa ragione che bisogna parlarne con
argomenti razionali, con chiarezza e serietà di analisi in tutti i
suoi risvolti giuridici, psicologici, sociologici, economici ed
anche, perché no, politici. Occorre acquisire una consapevolezza
forte del ruolo sociale imprescindibile della famiglia nella società
e nello Stato.
Leggendo le diverse leggi regionali adottate dalle regioni che
precedentemente ho citato, ho avuto l'impressione che la
preoccupazione principale di quei legislatori fosse quella di
escludere che al concetto di famiglia si potesse attribuire un
valore assoluto e che, conseguentemente, si dovesse prendere atto di
una generica pluralità di forme di convivenza.
Questa impostazione, quella cioè delle sperimentazioni
legislative di alcune altre regioni, è sintomatica di una filosofia
relativistica che permea trasversalmente una notevole parte di
classe politica della quale ho rispetto e con la quale condivido
molte visioni programmatiche.
Tale visione sostiene, ad esempio, nel caso della famiglia, che
poiché non esiste una visione comunemente accettata da tutti, e
cioè assoluta, del matrimonio come unione eterosessuale e quindi
della famiglia su di esso fondata, l'organo chiamato a legiferare
deve tenere conto di tutte le possibili scelte di vita comune e
regolarle dandogli dignità per il semplice fatto che esistono.
A questa impostazione rispettabile, ma non per forza giusta, è
possibile rispondere che il matrimonio e la famiglia non sono una
semplice istituzione sociale.
Per questo, senza voler trascurare la libertà delle scelte del
singolo e senza voler leggere le norme con un'ottica improntata da
una sola visione cattolica, il perno della valutazione di singole
leggi potrebbe essere quello del riconoscimento del primario
interesse pubblico della famiglia e non solo del primario interesse
dei singoli membri di una famiglia o delle singole persone che fanno
parte di una società.
Si tratta di un valore che riconosce la famiglia fondata su un
vincolo di natura pubblica responsabilmente assunto anche nei
confronti della collettività, che riveste un interesse sociale e
costituisce il nucleo fondamentale della società e dello Stato. Non
è un istituto esclusivamente privatistico, ma uno snodo fondamentale
tra la persona e la società.
Le variazioni dello statuto familiare non sono quindi
ininfluenti sulla visione che la società ha di se stessa e delle
relazioni fra i suoi membri. Nella famiglia c'è un di più di
stabilità, un di più di dichiarata obbligazione sociale, che va
giuridicamente e socialmente premiata, senza che questo significhi
penalizzare le altre forme di convivenza.
Io spero che una legge sulla famiglia voglia dire sì al
riconoscimento e alla difesa del valore sociale della famiglia; sì
alla chiara distinzione che la nostra Costituzione pone tra la
famiglia e le altre formazioni sociali; sì a politiche sociali che
promuovano la piena realizzazione dei cittadini attraverso la
relazione familiare. E che nello stesso tempo voglia dire no a una
visione riduttiva della famiglia che la relega esclusivamente nel
privato, quasi fosse una scelta puramente personale e ininfluente
per la società.
La riflessione, quindi, va ricondotta alla questione del giusto
rapporto tra lo Stato e i cittadini e soprattutto tra lo Stato, la
Regione, le province, i comuni e la prima formazione naturale, il
nucleo fondamentale costituito dalla famiglia.
Uno dei concetti chiave del sistema democratico è la natura
limitata del potere delle istituzioni pubbliche. Lo Stato, la
Regione, come tutti gli altri enti locali, sono al servizio della
società, della quale devono favorire il libero processo di
autorganizzazione: la società precede lo Stato, ma la famiglia
precede la società. Anche in questo può consistere un principio di
sussidiarietà.
Questa soggettività primaria della famiglia e della società
implica che ad agire siano i cittadini, le persone che sono più
vicine ai bisogni individuati e segnalati. Lo Stato, così come la
Regione, ha il compito di agevolare questo processo di
autorganizzazione della famiglia e della società attraverso norme
giuridiche e politiche concrete che non ne ostacolino l'azione ma la
sostengano, la promuovano e la incentivino.
E' un sì, quindi, al riconoscimento della soggettività sociale
della famiglia, all'applicazione del principio di sussidiarietà ogni
qualvolta possibile, alla valorizzazione delle risorse interne
della famiglia e della persona, alla incentivazione delle reti di
solidarietà familiare. Va abbandonata una politica familiare
assistenzialista che vede la famiglia solo come problema; servizi
socio-assistenziali che ignorano i legami familiari, un sistema che
da un lato si sostituisce ai cittadini e li deresponsabilizza, e
dall'altro scarica spesso pesi insopportabili sulle spalle delle
famiglie senza metterle in grado di risolvere i propri problemi con
adeguate forme di sostegno.
Famiglia e persone, garantite e tutelate dallo Stato e dalla
Regione Sicilia, ma anche capaci di crescere e svilupparsi sui
princìpi che ciascuno è in grado di proporre come modello della
società.
Un piano di vita improntato su scelte che hanno come fondamento
valori ben precisi e i cui obiettivi saranno rivolti a ciò che è
bene per gli altri. Così si può contribuire ad una educazione
morale che porti l'uomo a compiere le azioni necessarie.
Una impostazione simile della società può salvare l'uomo dalla
frantumazione, può allontanarlo dall'individualismo e anche da ciò
che l'ambiente rappresenta in questo periodo nella nostra società.
La famiglia non può essere quindi un problema, ma una risorsa
per la società; non è estranea alla società ma ne è una prima e
vitale cellula. Quando viene aggredita nei suoi valori e nelle sue
esigenze fondamentali, si delinea un orizzonte triste di decadenza
per la comunità.
La famiglia possiede vincoli vitali ed organici con la società;
in essa nascono e crescono i cittadini, vengono trasmesse le virtù
sociali, si sviluppa una fitta rete di relazioni. Anche il clima
che caratterizza la vita quotidiana della famiglia è una risorsa; le
relazioni personali sono ispirate all'accoglienza e al rispetto, si
aprono al dialogo e alla disponibilità gratuita, sono animate da
solidarietà e spirito di servizio.
La promozione di una autentica e matura comunione di persone
nella famiglia diventa prima e insostituibile scuola di socialità.
La famiglia costituisce, infatti, il luogo nativo e lo strumento più
efficace di umanizzazione e di personalizzazione. In essa la vita è
resa più umana, sono custoditi e trasmessi valori e virtù, l'uomo è
strappato dall'anonimato ed è reso consapevole della sua originale
dignità personale.
La comunione familiare si apre così ad una vasta solidarietà
che rende più fraterno il volto della comunità civile; l'uomo non
può essere mortificato dall'etica individualista. Le famiglie in cui
la persona si forma sono chiamate quindi a diventare protagoniste
della politica familiare, cioè devono per prime adoperarsi affinchè
le leggi e le istituzioni sostengano e difendano positivamente i
diritti e i doveri delle famiglie.
Le famiglie non possono essere indifferenti di fronte alle
decisioni politiche ed amministrative per non correre il rischio di
esserne vittime. Esse hanno il diritto di crescere come comunità,
di esercitare la propria responsabilità nel trasmettere la vita ed
educare i figli, di vivere serenamente, di avere una casa e un
lavoro, di provvedere ai propri anziani. Devono, quindi, vigilare
con l'aiuto della Regione, perchè tali diritti che scaturiscono
dalla loro identità non siano disattesi e minacciati.
Penso che questo disegno di legge debba essere approvato presto
e bene. In tanti, credo, siamo disponibili a contribuire e a
migliorare il testo, caratterizzandolo anche con interventi a favore
dei diritti di persone ma senza rinunciare mai a difendere il
concetto di famiglia nel quale crediamo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, non affronterò
il tema sotto il profilo ideologico, anche perchè gli onorevoli
Cracolici e Ortisi hanno illustrato abbastanza bene l'aspetto
politico e morale di questo disegno di legge.
I diritti conquistati in questi ultimi decenni ormai
appartengono a tutti. Non si può tornare indietro; invece, guarda
caso, ci troviamo oggi ad andare indietro come i gamberi.
Una negazione dello stato di diritto, dello stato civile, dei
diritti civili, soprattutto delle donne, perchè questo disegno di
legge sostanzialmente è contro le donne. Purtroppo, in quest'Aula ci
sono poche donne, ahimè Un danno grave; se ci fosse stata qualche
donna oggi sarebbe potuta intervenire con maggiore cognizione di
causa.
Incominciamo ad essere un po' più pratici. Ci sono tre aspetti
che devono essere affrontati in questo disegno di legge: il primo è
la negazione dello stato di diritto; il secondo è un passo indietro
nella garanzia dello stato sociale; il terzo è un passo indietro
rispetto all'autodeterminazione conquistata dalle donne.
Con quest'ultimo argomento mi riferisco alla riforma della
legge n. 194. Si è parlato spesso in questi ultimi giorni soltanto
della negazione dello stato di diritto e delle cosiddette famiglie
di fatto, ma si è parlato poco del passo indietro che si vorrebbe
introdurre rispetto alla legge n. 194.
Comincio proprio da quest'ultimo argomento. All'articolo 5
possiamo dire che c'è una vera riforma della legge n. 194: cioè ci
si vorrebbe arrogare il diritto di modificare la legge 194,
approfittando del fatto di parlare dei problemi delle donne.
Perchè sostengo che si sta modificando la legge n. 194? Il
comma 3 dell'articolo 5 recita: "Gli interventi previsti sono
rivolti in particolare a: 1) favorire la prevenzione e la rimozione
delle cause che possono indurre la madre all'interruzione della
gravidanza." Si introduce il concetto di rimozione, già il termine è
brutto. Subito dopo, al punto 2), si dice: "Prevenire le cause di
potenziali fattori di danno per il nascituro; 3) garantire gli
interventi finalizzati alla prevenzione ed alla cura dell'abortività
spontanea; 4) predisporre ed organizzare per la famiglia che lo
richiede un piano personalizzato di sostegno psicologico
socio-assistenziale e sanitario, utilizzando percorsi integrati
idonei a valorizzare il ruolo delle associazioni di solidarietà
familiare."
Se riflettiamo su questi articoli, vediamo che è una vera
riforma della legge n. 194. Sono intaccati i princìpi che
garantiscono l'autodeterminazione della donna. Oltretutto noi non
abbiamo questa competenza.
Presenteremo degli emendamenti per chiarire gli equivoci e
portare il testo sul giusto binario.
La seconda questione riguarda gli interventi abitativi.
In Commissione ho presentato un emendamento che è stato
accolto. Di questo ringrazio il Presidente Ardizzone, che l'ha fatto
proprio come Commissione.
La programmazione dell'edilizia residenziale pubblica faceva
riferimento essenzialmente al termine di due anni. Ho fatto
presente che c'è una legge del 1972, la 1035, che addirittura parla
di cinque anni; infatti, il tempo materiale perchè la coppia possa
formarsi e stabilizzarsi nel proprio nucleo familiare in rapporto
alla questione abitativa è fissato in cinque anni. Invece, in questo
disegno di legge avevano previsto addirittura un termine di due
anni; l'hanno portato a tre anni per farmi contento.
Non so se basti fare contento un deputato che fa una proposta;
ma è chiaro che siamo già di due anni sotto rispetto alla normativa
nazionale. Quindi, la Regione anziché migliorare le condizioni di
agevolazione per quanto riguarda le coppie giovani che si sposano,
che cercano un contributo per mettere su casa, opera in
controtendenza rispetto a quello che prevede la legge nazionale.
Comunque, anche su questo punto presenterò un emendamento.
L'altro aspetto che è stato qui dibattuto negli interventi di
Papania, di Ortisi e di Cracolici, riguarda la questione delle
coppie di fatto, o delle famiglie di fatto.
Non entro nel merito, perchè è stato già abbondantemente
discusso. Però faccio presente che c'è un argomento importante.
In questo momento se ne discuta molto in considerazione dei
fatti tragici degli sbarchi dei clandestini, di questa povera gente
che sbarca sulle nostre coste. E purtroppo alcuni non riescono a
mettere piede sulle nostre coste per una politica dissennata del
Governo. Facciamo il caso che ci siano delle famiglie di "non
cittadini italiani", con regolare permesso di soggiorno. Persone che
lavorano, le quali però non possono dimostrare di essere sposate
perchè magari hanno contratto matrimonio con rito diverso da quello
cattolico. Non sono una famiglia come la nostra cultura, la nostra
tradizione ci fa pensare. Bene, questi vengono esclusi.
E' questa pietà cristiana? Non mi pare che sia così
Si sta facendo un ragionamento completamente di carattere
ideologico. Questo è un disegno di legge che sostanzialmente mette
i princìpi cristiani sotto i piedi.
Non è assolutamente vero che è un disegno di legge ispirato a
valori cristiani; si tende a far capire questo, ma sotto sotto c'è
un aspetto prettamente politico. La religione serve per gettare fumo
negli occhi a quella parte dell'elettorato moderato che resta
ancorato a certi schemi. Taluni continuano a pensare che la Chiesa
cattolica debba essere l'unica detentrice, anche sotto il profilo
dei rapporti politico-sociali, di privilegi che conosciamo
benissimo.
Nella nostra storia ci sono esempi a iosa di un senso di
razzismo celato da perbenismo cattolico, di stampo fascista, non
perché ormai non si usa più tale termine, bensì perché - andando
alla radice dell'argomento - oggi si sposa con quel cattolicesimo
retrivo, leghista, razzista che vede la propensione della Chiesa
cattolica come punto di riferimento della salvaguardia dei valori
cristiani ancorati a certi schemi che non sono veramente in linea
con la vera fede cattolica, con la vera fede cristiana.
Ciò si nota, per esempio, dal fatto che il Governo non applica
a pieno i dettami della Chiesa cattolica: il Papa chiede in
Parlamento l'indulto, vicenda questa che ha sconvolto la politica,
ma non questo Governo. Pertanto, se il Papa sostiene di fare la
lotta contro l'aborto, in quel caso, quello è una lotta che bisogna
seguire perché è giusto che sia così, quindi si seguono a senso
unico i principi della dottrina cattolica, cioè quando conviene da
un punto di vista clientelare.
Questo disegno di legge si inquadra in un contesto di tipo
clericale che non ha niente a che vedere con il modello moderno
di famiglia che oggi è ben altra cosa: le famiglie ancorate a certi
valori - che io rispetto - ma anche ad altri valori che purtroppo
vanno visti sotto un altro aspetto.
Per esempio, in questa legge, dovremmo parlare anche di
fattori di emarginazione all'interno della stessa famiglia; faccio
un esempio: attualmente in Sicilia si registrano situazioni di
ragazzi che vivono in centri cosiddetti di detenzione minorile;
ebbene, andate a vedere in che realtà vivono Che cosa sono quelle
famiglie
Ebbene, vediamo se questa legge realmente si occupa di aiutare
quei soggetti: emarginati, deboli, poveri.
Bene, questa legge, invece, va in tutt'altra direzione; essa
aiuta situazioni consolidate, situazioni per le quali non è
necessario impegnarsi in maniera così pressante. La verità è -
qualcuno l'ha già detto - che questa legge deve accontentare una
parte della Chiesa cattolica, quella Chiesa cattolica che è ancorata
a certi schemi.
E allora non mi pare che si stia facendo una buona legge,
infatti, personalmente rispetto i valori cristiani, ma non posso
rispettare certi valori che vanno contro il principio di
uguaglianza.
Questa legge - è stato già detto - viola la Costituzione
italiana totalmente, la calpesta, viola la 194 sulla condizione
abitativa, lo stato di diritto, il principio di stato sociale.
Sono condizioni molto difficili da affrontare quando non c'è un
interlocutore pronto a recepire certe istanze.
Certo non si vuole fare un disegno di legge di compromesso,
non si tratta di fare una legge di compromesso: o la si approva
o no.
Personalmente, ritengo che bisogna approvarla, e bisogna
non soltanto limarla e tagliarne le parti che sono contro i principi
fondamentali di libertà e in generale i diritti civili, quei diritti
civili che sono stati conquistati soprattutto dalle donne e che
questa legge massacrerebbe. Infatti, questa legge vorrebbe essere
un grimaldello elettorale.
Lo stesso Presidente della Regione, intervenendo in
Commissione, ha detto che tiene più a questa legge che a tutte le
altre leggi che sono state approvate e a quelle che verranno, perché
rappresenta un punto fondamentale del programma di questo Governo.
C'è una certa opinione pubblica moderata, prettamente clericale, che
non vede al di là del proprio naso, che non vede che dietro la
Favorita vivono famiglie, che non fanno parte del nostro sistema
mentale e culturale; che dietro il fiume Oreto altre famiglie vivono
in condizioni di disagio sociale e mentale, così come in altri
quartieri di Palermo, di altre città della Sicilia, del meridione,
del mondo; che non vede tutti coloro i quali vengono da noi da altre
parti del mondo, che quindi hanno un'altra cultura, altre
tradizioni, coloro che sbarcano o che riescono a sbarcare sulle
nostre coste, che riescono ad avere asilo politico. A questo punto,
signor Presidente, onorevoli colleghi, esiste un problema: vogliamo
affrontare anche l'argomento delle famiglie dei cosiddetti immigrati
regolari?
Non parliamo di quanti entrano clandestinamente in Sicilia,
perché a qualcuno fa orrore tale argomento Allora, vediamo quante
famiglie hanno un contratto regolare di soggiorno in Italia, quanti
lavorano e a quanti non viene riconosciuto uno stato familiare
perché si sono sposati nel Bangladesh con un rito magari cristiano,
ma che non si sa a quale corrente religiosa appartengano; vediamo se
anche in questo contesto bisogna trovare una comune intesa,
considerato che non dovremmo fare le leggi soltanto per il nostro
ceppo culturale, soltanto per coloro che la pensano come noi, coloro
che hanno lo scudo con cui difendono le sorti del "Fortino Europa".
Ebbene, qualora dovessimo andare al di là di questi concetti
poco democratici, usiamo questo eufemismo, credo faremmo bene a
modificare il disegno di legge oggi in discussione.
Spero che gli emendamenti saranno di vostro gradimento. Credo,
inoltre, che sia opportuno avere un confronto, non solo in fase di
dibattito in Aula, ma anche fuori da questa Aula. Certo, quando
affermo che questo disegno di legge bisogna farlo anche con i
soggetti esterni, con le associazioni, qualcuno potrebbe dire:
"l'Assemblea è questo, siamo noi a fare le leggi", però - lo
ribadisco - una legge di così fondamentale importanza sarebbe
opportuno discuterla con l'esterno, con la società, la cosiddetta
legge partecipata, una legge per la famiglia partecipata con le
strutture, le donne, le associazioni, tutta la Chiesa, non soltanto
i capi del clero, i quali devono dare poi la benedizione sotto il
profilo politico, perché di questo si tratta; questo è ciò che
infastidisce maggiormente: cioè che dopo l'approvazione di questa
legge, ci sarà la benedizione e la consacrazione di avere lavorato
per una parte politica e questo costituisce un passo indietro e non
in avanti.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, risultano iscritti a parlare
gli onorevoli Barbagallo, Formica e Giannopolo. Se nessun altro
deputato intende intervenire, propongo di dichiarare chiuse le
iscrizioni, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento interno.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Barbagallo.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi aspettavo
una maggiore partecipazione a questo dibattito, che, a mio avviso
merita un approfondimento e una riflessione più profonda rispetto
agli interventi, seppure interessanti, svolti dai colleghi.
Sembrerebbe quasi che alcuni rappresentanti delle opposizioni
parlino per conto della maggioranza. Devo dire che non è così. Non
difendiamo il Governo Cuffaro del quale non condividiamo nulla, anzi
diamo un giudizio estremamente negativo su quanto fatto in questi
due anni che rappresentano un chiaro freno allo sviluppo; infatti,
alcune leggi sembrano sollecitate più da interessi elettorali che da
una visione, una strategia complessiva per incidere sui meccanismi e
sulla crescita della nostra Regione.
Affermavo che questo disegno di legge meritava, quanto meno, un
dibattito più partecipato, considerato che in Sicilia, manca da
tempo una vera politica per la famiglia.
Gli interventi più significativi in tema di politiche sociali
risalgono a parecchi anni addietro. Ricordo, in particolare, la
legge numero 21 del 1978 che istituiva i consultori familiari in
Sicilia, e la legge numero 22 del 1986 che riordinava i servizi e le
attività socio-assistenziali.
Occorre, quindi, colmare un ritardo importante in tema di
politiche sociali e questa poteva essere un'occasione per fare una
legge che in qualche modo raccogliesse anche tutto ciò che in questi
anni è maturato nel resto del Paese.
Tuttavia, è importante il fatto che ci stiamo occupando di
questo tema, perché finalmente la famiglia non sarà soltanto
destinataria di interventi, ma - attraverso anche i miglioramenti
che questa Aula saprà apportare - diventerà protagonista di una
politica attiva sulle politiche sociali.
Il disegno di legge sulla promozione della famiglia non deve
essere bloccato da pregiudizi ideologici; ciò è stato già detto.
Valorizzare la famiglia fondata sul matrimonio, a norma
dell'articolo 29 della Costituzione, non deve significare
discriminare altri. La tutela va assicurata a tutti in quanto
persone e non ci devono essere scontri e steccati di carattere
ideologico.
In questa società vanno tutelati i più deboli, gli anziani in
difficoltà, i minori, considerato che i disagi vissuti dalla
famiglia si scaricano anche sulla società. Quindi, dare una
indicazione, all'articolo 1 di questa legge, in direzione della
famiglia fondata sul matrimonio così come sancito dall'articolo 29,
significa in qualche modo raccogliere anche la crisi di questo
modello.
E' un dato di fatto che la famiglia sia un modello in crisi e
non serve ad alcuno che essa aumenti le proprie difficoltà, la
propria crisi. Proprio per questa ragione, ritengo che dare una
indicazione di carattere anche educativo, non sia sbagliato.
Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi e
vorrei ricordare quando detto dall'onorevole Papania. Le forme di
convivenza vanno tutelate, ma non c'è dubbio che, sul piano di una
società fondata su regole certe, le convivenze deresponsabilizzano i
giovani, infatti il vincolo matrimoniale non è un vincolo privato, è
un vincolo anche sociale, di responsabilità nei confronti della
società. Quindi, dobbiamo tutelare anche le forme di convivenza, ma
non possiamo incentivare e promuovere modelli che sono estranei alla
sensibilità della gran parte dei cittadini siciliani.
Più forte è la famiglia meno grava sulla comunità in termini di
costo l'assistenza sanitaria agli anziani e, per quanto riguarda i
minori, si attenua maggiormente il disagio giovanile e la
dispersione scolastica.
Abbiamo presentato alcuni emendamenti in Commissione:
ad esempio, quello sull'adeguatezza delle strutture sanitarie che
accolgono i bambini negli ospedali; sulla possibilità che i genitori
stiano vicini ai loro bambini e che ci siano stanze attrezzate anche
per i bambini; l'emendamento, approvato, sulla violenza nei
confronti delle donne e dei minori; l'emendamento per la tutela
della vita che può essere migliorato ulteriormente in Aula.
Noi, quindi, ci poniamo in maniera propositiva rispetto a
questo Governo: cogliamo, infatti, la possibilità che tale legge in
questa occasione possa diventare un momento di recupero di quel
ritardo di cui dicevo all'inizio. Inoltre, le risorse finanziarie
sono assolutamente inadeguate: dire che noi stanziamo per quest'anno
solo otto miliardi, significa non avere colto appieno le
potenzialità esistenti in questo settore che vanno espresse in
maniera molto più incisiva e molto più significativa. Proporremo,
pertanto, degli aumenti da destinare ad alcuni interventi per il
riconoscimento del lavoro casalingo, per la protezione dei diritti
del bambino, per la tutela dalla maternità ed anche per la
possibilità che questi interventi non siano affidati in maniera
discrezionale ma che individuano il protagonismo anche
dell'associazionismo riconosciuto ai sensi della normativa vigente.
Siamo convinti, in ogni caso, che l'unione stabile di un uomo e
una donna, fra di loro legati da un vincolo pubblicamente
manifestato e riconosciuto contribuisca meglio, non in maniera
esclusiva, alla formazione di una cultura che privilegia la
paternità e la maternità responsabili.
Siamo convinti di ciò non in quanto assertori di un'opzione
culturale di fondo, ma in quanto protagonisti di un impegno sociale
ed istituzionale che su alcune riforme vuole vedere il Parlamento
discutere in maniera molto laica, politicamente aperta, priva
di steccati. Daremo quindi il nostro contributo nel corso dei lavori
per avvicinare le diverse posizioni e in ogni caso difendere quei
valori di riferimento, la qualcosa non significa fare sconti - come
dicevo all'inizio - al governo Cuffaro. Abbiamo presentato un
disegno di legge nella scorsa legislatura, ne abbiamo presentato un
altro in questa legislatura, siamo coerenti con la nostra
impostazione, che quindi difendiamo: non questo o quel governo, ma
una idea di società, una idea di persona, una cultura dalla quale
nessuno, a prescindere degli schieramenti, può abdicare.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento
affronta una norma che ritengo importante perché ha refluenza sulla
società che vogliamo ipotizzare, per quella società che dobbiamo
contribuire a plasmare è importante e grande. Gli oratori che si
sono succeduti, hanno sottolineato tale aspetto importante e
hanno sottolineato, così come anche io, la insufficienza di
tale dibattito.
Come hanno detto bene alcuni colleghi, questa è una legge che
va al di là dell'appartenenza politica, perché è una legge che
tocca le coscienze di ciascuno e nello stesso tempo è una legge
fortemente ideologica sotto l'aspetto politico.
Non posso non notare alcune incongruenze nelle posizioni che
determinate forze politiche sostengono nello specifico su questa
legge e in generale su tutti i provvedimenti o le situazioni
politico-sociali e culturali che attraversano l'iter sociale e
culturale dell'Italia stessa.
E mi riferisco alla posizione della sinistra che spesso durante
il dibattito in Commissione su questa legge ha richiamato le
posizioni del Papa e della Chiesa cattolica.
Mi chiedo se le posizioni del Papa e della Chiesa cattolica
sono buone sempre come a proposito della pace e della guerra in
Iraq. In quell'occasione ci siamo fatti scudo di quella posizione
giustamente umanitaria espressa dal Papa e dalla Chiesa; cos'altro
avrebbe dovuto fare la Chiesa? E noi abbiamo allora portato avanti,
falsamente, una politica di accostamento alle ideologie della Chiesa
e poi oggi buttiamo a mare, alle ortiche quelle stesse posizioni
perchè oggi non ci convengono più.
Quindi, come è dimostrato, per tutto c'è una posizione. Tutto è
aggiustabile, tutto e il contrario di tutto.
Ho apprezzato, e molto, l'intervento di alcuni esponenti della
Margherita, certamente quelli del capogruppo e dell'onorevole
Papania che, con una grande onestà intellettuale e al di là degli
schieramenti politici, hanno portato avanti quella che è una
posizione di coscienza ma che coincide con una posizione e un
percorso politico che non può vederci impegnati a seconda della
convenienza spicciola in merito alla singola legge che si discute e,
quindi, a seconda dell'appartenenza a questo o a quello schieramento
politico col quale farsi scudo abdicando dalle proprie idee, dalle
proprie convinzioni e dalle proprie ideologie.
Noi non stiamo facendo una legge tanto per E non stiamo
portando avanti un provvedimento sui servizi sociali sulla tutela
della persona, sui diritti dell'individuo che sono certamente
intangibili, che sono garantiti dalla Costituzione. Ci mancherebbe
altro
Noi stiamo proponendo altro. Stiamo proponendo una legge sulla
famiglia in una Italia portatrice da sempre di valori culturali,
morali e sociali che vanno in una unica direzione. E, peraltro, la
Sicilia è un po' la culla di tali valori e di tali tradizioni.
Quindi, non possiamo derogare sulla interpretazione che
dobbiamo dare a una legge siffatta.
La famiglia è stata ed è il perno della società siciliana
prima e italiana poi.
La famiglia è l'unico baluardo in una società in continua
evoluzione.
In una società che spesso non dà alcun punto di riferimento per
i nostri figli, la famiglia è l'unico aggancio che rimane.
La famiglia quindi è al centro della politica ma anche al
centro della cultura di governo.
La famiglia che è la prima culla per educare i figli, ma che è
anche la depositaria dei valori, la depositaria degli ideali, la
famiglia non è una istituzione qualsiasi. E proprio oggi che
assistiamo da alcuni decenni ad uno sgretolamento dei valori ideali
che hanno animato la nostra società, proprio oggi che assistiamo,
soprattutto nel mondo moderno, in un mondo che corre troppo
velocemente, in un mondo che ha perso di vista i valori veri,
dobbiamo incentivare, rinfocolare, accrescere il valore e la forza
di questo istituto. Altrimenti, cosa rimarrebbe? Cosa rimane in una
società che non ha più ideali? Cosa rimane ai giovani che non hanno
più un modello di riferimento? A cosa aggrapparsi? Rimane la
famiglia, che è uno stato in piccolo, ma che è più dello stato.
La famiglia è l'unico strumento, è l'unico fondamentale
istituto al di là dell'appartenenza o meno ad una categoria politica
di riferimento; la famiglia - dicevo - è l'unica istituzione che può
dare quella certezza, quella sicurezza per trasmettere nel tempo i
valori di una nazione: storia, cultura e tradizioni che fanno sì
che possiamo definirci italiani. Le istituzioni politiche possono
cambiare, le istituzioni pubbliche possono trasformarsi, ma se
mettiamo in discussione anche il nucleo fondamentale dell'esistenza
e della coesistenza nella società, e cioè la famiglia, noi
rischiamo di ritrovarci domani in un mondo che non riconosciamo più,
un mondo che brancola, un mondo che ha perduto la bussola e che vaga
inseguendo le mode del momento. Ma c'è un cruccio da sottolineare:
le mode certamente passano, le istituzioni salde rimangono e sono
poi l'ancora di salvezza per far sì che questa società, che è così
ricca di tradizioni, di storia, di cultura, ma soprattutto di
ideali, possa trasmettere nel futuro questo bagaglio di valori che
da millenni ci siamo costruiti e che è anche il vanto e l'orgoglio
di essere siciliani prima e italiani dopo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
facoltà.
GIANNOPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono molto
colpito da questo rigurgito di integralismo a cui stiamo assistendo
in questa occasione e che ha accompagnato anche l'iter della legge
nella prima e nella sesta Commissione, nonchè nel dibattito che,
anche in modo frammentario, tuttavia, si è sviluppato sulla stampa.
Sono davvero colpito da tale rigurgito di integralismo che
cozza, che fa a pugni con una visione moderna della stessa famiglia,
della società, che realizza pluralità di soggettività, di centralità
e che bisognerebbe preoccuparsi di intercettare, di orientare e di
governare.
Invece, mi pare di assistere ad una sorta di regressione di
carattere politico e di carattere culturale che, in verità, tradisce
tante cose.
L'integralismo, quando è così ostentatamente proferito,
ostentatamente proclamato, in verità nasconde altre cose. Credo che
nasconda innanzitutto il fatto che attraverso questa legge, ancora
una volta, questo Governo di centrodestra scambi "il fine con il
mezzo". Si discute della legge sulla famiglia, ma in verità é
della libertà da ricostruire all'interno della famiglia, e del
rapporto tra la famiglia e la società che si dovrebbe discutere; in
verità si sta facendo una legge che tende a sancire un ruolo
esclusivo e predominante delle cosiddette "associazioni di
solidarietà familiare". Quindi, il Governo vuole realizzare una
legge che nei fatti sposta dalla famiglia ad altra sede il problema
di come dare risposta alle problematiche familiari con le idonee
soluzioni: le questioni che riguardano una moderna assistenza
sanitaria, o gli aspetti della formazione, del tempo libero: con
questa legge, invece, si sta spostando l'interesse dalle famiglia
alle associazioni di solidarietà familiare, a qualcosa di diverso
rispetto la famiglia. Se voi foste stati coerenti, avreste dovuto
convenire che bisognava aiutare i i componenti della famiglia
chiamati a svolgere e anche a supplire determinate funzioni
all'interno della stessa. Penso al ruolo del padre, a quello della
madre, e ai compiti cui sono chiamati a dovere svolgere una funzione
suppletiva alle carenze dei servizi sociali, e di altri apparati,
pertanto a queste funzioni doveva essere riconosciuto merito e
adeguata remunerazione. Sarei stato felice di leggere tra gli
articoli di questa legge la parola "assegno" per le casalinghe o per
i genitori che badano alla famiglia. Ma in verità, il vostro
obiettivo non è quello di tutelare la famiglia, ma quello di
speculare, strumentalmente, sui bisogni della famiglia, cercando di
ricreare un consenso e anche un'idea di blocco sociale che metta
assieme valori, o presunti valori, alcune volte autentici, il più
delle volte biechi interessi materiali che condividono il destino
della mediazione politica, attraverso la mediazione anche di
carattere sociale ed economico. Questa è la pura verità. Credo che
questo sia un fatto che vada smascherato, e quindi vada
assolutamente denunciato anche per l'impostazione che avete voluto
dare.
Il Governo dovrebbe avere il coraggio di affrontare le
questioni senza nascondersi dietro ad un dito. Voglio sottolineare
che sono rimasto fortemente colpito da questo "rigurgito
integralista" perché il Governo, a differenza di coloro i quali
hanno proposto di aggiungere oltre all'istituzione "Famiglia"
fondata sul matrimonio cattolico e/o civile, ha negato una realtà
riconosciuta da una giurisprudenza ormai consolidata, di carattere
costituzionale, quella delle coppie di fatto. Noi come schieramento
politico abbiamo proposto di aggiungere, non di sostituire, questa
ulteriore figura; sono molto colpito dalla intolleranza di questo
integralismo che nega, la possibilità di aumentare le fattispecie.
Qui sta la contraddizione e il limite della vostra cultura politica
se volete, oltre alla sbandierata cultura cattolica che si evidenzia
in una intolleranza, non solo di carattere legislativo, ma anche
umano, politico, sociale e culturale. Questa visione integralista,
questo rigurgito integralista, in verità, tradisce solo
intolleranza. Non so se al rigurgito di integralismo si debba
accoppiare anche una visione come ha detto poc'anzi l'onorevole
Formica, di tipo fascista, ma difatti per una questione estetica non
accosterò questo aspetto.
Mi dispiace che alcuni colleghi della Margherita, quindi
dell'opposizione, non abbiano colto questo elemento rispetto al
quale bisogna evidenziare una diversità di visione pur mantenendo e
pur salvaguardo la propria autonomia ideologica.
L'altro elemento risiede nel questione che la legge sulla
famiglia tende - anche se io giudico velleitario tutto ciò - che
questa legge è destinata a produrre scarsissimi effetti, in quanto
tende a cancellare non solo trent'anni di legislazione attuata in
campo sociale, ma tende a cancellare le conquiste raggiunte sia sul
piano legislativo che su quello finanziario che con lo strumento del
bilancio della Regione sono state ottenute grazie anche a decenni di
lotte e di iniziative, sviluppate anche da parte delle forze
centriste: e mi riferisco con ciò alla Democrazia cristiana. Se
questa legge dovesse produrre i suoi effetti a largo raggio, in
termini diffusi, dovrebbe convenirsi che occorrerebbe cancellare
tutti gli altri interventi relativi all'assistenza agli anziani, ai
minori, all'infanzia, anche in materia di dispersione scolastica,
quindi in tutti quegli aspetti delle politiche sociali che
coinvolgono la solidarietà sociale e che ormai sono ben radicate nel
tessuto connettivo della società siciliana, per venire incontro alla
impostazione che voi state realizzando con questo disegno di legge.
Ripeto, e sostengo che questa legge dimostrerà non solo il
carattere velleitario ma dimostrerà anche la pochezza dell'efficacia
nel tempo che essa avrà.
Il testo della legge non affronta, al contrario degli
emendamenti presentati che, invece, tendono a sottolineare, la
famiglia è attraversata da grandi e gravi contraddizioni che
riguardano il rapporto uomo-donna, il rapporto genitori-figli, ma
noi abbiamo il dovere, al contrario, di mettere questo Parlamento e
questa Regione nelle condizioni di offrire strumenti utili per
affrontare queste contraddizioni. Dobbiamo anche sapere che nelle
famiglie maturano situazioni incresciose, creando i mostri del
nostro tempo e non solo individuabili nel lassismo del nostro tempo
che voi identificate e stigmatizzate nell'istituto 'fragile' delle
coppie di fatto.
Su questo voi non potete riproporci una visione integralista,ed
anche ipocrita, perchè basta leggere la cronaca di questi tempi per
sapere cosa accade: tutte le grandi e gravi contraddizioni, che a
volte appaiono insanabili, che si vivono nelle nostre famiglie, tra
le varie generazioni, tra le esperienze di vita, tra le diverse
condizioni di vita assolutamente differenti ed inidonee ad
affrontare i bisogni, e a risolvere i problemi del nostro tempo.
Allora, da questo punto di vista, bisogna recuperare la
capacità di saper dare una lettura di ciò che travaglia il nostro
tempo, e la società siciliana per poterli affrontare, e risolverli
nel modo migliore, per non lasciare da soli un figlio o un genitore
con i loro gravi problemi.
Il Governo ha voluto far passare l'immagine distorta secondo la
quale le coppie di fatto siano una prerogativa della società ricca ;
io affermo il contrario. Molto spesso, è nei quartieri popolari di
grandi città come Palermo o Catania, che le unioni di fatto sono una
necessità imposta da subculture, da situazioni incresciose, anche
gravi che si determinano nei rapporti tra un uomo ed una donna, i
quali decidono di mettere al mondo dei figli,anche in presenza di
situazioni gravose che con questa legge non risolvete: altro che
cultura cattolica dell'integrazione, della tolleranza e
dell'accoglienza Voi proponete con questa legge, la cultura
dell'esclusione, dell'emarginazione, del disagio.
Voi, date una visione edulcorata del ruolo della famiglia
sicuramente un ruolo importante, ma non indenne dalle gravi e grandi
contraddizioni, ma di cui non si può neanche sottacere un ruolo
anche di affiancamento, che bisogna attribuirli rispetto gli altri
istituti formativi, gli altri momenti di crescita della nostra
società civile, quali la scuola, il mondo dell'associazionismo, del
tempo libero e via di seguito.
Ecco, da questo punto di vista, penso che la maggioranza, che
il Governo dovrebbe dare un supplemento di riflessione e predisporsi
ad un confronto più fattivo, e produttivo, anche durante l'iter di
approvazione di questa legge.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è
una di quelle leggi che liberano le coscienze dalle indicazioni dei
partiti. Va dato atto al Governo Cuffaro di averla presentata,
perchè sono convinto che abbiamo assolutamente bisogno di una legge
sulla famiglia. Però una legge sulla famiglia che si basi sui
valori veri della solidarietà,identificando la famiglia come
cellula, punto fondamentale della crescita sociale e civile della
nostra società.
Il disegno di legge che stiamo discutendo contiene delle parti
molto importanti, dei punti belli, certamente di grande spessore;
ma, per altri versi, è un disegno di legge poco flessibile, non in
linea con le politiche nazionali. Penso in particolare alle
politiche attive del lavoro, ai principi di sussidiarietà.
Poco fa, abbiamo assistito ad un dibattito importante, di
spessore; in quest'Aula ci si è confrontati in maniera seria su un
punto fondamentale. Il punto è se sia corretto pensare solo al
matrimonio, o se si debba prendere in considerazione che in Italia
ci sono ventun milioni di famiglie e 340 mila unioni di fatto. E se
queste 340 mila unioni di fatto debbano essere da noi legislatori
laici - perchè le istituzioni non possono essere altro che laiche -
agevolate. Pensare che con questo disegno di legge dobbiamo
agevolare soltanto alcune famiglie, cioè la stragrande maggioranza,
e pensare di escludere una parte di coppie, di queste famiglie di
fatto che hanno deciso di amarsi, di vivere insieme, di convivere
rispettandosi, ma decidendo di non sposarsi.
Mi riferisco a quelle unioni di fatto che sono la convivenza
stabile tra un uomo e una donna senza nessun vincolo giuridico nè
religioso.
Penso a quelle unioni di fatto da cui sono nati dei bambini;
nel momento in cui questi vengono riconosciuti dal padre, sanciscono
in maniera certa e chiara la nascita di una famiglia.
Ritengo che si debba guardare con interesse a queste coppie, a
chi vive la convivenza con amore e con grande passione.
Ci sono molti motivi per cui le persone non vogliono sposarsi,
sia perché in qualche modo non intendono celebrare un matrimonio,
sia perchè ci sono delle persone che vorrebbero sposarsi ma non
possono almeno per il momento. Si tratta di persone che non
escludono il matrimonio, ma non possono sposarsi per motivazioni
diverse: di studio, lavoro, immaturità e tante altre cose, come
l'impossibilità di sposarsi perchè non ancora divorziati; sono
tantissime le possibili motivazioni. Perchè escluderli? Anche se
sono una sparuta minoranza, la Regione siciliana non può permettersi
di escluderli.
Per quanto mi riguarda questo tipo di coppie, queste coppie di
fatto, devono rientrare a pieno titolo nel disegno di legge sulla
famiglia.
Vorrei sottolineare altri punti.
Se la Regione vuole valorizzare le politiche familiari, non può
indirizzarsi alle famiglie legittime ed escludere le famiglie con
problemi. D'altra parte la legge non può apparire rivolta solo alle
famiglie con problemi, perchè significherebbe affermare che esistono
solo quelle famiglie disagiate e non quei 21 milioni di nuclei
familiari di cui prima parlavo. Le politiche familiari sapranno
promuovere la famiglia come cellula fondamentale della società se la
valorizzeranno e sosterranno anche in ottica promozionale e
preventiva, senza definire i destinatari secondo categorie di
bisogno, le famiglie con membri con handicap, le famiglie povere
etc. Questo si farà in un secondo momento.
Vorrei poi entrare nel merito di questo disegno di legge.
Per esempio, per me la sussidiarietà significa garantire interventi
non assistenziali. Occorrono interventi che garantiscono questa
sequenza: riconoscere, sostenere, promuovere, favorire, aiutare
concretamente, valutare, farsi carico e dare delle risposte, saper
mettere in gioco le proprie risorse e gestire quelle rese
disponibili da altri soggetti.
Questo è un punto fondamentale della legge perché per molti
casi sembra di essere ritornati al vecchio assistenzialismo, mentre
la cultura in questo momento, la cultura nazionale e tutte le leggi
nazionali dalla 328 in poi, ci portano verso un principio di
sussidiarietà. L'individuo viene visto nella sua interezza, come
centro motore, protagonista e non solo assistito. Invece, per molti
versi, in questa legge ritroviamo da capo l'individuo assistito.
Onorevoli colleghi, allora tanto valeva restare come prima.
Oggi abbiamo l'esigenza di guardare l'individuo nel suo
insieme, tutto il mondo non solo l'individuo, ma tutto ciò che lo
circonda.
Abbiamo scoperto, in questa legge, delle associazioni di
solidarietà familiare. E' la prima volta che ne sento parlare.
Stranamente, mentre si sta approvando la legge Biagi, parliamo
ancora di contratto di collaborazione continuata e
continuativa,(Co.Co.Co.). Sappiamo che ormai, a settembre, non ci
saranno più.
Io vorrei valorizzare la nostra sicilianità.
Sulla famiglia hanno legiferato la Lombardia, il Lazio, che
sono considerate regioni all'avanguardia; ma, da una ricerca
effettuata nessuna di queste leggi regionali, otto o nove leggi in
tutto, raggiunge l'ottimo, anzi il buono, nei principi di
sussidiarietà, nei principi di modernità, nei principi di sostegno
alle famiglie.
Abbiamo, oggi, un compito importantissimo:quello di fare una
legge per le famiglie siciliane e se non vogliamo restare in
retroguardia dobbiamo pensare a tutte le famiglie siciliane, anche a
quelle che non la pensano come noi.
Siamo Deputati di questo Parlamento, e forse godiamo di qualche
privilegio in più; cominciamo però a pensare ai ragazzi ventenni,
venticinquenni, anche di buona famiglia che con grande
consapevolezza vogliono avvicinarsi alla famiglia con un diverso
approccio.
Questa legge deve essere improntata alla massima democrazia,
alla massima libertà, alla massima tolleranza.
Io chiedo al Governo di cui faccio parte, che sostengo con
grande correttezza, con grande forza, di andare ad un confronto più
vero in quest'Aula.
Non possiamo lamentarci che questo Parlamento non abbia più
ruolo se si parla delle leggi sui giornali.
Di questa legge e di tante altre legge dobbiamo discuterne qua,
confrontarci.
Poco fa ho assistito con molta attenzione a degli interventi
diversi tra di loro, ma uniti da una grandissima passione, da una
grande voglia di portare miglioramenti a questa legge.
Quando sento interventi di questo tenore, mi sento un parlamentare.
Quando le leggo sul giornale, le dichiarazioni del Presidente,
dell'assessore o di altri, non mi sento un parlamentare; ma mi sento
uno dei 5 milioni di siciliani che apprendono le notizie dal
giornale.
E' giunto il momento di confrontarsi con lealtà e con grande
convinzione. Abbiamo una maggioranza solida, abbiamo un disegno di
legge che può essere certamente migliorato ma è un buon disegno di
legge. Cerchiamo allora di entrare nel merito e di sostenere il
disegno di legge con coraggio e determinazione. I signori che alzano
la mano nella nostra maggioranza non ci sono. Per quanto mi riguarda
non sono uno di quelli che alza la mano; se non sono assolutamente
convinto di quello che voto, la mano non la alzo sicuramente. Questa
è una di quelle leggi che richiede assolutamente la libertà di
coscienza.
E allora, onorevoli colleghi, concludendo vorrei sottolineare
un altro fatto: quello che francamente delegittima sempre di più
questo Parlamento è che noi deleghiamo tutto all'assessore di turno,
non mi riferisco all'assessore D'Aquino. Tutto viene fatto per
decreto: il regolamento per i contributi, il regolamento per quanto
riguarda l'accreditamento etc. Il Parlamento determina solo
principi, ma poi alla fine tutto quello che riguarda la gestione
vera viene demandato ad un assessore e a dei dirigenti, i quali
forse magari non interpreteranno in maniera corretta e chiara quello
che questa Assemblea voleva affermare.
Ci sono alcuni punti importanti in questa legge. Uno dei punti
che ritengo fondamentali è l'idea della competizione tra
associazioni, tra ONLUS. In Italia esistono le ONLUS, che sono un
patrimonio assoluto della nostra società, dal quale non si può
prescindere in materie come queste dove interviene il principio di
sussidiarietà.
E allora siamo d'accordo su questi argomenti, ma cerchiamo di
definirli. Non demandiamo tutto al decreto dell'Assessore.
Un'ultima cosa signor Presidente e concludo. Intendo riferirmi
al dramma che caratterizza le famiglie in cui c'è una persona , un
figlio, portatore di handicap. Cosa chiedono queste famiglie? Non
chiedono solo l'assistenza; vogliono sapere cosa succederà al figlio
portatore di handicap quando padre e madre non potranno più dare
tutto quello che hanno dato in termini di amore, di soldi, di
solidarietà, di dedizione. C'è stato un progetto nazionale molto
importante sul "dopo di noi". Penso che in questo disegno di legge
sulla famiglia si debba dare una certezza a queste famiglie sul
"dopo di noi", su quello che succederà al figlio dopo che i genitori
non ci saranno più. Sarebbe veramente un grosso regalo alle famiglie
bisognose della nostra società.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Pistorio. Ne ha
facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi chiedo un
attimo di pazienza per tentare di individuare forse il clima più
corretto per questo appassionante dibattito che tale si sta
preannunciando già nella discussione generale.
Vi confesso che non conosco profondamente il testo in
discussione, pertanto sono convinto che, in questa sede, alcune
questioni potranno trovare anche soluzione. Nessuno ha inteso
blindare l'articolato, né alcuno si è fatto prendere da passioni
ideologiche. Però vorrei invitare anche i colleghi della sinistra a
cogliere un aspetto: l'intervento dell'onorevole Leanza, che mi ha
preceduto, indica che c'è una certa condizione di discussione, di
dibattito che attraversa l'area di maggioranza; tutto il contrario
dei temi oscurantisti di questa sorta di iniziativa arrogante, che,
per esempio, ho colto nei toni del collega Giannopolo. Potrei dirvi
che, invece, quest'Aula è attraversata davvero da una riflessione
trasversale che si lega certamente alla formazione culturale,
religiosa, giuridica di molti di noi.
Se non ci fosse stata la premessa tutta politica dell'onorevole
Barbagallo, potrei sottoscrivere per intero il suo intervento,
perché ne ha definito correttamente il contenuto normativo.
Allora, amici, la questione di fondo, politica, istituzionale che
stiamo affrontando è il riconoscimento della famiglia? E di quale
famiglia? Gli strumenti organizzativi che l'articolato prevede, le
forme di intervento sociale sono suscettibili tutti di
miglioramento; il problema è l'individuazione del valore di
riferimento.
Comprendo la pulsione che guarda all'elemento affettivo anche
delle unioni di fatto come elementi da riconoscere e valorizzare, ma
vi prego di considerare che in questa norma non vi è chi si attarda
su un contenuto ideologico o parareligioso o addirittura clericale.
Quello a cui si guarda è un'istituzione giuridica con un valore
profondo nell'organizzazione sociale, che è la famiglia fondata sul
matrimonio Il matrimonio non è un esercizio vuoto, il matrimonio è
un contratto che vincola i soggetti con diritti e doveri ma che
impegna i soggetti nella società e ne dà riferimento certo dal punto
di vista del diritto come imputazione della responsabilità e come
anche riconoscimento di tutela e di promozione.
Non stiamo costruendo una norma che toglie alcunché ad alcuno;
non stiamo negando nessun diritto fondamentale dell'individuo; non
stiamo disconoscendo nessuna tutela giuridica ai diritti essenziali
della persona; stiamo costruendo una normativa agevolativa. E'
cosa diversa. Quando interveniamo sull'impresa e favoriamo un certo
tipo di impresa, la piccola e media impresa, con degli elementi a
sostegno perché riteniamo meritevole l'affermazione, non neghiamo
il diritto all'impresa tout court, facciamo una scelta di valore.
Riteniamo che il matrimonio dia certezza di riferimenti e si possa
ad esso imputare una politica di agevolazioni perché questo
contribuisce alla tenuta della società.
L'idea che abbiamo è che il matrimonio sia una struttura
sociale giuridicamente vincolante, sufficientemente certa per
costruire intorno ad esso una politica di sostegno, perché la
famiglia in quanto tale è un valore positivo, la famiglia in quanto
tale garantisce tutela. Abbiamo ritenuto e riteniamo, cari
colleghi, che, per esempio, dal punto di vista economico tutta la
politica dei servizi sociali sarebbe meno onerosa se si favorisse la
famiglia come strumento organizzativo di base. Ma vi è tutta una
parte che riguarda l'educazione, la tenuta, il clima di convivenza
che nella famiglia si rafforza e che nella disgregazione della
stessa viene perduto. Guardate i processi disgregativi delle
società che negano questo valore Guardate come vi è un processo
individualistico che non ci aiuta.
Pertanto, quando ponete la questione delle unioni di fatto,
ponete una questione che ha un valore ma che è difficilmente
riconoscibile, perchè poi si è costretti - voglio ricordare ciò ai
miei colleghi, compreso l'onorevole Leanza - a forme surrettizie di
riconoscimento, dovendo comunque riconoscere il soggetto
destinatario di tutele, di interventi, di forme di promozione; si
deve comunque, poi, individuarla giuridicamente, non la si può
lasciare in un campo incerto del diritto e poi cosi inventare il
registro delle unioni civili, eccetera, tutte formule comunque
surrettizie che negano una cosa: la scelta, che una società
liberamente fa, di riconoscere nel matrimonio e nella sua certezza
giuridica un valore positivo.
Questo noi non abbiamo paura di ammetterlo, consideriamo il
matrimonio civile concordatario, non quello religioso, oscurantista
come qualcuno lo ha definito, ma il matrimonio come vincolo di
persone tra loro e con la società, come un riferimento giuridico
talmente forte da potere essere il centro di una politica di
promozione e di intervento. Sul resto, sulle singole specifiche
questioni c'è tutto lo spazio di un intervento, di una mediazione,
di una modifica, ma vi prego di non confondere le questioni e di non
negare che quell'istituto che la Costituzione riconosce - la nostra
Costituzione riconosce il matrimonio - è un istituto che salvaguarda
la tenuta, la stabilità e la qualità della vita della nostra
società.
PRESIDENTE Lei sa, onorevole Pistorio, che non amo chiosare gli
interventi dei colleghi, però non credo sia opportuno confondere i
diritti inalienabili della persona umana con le agevolazioni di
impresa.
Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Avverto che il termine per la presentazione degli emendamenti è
fissato per le ore 16.00 di domani, mercoledì 25 giugno 2003.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 25
giugno 2003, alle ore 17.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D, E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO DELLE MOZIONI:
N. 222 - Interventi a tutela dei lavoratori della 'Cogema' di
Priolo.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- 140 lavoratori della Cogema di Priolo rischiano il
licenziamento e per buona parte di essi è stato già
avviato il processo di mobilità;
- in data 5.6.2003 nella sala mensa della Cogema di
Priolo, si è tenuta un'assemblea tra i lavoratori
dello stabilimento e dell'indotto, le organizzazioni
sindacali di categoria e confederali, nonché le
istituzioni locali e le rappresentanze parlamentari
regionali e nazionali, al fine di individuare azioni
tendenti a salvare la fabbrica, evitare i
licenziamenti e rilanciare la produzione;
- il Governo regionale, nella persona dell'Assessore
per l'industria Marina Noè, si è impegnato ad
assicurare precise azioni e atti concreti diretti
alla salvaguardia del reddito dei lavoratori e al
recupero delle funzioni dell'azienda; a sollecitare
l'intervento del Governo nazionale; ad accelerare i
tempi per la definizione dell'accordo di programma
sulla chimica, strumento utile ed adeguato per
affrontare le importanti questioni del costo
dell'energia e del trasporto delle piccole e medie
imprese, come la Cogema;
CONSIDERATO che l'azienda è leader del settore nella
produzione della magnesite, per la qualità del
prodotto e per le innumerevoli richieste di esso su
scala europea;
CONSTATATO che nonostante quanto sopra, i vertici
dell'azienda hanno già consegnato al Tribunale di
Siracusa i libri contabili, innescando la
consequenziale procedura di nomina del Curatore
fallimentare,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a chiedere al Governo nazionale la convocazione di
un incontro urgente al fine di individuare le
soluzioni tecniche, giuridiche e pratiche per
scongiurare i licenziamenti e garantire il reddito
dei lavoratori;
- a realizzare l'immediato incontro con il Presidente
della Regione siciliana, on. Cuffaro, così come
anticipato nel corso dell'assemblea tenutasi presso
lo stabilimento della Cogema a Priolo,
dall'Assessore regionale per l'industria, Marina
Noè, per le ragioni specificate in premessa.
(18 giugno 2003)
ORTISI - GALLETTI - MANZULLO -
PAPANIA - SPAMPINATO
N. 223 - Interventi presso il Governo nazionale per il
ripristino di un'adeguata politica di finanziamenti
a favore del Mezzogiorno.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTO che la recente proroga ed estensione a 1600 Comuni del
nord Italia della Tremonti-bis, dopo le tensioni già
nate all'atto dell'allargamento rispetto
all'originaria formulazione, ha fatto ulteriormente
innalzare il livello di preoccupazione degli
imprenditori, prefigurando un ennesimo dirottamento
al nord di risorse concepite per il sud;
ALLARMATA in particolare dalla mancanza di vincolo
finanziario per il provvedimento e per le modalità
di formazione dello stesso, adottato con una
Risoluzione (la 67E del 20 marzo 2003) dell'Agenzia
delle Entrate;
OSSERVATO che il decreto Tremonti, in particolare per la
parte relativa all'utilizzo per investimenti del
credito d'imposta maturato, ha dato il via a diversi
ricorsi giudiziari amministrativi;
RILEVATO che recentemente si è aggiunto l'abbandono, di
fatto, dell'utilizzo del bonus fiscale per le nuove
assunzioni causato dalla vigente normativa che con
il sistema della prenotazione riduce di molto la
possibilità di richiedere il bonus se non ad
assunzione avvenuta;
PRESO NOTA del 'refuso' in cui incorre il Condono
previdenziale per il sisma del '90 laddove,
prevedendo sia tributi che contributi, circoscrive
ai soli tributi gli effetti del condono consentendo
di beneficiarne ai contribuenti a qualunque e titolo
piuttosto che al sistema produttivo;
CONSTATATO che:
- gli interventi in materia dei tributi contributivi a
seguito degli eventi sismici e vulcanici del 2002,
si sono susseguiti in modo confuso;
- infatti al decreto del Presidente del Consiglio del
29 ottobre 2002, che aveva disposto la sospensione
dei tributi per l'intera provincia di Catania, è
seguito un decreto del Ministro dell'Economia che ha
limitato il provvedimento a soli dieci comuni;
- quest'ultimo è stato contraddetto dalla Presidenza
del Consiglio che ha confermato la validità del suo
decreto per l'intera provincia, che è stato però
ignorato dall'Inail;
- l'Inail, infatti, si è adeguato al decreto
'Tremonti' limitando la sospensione ai dieci comuni
in elenco, successivamente modificato con aggiunte e
sostituzioni (che portano a un numero di 13 comuni
anziché dieci) a seguito di un provvedimento del
Ministro del Lavoro al quale si adegueranno sia
l'Inail che l'Inps mentre restano vigenti i decreti
del Presidente del Consiglio, mai revocati;
RICORDATO che nell'ultima riunione del CIPE è stato previsto
uno stanziamento di fondi per la legge 488 di 550
milioni di Euro per il 2003, contro i 1800 milioni
del 2002, in misura cioè insufficiente e quasi
provocatoria se vista in parallelo con la fine della
Tremonti sud per i nuovi finanziamenti e col
provvedimento del Ministero dell'Economia che fa
rientrare dal 1 luglio questi fondi nella gestione
ordinaria, con allungamento dei tempi tecnici di
erogazione;
CONSIDERATO l'allarme lanciato dalle forze sociali
(associazioni datoriali e organizzazioni sindacali
dei lavoratori) in diverse sedi e, segnatamente, lo
scorso 16 giugno nel corso di un incontro indetto
dall'Associazione degli Industriali di Catania su
queste problematiche;
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
ad intervenire presso il Governo nazionale:
- perchè si eviti un enorme, prevedibile contenzioso
chiarendo le contraddizioni sorte per il mancato
coordinamento circa la sospensione dei tributi per
il sisma e le ceneri vulcaniche 2002 e per il sisma
'90;
- perchè si proceda ad una revisione della norma sul
bonus occupazionale per ciò che riguarda
l'impostazione della provvidenza al 'De minims' per
le regioni meridionali;
- perchè si procede alla modifica del decreto Tremonti
dell'aprile 2003 per portare ad una fruizione del
25% del credito nello stesso 2003 e il resto entro
un quadriennio;
- perché si ripristini una più coerente politica volta
a risolvere il divario fra nord e sud, recuperando
alla loro specificità i fondi e le risorse a tal
scopo destinate.
(19 giugno 2003)
VILLARI - CRACOLICI -
CAPODICASA - PANARELLO -
RAITI - SPEZIALE
III- SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA AL
REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (Doc. I).
Relatore: il Presidente.
IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Norme per la tutela e la valorizzazione della famiglia" (nn.
553 - stralcio 1 bis - 197 - 208 - 243 - 244 - 381/A).
Relatore: on. Giovanni Ardizzone.
2) "Norme a favore della medicina umanitaria" (n. 417)
V - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
VI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VII- ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VIII- ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PERLA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
IX - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
XI- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XII- ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XIII- ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIV - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XVI- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVII- ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XVIII- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 20,40.
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 23.55)