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Resoconto d'Aula della Seduta n. 146 di mercoledì 25 giugno 2003
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     BURGARETTA APARO ,  segretario,  dà  lettura del processo verbale
  della seduta  precedente  che, non sorgendo osservazioni, si intende
  approvato.

                                                                        ***
                       ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE Invito  il  deputato  segretario  a dare lettura della
  interrogazione con richiesta di risposta scritta presentata.

     BURGARETTA APARO ,  segretario:
                                                                        ***
            N. 1192 - Richiesta di notizie sulla gestione dell'E.S.A.
            - Presidente Regione
            - Assessore Agricoltura
            Firmatari: Virzi' Gioacchino; Ioppolo Giovanni

     PRESIDENTE   L'interrogazione  ora annunziata è stata già inviata
  al Governo.
       Invito  il   deputato   segretario   a   dare   lettura   della
  interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.

     BURGARETTA APARO ,  segretario:
                                                                        ***
            N. 1193 - Emanazione del Regolamento di  attuazione  della
          legge regionale n. 10 del 2000, in materia  di  rapporti  di
          lavoro con la Regione siciliana.
            - Presidente Regione
            - Assessore Territorio
            Firmatario: Villari Giovanni

     PRESIDENTE    L'interrogazione   ora   annunziata  sarà  iscritta
  all'ordine del giorno per essere svolta al suo turno.

       Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno  che  nel  corso  della  seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.

           DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

     PRESIDENTE    Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura ai sensi e  per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e
  153 del  Regolamento  interno  delle  mozioni:

    numero 222: "Interventi  a tutela dei lavoratori della 'Cogema' di
    Priolo", degli  onorevoli  Ortisi,  Galletti,  Manzullo, Papania e
    Spampinato;

    numero  223:  "Interventi  presso  il  Governo  nazionale  per  il
    ripristino di  un'adeguata  politica di finanziamenti a favore del
    Mezzogiorno",  degli  onorevoli  Villari,  Cracolici,  Capodicasa,
    Panarello, Raiti e Speziale.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO ,  segretario:

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - 140  lavoratori della  Cogema di Priolo rischiano il
              licenziamento  e per buona parte di essi è stato già
              avviato il processo di mobilità;

            - in  data  5.6.2003  nella sala mensa della Cogema di
              Priolo,  si  è  tenuta un'assemblea tra i lavoratori
              dello stabilimento e dell'indotto, le organizzazioni
              sindacali  di  categoria  e  confederali, nonché  le
              istituzioni  locali e le rappresentanze parlamentari
              regionali e nazionali, al fine di individuare azioni
              tendenti   a   salvare   la   fabbrica,   evitare  i
              licenziamenti e rilanciare la produzione;

            - il  Governo  regionale, nella persona dell'Assessore
              per   l'industria  Marina  Noè, si  è  impegnato  ad
              assicurare  precise  azioni  e atti concreti diretti
              alla  salvaguardia  del  reddito dei lavoratori e al
              recupero  delle funzioni dell'azienda; a sollecitare
              l'intervento del Governo nazionale;  ad accelerare i
              tempi per la definizione  dell'accordo  di programma
              sulla  chimica,  strumento  utile  ed  adeguato  per
              affrontare  le  importanti   questioni   del   costo
              dell'energia e del trasporto  delle  piccole e medie
              imprese, come la Cogema;

     CONSIDERATO  che  l'azienda  è  leader  del   settore   nella
              produzione  della  magnesite,  per  la  qualità  del
              prodotto e per le innumerevoli richieste di  esso su
              scala europea;

     CONSTATATO   che   nonostante   quanto   sopra,   i   vertici
              dell'azienda  hanno già consegnato al  Tribunale  di
              Siracusa   i   libri   contabili,    innescando   la
              consequenziale  procedura  di  nomina  del  Curatore
              fallimentare,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            - a chiedere al Governo nazionale la  convocazione  di
              un  incontro  urgente  al  fine  di  individuare  le
              soluzioni  tecniche,  giuridiche  e   pratiche   per
              scongiurare i licenziamenti e garantire  il  reddito
              dei lavoratori;

            - a realizzare l'immediato incontro con  il Presidente
              della  Regione  siciliana,  on. Cuffaro,  così  come
              anticipato nel corso dell'assemblea  tenutasi presso
              lo    stabilimento    della   Cogema    a    Priolo,
              dall'Assessore  regionale  per  l'industria,  Marina
              Noè, per le ragioni specificate in premessa." (222)

                                    ORTISI - GALLETTI - MANZULLO -
                                    PAPANIA - SPAMPINATO

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     VISTO che la  recente proroga ed estensione a 1600 Comuni del
              nord Italia della Tremonti-bis, dopo le tensioni già
              nate     all'atto     dell'allargamento     rispetto
              all'originaria  formulazione, ha fatto ulteriormente
              innalzare   il   livello   di  preoccupazione  degli
              imprenditori, prefigurando  un ennesimo dirottamento
              al nord di risorse concepite per il sud;

     ALLARMATA in    particolare   dalla   mancanza   di   vincolo
              finanziario  per  il provvedimento e per le modalità
              di   formazione   dello  stesso,  adottato  con  una
              Risoluzione  (la 67E del 20 marzo 2003) dell'Agenzia
              delle Entrate;

     OSSERVATO che  il  decreto  Tremonti,  in  particolare per la
              parte  relativa  all'utilizzo  per  investimenti del
              credito d'imposta maturato, ha dato il via a diversi
              ricorsi giudiziari amministrativi;

     RILEVATO che  recentemente  si  è  aggiunto  l'abbandono,  di
              fatto, dell'utilizzo  del bonus fiscale per le nuove
              assunzioni  causato  dalla vigente normativa che con
              il sistema  della  prenotazione  riduce  di molto la
              possibilità  di   richiedere  il  bonus  se  non  ad
              assunzione avvenuta;

     PRESO NOTA   del   'refuso'   in   cui   incorre  il  Condono
              previdenziale   per   il   sisma  del  '90  laddove,
              prevedendo  sia  tributi che contributi, circoscrive
              ai  soli tributi gli effetti del condono consentendo
              di beneficiarne ai contribuenti a qualunque e titolo
              piuttosto che al sistema produttivo;

     CONSTATATO che:

            - gli interventi in materia dei tributi contributivi a
              seguito degli  eventi  sismici e vulcanici del 2002,
              si sono susseguiti in modo confuso;

            - infatti al  decreto del Presidente del Consiglio del
              29 ottobre  2002,  che aveva disposto la sospensione
              dei tributi  per  l'intera  provincia  di Catania, è
              seguito un decreto del Ministro dell'Economia che ha
              limitato  il  provvedimento  a  soli  dieci  comuni;

            - quest'ultimo  è  stato contraddetto dalla Presidenza
              del Consiglio  che ha confermato la validità del suo
              decreto per  l'intera  provincia,  che  è stato però
              ignorato   dall'Inail;

            - l'Inail,   infatti,   si   è   adeguato  al  decreto
              'Tremonti'  limitando la sospensione ai dieci comuni
              in elenco, successivamente modificato con aggiunte e
              sostituzioni (che  portano  a un numero di 13 comuni
              anziché  dieci)  a  seguito  di un provvedimento del
              Ministro  del  Lavoro  al  quale  si adegueranno sia
              l'Inail  che l'Inps mentre restano vigenti i decreti
              del Presidente del Consiglio, mai revocati;

     RICORDATO che nell'ultima  riunione del CIPE è stato previsto
              uno stanziamento  di  fondi  per la legge 488 di 550
              milioni di  Euro  per il 2003, contro i 1800 milioni
              del 2002,  in  misura  cioè  insufficiente  e  quasi
              provocatoria se vista in parallelo con la fine della
              Tremonti  sud   per  i  nuovi  finanziamenti  e  col
              provvedimento  del  Ministero  dell'Economia  che fa
              rientrare dall'1  luglio questi fondi nella gestione
              ordinaria,  con  allungamento  dei  tempi tecnici di
              erogazione;

     CONSIDERATO    l'allarme   lanciato   dalle   forze   sociali
              (associazioni  datoriali  e organizzazioni sindacali
              dei  lavoratori) in diverse sedi e, segnatamente, lo
              scorso  16  giugno  nel corso di un incontro indetto
              dall'Associazione  degli  Industriali  di Catania su
              queste problematiche;

                      IMPEGNA IL PRESIDENTE  DELLA REGIONE

            ad intervenire presso il Governo nazionale:

            - perchè  si  eviti un enorme, prevedibile contenzioso
              chiarendo  le  contraddizioni  sorte  per il mancato
              coordinamento  circa  la sospensione dei tributi per
              il sisma e  le ceneri vulcaniche 2002 e per il sisma
              '90;

            - perchè si  proceda  ad una revisione della norma sul
              bonus    occupazionale  per    ciò    che   riguarda
              l'impostazione  della provvidenza al 'De minims' per
              le regioni meridionali;

            - perchè si procede alla modifica del decreto Tremonti
              dell'aprile 2003  per  portare  ad una fruizione del
              25% del  credito  nello stesso 2003 e il resto entro
              un quadriennio;

            - perché si ripristini una più coerente politica volta
              a risolvere  il  divario fra nord e sud, recuperando
              alla loro  specificità  i  fondi  e le risorse a tal
              scopo destinate." (223)

                                    VILLARI - CRACOLICI -
                                    CAPODICASA - PANARELLO -
                                    RAITI - SPEZIALE

     PRESIDENTE   Le   mozioni  testè  lette  saranno  demandate  alla
  Conferenza dei  Presidente  dei  Gruppi  parlamentari  perchè  se ne
  determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


          SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA
          AL REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (DOC. I).

     PRESIDENTE  Si  passa  al  terzo  punto  dell'ordine  del giorno:
  "Seguito della discussione delle proposte di modifica al Regolamento
  dell'Assemblea" (Doc. 1).
       Ricordo che  nel  corso  della  seduta numero 144 del 18 giugno
  2003, in qualità di relatore del documento, mi sono rimesso al testo
  della relazione  scritta  che  ho  depositato  agli  atti.
       Ricordo,  inoltre,  che,  nella precedente seduta, non sorgendo
  osservazioni,  è  rimasto  stabilito  il  rinvio  della  discussione
  generale alla seduta odierna.

     FLERES  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     FLERES    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  considero
  estremamente positivo  il fatto che l'Assemblea si occupi di riforma
  del Regolamento.
       Le   recenti   modifiche   legislative   che   hanno   condotto
  all'elezione diretta  del  Presidente  della Regione  e le ulteriori
  modifiche   alla   Costituzione   hanno   determinato,  infatti,  un
  cambiamento dei  rapporti  tra  l'Assemblea  ed  il  Governo, che ci
  obbligano, dunque,  a modificare gli strumenti attraverso i quali il
  Presidente dalla  Regione  opera al proprio interno e dialoga con il
  Governo.
       Il nostro  Regolamento  è  riuscito,  sostanzialmente,  fino  a
  questo momento  a  sopportare  le  modifiche cui facevo riferimento,
  tant'è che, da  due  anni  a  questa  parte,  sia  pure  con qualche
  difficoltà, l'Aula  è riuscita a legiferare, è riuscita a sviluppare
  un proprio percorso.
       Tuttavia  una modifica che semplifichi alcune procedure, riduca
  i tempi  del  dibattito, avvicinandoli a quelli europei, non può che
  giovare  all'efficacia  dell'azione  parlamentare senza indebolire i
  principi  di  rappresentatività democratica, che bisogna assicurare,
  garantire e tutelare.
       Sono convinto che  alcuni  degli  strumenti contenuti nel testo
  base  del   Regolamento  operino  in  questa  direzione  e,  dunque,
  garantiscano il raggiungimento di tale obiettivo.
       Ma ogni problema può  avere  soluzioni diverse e noi abbiamo il
  dovere di interpretare  quelle che meglio conseguono il risultato di
  efficienza e  di  rappresentatività  democratica che deve, comunque,
  essere alla base del nuovo Regolamento.
       E' per  queste  ragioni  che, sia singolarmente, sia insieme ad
  altri colleghi,  ho  presentato una serie di emendamenti che puntano
  sostanzialmente  all'introduzione  di  alcuni strumenti parlamentari
  ormai abbondantemente  in  uso  in  altre regioni, in altri consigli
  regionali, se  non  addirittura  presso il Parlamento nazionale, sia
  alla Camera che al Senato.
       Intendo  riferirmi,  per  esempio,  alla  Commissione  in  sede
  redigente, che  sicuramente  consente  di  dare al parlamentare e al
  Parlamento un  ruolo  più  pregnante, mettendolo nelle condizioni di
  poter  intervenire  più  direttamente  nella  formazione  dei  testi
  legislativi, all'interno di un consesso numericamente più contenuto,
  qual è  la  Commissione;  nella  quale,  però,  deve comunque essere
  garantito  un  principio  di rappresentatività democratica che tenga
  conto   delle  percentuali  di  rappresentanza  dei  diversi  Gruppi
  all'interno del Parlamento nel suo insieme.
       Per tale  ragione,  uno  degli  emendamenti  cui  mi  riferisco
  prevede   proprio   l'introduzione   della   rappresentanza,   nella
  Commissione in  sede  redigente, di un componente per ciascun Gruppo
  costituito   presso   il   Parlamento   e  l'introduzione  del  voto
  ponderato.
       Ciò per garantire contestualmente, da una parte, la presenza di
  tutti i  Gruppi nelle commissioni in sede redigente;  dall'altra, la
  garanzia del  peso  che ciascun Gruppo ha all'interno del Parlamento
  e, dunque,  all'interno  di Commissioni che sono chiamate a compiere
  un percorso istruttorio molto profondo, quasi definitivo, se teniamo
  conto che il  testo esitato in sede redigente arriva poi in Aula per
  essere votato nel suo insieme.
       Sono strumenti,  come  dicevo,  abbondantemente  utilizzati  in
  altri parlamenti,  oltre che al Parlamento nazionale; ma, per quanto
  ci riguarda, abbiamo mutuato quello del Veneto.
       Alcuni  emendamenti prevedono l'istituzione del Comitato per la
  legislazione - anche questo presente in diversi parlamenti regionali
  e al Parlamento nazionale - che rappresenta un luogo di verifica del
  prodotto legislativo che noi realizziamo   e che, talvolta, presenta
  elementi  di  sovrapposizione  normativa  che  hanno  determinato in
  passato difficoltà di interpretazione delle leggi e di coordinamento
  dei testi.
       Il Comitato per  la  legislazione, così  come  accade presso il
  Parlamento nazionale, dovrebbe occuparsi proprio di tali aspetti.
       Un   altro   emendamento,   che   mi   interessa   sottolineare
  all'attenzione  dell'Aula,  è  quello  che  riguarda  l'elezione del
  rappresentante  della  Regione  presso  la cosiddetta 'bicameralina'
  cioè, la  Commissione  paritetica per gli affari regionali allargata
  alla rappresentanza  dei componenti, espressione delle regioni e dei
  componenti, espressione delle autonomie locali.
       E' un organismo  di nuova istituzione e, dunque, era necessario
  introdurre un criterio per la sua elezione.
       Ci sono poi  alcuni  emendamenti che puntano alla riduzione dei
  tempi, ma non certamente della capacità di espressione, di opinioni,
  di consenso, di dissenso  da  parte  dei diversi deputati e da parte
  dei Gruppi.
       Una   cosa   è  guardare  a  tempi  cosiddetti  'europei',  più
  contenuti;  altra  cosa è invece limitare l'esercizio del diritto di
  parola che non può che essere garantito a tutti i deputati.
       C'è poi  il  grosso  tema  del cosiddetto "organo tecnico", uno
  strumento   assolutamente  estraneo  alla  prassi  parlamentare  nel
  momento  in cui  non  si  comprende  la  sua  costituzione,  la  sua
  formazione; talvolta  non  si  comprende l'esuberanza delle funzioni
  che gli  sono  attribuite  rispetto  alle  funzioni parlamentari.
       Credo che la politica debba essere prevalente in un Parlamento;
  credo che un organismo di questa natura potrebbe trovare allocazione
  in altro  strumento  regolamentare  di  questo  Parlamento, che è il
  Regolamento   dell'Amministrazione,   non   certo   nel  Regolamento
  parlamentare che  disciplina  i lavori, le procedure, le istruttorie
  di carattere  parlamentare.  Ne  propongo l'abrogazione per questo e
  per   altre   ragioni   che   esporrò   se   si   dovesse   arrivare
  all'illustrazione dei  documenti.
       In linea di  massima  il lavoro svolto è un lavoro positivo che
  può migliorare  non  solo  l'efficienza  del  Parlamento ma anche la
  celerità con la quale esso procede anche nei rapporti con il Governo
  - come  dicevo  all'inizio  -  dato  che  con  appositi  emendamenti
  s'intende  disciplinare  l'esame  dei  documenti  di  programmazione
  economica  e  finanziaria  o,  comunque,  dei  documenti  di  grande
  programmazione - dei  quali  si  è parlato in passato - con apposite
  disposizioni di legge contenute nella recente finanziaria regionale.
       Signor Presidente,  ho  concluso  il  mio  intervento.  Se sarà
  necessario, successivamente, valuterò l'opportunità di riprendere la
  parola per  illustrare  alcuni  emendamenti  -  altri ritengo che si
  illustrano da soli - e intanto la ringrazio per questo spazio.

     PRESIDENTE  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Capodicasa, ne ha
  facoltà.

     CAPODICASA   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  da  tempo
  quest'Assemblea  attendeva  un  intervento di modifica regolamentare
  che, con una  certa  radicalità, affrontasse i problemi che la nuova
  legislatura,  i   nuovi   assetti  istituzionali  della  Regione  ci
  consegnano.
       Debbo subito dire  che,  secondo  il  nostro punto di vista, il
  testo esitato è  un  buon  testo,  anche  se,  probabilmente, per la
  troppa carne al  fuoco che avevamo ed abbiamo e anche per l'esigenza
  di  arrivare  al  più  presto  a  qualche  intervento  di  carattere
  regolamentare che  mettesse  ordine  e  rafforzasse  la  capacità di
  produzione legislativa  di  questa  Assemblea,  non  abbiamo  potuto
  effettuare un  esame  approfondito  -  direi  quasi  organico  - del
  Regolamento per  affrontare  l'intero  arco  delle questioni che dal
  punto di vista  regolamentare  ci si presentano.
       E' stato  detto  che  la  nuova legge sull'elezione diretta del
  Presidente e  dell'Esecutivo  comportano  modifiche nei rapporti tra
  Parlamento e  Governo  tali  da  doversi  richiedere  un altrettanto
  radicale intervento  per  bilanciare  meglio  i  poteri,  i pesi, le
  funzioni  di   controllo,   le   funzioni   legislative   e   quelle
  dell'Esecutivo per rendere così fisiologico questo rapporto, uscendo
  da  una   vecchia  cultura  parlamentare  che  le  nuove  normative,
  ovviamente, hanno superato.
       Considero il  testo esitato dalla Commissione un discreto passo
  avanti; non  lo  ritengo esaustivo delle problematiche esistenti nel
  loro complesso. Basta  ricordare  che  il testo non affronta il tema
  del voto di  fiducia  attribuito al Presidente della Regione, che lo
  può richiedere anche  su singoli disegni di legge o emendamenti. Ciò
  aveva  un   senso   nella   precedente  legislatura,  nella  passata
  normativa, quando  l'Assemblea  esprimeva  un  voto  di  fiducia sul
  Governo, quando il Presidente e la Giunta erano eletti nel suo seno,
  cioé nell'ambito  dei parlamentari presenti in quest'Aula e, quindi,
  in ogni momento  poteva  revocare la fiducia accordata; così come il
  Presidente  della  Regione  e  l'Esecutivo  potevano  verificare  la
  fiducia su qualunque testo e su qualunque emendamento.
       Tutto ciò  è stato superato: il Presidente della Regione riceve
  una investitura  popolare,  l'Esecutivo  viene nominato dallo stesso
  Presidente e  non  eletto  dall'Assemblea;  rimane  in  sospeso, nel
  nostro Regolamento, la  procedura  relativa al voto di fiducia che -
  come sappiamo - non essendo stato previsto non può essere revocato.
       La nuova  normativa,  introdotta  con  la  legge costituzionale
  numero 3, che  modifica  il nostro Statuto, prevede la sola norma di
  sfiducia al  Presidente della Regione; ove il Parlamento la approva,
  si va ad  una  nuova  consultazione  elettorale  sia per eleggere il
  Presidente della  Regione  che i componenti dell'Assemblea.
       Quindi, siamo di fronte  ad un atto che non ha più il valore di
  una fiducia -  chiamiamola  così  -  ordinaria,  che  da  mandato al
  Presidente di  espletare  la sua funzione di Capo dell'Esecutivo, ma
  ci troviamo di  fronte  ad  una norma che, ove votata, porterebbe ad
  interrompere  la   legislatura,   a   sciogliere   l'Assemblea  ed a
  presentarsi al corpo elettorale.
       E'  una  questione  non di poco conto che il nostro Regolamento
  non  affronta,  così  come  non affronta altre questioni che sono ad
  esso legate  e  che  ritengo dobbiamo rivedere in un'altra stagione.
       La nuova  normativa  prevede  che  venga accordato un premio di
  maggioranza  alle   liste  collegate  al  Presidente  che  vince  le
  elezioni; ciò  è  previsto  con  la  vecchia  legge  nell'ordine  di
  diciotto parlamentari,  come  limite massimo; si tratta di un numero
  talmente alto da  rasentare  oggi  il  numero  di  tutti  i deputati
  dell'opposizione   presenti   in  quest'Assemblea.  Tale  premio  di
  maggioranza rende schiaccianti le maggioranze escluse.
       In questo  nuovo contesto, bisogna porre attenzione al ruolo ed
  alla    funzione   dell'opposizione,   per   evitare   che   diventi
  l'opposizione  di  "Sua  Maestà",  un'opposizione  che  non  incide,
  relegata solo ad  una funzione di testimonianza e per ciò stesso una
  funzione talmente inefficace da essere spinta su posizioni radicali,
  quasi extraparlamentari, che  non  giovano  al  Parlamento e - a mio
  giudizio - neanche alla funzione di Governo della maggioranza.
       Bisogna pensare  ad  uno  Statuto compiuto dell'opposizione, da
  inserire all'interno del Regolamento.
       Il  Regolamento, la proposta di Regolamento attuale comincia a
  muovere qualche  passo  in  questa direzione, laddove prevede che un
  terzo dei disegni di legge, e comunque degli atti parlamentari posti
  all'esame del  Parlamento  debbano essere scelti tra quelli indicati
  dalle opposizioni.  Questo muove qualche passo nella direzione a cui
  io accennavo poc'anzi, ma non esaurisce il problema.
       In altri  Parlamenti,  come  si  sa  -  parliamo  ovviamente di
  Parlamenti eletti  col  sistema  maggioritario - l'opposizione ha la
  facoltà di  nominare  commissioni d'inchiesta sua sponte, cioè senza
  l'approvazione  dell'organo assembleare; intal caso, una commissione
  d'inchiesta non gradita alla maggioranza non vede mai la luce.
       Dico ciò solo  per  accennare  a  cosa  abbiamo  bisogno, a mio
  giudizio, e  nell'ambito  della  nuova  normativa, per rafforzare il
  potere di controllo dell'opposizione nell'ottica di un potenziamento
  della dialettica parlamentare, senza che l'opposizione travalichi le
  sue funzioni  e finisca per intralciare l'azione della maggioranza ,
  senza però che  la  maggioranza  che  acquista  forza in virtù delle
  nuove normative  preponderanti  ne soffochi la funzione soffocandone
  così anche le funzioni democratiche ed equilibratrici.
       Ecco allora  che  a questo Regolamento, a questa prima modifica
  credo dobbiamo guardare con un giudizio prudente, sapendo che stiamo
  muovendo dei passi, ma che l'obiettivo che ci eravamo prefissi, e di
  cui avevamo  avuto  mandato  da parte dell'Assemblea, è un obiettivo
  ancora da  perseguire.  La  decisione  assunta  dalla commissione di
  perseguire tale  obiettivo  per  gradi mi convince, sapendo però che
  appunto di primo  grado  si  tratta e che altri gradi debbono ancora
  essere percorsi.
       Questa   bozza,   volendola   riassumere,   sostanzialmente  si
  concentra in poche battute su due questioni, le più grosse, ma ve ne
  sono ovviamente  altre che considero importanti, a cui personalmente
  annetto un  grande  valore di disciplina dell'attività parlamentare,
  della sua fisiologia  e,  quindi,  anche  dei  risultati  che poi ne
  conseguono. Il  primo  è quello relativo al procedimento legislativo
  che è una  delle  questioni di fronte a cui abbiamo battuto la testa
  più  volte,   non   solo  in  questa  legislatura,  ma  anche  nelle
  precedenti.
       Ogni   volta   che   il   Parlamento  ci  propone  la  modifica
  regolamentare si trova davanti a questioni che vuole risolvere.
       Noi, tra tutte  le  questioni  che  ci  trovavamo davanti e che
  intendiamo   superare,   abbiamo   scelto  quella  del  procedimento
  legislativo come  una  delle  più importanti perchè, come ognuno sa,
  questo è il  tema  su cui l'Assemblea ha, negli anni scorsi ed anche
  di recente, subito  le più cocenti sconfitte da vari punti di vista:
  da quello  dell'efficacia  della  norma  a quello dell'efficacia del
  risultato legislativo,  a  quello  dell'aderenza  delle procedure ai
  regolamenti ed  alle  leggi  che,  spesso, non sono state rispettate
  sotto la spinta  dell'Aula  o anche del Governo, perché non é esente
  da qu sta  spinta  l'Esecutivo.
       Abbiamo  avuto  serissimi  problemi  quando abbiamo trattato le
  leggi cosiddette  "finanziarie"  che  sono  diventate vere e proprie
  leggi  omnibus,   approvate   senza   che   se   ne  rispettasse  il
  procedimento.  In  tale  percorso,  siamo  più  volte  incappati  in
  problemi di ordine costituzionale, di compatibilità con la normativa
  europea; siamo  più volte tornati sulle stesse norme, anche su leggi
  diverse, successive  l'una  all'altra,  perché  si era legiferato in
  modo non  adeguato, erroneo. Si pone, di conseguenza, il problema di
  non far ricadere l'Assemblea negli stessi errori affinchè garantisca
  ed assicuri  a  se  stessa,  per  il proprio futuro, un procedimento
  parlamentare legislativo  che sia ben governato, che sia trasparente
  agli occhi  di  tutti i parlamentari, anche nei momenti più convulsi
  della vita  di  questo Parlamento e, soprattutto, ci dia delle buone
  leggi perché noi dobbiamo guardare sempre agli atti che compiamo con
  l'ottica del  cittadino  che  dovrebbe  essere ed é  il beneficiario
  finale del  lavoro  che noi qui svolgiamo.
       L'obiettivo, quindi,  che  ci  proponiamo é quello di approvare
  una buona  legge  e  quando  dico  "una  buona  legge"  non  intendo
  riferirmi al  suo contenuto che è quello che ogni maggioranza decide
  per sè.  A volte  ciò che é  buona legge per la maggioranza non lo é
  per l'opposizione  e viceversa; non la giudico, quindi, dal punto di
  vista del  contenuto,  ma dal punto di vista dell'impatto normativo,
  della sua  capacità  di  essere  leggibile  agli  occhi  di chi deve
  consultarla,  cioè degli operatori del diritto, dell'Amministrazione
  e dei  cittadini.
       Il  Regolamento,  dunque,  é  uno  strumento  che  consente  di
  raggiungere questo  obiettivo  e  credo  che, nella normativa, siano
  contenute    alcune    misure    volte   ad   evitare   un   eccesso
  d'improvvisazione  delle  leggi, eufemisticamente le considero tali.
       Si potrebbero  usare  ben  altri aggettivi, ben altri concetti,
  anche più  pesanti,  perché  abbiamo  vissuto  dei momenti convulsi,
  dove  la  norma  non  é  stata  opportunamente  filtrata,  dove  gli
  emendamenti non  hanno  avuto  il parere delle Commissioni, dove non
  c'é  stato  il  necessario  approfondimento da parte del Parlamento.
  Con questa  proposta  si  tende, senza eccessi e radicalità - perché
  la norma non  é  così  terribile  come la si vuole fare apparire - a
  spostare   o,   comunque,   ad   integrare   la   sede  parlamentare
  dell'approvazione degli  articoli,  del  loro  esame  in  Aula ed in
  Commissione, cioè  fermo  restando la funzione decisiva dell'Aula in
  sede di approvazione  finale  delle  norme.  Il  suo  esame e la sua
  compatibilità -  diciamo  pure  la  sua  efficacia  -  vengono  però
  valutati prioritariamente in Commissione ed in questo modo credo che
  si ottengano  maggiori risultati:  il primo è quello di richiamare i
  parlamentari al  lavoro  di  commissione,  che,  nel corso di questa
  legislatura, è letteralmente svanito; vero è che si discute molto su
  quanto abbia  inciso  in  questa  disaffezione  dei  parlamentari al
  lavoro   di  commissione  la  nuova  normativa,  l'elezione  diretta
  dell'esecutivo e  del Presidente che svuota di poteri il Parlamento.
  Capisco e  concordo  con  quanti  sostengono  che c'è un problema di
  motivazioni politiche,  che  sotto  qualunque  cielo  e in qualunque
  Parlamento si  ripropongono sempre: il raccordo tra l'Esecutivo e la
  sua maggioranza,  il  raccordo tra l'azione del Governo e quella dei
  parlamentari che  lo  sostengono,  per  cui  io ritengo che la prima
  questione sia  legata  ad  una vera adesione politica all'azione del
  Governo da parte della sua maggioranza.
       Ma c'è  anche  una  svalutazione  che,  nel  corso del tempo, è
  intervenuta sul  lavoro di commissione che, per l'andazzo dei lavori
  d'Aula nell'esaminare  i  disegni  di  legge è diventato secondario.
  Infatti, il  parlamentare,  spesso,  non  partecipa  ai lavori della
  commissione  perchè  sa  che  c'è  poi  l'esame  in  Aula,  dove  un
  emendamento   che   non   è   stato   preventivamente  esaminato  ed
  approfondito, che  non  è passato dalla Commissione di merito, che è
  improponibile ai  fini  regolamentari  e  di  legge,  poi  lo si può
  trovare presentato  in  Aula  se  qualcuno  si  va a raccomandare al
  Presidente   di  turno  perchè  chiuda  un  occhio  sull'emendamento
  propostoe, comunque, poi  una  soluzione  in  Aula si trova. E se il
  parlamentare non  può presentare l'emendamento fa sì che lo presenti
  il Presidente della Commissione o lo un rappresentante del Governo.
       E' chiaro che  i  parlamentari  -  come si sa - se non vanno in
  commissione non se  ne  stanno  a non fare nulla , perchè gli stessi
  hanno mille cose  da  fare, lo sappiamo tutti: se non partecipano ai
  lavori d'Aula  o di commissione vanno negli assessorati, partecipano
  a  convegni,  organizzano  incontri.  Solo  qualche sciocco, qualche
  giornalista da  accatto  può  ritenere  che  il parlamentare che non
  frequenta la commissione lo fa perchè se ne sta in spiaggia a fare i
  bagni  Fa altre  cose,  ma sacrificando la parte che più gli compete
  in quanto  parlamentare,  che è quella di legiferare, ma sapendo che
  alla fine c'è  sempre  una  sede  di  appello  dove tutto quello che
  avrebbe dovuto  fare  in commissione lo può fare egualmente  in sede
  d'Aula
       E' chiaro che  in  commissione non va più nessuno, non si fanno
  gli approfondimenti e la commissione lo consente. Si sovraccarica in
  tal  modo  il   lavoro   d'n   Aula  e  ciò  non  è  possibile,  non
  sottovalutiamo questo  elemento. In Aula abbiamo avuto leggi con ben
  700, 800  emendamenti  presentati  di  cui  poi  la Presidenza ne ha
  dichiarati  improponibili  circa  500;  quindi  sarebbe  bastato  un
  preventivo filtro per  impedire che ci fosse lo sciupio di carta che
  tutto questo  comporta  considerato  che  gli  stessi  devono essere
  stampati, distribuiti nella confusione generale e - aggiungo io - si
  legifera male, perchè  qui non si ha tutta la documentazione, non si
  ha il contatto  diretto  con  gli  uffici e con l'Assessore al ramo,
  perché  noi  spesso  deliberiamo  in  Aula  su  materia che riguarda
  l'agricoltura con  l'Assessore  al  bilancio che siede ai banchi del
  Governo. E'  una  situazione  veramente raccapricciante dal punto di
  vista dell'efficacia che non può continuare ad esistere.
       Il Regolamento  cerca  di  porre  un rimedio a tutto questo: la
  nuova proposta  da  un  lato  rafforza  i  poteri  delle Commissioni
  rispetto al Governo;  queste possono chiedere le relazioni tecniche,
  informazioni utili,  possono  fare, cioè, tutto un lavoro preventivo
  di esame  che  fino  a  questo momento era anch'esso contemplato nel
  Regolamento ma  non  aveva la cogenza che il Regolamento attuale gli
  dà.
       In   questo  s'inserisce  la  vexata  quaestio  del  cosiddetto
  "organismo tecnico"  di  cui  prima parlava anche l'onorevole Fleres
  che,   avendo  partecipato  alla  Commissione  per  il  Regolamento,
  sappiamo   su  quali  basi  motiva  la  sua  contrarietà;onestamente
  parlando, a  me sembra che l'onorevole Fleres l'abbia sovraccaricato
  di significati.
       Non capisco la ragione  di  questa radicalizzazione che egli ha
  proposto all'Aula e anche alla stampa.
       In  sostanza, la  motivazione  che  l'onorevole  Fleres  adduce
  contraria a questo organismo tecnico - io concordo con lui - avrebbe
  bisogno   di   essere   precisata   meglio   nelle  funzioni,  nella
  composizione, nel modo di essere eletto o nominato.
       Questi  sono  aspetti   che,   come   abbiamo   dichiarato   in
  Commissione,  signor  Presidente,  siamo  disponibili a discutere, a
  trattare, per trovare una soluzione.
       Ciò che  non  condividiamo  è  la  sua abrogazione perché a noi
  sembra uno strumento importante  che possa aiutare in quest'opera di
  razionalizzazione  del  procedimento  legislativo,  cioè  ci aiuta a
  compiere  meno   errori  ed  il  Parlamento,  nonché  il  Presidente
  dell'Assemblea che presiede le sedute, non è assolutamente vincolato
  ai giudizi  ed  al  lavoro  preventivo che questo organismo dovrebbe
  compiere.
       Quindi, a mio avviso,  la  critica  che l'onorevole Fleres fa è
  malposta rispetto a questo tema, perché avrebbe senso parlare di una
  prevalenza della burocrazia, così  come  egli l'ha definita rispetto
  all'organo parlamentare, alla  sede  politica  ove  questo organismo
  avesse  una  funzione   inappellabile.  Gli  si  chiedono  relazioni
  tecniche ai  disegni  di legge, valutazioni sul cosiddetto drafting,
  che  ormai   è  entrato  nel  linguaggio  tecnico  comune,  cioè  la
  valutazione   dell'impatto   normativo   di  una  norma,  della  sua
  compatibilità con  la  normativa  comunitaria,  cioè  un lavoro che,
  mentre l'esecutivo  è  in grado di fare attraverso i suoi organismi,
  non è in grado di fare il singolo parlamentare.
       L'Assemblea  regionale   ha  il  dovere,  a  mio  giudizio,  di
  supportare il  lavoro  del  singolo parlamentare, metterlo alla pari
  con l'esecutivo nel valutare  gli  effetti che produce una norma, la
  congruità finanziaria,  che non è la copertura finanziaria in quanto
  la stessa  è  di  competenza della Commissione Bilancio, su proposta
  dell'Assessore per  il  bilancio,  ma  la  congruità,  cioè  qual  è
  l'impatto finanziario di una norma; poi l'Esecutivo ed il Parlamento
  possono decidere  di  coprire  in  tutto  o  in  parte quell'impatto
  finanziario e,  quindi,  la copertura finanziaria segue e può essere
  modulata secondo le esigenze politiche che l'organo politico valuta,
  ma la congruità finanziaria è un'altra cosa.
       Così come io reputo  importante  che  vi  sia  una relazione di
  accompagnamento in cui si faccia una valutazione del testo dal punto
  di  vista  dell'impatto normativo, ovvero se contrasti con norme già
  esistenti,  ovvero  ancora  quale  potrebbe  essere  la  sistematica
  legislativa   a  seguito  dell'introduzione  della  norma  proposta;
  oppure, infine, valuti preventivamente gli ambiti di discrezionalità
  ai  fini  della decisione che il Presidente dell'Assemblea dovrà poi
  assumere circa la proponibilità o meno degli emendamenti.
       Beninteso,  la  decisione   rimane,   comunque,  al  Presidente
  dell'Assemblea,  stante  che  la   norma  attualmente  presente  nel
  Regolamento - laddove recita  che "il Presidente inappellabilmente e
  insindacabilmente decide sulla proponibilità  o  meno della norma" -
  rimarrebbe invariata.  Questo organo darebbe un proprio suggerimento
  al  Presidente  che  per  ragioni,   che  io  considero  giuste,  di
  trasparenza procedurale, verrebbe fornito anche all'Assemblea.
       Il  Presidente, qualora  decidesse  inappellabilmente  che quel
  giudizio dell'organo  tecnico  non  sia  congruo,  non  sia fondato,
  può decidere in modo diverso.
       Tutto ciò non incide sulla decisione finale:  ha solo un valore
  di  supporto  che  rende  un   servizio  non  solo  alla  Presidenza
  dell'Assemblea ma all'intero Parlamento.
       Infatti considero anche  importante  l'introduzione  di  questa
  norma  innovativa.  Come ho detto  già  in  Commissione  voglio  qui
  ribadire che questa norma  (perfino  più  rafforzata) l'ho ritrovata
  anche nei regolamenti parlamentari  di  alcuni  stati  membri  degli
  Stati Uniti d'America, dove, anni  fa, con l'onorevole Fabio Granata
  (allora parlamentare come me e non nella veste di rappresentante del
  Governo) e l'onorevole Simona  Vicari  abbiamo effettuato un viaggio
  di studio organizzato dall'ISI,  istituto  americano  che  si occupa
  degli gli scambi culturali tra diverse Nazioni. E in quell'occasione
  visitammo  diversi  Parlamenti  (ho   ancora   con   me   i  manuali
  parlamentari  omologhi  ai  nostri  regolamenti) e proprio in questi
  manuali sia  dello Stato dello Yutah, della Pennsylvania che del New
  Jersey,  sono  previsti  organi  che  hanno  un valore interdittivo.
  Quello che  viene  chiamato  Ufficio  del  Bilancio  sostiene la non
  finanziabilità dal  punto di vista tecnico ed è interdittivo ai fini
  del proseguimento dell'iter legislativo.
       Noi, invece, siamo di fronte ad una cosa ben diversa: si tratta
  di un parere che viene fornito e che quindi ha ben altro peso.
       Fra le altre norme introdotte ricordo quella relativa alla sede
  redigente che  in  Commissione  abbiamo deciso di mantenere solo per
  i testi unici e non per i disegni di legge.
       Onorevoli colleghi,  la cosa che considero veramente blasfema e
  perfino irridente, sotto certi punti di  vista,  è  che noi vogliamo
  introdurre norme regolamentari, nel  nostro ordinamento, solo perchè
  sono presenti in altri parlamenti.
       Ogni parlamento ha  un  suo  status, ha modalità proprie, ha un
  numero diverso di componenti. Quando si  dice che dobbiamo avere dei
  tempi di intervento "europei" non  teniamo  in considerazione che il
  Parlamento  Europeo ha un migliaio di  componenti  ,  e  quindi,  la
  limitazione del tempo di intervento  è  dettato   dalla necessità di
  contingentare  ad  un  quarto   d'ora   gli   interventi   di   ogni
  parlamentare, su una mozione, diversamente avrebbero bisogno di anni
  e non di mesi per completare una discussione
       La stessa cosa vale per il  Parlamento  Nazionale:  sono  630 i
  deputati nazionali, quindi quella normativa, quella regolamentazione
  dei  lavori,  risponde  a  esigenze   che   sono   legate  a  quella
  composizione parlamentare. E' cosa diversa un Parlamento composto da
  90 componenti di cui una  parte  sono già componenti dell'Esecutivo,
  una parte ancora del Consiglio  di  Presidenza, anche questo ridotto
  quindi a poche unità.
       Non possiamo porre ulteriori restrizioni temporali quando ciò è
  stato già fatto nella  precedente  legislatura,  dimezzando  i tempi
  relativi  agli  interventi  sulle   discussioni   generali  o  nella
  discussione  degli  emendamenti.   Sarebbe   una  eresia  riproporre
  l'esigenza  di  una  "  costipazione"  dei  tempi  parlamentari  ivi
  compreso, l'idea del contingentamento dei  tempi  per  i  disegni di
  legge. Tutt'al più in un Parlamento - come quello nostro - che in un
  anno esita diciotto leggi.
       La scorsa legislatura non abbiamo  superato questo numero e non
  certo  perché vi sia un  sovraccarico  di  attività  legislativa,  o
  perché   i  lavori  d'Aula   vengono  rallentati   da  ostruzionismi
  parlamentari.  Ma  questo  si verifica perché  da un lato le risorse
  finanziarie scarseggiano  e non tutte le leggi si possono fare senza
  idonee coperture  finanziarie,  a meno che si facciano leggi di pura
  riforma  che non comportano oneri;  dall'altro lato, perché esistono
  problemi di  carattere politico che impediscono che si vada al di là
  di quello che si è fatto.
       Allora, la scarsa produttività  dell'Assemblea  non  è legata a
  inceppamenti di natura regolamentare  o  ai tempi lunghi dell'esame.
  Questa è una cosa che a volte viene detta a beneficio della pubblica
  opinione, come propaganda da far veicolare attraverso i giornali che
  ovviamente, quando si tratta  di  offuscare l'operato dell'Assemblea
  regionale siciliana - a volte lo fanno  a ragione ma molto spesso lo
  fanno anche a torto - si buttano  a  pesce.  Ripeto, non è questo il
  problema.
       Qui siamo fermi per altre  ragioni.  Cosa  diremo quando avendo
  stretto  tutte  le  maglie   del  Regolamento,  avendo  imprigionato
  l'opposizione,"avendoli tratti in catene  nelle  patrie  galere", le
  leggi non verranno prodotte ugualmente?  A cosa e a chi addebiteremo
  la responsabilità?
       La  verità  è  che  ci   sono   aspetti   politici   e  aspetti
  procedimentali. Noi l'aspetto politico  lo  affrontiamo  nelle  sedi
  politiche;  in  altre  sedi,  quelle  regolamentari,  si deve invece
  affrontare  la  definizione  della  migliore procedura possibile per
  fare in modo che si arrivi al risultato che ci proponiamo.
       Ecco allora spiegato  il perché abbiamo voluto limitare la sede
  redigente solo alla  elaborazione  dei  testi unici e non agli altri
  disegni di  legge.  Perché  l'elaborazione  dei  testi  unici  è una
  attività complessa  che  richiede  un lavoro di cesello in quanto la
  norma deve  essere interpretata, posta in relazione con altre norme.
  Si tratta di un lavoro delicato che non può essere svolto ovviamente
  in Aula talché  in 50 anni di vita del nostro Parlamento non è stato
  approvato   alcun  testo  unico  proprio  per  le  difficoltà  testè
  illustrate.
       E dopo  50  anni  di  vita  di un parlamento sarebbe necessario
  elaborare testi  unici  di  settore;  ne  intravedo la necessità nel
  settore dell'urbanistica così come in qualche altro settore.
       Così  anche per quanto riguarda tutto l'iter relativo all'esame
  dei  disegni  di  legge  attraverso  le  relazioni tecniche, l'esame
  preventivo  e  poi  l'approvazione  con  una diversa procedura degli
  emendamenti che dalla Commissione arriva all'Aula.
       Onorevole Presidente,  io ritengo che valga la pena assumere un
  impegno per  il  proseguimento  di  questo  lavoro  di  modifica  al
  Regolamento. Vi  sono  ancora  tanti  nodi  da  sciogliere.  E a mio
  giudizio sono anche i più grossi.
       Ho fatto  riferimento  al nodo sulla fiducia e la sfiducia:  si
  potrebbe parlare  della  esigenza  di  dare  un carattere al voto di
  censura  su un componente del Governo, diversamente dalla previsione
  del precedente Regolamento che equiparava il voto di censura al voto
  di sfiducia.
       E' chiaro che  un  Presidente  della Regione, ancorché posto di
  fronte all'esigenza di censurare un suo Assessore, se ciò equivale a
  sfiduciarlo nella  sua  funzione  lo difende e quindi la censura non
  interviene.  Però,  nel  momento in cui l'assessore non è più eletto
  dall'Assemblea ma nominato dal Presidente della Regione noi dobbiamo
  far si  che  la  censura  votata  dall'Assemblea  possa diventare un
  elemento di stimolo per l'assessore.
       Bisogna evitare  che  un  assessore, non parlamentare, nominato
  quindi dal Presidente, senta come estranea la volontà dell'Assemblea
  rispetto al suo operato.
       La  censura  è   una   sorta   di   critica  fatta  formalmente
  dall'Assemblea sull'attività di un assessore.
       Io ritengo che  questi temi, magari con maggiore distensione di
  tempi, dovrebbero essere affrontati per le ragioni da me esposte.
       Credo che,  se  si  procede nell'esame di questo testo senza la
  volontà di  esercitare  colpi  di  mano, si possa continuare in modo
  tranquillo parlando di regole.
       L'onorevole Fleres aveva  sostenuto  la tesi che il Regolamento
  deve essere approvato  con  la  maggioranza più ampia possibile. Non
  sono gli schieramenti  classici  che  devono  presiedere alla scelta
  delle regole.
       Io mi appello  alla Presidenza dell'Assemblea perché svolga, da
  qui a quando  esamineremo  gli  emendamenti,  il necessario ruolo di
  mediazione, di raccordo volto a non vanificare il lavoro svolto.
       Se  passano  emendamenti  che  "tagliano  il  cuore"  di questa
  proposta è chiaro che non si è lavorato con profitto.
       Signor  Presidente  la  prego  di  seguire  il mio ragionamento
  perchè questa  parte del mio intervento riguarda il suo ruolo: se si
  va avanti  a  colpi  di  maggioranza  e con uno o due emendamenti si
  colpisce il  nucleo  della  proposta, se noi da questa togliamo due,
  tre cose,  poi  il  resto,  -  diciamocelo  molto  francamente  -  è
  pochissima cosa.  Insomma,  non  valeva  la  pena  fare tutto questo
  sforzo,  trattandosi di questioni che non modificano radicalmente il
  modo di lavorare del Parlamento.
       Così come  giudico  importante che questo lavoro sia ordinato e
  regolato.
       Abbiamo la  fortuna che il Presidente dell'Assemblea è anche il
  Presidente  della Commissione per il Regolamento, quindi, riveste le
  due cariche  che  in  questo  momento hanno il compito di regolare i
  lavori e  di esprimere il parere su tutto ciò che giungerà all'esame
  dell'Aula.
       Ci  rimettiamo,  quindi,  alla  valutazione,  al  buon  senso e
  all'autorevolezza  della Presidenza esprimendo la fiducia che questo
  lavoro  possa  definirsi  senza  strappi  e  senza  contrapposizioni
  insormontabili ma,  con  la  giusta mediazione. Infatti di regole si
  tratta e di regole vive un Parlamento.

     PRESIDENTE  E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Acierno.  Ne ha
  facoltà.

     ACIERNO  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi, devo  dire  che
  l'intervento dell'onorevole  Capodicasa dimostra esattamente la tesi
  opposta  che  lui  ha   voluto  sostenere  per  quanto  concerne  il
  contingentamento  dei tempi  da  applicare  nel  nuovo  Regolamento,
  perché,  pur  essendo  estremamente  piacevole  e  sicuramente utile
  ascoltare l'onorevole  Capodicasa,  se non si rispettano i tempi poi
  si  rischia  di  dilatare  troppo  il  dibattito.  E,  come  direbbe
  l'onorevole Cintola,  ciò  avverrebbe  'a  spese della Sicilia e dei
  siciliani', in quanto i ritardi che si producono per le performances
  personali dei singoli deputati, in questa Aula, rischiano a volte di
  ritardare l'approvazione delle leggi...

     PRESIDENTE  E'  solo  responsabilità  del Presidente, soprattutto
  quando si tratta di una discussione così importante.

     ACIERNO    Signor   Presidente,  era  soltanto  una  battuta  nei
  confronti dell'onorevole Capodicasa. Ma poiché  ha fatto riferimento
  lui alla non necessità ...

     CAPODICASA   Signor  Presidente  vorrei  che risultasse agli atti
  che io  non  ho violato nessuna norma regolamentare perché quando si
  discute di  Regolamento  i  tempi  non  sono  quelli  previsti dallo
  stesso.

     ACIERNO  Questo è un nuovo Regolamento che non conosco.

     CAPODICASA  Questo è il Regolamento attuale.

     ACIERNO  Entrando nel merito,  per  quanto riguarda la materia in
  discussione ,  devo  dire che, anche se abbiamo impiegato due anni e
  dobbiamo  ammettere che non abbiamo sicuramente completato il lavoro
  di revisione  del  nostro  Regolamento,  credo  che  quello che oggi
  arriva in  Aula è un importantissimo passo avanti e dirò perché  dal
  mio punto di vista.
       Intanto,  perché   introduciamo,   sembra   una  cosa  stupida,
  l'obbligatorietà  per  i   deputati   di   partecipare   ai   lavori
  d'Aula e delle Commissioni.
       Ripeto,  sembra una cosa stupida, eppure il nostro Regolamento,
  all'articolo 1, sancisce i diritti dello status di deputato ma non i
  doveri con  tutto  quello  che  poi  ne  è conseguito negli anni per
  arrivare all'attuale legislatura. Questa, infatti, come ho già avuto
  modo di  dire  in  un'altra  seduta,  è  sicuramente una legislatura
  prototipo per tutti: non c'è esperienza in questa legislatura, anche
  chi ha  avuto  modo  di  frequentare per decenni quest'Aula e questa
  istituzione in  realtà  vive,  come  me, che sono per la prima volta
  deputato   regionale,   una  totale  e  diversa  esperienza.  Ciò  è
  determinato dal  fatto che in Sicilia si è votato con la nuova legge
  elettorale  che  prevede  l'elezione  diretta  del  Presidente della
  Regione:  questo ha cambiato, di fatto, le regole del gioco. Ma, non
  c'è  stata,  purtroppo, la capacità del legislatore nella precedente
  legislatura  di  adeguare  immediatamente il Regolamento alla mutata
  legge elettorale.  Questo  è  un  invito  che  Le rivolgo, onorevole
  Presidente,  nella sua qualità anche di Presidente della Commissione
  per il  Regolamento:  nel  momento  in  cui  la  Commissione  per la
  revisione dello Statuto e la I Commissione, congiuntamente, lavorano
  a un  nuovo testo,ad un ipotetico o un probabile nuovo testo, per il
  nuovo  sistema di elezione dell'Assemblea regionale e del Presidente
  della Regione,  bisognerà  fare  in  modo  che la Commissione per il
  Regolamento,  ora  per allora, sia pronta ad adeguare eventualmente,
  ulteriormente, il  nostro  Regolamento  per consentire a chi verrà a
  sedersi in  questi  scranni  nella  prossima  legislatura  -  se mai
  dovesse cambiare  di  nuovo  la legge elettorale - di trovare già un
  regolamento adeguato alla nuova forma di Governo della Regione.
       E' sicuramente  un  passo  avanti  rispetto ad un dibattito che
  purtroppo è  troppo  spesso  trapelato  sulla  stampa  piuttosto che
  nell'Aula di  questo Palazzo e che riguarda la presenza dei deputati
  nei  lavori   di  Commissione  e  di  Aula.  Dice  bene  l'onorevole
  Capodicasa:   non   bisogna  prestare  il  fianco  allo  scandalismo
  giornalistico   che   purtroppo,   ammettiamolo,   troppo  spesso  è
  alimentato dalla  imbecillità  politica di qualcuno di noi che trova
  sfogo  personale  nel  vedere  riportata qualche dichiarazione sulla
  stampa senza  ritenere il danno - finto - che produce mettendo sulla
  bocca  di   milioni  di  siciliani  regole  non  vere.  Diceva  bene
  l'onorevole Capodicasa,  e io lo sottoscrivo: spesso e volentieri il
  deputato non  partecipa  al  lavoro  d'Aula  o di Commissione perché
  impegnato in  altre attività collegate al suo mandato elettorale.
       Ma questo non può essere un alibi per arrestare i lavori. Credo
  che in  questa  proposta  di  riforma  si  sia fatto un grande passo
  avanti  con   la   presunzione  del  numero  legale  nei  lavori  in
  Commissione  determinando  una  grande  novità.Infatti  si dà modo a
  tutti i  parlamentari  che intendono svolgere il loro lavoro in seno
  alle  Commissioni  legislative di potere lavorare regolarmente anche
  se qualche collega in quel momento è impegnato in altri ruoli.
       Un'altra cosa  molto  importante,  secondo me, che si introduce
  con la  riforma  del Regolamento è la Commissione in sede redigente.
  Non   sono  proprio  d'accordo  con  quanto  sostenuto  dal  collega
  Capodicasa limitatamente  ai  testi  unici.  Io  credo  che  la sede
  redigente, così come è stata pensata in seno alla Commissione per il
  Regolamento,  concilia anche le aspettative enunciate dall'onorevole
  Fleres   e  quindi  la  necessità  della  politica  all'interno  del
  Regolamento. Anche  se  devo  dire che, secondo me, lo strumento del
  Regolamento  non  deve subordinarsi alla politica stante che occorre
  possedere la  capacità  di  spogliarsi  dei  ruoli  di maggioranza e
  opposizione,  cercando  piuttosto di dotare questa istituzione delle
  migliori norme  per  potere,  nel  migliore  modo, legiferare per la
  Sicilia.
       E' chiaro,  però,  che bisogna riuscire a conciliare con quello
  che è  mutato.  Allora  noi  oggi  abbiamo,  purtroppo  forse  o per
  fortuna magari,  messo da parte le ideologie perché dobbiamo avere a
  che fare  con  i  numeri.  E  troppo spesso legiferiamo in base alle
  esigenze di cassa, perché quello che oggi chiede il territorio della
  Sicilia sono  risposte  di tipo economico.
       E'  importante  trovare  una  via  di  mediazione  rispetto  al
  problema che  è  stato  sollevato,  secondo me in modo errato, prima
  sulla stampa  e poi in quest'Aula, relativo al controllo dei disegni
  di legge.  Io  vi  voglio  portare  -  credo  che sia utile a questo
  dibattito - ad esempio quello che è avvenuto ieri pomeriggio in seno
  alla IV  Commissione  legislativa che si è vista trasmettere, signor
  Presidente Lei  sa  che  mi  rivolgo  a  Lei  sempre  con il massimo
  rispetto, un  disegno di legge con la procedura d'urgenza presentato
  dal Governo  con  una  spesa pari a quattro milioni e mezzo di euro,
  cioè circa  nove  miliardi  delle  vecchie  lire,  senza che in esso
  fossero indicati  i  capitoli  di  bilancio  per  fare  fronte  alla
  relativa  copertura finanziaria.
       Da  componente di maggioranza, ho dovuto sollevare la questione
  invitando   il  Presidente della Commissione a sospendere l'esame di
  quel disegno di legge perché  non potevo dare un parere - e ne avevo
  il diritto  come  componente della IV Commissione - su un disegno di
  legge del  Governo  che  prevedeva  una spesa di nove miliardi senza
  indicarne  la copertura. Ritengo comunque sbagliato trasmettere quel
  disegno di  legge  in  IV  Commissione,  perchè quando un disegno di
  legge  dal  Governo viene depositato in Assemblea occorre verificare
  se è  conforme  a  quanto  previsto dalle leggi e dai regolamenti in
  vigore.
       La  IV  Commissione  ha risolto,comunque, il problema perché il
  bilancio della Regione presenta ancora disponibilità per quella voce
  di spesa.
       Io mi  auguro  che per i mondiali militari che si svolgeranno a
  settembre a  Catania  vi sia ancora disponibilità nei fondi globali,
  perché  così  intanto  abbiamo  trovato  la  copertura.  Tuttavia il
  problema esiste  Allora non so....

     PRESIDENTE   Onorevole  Acierno,  mi  scusi, intendo chiarire che
  l'attuale Regolamento non attribuisce ad alcun organo dell'Assemblea
  il potere  di respingere la presentazione di un disegno di legge, in
  quanto esiste il filtro della Commissione Bilancio.

     ACIERNO   Signor  Presidente,  il  dibattito  svoltosi ieri in IV
  Commissione è  stato  esattamente questo:  su un disegno di legge di
  competenza della IV Commissione e per il quale la Commissione stessa
  aveva inviato  la relativa norma di spesa alla Commissione Bilancio,
  quest'ultima ha reso il parere certificando che la copertura che era
  stata individuata andava bene in quanto vi erano i fondi necessari.
  Il Governo  invece, ieri, in IV Commissione aveva sostenuto una tesi
  diversa.  Comunque  la  risposta  della  Presidenza  rafforza il mio
  convincimento.   Ritengo  infatti  che  si sia aperto  un  dibattito
  politico in  seno  a  quell'  organismo  tecnico;  però è necessario
  trovare una soluzione proprio per evitare quello che è successo ieri
  in IV Commissione.
       Allora, in  questo la invito, signor Presidente - perché  lei è
  persona assolutamente  capace  nel  lavoro di mediazione - a trovare
  una soluzione  che  soddisfi  tutti  i desiderata, ma che consenta a
  questo  Parlamento,  soprattutto  per  quanto  riguarda  le norme di
  spesa, di  avere certezza che i documenti che si esaminano siano dei
  documenti esaminabili  e  non  soltanto  delle favole; perché poi il
  rischio qual  è?  Il  rischio  è  quello  di  assumere  impegni  che
  espongono tutta  la  Sicilia  anche  nei  confronti  - come potrebbe
  succedere con i mondiali militari - di oltre 120 Paesi del mondo con
  l'eventualità che  poi  l'assessore  per  il  bilancio  ci  venga  a
  comunicare che non vi sia l'adeguata copertura.
       Allora,  è  opportuno  che  chiunque  presenti  norme di spesa,
  documenti altresì la relativa copertura finanziaria.
       Per quanto  concerne - e mi accingo a concludere - l'estensione
  del cosiddetto, con una parola a molti odiosa, 'contingentamento dei
  tempi', devo  dire  che  è  già previsto nel Regolamento vigente per
  quanto concerne la sessione di bilancio;  è previsto ma mai attuato.
  Grave errore  Porto una esperienza a lei nota, signor Presidente, ed
  è  stata   la   mia  esperienza  nel  Parlamento  Nazionale:  lì  ho
  partecipato all'esame di ben otto finanziarie dello Stato e non mi è
  mai successo, in otto anni, alla Camera dei Deputati di rimanere per
  40 ore in Aula
       E questo  perchè con il contingentamento dei tempi non si vuole
  togliere   la   parola   a   nessuno,   nè   alla   maggioranza   nè
  all'opposizione.  Si  vuole soltanto stabilire tempi congrui entro i
  quali esaminare  i disegni di legge. E, sicuramente, io non so se il
  contingentamento non  debba essere avvenire su ogni disegno di legge
  che va in  Aula  -  ci sono leggi e leggi -, tuttavia non c'è dubbio
  che non si può  neanche rischiare di ingolfare i lavori d'Aula senza
  avere  certezza  dei   tempi,   sia   per  rispetto  per  colui  che
  rappresenta, in quest'Aula,  il  popolo siciliano, sia nei confronti
  di quest'ultimo, che, comunque, si aspetta da noi le leggi e la loro
  efficacia.
       Ma qui signor Presidente, sempre col massimo rispetto, al di là
  delle modifiche  che noi apporteremo successivamente, bisogna che le
  stesse modifiche vengano attuate, non solo stampate sui libri.
       Dico ciò  in  quanto  ci  troviamo in prossimità della fine del
  mese di  giugno;  credo  che  anche  quest'anno non riusciremo a far
  rispettare i tempi regolamentari per quanto riguarda il documento di
  programmazione economica e finanziaria.
       Allora,  si  prenda una iniziativa dal Parlamento, modifichiamo
  la legge,  aboliamo  il  documento  di  programmazione  economica  e
  finanziaria, perchè è ridicolo, così come è stato per la Finanziaria
  del   2003,  con  l'approvazione  del  documento  di  programmazione
  economica e finanziaria nel mese di febbraio.
       Credo   che   il   documento   di  programmazione  economica  e
  finanziaria, così  come  la  legge finanziaria ed anche il bilancio,
  non sono  un  problema  della  maggioranza. La maggioranza si assume
  l'onere   di   redigerlo,   quindi   si   assume  la  responsabilità
  dell'impostazione dei  numeri,  ma  credo che è dovere di tutti dare
  alla Sicilia il bilancio.
       Quello è  un dovere di tutti  L'opposizione può sempre svolgere
  il suo ruolo,  può  fare la sua controproposta, spesso aiuta, - devo
  dire spesso è la maggioranza a scrivere i testi di legge - però è un
  impegno di tutti.
       Signor Presidente, è un impegno del Parlamento far rispettare i
  tempi;  è  un obbligo che abbiamo, altrimenti tutto diventa ridicolo
  il giorno successivo.
       Noi  approveremo  una  modifica del  nostro  Regolamento  e  la
  conserveremo  in  un  cassetto  per  continuare,  invece,  con  quel
  termine, per me  odioso,  e  che  da  due  anni  sento troppo spesso
  ripetere e in troppe occasioni: la prassi.
       Non le nascondo che questa prassi nel nostro Parlamento, non mi
  piace  affatto;  non  mi  piace  che  in  questo  Regolamento  venga
  ampiamente  e  chiaramente  scritto  che  possono  essere presentati
  emendamenti inerenti  alla  materia  di  cui  trattasi e vedo sempre
  esitare disegni di legge omnibus, sempre, sempre
       Credo che  non  ci  sia  bisogno  di riformare niente, le norme
  scritte vanno  applicate  e  l'incapacità  politica  di  qualcuno va
  punita, Se  noi  tentiamo  di  risolvere  i problemi dell'incapacità
  inquinando le  nostre leggi, non mettiamo nelle giuste condizioni il
  cittadino che ha  bisogno di leggere una norma; se deve leggere, per
  esempio, una norma di urbanistica la deve cercare nella legge per la
  tutela dell'ambiente piuttosto che nella legge per la sanità: ciò in
  quanto è  stato  votato  un  emendamento  creando  un  articolo  che
  modifica l'urbanistica sulla sanità.
       Questo è  un  nostro  dovere, signor  Presidente,  questa  è la
  nostra capacità, la nostra volontà.
       E   questa  è  la  parte  politica  che,  secondo  me,  compete
  all'interno del  Regolamento,  che  tutto  deve  avere tranne che la
  politica.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare  l'onorevole  Forgione.  Ne  ha
  facoltà.

     FORGIONE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, molte cose dette
  soprattutto   dall'onorevole  Fleres,  alcune  anche  dall'onorevole
  Capodicasa,  semplificano  il  mio  intervento. Pertanto, porrò solo
  alcune questioni,  poi interverrò nel merito quando verrà affrontato
  l'articolato nella sua complessità.
       Il   Regolamento  attualmente  vigente  è  abbastanza  giovane,
  tuttavia avvertiamo l'esigenza di una sua razionalizzazione.
       Credo che  però  dovremmo  ispirare tutte le scelte, che qui si
  compiono, ad  un clima abbastanza condiviso dando un giudizio, (come
  diceva   l'onorevole   Capodicasa)   prudente   a   questa  proposta
  complessiva di modifica.
       A tale  giudizio  ci associamo, e dovremmo evitare che poi, nel
  prosieguo dei lavori  d'Aula,  non si mantenga un clima che punti ad
  un Regolamento condiviso.
       Stiamo definendo  delle  regole  che  devono  valere per tutti,
  maggioranza e  opposizione, e come è in ogni democrazia, maggioranza
  e opposizione cambiano; pertanto, dovremmo ispirare il nostro lavoro
  e la  costruzione  materiale  di  questo  Regolamento  al massimo di
  condivisione possibile.
       Un  dubbio  rimane,  signor  Presidente:  forse,  sarebbe stato
  utile,  fermo  restando  l'esigenza  proposta,  e  riaffermata anche
  dall'onorevole Capodicasa  e  da  Lei personalmente, di accelerare i
  tempi. Però,  probabilmente,  un  percorso  intrecciato con i lavori
  della Commissione  Statuto  sarebbe  stato più utile perché  non c'é
  dubbio che  noi  abbiamo  un'esigenza  di  adeguamento, e non a caso
  esiste la  Commissione  Statuto  che  disciplina  il rapporto tra il
  Parlamento  e   la   nuova   forma   di   Governo  dopo  la  riforma
  costituzionale e l'elezione diretta del Presidente della Regione.
       Un'esigenza che  punta  a ridefinire il ruolo del Parlamento e,
  secondo me,  per aumentarne i poteri, riequilibrando il rapporto con
  un   Governo   forte   perché  legittimato  direttamente  dal  corpo
  elettorale e non da quest'Assemblea; ciò vuol dire anche esaltare il
  massimo delle  funzioni  che nel Parlamento si devono esprimere e si
  esprimono attraverso la funzione specifica del parlamentare.
       Abbiamo  diverse esigenze, come ridare centralità al Parlamento
  e all'attività parlamentare in rapporto ad un Governo che, diciamoci
  la verità,  é  extra-parlamentare;  come  dare efficienza - e qui lo
  riconosciamo    -   alla   maggioranza,  ma   come   dare   garanzie
  all'opposizione.
       Queste tre cose credo che non siano disgiunte, devono camminare
  assieme, prescindendo dal colore, in questo momento specifico, della
  maggioranza e  dell'opposizione, che tra due anni con il Regolamento
  che noi  andremo  ad  approvare  può  essere  a parti invertite.
       E, allora, credo che dobbiamo avere ben chiaro che anche quando
  parliamo   di   efficienza   della   maggioranza - lo  diceva  prima
  l'onorevole Capodicasa - non  é  che  alcune  forme di paralisi e di
  difficoltà    dell'attività    parlamentare   hanno   un   carattere
  regolamentare,  lo sappiamo bene, hanno un carattere prevalentemente
  politico. E lì  nessun  Regolamento  sarà in grado di risolvere e di
  semplificare le difficoltà se sono dovuti a nodi politici.
       Noi   dobbiamo   dare   efficienza  attraverso  il  Regolamento
  all'attività parlamentare,  ma senza pensare che questa favorisce la
  semplificazione di nodi che, invece, sono politici. Per tale ragione
  serve un Regolamento di garanzia.
       Vorrei segnalare  alcune  questioni,  tra  le altre che vengono
  affrontate e che  sarà  bene  definire  da  adesso  e  fino a quando
  porteremo concretamente  il Regolamento in Aula.
       La prima questione riguarda l'obbligo della presenza.  Sappiamo
  bene  che  uno  dei  problemi dell'attività delle Commissioni - e lo
  fotografava prima l'onorevole Capodicasa - é  che, spesso, poiché si
  sa che tutto  viene rimandato all'Aula, il ruolo e la funzione delle
  Commissioni, oggettivamente, spesso  é  svuotato.
       Anche lì,  però,  laddove si parla di obbligo di presenza nelle
  Commissioni - e questo é un punto che é stato discusso anche tra noi
  e gli  altri  componenti  -  si parla di presenza obbligatoria nelle
  Commissioni o  ai  lavori  delle  stesse. Il testo, però dice altro:
  cioè ai lavori delle Commissioni.
       Voi  capite   che   la  parola  "lavori  delle  Commissioni"  o
  "Commissioni" cambia  radicalmente il concetto.  L'una vuol dire che
  ogni deputato deve essere impegnato in un'attività di Commissione e,
  quindi, é  obbligato  a  partecipare  ad un'attività di Commissione.
  Signor Presidente,  eviterei  di  usare  il  termine "adunanza delle
  commissioni", per  evitare  vecchie  memorie  userei "riunioni delle
  commissioni".

     PRESIDENTE  Nostalgie bulgare.

     FORGIONE   Nostalgie bulgare o diciamo predemocratiche per quanto
  riguarda la storia  del  nostro Paese, sono da evitare entrambe e su
  questo troviamo un punto d'incontro.

     PRESIDENTE  La ringrazio per il soccorso.

     FORGIONE   Comunque,   voi   capite  che  l'una  cosa  è  diversa
  dall'altra.
       La   seconda   questione   riguarda   un   chiarimento,  signor
  Presidente, sul  concetto di numero legale presunto.
       Dobbiamo definire  bene  il  concetto di numero legale presunto
  per evitare  di  arrivare  al  paradosso che una Commissione con tre
  deputati possa  esitare  un  disegno di legge ed evitare, quindi, la
  contraddizione  con  quanto  si  dice,  per  esempio,  nell'articolo
  successivo del  Regolamento  che  recita:  "...  dopo  un'ora che la
  seduta è  stata dichiarata aperta in assenza del numero legale..." a
  questo punto quale?

     CAPODICASA   Non è così.  Dopo un'ora dalla convocazione se non è
  stata dichiarata aperta la seduta è nulla.

     FORGIONE  Se  non  è  stata  dichiarata aperta il problema non si
  pone, ma se  è  stata  dichiarata  aperta qual è il numero presunto.
  Queste cose vanno definite.
       Bene l'obbligo della presenza del Governo in Commissione. Anche
  qui   dovremmo  definire  un automatismo:  se  c'è  l'obbligo  della
  presenza del  Governo  in  Commissione  e, immagino, di una presenza
  dell'assessore per  materie  attinenti  o comunque la presenza di un
  rappresentante del  Governo, o è un fatto automatico o viceversa chi
  chiede la presenza  del Governo in una Commissione al punto da poter
  dire che la  seduta  non  ha  validità in assenza dello stesso ?
       Credo che anche  questa cosa vada definita, o è automatica o se
  non lo è  occorre definirla, e questo è un elemento, per esempio, di
  equilibrio  del  rapporto  tra  il  Parlamento  e  il  Governo  che,
  personalmente, valuto positivo.
       Un   problema,  invece, più  corposo  riguarda  la  Commissione
  in  sede   redigente   per  l'elaborazione  dei  testi  unici.  Qui,
  signor Presidente, le chiedo un approfondimento ed un chiarimento.
       Credo che  nell'ultima  legislatura  è  stato preparato un solo
  testo  unico,  il  testo  unico  dell'antimafia,  delegificando  una
  miriade di  norme  sparpagliati  in  diversi  uffici  e  in  diversi
  assessorati e riunificate nel testo unico antimafia, la legge numero
  10, con l'allora Presidente della Commissione onorevole Granata e me
  stesso come relatore.
       E' necessario  chiarire  questa  vicenda.  Se  solo per i testi
  unici stabiliamo  un potere redigente alle Commissioni, è chiaro che
  abbiamo   l'obbligo   dell'integrazione   delle  Commissioni  stesse
  relativamente  alla  composizione  dell'Aula,  laddove le stesse non
  sono   complete   di   tutti   i   gruppi  parlamentari,  altrimenti
  pregiudichiamo  il  diritto  del  parlamentare  di  intervenire  nel
  percorso legislativo. Questo punto va chiarito.

     SAMMARTINO  Il diritto dei gruppi.

     FORGIONE    Anche  dei  parlamentari,  in  quanto  quando  questi
  giungono in  Aula  possono  intervenire  sulla  legge,  ma  se  è la
  Commissione è  deliberante  il  parlamentare non può più intervenire
  poichè l'Aula è  chiamata solo per il voto finale, però nel percorso
  legislativo,  secondo   il   nostro   Statuto,   il  diritto  è  del
  parlamentare     in     quanto     parlamentare,   indipendentemente
  dall'appartenenza al Gruppo.
       Quindi, questo  problema  ha  come  riferimento  il diritto del
  parlamentare che,  credo, qui debba essere salvaguardato. E' l'unico
  modo perché  possa  essere  salvaguardato, fermo restando che, anche
  rispetto  a  un  pronunciamento  del  Gruppo,  un  parlamentare  può
  assumere un  comportamento  in  dissenso  e  in  questo  caso  viene
  tagliato fuori  dal  percorso  legislativo, però è chiaro che in una
  Commissione   con   carattere   deliberante  abbiamo  il  dovere  di
  rappresentare tutti i Gruppi parlamentari.
       Credo che abbiate ascoltate il mio intervento.

     PRESIDENTE   Onorevole  Forgione  stiamo  cercando  di  dare  una
  risposta ai  suoi  rilievi,  tra  l'altro  molto giusti.
       Il rilievo  legato  alla  Commissione  redigente  è  che  si fa
  riferimento soltanto  all'elaborazione  dei  testi  unici  e ciò per
  motivi di opportunità;  il rilievo è giustissimo, in teoria però non
  sempre  le  Commissioni  rappresentano  la  dimensione  dell'Aula, è
  previsto proprio  dal  testo  di  riforma  il  diritto  di  tutti  a
  parteciparvi qualora un Gruppo non sia rappresentato.

     FORGIONE  Però  è  diverso  perché anche ora che sono capogruppo,
  anche se  non  sono  componente  della  Commissione  sanità vi posso
  partecipare, ma  in  quel  caso,  comunque,  poi  ho  il  diritto di
  presentazione dell'emendamento e dell'intervento diretto in Aula.

     PRESIDENTE  Ma questo rimane.

     FORGIONE   Questo  rimane, ma in questo caso è precluso perché io
  vi posso partecipare come invitato durante quel percorso legislativo
  e  rimane   un   altro   problema,  me  lo  sollecitava  l'onorevole
  Sammartino.

     PRESIDENTE   Onorevole  Forgione  guardi a pagina 7 del testo: 'I
  deputati   non   appartenenti  alla  Commissione  hanno  diritto  di
  presentare a  questa emendamenti e di chiedere o essere richiesti di
  illustrarli davanti ad essi'.

     FORGIONE   Questo va bene, però non partecipano al voto.
       Io come parlamentare  e  come  gruppo  politico, in un percorso
  legislativo, posso  dare solo parere favorevole o contrario in Aula.

     CAPODICASA  Parla della sede redigente?

     FORGIONE   Sì  parlo  della  sede  redigente dove il mio voto può
  condizionare una  maggioranza oppure un'altra, perché parliamo di un
  percorso legislativo, non parliamo di una partecipazione.

     CAPODICASA   C'è  la  proposta  dell'onorevole Fleres che prevede
  il voto ponderato in Commissione.

     PRESIDENTE    Naturalmente   è   un   rilievo  anche  questo,  un
  emendamento potrebbe essere molto ...

     FORGIONE    Ecco  credo  che  dovremmo  mettere  a  punto  questa
  situazione.
       Rimane  un  problema,  signor  Presidente:  fermo  restando che
  possiamo integrare  questo articolo per completare la Commissione in
  sede   redigente,   proporzionalmente   alla   presenza  dei  Gruppi
  parlamentari in Aula,  in modo che ci sia un percorso che, comunque,
  tenga  conto  della composizione complessiva del Parlamento, qualora
  un parlamentare - perché  il  diritto del parlamentare ancora non lo
  cancelliamo con questo Regolamento, cioè il diritto del parlamentare
  singolo non in quanto Gruppo di concorrere al percorso legislativo -
  dicevo, qualora un parlamentare volendosi dissociare o differenziare
  o assumere un comportamento nel percorso della legge in dissenso con
  il proprio  Gruppo,  principio  sancito  nella parte che riguarda il
  ruolo del  parlamentare nel concorrere alla costruzione della legge,
  mi  chiedo   come  questo  diritto  sia  compatibile  con  una  sede
  redigente, dove  pure  prevediamo  l'integrazione  di tutti i Gruppi
  parlamentari, ma  non  prevediamo  quel  diritto  sancito secondo il
  nostro Statuto del parlamentare?
       Lo pongo  come  interrogativo, ma  credo  che anche questo è un
  punto che noi dovremmo affrontare, poiché un parlamentare può essere
  in dissenso  con  il proprio Gruppo e concorrere, nel rispetto della
  propria autonomia, al percorso legislativo.
       L'altra  questione,  se  ne  è  parlato,  è quella che riguarda
  l'organo  tecnico.
       Sono d'accordo con le posizioni espresse dall'onorevole Fleres,
  in quanto vi  è  uno squilibrio tra le possibilità che ha il Governo
  nel fornire  la  relazione tecnica, e anche in tempi compatibili con
  l'attività parlamentare,  ad  un  emendamento  e  la possibilità che
  hanno i  Gruppi  parlamentari  o  i singoli parlamentari di avere un
  supporto tecnico  tale,  al di la diciamo della capacità politica di
  lettura.

     CAPODICASA  La proposta dell'onorevole Fleres non è questa.

     FORGIONE   Sono  assolutamente  contrario  all'organismo tecnico,
  perchè tecnico non sarà, sappiamo come funziona questa Assemblea.

     CAPODICASA  Perchè così come funziona va benissimo?

     FORGIONE   No,  non  sto  dicendo  che  va bene, però sto notando
  una difficoltà.  Non  perchè senza questo organismo siano più facili
  le forme  di  mediazione  politica  e,  viceversa , questo organismo
  possa inibirle.  Sa  bene  che  non  è  così,  perchè  anche  con un
  organismo  di  questo  tipo  qualora  occorra  fare  una  mediazione
  politica, questa sarà fatta.
       Il punto è un altro. Qualora si andasse in questa direzione, ve
  la ripropongo,  fermo restando che la decisione è questa ed è quella
  più condivisa,  come  si  mette  in condizione chi non ha i supporti
  tecnici ......

     CAPODICASA  Questa  è  un'altra  cosa:  una  cosa  è l'organismo,
  un'altra è questa cosa particolare.

     FORGIONE   Onorevole  Capodicasa, dato che lei riesce a capire il
  detto e il  non  detto  da  buon  siciliano,  ho detto che sarei per
  quella opzione, ma  qualora  si  decidesse per questa opzione - e la
  maggioranza è  per  questa  opzione - vi  sto  chiedendo che tipo di
  supporto viene  dato  ai  parlamentari.
       Perchè,   rispetto   al   vincolo   della   relazione  tecnica,
  l'Assemblea che  tipo  di supporto dà affinchè il parlamentare possa
  esercitare la sua funzione, che a quel punto è vincolata, non avendo
  a disposizione  uffici tecnici, che invece hanno gli assessorati, il
  Governo  e  -  lo  dico  anche  per  me  stesso  -  anche  i  Gruppi
  parlamentari maggiori, che hanno a disposizione altre strutture.
       A  quel   punto   c'è  il  problema  di  come  l'Assemblea  può
  organizzare questo supporto al parlamentare.
       Ultima   questione,   signor   Presidente,  e  su  questa  sono
  interamente  d'accordo  con  l'onorevole  Capodicasa: non facciamoci
  ancora ossessionare dai tempi.
       Già nella  passata legislatura siamo arrivati, con le modifiche
  fatte con  l'allora  Presidente Cristaldi, ad una drastica riduzione
  dei  tempi;   davvero   pensiamo  che  il  problema  della  capacità
  legislativa  di  questa  Assemblea  riguarda il contingentamento dei
  tempi?
       Credo che non sia proprio questo il problema
       Se noi  facciamo  poco più o poco meno di venti leggi all'anno,
  non mi  pare  che  il  problema  sia relativo ai tempi, addirittura,
  dell'ostruzionismo,   degli  interventi  dell'opposizione  senza  la
  quale, spesso,  non  ci  sarebbe  neanche il numero legale in questa
  Aula.
       Quindi, evitiamo  di  fare  di  ciò  un  problema di principio,
  quando  questo  non  mi  pare  che  sia  il  problema  centrale  per
  l'efficacia e l'efficienza dell'attività parlamentare.
       Un'ultima   questione,   che   va   intrecciata  anche  con  la
  Commissione Statuto, e credo che di questa dovremmo farci carico.
       Vi è un problema di rapporti con il Governo, con un Governo che
  non viene  votato  dall'Assemblea.  Il  Presidente  viene eletto dal
  popolo, benissimo;  il  Governo  è extraparlamentare nel senso che è
  designato dal  Presidente della regione.
       Ci siamo trovati di fronte al caso "Pellegrino" (lasciamo stare
  il merito),  dove  il Parlamento, legittimamente, poteva assumere un
  atto di censura,  di  sfiducia,  ma  questo però è inibito perchè il
  Governo è  extraparlamentare.  Addirittura  l'atto  di  censura o di
  sfiducia ad  un  singolo assessore si può prefigurare come censura o
  sfiducia al  Presidente  della  Regione  che  lo ha indicato, con le
  conseguenze previste in questo caso.
       Credo, quindi,  che  non è problema di Regolamento, esso stesso
  si intreccia  con i lavori della Commissione Statuto, ma riguarda il
  ruolo del Parlamento  in  rapporto  al Governo, e dei vincoli che al
  Governo dovrebbero essere previsti.
       Dobbiamo   cominciare   a   prevederlo   nello  Statuto  quando
  affronteremo  nel  merito  la  questione  della  forma  di Governo e
  l'equilibrio  dei  poteri  tra  Parlamento  e  Governo,  però questa
  questione esiste  e non si può limitare solo all'obbligo del Governo
  di essere  presente  ai  lavori  della  Commissione.
       Ci deve  essere  anche  la  possibilità del Parlamento di poter
  intervenire anche  con  una  mozione  di  sfiducia  o  di fiducia al
  Governo.
       Decidiamo che  il  Parlamento,  fermo  restando  che il Governo
  viene designato  dal  Presidente  e  che  non  c'è  più  il  vecchio
  meccanismo del  voto  sui  singoli assessori, ma che comunque c'è un
  pronunciamento   di  gradimento  del  Governo,  possa  esprimere  un
  giudizio sull'operato  del  singolo  assessore.  Una  forma però che
  dia centralità  al  Parlamento,  che,  tuttavia,  insieme  alla  sua
  maggioranza  sono  agganciati  all'elezione  diretta  del Presidente
  della Regione. Quindi, contengono già un diretto legame.
       Credo  che   questa   sia  un'altra  delle  cose  che  dovremmo
  prevedere.
       Come    vede,    signor    Presidente,   nessun   atteggiamento
  pregiudiziale, ma  di  massima  disponibilità.  Ovviamente  è lei il
  garante affinchè  tutte  queste  obiezioni e proposizioni che qui ho
  espresso, come  quelle  degli  altri  colleghi,  possano  trovare il
  massimo  di   realizzazione   in   un   percorso  che  noi  vogliamo
  condividere.

     PRESIDENTE  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha
  facoltà.

     SPAMPINATO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo sia
  necessario, innanzitutto, esprimere un giudizio positivo rispetto ai
  lavori svolti  fino  adesso  in  Commissione  e  rispetto  a  questa
  discussione generale.
       La ringrazio per  il  ruolo  di  garanzia che lei ha assunto in
  Commissione.   Ci  auguriamo,  ne  siamo  certi,  che  continuerà  a
  svolgere questo ruolo  che  ha  reso libero e aperto il dibattito in
  Commissione ed ha  reso possibile ad ogni singolo deputato, al di là
  dell'esercizio della  funzione  di  deputato  di  maggioranza  o  di
  opposizione,  di  poter  dare  il  proprio  contributo  per  fornire
  all'Assemblea   regionale  la  migliore  proposta  di  modifica  del
  Regolamento interno possibile.
       Una  valutazione  positiva  che riguarda sicuramente il metodo.
  Infatti, lei  ha  svolto  la  funzione  di  garante  e  noi  abbiamo
  accantonato la posizione di opposizione e minoranza; abbiamo fornito
  tutti noi  il  nostro  contributo,  avendo  ben  chiaro  la finalità
  principale: da  una parte, determinare condizioni di adeguamento del
  Regolamento interno  alla  riforma  costituzionale del 2001 - che ha
  introdotto  elementi  di  novità che necessariamente dovevano essere
  oggetto di  attenzione  del Regolamento interno - dall'altra, quella
  di cercare  di  determinare  condizioni di maggiore funzionalità del
  Parlamento   siciliano.   Determinando   anche  condizioni  tali  da
  garantire  una  migliore  qualità  della  produzione  legislativa di
  questa Assemblea.
       Questi sono  stati  i  presupposti  che  hanno  seguito tutti i
  componenti della  Commissione  e, se consideriamo anche l'inizio del
  dibattito sulla  discussione generale, credo che siano stati seguiti
  dall'intera Assemblea regionale.
       Gli   istituti  introdotti  o  modificati  dalla  proposta  del
  Regolamento  vanno   sicuramente  in  tal  senso.  Mi  riferisco  in
  particolare alle norme riguardanti una più funzionale programmazione
  dei lavori.  A  volte  abbiamo  vissuto  -  anche  personalmente  da
  neofita dell'esperienza parlamentare - momenti di disagio nel girare
  a  vuoto   senza   riuscire   a   dare   un  minimo  di  contributo.
  Razionalizzare  i  lavori  significa sicuramente mettere tutti nelle
  condizioni di poter dare il proprio apporto.
       E' un Regolamento che tende anche a valorizzare, al massimo, il
  singolo  deputato  all'interno di tutti gli organismi dell'Assemblea
  di cui fa parte.
       A tale  esigenza,  rispondono  anche  alcuni organismi che sono
  stati  oggetto di  critiche  e  di  perplessità,  ma  è  chiaro  che
  sull'argomento si  dibatterà  ulteriormente.  Questo  era  anche  il
  senso della  proposta che scaturiva dalla riunione della Commissione
  per  il   Regolamento:   porre,  innanzitutto,  il  problema  e  poi
  verificare le condizioni per la realizzazione di tali organismi.
       Mi  riferisco,   in  particolare,  all'organo  tecnico  la  cui
  creazione è stata ipotizzata da questa riforma del Regolamento e del
  quale  non  si  comprende  la  composizione.  Questa  è  l'eccezione
  principale che poneva, giustamente, l'onorevole Fleres, infatti, non
  si comprende perché  esso  non  venga  definito.  Ma,  è  stata  una
  scelta della Commissione.
       Una volta  definiti  i poteri dell'organo tecnico, che dovrebbe
  rappresentare  un'ulteriore  forma  di  garanzia  della  qualità  di
  produzione   legislativa   dell'Assemblea   regionale  siciliana,  e
  concordata la composizione, tale organismo potrà rendere più agevole
  il lavoro della stessa Assemblea.
       In proposito,  credo  che  un  contributo  positivo possa darlo
  anche la Commissione in sede redigente.
       Noi riteniamo - premesso  che  in  quella  sede  non  ci  siamo
  considerati  deputati   di   minoranza,   o  quanto  meno  ci  siamo
  considerati  deputati  di  minoranza  che  aspirano,  un  giorno,  a
  divenire  maggioranza   -   che  siano  garantiti  i  diritti  delle
  minoranze,   considerato    che   è   possibile,   con   un   quorum
  sostanzialmente basso,  determinare  il ritorno del disegno di legge
  in Aula; quindi, massima garanzia per l'intera Assemblea.
       Tutti  questi temi dovranno essere puntualmente e singolarmente
  dibattuti per determinarne la migliore configurazione possibile.
       La proposta  di  modifica  al  Regolamento, oggi all'attenzione
  dell'Assemblea,  così   come   qualche   collega   prima  di  me  ha
  evidenziato, non può essere esaustiva.
       Infatti, ritengo  che  sia  necessario accennare alle parti che
  non sono contenute in tale modifica e che abbiamo ancora il tempo di
  attenzionare all'Aula.
       Il primo  tema  posto  è  quello  del  rapporto tra Presidente,
  Governo e Assemblea regionale.
       E' un tema  che  si  interseca  con i lavori che la Commissione
  Statuto dovrà  portare  a termine, speriamo al più presto.
       Sono  presenti  alcuni  aspetti  che,  necessariamente,  devono
  trovare il  loro  spazio all'interno del Regolamento. Ad esempio, un
  tema che ho  posto altre volte è quello che riguarda la presenza del
  Presidente della Regione siciliana all'inizio della legislatura.
       In ogni caso, a prescindere da qualsiasi modifica allo Statuto,
  esiste una norma costituzionale che lega il Presidente della Regione
  all'Assemblea   regionale,   infatti,  egli  può  essere  sfiduciato
  dall'Assemblea.
       In proposito,  non  immagino  motivi diversi, o comunque non di
  maggiore rilievo  politico, da una ipotetica mozione di sfiducia per
  gravi inadempienze programmatiche.
       Ecco  perché   ripropongo   una  proposta  già  avanzata  tempo
  addietro.
       Ritengo che  sia  necessario  che  il  Presidente della Regione
  esponga  formalmente all'Assemblea regionale, ad inizio legislatura,
  il proprio programma di Governo.
       Corollario  a  questa norma dovrà essere, necessariamente,anche
  una presenza  annuale,  semestrale,  dello stesso Presidente o di un
  componente del Governo  al fine di illustrare lo stato di attuazione
  del programma di Governo all'Assemblea regionale.
       Oltre al tema  della  mozione  di  sfiducia,  vi è quello della
  questione di fiducia.
       In un  sistema  parlamentare,  non presidenziale, anche il voto
  negativo sulla questione di fiducia posta dal Presidente dell'organo
  esecutivo,  ha   come   conseguenza  le  dimissioni  del Presidente.
       Noi dobbiamo  essere  coscienti  di  tale conseguenza, infatti,
  considerato che ci  troviamo attualmente in una forma di Governo che
  contiene alcuni  elementi del presidenzialismo, ciò comporterebbe lo
  scioglimento anche  dell'Assemblea regionale. Per tale ragione, tale
  tema, a mio  avviso,  dovrà essere, in ogni caso, trattato e risolto
  anche dalla Commissione Statuto.
       L'ultimo tema  riguarda  la  proposta  di modifica all'articolo
  134.
       Più  volte  dai   relatori  che  mi  hanno  preceduto  è  stato
  evidenziato  come   si  cerca,  anche  attraverso  le  modifiche  al
  Regolamento, di  valorizzare,  il  più possibile, il procedimento di
  approvazione  della   legge   regionale.  Una  delle  fasi  di  tale
  procedimento, cioè quello dell'iniziativa legislativa, attualmente è
  monco.
       L'articolo 134,  così come recita la proposta di modifica, vado
  a memoria,  prevede  che  l'iniziativa  legislativa sia garantita al
  Governo, al  singolo parlamentare, al popolo, ai Consigli comunali e
  provinciali  e   fa  riferimento  ai  modi  e  alle  forme  previste
  dall'articolo 12  dello  Statuto.
       Purtroppo, l'articolo  12  dello Statuto fa un ulteriore rinvio
  ad una legge  che  regolamenta modi e forme di attuazione del potere
  di iniziativa legislativa  in  capo  al  popolo,  ai  comuni  e alle
  provincie.  E,  in  questa Assemblea regionale, pur essendo presenti
  disegni di  legge  che  regolamentano  tale  aspetto dell'iniziativa
  legislativa, il  Governo  della  Regione  siciliana  non ha ritenuto
  opportuno presentare  in  proposito  un proprio disegno di legge.
       Credo  che   ciò  sia  intollerabile,  infatti,  non  ha  senso
  modificare  un   Regolamento   se  poi,  per  una  parte  rilevante,
  essenziale che  riguarda,  appunto, l'iniziativa legislativa, non se
  ne può dare attuazione.
       E' un ulteriore  richiamo  che  mi  permetto di fare al Governo
  della Regione siciliana, attraverso Lei, signor Presidente.
       Mi auguro che,  al  più presto, discuteremo questa legge che dà
  attuazione al  Regolamento  ma,  soprattutto, allo Statuto così come
  modificato dalla legge costituzionale.
       Concludo  facendo,  ancora  una  volta,  riferimento  al  ruolo
  esercitato in Commissione dal Presidente.  Sono sicuro che lo stesso
  ruolo, lo stesso clima, non quello di maggioranza e di minoranza, ma
  di novanta  deputati  che  insieme  cercano di impartire le migliori
  regole  a   questa   Assemblea   regionale,   a  questo  Parlamento,
  caratterizzeranno  anche   i   lavori   inerenti   la   modifica  al
  Regolamento.

     PRESIDENTE   E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Pistorio. Ne ha
  facoltà.

     PISTORIO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola
  soltanto per  dire  che  probabilmente, anche se non indispensabile,
  questa    ulteriore    settimana,  utilizzata   dall'Assemblea   per
  approfondire alcuni  aspetti  relativi  alle proposte di modifica al
  Regolamento, è  sicuramente  stata  utile.
       Ascoltando gli  interventi  dei colleghi che mi hanno preceduto
  ho ripercorso,  da  parlamentare di prima legislatura, le difficoltà
  gestionali di  quest'Aula  nel  confrontarsi  con  la responsabilità
  legislativa  ed   ho  ricordato  le  tante  incertezze,  i  passaggi
  farraginosi verificatisi  durante  le  occasioni di maggiore impegno
  legislativo quali ad  esempio  le leggi finanziarie e quante volte è
  stata  richiamata   la   necessità, in  quella  sede, di  interventi
  regolamentari, di  interventi  che  da  un  lato snellissero i tempi
  dando certezza procedurale e dall'altro dessero anche certezza nella
  applicazione delle  regole.
       Tutta la materia dell'ammissibilità delle norme è stata oggetto
  di discussione  ed anche  di  qualche  imbarazzo  politico,  per cui
  ritengo che  questo  intervento  che la Presidenza dell'Assemblea ha
  assicurato,  imponendo  tempi più certi, arriva puntuale nel momento
  in  cui  l'Assemblea  regionale  siciliana si accinge al giro di boa
  della  sua  attività  al fine di raggiungere quella qualità e quella
  quantità  di  produzione legislativa essenziale per dare risposte ai
  siciliani.
       Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, devo dire che tra ieri
  sera e  stasera  trovo  ragioni, non di un ottimismo sfrenato, ma di
  una  confortante  serenità,  considerato che sia il tema della legge
  sulla  famiglia,  con  tutte  le implicazioni culturali, sociali che
  essa   contiene,   sia   l'approccio   al  dibattito  sulla  materia
  regolamentare  che precede l'altro relativo alle modifiche al nostro
  sistema  costituzionale,  alla  Commissione  per  la  riforma  dello
  Statuto  che  sicuramente  è  in  ritardo, a causa di responsabilità
  diffuse,  sull'agenda  politica  che  le  compete,  ci consentono di
  affrontare la fase successiva.
       Sono convinto che il clima sia positivo, che ci sia in tutti la
  volontà, non di  costruire  norme  che  segnino in modo radicale uno
  spartiacque  tra  la  maggioranza  e  l'opposizione,  ma  quella  di
  generare non  un  clima consociativo, ma collaborativo per garantire
  la migliore qualità dell'attività istituzionale.
       Signor Presidente,  sono  certo  però  che  dal  momento che il
  processo politico  ha  sancito  una  responsabilità  dell'azione  di
  governo diretta e  quasi personale per i rappresentanti del popolo e
  che tale  responsabilità  viene  invocata  ed evocata costantemente,
  correttamente, dai  colleghi  dell'opposizione,  noi, in un contesto
  che dovrà  garantire  un  clima  di  collaborazione  e  di confronto
  positivo e  non  di  radicale  contrapposizione, dobbiamo assicurare
  alla maggioranza,  non  soltanto con la tempistica, non soltanto con
  il  potere   discrezionale   della  Presidenza,  ma  anche  con  una
  autorevole responsabilità  della  Presidenza  che  ha tutta la forza
  politica per poterla esercitare, un percorso certo e tempi certi per
  la attività  legislativa nel rispetto, ovviamente, dei diritti e dei
  doveri dell'opposizione.
       Non   vogliamo   realizzare  alcuna  prevaricazione  attraverso
  formule  regolamentari,   ma   siamo  certi  che  la  sua  saggezza,
  l'atteggiamento che ha ispirato l'iniziativa in campo regolamentare,
  sia la migliore  garanzia per giungere in tempi brevi, attraverso il
  clima che in  Aula  si sta percependo, ad una soluzione del problema
  che,  ovviamente, attribuisca ad  ogni  parte  politica  la  propria
  responsabilità e  tenga  presente  il  rispetto  di  quei doveri che
  davanti all'elettorato sono inalienabili.
       In proposito, penso  di  potere  rappresentare  non soltanto le
  posizioni  più vicine al  Governo,  ma  un  principio  politico  che
  contraddistingue questa stagione  nella  quale  tutti  ci troviamo a
  convivere che, certamente, è diversa.  E lo è diversa, lo dico a lei
  e  ai   tanti   uomini   autorevoli,  come  ad  esempio  l'onorevole
  Capodicasa,  i   quali   hanno   partecipato   ad   altre   stagioni
  dell'Assemblea regionale  siciliana,  nella misura in cui il modello
  di  decisione   politica,  la  costituzione  materiale  del  sistema
  politico siciliano erano profondamente diverse.
       Signor  Presidente,   lei   ha   percepito  tale  necessità  di
  adeguamento, l'Aula  l'ha  compresa,  ovviamente,  adesso  la nostra
  capacità di  misurarci  sulle singole disposizioni, di trovare nelle
  singole norme  le  soluzioni  di  compromesso permetterà all'Aula di
  svolgere il lavoro atteso dai siciliani.

     PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, prima  di  dichiarare  chiusa  la
  discussione generale  sulla  proposta  di  modifica  al  Regolamento
  consentite che  dedichi  qualche  minuto,  non tanto ad una replica,
  quanto per  alcune  puntualizzazioni che nascono da due esigenze che
  in questo momento avverto in modo particolare.
       La prima riguarda  il  ruolo  di garanzia che da più parti mi è
  stato affidato; e  non  posso  che  ringraziare coloro i quali hanno
  posto tale esigenza.
       E' un  ruolo  che richiede altissimo senso di responsabilità ed
  una superiore visione  dei  motivi  ispiratori di una riforma, che è
  di carattere culturale  oltre che di carattere politico. E' un ruolo
  al quale mi  accingo  con  la  consapevolezza  di  avere  una grande
  responsabilità sulle spalle,  ma  sono  grato  a coloro che mi hanno
  investito di questa funzione.
       Il  secondo  argomento  è  quello  della  restaurazione  di  un
  equilibrio, al momento minacciato dalle riforme elettorali che hanno
  introdotto nella  Regione Sicilia il principio, sia pure imperfetto,
  dell'elezione  diretta   del  Presidente  della  Regione.  A  questa
  esigenza dedico tutto  me  stesso,  ed  ha  fatto  bene  chi  lo  ha
  ricordato in  altre  occasioni.  E'  un  sentimento che ho avvertito
  immediatamente dopo le elezioni e soprattutto dopo la mia elezione a
  Presidente dell'Assemblea.
       Il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione
  ha  provocato   un   fatale  squilibrio  fra  il  potere  esecutivo,
  la cui  legittimità è stata fortemente rafforzata dal voto popolare,
  e il potere  legislativo  e  di  controllo,  anch'esso frutto di una
  volontà  popolare,   di   un   suffragio  elettorale.  Tuttavia, c'è
  una divaricazione  fatale fra chi è direttamente investito di poteri
  esecutivi e  chi,  viceversa,  è  investito  di  facoltà  di  ordine
  solamente legislativo.
       Ci sono da  apportare  molte  modifiche  a  questo  Regolamento
  concepito  in  tempi  in   cui   il  Presidente  della  Regione  era
  espressione della  volontà assembleare ed altrettanto gli assessori.
  Ma, come avete visto, lo stralcio di riforma regolamentare del quale
  ci stiamo  occupando  non  verte  solamente  sugli  aspetti relativi
  all'adeguamento di un Regolamento superato dai fatti.
       Lo stralcio prevede l'introduzione di meccanismi tesi non tanto
  all'accelerazione    dei    processi    legislativi e di   controllo
  ispettivo.   Infatti,   come  avete  giustamente  individuato,  essa
  interpreta  le  volontà  politiche  dei  Gruppi  parlamentari  ed  è
  espressione ,  quindi, della  capacità  del  Presidente  di  esserne
  autentico interprete.
       Si potrebbero accelerare molto i lavori d'Aula se il Presidente
  per  esempio   si   avvalesse  puntualmente  e  scrupolosamente  del
  criterio  dell'ammissibilità  o non ammissibilità degli emendamenti,
  per citare il  caso  che si verifica più frequentemente nella prassi
  parlamentare.
       Ma voi sapete  che  il  Presidente  deve fare un uso "politico"
  dello strumento  regolamentare;  non  si  può  imporre ad una realtà
  così  politicamente   importante  e  articolata  un  formalismo  che
  forse  risolverebbe   qualche   problema  di  tempo,  ma  lascerebbe
  inalterati invece i problemi e i nodi politici.
       Con questo  stralcio  stiamo puntando ad introdurre elementi di
  ottimizzazione della produzione legislativa.
       Qualcuno,  autorevolmente, ha sollevato il problema dell'organo
  tecnico che  dovrebbe  costituire  un  punto  di  riferimento per un
  miglioramento della  produzione  legislativa.  Non  c'è  dubbio  che
  sull'argomento si sono registrate divaricazioni e ad interpretazioni
  diverse. Può suscitare  allarme  la  creazione  di  un organo che in
  fondo  diventa   l'arbitro   della   procedibilità   o  meno  di una
  proposta di legge.
       Abbiamo preso  atto  che la proposta ha suscitato perplessità e
  timori, ha  posto  sicuramente  intanto  il  problema di ottenere il
  massimo di consenso possibile, come qualcuno ha giustamente chiesto.
  Ho il dovere  di  tentare  una composizione; è chiaro che  un organo
  così delicato  quale  quello  previsto dallo stralcio pone anche una
  esigenza di rappresentatività.
       Per  questo  abbiamo  invitato  a  formulare  emendamenti;  per
  questo, anche  da  parte  nostra, abbiamo studiato la possibilità di
  superare iniziali  intransigenze.  Se  questo organismo ha suscitato
  obiettivamente qualche allarme,  è pur vero che non tutti la pensano
  in questo  modo. Infatti, moltissimi  interventi  hanno  puntato  in
  direzione della  funzione  migliorativa  che  avrebbe  un  organo di
  controllo sulla  produzione  legislativa.  Anche  da parte nostra ci
  siamo resi conto  che gli articoli 67 ter e 67 quater possono essere
  suscettibili di  cambiamenti  ed  abbiamo  pensato  a  modifiche, in
  rapporto al dibattito di questi ultimi giorni.
       In fondo quello  che mi ha fatto maggiormente piacere in questo
  dibattito, e sono  grato  a  chi  ha  posto  nei  termini  giusti la
  problematica,  e  l'invocazione fatta dall'onorevole Capodicasa alla
  prudenza nel  procedimento  in  atto.  Condivido  pienamente  questa
  valutazione  e   constato   che   la   condividono  tutti  i  Gruppi
  parlamentari.
       Tutti i  Gruppi  parlamentari  hanno  tenuto  un atteggiamento,
  hanno creato una atmosfera di autentica collaborazione, di autentica
  serenità nel dibattito.
       Ci  sono   temi   importanti   legati  alle  novità  elettorali
  dell'elezione diretta  del  Presidente della Regione. Si è detto, ad
  esempio, della questione di fiducia.
       Ci sono argomenti importanti quali il significato da attribuire
  alla censura, che ancora rimane prerogativa dell'Assemblea regionale
  siciliana, ma le cui conseguenze giuridico-politiche non sono ancora
  puntualmente individuate e verificate.
       Sono temi sui quali  posso  assicurarle, onorevole  Capodicasa,
  come posso  assicurare  a  chiunque  abbia  ribadito  pressoché  gli
  stessi concetti,  penso  all'onorevole  Forgione, che questa riforma
  non si può fare,  non  si deve fare, a colpi di maggioranza. Si deve
  fare con  il  consenso  di  tutti.
       Proprio   l'elezione  diretta  del  Presidente  della  Regione,
  obiettivamente, é  stata  una  conquista,  portato  di  un dibattito
  politico ormai maturo.  Era tempo che all'esecutivo venisse concessa
  questa  alta   legittimazione   popolare.   Tuttavia,   non  si  può
  rinunciare  alla  tutela  del  prestigio  del  Parlamento,  in  atto
  minacciato  dalla  forza  del  potere  esecutivo.  Da  parte  nostra
  dobbiamo operare tutti gli aggiustamenti che possono riequilibrare i
  due poteri costituzionali che governano la Sicilia.
       Abbiamo pensato  anche  ad  un  contingentamento  dei tempi; su
  questo  punto  non   c'é   un  irrigidimento.  Da  una  parte  si  é
  sostenuta   l'opportunità   del   contingentamento;  dall'altra,  si
  sostiene l'inopportunità  di  ridurre i tempi di dibattito.  Secondo
  me esiste  tecnicamente  la  possibilità  di  contemperare  l'una  e
  l'altra esigenza.
       L'onorevole    Capodicasa    ha    accennato    allo    statuto
  dell'opposizione; si  tratta  di  una  giusta  preoccupazione e, del
  resto, oggi  si  é  maggioranza,  domani  si é  opposizione, secondo
  l'aulica    legge    dell'alternanza    democratica.    Lo   Statuto
  dell'opposizione, come  peraltro  é  stato concepito e realizzato in
  altri più  importanti  consessi  parlamentari,  é  un  atto doveroso
  proprio in  relazione  alla  crescita  di peso del potere esecutivo.
  L'attuale squilibrio colpisce il prestigio, la dignità, l'importanza
  e  la   forza   dell'Istituto  parlamentare.  Rafforzare  i  diritti
  dell'opposizione,  secondo   il   mio   punto   di  vista,  rafforza
  sicuramente il  Parlamento  nel  suo  complesso.  Infatti, più forte
  ed  autorevole   é  l'opposizione,  più  forte  ed autorevole é  una
  maggioranza che con essa deve fare i conti giorno per giorno.
       A questo  punto  potrei accennarvi ai numerosissimi emendamenti
  che  mi   sono   pervenuti,  volti  a  possibili  miglioramenti;  ma
  non voglio tediarvi oltre.
       Penso  che   sia  opportuno,  a  questo  punto,  concludere  il
  dibattito con la  mia  decisione  di  rinviare  alla  data più utile
  possibile, cioè  a  martedì prossimo l'esame dell'articolato e degli
  emendamenti. E  informo  che  convoco la Commissione Regolamento per
  martedì mattina  per  una  valutazione  ed  un  coordinamento  degli
  emendamenti, in modo  che  la  proposta stralcio venga il più presto
  possibile approvata.
       Si  apre   così   una  vera  e  propria  stagione  di  riforma;
  si  comincia   con   il   Regolamento,  ma  la  materia  si  collega
  direttamente a  quella  della  riforma  elettorale  e,  quindi, alla
  riforma  dello   Statuto.   Do  comunicazione  che,  avendo  scritto
  all'onorevole Leanza per sollecitarlo di promuovere un'accelerazione
  dei lavori  della  Commissione,  ho  appreso  con grande piacere che
  proprio oggi la  Commissione  Statuto  ha  ripreso i propri lavori e
  questi promettono una veloce definizione.

     CAPODICASA  Fino a quando possiamo presentare gli emendamenti?

     PRESIDENTE  Fino alla giornata di lunedì.
       Dichiaro chiusa la discussione  generale.
       La seduta è  rinviata  a martedì, 1 luglio 2003, alle ore 17.30
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI

     II- SEGUITO DELLA  DISCUSSIONE  DELLE  PROPOSTE  DI  MODIFICA  AL
          REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (Doc. I).

          Relatore: il Presidente.

    III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

      1) "Norme per la tutela e la valorizzazione della famiglia" (nn.
          553 - stralcio 1 bis - 197 - 208 - 243 - 244 - 381/A).

          Relatore: on. Giovanni Ardizzone.

      2) "Norme a favore della medicina umanitaria" (n. 417)

     IV - ELEZIONE DI  QUATTRO  COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE  DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART.  9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N.  26.

      V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
          PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N.  96.

     VI- ELEZIONE  DI   NOVE   COMPONENTI   DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

    VII- ELEZIONE DI  UNDICI  COMPONENTI  DEL COMITATO REGIONALE PERLA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

   VIII - ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

     IX - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      X- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
          DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

     XI- ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE PER
          LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

    XII- ELEZIONE  DI  TRE   MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

   XIII - ELEZIONE DI  CINQUE  COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

    XIV - ELEZIONE DI  TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XV- ELEZIONE DI  TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

    XVI- ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO DELL'AZIENDA
          MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

   XVII- ELEZIONE  DI   TRE   COMPONENTI   DEL   CONSIGLIO   DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO   REGIONALE   DI  RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

    La seduta è tolta alle ore 20.00.

        La seduta è tolta alle ore XX.XX.

       (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore XX.XX)