Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
***
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura della
interrogazione con richiesta di risposta scritta presentata.
BURGARETTA APARO , segretario:
***
N. 1192 - Richiesta di notizie sulla gestione dell'E.S.A.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
Firmatari: Virzi' Gioacchino; Ioppolo Giovanni
PRESIDENTE L'interrogazione ora annunziata è stata già inviata
al Governo.
Invito il deputato segretario a dare lettura della
interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.
BURGARETTA APARO , segretario:
***
N. 1193 - Emanazione del Regolamento di attuazione della
legge regionale n. 10 del 2000, in materia di rapporti di
lavoro con la Regione siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
Firmatario: Villari Giovanni
PRESIDENTE L'interrogazione ora annunziata sarà iscritta
all'ordine del giorno per essere svolta al suo turno.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Lettura ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e
153 del Regolamento interno delle mozioni:
numero 222: "Interventi a tutela dei lavoratori della 'Cogema' di
Priolo", degli onorevoli Ortisi, Galletti, Manzullo, Papania e
Spampinato;
numero 223: "Interventi presso il Governo nazionale per il
ripristino di un'adeguata politica di finanziamenti a favore del
Mezzogiorno", degli onorevoli Villari, Cracolici, Capodicasa,
Panarello, Raiti e Speziale.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- 140 lavoratori della Cogema di Priolo rischiano il
licenziamento e per buona parte di essi è stato già
avviato il processo di mobilità;
- in data 5.6.2003 nella sala mensa della Cogema di
Priolo, si è tenuta un'assemblea tra i lavoratori
dello stabilimento e dell'indotto, le organizzazioni
sindacali di categoria e confederali, nonché le
istituzioni locali e le rappresentanze parlamentari
regionali e nazionali, al fine di individuare azioni
tendenti a salvare la fabbrica, evitare i
licenziamenti e rilanciare la produzione;
- il Governo regionale, nella persona dell'Assessore
per l'industria Marina Noè, si è impegnato ad
assicurare precise azioni e atti concreti diretti
alla salvaguardia del reddito dei lavoratori e al
recupero delle funzioni dell'azienda; a sollecitare
l'intervento del Governo nazionale; ad accelerare i
tempi per la definizione dell'accordo di programma
sulla chimica, strumento utile ed adeguato per
affrontare le importanti questioni del costo
dell'energia e del trasporto delle piccole e medie
imprese, come la Cogema;
CONSIDERATO che l'azienda è leader del settore nella
produzione della magnesite, per la qualità del
prodotto e per le innumerevoli richieste di esso su
scala europea;
CONSTATATO che nonostante quanto sopra, i vertici
dell'azienda hanno già consegnato al Tribunale di
Siracusa i libri contabili, innescando la
consequenziale procedura di nomina del Curatore
fallimentare,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a chiedere al Governo nazionale la convocazione di
un incontro urgente al fine di individuare le
soluzioni tecniche, giuridiche e pratiche per
scongiurare i licenziamenti e garantire il reddito
dei lavoratori;
- a realizzare l'immediato incontro con il Presidente
della Regione siciliana, on. Cuffaro, così come
anticipato nel corso dell'assemblea tenutasi presso
lo stabilimento della Cogema a Priolo,
dall'Assessore regionale per l'industria, Marina
Noè, per le ragioni specificate in premessa." (222)
ORTISI - GALLETTI - MANZULLO -
PAPANIA - SPAMPINATO
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTO che la recente proroga ed estensione a 1600 Comuni del
nord Italia della Tremonti-bis, dopo le tensioni già
nate all'atto dell'allargamento rispetto
all'originaria formulazione, ha fatto ulteriormente
innalzare il livello di preoccupazione degli
imprenditori, prefigurando un ennesimo dirottamento
al nord di risorse concepite per il sud;
ALLARMATA in particolare dalla mancanza di vincolo
finanziario per il provvedimento e per le modalità
di formazione dello stesso, adottato con una
Risoluzione (la 67E del 20 marzo 2003) dell'Agenzia
delle Entrate;
OSSERVATO che il decreto Tremonti, in particolare per la
parte relativa all'utilizzo per investimenti del
credito d'imposta maturato, ha dato il via a diversi
ricorsi giudiziari amministrativi;
RILEVATO che recentemente si è aggiunto l'abbandono, di
fatto, dell'utilizzo del bonus fiscale per le nuove
assunzioni causato dalla vigente normativa che con
il sistema della prenotazione riduce di molto la
possibilità di richiedere il bonus se non ad
assunzione avvenuta;
PRESO NOTA del 'refuso' in cui incorre il Condono
previdenziale per il sisma del '90 laddove,
prevedendo sia tributi che contributi, circoscrive
ai soli tributi gli effetti del condono consentendo
di beneficiarne ai contribuenti a qualunque e titolo
piuttosto che al sistema produttivo;
CONSTATATO che:
- gli interventi in materia dei tributi contributivi a
seguito degli eventi sismici e vulcanici del 2002,
si sono susseguiti in modo confuso;
- infatti al decreto del Presidente del Consiglio del
29 ottobre 2002, che aveva disposto la sospensione
dei tributi per l'intera provincia di Catania, è
seguito un decreto del Ministro dell'Economia che ha
limitato il provvedimento a soli dieci comuni;
- quest'ultimo è stato contraddetto dalla Presidenza
del Consiglio che ha confermato la validità del suo
decreto per l'intera provincia, che è stato però
ignorato dall'Inail;
- l'Inail, infatti, si è adeguato al decreto
'Tremonti' limitando la sospensione ai dieci comuni
in elenco, successivamente modificato con aggiunte e
sostituzioni (che portano a un numero di 13 comuni
anziché dieci) a seguito di un provvedimento del
Ministro del Lavoro al quale si adegueranno sia
l'Inail che l'Inps mentre restano vigenti i decreti
del Presidente del Consiglio, mai revocati;
RICORDATO che nell'ultima riunione del CIPE è stato previsto
uno stanziamento di fondi per la legge 488 di 550
milioni di Euro per il 2003, contro i 1800 milioni
del 2002, in misura cioè insufficiente e quasi
provocatoria se vista in parallelo con la fine della
Tremonti sud per i nuovi finanziamenti e col
provvedimento del Ministero dell'Economia che fa
rientrare dall'1 luglio questi fondi nella gestione
ordinaria, con allungamento dei tempi tecnici di
erogazione;
CONSIDERATO l'allarme lanciato dalle forze sociali
(associazioni datoriali e organizzazioni sindacali
dei lavoratori) in diverse sedi e, segnatamente, lo
scorso 16 giugno nel corso di un incontro indetto
dall'Associazione degli Industriali di Catania su
queste problematiche;
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
ad intervenire presso il Governo nazionale:
- perchè si eviti un enorme, prevedibile contenzioso
chiarendo le contraddizioni sorte per il mancato
coordinamento circa la sospensione dei tributi per
il sisma e le ceneri vulcaniche 2002 e per il sisma
'90;
- perchè si proceda ad una revisione della norma sul
bonus occupazionale per ciò che riguarda
l'impostazione della provvidenza al 'De minims' per
le regioni meridionali;
- perchè si procede alla modifica del decreto Tremonti
dell'aprile 2003 per portare ad una fruizione del
25% del credito nello stesso 2003 e il resto entro
un quadriennio;
- perché si ripristini una più coerente politica volta
a risolvere il divario fra nord e sud, recuperando
alla loro specificità i fondi e le risorse a tal
scopo destinate." (223)
VILLARI - CRACOLICI -
CAPODICASA - PANARELLO -
RAITI - SPEZIALE
PRESIDENTE Le mozioni testè lette saranno demandate alla
Conferenza dei Presidente dei Gruppi parlamentari perchè se ne
determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA
AL REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (DOC. I).
PRESIDENTE Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno:
"Seguito della discussione delle proposte di modifica al Regolamento
dell'Assemblea" (Doc. 1).
Ricordo che nel corso della seduta numero 144 del 18 giugno
2003, in qualità di relatore del documento, mi sono rimesso al testo
della relazione scritta che ho depositato agli atti.
Ricordo, inoltre, che, nella precedente seduta, non sorgendo
osservazioni, è rimasto stabilito il rinvio della discussione
generale alla seduta odierna.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, considero
estremamente positivo il fatto che l'Assemblea si occupi di riforma
del Regolamento.
Le recenti modifiche legislative che hanno condotto
all'elezione diretta del Presidente della Regione e le ulteriori
modifiche alla Costituzione hanno determinato, infatti, un
cambiamento dei rapporti tra l'Assemblea ed il Governo, che ci
obbligano, dunque, a modificare gli strumenti attraverso i quali il
Presidente dalla Regione opera al proprio interno e dialoga con il
Governo.
Il nostro Regolamento è riuscito, sostanzialmente, fino a
questo momento a sopportare le modifiche cui facevo riferimento,
tant'è che, da due anni a questa parte, sia pure con qualche
difficoltà, l'Aula è riuscita a legiferare, è riuscita a sviluppare
un proprio percorso.
Tuttavia una modifica che semplifichi alcune procedure, riduca
i tempi del dibattito, avvicinandoli a quelli europei, non può che
giovare all'efficacia dell'azione parlamentare senza indebolire i
principi di rappresentatività democratica, che bisogna assicurare,
garantire e tutelare.
Sono convinto che alcuni degli strumenti contenuti nel testo
base del Regolamento operino in questa direzione e, dunque,
garantiscano il raggiungimento di tale obiettivo.
Ma ogni problema può avere soluzioni diverse e noi abbiamo il
dovere di interpretare quelle che meglio conseguono il risultato di
efficienza e di rappresentatività democratica che deve, comunque,
essere alla base del nuovo Regolamento.
E' per queste ragioni che, sia singolarmente, sia insieme ad
altri colleghi, ho presentato una serie di emendamenti che puntano
sostanzialmente all'introduzione di alcuni strumenti parlamentari
ormai abbondantemente in uso in altre regioni, in altri consigli
regionali, se non addirittura presso il Parlamento nazionale, sia
alla Camera che al Senato.
Intendo riferirmi, per esempio, alla Commissione in sede
redigente, che sicuramente consente di dare al parlamentare e al
Parlamento un ruolo più pregnante, mettendolo nelle condizioni di
poter intervenire più direttamente nella formazione dei testi
legislativi, all'interno di un consesso numericamente più contenuto,
qual è la Commissione; nella quale, però, deve comunque essere
garantito un principio di rappresentatività democratica che tenga
conto delle percentuali di rappresentanza dei diversi Gruppi
all'interno del Parlamento nel suo insieme.
Per tale ragione, uno degli emendamenti cui mi riferisco
prevede proprio l'introduzione della rappresentanza, nella
Commissione in sede redigente, di un componente per ciascun Gruppo
costituito presso il Parlamento e l'introduzione del voto
ponderato.
Ciò per garantire contestualmente, da una parte, la presenza di
tutti i Gruppi nelle commissioni in sede redigente; dall'altra, la
garanzia del peso che ciascun Gruppo ha all'interno del Parlamento
e, dunque, all'interno di Commissioni che sono chiamate a compiere
un percorso istruttorio molto profondo, quasi definitivo, se teniamo
conto che il testo esitato in sede redigente arriva poi in Aula per
essere votato nel suo insieme.
Sono strumenti, come dicevo, abbondantemente utilizzati in
altri parlamenti, oltre che al Parlamento nazionale; ma, per quanto
ci riguarda, abbiamo mutuato quello del Veneto.
Alcuni emendamenti prevedono l'istituzione del Comitato per la
legislazione - anche questo presente in diversi parlamenti regionali
e al Parlamento nazionale - che rappresenta un luogo di verifica del
prodotto legislativo che noi realizziamo e che, talvolta, presenta
elementi di sovrapposizione normativa che hanno determinato in
passato difficoltà di interpretazione delle leggi e di coordinamento
dei testi.
Il Comitato per la legislazione, così come accade presso il
Parlamento nazionale, dovrebbe occuparsi proprio di tali aspetti.
Un altro emendamento, che mi interessa sottolineare
all'attenzione dell'Aula, è quello che riguarda l'elezione del
rappresentante della Regione presso la cosiddetta 'bicameralina'
cioè, la Commissione paritetica per gli affari regionali allargata
alla rappresentanza dei componenti, espressione delle regioni e dei
componenti, espressione delle autonomie locali.
E' un organismo di nuova istituzione e, dunque, era necessario
introdurre un criterio per la sua elezione.
Ci sono poi alcuni emendamenti che puntano alla riduzione dei
tempi, ma non certamente della capacità di espressione, di opinioni,
di consenso, di dissenso da parte dei diversi deputati e da parte
dei Gruppi.
Una cosa è guardare a tempi cosiddetti 'europei', più
contenuti; altra cosa è invece limitare l'esercizio del diritto di
parola che non può che essere garantito a tutti i deputati.
C'è poi il grosso tema del cosiddetto "organo tecnico", uno
strumento assolutamente estraneo alla prassi parlamentare nel
momento in cui non si comprende la sua costituzione, la sua
formazione; talvolta non si comprende l'esuberanza delle funzioni
che gli sono attribuite rispetto alle funzioni parlamentari.
Credo che la politica debba essere prevalente in un Parlamento;
credo che un organismo di questa natura potrebbe trovare allocazione
in altro strumento regolamentare di questo Parlamento, che è il
Regolamento dell'Amministrazione, non certo nel Regolamento
parlamentare che disciplina i lavori, le procedure, le istruttorie
di carattere parlamentare. Ne propongo l'abrogazione per questo e
per altre ragioni che esporrò se si dovesse arrivare
all'illustrazione dei documenti.
In linea di massima il lavoro svolto è un lavoro positivo che
può migliorare non solo l'efficienza del Parlamento ma anche la
celerità con la quale esso procede anche nei rapporti con il Governo
- come dicevo all'inizio - dato che con appositi emendamenti
s'intende disciplinare l'esame dei documenti di programmazione
economica e finanziaria o, comunque, dei documenti di grande
programmazione - dei quali si è parlato in passato - con apposite
disposizioni di legge contenute nella recente finanziaria regionale.
Signor Presidente, ho concluso il mio intervento. Se sarà
necessario, successivamente, valuterò l'opportunità di riprendere la
parola per illustrare alcuni emendamenti - altri ritengo che si
illustrano da soli - e intanto la ringrazio per questo spazio.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Capodicasa, ne ha
facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, da tempo
quest'Assemblea attendeva un intervento di modifica regolamentare
che, con una certa radicalità, affrontasse i problemi che la nuova
legislatura, i nuovi assetti istituzionali della Regione ci
consegnano.
Debbo subito dire che, secondo il nostro punto di vista, il
testo esitato è un buon testo, anche se, probabilmente, per la
troppa carne al fuoco che avevamo ed abbiamo e anche per l'esigenza
di arrivare al più presto a qualche intervento di carattere
regolamentare che mettesse ordine e rafforzasse la capacità di
produzione legislativa di questa Assemblea, non abbiamo potuto
effettuare un esame approfondito - direi quasi organico - del
Regolamento per affrontare l'intero arco delle questioni che dal
punto di vista regolamentare ci si presentano.
E' stato detto che la nuova legge sull'elezione diretta del
Presidente e dell'Esecutivo comportano modifiche nei rapporti tra
Parlamento e Governo tali da doversi richiedere un altrettanto
radicale intervento per bilanciare meglio i poteri, i pesi, le
funzioni di controllo, le funzioni legislative e quelle
dell'Esecutivo per rendere così fisiologico questo rapporto, uscendo
da una vecchia cultura parlamentare che le nuove normative,
ovviamente, hanno superato.
Considero il testo esitato dalla Commissione un discreto passo
avanti; non lo ritengo esaustivo delle problematiche esistenti nel
loro complesso. Basta ricordare che il testo non affronta il tema
del voto di fiducia attribuito al Presidente della Regione, che lo
può richiedere anche su singoli disegni di legge o emendamenti. Ciò
aveva un senso nella precedente legislatura, nella passata
normativa, quando l'Assemblea esprimeva un voto di fiducia sul
Governo, quando il Presidente e la Giunta erano eletti nel suo seno,
cioé nell'ambito dei parlamentari presenti in quest'Aula e, quindi,
in ogni momento poteva revocare la fiducia accordata; così come il
Presidente della Regione e l'Esecutivo potevano verificare la
fiducia su qualunque testo e su qualunque emendamento.
Tutto ciò è stato superato: il Presidente della Regione riceve
una investitura popolare, l'Esecutivo viene nominato dallo stesso
Presidente e non eletto dall'Assemblea; rimane in sospeso, nel
nostro Regolamento, la procedura relativa al voto di fiducia che -
come sappiamo - non essendo stato previsto non può essere revocato.
La nuova normativa, introdotta con la legge costituzionale
numero 3, che modifica il nostro Statuto, prevede la sola norma di
sfiducia al Presidente della Regione; ove il Parlamento la approva,
si va ad una nuova consultazione elettorale sia per eleggere il
Presidente della Regione che i componenti dell'Assemblea.
Quindi, siamo di fronte ad un atto che non ha più il valore di
una fiducia - chiamiamola così - ordinaria, che da mandato al
Presidente di espletare la sua funzione di Capo dell'Esecutivo, ma
ci troviamo di fronte ad una norma che, ove votata, porterebbe ad
interrompere la legislatura, a sciogliere l'Assemblea ed a
presentarsi al corpo elettorale.
E' una questione non di poco conto che il nostro Regolamento
non affronta, così come non affronta altre questioni che sono ad
esso legate e che ritengo dobbiamo rivedere in un'altra stagione.
La nuova normativa prevede che venga accordato un premio di
maggioranza alle liste collegate al Presidente che vince le
elezioni; ciò è previsto con la vecchia legge nell'ordine di
diciotto parlamentari, come limite massimo; si tratta di un numero
talmente alto da rasentare oggi il numero di tutti i deputati
dell'opposizione presenti in quest'Assemblea. Tale premio di
maggioranza rende schiaccianti le maggioranze escluse.
In questo nuovo contesto, bisogna porre attenzione al ruolo ed
alla funzione dell'opposizione, per evitare che diventi
l'opposizione di "Sua Maestà", un'opposizione che non incide,
relegata solo ad una funzione di testimonianza e per ciò stesso una
funzione talmente inefficace da essere spinta su posizioni radicali,
quasi extraparlamentari, che non giovano al Parlamento e - a mio
giudizio - neanche alla funzione di Governo della maggioranza.
Bisogna pensare ad uno Statuto compiuto dell'opposizione, da
inserire all'interno del Regolamento.
Il Regolamento, la proposta di Regolamento attuale comincia a
muovere qualche passo in questa direzione, laddove prevede che un
terzo dei disegni di legge, e comunque degli atti parlamentari posti
all'esame del Parlamento debbano essere scelti tra quelli indicati
dalle opposizioni. Questo muove qualche passo nella direzione a cui
io accennavo poc'anzi, ma non esaurisce il problema.
In altri Parlamenti, come si sa - parliamo ovviamente di
Parlamenti eletti col sistema maggioritario - l'opposizione ha la
facoltà di nominare commissioni d'inchiesta sua sponte, cioè senza
l'approvazione dell'organo assembleare; intal caso, una commissione
d'inchiesta non gradita alla maggioranza non vede mai la luce.
Dico ciò solo per accennare a cosa abbiamo bisogno, a mio
giudizio, e nell'ambito della nuova normativa, per rafforzare il
potere di controllo dell'opposizione nell'ottica di un potenziamento
della dialettica parlamentare, senza che l'opposizione travalichi le
sue funzioni e finisca per intralciare l'azione della maggioranza ,
senza però che la maggioranza che acquista forza in virtù delle
nuove normative preponderanti ne soffochi la funzione soffocandone
così anche le funzioni democratiche ed equilibratrici.
Ecco allora che a questo Regolamento, a questa prima modifica
credo dobbiamo guardare con un giudizio prudente, sapendo che stiamo
muovendo dei passi, ma che l'obiettivo che ci eravamo prefissi, e di
cui avevamo avuto mandato da parte dell'Assemblea, è un obiettivo
ancora da perseguire. La decisione assunta dalla commissione di
perseguire tale obiettivo per gradi mi convince, sapendo però che
appunto di primo grado si tratta e che altri gradi debbono ancora
essere percorsi.
Questa bozza, volendola riassumere, sostanzialmente si
concentra in poche battute su due questioni, le più grosse, ma ve ne
sono ovviamente altre che considero importanti, a cui personalmente
annetto un grande valore di disciplina dell'attività parlamentare,
della sua fisiologia e, quindi, anche dei risultati che poi ne
conseguono. Il primo è quello relativo al procedimento legislativo
che è una delle questioni di fronte a cui abbiamo battuto la testa
più volte, non solo in questa legislatura, ma anche nelle
precedenti.
Ogni volta che il Parlamento ci propone la modifica
regolamentare si trova davanti a questioni che vuole risolvere.
Noi, tra tutte le questioni che ci trovavamo davanti e che
intendiamo superare, abbiamo scelto quella del procedimento
legislativo come una delle più importanti perchè, come ognuno sa,
questo è il tema su cui l'Assemblea ha, negli anni scorsi ed anche
di recente, subito le più cocenti sconfitte da vari punti di vista:
da quello dell'efficacia della norma a quello dell'efficacia del
risultato legislativo, a quello dell'aderenza delle procedure ai
regolamenti ed alle leggi che, spesso, non sono state rispettate
sotto la spinta dell'Aula o anche del Governo, perché non é esente
da qu sta spinta l'Esecutivo.
Abbiamo avuto serissimi problemi quando abbiamo trattato le
leggi cosiddette "finanziarie" che sono diventate vere e proprie
leggi omnibus, approvate senza che se ne rispettasse il
procedimento. In tale percorso, siamo più volte incappati in
problemi di ordine costituzionale, di compatibilità con la normativa
europea; siamo più volte tornati sulle stesse norme, anche su leggi
diverse, successive l'una all'altra, perché si era legiferato in
modo non adeguato, erroneo. Si pone, di conseguenza, il problema di
non far ricadere l'Assemblea negli stessi errori affinchè garantisca
ed assicuri a se stessa, per il proprio futuro, un procedimento
parlamentare legislativo che sia ben governato, che sia trasparente
agli occhi di tutti i parlamentari, anche nei momenti più convulsi
della vita di questo Parlamento e, soprattutto, ci dia delle buone
leggi perché noi dobbiamo guardare sempre agli atti che compiamo con
l'ottica del cittadino che dovrebbe essere ed é il beneficiario
finale del lavoro che noi qui svolgiamo.
L'obiettivo, quindi, che ci proponiamo é quello di approvare
una buona legge e quando dico "una buona legge" non intendo
riferirmi al suo contenuto che è quello che ogni maggioranza decide
per sè. A volte ciò che é buona legge per la maggioranza non lo é
per l'opposizione e viceversa; non la giudico, quindi, dal punto di
vista del contenuto, ma dal punto di vista dell'impatto normativo,
della sua capacità di essere leggibile agli occhi di chi deve
consultarla, cioè degli operatori del diritto, dell'Amministrazione
e dei cittadini.
Il Regolamento, dunque, é uno strumento che consente di
raggiungere questo obiettivo e credo che, nella normativa, siano
contenute alcune misure volte ad evitare un eccesso
d'improvvisazione delle leggi, eufemisticamente le considero tali.
Si potrebbero usare ben altri aggettivi, ben altri concetti,
anche più pesanti, perché abbiamo vissuto dei momenti convulsi,
dove la norma non é stata opportunamente filtrata, dove gli
emendamenti non hanno avuto il parere delle Commissioni, dove non
c'é stato il necessario approfondimento da parte del Parlamento.
Con questa proposta si tende, senza eccessi e radicalità - perché
la norma non é così terribile come la si vuole fare apparire - a
spostare o, comunque, ad integrare la sede parlamentare
dell'approvazione degli articoli, del loro esame in Aula ed in
Commissione, cioè fermo restando la funzione decisiva dell'Aula in
sede di approvazione finale delle norme. Il suo esame e la sua
compatibilità - diciamo pure la sua efficacia - vengono però
valutati prioritariamente in Commissione ed in questo modo credo che
si ottengano maggiori risultati: il primo è quello di richiamare i
parlamentari al lavoro di commissione, che, nel corso di questa
legislatura, è letteralmente svanito; vero è che si discute molto su
quanto abbia inciso in questa disaffezione dei parlamentari al
lavoro di commissione la nuova normativa, l'elezione diretta
dell'esecutivo e del Presidente che svuota di poteri il Parlamento.
Capisco e concordo con quanti sostengono che c'è un problema di
motivazioni politiche, che sotto qualunque cielo e in qualunque
Parlamento si ripropongono sempre: il raccordo tra l'Esecutivo e la
sua maggioranza, il raccordo tra l'azione del Governo e quella dei
parlamentari che lo sostengono, per cui io ritengo che la prima
questione sia legata ad una vera adesione politica all'azione del
Governo da parte della sua maggioranza.
Ma c'è anche una svalutazione che, nel corso del tempo, è
intervenuta sul lavoro di commissione che, per l'andazzo dei lavori
d'Aula nell'esaminare i disegni di legge è diventato secondario.
Infatti, il parlamentare, spesso, non partecipa ai lavori della
commissione perchè sa che c'è poi l'esame in Aula, dove un
emendamento che non è stato preventivamente esaminato ed
approfondito, che non è passato dalla Commissione di merito, che è
improponibile ai fini regolamentari e di legge, poi lo si può
trovare presentato in Aula se qualcuno si va a raccomandare al
Presidente di turno perchè chiuda un occhio sull'emendamento
propostoe, comunque, poi una soluzione in Aula si trova. E se il
parlamentare non può presentare l'emendamento fa sì che lo presenti
il Presidente della Commissione o lo un rappresentante del Governo.
E' chiaro che i parlamentari - come si sa - se non vanno in
commissione non se ne stanno a non fare nulla , perchè gli stessi
hanno mille cose da fare, lo sappiamo tutti: se non partecipano ai
lavori d'Aula o di commissione vanno negli assessorati, partecipano
a convegni, organizzano incontri. Solo qualche sciocco, qualche
giornalista da accatto può ritenere che il parlamentare che non
frequenta la commissione lo fa perchè se ne sta in spiaggia a fare i
bagni Fa altre cose, ma sacrificando la parte che più gli compete
in quanto parlamentare, che è quella di legiferare, ma sapendo che
alla fine c'è sempre una sede di appello dove tutto quello che
avrebbe dovuto fare in commissione lo può fare egualmente in sede
d'Aula
E' chiaro che in commissione non va più nessuno, non si fanno
gli approfondimenti e la commissione lo consente. Si sovraccarica in
tal modo il lavoro d'n Aula e ciò non è possibile, non
sottovalutiamo questo elemento. In Aula abbiamo avuto leggi con ben
700, 800 emendamenti presentati di cui poi la Presidenza ne ha
dichiarati improponibili circa 500; quindi sarebbe bastato un
preventivo filtro per impedire che ci fosse lo sciupio di carta che
tutto questo comporta considerato che gli stessi devono essere
stampati, distribuiti nella confusione generale e - aggiungo io - si
legifera male, perchè qui non si ha tutta la documentazione, non si
ha il contatto diretto con gli uffici e con l'Assessore al ramo,
perché noi spesso deliberiamo in Aula su materia che riguarda
l'agricoltura con l'Assessore al bilancio che siede ai banchi del
Governo. E' una situazione veramente raccapricciante dal punto di
vista dell'efficacia che non può continuare ad esistere.
Il Regolamento cerca di porre un rimedio a tutto questo: la
nuova proposta da un lato rafforza i poteri delle Commissioni
rispetto al Governo; queste possono chiedere le relazioni tecniche,
informazioni utili, possono fare, cioè, tutto un lavoro preventivo
di esame che fino a questo momento era anch'esso contemplato nel
Regolamento ma non aveva la cogenza che il Regolamento attuale gli
dà.
In questo s'inserisce la vexata quaestio del cosiddetto
"organismo tecnico" di cui prima parlava anche l'onorevole Fleres
che, avendo partecipato alla Commissione per il Regolamento,
sappiamo su quali basi motiva la sua contrarietà;onestamente
parlando, a me sembra che l'onorevole Fleres l'abbia sovraccaricato
di significati.
Non capisco la ragione di questa radicalizzazione che egli ha
proposto all'Aula e anche alla stampa.
In sostanza, la motivazione che l'onorevole Fleres adduce
contraria a questo organismo tecnico - io concordo con lui - avrebbe
bisogno di essere precisata meglio nelle funzioni, nella
composizione, nel modo di essere eletto o nominato.
Questi sono aspetti che, come abbiamo dichiarato in
Commissione, signor Presidente, siamo disponibili a discutere, a
trattare, per trovare una soluzione.
Ciò che non condividiamo è la sua abrogazione perché a noi
sembra uno strumento importante che possa aiutare in quest'opera di
razionalizzazione del procedimento legislativo, cioè ci aiuta a
compiere meno errori ed il Parlamento, nonché il Presidente
dell'Assemblea che presiede le sedute, non è assolutamente vincolato
ai giudizi ed al lavoro preventivo che questo organismo dovrebbe
compiere.
Quindi, a mio avviso, la critica che l'onorevole Fleres fa è
malposta rispetto a questo tema, perché avrebbe senso parlare di una
prevalenza della burocrazia, così come egli l'ha definita rispetto
all'organo parlamentare, alla sede politica ove questo organismo
avesse una funzione inappellabile. Gli si chiedono relazioni
tecniche ai disegni di legge, valutazioni sul cosiddetto drafting,
che ormai è entrato nel linguaggio tecnico comune, cioè la
valutazione dell'impatto normativo di una norma, della sua
compatibilità con la normativa comunitaria, cioè un lavoro che,
mentre l'esecutivo è in grado di fare attraverso i suoi organismi,
non è in grado di fare il singolo parlamentare.
L'Assemblea regionale ha il dovere, a mio giudizio, di
supportare il lavoro del singolo parlamentare, metterlo alla pari
con l'esecutivo nel valutare gli effetti che produce una norma, la
congruità finanziaria, che non è la copertura finanziaria in quanto
la stessa è di competenza della Commissione Bilancio, su proposta
dell'Assessore per il bilancio, ma la congruità, cioè qual è
l'impatto finanziario di una norma; poi l'Esecutivo ed il Parlamento
possono decidere di coprire in tutto o in parte quell'impatto
finanziario e, quindi, la copertura finanziaria segue e può essere
modulata secondo le esigenze politiche che l'organo politico valuta,
ma la congruità finanziaria è un'altra cosa.
Così come io reputo importante che vi sia una relazione di
accompagnamento in cui si faccia una valutazione del testo dal punto
di vista dell'impatto normativo, ovvero se contrasti con norme già
esistenti, ovvero ancora quale potrebbe essere la sistematica
legislativa a seguito dell'introduzione della norma proposta;
oppure, infine, valuti preventivamente gli ambiti di discrezionalità
ai fini della decisione che il Presidente dell'Assemblea dovrà poi
assumere circa la proponibilità o meno degli emendamenti.
Beninteso, la decisione rimane, comunque, al Presidente
dell'Assemblea, stante che la norma attualmente presente nel
Regolamento - laddove recita che "il Presidente inappellabilmente e
insindacabilmente decide sulla proponibilità o meno della norma" -
rimarrebbe invariata. Questo organo darebbe un proprio suggerimento
al Presidente che per ragioni, che io considero giuste, di
trasparenza procedurale, verrebbe fornito anche all'Assemblea.
Il Presidente, qualora decidesse inappellabilmente che quel
giudizio dell'organo tecnico non sia congruo, non sia fondato,
può decidere in modo diverso.
Tutto ciò non incide sulla decisione finale: ha solo un valore
di supporto che rende un servizio non solo alla Presidenza
dell'Assemblea ma all'intero Parlamento.
Infatti considero anche importante l'introduzione di questa
norma innovativa. Come ho detto già in Commissione voglio qui
ribadire che questa norma (perfino più rafforzata) l'ho ritrovata
anche nei regolamenti parlamentari di alcuni stati membri degli
Stati Uniti d'America, dove, anni fa, con l'onorevole Fabio Granata
(allora parlamentare come me e non nella veste di rappresentante del
Governo) e l'onorevole Simona Vicari abbiamo effettuato un viaggio
di studio organizzato dall'ISI, istituto americano che si occupa
degli gli scambi culturali tra diverse Nazioni. E in quell'occasione
visitammo diversi Parlamenti (ho ancora con me i manuali
parlamentari omologhi ai nostri regolamenti) e proprio in questi
manuali sia dello Stato dello Yutah, della Pennsylvania che del New
Jersey, sono previsti organi che hanno un valore interdittivo.
Quello che viene chiamato Ufficio del Bilancio sostiene la non
finanziabilità dal punto di vista tecnico ed è interdittivo ai fini
del proseguimento dell'iter legislativo.
Noi, invece, siamo di fronte ad una cosa ben diversa: si tratta
di un parere che viene fornito e che quindi ha ben altro peso.
Fra le altre norme introdotte ricordo quella relativa alla sede
redigente che in Commissione abbiamo deciso di mantenere solo per
i testi unici e non per i disegni di legge.
Onorevoli colleghi, la cosa che considero veramente blasfema e
perfino irridente, sotto certi punti di vista, è che noi vogliamo
introdurre norme regolamentari, nel nostro ordinamento, solo perchè
sono presenti in altri parlamenti.
Ogni parlamento ha un suo status, ha modalità proprie, ha un
numero diverso di componenti. Quando si dice che dobbiamo avere dei
tempi di intervento "europei" non teniamo in considerazione che il
Parlamento Europeo ha un migliaio di componenti , e quindi, la
limitazione del tempo di intervento è dettato dalla necessità di
contingentare ad un quarto d'ora gli interventi di ogni
parlamentare, su una mozione, diversamente avrebbero bisogno di anni
e non di mesi per completare una discussione
La stessa cosa vale per il Parlamento Nazionale: sono 630 i
deputati nazionali, quindi quella normativa, quella regolamentazione
dei lavori, risponde a esigenze che sono legate a quella
composizione parlamentare. E' cosa diversa un Parlamento composto da
90 componenti di cui una parte sono già componenti dell'Esecutivo,
una parte ancora del Consiglio di Presidenza, anche questo ridotto
quindi a poche unità.
Non possiamo porre ulteriori restrizioni temporali quando ciò è
stato già fatto nella precedente legislatura, dimezzando i tempi
relativi agli interventi sulle discussioni generali o nella
discussione degli emendamenti. Sarebbe una eresia riproporre
l'esigenza di una " costipazione" dei tempi parlamentari ivi
compreso, l'idea del contingentamento dei tempi per i disegni di
legge. Tutt'al più in un Parlamento - come quello nostro - che in un
anno esita diciotto leggi.
La scorsa legislatura non abbiamo superato questo numero e non
certo perché vi sia un sovraccarico di attività legislativa, o
perché i lavori d'Aula vengono rallentati da ostruzionismi
parlamentari. Ma questo si verifica perché da un lato le risorse
finanziarie scarseggiano e non tutte le leggi si possono fare senza
idonee coperture finanziarie, a meno che si facciano leggi di pura
riforma che non comportano oneri; dall'altro lato, perché esistono
problemi di carattere politico che impediscono che si vada al di là
di quello che si è fatto.
Allora, la scarsa produttività dell'Assemblea non è legata a
inceppamenti di natura regolamentare o ai tempi lunghi dell'esame.
Questa è una cosa che a volte viene detta a beneficio della pubblica
opinione, come propaganda da far veicolare attraverso i giornali che
ovviamente, quando si tratta di offuscare l'operato dell'Assemblea
regionale siciliana - a volte lo fanno a ragione ma molto spesso lo
fanno anche a torto - si buttano a pesce. Ripeto, non è questo il
problema.
Qui siamo fermi per altre ragioni. Cosa diremo quando avendo
stretto tutte le maglie del Regolamento, avendo imprigionato
l'opposizione,"avendoli tratti in catene nelle patrie galere", le
leggi non verranno prodotte ugualmente? A cosa e a chi addebiteremo
la responsabilità?
La verità è che ci sono aspetti politici e aspetti
procedimentali. Noi l'aspetto politico lo affrontiamo nelle sedi
politiche; in altre sedi, quelle regolamentari, si deve invece
affrontare la definizione della migliore procedura possibile per
fare in modo che si arrivi al risultato che ci proponiamo.
Ecco allora spiegato il perché abbiamo voluto limitare la sede
redigente solo alla elaborazione dei testi unici e non agli altri
disegni di legge. Perché l'elaborazione dei testi unici è una
attività complessa che richiede un lavoro di cesello in quanto la
norma deve essere interpretata, posta in relazione con altre norme.
Si tratta di un lavoro delicato che non può essere svolto ovviamente
in Aula talché in 50 anni di vita del nostro Parlamento non è stato
approvato alcun testo unico proprio per le difficoltà testè
illustrate.
E dopo 50 anni di vita di un parlamento sarebbe necessario
elaborare testi unici di settore; ne intravedo la necessità nel
settore dell'urbanistica così come in qualche altro settore.
Così anche per quanto riguarda tutto l'iter relativo all'esame
dei disegni di legge attraverso le relazioni tecniche, l'esame
preventivo e poi l'approvazione con una diversa procedura degli
emendamenti che dalla Commissione arriva all'Aula.
Onorevole Presidente, io ritengo che valga la pena assumere un
impegno per il proseguimento di questo lavoro di modifica al
Regolamento. Vi sono ancora tanti nodi da sciogliere. E a mio
giudizio sono anche i più grossi.
Ho fatto riferimento al nodo sulla fiducia e la sfiducia: si
potrebbe parlare della esigenza di dare un carattere al voto di
censura su un componente del Governo, diversamente dalla previsione
del precedente Regolamento che equiparava il voto di censura al voto
di sfiducia.
E' chiaro che un Presidente della Regione, ancorché posto di
fronte all'esigenza di censurare un suo Assessore, se ciò equivale a
sfiduciarlo nella sua funzione lo difende e quindi la censura non
interviene. Però, nel momento in cui l'assessore non è più eletto
dall'Assemblea ma nominato dal Presidente della Regione noi dobbiamo
far si che la censura votata dall'Assemblea possa diventare un
elemento di stimolo per l'assessore.
Bisogna evitare che un assessore, non parlamentare, nominato
quindi dal Presidente, senta come estranea la volontà dell'Assemblea
rispetto al suo operato.
La censura è una sorta di critica fatta formalmente
dall'Assemblea sull'attività di un assessore.
Io ritengo che questi temi, magari con maggiore distensione di
tempi, dovrebbero essere affrontati per le ragioni da me esposte.
Credo che, se si procede nell'esame di questo testo senza la
volontà di esercitare colpi di mano, si possa continuare in modo
tranquillo parlando di regole.
L'onorevole Fleres aveva sostenuto la tesi che il Regolamento
deve essere approvato con la maggioranza più ampia possibile. Non
sono gli schieramenti classici che devono presiedere alla scelta
delle regole.
Io mi appello alla Presidenza dell'Assemblea perché svolga, da
qui a quando esamineremo gli emendamenti, il necessario ruolo di
mediazione, di raccordo volto a non vanificare il lavoro svolto.
Se passano emendamenti che "tagliano il cuore" di questa
proposta è chiaro che non si è lavorato con profitto.
Signor Presidente la prego di seguire il mio ragionamento
perchè questa parte del mio intervento riguarda il suo ruolo: se si
va avanti a colpi di maggioranza e con uno o due emendamenti si
colpisce il nucleo della proposta, se noi da questa togliamo due,
tre cose, poi il resto, - diciamocelo molto francamente - è
pochissima cosa. Insomma, non valeva la pena fare tutto questo
sforzo, trattandosi di questioni che non modificano radicalmente il
modo di lavorare del Parlamento.
Così come giudico importante che questo lavoro sia ordinato e
regolato.
Abbiamo la fortuna che il Presidente dell'Assemblea è anche il
Presidente della Commissione per il Regolamento, quindi, riveste le
due cariche che in questo momento hanno il compito di regolare i
lavori e di esprimere il parere su tutto ciò che giungerà all'esame
dell'Aula.
Ci rimettiamo, quindi, alla valutazione, al buon senso e
all'autorevolezza della Presidenza esprimendo la fiducia che questo
lavoro possa definirsi senza strappi e senza contrapposizioni
insormontabili ma, con la giusta mediazione. Infatti di regole si
tratta e di regole vive un Parlamento.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha
facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
l'intervento dell'onorevole Capodicasa dimostra esattamente la tesi
opposta che lui ha voluto sostenere per quanto concerne il
contingentamento dei tempi da applicare nel nuovo Regolamento,
perché, pur essendo estremamente piacevole e sicuramente utile
ascoltare l'onorevole Capodicasa, se non si rispettano i tempi poi
si rischia di dilatare troppo il dibattito. E, come direbbe
l'onorevole Cintola, ciò avverrebbe 'a spese della Sicilia e dei
siciliani', in quanto i ritardi che si producono per le performances
personali dei singoli deputati, in questa Aula, rischiano a volte di
ritardare l'approvazione delle leggi...
PRESIDENTE E' solo responsabilità del Presidente, soprattutto
quando si tratta di una discussione così importante.
ACIERNO Signor Presidente, era soltanto una battuta nei
confronti dell'onorevole Capodicasa. Ma poiché ha fatto riferimento
lui alla non necessità ...
CAPODICASA Signor Presidente vorrei che risultasse agli atti
che io non ho violato nessuna norma regolamentare perché quando si
discute di Regolamento i tempi non sono quelli previsti dallo
stesso.
ACIERNO Questo è un nuovo Regolamento che non conosco.
CAPODICASA Questo è il Regolamento attuale.
ACIERNO Entrando nel merito, per quanto riguarda la materia in
discussione , devo dire che, anche se abbiamo impiegato due anni e
dobbiamo ammettere che non abbiamo sicuramente completato il lavoro
di revisione del nostro Regolamento, credo che quello che oggi
arriva in Aula è un importantissimo passo avanti e dirò perché dal
mio punto di vista.
Intanto, perché introduciamo, sembra una cosa stupida,
l'obbligatorietà per i deputati di partecipare ai lavori
d'Aula e delle Commissioni.
Ripeto, sembra una cosa stupida, eppure il nostro Regolamento,
all'articolo 1, sancisce i diritti dello status di deputato ma non i
doveri con tutto quello che poi ne è conseguito negli anni per
arrivare all'attuale legislatura. Questa, infatti, come ho già avuto
modo di dire in un'altra seduta, è sicuramente una legislatura
prototipo per tutti: non c'è esperienza in questa legislatura, anche
chi ha avuto modo di frequentare per decenni quest'Aula e questa
istituzione in realtà vive, come me, che sono per la prima volta
deputato regionale, una totale e diversa esperienza. Ciò è
determinato dal fatto che in Sicilia si è votato con la nuova legge
elettorale che prevede l'elezione diretta del Presidente della
Regione: questo ha cambiato, di fatto, le regole del gioco. Ma, non
c'è stata, purtroppo, la capacità del legislatore nella precedente
legislatura di adeguare immediatamente il Regolamento alla mutata
legge elettorale. Questo è un invito che Le rivolgo, onorevole
Presidente, nella sua qualità anche di Presidente della Commissione
per il Regolamento: nel momento in cui la Commissione per la
revisione dello Statuto e la I Commissione, congiuntamente, lavorano
a un nuovo testo,ad un ipotetico o un probabile nuovo testo, per il
nuovo sistema di elezione dell'Assemblea regionale e del Presidente
della Regione, bisognerà fare in modo che la Commissione per il
Regolamento, ora per allora, sia pronta ad adeguare eventualmente,
ulteriormente, il nostro Regolamento per consentire a chi verrà a
sedersi in questi scranni nella prossima legislatura - se mai
dovesse cambiare di nuovo la legge elettorale - di trovare già un
regolamento adeguato alla nuova forma di Governo della Regione.
E' sicuramente un passo avanti rispetto ad un dibattito che
purtroppo è troppo spesso trapelato sulla stampa piuttosto che
nell'Aula di questo Palazzo e che riguarda la presenza dei deputati
nei lavori di Commissione e di Aula. Dice bene l'onorevole
Capodicasa: non bisogna prestare il fianco allo scandalismo
giornalistico che purtroppo, ammettiamolo, troppo spesso è
alimentato dalla imbecillità politica di qualcuno di noi che trova
sfogo personale nel vedere riportata qualche dichiarazione sulla
stampa senza ritenere il danno - finto - che produce mettendo sulla
bocca di milioni di siciliani regole non vere. Diceva bene
l'onorevole Capodicasa, e io lo sottoscrivo: spesso e volentieri il
deputato non partecipa al lavoro d'Aula o di Commissione perché
impegnato in altre attività collegate al suo mandato elettorale.
Ma questo non può essere un alibi per arrestare i lavori. Credo
che in questa proposta di riforma si sia fatto un grande passo
avanti con la presunzione del numero legale nei lavori in
Commissione determinando una grande novità.Infatti si dà modo a
tutti i parlamentari che intendono svolgere il loro lavoro in seno
alle Commissioni legislative di potere lavorare regolarmente anche
se qualche collega in quel momento è impegnato in altri ruoli.
Un'altra cosa molto importante, secondo me, che si introduce
con la riforma del Regolamento è la Commissione in sede redigente.
Non sono proprio d'accordo con quanto sostenuto dal collega
Capodicasa limitatamente ai testi unici. Io credo che la sede
redigente, così come è stata pensata in seno alla Commissione per il
Regolamento, concilia anche le aspettative enunciate dall'onorevole
Fleres e quindi la necessità della politica all'interno del
Regolamento. Anche se devo dire che, secondo me, lo strumento del
Regolamento non deve subordinarsi alla politica stante che occorre
possedere la capacità di spogliarsi dei ruoli di maggioranza e
opposizione, cercando piuttosto di dotare questa istituzione delle
migliori norme per potere, nel migliore modo, legiferare per la
Sicilia.
E' chiaro, però, che bisogna riuscire a conciliare con quello
che è mutato. Allora noi oggi abbiamo, purtroppo forse o per
fortuna magari, messo da parte le ideologie perché dobbiamo avere a
che fare con i numeri. E troppo spesso legiferiamo in base alle
esigenze di cassa, perché quello che oggi chiede il territorio della
Sicilia sono risposte di tipo economico.
E' importante trovare una via di mediazione rispetto al
problema che è stato sollevato, secondo me in modo errato, prima
sulla stampa e poi in quest'Aula, relativo al controllo dei disegni
di legge. Io vi voglio portare - credo che sia utile a questo
dibattito - ad esempio quello che è avvenuto ieri pomeriggio in seno
alla IV Commissione legislativa che si è vista trasmettere, signor
Presidente Lei sa che mi rivolgo a Lei sempre con il massimo
rispetto, un disegno di legge con la procedura d'urgenza presentato
dal Governo con una spesa pari a quattro milioni e mezzo di euro,
cioè circa nove miliardi delle vecchie lire, senza che in esso
fossero indicati i capitoli di bilancio per fare fronte alla
relativa copertura finanziaria.
Da componente di maggioranza, ho dovuto sollevare la questione
invitando il Presidente della Commissione a sospendere l'esame di
quel disegno di legge perché non potevo dare un parere - e ne avevo
il diritto come componente della IV Commissione - su un disegno di
legge del Governo che prevedeva una spesa di nove miliardi senza
indicarne la copertura. Ritengo comunque sbagliato trasmettere quel
disegno di legge in IV Commissione, perchè quando un disegno di
legge dal Governo viene depositato in Assemblea occorre verificare
se è conforme a quanto previsto dalle leggi e dai regolamenti in
vigore.
La IV Commissione ha risolto,comunque, il problema perché il
bilancio della Regione presenta ancora disponibilità per quella voce
di spesa.
Io mi auguro che per i mondiali militari che si svolgeranno a
settembre a Catania vi sia ancora disponibilità nei fondi globali,
perché così intanto abbiamo trovato la copertura. Tuttavia il
problema esiste Allora non so....
PRESIDENTE Onorevole Acierno, mi scusi, intendo chiarire che
l'attuale Regolamento non attribuisce ad alcun organo dell'Assemblea
il potere di respingere la presentazione di un disegno di legge, in
quanto esiste il filtro della Commissione Bilancio.
ACIERNO Signor Presidente, il dibattito svoltosi ieri in IV
Commissione è stato esattamente questo: su un disegno di legge di
competenza della IV Commissione e per il quale la Commissione stessa
aveva inviato la relativa norma di spesa alla Commissione Bilancio,
quest'ultima ha reso il parere certificando che la copertura che era
stata individuata andava bene in quanto vi erano i fondi necessari.
Il Governo invece, ieri, in IV Commissione aveva sostenuto una tesi
diversa. Comunque la risposta della Presidenza rafforza il mio
convincimento. Ritengo infatti che si sia aperto un dibattito
politico in seno a quell' organismo tecnico; però è necessario
trovare una soluzione proprio per evitare quello che è successo ieri
in IV Commissione.
Allora, in questo la invito, signor Presidente - perché lei è
persona assolutamente capace nel lavoro di mediazione - a trovare
una soluzione che soddisfi tutti i desiderata, ma che consenta a
questo Parlamento, soprattutto per quanto riguarda le norme di
spesa, di avere certezza che i documenti che si esaminano siano dei
documenti esaminabili e non soltanto delle favole; perché poi il
rischio qual è? Il rischio è quello di assumere impegni che
espongono tutta la Sicilia anche nei confronti - come potrebbe
succedere con i mondiali militari - di oltre 120 Paesi del mondo con
l'eventualità che poi l'assessore per il bilancio ci venga a
comunicare che non vi sia l'adeguata copertura.
Allora, è opportuno che chiunque presenti norme di spesa,
documenti altresì la relativa copertura finanziaria.
Per quanto concerne - e mi accingo a concludere - l'estensione
del cosiddetto, con una parola a molti odiosa, 'contingentamento dei
tempi', devo dire che è già previsto nel Regolamento vigente per
quanto concerne la sessione di bilancio; è previsto ma mai attuato.
Grave errore Porto una esperienza a lei nota, signor Presidente, ed
è stata la mia esperienza nel Parlamento Nazionale: lì ho
partecipato all'esame di ben otto finanziarie dello Stato e non mi è
mai successo, in otto anni, alla Camera dei Deputati di rimanere per
40 ore in Aula
E questo perchè con il contingentamento dei tempi non si vuole
togliere la parola a nessuno, nè alla maggioranza nè
all'opposizione. Si vuole soltanto stabilire tempi congrui entro i
quali esaminare i disegni di legge. E, sicuramente, io non so se il
contingentamento non debba essere avvenire su ogni disegno di legge
che va in Aula - ci sono leggi e leggi -, tuttavia non c'è dubbio
che non si può neanche rischiare di ingolfare i lavori d'Aula senza
avere certezza dei tempi, sia per rispetto per colui che
rappresenta, in quest'Aula, il popolo siciliano, sia nei confronti
di quest'ultimo, che, comunque, si aspetta da noi le leggi e la loro
efficacia.
Ma qui signor Presidente, sempre col massimo rispetto, al di là
delle modifiche che noi apporteremo successivamente, bisogna che le
stesse modifiche vengano attuate, non solo stampate sui libri.
Dico ciò in quanto ci troviamo in prossimità della fine del
mese di giugno; credo che anche quest'anno non riusciremo a far
rispettare i tempi regolamentari per quanto riguarda il documento di
programmazione economica e finanziaria.
Allora, si prenda una iniziativa dal Parlamento, modifichiamo
la legge, aboliamo il documento di programmazione economica e
finanziaria, perchè è ridicolo, così come è stato per la Finanziaria
del 2003, con l'approvazione del documento di programmazione
economica e finanziaria nel mese di febbraio.
Credo che il documento di programmazione economica e
finanziaria, così come la legge finanziaria ed anche il bilancio,
non sono un problema della maggioranza. La maggioranza si assume
l'onere di redigerlo, quindi si assume la responsabilità
dell'impostazione dei numeri, ma credo che è dovere di tutti dare
alla Sicilia il bilancio.
Quello è un dovere di tutti L'opposizione può sempre svolgere
il suo ruolo, può fare la sua controproposta, spesso aiuta, - devo
dire spesso è la maggioranza a scrivere i testi di legge - però è un
impegno di tutti.
Signor Presidente, è un impegno del Parlamento far rispettare i
tempi; è un obbligo che abbiamo, altrimenti tutto diventa ridicolo
il giorno successivo.
Noi approveremo una modifica del nostro Regolamento e la
conserveremo in un cassetto per continuare, invece, con quel
termine, per me odioso, e che da due anni sento troppo spesso
ripetere e in troppe occasioni: la prassi.
Non le nascondo che questa prassi nel nostro Parlamento, non mi
piace affatto; non mi piace che in questo Regolamento venga
ampiamente e chiaramente scritto che possono essere presentati
emendamenti inerenti alla materia di cui trattasi e vedo sempre
esitare disegni di legge omnibus, sempre, sempre
Credo che non ci sia bisogno di riformare niente, le norme
scritte vanno applicate e l'incapacità politica di qualcuno va
punita, Se noi tentiamo di risolvere i problemi dell'incapacità
inquinando le nostre leggi, non mettiamo nelle giuste condizioni il
cittadino che ha bisogno di leggere una norma; se deve leggere, per
esempio, una norma di urbanistica la deve cercare nella legge per la
tutela dell'ambiente piuttosto che nella legge per la sanità: ciò in
quanto è stato votato un emendamento creando un articolo che
modifica l'urbanistica sulla sanità.
Questo è un nostro dovere, signor Presidente, questa è la
nostra capacità, la nostra volontà.
E questa è la parte politica che, secondo me, compete
all'interno del Regolamento, che tutto deve avere tranne che la
politica.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, molte cose dette
soprattutto dall'onorevole Fleres, alcune anche dall'onorevole
Capodicasa, semplificano il mio intervento. Pertanto, porrò solo
alcune questioni, poi interverrò nel merito quando verrà affrontato
l'articolato nella sua complessità.
Il Regolamento attualmente vigente è abbastanza giovane,
tuttavia avvertiamo l'esigenza di una sua razionalizzazione.
Credo che però dovremmo ispirare tutte le scelte, che qui si
compiono, ad un clima abbastanza condiviso dando un giudizio, (come
diceva l'onorevole Capodicasa) prudente a questa proposta
complessiva di modifica.
A tale giudizio ci associamo, e dovremmo evitare che poi, nel
prosieguo dei lavori d'Aula, non si mantenga un clima che punti ad
un Regolamento condiviso.
Stiamo definendo delle regole che devono valere per tutti,
maggioranza e opposizione, e come è in ogni democrazia, maggioranza
e opposizione cambiano; pertanto, dovremmo ispirare il nostro lavoro
e la costruzione materiale di questo Regolamento al massimo di
condivisione possibile.
Un dubbio rimane, signor Presidente: forse, sarebbe stato
utile, fermo restando l'esigenza proposta, e riaffermata anche
dall'onorevole Capodicasa e da Lei personalmente, di accelerare i
tempi. Però, probabilmente, un percorso intrecciato con i lavori
della Commissione Statuto sarebbe stato più utile perché non c'é
dubbio che noi abbiamo un'esigenza di adeguamento, e non a caso
esiste la Commissione Statuto che disciplina il rapporto tra il
Parlamento e la nuova forma di Governo dopo la riforma
costituzionale e l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Un'esigenza che punta a ridefinire il ruolo del Parlamento e,
secondo me, per aumentarne i poteri, riequilibrando il rapporto con
un Governo forte perché legittimato direttamente dal corpo
elettorale e non da quest'Assemblea; ciò vuol dire anche esaltare il
massimo delle funzioni che nel Parlamento si devono esprimere e si
esprimono attraverso la funzione specifica del parlamentare.
Abbiamo diverse esigenze, come ridare centralità al Parlamento
e all'attività parlamentare in rapporto ad un Governo che, diciamoci
la verità, é extra-parlamentare; come dare efficienza - e qui lo
riconosciamo - alla maggioranza, ma come dare garanzie
all'opposizione.
Queste tre cose credo che non siano disgiunte, devono camminare
assieme, prescindendo dal colore, in questo momento specifico, della
maggioranza e dell'opposizione, che tra due anni con il Regolamento
che noi andremo ad approvare può essere a parti invertite.
E, allora, credo che dobbiamo avere ben chiaro che anche quando
parliamo di efficienza della maggioranza - lo diceva prima
l'onorevole Capodicasa - non é che alcune forme di paralisi e di
difficoltà dell'attività parlamentare hanno un carattere
regolamentare, lo sappiamo bene, hanno un carattere prevalentemente
politico. E lì nessun Regolamento sarà in grado di risolvere e di
semplificare le difficoltà se sono dovuti a nodi politici.
Noi dobbiamo dare efficienza attraverso il Regolamento
all'attività parlamentare, ma senza pensare che questa favorisce la
semplificazione di nodi che, invece, sono politici. Per tale ragione
serve un Regolamento di garanzia.
Vorrei segnalare alcune questioni, tra le altre che vengono
affrontate e che sarà bene definire da adesso e fino a quando
porteremo concretamente il Regolamento in Aula.
La prima questione riguarda l'obbligo della presenza. Sappiamo
bene che uno dei problemi dell'attività delle Commissioni - e lo
fotografava prima l'onorevole Capodicasa - é che, spesso, poiché si
sa che tutto viene rimandato all'Aula, il ruolo e la funzione delle
Commissioni, oggettivamente, spesso é svuotato.
Anche lì, però, laddove si parla di obbligo di presenza nelle
Commissioni - e questo é un punto che é stato discusso anche tra noi
e gli altri componenti - si parla di presenza obbligatoria nelle
Commissioni o ai lavori delle stesse. Il testo, però dice altro:
cioè ai lavori delle Commissioni.
Voi capite che la parola "lavori delle Commissioni" o
"Commissioni" cambia radicalmente il concetto. L'una vuol dire che
ogni deputato deve essere impegnato in un'attività di Commissione e,
quindi, é obbligato a partecipare ad un'attività di Commissione.
Signor Presidente, eviterei di usare il termine "adunanza delle
commissioni", per evitare vecchie memorie userei "riunioni delle
commissioni".
PRESIDENTE Nostalgie bulgare.
FORGIONE Nostalgie bulgare o diciamo predemocratiche per quanto
riguarda la storia del nostro Paese, sono da evitare entrambe e su
questo troviamo un punto d'incontro.
PRESIDENTE La ringrazio per il soccorso.
FORGIONE Comunque, voi capite che l'una cosa è diversa
dall'altra.
La seconda questione riguarda un chiarimento, signor
Presidente, sul concetto di numero legale presunto.
Dobbiamo definire bene il concetto di numero legale presunto
per evitare di arrivare al paradosso che una Commissione con tre
deputati possa esitare un disegno di legge ed evitare, quindi, la
contraddizione con quanto si dice, per esempio, nell'articolo
successivo del Regolamento che recita: "... dopo un'ora che la
seduta è stata dichiarata aperta in assenza del numero legale..." a
questo punto quale?
CAPODICASA Non è così. Dopo un'ora dalla convocazione se non è
stata dichiarata aperta la seduta è nulla.
FORGIONE Se non è stata dichiarata aperta il problema non si
pone, ma se è stata dichiarata aperta qual è il numero presunto.
Queste cose vanno definite.
Bene l'obbligo della presenza del Governo in Commissione. Anche
qui dovremmo definire un automatismo: se c'è l'obbligo della
presenza del Governo in Commissione e, immagino, di una presenza
dell'assessore per materie attinenti o comunque la presenza di un
rappresentante del Governo, o è un fatto automatico o viceversa chi
chiede la presenza del Governo in una Commissione al punto da poter
dire che la seduta non ha validità in assenza dello stesso ?
Credo che anche questa cosa vada definita, o è automatica o se
non lo è occorre definirla, e questo è un elemento, per esempio, di
equilibrio del rapporto tra il Parlamento e il Governo che,
personalmente, valuto positivo.
Un problema, invece, più corposo riguarda la Commissione
in sede redigente per l'elaborazione dei testi unici. Qui,
signor Presidente, le chiedo un approfondimento ed un chiarimento.
Credo che nell'ultima legislatura è stato preparato un solo
testo unico, il testo unico dell'antimafia, delegificando una
miriade di norme sparpagliati in diversi uffici e in diversi
assessorati e riunificate nel testo unico antimafia, la legge numero
10, con l'allora Presidente della Commissione onorevole Granata e me
stesso come relatore.
E' necessario chiarire questa vicenda. Se solo per i testi
unici stabiliamo un potere redigente alle Commissioni, è chiaro che
abbiamo l'obbligo dell'integrazione delle Commissioni stesse
relativamente alla composizione dell'Aula, laddove le stesse non
sono complete di tutti i gruppi parlamentari, altrimenti
pregiudichiamo il diritto del parlamentare di intervenire nel
percorso legislativo. Questo punto va chiarito.
SAMMARTINO Il diritto dei gruppi.
FORGIONE Anche dei parlamentari, in quanto quando questi
giungono in Aula possono intervenire sulla legge, ma se è la
Commissione è deliberante il parlamentare non può più intervenire
poichè l'Aula è chiamata solo per il voto finale, però nel percorso
legislativo, secondo il nostro Statuto, il diritto è del
parlamentare in quanto parlamentare, indipendentemente
dall'appartenenza al Gruppo.
Quindi, questo problema ha come riferimento il diritto del
parlamentare che, credo, qui debba essere salvaguardato. E' l'unico
modo perché possa essere salvaguardato, fermo restando che, anche
rispetto a un pronunciamento del Gruppo, un parlamentare può
assumere un comportamento in dissenso e in questo caso viene
tagliato fuori dal percorso legislativo, però è chiaro che in una
Commissione con carattere deliberante abbiamo il dovere di
rappresentare tutti i Gruppi parlamentari.
Credo che abbiate ascoltate il mio intervento.
PRESIDENTE Onorevole Forgione stiamo cercando di dare una
risposta ai suoi rilievi, tra l'altro molto giusti.
Il rilievo legato alla Commissione redigente è che si fa
riferimento soltanto all'elaborazione dei testi unici e ciò per
motivi di opportunità; il rilievo è giustissimo, in teoria però non
sempre le Commissioni rappresentano la dimensione dell'Aula, è
previsto proprio dal testo di riforma il diritto di tutti a
parteciparvi qualora un Gruppo non sia rappresentato.
FORGIONE Però è diverso perché anche ora che sono capogruppo,
anche se non sono componente della Commissione sanità vi posso
partecipare, ma in quel caso, comunque, poi ho il diritto di
presentazione dell'emendamento e dell'intervento diretto in Aula.
PRESIDENTE Ma questo rimane.
FORGIONE Questo rimane, ma in questo caso è precluso perché io
vi posso partecipare come invitato durante quel percorso legislativo
e rimane un altro problema, me lo sollecitava l'onorevole
Sammartino.
PRESIDENTE Onorevole Forgione guardi a pagina 7 del testo: 'I
deputati non appartenenti alla Commissione hanno diritto di
presentare a questa emendamenti e di chiedere o essere richiesti di
illustrarli davanti ad essi'.
FORGIONE Questo va bene, però non partecipano al voto.
Io come parlamentare e come gruppo politico, in un percorso
legislativo, posso dare solo parere favorevole o contrario in Aula.
CAPODICASA Parla della sede redigente?
FORGIONE Sì parlo della sede redigente dove il mio voto può
condizionare una maggioranza oppure un'altra, perché parliamo di un
percorso legislativo, non parliamo di una partecipazione.
CAPODICASA C'è la proposta dell'onorevole Fleres che prevede
il voto ponderato in Commissione.
PRESIDENTE Naturalmente è un rilievo anche questo, un
emendamento potrebbe essere molto ...
FORGIONE Ecco credo che dovremmo mettere a punto questa
situazione.
Rimane un problema, signor Presidente: fermo restando che
possiamo integrare questo articolo per completare la Commissione in
sede redigente, proporzionalmente alla presenza dei Gruppi
parlamentari in Aula, in modo che ci sia un percorso che, comunque,
tenga conto della composizione complessiva del Parlamento, qualora
un parlamentare - perché il diritto del parlamentare ancora non lo
cancelliamo con questo Regolamento, cioè il diritto del parlamentare
singolo non in quanto Gruppo di concorrere al percorso legislativo -
dicevo, qualora un parlamentare volendosi dissociare o differenziare
o assumere un comportamento nel percorso della legge in dissenso con
il proprio Gruppo, principio sancito nella parte che riguarda il
ruolo del parlamentare nel concorrere alla costruzione della legge,
mi chiedo come questo diritto sia compatibile con una sede
redigente, dove pure prevediamo l'integrazione di tutti i Gruppi
parlamentari, ma non prevediamo quel diritto sancito secondo il
nostro Statuto del parlamentare?
Lo pongo come interrogativo, ma credo che anche questo è un
punto che noi dovremmo affrontare, poiché un parlamentare può essere
in dissenso con il proprio Gruppo e concorrere, nel rispetto della
propria autonomia, al percorso legislativo.
L'altra questione, se ne è parlato, è quella che riguarda
l'organo tecnico.
Sono d'accordo con le posizioni espresse dall'onorevole Fleres,
in quanto vi è uno squilibrio tra le possibilità che ha il Governo
nel fornire la relazione tecnica, e anche in tempi compatibili con
l'attività parlamentare, ad un emendamento e la possibilità che
hanno i Gruppi parlamentari o i singoli parlamentari di avere un
supporto tecnico tale, al di la diciamo della capacità politica di
lettura.
CAPODICASA La proposta dell'onorevole Fleres non è questa.
FORGIONE Sono assolutamente contrario all'organismo tecnico,
perchè tecnico non sarà, sappiamo come funziona questa Assemblea.
CAPODICASA Perchè così come funziona va benissimo?
FORGIONE No, non sto dicendo che va bene, però sto notando
una difficoltà. Non perchè senza questo organismo siano più facili
le forme di mediazione politica e, viceversa , questo organismo
possa inibirle. Sa bene che non è così, perchè anche con un
organismo di questo tipo qualora occorra fare una mediazione
politica, questa sarà fatta.
Il punto è un altro. Qualora si andasse in questa direzione, ve
la ripropongo, fermo restando che la decisione è questa ed è quella
più condivisa, come si mette in condizione chi non ha i supporti
tecnici ......
CAPODICASA Questa è un'altra cosa: una cosa è l'organismo,
un'altra è questa cosa particolare.
FORGIONE Onorevole Capodicasa, dato che lei riesce a capire il
detto e il non detto da buon siciliano, ho detto che sarei per
quella opzione, ma qualora si decidesse per questa opzione - e la
maggioranza è per questa opzione - vi sto chiedendo che tipo di
supporto viene dato ai parlamentari.
Perchè, rispetto al vincolo della relazione tecnica,
l'Assemblea che tipo di supporto dà affinchè il parlamentare possa
esercitare la sua funzione, che a quel punto è vincolata, non avendo
a disposizione uffici tecnici, che invece hanno gli assessorati, il
Governo e - lo dico anche per me stesso - anche i Gruppi
parlamentari maggiori, che hanno a disposizione altre strutture.
A quel punto c'è il problema di come l'Assemblea può
organizzare questo supporto al parlamentare.
Ultima questione, signor Presidente, e su questa sono
interamente d'accordo con l'onorevole Capodicasa: non facciamoci
ancora ossessionare dai tempi.
Già nella passata legislatura siamo arrivati, con le modifiche
fatte con l'allora Presidente Cristaldi, ad una drastica riduzione
dei tempi; davvero pensiamo che il problema della capacità
legislativa di questa Assemblea riguarda il contingentamento dei
tempi?
Credo che non sia proprio questo il problema
Se noi facciamo poco più o poco meno di venti leggi all'anno,
non mi pare che il problema sia relativo ai tempi, addirittura,
dell'ostruzionismo, degli interventi dell'opposizione senza la
quale, spesso, non ci sarebbe neanche il numero legale in questa
Aula.
Quindi, evitiamo di fare di ciò un problema di principio,
quando questo non mi pare che sia il problema centrale per
l'efficacia e l'efficienza dell'attività parlamentare.
Un'ultima questione, che va intrecciata anche con la
Commissione Statuto, e credo che di questa dovremmo farci carico.
Vi è un problema di rapporti con il Governo, con un Governo che
non viene votato dall'Assemblea. Il Presidente viene eletto dal
popolo, benissimo; il Governo è extraparlamentare nel senso che è
designato dal Presidente della regione.
Ci siamo trovati di fronte al caso "Pellegrino" (lasciamo stare
il merito), dove il Parlamento, legittimamente, poteva assumere un
atto di censura, di sfiducia, ma questo però è inibito perchè il
Governo è extraparlamentare. Addirittura l'atto di censura o di
sfiducia ad un singolo assessore si può prefigurare come censura o
sfiducia al Presidente della Regione che lo ha indicato, con le
conseguenze previste in questo caso.
Credo, quindi, che non è problema di Regolamento, esso stesso
si intreccia con i lavori della Commissione Statuto, ma riguarda il
ruolo del Parlamento in rapporto al Governo, e dei vincoli che al
Governo dovrebbero essere previsti.
Dobbiamo cominciare a prevederlo nello Statuto quando
affronteremo nel merito la questione della forma di Governo e
l'equilibrio dei poteri tra Parlamento e Governo, però questa
questione esiste e non si può limitare solo all'obbligo del Governo
di essere presente ai lavori della Commissione.
Ci deve essere anche la possibilità del Parlamento di poter
intervenire anche con una mozione di sfiducia o di fiducia al
Governo.
Decidiamo che il Parlamento, fermo restando che il Governo
viene designato dal Presidente e che non c'è più il vecchio
meccanismo del voto sui singoli assessori, ma che comunque c'è un
pronunciamento di gradimento del Governo, possa esprimere un
giudizio sull'operato del singolo assessore. Una forma però che
dia centralità al Parlamento, che, tuttavia, insieme alla sua
maggioranza sono agganciati all'elezione diretta del Presidente
della Regione. Quindi, contengono già un diretto legame.
Credo che questa sia un'altra delle cose che dovremmo
prevedere.
Come vede, signor Presidente, nessun atteggiamento
pregiudiziale, ma di massima disponibilità. Ovviamente è lei il
garante affinchè tutte queste obiezioni e proposizioni che qui ho
espresso, come quelle degli altri colleghi, possano trovare il
massimo di realizzazione in un percorso che noi vogliamo
condividere.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha
facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia
necessario, innanzitutto, esprimere un giudizio positivo rispetto ai
lavori svolti fino adesso in Commissione e rispetto a questa
discussione generale.
La ringrazio per il ruolo di garanzia che lei ha assunto in
Commissione. Ci auguriamo, ne siamo certi, che continuerà a
svolgere questo ruolo che ha reso libero e aperto il dibattito in
Commissione ed ha reso possibile ad ogni singolo deputato, al di là
dell'esercizio della funzione di deputato di maggioranza o di
opposizione, di poter dare il proprio contributo per fornire
all'Assemblea regionale la migliore proposta di modifica del
Regolamento interno possibile.
Una valutazione positiva che riguarda sicuramente il metodo.
Infatti, lei ha svolto la funzione di garante e noi abbiamo
accantonato la posizione di opposizione e minoranza; abbiamo fornito
tutti noi il nostro contributo, avendo ben chiaro la finalità
principale: da una parte, determinare condizioni di adeguamento del
Regolamento interno alla riforma costituzionale del 2001 - che ha
introdotto elementi di novità che necessariamente dovevano essere
oggetto di attenzione del Regolamento interno - dall'altra, quella
di cercare di determinare condizioni di maggiore funzionalità del
Parlamento siciliano. Determinando anche condizioni tali da
garantire una migliore qualità della produzione legislativa di
questa Assemblea.
Questi sono stati i presupposti che hanno seguito tutti i
componenti della Commissione e, se consideriamo anche l'inizio del
dibattito sulla discussione generale, credo che siano stati seguiti
dall'intera Assemblea regionale.
Gli istituti introdotti o modificati dalla proposta del
Regolamento vanno sicuramente in tal senso. Mi riferisco in
particolare alle norme riguardanti una più funzionale programmazione
dei lavori. A volte abbiamo vissuto - anche personalmente da
neofita dell'esperienza parlamentare - momenti di disagio nel girare
a vuoto senza riuscire a dare un minimo di contributo.
Razionalizzare i lavori significa sicuramente mettere tutti nelle
condizioni di poter dare il proprio apporto.
E' un Regolamento che tende anche a valorizzare, al massimo, il
singolo deputato all'interno di tutti gli organismi dell'Assemblea
di cui fa parte.
A tale esigenza, rispondono anche alcuni organismi che sono
stati oggetto di critiche e di perplessità, ma è chiaro che
sull'argomento si dibatterà ulteriormente. Questo era anche il
senso della proposta che scaturiva dalla riunione della Commissione
per il Regolamento: porre, innanzitutto, il problema e poi
verificare le condizioni per la realizzazione di tali organismi.
Mi riferisco, in particolare, all'organo tecnico la cui
creazione è stata ipotizzata da questa riforma del Regolamento e del
quale non si comprende la composizione. Questa è l'eccezione
principale che poneva, giustamente, l'onorevole Fleres, infatti, non
si comprende perché esso non venga definito. Ma, è stata una
scelta della Commissione.
Una volta definiti i poteri dell'organo tecnico, che dovrebbe
rappresentare un'ulteriore forma di garanzia della qualità di
produzione legislativa dell'Assemblea regionale siciliana, e
concordata la composizione, tale organismo potrà rendere più agevole
il lavoro della stessa Assemblea.
In proposito, credo che un contributo positivo possa darlo
anche la Commissione in sede redigente.
Noi riteniamo - premesso che in quella sede non ci siamo
considerati deputati di minoranza, o quanto meno ci siamo
considerati deputati di minoranza che aspirano, un giorno, a
divenire maggioranza - che siano garantiti i diritti delle
minoranze, considerato che è possibile, con un quorum
sostanzialmente basso, determinare il ritorno del disegno di legge
in Aula; quindi, massima garanzia per l'intera Assemblea.
Tutti questi temi dovranno essere puntualmente e singolarmente
dibattuti per determinarne la migliore configurazione possibile.
La proposta di modifica al Regolamento, oggi all'attenzione
dell'Assemblea, così come qualche collega prima di me ha
evidenziato, non può essere esaustiva.
Infatti, ritengo che sia necessario accennare alle parti che
non sono contenute in tale modifica e che abbiamo ancora il tempo di
attenzionare all'Aula.
Il primo tema posto è quello del rapporto tra Presidente,
Governo e Assemblea regionale.
E' un tema che si interseca con i lavori che la Commissione
Statuto dovrà portare a termine, speriamo al più presto.
Sono presenti alcuni aspetti che, necessariamente, devono
trovare il loro spazio all'interno del Regolamento. Ad esempio, un
tema che ho posto altre volte è quello che riguarda la presenza del
Presidente della Regione siciliana all'inizio della legislatura.
In ogni caso, a prescindere da qualsiasi modifica allo Statuto,
esiste una norma costituzionale che lega il Presidente della Regione
all'Assemblea regionale, infatti, egli può essere sfiduciato
dall'Assemblea.
In proposito, non immagino motivi diversi, o comunque non di
maggiore rilievo politico, da una ipotetica mozione di sfiducia per
gravi inadempienze programmatiche.
Ecco perché ripropongo una proposta già avanzata tempo
addietro.
Ritengo che sia necessario che il Presidente della Regione
esponga formalmente all'Assemblea regionale, ad inizio legislatura,
il proprio programma di Governo.
Corollario a questa norma dovrà essere, necessariamente,anche
una presenza annuale, semestrale, dello stesso Presidente o di un
componente del Governo al fine di illustrare lo stato di attuazione
del programma di Governo all'Assemblea regionale.
Oltre al tema della mozione di sfiducia, vi è quello della
questione di fiducia.
In un sistema parlamentare, non presidenziale, anche il voto
negativo sulla questione di fiducia posta dal Presidente dell'organo
esecutivo, ha come conseguenza le dimissioni del Presidente.
Noi dobbiamo essere coscienti di tale conseguenza, infatti,
considerato che ci troviamo attualmente in una forma di Governo che
contiene alcuni elementi del presidenzialismo, ciò comporterebbe lo
scioglimento anche dell'Assemblea regionale. Per tale ragione, tale
tema, a mio avviso, dovrà essere, in ogni caso, trattato e risolto
anche dalla Commissione Statuto.
L'ultimo tema riguarda la proposta di modifica all'articolo
134.
Più volte dai relatori che mi hanno preceduto è stato
evidenziato come si cerca, anche attraverso le modifiche al
Regolamento, di valorizzare, il più possibile, il procedimento di
approvazione della legge regionale. Una delle fasi di tale
procedimento, cioè quello dell'iniziativa legislativa, attualmente è
monco.
L'articolo 134, così come recita la proposta di modifica, vado
a memoria, prevede che l'iniziativa legislativa sia garantita al
Governo, al singolo parlamentare, al popolo, ai Consigli comunali e
provinciali e fa riferimento ai modi e alle forme previste
dall'articolo 12 dello Statuto.
Purtroppo, l'articolo 12 dello Statuto fa un ulteriore rinvio
ad una legge che regolamenta modi e forme di attuazione del potere
di iniziativa legislativa in capo al popolo, ai comuni e alle
provincie. E, in questa Assemblea regionale, pur essendo presenti
disegni di legge che regolamentano tale aspetto dell'iniziativa
legislativa, il Governo della Regione siciliana non ha ritenuto
opportuno presentare in proposito un proprio disegno di legge.
Credo che ciò sia intollerabile, infatti, non ha senso
modificare un Regolamento se poi, per una parte rilevante,
essenziale che riguarda, appunto, l'iniziativa legislativa, non se
ne può dare attuazione.
E' un ulteriore richiamo che mi permetto di fare al Governo
della Regione siciliana, attraverso Lei, signor Presidente.
Mi auguro che, al più presto, discuteremo questa legge che dà
attuazione al Regolamento ma, soprattutto, allo Statuto così come
modificato dalla legge costituzionale.
Concludo facendo, ancora una volta, riferimento al ruolo
esercitato in Commissione dal Presidente. Sono sicuro che lo stesso
ruolo, lo stesso clima, non quello di maggioranza e di minoranza, ma
di novanta deputati che insieme cercano di impartire le migliori
regole a questa Assemblea regionale, a questo Parlamento,
caratterizzeranno anche i lavori inerenti la modifica al
Regolamento.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Pistorio. Ne ha
facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola
soltanto per dire che probabilmente, anche se non indispensabile,
questa ulteriore settimana, utilizzata dall'Assemblea per
approfondire alcuni aspetti relativi alle proposte di modifica al
Regolamento, è sicuramente stata utile.
Ascoltando gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto
ho ripercorso, da parlamentare di prima legislatura, le difficoltà
gestionali di quest'Aula nel confrontarsi con la responsabilità
legislativa ed ho ricordato le tante incertezze, i passaggi
farraginosi verificatisi durante le occasioni di maggiore impegno
legislativo quali ad esempio le leggi finanziarie e quante volte è
stata richiamata la necessità, in quella sede, di interventi
regolamentari, di interventi che da un lato snellissero i tempi
dando certezza procedurale e dall'altro dessero anche certezza nella
applicazione delle regole.
Tutta la materia dell'ammissibilità delle norme è stata oggetto
di discussione ed anche di qualche imbarazzo politico, per cui
ritengo che questo intervento che la Presidenza dell'Assemblea ha
assicurato, imponendo tempi più certi, arriva puntuale nel momento
in cui l'Assemblea regionale siciliana si accinge al giro di boa
della sua attività al fine di raggiungere quella qualità e quella
quantità di produzione legislativa essenziale per dare risposte ai
siciliani.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che tra ieri
sera e stasera trovo ragioni, non di un ottimismo sfrenato, ma di
una confortante serenità, considerato che sia il tema della legge
sulla famiglia, con tutte le implicazioni culturali, sociali che
essa contiene, sia l'approccio al dibattito sulla materia
regolamentare che precede l'altro relativo alle modifiche al nostro
sistema costituzionale, alla Commissione per la riforma dello
Statuto che sicuramente è in ritardo, a causa di responsabilità
diffuse, sull'agenda politica che le compete, ci consentono di
affrontare la fase successiva.
Sono convinto che il clima sia positivo, che ci sia in tutti la
volontà, non di costruire norme che segnino in modo radicale uno
spartiacque tra la maggioranza e l'opposizione, ma quella di
generare non un clima consociativo, ma collaborativo per garantire
la migliore qualità dell'attività istituzionale.
Signor Presidente, sono certo però che dal momento che il
processo politico ha sancito una responsabilità dell'azione di
governo diretta e quasi personale per i rappresentanti del popolo e
che tale responsabilità viene invocata ed evocata costantemente,
correttamente, dai colleghi dell'opposizione, noi, in un contesto
che dovrà garantire un clima di collaborazione e di confronto
positivo e non di radicale contrapposizione, dobbiamo assicurare
alla maggioranza, non soltanto con la tempistica, non soltanto con
il potere discrezionale della Presidenza, ma anche con una
autorevole responsabilità della Presidenza che ha tutta la forza
politica per poterla esercitare, un percorso certo e tempi certi per
la attività legislativa nel rispetto, ovviamente, dei diritti e dei
doveri dell'opposizione.
Non vogliamo realizzare alcuna prevaricazione attraverso
formule regolamentari, ma siamo certi che la sua saggezza,
l'atteggiamento che ha ispirato l'iniziativa in campo regolamentare,
sia la migliore garanzia per giungere in tempi brevi, attraverso il
clima che in Aula si sta percependo, ad una soluzione del problema
che, ovviamente, attribuisca ad ogni parte politica la propria
responsabilità e tenga presente il rispetto di quei doveri che
davanti all'elettorato sono inalienabili.
In proposito, penso di potere rappresentare non soltanto le
posizioni più vicine al Governo, ma un principio politico che
contraddistingue questa stagione nella quale tutti ci troviamo a
convivere che, certamente, è diversa. E lo è diversa, lo dico a lei
e ai tanti uomini autorevoli, come ad esempio l'onorevole
Capodicasa, i quali hanno partecipato ad altre stagioni
dell'Assemblea regionale siciliana, nella misura in cui il modello
di decisione politica, la costituzione materiale del sistema
politico siciliano erano profondamente diverse.
Signor Presidente, lei ha percepito tale necessità di
adeguamento, l'Aula l'ha compresa, ovviamente, adesso la nostra
capacità di misurarci sulle singole disposizioni, di trovare nelle
singole norme le soluzioni di compromesso permetterà all'Aula di
svolgere il lavoro atteso dai siciliani.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, prima di dichiarare chiusa la
discussione generale sulla proposta di modifica al Regolamento
consentite che dedichi qualche minuto, non tanto ad una replica,
quanto per alcune puntualizzazioni che nascono da due esigenze che
in questo momento avverto in modo particolare.
La prima riguarda il ruolo di garanzia che da più parti mi è
stato affidato; e non posso che ringraziare coloro i quali hanno
posto tale esigenza.
E' un ruolo che richiede altissimo senso di responsabilità ed
una superiore visione dei motivi ispiratori di una riforma, che è
di carattere culturale oltre che di carattere politico. E' un ruolo
al quale mi accingo con la consapevolezza di avere una grande
responsabilità sulle spalle, ma sono grato a coloro che mi hanno
investito di questa funzione.
Il secondo argomento è quello della restaurazione di un
equilibrio, al momento minacciato dalle riforme elettorali che hanno
introdotto nella Regione Sicilia il principio, sia pure imperfetto,
dell'elezione diretta del Presidente della Regione. A questa
esigenza dedico tutto me stesso, ed ha fatto bene chi lo ha
ricordato in altre occasioni. E' un sentimento che ho avvertito
immediatamente dopo le elezioni e soprattutto dopo la mia elezione a
Presidente dell'Assemblea.
Il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione
ha provocato un fatale squilibrio fra il potere esecutivo,
la cui legittimità è stata fortemente rafforzata dal voto popolare,
e il potere legislativo e di controllo, anch'esso frutto di una
volontà popolare, di un suffragio elettorale. Tuttavia, c'è
una divaricazione fatale fra chi è direttamente investito di poteri
esecutivi e chi, viceversa, è investito di facoltà di ordine
solamente legislativo.
Ci sono da apportare molte modifiche a questo Regolamento
concepito in tempi in cui il Presidente della Regione era
espressione della volontà assembleare ed altrettanto gli assessori.
Ma, come avete visto, lo stralcio di riforma regolamentare del quale
ci stiamo occupando non verte solamente sugli aspetti relativi
all'adeguamento di un Regolamento superato dai fatti.
Lo stralcio prevede l'introduzione di meccanismi tesi non tanto
all'accelerazione dei processi legislativi e di controllo
ispettivo. Infatti, come avete giustamente individuato, essa
interpreta le volontà politiche dei Gruppi parlamentari ed è
espressione , quindi, della capacità del Presidente di esserne
autentico interprete.
Si potrebbero accelerare molto i lavori d'Aula se il Presidente
per esempio si avvalesse puntualmente e scrupolosamente del
criterio dell'ammissibilità o non ammissibilità degli emendamenti,
per citare il caso che si verifica più frequentemente nella prassi
parlamentare.
Ma voi sapete che il Presidente deve fare un uso "politico"
dello strumento regolamentare; non si può imporre ad una realtà
così politicamente importante e articolata un formalismo che
forse risolverebbe qualche problema di tempo, ma lascerebbe
inalterati invece i problemi e i nodi politici.
Con questo stralcio stiamo puntando ad introdurre elementi di
ottimizzazione della produzione legislativa.
Qualcuno, autorevolmente, ha sollevato il problema dell'organo
tecnico che dovrebbe costituire un punto di riferimento per un
miglioramento della produzione legislativa. Non c'è dubbio che
sull'argomento si sono registrate divaricazioni e ad interpretazioni
diverse. Può suscitare allarme la creazione di un organo che in
fondo diventa l'arbitro della procedibilità o meno di una
proposta di legge.
Abbiamo preso atto che la proposta ha suscitato perplessità e
timori, ha posto sicuramente intanto il problema di ottenere il
massimo di consenso possibile, come qualcuno ha giustamente chiesto.
Ho il dovere di tentare una composizione; è chiaro che un organo
così delicato quale quello previsto dallo stralcio pone anche una
esigenza di rappresentatività.
Per questo abbiamo invitato a formulare emendamenti; per
questo, anche da parte nostra, abbiamo studiato la possibilità di
superare iniziali intransigenze. Se questo organismo ha suscitato
obiettivamente qualche allarme, è pur vero che non tutti la pensano
in questo modo. Infatti, moltissimi interventi hanno puntato in
direzione della funzione migliorativa che avrebbe un organo di
controllo sulla produzione legislativa. Anche da parte nostra ci
siamo resi conto che gli articoli 67 ter e 67 quater possono essere
suscettibili di cambiamenti ed abbiamo pensato a modifiche, in
rapporto al dibattito di questi ultimi giorni.
In fondo quello che mi ha fatto maggiormente piacere in questo
dibattito, e sono grato a chi ha posto nei termini giusti la
problematica, e l'invocazione fatta dall'onorevole Capodicasa alla
prudenza nel procedimento in atto. Condivido pienamente questa
valutazione e constato che la condividono tutti i Gruppi
parlamentari.
Tutti i Gruppi parlamentari hanno tenuto un atteggiamento,
hanno creato una atmosfera di autentica collaborazione, di autentica
serenità nel dibattito.
Ci sono temi importanti legati alle novità elettorali
dell'elezione diretta del Presidente della Regione. Si è detto, ad
esempio, della questione di fiducia.
Ci sono argomenti importanti quali il significato da attribuire
alla censura, che ancora rimane prerogativa dell'Assemblea regionale
siciliana, ma le cui conseguenze giuridico-politiche non sono ancora
puntualmente individuate e verificate.
Sono temi sui quali posso assicurarle, onorevole Capodicasa,
come posso assicurare a chiunque abbia ribadito pressoché gli
stessi concetti, penso all'onorevole Forgione, che questa riforma
non si può fare, non si deve fare, a colpi di maggioranza. Si deve
fare con il consenso di tutti.
Proprio l'elezione diretta del Presidente della Regione,
obiettivamente, é stata una conquista, portato di un dibattito
politico ormai maturo. Era tempo che all'esecutivo venisse concessa
questa alta legittimazione popolare. Tuttavia, non si può
rinunciare alla tutela del prestigio del Parlamento, in atto
minacciato dalla forza del potere esecutivo. Da parte nostra
dobbiamo operare tutti gli aggiustamenti che possono riequilibrare i
due poteri costituzionali che governano la Sicilia.
Abbiamo pensato anche ad un contingentamento dei tempi; su
questo punto non c'é un irrigidimento. Da una parte si é
sostenuta l'opportunità del contingentamento; dall'altra, si
sostiene l'inopportunità di ridurre i tempi di dibattito. Secondo
me esiste tecnicamente la possibilità di contemperare l'una e
l'altra esigenza.
L'onorevole Capodicasa ha accennato allo statuto
dell'opposizione; si tratta di una giusta preoccupazione e, del
resto, oggi si é maggioranza, domani si é opposizione, secondo
l'aulica legge dell'alternanza democratica. Lo Statuto
dell'opposizione, come peraltro é stato concepito e realizzato in
altri più importanti consessi parlamentari, é un atto doveroso
proprio in relazione alla crescita di peso del potere esecutivo.
L'attuale squilibrio colpisce il prestigio, la dignità, l'importanza
e la forza dell'Istituto parlamentare. Rafforzare i diritti
dell'opposizione, secondo il mio punto di vista, rafforza
sicuramente il Parlamento nel suo complesso. Infatti, più forte
ed autorevole é l'opposizione, più forte ed autorevole é una
maggioranza che con essa deve fare i conti giorno per giorno.
A questo punto potrei accennarvi ai numerosissimi emendamenti
che mi sono pervenuti, volti a possibili miglioramenti; ma
non voglio tediarvi oltre.
Penso che sia opportuno, a questo punto, concludere il
dibattito con la mia decisione di rinviare alla data più utile
possibile, cioè a martedì prossimo l'esame dell'articolato e degli
emendamenti. E informo che convoco la Commissione Regolamento per
martedì mattina per una valutazione ed un coordinamento degli
emendamenti, in modo che la proposta stralcio venga il più presto
possibile approvata.
Si apre così una vera e propria stagione di riforma;
si comincia con il Regolamento, ma la materia si collega
direttamente a quella della riforma elettorale e, quindi, alla
riforma dello Statuto. Do comunicazione che, avendo scritto
all'onorevole Leanza per sollecitarlo di promuovere un'accelerazione
dei lavori della Commissione, ho appreso con grande piacere che
proprio oggi la Commissione Statuto ha ripreso i propri lavori e
questi promettono una veloce definizione.
CAPODICASA Fino a quando possiamo presentare gli emendamenti?
PRESIDENTE Fino alla giornata di lunedì.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
La seduta è rinviata a martedì, 1 luglio 2003, alle ore 17.30
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II- SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA AL
REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (Doc. I).
Relatore: il Presidente.
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Norme per la tutela e la valorizzazione della famiglia" (nn.
553 - stralcio 1 bis - 197 - 208 - 243 - 244 - 381/A).
Relatore: on. Giovanni Ardizzone.
2) "Norme a favore della medicina umanitaria" (n. 417)
IV - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VI- ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VII- ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PERLA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
X- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XI- ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE PER
LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XII- ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XV- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVI- ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO DELL'AZIENDA
MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XVII- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 20.00.
La seduta è tolta alle ore XX.XX.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore XX.XX)