Presidenza del presidente Lo Porto
La seduta è aperta alle ore 12.00.
BURGARETTA APARO segretario, dà lettura del processo
verbale della seduta precedente, che, non sorgendo
osservazioni, si intende approvato.
COMUNICAZIONE DI NOMINA DI COMPONENTE DI
COMMISSIONE
PRESIDENTE Comunico che con D.P.A. n. 349 del 3 luglio
2003 l'onorevole Misuraca è nominato componente della II
Commissione legislativa permanente 'Bilancio', in
sostituzione dell'onorevole Antonino Croce, deceduto.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà
procedersi a votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE
PRESIDENTE Si passa al punto all'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della Regione. Ha facoltà di
parlare l'onorevole Presidente della Regione.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, da giovedì 26 giugno, giorno in cui
sono stato raggiunto da un avviso di garanzia concernente
ipotesi di reato gravissime a voi ormai tutte note, la mia
vita e quella della mia famiglia sono profondamente
mutate, segnate da un tratto indelebile che è stato posto
anche nella vita politica e amministrativa della nostra
Regione, perché ad essere indagato non è soltanto il
cittadino Totò Cuffaro, ma il Presidente eletto
direttamente dai siciliani.
Il mio primo pensiero, dopo un momento di sconforto e
sbandamento, è andato a quel Popolo siciliano che con il
suo voto mi ha voluto come suo Presidente e a cui io oggi
devo dare una risposta. In quel momento ho anche pensato
che proprio per la fiducia appassionata ricevuta dai
siciliani dovessi dimettermi e, ritornando alle urne,
ridare loro l'opportunità di esprimere un Presidente e un
Governo.
Martedì 1 luglio sono stato sentito dalla Procura della
Repubblica di Palermo. Pur consapevole di non avere nulla
da nascondere e da temere, serenamente confortato da
quanto emerso, mi tormenta ancora il dubbio su ciò che io
è giusto che faccia, se continuare ad essere il Presidente
dei siciliani oppure tornare ad essere un comune
cittadino.
Davanti a voi, impegno tutto me stesso, nell'assicurarvi
di avere offerto ogni utile contributo per l'accertamento
della verità, sicuro di avere dimostrato così la mia
estraneità ai fatti che mi sono stati contestati.
E' vero, so come voi che il significato dell' avviso di
garanzia è strumento a tutela dell'indagato, ma sono
altresì consapevole che oggi non basta attestarsi nei
limiti formali di tale garanzia.
E' vero, al contempo, che con fiduciosa serenità
interiore e profondo rispetto guardo all'autonomo e
indipendente operato della giustizia, posta a tutela di
tutti noi cittadini, eguali e senza distinzione alcuna
davanti alla Legge, certo che questa in tempi brevi
espleterà il suo compito: l'accertamento della verità.
Il Parlamento è l'organo che rappresenta, insieme al
Presidente, pur con ruoli e responsabilità diverse, il
popolo siciliano. Sono qui per cogliere da voi che lo
rappresentate indicazioni e orientamenti, per condividere
con voi le mie scelte; non per un atto istituzionalmente
dovuto, ma per il rispetto che nutro per questo Parlamento
e per il valore politico che esso esprime.
Con questo Parlamento, espresso dagli stessi siciliani
che mi hanno eletto, che non è e non sarà mai un'aula
giudiziaria, voglio prendere la decisione più sofferta di
uomo e di politico.
Per queste ragioni chiedo a ciascuno di voi una
assunzione di responsabilità dinanzi al popolo e alle
Istituzioni che tutti noi rappresentiamo, e non, dunque,
un giudizio sull'operato del Governo a cui oggi non siete
chiamati, e che troverà altri tempi, modi e forme per
essere espresso.
Essere qui, oggi, di fronte a voi, di fronte al
Parlamento siciliano, non è un gesto di liturgia
istituzionale, non è occasione di confronto parlamentare,
e non è soprattutto un tentativo di sovrapposizione o,
peggio, di intralcio all'operato dell'Autorità
giudiziaria.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, i risultati
conseguiti in questi anni proprio dalla Magistratura e
dalle Forze dell'Ordine nella lotta alla mafia,
appartengono a tutti i siciliani, perchè volti a
ristabilire legalità e a restituire dignità alla nostra
terra.
Maggioranza e opposizione, ciascuna nel suo ruolo,
sono entrambe responsabili, benchè in maniera diversa, nei
confronti del Popolo siciliano, e sono oggi chiamate ad
assumere i propri impegni anche in ragione
dell'indispensabile autorevolezza che le Istituzioni
regionali devono esprimere.
E' la stessa elezione diretta che carica il Presidente
della Regione di una funzione totalmente nuova: per questo
ho sottoscritto quel "patto con gli elettori" che sto
portando avanti e che, in cuor mio, vorrei portare a
compimento.
In questi due anni, l'azione di Governo ha contribuito a
ridare al nostro popolo la voglia di occuparsi dei propri
problemi, gettando dietro le spalle la logica della delega
in bianco, ridando protagonismo e voglia di intrapresa,
soprattutto a tanti giovani che scelgono di rimanere in
Sicilia, per costruire, qui, e non altrove, il proprio
futuro.
Rivendico con forza la qualità della mia azione di
governo a sostegno dello sviluppo della Sicilia e della
piena affermazione della legalità, della trasparenza e
della correttezza amministrativa.
Potrei citare numerosi esempi, ma, oggi, in quest'Aula,
mi sembra importante ricordarne particolarmente alcuni:
- il conseguimento degli obiettivi di spesa di Agenda
2000, guadagnando le risorse della "premialità"
attribuita alle Regioni più efficienti, nella
considerazione del fatto che lo sviluppo è la condizione
essenziale per una vera lotta alla mafia;
- la concretizzazione, fin da subito, del sistema degli
Accordi di Programma Quadro, con obiettivi di spesa
determinati attraverso procedure chiare e definite,
molto distanti dalla vecchia logica del promettere tutto
a tutti. Primo fra tutti l'APQ "sicurezza e legalità";
- la nomina di un Generale dei Carabinieri, come
consulente della legalità, per il monitoraggio della
spesa di Agenda 2000;
- l'attivazione di un sistema di protocolli di legalità
per la gestione degli appalti, a partire da quello
sottoscritto, a nome di tutte le Regioni, con il Comando
Generale della Guardia di Finanza;
- la scelta di requisire numerosi pozzi privati, con una
decisione senza precedenti nella tormentata storia
dell'acqua in Sicilia;
- una graduale e irreversibile fuoriuscita dal
precariato, mantenendo nel contempo fede all'impegno di
non crearne altro, anche a costo di pagare prezzi
elettorali e personali;
- l'avvio del processo di definizione a Palermo della
Cittadella della Polizia', in stretta collaborazione col
Ministero degli Interni;
- la convenzione con i Presidenti dei Tribunali
dell'Isola per consentire l'attuazione in Sicilia della
legge nazionale sulle pene alternative.
La realtà siciliana è fatta di tante persone orgogliose
della loro individualità e della loro storia personale e
familiare. Il mio stile nel fare politica si fonda sul
rispetto di queste diversità, di queste tante angolazioni
che danno il senso della complessità, della ricchezza e
della problematicità della Sicilia.
Chi pensa di poter capire tutto o risolvere tutto con un
solo gesto o un solo atto è lontano dalla verità e in ogni
caso è lontano da me. Il mio stile umano e politico, da
taluni messo in discussione proprio in questa dolorosa
vicenda, attraverso articoli di stampa, è quello del
coinvolgimento di ogni donna e di ogni uomo, di creare
entusiasmo e carica positiva tra la gente, facendola
sentire partecipe di un comune progetto politico e di
promozione personale, che è anche speranza di una vita
migliore in una terra difficile.
Il mio modo di far politica da sempre è quello di
chiamare tutti ad esprimere progetti e a condividere
scelte conseguenziali. Quelle compiute fin qui dal
Governo, che ho sinteticamente evidenziate, stanno ad
indicare la traduzione concreta ed operativa di tutto
questo.
La mia azione di Governo è stata sempre improntata ai
principi della buona amministrazione e della buona
"Governance", caratterizzata dall'adozione di scelte
concretamente attuabili. Un'azione, voglio ribadire, che
si è concretizzata, in tante iniziative finalizzate al
soddisfacimento degli interessi pubblici, facendo compiere
a quella macchina complessa che è l'Amministrazione
regionale, tanti piccoli ma significativi passi in avanti.
Voglio continuare ad interrogare, come ho fatto in
queste tormentate notti, la mia coscienza insieme a voi.
Cosa posso e devo fare ?
Cosa è più giusto che io faccia nell'interesse dei
siciliani?
Devo interrompere la mia azione e il mio impegno?
Vi chiedo: serve che io abbandoni in un momento di così
intensa attività, anche internazionale, dove più forte è
l'impegno, più forti sono le responsabilità e più
pressanti sono gli obblighi, per affermare lo sviluppo di
questa terra e la sua ripresa economica e culturale?
Oggi, la Sicilia è chiamata a dare un contributo
importante in una delicata fase di transizione e di
riforme istituzionali. A questo processo stiamo
concorrendo con l'autorevolezza che ci siamo conquistati
sul campo e che ci è riconosciuta da tante altre Regioni,
forti del nostro ruolo e della nostra esperienza
autonomistica, per concorrere all'attuazione di quel
"Federalismo solidale" cui annettiamo un'importanza
strategica per il nostro Paese.
Vi è poi un altro importante ed insostituibile compito
che ci attende e che proprio martedì 1 luglio avremmo
dovuto avviare a Bruxelles: coordinare la partecipazione
delle Regioni nella formulazione della posizione nazionale
sugli atti e sui dossier che saranno trattati nel corso
del semestre di Presidenza Italiana della Commissione
Europea.
Tali responsabilità ci sono state conferite dal Governo
nazionale, rafforzate dalla recente approvazione della
legge "La Loggia", grazie al ruolo che ci è riconosciuto e
che siamo chiamati a svolgere, come regione-capofila dalla
Conferenza dei Presidenti delle Regioni, per l'area delle
politiche comunitarie.
Nel corso dei prossimi sei mesi la Sicilia ospiterà
infatti diversi eventi, per primo quello che si svolgerà,
proprio in questa autorevole sede il 7 e 8 luglio: la
Conferenza dei Ministri europei della futura Europa a 25
del settore del commercio. A questo ne seguiranno altri di
primaria importanza; ma, soprattutto, in questo periodo
saranno assunte importanti decisioni, quali, ad esempio,
la scelta della sede della Banca Euro mediterranea, per la
quale siamo già candidati.
La Sicilia ha bisogno di presentarsi con piena
autorevolezza, come vera protagonista e soggetto attivo, e
non più quale mero oggetto della politica comunitaria.
Quale sarà allora il ruolo che potrà svolgere la
nostra Regione se sarà priva di una guida di Governo?
Quante delle decisioni che comunque saranno prese ci
vedranno spettatori passivi piuttosto che attori e
protagonisti?
Ho fiducia nelle Istituzioni e ho fiducia negli
uomini, ed è con senso di responsabilità e sacrificio che
consegno a voi queste mie riflessioni: autorevolezza e
dignità sono alla base del mio lavoro e del mio impegno,
proprio perché esso è chiamato a rappresentare il lavoro
dell'operoso popolo siciliano.
E' necessario trarre da questa circostanza un
rinvigorito impegno per conseguire gli obiettivi per i
quali i siciliani ci hanno affidato il proprio consenso.
Il programma di Governo attende di essere completato. Se
vogliamo farlo, dobbiamo dare ancor più slancio
all'attività fin qui profusa. Oggi è l'occasione per
riconfermare questa volontà e questo impegno, che abbiamo
comunemente assunto tutti davanti ai siciliani.
Questo ho detto riguarda tutti, ciascuno per il ruolo
che riveste. A tutti noi è chiesto di non ignorare che si
tratta delle nostre Istituzioni regionali; che esse ci
appartengono, e vanno difese e sostenute, dalla
maggioranza e dall'opposizione, ciascuno secondo i ruoli e
le responsabilità che esercita.
Non intendo, con questo appello, chiedere surrettizi
consensi ad una opposizione parlamentare che deve, anche
in questa circostanza, saper dimostrare sensibilità e
attaccamento alle nostre Istituzioni, le quali hanno
bisogno del comune impegno di tutti per dispiegare sempre
più efficacemente le loro finalità.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio che
da questa vicenda, personale, possano uscire indebolite le
Istituzioni regionali: esse siano sempre, per i siciliani
e per tutta la Nazione, che ci guarda con interesse e
apprensione, un punto di riferimento certo per ogni
attività sociale, civile, economica e professionale.
Questo è uno dei momenti più difficili della mia vita,
un momento che colpisce a fondo il mio cuore e prova la
mia anima: è soffiato su di me un vento violento ed
impetuoso che mi fa anelare ad un comodo riparo e ad un
porto sicuro, lontano dall'impegno per la politica cui ho
dedicato sino adesso tutta la mia vita.
La mia è una storia fatta di tante piccole e grandi
cose, di tanti incontri, di rapporti umani, è una storia
carica di slancio e di passione, di tanti gesti di
affetto, di un abbraccio fraterno che diventa per chi lo
riceve anche motivo di incoraggiamento per i suoi
problemi. La mia è una storia basata sul rispetto dei
valori antichi della nostra terra, di amicizia, di
generosità, di fede cristiana.
Questo è il mio progetto politico: porre al centro
l'uomo, i suoi bisogni, i suoi interessi, le sue
aspettative, le sue speranze, i suoi valori.
Non riesco e non riuscirò mai a girarmi da un'altra
parte rispetto a chi, veramente bisognoso della nostra
attenzione e della nostra umana solidarietà, si aspetta
una risposta. Questa è la mia politica Questo sono io
Per riaffermare il mio patrimonio ideale e la mia
coscienza di cristiano occorre ora che io prenda una
decisione, anche dolorosa, se sarà necessario, che potrà
coinvolgere tanti uomini, donne e famiglie che in me e
nelle mie azioni hanno riposto la loro fiducia per la loro
crescita sociale e civile.
Sono certo che questo antico Parlamento, carico di
tradizione e di saggezza, saprà in questo momento
drammatico indicarmi il percorso più giusto perchè io
possa, con la scelta che assumerò, servire al meglio non i
miei, ma gli interessi del popolo siciliano.
Nell'atto di affidamento alla Madonna, pronunziato
oltre un anno fa, ho inteso racchiudere, secondo quella
diffusa coscienza cristiana che anima la nostra gente, la
mia passione per il destino del popolo siciliano. Allo
stesso modo oggi, nel concludere questo mio intervento, mi
affido a Maria, invocandone il materno conforto ed il
sostegno necessario in questo tempo di prova.
(Applausi)
PRESIDENTE Grazie, onorevole Cuffaro.
La seduta è sospesa per 15 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12.25, è ripresa alle ore
13.08)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, avverto che, secondo
un'intesa fra i Gruppi parlamentari, per motivi di
organizzazione dei lavori, interverrà nella discussione un
rappresentante per ciascun Gruppo. Ogni oratore avrà a
disposizione dieci minuti.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Forgione.
FORGIONE Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, credo che tutti noi, a
seguito delle parole del Presidente della Regione,
onorevole Cuffaro, stiamo vivendo la gravità e la
drammaticità di questo momento. Assieme a lei - sento di
poterlo affermare, onorevole Presidente della Regione -
credo che non avremmo voluto impegnare il Parlamento
siciliano in questa discussione; credo, infatti, che tutti
noi non avremmo voluto trovarci in questa situazione. E
trovandoci in tale situazione, tuttavia, il nostro ruolo
di donne e di uomini pubblici ci impone un'assunzione di
responsabilità.
Questo Parlamento non è un tribunale (lo abbiamo detto
tutti); ma questo Parlamento, tuttavia, coinvolto in una
vicenda giudiziaria così delicata, che investe il suo
ruolo ed il ruolo della più alta istituzione di questa
Regione, ha il dovere di pronunciarsi, ha il dovere di
guardare dentro se stesso, ha il dovere di rispondere
alle attese, alle ansie di quei siciliani che hanno
assegnato ad ognuno di noi, e a lei, onorevole
Presidente della Regione, il ruolo della rappresentanza.
Il Presidente della Regione è la massima istituzione
in questa Isola e, per la prima volta nella storia
dell'autonomia regionale siciliana, tale carica - se vuole
la "spersonalizziamo" usando, appunto, il termine appena
citato - viene investita da un'inchiesta delicata, in una
terra di frontiera come la Sicilia, sui rapporti tra
politica e settori di Cosa Nostra.
Credo che ciò, al di là della vicenda giudiziaria,
imponga una riflessione più generale ad ognuno di noi.
Forse avremmo davvero avuto bisogno, al di là delle
sue vicende, onorevole Presidente della Regione, di questa
riflessione, di che cosa è diventata e stia diventando la
politica ed il potere in Sicilia, di come sta
riorganizzandosi e si è riorganizzato in questi anni -
anche per effetto della sua politica, onorevole Cuffaro -
il potere e la sua struttura, il rapporto tra la politica
e le imprese, il rapporto tra la politica e la burocrazia.
Questa non è una Regione come le altre: in Sicilia, la
struttura del potere, la burocrazia, ha sempre
rappresentato il tessuto connettivo di un sistema nel
quale la politica ha incontrato la mafia.
E' questo che ha reso forte Cosa Nostra, che spesso ha
piegato la politica e le istituzioni medesime.
Ci troviamo in una fase nella quale in Sicilia sta
arrivando una pioggia di miliardi, una pioggia di miliardi
che da sempre, nella storia di questa Regione, è stata il
collante vero di quello scambio politico-mafioso che ne ha
condizionato l'intera storia politica.
Emerge adesso che un'intera struttura politica ha
avuto, ed ha, punti di contatto con uomini ed interessi di
Cosa Nostra: è questo il punto politico, non giudiziario,
onorevole Presidente della Regione, che vorremmo porre
all'attenzione ed alla riflessione di questo Parlamento,
dell'opinione pubblica, del mondo della cultura: perchè
questo avviene? Perchè c'è una politica che non è
impermeabile? Perchè tali penetrazioni e tali punti di
collusione arrivano nelle stanze più alte delle
Istituzioni di questa Regione o comunque loro vicino,
attorno, o a lato di quelle stanze?
Noi, come lei sa, onorevole Presidente della Regione,
abbiamo sempre fatto politica guardando agli interessi
generali; l'impegno di chi parla, in Commissione
Antimafia, nella passata legislatura, e nell'attuale, è
stato sempre ispirato a combattere ogni forma di
penetrazione da parte delle cosche mafiose, delle
istituzioni e della politica.
Per quanto precede, onorevole Presidente, ciò che la
riguarda non è una sua vicenda privata, non si tratta in
altri termini di una vicenda personale dell'onorevole
Cuffaro; è piuttosto una vicenda politica nel senso più
chiaro e crudo del termine: riguarda, infatti, il ruolo
della funzione pubblica in una terra di frontiera come la
nostra, i segnali che si mandano, gli interessi che si
alimentano proprio attraverso tale funzione pubblica che
coinvolge ognuno di noi. E' per questo che in queste
settimane - e da soli, al di là di ogni vicenda personale
- le abbiamo chiesto le dimissioni. Perchè in nome del
rapporto e del legame con lei, al di là della sua
funzione, delle sue responsabilità - che non deve
dimostrare in quest'Aula - alla trasparenza delle funzioni
pubbliche, si sostituisce lo scambio con pezzi da novanta
delle cosche di questa Regione.
Questo è il punto: non la politica delle "cavigghie"
che la sua impostazione alimenterebbe, come ha detto anche
qualche autorevole collega, leader del centrosinistra,
oggi sui giornali; non questo, ma tali punti di contatto,
l'incapacità di impermeabilizzazione della politica e del
potere rispetto alle pressioni della mafia. Di questo oggi
tutti hanno contezza e su questo, drammaticamente, oggi
dovremmo cominciare a ragionare
E' una visione della politica, è la riproposizione -
avrebbe detto Gramsci - di un sovversivismo delle classi
dirigenti che sta rialimentandosi in questa fase in
Sicilia.
Non basta, onorevole Presidente della Regione, citare
i protocolli di legalità, gli accordi con le forze
dell'ordine: tutto questo non è niente di straordinario in
ciò che è il dovere di una pubblica amministrazione. E non
basta neppure citare la consulenza incaricata ad un
Generale, quando si potrebbe citare piuttosto, per
esempio, nella vicenda dell'acqua, la rimozione del
Generale Jucci, proprio su quel terreno delicato. Non
dobbiamo tuttavia addentrarci in questo, nè "utilizzare"
una consulenza o una rimozione per accentuare un giudizio
o rafforzare una difesa.
La sua vicenda giudiziaria, onorevole Presidente della
Regione, cambia il corso della politica in Sicilia. A nome
del Gruppo parlamentare di Rifondazione comunista le
chiediamo pertanto di dimettersi.
E le chiediamo di dimettersi per liberare le
Istituzioni ed il Governo da ogni condizionamento e da
ogni ipoteca morale. Glielo chiediamo in nome del primato
della politica, non del primato della magistratura; glielo
chiediamo in nome di un garantismo che non distingue il
poveraccio che è costretto a delinquere per sopravvivere
da chi invece delinque ai più alti livelli del potere
La magistratura ha il dovere di affermare il principio
dell'obbligatorietà dell'azione penale; quanto a lei,
onorevole Presidente, ha il diritto alla presunzione di
innocenza, come sancito dal nostro ordinamento e dalla
Costituzione.
Abbiamo apprezzato, fino a stamattina, che a
differenza di tanti suoi colleghi dello schieramento
politico cui appartiene, non ha usato parole di insulto
contro l'operato della magistratura e della giustizia.
E stamattina apprendo piuttosto - e la intendo come
una provocazione indecente in questo momento, che non
l'aiuta affatto, onorevole Presidente - che il leader del
suo partito in Sicilia propone, anche per la Sicilia,
l'estensione del "lodo Maccanico" alle più alte cariche
istituzionali
In un terra di frontiera come questa, quell'immunità
sarebbe la riproposizione di una impunità per le classi
dirigenti che nessuno può permettersi
La proposta pubblica dell'onorevole Lombardo, consegnata
alla stampa, non l'ha aiutata; ora, piuttosto, onorevole
Presidente della Regione, trovi la coerenza delle scelte
Lei ha chiesto al Parlamento una fiducia: noi, da questa
vicenda, ne traiamo una conclusione che, al di là delle
vicende giudiziarie, questo Governo non verrà più
percepito dalla mafia come un suo irriducibile nemico. E
questa Regione non può permetterselo
La Sicilia non ha bisogno di un Presidente dimezzato,
condizionabile all'interno delle forze politiche - e di
questa politica e di questo Parlamento - e fuori dalla
politica, condizionabile al tempo stesso.
Onorevole Presidente della Regione, nella permanenza
del suo ruolo, rischia di tenere il dibattito politico
imprigionato su questi temi e noi, come vede, agli stessi
non ci sottraiamo; ma la politica in Sicilia, in questa
fase, ha bisogno di ragionare sulla condizione sociale,
sullo sviluppo sulla ricostruzione della democrazia
Personalmente, e la parte politica che rappresento, le
auguriamo davvero di poter dimostrare la sua estraneità
alle gravi responsabilità che le vengono accusate. Ciò,
peraltro, non cambierebbe di una virgola il nostro
giudizio politico sul suo operato, ed anche sui suoi
rapporti e sui rapporti della sua struttura politica e
della sua struttura di potere, così come emerso pure dalle
vicende giudiziarie, ma al di là delle vicende giudiziarie
medesime.
Parlo a lei come cittadino siciliano, onorevole
Presidente, a lei che spesso ha ironizzato sul fatto che
io non fossi natìo di questa Regione; oggi, invece, le
parlo come cittadino siciliano e come un calabrese che ha
imparato ad amare questa terra fino a sceglierla per
viverci e amarla per ciò che è, per le sue contraddizioni,
ma anche per le sue tensioni morali. Ebbene, oggi le
chiedo di compiere questo gesto per liberare se stesso e
le Istituzioni da tali ombre e ipoteche
Lei, onorevole Presidente della Regione, ha chiesto ad
un Parlamento una fiducia, sia rispetto all'azione
giudiziaria, sia riguardo all'azione politica.
Noi non le diamo, tuttavia, né l'una né l'altra
Le chiediamo piuttosto, con un atto formale - il nostro
ordine del giorno - di rassegnare le dimissioni dalla
carica di presidente della Regione.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne
ha facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, di questa giornata, e della
seduta odierna, l'unica cosa che riteniamo di dover
apprezzare, è la sensibilità che il Presidente della
Regione ha avuto nel venirci a riferire in Aula
- proprio perché non un atto dovuto - di quanto sta
succedendogli, sentendo con ciò il dovere di esprimere ed
informare il Parlamento.
Detto questo, ritengo tale sede - ove ha luogo un
dibattito avviatosi dopo le sue comunicazioni ed
un'eventuale richiesta di voto al Parlamento siciliano -
quanto mai inopportuna, assolutamente inadeguata ed
impropria.
Vorrei partire da una prima considerazione circa le
parole pronunciate in Aula dal Presidente della Regione.
L'onorevole Presidente ha chiesto infatti a questo
Parlamento, sostanzialmente, di poter condividere insieme
una scelta, di decidere insieme, chiedendo in buona
sostanza, lo ribadisco, una fiducia politica per l'operato
del Governo ed una fiducia morale.
Sulla fiducia politica, confermo la nostra opinione di
totale inadeguatezza del Governo che lei rappresenta e le
chiedo, tuttavia, che in altra sede, in altra occasione,
si possa fare un bilancio in quest'Aula, appunto, dei due
anni di governo.
Per quanto riguarda la fiducia morale, credo che la
domanda sia inopportuna: delle questioni che la
riguardano, credo, piuttosto, che lei debba rispondere
soltanto alla sua coscienza e non a questo Parlamento, né
tanto meno a ciascuno di noi.
Noi le chiediamo di non usare le sue vicende giudiziarie
per ragioni politiche. Non le possiamo dare, da questo
punto di vista, né incoraggiamento, né sostegno
Lei ha detto, dopo essere stato raggiunto dall'avviso di
garanzia, che c'era forse qualcuno che stava ingannando i
siciliani. Sono parole certamente inquietanti, non credo
dettate dalla rabbia del momento e non credo, tuttavia,
che si riferissero ai magistrati; probabilmente,
diversamente, si riferivano al suo schieramento politico.
Ebbene, il regolamento di conti interessa la sua
maggioranza e, da questo punto di vista, sicuramente, le
forze dell'opposizione e della minoranza, non possono
esserle d'aiuto
Io credo, onorevole Presidente, che le questioni che
stanno travolgendo la massima istituzione di questa
Regione, di fatto, hanno già creato un "vulnus" per la
Sicilia e per l'azione politica che il Governo ha svolto e
pure per il messaggio costante e permanente che è stato
mandato dalla più alta carica di questa Regione
Vorrei citare, come esempio, la vicenda dell'assessore
Pellegrino che, al di là degli aspetti giudiziari, avevano
posto a lei, onorevole Presidente della Regione, un tema
preciso: lanciare un messaggio chiaro in cui non ci fosse
spazio né per linguaggi, né per cultura mafiosa, né per
rapporti con la mafia
Ebbene, in occasione della vicenda Pellegrino - si
direbbe da qualche parte - ci si è "annacati" per sei
mesi, fino ad arrivare all'estremo, cioè a dire che oggi,
l'onorevole Lombardo - per un verso, ma vorrei ricordare
anche Pellegrino qualche giorno fa - si preoccupa soltanto
di chiedere l'immunità per i parlamentari regionali
Credo che queste dichiarazioni non l'aiutino affatto e
che diano il senso di quanto, probabilmente, nella sua
maggioranza, lei, onorevole Presidente, dovrebbe guardare
meglio per capire quanti effettivamente siano i suoi
sostenitori.
La invito, pertanto - ormai che, comunque, sta
consumandosi questo dibattito - ad evitare di portare
questo Parlamento, pervicacemente, ad un voto che
servirebbe soltanto ad indebolire ulteriormente la sua
carica
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Rotella.
Ne ha facoltà.
ROTELLA Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, impiegherò meno del tempo a
disposizione perché tenterò di dare una risposta al
quesito posto, con assoluta chiarezza e senza lasciare
alcun dubbio - come è mia abitudine e costume fare -;
tuttavia, mi permetta, onorevole Presidente della Regione,
di ringraziarla per l'atto di sensibilità, di stima e di
rispetto che lei ha avuto nei confronti di quest'Aula. Non
le è stato chiesto come atto dovuto, lei ha voluto
offrirlo, e per questo io e il Gruppo che rappresento, la
ringraziamo.
Onorevole Presidente, ho chiare due cose: la prima è
l'assoluto rispetto, la stima e la fiducia che abbiamo nei
confronti della Magistratura; non gridiamo ad alcuno
scandalo, ad alcuna aggressione, però non vogliamo neppure
che si trasformi, un atto procedurale, in un atto di
giudizio, che è cosa assolutamente diversa
L'atto di cui lei ha parlato è un atto di tutela e di
garanzia del cittadino, di tutti i cittadini, di quelli
siciliani e di quelli italiani.
Sono certo che ci sarà l'occasione, il modo e il tempo
per mettere la parola fine a tutta questa vicenda
Io sono convinto che questo incubo passerà, e passerà
presto
Per questo auspichiamo tempi spediti affinché si possa
riconsegnare, intanto, la serenità all'uomo. Il Gruppo di
Nuova Sicilia, che rappresento, le riconferma stima e
rispetto e la invita a continuare il lavoro per cui i
siciliani l'hanno eletta Presidente di questa Regione,
affinché non si fermi il cammino che abbiamo iniziato,
affinché si vada avanti e si abbia rispetto anche, e
soprattutto, del mandato popolare e perché esso non
subisca rallentamenti per vicende che hanno i loro tempi,
il loro spazio, le loro ragioni e che avranno anche le
loro risposte
Per quanto ci riguarda, sono sufficienti le cose dette
in quest'Aula, che non abbiamo chiesto, e di cui la
ringraziamo ancora per averle ribadite.
Sono certo, onorevoli colleghi, che il Presidente
della Regione, l'uomo che conosco, il cristiano che ha
sempre dimostrato di essere, non avrebbe avuto alcuna
esitazione, per il senso di responsabilità che gli
appartiene, a dimettersi subito, senza esitazione e senza
chiederlo a questo Parlamento. Questo mi rassicura e mi
tranquillizza, onorevole Presidente della Regione.
Mi permetta di dire una cosa, che forse in quest'Aula
non bisognerebbe dire, che io sento profondamente dal mio
cuore e che ho sentito fortemente dalle sue parole: anche
io mi associo a quel sentimento forte e al richiamo che
lei fa alla Madonna affinchè possa veramente aiutarci,
aiutare lei e aiutare il popolo siciliano ad uscire fuori
da una cultura che non ci può appartenere e che è il vero
freno di questa nostra Regione; non è possibile pensare
che Sicilia è uguale a mafia
E sulla mafia voglio dire una parola anche a nome del
Gruppo parlamentare Nuova Sicilia. Noi siamo contro la
mafia, noi siamo perché la mafia venga, una volta e per
tutte, cancellata da questa immagine indecente di una
Sicilia dove siamo tutti mafiosi. La mafia è
un'organizzazione che va combattuta e personalmente,
onorevole Presidente, le debbo dire che in questo Governo,
nel suo Governo, non ho intravisto un solo atto - e su
questo vi invito se volete confrontarvi - che possa
ricondurre al sospetto che tale Governo, in una sola
occasione, abbia prodotto un atto, un atteggiamento, un
provvedimento che abbia favorito la mafia.
Pertanto, credo che questo Governo debba andare avanti e
che lei onorevole Presidente debba restare al suo posto.
Sono convinto che questo Parlamento e questo Governo
debbano continuare l'azione contro la mafia per
restituire, finalmente, ai siciliani quel senso di libertà
affinchè anche in Sicilia si possa riprendere la marcia
verso il progresso, verso la modernizzazione, verso
l'Europa.
Onorevole Presidente, le facciamo i migliori auguri;
resti al suo posto e il Gruppo parlamentare di Nuova
Sicilia resterà insieme a lei, nel rispetto che abbiamo
per i magistrati, ma anche nel rispetto che abbiamo per la
politica, per chi l'ha votata e per chi l'ha voluta
Presidente della Regione.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi.
Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi,
onorevole Cuffaro, è diffuso, fra i membri del Gruppo del
quale sono in questo momento portavoce (i colleghi
Galletti, Manzullo, Papania e Spampinato), un sentimento
di simpatia umana.
E mi permetta di recuperare una nostra interlocuzione
ormai settennale: un sentimento di simpatia umana nel
senso letterario del termine - syn pathos -, di
compartecipazione a quello che abbiamo visto stampato sul
suo viso già in occasione della prima dichiarazione che
lei ha rilasciato ai mass media la sera stessa in cui è
stato raggiunto da avviso di garanzia. E questo sentimento
è stato confermato dalla sensibilità che lei ha avuto di
riferire al Parlamento, così come ci siamo scambiati, poco
fa, opinione in ordine ai passaggi, ai motivi del suo
intervento di oggi.
Ma, appunto, per questo riteniamo ancora più estraneo
che, dopo la sua comunicazione a questo Parlamento, si
possa aprire e si sia aperto un dibattito al quale stiamo
partecipando per dovere istituzionale, in quanto riteniamo
che sia irrituale e che diventi ancor più irrituale la
presentazione di un eventuale ordine del giorno su una
comunicazione.
E perché pensiamo che lei ci mette in difficoltà in
quanto in alcuni passaggi del suo intervento si dipanano
alcune espressioni che riguardano l'attività politica,
sulla quale lei ci imporrebbe, nel momento in cui fosse
presentato un ordine del giorno, un giudizio di carattere
politico, che in questo momento noi scindiamo, totalmente
scindiamo, dall'aspetto della vicenda umana.
Riteniamo anche inutile questo eventuale passaggio
considerato che un avviso di garanzia è un avviso di
garanzia per l'indagato e, quindi, in ordine alla
rappresentatività non equivale nè a un rinvio a giudizio
nè tanto meno ad una condanna. E, purtroppo, in Sicilia
tutto diventa rappresentazione.
Pertanto, a lei onorevole Presidente, che io conosco
cristiano, mi permetto, assieme ai colleghi del gruppo
parlamentare di cui faccio parte, di suggerire di
ricondurre alla dimensione interiore le sue decisioni e a
decidere con se stesso, che è l'unica persona con la quale
è vissuto, vive e vivrà tutta la vita. Chi ha fede, come
lei dichiara di avere, non ha bisogno di sostegni e
incoraggiamenti esterni, meno che meno di un ordine del
giorno.
Tuttavia, le vogliamo preannunziare, con la medesima
schiettezza, che se costretti a votare un ordine del
giorno, che - ripeto - riteniamo estraneo, strumentale,
incongruo, inutile, noi ci asterremo dal voto perchè esso
non l'aiuta, non ci aiuta. In ogni caso, auguri
Presidente
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Segreto.
Ne ha facoltà.
SEGRETO Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, l'episodio giudiziario, che
interessa il Presidente della Regione, ripropone con forza
un problema esclusivamente etico che non può essere
ulteriormente trascurato: quello dell'attuale
tripartizione dei cittadini in innocenti, colpevoli e
sospettati.
Questi ultimi vengono sistematicamente assegnati al
tribunale speciale dei mass-media e qui quotidianamente
crocifissi con una notizia, un'indiscrezione,
un'anticipazione, un ulteriore sospetto, un'ulteriore
indagine, spesso senza alcuna verifica della loro
fondatezza e senza l'indicazione della loro provenienza.
Ha ben ragione il Presidente della Regione a gridare
l'insostenibilità di una simile situazione e
l'impossibilità di manifestare indifferenza di fronte a
tali sospetti. L'esito drammatico di vicende come questa è
la convinzione dell'opinione pubblica che il sospettato è
un colpevole e che l'attenzione per una soluzione che gli
è favorevole risulta poi assai meno interessante della
iniziale notizia scandalistica.
Abbiamo avuto modo di verificare in questi giorni
difficili e convulsi come l'atteggiamento del Presidente
Cuffaro sia stato ispirato ad una specifica correttezza
nel rapporto tra istituzione dello Stato e della Regione,
che è - e dovrebbe sempre essere - consolidato patrimonio
della politica, e a quella serenità che scaturisce dalla
certezza di avere operato nel rispetto della legge e del
giuramento fatto all'atto del suo insediamento.
Non abbiamo soltanto avuto il modo di verificarlo, ma
anche e soprattutto di apprezzarlo nella compostezza delle
sue ragioni, nella fiducia riposta all'azione della
magistratura, nella serenità mostrata prima e soprattutto
dopo il colloquio avuto con i magistrati della procura di
Palermo.
Questa vicenda, che è insieme umana e politica, non può
essere oggetto di strumentalizzazione da parte di alcun
partito o gruppo politico, di alcun deputato, di alcun
organo di informazione.
Oggi il Presidente Cuffaro si è presentato a quest'Aula
- e noi lo ringraziamo per la grande sensibilità che ha
avuto nel riferire al Parlamento siciliano - non per
ottenere un anticipato giudizio sulle circostanze che
hanno formato oggetto dell'indagine alla quale è
sottoposto e che il Parlamento non potrebbe dare, ma per
chiedere una conferma della fiducia della sua azione di
Governo e proseguire nella stessa sulla scorta di un
principio di consolidata civiltà giuridica,
costituzionalmente garantito e che è quello della
presunzione dell'innocenza.
Da più parti sono state sollevate obiezioni
sull'opportunità di tale conferma. Il popolo siciliano ha
però eletto un Presidente ed un Parlamento, entrambi con
la medesima legittimazione che riposa sulla volontà del
popolo sovrano, ma la nostra è una democrazia
rappresentativa ed il Parlamento rappresenta, pur nelle
sue distinzioni politiche, il popolo siciliano così come
lo rappresenta il Presidente.
E', pertanto, opportuno e necessario, contrariamente a
quanto altri sostengono, che questi due soggetti
istituzionali, Parlamento e Presidente, ritrovino entrambi
un'unità che rinnovi la loro legittimazione e che si
confermino, l'un l'altro, la volontà di proseguire nel
cammino iniziato.
E' con questi auspici e con queste considerazioni che il
Gruppo parlamentare che rappresento, i Riformisti e
liberaldemocratici il Patto con la Sicilia, confermano a
lei, Signor Presidente, ed alle forze politiche della
maggioranza il proprio apporto utile e deciso per il
rilancio e la continuità del suo Governo a cui vogliamo
dare il nostro contributo fattivo, operoso e diretto.
Certo, vivere ed operare in Sicilia non è sempre facile,
ma molto riteniamo sia cambiato da qualche tempo a questa
parte, grazie anche al rinnovamento dell'azione politica e
ad un'iniziale rivoluzione culturale affidata anche alla
nuova classe dirigente, a tutta la classe dirigente che
deve essere ispirata a principi etici che non possono
discostarsi da quelli cristiani.
In questa strada l'azione dell'onorevole Cuffaro e del
suo Governo deve indirizzarsi e continuare e non è solo un
diritto, ma anche un dovere verso la Sicilia ed i
siciliani che si aspettano non solo riscatto economico, ma
soprattutto sviluppo sociale.
E per questi scopi, pur nel rispetto di ciascuna
posizione politica, dobbiamo portare il nostro contributo
quali deputati, funzionari e semplici cittadini, con
l'esempio che possiamo dare con il nostro comportamento. I
mass media e la stampa in generale dovranno anch'essi
contribuire, non andando alla ricerca dello scandalismo e
del moralismo di maniera, ma soprattutto nella nobile
azione pedagogica che essa può e deve avere.
Coraggio Presidente Ai siciliani non interessano le sue
dimissioni, ma si aspettano le azioni concrete di sviluppo
che sono in cantiere da parte del Governo di questa
Assemblea.
E' certamente compito non facile, in circostanze come
queste, trovare le parole che esprimano con immediatezza
stati d'animo e sentimenti; noi comprendiamo in pieno il
suo dramma, il timore, onorevole Presidente, che si
allontanino, come imbarcazioni verso l'orizzonte,
programmi, prospettive ed impegni, con l'angoscia
ulteriore di vedere allontanare la stessa Sicilia dal
resto del Paese. Tutto rischia di trasformarsi da sogno in
incubo.
Per sfuggire la ristrettezza delle mie parole, e
concludo, ricordo una riflessione di John Kennedy: "Ci
rendiamo conto che il nostro prestigio nel circolo ed i
limiti entro i quali possiamo raggiungere i nostri
obiettivi e quelli dei nostri elettori dipendono in larga
misura dalla stima che godiamo verso gli altri senatori".
L'unica variazione che apporto a questa riflessione
riguarda il termine senatori, per il resto il Gruppo
parlamentare dei Riformisti e liberaldemocratici il Patto
per la Sicilia che rappresento la fa propria per meglio
esprimere sentimenti di stima e di solidarietà che
caratterizzano il nostro atteggiamento nei suoi confronti.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole
Barbagallo. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
posso non ringraziare il Presidente per la sensibilità che
ha avuto di informare il Parlamento. Speravo però che ci
si fermasse a questo.
Ho già dichiarato che un dibattito in Aula sulla vicenda
giudiziaria del Presidente Cuffaro appare certamente
inopportuno oltre che irrituale sul piano tecnico-
regolamentare, in quanto - come a voi tutti noto - noi non
possiamo esprimere alcuna fiducia e, peggio ancora, votare
dei documenti.
Non so se la maggioranza insisterà alla fine nel votare
un documento, credo che già gli interventi esprimano una
volontà, un orientamento e il Presidente Cuffaro sta
ricevendo dai gruppi di maggioranza la solidarietà che
chiedeva.
Mi sembra sbagliato esporre l'Aula a un voto che non ha
nessun significato, considerato che non possiamo esprimere
alcuna fiducia, ma soprattutto ci troviamo all'inizio di
un'inchiesta complessa che esige prudenza ed equilibrio;
qualsiasi valutazione di carattere politico potrebbe
determinare strumentalizzazioni e interferenze.
Quindi, non posso non condividere l'intervento del
collega Ortisi, che sposo pienamente, non solo per i
contenuti, ma anche per i toni.
Non vogliamo esprimere giudizi morali o assumere ruoli
di condanna di questa o di quella istituzione, ciò a
prescindere dal sincero augurio che vogliamo formulare al
Presidente Cuffaro di chiarire al più presto, nelle sedi
competenti, la propria posizione giudiziaria.
Siamo certi che il Presidente Cuffaro aiuterà i giudici
a ricercare la verità, come lui stesso ha dichiarato
stamattina. L'avviso di garanzia non comporta le
dimissioni, il garantismo vale per tutti, amici e
avversari politici; se il Presidente Cuffaro si sente a
posto con la propria coscienza, può scegliere di
continuare ad esercitare il mandato conferitogli dalla
maggioranza dei siciliani.
Capisco l'impegno nel difendere la sua immagine e la
funzione pubblica che ricopre. In Sicilia la classe
dirigente deve avere un supplemento di rigore e di
intransigenza nei comportamenti politici e in tutte le sue
attività, la credibilità della classe dirigente della
nostra Regione è essenziale per poter rivendicare il ruolo
che alla Sicilia compete nel panorama nazionale ed
europeo.
La Regione deve presentarsi con le carte in regola. Per
pretendere rispetto da parte degli altri dobbiamo evitare
qualsiasi dubbio sulle scelte istituzionali e sullo stile
di vita dei rappresentanti politici siciliani.
Per modernizzare la Sicilia è necessario combattere la
mafia, non solo come organizzazione criminale, ma anche
come forma mentis; occorre battersi per l'adozione di
strumenti di trasparenza nell'azione amministrativa e
rifiutare talune logiche spartitorie che hanno deteriorato
il costume della nostra regione.
La Sicilia ha bisogno di una svolta in termini di
cultura politica. Basta con le furbizie, i tatticismi
esasperati, la gestione dei bisogni e le elencazioni
programmatiche senza un'anima e senza l'indicazione di una
prospettiva per la quale valga la pena di spendersi.
La lotta alla mafia e la riaffermazione dei valori della
legalità devono costituire la premessa indispensabile per
ripensare nuove ipotesi di sviluppo.
Il Presidente Cuffaro sostiene che abbiamo gli stessi
obiettivi. Lo dimostri Eliminando gli sprechi, i
privilegi, gli arbitri, emarginando gli affaristi e i
trasformisti; non basta occupare tutti gli spazi di potere
possibile, occorre saper dimostrare di lavorare per il
bene di tutti.
E' necessario entrare nel merito delle questioni reali,
scegliere il modello di sviluppo e le priorità che si
vogliono realizzare. L'impegno antimafia deve servire non
soltanto per porre divieti e confiscare beni, ma anche per
diffondere istruzione, promuovere lavoro, rendere più
effettivi i diritti.
Resta ancora molto da fare in una realtà nella quale la
mafia esiste ed è viva e vegeta con un forte controllo del
territorio e un inesauribile serbatoio nella criminalità
minorile.
La riscoperta della morale nella politica è essenziale.
C'è qualcosa che viene prima della politica, che la fonda,
la dirige e la sostiene: l'adesione ad un sistema di
valori che precede e caratterizza qualsiasi impegno
sociale e politico. Per acquisire le attitudini al buon
governo bisogna partire da prima della politica e andare
oltre la politica.
Dal Presidente della Regione ci aspettiamo non proclami,
ma una risposta sulle riforme da realizzare, sul
precariato, sul mancato pagamento degli stipendi agli
operatori della formazione professionale, sui disservizi
nella sanità e sulle tante sfide presenti nella nostra
Isola.
Le critiche al suo Governo non sono state mosse soltanto
dalle opposizioni - e questo sarebbe legittimo - ma anche
dalla Corte dei Conti, dagli industriali e, persino, da
qualche autorevole rappresentante della sua maggioranza e
del suo partito.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.
Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, le
vicende di questi giorni, che ad una prima lettura possono
dare l'impressione che nulla è cambiato in questa nostra
Regione, ci hanno consegnato, invece, una realtà
completamente diversa, una lettura completamente diversa
degli accadimenti e anche delle riflessioni su questi
ultimi.
Voglio sottoporvi, intanto, una prima riflessione,
doverosa, riguardante la Magistratura: in questa vicenda
il fatto importante è che, forse per la prima volta, le
forze politiche, tutte le forze politiche, non hanno
gridato allo scandalo, non hanno riesumato complotti, non
hanno, insomma, assunto un atteggiamento di difesa contro
qualcuno e, nel caso specifico, contro l'istituzione
Magistratura.
E questo -ripeto - è un fatto, onorevoli colleghi, molto
importante. E' un fatto che ha dato e dà la misura della
maturità politica che la classe politica (scusate il
bisticcio) ed i vertici istituzionali hanno raggiunto.
L'altra riflessione che ci consegna questa vicenda è che
un Presidente della Regione, per la prima volta eletto dal
popolo e cioè direttamente da milioni di cittadini, pur
non avendone la necessità, viene in Aula a chiedere non il
conforto, ma il parere autorevole del Parlamento -
anch'esso eletto dai siciliani - su una decisione che
potrebbe prendere lui stesso.
Ma, consapevole che una sua decisione ha delle refluenze
su altre istituzioni - e ha grande refluenza sull'intera
Regione- è venuto umilmente in quest'Aula a relazionare su
quanto è accaduto e a sentire il parere delle forze
politiche rispetto alle sue riflessioni.
Ho colto anche una grande misura negli interventi delle
forze politiche non solo di maggioranza, ma anche di
opposizione, una grande misura nei confronti delle
dichiarazioni programmatiche del governatore Cuffaro, che
è anche rispetto istituzionale.
Vedete, la riflessione che voglio fare è la seguente: in
questo momento non è in gioco, come qualcuno sosteneva, la
vicenda personale di Totò Cuffaro. In questo momento è in
gioco la vicenda del Presidente di una Regione, eletto a
suffragio diretto, che si trova in un momento cruciale del
suo sviluppo: mi riferisco ad 'Agenda 2000' e anche alle
riforme importanti che il Governo ha proposto.
Ma questo Parlamento, tutto il Parlamento - e lo voglio
ricordare all'onorevole Forgione che tratteggiava in
qualche modo un qualche coinvolgimento del Governo verso
certi ambienti - con il contributo di tutti i partiti, ha
esitato in dieci anni una riforma, quella della legge
sugli appalti, che costituisce il primo argine, per
ammissione di tutti, all'infiltrazione mafiosa nelle
istituzioni.
Quindi, il momento che sta vivendo la Sicilia è
importante per le ricadute di tipo economico,
infrastrutturale e di sviluppo che sono esse stesse la
premessa della lotta al fenomeno mafioso. E la Sicilia è
in un momento importante pure dal punto di vista delle
riforme istituzionali.
Il Presidente Cuffaro non è venuto qui a chiedere una
sorta di fiducia in bianco rispetto all'attività di
Governo, ma si è presentato umilmente di fronte a questo
Parlamento cogliendo che non è tanto in gioco la sua
personale vicenda, bensì lo sviluppo della nostra Regione
- uno sviluppo che passa attraverso determinati strumenti
che ci saranno ancora per poco, che rischiano di non
esserci più-, per non gridare domani, come sempre siamo
abituati a fare: "siamo sfortunati".
No, non siamo sfortunati. Noi dobbiamo avere il coraggio
e la consapevolezza, allo stato dei fatti, di dire al
governatore Cuffaro che abbiamo accettato che venisse in
Aula a riferire, nella convinzione che il momento è tale
per cui è più importante il proseguimento della sua azione
politica, così come con forza abbiamo ribadito che non c'è
stata nessuna dietrologia nell'azione della magistratura,
che ha compiuto il suo dovere e che continuerà a farlo,
senza nessun tipo di attacchi né di condizionamenti.
E' un grande fatto nuovo, e io invito tutto il
Parlamento a coglierne la modernità. Qui non si tratta di
essere amici o nemici di Totò Cuffaro, qui si tratta di
prendere atto che qualcosa è cambiato nell'atteggiamento
della politica, nel modo di porsi della politica e nel
rispetto tra istituzioni diverse.
Per quanto riguarda Alleanza Nazionale, onorevole
Presidente, sono stato lieto della sua decisione di
riferire in Parlamento, ho apprezzato il suo discorso e
per le ragioni che ho esposto la invito a continuare.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale.
Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, Presidente della Regione,
mi sono più volte chiesto anch' io, nel corso di questi
giorni, qual è lo stato d'animo di un Presidente della
Regione colpito da un provvedimento di avviso di garanzia
riguardante il concorso esterno in associazione mafiosa e
quindi comprendo il suo stato d'animo e il modo come lo ha
manifestato qui.
Mi rendo conto del travaglio umano, personale, di come
uno guardi in faccia i propri familiari, i propri figli.
Comprendo tutto questo, perché mi rendo conto che la
vicenda personale in qualche modo determina anche una
condizione dell'agire politico.
Tuttavia, Presidente, debbo dire che guardando con
distacco il complesso delle questioni colgo in questa
vicenda, e penso come me molti, un salto di qualità
positivo. Appena ricevuto l'avviso di garanzia, lei ha
dichiarato alla stampa che ha pensato per un attimo di
compiere un atto estremo: dimettersi da Presidente della
Regione. Questo denota sensibilità, infatti mi rendo conto
che lei si sarà interrogato in presenza di un'accusa così
pesante, su come avrebbe potuto continuare a svolgere il
suo ruolo, se tale accusa, in qualche modo, l'avrebbe
indebolita nelle relazioni sociali, oltre che nelle
relazioni umane e politiche.
Nessuno dei partiti dell'opposizione, però, ha inteso
utilizzare l'avviso di garanzia pervenutole per chiederle
di dimettersi dal ruolo di Presidente della Regione.
A parte la posizione di Rifondazione comunista, non c'è
stato un atto, un parlamentare o un uomo politico in
genere che non ha inteso separare, per la prima volta dopo
tanti anni, la vicenda giudiziaria da quella politica.
Nessuno - lo ripeto - neanche l'opposizione.
Lei è stato sentito dai magistrati, in quanto chiamato
in causa da una intercettazione ambientale; come tutti
sappiamo ciò impone al Magistrato, in virtù del principio
dell'obbligatorietà dell'azione penale, di farle pervenire
un avviso di garanzia.
Ho apprezzato il fatto che nessuno di voi abbia rivolto
attacchi, atti di accusa di complotto alla Magistratura,
come spesso avviene da parte di alcuni settori della
maggioranza a livello nazionale.
Penso che il tutto si stia svolgendo dentro un quadro di
rispetto delle formalità sostanziali e formali.
C'è un punto di debolezza, però, onorevole Presidente
della Regione, che voglio qui manifestare a lei e ai
colleghi parlamentari. Più volte è stato chiesto
all'opposizione di non utilizzare le vicende giudiziarie
per scardinare o per compiere attacchi politici ed
interrompere i percorsi politici; adesso, mi permetto di
dire, c'è una forzatura al contrario: la maggioranza sta
utilizzando questa vicenda giudiziaria per attuare una
forzatura di natura politica.
A mio avviso questa vicenda riguarda il rapporto che lei
ha con la sua coscienza.
Lei ci ha assicurato, e non ho motivo di dubitarne - ce
lo auguriamo tutti - di potere dimostrare la totale
estraneità alle accuse che le vengono mosse e tuttavia,
onorevole Presidente della Regione, tale vicenda ha un
tratto personale e non può investire la responsabilità
politica.
Il Presidente della Regione è stato audito dai
magistrati, conosce il grado della propria compromissione
rispetto alla vicenda, in merito alla quale ha rassicurato
il Parlamento della propria estraneità; a mio avviso,
pertanto, adesso dovrebbe comunicare al Parlamento che
ritiene di poter continuare a svolgere il compito di
governatore della Sicilia. Nel merito non voglio entrare:
noi manteniamo fermo il nostro giudizio, che fra l'altro è
noto, sul Governo Cuffaro.
Questa mattina, invece, si tenta di costituire un
precedente o un vulnus dell'attività parlamentare con la
presentazione di un ordine del giorno, che partendo dalla
vicenda giudiziaria tenta di dare un giudizio nei
confronti dell'azione del Governo Cuffaro.
Ritengo che questo sia un errore; non è utile neanche a
lei in rapporto all'indagine in corso, ed inviterei i
colleghi ad evitare di invocare un altro lodo Maccanico o
immunità per i parlamentari regionali. Utilizzare tale
vicenda - lo ripeto - non è utile in quanto darebbe
l'impressione che qualcuno di noi possa avere "la coda di
paglia" rispetto alle vicende giudiziarie.
Vorrei che la vicenda restasse dentro determinati
ambiti; vorrei invitare i colleghi della maggioranza ad
evitare forzature, quali ordini del giorno da far votare a
questo Parlamento, nei confronti dello stesso Presidente
della Regione, che in questo momento va aiutato. Fatto che
costituirebbe una strana forma di fiducia politica nei
confronti del Presidente della Regione, un errore, oltre
che un precedente, che oggi riguarda l'onorevole
Presidente della Regione, ma che domani potrebbe
riguardare qualsiasi altro uomo di governo.
Le indagini devono proseguire, nel rispetto della
autonomia della Magistratura, così come ha dichiarato lo
stesso Presidente della Regione.
Dobbiamo augurarci che la Magistratura concluda
rapidamente le sue indagini, in modo che il Presidente
della Regione possa continuare a svolgere il proprio
mandato. Ci auguriamo che il Presidente della Regione
possa dimostrare la sua estraneità rispetto alla vicenda
giudiziaria.
Onorevoli colleghi, il voto che vi apprestate a dare
costituisce, come dicevo prima, un vulnus ad una prassi
parlamentare che non può essere accolta da parte nostra.
Onorevole Presidente della Regione, affermo ciò per
dimostrarle affetto; in questi giorni, dagli incontri
avuti con i Capigruppo della maggioranza è prevalsa la
volontà di presentare un ordine del giorno di sostegno
sostanziale al suo Governo.
Esprimo un'altra considerazione: lei stamattina avrebbe
dovuto fermarsi alle prime tre pagine della sua relazione,
quelle riguardanti il rispetto per i magistrati, il
travaglio umano che sta vivendo insieme alla sua famiglia,
il tormento della sua coscienza rispetto alle accuse che
le sono state mosse e il convincimento che non poteva non
venire a riferire al Parlamento, perchè ciò avrebbe
comportato un giudizio di apprezzamento da parte nostra.
Nel momento in cui lei ha introdotto argomenti di natura
politica circa la sua azione di Governo, anche se limitata
agli atti che avrebbe compiuto relativamente alle vicende
legate ai punti di presidio di natura antimafiosa, è
andato oltre; infatti, ciò sconfina dalla vicenda
giudiziaria imponendo un giudizio politico sul suo
Governo.
Ritengo che lei abbia commesso un errore, errore al
quale il Parlamento può riparare se fa proprio il nostro
punto di vista: non esprimere un voto sull'ordine del
giorno.
In caso contrario, signor Presidente dell'Assemblea,
onorevole Presidente della Regione, facciamo presente che
non parteciperemo al voto, nel senso che ci allontaneremo
dall'Aula.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni.
Ne ha facoltà.
D'ANTONI . Signor Presidente, onorevoli colleghi,
onorevole Presidente della Regione, questo Parlamento
affronta per la prima volta un dibattito di tale natura.
Al contrario dell'onorevole Speziale, credo che sia
stato giusto ascoltare l'intero intervento del Presidente
della Regione, in quanto testimonianza evidente di una
vicenda umana, politica che riguarda la vita di questo
Parlamento.
Sarebbe davvero strano che di fronte a conseguenze
pesanti e drammatiche questo Parlamento non discutesse,
non approfondisse, non valutasse, non esprimesse un
giudizio anche con un voto. Ciò avviene sempre quando si
affrontano problemi di natura politica, nel senso che la
questione sottopostaci non riguarda soltanto il Presidente
della Regione ma l'intero Parlamento; infatti, nel
rispetto sacrosanto delle prerogative della Magistratura e
delle sue iniziative, questo Parlamento nella pienezza
delle sue funzioni deve esprimere un giudizio politico
sulle modalità di prosecuzione della sua attività.
Il problema va individuato nel non volere affrontare
tale questione; è questo che ci sfugge
Tutti siamo garantisti e questo Parlamento lo è in
maniera forte. Lo sta dimostrando in questo dibattito,
perché a parte la posizione di Rifondazione comunista,
tutti affermano che ricevere un avviso di garanzia non
comporta conseguenze particolari, infatti tutti sostengono
che l'avviso di garanzia è una garanzia per l'indagato e
niente di più.
Ma nel momento in cui si afferma ciò e poi si aggiunge
che occorre dare un giudizio politico su questo modo di di
governare, allora, stiamo parlando di politica, stiamo
parlando della vita di questo Parlamento, delle sue
prospettive, del rapporto tra l'elezione diretta e la vita
del Parlamento, stiamo discutendo di cose essenziali e
l'avere dato, da parte dell'onorevole Cuffaro, una
testimonianza umana e politica come quella che abbiamo
ascoltato, a mio avviso, è il segno di una vera maturità.
Probabilmente sarebbe stata più facile l'altra scelta,
quella che ci avrebbe messo davanti al fatto compiuto. A
mio giudizio, ci troviamo di fronte ad una norma veramente
esagerata, che bisognerà modificare in altra sede.
Onorevole Forgione, il nostro segretario regionale ha
parlato del paradosso consistente nell'aver tutelato
alcune cariche istituzionali sostituibili e non aver
tutelato altre cariche istituzionali non sostituibili,
cosa che provocherebbe l'immediato scioglimento del
Parlamento.
Questa è la questione ed è stata posta in maniera
paradossale, non per fare il lodo lombardo qui Il
problema è reale; stiamo vivendo una fase di passaggio,
quindi, affrontare tutto ciò con atteggiamenti sbarazzini
è assolutamente un grande errore. E' un modo per non
affrontare le questioni per quello che realmente sono. Il
Presidente della Regione è stato oggetto di una indagine
che noi tutti rispettiamo; abbiamo fiducia nella
Magistratura e la invitiamo a procedere con celerità
nell'interesse di tutti: delle istituzioni e del popolo
siciliano. Lo ha chiesto il presidente Cuffaro, e lo
confermiamo anche noi.
Ne consegue un problema politico: questo Parlamento e
questo Governo sono legittimati a proseguire la propria
azione politica per risolvere, nei prossimi mesi o anni, i
problemi di questa Regione anche se è in corso
un'indagine?
A nostro giudizio sì, in quanto soltanto così si è
garantisti. Diversamente, si è garantisti la mattina e si
è giustizialisti il pomeriggio, cioè quando conviene
esserlo. Siamo garantisti quando parliamo di noi stessi e
diventiamo tutti giustizialisti quando parliamo degli
altri; o lo si è sempre o non lo si è mai. Se lo siamo
sempre, questo è il rapporto corretto tra un'indagine che
rispettiamo e che vogliamo conclusa al più presto ed
un'esigenza politica, che è altrettanto forte quanto
quella del rispetto della divisione dei poteri in questo
Paese.
Ognuno deve svolgere il proprio compito e deve farlo
bene. Lo deve fare la Magistratura e lo dobbiamo fare
anche noi.
Noi assolveremo il nostro compito se confermeremo il
Presidente della Regione, che ha dato a noi questa
possibilità, in quanto rappresentanti di quel popolo che
ci ha eletto. Dobbiamo, quindi, confermare la fiducia
riposta nel suo operato manifestando solidarietà umana e
politica.
Nel numero domenicale de 'Il Sole 24 Ore', l'ex
Presidente del Consiglio, onorevole Amato, cita un
colloquio avuto con un autorevole esponente europeo di cui
non fa il nome.
Tale autorevole esponente europeo afferma (e io vorrei
che l'onorevole Forgione riflettesse attentamente per
evitare di dare giudizi affrettati, tanto sulle questioni
siciliane quanto su quelle cubane) 'Dite che le questioni
politiche devono avere soluzioni politiche - dite a voi,
al centro sinistra - e non giudiziarie ma, in realtà,
l'alternativa giudiziaria è dentro di voi, ci costruite
sopra e ve ne fate deresponsabilizzare, rispetto
all'impegno che dovreste, invece, manifestare per i tanti
problemi che avete e che abbiamo'.
E' qui, è in questa frase che l'onorevole Amato cita,
quindi la fonte è indiscutibile, il senso vero di
questo dibattito.
Se nessuno di noi è preso da forme giustizialiste
tutti siamo presi da forme di garanzia, noi dobbiamo
rispettare il lavoro della Magistratura e dobbiamo
rispettare il nostro lavoro. Ciò equivale a dire che il
Governo deve proseguire sulla base del mandato ricevuto, e
che questo Parlamento deve funzionare sulla base del
mandato ricevuto.
Altra è la questione che solleva in termini di
dibattito particolare, e che si è aperto sui giornali,
perché, onorevole Speziale, qui è stato assolutamente
buonista ma sui giornali la cosa è molto meno buonista.
Infatti, quando si dice che è vero che un avviso di
garanzia non comporta nessuna dimissione ma che è anche
vero che un certo modo di governare (lo si è indicato
anche con un neologismo, un poco infelice, 'cuffarismo'),
un certo modo di costruire questo tipo di rapporto
significa aprire la strada, l'autostrada a incursioni
mafiose, io penso sinceramente che su questo occorra una
riflessione perché o si risponde al popolo sempre o non si
risponde a seconda delle condizioni.
La riflessione è quella che se uno ha un certo modo di
governare, e questo modo è premiato dal popolo, vuol dire
che c'è un rapporto diretto tra questo modo di governare e
il popolo, non si apre l'autostrada a niente perché c'è
una cosa sicura nella storia di questo nostro movimento,
in questo caso dell'UDC, e del partito. Noi non cerchiamo
lodi, non cerchiamo scappatoie, ci siamo sempre difesi nei
processi, mai ci siamo difesi dai processi, e abbiamo
pagato abbondantemente questo tipo di valutazione e questo
tipo di atteggiamento, rispettosi della separazione dei
poteri del nostro Paese ed insieme di un modo di fare
politica che a nostro giudizio è un modo autentico, forte,
non la caricatura di nulla. Ma la caricatura è esattamente
l'opposto quando si pensa che il popolo possa essere
oggetto di caricatura. Quella è una visione elitaria della
vita politica e della vita sociale che noi non abbiamo e
che ci fa correre tanti rischi in una Regione che presenta
tante contraddizioni, come quelle che ciascuno di noi
conosce.
E' per questa ragione che io penso sia giusto
incoraggiare il Presidente della Regione.
Io penso sia giusto dargli non solo la nostra
solidarietà ma qualcosa in più, quel tipo di vicinanza che
può servire proprio perché per lui sarebbe più facile
smettere che continuare. E' per noi che sarebbe più
difficile continuare anziché smettere, questa è la
differenza. Per lui sarebbe nettamente più facile. Io
penso che questo Parlamento, invece, deve valutare
esattamente che il tema che si pone è totalmente nuovo e
diverso: cioè su che basi affrontare un nuovo giudizio
popolare. Il garantismo deve esserci così come il pieno
rispetto per la Magistratura.
Questo Parlamento non è un tribunale. Questo Parlamento
deve svolgere il proprio compito, cioè deve dire al
presidente Cuffaro di proseguire nella sua azione di
Governo rispettando il mandato popolare.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini.
Ne ha facoltà.
Non essendoci altri iscritti a parlare, subito dopo
l'intervento dell'onorevole Leontini si darà luogo alla
votazione dell'ordine del giorno.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi,
onorevole Presidente della Regione, questo dibattito sta
chiarendo a noi stessi cosa esso prima di tutto non è Non
è nemmeno, per un momento, un venir meno al rispetto
dell'azione della Magistratura; anzi, è un invito a
svolgere la propria attività con solerzia affinché
dall'azione della Magistratura arrivi una garanzia per
tutti i cittadini del nostro Paese. E' altresì, tuttavia,
un invito a svolgere con celerità questo compito,
nell'accertamento della verità dei fatti, con la
correttezza e la serenità che le riconosciamo ed
attribuiamo.
Non è un dibattito dal quale far discendere un
pronunciamento sui contenuti dell'azione di Governo,
perché, come in molti hanno detto prima di me, ad altra
sede è destinabile tale tipo di dibattito; se tale fosse
stato l'intendimento saremmo stati consapevoli, a priori,
e sarebbe stata prospettiva molto sterile e parziale, di
una voluta distinzione tra la posizione della maggioranza
e quella della minoranza.
Questa occasione è derivata da uno scrupolo di
correttezza istituzionale del Presidente Cuffaro, a cui va
tutta la nostra e mia personale solidarietà umana, a cui
va aggiunto l'apprezzamento per avere dimostrato questo
scrupolo di correttezza istituzionale nel volere attivare,
sollecitare in questa Assemblea, una riflessione sulle
ragioni istituzionali della continuità di un'azione di
Governo ed ottenere anche un orientamento dovuto, di
adesione e di fiducia al ruolo di garante che al
Presidente della Regione si deve riconoscere.
Non abbiamo mescolato i due aspetti, quello del
giudizio politico e quello del rispetto dello scrupolo e
della correttezza istituzionale del Presidente della
Regione; non si è chiesto il voto politico.
E' chiaro che alla fine del dibattito ciascuno
caricherà delle proprie ragioni il voto sull'eventuale
documento in una direzione o nell'altra.
Ed è chiaro che se va fatto salvo il garantismo - che
significa che le regole da noi riconosciute, prescrivono
che il presidente Cuffaro possa continuare e debba
continuare a rappresentare i siciliani, nonostante la
diversità di percorso della sua azione di Governo e
rispetto alle nostre concezioni, alle nostre posizioni ed
alle nostre valutazioni, il garantismo è questo - si può
sicuramente esprimere un giudizio di carattere politico
negativo sull'azione di Governo, ma senza inficiare e
minare le basi della impostazione garantista.
Ringrazio doppiamente il Presidente Cuffaro perchè
quest'Aula, onorevole Speziale, a nostro avviso non può
essere il luogo e la sede della presa d'atto. In
quest'Aula il popolo siciliano intende ascoltare ragioni,
motivazioni, indicazioni e orientamenti. Se rispetto ad
uno scrupolo di correttezza istituzionale da parte del
Presidente della Regione si dovesse reagire con la
semplice richiesta della presa d'atto, la nobiltà del
luogo, della sede, l'importanza di questa occasione
verrebbe "sterilizzata" da una posizione finalizzata
esclusivamente alla preservazione del mandato
parlamentare.
Non si può non attribuire a ciascuna posizione una
base, un fondamento di ragioni e di motivazioni; chi ha
espresso una posizione garantista non può non rispondere
allo scrupolo di correttezza del Presidente mantenendo
quel riferimento alla autorevolezza della funzione che da
domani continuerà ad essere esercitata. Altrimenti se si
chiede il silenzio e si chiede che tutto cada con la
dichiarazione del Presidente, si intende assolvere ad un
ruolo minore, ad un ruolo riduttivo anche non corretto nei
confronti dell'Assemblea: quello di stare in silenzio per
preservare il destino del mandato parlamentare.
Bisogna invece uscir fuori dalle ipocrisie che magari
all'esterno sforano la barriera del garantismo e vanno al
di là del garantismo prefigurando scenari di rapporto tra
la gestione del potere e le possibili penetrazioni che
sono tutte di segno catastrofico e negativo.
Se il garantismo è veramente suffragato da ragioni di
convinzione e di adesione, un dibattito del genere può
anche chiudersi con il riconoscimento di tali ragioni
attraverso un ordine del giorno che possa consentire a
ciascuno di orientarsi secondo le proprie convinzioni e i
propri orientamenti sull'aspetto politico e quindi fare
salvo il proprio giudizio sull'aspetto politico, ma fermo
restando il rispetto della funzione istituzione, di
rappresentanza del popolo e del parlamento che anche il
Presidente della Regione, in primo ordine, costituisce.
Centinaia di ordini del giorno di quest'Aula sono
stati firmati da tutti i deputati di maggioranza e di
minoranza e la quasi totalità di essi si è conclusa con il
conferimento del mandato al Presidente della Regione di
rappresentare la volontà dell'Aula, condensata nelle varie
interlocuzioni di Governo istituzionale con le più alte
cariche del Paese, dello Stato, nella manifestazione delle
ragioni della Sicilia nei rapporti con la Comunità europea
e così via.
Un dibattito del genere e l'iniziativa che lo ha
sollecitato, cioè l'iniziativa del Presidente Cuffaro,
intende far derivare da questo confronto e da questa
riflessione il garantistico riconoscimento del
mantenimento di questo ruolo, di questa funzione di
rappresentanza al massimo ordine e al massimo livello e
grado della istituzione regionale e dei sentimenti e delle
ragioni e dei bisogni del popolo siciliano.
Esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente Cuffaro
e - questo è l'aspetto politico - continueremo a sostenere
l'attuazione del programma di Governo che, in prima
persona, il Presidente si è impegnato ad attuare per i
siciliani. Continueremo a esprimergli quella fiducia, quel
sostegno, quel riconoscimento che finora gli abbiamo dato.
Egli ha pieno diritto a mantenere la condizione di
rappresentanza e di guida del Governo siciliano.
Si è ripetuto più volte oggi che gli avvisi di
garanzia sono degli strumenti a tutela dell'indagato; non
si può qualche minuto dopo contraddire quanto prima
affermato.
Dal nostro punto di vista continueremo a sostenere un
programma politico, amministrativo e di Governo, che è
quello del quale noi siamo parte e che ha nel Presidente
Cuffaro il suo principale attuatore.
Riteniamo che questo dibattito debba compendiarsi in
queste ragioni e debba concludersi con una esaltazione
della valenza istituzionale di quest'Aula. Se dovesse
concludersi con sterili prese d'atto, senza indicare
motivazioni o ragionamenti, il dibattito si risolverebbe
in una ipocrita sagra di suggerimenti finalizzati
esclusivamente a preservare i ruoli parlamentari.
Quest'Aula ha bisogno d'altro. I siciliani hanno
bisogno d'altro. Hanno bisogno di ristabilire quel
rapporto tra Parlamento e Presidente della Regione, al
servizio e a beneficio dei cittadini dell'Isola.
Signor Presidente, concludo manifestando al Presidente
Cuffaro il nostro sostegno, la nostra stima, certi che
egli continuerà a rappresentare al meglio le istituzioni
della nostra Isola.
PRESIDENTE Dichiaro chiusa la discussione generale
sulle comunicazioni del Presidente della Regione.
Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
numero 271 degli onorevoli Leontini, Cintola, Rotella,
Formica e Antinoro:
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
UDITE le dichiarazioni del Presidente della Regione
concernenti la vicenda giudiziaria che lo riguarda
e le eventuali connessioni con l'attività di
governo, avendone apprezzato l'estrema correttezza
istituzionale e consapevole della particolare
legittimazione che deriva dall'elezione diretta;
PRESO ATTO del dibattito assembleare nel corso del quale
è emerso il radicato convincimento che l'avviso di
garanzia è un atto emesso a tutela del cittadino
che non può in alcun modo trasformarsi in un
anticipato giudizio;
CONSIDERATO che sarebbe letale per la stabilità delle
istituzioni democratiche far discendere dalla
emissione di tale provvedimento qualunque effetto
impeditivo sull'esercizio delle attività di
governo;
VALUTATI gli effetti gravissimi che tale evenienza
determinerebbe sui processi economici ed
istituzionali della società siciliana,
compromettendone forse in modo definitivo le
prospettive di crescita civile;
ATTESO che il Governo regionale ha svolto la sua attività
con trasparenza, rispetto della legge e correttezza
amministrativa;
ESPRIMENDO fiducia nell'operato della magistratura che
nel perseguire il doveroso accertamento della
verità, saprà apprezzare le particolari esigenze
di celerità, così essenziali in questa occasione
per la salvaguardia della credibilità delle
istituzioni;
VALUTATI, quindi i supremi interessi istituzionali in
ordine alla certezza di governo della cosa pubblica;
ESPRIMENDO piena ed assoluta solidarietà umana e politica
al Presidente della Regione
CHIEDE
allo stesso di proseguire nell'esercito del mandato che
gli elettori gli hanno conferito.
Ordine del giorno numero 272 degli onorevoli Forgione
e Liotta:
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE:
il Presidente della Regione è coinvolto in una inchiesta
della magistratura con la contestazione dei reati
di concorso esterno in associazione mafiosa e
corruzione;
tale inchiesta ha già portato all'arresto dell'ex
assessore al Comune di Palermo, Domenico Miceli,
stretto collaboratore del Presidente della Regione
e da lui nominato presidente della società
regionale Multiservizi che gestisce oltre 1000
lavoratori ex Gepi;
nei mesi scorsi un componente dell'ufficio di gabinetto
del Presidente della Regione è stato arrestato
nell'ambito di altra inchiesta con l'accusa di
associazione mafiosa;
da tutte queste inchieste giudiziarie emerge una rete di
contiguità tra esponenti politici direttamente
riconducibili al Presidente Cuffaro e al suo
partito e uomini di Cosa Nostra.
CONSIDERATO CHE:
in oltre cinquant'anni di storia dell'autonomia regionale
non era mai successo che un Presidente della
Regione fosse direttamente indagato per questa
tipologia di reati.
va rispettato il lavoro sin qui svolto dalla magistratura
e dalle forze dell'ordine.
RILEVATO CHE:
l'inchiesta giudiziaria è solo all'inizio e nel corso del
suo evolversi possono emergere nuovi ed importanti
elementi condizionando per mesi l'operato e
l'immagine del Governo della Regione, così come
anche il dibattito politico e parlamentare.
ESPRIME censura al Presidente della Regione e lo invita a
trarne le decisioni conseguenti.
CAPODICASA Chiedo di parlare per richiamo al
regolamento.
CAPODICASA Signor Presidente, nel corso del
dibattito è stato illustrata la posizione di ogni singolo
Gruppo circa il contenuto politico delle dichiarazioni del
Presidente ed il giudizio che ciascuno ha inteso dare. Non
intervengo su questo, ma sollevo un problema di natura
regolamentare.
A mio avviso la Presidenza dovrebbe dichiarare
improponibili gli ordini del giorno che sono stati
presentati, in particolare quello a firma dei Capigruppo
della maggioranza, perché si configura come un ordine del
giorno di fiducia al Governo ed al Presidente della
Regione.
Tutti ricordiamo che col vecchio ordinamento la
fiducia al Governo veniva accordata attraverso un ordine
del giorno che dopo le dichiarazioni programmatiche del
Presidente, così recitava: "L'Assemblea, udite le
dichiarazioni del Presidente, le approva"; e comunemente e
ordinariamente questo veniva inteso come fiducia al
Governo.
L'ordine del giorno che viene proposto, a mio avviso,
va perfino oltre quella formula perchè nelle conclusioni
dà indicazione al Presidente della Regione di proseguire
nel suo mandato, dopo avere svolto una serie di
considerazioni di ordine istituzionale, ma anche di ordine
politico.
Pertanto, la Presidenza dell'Assemblea non può
ammettere a votazione un ordine del giorno in contrasto
con il nuovo ordinamento statutario, che non prevede più
alcuna mozione di fiducia al Presidente della Regione e al
Governo.
L'onorevole Speziale, nel suo intervento ne aveva
incidentalmente fatto cenno; nel caso in cui fosse ammesso
a votazione questo ordine del giorno incorreremmo in un
vulnus nelle procedure delle nuove norme statutarie.
E appena il caso di ricordare che, proprio a inizio di
questa legislatura, il Presidente della Regione resistette
a lungo prima di rendere in Aula le comunicazioni relative
al suo programma. Poi, proprio per espressa richiesta del
Presidente, le stesse non si sono concluse con un ordine
del giorno di approvazione in quanto si sarebbe
configurato un voto di fiducia al Governo, procedura
questa che la nuova normativa non richiedeva più.
Credo che surrettiziamente si stia introducendo una
prassi sconosciuta, che non sappiamo dove ci porterà.
Questa vicenda mi pare ci solleciti a dare corso al
più presto alle modifiche regolamentari. E' del tutto
evidente che le attuali norme regolamentari non reggono
più. Inoltre, occorre approvare la legge che la modifica
dell'articolo 10 del nuovo Statuto ci impone relativamente
alla disciplina dei rapporti tra Esecutivo e Parlamento.
Questa va approvata insieme alla nuova legge elettorale,
che ancora tarda ad arrivare all'esame dell'Aula.
Quindi, pongo formalmente la questione al Presidente e
ovviamente, laddove il Presidente dovesse decidere in modo
diverso, seguirò l'indicazione di tutti i Gruppi
dell'opposizione, tranne quello di Rifondazione Comunista,
di abbandonare l'Aula come atto di protesta verso questa
procedura, che a nostro avviso va oltre il merito
specifico trattato nell'ordine del giorno, ma configura
una infrazione di ordine statutaria e regolamentare.
PRESIDENTE Rispondo all'onorevole Capodicasa circa la
asserita improcedibilità del voto su un ordine del giorno.
A parte la valenza politica della questione, una
comunicazione del Presidente della Regione c'è stata e non
c'è Parlamento al mondo dove ad una comunicazione non
segua un pronunciamento dell'Assemblea parlamentare.
Tuttavia, anche nel nuovo testo del nostro Statuto, vi
è un riferimento preciso, all'articolo 10, che disciplina
la presentazione della mozione di sfiducia, proprio a
tutela dei diritti della maggioranza e del buon governo.
La disposizione statutaria è assai rigorosa e garantista
della governabilità.
Poichè è prevista una regolamentazione per il voto di
sfiducia, con una determinata griglia di protezione nei
confronti del diritto del Governo e della maggioranza, non
si può impedire alla maggioranza stessa di presentare un
proprio documento a sostegno del Governo e di farlo
votare.
Sono previsti cinque firmatari per l'ordine del giorno
e diciotto per la mozione di sfiducia (come recita
l'articolo 10 dello Statuto, secondo le modifiche
introdotte con legge costituzionale 31 gennaio 2001,
numero 2), per cui non c'è dubbio che la fattispecie al
nostro esame è del tutto diversa.
CAPODICASA Chiedo di parlare per una precisazione sul
richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, lei ci ha spiegato che
il voto di sfiducia è ammesso; essendo ammesso il voto di
sfiducia, quindi, è ammesso il voto di fiducia.
Signor Presidente, lei sa che in Commissione
Regolamento, proprio riguardo alle recenti modifiche, si è
discusso dell'abolizione del voto di fiducia, che non è
più compatibile con la nuova normativa.
Il voto di fiducia, così come è regolamentato dalla
normativa attuale, prevede delle procedure che, in questo
caso, non sono rispettate. Se la Presidenza ritiene
ammissibile, come mozione di fiducia, l'ordine del giorno
presentato dalla maggioranza, io chiedo che se ne seguano
le corrette procedure.
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, da sette anni a questa
parte ho assistito almeno alla presentazione di 1.000
ordini del giorno in Aula. Quest'ultimo è assimilabile ai
precedenti: non si vuole dare la fiducia a nessuno. Non è
una votazione di fiducia che si chiede. Nell'ordine del
giorno non c'è una richiesta del genere
Il Presidente della Regione ha chiesto all'Assemblea
che si pronunziasse, se lo ritiene, su un fatto che lui ha
ampiamente esposto e sul quale i cinque Capigruppo della
maggioranza hanno detto: 'Presidente della Regione,
sentite le sue dichiarazioni, la invitiamo a continuare'.
Questo significa che il Presidente della Regione, se
dovesse avere un voto favorevole, potrebbe anche non
accettarlo. Se il Presidente della Regione avesse chiesto
la fiducia, allora, avremmo fatto benissimo a presentare
l'ordine del giorno e seguire tutta la corretta procedura
regolamentare. Non c'è richiesta di fiducia; il documento
non dà fiducia, si limita a fare delle valutazioni:
"Presidente della Regione, sentite le sue dichiarazioni,
la invitiamo a continuare'. Nient'altro
Presidenza del presidente Lo Porto
ORTISI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, se oggi
viviamo un periodo difficilissimo che abbiamo visto
riverberato anche nel dibattito sul disegno di legge sulla
famiglia, questo avviene perché c'è discrasia tra quelli
che sono i principi generali e le applicazioni pratiche di
essi.
Alla stessa maniera sta avvenendo in quest'Aula, oggi,
in cui si è svolto un dibattito che sostanzialmente dice
una cosa e che per una radicalizzazione di posizione
rischia di affermare il contrario. Nella non
partecipazione al voto delle minoranze si finisce per
arrivare ad una conclusione estremamente diversa da quella
che il dibattito, nella sostanza, ha suggerito. Invito al
buon senso.
CRISAFULLI Chiedo di parlare per una breve
precisazione.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISAFULLI Signor Presidente, onorevoli colleghi,
secondo quanto ci ha letto, gli ordini del giorno devono
avere un certo numero di firmatari. Pertanto, secondo il
meccanismo da lei individuato, solo l'ordine del giorno
della maggioranza potrebbe essere votato, perché l'altro
ha due firme.
PRESIDENTE L'ordine del giorno in quanto tale può
essere firmato anche da un deputato.
CINTOLA Il Presidente parlava di numero di firmatari
per le mozioni di sfiducia.
CRISAFULLI Volevo solo capire questo.
PRESIDENTE Lei è un esperto parlamentare, mi riferivo
al documento sulla fiducia, l'ordine del giorno semplice
lo può presentare un singolo deputato.
FORGIONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, per un chiarimento
procedurale. Se sulla base dell'obiezione dell'onorevole
Capodicasa e del suo chiarimento con un po' di
contraddizione noi non stiamo votando una fiducia al
Presidente della Regione...
CINTOLA . Non è scritto.
CAPODICASA Non deve essere scritto, quando mai è stato
scritto.
FORGIONE Poiché, Presidente, lei sa bene che anche
quando questo Parlamento ha espresso a norma di Statuto la
fiducia al Governo, non era mai scritto nel dispositivo
finale "si esprime fiducia al Governo", ma si approvavano
le dichiarazioni del Presidente della Regione. Quindi, per
esprimere una fiducia non è necessario scriverlo. Invito i
parlamentari, una volta tanto, con modestia a fare i
parlamentari, almeno quando parliamo di procedure. Poi,
quando parliamo di politica ci dividiamo.
Anche quando abbiamo dato la fiducia, e lo sa bene
l'onorevole Presidente della Regione, in 50 anni non si è
mai scritto "si dà la fiducia". Allora, io voglio sapere
che tipo di ordine del giorno realmente stiamo votando.
Ovviamente, se non viene inteso come un ordine del
giorno che esprime fiducia e quindi che richiede le
procedure citate dall'onorevole Capodicasa, le chiedo
formalmente che l'approvazione dell'ordine del giorno
della maggioranza non precluda la votazione del secondo
ordine del giorno, perchè non è un ordine del giorno di
sfiducia, ma esprime censura.
Dato che stiamo parlando di procedure, vorrei che la
Presidenza chiarisse questo punto, altrimenti ci
troveremmo di fronte ad un ulteriore pasticcio.
PRESIDENTE Non ho difficoltà a risponderle, onorevole
Forgione. La preclusione di un documento rispetto ad
un altro nasce dal fatto che un Parlamento non può
approvare un documento e poi votare un altro documento
che dice il contrario. Sarebbe assolutamente
incongruo. Ma se Lei insiste, come fatto politico, non
avrò nessuna difficoltà.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 271, a
firma degli onorevoli Leontini, Cintola, Rotella,
Formica ed Antinoro.
(I deputati appartenenti ai Gruppi dei Democratici di
Sinistra, la Margherita - Democrazia è Libertà, la
Margherita con Rutelli, Sicilia 2010, abbandonano
l'Aula)
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Lei insiste onorevole Forgione?
FORGIONE Sì.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'ordine del giorno
numero 272 dell'onorevole Forgione.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
CUFFARO Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO Presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, voglio esprimere innanzitutto un
sincero ringraziamento al Parlamento. Infatti, non avevo
chiesto un voto di fiducia: ho chiesto che il Parlamento
mi desse indicazioni ed orientamenti, sia che essi fossero
positivi, sia che fossero negativi. Li ho chiesti a tutto
il Parlamento ed a tutti i parlamentari.
Nel necessario rispetto della dialettica politica e
dei conseguenti comportamenti, questo Parlamento non si è
sottratto al confronto, anche umano, che oggi avevo
chiesto. Ho reso la mia comunicazione con l'attenzione ed
il rispetto e la sensibilità propri di chi mostra di
possedere piena coscienza dell'assoluta delicatezza umana,
politica ed istituzionale di quanto è stato discusso, ed
onorando in tal modo l'antica saggezza di questo nostro
Parlamento.
Non è mancata quella franchezza che ho auspicato,
anche quando ho dovuto ascoltare, da parte di alcuni
oratori, opinioni che certamente non ho gradito, così come
non è mancato quel contributo decisivo alle mie
riflessioni e le mie conseguenti decisioni.
E' una decisione sofferta, che contrappone al moto
istintivo del cuore, il ruolo di una ragione che parimenti
è parte, e non certo secondaria, dell'agire umano.
Tocca alla ragione interrogarsi e tocca al cuore
piegarsi affettivamente a ciò che è stato riconosciuto più
giusto e più vero, anche se ciò certamente costerà grande
sacrificio personale.
E' per questo, onorevole Presidente, che, dopo aver
ascoltato il dibattito, ritengo doveroso proseguire il
mio lavoro.
(Applausi)
Per le ragioni che oggi ho ascoltato in quest'Aula e
che il Parlamento ha voluto con franchezza e concretamente
esprimere, continuerò ad essere il Presidente di tutti i
siciliani nell'esercizio di un mandato pieno ed
autorevole, posto ancor più convintamente al servizio di
questa nostra Sicilia e dei siciliani.
Davanti a loro assumo l'impegno a trarre dall'amarezza
che quotidianamente mi accompagnerà sino alla positiva -
ed auspico ancora una volta rapida - conclusione della
vicenda giudiziaria che mi riguarda, le ragioni di un
impegno convinto e tenace per la realizzazione del
programma di Governo e dell'impegno che ho preso con i
siciliani.
Intendo continuare ad interrogare la mia coscienza ed
a confrontarla con tutti i parlamentari di tutti i Gruppi,
ma con la piena consapevolezza, quella mai scalfita, che
tutti i miei atti di Governo sono stati e saranno sempre
caratterizzati da quella cultura della legalità che è
patrimonio ormai comune dei siciliani grazie alle lotte ed
all'estremo sacrificio di tanti.
Quei siciliani, signor Presidente, che - ne ho piena e
convinta consapevolezza - posso continuare a guardare
negli occhi perchè so di non averli mai ingannati.
(Applausi)
PRESIDENTE L'Assemblea terrà seduta giovedì 10 luglio
2003 alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI ED INTERPELLANZE
DELLE RUBRICHE: "Presidenza - Affari Generali"
"Territorio e Ambiente".
III-SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI
MODIFICA AL REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (Doc. I).
Relatore: il Presidente.
IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Norme per la tutela e la valorizzazione della
famiglia" (553-stralcio 1 bis -197-208-243-244-381/A).
Relatore: on. Giovanni Ardizzone.
2) "Norme a favore della medicina umanitaria" (n. 417)
V - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO
AMMINISTRATIVO PER LA GESTIONE DEL FONDO DI
ROTAZIONE PER IL COMMERCIO ISTITUITO PRESSO L'IRFIS
CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE 4 AGOSTO 1978,
N. 26.
VI- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO
AMMINISTRATIVO PER LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI
PRESSO L'IRFIS PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE,
PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6 MAGGIO 1981, N.
96.
VII-ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA
REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VIII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO
REGIONALE PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE.
IX - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO
REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA
GESTIONE DEL CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE,
IL RESTAURO E PER LE SCIENZE NATURALI ED APPLICATE
AI BENI CULTURALI.
XI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA
GESTIONE DEL CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA
CATALOGAZIONE E LA DOCUMENTAZIONE GRAFICA,
FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA, AUDIOVISIVA.
XII - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO
REGIONALE PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XIII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I
COMPONENTI DEI CONSIGLI PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIV - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA
REGIONALE PER LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI PALERMO.
XVI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI CATANIA.
XVII - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XVIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO
DIRETTIVO DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA,
SPERIMENTAZIONE E AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 14.58
Licenziato dal Servizio dei Lavori d'Aula alle ore 18.00