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Resoconto d'Aula della Seduta n. 148 di venerdì 04 luglio 2003
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    La seduta è aperta alle ore 12.00.

     BURGARETTA  APARO  segretario, dà lettura  del  processo
  verbale   della  seduta  precedente,  che,   non   sorgendo
  osservazioni, si intende approvato.

              COMUNICAZIONE DI NOMINA DI COMPONENTE DI
                             COMMISSIONE

     PRESIDENTE  Comunico che con D.P.A. n. 349 del 3  luglio
  2003  l'onorevole Misuraca è nominato componente  della  II
  Commissione    legislativa   permanente   'Bilancio',    in
  sostituzione dell'onorevole Antonino Croce, deceduto.
    Avverto,  ai  sensi  dell'articolo  127,  comma  9,   del
  Regolamento  interno,  che  nel corso  della  seduta  potrà
  procedersi a votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


             COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE

     PRESIDENTE   Si  passa al punto all'ordine  del  giorno:
  Comunicazioni del Presidente della Regione. Ha  facoltà  di
  parlare l'onorevole Presidente della Regione.

     CUFFARO   presidente della Regione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi, da giovedì 26 giugno,  giorno  in  cui
  sono  stato  raggiunto da un avviso di garanzia concernente
  ipotesi di reato gravissime a voi ormai tutte note, la  mia
  vita   e  quella  della  mia  famiglia  sono  profondamente
  mutate,  segnate da un tratto indelebile che è stato  posto
  anche  nella  vita politica e amministrativa  della  nostra
  Regione,  perché  ad  essere indagato  non  è  soltanto  il
  cittadino   Totò   Cuffaro,   ma   il   Presidente   eletto
  direttamente dai siciliani.
    Il  mio  primo pensiero, dopo un momento di  sconforto  e
  sbandamento, è andato a quel Popolo siciliano  che  con  il
  suo  voto mi ha voluto come suo Presidente e a cui io  oggi
  devo  dare  una risposta. In quel momento ho anche  pensato
  che  proprio  per  la  fiducia  appassionata  ricevuta  dai
  siciliani  dovessi  dimettermi  e,  ritornando  alle  urne,
  ridare loro l'opportunità di esprimere un Presidente  e  un
  Governo.
    Martedì 1  luglio sono stato sentito dalla Procura  della
  Repubblica  di Palermo. Pur consapevole di non avere  nulla
  da  nascondere  e  da  temere,  serenamente  confortato  da
  quanto  emerso, mi tormenta ancora il dubbio su ciò che  io
  è  giusto che faccia, se continuare ad essere il Presidente
  dei   siciliani   oppure  tornare  ad  essere   un   comune
  cittadino.
    Davanti  a voi, impegno tutto me stesso, nell'assicurarvi
  di  avere  offerto ogni utile contributo per l'accertamento
  della  verità,  sicuro  di avere  dimostrato  così  la  mia
  estraneità ai fatti che mi sono stati contestati.
    E'  vero, so come voi che il significato dell' avviso  di
  garanzia  è  strumento  a  tutela  dell'indagato,  ma  sono
  altresì  consapevole  che  oggi non  basta  attestarsi  nei
  limiti formali di tale garanzia.
    E'   vero,   al  contempo,  che  con  fiduciosa  serenità
  interiore   e  profondo  rispetto  guardo  all'autonomo   e
  indipendente  operato della giustizia, posta  a  tutela  di
  tutti  noi  cittadini,  eguali e senza  distinzione  alcuna
  davanti  alla  Legge,  certo  che  questa  in  tempi  brevi
  espleterà il suo compito: l'accertamento della verità.
    Il  Parlamento  è  l'organo che rappresenta,  insieme  al
  Presidente,  pur  con  ruoli e responsabilità  diverse,  il
  popolo  siciliano.  Sono qui per cogliere  da  voi  che  lo
  rappresentate  indicazioni e orientamenti, per  condividere
  con  voi  le  mie scelte; non per un atto istituzionalmente
  dovuto,  ma per il rispetto che nutro per questo Parlamento
  e per il valore politico che esso esprime.
    Con  questo  Parlamento, espresso dagli stessi  siciliani
  che  mi  hanno  eletto, che non è e non  sarà  mai  un'aula
  giudiziaria, voglio prendere la decisione più  sofferta  di
  uomo e di politico.
    Per   queste  ragioni  chiedo  a  ciascuno  di  voi   una
  assunzione  di  responsabilità dinanzi  al  popolo  e  alle
  Istituzioni  che tutti noi rappresentiamo, e  non,  dunque,
  un  giudizio sull'operato del Governo a cui oggi non  siete
  chiamati,  e  che  troverà altri tempi, modi  e  forme  per
  essere espresso.
    Essere  qui,  oggi,  di  fronte  a  voi,  di  fronte   al
  Parlamento   siciliano,  non  è  un   gesto   di   liturgia
  istituzionale,  non è occasione di confronto  parlamentare,
  e  non  è  soprattutto un tentativo di  sovrapposizione  o,
  peggio,     di    intralcio    all'operato    dell'Autorità
  giudiziaria.
       Signor  Presidente,  onorevoli colleghi,  i  risultati
  conseguiti  in  questi  anni proprio dalla  Magistratura  e
  dalle   Forze   dell'Ordine   nella   lotta   alla   mafia,
  appartengono   a   tutti  i  siciliani,  perchè   volti   a
  ristabilire  legalità e a restituire  dignità  alla  nostra
  terra.
       Maggioranza  e  opposizione, ciascuna nel  suo  ruolo,
  sono entrambe responsabili, benchè in maniera diversa,  nei
  confronti  del  Popolo siciliano, e sono oggi  chiamate  ad
  assumere    i    propri   impegni    anche    in    ragione
  dell'indispensabile  autorevolezza   che   le   Istituzioni
  regionali devono esprimere.
       E' la stessa elezione diretta che carica il Presidente
  della  Regione di una funzione totalmente nuova: per questo
  ho  sottoscritto  quel  "patto con gli  elettori"  che  sto
  portando  avanti  e  che, in cuor  mio,  vorrei  portare  a
  compimento.
    In questi due anni, l'azione di Governo ha contribuito  a
  ridare  al nostro popolo la voglia di occuparsi dei  propri
  problemi, gettando dietro le spalle la logica della  delega
  in  bianco,  ridando protagonismo e voglia  di  intrapresa,
  soprattutto  a  tanti giovani che scelgono di  rimanere  in
  Sicilia,  per  costruire, qui, e non  altrove,  il  proprio
  futuro.
    Rivendico  con  forza  la qualità  della  mia  azione  di
  governo  a  sostegno dello sviluppo della Sicilia  e  della
  piena  affermazione  della legalità,  della  trasparenza  e
  della correttezza amministrativa.
    Potrei  citare numerosi esempi, ma, oggi, in  quest'Aula,
    mi sembra importante ricordarne particolarmente alcuni:
    -  il  conseguimento degli obiettivi di spesa  di  Agenda
    2000,   guadagnando   le   risorse   della   "premialità"
    attribuita    alle   Regioni   più   efficienti,    nella
    considerazione del fatto che lo sviluppo è la  condizione
    essenziale per una vera lotta alla mafia;
    -  la  concretizzazione, fin da subito, del sistema degli
    Accordi  di  Programma  Quadro, con  obiettivi  di  spesa
    determinati  attraverso  procedure  chiare  e   definite,
    molto  distanti dalla vecchia logica del promettere tutto
    a tutti. Primo fra tutti l'APQ "sicurezza e legalità";
    -   la  nomina  di  un  Generale  dei  Carabinieri,  come
    consulente  della  legalità, per  il  monitoraggio  della
    spesa di Agenda 2000;
    -  l'attivazione di un sistema di protocolli di  legalità
    per  la  gestione  degli appalti,  a  partire  da  quello
    sottoscritto, a nome di tutte le Regioni, con il  Comando
    Generale della Guardia di Finanza;
    -  la scelta di requisire numerosi pozzi privati, con una
    decisione   senza  precedenti  nella  tormentata   storia
    dell'acqua in Sicilia;
    -   una   graduale   e  irreversibile   fuoriuscita   dal
    precariato,  mantenendo nel contempo fede all'impegno  di
    non  crearne  altro,  anche  a  costo  di  pagare  prezzi
    elettorali e personali;
    -  l'avvio  del  processo di definizione a Palermo  della
    Cittadella della Polizia', in stretta collaborazione  col
    Ministero degli Interni;

    -   la   convenzione  con  i  Presidenti  dei   Tribunali
    dell'Isola  per consentire l'attuazione in Sicilia  della
    legge nazionale sulle pene alternative.

    La  realtà  siciliana è fatta di tante persone orgogliose
  della  loro  individualità e della loro storia personale  e
  familiare.  Il  mio stile nel fare politica  si  fonda  sul
  rispetto  di  queste diversità, di queste tante angolazioni
  che  danno  il senso della complessità, della  ricchezza  e
  della problematicità della Sicilia.
    Chi pensa di poter capire tutto o risolvere tutto con  un
  solo  gesto o un solo atto è lontano dalla verità e in ogni
  caso  è  lontano da me. Il mio stile umano e  politico,  da
  taluni  messo  in  discussione proprio in  questa  dolorosa
  vicenda,  attraverso  articoli  di  stampa,  è  quello  del
  coinvolgimento  di  ogni donna e di ogni  uomo,  di  creare
  entusiasmo  e  carica  positiva  tra  la  gente,  facendola
  sentire  partecipe  di  un comune progetto  politico  e  di
  promozione  personale, che è anche  speranza  di  una  vita
  migliore in una terra difficile.
    Il  mio  modo  di  far  politica da sempre  è  quello  di
  chiamare  tutti  ad  esprimere  progetti  e  a  condividere
  scelte   conseguenziali.  Quelle  compiute  fin   qui   dal
  Governo,  che  ho  sinteticamente  evidenziate,  stanno  ad
  indicare  la  traduzione concreta  ed  operativa  di  tutto
  questo.
    La  mia  azione  di Governo è stata sempre improntata  ai
  principi   della  buona  amministrazione  e   della   buona
  "Governance",   caratterizzata  dall'adozione   di   scelte
  concretamente  attuabili. Un'azione, voglio  ribadire,  che
  si  è  concretizzata,  in tante iniziative  finalizzate  al
  soddisfacimento degli interessi pubblici, facendo  compiere
  a   quella   macchina  complessa  che  è  l'Amministrazione
  regionale, tanti piccoli ma significativi passi in avanti.
    Voglio  continuare  ad  interrogare,  come  ho  fatto  in
    queste tormentate notti, la mia coscienza insieme a voi.
    Cosa posso e devo fare ?
    Cosa  è  più  giusto  che  io faccia  nell'interesse  dei
    siciliani?
  Devo interrompere la mia azione e il mio impegno?
    Vi  chiedo: serve che io abbandoni in un momento di  così
  intensa  attività, anche internazionale, dove più  forte  è
  l'impegno,   più  forti  sono  le  responsabilità   e   più
  pressanti  sono gli obblighi, per affermare lo sviluppo  di
  questa terra e la sua ripresa economica e culturale?
    Oggi,   la  Sicilia  è  chiamata  a  dare  un  contributo
  importante  in  una  delicata  fase  di  transizione  e  di
  riforme    istituzionali.   A   questo   processo    stiamo
  concorrendo  con  l'autorevolezza che ci siamo  conquistati
  sul  campo e che ci è riconosciuta da tante altre  Regioni,
  forti   del   nostro   ruolo  e  della  nostra   esperienza
  autonomistica,  per  concorrere  all'attuazione   di   quel
  "Federalismo   solidale"   cui   annettiamo   un'importanza
  strategica per il nostro Paese.
    Vi  è  poi un altro importante ed insostituibile  compito
  che  ci  attende  e che proprio martedì 1   luglio  avremmo
  dovuto  avviare  a Bruxelles: coordinare la  partecipazione
  delle  Regioni nella formulazione della posizione nazionale
  sugli  atti  e sui dossier che saranno trattati  nel  corso
  del  semestre  di  Presidenza  Italiana  della  Commissione
  Europea.
    Tali  responsabilità ci sono state conferite dal  Governo
  nazionale,  rafforzate  dalla  recente  approvazione  della
  legge "La Loggia", grazie al ruolo che ci è riconosciuto  e
  che  siamo chiamati a svolgere, come regione-capofila dalla
  Conferenza  dei Presidenti delle Regioni, per l'area  delle
  politiche comunitarie.
       Nel  corso  dei prossimi sei mesi la Sicilia  ospiterà
  infatti  diversi eventi, per primo quello che si  svolgerà,
  proprio  in  questa autorevole sede il 7  e  8  luglio:  la
  Conferenza  dei Ministri europei della futura Europa  a  25
  del settore del commercio. A questo ne seguiranno altri  di
  primaria  importanza; ma, soprattutto,  in  questo  periodo
  saranno  assunte importanti decisioni, quali,  ad  esempio,
  la  scelta della sede della Banca Euro mediterranea, per la
  quale siamo già candidati.
       La   Sicilia  ha  bisogno  di  presentarsi  con  piena
  autorevolezza, come vera protagonista e soggetto attivo,  e
  non più quale mero oggetto della politica comunitaria.
       Quale  sarà  allora  il ruolo che  potrà  svolgere  la
  nostra  Regione  se  sarà priva di una  guida  di  Governo?
  Quante  delle  decisioni  che  comunque  saranno  prese  ci
  vedranno   spettatori  passivi  piuttosto  che   attori   e
  protagonisti?
       Ho  fiducia  nelle  Istituzioni  e  ho  fiducia  negli
  uomini,  ed è con senso di responsabilità e sacrificio  che
  consegno  a  voi  queste mie riflessioni:  autorevolezza  e
  dignità  sono  alla base del mio lavoro e del mio  impegno,
  proprio  perché esso è chiamato a rappresentare  il  lavoro
  dell'operoso popolo siciliano.
       E'   necessario   trarre  da  questa  circostanza   un
  rinvigorito  impegno  per conseguire gli  obiettivi  per  i
  quali  i  siciliani ci hanno affidato il proprio  consenso.
  Il  programma  di Governo attende di essere completato.  Se
  vogliamo   farlo,   dobbiamo   dare   ancor   più   slancio
  all'attività  fin  qui  profusa.  Oggi  è  l'occasione  per
  riconfermare questa volontà e questo impegno,  che  abbiamo
  comunemente assunto tutti davanti ai siciliani.
       Questo ho detto riguarda tutti, ciascuno per il  ruolo
  che  riveste. A tutti noi è chiesto di non ignorare che  si
  tratta  delle  nostre Istituzioni regionali;  che  esse  ci
  appartengono,   e   vanno   difese   e   sostenute,   dalla
  maggioranza e dall'opposizione, ciascuno secondo i ruoli  e
  le responsabilità che esercita.
       Non  intendo, con questo appello, chiedere  surrettizi
  consensi  ad  una opposizione parlamentare che deve,  anche
  in  questa  circostanza,  saper  dimostrare  sensibilità  e
  attaccamento  alle  nostre  Istituzioni,  le  quali   hanno
  bisogno  del comune impegno di tutti per dispiegare  sempre
  più efficacemente le loro finalità.
       Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio  che
  da  questa vicenda, personale, possano uscire indebolite le
  Istituzioni  regionali: esse siano sempre, per i  siciliani
  e  per  tutta  la  Nazione, che ci guarda con  interesse  e
  apprensione,  un  punto  di  riferimento  certo  per   ogni
  attività sociale, civile, economica e professionale.
       Questo è uno dei momenti più difficili della mia vita,
  un  momento  che colpisce a fondo il mio cuore e  prova  la
  mia  anima:  è  soffiato  su di me  un  vento  violento  ed
  impetuoso  che mi fa anelare ad un comodo riparo  e  ad  un
  porto  sicuro, lontano dall'impegno per la politica cui  ho
  dedicato sino adesso tutta la mia vita.
       La  mia  è una storia fatta di tante piccole e  grandi
  cose,  di  tanti incontri, di rapporti umani, è una  storia
  carica  di  slancio  e  di  passione,  di  tanti  gesti  di
  affetto,  di un abbraccio fraterno che diventa per  chi  lo
  riceve   anche  motivo  di  incoraggiamento  per   i   suoi
  problemi.  La  mia  è una storia basata  sul  rispetto  dei
  valori   antichi  della  nostra  terra,  di  amicizia,   di
  generosità, di fede cristiana.
       Questo  è  il mio progetto politico: porre  al  centro
  l'uomo,   i  suoi  bisogni,  i  suoi  interessi,   le   sue
  aspettative, le sue speranze, i suoi valori.
       Non  riesco  e non riuscirò mai a girarmi da  un'altra
  parte  rispetto  a  chi, veramente bisognoso  della  nostra
  attenzione  e  della nostra umana solidarietà,  si  aspetta
  una risposta. Questa è la mia politica  Questo sono io
       Per  riaffermare  il mio patrimonio ideale  e  la  mia
  coscienza  di  cristiano occorre  ora  che  io  prenda  una
  decisione,  anche dolorosa, se sarà necessario,  che  potrà
  coinvolgere  tanti uomini, donne e famiglie  che  in  me  e
  nelle mie azioni hanno riposto la loro fiducia per la  loro
  crescita sociale e civile.
       Sono  certo  che questo antico Parlamento,  carico  di
  tradizione   e   di  saggezza,  saprà  in  questo   momento
  drammatico  indicarmi  il percorso  più  giusto  perchè  io
  possa, con la scelta che assumerò, servire al meglio non  i
  miei, ma gli interessi del popolo siciliano.
       Nell'atto  di  affidamento alla  Madonna,  pronunziato
  oltre  un  anno  fa, ho inteso racchiudere, secondo  quella
  diffusa  coscienza cristiana che anima la nostra gente,  la
  mia  passione  per  il destino del popolo  siciliano.  Allo
  stesso modo oggi, nel concludere questo mio intervento,  mi
  affido  a  Maria,  invocandone il materno  conforto  ed  il
  sostegno necessario in questo tempo di prova.

                          (Applausi)

     PRESIDENTE  Grazie, onorevole Cuffaro.
      La seduta è sospesa per 15 minuti.

       (La seduta, sospesa alle ore 12.25, è ripresa alle ore
                               13.08)

    La seduta è ripresa.

     PRESIDENTE   Onorevoli colleghi,  avverto  che,  secondo
  un'intesa   fra  i  Gruppi  parlamentari,  per  motivi   di
  organizzazione dei lavori, interverrà nella discussione  un
  rappresentante  per  ciascun Gruppo. Ogni  oratore  avrà  a
  disposizione dieci minuti.
    Ha facoltà di parlare l'onorevole Forgione.

     FORGIONE  Signor Presidente, onorevole Presidente  della
  Regione,  onorevoli  colleghi,  credo  che  tutti  noi,   a
  seguito   delle   parole  del  Presidente  della   Regione,
  onorevole   Cuffaro,  stiamo  vivendo  la  gravità   e   la
  drammaticità di questo momento. Assieme a lei  -  sento  di
  poterlo  affermare, onorevole Presidente  della  Regione  -
  credo  che  non  avremmo  voluto  impegnare  il  Parlamento
  siciliano in questa discussione; credo, infatti, che  tutti
  noi  non  avremmo voluto trovarci in questa  situazione.  E
  trovandoci  in tale situazione, tuttavia, il  nostro  ruolo
  di  donne  e di uomini pubblici ci impone un'assunzione  di
  responsabilità.
    Questo  Parlamento non è un tribunale (lo  abbiamo  detto
    tutti); ma questo Parlamento, tuttavia, coinvolto in  una
    vicenda  giudiziaria così delicata, che  investe  il  suo
    ruolo  ed  il ruolo della più alta istituzione di  questa
    Regione,  ha il dovere di pronunciarsi, ha il  dovere  di
    guardare  dentro  se stesso, ha il dovere  di  rispondere
    alle  attese,  alle  ansie di quei  siciliani  che  hanno
    assegnato   ad   ognuno  di  noi,  e  a  lei,   onorevole
    Presidente della Regione, il ruolo della rappresentanza.
       Il  Presidente della Regione è la massima  istituzione
  in  questa  Isola  e,  per  la  prima  volta  nella  storia
  dell'autonomia regionale siciliana, tale carica - se  vuole
  la  "spersonalizziamo" usando, appunto, il  termine  appena
  citato  - viene investita da un'inchiesta delicata, in  una
  terra  di  frontiera  come  la Sicilia,  sui  rapporti  tra
  politica e settori di Cosa Nostra.
      Credo  che  ciò,  al  di là della vicenda  giudiziaria,
      imponga una riflessione più generale ad ognuno di noi.
       Forse  avremmo davvero avuto bisogno, al di  là  delle
  sue  vicende, onorevole Presidente della Regione, di questa
  riflessione,  di che cosa è diventata e stia diventando  la
  politica   ed   il   potere  in  Sicilia,   di   come   sta
  riorganizzandosi  e si è riorganizzato  in  questi  anni  -
  anche  per effetto della sua politica, onorevole Cuffaro  -
  il  potere e la sua struttura, il rapporto tra la  politica
  e le imprese, il rapporto tra la politica e la burocrazia.
       Questa non è una Regione come le altre: in Sicilia, la
  struttura   del   potere,   la   burocrazia,   ha    sempre
  rappresentato  il  tessuto connettivo  di  un  sistema  nel
  quale la politica ha incontrato la mafia.
      E'  questo che ha reso forte Cosa Nostra, che spesso ha
      piegato la politica e le istituzioni medesime.
       Ci  troviamo  in una fase nella quale in  Sicilia  sta
  arrivando una pioggia di miliardi, una pioggia di  miliardi
  che  da sempre, nella storia di questa Regione, è stata  il
  collante vero di quello scambio politico-mafioso che ne  ha
  condizionato l'intera storia politica.
       Emerge  adesso  che  un'intera struttura  politica  ha
  avuto, ed ha, punti di contatto con uomini ed interessi  di
  Cosa  Nostra:  è questo il punto politico, non giudiziario,
  onorevole  Presidente  della Regione,  che  vorremmo  porre
  all'attenzione  ed  alla riflessione di questo  Parlamento,
  dell'opinione  pubblica, del mondo  della  cultura:  perchè
  questo  avviene?  Perchè  c'è  una  politica  che   non   è
  impermeabile?  Perchè tali penetrazioni  e  tali  punti  di
  collusione   arrivano   nelle   stanze   più   alte   delle
  Istituzioni  di  questa  Regione o  comunque  loro  vicino,
  attorno, o a lato di quelle stanze?
       Noi,  come lei sa, onorevole Presidente della Regione,
  abbiamo  sempre  fatto  politica guardando  agli  interessi
  generali;   l'impegno   di  chi   parla,   in   Commissione
  Antimafia,  nella  passata legislatura, e  nell'attuale,  è
  stato   sempre   ispirato  a  combattere  ogni   forma   di
  penetrazione   da   parte  delle  cosche   mafiose,   delle
  istituzioni e della politica.
    Per  quanto  precede, onorevole Presidente,  ciò  che  la
  riguarda  non è una sua vicenda privata, non si  tratta  in
  altri  termini  di  una  vicenda  personale  dell'onorevole
  Cuffaro;  è  piuttosto una vicenda politica nel  senso  più
  chiaro  e  crudo del termine: riguarda, infatti,  il  ruolo
  della  funzione pubblica in una terra di frontiera come  la
  nostra,  i  segnali che si mandano, gli  interessi  che  si
  alimentano  proprio attraverso tale funzione  pubblica  che
  coinvolge  ognuno  di  noi. E' per  questo  che  in  queste
  settimane  - e da soli, al di là di ogni vicenda  personale
  -  le  abbiamo chiesto le dimissioni. Perchè  in  nome  del
  rapporto  e  del  legame  con  lei,  al  di  là  della  sua
  funzione,   delle  sue  responsabilità  -  che   non   deve
  dimostrare in quest'Aula - alla trasparenza delle  funzioni
  pubbliche,  si sostituisce lo scambio con pezzi da  novanta
  delle cosche di questa Regione.
       Questo  è  il punto: non la politica delle "cavigghie"
  che  la sua impostazione alimenterebbe, come ha detto anche
  qualche  autorevole  collega,  leader  del  centrosinistra,
  oggi  sui  giornali; non questo, ma tali punti di contatto,
  l'incapacità di impermeabilizzazione della politica  e  del
  potere rispetto alle pressioni della mafia. Di questo  oggi
  tutti  hanno  contezza  e su questo, drammaticamente,  oggi
  dovremmo cominciare a ragionare
       E'  una visione della politica, è la riproposizione  -
  avrebbe  detto Gramsci - di un sovversivismo  delle  classi
  dirigenti  che  sta  rialimentandosi  in  questa  fase   in
  Sicilia.
       Non  basta, onorevole Presidente della Regione, citare
  i   protocolli  di  legalità,  gli  accordi  con  le  forze
  dell'ordine: tutto questo non è niente di straordinario  in
  ciò  che è il dovere di una pubblica amministrazione. E non
  basta  neppure  citare  la  consulenza  incaricata  ad   un
  Generale,   quando  si  potrebbe  citare   piuttosto,   per
  esempio,   nella  vicenda  dell'acqua,  la  rimozione   del
  Generale  Jucci,  proprio  su quel  terreno  delicato.  Non
  dobbiamo  tuttavia addentrarci in questo,  nè  "utilizzare"
  una  consulenza o una rimozione per accentuare un  giudizio
  o rafforzare una difesa.
       La sua vicenda giudiziaria, onorevole Presidente della
  Regione, cambia il corso della politica in Sicilia. A  nome
  del  Gruppo  parlamentare  di  Rifondazione  comunista   le
  chiediamo pertanto di dimettersi.
       E   le   chiediamo  di  dimettersi  per  liberare   le
  Istituzioni  ed  il  Governo da ogni condizionamento  e  da
  ogni  ipoteca morale. Glielo chiediamo in nome del  primato
  della  politica, non del primato della magistratura; glielo
  chiediamo  in  nome di un garantismo che non  distingue  il
  poveraccio  che  è costretto a delinquere per  sopravvivere
  da chi invece delinque ai più alti livelli del potere
       La magistratura ha il dovere di affermare il principio
  dell'obbligatorietà  dell'azione  penale;  quanto  a   lei,
  onorevole  Presidente, ha il diritto  alla  presunzione  di
  innocenza,  come  sancito dal nostro  ordinamento  e  dalla
  Costituzione.
       Abbiamo   apprezzato,  fino  a   stamattina,   che   a
  differenza   di  tanti  suoi  colleghi  dello  schieramento
  politico  cui  appartiene, non ha usato parole  di  insulto
  contro l'operato della magistratura e della giustizia.
       E  stamattina  apprendo piuttosto - e la intendo  come
  una  provocazione  indecente in  questo  momento,  che  non
  l'aiuta  affatto, onorevole Presidente - che il leader  del
  suo  partito  in  Sicilia propone, anche  per  la  Sicilia,
  l'estensione  del  "lodo Maccanico" alle più  alte  cariche
  istituzionali
       In  un  terra di frontiera come questa, quell'immunità
  sarebbe  la  riproposizione di una impunità per  le  classi
  dirigenti che nessuno può permettersi
    La  proposta pubblica dell'onorevole Lombardo, consegnata
  alla  stampa,  non l'ha aiutata; ora, piuttosto,  onorevole
  Presidente  della Regione, trovi la coerenza delle  scelte
  Lei  ha  chiesto al Parlamento una fiducia: noi, da  questa
  vicenda,  ne  traiamo una conclusione che, al di  là  delle
  vicende   giudiziarie,  questo  Governo   non   verrà   più
  percepito  dalla mafia come un suo irriducibile  nemico.  E
  questa Regione non può permetterselo
       La  Sicilia non ha bisogno di un Presidente dimezzato,
  condizionabile  all'interno delle forze politiche  -  e  di
  questa  politica  e di questo Parlamento -  e  fuori  dalla
  politica, condizionabile al tempo stesso.
       Onorevole  Presidente della Regione, nella  permanenza
  del  suo  ruolo,  rischia di tenere il  dibattito  politico
  imprigionato su questi temi e noi, come vede,  agli  stessi
  non  ci  sottraiamo; ma la politica in Sicilia,  in  questa
  fase,  ha  bisogno  di ragionare sulla condizione  sociale,
  sullo sviluppo sulla ricostruzione della democrazia
       Personalmente, e la parte politica che rappresento, le
  auguriamo  davvero  di poter dimostrare la  sua  estraneità
  alle  gravi  responsabilità che le vengono  accusate.  Ciò,
  peraltro,   non  cambierebbe  di  una  virgola  il   nostro
  giudizio  politico  sul  suo operato,  ed  anche  sui  suoi
  rapporti  e  sui  rapporti della sua struttura  politica  e
  della  sua struttura di potere, così come emerso pure dalle
  vicende  giudiziarie, ma al di là delle vicende giudiziarie
  medesime.
    Parlo   a   lei   come  cittadino  siciliano,   onorevole
  Presidente,  a lei che spesso ha ironizzato sul  fatto  che
  io  non  fossi  natìo di questa Regione; oggi,  invece,  le
  parlo  come cittadino siciliano e come un calabrese che  ha
  imparato  ad  amare  questa terra  fino  a  sceglierla  per
  viverci  e amarla per ciò che è, per le sue contraddizioni,
  ma  anche  per  le  sue tensioni morali.  Ebbene,  oggi  le
  chiedo  di compiere questo gesto per liberare se  stesso  e
  le Istituzioni da tali ombre e ipoteche
    Lei,  onorevole Presidente della Regione, ha  chiesto  ad
  un   Parlamento   una  fiducia,  sia  rispetto   all'azione
  giudiziaria, sia riguardo all'azione politica.
    Noi non le diamo, tuttavia, né l'una né l'altra
    Le  chiediamo piuttosto, con un atto formale - il  nostro
  ordine  del  giorno  -  di rassegnare le  dimissioni  dalla
  carica di presidente della Regione.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro.  Ne
    ha facoltà.

     FERRO   Signor  Presidente, onorevole  Presidente  della
  Regione,  onorevoli colleghi, di questa giornata,  e  della
  seduta  odierna,  l'unica  cosa  che  riteniamo  di   dover
  apprezzare,  è  la  sensibilità  che  il  Presidente  della
  Regione ha avuto nel venirci a riferire in Aula
  -  proprio  perché  non  un atto dovuto  -  di  quanto  sta
  succedendogli, sentendo con ciò il dovere di  esprimere  ed
  informare il Parlamento.
    Detto  questo,  ritengo  tale sede  -  ove  ha  luogo  un
  dibattito   avviatosi   dopo  le   sue   comunicazioni   ed
  un'eventuale  richiesta di voto al Parlamento  siciliano  -
  quanto   mai   inopportuna,  assolutamente  inadeguata   ed
  impropria.
    Vorrei  partire  da  una  prima considerazione  circa  le
  parole  pronunciate in Aula dal Presidente  della  Regione.
  L'onorevole   Presidente  ha  chiesto  infatti   a   questo
  Parlamento,  sostanzialmente, di poter condividere  insieme
  una   scelta,  di  decidere  insieme,  chiedendo  in  buona
  sostanza,  lo ribadisco, una fiducia politica per l'operato
  del Governo ed una fiducia morale.
    Sulla  fiducia politica, confermo la nostra  opinione  di
  totale inadeguatezza del Governo che lei rappresenta  e  le
  chiedo,  tuttavia, che in altra sede, in  altra  occasione,
  si  possa fare un bilancio in quest'Aula, appunto, dei  due
  anni di governo.
    Per  quanto  riguarda  la fiducia morale,  credo  che  la
  domanda   sia   inopportuna:   delle   questioni   che   la
  riguardano,  credo,  piuttosto, che  lei  debba  rispondere
  soltanto  alla sua coscienza e non a questo Parlamento,  né
  tanto meno a ciascuno di noi.
    Noi  le chiediamo di non usare le sue vicende giudiziarie
  per  ragioni  politiche. Non le possiamo  dare,  da  questo
  punto di vista, né incoraggiamento, né sostegno
    Lei ha detto, dopo essere stato raggiunto dall'avviso  di
  garanzia,  che c'era forse qualcuno che stava ingannando  i
  siciliani.  Sono parole certamente inquietanti,  non  credo
  dettate  dalla  rabbia del momento e non  credo,  tuttavia,
  che    si   riferissero   ai   magistrati;   probabilmente,
  diversamente, si riferivano al suo schieramento politico.
    Ebbene,  il  regolamento  di  conti  interessa   la   sua
  maggioranza  e,  da questo punto di vista, sicuramente,  le
  forze  dell'opposizione  e  della  minoranza,  non  possono
  esserle d'aiuto
    Io  credo,  onorevole Presidente, che  le  questioni  che
  stanno   travolgendo  la  massima  istituzione  di   questa
  Regione,  di  fatto, hanno già creato un  "vulnus"  per  la
  Sicilia e per l'azione politica che il Governo ha svolto  e
  pure  per  il messaggio costante e permanente che  è  stato
  mandato dalla più alta carica di questa Regione
    Vorrei  citare,  come esempio, la vicenda  dell'assessore
  Pellegrino che, al di là degli aspetti giudiziari,  avevano
  posto  a  lei, onorevole Presidente della Regione, un  tema
  preciso:  lanciare un messaggio chiaro in cui non ci  fosse
  spazio  né  per linguaggi, né per cultura mafiosa,  né  per
  rapporti con la mafia
    Ebbene,  in  occasione  della  vicenda  Pellegrino  -  si
  direbbe  da  qualche  parte - ci si è  "annacati"  per  sei
  mesi,  fino ad arrivare all'estremo, cioè a dire che  oggi,
  l'onorevole  Lombardo - per un verso, ma  vorrei  ricordare
  anche  Pellegrino qualche giorno fa - si preoccupa soltanto
  di chiedere l'immunità per i parlamentari regionali
    Credo  che  queste dichiarazioni non l'aiutino affatto  e
  che  diano  il  senso di quanto, probabilmente,  nella  sua
  maggioranza,  lei, onorevole Presidente, dovrebbe  guardare
  meglio  per  capire  quanti  effettivamente  siano  i  suoi
  sostenitori.
    La   invito,   pertanto  -  ormai  che,   comunque,   sta
  consumandosi  questo  dibattito -  ad  evitare  di  portare
  questo   Parlamento,  pervicacemente,  ad   un   voto   che
  servirebbe  soltanto  ad indebolire  ulteriormente  la  sua
  carica

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Rotella.
    Ne ha facoltà.

     ROTELLA   Signor Presidente, onorevole Presidente  della
  Regione,  onorevoli colleghi, impiegherò meno del  tempo  a
  disposizione  perché  tenterò  di  dare  una  risposta   al
  quesito  posto,  con assoluta chiarezza  e  senza  lasciare
  alcun  dubbio  -  come è mia abitudine e  costume  fare  -;
  tuttavia, mi permetta, onorevole Presidente della  Regione,
  di  ringraziarla per l'atto di sensibilità, di stima  e  di
  rispetto che lei ha avuto nei confronti di quest'Aula.  Non
  le  è  stato  chiesto  come  atto  dovuto,  lei  ha  voluto
  offrirlo,  e per questo io e il Gruppo che rappresento,  la
  ringraziamo.
       Onorevole Presidente, ho chiare due cose: la  prima  è
  l'assoluto rispetto, la stima e la fiducia che abbiamo  nei
  confronti  della  Magistratura;  non  gridiamo  ad   alcuno
  scandalo, ad alcuna aggressione, però non vogliamo  neppure
  che  si  trasformi,  un atto procedurale,  in  un  atto  di
  giudizio, che è cosa assolutamente diversa
       L'atto di cui lei ha parlato è un atto di tutela e  di
  garanzia  del  cittadino, di tutti i cittadini,  di  quelli
  siciliani e di quelli italiani.
      Sono  certo che ci sarà l'occasione, il modo e il tempo
      per mettere la parola fine a tutta questa vicenda
      Io  sono  convinto che questo incubo passerà, e passerà
      presto
       Per questo auspichiamo tempi spediti affinché si possa
  riconsegnare, intanto, la serenità all'uomo. Il  Gruppo  di
  Nuova  Sicilia,  che  rappresento, le  riconferma  stima  e
  rispetto  e  la  invita a continuare il lavoro  per  cui  i
  siciliani  l'hanno  eletta Presidente  di  questa  Regione,
  affinché  non  si  fermi il cammino che  abbiamo  iniziato,
  affinché  si  vada  avanti  e si abbia  rispetto  anche,  e
  soprattutto,  del  mandato  popolare  e  perché  esso   non
  subisca  rallentamenti per vicende che hanno i loro  tempi,
  il  loro  spazio,  le loro ragioni e che avranno  anche  le
  loro risposte
       Per quanto ci riguarda, sono sufficienti le cose dette
  in  quest'Aula,  che  non abbiamo  chiesto,  e  di  cui  la
  ringraziamo ancora per averle ribadite.
       Sono  certo,  onorevoli colleghi,  che  il  Presidente
  della  Regione,  l'uomo che conosco, il  cristiano  che  ha
  sempre  dimostrato  di  essere, non  avrebbe  avuto  alcuna
  esitazione,  per  il  senso  di  responsabilità   che   gli
  appartiene, a dimettersi subito, senza esitazione  e  senza
  chiederlo  a  questo Parlamento. Questo mi rassicura  e  mi
  tranquillizza, onorevole Presidente della Regione.
    Mi  permetta  di dire una cosa, che forse  in  quest'Aula
  non  bisognerebbe dire, che io sento profondamente dal  mio
  cuore  e che ho sentito fortemente dalle sue parole:  anche
  io  mi  associo a quel sentimento forte e al  richiamo  che
  lei  fa  alla  Madonna  affinchè possa veramente  aiutarci,
  aiutare  lei e aiutare il popolo siciliano ad uscire  fuori
  da  una cultura che non ci può appartenere e che è il  vero
  freno  di  questa  nostra Regione; non è possibile  pensare
  che Sicilia è uguale a mafia
    E  sulla  mafia voglio dire una parola anche a  nome  del
  Gruppo  parlamentare  Nuova Sicilia. Noi  siamo  contro  la
  mafia,  noi  siamo perché la mafia venga, una volta  e  per
  tutte,  cancellata  da  questa immagine  indecente  di  una
  Sicilia   dove   siamo   tutti   mafiosi.   La   mafia    è
  un'organizzazione  che  va  combattuta   e   personalmente,
  onorevole Presidente, le debbo dire che in questo  Governo,
  nel  suo  Governo, non ho intravisto un solo atto  -  e  su
  questo  vi  invito  se  volete  confrontarvi  -  che  possa
  ricondurre  al  sospetto  che tale  Governo,  in  una  sola
  occasione,  abbia  prodotto un atto, un  atteggiamento,  un
  provvedimento che abbia favorito la mafia.
    Pertanto, credo che questo Governo debba andare avanti  e
  che  lei  onorevole Presidente debba restare al suo  posto.
  Sono  convinto  che  questo  Parlamento  e  questo  Governo
  debbano   continuare   l'azione   contro   la   mafia   per
  restituire, finalmente, ai siciliani quel senso di  libertà
  affinchè  anche  in Sicilia si possa riprendere  la  marcia
  verso   il  progresso,  verso  la  modernizzazione,   verso
  l'Europa.
    Onorevole  Presidente,  le facciamo  i  migliori  auguri;
  resti  al  suo  posto  e  il Gruppo parlamentare  di  Nuova
  Sicilia  resterà  insieme a lei, nel rispetto  che  abbiamo
  per i magistrati, ma anche nel rispetto che abbiamo per  la
  politica,  per  chi  l'ha votata  e  per  chi  l'ha  voluta
  Presidente della Regione.

     PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.
    Ne ha facoltà.

     ORTISI     Signor   Presidente,   onorevoli    colleghi,
  onorevole  Cuffaro, è diffuso, fra i membri del Gruppo  del
  quale   sono  in  questo  momento  portavoce  (i   colleghi
  Galletti,  Manzullo, Papania e Spampinato),  un  sentimento
  di simpatia umana.
    E  mi  permetta  di recuperare una nostra  interlocuzione
  ormai  settennale:  un  sentimento di  simpatia  umana  nel
  senso   letterario  del  termine  -  syn   pathos   -,   di
  compartecipazione a quello che abbiamo visto  stampato  sul
  suo  viso  già  in occasione della prima dichiarazione  che
  lei  ha  rilasciato ai mass media la sera stessa in  cui  è
  stato  raggiunto da avviso di garanzia. E questo sentimento
  è  stato  confermato dalla sensibilità che lei ha avuto  di
  riferire al Parlamento, così come ci siamo scambiati,  poco
  fa,  opinione  in  ordine ai passaggi, ai  motivi  del  suo
  intervento di oggi.
    Ma,  appunto,  per questo riteniamo ancora  più  estraneo
  che,  dopo  la  sua comunicazione a questo  Parlamento,  si
  possa  aprire e si sia aperto un dibattito al quale  stiamo
  partecipando per dovere istituzionale, in quanto  riteniamo
  che  sia  irrituale e che diventi ancor  più  irrituale  la
  presentazione  di  un eventuale ordine del  giorno  su  una
  comunicazione.
    E  perché  pensiamo  che lei ci mette  in  difficoltà  in
  quanto  in  alcuni passaggi del suo intervento si  dipanano
  alcune  espressioni  che  riguardano  l'attività  politica,
  sulla  quale  lei ci imporrebbe, nel momento in  cui  fosse
  presentato  un ordine del giorno, un giudizio di  carattere
  politico,  che in questo momento noi scindiamo,  totalmente
  scindiamo, dall'aspetto della vicenda umana.
    Riteniamo   anche  inutile  questo  eventuale   passaggio
  considerato  che  un  avviso di garanzia  è  un  avviso  di
  garanzia   per  l'indagato  e,  quindi,  in   ordine   alla
  rappresentatività  non equivale nè a un rinvio  a  giudizio
  nè  tanto  meno ad una condanna. E, purtroppo,  in  Sicilia
  tutto diventa rappresentazione.
    Pertanto,  a  lei onorevole Presidente,  che  io  conosco
  cristiano,  mi  permetto, assieme ai  colleghi  del  gruppo
  parlamentare   di  cui  faccio  parte,  di   suggerire   di
  ricondurre alla dimensione interiore le sue decisioni  e  a
  decidere con se stesso, che è l'unica persona con la  quale
  è  vissuto,  vive e vivrà tutta la vita. Chi ha fede,  come
  lei  dichiara  di  avere,  non ha  bisogno  di  sostegni  e
  incoraggiamenti  esterni, meno che meno di  un  ordine  del
  giorno.
    Tuttavia,  le  vogliamo preannunziare,  con  la  medesima
  schiettezza,  che  se  costretti a  votare  un  ordine  del
  giorno,  che  -  ripeto - riteniamo estraneo,  strumentale,
  incongruo,  inutile, noi ci asterremo dal voto perchè  esso
  non   l'aiuta,   non  ci  aiuta.  In  ogni   caso,   auguri
  Presidente

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Segreto.
    Ne ha facoltà.

     SEGRETO   Signor Presidente, onorevole Presidente  della
  Regione,  onorevoli colleghi, l'episodio  giudiziario,  che
  interessa il Presidente della Regione, ripropone con  forza
  un   problema  esclusivamente  etico  che  non  può  essere
  ulteriormente      trascurato:     quello      dell'attuale
  tripartizione  dei  cittadini  in  innocenti,  colpevoli  e
  sospettati.
    Questi  ultimi  vengono  sistematicamente  assegnati   al
  tribunale  speciale  dei mass-media e  qui  quotidianamente
  crocifissi     con     una    notizia,    un'indiscrezione,
  un'anticipazione,   un  ulteriore  sospetto,   un'ulteriore
  indagine,   spesso   senza  alcuna  verifica   della   loro
  fondatezza e senza l'indicazione della loro provenienza.
    Ha  ben  ragione  il Presidente della Regione  a  gridare
  l'insostenibilità    di    una    simile    situazione    e
  l'impossibilità  di manifestare indifferenza  di  fronte  a
  tali sospetti. L'esito drammatico di vicende come questa  è
  la  convinzione dell'opinione pubblica che il sospettato  è
  un  colpevole e che l'attenzione per una soluzione che  gli
  è  favorevole  risulta  poi assai meno  interessante  della
  iniziale notizia scandalistica.
    Abbiamo  avuto  modo  di  verificare  in  questi   giorni
  difficili  e  convulsi come l'atteggiamento del  Presidente
  Cuffaro  sia  stato  ispirato ad una specifica  correttezza
  nel  rapporto tra istituzione dello Stato e della  Regione,
  che  è  - e dovrebbe sempre essere - consolidato patrimonio
  della  politica,  e a quella serenità che scaturisce  dalla
  certezza  di avere operato nel rispetto della legge  e  del
  giuramento fatto all'atto del suo insediamento.
    Non  abbiamo  soltanto avuto il modo di  verificarlo,  ma
  anche  e soprattutto di apprezzarlo nella compostezza delle
  sue   ragioni,  nella  fiducia  riposta  all'azione   della
  magistratura,  nella serenità mostrata prima e  soprattutto
  dopo  il colloquio avuto con i magistrati della procura  di
  Palermo.
    Questa  vicenda, che è insieme umana e politica, non  può
  essere  oggetto  di strumentalizzazione da parte  di  alcun
  partito  o  gruppo  politico, di alcun deputato,  di  alcun
  organo di informazione.
    Oggi  il  Presidente Cuffaro si è presentato a quest'Aula
  -  e  noi lo ringraziamo per la grande sensibilità  che  ha
  avuto  nel  riferire  al Parlamento  siciliano  -  non  per
  ottenere  un  anticipato  giudizio  sulle  circostanze  che
  hanno   formato   oggetto  dell'indagine   alla   quale   è
  sottoposto  e che il Parlamento non potrebbe dare,  ma  per
  chiedere  una  conferma della fiducia della sua  azione  di
  Governo  e  proseguire  nella stessa  sulla  scorta  di  un
  principio     di     consolidata     civiltà     giuridica,
  costituzionalmente   garantito  e  che   è   quello   della
  presunzione dell'innocenza.
    Da    più    parti   sono   state   sollevate   obiezioni
  sull'opportunità di tale conferma. Il popolo  siciliano  ha
  però  eletto  un Presidente ed un Parlamento, entrambi  con
  la  medesima  legittimazione che riposa sulla  volontà  del
  popolo   sovrano,   ma   la   nostra   è   una   democrazia
  rappresentativa  ed  il Parlamento rappresenta,  pur  nelle
  sue  distinzioni politiche, il popolo siciliano  così  come
  lo rappresenta il Presidente.
    E',  pertanto,  opportuno e necessario, contrariamente  a
  quanto   altri   sostengono,  che   questi   due   soggetti
  istituzionali, Parlamento e Presidente, ritrovino  entrambi
  un'unità  che  rinnovi  la  loro legittimazione  e  che  si
  confermino,  l'un  l'altro, la volontà  di  proseguire  nel
  cammino iniziato.
    E'  con questi auspici e con queste considerazioni che il
  Gruppo   parlamentare  che  rappresento,  i  Riformisti   e
  liberaldemocratici  il Patto con la Sicilia,  confermano  a
  lei,  Signor  Presidente,  ed alle  forze  politiche  della
  maggioranza  il  proprio apporto  utile  e  deciso  per  il
  rilancio  e  la continuità del suo Governo a  cui  vogliamo
  dare il nostro contributo fattivo, operoso e diretto.
    Certo,  vivere ed operare in Sicilia non è sempre facile,
  ma  molto riteniamo sia cambiato da qualche tempo a  questa
  parte, grazie anche al rinnovamento dell'azione politica  e
  ad  un'iniziale rivoluzione culturale affidata  anche  alla
  nuova  classe  dirigente, a tutta la classe  dirigente  che
  deve  essere  ispirata  a principi etici  che  non  possono
  discostarsi da quelli cristiani.
    In  questa strada l'azione dell'onorevole Cuffaro  e  del
  suo Governo deve indirizzarsi e continuare e non è solo  un
  diritto,  ma  anche  un  dovere  verso  la  Sicilia  ed   i
  siciliani che si aspettano non solo riscatto economico,  ma
  soprattutto sviluppo sociale.
    E   per  questi  scopi,  pur  nel  rispetto  di  ciascuna
  posizione  politica, dobbiamo portare il nostro  contributo
  quali  deputati,  funzionari  e  semplici  cittadini,   con
  l'esempio che possiamo dare con il nostro comportamento.  I
  mass  media  e  la  stampa in generale  dovranno  anch'essi
  contribuire,  non andando alla ricerca dello scandalismo  e
  del  moralismo  di  maniera, ma  soprattutto  nella  nobile
  azione pedagogica che essa può e deve avere.
    Coraggio Presidente  Ai siciliani non interessano le  sue
  dimissioni, ma si aspettano le azioni concrete di  sviluppo
  che  sono  in  cantiere  da parte  del  Governo  di  questa
  Assemblea.
    E'  certamente  compito non facile, in  circostanze  come
  queste,  trovare  le parole che esprimano con  immediatezza
  stati  d'animo e sentimenti; noi comprendiamo in  pieno  il
  suo  dramma,  il  timore,  onorevole  Presidente,  che   si
  allontanino,    come   imbarcazioni   verso    l'orizzonte,
  programmi,   prospettive   ed   impegni,   con   l'angoscia
  ulteriore  di  vedere  allontanare la  stessa  Sicilia  dal
  resto del Paese. Tutto rischia di trasformarsi da sogno  in
  incubo.
    Per   sfuggire  la  ristrettezza  delle  mie  parole,   e
  concludo,  ricordo  una riflessione di  John  Kennedy:  "Ci
  rendiamo  conto che il nostro prestigio nel  circolo  ed  i
  limiti   entro  i  quali  possiamo  raggiungere  i   nostri
  obiettivi e quelli dei nostri elettori dipendono  in  larga
  misura  dalla stima che godiamo verso gli altri  senatori".
  L'unica   variazione  che  apporto  a  questa   riflessione
  riguarda  il  termine  senatori, per  il  resto  il  Gruppo
  parlamentare dei Riformisti e liberaldemocratici  il  Patto
  per  la  Sicilia che rappresento la fa propria  per  meglio
  esprimere   sentimenti  di  stima  e  di  solidarietà   che
  caratterizzano il nostro atteggiamento nei suoi confronti.

     PRESIDENTE    E'   iscritto   a   parlare    l'onorevole
    Barbagallo. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non
  posso non ringraziare il Presidente per la sensibilità  che
  ha  avuto di informare il Parlamento. Speravo però  che  ci
  si fermasse a questo.
    Ho  già dichiarato che un dibattito in Aula sulla vicenda
  giudiziaria   del  Presidente  Cuffaro  appare   certamente
  inopportuno   oltre  che  irrituale  sul   piano   tecnico-
  regolamentare, in quanto - come a voi tutti noto - noi  non
  possiamo esprimere alcuna fiducia e, peggio ancora,  votare
  dei documenti.
    Non  so  se la maggioranza insisterà alla fine nel votare
  un  documento,  credo che già gli interventi esprimano  una
  volontà,  un  orientamento  e  il  Presidente  Cuffaro  sta
  ricevendo  dai  gruppi di maggioranza  la  solidarietà  che
  chiedeva.
    Mi  sembra sbagliato esporre l'Aula a un voto che non  ha
  nessun  significato, considerato che non possiamo esprimere
  alcuna  fiducia, ma soprattutto ci troviamo  all'inizio  di
  un'inchiesta  complessa che esige prudenza  ed  equilibrio;
  qualsiasi   valutazione  di  carattere  politico   potrebbe
  determinare strumentalizzazioni e interferenze.
    Quindi,  non  posso  non  condividere  l'intervento   del
  collega  Ortisi,  che  sposo pienamente,  non  solo  per  i
  contenuti, ma anche per i toni.
    Non  vogliamo  esprimere giudizi morali o assumere  ruoli
  di  condanna  di  questa  o di quella  istituzione,  ciò  a
  prescindere  dal sincero augurio che vogliamo formulare  al
  Presidente  Cuffaro di chiarire al più presto,  nelle  sedi
  competenti, la propria posizione giudiziaria.
    Siamo  certi che il Presidente Cuffaro aiuterà i  giudici
  a  ricercare  la  verità,  come lui  stesso  ha  dichiarato
  stamattina.   L'avviso   di  garanzia   non   comporta   le
  dimissioni,   il  garantismo  vale  per  tutti,   amici   e
  avversari  politici; se il Presidente Cuffaro  si  sente  a
  posto   con   la   propria  coscienza,  può  scegliere   di
  continuare  ad  esercitare  il mandato  conferitogli  dalla
  maggioranza dei siciliani.
    Capisco  l'impegno  nel difendere la sua  immagine  e  la
  funzione  pubblica  che  ricopre.  In  Sicilia  la   classe
  dirigente  deve  avere  un  supplemento  di  rigore  e   di
  intransigenza nei comportamenti politici e in tutte le  sue
  attività,  la  credibilità  della  classe  dirigente  della
  nostra Regione è essenziale per poter rivendicare il  ruolo
  che   alla  Sicilia  compete  nel  panorama  nazionale   ed
  europeo.
    La  Regione deve presentarsi con le carte in regola.  Per
  pretendere  rispetto da parte degli altri dobbiamo  evitare
  qualsiasi  dubbio sulle scelte istituzionali e sullo  stile
  di vita dei rappresentanti politici siciliani.
    Per  modernizzare la Sicilia è necessario  combattere  la
  mafia,  non  solo come organizzazione criminale,  ma  anche
  come  forma  mentis;  occorre battersi  per  l'adozione  di
  strumenti  di  trasparenza  nell'azione  amministrativa   e
  rifiutare  talune logiche spartitorie che hanno deteriorato
  il costume della nostra regione.
    La  Sicilia  ha  bisogno  di una  svolta  in  termini  di
  cultura  politica.  Basta  con le  furbizie,  i  tatticismi
  esasperati,  la  gestione  dei  bisogni  e  le  elencazioni
  programmatiche senza un'anima e senza l'indicazione di  una
  prospettiva per la quale valga la pena di spendersi.
    La  lotta alla mafia e la riaffermazione dei valori della
  legalità  devono costituire la premessa indispensabile  per
  ripensare nuove ipotesi di sviluppo.
    Il  Presidente  Cuffaro sostiene che abbiamo  gli  stessi
  obiettivi.   Lo   dimostri   Eliminando  gli   sprechi,   i
  privilegi,  gli  arbitri, emarginando  gli  affaristi  e  i
  trasformisti; non basta occupare tutti gli spazi di  potere
  possibile,  occorre  saper dimostrare di  lavorare  per  il
  bene di tutti.
    E'  necessario entrare nel merito delle questioni  reali,
  scegliere  il  modello di sviluppo e  le  priorità  che  si
  vogliono  realizzare. L'impegno antimafia deve servire  non
  soltanto per porre divieti e confiscare beni, ma anche  per
  diffondere  istruzione,  promuovere  lavoro,  rendere   più
  effettivi i diritti.
    Resta  ancora molto da fare in una realtà nella quale  la
  mafia esiste ed è viva e vegeta con un forte controllo  del
  territorio  e  un inesauribile serbatoio nella  criminalità
  minorile.
    La  riscoperta della morale nella politica è  essenziale.
  C'è  qualcosa che viene prima della politica, che la fonda,
  la  dirige  e  la  sostiene: l'adesione ad  un  sistema  di
  valori   che  precede  e  caratterizza  qualsiasi   impegno
  sociale  e  politico. Per acquisire le attitudini  al  buon
  governo  bisogna partire da prima della politica  e  andare
  oltre la politica.
    Dal  Presidente della Regione ci aspettiamo non proclami,
  ma   una   risposta   sulle  riforme  da  realizzare,   sul
  precariato,  sul  mancato  pagamento  degli  stipendi  agli
  operatori  della formazione professionale,  sui  disservizi
  nella  sanità  e  sulle tante sfide presenti  nella  nostra
  Isola.
    Le  critiche al suo Governo non sono state mosse soltanto
  dalle  opposizioni - e questo sarebbe legittimo - ma  anche
  dalla  Corte  dei Conti, dagli industriali e,  persino,  da
  qualche  autorevole rappresentante della sua maggioranza  e
  del suo partito.

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Formica.
    Ne ha facoltà.

     FORMICA   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   le
  vicende  di questi giorni, che ad una prima lettura possono
  dare  l'impressione che nulla è cambiato in  questa  nostra
  Regione,   ci   hanno   consegnato,  invece,   una   realtà
  completamente  diversa, una lettura  completamente  diversa
  degli  accadimenti  e  anche delle  riflessioni  su  questi
  ultimi.
    Voglio   sottoporvi,  intanto,  una  prima   riflessione,
  doverosa,  riguardante la Magistratura: in  questa  vicenda
  il  fatto  importante è che, forse per la prima  volta,  le
  forze  politiche,  tutte  le  forze  politiche,  non  hanno
  gridato  allo scandalo, non hanno riesumato complotti,  non
  hanno,  insomma, assunto un atteggiamento di difesa  contro
  qualcuno   e,  nel  caso  specifico,  contro  l'istituzione
  Magistratura.
    E  questo -ripeto - è un fatto, onorevoli colleghi, molto
  importante.  E' un fatto che ha dato e dà la  misura  della
  maturità  politica  che  la  classe  politica  (scusate  il
  bisticcio) ed i vertici istituzionali hanno raggiunto.
    L'altra riflessione che ci consegna questa vicenda è  che
  un  Presidente della Regione, per la prima volta eletto dal
  popolo  e  cioè  direttamente da milioni di cittadini,  pur
  non avendone la necessità, viene in Aula a chiedere non  il
  conforto,   ma  il  parere  autorevole  del  Parlamento   -
  anch'esso  eletto  dai  siciliani - su  una  decisione  che
  potrebbe prendere lui stesso.
    Ma,  consapevole che una sua decisione ha delle refluenze
  su  altre  istituzioni - e ha grande refluenza  sull'intera
  Regione- è venuto umilmente in quest'Aula a relazionare  su
  quanto  è  accaduto  e  a  sentire il  parere  delle  forze
  politiche rispetto alle sue riflessioni.
    Ho  colto anche una grande misura negli interventi  delle
  forze  politiche  non  solo  di maggioranza,  ma  anche  di
  opposizione,   una  grande  misura  nei   confronti   delle
  dichiarazioni programmatiche del governatore  Cuffaro,  che
  è anche rispetto istituzionale.
    Vedete, la riflessione che voglio fare è la seguente:  in
  questo momento non è in gioco, come qualcuno sosteneva,  la
  vicenda personale di Totò Cuffaro. In questo momento  è  in
  gioco  la  vicenda del Presidente di una Regione, eletto  a
  suffragio diretto, che si trova in un momento cruciale  del
  suo  sviluppo: mi riferisco ad 'Agenda 2000' e  anche  alle
  riforme importanti che il Governo ha proposto.
    Ma  questo Parlamento, tutto il Parlamento - e lo  voglio
  ricordare   all'onorevole  Forgione  che  tratteggiava   in
  qualche  modo  un qualche coinvolgimento del Governo  verso
  certi  ambienti - con il contributo di tutti i partiti,  ha
  esitato  in  dieci  anni una riforma,  quella  della  legge
  sugli  appalti,  che  costituisce  il  primo  argine,   per
  ammissione   di  tutti,  all'infiltrazione  mafiosa   nelle
  istituzioni.
    Quindi,   il  momento  che  sta  vivendo  la  Sicilia   è
  importante    per   le   ricadute   di   tipo    economico,
  infrastrutturale  e  di sviluppo che sono  esse  stesse  la
  premessa  della lotta al fenomeno mafioso. E la  Sicilia  è
  in  un  momento  importante pure dal punto di  vista  delle
  riforme istituzionali.
    Il  Presidente  Cuffaro non è venuto qui a  chiedere  una
  sorta  di  fiducia  in  bianco  rispetto  all'attività   di
  Governo,  ma si è presentato umilmente di fronte  a  questo
  Parlamento  cogliendo  che non è  tanto  in  gioco  la  sua
  personale  vicenda, bensì lo sviluppo della nostra  Regione
  -  uno  sviluppo che passa attraverso determinati strumenti
  che  ci  saranno  ancora per poco,  che  rischiano  di  non
  esserci  più-,  per non gridare domani, come  sempre  siamo
  abituati a fare: "siamo sfortunati".
    No,  non siamo sfortunati. Noi dobbiamo avere il coraggio
  e  la  consapevolezza, allo stato dei  fatti,  di  dire  al
  governatore  Cuffaro che abbiamo accettato che  venisse  in
  Aula  a  riferire, nella convinzione che il momento è  tale
  per  cui è più importante il proseguimento della sua azione
  politica, così come con forza abbiamo ribadito che non  c'è
  stata  nessuna  dietrologia nell'azione della magistratura,
  che  ha  compiuto il suo dovere e che continuerà  a  farlo,
  senza nessun tipo di attacchi né di condizionamenti.
    E'   un  grande  fatto  nuovo,  e  io  invito  tutto   il
  Parlamento a coglierne la modernità. Qui non si  tratta  di
  essere  amici  o nemici di Totò Cuffaro, qui si  tratta  di
  prendere  atto  che  qualcosa è cambiato nell'atteggiamento
  della  politica,  nel modo di porsi della  politica  e  nel
  rispetto tra istituzioni diverse.
       Per  quanto  riguarda  Alleanza  Nazionale,  onorevole
  Presidente,  sono  stato  lieto  della  sua  decisione   di
  riferire  in  Parlamento, ho apprezzato il suo  discorso  e
  per le ragioni che ho esposto la invito a continuare.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole  Speziale.
    Ne ha facoltà.

     SPEZIALE   Signor Presidente, Presidente della  Regione,
  mi  sono  più volte chiesto anch' io, nel corso  di  questi
  giorni,  qual  è  lo stato d'animo di un  Presidente  della
  Regione  colpito da un provvedimento di avviso di  garanzia
  riguardante il concorso esterno in associazione  mafiosa  e
  quindi comprendo il suo stato d'animo e il modo come lo  ha
  manifestato qui.
    Mi  rendo conto del travaglio umano, personale,  di  come
  uno  guardi  in faccia i propri familiari, i propri  figli.
  Comprendo  tutto  questo, perché  mi  rendo  conto  che  la
  vicenda  personale  in  qualche modo  determina  anche  una
  condizione dell'agire politico.
    Tuttavia,  Presidente,  debbo  dire  che  guardando   con
  distacco  il  complesso  delle questioni  colgo  in  questa
  vicenda,  e  penso  come  me molti,  un  salto  di  qualità
  positivo.  Appena  ricevuto l'avviso di  garanzia,  lei  ha
  dichiarato  alla  stampa che ha pensato per  un  attimo  di
  compiere  un  atto estremo: dimettersi da Presidente  della
  Regione. Questo denota sensibilità, infatti mi rendo  conto
  che  lei si sarà interrogato in presenza di un'accusa  così
  pesante,  su  come avrebbe potuto continuare a svolgere  il
  suo  ruolo,  se  tale  accusa, in qualche  modo,  l'avrebbe
  indebolita  nelle  relazioni  sociali,  oltre   che   nelle
  relazioni umane e politiche.
    Nessuno  dei  partiti dell'opposizione, però,  ha  inteso
  utilizzare  l'avviso di garanzia pervenutole per  chiederle
  di dimettersi dal ruolo di Presidente della Regione.
    A  parte la posizione di Rifondazione comunista, non  c'è
  stato  un  atto,  un  parlamentare o un  uomo  politico  in
  genere che non ha inteso separare, per la prima volta  dopo
  tanti  anni,  la  vicenda giudiziaria da  quella  politica.
  Nessuno - lo ripeto - neanche l'opposizione.
    Lei  è  stato sentito dai magistrati, in quanto  chiamato
  in  causa  da  una intercettazione ambientale;  come  tutti
  sappiamo  ciò impone al Magistrato, in virtù del  principio
  dell'obbligatorietà dell'azione penale, di farle  pervenire
  un avviso di garanzia.
    Ho  apprezzato il fatto che nessuno di voi abbia  rivolto
  attacchi,  atti  di accusa di complotto alla  Magistratura,
  come  spesso  avviene  da  parte di  alcuni  settori  della
  maggioranza a livello nazionale.
    Penso che il tutto si stia svolgendo dentro un quadro  di
    rispetto delle formalità sostanziali e formali.
    C'è  un  punto  di debolezza, però, onorevole  Presidente
  della  Regione,  che  voglio qui manifestare  a  lei  e  ai
  colleghi   parlamentari.  Più   volte   è   stato   chiesto
  all'opposizione  di  non utilizzare le vicende  giudiziarie
  per   scardinare  o  per  compiere  attacchi  politici   ed
  interrompere  i percorsi politici; adesso, mi  permetto  di
  dire,  c'è  una forzatura al contrario: la maggioranza  sta
  utilizzando  questa  vicenda giudiziaria  per  attuare  una
  forzatura di natura politica.
    A  mio avviso questa vicenda riguarda il rapporto che lei
    ha con la sua coscienza.
    Lei  ci ha assicurato, e non ho motivo di dubitarne -  ce
  lo  auguriamo  tutti  -  di  potere  dimostrare  la  totale
  estraneità  alle  accuse che le vengono mosse  e  tuttavia,
  onorevole  Presidente della Regione,  tale  vicenda  ha  un
  tratto  personale  e  non può investire  la  responsabilità
  politica.
    Il   Presidente   della  Regione  è  stato   audito   dai
  magistrati,  conosce il grado della propria  compromissione
  rispetto  alla vicenda, in merito alla quale ha rassicurato
  il  Parlamento  della  propria estraneità;  a  mio  avviso,
  pertanto,  adesso  dovrebbe comunicare  al  Parlamento  che
  ritiene  di  poter  continuare a  svolgere  il  compito  di
  governatore  della Sicilia. Nel merito non voglio  entrare:
  noi manteniamo fermo il nostro giudizio, che fra l'altro  è
  noto, sul Governo Cuffaro.
    Questa  mattina,  invece,  si  tenta  di  costituire   un
  precedente  o un vulnus dell'attività parlamentare  con  la
  presentazione  di un ordine del giorno, che partendo  dalla
  vicenda   giudiziaria  tenta  di  dare  un   giudizio   nei
  confronti dell'azione del Governo Cuffaro.
    Ritengo  che questo sia un errore; non è utile neanche  a
  lei  in  rapporto  all'indagine in corso,  ed  inviterei  i
  colleghi  ad evitare di invocare un altro lodo Maccanico  o
  immunità  per  i  parlamentari regionali.  Utilizzare  tale
  vicenda  -  lo  ripeto  -  non è utile  in  quanto  darebbe
  l'impressione che qualcuno di noi possa avere "la  coda  di
  paglia" rispetto alle vicende giudiziarie.
    Vorrei   che   la  vicenda  restasse  dentro  determinati
  ambiti;  vorrei  invitare i colleghi della  maggioranza  ad
  evitare forzature, quali ordini del giorno da far votare  a
  questo  Parlamento, nei confronti dello  stesso  Presidente
  della Regione, che in questo momento va aiutato. Fatto  che
  costituirebbe  una  strana forma di  fiducia  politica  nei
  confronti  del  Presidente della Regione, un errore,  oltre
  che   un   precedente,   che  oggi   riguarda   l'onorevole
  Presidente   della   Regione,  ma   che   domani   potrebbe
  riguardare qualsiasi altro uomo di governo.
    Le   indagini  devono  proseguire,  nel  rispetto   della
  autonomia  della Magistratura, così come ha  dichiarato  lo
  stesso Presidente della Regione.
    Dobbiamo   augurarci   che   la   Magistratura   concluda
  rapidamente  le  sue indagini, in modo  che  il  Presidente
  della  Regione  possa  continuare  a  svolgere  il  proprio
  mandato.  Ci  auguriamo  che il  Presidente  della  Regione
  possa  dimostrare la sua estraneità rispetto  alla  vicenda
  giudiziaria.
    Onorevoli  colleghi,  il voto che vi  apprestate  a  dare
  costituisce,  come dicevo prima, un vulnus  ad  una  prassi
  parlamentare che non può essere accolta da parte nostra.
    Onorevole  Presidente  della  Regione,  affermo  ciò  per
  dimostrarle  affetto;  in  questi  giorni,  dagli  incontri
  avuti  con  i  Capigruppo della maggioranza è  prevalsa  la
  volontà  di  presentare un ordine del  giorno  di  sostegno
  sostanziale al suo Governo.
    Esprimo  un'altra considerazione: lei stamattina  avrebbe
  dovuto  fermarsi alle prime tre pagine della sua relazione,
  quelle  riguardanti  il  rispetto  per  i  magistrati,   il
  travaglio  umano che sta vivendo insieme alla sua famiglia,
  il  tormento della sua coscienza rispetto alle  accuse  che
  le  sono state mosse e il convincimento che non poteva  non
  venire   a  riferire  al  Parlamento,  perchè  ciò  avrebbe
  comportato un giudizio di apprezzamento da parte nostra.
    Nel  momento in cui lei ha introdotto argomenti di natura
  politica  circa la sua azione di Governo, anche se limitata
  agli  atti che avrebbe compiuto relativamente alle  vicende
  legate  ai  punti  di  presidio di  natura  antimafiosa,  è
  andato   oltre;   infatti,  ciò  sconfina   dalla   vicenda
  giudiziaria   imponendo  un  giudizio  politico   sul   suo
  Governo.
    Ritengo  che  lei  abbia commesso un  errore,  errore  al
  quale  il  Parlamento può riparare se fa proprio il  nostro
  punto  di  vista:  non  esprimere un voto  sull'ordine  del
  giorno.
       In  caso  contrario, signor Presidente dell'Assemblea,
  onorevole  Presidente della Regione, facciamo presente  che
  non  parteciperemo al voto, nel senso che ci  allontaneremo
  dall'Aula.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole  D'Antoni.
    Ne ha facoltà.

     D'ANTONI .   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,
  onorevole   Presidente  della  Regione,  questo  Parlamento
  affronta per la prima volta un dibattito di tale natura.
    Al  contrario  dell'onorevole  Speziale,  credo  che  sia
  stato  giusto ascoltare l'intero intervento del  Presidente
  della  Regione,  in quanto testimonianza  evidente  di  una
  vicenda  umana,  politica che riguarda la  vita  di  questo
  Parlamento.
    Sarebbe  davvero  strano  che  di  fronte  a  conseguenze
  pesanti  e  drammatiche questo Parlamento  non  discutesse,
  non   approfondisse,  non  valutasse,  non  esprimesse   un
  giudizio  anche con un voto. Ciò avviene sempre  quando  si
  affrontano  problemi di natura politica, nel senso  che  la
  questione  sottopostaci non riguarda soltanto il Presidente
  della   Regione  ma  l'intero  Parlamento;   infatti,   nel
  rispetto sacrosanto delle prerogative della Magistratura  e
  delle  sue  iniziative,  questo Parlamento  nella  pienezza
  delle  sue  funzioni  deve esprimere un  giudizio  politico
  sulle modalità di prosecuzione della sua attività.
    Il  problema  va  individuato nel non  volere  affrontare
    tale questione; è questo che ci sfugge
    Tutti  siamo  garantisti  e questo  Parlamento  lo  è  in
  maniera  forte.  Lo  sta dimostrando in  questo  dibattito,
  perché  a  parte  la  posizione di Rifondazione  comunista,
  tutti  affermano  che ricevere un avviso  di  garanzia  non
  comporta  conseguenze particolari, infatti tutti sostengono
  che  l'avviso  di garanzia è una garanzia per l'indagato  e
  niente di più.
    Ma  nel  momento in cui si afferma ciò e poi si  aggiunge
  che occorre dare un giudizio politico su questo modo di  di
  governare,  allora,  stiamo parlando  di  politica,  stiamo
  parlando  della  vita  di  questo  Parlamento,  delle   sue
  prospettive, del rapporto tra l'elezione diretta e la  vita
  del  Parlamento,  stiamo discutendo di  cose  essenziali  e
  l'avere   dato,  da  parte  dell'onorevole   Cuffaro,   una
  testimonianza  umana  e politica come  quella  che  abbiamo
  ascoltato, a mio avviso, è il segno di una vera maturità.
    Probabilmente  sarebbe stata più facile  l'altra  scelta,
  quella  che  ci avrebbe messo davanti al fatto compiuto.  A
  mio  giudizio, ci troviamo di fronte ad una norma veramente
  esagerata, che bisognerà modificare in altra sede.
    Onorevole  Forgione,  il nostro segretario  regionale  ha
  parlato   del  paradosso  consistente  nell'aver   tutelato
  alcune  cariche  istituzionali  sostituibili  e  non   aver
  tutelato  altre  cariche  istituzionali  non  sostituibili,
  cosa   che   provocherebbe  l'immediato  scioglimento   del
  Parlamento.
    Questa  è  la  questione  ed è  stata  posta  in  maniera
  paradossale,  non  per  fare  il  lodo  lombardo  qui    Il
  problema  è  reale; stiamo vivendo una fase  di  passaggio,
  quindi,  affrontare tutto ciò con atteggiamenti  sbarazzini
  è  assolutamente  un  grande errore. E'  un  modo  per  non
  affrontare le questioni per quello che realmente  sono.  Il
  Presidente  della Regione è stato oggetto di  una  indagine
  che   noi   tutti   rispettiamo;  abbiamo   fiducia   nella
  Magistratura  e  la  invitiamo  a  procedere  con  celerità
  nell'interesse  di tutti: delle istituzioni  e  del  popolo
  siciliano.  Lo  ha  chiesto  il presidente  Cuffaro,  e  lo
  confermiamo anche noi.
    Ne  consegue  un problema politico: questo  Parlamento  e
  questo  Governo  sono legittimati a proseguire  la  propria
  azione politica per risolvere, nei prossimi mesi o anni,  i
  problemi   di   questa  Regione  anche  se   è   in   corso
  un'indagine?
    A  nostro  giudizio  sì, in quanto  soltanto  così  si  è
  garantisti. Diversamente, si è garantisti la mattina  e  si
  è   giustizialisti  il  pomeriggio,  cioè  quando  conviene
  esserlo.  Siamo garantisti quando parliamo di noi stessi  e
  diventiamo  tutti  giustizialisti  quando  parliamo   degli
  altri;  o  lo  si è sempre o non lo si è mai. Se  lo  siamo
  sempre,  questo è il rapporto corretto tra un'indagine  che
  rispettiamo  e  che  vogliamo conclusa  al  più  presto  ed
  un'esigenza  politica,  che  è  altrettanto  forte   quanto
  quella  del rispetto della divisione dei poteri  in  questo
  Paese.
    Ognuno  deve  svolgere il proprio compito  e  deve  farlo
    bene.  Lo  deve  fare la Magistratura e lo dobbiamo  fare
    anche noi.
    Noi  assolveremo  il  nostro compito se  confermeremo  il
  Presidente  della  Regione,  che  ha  dato  a  noi   questa
  possibilità,  in quanto rappresentanti di quel  popolo  che
  ci  ha  eletto.  Dobbiamo, quindi,  confermare  la  fiducia
  riposta  nel suo operato manifestando solidarietà  umana  e
  politica.
       Nel  numero  domenicale  de 'Il  Sole  24  Ore',  l'ex
  Presidente   del  Consiglio,  onorevole  Amato,   cita   un
  colloquio avuto con un autorevole esponente europeo di  cui
  non fa il nome.
       Tale autorevole esponente europeo afferma (e io vorrei
  che   l'onorevole  Forgione  riflettesse  attentamente  per
  evitare  di dare giudizi affrettati, tanto sulle  questioni
  siciliane  quanto su quelle cubane) 'Dite che le  questioni
  politiche  devono avere soluzioni politiche - dite  a  voi,
  al  centro  sinistra  - e non giudiziarie  ma,  in  realtà,
  l'alternativa  giudiziaria è dentro di  voi,  ci  costruite
  sopra   e   ve   ne   fate  deresponsabilizzare,   rispetto
  all'impegno che dovreste, invece, manifestare per  i  tanti
  problemi che avete e che abbiamo'.
      E'  qui, è in questa frase che l'onorevole Amato  cita,
      quindi  la  fonte  è indiscutibile, il  senso  vero  di
      questo dibattito.
       Se  nessuno  di  noi  è preso da forme  giustizialiste
  tutti  siamo  presi  da  forme di  garanzia,  noi  dobbiamo
  rispettare   il  lavoro  della  Magistratura   e   dobbiamo
  rispettare  il nostro lavoro. Ciò equivale a  dire  che  il
  Governo deve proseguire sulla base del mandato ricevuto,  e
  che  questo  Parlamento  deve  funzionare  sulla  base  del
  mandato ricevuto.
       Altra  è  la  questione  che  solleva  in  termini  di
  dibattito  particolare,  e che si è  aperto  sui  giornali,
  perché,  onorevole  Speziale,  qui  è  stato  assolutamente
  buonista ma sui giornali la cosa è molto meno buonista.
       Infatti,  quando si dice che è vero che un  avviso  di
  garanzia  non comporta nessuna dimissione ma  che  è  anche
  vero  che  un  certo modo di governare (lo  si  è  indicato
  anche  con  un neologismo, un poco infelice, 'cuffarismo'),
  un   certo  modo  di  costruire  questo  tipo  di  rapporto
  significa  aprire  la  strada,  l'autostrada  a  incursioni
  mafiose,  io  penso sinceramente che su questo occorra  una
  riflessione perché o si risponde al popolo sempre o non  si
  risponde a seconda delle condizioni.
       La riflessione è quella che se uno ha un certo modo di
  governare, e questo modo è premiato dal popolo,  vuol  dire
  che c'è un rapporto diretto tra questo modo di governare  e
  il  popolo,  non si apre l'autostrada a niente  perché  c'è
  una  cosa  sicura nella storia di questo nostro  movimento,
  in  questo  caso dell'UDC, e del partito. Noi non cerchiamo
  lodi, non cerchiamo scappatoie, ci siamo sempre difesi  nei
  processi,  mai  ci  siamo difesi dai  processi,  e  abbiamo
  pagato  abbondantemente questo tipo di valutazione e questo
  tipo  di  atteggiamento, rispettosi della  separazione  dei
  poteri  del  nostro Paese ed insieme di  un  modo  di  fare
  politica che a nostro giudizio è un modo autentico,  forte,
  non  la caricatura di nulla. Ma la caricatura è esattamente
  l'opposto  quando  si  pensa che  il  popolo  possa  essere
  oggetto di caricatura. Quella è una visione elitaria  della
  vita  politica e della vita sociale che noi non  abbiamo  e
  che  ci fa correre tanti rischi in una Regione che presenta
  tante  contraddizioni,  come quelle  che  ciascuno  di  noi
  conosce.
      E'   per   questa  ragione  che  io  penso  sia  giusto
      incoraggiare il Presidente della Regione.
       Io   penso  sia  giusto  dargli  non  solo  la  nostra
  solidarietà ma qualcosa in più, quel tipo di vicinanza  che
  può  servire  proprio  perché per lui  sarebbe  più  facile
  smettere  che  continuare.  E'  per  noi  che  sarebbe  più
  difficile   continuare  anziché  smettere,  questa   è   la
  differenza.  Per  lui  sarebbe nettamente  più  facile.  Io
  penso   che   questo  Parlamento,  invece,  deve   valutare
  esattamente  che il tema che si pone è totalmente  nuovo  e
  diverso:  cioè  su  che basi affrontare un  nuovo  giudizio
  popolare.  Il  garantismo deve esserci così come  il  pieno
  rispetto per la Magistratura.
    Questo  Parlamento non è un tribunale. Questo  Parlamento
  deve  svolgere  il  proprio  compito,  cioè  deve  dire  al
  presidente  Cuffaro  di  proseguire  nella  sua  azione  di
  Governo rispettando il mandato popolare.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.
    Ne ha facoltà.
       Non  essendoci altri iscritti a parlare,  subito  dopo
  l'intervento  dell'onorevole Leontini si  darà  luogo  alla
  votazione dell'ordine del giorno.

     LEONTINI    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  onorevole  Presidente della Regione, questo  dibattito  sta
  chiarendo a noi stessi cosa esso prima di tutto non è   Non
  è  nemmeno,  per  un  momento, un venir  meno  al  rispetto
  dell'azione  della  Magistratura;  anzi,  è  un  invito   a
  svolgere   la   propria  attività  con  solerzia   affinché
  dall'azione  della  Magistratura arrivi  una  garanzia  per
  tutti  i  cittadini del nostro Paese. E' altresì, tuttavia,
  un   invito   a  svolgere  con  celerità  questo   compito,
  nell'accertamento   della  verità   dei   fatti,   con   la
  correttezza   e   la  serenità  che  le   riconosciamo   ed
  attribuiamo.
       Non  è  un  dibattito  dal  quale  far  discendere  un
  pronunciamento  sui  contenuti  dell'azione   di   Governo,
  perché,  come  in molti hanno detto prima di me,  ad  altra
  sede  è  destinabile tale tipo di dibattito; se tale  fosse
  stato  l'intendimento saremmo stati consapevoli, a  priori,
  e  sarebbe  stata prospettiva molto sterile e parziale,  di
  una  voluta  distinzione tra la posizione della maggioranza
  e quella della minoranza.
       Questa  occasione  è  derivata  da  uno  scrupolo   di
  correttezza istituzionale del Presidente Cuffaro, a cui  va
  tutta  la nostra e mia personale solidarietà umana,  a  cui
  va  aggiunto  l'apprezzamento per avere  dimostrato  questo
  scrupolo  di correttezza istituzionale nel volere attivare,
  sollecitare  in  questa  Assemblea, una  riflessione  sulle
  ragioni  istituzionali  della continuità  di  un'azione  di
  Governo  ed  ottenere  anche  un  orientamento  dovuto,  di
  adesione  e  di  fiducia  al  ruolo  di  garante   che   al
  Presidente della Regione si deve riconoscere.
       Non  abbiamo  mescolato  i  due  aspetti,  quello  del
  giudizio  politico e quello del rispetto dello  scrupolo  e
  della   correttezza  istituzionale  del  Presidente   della
  Regione; non si è chiesto il voto politico.
       E'   chiaro  che  alla  fine  del  dibattito  ciascuno
  caricherà  delle  proprie ragioni  il  voto  sull'eventuale
  documento in una direzione o nell'altra.
       Ed  è chiaro che se va fatto salvo il garantismo - che
  significa  che  le regole da noi riconosciute,  prescrivono
  che   il  presidente  Cuffaro  possa  continuare  e   debba
  continuare  a  rappresentare  i  siciliani,  nonostante  la
  diversità  di  percorso  della  sua  azione  di  Governo  e
  rispetto  alle nostre concezioni, alle nostre posizioni  ed
  alle  nostre valutazioni, il garantismo è questo -  si  può
  sicuramente  esprimere  un giudizio di  carattere  politico
  negativo  sull'azione  di Governo,  ma  senza  inficiare  e
  minare le basi della impostazione garantista.
       Ringrazio  doppiamente  il Presidente  Cuffaro  perchè
  quest'Aula,  onorevole Speziale, a nostro  avviso  non  può
  essere   il  luogo  e  la  sede  della  presa  d'atto.   In
  quest'Aula  il popolo siciliano intende ascoltare  ragioni,
  motivazioni,  indicazioni e orientamenti.  Se  rispetto  ad
  uno  scrupolo  di correttezza istituzionale  da  parte  del
  Presidente  della  Regione  si  dovesse  reagire   con   la
  semplice  richiesta  della presa  d'atto,  la  nobiltà  del
  luogo,   della  sede,  l'importanza  di  questa   occasione
  verrebbe   "sterilizzata"  da  una  posizione   finalizzata
  esclusivamente    alla    preservazione     del     mandato
  parlamentare.
       Non  si  può  non attribuire a ciascuna posizione  una
  base,  un  fondamento di ragioni e di motivazioni;  chi  ha
  espresso  una  posizione garantista non può non  rispondere
  allo  scrupolo  di  correttezza del  Presidente  mantenendo
  quel  riferimento alla autorevolezza della funzione che  da
  domani  continuerà ad essere esercitata. Altrimenti  se  si
  chiede  il  silenzio  e si chiede che  tutto  cada  con  la
  dichiarazione  del Presidente, si intende assolvere  ad  un
  ruolo minore, ad un ruolo riduttivo anche non corretto  nei
  confronti  dell'Assemblea: quello di stare in silenzio  per
  preservare il destino del mandato parlamentare.
       Bisogna invece uscir fuori dalle ipocrisie che  magari
  all'esterno sforano la barriera del garantismo e  vanno  al
  di  là del garantismo prefigurando scenari di rapporto  tra
  la  gestione  del  potere e le possibili  penetrazioni  che
  sono tutte di segno catastrofico e negativo.
       Se  il garantismo è veramente suffragato da ragioni di
  convinzione  e  di adesione, un dibattito  del  genere  può
  anche  chiudersi  con  il riconoscimento  di  tali  ragioni
  attraverso  un  ordine del giorno che  possa  consentire  a
  ciascuno di orientarsi secondo le proprie convinzioni  e  i
  propri  orientamenti sull'aspetto politico  e  quindi  fare
  salvo  il proprio giudizio sull'aspetto politico, ma  fermo
  restando   il  rispetto  della  funzione  istituzione,   di
  rappresentanza  del popolo e del parlamento  che  anche  il
  Presidente della Regione, in primo ordine, costituisce.
       Centinaia  di  ordini del giorno  di  quest'Aula  sono
  stati  firmati  da  tutti i deputati di  maggioranza  e  di
  minoranza e la quasi totalità di essi si è conclusa con  il
  conferimento  del  mandato al Presidente della  Regione  di
  rappresentare la volontà dell'Aula, condensata nelle  varie
  interlocuzioni  di Governo istituzionale con  le  più  alte
  cariche del Paese, dello Stato, nella manifestazione  delle
  ragioni  della Sicilia nei rapporti con la Comunità europea
  e così via.
       Un  dibattito  del  genere e l'iniziativa  che  lo  ha
  sollecitato,  cioè  l'iniziativa  del  Presidente  Cuffaro,
  intende  far  derivare  da questo  confronto  e  da  questa
  riflessione    il    garantistico    riconoscimento     del
  mantenimento  di  questo  ruolo,  di  questa  funzione   di
  rappresentanza  al  massimo ordine e al massimo  livello  e
  grado  della istituzione regionale e dei sentimenti e delle
  ragioni e dei bisogni del popolo siciliano.
       Esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente Cuffaro
  e  - questo è l'aspetto politico - continueremo a sostenere
  l'attuazione  del  programma  di  Governo  che,  in   prima
  persona,  il  Presidente si è impegnato ad  attuare  per  i
  siciliani. Continueremo a esprimergli quella fiducia,  quel
  sostegno, quel riconoscimento che finora gli abbiamo  dato.
  Egli  ha  pieno  diritto  a  mantenere  la  condizione   di
  rappresentanza e di guida del Governo siciliano.
       Si  è  ripetuto  più  volte oggi  che  gli  avvisi  di
  garanzia  sono degli strumenti a tutela dell'indagato;  non
  si   può  qualche  minuto  dopo  contraddire  quanto  prima
  affermato.
       Dal nostro punto di vista continueremo a sostenere  un
  programma  politico, amministrativo e  di  Governo,  che  è
  quello  del  quale noi siamo parte e che ha nel  Presidente
  Cuffaro il suo principale attuatore.
       Riteniamo  che questo dibattito debba compendiarsi  in
  queste  ragioni  e  debba concludersi con  una  esaltazione
  della  valenza  istituzionale  di  quest'Aula.  Se  dovesse
  concludersi  con  sterili  prese  d'atto,  senza   indicare
  motivazioni  o  ragionamenti, il dibattito si  risolverebbe
  in   una   ipocrita   sagra  di  suggerimenti   finalizzati
  esclusivamente a preservare i ruoli parlamentari.
       Quest'Aula  ha  bisogno  d'altro.  I  siciliani  hanno
  bisogno   d'altro.   Hanno  bisogno  di  ristabilire   quel
  rapporto  tra  Parlamento e Presidente  della  Regione,  al
  servizio e a beneficio dei cittadini dell'Isola.
       Signor Presidente, concludo manifestando al Presidente
  Cuffaro  il  nostro sostegno, la nostra  stima,  certi  che
  egli  continuerà a rappresentare al meglio  le  istituzioni
  della nostra Isola.

     PRESIDENTE   Dichiaro  chiusa  la  discussione  generale
    sulle comunicazioni del Presidente della Regione.
      Comunico  che  sono stati presentati i seguenti  ordini
      del giorno:
      numero  271 degli onorevoli Leontini, Cintola, Rotella,
      Formica e Antinoro:

                    L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   UDITE le   dichiarazioni  del  Presidente  della   Regione
          concernenti la vicenda giudiziaria che lo  riguarda
          e   le  eventuali  connessioni  con  l'attività  di
          governo,  avendone apprezzato l'estrema correttezza
          istituzionale   e  consapevole  della   particolare
          legittimazione che deriva dall'elezione diretta;

   PRESO ATTO  del dibattito assembleare nel corso del  quale
          è  emerso il radicato convincimento che l'avviso di
          garanzia  è  un atto emesso a tutela del  cittadino
          che  non  può  in  alcun modo  trasformarsi  in  un
          anticipato giudizio;

   CONSIDERATO  che  sarebbe  letale per la  stabilità  delle
          istituzioni   democratiche  far  discendere   dalla
          emissione  di tale provvedimento qualunque  effetto
          impeditivo   sull'esercizio   delle   attività   di
          governo;

   VALUTATI   gli   effetti  gravissimi  che  tale  evenienza
          determinerebbe    sui   processi    economici    ed
          istituzionali     della     società      siciliana,
          compromettendone  forse  in  modo   definitivo   le
          prospettive di crescita civile;

   ATTESO  che il Governo regionale ha svolto la sua attività
   con   trasparenza,  rispetto  della  legge  e  correttezza
   amministrativa;

   ESPRIMENDO  fiducia  nell'operato della  magistratura  che
          nel   perseguire  il  doveroso  accertamento  della
          verità,  saprà  apprezzare le particolari  esigenze
          di  celerità,  così essenziali in questa  occasione
          per   la   salvaguardia  della  credibilità   delle
          istituzioni;

   VALUTATI,  quindi  i  supremi interessi  istituzionali  in
   ordine alla certezza di governo della cosa pubblica;

   ESPRIMENDO piena ed assoluta solidarietà umana e  politica
   al Presidente della Regione

                          CHIEDE

   allo  stesso  di proseguire nell'esercito del mandato  che
   gli elettori gli hanno conferito.

      Ordine  del giorno numero 272 degli onorevoli  Forgione
      e Liotta:

                    L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   PREMESSO CHE:

   il Presidente  della Regione è coinvolto in una  inchiesta
          della  magistratura con la contestazione dei  reati
          di  concorso  esterno  in  associazione  mafiosa  e
          corruzione;

   tale inchiesta   ha   già   portato  all'arresto   dell'ex
          assessore  al  Comune di Palermo, Domenico  Miceli,
          stretto  collaboratore del Presidente della Regione
          e   da   lui  nominato  presidente  della   società
          regionale  Multiservizi  che  gestisce  oltre  1000
          lavoratori ex Gepi;

   nei mesi  scorsi  un componente dell'ufficio di  gabinetto
          del  Presidente  della Regione  è  stato  arrestato
          nell'ambito  di  altra inchiesta  con  l'accusa  di
          associazione mafiosa;

   da tutte  queste inchieste giudiziarie emerge una rete  di
          contiguità   tra  esponenti  politici  direttamente
          riconducibili  al  Presidente  Cuffaro  e  al   suo
          partito e uomini di Cosa Nostra.

   CONSIDERATO CHE:

   in oltre  cinquant'anni di storia dell'autonomia regionale
          non  era  mai  successo  che  un  Presidente  della
          Regione  fosse  direttamente  indagato  per  questa
          tipologia di reati.

   va  rispettato il lavoro sin qui svolto dalla magistratura
   e dalle forze dell'ordine.

   RILEVATO CHE:

   l'inchiesta giudiziaria è solo all'inizio e nel corso  del
          suo  evolversi possono emergere nuovi ed importanti
          elementi   condizionando  per  mesi   l'operato   e
          l'immagine  del  Governo della Regione,  così  come
          anche il dibattito politico e parlamentare.

   ESPRIME censura al Presidente della Regione e lo invita  a
   trarne le decisioni conseguenti.

       CAPODICASA    Chiedo  di  parlare  per   richiamo   al
      regolamento.

        CAPODICASA    Signor  Presidente,   nel   corso   del
  dibattito  è stato illustrata la posizione di ogni  singolo
  Gruppo circa il contenuto politico delle dichiarazioni  del
  Presidente ed il giudizio che ciascuno ha inteso dare.  Non
  intervengo  su  questo, ma sollevo un  problema  di  natura
  regolamentare.
       A   mio   avviso  la  Presidenza  dovrebbe  dichiarare
  improponibili  gli  ordini  del  giorno  che   sono   stati
  presentati,  in  particolare quello a firma dei  Capigruppo
  della  maggioranza, perché si configura come un ordine  del
  giorno  di  fiducia  al  Governo  ed  al  Presidente  della
  Regione.
       Tutti  ricordiamo  che  col  vecchio  ordinamento   la
  fiducia  al Governo veniva accordata attraverso  un  ordine
  del  giorno  che  dopo le dichiarazioni programmatiche  del
  Presidente,   così   recitava:   "L'Assemblea,   udite   le
  dichiarazioni del Presidente, le approva"; e comunemente  e
  ordinariamente  questo  veniva  inteso  come   fiducia   al
  Governo.
       L'ordine del giorno che viene proposto, a mio  avviso,
  va  perfino  oltre quella formula perchè nelle  conclusioni
  dà  indicazione al Presidente della Regione  di  proseguire
  nel   suo   mandato,  dopo  avere  svolto  una   serie   di
  considerazioni di ordine istituzionale, ma anche di  ordine
  politico.
       Pertanto,   la  Presidenza  dell'Assemblea   non   può
  ammettere  a  votazione un ordine del giorno  in  contrasto
  con  il  nuovo ordinamento statutario, che non prevede  più
  alcuna mozione di fiducia al Presidente della Regione e  al
  Governo.
       L'onorevole  Speziale,  nel suo  intervento  ne  aveva
  incidentalmente fatto cenno; nel caso in cui fosse  ammesso
  a  votazione  questo ordine del giorno incorreremmo  in  un
  vulnus nelle procedure delle nuove norme statutarie.
       E appena il caso di ricordare che, proprio a inizio di
  questa  legislatura, il Presidente della Regione resistette
  a  lungo prima di rendere in Aula le comunicazioni relative
  al  suo programma. Poi, proprio per espressa richiesta  del
  Presidente,  le stesse non si sono concluse con  un  ordine
  del   giorno   di   approvazione  in  quanto   si   sarebbe
  configurato  un  voto  di  fiducia  al  Governo,  procedura
  questa che la nuova normativa non richiedeva più.
      Credo  che  surrettiziamente si stia  introducendo  una
      prassi sconosciuta, che non sappiamo dove ci porterà.
       Questa  vicenda mi pare ci solleciti a dare  corso  al
  più  presto  alle  modifiche regolamentari.  E'  del  tutto
  evidente  che  le attuali norme regolamentari  non  reggono
  più.  Inoltre, occorre approvare la legge che  la  modifica
  dell'articolo  10 del nuovo Statuto ci impone relativamente
  alla  disciplina dei rapporti tra Esecutivo  e  Parlamento.
  Questa  va  approvata insieme alla nuova legge  elettorale,
  che ancora tarda ad arrivare all'esame dell'Aula.
       Quindi, pongo formalmente la questione al Presidente e
  ovviamente, laddove il Presidente dovesse decidere in  modo
  diverso,   seguirò   l'indicazione  di   tutti   i   Gruppi
  dell'opposizione, tranne quello di Rifondazione  Comunista,
  di  abbandonare l'Aula come atto di protesta  verso  questa
  procedura,  che  a  nostro  avviso  va  oltre   il   merito
  specifico  trattato  nell'ordine del giorno,  ma  configura
  una infrazione di ordine statutaria e regolamentare.

     PRESIDENTE  Rispondo all'onorevole Capodicasa  circa  la
  asserita improcedibilità del voto su un ordine del  giorno.
  A   parte   la   valenza  politica  della  questione,   una
  comunicazione del Presidente della Regione c'è stata e  non
  c'è  Parlamento  al  mondo dove ad  una  comunicazione  non
  segua un pronunciamento dell'Assemblea parlamentare.
       Tuttavia, anche nel nuovo testo del nostro Statuto, vi
  è  un  riferimento preciso, all'articolo 10, che disciplina
  la  presentazione  della  mozione di  sfiducia,  proprio  a
  tutela  dei  diritti della maggioranza e del buon  governo.
  La  disposizione statutaria è assai rigorosa  e  garantista
  della governabilità.
       Poichè è prevista una regolamentazione per il voto  di
  sfiducia,  con  una determinata griglia di  protezione  nei
  confronti del diritto del Governo e della maggioranza,  non
  si  può  impedire alla maggioranza stessa di presentare  un
  proprio  documento  a  sostegno  del  Governo  e  di  farlo
  votare.
       Sono previsti cinque firmatari per l'ordine del giorno
  e   diciotto  per  la  mozione  di  sfiducia  (come  recita
  l'articolo   10   dello  Statuto,  secondo   le   modifiche
  introdotte  con  legge  costituzionale  31  gennaio   2001,
  numero  2),  per  cui non c'è dubbio che la fattispecie  al
  nostro esame è del tutto diversa.

     CAPODICASA   Chiedo di parlare per una precisazione  sul
    richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CAPODICASA   Signor Presidente, lei ci ha  spiegato  che
  il  voto di sfiducia è ammesso; essendo ammesso il voto  di
  sfiducia, quindi, è ammesso il voto di fiducia.
       Signor   Presidente,   lei  sa  che   in   Commissione
  Regolamento, proprio riguardo alle recenti modifiche, si  è
  discusso  dell'abolizione del voto di fiducia,  che  non  è
  più compatibile con la nuova normativa.
       Il  voto  di fiducia, così come è regolamentato  dalla
  normativa  attuale, prevede delle procedure che, in  questo
  caso,   non  sono  rispettate.  Se  la  Presidenza  ritiene
  ammissibile, come mozione di fiducia, l'ordine  del  giorno
  presentato  dalla maggioranza, io chiedo che se ne  seguano
  le corrette procedure.

     CINTOLA  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CINTOLA   Signor  Presidente, da  sette  anni  a  questa
  parte  ho  assistito  almeno alla  presentazione  di  1.000
  ordini  del giorno in Aula. Quest'ultimo è assimilabile  ai
  precedenti: non si vuole dare la fiducia a nessuno.  Non  è
  una  votazione  di fiducia che si chiede.  Nell'ordine  del
  giorno non c'è una richiesta del genere
       Il  Presidente  della Regione ha chiesto all'Assemblea
  che si pronunziasse, se lo ritiene, su un fatto che lui  ha
  ampiamente  esposto e sul quale i cinque  Capigruppo  della
  maggioranza   hanno  detto:  'Presidente   della   Regione,
  sentite le sue dichiarazioni, la invitiamo a continuare'.
       Questo  significa che il Presidente della Regione,  se
  dovesse  avere  un  voto  favorevole,  potrebbe  anche  non
  accettarlo.  Se il Presidente della Regione avesse  chiesto
  la  fiducia,  allora, avremmo fatto benissimo a  presentare
  l'ordine  del giorno e seguire tutta la corretta  procedura
  regolamentare. Non c'è richiesta di fiducia;  il  documento
  non  dà  fiducia,  si  limita  a  fare  delle  valutazioni:
  "Presidente  della  Regione, sentite le sue  dichiarazioni,
  la invitiamo a continuare'. Nient'altro


   Presidenza del presidente Lo Porto


     ORTISI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     ORTISI  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  se  oggi
  viviamo   un  periodo  difficilissimo  che  abbiamo   visto
  riverberato anche nel dibattito sul disegno di legge  sulla
  famiglia,  questo avviene perché c'è discrasia  tra  quelli
  che sono i principi generali e le applicazioni pratiche  di
  essi.
       Alla stessa maniera sta avvenendo in quest'Aula, oggi,
  in  cui  si è svolto un dibattito che sostanzialmente  dice
  una  cosa  e  che  per  una radicalizzazione  di  posizione
  rischia    di   affermare   il   contrario.    Nella    non
  partecipazione  al  voto  delle minoranze  si  finisce  per
  arrivare ad una conclusione estremamente diversa da  quella
  che  il dibattito, nella sostanza, ha suggerito. Invito  al
  buon senso.

     CRISAFULLI    Chiedo   di   parlare   per   una    breve
    precisazione.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI    Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,
  secondo  quanto ci ha letto, gli ordini del  giorno  devono
  avere  un  certo numero di firmatari. Pertanto, secondo  il
  meccanismo  da  lei individuato, solo l'ordine  del  giorno
  della  maggioranza potrebbe essere votato,  perché  l'altro
  ha due firme.

     PRESIDENTE   L'ordine  del giorno  in  quanto  tale  può
    essere firmato anche da un deputato.

     CINTOLA   Il  Presidente parlava di numero di  firmatari
    per le mozioni di sfiducia.

     CRISAFULLI  Volevo solo capire questo.

     PRESIDENTE  Lei è un esperto parlamentare,  mi  riferivo
  al  documento  sulla fiducia, l'ordine del giorno  semplice
  lo può presentare un singolo deputato.

     FORGIONE  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     FORGIONE    Signor   Presidente,  per   un   chiarimento
  procedurale.  Se  sulla base dell'obiezione  dell'onorevole
  Capodicasa   e   del  suo  chiarimento  con   un   po'   di
  contraddizione  noi  non  stiamo  votando  una  fiducia  al
  Presidente della Regione...

     CINTOLA . Non è scritto.

     CAPODICASA  Non deve essere scritto, quando mai è  stato
    scritto.

     FORGIONE   Poiché, Presidente, lei  sa  bene  che  anche
  quando questo Parlamento ha espresso a norma di Statuto  la
  fiducia  al  Governo, non era mai scritto  nel  dispositivo
  finale  "si  esprime fiducia al Governo", ma si approvavano
  le  dichiarazioni del Presidente della Regione. Quindi, per
  esprimere una fiducia non è necessario scriverlo. Invito  i
  parlamentari,  una  volta tanto,  con  modestia  a  fare  i
  parlamentari,  almeno quando parliamo  di  procedure.  Poi,
  quando parliamo di politica ci dividiamo.
       Anche  quando abbiamo dato la fiducia, e  lo  sa  bene
  l'onorevole Presidente della Regione, in 50 anni non  si  è
  mai  scritto  "si dà la fiducia". Allora, io voglio  sapere
  che tipo di ordine del giorno realmente stiamo votando.
       Ovviamente,  se non viene inteso come  un  ordine  del
  giorno  che  esprime  fiducia  e  quindi  che  richiede  le
  procedure  citate  dall'onorevole  Capodicasa,  le   chiedo
  formalmente  che  l'approvazione  dell'ordine  del   giorno
  della  maggioranza  non precluda la votazione  del  secondo
  ordine  del  giorno, perchè non è un ordine del  giorno  di
  sfiducia, ma esprime censura.
       Dato  che stiamo parlando di procedure, vorrei che  la
  Presidenza   chiarisse   questo   punto,   altrimenti    ci
  troveremmo di fronte ad un ulteriore pasticcio.

     PRESIDENTE   Non ho difficoltà a risponderle,  onorevole
      Forgione.  La preclusione di un documento  rispetto  ad
      un  altro  nasce  dal fatto che un Parlamento  non  può
      approvare  un documento e poi votare un altro documento
      che    dice   il   contrario.   Sarebbe   assolutamente
      incongruo. Ma se Lei insiste, come fatto politico,  non
      avrò nessuna difficoltà.
      Pongo  in votazione l'ordine del giorno numero  271,  a
      firma   degli  onorevoli  Leontini,  Cintola,  Rotella,
      Formica ed Antinoro.

    (I  deputati  appartenenti ai Gruppi dei  Democratici  di
    Sinistra,  la  Margherita  -  Democrazia  è  Libertà,  la
    Margherita   con   Rutelli,  Sicilia  2010,   abbandonano
    l'Aula)

      Chi  è  favorevole  resti seduto; chi  è  contrario  si
      alzi.

                         (E' approvato)

      Lei insiste onorevole Forgione?

     FORGIONE  Sì.

     PRESIDENTE   Pongo  in  votazione  l'ordine  del  giorno
    numero 272 dell'onorevole Forgione.
      Chi  è  favorevole  si  alzi;  chi  è  contrario  resti
      seduto.

                        (Non è approvato)

     CUFFARO  Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CUFFARO   Presidente della Regione.  Signor  Presidente,
  onorevoli   colleghi,  voglio  esprimere  innanzitutto   un
  sincero  ringraziamento al Parlamento. Infatti,  non  avevo
  chiesto  un  voto di fiducia: ho chiesto che il  Parlamento
  mi  desse indicazioni ed orientamenti, sia che essi fossero
  positivi, sia che fossero negativi. Li ho chiesti  a  tutto
  il Parlamento ed a tutti i parlamentari.
       Nel  necessario rispetto della dialettica  politica  e
  dei  conseguenti comportamenti, questo Parlamento non si  è
  sottratto  al  confronto,  anche  umano,  che  oggi   avevo
  chiesto.  Ho reso la mia comunicazione con l'attenzione  ed
  il  rispetto  e  la  sensibilità propri di  chi  mostra  di
  possedere piena coscienza dell'assoluta delicatezza  umana,
  politica  ed  istituzionale di quanto è stato discusso,  ed
  onorando  in  tal modo l'antica saggezza di  questo  nostro
  Parlamento.
       Non  è  mancata  quella franchezza che  ho  auspicato,
  anche  quando  ho  dovuto ascoltare,  da  parte  di  alcuni
  oratori, opinioni che certamente non ho gradito, così  come
  non   è   mancato   quel  contributo  decisivo   alle   mie
  riflessioni e le mie conseguenti decisioni.
       E'  una  decisione sofferta, che contrappone  al  moto
  istintivo  del cuore, il ruolo di una ragione che parimenti
  è parte, e non certo secondaria, dell'agire umano.
       Tocca  alla  ragione interrogarsi  e  tocca  al  cuore
  piegarsi affettivamente a ciò che è stato riconosciuto  più
  giusto  e più vero, anche se ciò certamente costerà  grande
  sacrificio personale.
      E'  per  questo, onorevole Presidente, che,  dopo  aver
      ascoltato il dibattito, ritengo doveroso proseguire  il
      mio lavoro.

                          (Applausi)

       Per  le ragioni che oggi ho ascoltato in quest'Aula  e
  che  il Parlamento ha voluto con franchezza e concretamente
  esprimere,  continuerò ad essere il Presidente di  tutti  i
  siciliani   nell'esercizio   di   un   mandato   pieno   ed
  autorevole,  posto ancor più convintamente al  servizio  di
  questa nostra Sicilia e dei siciliani.
       Davanti a loro assumo l'impegno a trarre dall'amarezza
  che  quotidianamente mi accompagnerà sino alla  positiva  -
  ed  auspico  ancora  una volta rapida -  conclusione  della
  vicenda  giudiziaria  che mi riguarda,  le  ragioni  di  un
  impegno   convinto  e  tenace  per  la  realizzazione   del
  programma  di  Governo e dell'impegno che ho  preso  con  i
  siciliani.
       Intendo continuare ad interrogare la mia coscienza  ed
  a  confrontarla con tutti i parlamentari di tutti i Gruppi,
  ma  con  la piena consapevolezza, quella mai scalfita,  che
  tutti  i  miei atti di Governo sono stati e saranno  sempre
  caratterizzati  da  quella cultura  della  legalità  che  è
  patrimonio ormai comune dei siciliani grazie alle lotte  ed
  all'estremo sacrificio di tanti.
       Quei siciliani, signor Presidente, che - ne ho piena e
  convinta  consapevolezza  -  posso  continuare  a  guardare
  negli occhi perchè so di non averli mai ingannati.

                          (Applausi)

     PRESIDENTE  L'Assemblea terrà seduta giovedì  10  luglio
    2003 alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


     I - COMUNICAZIONI

     II  -  SVOLGIMENTO  DI INTERROGAZIONI  ED  INTERPELLANZE
         DELLE RUBRICHE: "Presidenza - Affari Generali"
                         "Territorio e Ambiente".

     III-SEGUITO   DELLA   DISCUSSIONE  DELLE   PROPOSTE   DI
         MODIFICA AL REGOLAMENTO DELL'ASSEMBLEA (Doc. I).

         Relatore: il Presidente.

     IV - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

      1)  "Norme  per  la  tutela e la  valorizzazione  della
         famiglia" (553-stralcio 1 bis -197-208-243-244-381/A).

         Relatore: on. Giovanni Ardizzone.

      2) "Norme a favore della medicina umanitaria" (n. 417)

      V -   ELEZIONE  DI  QUATTRO  COMPONENTI  DEL   COMITATO
         AMMINISTRATIVO  PER  LA  GESTIONE   DEL   FONDO   DI
         ROTAZIONE PER IL COMMERCIO ISTITUITO PRESSO  L'IRFIS
         CON  L'ART.  9 DELLA LEGGE REGIONALE 4 AGOSTO  1978,
         N. 26.

     VI- ELEZIONE    DI    TRE   COMPONENTI   DEL    COMITATO
         AMMINISTRATIVO  PER LA GESTIONE DEI FONDI  ISTITUITI
         PRESSO  L'IRFIS  PER  LE PICCOLE  E  MEDIE  IMPRESE,
         PREVISTO  DALLA  LEGGE REGIONALE 6 MAGGIO  1981,  N.
         96.

     VII-ELEZIONE   DI   NOVE   COMPONENTI   DELLA   CONSULTA
     REGIONALE
         DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

     VIII  -  ELEZIONE  DI  UNDICI  COMPONENTI  DEL  COMITATO
     REGIONALE PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE.

     IX   -   ELEZIONE  DI  NOVE  COMPONENTI  DEL   CONSIGLIO
     REGIONALE PER I
         BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

      X -  ELEZIONE  DI  TRE COMPONENTI DEL COMITATO  PER  LA
         GESTIONE  DEL CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE,
         IL  RESTAURO E PER LE SCIENZE NATURALI ED  APPLICATE
         AI BENI CULTURALI.

     XI -  ELEZIONE  DI  TRE COMPONENTI DEL COMITATO  PER  LA
         GESTIONE  DEL CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO,  LA
         CATALOGAZIONE    E   LA   DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,
         FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA, AUDIOVISIVA.

     XII  -  ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL  COMITATO
     REGIONALE PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

     XIII  -  ELEZIONE  DI TRE MEMBRI DEL COMITATO  REGIONALE
         PER   LA  PROGRAMMAZIONE  SPORTIVA  SCELTI   TRA   I
         COMPONENTI DEI CONSIGLI PROVINCIALI SCOLASTICI.

    XIV  -  ELEZIONE  DI  CINQUE  COMPONENTI  DELLA  CONSULTA
    REGIONALE PER LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

     XV  -  ELEZIONE  DI  TRE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO  DI
     AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI PALERMO.

     XVI  -  ELEZIONE  DI  TRE COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO  DI
     AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI CATANIA.

     XVII  - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
     DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

     XVIII   -  ELEZIONE  DI  TRE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO
         DIRETTIVO   DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,
         SPERIMENTAZIONE E AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

    La seduta è tolta alle ore 14.58

    Licenziato dal Servizio dei Lavori d'Aula alle ore 18.00