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Resoconto d'Aula della Seduta n. 160 di giovedì 25 settembre 2003
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   Presidenza del presidente Lo Porto


   PAFFUMI   segretario,  dà  lettura del  processo  verbale  della
 seduta  precedente  che,  non sorgendo  osservazioni,  si  intende
 approvato.

   PRESIDENTE   La  seduta è sospesa per cinque minuti,  in  attesa
 dell'arrivo del Presidente della Regione.

       (La seduta, sospesa alle ore 11,50, è ripresa alle ore
                               12.00)

  La seduta è ripresa.

                               CONGEDO

   PRESIDENTE   Comunico che  l'onorevole   Sanzeri   ha    chiesto
 congedo per l'odierna seduta.
  Non    sorgendo    osservazioni,    il   congedo    si    intende
 accordato.

                     ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

      PRESIDENTE. Comunico  che  sono state  presentate    le
 seguenti  interrogazioni   con richiesta di risposta orale:

    N.  1314  -  Provvedimenti circa  la   gestione   commissariale
 della cooperativa 'Il capriolo' di Messina.
   - Presidente Regione
   - Assessore Cooperazione
    Ferro Giovanni

    N.  1315  -  Chiarimenti sulla regolarità  del   concorso   per
 collaboratore   amministrativo   bandito   dall'AUSL   n.   1   di
 Agrigento, svoltosi il 4 settembre 2003.
    - Presidente Regione
    - Assessore Sanità
     Miccichè Calogero

     N. 1320 - Iniziative per garantire parità  di  trattamento  ai
 lavoratori dei Punti territoriali di emergenza.
     - Presidente Regione
     - Assessore Sanità
      Raiti Salvatore

  Le  interrogazioni ora annunziate saranno iscritte all ordine del
 giorno per essere svolte al loro turno.
  Comunico  che  sono  state presentate le seguenti  interrogazioni
 con richiesta di risposta scritta:

     N.  1316   -  Notizie   sui  criteri   di   ripartizione   dei
 contributi regionali alle Province regionali siciliane.
     - Presidente Regione
     - Assessore Famiglia
      Tumino Carmelo

     N.  1317  - Nomina di  un  Commissario  ad  acta   presso   il
 Comune di Taormina (ME).
      - Presidente Regione
      - Assessore Famiglia
        Genovese Francantonio

       N.1318   -   Ripristino   dei   principi   di   legalità   e
 trasparenza  amministrativa  presso   il   Comune   di   Letojanni
 (ME).
      - Presidente Regione
      - Assessore Famiglia
        Genovese Francantonio

        N.  1319 - Interventi urgenti per il mancato avviamento dei
 lavoratori della Forestale nel Comune  di  Santa  Lucia  del  Mela
 (ME).
       - Presidente Regione
       - Assessore Agricoltura
        Genovese Francantonio.

          Le  interrogazioni  testè annunziate saranno  inviate  al
 Governo.

         Informo,  ai   sensi  dell'articolo   127,  comma  9,  del
 Regolamento  interno  che   nel    corso   della   seduta    potrà
 procedersi a votazioni mediante sistema elettronico.

         DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

    PRESIDENTE   Si  passa al secondo punto  dell ordine  del
 giorno:  Lettura, ai sensi e per gli effetti degli  articoli
 83,  lettera  D),  e  153  del  Regolamento  interno,  della
 mozione  n.  237   Provvedimenti  in  merito  alla  rete  di
 autolinee   in  concessione  in  Sicilia ,  degli  onorevoli
 Barbagallo, Genovese, Tumino, Zangara.
   Invito il deputato segretario a darne lettura.

    PAFFUMI  segretario:

                 «L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

    PREMESSO che:

          -  in  attesa  dell'approvazione  della  legge  sul
           trasporto  pubblico  locale, già  all'esame  della
           competente  Commissione  legislativa  dell'ARS,  è
           opportuno   che  non  venga  modificato  l'attuale
           assetto  delle  concessioni, sia per  evitare  uno
           sviluppo  disorganico delle autolinee, sia  perché
           con  detta legge dovranno essere definiti i  nuovi
           servizi  di  trasporto programmati e le  unità  di
           rete;

          -  nella  precedente legislatura l'ARS ha approvato
           la  mozione n. 154/98 i cui contenuti sono tuttora
           validi e qui riportati integralmente;

          - la rete delle autolinee in concessione in Sicilia
           si  è  sviluppata  non sulla  base  di  un  quadro
           organico  di  programmazione dell'Amministrazione,
           ma  in relazione alle richieste-proposte scaturite
           dalle singole imprese;

    CONSIDERATO che:

          -  ciò ha saturato il sistema, dove non ci sono più
           spazi  per  l'istituzione di  autolinee  su  nuovi
           percorsi;

          -  vanno evitate, in modo assoluto, sovrapposizioni
          di
           nuovi servizi su quelli già esistenti;

          - nell'interesse della finanza regionale il sistema
           non va inflazionato,

                  IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

          -  a  fare  salvi  gli  effetti  dei  provvedimenti
           emanati   in  attuazione  dell'atto  di  indirizzo
           adottato  dall'Assemblea regionale  siciliana  con
           la mozione n. 154 del 23 febbraio 1998;

          -  a provvedere alle nuove esigenze di mobilità dei
           cittadini   autorizzando   l'adeguamento   o    le
           modifiche delle autolinee esistenti e non  con  il
           rilascio di nuove concessioni;

          -   ad invitare, altresì, le imprese concessionarie a proporre
            all'Amministrazione, ove possibile, la riduzione dei fogli
            concessionali (attinenti ai servizi dalle stesse esercitate) per
            eliminare su tratti comuni l'esistenza di più concessioni». (237)

             Barbagallo   Genovese   Tumino -  Zangara -

   Dispongo  che la mozione testè letta venga demandata  alla
 Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché  ne
 determini la data di discussione.

                DISCUSSIONE DELLA MOZIONE NUMERO 233

    PRESIDENTE   Si  passa  al quarto punto  dell ordine  del
 giorno: Discussione della mozione numero 233 «Notizie  sulle
 iniziative che si intendano adottare in merito alla  vicenda
 che  ha  interessato il Vice Presidente della  Regione,  on.
 Giuseppe  Castiglione»,  degli onorevoli  Speziale,  Ortisi,
 Barbagallo, Forgione e Ferro.
   Ne do lettura:

                 «L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

    PRESO       ATTO      che      l'onorevole       Giuseppe
    Castiglione,vicepresidente  della  Regione  siciliana  ed
    Assessore  regionale  per  l'agricoltura  e  le  foreste,
    seppure  prosciolto  dall'accusa di concorso  esterno  in
    associazione mafiosa, è stato condannato in primo grado a
    dieci mesi per tentata turbativa d'asta;

    VALUTATO   che  tale  condanna  avrebbe  dovuto   indurre
    l'onorevole Castiglione, pure in attesa degli altri gradi
    di  giudizio,  a  dimettersi con  proprio  atto  autonomo
    dall'incarico assessoriale, liberando il Governo  da  una
    situazione   obiettivamente  imbarazzante  e,   comunque,
    lesiva del prestigio dell'istituzione;

    CONSIDERATO che la questione morale in Sicilia è centrale
    e  non  può  essere  disattesa  soprattutto  da  chiunque
    ricopra una funzione pubblica di Governo;

    RITENUTO   che  tale  comportamento  espone  il   Governo
    regionale e più complessivamente l'istituto autonomistico
    ad una grave perdita d'autorevolezza ed affidabilità,

                  CHIEDE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE

           di  riferire in Aula sulle iniziative e le  scelte
           che  il  Presidente intenda assumere a tutela  del
           prestigio,  della credibilità e della funzionalità
           delle istituzioni regionali» (233)

         Speziale   Ortisi   Barbagallo   Forgione   Ferro -

    PRESIDENTE  E  iscritto a parlare l onorevole  Cracolici.
 Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
 auspicavamo  che  il  confronto, in qualche  modo  provocato
 dalla   presentazione  della  mozione   dei   colleghi   del
 centrosinistra potesse essere l'occasione - così come  anche
 lei,  onorevole Presidente dell'Assemblea, aveva  annunciato
 -   per   dedicare   l'apertura  della  sessione   autunnale
 affrontando i temi e i nodi che sono dinnanzi alla  politica
 e   al  suo  sistema  che  riguardano  l'insorgere  di   una
 questione  morale  e come la politica, non  dopo  ma  prima,
 affermasse  una  sua  capacità  di  prevenire   e   non   di
 determinarsi a seguito di singole vicende giudiziarie.
   Sono  certo  che  anche il dibattito  di  oggi,  purtroppo
 volutamente  schiacciato  su ciò che  riguarda  una  singola
 vicenda  che  attiene  ad  un esponente  del  Governo  della
 Regione,  ci  offrirà quello che è una sorta  di   teatrino
 della  rappresentazioni delle posizioni politiche  dividendo
 -   a   volte   anche  senza  contenuti,  ma  assumendo   la
 terminologia  come  frontiera di divisione  -  il  mondo  in
 garantisti e giustizialisti.
   Questo  schematismo è diventato uno schematismo di  comodo
 per  aggirare, o per non porsi in maniera seria e  rigorosa,
 ciò  che  attiene alla responsabilità della politica  e  ciò
 che  la  politica  deve affermare se vuole  garantire  a  se
 stessa   quella  autorevolezza  e  quella  forza   che   gli
 consentano  di  essere riconosciuti come tali  dall'opinione
 pubblica.
   Signor  Presidente, qualche settimana fa,  in  quest Aula,
 abbiamo affermato un principio che attiene al nostro modo di
 concepire le garanzie anche, se volete, superando una  sorta
 di  manicheismo che ha segnato la storia politica di  questo
 Paese, soprattutto negli anni novanta.
   E  quella  concezione  di affermare  i  principi  che  non
 valgono  per una persona, ma che valgono per tutti, è  stata
 da  noi  rappresentata attorno alla vicenda che  ha  segnato
 l'emergere  di  una  vicenda  giudiziaria  che  riguarda  il
 Presidente della Regione Cuffaro.
   In  quell occasione,  sia con le dichiarazioni  pubbliche,
 sia  con quelle fatte formalmente in quest Aula, non abbiamo
 manifestato rispetto soltanto per l'indagine, ma  anche  per
 l'indagato.  Ci  siamo  avventurati su  un  terreno  che  la
 polemica  politica  poteva, in qualche modo,  determinare  e
 scegliere   come   strada   più  semplice,   più   immediata
 dell'associarci a quel dimissioniamo, frutto di  scorciatoie
 che  non rispettano solo l'autonomia della Magistratura,  ma
 anche gli indagati.
   L onorevole  Crisafulli, compagno del nostro Partito,  che
 in  maniera  autonoma, ma certamente non  richiesta  nè  dal
 nostro  Partito - tranne singoli esponenti - ma da  nessuno,
 ha  affermato  con  il  suo stile di  rispetto  per  la  sua
 funzione   politica   ed   istituzionale   la   scelta    di
 autosospendersi  dalle  funzioni, in attesa  degli  sviluppi
 della vicenda che lo riguardano.
   Vorrei  ribadire questo metodo, questo stile che  riguarda
 il  nostro  Partito ed il centrosinistra, che  nelle  scorse
 settimane,  pur  preoccupati dalla deriva,  dal  rischio  di
 crisi  di  legittimità complessiva dell'istituzione  Regione
 del  sistema  politico regionale, abbiamo  in  qualche  modo
 tenuto   sul  punto  di  principio  distinguendo   la   fase
 dell'indagine dagli sviluppi successivi che riguardano  ogni
 singola persona.
   Onorevole  Presidente  - e qui mi rivolgo  soprattutto  al
 Presidente della Regione - oggi siamo obbligati a  stare  in
 quest'Aula per affrontare una questione che attiene  ad  una
 persona di cui abbiamo consapevolezza del travaglio -  della
 difficoltà, oserei dire -, che una vicenda come  quella  che
 lo  ha segnato, inevitabilmente, provoca nella sua coscienza
 e  nella  sua vita. Siamo costretti, tuttavia, ad affrontare
 questo  tema  perché,  onorevole  Presidente,  riteniamo  ci
 debbano  essere  degli  automatismi  tra  il  rispetto,   la
 garanzia,  tutte le garanzie che la Costituzione,  le  leggi
 dello  Stato  danno a qualunque cittadino,  per  provare  la
 propria  innocenza e non essere formalmente condannato  fino
 a sentenza definitiva.
    Ma   quando  chiunque  di  noi  -  che  si  chiami   oggi
 Castiglione  o  domani  Cracolici - nelle  sue  funzioni  di
 Governo e quindi in rappresentanza di tutti i siciliani,  in
 qualche  modo  viene  investito da una condanna,  seppur  di
 primo   grado  -  conosciamo  bene  il  codice  e  i  limiti
 costituzionali  della  condanna di primo  grado  -  non  c'è
 dubbio  che  si  pone una questione che non dovrebbe  essere
 oggetto  di  un dibattito parlamentare ma di un  automatismo
 per  preservare se stessi e la funzione svolta in nome della
 rappresentanza  politica, cioè l'istituzione  Governo.  Ecco
 perché  ci  saremmo  aspettati le  dimissioni     senza  che
 nessuno  le  invocasse - all'indomani  di  una  sentenza  di
 condanna,  anche se diversa da quella per cui  l'accusato  e
 l'indagato  Castiglione era entrato in  Tribunale,  pur  con
 l'assoluzione  di  una  serie  di  reati  che  gli  venivano
 contestati  e  per  i  quali  ha  subito  anche  giorni   di
 carcerazione.
    Vorrei  ricordare, per inciso, che all'indomani di quella
 vicenda  che portò allora l onorevole Castiglione, Assessore
 per    l'Industria    del   precedente   Governo,    guidato
 dall'onorevole  Capodicasa, che  procurò  alcuni  giorni  di
 carcerazione,  in questo Parlamento le forze di  opposizione
 a  quella  maggioranza chiesero con una  mozione  la  revoca
 della  fiducia  all'onorevole Castiglione,  quale  esponente
 del  Governo.  Voglio  ricordare ciò  perché  credo  che  su
 questi  temi  non  ci  possa essere un  pendolo  che  faccia
 adottare  un  principio o applicarne  un  altro,  a  seconda
 della  vicenda.  Spero  valga per tutti,  ma  certamente  la
 vicenda  che  oggi  ci  consegna la condanna  dell'onorevole
 Castiglione  obbligherebbe ad adottare quello che  considero
 un   automatismo  necessario:  liberare  il  Governo   della
 Regione  da  una condizione di difficoltà, di  imbarazzo  e,
 aggiungo,  di rischio ulteriore di perdita di credibilità  e
 di autorevolezza.
    E,  quando  in  una Regione come la nostra  -  non  siamo
 diversi   dagli  altri,  ma  che  certamente  non   possiamo
 nascondere  ai  nostri occhi anche le peculiarità  esistenti
 nel  nostro territorio -, quando un potere legale è  debole,
 sono  altri i poteri che tendono ad avere la supremazia.  In
 questa  Regione lo scontro tra legalità e illegalità  è  uno
 scontro   continuo  e  permanente.  Ecco  perché   oggi   le
 chiediamo,  onorevole Presidente della Regione,  che  ha  in
 forza  dei  poteri riconosciuti dalla legge,  il  potere  di
 nomina  e  di  revoca  degli assessori  che  lei  stesso  ha
 nominato  all'atto del suo insediamento, di poter comunicare
 a  quest'Aula non solo una decisione, ma di poter  affermare
 uno  stile,  un  metodo,  una  regola,  seppur  non  scritta
 formalmente  in nessuna legge della Regione o  dello  Stato,
 una  regola  che  in  qualche modo valga  ed  assuma  quella
 condizione  per  cui  c'è  una prassi politico-istituzionale
 che si afferma al pari del rispetto delle leggi.
    Onorevole  Presidente, pensiamo che la questione  di  cui
 ci  occupiamo oggi è solo una parte - e se volete una  parte
 marginale  -  di  un  nodo  politico  che  quest Aula   deve
 affrontare. Il problema dell'intero sistema politico  non  è
 soltanto  il  modo  in cui ci rapportiamo  dinanzi  a  fatti
 giudiziari  che attengono a singoli esponenti  politici,  ma
 il  nostro  problema  è  come  in  forza  del  nostro  agire
 politico  siamo  in  grado di prevenire l'insorgere  di  una
 questione  morale. Diventa persino troppo  comodo  affermare
 regole  che attengono esclusivamente al problema di  gestire
 il dopo, il  day after , delle vicende giudiziarie.
    La   politica   ha  qualche  compito  in   più,   qualche
 responsabilità in più, cioè quella di dettare le  condizioni
 che, in qualche modo, non costituiscano quell'humus che  può
 determinare  fattori  pericolosi  per  l autorevolezza,   la
 legittimità del sistema politico e del sistema legale.
    Voglio  essere chiaro, signor Presidente, non possiamo  -
 e  certamente  non  saremo  noi  a  farlo  -  accettare  che
 quest'Aula  si trasformi in un tribunale. Lei ha  dichiarato
 ciò  questa  mattina in un intervista   e,  per  la  verità,
 vorrei  ricordarle che non siamo mai stati noi a  pensare  a
 quest'Aula  come  ad un'aula di tribunale -,  ma  se  vuole,
 paradossalmente,  la vicenda che lo ha  riguardato  è  stata
 gestita  da  parte  sua  e  da  parte  dei  colleghi   della
 maggioranza,   trasformando  -  quella   sì       -   quella
 discussione   in  un'occasione  per  far  diventare   questo
 Parlamento un'aula di tribunale, avendo scelto di fatto,  in
 quell'occasione,   attraverso  un  voto,   di   dare   quasi
 un autorizzazione   ad  una  scelta  che   invece   atteneva
 soltanto alla sua coscienza.
    E  quindi, certamente, almeno per quanto ci riguarda, non
 trasformeremo  questa  discussione  in  una  discussione  di
  giudizio   giudiziario   delle  vicende  che  attengono   a
 qualunque  personaggio politico o a qualunque esponente  del
 Governo o del Parlamento.
    Credo  che  questa  oggi  sarà  un'occasione  mancata  da
 questo punto di vista: la necessità di discutere insieme  su
 come  correggere, eventualmente, quelle condizioni che, come
 ho  detto prima, possono favorire attraverso il nostro agire
 politico   quelle   dinamiche   che   producono   malaffare,
 corruzione, pressione illecita. Insomma, in una battuta,  il
 problema  che abbiamo in Sicilia è se ci dobbiamo  affermare
 in   una  Regione  delle  regole  o  in  una  Regione  della
  parlata ,  dove qualunque diritto lo si afferma  attraverso
 l intermediazione, la pressione, la discrezionalità,  che  è
 l'humus  che determina, a mio avviso, quella condizione  che
 sconfina molte volte nella illegalità e nel malaffare.
    E'  questo  il  punto politico che abbiamo  dinanzi:  se,
 insomma,  la  Regione che vogliamo e quella in cui  vogliamo
 vivere  e  operare anche in nome del nostro  agire  politico
 dev essere una Regione dove ci siano regole certe per  tutti
 e  non regole che cambiano a seconda delle pressioni che  si
 ricevono.  E'  questo  un  punto  che  laicamente   vorremmo
 affrontare.
    Qualche  giorno  fa, in occasione di  un  dibattito  alla
 festa  dell'Unità  a  Catania, mi sono  confrontato  con  il
 segretario   regionale  dell'UDC,  onorevole  Lombardo;   in
 quella  sede,  certamente  meno formale  della  sede  di  un
 Parlamento,  l'onorevole Lombardo, sollecitato  rispetto  ad
 un  ragionamento  che si faceva dinanzi a qualche  centinaio
 di  persone,  poneva la questione di accettare la  sfida  di
 come  questa Regione assuma il tema della questione  morale,
 non  semplicemente  come il terreno nel quale  ci  dividiamo
 sugli  effetti  da dare alle singole questioni  giudiziarie,
 ma  come  questa  Regione affermi, non  solo  un  codice  di
 comportamento,  ma una linea politica, un progetto  politico
 in  grado  di  garantire  a  tutti  pari  opportunità  e  di
 evitare,  per la stragrande o minoranza quantità di persone,
 la  possibilità attraverso la cultura del favore, la cultura
 della  pressione e che determina quelle modifiche  in  corso
 d'opera,  quelle  regole  che, se mutano  una  prima  volta,
 potranno  mutare sempre, soprattutto anche  in  forza  della
 pressione cui si é sottoposti.
    Con  questo  non  voglio dire che  la  politica  dovrebbe
 essere  una politica sorda e muta. Guai a noi a non  pensare
 che  questa  Regione  ed anche il suo processo  di  riforme,
 necessita  di  un  mutamento di  regole,  ma  mutare  regole
 significa  dare  nuove regole, non costruire una  dimensione
 in  cui  tutto é relativo, tutto é incerto. Anche su  questo
 terreno,    signor    Presidente   dell Assemblea,    questo
 Parlamento   nel   1994  si  dotò  di  alcune   regole   che
 riguardavano   il   codice   di   comportamento   dei   suoi
 parlamentari, al di là delle legislature in cui si  occupano
 gli scranni di Sala D'Ercole.
    Quel  codice  di autoregolamentazione, certo,  figlio  di
 una  condizione  in cui versava in quel momento  il  sistema
 politico,  sottoposto ad una enorme pressione  -  ricordiamo
 tutti  che  cosa  é stata quella stagione anche  per  questo
 Parlamento,  diversi  Presidenti di Assemblea,  parlamentari
 della  Regione, esponenti di Governo - era un bollettino  di
 vicende   giudiziarie   che  minavano   in   profondità   la
 legittimità persino di quel parlamento. I colleghi  di  quel
 tempo,  quindi,  ebbero la forza di darsi delle  regole  che
 non  erano una legge,  non in virtù di un codice che  avesse
 forza  di legge, ma un patto tra il Parlamento ed il Governo
 che  era anch'esso figlio del Parlamento, il quale in  forza
 di   alcune  vicende  determinava  l'automatismo  di  alcuni
 comportamenti.  Oserei dire, scusate l'espressione,  "finita
 la  festa,  gabbato  lo santo", insomma,  finita  la  bufera
 della cronaca giudiziaria di quei giorni, questa vicenda  ed
 anche  quelle  regole,  quel codice di  autoregolamentazione
 sono diventati sostanzialmente carta straccia.
    Credo  che  quest Aula abbia il dovere di  ridarsi  delle
 regole,  se  lo  vuole, o di affermare  quelle  regole  come
 proprie,  ma certamente non può essere sorda dinanzi  a  ciò
 che  sta avvenendo, non può far finta di non vedere,  perché
 qui  é in discussione la credibilità, non solo di un singolo
 parlamentare  o  esponente politico, ma  quella  dell intero
 sistema politico; e non vale se si é della maggioranza o  se
 si   é   dell'opposizione.  Quando  la  politica  perde   di
 credibilità  la  perdono  tutti,  sia  la  maggioranza   che
 l'opposizione.  Ecco perché noi confidiamo  in  lei,  signor
 Presidente,  che  oggi  sappia  dare  a  quest Aula   quelle
 risposte  che,  io  ritengo, molti siciliani  si  attendono:
 risposte  di  certezza, di credibilità, risposte  al  di  là
 delle persone.
    Lo  ripeto:  questo oggi vale per l'onorevole Castiglione
 -  io non entro nella sua vicenda giudiziaria, sugli aspetti
 tecnico-processuali, non mi interessa e non sono chiamato  a
 svolgere   questo   compito  -  domani  potrà   valere   per
 l'onorevole  Cracolici,  se  un  giorno  sarà   chiamato   a
 responsabilità  in  questa  Regione.  Insomma,  non  è   una
 questione  che  attiene alle persone ma alle  responsabilità
 politiche  di  ognuno  di  noi; oggi  questa  responsabilità
 politica  è in capo al Presidente della Regione  ed  è  lei,
 che  a  mio  avviso, deve dare non solo contezza,  non  solo
 deve  dare  una risposta a questo Parlamento ma  dovrà  dare
 una  risposta  che - io mi auguro - sia una risposta  netta,
 chiara,  di  stile, che consenta di affermare  il  principio
 che  nessun  condannato per qualunque  ragione  possa  stare
 dentro i governi di questa Regione.

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, desidero precisare  che,
 vista  l'importanza del dibattito, sono concesse deroghe  ai
 termini  previsti  dal  Regolamento. Vi  prego  comunque  di
 tenere  presente  che  si  tratta di  un  dibattito  su  una
 mozione  ed i termini sono tassativi: 10 minuti per  ciascun
 oratore.   Vi  invito,  quindi,  al  rispetto  dei   termini
 regolamentari, fermo restando il diritto pieno di andare  al
 di  là dei termini considerata - ripeto - l importanza della
 discussione.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri. Ne ha facoltà.

    GURRIERI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   la
   discussione  di  oggi  segue le accese  polemiche  che  lo
   scorso  mese  di  luglio hanno tenuto banco  sulla  stampa
   circa  la  cosiddetta  "questione  morale"  e  i  riflessi
   istituzionali che essa avrebbe nella legittimità dei ruoli
   ricoperti.  Oggi non siamo chiamati ad imbastire  processi
   che  riguardano  la  Magistratura,  una  cosa  questa  che
   diciamo  tutti perchè iniziamo sempre così gli interventi,
   salvo  a  dimenticarcene subito dopo e usare altri  metodi
   completamente  opposti  a questo elementare  principio  di
   distinzione  e  di  cautela;  siamo  chiamati,  invece,  a
   discutere  del  caso Castiglione per valutare  l'incidenza
   istituzionale  di  procedimenti  giudiziari   ancora   non
   conclusi   e  del  residuo  di  un inchiesta   più   ampia
   conclusasi  con l'assoluzione dell'onorevole  Castiglione,
   oggetto  oggi  di  questa discussione verso  la  quale  si
   determinò  allora una piena solidarietà umana  e  politica
   prima ancora che si arrivasse all assoluzione.
   In  linea  di  principio, trattandosi di procedimenti  non
 conclusi,  non  possiamo non affidarci alla  legge  evitando
 sovrapposizioni illegittime e pericolose, e  sospendendo  il
 giudizio.
      Più  in concreto, il mio intervento tiene conto  di  un
 fatto,  ed  è  una  novità  per me:  ieri,   sono  andato  a
 rileggere  le carte dell'infortunio giudiziario  di  quattro
 anni  fa occorso all'onorevole Castiglione, ritrovando, come
 ho  già accennato, l'unanime solidarietà di tutti i colleghi
 del   centro-sinistra.  Fatta  questa  premessa,  anche  per
 prevenire  equivoci, vi ricorderò, cari colleghi,  che  ebbi
 già  modo  di intervenire precedentemente su tale  questione
 dichiarando  che il gruppo politico al quale appartengo,  la
 "Margherita-Democrazia é libertà", non  era  interessato  ad
 assecondare   derive   giustizialiste,   anche   se   questa
 posizione   ci ha fatto guadagnare,  l'etichetta  di  essere
 compiacenti o distratti.
      Due  mesi fa, di fronte allo sprint di alcuni che, come
 al   solito,   dovevano  posizionarsi  sui   quotidiani    e
 costringere  gli altri al fatto compiuto, ho  comunicato  la
 mia   decisione  di   autosospendermi   dal   Gruppo   nella
 eventualità  che il Gruppo a cui appartengo si  fosse  fatto
 coinvolgere  nella  richiesta di dimissioni   dell'onorevole
 Castiglione,  anticipata sulla stampa  prima  ancora   della
 riunione  di  parte  del centro-sinistra,  prevista  per  il
 pomeriggio  e  senza  avere chiesto  un   pronunciamento  in
 Aula  da  parte  del  Presidente  della  Regione,  onorevole
 Cuffaro, così come è stato per il caso Pellegrino.
      La  mia inusuale presa di posizione non era determinata
 da  un esasperato garantismo ad oltranza o da una complicità
 con  l'onorevole  Castiglione,  tutt'altro.  Essa  derivava,
 innanzitutto,  dal fatto che venivano calpestate  le  regole
 elementari di convivenza e collaborazione fra i partiti  che
 coesistono  all'interno  del  centro-sinistra.  Inoltre,  il
 caso  dell'onorevole  Castiglione era abbastanza  singolare,
 essendo  stato già vittima di un errore giudiziario  che  lo
 aveva  costretto ad un 'soggiorno di piacere'  nelle  patrie
 galere.
      Esprimere  questi  sentimenti  di  rispetto  forse  può
 essere  scambiato per un oltraggio alla moralità?  E'  stato
 logico,  quindi,  per il Gruppo della 'Margherita-Democrazia
 é  libertà' non solo non partecipare alla conferenza  stampa
 svoltasi  all uopo,  ma  anche, di conseguenza,  assieme  ad
 altri  esponenti del centro-sinistra, non fermare la mozione
 di  sfiducia per farne, invece, una mozione per avviare   un
 dibattito in Aula.
      Nella  mozione  abbiamo  indicato  il  problema  e   le
 possibili  soluzioni,  invitando il Governo  a  riferire  in
 Aula;  ma  da  ciò  non  si possono  far  derivare  in  modo
 meccanico  effetti ed azioni violentando al tempo stesso  la
 legge e le persone.
      Credo  che sia doveroso, infatti, riservare, in  ultima
 istanza,  la decisione alla coscienza individuale,  che  può
 modulare     risposte    che    vanno    dalle    dimissioni
 all'autosospensione,    al    rigetto    di    comportamenti
 autosanzionatori.
      Ricorderete,  onorevoli colleghi, che in  quei  giorni,
 tutte le mattine i quotidiani  erano pieni di commenti e  di
 dichiarazioni    sui    fatti    riguardanti     l'onorevole
 Castiglione  e  l'onorevole Cuffaro, a cui poi  si  aggiunse
 anche la vicenda dell'onorevole Crisafulli, non prevista  nè
 immaginabile,   almeno   per  me,   realizzando   così    un
 allargamento della scena a 360 gradi .
      Trattare l'argomento a settembre, cioè oggi,   è  stata
 una  saggia decisione perchè  enfatizzare in modo esasperato
 la   questione  morale  nel  senso  unico  della   questione
 giudiziaria  finisce per creare un clima di contrapposizione
 anche  nell'opinione pubblica e tutto ciò  può  trasformarsi
 in  un  effetto  boomerang, per tutti. Eppure,  dopo  questa
 saggia  decisione  di  rinvio,  dobbiamo  registrare  ancora
 incrostazioni e posizioni difficili da accettare.
      Per  formazione, ho sempre avuto  grande  rispetto  per
 tutti  e per le varie posizioni che si possono esprimere  in
 piena  libertà  di  coscienza, né credo che differenziazioni
 in  questo campo possano significare rotture di schieramento
 politico.  L'onorevole  Forgione -  apprendo    che  oggi  è
 assente  per  motivi  di  salute   -  al  contrario,   nella
 Gazzetta  del  Sud  del  19  settembre  scorso,  proprio   a
 pagina  trenta,  chiede  ai  partiti  dell'Ulivo  di  essere
 coerenti per evitare che in Sicilia  passi l'idea che  tutti
 gli  schieramenti  e tutti gli uomini politici  appartengono
 allo stesso schieramento.
      Se  qualcuno chiede di non volersi confondere  con  gli
 altri,  noi  rispettiamo  la volontà  di  questa  autorevole
 parte  politica dell  Assemblea; ma non condividiamo,  anche
 perché non vogliamo essere additati come coloro a cui  piace
 praticare  la  politica  della  lenza  e  dell'amo ,  stando
 seduti  sulla riva del lago in attesa che un pesce  abbocchi
 per  aprire  la  rappresentazione teatrale  delle  questioni
 giudiziarie   e   morali  e  rimarcare   la   diversità   e,
 possibilmente, trarne un vantaggio politico.
      La diversità, quella mia e quella del centro-sinistra e
 del  centro-destra, si misura diversamente.  Innanzi  tutto,
 dall'orizzonte  ideale e dall'impegno per  la  collettività.
 Sia    nelle  Commissioni, come  in Aula, più del  cinquanta
 per  cento  dei  provvedimenti sono stati  approvati  grazie
 alla  presenza  determinante dei  parlamentari  del  centro-
 sinistra,  per garantire il numero legale. Anche  se  questo
 non  è  mai stato evidenziato a sufficienza, meriterebbe  di
 essere    portato   a   conoscenza,   in    miglior    modo,
 dell'opinione pubblica.
      Ma,  nella nostra diversità, c'è anche la storia  delle
 lotte  per  la garanzia dei diritti. E, proprio per  questo,
 se siamo garantisti, non lo possiamo essere solo a parole  e
 farci   tacciare  di  incoerenza  dal  centro-destra;  anche
 perché,  se si cerca di fare violenza alla politica,  questa
 si  vendica,  e  un  infortunio giudiziario  può  toccare  a
 tutti.
        Sono  convinto che, proprio per evitare  il  disgusto
 generalizzato   verso  la  politica  e   i   politici,   sia
 necessario  evitare atteggiamenti giustizialisti,  spostando
 i  riflettori  soprattutto  sulla immoralità  politica  come
 svuotamento  della  politica stessa. Ai  siciliani  dobbiamo
 spiegare  - noi come centro-sinistra in particolare     come
 mai   questo Governo si stia afflosciando come un pneumatico
 forato. Mettere in evidenza il metodo stesso, messo in  atto
 dal  centro-destra, un metodo che spaccia  la  furbizia  per
 virtù  dimenticando  che  in politica  essa,  invece,  è  un
 difetto.
      Da  questo  punto di vista, allora, appare  quanto  mai
 ipocrita  restringere  la questione  morale  agli  eventuali
 infortuni giudiziari, fondati o infondati che siano.
        La questione morale tocca, infatti, tutto l'esercizio
 del  potere  e  riguarda anche quegli aspetti  per  i  quali
 nessuno   si   scandalizza,  ma  che  incidono  pesantemente
 sull'andamento  delle Istituzioni, come la inosservanza  dei
 termini  stabiliti  dalle  leggi  per  la  approvazione  dei
 documenti  finanziari; le risposte date in  ritardo,  o  mai
 prodotte,  alle  interrogazioni;  le  pubbliche  bugie   per
 giustificare  scelte  ingiustificabili  o   il  dilagare  di
 provvedimenti   per   richieste   particolari,   come     le
 assunzioni  di   500  nuovi  precari,  anche  se   a   tempo
 determinato,  operate   alcuni  mesi  fa   nei  consorzi  di
 bonifica e  via elencando.
      Sono   questi,  finora,  i  frutti  di  due   anni   di
 legislatura.  Un  risultato che  non  è  orfano,  ma  figlio
 legittimo  di   un  padre  ed  una  madre  forti   di    una
 maggioranza  di 63 deputati  contro  27 altri,  genitori  di
 una  maggioranza  incapace di trasformare  la  quantità  dei
 consensi  in  prodotto  politico;  di  una  concessione  del
 potere  paragonabile  ad    una  grande  sartoria  dove   si
 confezionano solo abiti su misura, senza tenere conto che  i
 tessuti stanno per esaurirsi.
      Con  questo  Governo, si è isituzionalizzato  un  nuovo
 approccio  culturale  alla politica,  secondo  il  quale  il
 consenso  si  misura  una sola volta,  senza  conquistarselo
 giorno  per giorno. E' una cultura politica in cui   affiora
 il  peggio.  Un metodo negativo che  culturizza  gli  errori
 politici  e  li rende modelli  comportamentali,  sistemi  di
 regole, prassi politica.
      Su  questa  base  culturale si innestano  i  gravissimi
 atteggiamenti  di  alcuni esponenti  della  maggioranza  che
 sembrano  trattare l opposizione come fossero  dei  bambini,
 dimenticando  che  i   bambini  sono osservatori  più  acuti
 degli   adulti   e  che  possono  anche  fare   i   monelli,
 spifferando  ai quattro venti tutti i vezzi  ed  i  vizi  di
 questa  maggioranza,  come ad esempio  l assenteismo   degli
 assessori ai lavori d'Aula, la canalizzazione delle  risorse
 alle  province di provenienza, la gestione della  sanità  in
 Sicilia. A questo proposito, e mi avvio a concludere,  credo
 che  non  sia fuori luogo ricordare uno scandalo per  quest
 Aula, avvenuto in  questa Assemblea: lo scorso anno misi  in
 atto  un'azione  forte  per  la rimozione  dall'incarico  di
 direttore  generale  dell'AUSL 7 di  Ragusa,  già  dirigente
 della  stessa,  condannato per una   truffa  perpetrata  nei
 confronti della stessa AUSL 7, il quale ricevette la  nomina
 mentre  era  sotto  giudizio e venne  confermato  in  questo
 ruolo  anche   dopo  la  sentenza  di  condanna,  nonostante
 l'evidentissima incompatibilità. Ebbene, l Assessore per  la
 sanità,   messo alle strette dalla Commissione competente  e
 dal  sottoscritto, nella seduta d Aula  del  settembre  2002
 ha  avuto  il coraggio di affermare che il manager  non  era
 stato   rimosso   nell attesa   di   un   parere   richiesto
 all'Ufficio  legislativo e legale della  Regione.  Alla  mia
 richiesta   di   copia    del  suddetto  parere,   inoltrata
 all'Ufficio  legale della Regione il 30 ottobre  successivo,
 ricevo  dal Dirigente una risposta (protocollo numero 129001
 del  30.10.2002)  che  leggo testualmente:  "In  riferimento
 alla  Sua  richiesta si fa presente che non può  rilasciarsi
 copia  in  quanto  non  risulta  essere  stato  reso  parere
 dall'Ufficio   legislativo   e   legale   in   ordine   alla
 incompatibilità  delle funzioni di manager  dell'AUSL  7  di
 Ragusa con i fatti penalmente rilevanti".
      Allora,  se  non  solleva ciò   una  questione  morale,
 datemi  voi una risposta. Tutto questo è il frutto  perverso
 di  un  risultato plebiscitario che ha ubriacato  voi  della
 maggioranza,    impedendovi  di  capire  che  una   vittoria
 esagerata   avrebbe  dovuto  rendervi   più   attenti,   più
 responsabili, perché la vostra vittoria è stato  il  sintomo
 di  una  grave  malattia  sociale  e  politica   e  non  una
 vittoria    del  vostro  progetto  politico.  L'eccesso   di
 vittoria  in politica, come a volte anche nello  sport,  più
 che   essere   la   spia  della  pochezza   dell'avversario,
 evidenzia   la   malattia  che  la  produce  generando   nei
 vincitori   sicumera  e  presunzione,  facendo  credere   ai
 politici  di terza e quarta classe di essere grandi statisti
 e  grandi politici o, addirittura, di essere svincolati  dal
 rispetto  delle  regole e non obbligati  al  rispetto  delle
 opposizioni.  Un  uso  spregiudicato  dei  valori  etici   e
 giuridici in funzione pubblica, alla fine, abbassa il  grado
 di credibilità delle Istituzioni.
      Ed  allora,  proviamo tutti insieme per  un  momento  a
 scendere  dalla  giostra;  questo  dibattito  deve  servirci
 anche  per  assumere piena coscienza del gravissimo  momento
 che sta attraversando la nostra Regione e le Istituzioni  ad
 essa  collegate.  Diamo  un segnale  forte  e  concreto.  Io
 voglio  fare una proposta, signor Presidente,  il momento  è
 solenne anche perché  riguarda Lei soprattutto: chiedo  alla
 Presidenza  di  predisporre un calendario dei lavori  d Aula
 che   contempli   almeno tre giorni alla settimana  dedicati
 ai  lavori  d'Aula.  Una  proposta  che  rivolgo  all intero
 consesso,  e  che  invito  a  tal riguardo  a  pronunciarsi.
 Infatti,  istituzionalizzare  tre  giorni  a  settimana   da
 dedicare ai lavori d'Aula  sarebbe un segnale di riscatto  e
 di   recupero  dell'autorevolezza  dell'Assemblea  regionale
 siciliana,  sarebbe un segnale per la gente e,  soprattutto,
 un  segnale  rivolto  alla   magistratura.  Un  segnale  che
 potrebbe  dare  luogo, anche per breve tempo,  ad  un'azione
 forte  e concertata che permetta, pur nella distinzione  dei
 ruoli  tra  maggioranza ed opposizione, di uscire da  queste
 sabbie  mobili  che  stanno soffocando le  residue  speranze
 dell'autonomia  siciliana  e  dello  sviluppo  economico   e
 sociale della nostra gente.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.
   Ne ha facoltà.

    LEONTINI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ho
 ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi che  mi
 hanno   preceduto   e  le  ultime  battute   dell'intervento
 dell'onorevole   Gurrieri,   che   soprattutto   nella   sua
 introduzione  avevo apprezzato. Ciò mi induce a  fare  delle
 ulteriori  precisazioni, delle riflessioni a voce  alta  che
 mi   consentono   anche  di  rintuzzare   quanto   nel   suo
 intervento,  seppure in modo pacato e garbato, ha  detto  il
 collega Cracolici.
      E'  vero che in quest'Aula, spesso, il dibattito su una
 materia  del genere induce le parti ad  utilizzare argomenti
 di   segno  diverso,  a  seconda  delle  posizioni  che   si
 rivestono   in quel momento. Ed è proprio da questo  assunto
 che   io  partirei,  per  quel  che  concerne  la  posizione
 dell'onorevole   Cracolici.   Per   un   verso,    la    sua
 preoccupazione  era quella di evitare che in  quest'Aula  ci
 si  atteggiasse in modo alternativamente conveniente e,  per
 un  altro, non è riuscito a fugare l'evidenza e cioè che  la
 iniziativa  di  una  mozione  sulla  vicenda  dell'onorevole
 Castiglione non sfugge, nemmeno in questa occasione, ad  una
 finalità di strumentalizzazione e propaganda che nulla ha  a
 che  fare con i livelli di moralità pubblica compatibili con
 l'esercizio  della pubblica attività, che qui  si  intendono
 invocare e fare tutelare e  rispettare.
      Quando la vicenda dell onorevole Castiglione è esplosa,
 il  provvedimento restrittivo che l onorevole nonché   amico
 Giuseppe ebbe a subire, fu motivato in quel momento  da  una
 imputazione,  che  provocò un dibattito.  L'imputazione  era
 quella   di  concorso  esterno   in  associazione   mafiosa.
 Ricordo  che seguì un provvedimento restrittivo.  Allora  il
 partito   di   appartenenza  dell'onorevole  Cracolici,   in
 presenza   di   quella  imputazione,  in  presenza   di   un
 provvedimento  restrittivo motivato da  quella  imputazione,
 in  quest'Aula ebbe a sostenere una posizione diametralmente
 opposta  da  quella oggi sostenuta, e cioè  sostenne  allora
 che,  pur  in  presenza  di quella motivazione,  l onorevole
 Castiglione,  uomo  di  Governo,  doveva  mantenere  la  sua
 posizione  all'interno  dello  stesso,   proprio  perché  il
 garantismo  che  in quel momento si invocava come  vessillo,
 doveva  indurre tutti a rispettare i vari gradi di giudizio.
 Quindi  non  poteva consentire a nessuno,  ripeto,  in  quel
 momento,    di   eccepire   sull'operato   e   sull'attività
 dell'onorevole Castiglione.
      La  vicenda  ha avuto un suo decorso, si è evoluta  nel
 tempo:   l'onorevole  Castiglione  è  stato   sottoposto   a
 giudizio  e,  proprio per dare una utile accelerazione  alle
 procedure  che  potessero verificare la sua  responsabilità,
 ha  fornito tutti gli elementi che potessero essere utili  a
 questo fine.
      Quella  motivazione grave, per la quale quel  dibattito
 fu  promosso  ed alimentato, è venuta a cadere e l'onorevole
 Castiglione  è  stato prosciolto dalla  imputazione  per  la
 quale  il partito ed il suo gruppo politico in quel  momento
 non avvertirono la necessità di sollevare alcun  problema.
      Oggi,  prosciolto  l'onorevole  Castiglione  da  quella
 imputazione  e  con una residua fattispecie penale  che  nei
 livelli di moralità pubblica indicati dalle leggi, che  sono
 il  frutto della sintesi e dei dibattiti che sulla  moralità
 pubblica  in  questa  Aula ed in altre Aule  si  fanno,  non
 risulta   essere   assolutamente   incompatibile   con    il
 mantenimento  della  sua  attività di  governo.  Il  decreto
 legislativo  267 dell'agosto del 2000 indica  infatti  tutte
 le   fattispecie   di   condizione  penale   o   giudiziaria
 incompatibili  con  l'esercizio di una pubblica  attività  e
 con  l'assunzione di un mandato elettivo, con lo svolgimento
 di una attività amministrativa e di governo.
      Quindi,  o  si  fa riferimento ai livelli  di  moralità
 pubblica   indicati  nelle  leggi  oppure   noi   ritorniamo
 indietro  di  un  secolo  e  mezzo quando  dalla  dialettica
 'Hegeliana'  e  dalla configurazione dello Stato  etico  che
 Hegel  ebbe a formulare derivarono poi nei figli  di  Hegel,
 Marx per primo, le configurazioni dello 'Stato etico'.
      Allora, in quel caso, il dibattito è aperto a tutte  le
 valenze,  a  tutte le elasticità, a tutti  gli  arbitrii,  a
 tutte le strumentalizzazioni e convenienze del momento.
      Avevamo  auspicato  nell'ultimo  dibattito  su   questa
 materia  che si riuscisse a sottrarsi a tale tentazione.  Ci
 accorgiamo  che  la  tentazione  ripiomba  e  si   tende   a
 ritrasformare, nonostante le premesse qui espresse siano  di
 segno  diverso a parole, l'Aula  non in un'aula  giudiziaria
 o  in  un'assemblea  ecclesiale che  parli  dei  livelli  di
 moralità  pubblica, che  tutti siamo bravi ad indicare  come
 sufficienti o insufficienti, come idonei a consentire ad  un
 uomo di mantenere un'attività di governo e/o parlamentare  o
 non  sufficienti  o  non  idonei.  Vi  accorgerete  che   un
 dibattito   posto   in  questi  termini,   suscettibile   di
 strumentalizzazioni diverse, e quindi non utile  a  fare  in
 modo  che  la classe parlamentare si accordi su  livelli  di
 moralità  e  trasparenza  che   poi  all'esterno  forniscano
 garanzie ai cittadini e ai loro bisogni.
      Questo  non è utile soprattutto con le iniziative  come
 quelle  oggi  in  discussione.  Ci  sono  delle  leggi   che
 indicano   tutti   le  fattispecie  che   risultano   essere
 incompatibili con l'esercizio di un'attività di  Governo.  A
 quelle  noi dobbiamo attenerci, a meno che un dibattito  del
 genere  non vada oltre il un singolo episodio, come   quello
 relativo  all'onorevole Castiglione, e non si costruisca  in
 modo  più  generale per approvare una legge che individui  i
 livelli  di incompatibilità con il mantenimento del  mandato
 parlamentare   o  con  il  mantenimento   dell'attività   di
 Governo.   E  così  come  legiferato  a  livello   nazionale
 (siccome  esistono leggi regionali che si sono  stratificate
 nel tempo), un dibattito generale può aprirsi su ciò che  si
 può  ritenere in linea con il mantenimento di una  carica  o
 in  contrasto con il mantenimento della stessa. Ma se questo
 non  esiste,  di volta in volta il surrogato  è  la  singola
 strumentalizzazione episodica di una condizione personale.
      Ciò  è  dannoso  ai  fini  di  un  dibattito  proficuo;
 peraltro  la  mozione oggi presentata, la  numero  233,   si
 chiude  con  la  richiesta di notizie  al  Presidente  della
 Regione sulle iniziative che egli intende assumere a  tutela
 della  credibilità delle istituzioni - ecco perché  mi  sono
 soffermato   ad   ascoltare  le  riflessioni  dell'onorevole
 Gurrieri  con  particolare attenzione - perché egli  diceva:
 'i   livelli   di   credibilità   delle   istituzioni   sono
 suscettibili di giudizio più articolato e diverso a  seconda
 dei  punti di vista da cui si guardano'. Quindi una  visione
 del  genere  deve  riguardare tutto il  funzionamento  delle
 attività istituzionali di governo e parlamentari.
      E'  chiaro  che  un dibattito di tal tipo  comporta  la
 necessità di evitare singole strumentalizzazioni per  aprire
 una riflessione più ampia e costruttiva.
      Quando  tutto questo non si fa e ci si allontana  dalle
 indicazioni  esistenti, dalle leggi che tutelano  i  livelli
 di  moralità  pubblica necessaria, quando non  si  intendono
 più  rispettare questi tetti di moralità, perché esiste  una
 moralità  che  dovrebbe essere sentita,  diceva  l'onorevole
 Cracolici,  e che è al di là delle leggi, voi capite che  il
 sentimento  varia  da parte a parte e, come  ho  cercato  di
 dimostrare   nella   prima   parte   del   mio   intervento,
 nell'ambito della stessa parte varia a seconda dei  ruoli  e
 delle  posizioni che si assumono, in un anno o in un  altro,
 in  un  Governo  o  in  un  altro, in  una  compagine  o  in
 un'altra.  Quindi, tutto il contrario di ciò  che  sosteneva
 l'onorevole Cracolici...

    SPEZIALE  Solo voi avete promosso iniziative

       LEONTINI ..   noi   non   abbiamo   promosso    alcuna
 iniziativa.  In  questo caso l'iniziativa  l'avete  promossa
 voi  e, quindi, dovete rispondere di quello che fate in modo
 diverso;  noi stiamo rispondendo ad una sollecitazione,  non
 ci  stiamo  sottraendo ad essa. Ho anche precisato   che  la
 fattispecie  era completamente diversa e la  condizione  che
 vi  indusse a sostenere una posizione opposta da quella  che
 oggi portate avanti, era articolata anche in modo diverso.
      Esisteva  al di là - e lo dico con molta chiarezza,  se
 non  lo   sono  stato prima - della casistica già  contenuta
 nelle  leggi un'altra espressa fattispecie che, essa  sì,  a
 prescindere  dalle  valutazioni del momento,  poteva  essere
 suscettibile   di   dibattito.  E  in   quel   caso   invece
 l'atteggiamento   del   partito   politico    dell'onorevole
 Cracolici fu diverso, perché sostenne...

    CAPODICASA  Legga gli atti  Forse non li ha letti bene

       LEONTINI   Ho letto attentamente tutti  gli  atti,  ed
 anche  il  suo  intervento, onorevole Capodicasa,  perché  è
 stato  lungo  ed  articolato;  però,  capisco  che  ci  sono
 sfumature  diverse all'interno del vostro Gruppo  e  lei  ha
 anche  modo  di esprimere contenuti e posizioni  diverse  da
 quelle  contenute  nella  mozione numero  233,  me  ne  sono
 accorto.
      Quindi, la posizione che esprimo a nome del  Gruppo  di
 Forza  Italia, a nome di tutti i colleghi della maggioranza,
 -  che  ho avuto modo di consultare e che con noi in  questi
 giorni   hanno   valutato  le  ipotesi  da   sostenere   nel
 dibattito, gli argomenti, le indicazioni da fornire    è  di
 evitare  che  questo dibattito abbia una valenza  pesante  e
 che     risponda     ad    un'ulteriore    iniziativa     di
 strumentalizzazione   finalizzata  all esterno   a   rendere
 sempre   meno   brillante   la  trasparenza   delle   nostre
 istituzioni  parlamentari  e di  Governo,  a  seconda  dalla
 posizione da cui proviene l'iniziativa.
         Penso  invece  che  questo  dibattito  debba  essere
 affrontato con un animo diverso, con un'intenzione  diversa:
 evitare  di volta in volta le strumentalizzazioni, sottrarsi
 a   questo  rischio,  in  quanto  le  conseguenze  di   tali
 strumentalizzazioni piombano su tutti,  ricadono  sul  ruolo
 che  ciascuno di noi svolge. Abbiamo dei presidi, le  norme,
 le norme vigenti, a queste ci atteniamo.
       Le norme vigenti hanno indicato e indicano chiaramente
 i  modelli  di comportamento  cui attenersi per  evitare  di
 far   degenerare   la   propria  condotta   di   Governo   e
 parlamentare,  renderla incompatibile  con  il  mantenimento
 del  proprio  ruolo.  Se andiamo oltre  ci  invischiamo  sul
 terreno  molto  fragile,  molto  scivoloso,  molto  viscido,
 della dialettica delle parti e delle posizioni che tende  ad
 essere  strumentale  di  volta  in  volta  a  seconda  delle
 posizioni.
      Ecco  perché  soltanto  questo significato  voglio  far
 derivare dal dibattito e chiudo ancora, con l'auspicio   che
 sia   l'ultima  volta  che  ci  si  affidi  alle  iniziative
 propagandistiche e ai manifesti per affrontare questioni  di
 questo tipo.
      La  fiducia  nei  confronti dell'onorevole  Castiglione
 rimane  assolutamente intatta, integra e  quindi  noi  della
 maggioranza  gliela  confermiamo tutta,  fondamentalmente  e
 sostanzialmente noi del nostro partito,  e riteniamo che  il
 Presidente della Regione non possa non rispondere  a  questa
 sollecitazione,   chiamiamola  così,   per   certi   aspetti
 propagandistica  e  provocatoria  dei  nostri  interlocutori
 della   minoranza   con   il  mantenimento   della   fiducia
 all'onorevole  Vicepresidente  Castiglione  per  l'esercizio
 della sua attività di Governo.

    PRESIDENTE     Onorevoli    colleghi,    non     sorgendo
 osservazioni, dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA  Signore Presidente, onorevoli colleghi, siamo in
 presenza  di   un'Aula  attenta, di  un momento  particolare
 per  l'Assemblea,  e dico che è anche un momento  forte  per
 ognuno  di  noi  perché  nel  parlare  dobbiamo  tentare  di
 rappresentare   la   volontà   univoca   dei   gruppi    che
 rappresentiamo e  non è sempre facile.
   Intenderei,  dunque,  già inizialmente dare  uno  spaccato
 diverso,  non  moderato, ma il più possibile costruttivo  al
 dibattito  ed   alla valutazione della mozione  di  sfiducia
 presentata.
     Come  Gruppo parlamentare dell  UDC avevamo  chiesto  ai
 Capigruppo di maggioranza ed opposizione di rinviarlo  e  di
 affrontare insieme costruttivamente la questione  morale  in
 Sicilia.  Una questione morale che doveva porre  cardini  al
 di  sopra di singoli fatti che si sono verificati o  che  si
 possono verificare.
     Abbiamo  parlato  fortemente e  congiuntamente  con  una
 volontà  che sembrava ad un certo punto prevalere tra  tutti
 i   Presidenti dei Gruppi parlamentari e che poi  alla  fine
 invece ci ha portato a dovere discutere della mozione e  del
 dibattito in sè.
      E  allora a questo punto c'è da dire, abbiamo interesse
 ad   un   polemica  sull'argomento,  abbiamo   interesse   a
 ricordare  fatti,  episodi simili, uguali,  collaterali  che
 questa  Assemblea ha dovuto affrontare e su  cui  ha  dovuto
 confrontarsi  o  abbiamo invece la necessità di  comprendere
 se  da  questo  dibattito possa uscire  la  proposte  reale,
 forte che dia all'Assemblea la possibilità di affrontare  la
 questione morale che è questione prettamente politica?
      A  che cosa serve ricordare che la Sinistra ha fatto in
 quest'Aula   passi   avanti,   veramente   forti?    Bisogna
 rendergliene   atto  sulla  possibilità  di  un   garantismo
 diverso  da  quello degli anni '90, '94 e '95. Bisogna  dare
 atto  che  questo è avvenuto, questo percorso noi  l'abbiamo
 vissuto  insieme,  qui  in Aula, confrontandoci,  dibattendo
 seriamente.
      Ma  ha  interesse  quest'Aula a ricordare  che  mozioni
 diverse,  in  momenti  politicamente  differenti,  ci  hanno
 visto  su  posizioni contrastanti  ripetere cose  che  oggi,
 magari,  possiamo avere la necessità di non  ricordare  più?
 Vogliamo  dare di questa Sicilia, alla Nazione intera,  agli
 imprenditori  che vogliono investire, al Governo  che  vuole
 puntare ancora sul Meridione e sulla Sicilia, volgiamo  dare
 loro  la facoltà di comprendere che sia una Regione che  non
 ha   le  carte  in  regole  per  potere,  non  pietire,   ma
 richiedere   al  Governo  nazionale fortemente  ciò  che  la
 Sicilia  deve   ottenere dal Governo nazionale  per  il  suo
 sviluppo?
      E'  su questo che io temo che il dibattito possa essere
 diventato  e  possa diventare inutile e fratricida,  se  non
 suicida.
      A   cosa   serve  sbandierare  ai  quattro  venti   una
 cosiddetta  forte  immoralità istituzionale,  che  non  c'è,
 per  la  quale  leggi  votate dal Parlamento  nazionale  con
 Destra  e Sinistra assieme, hanno dato un sacrosanto diritto
 ad  esserci o meno nelle istituzioni,  a seconda  se  dentro
 la  legge  c'è l'applicabilità di essa? O dovremmo ricordare
 che   nella  precedente  legislatura,  per  qualche  giorno,
 abbiamo  assistito  alla sostituzione  indegna  di   qualche
 deputato  che,  condannato,  veniva  sostituito  per  essere
 reintegrato  15, 20 giorni dopo con un decreto del  Ministro
 del Centro Sinistra del tempo?
      E'  questo  quello che ci stanno chiedendo i siciliani?
 E'  questa  l'attesa, a volte non sempre adempiuta  ,  delle
 esigenze dei poveri, dei diseredati, degli emarginati?
      Là è la questione morale, lì è il punto dolens
        Perchè  quando  l onorevole Gurrieri dice che  su  un
 ospedale   e   su  alcune  richieste  ci  sono   determinate
 risposte, quella è questione morale, al di là del  fatto  se
 ha  torto  o  ragione il manager o ha torto o ha ragione  il
 deputato  che  propone  di chiedere e  quindi  di  capire  e
 quindi di potere giudicare di più e meglio.
      La  questione morale è nella trasparenza degli atti del
 Governo,  è nella trasparenza delle nomine, è nel contributo
 attivo  che  il Governo ha con l'Assemblea, è nel contributo
 attivo  che  i nominati dal Governo debbono rendere  o  meno
 conto   e  in  quali  forme  e  maniera  all'Assemblea,   ai
 rappresentanti del popolo e della Sicilia,  del loro  essere
 e del loro non essere.
      Non  è  facile tentare di fare un intervento che  possa
 essere   rappresentativo  della  idealità  di  ogni  singolo
 deputato,  ma  mi sono posto il problema se parlare  con  la
 mente o con il cuore.
      Ho preferito farlo con il cuore
      Con il cuore accanto ai bisogni della Sicilia, a coloro
 i  quali aspettano risposte che non riusciamo a dare; con il
 cuore  accanto  alle  nostre assenze in  commissione,   alle
 nostre   assenze   in  Aula;  con  il   cuore   accanto   ai
 provvedimenti legislativi che non vengono portati  in  Aula;
 al  rapporto che ci deve essere tra Governo e Assemblea;  al
 fatto  che  ieri, parlando di Regolamento, c'era un  Governo
 assente,  non c era alcun rappresentante del Governo,  quasi
 che  ci   fossero fatti  che interessano o  solo l'Assemblea
 o  solo  il  Governo;  all  impossibilità  di  un  colloquio
 aperto,  schietto,  franco  tra le  opposizioni,  che  hanno
 delle   idealità  e  che  spesso,  si  lasciano  trasportare
 dall'ideologismo e dagli steccati che non  servono  né  alla
 maggioranza   né  alla  Sicilia,  né  a  quello  che  é  già
 avvenuto.
      L'onorevole Capodicasa diceva allora,  nel  momento  in
 cui  altra  vicenda analoga alla stessa ebbe ad  affrontare,
 che   era   necessario  fare  la  riforma   della   Pubblica
 Amministrazione,  che era necessario  fare  la  legge  sugli
 appalti,  che  era necessario rispondere ad una  mozione  di
 sfiducia  individuale con l'attività  del  Governo,  con  la
 trasparenza degli atti del Governo, con le riforme  da  fare
 per  la  Sicilia.  Una riforma fece quel Governo   e  fu  la
 legge   numero 10, su cui c'é ancora da discutere, ma questo
 Governo  ha  fatto  la  legge  sugli  appalti,  ha  indicato
 l'unica  stazione  appaltante, mentre  in  quel  momento  ne
 chiedevamo  9, siamo andati oltre, a chiederne  una  ed  una
 sola, per tutta la Sicilia.
      Siamo  arrivati  a porre in essere, con  un  contributo
 forte  dell'opposizione, l'astensione sulla legge dei lavori
 pubblici; e ciò  nobilita l'Assemblea, nobilita il  Governo,
 nobilita  la  questione morale, sulla quale  noi  intendiamo
 proporre  un  dibattito  che  non  sia  fine  a  sé  stesso,
 onorevole Speziale, e cito il suo nome perché ho capito  che
 negli  incontri dei Capigruppo, non solo non era  contrario,
 ma  era  propositivo perché ciò avvenisse;ma l'ho  disgiunto
 da   fatti   particolari,  perché  pone  in  condizione   di
 difficoltà obiettiva l'Assemblea nel suo complesso.
      Le  posizioni  nei confronti di assessori  della  prima
 Repubblica  sono state fortemente garantiste; assessori  con
 21  capi  di  accusa,  rinviati a giudizio  e  poi  assolti.
 Ventuno   casi   su   ventuno   hanno   dato   alla   stessa
 magistratura la possibilità reale di fare il proprio  dovere
 senza  temere che un proprio atto potesse incidere sul fatto
 politico, sul consenso politico dato dagli elettori.
      Bisogna  dare  maggiore spazio perché  se  indagini  ci
 debbono  essere,  é  giusto  che ci  siano,  abbiamo  grande
 fiducia nella magistratura per temerla
      Diceva il mio amico e vicesegretario nazionale del  mio
 partito,  Sergio  D'Antoni, non temiamo  le  cause,  non  le
 temiamo,  le sollecitiamo, proprio perché arrivino presto  e
 velocemente  a  dare  giudizi  definitivi,  perché  non   ci
 possano  essere ghettizzati che, dopo avere visto distrutte,
 senza   motivo,   moralità  personale,  dignità,   carriera,
 presenza, vengano assolti dopo quindici anni.
      E  se   va ad onore della magistratura arrivare poi  ad
 assoluzioni  definite,  non  va  ad  onore  della   politica
 affrontare, fustigare e condannare per il piacere di  essere
 o  a  Destra o a Snistra di chi rappresenta il punto  dolens
 di un qualche momento sporadico.
      Rileggendo  l'intervento dell'onorevole Capodicasa,  lo
 trasporterei per intero in questo dibattito e lo firmerei  a
 titolo  personale  perché era un intervento  concettualmente
 sano,   pulito  e  corretto  come  nello  stile   dell'uomo,
 indipendentemente dalla sua appartenenza politica.
      Così come, mi sia consentito uno strafalcione solo,  ho
 letto  tanto  sull'onorevole Crisafulli e  mi  sembra  anche
 questa  una  grossa,  vergognosa  speculazione.  Io  non  mi
 metterò  mai   al servizio di una speculazione sia  interna,
 sia esterna ai partiti.
      Qualcuno  grida  che  bisognava toglierlo  dalle  liste
 delle  consultazioni europee. E  un fatto che  interessa  il
 partito  DS   nel  suo  complesso e  sul  quale  non  voglio
 soffermarmi,  ma ritengo sia doveroso per lui  ritornare   a
 svolgere  la sua funzione di  vicepresidente dell'Assemblea,
 essere presente in Aula.  Perchè l'avviso di garanzia è  una
 garanzia per la persona non è un'accusa e neppure ci si  può
 fregiare  di  essere moralizzatori, attenti e bravi,  se  si
 fustigano  le persone al proprio interno fino a considerarle
 appestate  per  dare  un  aureola di onestà,  di  perbenismo
 intellettuale, morale e politico.
      Potremmo tentare di nobilitare questo dibattito, al  di
 là  di un ordine del giorno che voteremo o meno, a scrutinio
 palese   o  segreto,  prendendo, dallo stesso,   spunto  per
 ritornare  in  Aula  ed affrontare seriamente  la  questione
 morale   e  la  questione  politica  all'interno  di  questa
 Assemblea.
      L invito  che  rivolgo,  dunque,  al  Presidente  della
 Regione  anche   a  nome del Gruppo che rappresento,  è  che
 egli   non   sostituisca   l onorevole    Castiglione   come
 assessore e Vicepresidente.
      Mi  sia  consentito  dire che auspichiamo  che  al  più
 presto   possa  essere,  non solo  azzerata  la  Giunta,  ma
 cambiato  anche  lo  scenario e  non  per  fatti  che  siano
 ascrivibili ad una persona onesta, corretta e perbene,  qual
 è  l'onorevole  Castiglione, indipendentemente  dai  giudizi
 che  ho già espresso in altra occasione in questa Aula e che
 riconfermo  con  la  stessa affettuosa  considerazione,  non
 personale e amichevole, bensì politica che discende  da  una
 mia valutazione garantista e morale.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Formica.
 Ne ha facoltà.

    FORMICA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei
 sdrammatizzare  questa seduta d'Aula partendo  dalle  ultime
 considerazioni  del  collega onorevole Cintola,  non  vorrei
 che si fosse messo d'accordo con i proponenti la mozione  di
 oggi   per   vedere   di   accelerare  l'azzeramento   della
 Giunta....Collega  Cintola  stavo  scherzando,  riconoscendo
 che lei è una persona di largo e riconosciuto spirito
   Perchè  ho  detto  ciò onorevoli colleghi?  Perchè,  e  mi
 riconosco in pieno in quanto sostenuto prima di me dai  vari
 colleghi  (dall'onorevole Leontini, dall'onorevole  Cintola,
 dall'onorevole Gurrieri della Margherita, che  ha  fatto  un
 intervento  che  ho molto apprezzato) io credo  che  l'epoca
 della politica gridata e dei grandi polveroni sollevati  per
 mascherare,  magari  spesso, l'incapacità  di  una  proposta
 politica  vera,  quell'epoca, a giudizio di tutti,  dovrebbe
 essere  stata  sepolta  dai fatti, dalla  cronaca  che  pian
 piano sta diventando storia.
   L'analisi di questi fatti dovrebbe indurre tutti ad  avere
 un atteggiamento, nei confronti degli accadimenti, maturo  e
 responsabile,  soprattutto nei confronti degli  elettori.  E
 un  atteggiamento  responsabile, soprattutto  nei  confronti
 degli elettori, dei cittadini elettori, dovrebbe portare  la
 politica  a non servirsi di cortine fumogene e ad affrontare
 realmente i problemi ed i bisogni.
      Allora, se dobbiamo affrontare i problemi, e quindi  la
 grande  'questione  morale', non lo  dobbiamo  fare  alzando
 polveroni  su  cose  vecchie, su questioni  su  cui  c'è  la
 magistratura,  la terzietà che sempre si invoca,  a  parole,
 ma   che   continuamente   si   tende   a   calpestare.   Ma
 continuamente si accede alla tentazione 'pro domo  propria',
 a  secondo  degli  interessi  del  momento,  di  interferire
 sull'operato di un organo che da ogni parte viene  giudicato
 come   terzo   e  come  detentore  di  una  libertà   e   di
 un'autonomia  che deve precludere ogni tipo di  interferenza
 possibile.
      E,  allora, se dobbiamo parlare ed affrontare la  vera,
 la  grande  'questione  morale', e  cioè  i  problemi  della
 trasparenza  nell'attività  amministrativa,  non  solo   del
 Governo   della  Regione,   ma  anche,  scendendo  ai   vari
 livelli,  dei  comuni, delle province, degli enti  locali  e
 territoriali in genere; se bisogna affrontare i problemi  di
 come  lottare veramente le tentazioni criminali che non sono
 presenti  solo  in Sicilia, ma che in Sicilia  -  è  vero  -
 hanno  avuto  ed hanno una propensione maggiore  e,  quindi,
 noi  dobbiamo  avere la consapevolezza, operando  in  questa
 Regione,  di  un  attenzione maggiore; ma sono problemi  che
 non riguardano solo la Sicilia.
      E, allora, una sessione morale vera, che veda impegnato
 questo  Parlamento, dovrà affrontare i grandi  temi  che  ci
 stanno  davanti: come rendere più trasparenti e  accessibili
 gli   atti   delle  varie  amministrazioni;  come   rendere,
 possibilmente,  la  vita più semplice  al  cittadino  ed  al
 cittadino  imprenditore;  come far  sì  che  l'utilizzo  dei
 fondi  di  'Agenda  2000' sia messo  in  una  condizione  di
 blindatura  tale che possa essere impermeabile al  tentativo
 di  metterci  le  mani  sopra  da  parte  della  criminalità
 organizzata.
      Questa  è  la grande questione che dobbiamo affrontare
 Questo  Parlamento, più volte, ha eluso  la  possibilità  di
 raccogliere  in  un contenitore quadro, in una  legge-quadro
 la  'summa'  dei  provvedimenti che vadano tutti  in  questa
 direzione.
        E  questa maggioranza e questo Governo, col  concorso
 grande,  forte delle opposizioni, un primo grande  passo  lo
 ha  fatto.  Lo  ha fatto con la legge sugli appalti,  quella
 stessa  legge  che  per ben sette, otto  anni,  in  passato,
 questo Parlamento e quest'Aula aveva tentato di riformare  e
 che  mai  era riuscita a farlo; quella stessa legge  per  la
 quale  son  caduti dei governi, una volta che un ipotesi  di
 modifica era giunta in quest'Aula.
      Beh,  questa maggioranza, questo Parlamento, è riuscito
 in  un  impresa storica. E, vedete gli ultimi accadimenti di
 qualche  mese  fa  che  hanno  riportato  agli  onori  della
 cronaca  l'azione  meritoria  della  magistratura   che   ha
 scoperto  il meccanismo attraverso cui in tutta la  Sicilia,
 grazie   alla  vecchia  legge  sugli  appalti,  le   imprese
 riuscivano  a  condizionare  l'esito  delle  gare  stesse  e
 quindi  ad  accaparrarsi la più grande fetta  degli  appalti
 pubblici  e  metterci le loro mani sopra. Beh, quella  norma
 non c'è più.
      Ed è grazie a questo Parlamento, a questa maggioranza e
 a  questo Governo che si è operato in un settore nevralgico,
 quando  si  parla di malaffare, quando si parla di questione
 morale.  Beh, noi è su questa strada che dobbiamo camminare.
 E  consentitemi, onorevoli colleghi, una volta per tutte,  -
 ritorno  a  quello che avevo detto all'inizio - : diventiamo
 adulti nella politica. Sgombriamo il campo dai polveroni.  I
 polveroni  non  possono che far male a tutti, perché  spesso
 nascondono l  incapacità di una proposta politica.
        I  polveroni sono fatti per confondere le acque,  per
 non  far  capire.  I  polveroni sono messi  in  campo  dalla
 politica  per  richiamare l'attenzione del cittadino  su  un
 fatto  che  non c'è e distoglierla, invece, dai  veri  fatti
 importanti che interessano la vita di tutti.
        Quindi, l'invito è quello di discutere serenamente su
 qual  è  la  vera  questione che  ci  deve  interessare  nel
 prossimo  futuro. E la questione vera è, per  esempio,  come
 mettere  dei paletti, dei baluardi affinché la malavita  non
 riesca più ad avere i "picciotti" facilmente reclutabili.  E
 quali  sono? Sono gli intendimenti che sempre nei  dibattiti
 sociologici,  che  anche in quest Aula  sono  stati  portati
 avanti,   ma  mai sono stati messi in pratica, cioè  bisogna
 tagliare l'erba sotto i piedi.
      Voglio ricordare che fino a prima di questo Governo, la
 Sicilia  perdeva sempre i fondi di agenda 2000,  con  questo
 Governo la Sicilia è riuscita, soprattutto in quest'anno,  e
 nel  2002,  ad  impegnare il cento per cento  dei  fondi  di
 agenda  2000 e, quindi ad avere addirittura, anche il premio
 per essere riuscita a fare ciò.
         Questa   è  battaglia  morale   Questo  porta   alla
 diminuzione   della   disoccupazione;   questo   porta    al
 miglioramento delle condizioni generali della nostra  Terra,
 questo  porta  all'affrancamento; questo, in sintesi,  porta
 ad   una  svolta  nelle  condizioni  socio-economiche  della
 nostra  Regione  e,  quindi,  esso  stesso  rappresenta   un
 baluardo  alla  criminalità,  esso  stesso  rappresenta   un
 baluardo  ai tentativi di infiltrazione da parte dei  poteri
 mafiosi.
      Iil mio invito al Governatore, dunque,  è di confermare
 la  fiducia all'Assessore Castiglione. E il mio invio è alle
 forze  politiche tutte, di maggioranza e di opposizione,  ad
 affrontare  un  dibattito vero nei prossimi giorni  o  nelle
 prossime  settimane, in questo Parlamento,  sulla  questione
 morale allargata  secondo i principi che ho richiamato  poco
 fa.

   PRESDENTE.. E' iscritto a parlare l'onorevole Papania.  Ne
   ha facoltà.

    PAPANIA  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo non
 esista  una  questione  morale  allargata  e  una  questione
 morale  più  piccola.  L questioni di cui  stiamo  parlando,
 sono,  evidentemente di un certo interesse,  proprio  perché
 affrontano la questione morale più complessivamente.
   Io  non  voglio entrare nel merito di vicende  giudiziarie
 che   hanno   colpito  colleghi;  ma,  partendo  da   queste
 esperienze,  voglio riflettere sullo stato della democrazia,
 della  giustizia  e  della garanzia dei diritti.  Su  questi
 temi,  hanno  perso la vita uomini e donne; e  noi  dobbiamo
 essere  capaci  di costruire un futuro di civile  convivenza
 democratica.
     La  tutela  dei diritti è il rispetto delle  regole  per
 tutti.  Non  è  una denuncia che serve solo per  contrastare
 ogni  abuso. Ed il garantismo, quello vero, dovrebbe  essere
 sensibile ad una giustizia uguale per tutti, ed in grado  di
 limitare,  per  quanto  umanamente  possibile,  il  peso  di
 eventuali errori giudiziari.
   Garantismo  significa, in questo senso  storico  e  umano,
 tutela  dei  diritti individuali e collettivi attraverso  il
 rispetto delle regole. Noi dobbiamo stare, da Istituzione  e
 da  componenti  di questo prestigioso Parlamento,  in  prima
 fila; ma in prima fila come difensori di quella legalità  il
 cui valore è posto a tutela dei più deboli.
     Nel nostro Paese, la conquista di una soglia elevata  di
 tutela  della  legalità è stato il frutto di  una  battaglia
 aspra  e  sanguinosa  e vi si è arrivati  per  l'impegno  di
 donne  e  uomini coraggiosi, negli apparati  dello  Stato  e
 nella Magistratura in primo luogo,ma anche per l'impegno  di
 grandi forze politiche e di correnti culturali.
        Non  è un dato recente ma è un dato persistente della
 storia  nazionale  la lotta alla mafia  ed  alle  illegalità
 diffuse.  La  lotta per conquistare la legalità come  valore
 condiviso,  affermato, garantito dallo Stato è  stata  ed  è
 una  parte importante della storia di tutti e io dico  della
 storia  del  centro-sinistra, perciò  credo  sia  abbastanza
 comprensibile  che  il  valore  preminente  della  questione
 condizioni fortemente parte della nostra ispirazione.
      A  tanti è potuto apparire che nel lungo periodo di una
 'democrazia bloccata' a volte l'azione dei magistrati  fosse
 l'unico  modo di sindacare l'operato di una classe dirigente
 per  altro verso inamovibile, eppure, anche se tutto  questo
 ha   potuto   dare  luogo  ad  una  distorsione   in   senso
 giustizialista, credo che questo legame, la sintonia che  in
 quegli anni si è creata non fu frutto di un complotto  ma  è
 stata  la  scelta di cittadini, di gran parte dei cittadini,
 che  si  sono voluti collocare sul terreno dell'affermazione
 del  valore della legalità e la legalità è la prima garanzia
 al cittadino ed ai suoi diritti.
        In  questi  anni, penso, vi è stato un  incontro  dei
 cittadini con le forze migliori dello Stato, con le donne  e
 gli  uomini  che  non hanno rinunciato ad  affermare  questo
 valore,  con  la  civiltà  della  parte  più  consapevole  e
 coerente  della  magistratura  e  delle  forze  dell'ordine.
 Questa  sintonia ha costituito un valore importante che  non
 dobbiamo  disperdere e credo sia stato  uno  degli  elementi
 che  ha evitato che la crisi del vecchio sistema politico  e
 dei  partiti  sotto  il  peso delle accuse  travolgesse  nel
 nostro  Paese lo stato democratico. Dire questo  è  spiegare
 perché  il  nome  di  magistrati che  sono  caduti  lottando
 contro  la  mafia o contro il terrorismo o che hanno  pagato
 con   la  vita  o  con  persecuzioni  la  lotta  contro   la
 corruzione, suscita giustamente ammirazione ed emozione.
        Noi  sentiamo di dovere molto a queste persone  e  di
 dovere dire a mafiosi e corruttori che i sacrifici non  sono
 stati  inutili, sono serviti e servono a noi, a ciascuno  di
 noi.  Dire  questo  non  significa in  alcun  modo  che  non
 avvertiamo  oggi  il bisogno, nel momento  in  cui  muta  la
 realtà  del nostro Paese e si va costruendo un nuovo sistema
 democratico    fondato   -   speriamo   -   sul    principio
 dell'alternanza  delle  classi  dirigenti,   di   un   nuovo
 orizzonte  in cui la legalità non si disperda ma si  affermi
 in   modo  più  pieno,  meno  vincolato  alla  logica  della
 emergenza  e della contrapposizione, più attento a  tutti  i
 fenomeni presenti nella società che cresce.
      Dico  questo  per  arricchire  di  significato  e   per
 recuperare  quei  princìpi  di garanzia  e  di  libertà  che
 costituiscono  una parte importante delle  nostre  radici  e
 del   nostro  patrimonio  culturale.  Le  garanzie  per   il
 cittadino  non sono qualcosa che si contrappone al principio
 di  legalità  ma  ne sono parte costitutiva.  E'  un  valore
 indivisibile   che  significa  che  bisogna   perseguire   i
 corrotti,  che non ci deve essere impunità ma anche  che  si
 deve  rispettare  la  persona  e  si  devono  rispettare  le
 istituzioni democratiche.
      So  bene  anch'io che, ad esempio, una  violazione  del
 segreto   istruttorio  è  reato  molto  meno   grave   della
 corruzione  e  della  mafia  ma colpisce  la  dignità  e  la
 libertà  della persona ed anch'esso deve essere  perseguito,
 fa parte dello stesso principio di legalità.
        Ecco  perché  è sbagliato pensare di  fronte  ad  una
 questione di questo tipo che ci si debba schierare,  che  si
 debba  scegliere  da  che  parte  si  milita  come  in   una
 contrapposizione, noi difendiamo un principio e siamo  dalla
 parte   di   chi  afferma  questo  principio  in  tutte   le
 direzioni.
        Dobbiamo pensare che nella prospettiva i giudici sono
 garantiti  dalle leggi, non dal consenso dei cittadini,  non
 dal  sostegno  dei giornali, non dalla vicinanza  a  qualche
 partito.    Questo,   credo,   sia   un   punto   essenziale
 dell'affermazione di quella 'democrazia normale'  che  è  un
 grande traguardo per il Paese e per tutti; un traguardo  che
 ci  può  far leggere tutto in modo diverso, anche la  difesa
 delle garanzie per il cittadino che non possono essere,  non
 devono  essere  un  valore  che  viene  agitato  contro   la
 magistratura, ma dobbiamo fornire un quadro di garanzie  che
 eviti  scenari  di condanne emesse prima,  molto  prima  dei
 processi.
      Penso che dovremmo immaginare, anche da legislatori, da
 politici,  un  sistema  che riduca  lo  spazio  del  diritto
 penale,  che  affermi  quel  principio  del  diritto  penale
 minimo,  di  un  diritto  mite che deve  tutelare  i  valori
 fondamentali.
        Dovremmo far sì che il processo penale, nello spirito
 del  sistema accusatorio al quale siamo approdati ancora con
 insufficienza,  con  un  peso di  un  retaggio  culturale  e
 organizzativo  di  una  vecchia cultura  del  processo,  sia
 concepito  non  come  lotta contro fenomeni  patologici,  ma
 come   un   luogo  dove  ancora  si  debbono  accertare   le
 responsabilità  personali attraverso il  dibattimento  e  in
 uno spirito di rigore e di garanzia.
        Sullo  sfondo c'è quindi la necessità, che è delicata
 nel   momento  in  cui  si  afferma  questa  visione   della
 giustizia  penale,  di  tenere  conto  dei  problemi   della
 sicurezza  dei  cittadini e della difesa della  criminalità,
 ma  anche dell'idea di un diritto penale minimo in un  Paese
 che  ha  delicati problemi nella lotta contro quel  tipo  di
 criminalità organizzata che rappresenta la mafia.
      Certo,  non  si può abbassare la guardia, e  in  questi
 anni  non  è  stata  abbassata.  Lo  dicono  gli  importanti
 risultati  conseguiti  dalle  forze  dell'ordine   e   dalla
 magistratura, lo dice la lotta contro la mafia  e  le  altre
 forme   di  criminalità  organizzata.  Ma  è  nostro  dovere
 tentare  di  fare in modo, attraverso una seria  e  coerente
 azione  politica, di rendere più rispettate  e  rispettabili
 le istituzioni.
      Mi  pare evidente la necessità di una riflessione sulla
 questione morale, ma anche di sostenere l'opportunità di  un
 riordino  della  legislazione,  che  consenta  di  precisare
 quali  sono  le norme applicabili in un quadro  di  garanzia
 che   coinvolge  tutti  i  cittadini,  i  magistrati  e   le
 istituzioni.
      Il  punto  è quale idea della giustizia deve affermarsi
 nel   nostro  Paese.  Per  queste  ragioni   ritengo   utile
 l'approfondimento  sulla questione morale,  ma  non  intendo
 invocare  demoni  né coltivare idee di contrapposizione  tra
 politica   e   magistratura;  rispetto,   quindi,   per   la
 magistratura perché abbia tutti gli strumenti e le  garanzie
 utili  a prevenire per seguire, condannare, ma rispetto  per
 la   politica  e  per  le  istituzioni  democratiche  perché
 abbiano  la possibilità di esercitare il proprio  ruolo  con
 serenità ed equilibrio.
      Non mi inoltrerò nel giudizio morale che può riguardare
 Castiglione  o Cuffaro o Crisafulli. Sono stati  eletti  dai
 cittadini  e  la  sera dormono nelle loro case  con  i  loro
 figli  che  hanno  tanti diritti quanto i  miei  figli.  Che
 diritto  ho  io  di discutere le loro scelte? Continuerò  ad
 avere grande rispetto della magistratura, ma anche dei  miei
 colleghi  ed  a  ritenere  che le  questioni  giudiziarie  e
 quelle politiche debbano mantenersi distinte e distanti.
      Continuerò a ritenere che nessuno può disconoscere  che
 la  linea  di  contiguità tra il nobile e  l'ignobile  è  in
 questa terra talvolta esile e che non è facile scegliere  le
 parole  giuste,  ciò che bisogna dire e  che  bisogna  fare.
 Continuerò  a credere che le idee, i progetti,  i  programmi
 sono  ciò che fa governare o manda all'opposizione. Il resto
 è furbizia, malizia interpretativa, frode letteraria.
      Spero,  quindi,  che la magistratura assolva  presto  e
 bene  il suo compito e che noi intanto, in questa Assemblea,
 sappiamo  affrontare, come è nostro dovere,  i  compiti  che
 provengono dal nostro ruolo. Questo - credo - è ciò  che  si
 aspettano  i  cittadini  di  una  Sicilia  amara,  amata  ma
 redimibile e moderna.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  D'Antoni.
   Ne ha facoltà.

    D'ANTONI   Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  penso
 che  il  dibattito che oggi si sta svolgendo sia  abbastanza
 collegato  con  quello del luglio scorso, a proposito  della
 richiesta  che  abbiamo  fatto  al  Presidente  Cuffaro   di
 mantenere  il  suo compito, la sua funzione in  presenza  di
 una  indagine.  Penso,  però, che dovremmo  approfittare  di
 questo  dibattito,  seppur  brevemente,  per  allargare   le
 nostre  considerazioni su tre questioni,  per  quel  che  mi
 riguarda, assolutamente veloci.
      La  prima  questione,  che faceva  riferimento  a  quel
 dibattito,  è quale sia il confine tra il garantismo  ed  il
 giustizialismo,  perché purtroppo si tratta  di  un  confine
 molto  sottile,  in  questa  terra  in  particolare,  ma  in
 generale.  Spesso  ci ritroviamo tutti ad essere  garantisti
 in  presenza  di vicende nostre e ad essere meno  garantisti
 ed   a   sfiorare  il  giustizialismo  quando   le   vicende
 riguardano gli altri.
      O  scegliamo una strada o ne scegliamo un'altra;  penso
 che  l'unica che possiamo scegliere, nello stato di diritto,
 nel  rispetto dell'autonomia dei potere, sia la  strada  del
 garantismo e della Costituzione. Ogni cittadino è  innocente
 fino  al  terzo  grado  di giudizio. Se  noi  non  scegliamo
 questa strada, rischiamo autenticamente di immergerci in  un
 dibattito  stranissimo che c'è nel paese  che  è  quello  di
 fare  condanne  premature, di accusarsi a  vicenda,  di  non
 capire  che  il rispetto tra i poteri dello Stato presuppone
 questa garanzia senza la quale la deriva giustizialista  non
 salva  nessuno, prima o dopo ci si incappa. Non  c'è  niente
 da fare.
      Penso  che  il dibattito dell altra volta e  quello  di
 questa  mattina pongano alla Sicilia questo  problema  e  lo
 fanno    sollevare.  Questo  nostro  dibattito  è   migliore
 rispetto a quello  del  resto del Paese.
      E'  un segno che deve farci riflettere perché vuol dire
 che  noi siamo consapevoli di un passaggio delicato  per  la
 Sicilia, perché su questo fronte si gioca la possibilità  di
 un  riscatto  della nostra regione con tutto quello  che  ha
 passato  negli  anni  e con tutto quello  che  noi  speriamo
 possa,  invece,  aspirare nel corso del suo futuro.
      Se  tutti  insieme, rispettiamo il compito  dei  poteri
 dello  Stato e, quindi, della magistratura e se  noi,  tutti
 insieme,  riteniamo che sia fondamentale la  presunzione  di
 innocenza,  abbiamo un ulteriore elemento; coloro  che  sono
 responsabili  delle istituzioni devono  dare  di  più;   'la
 moglie di Cesare deve essere comunque senza pregiudizi'.
      E'  su  questo  terreno  che noi dobbiamo  confrontarci
 perché  siccome   e nessuno ci può smentire - questi  nostri
 amici   sono  assolutamente  innocenti,  per  quel  che   ci
 riguarda, hanno il dovere della moglie di Cesare e,  quindi,
 il  nostro dovere lo hanno anche coloro che indagano.
      Il rapporto tra le istituzioni è un rapporto di parità.
 Noi  dobbiamo sentire tanta responsabilità quanta ne debbano
 sentire loro. Spesso sfugge questo passaggio delicato. .
      Tutti   invochiamo    comportamenti  lineari,   abbiamo
 chiesto  al  Presidente Cuffaro di fare  un  sacrificio,  di
 rimanere, come oggi chiediamo all'onorevole Castiglione,  in
 coerenza  con  questo mandato e con il mandato popolare,  ad
 assolvere  il loro compito, ma sappiamo altrettanto  che  la
 velocità  della  giustizia, il  rapporto  tra  questo  e  il
 giudizio   delle   persone  è  indispensabile.   L'onorevole
 Cracolici  faceva distinzione tra chi ha più  sensibilità  e
 chi ne ha  meno.
      Ho  molta simpatia per l'onorevole Crisafulli e per  il
 modo  in  cui si è comportato; ma l'onorevole Crisafulli  ha
 esattamente giudicato da solo questi comportamenti. Io  l'ho
 apprezzato  quando si è autosospeso ma l'ho anche apprezzato
 quando  ha  sospeso la sua autosospensione  perché,  a  quel
 punto,  ha  deciso  da  solo  dopo  un  interrogatorio.   Io
 aggiungo, giustamente. Non c'è una differenza, non  c'è  una
 superiorità  che  è  una  cosa della quale  dobbiamo  sempre
 preoccuparci.
      C'è  un  comportamento lineare. Quello che vale per  il
 Presidente  Cuffaro  vale per l'onorevole  Crisafulli,  vale
 per  l'onorevole Castiglione. Penso che questa regione abbia
 il    diritto-dovere   di   difendere   l Istituzione    che
 rappresenta   nei  confronti  del  popolo  e   di   chiedere
 all'altra  istituzione che rispetta, di  essere  altrettanto
 responsabile   proprio  perché  da  questo  ne   deriva   la
 credibilità  delle reciproche istituzioni  e  ne  deriva  un
 dibattito  alto, forte, reale che possa trasformare  non  la
 banalità,  come  spesso  avviene a  livello  nazionale,  ma,
 invece,  una  questione più delicata quella  della  Sicilia,
 che  è  la  questione del far politica  in  Sicilia  da  cui
 nessuno può uscire.
        La  Sicilia  attraversa  una fase  delicatissima;  la
 questione  del far politica è un problema reale. Qual  è  il
 rapporto  di  consenso  tra un politico  e  i  cittadini  di
 questa  Regione? Come si affronta il rischio  del  consenso?
 Chi  garantisce dal rischio del consenso, dagli incontri che
 fai,   dalle  persone  che  ti  stringono  la  mano,   dalle
 fotografie  che  ti  fanno, chi c'è, un'autorità?  Io  sento
 certi  giustizialisti che hanno la verità in  tasca,  ma  la
 politica  è ben altro  E' passione, ma è, come ben sappiamo,
 confronto, misurazione con le persone ad uno ad uno,  con  i
 loro bisogni, con la loro discussione.
      Certo,  tutti auspichiamo che, finalmente, la  politica
 diventi  quello  che  abbiamo letto nei manuali:  'che  ogni
 bisogno  individuale diventi una meta collettiva' e che  non
 ci  sia  più  la  processione del bisogno  individuale  che,
 essendo    una   meta   collettiva,   riguardi   i    nostri
 comportamenti  da  forze  politiche  e  da  uomini  e  donne
 politiche,  ma tutti sappiamo che questo confine ancora  non
 c'è.  Tutti vorremmo che quello che riteniamo sia un favore,
 che  ci  viene  costantemente chiesto  sia  invece,  come  è
 giusto  che  sia,  un diritto a qualcosa di  necessario,  il
 diritto  al  lavoro, alla casa, alle questioni  fondamentali
 di questa terra.
      Penso che non ci siano maestri e discepoli, che qui c'è
 un  modo  di  far politica che dobbiamo comprendere  da  cui
 dobbiamo  necessariamente capire  i  rischi  che  tutti  noi
 corriamo.  Che  ci  siano  questi  grandi  scienziati  della
 politica  che  ci diano  grandi lezioni sul modo  giusto  di
 far  politica, non è un modo corretto, perché  quello  è  il
 modo  elitario, è il modo signorile, è il modo delle  grandi
 famiglie,  è  il  modo  ottocentesco  cui  vorrebbero  farci
 ritornare  tutti,  è  quello  dove  ci  sono  due,  tre  che
 decidono mentre gli altri non scelgono nulla; si vota  senza
 preferenza, il popolo non c'entra più: ci sono tre,  quattro
 che  decidono  per tutti; le tre grandi famiglie  di  questo
 Paese   Se  sei  fortunato e capiti nel  casato  giusto  hai
 futuro; se sei sfortunato a quel punto ci penseranno loro.
      Questo è il contrario della politica, è il contrario di
 quello che noi intendiamo per rapporto con le persone, è  il
 contrario    dell'immagine   che   costantemente    dobbiamo
 riguadagnare  e  qui  sta la battaglia, ma  riguarda  tutti
 Riguarda   maggioranza  ed  opposizione  oggi  che   possono
 cambiare  in una logica di alternanza, riguarda  le  singole
 forze politiche, riguarda una concezione del far politica.
      Infine,  c'è un rapporto fra questo e l'immagine  della
 nostra  terra, che viene costantemente sottovalutato. Alcuni
 giornalisti  nel  corso  di questi  mesi  hanno  scritto  in
 alcuni  settimanali  importanti:  Siciliani,  ribellatevi  ,
 come  dire  che  di  fronte ad un reato che  non  è  neanche
 previsto  dai codici, ma solo dalla giurisprudenza, dovremmo
 creare    una   specie  di  lega  del  Sud.   Trovo   questo
 assolutamente   inadeguato  alla   storia,   alla   civiltà,
 all'immagine della nostra terra.
      Dobbiamo  essere rispettosi della storia, dell'immagine
 della  nostra  terra.  Però,  proprio  per  questo  dobbiamo
 indicare l'immagine a tutti; dobbiamo sapere qual è il  tipo
 di  riscatto  che tutti noi dobbiamo mettere  in  moto,  che
 cosa   ne  deriva.  Vi  do  un  solo  dato:   guardate,   la
 differenza  fra  la 'Piovra' che ci massacrò  per  anni  con
 quel  tipo di telefilm terribile che andò in onda  in  tutto
 il  mondo  e  fece della Sicilia il regno di tutti  i  mali;
 mentre  un  telefilm  fatto veramente bene,  con  gusto,  il
 Commissario  Montalbano, da cui si  deriva  che  ci  sono  i
 delinquenti,  ma c'è la polizia, c'è uno Stato che  funziona
 che fa il suo dovere con tutti i rischi del caso...

       CRACOLICI   Onorevole D'Antoni,  non  lo  dica  perché
 l'onorevole Micciché considera il commissario Montalbano  un
 pericoloso comunista

       D'ANTONI    Non  so  l'onorevole  Miccichè   come   lo
 consideri,  però quello che mi riguarda è che  dall'immagine
 di  quello  che  ha  fatto  il  commissario  Montalbano  nei
 telefilm  la  Sicilia  ne  è  uscita  bene  ed  ho  un  dato
 impressionante:  prima venivano in Sicilia un  certo  numero
 di  svedesi ma dopo che il telefilm è stato proiettato nelle
 televisioni svedesi,  si sono  quintuplicati.
      Penso  che  da  questo ne derivi la conclusione  a  cui
 voglio  arrivare: se lavoriamo tutti insieme per l'immagine,
 nel  rispetto  dei ruoli, se tutti insieme non approfittiamo
 delle  disgrazie  altrui, ma ci convinciamo  che  esiste  un
 terreno  vero,  che  è la politica, che  è  il  consenso,  i
 cittadini    scelgono   e   scelgono    liberamente    senza
 approfittare  della  disgrazia  altrui  su  questo  terreno,
 lavoriamo  anche  per  l'immagine della  Sicilia  e  facendo
 questo  il Governo, per quello che fa, per come si comporta,
 per  i  suoi cambiamenti, per il  dibattito che deve  avere,
 non  deve essere assolutamente giudicato perché può  appunto
 incorrere  -  il  Governo, l'opposizione - in  indagini  che
 speriamo  si  concludano  con  l'assoluta  innocenza   degli
 interessati.
        Quindi, la questione ritorna alla politica. Penso che
 l Assemblea  debba  avere  un sussulto  di  politica,  debba
 rivendicarla   pienamente.  Dobbiamo  dare   della   Sicilia
 un'immagine   positiva   e  del  modo   di   fare   politica
 un'immagine  popolare, perché altrimenti cadiamo  nel  gioco
 altrui,  quelli  che ci vogliono cancellare,  cancellare  la
 Sicilia,   considerarci   tutti   com'era   una   volta   in
 quell'immagine geografica, metterci da parte e a quel  punto
 scavalcarci,  andare nel Mediterraneo,  andare  oltre  e,  a
 quel  punto,  penso  che  non  avremo  fatto  veramente   un
 servizio  a  noi  stessi ma soltanto a chi  ci  vuole  male.
 Penso  che  noi dobbiamo volerci bene, come la Sicilia  deve
 volersi bene.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole  Incardona.
   Ne ha facoltà.

    INCARDONA   Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  dopo
 gli  interventi che si sono succeduti penso che si  possa  a
 questo  punto  individuare  il massimo  comune  divisore  di
 tutti gli interventi e, quindi, tentare una sintesi.
     Mi pare che da tutti gli interventi, a partire da quello
 dell'onorevole     Cracolici    all'ultimo    dell'onorevole
 D'Antoni,   sia  emersa  l'esigenza  che  questa   Assemblea
 affronti  la  questione morale con rinnovato vigore  ma,  al
 tempo  stesso, cercando di affermare delle regole che  diano
 quel   senso  di  certezza,  quella  chiarezza   al   popolo
 siciliano  e, soprattutto, che diano un contributo  vero  ed
 effettivo  alla  risoluzione  della  questione  morale   che
 investe  la  politica  in Sicilia e  che  è  al  centro  del
 dibattito della politica di tutto il Paese.
     Ecco perché non mi soffermo - anche perché tutto è stato
 detto  - nel merito della questione ma prendo la parola  per
 fare  una  proposta  che, però, deve  essere  fatta  propria
 dall'Aula  se  essa lo riterrà opportuno. Questo  dibattito,
 naturalmente,  non potrà occuparsi della singola  questione,
 e  mi riferisco, quindi, al caso odierno, alla questione che
 riguarda   l'onorevole   Castiglione,   ma   dovrà    essere
 affrontato in maniera complessiva.
   Se  l'Aula  lo vorrà, se lo riterrà opportuno,  penso  che
 questo  dibattito potrà proseguire in seno alla  Commissione
 regionale    antimafia   in   cui   tutte   le    componenti
 dell'Assemblea presenti, possano puntualizzare e trovare  un
 momento  di  confronto  e   mi auguro  di  sintesi  che  può
 portare  ad  un  documento comune di tutta  l'Assemblea  che
 fissi  dei  paletti, delle regole, che dia,  quindi,  quelle
 certezze  di  cui i siciliani hanno bisogno e,  soprattutto,
 che  è  necessario  stabilire proprio per  ricordare  quelle
 vittime a cui faceva riferimento l'onorevole Papania  quando
 appunto  ricordava  quante  vittime  ci  sono  state,  hanno
 lastricato  le  strade  della  Sicilia  di  sangue,  vittime
 innocenti.
     Penso  che  se  l'Aula farà propria questa  proposta  il
 dibattito potrà continuare ed alla fine del dibattito  nella
 Commissione, la stessa potrà relazionare le varie  posizioni
 che  si saranno nel frattempo chiarite, individuate e, nella
 migliore  delle ipotesi, si potrà arrivare ad  un  documento
 comune  ma  nella  peggiore  si  arriverà  a  dei  documenti
 separati  per  ciascuna forza politica  che  daranno  l'idea
 precisa di come ciascuno intenda affrontare situazioni  come
 quelle   che   hanno  riguardato  e  che   riguardano   oggi
 rappresentanti  di  Governo cercando, quindi,  di  stabilire
 delle regole che valgano per oggi ma che varranno anche  per
 il futuro

    SPEZIALE . Ci sono già queste regole

    INCARDONA  ...ed  evitando così  possibili  speculazioni,
 evitando possibili prese di posizione strumentali.
   Queste  regole ci sono ma, evidentemente, se questo codice
 è   stato   già   votato  nel  1993  e  se  noi   dibattiamo
 continuamente   tali   questioni,  evidentemente   c'è   una
 necessità,  l'Assemblea, dal numero delle sedute che  dedica
 a   questo   tema,  dal  dibattito  che  c'è  sui  giornali,
 evidentemente c'è la necessità e l'opportunità  di  rivedere
 il  codice  di autoregolamentazione che possa trovare  tutti
 d'accordo  e, quindi, dare una certezza e una regola  comune
 a tutte le ipotesi che man mano si vanno presentando.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne
   ha facoltà.

    ACIERNO  Onorevole Castiglione, mi rendo conto che  anche
 per  lei  oggi  non deve essere una giornata  felice.  Però,
 oramai ci stiamo quasi abituando a dovere passare parte  del
 nostro  tempo  a discuterci addosso riprendendo  sempre  gli
 stessi  argomenti, ma poi di fatto senza  mai  produrre  una
 vera  soluzione,  quindi dando coerenza  alle  cose  che  in
 quest'Aula tentiamo di dire.
      E se non fosse che io la conosco sotto il profilo umano
 e  personale  probabilmente oggi sarei qui a chiederle  come
 altri  vorrebbero  di  prendere  delle  posizioni,  io  sono
 sereno   nell'averla   Assessore   di   questo   Governo   e
 Vicepresidente  di  questa Regione, con la  stessa  serenità
 che  gli  stessi promotori della mozione nei suoi  confronti
 hanno  avuto  quando lei è stato nominato Assessore,  quando
 lei  è  stato nominato Vicepresidente di questa  Regione,  e
 c'erano  dei fatti che facevano parte di un suo  passato  ma
 che erano già presenti all'inizio di questa legislatura.
      Eppure  mi  pare  che  dai  banchi  del  centrosinistra
 nessuna  mozione  è stata sollevata nei suoi  confronti,  né
 cambia  oggi,  per quanto mi riguarda, io che  da  cittadino
 italiano ho sempre, non solo rispettato la magistratura,  ma
 ho  sempre  avuto fiducia nella magistratura, ma  ho  sempre
 rispettato le leggi.
      E   nel  nostro  ordinamento  ancora  oggi,  perché  il
 legislatore  ha  ritenuto di non doverlo  modificare,  si  è
 innocenti   sino   a   quando  una  sentenza   non   diventa
 definitiva.
      Vero  è  che abbiamo avuto una grande incapacità,  come
 spesso  accade in terra di Sicilia, allorquando la  politica
 ha  paura di se stessa e abbiamo provveduto a processare  in
 pochi  minuti  la storia di un uomo come Bartolo  Pellegrino
 che  avrebbe  tutto  il  diritto di potere  sedere  oggi  in
 quest'Aula, per potere anche lui difendere le ragioni  della
 politica.
      Ma  mi  rendo  conto e, lo ricordo a me stesso  che  ho
 avuto   la  fortuna  di  fare  degli  studi  in  una  scuola
 cattolica,  che c'è stato un grande Uomo che è  sceso  sulla
 terra    a    risolvere   il   nostro   problema   facendosi
 crocifiggere, e in questo governo c'è stato chi  ha  risolto
 il  problema  del  peccato originale  e  si  chiama  Bartolo
 Pellegrino.
     Ma va bene così.
      Però,  onorevole  Castiglione, lei  si  trova  oggi  in
 un'Aula  che  pretende di poter parlare  di  rispetto  delle
 regole  in un'Aula dove le regole sono quasi quotidianamente
 calpestate.
  Mi  chiedo:  non bisogna avere un minimo di pudore  a  salire  su
 questo  scranno e parlare di rispetto delle regole,  di  questione
 morale? Cosa é il rispetto della regola? Il rispetto della  regola
 é la sua applicazione: scriverla, applicarla e poi rispettarla.
  Ma  come  si può rispettare una regola, quando ci viene insegnato
 di violarla continuamente? Quante volte sono dovuto intervenire in
 quest'Aula  per  rivendicare un sacrosanto diritto  sancito  dalle
 regole  di  questa Assemblea che dà al Gruppo di Nuova Sicilia  un
 rappresentante  nell'Ufficio di Presidenza e,  puntualmente,  sono
 stato calpestato dalla violazione delle regole
  E  poi  dovrei venire qui a chiedere il rispetto delle regole?  E
 come  si può parlare di rispetto delle regole quando oggi  c'é  un
 segretario  dell Ufficio di Presidenza che  firma  il  verbale  di
 questa  seduta,  della  seduta in cui si  dovrebbe  dibattere  del
 rispetto  delle regole, il quale in palese violazione  del  nostro
 Regolamento  riveste un ruolo che non gli é dovuto, e  firmerà  il
 verbale della seduta della questione morale?
  Ma dove vi trovate? Forse pensate che quando vi trovate qui siete
 nella  pubblica  piazza? Qualcuno pensa che può salire  in  questo
 scranno,  fare  il  moralista e dettare le regole comportamentali,
 quando  non  ha  neanche coscienza che chi  regolamenta  l'uso  di
 questo microfono, spesso e volentieri, calpesta le regole.
  Trascorrerò in questa Aula i prossimi tre anni - mi  auguro  -  e
 non smetterò di fare la battaglia che ho sempre fatto. Ne ho avuto
 il  coraggio  come Presidente del Gruppo Misto, e mi  dispiace  di
 parlare  del grande latitante di questa Aula,  cioè dell'onorevole
 Orlando che, spesso e volentieri, dà lezioni di morale a tutti  e,
 però,  poi  nello  svolgere il suo ruolo di  deputato  non  é  mai
 presente.  Ma, anche lì, gli abbiamo consentito noi di  calpestare
 le  regole, poiché, dopo avere giurato in Aula per la sua funzione
 di   deputato  regionale,  gli  abbiamo  consentito,   in   palese
 violazione  delle  regole,  di  non  essere  assegnato  ad  alcuna
 Commissione  legislativa, creando un precedente gravissimo,  dando
 titolo a novanta deputati di mettere per iscritto: caro Presidente
 dell'Assemblea,   io  non  voglio  essere  inserito   in   nessuna
 Commissione legislativa.
  Questo  abbiamo fatto e lo abbiamo fatto tutti; nessuno ha  avuto
 il  coraggio  di  alzarsi in Aula, se non io, a denunciare  questi
 fatti,  a farli scrivere a verbale, perché la storia deve rimanere
 scritta, in quanto domani la gente potrebbe dimenticare.
  Pertanto, chiedo ai miei colleghi deputati, non é un problema  di
 centro-destra,  di centro-sinistra: che senso ha dire   ammazziamo
 politicamente     l'onorevole    Castiglione,    facciamo    fuori
 politicamente Pellegrino  Il problema è che noi siamo politici  ed
 abbiamo  il diritto di fare il nostro mestiere nelle strade  della
 Sicilia e questo non ci é consentito in quanto se io stasera  sono
 a  cena  con  un  imprenditore che poi viene  arrestato,  rischio,
 domani, di essere invischiato in una storia che non mi appartiene.
  Dobbiamo  chiedere ed ottenere la possibilità di  fare  politica;
 certo  c'é anche chi utilizza la politica per fare cose diverse  e
 fuori  dalle regole. Io, però, ho avuto il coraggio, ad inizio  di
 legislatura,  di  presentare una norma al  fine  di  estendere  ai
 consiglieri   regionali   e  ai  deputati   regionali   l'immunità
 parlamentare che é dovuta al legislatore, perché avendo svolto  il
 ruolo  di  legislatore nazionale per otto anni, so cosa  significa
 predisporre una norma di legge. Voglio essere garantito che quando
 parlo  al  telefono con i miei consulenti per farmi  suggerire  le
 tecniche  per  la  scrittura  di  una  norma,  non  voglio  essere
 ascoltato.  Non  voglio  che nessuno possa anticipare  una  scelta
 programmatica  e  politica, e ho il diritto sacrosanto  di  essere
 garantino  in  quanto  legislatore e non  perché  non  voglio  che
 vengano ascoltate le mie telefonate con il mafioso di turno.
  Noi  non  abbiamo il coraggio di dire tutto ciò,  abbiamo  sempre
 paura,  sembra  quasi  che stiamo sempre con  la  mano  dentro  il
 barattolo della marmellata. Io no
  Quindi, le dico e le grido e continuerò a gridarle, fino forse ad
 arrivare  al  convincimento che, alla fine di questa  legislatura,
 tornerò  a lavorare e  smetterò di fare politica perché se  questo
 significa  fare  politica, scusatemi, vuol dire  che  non  abbiamo
 capito nulla.

   PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale.  Ne  ha
 facoltà.

   SPEZIALE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che  lei,
 signor Presidente,  ha permesso di andare oltre la discussione che
 strettamente  riguardava  la mozione, già illustrata  egregiamente
 dal  segretario regionale del mio partito, e ha consentito che  si
 sviluppasse un dibattito più ampio, mi sono sentito in  dovere  di
 intervenire perché lo ritengo un dibattito fatto di luoghi comuni,
 un  dibattito fatto di cose scontate, un dibattito fatto in  larga
 parte  dal  tentativo di introdurre argomenti che sono  fuori  dal
 testo della mozione  e ciò al fine di annacquare una posizione che
 ritengo grave per i motivi che tenterò di illustrare.
  Si  pensa  che in Sicilia, onorevole D'antoni, i confini  tra  il
 lecito  e l'illecito siano invisibili; ma si è mai chiesto  quanti
 nel  suo  sindacato, facendo ogni giorno la battaglia dei  diritti
 dei  cantieri di lavoro, hanno perfettamente distinto il lecito  e
 l'illecito? Ci siamo mai chiesti quanti sono i siciliani che hanno
 sposato e fatto propria, la stragrande maggioranza, l'idea di  una
 Sicilia  in  cui  non  possa  comandare l'illecito,  l'illegalità,
 l'intreccio tra l'illegalità e la mafia? I siciliani sono milioni.
  Quando  noi parliamo di questo dobbiamo avere rispetto per questi
 milioni  di siciliani; non ci sto al tentativo di annacquare.  Non
 ci sto a che l'uomo pubblico sia un uomo che si può incontrare con
 chiunque   Non  ci sto che l'uomo pubblico in sè possa  incorrere,
 anche   involontariamente,  ad  avere  contatti  con   le   azioni
 criminali;  in quanto io, proveniente dalla sua stessa  Provincia,
 so  perfettamente, Comune per Comune, quale sia  la  storia  della
 mafia,  il  suo  divenire, il suo modo  di  affermarsi  e  il  suo
 intrecciarsi  con  le forze politiche, con gli uomini  e  con  gli
 interessi.
  Non  è  vero,  quindi, che noi siamo di fronte  ad  un  illecito-
 confine  sconosciuto;  siamo  di  fronte  ad  un  confine  che  ha
 determinato  grandi  battaglie, che ha determinato  morti  tra  le
 forze  dell'ordine e nella magistratura e che ha  determinato  una
 sintonia con l'essere della Sicilia. Non è affatto vero quello che
 voi  tentate di rappresentare, che c è solo un'altra Sicilia fatta
 di  gente laboriosa, di gente che vuole vivere nella legalità, che
 vuole  vivere estraniandosi dai rapporti e dall'intreccio mafioso,
 che  vuole combattere a viso aperto la mafia. A questa Sicilia noi
 dobbiamo  sapere  qual è il livello e la soglia di  moralità  alla
 quale  noi dobbiamo saper corrispondere; ecco perché non condivido
 questi  ragionamenti, tendenti, in qualche modo,  a  camuffare  la
 vicenda in sè rispetto alle questioni che ci ritroviamo davanti.
  Noi  abbiamo  seguìto  - lo dico al Presidente  della  Regione  e
 all'amico  Leontini - una linea rigorosa, mentre il  centro-destra
 ha   atteggiamenti   sulle   vicende   giudiziarie   che   destano
 preoccupazione: avete gridato al garantismo. Ora vi dimostro  qual
 è  il  vostro  garantismo  e inizio con la vicenda  dell onorevole
 Castiglione. Quando era assessore all'industria - a quell epoca ci
 si  apprestava a predisporre la legge numero 5, una legge  che  io
 fra l'altro considero fra le più importante in assoluto, forse  la
 più   importante  fatta  dalla  Regione  siciliana,  che  tagliava
 finalmente  i  ponti con la Sicilia imprenditrice, nel  senso  che
 permetteva  la  dismissione degli enti, la  privatizzazione  degli
 stessi, che è stata avviata durante il Governo Capodicasa e che ha
 subìto  rallentamenti con i governi successivi (adesso non  voglio
 parlare di questioni specifiche) -   l onorevole Castiglione venne
 arrestato,  perché colpito da un avviso di garanzia.
  Deve  applicarsi  una  legge  che, in relazione  all imputazione,
 automaticamente lo rimuove dalla carica di deputato. Il tempo  per
 rimuoverlo non c'è, poiché il legislatore non attende i tre  gradi
 di  giudizio:  se  un nostro collega parlamentare viene  arrestato
 viene rimosso in forza della legge attuale, non è vero che ci sono
 3  gradi  di giudizio.  Poi, nel momento in cui può esercitare  il
 suo  diritto  di  parlamentare viene  reintegrato.  L arresto,  in
 presenza di un avviso di garanzia, si giustifica perché secondo il
 magistrato  concorrevano  gli altri due elementi:  il  rischio  di
 inquinamento delle prove o il pericolo di fuga.
  Dopo   qualche  giorno  l'onorevole  Castiglione  viene  lasciato
 libero,  non  so  quanti giorni siano stati, dieci  giorni,  e  in
 quella situazione il Polo delle Libertà, onorevole Leontini,  dopo
 che  l'onorevole Capodicasa, Presidente della Regione,  e  con  la
 lettera  fatta dall'onorevole Castiglione all'onorevole Capodicasa
 si  era  autosospeso  dall'incarico e  con  atto  proprio  l'aveva
 sospeso  dalle funzioni, il Polo presenta una mozione di  sfiducia
 nei  confronti dell'onorevole Castiglione. Presenta,  quindi,  una
 mozione  di  sfiducia in presenza del fatto che  in  quel  momento
 l'onorevole  Castiglione era soltanto avvisato, esattamente  nella
 stessa  fattispecie  in  cui si trova  oggi  il  Presidente  della
 Regione.
  Noi sostenemmo allora - e abbiamo sostenuto nel dibattito che  ha
 riguardato  direttamente il Presidente della Regione, che  poi  ha
 coinvolto  un  autorevole  esponente  del  nostro  partito  -  che
 l'avviso  di  garanzia è uno strumento a tutela dell'indagato.  Le
 oscillazioni,   l'uso  delle  vicende  giudiziarie   per   colpire
 avversari  politici,  quindi,  non  fa  parte  della  cultura  che
 qualcuno tenta di ascrivere al centro-sinistra o alla sinistra.
  Stamattina,  sulla  stampa, sono apparse  le  dichiarazioni  rese
 dallo  stesso onorevole Castiglione, che devono, comunque,  essere
 oggetto  di  un  approfondimento e di  una  discussione,  che  non
 possono essere tralasciate. Infatti,  non parla uno qualsiasi,  ma
 parla  il  Vicepresidente della Regione e parla nella  qualità  di
 esponente  più autorevole della forza più rappresentativa:  quella
 di Forza Italia.
    Tuttavia, voglio seguire ancora il ragionamento logico. In quel
 momento,   noi  abbiamo  assunto  un  atteggiamento  di  garanzia:
 l'onorevole  Castiglione,  in forza  del  principio  di  garanzia,
 subisce  un  procedimento  che  lo porta  al  rinvio  a  giudizio;
 l'onorevole  Castiglione chiede il rito abbreviato, si  svolge  il
 dibattimento e l'onorevole Castiglione viene condannato.
  La  garanzia  è,  ovviamente,  fino a quando non  si  subisce  la
 condanna,  ma  nel  momento  in cui  si  subisce  la  condanna  il
 ragionamento va capovolto.
  E  qual  è la garanzia in questo caso per le Istituzioni? Intendo
 seguirla,  onorevole D Antoni, nel ragionamento.  Noi  auspichiamo
 che  una  persona si possa difendere nei processi,  così  come  ha
 detto  un  suo  autorevole collega di partito, un esponente  della
 Democrazia  cristiana, e l'onorevole Castiglione si è  difeso  nel
 processo, fino a quel momento, con tutti gli strumenti di garanzia
 per un imputato.
  Noi  non  abbiamo  mai  mosso  una critica.  E  rispondo  a  lei,
 onorevole  Acierno, quando si chiedeva del perché,  all'inizio  di
 questa   legislatura,   la  sinistra  non  avesse   mosso   alcuna
 obiezione;  la  risposta sta  proprio nel rispetto delle  garanzie
 dell'imputato.
  Adesso  la condizione dell'onorevole Castiglione si è trasformata
 da  imputato a condannato. Vorrei fare un ragionamento ancora  più
 esteso.  Se  un  provvedimento di questo tipo  dovesse  riguardare
 altri cinque, sei o sette componenti della Giunta, la garanzia per
 il  popolo  siciliano,  per  quella Sicilia  che  vuole  legalità,
 trasparenza, che di giorno fatica e lavora, quale sarebbe?  Perché
 noi siamo rappresentanti di quella Sicilia.
  Ecco  perché abbiamo posto il problema e avremmo desiderato, cosa
 che  ho detto anche sul piano personale all'onorevole Castiglione,
 che  lo stesso onorevole avesse tolto dall'imbarazzo il Presidente
 della Regione e l'intero Parlamento.
  Invece,  stamattina,  sono  venute  fuori  qui  alcune  tesi  che
 personalmente ritengo ricattatorie, frutto di uno scontro  interno
 alla maggioranza. Prima tesi, sostenuta dall'onorevole Leontini  e
 che   riassumo  brevemente:   Allora  noi  (Polo  delle   Libertà)
 presentammo  la  mozione di sfiducia nei confronti  dell'onorevole
 Castiglione  perchè  inquisito per  turbativa  d'asta  e  concorso
 esterno .   La  natura  del  reato,  sostanzialmente,   ha   detto
 l'onorevole  Leontini stamattina,  ci ha imposto di presentare  la
 mozione di sfiducia.

   LEONTINI  Non ho detto questo

   SPEZIALE   Hai  detto esattamente questo. Se non  è  un  attacco
 indiretto  questo, e poi continuo, alla vicenda  che  riguarda  il
 Presidente  della  Regione, non capisco quale  sia  l'attacco  più
 vistoso.  Si è sostenuta una tesi che viene confermata  ed  estesa
 poi  da  un intervista che l'onorevole Castiglione  ha  rilasciato
 stamattina,  che  io  intendo riportare - non  so  se  i  colleghi
 l'hanno letto.
  Nella  fase finale il giornalista chiede:  Lo attende un giudizio
 di  secondo grado e non le è stata concessa la condizionale per la
 condanna  a  dieci  mesi. E' preoccupato? .  Risponde  l'onorevole
 Castiglione:   No.  Anche questo è incredibile,  ma  sono  sereno.
 Confesso  che mi sarei dimesso se fossi stato rinviato a  giudizio
 per   il  concorso esterno. Quello è un reato serio, ma  ho  avuto
 fiducia  nella  Magistratura  e ho  fatto  bene".  Il  giornalista
 chiede: "Il Presidente Cuffaro è accusato di quel reato, se  fosse
 rinviato a giudizio, secondo lei, dovrebbe dunque dimettersi?". La
 risposta:  "Sono convinto della assoluta innocenza del  Presidente
 della  Regione. Non accadrà. Parlo per me. Io avrei lasciato.  No,
 io lascerei nel caso in cui....".
  C'è,  quindi,  onorevole Cuffaro, un problema  che  attiene  alla
 qualità  del  rapporto  interno  alla  maggioranza.  Un  gioco  di
 reciproci  ricatti  che  hanno permesso alle  forze  politiche  di
 utilizzare,  nella  prima  fase,  lo  strumento  di  ricatto   nei
 confronti  degli  onorevoli Castiglione e  Firarrello,  forse  per
 spostarlo  e  contribuire  a smantellare  il  Governo  di  centro-
 sinistra,  e  oggi  per tentare un operazione a largo  raggio  per
 dire:  "non si tocca niente, Presidente siamo nelle tue  mani,  ma
 sappi  che  tu  sei sottoposto a ricatto". Ciò è quanto  si  legge
 dalle  carte:  il Presidente della Regione non è libero  di  poter
 decidere, in forza di un dibattito, di un orientamento,  ma  anche
 in forza delle proprie convinzioni, quando anche fossero quelle di
 mettere  al riparo la Pubblica amministrazione ed il Governo.  C'è
 un   elemento  pesantemente  ricattatorio  che  io  avverto  e  ho
 avvistato  negli interventi sia dell onorevole Leontini sia  nelle
 dichiarazioni rese dal vicepresidente della Regione.
  A  questo punto, vorrei solo fare alcune osservazioni di  merito.
 La   prima,   onorevole   Presidente  della   Regione,   onorevole
 Castiglione: la legge numero 55 prescrive che se lei ha confermata
 la stessa condanna in secondo grado, non quella a 24 mesi, non può
 più  fare  l'Assessore. Lei sa perfettamente che non  arriverà  in
 secondo  grado  perché  c'è  la possibilità  che  il  reato  venga
 prescritto per scadenza dei termini.

   CASTIGLIONE   vicepresidente  della  Regione  e  Assessore   per
 l agricoltura  e  le  foreste. Sarà fatto fra  due  mesi.  Ho  già
 richiesto la procedura d'urgenza.

   SPEZIALE  Continuo le mie osservazioni,  avendo discusso  questa
 mattina e sentito in modo accorato i due interventi dell onorevole
 D'Antoni e Leontini, ed esattamente quello dell onorevole Leontini
 che si chiede quale sia la soglia di moralità.
  Io  penso che la soglia di moralità per un uomo pubblico rispetto
 ad  un  cittadino qualsiasi sia sempre appena prima di quello  che
 prevede  la  norma;  la  norma prevede  che  ove  il  reato  fosse
 confermato,  l'onorevole Castiglione non potrebbe più  sedere  nei
 banchi del Governo.
  Non  vogliamo  arrivare alla moglie di Cesare per  essere  al  di
 sopra  di ogni sospetto: vogliamo arrivare soltanto ad una  soglia
 prossima  al livello in cui interviene la legge in modo tassativo.
 Vogliamo  affermare  questo livello di  soglia  di  moralità,  per
 rispondere a quella Sicilia di cui abbiamo parlato.
  Ecco  perché, Presidente della Regione, facciamo appello a lei  -
 perché  il  fatto  che  l'elezione diretta  del  Presidente  della
 Regione  le ha imposto la possibilità di procedere alla  revoca  e
 alla   nomina   degli   Assessori-   che,   nel   caso   in   cui,
 responsabilmente, così come noi ci auguriamo ancora oggi e  ancora
 in   questo   momento,  in  relazione  al  dibattito,  l'assessore
 Castiglione  non dovesse autonomamente decidere  -  così  come  io
 spero  faccia fino all'ultimo momento, cosa che gli ho sollecitato
 anche  in  rapporto  personale, in  sede  diversa  da  quella  del
 Parlamento  - secondo me, onorevole Presidente della Regione,  lei
 non deve sottoporsi e subire alcun ricatto. Deve avere la forza di
 liberare il Governo.
  Ciò  in  quanto se passa questo precedente, noi non sappiamo  più
 cosa  verrà dopo; se passa questo precedente noi potremmo trovarci
 di  fronte  ad  assessori che possono essere condannati  in  primo
 grado, a diversi assessori (lo dico per estremizzare il concetto),
 ad  una giunta di Governo con tanti condannati di primo grado  che
 non  sarebbe  - questa sì - una bella immagine per  il  resto  del
 Paese. Perché all'immagine della Sicilia, onorevole D'Antoni,  noi
 che siamo siciliani e che aspiriamo, in forza dei nostri principi,
 a  voler essere future forze di Governo, a quella immagine e  alle
 sorte  della  Sicilia  teniamo quanto ci tiene  lei  e  quanto  ci
 tengono  gli  altri.  Ma vogliamo che emerga questa  Sicilia,  una
 Sicilia  più  garantista certo, ma anche  più  rigorosa  perché  è
 questa la vera natura del nostro popolo e di essere siciliani.

   PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Segreto.  Posso
 anticipare che si tratta dell'ultimo intervento, dopodiché vi sarà
 quello  del Presidente della Regione e dell'Assessore Castiglione.
 Ha facoltà di parlare l'onorevole Segreto.

   SEGRETO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  dal  dibattito
 viene  fuori  che  esistono vecchie ruggini,  vecchi  rancori  che
 vogliono  trasformare quella che vuole essere la questione  morale
 in  una  sorta di nemesi politica che sicuramente non  fa  bene  a
 questa Assemblea e non fa bene certamente ai siciliani.
  Ma  il  dibattito  di  oggi mi consente  anche  di  fare  qualche
 considerazione su come nel nostro Paese si continui  a   concepire
 l'esercizio  dell'attività  politica  e  parlamentare.  Ci   siamo
 lasciati alle spalle, o meglio pensavamo di esserci lasciati  alle
 spalle,  una  stagione  politica  avvelenata  da  un'utilizzazione
 strumentale  della  giustizia. Non  è  stata  una  bella  stagione
 politica  e  pensavo pure che il giudizio su tale stagione  fosse,
 ormai, nell'immaginario di tutti.
  Oggi,  purtroppo,  mi devo rendere conto che mi  sono  sbagliato,
 sono  stato  un ottimista; il giustizialismo, come viene  definito
 dai più, continua ad essere patrimonio di una certa parte politica
 e questo sinceramente mi dispiace. Si badi, io non sto dicendo che
 la  politica deve fare a meno della morale; la politica per quanto
 mi  riguarda  resta e deve restare una branca della  morale,  anzi
 dell'etica, considerato che la morale attiene all'individuo.  Dico
 di  più,  sono  convinto che sia giusto porre la questione  morale
 ogni qualvolta le condizioni politiche lo richiedano e il punto  è
 proprio  questo,  la  questione morale va posta  quando  è  giusto
 porla,  quando le condizioni ci impongono di porla al  centro  del
 dibattito politico e parlamentare.
  A  me  sembra che oggi non ricorrano le condizioni per  porre  la
 questione  morale  e  motivo il perché. Mi piace  ricordare  a  me
 stesso, prima che a questa Assemblea, che il nostro Parlamento  si
 è  dotato  di  un  codice di autoregolamentazione;  ebbene  questo
 codice, frutto del lavoro di tanti colleghi, è stato accettato  da
 tutti,    e  in  questo  codice  di  autoregolamentazione  vengono
 previsti  ed  illustrati dettagliatamente i casi  in  cui  bisogna
 farsi  da  parte. A me non sembra che ricorrano le condizioni  per
 chiedere le dimissioni del Vicepresidente della Regione, onorevole
 Castiglione.
  Ci  siamo  dati  delle regole e le regole del gioco  non  possono
 essere  cambiate  mentre si sta giocando. Generalmente  il  mutare
 delle regole del gioco, mentre la partita è in corso è prerogativa
 di  regimi  non  democratici e, comunque, per fini  che  rimangono
 sempre   oscuri  in  una  democrazia,  in  un  Parlamento   eletto
 democraticamente.
  Onorevoli  colleghi, ci siamo dati un regolamento, il già  citato
 codice  di  autoregolamentazione,  l'abbiamo  accettato  tutti  ed
 allora rispettiamolo  Ogni altra interpretazione del nostro codice
 suona  come  una  forzatura  strumentale,  una  forzatura  che  va
 respinta  proprio per non violare una regola di comportamento  che
 questo Parlamento si è dato.
  Ciò  posto,  se  l'Assemblea lo ritiene  opportuno,  come  diceva
 l'onorevole Incardona, Presidente della Commissione antimafia, può
 proporre  di  aggiornare  il  codice di  autoregolamentazione,  di
 integrarlo  se vuole, tenuto conto che esiste una legge  nazionale
 dalla quale non si può prescindere.
  Per  quanto riguarda l'onorevole Castiglione gli manifestiamo  la
 nostra fiducia riconoscendo in lui correttezza umana e politica  e
 concludo  invitando il Parlamento a lasciarsi dietro le  polemiche
 sterili  e demagogiche. Si metta mano, invece, alle iniziative  di
 sviluppo  per questa Sicilia, che ne ha tanto bisogno, come  viene
 richiesto  dai  siciliani. Su questo possiamo  certamente  trovare
 tutti l'accordo.

   PRESIDENTE   Dichiaro  chiusa  la  discussione  generale   sulla
 mozione. Ha la parola l'Assessore Castiglione.

   CASTIGLIONE   vicepresidente  della  Regione  e  Assessore   per
 l agricoltura e le foreste. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

   CASTIGLIONE   vicepresidente  della  Regione  e  Assessore   per
 l agricoltura e le foreste. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
 sono passati quattro anni da quella data, da quel momento, da quel
 26 aprile del 1999 che certamente segnerà in maniera indelebile la
 mia storia personale, la mia storia politica. Mi riferisco a  quel
 26  aprile in cui mi è stata notificata una ordinanza di  custodia
 cautelare;  per  anni  mi sono rifiutato di  leggerla,  perché  la
 premessa  di  quella ordinanza di custodia cautelare  delinea  uno
 scenario  nel  quale  certamente  non  mi  ritrovo.  Si  parla  di
 contrapposizione  tra cosche mafiose, criminali, laddove,  invece,
 certamente,  sin  dal primo momento del mio impegno  politico,  da
 consigliere comunale, e poi nelle diverse fasi della evoluzione  e
 gli  incarichi istituzionali, ho sempre combattuto la  criminalità
 mafiosa  e  combattuto con una certa veemenza. Oggi  non  sono  in
 condizione di leggere un intervento scritto. Vorrei solo ricordare
 alcuni  passaggi, vorrei dire a quest'Aula, a questo consesso  che
 io  ritengo  che  sia una delle più alte espressioni  dell'impegno
 politico, una delle sedi più prestigiose alle quali ognuno di  noi
 deve  rivolgere la propria dedizione, il proprio amore, il proprio
 affetto,  che  in  questi anni ho servito la Regione,  sono  stato
 rispettoso del Parlamento.
  Oggi  ringrazio tutti i parlamentari, coloro che sono intervenuti
 in   questo  dibattito.  Però  mi  riesce  difficile  scindere  la
 discussione odierna da quelli che sono stati i fatti,  quelli  che
 sono stati i dati storici. Riconosco che molti si sono rivolti nei
 miei  confronti in termini affettuosi, in termini amicali;  quando
 lo stesso onorevole Speziale ha detto  che l'onorevole Castiglione
 deve   dimettersi,  lo  ha  fatto in  termini  di  grande  affetto
 personale. Riconosco veramente l'amico, colui che sente,  al  pari
 mio, il peso delle istituzioni che si portano.
  Io  certamente, oggi, so che alcune cose vanno ribadite,   alcuni
 fatti  vanno  messi in evidenza. Io il 26 aprile  del  1999  venni
 arrestato   con  l'accusa  di  concorso  esterno  in  associazione
 mafiosa,  elemento di reato per cui è possibile  l'arresto.  Senza
 quel  reato,  senza  quella contestazione, il G.I.P.  non  sarebbe
 stato  nelle condizioni di poter procedere all'arresto. Dopo dieci
 giorni  venni scarcerato senza che mai il Tribunale delle  Libertà
 si  pronunziasse. Lo stesso GIP ritenne di fare una  ordinanza  di
 scarcerazione  e  quindi  il  mio avvocato  non  presentò  nemmeno
 l istanza di remissione in libertà. Lo fece  autonomamente il GIP.
 Dopo  quattro anni si profila una richiesta di rinvio a  giudizio;
 il  sottoscritto  chiede  il  giudizio abbreviato.  Ciò  significa
 chiedere  un  giudizio  sottoponendosi a un  giudice  monocratico,
 piuttosto che ad un giudice collegiale.
  Nella  richiesta  il P.M. stesso chiede l'assoluzione  e  il  GUP
 emette  una  sentenza  di assoluzione per  il  reato  di  concorso
 esterno,  per  tutte le aggravanti previste,  per  la  qualità  di
 pubblico ufficiale. Quindi,  da privato cittadino, sarei  stato  e
 sono  stato  condannato per aver turbato una gara  che  era  stata
 celebrata  sei  mesi  prima.  Non viene  contestata  la  turbativa
 d'asta, ma la  tentata turbativa  d'asta. Non sfugge a nessuno che
 io  non ho avuto alcun ruolo nel procedimento. E' messo agli  atti
 del processo che fino ad un minuto prima di un incontro dove mi  è
 stato chiesto se si poteva parlare del ritiro di un ricorso al TAR
 per  due importantissime opere nella città di Catania, fino ad  un
 minuto prima, mai mi ero occupato della vicenda.
    Emerge  in  tutta evidenza che un minuto dopo non mi  sono  più
 occupato della vicenda. Nei famosi tre-quattro minuti c'è stato un
 incontro  nel  quale un imprenditore chiedeva se  fosse  possibile
 discutere  dei  due ricorsi al TAR per procedere  alla  esecuzione
 delle  opere pubbliche: La mia risposta alle loro rimostranze  tra
 imprenditori    dimostrerebbe  «  l'abilità   del   politico   nel
 dissimulare i suoi reali interessi».
    Questo  è ciò che è accaduto: sono stato assolto; dopo  quattro
 anni sono stato nuovamente imputato ed arrestato e  ho chiesto  il
 rito  abbreviato e sono stato condannato per una tentata turbativa
 d'asta che, in effetti, non so come si sarebbe potuta realizzare.
  Vorrei  tornare  un  attimo  indietro.  I  due  imprenditori   in
 questione  erano  entrambe incensurati;  il  concorso  esterno  si
 sarebbe   realizzato   in   quanto  uno  dei   due   imprenditori,
 nell esecuzione  di altre opere pubbliche, si sarebbe  avvalso  di
 manovalanza  mafiosa. Ciò è stato sufficiente perché  il  Pubblico
 Ministero potesse chiedere non soltanto l'imputazione del concorso
 esterno  ma  anche  l'arresto, che comporta  la  privazione  della
 libertà personale, di un membro del Governo della Regione.
  Le  vicende  non  possono essere scisse e certamente  non  voglio
 riprendere  tutti  gli  interrogatori, che sicuramente  sono  agli
 atti,  nei quali il Pubblico Ministero più volte mi ha chiesto  se
 avevo  avanzato richieste di denaro, se avevo fatto  pressioni  su
 alcune assunzioni, se avevo fatto dei favori particolari, se avevo
 chiesto qualcosa in cambio del ritiro del ricorso del TAR. A tutte
 queste domande, in più pagine la risposta è  un no secco da  parte
 degli imprenditori.
  Eppure,  agli  atti risultano richieste di contributi  a  società
 sportive  chieste da esponenti politici, richieste  di  contributi
 per  feste, richieste avanzate a quell'imprenditore, ma per alcuni
 non  si apre nemmeno un procedimento penale, un avviso di garanzia
 e nessuno finisce in galera in quella vicenda.
  Certamente  tutto  ciò non mi lascia sereno. Vorrei  invitare  il
 Parlamento a fare una riflessione approfondita, perché  ognuno  di
 noi deve avere il senso dell'impegno, delle istituzioni.
  Non  mi  lascia sereno un intercettazione che non viene  inserita
 agli  atti  di un processo in cui un avvocato, prima del colloquio
 con  il  Pubblico  Ministero,  il  quale  successivamente  procede
 all'arresto,  viene  invitato  a  passare  da  un  ufficiale   dei
 Carabinieri   per  conoscere  ciò  che  avrebbe  dovuto   riferire
 successivamente.
  Questi  sono elementi che non ci lasciano sereni, che ci lasciano
 perplessi.  Non ho bisogno di scomodare tutte le vittime  illustri
 della mafia, i magistrati, coloro che hanno speso la propria  vita
 per la nostra Sicilia. Nonostante il mio sentito apprezzamento nei
 confronti  della  Magistratura,  non  posso  giustificare   alcune
 iniziative  giudiziarie  che sfociano  anche  in  un  capovolgersi
 dell'azione  politica,  iniziative  che  certamente  non   possono
 appartenere  ad  un  paese  civile e  democratico,  in  cui  tutti
 sentiamo   alto   il  senso,  l'indipendenza  della  Magistratura,
 sentiamo forte l'impegno a favore della Magistratura.
  Vorrei   ringraziare  i  colleghi,  le  espressioni  più   forti,
 quell'invito  a  ragionare insieme, ad andare avanti  e  ricordare
 l'appello  rivolto  in  questi  giorni  dal  Procuratore   Grasso,
 relativamente agli appalti pubblici che si trovano ancora in  mano
 alla  mafia nella nostra Isola, appello che sicuramente   dobbiamo
 recepire  e  che  ci deve indurre ad operare insieme  al  fine  di
 sottrarre gli appalti pubblici alla sfera malavitosa o mafiosa.
  Vorrei  ricordare ancora alcune innovazioni legislative  come  il
 general  contractor di cui si occuperà la grande impresa nazionale
 o  internazionale anche se a valle ci saranno una serie di imprese
 che  tutti noi vorremmo poter controllare. Ed ancora il fatto  che
 io  stesso - dopo che il Presidente della Regione e  il Comandante
 Generale  della  Guardia di Finanza hanno  firmato  un  protocollo
 affinché  i  fondi  di  Agenda  2000 venissero  spesi  in  maniera
 corretta  e  puntuale     ho chiesto alla Guardia  di  Finanza  un
 intervento  più  puntuale  e capillare sui  fondi  del  FEOGA  che
 rappresentano  la  parte  più preponderante  dei  fondi  del  POR,
 affinché   le   risorse   vadano  a  quelle   imprese   sane   che
 rappresentano,  oggi,  il  fiore all'occhiello  dell imprenditoria
 siciliana.
  Onorevoli  colleghi, proprio io che ho il privilegio, il  piacere
 di essere assessore di questo Governo, vorrei rassicurare l intero
 Parlamento  siciliano sul futuro della nostra Sicilia,  in  quanto
 ogni giorno di più avverto come la nostra Isola stia uscendo da un
 grigiore  e  stia  raggiungendo un'immagine di altissimo  livello.
 Vorrei  soltanto  ricordare che il Consiglio dei ministri  europei
 dell'agricoltura  svoltosi  qualche giorno  addietro,  i  ministri
 dell'ambiente  che  saranno  in Sicilia,  i  ministri  delle  pari
 opportunità,  i  ministri della cultura, hanno  scelto  la  nostra
 Isola,  non  soltanto per il territorio, per il paesaggio,  per  i
 beni  culturali,  ma perché oggi la Sicilia sta  attraversando  un
 periodo  di  rilancio,  di  riscatto, grazie  ad  un  Governo  che
 interpreta tali esigenze da tutti avvertite.
  In  questa  situazione, so cosa fare, come  andare  avanti,  come
 conciliare l'imbarazzo di cui parlava l'onorevole Speziale,  anche
 se  non vorrei essere di imbarazzo a questo Governo della Regione.
 L'onorevole Speziale ha citato l'esperienza delle privatizzazioni,
 le  quali  non  sono  state  soltanto un  fatto  di  codificazione
 legislativa,  che  non hanno rappresentato per  questo  Parlamento
 soltanto il varo della legge n. 5, tant è che dopo il varo è stata
 inserita una procedura per la vendita dei  gioielli  della  nostra
 Regione,  si  è individuato un percorso legislativo  che  è  stato
 copiato in tutte le altre regioni d'Italia.
  Allora, non è un caso, se la Corvo, valutata 50 miliardi, è stata
 venduta  153  miliardi, o se la Insicim, valutata 60  miliardi,  è
 stata  venduta  253 miliardi; non è un caso se  quel  processo  di
 privatizzazione  non ha fatto scrivere una pagina giudiziaria,  in
 quanto  quel  percorso si è svolto all'insegna della  trasparenza,
 della moralità, della correttezza delle procedure.
  Sapete  quanto  è delicato il tema della metanizzazione.  Abbiamo
 riprogrammato  il POP 1994-1999  e sfido chiunque a sostenere  che
 in Sicilia c'è un comune che è stato metanizzato o che l'Assessore
 ha  richiesto un tecnico, un ausiliario, un carpentiere;  l intera
 procedura  si  è  svolta, nell'arco di un anno, all'insegna  della
 massima trasparenza.
  Non vorrei citare gli atti odierni della procedura per la siccità
 messa  in  campo dal Ministero dell'Interno, ricordiamo quando  le
 procedure di protezione civile impiegavano dieci anni per fare  un
 abbattimento  di bovini ed ancora la carne è stoccata  nei  nostri
 frigoriferi.
  Abbiamo messo in campo una procedura trasparente e lineare;  oggi
 siamo  una  Regione che ha recuperato dall'abbattimento  ulteriori
 risorse da reinvestire e ridare agli allevatori.
  Ritengo  che  gli  atti di Governo, oggi, possano  dire  ciò  per
 quanto  mi riguarda. Per quanto stimi il Presidente della Regione,
 ritengo  che  egli  nel  chiamare a far parte  di  una  Giunta  di
 Governo,   certamente,  effettua  una  serie   di   considerazioni
 politiche.  Non  mi  sono mai sognato di ricattare  il  mio  amico
 Presidente della Regione e non penso che questa maggioranza voglia
 farlo.  Dal  primo  momento  ho rimesso  la  mia  disponibilità  a
 dimettermi alla valutazione del Presidente della Regione  e  delle
 forze politiche.
    Onorevole Speziale e onorevoli colleghi che mi avete anticipato
 nel  vostro intervento, ritengo che in questo momento,  in  questa
 Sicilia   per   ridare   slancio  alla   nostra   Isola,   l'unica
 autorevolezza che un uomo di Governo possiede è quella morale.
  Se   avessi   avvertito,  anche  soltanto  per  un  momento,   un
 indebolimento della mia esperienza personale di Governo  e  quindi
 ne   avessi  avvertito  la  struttura  morale  indebolita,   avrei
 rassegnato le dimissioni.
  Devo  dire  che  oggi  di fronte ad una condanna  -   l'onorevole
 Speziale  tiene  a  rimarcare che si tratta di una  condanna  -  e
 sicuramente  anche  di fronte ad un eventuale ipotesi  di  secondo
 grado  non sono previste le dimissioni dal Governo della  Regione,
 ma  posso assicurarle, onorevole Speziale, che in quel caso  sarei
 io  stesso a dimettermi dal Governo della Regione. Faccio presente
 che  il  sottoscritto insieme all'appello già proposto,  ha  fatto
 seguire  una richiesta di procedura d'urgenza, affinché  nell'arco
 del più breve tempo possibile -  il mio avvocato ritiene nell'arco
 di tre mesi - si possa arrivare ad una sentenza di II grado.
    Da  questa vicenda il sottoscritto vuole uscire con la più alta
 assoluzione, così come è stata fatta per larga parte, nella  prima
 fase  del giudizio, davanti ad un giudice monocratico e non ad  un
 collegio. Quindi, certamente rispetto quella sentenza, ma  so  che
 oggi agli amici, ai colleghi devo dire che non so cosa accadrà.
  Qualcuno   parla   di   un  confine  tra   lecito   e   illecito;
 personalmente, nella mia esperienza politica ho sempre  fatto  una
 distinzione, infatti, nella mia vicenda non esiste né un contatto,
 né  un  rapporto  telefonico, né una frequentazione,  quindi,  non
 saprei oggi di cosa rimproverarmi.
  Quindi,  subire  una condanna per tentata turbativa  d'asta,  non
 avendo  avuto  alcun  ruolo nella procedura di  gara,  non  avendo
 esercitato alcuna pressione, avendo un minuto dopo lasciato cadere
 quel  ragionamento,  mi  sembra assurdo e, peraltro,  non  avverto
 minimamente quell'imbarazzo di cui parlava l'onorevole Speziale.
    Però, siccome è una vicenda mia personale, che mi ha toccato  e
 continua a toccarmi, una vicenda che per quattro anni mi ha  fatto
 subire l'onta di una imputazione per concorso esterno, come se  la
 mia  attività di parlamentare potesse avere in qualche maniera una
 contiguità   con   l'esercizio  di  attività   malavitose,   posso
 rassicurare, così come ho detto in altre occasioni, il  Parlamento
 tutto   che,  laddove,  non  soltanto  la  maggioranza,  ma  tutta
 l Assemblea dovesse ritenere che la mia permanenza nel Governo, il
 mio  ruolo di Vicepresidente della Regione - che ritengo di  avere
 servito con spirito di abnegazione, con tanta dedizione, con tanto
 amore,  con tanto sacrificio personale -, dovesse in qualche  modo
 ledere  l'immagine del Governo e del Presidente della Regione,  il
 quale  è  impegnato nel rilancio dell'immagine della nostra  Isola
 checché  ne  dicano  i  detrattori  di  tale  Governo  e  di  tale
 Presidente   della   Regione,  che   nel  panorama   nazionale   è
 espressione  politica forte di questo Governo, non impiegherò  più
 di un minuto a rassegnare le dimissioni da Assessore regionale per
 l'agricoltura e le foreste e da Vice Presidente della  Regione,  e
 ciò    non   in   risposta,   certamente,   soltanto   all'appello
 dell onorevole Speziale, ma a tutti i colleghi.

   CUFFARO  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

   CUFFARO   presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
 colleghi,  poco  meno di tre mesi fa ho svolto  in  quest'Aula  un
 intenso   intervento   che  pur  da  un'angolazione   strettamente
 personale,  affrontava gli aspetti salienti che sono a  fondamento
 del dibattito odierno.
    Si  è  trattato per tutti noi di un'occasione molto  utile  per
 affrontare  i temi di quella che ormai viene comunemente  definita
 "questione  morale" e che riguardava più propriamente  i  corretti
 rapporti  per l'attività politica dei componenti questa  Assemblea
 ed  eventuali  coinvolgimenti in attività di  rilievo  giudiziario
 inerenti il mandato politico affidato. Quest Assemblea ha ritenuto
 utile   tornare  a  discutere  dell'argomento,  in  quanto  simili
 circostanze si sono verificate nei confronti di altri parlamentari
 e componenti di questo Governo.
  Tali  precedenti  non  devono però  indurci  a  ritenere  che  la
 questione  posta  oggi  all'ordine del giorno  possa  considerarsi
 esaurita con l'individuazione di alcune scelte di comportamento da
 assumere automaticamente al verificarsi di determinate condizioni.
    Questa  Assemblea non necessita di prevedere una  casistica  di
 situazioni nelle quali applicare delle regole come da manuale,  ma
 deve assumere, anche in considerazione del dibattito sviluppatosi,
 la consapevolezza che ciò di cui trattiamo, prima che argomento da
 dibattere,  è  prodotto  quotidiano della nostra  azione  e  della
 nostra riflessione di uomini di partito e d istituzione. Vi  è  un
 valore ed un'urgenza relativa a ciò che stiamo affrontando che  va
 ben  oltre il contenuto delle parole e le indicazioni di eventuali
 comportamenti.
  Nessuna norma, anche sanzionatoria, benché liberamente scelta può
 sostituire la necessità della comprensione di un fenomeno di vaste
 e  complesse  dimensioni che ad onda di ogni facile previsione  si
 ripresenta  puntuale, forse più qui che altrove quando  la  nostra
 azione  politica  assume  rilievi e connotazioni  particolari  per
 dimensioni e per significato.
  Il   dibattito,  tuttavia,  è  un  momento  assai  utile,   anzi,
 necessario  perché  il  fenomeno  che  vogliamo  analizzare  venga
 assunto  nella  giusta criticità e con la debita consapevolezza  e
 venga delimitato nei giusti ambiti.
  D'altra  parte, non bisogna mai dimenticarlo, la nostra Terra  ha
 anche  versato  il più alto contributo di vittime e  sangue  nella
 lotta  contro la mafia, segno di una volontà di riscatto e di  una
 presa  di  distanza  che deve evitare facili  generalizzazioni  di
 irredimibilità che, purtroppo, periodicamente affiorano quando  il
 clima si fa più pesante.
  Appena  una  settimana  fa abbiamo commemorato  ad  Agrigento  il
 giudice  Rosario Livatino. In quella circostanza ho avuto modo  di
 ricordare quanto ebbe a dire suo padre ad un giornalista  che  gli
 chiese:  Ma crede che in Sicilia le cose possano cambiare? .
  La risposta è racchiusa in questa frase: "Sì, quando si taglia un
 fiore, esso muore, ma la primavera tornerà lo stesso".
  Nella  saggezza  di  queste  umili parole  c'è  la  risposta,  il
 riconoscimento  non soltanto del valore di una giovane  vita  così
 prematuramente spezzata, ma anche di ciò che quella stessa vita ha
 saputo e potuto generare.
  A  tredici  anni  di distanza possiamo dire che anche  da  questo
 sacrificio,  come  da  quello di tante altre vite  analogamente  e
 tragicamente  recise  tra  gli uomini delle  istituzioni,   tra  i
 magistrati,  le forse dell'ordine, i professionisti, i  sacerdoti,
 la  gente  comune, è tornata a sgorgare la vita e la speranza  per
 questa nostra terra di Sicilia.
  Il  dibattito  odierno  deve  però essere  proficuo,  evitare  di
 ingenerare  confusione nei livelli e nelle sedi di competenza.  Vi
 sono  competenze  della  Magistratura e vi sono  competenze  della
 politica;  esse vanno entrambe riconosciute, rispettate  nel  loro
 ambito  di  riferimento istituzionale pur lasciando a ciascuno  la
 libertà di condividerle o meno.
  Nessuno  vuole trasformare quest'Aula in surrogato di  tribunale,
 onorevole  Cracolici. Nell'intervista, da me rilasciata, auspicavo
 che  questo  non succedesse e sono lieto di apprendere che  questo
 Parlamento non intende far questo.
  Credo  che ne verrebbero meno la dignità del Parlamento ed  anche
 quella della stessa giurisdizione, ma per far ciò ciascuno di  noi
 deve  attenersi  ai limiti che il mandato affidato dagli  elettori
 impone:  dare  indicazioni  e  suggerimenti  a  chi  fa  politica,
 lasciando  agli  altri  organi  dello  Stato  il  compito  di  far
 rispettare le leggi.
  Cari  colleghi, consentitemi di porre una questione per così dire
 di fondo, in quanto considero la questione morale una questione di
 fondo. Da cosa nasce la morale?
  Non  vi  sembri  questo  il tentativo di  scantonare  su  terreni
 filosofici,  ma  un modo di affrontare un problema  che  è  invece
 drammaticamente concreto.
  Nel  rispondere a questa domanda molti fanno giustamente  appello
 alla coscienza quale sede unica e inappellabile da cui deriva ogni
 scelta  morale. Il mio contributo personale intende essere un  po'
 più  preciso: la mia esperienza di uomo e di politico mi induce  a
 rispondere in tal modo.
  La morale nasce dal desiderio di bene e di infinito che ogni uomo
 ha  e  porta  nel  cuore. E' un valore iscritto  nell'animo  umano
 rispetto  al  quale  la legalità si pone come  strumento  utile  a
 tutelarlo.
  In  tal  modo  intendo affermare che la morale è un  valore   che
 viene prima della norma, onorevole Cracolici e onorevole Speziale,
 valore che viene prima della norma e in qualche modo la trascende.
  Perciò, il ruolo di una morale concreta, attiva, prima ancora che
 normata  - non ideologica, non schematica -, si gioca in  un  moto
 costruttivo  orientato a creare  le condizioni per una  convivenza
 fra gli uomini sempre più rispondente a quel desiderio di bene  di
 cui  ho  accennato prima. In una battuta, la costruzione del  bene
 comune.
  Ciò  consente  di  poter  realizzare un  legame  tra  legalità  e
 sviluppo  economico della nostra Regione, senza cadere in  inutili
 assolutismi  di  questo  o quell'aspetto,  consapevoli  che  tutti
 devono concorrere al bene, ma che nessuno é il bene di per sè.
  Il nostro primo ed inequivocabile obiettivo é liberare la Sicilia
 dalla  mafia.  Non  sembri  un'affermazione  di  principio  o   di
 circostanza;  nessuno deve dubitare che questo obiettivo  non  sia
 alla  nostra  portata.  La  Sicilia  che  vogliamo  e  che  stiamo
 costruendo é una Sicilia in cui non c'é posto per la mafia. Questo
 é l'impegno assunto nel mio programma di Governo ed é la strada su
 cui  ci  siamo,  con decisione, incamminati e sulla  quale  stiamo
 coerentemente procedendo.
  Quel  Governo, onorevole Gurrieri, che hanno scelto gli  elettori
 siciliani  e sono drammaticamente preoccupato che lei consideri  i
 siciliani,  sol  perché hanno scelto questo  Governo,  affetti  da
  grave malattia sociale e politica , cito le sue parole, lo  potrà
 verificare successivamente.
  Una  lettura del fenomeno mafioso più attenta agli aspetti  etici
 ed  economici, ci porta a riconoscere, infatti, come lo stesso non
 operi  prevalentemente  in  quel  settore  dove  il  lucro  é   la
 risultante  di una performance imprenditoriale operata secondo  le
 regole della concorrenza.
  Quella  che vige é, piuttosto, una subcultura della rendita,  del
 facile  guadagno, certamente, più consona a mercati od  a  settori
 operanti  in  regime  di  monopolio,  più  facilmente  soggetti  a
 condizionamenti ed infiltrazioni.
  Ciò  richiede che la nostra economia sia stabilmente  incardinata
 in  un sistema di mercato non drogato, libero nella partecipazione
 e  sicuro  nelle  scelte, che consenta a tutti  gli  operatori  di
 potere  avere  certezze  negli  investimenti  e  sicurezza   nella
 redditività.
  Non mi stanco mai di incontrare operatori economici desiderosi di
 investire  in  Sicilia,  proprio perché costoro  contribuiscono  a
 portarci risorse. Ringrazio costoro e l'onorevole D'Antoni, non mi
 sottrarrò,  pertanto, né di dedicare del tempo, né di  tentare  di
 invogliarli  a  venire  in Sicilia e certamente,  il  rischio  che
 qualcuno di questi possa divenire, nel futuro, criminale  non  può
 impedire  a  chi deve promuovere lo sviluppo di questa  Terra,  di
 incontrarlo e di incoraggiarlo ad investire in Sicilia.
  Questa  azione di intervento economico deve consentirci  di  fare
 uscire, definitivamente, la Sicilia da una serie di stereotipi che
 ne  impediscono  un'affermazione in tutti i campi,  pur  a  fronte
 dell'alta dignità di cui godono i siciliani all'estero.
  Un grande alleato, in questa battaglia, deve essere, mi auguro  e
 spero,  il  sistema della comunicazione. Da esso ci attendiamo  un
 sempre  maggiore  impegno  ad  evidenziare  i  risultati  fin  qui
 conseguiti, ma anche ad indicare i ritardi che anch'essi,  ammetto
 con umiltà, ci sono.
  Il  Governo  ha scelto in questa azione un partner di qualità  ed
 uno  strumento  di  grande  efficacia. Mi  riferisco  ai  soggetti
 sociali ed al principio di sussidiarietà. Con questi mezzi, stiamo
 affrontando  l'impegno  di  riforma e aggiornamento  della  nostra
 legislazione,  coinvolgendoli,  pur  nel  rispetto  delle  proprie
 funzioni,  in  ogni  attività e sostenendoli nelle  iniziative  di
 gestione  e promozione, non solo socio-assistenziale in  cui  sono
 coinvolti.
  Vi  é  poi il ruolo, tutto originale e specifico, delle pubbliche
 istituzioni  e della Regione in particolare, che devono  sostenere
 l'azione di Governo, facendo della legalità e della trasparenza il
 riferimento  costante di ogni loro attività. Numerose  iniziative,
 di  cui più volte ho detto anche in quest'Aula, sono state portate
 avanti  in  questi  anni  dal Governo,  (molte  di  queste  le  ha
 ricordate  l'onorevole  vicepresidente  della  Regione,  onorevole
 Castiglione).
  Ciò che vogliamo costruire è una cultura della responsabilità che
 renda  ogni  pubblico  dipendente protagonista  e  corresponsabile
 della   cosa  pubblica  senza  rinunciare  al  diritto-dovere   di
 scegliere  nell'interesse del bene comune. Si tratta di  un'azione
 molto  delicata  che  deve  saper contemperare  interessi  vari  e
 talvolta  contrapposti  che  possono  trovare  la  giusta  sintesi
 soltanto  nel costante perseguimento dell'interesse comune.  Tutta
 questa azione si fonda sul personale e insostituibile rapporto che
 ciascuno  di noi, in quanto politico, deve sapere condurre  con  i
 propri elettori.
  Sì, si è purtroppo instaurata una falsa convinzione che allontana
 il   politico   sempre   più  dal  popolo,   non   atomisticamente
 considerato, ma nelle sue articolazioni sociali, alla  ricerca  di
 un  rapporto  spesso  virtuale ed astratto, lontano  dalla  gente.
 Convinzione  che  produce  disaffezioni  e  disinteressi  utili  a
 legittimare soltanto il proprio potere di immagine e di governo
 lo ha anche detto l'onorevole D'Antoni.
  Ritengo  che  gli elettori, da cui ciascuno di noi trae  autorità
 d'agire,  sono  parte  fondamentale  di  quel  popolo  in  cui  ci
 riconosciamo  ed  operiamo,  che  esprime  esigenze,  talvolta  da
 correggere, ma sempre concrete e meritevoli di attenzione.
  Una   certa  disaffezione  dalla  politica  nasce  anche  da  una
 incomunicabilità derivante dal progressivo distacco dalla gente  e
 purtroppo  anche dai suoi bisogni; il cosiddetto voto di  opinione
 nasce  anche da questo distacco, per cui il politico bada  più  ad
 apparire in televisione che ad essere al servizio della sua  gente
 e delle sue comunità locali, finendo col rinunziare alla chiarezza
 del  giudizio, alla precisione delle decisioni, più  sensibile  al
 cambiar  del  vento che al lavoro e alla responsabilità  verso  la
 propria terra.
  Tutto  quanto  fin  qui espresso assume una  particolare  valenza
 nella  nostra  Regione. Tutti  sappiamo bene che da noi  anche  le
 cose  semplici  si  complicano talvolta anche  per  colpa  nostra:
 quando il sospetto viene usato come anticipazione di giudizio ogni
 azione  politica  rischia  di essere  vanificata  e  l'azione  del
 giudice indebitamente anticipata.
    Il 4 luglio, in occasione del dibattito cui ho fatto cenno,  ho
 avuto modo di elencare le più significative azioni svolte dal  mio
 Governo  nella  lotta  alla  mafia e alla  illegalità.  In  questa
 circostanza  intendo solamente ricordarne alcune delle  azioni  di
 governo  che vanno dallo smaltimento dei rifiuti alla requisizione
 dei  pozzi,  dalla  stipula  dei  protocolli  di  trasparenza   al
 coinvolgimento nella nostra azione amministrativa e di governo  di
 personalità  di  alto valore morale ed elevate  competenze,  dalla
 piena utilizzazione dei fondi previsti da Agenda 2000 all'utilizzo
 di   finanziamenti  comunitari  per  azioni  di   contrasto   alla
 delinquenza, come gli accordi di programma quadro per la  legalità
 e  la devianza che abbiamo firmato con la Guardia di Finanza e col
 Ministero  degli Interni. Un particolare rilievo assume in  questo
 contesto la costituzione dell'Osservatorio sulla criminalità e  la
 modifica  della legge sugli appalti che pur questo  Parlamento  ha
 voluto e con la quale entro i primi 6 mesi del 2004 intendiamo, lo
 ripeto, ridurre il numero delle stazioni appaltanti.
  Ciò  non  basta,  perché soprattutto sul  terreno  dei  lavori  e
 dell'occupazione non riusciamo ancora a conseguire quei  risultati
 che  vorremmo:  i  nostri  giovani sono  sempre  più  preparati  e
 invidiati  dal mercato, e troppo spesso sono ancora  costretti  ad
 emigrare,  mentre  coloro che rimangono sono i  più  esposti  alle
 sirene  della mafia che promette facili e rapidi guadagni a  spese
 della dignità e spesso anche della libertà.
  L'imprenditoria   siciliana  si  sta  scuotendo   dalle   proprie
 incertezze e sta mostrando una ripresa nella iniziativa  economica
 in  controtendenza, a volte, con la congiuntura  internazionale  e
 nonostante la cronica assenza di un credito economico e di fiducia
 che  mai ci è stato pienamente accordato. L'agenzia internazionale
 del  PIC  ci  ha  assegnato,  appena ieri,  per  il  secondo  anno
 consecutivo,  un giudizio di affidabilità finanziaria riconoscendo
 peraltro  che  il nostro risultato economico è stagnante  a  causa
 delle  difficoltà  strutturali  e  di  una  congiuntura  economica
 internazionale sfavorevole.
  Inoltre, ci riconosce la positività del nostro risparmio pubblico
 e  il  controllo delle spese di esercizio oltre ad una diminuzione
 del tasso della disoccupazione.
  L'attività   imprenditoriale  va  sostenuta   incoraggiando   una
 maggiore  affermazione  dei sistemi produttivi  locali.  L'impresa
 meridionale non può affrontare questa nuova fase in solitudine, ma
 ha  bisogno  di  strumenti  reali per creare  le  idee  e  i  beni
 necessari,  per  cercare  altri luoghi  dove  inventare  e  potere
 produrre.
  Questa  nuova forza, questo indefinito desiderio di intraprendere
 possono dirigersi non solo all'utile ma anche, e speriamo, al bene
 della  comunità. Questa è la strada per dare un senso al senso  di
 sradicamento  proprio della società globale,  la  risposta  ad  un
 capitalismo ormai senza patria, senza bandiera e, purtroppo, anche
 senza responsabilità.
  Cari colleghi, ho iniziato questa comunicazione ricordando alcuni
 aspetti   delle  mie  personali  vicissitudini  che   proprio   in
 quest'Aula  hanno trovato un significativo momento di confronto  e
 di verifica politica.
  In   quella   circostanza   ho  assunto   una   decisione   molto
 significativa  ed  importante: continuare a  svolgere  il  mandato
 avuto  dagli elettori. Quanto è accaduto in seguito, sia  rispetto
 al conforto ricevuto dalla gente, sia rispetto al disegno politico
 da portare avanti, mi ha convinto della giustezza di quelle scelte
 che  ho  potuto  prendere anche in virtù di  un  dibattito  e  dal
 conforto che ho avuto da questo Parlamento.
  Quanto  ho  esposto  nasce  dalla  consapevolezza  di  vivere  la
 politica   come   tentativo   semplice,   umano,   umile,   sempre
 migliorabile  ma mai perfetto, di contribuire insieme  agli  altri
 alla  realizzazione di un progetto di bene comune. Ritengo  questo
 riferimento fondamentale per la discussione e per le decisioni che
 questa Aula intenderà assumere.
  Dal dibattito odierno mi aspetto una rinnovata voglia da parte di
 tutto  il  Parlamento  di combattere la mafia,  non  solo  con  le
 affermazioni   di  principio,  ma  con  l'impegno  quotidiano   di
 ciascuno. Impegno che deve concretizzarsi onorando il mandato  che
 i  siciliani ci hanno consegnato per dotare la nostra  Regione  di
 tutti  gli strumenti utili, a cominciare da buone leggi, per farla
 decollare verso quel futuro che i siciliani attendono e meritano.
  Cari  colleghi,  conosco  l'onorevole  Castiglione  da  oltre  un
 ventennio.
  Conosco il suo percorso politico, la sua capacità di lavoro e  la
 sua  dirittura morale. Non avevo certo bisogno di una mozione, che
 comunque  è  stato uno strumento utile per svolgere un  dibattito,
 per porre la questione alla mia attenzione.
  Non  mi  ha mai sfiorato per un solo momento l'idea di chiedergli
 che  cosa volesse fare. Non avevo e non ho bisogno di una sentenza
 di  un  tribunale di primo grado per modificare il mio giudizio  o
 per  ridurre  la fiducia nei confronti di una persona nella  quale
 credo.
  Non  può  esserci giudizio migliore che la vita comune  di  tanti
 anni
  Onorevoli colleghi, ritengo, quindi, che questo Parlamento  debba
 intestarsi  un grande progetto politico che è quello di  costruire
 insieme  le  ipotesi di sviluppo e una possibilità di  qualità  di
 vita  migliore  per i siciliani e la costruzione  di  un  progetto
 migliore per la Sicilia.
  Il dibattito arricchisce e, comunque, ha sempre dato a quest Aula
 la capacità di volare alto e di prendere significative iniziative.
  Non  sono  un  Presidente ricattato, onorevole Speziale   Non  mi
 sento  né  "sotto scopa", nè ricattato. So di avere  non  soltanto
 l'amicizia  della coalizione che mi ha sorretto, ma  so  di  avere
 insieme  alla coalizione che mi ha sorretto l'impegno  di  portare
 avanti  quello che gli elettori hanno chiesto. Che è cosa  diversa
 da quello che ha chiesto l'opposizione.
  Voglio andare avanti con la mia maggioranza per portare avanti il
 mio  programma. Dall'opposizione, che è parte importante di questo
 Parlamento,  con  la quale abbiamo il dovere  di  discutere  e  di
 confrontarci,  non  possiamo accettare né lezioni  di  morale,  né
 tantomeno  J accuse  ingiustificati e che non portano  da  nessuna
 parte.
    Se quest Aula vorrà intestarsi - e io mi auguro e sono convinto
 che  potrà farlo - un grande progetto, è necessario che da  questo
 momento  ci  sia  innanzitutto il rispetto delle posizioni  e  che
 nessuno tenti di trovare in casa degli altri momenti di screzio o,
 peggio ancora, di rivalità e di sospetti che non esistono.
  Credo  che questo faccia parte non soltanto della moralità  della
 politica  di  cui  abbiamo  parlato,  ma,  mi  consenta  onorevole
 Speziale,  di una cosa che è ancora più importante della  moralità
 della  politica, cioè l'etica della politica che precede la morale
 e  con la quale certamente abbiamo il dovere di confrontarci  ogni
 giorno.

              (Applausi dai deputati della maggioranza)

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  si  conclude,  quindi,
   questa   sessione  dedicata  alla  mozione  che   riguarda
   l onorevole Castiglione. La pongo in votazione.

   SPEZIALE.  Chiedo che la votazione avvenga  per  scrutinio
   segreto.

    PRESIDENTE  La sua richiesta è appoggiata?

 (Si   associano  alla  richiesta  gli  onorevoli  Cracolici,
 Villari,   Giannopolo,   Oddo,   Zago,   Lotta,   Panarello,
 Capodicasa, Tumino)

    VIRZÌ  Mi oppongo a questa votazione

    PRESIDENTE  Se c'è qualche dubbio su cosa votiamo, ve  lo
   posso chiarire, ma non capisco su cosa poggi il dubbio.

    SAVARINO  E' una interrogazione.

    PRESIDENTE  Non è una interrogazione, è la mozione numero
   233.

                               CONGEDI

      Comunico che sono pervenute richieste di congedo per la
 seduta  odierna  da  parte  degli onorevoli  Scoma,  Pagano,
 Beninati, Granata, Infurna e Sammartino.
      L Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                       SULL ORDINE DEI LAVORI

    SAVARINO  Chiedo di parlare sull ordine dei lavori.

    PRESIDENTE   Ne  ha  facoltà,  ma  la  prego  di  volersi
   attenere al tempo concesso, cioè cinque minuti.

    SAVARINO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo
 che  in questo caso vi sia un errore formale anche da  parte
 dei miei colleghi.
   Non  contesto la volontà di volere oggi dibattere  su  una
 questione  morale o sulla vicenda Castiglione - volontà  che
 è  riuscita negli intenti - però, si è inserito nella  veste
 formale  di mozione quello che, in effetti, è nei  contenuti
 reali  una  interrogazione: Infatti, non si  chiede  nessuna
 deliberazione, così come la mozione dovrebbe comportare.  Si
 chiede,  semplicemente, di riferire  quello  che  poi  è  il
 senso  di  una interrogazione. Il Presidente ha riferito  in
 merito.  Abbiamo ascoltato in Aula quella che è  la  volontà
 del  Governo;  ritengo che non ci sia  da  mettere  ai  voti
 alcuna  mozione  perché  non c'è nessuna  deliberazione  che
 vada  oltre  questa richiesta di chiarimenti, di espressione
 di volontà che il Governo ha già espresso.
   Non  voglio  entrare nel merito delle volontà  altrui,  ma
 ritengo che la volontà dei proponenti abbia già trovato  una
 risposta  nelle parole del Vice Presidente e del  Presidente
 della Regione.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare sull ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo
 che  dopo  quattro o cinque ore circa di lavori d Aula,  sia
 singolare dibattere se l'oggetto di cui discutevamo era  più
 un   atto   ispettivo,  in  senso  classico,   riferito   al
 Presidente  della  Regione, o un atto di indirizzo  che,  in
 qualche   modo   il  Parlamento,  attraverso   la   mozione,
 intendeva  dare  rispetto a questa  vicenda.  Credo  sia  un
 fatto  di  rispetto  per tutti che il  dibattito  svolto  si
 concluda con un voto.

    VIRZI'  Ma un voto su che cosa?

    CRACOLICI   Onorevoli colleghi, è chiaro che le  premesse
 contenute  nella  mozione  lo  evidenziano,  considerato  il
 fatto  che  il Parlamento può soltanto operare  un  atto  di
 indirizzo   su  un  potere  che  è,  invece,  di   esclusiva
 competenza  del Presidente della Regione. Stiamo votando  un
 atto  di  indirizzo  rispetto alle considerazioni  che  sono
 contenute nella mozione.

    VIRZI'   Cioè  che il Presidente Cuffaro doveva  riferire
   all'Aula e lo ha fatto.

    LEONTINI  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Poiché la questione ha assunto la sostanza di
 un  richiamo  al  Regolamento, può  parlare  un  deputato  a
 favore ed uno contro.
     Ha  facoltà  di  parlare, quindi, l'onorevole  Leontini,
 essendo   già   intervenuto   l'onorevole   Cracolici    per
 esprimersi  contro. Si chiude, a questo punto,  la  tematica
 posta  dall'onorevole Savarino. Si discute sulla  differenza
 che  esiste  tra  un  documento  cosiddetto  mozione  e   un
 documento cosiddetto interpellanza o interrogazione.
    Su questo richiamo al Regolamento, sostenendo l'onorevole
 Savarino che non si tratti di vera e propria mozione, ma  di
 interpellanza, posso dare la parola ad un deputato a  favore
 e  a un deputato contro. Se l'onorevole Cracolici ritiene di
 parlare  contro lo ha già fatto, quindi ora è  il  turno  di
 chi vuole parlare a favore.

    LEONTINI   Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  credo
 che  anche  la volontà di coloro che si esprimono attraverso
 mozioni, interpellanze, interrogazioni ed ordini del  giorno
 debba tradursi in formulazioni coerenti con lo strumento  al
 quale  si  intende  fare ricorso. Nella parte  finale  della
 mozione  presentata dai colleghi della minoranza  si  chiede
 al   Presidente  della  Regione  di  riferire  in  Aula   le
 eventuali iniziative che intendesse assumere; tale  diritto-
 dovere da parte sua di rispondere a tali sollecitazioni  non
 è  suscettibile  di  una negazione o di una  affermazione  a
 seconda  di  un  voto d'Aula; non si può  chiedere  un  voto
 d'Aula  sulla  facoltà del Presidente  di  rispondere;  cosa
 votiamo?
      Si  è  chiesto  un  voto  sulla parte  narrativa  della
 mozione?  C'è  una  parte narrativa della  mozione  che  può
 essere  suscettibile  di  una votazione  in  positivo  o  in
 negativo?  No, c'è una parte finale che è una  richiesta  al
 Presidente,  egli  l'ha soddisfatta con le sue  indicazioni,
 con  i  suoi  propositi, riferendo chiaramente cosa  intende
 fare  sia in ordine al mantenimento in Giunta della  fiducia
 accordata prima e mantenuta per il presente e per il  futuro
 all'onorevole  Castiglione, sia in ordine  alla  complessiva
 attività di Governo.
      A  questo  punto,  condivido l'opinione  della  collega
 Savarino   che  intende  precisare,  focalizzare  che   tale
 iniziativa  non  è suscettibile di una votazione;  possiamo,
 semmai,  votare un ordine del giorno che - se il  Presidente
 ci  dà  due  minuti  di tempo, anzi è  già  pronto,  lo  sto
 trasmettendo - ha una indicazione in positivo che si  chiude
 con  l'invito al Presidente Cuffaro a mantenere  la  fiducia
 all'onorevole   Castiglione  e  con  l'invito  all'onorevole
 Castiglione a rimanere destinatario della nostra più  totale
 fiducia.
      In questo caso, dunque, un ordine del giorno può essere
 suscettibile   di   una  votazione  in  quanto   indica   un
 orientamento rispetto al quale ci si può orientare  in  modo
 diverso   a   seconda  delle  parti,  ma  sul  diritto   del
 Presidente  della  Regione  a  riferire  in  Aula,  possiamo
 dividerci  con  una  votazione?  E  se  votassimo  no,  cosa
 avremmo  fatto? Avremmo negato al Presidente il  diritto  di
 fare  una  cosa  che  ha  già fatto  cinque  minuti  fa?  E'
 totalmente ridicola una richiesta del genere, perché se  per
 caso,   per   comodità  di  discorso,  la  votazione   fosse
 negativa,  si tradurrebbe in un voto negativo  a  che  cosa?
 All'assegnazione, alla facoltà al Presidente  di  rispondere
 ad  una  sollecitazione? Risposta che il Presidente  ha  già
 fornito. Quindi, caso mai poniamo a votazione un ordine  del
 giorno  che  è  cosa  più  congrua,  più  coerente  con   il
 Regolamento  ed  anche più rispettosa di  una  più  corretta
 formulazione  degli strumenti di confronto  e  di  dibattito
 che in Aula si intendono sottoporre ai colleghi.

    SPEZIALE    Chiedo   di   parlare   per   illustrare   il
 subemendamento alla mozione.

    PRESIDENTE   Non  possiamo  aprire  dibattiti.  Onorevole
 Speziale,  non  posso  accogliere  un  subemendamento   alla
 mozione  perché è irrituale; le do subito la  parola  purché
 sia  chiaro che un subemendamento in votazione non lo  posso
 accettare.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  ho
 chiesto  di  parlare  per richiamo al  Regolamento,  ma  per
 illustrare  un  emendamento alla  mozione.  Il  dibattito  è
 stato  interessante,  onestamente  non  capisco  adesso   il
 nervosismo   che   percorre  i  banchi  della   maggioranza,
 eccessivo,  e  soprattutto  un  atteggiamento  intollerante.
 Dateci il diritto nostro di potere argomentare.
   Il  problema è questo: si è sviluppato un dibattito su una
 mozione  che  abbiamo presentato il 23 luglio scorso  e  che
 avrebbe  dovuto portare al dibattito rovesciato,  nel  senso
 che  in  forza  della  mozione il Presidente  della  Regione
 avrebbe  già, nella fase iniziale, dovuto dire  quali  erano
 gli   orientamenti   rispetto  alla  mozione.   Nella   fase
 conclusiva,  apprendiamo dal Presidente  della  Regione  che
 lui  non  intende  rimuovere  od  attivare  quello  che  noi
 pensavamo   fosse   normale:   la   procedura   di    revoca
 dell'incarico di assessore.
      A  noi  è data la prerogativa e il diritto sancito  dal
 Regolamento di potere modificare la parte impegnativa  della
 mozione  che  ho  presentato come emendamento  alla  mozione
 stessa;  il  diritto  proprio del  parlamentare  di  poterlo
 fare.   C'è   un  emendamento  che  presentiamo   al   quale
 ovviamente si può tranquillamente rispondere di no,  ma  non
 capisco perché noi dobbiamo accendere gli animi.
      Signor Presidente, se non è previsto dal Regolamento il
 diritto  del  parlamentare  di  poter  presentare   con   un
 emendamento  una  modifica al testo,  ritiro  l'emendamento.
 Essendo   ciò   nelle  prerogative  del   parlamentare,   ho
 presentato  l'emendamento di modifica  al  testo.  E'  nella
 facoltà  del Parlamento respingere l'emendamento o  bocciare
 la  mozione,  ma  è altra cosa. Quindi, non  pongo  problemi
 regolamentari,  anche  perché  vorrei  fare  un  appello  ai
 colleghi  parlamentari; dietro le quisquilie  regolamentari,
 voi  vorreste sottrarvi ad un voto. Noi il voto lo  vogliamo
 chiaro  perché  sappiamo  che si sta  consumando  in  questo
 Parlamento un precedente pericolosissimo.
      Pertanto,  signor Presidente le chiedo  di  mettere  ai
 voti  l'emendamento a firma mia che emenda la mozione  nella
 parte impegnativa.

    PRESIDENTE   Non posso, onorevole Speziale,  perché  dopo
 avere  dichiarata  aperta  la  votazione  ho  ricevuto   una
 richiesta  di  voto segreto. La votazione è  indetta  e  non
 esiste  meccanismo parlamentare che permetta di inserire  un
 emendamento  a  votazione aperta.  Rimane  il  problema  del
 richiamo  al  Regolamento  da una parte  o  sull'ordine  dei
 lavori dall'altra.

    CAPODICASA  Ma neanche una sospensione

    PRESIDENTE   Sull'ordine  dei  lavori  è  possibile;   la
 votazione era aperta ma si eccepisce che è una votazione  su
 un   documento  sostanzialmente  nullo  perché  non   è   un
 documento accettabile sotto il profilo parlamentare.
      Non  accetto  l interpretazione di chi ritiene  che  si
 tratti  di  un interpellanza; non accetto  l'interpretazione
 di  chi  crede che si tratti di un documento da non  votare,
 perché  ne  va  di  mezzo la dignità della mia  gestione  di
 questa Presidenza.
      E'  da tre mesi che discutiamo questo documento, da tre
 mesi  che  lo  giudichiamo una mozione, che lo  rinviamo  in
 attesa  di  una più solenne circostanza nella quale  avremmo
 dovuto  sommare altri documenti che non sono mai  pervenuti.
 Dopo  sei  ore di dibattito su un documento che  non  sto  a
 definire,  ma la cui sostanza, non forma, è quella  a  tutti
 noi  evidente,  nessuno mi chieda di non votarlo  perché  lo
 pongo in votazione.

         CINTOLA   Chiedo  di  parlare  per  un  richiamo  al
 Regolamento.

    PRESIDENTE  Onorevole Cintola, non esiste il richiamo  al
 Regolamento  durante  una votazione. Mi richiami  l'articolo
 in   modo   che  io  possa  permetterlo,  almeno.  Onorevole
 Cintola, lei si rende conto che se io le concedo di  parlare
 per  richiamo  al  Regolamento,  altrettanto  diritto  hanno
 altri colleghi.

    LO CURTO  . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LO   CURTO .   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,
 veramente  qui si è recitata una farsa e ciò perché  il  più
 prestigioso e antico Parlamento d'Europa è stato  da  taluni
 trasformato  in  uno  squallido palcoscenico  da  teatro  di
 terza  categoria,  rispetto al quale  io  non  mi  sento  di
 riconoscere il ruolo del parlamentare.
   Quindi,  al  di  là dell'ilarità che possa  ingenerare  in
 taluno,  questo atteggiamento di scarsa chiarezza nel  quale
 il  Parlamento sta vivendo momenti drammatici, da donna,  da
 persona,  da  essere umano ho vissuto il dramma  ricostruito
 dall'onorevole Castiglione e vi dico che quel  dramma  umano
 non  meritava  di  trovarsi in questo palcoscenico,  offerto
 all ilarità,  alla fine, di parlamentari che  utilizzano  in
 maniera  strumentale il ruolo prestigioso  che,  a  loro,  i
 cittadini  siciliani  di  questa terra  uccisa  dalla  mafia
 hanno consegnato per potere deridere.
   Allora,  signor  Presidente, noi di Nuova Sicilia  non  ci
 stiamo   più.   Io  intendo  svolgere  il   mio   ruolo   di
 parlamentare e intendo dire che non è più pensabile  che  si
 imbastiscano  drammatiche  quanto assurde  questioni  morali
 che   non   attengono  al  ruolo  istituzionale  di   questo
 prestigioso Parlamento e, pertanto, mi auguro che  si  possa
 porre  la parola fine a questa scellerata, scomposta   anzi,
 vorrei  dire  anche volgare - immagine che diamo  di  questo
 Parlamento  e  del ruolo che siamo chiamati a  svolgere  nei
 confronti dei siciliani che ci hanno votato.
   Vorrei dire soltanto una cosa, un monito a coloro i  quali
 utilizzano  questo  strumentale  modo  di  intendere  e   di
 svolgere  il  proprio ruolo, nel tentativo di  delegittimare
 questo  Governo che i siciliani legittimamente,  in  libertà
 di  coscienza,  in autonomia hanno voluto scegliere  con  il
 loro voto, sia da monito per tutti voi.

    PRESIDENTE    Onorevole  Lo  Curto,  sono   costretto   a
   toglierle la parola.
   Do  lettura dell'articolo 156 del Regolamento: "gli ordini
 del  giorno  presentati in riferimento alla materia  oggetto
 di  una  mozione"  -  è proprio il nostro  caso  -  "possono
 essere  messi  ai voti senza svolgimento, dopo la  votazione
 della  mozione".  Pertanto, poiché  è  stato  presentato  un
 ordine  del giorno che è chiaramente collegato alla  mozione
 originaria,  devo mettere prima in votazione la  mozione  e,
 successivamente, l'ordine del giorno.

    CUFFARO    Presidente  della  Regione.  Vorrei   che   si
 chiarisse  il  significato del voto, perché non  vorrei  che
 parlamentari della maggioranza votassero contro una  mozione
 che mi invita a riferire: perché io voglio riferire.

                  (Brusio in Aula)

    PRESIDENTE    Scusate,  questo  è   vero,   se   vogliamo
 sottilizzare.  Tuttavia, non si può dibattere sul  contenuto
 letterario  di  una  mozione, che può anche  non  essere  un
 capolavoro artistico, ma politicamente valido..

    VIRZI ....Dal   punto   di   vista   politico,   non   ha
   significato

    PRESIDENTE    No,  ha  significato  nella  premessa.   Il
 significato politico del documento è evidente.

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà..

    CINTOLA  Signor Presidente, lei ha perfettamente ragione.
 Abbiamo fatto tutto come se fosse una mozione, ma alla  fine
 è  possibile  accorgersi  che non  è  una  mozione   Siccome
 l'Assemblea  però è sovrana, basterebbe che noi accettassimo
 l'emendamento.
      Noi  non  temiamo  il  voto.  Votiamo  la  mozione  con
 l emendamento,  oppure votiamo solo l'ordine  del  giorno  e
 andiamo avanti.
      Delle due, l'una: perché votare la mozione così com'è -
 si  devono  rendere conto i colleghi della  Sinistra  -  non
 produce  nessun  risultato qualunque sia il voto  che  viene
 espresso.

    PRESIDENTE    Onorevole  Cintola,   ho   capito.   Stiamo
 ripetendo  gli  stessi  concetti.  Fosse  stato   posto   il
 problema,  realissimo, all'inizio della  discussione,  avrei
 capito.  A questo punto, per economia dei lavori  e  per  il
 rispetto  di  sei ore di impegno, non  posso  più  accettare
 questo ragionamento.
      Onorevoli  colleghi,  chi vota a favore  della  mozione
 vota  un  documento  politico, che,  di  fatto,  si  esprime
 contro  la  permanenza   dell'onorevole  Castiglione   nella
 compagine  di  Governo;  chi vota contro,  naturalmente,  si
 oppone a questa ipotesi.
      Pongo,  quindi, in votazione la mozione n. 233 a  firma
 degli  onorevoli  Speziale,  Ortisi,  Barbagallo,  Forgione,
 Ferro.  Chiarisco il significato del voto: Chi è  favorevole
 vota  verde; chi è contrario vota rosso; chi si astiene vota
 bianco.
     Dichiaro chiusa la votazione:

                  (Si procede alla votazione)

                     RISULTATO DELLA VOTAZIONE.

    PRESIDENTE    Proclamo  l'esito   della   votazione   per
   scrutinio segreto sulla mozione n. 233:

      Presenti e votanti .......  57
      Maggioranza ............   29
      Favorevoli ...............    13
      Contrari ...............    37
       Astenuti          7

                  (L'Assemblea non approva)

   Comunico  che è stato presentato dagli onorevoli Leontini,
   Acierno, Cintola e Formica l ordine del giorno numero  288
    Invito  al  Vice Presidente della Regione a  rimanere  in
   carica .
   Lo pongo in votazione.

    CAPODICASA  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA  Signor Presidente, questa è la seconda  volta
 che   succede  e  non  vorrei  che  diventasse  un'abitudine
 perché,  a  lungo andare - a mio giudizio - si provocherebbe
 una   lesione   non di poco conto alle procedure.  L'abbiamo
 già  fatto  con il presidente Cuffaro, adesso si ripete  con
 l'onorevole  Castiglione: l'invito  a  rimanere  in   carica
 altro  non  è,  in  altre parole, che l'espressione  di  una
 fiducia.  E  noi  non  possiamo  farlo,  signor  Presidente,
 perchè non abbiamo dato alcuna ...

    CUFFARO   Presidente della Regione. Onorevole Capodicasa,
   avete presentato la mozione

    FORMICA   E  questo lo avete potuto  fare  grazie  ad  un
   Presidente  di garanzia, che vi ha concesso di votare  una
   mozione che non poteva essere posta in votazione

    CAPODICASA   Onorevole Formica, se quella  mozione  è  da
 interpretare  come  voto  di sfiducia,  voi  votando  contro
 avete dato la fiducia  Non c'è motivo che esprimete un  voto
 di  fiducia  in  positivo con un ordine del giorno  con  cui
 dite:  'Rimani  in carica  perchè questo Parlamento  non  ha
 questi poteri '.
      Altra  cosa è la discussione sulla mozione; non  voglio
 riprenderla  perché non è il caso, ma, a mio  avviso,  avete
 torto.  Ha  ragione  il  Presidente  nell'averla  posta   in
 votazione,  anche  a  norma  di  Regolamento.  Nulla  vieta,
 infatti,  ad un Parlamento di impegnare il Presidente  della
 Regione  a  riferire  in  Aula circa  i  suoi  intendimenti.
 Quella  conclusione  che  ha  fatto  il  Presidente   è   la
 conclusione a questo dibattito. Non ci ha detto, perché  non
 era   quella   la  sede,  quali  sono  le  iniziative   che,
 complessivamente, vuole intraprendere come Governo a  tutela
 del  prestigio, dell'onorabilità, e quant altro. Quindi,  il
 Presidente   avrebbe  potuto  questa  sera,   perfino,   non
 intervenire o, intervenendo, non dire le cose che ha detto.

    FORMICA  Ma se l'ha scritta lei

    CAPODICASA  L'ho scritta io, ma questo non vuol dire  che
   quella  mozione non poteva essere posta in  votazione   Io
   volevo  sollevare questo problema che non è di poco conto,
   visto che siamo in tema di discussione sul Regolamento.

    PRESIDENTE   Vorrei puntualizzare un  concetto:  intanto,
   onorevole   Capodicasa,  non  si  tratta  di  violare   il
   principio  della fiducia, di cui ci si è già  occupati  in
   precedenza,  quando  si  discusse se  l Assemblea  potesse
   sfiduciare il Presidente della Regione eletto direttamente
   dal popolo.
      In  questo  caso, l'invito a rimanere in carica  non  è
 rivolto   al   Presidente  della  Regione   Cuffaro,   bensì
 all'onorevole  Castiglione:  ricorre,  dunque,  una  ipotesi
 molto diversa.
      Non  ho alcuna difficoltà a porre in votazione l ordine
 del   giorno;   tuttavia,   visto  che  siamo   nella   fase
 conclusiva   di  una  seduta  che,  purtroppo,   nella   sua
 appendice  ha  presentato  toni  eccessivamente  accesi,  mi
 rivolgo  ai firmatari chiedendo loro  se non ritengono  che,
 sul  piano politico, la bocciatura della mozione non  sia
 secondo  il mio modesto punto di vista - abbastanza adeguata
 per soddisfare il bisogno di chiarezza, di compattezza e  di
 forza   di   una   maggioranza  che   chiede   all'onorevole
 Castiglione di rimanere al suo posto.
      Io credo sia così. Ma, se siete convinti che occorra un
 rafforzamento,  io  non  ho alcuna  difficoltà  a  porre  in
 votazione l ordine del giorno, anche se ritengo sia  inutile
 visto che la mozione non è stata approvata.
      Pur  tuttavia,  non  ho alcuna difficoltà  a  porre  in
 votazione  l ordine del giorno. Fra l'altro, questa  mattina
 avevo  inteso  che  l ordine del giorno  non  sarebbe  stato
 presentato  perché  si pensava potesse essere  votato  prima
 della   mozione,   ma  il  Regolamento  non   prevede   tale
 fattispecie.
      Pongo, pertanto,  in  votazione l'ordine del giorno  n.
 288 degli onorevoli Leontini ed altri.

    LEONTINI  Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di
   ritirarlo.

    PRESIDENTE  L Assemblea ne prende atto.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata  a  mercoledì  1
   ottobre  2003, alle ore 10.30, con il seguente ordine  del
   giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I  -     COMUNICAZIONI
 II  -    SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA AL
 REGOLAMENTO DELL ASSEMBLEA  (Doc. I)

         Relatore:  il Presidente

       III   -    ELEZIONE  DI  QUATTRO  COMPONENTI  DEL  COMITATO
         AMMINISTRATIVO PER LA  GESTIONE  DEL  FONDO DI ROTAZIONE PER IL
         COMMERCIO ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE
         REGIONALE 4 AGOSTO 1978, N. 26.
 IV  -    ELEZIONE  DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
 PER LA GESTIONE  DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS PER LE
 PICCOLE E  MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6 MAGGIO
 1981, N. 96.
 V  -     ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
 DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
 VI  -    ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER
 LA TUTELA DELL'AMBIENTE.
 VII  -   ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
 BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
 VIII  -   ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE
 DEL CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
 SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
 IX  -    ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE
 DEL CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
 DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA, AUDIOVISIVA.
 X  -     ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
 PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
 XI  -    ELEZIONE DI TRE MEMBRI  DEL COMITATO REGIONALE PER LA
 PROGRAMMAZIONE  SPORTIVA   SCELTI   TRA  I  COMPONENTI  DEI
 CONSIGLI PROVINCIALI SCOLASTICI.
 XII  -   ELEZIONE DI  CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
 PER LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
 XIII  -  ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
 AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI PALERMO.
 XIV  -   ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
 AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI CATANIA.
 XV  -    ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL  COMITATO  DIRETTIVO
 DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
 XVI  -   ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
 DELL'ISTITUTO REGIONALE  DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE  E
 AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

                  La seduta è tolta alle ore 15.40.
      Licenziato dal Servizio dei Lavori d Aula alle ore 18.45