Presidenza del presidente Lo Porto
PAFFUMI segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE La seduta è sospesa per cinque minuti, in attesa
dell'arrivo del Presidente della Regione.
(La seduta, sospesa alle ore 11,50, è ripresa alle ore
12.00)
La seduta è ripresa.
CONGEDO
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole Sanzeri ha chiesto
congedo per l'odierna seduta.
Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende
accordato.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le
seguenti interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 1314 - Provvedimenti circa la gestione commissariale
della cooperativa 'Il capriolo' di Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
Ferro Giovanni
N. 1315 - Chiarimenti sulla regolarità del concorso per
collaboratore amministrativo bandito dall'AUSL n. 1 di
Agrigento, svoltosi il 4 settembre 2003.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Miccichè Calogero
N. 1320 - Iniziative per garantire parità di trattamento ai
lavoratori dei Punti territoriali di emergenza.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Raiti Salvatore
Le interrogazioni ora annunziate saranno iscritte all ordine del
giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni
con richiesta di risposta scritta:
N. 1316 - Notizie sui criteri di ripartizione dei
contributi regionali alle Province regionali siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Tumino Carmelo
N. 1317 - Nomina di un Commissario ad acta presso il
Comune di Taormina (ME).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Genovese Francantonio
N.1318 - Ripristino dei principi di legalità e
trasparenza amministrativa presso il Comune di Letojanni
(ME).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Genovese Francantonio
N. 1319 - Interventi urgenti per il mancato avviamento dei
lavoratori della Forestale nel Comune di Santa Lucia del Mela
(ME).
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
Genovese Francantonio.
Le interrogazioni testè annunziate saranno inviate al
Governo.
Informo, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno che nel corso della seduta potrà
procedersi a votazioni mediante sistema elettronico.
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE Si passa al secondo punto dell ordine del
giorno: Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli
83, lettera D), e 153 del Regolamento interno, della
mozione n. 237 Provvedimenti in merito alla rete di
autolinee in concessione in Sicilia , degli onorevoli
Barbagallo, Genovese, Tumino, Zangara.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
PAFFUMI segretario:
«L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- in attesa dell'approvazione della legge sul
trasporto pubblico locale, già all'esame della
competente Commissione legislativa dell'ARS, è
opportuno che non venga modificato l'attuale
assetto delle concessioni, sia per evitare uno
sviluppo disorganico delle autolinee, sia perché
con detta legge dovranno essere definiti i nuovi
servizi di trasporto programmati e le unità di
rete;
- nella precedente legislatura l'ARS ha approvato
la mozione n. 154/98 i cui contenuti sono tuttora
validi e qui riportati integralmente;
- la rete delle autolinee in concessione in Sicilia
si è sviluppata non sulla base di un quadro
organico di programmazione dell'Amministrazione,
ma in relazione alle richieste-proposte scaturite
dalle singole imprese;
CONSIDERATO che:
- ciò ha saturato il sistema, dove non ci sono più
spazi per l'istituzione di autolinee su nuovi
percorsi;
- vanno evitate, in modo assoluto, sovrapposizioni
di
nuovi servizi su quelli già esistenti;
- nell'interesse della finanza regionale il sistema
non va inflazionato,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a fare salvi gli effetti dei provvedimenti
emanati in attuazione dell'atto di indirizzo
adottato dall'Assemblea regionale siciliana con
la mozione n. 154 del 23 febbraio 1998;
- a provvedere alle nuove esigenze di mobilità dei
cittadini autorizzando l'adeguamento o le
modifiche delle autolinee esistenti e non con il
rilascio di nuove concessioni;
- ad invitare, altresì, le imprese concessionarie a proporre
all'Amministrazione, ove possibile, la riduzione dei fogli
concessionali (attinenti ai servizi dalle stesse esercitate) per
eliminare su tratti comuni l'esistenza di più concessioni». (237)
Barbagallo Genovese Tumino - Zangara -
Dispongo che la mozione testè letta venga demandata alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché ne
determini la data di discussione.
DISCUSSIONE DELLA MOZIONE NUMERO 233
PRESIDENTE Si passa al quarto punto dell ordine del
giorno: Discussione della mozione numero 233 «Notizie sulle
iniziative che si intendano adottare in merito alla vicenda
che ha interessato il Vice Presidente della Regione, on.
Giuseppe Castiglione», degli onorevoli Speziale, Ortisi,
Barbagallo, Forgione e Ferro.
Ne do lettura:
«L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PRESO ATTO che l'onorevole Giuseppe
Castiglione,vicepresidente della Regione siciliana ed
Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste,
seppure prosciolto dall'accusa di concorso esterno in
associazione mafiosa, è stato condannato in primo grado a
dieci mesi per tentata turbativa d'asta;
VALUTATO che tale condanna avrebbe dovuto indurre
l'onorevole Castiglione, pure in attesa degli altri gradi
di giudizio, a dimettersi con proprio atto autonomo
dall'incarico assessoriale, liberando il Governo da una
situazione obiettivamente imbarazzante e, comunque,
lesiva del prestigio dell'istituzione;
CONSIDERATO che la questione morale in Sicilia è centrale
e non può essere disattesa soprattutto da chiunque
ricopra una funzione pubblica di Governo;
RITENUTO che tale comportamento espone il Governo
regionale e più complessivamente l'istituto autonomistico
ad una grave perdita d'autorevolezza ed affidabilità,
CHIEDE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE
di riferire in Aula sulle iniziative e le scelte
che il Presidente intenda assumere a tutela del
prestigio, della credibilità e della funzionalità
delle istituzioni regionali» (233)
Speziale Ortisi Barbagallo Forgione Ferro -
PRESIDENTE E iscritto a parlare l onorevole Cracolici.
Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi,
auspicavamo che il confronto, in qualche modo provocato
dalla presentazione della mozione dei colleghi del
centrosinistra potesse essere l'occasione - così come anche
lei, onorevole Presidente dell'Assemblea, aveva annunciato
- per dedicare l'apertura della sessione autunnale
affrontando i temi e i nodi che sono dinnanzi alla politica
e al suo sistema che riguardano l'insorgere di una
questione morale e come la politica, non dopo ma prima,
affermasse una sua capacità di prevenire e non di
determinarsi a seguito di singole vicende giudiziarie.
Sono certo che anche il dibattito di oggi, purtroppo
volutamente schiacciato su ciò che riguarda una singola
vicenda che attiene ad un esponente del Governo della
Regione, ci offrirà quello che è una sorta di teatrino
della rappresentazioni delle posizioni politiche dividendo
- a volte anche senza contenuti, ma assumendo la
terminologia come frontiera di divisione - il mondo in
garantisti e giustizialisti.
Questo schematismo è diventato uno schematismo di comodo
per aggirare, o per non porsi in maniera seria e rigorosa,
ciò che attiene alla responsabilità della politica e ciò
che la politica deve affermare se vuole garantire a se
stessa quella autorevolezza e quella forza che gli
consentano di essere riconosciuti come tali dall'opinione
pubblica.
Signor Presidente, qualche settimana fa, in quest Aula,
abbiamo affermato un principio che attiene al nostro modo di
concepire le garanzie anche, se volete, superando una sorta
di manicheismo che ha segnato la storia politica di questo
Paese, soprattutto negli anni novanta.
E quella concezione di affermare i principi che non
valgono per una persona, ma che valgono per tutti, è stata
da noi rappresentata attorno alla vicenda che ha segnato
l'emergere di una vicenda giudiziaria che riguarda il
Presidente della Regione Cuffaro.
In quell occasione, sia con le dichiarazioni pubbliche,
sia con quelle fatte formalmente in quest Aula, non abbiamo
manifestato rispetto soltanto per l'indagine, ma anche per
l'indagato. Ci siamo avventurati su un terreno che la
polemica politica poteva, in qualche modo, determinare e
scegliere come strada più semplice, più immediata
dell'associarci a quel dimissioniamo, frutto di scorciatoie
che non rispettano solo l'autonomia della Magistratura, ma
anche gli indagati.
L onorevole Crisafulli, compagno del nostro Partito, che
in maniera autonoma, ma certamente non richiesta nè dal
nostro Partito - tranne singoli esponenti - ma da nessuno,
ha affermato con il suo stile di rispetto per la sua
funzione politica ed istituzionale la scelta di
autosospendersi dalle funzioni, in attesa degli sviluppi
della vicenda che lo riguardano.
Vorrei ribadire questo metodo, questo stile che riguarda
il nostro Partito ed il centrosinistra, che nelle scorse
settimane, pur preoccupati dalla deriva, dal rischio di
crisi di legittimità complessiva dell'istituzione Regione
del sistema politico regionale, abbiamo in qualche modo
tenuto sul punto di principio distinguendo la fase
dell'indagine dagli sviluppi successivi che riguardano ogni
singola persona.
Onorevole Presidente - e qui mi rivolgo soprattutto al
Presidente della Regione - oggi siamo obbligati a stare in
quest'Aula per affrontare una questione che attiene ad una
persona di cui abbiamo consapevolezza del travaglio - della
difficoltà, oserei dire -, che una vicenda come quella che
lo ha segnato, inevitabilmente, provoca nella sua coscienza
e nella sua vita. Siamo costretti, tuttavia, ad affrontare
questo tema perché, onorevole Presidente, riteniamo ci
debbano essere degli automatismi tra il rispetto, la
garanzia, tutte le garanzie che la Costituzione, le leggi
dello Stato danno a qualunque cittadino, per provare la
propria innocenza e non essere formalmente condannato fino
a sentenza definitiva.
Ma quando chiunque di noi - che si chiami oggi
Castiglione o domani Cracolici - nelle sue funzioni di
Governo e quindi in rappresentanza di tutti i siciliani, in
qualche modo viene investito da una condanna, seppur di
primo grado - conosciamo bene il codice e i limiti
costituzionali della condanna di primo grado - non c'è
dubbio che si pone una questione che non dovrebbe essere
oggetto di un dibattito parlamentare ma di un automatismo
per preservare se stessi e la funzione svolta in nome della
rappresentanza politica, cioè l'istituzione Governo. Ecco
perché ci saremmo aspettati le dimissioni senza che
nessuno le invocasse - all'indomani di una sentenza di
condanna, anche se diversa da quella per cui l'accusato e
l'indagato Castiglione era entrato in Tribunale, pur con
l'assoluzione di una serie di reati che gli venivano
contestati e per i quali ha subito anche giorni di
carcerazione.
Vorrei ricordare, per inciso, che all'indomani di quella
vicenda che portò allora l onorevole Castiglione, Assessore
per l'Industria del precedente Governo, guidato
dall'onorevole Capodicasa, che procurò alcuni giorni di
carcerazione, in questo Parlamento le forze di opposizione
a quella maggioranza chiesero con una mozione la revoca
della fiducia all'onorevole Castiglione, quale esponente
del Governo. Voglio ricordare ciò perché credo che su
questi temi non ci possa essere un pendolo che faccia
adottare un principio o applicarne un altro, a seconda
della vicenda. Spero valga per tutti, ma certamente la
vicenda che oggi ci consegna la condanna dell'onorevole
Castiglione obbligherebbe ad adottare quello che considero
un automatismo necessario: liberare il Governo della
Regione da una condizione di difficoltà, di imbarazzo e,
aggiungo, di rischio ulteriore di perdita di credibilità e
di autorevolezza.
E, quando in una Regione come la nostra - non siamo
diversi dagli altri, ma che certamente non possiamo
nascondere ai nostri occhi anche le peculiarità esistenti
nel nostro territorio -, quando un potere legale è debole,
sono altri i poteri che tendono ad avere la supremazia. In
questa Regione lo scontro tra legalità e illegalità è uno
scontro continuo e permanente. Ecco perché oggi le
chiediamo, onorevole Presidente della Regione, che ha in
forza dei poteri riconosciuti dalla legge, il potere di
nomina e di revoca degli assessori che lei stesso ha
nominato all'atto del suo insediamento, di poter comunicare
a quest'Aula non solo una decisione, ma di poter affermare
uno stile, un metodo, una regola, seppur non scritta
formalmente in nessuna legge della Regione o dello Stato,
una regola che in qualche modo valga ed assuma quella
condizione per cui c'è una prassi politico-istituzionale
che si afferma al pari del rispetto delle leggi.
Onorevole Presidente, pensiamo che la questione di cui
ci occupiamo oggi è solo una parte - e se volete una parte
marginale - di un nodo politico che quest Aula deve
affrontare. Il problema dell'intero sistema politico non è
soltanto il modo in cui ci rapportiamo dinanzi a fatti
giudiziari che attengono a singoli esponenti politici, ma
il nostro problema è come in forza del nostro agire
politico siamo in grado di prevenire l'insorgere di una
questione morale. Diventa persino troppo comodo affermare
regole che attengono esclusivamente al problema di gestire
il dopo, il day after , delle vicende giudiziarie.
La politica ha qualche compito in più, qualche
responsabilità in più, cioè quella di dettare le condizioni
che, in qualche modo, non costituiscano quell'humus che può
determinare fattori pericolosi per l autorevolezza, la
legittimità del sistema politico e del sistema legale.
Voglio essere chiaro, signor Presidente, non possiamo -
e certamente non saremo noi a farlo - accettare che
quest'Aula si trasformi in un tribunale. Lei ha dichiarato
ciò questa mattina in un intervista e, per la verità,
vorrei ricordarle che non siamo mai stati noi a pensare a
quest'Aula come ad un'aula di tribunale -, ma se vuole,
paradossalmente, la vicenda che lo ha riguardato è stata
gestita da parte sua e da parte dei colleghi della
maggioranza, trasformando - quella sì - quella
discussione in un'occasione per far diventare questo
Parlamento un'aula di tribunale, avendo scelto di fatto, in
quell'occasione, attraverso un voto, di dare quasi
un autorizzazione ad una scelta che invece atteneva
soltanto alla sua coscienza.
E quindi, certamente, almeno per quanto ci riguarda, non
trasformeremo questa discussione in una discussione di
giudizio giudiziario delle vicende che attengono a
qualunque personaggio politico o a qualunque esponente del
Governo o del Parlamento.
Credo che questa oggi sarà un'occasione mancata da
questo punto di vista: la necessità di discutere insieme su
come correggere, eventualmente, quelle condizioni che, come
ho detto prima, possono favorire attraverso il nostro agire
politico quelle dinamiche che producono malaffare,
corruzione, pressione illecita. Insomma, in una battuta, il
problema che abbiamo in Sicilia è se ci dobbiamo affermare
in una Regione delle regole o in una Regione della
parlata , dove qualunque diritto lo si afferma attraverso
l intermediazione, la pressione, la discrezionalità, che è
l'humus che determina, a mio avviso, quella condizione che
sconfina molte volte nella illegalità e nel malaffare.
E' questo il punto politico che abbiamo dinanzi: se,
insomma, la Regione che vogliamo e quella in cui vogliamo
vivere e operare anche in nome del nostro agire politico
dev essere una Regione dove ci siano regole certe per tutti
e non regole che cambiano a seconda delle pressioni che si
ricevono. E' questo un punto che laicamente vorremmo
affrontare.
Qualche giorno fa, in occasione di un dibattito alla
festa dell'Unità a Catania, mi sono confrontato con il
segretario regionale dell'UDC, onorevole Lombardo; in
quella sede, certamente meno formale della sede di un
Parlamento, l'onorevole Lombardo, sollecitato rispetto ad
un ragionamento che si faceva dinanzi a qualche centinaio
di persone, poneva la questione di accettare la sfida di
come questa Regione assuma il tema della questione morale,
non semplicemente come il terreno nel quale ci dividiamo
sugli effetti da dare alle singole questioni giudiziarie,
ma come questa Regione affermi, non solo un codice di
comportamento, ma una linea politica, un progetto politico
in grado di garantire a tutti pari opportunità e di
evitare, per la stragrande o minoranza quantità di persone,
la possibilità attraverso la cultura del favore, la cultura
della pressione e che determina quelle modifiche in corso
d'opera, quelle regole che, se mutano una prima volta,
potranno mutare sempre, soprattutto anche in forza della
pressione cui si é sottoposti.
Con questo non voglio dire che la politica dovrebbe
essere una politica sorda e muta. Guai a noi a non pensare
che questa Regione ed anche il suo processo di riforme,
necessita di un mutamento di regole, ma mutare regole
significa dare nuove regole, non costruire una dimensione
in cui tutto é relativo, tutto é incerto. Anche su questo
terreno, signor Presidente dell Assemblea, questo
Parlamento nel 1994 si dotò di alcune regole che
riguardavano il codice di comportamento dei suoi
parlamentari, al di là delle legislature in cui si occupano
gli scranni di Sala D'Ercole.
Quel codice di autoregolamentazione, certo, figlio di
una condizione in cui versava in quel momento il sistema
politico, sottoposto ad una enorme pressione - ricordiamo
tutti che cosa é stata quella stagione anche per questo
Parlamento, diversi Presidenti di Assemblea, parlamentari
della Regione, esponenti di Governo - era un bollettino di
vicende giudiziarie che minavano in profondità la
legittimità persino di quel parlamento. I colleghi di quel
tempo, quindi, ebbero la forza di darsi delle regole che
non erano una legge, non in virtù di un codice che avesse
forza di legge, ma un patto tra il Parlamento ed il Governo
che era anch'esso figlio del Parlamento, il quale in forza
di alcune vicende determinava l'automatismo di alcuni
comportamenti. Oserei dire, scusate l'espressione, "finita
la festa, gabbato lo santo", insomma, finita la bufera
della cronaca giudiziaria di quei giorni, questa vicenda ed
anche quelle regole, quel codice di autoregolamentazione
sono diventati sostanzialmente carta straccia.
Credo che quest Aula abbia il dovere di ridarsi delle
regole, se lo vuole, o di affermare quelle regole come
proprie, ma certamente non può essere sorda dinanzi a ciò
che sta avvenendo, non può far finta di non vedere, perché
qui é in discussione la credibilità, non solo di un singolo
parlamentare o esponente politico, ma quella dell intero
sistema politico; e non vale se si é della maggioranza o se
si é dell'opposizione. Quando la politica perde di
credibilità la perdono tutti, sia la maggioranza che
l'opposizione. Ecco perché noi confidiamo in lei, signor
Presidente, che oggi sappia dare a quest Aula quelle
risposte che, io ritengo, molti siciliani si attendono:
risposte di certezza, di credibilità, risposte al di là
delle persone.
Lo ripeto: questo oggi vale per l'onorevole Castiglione
- io non entro nella sua vicenda giudiziaria, sugli aspetti
tecnico-processuali, non mi interessa e non sono chiamato a
svolgere questo compito - domani potrà valere per
l'onorevole Cracolici, se un giorno sarà chiamato a
responsabilità in questa Regione. Insomma, non è una
questione che attiene alle persone ma alle responsabilità
politiche di ognuno di noi; oggi questa responsabilità
politica è in capo al Presidente della Regione ed è lei,
che a mio avviso, deve dare non solo contezza, non solo
deve dare una risposta a questo Parlamento ma dovrà dare
una risposta che - io mi auguro - sia una risposta netta,
chiara, di stile, che consenta di affermare il principio
che nessun condannato per qualunque ragione possa stare
dentro i governi di questa Regione.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, desidero precisare che,
vista l'importanza del dibattito, sono concesse deroghe ai
termini previsti dal Regolamento. Vi prego comunque di
tenere presente che si tratta di un dibattito su una
mozione ed i termini sono tassativi: 10 minuti per ciascun
oratore. Vi invito, quindi, al rispetto dei termini
regolamentari, fermo restando il diritto pieno di andare al
di là dei termini considerata - ripeto - l importanza della
discussione.
E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri. Ne ha facoltà.
GURRIERI Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
discussione di oggi segue le accese polemiche che lo
scorso mese di luglio hanno tenuto banco sulla stampa
circa la cosiddetta "questione morale" e i riflessi
istituzionali che essa avrebbe nella legittimità dei ruoli
ricoperti. Oggi non siamo chiamati ad imbastire processi
che riguardano la Magistratura, una cosa questa che
diciamo tutti perchè iniziamo sempre così gli interventi,
salvo a dimenticarcene subito dopo e usare altri metodi
completamente opposti a questo elementare principio di
distinzione e di cautela; siamo chiamati, invece, a
discutere del caso Castiglione per valutare l'incidenza
istituzionale di procedimenti giudiziari ancora non
conclusi e del residuo di un inchiesta più ampia
conclusasi con l'assoluzione dell'onorevole Castiglione,
oggetto oggi di questa discussione verso la quale si
determinò allora una piena solidarietà umana e politica
prima ancora che si arrivasse all assoluzione.
In linea di principio, trattandosi di procedimenti non
conclusi, non possiamo non affidarci alla legge evitando
sovrapposizioni illegittime e pericolose, e sospendendo il
giudizio.
Più in concreto, il mio intervento tiene conto di un
fatto, ed è una novità per me: ieri, sono andato a
rileggere le carte dell'infortunio giudiziario di quattro
anni fa occorso all'onorevole Castiglione, ritrovando, come
ho già accennato, l'unanime solidarietà di tutti i colleghi
del centro-sinistra. Fatta questa premessa, anche per
prevenire equivoci, vi ricorderò, cari colleghi, che ebbi
già modo di intervenire precedentemente su tale questione
dichiarando che il gruppo politico al quale appartengo, la
"Margherita-Democrazia é libertà", non era interessato ad
assecondare derive giustizialiste, anche se questa
posizione ci ha fatto guadagnare, l'etichetta di essere
compiacenti o distratti.
Due mesi fa, di fronte allo sprint di alcuni che, come
al solito, dovevano posizionarsi sui quotidiani e
costringere gli altri al fatto compiuto, ho comunicato la
mia decisione di autosospendermi dal Gruppo nella
eventualità che il Gruppo a cui appartengo si fosse fatto
coinvolgere nella richiesta di dimissioni dell'onorevole
Castiglione, anticipata sulla stampa prima ancora della
riunione di parte del centro-sinistra, prevista per il
pomeriggio e senza avere chiesto un pronunciamento in
Aula da parte del Presidente della Regione, onorevole
Cuffaro, così come è stato per il caso Pellegrino.
La mia inusuale presa di posizione non era determinata
da un esasperato garantismo ad oltranza o da una complicità
con l'onorevole Castiglione, tutt'altro. Essa derivava,
innanzitutto, dal fatto che venivano calpestate le regole
elementari di convivenza e collaborazione fra i partiti che
coesistono all'interno del centro-sinistra. Inoltre, il
caso dell'onorevole Castiglione era abbastanza singolare,
essendo stato già vittima di un errore giudiziario che lo
aveva costretto ad un 'soggiorno di piacere' nelle patrie
galere.
Esprimere questi sentimenti di rispetto forse può
essere scambiato per un oltraggio alla moralità? E' stato
logico, quindi, per il Gruppo della 'Margherita-Democrazia
é libertà' non solo non partecipare alla conferenza stampa
svoltasi all uopo, ma anche, di conseguenza, assieme ad
altri esponenti del centro-sinistra, non fermare la mozione
di sfiducia per farne, invece, una mozione per avviare un
dibattito in Aula.
Nella mozione abbiamo indicato il problema e le
possibili soluzioni, invitando il Governo a riferire in
Aula; ma da ciò non si possono far derivare in modo
meccanico effetti ed azioni violentando al tempo stesso la
legge e le persone.
Credo che sia doveroso, infatti, riservare, in ultima
istanza, la decisione alla coscienza individuale, che può
modulare risposte che vanno dalle dimissioni
all'autosospensione, al rigetto di comportamenti
autosanzionatori.
Ricorderete, onorevoli colleghi, che in quei giorni,
tutte le mattine i quotidiani erano pieni di commenti e di
dichiarazioni sui fatti riguardanti l'onorevole
Castiglione e l'onorevole Cuffaro, a cui poi si aggiunse
anche la vicenda dell'onorevole Crisafulli, non prevista nè
immaginabile, almeno per me, realizzando così un
allargamento della scena a 360 gradi .
Trattare l'argomento a settembre, cioè oggi, è stata
una saggia decisione perchè enfatizzare in modo esasperato
la questione morale nel senso unico della questione
giudiziaria finisce per creare un clima di contrapposizione
anche nell'opinione pubblica e tutto ciò può trasformarsi
in un effetto boomerang, per tutti. Eppure, dopo questa
saggia decisione di rinvio, dobbiamo registrare ancora
incrostazioni e posizioni difficili da accettare.
Per formazione, ho sempre avuto grande rispetto per
tutti e per le varie posizioni che si possono esprimere in
piena libertà di coscienza, né credo che differenziazioni
in questo campo possano significare rotture di schieramento
politico. L'onorevole Forgione - apprendo che oggi è
assente per motivi di salute - al contrario, nella
Gazzetta del Sud del 19 settembre scorso, proprio a
pagina trenta, chiede ai partiti dell'Ulivo di essere
coerenti per evitare che in Sicilia passi l'idea che tutti
gli schieramenti e tutti gli uomini politici appartengono
allo stesso schieramento.
Se qualcuno chiede di non volersi confondere con gli
altri, noi rispettiamo la volontà di questa autorevole
parte politica dell Assemblea; ma non condividiamo, anche
perché non vogliamo essere additati come coloro a cui piace
praticare la politica della lenza e dell'amo , stando
seduti sulla riva del lago in attesa che un pesce abbocchi
per aprire la rappresentazione teatrale delle questioni
giudiziarie e morali e rimarcare la diversità e,
possibilmente, trarne un vantaggio politico.
La diversità, quella mia e quella del centro-sinistra e
del centro-destra, si misura diversamente. Innanzi tutto,
dall'orizzonte ideale e dall'impegno per la collettività.
Sia nelle Commissioni, come in Aula, più del cinquanta
per cento dei provvedimenti sono stati approvati grazie
alla presenza determinante dei parlamentari del centro-
sinistra, per garantire il numero legale. Anche se questo
non è mai stato evidenziato a sufficienza, meriterebbe di
essere portato a conoscenza, in miglior modo,
dell'opinione pubblica.
Ma, nella nostra diversità, c'è anche la storia delle
lotte per la garanzia dei diritti. E, proprio per questo,
se siamo garantisti, non lo possiamo essere solo a parole e
farci tacciare di incoerenza dal centro-destra; anche
perché, se si cerca di fare violenza alla politica, questa
si vendica, e un infortunio giudiziario può toccare a
tutti.
Sono convinto che, proprio per evitare il disgusto
generalizzato verso la politica e i politici, sia
necessario evitare atteggiamenti giustizialisti, spostando
i riflettori soprattutto sulla immoralità politica come
svuotamento della politica stessa. Ai siciliani dobbiamo
spiegare - noi come centro-sinistra in particolare come
mai questo Governo si stia afflosciando come un pneumatico
forato. Mettere in evidenza il metodo stesso, messo in atto
dal centro-destra, un metodo che spaccia la furbizia per
virtù dimenticando che in politica essa, invece, è un
difetto.
Da questo punto di vista, allora, appare quanto mai
ipocrita restringere la questione morale agli eventuali
infortuni giudiziari, fondati o infondati che siano.
La questione morale tocca, infatti, tutto l'esercizio
del potere e riguarda anche quegli aspetti per i quali
nessuno si scandalizza, ma che incidono pesantemente
sull'andamento delle Istituzioni, come la inosservanza dei
termini stabiliti dalle leggi per la approvazione dei
documenti finanziari; le risposte date in ritardo, o mai
prodotte, alle interrogazioni; le pubbliche bugie per
giustificare scelte ingiustificabili o il dilagare di
provvedimenti per richieste particolari, come le
assunzioni di 500 nuovi precari, anche se a tempo
determinato, operate alcuni mesi fa nei consorzi di
bonifica e via elencando.
Sono questi, finora, i frutti di due anni di
legislatura. Un risultato che non è orfano, ma figlio
legittimo di un padre ed una madre forti di una
maggioranza di 63 deputati contro 27 altri, genitori di
una maggioranza incapace di trasformare la quantità dei
consensi in prodotto politico; di una concessione del
potere paragonabile ad una grande sartoria dove si
confezionano solo abiti su misura, senza tenere conto che i
tessuti stanno per esaurirsi.
Con questo Governo, si è isituzionalizzato un nuovo
approccio culturale alla politica, secondo il quale il
consenso si misura una sola volta, senza conquistarselo
giorno per giorno. E' una cultura politica in cui affiora
il peggio. Un metodo negativo che culturizza gli errori
politici e li rende modelli comportamentali, sistemi di
regole, prassi politica.
Su questa base culturale si innestano i gravissimi
atteggiamenti di alcuni esponenti della maggioranza che
sembrano trattare l opposizione come fossero dei bambini,
dimenticando che i bambini sono osservatori più acuti
degli adulti e che possono anche fare i monelli,
spifferando ai quattro venti tutti i vezzi ed i vizi di
questa maggioranza, come ad esempio l assenteismo degli
assessori ai lavori d'Aula, la canalizzazione delle risorse
alle province di provenienza, la gestione della sanità in
Sicilia. A questo proposito, e mi avvio a concludere, credo
che non sia fuori luogo ricordare uno scandalo per quest
Aula, avvenuto in questa Assemblea: lo scorso anno misi in
atto un'azione forte per la rimozione dall'incarico di
direttore generale dell'AUSL 7 di Ragusa, già dirigente
della stessa, condannato per una truffa perpetrata nei
confronti della stessa AUSL 7, il quale ricevette la nomina
mentre era sotto giudizio e venne confermato in questo
ruolo anche dopo la sentenza di condanna, nonostante
l'evidentissima incompatibilità. Ebbene, l Assessore per la
sanità, messo alle strette dalla Commissione competente e
dal sottoscritto, nella seduta d Aula del settembre 2002
ha avuto il coraggio di affermare che il manager non era
stato rimosso nell attesa di un parere richiesto
all'Ufficio legislativo e legale della Regione. Alla mia
richiesta di copia del suddetto parere, inoltrata
all'Ufficio legale della Regione il 30 ottobre successivo,
ricevo dal Dirigente una risposta (protocollo numero 129001
del 30.10.2002) che leggo testualmente: "In riferimento
alla Sua richiesta si fa presente che non può rilasciarsi
copia in quanto non risulta essere stato reso parere
dall'Ufficio legislativo e legale in ordine alla
incompatibilità delle funzioni di manager dell'AUSL 7 di
Ragusa con i fatti penalmente rilevanti".
Allora, se non solleva ciò una questione morale,
datemi voi una risposta. Tutto questo è il frutto perverso
di un risultato plebiscitario che ha ubriacato voi della
maggioranza, impedendovi di capire che una vittoria
esagerata avrebbe dovuto rendervi più attenti, più
responsabili, perché la vostra vittoria è stato il sintomo
di una grave malattia sociale e politica e non una
vittoria del vostro progetto politico. L'eccesso di
vittoria in politica, come a volte anche nello sport, più
che essere la spia della pochezza dell'avversario,
evidenzia la malattia che la produce generando nei
vincitori sicumera e presunzione, facendo credere ai
politici di terza e quarta classe di essere grandi statisti
e grandi politici o, addirittura, di essere svincolati dal
rispetto delle regole e non obbligati al rispetto delle
opposizioni. Un uso spregiudicato dei valori etici e
giuridici in funzione pubblica, alla fine, abbassa il grado
di credibilità delle Istituzioni.
Ed allora, proviamo tutti insieme per un momento a
scendere dalla giostra; questo dibattito deve servirci
anche per assumere piena coscienza del gravissimo momento
che sta attraversando la nostra Regione e le Istituzioni ad
essa collegate. Diamo un segnale forte e concreto. Io
voglio fare una proposta, signor Presidente, il momento è
solenne anche perché riguarda Lei soprattutto: chiedo alla
Presidenza di predisporre un calendario dei lavori d Aula
che contempli almeno tre giorni alla settimana dedicati
ai lavori d'Aula. Una proposta che rivolgo all intero
consesso, e che invito a tal riguardo a pronunciarsi.
Infatti, istituzionalizzare tre giorni a settimana da
dedicare ai lavori d'Aula sarebbe un segnale di riscatto e
di recupero dell'autorevolezza dell'Assemblea regionale
siciliana, sarebbe un segnale per la gente e, soprattutto,
un segnale rivolto alla magistratura. Un segnale che
potrebbe dare luogo, anche per breve tempo, ad un'azione
forte e concertata che permetta, pur nella distinzione dei
ruoli tra maggioranza ed opposizione, di uscire da queste
sabbie mobili che stanno soffocando le residue speranze
dell'autonomia siciliana e dello sviluppo economico e
sociale della nostra gente.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini.
Ne ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi che mi
hanno preceduto e le ultime battute dell'intervento
dell'onorevole Gurrieri, che soprattutto nella sua
introduzione avevo apprezzato. Ciò mi induce a fare delle
ulteriori precisazioni, delle riflessioni a voce alta che
mi consentono anche di rintuzzare quanto nel suo
intervento, seppure in modo pacato e garbato, ha detto il
collega Cracolici.
E' vero che in quest'Aula, spesso, il dibattito su una
materia del genere induce le parti ad utilizzare argomenti
di segno diverso, a seconda delle posizioni che si
rivestono in quel momento. Ed è proprio da questo assunto
che io partirei, per quel che concerne la posizione
dell'onorevole Cracolici. Per un verso, la sua
preoccupazione era quella di evitare che in quest'Aula ci
si atteggiasse in modo alternativamente conveniente e, per
un altro, non è riuscito a fugare l'evidenza e cioè che la
iniziativa di una mozione sulla vicenda dell'onorevole
Castiglione non sfugge, nemmeno in questa occasione, ad una
finalità di strumentalizzazione e propaganda che nulla ha a
che fare con i livelli di moralità pubblica compatibili con
l'esercizio della pubblica attività, che qui si intendono
invocare e fare tutelare e rispettare.
Quando la vicenda dell onorevole Castiglione è esplosa,
il provvedimento restrittivo che l onorevole nonché amico
Giuseppe ebbe a subire, fu motivato in quel momento da una
imputazione, che provocò un dibattito. L'imputazione era
quella di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ricordo che seguì un provvedimento restrittivo. Allora il
partito di appartenenza dell'onorevole Cracolici, in
presenza di quella imputazione, in presenza di un
provvedimento restrittivo motivato da quella imputazione,
in quest'Aula ebbe a sostenere una posizione diametralmente
opposta da quella oggi sostenuta, e cioè sostenne allora
che, pur in presenza di quella motivazione, l onorevole
Castiglione, uomo di Governo, doveva mantenere la sua
posizione all'interno dello stesso, proprio perché il
garantismo che in quel momento si invocava come vessillo,
doveva indurre tutti a rispettare i vari gradi di giudizio.
Quindi non poteva consentire a nessuno, ripeto, in quel
momento, di eccepire sull'operato e sull'attività
dell'onorevole Castiglione.
La vicenda ha avuto un suo decorso, si è evoluta nel
tempo: l'onorevole Castiglione è stato sottoposto a
giudizio e, proprio per dare una utile accelerazione alle
procedure che potessero verificare la sua responsabilità,
ha fornito tutti gli elementi che potessero essere utili a
questo fine.
Quella motivazione grave, per la quale quel dibattito
fu promosso ed alimentato, è venuta a cadere e l'onorevole
Castiglione è stato prosciolto dalla imputazione per la
quale il partito ed il suo gruppo politico in quel momento
non avvertirono la necessità di sollevare alcun problema.
Oggi, prosciolto l'onorevole Castiglione da quella
imputazione e con una residua fattispecie penale che nei
livelli di moralità pubblica indicati dalle leggi, che sono
il frutto della sintesi e dei dibattiti che sulla moralità
pubblica in questa Aula ed in altre Aule si fanno, non
risulta essere assolutamente incompatibile con il
mantenimento della sua attività di governo. Il decreto
legislativo 267 dell'agosto del 2000 indica infatti tutte
le fattispecie di condizione penale o giudiziaria
incompatibili con l'esercizio di una pubblica attività e
con l'assunzione di un mandato elettivo, con lo svolgimento
di una attività amministrativa e di governo.
Quindi, o si fa riferimento ai livelli di moralità
pubblica indicati nelle leggi oppure noi ritorniamo
indietro di un secolo e mezzo quando dalla dialettica
'Hegeliana' e dalla configurazione dello Stato etico che
Hegel ebbe a formulare derivarono poi nei figli di Hegel,
Marx per primo, le configurazioni dello 'Stato etico'.
Allora, in quel caso, il dibattito è aperto a tutte le
valenze, a tutte le elasticità, a tutti gli arbitrii, a
tutte le strumentalizzazioni e convenienze del momento.
Avevamo auspicato nell'ultimo dibattito su questa
materia che si riuscisse a sottrarsi a tale tentazione. Ci
accorgiamo che la tentazione ripiomba e si tende a
ritrasformare, nonostante le premesse qui espresse siano di
segno diverso a parole, l'Aula non in un'aula giudiziaria
o in un'assemblea ecclesiale che parli dei livelli di
moralità pubblica, che tutti siamo bravi ad indicare come
sufficienti o insufficienti, come idonei a consentire ad un
uomo di mantenere un'attività di governo e/o parlamentare o
non sufficienti o non idonei. Vi accorgerete che un
dibattito posto in questi termini, suscettibile di
strumentalizzazioni diverse, e quindi non utile a fare in
modo che la classe parlamentare si accordi su livelli di
moralità e trasparenza che poi all'esterno forniscano
garanzie ai cittadini e ai loro bisogni.
Questo non è utile soprattutto con le iniziative come
quelle oggi in discussione. Ci sono delle leggi che
indicano tutti le fattispecie che risultano essere
incompatibili con l'esercizio di un'attività di Governo. A
quelle noi dobbiamo attenerci, a meno che un dibattito del
genere non vada oltre il un singolo episodio, come quello
relativo all'onorevole Castiglione, e non si costruisca in
modo più generale per approvare una legge che individui i
livelli di incompatibilità con il mantenimento del mandato
parlamentare o con il mantenimento dell'attività di
Governo. E così come legiferato a livello nazionale
(siccome esistono leggi regionali che si sono stratificate
nel tempo), un dibattito generale può aprirsi su ciò che si
può ritenere in linea con il mantenimento di una carica o
in contrasto con il mantenimento della stessa. Ma se questo
non esiste, di volta in volta il surrogato è la singola
strumentalizzazione episodica di una condizione personale.
Ciò è dannoso ai fini di un dibattito proficuo;
peraltro la mozione oggi presentata, la numero 233, si
chiude con la richiesta di notizie al Presidente della
Regione sulle iniziative che egli intende assumere a tutela
della credibilità delle istituzioni - ecco perché mi sono
soffermato ad ascoltare le riflessioni dell'onorevole
Gurrieri con particolare attenzione - perché egli diceva:
'i livelli di credibilità delle istituzioni sono
suscettibili di giudizio più articolato e diverso a seconda
dei punti di vista da cui si guardano'. Quindi una visione
del genere deve riguardare tutto il funzionamento delle
attività istituzionali di governo e parlamentari.
E' chiaro che un dibattito di tal tipo comporta la
necessità di evitare singole strumentalizzazioni per aprire
una riflessione più ampia e costruttiva.
Quando tutto questo non si fa e ci si allontana dalle
indicazioni esistenti, dalle leggi che tutelano i livelli
di moralità pubblica necessaria, quando non si intendono
più rispettare questi tetti di moralità, perché esiste una
moralità che dovrebbe essere sentita, diceva l'onorevole
Cracolici, e che è al di là delle leggi, voi capite che il
sentimento varia da parte a parte e, come ho cercato di
dimostrare nella prima parte del mio intervento,
nell'ambito della stessa parte varia a seconda dei ruoli e
delle posizioni che si assumono, in un anno o in un altro,
in un Governo o in un altro, in una compagine o in
un'altra. Quindi, tutto il contrario di ciò che sosteneva
l'onorevole Cracolici...
SPEZIALE Solo voi avete promosso iniziative
LEONTINI .. noi non abbiamo promosso alcuna
iniziativa. In questo caso l'iniziativa l'avete promossa
voi e, quindi, dovete rispondere di quello che fate in modo
diverso; noi stiamo rispondendo ad una sollecitazione, non
ci stiamo sottraendo ad essa. Ho anche precisato che la
fattispecie era completamente diversa e la condizione che
vi indusse a sostenere una posizione opposta da quella che
oggi portate avanti, era articolata anche in modo diverso.
Esisteva al di là - e lo dico con molta chiarezza, se
non lo sono stato prima - della casistica già contenuta
nelle leggi un'altra espressa fattispecie che, essa sì, a
prescindere dalle valutazioni del momento, poteva essere
suscettibile di dibattito. E in quel caso invece
l'atteggiamento del partito politico dell'onorevole
Cracolici fu diverso, perché sostenne...
CAPODICASA Legga gli atti Forse non li ha letti bene
LEONTINI Ho letto attentamente tutti gli atti, ed
anche il suo intervento, onorevole Capodicasa, perché è
stato lungo ed articolato; però, capisco che ci sono
sfumature diverse all'interno del vostro Gruppo e lei ha
anche modo di esprimere contenuti e posizioni diverse da
quelle contenute nella mozione numero 233, me ne sono
accorto.
Quindi, la posizione che esprimo a nome del Gruppo di
Forza Italia, a nome di tutti i colleghi della maggioranza,
- che ho avuto modo di consultare e che con noi in questi
giorni hanno valutato le ipotesi da sostenere nel
dibattito, gli argomenti, le indicazioni da fornire è di
evitare che questo dibattito abbia una valenza pesante e
che risponda ad un'ulteriore iniziativa di
strumentalizzazione finalizzata all esterno a rendere
sempre meno brillante la trasparenza delle nostre
istituzioni parlamentari e di Governo, a seconda dalla
posizione da cui proviene l'iniziativa.
Penso invece che questo dibattito debba essere
affrontato con un animo diverso, con un'intenzione diversa:
evitare di volta in volta le strumentalizzazioni, sottrarsi
a questo rischio, in quanto le conseguenze di tali
strumentalizzazioni piombano su tutti, ricadono sul ruolo
che ciascuno di noi svolge. Abbiamo dei presidi, le norme,
le norme vigenti, a queste ci atteniamo.
Le norme vigenti hanno indicato e indicano chiaramente
i modelli di comportamento cui attenersi per evitare di
far degenerare la propria condotta di Governo e
parlamentare, renderla incompatibile con il mantenimento
del proprio ruolo. Se andiamo oltre ci invischiamo sul
terreno molto fragile, molto scivoloso, molto viscido,
della dialettica delle parti e delle posizioni che tende ad
essere strumentale di volta in volta a seconda delle
posizioni.
Ecco perché soltanto questo significato voglio far
derivare dal dibattito e chiudo ancora, con l'auspicio che
sia l'ultima volta che ci si affidi alle iniziative
propagandistiche e ai manifesti per affrontare questioni di
questo tipo.
La fiducia nei confronti dell'onorevole Castiglione
rimane assolutamente intatta, integra e quindi noi della
maggioranza gliela confermiamo tutta, fondamentalmente e
sostanzialmente noi del nostro partito, e riteniamo che il
Presidente della Regione non possa non rispondere a questa
sollecitazione, chiamiamola così, per certi aspetti
propagandistica e provocatoria dei nostri interlocutori
della minoranza con il mantenimento della fiducia
all'onorevole Vicepresidente Castiglione per l'esercizio
della sua attività di Governo.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, non sorgendo
osservazioni, dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signore Presidente, onorevoli colleghi, siamo in
presenza di un'Aula attenta, di un momento particolare
per l'Assemblea, e dico che è anche un momento forte per
ognuno di noi perché nel parlare dobbiamo tentare di
rappresentare la volontà univoca dei gruppi che
rappresentiamo e non è sempre facile.
Intenderei, dunque, già inizialmente dare uno spaccato
diverso, non moderato, ma il più possibile costruttivo al
dibattito ed alla valutazione della mozione di sfiducia
presentata.
Come Gruppo parlamentare dell UDC avevamo chiesto ai
Capigruppo di maggioranza ed opposizione di rinviarlo e di
affrontare insieme costruttivamente la questione morale in
Sicilia. Una questione morale che doveva porre cardini al
di sopra di singoli fatti che si sono verificati o che si
possono verificare.
Abbiamo parlato fortemente e congiuntamente con una
volontà che sembrava ad un certo punto prevalere tra tutti
i Presidenti dei Gruppi parlamentari e che poi alla fine
invece ci ha portato a dovere discutere della mozione e del
dibattito in sè.
E allora a questo punto c'è da dire, abbiamo interesse
ad un polemica sull'argomento, abbiamo interesse a
ricordare fatti, episodi simili, uguali, collaterali che
questa Assemblea ha dovuto affrontare e su cui ha dovuto
confrontarsi o abbiamo invece la necessità di comprendere
se da questo dibattito possa uscire la proposte reale,
forte che dia all'Assemblea la possibilità di affrontare la
questione morale che è questione prettamente politica?
A che cosa serve ricordare che la Sinistra ha fatto in
quest'Aula passi avanti, veramente forti? Bisogna
rendergliene atto sulla possibilità di un garantismo
diverso da quello degli anni '90, '94 e '95. Bisogna dare
atto che questo è avvenuto, questo percorso noi l'abbiamo
vissuto insieme, qui in Aula, confrontandoci, dibattendo
seriamente.
Ma ha interesse quest'Aula a ricordare che mozioni
diverse, in momenti politicamente differenti, ci hanno
visto su posizioni contrastanti ripetere cose che oggi,
magari, possiamo avere la necessità di non ricordare più?
Vogliamo dare di questa Sicilia, alla Nazione intera, agli
imprenditori che vogliono investire, al Governo che vuole
puntare ancora sul Meridione e sulla Sicilia, volgiamo dare
loro la facoltà di comprendere che sia una Regione che non
ha le carte in regole per potere, non pietire, ma
richiedere al Governo nazionale fortemente ciò che la
Sicilia deve ottenere dal Governo nazionale per il suo
sviluppo?
E' su questo che io temo che il dibattito possa essere
diventato e possa diventare inutile e fratricida, se non
suicida.
A cosa serve sbandierare ai quattro venti una
cosiddetta forte immoralità istituzionale, che non c'è,
per la quale leggi votate dal Parlamento nazionale con
Destra e Sinistra assieme, hanno dato un sacrosanto diritto
ad esserci o meno nelle istituzioni, a seconda se dentro
la legge c'è l'applicabilità di essa? O dovremmo ricordare
che nella precedente legislatura, per qualche giorno,
abbiamo assistito alla sostituzione indegna di qualche
deputato che, condannato, veniva sostituito per essere
reintegrato 15, 20 giorni dopo con un decreto del Ministro
del Centro Sinistra del tempo?
E' questo quello che ci stanno chiedendo i siciliani?
E' questa l'attesa, a volte non sempre adempiuta , delle
esigenze dei poveri, dei diseredati, degli emarginati?
Là è la questione morale, lì è il punto dolens
Perchè quando l onorevole Gurrieri dice che su un
ospedale e su alcune richieste ci sono determinate
risposte, quella è questione morale, al di là del fatto se
ha torto o ragione il manager o ha torto o ha ragione il
deputato che propone di chiedere e quindi di capire e
quindi di potere giudicare di più e meglio.
La questione morale è nella trasparenza degli atti del
Governo, è nella trasparenza delle nomine, è nel contributo
attivo che il Governo ha con l'Assemblea, è nel contributo
attivo che i nominati dal Governo debbono rendere o meno
conto e in quali forme e maniera all'Assemblea, ai
rappresentanti del popolo e della Sicilia, del loro essere
e del loro non essere.
Non è facile tentare di fare un intervento che possa
essere rappresentativo della idealità di ogni singolo
deputato, ma mi sono posto il problema se parlare con la
mente o con il cuore.
Ho preferito farlo con il cuore
Con il cuore accanto ai bisogni della Sicilia, a coloro
i quali aspettano risposte che non riusciamo a dare; con il
cuore accanto alle nostre assenze in commissione, alle
nostre assenze in Aula; con il cuore accanto ai
provvedimenti legislativi che non vengono portati in Aula;
al rapporto che ci deve essere tra Governo e Assemblea; al
fatto che ieri, parlando di Regolamento, c'era un Governo
assente, non c era alcun rappresentante del Governo, quasi
che ci fossero fatti che interessano o solo l'Assemblea
o solo il Governo; all impossibilità di un colloquio
aperto, schietto, franco tra le opposizioni, che hanno
delle idealità e che spesso, si lasciano trasportare
dall'ideologismo e dagli steccati che non servono né alla
maggioranza né alla Sicilia, né a quello che é già
avvenuto.
L'onorevole Capodicasa diceva allora, nel momento in
cui altra vicenda analoga alla stessa ebbe ad affrontare,
che era necessario fare la riforma della Pubblica
Amministrazione, che era necessario fare la legge sugli
appalti, che era necessario rispondere ad una mozione di
sfiducia individuale con l'attività del Governo, con la
trasparenza degli atti del Governo, con le riforme da fare
per la Sicilia. Una riforma fece quel Governo e fu la
legge numero 10, su cui c'é ancora da discutere, ma questo
Governo ha fatto la legge sugli appalti, ha indicato
l'unica stazione appaltante, mentre in quel momento ne
chiedevamo 9, siamo andati oltre, a chiederne una ed una
sola, per tutta la Sicilia.
Siamo arrivati a porre in essere, con un contributo
forte dell'opposizione, l'astensione sulla legge dei lavori
pubblici; e ciò nobilita l'Assemblea, nobilita il Governo,
nobilita la questione morale, sulla quale noi intendiamo
proporre un dibattito che non sia fine a sé stesso,
onorevole Speziale, e cito il suo nome perché ho capito che
negli incontri dei Capigruppo, non solo non era contrario,
ma era propositivo perché ciò avvenisse;ma l'ho disgiunto
da fatti particolari, perché pone in condizione di
difficoltà obiettiva l'Assemblea nel suo complesso.
Le posizioni nei confronti di assessori della prima
Repubblica sono state fortemente garantiste; assessori con
21 capi di accusa, rinviati a giudizio e poi assolti.
Ventuno casi su ventuno hanno dato alla stessa
magistratura la possibilità reale di fare il proprio dovere
senza temere che un proprio atto potesse incidere sul fatto
politico, sul consenso politico dato dagli elettori.
Bisogna dare maggiore spazio perché se indagini ci
debbono essere, é giusto che ci siano, abbiamo grande
fiducia nella magistratura per temerla
Diceva il mio amico e vicesegretario nazionale del mio
partito, Sergio D'Antoni, non temiamo le cause, non le
temiamo, le sollecitiamo, proprio perché arrivino presto e
velocemente a dare giudizi definitivi, perché non ci
possano essere ghettizzati che, dopo avere visto distrutte,
senza motivo, moralità personale, dignità, carriera,
presenza, vengano assolti dopo quindici anni.
E se va ad onore della magistratura arrivare poi ad
assoluzioni definite, non va ad onore della politica
affrontare, fustigare e condannare per il piacere di essere
o a Destra o a Snistra di chi rappresenta il punto dolens
di un qualche momento sporadico.
Rileggendo l'intervento dell'onorevole Capodicasa, lo
trasporterei per intero in questo dibattito e lo firmerei a
titolo personale perché era un intervento concettualmente
sano, pulito e corretto come nello stile dell'uomo,
indipendentemente dalla sua appartenenza politica.
Così come, mi sia consentito uno strafalcione solo, ho
letto tanto sull'onorevole Crisafulli e mi sembra anche
questa una grossa, vergognosa speculazione. Io non mi
metterò mai al servizio di una speculazione sia interna,
sia esterna ai partiti.
Qualcuno grida che bisognava toglierlo dalle liste
delle consultazioni europee. E un fatto che interessa il
partito DS nel suo complesso e sul quale non voglio
soffermarmi, ma ritengo sia doveroso per lui ritornare a
svolgere la sua funzione di vicepresidente dell'Assemblea,
essere presente in Aula. Perchè l'avviso di garanzia è una
garanzia per la persona non è un'accusa e neppure ci si può
fregiare di essere moralizzatori, attenti e bravi, se si
fustigano le persone al proprio interno fino a considerarle
appestate per dare un aureola di onestà, di perbenismo
intellettuale, morale e politico.
Potremmo tentare di nobilitare questo dibattito, al di
là di un ordine del giorno che voteremo o meno, a scrutinio
palese o segreto, prendendo, dallo stesso, spunto per
ritornare in Aula ed affrontare seriamente la questione
morale e la questione politica all'interno di questa
Assemblea.
L invito che rivolgo, dunque, al Presidente della
Regione anche a nome del Gruppo che rappresento, è che
egli non sostituisca l onorevole Castiglione come
assessore e Vicepresidente.
Mi sia consentito dire che auspichiamo che al più
presto possa essere, non solo azzerata la Giunta, ma
cambiato anche lo scenario e non per fatti che siano
ascrivibili ad una persona onesta, corretta e perbene, qual
è l'onorevole Castiglione, indipendentemente dai giudizi
che ho già espresso in altra occasione in questa Aula e che
riconfermo con la stessa affettuosa considerazione, non
personale e amichevole, bensì politica che discende da una
mia valutazione garantista e morale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.
Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
sdrammatizzare questa seduta d'Aula partendo dalle ultime
considerazioni del collega onorevole Cintola, non vorrei
che si fosse messo d'accordo con i proponenti la mozione di
oggi per vedere di accelerare l'azzeramento della
Giunta....Collega Cintola stavo scherzando, riconoscendo
che lei è una persona di largo e riconosciuto spirito
Perchè ho detto ciò onorevoli colleghi? Perchè, e mi
riconosco in pieno in quanto sostenuto prima di me dai vari
colleghi (dall'onorevole Leontini, dall'onorevole Cintola,
dall'onorevole Gurrieri della Margherita, che ha fatto un
intervento che ho molto apprezzato) io credo che l'epoca
della politica gridata e dei grandi polveroni sollevati per
mascherare, magari spesso, l'incapacità di una proposta
politica vera, quell'epoca, a giudizio di tutti, dovrebbe
essere stata sepolta dai fatti, dalla cronaca che pian
piano sta diventando storia.
L'analisi di questi fatti dovrebbe indurre tutti ad avere
un atteggiamento, nei confronti degli accadimenti, maturo e
responsabile, soprattutto nei confronti degli elettori. E
un atteggiamento responsabile, soprattutto nei confronti
degli elettori, dei cittadini elettori, dovrebbe portare la
politica a non servirsi di cortine fumogene e ad affrontare
realmente i problemi ed i bisogni.
Allora, se dobbiamo affrontare i problemi, e quindi la
grande 'questione morale', non lo dobbiamo fare alzando
polveroni su cose vecchie, su questioni su cui c'è la
magistratura, la terzietà che sempre si invoca, a parole,
ma che continuamente si tende a calpestare. Ma
continuamente si accede alla tentazione 'pro domo propria',
a secondo degli interessi del momento, di interferire
sull'operato di un organo che da ogni parte viene giudicato
come terzo e come detentore di una libertà e di
un'autonomia che deve precludere ogni tipo di interferenza
possibile.
E, allora, se dobbiamo parlare ed affrontare la vera,
la grande 'questione morale', e cioè i problemi della
trasparenza nell'attività amministrativa, non solo del
Governo della Regione, ma anche, scendendo ai vari
livelli, dei comuni, delle province, degli enti locali e
territoriali in genere; se bisogna affrontare i problemi di
come lottare veramente le tentazioni criminali che non sono
presenti solo in Sicilia, ma che in Sicilia - è vero -
hanno avuto ed hanno una propensione maggiore e, quindi,
noi dobbiamo avere la consapevolezza, operando in questa
Regione, di un attenzione maggiore; ma sono problemi che
non riguardano solo la Sicilia.
E, allora, una sessione morale vera, che veda impegnato
questo Parlamento, dovrà affrontare i grandi temi che ci
stanno davanti: come rendere più trasparenti e accessibili
gli atti delle varie amministrazioni; come rendere,
possibilmente, la vita più semplice al cittadino ed al
cittadino imprenditore; come far sì che l'utilizzo dei
fondi di 'Agenda 2000' sia messo in una condizione di
blindatura tale che possa essere impermeabile al tentativo
di metterci le mani sopra da parte della criminalità
organizzata.
Questa è la grande questione che dobbiamo affrontare
Questo Parlamento, più volte, ha eluso la possibilità di
raccogliere in un contenitore quadro, in una legge-quadro
la 'summa' dei provvedimenti che vadano tutti in questa
direzione.
E questa maggioranza e questo Governo, col concorso
grande, forte delle opposizioni, un primo grande passo lo
ha fatto. Lo ha fatto con la legge sugli appalti, quella
stessa legge che per ben sette, otto anni, in passato,
questo Parlamento e quest'Aula aveva tentato di riformare e
che mai era riuscita a farlo; quella stessa legge per la
quale son caduti dei governi, una volta che un ipotesi di
modifica era giunta in quest'Aula.
Beh, questa maggioranza, questo Parlamento, è riuscito
in un impresa storica. E, vedete gli ultimi accadimenti di
qualche mese fa che hanno riportato agli onori della
cronaca l'azione meritoria della magistratura che ha
scoperto il meccanismo attraverso cui in tutta la Sicilia,
grazie alla vecchia legge sugli appalti, le imprese
riuscivano a condizionare l'esito delle gare stesse e
quindi ad accaparrarsi la più grande fetta degli appalti
pubblici e metterci le loro mani sopra. Beh, quella norma
non c'è più.
Ed è grazie a questo Parlamento, a questa maggioranza e
a questo Governo che si è operato in un settore nevralgico,
quando si parla di malaffare, quando si parla di questione
morale. Beh, noi è su questa strada che dobbiamo camminare.
E consentitemi, onorevoli colleghi, una volta per tutte, -
ritorno a quello che avevo detto all'inizio - : diventiamo
adulti nella politica. Sgombriamo il campo dai polveroni. I
polveroni non possono che far male a tutti, perché spesso
nascondono l incapacità di una proposta politica.
I polveroni sono fatti per confondere le acque, per
non far capire. I polveroni sono messi in campo dalla
politica per richiamare l'attenzione del cittadino su un
fatto che non c'è e distoglierla, invece, dai veri fatti
importanti che interessano la vita di tutti.
Quindi, l'invito è quello di discutere serenamente su
qual è la vera questione che ci deve interessare nel
prossimo futuro. E la questione vera è, per esempio, come
mettere dei paletti, dei baluardi affinché la malavita non
riesca più ad avere i "picciotti" facilmente reclutabili. E
quali sono? Sono gli intendimenti che sempre nei dibattiti
sociologici, che anche in quest Aula sono stati portati
avanti, ma mai sono stati messi in pratica, cioè bisogna
tagliare l'erba sotto i piedi.
Voglio ricordare che fino a prima di questo Governo, la
Sicilia perdeva sempre i fondi di agenda 2000, con questo
Governo la Sicilia è riuscita, soprattutto in quest'anno, e
nel 2002, ad impegnare il cento per cento dei fondi di
agenda 2000 e, quindi ad avere addirittura, anche il premio
per essere riuscita a fare ciò.
Questa è battaglia morale Questo porta alla
diminuzione della disoccupazione; questo porta al
miglioramento delle condizioni generali della nostra Terra,
questo porta all'affrancamento; questo, in sintesi, porta
ad una svolta nelle condizioni socio-economiche della
nostra Regione e, quindi, esso stesso rappresenta un
baluardo alla criminalità, esso stesso rappresenta un
baluardo ai tentativi di infiltrazione da parte dei poteri
mafiosi.
Iil mio invito al Governatore, dunque, è di confermare
la fiducia all'Assessore Castiglione. E il mio invio è alle
forze politiche tutte, di maggioranza e di opposizione, ad
affrontare un dibattito vero nei prossimi giorni o nelle
prossime settimane, in questo Parlamento, sulla questione
morale allargata secondo i principi che ho richiamato poco
fa.
PRESDENTE.. E' iscritto a parlare l'onorevole Papania. Ne
ha facoltà.
PAPANIA Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo non
esista una questione morale allargata e una questione
morale più piccola. L questioni di cui stiamo parlando,
sono, evidentemente di un certo interesse, proprio perché
affrontano la questione morale più complessivamente.
Io non voglio entrare nel merito di vicende giudiziarie
che hanno colpito colleghi; ma, partendo da queste
esperienze, voglio riflettere sullo stato della democrazia,
della giustizia e della garanzia dei diritti. Su questi
temi, hanno perso la vita uomini e donne; e noi dobbiamo
essere capaci di costruire un futuro di civile convivenza
democratica.
La tutela dei diritti è il rispetto delle regole per
tutti. Non è una denuncia che serve solo per contrastare
ogni abuso. Ed il garantismo, quello vero, dovrebbe essere
sensibile ad una giustizia uguale per tutti, ed in grado di
limitare, per quanto umanamente possibile, il peso di
eventuali errori giudiziari.
Garantismo significa, in questo senso storico e umano,
tutela dei diritti individuali e collettivi attraverso il
rispetto delle regole. Noi dobbiamo stare, da Istituzione e
da componenti di questo prestigioso Parlamento, in prima
fila; ma in prima fila come difensori di quella legalità il
cui valore è posto a tutela dei più deboli.
Nel nostro Paese, la conquista di una soglia elevata di
tutela della legalità è stato il frutto di una battaglia
aspra e sanguinosa e vi si è arrivati per l'impegno di
donne e uomini coraggiosi, negli apparati dello Stato e
nella Magistratura in primo luogo,ma anche per l'impegno di
grandi forze politiche e di correnti culturali.
Non è un dato recente ma è un dato persistente della
storia nazionale la lotta alla mafia ed alle illegalità
diffuse. La lotta per conquistare la legalità come valore
condiviso, affermato, garantito dallo Stato è stata ed è
una parte importante della storia di tutti e io dico della
storia del centro-sinistra, perciò credo sia abbastanza
comprensibile che il valore preminente della questione
condizioni fortemente parte della nostra ispirazione.
A tanti è potuto apparire che nel lungo periodo di una
'democrazia bloccata' a volte l'azione dei magistrati fosse
l'unico modo di sindacare l'operato di una classe dirigente
per altro verso inamovibile, eppure, anche se tutto questo
ha potuto dare luogo ad una distorsione in senso
giustizialista, credo che questo legame, la sintonia che in
quegli anni si è creata non fu frutto di un complotto ma è
stata la scelta di cittadini, di gran parte dei cittadini,
che si sono voluti collocare sul terreno dell'affermazione
del valore della legalità e la legalità è la prima garanzia
al cittadino ed ai suoi diritti.
In questi anni, penso, vi è stato un incontro dei
cittadini con le forze migliori dello Stato, con le donne e
gli uomini che non hanno rinunciato ad affermare questo
valore, con la civiltà della parte più consapevole e
coerente della magistratura e delle forze dell'ordine.
Questa sintonia ha costituito un valore importante che non
dobbiamo disperdere e credo sia stato uno degli elementi
che ha evitato che la crisi del vecchio sistema politico e
dei partiti sotto il peso delle accuse travolgesse nel
nostro Paese lo stato democratico. Dire questo è spiegare
perché il nome di magistrati che sono caduti lottando
contro la mafia o contro il terrorismo o che hanno pagato
con la vita o con persecuzioni la lotta contro la
corruzione, suscita giustamente ammirazione ed emozione.
Noi sentiamo di dovere molto a queste persone e di
dovere dire a mafiosi e corruttori che i sacrifici non sono
stati inutili, sono serviti e servono a noi, a ciascuno di
noi. Dire questo non significa in alcun modo che non
avvertiamo oggi il bisogno, nel momento in cui muta la
realtà del nostro Paese e si va costruendo un nuovo sistema
democratico fondato - speriamo - sul principio
dell'alternanza delle classi dirigenti, di un nuovo
orizzonte in cui la legalità non si disperda ma si affermi
in modo più pieno, meno vincolato alla logica della
emergenza e della contrapposizione, più attento a tutti i
fenomeni presenti nella società che cresce.
Dico questo per arricchire di significato e per
recuperare quei princìpi di garanzia e di libertà che
costituiscono una parte importante delle nostre radici e
del nostro patrimonio culturale. Le garanzie per il
cittadino non sono qualcosa che si contrappone al principio
di legalità ma ne sono parte costitutiva. E' un valore
indivisibile che significa che bisogna perseguire i
corrotti, che non ci deve essere impunità ma anche che si
deve rispettare la persona e si devono rispettare le
istituzioni democratiche.
So bene anch'io che, ad esempio, una violazione del
segreto istruttorio è reato molto meno grave della
corruzione e della mafia ma colpisce la dignità e la
libertà della persona ed anch'esso deve essere perseguito,
fa parte dello stesso principio di legalità.
Ecco perché è sbagliato pensare di fronte ad una
questione di questo tipo che ci si debba schierare, che si
debba scegliere da che parte si milita come in una
contrapposizione, noi difendiamo un principio e siamo dalla
parte di chi afferma questo principio in tutte le
direzioni.
Dobbiamo pensare che nella prospettiva i giudici sono
garantiti dalle leggi, non dal consenso dei cittadini, non
dal sostegno dei giornali, non dalla vicinanza a qualche
partito. Questo, credo, sia un punto essenziale
dell'affermazione di quella 'democrazia normale' che è un
grande traguardo per il Paese e per tutti; un traguardo che
ci può far leggere tutto in modo diverso, anche la difesa
delle garanzie per il cittadino che non possono essere, non
devono essere un valore che viene agitato contro la
magistratura, ma dobbiamo fornire un quadro di garanzie che
eviti scenari di condanne emesse prima, molto prima dei
processi.
Penso che dovremmo immaginare, anche da legislatori, da
politici, un sistema che riduca lo spazio del diritto
penale, che affermi quel principio del diritto penale
minimo, di un diritto mite che deve tutelare i valori
fondamentali.
Dovremmo far sì che il processo penale, nello spirito
del sistema accusatorio al quale siamo approdati ancora con
insufficienza, con un peso di un retaggio culturale e
organizzativo di una vecchia cultura del processo, sia
concepito non come lotta contro fenomeni patologici, ma
come un luogo dove ancora si debbono accertare le
responsabilità personali attraverso il dibattimento e in
uno spirito di rigore e di garanzia.
Sullo sfondo c'è quindi la necessità, che è delicata
nel momento in cui si afferma questa visione della
giustizia penale, di tenere conto dei problemi della
sicurezza dei cittadini e della difesa della criminalità,
ma anche dell'idea di un diritto penale minimo in un Paese
che ha delicati problemi nella lotta contro quel tipo di
criminalità organizzata che rappresenta la mafia.
Certo, non si può abbassare la guardia, e in questi
anni non è stata abbassata. Lo dicono gli importanti
risultati conseguiti dalle forze dell'ordine e dalla
magistratura, lo dice la lotta contro la mafia e le altre
forme di criminalità organizzata. Ma è nostro dovere
tentare di fare in modo, attraverso una seria e coerente
azione politica, di rendere più rispettate e rispettabili
le istituzioni.
Mi pare evidente la necessità di una riflessione sulla
questione morale, ma anche di sostenere l'opportunità di un
riordino della legislazione, che consenta di precisare
quali sono le norme applicabili in un quadro di garanzia
che coinvolge tutti i cittadini, i magistrati e le
istituzioni.
Il punto è quale idea della giustizia deve affermarsi
nel nostro Paese. Per queste ragioni ritengo utile
l'approfondimento sulla questione morale, ma non intendo
invocare demoni né coltivare idee di contrapposizione tra
politica e magistratura; rispetto, quindi, per la
magistratura perché abbia tutti gli strumenti e le garanzie
utili a prevenire per seguire, condannare, ma rispetto per
la politica e per le istituzioni democratiche perché
abbiano la possibilità di esercitare il proprio ruolo con
serenità ed equilibrio.
Non mi inoltrerò nel giudizio morale che può riguardare
Castiglione o Cuffaro o Crisafulli. Sono stati eletti dai
cittadini e la sera dormono nelle loro case con i loro
figli che hanno tanti diritti quanto i miei figli. Che
diritto ho io di discutere le loro scelte? Continuerò ad
avere grande rispetto della magistratura, ma anche dei miei
colleghi ed a ritenere che le questioni giudiziarie e
quelle politiche debbano mantenersi distinte e distanti.
Continuerò a ritenere che nessuno può disconoscere che
la linea di contiguità tra il nobile e l'ignobile è in
questa terra talvolta esile e che non è facile scegliere le
parole giuste, ciò che bisogna dire e che bisogna fare.
Continuerò a credere che le idee, i progetti, i programmi
sono ciò che fa governare o manda all'opposizione. Il resto
è furbizia, malizia interpretativa, frode letteraria.
Spero, quindi, che la magistratura assolva presto e
bene il suo compito e che noi intanto, in questa Assemblea,
sappiamo affrontare, come è nostro dovere, i compiti che
provengono dal nostro ruolo. Questo - credo - è ciò che si
aspettano i cittadini di una Sicilia amara, amata ma
redimibile e moderna.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni.
Ne ha facoltà.
D'ANTONI Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso
che il dibattito che oggi si sta svolgendo sia abbastanza
collegato con quello del luglio scorso, a proposito della
richiesta che abbiamo fatto al Presidente Cuffaro di
mantenere il suo compito, la sua funzione in presenza di
una indagine. Penso, però, che dovremmo approfittare di
questo dibattito, seppur brevemente, per allargare le
nostre considerazioni su tre questioni, per quel che mi
riguarda, assolutamente veloci.
La prima questione, che faceva riferimento a quel
dibattito, è quale sia il confine tra il garantismo ed il
giustizialismo, perché purtroppo si tratta di un confine
molto sottile, in questa terra in particolare, ma in
generale. Spesso ci ritroviamo tutti ad essere garantisti
in presenza di vicende nostre e ad essere meno garantisti
ed a sfiorare il giustizialismo quando le vicende
riguardano gli altri.
O scegliamo una strada o ne scegliamo un'altra; penso
che l'unica che possiamo scegliere, nello stato di diritto,
nel rispetto dell'autonomia dei potere, sia la strada del
garantismo e della Costituzione. Ogni cittadino è innocente
fino al terzo grado di giudizio. Se noi non scegliamo
questa strada, rischiamo autenticamente di immergerci in un
dibattito stranissimo che c'è nel paese che è quello di
fare condanne premature, di accusarsi a vicenda, di non
capire che il rispetto tra i poteri dello Stato presuppone
questa garanzia senza la quale la deriva giustizialista non
salva nessuno, prima o dopo ci si incappa. Non c'è niente
da fare.
Penso che il dibattito dell altra volta e quello di
questa mattina pongano alla Sicilia questo problema e lo
fanno sollevare. Questo nostro dibattito è migliore
rispetto a quello del resto del Paese.
E' un segno che deve farci riflettere perché vuol dire
che noi siamo consapevoli di un passaggio delicato per la
Sicilia, perché su questo fronte si gioca la possibilità di
un riscatto della nostra regione con tutto quello che ha
passato negli anni e con tutto quello che noi speriamo
possa, invece, aspirare nel corso del suo futuro.
Se tutti insieme, rispettiamo il compito dei poteri
dello Stato e, quindi, della magistratura e se noi, tutti
insieme, riteniamo che sia fondamentale la presunzione di
innocenza, abbiamo un ulteriore elemento; coloro che sono
responsabili delle istituzioni devono dare di più; 'la
moglie di Cesare deve essere comunque senza pregiudizi'.
E' su questo terreno che noi dobbiamo confrontarci
perché siccome e nessuno ci può smentire - questi nostri
amici sono assolutamente innocenti, per quel che ci
riguarda, hanno il dovere della moglie di Cesare e, quindi,
il nostro dovere lo hanno anche coloro che indagano.
Il rapporto tra le istituzioni è un rapporto di parità.
Noi dobbiamo sentire tanta responsabilità quanta ne debbano
sentire loro. Spesso sfugge questo passaggio delicato. .
Tutti invochiamo comportamenti lineari, abbiamo
chiesto al Presidente Cuffaro di fare un sacrificio, di
rimanere, come oggi chiediamo all'onorevole Castiglione, in
coerenza con questo mandato e con il mandato popolare, ad
assolvere il loro compito, ma sappiamo altrettanto che la
velocità della giustizia, il rapporto tra questo e il
giudizio delle persone è indispensabile. L'onorevole
Cracolici faceva distinzione tra chi ha più sensibilità e
chi ne ha meno.
Ho molta simpatia per l'onorevole Crisafulli e per il
modo in cui si è comportato; ma l'onorevole Crisafulli ha
esattamente giudicato da solo questi comportamenti. Io l'ho
apprezzato quando si è autosospeso ma l'ho anche apprezzato
quando ha sospeso la sua autosospensione perché, a quel
punto, ha deciso da solo dopo un interrogatorio. Io
aggiungo, giustamente. Non c'è una differenza, non c'è una
superiorità che è una cosa della quale dobbiamo sempre
preoccuparci.
C'è un comportamento lineare. Quello che vale per il
Presidente Cuffaro vale per l'onorevole Crisafulli, vale
per l'onorevole Castiglione. Penso che questa regione abbia
il diritto-dovere di difendere l Istituzione che
rappresenta nei confronti del popolo e di chiedere
all'altra istituzione che rispetta, di essere altrettanto
responsabile proprio perché da questo ne deriva la
credibilità delle reciproche istituzioni e ne deriva un
dibattito alto, forte, reale che possa trasformare non la
banalità, come spesso avviene a livello nazionale, ma,
invece, una questione più delicata quella della Sicilia,
che è la questione del far politica in Sicilia da cui
nessuno può uscire.
La Sicilia attraversa una fase delicatissima; la
questione del far politica è un problema reale. Qual è il
rapporto di consenso tra un politico e i cittadini di
questa Regione? Come si affronta il rischio del consenso?
Chi garantisce dal rischio del consenso, dagli incontri che
fai, dalle persone che ti stringono la mano, dalle
fotografie che ti fanno, chi c'è, un'autorità? Io sento
certi giustizialisti che hanno la verità in tasca, ma la
politica è ben altro E' passione, ma è, come ben sappiamo,
confronto, misurazione con le persone ad uno ad uno, con i
loro bisogni, con la loro discussione.
Certo, tutti auspichiamo che, finalmente, la politica
diventi quello che abbiamo letto nei manuali: 'che ogni
bisogno individuale diventi una meta collettiva' e che non
ci sia più la processione del bisogno individuale che,
essendo una meta collettiva, riguardi i nostri
comportamenti da forze politiche e da uomini e donne
politiche, ma tutti sappiamo che questo confine ancora non
c'è. Tutti vorremmo che quello che riteniamo sia un favore,
che ci viene costantemente chiesto sia invece, come è
giusto che sia, un diritto a qualcosa di necessario, il
diritto al lavoro, alla casa, alle questioni fondamentali
di questa terra.
Penso che non ci siano maestri e discepoli, che qui c'è
un modo di far politica che dobbiamo comprendere da cui
dobbiamo necessariamente capire i rischi che tutti noi
corriamo. Che ci siano questi grandi scienziati della
politica che ci diano grandi lezioni sul modo giusto di
far politica, non è un modo corretto, perché quello è il
modo elitario, è il modo signorile, è il modo delle grandi
famiglie, è il modo ottocentesco cui vorrebbero farci
ritornare tutti, è quello dove ci sono due, tre che
decidono mentre gli altri non scelgono nulla; si vota senza
preferenza, il popolo non c'entra più: ci sono tre, quattro
che decidono per tutti; le tre grandi famiglie di questo
Paese Se sei fortunato e capiti nel casato giusto hai
futuro; se sei sfortunato a quel punto ci penseranno loro.
Questo è il contrario della politica, è il contrario di
quello che noi intendiamo per rapporto con le persone, è il
contrario dell'immagine che costantemente dobbiamo
riguadagnare e qui sta la battaglia, ma riguarda tutti
Riguarda maggioranza ed opposizione oggi che possono
cambiare in una logica di alternanza, riguarda le singole
forze politiche, riguarda una concezione del far politica.
Infine, c'è un rapporto fra questo e l'immagine della
nostra terra, che viene costantemente sottovalutato. Alcuni
giornalisti nel corso di questi mesi hanno scritto in
alcuni settimanali importanti: Siciliani, ribellatevi ,
come dire che di fronte ad un reato che non è neanche
previsto dai codici, ma solo dalla giurisprudenza, dovremmo
creare una specie di lega del Sud. Trovo questo
assolutamente inadeguato alla storia, alla civiltà,
all'immagine della nostra terra.
Dobbiamo essere rispettosi della storia, dell'immagine
della nostra terra. Però, proprio per questo dobbiamo
indicare l'immagine a tutti; dobbiamo sapere qual è il tipo
di riscatto che tutti noi dobbiamo mettere in moto, che
cosa ne deriva. Vi do un solo dato: guardate, la
differenza fra la 'Piovra' che ci massacrò per anni con
quel tipo di telefilm terribile che andò in onda in tutto
il mondo e fece della Sicilia il regno di tutti i mali;
mentre un telefilm fatto veramente bene, con gusto, il
Commissario Montalbano, da cui si deriva che ci sono i
delinquenti, ma c'è la polizia, c'è uno Stato che funziona
che fa il suo dovere con tutti i rischi del caso...
CRACOLICI Onorevole D'Antoni, non lo dica perché
l'onorevole Micciché considera il commissario Montalbano un
pericoloso comunista
D'ANTONI Non so l'onorevole Miccichè come lo
consideri, però quello che mi riguarda è che dall'immagine
di quello che ha fatto il commissario Montalbano nei
telefilm la Sicilia ne è uscita bene ed ho un dato
impressionante: prima venivano in Sicilia un certo numero
di svedesi ma dopo che il telefilm è stato proiettato nelle
televisioni svedesi, si sono quintuplicati.
Penso che da questo ne derivi la conclusione a cui
voglio arrivare: se lavoriamo tutti insieme per l'immagine,
nel rispetto dei ruoli, se tutti insieme non approfittiamo
delle disgrazie altrui, ma ci convinciamo che esiste un
terreno vero, che è la politica, che è il consenso, i
cittadini scelgono e scelgono liberamente senza
approfittare della disgrazia altrui su questo terreno,
lavoriamo anche per l'immagine della Sicilia e facendo
questo il Governo, per quello che fa, per come si comporta,
per i suoi cambiamenti, per il dibattito che deve avere,
non deve essere assolutamente giudicato perché può appunto
incorrere - il Governo, l'opposizione - in indagini che
speriamo si concludano con l'assoluta innocenza degli
interessati.
Quindi, la questione ritorna alla politica. Penso che
l Assemblea debba avere un sussulto di politica, debba
rivendicarla pienamente. Dobbiamo dare della Sicilia
un'immagine positiva e del modo di fare politica
un'immagine popolare, perché altrimenti cadiamo nel gioco
altrui, quelli che ci vogliono cancellare, cancellare la
Sicilia, considerarci tutti com'era una volta in
quell'immagine geografica, metterci da parte e a quel punto
scavalcarci, andare nel Mediterraneo, andare oltre e, a
quel punto, penso che non avremo fatto veramente un
servizio a noi stessi ma soltanto a chi ci vuole male.
Penso che noi dobbiamo volerci bene, come la Sicilia deve
volersi bene.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona.
Ne ha facoltà.
INCARDONA Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo
gli interventi che si sono succeduti penso che si possa a
questo punto individuare il massimo comune divisore di
tutti gli interventi e, quindi, tentare una sintesi.
Mi pare che da tutti gli interventi, a partire da quello
dell'onorevole Cracolici all'ultimo dell'onorevole
D'Antoni, sia emersa l'esigenza che questa Assemblea
affronti la questione morale con rinnovato vigore ma, al
tempo stesso, cercando di affermare delle regole che diano
quel senso di certezza, quella chiarezza al popolo
siciliano e, soprattutto, che diano un contributo vero ed
effettivo alla risoluzione della questione morale che
investe la politica in Sicilia e che è al centro del
dibattito della politica di tutto il Paese.
Ecco perché non mi soffermo - anche perché tutto è stato
detto - nel merito della questione ma prendo la parola per
fare una proposta che, però, deve essere fatta propria
dall'Aula se essa lo riterrà opportuno. Questo dibattito,
naturalmente, non potrà occuparsi della singola questione,
e mi riferisco, quindi, al caso odierno, alla questione che
riguarda l'onorevole Castiglione, ma dovrà essere
affrontato in maniera complessiva.
Se l'Aula lo vorrà, se lo riterrà opportuno, penso che
questo dibattito potrà proseguire in seno alla Commissione
regionale antimafia in cui tutte le componenti
dell'Assemblea presenti, possano puntualizzare e trovare un
momento di confronto e mi auguro di sintesi che può
portare ad un documento comune di tutta l'Assemblea che
fissi dei paletti, delle regole, che dia, quindi, quelle
certezze di cui i siciliani hanno bisogno e, soprattutto,
che è necessario stabilire proprio per ricordare quelle
vittime a cui faceva riferimento l'onorevole Papania quando
appunto ricordava quante vittime ci sono state, hanno
lastricato le strade della Sicilia di sangue, vittime
innocenti.
Penso che se l'Aula farà propria questa proposta il
dibattito potrà continuare ed alla fine del dibattito nella
Commissione, la stessa potrà relazionare le varie posizioni
che si saranno nel frattempo chiarite, individuate e, nella
migliore delle ipotesi, si potrà arrivare ad un documento
comune ma nella peggiore si arriverà a dei documenti
separati per ciascuna forza politica che daranno l'idea
precisa di come ciascuno intenda affrontare situazioni come
quelle che hanno riguardato e che riguardano oggi
rappresentanti di Governo cercando, quindi, di stabilire
delle regole che valgano per oggi ma che varranno anche per
il futuro
SPEZIALE . Ci sono già queste regole
INCARDONA ...ed evitando così possibili speculazioni,
evitando possibili prese di posizione strumentali.
Queste regole ci sono ma, evidentemente, se questo codice
è stato già votato nel 1993 e se noi dibattiamo
continuamente tali questioni, evidentemente c'è una
necessità, l'Assemblea, dal numero delle sedute che dedica
a questo tema, dal dibattito che c'è sui giornali,
evidentemente c'è la necessità e l'opportunità di rivedere
il codice di autoregolamentazione che possa trovare tutti
d'accordo e, quindi, dare una certezza e una regola comune
a tutte le ipotesi che man mano si vanno presentando.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne
ha facoltà.
ACIERNO Onorevole Castiglione, mi rendo conto che anche
per lei oggi non deve essere una giornata felice. Però,
oramai ci stiamo quasi abituando a dovere passare parte del
nostro tempo a discuterci addosso riprendendo sempre gli
stessi argomenti, ma poi di fatto senza mai produrre una
vera soluzione, quindi dando coerenza alle cose che in
quest'Aula tentiamo di dire.
E se non fosse che io la conosco sotto il profilo umano
e personale probabilmente oggi sarei qui a chiederle come
altri vorrebbero di prendere delle posizioni, io sono
sereno nell'averla Assessore di questo Governo e
Vicepresidente di questa Regione, con la stessa serenità
che gli stessi promotori della mozione nei suoi confronti
hanno avuto quando lei è stato nominato Assessore, quando
lei è stato nominato Vicepresidente di questa Regione, e
c'erano dei fatti che facevano parte di un suo passato ma
che erano già presenti all'inizio di questa legislatura.
Eppure mi pare che dai banchi del centrosinistra
nessuna mozione è stata sollevata nei suoi confronti, né
cambia oggi, per quanto mi riguarda, io che da cittadino
italiano ho sempre, non solo rispettato la magistratura, ma
ho sempre avuto fiducia nella magistratura, ma ho sempre
rispettato le leggi.
E nel nostro ordinamento ancora oggi, perché il
legislatore ha ritenuto di non doverlo modificare, si è
innocenti sino a quando una sentenza non diventa
definitiva.
Vero è che abbiamo avuto una grande incapacità, come
spesso accade in terra di Sicilia, allorquando la politica
ha paura di se stessa e abbiamo provveduto a processare in
pochi minuti la storia di un uomo come Bartolo Pellegrino
che avrebbe tutto il diritto di potere sedere oggi in
quest'Aula, per potere anche lui difendere le ragioni della
politica.
Ma mi rendo conto e, lo ricordo a me stesso che ho
avuto la fortuna di fare degli studi in una scuola
cattolica, che c'è stato un grande Uomo che è sceso sulla
terra a risolvere il nostro problema facendosi
crocifiggere, e in questo governo c'è stato chi ha risolto
il problema del peccato originale e si chiama Bartolo
Pellegrino.
Ma va bene così.
Però, onorevole Castiglione, lei si trova oggi in
un'Aula che pretende di poter parlare di rispetto delle
regole in un'Aula dove le regole sono quasi quotidianamente
calpestate.
Mi chiedo: non bisogna avere un minimo di pudore a salire su
questo scranno e parlare di rispetto delle regole, di questione
morale? Cosa é il rispetto della regola? Il rispetto della regola
é la sua applicazione: scriverla, applicarla e poi rispettarla.
Ma come si può rispettare una regola, quando ci viene insegnato
di violarla continuamente? Quante volte sono dovuto intervenire in
quest'Aula per rivendicare un sacrosanto diritto sancito dalle
regole di questa Assemblea che dà al Gruppo di Nuova Sicilia un
rappresentante nell'Ufficio di Presidenza e, puntualmente, sono
stato calpestato dalla violazione delle regole
E poi dovrei venire qui a chiedere il rispetto delle regole? E
come si può parlare di rispetto delle regole quando oggi c'é un
segretario dell Ufficio di Presidenza che firma il verbale di
questa seduta, della seduta in cui si dovrebbe dibattere del
rispetto delle regole, il quale in palese violazione del nostro
Regolamento riveste un ruolo che non gli é dovuto, e firmerà il
verbale della seduta della questione morale?
Ma dove vi trovate? Forse pensate che quando vi trovate qui siete
nella pubblica piazza? Qualcuno pensa che può salire in questo
scranno, fare il moralista e dettare le regole comportamentali,
quando non ha neanche coscienza che chi regolamenta l'uso di
questo microfono, spesso e volentieri, calpesta le regole.
Trascorrerò in questa Aula i prossimi tre anni - mi auguro - e
non smetterò di fare la battaglia che ho sempre fatto. Ne ho avuto
il coraggio come Presidente del Gruppo Misto, e mi dispiace di
parlare del grande latitante di questa Aula, cioè dell'onorevole
Orlando che, spesso e volentieri, dà lezioni di morale a tutti e,
però, poi nello svolgere il suo ruolo di deputato non é mai
presente. Ma, anche lì, gli abbiamo consentito noi di calpestare
le regole, poiché, dopo avere giurato in Aula per la sua funzione
di deputato regionale, gli abbiamo consentito, in palese
violazione delle regole, di non essere assegnato ad alcuna
Commissione legislativa, creando un precedente gravissimo, dando
titolo a novanta deputati di mettere per iscritto: caro Presidente
dell'Assemblea, io non voglio essere inserito in nessuna
Commissione legislativa.
Questo abbiamo fatto e lo abbiamo fatto tutti; nessuno ha avuto
il coraggio di alzarsi in Aula, se non io, a denunciare questi
fatti, a farli scrivere a verbale, perché la storia deve rimanere
scritta, in quanto domani la gente potrebbe dimenticare.
Pertanto, chiedo ai miei colleghi deputati, non é un problema di
centro-destra, di centro-sinistra: che senso ha dire ammazziamo
politicamente l'onorevole Castiglione, facciamo fuori
politicamente Pellegrino Il problema è che noi siamo politici ed
abbiamo il diritto di fare il nostro mestiere nelle strade della
Sicilia e questo non ci é consentito in quanto se io stasera sono
a cena con un imprenditore che poi viene arrestato, rischio,
domani, di essere invischiato in una storia che non mi appartiene.
Dobbiamo chiedere ed ottenere la possibilità di fare politica;
certo c'é anche chi utilizza la politica per fare cose diverse e
fuori dalle regole. Io, però, ho avuto il coraggio, ad inizio di
legislatura, di presentare una norma al fine di estendere ai
consiglieri regionali e ai deputati regionali l'immunità
parlamentare che é dovuta al legislatore, perché avendo svolto il
ruolo di legislatore nazionale per otto anni, so cosa significa
predisporre una norma di legge. Voglio essere garantito che quando
parlo al telefono con i miei consulenti per farmi suggerire le
tecniche per la scrittura di una norma, non voglio essere
ascoltato. Non voglio che nessuno possa anticipare una scelta
programmatica e politica, e ho il diritto sacrosanto di essere
garantino in quanto legislatore e non perché non voglio che
vengano ascoltate le mie telefonate con il mafioso di turno.
Noi non abbiamo il coraggio di dire tutto ciò, abbiamo sempre
paura, sembra quasi che stiamo sempre con la mano dentro il
barattolo della marmellata. Io no
Quindi, le dico e le grido e continuerò a gridarle, fino forse ad
arrivare al convincimento che, alla fine di questa legislatura,
tornerò a lavorare e smetterò di fare politica perché se questo
significa fare politica, scusatemi, vuol dire che non abbiamo
capito nulla.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che lei,
signor Presidente, ha permesso di andare oltre la discussione che
strettamente riguardava la mozione, già illustrata egregiamente
dal segretario regionale del mio partito, e ha consentito che si
sviluppasse un dibattito più ampio, mi sono sentito in dovere di
intervenire perché lo ritengo un dibattito fatto di luoghi comuni,
un dibattito fatto di cose scontate, un dibattito fatto in larga
parte dal tentativo di introdurre argomenti che sono fuori dal
testo della mozione e ciò al fine di annacquare una posizione che
ritengo grave per i motivi che tenterò di illustrare.
Si pensa che in Sicilia, onorevole D'antoni, i confini tra il
lecito e l'illecito siano invisibili; ma si è mai chiesto quanti
nel suo sindacato, facendo ogni giorno la battaglia dei diritti
dei cantieri di lavoro, hanno perfettamente distinto il lecito e
l'illecito? Ci siamo mai chiesti quanti sono i siciliani che hanno
sposato e fatto propria, la stragrande maggioranza, l'idea di una
Sicilia in cui non possa comandare l'illecito, l'illegalità,
l'intreccio tra l'illegalità e la mafia? I siciliani sono milioni.
Quando noi parliamo di questo dobbiamo avere rispetto per questi
milioni di siciliani; non ci sto al tentativo di annacquare. Non
ci sto a che l'uomo pubblico sia un uomo che si può incontrare con
chiunque Non ci sto che l'uomo pubblico in sè possa incorrere,
anche involontariamente, ad avere contatti con le azioni
criminali; in quanto io, proveniente dalla sua stessa Provincia,
so perfettamente, Comune per Comune, quale sia la storia della
mafia, il suo divenire, il suo modo di affermarsi e il suo
intrecciarsi con le forze politiche, con gli uomini e con gli
interessi.
Non è vero, quindi, che noi siamo di fronte ad un illecito-
confine sconosciuto; siamo di fronte ad un confine che ha
determinato grandi battaglie, che ha determinato morti tra le
forze dell'ordine e nella magistratura e che ha determinato una
sintonia con l'essere della Sicilia. Non è affatto vero quello che
voi tentate di rappresentare, che c è solo un'altra Sicilia fatta
di gente laboriosa, di gente che vuole vivere nella legalità, che
vuole vivere estraniandosi dai rapporti e dall'intreccio mafioso,
che vuole combattere a viso aperto la mafia. A questa Sicilia noi
dobbiamo sapere qual è il livello e la soglia di moralità alla
quale noi dobbiamo saper corrispondere; ecco perché non condivido
questi ragionamenti, tendenti, in qualche modo, a camuffare la
vicenda in sè rispetto alle questioni che ci ritroviamo davanti.
Noi abbiamo seguìto - lo dico al Presidente della Regione e
all'amico Leontini - una linea rigorosa, mentre il centro-destra
ha atteggiamenti sulle vicende giudiziarie che destano
preoccupazione: avete gridato al garantismo. Ora vi dimostro qual
è il vostro garantismo e inizio con la vicenda dell onorevole
Castiglione. Quando era assessore all'industria - a quell epoca ci
si apprestava a predisporre la legge numero 5, una legge che io
fra l'altro considero fra le più importante in assoluto, forse la
più importante fatta dalla Regione siciliana, che tagliava
finalmente i ponti con la Sicilia imprenditrice, nel senso che
permetteva la dismissione degli enti, la privatizzazione degli
stessi, che è stata avviata durante il Governo Capodicasa e che ha
subìto rallentamenti con i governi successivi (adesso non voglio
parlare di questioni specifiche) - l onorevole Castiglione venne
arrestato, perché colpito da un avviso di garanzia.
Deve applicarsi una legge che, in relazione all imputazione,
automaticamente lo rimuove dalla carica di deputato. Il tempo per
rimuoverlo non c'è, poiché il legislatore non attende i tre gradi
di giudizio: se un nostro collega parlamentare viene arrestato
viene rimosso in forza della legge attuale, non è vero che ci sono
3 gradi di giudizio. Poi, nel momento in cui può esercitare il
suo diritto di parlamentare viene reintegrato. L arresto, in
presenza di un avviso di garanzia, si giustifica perché secondo il
magistrato concorrevano gli altri due elementi: il rischio di
inquinamento delle prove o il pericolo di fuga.
Dopo qualche giorno l'onorevole Castiglione viene lasciato
libero, non so quanti giorni siano stati, dieci giorni, e in
quella situazione il Polo delle Libertà, onorevole Leontini, dopo
che l'onorevole Capodicasa, Presidente della Regione, e con la
lettera fatta dall'onorevole Castiglione all'onorevole Capodicasa
si era autosospeso dall'incarico e con atto proprio l'aveva
sospeso dalle funzioni, il Polo presenta una mozione di sfiducia
nei confronti dell'onorevole Castiglione. Presenta, quindi, una
mozione di sfiducia in presenza del fatto che in quel momento
l'onorevole Castiglione era soltanto avvisato, esattamente nella
stessa fattispecie in cui si trova oggi il Presidente della
Regione.
Noi sostenemmo allora - e abbiamo sostenuto nel dibattito che ha
riguardato direttamente il Presidente della Regione, che poi ha
coinvolto un autorevole esponente del nostro partito - che
l'avviso di garanzia è uno strumento a tutela dell'indagato. Le
oscillazioni, l'uso delle vicende giudiziarie per colpire
avversari politici, quindi, non fa parte della cultura che
qualcuno tenta di ascrivere al centro-sinistra o alla sinistra.
Stamattina, sulla stampa, sono apparse le dichiarazioni rese
dallo stesso onorevole Castiglione, che devono, comunque, essere
oggetto di un approfondimento e di una discussione, che non
possono essere tralasciate. Infatti, non parla uno qualsiasi, ma
parla il Vicepresidente della Regione e parla nella qualità di
esponente più autorevole della forza più rappresentativa: quella
di Forza Italia.
Tuttavia, voglio seguire ancora il ragionamento logico. In quel
momento, noi abbiamo assunto un atteggiamento di garanzia:
l'onorevole Castiglione, in forza del principio di garanzia,
subisce un procedimento che lo porta al rinvio a giudizio;
l'onorevole Castiglione chiede il rito abbreviato, si svolge il
dibattimento e l'onorevole Castiglione viene condannato.
La garanzia è, ovviamente, fino a quando non si subisce la
condanna, ma nel momento in cui si subisce la condanna il
ragionamento va capovolto.
E qual è la garanzia in questo caso per le Istituzioni? Intendo
seguirla, onorevole D Antoni, nel ragionamento. Noi auspichiamo
che una persona si possa difendere nei processi, così come ha
detto un suo autorevole collega di partito, un esponente della
Democrazia cristiana, e l'onorevole Castiglione si è difeso nel
processo, fino a quel momento, con tutti gli strumenti di garanzia
per un imputato.
Noi non abbiamo mai mosso una critica. E rispondo a lei,
onorevole Acierno, quando si chiedeva del perché, all'inizio di
questa legislatura, la sinistra non avesse mosso alcuna
obiezione; la risposta sta proprio nel rispetto delle garanzie
dell'imputato.
Adesso la condizione dell'onorevole Castiglione si è trasformata
da imputato a condannato. Vorrei fare un ragionamento ancora più
esteso. Se un provvedimento di questo tipo dovesse riguardare
altri cinque, sei o sette componenti della Giunta, la garanzia per
il popolo siciliano, per quella Sicilia che vuole legalità,
trasparenza, che di giorno fatica e lavora, quale sarebbe? Perché
noi siamo rappresentanti di quella Sicilia.
Ecco perché abbiamo posto il problema e avremmo desiderato, cosa
che ho detto anche sul piano personale all'onorevole Castiglione,
che lo stesso onorevole avesse tolto dall'imbarazzo il Presidente
della Regione e l'intero Parlamento.
Invece, stamattina, sono venute fuori qui alcune tesi che
personalmente ritengo ricattatorie, frutto di uno scontro interno
alla maggioranza. Prima tesi, sostenuta dall'onorevole Leontini e
che riassumo brevemente: Allora noi (Polo delle Libertà)
presentammo la mozione di sfiducia nei confronti dell'onorevole
Castiglione perchè inquisito per turbativa d'asta e concorso
esterno . La natura del reato, sostanzialmente, ha detto
l'onorevole Leontini stamattina, ci ha imposto di presentare la
mozione di sfiducia.
LEONTINI Non ho detto questo
SPEZIALE Hai detto esattamente questo. Se non è un attacco
indiretto questo, e poi continuo, alla vicenda che riguarda il
Presidente della Regione, non capisco quale sia l'attacco più
vistoso. Si è sostenuta una tesi che viene confermata ed estesa
poi da un intervista che l'onorevole Castiglione ha rilasciato
stamattina, che io intendo riportare - non so se i colleghi
l'hanno letto.
Nella fase finale il giornalista chiede: Lo attende un giudizio
di secondo grado e non le è stata concessa la condizionale per la
condanna a dieci mesi. E' preoccupato? . Risponde l'onorevole
Castiglione: No. Anche questo è incredibile, ma sono sereno.
Confesso che mi sarei dimesso se fossi stato rinviato a giudizio
per il concorso esterno. Quello è un reato serio, ma ho avuto
fiducia nella Magistratura e ho fatto bene". Il giornalista
chiede: "Il Presidente Cuffaro è accusato di quel reato, se fosse
rinviato a giudizio, secondo lei, dovrebbe dunque dimettersi?". La
risposta: "Sono convinto della assoluta innocenza del Presidente
della Regione. Non accadrà. Parlo per me. Io avrei lasciato. No,
io lascerei nel caso in cui....".
C'è, quindi, onorevole Cuffaro, un problema che attiene alla
qualità del rapporto interno alla maggioranza. Un gioco di
reciproci ricatti che hanno permesso alle forze politiche di
utilizzare, nella prima fase, lo strumento di ricatto nei
confronti degli onorevoli Castiglione e Firarrello, forse per
spostarlo e contribuire a smantellare il Governo di centro-
sinistra, e oggi per tentare un operazione a largo raggio per
dire: "non si tocca niente, Presidente siamo nelle tue mani, ma
sappi che tu sei sottoposto a ricatto". Ciò è quanto si legge
dalle carte: il Presidente della Regione non è libero di poter
decidere, in forza di un dibattito, di un orientamento, ma anche
in forza delle proprie convinzioni, quando anche fossero quelle di
mettere al riparo la Pubblica amministrazione ed il Governo. C'è
un elemento pesantemente ricattatorio che io avverto e ho
avvistato negli interventi sia dell onorevole Leontini sia nelle
dichiarazioni rese dal vicepresidente della Regione.
A questo punto, vorrei solo fare alcune osservazioni di merito.
La prima, onorevole Presidente della Regione, onorevole
Castiglione: la legge numero 55 prescrive che se lei ha confermata
la stessa condanna in secondo grado, non quella a 24 mesi, non può
più fare l'Assessore. Lei sa perfettamente che non arriverà in
secondo grado perché c'è la possibilità che il reato venga
prescritto per scadenza dei termini.
CASTIGLIONE vicepresidente della Regione e Assessore per
l agricoltura e le foreste. Sarà fatto fra due mesi. Ho già
richiesto la procedura d'urgenza.
SPEZIALE Continuo le mie osservazioni, avendo discusso questa
mattina e sentito in modo accorato i due interventi dell onorevole
D'Antoni e Leontini, ed esattamente quello dell onorevole Leontini
che si chiede quale sia la soglia di moralità.
Io penso che la soglia di moralità per un uomo pubblico rispetto
ad un cittadino qualsiasi sia sempre appena prima di quello che
prevede la norma; la norma prevede che ove il reato fosse
confermato, l'onorevole Castiglione non potrebbe più sedere nei
banchi del Governo.
Non vogliamo arrivare alla moglie di Cesare per essere al di
sopra di ogni sospetto: vogliamo arrivare soltanto ad una soglia
prossima al livello in cui interviene la legge in modo tassativo.
Vogliamo affermare questo livello di soglia di moralità, per
rispondere a quella Sicilia di cui abbiamo parlato.
Ecco perché, Presidente della Regione, facciamo appello a lei -
perché il fatto che l'elezione diretta del Presidente della
Regione le ha imposto la possibilità di procedere alla revoca e
alla nomina degli Assessori- che, nel caso in cui,
responsabilmente, così come noi ci auguriamo ancora oggi e ancora
in questo momento, in relazione al dibattito, l'assessore
Castiglione non dovesse autonomamente decidere - così come io
spero faccia fino all'ultimo momento, cosa che gli ho sollecitato
anche in rapporto personale, in sede diversa da quella del
Parlamento - secondo me, onorevole Presidente della Regione, lei
non deve sottoporsi e subire alcun ricatto. Deve avere la forza di
liberare il Governo.
Ciò in quanto se passa questo precedente, noi non sappiamo più
cosa verrà dopo; se passa questo precedente noi potremmo trovarci
di fronte ad assessori che possono essere condannati in primo
grado, a diversi assessori (lo dico per estremizzare il concetto),
ad una giunta di Governo con tanti condannati di primo grado che
non sarebbe - questa sì - una bella immagine per il resto del
Paese. Perché all'immagine della Sicilia, onorevole D'Antoni, noi
che siamo siciliani e che aspiriamo, in forza dei nostri principi,
a voler essere future forze di Governo, a quella immagine e alle
sorte della Sicilia teniamo quanto ci tiene lei e quanto ci
tengono gli altri. Ma vogliamo che emerga questa Sicilia, una
Sicilia più garantista certo, ma anche più rigorosa perché è
questa la vera natura del nostro popolo e di essere siciliani.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Segreto. Posso
anticipare che si tratta dell'ultimo intervento, dopodiché vi sarà
quello del Presidente della Regione e dell'Assessore Castiglione.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Segreto.
SEGRETO Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal dibattito
viene fuori che esistono vecchie ruggini, vecchi rancori che
vogliono trasformare quella che vuole essere la questione morale
in una sorta di nemesi politica che sicuramente non fa bene a
questa Assemblea e non fa bene certamente ai siciliani.
Ma il dibattito di oggi mi consente anche di fare qualche
considerazione su come nel nostro Paese si continui a concepire
l'esercizio dell'attività politica e parlamentare. Ci siamo
lasciati alle spalle, o meglio pensavamo di esserci lasciati alle
spalle, una stagione politica avvelenata da un'utilizzazione
strumentale della giustizia. Non è stata una bella stagione
politica e pensavo pure che il giudizio su tale stagione fosse,
ormai, nell'immaginario di tutti.
Oggi, purtroppo, mi devo rendere conto che mi sono sbagliato,
sono stato un ottimista; il giustizialismo, come viene definito
dai più, continua ad essere patrimonio di una certa parte politica
e questo sinceramente mi dispiace. Si badi, io non sto dicendo che
la politica deve fare a meno della morale; la politica per quanto
mi riguarda resta e deve restare una branca della morale, anzi
dell'etica, considerato che la morale attiene all'individuo. Dico
di più, sono convinto che sia giusto porre la questione morale
ogni qualvolta le condizioni politiche lo richiedano e il punto è
proprio questo, la questione morale va posta quando è giusto
porla, quando le condizioni ci impongono di porla al centro del
dibattito politico e parlamentare.
A me sembra che oggi non ricorrano le condizioni per porre la
questione morale e motivo il perché. Mi piace ricordare a me
stesso, prima che a questa Assemblea, che il nostro Parlamento si
è dotato di un codice di autoregolamentazione; ebbene questo
codice, frutto del lavoro di tanti colleghi, è stato accettato da
tutti, e in questo codice di autoregolamentazione vengono
previsti ed illustrati dettagliatamente i casi in cui bisogna
farsi da parte. A me non sembra che ricorrano le condizioni per
chiedere le dimissioni del Vicepresidente della Regione, onorevole
Castiglione.
Ci siamo dati delle regole e le regole del gioco non possono
essere cambiate mentre si sta giocando. Generalmente il mutare
delle regole del gioco, mentre la partita è in corso è prerogativa
di regimi non democratici e, comunque, per fini che rimangono
sempre oscuri in una democrazia, in un Parlamento eletto
democraticamente.
Onorevoli colleghi, ci siamo dati un regolamento, il già citato
codice di autoregolamentazione, l'abbiamo accettato tutti ed
allora rispettiamolo Ogni altra interpretazione del nostro codice
suona come una forzatura strumentale, una forzatura che va
respinta proprio per non violare una regola di comportamento che
questo Parlamento si è dato.
Ciò posto, se l'Assemblea lo ritiene opportuno, come diceva
l'onorevole Incardona, Presidente della Commissione antimafia, può
proporre di aggiornare il codice di autoregolamentazione, di
integrarlo se vuole, tenuto conto che esiste una legge nazionale
dalla quale non si può prescindere.
Per quanto riguarda l'onorevole Castiglione gli manifestiamo la
nostra fiducia riconoscendo in lui correttezza umana e politica e
concludo invitando il Parlamento a lasciarsi dietro le polemiche
sterili e demagogiche. Si metta mano, invece, alle iniziative di
sviluppo per questa Sicilia, che ne ha tanto bisogno, come viene
richiesto dai siciliani. Su questo possiamo certamente trovare
tutti l'accordo.
PRESIDENTE Dichiaro chiusa la discussione generale sulla
mozione. Ha la parola l'Assessore Castiglione.
CASTIGLIONE vicepresidente della Regione e Assessore per
l agricoltura e le foreste. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE vicepresidente della Regione e Assessore per
l agricoltura e le foreste. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
sono passati quattro anni da quella data, da quel momento, da quel
26 aprile del 1999 che certamente segnerà in maniera indelebile la
mia storia personale, la mia storia politica. Mi riferisco a quel
26 aprile in cui mi è stata notificata una ordinanza di custodia
cautelare; per anni mi sono rifiutato di leggerla, perché la
premessa di quella ordinanza di custodia cautelare delinea uno
scenario nel quale certamente non mi ritrovo. Si parla di
contrapposizione tra cosche mafiose, criminali, laddove, invece,
certamente, sin dal primo momento del mio impegno politico, da
consigliere comunale, e poi nelle diverse fasi della evoluzione e
gli incarichi istituzionali, ho sempre combattuto la criminalità
mafiosa e combattuto con una certa veemenza. Oggi non sono in
condizione di leggere un intervento scritto. Vorrei solo ricordare
alcuni passaggi, vorrei dire a quest'Aula, a questo consesso che
io ritengo che sia una delle più alte espressioni dell'impegno
politico, una delle sedi più prestigiose alle quali ognuno di noi
deve rivolgere la propria dedizione, il proprio amore, il proprio
affetto, che in questi anni ho servito la Regione, sono stato
rispettoso del Parlamento.
Oggi ringrazio tutti i parlamentari, coloro che sono intervenuti
in questo dibattito. Però mi riesce difficile scindere la
discussione odierna da quelli che sono stati i fatti, quelli che
sono stati i dati storici. Riconosco che molti si sono rivolti nei
miei confronti in termini affettuosi, in termini amicali; quando
lo stesso onorevole Speziale ha detto che l'onorevole Castiglione
deve dimettersi, lo ha fatto in termini di grande affetto
personale. Riconosco veramente l'amico, colui che sente, al pari
mio, il peso delle istituzioni che si portano.
Io certamente, oggi, so che alcune cose vanno ribadite, alcuni
fatti vanno messi in evidenza. Io il 26 aprile del 1999 venni
arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione
mafiosa, elemento di reato per cui è possibile l'arresto. Senza
quel reato, senza quella contestazione, il G.I.P. non sarebbe
stato nelle condizioni di poter procedere all'arresto. Dopo dieci
giorni venni scarcerato senza che mai il Tribunale delle Libertà
si pronunziasse. Lo stesso GIP ritenne di fare una ordinanza di
scarcerazione e quindi il mio avvocato non presentò nemmeno
l istanza di remissione in libertà. Lo fece autonomamente il GIP.
Dopo quattro anni si profila una richiesta di rinvio a giudizio;
il sottoscritto chiede il giudizio abbreviato. Ciò significa
chiedere un giudizio sottoponendosi a un giudice monocratico,
piuttosto che ad un giudice collegiale.
Nella richiesta il P.M. stesso chiede l'assoluzione e il GUP
emette una sentenza di assoluzione per il reato di concorso
esterno, per tutte le aggravanti previste, per la qualità di
pubblico ufficiale. Quindi, da privato cittadino, sarei stato e
sono stato condannato per aver turbato una gara che era stata
celebrata sei mesi prima. Non viene contestata la turbativa
d'asta, ma la tentata turbativa d'asta. Non sfugge a nessuno che
io non ho avuto alcun ruolo nel procedimento. E' messo agli atti
del processo che fino ad un minuto prima di un incontro dove mi è
stato chiesto se si poteva parlare del ritiro di un ricorso al TAR
per due importantissime opere nella città di Catania, fino ad un
minuto prima, mai mi ero occupato della vicenda.
Emerge in tutta evidenza che un minuto dopo non mi sono più
occupato della vicenda. Nei famosi tre-quattro minuti c'è stato un
incontro nel quale un imprenditore chiedeva se fosse possibile
discutere dei due ricorsi al TAR per procedere alla esecuzione
delle opere pubbliche: La mia risposta alle loro rimostranze tra
imprenditori dimostrerebbe « l'abilità del politico nel
dissimulare i suoi reali interessi».
Questo è ciò che è accaduto: sono stato assolto; dopo quattro
anni sono stato nuovamente imputato ed arrestato e ho chiesto il
rito abbreviato e sono stato condannato per una tentata turbativa
d'asta che, in effetti, non so come si sarebbe potuta realizzare.
Vorrei tornare un attimo indietro. I due imprenditori in
questione erano entrambe incensurati; il concorso esterno si
sarebbe realizzato in quanto uno dei due imprenditori,
nell esecuzione di altre opere pubbliche, si sarebbe avvalso di
manovalanza mafiosa. Ciò è stato sufficiente perché il Pubblico
Ministero potesse chiedere non soltanto l'imputazione del concorso
esterno ma anche l'arresto, che comporta la privazione della
libertà personale, di un membro del Governo della Regione.
Le vicende non possono essere scisse e certamente non voglio
riprendere tutti gli interrogatori, che sicuramente sono agli
atti, nei quali il Pubblico Ministero più volte mi ha chiesto se
avevo avanzato richieste di denaro, se avevo fatto pressioni su
alcune assunzioni, se avevo fatto dei favori particolari, se avevo
chiesto qualcosa in cambio del ritiro del ricorso del TAR. A tutte
queste domande, in più pagine la risposta è un no secco da parte
degli imprenditori.
Eppure, agli atti risultano richieste di contributi a società
sportive chieste da esponenti politici, richieste di contributi
per feste, richieste avanzate a quell'imprenditore, ma per alcuni
non si apre nemmeno un procedimento penale, un avviso di garanzia
e nessuno finisce in galera in quella vicenda.
Certamente tutto ciò non mi lascia sereno. Vorrei invitare il
Parlamento a fare una riflessione approfondita, perché ognuno di
noi deve avere il senso dell'impegno, delle istituzioni.
Non mi lascia sereno un intercettazione che non viene inserita
agli atti di un processo in cui un avvocato, prima del colloquio
con il Pubblico Ministero, il quale successivamente procede
all'arresto, viene invitato a passare da un ufficiale dei
Carabinieri per conoscere ciò che avrebbe dovuto riferire
successivamente.
Questi sono elementi che non ci lasciano sereni, che ci lasciano
perplessi. Non ho bisogno di scomodare tutte le vittime illustri
della mafia, i magistrati, coloro che hanno speso la propria vita
per la nostra Sicilia. Nonostante il mio sentito apprezzamento nei
confronti della Magistratura, non posso giustificare alcune
iniziative giudiziarie che sfociano anche in un capovolgersi
dell'azione politica, iniziative che certamente non possono
appartenere ad un paese civile e democratico, in cui tutti
sentiamo alto il senso, l'indipendenza della Magistratura,
sentiamo forte l'impegno a favore della Magistratura.
Vorrei ringraziare i colleghi, le espressioni più forti,
quell'invito a ragionare insieme, ad andare avanti e ricordare
l'appello rivolto in questi giorni dal Procuratore Grasso,
relativamente agli appalti pubblici che si trovano ancora in mano
alla mafia nella nostra Isola, appello che sicuramente dobbiamo
recepire e che ci deve indurre ad operare insieme al fine di
sottrarre gli appalti pubblici alla sfera malavitosa o mafiosa.
Vorrei ricordare ancora alcune innovazioni legislative come il
general contractor di cui si occuperà la grande impresa nazionale
o internazionale anche se a valle ci saranno una serie di imprese
che tutti noi vorremmo poter controllare. Ed ancora il fatto che
io stesso - dopo che il Presidente della Regione e il Comandante
Generale della Guardia di Finanza hanno firmato un protocollo
affinché i fondi di Agenda 2000 venissero spesi in maniera
corretta e puntuale ho chiesto alla Guardia di Finanza un
intervento più puntuale e capillare sui fondi del FEOGA che
rappresentano la parte più preponderante dei fondi del POR,
affinché le risorse vadano a quelle imprese sane che
rappresentano, oggi, il fiore all'occhiello dell imprenditoria
siciliana.
Onorevoli colleghi, proprio io che ho il privilegio, il piacere
di essere assessore di questo Governo, vorrei rassicurare l intero
Parlamento siciliano sul futuro della nostra Sicilia, in quanto
ogni giorno di più avverto come la nostra Isola stia uscendo da un
grigiore e stia raggiungendo un'immagine di altissimo livello.
Vorrei soltanto ricordare che il Consiglio dei ministri europei
dell'agricoltura svoltosi qualche giorno addietro, i ministri
dell'ambiente che saranno in Sicilia, i ministri delle pari
opportunità, i ministri della cultura, hanno scelto la nostra
Isola, non soltanto per il territorio, per il paesaggio, per i
beni culturali, ma perché oggi la Sicilia sta attraversando un
periodo di rilancio, di riscatto, grazie ad un Governo che
interpreta tali esigenze da tutti avvertite.
In questa situazione, so cosa fare, come andare avanti, come
conciliare l'imbarazzo di cui parlava l'onorevole Speziale, anche
se non vorrei essere di imbarazzo a questo Governo della Regione.
L'onorevole Speziale ha citato l'esperienza delle privatizzazioni,
le quali non sono state soltanto un fatto di codificazione
legislativa, che non hanno rappresentato per questo Parlamento
soltanto il varo della legge n. 5, tant è che dopo il varo è stata
inserita una procedura per la vendita dei gioielli della nostra
Regione, si è individuato un percorso legislativo che è stato
copiato in tutte le altre regioni d'Italia.
Allora, non è un caso, se la Corvo, valutata 50 miliardi, è stata
venduta 153 miliardi, o se la Insicim, valutata 60 miliardi, è
stata venduta 253 miliardi; non è un caso se quel processo di
privatizzazione non ha fatto scrivere una pagina giudiziaria, in
quanto quel percorso si è svolto all'insegna della trasparenza,
della moralità, della correttezza delle procedure.
Sapete quanto è delicato il tema della metanizzazione. Abbiamo
riprogrammato il POP 1994-1999 e sfido chiunque a sostenere che
in Sicilia c'è un comune che è stato metanizzato o che l'Assessore
ha richiesto un tecnico, un ausiliario, un carpentiere; l intera
procedura si è svolta, nell'arco di un anno, all'insegna della
massima trasparenza.
Non vorrei citare gli atti odierni della procedura per la siccità
messa in campo dal Ministero dell'Interno, ricordiamo quando le
procedure di protezione civile impiegavano dieci anni per fare un
abbattimento di bovini ed ancora la carne è stoccata nei nostri
frigoriferi.
Abbiamo messo in campo una procedura trasparente e lineare; oggi
siamo una Regione che ha recuperato dall'abbattimento ulteriori
risorse da reinvestire e ridare agli allevatori.
Ritengo che gli atti di Governo, oggi, possano dire ciò per
quanto mi riguarda. Per quanto stimi il Presidente della Regione,
ritengo che egli nel chiamare a far parte di una Giunta di
Governo, certamente, effettua una serie di considerazioni
politiche. Non mi sono mai sognato di ricattare il mio amico
Presidente della Regione e non penso che questa maggioranza voglia
farlo. Dal primo momento ho rimesso la mia disponibilità a
dimettermi alla valutazione del Presidente della Regione e delle
forze politiche.
Onorevole Speziale e onorevoli colleghi che mi avete anticipato
nel vostro intervento, ritengo che in questo momento, in questa
Sicilia per ridare slancio alla nostra Isola, l'unica
autorevolezza che un uomo di Governo possiede è quella morale.
Se avessi avvertito, anche soltanto per un momento, un
indebolimento della mia esperienza personale di Governo e quindi
ne avessi avvertito la struttura morale indebolita, avrei
rassegnato le dimissioni.
Devo dire che oggi di fronte ad una condanna - l'onorevole
Speziale tiene a rimarcare che si tratta di una condanna - e
sicuramente anche di fronte ad un eventuale ipotesi di secondo
grado non sono previste le dimissioni dal Governo della Regione,
ma posso assicurarle, onorevole Speziale, che in quel caso sarei
io stesso a dimettermi dal Governo della Regione. Faccio presente
che il sottoscritto insieme all'appello già proposto, ha fatto
seguire una richiesta di procedura d'urgenza, affinché nell'arco
del più breve tempo possibile - il mio avvocato ritiene nell'arco
di tre mesi - si possa arrivare ad una sentenza di II grado.
Da questa vicenda il sottoscritto vuole uscire con la più alta
assoluzione, così come è stata fatta per larga parte, nella prima
fase del giudizio, davanti ad un giudice monocratico e non ad un
collegio. Quindi, certamente rispetto quella sentenza, ma so che
oggi agli amici, ai colleghi devo dire che non so cosa accadrà.
Qualcuno parla di un confine tra lecito e illecito;
personalmente, nella mia esperienza politica ho sempre fatto una
distinzione, infatti, nella mia vicenda non esiste né un contatto,
né un rapporto telefonico, né una frequentazione, quindi, non
saprei oggi di cosa rimproverarmi.
Quindi, subire una condanna per tentata turbativa d'asta, non
avendo avuto alcun ruolo nella procedura di gara, non avendo
esercitato alcuna pressione, avendo un minuto dopo lasciato cadere
quel ragionamento, mi sembra assurdo e, peraltro, non avverto
minimamente quell'imbarazzo di cui parlava l'onorevole Speziale.
Però, siccome è una vicenda mia personale, che mi ha toccato e
continua a toccarmi, una vicenda che per quattro anni mi ha fatto
subire l'onta di una imputazione per concorso esterno, come se la
mia attività di parlamentare potesse avere in qualche maniera una
contiguità con l'esercizio di attività malavitose, posso
rassicurare, così come ho detto in altre occasioni, il Parlamento
tutto che, laddove, non soltanto la maggioranza, ma tutta
l Assemblea dovesse ritenere che la mia permanenza nel Governo, il
mio ruolo di Vicepresidente della Regione - che ritengo di avere
servito con spirito di abnegazione, con tanta dedizione, con tanto
amore, con tanto sacrificio personale -, dovesse in qualche modo
ledere l'immagine del Governo e del Presidente della Regione, il
quale è impegnato nel rilancio dell'immagine della nostra Isola
checché ne dicano i detrattori di tale Governo e di tale
Presidente della Regione, che nel panorama nazionale è
espressione politica forte di questo Governo, non impiegherò più
di un minuto a rassegnare le dimissioni da Assessore regionale per
l'agricoltura e le foreste e da Vice Presidente della Regione, e
ciò non in risposta, certamente, soltanto all'appello
dell onorevole Speziale, ma a tutti i colleghi.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, poco meno di tre mesi fa ho svolto in quest'Aula un
intenso intervento che pur da un'angolazione strettamente
personale, affrontava gli aspetti salienti che sono a fondamento
del dibattito odierno.
Si è trattato per tutti noi di un'occasione molto utile per
affrontare i temi di quella che ormai viene comunemente definita
"questione morale" e che riguardava più propriamente i corretti
rapporti per l'attività politica dei componenti questa Assemblea
ed eventuali coinvolgimenti in attività di rilievo giudiziario
inerenti il mandato politico affidato. Quest Assemblea ha ritenuto
utile tornare a discutere dell'argomento, in quanto simili
circostanze si sono verificate nei confronti di altri parlamentari
e componenti di questo Governo.
Tali precedenti non devono però indurci a ritenere che la
questione posta oggi all'ordine del giorno possa considerarsi
esaurita con l'individuazione di alcune scelte di comportamento da
assumere automaticamente al verificarsi di determinate condizioni.
Questa Assemblea non necessita di prevedere una casistica di
situazioni nelle quali applicare delle regole come da manuale, ma
deve assumere, anche in considerazione del dibattito sviluppatosi,
la consapevolezza che ciò di cui trattiamo, prima che argomento da
dibattere, è prodotto quotidiano della nostra azione e della
nostra riflessione di uomini di partito e d istituzione. Vi è un
valore ed un'urgenza relativa a ciò che stiamo affrontando che va
ben oltre il contenuto delle parole e le indicazioni di eventuali
comportamenti.
Nessuna norma, anche sanzionatoria, benché liberamente scelta può
sostituire la necessità della comprensione di un fenomeno di vaste
e complesse dimensioni che ad onda di ogni facile previsione si
ripresenta puntuale, forse più qui che altrove quando la nostra
azione politica assume rilievi e connotazioni particolari per
dimensioni e per significato.
Il dibattito, tuttavia, è un momento assai utile, anzi,
necessario perché il fenomeno che vogliamo analizzare venga
assunto nella giusta criticità e con la debita consapevolezza e
venga delimitato nei giusti ambiti.
D'altra parte, non bisogna mai dimenticarlo, la nostra Terra ha
anche versato il più alto contributo di vittime e sangue nella
lotta contro la mafia, segno di una volontà di riscatto e di una
presa di distanza che deve evitare facili generalizzazioni di
irredimibilità che, purtroppo, periodicamente affiorano quando il
clima si fa più pesante.
Appena una settimana fa abbiamo commemorato ad Agrigento il
giudice Rosario Livatino. In quella circostanza ho avuto modo di
ricordare quanto ebbe a dire suo padre ad un giornalista che gli
chiese: Ma crede che in Sicilia le cose possano cambiare? .
La risposta è racchiusa in questa frase: "Sì, quando si taglia un
fiore, esso muore, ma la primavera tornerà lo stesso".
Nella saggezza di queste umili parole c'è la risposta, il
riconoscimento non soltanto del valore di una giovane vita così
prematuramente spezzata, ma anche di ciò che quella stessa vita ha
saputo e potuto generare.
A tredici anni di distanza possiamo dire che anche da questo
sacrificio, come da quello di tante altre vite analogamente e
tragicamente recise tra gli uomini delle istituzioni, tra i
magistrati, le forse dell'ordine, i professionisti, i sacerdoti,
la gente comune, è tornata a sgorgare la vita e la speranza per
questa nostra terra di Sicilia.
Il dibattito odierno deve però essere proficuo, evitare di
ingenerare confusione nei livelli e nelle sedi di competenza. Vi
sono competenze della Magistratura e vi sono competenze della
politica; esse vanno entrambe riconosciute, rispettate nel loro
ambito di riferimento istituzionale pur lasciando a ciascuno la
libertà di condividerle o meno.
Nessuno vuole trasformare quest'Aula in surrogato di tribunale,
onorevole Cracolici. Nell'intervista, da me rilasciata, auspicavo
che questo non succedesse e sono lieto di apprendere che questo
Parlamento non intende far questo.
Credo che ne verrebbero meno la dignità del Parlamento ed anche
quella della stessa giurisdizione, ma per far ciò ciascuno di noi
deve attenersi ai limiti che il mandato affidato dagli elettori
impone: dare indicazioni e suggerimenti a chi fa politica,
lasciando agli altri organi dello Stato il compito di far
rispettare le leggi.
Cari colleghi, consentitemi di porre una questione per così dire
di fondo, in quanto considero la questione morale una questione di
fondo. Da cosa nasce la morale?
Non vi sembri questo il tentativo di scantonare su terreni
filosofici, ma un modo di affrontare un problema che è invece
drammaticamente concreto.
Nel rispondere a questa domanda molti fanno giustamente appello
alla coscienza quale sede unica e inappellabile da cui deriva ogni
scelta morale. Il mio contributo personale intende essere un po'
più preciso: la mia esperienza di uomo e di politico mi induce a
rispondere in tal modo.
La morale nasce dal desiderio di bene e di infinito che ogni uomo
ha e porta nel cuore. E' un valore iscritto nell'animo umano
rispetto al quale la legalità si pone come strumento utile a
tutelarlo.
In tal modo intendo affermare che la morale è un valore che
viene prima della norma, onorevole Cracolici e onorevole Speziale,
valore che viene prima della norma e in qualche modo la trascende.
Perciò, il ruolo di una morale concreta, attiva, prima ancora che
normata - non ideologica, non schematica -, si gioca in un moto
costruttivo orientato a creare le condizioni per una convivenza
fra gli uomini sempre più rispondente a quel desiderio di bene di
cui ho accennato prima. In una battuta, la costruzione del bene
comune.
Ciò consente di poter realizzare un legame tra legalità e
sviluppo economico della nostra Regione, senza cadere in inutili
assolutismi di questo o quell'aspetto, consapevoli che tutti
devono concorrere al bene, ma che nessuno é il bene di per sè.
Il nostro primo ed inequivocabile obiettivo é liberare la Sicilia
dalla mafia. Non sembri un'affermazione di principio o di
circostanza; nessuno deve dubitare che questo obiettivo non sia
alla nostra portata. La Sicilia che vogliamo e che stiamo
costruendo é una Sicilia in cui non c'é posto per la mafia. Questo
é l'impegno assunto nel mio programma di Governo ed é la strada su
cui ci siamo, con decisione, incamminati e sulla quale stiamo
coerentemente procedendo.
Quel Governo, onorevole Gurrieri, che hanno scelto gli elettori
siciliani e sono drammaticamente preoccupato che lei consideri i
siciliani, sol perché hanno scelto questo Governo, affetti da
grave malattia sociale e politica , cito le sue parole, lo potrà
verificare successivamente.
Una lettura del fenomeno mafioso più attenta agli aspetti etici
ed economici, ci porta a riconoscere, infatti, come lo stesso non
operi prevalentemente in quel settore dove il lucro é la
risultante di una performance imprenditoriale operata secondo le
regole della concorrenza.
Quella che vige é, piuttosto, una subcultura della rendita, del
facile guadagno, certamente, più consona a mercati od a settori
operanti in regime di monopolio, più facilmente soggetti a
condizionamenti ed infiltrazioni.
Ciò richiede che la nostra economia sia stabilmente incardinata
in un sistema di mercato non drogato, libero nella partecipazione
e sicuro nelle scelte, che consenta a tutti gli operatori di
potere avere certezze negli investimenti e sicurezza nella
redditività.
Non mi stanco mai di incontrare operatori economici desiderosi di
investire in Sicilia, proprio perché costoro contribuiscono a
portarci risorse. Ringrazio costoro e l'onorevole D'Antoni, non mi
sottrarrò, pertanto, né di dedicare del tempo, né di tentare di
invogliarli a venire in Sicilia e certamente, il rischio che
qualcuno di questi possa divenire, nel futuro, criminale non può
impedire a chi deve promuovere lo sviluppo di questa Terra, di
incontrarlo e di incoraggiarlo ad investire in Sicilia.
Questa azione di intervento economico deve consentirci di fare
uscire, definitivamente, la Sicilia da una serie di stereotipi che
ne impediscono un'affermazione in tutti i campi, pur a fronte
dell'alta dignità di cui godono i siciliani all'estero.
Un grande alleato, in questa battaglia, deve essere, mi auguro e
spero, il sistema della comunicazione. Da esso ci attendiamo un
sempre maggiore impegno ad evidenziare i risultati fin qui
conseguiti, ma anche ad indicare i ritardi che anch'essi, ammetto
con umiltà, ci sono.
Il Governo ha scelto in questa azione un partner di qualità ed
uno strumento di grande efficacia. Mi riferisco ai soggetti
sociali ed al principio di sussidiarietà. Con questi mezzi, stiamo
affrontando l'impegno di riforma e aggiornamento della nostra
legislazione, coinvolgendoli, pur nel rispetto delle proprie
funzioni, in ogni attività e sostenendoli nelle iniziative di
gestione e promozione, non solo socio-assistenziale in cui sono
coinvolti.
Vi é poi il ruolo, tutto originale e specifico, delle pubbliche
istituzioni e della Regione in particolare, che devono sostenere
l'azione di Governo, facendo della legalità e della trasparenza il
riferimento costante di ogni loro attività. Numerose iniziative,
di cui più volte ho detto anche in quest'Aula, sono state portate
avanti in questi anni dal Governo, (molte di queste le ha
ricordate l'onorevole vicepresidente della Regione, onorevole
Castiglione).
Ciò che vogliamo costruire è una cultura della responsabilità che
renda ogni pubblico dipendente protagonista e corresponsabile
della cosa pubblica senza rinunciare al diritto-dovere di
scegliere nell'interesse del bene comune. Si tratta di un'azione
molto delicata che deve saper contemperare interessi vari e
talvolta contrapposti che possono trovare la giusta sintesi
soltanto nel costante perseguimento dell'interesse comune. Tutta
questa azione si fonda sul personale e insostituibile rapporto che
ciascuno di noi, in quanto politico, deve sapere condurre con i
propri elettori.
Sì, si è purtroppo instaurata una falsa convinzione che allontana
il politico sempre più dal popolo, non atomisticamente
considerato, ma nelle sue articolazioni sociali, alla ricerca di
un rapporto spesso virtuale ed astratto, lontano dalla gente.
Convinzione che produce disaffezioni e disinteressi utili a
legittimare soltanto il proprio potere di immagine e di governo
lo ha anche detto l'onorevole D'Antoni.
Ritengo che gli elettori, da cui ciascuno di noi trae autorità
d'agire, sono parte fondamentale di quel popolo in cui ci
riconosciamo ed operiamo, che esprime esigenze, talvolta da
correggere, ma sempre concrete e meritevoli di attenzione.
Una certa disaffezione dalla politica nasce anche da una
incomunicabilità derivante dal progressivo distacco dalla gente e
purtroppo anche dai suoi bisogni; il cosiddetto voto di opinione
nasce anche da questo distacco, per cui il politico bada più ad
apparire in televisione che ad essere al servizio della sua gente
e delle sue comunità locali, finendo col rinunziare alla chiarezza
del giudizio, alla precisione delle decisioni, più sensibile al
cambiar del vento che al lavoro e alla responsabilità verso la
propria terra.
Tutto quanto fin qui espresso assume una particolare valenza
nella nostra Regione. Tutti sappiamo bene che da noi anche le
cose semplici si complicano talvolta anche per colpa nostra:
quando il sospetto viene usato come anticipazione di giudizio ogni
azione politica rischia di essere vanificata e l'azione del
giudice indebitamente anticipata.
Il 4 luglio, in occasione del dibattito cui ho fatto cenno, ho
avuto modo di elencare le più significative azioni svolte dal mio
Governo nella lotta alla mafia e alla illegalità. In questa
circostanza intendo solamente ricordarne alcune delle azioni di
governo che vanno dallo smaltimento dei rifiuti alla requisizione
dei pozzi, dalla stipula dei protocolli di trasparenza al
coinvolgimento nella nostra azione amministrativa e di governo di
personalità di alto valore morale ed elevate competenze, dalla
piena utilizzazione dei fondi previsti da Agenda 2000 all'utilizzo
di finanziamenti comunitari per azioni di contrasto alla
delinquenza, come gli accordi di programma quadro per la legalità
e la devianza che abbiamo firmato con la Guardia di Finanza e col
Ministero degli Interni. Un particolare rilievo assume in questo
contesto la costituzione dell'Osservatorio sulla criminalità e la
modifica della legge sugli appalti che pur questo Parlamento ha
voluto e con la quale entro i primi 6 mesi del 2004 intendiamo, lo
ripeto, ridurre il numero delle stazioni appaltanti.
Ciò non basta, perché soprattutto sul terreno dei lavori e
dell'occupazione non riusciamo ancora a conseguire quei risultati
che vorremmo: i nostri giovani sono sempre più preparati e
invidiati dal mercato, e troppo spesso sono ancora costretti ad
emigrare, mentre coloro che rimangono sono i più esposti alle
sirene della mafia che promette facili e rapidi guadagni a spese
della dignità e spesso anche della libertà.
L'imprenditoria siciliana si sta scuotendo dalle proprie
incertezze e sta mostrando una ripresa nella iniziativa economica
in controtendenza, a volte, con la congiuntura internazionale e
nonostante la cronica assenza di un credito economico e di fiducia
che mai ci è stato pienamente accordato. L'agenzia internazionale
del PIC ci ha assegnato, appena ieri, per il secondo anno
consecutivo, un giudizio di affidabilità finanziaria riconoscendo
peraltro che il nostro risultato economico è stagnante a causa
delle difficoltà strutturali e di una congiuntura economica
internazionale sfavorevole.
Inoltre, ci riconosce la positività del nostro risparmio pubblico
e il controllo delle spese di esercizio oltre ad una diminuzione
del tasso della disoccupazione.
L'attività imprenditoriale va sostenuta incoraggiando una
maggiore affermazione dei sistemi produttivi locali. L'impresa
meridionale non può affrontare questa nuova fase in solitudine, ma
ha bisogno di strumenti reali per creare le idee e i beni
necessari, per cercare altri luoghi dove inventare e potere
produrre.
Questa nuova forza, questo indefinito desiderio di intraprendere
possono dirigersi non solo all'utile ma anche, e speriamo, al bene
della comunità. Questa è la strada per dare un senso al senso di
sradicamento proprio della società globale, la risposta ad un
capitalismo ormai senza patria, senza bandiera e, purtroppo, anche
senza responsabilità.
Cari colleghi, ho iniziato questa comunicazione ricordando alcuni
aspetti delle mie personali vicissitudini che proprio in
quest'Aula hanno trovato un significativo momento di confronto e
di verifica politica.
In quella circostanza ho assunto una decisione molto
significativa ed importante: continuare a svolgere il mandato
avuto dagli elettori. Quanto è accaduto in seguito, sia rispetto
al conforto ricevuto dalla gente, sia rispetto al disegno politico
da portare avanti, mi ha convinto della giustezza di quelle scelte
che ho potuto prendere anche in virtù di un dibattito e dal
conforto che ho avuto da questo Parlamento.
Quanto ho esposto nasce dalla consapevolezza di vivere la
politica come tentativo semplice, umano, umile, sempre
migliorabile ma mai perfetto, di contribuire insieme agli altri
alla realizzazione di un progetto di bene comune. Ritengo questo
riferimento fondamentale per la discussione e per le decisioni che
questa Aula intenderà assumere.
Dal dibattito odierno mi aspetto una rinnovata voglia da parte di
tutto il Parlamento di combattere la mafia, non solo con le
affermazioni di principio, ma con l'impegno quotidiano di
ciascuno. Impegno che deve concretizzarsi onorando il mandato che
i siciliani ci hanno consegnato per dotare la nostra Regione di
tutti gli strumenti utili, a cominciare da buone leggi, per farla
decollare verso quel futuro che i siciliani attendono e meritano.
Cari colleghi, conosco l'onorevole Castiglione da oltre un
ventennio.
Conosco il suo percorso politico, la sua capacità di lavoro e la
sua dirittura morale. Non avevo certo bisogno di una mozione, che
comunque è stato uno strumento utile per svolgere un dibattito,
per porre la questione alla mia attenzione.
Non mi ha mai sfiorato per un solo momento l'idea di chiedergli
che cosa volesse fare. Non avevo e non ho bisogno di una sentenza
di un tribunale di primo grado per modificare il mio giudizio o
per ridurre la fiducia nei confronti di una persona nella quale
credo.
Non può esserci giudizio migliore che la vita comune di tanti
anni
Onorevoli colleghi, ritengo, quindi, che questo Parlamento debba
intestarsi un grande progetto politico che è quello di costruire
insieme le ipotesi di sviluppo e una possibilità di qualità di
vita migliore per i siciliani e la costruzione di un progetto
migliore per la Sicilia.
Il dibattito arricchisce e, comunque, ha sempre dato a quest Aula
la capacità di volare alto e di prendere significative iniziative.
Non sono un Presidente ricattato, onorevole Speziale Non mi
sento né "sotto scopa", nè ricattato. So di avere non soltanto
l'amicizia della coalizione che mi ha sorretto, ma so di avere
insieme alla coalizione che mi ha sorretto l'impegno di portare
avanti quello che gli elettori hanno chiesto. Che è cosa diversa
da quello che ha chiesto l'opposizione.
Voglio andare avanti con la mia maggioranza per portare avanti il
mio programma. Dall'opposizione, che è parte importante di questo
Parlamento, con la quale abbiamo il dovere di discutere e di
confrontarci, non possiamo accettare né lezioni di morale, né
tantomeno J accuse ingiustificati e che non portano da nessuna
parte.
Se quest Aula vorrà intestarsi - e io mi auguro e sono convinto
che potrà farlo - un grande progetto, è necessario che da questo
momento ci sia innanzitutto il rispetto delle posizioni e che
nessuno tenti di trovare in casa degli altri momenti di screzio o,
peggio ancora, di rivalità e di sospetti che non esistono.
Credo che questo faccia parte non soltanto della moralità della
politica di cui abbiamo parlato, ma, mi consenta onorevole
Speziale, di una cosa che è ancora più importante della moralità
della politica, cioè l'etica della politica che precede la morale
e con la quale certamente abbiamo il dovere di confrontarci ogni
giorno.
(Applausi dai deputati della maggioranza)
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si conclude, quindi,
questa sessione dedicata alla mozione che riguarda
l onorevole Castiglione. La pongo in votazione.
SPEZIALE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
PRESIDENTE La sua richiesta è appoggiata?
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Cracolici,
Villari, Giannopolo, Oddo, Zago, Lotta, Panarello,
Capodicasa, Tumino)
VIRZÌ Mi oppongo a questa votazione
PRESIDENTE Se c'è qualche dubbio su cosa votiamo, ve lo
posso chiarire, ma non capisco su cosa poggi il dubbio.
SAVARINO E' una interrogazione.
PRESIDENTE Non è una interrogazione, è la mozione numero
233.
CONGEDI
Comunico che sono pervenute richieste di congedo per la
seduta odierna da parte degli onorevoli Scoma, Pagano,
Beninati, Granata, Infurna e Sammartino.
L Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Lo Porto
SULL ORDINE DEI LAVORI
SAVARINO Chiedo di parlare sull ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà, ma la prego di volersi
attenere al tempo concesso, cioè cinque minuti.
SAVARINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo
che in questo caso vi sia un errore formale anche da parte
dei miei colleghi.
Non contesto la volontà di volere oggi dibattere su una
questione morale o sulla vicenda Castiglione - volontà che
è riuscita negli intenti - però, si è inserito nella veste
formale di mozione quello che, in effetti, è nei contenuti
reali una interrogazione: Infatti, non si chiede nessuna
deliberazione, così come la mozione dovrebbe comportare. Si
chiede, semplicemente, di riferire quello che poi è il
senso di una interrogazione. Il Presidente ha riferito in
merito. Abbiamo ascoltato in Aula quella che è la volontà
del Governo; ritengo che non ci sia da mettere ai voti
alcuna mozione perché non c'è nessuna deliberazione che
vada oltre questa richiesta di chiarimenti, di espressione
di volontà che il Governo ha già espresso.
Non voglio entrare nel merito delle volontà altrui, ma
ritengo che la volontà dei proponenti abbia già trovato una
risposta nelle parole del Vice Presidente e del Presidente
della Regione.
CRACOLICI Chiedo di parlare sull ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che dopo quattro o cinque ore circa di lavori d Aula, sia
singolare dibattere se l'oggetto di cui discutevamo era più
un atto ispettivo, in senso classico, riferito al
Presidente della Regione, o un atto di indirizzo che, in
qualche modo il Parlamento, attraverso la mozione,
intendeva dare rispetto a questa vicenda. Credo sia un
fatto di rispetto per tutti che il dibattito svolto si
concluda con un voto.
VIRZI' Ma un voto su che cosa?
CRACOLICI Onorevoli colleghi, è chiaro che le premesse
contenute nella mozione lo evidenziano, considerato il
fatto che il Parlamento può soltanto operare un atto di
indirizzo su un potere che è, invece, di esclusiva
competenza del Presidente della Regione. Stiamo votando un
atto di indirizzo rispetto alle considerazioni che sono
contenute nella mozione.
VIRZI' Cioè che il Presidente Cuffaro doveva riferire
all'Aula e lo ha fatto.
LEONTINI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Poiché la questione ha assunto la sostanza di
un richiamo al Regolamento, può parlare un deputato a
favore ed uno contro.
Ha facoltà di parlare, quindi, l'onorevole Leontini,
essendo già intervenuto l'onorevole Cracolici per
esprimersi contro. Si chiude, a questo punto, la tematica
posta dall'onorevole Savarino. Si discute sulla differenza
che esiste tra un documento cosiddetto mozione e un
documento cosiddetto interpellanza o interrogazione.
Su questo richiamo al Regolamento, sostenendo l'onorevole
Savarino che non si tratti di vera e propria mozione, ma di
interpellanza, posso dare la parola ad un deputato a favore
e a un deputato contro. Se l'onorevole Cracolici ritiene di
parlare contro lo ha già fatto, quindi ora è il turno di
chi vuole parlare a favore.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che anche la volontà di coloro che si esprimono attraverso
mozioni, interpellanze, interrogazioni ed ordini del giorno
debba tradursi in formulazioni coerenti con lo strumento al
quale si intende fare ricorso. Nella parte finale della
mozione presentata dai colleghi della minoranza si chiede
al Presidente della Regione di riferire in Aula le
eventuali iniziative che intendesse assumere; tale diritto-
dovere da parte sua di rispondere a tali sollecitazioni non
è suscettibile di una negazione o di una affermazione a
seconda di un voto d'Aula; non si può chiedere un voto
d'Aula sulla facoltà del Presidente di rispondere; cosa
votiamo?
Si è chiesto un voto sulla parte narrativa della
mozione? C'è una parte narrativa della mozione che può
essere suscettibile di una votazione in positivo o in
negativo? No, c'è una parte finale che è una richiesta al
Presidente, egli l'ha soddisfatta con le sue indicazioni,
con i suoi propositi, riferendo chiaramente cosa intende
fare sia in ordine al mantenimento in Giunta della fiducia
accordata prima e mantenuta per il presente e per il futuro
all'onorevole Castiglione, sia in ordine alla complessiva
attività di Governo.
A questo punto, condivido l'opinione della collega
Savarino che intende precisare, focalizzare che tale
iniziativa non è suscettibile di una votazione; possiamo,
semmai, votare un ordine del giorno che - se il Presidente
ci dà due minuti di tempo, anzi è già pronto, lo sto
trasmettendo - ha una indicazione in positivo che si chiude
con l'invito al Presidente Cuffaro a mantenere la fiducia
all'onorevole Castiglione e con l'invito all'onorevole
Castiglione a rimanere destinatario della nostra più totale
fiducia.
In questo caso, dunque, un ordine del giorno può essere
suscettibile di una votazione in quanto indica un
orientamento rispetto al quale ci si può orientare in modo
diverso a seconda delle parti, ma sul diritto del
Presidente della Regione a riferire in Aula, possiamo
dividerci con una votazione? E se votassimo no, cosa
avremmo fatto? Avremmo negato al Presidente il diritto di
fare una cosa che ha già fatto cinque minuti fa? E'
totalmente ridicola una richiesta del genere, perché se per
caso, per comodità di discorso, la votazione fosse
negativa, si tradurrebbe in un voto negativo a che cosa?
All'assegnazione, alla facoltà al Presidente di rispondere
ad una sollecitazione? Risposta che il Presidente ha già
fornito. Quindi, caso mai poniamo a votazione un ordine del
giorno che è cosa più congrua, più coerente con il
Regolamento ed anche più rispettosa di una più corretta
formulazione degli strumenti di confronto e di dibattito
che in Aula si intendono sottoporre ai colleghi.
SPEZIALE Chiedo di parlare per illustrare il
subemendamento alla mozione.
PRESIDENTE Non possiamo aprire dibattiti. Onorevole
Speziale, non posso accogliere un subemendamento alla
mozione perché è irrituale; le do subito la parola purché
sia chiaro che un subemendamento in votazione non lo posso
accettare.
SPEZIALE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho
chiesto di parlare per richiamo al Regolamento, ma per
illustrare un emendamento alla mozione. Il dibattito è
stato interessante, onestamente non capisco adesso il
nervosismo che percorre i banchi della maggioranza,
eccessivo, e soprattutto un atteggiamento intollerante.
Dateci il diritto nostro di potere argomentare.
Il problema è questo: si è sviluppato un dibattito su una
mozione che abbiamo presentato il 23 luglio scorso e che
avrebbe dovuto portare al dibattito rovesciato, nel senso
che in forza della mozione il Presidente della Regione
avrebbe già, nella fase iniziale, dovuto dire quali erano
gli orientamenti rispetto alla mozione. Nella fase
conclusiva, apprendiamo dal Presidente della Regione che
lui non intende rimuovere od attivare quello che noi
pensavamo fosse normale: la procedura di revoca
dell'incarico di assessore.
A noi è data la prerogativa e il diritto sancito dal
Regolamento di potere modificare la parte impegnativa della
mozione che ho presentato come emendamento alla mozione
stessa; il diritto proprio del parlamentare di poterlo
fare. C'è un emendamento che presentiamo al quale
ovviamente si può tranquillamente rispondere di no, ma non
capisco perché noi dobbiamo accendere gli animi.
Signor Presidente, se non è previsto dal Regolamento il
diritto del parlamentare di poter presentare con un
emendamento una modifica al testo, ritiro l'emendamento.
Essendo ciò nelle prerogative del parlamentare, ho
presentato l'emendamento di modifica al testo. E' nella
facoltà del Parlamento respingere l'emendamento o bocciare
la mozione, ma è altra cosa. Quindi, non pongo problemi
regolamentari, anche perché vorrei fare un appello ai
colleghi parlamentari; dietro le quisquilie regolamentari,
voi vorreste sottrarvi ad un voto. Noi il voto lo vogliamo
chiaro perché sappiamo che si sta consumando in questo
Parlamento un precedente pericolosissimo.
Pertanto, signor Presidente le chiedo di mettere ai
voti l'emendamento a firma mia che emenda la mozione nella
parte impegnativa.
PRESIDENTE Non posso, onorevole Speziale, perché dopo
avere dichiarata aperta la votazione ho ricevuto una
richiesta di voto segreto. La votazione è indetta e non
esiste meccanismo parlamentare che permetta di inserire un
emendamento a votazione aperta. Rimane il problema del
richiamo al Regolamento da una parte o sull'ordine dei
lavori dall'altra.
CAPODICASA Ma neanche una sospensione
PRESIDENTE Sull'ordine dei lavori è possibile; la
votazione era aperta ma si eccepisce che è una votazione su
un documento sostanzialmente nullo perché non è un
documento accettabile sotto il profilo parlamentare.
Non accetto l interpretazione di chi ritiene che si
tratti di un interpellanza; non accetto l'interpretazione
di chi crede che si tratti di un documento da non votare,
perché ne va di mezzo la dignità della mia gestione di
questa Presidenza.
E' da tre mesi che discutiamo questo documento, da tre
mesi che lo giudichiamo una mozione, che lo rinviamo in
attesa di una più solenne circostanza nella quale avremmo
dovuto sommare altri documenti che non sono mai pervenuti.
Dopo sei ore di dibattito su un documento che non sto a
definire, ma la cui sostanza, non forma, è quella a tutti
noi evidente, nessuno mi chieda di non votarlo perché lo
pongo in votazione.
CINTOLA Chiedo di parlare per un richiamo al
Regolamento.
PRESIDENTE Onorevole Cintola, non esiste il richiamo al
Regolamento durante una votazione. Mi richiami l'articolo
in modo che io possa permetterlo, almeno. Onorevole
Cintola, lei si rende conto che se io le concedo di parlare
per richiamo al Regolamento, altrettanto diritto hanno
altri colleghi.
LO CURTO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi,
veramente qui si è recitata una farsa e ciò perché il più
prestigioso e antico Parlamento d'Europa è stato da taluni
trasformato in uno squallido palcoscenico da teatro di
terza categoria, rispetto al quale io non mi sento di
riconoscere il ruolo del parlamentare.
Quindi, al di là dell'ilarità che possa ingenerare in
taluno, questo atteggiamento di scarsa chiarezza nel quale
il Parlamento sta vivendo momenti drammatici, da donna, da
persona, da essere umano ho vissuto il dramma ricostruito
dall'onorevole Castiglione e vi dico che quel dramma umano
non meritava di trovarsi in questo palcoscenico, offerto
all ilarità, alla fine, di parlamentari che utilizzano in
maniera strumentale il ruolo prestigioso che, a loro, i
cittadini siciliani di questa terra uccisa dalla mafia
hanno consegnato per potere deridere.
Allora, signor Presidente, noi di Nuova Sicilia non ci
stiamo più. Io intendo svolgere il mio ruolo di
parlamentare e intendo dire che non è più pensabile che si
imbastiscano drammatiche quanto assurde questioni morali
che non attengono al ruolo istituzionale di questo
prestigioso Parlamento e, pertanto, mi auguro che si possa
porre la parola fine a questa scellerata, scomposta anzi,
vorrei dire anche volgare - immagine che diamo di questo
Parlamento e del ruolo che siamo chiamati a svolgere nei
confronti dei siciliani che ci hanno votato.
Vorrei dire soltanto una cosa, un monito a coloro i quali
utilizzano questo strumentale modo di intendere e di
svolgere il proprio ruolo, nel tentativo di delegittimare
questo Governo che i siciliani legittimamente, in libertà
di coscienza, in autonomia hanno voluto scegliere con il
loro voto, sia da monito per tutti voi.
PRESIDENTE Onorevole Lo Curto, sono costretto a
toglierle la parola.
Do lettura dell'articolo 156 del Regolamento: "gli ordini
del giorno presentati in riferimento alla materia oggetto
di una mozione" - è proprio il nostro caso - "possono
essere messi ai voti senza svolgimento, dopo la votazione
della mozione". Pertanto, poiché è stato presentato un
ordine del giorno che è chiaramente collegato alla mozione
originaria, devo mettere prima in votazione la mozione e,
successivamente, l'ordine del giorno.
CUFFARO Presidente della Regione. Vorrei che si
chiarisse il significato del voto, perché non vorrei che
parlamentari della maggioranza votassero contro una mozione
che mi invita a riferire: perché io voglio riferire.
(Brusio in Aula)
PRESIDENTE Scusate, questo è vero, se vogliamo
sottilizzare. Tuttavia, non si può dibattere sul contenuto
letterario di una mozione, che può anche non essere un
capolavoro artistico, ma politicamente valido..
VIRZI ....Dal punto di vista politico, non ha
significato
PRESIDENTE No, ha significato nella premessa. Il
significato politico del documento è evidente.
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà..
CINTOLA Signor Presidente, lei ha perfettamente ragione.
Abbiamo fatto tutto come se fosse una mozione, ma alla fine
è possibile accorgersi che non è una mozione Siccome
l'Assemblea però è sovrana, basterebbe che noi accettassimo
l'emendamento.
Noi non temiamo il voto. Votiamo la mozione con
l emendamento, oppure votiamo solo l'ordine del giorno e
andiamo avanti.
Delle due, l'una: perché votare la mozione così com'è -
si devono rendere conto i colleghi della Sinistra - non
produce nessun risultato qualunque sia il voto che viene
espresso.
PRESIDENTE Onorevole Cintola, ho capito. Stiamo
ripetendo gli stessi concetti. Fosse stato posto il
problema, realissimo, all'inizio della discussione, avrei
capito. A questo punto, per economia dei lavori e per il
rispetto di sei ore di impegno, non posso più accettare
questo ragionamento.
Onorevoli colleghi, chi vota a favore della mozione
vota un documento politico, che, di fatto, si esprime
contro la permanenza dell'onorevole Castiglione nella
compagine di Governo; chi vota contro, naturalmente, si
oppone a questa ipotesi.
Pongo, quindi, in votazione la mozione n. 233 a firma
degli onorevoli Speziale, Ortisi, Barbagallo, Forgione,
Ferro. Chiarisco il significato del voto: Chi è favorevole
vota verde; chi è contrario vota rosso; chi si astiene vota
bianco.
Dichiaro chiusa la votazione:
(Si procede alla votazione)
RISULTATO DELLA VOTAZIONE.
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per
scrutinio segreto sulla mozione n. 233:
Presenti e votanti ....... 57
Maggioranza ............ 29
Favorevoli ............... 13
Contrari ............... 37
Astenuti 7
(L'Assemblea non approva)
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Leontini,
Acierno, Cintola e Formica l ordine del giorno numero 288
Invito al Vice Presidente della Regione a rimanere in
carica .
Lo pongo in votazione.
CAPODICASA Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, questa è la seconda volta
che succede e non vorrei che diventasse un'abitudine
perché, a lungo andare - a mio giudizio - si provocherebbe
una lesione non di poco conto alle procedure. L'abbiamo
già fatto con il presidente Cuffaro, adesso si ripete con
l'onorevole Castiglione: l'invito a rimanere in carica
altro non è, in altre parole, che l'espressione di una
fiducia. E noi non possiamo farlo, signor Presidente,
perchè non abbiamo dato alcuna ...
CUFFARO Presidente della Regione. Onorevole Capodicasa,
avete presentato la mozione
FORMICA E questo lo avete potuto fare grazie ad un
Presidente di garanzia, che vi ha concesso di votare una
mozione che non poteva essere posta in votazione
CAPODICASA Onorevole Formica, se quella mozione è da
interpretare come voto di sfiducia, voi votando contro
avete dato la fiducia Non c'è motivo che esprimete un voto
di fiducia in positivo con un ordine del giorno con cui
dite: 'Rimani in carica perchè questo Parlamento non ha
questi poteri '.
Altra cosa è la discussione sulla mozione; non voglio
riprenderla perché non è il caso, ma, a mio avviso, avete
torto. Ha ragione il Presidente nell'averla posta in
votazione, anche a norma di Regolamento. Nulla vieta,
infatti, ad un Parlamento di impegnare il Presidente della
Regione a riferire in Aula circa i suoi intendimenti.
Quella conclusione che ha fatto il Presidente è la
conclusione a questo dibattito. Non ci ha detto, perché non
era quella la sede, quali sono le iniziative che,
complessivamente, vuole intraprendere come Governo a tutela
del prestigio, dell'onorabilità, e quant altro. Quindi, il
Presidente avrebbe potuto questa sera, perfino, non
intervenire o, intervenendo, non dire le cose che ha detto.
FORMICA Ma se l'ha scritta lei
CAPODICASA L'ho scritta io, ma questo non vuol dire che
quella mozione non poteva essere posta in votazione Io
volevo sollevare questo problema che non è di poco conto,
visto che siamo in tema di discussione sul Regolamento.
PRESIDENTE Vorrei puntualizzare un concetto: intanto,
onorevole Capodicasa, non si tratta di violare il
principio della fiducia, di cui ci si è già occupati in
precedenza, quando si discusse se l Assemblea potesse
sfiduciare il Presidente della Regione eletto direttamente
dal popolo.
In questo caso, l'invito a rimanere in carica non è
rivolto al Presidente della Regione Cuffaro, bensì
all'onorevole Castiglione: ricorre, dunque, una ipotesi
molto diversa.
Non ho alcuna difficoltà a porre in votazione l ordine
del giorno; tuttavia, visto che siamo nella fase
conclusiva di una seduta che, purtroppo, nella sua
appendice ha presentato toni eccessivamente accesi, mi
rivolgo ai firmatari chiedendo loro se non ritengono che,
sul piano politico, la bocciatura della mozione non sia
secondo il mio modesto punto di vista - abbastanza adeguata
per soddisfare il bisogno di chiarezza, di compattezza e di
forza di una maggioranza che chiede all'onorevole
Castiglione di rimanere al suo posto.
Io credo sia così. Ma, se siete convinti che occorra un
rafforzamento, io non ho alcuna difficoltà a porre in
votazione l ordine del giorno, anche se ritengo sia inutile
visto che la mozione non è stata approvata.
Pur tuttavia, non ho alcuna difficoltà a porre in
votazione l ordine del giorno. Fra l'altro, questa mattina
avevo inteso che l ordine del giorno non sarebbe stato
presentato perché si pensava potesse essere votato prima
della mozione, ma il Regolamento non prevede tale
fattispecie.
Pongo, pertanto, in votazione l'ordine del giorno n.
288 degli onorevoli Leontini ed altri.
LEONTINI Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE L Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì 1
ottobre 2003, alle ore 10.30, con il seguente ordine del
giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA AL
REGOLAMENTO DELL ASSEMBLEA (Doc. I)
Relatore: il Presidente
III - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO
AMMINISTRATIVO PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL
COMMERCIO ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE
REGIONALE 4 AGOSTO 1978, N. 26.
IV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6 MAGGIO
1981, N. 96.
V - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VI - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER
LA TUTELA DELL'AMBIENTE.
VII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
VIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE
DEL CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE
DEL CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA, AUDIOVISIVA.
X - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XI - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI
CONSIGLI PROVINCIALI SCOLASTICI.
XII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
PER LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI PALERMO.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DELLO IACP DI CATANIA.
XV - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XVI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 15.40.
Licenziato dal Servizio dei Lavori d Aula alle ore 18.45