Presidenza del presidente Lo Porto
ZANGARA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente, che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno che nel corso della seduta potrà procedersi a
votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Progetto di bilancio interno dell'Assemblea regionale
siciliana per l'anno finanziario 2004 (Doc. n. 123)
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Progetto di bilancio interno dell'Assemblea regionale siciliana
per l'anno finanziario 2004 (Doc. n. 123).
Invito il deputato questore, onorevole Zangara, a svolgere la
relazione.
ZANGARA deputato questore e relatore. Mi rimetto al testo della
relazione scritta.
PRESIDENTE Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in
votazione il passaggio all'esame degli articoli del documento
contabile n. 123. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'Entrata.
Do lettura del Titolo I - Entrate effettive - capitoli da I a
VIII. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi
è contrario si alzi.
(E' approvato)
Do lettura del Titolo II - Partite di giro - capitoli da IX a XI.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa alla Spesa.
Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Do lettura del Titolo II - Partite di giro - capitoli da XVIII a
XX. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa al Riepilogo per capitoli.
Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Do lettura del Titolo II - Partite di giro - capitoli da XVIII a
XX. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa al Bilancio preventivo per il triennio 2004/2006.
Si procede con l'Entrata.
Do lettura del Titolo I - Entrate effettive - capitoli da I a
VIII. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa alla Spesa per il triennio 2004/2006.
Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa alla Spesa - Riepilogo per capitoli.
Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione nel suo complesso il Bilancio preventivo per
il triennio 2004-2006. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'intero Documento n. 123 "Progetto di
bilancio interno dell'Assemblea regionale siciliana per l'anno
finanziario 2004".
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Modifica al Regolamento di previdenza per i deputati (Doc. n.
124)
PRESIDENTE Si passa al punto III dell'ordine del giorno:
Modifica al Regolamento di previdenza per i deputati (Doc. n.
124).
Onorevoli colleghi, in qualità di relatore mi rimetto al testo
della relazione scritta.
Do lettura della proposta di modifica:
Ai fini di cui sopra, il deputato deve produrre la relativa
istanza entro il termine di un anno dalla data in cui la sentenza
h diventata esecutiva ovvero, se tale termine si a già trascorso
alla data del 24 settembre 2003, entro un anno da tale data. Sono,
comunque, ammesse al rimborso tutte le istanze già presentate
prima del 24 settembre 2003 .
Dichiaro aperta la discussione generale.
Non avendo alcun deputato chiesto di parlare, dichiaro chiusa la
discussione generale e pongo in votazione la proposta di modifica.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Pongo in votazione il Documento n. 124 nel suo complesso. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Sull'ordine dei lavori
CRISAFULLI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISAFULLI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire semplicemente per fare rilevare che questa mattina
l'Aula si è riunita regolarmente e che tutti i parlamentari erano
a conoscenza che sarebbe stato all'ordine del giorno il bilancio
interno dell'Assemblea.
Lo voglio fare rilevare perché la volta scorsa in occasione
dell'esame del progetto di bilancio interno si verificò un
equivoco tra la Presidenza e alcuni deputati, ritenendo questi
ultimi che ci fosse stata una sorta di forzatura da parte della
Presidenza nei confronti del Parlamento.
Il fatto che oggi si sia proceduto con largo anticipo e con una
ampia informativa consente di potere dire che l'approvazione del
bilancio dell'Assemblea è un atto che ha avuto il consenso vero,
convinto, da parte di tutti i colleghi, i quali hanno espresso
sostanzialmente un giudizio positivo sul lavoro svolto dalla
Presidenza.
PRESIDENTE La ringrazio onorevole Crisafulli, in effetti questa
è una occasione in cui possiamo dichiarare con soddisfazione che
il progetto di bilancio interno dell'Assemblea è stato esaminato
con uno scrupoloso rispetto delle procedure.
Sospendo, brevemente, la seduta.
(La seduta sospesa alle ore 10.35, è ripresa alle ore 10.45)
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione congiunta dei disegni di legge
"Bilancio di previsione della Regione siciliana per
l'anno finanziario e bilancio pluriennale per il triennio
2004-2006" (693-737/A) e "Disposizioni programmatiche e
finanziarie per l'anno 2004" (692/A)
PRESIDENTE Si passa al quarto punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge. Si procede con il seguito della
discussione congiunta dei disegni di legge: "Bilancio di
previsione della Regione siciliana per l'anno finanziario 2004 e
bilancio pluriennale per il triennio 2004-2006" (693-737/A) e
"Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2004"
(692/A).
Invito i componenti la seconda Commissione, Bilancio', a
prendere posto al relativo banco.
Ricordo che la discussione si era interrotta nella seduta numero
177 di ieri, 17 dicembre 2003, dopo la conclusione dell'esame del
bilancio.
Si passa, pertanto, all'esame del disegno di legge finanziaria.
Do lettura dell'articolo 1:
"Art. 1.
Risultati differenziali
1. Ai sensi della lettera b), comma 2, dell'articolo
3 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10 e
considerati gli effetti della presente legge, il saldo
netto da impiegare per l'anno 2004 è determinato in
termini di competenza in 32.943 migliaia di euro e,
tenuto conto delle operazioni di rimborso di prestiti,
il livello massimo del -ricorso al mercato finanziario
per l'anno medesimo resta fissato, in termini di
competenza, in 258.229 migliaia di euro.
2. Tenuto conto degli effetti della presente legge
sul bilancio pluriennale a legislazione vigente, per
l'anno 2005 è determinato un saldo netto da impiegare
pari a 306.611 migliaia di euro, mentre per l'anno 2006
è determinato un saldo netto da impiegare pari a
403.293 migliaia di euro.
3. Ai sensi dell'articolo 18, della legge regionale 8
luglio 1977, n. 47 e successive modifiche ed
integrazioni, l'Assessore regionale per il bilancio e
le finanze è autorizzato ad effettuare le operazioni
finanziarie di cui al comma 1 nei /A) e "Disposizioni
programmatiche e finanziarie per l'anno 2004" (numero
limiti massimi ivi stabiliti. Sono applicabili, in
quanto compatibili, le disposizioni della legge
regionale 15 febbraio 1999, n. 6".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
"Art. 2.
Entrate derivanti dall'attuazione dell'articolo 37 dello
Statuto
1. Disposizioni di cui alla lettera b), comma 1,
dell'articolo 3 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
per il quale viene disposto lo specifico accantonamento
negativo previsto dalla tabella A allegata alla
presente legge, l'Assessore regionale per il bilancio e
le finanze è autorizzato ad iscrivere con proprio
provvedimento le relative somme ai pertinenti capitoli
del corrispondente accantonamento positivo".
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dall'onorevole Micciché: 2.1;
- dagli onorevoli Capodicasa e Speziale: 2.2.
L'emendamento 2.1 decade per assenza dall'Aula del firmatario.
Pongo in votazione l'emendamento 2.2. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.
"Art. 3.
Definizione agevolata delle violazioni commesse
in materia di tasse sulle concessioni regionali
1. Le violazioni riguardanti le tasse sulle
concessioni regionali di cui all'articolo 6 della legge
regionale 24 agosto 1993, n. 24 e successive modifiche
ed integrazioni, commesse fino al 30 novembre 2003,
possono essere definite senza irrogazione di sanzioni e
senza applicazione di interessi mediante il versamento
delle stesse tasse entro e non oltre il termine di sei
mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge.
2. Entro il termine perentorio di cui al comma 1, il
contribuente deve presentare o spedire, a mezzo
raccomandata con avviso di ricevimento, alla
Amministrazione che ha rilasciato l'atto di
autorizzazione apposita istanza di definizione delle
tasse sulle concessioni regionali, allegando copia
della ricevuta del versamento.
3. La presentazione dell'istanza di cui al comma 2
comporta la sospensione del procedimento
giurisdizionale, in qualunque stato o grado questo sia
eventualmente pendente, ai sensi dell'articolo 13,
comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
4. A tal fine, il contribuente deve presentare al
giudice presso il quale pende il procedimento una
domanda di sospensione, corredata della fotocopia
dell'istanza di cui al comma 2 e della prova
dell'avvenuta presentazione.
5. Il procedimento è sospeso per la durata di dodici
mesi dalla data di deposito.
6. Entro il termine di cui al comma 5,
l'Amministrazione che ha rilasciato l'atto di
autorizzazione notifica al contribuente il
provvedimento con il quale si pronuncia in merito
all'istanza di definizione e ne deposita copia in
giudizio.
7. In caso di rigetto della domanda, il processo può
essere riassunto entro un anno dalla data di notifica
del provvedimento al contribuente.
8. Sulla base delle istanze prodotte ai sensi del
comma 2, entro dodici mesi la medesima Amministrazione
dispone lo sgravio delle somme eventualmente già
iscritte a ruolo. Lo sgravio è preceduto da un
provvedimento di sospensione degli atti esecutivi, da
trasmettere al concessionario entro trenta giorni dalla
presentazione delle istanze.
9. Le Amministrazioni di cui al comma 2 devono
presentare o spedire, a mezzo raccomandata con avviso
di ricevimento, entro il termine di cui all'articolo 4,
comma 3, della legge regionale 16 aprile 2003, n. 4,
all'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze,
dipartimento finanze e credito, separato elenco dei
contribuenti che hanno fruito della definizione
agevolata".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura.
"Art. 4.
Destinazione dell'avanzo finanziario
1. A decorrere dall'esercizio 2004 l'avanzo
finanziario relativo ai fondi senza vincolo di
destinazione, determinato con il rendiconto generale
della Regione siciliana dell'esercizio precedente, è
destinato ad incrementare il fondo di cui all'articolo
3 della legge regionale 26 ottobre 2001, n. 15.
2. A valere su tale fondo viene effettuata
annualmente la regolazione contabile delle somme
impegnate quali quote di cofinanziamento regionale o
interventi regionali a destinazione vincolata, con le
modalità di cui alla lettera i), comma 1, dell'articolo
36 della legge regionale 17 marzo 2000, n. 8".
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dall'onorevole Barbagallo: 4.1, 4.2;
- dagli onorevoli Capodicasa e Speziale: 4.3.
Pongo congiuntamente in votazione, in quanto di
identico contenuto, gli emendamenti 4.1 e 4.3
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non sono approvati)
L'emendamento 4.2 decade per assenza dall'Aula del
firmatario.
Pongo in votazione l'articolo 4. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per cinque
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10.50, è ripresa alle ore
10.55)
La seduta è ripresa.
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura.
"Art. 5.
Conservazione garanzia patrimoniale su crediti
tributari
1. Allo scopo di conservare la garanzia patrimoniale
sul credito tributario erariale, gli uffici
dell'Agenzia delle Entrate di cui la Regione si avvale
provvedono, entro il terzo mese dalla scadenza dei
termini per l'inizio dell'esecuzione di cui
all'articolo 50 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per partite di
ruolo di importo non inferiore a 50.000,00 euro, a
verificare lo stato delle misure cautelari, ai sensi
dell'articolo 77 del citato decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 adottate dal
concessionario sui beni immobili dei debitori.
2. Le comunicazioni di inesigibilità, prodotte ai
sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 13
aprile 1999, n. 112, relative alle suddette partite di
ruolo, sono oggetto del controllo di merito da parte
degli uffici preposti che tengono conto, ai fini del
discarico amministrativo, anche dell'avvenuta
iscrizione di ipoteca di cui al comma 1.
3. Degli esiti del controllo di merito effettuato
sulle partite di ruolo sopra specificate in sede di
valutazione delle comunicazioni di inesigibilità, viene
data comunicazione al Dipartimento finanze e credito
dell'Assessorato regionale del bilancio e delle
finanze".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi
è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
"Art. 6.
Definizione agevolata delle violazioni commesse in materia
di tributo speciale per il deposito in discarica
dei rifiuti solidi
1. Le violazioni riguardanti il tributo speciale per
il deposito in discarica dei rifiuti solidi di cui
all'articolo 2 della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6
e successive modifiche ed integrazioni, commesse dall'1
gennaio 1996 al 31 gennaio 2003, attinenti agli
obblighi di dichiarazione, di versamento e di
registrazione delle operazioni di conferimento in
discarica, non adempiuti o irregolarmente adempiuti,
possono essere definite senza irrogazione di sanzioni e
senza applicazione di interessi.
2. La definizione avviene mediante la presentazione
delle dichiarazioni omesse e la regolarizzazione di
quelle infedeli entro il 30 giugno 2004.
3. Nello stesso termine di cui al comma 2, devono
essere sanate le irregolarità e le omissioni di
versamento del tributo.
4. Salvo quanto disposto ai commi 2 e 3, gli avvisi
di accertamento e di liquidazione notificati entro il
31 dicembre 2002, ancorché divenuti definitivi per
omessa impugnazione nei termini e non seguiti dal
pagamento delle somme accertate o liquidate, possono
essere definiti con il pagamento del tributo, con
abbuono degli interessi e delle sanzioni.
5. Se l'accertamento concerne l'omessa o l'infedele
dichiarazione, esso può essere definito con il
pagamento dell'imposta o della maggiore imposta
accertata e con abbuono degli interessi e delle
sanzioni.
6. Il pagamento del tributo definito ai sensi dei
commi 4 e 5 deve avvenire entro il 30 giugno 2004.
Nello stesso termine il contribuente deve presentare o
spedire alla provincia una istanza di definizione
dell'atto d'imposizione, indicando gli estremi di
quest'ultimo e quelli del versamento.
7. La presentazione dell'istanza di cui al comma 6
comporta la sospensione del procedimento
giurisdizionale, in qualunque stato e grado questo sia
eventualmente pendente, ai sensi dell'articolo 13,
comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
8. A tal fine, il contribuente deve presentare al
giudice presso il quale pende il procedimento una
domanda di sospensione, corredata della fotocopia
dell'istanza di cui al comma 6 e della relativa
ricevuta di presentazione.
9. Il procedimento è sospeso per la durata di due
anni.
10. Conclusasi la durata della sospensione, la
provincia comunica al giudice l'estinzione della lite
per cessata materia del contendere, ovvero la ripresa
d'ufficio del processo sospeso.
11. Sulla base delle istanze prodotte ai sensi del
comma 6, entro dodici mesi la provincia dispone lo
sgravio delle somme eventualmente già iscritte a ruolo.
Lo sgravio è preceduto da un provvedimento di
sospensione degli atti esecutivi, da trasmettere al
concessionario entro trenta giorni dalla presentazione
delle istanze".
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dall'onorevole Micciché: 6.1;
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: 6.2
Li pongo congiuntamente in votazione, essendo di
identico contenuto. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(Non sono approvati)
Pongo in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
"Art. 7.
Partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie
1. Il comma 1, dell'articolo 9 della legge regionale
26 marzo 2002, n. 2, è così sostituito:
'1. A decorrere dall'entrata in vigore della presente
legge, le prestazioni sanitarie sono assoggettate al
sistema di partecipazione al costo da parte degli
assistiti, secondo le previsioni contemplate
dall'articolo 3, comma 7 e dagli articoli 4, 5, 6 e 7
del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124.'.
2. Dopo il comma 1 dell'articolo 9 della legge
regionale 26 marzo 2002, n. 2, è aggiunto il seguente
comma:
'1 bis. Le prestazioni di assistenza farmaceutica
sono assoggettate al sistema di partecipazione al costo
da parte degli assistiti, secondo le modalità di
seguito stabilite:
a) per i soggetti componenti nuclei familiari con
reddito complessivo lordo annuo, riferito all'anno
precedente, inferiore a 12.000 euro, l'acquisizione dei
medicinali resta a totale carico del servizio sanitario
nazionale;
b) per i soggetti componenti nuclei familiari con
reddito complessivo lordo annuo, riferito all'anno
precedente, superiore a quanto sopra determinato e fino
a 36.000 euro, va corrisposta una quota ticket per
confezione nella misura di 1,50 euro;
c) per i soggetti componenti nuclei familiari con
reddito complessivo lordo annuo, riferito all'anno
precedente, superiore a 36.000 euro, va corrisposta una
quota ticket per confezione nella misura di 2,00 euro;
d) per i soggetti affetti dalle patologie individuate
dai regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 5, comma
1, lettera a) (malattie croniche o invalidanti) e
lettera b) (malattie rare) del decreto legislativo 29
aprile 1998, n. 124, si conferma l'attuale
corresponsione di una quota ticket per confezione nella
misura di 0,50 euro;
e) sono esenti totalmente dalla corresponsione di una
quota ticket per confezione:
1) invalidi di guerra titolari di pensioni vitalizie;
2) invalidi civili al 100 per cento;
3) grandi invalidi per servizio;
4) grandi invalidi del lavoro;
5) orfani e vedove di guerra e delle missioni
militari di pace all'estero;
6) orfani e vedove di vittime della mafia;
7) orfani e vedove di vittime di missioni di
volontariato all'estero;
f) gli invalidi di guerra titolari di pensioni
vitalizie sono altresì esenti, ai sensi della legge 19
luglio 2000, n. 203, dal pagamento dei farmaci di
classe C.'.
3. A decorrere dalla data di pubblicazione della
presente legge, per le prestazioni di diagnostica
strumentale e di laboratorio e per le altre prestazioni
specialistiche, ivi comprese le prestazioni di
fisiokinesiterapia e le cure termali, è prevista a
carico dei cittadini non esenti, nell'ipotesi di
prestazioni eccedenti la quota di 36,15 euro, un
ulteriore pagamento pari al 10 per cento della
differenza tra il totale delle tariffe riferite alle
prestazioni inserite in ricetta e la predetta quota di
36,15 euro.
4. Le richieste di prestazioni relative a branche
specialistiche diverse devono essere formulate su
ricette distinte. Ogni ricetta può contenere fino ad un
massimo di sei prestazioni della medesima branca, con
esclusione dei percorsi riabilitativi della
fisiokinesiterapia.
5. Per i farmaci, comprese le specialità medicinali
il cui principio attivo non è protetto da brevetto o da
certificato complementare di cui alla legge 19 ottobre
1991, n. 349, aventi il prezzo di riferimento più
basso, la partecipazione al costo delle prestazioni di
cui al presente provvedimento è ridotta a 0,50 euro per
confezione.
6. Il comma 2 dell'articolo 9 della legge regionale
26 marzo 2002, n. 2, è abrogato".
Non sorgendo osservazioni, l'articolo 7 è accantonato.
Si passa all'esame dell'articolo 8. Ne do lettura:
"Articolo 8
Disposizioni in materia di residui attivi
1. Le entrate accertate contabilmente fino all'esercizio 2002 a
fronte delle quali, alla chiusura dell'esercizio 2003, non
corrispondono crediti da riscuotere nei confronti di debitori
certi, sono eliminate dalle scritture contabili della Regione
dell'esercizio medesimo.
2. Con decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale
del bilancio e tesoro, su indicazione delle competenti
amministrazioni, si procede all'individuazione delle somme da
eliminare ai sensi del comma 1. Copia di detto decreto è allegata
al rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario
2003.
3. Qualora a fronte delle somme eliminate a norma del presente
articolo sussistano eventuali crediti, si provvede al loro
accertamento all'atto della riscossione con imputazione al conto
della competenza dei pertinenti capitoli di entrata".
Ne dispongo l'accantonamento.
Si passa all'esame dell'articolo 9. Ne do lettura:
"Articolo 9
Disposizioni in materia di residui passivi e di residui
perenti
1. Le somme perenti agli effetti amministrativi relative ad
impegni assunti fino all'esercizio finanziario 1993, non
reiscritte in bilancio entro la chiusura dell'esercizio 2003, sono
eliminate dalle scritture contabili della Regione dell'esercizio
medesimo.
2. Con decreti del Dirigente generale del Dipartimento regionale
del bilancio e tesoro si procede all'individuazione delle somme da
eliminare ai sensi del comma 1. Copia di detti decreti è allegata
al rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario
2003.
3. Gli impegni di parte corrente assunti a carico del bilancio
della Regione fino all'esercizio 2002 e quelli di conto capitale
assunti fino all'esercizio 2001 o, qualora trattasi di spese per
investimenti fissi lordi ed acquisti di terreni, fino
all'esercizio 1998, cui alla chiusura dell'esercizio 2003 non
corrispondano obbligazioni giuridicamente vincolanti, sono
eliminati dalle scritture contabili della Regione dell'esercizio
medesimo.
4. Le disposizioni di cui al commi 1 e 3 non si applicano alle
spese per esecuzione di opere qualora il progetto dell'opera
finanziata sia esecutivo, così come definito dall'articolo 5 bis,
comma 3, della legge regionale 29 aprile 1985, n. 21, come
introdotto dall'articolo 20 della legge regionale 12 gennaio 1993,
n. 10 e gli enti appaltanti abbiano già adottato le deliberazioni
che indicono la gara, stabilendo le modalità di appalto.
5. Con decreti del dirigente generale del dipartimento regionale
bilancio e tesoro, su indicazione delle competenti
amministrazioni, si procede all'individuazione delle somme da
eliminare ai sensi del comma 3; copia di detti decreti è allegata
al rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario
2003.
6. Qualora, a fronte delle somme eliminate ai sensi dei
precedenti commi sussista l'obbligo della Regione e nel caso di
eliminazione di somme perenti da eliminare al sensi del comma 1
sia documentata l'interruzione dei termini di prescrizione, si
provvede al relativo pagamento con le disponibilità dei capitoli
aventi finalità analoghe a quelli su cui gravavano originariamente
le spese o, in mancanza di disponibilità, mediante iscrizione in
bilancio delle relative somme da effettuarsi con decreti del
dirigente generale del dipartimento bilancio e tesoro ai sensi
degli articoli 7 e 8 della legge 5 agosto 1978, n. 468 e
successive modifiche ed integrazioni e dell'articolo 47 della
legge regionale 7 agosto 1997, n. 30.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche
all'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'articolo 10. Ne do lettura:
"Articolo 10
Interpretazione autentica dell'articolo 32
della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6
1. I regolamenti di cui al comma 1 dell'articolo 32 della legge
regionale 6 marzo 1997, n. 6 e successive modifiche ed
integrazioni devono intendersi quelli che recano disposizioni
sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità degli
enti".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame degli articoli 11, 12 e 13. Ne do lettura:
Titolo II
Disposizioni per la razionalizzazione della spesa
e per lo sviluppo
Art. 11.
Imprenditoria giovanile
1. Al fine di favorire lo sviluppo di nuova
imprenditorialità giovanile, sono esenti dall'imposta
regionale sulle attività produttive, di cui al decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, limitatamente
alla quota di spettanza della Regione, per i tre
periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31
dicembre 2003, le imprese che si costituiscono
nell'anno 2004 aventi sede legale, amministrativa ed
operativa nel territorio della Regione.
2. Perché le imprese possano beneficiare
dell'agevolazione di cui al comma 1, è necessario che
l'età del loro titolare sia compresa fra i 18 e i 40
anni, se uomo, e tra i 18 e i 45 anni, se donna. Nel
caso di organizzazione in forma societaria, il
requisito suddetto deve essere posseduto dalla
maggioranza dei soci che rappresentino, altresì, la
maggioranza del capitale sociale o delle quote di
partecipazione.
3. Ai fini del monitoraggio delle nuove iniziative
imprenditoriali, i soggetti di cui al presente articolo
sono tenuti alla presentazione della dichiarazione
periodica ai sensi e con le modalità di cui
all'articolo 19 del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446 e successive modificazioni ed
integrazioni.
4. Gli aiuti previsti dal presente articolo sono
concessi nell'ambito dei massimali previsti dalla
Comunità europea per gli aiuti 'de minimis'.
Art. 12.
Sviluppo di nuova imprenditoria
1. Al fine di incentivare lo sviluppo dell'economia
siciliana, l'esenzione dall'imposta regionale sulle
attività produttive, di cui al decreto legislativo 15
dicembre 1997, n. 446, limitatamente alla quota di
spettanza della Regione, è concessa per i cinque
periodi di imposta successivi a quello in corso al 31
dicembre 2003 alle imprese turistiche ed alberghiere,
alle imprese artigianali, alle imprese operanti nel
settore dei beni culturali, alle industrie agro-
alimentari, alle imprese del settore dell'information
technology, che si costituiscono dall'anno 2004, con
sede legale, amministrativa ed operativa nel territorio
siciliano.
2. I benefici di cui al comma 1 sono, altresì, estesi
a tutte le imprese industriali che, a prescindere dal
settore in cui operano, non superino il fatturato di 10
milioni di euro, che si costituiscono dall'anno 2004,
con sede legale, amministrativa ed operativa nel
territorio siciliano.
3. L'applicazione della presente disposizione è
subordinata al rispetto della vigente normativa
comunitaria in materia di aiuti di Stato, nonché alla
definizione della procedura di cui all'articolo 88,
paragrafi 2 e 3, del Trattato istitutivo della Comunità
europea.
Art. 13.
Centro euro-mediterraneo di servizi finanziari ed
assicurativi
1. Per favorire lo sviluppo economico-sociale della
Regione con il conseguente incremento del prodotto
interno lordo ed in considerazione della speciale
collocazione geopolitica della Regione, quale regione
frontaliera dell'Unione europea, al fine di promuovere
lo sviluppo delle attività finanziarie dei paesi terzi
che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Barcellona
del 27-28 novembre 1995, relativa al partenariato euro-
mediterraneo, nonché la loro progressiva integrazione
con i mercati finanziari internazionali, sono stabiliti
gli interventi previsti dai commi successivi.
2. È istituito in una o più aree del territorio della
Regione, da determinarsi con uno dei decreti di cui al
comma 3, il 'Centro euro-mediterraneo di servizi
finanziari ed assicurativi', ove operano sussidiarie o
affiliate di istituzioni creditizie, di società di
intermediazione mobiliare, di società fiduciarie, di
enti e società di assicurazione, di società finanziarie
che raccolgono fondi sui mercati internazionali da
utilizzare unicamente fuori del territorio dello Stato
italiano con non residenti. Nello stesso Centro operano
anche società di intermediazione ed assistenza al
commercio internazionale.
3. Con uno o più decreti del Presidente della
Regione, su proposta dell'Assessore regionale per il
bilancio e le finanze, sono indicati i criteri per il
conferimento e la revoca dell'autorizzazione ad operare
nell'ambito del Centro, in modo da garantire il
raggiungimento delle finalità di cui al comma 1, tenuto
conto delle esigenze di bilancio della Regione, nel
rispetto dei provvedimenti comunitari che saranno
emanati a seguito della definizione della procedura di
cui al comma 11 e nel rispetto delle competenze
istituzionali della Banca d'Italia, della Commissione
nazionale per le società e la borsa e dell'Istituto per
la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse
collettivo.
4. I redditi prodotti nel Centro, dai soggetti
autorizzati ai sensi del comma 3, sono assoggettati
all'imposta regionale sulle attività produttive con
aliquota ridotta del 50 per cento. I soggetti
autorizzati ai sensi del comma 3 sono, altresì, esenti,
per le attività compiute all'interno del Centro, dalle
tasse sulle concessioni regionali e scontano le imposte
di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa.
5. La Regione si accolla, ai sensi del comma 2
dell'articolo 8 della legge 27 luglio 2000, n. 212,
l'imposta sul reddito delle persone giuridiche dovuta
per i redditi relativi alle attività compiute
all'interno del Centro dai soggetti operanti nel
medesimo. Con decreto dell'Assessore regionale per il
bilancio e le finanze, da emanarsi entro sessanta
giorni, dall'entrata in vigore della presente legge,
sono emanate le disposizioni per l'attuazione del
presente comma.
6. L'agevolazione relativa all'imposta regionale
sulle attività produttive, di cui al comma 4, spetta
limitatamente alla quota di imposta di spettanza della
Regione, ai sensi del decreto legislativo 15 dicembre
1997, n. 446. L'accollo dell'imposta sul reddito delle
persone giuridiche, di cui al comma 5, si applica
all'imposta sul reddito delle società, prevista
dall'articolo 4 della legge 7 aprile 2003, n. 80,
recante 'Delega al Governo per la riforma del sistema
fiscale statale' nel caso di effettiva istituzione di
tale imposta.
7. I vantaggi fiscali di cui ai commi 4 e 5 sono
accordati esclusivamente in relazione alle operazioni
realizzate con i paesi di cui al comma 1. Essi sono
accordati esclusivamente per gli utili realizzati nel
Centro fino all'anno d'imposta successivo a quello di
effettiva entrata in funzione della zona di libero
scambio prevista dalla Dichiarazione di Barcellona di
cui al comma 1.
8. Sovrintende al Centro di cui al comma 2 un
comitato la cui composizione è determinata con decreto
del Presidente della Regione, su proposta
dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze.
9. Il comitato di cui al comma 8 opera per la
promozione del Centro, conferisce e revoca
l'autorizzazione di cui al comma 3.
10. Con decreto del Presidente della Regione, su
proposta dell'Assessore regionale per il bilancio e le
finanze, sono stabilite le norme concernenti la
organizzazione ed il funzionamento del comitato, nonché
quelle dirette a disciplinare la gestione delle spese
del medesimo comitato, che sono poste a carico dei
soggetti che usufruiscono dei vantaggi dell'area.
11. L'applicazione delle disposizioni di cui ai commi
precedenti è subordinata al rispetto della vigente
normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato,
nonché alla definizione della procedura di cui
all'articolo 88, paragrafi 2 e 3, del Trattato
istitutivo della Comunità europea.
12. Agli eventuali oneri derivanti dall'applicazione
delle disposizioni di cui al presente articolo si farà
fronte con successivi specifici provvedimenti
legislativi da emanarsi dopo la definizione positiva
del procedimento di controllo comunitario.
Onorevoli colleghi, non essendo presente in Aula l'Assessore per
il bilancio e le Finanze, onorevole Pagano, dispongo
l'accantonamento degli articoli 11, 12 e 13.
Si passa all'esame dell'articolo 14. Ne do lettura:
"Articolo 14
Prestiti partecipativi
1. I commi 1, 3 e 9 dell'articolo 26 della legge regionale 1
settembre 1993, n. 25 e successive modifiche ed integrazioni sono
sostituiti dal seguenti:
'1. Al fine di favorire e promuovere in Sicilia la creazione e lo
sviluppo dell'imprenditoria, l'Assessore regionale per l'industria
è autorizzato a concedere contributi in conto interessi in favore
delle piccole e medie imprese industriali e di servizi che
perfezionano prestiti partecipativi con gli enti creditizi. A tali
prestiti possono accedere tutte le imprese del settore estrattivo
e manifatturiero in conformità a quanto sancito dal Regolamento CE
70/2001 della Commissione europea del 12 gennaio 2001.
3. I prestiti partecipativi sono finanziamenti concessi alle
piccole e medie imprese industriali e di servizi condotte sotto
forma di società di capitale che dispongono già di un capitale
sociale di importo non inferiore a quello minimo previsto per le
società per azioni. I prestiti partecipativi sono destinati ad
adeguare la struttura finanziaria delle piccole e medie imprese a
fronte delle esigenze connesse a programmi di sviluppo comportanti
un incremento del fabbisogno finanziario aziendale. I programmi
possono riguardare la realizzazione di nuovi investimenti fissi,
in immobilizzazioni materiali ed immateriali, localizzati sul
territorio della Regione.
9. Il Presidente della Regione con proprio decreto, su proposta
dell'Assessore regionale per l'industria, fissa le modalità e le
procedure per la concessione delle agevolazioni di cui al presente
articolo, i criteri da seguire nella scelta dei settori specifici
da ammettere alle agevolazioni, la misura massima del
finanziamento concedibile e quant'altro è necessario in ordine
all'attivazione del sistema di intervento di cui al presente
articolo".
Comunico che è stato presentato l'emendamento 14.1 a firma degli
onorevoli Leontini e Mercadante.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CASTIGLIONE vicepresidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 14, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE Si passa all'esame dell'articolo 15. Ne do lettura:
"Articolo 15
Fondo di rotazione per la progettazione
1. L'articolo 43 della legge regionale 26 marzo 2002, n.2, è
sostituito dal seguente:
'1. E' istituito nel bilancio della Regione, dipartimento
bilancio e tesoro, un fondo di rotazione destinato al
finanziamento, in favore degli enti locali, delle spese di
progettazione definitiva ed esecutiva e per il perfezionamento
delle procedure richieste per l'accesso ai flussi di
finanziamento, anche di provenienza extra-regionale.
2. L'importo del fondo di cui al comma 1 è determinato, per
l'esercizio finanziario 2002, in 15.000 migliaia di euro, cui si
provvede, ai sensi dell'articolo 45, comma 14, della legge 23
dicembre 1998, n. 448, con parte delle assegnazioni finanziarie
dello Stato attuative di leggi di settore nazionali che, alla data
del 31 dicembre 1998, risultavano non impegnate o per le quali non
è stato identificato il soggetto beneficiario.
3. In sede di prima applicazione, il fondo viene utilizzato per
consentire agli enti territoriali proponenti la redazione delle
progettazioni esecutive delle opere inserite nei progetti
integrati territoriali (PIT) finanziati dal POR Sicilia 2000-2006
o in altri strumenti di programmazione negoziata.
4. Con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione
della Giunta regionale e sentita la Conferenza Regione-Autonomie
locali, vengono stabilite le modalità di utilizzazione del fondo
di cui al comma 1, che comunque devono attenersi ai seguenti
criteri:
a) validità triennale del programma di utilizzazione con
riferimento ai programmi di spesa regionale;
b) ripartizione del fondo per ogni ente locale in misura minima
proporzionale all'estensione territoriale ed al numero degli
abitanti e comunque non inferiore a 25 migliaia di euro.
5. A seguito del finanziamento dell'opera le spese di
progettazione anticipate con le risorse del fondo regionale
vengono reintroitate al fondo medesimo".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'esame degli articoli
16, 17 e 18. Ne do lettura:
Art. 16.
Ripianamento esposizioni debitorie
1. I mutui degli enti teatrali di prosa nonché degli
enti e delle fondazioni liriche e sinfoniche di cui al
comma 3, finalizzati al ripianamento delle proprie
esposizioni debitorie sussistenti alla data del 31
dicembre 2003, possono essere assistiti da garanzia
sussidiaria della Regione prestata dall'Assessorato
regionale del bilancio e delle finanze in favore degli
istituti di credito mutuanti, previa approvazione da
parte dell'Assessorato medesimo del piano di
risanamento aziendale e del piano di rientro del mutuo
concordato tra ciascun ente o fondazione ed il soggetto
erogatore. La somma assistita da garanzia sussidiaria
non può superare complessivamente l'importo di 40.000
migliaia di euro.
2. Fermo restando l'imprescindibile rispetto del
pareggio di bilancio, la mancata corresponsione, da
parte degli enti o delle fondazioni di cui al comma 1,
all'istituto di credito mutuante della rata annuale o
semestrale del mutuo concesso produce, nell'esercizio
finanziario successivo, la riduzione del contributo
regionale, determinato annualmente ai sensi della
lettera h), comma 2, dell'articolo 3 della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10, in misura pari alle
rate insolute e non modificabile nel corso del medesimo
esercizio.
3. Gli enti di cui al comma 1 sono i seguente:
a) Fondazione Teatro Massimo di Palermo;
b) Ente Teatro Stabile di Catania;
c) Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania;
d) Ente autonomo regionale Teatro di Messina;
e) Teatro Biondo Stabile di Palermo.
Art. 17.
Trattamento di quiescenza del personale regionale
1. A decorrere dall'1 gennaio 2004 i trattamenti di
quiescenza del personale in servizio destinatario delle
disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 10
della legge regionale 9 maggio 1986, n. 21, sono
disciplinati dalle norme relative al sistema
contributivo di cui all'articolo 1, comma 6, della
legge 8 agosto 1995, n. 335 e successive modifiche ed
integrazioni, fatte salve le quote spettanti da
calcolarsi secondo la legge regionale 23 febbraio 1962,
n. 2, per l'anzianità contributiva maturata alla stessa
data e con riferimento alla retribuzione ultima in
godimento alla data di cancellazione dal ruolo.
2. Il trattamento di quiescenza derivante
dall'applicazione del comma 1 non può essere superiore
a quello che sarebbe spettato applicando integralmente
il previgente sistema pensionistico regionale,
calcolato alla data di cancellazione dal ruolo.
3. A decorrere dall'1 gennaio 2004 i requisiti per
l'accesso alle prestazioni di cui al comma 1 sono
regolati dalle norme relative agli impiegati civili
dello Stato.
4. A decorrere dal 31 dicembre 2003 sono abrogati i
commi 2, 3, 4, 5, 6 ed 8 dell'articolo 39 della legge
regionale 15 maggio 2000, n. 10 e successive modifiche
ed integrazioni di cui all'articolo 5 della legge
regionale 26 marzo 2002, n. 2 ed alla legge regionale 8
agosto 2003, n. 11 ed ogni altra norma regionale
incompatibile con la presente disposizione.
5. I dipendenti inseriti nei contingenti ex articolo
39, comma 8, della legge regionale 15 maggio 2000, n.
10, possono rinunciare ai riscatti, riconoscimenti o
ricongiunzioni richiesti dopo l'entrata in vigore della
legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 e relativi a
periodi non coperti da contribuzione, con possibilità
di chiedere il rimborso delle quote eventualmente
versate. Per i periodi coperti da contribuzione, la
rinuncia ed il relativo rimborso sono subordinati
all'assenso da parte delle gestioni previdenziali al
ripristino della precedente posizione assicurativa. La
rinuncia di cui al presente comma può essere esercitata
entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della
presente legge.
6. A decorrere dall'1 gennaio 2004 le modalità di
calcolo relative alla liquidazione dell'indennità di
buonuscita spettante ai dipendenti della Regione sono
regolate dalle disposizioni statali che disciplinano la
materia, fatta salva la quota di liquidazione spettante
per l'anzianità maturata al 31 dicembre 2003, per la
quale continuano ad applicarsi le modalità di calcolo
regionali previgenti, con riferimento alla retribuzione
ultima in godimento alla data di cancellazione dal
ruolo.
Art. 18.
Interventi di cooperazione internazionale
1. Nell'ambito delle risorse finanziarie annualmente
stanziate per le finalità di cui all'articolo 196 della
legge regionale 23 dicembre 2000, n. 32 e per una quota
di queste non superiore al 40 per cento, la Presidenza
della Regione può affidare agli enti pubblici regionali
o alle società da essi partecipate la realizzazione di
iniziative di cooperazione con istituzioni operanti
negli Stati non facenti parte dell'Unione europea,
volte al rafforzamento degli scambi economici e/o
culturali ed alla conoscenza dei rispettivi Paesi.
Ne dispongo l'accantonamento.
Si passa all'esame dell'articolo 19. Ne do lettura:
Articolo 19
Certificazione di qualità edilizia
1. E' istituita, nell'ambito della Regione, la certificazione di
qualità edilizia con riguardo agli edifici già realizzati, dotati
di regolare concessione edilizia. La certificazione di cui al
presente comma è obbligatoria dalla data del decreto del
Presidente della Regione, adottato su proposta dell'Assessore
regionale per il territorio e l'ambiente, con il quale si provvede
al riconoscimento della prima struttura di certificazione. Con
decreto del Presidente della Regione, adottato su proposta
dell'Assessore per il territorio e l'ambiente, sono stabiliti i
requisiti, i criteri e le modalità per l'attribuzione del predetto
riconoscimento.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dall'onorevole Micciché: 19.1
dagli onorevoli Ferro e Raiti: 19.2;
dall'onorevole Moschetto: 19.3;
dagli onorevoli Moschetto e Confalone: 19.4.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti soppressivi
19.1, 19.2 e 19.3, di identico contenuto.
ACIERNO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, la facilità con
la quale il Governo propone di votare l'emendamento soppressivo
dell'articolo ha, secondo me, poca lungimiranza avuto riguardo
non soltanto alla relazione di questa legge finanziaria che, a
detta del Governo, ha rivolto lo sguardo anche nei confronti della
sicurezza che non può soltanto intendersi limitatamente ad alcune
scuole. Infatti, c'è stato un ampio dibattito in Commissione
Bilancio nel momento in cui alcune parti politiche proponevano,
giustamente, di stanziare fondi per la messa in sicurezza dei
fabbricati scolastici, ma solo di quelli che erano di proprietà
degli enti locali siciliani: come se i nostri figli che vanno a
scuola devono essere posti in sicurezza solo se il plesso
scolastico è di proprietà di questo o quel Comune, di quella
Provincia o della Regione stessa.
Io credo che in Sicilia, proprio per la natura geologica del
territorio della Regione, la messa in sicurezza dei fabbricati è
un problema che dovremmo avere la capacità di affrontare, una
volta e per tutte.
E a che cosa mi riferisco? In assoluto, dagli esempi di vita
vissuta nelle grandi città siciliane, con i numerosi e ripetuti
crolli dovuti ad un fatto statico, per la vetustà dei fabbricati
storici, alla incompetenza di chi, nel primo dopoguerra, ha
realizzato fabbricati in assenza di adeguate norme che servivano a
salvaguardare la qualità della costruzione (soltanto pochi anni
addietro, nella città di Palermo, è crollato un intero condominio
realizzato da poco meno di 20 anni). Ciò perché si ha ormai
certezza che, purtroppo, negli anni 60, 70 e 80 molta parte del
riciclaggio del denaro, proveniente da attività illecita, è stato
riversato sul sistema edilizio siciliano. Affermo questo perché le
cronache giudiziarie degli ultimi trent'anni, hanno condotto in
galera decine e decine, per così dire, di imprenditori edili che,
in realtà, tutto erano tranne che imprenditori edili.
Questo quindi ha fatto sì che nella terra siciliana siano stati
realizzati immobili privi di tutte le caratteristiche essenziali
per la staticità degli stessi.
Il certificato di qualità, checché se ne dica, voleva soltanto
essere il punto di partenza per far sì che i fabbricati, pubblici
o privati che fossero, potessero dotarsi di una sorta di patente
che dava o dovrebbe dare certezza a chi abita, a chi compra
domani, a chi vive accanto, a chi lavora in quei fabbricati
medesimi.
Io non capisco perché il Governo regionale, in questa legge
finanziaria, se ci si riferisce a chiese o a scuole, presta
attenzione alla sicurezza di tali fabbricati: quando piuttosto,
si parla della sicurezza dei fabbricati in senso lato, l'Esecutivo
ha fretta di chiedere la votazione di un emendamento soppressivo.
Io credo che sarebbe più opportuno, da parte del Governo, non
fare votare un mero emendamento soppressivo, ma, proprio per dar
senso alla parte che riguarda la sicurezza citata nella relazione
introduttiva della legge finanziaria - se ha intenzione di porsi
tale problema rispetto agli edifici siciliani soprattutto, nelle
zone interessate da fenomeni franosi, tellurici - ebbene, dicevo,
il Governo, prima di chiedere la votazione di questo emendamento,
ci dia un minimo di chiarezza.
Non ho nessun problema ad un ripensamento, viceversa, preannuncio
il voto contrario all'emendamento soppressivo.
PRESIDENTE Il problema non è di merito, dobbiamo assolutamente
procedere secondo la forma. Dobbiamo decidere se porre ai voti gli
emendamenti soppressivi - considerata la volontà espressa dal
Governo di volerne ritirare l'articolo di riferimento -: di fronte
alla difficoltà regolamentare del ritiro vero e proprio (non è
possibile, infatti, ritirare un testo approvato dalla Commissione)
le vie che possono praticarsi sono le seguenti.
La prima, è un ritorno in Commissione ma, affinché essa modifichi
il testo, con un sostanziale ritiro del provvedimento, ciò
complicherebbe la rapidità del nostro procedimento; l'alternativa
sarebbe far sopprimere l'articolo: considerato che si chiude la
sessione, alla prossima utile, può benissimo trattarsi un testo
che il Governo, naturalmente, adesso si accinge a dichiarare di
impegnarsi a presentare.
CASTIGLIONE vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà:
CASTIGLIONE vicepresidente della Regione. Signor Presidente,
sostanzialmente, il Governo condivide l'espressione che la
Presidenza ha rivolto all'Aula e, quindi, riconfermando -
soprattutto dall'intervento dell'onorevole Acierno - la validità
dell'impostazione e dunque l'esigenza di una organicità della
materia, si chiede di votare l'emendamento soppressivo affinché si
ripresenti un disegno di legge organico.
PRESIDENTE Con il parere favorevole del Governo, pongo ai voti
gli emendamenti 19.1, 19.2. 19.3. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Sono approvati)
Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:
Articolo 20
Assegnazioni in favore degli enti locali
per il triennio 2004-2006
1. Per il triennio 2004-2006 le assegnazioni annuali in favore
dei comuni, per lo svolgimento delle funzioni amministrative
conferite in base alla legislazione vigente ed a titolo di
sostegno allo sviluppo, sono determinate in 808.000 migliaia di
euro e sono destinate, per i comuni con popolazione superiore a
5.000 abitanti, ad esclusione dei comuni delle isole minori, per
una quota pari almeno al 5,5 per cento con l'obbligo di incremento
annuale della stessa di almeno lo 0,5 per cento o nella maggior
misura che sarà deliberata nella Conferenza Regione-Autonomie
locali, a spese di investimento.
2. All'articolo 64, comma 5, della legge regionale 16 aprile
2003, n. 4, le parole 'a decorrere dall'esercizio 2005' sono
sostituite con le parole 'per gli esercizi finanziari 2005 e 2006'
e dopo le parole 'legge regionale 26 marzo 2002, n. 2' sono
aggiunte le parole 'e sono destinate, per una quota pari almeno al
5,5 per cento con l'obbligo di incremento annuale della stessa di
almeno lo 0,5 per cento o nella maggior misura che sarà deliberata
nella Conferenza Regione-Autonomie locali, a spese di
investimento'.
3. Per il biennio 2004-2005, le assegnazioni annuali in favore
dei comuni e delle province, destinate a spese di investimento,
sono finanziate con le assegnazioni di cui all'articolo 30 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289.
4. Nell'ambito delle assegnazioni annuali ai comuni ed alle
province, al fine di perseguire gli obiettivi di finanza pubblica
regionale, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della
legge di approvazione del bilancio della Regione per l'anno di
riferimento, con decreto a firma congiunta dell'Assessore
regionale per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie
locali e dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze,
sono definiti analiticamente i singoli aggregati economici ed i
relativi tetti di spesa.
5. Per il triennio 2004-2006 continuano ad applicarsi le
disposizioni di cui al comma 7 dell'articolo 13 della legge
regionale 17 marzo 2000, n. 8.
6. Per il triennio 2004-2006 continua ad applicarsi la
disposizione di cui al comma 15 dell'articolo 45 della legge
regionale 7 marzo 1997, n. 6 e successive modifiche ed
integrazioni.
7. A valere sulle assegnazioni in favore degli enti locali e
limitatamente al 2004, in favore dei comuni che in applicazione
dell'articolo 1, comma 86, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
deliberano agevolazioni su tributi di loro competenza in favore
degli esercizi commerciali ed artigianali situati in zone precluse
al traffico a causa dello svolgimento dei lavori per la
realizzazione di opere pubbliche che si protraggano per oltre sei
mesi, è disposto un contributo straordinario da parte della
Regione commisurato fino al 100 per cento della diminuzione delle
entrate subite dai singoli comuni.
Ne dispongo l'accantonamento.
Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:
Articolo 21
Messa in sicurezza degli edifici scolastici e di culto
1. Gli stanziamenti previsti nelle pertinenti UPB degli stati di
previsione della spesa dei dipartimenti regionali competenti, con
particolare riferimento ai fondi ex articolo 38 dello Statuto, ai
sensi dell'articolo 4 della legge regionale 3 dicembre 2003, n.
20, devono essere prioritariamente destinati ad interventi di
messa in sicurezza, ivi compresi i connessi accertamenti di
stabilità, degli edifici scolastici appartenenti al patrimonio
comunale e provinciale e degli edifici di culto aperti al
pubblico.
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Speziale
l'emendamento aggiuntivo A.155.
ACIERNO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso non
intervenire sull'articolo 21 per le cose che ho appena finito di
dire sull'articolo 19.
Allora, siccome c'è un momento di coerenza legislativa e il
Governo ha accolto l'ipotesi di trattare la materia della messa in
sicurezza degli edifici con apposito disegno di legge, bene, se
vogliamo dare coerenza ad un ragionamento che deve rivolgersi alle
chiese, alle scuole, agli ospedali, a tutti gli edifici nei quali
i siciliani vivono, o per lavoro o per ragioni familiari, per
motivi di studio, per cause di malattia ebbene, credo che, a
questo punto, avendo accolto sull'articolo 19 la teoria da Lei
ipotizzata - e sposata dal rappresentante del Governo - credo che
anche l'articolo 21 in esame dovrebbe di fatto essere inserito in
quel disegno organico, proprio per dare completezza di
ragionamento.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, dovrei
intervenire per illustrare il mio emendamento, tuttavia - avendo
appreso informalmente che il Governo si appresterebbe a presentare
un emendamento soppressivo dell'intero articolo 21 che, come i
colleghi sanno, è stato oggetto di un'approfondita discussione in
Commissione Bilancio - insisto, eventualmente, sul mio emendamento
e, se il Governo sopprime l'articolo, ritengo debba essere poi
valutato di introdurlo come articolo aggiuntivo.
Perché, pensare che le vicende siano tutte alla pari e che
bisogna affrontare la materia come disegno di legge organico
successivo, è un errore. Qui non stiamo discutendo di un disegno
di legge che affronti il problema della sicurezza in Sicilia: al
contrario, stiamo discutendo in ordine alla destinazione di fondi
dello Stato che, in modo prioritario, devono essere definiti
attraverso l'intervento della mano pubblica.
C'è il mio emendamento - che chiedo al Governo di accogliere -
che stabilisce una priorità legata al fatto - signor Presidente e
lo dico al Governo, in particolare - che c'è stata un'insistente
campagna di stampa, in questi giorni, che ha evidenziato a tutti,
al Parlamento regionale, che i due terzi degli edifici scolastici
in Sicilia non sono in sicurezza; in particolare, non lo sono gli
edifici scolastici che insistono sulle zone sismiche, cioè proprio
quelli che riguardano la sua provincia, onorevole vicepresidente
della Regione.
Noi riteniamo, invece, che, anche per le finalità statutarie
dell'articolo 38 - che stabiliscono che i fondi devono essere
destinati, con priorità, per opere pubbliche - un programma di
intervento strutturale, in cui si utilizzano questi fondi nei
confronti dell'edilizia scolastica, abbia carattere di priorità.
Per cui, signor Presidente, non solo le chiedo di mantenere
l'articolo, ma, altresì, di tener conto di queste osservazioni
considerando il mio emendamento quale aggiuntivo.
Nel corso del dibattito in Commissione, qualcuno ha ritenuto di
operare una riformulazione che tenesse conto di queste
considerazioni: così com'è, l'articolo non coglie le
considerazioni presenti nel mio emendamento e, pertanto, la prego,
signor Presidente, di mantenere l'articolo e di votare
l'emendamento.
Ribadisco, nel caso in cui il Governo dovesse sopprimere
l'emendamento, di votarlo come articolo a se stante.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo un
emendamento soppressivo dell'intero articolo.
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, solo per chiarire le preoccupazioni
dell'onorevole Speziale, dichiaro che non c'è bisogno di ulteriore
previsione legislativa: già il Governo, infatti, nella prima
ripartizione dei fondi, ex articolo 38, ha destinato delle risorse
a favore degli edifici di culto e degli istituti scolastici. Non
c'è quindi bisogno di un'ulteriore previsione normativa, perché è
già previsto nell'utilizzazione dei fondi ex articolo 38.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, con la precisazione del Governo,
il suo emendamento potrebbe essere trasformato in ordine del
giorno.
SPEZIALE. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Pertanto, mantiene il suo emendamento.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevole Governo, onorevoli colleghi,
ho chiesto di sottoscrivere l'emendamento A.155, che prevede come
destinazione prioritaria della somma il finanziamento dei progetti
esecutivi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, per
una ragione fortemente politica.
Non é vero quello che dice il vicepresidente della Regione, e
cioè che il programma di governo ha destinato le risorse ex
articolo 38 alla messa in sicurezza degli edifici scolastici. Non
é affatto vero E, infatti, nei capitoli relativi, non vi sono
somme disponibili: ed anche se vi fossero state, l'articolo di
legge, così come verrebbe modificato dall'emendamento testé
annunciato, sancirebbe una cosa assolutamente certa, cioè il fatto
che quelle somme devono essere destinate a progetti esecutivi.
Mi pare un problema politico di assoluta rilevanza per la Regione
siciliana. Non posso non ricordare, al riguardo, il tragico
episodio del crollo di un tetto in una scuola del Molise dove
persero la vita decine di bambini. In quell'occasione, mi sono
recato sul posto per presenziare alla cerimonia funebre, in
rappresentanza della Regione. A seguito di quella sciagura, la
cui causa è da ricercare nella sicurezza dell'edificio scolastico
- e quindi il problema che stiamo affrontando -, un'intera
generazione di quel paese scomparve.
Allora l'attenzione dimostrata dal Capo dello Stato, dal
Presidente del Governo e da tutte le autorità istituzionali verso
questa problematica fu totale.
Oggi, visto che il Governo ha cambiato opinione e, quindi, ha
accolto questo appello, non posso che prenderne atto e
ringraziarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto del ritiro dell'emendamento
soppressivo.
LO MONTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO MONTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
dire che, sostanzialmente, non c'é bisogno di dare priorità alle
zone sismiche, perché esiste già una legge, la 433, che contiene
una parte rilevante per la Sicilia, e, per quanto riguarda gli
interventi di messa in sicurezza degli edifici pubblici, in
generale, credo sia già operativa. Mi pare superfluo affermare
ancora quest'altra priorità. Se non é così, è perché siamo in
ritardo. La legge 433 prevede fondi con tale destinazione.
Pertanto, accentuare in tal senso, onorevole Speziale, non é
condivisibile.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in Commissione
c'é stato un largo dibattito sull'argomento e, conoscendo la
serietà e la correttezza dell'onorevole Speziale, so che egli
ricorderà che l'emendamento da egli stesso presentato su tale
problema, aveva suscitato una discussione articolata, conclusasi
con la formulazione di un emendamento dell'onorevole Vincenzo
Leanza che la Commissione ha approvato all'unanimità e che,
pertanto, ritroviamo come articolo nel disegno di legge. Lo
ripeto: in quella sede, era stato pressantemente richiesto con un
emendamento dell'onorevole Vincenzo Leanza.
Sull'argomento, anche il Governo, in Commissione, aveva espresso
parere favorevole a questo articolo, seppure non nella persona
dell'assessore Castiglione; in quell'occasione era presente,
infatti, l'assessore per il bilancio, onorevole Pagano.
E' vero che anche in un caso analogo, l'onorevole Acierno ha
giustamente espresso valutazioni positive per il mantenimento,
accettando da parte del Governo una rivisitazione più argomentata
del tema, e ha espresso considerazioni corrette e giuste su un
emendamento esitato dalla Commissione Bilancio, con il parere di
quel Governo (non è che non voglio fare l'autocritica fino in
fondo, ma comprendo che non sempre ci sono cinghie di
trasmissione nel Governo stesso che diano una unitarietà di
indirizzo).
Volevo invitare il Governo, la Commissione Bilancio e l'Aula ad
accogliere questo emendamento così come è stato formulato, anche
se le considerazioni dell'onorevole Lo Monte non sono affatto
peregrine, sono concettualmente serie, ma è come volere dare un
indirizzo forte al fatto che ci siano, prioritariamente,
interventi seri sulla questione delle scuole e del sostegno delle
scuole.
Ricordo all'onorevole Lo Monte che anche in Commissione Bilancio
ha fatto le stesse identiche osservazioni, ma alla fine si era
adeguato proprio perché necessitava una mediazione per chiudere la
vicenda e così quell'emendamento - in Commissione Bilancio - alla
fine è passato all'unanimità, cioè anche con il suo voto
favorevole.
Pertanto, ho invitato il Governo a esprimere parere favorevole e
invito, altresì, l'Aula a pronunciarsi favorevolmente
sull'emendamento in questione e sull'articolo in questione poiché,
in fine dei conti, significa dare priorità a sostegno di quanto è
avvenuto anche accidentalmente, come ad esempio i terremoti, ma
almeno esprimiamo una volontà, tant'è che non è stata inserito
nessun euro, c'è solo una norma che intende sostenere fortemente
un indirizzo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non vorrei dedicare alla
discussione di questo emendamento più spazio di quanto meriti,
anche perché si illustra da sé, poiché è chiara la ratio, è chiara
la destinazione, chiarite peraltro da coloro che sono
intervenuti.
Insistere sul merito di una questione alla quale il Governo ha
già dato una risposta positiva, nel senso che ha ritirato il suo
emendamento di soppressione, proporre adesso nuovi emendamenti,
che, personalmente, sulla base del Regolamento, non posso non
accettare, significa complicare una discussione che non ha più
senso se il Governo dichiara di aderire alla ratio
dell'emendamento.
Pertanto, se tutto si conclude con il parere favorevole del
Governo, metto in votazione l'emendamento e chiudiamo questa
discussione che, a questo punto, diventa puramente pretestuosa.
Se non sorgono osservazioni lo pongo ai voti, con il parere
favorevole del Governo.
ACIERNO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, ho chiesto di parlare per un
ulteriore chiarimento poiché lei sta facendo riferimento
all'emendamento, mettendo in votazione l'articolo 21, senza
emendamenti.
PRESIDENTE. Ha compreso bene, onorevole Acierno. La ringrazio.
ACIERNO. Volevo, per dichiarazioni di voto, ribadire il mio voto
contrario esattamente come è stato espresso da me in Commissione
Bilancio sullo stesso testo, in quanto questo articolo non si
rivolge alle scuole, ma solo agli edifici scolastici che sono
patrimonio immobiliare dei Comuni e delle Province e della
Regione.
Il che significa che la scuola comunale che non è di proprietà
del Comune, ma è di proprietà di un privato e il Comune ce l'ha in
affitto, non deve essere messa in sicurezza.
CRACOLICI. Per potere essere locata, deve essere messa in
sicurezza. Cosa sta dicendo, onorevole Acierno?
ACIERNO. Onorevole Cracolici, impari a leggere le norme prima di
votarle fare certe affermazioni
Quando nel testo di legge c'è scritto "degli edifici scolastici
appartenenti al patrimonio comunale e provinciale", significa non
alle scuole dei Comuni e delle Province, ma solo agli edifici
scolastici che sono di proprietà dei Comuni e delle Province.
Ma quel che è peggio è che, approvando questo articolo 21, non
facciamo altro che sostenere che, stamattina, mentre noi lavoriamo
in questa Aula, ci sono ragazzi che vanno in scuole comunali e
provinciali che non hanno i requisiti minimi previsti dalla legge,
poiché una scuola, per essere tale, e quindi, per essere idonea a
ricevere studenti ed insegnanti, deve essere in regola con tutte
le norme di sicurezza, sicuramente, già previste.
Voglio capire, alla fine, quale è la ratio E mi rifaccio al mio
intervento sulla discussione generale dell'articolo 21. Quando il
Governo ha preannunciato un'iniziativa legislativa per affrontare
il problema della messa in sicurezza degli edifici siciliani,
quello è un ragionamento che mi convince.
Dirò di più, signor Presidente, l'articolo 21 conclude che oltre
agli edifici scolastici, ma sempre limitati a quelli dei patrimoni
comunali e provinciali, vengono messi in sicurezza anche gli
edifici di culto.
E, mi permetta di dirle, signor Presidente, che ieri un ospite
italiano, di cultura religiosa diversa dalla mia, ha preso un
Crocifisso e l'ha scaraventato fuori dalla finestra di un
ospedale, per il fatto che questa Regione parli di edificio di
culto, affermando che, a questo punto, forniamo risorse della
Regione siciliana a qualunque tipo di religione, personalmente, a
questo tipo di attività legislativa non mi presto.
Pertanto, annuncio, il mio voto contrario all'articolo 21.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, non intendevo intervenire, ma
considerata la confusione che forse si sta facendo, ritengo che
vada fatto un po' di ordine.
Reputo, personalmente, importante la valenza dell'articolo,
vorrei, soltanto, richiamare l'attenzione dell'Aula e del Governo,
in particolar modo, sulle variazioni di bilancio, nelle quali,
non meno di qualche mese fa, abbiamo approvato all'articolo 4, che
viene richiamato, una quota di risorse da destinare per le strade
e per la Rete Ferroviaria Italiana.
Questo articolo, che personalmente condivido e del quale vorrei
che si cogliesse bene il senso, dà una priorità contenuta anche
in un altro articolo che abbiamo già approvato, dove si affermava
che una quota di risorse andava per le strade e per la Rete
Ferroviaria Italiana.
Ritengo che forse sarebbe opportuno, fermi restando i contenuti
per le chiese, per le scuole - non entro nel merito - non
considerarlo come prioritario, ma di inserirlo a discrezione tra
le ripartizioni dei fondi: una quota andrà per la Rete Ferroviaria
Italiana, una quota andrà per le strade, un'altra quota andrà per
queste cose, altrimenti, si confonderà la priorità.
PRESIDENTE. Onorevole Beninati, proceduralmente non è possibile,
avrebbe dovuto presentare un emendamento.
BENINATI. Lo so, signor Presidente, quanto da me detto è riferito
al Governo.
PRESIDENTE. Lo chieda al Governo, ma anche il Governo è
impossibilitato ad agire perché il testo è già pronto.
BENINATI. Lo chiedo al Governo.
FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo 21.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, lo sottolineava l'onorevole Beninati,
pur non essendo lo stesso presente in Commissione, che in
Commissione Bilancio c'è stata un'ampia discussione su questo
emendamento, presentato dall'onorevole Speziale, che verteva sulla
disponibilità di fondi per l'edilizia scolastica.
Abbiamo fatto presente, in quella sede, che il Governo della
Regione, attraverso l'Assessore per i beni culturali, per
dichiarazione dello stesso onorevole Cuffaro, aveva predisposto
una somma di cento milioni di euro, duecento miliardi di lire, già
prevista in bilancio, cinquantasei milioni di euro provenienti dai
fondi dei lavori pubblici, cinquantasei milioni di euro
provenienti dallo Stato, destinati, per l'appunto, per la messa in
sicurezza degli edifici scolastici della nostra Regione.
Abbiamo fatto rilevare, in quella occasione, che essendoci già
questa previsione di spesa con l'appostamento delle relative somme
in bilancio, ci sembrava superfluo aggravare, appesantire le somme
previste nell'articolo 38 con una priorità, per questa finalità,
che era già coperta.
Pertanto, invito a riflettere su quanto esposto dall'onorevole
Beninati, e cioè che nel momento in cui si mettono in votazione
una serie di priorità sull'articolo 38, rischieremmo di
accavallare...
PRESIDENTE. Onorevole Formica, la informo che quanto da lei
esposto è stato superato poco prima che lei intervenisse. Avevo,
appunto, precisato che la richiesta era superata, poi chiaramente
lei può dissentire.
FORMICA. Signor Presidente, volevo dire che, secondo me,
occorrerebbe dare la possibilità di presentare un emendamento che
possa coordinare queste priorità, almeno il coordinamento della
prenotazione di fondi sull'articolo 38, soltanto questo
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 21.
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'emendamento aggiuntivo.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, è aggiuntivo, lei ha già
parlato sull'emendamento che non è del tutto riconducibile
all'articolo 21, lo facciamo anche per una comodità dialettica e
regolamentare aggiungerlo successivamente all'articolo 21.
Viceversa, se non lo aggiungiamo all'articolo 21, lo devo
accantonare e trattarlo successivamente.
SPEZIALE. Signor Presidente, intendevo chiarire che l'emendamento
è, invece, integrabile con l'articolo 21.
PRESIDENTE. Lo è senz'altro, ma dal punto di vista aggiuntivo. Se
non pongo in votazione l'articolo non posso fare votare il suo
emendamento.
SPEZIALE. E' l'esatto contrario, signor Presidente.
PRESIDENTE. Avendo il Governo espresso parere favorevole,
trattasi di una differenza non sostanziale e formalmente non ho
difficoltà a farlo.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo esaminando
- e invito l'onorevole Speziale ad ascoltarmi e a darmi torto se
ho torto, e viceversa - il testo della finanziaria con tutti gli
emendamenti che nel testo stesso sono posti come emendamenti agli
articoli della finanziaria.
Abbiamo altresì - e lo sappiamo tutti - accantonato tutti gli
emendamenti aggiuntivi al testo. Oggi stiamo andando avanti, e
fino ad ora abbiamo tenuto conto solo degli articoli della
finanziaria e degli aggiustamenti in seno agli articoli stessi.
Gli altri, sono stati considerati tutti emendamenti aggiuntivi,
che avranno una loro storia, seria, terminato l'articolato.
A questo punto, ho invitato l'onorevole Speziale a non
considerarlo comma o non comma, non occorre interrompere un
percorso che si sta già per definire e che abbiamo iniziato fin
dall'articolo 1; nessuno ha chiesto di mettere in discussione gli
emendamenti aggiuntivi agli articoli precedenti. Se lo facciamo
ora, quasi alla fine, perché siamo all'articolo 21, opereremmo in
modo differente da come abbiamo proceduto fino ad ora.
Ecco perché ho rivolto l'invito all'onorevole Speziale, che è
firmatario di un emendamento, ma ci sono altri emendamenti
aggiuntivi che sono a firma degli onorevoli Fleres e Beninati.
Quest'ultimo è intervenuto e il suo può essere ricondotto
nell'emendamento aggiuntivo che può essere presentato.
Pertanto, approviamo l'articolo che non ha emendamenti al testo e
ci riserviamo una discussione approfondita sugli emendamenti
aggiuntivi che possono essere coordinati, anche in modo univoco,
in maniera tale che si voti concretamente una sola volta un
articolo aggiuntivo.
Per cui invito il Presidente ed i colleghi ad attenersi a quanto
abbiamo fatto finora ed a mettere in votazione l'articolo così
come è, senza gli aggiuntivi che possono essere esaminati alla
fine.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola quanto da lei detto è chiaro e sono
d'accordo.
Si tratterebbe in questo caso di un articolo aggiuntivo che va in
fondo. L'onorevole Speziale, non a caso, ha insistito per
considerarlo emendamento aggiuntivo. Da qui la ragione
dell'apparente dissenso, ma vorrei chiedere all'onorevole Speziale
qual è la differenza con il parere favorevole del Governo
dichiarato dall'onorevole Castiglione, che ha ritirato il suo
emendamento soppressivo per votare l'emendamento a sua firma,
onorevole Speziale.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, lei ha colto il cuore della
questione. Lo avevo già presentato come emendamento all'articolo,
tant'è che avevo dichiarato, nel momento in cui il Governo aveva
presentato l'emendamento soppressivo dell'intero articolo, di
trasformarlo in articolo a sé stante per necessità di elaborazione
legislativa.
Adesso, se vogliamo fare un testo organico, signor Presidente -
poi mi rimetto alle sue valutazioni - dal punto di vista della
organicità del testo, questo emendamento, da me presentato,
andrebbe integrato con l'articolo perché è materia unica
Viceversa, se si ritiene di non fare un testo organico, ma di
fare un testo disorganico, prendo atto del parere favorevole del
Governo, che mi auguro non cambi in corso d'opera, perché lei è il
Presidente dell'Assemblea, io sono un deputato e mi auguro che non
si modifichi l'orientamento del Governo perché se così avvenisse,
qui salta tutto.
Pertanto, stabilito questo per motivi di organicità, penso che
l'emendamento debba essere ritenuto come emendamento aggiuntivo,
tuttavia, se la Presidenza ritiene di considerarlo articolo a se
stante, con il parere favorevole già espresso dal Governo,
personalmente ne prendo atto.
PRESIDENTE. Onorevole Pagano, è stato posto un problema delicato.
Pertanto, la invito a esprimere il suo parere.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, certamente l'intervento dell'onorevole Speziale assume
una valenza sociale non indifferente. Chi potrebbe essere
contrario alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, specie
dopo quanto è accaduto a Sant'Angelo ed in generale in tutte le
zone a rischio che abbiamo in Sicilia? A maggior ragione oggi
questa problematica ci vede particolarmente sensibili.
Tuttavia, lei comprenderà che le emergenze e le esigenze di
questa Regione sono infinite. Noi adesso siamo arrivati a un
paradosso: la Regione siciliana per la prima volta ha uno
strumento straordinario - come mai l'ha avuto - impinguato per 750
milioni di euro che consentirà di fare investimenti, anche
strutturali; e per la prima volta questa Regione è nelle
condizioni di scegliere in maniera snella qualsiasi scelta poiché
questo strumento non viene delegato alla burocrazia o inserito in
altri procedimenti che sono superati anche in termini operativi,
ma viene affidato alla decisione politica del Governo della
Regione che, di volta in volta, farà una programmazione e terrà
conto di tutte le infinite esigenze ed emergenze.
Il Governo può anche impegnarsi, qui c'è anche il Vicepresidente
della Regione; però, al momento, deve dare parere contrario a
questo emendamento. Ne terremo conto in Giunta di Governo per la
futura programmazione per il prossimo anno.
CINTOLA. Signor Presidente, gli emendamenti aggiuntivi agli
articoli li esamineremo nel prosieguo.
(Brusio in Aula)
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Onorevole
colleghi,sono arrivato in Aula in qualche istante, e quindi, ciò
che è chiaro per voi, dovrà essere reso chiaro anche a me. Stiamo
discutendo dell'emendamento A.155, che é aggiuntivo. L'emendamento
aggiuntivo in quanto tale non può essere trattato; quindi, il
Governo in questa fase può solo accoglierlo come raccomandazione.
Quando tratteremo gli emendamenti aggiuntivi, sarà oggetto di
discussione.
CINTOLA. Onorevoli colleghi, sugli articoli finora trattati non
abbiamo discusso di alcun emendamento aggiuntivo. Il Governo
esprime parere contrario a discuterlo ora, è nel suo diritto. Lo
discuterà in seguito agli altri.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, devo, comunque, mettere in
votazione l'emendamento.
CINTOLA. Signor Presidente, il Governo e la Commissione si sono
pronunciati favorevolmente all'approvazione dell'articolo nel
testo originario.
Il Governo non può non tenere conto del fatto che nessun
emendamento aggiuntivo è stata trattato fino ad ora. La
trattazione degli emendamenti aggiuntivi è stata rinviata.
Sull'argomento non è stato presentato solo l'emendamento
dell'onorevole Speziale, ci sono anche quelli dell'onorevole
Fleres e dell'onorevole Beninati. Ma, essendo tutti aggiuntivi,
saranno valutati quando discuteremo gli emendamenti aggiuntivi. Il
Governo, ha espresso parere favorevole all'articolo come riportato
nel testo originario, e l'onorevole Speziale, nel suo intervento,
ha affermato che è disponibile a trattarlo alla fine, insieme a
tutti gli altri emendamenti aggiuntivi.
Se, invece, l'onorevole Speziale vuole che si tratti adesso,
anche se aggiuntivo, ciò determinerà una valutazione non serena,
poiché sarebbe il primo emendamento aggiuntivo ad un articolo che
andremmo ad esaminare.
Non credo che, a partita iniziata, si debbano cambiare le regole
del gioco. Quindi, non possiamo farlo adesso con l'articolo 21. Il
Governo fa bene a dire "sì" all'emendamento, così come esitato
dalla Commissione, e a riservarsi di dare una risposta reale e
concreta agli emendamenti aggiuntivi presentati all'articolo.
Diversamente dovremmo trattarli tutti.
Invito pertanto la Presidenza, nell'ambito dei poteri di cui
dispone, a mantenere questa linea di condotta senza porre in
discussione nessun emendamento aggiuntivo.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, devo tenere anche conto del fatto
che può anche cambiare l'atteggiamento politico. Invito, quindi,
il Governo a trovare una soluzione.
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Signor Presidente,
intervengo per chiarire la posizione del Governo, che é una
posizione univoca.
Oggi, l'assessore Pagano ha riferito che i fondi ex articolo 38
corrispondono a 750 milioni di euro, messi a disposizione per gli
investimenti in Sicilia e comprendono anche gli interventi per la
messa in sicurezza degli edifici scolastici, ma riguardano anche
il comparto agricolo; pertanto il Governo si riserva di fare una
attenta programmazione.
Il Governo, in una prima fase, ha già ridistribuito le prime
somme individuando alcune priorità.
Stamattina si pone all'esame dell'Aula un intervento prioritario
rispetto all'individuazione del programma del Governo, in
relazione agli edifici scolastici appartenenti al patrimonio
comunale, provinciale, e agli edifici di culto, aperti al
pubblico. Anche per questo il Governo ha chiesto parere favorevole
all'Aula.
L'onorevole Speziale riferisce di un'ulteriore priorità,
all'interno della priorità già stabilita, relativa agli edifici
scolastici dando precedenza a quelli delle zone dichiarate
sismiche, individuando così un'ulteriore priorità nella priorità.
Esprimendo il parere favorevole per la messa in sicurezza degli
edifici scolastici, il Governo non può però esprimere parere
favorevole all'emendamento dell'onorevole Speziale che tende a
creare una priorità nella priorità.
Se questo emendamento lo leghiamo agli altri, per i quali esiste
una valutazione complessiva favorevole, e mi riferisco a quelli
presentati dagli onorevoli Lo Monte, Fleres e Formica, che
stabiliscono ulteriori priorità all'interno dell'articolo 38, noi
ci rendiamo conto che, di priorità in priorità, stiamo stabilendo
un programma per la destinazione dell'articolo 38. Ciò
determinerebbe una disorganica programmazione ma il Governo vuole
esprimere alcune indicazioni; ma, soprattutto, vorrebbe sostenere,
con supporti tecnici, come verranno utilizzati i fondi ex articolo
38, con un'azione che abbia carattere organico che, diversamente,
non avrebbe, con il rischio di tradursi in un intervento quasi
discrezionale della burocrazia che interpreterebbe le norme
approvate.
Voi pensate ad un intervento che disciplini, in via burocratica,
la realizzazione e sistemazione di vie di comunicazione, vie di
fuga, che colleghino i centri montani e pedemontani. A mio avviso
sarebbe un intervento disorganico. E' intenzione del Governo
acquisire il parere favorevole e queste priorità come ordine del
giorno e individuare un programma che abbia una sua fisionomia e
utilizzi al meglio le risorse che giungeranno dall'articolo 38.
Per quanto riguarda la messa in sicurezza degli edifici
scolastici, a me sembra che il Governo già abbia accettato questa
linea e, quindi, non c'è bisogno di ulteriori puntualizzazioni.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, credo che anche lei rimanga
sconcertato dal fatto che si muti orientamento nel giro di trenta
secondi. Non a caso, nel precedente intervento, la chiamavo a
testimonianza del fatto che il Governo aveva espresso parere
favorevole nei confronti del mio emendamento
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Mi riferisco agli
edifici scolastici.
SPEZIALE. Sì, onorevole Castiglione, ma aveva espresso parere
favorevole. Non aveva forse colto il senso dell'emendamento ma,
comunque, aveva espresso parere favorevole.
Se ho capito bene la disputa era se considerarlo un emendamento
aggiuntivo all'attuale articolo o se, invece, come si era
stabilito anche con il mio consenso, considerarlo articolo
aggiuntivo con il parere favorevole già espresso dal Governo.
In questo istante, la posizione del Governo è cambiata, con
un'argomentazione che barcolla. Il Vicepresidente della Regione
dichiara che vorrebbe fissare delle priorità. L'emendamento è
scritto in modo molto semplice, comprensibile anche ai ragazzi di
prima elementare. Penso, quindi, che non ci sia niente da
stabilire. Lo rileggo per evitare che possano sorgere ulteriori
equivoci: I fondi ex articolo 38 che, attualizzati, quest'anno
arrivano a 1.500 miliardi di vecchie lire, sono destinati
prioritariamente al finanziamento di progetti esecutivi - quindi,
di progetti già pronti, che possono essere finanziati ed essere
operativi già da domani mattina - per la messa in sicurezza degli
edifici scolastici. A mio avviso, una buona classe dirigente non
dovrebbe avere altra priorità se non quella di mettere in
sicurezza gli edifici scolastici. Non c'è altra priorità in
assoluto.
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. E' nel testo della
legge.
(interruzioni dell'onorevole Forgione)
SPEZIALE. Non è così, ora ti spiego quale è il testo della legge.
Onorevole Forgione, non c'entra niente; non lavorare sempre per il
re di Prussia, lavora per il re d'Italia qualche volta....
FORGIONE. Anche tu che fai parte di questo Governo?
SPEZIALE. Onorevole Presidente, siamo di fronte ad un dato che io
non conosco. Non so, infatti, quanti sono i progetti esecutivi
quantificabili e, tra l'altro, non penso che possano rientrare
nell'intera risorsa dei 1.500 miliardi, ovviamente interesseranno
soltanto una quota di queste risorse.
L'emendamento ed il testo del disegno di legge che è stato
esitato dalla Commissione, al quale io stesso ho contribuito,
stabilisce che "le UPB di riferimento prioritariamente sono
destinate per quella finalità". Nelle UPB di riferimento non ci
sono somme, come ha spiegato prima l'onorevole Raiti, cioè siamo
di fronte alla "commedia degli inganni". Ci troviamo di fronte ad
un Governo che pare cambi opinione, che ritiene che,
eventualmente, per quanto riguarda l'emendamento che è stato
presentato da Lo Monte e che si riferisce ad altre priorità pure
esse rispettabilissime e sulle quali non ho nulla in contrario,
siano preminenti. Certo, rientra in un potere nostro che è quello
della programmazione delle risorse e, quindi, di come devono
essere destinate. Tuttavia, a me sembra che in assoluto la
priorità sia quella di mettere in sicurezza gli edifici scolastici
e non capisco la posizione contraria.
Quell'altro impegnerebbe una quota delle risorse. Non si faccia
ingannare l'assessore Pagano perché 1.500 miliardi di vecchie lire
solo una quota di quelle risorse che sarebbero destinate a questa
priorità; risponderemmo, in modo civile, ad una campagna di
stampa che ha messo sotto accusa la classe dirigente regionale per
cui due terzi degli edifici scolastici delle scuole dell'obbligo
non sono in sicurezza.
Quando noi mandiamo un bambino a scuola sappiamo che
quell'edificio non è sicuro né sul piano delle norme sismiche, né
sul piano della legge n. 626 sulle norme di sicurezza degli
impianti. Questo lo sappiamo
Qual è la priorità? Risponde al carattere costituzionalmente
garantito delle finalità pubbliche dei fondi dell'ex articolo 38
per opere pubbliche e risponde ad una priorità che presenta il
nostro territorio. La verità è un'altra e dopo le leggerò,
assessore Castiglione, l'elenco delle opere che il suo Governo ha
previsto di finanziare con quei 1.500 miliardi di vecchie lire e
in quell'elenco non è previsto intervento alcuno per le scuole.
Questo è il problema
Adesso prendo questa tabella, se l'onorevole Presidente me lo
consente, e gliela leggo. Essa annovera tra gli altri anche
interventi di tipo clientelare, che mortificano certamente il suo
Governo.
Per questa ragione, la invito a ripensare, nel merito,
all'atteggiamento del Governo e, tuttavia, onorevole Presidente, a
questo punto chiedo che l'emendamento venga inserito nel corpo
dell'attuale articolo e si voti. Il Governo e la maggioranza si
assumano la responsabilità di bocciarlo.
PRESIDENTE. Poiché hanno chiesto di parlare sull'argomento anche
gli onorevoli Beninati e Cintola, sulla base di una richiesta più
che legittima e giusta, avanzata da diversi capigruppo di
sospendere alle ore 12.00 per potere partecipare alla messa in
suffragio del collega Croce presso la Cappella Palatina, propongo
di sospendere la seduta e di riprendere i lavori subito dopo la
Santa Messa. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 11.55, è ripresa alle ore 13.10)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'articolo 21, in esame
prima della sospensione, è accantonato. Si passa
all'articolo 22. Ne dò lettura:
Art. 22
Disposizioni in materia di attività socialmente
utili
1. L'Assessorato regionale del lavoro, della
previdenza sociale, della formazione professionale e
dell'emigrazione è autorizzato a concedere il
contributo di cui al comma 1 dell'articolo 2 della
legge regionale 26 novembre 2000, n. 24, per tutte le
misure di fuoriuscita previste dalla legislazione
vigente e che vengono estese a tutti i soggetti
destinatari del regime transitorio dei lavori
socialmente utili finanziati con oneri a carico del
bilancio regionale. Le predette misure riguardano,
compatibilmente con la disciplina vigente per gli enti
attivatori, tra le altre:
a) esternalizzazioni di servizi ai sensi
dell'articolo 10 del decreto legislativo 1 dicembre
1997, n. 468, come modificato dall'articolo 21 della
legge 31 ottobre 2003, n. 306;
b) contratti quinquennali di diritto privato;
c) contratti di collaborazione coordinata e
continuativa e
lavori a progetto;
d) assunzioni ai sensi dell'articolo 12, comma 4, del
decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468 e
successive modifiche ed integrazioni;
e) assunzioni ai sensi dell'articolo 78, comma 6,
della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e successive
modifiche ed integrazioni.
2. Gli enti già destinatari del contributo di cui al
comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 26
novembre 2000, n. 24, possono modificare la natura dei
contratti, in conformità alle previsione del precedente
comma 1, previa autorizzazione dell'Assessorato
regionale del lavoro, della previdenza sociale, della
formazione professionale e dell'emigrazione ed a
seguito di modifica del programma di fuoriuscita di cui
all'articolo 5 della legge regionale 26 novembre 2000,
n. 24.
3. Nel bilancio della Regione per l'esercizio
finanziario 2004 è istituito un fondo unico da
destinare al finanziamento delle misure di fuoriuscita
dal bacino dei lavori socialmente utili, previste dal
presente articolo, nonché per le altre misure di
fuoriuscita prevista dalla legislazione vigente
finanziate con oneri a carico del bilancio regionale, i
cui finanziamenti confluiscono nel predetto fondo, ivi
compresi gli interventi previsti dall'articolo 39,
comma 5, della legge regionale 3 dicembre 2003, n. 20.
4. Per effetto delle disposizioni di cui al comma 3 è
autorizzato, per l'esercizio finanziario 2004, un
limite di impegno quinquennale di 43.250 migliaia di
euro (UPB 7.4.1.3.1 - capitolo 321301).
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i
seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: 22.3;
- dagli onorevoli Giannopolo, Papania e Speziale: 22.7, 22.8;
- dagli onorevoli Papania e Giannopolo: 22.2;
- dall'onorevole Papania: 22.1.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, intervengo per
sottolineare e segnalare al Parlamento l'importanza dell'
articolo 22, che, dopo una sorta di fermo biologico di due
anni, rimette in movimento il processo di fuoriuscita dal
precariato e di stabilizzazione del mondo legato ai lavori
socialmente utili.
E' un fatto estremamente importante anche se, mi rendo
conto, che la soluzione qui individuata costituisce il
presupposto di ulteriori atti normativi che servono a
semplificare le procedure ed a rendere ancora più chiari
gli obiettivi che la pubblica Amministrazione in Sicilia si
deve dare per rispondere all'esigenza, da un lato di
elevamento e di miglioramento della qualità delle
prestazioni e dei servizi e, dall'altro, per raggiungere
questo obiettivo, realizzare anche condizioni di certezza
dei lavoratori.
Gli emendamenti da me presentati, tre dei quali recano
anche la firma degli onorevoli Papania e Speziale,
tendono, in qualche modo, ad introdurre dei correttivi che
hanno solo un valore tecnico per rendere operante la legge
da subito, all'indomani della stessa approvazione.
Cosa viene detto in buona sostanza con questi
emendamenti? Intanto, viene estesa ai soggetti
istituzionali, o meglio ai soggetti che hanno natura
privatistica, quali le società interamente partecipate o
partecipate prevalentemente dalla Regione o da altri enti
pubblici siciliani e ai consorzi medesimi, viene estesa a
tali soggetti l'applicazione delle misure contenute nello
stesso articolo 22 che in qualche modo sintetizzano quelle
previste ed individuate con la legge n. 24 del 2000, quella
che in qualche modo segna, in termini positivi, una
discontinuità nel processo di stabilizzazione di
fuoriuscita dal regime transitorio dei lavoratori
socialmente utili.
In particolare, con questo emendamento, intendiamo
riferirci alla possibilità che i costituiti o i costituendi
ambiti territoriali ottimali nel settore idrico integrato o
nel settore dei rifiuti - che, come è noto, sono entità,
società interamente partecipate dalla parte pubblica -
possano essere punti di riferimento e protagonisti anche
non solo del potenziamento dei servizi di cui questi ambiti
territoriali si devono occupare, ma anche di processi di
stabilizzazione del precariato.
L'altro punto che viene sollevato è l'individuazione
del criterio da adottare in analogia ai criteri individuati
dall'articolo 2 della legge n. 24 del 2000 e in analogia
ai criteri di definizione della graduatoria presso l'ente
per la stipula dei contratti di collaborazione coordinata e
continuativa (che adesso, come è noto, sono superati
essendo intervenuto il decreto legislativo di attuazione
della delega della legge 30 e si chiameranno lavoratori a
progetto); cioè, occorre estendere lo stesso criterio di
graduatoria per questi lavoratori anche nel caso in cui
l'ente si decide a fare contratti quinquennali di diritto
privato.
Inoltre, ritengo estremamente apprezzabile il fatto
che, a fronte delle difficoltà di carattere finanziario che
un ente potrebbe trovare nell'effettuare assunzioni o nello
stipulare contratti di diritto privato, si potrebbe anche
sopperire con una norma, che qui viene individuata, che
consenta alla Regione di abbattere gli interessi per i
mutui che gli enti locali contrarranno con la Cassa
depositi e prestiti per attivare progetti di
stabilizzazione.
Io penso che il Governo farebbe cosa utile - come ha
già fatto, accogliendo l'emendamento approvato in
Commissione Lavoro, poi ulteriormente accolto dalla
Commissione Bilancio, divenuto articolo nel testo all'esame
dell'Aula -, farebbe cosa utile se prendesse in seria
considerazione anche questi emendamenti che consentirebbero
da subito di attivare i processi di stabilizzazione del
precariato, che comporteranno sicuramente un alleggerimento
nel tempo di un aggravio finanziario sul bilancio della
Regione per essere spalmato su tutti gli enti territoriali
o sugli enti sottoposti al controllo e alla vigilanza della
stessa Regione.
In questo senso quindi invito il Governo a fare una
valutazione attenta; capisco che a conclusione di questo
dibattito l'Assessore dirà no' a tutti gli emendamenti,
non perché non ne condivida il merito, ma perché non ha
avuto la possibilità di comprendere di che cosa stiamo
parlando.
Questo è un atteggiamento che non è tollerabile, non è
accettabile. Chiedo, pertanto, al Governo, laddove dovesse
esprimere parere contrario, che ne espliciti la
motivazione, oppure che ci spieghi il motivo di
un'eventuale remissione all'Aula o anche di un parere
favorevole.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
chiedo di apporre la mia firma a tutti e cinque gli
emendamenti presentati dagli onorevoli Giannopolo, Papania
e Speziale. Vorrei inoltre invitare il Governo ad
accogliere tali emendamenti perché essi vanno nella giusta
direzione, quella della stabilizzazione produttiva, che
consentirebbe a tanti lavoratori socialmente utili di
trovare una occupazione stabile.
Assessore Palano, a tal proposito vorrei fare un
esempio. Rispetto all'emendamento che abbiamo approvato
nella variazione di bilancio, dieci comuni hanno
stabilizzato definitivamente, a distanza di dieci giorni,
circa cinquecento lavoratori socialmente utili. Quindi, in
maniera produttiva, facendo risparmiare enormemente la
Regione e dando a tanti enti l'opportunità di far sì che
questi lavoratori trovino una propria occupazione.
Sono emendamenti che non aumentano la spesa, sono
emendamenti che consentono a tantissimi enti locali di
avvalersi dell'opera dei lavoratori socialmente utili,
degli ASU, in maniera operativa e soprattutto ciò
comporterebbe un risparmio anche in termini di oneri per
quei nuovi enti che li volessero utilizzare.
Come maggioranza, credo dunque che potremmo benissimo
accogliere questi emendamenti perché completerebbero in
maniera intelligente l'intero impianto dell'articolo 21.
VILLARI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo brevemente per ricordare ai colleghi della V
Commissione e a coloro che, in qualche modo, hanno
condiviso questo emendamento presentato da alcuni
esponenti del centrosinistra, il dibattito approfondito
svoltosi in Commissione Bilancio; dibattito che è stato
seguito con uguale interesse da tutti i componenti la
Commissione, quindi sia dell'opposizione che l'aveva
proposto che della maggioranza. Si era ritenuto, infatti,
che queste disposizioni in materia di attività socialmente
utili rappresentassero una coerente continuità rispetto ad
un processo di fuoriuscita del personale, una dignitosa
collocazione del personale cosiddetto "precario".
Invito pertanto il Governo e l'intera Aula a valutare
con attenzione l'opportunità di un voto positivo per
l'emendamento in esame che rappresenta - ripeto - uno degli
aspetti nodali dei nostri problemi sulla questione delle
attività socialmente utili.
PAPANIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPANIA. Signor Presidente, chiedo di apporre la mia
firma all'emendamento degli onorevoli Forgione e Liotta.
Preciso che se venisse approvato l'emendamento 22.1, il
22.2 sarebbe superfluo.
Credo che l'articolo inserito in questo disegno di
legge abbia avuto già una discreta possibilità di essere
esaminato favorevolmente proprio perché il Governo,
nonostante alcune resistenze iniziali dovute alla
complessità della norma, prevede una razionalizzazione
della spesa nell'arco di un quinquennio e perciò impegna il
Governo in una prospettiva di lunga durata.
Credo che fin qui sia i colleghi, sia il Governo, sia
io personalmente, abbiamo con favore accolto questa norma
perchè ci si è resi conto delle due questioni fondamentali:
la prima, che si trasforma l'indennità sostitutiva di
disoccupazione in una possibilità di occupazione reale; la
seconda, paradossalmente, che si riduce l'onore per questi
lavoratori fin qui impegnati in attività socialmente utili.
Gli emendamenti proposti non vanno quindi nella
direzione di creare un maggior esborso, piuttosto rendono
la norma applicabile subito. E la renderebbero applicabile
non soltanto per gli enti pubblici, ma anche per le altre
tipologie inserite tramite l'emendamento Forgione e
Liotta; lo stesso dicasi per gli emendamenti presentati da
me e dagli onorevoli Giannopolo, Speziale e ed altri.
In particolare, l'emendamento 22.7 fissa al punto b)
del comma 1 contratti quinquiennali di diritto privato, nel
senso che non essendovi certamente la possibilità di
stabilizzare tutti i lavoratori al momento impegnati in
attività socialmente utili sarà necessario stilare delle
graduatorie. Queste ultime erano già previste nel caso in
cui si fossero stipulati i contratti di collaborazione
coordinata e continuativa. Oggi, i progetti di lavoro in
virtù della legge 24 del 2000, con le stesse modalità si
potrebbero fissare anche per i contratti di diritto
privato. Questa è una proposta ampiamente condivisa da
tutti i lavoratori impegnati in attività socialmente utili.
Essi infatti si rendono conto che per attivare la norma
bisognerà fare una graduatoria e quindi successivamente
interverrebbe anche la necessità di approvare un'altra
legge.
L'emendamento 22.2, le faccio presente, assessore
Pagano, modifica una norma già esistente e conferisce ai
comuni e a tutti gli enti locali di contrarre mutui per
provvedere alla stabilizzazione del precariato.
Le preciso che i mutui in ottemperanza a norme-quadro
nazionali non possono essere attivati se non per spese di
investimento; per cui ogni stipula di mutuo, ancorchè
legato alla stabilizzazione, deve avere per obiettivo lo
sviluppo e l'investimento.
E le relative tipologie sono già previste dalla norma
quadro nazionale.
Le faccio presente inoltre che la norma attualmente in
vigore, anche se non aveva copertura finanziaria, prevedeva
che i comuni potessero contrarre mutui e la Regione avrebbe
concorso per il 20 per cento della intera somma del
capitale. Questo emendamento permetterebbe di coprire fino
al 100 per cento degli interessi gravanti sui mutui. Dico
potrebbe perchè il tutto è ancora da definire.
La norma in questione inoltre amplierebbe la platea
delle tipologie di stabilizzazione rispetto alla citata
legge n. 24 la quale prevedeva che si potessero
esternalizzare i servizi; esternalizzazione che è stata
impugnata dall'Unione europea. Questa norma invece
amplierebbe la possibilità di contrarre mutui per tutte le
tipologie di stabilizzazione.
Si tratta quindi di emendamenti che sono esclusivamente
migliorativi del testo esistente.
LO MONTE. Chiedo di apporre la mia firma agli
emendamenti presentati all'articolo 22.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 22.3, degli onorevoli Forgione
e Liotta. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento n. 22.7, degli
onorevoli Giannopolo, Papania e Speziale.
PAGANO, assessore regionale per il bilancio e le
finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore regionale per il bilancio e le
finanze. Non so se si tratti di un problema di distrazione
oppure di un problema di impostazione sbagliata. Sottolineo
ciò pur nel massimo rispetto, naturalmente, dei
comportamenti che molti deputati della maggioranza hanno
deciso di assumere nel caso specifico. E' indispensabile
tuttavia avere un quadro di insieme, una visione
complessiva, altrimenti se non si ha tale visione e questo
Parlamento finalmente non si decide ad operare con
linearità, il rischio è di andare incontro a situazioni
come quelle verificatesi oggi sulle quali io
personalmente non ci sto E' giusto che da parte mia queste
cose vengano dette.
Come Governo abbiamo impostato una manovra finanziaria
per approvare questo disegno di legge prima del 31 dicembre
- non so da quanti decenni ciò non accadeva - e lo abbiamo
fatto per due ordini di motivi: primo, per far sì che
venissero rispettate le regole; secondo, per dare un
segnale forte all'intera Regione, a cominciare dai
dipendenti per arrivare poi all'ultimo dei nostri -
geograficamente parlando - cittadini che vivono nelle isole
minori, e il segnale è che questo Governo vuole operare
all'interno di una logica ben precisa che rispetti la
legittimità.
Il terzo elemento è importante quanto i primi due: se
viene approvato il bilancio entro il 31 dicembre 2003,
saranno realizzate, di fatto, le leggi di settore
fondamentali per risanare la nostra Regione e per portare
finalmente ordine.
Noi finora abbiamo avuto per quattro, cinque mesi un
atteggiamento legislativo assolutamente passivo per colpa
degli esercizi provvisori. Poi - lo sappiamo tutti - ci
sono state regolarmente ogni anno, e ci saranno anche
l'anno prossimo, nuove elezioni e, quindi, automaticamente
fino al primo luglio, spesso anche fino a metà luglio, nel
passato non si è potuto legiferare, non si poteva fare
nulla.
Penso che questo atteggiamento responsabile del
Governo, di fatto, stia creando le condizioni per approvare
tutta una serie di leggi di settore.
E' chiaro che la scelta forte del Governo di avere
proposto una finanziaria snella, ma soprattutto concreta,
ci dovrebbe consentire di approvare e addirittura di
promulgare la legge prima del 31 dicembre 2003, in modo -
ripeto - che per il futuro noi dovremmo essere nelle
condizioni di predisporre leggi di settore indispensabili
non soltanto per dare un ruolo al Parlamento, ma anche e
soprattutto per riformare quei settori difficili e
complessi.
Tra questi sicuramente vi è quello della formazione e
quello del lavoro.
A tal proposito, vi racconto di una telefonata
ricevuta, non più tardi di ieri, in occasione degli auguri
di Natale rivoltami da un operatore del settore della
formazione.
Egli mi ha trattenuto per tre quarti d'ora al telefono
evidenziando le vergogne di ciò che succede non soltanto in
termini economici ma per le difficoltà dovute alla
eccedenza del personale, rispetto al fatto, per esempio,
che hanno in dotazione soltanto due computer in un corso di
formazione, con un sistema operativo peraltro superato, o
addirittura senza il supporto informatico; prospettando,
quindi, una formazione assolutamente inadeguata ai tempi.
Allora, la nostra è una battaglia di civiltà. Approvare
questa legge entro il 31 dicembre significa creare le
condizioni per approvare leggi di settore - finalmente - a
cominciare dall'1 gennaio 2004.
Se il Parlamento, invece, con atti di pirateria e con
qualche componente che procede in maniera contraria
rispetto alle linee del Governo, opera come ha fatto, io
devo dire che il Governo non ci sta e quindi il mio è un
invito formale alla maggioranza di avere più senso di
responsabilità.
Abbiamo leggi di settore importanti da fare. Da questo
momento in poi su leggi importanti come quelle della
sanità, della formazione, del lavoro dovremo operare in
maniera organica, altrimenti il rischio sarà di assistere a
quello cui abbiamo assistito finora e cioè di avere
parvenza di legalità, di aggiustare qualcosa, ma poi , alla
fine, il risultato è diametralmente opposto. Dai frutti li
riconoscerete , si dice - e lo dice anche il dettato
evangelico -, ma mi pare di potere dire che in molti
settori strategici della nostra Regione non ci sia ancora
chiarezza, non ci sia economicità e nemmeno
razionalizzazione.
Vi invito pertanto ad avere una coerenza complessiva
rispetto al quadro d'insieme e di conseguenza vi prego di
prendere in esame ciò che ho detto. Fatevi un esame serio
di coscienza perchè se il Governo dovesse notare ancora
atteggiamenti come quelli riscontrati necessariamente dovrà
trarne le conseguenze del caso.
CINTOLA. Chiedo di parlare sulle comunicazioni del
Governo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per un
verso non rinuncerò mai all'autonomia di giudizio che è
prerogativa di ciascun deputato su qualsivoglia materia
venga posta all'attenzione dell'Assemblea.
Ho un rammarico e lo dico al Governo: la finanziaria e
il bilancio non sono leggi di settore; sono leggi che
investono la Regione nel suo complesso, esse rappresentano
il rigore coniugato alla programmazione.
Non è immaginabile che l'assessore Pagano o il
Vicepresidente della Regione conoscano fino in fondo e
sotto tutti i punti di vista il bilancio in ogni suo
articolo ed ogni suo emendamento. Pertanto, mi chiedo come
mai su una legge importante come questa, signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'Assessore per il lavoro e
l'Assessore per il territorio siano assenti, mentre sono
sempre presenti i soliti noti, e non è presente nemmeno
l'assessore per il turismo, onorevole Cascio, come se non
gli interessasse ciò che stiamo facendo Se l'assessore
Stancanelli, e non voglio fare polemica, che è l'Assessore
al ramo, fosse presente in Aula, allora, un emendamento
come quello che è stato votato prima avrebbe chiarito al
Governo nel giro di tre secondi come era producente ed
importante in quanto non aumenta la spesa e si allarga la
platea secondo quella che è la volontà del Governo e cioè
chiudere con il precariato.
La legge precedente, e qualche collega ha anche i dati
su Catania, ha già prodotto 250 assunti al comune di
Catania; lavoratori usciti dal precariato e che sono stati
assunti in quel comune.
L'emendamento che abbiamo già votato, che potrà essere
incomprensibile anche all'Assessore per il bilancio, se
fosse presente l'Assessore per il lavoro potrebbe fare
capire - e ciò anche per gli emendamenti successivi - qual
è la ratio della norma e quindi in larga parte potrebbero
essere accolti oppure anche bocciati dal Governo, ma in
ogni ne verremmo a capo più celermente.
Chiedo dunque al Governo se non intenda accantonare
l'articolo in attesa che sia presente anche l'Assessore
Stancanelli. Il Governo in tal modo potrebbe esaminare gli
emendamenti successivi e dare parere favorevole da
qualunque parte politica essi provengano.
E' stato detto che concorriamo tutti insieme
all'emanazione di questa legge e che se riusciremo ad
approvarla prima della stessa finanziaria dello Stato, ciò
rende onore all'intera Assemblea. Però, non se facciamo una
legge qualsiasi, ma una legge che coniughi rigore,
trasparenza e dia delle risposte concrete a chi le sta
aspettando.
Se noi soprassediamo su alcune questioni sarà tutto più
facile. Il problema non è votare a favore o contro il
Governo, bensì capire se vogliamo votare a favore o contro
la Sicilia A quel punto non c'è più maggioranza che tenga
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
ancora una volta dobbiamo tentare di fare appello al senso
di responsabilità, ma anche alla nostra capacità di essere
classe dirigente.
Intendo rivolgermi al Governo affinché argomenti in
maniera diversa, se può e se vuole, circa la sua decisione
di esprimere parere contrario su questi emendamenti. Lo
dico, onorevoli colleghi, perché certamente il Governo non
è un super Parlamento che, dunque, decide al di sopra ed a
prescindere da quelle che sono le volontà del Parlamento
stesso. Il Governo applica le leggi e si adegua alla
volontà legislativa del Parlamento, né può essere
un'argomentazione sufficiente quella legata all'esigenza di
dare vita ad una legge quadro che riorganizzi l'intero
settore.
Se ci sono delle disposizioni che rendono maggiormente
chiare, più funzionali, più celeri leggi che abbiamo già
approvato e che si collocano all'interno del percorso
programmatico del Governo in carica che punta a ridurre il
fenomeno del precariato, va bene; sono convinto che, se
non ci sono controindicazioni di natura finanziaria, queste
disposizioni vanno sicuramente approvate.
Condivido quanto detto poc'anzi dall'onorevole Cintola:
se ci sono perplessità relativamente al contenuto di questi
emendamenti riferite alla loro applicabilità, cioè riferite
al fatto che essi possano raggiungere realmente l'obiettivo
che noi intendiamo raggiungere, ebbene, approfondiamole; ma
se così non è, non comprendo per quale motivo dovremmo
attendere una legge-quadro, quando possiamo immediatamente
intervenire e risolvere problemi cogenti che registriamo
nell'applicazione di disposizioni che abbiamo già approvato
e che si trovano lungo la stessa linea programmatica che
punta alla riduzione, al contenimento, alla soluzione del
problema del precariato.
Onorevole Assessore, la mia è una posizione
assolutamente laica, nel senso che non intendo fare difese
fideistiche né dell'opposizione, né della maggioranza, né
dei firmatari degli emendamenti, peraltro, io non sono
assolutamente tra questi; intendo dire che se, però, è
possibile approvare norme che semplifichino un percorso, lo
renda più chiaro, renda attuabili disposizioni già
approvate e non comporti spese, non capisco per quale
motivo dovremmo attende una legge-quadro: approviamole
perché servono. Se, invece, tali disposizioni complicano il
percorso, non rendono attuabili le leggi già approvate,
aggravano il fenomeno del precariato anziché risolverlo,
oppure aggravano le condizioni finanziarie della Regione,
allora ha ragione l'onorevole Assessore e, dunque, non
bisogna approvarle.
Allora, mi permetto dire, onorevole assessore, le
argomentazioni che ha fornito all'Aula non sono
sufficienti; se queste disposizioni determinano un aggravio
di spesa, allora - ha ragione lei - dobbiamo pensarci,
dobbiamo approfondire meglio la questione e rivederla in un
contesto più armonico e più articolato.
Se così non è, e così non pare obiettivamente, non vedo
quali possano essere le contrapposizioni che si devono
manifestare su questo tema, ma soprattutto non vedo il
tentativo di braccio di ferro che considero assolutamente
inopportuno, su un tema di tale natura.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è stata avanzata una
richiesta di accantonamento che coincide con i termini che
ci eravamo prefissati, e cioè sospendere la seduta alle
14.00 per riprendere i lavori nel primo pomeriggio. Se
questo può servire come occasione di approfondimento e di
accordi politicamente apprezzabili, sospenderei subito la
seduta.
ACIERNO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, poiché ha appena detto che è
stata avanzata una richiesta di accantonamento,
considerando anche che abbiamo già votato un emendamento...
PRESIDENTE. No, si tratta degli emendamenti successivi, è
ovvio
ACIERNO. ... stiamo accantonando un articolo già
modificato dall'approvazione di un emendamento, il che è un
fatto atipico nella procedura legislativa, nel senso che un
articolo andrebbe accantonato ancor prima di essere
modificato. Una richiesta di accantonamento di un articolo
già modificato...
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, é un rilievo apparentemente
giusto ma sostanzialmente sbagliato in quanto
l'accantonamento si rende necessario quando sorge qualche
problema che lo rende legittimo.
ACIERNO. Infatti, e poiché ritengo che su questo articolo
si è svolto un ampio dibattito in Commissione Bilancio ,
credo - e non per sostenere la tesi dell'assessore Pagano -
che il senso dell'articolo 22 (il Governo lo aveva
chiaramente espresso in seno ai lavori della Commissione
Bilancio ) era la nascita, finalmente, nel bilancio della
Regione del Fondo unico sul precariato; era questo il
senso dell'articolo 22.
Parte della maggioranza in Aula strumentalizza emendamenti
dell'opposizione per introdurre una materia che nulla aveva
a che vedere con lo spirito del Governo e, peraltro,
riconoscendo che in un sistema parlamentare l'unica legge
dell'Esecutivo é la legge finanziaria. Per quanto
l'onorevole Cintola tenti sempre di portare mediazione in
Aula, mi rendo conto che poi ogni tanto, volge lo sguardo
soltanto dove ha interesse di volgerlo, perché continuare a
richiamare ogni volta l'Assessore per il territorio,
piuttosto che l'Assessore per il lavoro e non guardare
all'Assessore per i lavori pubblici, piuttosto che
all'Assessore per l'industria, piuttosto che allo stesso
Presidente della Regione che potrebbe tranquillamente
essere qui a seguire i lavori della legge finanziaria
Non voglio fare polemiche, voglio ricondurre il
dibattito allo spirito dell'articolo 22 che era il
raggiungimento del fondo unico sul precariato, perché
soltanto attraverso questa norma la Regione avrà, una volta
e per tutte, chiarezza su quanti sono i precari in Sicilia.
La verità é che si continua a discutere di un problema
senza averne mai definito i contorni perché ci sono troppi
capitoli che trattano la stessa materia.
Pertanto, se il Gruppo dell'UDC, che a singoli pezzi ha
sottoscritto gli emendamenti dell'opposizione, facesse una
piccola marcia indietro accogliendo l'invito del Governo a
trattare la finanziaria per quello che é e ad occuparci nel
2004 delle leggi di settore, penso che potremmo fare un
buon lavoro.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 22.7.
CASTIGLIONE, Vicepresidente della Regione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE, Vicepresidente della Regione. Signor
Presidente, il Governo intende accogliere tutte le
indicazioni positive emerse dal dibattito d'Aula,
soprattutto la larghissima convergenza che si è riscontrata
su alcuni temi. Il Governo ritiene di valutare, caso per
caso, laddove ci siano emendamenti di aggiustamento tecnico
che migliorano quella portata innovativa che la legge ha
voluto introdurre.
Sugli emendamenti 22.7 e 22.8 il parere del Governo è
favorevole; sugli emendamenti 22.1 e 22.2 esprime parere
negativo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 22.7, sul
quale il Governo ha espresso parere favorevole. Il parere
della Commissione?
SAVONA, Vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 22.8 degli onorevoli
Giannopolo, Papania e Speziale. Il parere del Governo?
CASTIGLIONE, Vicepresidente della Regione. Favorevole.
RESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, Vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 22.2, degli onorevoli Papania e
Giannopolo.
PAPANIA. Anche a nome dell'onorevole Giannopolo, dichiaro
di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 22.1.
PAPANIA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 22 nel testo risultante.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo per dichiarazione di voto unicamente per
ribadire che l'articolo che ci apprestiamo a votare è un
articolo che realizza economia di spesa, non aumenta la
spesa ma la riduce, poiché rende possibile l'ampliamento
della compartecipazione di tutti gli enti pubblici della
Regione siciliana a farsi carico, mettendoci dei soldi, del
processo di stabilizzazione, sicché più andiamo avanti
verso il processo di stabilizzazione, più diminuisce
l'appesantimento finanziario sulla Regione siciliana.
Dico questo, non tanto per ribadirlo all'Assessore per
il bilancio e le finanze, bensì per ribadirlo a chi
esaminerà l'articolato della legge. Dichiaro, pertanto, il
mio voto favorevole all'articolo 22.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 22, nel testo
risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:
Art. 23.
Rappresentanza e difesa in giudizio delle aziende sanitarie
1. Nel quadro del contenimento e razionalizzazione
della spesa sanitaria, le aziende sanitarie sono tenute
ad avvalersi del proprio personale con qualifica di
dirigente avvocato per la rappresentanza e difesa in
giudizio e possono ricorrere ad avvocati esterni o a
dirigenti avvocati di altra azienda, previa convenzione
con la medesima, se sprovviste di ufficio legale o
nell'ipotesi in cui i propri avvocati non possano
assicurare il patrocinio per comprovate ed oggettive
ragioni derivanti dalla carenza di organico.
2. Per le consulenze tecniche in materia medico-
legale, ciascuna azienda si avvale dei propri
dipendenti medici.
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Segreto
e Antinoro l'emendamento 23.1. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
CASTIGLIONE, Vicepresidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, Vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 23 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:
Art. 24.
Rinegoziazione di mutui
Recupero opere ed impianti di carattere
sportivo
1. Al fine di non disperdere le opere e gli impianti
a carattere sportivo realizzati per l'incremento del
turismo e la valorizzazione del territorio e di
limitare le perdite sulle agevolazioni concesse,
l'Assessorato regionale del turismo, delle
comunicazioni e dei trasporti è autorizzato a
consentire agli istituti gestori del fondo di rotazione
di cui all'articolo 1 della legge regionale 12 giugno
1976, n. 78, la rinegoziazione con nuovi mutuatari dei
mutui già concessi, per la parte delle rate a scadere
alla data di entrata in vigore della presente legge,
portando a decurtazione del fondo di rotazione
l'importo corrispondente alle rate scadute, agli
interessi ed alle spese.
2. L'intervento di cui al comma 1 è subordinato alle
seguenti condizioni:
a) che la struttura o l'opera risulti completata alla
data di entrata in vigore della presente legge;
b) che il nuovo mutuatario sia esclusivamente un ente
locale che entro sessanta giorni dalla data di entrata
in vigore della presente legge presenti istanza
all'Assessorato regionale del turismo, delle
comunicazioni e dei trasporti, contenente l'impegno a
rendere l'opera e gli impianti immediatamente fruibili
secondo la destinazione originaria, l'assunzione a suo
carico dei relativi oneri, l'accollo di eventuali
ulteriori debiti contratti dal precedente mutuatario
per la realizzazione dell'opera o dell'impianto.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 25. Ne do lettura:
Art. 25.
Soprintendenza del mare
1. E' istituita la Soprintendenza del mare.
2. La Soprintendenza opera presso il dipartimento
regionale dei beni culturali ed ambientali e
dell'educazione permanente ed è articolata secondo le
disposizioni della legge regionale 15 maggio 2000, n.
10 e successive modifiche ed integrazioni, con compiti
di ricerca, censimento, tutela, vigilanza,
valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico
subacqueo di cui alla legge regionale 1 agosto 1977, n.
80, alla legge regionale 7 novembre 1980, n. 116 e al
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.
3. Nell'esercizio della ricerca archeologica i
reperti recuperati, dopo le normali attività di studio
e conservazione, sono assegnati agli istituti museari
cui sono destinati con decreto del dirigente generale
del dipartimento dei beni culturali ed ambientali e
dell'educazione permanente.
4. Il servizio di coordinamento delle ricerche
archeologiche sottomarine dell'Assessorato regionale
dei beni culturali ed ambientali e della pubblica
istruzione è soppresso e le relative attrezzature,
mezzi, risorse e sedi sono assegnati alla
Soprintendenza del mare.
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Capodicasa e Speziale: 25.5;
- dall'onorevole Morinello: 25.1, 25.2;
- dagli onorevoli Giannopolo e Speziale: 25.3, 25.4;
- dall'onorevole Speziale: 25.6.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo per esplicitare, oltre ad averlo già fatto in
Commissione, la mia più totale condivisione dell'idea di
istituire in Sicilia, che è un'Isola circondata da tre
mari, lo Ionio, il Tirreno e il Mediterraneo, di istituire
la Soprintendenza del mare. Credo non esistano istituzioni
analoghe nel resto d'Italia o nel resto d'Europa, mi dicono
che esiste una realtà del genere soltanto in Grecia.
Io penso che l'istituzione della soprintendenza del
mare da parte della Regione siciliana qualifica,
sicuramente, questa Regione nelle politiche per la tutela
ambientale e per la tutela delle sue risorse naturali. E la
risorsa mare è sicuramente una delle grandi risorse della
Sicilia.
Tuttavia - e ciò è evidenziato dagli emendamenti che ho
presentato - la risorsa mare bisogna assumerla nella sua
complessità e nella sua totalità, nel senso che la
competenza della soprintendenza del mare non può limitarsi
solo ed esclusivamente all'archeologia subacquea perché noi
parleremmo di una parte della risorsa del mare; ritengo,
invece, che dobbiamo risolvere totalmente il problema.
Dobbiamo assumere la risorsa mare in tutta la sua
integrità; e la risorsa mare è l'acqua, è lo specchio di
mare, ma è anche la battigia, è anche l'interfaccia tra la
terra e il mare. Ed è proprio lì che nella nostra Regione
si sono prodotte le contraddizioni, i guasti che hanno
modificato la risorsa mare che, invece, giustamente, con
l'idea della soprintendenza ci apprestiamo a tutelare
particolarmente. Per cui, una soprintendenza del mare non
può essere la soprintendenza del niente: deve essere un
organo che tutela adeguatamente la risorsa mare.
Dobbiamo anche sapere che su molte opere portuali non
esiste la competenza di alcuna soprintendenza e che per le
opere che vanno a finire nello specchio di mare non esiste
competenza di alcuna soprintendenza. Molti interventi
osceni, anche di natura paesaggistica, pensiamo all'eolico,
deturpano il mare: gli impianti eolici sono fatti in
assenza di specifiche competenze da parte delle
soprintendenze al paesaggio.
Istituire, dunque, la soprintendenza del mare con delle
finalità e con degli obiettivi è necessario; Poi possiamo
anche discutere su come articolare gli uffici della
soprintendenza del mare. E, del resto, c'è un rimando al
dettato della legge 10 in ordine all'organizzazione degli
uffici; tuttavia, non possiamo non definire, anche con un
rimando di tipo amministrativo, le competenze che dobbiamo
stabilire anche a mezzo regolamento, così come la quinta
Commissione aveva definito e che, a mio avviso,
inopinatamente ed ingiustamente, la Commissione Bilancio
ha tolto.
Ecco perché ho presentato un emendamento che ripristina
il regolamento, le competenze da definire successivamente
che - a mio avviso - è giusto fare a mezzo regolamento, per
dare anche maggiore enfasi attraverso un maggior controllo,
non solo da parte della competente commissione legislativa
ma anche da parte del CGA e dell'Ufficio legislativo e
legale sulle competenze che andremmo a definire.
E' per tale ragione che insisto nel sottolineare
l'importanza dell'articolo, ma anche degli emendamenti che
tendono a rendere ancor più funzionale l'articolo stesso.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che la norma dell'articolo 25 sicuramente nel suo spirito è
apprezzabile come iniziativa del Governo. Però, non vorrei
che una peculiarità come quella della soprintendenza del
mare, riassunta in poche righe, diventi freno per lo
sviluppo dell'economia delle coste della Sicilia. Questo lo
dico perché molto spesso, ancora oggi, i pareri della
soprintendenza propriamente detta arrivano con ritardo in
quanto nessuna norma regionale regolamenta i pareri delle
soprintendenze; per cui noi abbiamo, per esempio, sistemi
turistici ricettivi che per mettere installazioni precarie
necessitano di un parere della soprintendenza e dopo anche
due o tre anni - perché abbiamo avuto casi anche di due
anni di assenza di parere - non possono procedere ad
installare strutture per migliorare la fruizione delle
spiagge assegnate agli stabilimenti balneari piuttosto che
agli alberghi.
Cosa significa soprintendenza del mare'? Cosa
significa il potere di vincolo'? Significa che, in
presenza di un reperto archeologico sottomarino, ci sarà un
vincolo per cui non potranno transitare le navi piuttosto
che le barche, le imbarcazioni, piuttosto che l'ancoraggio,
piuttosto che l'accesso da una spiaggia?
Credo che nell'articolo 25 nulla di tutto ciò è
regolamentato, come non è neanche definito quale mare,
quale tratto di mare, se c'è una coincidenza con quello che
normalmente viene definito nell'ambito di una riserva
marina, con tutte le limitazioni che lo sviluppo economico
del mare può dare.
Penso che, ritornando a quanto detto dall'assessore
Pagano, che giustamente predilige una finanziaria snella
per poi fare leggi serie durante l'arco del 2004, il tema
della soprintendenza, ancorché soprintendenza del mare, sia
uno dei temi che il Parlamento ed il Governo dovranno
necessariamente affrontare.
Pertanto, inviterei il Governo, pur condividendo lo
spirito della norma, ad abolire l'articolo 25 attraverso un
emendamento soppressivo e a rinviare la materia della
soprintendenza, anche quella del mare, ad una legge
organica sulle soprintendenze in Sicilia, sui loro poteri e
sulle loro competenze.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, purtroppo non ho un
testo emendativo che raccolga le sue istanze. La
Commissione ha evaso questo testo, forse credo anche in sua
presenza.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e
per la pubblica istruzione. Chiedo di parlare sull'articolo
25.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e
per la pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, l'articolo 25 introduce e regolamenta così come
una norma può e deve fare. Questa importante novità
legislativa con le sue specifiche attribuzioni, come
giustamente ha sottolineato l'onorevole Giannopolo, porrà
la Sicilia all'avanguardia nella politica della tutela,
valorizzazione e fruizione della cultura attraverso un
elemento spesso sottovalutato dagli stessi siciliani che è
il mare; essa non può che limitarsi a delineare quello che
è lo schema legislativo, le competenze e i poteri quadro di
una nuova istituzione quale la soprintendenza del mare.
Rassicuro subito l'onorevole Acierno su un punto che
richiederebbe un approfondimento di tipo culturale. Noto,
infatti, in tutto l'intervento dell'onorevole Acierno che
c'è un suo convincimento, perfettamente legittimo, riguardo
la funzione sociale delle soprintendenze che è
esclusivamente quella di mettere i vincoli e di porre freni
allo sviluppo. La funzione delle soprintendenze è, invece,
prima di tutto quella di creare condizioni di sviluppo
sostenibile, in difesa di un territorio siciliano che,
proprio perché massacrato, è stato molto spesso fuori da
una logica vera di sviluppo.
Abbiamo esempi a non finire, apriremmo un dibattito -
come dire - di tipo epocale a partire da una certa idea di
industrializzazione di alcuni tratti della nostra costa,
sulla quale credo che alcune cose, storicamente ormai
oggettive, alcune critiche andrebbero fatte in termini di
qualità della vita perché c'è lo sviluppo che produce
qualità della vita, c'è lo sviluppo che produce,
probabilmente, affari e profitto; ma di questo secondo
sviluppo, almeno fin quando il Governo si muove in una
linea - voluta dal governatore Cuffaro - di assoluta
aderenza ai princìpi di legalità e di sviluppo sostenibile,
non abbiamo cosa fare.
Onorevole Acierno e onorevoli colleghi, il tema della
soprintendenza del mare deve essere visto come una
sottolineatura, di tipo organizzativo e culturale, a un
dato: per la prima volta in Sicilia si è avuta realmente la
possibilità - tranne l'utilizzazione dei fondi europei - di
fare ricerca archeologica subacquea; e non è un caso che il
Presidente Cuffaro abbia intuito questa grande
potenzialità, non solo di tipo professionale, ma di
ricerca, di costruzioni di un percorso, che è anche
culturale ma anche di tipo turistico. Essa costituisce,
cioè, una ipotesi di sviluppo, anche sulla scia di un fatto
eclatante - il ritrovamento del Satiro -, un fenomeno la
cui risonanza non sarà sfuggita a nessuno: cosa esso abbia
rappresentato nell'immaginario collettivo nazionale ed
europeo. Sul Satiro si è costruito, a livello mondiale, un
grande evento culturale dell'anno.
Allora, onorevole Presidente dell'Assemblea, onorevoli
colleghi, onorevole vicepresidente della Regione, la
soprintendenza a cosa serve? Nella intenzione unanime del
Governo, e torno a sottolineare una forte volontà da parte
del governatore Cuffaro che ha inserito personalmente
questo articolo in finanziaria, perché noi stiamo
preparando con la competente Commissione una norma-quadro
che deve anche affrontare alcuni dei temi opportunamente,
questi sì, sollevati dall'onorevole Acierno, i tempi certi,
c'è la volontà di capire cosa su una parte del territorio
si può fare e cosa non si può fare, questo è diritto
dell'impresa, del cittadino, del privato, questo è qualcosa
che io condivido.
Questo tipo di regolamentazione indiscutibilmente è
qualche cosa che serve. Qui, però, parliamo della
possibilità di individuare un luogo che abbia una
competenza importante, esclusiva su alcuni aspetti che,
solitamente, proprio nella logica sua, le soprintendenze
molto spesso hanno trascurato, cioè non se ne sono
occupate, hanno ritardato ad occuparsi di fattori che
creano sviluppo.
Lei ha intelligentemente sottolineato alcuni aspetti di
infrastrutture leggere per un certo sviluppo che in altre
zone del Paese rappresentano una porzione straordinaria
anche di prodotto interno lordo, penso all'industria del
turismo sulle spiagge che qui viene fortemente limitata
anche dalla semplice possibilità di accedere ad una
autorizzazione di una struttura precaria.
Ecco, nello spirito del legislatore - se mi consente
dire - anche nello spirito del Governo, questa
soprintendenza deve, vuole andare in quella direzione, cioè
nella direzione di creare una condizione di competenza
specifica, con particolare riferimento - torno a
sottolinearlo - alla ricerca archeologica che significa
anche possibilità di creare itinerari di tipo turistico,
quindi tutela, valorizzazione, promozione.
Un ultimo punto: pregherei i colleghi di astenersi
dall'indicare, attraverso emendamenti, e quindi di
ritirarli se presentati, la sede della soprintendenza del
mare perché apriremmo una curiosa disputa campanilistica,
infatti su nove province certamente non c'è la possibilità
di creare una discussione sulla sede.
Io direi, allora, di procedere all'approvazione di un
articolo che, all'interno della finanziaria, rappresenta
comunque un tassello intelligente di un'ulteriore
possibilità di organizzazione e poi, dico subito - così
evito di intervenire successivamente - che è accettabile
l'emendamento 25.3 perché è chiaro che la competente
Commissione legislativa, dove sono rappresentati tutti i
partiti, deve poi dare il proprio parere rispetto al
Regolamento che - quello sì - scrive nella legge-cornice i
poteri effettivi.
Quindi, anticipando il giudizio positivo su
quell'emendamento, credo che gli altri possano essere
ritirati tranne, ovviamente, a essere posti liberamente in
votazione secondo la volontà del Parlamento.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 25.5 degli
onorevoli Capodicasa e Speziale.
SPEZIALE. E' ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 25.1
e 25.6, di identico contenuto.
Il parere del Governo?
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole, resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(Non sono approvati)
Si passa all'emendamento 25.2 dell'onorevole Morinello.
Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole, resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 25.3 degli onorevoli
Giannopolo e Speziale.
Il parere del Governo?
CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole, resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 25.4 degli onorevoli
Giannopolo e Speziale.
SPEZIALE. E' ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 25, nel testo risultante.
ODDO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
sottolineare alcune cose e non ripeterò ciò che è già stato
detto.
In questi anni, mi sono trovato a discutere con
l'Assessore Granata su come intervenire soprattutto sui
nostri reperti archeologici che giacciono in fondo al mare.
Ci siamo trovati su posizioni diverse perché non è stato
possibile, fino ad ora, allocare seriamente delle somme per
vedere come metterle su un piano che tenga conto delle
enormi risorse archeologiche che giacciono sui fondali
marini del nostro mare.
Oggi ci troviamo d'accordo e partiamo da un
presupposto strategico. Questo è un fatto, comunque,
importante che va segnalato non come un fatto episodico -
ci si incontra e ci si mette d'accordo fra maggioranza e
opposizione - ma come un ragionamento che guarda a
valorizzare quella che è la risorsa mare.
Credo che su questo siamo tutti d'accordo, ma penso
che, soprattutto, vada sfruttata la possibilità di avere la
soprintendenza del mare siciliano o del mare in Sicilia con
un ragionamento che possiamo iniziare a fare sin da ora.
Io mi permetto di dire all'Assessore che non basta solo
istituirla, bisogna trasferire - come ho intravisto
nell'intervento che ha fatto - attraverso questa struttura,
questa istituzione, un immediato ragionamento che può
permettere gli interventi più immediati.
Ci sono reperti che vanno recuperati subito perché
rischiano di andare distrutti. Ci sono reperti che vanno
individuati e censiti, c'è un'opera che va fatta in tutti i
mari siciliani ed io ritengo che ogni collega potrebbe
dire, per la conoscenza che ha del territorio, che ci sono,
sul proprio territorio, importanti reperti archeologici
che sono stati individuati e che spesso sono lasciati -
stiamo attenti - alla mercé di coloro che trafficano
reperti archeologici, già individuati, che giacciono nei
nostri fondali e sono delle ricchezze.
Il Satiro, uno degli ultimi reperti recuperati,
dimostra non solo quanto è importante da questo punto di
vista utilizzare bene ed intervenire per il recupero, ma
che l'attenzione del mondo intero sulla nostra Isola può
anche essere riferita a questi fatti importanti. Quindi,
non è cosa da poco.
Ritengo che, tutto sommato, rispetto a questo, avremo
modo - anche in base alla decisione che stiamo assumendo in
Aula - di ritornarci perché sono convinto che la fase
attuativa (il modo in cui tutto si dovrà regolamentare)
sarà molto delicata, importante e mi permetto di dire
anche, per certi versi, affascinante, quanto meno per
coloro che si dedicano a questa materia, come del resto è
affascinante guardare, ancora oggi, le teste scoperte a
Pantelleria e il Satiro danzante.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 25, nel testo
risultante. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e riprenderà
alle ore 16.00.
(La seduta, sospesa alle ore 14.15, è ripresa alle ore
17.15)
La seduta è ripresa.
SPEZIALE. Signor Presidente, volevo ricordare che
stamattina l'onorevole Capodicasa ha conseguito la laurea
in lettere.
PRESIDENTE. A nome dell'Aula, rivolgo all'onorevole
Capodicasa le nostre più vive congratulazioni.
Si riprende l'esame dell'articolo 7 in precedenza
accantonato. Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dall'onorevole Speziale: 7.13, 7.12, 7.11, 7.8, 7.10, 7.9;
- dall'onorevole Miccichè 7.1;
- dagli onorevoli Leontini e Mercadante 7.6, 7.7;
- dagli onorevoli Capodicasa e Speziale. 7.2.
- dagli onorevoli Forgione e Liotta 7.3 e 74;
- dagli onorevoli Franchina e Fratello 7.5.
- dagli onorevoli Cracolici e Speziale 7.14.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto
su importanti giornali siciliani la notizia che il Governo
avrebbe approvato una norma secondo la quale si estende
l'esenzione sui ticket farmaceutici nei confronti di coloro
i quali prestano la loro opera meritoria donando
abitualmente il sangue; l'abitualità è da considerarsi tale
se vengono effettuati almeno due prelievi ogni anno.
Si tratta di un'iniziativa che considero lodevole.
Però, vorrei che valutassimo l'effetto, che in questo caso
è un effetto annuncio', considerato che né nel dispositivo
della norma, né tra gli emendamenti presentati all'esame di
questo Parlamento esiste una norma che fa riferimento a
quello che, stamattina, abbiamo letto sui giornali.
Ma vorrei semplicemente far rilevare che risulta
evidente il fatto che, se dovessimo approvare la norma,
noi saremo certamente favorevoli, quindi addivenire alla
ipotesi che i donatori di sangue vengano inseriti tra le
categorie esenti nella Regione siciliana per la
compartecipazione al costo delle prestazioni sanitarie. Ci
troveremmo in una situazione assai singolare per cui,
certamente possono essere donatori di sangue - e speriamo
che lo siano in tanti e sempre di più - coloro che,
comunque, hanno una condizione di salute ottimale cioè
coloro che, in teoria, hanno meno bisogno delle prestazioni
sanitarie. Invece, coloro che avranno bisogno delle
prestazioni sanitarie saranno esentati dal pagamento del
ticket, perché questa norma non introduce nuovi ticket ma
aggrava la situazione di quelli già esistenti.
Ricordo che, grazie alla nostra iniziativa è stato
eliminato uno dei ticket che io consideravo tra i più
odiosi: quello riguardante il pronto soccorso.
Signor Presidente, con questa norma si fa, quindi, da
un lato, un annuncio di esenzione generalizzata,
dall'altro lato si introduce una norma che prevede
l'elemento reddituale per stabilire chi e come deve pagare
il ticket sui farmaci introducendo un valore reddituale
familiare. Tutto ciò è stato da me evidenziato nel mio
intervento iniziale rispetto a questa finanziaria; i
cosiddetti 12 mila euro costituiscono un reddito che
ricordo essere inferiore alle due pensioni al minimo che
potrebbero costituire un nucleo familiare di due anziani.
Insomma, marito e moglie che hanno una pensione al
minimo, se sono ambedue in vita, supereranno il reddito
previsto da questa norma e, quindi, pagheranno il ticket
come qualunque altra famiglia di medio reddito siciliano.
Quindi, al di là del fatto che si sia introdotto un
valore economico che non determina una esenzione reale per
le condizioni di difficoltà e di povertà ma che, semmai,
accelererà e favorirà quelle fasce di evasione o di
elusione che esistono nella nostra Regione e che,
certamente, non riguardano il lavoro dipendente o i
pensionati. Come è a tutti noto, noi ci troviamo, da un
lato, con l'introduzione del ticket sulla base del costo e
del reddito familiare, per cui si andrà in farmacia con il
modello 101, dall'altro lato, l'introduzione di alcune
figure di esenzione come gli orfani, i grandi invalidi del
lavoro, orfani e vedove di guerra. Tutti elementi
importanti, ma, ad esempio - e così noi abbiamo proposto
con un emendamento - si eliminano dalla possibilità di
avere una fascia di esenzione quelle categorie cosiddette
più a rischio, i bambini sotto i 14 anni, quindi la
popolazione pediatrica sotto i 14 anni e gli ultra
sessantacinquenni che sono le due categorie che certamente
possono, non per diletto ma per necessità, usufruire del
servizio sanitario regionale.
Infine, sulle prestazioni diagnostiche noi
introduciamo la novità della compartecipazione a
percentuale sul costo della prestazione. Io considero
questa, per la verità, una norma che già esiste nella
disposizione nazionale che è il ticket sulle prestazioni
diagnostiche contenuto nella legislazione nazionale, in
Sicilia stiamo accentuando il valore della
compartecipazione mettendo a rischio soprattutto le fasce
meno abbienti.
Insomma, colui che dovrà fare una TAC in Sicilia non
pagherà le vecchie settanta mila lire di ticket, se non
ricoverato presso un ospedale pubblico ma, in questo caso,
pagherà oltre 130 mila lire di ticket: siamo al raddoppio
di ticket sulle prestazioni diagnostiche in Sicilia, con
tutte le conseguenze che questo comporta.
Vorrei inoltre ricordare al Governo, e vorrei che
l'Assessore mi ascoltasse, che, così come è scritta la
norma, si raggiunge un paradosso per cui si introducono
alcune figure esenti per la compartecipazione al costo dei
farmaci e le stesse figure non sono esenti per le
prestazioni di attività di laboratorio e di diagnostica.
Una norma che semplicemente estende l'esenzione dei
farmaci anche a coloro che usufruiscono delle prestazioni
diagnostiche ci sembra, quanto meno, un atto di giustizia
necessaria.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 7.13
dell'onorevole Speziale.
Il parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze.
Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
resti seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.12 dell'onorevole
Speziale. Il parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze.
Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
resti seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.11 dell'onorevole
Speziale. Il parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze.
Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.1 dell'onorevole
Micciché.
MICCICHE' Chiedo di parlare per illustrare
l'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 7.1,
pur essendo un emendamento modificativo, è da considerarsi
aggiuntivo in quanto dà un'interpretazione vicina al
concetto di estensione dello Stato sociale.
E' facile fare demagogia quando si tratta di
affrontare temi che riguardano la sanità, specialmente in
questo periodo; però questo è un argomento già ripreso
nell'intervento dell'onorevole Cracolici in occasione delle
estensioni del reddito familiare alla fascia più debole
della popolazione sotto il profilo economico e reddituale.
Mi pare che in questa norma sia stata totalmente
ignorata l'esistenza dell'individuazione dell'indicatore
della situazione economica equivalente del nucleo
familiare. Mi riferisco a quella norma inserita nel decreto
legislativo 31 marzo 1998, modificato con il decreto
legislativo del maggio del 2000, in cui si individuano
criteri per l'esenzione dei ticket di qualsiasi natura, sia
per quanto riguarda quelli sanitari che per altri tipi di
servizi che lo Stato dà alle fasce più deboli della
popolazione.
Questo è l'ISEE, l'indicatore della situazione
economica equivalente. Ora, mi pare che non è specificata
nei dettagli la normativa che ho citato poc'anzi. Faccio un
esempio: poco fa l'onorevole Cracolici parlava di reddito
pensionistico familiare minimo quando all'interno del
nucleo familiare ci sono due pensioni minime.
Ebbene, questo, secondo me, è un criterio ormai
superato. Esiste un criterio, stabilito per legge,
istituito presso molti uffici periferici dei sindacati e
delle organizzazioni di patronato, con il quale vengono
individuano i redditi per l'accesso a determinate
prestazioni per l'erogazione dei servizi di Stato.
Questo potrebbe essere più preciso e in linea con tale
tipo di indicatore. Ciò, naturalmente, consentirà che i
soggetti più deboli non vadano girando a vuoto quando già
c'è una norma che li garantisce. Questa norma ha una sua
efficacia, appunto, quando si chiede una prestazione,
quando si chiede un'esenzione. Perché non approfittarne; si
tratta di una norma giusta, democratica, nel senso che
individua in modo esatto l'accesso ad un determinato
servizio?
Questo la dice lunga sulla preparazione che molti
componenti di questo Governo hanno in merito all'accesso
informativo per quanto riguarda i temi relativi alle fasce
più deboli della popolazione. C'è poca attenzione al punto
che si disconosce l'esistenza di una norma che già esiste.
Ripeto, oggi, per aver garantito un diritto, si fa sempre
riferimento a quell'indicatore cui accennavo poc'anzi.
Pertanto, non capisco perché non viene preso in
considerazione
E' un criterio democratico, previsto dalla legge e non
capisco perché la Regione non debba applicarlo. Spero che
l'Assessore dia una risposta alla questione.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 7.1
dell'onorevole Micciché.
Chi è favorevole si resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 7.10 dell'onorevole Speziale.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
il senso dell'emendamento che ho già trattato in
Commissione Bilancio', suscitando l'assoluta indifferenza
da parte del Governo.
Ho già votato per l'emendamento del collega Micciché
che, secondo me, in qualche modo, era più rispondente a una
materia di carattere organico.
La mia previsione è quella di incrementare, con
l'emendamento 7.10, a 24 mila euro, cioè a 48 milioni di
lire, la somma per la quale ritengo che bisogna essere
esenti.
Sulla base di una valutazione che non è mia, ma è data
dai rilievi sui livelli di povertà, configurati nella
misura di 10 milioni all'anno pro capite, i dati ci dicono
che in Sicilia la famiglia media è composta da quattro
persone.
Considerando il minimo reddito una famiglia è al di
sotto del tasso di povertà con 40 milioni di vecchie lire
l'anno. Pertanto, pensavo che la quota esente dovrebbe
raggiungere quei cittadini che sono al di sotto della
soglia di povertà, per cui ripropongo l'emendamento e
sull'emendamento chiedo che si proceda con lo scrutinio
nominale, perché ritengo che, su questa materia, nessuno
vuole dire di non introdurre ticket. L'Assessore, invece,
propone sulla base di una valutazione che, secondo me, è
erronea, che i donatori di sangue sono esenti, a
prescindere dal reddito, dal pagamento dei ticket di
qualsiasi natura essi siano.
Pertanto, ritengo questo un aggravio in quanto,
indirettamente, anziché attuare una politica sulla
donazione intesa a valorizzarne il significato, pare,
invece da intendersi quasi come uno scambio.
Detto ciò, chiedo che l'emendamento venga votato per
scrutinio nominale.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per
cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.40, è ripresa alle ore
17.45)
La seduta è ripresa.
CRACOLICI Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Capodicasa, Zago,
Raiti, Liotta, Speziale, Giannopolo e Barbagallo)
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per qualche
minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 17.48, è ripresa alle ore 17.50)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, su richiesta del Governo,
dispongo l'accantonamento dell'articolo 7. Si riprende pertanto
l'esame dell'articolo 8.
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento G.8.1.
Comunico, altresì, che è stato presentato dall'onorevole Speziale
l'emendamento A.192, aggiuntivo all'emendamento G.8.1.
Onorevole Speziale, c'è onestamente un problema di ordine tecnico-
regolamentare: si tratta di un subemendamento su materia diversa
dall'emendamento stesso.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio
emendamento, eventualmente, posso illustrarlo - se è necessario e
si ritiene debba farlo - in altra parte del dibattito d'Aula, non
ci sono problemi.
Tuttavia, voglio fare notare che ci ritroviamo un emendamento del
Governo, di una tale consistenza, che non può essere apprezzato in
modo così veloce dall'Aula, dovendo disporre del tempo necessario
per una valutazione: non può accadere, infatti, che nel corso dei
lavori di una legge che è da un bel po' di tempo all'esame del
Parlamento, il Governo presenti emendamenti così importanti, per
rilievo e natura, che devono essere apprezzati all'istante da
parte dell'Aula.
Chiedo, pertanto, signor Presidente - non sapendo come orientarmi
sul testo dell'emendamento esitato - (anche perché fa riferimento
a norme tecniche che non penso i colleghi parlamentari siano in
condizione, in questo momento, di poter valutare), se il Governo è
d'accordo, di concedere un tempo ragionevole ai singoli
parlamentari per approfondire l'emendamento aggiuntivo
all'articolo 8 da parte del Governo. Lo ripeto: riguarda una
materia così vasta e così complessa che penso che nessuno di noi
possa apprezzarlo nel giro di qualche minuto, visto che è stato
presentato come subemendamento. Chiedo pertanto l'accantonamento
dell'articolo 8 e, con esso, l'accantonamento del subemendamento
del Governo.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo presentato un
subemendamento che, certamente, è tecnico, non ha nessuna valenza,
come dire, politica nel senso che intende l'onorevole Speziale; di
conseguenza, non riteniamo che dovrebbero esserci difficoltà di
sorta. Sarei, pertanto, dell'avviso di continuare.
PRESIDENTE Pongo in votazione il subemendamento A.192. Il
parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento G.8.1.
CRACOLICI Signor Presidente, chiediamo che venga illustrato dal
Governo
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamattina ci
siamo battuti per sostenere che gli emendamenti aggiuntivi vanno
trattati alla fine: anche il Governo deve rispettare questo iter.
Non c'è un Governo che dispone più di un parlamentare: allora,
l'Esecutivo tratterà successivamente l'emendamento aggiuntivo,
unitamente a tutti gli altri.
Se l'emendamento fosse sostitutivo, allora, è un'altra
circostanza: essendo aggiuntivo, per la mia coerenza, però, deve
avere la stessa sorte che chiedevo avesse l'emendamento a firma
dell'onorevole Speziale stamattina. Anche se poi questo non è
stato accettato, anzi è stato accantonato.
PRESIDENTE Onorevole Cintola, è un discorso analogo a quello di
questa mattina sull'emendamento Speziale: si tratta di un
emendamento, non di un articolo aggiuntivo, che ha stretta
dipendenza con l'articolo 8. Ciò considerato, il rinvio in coda
non è possibile. Non voglio assolutamente prendere le posizioni
del Governo - che le difende autonomamente - però, un poco di
considerazione
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
CINTOLA Quando gli emendamenti aggiuntivi non li conoscevamo
bene ancora tutti, abbiamo deciso di metterli alla fine; in questo
momento, che conosciamo quello del Governo, non sappiamo tuttavia
se gli emendamenti aggiuntivi, rimasti fuori, potevano essere
concatenati bene con gli articoli.
PRESIDENTE Quelli che abbiamo spostato in coda erano di
argomento diverso dall'articolo; questo è identico. Ma ripeto, la
sua è una valutazione che rispetto per cui, se si decide di
metterlo in coda, non ho difficoltà. Inviterei il Governo a
fornirci un'indicazione.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, assisto ad una serie di querelle secondo me,
assolutamente superflue, perché si genera la polemica per la
polemica
CINTOLA Non c'è polemica, ci dia il tempo di guardarlo
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Allora, lo ha
guardato?
CINTOLA No, non l'ho guardato
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Allora, quando
lo avrà fatto, risponda
PRESIDENTE L'interpretazione del Governo - rispettabile quanto
quella dell'onorevole Cintola - è che si tratta di aggiunzione di
commi successivi al primo, secondo e terzo dell'articolo 8.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, già da qualche minuto chiedevo di
spiegarlo: l'emendamento è assolutamente coerente con l'articolo
8, ha una sua logica ed è stato presentato per far sì che venga ad
essere reiterata quella prassi che, da un po' di tempo, stiamo
cercando di realizzare, cioè la pulizia di bilancio e la
creazione, a tutti gli effetti, di una vera e propria trasparenza,
che è un obiettivo che ci siamo prefissi.
Ricordo agli onorevoli colleghi che noi, nel 1999 - allora era
ministro Visco - abbiamo avuto due operazioni di condono che hanno
riguardato e coinvolto le iscrizioni al ruolo del concessionario.
Le leggi - le ricordo - erano la numero 112 del 1999 e la numero
342 del 2000. In questa maniera, il legislatore nazionale aveva
fatto sì che le domande di rimborso presentate dal concessionario
venissero, per così dire, pulite e, quindi, di fatto, aveva
realizzato il condono per il concessionario.
Successivamente, c'è stato un altro condono - questo recentissimo
- che ha consentito, stavolta al contribuente, di avere la
possibilità di condonare le iscrizioni a ruolo che lo riguardavano
personalmente: in questo caso, il 25 per cento delle somme che
venivano pagate rispetto all'iscrizione stessa, di fatto,
determinavano la sanatoria della cartella. Quindi, dicevo, due
condoni.
Con questo articolo, creiamo una procedura agevolata per
eliminare i residui attivi derivanti dai due condoni. Quale
l'elemento positivo aggiungiamo? Creiamo una sorta di clausola di
salvaguardia: infatti, il concessionario potrà cancellare questi,
solo dopo che l'Agenzia avrà definito il provvedimento di
discarico; in altre parole, quindi, aggiustiamo contabilmente.
Però il concessionario, a seguito di questi due eventi - quello
del 1999 e del 2002 - potrà cancellarli solo dopo che, appunto,
l'Agenzia delle entrate avrà detto di procedere, di scaricare
perché, realmente, le somme non sono più riscuotibili.
Di fatto, facciamo una pulizia di bilancio e cominciamo ad
aggredire questo problema serio dei residui attivi che continua ad
essere una massa non indifferente e, nello stesso tempo, creiamo
le condizioni perché il concessionario proceda, attraverso tutte
le iniziative di ordine giudiziario, per il recupero delle somme
stesse. Fino a quando, alla fine, l'Agenzia delle entrate dirà di
non poter più riscuotere e, pertanto, si potranno scaricare le
somme dalla contabilità.
Non credo che questa sia una norma politica, bensì una norma di
natura tecnica, è senz'altro una norma che va a salvaguardia di
tutti e abbiamo creato le condizioni per una assoluta trasparenza,
giudichi il Parlamento se questa norma deve essere rinviata oppure
approvata immediatamente per spirito polemico.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Assessore, innanzitutto
esprimo una prima considerazione. Se, come è stato detto
dall'Assessore, questa norma ha il merito di contribuire a quella
"pulizia del bilancio", attraverso la cancellazione di residui
attivi per i crediti difficilmente esigibili o, comunque, che ne
sono stati oggetto - anche se la partita del condono riguarda
forse il secondo comma, il terzo riguarda la cancellazione dei
residui attivi per crediti inesigibili - ed era così importante ai
fini della trasparenza del bilancio, vi chiedo il motivo per cui
non è stata inserita nella finanziaria che è stata all'esame del
Parlamento fin dal primo momento.
E' una norma non solo tecnica, ma una norma importante - se l'ho
intesa bene - e, quindi, era necessario averla fin dal primo
momento e non all'ultimo minuto, come sembra fare in questo
momento il Governo, il quale annuncia norme importanti come
emendamenti tecnici.
Esprimo, però, una considerazione di merito, in particolare, sul
terzo comma, che richiama il primo, e siamo in presenza del fatto
che si procede alla cancellazione dei residui attivi per crediti
dichiarati di difficile e di dubbia esazione.
Il concetto per cui il concessionario stabilisce il meccanismo
del credito incerto, ovvero di difficile esazione, è un meccanismo
le cui ragioni possono essere diverse.
Il punto vero è che se noi eliminiamo i residui attivi dal
bilancio della Regione cancelliamo un credito. E, di fatto,
determiniamo non tanto un condono, quanto la cancellazione del
creditore.
Personalmente, avrei avuto meno problemi se questa norma avesse
riguardato i residui passivi della Regione, cioè i debiti della
Regione, ma qui siamo in presenza del fatto che tolto il residuo
attivo si cancella anche un possibile contenzioso e, quindi, la
possibilità di un'eventuale attività di recupero nei confronti del
creditore.
Credo che questa norma non sia una norma cosiddetta "neutra", né
semplicemente una norma di natura tecnica; chiedo, pertanto, al
Governo - considerato che fa riferimento a norme anche legate ai
vecchi condoni, in particolare l'ultimo, ma ricordo che il condono
è stato ulteriormente rinnovato con la finanziaria dello Stato,
quindi siamo in regime di condono esteso - di accantonare, al
momento, questa norma ed eventualmente esaminarla in sede di
variazione nell'esercizio 2004, al fine di capire se più che fare
un bene, facciamo un danno alla Regione cancellando i residui
attivi e, quindi, anche i relativi creditori.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di parlare
per una breve replica.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Intanto vorrei
chiedere di evitare di interpretare, ogni volta, l'intervento del
Governo seguendo una logica di sospetto, avere sospetto anche su
queste cose mi sembra esagerato.
Sei miliardi di euro sono lì da decenni; non mi pare proprio il
caso di immaginare che si sia pensato, adesso, di realizzare
operazioni politiche che non sono lecite o legittime, come mi
sembrava di capire dall'intervento dell'onorevole Cracolici.
CRACOLICI. Non ho detto questo
GIANNOPOLO. Il sospetto si sarebbe eliminato se avesse
predisposto un elenco.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Prendo atto dalla
replica che lei sta facendo e cioè che non siamo in questa
fattispecie, ne sono contento e mi sento di fornire, a questo
punto, una spiegazione tecnica.
Le somme che vengono eliminate dalle entrate, nel modo che spero
avere spiegato bene, non vengono eliminate tout court, passano al
patrimonio, che continua ad essere una voce del nostro bilancio e,
di conseguenza, proprio per questo motivo, il ragionamento che
abbiamo fatto fino adesso assume una piena valenza da un punto di
vista contabile, poiché vengono eliminate delle entrate che in
atto sono residui - e nel modo che ho spiegato - dopodiché
vengono posizionate nel patrimonio fino a quando le stesse o
verranno incassate dal concessionario, che non si esauriranno
perché tutto l'iter giudiziario deve essere svolto, e a quel
punto diventa una "sopravvenenza" e la recuperiamo tra le poste
attive, oppure è realmente persa e a quel punto viene cancellata
anche dal patrimonio.
CRACOLICI. Questo è il secondo comma, il primo ed il terzo comma
dicono una cosa diversa.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. No, guardi, le ho
spiegato l'iter che è contenuto nei commi quattro, cinque, sei,
sette, otto. Se vuole posso essere più preciso, anche in separata
sede, perché le assicuro che si tratta di una norma di assoluta
linearità.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ribadisco la mia
proposta di accantonamento, non avendo nessun sospetto e pensando
che il Governo abbia voluto fare un emendamento all'articolo che
muove dall'esigenza di pulire la spesa e pulire il bilancio.
Pur tuttavia, il Governo abbia la bontà di permettere ai singoli
parlamentari di poterlo apprezzare in un tempo adeguato, che
ognuno di noi ha bisogno, poiché non è sufficiente la sola
spiegazione del Governo.
C'è un emendamento all'articolo del Governo che è fatto di due
commi, poi ci sono altri cinque commi sostanziosi che nessuno di
noi è in condizioni di apprezzare. Quindi, il problema non è
iscrivere; probabilmente dopo che ci viene fornita una spiegazione
e dopo che ognuno di noi attiva i propri canali per avere una
maggiore conoscenza di merito del provvedimento, personalmente non
escludo neanche di apprezzarlo positivamente e la ragione
dell'accantonamento sta in questo.
Lo chiedo anche ai colleghi della maggioranza, al fine di dare il
tempo necessario al Parlamento per poterlo apprezzare.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, accogliendo la
sollecitazione dell'onorevole Speziale, si potrebbe suggerire al
Governo di sottoporre al voto d'Aula l'articolo 8 così come
formulato e approvato dalla Commissione Bilancio; la proposta
aggiuntiva del Governo, portata questa sera in Aula, potrebbe
essere, invece, inserita nell'elenco degli aggiuntivi che più
tardi valuteremo con approfondimento.
Sarà possibile, sicuramente, più tardi, tra qualche minuto,
approfondire e fornire gli elementi di chiarimenti che poc'anzi
l'onorevole Speziale esigeva e chiedeva, e anche da parte nostra
potere illustrare in modo più efficace la validità della norma.
Secondo me è un modo per andare avanti più speditamente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per fornire la
replica.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, per carità, se è necessario si fa senz'altro
PRESIDENTE. E' utile, onorevole Pagano.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, però dinnanzi ad una Corte dei Conti che chiede
espressamente di aggredire in maniera chiara la problematica e
che finalmente viene elaborato un testo complesso - perché,
rispondendo all'onorevole Cracolici, questo testo arriva adesso in
quanto i nostri uffici hanno lavorato per settimane per formulare
questo stesso testo - è chiaro che alla fine, con tutte le
complessità del caso, diventa anche articolata la formulazione e,
quindi, la presentazione.
SPEZIALE. Onorevole assessore, perché non lo portava in
Commissione?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Però, pur non di
meno, - siccome capisco la cultura del sospetto, perché vi
appartiene come cultura, e lo sappiamo - noi siamo disponibili, da
questo punto di vista, a seguire l'iter che ha poco fa illustrato
l'onorevole Leontini.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per quanto riguarda l'argomento
da lei sollevato, onorevole Speziale, avete tutti ragione nel
chiedere tempi sufficienti per capire i documenti del Governo
quando sono del Governo, così come i Presidenti dei gruppi
parlamentari potrebbero fare altrettanto quando si tratta dei
Presidenti dei gruppi parlamentari; è una lacuna del nostro
Regolamento che lo consente e cercheremo di ripararvi. Voi
ritenete non sia giusto che all'ultimo momento vengano presentati
emendamenti non suscettibili di un'analisi profonda, ma finché
esiste questo Regolamento, personalmente, non lo posso impedire.
Il fatto politico è un altro. Si è trovata una soluzione - me ne
compiaccio -, credo che l'onorevole Cintola a questo punto non
abbia più motivo di intervenire, però teniamo presente che vi
ricorderò questo argomento a più riprese, quando un piccolo
emendamento al Regolamento evaso va fatto, perché questa è una
maglia di una rete che va ricucita.
Pongo in votazione l'articolo 8.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Resta stabilito che alla fine vi sarà l'emendamento aggiuntivo
del Governo.
Si passa all'articolo 11, precedentemente comunicato.
Comunico che è stato presentato l'emendamento 1.1 a firma degli
onorevoli Fleres, Catania ed altri.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. La norma
"imprenditoria giovanile" comprende ovviamente anche le
imprenditrice all'interno di quella fascia di età.
LEONTINI. Non è così, è disciplinato da una altra cosa
FLERES. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi le disposizioni
agevolative che riguardano l'imprenditoria giovanile e femminile
hanno sempre avuto un percorso parallelo e reciprocamente
condiviso, in quanto la Regione ha sempre ritenuto di dovere
privilegiare gli investimenti in materia di aziende e di
imprenditoria in genere, giovanile e femminile.
Mi sembrava molto coerente, trattandosi di regime di aiuto
assolutamente identico in entrambi i casi, che anche le
agevolazioni di natura fiscale fossero rivolte ad entrambe le
categorie di aziende in maniera espressa, piuttosto, che in
maniera tacita.
Per questo motivo ho ritenuto di presentare l'emendamento che
rendesse assolutamente chiaro che l'agevolazione di natura
fiscale, prevista da questa disposizione, fosse applicabile sia
alle imprese giovanili che a quelle femminili. Intendo dire che
tutto il regime di aiuto che riguarda l'imprenditoria giovanile è
identico a quello dell'imprenditoria femminile.
Viceversa, si sarebbe verificata una discrasia o si
verificherebbe una discrasia nel momento in cui, invece, questo
tipo di intervento fosse diverso per una categoria o per un'altra.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo conto di
quanto detto, pur tuttavia, c'è un giovanile che è maschile e
femminile e c'è un femminile che viene aggiunto, che non è più
giovanile, diventa anche a 90 anni.
Per cui colpire il discorso del giovanile è il giovanile
maschile e femminile e favorire un imprenditoria maschile e
femminile. Se noi vogliamo aggiungere che oltre al giovanile
maschile e femminile inseriamo anche le donne più anziane, dando
una preferenza in questo senso, non si tratta di correggere la
lingua italiana, ma di invertire la tendenza e dire: al di là del
giovanile, per le donne si vuole fare un ulteriore sforzo.
Noi abbiamo predisposto un emendamento in Commissione in cui non
parliamo più di giovanile, ma di imprese a tutto piano, cioè
maschili e femminili. Noi, invece, in questo modo cosa vogliamo
che l'imprenditoria femminile, ancorché anziana, venga inserita
nelle stesse provvidenze di quella giovanile a decurtazione o ad
ampliamento?
FLERES. A decurtazione.
CINTOLA. Va bene è una valutazione che se la fornisce il Governo
la seguiamo.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei cogliere
una contraddizione che, involontariamente, abbiamo pure ribadito
in Commissione; l'articolo 11 recita al comma 1: 'al fine di
favorire lo sviluppo di nuova imprenditorialità giovanile',
ovviamente sia maschile che femminile e poi stabilisce i benefici
previsti.
Penso che l'articolo 11 è assorbito dall'articolo 12, per
l'articolo 12 avendo una fascia di applicazione più larga, assorbe
l'articolo 11, perché contiene anche l'imprenditoria giovanile
maschile o femminile.
Pertanto, ritengo sufficiente procedere all'approvazione
dell'articolo 12, perché il carattere non è legato al fatto se è
giovane o meno giovane, ma è legato al carattere di nuova
imprenditorialità che vale sia nella dizione del comma 1,
dell'articolo 11, sia nella dizione del comma 1, dell'articolo 12,
per cui penso che si possa cassare l'articolo 11 e lasciare in
vita l'articolo 12.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, voglio chiarire che il comma 2
fa un espresso riferimento alla donna, per cui stiamo affrontando
una questione assai irrilevante ed astratta.
Onorevole Pagano se crede di risolvere questo problema
richiamando ai presentatori l'emendamento che il comma 2 fa un
espresso riferimento alle donne, sarebbe il caso di andare avanti
invitando i presentatori a ritirarlo.
CAPODICASA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione
è questa: all'articolo 11 prevediamo esenzioni IRAP per cinque
anni per imprese giovanili; all'articolo 12 prevediamo esenzioni
IRAP per tutta l'imprenditoria per cinque anni. La differenza è
che nell'imprenditoria dell'articolo 12 le società dovranno essere
costituite nell'anno 2004 per settori merceologici.
Mi riallaccio all'intervento dell'onorevole Speziale, in quanto
ritengo che in realtà tra le due fattispecie la differenza sia
minima.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la differenza fra l'articolo 11 e
l'articolo 12 è enorme.
Premesso che l'arco temporale è identico perché l'abbiamo
omologato con il sub-emendamento: 'cinque anni e cinque anni',
tuttavia la grande differenza è la seguente: con l'articolo 12 -
quindi sto facendo una spiegazione chiara e spero non venga
utilizzata per aprire un altro dibattito quando arriveremo
all'articolo 12 - partiamo dal presupposto di venire incontro
all'imprenditoria di qualsiasi età che è tipica del settore
produttivo, quindi abbiamo individuato il settore produttivo e in
particolare abbiamo previsto quei quattro settori strategici che,
certamente, la Sicilia ha interesse ad incrementare, perché
evidentemente non teme la competizione con i mercati mondiali, mi
riferisco allo sfruttamento delle risorse culturali, l'industria
dell'accoglienza e del turismo, l'hi-tech, l'industria
agroalimentare più l'artigianato e qualsiasi attività produttiva
fino ad un fatturato di dieci milioni di euro.
Dall'altra parte, invece, noi mettiamo sempre cinque anni per i
giovani e la estendiamo a tutti, quindi: attività commerciali,
attività di servizio di qualche specie, tutti Allora è evidente
che in questo senso vogliamo indirizzare l'imprenditoria di un
certo livello, non certamente quella iniziale, embrionale, ma si
presuppone che si tratti di un'imprenditoria ben strutturata anche
in termini di capitale, mentre da questa parte vogliamo aiutare
tutti i giovani.
LO CURTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono commossa e
ringrazio per la gentile concessione al di fuori dei canoni
regolamentari. Sembrerebbe una incoerente posizione la mia,
giacché sono contraria all'emendamento Fleres che invece, da
donna, dovrei sostenere a favore proprio delle donne. Però a mio
giudizio l'emendamento a firma dell'onorevole Fleres, che pur
vuole essere, nel principio, corretto e opportuno per sostenere
l'avvio di attività imprenditoriali femminili, non può essere
collocato nell'ambito di questo articolo perché si troverebbe in
un sistema di assoluta incoerenza con quanto recitato dal comma 2
che fissa i limiti di età per l'imprenditoria giovanile; e allora
sembrerebbe un assurdo pleonastico o avrebbe ragione il Presidente
quando dice che si vuole estendere l'aiuto alle donne anche ad una
età senile. Credo che andrebbe riformulato in maniera diversa
oppure riproporlo in un contesto diverso di norme.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Leanza Nicola, ne
ha facoltà.
LEANZA NICOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
favorevole all'emendamento a firma dell'onorevole Fleres proprio
per le delucidazioni che lo stesso ha fornito. Cioè il regime di
aiuto per l'imprenditoria giovanile come le legge nazionale 44
del 1986, la legge nazionale 236 del 1993, da noi ben conosciute,
o le leggi siciliane come la numero 37 del 18/08/78 etc. A
queste si è affiancata nel tempo la legge 215/1992 voluta per
dare aiuto all'imprenditoria femminile.
Quindi, non dimentichiamo che le donne oggi hanno il 30% di
occupazione in meno rispetto agli uomini e addirittura il 20% di
occupazione in meno rispetto ai giovani. Quindi se all'articolo si
aggiunge l'attenzione all'imprenditoria giovanile e femminile lo
vedremmo come un aiuto per l'occupazione, e sarebbe assimilabile
nell'intenzione alla legge nazionale numero 215 del 1992, che
tantissimi risultati ha dato.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 11.1. Il parere del
Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 11.2: al comma 1, dopo le
parole le imprese che si costituiscono , aggiungere le parole
o che iniziano l'attività lavorativa . Il Parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 11.4 a firma del Governo: al
comma 1 la parola tre' è sostituita con la parola cinque'. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 11 nel testo
risultante. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 12. Ha chiesto di parlare
l'onorevole Speziale, ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
perché l'articolo 12 è stato tra gli articoli che ritengo essere
tra quelli che caratterizzano la manovra. Lo dicevamo ieri, nel
corso del dibattito generale. In una condizione di stagnazione
della nostra economia, con un PIL che stenta a crescere, con una
situazione generale che interessa negativamente anche i consumi
e anche dal fatto che nel corso degli ultimi due anni, c'è stata
una netta contrazione degli investimenti, in seguito alla
disarticolata e confusa politica del Governo nazionale, interprete
principale il ministro Tremonti, che ha finito con il determinare
un quadro normativo incerto per le imprese siciliane e
meridionali: Noi abbiamo colto questa esigenza, evidenziata dal
presidente della Sicindustria, di introdurre delle leve che
possano, in qualche modo incentivare lo sviluppo.
Io assieme al mio collega di gruppo l'onorevole Oddo, abbiamo
proposto l'emendamento in commissione Bilancio.
Debbo dire che, dopo un ampio dibattito, anche la maggioranza ed
il Governo hanno preso atto della necessità di intervenire con una
leva così significativa.
E' stato pensato poi, da parte del Governo, di individuare alcuni
settori e non tutti i settori produttivi - e questo lo considero
un elemento comunque positivo - anche se ritengo che il complesso
della manovra, messa in campo dal Governo, è assolutamente
insufficiente per stimolare una adeguata politica degli
investimenti. .Ribadisco, comunque, che l'articolo è frutto di
una iniziativa del mio Gruppo che ha voluto sollevare l'esigenza
in I Commissione, trovando poi ascolto sia nella maggioranza che
nel Governo.
Questo lo dico per amore di verità, in quanto qualcuno si è
voluto intestare la paternità di questa iniziativa, e mi riferisco
proprio alla vicenda dell'IRAP.
Tuttavia penso che questo strumento da solo non sia assolutamente
sufficiente; bisogna mettere in campo altri strumenti che
producano un effetto moltiplicatore della capacità di investire
nel nostro territorio.
Tuttavia, signor Presidente io - a nome del gruppo dei DS -
essendo stato il promotore dell'articolo esprimo sin da adesso il
voto favorevole.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, lei ha presentato un emendamento
aggiuntivo all'articolo 12. Lo ritira?
SPEZIALE. Lo mantengo perchè inserisce un altro argomento .
PRESIDENTE: Allora lo tratteremo insieme agli altri emendamenti
aggiuntivi.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi
sottolineiamo compiaciuti l'iniziativa del governo che ha accolto
una nostra indicazione, per nostra intendo riferirmi alle
indicazioni e ai suggerimenti che noi, nell'ambito del nostro
partito, abbiamo fornito al governo e al nostro assessore ma che
tutta la coalizione poi ha fatto propria.
Ricordo che in seconda Commissione è stato oggetto di un
dibattito approfondito.
Il Governo ha recepito i suggerimenti e le indicazioni, c'è stato
per altro anche una importante audizione dell'ingegnere Artioli,
il presidente degli industriali siciliani, che in questo è
intervenuto con una serie di motivazioni e indicazioni proprie e
aggiuntive.
Riteniamo che questa sia una delle più importanti indicazioni
normative inserite in questa norma e la sottolineiamo con
compiacimento.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor presidente, onorevoli colleghi, anche noi siamo
favorevoli a questo articolo perché riteniamo che esista un
problema di incentivo allo sviluppo dell'imprenditoria in Sicilia
e abbattere una tassa come quella dell'IRAP comunque sia cosa
buona e giusta, però così come è stato giusto accogliere la
richiesta della Confindustria e degli industriali, credo però che
si possa porre un'ulteriore misura di equità in questa norma
inserendo un emendamento che noi proponiamo. in un certo senso va
anche nelle cose dette qui dall'onorevole Speziale e che vincola i
benefici all'impatto occupazionale che gli stessi produrranno.
Noi abbiamo, in Sicilia, un'alta mortalità delle imprese; spesso
si enfatizza l'alto numero di nuove imprese che nascono, ma si
ragiona molto poco sulla mortalità delle imprese.
Spesso, molte di queste imprese nascono, usufruiscono degli
incentivi e dei contributi della Regione o dello Stato, ma muoiono
senza alcuna incidenza, anzi con un'ulteriore danno sulla
condizione occupazionale della Regione e sull'intero sistema
produttivo.
Noi, con questo emendamento, che riteniamo di buon senso,
proponiamo che gli incentivi alle imprese siano, collegati al
vincolo di impatto occupazionale : a parità di finanziamento, a
parità di contenzioso, a parità di incentivo, vengono privilegiate
quelle imprese che prevedono a regime un maggior numero di
occupati.
Ci sembra un incentivo per buoni e puliti investimenti per
rafforzare anche la capacità produttiva delle imprese, ma anche un
vincolo posto tra l'incentivo che si dà all'impresa e la ricaduta
occupazionale.
In questo caso, l'incentivo è collegato all'esenzione di una
tassa, però noi istituiremmo un principio che serve, non solo a
favorire le imprese, ma anche a favorire la crescita occupazionale
nella nostra Regione. Credo che - anche per i Deputati che hanno
come obiettivo prioritario quello di favorire il sistema delle
imprese e lo sviluppo di nuove imprese comunque l'obiettivo
finale sia quello della crescita occupazionale.
Se noi dissociassimo i due obiettivi, il favorire la crescita
delle imprese e l'estensione dello sviluppo, credo che mancheremmo
la finalità sociale che, invece, una norma come questa dovrebbe
avere.
FLERES. Chiedo di parlare sugli emendamenti.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, desideravo
soltanto porre l'attenzione del Governo sul terzo comma
dell'articolo 12 o sul quarto dell'emendamento dell'onorevole
Misuraca, il 12.2, perché se dovesse restare questa formulazione
noi rischieremmo di non ottenere il via libera da parte
dell'Unione europea che considererebbe questo intervento un aiuto
di Stato, invece bisogna richiamarsi a quelli che sono gli sgravi
di carattere generale e quindi eliminare la parte che prevede il
passaggio della norma a Bruxelles, altrimenti, credo che
difficilmente verrebbe accettata. La procedura è comunque
rischiosa in qualunque caso; però, se facessimo una verifica
potremmo aiutare la norma a dispiegare i suoi effetti, perché
altrimenti rischiamo di introdurre una disposizione che è
certamente interessante e positiva, che certamente aiuta i nuovi
insediamenti produttivi, ma che non potrà essere applicata mai
perché subirebbe gli ostacoli di natura comunitaria.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo chiesto la
parola per apprezzare la presentazione dell'articolo 12 che, come
diceva l'onorevole Leontini, ha fatto seguito alla presentazione
di articoli in Commissione bilancio e che rappresenta veramente un
tentativo serio da parte del Governo della Regione siciliana per
promuovere lo sviluppo di nuove imprese e, soprattutto, per
cercare di attrarre in Sicilia nuovi investimenti proponendo, non
la vecchia logica degli aiuti alle imprese con l'erogazione di
somme a fondo perduto o di altre somme, ma attraverso la
previsione di una esenzione delle imposte per favorire la crescita
del tessuto produttivo della nostra Regione.
Rispetto agli interventi che testé si sono succeduti, io voglio
attirare l'attenzione dei colleghi e del Governo a stare attenti a
modificare l'originaria impostazione dell'articolo 12, che è stata
oggetto di un ampio dibattito in Commissione attività produttive,
perché essendo un provvedimento che appartiene alla sfera degli
aiuti che il Governo intende dare a determinati settori
produttivi, la scelta del Governo è quella di aiutare un settore
anziché un altro. Si è voluto individuare alcuni settori
escludendone altri.
Per essere più esplicito: io non vedrei di buon occhio il
generalizzare sugli aiuti perché potrebbe accadere che la Regione
Sicilia, incentivi e promuova attività di tipo industriale che,
magari in altre regioni, non sono accolte. E mi riferisco
chiaramente ad attività altamente inquinanti, attività
industriali, che nel momento in cui il Governo decide di aiutare
le imprese, ha anche il diritto /dovere di stabilire quale
attività imprenditoriale aiutare e quale attività industriale
escludere da questi benefici. Perché sarebbe paradossale che la
Regione Sicilia prevedesse dei provvedimenti che vadano a premiare
le aziende respinte dalle altre regioni, perché pericolose per
l'ambiente e per la salute del cittadino.
Tutto ciò è' certamente in contrasto con le politiche di sviluppo
che questo Governo si è dato e che prevedono appunto
l'incentivazione di quei settori che sono coerenti con le
aspirazioni e le potenzialità della Regione Sicilia che sono il
turismo, l'agricoltura, l'artigianato e tutte quelle attività che
appunto sono coerenti e cogenti con le nostre potenzialità.
Quindi, ben venga questo articolo 12 che è mirato, ma si stia
attenti a non allargare la maglia al punto da includere in quei
settori imprese che recherebbero seri danni alla Sicilia.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi soffermo
più su chi sia stato il primo della classe a proporre e poi a far
sì che la Commissione, nella sua interezza, approvasse questo
articolo che considero parlamentare ed esaustivo di una volontà
comune che ha codificato una richiesta fattaci dalla
Confindustria.
Volevo intervenire perché ho ascoltato attentamente l'intervento
del collega Fleres e mi sono chiesto che se noi togliessimo il
comma 3, all'articolo 12, la Comunità europea potrebbe comunque
intervenire sia che noi la vincoliamo al de minimis , come si sta
operando ora, sia che noi non lo richiamiamo. Il problema è che in
ogni caso, se l'articolo nella sua interezza viene considerato
come un ulteriore vantaggio non accettato dalla Comunità europea,
è chiaro che ci sarà imposto di non proseguire. Quindi, togliere
il comma tre, dall'articolo 12 non ci darà la tranquillità di
potere essere sicuri del suo futuro.
FLERES Onorevole Cintola, trattandosi di un intervento di
carattere generale, ritengo non sia tra quelli considerati aiuti
di Stato. Bisognerebbe approfondire l'argomento.
CINTOLA. Se la Comunità europea interverrà, sarà bene
prevederlo. In caso contrario sarà come poter facilitare il
compito attuativo della volontà dell'Assemblea di mantenere
l'articolo 12 a sostegno delle nuove imprese.
Starei attento ad allargarlo anche agli altri emendamenti a
seguire che possono essere giusti, anzi li ritengo giusti, però
potrebbero ulteriormente dare segnali differenti da quelli che
vogliamo dare, considerato che in Commissione abbiamo detto: "ma
con questo che facciamo, diamo un colpo alle imprese che già
lavorano?" Abbiamo risposto "no, le imprese che già lavorano hanno
i loro budget in perdita, in semiperdita ma già preventivati".
Qui vogliamo dare una spallata' ad una nuova iniziativa
imprenditoriale: tutte le risorse date a chi inizia una nuova
attività, a chi vuole venire in Sicilia ad investire o ai capitali
che in Sicilia vogliono essere messi a disposizione di questa
iniziativa e, pur ritenendo che gli emendamenti a firma
dell'onorevole Misuraca abbiano una loro logica ed una loro
giustizia ed equità sociale, se ci addentriamo in un meccanismo
guardando a ciò che è stato e a ciò che sarà, ritengo che
decurtiamo l'importanza che vogliamo dare alla nuova iniziativa
che abbiamo definito giovanile, femminile, imprenditoriale in
genere, non dando altro in questa fase, visto che vi possono
essere fasi successive.
Vediamo come va; se poi ci sarà da intervenire ulteriormente,
interverremo, anche perchè non vorrei sfoltire troppo l'IRAP. Noi
ce ne stiamo appropriando nella considerazione che, da un lato, ce
ne appropriamo e, dall'altro, non paghiamo; non vorrei che il
problema s'ingigantisse al punto da destare l'attenzione di
Tremonti e Bossi, perché, in tal caso, non so cosa succederebbe.
Lo dico con molta chiarezza.
In un modo o nell'altro contiamo di recuperare questa
situazione, ma, se ci allarghiamo ancora di più, rischiamo di
pagare direttamente con conseguenti difficoltà in bilancio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Misuraca. Ne ha
facoltà.
MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido alcune
impostazioni dell'onorevole Cintola. Le considerazioni che mi
hanno portato a redigere questo emendamento, sostanzialmente,
prendono spunto da alcune osservazioni fatte in Commissione
Bilancio.
Questo primo emendamento si riferisce a quella platea di
beneficiari dell'esenzione IRAP inseriti nel secondo comma. La
nostra riflessione era partita dalla agevolazione IRAP su alcune
specifiche categorie. Con il secondo comma - come l'onorevole
Cintola ricorderà - ampliammo la platea dei beneficiari
dell'esenzione, ma ponemmo un limite di fatturato portando da
cinque a dieci milioni di euro questo articolo che amplia,
sostanzialmente, ulteriormente la platea in quanto non pone limite
di fatturato.
Condivido le considerazioni dell'onorevole Cintola sulla paura di
estendere ulteriormente la platea di beneficiari, anche perchè non
sono coinvolti soltanto soggetti associati all'Assindustria, ma
soggetti IRAP sono anche gli artigiani, visto che col limite dei
dieci milioni di euro assicuriamo la partecipazione all'esenzione
al 97% delle aziende che oggi dichiarano l'IRAP.
Signor Presidente, su questo, annuncio il ritiro dell'emendamento
12.2.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Assessore Pagano, è stata avanzata la proposta di sostituire
l'articolo 12 con un testo che adesso leggerò - non ho avuto il
tempo di distribuirlo - invito il Governo a fare proprio;
diversamente, devo farne oggetto di un emendamento di un
capogruppo - l'onorevole Cintola ne ha fatto richiesta - perché
proceduralmente così va fatto.
Ne do lettura: L'articolo 12 viene sostituito dal seguente: Al
fine di incentivare lo sviluppo dell'economia siciliana è concessa
l'esenzione dell'IRAP per i cinque periodi di imposta successivi a
quelli in corso al 31/12/03 sui redditi delle imprese di nuova
costituzione operanti ed aventi sede legale in Sicilia' .
Il contenuto di cui al precedente comma 1 è una misura di
carattere generale, costituisce una misura di carattere generale,
perché salverebbe il provvedimento dall'impugnativa europea; così
sostengono gli Uffici.
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 18.48, è ripresa alle ore 18.56)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Si passa all'emendamento 12.3.
MISURACA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 12
parla di imprese di nuova costituzione; con questo emendamento,
intendo estendere l'esenzione IRAP anche alle imprese esistenti,
limitando comunque l'esenzione a quella parte di reddito prodotto
nel 2004, in parte maggiore alla media dei redditi del 2001, 2002
e 2003.
Sostanzialmente, consentiamo delle condizioni di parità, perché,
se prevediamo l'esenzione per le aziende di nuova costituzione,
individuando intanto degli ambiti produttivi, con il secondo comma
si estende ad una platea infinita di beneficiari - pur limitando
il fatturato massimo a dieci milioni di euro -, abbiamo in tal
modo creato delle condizioni di svantaggio rispetto alle imprese o
agli artigiani che intanto operano e hanno le aziende ubicate
nella Regione siciliana.
Ed allora, per la parte di reddito che va riferita ai cinque
esercizi successivi al 2003, rapportata alla differenza con la
media del reddito degli esercizi 2001, 2002 e 2003 sulla base
imponibile, la differenza fra le due basi imponibili viene
detassata ai fini IRAP. E' questo il senso del mio emendamento:
consentire condizioni di parità fra le aziende e fra gli artigiani
che, altrimenti, si troverebbero in condizioni di disagio rispetto
ad aziende di nuova costituzione che vengono costituite a partire
dal 2004 e che producono negli stessi ambiti e settori
d'intervento, ma che si trovano certamente svantaggiati.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'emendamento per esprimere una serie di preoccupazioni, non
perchè non mi ponga il problema di politiche a sostegno dello
sviluppo in Sicilia, ma non vorrei che, in nome di questo
obiettivo, producessimo poi dei mostri che possono anche inficiare
il percorso celere che ci prefiggiamo nell'approvare la
finanziaria entro il 31 dicembre 2003.
La ragione della mia osservazione alla proposta dell'onorevole
Misuraca nasce dal fatto che noi siamo in presenza di una serie di
strumenti che già sono effettivi. Uno tra tutti il concordato
preventivo, che consente alle imprese di stabilire in un rapporto
negoziale con il fisco, le modalità e la quantità di reddito che
si negozia sulla base della media degli anni precedenti. Questo
concordato preventivo - come l'onorevole Misuraca sa -, è stato
esteso con la finanziaria che è all'esame del Parlamento
nazionale.
Insomma, abbiamo, da un lato, un sistema che alle imprese
esistenti stabilisce modalità fiscali cosiddette "agevolative",
dall'altro lato vorremmo introdurre una ulteriore decurtazione
dell'IRAP sulla quota regionale, sulla base della dichiarazione
del concordato preventivo, che, di fatto, costituisce un
meccanismo che impedisce la verifica del reddito effettivamente
prodotto. Si fa leva sul reddito dichiarato, che è semplicemente
quello legato alla media degli anni precedenti.
Considero questo un modo sbagliato di affrontare il tema del
sostegno allo sviluppo, ed in questo concordo con la ratio della
norma. Per le imprese di nuova costituzione, il cui reddito non è
definito perché ci sono alti costi di avviamento, si abbatte
l'IRAP per la quota regionale come sostegno alle iniziative di
nuova imprenditoria, nel primo caso giovanile, in questo caso
estesa a tutti i soggetti al di là della fascia di età. Questo sì
che costituisce un modo per sostenere la nuova impresa
Ma, intervenire su strumenti regionali, su pratiche fiscali che
fanno leva su politiche generali - ripeto, una tra tutte la
politica fiscale introdotto dalla finanziaria nazionale -, mi
sembra un modo che ci porta direttamente verso un contenzioso con
lo Stato che potrebbe indurre il Commissario dello Stato a
sollevare non poche obiezioni sulla effettiva natura di aiuto che
questa norma determina.
MISURACA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MISURACA. Signor Presidente, intervengo per illustrare
l'emendamento 12.3 che ha una valenza di carattere prettamente
tecnico. Il testo sostanzialmente rettifica il termine reddito, e
lo rettifica correttamente perché, nella determinazione dell'IRAP
non si mette a valore il reddito, bensì la base imponibile;
infatti, onorevole Cracolici, lei può avere imprese artigiane con
reddito pari a cento, ma la base imponibile ai fini IRAP può
diventare cinquecento, perché, nel calcolo della base imponibile
IRAP, lei computa anche gli interessi bancari, anche gli interessi
passivi.
L'emendamento da me presentato con il concorso degli Uffici del
bilancio consente di chiarire, e poi rendere effettiva, la
dichiarazione dei redditi.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole
Formica il sub-emendamento 12.3.2 all'emendamento 12.3.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
nuovamente su questa materia perché la reputo uno dei punti
centrali che caratterizzano questa manovra.
Anticipo che sono d'accordo, in parte, con l'emendamento
dell'onorevole Misuraca. Noi più volte ci siamo posti il problema
degli aiuti differenziati e non abbiamo potuto fare a meno di
considerare che spesso, come del resto ha fatto rilevare
l'assessore Pagano, nel passato in Sicilia nel settore degli aiuti
alle imprese si è verificato il fenomeno del mordi e fuggi'. Cioè
quel fenomeno caratterizzato dalla peculiarità di 'predatori' o
comunque di imprenditori che venivano in Sicilia, non solo per
cercare di creare una nuova impresa, ma per beneficiare degli
aiuti che venivano garantiti a questa nuova impresa, creando, di
fatto, delle distorsioni di mercato e lasciando poi dietro di sé
delle persone che erano state illuse di trovare un posto di
lavoro, ma che in realtà erano state lasciate sul lastrico, senza
una occupazione e senza la possibilità di trovare nuova
occupazione.
In Commissione Bilancio' abbiamo sollevato il problema
proponendo di estendere a tutte le imprese, e non solo alle nuove
imprese, questi benefici, perché riteniamo che una misura di
questo tipo, interessando una vasta platea di attività, esistenti
o nuove - ora dirò perché, quelle nuove hanno già degli aiuti a
parte -, evitava una possibile distorsione in alcuni settori
peculiari della nostra economia, come per esempio il settore
agroalimentare. Cosa potrebbe accadere se in Sicilia arriva la
Parmalat, che è un gigante in questo settore? Ma potrei citare
anche esempi di imprese estere, che vanno a competere, utilizzando
questi aiuti di Stato, con le nostre aziende siciliane, creando,
grazie alle capacità ed ai mezzi certamente superiori, una
distorsione di mercato che danneggia notevolmente le nostre
imprese.
Pertanto, sono d'accordo all'emendamento dell'onorevole Misuraca,
cioè all'estensione dei benefici a tutte le imprese esistenti per
evitare distorsioni di mercato, con l'esclusione però delle
imprese del settore chimico e petrolchimico, perché non intendiamo
incentivare settori inquinanti e che non hanno alcuna analogia con
la prospettiva di sviluppo del nostro sistema siciliano.
Oltrettutto, è bene considerare che le nuove imprese che sorgono
in Sicilia beneficiano di tutte le leggi esistenti - dalla 488 a
tutte le altre, chiamiamole così, di contrattazione territoriale -
le quali prevedono un input per la formazione e l'avvio delle
nascenti attività imprenditoriali.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di là delle
perplessità sollevate dall'onorevole Cracolici - ma, credo che
l'assessore Pagano prima della votazione dell'articolo nel suo
complesso darà delle risposte -, ritengo che non vi è dubbio che
una norma così scritta, per quanto si possa estendere la platea a
più soggetti o limitarli ad alcuni, sicuramente è una norma che
produce minori entrate, quindi, dovrebbe essere soggetta a
copertura finanziaria, cosa che nel testo dell'articolo 12 non si
evince.
Stiamo parlando di IRAP e, giustamente, l'onorevole Cracolici,
che ha condiviso con il suo Gruppo nel corso dei lavori in
Commissione, come tutti i Gruppi parlamentari, lo spirito di
incentivare la creazione di nuove imprese, vorrebbe procedere.
Ma, c'è il rischio che il Commissario dello Stato impugni questa
norma, perchè l'IRAP, per quanto di competenza della Regione,
rientra in un quadro più complesso di trasferimenti di fondi dallo
Stato alla Regione.
Allora, credo che questo è un passaggio che l'onorevole Pagano
chiarirà all'Aula prima che si voti questo articolo nella sua
formulazione. Per quanto attiene al sub-emendamento dell'onorevole
Formica, non posso che essere d'accordo con lui. Deve esserci una
nuova tendenza nei confronti dello sviluppo di nuova
imprenditoria, cercando di rinunciare il più possibile a quel tipo
di settori imprenditoriali che, comunque, pur rispettando le leggi
(perché non si può fare impresa se non c'è il rispetto delle
norme), sono un grosso rischio per ciò che concerne la salute dei
cittadini e la salute complessiva del territorio nel quale
operano. Pertanto, esprimo il mio parere favorevole al sub
emendamento 12.3.2 dell'onorevole Formica.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo al
Governo - considerato che dopo tanto tempo ha proposto una norma
chiarissima, ha portato in quest'Assemblea, finalmente, una
politica attiva per il lavoro -, che si proceda ad approvare
l'articolo 12 nella sua formulazione originaria, al fine di
evitare complicazioni a chiunque possa trarre benefici da questo
articolo.
Dovremmo salutare con grande serenità, con grande gioia questa
inversione di tendenza.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 12.3.1
all'emendamento 12.3.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Mi rimetto
all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione il sub emendamento 12.3.2
dell'onorevole Formica. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Mi rimetto
all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi �� favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 12.3 dell'onorevole
Misuraca.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 12.4 del Governo.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 12.1 degli onorevoli Forgione e
Liotta.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 12 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Speziale
l'emendamento aggiuntivo A.156 riguardante la stessa materia
dell'articolo 12.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, durante i lavori in Commissione si
era deciso di autorizzare l'IRAP come una delle leve che potevano
in qualche modo incentivare lo sviluppo e l'occupazione; ma non
poteva certamente essere l'unica misura quella che adesso viene
emendata dall'onorevole Misuraca.
Noi pensiamo che ci debba essere un complesso di misure che, in
una fase in cui c'è una profonda stagnazione nella nostra
economia, permetta un rilancio, sia economico che occupazionale. E
una sola misura non è assolutamente sufficiente. Tanto meno le
misure che prevediamo in questa finanziaria, di per sé, possono
costituire in alcun modo un volano per l'economia.
Ecco perché ho presentato un emendamento aggiuntivo che tende a
stimolare l'occupazione e a dare un beneficio alle aziende che già
operano nel territorio siciliano con un numero di dipendenti
inferiore a quindici. Se queste aziende procedono ad un piano di
occupazione, possono avere una riduzione dell'IRAP pari al 50 per
cento, che è altra cosa rispetto alle ipotesi avanzate
all'articolo 12 in cui si dà una riduzione dell'IRAP per i
prossimi cinque anni alle nuove aziende che si costituiscono in
Sicilia.
Pertanto, ritengo che le due misure possano integrarsi in un
programma organico di intervento, e non mi spiego perché il
Governo dà il parere contrario ad un provvedimento che potrebbe
essere utile soprattutto per il settore della piccola e media
impresa, che in qualche modo agevole l'occupazione.
Quindi, invito i colleghi, anche la maggioranza, ad apprezzare
l'emendamento.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio
voto favorevole all'emendamento dell'onorevole Speziale. Ritengo
che l'atteggiamento dell'assessore Pagano si stia dimostrando nel
corso dei lavori piuttosto altalenante, sembra che manifesti una
sorta di repulsione per ogni normativa che miri all'aumento
dell'occupazione e del lavoro.
Tutto ciò spiegherebbe anche la sfuriata, con abbandono del campo
di battaglia e dei banchi del Governo, stamattina, quando è stato
approvata la norma che estende la platea dei lavoratori LSU che
mirano alla stabilizzazione.
Insomma stiamo, l'onorevole Speziale propone di estendere la
norma ad aziende che abbiano meno di 15 dipendenti per
incrementare e favorire l'occupazione.
Onorevole Assessore, mi è difficile comprendere perché ogni
qualvolta si voglia attribuire una lira ad un'impresa al fine di
estendere l'occupazione, lei esprima parere contrario, quando
ritengo sia necessario assegnare delle somme alle imprese per
favorirle, a prescindere dal fatto che tali somme servano ad
incrementare l'occupazione. Non comprendo, infatti, perché
dovremmo aiutarle, se non proprio per estendere la loro capacità
produttiva e quindi favorire un processo di incremento
occupazionale.
Lei, invece, si dichiara contrario e lo fa con una cattiveria che
nemmeno i vecchi padroni delle ferriere avrebbero dimostrato
Credo che questo emendamento, in una Regione dove il tessuto
produttivo è costituito, per la gran parte, da piccole e medie
aziende - e guardate che non vi propongo alcun subemendamento di
carattere ipersindacalista che proporrebbe, comunque, che tali
somme vengano finalizzate al rispetto delle normative sul lavoro,
fatto che potrebbe addirittura apparirvi di natura sovietica -
ritengo che una norma che favorisce le piccole imprese con meno di
15 dipendenti, che incrementano l'occupazione e soltanto quelle
imprese, sia una norma di buon senso.
Il fatto che vi ostiniate, signori del Governo, ad opporvi ad
ogni finalità sociale del denaro assegnato agli imprenditori, è
davvero intollerabile e non vi fa certo onore.
CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Speziale, forse non ho ben compreso e vorrei chiarimenti in
merito. Credo che qualsiasi impresa di nuova costituizione, sia
essa composta da 10, 13 o 14 dipendenti paga l'Irap, come tutte le
imprese di nuovo investimento, mi chiedo perché limitarla al 50%.
SPEZIALE. Si riferisce ad imprese già esistenti?
CINTOLA. Mi permetta di concludere, onorevole Speziale. Mi chiedo
come si possa scrivere, cito testualmente: per tre periodi
successivi all'anno 2003 l'Irap è ridotta al 50%'. Quando potremmo
accorgerci che le aziende hanno proceduto all'assunzione di nuovo
personale? Alla fine dei tre periodi, cioè nel 2004?
Come è possibile collegare tecnicamente l'emendamento alla
fattibilità dell'emendamento stesso?
Se dobbiamo fare l'accertamento nei tre periodi successivi,
allora, lo faremo alla fine del 2005 o addirittura nel 2006.
Riterrei opportuno, quindi, modificare l'emendamento. Oggi, ho
accettato l'emendamento dell'onorevole Misuraca così come era
stato presentato con grande sofferenza, vista la sua
farraginosità, tuttavia questo non posso accettarlo, perché è in
contrasto con quanto ha chiesto l'Associazione degli industriali e
con quanto era stato stabilito in Commissione 'Bilancio'.
ODDO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a mio avviso risulta
incomprensibile il modo in cui il Governo attenziona questo
emendamento, sia per il riflesso che esso potrà avere dal punto di
vista dell'impatto finanziario, sia per il fatto che l'esenzione
totale concerne soltanto le imprese di nuova costituzione.
Non guardiamo, invece, ad un aspetto che, secondo me, è
assolutamente importante, cioé quello che questo Parlamento e
questo Governo possono convincersi che l'emendamento è positivo
per quanto concerne le imprese esistenti.
Se andiamo avanti così, ci convinciamo che l'esenzione, per
quanto concerne le nuove imprese, vuol dire guardare ai settori
produttivi, con l'auspicio e comunque, con la convinzione che
incrementeremmo l'occupazione in Sicilia in maniera rilevante.
Mi pare che, tutto sommato, non sia così.
Non è vero, infatti, che - se facciamo la sola esenzione per
quanto concerne le nuove imprese che andranno ad insediarsi nella
nostra Regione - comunque, abbiamo dato seriamente uno strumento
in grado di incrementare l'occupazione in Sicilia: è inutile
ripetere che evidentemente c'è tanto bisogno perché la percentuale
di disoccupati è molto elevata rispetto anche alla media
nazionale.
Mi permetto di dire che l'assessore Pagano dovrebbe un po' più
attenzionare l'aspetto che riguarda anche i riflessi relativamente
all'impatto finanziario. Esso, infatti, mi sembra modesto e
invece, l'automatismo che si va ad innescare, mi sembra
assolutamente interessante perché dà la possibilità, senza
complicarci la vita, di fare in modo che chi assume nuovo
personale per tre periodi (si potrebbe dire, addirittura, che per
questi tre periodi quel personale è inamovibile, ma non voglio
andare ad interpretazione e forzare), usufruisca dell'abbattimento
del 50 per cento dell'IRAP.
Non mi pare che, così come è scritto, possiamo procedere ad
interpretazione di chi sa quale natura. Il meccanismo mi pare
chiaro. La scelta è mirata essenzialmente a produrre veramente
possibilità che piccole imprese, con al massimo quindici
dipendenti (si dà anche un segnale alla piccola impresa diffusa,
alla piccola impresa siciliana) di potersi meglio organizzare e
perché no, di poter avere un incentivo ad assumere nuovo
personale.
Magari, guardate questo personale potrà essere pure assunto. Ma
voi sapete come?
Non vorrei introdurre il problema di cosa significhi il lavoro
nero per le piccole imprese. Ma guardate che, anche da questo
punto di vista, mettere in campo incentivi, automatismi di questo
tipo per permettere nuove assunzioni, può anche limitare il
fenomeno del lavoro nero.
Capisco che dirlo, evidentemente, può sembrare esagerato, ma
credo che anche una ricaduta positiva in questa direzione è
possibile che accada.
Allora, concludo, signor Presidente, dicendo che mi pare
opportuno e ragionevole che il Governo, nella persona
dell'Assessore per il bilancio e le finanze valuti meglio quali
siano le ricadute e l'impatto finanziario e, dopo un
approfondimento - che credo possa essere anche legato a pochi
minuti -, si possa serenamente decidere, unitariamente, di mettere
in campo quest'altro strumento.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Assessore, ritengo che il significato della norma debba essere
apprezzato. Mi pare di poter dire, però, che esso è manchevole di
alcuni aspetti. Questa mancanza serve a creare - lo dico
oggettivamente - una disparità visibile di trattamento fra chi è
attualmente nel mercato e chi nel mercato dovrebbe esserci dal
prossimo anno in poi.
Per capire: un'industria che opera nel 2003 e che fa nuove
assunzioni non viene adeguatamente supportata rispetto a questa
stessa realtà che comincia col 2004. Credo che se noi colleghiamo
ciò all'emendamento dell'onorevole Speziale, il risultato sia che
chiunque faccia nuove assunzioni, abbia una possibilità di sgravio
del 50%, per intero potrebbe essere lo stesso...
CINTOLA. Basterebbe una nuova assunzione?
CRISAFULLI. Se si tratta di aziende al di sotto dei 15
dipendenti, basta anche una. Credo che tutto ciò consentirebbe
un'espansione dell'occupazione. Per quanto mi riguarda, onorevole
Cintola, sono dell'opinione che possiamo operare una scelta ancora
più coraggiosa: oggi, siamo qui riuniti e fra poco discuteremo
relativamente alla zona franca sugli investimenti finanziari;
qualcuno mi dovrà spiegare perché per le aziende finanziarie
dobbiamo creare la zona franca e non possiamo, invece, realizzare
un'area in cui si fa un investimento produttivo, un'area che crea
occupazione ed ancora perché le stesse aziende che operano e
creano nuove occupazioni non possano automaticamente accedere ad
un meccanismo di sgravio fiscale nei confronti dello Stato e
dunque della Regione siciliana.
Se questa è una filosofia a cui vogliamo accedere, credo che sia
una scelta intelligente. Non dico che la norma, così com'è, non
funziona, ritengo che essa, così com'è, deve essere integrata da
una visione più ampia considerato che in Sicilia abbiamo una
situazione anomala e che tale anomalia è legata alla legge 30,
onorevole Cintola, una legge che ha promesso non mi ricordo più
quanti sconvolgimenti occupazionali.
CINTOLA. Ed ha prodotto circa 400 miliardi di debiti che non
abbiamo pagato
CRISAFULLI. Onorevole Cintola, mi permetta di aiutarla in questo
sforzo. Abbiamo soppresso la legge 27 che funzionava per fare
questo capolavoro della legge 30; abbiamo istituito con la legge
30 un automatismo che stabilisce che se entro 45 giorni non si
rispondeva, si attivava un meccanismo con l'INPS; abbiamo
soppresso il meccanismo dell'automatismo e la legge 30 non
funziona e le autorizzazioni non arrivano. Dopodiché, ci
ritroviamo un settore, che è quello dell'occupazione, della nuova
occupazione, della nuova possibilità di lavoro che è impantanato,
avendo accumulato circa 400 miliardi di debiti, senza che si siano
fatte le istruttorie definite, per cui la Regione, nei
fatti,dichiara che incentiverà le nuove occupazioni ma, in verità,
non è così.
Quanto scritto nell'articolo 12 è una filosofia che ritengo possa
essere utilizzata più articolatamente per consentire che le nuove
occupazioni abbiano una detrazione automatica e per mettere le
aziende in condizione di potere contare su un meccanismo che
consenta allo Stato di pagare meno ed avere maggiori agevolazioni
per gli investimenti, tanto più se ciò sarà finalizzato alla nuova
occupazione.
Pertanto, non soltanto mi pronunzio favorevolmente
all'emendamento dell'onorevole Speziale, ma credo che debba farlo
anche il Governo e lo invito, se mi è consentito, a riflettere
sulle argomentazioni addotte che possono, sicuramente, aiutare
tutti noi e a fare una norma organica che ci consenta di avviare
un nuovo processo di aiuti all'imprenditoria nella nostra Regione.
ACIERNO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a contenere i tempi.
Onorevole Acierno, ha facoltà di parlare.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo di essere
sempre rispettoso dei tempi regolamentari, però, considerato che,
alla fine, il lavoro che si produce in Commissione, risulta vano -
mi riferisco in particolare a questo articolo che era un articolo
di iniziativa parlamentare, ma non della maggioranza parlamentare,
di tutto il Parlamento - ora, a mio avviso, stiamo ritornando ai
vecchi schemi, col gioco del primo della classe
Quando viene proposto un emendamento come quello dell'onorevole
Speziale, intanto, credo che sia un incentivo a non fare crescere
le imprese. Infatti, chi ha una impresa con 15 dipendenti o fino a
15 dipendenti, con una norma di questo tipo, sicuramente, non
procederà a creare nuovi posti di lavoro, considerato il fatto che
fino a quando rimarrà con 15 dipendenti per tre anni avrà
l'esenzione al 50 per cento dell'IRAP.
Il problema é un altro: abbiamo idea di quanto incide l'IRAP
sull'imposizione fiscale di una impresa?
Mi sembra, quasi, di trovarmi nella regione Lombardia, dove la
piccola e media impresa ha un fatturato intorno ai 40 o 50
miliardi, ma ritengo che noi siamo sempre il Parlamento siciliano,
se nel frattempo la terra non ha girato in un'altra maniera,
quindi, stiamo discutendo del 4,25 per cento su una base
imponibile calcolata tra le entrate e i costi compresi quelli del
personale, stiamo parlando di numeri microscopici, non vi é dubbio
che sicuramente qualunque incentivo dato all'impresa è sempre un
incentivo, ma abbiamo appena approvato l'emendamento 12.3 con i
relativi subemendamenti che recano che tutte le imprese, con mezzo
dipendente o 50 mila dipendenti, già esistenti, quindi non di
nuova istituzione, sulla base dei calcoli degli ultimi tre anni
rapportati al 2004 hanno l'esenzione dell'IRAP.
Allora, onorevole Speziale, lei è una persona di buon senso; se
questo è il gioco a fare il primo della classe, lei ha giustamente
il dovere di farlo se lo vuole, ma poiché quanto da lei previsto
soltanto per le aziende fino a 15 dipendenti, invece, viene
applicato anche per le aziende che hanno più di 15 dipendenti,
ritegno che il suo sia un emendamento riduttivo per lo sviluppo
dell'impresa in Sicilia e la invito, per la saggezza che l'ha
sempre contraddistinta, a ritirarlo.
FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò telegrafico,
in quanto condivido molte delle osservazioni testé formulate
dall'onorevole Acierno. Desidero sottolineare soltanto un aspetto
che non è emerso in questo dibattito: stamattina il Governo
annunziava l'esigenza di predisporre un testo quadro in materia di
lavoratori socialmente utili.
Devo ammettere che, mentre stamattina sostenevo l'opportunità di
intervenire nelle more delle predisposizione di questo testo,
questa sera, relativamente alla questione che stiamo discutendo e
all'emendamento dell'onorevole Speziale, sostengo la tesi
esattamente inversa.
Sul tema dell'esenzione fiscale credo che sia opportuno
predisporre un testo organico che complessivamente riordini la
materia, anche perché essa, nell'impostazione data
nell'emendamento dell'onorevole Speziale, introduce alcuni
elementi estremamente interessanti.
Non sono sicuro che questo tipo di intervento favorisca
l'obiettivo che si prefigge l'onorevole Speziale ma non sono
sicuro del contrario; dico però che attorno al tema dell'esenzione
fiscale o della riduzione dell'imposta ruotano altri temi che
riguardano l'emersione del lavoro nero, l'emersione dell'evasione
fiscale, l'incentivazione nell'attività di insediamento produttivo
in Sicilia, gli aiuti che vengono disposti a favore delle attività
produttive, quindi, ora più che mai, ritengo sia opportuno un
intervento quadro in materia di esenzione fiscale o di riduzione
fiscale, proprio perché è opportuno leggere, nel suo insieme,
tutte queste misure, andando ad individuare gli aspetti più
rilevanti ai fini di un aumento della appetibilità ad investire da
parte della nostra Regione, un aumento degli interventi a favore
delle attività produttive della nostra Regione e dell'
occupazione.
Mi permetto di esprimermi in maniera negativa rispetto
all'emendamento dell'onorevole Speziale non perchè consideri
negativo di per sè il tipo di intervento che egli propone, ma
perchè richiede una più complessiva valutazione, anche alla luce
di un dato: oltre il 75,77 per cento delle imprese siciliane
hanno un numero di dipendenti inferiore a 15 e, dunque, non è vero
che l'impatto economico è limitato rispetto al bilancio della
Regione; rispetto ad esso, è consistente e, di contro, a fronte
di questo impatto finanziario non secondario, non esiste, al
momento, una pari garanzia relativa alla opportunità e all'effetto
di natura occupazionale che la misura stessa verrebbe a
determinare.
CATANIA FRANCO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CATANIA FRANCO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che questo articolo contribuisca e contribuirà a creare delle
disparità tra le aziende che esistono, già consolidate, e quelle
che nasceranno in virtù del fatto che, probabilmente, possono
prendere questi benefici attraverso la nascita di nuove aziende:
"fatta la legge, trovato l'inganno"
Penso che forse il Governo abbia chiaro che tante aziende saranno
costrette a chiudere e, probabilmente, si ricicleranno diventando
nuove. Mi riferisco a quello che si è fatto negli ultimi anni (io
ho cercato di intervenire poco su questo argomento), all'articolo
10 della legge 27, in base alla quale praticamente le aziende
hanno assunto con la promessa di avere dei contributi che non sono
mai stati dati e il Governo si è difeso sostenendo che tali
contributi non potevano essere erogati in quanto la Comunità
Europea affermava che ledevano il principio di concorrenza con
gli altri Paesi della Comunità.
Ebbene, poi, successivamente è stata fatta la legge numero 30 per
sopperire appunto a queste difficoltà. Nella legge numero 30 non
vengono messi stanziamenti da circa due, tre anni e questo porterà
inevitabilmente le aziende a chiudere. Le aziende chiuderanno
perchè il Governo prende in giro i siciliani, in quanto fa le
leggi e non predispone i finanziamenti per far fronte all'impegno
che ha assunto nei loro confronti.
Sentivo dire in televisione, l'altro ieri, che la Sicilia ha il
primato negativo di avere molta disoccupazione e io ringrazio
tutti quelli che si attrezzano per poter lavorare, anche non messi
in regola, perchè sostengono l'economia di questa Sicilia e non
questo Governo che fa di tutto per affossarla, in quanto non ha
fatto alcunchè per gli imprenditori e - lo ripeto - sta facendo
chiudere tutte le aziende.
E' inutile che fate un provvedimento che è solo di appannaggio e
poi nulla darà, in quanto volete che le aziende chiudano perchè
si riaprano quelle nuove.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, devo dire che vorrei limitare il
mio intervento semplicemente ad alcune considerazioni, già svolte
anche da parte dell'Assessore per il bilancio, in riferimento
all'articolo ed all'emendamento presentato dal collega Speziale.
Il Gruppo dei DS, e con esso il centrosinistra, ha cercato di
proporre una serie di strumenti a sostegno dello sviluppo, uno tra
questi l'IRAP, non solo per l'assunzione del personale ma anche
per l'introduzione di un prestito d'onore in Sicilia; insomma, un
pacchetto di iniziative che sostenga l'occupazione e lo sviluppo.
Nel merito - lo dico al collega Acierno e all'Assessore per il
bilancio, che era consenziente rispetto alle affermazioni del
collega Acierno - l'emendamento approvato dell'onorevole Misuraca
si limita ad esentare dal pagamento IRAP la quota aggiuntiva alla
crescita rispetto alla media 2001-2003. Quindi non si paga la
parte di IRAP sulla quota aggiuntiva del reddito prodotto nel
2004.
L'emendamento Speziale afferma l'abbattimento dell'IRAP dovuta,
non in funzione della crescita del reddito, ma del reddito tutto
prodotto per l'anno 2004, per le imprese che assumono sotto i
quindici dipendenti.
Voglio ricordare a chi afferma che ciò provoca una minore
entrata del bilancio della Regione che, se viene assunto un
lavoratore dipendente in un'impresa, questi paga regolarmente
l'IRPEF, l'IRPEF viene riscossa dalla Regione siciliana. Forse,
altro che minori entrate L'assunzione di nuovo personale produce
maggiori entrate per la Regione dal punto di vista fiscale e
determina una condizione di maggiore benessere per chi, magari
oggi lavora in nero e domani potrà avere un'assunzione stabile e
indeterminata.
RAITI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
apporre la firma all'emendamento Speziale perchè ritengo
assolutamente fondate le motivazioni addotte dai colleghi che mi
hanno preceduto che sostengono questo emendamento.
Non posso fare a meno di richiamare l'attenzione dell'Assessore
per il bilancio e quella sua, signor Presidente, sui risultati
del rapporto della Fondazione Curella, alla cui presentazione lei
ha ieri partecipato. In tale rapporto si afferma chiaramente
che, nell'anno che sta per chiudersi, lo sviluppo della nostra
Sicilia è assolutamente regredito rispetto al passato.
Abbiamo un incremento del prodotto interno lordo pari all'uno per
cento e chi, in questa Regione, produce reddito, soprattutto le
piccole e medie imprese che sono la maggior parte - lo sappiamo
tutti - del tessuto produttivo siciliano, cioè a dire quelle
imprese che hanno meno di quindici lavoratori, sono quasi il
novanta per cento del settore produttivo. Tali imprese, secondo il
rapporto Curella, sono cresciute dello 0,5 per cento, cioè ancora
meno rispetto a quello che è stato il trend già minimo della
crescita del prodotto interno lordo della Sicilia.
Allora è chiaro che un emendamento di tal fatta va nella
direzione auspicata: quella di innescare, per quello che è
possibile (capiamo tutti, infatti, che l'incentivo della
riduzione del cinquanta per cento dell'IRAP non è una grande
cosa), che sarebbe opportuno - come sosteneva l'onorevole Fleres -
fare una legge ad hoc che disciplini in maniera organica tutti i
possibili incentivi a quelle imprese che producono e che
dovrebbero far sviluppare l'economia in Sicilia, sapendo che il
ragionamento fatto dall'onorevole Cracolici è assolutamente
condivisibile perché, creando occupazione, creando l'incrementoi
del prodotto interno lordo, si ha un aumento delle tasse che
vengono riscosse in Sicilia, un aumento dei prelievi sul reddito
imponibile.
Questo emendamento certamente va nella direzione auspicata che è
proprio quella di dare un incentivo a chi assume. Quindi oltre a
dare un volano di sviluppo, cosa che viene fatta complessivamente
con l'articolo, lega tale volano anche all'occupazione, dato
assolutamente importante che tra l'altro mette insieme anche le
esigenze previste dall'emendamento presentato dall'onorevole
Forgione che vorrebbe, appunto, - così come ci ha spiegato -
legare la possibilità di esenzione Irap alla possibilità di
incremento occupazionale.
Ritengo - ripeto - che questo emendamento metta insieme tutte
queste esigenze. Certamente non è esaustivo di tutto ciò che si
potrebbe fare nella materia, ma è un segnale positivo, è un passo
avanti che non produce spese, che, a fronte di minori entrate
immediate, certamente nel medio e lungo periodo produce maggiori
entrate alla Regione.
Per tale motivo, auspicherei che il Governo lo facesse proprio.
Se riteniamo che questo emendamento produca i risultati sperati,
a fronte del fatto che nessuno vuole fare il primo della classe,
sarebbe giusto - ripeto - che il Governo lo recepisse e lo
facesse proprio, in modo tale da approvarlo e da dare quanto meno
un segnale assolutamente positivo a coloro i quali si sforzano di
fare occupazione e di creare sviluppo in questa Terra.
PRESIDENTE Comunico che è stato presentato il subemendamento
A.156.1 a firma degli onorevoli Speziale e Oddo, all'emendamento
A156, dell'onorevole Speziale.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, questo emendamento certamente è demagogico, non può
essere accettato, anche perché finora abbiamo assistito ad una
vera e propria aggressione con termini che non si usavano nemmeno
negli anni '70, '80, adesso usare demagogico pure per l'ex partito
comunista, evidentemente, è diventato un problema. Ne prendiamo
atto.
La norma non può essere approvata.
Primo perché non è assolutamente praticabile. Per tre periodi
successivi all'anno 2003 bisognerebbe misurare il numero di
dipendenti, realizzare la base imponibile, comunicarla all'Agenzia
delle entrate attraverso la dichiarazione dei redditi in un
periodo successivo al 2006, dopodiché la stessa dovrebbe essere
oggetto di una verifica di base imponibile e da qui le imposte da
pagare
Mi pare che più macchinoso di così non potrebbe essere
Secondo: la norma è superata dal sub emendamento dell'onorevole
Misuraca. Là, in maniera chiara, è stato detto che la base
imponibile che trovi un incremento (e la base imponibile è la base
su cui viene calcolata l'Irap) rispetto ad un parametro iniziale -
che adesso non ricordo quale sia, ma che certamente era anteriore
all'entrata in vigore della legge- diventava elemento per dare
una concessione ed in questo caso una esenzione di tasse, di
imposte al contribuente.
Terzo: noi non possiamo concedere, come Governo, parere
favorevole su un qualcosa che non è definito in termini di massa
finanziaria, perché un conto è la nuova iniziativa
imprenditoriale, un conto è la massa finanziaria che deriva da un
qualcosa che ancora non sappiamo quantificare o che non siamo in
condizioni di quantificare; per cui un Governo che deve misurare
le uscite della sanità sulla base dell'IRAP, perché l'IRAP serve
a questo, non può che dare parere negativo su questa norma.
Dopodiché lei, onorevole Speziale, potrà dire tutto quello che
vuole, potrà esprimere tutti i suoi giudizi, anche saccenti,
rimane il fatto che la norma come minimo è inadeguata.
Pertanto, signor Presidente, esprimo parere contrario anche al
sub emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale soltanto sul piano tecnico vorrei
che si individuasse una soluzione a questo problema. Assumono due
dipendenti, e se fossero tre? Aggiungiamo la parola "almeno".
Pongo in votazione il sub emendamento A156.1, sul quale il
Governo già espresso parere contrario.
Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento A.156 a firma
dell'onorevole Speziale.
CRACOLICI Chiedo che la votazione avvenga per.scrutinio
segreto.
PRESIDENTE E' da precisare che, essendo stato votato l'articolo
12 con i subemendamenti, questo è un articolo aggiuntivo.
Sull'ordine dei lavori
ACIERNO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare un
intervento sull'ordine dei lavori. Siccome è stato stabilito ormai
dalla prassi di quest'Aula, in questa sessione di bilancio, che
gli articoli aggiuntivi li trattiamo alla fine, dopo avere
esaurito il testo, se questo è articolo aggiuntivo, io chiedo che
venga accantonato e che venga trattato insieme agli articoli
aggiuntivi.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, siamo all'articolo 12 bis, poichè
l'articolo 12 è già stato votato. Stamani due emendamenti
dichiarati aggiuntivi, compreso questo dell'onorevole Misuraca,
sono stati votati contestualmente all'articolo 12. Lei può parlare
quindi soltanto sull'articolo aggiuntivo contrassegnato con il
numero A.156.
ACIERNO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Chiarito il problema di ordine dei lavori, dichiaro il
voto contrario all'articolo aggiuntivo a firma dell'onorevole
Speziale.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento articolo
aggiuntivo A.156
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
sull'emendamento articolo aggiuntivo A.156.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme
il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione:
Votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 29
Presenti 72
Contrari 43
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si passa all'articolo 13, in precedenza accantonato.
SAMMARTINO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SAMMARTINO Signor Presidente, ritorno a sollecitare l'assessore
Pagano sulla rivisitazione della stesura di questo articolo in
funzione di un allargamento dei provvedimenti previsti all'interno
e delle relative agevolazioni in funzione dei servizi finanziari
ed assicurativi, così come dissi in occasione del dibattito
generale, ritengo da questo punto di vista che l'articolo in sé
dal titolo Centro euro-mediterraneo di servizi finanziari ed
assicurativi , che ha peraltro un precedente di applicazione nella
città di Trieste con una specificità territoriale molto
particolare sotto questo profilo, lo ritengo insufficiente per
rispondere alla situazione economica, alla realtà economica,
politica che esprime la Regione Sicilia.
E sotto questo profilo invito l'assessore Pagano a prendere in
considerazione l'emendamento da me presentato, che prevede
l'estensione della zona franca' alle attività economiche
generalmente intese.
C'è un altro emendamento da me presentato in occasione della
presentazione
CRACOLICI Ed allora perchè è stato considerato aggiuntivo?
SAMMARTINO E' in parte sostitutivo ed in parte aggiuntivo, e
forse, visto che è un emendamento aggiuntivo, ancora non è stato
distribuito in quanto il dibattito si svilupperà in coda.
Ad ogni modo, entrando nel merito del mio emendamento, esprimo
una considerazione di ordine politico, economico ed anche
culturale dicendo che prevedere una norma del genere dimostrerebbe
grande coraggio di cui sono pronto a darle atto, onorevole Pagano,
così come per altre norme previste in seno a questa manovra di
bilancio, come quelle relative alla nuova imprenditoria, alla
imprenditoria giovanile.
Bene, a me non interessano le questioni di lana caprina sulla
imprenditoria giovanile e femminile e via di seguito, però mi
interessa specificare e mettere al centro del dibattito tutta
quella serie di provvedimenti che cercano di agire in favore di un
modello di sviluppo economico che la Sicilia può anche
autodeterminare a partire dalle competenze che le derivano dallo
Statuto che, a mio modo di vedere, è ancora strumento di grande
rilancio, di grande spessore politico e amministrativo.
Sotto questo profilo, estendere la zona franca' alle attività
economiche generalmente intese ritengo sia strategico anche in
termini politici e strumento proprio per rispondere alle esigenze
dell'economia siciliana. Lucrare invece o riservarsi una quota di
reddito che deriva dalle attività finanziarie, quindi non
dall'economia reale, ma dall'economia speculativa è altra cosa
Ritengo, ripeto, che questo sia un passaggio coraggioso ma
richiede un ulteriore atto di coraggio. Estendiamolo alle tre
province maggiori che esprimono anche una realtà economica forte
come Catania, Messina e Palermo, ma prevediamolo per l'intera
attività economica non solo per le attività finanziarie.
D'altra parte c'è un precedente: l'istituzione della zona franca
nella provincia di Messina, risalente al 1952, che per mancanza di
volontà politica non ha mai ottenuto il passaggio successivo dei
decreti di attuazione. Bene, si dimostri questo coraggio; si
dimostri la capacità di superare un po' la tendenza economica
generale a favorire le attività lucrative di ordine finanziario e
si risponda in termini concreti, anche moralmente solidi, alla
esigenza di sviluppo equilibrato in cui la Sicilia si dimostri
centro e ponte tra il Mediterraneo e l'Europa.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
SPEZIALE Signor Presidente, la ringrazio. Io, come lei sa, nel
corso della riunione dei Capigruppo avevo chiesto che questa norma
venisse stralciata. Mi veniva difficile esprimere la mia proposta
in quella sede perchè non volevo assolutamente offendere il
proponente ma,adesso, in Aula, mi tocca esprimere compiutamente il
mio pensiero.
Trattasi di norma assolutamente inutile. Quando eravamo a scuola
e studiavo filosofia si diceva che "la filosofia è quella cosa
con la quale e senza la quale il mondo rimane tale e quale".
La normativa regionale - introdotto questo elemento o senza
questo elemento - rimane tale e quale, nel senso che non induce
alcun processo di sviluppo. Fra l'altro, se si fosse affrontata la
materia nel modo in cui ha tentato il collega di AN, l'onorevole
Sammartino, quel modo avrebbe avuto una dignità perché avrebbe
affrontato la questione che riguarda lo sviluppo della Sicilia, il
suo carattere insulare nei rapporti con l'Unione europea per
creare condizioni di vantaggio fiscale alle nostre imprese, per
permettere di avere un volano di sviluppo. Questo sì sarebbe stato
un tema interessante che noi avremmo sostenuto perché è un tema
che dovrà riguardare i rapporti che intercorreranno tra la
Regione e l'Unione europea.
Tra l'altro, e qui lo dico rivolgendomi direttamente al collega
Fleres, abbiamo tentato più volte in sede di Unione europea e lì
c'è stato risposto che, avendo aderito all'Unione europea fin dal
1962, non sono possibili condizioni di fiscalità di vantaggio per
la Sicilia, anche se è stato riconosciuto alla nostra Regione il
carattere insulare.
Se il dibattito si fosse sviluppato sotto questo profilo, noi
avremmo cercato di dare seriamente un contributo.
Il dibattito e la norma, invece, riguardano una serie di
condizioni che escludono i processi di sviluppo, che non investono
i processi di sviluppo, che non si intrecciano con i settori
produttivi della nostra Regione, anzi, tendono a raccogliere sul
mercato internazionale provviste finanziarie che, come dice il
comma 2, cito testualmente: "da utilizzare unicamente fuori dal
territorio dello Stato italiano".
Tra l'altro, si prevede una norma che raccoglie finanziamenti a
livello internazionale e non in funzione di un sostegno alla
nostra economia o a settori precisi come l'agricoltura, il
turismo, i beni culturali, ma per utilizzarli - ripeto - a livello
internazionale.
Inoltre, ad un certo punto, si stabilisce di dare una
condizione negata' in questo momento alle piccole imprese
siciliane.
Vorrei leggere l'intero comma 4 perché ha il sapore dello
scandalo. Il Governo ha negato poc'anzi il voto favorevole ad un
mio emendamento che chiedeva la riduzione dell'IRAP al 50 per
cento nei confronti delle piccole e medie imprese siciliane che
procedevano ad un piano di occupazione.
Invece, per le finanziarie per le quali si raccolgono fondi da
destinare ai mercati internazionali, il Governo propone al comma 4
testualmente: "i redditi prodotti nel Centro, dai soggetti
autorizzati ai sensi del comma 3, sono assoggettati all'imposta
regionale sulle attività produttive con aliquota ridotta del 50
per cento. I soggetti autorizzati ai sensi del comma 3 sono
altresì esenti per le attività compiute all'interno del Centro,
dalle tasse sulle concessioni regionali e scontano le imposte di
registro, ipotecaria e catastale in misura fissa".
Quello che noi abbiamo negato al tessuto della piccola e media
impresa alla quale avevamo collegato un'ipotesi di occupazione,
invece viene regalato d'emblée ad un'ipotesi di intervento
finanziario che suona offesa nei confronti della nostra Regione.
Non si tratta quindi né di zona franca né, come correttamente ci
ha suggerito più volte l'Unione europea, di procedere alle zone
d'impresa.
Onorevole Sammartino, le zone franche sono zone commerciali. Noi
in Sicilia non abbiamo bisogno dell'idea che la Sicilia venga
utilizzata come area di commercio, ma come area di sviluppo, di
ricerca, di 'know how' . E questo lo fa l'impresa produttiva non
lo fa la commercializzazione.
Abbiamo bisogno di attrezzare la nostra Regione incentivando il
sistema di sviluppo, intervenendo sul sistema produttivo,
incrementando il tasso di crescita della Regione. Tutto questo
l'articolo in esame non lo fa. Anzi, si muove in tutt'altra
direzione.
Signor Presidente, per questo motivo chiedevo che si evitassero
forzature. Fra l'altro, ho sollevato dubbi di costituzionalità e
li ripropongo in questa discussione perché spero che il
Commissario dello Stato - che è attento al nostro dibattito -
possa determinarsi in questo senso. Penso che vi siano delle
incompatibilità con la normativa europea.
Noi dobbiamo aprire un confronto con l'Europa e dobbiamo capire
se c'è un Governo che ha prestigio e che ha idee, che ha
l'autorevolezza necessaria per aprire uno spiraglio visto il
carattere insulare della nostra economia. Noi rischiamo di essere
la seconda velocità dell'Europa. Ma questo rapporto e confronto è
giusto ma va ricercato all'interno del quadro di riferimento dei
rapporti internazionali tra noi e l'Unione europea. Questo aspetto
della vicenda non è stato affrontato.
Ecco perché fin dall'inizio ho cercato di stralciare questo
articolo. L'assessore Pagano insiste ma non mi è sembrato di
cogliere da parte del Governo; in occasione della Conferenza dei
capigruppo era presente il Presidente della Regione il quale non
mi è parso particolarmente innamorato di questo articolo. Io
proporrei al Governo di stralciarlo e di aprire una discussione
nel Parlamento regionale attorno ai nostri rapporti con l'Unione
Europea a carattere insulare e la possibilità di determinare in
Sicilia zone d'impresa di vantaggio, per far sì che le imprese
investano determinando un carattere produttivo e non finanziario
nella nostra regione, che non incida - come dicevo inizialmente -
nei processi di sviluppo.
Invito, pertanto, il Governo ad eliminare questa norma e dopo
l'approvazione della Finanziaria, aprire una discussione dentro il
Parlamento nazionale affinché si apra questo tema, che è di grande
rilevanza, sul quale altre volte ci siamo misurati, lo abbiamo
fatto durante il Governo Capodicasa. Abbiamo qualche difficoltà a
trovare aperture e disponibilità nell'ambito della Comunità
Europea, tuttavia abbiamo il dovere di tentarci attraverso una
elaborazione saggia, strategica e organica, non attraverso le
improvvisazioni dell'ultimo momento.
CAPODICASA relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, io vorrei porre una questione metodologica. Per quanto
attiene al merito, mi ero già pronunciato in sede di discussione
generale nella relazione di minoranza che ho svolto l'altro ieri.
Del resto, l'onorevole Speziale adesso ha ribadite queste
argomentazioni - che, ovviamente, a me sembrano fondate, a
proposito di alcuni elementi che riassumo brevemente per passare
alla questione di merito - in ordine alla scelta eventuale di
destinare il Centro euro-mediterraneo con le caratteristiche di
fiscalità e di vantaggio unicamente alle transazioni finanziarie
(si parla di istituti bancari o gruppi assicurativi, le loro
eventuali filiali etc.) con la controindicazione cui faceva
riferimento l'onorevole Speziale.
Questa richiesta - perchè di richiesta si tratta e i colleghi
devono saperlo, noi non decidiamo non è nelle nostre prerogative
neanche come Parlamento assumere decisioni a questo proposito,
questa è una norma che ha l'obbligo, come del resto tutte le
altre norme, di passare al vaglio della Commissione europea e dirò
poi a tale proposito cosa a mio giudizio andrebbe fatto - comporta
una scelta che il Governo immagino avrà ben ponderato: la scelta
cioè di puntare ad una finanziarizzazione dell'economia della
nostra regione.
Una scelta di tale natura può andare bene in economie mature,
laddove non vi siano alti tassi di disoccupazione o bassi trend di
sviluppo, quali abbiamo nel mezzogiorno d'Italia e in Sicilia.
Per evitare che si dica che abbiamo la memoria corta, vorrei
ricordare che qualche anno addietro l'Assemblea regionale
siciliana, la Presidenza dell'Assemblea di allora, autorizzò la
III Commissione parlamentare ad affidare un incarico al
chiarissimo professore Uckmar, che è uno dei massimi esperti della
materia che noi stiamo trattando, per chiedergli una consulenza,
un giudizio, un documento sulla materia relativa alle zone
franche, documento che il professore Uckmar dopo un certo tempo ci
ha reso. Se è rimasta traccia negli archivi della Regione di
questo documento, varrebbe la pena che il Governo, o chiunque ne
fosse interessato, vi desse uno sguardo.
Il professore Uckmar, peraltro, poi si confrontò con la
Commissione e con tutti coloro i quali erano interessati
all'argomento. Vi fu una riunione in Sala Rossa molto partecipata
e, devo dire, anche di estremo interesse in cui il professore
Uckmar spiegò che in realtà tutto ciò che concerne le zone franche
e le fiscalità di vantaggio erano dalla Commissione europea -
perché risale a diversi anni addietro - difficilmente accettati.
Dopodiché il professore Uckmar dava un suggerimento e diceva: "Non
puntate alle zone franche, perché le zone franche non danno
effettivamente occupazione e sviluppo. Per come è disciplinata la
materia dalle direttive comunitarie sono aree dove si possono solo
manipolare le merci in arrivo, il che significa la possibilità di
confezionamento e di presentazione sul mercato, hanno soltanto
questa funzione ; suggeriva, invece, di puntare sulle zone di
impresa che hanno altre caratteristiche, dove cioè il vantaggio va
all'attività produttiva e manufatturiera in senso stretto. Credo
che alla Regione siciliana questo serva, ma anche in questo caso
il professore Uckmar ricordava che non è semplice che ci venga
accordata.
Immaginate quale possa essere l'effetto di una apertura verso
una richiesta della Sicilia nei riguardi di tante altre regioni
che sono alla pari della nostra, regioni insulari, del
Mediterraneo, che hanno le medesime caratteristiche, forse ancora
con livelli di reddito perfino più bassi dei nostri - pensiamo
all'Andalusia, pensiamo alle isole greche, pensiamo a tante altre
aree - e la Commissione non potrebbe reggere l'urto. Allora, lui
ha spiegato che devono essere fortemente motivati, bisogna che vi
siano delle ragioni forti a sostegno di questa richiesta e,
comunque, diceva, per quel tipo di indirizzo varrebbe la pena
anche tentare.
In questo caso la proposta è diversa, di difficilissima gestione
ed esitazione, perché dopo l'intervento del professore Uckmar
abbiamo avuto innumerevoli pronunciamenti del commissario Monti,
Commissario per la concorrenza, che si è rifiutato, non alla
richiesta di una regione sia pure importante quale la regione
Sicilia, ma dello Stato italiano e di altri stati che hanno
chiesto fiscalità di vantaggio per aree che sono in difficoltà di
sviluppo.
Mi chiedo allora a cosa serva questa proposta. Io avrei capito,
onorevole Assessore e onorevole Vicepresidente della Regione, che
volendo puntare a qualcosa del genere - anche se io ritengo che
non era questo il passo da fare, ma eventualmente un altro - si
faccia un lavoro preventivo, di preventiva ricerca di consenso,
prima di portarla in Aula, perché il fatto che noi approviamo la
norma non significa dare più forza ad essa nel negoziato con la
Commissione Europea, anzi significa esattamente il contrario.
Queste sono norme che vanno preventivamente negoziate, il cui
esito è affidato ad una capacità di convincimento che deve essere,
ovviamente, messo in pratica da chi ha gli strumenti per farlo.
Pertanto, signor Presidente, riteniamo che questa sia una norma
puramente propagandistica che non darà alcun esito. Personalmente,
non consiglio di approvare l'emendamento dell'onorevole
Sammartino, anzi inviterei l'onorevole Sammartino di ritirare, per
lo meno, la prima parte che è - mi scusi onorevole Sammartino -
molto comiziante.
FORGIONE Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento a mia
firma.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che
questo articolo sia sbagliato e anche dannoso ed inviterei il
Governo della Regione ed i colleghi deputati a riflettere.
Noi stiamo facendo una norma, ed questa è la ragione per la
quale il mio emendamento propone la soppressione, che di fatto non
incide né sullo sviluppo della Regione, né sullo sviluppo di quei
Paesi che, invece, nella sua ispirazione dovrebbe favorire.
Parliamo di una norma che propone, attraverso questo centro, solo
di far transitare dei capitali verso altri Paesi; in cambio a
questo transito la Regione si impegna a concedere una serie di
benefici e a farsi carico, addirittura, di altri costi (come le
concessioni regionali che si aggiungono all'Irpeg, che se lo
accolla la Regione, all'esenzione dell'Irap del 50 per cento,
all'esenzione delle concessioni regionali), non ha alcuna finalità
sullo sviluppo della nostra area, della nostra regione, non
interviene nelle dinamiche occupazionali e produttive, ma imposta
tutto su un processo di finanziarizzazione degli interessi in
transito verso altri Paesi per i quali, non è che si pone il
problema di incidere attraverso investimenti che facilitano lo
sviluppo di Paesi che invece hanno un gap strutturale di sviluppo
rispetto ai Paesi dell'Europa, perché lì favorisce solo processi
di finanziarizzazione che non intervengono sulle condizioni reali
di quei Paesi. Io vorrei capire seriamente il senso di questa
norma.
Onorevole Sammartino, non faccia paragoni con la città di
Trieste, perché non reggono. La storia di Trieste era la storia di
una zona e di una città che era una zona franca, perché lì non
c'era alcuna sovranità fino alla concessione al nostro Paese,
addirittura c'era un vuoto di potere in quella realtà. Non
esisteva l'Europa e lì, oggettivamente, era una zona franca perché
era una zona franca, c'era un vuoto di potere e di sovranità in
quella realtà. Vorrei capire qual è l'utilità per la nostra
Regione la realizzazione di un Centro di questo tipo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, una struttura di questo
tipo che é, sostanzialmente, una struttura di transito di capitali
in una realtà come la nostra, é di abbattimento di tutte le norme
e i vincoli di controllo, é anche un'occasione di sovraesposizione
al riciclaggio dei denari sporchi e dei capitali mafiosi. Come non
dirlo? Come non capirlo? Perché lo rimuoviamo questo tema? Avete
letto cosa è scritto al comma 1 ed al comma 2 dell'articolo 1? E
poi, signor Presidente, possiamo fare una norma dove non é
definita la natura, la struttura?
Si delega all'Assessore la composizione del comitato che
sovrintende alla gestione del Centro, si delega all'Assessore la
predisposizione di norme concernenti l'organizzazione e anche la
disciplina delle medesime spese del comitato e gli oneri stessi
del comitato: si delega all'Assessore tutto Noi stiamo approvando
una norma vuota se non l'ispirazione e la finalità ambigua,
incerta e pericolosa di questa stessa norma.
Inviterei, pertanto, sia il Governo che i deputati della
maggioranza a riflettere. Noi qui stiamo facendo un mostro che
alla Regione non serve e che rappresenterà un costo per la
Regione; un mostro che sarà l'occasione anche per forme di
inquinamento dell'economia e del transito dei capitali. Stiamo
facendo un mostro che non favorisce e non incide sui Paesi per la
cui finalità, invece, questa norma viene realizzata e dei quali
dovrebbe favorire lo sviluppo.
C'é più di una ragione perché voi possiate tornare indietro e,
comunque, sarebbe grave che vi assumiate la responsabilità di
realizzare una norma che non definisce i vincoli, non definisce
l'organizzazione, non definisce la struttura, non definisce le
forme del comitato che deve sovrintendere alla gestione di queste
zone franche, le finalità di questo comitato, i vincoli e i limiti
dell'azione di questo comitato. Volete soltanto fare una zona
franca i cui fini, oggettivamente, o non si capiscono o se si
capiscono lasciano più di un sospetto.
SAVARINO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SAVARINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Assessore, volevo semplicemente esprimere il mio voto favorevole
sull'articolo 13, in considerazione del fatto che nonostante
faccia mie alcune delle giuste preoccupazioni dell'onorevole
Capodicasa - le faccio mie perché anch'io come lui ho seguito i
lavori non come deputato ma da neo laureata in giurisprudenza con
un interesse, quindi, che era più dottrinale, giuridico - ho
seguito gli studi del professore Uckmar e conosco - come lei
giustamente ha detto - le difficoltà che ci sono oggi, dopo il
trattato di Maastricht soprattutto, a creare delle zone franche
nell'Unione Europea. Chiaramente, le procedure che si possono
seguire sono molto farraginose che trovano escamotage in
particolari clausole di differenziazione giustificate da contesti
storici, economici che, certamente, devono avere il sostegno del
Governo nazionale ed anche quello di tutta la Commissione europea.
Procedure, dunque, difficili che, comunque a mio avviso é giusto,
soprattutto se circoscritte alle zone franche portuali, come lei
sosteneva, tentare di portarle avanti.
Ritengo che l'articolo 13, proprio in considerazione di queste
difficoltà che lei rassegnava, non vuole accentrare l'attenzione
sulla zona franca ma vuole tentare di portare in Sicilia dei
capitali che altrimenti non verrebbero e, quindi, questo scontro
dell'imposta regionale e, quindi, non entriamo in quelle che sono
le imposizioni nazionali. Questo sconto é comunque un vantaggio
perché anche questo 50 per cento non l'avremmo se questi capitali,
non avrebbero come destinazione la Sicilia.
Una volta passato questo articolo, invece, troveremmo, con sede
in Sicilia, la possibilità di avere questi capitali che vanno ad
aumentare il Pil e con l'accollo del 50 per cento e l'imposta
regionale e, comunque, incasseremmo quel 50 per cento dell'imposta
regionale. In più ritengo, considerando non superficiale
l'assessore Pagano, così come l'opera del Governo regionale che,
ringraziando Dio, non dura sei mesi ma già da due anni e mezzo e
ha prospettive di programmazione anche futura, che l'assessore
Pagano, così come il suo Presidente, abbiano in qualche modo, non
dico concordato ma certo scelto una procedura che ritengo abbia le
guarentigie della legittimità, altrimenti ci troveremmo a parlare
veramente di aria fritta'.
Siccome, fino ad oggi, non è stato mai il caso dell'onorevole
Pagano che è famoso per la sua concretezza e linearità e anche in
questo caso sono sicura che il margine di manovra che ha portato
alla definizione di questo articolo, con questi particolari
termini, sarà stato sicuramente condiviso anche dai ministri e dai
governi nazionali.
Infine, mi permetto di anticipare il mio voto sull'emendamento a
firma dell'onorevole Sammartino che apprezzo per quelle che sono
le intenzioni ma che, obiettivamente, è, quanto meno, demagogico
in questa sede visto, appunto, le difficoltà che obiettivamente
noi, come Regione siciliana, con un emendamento in finanziaria non
possiamo superare.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, dopo l'intervento brillante
dell'onorevole Savarino vorrei soltanto aggiungere un particolare,
perché alla fine l'onorevole Savarino è stata veramente brillante.
Innanzitutto, vorrei tranquillizzare quanti affermano che questa
è una norma incostituzionale. Ricordo che già un anno fa l'abbiamo
presentata nella finanziaria 2003 e già un anno fa l'abbiamo
ritirata perché avevamo bisogno di affinarla, di migliorarla.
Chi ha buona memoria ricorderà che il quinto comma non era allora
presente; esso parla dell'accollo voluto dal comma 2, articolo 8
della legge 27 luglio 2000, numero 212; guarda caso una legge che
non c'era quando fu chiesto l'autorevole parere del professor
Uckmar che in qualunque caso si cimentò, giustamente, dall'alto
della sua sapienza e della sua dottrina, su un giudizio sulle zone
franche, non certo sul centro di servizi finanziari e assicurativi
che, invece, noi vogliamo realizzare.
Non solo, a parte il fatto della costituzionalità che è un dato
certo, vorrei dire: ma a chi serve il ritiro di questa norma?
Ritengo che per la prima volta, proprio per il fatto temporale a
cui accennava l'onorevole Savarino, cioè che questo è un Governo
che, finalmente, ha la solidità temporale per potere affrontare
dialetticamente e anche in maniera negoziale forte con l'Unione
europea un tema che certamente è di grande importanza e che fino
ad ora è stato lasciato appannaggio dei tecnocrati dell'Europa e
che oggi, invece, si vuole affrontare in maniera seria, supportati
anche da autorevoli pareri e - perché no - anche, sotto un profilo
diplomatico, da Ministeri competenti.
Ritengo che anche se è difficilissima l'operazione, perché certo
questo è, abbiamo il dovere sacrosanto di portare avanti
l'iniziativa, anche perché abbiamo una prerogativa che è nostra e
che spesso ci dimentichiamo: la Sicilia ha una sovranità assoluta
in tema fiscale.
Noi ci stiamo accollando imposte pari al 50 per cento che sono
nostre. Ecco che il teorema dell'Unione europea che fino ad ora
non ha mai consentito fiscalità di vantaggio per alcune zone
geografiche invece, di fatto, è superato, perché è superato da
questo elemento che, appunto, la legge 210 nazionale, invece, ci
consente di potere utilizzare.
Allora, penso che, all'interno di tutto questo ragionamento, non
ci dovrebbero essere dubbi sulla forza che il Governo sta mettendo
in campo per portare avanti l'iniziativa.
Vorrei chiudere sul cosiddetto dubbio della liceità dei flussi
finanziari che dovrebbero transitare in Sicilia. Ricordo ormai che
tutti i flussi finanziari che in Italia hanno la fortuna di
transitare sono monitorati sin dall'origine e sin da anni
precedenti. Siamo nelle condizioni, oggi, sotto un profilo
informatico, grazie anche al controllo di un istituto di
vigilanza, di potere esercitare un controllo assoluto su tutti i
flussi finanziari che arrivano nel nostro territorio.
Perché, allora, continuiamo ad avere preoccupazione su una terra
che, invece, almeno da questo punto di vista, ha una legislazione
che è all'avanguardia, controlli che sono all'avanguardia e un
sistema di vigilanza - parlo della Banca d'Italia - che, almeno in
questo - forse in altri campi no - è all'avanguardia.
Signori, consentiteci di fare ciò che è nell'interesse dei
siciliani: portiamo avanti iniziative nell'interesse della Sicilia
e auspichiamoci che questa splendida possibilità si realizzi
concretamente.
PRESIDENTE Si passa agli emendamenti 13.1, 13.2, 13.3, 13.4,
di identico contenuto, tendenti alla soppressione dell'articolo
13.
CAPODICASA relatore di minoranza. Chiedo di parlare per
dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, esattamente l'ultima dichiarazione dell'assessore Pagano
ci convince sulla giustezza della nostra opposizione alla norma
perché affermare, come egli fa che questa è una scelta strategica
e, quindi, lasciateci lavorare nell'interesse dei siciliani',
corrisponde esattamente al rischio che noi vediamo in tutta la
vicenda: fare vuoto propagandismo anziché seguire strade virtuose
che possono raggiungere l'obiettivo.
Io avevo già affermato - del resto l'aveva detto anche
l'onorevole Speziale - che noi saremmo stati concordi nel fissare
una sede che non può essere, ovviamente, quella della finanziaria
improvvisando come il Governo fa, perché non è vero che, da quando
ha ritirato l'articolo nella precedente finanziaria, da oggi il
Governo si è impegnato a riflettere, ad approfondire
PAGANO assessore per il bilancio. Ci sono quattro versioni
nuove Ci abbiamo lavorato seriamente
CAPODICASA relatore di minoranza. Le versioni non significano
niente Che significa seriamente Sa Assessore cosa significa
lavorarci seriamente'? Significa stabilire un tavolo tecnico,
coinvolgere le forze dell'opposizione parlamentare, significa
andare preventivamente a Bruxelles, andare a discutere con il
Commissario, avere consulenti di vaglia a livello di Uckmar o di
altri e non servirsi solo, non perché voglio sminuire i
consulenti...
FORGIONE Dica i nomi Non avete deciso neanche come è fatto il
comitato
CAPODICASA relatore di minoranza. Signor Presidente, ribadisco
la proposta che il nostro Gruppo ha fatto: se il Governo ha
intenzioni serie su questa materia ritiri questo emendamento e
discutiamo su cosa fare perché noi abbiamo dubbi serissimi anche
sulla finalità.
Se dobbiamo tentare di sfondare un muro, perché non è cosa
semplice avere l'assenso della Commissione Europea, tanto vale
lavorare e tentare di ottenere un risultato sul terreno produttivo
e non sul terreno della intermediazione finanziaria in favore di
soggetti non residenti nella nostra Regione e che debbono
investire all'estero, perché questo c'è scritto nella legge.
Qui noi avremo solo la tassa ridotta del 50 per cento che
metteremo. Non mi pare che valga la pena smuovere l'Europa per
ottenere solo questo risultato, per una regione che ha bisogno di
investimenti, di produttività. Onorevole Assessore, questo non fa
crescere il Pil
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Calamite
CAPODICASA relatore di minoranza. Ma calamite di che cosa? Di
fondi che transitano dal centro finanziario e vanno all'estero per
soggetti che non sono neanche residenti in Sicilia? Qui non rimane
nulla, rimane qualche euro di tassa. Mi vuole dire che questa è la
strada per sviluppare la nostra regione e vale la pena,
addirittura, scomodare la normativa europea?
FORMICA C'è la Svizzera che vive così Ci sono Stati che vivono
così
FORGIONE Questo è un centro di riciclaggio internazionale
CAPODICASA relatore di minoranza. Onorevole Formica, non mi
faccia cadere le braccia', dice quella canzone, con questa
affermazione. Lei mette insieme lo Stato che dà normative in
materia finanziaria con una cosuccia' di questo genere?
Signor Presidente, ribadisco la richiesta perché è per senso di
responsabilità che lo facciamo: se il Governo ha intenzione di
avviarsi su questa strada, lo faccia nei modi opportuni e avrà,
perfino, il nostro sostegno. L'importante è che non improvvisi
come sta facendo questa sera, ma attraverso un percorso serio che
sia pensato e che, alla fine, abbia la possibilità di un risultato
positivo.
FORGIONE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Non ne ha facoltà perché ha già parlato.
Pongo in votazione gli emendamenti 13.1, 13.2, 13.3, 13.4, di
identico contenuto, tendenti alla soppressione dell'articolo 13.
Il parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non sono approvati)
Si passa all'emendamento A.188 dell'onorevole Sammartino.
Onorevole Sammartino, la invito a trasformare l'emendamento in un
ordine del giorno.
SAMMARTINO Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SAMMARTINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa
sede mi asterrò dal replicare o dal contraddire una signora come
l'onorevole Savarino. Però, proprio perché le stesse motivazioni
sono state espresse dall'onorevole Capodicasa, cercherò e tenterò
di spiegare brevemente a lui il senso del mio emendamento perché
anche l'onorevole Savarino intenda.
E' chiaro che è possibile considerare demagogico il primo comma
dell'emendamento che ho proposto sempre che, in qualche modo, si
metta da parte una tradizione culturale, una tradizione siciliana
che a questo tipo di riferimenti ha dedicato buona parte del suo
impegno politico, sociale e culturale. E' una tradizione che ha
sempre riconosciuto...
CAPODICASA relatore di minoranza. E' la forma che contesto
Facciamo leggi non proclami
SAMMARTINO Ognuno si esprime con la forma e con i modi che,
purtroppo, gli appartengono; evidentemente i miei sono di diverso
tipo e diversa natura rispetto ai suoi. Non è un contraddittorio
tra lei e me Mi dia la possibilità di rivolgermi all'intera Aula.
E' proprio questo il senso dell'emendamento: richiamarsi ad una
tradizione culturale che ha riconosciuto le cause delle condizioni
di sottosviluppo del Mezzogiorno e, principalmente, della Sicilia
in dinamiche determinate da soggetti esterni alla Sicilia.
Non lo dico io, lo dice il professore Violante in un libro
pubblicato di recente, che la Confindustria nel 1955, onorevole
Forgione, decise per la Sicilia e per il Mezzogiorno d'Italia, per
la prima volta riunendosi a Palermo, un modello di sviluppo
economico che, non doveva essere concorrenziale rispetto a quello
del centro Nord e che doveva soddisfare una dimensione di domanda
interna di bassissimo profilo tecnologico ed a bassissimo valore
aggiunto, mentre per il centro Nord si riservava la possibilità di
affermare modelli di sviluppo economico o a forte orientamento
all'export, e quindi che richiedessero una grande capacità
tecnologica, non l'ho detto io lo hanno fatto i sindacati nel
difendere da sempre l'aristocrazia operaia del centro Nord
rispetto al mondo operaio del centro Sud.
Non è un caso che nel 2002, nel 2003 la FIAT di Termini, il
ridimensionamento del proprio personale, ristabilisce gli organici
ad Arese, Torino e Mirafiori e lo stabilimento di Termini Imerese,
invece, viene deciso che deve essere chiuso, chissà per quale
motivo, evidentemente ho colpito nel segno perché...
FORGIONE Il vostro Governo di centrodestra con Agnelli lo ha
deciso e gli operai lo hanno difeso
SAMMARTINO Evidentemente, ho colpito nel segno perché vi dà
realmente fastidio che una questione di principio, anche posta in
questi termini, in termini tradizionalmente appartenuti alla
cultura siciliana, venga posta da una parte politica diversa dalla
vostra.
E' demagogico, io vorrei sentirvi parlare sulla demagogia che è
stata fatta sulla sanità, che continua ad essere fatta sulla
sanità; è demagogia la politica che è stata fatta sulle grandi
strutture, le grandi infrastrutture annunciate e mai realizzate
per la Sicilia, è demagogia la grande politica di sfruttamento del
lavoro e, soprattutto, la grande politica, in senso negativo, che
è stata fatta sullo sfruttamento dei lavoratori socialmente utili,
allora è su questo che vorrei sentirvi parlare quando si parla di
demagogia, non quando si tenta di dare un tono più elevato ad una
norma che dimostra già grande coraggio.
Possiamo essere di opinioni diverse, onorevole Capodicasa, però
la invito, per una questione di stile, a considerare la bontà di
questa impostazione che tentava, in qualche modo, di estendere il
significato ed il valore dell'articolo previsto e proposto
dall'assessore Pagano.
Questo è il senso assolutamente profondo del mio intervento, può
non essere condiviso, però rivendico rispetto per una posizione
che è in linea con 150 anni di storia post-unitaria, sicuramente
fallimentare per le sorti economiche, politiche e culturali della
Sicilia.
FORGIONE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente non
essendo un emendamento sulla demagogia - tema sul quale si è
intrattenuto l'onorevole Sammartino - vorrei ritornare all'essenza
di questo emendamento e delle cose che ha detto l'Assessore.
Ovviamente, poiché questo emendamento propone l'estensione
addirittura del concetto di zona franca' praticamente a tutto il
territorio regionale, individua più che un centro, una zona
franca, come intera area, ritengo che aggravi, lascio stare le
premesse evoliane del cappello che lei propone di trasformare in
un ordine del giorno...
PRESIDENTE Non sono evoliane, sono cattoliche
FORGIONE Insomma, con qualche accentuazione che lei capisce
meglio di me, è una cultura che non è la mia. Ma, onorevole
Presidente, onestamente, se dovessimo attenerci alle cose dette
dall'onorevole Pagano, cioè sul valore strategico di questo
centro, talmente strategico che giustamente, poi, l'onorevole
Sammartino propone di rendere ancora più esplicito e più esteso,
allora davvero se il valore è strategico, il Governo individua in
questo una scelta strategica; davvero la montagna ha partorito il
topolino', perché se fosse così strategica non si capisce perché
noi non definiamo niente e perché non abbiamo fatto un apposito
disegno di legge approfondendo la materia, definendo il comitato,
definendo gli ambiti di competenza.
Noi stiamo facendo una norma nella finanziaria per una scelta
che voi ritenete strategica attraverso la quale la definizione dei
vincoli, la definizione delle competenze, il ruolo e la funzione
del comitato che sovrintende alla sua attività, il numero dei
componenti, il rimborso di questi componenti, i vincoli di
gestione, vengono demandati tutti ad un decreto dell'Assessore
competente e a decreti del Presidente della Regione.
Ma come? Ci proponete una norma così strategica che, nello stesso
tempo, è però così vaga? E poi ci accusate di demagogia quando
diciamo che questa cosa puzza
Ma se è così strategica, entriamo nel merito Dateci la
possibilità di entrare nel merito Quali sono le competenze del
Comitato? Come è composto? Quali poteri e quali vincoli ha in
rapporto alla Banca d'Italia e alla normativa europea? Quali sono
le compatibilità? E' una cosa strategica o è invece una cosa che
voi dovete incassare solo per dire di aver fatto il Centro
mediterraneo, così da non dirci niente di tutto questo
CINTOLA Basta, basta
FORGIONE Onorevole Cintola, se si sceglie la strada del corpo a
corpo, voi dovete sapere che noi possiamo parlare per 36 ore di
continuo, per tutte le volte che il Regolamento ce lo consente
E, dato che stiamo discutendo, onorevole Cintola, di una scelta
che l'Assessore ha definito strategica, permettete che, in quanto
tale, ciò comporti mezz'ora di discussione
Allora, su tutte queste cose, onorevole Presidente, noi non
riusciamo a capire quale sia il rapporto tra la montagna che
proponete - e che siete pronti a vendervi - ed il topolino che, di
fatto, realizzate E anche qui, quando parlate della ricaduta
sulla Sicilia, ma come non vi rendete conto voi stessi che
parliamo di capitali in transito che vengono dall'estero, vanno
all'estero e sui quali noi, da un lato, avremmo una piccola tassa
ma, dall'altro, come Regione, ci facciamo carico di una serie di
oneri: motivo per cui non ci sarà mai proporzione tra i soldi che
entreranno e quanto spenderà la Regione per attrarli
Ma come non ve ne accorgete? Abbattete l'Irap, ci facciamo carico
dell'Irpeg, ci accolliamo l'esenzione delle concessioni regionali
per attrarre questi capitali che passano, non si fermano in
Sicilia, non li vediamo
Riscuoteremo una tassa che non sarà mai pari, onorevole
Presidente, al costo che la Regione si sta caricando State
facendo un grande imbroglio e, rispetto ad esso, dovrete renderne
conto
In quanto poi alle cose di bassa demagogia, nemmeno si risponde:
che ora, onorevole Presidente, la Fiat di Termini Imerese
l'avrebbero chiusa i sindacati, quando tutto il Centrodestra non
ha mosso un dito e la fabbrica l'hanno difesa piuttosto gli
operai E quando parla della Confindustria del 55, onorevole
Sammartino, dovrebbe sapere che il '58 - proprio per rispondere a
quell'attacco della Confindustria - i comunisti e il partito dal
quale lei proviene diedero vita ad un'esperienza originale che si
chiamava Governo Milazzo.
Ma la cultura storica non è una cosa che si può discutere da un
podio parlamentare
SAMMARTINO Per fortuna, la storia non l'ha fatta né lei né io
FORGIONE Il 58 è storia
CAPODICASA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi,
sull'emendamento dell'onorevole Sammartino, qualcuno del mio
Gruppo parlamentare sarebbe tentato di dichiarare voto favorevole
ma, io per serietà, invito i miei compagni di Gruppo a votare
contro perché - premesso, onorevole Sammartino, che non sono stato
io a tacciare il suo emendamento di demagogia...
SAMMARTINO Lei ha usato i termini "toni comizianti e
demagogia"
CAPODICASA No, demagogia l'ha detto l'onorevole Savarino
SAMMARTINO Mi scuso con lei per questo
CAPODICASA Io ho detto, piuttosto, un tono comiziante. Penso di
saper misurare ancora le parole Però, io ho contestato la forma,
onorevole Sammartino. Lei non mi può rispondere che ognuno ha la
forma che ritiene di avere perché qui variamo leggi che, in quanto
tali, valgono per tutti, non solo per chi le propone.
Ebbene, leggo testualmente, un articolo di legge che comincia con
"Certi che il popolo siciliano possa svolgere un ruolo di primo
piano nel porre al centro del processo di globalizzazione dei
mercati il principio della centralità spirituale, politico-
culturale, e geoeconomica del Mediterraneo nel mondo
LIOTTA E' un romanziere, non un deputato
CAPODICASA .. Onorevole Sammartino, lei mi dica se può esserlo,
non perché ci sia una cultura diversa dalla sua che faccia
ostacolo ad accettarla, ma perché, piuttosto, è la forma
legislativa - quella che tecnicamente viene chiamata drafting,
sistematica legislativa - onorevole Vicari, cosa è che la
disturba? Noi siamo parlamentari che dobbiamo esaminare le
proposte da valutare
VICARI Basta, basta Come è caduto in basso l'ex Presidente
della Regione
CAPODICASA Onorevole Vicari, se lei si disturba non ha altro da
fare che alzarsi ed uscire
VICARI Come è caduto in basso
CAPODICASA Onorevole Vicari, non viene mai in Aula e le volte
che viene si disturba per così poco E lei viene anche per
proporre emendamenti e prendere doppi gettoni. Comunque ne
discutiamo dopo.
Signor Presidente, volevo ribadire una richiesta all'onorevole
Sammartino. Non è che non concordo su quello che c'è scritto
perché poi, riformulandone il testo, si può perfino discutere
E' la forma che la prego di prendere in considerazione.
L'eventuale approvazione - cosa che non so se avverrà - potrebbe
dar luogo ad un articolo di legge che non è conforme alle norme
comunemente accettate in materia di sistematica legislativa.
SAMMARTINO Onorevole Capodicasa, lo riscriva lei
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, è un grande problema assistere a
questa forma di collaborazione rispetto ad una attività di
opposizione al Governo, sotto la forma di perdere diverse ore sul
nulla. Ma la maggioranza ha il diritto di farlo.
CRISAFULLI Ha detto bene, la maggioranza
PRESIDENTE Onorevole Sammartino, io l'ho pregata di trasformare
questo preambolo, citato dall'onorevole Capodicasa, in ordine del
giorno: in effetti, il testo è più coerente con lo spirito e la
natura di un ordine del giorno.
Se lei insiste, tuttavia, non ho difficoltà a metterlo ai voti.
Ha ragione però, chi ha sostenuto che si tratti di una perorazione
più degna di un ordine del giorno che di un emendamento. Lei
insiste?
SAMMARTINO Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE Pongo pertanto in votazione l'emendamento A.188. Il
parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente e relatore di maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Comunico che è stato presentato dal Governo
l'emendamento G 13.5.
Sull'ordine del lavori
CRISAFULLI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISAFULLI Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetto
di intervenire a questo punto sull'ordine dei lavori perché sono
le 21.00. Gradirei, pertanto, capire come dobbiamo organizzare i
lavori dell'Aula, c'è necessità di comprendere.
Se alla fine, infatti, dovesse essere prevista una nottata - una
la si può programmare -, quello che mi preoccupa è invece la
previsione di una seconda Siccome ho visto grande solerzia
dell'assessore Pagano - devo dire encomiabile nel favorire il
ritardo dell'approvazione dei testi - mi sorge un dilemma: non
vorrei che ci sia una sorta di patto segreto - di cui non ho
capito bene con chi - che ci evita di andare veloci perché
dobbiamo fare questa ed anche la seconda nottata.
Se così è, qualcuno ci avverta, ci si riposa a turno, mettiamo
l'Aula in condizione di lavorare
Mi permetto di dire, a parte le battute più o meno simpatiche o
condivise, quindi, che è utile tra un po', la Presidenza blocchi
la macchina e dica come organizzarsi. Se dobbiamo fare la nottata,
la facciamo pure Se non la dobbiamo fare stasera o domani,
decidiamo anche questo L'importante è avere un'idea chiara sul da
farsi.
CINTOLA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor presidente, onorevoli colleghi, riteniamo di
dover proporre come maggioranza - quindi parlo a nome di tutti i
Gruppi della maggioranza - di continuare la seduta e di andare in
notturna, ad oltranza, fino a quando non avremo approvato la legge
finanziaria ed il bilancio.
Questa è la proposta che rivolgiamo a lei e all'Aula perché possa
valutarla e definirla.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo
stabilito un calendario dei lavori in Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari: nessuno dell'opposizione credo abbia
adottato atteggiamenti ostruzionistici o dilatori; l'impegno che
abbiamo assunto in Conferenza era quello che la finanziaria ed il
bilancio venissero approvati entro la giornata di venerdì. E mi
sembra un grande risultato ed un successo, se ciò avverrà.
Considerato, tuttavia, che ci sono ancora degli emendamenti
accantonati, da discutere gli emendamenti aggiuntivi e, così pure,
da votare le tabelle, mi sembra impossibile finire questa notte.
Chiederei pertanto alla Presidenza di rinviare a domani alle ore
10.00.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Presidenza,
giustamente, ci ha chiesto un parere e non possiamo che attenerci
- non capisco cosa sia cambiato - rispetto a quanto stabilito in
Conferenza che ha approvato un programma dei lavori - definito,
condiviso e unanime - anche per quanto riguardava la data ultima.
CINTOLA Entro venerdì
FORGIONE Intanto, segnalo che siamo già alle ore 21.30, quasi,
ed ancora mancano alcuni articoli accantonati che, vorrei
ricordarlo, rivestono una certa pesantezza ed importanza: mancano
le norme da abrogare - e ce ne sono alcune sulle quali, come
potete immaginare, si aprirà una significativa discussione - e
mancano pure gli emendamenti aggiuntivi.
Vorrei dire all'onorevole Cintola, quindi, che - oltre alla
maggioranza - in questo Parlamento, c'è anche l'opposizione che,
di fronte ad una forzatura sui tempi, ha il diritto - che lei
garantirà, signor Presidente - ovviamente, dicevo, ha il diritto
di potersi esercitare, con tutte le forme e i modi che ritiene di
farlo, di fronte ad una forzatura della stessa maggioranza.
Proporrei pertanto, con il buon senso, di continuare fino ad un
orario ragionevole - che possiamo prevedere per questa sera - e di
rinviare a domani i lavori, anche per fare un'opera di
coordinamento degli emendamenti aggiuntivi ancora rimasti, nonché
delle altre norme. Proseguendo domani i lavori, senza forzature -
viceversa, con il rischio che non si produca nulla - perché la
discussione che scaturirà da un'eventuale forzatura, non potrà
essere strozzata e, comunque, si arriverebbe ugualmente a domani.
FERRO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'Aula
abbia lavorato con buon senso, pur nella diversità di posizioni
che è normale ci sia in un dibattito come questo; ebbene, siccome
il tema è capire come organizzare i nostri lavori, vorrei fare
pertanto una considerazione oggettiva. Noi abbiamo, infatti,
ancora alcuni articoli, anche complessi, che ritengo meritino un
dibattito approfondito e che possiamo - anche a seguito di questo
break - continuare a votare e quindi ad esprimere la nostra
opinione. Sostanzialmente, è pensabile proseguire ancora da qui
alle dieci, approvando qualche altro articolo, dopodiché, credo
abbiamo tutti gli emendamenti aggiuntivi che sono ancora da
esaminare, nonché una serie di altri provvedimenti dell'ultima ora
che potrebbero arrivare e che rischiano di inficiare la manovra.
Mi permetto dire, con una preoccupazione che vale per tutti -
maggioranza ed opposizione - che il fatto che poi la legge debba
essere inviata al Commissario dello Stato (e che debba essere una
legge perfetta, per le cose che abbiamo detto in Conferenza)
ebbene, credo sia una preoccupazione che riguarda tutti.
Aggiungo, altresì, che in Conferenza dei Capigruppo, l'impegno
assunto da noi tutti era quello, comunque, di arrivare entro il
venti prossimo all'approvazione del bilancio: siamo nelle
condizioni, rispettando questi tempi, e quindi proseguendo fino
alle 22 e rinviando i lavori a domattina, di poter raggiungere
l'obiettivo con assoluta serenità e senza particolari bracci di
ferro tra gli uni e gli altri.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi legherei
in modo particolare ad un orario; farei piuttosto un ragionamento
- se i colleghi sono d'accordo - di seguire un percorso che
consideri che a noi mancano, sostanzialmente, due articoli o tre,
con l'articolo 26: l'articolo 7 e l'articolo 17. Due articoli
corposi, dove ci sarà un dibattito, punti di vista diversi.
Penso che sarebbe più utile, quindi, ad evitare di fare una
nottata domani, di continuare l'esame dell'articolo 7 e
dell'articolo 17 e, dopo, valutare in corso d'opera, il modo di
proseguire i lavori. A me sembra più conducente il percorso
indicato.
FORGIONE E' la proposta di chi lavora per il re di Prussia,
onorevole Speziale E' la quinta colonna del governo Cuffaro
PRESIDENTE Sono d'accordo con questa posizione mediana.
Concluso l'articolo 13 che abbiamo già completato, si procede,
salvo poi a chiedere una riunione più formale, con gli articoli 7
e 17 e, quindi, si sospende.
Non sorgendo osservazioni resta così stabilito.
Pongo in votazione l'emendamento 13.5 a firma del Governo.
Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 13, nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7, precedentemente accantonato.
MICCICHE'. Signor Presidente, occorre votare l'emendamento 7.7.1
a mia firma.
PRESIDENTE. L'emendamento 7.7.1 è stato già votato.
CRACOLICI. Eravamo fermi alla richiesta di votazione per
scrutinio segreto dell'emendamento 7.10.
PRESIDENTE. In attesa di avere delucidazioni dal Governo
sull'emendamento 7.6, che comporta un problema di proponibilità in
ordine al possibile aggravio di spese, si passa alla votazione
della parte relativa al comma 2, costituita esattamente dagli
emendamenti 7.10, 7.9 e 7.14, che ho trasferito all'inizio in
quanto, riguardando il comma 2, gli Uffici hanno ritenuto, col mio
consenso, di aggregarli agli emendamenti legati al suddetto comma.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. E l'emendamento
7.6?
PRESIDENTE. Viene inserito alla fine. Pongo in votazione
l'emendamento 7.10.
CRACOLICI. Ribadisco la mia richiesta di votazione per scrutinio
segreto.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Capodicasa,
Giannopolo, Crisafulli, Gurrieri, Oddo, Orlando, Ortisi e Tumino)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 7.10
FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
richiamare l'attenzione su questo emendamento, che non può non
caratterizzarsi con un appellativo, che é stato poco fa
rimproverato all'onorevole Pagano, quando ha parlato di
demagogico.
L'onorevole Cracolici - persona molto competente, ve lo posso
assicurare, nel campo della sanità - comprenderà, certamente, che
tanto valeva presentare un emendamento che aboliva i ticket,
perché voglio che sappiate che noi siamo favorevoli all'abolizione
dei ticket, ma non si può presentare un emendamento che innalza il
tetto dell'esenzione a 50 milioni - poiché di questo si tratta -
e, se così dovesse essere, propongo al Governo l'abolizione del
ticket.
CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
ricordare a quest'Aula che l'abolizione dei ticket, di fatto, la
stiamo praticando con le norme che saranno varate da questo
Parlamento.
Com'é a tutti noto, avendo previsto una serie di esenzioni, tra
le quali quelle dei donatori di sangue, non vi é dubbio che in
Sicilia, pur ottenendo un grande risultato - perché certamente la
donazione costituirà un grande risultato per la Sicilia - la
donazione del sangue diventerà lo strumento con il quale diventare
cittadino esente da tutti i ticket.
CUFFARO, presidente della Regione. Magari E' l'obiettivo che
vogliamo raggiungere.
CRACOLICI. Questa é demagogia Ma il paradosso é che a donare il
sangue, certamente, potranno essere le persone sane, mentre coloro
che purtroppo hanno una malattia e utilizzano sia i farmaci che le
prestazioni diagnostiche, sono quelli che pagheranno, perché non
potranno essere donatori di sangue.
Avete previsto uno spartiacque, tra chi non pagherà e chi
pagherà, di circa 12 mila euro. Ho dimostrato in quest'Aula che
già due pensionati al minimo dei famosi milione al mese - di cui
tanto il Polo delle libertà, due anni e mezzo fa, si é prodigato a
fare passare come messaggio di conquista sociale - avendo tredici
mensilità ciascuno supereranno, marito e moglie, i dodicimila euro
che vengono considerati la soglia minima di povertà; quindi, state
introducendo una soglia di esenzione che é al di sotto della
soglia minima riconosciuta con le leggi dello Stato.
Siamo, questo sì, alla demagogia E' stato bocciato l'emendamento
dell'onorevole Micciché che era serio, che prevedeva il calcolo
attraverso il sistema ISEE e che definiva altri parametri degli
indicatori economici.
Con questo emendamento noi intendiamo alzare la soglia per la
famiglia media, che vive ai margini della povertà, perché oggi chi
ha un lavoro dipendente nella famiglia monoreddito, parliamo di un
reddito che va dai 30 ai 32 milioni all'anno, cioè di una
condizione in cui, con quattro persone a carico, voglio vedere chi
riesce a vivere in Sicilia in questa condizione e dovrà pure
pagarsi le prestazioni farmaceutiche; perché come é stato
annunciato anche dallo stesso Governo, nel 2004, probabilmente si
passerà anche alla prestazione indiretta per la somministrazione
dei farmaci.
Noi siamo in questa situazione. Chi, quindi, fa demagogia,
onorevole Formica, é il Governo che fomenta la furbizia per
aggirare il ticket, perché é questo che si determinerà, e farà
pagare il ticket soltanto ai poveri malati.
Ecco perché é giusto, a nostro avviso, innalzare prima di tutto
la soglia di esenzione reddittuale. Inoltre, ci sono altri
emendamenti che, in qualche modo, allargano anche la platea dei
beneficiari, perché, con tutto il rispetto per i donatori - di cui
sono certamente grato per l'attività che essi faranno - é
singolare che i bambini, sotto i 14 anni, non siano esenti, che
gli anziani ultrasessantacinquenni non siano esenti, mentre altre
categorie lo sono quando, probabilmente, non ne hanno bisogno.
LO GIUDICE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prego gli onorevoli colleghi di
attenersi ai tempi regolamentari nei loro interventi.
LO GIUDICE. Signor Presidente, nonostante il rapporto di simpatia
e di stima nei suoi confronti, lei diverse volte stasera mi ha
rimproverato perché disturbavo i lavori d'Aula.
Personalmente, però, non credo di avere disturbato più di chi
presenta emendamenti di questo tipo, perché la demagogia -
qualcuno si turba, può essere che qualcuno ve lo dice e vi
offendete - è nella presentazione degli emendamenti, perché voi
avete un andamento sinusoide, da un lato gridate sulla sanità che
costa molto e, dall'altro, parlate dei ticket.
Chiunque di noi certamente vorrebbe abolirli, però dobbiamo
renderci conto di una cosa: il periodo delle vacche grasse è
finito, il periodo delle vacche magre è finito, forse non c'è
neanche il periodo delle carcasse
Quindi, a un certo punto, onorevoli colleghi, per poter venire
incontro con serietà e con competenza sul tema della sanità, con
molta sofferenza, abbiamo stabilito in Commissione Sanità,
onorevole Presidente della Regione, questi parametri, che sono i
parametri minimi.
Abbiamo voluto mettere l'esenzione per i donatori di sangue, e
per la verità questo mi ha un po' turbato - se lei ricorda
onorevole Cracolici - perché è come volere mercantizzare la
donazione; però noi lo abbiamo considerato come un fatto culturale
nella speranza che la Sicilia - che oggi credo sia l'ultima
regione d'Italia per quanto riguarda questo settore - possa capire
l'importanza morale ed etica del donare, e per questo lo abbiamo
fatto.
Per quanto riguarda il ticket sotto l'esenzione sino a dodicimila
euro, è il minimo che si possa fare perché se dobbiamo esentare,
come diceva giustamente l'onorevole Formica, sotto i 24.000 euro,
che significa circa 50 milioni di reddito, consentitemi, per il
reddito che abbiamo in Sicilia, a questo punto, si parla di
demagogia.
Stasera sono stato in silenzio e in sofferenza
CRISAFULLI. Farebbe bene a farlo di più.
LO GIUDICE. Certamente, così avrò il privilegio di ascoltare lei
che chiede contributi per lucidare le corna alle vacche di Enna',
e questo non ci sta bene, onorevole Crisafulli.
Per quanto mi riguarda, visto che ho l'onore di presiedere la
Commissione Sanità - e conosco le sofferenze delle audizioni che
facciamo tutti i giorni con categorie che hanno esigenza di
certezza, di chiarezza per quanto riguarda il programma - sono
convinto che né al Governo né al Presidente, né all'Assessore per
il bilancio, né all'Assessore per la sanità né a tutti i deputati
può far piacere fissare i ticket. Se fosse possibile faremmo altre
cose.
Siccome al di là della spesa sanitaria di quest'anno, pari a
circa 13.000 miliardi delle vecchie lire, l'anno successivo, per
l'età dell'uomo e della donna che va ad aumentare, per le
conquiste sociali - per cui per fortuna non si muore più a
sessant'anni, altrimenti molti di noi qui non sarebbero né a
discutere né ad intervenire - non solo non possiamo diminuire il
finanziamento per la sanità, ma dobbiamo fare una lotta con lo
Stato per fare in modo che 57,50 possano diventare di più e per
fare in modo che si faccia quanto già disposto da altre Regioni
che vengono pagate a piè di lista, per prepararsi a spese in più.
E se poi consideriamo lo sforzo che si sta compiendo per
contenere la spesa farmaceutica all'interno del 13 per cento, per
quanto mi riguarda sono contrario all'emendamento, e non perché
sono a favore dei ticket, ma sono contro l'emendamento che serve
solo a fare demagogia e che ha un andamento sinusoide: si fa un
discorso in Commissione, uno sui giornali e poi un altro in Aula
perché ci sono le riprese televisive delle sedute d'Aula che vi fa
apparire davanti alla Sicilia intera.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, essendo la richiesta appoggiata a
termini di regolamento, indico la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 7.10. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e per le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.
Invito gli onorevoli deputati a munirsi di scheda per il voto
segreto.
Chiarisco il significato del voto: chi vota verde vota a favore;
chi vota rosso vota contro; chi vota bianco si astiene.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
Proclamo l'esito della votazione per scrutinio segreto:
Presenti e votanti .... . 71
Maggioranza ......... ... 36
Favorevoli ........... . 26
Contrari ........ ... . 45
Astenuti/o........ ...... 0
(L'Assemblea non approva)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 7.9. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e per le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione. Contrario.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, sono il demagogo che ha presentato
l'emendamento, per cui di tutti gli appellativi che sono stati
dati stasera me ne assumo la responsabilità, e sono - come sa
l'onorevole Pagano - il fondatore, 30 anni fa, di un'associazione
di donatori di sangue della quale sono socio e donatore.
Ho il vantaggio stasera nei confronti di questa norma di non
pagare più il ticket, guadagno più di 50 milioni l'anno e ho il
vantaggio di non pagare più il ticket da stasera.
Onorevole Presidente, più volte stasera mi sono rammaricato della
sua assenza perché, conoscendo la sua autentica e profonda e non
strumentale religiosità, volevo invitarla a fare una valutazione
attenta dell'emendamento. Quaranta milioni lordi di imponibile
corrispondono ad una trattenuta del 30 per cento ed è un reddito
di 27 milioni l'anno: significa che una famiglia di 4 persone, con
un reddito di 2 milioni e 200 mila lire al mese, sulla base dei
criteri che hanno definito la soglia di povertà, è di gran lunga
al di sotto della stessa.
In base a questi criteri di carattere generale, per soglia di
povertà si intende il reddito annuo di cinque mila euro percepito
da un individuo.
Una famiglia composta da quattro persone che abbia un reddito
inferiore ai quaranta milioni l'anno è al di sotto della soglia di
povertà. Onorevole Presidente della Regione sa perfettamente, che
nel corso degli ultimi anni nella nostra regione le famiglie al di
sotto della soglia di povertà sono aumentate, e tutte le famiglie
che percepiscono un reddito netto di mille euro al mese, composte
da marito, moglie e due figli sono di fatto al di sotto della
soglia di povertà.
L'emendamento approvato stabilisce che le famiglie al di sotto
della soglia di povertà debbano pagare il ticket farmaceutico.
Questa è demagogia?
Avevamo suggerito un criterio: si stabilisce qual è la soglia di
povertà; si articolano gli interventi in rapporto ad essa e si
ristabilisce che tutti quelli che sono al di sotto non paghino il
ticket, quelli che si trovano al di sopra di questa soglia,
paghino. Secondo me, sarebbe stato un criterio equo anche dal
punto di vista religioso, del sostegno ai poveri.
Avevamo pensato che un reddito annuo sotto i ventimila euro fosse
al di sotto di quella soglia di povertà, visto che in Sicilia sono
tante le famiglie medie composte dai genitori e da due figli. Ecco
perchè, onorevole Presidente della Regione e onorevole Lo Giudice,
rivendico il tratto demagogico della presentazione dei miei
emendamenti. Perchè se il tratto demagogico consiste nel difendere
le famiglie al di sotto della soglia di povertà e garantire una
tutela nei loro confronti, sono contento di avere fatto questa
sera il demagogo.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, il mio collega, l'onorevole
Speziale, è stato il demagogo della serata, suscitando rivalità
fra i colleghi parlamentari ed io sono il "lucidatore delle
corna".
Credo che questo modo di operare nel Parlamento siciliano non
possa essere consentito a nessuno. Neppure al mio amico,
l'onorevole Lo Giudice, il quale utilizzando questo linguaggio
offende la dignità del Parlamento e dei singoli parlamentari.
Sono dell'opinione che l'onorevole Lo Giudice abbia tanti modi
per potere argomentare il suo consenso o dissenso agli
emendamenti.
Sicuramente non quello di insultare o provocare la dignità delle
iniziative e degli interruzioni che si fanno nel Parlamento.
Se l'onorevole Lo Giudice non dovesse chiedere scusa al
Parlamento intero per le cose che ha detto, chiedo al Presidente
di attivare le procedure per istituire il Giurì d'onore per
tutelare la mia dignità di deputato.
PRESIDENTE. Onorevole Crisafulli l'ho ascoltata con estremo
rispetto. Capisco le ragioni dei suoi giudizi così drastici nei
confronti della battuta più o meno felice dell'onorevole Lo
Giudice, ma devo escludere che ci sia stato un riferimento, che
possa urtare l'onorabilità e la suscettibilità di alcuno,nella
frase dell'onorevole Lo Giudice
Non si tratta, cioè, di una frase che integra l'ipotesi.di offesa
personale, al punto tale di pervenire ad un Giuri d'onore. Può
essere stata una frase infelice, un'espressione non congrua allo
stile parlamentare, ma credo di poter escludere qualunque
riferimento diretto ad incidere sulla sua onorabilità. Pertanto,
prego l'Assemblea ad autorizzarmi a ritenere chiusa la vicenda,
perchè siamo in un caso nel quale eccedere nelle richieste
tassative significa proprio incorrere in quel pericolo di
violazione e di dignità e di immagine dell'Assemblea, che
l'onorevole Crisafulli aveva paventato.
LO GIUDICE . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO GIUDICE . Signor Presidente, onorevoli colleghi, lungi da me
il pensiero di voler offendere l'onorevole Crisafulli, al quale mi
legano - e molti sono gelosi per questo - rapporti di affettuosa,
fraterna, cordiale amicizia.
Se avere parlato di corna in questa Aula è un'espressione
triviale chiedo ammenda all'Aula, al Presidente ed al Presidente
della Regione.
Il discorso delle corna era una consecutio tra le vacche grasse,
le vacche magre e le carcasse , ed essendo stato interrotto più
volte dall'onorevole Crisafulli, che è tanto bravo ed attento
sulle problematiche di Enna, ed essendo anche a conoscenza che è
stato attore ed autore di una serie di emendamenti a favore della
provincia di Enna, intendevo che è capace anche di scrivere un
emendamento che incrementi la lucidatura delle corna per le
mucche di Enna , quindi qualsiasi offesa è lungi dall'onorevole
Crisafulli, e lungi dall'Aula, ma volevo riferirmi solo alle
protuberanze ossee dei bovini.
PRESIDENTE. Onorevole Lo Giudice, la ringrazio per il chiarimento
reso. Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento
7.16
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, non voglio assolutamente ritornare
su questa vicenda, ma ritengo che sia un bene che nel Parlamento
si tengano fuori alcune espressioni che offendono l'intero
consesso.
Voglio però insistere su questo emendamento e ribadire che viene
troppo facile dire oggi che questo Governo abbia accettato una
proposta fatta dall'opposizione, cioè l'eliminazione il ticket sul
pronto soccorso, dimostrando che quello che dicevamo due anni fa
era assolutamente fondato, tanto più che il Governo ha ammesso che
quel ticket era inutile e vessatorio nei confronti dei cittadini.
Di questo siamo contenti e grati,e lo sono soprattutto i
siciliani.
Come viene troppo facile la battuta: conseguente
all'eliminazione del ticket sul pronto soccorso con l'apertura
della nuova stagione del 'vampirizziamo i siciliani' con il
pretesto di esentarli poi dal pagamento del ticket.
Adesso, al di là della battuta, vorrei che esaminassimo con
serietà il nodo delle esenzioni, perchè se vi devono essere
esenzioni affrontiamole con la serietà necessaria, altrimenti è
meglio non concederle; se stabilire esenzioni farlo su serie basi
reddituali, e non un modo per aggirare il problema della reale
condizione di difficoltà dei siciliani.
Fissare la prima fascia reddituale per l'esenzione del ticket ad
appena 12.000 euro lo considero un grave errore; vorrei evitare
che fra due anni il Governo si renda conto dell'errore commesso
nella finanziaria 2004 e corra ai ripari, vediamo di risolvere il
problema sin dall'inizio evitando di fare magre figure di
incompetenza della gestione di uno strumento delicato qual è la
definizione della quota di esenzione al di sotto dei 12 mila euro.
Con questo emendamento, che riguarda un altro comma, è possibile
riparare al torto determinatosi col voto espresso poc'anzi.
PRESIDENTE. Il parere del Governo, ?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.9. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 7.14. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.14. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 7.16 presentato dal Governo. Il parere
della Commissione?
CRISAFULLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, io sono d'accordo sull'esenzione
ticket per i donatori di sangue, perchè ritengo che lo sforzo
fatto dal Governo, in particolare dall'assessore Pagano il quale
ha tolto o sta per togliere il resto, con l'altro che esamineremo
subito dopo questo, credo che l'unica cosa che mancava per potere
dare un beneficio alla Regione siciliana era quello di prendere
anche il sangue ai siciliani. Prendiamo atto che questo è l'unico
sistema che avete per potere aiutare la Sicilia
PRESIDENTE. Il parere della Commissione sull'emendamento 7.16?
SAVONA,vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.16. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 7.6 a firma dell'onorevole Leontini ed
altri ,sul quale chiedo al Governo un'opinione circa la garanzia
che non si tratti di emendamento per una maggiore spesa essendo
stato oggetto di analisi da parte degli Uffici e dei Gruppi
parlamentari.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Abbiamo chiesto
la sospensione dei lavori, proprio per fare un esame concreto e
profondo su questo argomento. Gli uffici ci danno assicurazione
che è stato ulteriormente emendato in maniera adeguata, so che
anche il subemendamento degli stessi proponenti, sia
accettabilissimo . C'è un errore forse di battitura, un refuso,
al punto a) si voleva fare riferimento al Sistema Sanitario
Nazionale.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, abbiamo presentato l'emendamento
7.6.1 interamente sostitutivo del comma 3.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 7.6.1 a firma
Leontini ed altri
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare una
valutazione ad alta voce. Invito il Governo ad assumere
l'emendamento successivo che fa riferimento alle categorie non
esenti di cui al comma precedente perché questo emendamento
riscritto o comunque presentato dai colleghi stabilisce le
categorie esenti ma vorrei ricordare che per le prestazioni
diagnostiche e strumentali la categoria degli esenti è
disciplinata anche rispetto alla patologia. Ci sono le cosiddette
prescrizioni salvavita ecc..
Capisco il senso e la difficoltà di alcuni colleghi nel
determinare 'sic et simpliciter' un meccanismo compartecipativo in
base al costo della prestazione introducendo anche il livello
reddituale.
Però, vorrei fare rilevare che con l'introduzione del livello
reddituale hanno realizzato un ennesimo nuovo ticket per le
prestazioni diagnostiche; ancora questo argomento non era stato
preventivato.
Comprendendo il senso di voler introdurre la compartecipazione a
seconda del reddito, puntualizzando che non condivido queste fasce
di reddito, vi invito almeno a togliere il costo della ricetta per
la categoria di cittadini con redditi superiori ai 12 mila euro,
che non è previsto ad oggi per nessuna. Mentre è previsto che il
numero delle prestazioni massime prescrivibili per una ricetta sia
di sei.
Questo dovrebbe servire in qualche modo a calmierare il
meccanismo di estensione delle prestazioni diagnostiche.
Suggerirei, quindi, agli onorevoli Leontini, Mercadante e
Pistorio di evitare un ennesimo ticket affinché si riduca la
platea dei soggetti che dovranno pagare il ticket anche per le
prestazioni diagnostiche.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento, quello che lei
ha già letto.
CRACOLICI. Io ho suggerito al Governo di presentare un
subemendamento correttivo.
PRESIDENTE. E' quello che ha già letto, onorevole Cracolici?.
CRACOLICI. No, ma posso presentare un subemendamento
PRESIDENTE. Lo faccia firmare all'onorevole Speziale, in caso
contrario, non lo posso accettare. Non posso accettarlo all'ultimo
momento. Comunico che è stato presentato dall'onorevole Speziale
un subemendamento all'emendamento 7.6. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione sul sub emendamento a
firma Speziale?
SAVONA,vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 7.6.1. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Cassare dopo "euro 36,15". Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.6.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.2. Il parere del
Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA , vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario
resti seduto.
(Non è approvato)
Per assenza dall'Aula dei presentatori, dichiaro
decaduti gli emendamenti 7.3 e 7.4.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 7.5 e
7.7, di identico contenuto. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(Sono approvati)
Pongo in votazione l'emendamento 7.15, a firma del
Governo.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E'approvato)
Pongo in votazione l'articolo 7, nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E'approvato)
Si passa all'esame dell'articolo 17, in precedenza
accantonato.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io e il
mio Gruppo parlamentare abbiamo presentato un emendamento
soppressivo dell'articolo 17, che è uno dei punti
fondamentali del testo - fra l'altro, non era stato
inserito nel testo originario, ma in corso d'opera da parte
del Governo, in Commissione Bilancio - ed è stato anche
oggetto di ripetuti interventi da parte nostra, nel corso
della discussione generale.
Sappiamo bene che è un argomento sul quale si sta
concentrando l'attenzione di gran parte dell'opinione
pubblica; c'è una grossa discussione all'esterno e non solo
tra i dipendenti, che sono quelli che sarebbero penalizzati
dall'approvazione di questa norma. Il tema è stato posto
dalla stampa come se il Parlamento fosse attraversato da
due filoni di pensiero: il primo, a sostegno di chi deve
andare in pensione dopo venti anni di servizio; il secondo,
sostenuto dal Governo, contrario, invece, perché i
dipendenti regionali avessero lo stesso trattamento
riservato a tutto il resto dei dipendenti pubblici.
La questione così è mal posta, perchè in realtà abbiamo
sempre detto - e lo vogliamo dire anche in questa sede -
che la discriminante vera rispetto a questo articolo è tra
l'impostazione prevista dalla legge numero 10 del 2000 e
chi, invece, pensa di utilizzare, di bloccare il contenuto
della stessa legge.
Nel 2000, anno in cui l'onorevole Presidente della
Regione era assessore per l'agricoltura nell'autorevole
Governo Capodicasa, nell'ambito delle iniziative promosse
dallo stesso Governo c'era una visione che aveva alcuni
tratti organici: intervenire con la legge numero 5 per
evitare che la Regione siciliana continuasse ad essere una
Regione imprenditrice, puntare ad una stabilizzazione
dell'esecutivo, attraverso l'elezione diretta del
Presidente della Regione, e introdurre una profonda
modifica della natura della Regione.
A proposito di quella vicenda, si ebbe una discussione
appassionata, relativa al tipo di Regione che volevamo: se
la Regione, così come si era configurata nel corso degli
anni, rispondeva alle esigenze di snellezza, di celerità
decisionale o se, invece, la stessa, nel corso degli anni,
non si fosse appesantita e se questo appesantimento
burocratico non avesse pesato anche in termini di sviluppo
della Regione stessa.
Quindi, la discussione è mal posta - dicevo - non tra
chi è contrario e chi è favorevole a un pensionamento a
vent'anni, ma il problema è capire che tipo di Regione
vogliamo. Ora, onorevole Presidente della Regione, vorrei
che tutto l'argomento si spostasse qui.
C'è chi, come noi, ha pensato, anche attraverso il suo
contributo, alla legge 10, che per noi aveva un tratto di
modernità, che prevedeva quello che già norme nazionali
prevedevano - e mi riferisco, in particolare, alla legge
675 - e, cioè, che, di fronte ad aziende che avevano tratti
ed erano decotte, interveniva la possibilità di
intervenire sul personale, attraverso una serie di
ammortizzatori, per liberare le imprese dal gravame del
personale, dal peso del personale, per rendere le imprese
più snelle e più agili.
Un'operazione di questo tipo fu fatta in Italia tra gli
anni '76 e '79, quando il Paese rischiava il collasso
economico con l'inflazione al 20 per cento e si determinò
la ripresa del nostro Paese e la possibilità che lo stesso
entrasse nei mercati.
Fu utilizzata la leva degli ammortizzatori in quel
momento e nel settore industria si pensò di mandare tanta
gente in pensione a 50 anni. Lo stesso argomento principe
abbiamo utilizzato in occasione della legge 10, e cioè
vedere se la Regione, così com'era, potesse essere adeguata
ai tempi di modernità che richiede, se non fosse
appesantita e se alla luce anche di modifiche sostanziali
che stavano intervenendo nell'assetto istituzionale del
Paese - mi riferisco alla modifica del titolo V della
Costituzione - non fosse arrivato il momento di avere una
Regione più snella, più agile, così come tante altre
Regioni. Mi riferisco all'Emilia Romagna, alla Toscana,
alla stessa Lombardia, dell'amico personale del Presidente
della Regione, onorevole Formigoni (la Regione Lombardia ha
complessivamente 11.000 dipendenti, con una popolazione di
9 milioni di abitanti). Tuttavia, il problema che si poneva
era in che modo avremmo dovuto fare una riforma sostanziale
che, in ragione anche a modifiche istituzionali - dicevo
prima la modifica del titolo V della Costituzione -
permettesse di decentrare compiti, poteri e funzioni ai
comuni, in modo tale che i soggetti promotori dello
sviluppo diventassero in Sicilia, non solo la Regione, ma
anche gli enti periferici.
Questo era il contenuto, in sintesi, in pillole della
legge 10. E' per questo che allora si attivò un processo
graduale che doveva servire contemporaneamente a decentrare
poteri e a rendere più snella la Regione. Ora, signor
Presidente, se lei si fosse presentato qui stasera con
questa norma dicendoci: guardate che noi la legge 10
l'abbiamo attuata, perché per quanto riguarda la materia
decentramento di poteri, di compiti e di funzioni già
abbiamo fatto i decreti attuativi", sarebbe stato
credibile.
La verità è che il Governo vuole bloccare la legge 10
in tutto il suo contenuto, perché vuole una Regione
appesantita e perché l'idea che ha è di una Regione
centralistica che limita e mortifica la possibilità
dell'agire delle strutture periferiche, che tende a
controllare e ad utilizzare le strutture burocratiche per
un controllo politico della spesa, della centralizzazione
della spesa e, quindi, blocca un processo riformatore. Ecco
perché c'è la nostra netta opposizione.
Quindi, il tema posto sulla stampa tra chi si vuole
adeguare alla normativa nazionale e chi non vuole è un tema
posto male. Il problema è: chi vuole la riforma e
continuare il processo di riforma, di modernizzazione della
Regione e chi quel processo lo vuole bloccare. Il Governo
Capodicasa aveva avviato un processo reale di riforma, il
Governo Cuffaro lo vuole bloccare.
Quel processo di riforma, ripeto, passava attraverso il
fatto che una parte del personale veniva garantito e veniva
messo in prepensionamento, e non è assolutamente uno
scandalo dentro questo progetto riformatore, perché è
esattamente quello che è avvenuto in tanta parte del Paese,
quando si è intervenuto nelle aziende che necessitavano di
interventi strutturali.
Onorevole Presidente della Regione - come lei sa
perfettamente - io sono dipendente del Petrolchimico di
Gela e più di una volta si è utilizzata la leva degli
ammortizzatori sociali o del prepensionamento per
permettere all'azienda di ridurre i costi gestionali del
personale e di avere respiro nei mercati, cosa che spesso
è avvenuta e che ha permesso anche lì la ripresa. Questa è
la vera domanda alla quale noi dobbiamo rispondere; tutte
le altre questioni (la sentenza della Corte Costituzionale,
il modo in cui dobbiamo comportarci), secondo me, sfuggono
al vero tema e c'è un tentativo anche della stampa di
stringere la questione attorno al fatto che è come se ci
fosse qui qualcuno che vuole difendere privilegi.
Noi non vogliamo difendere i privilegi di nessuno,
onorevole Presidente della Regione, ma vogliamo difendere
un progetto che ci siamo intestati durante la nostra
gestione di governo, che riteniamo essere utile alla
Sicilia e cioè una Regione snella, agile, che deve regolare
i rapporti, non deve controllare la spesa.
Ho detto l'altro ieri, in occasione del dibattito sulla
discussione generale, che, se si fosse data attuazione ad
una parte consistente della legge numero 10, discuteremmo
di metà del bilancio che abbiamo, perché gran parte del
nostro bilancio sarebbe stato trasferito agli enti
periferici.
C'è un limite - autocriticamente lo devo porre - che
andrebbe corretto in quella legge ed è la presenza
elefantiaca di componenti esterni negli Uffici di
Gabinetto. C'è un limite che andrebbe rivisto, forse - non
me ne voglia l' onorevole Crisafulli, che è stato colui che
in qualità di Assessore, a suo tempo, ha permesso la
discussione della legge e la sua approvazione. In quel
contesto, forse, anche quegli strumenti avevano una
finalità; in realtà, si sono tradotti in strumenti al
servizio inutile, spesso, di Assessori che hanno Uffici di
Gabinetto con 40 persone - addirittura, 45 persone in
alcuni assessorati - insomma strutture elefantiache che
hanno un peso considerevole nel bilancio della Regione.
Tutto ciò non preoccupa chi oggi è preoccupato per i
conti e per il fatto che gli stessi non sarebbero in
equilibrio. Queste sono le ragioni, onorevole Presidente
della Regione, onorevole Governo e onorevole Presidente
dell'Assemblea, che ci hanno spinto a dire che noi avremmo
votato contro la proposta fatta dal Governo. Sono tutte qui
le nostre ragioni, che ci permetteranno, nel corso di
questa discussione, di utilizzare tutti gli strumenti
regolamentari per impedire che venga bloccato il processo
d'innovazione e di modernizzazione messo in atto dalla
legge numero 10.
E' questa la ragione per cui ho preannunciato, già nel
corso della discussione generale - e lo ribadisco stasera -
che, comunque, noi su questo articolo, sull'emendamento
soppressivo dell'articolo e poi sull'articolo, chiederemo
il voto segreto.
PRESIDENTE. Tutti coloro che vogliono iscriversi a parlare
lo facciano entro cinque minuti, trascorsi i quali
considererò tassativamente chiusa la discussione
sull'articolo.
E' iscritto a parlare l'onorevole Micciché. Ne ha
facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che questo sia l'articolo più atteso di questo disegno di
legge finanziaria, per le vicende ed i sommovimenti di
carattere sociale che può creare, che non sono certamente
di tipo rivoluzionario, ma sommovimenti che metteranno
molto in apprensione per cui si creerà una fortissima
tensione nell'apparato burocratico dell'Assemblea regionale
e di tutta la Regione.
Ho presentato l'emendamento soppressivo perché mi sono
convinto di un fatto: capisco le ragioni politiche del
Governo, che vuole apparire nell'opinione pubblica
nazionale, e in primo luogo mediante il Corriere della
Sera, che non lesina critiche all'andamento dell'Assemblea,
specialmente quello degli ultimi anni, per tutta una serie
di vicissitudini.
Ricordo che nel 2001 ci fu uno sfascio all'interno della
sinistra - partito nel quale militavo - che criticava
l'atteggiamento di alcuni suoi componenti i quali votarono
l'emendamento a favore del prepensionamento dei dipendenti
degli enti collaterali (Genio Civile, eccetera), per
assimilarli a quelli dell'Assemblea.
Credo che il centrosinistra debba fare una sorta di
autocritica. Per certi versi, aveva ragione a non volerlo
estendere, perché poteva creare dei problemi alla stessa
norma che oggi si vuole abrogare. Non è una questione di
poco conto, perché la questione morale esiste, ma esiste al
contrario, perché ricordo che fu discusso in I Commissione
e che il più alto funzionario della Regione in materia di
personale diceva che, molto probabilmente, la Corte
Costituzionale avrebbe sistemato tutto e che la Regione
stava anticipando le decisioni della Corte Costituzionale.
Non sono convinto di ciò, e non lo sono per una serie di
ragioni che sono state spiegate molto bene dalle
organizzazioni sindacali dei dipendenti dell'Assemblea e di
tutta la Regione siciliana.
Non voglio entrare nel merito della questione perché non
ho una competenza specifica e, quindi, posso anche
sbagliare, ma su un punto sono d'accordo, e non a caso ho
presentato l'emendamento soppressivo. Ma ritengo che
l'articolo aggiuntivo da me presentato alla fine dia una
sistemazione globale al problema con un allineamento alla
legge nazionale.
Ma il Governo, invece, sta facendo un passo indietro nel
tempo, addirittura a prima della legge Dini, facendo una
sorta di moralismo al contrario. Se si vuole raggiunge
l'obiettivo che questi dipendenti vadano in pensione,
perché hanno maturato un diritto sancito da una legge, noi
possiamo proporre un emendamento per precisare che questo
personale, dopo il pensionamento, per un certo numero di
anni non può svolgere altre attività, al fine di evitare -
come ha detto anche il Presidente della Regione - che
possano togliere lavoro ai disoccupati.
Così è stato fatto, a livello nazionale, per il
prepensionamento dei lavoratori del settore privato, per
esempio la FIAT e altre organizzazioni industriali, che
hanno cercato di porre in essere strumenti di questo genere
a salvaguardia dei giovani disoccupati.
Possiamo creare una sorta di blocco, evitando che
questi pensionati possano togliere lavoro ad altri. Se il
problema è morale, allora ritengo che si possa superare; se
invece viene considerato un problema di risparmio, ricordo
che è stato dimostrato ampiamente dalle organizzazioni
sindacali che non è vero che se restano in servizio possono
dare ulteriori contributi alle casse regionali.
Al contrario, si deve dimostrare - e, in proposito
vorrei un chiarimento da parte dell'Assessore - se, in
effetti, esiste la copertura finanziaria per mantenere
questi dipendenti ancora in servizio fino alla maturazione
della pensione in base alla norma che voi volete indicare,
considerato che a partire dai prossimi mesi ci sarà un
aumento dell'11 per cento stabilito per legge.
L'Assessore per il bilancio dovrebbe dichiarare se,
effettivamente, la Regione dispone delle somme necessarie
per compensare questa spesa in più, perché questo articolo
in fondo produce maggiore spesa, il che non mi pare sia
stato spiegato chiaramente. Pertanto, chiedo l'abrogazione
di questo articolo da parte del Governo presentato alla
finanziaria originaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Crisafulli.
Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
aggiungo nulla a quanto detto dall'onorevole Speziale, per
argomentare il senso, il valore della presenza
dell'articolo 39 all'interno della legge 10.
La legge 10 ha una sua filosofia che si estrinseca
attraverso una serie di articoli che sono significativi;
l'articolo 39 in ordine è successivo all'articolo 31 il
quale prevede le materie di competenza della Regione
siciliana. Tale articolo avrebbe dovuto consentire, con
leggi specifiche, il decentramento di funzioni, poteri,
compiti e risorse dalla Regione agli Enti locali.
L'onorevole Speziale ha detto bene, perché questo non si
intende fare. E appare evidente che, mantenendo in servizio
il personale, non si potrà più fare.
Manterremo alla Regione gli uffici che riguardano la
decisione delle pratiche che servono a finanziare gli
strumenti musicali delle bande municipali dei comuni,
perché non li possiamo decentrare, altrimenti i funzionari
ed il personale non saprebbero cosa fare; manterremo gli
uffici che finanziano gli arredi sacri alla Regione
siciliana, perché questo è un compito essenziale per
l'attività amministrativa della Regione e, come questi
manterremo tutta una serie di altri uffici.
Tutto ciò perché si dice in giro che stiamo violando
una riforma economica e sociale, la riforma delle pensioni,
per cui, mantenere in vita una norma come la legge 62
creerebbe un vulnus alla costituzionalità della normativa
in vigore in Sicilia.
Onorevole Presidente della Regione, l'articolo 39 fu
voluto per consentire in Sicilia una gradualità di
passaggio fra un sistema previdenziale ed un altro, e
stabiliva che entro questo mese avremmo dovuto adeguarci
per quanto riguarda il sistema previdenziale ai principi
della riforma nazionale, ma consentendo al personale che
godeva di un beneficio - non lo chiamerei un diritto -
derivante da una legge che la Sicilia aveva voluto, di
poterne usufruire nell'arco dei tre anni successivi
all'entrata in vigore della legge per potere organizzarsi
la vita.
Ora, mi sarà pure consentita una battuta, probabilmente
infelice: è come quando i nostri pensionati vanno
all'ufficio postale a prendere la pensione; fanno la fila
dalla mattina alle sei in attesa che apra lo sportello e
poi comincia la lunga trafila della riscossione delle
pensioni. Alla fine, verso l'una, dopo che pochi hanno
usufruito del giusto servizio, viene chiuso lo sportello
poiché il funzionario deve andare via il pagamento delle
pensioni non può essere effettuato. E non perché non si
possa fare più oggi, non si può fare più. Debbo dire che
fortunatamente non solo non credo al fatto che c'è un
vulnus a questa norma costituzionale, perché se così fosse
onorevole Cuffaro, non capirei il contenuto del comma 1
dell'articolo 17.
CUFFARO, presidente della Regione. Onorevole Crisafulli,
al comma 1 dell'articolo 17 c'è un emendamento modificativo
del Governo.
CRISAFULLI. Onorevole Presidente, ne prendo atto. Debbo
dire che quanto previsto dal comma 1 è lo sconquasso'
delle casse della Regione siciliana, peraltro non capisco
come la Commissione Bilancio' abbia potuto inserire questa
norma che non è del Governo e che non ha copertura
finanziaria, significherebbe estendere a chiunque i
benefici che vorremmo togliere dalla legge 62.
Il Governo di centro-destra, che nasce con il Governo
Leanza, ha saputo fare di più: ha stipulato un contratto
con i dipendenti ai quali ha riconosciuto che l'ultima
retribuzione comprensiva delle indennità veniva calcolata,
ai fini pensionistici, per tutti i 35 anni di servizio
prestati, in modo tale che un lavoratore qualora avesse
lavorato un mese, con una sola indennità va in pensione e
si porta via tutto. Altro che "vulnus" al sistema
previdenziale Questo è un vero sconquasso' della logica
normale delle retribuzioni, del sistema previdenziale e dei
meccanismi che insistono per rendere più simili i cittadini
siciliani fra di loro.
Ma vi è di più: c'è un comma all'articolo 17 che non
ritengo sia costituzionale, cioè di legiferare per
consentire il rimborso a quanto definito dagli enti
previdenziali.
Non so se abbiamo potere per decidere per conto
dell'INPS; se è così, ritengo sia una cosa importante; se è
possibile rimborsare i soldi ai dipendenti che hanno acceso
i mutui è veramente importante. Ma, la copertura
finanziaria dov'è rispetto a ciò?
Sarebbe bene scriverlo. E in più si sopprimono i commi
2, 3, 4, 5, 6 e 8 dell'articolo 39 per cancellare il
contingente del personale che doveva andare in pensione,
senza tenere conto che la Regione siciliana è stata oggetto
di una sentenza della Corte costituzionale la quale, per un
motivo analogo riguardante una graduatoria che è stata
accontentata' fino ad un certo livello, perché in seguito
la Regione intervenne con una nuova legge e interruppe la
possibilità di accedere ai benefici agli altri concorrenti
in graduatoria. La Consulta dichiarò incostituzionale
quella norma e fummo condannati a dovere accettare tutte le
richieste avanzate perché riconosciute diritto-quesito.
Cosa si sta determinando? Migliaia di ricorsi,
personale costretto a restare in servizio ad appena cinque
giorni dal pensionamento, e che si ritrova davanti ancora
dodici anni per andare in pensione.
Devo dire che tutto ciò è sinceramente incomprensibile.
Tanto più incomprensibile perché non produce alcun effetto
similare a quello nazionale. In Italia si è pensata la
riforma previdenziale per risparmiare, si è ritenuto di
dovere allungare il periodo lavorativo. Ma, questo
meccanismo non produce neanche un beneficio economico, che
avremmo, invece, mandando il personale in pensione.
E' inutile fare finta del contrario. Conosco i conti
che sono stati fatti dagli uffici e li definisco col
trucco, perché se il dipendente rimane in servizio non si
conta il TFR (come se non si dovesse accantonare); se va in
pensione il TFR deve essere calcolato, ragione per la quale
ci si rimette.
E' solo una buona finzione contabile per tentare di
imbrogliare le carte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Virzì. Ne ha
facoltà.
VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, approfitto
della presenza del Presidente della Regione per dire con la
massima sincerità che, su un argomento così rilevante,
vorrei, da deputato di maggioranza, al termine di questo
confronto d'Aula, essere veramente convinto. Spero
sinceramente che tutti i dubbi fin qui manifestati su
questa rigidità vengano sciolti, fermo restando che quando
sentiamo usare la parola 'rigore' il nostro animo riprende
coraggio, perché fino a questo momento - come ricordava
anche l'onorevole Crisafulli - rigore in questa Regione se
ne è visto molto poco. Che venga usato in questa fase
lascerebbe presupporre che c'è un'arma segreta, un
argomento segreto di immensa rilevanza istituzionale che
non è ancora stato apertamente citato nel dibattito. Se
questa bomba atomica' esiste, se esiste da parte del
Governo la presunzione che possano venire atti che
eliminino qualunque tipo di dibattito, considerato che ci
troviamo di fronte ad un pronunciamento sul quale nulla
possiamo fare, sarebbe stato opportuno anche risparmiare il
condimento di spezie' che i giornali hanno inserito in
tutta questa vicenda.
Mi permetto, però, molto sommessamente, di ricordare
che quando in quest'Aula qualcuno ha detto per favore non
muoviamoci in questa o in quell'altra direzione perché
altrimenti interviene il Commissario dello Stato , da parte
di tutti, molto francamente, tale comportamento è stato
dichiarato illegittimo. Non è corretto inserire in Aula la
previsione di un comportamento che adotterà un altro
organo, che ha tutt'altra funzione rispetto a quella
legislativa, la legittima funzione di controllo.
Si è parlato di ribelli, si è parlato di demagogia, si
è parlato di piazza, ma questo dibattito nasce dal fatto
che prima un Governo di centro-sinistra, e poi un Governo
di centro-destra fanno la scelta di alleggerire l'elefante
regionale che tutti abbiamo riconosciuto sovraccarico, di
alleggerire gli oneri che gravavano sulla Regione e che ci
portavano - dopo un bilancio di 28 mila miliardi - a
litigare magari per l'ultima legge che costava 30-40
miliardi a fine anno, e che erano somme realmente gestibili
da parte della Regione.
Vorrei chiarito che comunque questa non è un'operazione
che ha un fine nobile, che voglio riconoscere perfino a chi
ha motivato diversamente le proprie idee. Ritengo sbagliato
sollevare dubbi sul perché qualcuno sposa una causa, perché
potrebbero essere sollevati dubbi anche sul perché non la
sposa.
Esiste una norma proposta dal centro-sinistra che
prevede gli scaglioni a sei mesi; non c'è una norma del
centro-destra che, in nome della correttezza della spesa
pubblica, in nome della trasparenza, in nome di una
crociata contro l'ignobile fenomeno delle baby pensioni,
abbia previsto cose diametralmente opposte o speculari, si
è proposto che il principio rimanga lo stesso ma, invece
della cadenza semestrale, per gli scaglioni si introduce il
criterio dello scaglionamento annuale. Ed allora il centro-
destra ha considerato normativamente corretto il percorso
del centro sinistra.
Il dubbio che mi rimane è: è applicabile al contratto
dei regionali che deriva dalla nostra potestà statutaria di
fare legislazione sul nostro personale, è parametrabile ad
una sentenza che riguarda il contratto nazionale degli enti
locali?
L'altro dubbio legittimo è: ci costano di più così o ci
costano di meno fuori? Io credo che sia facilmente dimostrabile
che ci costino di meno fuori e che l'impatto finanziario non sia
tale e quale come ci è stato disegnato perchè nella certezza di
andare fuori, perchè molti di questi signori hanno già ricevuto la
letterina a casa con cui noi Regione dicevamo loro che al primo
gennaio 2004 sarebbero stati in pensione, io credo che sia il
segreto di pulcinella rivelare in quest'Aula che molti hanno preso
il 70, l'80% del TFR e lo hanno già investito per preparare la
nuova vita dopo la fine della carriera regionale.
Io vorrei che tutti ci ricordassimo che parliamo di persone,
di collaboratori di questa nostra Regione. Mi permetto di riusare
davanti a lei, Presidente, la parola che credo dovrebbe esercitare
un certo fascino su tutti e che credo che sia universalmente
acquisita alla cultura collettiva, diritti acquisiti. Credo che ci
troviamo di fronte a diritti acquisiti che non credo siano stati
annullati, negati o messi in discussione da quella sentenza che a
tutti si poteva applicare tranne che alla Regione siciliana che
già dal 1946 sa di avere potestà legislativa esclusiva e primaria
in rapporto al trattamento del proprio personale. Non ci credo che
ci muoviamo su un terreno che mena scandalo e non mi voglio
mettere a fare polemiche. Non voglio parametrare questa cosa a
nulla.
Debbo dire che in questa Regione siciliana, francamente, in
un cinquantennio si è visto tutto e il contrario di tutto e credo
che non dobbiamo parlare di immoralità quando di cose come queste
ne stiamo parlando in un Parlamento perchè prima si entrava alla
Regione in qualunque modo, in nessun modo, in un modo non
dichiarato, col sistema delle scatole cinesi. Questa è soltanto
storia. Ora noi ci stiamo confrontando e siccome io sinceramente
non sarei qui se non partissi dal presupposto che il Governo si
muove nel nome e nel segno di una migliore gestione di questa
Regione, io veramente chiedo di essere convinto perchè tutti
insieme, ricordo, che quando incominciò sostanzialmente l'epoca
del bipolarismo e partito che fino a ieri non dialogavano si sono
ritrovati, anche costretti, contro la loro tradizione culturale, a
dialogare tutti insieme, ci siamo detti che questa era una Regione
elefantiaca perchè in realtà la Regione era una specie di stanza
per la decompressione, era un compensativo sociale, era la nostra
vera Fiat la Regione siciliana e diciamo che per qualche decennio
è stata sostanzialmente usata con questi fini.
Abbiamo inventato funzioni e qualifiche che nel resto del
mondo non avevano alcun tipo di parametrazione. Oggi che possiamo
parlare serenamente di queste cose dobbiamo ricordarci che mentre
continuiamo a dibattere su questi argomenti, francamente, questo è
un dato che esiste e che resiste, ci sono regioni sicuramente
molto più impegnate di noi nel programmare il loro avvenire
tecnologico, industriale, il loro processo di sviluppo, regioni
economicamente più indietro, regioni infinitamente più avanti di
noi e con pari e superiore numero di abitanti che riescono a
lavorare con molto meno personale. Non so i numeri precisi ma mi
pare di ricordare che fino ad un anno fa si diceva ancora che la
Campania andava avanti con sei-sette mila dipendenti e lo stesso
il Lazio, mentre la Lombardia non andava oltre le otto-nove mila
unità. Non mi pare che abbiamo una realtà così difficile da
gestire e tanto lavoro di impresa da giustificare questo
mastodontico apparato.
Credo che la parola d'ordine "snellire" debba restare sempre
in cima al programma del centrodestra perchè credo che anche e
sopratutto in nome di queste cose povere, semplici, chiare abbiamo
vinto le elezioni e gesti in controtendenza credo che vadano
fortemente, giuridicamente motivati perchè il dato politico
potrebbe risultarne appannato.
FORMICA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando
all'inizio della preparazione di questa finanziaria si è
appalesata la possibilità che il Governo presentasse un
emendamento che impediva quanto precedentemente stabilito con una
legge della Regione siciliana e cioè il prepensionamento di circa
4 mila impiegati, parlando con i membri del Governo e con la
maggioranza, mi sono chiesto che mi si spiegasse il perché.
In un primo momento mi si è spiegato che c'era un problema di
impatto con l'esterno soprattutto alla luce di quanto ci si
apprestava a fare a livello nazionale.
Successivamente mi è stato detto che c'era un problema in
ordine ad una possibile futura in itinere sentenza da parte della
Consulta che avrebbe potuto bocciare l'articolo 39 della legge 10
provocando dei danni incommensurabili.
Successivamente ancora mi è stato detto che il beneficio
economico che ne deriverebbe dal mancato prepensionamento e quindi
dal continuare a prestare servizio nella Regione siciliana, non
solo non c'era ma addirittura ci sarebbe stato un aggravio per le
spese della Regione stessa.
Per quanto riguarda la prima risposta e cioè l'impatto che un
provvedimento di tale natura, l'esecuzione di una legge del 2000
potrebbe avere sull'opinione pubblica, io, con molta modestia, ho
suggerito a chi di dovere che la Presidenza della Regione
siciliana si facesse promotrice di una conferenza stampa nella
quale si spiegasse ai vari Giannantonio Stella della situazione,
rispettabilissimi premiati, quali sono i termini della questione.
Infatti, è stato fatto notare già prima di me che non c'è
nessuna similitudine tra il prepensionamento previsto dalla legge
10 e l'orientamento del Governo nazionale ed europeo in merito
all'età pensionabile.
Ricordo che c'è stata una lettera del Presidente Fleres anche
in questo senso. Ho fatto notare, comunque, che continuare a
parlare di baby pensioni significava fuorviare, mettere fuori
strada i parlamentari e soprattutto l'opinione pubblica
ingenerando un movimento di opinione che aveva il solo scopo, con
il gioco delle tre carte, di incanalare l'attenzione verso un
falso problema.
Io ed il mio partito siamo contro le baby pensioni. Lo siamo
sempre stati e lo continuiamo ad essere. Ma si tratta di baby
pensioni.
Abbiamo ascoltato che la legge 10 è stata fatta per cercare
di snellire il pachiderma della pianta organica regionale - non si
sa neppure quanti siano esattamente i dipendenti di questa Regione
- in maniera tale da rendere l'apparato più snello, da liberare
delle risorse che potrebbero molto più utilmente e proficuamente
essere impiegate per i fini istituzionali della Regione, di
questa grande regione, di una regione a statuto speciale che ha
delle caratteristiche che si avvicinano a quello di uno Stato e
cioè le spese per gli investimenti, le spese per le attività
produttive, le spese per creare occupazione.
Veniamo al secondo aspetto che è quello secondo me centrale;
cioè il risparmio. Vedete tutti voi colleghi, da molti anni siete
confrontati spesso con la impossibilità di trovare i soldi per i
ciechi, di trovare soldi per delle attività che assistenziali, o
delle attività imprenditoriali per esempio abbassare le tasse che
è uno dei cardini del governo di centro-destra, oggi stesso
abbiamo assistito ad una querelle fortissima sull'articolo 11 e
sull'articolo 12 che rappresentano degli strumenti indispensabili
per creare sviluppo ma non abbiamo le risorse, per abbattere le
tasse, o almeno non ne abbiamo a sufficienza per prendere quei
provvedimenti che veramente potrebbero fare di questa isola un
luogo ricercato una calamità per le attività imprenditoriali e
quindi creare sviluppo vero e ricchezza; veda signor presidente
evidentemente seguirò l'esempio dell'onorevole Crisafulli
continuerò poi con gli emendamenti lo facciamo l'intervento a
puntate. Quando mi si dice che non c'è un risparmio non me lo si
dimostra con i conti, io ho chiesto più volte e continuo a
chiedere che mi si dimostri che c'è un risparmio nel non mandare
in pensione i dipendenti che ne hanno maturato il diritto ai sensi
della legge 10 e che c'è invece un aggravio di spesa mandandoli in
prepensionamento. Io ritengo caro presidente che noi
risparmieremmo 100 miliardi l'anno delle vecchie lire che
moltiplicate per 15 anni fanno la bellezza di 1.500 miliardi di
vecchie lire; i conti che mi sono opposti, frapposti per computare
questa tesi hanno una caratteristica singolare e peculiare perchè
se noi li continuiamo a mantenere al lavoro risparmiamo dei soldi
perchè intanto il TFR non lo paghiamo, questo è molto
interessante, voglio far notare che il TFR è un diritto
inalienabile dei lavoratori costituzionalmente garantito che
dovremo pagare per forza e che se ci fermiamo qui ammonta a 850
miliardi, se aspettiamo altri 15 anni arriverà a 1500, 1700
miliardi, e chi li pagherà questi soldi?. E' responsabile
affrontare un ragionamento del tipo "chi vivrà vedrà", è
responsabile appesantire il bilancio della regione che già è
diventato uno stipendificio posponendo da qui a 5 a 6 8 o 10 anni
l'enorme cumulo di una montagna di soldi da pagare in guisa tale
che non sarà più possibile pagarle le pensioni, e nel frattempo e
chiudo signor presidente, e nel frattempo è lecito mantenere al
lavoro delle persone che nella maggior parte dei casi non sanno
cosa fare e hanno una sola preoccupazione quanti giornali devo
comprare stamattina per arrivare alle ore 14,00 e cioè per
arrivare alla fine dell'orario d'ufficio, mi basterà uno o due
oppure tre, ed è lecito continuare a pagare queste persone a
quattro milioni di lire al mese anziché mandarli in
prepensionamento a due milioni e mezzo al mese, per ora mi fermo
qua non voglio più abusare continueremo dopo.
PRESIDENTE Onorevole presidente Cuffaro, avendo chiuso le
iscrizioni a parlare le segnalo l'opportunità di replicare poi a
conclusione anche di questi interventi, altrimenti si riserva di
farlo una seconda volta
CUFFARO presidente della Regione. Io vorrei esprimere anche
una opinione nella speranza che l'intervento del governo potesse
essere in qualche modo, potesse agevolare l'iter della
discussione, perché rispondendo su alcuni temi può darsi che ci
sia qualcuno dei parlamentari che possa rivedere le proprie idee.
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare.
CUFFARO presidente della Regione. Spero di attenermi
anch'io entro i limiti, forse qualche minuto in più sarò costretto
a prenderlo, ma non molto.
Attorno a questa vicenda nella scelta del governo, intanto
scelta politica, di allineare il sistema pensionistico della
regione a quello che è il sistema pensionistico dello stato, si è
costruita e in un primo momento pensavo che fosse qualche
costruzione strumentale, però devo ricredermi, nel senso che ho
capito che c'è tanta buona fede nei confronti di quelli che
portano avanti le loro idee, ho avuto modo di ascoltare gli
interventi, non soltanto dell'opposizione, ma anche della
maggioranza, per la verità tutti gli interventi che ho ascoltato
sono assolutamente contrari a quello che la norma, che seppur il
governo ha presentato, vorrei dire un governo nella sua
maggioranza che ha presentato una norma che è stata approvata
all'unanimità in giunta di governo e questo credo che sia un dato
di fatto, per cui non è che mi meravigli, però prendo atto che è
un tema che sta accendendo gli interessi del parlamento, dei
parlamentari al di là delle colorazioni politiche o di maggioranza
e di opposizione, e questo credo che sia un dato positivo. Ed è
proprio in senso costruttivo che vorrei fare il mio intervento
dicendo, molto serenamente, quello che penso, ma tentando anche di
poter dare quella che è la mia opinione, ma l'opinione del governo
suffragata anche da tutta una serie di dati e soprattutto una
serie di conoscenze che è giusto che il parlamento abbia per
potere esprimere liberamente il proprio voto, del quale dico
subito, presidente, non faremo drammi. E' giusto che il parlamento
voti serenamente, anzi mi auguro che questo parlamento scelga di
votare, non solo serenamente, perché il governo accetterà
qualunque sia il voto del parlamento, ma che abbia anche il
coraggio di votare palesemente, perché non capisco cosa ci sia da
nascondersi o da votare segretamente su una tematica così
straordinariamente importante. Si voti palesemente, ognuno
esprimerà, io dico anticipatamente che il governo accetterà...
CRISAFULLI Speriamo che anche lei voti a favore nostro.
CUFFARO presidente della Regione. Io dico come Governo cosa
voterò, lei onorevole Crisafulli ha detto come voterà, ognuno è
libero di dire quello che vota, ma io dico votiamo palesemente,
ognuno si assume serenamente la propria responsabilità che è una
scelta.
Dico fin da adesso che non faremo drammi e non ci saranno,
perché il governo deve avere anche la capacità di capire quando
sente alcuni interventi di autorevoli esponenti della maggioranza
che è un argomento talmente importante che interseca interessi,
opinioni, riflessioni, d'altronde la politica è questo,
presidente, è rappresentanza di interessi legittimi e questo è un
interesse legittimo, ognuno ritiene di rappresentarlo nel modo più
proprio o più consono che ritiene. Io ho il dovere di dire alcune
cose che è giusto che si sappiano, altrimenti le riflessioni e il
voto potrebbero essere senza conoscenza, potrebbe essere non un
voto in piena coscienza se non si conosce come stanno le cose in
realtà.
La legge n. 10 non è un feticcio, onorevole Crisafulli, la
legge n. 10 è una legge che può essere cambiata, rivista. Il
decreto legislativo Cassese del '93, nei sei anni successivi, è
stato cambiato, dal Governo nazionale, decine di volte, non è
successo niente.
La legge è fatta, si rapporta a quelle che sono le esigenze,
poi quando ci si rende conto che si sono fatti degli errori si può
rimediare. La legge n. 10 non è - lo ripeto - una specie di
feticcio che non possiamo toccare, chissà che cosa; è una legge
che ha tutta una serie di parti importanti, ce ne sono alcune che
bisogna avere la capacità di rivedere, di cambiare, in qualche
modo, anche opinione su alcune vicende.
L'articolo 39 della legge n. 10 - diciamolo con grande
franchezza, Presidente - è stato impugnato dalla Corte dei Conti,
nei confronti del quale ci sarà - certamente ci sarà, io non
anticipo quale sia la soluzione, anche perché non sarei in
condizione di anticiparla, in quanto nessuno la sa - una
sentenza della Corte Costituzionale.
E' chiaro che poi la politica deve interpretare le cose che
succedono e se io, come Presidente della Regione, debbo dare un'
interpretazione, avendo letto molto accuratamente la sentenza che
la Corte Costituzionale ha emesso non più di due mesi e mezzo fa
su materia attinente, nella quale sentenza, comunque, ci ha
anche detto quale opinione ha nella materia dei pre-pensionamenti
e dell'articolo 39, devo immaginare che non andiamo incontro ad
una sentenza che sia certamente nella direzione delle posizioni
auspicate da molti miei colleghi, dipendenti regionali, perché
tali sono, e da molte riflessioni che ho sentito in questa Aula.
Va esattamente in indirizzo contrario. Voglio dire con
grande franchezza, signor Presidente, che, seppur la sentenza
della Corte Costituzionale ci dovesse essere ed abolisse
l'articolo 39, sarebbe ex tunc, cioè abolirebbe l'articolo 39 e
tutto quello che l'articolo 39 ha già prodotto fino ad ora. Non
c'è bisogno che sia io a di spiegare cosa vuol dire ciò.
Se c'è qualcuno che si sta affaccendando a tentare di
risolvere un problema, se noi non intervenissimo, rischierebbe di
complicarlo perché riprenderebbe tutta una serie di dipendenti
regionali che hanno già maturato perché sono andati in pensione.
Cosa succede se noi cassiamo l'articolo 39? Molto probabilmente,
cessando la materia del contendere (che è l'articolo 39) forse
riusciremmo ad evitare che possa esserci una sentenza ...
SPEZIALE Questo avverrà comunque.
CUFFARO presidente della Regione. Ho detto "forse",
onorevole Speziale. Senza dimenticare, se quello che in qualche
modo abbiamo avuto modo di capire, che la Corte Costituzionale
potrebbe mettere in discussione l'intero sistema pensionistico
regionale, compreso diritti acquisiti, che sono il sistema
retributivo che molti dipendenti regionali hanno maturato in
questi anni.
Allora, per essere chiaro, cari colleghi, altrimenti
rischiamo di non avere chiaro un problema che è invecegiusto che
ognuno di noi abbiamo chiaro, intanto c'è un problema politico:
questo è un Parlamento ed un Parlamento non può permettersi il
lusso di farsi imporre un sistema pensionistico da un organo
diverso da questo Parlamento, che deve avere la dignità di
scegliere quello che vuole fare. Questo è il motivo principale per
cui oggi io, come Presidente di questo Governo, porto
all'attenzione di questo Parlamento una scelta di sistema
pensionistico che è quella politica.
Tale scelta politica è anche supportata da una serie di
considerazioni che ho fatto, che certamente ci aiutano a portare
avanti un problema che, ripeto, è innanzitutto politico. Abbiamo
di fronte questo tipo di scelta che dobbiamo fare e dobbiamo avere
le idee chiare su quello che succede.
Ma la vogliamo smettere di continuare a dare numeri, perché
questa sera ho sentito numeri da parte di autorevoli colleghi, la
Regione siciliana è Regione speciale ed autonoma; è autonoma e non
ho bisogno di spiegarvi perché, ma è speciale.
Ma che cosa vuol dire, onorevole Speziale, che lei mi viene
a dire che la Lombardia ha 11.500 dipendenti? Ha mai pensato di
scorporare dai 17 mila dipendenti della Regione siciliana i 5 mila
dell'Assessorato Beni culturali, che non ha la Regione Lombardia
perché sono dipendenti del Ministero? I 4 mila e 3.500
dell'Assessorato Agricoltura e del Corpo forestale, che le
regioni Lombardia, Campania, Toscana ed Emilia non hanno? La
motorizzazione, che non hanno, gli enti locali che non hanno?
Quando avremo fatto la somma di tutto questo ..
Smettetela di continuare a dire cose non vere perché
altrimenti fate il gioco di qualche giornalista che continua a
descriverci per quelli che non siamo. Noi siamo la Regione che ha
meno dipendenti, onorevole Speziale, se scorporiamo le competenze
legate ai dipendenti che le altre regioni non hanno nel loro
contingente I dipendenti della Regione sono meno di quelli che ci
servono
Quale elefantiaca macchina burocratica Noi non riusciamo ad
aprire altri siti archeologici perché non abbiamo dipendenti a
disposizione. Non riusciamo a tenerli aperti il sabato e la
domenica perché non abbiamo abbastanza dipendenti
E, poi, mi consenta, onorevole Crisafulli, credo che non sia
serio consentire ad un Governo e ad una Regione, che si stanno
dando regole di produttività, di mandare via 4 mila persone,
nel pieno della loro capacità, che questa Regione ha contribuito
con investimenti a far diventare produttive ed importanti per il
processo di sviluppo, mandarle via nel momento in cui servono di
più, perché sono nella piena maturità, perché stanno cominciando
a produrre nel massimo della loro capacità.
E' questo il meccanismo per cui noi oggi veniamo qui a
chiedere un sacrificio ai dipendenti regionali che hanno maturato
un diritto. E' vero. Hanno maturato un diritto in virtù di una
legge ed hanno una giusta aspettativa, onorevole Formica, ad
andarsene in pensione. Ma noi siamo venuti qui a chiedere a questa
gente il sacrificio di rimanere perché c'é bisogno di loro, anche
di loro per portare avanti questa baracca, per portare avanti un
progetto di sviluppo per uscire dalla crisi dove ancora versa
questa Regione.
Lo chiedo ufficialmente a tutti, ai parlamentari, ai tanti
che giustamente pensano di andare a collocarsi a riposo. C'é
bisogno di loro, della loro esperienza e della loro capacità di
aiutarci a produrre e a creare un sistema che sia efficiente. E'
questa la scelta politica che abbiamo fatto. Ed è una scelta
politica di cui mi assumo tutte le responsabilità.
Ed é vero che, probabilmente onorevole Virzì, questo ci
costerà elettoralmente ma noi non siamo stati chiamati a difendere
comunque gli interessi elettorali, siamo stati chiamati a
governare e a portare avanti un progetto di sviluppo e, se a
questo progetto va sacrificato qualche pezzo di elettorato - e lo
dico io, che certamente su questo non posso avere dubbi - va
sacrificato, perché la politica non può essere condizionata da
scelte di perdite elettorali La politica deve andare avanti e
deve, caso mai, condizionare Noi stiamo tentando di condizionare
chi riteniamo abbia il dovere di aiutarci a portare avanti questo
progetto di sviluppo
Ed é in nome di questo che vi chiedo, cari amici
parlamentari, di riflettere su questa vicenda, di riflettere sulla
consapevolezza che non farò un dramma su niente anche se questo
Governo e il Parlamento dovessero decidere di non abolire
l'articolo 39
Io e il mio Governo voteremo, perché lo abbiamo proposto,
per l'abolizione dell'articolo 39, perché lo riteniamo giusto
politicamente per la Sicilia, perché lo riteniamo giusto anche a
difesa di alcuni interessi che oggi si potrebbe immaginare essere
difesi da chi non lo vuole abolire e, invece, vi assicuro che,
alla fine, difenderemo anche tali interessi abolendo l'articolo
39 oltre che fare quelli più complessivi della Sicilia e delle
scelte che vogliamo fare e poi, finalmente, ci mettiamo in linea
con quello che é un sistema pensionistico nazionale.
Il comma 1, onorevole Crisafulli, non é proposto dal
Governo. Ci rendiamo conto che, per quel che ci riguarda, é stato
un errore averlo inserito in Commissione - un errore commesso in
buona fede - c'é già l'emendamento che cassa il comma 1 perchè
noi non vogliamo introdurre strani meccanismi a garanzia di alcune
cose. Tra le altre cose anche sulla spesa ci sarebbe da ridire...
PISTORIO Sul comma 1.
CUFFARO presidente della Regione...il comma 1 è chiaro che
costa molto di più, non c'è dubbio; c'è anche chi sostiene che
tenendo 4.000 persone in servizio a lavorare, a produrre ad
aiutarci a costruire un progetto di sviluppo costi di più.
Non è vero che costa di più, in quanto, poiché è
indispensabile quel lavoro, la Regione comunque dovrebbe
attrezzarsi per riprendere queste persone. Quindi non è vero che
ci sarebbe un risparmio perchè dovremmo riprendere le persone
indispensabili, il numero dei dipendenti continuerebbe ad essere
quello che è, avremmo 4.000 persone che vanno nel mercato del
lavoro giustamente.
Onorevole Miccichè, la prego, non mi chieda che si faccia
una legge in cui si possa impedire alla gente, una volta andata in
pensione, di lavorare, mi pare obiettivamente esagerato...
MICCICHE' Esiste la norma a livello nazionale.
CUFFARO presidente della Regione...poichè questa gente può
continuare a lavorare in una Regione dove ha lo spazio per poterlo
fare, dove ha lo spazio per poter produrre, dove la legge n. 10 e
tutta quello che ne è seguito, la sta mettendo in condizioni non
soltanto di produrre, onorevole Miccichè, ma di produrre anche
essendo remunerata, perchè chi sta a andando via sono quelli che
in questo minuto sono pagati di più, perchè stanno producendo,
stanno lavorando.
Allora c'è lo spazio e c'è una scelta di questo Governo di
continuare ad andare avanti insieme a questi 4.000 dipendenti che
sono necessari a tutti gli altri perchè lo sviluppo della Sicilia
possa esserci.
Sono di quelli che hanno difeso la dignità e il ruolo del
dipendente regionale perchè il dipendente regionale non è nè
burocrate nè uno che non lavora e a giudicare da come li stiamo
tutti difendendo, credo che finalmente ci siamo trovati d'accordo.
Non li avreste difesi questi 4.000 dipendenti, se foste tutti
convinti che non lavorino. Invece li state difendendo, ne prendo
atto e finalmente abbiamo fatto giustizia del ruolo e delle
capacità del dipendente regionale che è stato bistrattato.
Ed io, essendo un dipendente regionale, sono orgoglioso di
questa giustizia però c'è bisogno che insieme si continui a
lavorare perchè qui c'è una Regione che ha bisogno di tutti.
(Applausi)
PRESIDENTE Si passa all'esame degli emendamenti 17.1, 17.3,
17.7 e 17.8 soppressivi dell'articolo 17, in precedenza
accantonati. E' aperta la discussione raccomandando lo scrupoloso
rispetto dei tempi previsti dal Regolamento.
E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO Noi abbiamo più volte espresso la nostra volontà
contraria alla proposta del Governo e quindi anticipo in qualche
modo il voto favorevole all'emendamento soppressivo. Siamo
contrari per le ragioni che sono state qui illustrate da alcuni
colleghi dell'opposizione, ma anche dalla maggioranza, ed anche
per le cose che il Presidente ha detto che non ci hanno
assolutamente convinti.
Siamo contrari perchè si crea una disparità di trattamento,
perchè c'è un'aspettativa legittima di dipendenti che sapevano di
dover andare in pensione e non credo che costringendoli a
restare saranno adeguatamente motivati e che sia giusto che
seguano le stesse sorti di persone che hanno avuto gli stessi
diritti.
Siamo convinti anche che non ci sarà un risparmio, così come
siamo convinti che una riforma che riguarda le pensioni va fatta
attraverso il metodo della concertazione con le organizzazioni
sindacali perchè stiamo discutendo di dipendenti, non con un
emendamento alla finanziaria, ma con una riflessione organica sul
sistema pensionistico.
L'obiettivo di eliminare gli sprechi può essere perseguito
attraverso una scelta politica che in questi anni il Governo
Cuffaro non ha fatto. Gli sprechi sono negli uffici di Gabinetto
pletorici, sono nei tanti comitati inutili, sono in tante
strutture e organismi che la Regione farebbe bene ad abolire.
Il Presidente dice che vuole fare una politica a favore
della produttività. Portiamo avanti una riforma seria della
pubblica Amministrazione e non confondiamo due sistemi che sono
totalmente diversi: quello nazionale e quello regionale.
Cominciamo ad accantonare le somme giuste che i dipendenti
rivendicano nel fondo dell'Inpdap, come si sta facendo con una
somma esigua in questa finanziaria, e lavoriamo per una
razionalizzazione dell'intero sistema.
La Margherita è contraria nel merito, non soltanto perché è
all'opposizione, ma anche perchè qualcuno degli attuali uomini di
governo ha votato la legge n. 10 e ora si è reso conto che va
migliorata in questa parte. Noi riteniamo che la legge n. 10 sia
stata una legge importante, la difendiamo, non per una questione
di principio, ma perchè la legge 10 n. va applicata pienamente e
cominciamo ad applicarla soprattutto accelerando il procedimento
della dismissione degli enti regionali.
Per tanti anni ci siamo riempiti la bocca, sostenendo di
porre fine alla Regione imprenditrice, ora ci sono organismi che
da quattro anni resistono, nonostante la legge n. 10 prevedesse
in maniera inequivocabile la loro soppressione.
Tutti rappresentanti della Margherita che prenderanno la
parola, anche il collega Ortisi dell'altro Gruppo, sono della
stessa posizione, siamo tutti contrari alla proposta di Governo
perchè la riteniamo ingiusta.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, intervengo con un certo
imbarazzo perchè ha parlato il Presidente della Regione che,
oltre ad essere Presidente della Regione, è deputato iscritto al
Gruppo dell'UDC che io qui rappresento. Per cui non posso che
limitarmi a ringraziarlo per i contenuti, per la forma e la
correttezza dei toni che ha voluto usare, nel lasciare libera
quest'Assemblea di decidere su una proposizione che ha espresso
in termini umani, giuridici e di persona attenta ai valori e allo
sviluppo di questa Sicilia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, questa sera mi sono meravigliato
dell' altezza e della profondità delle sue affermazioni che
condivido pienamente.
Se solo le avesse pronunciate un anno fa, io sarei stato
assolutamente d'accordo con lei. Pronunziate oggi avverto che
queste parole non hanno lo stesso significato e per certi aspetti
sono anche sospette.
Un governatore si pone il problema della necessità di
garantire la funzionalità della Regione, di valorizzare i
dipendenti e le risorse e se lo deve porre sempre senza aspettare
che vi sia una sentenza della Corte costituzionale o della
Cassazione che lo evidenzi.
Invece lei dice che questo Parlamento non può
permettere che un organo estraneo decida su una questione
sulla quale spetta al Parlamento deliberare, decidere.
Perchè questo Parlamento ha una dignità che non deve essere
messa in discussione da nessuno. E queste sono parole
assolutamente condivisibili.
Mi domando però visto che la legge che stabiliva il
pensionamento l'abbiamo varata noi come Parlamento e che ha
già espletato alcuni dei suoi effetti, se questo Parlamento
non abbia il dovere di completare o di consentire che
vengano completati gli effetti della stessa legge. E se mai
l'organo esterno potrebbe sanzionare un qualcosa che può
essere regolare in tutto il suo percorso, non mi sembra
neanche opportuna questa precisazione di un orgoglio
regionalistico nei confronti di un organo di controllo
nazionale. Né mi sembra opportuno rimarcare un problema
delicatissimo quale quello dei diritti acquisiti. Credo che
qualunque organo di governo debba essere rispettoso di un
principio giuridico assolutamente antico e consolidato
nella cultura giuridica italiana: il principio dei diritti
acquisiti.
Mettere in discussione questo principio significherebbe
mettere in discussione qualcosa di grande che potrebbe
pregiudicare la logica stessa del diritto.
Che lo faccia l'organo di controllo, che lo faccia la
Corte costituzionale è un problema diverso: significherebbe
che è stata rilevata una difficoltà legislativa, c'è un
errore, una contraddizione che questo Parlamento ha
commesso e la Corte lo sottolinea.
Ma che questo Parlamento da sé e di per sé neghi un
diritto acquisito, questa è una violazione di un principio
giuridico fondamentale.
Credo che tutti questi aspetti sottolineino una
difficoltà oggettiva del nostro Parlamento nella
elaborazione della legge.
A mio avviso la legge che equipara o che tende ad
equiparare tutto il sistema pensionistico regionale a
quello nazionale è una legge giusta e condivisibile.
Condivido anche un'idea più grande che nel tempo, in un
tempo ragionevole anche tutto il sistema della
corresponsione economica, tutto il sinallagma, venga
equiparato in quanto le attuali forme di differenziazione
hanno dei difetti congeniti. Ma tutto ciò va fatto in tempi
non sospetti.
Dico, quindi, che sono d'accordo nel rigettare questa
norma e quindi nell'approvare il comma 1 che prevede la
soppressione dell'articolo.
MICCICHE' Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
apprezzato personalmente l'intervento appassionato e chiaro
del Presidente della Regione; ha avuto un coraggio
veramente considerevole, visto i tempi che corrono.
Onorevole Presidente, la sua responsabilità può essere
definita storica, però, non mi ha convinto, nonostante la
passione del suo intervento.
Avevo ragione io all'inizio del mio intervento: la
questione lei la sta impostando come se fosse meramente una
questione morale. Di questo mi pare si tratti. Mi pare di
avere letto fin dall'inizio di questa polemica un suo
intervento negli organi di informazione. Ed allora torno al
mio discorso originario, al mio intervento precedente. Lei
vuole apparire, anzi in questo caso vuole anche essere,
cioè vuole cambiare rotta sotto questo profilo, però è
chiaro che a pagare non possono essere - adesso -dei
cittadini - perchè questi dipendenti sono anche cittadini -
come ha detto giustamente l'onorevole Crisafulli. Non
possono pagare oggi che sono a cinque giorni dal loro
pensionamento. Questo aspetto, mi deve consentire,
onorevole Presidente, non è cosa da poco, perchè non si
tratta di fare un sacrificio per uno o al massimo due anni.
Per centinaia e forse per qualche migliaio di dipendenti si
tratta di cambiare vita, non in positivo, ma in negativo,
cioè creando uno sconquasso, un rivoluzionamento in
negativo, anche nella loro psiche.
Io vorrei capire come farà un dipendente che il prossimo
2 gennaio doveva essere collocato in pensione ad andare
invece a lavorare. Con quale spirito costui andrà a
lavorare. Io le pongo questa domanda. Questo è un tema che
va impostato, a mio avviso, da un punto di vista sociale,
ma il problema va anche impostato dalla prospettiva della
efficacia e della effettiva possibilità che questo
dipendente possa stare in armonia e possa lavorare,
produrre e possa portare avanti questa baracca' - perchè
di questo si tratta.
Lei ha trovato delle motivazioni, smentendo alcuni
interventi, che non è vero che noi abbiamo grandi risorse
di personale. Noi abbiamo una struttura diversa dalla
Lombardia, dalle altre Regioni d'Italia, in parte ciò è
vero, ma in parte non è così. Bisognerebbe fare uno studio
in tal senso e questo studio al momento non c'è. Il vero
problema comunque non può essere poi rivoltato e dire che
la Consulta ci darà ragione. Lei ha messo le mani avanti
Scusate, ancora questa sentenza non c'è. E non bisogna
fasciarsi la testa prima di rompersela '.A me pare che qui
ci stiamo rompendo la testa prima che venga sancita questa
decisione da parte della Consulta
L'onorevole Crisafulli ha portato l'esempio di una
sentenza della Consulta che va nel senso contrario. Quindi,
la Consulta non può volere la botte piena e la moglie
ubriaca' Tranne che non ci sia una questione che venga
pilotata. Non credo che si possano giudicare le sentenze
prima che queste ultime vengano enunciate. Aspettiamo con
tranquillità. Vi sono anche altri strumenti per convincere;
vi sono altri mezzi. E concludo.
Poc'anzi avevo messo in evidenza la questione -
tecnicamente non ricordo il numero della legge alla quale
facevo riferimento - che inibisce i lavoratori che vanno in
prepensionamento nel settore privato.
Il prepensionamento nel settore pubblico è stato fatto
a carico dello Stato e non capisco quale scandalo possa
suscitare nel momento in cui lo fa una regione che ha la
potestà e la possibilità di legiferare in quanto ciò è
supportato da uno Statuto che lo consente.
Nessuno ancora ha spiegato dove sono i risparmi.
Ancora nessuno ha spiegato se ci sarà la copertura
finanziaria visto che fra qualche mese vi saranno maggiori
oneri per i dipendenti che resteranno in servizio. Quali
sono i fondi? Dove sono i soldi? Dove sono i fondi per
pagare i maggiori oneri contributivi?
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Onorevole presidente Cuffaro, lei sa quanto io
l'ascolti con la dovuta attenzione, ma a me è sembrato
stasera che il suo argomentare fosse debole, appassionato,
ma debole perchè manca in tutto ciò che lei ha detto una
visione organica del ruolo della Regione e, in qualche
modo, conferma alcune osservazioni che avevo fatto nel
corso del mio precedente intervento.
Poc'anzi, mi ero richiamato al contesto nel quale noi
approvammo la legge 10.
La legge 10, come lei sa in quanto all'epoca era
assessore nel governo Capodicasa, noi eravamo al tempo in
cui vi era l'idea di una trasformazione della Regione:
volevamo smetterla con la Sicilia imprenditrice.
Abbiamo fatto la legge 5; bisognava uscire,
interrompere un processo che aveva finito con l'essere
devastante per l'economia della nostra Regione; bisognava
dare stabilità di governo, e abbiamo approvato la legge
sulla elezione diretta del Presidente della Regione al fine
di avere una Regione agile, snella che decentrasse poteri
nel contesto di una riforma del titolo V della Costituzione
che si apprestava a fare lo Stato e, quindi, una Regione
che decentrasse questi poteri e soprattutto che limitasse
le competenze in alcune materie.
Quello era un disegno. Noi avevamo gli elettori - non
l'abbiamo saputo spiegare, tutte le ragioni di questo mondo
- ma non ci hanno votato.
Lei stasera ci richiama a una visione della Sicilia
produttiva sulla quale siamo d'accordo. Qual è il progetto?
Qual è l'idea che avete? Dire che abbiamo una Sicilia
produttiva accompagnandola col fatto che vi sono in Sicilia
16 mila dipendenti, che si blocca il processo di
trasferimento delle competenze, che non si attivano i
processi produttivi, che non c'è una riconversione è una
idea che si appella a fatti generici, un po' populista e
un po' demagogica se vogliamo. Ma senza una idea vera, la
sua posizione risulta debole.
Per cui, io davvero vorrei accettare - l'avevo detto
anche stasera - la sfida su quale tipo di regione vogliamo.
Noi pensiamo, e lo ribadiamo, che per le competenze
proprie della Sicilia è necessario snellire e riconvertire
il ruolo della Regione; è necessario riconfermare lo
spirito della legge 10; far diventare la Regione un luogo
che deve regolamentare i rapporti e non deve centralizzare
né le decisioni né la spesa.
Metà del bilancio della Regione dovrebbe essere di
competenza dei comuni e delle province; una parte delle
competenze della Regione dovrebbe essere messa a
disposizione degli enti territoriali. Invece qui si è
andato avanti: CORECO, sciolti e il personale non si sa che
fine abbia fatto; SCICA, sciolti e il personale non si sa
dove sia. Ma insomma, di quale Regione ci vuole parlare
onorevole Presidente della Regione? Di una Regione che lei
non ha neanche in testa? E potremmo continuare all'infinito
proprio perchè voi avete un'altra idea della Regione ed è
l'idea che sta penalizzando lo sviluppo.
Ma si è mai chiesto, onorevole Presidente, perchè nel
corso del 2000 ad oggi noi abbiamo il più basso tasso di
crescita degli ultimi 50 anni? Che con il governo Leanza e
il governo Cuffaro noi abbiamo un tasso di crescita dello
0,1 per cento e per due trimestri consecutivi abbiamo
avuto un tasso di crescita pari allo 0,1 negativo.
Non si può fare riferimento solo al contesto nazionale
perché è un dato di crescita che è legato invece alle
vostre politiche. Ecco perché noi accettiamo la sfida e
ribadiamo in questo contesto l'esigenza di dire no Bisogna
snellire. Una Regione snella che regoli i rapporti, che non
sia elefantiaca, che non assuma decisioni centralistiche,
che decentri compiti, poteri e funzioni. Per questo motivo
noi manteniamo il nostro emendamento soppressivo nei
confronti dell'articolo.
E' proprio vero, signor Presidente della Regione, tra
noi e voi c'è una bella differenza che riguarda il ruolo e
la funzione della Regione.
Ho apprezzato in modo evidente l'idea che lei dà della
Regione, una Regione appesantita in tutti i suoi aspetti,
che ha i dipendenti diretti, ma ha poi una miriade di
altri dipendenti che ruotano attorno al bilancio della
Regione: decine, migliaia. E quindi una regione che anziché
regolamentare i rapporti, ha un controllo diretto della
spesa e determina un controllo e una mediazione con settori
sociali: i forestali, gli LSU, e tanti altri attraverso una
mediazione del controllo della Regione che è tutta
politica, finalizzata soltanto al consenso.
Questo tipo di Regione e questo tipo di idea che lei
stasera ha trasmesso al Parlamento regionale è una Regione
che finirà con l'appesantire le condizioni generali della
nostra Sicilia ed è la ragione per cui noi rischiamo di
appesantire la zavorra nei processi di sviluppo.
Onorevole Presidente, prenda atto che è possibile
un'altra Regione, quella che noi avevamo disegnato anche
con il suo concorso nella qualità di uomo di governo del
governo Capodicasa; una Regione snella, agile, in grado di
potere attivare processi reali di sviluppo.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
ricordare al presidente Cuffaro che quando votammo la legge
10, io mi ritrovai in questa Aula a fungere da relatore
soltanto perché l'onorevole Bufardeci, che era stato scelto
come relatore, aveva nel frattempo rinunciato al suo ruolo
di deputato perché eletto sindaco.
Lo voglio ricordare perché voglio rimarcare il fatto
che votammo alla unanimità la legge 10 e fu riconosciuto
che quelle ragioni avevano un fondamento.
Adesso io non credo che siano venute meno le ragioni di
fondo. E' venuta meno una condizione generale nel Paese che
ha indotto il governo Berlusconi a prendere delle decisioni
di un certo tenore che ognuno è giusto che apprezzi oppure
no.
Questo recupero di falsa dirittura che non spiega le
ragioni vere è un'ulteriore dichiarazione di minorità
culturale, non solo del Governo ma del nostro Parlamento
che fa il paio con quello che è avvenuto per il buono
scuola e per la legge sulla famiglia; che ha fotocopiato
l'indirizzo di un'altra regione, khomeinista nella
conduzione, quella lombarda guidata dall'onorevole
Formigoni. E ciò mi induce a pensare che mentre le ragioni
di fondo non sono venute meno per cui preannunzio il mio
voto favorevole all'emendamento soppressivo e chiaramente
quello contrario all'articolo 17, inseguiamo sempre gli
altri dimostrando che la nostra specialità di Statuto in
queste occasioni viene meno e viene meno proprio sul piano
della dimensione culturale, che è quella di fondo e che
invece è quella che dovrebbe caratterizzarci.
ACIERNO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo
di Nuova Sicilia, in Commissione Bilancio, si è astenuto
sull'articolo 17.
La nostra astensione fu determinata, in quella sede,
semplicemente perché era mancato un passaggio per quanto ci
riguarda fondamentale che il Presidente della Regione ha
ritenuto di dover consumare questa sera in questa Aula. Ed
io ringrazio il Presidente della Regione per l'intervento
che ha voluto fare sia da governatore, ma anche da massima
espressione di una coalizione politica.
Io credo che il contenuto delle cose dette dal Presidente
della Regione corrisponda al cento per cento a quello che
il mio partito ha sempre pensato riguardo al tema delle
pensioni in Sicilia.
Signor Governatore, io credo, però, che lei aveva un
dovere e mi auguro che questo serva da esperienza per il
futuro cammino che dobbiamo portare in fondo a questa
legislatura. Non ci siamo mai appassionati alle tesi
ragioneristiche di chi guadagnava di più, se questo o
quello va in pensione, credo che lei, oggi, abbia centrato
in pieno l'argomento che stiamo trattando che è frutto solo
di scelte politiche; ed è ovvio e comprensibile che non
convinceremo delle nostre tesi politiche nè l'onorevole
Crisafulli nè tutti quelli che chiaramente svolgono il
doveroso ruolo dell'opposizione, loro hanno una visione
profondamente diversa dalla nostra, ma la stanza, onorevole
Presidente, non può essere l'ultima, questa. La stanza
della nostra politica è una stanza precedente a questa,
onorevole Presidente; ed io credo e mi auguro che per il
futuro lei, massima espressione non di un Governo che è un
Esecutivo ma quando si ragiona di politica l'Esecutivo è
l'ultimo momento del ragionamento politico, si faccia
promotore di affrontare i temi della politica del Governo
Cuffaro e della coalizione di centrodestra nelle stanze
idonee della politica.
Il nostro partito darà un solo contributo all'articolo
17. C'è un emendamento presentato dai deputati di Nuova
Sicilia che riguarda il comma 1 dell'articolo 39 della
legge 10 all'ultimo capoverso dell'articolo 1 che così
recita: "Per i dipendenti regionali, genitori o coniugi non
legalmente od effettivamente separati di disabili gravi,
continua ad applicarsi l'attuale normativa in materia di
pensionamento dei dipendenti regionali". A questa parte del
comma 1 che l'articolo 17 non modifica noi ci siamo
permessi, considerato che in questa stanza ne stiamo
discutendo per la prima volta, di aggiungere una semplice
parola "o i figli" perché, per quanto ci riguarda, erano
stati dimenticati dall'allora legislatore della legge 10.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione.
Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi,
onorevole Presidente della Regione - continuo a chiamarlo
onorevole Presidente e non Governatore perché spero che
nessuno statuto modifichi una idea di democrazia
parlamentare racchiusa in una semplice parola in un ruolo
che è quello di Presidente - nell'ultimo intervento ho
sentito una affermazione inquietante. Lei, onorevole
Presidente, diceva che questo Parlamento non può accettare
di vedersi imporsi una scelta di sistema pensionistico da
luoghi estranei. Ho sentito l'onorevole Acierno invitarla a
prendere le decisioni non qui ma nelle stanze idonee della
politica.
Io credo per qualunque parlamentare, di destra, di
sinistra e di centro, per chiunque abbia rispetto per le
istituzioni e guardi alla politica in modo trasparente,
questo è il luogo idoneo per la politica, non ne vedo
altri; se altri ve ne sono, guarderei con inquietudine, ma
lo farei anche se fossi un deputato della maggioranza, a
luoghi estranei e altri della politica che non fossero la
sede parlamentare.
Vorrei ricordarle, onorevole Presidente della Regione, che
questa riforma del sistema pensionistico, compresa la norma
che lei propone con tanta passione di abrogare - nel suo
intervento di poc'anzi ne ha dato le motivazioni - è stata
approvata da questo Parlamento. E vorrei ricordare ai
colleghi, molti dei quali provenienti e presenti anche
nella passata legislatura, che mentre lei, onorevole
Cuffaro, dai banchi del Governo votò quella riforma, io,
che pure dall'esterno sostenevo quella esperienza, mi
astenni assieme al mio Gruppo, non solo perché ne
individuavamo limiti complessivi, ma perché ritenevamo che
non era sufficientemente radicale nel porre fine al
pachiderma della Regione che abbiamo conosciuto e che
ancora conosciamo.
E non votammo contro, onorevole Cuffaro, a differenza di
lei che votò in modo convinto a favore, solo perché -
vorrei ricordarlo, ma l'ignoranza è perdonata sempre, in
politica, permettete, soprattutto se si ricoprono ruoli
delicati, non è concessa, visto che il Presidente della
Commissione Antimafia dice "cosa ha fatto Forgione per la
riforma della pubblica amministrazione, per la
trasparenza " - quella riforma conteneva integralmente il
mio disegno di legge sulla trasparenza e la Commissione
sulla trasparenza nella pubblica Amministrazione - i
deputati della passata legislatura lo ricorderanno -.
Allora, noi non stiamo prendendo una decisione imposta
dall'esterno di questo Parlamento e, quindi, dobbiamo
invece riaffermare la centralità di questo Parlamento
modificando la norma. Quella norma fu approvata in questo
Parlamento. E, onorevole Cuffaro, lei può fare anche
l'apologia dei dipendenti regionali - io credo che noi
dobbiamo essere onesti, sempre, quando ne apprezziamo il
lavoro e quando critichiamo le storture, altrimenti non
siamo credibili e in molte sue parti, nonostante la sua
foga e la sua capacità oratoria lei non era credibile,
perché è vero che si possono dare o non dare i numeri - ma
non c'è dubbio che questa Regione è sovradimensionata non
perché è speciale, la Regione è stato il più grande
ammortizzatore sociale gestito da un abile patto
contrattato tra le classi dirigenti nazionali e le classi
dirigenti regionali che si sono succedute.
Questa regione è speciale anche per questo; questa
regione è diversa dalla Lombardia perché buona parte dei
suoi dipendenti non sono entrati per concorso - lo diceva
l'onorevole Virzì -; questa regione è speciale anche perché
nella burocrazia c'è chi è morto e c'è chi è stato ucciso
perché il mandante stava nella porta a fianco al suo
ufficio, anche per questo è speciale E quando parliamo
della burocrazia dobbiamo parlare di che progetto ci diamo
per affermare meccanismi di trasparenza, meccanismi di
snellimento, meccanismi di separazione totale dai
condizionamenti politici.
Di tutte queste cose, onorevole Presidente, avremmo dovuto
ragionare in un disegno organico, se ci fosse stato bisogno
di un disegno organico di riforma della riforma fatta solo
qualche anno fa, perché anche qui dovremmo abituarci - lo
dico anche al Presidente dell'Assemblea - a evitare che noi
si faccia leggi che durano al massimo uno o due anni.
Ragioniamoci meglio, evitiamo di legiferare per norme
inserite nella Finanziaria, per emendamenti
Una riforma della pubblica amministrazione che è
arrivata, credo per la prima volta dopo non so quanti
decenni in Sicilia, ha retto poco più che tre anni, perché
un pezzo l'abbiamo demolito nelle passate variazioni, un
altro pezzo lo abbiamo demolito nella passata Finanziaria,
eppure era considerata una riforma epocale.
Onorevoli colleghi, ci sono mille ragioni, sono state
esposte dagli altri colleghi, quello dei diritti acquisiti
non è secondario, la contrattazione, anche in una materia
così delicata, è un elemento centrale che nessuna
legislazione e nessuna norma parlamentare può superare. E
infine, un progetto rispetto al quale rendere omogeneo
anche una scelta come questa è l'unica bussola che può
guidare una norma piuttosto che un'altra.
Per tutte queste ragioni, onorevole Presidente, noi non
riteniamo che vada messa in discussione la norma
precedente, anzi è una norma che facilita lo snellimento
della Regione, che facilita un risparmio collettivo, che
riconosce un diritto maturato. Voi potete anche farla
questa norma, ma vi troverete con centinaia di
provvedimenti di impugnativa rispetto ai quali poi voi
dovrete rispondere.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.
Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
apprezzato molto il discorso che questa sera il Presidente
della Regione ha fatto a questo Parlamento. L'ho apprezzato
perché con grande onestà ha affermato un princìpio che è
quello di affermare che questa Regione ha bisogno comunque
di tutti i dipendenti. Però, non ha contestato e non ha
risposto in tutta onestà a ciò che ci ha mosso con
l'onestà che ci contraddistingue e cioè sul fatto che non
consentendo la fuoriuscita, lo smagrimento del personale
della pianta organica della Regione, ci sia un forte
aggravio di spesa, perché brillantemente, coraggiosamente e
con pathos il Presidente della Regione ha detto "poiché ne
abbiamo bisogno, ne dovremmo assumere altri 4.000", il che
equivale a dire che c'è un aggravio per le casse della
Regione.
Onorevole Presidente, Alleanza Nazionale è un alleato
fedele di questa maggioranza, ma essere alleato leale e
fedele non significa non ragionare, non interrogarsi sui
provvedimenti che un Governo porta all'esame del
Parlamento.
Noi non siamo andati, a differenza di altri,
Presidente, a fare demagogia, non siamo andati alle
riunioni ed alle convention oceaniche dei regionali, noi
non siamo dell'avviso che le leggi non si possano
riformare, noi non siamo dell'avviso che a tutti i costi
bisogna salvaguardare i diritti acquisiti.
Il ragionamento, come lei ben sa, e non da ora ma da
alcuni mesi, che ci ha mossi in questa battaglia era solo
ed esclusivamente un ragionamento di carattere economico
alla luce delle condizioni che sono a tutti note del
bilancio della Regione ed alla luce delle difficoltà che
noi crediamo di trasferire negli anni a venire su chi verrà
dopo e sulla impossibilità, a nostro modo di vedere, di far
fronte agli impegni che la Regione ha davanti e cioè anche
agli stessi pagamenti degli stipendi. Infatti, nel 2006, al
massimo entro il 2008 finirà Agenda 2000 e, quindi, non si
potranno più avere a disposizione i fondi per gli
investimenti di Agenda 2000 e ci interroghiamo su come farà
tra alcuni anni, non fra 20 anni, questa Regione ad
assicurare le pensioni a coloro i quali andranno in
pensione tra 15 anni. Non comprendiamo come questa Regione
farà fronte agli impegni primari a cui essa è delegata e
cioè la possibilità di fare investimenti.
Per cui, da questo punto di vista, onorevole
Presidente, noi ciò che diciamo, nell'apprezzare quanto da
lei affermato in quest'Aula, è che non siamo stati mossi da
interessi elettoralistici perché non siamo qui ...
CUFFARO Presidente della Regione. Lo ha detto
l'onorevole Virzì
FORMICA No, Presidente, lei sa che la posizione di
Alleanza Nazionale, sin dall'inizio è stata quella di
valutare la convenienza o meno, dal punto di vista
economico, di un'operazione che, gravando sulle casse della
Regione metterebbe quest'ultima in difficoltà.
Per cui, ribadisco, le nostre non sono preoccupazioni di
carattere elettoralistico. Le nostre considerazioni non
hanno nulla a che vedere con le posizioni espresse in
quest'Aula dall'opposizione che ci appaiono spesso
strumentali e che non ci vedono in alcun modo concordi con
una battaglia che é stata spesso annunciata, questa volta
sì, per motivi elettoralistici, cavalcando la tigre a furia
di dichiarazioni, a cui poi non sono seguiti i fatti, ma
esclusivamente siamo stati mossi dall'interesse di
carattere economico e questo interesse continua a muoverci.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Capodicasa.
Ne ha facoltà.
CAPODICASA relatore di minoranza. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, volevo solamente fare qualche breve
considerazione perché gli interventi dei miei colleghi di
Gruppo che mi hanno preceduto hanno esaustivamente
esaminato la materia. Tuttavia, da affezionato della legge
n. 10 che considero tra le tre, quattro leggi importanti di
questa Regione nell'arco dell'ultimo decennio, volevo
esprimere qualche opinione perché ha ragione l'onorevole
Speziale quando lamenta il concentrarsi del dibattito e
della discussione unicamente intorno all'articolo 39.
Non ci sarebbe - lo dico da Presidente di quel Governo che
la legge propose - l'articolo 39 se quella legge non avesse
contenuto il Titolo IV. E mi meraviglia che il Presidente,
onorevole Cuffaro, nel replicare alle tante obiezioni che
sono venute alla posizione del Governo e nel ribeccare alle
posizioni che credo fossero state espresse in quest'Aula
dall'onorevole Virzì, a proposito dell'elefantiasi
dell'apparato burocratico della Regione, abbia fatto delle
analogie e paragoni con altre regioni che, a mio giudizio,
sono assolutamente impropri.
Il Titolo IV, che reca il titolo "Conferimento di
funzioni agli Enti locali", all'articolo 31 stabilisce,
sulla base del principio di sussidiarietà - una legge
modernissima - ben prima che il Titolo V della Costituzione
attraverso la riforma federalista dello Stato avesse
fissato rapporti paritari tra regioni, comuni e province -
noi avevamo già previsto una normativa avanzatissima che
trasferisce e attribuisce ai Comuni e agli Enti locali che,
ove fossero state trasferite - cosa che avremmo già dovuto
fare da tempo - si tradurrebbero in una immediata e diretta
trasformazione dell'apparato burocratico della Regione.
Lei stesso, Presidente, subito dopo essersi insediato, con
la legge n. 2 del 2002 che era la legge finanziaria della
Regione, ci richiese di modificare l'articolo 35 della
legge laddove si prevedeva l'attuazione del Titolo IV
attraverso il Regolamento; e giustamente lei argomentò che
se si fosse dovuto procedere attraverso la
regolamentazione, essendo la procedura lunga perché occorre
il parere del CGA che, normalmente, interviene dopo un anno
e mezzo, anche due anni, quella parte fondamentale della
legge 10 non sarebbe stata applicata e ci chiese di
trasformare il Regolamento in decreto tant'è che l'articolo
35 così recita: 'con decreti del Presidente della Regione
da emanarsi entro 120 giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, previo parere etc...'
trasferisce i compiti ma non sono passati i 120 giorni,
sono passati 120 settimane e quella parte della legge
rimane ancora inattuata.
Allora l'obiezione dell'elefantiasi è legata al fatto
che quella regione che piaccia o no da qui a breve, presto
o tardi dovremo mettere in piedi in questa regione, non ha
bisogno dei 18.500 dipendenti che sono quelli diretti, poi
le sai, onorevole Presidente, che abbiamo un enorme numero
di precari, quindi ai 18.500 dobbiamo aggiungere i non so
quante migliaia o decine di migliaia di precari.
Ragione per cui il parametro della pianta organica
della Regione, chiamiamolo così, signor Presidente e
concludo anche se avrei altre cose da dire, le dirò poi
mano mano nel corso degli emendamenti. Se mi dà tre minuti
completo ora e non parlo più.
Io credo che è lì che bisogna trovare il parametro, una
Regione che trasferisce il 50 per cento e più delle sue
competenze agli enti locali, io credo che non abbia bisogno
dei 18.500 dipendenti. Cosa si fa, si trasferiscono oltre
le competenze e i mezzi finanziari anche il personale?
Quella è stata una ipotesi che abbiamo valutato all'epoca,
io personalmente mi sono recato in Emilia Romagna e in
Toscana per verificare come potevano essere messi in atto
provvedimenti che consentissero il trasferimento, cosa che
in Toscana era già stato fatto, mi era stato risposto che
era una cosa impossibile per diverse ragioni che qui per
brevità di tempo non riprendo.
C'è un solo modo per la Regione sgravarsi di personale
di cui non avrà più bisogno in futuro, oggi sì ha ragione
il Presidente, ne ha bisogno ed è quello di usare lo
strumento del prepensionamento, il quale strumento di
prepensionamento ormai è un diritto che i lavoratori hanno
acquisito.
Onorevole Presidente, lei dice che abbiamo bisogno di
loro, io dico, Presidente, che se questi lavoratori, questi
dipendenti rimangono in servizio, demotivati come sono,
probabilmente a quel punto non saranno più in grado di
svolgere il lavoro che svolgono.
Lei è dipendente della Regione oltre a essere
Presidente, li conosce, credo, uno a uno, perché so bene le
sue relazioni con il personale, credo che risulterà a lei
come risulta a me lo stato d'animo che si è diffuso tra
questi dipendenti della Regione.
Ho l'impressione che ci sia qualcosa che sia
intervenuta, di cui effettivamente non riesco ad afferrare
perché gli argomenti su cui si fonda il ragionamento che
lei ha svolto qui questa sera, fondamentalmente mi pare che
ruotino intorno a due questioni e ho veramente concluso,
una è il pericolo della incostituzionalità della legge e a
tutela del prestigio del Parlamento dice non facciamoci
imporre da organi esterni ma diciamo comportamenti ed atti
che il parlamento dovrebbe prendere da sé.
A parte il fatto che questo Parlamento fino ad ieri si
è lasciato imporre non dalla Corte costituzionale ma dal
Commissario dello Stato comportamenti ed atti, è normale, è
il gioco democratico, della democrazia che lo vuole.
Quindi se la Corte costituzionale dovesse assumere
decisioni, io credo che sarebbe opportuno rimettersi,
l'altro elemento è quello relativo alla utilizzazione di
questo personale.
Mi consenta, Presidente, che probabilmente su questo
lei sta sbagliando per un eccesso di zelo perché magari
alla luce di tutto ciò che è avvenuto in questi giorni si è
convinto così ma siccome conosce bene la situazione, la mia
opinione che anche lei melius re perpensa direbbero i
giuristi, si potrà convincere del contrario.
PRESIDENTE Spero che sia mantenuta la promessa di avere
completato gli interventi che la riguardano perché ha
parlato il doppio dei termini consentiti.
RAITI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, io esprimo la mia sincera
approvazione per il ragionamento che lei, Presidente
Cuffaro, ha fatto questa sera qui in Aula e per le
argomentazioni che ha sostenuto cercando di innescare un
sentimento di appartenenza ai suoi alleati della Casa della
Libertà.
E' stato veramente apprezzabile, così come è
apprezzabile il fatto che credo che lei non sia convinto
delle cose che ha detto perché mi pare chiaro che il
percorso che è stato maturato con la famosa legge 10 è
stato maturato anche con il suo concorso, con un laborioso
esame dei pro e dei contro di quelle scelte di cui lei ha
fatto parte e che conosce bene.
E' altrettanto chiaro che questa decisione che sta
prendendo e che ha preso, assolutamente sofferta,
scaturisce da un diktat di Forza Italia che le impone una
scelta ben precisa, che le ha imposto di scegliere questa
strada. Ed io devo dire che sinceramente mi sento di
apprezzare il ragionamento che ha fatto, ma è chiaro che la
scelta è assolutamente difficile perché sappiamo tutti che
mandare a casa un personale nel pieno della propria
capacità produttiva, un personale che è ancora nelle
condizioni di dare il proprio contributo alla Regione non è
una scelta facile, perché sappiamo tutti che si creeranno
probabilmente dei privilegiati che andranno fuori dal
mercato del lavoro con una pensione e questo per molti
aspetti non è ammissibile.
Però, è anche vero che questa scelta che è stata fatta
è stata meditata a lungo ed è frutto di una legge che
poteva essere modificata con un'altra legge che affrontasse
complessivamente tutto il ragionamento a tempo debito. E'
vero che le questioni delle pensioni si stanno oggi
affrontando a livello nazionale, ma lei mi insegna
Presidente che ha più esperienza di me che le pensioni non
si affrontano in finanziaria ma con una legge a parte che è
oggetto di trattativa con le parti sociali.
Il Governo nazionale lo sta facendo ma inizierà la
discussione a gennaio. Non in finanziaria, e questo è un
errore. Così come è un errore il fatto che questa Regione
ha mandato delle lettere a casa di queste persone
all'inizio di quest'anno dicendo "cari signori voi andrete
in pensione il 31 dicembre 2003 riprendendo gli
scaglionamenti". Oggi a cinque giorni da quella scadenza
non si può dire a coloro i quali hanno progettato la loro
vita "guardate che per queste motivazioni, seppur nobili e
legittime, questo non è possibile". E' assolutamente
sbagliato poi il presupposto e le motivazioni che lei ha
dato quando ha sostenuto alcune cose. Io vorrei che lei mi
desse una risposta perché per i dati che ho ci sono state
alcune imprecisioni nel suo discorso.
Innanzitutto, la sentenza della Corte dei Conti che ha
portato alla sentenza della Corte Costituzionale. Quella
sentenza non riguarda questa fattispecie ma riguarda una
fattispecie totalmente contraria, scaturisce dal ricorso di
una dipendente che ha detto di essere stata
illegittimamente esclusa dalla fuoriuscita dallo
scaglionamento e la Corte dei Conti per quello che mi
risulta ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale che
ha dichiarato incostituzionale per disparità di trattamento
il fatto che quella dipendente non fosse andata in
pensione. Quindi, ha utilizzato una realtà non vera per
supportare un ragionamento che è totalmente contrario.
Così come per quanto riguarda i dipendenti della
Regione ai Beni culturali sono 3000 e non 5000,
all'agricoltura sono 2800 e non 4000, al Lavoro ci sono
3000 dipendenti che adesso sono assolutamente disoccupati
perché sono stati privatizzate le SCICA. Vi sono 2600
dipendenti alla Regione e così ne sfoltiremo 800.
Faccio poi un riferimento a quello che c'è nella
regione Lazio, dove tutti i dipendenti sono duemila e
quattrocento, i dipendenti del Governo e del Consiglio
regionale. Qui abbiamo duemila e ottocento dipendenti.
Questa è la situazione reale e per questo motivo anche se
la scelta è difficile credo che bisogna adoperarsi per far
si che la legge 10 continui a rimanere in vigore.
CRISAFULLI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISAFULLI Signor Presidente, onorevoli colleghi devo
ringraziare il Presidente della Regione per la chiarezza
che ha voluto fare rispetto al senso della proposta del
Governo.
Lo ringrazio perché ha chiarito una parte che
riguardava il comma 1 dell'artico (mi auguro che questo
emendamento preannunziato lo faccia pervenire in forma
riservata) e lo ringrazio per avere chiarito alcuni
aspetti.
Signor Presidente sono fra coloro i quali ritiene che
il rischio di un pronunciamento della Consulta, come è
stato fatto capire, rispetto ad un principio che è sancito
dallo Statuto e che è relativo all'intervento sul nostro
personale, è un rischio che può essere corso. Ho il dovere
di dire che quando si fece la legge 10 noi la facemmo
perché la Corte dei Conti non registrava i provvedimenti di
quiescenza del personale perché in difformità alla riforma
Dini.
Facemmo in quel caso un provvedimento legislativo che
fu il raccordo della legislazione regionale con la riforma
nazionale e la gradualità del transito. Se un papocchio'
c'è stato, è stato quando si è fatto votare a questo
Parlamento un meccanismo di proroga della contingentazione
che ci ha esposto a possibili interventi, ma che, comunque,
a fronte di un'attivazione del meccanismo previsto
dall'articolo 39 sicuramente non potrà essere fatto ex
tunc, perché comunque un provvedimento legislativo produce
effetti e sugli effetti prodotti difficilmente ci può
essere un intervento di retromarcia.
A questo debbo aggiungere che sono fra coloro i quali
non ha apprezzato questo richiamo allo sforzo e al lavoro
generale. Avete avuto due anni e mezzo di tempo, glielo
potevate fare prima l'appello
La gente avrebbe avuto tutto il tempo di potere
ritirare la domanda della pensione.
Se non l'avete fatto fino ad ora, adesso suona come una
sorta di argomentazione faziosa, finalizzata al
raggiungimento di un obiettivo che è esattamente quello che
ci ha detto cioè quello di mantenere in vita una struttura
che è sottodimensionata rispetto a quello che sono le
competenze.
Non mi sono mai appassionato a chi usa le
argomentazioni per cui la regione è elefantiaca. La regione
che è speciale ed autonoma
- a ragione lei - per le competenze che esercita è una
regione che potrebbe essere meglio apprezzata di altro
personale considerato che ritiene che dobbiamo fare più
cose rispetto alle attuali. Questo però non funziona
rispetto al disegno che la regione deve avere in
applicazione di una norma, dell'articolo 31 della legge 10.
Tredici sono le cose che rimarrebbero in possesso della
funzione della regione che sostanzialmente sono la grande
programmazione e la concertazione delle realtà
territoriali.
Per fare questo non si capisce perché dobbiamo
mantenerci le competenze sulla motorizzazione civile.
Qual è la specificità che deve essere trasferita alla
regione e non alle province?
Perché dobbiamo mantenere alla Regione credo che
questo debba essere chiaro e non mi convince l'idea che
fare questo comporta la necessità di non procedere a quello
che è un riconoscimento di un percorso avviato, non di un
diritto che potrebbe non essere acquisito, ma di un
percorso avviato, che ha determinato interessi, scelte,
organizzazioni di vita, definizione di atteggiamenti
personali e familiari. Io credo che tutto questo non può
prescindersi quando si interviene con provvedimento
legislativo rispetto alla situazione che una legge ha
aperto nell'interesse della nostra Regione.
Tutto ciò, onorevole Presidente della Regione, mi porta
a dire che sarebbe bene che il Parlamento valutasse
l'opportunità di un diverso intervento, negoziato con i
sindacati, organizzato con le parti, in modo tale che tutto
il Parlamento possa essere messo in condizione di capire
che è frutto di una maturazione collettiva, neanche la
riforma nazionale che volevano fare a colpo di maglio si
ritiene di dovere più fare, tanto è che si è ripreso il
tavolo di negoziazione e qui in Sicilia, invece, si ritiene
di potere procedere a prescindere dall'opinione di tutte le
sigle sindacali.
Credo che questa sia una scelta sbagliata che mette in
difficoltà il rapporto tra la Regione ed il suo personale,
il suo personale dipendente che dovrebbe essere quello
strumento di fare bene il suo lavoro.
PRESIDENTE Si passa agli emendamenti soppressivi 17.1,
17.3, 17.7, 17.8.
SPEZIALE Chiedo che la votazione degli emendamenti
soppressivi avvenga per scrutinio segreto.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Crisafulli,
Forgione, Giannopolo, Oddo, Orlando, Ortisi, Raiti e
Villari)
Votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 17.1,
17.3, 17.7, 17.8
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
degli emendamenti 17.1, 17.3, 17.7, 17.8.
Chiarisco il significato del voto: chi vota a favore
degli emendamenti vota verde; chi vota contro vota rosso;
chi si astiene vota bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 81
Maggioranza 41
Favorevoli 27
Contrari 53
Astenuto 1
(Non sono approvati)
(vivi applausi dai banchi della destra)
SPEZIALE Abbiamo perso, prendiamo atto della sconfitta
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 17.6. Il parere del
Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 17.4. Il parere del
Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 17.5. Il parere del
Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 17.2. Il parere del
Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento G 17.9. Il parere
della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 17.10. E' assente
l'onorevole Rotella, primo firmatario.
ACIERNO Dichiaro di farlo proprio.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto. Il parere del Governo?
PAGANO assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE Comunico che gli emendamenti A.116 E A.100 sono
ritirati. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo pertanto, in votazione l'articolo 17, nel testo risultante.
SPEZIALE Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Miccichè, Oddo,
Orlando, De Benedictis, Crisafulli e Capodicasa).
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'articolo 17. Chiarisco il significato del voto: chi vota
verde vota a favore; chi vota rosso vota contro; chi vota bianco
si astiene.
Dichiaro aperta la votazione.
(si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per appello
nominale:
Presenti e votanti 73
Maggioranza 37
Favorevoli 47
Contrari 25
Astenuto 1
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la seduta è pertanto rinviata ad
oggi, venerdì 19 dicembre 2003, alle ore 10.00, con il seguente
ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2004 e bilancio pluriennale per il triennio 2004-
2006". (nn. 693-737/A) (Seguito)
Relatore di maggioranza: on. Savona
Relatore di minoranza: on. Capodicasa
2) Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2004 .
(n. 692/A) (Seguito)
Relatore di maggioranza: on. Savona
Relatore di minoranza: on. Capodicasa
La seduta è tolta alle ore 00.30 di venerdì 19 dicembre 2003.
Licenziato dal Servizio dei Lavori d'Aula alle ore 02,00 del 19
dicembre 2003.
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
XIII LEGISLATURA
SEDUTA N. 178 DEL 18-19 DICEMBRE 2003
ALLEGATO:
EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE SICILIANA
PER L'ANNO FINANZIARIO 2004 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO
2004-2006 (693-737/A) E DISEGNO DI LEGGE DISPOSIZIONI
PROGRAMMATICHE E FINANZIARIE PER L'ANNO 2004 (692/A).
Emendamenti al disegno di legge Finanziaria
- All'articolo 14
Emendamento 14.1:
Al comma 1 sopprimere le parole industriali e di servizi .
- All'articolo 19
Emendamenti 19.1, 19.2 e 19.3:
L'articolo 19 è soppresso.
- All'articolo 22
Emendamento 22.3:
Alla lettera e) del comma 1, dopo la parola assunzioni',
aggiungere le parole presso la Regione o altri enti locali e
gli enti sottoposti a controllo e/o vigilanza dalla stessa'.
Emendamento 22.7:
Al comma 1 aggiungere il seguente:
1 bis. La selezione dei lavoratori di cui ai punti b) e c) del
comma 1 avviene con le stesse modalità previste dal comma 5
dell'articolo 2 della legge regionale 26 novembre 2000, n. 24 .
Emendamento 22.8:
Al comma 1 aggiungere il seguente:
1 ter. Il contributo di cui al comma 1 è esteso anche alle
società ed ai consorzi partecipati prevalentemente dalla Regione
e/o dagli enti ad essa sottoposti a controllo e vigilanza .
- All'articolo 23
Emendamento 23.1:
Al comma 1 dopo la parola comprovate' aggiungere la parola
motivate'.
- All'articolo 25
Emendamento 25.3:
Al comma 2 aggiungere le seguenti parole Le competenze sono
disciplinate con apposito regolamento proposto dall'Assessore
regionale per i beni culturali, ambientali e per la pubblica
istruzione, sentita la competente Commissione legislativa
dell'Assemblea regionale siciliana .
- All'articolo 11
Emendamenti 11.1 e 11.3:
Al comma 1 dopo la parola giovanile aggiungere le parole e
femminile .
Emendamento 11.2:
Al comma 1, dopo le parole le imprese che si costituiscono ,
aggiungere le parole o che iniziano l'attività lavorativa .
Emendamento 11.4:
Al comma 1 la parola tre' è sostituita da cinque'.
- All'articolo 12
Emendamento 12.4:
All'articolo 12 sono apportate le seguenti modifiche:
- al comma 1 sostituire le parole in corso al 31 dicembre
2003' con le parole di inizio di attività' e le parole che si
costituiscono' con le parole che iniziano l'attività';
- al comma 2 sostituire le parole che si costituiscono' con
le parole che iniziano l'attività';
dopo il comma 2 aggiungere il seguente comma:
2 bis. Per inizio attività si deve intendere quanto previsto
per la relativa annotazione ai registri delle ditte, tenuti
presso le Camere di commercio, ai sensi del DPR del 7 dicembre
1985, n. 581 e della circolare del Ministero dell'industria,
del commercio e dell'artigianato n. 3202/C del 22 gennaio 1990'.
- Aggiuntivo all'articolo 12
Emendamento 12.3:
Sostituire l'articolo con il seguente:
1. Al fine di incentivare lo sviluppo dell'economia siciliana,
è concessa l'esenzione dall'imposta regionale sulle attività
produttive di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.
446, per i cinque periodi di imposta successivi a quelli in
corso al 31 dicembre 2003, sui redditi delle imprese già
operanti in Sicilia per la parte di reddito eccedente la media
di quelli dichiarati nel triennio 2001-2003.
2. L'esenzione di cui al comma 1 è riconosciuta a condizione che
la sede legale, gli uffici amministrativi, gli stabilimenti di
produzione e/o unità operative siano ubicati nel territorio
della Regione siciliana.
3. L'applicazione della presente disposizione è subordinata al
rispetto della vigente normativa comunitaria in materia di aiuti
di Stato nonché della definizione della procedura di cui
all'articolo 88 paragrafi 2 e 3 del Trattato istitutivo della
Comunità europea.
Subemendamento 12.3.1:
Al comma 1 dell'emendamento 12.3 sostituire le parole sui
redditi delle imprese già operanti in Sicilia per la parte di
reddito eccedente la media di quelli dichiarati nel triennio
2001-2003' con le parole alle imprese operanti in Sicilia, per
la parte di base imponibile eccedente la media di quella
dichiarata nel triennio 2001-2003'.
Subemendamento 12.3.2:
All'emendamento 12.3, dopo il comma 1, aggiungere ad
esclusione delle industrie chimiche e petrolchimiche'.
- All'articolo 13
Emendamento 13.5:
Al comma 1 aggiungere dopo le parole sono stabiliti le parole
in virtù del rilevante interesse pubblico regionale e nel
rispetto del principio di leale collaborazione fra Stato e
Regione .
Al comma 5 dopo le parole per i redditi sono inserite le
parole prodotti in Sicilia .
- All'articolo 7
Emendamento 7.16:
Al comma 2, punto e) dell'articolo 7 aggiungere:
8) i donatori di sangue.
Emendamento 7.6.1:
All'emendamento 7.6 cassare le parole ivi comprese le
prestazioni di fisiokinesiterapia e le cure termali .
Emendamento 7.6:
A decorrere dalla data di pubblicazione della presente legge,
per le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e
delle altre prestazioni specialistiche ivi comprese le
prestazioni di fisiokinesiterapia e le cure termali, è prevista
a carico dei cittadini non esenti la partecipazione al costo
delle prestazioni da parte degli assistiti secondo il criterio
di esenzione per reddito di nucleo familiare:
a) per i soggetti componenti nuclei familiari con reddito
complessivo lordo annuo, riferito all'anno precedente, inferiore a
12000 euro le prestazioni sono a totale carico del SSR.
b) per i soggetti componenti nuclei familiari, con reddito
complessivo lordo annuo riferito all'anno precedente, fino a
36.000 euro, va corrisposta una quota ticket sino a 36,15 euro e
un ticket per ogni ricetta di 2 euro.
c) per i soggetti componenti nuclei familiari, con reddito
complessivo lordo annuo riferito all'anno precedente superiore a
36.000 euro, oltre ai ticket di cui al punto precedente, va
corrisposto un ulteriore pagamento pari al 10 per cento della
differenza tra la somma totale delle tariffe riferite alle
prestazioni inserite in ricetta e la predetta quota di 36,15
euro.
Emendamenti 7.5 e 7.7:
Al comma 4 la parola sei è sostituita con otto .
Emendamento 7.15:
All'articolo 7 sono approvate le seguenti modifiche:
al comma 5 dopo le parole più basso inserire le parole è
esclusa e sopprimere le parole da di cui a confezione ;
è aggiunto il seguente comma:
7. Al fine di raggiungere l'autosufficienza regionale del
sangue ed emoderivati, in particolare per sopperire alla carenza
dei periodi critici estivi ed invernali, l'Assessorato regionale
alla Sanità, in coordinamento con i rappresentanti delle
associazioni e/o federazioni più rappresentative operanti in
Sicilia, è autorizzato a promuovere campagne annuali regionali
di informazione e promozione per la donazione del sangue, cui si
provvede a valere sulle disponibilità dell'U.P.B. 10.2.1.3.2. -
capitolo 413716.'
- All'articolo 17
Emendamento 17.9:
Al comma 1, dopo le parole di cui ai commi , sopprimere
1 .
Emendamento 17.10:
Al comma 1 dell'articolo 39 della legge regionale 15 maggio
2000, n. 10, dopo le parole o coniugi non legalmente od
effettivamente separati aggiungere le parole o figli .