Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 178 di giovedì 18 dicembre 2003
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del presidente Lo Porto


   ZANGARA,  segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente,  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Avverto, ai sensi dell'articolo 127,  comma  9,  del
  Regolamento interno che nel corso della seduta potrà procedersi  a
  votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


       Progetto  di  bilancio  interno dell'Assemblea  regionale
     siciliana per l'anno finanziario 2004 (Doc. n. 123)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto  II  dell'ordine  del  giorno:
  Progetto  di  bilancio interno dell'Assemblea regionale  siciliana
  per l'anno finanziario 2004 (Doc. n. 123).
   Invito  il  deputato questore, onorevole Zangara, a  svolgere  la
  relazione.

    ZANGARA  deputato questore e relatore. Mi rimetto al testo della
  relazione scritta.

    PRESIDENTE  Dichiaro chiusa la discussione generale e  pongo  in
  votazione  il  passaggio  all'esame degli articoli  del  documento
  contabile  n. 123. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario
  si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'Entrata.
   Do  lettura del Titolo I - Entrate effettive - capitoli  da  I  a
  VIII.  Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;   chi
  è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Do lettura del Titolo II - Partite di giro - capitoli da IX a XI.
  Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;   chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa alla Spesa.
   Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
  Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;   chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Do lettura del Titolo II - Partite di giro - capitoli da XVIII  a
  XX.  Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa al Riepilogo per capitoli.
   Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
  Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;   chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Do lettura del Titolo II - Partite di giro - capitoli da XVIII  a
  XX.  Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa al Bilancio preventivo per il triennio 2004/2006.
   Si procede con l'Entrata.
   Do  lettura del Titolo I - Entrate effettive - capitoli  da  I  a
  VIII. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;  chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa alla Spesa per il triennio 2004/2006.
   Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
  Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;   chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa alla Spesa - Riepilogo per capitoli.
   Do lettura del Titolo I - Spese effettive - capitoli da I a XVII.
  Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;   chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in votazione nel suo complesso il Bilancio preventivo  per
  il  triennio  2004-2006. Chi è favorevole  resti  seduto;   chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'intero  Documento  n.  123  "Progetto  di
  bilancio  interno  dell'Assemblea regionale siciliana  per  l'anno
  finanziario 2004".
    Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Modifica  al Regolamento di previdenza per i deputati (Doc. n.
                                 124)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto III  dell'ordine  del  giorno:
  Modifica  al  Regolamento di previdenza per i  deputati  (Doc.  n.
  124).
   Onorevoli  colleghi, in qualità di relatore mi rimetto  al  testo
  della relazione scritta.
   Do lettura della proposta di modifica:
    Ai  fini  di  cui sopra, il deputato deve produrre  la  relativa
  istanza  entro il termine di un anno dalla data in cui la sentenza
  h  diventata esecutiva ovvero, se tale termine si a già  trascorso
  alla data del 24 settembre 2003, entro un anno da tale data. Sono,
  comunque,  ammesse  al  rimborso tutte le istanze  già  presentate
  prima del 24 settembre 2003 .
    Dichiaro aperta la discussione generale.
   Non avendo alcun deputato chiesto di parlare, dichiaro chiusa  la
  discussione generale e pongo in votazione la proposta di modifica.
  Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   Pongo  in votazione il Documento n. 124 nel suo complesso. Chi  è
  favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

                        Sull'ordine dei lavori

    CRISAFULLI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISAFULLI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
  intervenire  semplicemente per fare rilevare  che  questa  mattina
  l'Aula si è riunita regolarmente e che tutti  i parlamentari erano
  a  conoscenza che sarebbe stato all'ordine del giorno il  bilancio
  interno dell'Assemblea.
   Lo  voglio  fare  rilevare perché la volta  scorsa  in  occasione
  dell'esame  del  progetto  di  bilancio  interno  si  verificò  un
  equivoco  tra  la  Presidenza e alcuni deputati, ritenendo  questi
  ultimi  che  ci fosse stata una sorta di forzatura da parte  della
  Presidenza nei confronti del Parlamento.
   Il  fatto che oggi si sia proceduto con largo anticipo e con  una
  ampia  informativa consente di potere dire che l'approvazione  del
  bilancio  dell'Assemblea è un atto che ha avuto il consenso  vero,
  convinto,  da  parte di tutti i colleghi, i quali  hanno  espresso
  sostanzialmente  un  giudizio positivo  sul  lavoro  svolto  dalla
  Presidenza.

    PRESIDENTE  La ringrazio onorevole Crisafulli, in effetti questa
  è  una occasione in cui possiamo dichiarare con soddisfazione  che
  il  progetto di bilancio interno dell'Assemblea è stato  esaminato
  con uno scrupoloso rispetto delle procedure.
   Sospendo, brevemente,  la seduta.

     (La seduta sospesa alle ore 10.35, è ripresa alle ore 10.45)


   Presidenza del presidente Lo Porto


    Seguito  della discussione congiunta dei disegni di  legge
    "Bilancio  di   previsione  della  Regione  siciliana  per
    l'anno  finanziario e bilancio pluriennale per il triennio
    2004-2006"  (693-737/A) e  "Disposizioni programmatiche  e
    finanziarie per l'anno 2004" (692/A)

    PRESIDENTE   Si  passa al quarto punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  di disegni di legge. Si procede con il seguito  della
  discussione   congiunta  dei  disegni  di  legge:   "Bilancio   di
  previsione della Regione siciliana per l'anno finanziario  2004  e
  bilancio  pluriennale  per il triennio 2004-2006"   (693-737/A)  e
  "Disposizioni   programmatiche  e  finanziarie  per  l'anno  2004"
  (692/A).
   Invito  i  componenti  la  seconda  Commissione,   Bilancio',   a
  prendere posto al relativo banco.
   Ricordo che la discussione si era interrotta nella seduta  numero
  177  di ieri, 17 dicembre 2003, dopo la conclusione dell'esame del
  bilancio.
   Si  passa,  pertanto, all'esame del disegno di legge finanziaria.
  Do lettura dell'articolo 1:

                                "Art. 1.
                        Risultati differenziali

         1.  Ai sensi della lettera b), comma 2, dell'articolo
      3  della  legge  regionale  27  aprile  1999,  n.  10  e
      considerati gli effetti della presente legge,  il  saldo
      netto  da  impiegare per l'anno 2004  è  determinato  in
      termini  di  competenza in 32.943 migliaia  di  euro  e,
      tenuto  conto delle operazioni di rimborso di  prestiti,
      il  livello  massimo del -ricorso al mercato finanziario
      per  l'anno  medesimo  resta  fissato,  in  termini   di
      competenza, in 258.229 migliaia di euro.

         2.  Tenuto  conto degli effetti della presente  legge
      sul  bilancio  pluriennale a legislazione  vigente,  per
      l'anno  2005  è determinato un saldo netto da  impiegare
      pari  a 306.611 migliaia di euro, mentre per l'anno 2006
      è  determinato  un  saldo  netto  da  impiegare  pari  a
      403.293 migliaia di euro.

         3. Ai sensi dell'articolo 18, della legge regionale 8
      luglio   1977,   n.   47  e  successive   modifiche   ed
      integrazioni,  l'Assessore regionale per il  bilancio  e
      le  finanze  è  autorizzato ad effettuare le  operazioni
      finanziarie  di  cui al comma 1 nei /A) e  "Disposizioni
      programmatiche  e finanziarie per l'anno 2004"   (numero
      limiti  massimi  ivi  stabiliti.  Sono  applicabili,  in
      quanto   compatibili,   le  disposizioni   della   legge
      regionale 15 febbraio 1999, n. 6".

      Lo  pongo  in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
      chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                                "Art. 2.
       Entrate derivanti dall'attuazione dell'articolo 37 dello
                                Statuto

         1.  Disposizioni  di cui alla lettera  b),  comma  1,
      dell'articolo  3 della legge 27 dicembre 2002,  n.  289,
      per  il quale viene disposto lo specifico accantonamento
      negativo   previsto  dalla  tabella  A   allegata   alla
      presente legge, l'Assessore regionale per il bilancio  e
      le  finanze  è  autorizzato  ad  iscrivere  con  proprio
      provvedimento  le relative somme ai pertinenti  capitoli
      del corrispondente accantonamento positivo".

       Comunico   che   sono  stati  presentati   i   seguenti
  emendamenti:

       -   dall'onorevole Micciché: 2.1;
  -   dagli onorevoli Capodicasa e Speziale: 2.2.

   L'emendamento 2.1 decade per assenza dall'Aula del firmatario.
   Pongo  in  votazione  l'emendamento 2.2. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Pongo  in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

      Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.

                              "Art. 3.
            Definizione agevolata delle violazioni commesse
            in materia di tasse sulle concessioni regionali

         1.   Le   violazioni  riguardanti  le   tasse   sulle
      concessioni regionali di cui all'articolo 6 della  legge
      regionale  24 agosto 1993, n. 24 e successive  modifiche
      ed  integrazioni,  commesse fino al  30  novembre  2003,
      possono essere definite senza irrogazione di sanzioni  e
      senza  applicazione di interessi mediante il  versamento
      delle  stesse tasse entro e non oltre il termine di  sei
      mesi  dalla  data  di entrata in vigore  della  presente
      legge.

         2.  Entro il termine perentorio di cui al comma 1, il
      contribuente   deve  presentare  o  spedire,   a   mezzo
      raccomandata    con   avviso   di   ricevimento,    alla
      Amministrazione    che   ha   rilasciato    l'atto    di
      autorizzazione  apposita istanza  di  definizione  delle
      tasse   sulle  concessioni  regionali,  allegando  copia
      della ricevuta del versamento.

         3.  La  presentazione dell'istanza di cui al comma  2
      comporta     la     sospensione     del     procedimento
      giurisdizionale, in qualunque stato o grado  questo  sia
      eventualmente  pendente,  ai  sensi  dell'articolo   13,
      comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

         4.  A  tal  fine, il contribuente deve presentare  al
      giudice  presso  il  quale  pende  il  procedimento  una
      domanda   di  sospensione,  corredata  della   fotocopia
      dell'istanza   di  cui  al  comma  2   e   della   prova
      dell'avvenuta presentazione.

         5.  Il procedimento è sospeso per la durata di dodici
         mesi dalla data di deposito.

         6.   Entro   il   termine  di   cui   al   comma   5,
      l'Amministrazione   che   ha   rilasciato   l'atto    di
      autorizzazione     notifica    al    contribuente     il
      provvedimento  con  il  quale  si  pronuncia  in  merito
      all'istanza  di  definizione  e  ne  deposita  copia  in
      giudizio.

         7.  In caso di rigetto della domanda, il processo può
      essere  riassunto entro un anno dalla data  di  notifica
      del provvedimento al contribuente.

         8.  Sulla  base delle istanze prodotte ai  sensi  del
      comma  2,  entro dodici mesi la medesima Amministrazione
      dispone   lo  sgravio  delle  somme  eventualmente   già
      iscritte  a  ruolo.  Lo  sgravio  è  preceduto   da   un
      provvedimento  di sospensione degli atti  esecutivi,  da
      trasmettere al concessionario entro trenta giorni  dalla
      presentazione delle istanze.

         9.  Le  Amministrazioni  di cui  al  comma  2  devono
      presentare  o spedire, a mezzo raccomandata  con  avviso
      di  ricevimento, entro il termine di cui all'articolo 4,
      comma  3,  della legge regionale 16 aprile 2003,  n.  4,
      all'Assessorato regionale del bilancio e delle  finanze,
      dipartimento  finanze  e credito,  separato  elenco  dei
      contribuenti   che   hanno  fruito   della   definizione
      agevolata".

      Lo   pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
      chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

      Si passa all'articolo 4. Ne do lettura.

                              "Art. 4.
                 Destinazione dell'avanzo finanziario

         1.   A   decorrere   dall'esercizio   2004   l'avanzo
      finanziario   relativo  ai  fondi   senza   vincolo   di
      destinazione,  determinato con  il  rendiconto  generale
      della  Regione  siciliana dell'esercizio  precedente,  è
      destinato  ad  incrementare il fondo di cui all'articolo
      3 della legge regionale 26 ottobre 2001, n. 15.

         2.   A   valere   su  tale  fondo  viene   effettuata
      annualmente   la  regolazione  contabile   delle   somme
      impegnate  quali  quote di cofinanziamento  regionale  o
      interventi  regionali a destinazione vincolata,  con  le
      modalità  di cui alla lettera i), comma 1, dell'articolo
      36 della legge regionale 17 marzo 2000, n. 8".

       Comunico   che   sono  stati  presentati   i   seguenti
  emendamenti:

       -   dall'onorevole Barbagallo:  4.1, 4.2;
  -   dagli onorevoli Capodicasa e Speziale: 4.3.

         Pongo  congiuntamente  in  votazione,  in  quanto  di
  identico contenuto, gli emendamenti 4.1 e 4.3
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non sono approvati)

       L'emendamento  4.2  decade per  assenza  dall'Aula  del
  firmatario.
      Pongo  in votazione l'articolo 4. Chi è favorevole resti
      seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

      Onorevoli  colleghi,  la seduta  è  sospesa  per  cinque
      minuti.

        (La seduta, sospesa alle ore 10.50, è ripresa alle ore
                                10.55)

      La seduta è ripresa.
      Si passa all'articolo 5. Ne do lettura.

                              "Art. 5.
            Conservazione garanzia patrimoniale su crediti
                               tributari

         1.  Allo scopo di conservare la garanzia patrimoniale
      sul    credito   tributario   erariale,    gli    uffici
      dell'Agenzia delle Entrate di cui la Regione  si  avvale
      provvedono,  entro  il  terzo mese  dalla  scadenza  dei
      termini    per   l'inizio   dell'esecuzione    di    cui
      all'articolo   50  del  decreto  del  Presidente   della
      Repubblica  29  settembre 1973, n. 602, per  partite  di
      ruolo  di  importo  non inferiore a  50.000,00  euro,  a
      verificare  lo  stato delle misure cautelari,  ai  sensi
      dell'articolo  77  del  citato  decreto  del  Presidente
      della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 adottate  dal
      concessionario sui beni immobili dei debitori.

         2.  Le  comunicazioni di inesigibilità,  prodotte  ai
      sensi  dell'articolo  19  del  decreto  legislativo   13
      aprile  1999, n. 112, relative alle suddette partite  di
      ruolo,  sono  oggetto del controllo di merito  da  parte
      degli  uffici preposti che tengono conto,  ai  fini  del
      discarico     amministrativo,    anche     dell'avvenuta
      iscrizione di ipoteca di cui al comma 1.

         3.  Degli  esiti  del controllo di merito  effettuato
      sulle  partite  di ruolo sopra specificate  in  sede  di
      valutazione delle comunicazioni di inesigibilità,  viene
      data  comunicazione al Dipartimento  finanze  e  credito
      dell'Assessorato   regionale  del   bilancio   e   delle
      finanze".

    Lo  pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi
    è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                                "Art. 6.
      Definizione agevolata delle violazioni commesse in materia
           di tributo speciale per il deposito in discarica
                          dei rifiuti solidi

         1.  Le violazioni riguardanti il tributo speciale per
      il  deposito  in  discarica dei rifiuti  solidi  di  cui
      all'articolo 2 della legge regionale 7 marzo 1997, n.  6
      e  successive modifiche ed integrazioni, commesse dall'1
      gennaio   1996  al  31  gennaio  2003,  attinenti   agli
      obblighi   di   dichiarazione,  di   versamento   e   di
      registrazione   delle  operazioni  di  conferimento   in
      discarica,  non  adempiuti  o irregolarmente  adempiuti,
      possono essere definite senza irrogazione di sanzioni  e
      senza applicazione di interessi.

         2.  La  definizione avviene mediante la presentazione
      delle  dichiarazioni  omesse e  la  regolarizzazione  di
      quelle infedeli entro il 30 giugno 2004.

         3.  Nello  stesso termine di cui al comma  2,  devono
      essere   sanate  le  irregolarità  e  le  omissioni   di
      versamento del tributo.

         4.  Salvo quanto disposto ai commi 2 e 3, gli  avvisi
      di  accertamento e di liquidazione notificati  entro  il
      31  dicembre  2002,  ancorché  divenuti  definitivi  per
      omessa  impugnazione  nei  termini  e  non  seguiti  dal
      pagamento  delle  somme accertate o  liquidate,  possono
      essere  definiti  con  il  pagamento  del  tributo,  con
      abbuono degli interessi e delle sanzioni.

         5.  Se  l'accertamento concerne l'omessa o l'infedele
      dichiarazione,   esso  può  essere   definito   con   il
      pagamento   dell'imposta   o  della   maggiore   imposta
      accertata  e  con  abbuono  degli  interessi   e   delle
      sanzioni.

         6.  Il  pagamento del tributo definito ai  sensi  dei
      commi  4  e  5  deve avvenire entro il 30  giugno  2004.
      Nello  stesso termine il contribuente deve presentare  o
      spedire   alla  provincia  una  istanza  di  definizione
      dell'atto   d'imposizione,  indicando  gli  estremi   di
      quest'ultimo e quelli del versamento.

         7.  La  presentazione dell'istanza di cui al comma  6
      comporta     la     sospensione     del     procedimento
      giurisdizionale, in qualunque stato e grado  questo  sia
      eventualmente  pendente,  ai  sensi  dell'articolo   13,
      comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

         8.  A  tal  fine, il contribuente deve presentare  al
      giudice  presso  il  quale  pende  il  procedimento  una
      domanda   di  sospensione,  corredata  della   fotocopia
      dell'istanza  di  cui  al  comma  6  e  della   relativa
      ricevuta di presentazione.

         9.  Il  procedimento è sospeso per la durata  di  due
         anni.

         10.  Conclusasi  la  durata  della  sospensione,   la
      provincia  comunica al giudice l'estinzione  della  lite
      per  cessata materia del contendere, ovvero  la  ripresa
      d'ufficio del processo sospeso.

         11.  Sulla  base delle istanze prodotte ai sensi  del
      comma  6,  entro  dodici mesi la  provincia  dispone  lo
      sgravio delle somme eventualmente già iscritte a  ruolo.
      Lo   sgravio   è   preceduto  da  un  provvedimento   di
      sospensione  degli  atti esecutivi,  da  trasmettere  al
      concessionario  entro trenta giorni dalla  presentazione
      delle istanze".

       Comunico   che   sono  stati  presentati   i   seguenti
  emendamenti:

       -   dall'onorevole Micciché: 6.1;
  -   dagli onorevoli Forgione e Liotta: 6.2

       Li   pongo  congiuntamente  in  votazione,  essendo  di
  identico  contenuto. Chi è favorevole resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                         (Non sono approvati)

      Pongo  in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti
      seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

      Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                              "Art. 7.
          Partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie

         1.  Il comma 1, dell'articolo 9 della legge regionale
      26 marzo 2002, n. 2, è così sostituito:

         '1. A decorrere dall'entrata in vigore della presente
      legge,  le  prestazioni sanitarie sono  assoggettate  al
      sistema  di  partecipazione  al  costo  da  parte  degli
      assistiti,    secondo    le    previsioni    contemplate
      dall'articolo 3, comma 7 e dagli articoli 4, 5,  6  e  7
      del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124.'.

         2.  Dopo  il  comma  1 dell'articolo  9  della  legge
      regionale  26 marzo 2002, n. 2, è aggiunto  il  seguente
      comma:

         '1  bis.  Le  prestazioni di assistenza  farmaceutica
      sono  assoggettate al sistema di partecipazione al costo
      da   parte  degli  assistiti,  secondo  le  modalità  di
      seguito stabilite:

         a)  per  i  soggetti componenti nuclei familiari  con
      reddito   complessivo  lordo  annuo,  riferito  all'anno
      precedente, inferiore a 12.000 euro, l'acquisizione  dei
      medicinali resta a totale carico del servizio  sanitario
      nazionale;

         b)  per  i  soggetti componenti nuclei familiari  con
      reddito   complessivo  lordo  annuo,  riferito  all'anno
      precedente, superiore a quanto sopra determinato e  fino
      a  36.000  euro,  va corrisposta una  quota  ticket  per
      confezione nella misura di 1,50 euro;

         c)  per  i  soggetti componenti nuclei familiari  con
      reddito   complessivo  lordo  annuo,  riferito  all'anno
      precedente, superiore a 36.000 euro, va corrisposta  una
      quota ticket per confezione nella misura di 2,00 euro;

         d) per i soggetti affetti dalle patologie individuate
      dai  regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 5, comma
      1,  lettera  a)  (malattie  croniche  o  invalidanti)  e
      lettera  b)  (malattie rare) del decreto legislativo  29
      aprile    1998,   n.   124,   si   conferma    l'attuale
      corresponsione di una quota ticket per confezione  nella
      misura di 0,50 euro;

         e) sono esenti totalmente dalla corresponsione di una
      quota ticket per confezione:
         1) invalidi di guerra titolari di pensioni vitalizie;
         2) invalidi civili al 100 per cento;
         3) grandi invalidi per servizio;
         4) grandi invalidi del lavoro;
         5)  orfani  e  vedove  di  guerra  e  delle  missioni
      militari di pace all'estero;
         6) orfani e vedove di vittime della mafia;
         7)   orfani  e  vedove  di  vittime  di  missioni  di
      volontariato all'estero;

         f)  gli  invalidi  di  guerra  titolari  di  pensioni
      vitalizie sono altresì esenti, ai sensi della  legge  19
      luglio  2000,  n.  203,  dal pagamento  dei  farmaci  di
      classe C.'.

         3.  A  decorrere  dalla data di  pubblicazione  della
      presente   legge,  per  le  prestazioni  di  diagnostica
      strumentale  e di laboratorio e per le altre prestazioni
      specialistiche,   ivi   comprese   le   prestazioni   di
      fisiokinesiterapia  e  le cure  termali,  è  prevista  a
      carico   dei  cittadini  non  esenti,  nell'ipotesi   di
      prestazioni  eccedenti  la  quota  di  36,15  euro,   un
      ulteriore   pagamento  pari  al  10  per   cento   della
      differenza  tra  il totale delle tariffe  riferite  alle
      prestazioni inserite in ricetta e la predetta  quota  di
      36,15 euro.

         4.  Le  richieste di prestazioni relative  a  branche
      specialistiche  diverse  devono  essere   formulate   su
      ricette distinte. Ogni ricetta può contenere fino ad  un
      massimo  di  sei prestazioni della medesima branca,  con
      esclusione    dei    percorsi    riabilitativi     della
      fisiokinesiterapia.

         5.  Per  i farmaci, comprese le specialità medicinali
      il  cui principio attivo non è protetto da brevetto o da
      certificato complementare di cui alla legge  19  ottobre
      1991,  n.  349,  aventi  il prezzo  di  riferimento  più
      basso,  la partecipazione al costo delle prestazioni  di
      cui  al presente provvedimento è ridotta a 0,50 euro per
      confezione.

         6.  Il  comma 2 dell'articolo 9 della legge regionale
      26 marzo 2002, n. 2, è abrogato".

      Non sorgendo osservazioni, l'articolo 7 è accantonato.

       Si passa all'esame dell'articolo 8. Ne do lettura:

                             "Articolo 8
               Disposizioni in materia di residui attivi

   1.  Le entrate accertate contabilmente fino all'esercizio 2002  a
  fronte  delle  quali,  alla  chiusura  dell'esercizio  2003,   non
  corrispondono  crediti  da riscuotere nei  confronti  di  debitori
  certi,  sono  eliminate  dalle scritture contabili  della  Regione
  dell'esercizio medesimo.
   2.  Con decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale
  del   bilancio   e   tesoro,  su  indicazione   delle   competenti
  amministrazioni,  si  procede all'individuazione  delle  somme  da
  eliminare ai sensi del comma 1. Copia di detto decreto è  allegata
  al  rendiconto generale della Regione per l'esercizio  finanziario
  2003.
   3.  Qualora  a fronte delle somme eliminate a norma del  presente
  articolo  sussistano  eventuali  crediti,  si  provvede  al   loro
  accertamento all'atto della riscossione con imputazione  al  conto
  della competenza dei pertinenti capitoli di entrata".
      Ne dispongo l'accantonamento.
      Si passa all'esame dell'articolo 9. Ne do lettura:

                             "Articolo 9
        Disposizioni in materia di residui passivi e di residui
                                perenti

   1.  Le  somme  perenti  agli effetti amministrativi  relative  ad
  impegni   assunti   fino  all'esercizio  finanziario   1993,   non
  reiscritte in bilancio entro la chiusura dell'esercizio 2003, sono
  eliminate  dalle scritture contabili della Regione  dell'esercizio
  medesimo.
   2.  Con decreti del Dirigente generale del Dipartimento regionale
  del bilancio e tesoro si procede all'individuazione delle somme da
  eliminare ai sensi del comma 1. Copia di detti decreti è  allegata
  al  rendiconto generale della Regione per l'esercizio  finanziario
  2003.
   3.  Gli  impegni di parte corrente assunti a carico del  bilancio
  della  Regione fino all'esercizio 2002 e quelli di conto  capitale
  assunti  fino all'esercizio 2001 o, qualora trattasi di spese  per
  investimenti   fissi   lordi   ed  acquisti   di   terreni,   fino
  all'esercizio  1998,  cui  alla chiusura dell'esercizio  2003  non
  corrispondano   obbligazioni   giuridicamente   vincolanti,   sono
  eliminati  dalle scritture contabili della Regione  dell'esercizio
  medesimo.
   4.  Le  disposizioni di cui al commi 1 e 3 non si applicano  alle
  spese  per  esecuzione  di opere qualora  il  progetto  dell'opera
  finanziata sia esecutivo, così come definito dall'articolo 5  bis,
  comma  3,  della  legge  regionale 29 aprile  1985,  n.  21,  come
  introdotto dall'articolo 20 della legge regionale 12 gennaio 1993,
  n.  10 e gli enti appaltanti abbiano già adottato le deliberazioni
  che indicono la gara, stabilendo le modalità di appalto.
   5.  Con decreti del dirigente generale del dipartimento regionale
  bilancio    e    tesoro,   su   indicazione    delle    competenti
  amministrazioni,  si  procede all'individuazione  delle  somme  da
  eliminare ai sensi del comma 3; copia di detti decreti è  allegata
  al  rendiconto generale della Regione per l'esercizio  finanziario
  2003.
   6.   Qualora,  a  fronte  delle  somme  eliminate  ai  sensi  dei
  precedenti  commi sussista l'obbligo della Regione e nel  caso  di
  eliminazione di somme perenti da eliminare al sensi  del  comma  1
  sia  documentata  l'interruzione dei termini di  prescrizione,  si
  provvede  al relativo pagamento con le disponibilità dei  capitoli
  aventi finalità analoghe a quelli su cui gravavano originariamente
  le  spese o, in mancanza di disponibilità, mediante iscrizione  in
  bilancio  delle  relative  somme da effettuarsi  con  decreti  del
  dirigente  generale del dipartimento bilancio e  tesoro  ai  sensi
  degli  articoli  7  e  8  della legge 5  agosto  1978,  n.  468  e
  successive  modifiche  ed integrazioni e  dell'articolo  47  della
  legge regionale 7 agosto 1997, n. 30.
   7.  Le  disposizioni  del presente articolo  si  applicano  anche
  all'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana".
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'esame dell'articolo 10. Ne do lettura:

                             "Articolo 10
              Interpretazione autentica dell'articolo 32
               della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6

   1.  I  regolamenti di cui al comma 1 dell'articolo 32 della legge
  regionale   6   marzo  1997,  n.  6  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni  devono  intendersi quelli  che  recano  disposizioni
  sull'amministrazione  del  patrimonio e  sulla  contabilità  degli
  enti".
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'esame degli articoli 11, 12 e 13. Ne do lettura:

                            Titolo II
           Disposizioni per la razionalizzazione  della  spesa
           e per lo sviluppo

                             Art. 11.
                      Imprenditoria giovanile

         1.   Al   fine  di  favorire  lo  sviluppo  di  nuova
      imprenditorialità  giovanile, sono  esenti  dall'imposta
      regionale  sulle attività produttive, di cui al  decreto
      legislativo  15  dicembre 1997,  n.  446,  limitatamente
      alla  quota  di  spettanza  della  Regione,  per  i  tre
      periodi  d'imposta successivi a quello in  corso  al  31
      dicembre   2003,   le  imprese  che   si   costituiscono
      nell'anno  2004  aventi sede legale,  amministrativa  ed
      operativa nel territorio della Regione.

         2.    Perché    le   imprese   possano    beneficiare
      dell'agevolazione di cui al comma 1,  è  necessario  che
      l'età  del loro titolare sia compresa fra i 18  e  i  40
      anni,  se  uomo, e tra i 18 e i 45 anni, se  donna.  Nel
      caso   di   organizzazione  in  forma   societaria,   il
      requisito   suddetto   deve   essere   posseduto   dalla
      maggioranza  dei  soci  che rappresentino,  altresì,  la
      maggioranza  del  capitale  sociale  o  delle  quote  di
      partecipazione.

         3.  Ai  fini  del monitoraggio delle nuove iniziative
      imprenditoriali, i soggetti di cui al presente  articolo
      sono   tenuti  alla  presentazione  della  dichiarazione
      periodica   ai   sensi  e  con  le   modalità   di   cui
      all'articolo  19  del  decreto legislativo  15  dicembre
      1997,    n.   446   e   successive   modificazioni    ed
      integrazioni.

         4.  Gli  aiuti  previsti dal presente  articolo  sono
      concessi   nell'ambito  dei  massimali  previsti   dalla
      Comunità europea per gli aiuti 'de minimis'.

                             Art. 12.
                   Sviluppo di nuova imprenditoria

         1.  Al  fine di incentivare lo sviluppo dell'economia
      siciliana,  l'esenzione  dall'imposta  regionale   sulle
      attività  produttive, di cui al decreto  legislativo  15
      dicembre  1997,  n.  446, limitatamente  alla  quota  di
      spettanza  della  Regione,  è  concessa  per  i   cinque
      periodi  di imposta successivi a quello in corso  al  31
      dicembre  2003  alle imprese turistiche ed  alberghiere,
      alle  imprese  artigianali, alle  imprese  operanti  nel
      settore   dei  beni  culturali,  alle  industrie   agro-
      alimentari,  alle  imprese del settore  dell'information
      technology,  che  si costituiscono dall'anno  2004,  con
      sede  legale, amministrativa ed operativa nel territorio
      siciliano.

         2. I benefici di cui al comma 1 sono, altresì, estesi
      a  tutte  le imprese industriali che, a prescindere  dal
      settore in cui operano, non superino il fatturato di  10
      milioni  di  euro, che si costituiscono dall'anno  2004,
      con   sede  legale,  amministrativa  ed  operativa   nel
      territorio siciliano.

         3.  L'applicazione  della  presente  disposizione   è
      subordinata   al   rispetto  della   vigente   normativa
      comunitaria  in materia di aiuti di Stato,  nonché  alla
      definizione  della  procedura di  cui  all'articolo  88,
      paragrafi 2 e 3, del Trattato istitutivo della  Comunità
      europea.

                             Art. 13.
           Centro euro-mediterraneo di servizi finanziari ed
                             assicurativi

         1.  Per favorire lo sviluppo economico-sociale  della
      Regione  con  il  conseguente  incremento  del  prodotto
      interno   lordo  ed  in  considerazione  della  speciale
      collocazione  geopolitica della Regione,  quale  regione
      frontaliera  dell'Unione europea, al fine di  promuovere
      lo  sviluppo delle attività finanziarie dei paesi  terzi
      che  hanno  sottoscritto la Dichiarazione di  Barcellona
      del  27-28 novembre 1995, relativa al partenariato euro-
      mediterraneo,  nonché  la loro progressiva  integrazione
      con  i mercati finanziari internazionali, sono stabiliti
      gli interventi previsti dai commi successivi.

         2. È istituito in una o più aree del territorio della
      Regione, da determinarsi con uno dei decreti di  cui  al
      comma   3,  il  'Centro  euro-mediterraneo  di   servizi
      finanziari  ed assicurativi', ove operano sussidiarie  o
      affiliate  di  istituzioni  creditizie,  di  società  di
      intermediazione  mobiliare, di  società  fiduciarie,  di
      enti  e società di assicurazione, di società finanziarie
      che  raccolgono  fondi  sui  mercati  internazionali  da
      utilizzare  unicamente fuori del territorio dello  Stato
      italiano con non residenti. Nello stesso Centro  operano
      anche  società  di  intermediazione  ed  assistenza   al
      commercio internazionale.

         3.  Con  uno  o  più  decreti  del  Presidente  della
      Regione,  su  proposta dell'Assessore regionale  per  il
      bilancio  e le finanze, sono indicati i criteri  per  il
      conferimento e la revoca dell'autorizzazione ad  operare
      nell'ambito   del  Centro,  in  modo  da  garantire   il
      raggiungimento delle finalità di cui al comma 1,  tenuto
      conto  delle  esigenze di bilancio  della  Regione,  nel
      rispetto   dei  provvedimenti  comunitari  che   saranno
      emanati  a seguito della definizione della procedura  di
      cui   al  comma  11  e  nel  rispetto  delle  competenze
      istituzionali  della Banca d'Italia,  della  Commissione
      nazionale per le società e la borsa e dell'Istituto  per
      la  vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse
      collettivo.

         4.  I  redditi  prodotti  nel  Centro,  dai  soggetti
      autorizzati  ai  sensi  del comma 3,  sono  assoggettati
      all'imposta  regionale  sulle  attività  produttive  con
      aliquota   ridotta   del  50  per  cento.   I   soggetti
      autorizzati ai sensi del comma 3 sono, altresì,  esenti,
      per  le attività compiute all'interno del Centro,  dalle
      tasse  sulle concessioni regionali e scontano le imposte
      di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa.

         5.  La  Regione  si  accolla, ai sensi  del  comma  2
      dell'articolo  8  della legge 27 luglio  2000,  n.  212,
      l'imposta  sul  reddito delle persone giuridiche  dovuta
      per   i   redditi   relativi  alle   attività   compiute
      all'interno   del  Centro  dai  soggetti  operanti   nel
      medesimo.  Con decreto dell'Assessore regionale  per  il
      bilancio  e  le  finanze,  da  emanarsi  entro  sessanta
      giorni,  dall'entrata  in vigore della  presente  legge,
      sono  emanate  le  disposizioni  per  l'attuazione   del
      presente comma.

         6.   L'agevolazione  relativa  all'imposta  regionale
      sulle  attività  produttive, di cui al comma  4,  spetta
      limitatamente  alla quota di imposta di spettanza  della
      Regione,  ai  sensi del decreto legislativo 15  dicembre
      1997,  n. 446. L'accollo dell'imposta sul reddito  delle
      persone  giuridiche,  di  cui al  comma  5,  si  applica
      all'imposta   sul   reddito  delle   società,   prevista
      dall'articolo  4  della  legge 7  aprile  2003,  n.  80,
      recante  'Delega al Governo per la riforma  del  sistema
      fiscale  statale' nel caso di effettiva  istituzione  di
      tale imposta.

         7.  I  vantaggi fiscali di cui ai commi 4  e  5  sono
      accordati  esclusivamente in relazione  alle  operazioni
      realizzate  con  i paesi di cui al comma  1.  Essi  sono
      accordati  esclusivamente per gli utili  realizzati  nel
      Centro  fino all'anno d'imposta successivo a  quello  di
      effettiva  entrata  in  funzione della  zona  di  libero
      scambio  prevista dalla Dichiarazione di  Barcellona  di
      cui al comma 1.

         8.  Sovrintende  al  Centro di  cui  al  comma  2  un
      comitato  la cui composizione è determinata con  decreto
      del    Presidente    della    Regione,    su    proposta
      dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze.

         9.  Il  comitato  di  cui al comma  8  opera  per  la
      promozione    del    Centro,   conferisce    e    revoca
      l'autorizzazione di cui al comma 3.

         10.  Con  decreto  del Presidente della  Regione,  su
      proposta dell'Assessore regionale per il bilancio  e  le
      finanze,   sono   stabilite  le  norme  concernenti   la
      organizzazione ed il funzionamento del comitato,  nonché
      quelle  dirette a disciplinare la gestione  delle  spese
      del  medesimo  comitato, che sono  poste  a  carico  dei
      soggetti che usufruiscono dei vantaggi dell'area.

         11. L'applicazione delle disposizioni di cui ai commi
      precedenti  è  subordinata  al  rispetto  della  vigente
      normativa  comunitaria in materia  di  aiuti  di  Stato,
      nonché   alla   definizione  della  procedura   di   cui
      all'articolo   88,  paragrafi  2  e  3,   del   Trattato
      istitutivo della Comunità europea.

         12.  Agli eventuali oneri derivanti dall'applicazione
      delle  disposizioni di cui al presente articolo si  farà
      fronte    con    successivi   specifici    provvedimenti
      legislativi  da  emanarsi dopo la  definizione  positiva
      del procedimento di controllo comunitario.

   Onorevoli colleghi, non essendo presente in Aula l'Assessore  per
  il   bilancio   e   le   Finanze,   onorevole   Pagano,   dispongo
  l'accantonamento degli articoli 11, 12 e 13.
   Si passa all'esame dell'articolo 14. Ne do lettura:

                             "Articolo 14
                               Prestiti partecipativi

   1.  I  commi  1, 3 e 9 dell'articolo 26 della legge  regionale  1
  settembre 1993, n. 25 e successive modifiche ed integrazioni  sono
  sostituiti dal seguenti:
   '1. Al fine di favorire e promuovere in Sicilia la creazione e lo
  sviluppo dell'imprenditoria, l'Assessore regionale per l'industria
  è  autorizzato a concedere contributi in conto interessi in favore
  delle  piccole  e  medie  imprese industriali  e  di  servizi  che
  perfezionano prestiti partecipativi con gli enti creditizi. A tali
  prestiti  possono accedere tutte le imprese del settore estrattivo
  e manifatturiero in conformità a quanto sancito dal Regolamento CE
  70/2001 della Commissione europea del 12 gennaio 2001.
   3.  I  prestiti  partecipativi sono finanziamenti  concessi  alle
  piccole  e  medie imprese industriali e di servizi condotte  sotto
  forma  di  società di capitale che dispongono già di  un  capitale
  sociale di importo non inferiore a quello minimo previsto  per  le
  società  per  azioni. I prestiti partecipativi sono  destinati  ad
  adeguare la struttura finanziaria delle piccole e medie imprese  a
  fronte delle esigenze connesse a programmi di sviluppo comportanti
  un  incremento del fabbisogno finanziario aziendale.  I  programmi
  possono  riguardare la realizzazione di nuovi investimenti  fissi,
  in  immobilizzazioni  materiali ed  immateriali,  localizzati  sul
  territorio della Regione.
   9.  Il  Presidente della Regione con proprio decreto, su proposta
  dell'Assessore regionale per l'industria, fissa le modalità  e  le
  procedure per la concessione delle agevolazioni di cui al presente
  articolo,  i criteri da seguire nella scelta dei settori specifici
  da   ammettere   alle   agevolazioni,  la   misura   massima   del
  finanziamento  concedibile e quant'altro è  necessario  in  ordine
  all'attivazione  del  sistema di intervento  di  cui  al  presente
  articolo".

   Comunico che è stato presentato l'emendamento 14.1 a firma  degli
  onorevoli Leontini e Mercadante.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

    CASTIGLIONE  vicepresidente della Regione. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 14, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE  Si passa all'esame dell'articolo 15. Ne do lettura:

                             "Articolo 15
                Fondo di rotazione per la progettazione

   1.  L'articolo  43 della legge regionale 26 marzo  2002,  n.2,  è
  sostituito dal seguente:
   '1.   E'  istituito  nel  bilancio  della  Regione,  dipartimento
  bilancio   e   tesoro,   un  fondo  di  rotazione   destinato   al
  finanziamento,  in  favore  degli  enti  locali,  delle  spese  di
  progettazione  definitiva ed esecutiva e  per  il  perfezionamento
  delle   procedure   richieste   per   l'accesso   ai   flussi   di
  finanziamento,     anche    di    provenienza extra-regionale.
   2.  L'importo  del  fondo di cui al comma 1  è  determinato,  per
  l'esercizio finanziario 2002, in 15.000 migliaia di euro,  cui  si
  provvede,  ai  sensi dell'articolo 45, comma 14,  della  legge  23
  dicembre  1998,  n. 448, con parte delle assegnazioni  finanziarie
  dello Stato attuative di leggi di settore nazionali che, alla data
  del 31 dicembre 1998, risultavano non impegnate o per le quali non
  è stato identificato il soggetto beneficiario.
   3.  In sede di prima applicazione, il fondo viene utilizzato  per
  consentire  agli  enti territoriali proponenti la redazione  delle
  progettazioni   esecutive  delle  opere  inserite   nei   progetti
  integrati  territoriali (PIT) finanziati dal POR Sicilia 2000-2006
  o in altri strumenti di programmazione negoziata.
   4. Con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione
  della  Giunta  regionale e sentita la Conferenza Regione-Autonomie
  locali,  vengono stabilite le modalità di utilizzazione del  fondo
  di  cui  al  comma  1, che comunque devono attenersi  ai  seguenti
  criteri:
   a)   validità  triennale  del  programma  di  utilizzazione   con
  riferimento ai programmi di spesa regionale;
   b)  ripartizione del fondo per ogni ente locale in misura  minima
  proporzionale  all'estensione  territoriale  ed  al  numero  degli
  abitanti e comunque non inferiore a 25 migliaia di euro.
   5.   A   seguito  del  finanziamento  dell'opera  le   spese   di
  progettazione  anticipate  con  le  risorse  del  fondo  regionale
  vengono reintroitate al fondo medesimo".
   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'esame degli articoli
  16, 17 e 18. Ne do lettura:

                             Art. 16.
                  Ripianamento esposizioni debitorie

         1.  I mutui degli enti teatrali di prosa nonché degli
      enti  e delle fondazioni liriche e sinfoniche di cui  al
      comma  3,  finalizzati  al  ripianamento  delle  proprie
      esposizioni  debitorie  sussistenti  alla  data  del  31
      dicembre  2003,  possono essere  assistiti  da  garanzia
      sussidiaria   della  Regione  prestata  dall'Assessorato
      regionale  del bilancio e delle finanze in favore  degli
      istituti  di  credito mutuanti, previa  approvazione  da
      parte    dell'Assessorato   medesimo   del   piano    di
      risanamento aziendale e del piano di rientro  del  mutuo
      concordato tra ciascun ente o fondazione ed il  soggetto
      erogatore.  La  somma assistita da garanzia  sussidiaria
      non  può  superare complessivamente l'importo di  40.000
      migliaia di euro.

         2.  Fermo  restando  l'imprescindibile  rispetto  del
      pareggio  di  bilancio,  la mancata  corresponsione,  da
      parte  degli enti o delle fondazioni di cui al comma  1,
      all'istituto  di credito mutuante della rata  annuale  o
      semestrale  del  mutuo concesso produce,  nell'esercizio
      finanziario  successivo,  la  riduzione  del  contributo
      regionale,   determinato  annualmente  ai  sensi   della
      lettera  h),  comma  2,  dell'articolo  3  della   legge
      regionale  27  aprile 1999, n. 10, in misura  pari  alle
      rate  insolute e non modificabile nel corso del medesimo
      esercizio.

         3. Gli enti di cui al comma 1 sono i seguente:

         a) Fondazione Teatro Massimo di Palermo;

         b) Ente Teatro Stabile di Catania;

         c) Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania;

         d) Ente autonomo regionale Teatro di Messina;

         e) Teatro Biondo Stabile di Palermo.

                               Art. 17.
           Trattamento di quiescenza del personale regionale

         1.  A decorrere dall'1 gennaio 2004 i trattamenti  di
      quiescenza del personale in servizio destinatario  delle
      disposizioni  di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'articolo  10
      della  legge  regionale  9  maggio  1986,  n.  21,  sono
      disciplinati   dalle   norme   relative    al    sistema
      contributivo  di  cui all'articolo  1,  comma  6,  della
      legge  8  agosto 1995, n. 335 e successive modifiche  ed
      integrazioni,   fatte  salve  le  quote   spettanti   da
      calcolarsi secondo la legge regionale 23 febbraio  1962,
      n.  2, per l'anzianità contributiva maturata alla stessa
      data  e  con  riferimento  alla retribuzione  ultima  in
      godimento alla data di cancellazione dal ruolo.

         2.    Il    trattamento   di   quiescenza   derivante
      dall'applicazione del comma 1 non può  essere  superiore
      a  quello  che sarebbe spettato applicando integralmente
      il    previgente   sistema   pensionistico    regionale,
      calcolato alla data di cancellazione dal ruolo.

         3.  A  decorrere dall'1 gennaio 2004 i requisiti  per
      l'accesso  alle  prestazioni di  cui  al  comma  1  sono
      regolati  dalle  norme  relative agli  impiegati  civili
      dello Stato.

         4.  A decorrere dal 31 dicembre 2003 sono abrogati  i
      commi  2,  3, 4, 5, 6 ed 8 dell'articolo 39 della  legge
      regionale  15 maggio 2000, n. 10 e successive  modifiche
      ed  integrazioni  di  cui  all'articolo  5  della  legge
      regionale 26 marzo 2002, n. 2 ed alla legge regionale  8
      agosto  2003,  n.  11  ed  ogni  altra  norma  regionale
      incompatibile con la presente disposizione.

         5.  I dipendenti inseriti nei contingenti ex articolo
      39,  comma 8, della legge regionale 15 maggio  2000,  n.
      10,  possono  rinunciare ai riscatti,  riconoscimenti  o
      ricongiunzioni richiesti dopo l'entrata in vigore  della
      legge  regionale  15 maggio 2000, n.  10  e  relativi  a
      periodi  non  coperti da contribuzione, con  possibilità
      di   chiedere  il  rimborso  delle  quote  eventualmente
      versate.  Per  i  periodi coperti da  contribuzione,  la
      rinuncia   ed  il  relativo  rimborso  sono  subordinati
      all'assenso  da  parte delle gestioni  previdenziali  al
      ripristino  della precedente posizione assicurativa.  La
      rinuncia  di cui al presente comma può essere esercitata
      entro  sessanta  giorni  dall'entrata  in  vigore  della
      presente legge.

         6.  A  decorrere dall'1 gennaio 2004 le  modalità  di
      calcolo  relative  alla liquidazione  dell'indennità  di
      buonuscita  spettante ai dipendenti della  Regione  sono
      regolate dalle disposizioni statali che disciplinano  la
      materia,  fatta salva la quota di liquidazione spettante
      per  l'anzianità maturata al 31 dicembre  2003,  per  la
      quale  continuano ad applicarsi le modalità  di  calcolo
      regionali  previgenti, con riferimento alla retribuzione
      ultima  in  godimento  alla data  di  cancellazione  dal
      ruolo.

                             Art. 18.
               Interventi di cooperazione internazionale

         1.  Nell'ambito delle risorse finanziarie annualmente
      stanziate per le finalità di cui all'articolo 196  della
      legge  regionale 23 dicembre 2000, n. 32 e per una quota
      di  queste  non superiore al 40 per cento, la Presidenza
      della  Regione può affidare agli enti pubblici regionali
      o  alle società da essi partecipate la realizzazione  di
      iniziative  di  cooperazione  con  istituzioni  operanti
      negli  Stati  non  facenti  parte  dell'Unione  europea,
      volte  al  rafforzamento  degli  scambi  economici   e/o
      culturali ed alla conoscenza dei rispettivi Paesi.

   Ne dispongo l'accantonamento.
   Si passa all'esame dell'articolo 19. Ne do lettura:

                               Articolo 19
                  Certificazione di qualità edilizia

   1.  E' istituita, nell'ambito della Regione, la certificazione di
  qualità edilizia con riguardo agli edifici già realizzati,  dotati
  di  regolare  concessione edilizia. La certificazione  di  cui  al
  presente   comma  è  obbligatoria  dalla  data  del  decreto   del
  Presidente  della  Regione,  adottato su  proposta  dell'Assessore
  regionale per il territorio e l'ambiente, con il quale si provvede
  al  riconoscimento  della prima struttura di  certificazione.  Con
  decreto   del  Presidente  della  Regione,  adottato  su  proposta
  dell'Assessore  per il territorio e l'ambiente, sono  stabiliti  i
  requisiti, i criteri e le modalità per l'attribuzione del predetto
  riconoscimento.

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
   dall'onorevole Micciché: 19.1
   dagli onorevoli Ferro e Raiti: 19.2;
   dall'onorevole Moschetto: 19.3;
   dagli onorevoli Moschetto e Confalone: 19.4.
   Pongo  congiuntamente  in votazione gli emendamenti   soppressivi
  19.1, 19.2 e 19.3, di identico contenuto.

   ACIERNO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la facilità  con
  la  quale  il  Governo propone di votare l'emendamento soppressivo
  dell'articolo  ha, secondo me,  poca lungimiranza  avuto  riguardo
  non  soltanto  alla relazione di questa legge finanziaria  che,  a
  detta del Governo, ha rivolto lo sguardo anche nei confronti della
  sicurezza che non può soltanto intendersi limitatamente ad  alcune
  scuole.  Infatti,  c'è  stato un ampio  dibattito  in  Commissione
  Bilancio  nel  momento in cui alcune parti politiche  proponevano,
  giustamente,  di  stanziare fondi per la messa  in  sicurezza  dei
  fabbricati  scolastici, ma solo di quelli che erano  di  proprietà
  degli  enti locali siciliani: come se i nostri figli che  vanno  a
  scuola  devono  essere  posti  in  sicurezza  solo  se  il  plesso
  scolastico  è  di  proprietà di questo o quel  Comune,  di  quella
  Provincia o della Regione stessa.
   Io  credo  che  in Sicilia, proprio per la natura  geologica  del
  territorio  della Regione, la messa in sicurezza dei fabbricati  è
  un  problema  che  dovremmo avere la capacità di  affrontare,  una
  volta e per tutte.
   E  a  che  cosa mi riferisco? In assoluto, dagli esempi  di  vita
  vissuta  nelle grandi città siciliane, con i numerosi  e  ripetuti
  crolli  dovuti ad un fatto statico, per la vetustà dei  fabbricati
  storici,  alla  incompetenza  di chi,  nel  primo  dopoguerra,  ha
  realizzato fabbricati in assenza di adeguate norme che servivano a
  salvaguardare  la qualità della costruzione (soltanto  pochi  anni
  addietro,  nella città di Palermo, è crollato un intero condominio
  realizzato  da  poco  meno di 20 anni). Ciò  perché  si  ha  ormai
  certezza  che, purtroppo, negli anni 60, 70 e 80 molta  parte  del
  riciclaggio del denaro, proveniente da attività illecita, è  stato
  riversato sul sistema edilizio siciliano. Affermo questo perché le
  cronache  giudiziarie degli ultimi trent'anni, hanno  condotto  in
  galera decine e decine, per così dire,  di imprenditori edili che,
  in realtà, tutto erano tranne che imprenditori edili.
   Questo  quindi ha fatto sì che nella terra siciliana siano  stati
  realizzati  immobili privi di tutte le caratteristiche  essenziali
  per la staticità degli stessi.
   Il  certificato  di qualità, checché se ne dica, voleva  soltanto
  essere  il punto di partenza per far sì che i fabbricati, pubblici
  o  privati che fossero, potessero dotarsi di una sorta di  patente
  che  dava  o  dovrebbe  dare certezza a chi abita,  a  chi  compra
  domani,  a  chi  vive  accanto, a chi lavora  in  quei  fabbricati
  medesimi.
   Io  non  capisco  perché il Governo regionale,  in  questa  legge
  finanziaria,  se  ci  si riferisce a chiese  o  a  scuole,  presta
  attenzione   alla sicurezza di tali fabbricati: quando  piuttosto,
  si parla della sicurezza dei fabbricati in senso lato, l'Esecutivo
  ha fretta di chiedere la votazione di un emendamento soppressivo.
   Io  credo  che  sarebbe più opportuno, da parte del Governo,  non
  fare  votare un mero emendamento soppressivo, ma, proprio per  dar
  senso  alla parte che riguarda la sicurezza citata nella relazione
  introduttiva della legge finanziaria - se ha intenzione  di  porsi
  tale  problema rispetto agli edifici siciliani soprattutto,  nelle
  zone  interessate da fenomeni franosi, tellurici - ebbene, dicevo,
  il  Governo, prima di chiedere la votazione di questo emendamento,
  ci dia un minimo di chiarezza.
   Non ho nessun problema ad un ripensamento, viceversa, preannuncio
  il voto contrario all'emendamento soppressivo.

    PRESIDENTE   Il problema non è di merito, dobbiamo assolutamente
  procedere secondo la forma. Dobbiamo decidere se porre ai voti gli
  emendamenti  soppressivi  - considerata la  volontà  espressa  dal
  Governo di volerne ritirare l'articolo di riferimento -: di fronte
  alla  difficoltà regolamentare del ritiro vero e  proprio  (non  è
  possibile, infatti, ritirare un testo approvato dalla Commissione)
  le vie che possono praticarsi sono le seguenti.
   La prima, è un ritorno in Commissione ma, affinché essa modifichi
  il  testo,  con  un  sostanziale  ritiro  del  provvedimento,  ciò
  complicherebbe la rapidità del nostro procedimento;  l'alternativa
  sarebbe  far sopprimere l'articolo: considerato che si  chiude  la
  sessione,  alla prossima utile, può benissimo trattarsi  un  testo
  che  il  Governo, naturalmente, adesso si accinge a dichiarare  di
  impegnarsi a presentare.

    CASTIGLIONE  vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà:

    CASTIGLIONE   vicepresidente della Regione.  Signor  Presidente,
  sostanzialmente,  il  Governo  condivide  l'espressione   che   la
  Presidenza   ha  rivolto  all'Aula  e,  quindi,  riconfermando   -
  soprattutto  dall'intervento dell'onorevole Acierno - la  validità
  dell'impostazione  e  dunque l'esigenza di  una  organicità  della
  materia, si chiede di votare l'emendamento soppressivo affinché si
  ripresenti un disegno di legge organico.

    PRESIDENTE  Con il parere favorevole del Governo, pongo ai  voti
  gli  emendamenti 19.1, 19.2. 19.3. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Sono approvati)

   Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:

                              Articolo 20
               Assegnazioni in favore degli enti locali
                       per il triennio 2004-2006

   1.  Per  il triennio 2004-2006 le assegnazioni annuali in  favore
  dei  comuni,  per  lo  svolgimento delle  funzioni  amministrative
  conferite  in  base  alla  legislazione vigente  ed  a  titolo  di
  sostegno  allo sviluppo, sono determinate in 808.000  migliaia  di
  euro  e  sono destinate, per i comuni con popolazione superiore  a
  5.000  abitanti, ad esclusione dei comuni delle isole minori,  per
  una quota pari almeno al 5,5 per cento con l'obbligo di incremento
  annuale  della  stessa di almeno lo 0,5 per cento o nella  maggior
  misura  che  sarà  deliberata  nella Conferenza  Regione-Autonomie
  locali, a spese di investimento.
   2.  All'articolo  64,  comma 5, della legge regionale  16  aprile
  2003,  n.  4,  le  parole 'a decorrere dall'esercizio  2005'  sono
  sostituite con le parole 'per gli esercizi finanziari 2005 e 2006'
  e  dopo  le  parole  'legge regionale 26 marzo 2002,  n.  2'  sono
  aggiunte le parole 'e sono destinate, per una quota pari almeno al
  5,5 per cento con l'obbligo di incremento annuale della stessa  di
  almeno lo 0,5 per cento o nella maggior misura che sarà deliberata
  nella   Conferenza   Regione-Autonomie   locali,   a   spese    di
  investimento'.
   3.  Per  il biennio 2004-2005, le assegnazioni annuali in  favore
  dei  comuni  e  delle province, destinate a spese di investimento,
  sono  finanziate con le assegnazioni di cui all'articolo 30  della
  legge 27 dicembre 2002, n. 289.
   4.  Nell'ambito  delle assegnazioni annuali  ai  comuni  ed  alle
  province, al fine di perseguire gli obiettivi di finanza  pubblica
  regionale,  entro trenta giorni dalla data di pubblicazione  della
  legge  di  approvazione del bilancio della Regione per  l'anno  di
  riferimento,   con   decreto  a  firma  congiunta   dell'Assessore
  regionale  per  la famiglia, le politiche sociali e  le  autonomie
  locali  e  dell'Assessore regionale per il bilancio e le  finanze,
  sono  definiti analiticamente i singoli aggregati economici  ed  i
  relativi tetti di spesa.
   5.   Per  il  triennio  2004-2006  continuano  ad  applicarsi  le
  disposizioni  di  cui  al  comma 7 dell'articolo  13  della  legge
  regionale 17 marzo 2000, n. 8.
   6.   Per   il  triennio  2004-2006  continua  ad  applicarsi   la
  disposizione  di  cui  al comma 15 dell'articolo  45  della  legge
  regionale   7   marzo  1997,  n.  6  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni.
   7.  A  valere  sulle assegnazioni in favore degli enti  locali  e
  limitatamente  al 2004, in favore dei comuni che  in  applicazione
  dell'articolo 1, comma 86, della legge 28 dicembre 1995,  n.  549,
  deliberano  agevolazioni su tributi di loro competenza  in  favore
  degli esercizi commerciali ed artigianali situati in zone precluse
  al   traffico  a  causa  dello  svolgimento  dei  lavori  per   la
  realizzazione di opere pubbliche che si protraggano per oltre  sei
  mesi,  è  disposto  un  contributo straordinario  da  parte  della
  Regione commisurato fino al 100 per cento della diminuzione  delle
  entrate subite dai singoli comuni.

   Ne dispongo l'accantonamento.
   Si passa all'articolo 21.  Ne do lettura:

                              Articolo 21
        Messa in sicurezza degli edifici scolastici e di culto

   1.  Gli stanziamenti previsti nelle pertinenti UPB degli stati di
  previsione della spesa dei dipartimenti regionali competenti,  con
  particolare riferimento ai fondi ex articolo 38 dello Statuto,  ai
  sensi  dell'articolo 4 della legge regionale 3 dicembre  2003,  n.
  20,  devono  essere prioritariamente destinati  ad  interventi  di
  messa  in  sicurezza,  ivi  compresi i  connessi  accertamenti  di
  stabilità,  degli  edifici scolastici appartenenti  al  patrimonio
  comunale  e  provinciale  e  degli  edifici  di  culto  aperti  al
  pubblico.
   Comunico   che   è   stato  presentato  dall'onorevole   Speziale
  l'emendamento aggiuntivo A.155.

    ACIERNO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, non  posso  non
  intervenire sull'articolo 21 per le cose che ho appena  finito  di
  dire sull'articolo 19.
   Allora,  siccome  c'è  un momento di coerenza  legislativa  e  il
  Governo ha accolto l'ipotesi di trattare la materia della messa in
  sicurezza  degli edifici con apposito disegno di legge,  bene,  se
  vogliamo dare coerenza ad un ragionamento che deve rivolgersi alle
  chiese, alle scuole, agli ospedali, a tutti gli edifici nei  quali
  i  siciliani  vivono,  o per lavoro o per ragioni  familiari,  per
  motivi  di  studio, per cause di malattia  ebbene,  credo  che,  a
  questo  punto,  avendo accolto sull'articolo 19 la teoria  da  Lei
  ipotizzata - e sposata dal rappresentante del Governo - credo  che
  anche l'articolo 21 in esame dovrebbe di fatto essere inserito  in
  quel   disegno   organico,  proprio  per   dare   completezza   di
  ragionamento.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   dovrei
  intervenire per illustrare il mio emendamento, tuttavia  -  avendo
  appreso informalmente che il Governo si appresterebbe a presentare
  un  emendamento soppressivo dell'intero articolo 21  che,  come  i
  colleghi sanno, è stato oggetto di un'approfondita discussione  in
  Commissione Bilancio - insisto, eventualmente, sul mio emendamento
  e,  se  il  Governo sopprime l'articolo, ritengo debba essere  poi
  valutato di introdurlo come articolo aggiuntivo.
   Perché,  pensare  che  le vicende siano tutte  alla  pari  e  che
  bisogna  affrontare  la  materia come disegno  di  legge  organico
  successivo, è un errore. Qui non stiamo discutendo di  un  disegno
  di  legge che affronti il problema della sicurezza in Sicilia:  al
  contrario, stiamo discutendo in ordine alla destinazione di  fondi
  dello  Stato  che,  in  modo prioritario, devono  essere  definiti
  attraverso l'intervento della mano pubblica.
   C'è  il  mio emendamento - che chiedo al Governo di accogliere  -
  che stabilisce una priorità legata al fatto - signor Presidente  e
  lo  dico  al Governo, in particolare - che c'è stata un'insistente
  campagna di stampa, in questi giorni, che ha evidenziato a  tutti,
  al  Parlamento regionale, che i due terzi degli edifici scolastici
  in  Sicilia non sono in sicurezza; in particolare, non lo sono gli
  edifici scolastici che insistono sulle zone sismiche, cioè proprio
  quelli  che  riguardano la sua provincia, onorevole vicepresidente
  della Regione.
   Noi  riteniamo,  invece,  che, anche per le  finalità  statutarie
  dell'articolo  38  -  che stabiliscono che i fondi  devono  essere
  destinati,  con priorità, per opere pubbliche  - un  programma  di
  intervento  strutturale,  in cui si utilizzano  questi  fondi  nei
  confronti  dell'edilizia scolastica, abbia carattere di  priorità.
  Per  cui,  signor  Presidente, non solo  le  chiedo  di  mantenere
  l'articolo,  ma,  altresì, di tener conto di  queste  osservazioni
  considerando il mio emendamento quale aggiuntivo.
   Nel  corso del dibattito in Commissione, qualcuno ha ritenuto  di
  operare   una   riformulazione  che  tenesse   conto   di   queste
  considerazioni:   così   com'è,   l'articolo   non    coglie    le
  considerazioni presenti nel mio emendamento e, pertanto, la prego,
  signor   Presidente,   di  mantenere  l'articolo   e   di   votare
  l'emendamento.
   Ribadisco,   nel  caso  in  cui  il  Governo  dovesse  sopprimere
  l'emendamento, di votarlo come articolo a se stante.

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è stato  presentato  dal  Governo  un
  emendamento soppressivo dell'intero articolo.

   CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASTIGLIONE,  vicepresidente  della Regione.  Signor  Presidente,
  onorevoli   colleghi,   solo   per  chiarire   le   preoccupazioni
  dell'onorevole Speziale, dichiaro che non c'è bisogno di ulteriore
  previsione  legislativa:  già  il Governo,  infatti,  nella  prima
  ripartizione dei fondi, ex articolo 38, ha destinato delle risorse
  a  favore degli edifici di culto e degli istituti scolastici.  Non
  c'è quindi bisogno di un'ulteriore previsione normativa, perché  è
  già previsto nell'utilizzazione dei fondi ex articolo 38.

   PRESIDENTE. Onorevole Speziale, con la precisazione del  Governo,
  il  suo  emendamento  potrebbe essere trasformato  in  ordine  del
  giorno.

   SPEZIALE. No, signor Presidente.

   PRESIDENTE. Pertanto, mantiene il suo emendamento.

   RAITI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAITI.  Signor Presidente, onorevole Governo, onorevoli colleghi,
  ho  chiesto di sottoscrivere l'emendamento A.155, che prevede come
  destinazione prioritaria della somma il finanziamento dei progetti
  esecutivi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici,  per
  una ragione fortemente politica.
   Non  é  vero  quello che dice il vicepresidente della Regione,  e
  cioè  che  il  programma  di governo ha destinato  le  risorse  ex
  articolo 38 alla messa in sicurezza degli edifici scolastici.  Non
  é  affatto  vero  E, infatti, nei capitoli relativi, non  vi  sono
  somme  disponibili:  ed anche se vi fossero state,  l'articolo  di
  legge,  così  come  verrebbe  modificato  dall'emendamento   testé
  annunciato, sancirebbe una cosa assolutamente certa, cioè il fatto
  che quelle somme devono essere destinate a progetti esecutivi.
   Mi pare un problema politico di assoluta rilevanza per la Regione
  siciliana.  Non  posso  non ricordare,  al  riguardo,  il  tragico
  episodio  del  crollo di un tetto in una scuola  del  Molise  dove
  persero  la  vita decine di bambini. In quell'occasione,  mi  sono
  recato  sul  posto  per  presenziare alla  cerimonia  funebre,  in
  rappresentanza  della Regione.  A seguito di quella  sciagura,  la
  cui  causa è da ricercare nella sicurezza dell'edificio scolastico
  -  e  quindi  il  problema  che stiamo affrontando  -,   un'intera
  generazione di quel paese scomparve.
   Allora   l'attenzione  dimostrata  dal  Capo  dello  Stato,   dal
  Presidente del Governo e da tutte le autorità istituzionali  verso
  questa problematica fu totale.
   Oggi,   visto che il Governo ha cambiato opinione e,  quindi,  ha
  accolto   questo   appello,  non  posso  che  prenderne   atto   e
  ringraziarlo.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea prende atto del ritiro  dell'emendamento
  soppressivo.

   LO MONTE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  MONTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  dire  che, sostanzialmente, non c'é bisogno di dare priorità  alle
  zone  sismiche, perché esiste già una legge, la 433, che  contiene
  una  parte  rilevante per la Sicilia, e, per quanto  riguarda  gli
  interventi  di  messa  in  sicurezza degli  edifici  pubblici,  in
  generale,  credo  sia  già operativa. Mi pare superfluo  affermare
  ancora  quest'altra priorità. Se non é così,  è  perché  siamo  in
  ritardo.  La  legge  433   prevede  fondi con  tale  destinazione.
  Pertanto,  accentuare  in  tal senso, onorevole  Speziale,  non  é
  condivisibile.

   CINTOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  in  Commissione
  c'é  stato  un  largo dibattito sull'argomento  e,  conoscendo  la
  serietà  e  la correttezza dell'onorevole Speziale,  so  che  egli
  ricorderà  che  l'emendamento da egli stesso  presentato  su  tale
  problema,  aveva suscitato una discussione articolata,  conclusasi
  con  la  formulazione  di  un emendamento dell'onorevole  Vincenzo
  Leanza  che  la  Commissione  ha approvato  all'unanimità  e  che,
  pertanto,  ritroviamo  come articolo nel  disegno   di  legge.  Lo
  ripeto: in quella sede, era stato pressantemente richiesto con  un
  emendamento dell'onorevole Vincenzo Leanza.
   Sull'argomento, anche il Governo,  in Commissione, aveva espresso
  parere  favorevole  a questo articolo, seppure non  nella  persona
  dell'assessore  Castiglione;  in  quell'occasione  era   presente,
  infatti, l'assessore per il bilancio, onorevole Pagano.
   E'   vero  che anche in un caso analogo, l'onorevole  Acierno  ha
  giustamente  espresso valutazioni positive per  il   mantenimento,
  accettando  da parte del Governo una rivisitazione più argomentata
  del  tema,  e ha espresso considerazioni corrette e giuste  su  un
  emendamento esitato dalla Commissione Bilancio, con il  parere  di
  quel  Governo  (non  è che non voglio fare l'autocritica  fino  in
  fondo,   ma    comprendo  che  non  sempre  ci  sono  cinghie   di
  trasmissione  nel  Governo  stesso che  diano  una  unitarietà  di
  indirizzo).
   Volevo  invitare il Governo, la Commissione Bilancio e l'Aula  ad
  accogliere  questo emendamento così come è stato formulato,  anche
  se  le  considerazioni dell'onorevole Lo Monte  non  sono  affatto
  peregrine, sono concettualmente serie,  ma è come volere  dare  un
  indirizzo   forte   al  fatto  che  ci  siano,   prioritariamente,
  interventi seri sulla questione delle scuole e del sostegno  delle
  scuole.
   Ricordo  all'onorevole Lo Monte che anche in Commissione Bilancio
  ha  fatto  le stesse identiche osservazioni, ma alla fine  si  era
  adeguato proprio perché necessitava una mediazione per chiudere la
  vicenda e così quell'emendamento - in Commissione Bilancio -  alla
  fine   è  passato  all'unanimità,  cioè  anche  con  il  suo  voto
  favorevole.
   Pertanto, ho invitato il Governo a esprimere parere favorevole  e
  invito,    altresì,    l'Aula   a   pronunciarsi    favorevolmente
  sull'emendamento in questione e sull'articolo in questione poiché,
  in fine dei conti,  significa dare priorità a sostegno di quanto è
  avvenuto  anche accidentalmente, come ad esempio i  terremoti,  ma
  almeno  esprimiamo una volontà, tant'è che non  è  stata  inserito
  nessun  euro, c'è solo una norma che intende sostenere  fortemente
  un indirizzo.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  non  vorrei   dedicare   alla
  discussione  di  questo emendamento più spazio di  quanto  meriti,
  anche perché si illustra da sé, poiché è chiara la ratio, è chiara
  la   destinazione,   chiarite   peraltro  da   coloro   che   sono
  intervenuti.
   Insistere  sul merito di una questione alla quale il  Governo  ha
  già  dato una risposta positiva, nel senso che ha ritirato il  suo
  emendamento  di  soppressione, proporre adesso nuovi  emendamenti,
  che,  personalmente,  sulla base del Regolamento,  non  posso  non
  accettare,  significa complicare una discussione che  non  ha  più
  senso   se   il   Governo   dichiara   di   aderire   alla   ratio
  dell'emendamento.
   Pertanto,  se  tutto  si  conclude con il parere  favorevole  del
  Governo,  metto  in  votazione l'emendamento  e  chiudiamo  questa
  discussione che, a questo punto, diventa puramente pretestuosa.
   Se  non  sorgono  osservazioni lo pongo ai voti,  con  il  parere
  favorevole del Governo.

   ACIERNO. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ACIERNO.  Signor  Presidente,  ho  chiesto  di  parlare  per   un
  ulteriore   chiarimento   poiché  lei  sta   facendo   riferimento
  all'emendamento,  mettendo  in  votazione  l'articolo  21,   senza
  emendamenti.

   PRESIDENTE. Ha compreso bene, onorevole Acierno. La ringrazio.

   ACIERNO. Volevo, per dichiarazioni di voto, ribadire il mio  voto
  contrario  esattamente come è stato espresso da me in  Commissione
  Bilancio  sullo  stesso testo, in quanto questo  articolo  non  si
  rivolge  alle  scuole, ma solo agli edifici  scolastici  che  sono
  patrimonio  immobiliare  dei  Comuni  e  delle  Province  e  della
  Regione.
   Il  che  significa che la scuola comunale che non è di  proprietà
  del Comune, ma è di proprietà di un privato e il Comune ce l'ha in
  affitto, non deve essere messa in sicurezza.

   CRACOLICI.  Per  potere  essere  locata,  deve  essere  messa  in
  sicurezza. Cosa sta dicendo, onorevole Acierno?

   ACIERNO. Onorevole Cracolici, impari a leggere le norme prima  di
  votarle fare certe affermazioni
   Quando  nel  testo di legge c'è scritto "degli edifici scolastici
  appartenenti al patrimonio comunale e provinciale", significa  non
  alle  scuole  dei  Comuni e delle Province, ma solo  agli  edifici
  scolastici che sono di proprietà dei Comuni e delle Province.
   Ma  quel  che è peggio è che, approvando questo articolo 21,  non
  facciamo altro che sostenere che, stamattina, mentre noi lavoriamo
  in  questa  Aula, ci sono ragazzi che vanno in scuole  comunali  e
  provinciali che non hanno i requisiti minimi previsti dalla legge,
  poiché una scuola, per essere tale, e quindi, per essere idonea  a
  ricevere  studenti ed insegnanti, deve essere in regola con  tutte
  le norme di sicurezza, sicuramente,  già previste.
   Voglio capire, alla fine, quale è la ratio  E mi rifaccio al  mio
  intervento sulla discussione generale dell'articolo 21. Quando  il
  Governo  ha preannunciato un'iniziativa legislativa per affrontare
  il  problema  della  messa in sicurezza degli  edifici  siciliani,
  quello  è un ragionamento che mi convince.
   Dirò  di più, signor Presidente, l'articolo 21 conclude che oltre
  agli edifici scolastici, ma sempre limitati a quelli dei patrimoni
  comunali  e  provinciali, vengono messi  in  sicurezza  anche  gli
  edifici di culto.
   E,  mi  permetta di dirle, signor Presidente, che ieri un  ospite
  italiano,  di  cultura religiosa diversa dalla mia,  ha  preso  un
  Crocifisso  e  l'ha  scaraventato  fuori  dalla  finestra  di   un
  ospedale,  per  il fatto che questa Regione parli di  edificio  di
  culto,  affermando  che,  a questo punto, forniamo  risorse  della
  Regione siciliana a qualunque tipo di religione, personalmente,  a
  questo tipo di attività legislativa non mi presto.
   Pertanto, annuncio,  il mio voto contrario all'articolo 21.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente,  non  intendevo  intervenire,   ma
  considerata  la confusione che forse si sta facendo,  ritengo  che
  vada fatto un po' di ordine.
   Reputo,   personalmente,  importante  la  valenza  dell'articolo,
  vorrei, soltanto, richiamare l'attenzione dell'Aula e del Governo,
  in  particolar  modo, sulle variazioni di bilancio,  nelle  quali,
  non meno di qualche mese fa, abbiamo approvato all'articolo 4, che
  viene  richiamato, una quota di risorse da destinare per le strade
  e per la Rete Ferroviaria Italiana.
   Questo  articolo, che personalmente condivido e del quale  vorrei
  che  si cogliesse bene il senso, dà una priorità  contenuta  anche
  in  un altro articolo che abbiamo già approvato, dove si affermava
  che  una  quota  di risorse andava per le strade  e  per  la  Rete
  Ferroviaria Italiana.
   Ritengo  che forse sarebbe opportuno, fermi restando i  contenuti
  per  le  chiese,  per  le  scuole - non entro  nel  merito  -  non
  considerarlo  come prioritario, ma di inserirlo a discrezione  tra
  le ripartizioni dei fondi: una quota andrà per la Rete Ferroviaria
  Italiana, una quota andrà per le strade, un'altra quota andrà  per
  queste cose, altrimenti, si confonderà la priorità.

   PRESIDENTE. Onorevole Beninati, proceduralmente non è  possibile,
  avrebbe dovuto presentare un emendamento.

   BENINATI. Lo so, signor Presidente, quanto da me detto è riferito
  al Governo.

   PRESIDENTE.  Lo  chieda  al  Governo,  ma  anche  il  Governo   è
  impossibilitato ad agire perché il testo è già pronto.

   BENINATI. Lo chiedo al Governo.

   FORMICA. Chiedo di parlare sull'articolo 21.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, lo sottolineava l'onorevole Beninati,
  pur  non  essendo  lo  stesso  presente  in  Commissione,  che  in
  Commissione  Bilancio  c'è stata un'ampia  discussione  su  questo
  emendamento, presentato dall'onorevole Speziale, che verteva sulla
  disponibilità di fondi per l'edilizia scolastica.
   Abbiamo  fatto  presente, in quella sede, che  il  Governo  della
  Regione,  attraverso  l'Assessore  per  i   beni  culturali,   per
  dichiarazione  dello stesso onorevole Cuffaro,  aveva  predisposto
  una somma di cento milioni di euro, duecento miliardi di lire, già
  prevista in bilancio, cinquantasei milioni di euro provenienti dai
  fondi   dei   lavori  pubblici,  cinquantasei  milioni   di   euro
  provenienti dallo Stato, destinati, per l'appunto, per la messa in
  sicurezza degli edifici scolastici della nostra Regione.
   Abbiamo  fatto  rilevare, in quella occasione, che essendoci  già
  questa previsione di spesa con l'appostamento delle relative somme
  in bilancio, ci sembrava superfluo aggravare, appesantire le somme
  previste  nell'articolo 38 con una priorità, per questa  finalità,
  che era già coperta.
   Pertanto,  invito a  riflettere su quanto esposto  dall'onorevole
  Beninati,  e  cioè che nel momento in cui si mettono in  votazione
  una   serie   di   priorità  sull'articolo  38,  rischieremmo   di
  accavallare...

   PRESIDENTE.  Onorevole  Formica, la informo  che  quanto  da  lei
  esposto  è stato superato poco prima che lei intervenisse.  Avevo,
  appunto,  precisato che la richiesta era superata, poi chiaramente
  lei può dissentire.

   FORMICA.   Signor  Presidente,  volevo  dire  che,  secondo   me,
  occorrerebbe dare la possibilità di presentare un emendamento  che
  possa  coordinare  queste priorità, almeno il coordinamento  della
  prenotazione di fondi sull'articolo 38, soltanto questo

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 21.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'emendamento aggiuntivo.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale,  è  aggiuntivo,  lei   ha   già
  parlato   sull'emendamento  che  non  è  del  tutto  riconducibile
  all'articolo  21, lo facciamo anche per una comodità dialettica  e
  regolamentare aggiungerlo successivamente all'articolo 21.
   Viceversa,  se  non  lo  aggiungiamo  all'articolo  21,  lo  devo
  accantonare e trattarlo successivamente.

   SPEZIALE. Signor Presidente, intendevo chiarire che l'emendamento
  è, invece, integrabile con l'articolo 21.

   PRESIDENTE. Lo è senz'altro, ma dal punto di vista aggiuntivo. Se
  non  pongo  in votazione l'articolo non posso fare votare  il  suo
  emendamento.

   SPEZIALE. E' l'esatto contrario, signor Presidente.

   PRESIDENTE.   Avendo  il  Governo  espresso  parere   favorevole,
  trattasi  di una differenza non sostanziale e formalmente  non  ho
  difficoltà a farlo.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo esaminando
  -  e invito l'onorevole Speziale ad ascoltarmi e a darmi torto  se
  ho  torto, e viceversa - il testo della finanziaria con tutti  gli
  emendamenti che nel testo stesso sono posti come emendamenti  agli
  articoli della finanziaria.
   Abbiamo  altresì  - e lo sappiamo tutti - accantonato  tutti  gli
  emendamenti  aggiuntivi al testo. Oggi stiamo  andando  avanti,  e
  fino  ad  ora  abbiamo  tenuto conto  solo  degli  articoli  della
  finanziaria e degli aggiustamenti in seno agli articoli stessi.
   Gli  altri, sono stati  considerati tutti emendamenti aggiuntivi,
  che avranno una  loro storia, seria, terminato l'articolato.
   A   questo  punto,  ho  invitato  l'onorevole  Speziale   a   non
  considerarlo  comma  o  non  comma, non  occorre  interrompere  un
  percorso  che  si sta già per definire e che abbiamo iniziato  fin
  dall'articolo 1; nessuno ha chiesto di mettere in discussione  gli
  emendamenti  aggiuntivi agli articoli precedenti. Se  lo  facciamo
  ora, quasi alla fine, perché siamo all'articolo 21, opereremmo  in
  modo differente da come abbiamo proceduto fino ad ora.
   Ecco  perché  ho rivolto l'invito all'onorevole Speziale,  che  è
  firmatario  di  un  emendamento,  ma  ci  sono  altri  emendamenti
  aggiuntivi  che  sono a firma degli onorevoli Fleres  e  Beninati.
  Quest'ultimo  è  intervenuto  e  il  suo  può  essere   ricondotto
  nell'emendamento aggiuntivo che può essere presentato.
   Pertanto, approviamo l'articolo che non ha emendamenti al testo e
  ci  riserviamo  una  discussione  approfondita  sugli  emendamenti
  aggiuntivi  che possono essere coordinati, anche in modo  univoco,
  in  maniera  tale  che si voti concretamente  una  sola  volta  un
  articolo aggiuntivo.
   Per  cui invito il Presidente ed i colleghi ad attenersi a quanto
  abbiamo  fatto  finora ed a mettere in votazione  l'articolo  così
  come  è,  senza gli aggiuntivi che possono essere  esaminati  alla
  fine.

   PRESIDENTE. Onorevole Cintola quanto da lei detto è chiaro e sono
  d'accordo.
   Si tratterebbe in questo caso di un articolo aggiuntivo che va in
  fondo.  L'onorevole  Speziale,  non  a  caso,  ha  insistito   per
  considerarlo   emendamento   aggiuntivo.   Da   qui   la   ragione
  dell'apparente dissenso, ma vorrei chiedere all'onorevole Speziale
  qual  è  la  differenza  con  il  parere  favorevole  del  Governo
  dichiarato  dall'onorevole Castiglione, che  ha  ritirato  il  suo
  emendamento  soppressivo  per votare l'emendamento  a  sua  firma,
  onorevole Speziale.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor  Presidente,  lei  ha  colto  il  cuore   della
  questione.  Lo avevo già presentato come emendamento all'articolo,
  tant'è  che avevo dichiarato, nel momento in cui il Governo  aveva
  presentato  l'emendamento  soppressivo  dell'intero  articolo,  di
  trasformarlo in articolo a sé stante per necessità di elaborazione
  legislativa.
   Adesso,  se vogliamo fare un testo organico, signor Presidente  -
  poi  mi  rimetto alle sue valutazioni - dal punto di  vista  della
  organicità  del  testo,  questo  emendamento,  da  me  presentato,
  andrebbe integrato con l'articolo perché è materia unica
   Viceversa,   se si ritiene di non fare un testo organico,  ma  di
  fare  un testo disorganico, prendo atto del parere favorevole  del
  Governo, che mi auguro non cambi in corso d'opera, perché lei è il
  Presidente dell'Assemblea, io sono un deputato e mi auguro che non
  si  modifichi l'orientamento del Governo perché se così avvenisse,
  qui salta tutto.
   Pertanto,  stabilito questo per motivi di organicità,  penso  che
  l'emendamento  debba essere ritenuto come emendamento  aggiuntivo,
  tuttavia, se la Presidenza ritiene di considerarlo articolo  a  se
  stante,  con  il  parere  favorevole  già  espresso  dal  Governo,
  personalmente ne prendo atto.

   PRESIDENTE. Onorevole Pagano, è stato posto un problema delicato.
  Pertanto, la invito a esprimere il suo parere.

   PAGANO,   assessore  per  il  bilancio  e  le   finanze.   Signor
  Presidente, certamente l'intervento dell'onorevole Speziale assume
  una   valenza  sociale  non  indifferente.  Chi  potrebbe   essere
  contrario alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, specie
  dopo  quanto è accaduto a Sant'Angelo ed in generale in  tutte  le
  zone  a  rischio  che abbiamo in Sicilia? A maggior  ragione  oggi
  questa problematica ci vede particolarmente sensibili.
   Tuttavia,   lei  comprenderà che le emergenze e  le  esigenze  di
  questa  Regione  sono  infinite. Noi adesso siamo  arrivati  a  un
  paradosso:  la  Regione  siciliana  per  la  prima  volta  ha  uno
  strumento straordinario - come mai l'ha avuto - impinguato per 750
  milioni  di  euro  che  consentirà  di  fare  investimenti,  anche
  strutturali;  e  per  la  prima  volta  questa  Regione  è   nelle
  condizioni di scegliere in maniera snella qualsiasi scelta  poiché
  questo strumento non viene delegato alla burocrazia o inserito  in
  altri  procedimenti che sono superati anche in termini  operativi,
  ma  viene  affidato  alla  decisione politica  del  Governo  della
  Regione  che, di volta in volta, farà una programmazione  e  terrà
  conto di tutte le infinite esigenze ed emergenze.
   Il  Governo può anche impegnarsi, qui c'è anche il Vicepresidente
  della  Regione;  però, al momento, deve dare  parere  contrario  a
  questo  emendamento. Ne terremo conto in Giunta di Governo per  la
  futura programmazione per il prossimo anno.

   CINTOLA.  Signor  Presidente,  gli  emendamenti  aggiuntivi  agli
  articoli li esamineremo nel prosieguo.

                           (Brusio in Aula)

   PAGANO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Onorevole
  colleghi,sono arrivato in Aula in qualche istante, e  quindi,  ciò
  che  è chiaro per voi, dovrà essere reso chiaro anche a me. Stiamo
  discutendo dell'emendamento A.155, che é aggiuntivo. L'emendamento
  aggiuntivo  in  quanto  tale non può essere trattato;  quindi,  il
  Governo in questa fase può solo accoglierlo come  raccomandazione.
  Quando  tratteremo  gli emendamenti aggiuntivi,  sarà  oggetto  di
  discussione.

   CINTOLA. Onorevoli colleghi, sugli articoli finora trattati   non
  abbiamo  discusso  di  alcun emendamento  aggiuntivo.  Il  Governo
  esprime  parere contrario a discuterlo ora, è nel suo diritto.  Lo
  discuterà in seguito agli altri.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cintola,  devo,  comunque,   mettere   in
  votazione l'emendamento.

   CINTOLA. Signor Presidente, il Governo e la Commissione  si  sono
  pronunciati  favorevolmente  all'approvazione  dell'articolo   nel
  testo originario.
   Il  Governo  non  può  non  tenere conto  del  fatto  che  nessun
  emendamento  aggiuntivo  è  stata  trattato  fino   ad   ora.   La
  trattazione   degli  emendamenti  aggiuntivi  è  stata   rinviata.
  Sull'argomento   non   è  stato  presentato   solo   l'emendamento
  dell'onorevole  Speziale,  ci  sono  anche  quelli  dell'onorevole
  Fleres  e  dell'onorevole Beninati. Ma, essendo tutti  aggiuntivi,
  saranno valutati quando discuteremo gli emendamenti aggiuntivi. Il
  Governo, ha espresso parere favorevole all'articolo come riportato
  nel  testo originario, e l'onorevole Speziale, nel suo intervento,
  ha  affermato che è disponibile a trattarlo alla fine,  insieme  a
  tutti gli altri emendamenti aggiuntivi.
   Se,  invece,  l'onorevole Speziale vuole che  si  tratti  adesso,
  anche  se aggiuntivo, ciò determinerà una valutazione non  serena,
  poiché sarebbe il primo emendamento aggiuntivo ad un articolo  che
  andremmo ad esaminare.
   Non  credo che, a partita iniziata, si debbano cambiare le regole
  del gioco. Quindi, non possiamo farlo adesso con l'articolo 21. Il
  Governo  fa  bene a dire "sì" all'emendamento, così  come  esitato
  dalla  Commissione, e a riservarsi di dare una  risposta  reale  e
  concreta  agli  emendamenti  aggiuntivi  presentati  all'articolo.
  Diversamente dovremmo trattarli tutti.
   Invito  pertanto  la Presidenza, nell'ambito dei  poteri  di  cui
  dispone,   a  mantenere questa linea di condotta  senza  porre  in
  discussione nessun emendamento aggiuntivo.

   PRESIDENTE. Onorevole Cintola, devo tenere anche conto del  fatto
  che  può  anche cambiare l'atteggiamento politico. Invito, quindi,
  il Governo a trovare una soluzione.

   CASTIGLIONE,  vicepresidente  della Regione.  Signor  Presidente,
  intervengo  per  chiarire la posizione  del  Governo,  che  é  una
  posizione univoca.
   Oggi,  l'assessore Pagano ha riferito che i fondi ex articolo  38
  corrispondono a 750 milioni di euro, messi a disposizione per  gli
  investimenti in  Sicilia e comprendono anche gli interventi per la
  messa  in sicurezza degli edifici scolastici, ma riguardano  anche
  il  comparto agricolo; pertanto il Governo si riserva di fare  una
  attenta programmazione.
   Il  Governo,  in  una prima fase, ha già ridistribuito  le  prime
  somme individuando alcune priorità.
   Stamattina  si pone all'esame dell'Aula un intervento prioritario
  rispetto   all'individuazione  del  programma  del   Governo,   in
  relazione  agli  edifici  scolastici  appartenenti  al  patrimonio
  comunale,  provinciale,  e  agli  edifici  di  culto,  aperti   al
  pubblico. Anche per questo il Governo ha chiesto parere favorevole
  all'Aula.
   L'onorevole   Speziale   riferisce  di   un'ulteriore   priorità,
  all'interno  della priorità già stabilita, relativa  agli  edifici
  scolastici   dando  precedenza  a  quelli  delle  zone  dichiarate
  sismiche,  individuando così un'ulteriore priorità nella priorità.
  Esprimendo  il  parere favorevole per la messa in sicurezza  degli
  edifici  scolastici,  il  Governo non può  però  esprimere  parere
  favorevole  all'emendamento dell'onorevole Speziale  che  tende  a
  creare una priorità nella priorità.
   Se  questo emendamento lo leghiamo agli altri, per i quali esiste
  una  valutazione complessiva favorevole, e mi riferisco  a  quelli
  presentati  dagli  onorevoli  Lo  Monte,  Fleres  e  Formica,  che
  stabiliscono ulteriori priorità all'interno dell'articolo 38,  noi
  ci  rendiamo conto che, di priorità in priorità, stiamo stabilendo
  un   programma   per   la  destinazione  dell'articolo   38.   Ciò
  determinerebbe una disorganica programmazione ma il Governo  vuole
  esprimere alcune indicazioni; ma, soprattutto, vorrebbe sostenere,
  con supporti tecnici, come verranno utilizzati i fondi ex articolo
  38, con un'azione che abbia  carattere organico che, diversamente,
  non   avrebbe,  con il rischio di tradursi in un intervento  quasi
  discrezionale  della  burocrazia  che  interpreterebbe  le   norme
  approvate.
   Voi  pensate ad un intervento che disciplini, in via burocratica,
  la  realizzazione e sistemazione di vie di comunicazione,  vie  di
  fuga,  che colleghino i centri montani e pedemontani. A mio avviso
  sarebbe  un  intervento  disorganico. E'  intenzione  del  Governo
  acquisire  il parere favorevole e queste priorità come ordine  del
  giorno  e individuare un programma che abbia una sua fisionomia  e
  utilizzi al meglio le risorse che giungeranno dall'articolo 38.
   Per   quanto  riguarda  la  messa  in  sicurezza  degli   edifici
  scolastici, a me sembra che il Governo già abbia accettato  questa
  linea e, quindi, non c'è bisogno di ulteriori puntualizzazioni.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor  Presidente,  credo  che  anche   lei   rimanga
  sconcertato dal fatto che si muti orientamento nel giro di  trenta
  secondi.  Non  a caso, nel precedente intervento,  la  chiamavo  a
  testimonianza  del  fatto  che il Governo  aveva  espresso  parere
  favorevole nei confronti del mio emendamento

   CASTIGLIONE,  vicepresidente della  Regione.  Mi  riferisco  agli
  edifici scolastici.

   SPEZIALE.  Sì,  onorevole Castiglione, ma aveva  espresso  parere
  favorevole.  Non  aveva forse colto il senso dell'emendamento  ma,
  comunque, aveva espresso parere favorevole.
   Se  ho  capito bene la disputa era se considerarlo un emendamento
  aggiuntivo  all'attuale  articolo  o  se,  invece,  come  si   era
  stabilito  anche  con  il  mio  consenso,  considerarlo   articolo
  aggiuntivo con il parere favorevole già espresso dal Governo.
   In  questo  istante,  la posizione del Governo  è  cambiata,  con
  un'argomentazione  che barcolla. Il Vicepresidente  della  Regione
  dichiara  che  vorrebbe  fissare delle priorità.  L'emendamento  è
  scritto in modo molto semplice, comprensibile anche ai  ragazzi di
  prima  elementare.  Penso,  quindi,  che  non  ci  sia  niente  da
  stabilire.  Lo  rileggo per evitare che possano sorgere  ulteriori
  equivoci:   I  fondi ex articolo 38 che, attualizzati,  quest'anno
  arrivano   a  1.500  miliardi  di  vecchie  lire,  sono  destinati
  prioritariamente al finanziamento di progetti esecutivi -  quindi,
  di  progetti già pronti, che possono essere finanziati  ed  essere
  operativi già da domani mattina - per la messa in sicurezza  degli
  edifici  scolastici. A mio avviso, una buona classe dirigente  non
  dovrebbe  avere  altra  priorità  se  non  quella  di  mettere  in
  sicurezza  gli  edifici  scolastici. Non  c'è  altra  priorità  in
  assoluto.

   CASTIGLIONE,  vicepresidente della Regione. E'  nel  testo  della
  legge.

                (interruzioni dell'onorevole Forgione)

   SPEZIALE. Non è così, ora ti spiego quale è il testo della legge.
  Onorevole Forgione, non c'entra niente; non lavorare sempre per il
  re di Prussia, lavora per il re d'Italia qualche volta....

   FORGIONE. Anche tu che fai parte di questo Governo?

   SPEZIALE. Onorevole Presidente, siamo di fronte ad un dato che io
  non  conosco.  Non  so, infatti, quanti sono i progetti  esecutivi
  quantificabili  e,  tra l'altro, non penso che  possano  rientrare
  nell'intera  risorsa dei 1.500 miliardi, ovviamente interesseranno
  soltanto una quota di queste risorse.
   L'emendamento  ed  il  testo del disegno di  legge  che  è  stato
  esitato  dalla  Commissione, al quale io  stesso  ho  contribuito,
  stabilisce  che  "le  UPB  di  riferimento  prioritariamente  sono
  destinate  per quella finalità". Nelle UPB di riferimento  non  ci
  sono  somme, come ha spiegato prima l'onorevole Raiti, cioè  siamo
  di  fronte alla "commedia degli inganni". Ci troviamo di fronte ad
  un   Governo   che   pare  cambi  opinione,   che   ritiene   che,
  eventualmente,  per  quanto  riguarda l'emendamento  che  è  stato
  presentato  da Lo Monte e che si riferisce ad altre priorità  pure
  esse  rispettabilissime e sulle quali non ho nulla  in  contrario,
  siano  preminenti. Certo, rientra in un potere nostro che è quello
  della  programmazione  delle risorse e,  quindi,  di  come  devono
  essere  destinate.  Tuttavia,  a me  sembra  che  in  assoluto  la
  priorità sia quella di mettere in sicurezza gli edifici scolastici
  e non capisco la posizione contraria.
   Quell'altro impegnerebbe una quota delle risorse. Non  si  faccia
  ingannare l'assessore Pagano perché 1.500 miliardi di vecchie lire
  solo  una quota di quelle risorse che sarebbero destinate a questa
  priorità;   risponderemmo,  in modo civile,  ad  una  campagna  di
  stampa che ha messo sotto accusa la classe dirigente regionale per
  cui  due  terzi degli edifici scolastici delle scuole dell'obbligo
  non sono in sicurezza.
   Quando   noi   mandiamo   un  bambino  a  scuola   sappiamo   che
  quell'edificio non è sicuro né sul piano delle norme sismiche,  né
  sul  piano  della  legge  n. 626 sulle norme  di  sicurezza  degli
  impianti. Questo lo sappiamo
   Qual  è  la  priorità?  Risponde al carattere  costituzionalmente
  garantito  delle finalità pubbliche dei fondi dell'ex articolo  38
  per  opere  pubbliche e risponde ad una priorità che  presenta  il
  nostro  territorio.  La  verità è un'altra  e  dopo   le  leggerò,
  assessore Castiglione, l'elenco delle opere che il suo Governo  ha
  previsto di finanziare con quei 1.500 miliardi di vecchie  lire  e
  in  quell'elenco non è previsto intervento alcuno per  le  scuole.
  Questo è il problema
   Adesso  prendo  questa tabella, se l'onorevole Presidente  me  lo
  consente,  e  gliela  leggo. Essa annovera  tra  gli  altri  anche
  interventi di tipo clientelare, che mortificano certamente  il suo
  Governo.
   Per   questa  ragione,   la  invito  a  ripensare,  nel   merito,
  all'atteggiamento del Governo e, tuttavia, onorevole Presidente, a
  questo  punto  chiedo che l'emendamento venga inserito  nel  corpo
  dell'attuale  articolo e si voti. Il Governo e la  maggioranza  si
  assumano la responsabilità di bocciarlo.

   PRESIDENTE. Poiché hanno chiesto di parlare sull'argomento  anche
  gli  onorevoli Beninati e Cintola, sulla base di una richiesta più
  che  legittima  e  giusta,  avanzata  da  diversi  capigruppo   di
  sospendere  alle ore 12.00 per potere partecipare  alla  messa  in
  suffragio del collega Croce presso la Cappella Palatina,  propongo
  di  sospendere la seduta e di riprendere i lavori subito  dopo  la
  Santa Messa. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
   La seduta è sospesa.

     (La seduta, sospesa alle ore 11.55, è ripresa alle ore 13.10)

   La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, l'articolo 21,  in  esame
  prima   della   sospensione,   è   accantonato.   Si   passa
  all'articolo 22. Ne dò lettura:

                             Art. 22
            Disposizioni in materia di attività socialmente
                                 utili

          1.   L'Assessorato  regionale  del   lavoro,   della
      previdenza  sociale,  della formazione  professionale  e
      dell'emigrazione   è   autorizzato   a   concedere    il
      contributo  di  cui  al  comma 1 dell'articolo  2  della
      legge  regionale 26 novembre 2000, n. 24, per  tutte  le
      misure   di   fuoriuscita  previste  dalla  legislazione
      vigente   e  che  vengono  estese  a  tutti  i  soggetti
      destinatari   del   regime   transitorio   dei    lavori
      socialmente  utili  finanziati con oneri  a  carico  del
      bilancio   regionale.  Le  predette  misure  riguardano,
      compatibilmente con la disciplina vigente per  gli  enti
      attivatori, tra le altre:

         a)    esternalizzazioni   di   servizi    ai    sensi
      dell'articolo  10  del  decreto legislativo  1  dicembre
      1997,  n.  468, come modificato dall'articolo  21  della
      legge 31 ottobre 2003, n. 306;

         b) contratti quinquennali di diritto privato;

         c)   contratti   di   collaborazione   coordinata   e
         continuativa e
      lavori a progetto;

         d) assunzioni ai sensi dell'articolo 12, comma 4, del
      decreto   legislativo  1  dicembre  1997,   n.   468   e
      successive modifiche ed integrazioni;

         e)  assunzioni ai sensi dell'articolo  78,  comma  6,
      della  legge  23  dicembre 2000,  n.  388  e  successive
      modifiche ed integrazioni.

         2.  Gli enti già destinatari del contributo di cui al
      comma  1  dell'articolo  2  della  legge  regionale   26
      novembre  2000, n. 24, possono modificare la natura  dei
      contratti,  in conformità alle previsione del precedente
      comma    1,   previa   autorizzazione   dell'Assessorato
      regionale  del  lavoro, della previdenza sociale,  della
      formazione   professionale  e  dell'emigrazione   ed   a
      seguito di modifica del programma di fuoriuscita di  cui
      all'articolo  5 della legge regionale 26 novembre  2000,
      n. 24.

         3.   Nel   bilancio  della  Regione  per  l'esercizio
      finanziario   2004  è  istituito  un  fondo   unico   da
      destinare  al finanziamento delle misure di  fuoriuscita
      dal  bacino  dei lavori socialmente utili, previste  dal
      presente  articolo,  nonché  per  le  altre  misure   di
      fuoriuscita   prevista   dalla   legislazione    vigente
      finanziate con oneri a carico del bilancio regionale,  i
      cui  finanziamenti confluiscono nel predetto fondo,  ivi
      compresi  gli  interventi  previsti  dall'articolo   39,
      comma 5, della legge regionale 3 dicembre 2003, n. 20.

         4. Per effetto delle disposizioni di cui al comma 3 è
      autorizzato,  per  l'esercizio  finanziario   2004,   un
      limite  di  impegno quinquennale di 43.250  migliaia  di
      euro (UPB 7.4.1.3.1 - capitolo 321301).

          PRESIDENTE.  Comunico che sono stati  presentati   i
  seguenti emendamenti:
       -   dagli onorevoli Forgione e Liotta: 22.3;
  -   dagli onorevoli Giannopolo, Papania  e Speziale:  22.7, 22.8;
  -   dagli onorevoli  Papania  e Giannopolo:  22.2;
  -   dall'onorevole Papania: 22.1.

    GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    GIANNOPOLO.    Signor    Presidente,     intervengo    per
  sottolineare  e  segnalare al Parlamento l'importanza  dell'
  articolo 22, che, dopo una sorta di fermo biologico  di  due
  anni,   rimette in movimento il processo di fuoriuscita  dal
  precariato e di stabilizzazione del mondo legato  ai  lavori
  socialmente utili.
       E'  un fatto estremamente importante anche se, mi rendo
  conto,  che  la  soluzione qui  individuata  costituisce  il
  presupposto  di  ulteriori  atti  normativi  che  servono  a
  semplificare  le  procedure ed a rendere ancora  più  chiari
  gli obiettivi che la pubblica Amministrazione in Sicilia  si
  deve  dare  per  rispondere  all'esigenza,  da  un  lato  di
  elevamento   e   di   miglioramento  della   qualità   delle
  prestazioni  e  dei servizi e, dall'altro,  per  raggiungere
  questo  obiettivo, realizzare anche condizioni  di  certezza
  dei lavoratori.
       Gli  emendamenti da me presentati, tre dei quali recano
  anche   la    firma  degli  onorevoli  Papania  e  Speziale,
  tendono,  in qualche modo, ad introdurre dei correttivi  che
  hanno  solo un valore tecnico per rendere operante la  legge
  da subito, all'indomani della stessa approvazione.
       Cosa   viene   detto  in  buona  sostanza  con   questi
  emendamenti?    Intanto,   viene    estesa    ai    soggetti
  istituzionali,  o  meglio  ai  soggetti  che  hanno   natura
  privatistica,  quali  le società interamente  partecipate  o
  partecipate  prevalentemente dalla Regione o da  altri  enti
  pubblici  siciliani e ai consorzi medesimi, viene  estesa  a
  tali  soggetti  l'applicazione delle misure contenute  nello
  stesso  articolo 22 che in qualche modo sintetizzano  quelle
  previste ed individuate con la legge n. 24 del 2000,  quella
  che   in  qualche  modo  segna,  in  termini  positivi,  una
  discontinuità    nel   processo   di   stabilizzazione    di
  fuoriuscita   dal   regime   transitorio   dei    lavoratori
  socialmente utili.
       In  particolare,  con  questo emendamento,   intendiamo
  riferirci  alla possibilità che i costituiti o i costituendi
  ambiti territoriali ottimali nel settore idrico integrato  o
  nel  settore  dei rifiuti - che, come è noto,  sono  entità,
  società  interamente  partecipate  dalla  parte  pubblica  -
  possano  essere  punti di riferimento e  protagonisti  anche
  non  solo del potenziamento dei servizi di cui questi ambiti
  territoriali  si devono occupare, ma anche  di  processi  di
  stabilizzazione del precariato.
       L'altro  punto  che viene sollevato è  l'individuazione
  del  criterio da adottare in analogia ai criteri individuati
  dall'articolo  2 della legge n.  24 del 2000 e  in  analogia
  ai  criteri  di definizione della graduatoria presso  l'ente
  per la stipula dei contratti di collaborazione coordinata  e
  continuativa  (che  adesso,  come  è  noto,  sono   superati
  essendo  intervenuto  il decreto legislativo  di  attuazione
  della  delega  della legge 30 e si chiameranno lavoratori  a
  progetto);  cioè, occorre  estendere lo stesso  criterio  di
  graduatoria  per  questi lavoratori anche nel  caso  in  cui
  l'ente  si  decide a fare contratti quinquennali di  diritto
  privato.
       Inoltre,  ritengo  estremamente apprezzabile  il  fatto
  che, a fronte delle difficoltà di carattere finanziario  che
  un  ente potrebbe trovare nell'effettuare assunzioni o nello
  stipulare  contratti di diritto privato, si  potrebbe  anche
  sopperire  con  una  norma, che qui viene  individuata,  che
  consenta  alla  Regione di abbattere  gli  interessi  per  i
  mutui   che  gli  enti  locali  contrarranno  con  la  Cassa
  depositi    e    prestiti   per   attivare    progetti    di
  stabilizzazione.
       Io  penso che il Governo farebbe cosa utile -  come  ha
  già   fatto,   accogliendo   l'emendamento   approvato    in
  Commissione   Lavoro,   poi  ulteriormente   accolto   dalla
  Commissione Bilancio, divenuto articolo nel testo  all'esame
  dell'Aula  -,  farebbe  cosa utile  se  prendesse  in  seria
  considerazione  anche questi emendamenti che consentirebbero
  da  subito  di  attivare i processi di  stabilizzazione  del
  precariato,  che comporteranno sicuramente un alleggerimento
  nel  tempo  di  un aggravio finanziario sul  bilancio  della
  Regione  per  essere spalmato su tutti gli enti territoriali
  o  sugli enti sottoposti al controllo e alla vigilanza della
  stessa Regione.
       In  questo  senso quindi invito il Governo a  fare  una
  valutazione  attenta;  capisco che a conclusione  di  questo
  dibattito  l'Assessore  dirà  no' a tutti  gli  emendamenti,
  non  perché  non ne condivida il merito, ma  perché  non  ha
  avuto  la  possibilità di comprendere  di  che  cosa  stiamo
  parlando.
        Questo è un atteggiamento che non è tollerabile, non è
  accettabile.  Chiedo, pertanto, al Governo, laddove  dovesse
  esprimere   parere   contrario,   che   ne   espliciti    la
  motivazione,   oppure   che  ci   spieghi   il   motivo   di
  un'eventuale  remissione  all'Aula  o  anche  di  un  parere
  favorevole.

       LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,
  chiedo  di  apporre  la  mia firma  a  tutti  e  cinque  gli
  emendamenti  presentati dagli onorevoli Giannopolo,  Papania
  e   Speziale.   Vorrei  inoltre  invitare  il   Governo   ad
  accogliere  tali emendamenti perché essi vanno nella  giusta
  direzione,  quella  della  stabilizzazione  produttiva,  che
  consentirebbe  a  tanti  lavoratori  socialmente  utili   di
  trovare una occupazione stabile.
       Assessore  Palano,  a  tal  proposito  vorrei  fare  un
  esempio.  Rispetto  all'emendamento  che  abbiamo  approvato
  nella   variazione   di   bilancio,   dieci   comuni   hanno
  stabilizzato  definitivamente, a distanza di  dieci  giorni,
  circa  cinquecento lavoratori socialmente utili. Quindi,  in
  maniera  produttiva,  facendo  risparmiare  enormemente   la
  Regione  e  dando a tanti enti l'opportunità di far  sì  che
  questi lavoratori trovino una propria occupazione.
       Sono  emendamenti  che  non aumentano  la  spesa,  sono
  emendamenti  che  consentono a  tantissimi  enti  locali  di
  avvalersi  dell'opera  dei  lavoratori  socialmente   utili,
  degli   ASU,   in   maniera  operativa  e  soprattutto   ciò
  comporterebbe un risparmio  anche in termini  di  oneri  per
  quei nuovi enti che li volessero utilizzare.
       Come  maggioranza, credo dunque che potremmo  benissimo
  accogliere  questi  emendamenti  perché  completerebbero  in
  maniera intelligente l'intero impianto dell'articolo 21.

       VILLARI. Chiedo di parlare.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       VILLARI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  intervengo  brevemente per ricordare  ai  colleghi  della  V
  Commissione   e  a  coloro  che,  in  qualche  modo,   hanno
  condiviso   questo   emendamento   presentato   da    alcuni
  esponenti  del  centrosinistra,  il  dibattito  approfondito
  svoltosi  in  Commissione Bilancio; dibattito  che  è  stato
  seguito  con  uguale  interesse da  tutti  i  componenti  la
  Commissione,   quindi  sia  dell'opposizione   che   l'aveva
  proposto  che  della maggioranza. Si era ritenuto,  infatti,
  che  queste  disposizioni in materia di attività socialmente
  utili  rappresentassero una coerente continuità rispetto  ad
  un  processo  di  fuoriuscita del personale,  una  dignitosa
  collocazione del personale cosiddetto "precario".
       Invito  pertanto il Governo e l'intera Aula a  valutare
  con   attenzione  l'opportunità  di  un  voto  positivo  per
  l'emendamento in esame che rappresenta - ripeto - uno  degli
  aspetti  nodali  dei nostri problemi sulla  questione  delle
  attività socialmente utili.

       PAPANIA. Chiedo di parlare.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       PAPANIA.  Signor Presidente, chiedo di apporre  la  mia
  firma  all'emendamento degli onorevoli  Forgione  e  Liotta.
  Preciso  che  se  venisse approvato l'emendamento  22.1,  il
  22.2 sarebbe superfluo.
       Credo  che  l'articolo inserito in  questo  disegno  di
  legge  abbia  avuto già una discreta possibilità  di  essere
  esaminato   favorevolmente  proprio   perché   il   Governo,
  nonostante   alcune   resistenze   iniziali   dovute    alla
  complessità   della  norma,  prevede  una  razionalizzazione
  della spesa nell'arco di un quinquennio e perciò impegna  il
  Governo in una prospettiva di lunga durata.
         Credo che fin qui sia i colleghi, sia il Governo, sia
  io  personalmente, abbiamo con favore accolto  questa  norma
  perchè  ci si è resi conto delle due questioni fondamentali:
  la  prima,  che  si  trasforma  l'indennità  sostitutiva  di
  disoccupazione in una possibilità di occupazione  reale;  la
  seconda,  paradossalmente, che si riduce l'onore per  questi
  lavoratori fin qui impegnati in attività socialmente utili.
       Gli   emendamenti  proposti  non  vanno  quindi   nella
  direzione  di creare  un maggior esborso, piuttosto  rendono
  la  norma  applicabile subito. E la renderebbero applicabile
  non  soltanto per gli enti pubblici, ma  anche per le  altre
  tipologie   inserite  tramite    l'emendamento  Forgione   e
  Liotta;  lo stesso dicasi per gli emendamenti presentati  da
  me e dagli onorevoli  Giannopolo, Speziale e ed altri.
       In  particolare, l'emendamento 22.7 fissa al  punto  b)
  del  comma 1 contratti quinquiennali di diritto privato, nel
  senso  che  non  essendovi  certamente  la  possibilità   di
  stabilizzare  tutti  i  lavoratori al momento  impegnati  in
  attività  socialmente  utili sarà necessario  stilare  delle
  graduatorie. Queste ultime erano già previste  nel  caso  in
  cui  si  fossero  stipulati  i contratti  di  collaborazione
  coordinata  e  continuativa. Oggi, i progetti di  lavoro  in
  virtù  della  legge 24 del 2000, con le stesse  modalità  si
  potrebbero   fissare  anche  per  i  contratti  di   diritto
  privato.  Questa  è  una  proposta ampiamente  condivisa  da
  tutti  i lavoratori impegnati in attività socialmente utili.
  Essi  infatti  si  rendono conto che per attivare  la  norma
  bisognerà  fare  una  graduatoria e  quindi  successivamente
  interverrebbe  anche  la  necessità  di  approvare  un'altra
  legge.
       L'emendamento  22.2,  le  faccio  presente,   assessore
  Pagano,  modifica una norma già esistente  e  conferisce  ai
  comuni  e  a  tutti gli enti locali di contrarre  mutui  per
  provvedere alla stabilizzazione del precariato.
       Le  preciso  che i mutui in ottemperanza a norme-quadro
  nazionali  non possono essere attivati se non per  spese  di
  investimento;  per  cui  ogni  stipula  di  mutuo,  ancorchè
  legato  alla  stabilizzazione, deve avere per  obiettivo  lo
  sviluppo e l'investimento.
       E  le  relative tipologie sono già previste dalla norma
  quadro nazionale.
       Le  faccio presente inoltre che la norma attualmente in
  vigore,  anche se non aveva copertura finanziaria, prevedeva
  che  i comuni potessero contrarre mutui e la Regione avrebbe
  concorso  per  il  20  per  cento  della  intera  somma  del
  capitale.  Questo emendamento permetterebbe di coprire  fino
  al  100  per cento degli interessi gravanti sui mutui.  Dico
  potrebbe perchè il tutto è ancora da definire.
       La  norma  in questione inoltre amplierebbe  la  platea
  delle  tipologie  di  stabilizzazione rispetto  alla  citata
  legge   n.   24   la  quale  prevedeva  che   si   potessero
  esternalizzare  i  servizi; esternalizzazione  che  è  stata
  impugnata   dall'Unione   europea.   Questa   norma   invece
  amplierebbe la possibilità di contrarre mutui per  tutte  le
  tipologie di stabilizzazione.
       Si tratta quindi di emendamenti che sono esclusivamente
  migliorativi del testo esistente.

       LO   MONTE.  Chiedo  di  apporre  la  mia  firma   agli
  emendamenti presentati all'articolo 22.

       PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento 22.3, degli onorevoli Forgione
  e Liotta. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

       PAGANO,   assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.
  Contrario.

       PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

       SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore  di
  maggioranza. Contrario.

       PRESIDENTE.  Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       PRESIDENTE.  Si  passa all'emendamento n.  22.7,  degli
  onorevoli Giannopolo, Papania e Speziale.

       PAGANO,  assessore  regionale  per  il  bilancio  e  le
  finanze. Chiedo di parlare.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       PAGANO,  assessore  regionale  per  il  bilancio  e  le
  finanze.  Non so se si tratti di un problema di  distrazione
  oppure  di un problema di impostazione sbagliata. Sottolineo
  ciò    pur   nel   massimo   rispetto,   naturalmente,   dei
  comportamenti  che  molti deputati della  maggioranza  hanno
  deciso  di  assumere nel caso specifico.  E'  indispensabile
  tuttavia   avere   un   quadro  di  insieme,   una   visione
  complessiva, altrimenti se non si ha tale visione  e  questo
  Parlamento   finalmente  non  si  decide  ad   operare   con
  linearità,  il  rischio  è di andare incontro  a  situazioni
  come    quelle   verificatesi    oggi   sulle   quali     io
  personalmente non ci sto  E' giusto che da parte mia  queste
  cose vengano dette.
       Come  Governo abbiamo impostato una manovra finanziaria
  per  approvare questo disegno di legge prima del 31 dicembre
  -  non  so da quanti decenni ciò non accadeva - e lo abbiamo
  fatto  per  due  ordini di motivi: primo,  per  far  sì  che
  venissero  rispettate  le  regole;  secondo,  per  dare   un
  segnale   forte   all'intera  Regione,  a   cominciare   dai
  dipendenti  per  arrivare  poi  all'ultimo  dei   nostri   -
  geograficamente parlando - cittadini che vivono nelle  isole
  minori,  e  il  segnale è che questo Governo  vuole  operare
  all'interno  di  una  logica ben  precisa  che  rispetti  la
  legittimità.
       Il  terzo elemento è importante quanto i primi due:  se
  viene   approvato  il bilancio entro il  31  dicembre  2003,
  saranno   realizzate,  di  fatto,  le   leggi   di   settore
  fondamentali  per risanare la nostra Regione e  per  portare
  finalmente ordine.
       Noi  finora abbiamo avuto per quattro, cinque  mesi  un
  atteggiamento  legislativo assolutamente passivo  per  colpa
  degli  esercizi  provvisori. Poi - lo sappiamo  tutti  -  ci
  sono  state  regolarmente  ogni anno,  e  ci  saranno  anche
  l'anno  prossimo, nuove elezioni e, quindi,  automaticamente
  fino  al primo luglio, spesso anche fino a metà luglio,  nel
  passato  non  si  è potuto legiferare, non  si  poteva  fare
  nulla.
       Penso   che   questo  atteggiamento  responsabile   del
  Governo,  di fatto, stia creando le condizioni per approvare
  tutta una serie di leggi di settore.
       E'  chiaro  che  la scelta forte del Governo  di  avere
  proposto  una  finanziaria snella, ma soprattutto  concreta,
  ci   dovrebbe  consentire  di  approvare  e  addirittura  di
  promulgare la legge prima del 31 dicembre 2003,  in  modo  -
  ripeto  -  che  per  il  futuro noi  dovremmo  essere  nelle
  condizioni  di  predisporre leggi di settore  indispensabili
  non  soltanto per dare un ruolo al Parlamento,  ma  anche  e
  soprattutto   per   riformare  quei  settori   difficili   e
  complessi.
       Tra  questi sicuramente vi è quello della formazione  e
  quello del lavoro.
       A   tal   proposito,  vi  racconto  di  una  telefonata
  ricevuta,  non più tardi di ieri, in occasione degli  auguri
  di  Natale  rivoltami  da  un operatore  del  settore  della
  formazione.
       Egli  mi ha trattenuto per tre quarti d'ora al telefono
  evidenziando le vergogne di ciò che succede non soltanto  in
  termini   economici  ma  per  le  difficoltà   dovute   alla
  eccedenza  del  personale, rispetto al fatto,  per  esempio,
  che hanno in dotazione soltanto due computer in un corso  di
  formazione,  con un sistema operativo peraltro  superato,  o
  addirittura  senza  il  supporto informatico;  prospettando,
  quindi, una formazione assolutamente inadeguata ai tempi.
       Allora, la nostra è una battaglia di civiltà. Approvare
  questa  legge  entro  il  31 dicembre  significa  creare  le
  condizioni per approvare leggi di settore - finalmente  -  a
  cominciare dall'1 gennaio 2004.
       Se  il Parlamento, invece, con atti di pirateria e  con
  qualche   componente  che  procede  in   maniera   contraria
  rispetto  alle linee del Governo, opera come  ha  fatto,  io
  devo  dire che  il Governo non ci sta e quindi il mio  è  un
  invito  formale  alla  maggioranza di  avere  più  senso  di
  responsabilità.
       Abbiamo leggi di settore importanti da fare. Da  questo
  momento  in  poi  su  leggi  importanti  come  quelle  della
  sanità,  della  formazione, del lavoro  dovremo  operare  in
  maniera organica, altrimenti il rischio sarà di assistere  a
  quello  cui  abbiamo  assistito  finora  e  cioè  di   avere
  parvenza di legalità, di aggiustare qualcosa, ma poi ,  alla
  fine, il risultato è diametralmente opposto.  Dai frutti  li
  riconoscerete ,  si  dice  - e  lo  dice  anche  il  dettato
  evangelico  -,  ma  mi  pare di potere  dire  che  in  molti
  settori  strategici della nostra Regione non ci  sia  ancora
  chiarezza,    non    ci   sia    economicità    e    nemmeno
  razionalizzazione.
       Vi  invito  pertanto ad avere una coerenza  complessiva
  rispetto  al quadro d'insieme e di conseguenza vi  prego  di
  prendere  in  esame ciò che ho detto. Fatevi un esame  serio
  di  coscienza  perchè  se il Governo dovesse  notare  ancora
  atteggiamenti come quelli riscontrati necessariamente  dovrà
  trarne le conseguenze del caso.

       CINTOLA.  Chiedo  di  parlare sulle  comunicazioni  del
  Governo.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per  un
  verso  non  rinuncerò mai all'autonomia di  giudizio  che  è
  prerogativa  di  ciascun  deputato su  qualsivoglia  materia
  venga posta all'attenzione dell'Assemblea.
       Ho un rammarico e lo dico  al Governo: la finanziaria e
  il  bilancio  non  sono  leggi di settore;  sono  leggi  che
  investono  la  Regione nel suo complesso, esse rappresentano
  il rigore coniugato alla programmazione.
       Non   è  immaginabile  che  l'assessore  Pagano  o   il
  Vicepresidente  della Regione  conoscano  fino  in  fondo  e
  sotto  tutti  i   punti  di vista il bilancio  in  ogni  suo
  articolo  ed ogni suo emendamento. Pertanto, mi chiedo  come
  mai   su   una   legge   importante  come   questa,   signor
  Presidente, onorevoli colleghi, l'Assessore per il lavoro  e
  l'Assessore  per  il territorio siano assenti,  mentre  sono
  sempre  presenti  i  soliti noti, e non è  presente  nemmeno
  l'assessore  per il turismo, onorevole Cascio, come  se  non
  gli  interessasse  ciò  che stiamo facendo   Se  l'assessore
  Stancanelli,  e non voglio fare polemica, che è  l'Assessore
  al  ramo,  fosse  presente in Aula, allora,  un  emendamento
  come  quello  che è stato votato prima avrebbe  chiarito  al
  Governo  nel  giro  di tre secondi come  era  producente  ed
  importante  in quanto non aumenta la spesa e si  allarga  la
  platea  secondo quella che è la volontà del Governo  e  cioè
  chiudere con il precariato.
       La  legge precedente, e qualche collega ha anche i dati
  su  Catania,  ha  già  prodotto 250  assunti  al  comune  di
  Catania;  lavoratori usciti dal precariato e che sono  stati
  assunti in quel comune.
       L'emendamento che abbiamo già votato, che potrà  essere
  incomprensibile  anche all'Assessore  per  il  bilancio,  se
  fosse  presente  l'Assessore per  il  lavoro  potrebbe  fare
  capire  - e ciò anche per gli emendamenti successivi -  qual
  è  la  ratio  della norma e quindi in larga parte potrebbero
  essere  accolti  oppure anche bocciati dal  Governo,  ma  in
  ogni ne verremmo a capo più celermente.
       Chiedo  dunque  al  Governo se non intenda  accantonare
  l'articolo  in  attesa  che sia presente  anche  l'Assessore
  Stancanelli.  Il Governo in tal modo potrebbe esaminare  gli
  emendamenti   successivi  e  dare   parere   favorevole   da
  qualunque parte politica essi provengano.
       E'   stato   detto   che  concorriamo   tutti   insieme
  all'emanazione  di  questa legge  e  che  se  riusciremo  ad
  approvarla  prima della stessa finanziaria dello Stato,  ciò
  rende onore all'intera Assemblea. Però, non se facciamo  una
  legge   qualsiasi,   ma  una  legge  che  coniughi   rigore,
  trasparenza  e  dia delle risposte concrete  a  chi  le  sta
  aspettando.
    Se  noi  soprassediamo su alcune questioni sarà tutto  più
  facile.  Il  problema  non è votare a  favore  o  contro  il
  Governo,  bensì capire se vogliamo votare a favore o  contro
  la Sicilia  A quel punto non c'è più maggioranza che tenga

    FLERES. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FLERES.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che
  ancora  una volta dobbiamo tentare di fare appello al  senso
  di  responsabilità, ma anche alla nostra capacità di  essere
  classe dirigente.
       Intendo  rivolgermi  al Governo affinché  argomenti  in
  maniera  diversa, se può e se vuole, circa la sua  decisione
  di  esprimere  parere  contrario su questi  emendamenti.  Lo
  dico,  onorevoli colleghi, perché certamente il Governo  non
  è  un super Parlamento che, dunque, decide al di sopra ed  a
  prescindere  da  quelle che sono le volontà  del  Parlamento
  stesso.  Il  Governo  applica le  leggi  e  si  adegua  alla
  volontà   legislativa   del  Parlamento,   né   può   essere
  un'argomentazione sufficiente quella legata all'esigenza  di
  dare  vita  ad  una  legge quadro che  riorganizzi  l'intero
  settore.
       Se  ci sono delle disposizioni che rendono maggiormente
  chiare,  più  funzionali, più celeri leggi che  abbiamo  già
  approvato  e  che  si  collocano  all'interno  del  percorso
  programmatico del Governo in carica che punta a  ridurre  il
  fenomeno  del  precariato, va bene;  sono convinto  che,  se
  non  ci sono controindicazioni di natura finanziaria, queste
  disposizioni vanno sicuramente approvate.
       Condivido quanto detto poc'anzi dall'onorevole Cintola:
  se  ci sono perplessità relativamente al contenuto di questi
  emendamenti riferite alla loro applicabilità, cioè  riferite
  al  fatto che essi possano raggiungere realmente l'obiettivo
  che noi intendiamo raggiungere, ebbene, approfondiamole;  ma
  se  così  non  è,  non comprendo per quale  motivo  dovremmo
  attendere  una  legge-quadro, quando possiamo immediatamente
  intervenire  e  risolvere problemi cogenti  che  registriamo
  nell'applicazione di disposizioni che abbiamo già  approvato
  e  che  si  trovano lungo la stessa linea programmatica  che
  punta  alla  riduzione, al contenimento, alla soluzione  del
  problema del precariato.
       Onorevole   Assessore,   la   mia   è   una   posizione
  assolutamente laica, nel senso che non intendo  fare  difese
  fideistiche  né  dell'opposizione, né della maggioranza,  né
  dei  firmatari  degli  emendamenti, peraltro,  io  non  sono
  assolutamente  tra  questi; intendo dire  che  se,  però,  è
  possibile approvare norme che semplifichino un percorso,  lo
  renda   più   chiaro,  renda  attuabili   disposizioni   già
  approvate  e  non  comporti spese,  non  capisco  per  quale
  motivo  dovremmo  attende  una  legge-quadro:   approviamole
  perché servono. Se, invece, tali disposizioni complicano  il
  percorso,  non  rendono attuabili le  leggi  già  approvate,
  aggravano  il  fenomeno del precariato  anziché  risolverlo,
  oppure  aggravano le condizioni finanziarie  della  Regione,
  allora  ha  ragione l'onorevole Assessore  e,  dunque,   non
  bisogna approvarle.
       Allora,  mi  permetto  dire,  onorevole  assessore,  le
  argomentazioni   che   ha   fornito   all'Aula   non    sono
  sufficienti; se queste disposizioni determinano un  aggravio
  di  spesa,  allora  -  ha ragione lei -  dobbiamo  pensarci,
  dobbiamo approfondire meglio la questione e rivederla in  un
  contesto più armonico e più articolato.
       Se così non è, e così non pare obiettivamente, non vedo
  quali  possano  essere  le contrapposizioni  che  si  devono
  manifestare  su  questo  tema, ma soprattutto  non  vedo  il
  tentativo  di  braccio di ferro che considero  assolutamente
  inopportuno, su un tema di tale natura.

    PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  è  stata  avanzata  una
  richiesta  di accantonamento che coincide con i termini  che
  ci  eravamo  prefissati, e cioè sospendere  la  seduta  alle
  14.00  per  riprendere  i lavori nel  primo  pomeriggio.  Se
  questo  può servire come occasione di approfondimento  e  di
  accordi  politicamente apprezzabili,  sospenderei subito  la
  seduta.

    ACIERNO. Chiedo di parlare  sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    ACIERNO. Signor Presidente, poiché ha appena detto  che  è
  stata    avanzata    una   richiesta   di    accantonamento,
  considerando anche che abbiamo già votato un emendamento...

    PRESIDENTE. No, si tratta degli emendamenti successivi,  è
    ovvio

    ACIERNO.   ...   stiamo  accantonando  un   articolo   già
  modificato dall'approvazione di un emendamento, il che è  un
  fatto atipico nella procedura legislativa, nel senso che  un
  articolo   andrebbe  accantonato  ancor  prima   di   essere
  modificato.  Una richiesta di accantonamento di un  articolo
  già modificato...

    PRESIDENTE. Onorevole Acierno, é un rilievo apparentemente
  giusto    ma     sostanzialmente   sbagliato    in    quanto
  l'accantonamento  si rende necessario quando  sorge  qualche
  problema che lo rende legittimo.

    ACIERNO.  Infatti, e poiché ritengo che su questo articolo
  si  è  svolto  un ampio dibattito in Commissione  Bilancio ,
  credo - e non per sostenere la tesi dell'assessore Pagano  -
  che   il  senso  dell'articolo  22   (il  Governo  lo  aveva
  chiaramente  espresso  in seno ai lavori  della  Commissione
   Bilancio )  era la nascita, finalmente, nel bilancio  della
  Regione  del  Fondo  unico  sul precariato;  era  questo  il
  senso dell'articolo 22.
    Parte della maggioranza in Aula strumentalizza emendamenti
  dell'opposizione per introdurre una materia che nulla  aveva
  a  che  vedere  con  lo  spirito del  Governo  e,  peraltro,
  riconoscendo  che in un sistema parlamentare  l'unica  legge
  dell'Esecutivo   é   la   legge  finanziaria.   Per   quanto
  l'onorevole  Cintola tenti sempre di portare  mediazione  in
  Aula,  mi  rendo conto che poi ogni tanto, volge lo  sguardo
  soltanto dove ha interesse di volgerlo, perché continuare  a
  richiamare   ogni  volta  l'Assessore  per  il   territorio,
  piuttosto  che  l'Assessore per il  lavoro  e  non  guardare
  all'Assessore   per   i  lavori  pubblici,   piuttosto   che
  all'Assessore  per l'industria, piuttosto  che  allo  stesso
  Presidente   della  Regione  che  potrebbe   tranquillamente
  essere qui a seguire i lavori della legge finanziaria
       Non   voglio  fare  polemiche,  voglio  ricondurre   il
  dibattito   allo  spirito  dell'articolo  22  che   era   il
  raggiungimento  del  fondo  unico  sul  precariato,   perché
  soltanto attraverso questa norma la Regione avrà, una  volta
  e  per tutte, chiarezza su quanti sono i precari in Sicilia.
  La  verità  é  che si continua a discutere  di  un  problema
  senza  averne mai definito i contorni perché ci sono  troppi
  capitoli che trattano la stessa materia.
       Pertanto, se il Gruppo dell'UDC, che a singoli pezzi ha
  sottoscritto gli emendamenti dell'opposizione,  facesse  una
  piccola  marcia indietro accogliendo l'invito del Governo  a
  trattare la finanziaria per quello che é e ad occuparci  nel
  2004  delle  leggi  di settore, penso che potremmo  fare  un
  buon lavoro.

    PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 22.7.

    CASTIGLIONE,  Vicepresidente  della  Regione.  Chiedo   di
    parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CASTIGLIONE,   Vicepresidente   della   Regione.    Signor
  Presidente,   il   Governo  intende  accogliere   tutte   le
  indicazioni   positive   emerse   dal   dibattito    d'Aula,
  soprattutto  la larghissima convergenza che si è riscontrata
  su  alcuni  temi. Il Governo ritiene di valutare,  caso  per
  caso,  laddove ci siano emendamenti di aggiustamento tecnico
  che  migliorano quella portata innovativa che  la  legge  ha
  voluto introdurre.
    Sugli  emendamenti 22.7 e 22.8 il parere  del   Governo  è
  favorevole;  sugli  emendamenti 22.1 e 22.2  esprime  parere
  negativo.

    PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento  22.7,  sul
  quale  il  Governo ha espresso parere favorevole. Il  parere
  della Commissione?

    SAVONA,  Vicepresidente della Commissione  e  relatore  di
    maggioranza. Favorevole.

    PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
    si alzi.

                         (E' approvato)

    Pongo  in  votazione  l'emendamento 22.8  degli  onorevoli
    Giannopolo, Papania e Speziale. Il parere del Governo?

    CASTIGLIONE, Vicepresidente della Regione. Favorevole.

    RESIDENTE. Il parere della Commissione?

    SAVONA,  Vicepresidente della Commissione  e  relatore  di
    maggioranza. Favorevole.

    PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
    si alzi.

                         (E' approvato)

    Si  passa all'emendamento 22.2, degli onorevoli Papania  e
    Giannopolo.

    PAPANIA.  Anche a nome dell'onorevole Giannopolo, dichiaro
    di ritirarlo.

    PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
    Si passa all'emendamento 22.1.

    PAPANIA. Dichiaro di ritirarlo.

    PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
    Pongo in votazione l'articolo 22 nel testo risultante.

    GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    GIANNOPOLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  intervengo   per   dichiarazione  di  voto  unicamente   per
  ribadire  che l'articolo che ci apprestiamo a  votare  è  un
  articolo  che  realizza economia di spesa,  non  aumenta  la
  spesa  ma  la  riduce, poiché rende possibile  l'ampliamento
  della  compartecipazione di tutti gli  enti  pubblici  della
  Regione siciliana a farsi carico, mettendoci dei soldi,  del
  processo  di  stabilizzazione,  sicché  più  andiamo  avanti
  verso   il   processo  di  stabilizzazione,  più  diminuisce
  l'appesantimento finanziario sulla Regione siciliana.
       Dico questo, non tanto per ribadirlo all'Assessore  per
  il  bilancio  e  le  finanze,  bensì  per  ribadirlo  a  chi
  esaminerà  l'articolato della legge. Dichiaro, pertanto,  il
  mio voto favorevole all'articolo 22.

       PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 22, nel testo
  risultante.
         Chi  è  favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                         (E' approvato)

      Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:

                              Art. 23.
      Rappresentanza e difesa in giudizio delle aziende sanitarie

         1.  Nel  quadro  del contenimento e razionalizzazione
      della  spesa sanitaria, le aziende sanitarie sono tenute
      ad  avvalersi  del  proprio personale con  qualifica  di
      dirigente  avvocato per la rappresentanza  e  difesa  in
      giudizio  e  possono ricorrere ad avvocati esterni  o  a
      dirigenti  avvocati di altra azienda, previa convenzione
      con  la  medesima,  se sprovviste di  ufficio  legale  o
      nell'ipotesi  in  cui  i  propri  avvocati  non  possano
      assicurare  il  patrocinio per comprovate  ed  oggettive
      ragioni derivanti dalla carenza di organico.

         2.  Per  le  consulenze tecniche in  materia  medico-
         legale,   ciascuna  azienda  si  avvale  dei   propri
         dipendenti medici.

       Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Segreto
  e  Antinoro  l'emendamento 23.1. Lo pongo in  votazione.  Il
  parere del Governo?

    CASTIGLIONE, Vicepresidente della Regione. Favorevole.

    PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

    SAVONA,  Vicepresidente della Commissione  e  relatore  di
    maggioranza. Favorevole.

    PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
  si alzi.

                         (E' approvato)

       Pongo  in votazione l'articolo 23 nel testo risultante.
  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (E' approvato)

      Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:

                              Art. 24.
                          Rinegoziazione di mutui
                     Recupero  opere ed impianti di  carattere
            sportivo

         1.  Al fine di non disperdere le opere e gli impianti
      a  carattere  sportivo realizzati per  l'incremento  del
      turismo  e  la  valorizzazione  del  territorio   e   di
      limitare   le   perdite  sulle  agevolazioni   concesse,
      l'Assessorato     regionale    del    turismo,     delle
      comunicazioni   e   dei  trasporti   è   autorizzato   a
      consentire agli istituti gestori del fondo di  rotazione
      di  cui  all'articolo 1 della legge regionale 12  giugno
      1976,  n. 78, la rinegoziazione con nuovi mutuatari  dei
      mutui  già  concessi, per la parte delle rate a  scadere
      alla  data  di  entrata in vigore della presente  legge,
      portando   a   decurtazione  del  fondo   di   rotazione
      l'importo   corrispondente  alle  rate   scadute,   agli
      interessi ed alle spese.

         2.  L'intervento di cui al comma 1 è subordinato alle
         seguenti condizioni:

         a) che la struttura o l'opera risulti completata alla
         data di entrata in vigore della presente legge;

         b) che il nuovo mutuatario sia esclusivamente un ente
      locale  che entro sessanta giorni dalla data di  entrata
      in   vigore   della  presente  legge  presenti   istanza
      all'Assessorato    regionale    del    turismo,    delle
      comunicazioni  e dei trasporti, contenente  l'impegno  a
      rendere  l'opera e gli impianti immediatamente  fruibili
      secondo la destinazione originaria, l'assunzione  a  suo
      carico   dei  relativi  oneri,  l'accollo  di  eventuali
      ulteriori  debiti  contratti dal  precedente  mutuatario
      per la realizzazione dell'opera o dell'impianto.

       Lo  pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                         (E' approvato)

      Si passa all'articolo 25. Ne do lettura:

                              Art. 25.
                      Soprintendenza del mare

         1. E' istituita la Soprintendenza del mare.

         2.  La  Soprintendenza opera presso  il  dipartimento
      regionale   dei   beni   culturali   ed   ambientali   e
      dell'educazione  permanente ed è articolata  secondo  le
      disposizioni  della legge regionale 15 maggio  2000,  n.
      10  e  successive modifiche ed integrazioni, con compiti
      di     ricerca,    censimento,    tutela,     vigilanza,
      valorizzazione  e fruizione del patrimonio  archeologico
      subacqueo di cui alla legge regionale 1 agosto 1977,  n.
      80,  alla legge regionale 7 novembre 1980, n. 116  e  al
      decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.

         3.   Nell'esercizio  della  ricerca  archeologica   i
      reperti  recuperati, dopo le normali attività di  studio
      e  conservazione,  sono assegnati agli istituti  museari
      cui  sono  destinati con decreto del dirigente  generale
      del  dipartimento  dei beni culturali  ed  ambientali  e
      dell'educazione permanente.

         4.   Il  servizio  di  coordinamento  delle  ricerche
      archeologiche  sottomarine  dell'Assessorato   regionale
      dei  beni  culturali  ed  ambientali  e  della  pubblica
      istruzione  è  soppresso  e  le  relative  attrezzature,
      mezzi,    risorse    e   sedi   sono   assegnati    alla
      Soprintendenza del mare.

         Comunico   che  sono  stati  presentati  i   seguenti
      emendamenti:
       -   dagli onorevoli Capodicasa e Speziale: 25.5;
  -   dall'onorevole Morinello: 25.1, 25.2;
  -   dagli onorevoli Giannopolo e Speziale:  25.3, 25.4;
       -       dall'onorevole Speziale: 25.6.

    GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    GIANNOPOLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  intervengo  per esplicitare, oltre ad averlo  già  fatto  in
  Commissione,  la  mia più totale condivisione  dell'idea  di
  istituire  in  Sicilia,  che è un'Isola  circondata  da  tre
  mari,  lo  Ionio, il Tirreno e il Mediterraneo, di istituire
  la  Soprintendenza del mare. Credo non esistano  istituzioni
  analoghe nel resto d'Italia o nel resto d'Europa, mi  dicono
  che esiste una realtà del genere  soltanto in Grecia.
       Io  penso  che  l'istituzione della soprintendenza  del
  mare   da   parte   della   Regione   siciliana   qualifica,
  sicuramente,  questa Regione nelle politiche per  la  tutela
  ambientale e per la tutela delle sue risorse naturali. E  la
  risorsa  mare  è sicuramente una delle grandi risorse  della
  Sicilia.
       Tuttavia - e ciò è evidenziato dagli emendamenti che ho
  presentato  -  la risorsa mare bisogna assumerla  nella  sua
  complessità  e  nella  sua  totalità,  nel  senso   che   la
  competenza  della soprintendenza del mare non può  limitarsi
  solo ed esclusivamente all'archeologia subacquea perché  noi
  parleremmo  di  una parte della risorsa del  mare;  ritengo,
  invece,  che  dobbiamo  risolvere  totalmente  il  problema.
  Dobbiamo   assumere  la  risorsa  mare  in  tutta   la   sua
  integrità;  e  la risorsa mare è l'acqua, è lo  specchio  di
  mare,  ma è anche la battigia, è anche l'interfaccia tra  la
  terra  e  il mare. Ed è proprio lì che nella nostra  Regione
  si  sono  prodotte  le contraddizioni, i  guasti  che  hanno
  modificato  la  risorsa mare che, invece,  giustamente,  con
  l'idea   della  soprintendenza  ci  apprestiamo  a  tutelare
  particolarmente. Per cui, una soprintendenza  del  mare  non
  può  essere  la  soprintendenza del niente: deve  essere  un
  organo che tutela adeguatamente la risorsa mare.
       Dobbiamo  anche sapere che su molte opere portuali  non
  esiste la competenza di alcuna soprintendenza  e che per  le
  opere  che vanno a finire nello specchio di mare non  esiste
  competenza   di  alcuna  soprintendenza.  Molti   interventi
  osceni,  anche di natura paesaggistica, pensiamo all'eolico,
  deturpano  il  mare:  gli  impianti  eolici  sono  fatti  in
  assenza   di   specifiche   competenze   da   parte    delle
  soprintendenze al paesaggio.
       Istituire, dunque, la soprintendenza del mare con delle
  finalità  e  con degli obiettivi è necessario; Poi  possiamo
  anche   discutere  su  come  articolare  gli  uffici   della
  soprintendenza  del mare. E, del resto, c'è  un  rimando  al
  dettato  della  legge 10 in ordine all'organizzazione  degli
  uffici;  tuttavia, non possiamo non definire, anche  con  un
  rimando  di tipo amministrativo, le competenze che  dobbiamo
  stabilire  anche a mezzo regolamento, così  come  la  quinta
  Commissione   aveva   definito  e   che,   a   mio   avviso,
  inopinatamente ed ingiustamente, la  Commissione   Bilancio
  ha tolto.
       Ecco perché ho presentato un emendamento che ripristina
  il  regolamento,  le competenze da definire  successivamente
  che  - a mio avviso - è giusto fare a mezzo regolamento, per
  dare  anche maggiore enfasi attraverso un maggior controllo,
  non  solo  da parte della competente commissione legislativa
  ma  anche  da  parte  del CGA e dell'Ufficio  legislativo  e
  legale sulle competenze che andremmo a definire.
       E'  per  tale  ragione  che  insisto  nel  sottolineare
  l'importanza  dell'articolo, ma anche degli emendamenti  che
  tendono a rendere ancor più funzionale l'articolo stesso.

    ACIERNO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       ACIERNO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo
  che la norma dell'articolo 25 sicuramente nel suo spirito  è
  apprezzabile come iniziativa del Governo. Però,  non  vorrei
  che  una  peculiarità come quella della  soprintendenza  del
  mare,  riassunta  in  poche  righe,  diventi  freno  per  lo
  sviluppo dell'economia delle coste della Sicilia. Questo  lo
  dico  perché  molto  spesso, ancora  oggi,  i  pareri  della
  soprintendenza  propriamente detta arrivano con  ritardo  in
  quanto  nessuna norma regionale regolamenta i  pareri  delle
  soprintendenze;  per cui noi abbiamo, per  esempio,  sistemi
  turistici  ricettivi che per mettere installazioni  precarie
  necessitano di un parere della soprintendenza e  dopo  anche
  due  o  tre  anni - perché abbiamo avuto casi anche  di  due
  anni  di  assenza  di  parere -  non  possono  procedere  ad
  installare  strutture  per  migliorare  la  fruizione  delle
  spiagge  assegnate agli stabilimenti balneari piuttosto  che
  agli alberghi.
       Cosa   significa    soprintendenza  del   mare'?   Cosa
  significa  il   potere  di  vincolo'?  Significa   che,   in
  presenza di un reperto archeologico sottomarino, ci sarà  un
  vincolo  per  cui non potranno transitare le navi  piuttosto
  che  le barche, le imbarcazioni, piuttosto che l'ancoraggio,
  piuttosto che l'accesso da una spiaggia?
       Credo  che  nell'articolo  25  nulla  di  tutto  ciò  è
  regolamentato,  come  non  è neanche  definito  quale  mare,
  quale tratto di mare, se c'è una coincidenza con quello  che
  normalmente  viene  definito  nell'ambito  di  una   riserva
  marina,  con tutte le limitazioni che lo sviluppo  economico
  del mare può dare.
       Penso  che,  ritornando a quanto  detto  dall'assessore
  Pagano,  che  giustamente predilige una  finanziaria  snella
  per  poi fare leggi serie durante l'arco del 2004,  il  tema
  della soprintendenza, ancorché soprintendenza del mare,  sia
  uno  dei  temi  che  il  Parlamento ed il  Governo  dovranno
  necessariamente affrontare.
       Pertanto,   inviterei il Governo, pur  condividendo  lo
  spirito della norma, ad abolire l'articolo 25 attraverso  un
  emendamento  soppressivo  e  a  rinviare  la  materia  della
  soprintendenza,  anche  quella  del  mare,  ad   una   legge
  organica sulle soprintendenze in Sicilia, sui loro poteri  e
  sulle loro competenze.

       PRESIDENTE.  Onorevole Acierno,  purtroppo  non  ho  un
  testo   emendativo   che  raccolga  le   sue   istanze.   La
  Commissione ha evaso questo testo, forse credo anche in  sua
  presenza.

       GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e
  per  la pubblica istruzione. Chiedo di parlare sull'articolo
  25.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e
  per  la  pubblica  istruzione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  l'articolo 25 introduce e regolamenta  così  come
  una  norma  può  e  deve  fare.   Questa  importante  novità
  legislativa  con  le  sue   specifiche  attribuzioni,   come
  giustamente  ha  sottolineato l'onorevole Giannopolo,  porrà
  la  Sicilia  all'avanguardia nella  politica  della  tutela,
  valorizzazione  e  fruizione  della  cultura  attraverso  un
  elemento spesso sottovalutato dagli stessi siciliani  che  è
  il  mare; essa non può che limitarsi a delineare quello  che
  è  lo schema legislativo, le competenze e i poteri quadro di
  una nuova istituzione quale la soprintendenza del mare.
       Rassicuro  subito l'onorevole Acierno su un  punto  che
  richiederebbe  un  approfondimento di tipo culturale.  Noto,
  infatti,  in  tutto l'intervento dell'onorevole Acierno  che
  c'è  un suo convincimento, perfettamente legittimo, riguardo
  la    funzione   sociale   delle   soprintendenze   che    è
  esclusivamente quella di mettere i vincoli e di porre  freni
  allo  sviluppo. La funzione delle soprintendenze è,  invece,
  prima  di  tutto  quella  di creare condizioni  di  sviluppo
  sostenibile,  in  difesa  di  un territorio  siciliano  che,
  proprio  perché  massacrato, è stato molto spesso  fuori  da
  una logica vera di sviluppo.
       Abbiamo  esempi a non finire, apriremmo un dibattito  -
  come  dire - di tipo epocale a partire da una certa idea  di
  industrializzazione  di alcuni tratti  della  nostra  costa,
  sulla  quale  credo  che  alcune  cose,  storicamente  ormai
  oggettive,  alcune critiche andrebbero fatte in  termini  di
  qualità  della  vita  perché c'è  lo  sviluppo  che  produce
  qualità   della   vita,   c'è  lo  sviluppo   che   produce,
  probabilmente,  affari e profitto;   ma  di  questo  secondo
  sviluppo,  almeno  fin quando il Governo  si  muove  in  una
  linea  -  voluta  dal  governatore  Cuffaro  -  di  assoluta
  aderenza  ai princìpi di legalità e di sviluppo sostenibile,
  non abbiamo cosa fare.
       Onorevole  Acierno e onorevoli colleghi, il tema  della
  soprintendenza   del  mare  deve  essere  visto   come   una
  sottolineatura,  di tipo organizzativo  e  culturale,  a  un
  dato: per la prima volta in Sicilia si è avuta realmente  la
  possibilità - tranne l'utilizzazione dei fondi europei -  di
  fare ricerca archeologica subacquea; e non è un caso che  il
  Presidente    Cuffaro    abbia   intuito    questa    grande
  potenzialità,  non  solo  di  tipo  professionale,   ma   di
  ricerca,  di  costruzioni  di  un  percorso,  che  è   anche
  culturale  ma  anche  di tipo turistico.  Essa  costituisce,
  cioè,  una ipotesi di sviluppo, anche sulla scia di un fatto
  eclatante  -   il ritrovamento del Satiro -, un fenomeno  la
  cui  risonanza non sarà sfuggita a nessuno: cosa esso  abbia
  rappresentato  nell'immaginario  collettivo   nazionale   ed
  europeo.  Sul Satiro si è costruito, a livello mondiale,  un
  grande evento culturale dell'anno.
        Allora, onorevole Presidente dell'Assemblea, onorevoli
  colleghi,   onorevole  vicepresidente  della   Regione,   la
  soprintendenza  a cosa serve? Nella intenzione  unanime  del
  Governo,  e torno a sottolineare una forte volontà da  parte
  del   governatore  Cuffaro  che  ha  inserito  personalmente
  questo   articolo   in  finanziaria,   perché   noi   stiamo
  preparando  con  la competente Commissione una  norma-quadro
  che  deve  anche  affrontare alcuni dei temi opportunamente,
  questi  sì, sollevati dall'onorevole Acierno, i tempi certi,
  c'è  la  volontà di capire cosa su una parte del  territorio
  si  può  fare  e  cosa  non si può fare,  questo  è  diritto
  dell'impresa, del cittadino, del privato, questo è  qualcosa
  che io condivido.
       Questo  tipo  di  regolamentazione indiscutibilmente  è
  qualche   cosa   che  serve.  Qui,  però,   parliamo   della
  possibilità   di  individuare  un  luogo   che   abbia   una
  competenza  importante,  esclusiva su  alcuni  aspetti  che,
  solitamente,  proprio  nella logica sua,  le  soprintendenze
  molto   spesso  hanno  trascurato,  cioè  non  se  ne   sono
  occupate,  hanno  ritardato  ad  occuparsi  di  fattori  che
  creano sviluppo.
       Lei ha intelligentemente sottolineato alcuni aspetti di
  infrastrutture leggere per un certo sviluppo  che  in  altre
  zone  del  Paese  rappresentano una  porzione  straordinaria
  anche  di  prodotto  interno lordo, penso all'industria  del
  turismo  sulle  spiagge  che qui viene  fortemente  limitata
  anche   dalla  semplice  possibilità  di  accedere  ad   una
  autorizzazione di una struttura precaria.
       Ecco,  nello  spirito del legislatore - se mi  consente
  dire   -   anche   nello   spirito   del   Governo,   questa
  soprintendenza deve, vuole andare in quella direzione,  cioè
  nella  direzione  di  creare una  condizione  di  competenza
  specifica,   con   particolare   riferimento   -   torno   a
  sottolinearlo  -  alla  ricerca archeologica  che  significa
  anche  possibilità  di creare itinerari di  tipo  turistico,
  quindi tutela, valorizzazione, promozione.
       Un  ultimo  punto:  pregherei i colleghi  di  astenersi
  dall'indicare,   attraverso   emendamenti,   e   quindi   di
  ritirarli  se  presentati, la sede della soprintendenza  del
  mare  perché  apriremmo una curiosa disputa  campanilistica,
  infatti  su  nove province certamente non c'è la possibilità
  di creare una discussione sulla sede.
         Io direi, allora, di procedere all'approvazione di un
  articolo  che,  all'interno della  finanziaria,  rappresenta
  comunque    un   tassello   intelligente   di   un'ulteriore
  possibilità  di  organizzazione e poi, dico  subito  -  così
  evito  di  intervenire successivamente - che  è  accettabile
  l'emendamento  25.3  perché  è  chiaro  che  la   competente
  Commissione  legislativa, dove sono  rappresentati  tutti  i
  partiti,  deve  poi  dare  il  proprio  parere  rispetto  al
  Regolamento  che - quello sì - scrive nella legge-cornice  i
  poteri effettivi.
       Quindi,    anticipando   il   giudizio   positivo    su
  quell'emendamento,  credo  che  gli  altri  possano   essere
  ritirati  tranne, ovviamente, a essere posti liberamente  in
  votazione secondo la volontà del Parlamento.

       PRESIDENTE.   Si  passa  all'emendamento   25.5   degli
  onorevoli Capodicasa e Speziale.

       SPEZIALE. E' ritirato.

       PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti  25.1
  e 25.6, di identico contenuto.
       Il parere del Governo?

       CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Contrario.

       PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

       SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore  di
  maggioranza. Contrario.

       PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole, resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                         (Non sono approvati)

       Si passa all'emendamento 25.2 dell'onorevole Morinello.
  Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

       CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Contrario.

       PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

       SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore  di
  maggioranza. Contrario.

       PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole, resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

       Pongo  in  votazione l'emendamento 25.3 degli onorevoli
  Giannopolo e Speziale.
       Il parere del Governo?

       CASTIGLIONE, vicepresidente della Regione. Favorevole.

       PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

       SAVONA, vicepresidente della Commissione e relatore  di
  maggioranza. Favorevole.

       PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole, resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E'  approvato)

       Si   passa   all'emendamento   25.4   degli   onorevoli
  Giannopolo e Speziale.

       SPEZIALE. E' ritirato.

       PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo in votazione l'articolo 25, nel testo risultante.

       ODDO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

       ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  desidero
  sottolineare alcune cose e non ripeterò ciò che è già  stato
  detto.
       In  questi  anni,  mi  sono  trovato  a  discutere  con
  l'Assessore  Granata  su  come intervenire  soprattutto  sui
  nostri reperti archeologici che giacciono in fondo al  mare.
  Ci  siamo  trovati su posizioni diverse perché non  è  stato
  possibile, fino ad ora, allocare seriamente delle somme  per
  vedere  come  metterle  su un piano che  tenga  conto  delle
  enormi  risorse  archeologiche  che  giacciono  sui  fondali
  marini del nostro mare.
       Oggi   ci    troviamo  d'accordo  e  partiamo   da   un
  presupposto   strategico.  Questo  è  un  fatto,   comunque,
  importante  che va segnalato non come un fatto  episodico  -
  ci  si  incontra e ci si mette d'accordo fra  maggioranza  e
  opposizione  -  ma  come  un  ragionamento  che   guarda   a
  valorizzare quella che è la risorsa mare.
       Credo  che  su questo siamo tutti d'accordo,  ma  penso
  che, soprattutto, vada sfruttata la possibilità di avere  la
  soprintendenza del mare siciliano o del mare in Sicilia  con
  un ragionamento che possiamo iniziare a fare sin da ora.
       Io mi permetto di dire all'Assessore che non basta solo
  istituirla,   bisogna  trasferire  -  come   ho   intravisto
  nell'intervento che ha fatto - attraverso questa  struttura,
  questa  istituzione,  un  immediato  ragionamento  che   può
  permettere gli interventi più immediati.
       Ci  sono  reperti  che vanno recuperati  subito  perché
  rischiano  di  andare distrutti. Ci sono reperti  che  vanno
  individuati e censiti, c'è un'opera che va fatta in tutti  i
  mari  siciliani  ed  io  ritengo che ogni  collega  potrebbe
  dire,  per la conoscenza che ha del territorio, che ci sono,
  sul  proprio  territorio,  importanti  reperti  archeologici
  che  sono  stati  individuati e che spesso sono  lasciati  -
  stiamo  attenti  -   alla  mercé di  coloro  che  trafficano
  reperti  archeologici, già individuati,  che  giacciono  nei
  nostri fondali e sono delle ricchezze.
         Il  Satiro,  uno  degli  ultimi  reperti  recuperati,
  dimostra  non  solo quanto è importante da questo  punto  di
  vista  utilizzare bene ed intervenire per  il  recupero,  ma
  che  l'attenzione  del mondo intero sulla nostra  Isola  può
  anche  essere  riferita a questi fatti  importanti.  Quindi,
  non è cosa da poco.
       Ritengo  che, tutto sommato, rispetto a questo,  avremo
  modo - anche in base alla decisione che stiamo assumendo  in
  Aula  -  di  ritornarci  perché sono convinto  che  la  fase
  attuativa  (il  modo  in cui tutto si  dovrà  regolamentare)
  sarà  molto  delicata,  importante e  mi  permetto  di  dire
  anche,  per  certi versi,  affascinante,  quanto  meno   per
  coloro  che si dedicano a questa materia, come del  resto  è
  affascinante   guardare, ancora oggi,  le teste  scoperte  a
  Pantelleria e il Satiro danzante.

       PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 25, nel testo
  risultante.  Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario
  si alzi.

                            (E' approvato)

       Onorevoli  colleghi, la seduta è sospesa  e  riprenderà
  alle ore 16.00.

        (La seduta, sospesa alle ore 14.15, è ripresa alle ore
                                17.15)

    La seduta è ripresa.

       SPEZIALE.  Signor  Presidente,  volevo  ricordare   che
  stamattina  l'onorevole Capodicasa ha conseguito  la  laurea
  in lettere.

       PRESIDENTE.  A  nome  dell'Aula, rivolgo  all'onorevole
  Capodicasa le nostre più vive congratulazioni.
       Si  riprende  l'esame  dell'articolo  7  in  precedenza
  accantonato. Comunico che sono stati presentati  i  seguenti
  emendamenti:

       -   dall'onorevole Speziale: 7.13, 7.12, 7.11, 7.8, 7.10, 7.9;
  -   dall'onorevole Miccichè 7.1;
  -   dagli onorevoli Leontini e Mercadante 7.6, 7.7;
  -   dagli onorevoli Capodicasa e Speziale. 7.2.
  -   dagli onorevoli Forgione e Liotta 7.3 e 74;
  -   dagli onorevoli Franchina e Fratello 7.5.
  -   dagli onorevoli Cracolici e Speziale 7.14.

    CRACOLICI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto
  su  importanti giornali siciliani la notizia che il  Governo
  avrebbe  approvato  una norma secondo la  quale  si  estende
  l'esenzione sui ticket farmaceutici nei confronti di  coloro
  i   quali   prestano   la  loro  opera   meritoria   donando
  abitualmente il sangue; l'abitualità è da considerarsi  tale
  se vengono effettuati almeno due prelievi ogni anno.
       Si  tratta  di  un'iniziativa che  considero  lodevole.
  Però,  vorrei che valutassimo l'effetto, che in questo  caso
  è  un  effetto annuncio', considerato che né nel dispositivo
  della norma, né tra gli emendamenti presentati all'esame  di
  questo  Parlamento  esiste una norma che  fa  riferimento  a
  quello che, stamattina, abbiamo letto sui giornali.
         Ma  vorrei  semplicemente far  rilevare  che  risulta
  evidente  il  fatto che, se dovessimo approvare   la  norma,
  noi  saremo  certamente favorevoli, quindi  addivenire  alla
  ipotesi   che i donatori di sangue vengano inseriti  tra  le
  categorie   esenti   nella   Regione   siciliana   per    la
  compartecipazione al costo delle prestazioni  sanitarie.  Ci
  troveremmo  in  una  situazione  assai  singolare  per  cui,
  certamente  possono essere donatori di sangue -  e  speriamo
  che  lo  siano  in  tanti e sempre  di  più  -  coloro  che,
  comunque,  hanno  una  condizione di  salute  ottimale  cioè
  coloro  che, in teoria, hanno meno bisogno delle prestazioni
  sanitarie.   Invece,  coloro  che  avranno   bisogno   delle
  prestazioni  sanitarie saranno esentati  dal  pagamento  del
  ticket,  perché questa norma non introduce nuovi  ticket  ma
  aggrava la situazione di quelli già esistenti.
         Ricordo  che, grazie alla nostra iniziativa  è  stato
  eliminato  uno  dei  ticket che io  consideravo  tra  i  più
  odiosi: quello riguardante il  pronto soccorso.
         Signor Presidente, con questa norma si fa, quindi, da
  un   lato,   un   annuncio   di   esenzione   generalizzata,
  dall'altro   lato  si  introduce  una  norma   che   prevede
  l'elemento  reddituale per stabilire chi e come deve  pagare
  il  ticket  sui  farmaci introducendo un  valore  reddituale
  familiare.  Tutto  ciò  è stato da me  evidenziato  nel  mio
  intervento   iniziale  rispetto  a  questa  finanziaria;   i
  cosiddetti  12  mila  euro  costituiscono  un  reddito   che
  ricordo  essere inferiore alle due pensioni  al  minimo  che
  potrebbero costituire un nucleo familiare di due anziani.
         Insomma,  marito e moglie che hanno una  pensione  al
  minimo,  se  sono  ambedue in vita, supereranno  il  reddito
  previsto  da  questa norma e, quindi, pagheranno  il  ticket
  come qualunque altra famiglia di medio reddito siciliano.
         Quindi,  al di là del fatto che si sia introdotto  un
  valore  economico che non determina una esenzione reale  per
  le  condizioni  di difficoltà e di povertà ma  che,  semmai,
  accelererà  e  favorirà  quelle  fasce  di  evasione  o   di
  elusione   che   esistono  nella  nostra  Regione   e   che,
  certamente,  non  riguardano  il  lavoro  dipendente   o   i
  pensionati.  Come  è a tutti noto, noi ci  troviamo,  da  un
  lato,  con l'introduzione del ticket sulla base del costo  e
  del  reddito familiare, per cui si andrà in farmacia con  il
  modello  101,  dall'altro  lato,  l'introduzione  di  alcune
  figure  di esenzione come gli orfani, i grandi invalidi  del
  lavoro,   orfani   e  vedove  di  guerra.   Tutti   elementi
  importanti,  ma,  ad esempio - e così noi  abbiamo  proposto
  con  un  emendamento  -  si eliminano dalla  possibilità  di
  avere  una  fascia di esenzione quelle categorie  cosiddette
  più  a  rischio,  i  bambini sotto  i  14  anni,  quindi  la
  popolazione  pediatrica  sotto  i  14  anni  e   gli   ultra
  sessantacinquenni che sono le due categorie  che  certamente
  possono,  non  per diletto ma per necessità,  usufruire  del
  servizio sanitario regionale.
           Infine,   sulle   prestazioni   diagnostiche    noi
  introduciamo    la   novità   della   compartecipazione    a
  percentuale  sul  costo  della  prestazione.  Io   considero
  questa,  per  la  verità, una norma  che  già  esiste  nella
  disposizione  nazionale  che è il ticket  sulle  prestazioni
  diagnostiche  contenuto  nella  legislazione  nazionale,  in
  Sicilia     stiamo    accentuando    il     valore     della
  compartecipazione  mettendo a rischio soprattutto  le  fasce
  meno abbienti.
       Insomma,  colui che dovrà fare una TAC in  Sicilia  non
  pagherà  le  vecchie settanta mila lire di  ticket,  se  non
  ricoverato  presso un ospedale pubblico ma, in questo  caso,
  pagherà  oltre 130 mila lire di ticket: siamo  al  raddoppio
  di  ticket  sulle prestazioni diagnostiche in  Sicilia,  con
  tutte le conseguenze che questo comporta.
       Vorrei  inoltre  ricordare al  Governo,  e  vorrei  che
  l'Assessore  mi  ascoltasse, che, così  come  è  scritta  la
  norma,  si  raggiunge un paradosso per  cui  si  introducono
  alcune  figure esenti per la compartecipazione al costo  dei
  farmaci  e  le  stesse  figure  non  sono  esenti   per   le
  prestazioni di attività di laboratorio e di diagnostica.
       Una  norma  che  semplicemente estende l'esenzione  dei
  farmaci  anche  a coloro che usufruiscono delle  prestazioni
  diagnostiche  ci sembra, quanto meno, un atto  di  giustizia
  necessaria.

     PRESIDENTE    Pongo   in  votazione  l'emendamento   7.13
    dell'onorevole  Speziale.
       Il parere del Governo?

     PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e   le   finanze.
    Contrario.

     PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

     SAVONA   vicepresidente della Commissione e  relatore  di
    maggioranza. Contrario.

     PRESIDENTE   Chi è favorevole si  alzi; chi  è  contrario
    resti seduto.

                        (Non è approvato)

       Pongo  in  votazione l'emendamento 7.12  dell'onorevole
  Speziale. Il parere del Governo?

     PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e   le   finanze.
    Contrario.

     PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

     SAVONA   vicepresidente della Commissione e  relatore  di
    maggioranza. Contrario.

     PRESIDENTE   Chi è favorevole si alzi;  chi  è  contrario
    resti seduto.

                        (Non è approvato)

       Pongo  in  votazione l'emendamento 7.11  dell'onorevole
  Speziale. Il parere del Governo?

     PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e   le   finanze.
    Contrario.

     PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

     SAVONA   vicepresidente della Commissione e  relatore  di
    maggioranza. Contrario.

     PRESIDENTE   Chi  è  favorevole  resti  seduto;   chi   è
    contrario si alzi.

                        (Non è approvato)

       Pongo  in  votazione  l'emendamento 7.1  dell'onorevole
  Micciché.

     MICCICHE'     Chiedo    di   parlare    per    illustrare
    l'emendamento.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     MICCICHE'  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 7.1,
  pur  essendo un  emendamento modificativo, è da considerarsi
  aggiuntivo  in  quanto   dà  un'interpretazione  vicina   al
  concetto di estensione dello Stato sociale.
          E'  facile  fare  demagogia  quando  si  tratta   di
  affrontare  temi  che riguardano la sanità, specialmente  in
  questo  periodo;   però  questo è un argomento  già  ripreso
  nell'intervento dell'onorevole Cracolici in occasione  delle
  estensioni  del  reddito familiare alla  fascia  più  debole
  della popolazione  sotto il profilo economico e reddituale.
         Mi  pare  che  in  questa norma sia stata  totalmente
  ignorata   l'esistenza  dell'individuazione  dell'indicatore
  della    situazione   economica   equivalente   del   nucleo
  familiare. Mi riferisco a quella norma inserita nel  decreto
  legislativo  31  marzo  1998,  modificato  con  il   decreto
  legislativo  del  maggio del 2000,  in  cui  si  individuano
  criteri per l'esenzione dei ticket di qualsiasi natura,  sia
  per  quanto riguarda quelli sanitari che per altri  tipi  di
  servizi  che  lo  Stato  dà  alle  fasce  più  deboli  della
  popolazione.
       Questo   è   l'ISEE,   l'indicatore  della   situazione
  economica  equivalente. Ora, mi pare che non  è  specificata
  nei dettagli la normativa che ho citato poc'anzi. Faccio  un
  esempio:  poco fa l'onorevole Cracolici parlava  di  reddito
  pensionistico   familiare  minimo  quando  all'interno   del
  nucleo familiare ci sono due pensioni minime.
         Ebbene,  questo,  secondo me,  è  un  criterio  ormai
  superato.   Esiste   un  criterio,  stabilito   per   legge,
  istituito  presso molti uffici periferici  dei  sindacati  e
  delle   organizzazioni di patronato, con  il  quale  vengono
  individuano   i   redditi   per  l'accesso   a   determinate
  prestazioni per l'erogazione dei servizi di Stato.
        Questo potrebbe essere più preciso e in linea con tale
  tipo  di  indicatore. Ciò, naturalmente,  consentirà  che  i
  soggetti  più deboli non vadano girando a vuoto  quando  già
  c'è  una  norma che li garantisce. Questa norma  ha una  sua
  efficacia,   appunto,  quando  si  chiede  una  prestazione,
  quando si chiede un'esenzione. Perché non approfittarne;  si
  tratta  di  una  norma giusta, democratica,  nel  senso  che
  individua   in  modo  esatto  l'accesso  ad  un  determinato
  servizio?
       Questo  la  dice  lunga  sulla preparazione  che  molti
  componenti  di  questo Governo hanno in  merito  all'accesso
  informativo per quanto riguarda i temi relativi  alle  fasce
  più  deboli della popolazione. C'è poca attenzione al  punto
  che  si  disconosce l'esistenza di una norma che già esiste.
  Ripeto,  oggi, per aver garantito un diritto, si  fa  sempre
  riferimento a quell'indicatore cui accennavo poc'anzi.
       Pertanto,  non  capisco perché  non  viene   preso   in
  considerazione
       E'  un criterio democratico, previsto dalla legge e non
  capisco  perché la Regione non debba applicarlo.  Spero  che
  l'Assessore dia una risposta alla questione.

     PRESIDENTE    Pongo   in  votazione   l'emendamento   7.1
    dell'onorevole Micciché.
      Chi  è  favorevole si resti seduto; chi è  contrario  si
      alzi.

                        (Non è approvato)

      Si passa all'emendamento 7.10 dell'onorevole Speziale.

     SPEZIALE  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     SPEZIALE   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei
  il   senso   dell'emendamento  che  ho   già   trattato   in
  Commissione   Bilancio', suscitando l'assoluta  indifferenza
  da parte del Governo.
       Ho  già  votato per l'emendamento del collega  Micciché
  che, secondo me, in qualche modo, era più rispondente a  una
  materia di carattere organico.
       La   mia  previsione  è  quella  di  incrementare,  con
  l'emendamento  7.10, a 24 mila euro, cioè a  48  milioni  di
  lire,  la  somma  per  la quale ritengo che  bisogna  essere
  esenti.
       Sulla base di una valutazione che non è mia, ma è  data
  dai  rilievi  sui  livelli di povertà,   configurati   nella
  misura  di 10 milioni all'anno pro capite, i dati ci  dicono
  che  in  Sicilia  la  famiglia media è composta  da  quattro
  persone.
       Considerando  il minimo reddito una famiglia  è  al  di
  sotto  del  tasso di povertà con 40 milioni di vecchie  lire
  l'anno.  Pertanto,  pensavo che  la  quota  esente  dovrebbe
  raggiungere  quei  cittadini che  sono  al  di  sotto  della
  soglia  di  povertà,  per  cui  ripropongo  l'emendamento  e
  sull'emendamento  chiedo  che si proceda  con  lo  scrutinio
  nominale,  perché  ritengo che, su questa  materia,  nessuno
  vuole  dire di non introdurre  ticket.  L'Assessore, invece,
  propone  sulla  base di una valutazione che, secondo  me,  è
  erronea,   che   i  donatori  di  sangue  sono   esenti,   a
  prescindere  dal  reddito,  dal  pagamento  dei  ticket   di
  qualsiasi natura essi siano.
       Pertanto,   ritengo  questo  un  aggravio  in   quanto,
  indirettamente,   anziché  attuare    una   politica   sulla
  donazione  intesa  a  valorizzarne  il  significato,   pare,
  invece da intendersi quasi come uno scambio.
       Detto  ciò,  chiedo che l'emendamento venga votato  per
  scrutinio nominale.

     PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, la seduta è  sospesa  per
    cinque minuti.

        (La seduta, sospesa alle ore 17.40, è ripresa alle ore
                                17.45)

   La seduta è ripresa.

    CRACOLICI   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  nominale.

   (Alla  richiesta  si  associano gli onorevoli  Capodicasa,  Zago,
  Raiti, Liotta, Speziale, Giannopolo e Barbagallo)

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, sospendo la seduta  per  qualche
  minuto.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.48, è ripresa alle ore 17.50)

   La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  su  richiesta  del   Governo,
  dispongo  l'accantonamento dell'articolo 7. Si  riprende  pertanto
  l'esame dell'articolo 8.
   Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento G.8.1.
   Comunico, altresì, che è stato presentato dall'onorevole Speziale
  l'emendamento A.192, aggiuntivo all'emendamento G.8.1.
   Onorevole Speziale, c'è onestamente un problema di ordine tecnico-
  regolamentare:  si tratta di un subemendamento su materia  diversa
  dall'emendamento stesso.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   il   mio
  emendamento, eventualmente, posso illustrarlo - se è necessario  e
  si  ritiene debba farlo - in altra parte del dibattito d'Aula, non
  ci sono problemi.
   Tuttavia, voglio fare notare che ci ritroviamo un emendamento del
  Governo, di una tale consistenza, che non può essere apprezzato in
  modo  così veloce dall'Aula, dovendo disporre del tempo necessario
  per  una valutazione: non può accadere, infatti, che nel corso dei
  lavori  di  una  legge che è da un bel po' di tempo all'esame  del
  Parlamento,  il Governo presenti emendamenti così importanti,  per
  rilievo  e   natura, che devono essere apprezzati  all'istante  da
  parte dell'Aula.
   Chiedo, pertanto, signor Presidente - non sapendo come orientarmi
  sul  testo dell'emendamento esitato - (anche perché fa riferimento
  a  norme  tecniche che non penso i colleghi parlamentari siano  in
  condizione, in questo momento, di poter valutare), se il Governo è
  d'accordo,   di   concedere  un  tempo  ragionevole   ai   singoli
  parlamentari    per    approfondire    l'emendamento    aggiuntivo
  all'articolo  8  da  parte del Governo. Lo  ripeto:  riguarda  una
  materia così vasta e così complessa che penso che nessuno  di  noi
  possa  apprezzarlo nel giro di qualche minuto, visto che  è  stato
  presentato  come  subemendamento. Chiedo pertanto l'accantonamento
  dell'articolo  8 e, con esso, l'accantonamento del  subemendamento
  del Governo.

    PAGANO   assessore  per  il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente,    onorevoli   colleghi,   abbiamo    presentato    un
  subemendamento che, certamente, è tecnico, non ha nessuna valenza,
  come dire, politica nel senso che intende l'onorevole Speziale; di
  conseguenza,  non riteniamo che dovrebbero esserci  difficoltà  di
  sorta. Sarei, pertanto, dell'avviso di continuare.

    PRESIDENTE   Pongo  in  votazione il  subemendamento  A.192.  Il
  parere del Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto, chi è  favorevole  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento G.8.1.

    CRACOLICI  Signor Presidente, chiediamo che venga illustrato dal
  Governo

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  stamattina  ci
  siamo  battuti per sostenere che gli emendamenti aggiuntivi  vanno
  trattati alla fine: anche il Governo deve rispettare questo  iter.
  Non  c'è  un  Governo che dispone più di un parlamentare:  allora,
  l'Esecutivo  tratterà   successivamente l'emendamento  aggiuntivo,
  unitamente a tutti gli altri.
   Se   l'emendamento   fosse  sostitutivo,   allora,   è   un'altra
  circostanza: essendo aggiuntivo, per la mia coerenza,  però,  deve
  avere  la stessa sorte che chiedevo avesse l'emendamento  a  firma
  dell'onorevole  Speziale stamattina. Anche se  poi  questo  non  è
  stato accettato, anzi è stato accantonato.

    PRESIDENTE  Onorevole Cintola, è un discorso analogo a quello di
  questa  mattina  sull'emendamento  Speziale:  si  tratta   di   un
  emendamento,  non  di  un  articolo  aggiuntivo,  che  ha  stretta
  dipendenza  con l'articolo 8. Ciò considerato, il rinvio  in  coda
  non  è  possibile. Non voglio assolutamente prendere le  posizioni
  del  Governo  - che le difende autonomamente - però,  un  poco  di
  considerazione

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    CINTOLA   Quando gli emendamenti aggiuntivi non  li  conoscevamo
  bene ancora tutti, abbiamo deciso di metterli alla fine; in questo
  momento,  che conosciamo quello del Governo, non sappiamo tuttavia
  se  gli  emendamenti  aggiuntivi, rimasti fuori,  potevano  essere
  concatenati bene con gli articoli.

    PRESIDENTE   Quelli  che  abbiamo  spostato  in  coda  erano  di
  argomento diverso dall'articolo; questo è identico. Ma ripeto,  la
  sua  è  una  valutazione che rispetto per cui,  se  si  decide  di
  metterlo  in  coda,  non ho difficoltà. Inviterei   il  Governo  a
  fornirci un'indicazione.

    PAGANO   assessore  per  il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente,   assisto  ad  una  serie  di  querelle  secondo   me,
  assolutamente  superflue,  perché si genera  la  polemica  per  la
  polemica

    CINTOLA  Non c'è polemica, ci dia il tempo di guardarlo

    PAGANO   assessore per il bilancio e le finanze. Allora,  lo  ha
  guardato?

    CINTOLA  No, non l'ho guardato

    PAGANO   assessore per il bilancio e le finanze. Allora,  quando
  lo avrà fatto, risponda

    PRESIDENTE  L'interpretazione del Governo - rispettabile  quanto
  quella dell'onorevole Cintola - è che si tratta di aggiunzione  di
  commi successivi al primo, secondo e terzo dell'articolo 8.

    PAGANO   assessore  per  il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, già da qualche minuto chiedevo  di
  spiegarlo:  l'emendamento è assolutamente coerente con  l'articolo
  8, ha una sua logica ed è stato presentato per far sì che venga ad
  essere  reiterata  quella prassi che, da un po' di  tempo,  stiamo
  cercando  di  realizzare,  cioè  la  pulizia  di  bilancio  e   la
  creazione, a tutti gli effetti, di una vera e propria trasparenza,
  che è un obiettivo che ci siamo prefissi.
   Ricordo  agli onorevoli colleghi che noi, nel 1999 -  allora  era
  ministro Visco - abbiamo avuto due operazioni di condono che hanno
  riguardato e coinvolto le iscrizioni al ruolo del concessionario.
   Le  leggi - le ricordo - erano la numero 112 del 1999 e la numero
  342  del  2000. In questa maniera, il legislatore nazionale  aveva
  fatto  sì che le domande di rimborso presentate dal concessionario
  venissero,  per  così  dire, pulite e,  quindi,  di  fatto,  aveva
  realizzato il condono per il concessionario.
   Successivamente, c'è stato un altro condono - questo recentissimo
  -  che  ha  consentito,  stavolta al  contribuente,  di  avere  la
  possibilità di condonare le iscrizioni a ruolo che lo riguardavano
  personalmente:  in questo caso, il 25 per cento  delle  somme  che
  venivano   pagate  rispetto  all'iscrizione  stessa,   di   fatto,
  determinavano  la  sanatoria della cartella. Quindi,  dicevo,  due
  condoni.
   Con   questo  articolo,  creiamo  una  procedura  agevolata   per
  eliminare  i  residui  attivi derivanti dai   due  condoni.  Quale
  l'elemento positivo aggiungiamo? Creiamo una sorta di clausola  di
  salvaguardia: infatti, il concessionario potrà cancellare  questi,
  solo  dopo  che  l'Agenzia  avrà  definito  il  provvedimento   di
  discarico;  in  altre  parole, quindi, aggiustiamo  contabilmente.
  Però  il  concessionario, a seguito di questi due eventi -  quello
  del  1999  e del 2002 - potrà cancellarli solo dopo che,  appunto,
  l'Agenzia  delle  entrate  avrà detto di procedere,  di  scaricare
  perché, realmente, le somme non sono più riscuotibili.
   Di  fatto,  facciamo  una  pulizia di bilancio  e  cominciamo  ad
  aggredire questo problema serio dei residui attivi che continua ad
  essere  una massa non indifferente e, nello stesso tempo,  creiamo
  le  condizioni perché il concessionario proceda, attraverso  tutte
  le  iniziative di ordine giudiziario, per il recupero delle  somme
  stesse. Fino a quando, alla fine, l'Agenzia delle entrate dirà  di
  non  poter  più  riscuotere e, pertanto, si potranno scaricare  le
  somme dalla contabilità.
   Non  credo che questa sia una norma politica, bensì una norma  di
  natura  tecnica,  è senz'altro una norma che va a salvaguardia  di
  tutti e abbiamo creato le condizioni per una assoluta trasparenza,
  giudichi il Parlamento se questa norma deve essere rinviata oppure
  approvata immediatamente per spirito polemico.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevole Assessore,  innanzitutto
  esprimo   una  prima  considerazione.  Se,  come  è  stato   detto
  dall'Assessore, questa norma ha il merito di contribuire a  quella
  "pulizia  del  bilancio", attraverso la cancellazione  di  residui
  attivi  per i crediti difficilmente esigibili o, comunque, che  ne
  sono  stati  oggetto  - anche se la partita del  condono  riguarda
  forse  il  secondo  comma, il terzo riguarda la cancellazione  dei
  residui attivi per crediti inesigibili - ed era così importante ai
  fini  della trasparenza del bilancio, vi chiedo il motivo per  cui
  non  è stata inserita nella finanziaria che è stata all'esame  del
  Parlamento fin dal primo momento.
   E'  una norma non solo tecnica, ma una norma importante - se l'ho
  intesa  bene  -  e, quindi, era necessario averla  fin  dal  primo
  momento  e  non  all'ultimo minuto, come  sembra  fare  in  questo
  momento  il  Governo,  il  quale annuncia  norme  importanti  come
  emendamenti tecnici.
   Esprimo, però, una considerazione di merito, in particolare,  sul
  terzo  comma, che richiama il primo, e siamo in presenza del fatto
  che  si  procede alla cancellazione dei residui attivi per crediti
  dichiarati di difficile e di dubbia esazione.
   Il  concetto  per cui il concessionario stabilisce il  meccanismo
  del credito incerto, ovvero di difficile esazione, è un meccanismo
  le cui ragioni possono essere diverse.
   Il  punto  vero  è  che se noi eliminiamo i  residui  attivi  dal
  bilancio  della  Regione  cancelliamo un  credito.  E,  di  fatto,
  determiniamo  non  tanto un condono, quanto la  cancellazione  del
  creditore.
   Personalmente, avrei avuto meno problemi se questa  norma  avesse
  riguardato  i  residui passivi della Regione, cioè i debiti  della
  Regione,  ma qui siamo in presenza del fatto che tolto il  residuo
  attivo  si  cancella anche un possibile contenzioso e, quindi,  la
  possibilità di un'eventuale attività di recupero nei confronti del
  creditore.
   Credo che questa norma non sia una norma cosiddetta "neutra",  né
  semplicemente  una norma di natura tecnica; chiedo,  pertanto,  al
  Governo  - considerato che fa riferimento a norme anche legate  ai
  vecchi condoni, in particolare l'ultimo, ma ricordo che il condono
  è  stato  ulteriormente rinnovato con la finanziaria dello  Stato,
  quindi  siamo  in  regime di condono esteso - di  accantonare,  al
  momento,  questa  norma  ed eventualmente esaminarla  in  sede  di
  variazione nell'esercizio 2004, al fine di capire se più che  fare
  un  bene,  facciamo  un danno alla Regione cancellando  i  residui
  attivi e, quindi, anche i relativi creditori.

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di parlare
  per una breve replica.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAGANO,  assessore per il bilancio e le finanze.  Intanto  vorrei
  chiedere di evitare di interpretare, ogni volta, l'intervento  del
  Governo  seguendo una logica di sospetto, avere sospetto anche  su
  queste cose mi sembra esagerato.
   Sei  miliardi di euro sono lì da decenni; non mi pare proprio  il
  caso  di  immaginare  che si sia pensato,  adesso,  di  realizzare
  operazioni  politiche  che non sono lecite o  legittime,  come  mi
  sembrava di capire dall'intervento dell'onorevole Cracolici.

   CRACOLICI. Non ho detto questo

   GIANNOPOLO.   Il   sospetto  si  sarebbe  eliminato   se   avesse
  predisposto un elenco.

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Prendo atto dalla
  replica  che  lei  sta  facendo e cioè che  non  siamo  in  questa
  fattispecie,  ne  sono contento e mi sento di  fornire,  a  questo
  punto, una spiegazione tecnica.
   Le  somme che vengono eliminate dalle entrate, nel modo che spero
  avere spiegato bene, non  vengono eliminate tout court, passano al
  patrimonio, che continua ad essere una voce del nostro bilancio e,
  di  conseguenza,  proprio per questo motivo, il  ragionamento  che
  abbiamo fatto fino adesso assume una piena valenza da un punto  di
  vista  contabile, poiché vengono eliminate delle  entrate  che  in
  atto  sono  residui  -  e nel modo che ho  spiegato  -   dopodiché
  vengono  posizionate  nel patrimonio fino a  quando  le  stesse  o
  verranno  incassate  dal concessionario, che  non  si  esauriranno
  perché  tutto  l'iter giudiziario deve essere svolto,   e  a  quel
  punto  diventa una "sopravvenenza" e la recuperiamo tra  le  poste
  attive,  oppure è realmente persa e a quel punto viene  cancellata
  anche dal patrimonio.

   CRACOLICI. Questo è il secondo comma, il primo ed il terzo  comma
  dicono una cosa diversa.

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. No, guardi, le ho
  spiegato  l'iter che è contenuto nei commi quattro,  cinque,  sei,
  sette,  otto. Se vuole posso essere più preciso, anche in separata
  sede,  perché le assicuro che si tratta di  una norma di  assoluta
  linearità.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ribadisco la mia
  proposta di accantonamento,  non avendo nessun sospetto e pensando
  che  il Governo abbia voluto fare un emendamento all'articolo  che
  muove dall'esigenza di pulire la spesa e pulire il bilancio.
   Pur  tuttavia, il Governo abbia la bontà di permettere ai singoli
  parlamentari  di  poterlo apprezzare in  un  tempo  adeguato,  che
  ognuno  di  noi  ha  bisogno, poiché non  è  sufficiente  la  sola
  spiegazione del Governo.
   C'è  un  emendamento all'articolo del Governo che è fatto di  due
  commi,  poi ci sono altri cinque commi sostanziosi che nessuno  di
  noi  è  in  condizioni di apprezzare. Quindi, il  problema  non  è
  iscrivere; probabilmente dopo che ci viene fornita una spiegazione
  e  dopo  che  ognuno di noi attiva i propri canali per  avere  una
  maggiore conoscenza di merito del provvedimento, personalmente non
  escludo   neanche  di  apprezzarlo  positivamente  e  la   ragione
  dell'accantonamento sta in questo.
   Lo chiedo anche ai colleghi della maggioranza, al fine di dare il
  tempo necessario al Parlamento per poterlo apprezzare.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, accogliendo  la
  sollecitazione dell'onorevole Speziale, si potrebbe  suggerire  al
  Governo  di  sottoporre  al voto d'Aula  l'articolo  8  così  come
  formulato  e  approvato  dalla Commissione Bilancio;  la  proposta
  aggiuntiva  del  Governo, portata questa sera  in  Aula,  potrebbe
  essere,  invece,  inserita nell'elenco degli  aggiuntivi  che  più
  tardi valuteremo con approfondimento.
   Sarà  possibile,  sicuramente, più  tardi,  tra  qualche  minuto,
  approfondire  e fornire gli elementi di chiarimenti  che  poc'anzi
  l'onorevole  Speziale esigeva e chiedeva, e anche da parte  nostra
  potere illustrare in modo più efficace la validità della norma.
   Secondo me è un modo per andare avanti più speditamente.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà di parlare l'Assessore  per  fornire  la
  replica.

   PAGANO,   assessore  per  il  bilancio  e  le   finanze.   Signor
  Presidente, per carità, se è necessario si fa senz'altro

   PRESIDENTE. E' utile, onorevole Pagano.

   PAGANO,   assessore  per  il  bilancio  e  le   finanze.   Signor
  Presidente,  però  dinnanzi  ad una Corte  dei  Conti  che  chiede
  espressamente  di  aggredire  in maniera chiara la problematica  e
  che  finalmente  viene  elaborato un  testo  complesso  -  perché,
  rispondendo all'onorevole Cracolici, questo testo arriva adesso in
  quanto  i nostri uffici hanno lavorato per settimane per formulare
  questo  stesso  testo  -  è chiaro che alla  fine,  con  tutte  le
  complessità del caso, diventa anche articolata la formulazione  e,
  quindi, la presentazione.

   SPEZIALE.   Onorevole  assessore,  perché  non  lo   portava   in
  Commissione?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Però, pur non  di
  meno,  -  siccome  capisco  la cultura  del  sospetto,  perché  vi
  appartiene come cultura, e lo sappiamo - noi siamo disponibili, da
  questo  punto di vista, a seguire l'iter che ha poco fa illustrato
  l'onorevole Leontini.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, per quanto riguarda  l'argomento
  da  lei  sollevato,  onorevole Speziale, avete tutti  ragione  nel
  chiedere  tempi  sufficienti per capire i  documenti  del  Governo
  quando  sono  del  Governo,  così come  i  Presidenti  dei  gruppi
  parlamentari  potrebbero fare altrettanto  quando  si  tratta  dei
  Presidenti  dei  gruppi  parlamentari; è  una  lacuna  del  nostro
  Regolamento  che  lo  consente  e  cercheremo  di  ripararvi.  Voi
  ritenete  non sia giusto che all'ultimo momento vengano presentati
  emendamenti  non  suscettibili di un'analisi profonda,  ma  finché
  esiste questo Regolamento, personalmente, non lo posso impedire.
   Il fatto politico è un altro. Si è trovata una soluzione -  me ne
  compiaccio  -,  credo che l'onorevole Cintola a questo  punto  non
  abbia  più  motivo di intervenire, però teniamo  presente  che  vi
  ricorderò  questo   argomento  a più riprese,  quando  un  piccolo
  emendamento  al Regolamento evaso va fatto,  perché questa  è  una
  maglia di una rete che va ricucita.
   Pongo in votazione l'articolo 8.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Resta  stabilito  che alla fine vi sarà l'emendamento  aggiuntivo
  del Governo.
   Si passa all'articolo 11, precedentemente comunicato.
   Comunico  che è stato presentato l'emendamento 1.1 a firma  degli
  onorevoli Fleres, Catania ed altri.

   PAGANO,  assessore  per  il bilancio  e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAGANO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  La  norma
  "imprenditoria   giovanile"   comprende   ovviamente   anche    le
  imprenditrice all'interno di quella fascia di età.

   LEONTINI. Non è così, è disciplinato da una altra cosa

   FLERES. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FLERES.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi  le  disposizioni
  agevolative  che riguardano l'imprenditoria giovanile e  femminile
  hanno   sempre   avuto  un  percorso  parallelo  e  reciprocamente
  condiviso,  in  quanto  la Regione ha sempre  ritenuto  di  dovere
  privilegiare  gli  investimenti  in  materia  di  aziende   e   di
  imprenditoria in genere, giovanile e femminile.
   Mi  sembrava  molto  coerente, trattandosi  di  regime  di  aiuto
  assolutamente  identico  in  entrambi  i  casi,   che   anche   le
  agevolazioni  di  natura fiscale fossero rivolte  ad  entrambe  le
  categorie  di  aziende  in  maniera espressa,  piuttosto,  che  in
  maniera tacita.
   Per  questo  motivo  ho ritenuto di presentare l'emendamento  che
  rendesse   assolutamente  chiaro  che  l'agevolazione  di   natura
  fiscale,  prevista da questa disposizione, fosse  applicabile  sia
  alle  imprese giovanili che a quelle femminili. Intendo  dire  che
  tutto il regime di aiuto che riguarda l'imprenditoria giovanile  è
  identico a quello dell'imprenditoria femminile.
   Viceversa,   si   sarebbe   verificata   una   discrasia   o   si
  verificherebbe  una discrasia nel momento in cui,  invece,  questo
  tipo di intervento fosse diverso per una categoria o per un'altra.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo conto di
  quanto  detto,  pur tuttavia, c'è un giovanile che  è  maschile  e
  femminile  e c'è un femminile che viene aggiunto, che  non  è  più
  giovanile, diventa anche a 90 anni.
   Per  cui  colpire  il   discorso  del giovanile  è  il  giovanile
  maschile  e  femminile  e  favorire un  imprenditoria  maschile  e
  femminile.  Se  noi  vogliamo aggiungere che  oltre  al  giovanile
  maschile  e femminile inseriamo anche le donne più anziane,  dando
  una  preferenza  in questo senso, non si tratta di  correggere  la
  lingua italiana, ma di invertire la tendenza e dire: al di là  del
  giovanile, per le donne si vuole fare un ulteriore sforzo.
   Noi  abbiamo predisposto un emendamento in Commissione in cui non
  parliamo  più  di  giovanile, ma di imprese a  tutto  piano,  cioè
  maschili  e  femminili. Noi, invece, in questo modo cosa  vogliamo
  che  l'imprenditoria femminile, ancorché anziana,  venga  inserita
  nelle stesse provvidenze di quella giovanile a decurtazione  o  ad
  ampliamento?

   FLERES. A decurtazione.

   CINTOLA. Va bene è una valutazione che se la fornisce il  Governo
  la seguiamo.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    SPEZIALE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei cogliere
  una  contraddizione che, involontariamente, abbiamo pure  ribadito
  in  Commissione;  l'articolo 11 recita al comma  1:  'al  fine  di
  favorire   lo  sviluppo  di  nuova  imprenditorialità  giovanile',
  ovviamente sia maschile che femminile e poi stabilisce i  benefici
  previsti.
   Penso  che  l'articolo  11  è  assorbito  dall'articolo  12,  per
  l'articolo 12 avendo una fascia di applicazione più larga, assorbe
  l'articolo  11,  perché  contiene anche l'imprenditoria  giovanile
  maschile o femminile.
   Pertanto,    ritengo   sufficiente   procedere   all'approvazione
  dell'articolo 12, perché il carattere non è legato al fatto  se  è
  giovane  o  meno  giovane,  ma  è legato  al  carattere  di  nuova
  imprenditorialità  che  vale  sia  nella  dizione  del  comma   1,
  dell'articolo 11, sia nella dizione del comma 1, dell'articolo 12,
  per  cui  penso che si possa cassare l'articolo 11 e  lasciare  in
  vita l'articolo 12.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, voglio chiarire che il  comma  2
  fa  un espresso riferimento alla donna, per cui stiamo affrontando
  una questione assai irrilevante ed astratta.
      Onorevole  Pagano  se  crede  di  risolvere  questo   problema
  richiamando  ai presentatori l'emendamento che il comma  2  fa  un
  espresso riferimento alle donne, sarebbe il caso di andare  avanti
  invitando i presentatori a ritirarlo.

    CAPODICASA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la  questione
  è  questa:  all'articolo 11 prevediamo esenzioni IRAP  per  cinque
  anni  per  imprese giovanili; all'articolo 12 prevediamo esenzioni
  IRAP  per  tutta l'imprenditoria per cinque anni. La differenza  è
  che nell'imprenditoria dell'articolo 12 le società dovranno essere
  costituite nell'anno 2004 per settori merceologici.
   Mi  riallaccio all'intervento dell'onorevole Speziale, in  quanto
  ritengo  che  in  realtà tra le due fattispecie la differenza  sia
  minima.

    PAGANO   assessore  per  il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, la differenza fra l'articolo 11  e
  l'articolo 12 è enorme.
     Premesso  che  l'arco  temporale è  identico  perché  l'abbiamo
  omologato  con  il sub-emendamento: 'cinque anni e  cinque  anni',
  tuttavia la grande differenza è la seguente: con l'articolo  12  -
  quindi  sto  facendo  una spiegazione chiara  e  spero  non  venga
  utilizzata   per  aprire  un  altro  dibattito  quando  arriveremo
  all'articolo  12  -  partiamo dal presupposto di  venire  incontro
  all'imprenditoria  di  qualsiasi età  che  è  tipica  del  settore
  produttivo, quindi abbiamo individuato il settore produttivo e  in
  particolare abbiamo previsto quei quattro settori strategici  che,
  certamente,  la  Sicilia  ha  interesse  ad  incrementare,  perché
  evidentemente non teme la competizione con i mercati mondiali,  mi
  riferisco  allo sfruttamento delle risorse culturali,  l'industria
  dell'accoglienza    e   del   turismo,   l'hi-tech,    l'industria
  agroalimentare  più l'artigianato e qualsiasi attività  produttiva
  fino ad un fatturato di dieci milioni di euro.
   Dall'altra parte, invece, noi mettiamo sempre cinque anni  per  i
  giovani  e  la  estendiamo a tutti, quindi: attività  commerciali,
  attività  di servizio di qualche specie, tutti  Allora è  evidente
  che  in  questo senso vogliamo indirizzare l'imprenditoria  di  un
  certo  livello, non certamente quella iniziale, embrionale, ma  si
  presuppone che si tratti di un'imprenditoria ben strutturata anche
  in  termini  di capitale, mentre da questa parte vogliamo  aiutare
  tutti i giovani.

   LO CURTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono commossa  e
  ringrazio  per  la  gentile concessione al  di  fuori  dei  canoni
  regolamentari.  Sembrerebbe  una  incoerente  posizione  la   mia,
  giacché  sono  contraria all'emendamento  Fleres  che  invece,  da
  donna, dovrei sostenere a favore proprio delle donne. Però  a  mio
  giudizio  l'emendamento  a firma dell'onorevole  Fleres,  che  pur
  vuole  essere,  nel principio, corretto e opportuno per  sostenere
  l'avvio  di  attività imprenditoriali femminili,  non  può  essere
  collocato nell'ambito di questo articolo perché si troverebbe   in
  un sistema di assoluta incoerenza con quanto recitato dal comma  2
  che  fissa i limiti di età per l'imprenditoria giovanile; e allora
  sembrerebbe un assurdo pleonastico o avrebbe ragione il Presidente
  quando dice che si vuole estendere l'aiuto alle donne anche ad una
  età  senile.  Credo  che andrebbe riformulato in  maniera  diversa
  oppure riproporlo in un contesto diverso di norme.

   PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Leanza  Nicola,  ne
  ha facoltà.

   LEANZA   NICOLA  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   sono
  favorevole  all'emendamento a firma dell'onorevole Fleres  proprio
  per le delucidazioni che lo  stesso ha fornito. Cioè il regime  di
  aiuto  per  l'imprenditoria giovanile come le legge nazionale   44
  del  1986, la legge nazionale 236 del 1993, da noi ben conosciute,
  o  le   leggi  siciliane come la numero  37 del  18/08/78  etc.  A
  queste  si  è affiancata nel tempo la legge 215/1992  voluta   per
  dare aiuto all'imprenditoria femminile.
     Quindi,  non dimentichiamo che le donne oggi hanno  il  30%  di
  occupazione in meno rispetto agli uomini e addirittura il  20%  di
  occupazione in meno rispetto ai giovani. Quindi se all'articolo si
  aggiunge  l'attenzione all'imprenditoria giovanile e femminile  lo
  vedremmo  come un aiuto per l'occupazione, e sarebbe  assimilabile
  nell'intenzione  alla legge nazionale numero  215  del  1992,  che
  tantissimi risultati ha dato.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 11.1. Il parere  del
  Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA, vicepresidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

  PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 11.2: al comma 1,  dopo  le
  parole   le imprese che si costituiscono , aggiungere le  parole
   o che iniziano l'attività lavorativa . Il Parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA, vicepresidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 11.4 a firma del Governo: al
  comma 1 la parola  tre' è sostituita con la parola  cinque'. Chi è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'articolo   11   nel   testo
  risultante.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'articolo 12. Ha  chiesto  di  parlare
  l'onorevole Speziale, ne ha facoltà.

   SPEZIALE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  perché  l'articolo 12 è stato tra  gli articoli che ritengo essere
  tra  quelli che caratterizzano la manovra. Lo dicevamo  ieri,  nel
  corso  del  dibattito generale. In una condizione  di  stagnazione
  della  nostra economia, con un PIL che stenta a crescere, con  una
  situazione generale che interessa negativamente anche   i  consumi
  e  anche dal fatto che nel corso degli ultimi due anni, c'è  stata
  una   netta  contrazione  degli  investimenti,  in  seguito   alla
  disarticolata e confusa politica del Governo nazionale, interprete
  principale  il ministro Tremonti, che ha finito con il determinare
  un   quadro   normativo  incerto  per  le  imprese   siciliane   e
  meridionali:  Noi abbiamo colto questa esigenza,  evidenziata  dal
  presidente  della  Sicindustria,  di  introdurre  delle  leve  che
  possano, in qualche modo incentivare lo sviluppo.
   Io  assieme  al mio collega di gruppo l'onorevole Oddo,   abbiamo
  proposto l'emendamento in commissione Bilancio.
   Debbo dire che, dopo un ampio dibattito, anche  la maggioranza ed
  il Governo hanno preso atto della necessità di intervenire con una
  leva così significativa.
   E' stato pensato poi, da parte del Governo, di individuare alcuni
  settori  e non tutti i settori produttivi - e questo lo  considero
  un elemento comunque positivo -  anche se ritengo che il complesso
  della  manovra,  messa  in  campo  dal  Governo,  è  assolutamente
  insufficiente   per   stimolare  una   adeguata   politica   degli
  investimenti. .Ribadisco, comunque,  che l'articolo è   frutto  di
  una  iniziativa del mio Gruppo che ha voluto sollevare  l'esigenza
  in   I Commissione, trovando poi ascolto sia nella maggioranza che
  nel Governo.
   Questo  lo  dico  per amore di verità, in quanto  qualcuno  si  è
  voluto intestare la paternità di questa iniziativa, e mi riferisco
  proprio alla vicenda dell'IRAP.
   Tuttavia penso che questo strumento da solo non sia assolutamente
  sufficiente;   bisogna  mettere  in  campo  altri  strumenti   che
  producano  un  effetto moltiplicatore della capacità di  investire
  nel nostro territorio.
   Tuttavia,  signor Presidente io -  a nome del  gruppo  dei  DS  -
  essendo stato il promotore dell'articolo esprimo sin da adesso  il
  voto favorevole.

   PRESIDENTE.  Onorevole Speziale, lei ha presentato un emendamento
  aggiuntivo all'articolo 12. Lo ritira?

   SPEZIALE. Lo mantengo perchè  inserisce un altro argomento .

   PRESIDENTE:  Allora lo tratteremo insieme agli altri  emendamenti
  aggiuntivi.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.    Signor   Presidente,   onorevoli    colleghi,    noi
  sottolineiamo compiaciuti l'iniziativa del governo che ha  accolto
  una   nostra  indicazione,  per  nostra  intendo  riferirmi   alle
  indicazioni  e  ai  suggerimenti che noi, nell'ambito  del  nostro
  partito, abbiamo fornito al governo e al nostro assessore  ma  che
  tutta la coalizione poi ha fatto propria.
   Ricordo  che  in  seconda  Commissione  è  stato  oggetto  di  un
  dibattito approfondito.
   Il Governo ha recepito i suggerimenti e le indicazioni, c'è stato
  per  altro anche una importante audizione dell'ingegnere  Artioli,
  il  presidente  degli  industriali  siciliani,  che  in  questo  è
  intervenuto con una serie di motivazioni e indicazioni  proprie  e
  aggiuntive.
   Riteniamo  che  questa  sia una delle più importanti  indicazioni
  normative  inserite  in  questa  norma  e  la  sottolineiamo   con
  compiacimento.

   FORGIONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORGIONE. Signor presidente, onorevoli colleghi, anche noi  siamo
  favorevoli  a  questo  articolo perché  riteniamo  che  esista  un
  problema di incentivo allo sviluppo dell'imprenditoria in  Sicilia
  e  abbattere  una tassa come quella dell'IRAP comunque  sia   cosa
  buona  e  giusta,  però  così come è stato  giusto  accogliere  la
  richiesta della Confindustria e degli industriali, credo però  che
  si  possa  porre  un'ulteriore misura di equità  in  questa  norma
  inserendo un emendamento che noi proponiamo. in un certo senso  va
  anche nelle cose dette qui dall'onorevole Speziale e che vincola i
  benefici all'impatto occupazionale che gli stessi produrranno.
   Noi  abbiamo, in Sicilia, un'alta mortalità delle imprese; spesso
  si  enfatizza  l'alto numero di nuove imprese che nascono,  ma  si
  ragiona molto poco sulla mortalità delle imprese.
   Spesso,  molte  di  queste  imprese nascono,  usufruiscono  degli
  incentivi e dei contributi della Regione o dello Stato, ma muoiono
  senza   alcuna  incidenza,  anzi  con  un'ulteriore  danno   sulla
  condizione  occupazionale  della  Regione  e  sull'intero  sistema
  produttivo.
   Noi,  con  questo  emendamento,  che  riteniamo  di  buon  senso,
  proponiamo  che  gli  incentivi alle imprese siano,  collegati  al
  vincolo  di  impatto occupazionale : a parità di finanziamento,  a
  parità di contenzioso, a parità di incentivo, vengono privilegiate
  quelle  imprese  che  prevedono a  regime  un  maggior  numero  di
  occupati.
   Ci  sembra  un  incentivo  per buoni e  puliti  investimenti  per
  rafforzare anche la capacità produttiva delle imprese, ma anche un
  vincolo  posto tra l'incentivo che si dà all'impresa e la ricaduta
  occupazionale.
   In  questo  caso,  l'incentivo è collegato all'esenzione  di  una
  tassa,  però noi istituiremmo un principio che serve, non  solo  a
  favorire le imprese, ma anche a favorire la crescita occupazionale
  nella  nostra Regione.  Credo che - anche per i Deputati che hanno
  come  obiettivo  prioritario quello di favorire il  sistema  delle
  imprese  e  lo  sviluppo di nuove imprese    comunque  l'obiettivo
  finale sia  quello della crescita occupazionale.
   Se  noi  dissociassimo i due obiettivi, il favorire  la  crescita
  delle imprese e l'estensione dello sviluppo, credo che mancheremmo
  la  finalità  sociale che, invece, una norma come questa  dovrebbe
  avere.

   FLERES. Chiedo di parlare sugli emendamenti.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FLERES    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   desideravo
  soltanto   porre   l'attenzione  del  Governo  sul   terzo   comma
  dell'articolo  12  o  sul  quarto dell'emendamento  dell'onorevole
  Misuraca,  il  12.2, perché se dovesse restare questa formulazione
  noi   rischieremmo  di  non  ottenere  il  via  libera  da   parte
  dell'Unione europea che considererebbe questo intervento un  aiuto
  di  Stato, invece bisogna richiamarsi a quelli che sono gli sgravi
  di  carattere generale e quindi eliminare la parte che prevede  il
  passaggio   della  norma  a  Bruxelles,  altrimenti,   credo   che
  difficilmente  verrebbe  accettata.   La  procedura   è   comunque
  rischiosa  in  qualunque  caso; però, se  facessimo  una  verifica
  potremmo  aiutare  la  norma a dispiegare i suoi  effetti,  perché
  altrimenti  rischiamo  di  introdurre  una  disposizione   che   è
  certamente interessante e  positiva, che certamente aiuta i  nuovi
  insediamenti  produttivi, ma che non potrà  essere  applicata  mai
  perché subirebbe gli ostacoli di natura comunitaria.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo chiesto  la
  parola per apprezzare la presentazione dell'articolo 12 che,  come
  diceva  l'onorevole Leontini, ha fatto seguito alla  presentazione
  di articoli in Commissione bilancio e che rappresenta veramente un
  tentativo  serio da parte del Governo della Regione siciliana  per
  promuovere  lo  sviluppo  di  nuove imprese  e,  soprattutto,  per
  cercare di attrarre in Sicilia nuovi investimenti proponendo,  non
  la  vecchia  logica degli aiuti alle imprese con  l'erogazione  di
  somme  a  fondo  perduto  o  di  altre  somme,  ma  attraverso  la
  previsione di una esenzione delle imposte per favorire la crescita
  del tessuto produttivo della nostra Regione.
   Rispetto  agli interventi che testé si sono succeduti, io  voglio
  attirare l'attenzione dei colleghi e del Governo a stare attenti a
  modificare l'originaria impostazione dell'articolo 12, che è stata
  oggetto  di un ampio dibattito in Commissione attività produttive,
  perché   essendo un provvedimento che appartiene alla sfera  degli
  aiuti    che  il  Governo  intende  dare  a  determinati   settori
  produttivi, la scelta del Governo è  quella di aiutare un  settore
  anziché   un  altro.  Si  è  voluto   individuare  alcuni  settori
  escludendone altri.
   Per  essere  più  esplicito: io non  vedrei  di  buon  occhio  il
  generalizzare sugli aiuti perché potrebbe accadere che la  Regione
  Sicilia,  incentivi e promuova attività di tipo  industriale  che,
  magari  in  altre  regioni,  non  sono  accolte.  E  mi  riferisco
  chiaramente    ad   attività   altamente   inquinanti,    attività
  industriali, che nel momento in cui  il Governo decide di  aiutare
  le  imprese,  ha  anche  il  diritto /dovere  di  stabilire  quale
  attività  imprenditoriale  aiutare e  quale  attività  industriale
  escludere  da questi benefici. Perché sarebbe paradossale  che  la
  Regione Sicilia prevedesse dei provvedimenti che vadano a premiare
  le  aziende  respinte dalle altre regioni, perché  pericolose  per
  l'ambiente e per la salute del cittadino.
   Tutto ciò è' certamente in contrasto con le politiche di sviluppo
  che   questo   Governo   si  è  dato  e  che   prevedono   appunto
  l'incentivazione  di  quei  settori  che  sono  coerenti  con   le
  aspirazioni  e le potenzialità della Regione Sicilia che  sono  il
  turismo, l'agricoltura, l'artigianato e tutte quelle attività  che
  appunto sono coerenti e cogenti con le nostre potenzialità.
   Quindi,  ben venga questo articolo 12 che è mirato,  ma  si  stia
  attenti  a non allargare la maglia al punto da includere  in  quei
  settori imprese che recherebbero seri danni alla Sicilia.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi  soffermo
  più  su chi sia stato il primo della classe a proporre e poi a far
  sì  che  la  Commissione, nella sua interezza,  approvasse  questo
  articolo  che considero parlamentare ed esaustivo di  una  volontà
  comune   che   ha   codificato   una   richiesta   fattaci   dalla
  Confindustria.
   Volevo intervenire perché ho ascoltato attentamente  l'intervento
  del  collega  Fleres e mi sono chiesto che se noi  togliessimo  il
  comma  3,  all'articolo 12, la Comunità europea potrebbe  comunque
  intervenire sia che noi la vincoliamo al  de minimis , come si sta
  operando ora, sia che noi non lo richiamiamo. Il problema è che in
  ogni  caso,  se  l'articolo nella sua interezza viene  considerato
  come  un ulteriore vantaggio non accettato dalla Comunità europea,
  è  chiaro che ci sarà imposto di  non proseguire. Quindi, togliere
  il  comma  tre,  dall'articolo 12 non ci darà la  tranquillità  di
  potere essere sicuri del suo futuro.

    FLERES   Onorevole  Cintola, trattandosi di   un  intervento  di
  carattere  generale, ritengo non sia tra quelli considerati  aiuti
  di Stato. Bisognerebbe approfondire l'argomento.

    CINTOLA.  Se   la  Comunità  europea  interverrà,    sarà   bene
  prevederlo.  In  caso  contrario sarà  come  poter  facilitare  il
  compito   attuativo  della  volontà  dell'Assemblea  di  mantenere
  l'articolo 12 a sostegno delle nuove imprese.
   Starei  attento  ad  allargarlo anche agli  altri  emendamenti  a
  seguire  che  possono essere giusti, anzi li ritengo giusti,  però
  potrebbero  ulteriormente dare segnali differenti  da  quelli  che
  vogliamo  dare, considerato che in Commissione abbiamo detto:  "ma
  con  questo  che  facciamo, diamo un colpo alle  imprese  che  già
  lavorano?" Abbiamo risposto "no, le imprese che già lavorano hanno
  i loro budget in perdita, in semiperdita ma già preventivati".
     Qui  vogliamo  dare  una   spallata' ad  una  nuova  iniziativa
  imprenditoriale:  tutte le risorse date a  chi  inizia  una  nuova
  attività, a chi vuole venire in Sicilia ad investire o ai capitali
  che  in  Sicilia  vogliono essere messi a disposizione  di  questa
  iniziativa   e,  pur  ritenendo  che  gli  emendamenti   a   firma
  dell'onorevole  Misuraca  abbiano una  loro  logica  ed  una  loro
  giustizia  ed  equità sociale, se ci addentriamo in un  meccanismo
  guardando  a  ciò  che  è  stato e a ciò  che  sarà,  ritengo  che
  decurtiamo  l'importanza che vogliamo dare alla  nuova  iniziativa
  che  abbiamo  definito  giovanile, femminile,  imprenditoriale  in
  genere,  non  dando  altro in questa fase, visto  che  vi  possono
  essere fasi successive.
   Vediamo  come  va;  se poi ci sarà da intervenire  ulteriormente,
  interverremo, anche perchè  non vorrei sfoltire troppo l'IRAP. Noi
  ce ne stiamo appropriando nella considerazione che, da un lato, ce
  ne  appropriamo  e, dall'altro, non paghiamo; non  vorrei  che  il
  problema  s'ingigantisse  al  punto  da  destare  l'attenzione  di
  Tremonti  e  Bossi, perché, in tal caso, non so cosa succederebbe.
  Lo dico con molta chiarezza.
      In   un  modo  o  nell'altro  contiamo  di  recuperare  questa
  situazione,  ma,  se ci allarghiamo ancora di  più,  rischiamo  di
  pagare direttamente con conseguenti difficoltà in bilancio.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Misuraca.  Ne  ha
  facoltà.

   MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido alcune
  impostazioni  dell'onorevole Cintola.  Le  considerazioni  che  mi
  hanno  portato  a  redigere  questo emendamento,  sostanzialmente,
  prendono  spunto  da  alcune  osservazioni  fatte  in  Commissione
  Bilancio.
   Questo  primo  emendamento  si  riferisce  a  quella  platea   di
  beneficiari  dell'esenzione IRAP inseriti nel  secondo  comma.  La
  nostra  riflessione era partita dalla agevolazione IRAP su  alcune
  specifiche  categorie.  Con il secondo comma  -  come  l'onorevole
  Cintola   ricorderà   -  ampliammo  la  platea   dei   beneficiari
  dell'esenzione,  ma  ponemmo un limite di  fatturato  portando  da
  cinque  a  dieci  milioni  di  euro questo  articolo  che  amplia,
  sostanzialmente, ulteriormente la platea in quanto non pone limite
  di fatturato.
   Condivido le considerazioni dell'onorevole Cintola sulla paura di
  estendere ulteriormente la platea di beneficiari, anche perchè non
  sono  coinvolti  soltanto soggetti associati all'Assindustria,  ma
  soggetti  IRAP sono anche gli artigiani, visto che col limite  dei
  dieci  milioni di euro assicuriamo la partecipazione all'esenzione
  al 97% delle aziende che oggi dichiarano l'IRAP.
   Signor Presidente, su questo, annuncio il ritiro dell'emendamento
  12.2.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Assessore  Pagano,  è  stata avanzata la proposta  di  sostituire
  l'articolo  12 con un testo che adesso leggerò - non ho  avuto  il
  tempo  di  distribuirlo  -  invito  il  Governo  a  fare  proprio;
  diversamente,  devo  farne  oggetto  di  un  emendamento   di   un
  capogruppo  - l'onorevole Cintola ne ha fatto richiesta  -  perché
  proceduralmente così va fatto.
   Ne  do lettura:  L'articolo 12 viene sostituito dal seguente:  Al
  fine di incentivare lo sviluppo dell'economia siciliana è concessa
  l'esenzione dell'IRAP per i cinque periodi di imposta successivi a
  quelli  in  corso al 31/12/03 sui redditi delle imprese  di  nuova
  costituzione operanti ed aventi sede legale in Sicilia'  .
   Il  contenuto  di  cui al precedente comma  1  è  una  misura  di
  carattere  generale, costituisce una misura di carattere generale,
  perché salverebbe il provvedimento dall'impugnativa europea;  così
  sostengono gli Uffici.
   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.48, è ripresa alle ore 18.56)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
   Si passa all'emendamento 12.3.

   MISURACA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MISURACA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  l'articolo  12
  parla  di  imprese di nuova costituzione; con questo  emendamento,
  intendo  estendere l'esenzione IRAP anche alle imprese  esistenti,
  limitando comunque l'esenzione a quella parte di reddito  prodotto
  nel  2004, in parte maggiore alla media dei redditi del 2001, 2002
  e 2003.
   Sostanzialmente, consentiamo delle condizioni di parità,  perché,
  se  prevediamo  l'esenzione per le aziende di nuova  costituzione,
  individuando intanto degli ambiti produttivi, con il secondo comma
  si  estende ad una platea infinita di beneficiari - pur  limitando
  il  fatturato  massimo a dieci milioni di euro -, abbiamo  in  tal
  modo creato delle condizioni di svantaggio rispetto alle imprese o
  agli  artigiani  che  intanto operano e hanno le  aziende  ubicate
  nella Regione siciliana.
   Ed  allora,  per  la parte di reddito che va riferita  ai  cinque
  esercizi  successivi al 2003, rapportata alla  differenza  con  la
  media  del  reddito degli esercizi 2001, 2002 e  2003  sulla  base
  imponibile,  la  differenza  fra  le  due  basi  imponibili  viene
  detassata  ai  fini IRAP. E' questo il senso del mio  emendamento:
  consentire condizioni di parità fra le aziende e fra gli artigiani
  che, altrimenti, si troverebbero in condizioni di disagio rispetto
  ad  aziende di nuova costituzione che vengono costituite a partire
  dal   2004   e  che  producono  negli  stessi  ambiti  e   settori
  d'intervento, ma che si trovano certamente svantaggiati.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  sull'emendamento  per esprimere una serie di  preoccupazioni,  non
  perchè  non  mi  ponga il problema di politiche a  sostegno  dello
  sviluppo  in  Sicilia,  ma  non vorrei  che,  in  nome  di  questo
  obiettivo, producessimo poi dei mostri che possono anche inficiare
  il   percorso   celere  che  ci  prefiggiamo   nell'approvare   la
  finanziaria entro il 31 dicembre 2003.
   La  ragione  della mia osservazione alla proposta  dell'onorevole
  Misuraca nasce dal fatto che noi siamo in presenza di una serie di
  strumenti  che  già  sono effettivi. Uno tra tutti  il  concordato
  preventivo, che consente alle imprese di stabilire in un  rapporto
  negoziale  con il fisco, le modalità e la quantità di reddito  che
  si  negozia  sulla base della media degli anni precedenti.  Questo
  concordato  preventivo - come l'onorevole Misuraca sa -,  è  stato
  esteso   con   la  finanziaria  che  è  all'esame  del  Parlamento
  nazionale.
   Insomma,  abbiamo,  da  un  lato, un  sistema  che  alle  imprese
  esistenti  stabilisce  modalità fiscali cosiddette  "agevolative",
  dall'altro  lato  vorremmo introdurre una  ulteriore  decurtazione
  dell'IRAP  sulla  quota regionale, sulla base della  dichiarazione
  del   concordato   preventivo,  che,  di  fatto,  costituisce   un
  meccanismo  che  impedisce la verifica del reddito  effettivamente
  prodotto.  Si  fa leva sul reddito dichiarato, che è semplicemente
  quello legato alla media degli anni precedenti.
   Considero  questo  un modo sbagliato di affrontare  il  tema  del
  sostegno  allo sviluppo, ed in questo concordo con la ratio  della
  norma. Per le imprese di nuova costituzione, il cui reddito non  è
  definito  perché  ci  sono alti costi di  avviamento,  si  abbatte
  l'IRAP  per  la  quota regionale come sostegno alle iniziative  di
  nuova  imprenditoria,  nel primo caso giovanile,  in  questo  caso
  estesa a tutti i soggetti al di là della fascia di età. Questo  sì
  che costituisce un modo per sostenere la nuova impresa
   Ma,  intervenire su strumenti regionali, su pratiche fiscali  che
  fanno  leva  su  politiche generali - ripeto,  una  tra  tutte  la
  politica  fiscale  introdotto dalla finanziaria  nazionale  -,  mi
  sembra un modo che ci porta direttamente verso un contenzioso  con
  lo  Stato  che  potrebbe  indurre il  Commissario  dello  Stato  a
  sollevare non poche obiezioni sulla effettiva natura di aiuto  che
  questa norma determina.

   MISURACA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MISURACA.    Signor   Presidente,   intervengo   per   illustrare
  l'emendamento  12.3  che ha una valenza di  carattere  prettamente
  tecnico. Il testo sostanzialmente rettifica il termine reddito,  e
  lo  rettifica correttamente perché, nella determinazione dell'IRAP
  non  si  mette  a  valore il reddito, bensì  la  base  imponibile;
  infatti, onorevole Cracolici, lei può avere imprese artigiane  con
  reddito  pari  a  cento, ma la base imponibile ai  fini  IRAP  può
  diventare  cinquecento, perché, nel calcolo della base  imponibile
  IRAP, lei computa anche gli interessi bancari, anche gli interessi
  passivi.
   L'emendamento da me presentato con il concorso degli  Uffici  del
  bilancio  consente  di  chiarire,  e  poi  rendere  effettiva,  la
  dichiarazione dei redditi.

   PRESIDENTE.   Comunico  che  è  stato  presentato  dall'onorevole
  Formica il sub-emendamento 12.3.2 all'emendamento 12.3.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  nuovamente  su  questa  materia perché la  reputo  uno  dei  punti
  centrali che caratterizzano questa manovra.
   Anticipo   che   sono  d'accordo,  in  parte,  con  l'emendamento
  dell'onorevole Misuraca. Noi più volte ci siamo posti il  problema
  degli  aiuti  differenziati e non abbiamo potuto fare  a  meno  di
  considerare   che  spesso,  come  del  resto  ha  fatto   rilevare
  l'assessore Pagano, nel passato in Sicilia nel settore degli aiuti
  alle imprese si è verificato il fenomeno del  mordi e fuggi'. Cioè
  quel  fenomeno  caratterizzato dalla peculiarità di 'predatori'  o
  comunque  di  imprenditori che venivano in Sicilia, non  solo  per
  cercare  di  creare  una nuova impresa, ma per  beneficiare  degli
  aiuti  che venivano garantiti a questa nuova impresa, creando,  di
  fatto, delle distorsioni di mercato e lasciando poi dietro  di  sé
  delle  persone  che  erano state illuse di  trovare  un  posto  di
  lavoro, ma che in realtà erano state lasciate sul lastrico,  senza
  una   occupazione  e  senza  la  possibilità  di   trovare   nuova
  occupazione.
   In   Commissione    Bilancio'  abbiamo  sollevato   il   problema
  proponendo di estendere a tutte le imprese, e non solo alle  nuove
  imprese,  questi  benefici, perché riteniamo  che  una  misura  di
  questo  tipo, interessando una vasta platea di attività, esistenti
  o  nuove  - ora dirò perché, quelle nuove hanno già degli aiuti  a
  parte  -,  evitava  una possibile distorsione  in  alcuni  settori
  peculiari  della  nostra  economia, come per  esempio  il  settore
  agroalimentare.  Cosa potrebbe accadere se in  Sicilia  arriva  la
  Parmalat,  che  è un gigante in questo settore? Ma  potrei  citare
  anche esempi di imprese estere, che vanno a competere, utilizzando
  questi  aiuti di Stato, con le nostre aziende siciliane,  creando,
  grazie  alle  capacità  ed  ai  mezzi  certamente  superiori,  una
  distorsione  di  mercato  che  danneggia  notevolmente  le  nostre
  imprese.
   Pertanto, sono d'accordo all'emendamento dell'onorevole Misuraca,
  cioè all'estensione dei benefici a tutte le imprese esistenti  per
  evitare  distorsioni  di  mercato,  con  l'esclusione  però  delle
  imprese del settore chimico e petrolchimico, perché non intendiamo
  incentivare settori inquinanti e che non hanno alcuna analogia con
  la   prospettiva   di  sviluppo  del  nostro  sistema   siciliano.
  Oltrettutto, è bene considerare che le nuove imprese  che  sorgono
  in  Sicilia beneficiano di tutte le leggi esistenti - dalla 488  a
  tutte le altre, chiamiamole così, di contrattazione territoriale -
  le  quali  prevedono un input per la formazione  e  l'avvio  delle
  nascenti attività imprenditoriali.

   ACIERNO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ACIERNO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di  là  delle
  perplessità  sollevate dall'onorevole Cracolici -  ma,  credo  che
  l'assessore  Pagano  prima della votazione dell'articolo  nel  suo
  complesso  darà delle risposte -, ritengo che non vi è dubbio  che
  una norma così scritta, per quanto si possa estendere la platea  a
  più  soggetti o limitarli ad alcuni, sicuramente è una  norma  che
  produce  minori  entrate,  quindi,  dovrebbe  essere  soggetta   a
  copertura finanziaria, cosa che nel testo dell'articolo 12 non  si
  evince.
   Stiamo  parlando  di IRAP e, giustamente, l'onorevole  Cracolici,
  che  ha  condiviso  con  il suo Gruppo nel  corso  dei  lavori  in
  Commissione,  come  tutti  i Gruppi parlamentari,  lo  spirito  di
  incentivare la creazione di nuove imprese, vorrebbe procedere.
   Ma,  c'è il rischio che il Commissario dello Stato impugni questa
  norma,  perchè  l'IRAP,  per quanto di competenza  della  Regione,
  rientra in un quadro più complesso di trasferimenti di fondi dallo
  Stato alla Regione.
   Allora,  credo  che questo è un passaggio che l'onorevole  Pagano
  chiarirà  all'Aula  prima che si voti questo  articolo  nella  sua
  formulazione. Per quanto attiene al sub-emendamento dell'onorevole
  Formica, non posso che essere d'accordo con lui. Deve esserci  una
  nuova   tendenza   nei   confronti   dello   sviluppo   di   nuova
  imprenditoria, cercando di rinunciare il più possibile a quel tipo
  di settori imprenditoriali che, comunque, pur rispettando le leggi
  (perché  non  si  può fare impresa se non c'è  il  rispetto  delle
  norme), sono un grosso rischio per ciò che concerne la salute  dei
  cittadini  e  la  salute  complessiva  del  territorio  nel  quale
  operano.  Pertanto,  esprimo  il  mio  parere  favorevole  al  sub
  emendamento 12.3.2 dell'onorevole Formica.

   LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo  al
  Governo  - considerato che dopo tanto tempo ha proposto una  norma
  chiarissima,  ha  portato  in  quest'Assemblea,  finalmente,   una
  politica  attiva  per  il lavoro -, che si  proceda  ad  approvare
  l'articolo  12  nella  sua formulazione  originaria,  al  fine  di
  evitare  complicazioni a chiunque possa trarre benefici da  questo
  articolo.
   Dovremmo  salutare con grande serenità, con grande  gioia  questa
  inversione di tendenza.

   PRESIDENTE.   Pongo   in   votazione  il  subemendamento   12.3.1
  all'emendamento 12.3.
   Il parere del Governo?

   PAGANO,  assessore  per  il bilancio e  le  finanze.  Mi  rimetto
  all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  il  sub  emendamento   12.3.2
  dell'onorevole Formica. Il parere del Governo?

   PAGANO,  assessore  per  il bilancio e  le  finanze.  Mi  rimetto
  all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi �� favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento 12.3 dell'onorevole
  Misuraca.
   Il parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 12.4 del Governo.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 12.1 degli onorevoli Forgione  e
  Liotta.
   Il parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 12 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico   che   è   stato  presentato  dall'onorevole   Speziale
  l'emendamento  aggiuntivo  A.156  riguardante  la  stessa  materia
  dell'articolo 12.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, durante i lavori in Commissione  si
  era  deciso di autorizzare l'IRAP come una delle leve che potevano
  in  qualche modo incentivare lo sviluppo e l'occupazione;  ma  non
  poteva  certamente essere l'unica misura quella che  adesso  viene
  emendata dall'onorevole Misuraca.
   Noi  pensiamo che ci debba essere un complesso di misure che,  in
  una  fase  in  cui  c'è  una  profonda  stagnazione  nella  nostra
  economia, permetta un rilancio, sia economico che occupazionale. E
  una  sola  misura non è assolutamente sufficiente. Tanto  meno  le
  misure  che  prevediamo in questa finanziaria, di per sé,  possono
  costituire in alcun modo un volano per l'economia.
   Ecco  perché ho presentato un emendamento aggiuntivo che tende  a
  stimolare l'occupazione e a dare un beneficio alle aziende che già
  operano  nel  territorio  siciliano con un  numero  di  dipendenti
  inferiore a quindici. Se queste aziende procedono ad un  piano  di
  occupazione, possono avere una riduzione dell'IRAP pari al 50  per
  cento,   che   è   altra  cosa  rispetto  alle  ipotesi   avanzate
  all'articolo  12  in  cui  si  dà una riduzione  dell'IRAP  per  i
  prossimi  cinque  anni alle nuove aziende che si costituiscono  in
  Sicilia.
   Pertanto,  ritengo  che le due misure possano  integrarsi  in  un
  programma  organico  di  intervento, e non  mi  spiego  perché  il
  Governo  dà  il parere contrario ad un provvedimento che  potrebbe
  essere  utile  soprattutto per il settore della  piccola  e  media
  impresa, che in qualche modo agevole l'occupazione.
   Quindi,  invito i colleghi, anche la maggioranza,  ad  apprezzare
  l'emendamento.

   FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo  il  mio
  voto  favorevole all'emendamento dell'onorevole Speziale.  Ritengo
  che  l'atteggiamento dell'assessore Pagano si stia dimostrando nel
  corso  dei lavori piuttosto altalenante, sembra che manifesti  una
  sorta  di  repulsione  per  ogni normativa  che  miri  all'aumento
  dell'occupazione e del lavoro.
   Tutto ciò spiegherebbe anche la sfuriata, con abbandono del campo
  di  battaglia e dei banchi del Governo, stamattina, quando è stato
  approvata  la norma che estende la platea dei lavoratori  LSU  che
  mirano alla stabilizzazione.
   Insomma  stiamo,  l'onorevole Speziale propone  di  estendere  la
  norma   ad   aziende  che  abbiano  meno  di  15  dipendenti   per
  incrementare e favorire l'occupazione.
   Onorevole  Assessore,  mi  è difficile  comprendere  perché  ogni
  qualvolta si voglia attribuire una lira ad un'impresa al  fine  di
  estendere  l'occupazione,  lei esprima  parere  contrario,  quando
  ritengo  sia  necessario assegnare delle somme  alle  imprese  per
  favorirle,  a  prescindere dal fatto che  tali  somme  servano  ad
  incrementare   l'occupazione.  Non  comprendo,   infatti,   perché
  dovremmo  aiutarle, se non proprio per estendere la loro  capacità
  produttiva   e   quindi   favorire  un  processo   di   incremento
  occupazionale.
   Lei, invece, si dichiara contrario e lo fa con una cattiveria che
  nemmeno i vecchi padroni delle ferriere avrebbero dimostrato
   Credo  che  questo emendamento, in una Regione  dove  il  tessuto
  produttivo  è  costituito, per la gran parte, da piccole  e  medie
  aziende  - e guardate che non vi propongo alcun subemendamento  di
  carattere  ipersindacalista che proporrebbe,  comunque,  che  tali
  somme  vengano finalizzate al rispetto delle normative sul lavoro,
  fatto  che  potrebbe addirittura apparirvi di natura  sovietica  -
  ritengo che una norma che favorisce le piccole imprese con meno di
  15  dipendenti,  che incrementano l'occupazione e soltanto  quelle
  imprese, sia una norma di buon senso.
   Il  fatto  che vi ostiniate, signori del Governo, ad  opporvi  ad
  ogni  finalità  sociale del denaro assegnato agli imprenditori,  è
  davvero intollerabile e non vi fa certo onore.

   CINTOLA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,    onorevole
  Speziale,  forse  non  ho ben  compreso e  vorrei  chiarimenti  in
  merito.  Credo  che qualsiasi impresa di nuova costituizione,  sia
  essa composta da 10, 13 o 14 dipendenti paga l'Irap, come tutte le
  imprese di nuovo investimento, mi chiedo perché limitarla al 50%.

   SPEZIALE. Si riferisce ad imprese già esistenti?

   CINTOLA. Mi permetta di concludere, onorevole Speziale. Mi chiedo
  come  si  possa  scrivere, cito testualmente:    per  tre  periodi
  successivi all'anno 2003 l'Irap è ridotta al 50%'. Quando potremmo
  accorgerci che le aziende hanno proceduto all'assunzione di  nuovo
  personale? Alla fine dei tre periodi, cioè nel 2004?
   Come   è  possibile  collegare  tecnicamente  l'emendamento  alla
  fattibilità dell'emendamento stesso?
   Se  dobbiamo  fare  l'accertamento nei  tre  periodi  successivi,
  allora, lo faremo alla fine del 2005 o addirittura nel 2006.
   Riterrei  opportuno, quindi, modificare l'emendamento.  Oggi,  ho
  accettato  l'emendamento dell'onorevole  Misuraca  così  come  era
  stato   presentato   con   grande   sofferenza,   vista   la   sua
  farraginosità, tuttavia questo non posso accettarlo, perché  è  in
  contrasto con quanto ha chiesto l'Associazione degli industriali e
  con quanto era stato stabilito in Commissione 'Bilancio'.

   ODDO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a mio avviso risulta
  incomprensibile  il  modo  in  cui il  Governo  attenziona  questo
  emendamento, sia per il riflesso che esso potrà avere dal punto di
  vista  dell'impatto finanziario, sia per il fatto che  l'esenzione
  totale concerne soltanto le imprese di nuova costituzione.
   Non  guardiamo,  invece,  ad  un  aspetto  che,  secondo  me,   è
  assolutamente  importante, cioé quello  che  questo  Parlamento  e
  questo  Governo possono convincersi che l'emendamento  è  positivo
  per quanto concerne le imprese esistenti.
   Se  andiamo  avanti  così, ci convinciamo  che  l'esenzione,  per
  quanto  concerne le nuove imprese, vuol dire guardare  ai  settori
  produttivi,  con  l'auspicio e comunque, con  la  convinzione  che
  incrementeremmo l'occupazione in Sicilia in maniera rilevante.
   Mi pare che, tutto sommato, non sia così.
   Non  è  vero,  infatti, che - se facciamo la sola  esenzione  per
  quanto concerne le nuove imprese che andranno ad insediarsi  nella
  nostra  Regione -  comunque, abbiamo dato seriamente uno strumento
  in  grado  di  incrementare l'occupazione in  Sicilia:  è  inutile
  ripetere che evidentemente c'è tanto bisogno perché la percentuale
  di   disoccupati  è  molto  elevata  rispetto  anche  alla   media
  nazionale.
   Mi  permetto di dire che l'assessore Pagano dovrebbe un  po'  più
  attenzionare l'aspetto che riguarda anche i riflessi relativamente
  all'impatto  finanziario.  Esso,  infatti,  mi  sembra  modesto  e
  invece,   l'automatismo  che  si  va  ad  innescare,   mi   sembra
  assolutamente   interessante  perché  dà  la  possibilità,   senza
  complicarci  la  vita,  di  fare in  modo  che  chi  assume  nuovo
  personale per tre periodi (si potrebbe dire, addirittura, che  per
  questi  tre  periodi quel personale è inamovibile, ma  non  voglio
  andare ad interpretazione e forzare), usufruisca dell'abbattimento
  del 50 per cento dell'IRAP.
   Non  mi  pare  che,  così come è scritto, possiamo  procedere  ad
  interpretazione  di  chi sa quale natura. Il  meccanismo  mi  pare
  chiaro.  La  scelta  è mirata essenzialmente a produrre  veramente
  possibilità   che   piccole  imprese,  con  al  massimo   quindici
  dipendenti  (si dà anche un segnale alla piccola impresa  diffusa,
  alla  piccola  impresa siciliana) di potersi meglio organizzare  e
  perché  no,  di  poter  avere  un  incentivo  ad  assumere   nuovo
  personale.
   Magari,  guardate questo personale potrà essere pure assunto.  Ma
  voi sapete come?
   Non  vorrei introdurre il problema di cosa significhi  il  lavoro
  nero  per  le  piccole imprese. Ma guardate che, anche  da  questo
  punto  di vista, mettere in campo incentivi, automatismi di questo
  tipo  per  permettere  nuove assunzioni,  può  anche  limitare  il
  fenomeno del lavoro nero.
   Capisco  che  dirlo,  evidentemente, può sembrare  esagerato,  ma
  credo  che  anche  una  ricaduta positiva in  questa  direzione  è
  possibile che accada.
   Allora,   concludo,  signor  Presidente,  dicendo  che  mi   pare
  opportuno   e   ragionevole   che  il   Governo,   nella   persona
  dell'Assessore  per il bilancio e le finanze valuti  meglio  quali
  siano   le   ricadute   e  l'impatto  finanziario   e,   dopo   un
  approfondimento  -  che credo possa essere anche  legato  a  pochi
  minuti -, si possa serenamente decidere, unitariamente, di mettere
  in campo quest'altro strumento.

   CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRISAFULLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Assessore,  ritengo  che il significato della norma  debba  essere
  apprezzato. Mi pare di poter dire, però, che esso è manchevole  di
  alcuni  aspetti.  Questa  mancanza  serve  a  creare  -  lo   dico
  oggettivamente - una disparità visibile di trattamento fra  chi  è
  attualmente  nel  mercato e chi nel mercato dovrebbe  esserci  dal
  prossimo anno in poi.
   Per  capire:  un'industria che opera nel  2003  e  che  fa  nuove
  assunzioni  non viene adeguatamente supportata rispetto  a  questa
  stessa  realtà che comincia col 2004. Credo che se noi colleghiamo
  ciò  all'emendamento dell'onorevole Speziale, il risultato sia che
  chiunque faccia nuove assunzioni, abbia una possibilità di sgravio
  del 50%, per intero potrebbe essere lo stesso...

   CINTOLA. Basterebbe una nuova assunzione?

   CRISAFULLI.  Se  si  tratta  di  aziende  al  di  sotto  dei   15
  dipendenti,  basta  anche una. Credo che tutto  ciò  consentirebbe
  un'espansione dell'occupazione. Per quanto mi riguarda,  onorevole
  Cintola, sono dell'opinione che possiamo operare una scelta ancora
  più  coraggiosa:  oggi, siamo qui riuniti e fra  poco  discuteremo
  relativamente  alla  zona  franca sugli  investimenti  finanziari;
  qualcuno  mi  dovrà  spiegare perché per  le  aziende  finanziarie
  dobbiamo  creare la zona franca e non possiamo, invece, realizzare
  un'area in cui si fa un investimento produttivo, un'area che  crea
  occupazione  ed  ancora  perché le stesse aziende  che  operano  e
  creano  nuove occupazioni non possano automaticamente accedere  ad
  un  meccanismo  di  sgravio fiscale nei confronti  dello  Stato  e
  dunque della Regione siciliana.
   Se  questa è una filosofia a cui vogliamo accedere, credo che sia
  una  scelta  intelligente. Non dico che la norma, così com'è,  non
  funziona,  ritengo che essa, così com'è, deve essere integrata  da
  una  visione  più  ampia considerato che in  Sicilia  abbiamo  una
  situazione  anomala e che tale anomalia è legata  alla  legge  30,
  onorevole  Cintola, una legge che ha promesso non mi  ricordo  più
  quanti sconvolgimenti occupazionali.

   CINTOLA.  Ed  ha  prodotto circa 400 miliardi di debiti  che  non
  abbiamo pagato

   CRISAFULLI. Onorevole Cintola, mi permetta di aiutarla in  questo
  sforzo.  Abbiamo  soppresso la legge 27 che  funzionava  per  fare
  questo  capolavoro della legge 30; abbiamo istituito con la  legge
  30  un  automatismo che stabilisce che se entro 45 giorni  non  si
  rispondeva,   si  attivava  un  meccanismo  con  l'INPS;   abbiamo
  soppresso  il  meccanismo  dell'automatismo  e  la  legge  30  non
  funziona   e   le  autorizzazioni  non  arrivano.  Dopodiché,   ci
  ritroviamo un settore, che è quello dell'occupazione, della  nuova
  occupazione,  della nuova possibilità di lavoro che è impantanato,
  avendo accumulato circa 400 miliardi di debiti, senza che si siano
  fatte   le   istruttorie  definite,  per  cui  la   Regione,   nei
  fatti,dichiara che incentiverà le nuove occupazioni ma, in verità,
  non è così.
   Quanto scritto nell'articolo 12 è una filosofia che ritengo possa
  essere utilizzata più articolatamente per consentire che le  nuove
  occupazioni  abbiano una detrazione automatica e  per  mettere  le
  aziende  in  condizione di potere contare  su  un  meccanismo  che
  consenta  allo Stato di pagare meno ed avere maggiori agevolazioni
  per gli investimenti, tanto più se ciò sarà finalizzato alla nuova
  occupazione.
   Pertanto,    non    soltanto    mi    pronunzio    favorevolmente
  all'emendamento dell'onorevole Speziale, ma credo che debba  farlo
  anche  il  Governo e lo invito, se mi è consentito,  a  riflettere
  sulle  argomentazioni  addotte che possono,  sicuramente,  aiutare
  tutti  noi e a fare una norma organica che ci consenta di  avviare
  un nuovo processo di aiuti all'imprenditoria nella nostra Regione.

   ACIERNO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a  contenere  i  tempi.
  Onorevole Acierno, ha facoltà di parlare.

   ACIERNO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo di  essere
  sempre rispettoso dei tempi regolamentari, però, considerato  che,
  alla fine, il lavoro che si produce in Commissione, risulta vano -
  mi  riferisco in particolare a questo articolo che era un articolo
  di iniziativa parlamentare, ma non della maggioranza parlamentare,
  di  tutto il Parlamento - ora, a mio avviso, stiamo ritornando  ai
  vecchi schemi, col gioco del primo della classe
   Quando  viene  proposto un emendamento come quello dell'onorevole
  Speziale, intanto, credo che sia  un incentivo a non fare crescere
  le imprese. Infatti, chi ha una impresa con 15 dipendenti o fino a
  15  dipendenti,  con  una norma di questo tipo,  sicuramente,  non
  procederà a creare nuovi posti di lavoro, considerato il fatto che
  fino  a  quando  rimarrà  con  15 dipendenti  per  tre  anni  avrà
  l'esenzione al 50 per cento dell'IRAP.
   Il  problema  é  un altro: abbiamo idea di quanto  incide  l'IRAP
  sull'imposizione fiscale di una impresa?
   Mi  sembra, quasi, di trovarmi nella regione Lombardia,  dove  la
  piccola  e  media  impresa ha un fatturato  intorno  ai  40  o  50
  miliardi, ma ritengo che noi siamo sempre il Parlamento siciliano,
  se  nel  frattempo  la  terra non ha girato in  un'altra  maniera,
  quindi,  stiamo  discutendo  del  4,25  per  cento  su  una   base
  imponibile calcolata tra le entrate e i costi compresi quelli  del
  personale, stiamo parlando di numeri microscopici, non vi é dubbio
  che  sicuramente qualunque incentivo dato all'impresa è sempre  un
  incentivo,  ma abbiamo appena approvato l'emendamento 12.3  con  i
  relativi subemendamenti che recano che tutte le imprese, con mezzo
  dipendente  o  50 mila dipendenti, già esistenti,  quindi  non  di
  nuova  istituzione, sulla base dei calcoli degli ultimi  tre  anni
  rapportati al 2004 hanno l'esenzione dell'IRAP.
   Allora,  onorevole Speziale, lei è una persona di buon senso;  se
  questo è il gioco a fare il primo della classe, lei ha giustamente
  il  dovere di farlo se lo vuole, ma poiché quanto da lei  previsto
  soltanto  per  le  aziende  fino a 15  dipendenti,  invece,  viene
  applicato  anche  per le aziende che hanno più di  15  dipendenti,
  ritegno  che  il suo sia un emendamento riduttivo per lo  sviluppo
  dell'impresa  in  Sicilia e la invito, per la  saggezza  che  l'ha
  sempre contraddistinta, a ritirarlo.

   FLERES. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FLERES.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò telegrafico,
  in  quanto  condivido  molte  delle osservazioni  testé  formulate
  dall'onorevole Acierno. Desidero sottolineare soltanto un  aspetto
  che  non  è  emerso  in  questo dibattito: stamattina  il  Governo
  annunziava l'esigenza di predisporre un testo quadro in materia di
  lavoratori socialmente utili.
   Devo ammettere che, mentre stamattina sostenevo l'opportunità  di
  intervenire  nelle  more delle predisposizione  di  questo  testo,
  questa sera, relativamente alla questione che stiamo discutendo  e
  all'emendamento   dell'onorevole  Speziale,   sostengo   la   tesi
  esattamente inversa.
   Sul   tema   dell'esenzione  fiscale  credo  che  sia   opportuno
  predisporre  un  testo organico che complessivamente  riordini  la
  materia,    anche    perché    essa,    nell'impostazione     data
  nell'emendamento   dell'onorevole   Speziale,   introduce   alcuni
  elementi estremamente interessanti.
   Non   sono   sicuro  che  questo  tipo  di  intervento  favorisca
  l'obiettivo  che  si  prefigge l'onorevole Speziale  ma  non  sono
  sicuro del contrario; dico però che attorno al tema dell'esenzione
  fiscale  o  della riduzione dell'imposta ruotano  altri  temi  che
  riguardano  l'emersione del lavoro nero, l'emersione dell'evasione
  fiscale, l'incentivazione nell'attività di insediamento produttivo
  in Sicilia, gli aiuti che vengono disposti a favore delle attività
  produttive,  quindi, ora più che mai, ritengo  sia   opportuno  un
  intervento  quadro in materia di esenzione fiscale o di  riduzione
  fiscale,  proprio  perché è opportuno leggere,  nel  suo  insieme,
  tutte  queste  misure,  andando ad  individuare  gli  aspetti  più
  rilevanti ai fini di un aumento della appetibilità ad investire da
  parte  della nostra Regione, un aumento degli interventi a  favore
  delle   attività   produttive  della  nostra   Regione   e   dell'
  occupazione.
   Mi   permetto   di   esprimermi  in  maniera  negativa   rispetto
  all'emendamento  dell'onorevole  Speziale  non  perchè   consideri
  negativo  di  per  sè il tipo di intervento che egli  propone,  ma
  perchè  richiede una più complessiva valutazione, anche alla  luce
  di  un  dato:  oltre  il 75,77 per cento delle  imprese  siciliane
  hanno un numero di dipendenti inferiore a 15 e, dunque, non è vero
  che   l'impatto  economico  è limitato rispetto al bilancio  della
  Regione; rispetto ad esso, è  consistente  e, di contro, a  fronte
  di  questo  impatto  finanziario non secondario,  non  esiste,  al
  momento, una pari garanzia relativa alla opportunità e all'effetto
  di   natura   occupazionale  che  la  misura  stessa  verrebbe   a
  determinare.

    CATANIA FRANCO . Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CATANIA  FRANCO . Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  credo
  che  questo  articolo contribuisca e contribuirà  a  creare  delle
  disparità tra le aziende che esistono, già consolidate, e   quelle
  che  nasceranno  in  virtù del fatto che,  probabilmente,  possono
  prendere  questi benefici  attraverso la nascita di nuove aziende:
  "fatta la legge, trovato l'inganno"
   Penso che forse il Governo abbia chiaro che tante aziende saranno
  costrette  a chiudere e, probabilmente, si ricicleranno diventando
  nuove. Mi riferisco a  quello che si è fatto negli ultimi anni (io
  ho  cercato di intervenire poco su questo argomento), all'articolo
  10  della  legge 27, in base alla quale  praticamente  le  aziende
  hanno assunto con la promessa di avere dei contributi che non sono
  mai  stati  dati  e  il  Governo si è difeso sostenendo  che  tali
  contributi  non  potevano essere erogati  in  quanto  la  Comunità
  Europea  affermava  che ledevano il principio di  concorrenza  con
  gli altri Paesi della Comunità.
   Ebbene, poi, successivamente è stata fatta la legge numero 30 per
  sopperire appunto a queste difficoltà. Nella legge numero  30  non
  vengono messi stanziamenti da circa due, tre anni e questo porterà
  inevitabilmente  le  aziende a chiudere.  Le  aziende  chiuderanno
  perchè  il  Governo prende in giro i siciliani, in  quanto  fa  le
  leggi  e non predispone i finanziamenti per far fronte all'impegno
  che ha assunto nei loro confronti.
   Sentivo dire in televisione, l'altro ieri, che la Sicilia  ha  il
  primato  negativo  di avere molta disoccupazione  e  io  ringrazio
  tutti quelli che si attrezzano per poter lavorare, anche non messi
  in  regola, perchè  sostengono l'economia di questa Sicilia e  non
  questo  Governo che fa di tutto per affossarla, in quanto  non  ha
  fatto  alcunchè per gli imprenditori e - lo ripeto -  sta  facendo
  chiudere tutte le aziende.
   E' inutile che fate un provvedimento che è solo di appannaggio  e
  poi  nulla darà, in quanto  volete che le aziende chiudano  perchè
  si riaprano quelle nuove.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente,  devo dire che vorrei limitare  il
  mio  intervento semplicemente ad alcune considerazioni, già svolte
  anche  da  parte  dell'Assessore per il bilancio,  in  riferimento
  all'articolo ed all'emendamento presentato dal collega Speziale.
   Il  Gruppo  dei DS, e con esso il centrosinistra, ha  cercato  di
  proporre una serie di strumenti a sostegno dello sviluppo, uno tra
  questi  l'IRAP, non solo per l'assunzione del personale  ma  anche
  per l'introduzione di un prestito d'onore in Sicilia; insomma,  un
  pacchetto di iniziative che sostenga l'occupazione e lo sviluppo.
   Nel  merito - lo dico al collega Acierno e all'Assessore  per  il
  bilancio,  che  era  consenziente rispetto alle  affermazioni  del
  collega  Acierno - l'emendamento approvato dell'onorevole Misuraca
  si  limita ad esentare dal pagamento IRAP la quota aggiuntiva alla
  crescita  rispetto alla media 2001-2003. Quindi  non  si  paga  la
  parte  di  IRAP  sulla quota aggiuntiva del reddito  prodotto  nel
  2004.
    L'emendamento Speziale afferma l'abbattimento dell'IRAP  dovuta,
  non  in funzione della crescita del reddito, ma del reddito  tutto
  prodotto  per  l'anno 2004,  per le imprese che assumono  sotto  i
  quindici dipendenti.
   Voglio  ricordare  a  chi  afferma  che ciò  provoca  una  minore
  entrata  del  bilancio della Regione che,   se  viene  assunto  un
  lavoratore  dipendente  in  un'impresa, questi  paga  regolarmente
  l'IRPEF,  l'IRPEF  viene riscossa dalla Regione siciliana.  Forse,
  altro  che minori entrate  L'assunzione di nuovo personale produce
  maggiori  entrate  per la Regione dal punto  di  vista  fiscale  e
  determina  una  condizione di maggiore benessere per  chi,  magari
  oggi lavora in  nero e domani potrà avere un'assunzione stabile  e
  indeterminata.

    RAITI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    RAITI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  apporre   la   firma  all'emendamento  Speziale   perchè   ritengo
  assolutamente fondate  le motivazioni addotte dai colleghi che  mi
  hanno preceduto che sostengono questo emendamento.
   Non  posso  fare a meno di richiamare l'attenzione dell'Assessore
  per  il  bilancio e quella sua, signor  Presidente, sui  risultati
  del  rapporto della Fondazione Curella, alla cui presentazione lei
  ha  ieri   partecipato. In tale rapporto si  afferma   chiaramente
  che,  nell'anno che sta per chiudersi,  lo sviluppo  della  nostra
  Sicilia è  assolutamente regredito rispetto al passato.
   Abbiamo un incremento del prodotto interno lordo pari all'uno per
  cento e chi,  in questa Regione,  produce reddito, soprattutto  le
  piccole  e  medie imprese che sono la maggior parte - lo  sappiamo
  tutti  -  del  tessuto produttivo siciliano, cioè  a  dire  quelle
  imprese  che  hanno  meno di quindici lavoratori,  sono  quasi  il
  novanta per cento del settore produttivo. Tali imprese, secondo il
  rapporto Curella, sono cresciute dello 0,5 per cento, cioè  ancora
  meno  rispetto  a  quello che è stato il trend  già  minimo  della
  crescita del prodotto interno lordo della Sicilia.
   Allora  è  chiaro  che  un emendamento  di  tal  fatta  va  nella
  direzione  auspicata:  quella  di  innescare,  per  quello  che  è
  possibile   (capiamo  tutti,  infatti,   che   l'incentivo   della
  riduzione  del  cinquanta per cento dell'IRAP  non  è  una  grande
  cosa), che sarebbe opportuno - come sosteneva l'onorevole Fleres -
  fare  una legge ad hoc che disciplini in maniera organica tutti  i
  possibili  incentivi  a  quelle  imprese  che  producono   e   che
  dovrebbero  far sviluppare l'economia in Sicilia, sapendo  che  il
  ragionamento   fatto  dall'onorevole  Cracolici  è   assolutamente
  condivisibile  perché,  creando occupazione, creando l'incrementoi
  del  prodotto  interno  lordo, si ha un aumento  delle  tasse  che
  vengono  riscosse in Sicilia, un aumento dei prelievi sul  reddito
  imponibile.
    Questo emendamento certamente va nella direzione auspicata che è
  proprio  quella di dare un incentivo a chi assume. Quindi oltre  a
  dare un volano di sviluppo, cosa  che viene fatta complessivamente
  con  l'articolo,  lega  tale  volano anche  all'occupazione,  dato
  assolutamente  importante che tra l'altro mette insieme  anche  le
  esigenze   previste  dall'emendamento  presentato   dall'onorevole
  Forgione  che vorrebbe, appunto,  -   così come ci ha  spiegato  -
  legare  la  possibilità  di  esenzione Irap  alla  possibilità  di
  incremento occupazionale.
   Ritengo  -  ripeto -  che questo emendamento metta insieme  tutte
  queste  esigenze. Certamente non è esaustivo di tutto ciò  che  si
  potrebbe fare nella materia,  ma è un segnale positivo, è un passo
  avanti  che  non produce spese,  che,  a fronte di minori  entrate
  immediate,  certamente nel medio e lungo periodo produce  maggiori
  entrate alla Regione.
    Per tale motivo,  auspicherei che il Governo lo facesse proprio.
  Se  riteniamo che questo emendamento produca i risultati  sperati,
  a  fronte del fatto che nessuno vuole fare il primo della  classe,
  sarebbe  giusto  -  ripeto -  che il Governo  lo  recepisse  e  lo
  facesse proprio,  in modo tale da approvarlo e da dare quanto meno
  un  segnale assolutamente positivo a coloro i quali si sforzano di
  fare occupazione e di creare sviluppo in questa Terra.

    PRESIDENTE   Comunico che è stato presentato  il  subemendamento
  A.156.1  a  firma degli onorevoli Speziale e Oddo, all'emendamento
  A156, dell'onorevole Speziale.

    PAGANO    assessore   per il bilancio e le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

   PAGANO,   assessore   per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente,  questo emendamento certamente è demagogico,  non  può
  essere  accettato, anche perché finora abbiamo  assistito  ad  una
  vera  e propria aggressione con termini che non si usavano nemmeno
  negli anni '70, '80, adesso usare demagogico pure per l'ex partito
  comunista,  evidentemente,  è diventato un problema. Ne  prendiamo
  atto.
   La norma non può essere approvata.
     Primo  perché non è  assolutamente praticabile. Per tre periodi
  successivi  all'anno  2003  bisognerebbe  misurare  il  numero  di
  dipendenti, realizzare la base imponibile, comunicarla all'Agenzia
  delle  entrate  attraverso  la dichiarazione  dei  redditi  in  un
  periodo  successivo al 2006, dopodiché la stessa  dovrebbe  essere
  oggetto di una verifica  di base imponibile e da qui le imposte da
  pagare
    Mi pare che più macchinoso di così non potrebbe essere
     Secondo: la norma è superata dal sub emendamento dell'onorevole
  Misuraca.  Là,  in  maniera chiara,  è stato  detto  che  la  base
  imponibile che trovi un incremento (e la base imponibile è la base
  su cui viene calcolata l'Irap) rispetto ad un parametro iniziale -
  che  adesso non ricordo quale sia, ma che certamente era anteriore
  all'entrata  in vigore della legge-  diventava elemento  per  dare
  una  concessione  ed  in questo caso una esenzione  di  tasse,  di
  imposte al contribuente.
     Terzo:  noi  non  possiamo concedere,   come  Governo,   parere
  favorevole su un qualcosa che non è definito in termini  di  massa
  finanziaria,    perché   un   conto   è   la   nuova    iniziativa
  imprenditoriale, un conto è la massa finanziaria che deriva da  un
  qualcosa  che ancora non sappiamo quantificare o che non siamo  in
  condizioni di quantificare;  per cui un Governo che deve  misurare
  le  uscite della sanità sulla base dell'IRAP,  perché l'IRAP serve
  a questo,  non può che dare parere negativo su questa norma.
    Dopodiché lei,  onorevole Speziale,  potrà dire tutto quello che
  vuole,  potrà  esprimere  tutti i suoi giudizi,   anche  saccenti,
  rimane il fatto che la norma come minimo è inadeguata.
    Pertanto, signor  Presidente,  esprimo parere contrario anche al
  sub emendamento.

   PRESIDENTE. Onorevole Speziale soltanto sul piano tecnico  vorrei
  che  si individuasse una soluzione a questo problema. Assumono due
  dipendenti, e se fossero tre? Aggiungiamo la parola "almeno".
   Pongo  in  votazione  il sub emendamento  A156.1,  sul  quale  il
  Governo  già espresso parere contrario.
   Il parere della Commissione?

    SAVONA  vicepresidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                        (Non è approvato)

    Pongo   in   votazione   l'emendamento   A.156   a   firma
    dell'onorevole Speziale.

    CRACOLICI    Chiedo  che  la  votazione  avvenga   per.scrutinio
  segreto.

    PRESIDENTE  E' da precisare che, essendo stato votato l'articolo
  12 con i subemendamenti, questo è un articolo aggiuntivo.

                        Sull'ordine dei lavori

    ACIERNO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  fare  un
  intervento sull'ordine dei lavori. Siccome è stato stabilito ormai
  dalla  prassi  di quest'Aula, in questa sessione di bilancio,  che
  gli  articoli  aggiuntivi  li  trattiamo  alla  fine,  dopo  avere
  esaurito il testo, se questo è articolo aggiuntivo,  io chiedo che
  venga  accantonato  e  che venga trattato  insieme  agli  articoli
  aggiuntivi.

   PRESIDENTE. Onorevole Acierno, siamo all'articolo 12 bis,  poichè
  l'articolo   12  è  già  stato  votato.  Stamani  due  emendamenti
  dichiarati  aggiuntivi,  compreso questo dell'onorevole  Misuraca,
  sono stati votati contestualmente all'articolo 12. Lei può parlare
  quindi  soltanto  sull'articolo aggiuntivo contrassegnato  con  il
  numero  A.156.

    ACIERNO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO  Chiarito il problema di ordine dei lavori, dichiaro  il
  voto  contrario  all'articolo aggiuntivo  a  firma  dell'onorevole
  Speziale.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    PAGANO   assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

   Votazione   a   scrutinio   segreto   dell'emendamento   articolo
  aggiuntivo A.156

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio   segreto
  sull'emendamento articolo aggiuntivo A.156.
   Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde;  chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene  preme
  il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                           Risultato della votazione

    PRESIDENTE  Proclamo l'esito della votazione:

   Votanti            72
   Maggioranza        37
   Favorevoli         29
   Presenti           72
   Contrari           43

                           (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Si passa all'articolo 13, in precedenza accantonato.

    SAMMARTINO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SAMMARTINO  Signor Presidente, ritorno a sollecitare l'assessore
  Pagano  sulla  rivisitazione della stesura di questo  articolo  in
  funzione di un allargamento dei provvedimenti previsti all'interno
  e  delle  relative agevolazioni in funzione dei servizi finanziari
  ed  assicurativi,  così  come  dissi in  occasione  del  dibattito
  generale,  ritengo da questo punto di vista che l'articolo  in  sé
  dal  titolo   Centro  euro-mediterraneo di servizi  finanziari  ed
  assicurativi , che ha peraltro un precedente di applicazione nella
  città   di   Trieste   con  una  specificità  territoriale   molto
  particolare  sotto  questo profilo, lo ritengo  insufficiente  per
  rispondere  alla  situazione  economica,  alla  realtà  economica,
  politica che esprime la Regione Sicilia.
   E  sotto  questo profilo invito l'assessore Pagano a prendere  in
  considerazione  l'emendamento  da  me  presentato,   che   prevede
  l'estensione   della    zona  franca'  alle  attività   economiche
  generalmente intese.
   C'è  un  altro  emendamento da me presentato in  occasione  della
  presentazione

    CRACOLICI  Ed allora perchè è stato considerato aggiuntivo?

    SAMMARTINO   E' in parte sostitutivo ed in parte  aggiuntivo,  e
  forse,  visto che è un emendamento aggiuntivo, ancora non è  stato
  distribuito in quanto il dibattito si svilupperà in coda.
   Ad  ogni  modo, entrando nel merito del mio emendamento,  esprimo
  una   considerazione  di  ordine  politico,  economico  ed   anche
  culturale dicendo che prevedere una norma del genere dimostrerebbe
  grande coraggio di cui sono pronto a darle atto, onorevole Pagano,
  così  come  per altre norme previste in seno a questa  manovra  di
  bilancio,  come  quelle  relative alla nuova  imprenditoria,  alla
  imprenditoria giovanile.
   Bene,  a  me  non interessano le questioni di lana caprina  sulla
  imprenditoria  giovanile e femminile e via  di  seguito,  però  mi
  interessa  specificare  e mettere al centro  del  dibattito  tutta
  quella serie di provvedimenti che cercano di agire in favore di un
  modello   di   sviluppo  economico  che  la  Sicilia   può   anche
  autodeterminare a partire dalle competenze che le  derivano  dallo
  Statuto  che, a mio modo di vedere, è ancora strumento  di  grande
  rilancio, di grande spessore politico e amministrativo.
   Sotto  questo  profilo, estendere la  zona franca' alle  attività
  economiche  generalmente intese ritengo sia  strategico  anche  in
  termini  politici e strumento proprio per rispondere alle esigenze
  dell'economia siciliana. Lucrare invece o riservarsi una quota  di
  reddito   che  deriva  dalle  attività  finanziarie,  quindi   non
  dall'economia reale, ma dall'economia speculativa è altra cosa
   Ritengo,  ripeto,  che  questo sia  un  passaggio  coraggioso  ma
  richiede  un  ulteriore  atto di coraggio. Estendiamolo  alle  tre
  province  maggiori che esprimono anche una realtà economica  forte
  come  Catania,  Messina  e Palermo, ma prevediamolo  per  l'intera
  attività economica non solo per le attività finanziarie.
    D'altra parte c'è un precedente: l'istituzione della zona franca
  nella provincia di Messina, risalente al 1952, che per mancanza di
  volontà  politica non ha mai ottenuto il passaggio successivo  dei
  decreti  di  attuazione.  Bene, si dimostri  questo  coraggio;  si
  dimostri  la  capacità  di superare un po' la  tendenza  economica
  generale a favorire le attività lucrative di ordine finanziario  e
  si  risponda  in termini concreti, anche moralmente  solidi,  alla
  esigenza  di  sviluppo equilibrato in cui la Sicilia  si  dimostri
  centro e ponte tra il Mediterraneo e l'Europa.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    SPEZIALE  Signor Presidente, la ringrazio. Io, come lei sa,  nel
  corso della riunione dei Capigruppo avevo chiesto che questa norma
  venisse  stralciata. Mi veniva difficile esprimere la mia proposta
  in  quella  sede  perchè  non  volevo assolutamente  offendere  il
  proponente ma,adesso, in Aula, mi tocca esprimere compiutamente il
  mio pensiero.
    Trattasi di norma assolutamente inutile. Quando eravamo a scuola
  e  studiavo  filosofia si diceva  che "la filosofia è quella  cosa
  con la quale e senza la quale il mondo rimane tale e quale".
     La  normativa  regionale - introdotto questo elemento  o  senza
  questo  elemento - rimane tale e quale, nel senso che  non  induce
  alcun processo di sviluppo. Fra l'altro, se si fosse affrontata la
  materia  nel modo in cui  ha tentato il collega di AN, l'onorevole
  Sammartino,  quel  modo avrebbe avuto una dignità  perché  avrebbe
  affrontato la questione che riguarda lo sviluppo della Sicilia, il
  suo  carattere  insulare  nei rapporti con  l'Unione  europea  per
  creare  condizioni di vantaggio fiscale alle nostre  imprese,  per
  permettere di avere un volano di sviluppo. Questo sì sarebbe stato
  un  tema  interessante che noi avremmo sostenuto perché è un  tema
  che  dovrà  riguardare  i  rapporti che  intercorreranno   tra  la
  Regione e l'Unione europea.
   Tra  l'altro, e qui lo dico rivolgendomi direttamente al  collega
  Fleres, abbiamo tentato più volte in sede di Unione europea  e  lì
  c'è  stato risposto che, avendo aderito all'Unione europea fin dal
  1962, non sono possibili condizioni di fiscalità di vantaggio  per
  la  Sicilia, anche se  è stato riconosciuto alla nostra Regione il
  carattere insulare.
   Se  il  dibattito si fosse sviluppato sotto questo  profilo,  noi
  avremmo cercato di dare seriamente un contributo.
   Il  dibattito  e  la  norma,  invece,  riguardano  una  serie  di
  condizioni che escludono i processi di sviluppo, che non investono
  i  processi  di  sviluppo, che non si intrecciano  con  i  settori
  produttivi  della nostra Regione, anzi, tendono a raccogliere  sul
  mercato  internazionale provviste finanziarie che,  come  dice  il
  comma  2,  cito testualmente: "da utilizzare unicamente fuori  dal
  territorio dello Stato italiano".
   Tra  l'altro, si prevede una norma che raccoglie finanziamenti  a
  livello  internazionale  e non in funzione  di  un  sostegno  alla
  nostra  economia  o  a  settori  precisi  come  l'agricoltura,  il
  turismo, i beni culturali, ma per utilizzarli - ripeto - a livello
  internazionale.
   Inoltre,   ad  un  certo  punto,  si  stabilisce  di   dare   una
   condizione  negata'  in  questo  momento  alle  piccole   imprese
  siciliane.
   Vorrei  leggere  l'intero  comma 4  perché  ha  il  sapore  dello
  scandalo. Il Governo ha negato poc'anzi il voto favorevole  ad  un
  mio  emendamento  che chiedeva la riduzione dell'IRAP  al  50  per
  cento  nei  confronti delle piccole e medie imprese siciliane  che
  procedevano ad un piano di occupazione.
   Invece,  per le finanziarie per le quali si raccolgono  fondi  da
  destinare ai mercati internazionali, il Governo propone al comma 4
  testualmente:  "i  redditi  prodotti  nel  Centro,  dai   soggetti
  autorizzati  ai  sensi del comma 3, sono assoggettati  all'imposta
  regionale  sulle attività produttive con aliquota ridotta  del  50
  per  cento.   I  soggetti autorizzati ai sensi del  comma  3  sono
  altresì  esenti per le attività compiute all'interno  del  Centro,
  dalle  tasse sulle concessioni regionali e scontano le imposte  di
  registro, ipotecaria e catastale in misura fissa".
   Quello  che noi abbiamo negato al tessuto della piccola  e  media
  impresa  alla  quale avevamo collegato un'ipotesi di  occupazione,
  invece   viene  regalato  d'emblée  ad  un'ipotesi  di  intervento
  finanziario che suona offesa nei confronti della nostra Regione.
   Non si tratta quindi né di zona franca né, come correttamente  ci
  ha  suggerito più volte l'Unione europea, di procedere  alle  zone
  d'impresa.
   Onorevole Sammartino, le zone franche sono zone commerciali.  Noi
  in  Sicilia  non  abbiamo bisogno dell'idea che la  Sicilia  venga
  utilizzata  come area di commercio, ma come area di  sviluppo,  di
  ricerca,  di 'know how' . E questo lo fa l'impresa produttiva  non
  lo fa la commercializzazione.
   Abbiamo  bisogno di attrezzare la nostra Regione incentivando  il
  sistema   di   sviluppo,  intervenendo  sul  sistema   produttivo,
  incrementando  il  tasso di crescita della Regione.  Tutto  questo
  l'articolo  in  esame  non lo fa. Anzi,  si  muove  in  tutt'altra
  direzione.
   Signor  Presidente, per questo motivo chiedevo che si  evitassero
  forzature.  Fra l'altro, ho sollevato dubbi di costituzionalità  e
  li   ripropongo  in  questa  discussione  perché  spero   che   il
  Commissario  dello  Stato - che è attento al  nostro  dibattito  -
  possa  determinarsi  in questo senso. Penso  che  vi  siano  delle
  incompatibilità con la normativa europea.
   Noi  dobbiamo aprire un confronto con l'Europa e dobbiamo  capire
  se  c'è  un  Governo  che  ha prestigio e  che  ha  idee,  che  ha
  l'autorevolezza  necessaria  per aprire  uno  spiraglio  visto  il
  carattere insulare della nostra economia. Noi rischiamo di  essere
  la seconda velocità dell'Europa. Ma questo rapporto e confronto  è
  giusto  ma va ricercato all'interno del quadro di riferimento  dei
  rapporti internazionali tra noi e l'Unione europea. Questo aspetto
  della vicenda  non è stato affrontato.
   Ecco  perché  fin  dall'inizio ho cercato  di  stralciare  questo
  articolo.  L'assessore Pagano insiste ma  non  mi  è  sembrato  di
  cogliere  da parte del Governo;  in occasione della Conferenza dei
  capigruppo era presente il Presidente della Regione il  quale  non
  mi  è  parso  particolarmente innamorato di  questo  articolo.  Io
  proporrei  al  Governo di stralciarlo e di aprire una  discussione
  nel  Parlamento regionale attorno ai nostri rapporti con  l'Unione
  Europea  a  carattere insulare e la possibilità di determinare  in
  Sicilia  zone  d'impresa di vantaggio, per far sì che  le  imprese
  investano  determinando un carattere produttivo e non  finanziario
  nella nostra regione,  che non incida - come dicevo inizialmente -
  nei processi di sviluppo.
   Invito,  pertanto, il  Governo ad eliminare questa norma  e  dopo
  l'approvazione della Finanziaria, aprire una discussione dentro il
  Parlamento nazionale affinché si apra questo tema, che è di grande
  rilevanza,  sul  quale altre volte ci siamo misurati,  lo  abbiamo
  fatto  durante il Governo Capodicasa. Abbiamo qualche difficoltà a
  trovare   aperture  e  disponibilità  nell'ambito  della  Comunità
  Europea,  tuttavia  abbiamo il dovere di tentarci  attraverso  una
  elaborazione  saggia,  strategica e organica,  non  attraverso  le
  improvvisazioni dell'ultimo momento.

    CAPODICASA  relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA  relatore di minoranza. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  io vorrei porre una questione metodologica. Per  quanto
  attiene  al  merito, mi ero già pronunciato in sede di discussione
  generale nella relazione di minoranza che ho svolto  l'altro ieri.
  Del   resto,  l'onorevole  Speziale  adesso   ha  ribadite  queste
  argomentazioni  -  che,  ovviamente,  a  me  sembrano  fondate,  a
  proposito  di alcuni elementi che riassumo brevemente per  passare
  alla  questione  di  merito - in ordine alla scelta  eventuale  di
  destinare  il  Centro euro-mediterraneo con le caratteristiche  di
  fiscalità  e  di vantaggio unicamente alle transazioni finanziarie
  (si  parla  di  istituti  bancari o gruppi assicurativi,  le  loro
  eventuali  filiali  etc.)  con  la controindicazione   cui  faceva
  riferimento l'onorevole Speziale.
     Questa  richiesta - perchè di richiesta si tratta e i  colleghi
  devono  saperlo, noi non decidiamo non è nelle nostre  prerogative
  neanche  come  Parlamento assumere decisioni a  questo  proposito,
  questa  è  una  norma che ha l'obbligo, come del resto  tutte   le
  altre norme, di passare al vaglio della Commissione europea e dirò
  poi a tale proposito cosa a mio giudizio andrebbe fatto - comporta
  una  scelta che il Governo immagino avrà ben ponderato: la  scelta
  cioè  di  puntare  ad  una finanziarizzazione dell'economia  della
  nostra regione.
   Una  scelta  di tale natura  può andare bene in economie  mature,
  laddove non vi siano alti tassi di disoccupazione o bassi trend di
  sviluppo, quali abbiamo nel mezzogiorno d'Italia e in Sicilia.
     Per  evitare  che si dica che abbiamo la memoria corta,  vorrei
  ricordare   che   qualche  anno  addietro  l'Assemblea   regionale
  siciliana,  la Presidenza dell'Assemblea di allora,  autorizzò  la
  III   Commissione  parlamentare  ad  affidare   un   incarico   al
  chiarissimo professore Uckmar, che è uno dei massimi esperti della
  materia  che  noi stiamo trattando, per chiedergli una consulenza,
  un  giudizio,  un  documento  sulla  materia  relativa  alle  zone
  franche, documento che il professore Uckmar dopo un certo tempo ci
  ha  reso.  Se  è rimasta  traccia negli archivi della  Regione  di
  questo  documento, varrebbe la pena che il Governo, o chiunque  ne
  fosse interessato, vi desse uno sguardo.
   Il   professore  Uckmar,  peraltro,  poi  si  confrontò  con   la
  Commissione   e  con  tutti  coloro  i  quali  erano   interessati
  all'argomento. Vi fu una riunione in Sala Rossa molto  partecipata
  e,  devo  dire,  anche di estremo interesse in cui  il  professore
  Uckmar spiegò che in realtà tutto ciò che concerne le zone franche
  e  le  fiscalità  di vantaggio erano dalla Commissione  europea  -
  perché  risale a diversi anni addietro - difficilmente  accettati.
  Dopodiché il professore Uckmar dava un suggerimento e diceva: "Non
  puntate  alle  zone  franche, perché le  zone  franche  non  danno
  effettivamente occupazione e sviluppo. Per come è disciplinata  la
  materia dalle direttive comunitarie sono aree dove si possono solo
  manipolare le merci in arrivo, il che significa la possibilità  di
  confezionamento  e  di presentazione sul mercato,  hanno  soltanto
  questa  funzione ;  suggeriva, invece, di puntare  sulle  zone  di
  impresa che hanno altre caratteristiche, dove cioè il vantaggio va
  all'attività  produttiva e manufatturiera in senso stretto.  Credo
  che  alla Regione siciliana questo serva, ma anche in questo  caso
  il  professore Uckmar ricordava che non è semplice  che  ci  venga
  accordata.
     Immaginate  quale possa essere l'effetto di una apertura  verso
  una  richiesta  della Sicilia nei riguardi di tante altre  regioni
  che   sono   alla   pari  della  nostra,  regioni  insulari,   del
  Mediterraneo, che hanno le medesime caratteristiche, forse  ancora
  con  livelli  di reddito perfino più bassi dei nostri  -  pensiamo
  all'Andalusia, pensiamo alle isole greche, pensiamo a tante  altre
  aree  - e la Commissione non potrebbe reggere l'urto. Allora,  lui
  ha  spiegato che devono essere fortemente motivati, bisogna che vi
  siano  delle  ragioni  forti a sostegno  di  questa  richiesta  e,
  comunque,  diceva,  per quel tipo di indirizzo  varrebbe  la  pena
  anche tentare.
   In  questo caso la proposta è diversa, di difficilissima gestione
  ed  esitazione,  perché  dopo l'intervento del  professore  Uckmar
  abbiamo  avuto innumerevoli pronunciamenti del commissario  Monti,
  Commissario  per  la  concorrenza,  che si è rifiutato,  non  alla
  richiesta  di  una  regione sia pure importante quale  la  regione
  Sicilia,  ma  dello  Stato italiano e di  altri  stati  che  hanno
  chiesto fiscalità di vantaggio per aree che sono in difficoltà  di
  sviluppo.
    Mi chiedo allora a cosa serva  questa proposta. Io avrei capito,
  onorevole Assessore e onorevole Vicepresidente della Regione,  che
  volendo  puntare a qualcosa del genere - anche se io  ritengo  che
  non  era questo il passo da fare, ma eventualmente un altro  -  si
  faccia  un  lavoro preventivo, di preventiva ricerca di  consenso,
  prima  di portarla in Aula, perché il fatto che noi approviamo  la
  norma  non significa dare più forza ad essa nel negoziato  con  la
  Commissione  Europea,  anzi  significa esattamente  il  contrario.
  Queste  sono  norme  che vanno preventivamente negoziate,  il  cui
  esito è affidato ad una capacità di convincimento che deve essere,
  ovviamente, messo in pratica da chi ha gli strumenti per farlo.
   Pertanto,  signor Presidente, riteniamo che questa sia una  norma
  puramente propagandistica che non darà alcun esito. Personalmente,
  non    consiglio   di   approvare   l'emendamento   dell'onorevole
  Sammartino, anzi inviterei l'onorevole Sammartino di ritirare, per
  lo  meno,  la prima parte che è - mi scusi onorevole Sammartino  -
  molto comiziante.

    FORGIONE  Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento  a  mia
  firma.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo  che
  questo  articolo  sia sbagliato e anche dannoso  ed  inviterei  il
  Governo della Regione ed i colleghi deputati a riflettere.
     Noi  stiamo  facendo una norma, ed questa è la ragione  per  la
  quale il mio emendamento propone la soppressione, che di fatto non
  incide né sullo sviluppo della Regione, né sullo sviluppo di  quei
  Paesi che, invece, nella sua ispirazione dovrebbe favorire.
   Parliamo di una norma che propone, attraverso questo centro, solo
  di  far  transitare dei capitali verso altri Paesi;  in  cambio  a
  questo  transito la Regione si impegna a concedere  una  serie  di
  benefici  e a farsi carico, addirittura, di altri costi  (come  le
  concessioni  regionali  che si aggiungono  all'Irpeg,  che  se  lo
  accolla  la  Regione, all'esenzione dell'Irap del  50  per  cento,
  all'esenzione delle concessioni regionali), non ha alcuna finalità
  sullo  sviluppo  della  nostra area,  della  nostra  regione,  non
  interviene nelle dinamiche occupazionali e produttive, ma  imposta
  tutto  su  un  processo di finanziarizzazione degli  interessi  in
  transito  verso  altri Paesi per i quali, non è  che  si  pone  il
  problema  di  incidere attraverso investimenti che  facilitano  lo
  sviluppo  di Paesi che invece hanno un gap strutturale di sviluppo
  rispetto  ai Paesi dell'Europa, perché lì favorisce solo  processi
  di  finanziarizzazione che non intervengono sulle condizioni reali
  di  quei  Paesi.  Io vorrei capire seriamente il senso  di  questa
  norma.
   Onorevole  Sammartino,  non  faccia  paragoni  con  la  città  di
  Trieste, perché non reggono. La storia di Trieste era la storia di
  una  zona  e di una città che era una zona franca, perché  lì  non
  c'era  alcuna  sovranità fino alla concessione  al  nostro  Paese,
  addirittura  c'era  un  vuoto  di potere  in  quella  realtà.  Non
  esisteva l'Europa e lì, oggettivamente, era una zona franca perché
  era  una  zona franca, c'era un vuoto di potere e di sovranità  in
  quella  realtà.  Vorrei  capire qual è  l'utilità  per  la  nostra
  Regione la  realizzazione di un Centro di questo tipo.
     Signor Presidente, onorevoli colleghi, una struttura di  questo
  tipo che é, sostanzialmente, una struttura di transito di capitali
  in  una realtà come la nostra, é di abbattimento di tutte le norme
  e i vincoli di controllo, é anche un'occasione di sovraesposizione
  al riciclaggio dei denari sporchi e dei capitali mafiosi. Come non
  dirlo? Come non capirlo? Perché lo rimuoviamo questo tema?   Avete
  letto cosa è scritto  al comma 1 ed al comma 2 dell'articolo 1?  E
  poi,  signor  Presidente, possiamo fare   una  norma  dove  non  é
  definita la natura, la struttura?
     Si  delega  all'Assessore  la  composizione  del  comitato  che
  sovrintende  alla gestione del Centro, si delega all'Assessore  la
  predisposizione di norme concernenti l'organizzazione e  anche  la
  disciplina  delle medesime spese del comitato e gli  oneri  stessi
  del comitato: si delega all'Assessore tutto  Noi stiamo approvando
  una  norma  vuota  se  non l'ispirazione e  la  finalità  ambigua,
  incerta e pericolosa di questa stessa norma.
     Inviterei,  pertanto,   sia il Governo  che  i  deputati  della
  maggioranza  a  riflettere. Noi qui stiamo facendo un  mostro  che
  alla  Regione  non  serve e  che rappresenterà  un  costo  per  la
  Regione;  un  mostro  che  sarà l'occasione  anche  per  forme  di
  inquinamento  dell'economia e del transito  dei  capitali.  Stiamo
  facendo un mostro che non favorisce e non incide sui Paesi per  la
  cui  finalità, invece, questa norma viene realizzata e  dei  quali
  dovrebbe favorire lo sviluppo.
     C'é più di una ragione perché voi possiate tornare indietro  e,
  comunque,  sarebbe  grave che vi assumiate  la  responsabilità  di
  realizzare  una norma che non definisce i vincoli,  non  definisce
  l'organizzazione,  non definisce la struttura,  non  definisce  le
  forme  del comitato che deve sovrintendere alla gestione di queste
  zone franche, le finalità di questo comitato, i vincoli e i limiti
  dell'azione  di  questo comitato. Volete soltanto  fare  una  zona
  franca  i  cui fini, oggettivamente, o non si capiscono  o  se  si
  capiscono lasciano più di un sospetto.

    SAVARINO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SAVARINO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Assessore,  volevo semplicemente esprimere il mio voto  favorevole
  sull'articolo  13,  in  considerazione del  fatto  che  nonostante
  faccia  mie  alcune  delle  giuste  preoccupazioni  dell'onorevole
  Capodicasa  - le faccio mie perché anch'io come lui ho  seguito  i
  lavori non come deputato ma da neo laureata in giurisprudenza  con
  un  interesse,  quindi,  che era più dottrinale,  giuridico  -  ho
  seguito  gli  studi  del professore Uckmar e conosco  -  come  lei
  giustamente  ha detto - le difficoltà che ci sono  oggi,  dopo  il
  trattato  di  Maastricht soprattutto, a creare delle zone  franche
  nell'Unione  Europea.  Chiaramente, le procedure  che  si  possono
  seguire   sono   molto  farraginose  che  trovano  escamotage   in
  particolari clausole di differenziazione giustificate da  contesti
  storici,  economici che, certamente, devono avere il sostegno  del
  Governo nazionale ed anche quello di tutta la Commissione europea.
   Procedure, dunque, difficili che, comunque a mio avviso é giusto,
  soprattutto se circoscritte alle zone franche portuali,  come  lei
  sosteneva, tentare di portarle avanti.
     Ritengo che l'articolo 13, proprio in considerazione di  queste
  difficoltà  che lei rassegnava, non vuole accentrare  l'attenzione
  sulla  zona  franca  ma vuole tentare di portare  in  Sicilia  dei
  capitali  che altrimenti non verrebbero e, quindi, questo  scontro
  dell'imposta regionale e, quindi, non entriamo in quelle che  sono
  le  imposizioni nazionali. Questo sconto é comunque  un  vantaggio
  perché anche questo 50 per cento non l'avremmo se questi capitali,
  non avrebbero come destinazione la Sicilia.
   Una  volta passato questo articolo, invece, troveremmo, con  sede
  in  Sicilia, la possibilità di avere questi capitali che vanno  ad
  aumentare  il  Pil  e con l'accollo del 50 per cento  e  l'imposta
  regionale e, comunque, incasseremmo quel 50 per cento dell'imposta
  regionale.   In   più   ritengo,  considerando  non   superficiale
  l'assessore  Pagano, così come l'opera del Governo regionale  che,
  ringraziando Dio, non dura sei mesi ma già da due anni e  mezzo  e
  ha  prospettive  di programmazione anche futura,  che  l'assessore
  Pagano, così come il suo Presidente, abbiano in qualche modo,  non
  dico concordato ma certo scelto una procedura che ritengo abbia le
  guarentigie della legittimità, altrimenti ci troveremmo a  parlare
  veramente di  aria fritta'.
   Siccome,  fino  ad  oggi, non è stato mai il caso  dell'onorevole
  Pagano che  è famoso per la sua concretezza e linearità e anche in
  questo  caso sono sicura che il margine di manovra che ha  portato
  alla  definizione  di  questo  articolo,  con  questi  particolari
  termini, sarà stato sicuramente condiviso anche dai ministri e dai
  governi nazionali.
   Infine, mi permetto di anticipare il mio voto sull'emendamento  a
  firma  dell'onorevole Sammartino che apprezzo per quelle che  sono
  le  intenzioni ma che, obiettivamente, è, quanto meno,  demagogico
  in  questa  sede  visto, appunto, le difficoltà che obiettivamente
  noi, come Regione siciliana, con un emendamento in finanziaria non
  possiamo superare.

    PAGANO    assessore  per il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PAGANO    assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  dopo  l'intervento   brillante
  dell'onorevole Savarino vorrei soltanto aggiungere un particolare,
  perché alla fine l'onorevole Savarino è stata veramente brillante.
   Innanzitutto, vorrei tranquillizzare quanti affermano che  questa
  è una norma incostituzionale. Ricordo che già un anno fa l'abbiamo
  presentata  nella  finanziaria 2003 e già  un  anno  fa  l'abbiamo
  ritirata perché avevamo bisogno di affinarla, di migliorarla.
   Chi ha buona memoria ricorderà che il quinto comma non era allora
  presente; esso  parla dell'accollo voluto dal comma 2, articolo  8
  della legge 27 luglio 2000, numero 212; guarda caso una legge  che
  non  c'era  quando  fu chiesto l'autorevole parere  del  professor
  Uckmar  che  in qualunque caso si cimentò, giustamente,  dall'alto
  della sua sapienza e della sua dottrina, su un giudizio sulle zone
  franche, non certo sul centro di servizi finanziari e assicurativi
  che,  invece, noi vogliamo realizzare.
   Non  solo, a parte il fatto della costituzionalità che è un  dato
  certo,  vorrei dire: ma a chi serve il ritiro di questa norma?
    Ritengo che per la prima volta, proprio per il fatto temporale a
  cui  accennava l'onorevole Savarino, cioè che questo è un  Governo
  che,  finalmente,  ha la solidità temporale per potere  affrontare
  dialetticamente  e anche in maniera negoziale forte  con  l'Unione
  europea  un tema che certamente è di grande importanza e che  fino
  ad  ora è stato lasciato appannaggio dei tecnocrati dell'Europa  e
  che oggi, invece, si vuole affrontare in maniera seria, supportati
  anche da autorevoli pareri e - perché no - anche, sotto un profilo
  diplomatico, da Ministeri competenti.
   Ritengo che anche se è difficilissima l'operazione, perché  certo
  questo   è,  abbiamo  il  dovere  sacrosanto  di  portare   avanti
  l'iniziativa, anche perché abbiamo una prerogativa che è nostra  e
  che  spesso ci dimentichiamo: la Sicilia ha una sovranità assoluta
  in tema fiscale.
   Noi  ci  stiamo accollando imposte pari al 50 per cento che  sono
  nostre.  Ecco che il teorema dell'Unione europea che fino  ad  ora
  non  ha  mai  consentito fiscalità di vantaggio  per  alcune  zone
  geografiche  invece, di fatto, è superato, perché  è  superato  da
  questo elemento che, appunto, la legge 210 nazionale, invece,   ci
  consente di potere utilizzare.
   Allora, penso che, all'interno di tutto questo ragionamento,  non
  ci dovrebbero essere dubbi sulla forza che il Governo sta mettendo
  in campo per portare avanti l'iniziativa.
   Vorrei  chiudere sul cosiddetto dubbio della liceità  dei  flussi
  finanziari che dovrebbero transitare in Sicilia. Ricordo ormai che
  tutti  i  flussi  finanziari che in Italia  hanno  la  fortuna  di
  transitare  sono  monitorati  sin  dall'origine  e  sin  da   anni
  precedenti.  Siamo  nelle  condizioni,  oggi,  sotto  un   profilo
  informatico,  grazie  anche  al  controllo  di  un   istituto   di
  vigilanza, di potere esercitare un controllo assoluto su  tutti  i
  flussi finanziari che arrivano nel nostro territorio.
   Perché, allora,  continuiamo ad avere preoccupazione su una terra
  che,  invece, almeno da questo punto di vista, ha una legislazione
  che  è  all'avanguardia, controlli che sono all'avanguardia  e  un
  sistema di vigilanza - parlo della Banca d'Italia - che, almeno in
  questo - forse in altri campi no - è all'avanguardia.
   Signori,  consentiteci  di  fare ciò  che  è  nell'interesse  dei
  siciliani: portiamo avanti iniziative nell'interesse della Sicilia
  e  auspichiamoci  che  questa splendida  possibilità  si  realizzi
  concretamente.

    PRESIDENTE  Si passa agli  emendamenti 13.1, 13.2,  13.3,  13.4,
  di  identico  contenuto, tendenti alla soppressione  dell'articolo
  13.

    CAPODICASA   relatore  di  minoranza.  Chiedo  di  parlare   per
  dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA  relatore di minoranza. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, esattamente l'ultima dichiarazione dell'assessore Pagano
  ci  convince sulla giustezza della nostra opposizione  alla  norma
  perché  affermare, come egli fa che questa è una scelta strategica
  e,  quindi,   lasciateci lavorare nell'interesse  dei  siciliani',
  corrisponde  esattamente al rischio che noi vediamo  in  tutta  la
  vicenda:  fare vuoto propagandismo anziché seguire strade virtuose
  che possono raggiungere l'obiettivo.
     Io  avevo  già  affermato  -  del  resto  l'aveva  detto  anche
  l'onorevole Speziale - che noi saremmo stati concordi nel  fissare
  una  sede che non può essere, ovviamente, quella della finanziaria
  improvvisando come il Governo fa, perché non è vero che, da quando
  ha  ritirato l'articolo nella precedente finanziaria, da  oggi  il
  Governo si è impegnato a riflettere, ad approfondire

    PAGANO   assessore  per il bilancio. Ci  sono  quattro  versioni
  nuove  Ci abbiamo lavorato seriamente

    CAPODICASA   relatore di minoranza. Le versioni non  significano
  niente   Che  significa  seriamente  Sa Assessore  cosa  significa
   lavorarci  seriamente'? Significa stabilire  un  tavolo  tecnico,
  coinvolgere  le  forze  dell'opposizione  parlamentare,  significa
  andare  preventivamente a Bruxelles, andare  a  discutere  con  il
  Commissario, avere consulenti di vaglia a livello di Uckmar  o  di
  altri   e  non  servirsi  solo,  non  perché  voglio  sminuire   i
  consulenti...

    FORGIONE  Dica i nomi  Non avete deciso neanche come è fatto  il
  comitato

    CAPODICASA  relatore di minoranza. Signor Presidente,  ribadisco
  la  proposta  che  il nostro Gruppo ha fatto:  se  il  Governo  ha
  intenzioni  serie  su questa materia ritiri questo  emendamento  e
  discutiamo  su cosa fare perché noi abbiamo dubbi serissimi  anche
  sulla finalità.
   Se  dobbiamo  tentare  di sfondare un muro,  perché  non  è  cosa
  semplice  avere  l'assenso della Commissione Europea,  tanto  vale
  lavorare e tentare di ottenere un risultato sul terreno produttivo
  e  non sul terreno della intermediazione finanziaria in favore  di
  soggetti  non  residenti  nella  nostra  Regione  e  che   debbono
  investire all'estero, perché questo c'è scritto nella legge.
   Qui  noi  avremo  solo la tassa ridotta del   50  per  cento  che
  metteremo.  Non  mi pare che valga la pena smuovere  l'Europa  per
  ottenere solo questo risultato, per una regione che ha bisogno  di
  investimenti, di produttività. Onorevole Assessore, questo non  fa
  crescere il Pil

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Calamite

    CAPODICASA  relatore di minoranza. Ma calamite di che  cosa?  Di
  fondi che transitano dal centro finanziario e vanno all'estero per
  soggetti che non sono neanche residenti in Sicilia? Qui non rimane
  nulla, rimane qualche euro di tassa. Mi vuole dire che questa è la
  strada   per  sviluppare  la  nostra  regione  e  vale  la   pena,
  addirittura, scomodare la normativa europea?

    FORMICA  C'è la Svizzera che vive così  Ci sono Stati che vivono
  così

    FORGIONE  Questo è un centro di riciclaggio internazionale

    CAPODICASA   relatore di minoranza. Onorevole  Formica,  non  mi
  faccia   cadere  le  braccia', dice  quella  canzone,  con  questa
  affermazione.  Lei  mette insieme lo Stato  che  dà  normative  in
  materia finanziaria con una  cosuccia' di questo genere?
   Signor  Presidente, ribadisco la richiesta perché è per senso  di
  responsabilità  che lo facciamo: se il Governo  ha  intenzione  di
  avviarsi  su questa strada, lo faccia nei modi opportuni  e  avrà,
  perfino,  il  nostro sostegno. L'importante è che  non  improvvisi
  come sta facendo questa sera, ma attraverso un percorso serio  che
  sia pensato e che, alla fine, abbia la possibilità di un risultato
  positivo.

    FORGIONE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Non ne ha facoltà perché ha già parlato.
   Pongo  in votazione gli emendamenti 13.1,  13.2, 13.3,  13.4,  di
  identico contenuto, tendenti alla soppressione dell'articolo 13.
   Il parere del Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                         (Non sono approvati)

   Si   passa   all'emendamento  A.188  dell'onorevole   Sammartino.
  Onorevole Sammartino, la invito a trasformare l'emendamento in  un
  ordine del giorno.

    SAMMARTINO  Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SAMMARTINO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  in  questa
  sede  mi asterrò dal replicare o dal contraddire una signora  come
  l'onorevole  Savarino. Però, proprio perché le stesse  motivazioni
  sono  state espresse dall'onorevole Capodicasa, cercherò e tenterò
  di  spiegare brevemente a lui il senso del mio emendamento  perché
  anche l'onorevole Savarino intenda.
   E'  chiaro che è possibile considerare demagogico il primo  comma
  dell'emendamento che ho proposto sempre che, in qualche  modo,  si
  metta  da parte una tradizione culturale, una tradizione siciliana
  che  a questo tipo di riferimenti ha dedicato buona parte del  suo
  impegno  politico, sociale e culturale. E' una tradizione  che  ha
  sempre riconosciuto...

    CAPODICASA   relatore di minoranza. E' la  forma  che  contesto
  Facciamo leggi non proclami

    SAMMARTINO   Ognuno si esprime con la forma e con  i  modi  che,
  purtroppo, gli appartengono; evidentemente i miei sono di  diverso
  tipo  e  diversa natura rispetto ai suoi. Non è un contraddittorio
  tra lei e me  Mi dia la possibilità di rivolgermi all'intera Aula.
   E'  proprio questo il senso dell'emendamento: richiamarsi ad  una
  tradizione culturale che ha riconosciuto le cause delle condizioni
  di  sottosviluppo del Mezzogiorno e, principalmente, della Sicilia
  in dinamiche determinate da soggetti esterni alla Sicilia.
   Non  lo  dico  io,  lo dice il professore Violante  in  un  libro
  pubblicato  di  recente, che la Confindustria nel 1955,  onorevole
  Forgione, decise per la Sicilia e per il Mezzogiorno d'Italia, per
  la  prima  volta  riunendosi a Palermo,  un  modello  di  sviluppo
  economico che, non doveva essere concorrenziale rispetto a  quello
  del  centro Nord e che doveva soddisfare una dimensione di domanda
  interna  di bassissimo profilo tecnologico ed a bassissimo  valore
  aggiunto, mentre per il centro Nord si riservava la possibilità di
  affermare  modelli  di sviluppo economico o a  forte  orientamento
  all'export,  e  quindi  che  richiedessero  una  grande   capacità
  tecnologica,  non  l'ho detto io lo hanno fatto  i  sindacati  nel
  difendere  da  sempre  l'aristocrazia  operaia  del  centro   Nord
  rispetto al mondo operaio del centro Sud.
   Non  è  un  caso  che nel 2002, nel 2003 la FIAT di  Termini,  il
  ridimensionamento del proprio personale, ristabilisce gli organici
  ad Arese, Torino e Mirafiori e lo stabilimento di Termini Imerese,
  invece,  viene  deciso che deve essere chiuso,  chissà  per  quale
  motivo, evidentemente ho colpito nel segno perché...

    FORGIONE   Il vostro Governo di centrodestra con Agnelli  lo  ha
  deciso e gli operai lo hanno difeso

    SAMMARTINO   Evidentemente, ho colpito nel segno  perché  vi  dà
  realmente fastidio che una questione di principio, anche posta  in
  questi  termini,  in  termini  tradizionalmente  appartenuti  alla
  cultura siciliana, venga posta da una parte politica diversa dalla
  vostra.
   E'  demagogico, io vorrei sentirvi parlare sulla demagogia che  è
  stata  fatta  sulla  sanità, che continua ad  essere  fatta  sulla
  sanità;  è  demagogia la politica che è stata fatta  sulle  grandi
  strutture,  le  grandi infrastrutture annunciate e mai  realizzate
  per la Sicilia, è demagogia la grande politica di sfruttamento del
  lavoro e, soprattutto, la grande politica, in senso negativo,  che
  è stata fatta sullo sfruttamento dei lavoratori socialmente utili,
  allora è su questo che vorrei sentirvi parlare quando si parla  di
  demagogia, non quando si tenta di dare un tono più elevato ad  una
  norma che dimostra già grande coraggio.
   Possiamo  essere di opinioni diverse, onorevole Capodicasa,  però
  la  invito, per una questione di stile, a considerare la bontà  di
  questa impostazione che tentava, in qualche modo, di estendere  il
  significato  ed  il  valore  dell'articolo  previsto  e   proposto
  dall'assessore Pagano.
   Questo è il senso assolutamente profondo del mio intervento,  può
  non  essere  condiviso, però rivendico rispetto per una  posizione
  che  è  in linea con 150 anni di storia post-unitaria, sicuramente
  fallimentare per le sorti economiche, politiche e culturali  della
  Sicilia.

    FORGIONE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente  non
  essendo  un  emendamento sulla demagogia - tema  sul  quale  si  è
  intrattenuto l'onorevole Sammartino - vorrei ritornare all'essenza
  di questo emendamento e delle cose che ha detto l'Assessore.
     Ovviamente,  poiché  questo  emendamento  propone  l'estensione
  addirittura del concetto di  zona franca' praticamente a tutto  il
  territorio  regionale,  individua più  che  un  centro,  una  zona
  franca,  come  intera area, ritengo che aggravi, lascio  stare  le
  premesse  evoliane del cappello che lei propone di trasformare  in
  un ordine del giorno...

    PRESIDENTE  Non sono evoliane, sono cattoliche

    FORGIONE   Insomma, con qualche accentuazione  che  lei  capisce
  meglio  di  me,  è  una cultura che non è la  mia.  Ma,  onorevole
  Presidente,  onestamente, se dovessimo attenerci alle  cose  dette
  dall'onorevole  Pagano,  cioè  sul  valore  strategico  di  questo
  centro,  talmente  strategico  che giustamente,  poi,  l'onorevole
  Sammartino  propone di rendere ancora più esplicito e più  esteso,
  allora davvero se il valore è strategico, il Governo individua  in
  questo una scelta strategica; davvero  la montagna ha partorito il
  topolino',  perché se fosse così strategica non si capisce  perché
  noi  non  definiamo niente e perché non abbiamo fatto un  apposito
  disegno  di legge approfondendo la materia, definendo il comitato,
  definendo gli ambiti di competenza.
     Noi  stiamo facendo una norma nella finanziaria per una  scelta
  che voi ritenete strategica attraverso la quale la definizione dei
  vincoli,  la definizione delle competenze, il ruolo e la  funzione
  del  comitato  che sovrintende alla sua attività,  il  numero  dei
  componenti,  il  rimborso  di  questi  componenti,  i  vincoli  di
  gestione,  vengono  demandati tutti ad un  decreto  dell'Assessore
  competente e a decreti del Presidente della Regione.
   Ma come? Ci proponete una norma così strategica che, nello stesso
  tempo,  è  però  così vaga? E poi ci accusate di demagogia  quando
  diciamo che questa cosa puzza
   Ma   se  è  così  strategica,  entriamo  nel  merito   Dateci  la
  possibilità  di  entrare nel merito  Quali sono le competenze  del
  Comitato?  Come  è composto? Quali poteri e quali  vincoli  ha  in
  rapporto alla Banca d'Italia e alla normativa europea? Quali  sono
  le  compatibilità? E' una cosa strategica o è invece una cosa  che
  voi  dovete  incassare  solo per dire  di  aver  fatto  il  Centro
  mediterraneo, così da non dirci niente di tutto questo

    CINTOLA  Basta, basta

    FORGIONE  Onorevole Cintola, se si sceglie la strada del corpo a
  corpo,  voi dovete sapere che noi possiamo parlare per 36  ore  di
  continuo, per tutte le volte che il Regolamento ce lo consente
   E,  dato che stiamo discutendo, onorevole Cintola, di una  scelta
  che  l'Assessore ha definito strategica, permettete che, in quanto
  tale, ciò comporti mezz'ora di discussione
   Allora,  su  tutte  queste cose, onorevole  Presidente,  noi  non
  riusciamo  a  capire  quale sia il rapporto tra  la  montagna  che
  proponete - e che siete pronti a vendervi - ed il topolino che, di
  fatto,  realizzate   E  anche qui, quando parlate  della  ricaduta
  sulla  Sicilia,  ma  come  non vi rendete  conto  voi  stessi  che
  parliamo  di  capitali in transito che vengono dall'estero,  vanno
  all'estero e sui quali noi, da un lato, avremmo una piccola  tassa
  ma,  dall'altro, come Regione, ci facciamo carico di una serie  di
  oneri: motivo per cui non ci sarà mai proporzione tra i soldi  che
  entreranno e quanto spenderà la Regione per attrarli
   Ma come non ve ne accorgete? Abbattete l'Irap, ci facciamo carico
  dell'Irpeg, ci accolliamo l'esenzione delle concessioni  regionali
  per  attrarre  questi  capitali che passano,  non  si  fermano  in
  Sicilia, non li vediamo
   Riscuoteremo   una  tassa  che  non  sarà  mai  pari,   onorevole
  Presidente,  al  costo  che la Regione  si  sta  caricando   State
  facendo  un grande imbroglio e, rispetto ad esso, dovrete renderne
  conto
   In  quanto poi alle cose di bassa demagogia, nemmeno si risponde:
  che   ora,  onorevole  Presidente,  la  Fiat  di  Termini  Imerese
  l'avrebbero  chiusa i sindacati, quando tutto il Centrodestra  non
  ha  mosso  un  dito  e  la fabbrica l'hanno difesa  piuttosto  gli
  operai   E  quando  parla della Confindustria del   55,  onorevole
  Sammartino, dovrebbe sapere che il '58 - proprio per rispondere  a
  quell'attacco della Confindustria - i comunisti e il  partito  dal
  quale lei proviene diedero vita ad un'esperienza originale che  si
  chiamava Governo Milazzo.
   Ma  la cultura storica non è una cosa che si può discutere da  un
  podio parlamentare

    SAMMARTINO  Per fortuna, la storia non l'ha fatta né lei né io

    FORGIONE  Il  58 è storia

    CAPODICASA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA      Signor    Presidente,    onorevoli     colleghi,
  sull'emendamento  dell'onorevole  Sammartino,  qualcuno  del   mio
  Gruppo  parlamentare sarebbe tentato di dichiarare voto favorevole
  ma,  io  per  serietà, invito i miei compagni di Gruppo  a  votare
  contro perché - premesso, onorevole Sammartino, che non sono stato
  io a tacciare il suo emendamento di demagogia...

    SAMMARTINO    Lei  ha  usato  i  termini  "toni   comizianti   e
  demagogia"

    CAPODICASA  No, demagogia l'ha detto l'onorevole Savarino

    SAMMARTINO  Mi scuso con lei per questo

    CAPODICASA  Io ho detto, piuttosto, un tono comiziante. Penso di
  saper  misurare ancora le parole  Però, io ho contestato la forma,
  onorevole Sammartino. Lei non mi può rispondere che ognuno  ha  la
  forma che ritiene di avere perché qui variamo leggi che, in quanto
  tali, valgono per tutti, non solo per chi le propone.
   Ebbene, leggo testualmente, un articolo di legge che comincia con
  "Certi  che il popolo siciliano possa svolgere un ruolo  di  primo
  piano  nel  porre  al  centro del processo di globalizzazione  dei
  mercati   il  principio  della  centralità  spirituale,  politico-
  culturale, e geoeconomica del Mediterraneo  nel mondo

    LIOTTA  E' un romanziere, non un deputato

    CAPODICASA .. Onorevole Sammartino, lei mi dica se può  esserlo,
  non  perché  ci  sia  una cultura diversa  dalla  sua  che  faccia
  ostacolo   ad  accettarla,  ma  perché,  piuttosto,  è  la   forma
  legislativa  -  quella che tecnicamente viene  chiamata  drafting,
  sistematica  legislativa  -   onorevole  Vicari,  cosa  è  che  la
  disturba?  Noi  siamo  parlamentari  che  dobbiamo  esaminare   le
  proposte da valutare

    VICARI   Basta,  basta  Come è caduto in basso  l'ex  Presidente
  della Regione

    CAPODICASA  Onorevole Vicari, se lei si disturba non ha altro da
  fare che alzarsi ed uscire

    VICARI  Come è caduto in basso

    CAPODICASA  Onorevole Vicari, non viene mai in Aula e  le  volte
  che  viene  si  disturba  per così poco  E  lei  viene  anche  per
  proporre  emendamenti  e  prendere  doppi  gettoni.  Comunque   ne
  discutiamo dopo.
   Signor  Presidente,  volevo ribadire una richiesta  all'onorevole
  Sammartino.  Non  è  che non concordo su quello  che  c'è  scritto
  perché poi, riformulandone il testo, si può perfino discutere
   E'   la  forma  che  la  prego  di  prendere  in  considerazione.
  L'eventuale approvazione - cosa che non so se avverrà  -  potrebbe
  dar  luogo  ad un articolo di legge che non è conforme alle  norme
  comunemente accettate in materia di sistematica legislativa.

    SAMMARTINO  Onorevole Capodicasa, lo riscriva lei

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, è un grande problema assistere a
  questa  forma  di  collaborazione  rispetto  ad  una  attività  di
  opposizione al Governo, sotto la forma di perdere diverse ore  sul
  nulla. Ma la maggioranza ha il diritto di farlo.

    CRISAFULLI  Ha detto bene, la maggioranza

    PRESIDENTE  Onorevole Sammartino, io l'ho pregata di trasformare
  questo preambolo, citato dall'onorevole Capodicasa, in ordine  del
  giorno:  in effetti, il testo è più coerente con lo spirito  e  la
  natura di un ordine del giorno.
   Se  lei insiste, tuttavia, non ho difficoltà a metterlo ai  voti.
  Ha ragione però, chi ha sostenuto che si tratti di una perorazione
  più  degna  di  un  ordine del giorno che di un  emendamento.  Lei
  insiste?

    SAMMARTINO  Sì, signor Presidente.

    PRESIDENTE  Pongo pertanto in votazione l'emendamento A.188.  Il
  parere del Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA  vicepresidente e relatore di maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi  è favorevole si alzi; chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

    PRESIDENTE   Comunico  che  è  stato  presentato   dal   Governo
  l'emendamento G 13.5.

                        Sull'ordine del lavori

    CRISAFULLI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISAFULLI  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  mi  permetto
  di  intervenire a questo punto sull'ordine dei lavori perché  sono
  le  21.00. Gradirei, pertanto, capire come dobbiamo organizzare  i
  lavori dell'Aula, c'è necessità di comprendere.
   Se  alla fine, infatti, dovesse essere prevista una nottata - una
  la  si  può  programmare -, quello che mi preoccupa  è  invece  la
  previsione  di  una  seconda  Siccome  ho  visto  grande  solerzia
  dell'assessore  Pagano  - devo dire encomiabile  nel  favorire  il
  ritardo  dell'approvazione dei testi - mi sorge  un  dilemma:  non
  vorrei  che  ci  sia una sorta di patto segreto - di  cui  non  ho
  capito  bene  con  chi  -  che ci evita di  andare  veloci  perché
  dobbiamo fare questa ed anche la seconda nottata.
   Se  così  è, qualcuno ci avverta, ci si riposa a turno,  mettiamo
  l'Aula in condizione di lavorare
   Mi  permetto di dire, a parte le battute più o meno simpatiche  o
  condivise,  quindi, che è utile tra un po', la Presidenza  blocchi
  la macchina e dica come organizzarsi. Se dobbiamo fare la nottata,
  la  facciamo  pure   Se  non la dobbiamo fare  stasera  o  domani,
  decidiamo anche questo  L'importante è avere un'idea chiara sul da
  farsi.

    CINTOLA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA   Signor  presidente, onorevoli colleghi,  riteniamo  di
  dover  proporre come maggioranza - quindi parlo a nome di tutti  i
  Gruppi della maggioranza - di continuare la seduta e di andare  in
  notturna, ad oltranza, fino a quando non avremo approvato la legge
  finanziaria ed il bilancio.
   Questa è la proposta che rivolgiamo a lei e all'Aula perché possa
  valutarla e definirla.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne  ha
  facoltà.

    BARBAGALLO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   abbiamo
  stabilito  un  calendario dei lavori in Conferenza dei  Presidenti
  dei  Gruppi  parlamentari:  nessuno dell'opposizione  credo  abbia
  adottato  atteggiamenti ostruzionistici o dilatori; l'impegno  che
  abbiamo assunto in Conferenza era quello che la finanziaria ed  il
  bilancio  venissero approvati entro la giornata di venerdì.  E  mi
  sembra un grande risultato ed un successo, se ciò avverrà.
   Considerato,  tuttavia,  che  ci sono  ancora  degli  emendamenti
  accantonati, da discutere gli emendamenti aggiuntivi e, così pure,
  da votare le tabelle, mi sembra impossibile finire questa notte.
   Chiederei pertanto alla Presidenza di rinviare a domani alle  ore
  10.00.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione.  Ne  ha
  facoltà.

    FORGIONE   Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Presidenza,
  giustamente, ci ha chiesto un parere e non possiamo che  attenerci
  -  non capisco cosa sia cambiato - rispetto a quanto stabilito  in
  Conferenza  che ha approvato un programma dei lavori  -  definito,
  condiviso e unanime - anche per quanto riguardava la data ultima.

    CINTOLA  Entro venerdì

    FORGIONE  Intanto, segnalo che siamo già alle ore 21.30,  quasi,
  ed   ancora  mancano  alcuni  articoli  accantonati  che,   vorrei
  ricordarlo, rivestono una certa pesantezza ed importanza:  mancano
  le  norme  da  abrogare - e ce ne sono alcune  sulle  quali,  come
  potete  immaginare, si aprirà una significativa  discussione  -  e
  mancano pure gli emendamenti aggiuntivi.
   Vorrei  dire  all'onorevole Cintola, quindi,  che  -  oltre  alla
  maggioranza  - in questo Parlamento, c'è anche l'opposizione  che,
  di  fronte  ad una forzatura sui tempi, ha il diritto  -  che  lei
  garantirà,  signor Presidente - ovviamente, dicevo, ha il  diritto
  di  potersi esercitare, con tutte le forme e i modi che ritiene di
  farlo, di fronte ad una forzatura della stessa maggioranza.
   Proporrei pertanto, con il buon senso, di continuare fino  ad  un
  orario ragionevole - che possiamo prevedere per questa sera - e di
  rinviare   a   domani  i  lavori,  anche  per  fare  un'opera   di
  coordinamento degli emendamenti aggiuntivi ancora rimasti,  nonché
  delle altre norme. Proseguendo domani i lavori, senza forzature  -
  viceversa,  con il rischio che non si produca nulla  -  perché  la
  discussione  che  scaturirà da un'eventuale forzatura,  non  potrà
  essere strozzata e, comunque, si arriverebbe ugualmente a domani.

    FERRO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FERRO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che  l'Aula
  abbia  lavorato con buon senso,  pur nella diversità di  posizioni
  che  è normale ci sia in un dibattito come questo; ebbene, siccome
  il  tema  è  capire come organizzare i nostri lavori, vorrei  fare
  pertanto  una  considerazione  oggettiva.  Noi  abbiamo,  infatti,
  ancora  alcuni articoli, anche complessi, che ritengo meritino  un
  dibattito approfondito e che possiamo - anche a seguito di  questo
  break  -  continuare  a  votare e quindi ad  esprimere  la  nostra
  opinione.  Sostanzialmente, è pensabile proseguire ancora  da  qui
  alle  dieci,  approvando qualche altro articolo, dopodiché,  credo
  abbiamo  tutti  gli  emendamenti aggiuntivi  che  sono  ancora  da
  esaminare, nonché una serie di altri provvedimenti dell'ultima ora
  che potrebbero arrivare e che rischiano di inficiare la manovra.
   Mi  permetto  dire, con una preoccupazione che vale per  tutti  -
  maggioranza  ed opposizione - che il fatto che poi la legge  debba
  essere inviata al Commissario dello Stato (e che debba essere  una
  legge  perfetta,  per  le cose che abbiamo  detto  in  Conferenza)
  ebbene, credo sia una preoccupazione che riguarda tutti.
   Aggiungo,  altresì,  che in Conferenza dei Capigruppo,  l'impegno
  assunto  da noi tutti era quello, comunque, di arrivare  entro  il
  venti   prossimo  all'approvazione  del  bilancio:   siamo   nelle
  condizioni,  rispettando questi tempi, e quindi  proseguendo  fino
  alle  22  e  rinviando i lavori a domattina, di poter  raggiungere
  l'obiettivo  con assoluta serenità e senza particolari  bracci  di
  ferro tra gli uni e gli altri.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi legherei
  in  modo particolare ad un orario; farei piuttosto un ragionamento
  -  se  i  colleghi  sono d'accordo - di seguire  un  percorso  che
  consideri che a noi mancano, sostanzialmente, due articoli o  tre,
  con  l'articolo  26: l'articolo 7 e l'articolo  17.  Due  articoli
  corposi, dove ci sarà un dibattito, punti di vista diversi.
   Penso  che  sarebbe  più utile, quindi, ad evitare  di  fare  una
  nottata   domani,   di  continuare  l'esame  dell'articolo   7   e
  dell'articolo 17 e, dopo, valutare in corso d'opera,  il  modo  di
  proseguire  i  lavori.  A  me sembra più  conducente  il  percorso
  indicato.

    FORGIONE   E'  la proposta di chi lavora per il re  di  Prussia,
  onorevole Speziale  E' la quinta colonna del governo Cuffaro

    PRESIDENTE    Sono  d'accordo  con  questa  posizione   mediana.
  Concluso  l'articolo  13 che abbiamo già completato,  si  procede,
  salvo poi a chiedere una riunione più formale, con gli articoli  7
  e 17 e, quindi, si sospende.
   Non sorgendo osservazioni resta così stabilito.
   Pongo in votazione l'emendamento 13.5 a firma del Governo.
   Il parere della Commissione?

   SAVONA, vicepresidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 13, nel testo risultante.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 7, precedentemente accantonato.

   MICCICHE'. Signor Presidente, occorre votare l'emendamento  7.7.1
  a mia firma.

   PRESIDENTE. L'emendamento 7.7.1 è stato già votato.

   CRACOLICI.   Eravamo  fermi  alla  richiesta  di  votazione   per
  scrutinio segreto dell'emendamento 7.10.

   PRESIDENTE.   In  attesa  di  avere  delucidazioni  dal   Governo
  sull'emendamento 7.6, che comporta un problema di proponibilità in
  ordine  al  possibile aggravio di spese, si passa  alla  votazione
  della  parte  relativa  al comma 2, costituita  esattamente  dagli
  emendamenti  7.10,  7.9  e 7.14, che ho trasferito  all'inizio  in
  quanto, riguardando il comma 2, gli Uffici hanno ritenuto, col mio
  consenso, di aggregarli agli emendamenti legati al suddetto comma.

   PAGANO,  assessore per il bilancio e le finanze. E  l'emendamento
  7.6?

   PRESIDENTE.   Viene  inserito  alla  fine.  Pongo  in   votazione
  l'emendamento 7.10.

   CRACOLICI. Ribadisco la mia richiesta di votazione per  scrutinio
  segreto.

   (Si   associano   alla   richiesta  gli   onorevoli   Capodicasa,
  Giannopolo, Crisafulli, Gurrieri, Oddo, Orlando, Ortisi e Tumino)

         Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 7.10

   FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    FORMICA    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   vorrei
  richiamare  l'attenzione su questo emendamento, che  non  può  non
  caratterizzarsi  con  un  appellativo,  che  é   stato   poco   fa
  rimproverato   all'onorevole  Pagano,   quando   ha   parlato   di
  demagogico.
   L'onorevole  Cracolici - persona molto competente,  ve  lo  posso
  assicurare, nel campo della sanità - comprenderà, certamente,  che
  tanto  valeva  presentare un emendamento  che  aboliva  i  ticket,
  perché voglio che sappiate che noi siamo favorevoli all'abolizione
  dei ticket, ma non si può presentare un emendamento che innalza il
  tetto dell'esenzione a 50 milioni -  poiché di questo si tratta  -
  e,  se  così dovesse essere, propongo al Governo l'abolizione  del
  ticket.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   vorrei
  ricordare  a quest'Aula che l'abolizione dei ticket, di fatto,  la
  stiamo  praticando  con  le  norme che saranno  varate  da  questo
  Parlamento.
   Com'é  a tutti noto, avendo previsto una serie di esenzioni,  tra
  le  quali  quelle dei donatori di sangue, non vi é dubbio  che  in
  Sicilia, pur ottenendo un grande risultato - perché certamente  la
  donazione  costituirà un grande risultato per  la  Sicilia  -   la
  donazione del sangue diventerà lo strumento con il quale diventare
  cittadino esente da tutti i ticket.

   CUFFARO,  presidente della Regione. Magari   E'  l'obiettivo  che
  vogliamo raggiungere.

   CRACOLICI. Questa é demagogia  Ma il paradosso é che a donare  il
  sangue, certamente, potranno essere le persone sane, mentre coloro
  che purtroppo hanno una malattia e utilizzano sia i farmaci che le
  prestazioni diagnostiche, sono quelli che pagheranno,  perché  non
  potranno essere  donatori di sangue.
   Avete  previsto  uno  spartiacque, tra  chi  non  pagherà  e  chi
  pagherà,  di  circa 12 mila euro. Ho dimostrato in quest'Aula  che
  già  due pensionati al minimo dei famosi milione al mese - di  cui
  tanto il Polo delle libertà, due anni e mezzo fa, si é prodigato a
  fare  passare come messaggio di conquista sociale - avendo tredici
  mensilità ciascuno supereranno, marito e moglie, i dodicimila euro
  che vengono considerati la soglia minima di povertà; quindi, state
  introducendo  una  soglia di esenzione che é  al  di  sotto  della
  soglia minima riconosciuta con le leggi dello Stato.
   Siamo, questo sì, alla demagogia  E' stato bocciato l'emendamento
  dell'onorevole  Micciché che era serio, che prevedeva  il  calcolo
  attraverso  il  sistema ISEE e che definiva altri parametri  degli
  indicatori economici.
   Con  questo  emendamento noi intendiamo alzare la soglia  per  la
  famiglia media, che vive ai margini della povertà, perché oggi chi
  ha un lavoro dipendente nella famiglia monoreddito, parliamo di un
  reddito  che  va  dai  30  ai 32 milioni  all'anno,  cioè  di  una
  condizione in cui, con quattro persone a carico, voglio vedere chi
  riesce  a  vivere  in Sicilia in questa condizione  e  dovrà  pure
  pagarsi   le  prestazioni  farmaceutiche;  perché  come  é   stato
  annunciato anche dallo stesso Governo, nel 2004, probabilmente  si
  passerà  anche  alla prestazione indiretta per la somministrazione
  dei farmaci.
     Noi  siamo  in  questa situazione. Chi, quindi,  fa  demagogia,
  onorevole  Formica,  é  il  Governo che fomenta  la  furbizia  per
  aggirare  il  ticket, perché é questo che si determinerà,  e  farà
  pagare il ticket soltanto ai poveri malati.
   Ecco  perché é giusto, a nostro avviso, innalzare prima di  tutto
  la  soglia  di  esenzione  reddittuale.  Inoltre,  ci  sono  altri
  emendamenti  che, in qualche modo, allargano anche la  platea  dei
  beneficiari, perché, con tutto il rispetto per i donatori - di cui
  sono  certamente  grato  per l'attività  che  essi  faranno  -   é
  singolare  che i bambini, sotto i 14 anni, non siano  esenti,  che
  gli  anziani ultrasessantacinquenni non siano esenti, mentre altre
  categorie lo sono quando, probabilmente, non ne hanno bisogno.

   LO GIUDICE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà. Prego  gli  onorevoli  colleghi  di
  attenersi ai tempi regolamentari nei loro interventi.

   LO GIUDICE. Signor Presidente, nonostante il rapporto di simpatia
  e  di  stima nei suoi confronti, lei diverse volte stasera  mi  ha
  rimproverato perché disturbavo i lavori d'Aula.
   Personalmente,  però, non credo di avere disturbato  più  di  chi
  presenta  emendamenti  di  questo  tipo,  perché  la  demagogia  -
  qualcuno  si  turba,  può essere che qualcuno  ve  lo  dice  e  vi
  offendete  -  è nella presentazione degli emendamenti, perché  voi
  avete un andamento sinusoide, da un lato gridate sulla sanità  che
  costa molto e, dall'altro,  parlate dei ticket.
   Chiunque  di  noi  certamente vorrebbe  abolirli,  però  dobbiamo
  renderci  conto  di  una cosa: il periodo delle  vacche  grasse  è
  finito,  il  periodo delle vacche magre è finito,  forse  non  c'è
  neanche il periodo delle carcasse
   Quindi,  a  un certo punto, onorevoli colleghi, per poter  venire
  incontro  con serietà e con competenza sul tema della sanità,  con
  molta   sofferenza,  abbiamo  stabilito  in  Commissione   Sanità,
  onorevole Presidente della Regione, questi parametri, che  sono  i
  parametri minimi.
   Abbiamo  voluto mettere l'esenzione per i donatori di  sangue,  e
  per  la  verità  questo  mi ha un po' turbato  -  se  lei  ricorda
  onorevole  Cracolici  -  perché  è come  volere  mercantizzare  la
  donazione; però noi lo abbiamo considerato come un fatto culturale
  nella  speranza  che  la  Sicilia - che oggi  credo  sia  l'ultima
  regione d'Italia per quanto riguarda questo settore - possa capire
  l'importanza morale ed etica del donare, e per questo  lo  abbiamo
  fatto.
   Per quanto riguarda il ticket sotto l'esenzione sino a dodicimila
  euro,  è  il minimo che si possa fare perché se dobbiamo esentare,
  come  diceva giustamente l'onorevole Formica, sotto i 24.000 euro,
  che  significa circa 50 milioni di reddito, consentitemi,  per  il
  reddito  che  abbiamo  in Sicilia, a questo  punto,  si  parla  di
  demagogia.
   Stasera sono stato in silenzio e in sofferenza

   CRISAFULLI. Farebbe bene a farlo di più.

   LO  GIUDICE. Certamente, così avrò il privilegio di ascoltare lei
  che chiede contributi per  lucidare le corna alle vacche di Enna',
  e questo non ci sta bene, onorevole Crisafulli.
   Per  quanto  mi  riguarda, visto che ho l'onore di presiedere  la
  Commissione  Sanità - e conosco le sofferenze delle audizioni  che
  facciamo  tutti  i  giorni con categorie  che  hanno  esigenza  di
  certezza,  di chiarezza per quanto riguarda il programma  -   sono
  convinto che né al Governo né al Presidente, né all'Assessore  per
  il  bilancio, né all'Assessore per la sanità né a tutti i deputati
  può far piacere fissare i ticket. Se fosse possibile faremmo altre
  cose.
   Siccome  al  di  là della spesa sanitaria di quest'anno,  pari  a
  circa  13.000 miliardi delle vecchie lire, l'anno successivo,  per
  l'età  dell'uomo  e  della  donna che  va  ad  aumentare,  per  le
  conquiste  sociali  -  per cui per fortuna  non  si  muore  più  a
  sessant'anni,  altrimenti molti di noi  qui  non  sarebbero  né  a
  discutere  né ad intervenire - non solo non possiamo diminuire  il
  finanziamento  per la sanità, ma dobbiamo fare una  lotta  con  lo
  Stato  per fare in modo che 57,50 possano diventare di più  e  per
  fare  in  modo che si faccia quanto già disposto da altre  Regioni
  che vengono pagate a piè di lista, per prepararsi a spese in più.
   E  se  poi  consideriamo  lo  sforzo che  si  sta  compiendo  per
  contenere la spesa farmaceutica all'interno del 13 per cento,  per
  quanto  mi  riguarda sono contrario all'emendamento, e non  perché
  sono  a favore dei ticket, ma sono contro l'emendamento che  serve
  solo  a fare demagogia e che ha un andamento sinusoide: si  fa  un
  discorso in Commissione, uno sui giornali e poi un altro  in  Aula
  perché ci sono le riprese televisive delle sedute d'Aula che vi fa
  apparire davanti alla Sicilia intera.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, essendo la richiesta appoggiata a
  termini  di regolamento, indico la votazione per scrutinio segreto
  dell'emendamento 7.10. Il parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e per le finanze. Contrario.

   PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.
   Invito  gli  onorevoli deputati a munirsi di scheda per  il  voto
  segreto.
   Chiarisco il significato del voto: chi vota verde vota a  favore;
  chi vota rosso vota contro; chi vota bianco si astiene.

                      (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   Proclamo l'esito della votazione per scrutinio segreto:

                     Presenti e votanti .... . 71
                     Maggioranza ......... ... 36
                     Favorevoli ........... .  26
                      Contrari ........ ...  . 45
                     Astenuti/o........  ...... 0

                       (L'Assemblea non approva)

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 7.9. Lo pongo in  votazione.
  Il parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e per le finanze. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,  vicepresidente della Commissione. Contrario.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, sono il demagogo che ha  presentato
  l'emendamento,  per cui di tutti gli appellativi  che  sono  stati
  dati  stasera  me ne assumo la responsabilità, e sono  -  come  sa
  l'onorevole  Pagano - il fondatore, 30 anni fa, di un'associazione
  di donatori di sangue della quale sono socio e donatore.
   Ho  il  vantaggio stasera nei confronti di questa  norma  di  non
  pagare  più il ticket, guadagno più di 50 milioni l'anno e  ho  il
  vantaggio di non pagare più il ticket da stasera.
   Onorevole Presidente, più volte stasera mi sono rammaricato della
  sua  assenza perché, conoscendo la sua autentica e profonda e  non
  strumentale  religiosità, volevo invitarla a fare una  valutazione
  attenta  dell'emendamento. Quaranta milioni  lordi  di  imponibile
  corrispondono ad una trattenuta del 30 per cento ed è  un  reddito
  di 27 milioni l'anno: significa che una famiglia di 4 persone, con
  un  reddito di 2 milioni e 200 mila lire al mese, sulla  base  dei
  criteri  che hanno definito la soglia di povertà, è di gran  lunga
  al di sotto della stessa.
     In  base a questi criteri di carattere generale, per soglia  di
  povertà  si intende il reddito annuo di cinque mila euro percepito
  da un individuo.
   Una  famiglia  composta da quattro persone che abbia  un  reddito
  inferiore ai quaranta milioni l'anno è al di sotto della soglia di
  povertà. Onorevole Presidente della Regione sa perfettamente,  che
  nel corso degli ultimi anni nella nostra regione le famiglie al di
  sotto  della soglia di povertà sono aumentate, e tutte le famiglie
  che percepiscono un reddito netto  di mille euro al mese, composte
  da  marito,  moglie e due figli sono di fatto al  di  sotto  della
  soglia di povertà.
   L'emendamento approvato stabilisce che le famiglie  al  di  sotto
  della  soglia  di  povertà debbano pagare il ticket  farmaceutico.
  Questa è demagogia?
   Avevamo suggerito un criterio: si stabilisce qual è la soglia  di
  povertà;  si articolano gli interventi in rapporto ad  essa  e  si
  ristabilisce che tutti quelli che sono al di sotto non paghino  il
  ticket,  quelli  che  si trovano  al di sopra  di  questa  soglia,
  paghino.  Secondo  me, sarebbe stato un criterio  equo  anche  dal
  punto di vista religioso, del sostegno ai poveri.
   Avevamo pensato che un reddito annuo sotto i ventimila euro fosse
  al di sotto di quella soglia di povertà, visto che in Sicilia sono
  tante le famiglie medie composte dai genitori e da due figli. Ecco
  perchè, onorevole Presidente della Regione e onorevole Lo Giudice,
  rivendico  il  tratto  demagogico  della  presentazione  dei  miei
  emendamenti. Perchè se il tratto demagogico consiste nel difendere
  le  famiglie  al di sotto della soglia di povertà e garantire  una
  tutela  nei  loro confronti, sono contento di avere  fatto  questa
  sera il demagogo.

   CRISAFULLI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRISAFULLI.   Signor  Presidente,  il  mio  collega,  l'onorevole
  Speziale,  è  stato il demagogo della serata, suscitando  rivalità
  fra  i  colleghi  parlamentari ed io  sono  il  "lucidatore  delle
  corna".
   Credo  che  questo modo di operare nel Parlamento  siciliano  non
  possa   essere  consentito  a  nessuno.  Neppure  al  mio   amico,
  l'onorevole  Lo  Giudice, il quale utilizzando  questo  linguaggio
  offende la dignità del  Parlamento e dei singoli parlamentari.
   Sono  dell'opinione che l'onorevole Lo Giudice abbia  tanti  modi
  per   potere   argomentare  il  suo  consenso  o   dissenso   agli
  emendamenti.
   Sicuramente non quello di insultare o provocare la dignità  delle
  iniziative e degli interruzioni che si fanno nel Parlamento.
   Se   l'onorevole  Lo  Giudice  non  dovesse  chiedere  scusa   al
  Parlamento  intero per  le cose che ha detto, chiedo al Presidente
  di  attivare  le  procedure per istituire  il  Giurì  d'onore  per
  tutelare la mia dignità di deputato.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Crisafulli  l'ho  ascoltata  con  estremo
  rispetto.  Capisco le ragioni dei suoi giudizi così  drastici  nei
  confronti  della   battuta  più o meno  felice  dell'onorevole  Lo
  Giudice,  ma devo escludere che  ci sia stato un riferimento,  che
  possa  urtare  l'onorabilità e la suscettibilità  di  alcuno,nella
  frase dell'onorevole Lo Giudice
   Non si tratta, cioè, di una frase che integra l'ipotesi.di offesa
  personale,  al  punto tale di pervenire ad un Giuri  d'onore.  Può
  essere  stata una frase infelice, un'espressione non congrua  allo
  stile   parlamentare,  ma  credo  di  poter  escludere   qualunque
  riferimento  diretto ad incidere sulla sua onorabilità.  Pertanto,
  prego  l'Assemblea ad autorizzarmi a ritenere chiusa  la  vicenda,
  perchè  siamo  in  un  caso  nel quale  eccedere  nelle  richieste
  tassative   significa  proprio  incorrere  in  quel  pericolo   di
  violazione  e  di  dignità  e  di  immagine  dell'Assemblea,   che
  l'onorevole Crisafulli aveva paventato.

   LO GIUDICE . Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO  GIUDICE . Signor Presidente, onorevoli colleghi, lungi da  me
  il pensiero di voler offendere l'onorevole Crisafulli, al quale mi
  legano  - e molti sono gelosi per questo - rapporti di affettuosa,
  fraterna, cordiale amicizia.
   Se  avere  parlato  di  corna  in questa  Aula  è  un'espressione
  triviale  chiedo ammenda all'Aula, al Presidente ed al  Presidente
  della Regione.
   Il discorso delle corna era una consecutio tra  le vacche grasse,
  le  vacche  magre e le carcasse , ed essendo stato interrotto  più
  volte  dall'onorevole  Crisafulli, che è tanto  bravo  ed  attento
  sulle  problematiche di Enna, ed essendo anche a conoscenza che  è
  stato  attore ed autore di una serie di emendamenti a favore della
  provincia  di Enna, intendevo che è capace anche di  scrivere   un
  emendamento  che  incrementi la   lucidatura delle  corna  per  le
  mucche  di  Enna , quindi qualsiasi offesa è  lungi dall'onorevole
  Crisafulli,  e  lungi  dall'Aula, ma volevo riferirmi   solo  alle
  protuberanze ossee dei bovini.

   PRESIDENTE. Onorevole Lo Giudice, la ringrazio per il chiarimento
  reso.  Comunico  che è stato presentato dal Governo  l'emendamento
  7.16

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, non voglio assolutamente  ritornare
  su  questa vicenda, ma ritengo che sia un bene che nel  Parlamento
  si   tengano  fuori  alcune  espressioni  che  offendono  l'intero
  consesso.
   Voglio però insistere su questo emendamento e ribadire che  viene
  troppo  facile  dire oggi che questo Governo abbia  accettato  una
  proposta fatta dall'opposizione, cioè l'eliminazione il ticket sul
  pronto  soccorso, dimostrando che quello che dicevamo due anni  fa
  era assolutamente fondato, tanto più che il Governo ha ammesso che
  quel  ticket era inutile e vessatorio nei confronti dei cittadini.
  Di  questo  siamo  contenti  e  grati,e  lo  sono  soprattutto   i
  siciliani.
   Come    viene     troppo    facile   la   battuta:    conseguente
  all'eliminazione  del ticket sul pronto soccorso   con  l'apertura
  della  nuova  stagione del  'vampirizziamo  i  siciliani'  con  il
  pretesto di esentarli poi dal  pagamento del ticket.
   Adesso,  al  di  là  della battuta, vorrei che  esaminassimo  con
  serietà  il  nodo  delle esenzioni, perchè  se  vi  devono  essere
  esenzioni  affrontiamole con la serietà necessaria,  altrimenti  è
  meglio non concederle; se stabilire esenzioni farlo su serie  basi
  reddituali,   e non un modo per  aggirare il problema della  reale
  condizione di difficoltà dei siciliani.
   Fissare la prima fascia reddituale per l'esenzione del ticket  ad
  appena   12.000 euro lo considero un grave errore; vorrei  evitare
  che  fra  due anni il Governo si renda conto dell'errore  commesso
  nella finanziaria 2004 e corra ai ripari, vediamo di risolvere  il
  problema   sin  dall'inizio  evitando  di  fare  magre  figure  di
  incompetenza della gestione di uno strumento delicato  qual  è  la
  definizione della quota di esenzione al di sotto dei 12 mila euro.
   Con  questo emendamento, che riguarda un altro comma, è possibile
  riparare al torto determinatosi col voto espresso poc'anzi.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo, ?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento   7.9.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 7.14. Il parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  7.14.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 7.16 presentato dal Governo. Il  parere
  della Commissione?

   CRISAFULLI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRISAFULLI.  Signor Presidente, io sono d'accordo  sull'esenzione
  ticket  per  i  donatori di sangue, perchè ritengo che  lo  sforzo
  fatto  dal Governo, in particolare dall'assessore Pagano il  quale
  ha  tolto o sta per togliere il resto, con l'altro che esamineremo
  subito  dopo questo, credo che l'unica cosa che mancava per potere
  dare  un  beneficio alla Regione siciliana era quello di  prendere
  anche  il sangue ai siciliani. Prendiamo atto che questo è l'unico
  sistema che avete per potere aiutare la Sicilia

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione sull'emendamento 7.16?

   SAVONA,vicepresidente   della   Commissione   e    relatore    di
  maggioranza. Contrario.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  7.16.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'emendamento 7.6 a firma dell'onorevole Leontini  ed
  altri  ,sul quale chiedo al Governo un'opinione circa la  garanzia
  che  non  si tratti di emendamento per una maggiore spesa  essendo
  stato  oggetto  di  analisi da parte degli  Uffici  e  dei  Gruppi
  parlamentari.

   PAGANO,  assessore  per  il bilancio  e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PAGANO,  assessore per il bilancio e le finanze. Abbiamo  chiesto
  la  sospensione dei lavori, proprio per fare un esame  concreto  e
  profondo  su  questo argomento. Gli uffici ci danno  assicurazione
  che   è  stato ulteriormente emendato in maniera adeguata, so  che
  anche    il   subemendamento   degli   stessi   proponenti,    sia
  accettabilissimo  . C'è un errore forse di battitura,  un  refuso,
  al  punto  a)  si  voleva fare riferimento  al  Sistema  Sanitario
  Nazionale.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente,  abbiamo presentato  l'emendamento
  7.6.1 interamente sostitutivo del comma 3.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione il subemendamento 7.6.1  a  firma
  Leontini ed altri

    CRACOLICI. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare una
  valutazione   ad  alta  voce.  Invito  il  Governo   ad   assumere
  l'emendamento  successivo che fa riferimento  alle  categorie  non
  esenti  di  cui  al  comma  precedente perché  questo  emendamento
  riscritto  o  comunque  presentato  dai  colleghi  stabilisce   le
  categorie  esenti  ma  vorrei ricordare  che  per  le  prestazioni
  diagnostiche   e   strumentali  la  categoria   degli   esenti   è
  disciplinata anche rispetto alla patologia. Ci sono le  cosiddette
  prescrizioni salvavita ecc..
   Capisco  il  senso  e  la  difficoltà  di  alcuni  colleghi   nel
  determinare 'sic et simpliciter' un meccanismo compartecipativo in
  base  al  costo  della prestazione introducendo anche  il  livello
  reddituale.
   Però,  vorrei  fare rilevare che con l'introduzione  del  livello
  reddituale  hanno  realizzato  un ennesimo  nuovo  ticket  per  le
  prestazioni  diagnostiche; ancora questo argomento non  era  stato
  preventivato.
   Comprendendo il senso di voler introdurre la compartecipazione  a
  seconda del reddito, puntualizzando che non condivido queste fasce
  di reddito, vi invito almeno a togliere il costo della ricetta per
  la  categoria di cittadini con redditi superiori ai 12 mila  euro,
  che  non è previsto ad oggi per nessuna. Mentre è previsto che  il
  numero delle prestazioni massime prescrivibili per una ricetta sia
  di sei.
   Questo   dovrebbe  servire  in  qualche  modo  a  calmierare   il
  meccanismo di estensione delle prestazioni diagnostiche.
   Suggerirei,   quindi,  agli  onorevoli  Leontini,  Mercadante   e
  Pistorio  di  evitare un ennesimo ticket affinché  si   riduca  la
  platea  dei  soggetti che dovranno pagare il ticket anche  per  le
  prestazioni diagnostiche.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento, quello che  lei
  ha già letto.

   CRACOLICI.   Io  ho  suggerito  al  Governo  di   presentare   un
  subemendamento correttivo.

   PRESIDENTE. E' quello che ha già letto, onorevole Cracolici?.

   CRACOLICI. No, ma posso presentare un subemendamento

   PRESIDENTE.  Lo  faccia firmare all'onorevole Speziale,  in  caso
  contrario, non lo posso accettare. Non posso accettarlo all'ultimo
  momento.  Comunico che è stato presentato dall'onorevole  Speziale
  un  subemendamento all'emendamento 7.6. Lo pongo in votazione.  Il
  parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario

   PRESIDENTE.  Il  parere della Commissione sul sub  emendamento  a
  firma Speziale?

   SAVONA,vicepresidente   della   Commissione   e    relatore    di
  maggioranza. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi, chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione il subemendamento  7.6.1.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Cassare dopo "euro 36,15". Il parere del Governo?

   PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   SAVONA,   vicepresidente   della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi; chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

    Pongo in votazione l'emendamento 7.6.
    Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Pongo  in  votazione  l'emendamento  7.2.  Il  parere  del
  Governo?

    PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

    SAVONA  ,  vicepresidente della Commissione e relatore  di
    maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE.  Chi  è favorevole si alzi;  chi  è  contrario
    resti seduto.

                           (Non è approvato)

      Per   assenza   dall'Aula  dei  presentatori,   dichiaro
      decaduti gli emendamenti 7.3 e 7.4.
      Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 7.5  e
      7.7, di identico contenuto. Il parere del Governo?

    PAGANO,   assessore  per  il  bilancio   e   le   finanze.
    Favorevole.

    PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

    SAVONA,  vicepresidente della Commissione  e  relatore  di
    maggioranza. Favorevole.

    PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
    si alzi.

                           (Sono approvati)

      Pongo  in  votazione l'emendamento 7.15,   a  firma  del
      Governo.
      Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E'approvato)

      Pongo in votazione l'articolo 7, nel testo risultante.
      Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E'approvato)

      Si  passa  all'esame  dell'articolo  17,  in  precedenza
      accantonato.

      SPEZIALE. Chiedo di parlare.

       PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  e  il
  mio  Gruppo  parlamentare abbiamo presentato un  emendamento
  soppressivo   dell'articolo  17,  che  è   uno   dei   punti
  fondamentali  del  testo  -  fra  l'altro,  non  era   stato
  inserito nel testo originario, ma in corso d'opera da  parte
  del  Governo,  in Commissione Bilancio - ed  è  stato  anche
  oggetto  di ripetuti interventi da parte nostra,  nel  corso
  della discussione generale.
      Sappiamo  bene  che   è un argomento sul  quale  si  sta
  concentrando   l'attenzione  di  gran  parte   dell'opinione
  pubblica; c'è una grossa discussione all'esterno e non  solo
  tra  i dipendenti, che sono quelli che sarebbero penalizzati
  dall'approvazione  di questa norma. Il tema  è  stato  posto
  dalla  stampa  come se il Parlamento fosse  attraversato  da
  due  filoni  di pensiero: il primo, a sostegno di  chi  deve
  andare  in pensione dopo venti anni di servizio; il secondo,
  sostenuto   dal   Governo,  contrario,  invece,   perché   i
  dipendenti   regionali   avessero  lo   stesso   trattamento
  riservato a tutto il resto dei dipendenti pubblici.
    La  questione  così è mal posta, perchè in realtà  abbiamo
  sempre  detto  - e lo vogliamo dire anche in questa  sede  -
  che  la discriminante vera rispetto a questo articolo è  tra
  l'impostazione prevista dalla legge numero  10  del  2000  e
  chi,  invece, pensa di utilizzare, di bloccare il  contenuto
  della stessa legge.
    Nel   2000,  anno  in  cui  l'onorevole  Presidente  della
  Regione  era  assessore  per  l'agricoltura  nell'autorevole
  Governo  Capodicasa,  nell'ambito delle iniziative  promosse
  dallo  stesso  Governo c'era una visione  che  aveva  alcuni
  tratti  organici:  intervenire con la  legge  numero  5  per
  evitare  che la Regione siciliana continuasse ad essere  una
  Regione   imprenditrice,  puntare  ad  una   stabilizzazione
  dell'esecutivo,    attraverso   l'elezione    diretta    del
  Presidente   della  Regione,  e  introdurre   una   profonda
  modifica della natura della Regione.
      A  proposito di quella vicenda, si ebbe una  discussione
  appassionata, relativa al tipo di Regione che  volevamo:  se
  la  Regione,  così come si era configurata nel  corso  degli
  anni,  rispondeva  alle esigenze di snellezza,  di  celerità
  decisionale  o se, invece, la stessa, nel corso degli  anni,
  non   si   fosse  appesantita  e  se  questo  appesantimento
  burocratico  non avesse pesato anche in termini di  sviluppo
  della Regione stessa.
      Quindi,  la discussione è mal posta - dicevo -  non  tra
  chi  è  contrario  e chi è favorevole a un  pensionamento  a
  vent'anni,  ma  il  problema è capire che  tipo  di  Regione
  vogliamo.  Ora,  onorevole Presidente della Regione,  vorrei
  che tutto l'argomento si spostasse qui.
    C'è  chi,  come noi, ha pensato, anche attraverso  il  suo
  contributo,  alla legge 10, che per noi aveva un  tratto  di
  modernità,  che  prevedeva quello che  già  norme  nazionali
  prevedevano  - e mi riferisco, in particolare,   alla  legge
  675  - e, cioè, che, di fronte ad aziende che avevano tratti
  ed   erano   decotte,   interveniva   la    possibilità   di
  intervenire   sul  personale,  attraverso   una   serie   di
  ammortizzatori,  per  liberare le imprese  dal  gravame  del
  personale,  dal peso del personale, per rendere  le  imprese
  più snelle e più agili.
    Un'operazione  di questo tipo fu fatta in Italia  tra  gli
  anni  '76  e  '79,  quando il Paese  rischiava  il  collasso
  economico  con l'inflazione al 20 per cento e  si  determinò
  la  ripresa del nostro Paese e la possibilità che lo  stesso
  entrasse nei mercati.
      Fu  utilizzata  la  leva  degli ammortizzatori  in  quel
  momento  e  nel settore industria si pensò di mandare  tanta
  gente  in  pensione a 50 anni. Lo stesso argomento  principe
  abbiamo  utilizzato  in occasione della  legge  10,  e  cioè
  vedere  se la Regione, così com'era, potesse essere adeguata
  ai   tempi   di  modernità  che  richiede,  se   non   fosse
  appesantita  e  se alla luce anche di modifiche  sostanziali
  che  stavano  intervenendo  nell'assetto  istituzionale  del
  Paese  -  mi  riferisco alla modifica  del  titolo  V  della
  Costituzione  - non fosse arrivato il momento di  avere  una
  Regione  più  snella,  più  agile,  così  come  tante  altre
  Regioni.  Mi  riferisco  all'Emilia Romagna,  alla  Toscana,
  alla  stessa Lombardia, dell'amico personale del  Presidente
  della Regione, onorevole Formigoni (la Regione Lombardia  ha
  complessivamente 11.000 dipendenti, con una  popolazione  di
  9  milioni di abitanti). Tuttavia, il problema che si poneva
  era  in che modo avremmo dovuto fare una riforma sostanziale
  che,  in  ragione anche a modifiche istituzionali  -  dicevo
  prima  la  modifica  del  titolo  V  della  Costituzione   -
  permettesse  di  decentrare compiti, poteri  e  funzioni  ai
  comuni,  in  modo  tale  che  i  soggetti  promotori   dello
  sviluppo  diventassero in Sicilia, non solo la  Regione,  ma
  anche gli enti periferici.
      Questo  era  il contenuto, in sintesi, in pillole  della
  legge  10.  E' per questo che allora si attivò  un  processo
  graduale  che doveva servire contemporaneamente a decentrare
  poteri  e  a  rendere  più snella la  Regione.  Ora,  signor
  Presidente,  se  lei  si fosse presentato  qui  stasera  con
  questa  norma  dicendoci:  guardate  che  noi  la  legge  10
  l'abbiamo  attuata,  perché per quanto riguarda  la  materia
  decentramento  di  poteri,  di compiti  e  di  funzioni  già
  abbiamo   fatto   i   decreti  attuativi",   sarebbe   stato
  credibile.
      La  verità è che il Governo vuole bloccare la  legge  10
  in   tutto  il  suo  contenuto,  perché  vuole  una  Regione
  appesantita  e  perché  l'idea  che  ha  è  di  una  Regione
  centralistica   che  limita  e  mortifica   la   possibilità
  dell'agire   delle  strutture  periferiche,  che   tende   a
  controllare  e  ad utilizzare le strutture burocratiche  per
  un  controllo  politico della spesa, della  centralizzazione
  della spesa e, quindi, blocca un processo riformatore.  Ecco
  perché c'è la nostra netta opposizione.
      Quindi,  il  tema posto sulla stampa tra  chi  si  vuole
  adeguare alla normativa nazionale e chi non vuole è un  tema
  posto   male.  Il  problema  è:  chi  vuole  la  riforma   e
  continuare il processo di riforma, di modernizzazione  della
  Regione  e  chi quel processo lo vuole bloccare. Il  Governo
  Capodicasa  aveva avviato un processo reale di  riforma,  il
  Governo Cuffaro lo vuole bloccare.
    Quel  processo  di riforma, ripeto, passava attraverso  il
  fatto  che una parte del personale veniva garantito e veniva
  messo  in  prepensionamento,  e  non  è  assolutamente   uno
  scandalo  dentro  questo  progetto  riformatore,  perché   è
  esattamente quello che è avvenuto in tanta parte del  Paese,
  quando  si è intervenuto nelle aziende che necessitavano  di
  interventi strutturali.
       Onorevole  Presidente  della  Regione  -  come  lei  sa
  perfettamente  -  io  sono dipendente del  Petrolchimico  di
  Gela  e  più  di  una volta si è utilizzata  la  leva  degli
  ammortizzatori   sociali   o   del   prepensionamento    per
  permettere  all'azienda di ridurre i  costi  gestionali  del
  personale  e  di avere respiro nei mercati, cosa che  spesso
  è  avvenuta e che ha permesso anche lì la ripresa. Questa  è
  la  vera  domanda alla quale noi dobbiamo rispondere;  tutte
  le  altre questioni (la sentenza della Corte Costituzionale,
  il  modo  in cui dobbiamo comportarci), secondo me, sfuggono
  al  vero  tema  e  c'è un tentativo anche  della  stampa  di
  stringere  la questione attorno al fatto che è  come  se  ci
  fosse qui qualcuno che vuole difendere privilegi.
    Noi   non  vogliamo  difendere  i  privilegi  di  nessuno,
  onorevole  Presidente della Regione, ma  vogliamo  difendere
  un  progetto  che  ci  siamo  intestati  durante  la  nostra
  gestione  di  governo,  che  riteniamo  essere  utile   alla
  Sicilia  e cioè una Regione snella, agile, che deve regolare
  i rapporti, non deve controllare la spesa.
    Ho  detto  l'altro ieri, in occasione del dibattito  sulla
  discussione  generale, che, se si fosse data  attuazione  ad
  una  parte  consistente della legge numero 10,  discuteremmo
  di  metà  del  bilancio che abbiamo, perché gran  parte  del
  nostro   bilancio   sarebbe  stato  trasferito   agli   enti
  periferici.
    C'è  un  limite  - autocriticamente lo devo  porre  -  che
  andrebbe   corretto  in  quella  legge  ed  è  la   presenza
  elefantiaca   di   componenti  esterni   negli   Uffici   di
  Gabinetto. C'è un limite che andrebbe rivisto, forse  -  non
  me  ne voglia l' onorevole Crisafulli, che è stato colui che
  in  qualità  di  Assessore,  a suo  tempo,  ha  permesso  la
  discussione  della  legge  e la sua  approvazione.  In  quel
  contesto,   forse,  anche  quegli  strumenti   avevano   una
  finalità;  in  realtà,  si  sono tradotti  in  strumenti  al
  servizio  inutile, spesso, di Assessori che hanno Uffici  di
  Gabinetto  con  40  persone  - addirittura,  45  persone  in
  alcuni  assessorati  -  insomma strutture  elefantiache  che
  hanno un peso considerevole nel bilancio della Regione.
    Tutto  ciò  non  preoccupa chi oggi è  preoccupato  per  i
  conti  e  per  il  fatto  che gli stessi  non  sarebbero  in
  equilibrio.  Queste  sono le ragioni,  onorevole  Presidente
  della  Regione,  onorevole Governo  e  onorevole  Presidente
  dell'Assemblea, che ci hanno spinto a dire che  noi  avremmo
  votato contro la proposta fatta dal Governo. Sono tutte  qui
  le  nostre  ragioni,  che  ci permetteranno,  nel  corso  di
  questa   discussione,  di  utilizzare  tutti  gli  strumenti
  regolamentari  per impedire che venga bloccato  il  processo
  d'innovazione  e  di  modernizzazione messo  in  atto  dalla
  legge numero 10.
    E'  questa  la ragione per cui ho preannunciato,  già  nel
  corso della discussione generale - e lo ribadisco stasera  -
  che,  comunque,  noi  su  questo articolo,  sull'emendamento
  soppressivo  dell'articolo  e poi sull'articolo,  chiederemo
  il voto segreto.

    PRESIDENTE. Tutti coloro che vogliono iscriversi a parlare
  lo   facciano  entro  cinque  minuti,  trascorsi   i   quali
  considererò    tassativamente    chiusa    la    discussione
  sull'articolo.
      E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Micciché.  Ne  ha
      facoltà.

    MICCICHE'.  Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  credo
  che  questo  sia l'articolo più atteso di questo disegno  di
  legge  finanziaria,  per le vicende  ed  i  sommovimenti  di
  carattere  sociale che può creare, che non  sono  certamente
  di  tipo  rivoluzionario,  ma  sommovimenti  che  metteranno
  molto  in  apprensione  per  cui si  creerà  una  fortissima
  tensione  nell'apparato burocratico dell'Assemblea regionale
  e di tutta la Regione.
    Ho  presentato  l'emendamento soppressivo perché  mi  sono
  convinto  di  un  fatto:  capisco le ragioni  politiche  del
  Governo,   che   vuole   apparire   nell'opinione   pubblica
  nazionale,  e  in  primo luogo mediante  il  Corriere  della
  Sera,  che non lesina critiche all'andamento dell'Assemblea,
  specialmente quello degli ultimi anni, per tutta  una  serie
  di vicissitudini.
    Ricordo  che nel 2001 ci fu uno sfascio all'interno  della
  sinistra  -  partito  nel  quale militavo  -  che  criticava
  l'atteggiamento di alcuni suoi componenti i  quali  votarono
  l'emendamento  a favore del prepensionamento dei  dipendenti
  degli   enti  collaterali  (Genio  Civile,  eccetera),   per
  assimilarli a quelli dell'Assemblea.
      Credo  che  il centrosinistra debba fare  una  sorta  di
  autocritica.  Per certi versi, aveva ragione a  non  volerlo
  estendere,  perché  poteva creare dei problemi  alla  stessa
  norma  che  oggi si vuole abrogare. Non è una  questione  di
  poco conto, perché la questione morale esiste, ma esiste  al
  contrario,  perché ricordo che fu discusso in I  Commissione
  e  che  il più alto funzionario della Regione in materia  di
  personale   diceva  che,  molto  probabilmente,   la   Corte
  Costituzionale  avrebbe sistemato tutto  e  che  la  Regione
  stava  anticipando le decisioni della Corte  Costituzionale.
  Non  sono  convinto di ciò, e non lo sono per una  serie  di
  ragioni   che   sono   state  spiegate  molto   bene   dalle
  organizzazioni sindacali dei dipendenti dell'Assemblea e  di
  tutta la Regione siciliana.
      Non voglio entrare nel merito della questione perché non
  ho   una   competenza  specifica  e,  quindi,  posso   anche
  sbagliare, ma su un punto sono d'accordo, e non  a  caso  ho
  presentato   l'emendamento  soppressivo.  Ma   ritengo   che
  l'articolo  aggiuntivo da me presentato alla  fine  dia  una
  sistemazione  globale al problema con un  allineamento  alla
  legge nazionale.
    Ma  il Governo, invece, sta facendo un passo indietro  nel
  tempo,  addirittura a prima della legge  Dini,  facendo  una
  sorta  di  moralismo  al contrario. Se  si  vuole  raggiunge
  l'obiettivo  che  questi  dipendenti  vadano  in   pensione,
  perché  hanno maturato un diritto sancito da una legge,  noi
  possiamo  proporre un emendamento per precisare  che  questo
  personale,  dopo  il pensionamento, per un certo  numero  di
  anni  non può svolgere altre attività, al fine di evitare  -
  come  ha  detto  anche  il Presidente della  Regione  -  che
  possano togliere lavoro ai disoccupati.
    Così   è   stato  fatto,  a  livello  nazionale,  per   il
  prepensionamento  dei  lavoratori del settore  privato,  per
  esempio  la  FIAT  e altre organizzazioni  industriali,  che
  hanno  cercato di porre in essere strumenti di questo genere
  a salvaguardia dei giovani disoccupati.
       Possiamo  creare  una  sorta di  blocco,  evitando  che
  questi  pensionati possano togliere lavoro ad altri.  Se  il
  problema è morale, allora ritengo che si possa superare;  se
  invece  viene considerato un problema di risparmio,  ricordo
  che  è  stato  dimostrato  ampiamente  dalle  organizzazioni
  sindacali che non è vero che se restano in servizio  possono
  dare ulteriori contributi alle casse regionali.
       Al  contrario,  si deve dimostrare -  e,  in  proposito
  vorrei  un  chiarimento  da parte dell'Assessore  -  se,  in
  effetti,  esiste  la  copertura  finanziaria  per  mantenere
  questi  dipendenti ancora in servizio fino alla  maturazione
  della  pensione in base alla norma che voi volete  indicare,
  considerato  che  a partire dai prossimi  mesi  ci  sarà  un
  aumento dell'11 per cento stabilito per legge.
       L'Assessore  per  il bilancio dovrebbe  dichiarare  se,
  effettivamente,  la Regione dispone delle  somme  necessarie
  per  compensare questa spesa in più, perché questo  articolo
  in  fondo  produce maggiore spesa, il che non  mi  pare  sia
  stato  spiegato chiaramente. Pertanto, chiedo  l'abrogazione
  di  questo  articolo  da parte del Governo  presentato  alla
  finanziaria originaria.

    PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Crisafulli.
  Ne ha facoltà.

    CRISAFULLI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  non
  aggiungo  nulla a quanto detto dall'onorevole Speziale,  per
  argomentare    il   senso,   il   valore   della    presenza
  dell'articolo 39 all'interno della legge 10.
       La  legge  10  ha una sua filosofia che  si  estrinseca
  attraverso  una  serie di articoli che  sono  significativi;
  l'articolo  39  in  ordine è successivo all'articolo  31  il
  quale   prevede  le  materie  di  competenza  della  Regione
  siciliana.  Tale  articolo avrebbe  dovuto  consentire,  con
  leggi  specifiche,  il  decentramento di  funzioni,  poteri,
  compiti   e   risorse  dalla  Regione  agli   Enti   locali.
  L'onorevole  Speziale ha detto bene, perché  questo  non  si
  intende  fare. E appare evidente che, mantenendo in servizio
  il personale, non si potrà più fare.
       Manterremo  alla Regione gli uffici che  riguardano  la
  decisione  delle  pratiche  che  servono  a  finanziare  gli
  strumenti  musicali  delle  bande  municipali  dei   comuni,
  perché  non  li possiamo decentrare, altrimenti i funzionari
  ed  il  personale non saprebbero cosa fare;  manterremo  gli
  uffici   che  finanziano  gli  arredi  sacri  alla   Regione
  siciliana,  perché  questo  è  un  compito  essenziale   per
  l'attività  amministrativa  della  Regione  e,  come  questi
  manterremo tutta una serie di altri uffici.
       Tutto  ciò  perché si dice in giro che stiamo  violando
  una  riforma economica e sociale, la riforma delle pensioni,
  per  cui,  mantenere  in vita una norma  come  la  legge  62
  creerebbe  un  vulnus alla costituzionalità della  normativa
  in vigore in Sicilia.
       Onorevole  Presidente della Regione, l'articolo  39  fu
  voluto   per   consentire  in  Sicilia  una  gradualità   di
  passaggio  fra  un  sistema previdenziale  ed  un  altro,  e
  stabiliva  che  entro questo mese avremmo  dovuto  adeguarci
  per  quanto  riguarda il sistema previdenziale  ai  principi
  della  riforma  nazionale, ma consentendo al  personale  che
  godeva  di  un  beneficio - non lo chiamerei  un  diritto  -
  derivante  da  una  legge che la Sicilia  aveva  voluto,  di
  poterne   usufruire  nell'arco  dei  tre   anni   successivi
  all'entrata  in  vigore della legge per potere  organizzarsi
  la vita.
       Ora, mi sarà pure consentita una battuta, probabilmente
  infelice:   è   come   quando  i  nostri  pensionati   vanno
  all'ufficio  postale a prendere la pensione; fanno  la  fila
  dalla  mattina  alle sei in attesa che apra lo  sportello  e
  poi  comincia  la  lunga  trafila  della  riscossione  delle
  pensioni.  Alla  fine,  verso l'una, dopo  che  pochi  hanno
  usufruito  del  giusto servizio, viene chiuso  lo  sportello
  poiché  il  funzionario deve andare via il  pagamento  delle
  pensioni  non  può essere effettuato. E non  perché  non  si
  possa  fare  più oggi, non si può fare più. Debbo  dire  che
  fortunatamente  non  solo non credo  al  fatto  che  c'è  un
  vulnus  a questa norma costituzionale, perché se così  fosse
  onorevole  Cuffaro,  non capirei il contenuto  del  comma  1
  dell'articolo 17.

    CUFFARO,  presidente della Regione. Onorevole  Crisafulli,
  al  comma 1 dell'articolo 17 c'è un emendamento modificativo
  del Governo.

       CRISAFULLI. Onorevole Presidente, ne prendo atto. Debbo
  dire  che  quanto  previsto dal comma 1  è  lo   sconquasso'
  delle  casse  della Regione siciliana, peraltro non  capisco
  come  la Commissione  Bilancio' abbia potuto inserire questa
  norma  che  non  è  del  Governo  e  che  non  ha  copertura
  finanziaria,   significherebbe  estendere   a   chiunque   i
  benefici che vorremmo togliere dalla legge 62.
       Il  Governo di centro-destra, che nasce con il  Governo
  Leanza,  ha  saputo fare di più: ha stipulato  un  contratto
  con  i  dipendenti  ai  quali ha riconosciuto  che  l'ultima
  retribuzione  comprensiva delle indennità veniva  calcolata,
  ai  fini  pensionistici, per tutti i  35  anni  di  servizio
  prestati,  in  modo  tale che un lavoratore  qualora  avesse
  lavorato  un mese, con una sola indennità va in  pensione  e
  si   porta   via  tutto.  Altro  che  "vulnus"  al   sistema
  previdenziale   Questo è un vero  sconquasso'  della  logica
  normale delle retribuzioni, del sistema previdenziale e  dei
  meccanismi che insistono per rendere più simili i  cittadini
  siciliani fra di loro.
       Ma  vi  è di più: c'è un comma all'articolo 17 che  non
  ritengo   sia   costituzionale,  cioè  di   legiferare   per
  consentire   il  rimborso  a  quanto  definito  dagli   enti
  previdenziali.
       Non  so  se  abbiamo  potere  per  decidere  per  conto
  dell'INPS; se è così, ritengo sia una cosa importante; se  è
  possibile rimborsare i soldi ai dipendenti che hanno  acceso
  i   mutui   è   veramente  importante.  Ma,   la   copertura
  finanziaria dov'è rispetto a ciò?
       Sarebbe bene scriverlo. E in più si sopprimono i  commi
  2,  3,  4,  5,  6  e  8 dell'articolo 39 per  cancellare  il
  contingente  del  personale che doveva andare  in  pensione,
  senza  tenere conto che la Regione siciliana è stata oggetto
  di  una sentenza della Corte costituzionale la quale, per un
  motivo  analogo  riguardante una  graduatoria  che  è  stata
   accontentata' fino ad un certo livello, perché  in  seguito
  la  Regione  intervenne con una nuova legge e interruppe  la
  possibilità  di accedere ai benefici agli altri  concorrenti
  in   graduatoria.   La  Consulta  dichiarò  incostituzionale
  quella norma e fummo condannati a dovere accettare tutte  le
  richieste avanzate perché riconosciute diritto-quesito.
       Cosa   si   sta  determinando?  Migliaia  di   ricorsi,
  personale  costretto a restare in servizio ad appena  cinque
  giorni  dal  pensionamento, e che si ritrova davanti  ancora
  dodici anni per andare in pensione.
       Devo dire che tutto ciò è sinceramente incomprensibile.
  Tanto  più incomprensibile perché non produce alcun  effetto
  similare  a  quello nazionale. In Italia  si  è  pensata  la
  riforma  previdenziale per risparmiare,  si  è  ritenuto  di
  dovere   allungare   il  periodo  lavorativo.   Ma,   questo
  meccanismo  non produce neanche un beneficio economico,  che
  avremmo, invece, mandando il personale in pensione.
       E'  inutile fare finta del contrario. Conosco  i  conti
  che  sono  stati  fatti  dagli uffici  e  li  definisco  col
  trucco,  perché se il dipendente rimane in servizio  non  si
  conta il TFR (come se non si dovesse accantonare); se va  in
  pensione il TFR deve essere calcolato, ragione per la  quale
  ci si rimette.
    E'  solo  una  buona  finzione contabile  per  tentare  di
    imbrogliare le carte.

    PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Virzì. Ne ha
    facoltà.

    VIRZI'.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, approfitto
  della presenza del Presidente della Regione per dire con  la
  massima  sincerità  che,  su  un argomento  così  rilevante,
  vorrei,  da  deputato di maggioranza, al termine  di  questo
  confronto   d'Aula,   essere   veramente   convinto.   Spero
  sinceramente  che  tutti  i dubbi  fin  qui  manifestati  su
  questa  rigidità vengano sciolti, fermo restando che  quando
  sentiamo  usare la parola 'rigore' il nostro animo  riprende
  coraggio,  perché  fino a questo momento  -  come  ricordava
  anche  l'onorevole Crisafulli - rigore in questa Regione  se
  ne  è  visto  molto  poco. Che venga usato  in  questa  fase
  lascerebbe   presupporre  che  c'è   un'arma   segreta,   un
  argomento  segreto  di immensa rilevanza  istituzionale  che
  non  è  ancora  stato apertamente citato nel  dibattito.  Se
  questa   bomba  atomica'  esiste, se  esiste  da  parte  del
  Governo   la  presunzione  che  possano  venire   atti   che
  eliminino  qualunque tipo di dibattito, considerato  che  ci
  troviamo  di  fronte ad un pronunciamento  sul  quale  nulla
  possiamo fare, sarebbe stato opportuno anche risparmiare  il
   condimento  di  spezie' che i giornali  hanno  inserito  in
  tutta questa vicenda.
       Mi  permetto,  però, molto sommessamente, di  ricordare
  che  quando in quest'Aula qualcuno ha detto  per favore  non
  muoviamoci  in  questa  o  in quell'altra  direzione  perché
  altrimenti interviene il Commissario dello Stato , da  parte
  di  tutti,  molto  francamente, tale comportamento  è  stato
  dichiarato illegittimo. Non è corretto inserire in  Aula  la
  previsione  di  un  comportamento  che  adotterà  un   altro
  organo,  che  ha  tutt'altra  funzione  rispetto  a   quella
  legislativa, la legittima funzione di controllo.
       Si  è parlato di ribelli, si è parlato di demagogia, si
  è  parlato  di piazza, ma questo dibattito nasce  dal  fatto
  che  prima  un Governo di centro-sinistra, e poi un  Governo
  di  centro-destra fanno la scelta di alleggerire  l'elefante
  regionale  che  tutti abbiamo riconosciuto sovraccarico,  di
  alleggerire gli oneri che gravavano sulla Regione e  che  ci
  portavano  -  dopo  un  bilancio di 28  mila  miliardi  -  a
  litigare  magari  per  l'ultima  legge  che  costava   30-40
  miliardi  a fine anno, e che erano somme realmente gestibili
  da parte della Regione.
       Vorrei chiarito che comunque questa non è un'operazione
  che  ha un fine nobile, che voglio riconoscere perfino a chi
  ha  motivato diversamente le proprie idee. Ritengo sbagliato
  sollevare dubbi sul perché qualcuno sposa una causa,  perché
  potrebbero  essere sollevati dubbi anche sul perché  non  la
  sposa.
       Esiste  una  norma  proposta  dal  centro-sinistra  che
  prevede  gli  scaglioni a sei mesi; non c'è  una  norma  del
  centro-destra  che,  in nome della correttezza  della  spesa
  pubblica,  in  nome  della  trasparenza,  in  nome  di   una
  crociata  contro  l'ignobile fenomeno delle  baby  pensioni,
  abbia  previsto cose diametralmente opposte o speculari,  si
  è  proposto  che il principio rimanga lo stesso  ma,  invece
  della cadenza semestrale, per gli scaglioni si introduce  il
  criterio dello scaglionamento annuale. Ed allora il  centro-
  destra  ha  considerato normativamente corretto il  percorso
  del centro sinistra.
       Il  dubbio  che mi rimane è: è applicabile al contratto
  dei regionali che deriva dalla nostra potestà statutaria  di
  fare  legislazione sul nostro personale, è parametrabile  ad
  una  sentenza che riguarda il contratto nazionale degli enti
  locali?
       L'altro  dubbio  legittimo è: ci costano di  più  così  o  ci
  costano  di  meno fuori? Io credo che sia facilmente  dimostrabile
  che  ci costino di meno fuori e che l'impatto finanziario non  sia
  tale  e  quale come ci è stato disegnato perchè nella certezza  di
  andare fuori, perchè molti di questi signori hanno già ricevuto la
  letterina  a casa con cui noi Regione dicevamo loro che  al  primo
  gennaio  2004  sarebbero stati in pensione, io credo  che  sia  il
  segreto di pulcinella rivelare in quest'Aula che molti hanno preso
  il  70,  l'80%  del TFR e lo hanno già investito per preparare  la
  nuova vita dopo la fine della carriera regionale.
       Io  vorrei che tutti ci ricordassimo che parliamo di persone,
  di  collaboratori di questa nostra Regione. Mi permetto di riusare
  davanti a lei, Presidente, la parola che credo dovrebbe esercitare
  un  certo  fascino  su  tutti e che credo che  sia  universalmente
  acquisita alla cultura collettiva, diritti acquisiti. Credo che ci
  troviamo  di fronte a diritti acquisiti che non credo siano  stati
  annullati, negati o messi in discussione da quella sentenza che  a
  tutti  si  poteva applicare tranne che alla Regione siciliana  che
  già  dal 1946 sa di avere potestà legislativa esclusiva e primaria
  in rapporto al trattamento del proprio personale. Non ci credo che
  ci  muoviamo  su  un terreno che mena scandalo  e  non  mi  voglio
  mettere  a  fare polemiche. Non voglio parametrare questa  cosa  a
  nulla.
       Debbo  dire che in questa Regione siciliana, francamente,  in
  un  cinquantennio si è visto tutto e il contrario di tutto e credo
  che  non dobbiamo parlare di immoralità quando di cose come queste
  ne  stiamo parlando in un Parlamento perchè prima si entrava  alla
  Regione  in  qualunque  modo,  in nessun  modo,  in  un  modo  non
  dichiarato,  col sistema delle scatole cinesi. Questa  è  soltanto
  storia.  Ora  noi ci stiamo confrontando e siccome io sinceramente
  non  sarei  qui se non partissi dal presupposto che il Governo  si
  muove  nel  nome  e nel segno di una migliore gestione  di  questa
  Regione,  io  veramente  chiedo di essere  convinto  perchè  tutti
  insieme,  ricordo,  che quando incominciò sostanzialmente  l'epoca
  del  bipolarismo e partito che fino a ieri non dialogavano si sono
  ritrovati, anche costretti, contro la loro tradizione culturale, a
  dialogare tutti insieme, ci siamo detti che questa era una Regione
  elefantiaca perchè in realtà la Regione era una specie  di  stanza
  per  la decompressione, era un compensativo sociale, era la nostra
  vera  Fiat la Regione siciliana e diciamo che per qualche decennio
  è stata sostanzialmente usata con questi fini.
       Abbiamo  inventato funzioni e qualifiche che  nel  resto  del
  mondo  non avevano alcun tipo di parametrazione. Oggi che possiamo
  parlare serenamente di queste cose dobbiamo ricordarci che  mentre
  continuiamo a dibattere su questi argomenti, francamente, questo è
  un  dato  che  esiste  e che resiste, ci sono regioni  sicuramente
  molto  più  impegnate  di  noi nel programmare  il  loro  avvenire
  tecnologico,  industriale, il loro processo di  sviluppo,  regioni
  economicamente più indietro, regioni infinitamente più  avanti  di
  noi  e  con  pari  e superiore numero di abitanti che  riescono  a
  lavorare con molto meno personale. Non so i numeri precisi  ma  mi
  pare  di ricordare che fino ad un anno fa si diceva ancora che  la
  Campania  andava avanti con sei-sette mila dipendenti e lo  stesso
  il  Lazio, mentre la Lombardia non andava oltre le otto-nove  mila
  unità.  Non  mi  pare  che abbiamo una realtà  così  difficile  da
  gestire   e  tanto  lavoro  di  impresa  da  giustificare   questo
  mastodontico apparato.
       Credo  che la parola d'ordine "snellire" debba restare sempre
  in  cima  al programma del centrodestra perchè credo che  anche  e
  sopratutto in nome di queste cose povere, semplici, chiare abbiamo
  vinto  le  elezioni  e gesti in controtendenza  credo  che  vadano
  fortemente,  giuridicamente  motivati  perchè  il  dato   politico
  potrebbe risultarne appannato.

        FORMICA  Chiedo di parlare.

        PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

        FORMICA   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   quando
  all'inizio   della  preparazione  di  questa  finanziaria   si   è
  appalesata   la   possibilità  che  il  Governo   presentasse   un
  emendamento che impediva quanto precedentemente stabilito con  una
  legge  della Regione siciliana e cioè il prepensionamento di circa
  4  mila  impiegati, parlando con i membri del  Governo  e  con  la
  maggioranza, mi sono chiesto che mi si spiegasse il perché.
       In un primo momento mi si è spiegato che c'era un problema di
  impatto  con  l'esterno soprattutto alla  luce  di  quanto  ci  si
  apprestava a fare a livello nazionale.
       Successivamente  mi è stato detto che c'era  un  problema  in
  ordine ad una possibile futura in itinere sentenza da parte  della
  Consulta che avrebbe potuto bocciare l'articolo 39 della legge  10
  provocando dei danni incommensurabili.
       Successivamente  ancora  mi è stato detto  che  il  beneficio
  economico che ne deriverebbe dal mancato prepensionamento e quindi
  dal  continuare  a prestare servizio nella Regione siciliana,  non
  solo non c'era ma addirittura ci sarebbe stato un aggravio per  le
  spese della Regione stessa.
       Per quanto riguarda la prima risposta e cioè l'impatto che un
  provvedimento di tale natura, l'esecuzione di una legge  del  2000
  potrebbe avere sull'opinione pubblica, io, con molta modestia,  ho
  suggerito  a  chi  di  dovere  che  la  Presidenza  della  Regione
  siciliana  si  facesse promotrice di una conferenza  stampa  nella
  quale  si  spiegasse ai vari Giannantonio Stella della situazione,
  rispettabilissimi premiati, quali sono i termini della questione.
       Infatti,  è  stato fatto notare già prima di me che  non  c'è
  nessuna similitudine tra il prepensionamento previsto dalla  legge
  10  e  l'orientamento del Governo nazionale ed europeo  in  merito
  all'età pensionabile.
       Ricordo che c'è stata una lettera del Presidente Fleres anche
  in  questo  senso.  Ho fatto notare, comunque,  che  continuare  a
  parlare  di  baby  pensioni significava fuorviare,  mettere  fuori
  strada   i   parlamentari   e  soprattutto   l'opinione   pubblica
  ingenerando un movimento di opinione che aveva il solo scopo,  con
  il  gioco  delle  tre carte, di incanalare l'attenzione  verso  un
  falso problema.
       Io  ed il mio partito siamo contro le baby pensioni. Lo siamo
  sempre  stati  e  lo continuiamo ad essere. Ma si tratta  di  baby
  pensioni.
       Abbiamo  ascoltato che la legge 10 è stata fatta per  cercare
  di snellire il pachiderma della pianta organica regionale - non si
  sa neppure quanti siano esattamente i dipendenti di questa Regione
  -  in  maniera tale da rendere l'apparato più snello, da  liberare
  delle  risorse  che potrebbero molto più utilmente e proficuamente
  essere  impiegate  per  i fini istituzionali  della  Regione,   di
  questa  grande regione, di una regione a statuto speciale  che  ha
  delle  caratteristiche che si avvicinano a quello di uno  Stato  e
  cioè  le  spese  per gli investimenti, le spese  per  le  attività
  produttive, le spese per creare occupazione.
       Veniamo  al secondo aspetto che è quello secondo me centrale;
  cioè  il risparmio. Vedete tutti voi colleghi, da molti anni siete
  confrontati spesso con la impossibilità di trovare i soldi  per  i
  ciechi,  di trovare soldi per delle attività che assistenziali,  o
  delle attività imprenditoriali per esempio abbassare le tasse  che
  è  uno  dei  cardini  del  governo di centro-destra,  oggi  stesso
  abbiamo  assistito ad una querelle fortissima sull'articolo  11  e
  sull'articolo  12 che rappresentano degli strumenti indispensabili
  per  creare  sviluppo ma non abbiamo le risorse, per abbattere  le
  tasse,  o  almeno non ne abbiamo a sufficienza per  prendere  quei
  provvedimenti  che veramente potrebbero fare di  questa  isola  un
  luogo  ricercato  una calamità per le attività  imprenditoriali  e
  quindi  creare  sviluppo vero e ricchezza; veda signor  presidente
  evidentemente   seguirò   l'esempio   dell'onorevole    Crisafulli
  continuerò  poi  con  gli emendamenti lo facciamo  l'intervento  a
  puntate. Quando mi si dice che non c'è un risparmio non me  lo  si
  dimostra  con  i  conti,  io ho chiesto più  volte  e  continuo  a
  chiedere  che mi si dimostri che c'è un risparmio nel non  mandare
  in pensione i dipendenti che ne hanno maturato il diritto ai sensi
  della legge 10 e che c'è invece un aggravio di spesa mandandoli in
  prepensionamento.   Io   ritengo   caro   presidente    che    noi
  risparmieremmo  100  miliardi  l'anno  delle  vecchie   lire   che
  moltiplicate  per 15 anni fanno la bellezza di 1.500  miliardi  di
  vecchie lire; i conti che mi sono opposti, frapposti per computare
  questa  tesi hanno una caratteristica singolare e peculiare perchè
  se  noi li continuiamo a mantenere al lavoro risparmiamo dei soldi
  perchè   intanto   il  TFR  non  lo  paghiamo,  questo   è   molto
  interessante,  voglio  far  notare  che  il  TFR  è   un   diritto
  inalienabile  dei  lavoratori  costituzionalmente  garantito   che
  dovremo  pagare per forza e che se ci fermiamo qui ammonta  a  850
  miliardi,  se  aspettiamo  altri 15 anni  arriverà  a  1500,  1700
  miliardi,   e  chi  li  pagherà  questi  soldi?.  E'  responsabile
  affrontare  un  ragionamento  del  tipo  "chi  vivrà   vedrà",   è
  responsabile  appesantire il bilancio  della  regione  che  già  è
  diventato uno stipendificio posponendo da qui a 5 a 6 8 o 10  anni
  l'enorme  cumulo di una montagna di soldi da pagare in guisa  tale
  che non sarà più possibile pagarle le pensioni, e nel frattempo  e
  chiudo  signor presidente, e nel frattempo è lecito  mantenere  al
  lavoro  delle persone che nella maggior parte dei casi  non  sanno
  cosa  fare  e  hanno una sola preoccupazione quanti giornali  devo
  comprare  stamattina  per  arrivare alle  ore  14,00  e  cioè  per
  arrivare  alla fine dell'orario d'ufficio, mi basterà  uno  o  due
  oppure  tre,  ed  è  lecito continuare a pagare queste  persone  a
  quattro   milioni   di   lire   al  mese   anziché   mandarli   in
  prepensionamento a due milioni e mezzo al mese, per ora  mi  fermo
  qua non voglio più abusare continueremo dopo.

        PRESIDENTE  Onorevole presidente Cuffaro, avendo  chiuso  le
  iscrizioni a parlare le segnalo l'opportunità di replicare  poi  a
  conclusione anche di questi interventi, altrimenti si  riserva  di
  farlo una seconda volta

        CUFFARO  presidente della Regione. Io vorrei esprimere anche
  una  opinione nella speranza che l'intervento del governo  potesse
  essere   in   qualche   modo,  potesse  agevolare   l'iter   della
  discussione,  perché rispondendo su alcuni temi può darsi  che  ci
  sia qualcuno dei parlamentari che possa rivedere le proprie idee.

        PRESIDENTE  Ha facoltà di parlare.

        CUFFARO    presidente  della  Regione.  Spero  di  attenermi
  anch'io entro i limiti, forse qualche minuto in più sarò costretto
  a prenderlo, ma non molto.
       Attorno  a  questa vicenda nella scelta del governo,  intanto
  scelta  politica,  di  allineare il  sistema  pensionistico  della
  regione a quello che è il sistema pensionistico dello stato, si  è
  costruita  e  in  un  primo  momento  pensavo  che  fosse  qualche
  costruzione  strumentale, però devo ricredermi, nel senso  che  ho
  capito  che  c'è  tanta  buona fede nei confronti  di  quelli  che
  portano  avanti  le  loro idee, ho avuto  modo  di  ascoltare  gli
  interventi,   non  soltanto  dell'opposizione,  ma   anche   della
  maggioranza,  per la verità tutti gli interventi che ho  ascoltato
  sono  assolutamente contrari a quello che la norma, che seppur  il
  governo   ha  presentato,  vorrei  dire  un  governo   nella   sua
  maggioranza  che  ha presentato una norma che  è  stata  approvata
  all'unanimità in giunta di governo e questo credo che sia un  dato
  di  fatto, per cui non è che mi meravigli, però prendo atto che  è
  un  tema  che  sta  accendendo gli interessi del  parlamento,  dei
  parlamentari al di là delle colorazioni politiche o di maggioranza
  e  di  opposizione, e questo credo che sia un dato positivo. Ed  è
  proprio  in  senso costruttivo che vorrei fare il  mio  intervento
  dicendo, molto serenamente, quello che penso, ma tentando anche di
  poter dare quella che è la mia opinione, ma l'opinione del governo
  suffragata  anche  da tutta una serie di dati  e  soprattutto  una
  serie  di  conoscenze  che è giusto che il  parlamento  abbia  per
  potere  esprimere  liberamente il proprio  voto,  del  quale  dico
  subito, presidente, non faremo drammi. E' giusto che il parlamento
  voti  serenamente, anzi mi auguro che questo parlamento scelga  di
  votare,   non  solo  serenamente,  perché  il  governo   accetterà
  qualunque  sia  il  voto del parlamento, ma  che  abbia  anche  il
  coraggio di votare palesemente, perché non capisco cosa ci sia  da
  nascondersi  o  da  votare  segretamente  su  una  tematica   così
  straordinariamente   importante.  Si  voti   palesemente,   ognuno
  esprimerà, io dico anticipatamente che il governo accetterà...

        CRISAFULLI  Speriamo che anche lei voti a favore nostro.

        CUFFARO  presidente della Regione. Io dico come Governo cosa
  voterò,  lei onorevole Crisafulli ha detto come voterà,  ognuno  è
  libero  di  dire quello che vota, ma io dico votiamo  palesemente,
  ognuno si assume serenamente la propria responsabilità che  è  una
  scelta.
         Dico  fin da adesso che non faremo drammi e non ci saranno,
  perché  il  governo deve avere anche la capacità di capire  quando
  sente  alcuni interventi di autorevoli esponenti della maggioranza
  che  è  un  argomento talmente importante che interseca interessi,
  opinioni,   riflessioni,  d'altronde   la   politica   è   questo,
  presidente, è rappresentanza di interessi legittimi e questo è  un
  interesse legittimo, ognuno ritiene di rappresentarlo nel modo più
  proprio o più consono che ritiene. Io ho il dovere di dire  alcune
  cose che è giusto che si sappiano, altrimenti le riflessioni e  il
  voto  potrebbero essere senza  conoscenza, potrebbe essere non  un
  voto  in piena coscienza se non si conosce come stanno le cose  in
  realtà.
       La  legge  n. 10 non è un feticcio, onorevole Crisafulli,  la
  legge  n.  10  è  una legge che può essere cambiata,  rivista.  Il
  decreto  legislativo Cassese del '93, nei sei anni  successivi,  è
  stato  cambiato,  dal Governo nazionale, decine di  volte,  non  è
  successo niente.
        La legge è fatta, si rapporta a quelle che sono le esigenze,
  poi quando ci si rende conto che si sono fatti degli errori si può
  rimediare.  La  legge n. 10 non è - lo ripeto  -   una  specie  di
  feticcio  che non possiamo toccare, chissà che cosa; è  una  legge
  che  ha tutta una serie di parti importanti, ce ne sono alcune che
  bisogna  avere  la capacità di rivedere, di cambiare,  in  qualche
  modo,  anche opinione su alcune vicende.
         L'articolo  39 della legge n. 10 -  diciamolo   con  grande
  franchezza, Presidente -  è stato impugnato dalla Corte dei Conti,
  nei  confronti del quale ci sarà - certamente ci sarà,     io  non
  anticipo  quale  sia   la soluzione,  anche perché  non  sarei  in
  condizione  di  anticiparla,   in quanto  nessuno  la  sa  -   una
  sentenza della Corte Costituzionale.
         E' chiaro che poi la politica deve interpretare le cose che
  succedono e se io, come Presidente della Regione, debbo  dare  un'
  interpretazione, avendo letto molto accuratamente la sentenza  che
  la  Corte Costituzionale ha emesso non più di due mesi e mezzo  fa
  su  materia  attinente,  nella quale sentenza,  comunque,   ci  ha
  anche  detto quale opinione ha nella materia dei pre-pensionamenti
  e  dell'articolo 39, devo immaginare che   non andiamo incontro ad
  una  sentenza che sia certamente  nella direzione delle  posizioni
  auspicate  da  molti miei colleghi, dipendenti  regionali,  perché
  tali sono, e da molte riflessioni che ho sentito in questa Aula.
         Va  esattamente  in indirizzo contrario.  Voglio  dire  con
  grande  franchezza,  signor Presidente, che, seppur   la  sentenza
  della   Corte  Costituzionale  ci  dovesse  essere  ed    abolisse
  l'articolo 39,  sarebbe ex tunc, cioè abolirebbe l'articolo  39  e
  tutto  quello che l'articolo 39 ha già prodotto fino ad  ora.  Non
  c'è  bisogno che sia io a  di spiegare cosa vuol dire ciò.
         Se  c'è  qualcuno  che si sta affaccendando  a  tentare  di
  risolvere un problema, se noi non intervenissimo,  rischierebbe di
  complicarlo  perché  riprenderebbe tutta una serie  di  dipendenti
  regionali  che hanno già maturato perché sono andati in  pensione.
  Cosa  succede  se noi cassiamo l'articolo 39? Molto probabilmente,
  cessando  la  materia del contendere (che è l'articolo  39)  forse
  riusciremmo ad evitare che possa esserci una sentenza ...

        SPEZIALE  Questo avverrà comunque.

        CUFFARO    presidente  della  Regione.  Ho  detto   "forse",
  onorevole  Speziale. Senza dimenticare, se quello che  in  qualche
  modo  abbiamo  avuto modo di capire, che  la Corte  Costituzionale
  potrebbe  mettere  in  discussione l'intero sistema  pensionistico
  regionale,  compreso  diritti  acquisiti,   che  sono  il  sistema
  retributivo  che  molti  dipendenti regionali  hanno  maturato  in
  questi anni.
          Allora,  per  essere  chiaro,  cari  colleghi,  altrimenti
  rischiamo di non avere chiaro un problema che è  invecegiusto  che
  ognuno  di  noi abbiamo chiaro,  intanto c'è un problema politico:
  questo  è  un  Parlamento ed un Parlamento non può permettersi  il
  lusso  di  farsi  imporre un sistema pensionistico  da  un  organo
  diverso  da  questo  Parlamento,  che deve  avere  la  dignità  di
  scegliere quello che vuole fare. Questo è il motivo principale per
  cui   oggi   io,   come  Presidente  di  questo   Governo,   porto
  all'attenzione  di  questo  Parlamento  una  scelta   di   sistema
  pensionistico che è quella politica.
       Tale  scelta  politica è anche supportata  da  una  serie  di
  considerazioni che ho fatto, che certamente ci aiutano  a  portare
  avanti  un problema che, ripeto, è innanzitutto politico.  Abbiamo
  di fronte questo tipo di scelta che dobbiamo fare e dobbiamo avere
  le idee chiare su quello che succede.
         Ma la vogliamo smettere di continuare a dare numeri, perché
  questa sera ho sentito numeri da parte di autorevoli colleghi,  la
  Regione siciliana è Regione speciale ed autonoma; è autonoma e non
  ho bisogno di spiegarvi perché, ma è speciale.
         Ma che cosa vuol dire, onorevole Speziale, che lei mi viene
  a  dire che la Lombardia ha 11.500 dipendenti?  Ha mai pensato  di
  scorporare dai 17 mila dipendenti della Regione siciliana i 5 mila
  dell'Assessorato  Beni culturali,  che non ha la Regione Lombardia
  perché   sono  dipendenti  del  Ministero?  I  4  mila   e   3.500
  dell'Assessorato  Agricoltura  e  del  Corpo  forestale,   che  le
  regioni  Lombardia,  Campania, Toscana ed  Emilia  non  hanno?  La
  motorizzazione,   che non hanno, gli enti locali  che  non  hanno?
  Quando avremo fatto la somma di tutto questo ..
         Smettetela  di  continuare  a dire  cose  non  vere  perché
  altrimenti  fate il gioco di qualche giornalista  che  continua  a
  descriverci per quelli che non siamo. Noi siamo la Regione che  ha
  meno dipendenti, onorevole Speziale, se  scorporiamo le competenze
  legate  ai  dipendenti che le altre regioni  non  hanno  nel  loro
  contingente  I dipendenti della Regione sono meno di quelli che ci
  servono
       Quale elefantiaca macchina burocratica  Noi non riusciamo  ad
  aprire  altri  siti archeologici perché non abbiamo  dipendenti  a
  disposizione.  Non  riusciamo a tenerli  aperti  il  sabato  e  la
  domenica perché non abbiamo abbastanza dipendenti
        E, poi, mi consenta, onorevole Crisafulli, credo che non sia
  serio  consentire ad un Governo e ad una Regione,  che  si  stanno
  dando  regole  di produttività,   di mandare via 4  mila  persone,
  nel  pieno della loro capacità,  che questa Regione ha contribuito
  con  investimenti a far diventare produttive ed importanti per  il
  processo  di sviluppo, mandarle via nel momento in cui servono  di
  più,  perché sono nella piena maturità,  perché stanno cominciando
  a produrre nel massimo della loro capacità.
       E'  questo  il  meccanismo per cui noi  oggi  veniamo  qui  a
  chiedere  un sacrificio ai dipendenti regionali che hanno maturato
  un  diritto.  E' vero. Hanno maturato un diritto in virtù  di  una
  legge  ed  hanno  una  giusta aspettativa, onorevole  Formica,  ad
  andarsene in pensione. Ma noi siamo venuti qui a chiedere a questa
  gente il sacrificio di rimanere perché c'é bisogno di loro,  anche
  di  loro per portare avanti questa baracca, per portare avanti  un
  progetto  di  sviluppo per uscire dalla crisi  dove  ancora  versa
  questa Regione.
         Lo  chiedo ufficialmente a tutti, ai parlamentari, ai tanti
  che  giustamente  pensano  di andare a collocarsi  a  riposo.  C'é
  bisogno  di loro,  della loro esperienza e della loro capacità  di
  aiutarci  a produrre e a creare un sistema che sia efficiente.  E'
  questa  la  scelta politica che abbiamo fatto.  Ed  è  una  scelta
  politica di cui mi assumo tutte le responsabilità.
         Ed  é  vero che, probabilmente onorevole Virzì,  questo  ci
  costerà elettoralmente ma noi non siamo stati chiamati a difendere
  comunque   gli  interessi  elettorali,  siamo  stati  chiamati   a
  governare  e  a  portare avanti un progetto di sviluppo  e,  se  a
  questo progetto va sacrificato qualche pezzo di  elettorato - e lo
  dico  io,  che certamente su questo non posso avere  dubbi  -   va
  sacrificato,  perché  la politica non può essere  condizionata  da
  scelte  di  perdite elettorali  La politica deve andare  avanti  e
  deve,  caso mai, condizionare  Noi stiamo tentando di condizionare
  chi  riteniamo abbia il dovere di aiutarci a portare avanti questo
  progetto di sviluppo
          Ed  é  in  nome  di  questo  che  vi  chiedo,  cari  amici
  parlamentari, di riflettere su questa vicenda, di riflettere sulla
  consapevolezza che non farò un dramma su niente anche se    questo
  Governo  e   il  Parlamento  dovessero  decidere  di  non  abolire
  l'articolo 39
         Io  e  il mio Governo voteremo, perché lo abbiamo proposto,
  per  l'abolizione  dell'articolo 39,  perché lo  riteniamo  giusto
  politicamente per la Sicilia, perché lo riteniamo giusto  anche  a
  difesa  di alcuni interessi che oggi si potrebbe immaginare essere
  difesi  da  chi  non lo vuole abolire e, invece, vi assicuro  che,
  alla  fine,   difenderemo anche tali interessi abolendo l'articolo
  39  oltre  che fare quelli più complessivi della Sicilia  e  delle
  scelte  che vogliamo fare e poi, finalmente, ci mettiamo in  linea
  con quello che é un sistema pensionistico nazionale.
         Il  comma  1,  onorevole Crisafulli,  non  é  proposto  dal
  Governo. Ci rendiamo conto che, per quel che ci riguarda, é  stato
  un  errore averlo inserito in Commissione - un errore commesso  in
  buona  fede - c'é già l'emendamento che cassa il comma   1  perchè
  noi non vogliamo introdurre strani meccanismi a garanzia di alcune
  cose. Tra le altre cose anche sulla spesa ci sarebbe da ridire...

        PISTORIO  Sul comma 1.

        CUFFARO  presidente della Regione...il comma 1 è chiaro  che
  costa  molto  di più, non c'è dubbio; c'è anche  chi sostiene  che
  tenendo  4.000  persone  in servizio a  lavorare,  a  produrre  ad
  aiutarci a costruire un progetto di sviluppo costi di più.
       Non   è   vero  che  costa  di  più,  in  quanto,  poiché   è
  indispensabile   quel  lavoro,   la  Regione   comunque   dovrebbe
  attrezzarsi per riprendere queste persone. Quindi non è  vero  che
  ci  sarebbe  un  risparmio perchè dovremmo riprendere  le  persone
  indispensabili, il numero dei dipendenti continuerebbe  ad  essere
  quello  che  è,  avremmo 4.000 persone che vanno nel  mercato  del
  lavoro giustamente.
       Onorevole  Miccichè, la prego,  non mi chieda che  si  faccia
  una legge in cui si possa impedire alla gente, una volta andata in
  pensione, di lavorare, mi pare obiettivamente esagerato...

        MICCICHE'  Esiste la norma a livello nazionale.

        CUFFARO  presidente della Regione...poichè questa gente  può
  continuare a lavorare in una Regione dove ha lo spazio per poterlo
  fare, dove ha lo spazio per poter produrre, dove la legge  n. 10 e
  tutta  quello che ne è seguito, la sta mettendo in condizioni  non
  soltanto  di  produrre, onorevole Miccichè, ma di  produrre  anche
  essendo  remunerata, perchè chi sta a andando via sono quelli  che
  in  questo  minuto  sono pagati di più, perchè stanno  producendo,
  stanno lavorando.
       Allora  c'è  lo spazio e c'è una scelta di questo Governo  di
  continuare ad andare avanti insieme a questi 4.000 dipendenti  che
  sono  necessari a tutti gli altri perchè lo sviluppo della Sicilia
  possa esserci.
       Sono  di  quelli che hanno  difeso la dignità e il ruolo  del
  dipendente  regionale  perchè il dipendente  regionale  non  è  nè
  burocrate  nè uno che non lavora e a giudicare da come  li  stiamo
  tutti difendendo, credo che finalmente ci siamo trovati d'accordo.
  Non  li  avreste  difesi questi 4.000 dipendenti, se  foste  tutti
  convinti che non lavorino. Invece  li state difendendo, ne  prendo
  atto   e  finalmente  abbiamo fatto giustizia del  ruolo  e  delle
  capacità del  dipendente regionale che è stato bistrattato.
       Ed  io, essendo un dipendente regionale,  sono orgoglioso  di
  questa  giustizia  però  c'è bisogno che  insieme  si  continui  a
  lavorare perchè qui c'è una Regione che ha bisogno di tutti.

       (Applausi)

        PRESIDENTE  Si passa all'esame degli emendamenti 17.1, 17.3,
  17.7   e    17.8  soppressivi  dell'articolo  17,  in   precedenza
  accantonati. E' aperta la discussione raccomandando lo  scrupoloso
  rispetto dei tempi previsti dal Regolamento.
        E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.

        BARBAGALLO  Noi abbiamo più volte espresso la nostra volontà
  contraria  alla proposta del Governo e quindi anticipo in  qualche
  modo   il  voto  favorevole  all'emendamento  soppressivo.   Siamo
  contrari per le ragioni che sono   state qui illustrate da  alcuni
  colleghi dell'opposizione,  ma anche dalla maggioranza,  ed  anche
  per  le  cose  che  il  Presidente  ha  detto  che  non  ci  hanno
  assolutamente convinti.
       Siamo  contrari perchè si crea una disparità di  trattamento,
  perchè c'è un'aspettativa legittima di dipendenti che sapevano  di
  dover  andare  in  pensione   e  non credo  che  costringendoli  a
  restare  saranno  adeguatamente motivati  e  che  sia  giusto  che
  seguano  le  stesse sorti di persone che hanno  avuto  gli  stessi
  diritti.
       Siamo convinti anche che non ci sarà un risparmio, così  come
  siamo  convinti che una riforma che riguarda le pensioni va  fatta
  attraverso  il  metodo della concertazione con  le  organizzazioni
  sindacali  perchè  stiamo discutendo di dipendenti,   non  con  un
  emendamento alla finanziaria, ma con una riflessione organica  sul
  sistema pensionistico.
       L'obiettivo  di  eliminare gli sprechi può essere  perseguito
  attraverso  una  scelta  politica che in questi  anni  il  Governo
  Cuffaro  non ha fatto. Gli sprechi sono negli uffici di  Gabinetto
  pletorici,  sono  nei  tanti  comitati  inutili,  sono  in   tante
  strutture e organismi che la Regione farebbe bene ad abolire.
         Il  Presidente  dice che vuole fare una politica  a  favore
  della  produttività.  Portiamo  avanti  una  riforma  seria  della
  pubblica  Amministrazione e non confondiamo due sistemi  che  sono
  totalmente   diversi:   quello  nazionale  e   quello   regionale.
  Cominciamo  ad  accantonare  le  somme  giuste  che  i  dipendenti
  rivendicano  nel fondo dell'Inpdap,  come si sta facendo  con  una
  somma   esigua  in  questa  finanziaria,  e  lavoriamo   per   una
  razionalizzazione dell'intero sistema.
         La Margherita è contraria nel merito, non soltanto perché è
  all'opposizione, ma  anche perchè qualcuno degli attuali uomini di
  governo  ha  votato la legge n.  10 e ora si è reso conto  che  va
  migliorata in questa parte. Noi riteniamo che la legge n.  10  sia
  stata  una legge importante, la difendiamo,  non per una questione
  di principio, ma perchè la legge 10 n.  va applicata pienamente  e
  cominciamo  ad applicarla soprattutto accelerando il  procedimento
  della dismissione degli enti regionali.
       Per  tanti  anni ci siamo riempiti la bocca,  sostenendo   di
  porre fine alla Regione imprenditrice,  ora ci sono organismi  che
  da  quattro  anni resistono,  nonostante la legge n. 10 prevedesse
  in maniera inequivocabile la loro soppressione.
       Tutti  rappresentanti  della Margherita  che  prenderanno  la
  parola,  anche   il collega Ortisi dell'altro Gruppo,  sono  della
  stessa  posizione, siamo tutti contrari alla proposta  di  Governo
  perchè la riteniamo  ingiusta.

        PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
  facoltà.

        CINTOLA    Signor  Presidente,  intervengo  con   un   certo
  imbarazzo  perchè  ha  parlato il Presidente  della  Regione  che,
  oltre ad essere Presidente della Regione,  è deputato iscritto  al
  Gruppo  dell'UDC che io  qui rappresento. Per cui  non  posso  che
  limitarmi  a  ringraziarlo per i contenuti,  per  la  forma  e  la
  correttezza  dei  toni che ha voluto usare, nel   lasciare  libera
  quest'Assemblea  di decidere su una proposizione che  ha  espresso
  in  termini umani, giuridici e di persona attenta ai valori e allo
  sviluppo di questa Sicilia.

        PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne  ha
  facoltà.

        TUMINO    Signor  Presidente,  onorevole  Presidente   della
  Regione,  onorevoli   colleghi, questa sera mi  sono  meravigliato
  dell'  altezza  e  della  profondità delle  sue  affermazioni  che
  condivido pienamente.
         Se  solo  le avesse pronunciate un anno fa,  io sarei stato
  assolutamente  d'accordo  con lei. Pronunziate  oggi  avverto  che
  queste  parole non hanno lo stesso significato e per certi aspetti
  sono anche sospette.
         Un  governatore  si  pone il problema  della  necessità  di
  garantire   la  funzionalità  della  Regione,  di  valorizzare   i
  dipendenti e le risorse e se lo deve porre sempre senza  aspettare
  che  vi  sia  una  sentenza  della Corte  costituzionale  o  della
  Cassazione che lo evidenzi.
       Invece   lei  dice  che  questo  Parlamento   non   può
  permettere   che un organo estraneo decida su una  questione
  sulla  quale  spetta  al  Parlamento  deliberare,  decidere.
  Perchè  questo Parlamento ha una dignità che non deve essere
  messa  in  discussione  da nessuno.  E  queste  sono  parole
  assolutamente condivisibili.
       Mi  domando  però visto che la legge che  stabiliva  il
  pensionamento l'abbiamo varata noi come Parlamento e che  ha
  già  espletato alcuni dei suoi effetti, se questo Parlamento
  non  abbia  il  dovere  di completare o  di  consentire  che
  vengano completati gli effetti della stessa legge. E se  mai
  l'organo  esterno  potrebbe sanzionare un qualcosa  che  può
  essere  regolare  in tutto il suo percorso,  non  mi  sembra
  neanche   opportuna  questa  precisazione  di  un   orgoglio
  regionalistico  nei  confronti di  un  organo  di  controllo
  nazionale.  Né  mi  sembra opportuno rimarcare  un  problema
  delicatissimo quale quello dei diritti acquisiti. Credo  che
  qualunque  organo di governo debba essere rispettoso  di  un
  principio   giuridico  assolutamente  antico  e  consolidato
  nella  cultura giuridica italiana: il principio dei  diritti
  acquisiti.
       Mettere in discussione questo principio significherebbe
  mettere  in  discussione  qualcosa di  grande  che  potrebbe
  pregiudicare la logica stessa del diritto.
       Che  lo faccia l'organo di controllo, che lo faccia  la
  Corte  costituzionale è un problema diverso: significherebbe
  che  è  stata  rilevata una difficoltà legislativa,  c'è  un
  errore,   una   contraddizione  che  questo  Parlamento   ha
  commesso e la Corte lo sottolinea.
       Ma  che  questo Parlamento da sé e di per sé  neghi  un
  diritto  acquisito, questa è una violazione di un  principio
  giuridico fondamentale.
       Credo  che  tutti   questi  aspetti  sottolineino   una
  difficoltà   oggettiva    del   nostro   Parlamento    nella
  elaborazione della legge.
       A  mio  avviso  la legge che equipara o  che  tende  ad
  equiparare  tutto  il  sistema  pensionistico  regionale   a
  quello nazionale è una legge giusta e condivisibile.
       Condivido anche un'idea più grande che nel tempo, in un
  tempo    ragionevole   anche   tutto   il   sistema    della
  corresponsione   economica,  tutto  il   sinallagma,   venga
  equiparato  in  quanto le attuali forme di  differenziazione
  hanno  dei difetti congeniti. Ma tutto ciò va fatto in tempi
  non sospetti.
       Dico,  quindi, che sono d'accordo nel rigettare  questa
  norma  e  quindi  nell'approvare il comma 1 che  prevede  la
  soppressione dell'articolo.

     MICCICHE'  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     MICCICHE'   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho
  apprezzato personalmente l'intervento appassionato e  chiaro
  del   Presidente  della  Regione;  ha  avuto   un   coraggio
  veramente   considerevole,  visto  i  tempi   che   corrono.
  Onorevole  Presidente,  la  sua  responsabilità  può  essere
  definita  storica, però, non mi ha convinto,  nonostante  la
  passione del suo intervento.
    Avevo  ragione  io  all'inizio  del  mio  intervento:   la
  questione lei la sta impostando come se fosse meramente  una
  questione  morale. Di questo mi pare si tratti. Mi  pare  di
  avere  letto  fin  dall'inizio di  questa  polemica  un  suo
  intervento negli organi di informazione. Ed allora torno  al
  mio  discorso originario, al mio intervento precedente.  Lei
  vuole  apparire,  anzi in questo caso  vuole  anche  essere,
  cioè  vuole  cambiare  rotta sotto questo  profilo,  però  è
  chiaro  che  a  pagare  non possono  essere  -  adesso  -dei
  cittadini - perchè questi dipendenti sono anche cittadini  -
  come  ha  detto  giustamente  l'onorevole  Crisafulli.   Non
  possono  pagare  oggi  che sono a  cinque  giorni  dal  loro
  pensionamento.   Questo   aspetto,   mi   deve   consentire,
  onorevole   Presidente, non è cosa da poco,  perchè  non  si
  tratta di fare un sacrificio per uno o al massimo due  anni.
  Per centinaia e forse per qualche migliaio di dipendenti  si
  tratta  di  cambiare vita, non in positivo, ma in  negativo,
  cioè   creando   uno  sconquasso,  un  rivoluzionamento   in
  negativo, anche nella loro psiche.
      Io vorrei capire come farà un dipendente che il prossimo
  2  gennaio  doveva  essere collocato in pensione  ad  andare
  invece  a  lavorare.  Con  quale  spirito  costui  andrà   a
  lavorare. Io le pongo questa domanda. Questo è un  tema  che
  va  impostato,  a mio avviso, da un punto di vista  sociale,
  ma  il  problema va anche impostato dalla prospettiva  della
  efficacia   e   della  effettiva  possibilità   che   questo
  dipendente   possa  stare  in  armonia  e  possa   lavorare,
  produrre  e possa portare avanti questa  baracca'  -  perchè
  di questo si tratta.
      Lei  ha  trovato  delle  motivazioni,  smentendo  alcuni
  interventi,  che non è vero che noi abbiamo  grandi  risorse
  di  personale.  Noi  abbiamo  una  struttura  diversa  dalla
  Lombardia,  dalle altre Regioni d'Italia,  in  parte  ciò  è
  vero,  ma in parte non è così. Bisognerebbe fare uno  studio
  in  tal senso  e questo studio al momento non c'è. Il   vero
  problema  comunque non può essere poi rivoltato e  dire  che
  la  Consulta  ci darà ragione. Lei ha messo le mani  avanti
  Scusate,  ancora  questa sentenza non  c'è.  E  non  bisogna
   fasciarsi la testa prima di rompersela '.A me pare che  qui
  ci  stiamo rompendo la testa prima che venga sancita  questa
  decisione da parte della Consulta
       L'onorevole  Crisafulli  ha portato  l'esempio  di  una
  sentenza della Consulta che va nel senso contrario.  Quindi,
  la  Consulta  non  può volere  la botte piena  e  la  moglie
  ubriaca'   Tranne  che  non ci sia una questione  che  venga
  pilotata.  Non  credo che si possano giudicare  le  sentenze
  prima  che  queste ultime vengano enunciate. Aspettiamo  con
  tranquillità. Vi sono anche altri strumenti per  convincere;
  vi sono altri mezzi. E concludo.
       Poc'anzi  avevo  messo  in  evidenza  la  questione   -
  tecnicamente non ricordo il numero della legge   alla  quale
  facevo riferimento - che inibisce i lavoratori che vanno  in
  prepensionamento nel settore privato.
        Il prepensionamento nel settore pubblico è stato fatto
  a  carico  dello  Stato e non capisco quale  scandalo  possa
  suscitare   nel momento in cui lo fa una regione che  ha  la
  potestà  e  la  possibilità di legiferare in  quanto  ciò  è
  supportato da uno Statuto che lo consente.
         Nessuno  ancora  ha spiegato dove  sono  i  risparmi.
  Ancora   nessuno  ha  spiegato   se  ci  sarà  la  copertura
  finanziaria  visto che fra qualche mese vi saranno  maggiori
  oneri  per  i  dipendenti che resteranno in servizio.  Quali
  sono  i  fondi?  Dove sono i soldi? Dove sono  i  fondi  per
  pagare i maggiori oneri contributivi?

     SPEZIALE  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     SPEZIALE  Onorevole presidente Cuffaro, lei sa quanto  io
  l'ascolti  con  la dovuta attenzione, ma  a  me  è  sembrato
  stasera  che  il suo argomentare fosse debole, appassionato,
  ma  debole  perchè manca in tutto ciò che lei ha  detto  una
  visione  organica  del  ruolo della Regione  e,  in  qualche
  modo,  conferma  alcune osservazioni  che  avevo  fatto  nel
  corso del mio  precedente intervento.
       Poc'anzi,  mi ero richiamato al contesto nel quale  noi
  approvammo la legge 10.
       La  legge  10,  come  lei sa in quanto  all'epoca   era
  assessore  nel governo Capodicasa, noi eravamo al  tempo  in
  cui  vi  era  l'idea  di una trasformazione  della  Regione:
  volevamo smetterla con la Sicilia imprenditrice.
          Abbiamo   fatto   la  legge  5;  bisognava   uscire,
  interrompere  un  processo  che aveva  finito  con  l'essere
  devastante  per  l'economia della nostra Regione;  bisognava
  dare  stabilità  di  governo, e abbiamo approvato  la  legge
  sulla elezione diretta del Presidente della Regione al  fine
  di  avere  una Regione agile, snella che decentrasse  poteri
  nel  contesto di una riforma del titolo V della Costituzione
  che  si  apprestava a fare lo Stato e, quindi,  una  Regione
  che  decentrasse questi poteri e soprattutto  che  limitasse
  le competenze in alcune materie.
       Quello era un disegno. Noi avevamo gli elettori  -  non
  l'abbiamo saputo spiegare, tutte le ragioni di questo  mondo
  - ma non ci hanno votato.
       Lei  stasera  ci richiama a una visione  della  Sicilia
  produttiva sulla quale siamo d'accordo. Qual è il  progetto?
  Qual  è  l'idea  che  avete? Dire che  abbiamo  una  Sicilia
  produttiva accompagnandola col fatto che vi sono in  Sicilia
  16   mila   dipendenti,  che  si  blocca  il   processo   di
  trasferimento  delle  competenze,  che  non  si  attivano  i
  processi  produttivi, che non c'è una  riconversione  è  una
  idea  che  si appella a fatti  generici, un po' populista  e
  un  po'  demagogica se vogliamo. Ma senza una idea vera,  la
  sua posizione risulta debole.
       Per  cui,  io davvero vorrei accettare - l'avevo  detto
  anche stasera - la sfida su quale tipo di regione vogliamo.
         Noi  pensiamo, e lo ribadiamo, che per le  competenze
  proprie  della Sicilia è necessario snellire e  riconvertire
  il   ruolo  della  Regione;  è  necessario  riconfermare  lo
  spirito  della legge 10;  far diventare la Regione un  luogo
  che  deve  regolamentare i rapporti e non deve centralizzare
  né le decisioni né la spesa.
         Metà  del  bilancio della Regione dovrebbe essere  di
  competenza  dei  comuni e delle province;  una  parte  delle
  competenze   della   Regione   dovrebbe   essere   messa   a
  disposizione  degli  enti  territoriali.  Invece  qui  si  è
  andato avanti: CORECO, sciolti e il personale non si sa  che
  fine  abbia fatto;  SCICA, sciolti e il personale non si  sa
  dove  sia.   Ma  insomma, di quale Regione ci vuole  parlare
  onorevole Presidente della Regione? Di una Regione  che  lei
  non  ha neanche in testa? E potremmo continuare all'infinito
  proprio  perchè voi avete un'altra idea della Regione  ed  è
  l'idea che sta penalizzando lo sviluppo.
       Ma  si è mai chiesto, onorevole Presidente, perchè  nel
  corso  del  2000 ad oggi noi abbiamo il più basso  tasso  di
  crescita  degli ultimi 50 anni? Che con il governo Leanza  e
  il  governo  Cuffaro noi abbiamo un tasso di crescita  dello
  0,1  per  cento   e  per  due trimestri consecutivi  abbiamo
  avuto un tasso di crescita pari  allo 0,1 negativo.
       Non  si può fare riferimento solo al contesto nazionale
  perché  è  un  dato  di crescita che è  legato  invece  alle
  vostre  politiche.  Ecco perché noi accettiamo  la  sfida  e
  ribadiamo in questo contesto l'esigenza di dire no   Bisogna
  snellire. Una Regione snella che regoli i rapporti, che  non
  sia  elefantiaca,  che non assuma decisioni  centralistiche,
  che  decentri compiti, poteri e funzioni. Per questo  motivo
  noi   manteniamo  il  nostro  emendamento  soppressivo   nei
  confronti dell'articolo.
       E'  proprio vero, signor Presidente della Regione,  tra
  noi  e voi c'è una bella differenza che riguarda il ruolo  e
  la funzione della Regione.
       Ho  apprezzato in modo evidente l'idea che lei dà della
  Regione,  una  Regione appesantita in tutti i suoi  aspetti,
  che  ha  i  dipendenti diretti,  ma ha poi  una  miriade  di
  altri  dipendenti  che  ruotano attorno  al  bilancio  della
  Regione: decine, migliaia. E quindi una regione che  anziché
  regolamentare  i  rapporti, ha un  controllo  diretto  della
  spesa  e determina un controllo e una mediazione con settori
  sociali: i forestali, gli LSU, e tanti altri attraverso  una
  mediazione   del  controllo  della  Regione  che   è   tutta
  politica, finalizzata soltanto al consenso.
       Questo  tipo di Regione e questo tipo di idea  che  lei
  stasera  ha trasmesso al Parlamento regionale è una  Regione
  che  finirà  con l'appesantire le condizioni generali  della
  nostra  Sicilia  ed è la ragione per cui  noi  rischiamo  di
  appesantire la  zavorra nei processi di sviluppo.
       Onorevole  Presidente,  prenda  atto  che  è  possibile
  un'altra  Regione,  quella che noi avevamo  disegnato  anche
  con  il  suo  concorso nella qualità di uomo di governo  del
  governo  Capodicasa; una Regione snella, agile, in grado  di
  potere attivare processi reali di sviluppo.

     ORTISI  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     ORTISI   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  vorrei
  ricordare al presidente Cuffaro che quando votammo la  legge
  10,  io  mi  ritrovai in questa Aula a fungere  da  relatore
  soltanto perché l'onorevole Bufardeci, che era stato  scelto
  come  relatore, aveva nel frattempo rinunciato al suo  ruolo
  di deputato perché eletto sindaco.
       Lo  voglio ricordare perché voglio rimarcare  il  fatto
  che  votammo  alla unanimità  la legge 10 e fu  riconosciuto
  che  quelle ragioni avevano un fondamento.
       Adesso io non credo che siano venute meno le ragioni di
  fondo. E' venuta meno una condizione generale nel Paese  che
  ha  indotto il governo Berlusconi a prendere delle decisioni
  di  un  certo tenore che ognuno è giusto che apprezzi oppure
  no.
       Questo  recupero di falsa dirittura che non  spiega  le
  ragioni   vere  è  un'ulteriore  dichiarazione  di  minorità
  culturale,  non  solo del Governo ma del  nostro  Parlamento
  che  fa  il  paio  con quello che è avvenuto  per  il  buono
  scuola  e  per  la legge sulla famiglia; che ha  fotocopiato
  l'indirizzo   di   un'altra   regione,   khomeinista   nella
  conduzione,    quella   lombarda   guidata    dall'onorevole
  Formigoni.  E ciò mi induce a pensare che mentre le  ragioni
  di  fondo  non sono venute meno per cui preannunzio  il  mio
  voto  favorevole all'emendamento soppressivo  e  chiaramente
  quello  contrario  all'articolo 17,  inseguiamo  sempre  gli
  altri  dimostrando che la nostra specialità  di  Statuto  in
  queste  occasioni viene meno e viene meno proprio sul  piano
  della  dimensione culturale, che è quella  di  fondo  e  che
  invece è quella che dovrebbe caratterizzarci.

     ACIERNO  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     ACIERNO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo
  di  Nuova  Sicilia, in Commissione Bilancio, si  è  astenuto
  sull'articolo 17.
    La  nostra  astensione  fu determinata,  in  quella  sede,
  semplicemente perché era mancato un passaggio per quanto  ci
  riguarda  fondamentale che il Presidente  della  Regione  ha
  ritenuto  di dover consumare questa sera in questa Aula.  Ed
  io  ringrazio  il Presidente della Regione per  l'intervento
  che  ha  voluto fare sia da governatore, ma anche da massima
  espressione di una coalizione politica.
     Io credo che il contenuto delle cose dette dal Presidente
  della  Regione corrisponda al cento per cento a  quello  che
  il  mio  partito ha sempre pensato riguardo  al  tema  delle
  pensioni in Sicilia.
      Signor  Governatore, io credo, però,  che lei  aveva  un
  dovere  e  mi auguro che questo serva da esperienza  per  il
  futuro  cammino  che  dobbiamo portare  in  fondo  a  questa
  legislatura.  Non  ci  siamo  mai  appassionati  alle   tesi
  ragioneristiche  di  chi guadagnava  di  più,  se  questo  o
  quello  va in pensione, credo che lei, oggi, abbia  centrato
  in  pieno l'argomento che stiamo trattando che è frutto solo
  di  scelte  politiche;  ed è ovvio e comprensibile  che  non
  convinceremo  delle  nostre tesi  politiche  nè  l'onorevole
  Crisafulli  nè  tutti  quelli che  chiaramente  svolgono  il
  doveroso  ruolo  dell'opposizione, loro  hanno  una  visione
  profondamente diversa dalla nostra, ma la stanza,  onorevole
  Presidente,  non  può essere l'ultima,  questa.   La  stanza
  della  nostra  politica è una stanza  precedente  a  questa,
  onorevole  Presidente; ed io credo e mi auguro  che  per  il
  futuro lei, massima espressione non di un Governo che  è  un
  Esecutivo  ma  quando si ragiona di politica  l'Esecutivo  è
  l'ultimo  momento  del  ragionamento  politico,  si   faccia
  promotore  di affrontare i temi della politica  del  Governo
  Cuffaro  e  della  coalizione di centrodestra  nelle  stanze
  idonee della politica.
      Il  nostro  partito darà un solo contributo all'articolo
  17.  C'è  un  emendamento presentato dai deputati  di  Nuova
  Sicilia   che  riguarda  il comma 1 dell'articolo  39  della
  legge  10  all'ultimo  capoverso dell'articolo  1  che  così
  recita: "Per i dipendenti regionali, genitori o coniugi  non
  legalmente  od  effettivamente separati di  disabili  gravi,
  continua  ad  applicarsi l'attuale normativa in  materia  di
  pensionamento dei dipendenti regionali". A questa parte  del
  comma  1  che  l'articolo  17  non  modifica  noi  ci  siamo
  permessi,  considerato  che  in  questa  stanza  ne   stiamo
  discutendo  per la prima volta, di aggiungere  una  semplice
  parola  "o  i  figli" perché, per quanto ci riguarda,  erano
  stati dimenticati dall'allora legislatore della legge 10.

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Forgione.
    Ne ha facoltà.

     FORGIONE    Signor   Presidente,   onorevoli    colleghi,
  onorevole  Presidente della Regione - continuo  a  chiamarlo
  onorevole  Presidente  e non Governatore  perché  spero  che
  nessuno   statuto   modifichi   una   idea   di   democrazia
  parlamentare racchiusa in una semplice parola  in  un  ruolo
  che  è  quello  di  Presidente - nell'ultimo  intervento  ho
  sentito   una   affermazione  inquietante.  Lei,   onorevole
  Presidente,  diceva che questo Parlamento non può  accettare
  di  vedersi  imporsi una scelta di sistema pensionistico  da
  luoghi estranei. Ho sentito l'onorevole Acierno invitarla  a
  prendere  le decisioni non qui ma nelle stanze idonee  della
  politica.
      Io  credo  per  qualunque parlamentare,  di  destra,  di
  sinistra  e  di centro, per chiunque abbia rispetto  per  le
  istituzioni  e  guardi  alla politica in  modo  trasparente,
  questo  è  il  luogo  idoneo per la politica,  non  ne  vedo
  altri;  se altri ve ne sono, guarderei con inquietudine,  ma
  lo  farei  anche  se fossi un deputato della maggioranza,  a
  luoghi  estranei e altri della politica che non  fossero  la
  sede parlamentare.
    Vorrei ricordarle, onorevole Presidente della Regione, che
  questa riforma del sistema pensionistico, compresa la  norma
  che  lei  propone con tanta passione di abrogare -  nel  suo
  intervento di poc'anzi ne ha dato le motivazioni -  è  stata
  approvata  da  questo  Parlamento.  E  vorrei  ricordare  ai
  colleghi,  molti  dei  quali provenienti  e  presenti  anche
  nella   passata  legislatura,  che  mentre  lei,   onorevole
  Cuffaro,  dai  banchi del Governo votò quella  riforma,  io,
  che  pure  dall'esterno  sostenevo  quella  esperienza,   mi
  astenni   assieme  al  mio  Gruppo,  non  solo   perché   ne
  individuavamo  limiti complessivi, ma perché ritenevamo  che
  non   era  sufficientemente  radicale  nel  porre  fine   al
  pachiderma  della  Regione  che  abbiamo  conosciuto  e  che
  ancora conosciamo.
      E non votammo contro, onorevole Cuffaro, a differenza di
  lei  che  votò  in  modo convinto a favore,  solo  perché  -
  vorrei  ricordarlo,  ma l'ignoranza è perdonata  sempre,  in
  politica,  permettete,  soprattutto se  si  ricoprono  ruoli
  delicati,  non  è  concessa, visto che il  Presidente  della
  Commissione  Antimafia dice "cosa ha fatto Forgione  per  la
  riforma    della    pubblica   amministrazione,    per    la
  trasparenza "  -  quella riforma conteneva integralmente  il
  mio  disegno  di  legge sulla trasparenza e  la  Commissione
  sulla  trasparenza  nella  pubblica  Amministrazione   -   i
  deputati della passata legislatura lo ricorderanno -.
      Allora,  noi non stiamo prendendo una decisione  imposta
  dall'esterno  di  questo  Parlamento  e,  quindi,   dobbiamo
  invece   riaffermare  la  centralità  di  questo  Parlamento
  modificando  la norma. Quella norma fu approvata  in  questo
  Parlamento.  E,  onorevole  Cuffaro,  lei  può  fare   anche
  l'apologia  dei  dipendenti regionali -  io  credo  che  noi
  dobbiamo  essere  onesti, sempre, quando ne  apprezziamo  il
  lavoro  e  quando  critichiamo le storture,  altrimenti  non
  siamo  credibili  e  in molte sue parti, nonostante  la  sua
  foga  e  la  sua  capacità oratoria lei non  era  credibile,
  perché è vero che si possono dare o non dare i numeri  -  ma
  non  c'è  dubbio che questa Regione è sovradimensionata  non
  perché  è  speciale,  la  Regione  è  stato  il  più  grande
  ammortizzatore   sociale   gestito   da   un   abile   patto
  contrattato  tra le classi dirigenti nazionali e  le  classi
  dirigenti regionali che si sono succedute.
      Questa  regione  è  speciale anche  per  questo;  questa
  regione  è  diversa dalla Lombardia perché buona  parte  dei
  suoi  dipendenti non sono entrati per concorso -  lo  diceva
  l'onorevole Virzì -; questa regione è speciale anche  perché
  nella  burocrazia c'è chi è morto e c'è chi è  stato  ucciso
  perché  il  mandante  stava nella  porta  a  fianco  al  suo
  ufficio,  anche  per questo è speciale   E  quando  parliamo
  della  burocrazia dobbiamo parlare di che progetto ci  diamo
  per  affermare  meccanismi  di  trasparenza,  meccanismi  di
  snellimento,   meccanismi   di   separazione   totale    dai
  condizionamenti politici.
    Di tutte queste cose, onorevole Presidente, avremmo dovuto
  ragionare in un disegno organico, se ci fosse stato  bisogno
  di  un disegno organico di riforma della riforma fatta  solo
  qualche  anno fa, perché anche qui dovremmo abituarci  -  lo
  dico anche al Presidente dell'Assemblea - a evitare che  noi
  si  faccia  leggi  che durano al massimo  uno  o  due  anni.
  Ragioniamoci  meglio,  evitiamo  di  legiferare  per   norme
  inserite nella Finanziaria, per emendamenti
       Una  riforma  della  pubblica  amministrazione  che   è
  arrivata,  credo  per  la prima volta  dopo  non  so  quanti
  decenni  in Sicilia, ha retto poco più che tre anni,  perché
  un  pezzo  l'abbiamo demolito nelle passate  variazioni,  un
  altro  pezzo  lo abbiamo demolito nella passata Finanziaria,
  eppure era considerata una riforma epocale.
    Onorevoli  colleghi,  ci sono mille  ragioni,  sono  state
  esposte  dagli altri colleghi, quello dei diritti  acquisiti
  non  è  secondario, la contrattazione, anche in una  materia
  così   delicata,   è  un  elemento  centrale   che   nessuna
  legislazione  e nessuna norma parlamentare può  superare.  E
  infine,  un  progetto  rispetto al  quale  rendere  omogeneo
  anche  una  scelta  come questa è l'unica  bussola  che  può
  guidare una norma piuttosto che un'altra.
      Per tutte queste ragioni, onorevole Presidente, noi  non
  riteniamo   che   vada   messa  in  discussione   la   norma
  precedente,  anzi  è una norma che facilita  lo  snellimento
  della  Regione,  che facilita un risparmio  collettivo,  che
  riconosce  un  diritto  maturato.  Voi  potete  anche  farla
  questa   norma,   ma   vi   troverete   con   centinaia   di
  provvedimenti  di  impugnativa rispetto  ai  quali  poi  voi
  dovrete rispondere.

     PRESIDENTE    E' iscritto a parlare l'onorevole  Formica.
    Ne ha facoltà.

        FORMICA   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  ho
  apprezzato  molto il discorso che questa sera il  Presidente
  della  Regione ha fatto a questo Parlamento. L'ho apprezzato
  perché  con  grande onestà ha affermato un princìpio  che  è
  quello  di affermare che questa Regione ha bisogno  comunque
  di  tutti  i dipendenti. Però, non ha contestato  e  non  ha
  risposto  in  tutta  onestà a   ciò  che  ci  ha  mosso  con
  l'onestà  che ci contraddistingue e cioè sul fatto  che  non
  consentendo  la  fuoriuscita, lo smagrimento  del  personale
  della  pianta  organica  della  Regione,  ci  sia  un  forte
  aggravio di spesa, perché brillantemente, coraggiosamente  e
  con  pathos il Presidente della Regione ha detto "poiché  ne
  abbiamo bisogno, ne dovremmo assumere altri 4.000",  il  che
  equivale  a  dire  che c'è un aggravio per  le  casse  della
  Regione.
         Onorevole Presidente, Alleanza Nazionale è un alleato
  fedele  di  questa maggioranza, ma essere  alleato  leale  e
  fedele  non  significa non ragionare, non  interrogarsi  sui
  provvedimenti   che   un   Governo   porta   all'esame   del
  Parlamento.
          Noi   non  siamo  andati,  a  differenza  di  altri,
  Presidente,   a  fare  demagogia,  non  siamo  andati   alle
  riunioni  ed  alle convention oceaniche dei  regionali,  noi
  non   siamo   dell'avviso  che  le  leggi  non  si   possano
  riformare,  noi non siamo dell'avviso che a  tutti  i  costi
  bisogna salvaguardare i diritti acquisiti.
       Il  ragionamento, come lei ben sa, e non da ora  ma  da
  alcuni  mesi, che ci ha mossi in questa battaglia  era  solo
  ed  esclusivamente  un ragionamento di  carattere  economico
  alla  luce  delle  condizioni che  sono  a  tutti  note  del
  bilancio  della  Regione ed alla luce delle  difficoltà  che
  noi  crediamo di trasferire negli anni a venire su chi verrà
  dopo e sulla impossibilità, a nostro modo di vedere, di  far
  fronte  agli impegni che la Regione ha davanti e cioè  anche
  agli stessi pagamenti degli stipendi. Infatti, nel 2006,  al
  massimo entro il 2008 finirà Agenda 2000 e, quindi,  non  si
  potranno   più  avere  a  disposizione  i  fondi   per   gli
  investimenti di Agenda 2000 e ci interroghiamo su come  farà
  tra  alcuni  anni,  non  fra  20  anni,  questa  Regione  ad
  assicurare  le  pensioni  a  coloro  i  quali  andranno   in
  pensione  tra 15 anni. Non comprendiamo come questa  Regione
  farà  fronte  agli impegni primari a cui essa è  delegata  e
  cioè la possibilità di fare investimenti.
          Per   cui,  da  questo  punto  di  vista,  onorevole
  Presidente, noi ciò che diciamo, nell'apprezzare  quanto  da
  lei affermato in quest'Aula, è che non siamo stati mossi  da
  interessi elettoralistici perché non siamo qui ...

     CUFFARO    Presidente   della  Regione.   Lo   ha   detto
    l'onorevole Virzì

     FORMICA   No,  Presidente, lei sa  che  la  posizione  di
  Alleanza  Nazionale,  sin  dall'inizio  è  stata  quella  di
  valutare   la  convenienza  o  meno,  dal  punto  di   vista
  economico, di un'operazione che, gravando sulle casse  della
  Regione metterebbe quest'ultima  in difficoltà.
      Per cui, ribadisco, le nostre non sono preoccupazioni di
  carattere  elettoralistico.  Le  nostre  considerazioni  non
  hanno  nulla  a  che  vedere con le  posizioni  espresse  in
  quest'Aula   dall'opposizione   che   ci   appaiono   spesso
  strumentali  e che non ci vedono in alcun modo concordi  con
  una  battaglia che é stata spesso annunciata,  questa  volta
  sì,  per motivi elettoralistici, cavalcando la tigre a furia
  di  dichiarazioni, a cui poi non sono seguiti  i  fatti,  ma
  esclusivamente   siamo   stati   mossi   dall'interesse   di
  carattere economico e questo interesse continua a muoverci.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Capodicasa.
    Ne ha facoltà.

     CAPODICASA   relatore  di minoranza.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  volevo solamente  fare  qualche  breve
  considerazione  perché gli interventi dei miei  colleghi  di
  Gruppo   che   mi   hanno  preceduto  hanno   esaustivamente
  esaminato  la materia. Tuttavia, da affezionato della  legge
  n.  10 che considero tra le tre, quattro leggi importanti di
  questa   Regione  nell'arco  dell'ultimo  decennio,   volevo
  esprimere  qualche  opinione perché ha  ragione  l'onorevole
  Speziale  quando  lamenta il concentrarsi  del  dibattito  e
  della discussione unicamente intorno all'articolo 39.
    Non ci sarebbe - lo dico da Presidente di quel Governo che
  la  legge propose - l'articolo 39 se quella legge non avesse
  contenuto  il Titolo IV. E mi meraviglia che il  Presidente,
  onorevole  Cuffaro, nel replicare alle tante  obiezioni  che
  sono  venute alla posizione del Governo e nel ribeccare alle
  posizioni  che  credo fossero state espresse  in  quest'Aula
  dall'onorevole    Virzì,   a   proposito    dell'elefantiasi
  dell'apparato burocratico della Regione, abbia  fatto  delle
  analogie  e paragoni con altre regioni che, a mio  giudizio,
  sono assolutamente impropri.
      Il  Titolo  IV,   che  reca il titolo  "Conferimento  di
  funzioni  agli  Enti locali",  all'articolo  31  stabilisce,
  sulla  base  del  principio  di sussidiarietà  -  una  legge
  modernissima  - ben prima che il Titolo V della Costituzione
  attraverso   la  riforma  federalista  dello  Stato   avesse
  fissato  rapporti paritari tra regioni, comuni e province  -
  noi  avevamo  già  previsto una normativa avanzatissima  che
  trasferisce e attribuisce ai Comuni e agli Enti locali  che,
  ove  fossero state trasferite - cosa che avremmo già  dovuto
  fare  da tempo - si tradurrebbero in una immediata e diretta
  trasformazione dell'apparato burocratico della Regione.
    Lei stesso, Presidente, subito dopo essersi insediato, con
  la  legge  n. 2 del 2002 che era la legge finanziaria  della
  Regione,  ci  richiese  di modificare  l'articolo  35  della
  legge  laddove  si  prevedeva  l'attuazione  del  Titolo  IV
  attraverso  il Regolamento; e giustamente lei argomentò  che
  se    si    fosse    dovuto    procedere    attraverso    la
  regolamentazione, essendo la procedura lunga perché  occorre
  il  parere del CGA che, normalmente, interviene dopo un anno
  e  mezzo,  anche  due anni, quella parte fondamentale  della
  legge  10  non  sarebbe  stata  applicata  e  ci  chiese  di
  trasformare il Regolamento in decreto tant'è che  l'articolo
  35  così  recita: 'con decreti del Presidente della  Regione
  da  emanarsi  entro  120 giorni dalla  data  di  entrata  in
  vigore   della   presente  legge,  previo   parere   etc...'
  trasferisce  i  compiti ma non sono passati  i  120  giorni,
  sono  passati  120  settimane e  quella  parte  della  legge
  rimane ancora inattuata.
       Allora  l'obiezione dell'elefantiasi è legata al  fatto
  che  quella regione che piaccia o no da qui a breve,  presto
  o  tardi dovremo mettere in piedi in questa regione, non  ha
  bisogno  dei 18.500 dipendenti che sono quelli diretti,  poi
  le  sai, onorevole Presidente, che abbiamo un enorme  numero
  di  precari, quindi ai 18.500 dobbiamo aggiungere i  non  so
  quante migliaia o decine di migliaia di precari.
       Ragione  per  cui  il parametro della  pianta  organica
  della   Regione,  chiamiamolo  così,  signor  Presidente   e
  concludo  anche  se avrei altre cose da dire,  le  dirò  poi
  mano  mano nel corso degli emendamenti. Se mi dà tre  minuti
  completo ora e non parlo più.
       Io credo che è lì che bisogna trovare il parametro, una
  Regione  che  trasferisce il 50 per cento e  più  delle  sue
  competenze agli enti locali, io credo che non abbia  bisogno
  dei  18.500  dipendenti. Cosa si fa, si trasferiscono  oltre
  le  competenze  e  i  mezzi finanziari anche  il  personale?
  Quella  è  stata una ipotesi che abbiamo valutato all'epoca,
  io  personalmente  mi  sono recato in Emilia  Romagna  e  in
  Toscana  per verificare come potevano essere messi  in  atto
  provvedimenti che consentissero il trasferimento,  cosa  che
  in  Toscana  era già stato fatto, mi era stato risposto  che
  era  una  cosa impossibile per diverse ragioni che  qui  per
  brevità di tempo non riprendo.
       C'è  un solo modo per la Regione sgravarsi di personale
  di  cui  non avrà più bisogno in futuro, oggi sì ha  ragione
  il  Presidente,  ne  ha  bisogno ed è  quello  di  usare  lo
  strumento  del  prepensionamento,  il  quale  strumento   di
  prepensionamento  ormai è un diritto che i lavoratori  hanno
  acquisito.
       Onorevole  Presidente, lei dice che abbiamo bisogno  di
  loro,  io dico, Presidente, che se questi lavoratori, questi
  dipendenti  rimangono  in servizio,  demotivati  come  sono,
  probabilmente  a  quel punto non saranno  più  in  grado  di
  svolgere il lavoro che svolgono.
       Lei   è   dipendente  della  Regione  oltre  a   essere
  Presidente, li conosce, credo, uno a uno, perché so bene  le
  sue  relazioni con il personale, credo che risulterà  a  lei
  come  risulta  a me lo stato d'animo che si  è  diffuso  tra
  questi dipendenti della Regione.
       Ho   l'impressione   che  ci  sia  qualcosa   che   sia
  intervenuta,  di cui effettivamente non riesco ad  afferrare
  perché  gli  argomenti su cui si fonda il  ragionamento  che
  lei  ha svolto qui questa sera, fondamentalmente mi pare che
  ruotino  intorno  a  due questioni e ho veramente  concluso,
  una  è il pericolo della incostituzionalità della legge e  a
  tutela  del  prestigio del Parlamento  dice  non  facciamoci
  imporre  da organi esterni ma diciamo comportamenti ed  atti
  che il parlamento dovrebbe prendere da sé.
       A  parte il fatto che questo Parlamento fino ad ieri si
  è  lasciato  imporre non dalla Corte costituzionale  ma  dal
  Commissario dello Stato comportamenti ed atti, è normale,  è
  il gioco democratico, della democrazia che lo vuole.
       Quindi  se  la  Corte costituzionale  dovesse  assumere
  decisioni,   io  credo  che  sarebbe  opportuno  rimettersi,
  l'altro  elemento  è quello relativo alla  utilizzazione  di
  questo personale.
       Mi  consenta, Presidente, che probabilmente  su  questo
  lei  sta  sbagliando  per un eccesso di zelo  perché  magari
  alla luce di tutto ciò che è avvenuto in questi giorni si  è
  convinto così ma siccome conosce bene la situazione, la  mia
  opinione  che  anche  lei  melius re  perpensa  direbbero  i
  giuristi, si potrà convincere del contrario.

     PRESIDENTE  Spero che sia mantenuta la promessa di  avere
  completato  gli  interventi  che  la  riguardano  perché  ha
  parlato il doppio dei termini consentiti.

     RAITI  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     RAITI   Signor  Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione,  onorevoli  colleghi, io  esprimo  la  mia  sincera
  approvazione   per  il  ragionamento  che  lei,   Presidente
  Cuffaro,  ha  fatto  questa  sera  qui  in  Aula  e  per  le
  argomentazioni  che ha sostenuto cercando  di  innescare  un
  sentimento di appartenenza ai suoi alleati della Casa  della
  Libertà.
       E'   stato   veramente  apprezzabile,   così   come   è
  apprezzabile  il  fatto che credo che lei non  sia  convinto
  delle  cose  che  ha  detto perché mi  pare  chiaro  che  il
  percorso  che  è  stato maturato con la famosa  legge  10  è
  stato  maturato anche con il suo concorso, con un  laborioso
  esame  dei pro e dei contro di quelle scelte di cui  lei  ha
  fatto parte e che conosce bene.
       E'  altrettanto  chiaro che questa  decisione  che  sta
  prendendo   e   che   ha   preso,  assolutamente   sofferta,
  scaturisce  da un diktat di Forza Italia che le  impone  una
  scelta  ben  precisa, che le ha imposto di scegliere  questa
  strada.  Ed  io  devo  dire  che sinceramente  mi  sento  di
  apprezzare il ragionamento che ha fatto, ma è chiaro che  la
  scelta  è assolutamente difficile perché sappiamo tutti  che
  mandare   a  casa  un  personale  nel  pieno  della  propria
  capacità  produttiva,  un  personale  che  è  ancora   nelle
  condizioni di dare il proprio contributo alla Regione non  è
  una  scelta  facile, perché sappiamo tutti che si  creeranno
  probabilmente  dei  privilegiati  che  andranno  fuori   dal
  mercato  del  lavoro  con una pensione e  questo  per  molti
  aspetti non è ammissibile.
        Però, è anche vero che questa scelta che è stata fatta
  è  stata  meditata  a lungo ed è frutto  di  una  legge  che
  poteva  essere modificata con un'altra legge che affrontasse
  complessivamente  tutto il ragionamento a tempo  debito.  E'
  vero   che  le  questioni  delle  pensioni  si  stanno  oggi
  affrontando   a  livello  nazionale,  ma  lei   mi   insegna
  Presidente  che ha più esperienza di me che le pensioni  non
  si affrontano in finanziaria ma con una legge a parte che  è
  oggetto di trattativa con le parti sociali.
         Il  Governo  nazionale lo sta facendo ma inizierà  la
  discussione  a gennaio. Non in finanziaria, e  questo  è  un
  errore.  Così  come è un errore il fatto che questa  Regione
  ha   mandato   delle  lettere  a  casa  di  queste   persone
  all'inizio  di quest'anno dicendo "cari signori voi  andrete
  in   pensione   il   31   dicembre  2003   riprendendo   gli
  scaglionamenti".  Oggi a cinque giorni  da  quella  scadenza
  non  si  può dire a coloro i quali hanno progettato la  loro
  vita  "guardate che per queste motivazioni, seppur nobili  e
  legittime,   questo  non  è  possibile".  E'   assolutamente
  sbagliato  poi il presupposto e le motivazioni  che  lei  ha
  dato  quando ha sostenuto alcune cose. Io vorrei che lei  mi
  desse  una  risposta perché per i dati che ho ci sono  state
  alcune imprecisioni nel suo discorso.
        Innanzitutto, la sentenza della Corte dei Conti che ha
  portato  alla  sentenza  della Corte Costituzionale.  Quella
  sentenza  non  riguarda questa fattispecie ma  riguarda  una
  fattispecie totalmente contraria, scaturisce dal ricorso  di
  una    dipendente   che   ha   detto   di    essere    stata
  illegittimamente    esclusa    dalla    fuoriuscita    dallo
  scaglionamento  e  la  Corte dei Conti  per  quello  che  mi
  risulta  ha  rimesso gli atti alla Corte Costituzionale  che
  ha  dichiarato incostituzionale per disparità di trattamento
  il   fatto  che  quella  dipendente  non  fosse  andata   in
  pensione.  Quindi,  ha utilizzato una realtà  non  vera  per
  supportare un ragionamento che è totalmente contrario.
         Così  come  per  quanto riguarda i  dipendenti  della
  Regione   ai   Beni  culturali  sono  3000   e   non   5000,
  all'agricoltura  sono 2800 e non 4000,  al  Lavoro  ci  sono
  3000  dipendenti  che adesso sono assolutamente  disoccupati
  perché  sono  stati  privatizzate le  SCICA.  Vi  sono  2600
  dipendenti alla Regione e così ne sfoltiremo 800.
       Faccio  poi  un  riferimento a  quello  che  c'è  nella
  regione  Lazio,  dove  tutti  i dipendenti  sono  duemila  e
  quattrocento,  i  dipendenti del  Governo  e  del  Consiglio
  regionale.  Qui  abbiamo  duemila  e  ottocento  dipendenti.
  Questa  è  la situazione reale e per questo motivo anche  se
  la  scelta è difficile credo che bisogna adoperarsi per  far
  si che la legge 10 continui a rimanere in vigore.

     CRISAFULLI  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI   Signor Presidente, onorevoli  colleghi  devo
  ringraziare  il  Presidente della Regione per  la  chiarezza
  che  ha  voluto  fare rispetto al senso della  proposta  del
  Governo.
       Lo   ringrazio  perché  ha  chiarito  una   parte   che
  riguardava  il  comma 1 dell'artico (mi  auguro  che  questo
  emendamento  preannunziato  lo  faccia  pervenire  in  forma
  riservata)   e  lo  ringrazio  per  avere  chiarito   alcuni
  aspetti.
       Signor  Presidente sono fra coloro i quali ritiene  che
  il  rischio  di  un  pronunciamento della Consulta,  come  è
  stato  fatto capire, rispetto ad un principio che è  sancito
  dallo  Statuto  e che è relativo all'intervento  sul  nostro
  personale, è un rischio che può essere corso. Ho  il  dovere
  di  dire  che  quando si fece la legge  10  noi  la  facemmo
  perché la Corte dei Conti non registrava i provvedimenti  di
  quiescenza  del personale perché in difformità alla  riforma
  Dini.
       Facemmo  in quel caso un provvedimento legislativo  che
  fu  il  raccordo della legislazione regionale con la riforma
  nazionale  e  la gradualità del transito. Se un   papocchio'
  c'è  stato,  è  stato  quando si è  fatto  votare  a  questo
  Parlamento  un  meccanismo di proroga della contingentazione
  che  ci ha esposto a possibili interventi, ma che, comunque,
  a   fronte   di   un'attivazione  del  meccanismo   previsto
  dall'articolo  39  sicuramente non  potrà  essere  fatto  ex
  tunc,  perché comunque un provvedimento legislativo  produce
  effetti  e  sugli  effetti  prodotti  difficilmente  ci  può
  essere un intervento di retromarcia.
       A  questo debbo aggiungere che sono fra coloro i  quali
  non  ha  apprezzato questo richiamo allo sforzo e al  lavoro
  generale.  Avete  avuto due anni e mezzo  di  tempo,  glielo
  potevate fare prima l'appello
      La   gente  avrebbe  avuto  tutto  il  tempo  di  potere
      ritirare la domanda della pensione.
       Se non l'avete fatto fino ad ora, adesso suona come una
  sorta    di    argomentazione   faziosa,   finalizzata    al
  raggiungimento di un obiettivo che è esattamente quello  che
  ci  ha  detto cioè quello di mantenere in vita una struttura
  che  è  sottodimensionata rispetto  a  quello  che  sono  le
  competenze.
       Non   mi   sono   mai  appassionato  a   chi   usa   le
  argomentazioni per cui la regione è elefantiaca. La  regione
  che è speciale ed autonoma
  -  a  ragione  lei - per le competenze che  esercita  è  una
  regione  che  potrebbe  essere meglio  apprezzata  di  altro
  personale  considerato  che ritiene che  dobbiamo  fare  più
  cose   rispetto  alle  attuali.  Questo  però  non  funziona
  rispetto   al   disegno  che  la  regione  deve   avere   in
  applicazione di una norma, dell'articolo 31 della legge 10.
       Tredici sono le cose che rimarrebbero in possesso della
  funzione  della regione che sostanzialmente sono  la  grande
  programmazione    e    la   concertazione    delle    realtà
  territoriali.
       Per   fare   questo  non  si  capisce  perché  dobbiamo
  mantenerci le competenze sulla motorizzazione civile.
       Qual  è la specificità che deve essere trasferita  alla
  regione e non alle province?
       Perché  dobbiamo  mantenere  alla  Regione   credo  che
  questo  debba  essere  chiaro e non mi convince  l'idea  che
  fare  questo comporta la necessità di non procedere a quello
  che  è  un riconoscimento di un percorso avviato, non di  un
  diritto  che  potrebbe  non  essere  acquisito,  ma  di   un
  percorso  avviato,  che  ha determinato  interessi,  scelte,
  organizzazioni   di  vita,  definizione   di   atteggiamenti
  personali  e  familiari. Io credo che tutto questo  non  può
  prescindersi   quando   si  interviene   con   provvedimento
  legislativo  rispetto  alla  situazione  che  una  legge  ha
  aperto nell'interesse della nostra Regione.
       Tutto ciò, onorevole Presidente della Regione, mi porta
  a   dire  che  sarebbe  bene  che  il  Parlamento  valutasse
  l'opportunità  di  un diverso intervento,  negoziato  con  i
  sindacati, organizzato con le parti, in modo tale che  tutto
  il  Parlamento  possa essere messo in condizione  di  capire
  che  è  frutto  di  una maturazione collettiva,  neanche  la
  riforma  nazionale che volevano fare a colpo  di  maglio  si
  ritiene  di  dovere più fare, tanto è che si  è  ripreso  il
  tavolo  di negoziazione e qui in Sicilia, invece, si ritiene
  di  potere procedere a prescindere dall'opinione di tutte le
  sigle sindacali.
       Credo che questa sia una scelta sbagliata che mette  in
  difficoltà  il rapporto tra la Regione ed il suo  personale,
  il  suo  personale  dipendente che  dovrebbe  essere  quello
  strumento di fare bene il suo lavoro.

     PRESIDENTE   Si passa agli emendamenti soppressivi  17.1,
    17.3, 17.7, 17.8.

     SPEZIALE   Chiedo  che  la  votazione  degli  emendamenti
  soppressivi avvenga per scrutinio segreto.

    (Si  associano  alla  richiesta gli onorevoli  Crisafulli,
  Forgione,  Giannopolo,  Oddo,  Orlando,  Ortisi,   Raiti   e
  Villari)

        Votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 17.1,
                           17.3, 17.7, 17.8

     PRESIDENTE  Essendo la richiesta appoggiata a termini  di
    Regolamento,  indìco  la votazione per  scrutinio  segreto
    degli emendamenti 17.1, 17.3, 17.7, 17.8.
       Chiarisco  il significato del voto: chi vota  a  favore
  degli  emendamenti vota verde; chi vota contro  vota  rosso;
  chi si astiene vota bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per  scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti         81
   Maggioranza                41
   Favorevoli                 27
   Contrari                   53
   Astenuto                    1

                         (Non sono approvati)

                (vivi applausi dai banchi della destra)

    SPEZIALE  Abbiamo perso, prendiamo atto della sconfitta

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 17.6. Il parere del
  Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 17.4. Il parere del
  Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 17.5. Il parere del
  Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 17.2. Il parere del
  Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è  favorevole  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento G 17.9.  Il  parere
  della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 17.10.  E'  assente
  l'onorevole Rotella, primo firmatario.

    ACIERNO  Dichiaro di farlo proprio.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto. Il parere del Governo?

    PAGANO  assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    SAVONA    vicepresidente  della  Commissione   e   relatore   di
  maggioranza. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE   Comunico che gli emendamenti  A.116  E  A.100  sono
  ritirati. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo pertanto, in votazione l'articolo 17, nel testo risultante.

    SPEZIALE  Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.

   (Si  associano  alla  richiesta gli  onorevoli  Miccichè,   Oddo,
  Orlando, De Benedictis, Crisafulli e Capodicasa).

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione  per   scrutinio   nominale
  dell'articolo  17.  Chiarisco il significato del  voto:  chi  vota
  verde  vota a favore; chi vota rosso vota contro; chi vota  bianco
  si astiene.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione   per   appello
  nominale:

   Presenti e votanti         73
   Maggioranza                37
   Favorevoli                 47
   Contrari                   25
   Astenuto                    1

                         (L'Assemblea approva)

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, la seduta è pertanto rinviata ad
  oggi,  venerdì 19 dicembre 2003, alle ore 10.00, con  il  seguente
  ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   -    COMUNICAZIONI

       II   -   DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

         1)   Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
            finanziario 2004 e   bilancio pluriennale per il triennio 2004-
            2006". (nn. 693-737/A)   (Seguito)

            Relatore di maggioranza: on. Savona
            Relatore di minoranza: on. Capodicasa

         2)    Disposizioni  programmatiche e finanziarie per l'anno 2004 .
            (n. 692/A)      (Seguito)

            Relatore di maggioranza: on. Savona
            Relatore di minoranza: on. Capodicasa

     La seduta è tolta alle ore 00.30 di venerdì 19 dicembre 2003.

    Licenziato dal Servizio dei Lavori d'Aula alle ore 02,00 del 19
                            dicembre 2003.

                     ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
                           XIII LEGISLATURA

               SEDUTA N. 178 DEL  18-19  DICEMBRE  2003

                               ALLEGATO:

             EMENDAMENTI APPROVATI  NEL CORSO DELLA SEDUTA

  DISEGNO  DI LEGGE  BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE  SICILIANA
  PER L'ANNO FINANZIARIO 2004 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO
  2004-2006    (693-737/A)   E   DISEGNO  DI  LEGGE     DISPOSIZIONI
  PROGRAMMATICHE E FINANZIARIE PER L'ANNO 2004  (692/A).

             Emendamenti al disegno di legge  Finanziaria

    -   All'articolo 14

  Emendamento 14.1:

  Al comma 1 sopprimere le parole   industriali e di servizi .

    -   All'articolo 19

  Emendamenti 19.1, 19.2 e 19.3:

  L'articolo 19 è soppresso.

    -    All'articolo 22

  Emendamento 22.3:

  Alla  lettera  e)  del  comma 1, dopo  la  parola   assunzioni',
  aggiungere le parole   presso la Regione o altri enti  locali  e
  gli enti sottoposti a controllo e/o vigilanza dalla stessa'.

  Emendamento 22.7:

  Al  comma 1 aggiungere il seguente:

   1  bis. La selezione dei lavoratori di cui ai punti b) e c) del
  comma  1  avviene con  le stesse modalità previste dal  comma  5
  dell'articolo 2 della legge regionale 26 novembre 2000, n. 24 .

  Emendamento 22.8:

  Al comma 1 aggiungere il seguente:

   1  ter.  Il  contributo di cui al comma 1 è esteso  anche  alle
  società ed ai consorzi partecipati prevalentemente dalla Regione
  e/o dagli enti ad essa sottoposti a controllo e vigilanza .

    -   All'articolo 23

  Emendamento 23.1:

  Al  comma  1  dopo la parola  comprovate' aggiungere  la  parola
   motivate'.

    -   All'articolo 25

  Emendamento 25.3:

  Al  comma  2  aggiungere le seguenti parole  Le competenze  sono
  disciplinate  con  apposito regolamento proposto  dall'Assessore
  regionale  per  i beni culturali, ambientali e per  la  pubblica
  istruzione,   sentita  la  competente  Commissione   legislativa
  dell'Assemblea regionale siciliana .

    -   All'articolo 11

  Emendamenti 11.1 e 11.3:

  Al  comma 1 dopo la parola   giovanile  aggiungere le parole   e
  femminile .

  Emendamento 11.2:

  Al  comma  1,  dopo le parole  le imprese che si costituiscono ,
  aggiungere le parole  o che iniziano l'attività lavorativa .

  Emendamento 11.4:

  Al comma 1 la parola   tre' è sostituita da   cinque'.

    -   All'articolo 12

  Emendamento 12.4:

  All'articolo 12 sono apportate le seguenti modifiche:

   -    al  comma 1 sostituire le parole   in corso al 31 dicembre
     2003'  con le parole   di inizio di attività' e le parole   che si
     costituiscono'  con le parole   che iniziano l'attività';

   -   al comma 2 sostituire le parole   che si costituiscono'  con
     le parole   che iniziano l'attività';

  dopo il comma 2 aggiungere il seguente comma:

   2  bis.  Per inizio attività si deve intendere quanto  previsto
  per  la  relativa  annotazione ai registri delle  ditte,  tenuti
  presso  le Camere di commercio, ai sensi del DPR del 7  dicembre
  1985,   n.  581  e della circolare del Ministero dell'industria,
  del commercio e dell'artigianato n. 3202/C del 22 gennaio 1990'.

    -   Aggiuntivo all'articolo 12

  Emendamento 12.3:

  Sostituire l'articolo con il seguente:

   1.  Al fine di incentivare lo sviluppo dell'economia siciliana,
  è  concessa  l'esenzione dall'imposta regionale  sulle  attività
  produttive  di cui al decreto legislativo 15 dicembre  1997,  n.
  446,  per  i cinque periodi di  imposta successivi a  quelli  in
  corso  al  31  dicembre  2003, sui  redditi  delle  imprese  già
  operanti  in Sicilia per la parte di reddito eccedente la  media
  di quelli dichiarati nel triennio 2001-2003.

  2. L'esenzione di cui al comma 1 è riconosciuta a condizione che
  la  sede legale, gli uffici amministrativi, gli stabilimenti  di
  produzione  e/o  unità  operative siano ubicati  nel  territorio
  della Regione siciliana.

  3.  L'applicazione della presente disposizione è subordinata  al
  rispetto della vigente normativa comunitaria in materia di aiuti
  di  Stato  nonché  della  definizione  della  procedura  di  cui
  all'articolo  88  paragrafi 2 e 3 del Trattato istitutivo  della
  Comunità europea.

  Subemendamento 12.3.1:

  Al  comma  1  dell'emendamento 12.3 sostituire le  parole    sui
  redditi  delle imprese già operanti in Sicilia per la  parte  di
  reddito  eccedente  la media di quelli dichiarati  nel  triennio
  2001-2003' con le parole  alle imprese operanti in Sicilia,  per
  la  parte  di  base  imponibile eccedente  la  media  di  quella
  dichiarata nel triennio 2001-2003'.

  Subemendamento 12.3.2:

  All'emendamento   12.3,  dopo  il  comma  1,   aggiungere     ad
  esclusione delle industrie chimiche e petrolchimiche'.

    -   All'articolo 13

  Emendamento 13.5:

  Al  comma 1 aggiungere dopo le parole  sono stabiliti  le parole
   in  virtù  del  rilevante interesse pubblico  regionale  e  nel
  rispetto  del  principio  di leale collaborazione  fra  Stato  e
  Regione .

  Al  comma  5  dopo le parole   per i redditi  sono  inserite  le
  parole   prodotti in Sicilia .

    -   All'articolo 7

  Emendamento 7.16:

  Al comma 2,  punto e)  dell'articolo 7 aggiungere:

  8) i donatori di sangue.

  Emendamento 7.6.1:

  All'emendamento  7.6  cassare  le  parole    ivi   comprese   le
  prestazioni di fisiokinesiterapia e le cure termali .

  Emendamento 7.6:

  A  decorrere  dalla data di pubblicazione della presente  legge,
  per le prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e
  delle   altre   prestazioni  specialistiche  ivi   comprese   le
  prestazioni di fisiokinesiterapia e le cure termali, è  prevista
  a  carico  dei cittadini non esenti la partecipazione  al  costo
  delle  prestazioni da parte degli assistiti secondo il  criterio
  di esenzione per reddito di nucleo familiare:

  a)   per  i  soggetti  componenti nuclei familiari  con  reddito
    complessivo lordo annuo, riferito all'anno precedente, inferiore a
    12000 euro le prestazioni sono a totale carico  del SSR.
  b)  per i soggetti componenti nuclei familiari, con reddito
  complessivo lordo annuo riferito all'anno precedente, fino a
  36.000 euro, va corrisposta una quota ticket sino a 36,15 euro e
  un ticket per ogni ricetta di 2 euro.
  c)  per i soggetti componenti nuclei familiari, con reddito
  complessivo lordo annuo riferito all'anno precedente superiore a
  36.000 euro, oltre ai ticket di cui al punto precedente, va
  corrisposto un ulteriore pagamento pari al 10 per cento della
  differenza tra la somma totale delle tariffe riferite alle
  prestazioni  inserite in ricetta e la predetta quota di 36,15
  euro.

  Emendamenti 7.5 e 7.7:

  Al comma 4  la parola   sei   è sostituita con   otto .

  Emendamento 7.15:

  All'articolo 7 sono approvate le seguenti modifiche:

  al  comma  5 dopo le parole  più basso  inserire le  parole    è
  esclusa  e sopprimere le parole da  di cui  a   confezione ;

  è aggiunto il seguente comma:

   7.  Al  fine  di  raggiungere l'autosufficienza  regionale  del
  sangue ed emoderivati, in particolare per sopperire alla carenza
  dei periodi critici estivi ed invernali, l'Assessorato regionale
  alla   Sanità,  in  coordinamento  con  i  rappresentanti  delle
  associazioni  e/o federazioni  più rappresentative  operanti  in
  Sicilia,  è autorizzato a promuovere campagne annuali  regionali
  di informazione e promozione per la donazione del sangue, cui si
  provvede a valere sulle disponibilità dell'U.P.B. 10.2.1.3.2.  -
  capitolo 413716.'

    -   All'articolo 17

  Emendamento 17.9:

  Al  comma  1,  dopo  le parole   di cui ai  commi ,   sopprimere
   1 .

  Emendamento 17.10:

  Al  comma  1  dell'articolo 39 della legge regionale  15  maggio
  2000,  n.  10,  dopo  le parole   o coniugi  non  legalmente  od
  effettivamente separati  aggiungere le parole   o figli .