Presidenza del presidente Lo Porto
FERRO segretario f.f., dà lettura del processo verbale delle
sedute n. 201 e n. 202 del 21 aprile 2004 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
Congedi
PRESIDENTE Comunico che hanno chiesto congedo: l'onorevole
Miccichè per la presente seduta; l'onorevole D'Aquino per le
sedute del 27, 28 e 29 aprile 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge e contestuale invio
alle competenti Commissioni
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati presentati e inviati alla competente Commissione:
«AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)
- Norme per l'autorizzazione allo svolgimento della cronoscalata
Linguaglossa-Piano Provenzana' (n. 854)
-d'iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Raiti, Pistorio,
Villari, Leanza Nicola, Moschetto, in data 22 aprile 2004
- Istituzione del servizio geologico regionale (n. 855)
-d'iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Zago, Speziale, Capodicasa,
Cracolici, Crisafulli, De Benedictis, Giannopolo, Oddo,
Panarello, Villari, in data 22 aprile 2004
trasmessi in data 26 aprile 2004
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati alle competenti Commissioni:
«AFFARI ISTITUZIONALI» (I)
- Benefici per i familiari di Fabrizio Quattrocchi assassinato
in Iraq (n. 849)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 21 aprile 2004
- Norme elettorali in materia di enti locali. Mozioni di
sfiducia al sindaco (n. 852)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 26 aprile 2004
«AFFARI ISTITUZIONALI» (I)
«COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO REGIONALE»
- Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale e diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni (n. 850)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 21 aprile 2004
«ATTIVITA' PRODUTTIVE» (III)
- Norme urgenti in materia di agricoltura (n. 848)
-d'iniziativa governativa
-trasmesso in data 21 aprile 2004
- Interventi a favore degli allevatori partecipanti
all'attuazione del piano di sorveglianza sierologica e del piano
vaccinale per la febbre catarrale degli ovini (blue-tongue) (n.
851)
-d'iniziativa governativa
-parere VI Commissione
-trasmesso in data 21 aprile 2004
- Norme per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti
per l'autotrazione (n. 853)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 26 aprile 2004
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE Comunico che le seguente richieste di parere
pervenute dal Governo sono state assegnate alle competenti
Commissioni:
«COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELL'UNIONE EUROPEA»
«AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)
«BILANCIO» (II)
- POR Sicilia 2000-2006. Proposta di modifica alle misure 1.07 e
4.18 e capitolo 2.1 PIT del Complemento di programmazione (n.
285/UE-IV-II)
-pervenuto in data 21 aprile 2004
-trasmesso in data 24 aprile 2004
Comunicazione di trasmissione di atti alla Corte Costituzionale
PRESIDENTE Comunico che il Consiglio di giustizia
amministrativa per la Regione siciliana:
-con reg. ordinanza n. 56/04, sul ricorso n. 546/2003 proposto
da IMPRESA EUROROCK s.r.l. contro la PROVINCIA REGIONALE DI
PALERMO e nei confronti della CONSORTILE BAUCINA s.r.l. per
l'annullamento della sentenza n. 682/03 riguardante: annullamento
verbale riapertura della gara del 2.7.2002 concernente l'appalto
dei lavori di ammodernamento e miglioramento del tracciato
stradale svincolo Cannizzaro-Baucina;
-con reg. ordinanza n. 249/04, sul ricorso n. 97 proposto da
Impresa LA LUCENTE contro la FONDAZIONE TEATRO MASSIMO VINCENZO
BELLINI e IMPRESA LA PULIGIENICA di NAVARRA TOTO' per
l'annullamento dell'ordinanza del TAR per la Sicilia - Catania
Sezione II n. 1994/2003 concernente l'esclusione dalla gara
d'appalto per l'affidamento del servizio di pulizia di tutti i
locali ed uffici della Fondazione di cui sopra
ha sospeso
il giudizio e disposto la immediata trasmissione degli atti
alla Corte costituzionale ritenendo, fra l'altro, non
manifestamente infondate le questioni di costituzionalità
relative alla possibile permanenza dei membri laici della sezione
giurisdizionale del CGA.
Comunicazione di presentazione di proposta di iniziativa popolare
PRESIDENTE Comunico che in data 21 aprile 2004 la
Commissione regionale per i procedimenti referendari e di
iniziativa legislativa ha trasmesso alla Presidenza
dell'Assemblea regionale siciliana, secondo quanto disposto dal
comma 5 dell'articolo 35 della legge 10 febbraio 2004, n. 1,
copia della proposta di iniziativa popolare in materia di
Recupero del territorio e riordino urbanistico ed edilizio'.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura
delle interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
FERRO segretario f.f.:
N. 1661 - Richiesta di interventi urgenti da parte
dell'Amministrazione regionale al fine di rientrare nel possesso
della miniera e delle pertinenze minerarie dell'isola di Vulcano.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
- Assessore Beni Culturali
- Assessore Industria
Firmatari: Raiti Salvatore; Orlando Leoluca; Ferro Giovanni;
Morinello Salvatore; Miccichè Calogero
N. 1663 - Notizie in ordine al permesso di ricerca idrocarburi
e gas denominato 'Fiume Tellaro'.
- Presidente Regione
- Assessore Industria
Firmatario: Gurrieri Sebastiano
N. 1665 - Notizie circa la mancata riduzione dell'importo dei
canoni relativi alle concessioni del demanio marittimo in favore
delle imprese operanti nel settore dei cantieri navali.
- Assessore Territorio
- Assessore Turismo
Firmatario: Oddo Camillo
N. 1666 - Interventi urgenti presso il Governo nazionale volti
al ripristino, per le flotte pescherecce, dell' art. 146 del
Codice della Navigazione.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
Firmatario: Oddo Camillo
N. 1667 - Interventi presso il Governo nazionale tendenti
all'inserimento del Teatro Massimo Bellini di Catania tra le
fondazioni liriche di rilevanza nazionale.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Villari Giovanni; Speziale Calogero; Giannopolo
Domenico
N. 1668 - Richiesta di incremento del personale medico e
paramedico presso il Centro di talassemia e microcitemia di
Sciacca (AG).
- Assessore Sanità
Firmatari: Oddo Camillo; Capodicasa Angelo
N. 1669 - Notizie sul progetto finanziato dall'Assessorato
regionale del lavoro per la formazione professionale di giovani
siciliani da inserire come tirocinanti in imprese del nord-est.
- Presidente Regione
- Assessore Lavoro
Firmatari: Speziale Calogero; Cracolici Antonino; Capodicasa
Angelo; Crisafulli Vladimiro; De Benedictis Roberto; Giannopolo
Domenico; Oddo Camillo; Panarello Filippo; Villari Giovanni; Zago
Salvatore
N. 1673 - Interventi per il ripristino del servizio 118 nel
comune di Ganci (PA).
- Assessore Sanità
Firmatario: Cracolici Antonino
N. 1675 - Notizie in merito alla modifica del progetto inerente
alla realizzazione di una mostra sulla famiglia Alliata
finanziata con i fondi del POR 2000/2006.
- Assessore Beni Culturali
Firmatario: Giannopolo Domenico
PRESIDENTE Le interrogazioni testé annunziate saranno
iscritte all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.
FERRO segretariof.f.:
N. 1662 - Notizie circa i ritardi nel completamento della
struttura comunale per l'assistenza e il ricovero degli anziani
sita in contrada Perriera del comune di Sciacca (AG).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Firmatario: Segreto Giuseppe
N. 1664 - Notizie riguardo al mancato finanziamento del
progetto di ristrutturazione del presidio ospedaliero Busacca di
Scicli (RG).
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatario: Gurrieri Sebastiano
N. 1670 - Notizie circa la gestione del fondo previsto
dall'art. 60 della l.r. n. 32 del 2000.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1671 - Misure per l'individuazione di un'area verde da
destinare a 'bambinopoli' nel quartiere San Giovanni Galermo di
Catania.
- Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1672 - Notizie in merito al mancato avvio dei lavori di
costruzione della strada a scorrimento veloce 'Licodia Eubea-
Libertinia'.
- Presidente Regione
Firmatari: Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe
N. 1674 - Notizie in merito alla realizzazione di interventi
infrastrutturali nel territorio delle Madonie.
- Assessore Territorio
Firmatario: Vicari Simona
PRESIDENTE Le interrogazioni testé annunziate sono state già
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura
delle interpellanze presentate.
FERRO segretario f.f.:
N. 175 - Notizie sui criteri adottati nelle politiche di
cooperazione e solidarietà internazionale del Governo.
- Presidente Regione
Firmatari: Forgione Francesco; Liotta Santo; Ferro Giovanni;
Giannopolo Domenico; Barbagallo Giovanni
N. 176 - Iniziative per ripristinare le condizioni di sicurezza
per l'atterraggio notturno nell'ambito delle infrastrutture
portuali dell'isola di Pantelleria ed il definitivo completamento
delle stesse.
- Presidente Regione
- Assessore Lavori Pubblici
- Assessore Turismo
Firmatario: Turano Girolamo
N. 177 - Notizie circa una convenzione stipulata dall'IPAB
'Opera Pia Istituto Pignatelli - Gulì' e l'associazione 'L'Amico
Charly' con sede in Milano ed iniziative per l'annullamento della
stessa.
- Presidente Regione
Firmatari: Ferro Giovanni; Orlando Leoluca
N. 178 - Iniziative volte a dare efficienza al settore della
prevenzione in materia di sicurezza del lavoro.
- Presidente Regione
Firmatari: Orlando Leoluca; Morinello Salvatore; Ferro Giovanni
PRESIDENTE Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza
che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze o
abbia fatto conoscere il giorno in cui intende trattarle, le
interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura
della mozione presentata.
FERRO segretario f.f.:
«L'Assemblea Regionale Siciliana
premesso che:
numerose aziende siciliane svolgono attività di cantieristica
navale, relativo rimessaggio natanti, ormeggio e sosta a secco
e/o in acqua di imbarcazioni per l'attività da diporto, con varo
ed alaggio delle imbarcazioni medesime;
come già detto, le due attività sono connesse, anche perché è
nota l'esigenza di provvedere, molto frequentemente, alla
manutenzione delle imbarcazioni;
talune autorità portuali, come quella di Catania, (almeno per
il passato) formulano un'interpretazione restrittiva del concetto
di cantieristica navale, limitandolo alla costruzione e non anche
alla manutenzione ed al rimessaggio, attività inscindibili, per
ovvie ragioni che ometto di argomentare;
è necessario, affinché l'equivoco abbia a cessare, anche per
non nuocere dal punto di vista delle relative concessioni alle
imprese interessate ed ai loro utenti, chiarire che il concetto
di cantieristica navale è assorbente e talvolta coincidente con
quello della manutenzione e del rimessaggio delle imbarcazioni,
impegna il Governo della Regione
ad emanare, entro trenta giorni dall'approvazione della
presente mozione, apposite direttive miranti a determinare con
chiarezza l'attività di cui in premessa, regolando la stessa in
maniera analoga, sia che si tratti di costruzione, sia che si
tratti di manutenzione o di rimessaggio imbarcazioni, come
precisato in premessa e specificato nell'art. del 2 DPR 2
dicembre 1997, n. 509» (282)
FLERES - CATANIA G. - MAURICI - SCOMA
PRESIDENTE Avverto che la mozione testé annunziata sarà
iscritta all'ordine del giorno della seduta successiva perché se
ne determini la data di discussione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE Comunico che con nota del 21 aprile 2004,
pervenuta alla Segreteria Generale in pari data ed al Servizio
Lavori d'Aula il 22 aprile successivo, l'onorevole Maria Grazia
Elena Brandara ha dichiarato, a norma dell'articolo 23 del
Regolamento interno, che intende appartenere al Gruppo
parlamentare Unione democraticacristiana e di Centro'.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge «Schema di
progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento, recante Modifiche
allo Statuto della Regione'» (580-472-578-602-652/A)
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Discussione del disegno di legge «Schema di progetto di legge
costituzionale da proporre, ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, al Parlamento, recante Modifiche allo Statuto della
Regione'» (580-472-578-602-652/A).
Ricordo che le relazioni al disegno di legge sono state già
svolte nel corso della seduta precedente sia da parte del
relatore di maggioranza, onorevole Pistorio, che da parte del
relatore di minoranza, onorevole Forgione.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Invito i componenti la Commissione Statuto' a prendere posto
al banco delle commissioni..
Comunico che sono aperte le iscrizioni a parlare per coloro che
volessero intervenire nel corso della discussione. Ricordo,
inoltre, che la discussione generale proseguirà nei pomeriggi dei
prossimi tre giorni.
Onorevoli colleghi, desidero rimarcare
l'opportunità di iscriversi per evitare di dare l'impressione che
l'Assemblea glissi sull'importanza di tale dibattito. Sono già
iscritti a parlare gli onorevoli Formica, Ioppolo e Raiti.
Pertanto, ha facoltà di parlare l'onorevole Formica.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa
legislatura è iniziata con la presa di coscienza da parte di
tutti i componenti dell'Assemblea della necessità e della
improcrastinabilità di affrontare alcuni nodi importanti
riguardanti l'assetto istituzionale di questo antico e glorioso
Parlamento. Al di là della polemica che spesso vede interventi e
degli organi di stampa e delle parti sociali volti a sottolineare
l'apparente incongruenza e lo scarso impegno profuso nei lavori
del Parlamento, desidero puntualizzare che questa Assemblea ha
già varato una miniriforma del Regolamento interno e si sta
accingendo a discutere una proposta di modifica di uno strumento
fondamentale, qual è appunto lo Statuto della Regione, che regge
sin dal dopoguerra. Ebbene, proprio stamattina è iniziata, nelle
Commissioni Affari istituzionali' e Statuto', in riunione
congiunta, la discussione del disegno di legge riguardante la
riforma elettorale.
Si tratta quindi di tre importanti appuntamenti che da tempo
diciamo che rappresentano un obiettivo importantissimo da
perseguire. Per due di queste riforme, la riforma dello Statuto e
la legge elettorale, siamo quasi nella fase conclusiva, mentre
la riforma del Regolamento è già stata approvata.
Per quanto riguarda la riforma dello Statuto, di tale nostro
glorioso Statuto, oltre alla normale contrapposizione politica,
essa ha visto tutte le forze politiche - nessuna esclusa -
impegnate nel dare il proprio contributo in sede di Commissione,
contributo importante e fondamentale ai fini della riformulazione
di questo importante strumento.
E' stato un percorso lungo, ma per certi versi esaltante. E
per chi ha partecipato ai lavori, certamente non era poca cosa
constatare - al di là dell'appartenenza politica - il contributo
a volte anche appassionato di tutti i componenti. Spesso in
Commissione si è respirato un clima di solidarietà che ha
accomunato tutti e ci ha consentito di trovare per la nostra
regione le soluzioni migliori contro eventuali insidie ed
eventuali pericoli che potrebbero derivare dalla riforma del
Titolo V della Costituzione, ovvero dalla proposta di riforma
della nostra Costituzione in atto all'esame dei due rami del
Parlamento nazionale. E quindi per una regionalizzazione più
spinta, era necessario che tutti avessero cognizione piena del
nuovo iter procedurale di riforma a livello nazionale.
E' stato un lavoro che, al di là e ad onta di tutto ciò che
spesso leggiamo sui giornali, ha visto non solo le forze
politiche impegnarsi a fondo, con scrupolo, sulla riforma dello
Statuto, ma ha visto l'apporto delle università, di personalità
importantissime siciliane, convocate in Commissione per avere il
loro erudito parere su tematiche specifiche, alla luce delle
mutate condizioni in cui ci troviamo ad affrontare questa
riformulazione dello Statuto.
E' stato un lavoro proficuo, ma anche puntiglioso e preciso su
taluni aspetti dello Statuto che certamente dovevano essere
aggiornati, viste le mutate condizioni, e soprattutto alla luce
del fatto che ormai siamo nell'Unione europea e che moltissime
delle leggi che regolano le attività dei vari Stati, che gli
stessi emanano, devono sottostare alle norme comunitarie e,
quindi, hanno una refluenza importante sui parlamenti nazionali,
ed ovviamente sui parlamenti regionali.
Come dicevo, dunque, alla luce di queste considerazioni, il
lavoro svolto dalla Commissione, lungi dall'essere stato
superficiale - come da taluni un po' frettolosamente giudicato -,
è stato un lavoro lungo ed approfondito. Certo, non vi è dubbio
che quando si appronta una riforma così importante, così cogente
che tocca da vicino gli interessi di ciascuno di noi, è vero che
vi possono essere sempre degli aggiustamenti, degli apporti,
degli input, dei possibili ed anche auspicabili suggerimenti, ma
non ci si venga mai a dire che questa Commissione, che questo
Parlamento ha affrontato a cuor leggero la riforma dello Statuto.
A questa riforma, in numerosissime sedute della Commissione
hanno partecipato, oltre ai parlamentari ed alle forze
politiche, i migliori cervelli delle nostre università, i
migliori specialisti dei vari settori e, per i rapporti
commerciali e per quelli finanziari con lo Stato, ma anche con
l'Unione europea, i costituzionalisti i quali hanno affrontato,
assieme ai commissari, i vari aspetti riguardanti appunto le
innovazioni rappresentate dal fatto che è completamente mutato
l'assetto istituzionale italiano ed europeo.
Quindi, la riforma che è approdata in quest'Aula non si limita
ad apportare delle piccole modifiche o dei piccoli aggiustamenti
che riguardano questo o quell'altro aspetto marginale dei singoli
articoli che regolano lo Statuto stesso, ma è una riforma che ha
rivisitato l'intero Statuto, non solo aggiornandolo ed
adeguandolo alle nuove esigenze, ma cercando di preservare quella
grande autonomia che ha ispirato i padri costituzionalisti nel
momento in cui hanno esitato lo Statuto siciliano che, per molti
versi, è stato precursore della stessa Costituzione nazionale e
cercando di preservare per la nostra Regione quella preminenza,
a livello istituzionale e costituzionale, anche rispetto al
lavoro ed alla riforma del Titolo V della Costituzione che il
Parlamento nazionale ha affrontato.
Tutto ciò troverà certamente eco nel dibattito che quest'Aula
si accinge ad affrontare in merito alla riforma dello Statuto.
Questo che vuol dire? Che siamo chiusi, che siamo impermeabili
ad ulteriori suggerimenti o proposte? No, questo intanto vuol
fare chiarezza in via preliminare sul lavoro che la Commissione
ha svolto all'unanimità preservando, quindi, quello spirito che
ci deve essere quando si affrontano tematiche come le grandi
riforme di carattere istituzionale, che non sono nè di
maggioranza nè di opposizione, nè tanto meno sono di carattere
governativo, ma sono provvedimenti e procedure tipicamente
parlamentari e che vogliono acquisire l'apporto di tutte le
forze parlamentari.
Arriveranno altri contributi? Certamente questo Parlamento li
prenderà in considerazione, ma un punto deve essere chiaro a
tutti e deve essere detto a tutti con grande chiarezza. La
Commissione Statuto ha svolto un lavoro che è durato molti mesi,
un lavoro puntuale, preciso che comprende gli apporti di tutte le
forze politiche, ma anche di tutte le forze vive della Sicilia.
Se andassimo oggi a chiedere il parere - a meno che non si
voglia suggerire a questo Parlamento di andare a chiedere il
parere all'uomo della strada - se andassimo a chiedere il parere
a tutti e cinque i milioni di siciliani, certamente avremmo
cinque milioni di suggerimenti diversi; ma è questa la strada
giusta, corretta per affrontare la riforma dello Statuto della
nostra Regione, di un atto costituzionale? Io credo di no, credo
che ben vengano gli apporti delle varie categorie. Già la
Commissione ha ascoltato i suggerimenti che sono pervenuti da
parte delle associazioni dei comuni e delle province, delle varie
categorie sociali, e ne ha tenuto conto abbondantemente.
Ma il tratto fondamentale che questa riforma dello Statuto
doveva tenere ben presente era uno, ed era intanto quello di
preservare, anche per il futuro, quel carattere di specialità che
il nostro Statuto ha e che ha sempre rappresentato agli occhi
delle altre Regioni: un modello a cui attingere, da cercare a
tutti i costi di esportare o di importare nelle proprie regioni.
Su questo credo che la Commissione sia riuscita appieno,
rivendicando oggi, a più di cinquant'anni di distanza, la
specificità di quello Statuto, l'intuizione grande di quello
Statuto.
E questo non è un aspetto di poco conto nel momento in cui le
spinte centrifughe che, a livello nazionale, stanno agitando le
varie forze politiche nella riformulazione, appunto, dell'assetto
istituzionale del nostro Stato; non è aspetto secondario l'essere
riusciti a preservare questo carattere assolutamente speciale,
questa condizione pregnante che il nostro Statuto ha: la
caratteristica di aver dettato il 'la', a livello nazionale,
per le altre riforme di regionalismo che sono state inserite
nella nostra Costituzione.
Questo non è, come dicevo, argomento di poco conto perché oggi
non è facile, a distanza di tanti anni, riaffermare quei diritti
che i costituzionalisti di allora sono riusciti ad inserire nella
Costituzione. E, d'altro canto, tentare di inserire oggi
argomenti troppo dirompenti all'interno del nostro Statuto
potrebbe essere quasi come offrire a chi cerca di cancellare, a
livello nazionale, questa specificità gli argomenti per farlo.
Certo, non è questo il compito di un Parlamento. Un
Parlamento, a mio modo di vedere, non deve cercare di strafare e
su temi come quello dell'assetto istituzionale, un Parlamento
deve porsi il problema innanzi tutto di fare delle norme che
siano applicabili, che rispondano alle aspirazioni di tutti, di
fare soprattutto delle norme che vengano anche confermate nella
doppia lettura a livello nazionale, quindi all'esame di altri
Parlamenti.
Da tale punto di vista, questo Parlamento è riuscito, con
equilibrio, non solo a preservare la sua specificità,
caratteristica - lo ripeto - fondante e fondamentale, ma nello
stesso tempo anche ad inserire nel corpo dei vari articoli - e
man mano che li affronteremo ci sarà modo di specificarli - le
soluzioni brillanti che sono state trovate per cercare di
mantenere quella situazione di privilegio a livello nazionale,
ma anche comunitario, alla luce delle mutate esigenze.
La Commissione Statuto è riuscita - e qui è stato fondamentale
l'apporto degli esponenti del mondo accademico su taluni temi e
mi auguro che l'Aula riuscirà anche a migliorarli - ad
affrontare alcuni aspetti cruciali, quale quello del riparto
delle risorse che interessano numerosi articoli, che danno
appunto la specificità a questo Statuto; è riuscita a
riorganizzarlo in maniera tale da renderlo armonico con la
legislazione europea, che su questo tema è molto cogente, e
addirittura è riuscita ad inserire finalmente alcune specificità
che paradossalmente altre regioni d'Europa erano riuscite ad
avere. Mi riferisco all'Irlanda ma anche ad altri Paesi,
sopratutto in tema di specificità insulare per quanto riguarda i
trasporti ed altre tematiche fondamentali che ci hanno visto
finora, da un certo punto di vista, preclusi dall'accesso a
questi finanziamenti importanti che possono rappresentare un
volano di sviluppo notevole per l'economia della nostra Regione.
In questo Statuto si è riusciti a trovare l'assetto giusto da
dare agli articoli per cercare di far partecipare la nostra
Regione a tali importanti provvedimenti. Quindi, dicevo, non è
cosa di poco conto essere riusciti nel giusto arco di tempo che
uno strumento così importante richiedeva a portare in Aula una
così fondamentale riforma del nostro ordinamento, di ciò che
regge la vita non solo del Parlamento siciliano ma anche dei
siciliani stessi.
E mi auguro che questo Parlamento rispetti lo spirito che ha
contraddistinto i lavori della Commissione Statuto, uno spirito
di collaborazione che spesso ha rasentato i limiti
dell'accaloramento. I contributi che le varie forze politiche
hanno dato in Commissione Statuto sono stati spontanei, sinceri,
impegnati, avendo cura ogni volta di studiare quali potevano
essere i suggerimenti migliori per poter dare vita, per far sì
che alla fine lo strumento che ne veniva fuori fosse uno
strumento equilibrato ed importante.
Sono sicuro che anche in Aula vi sarà questo clima ed i
contributi che verranno dalle varie forze politiche tenderanno a
migliorare quello che è già stato fatto di buono in Commissione
Statuto ed alla fine ne verrà fuori uno Statuto che non avrà
tradito quella grande intuizione che aveva ispirato all'origine i
nostri padri costituenti e che lo renderà competitivo alla luce
dei nuovi assetti nazionali ed europei e tale da far sì che la
nostra Regione usufruisca di tutti quei benefici che potranno
derivare dallo sfruttare anche la nuova legislazione europea.
Questo è il mio augurio, il mio auspicio e, con l'occasione,
voglio ringraziare a nome della mia parte politica, del Gruppo
parlamentare di Alleanza Nazionale, tutte le forze politiche per
il contributo che hanno voluto e saputo dare alla stesura di
questo importantissimo documento.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con grande
senso di responsabilità che prendo la parola oggi nel momento in
cui si apre la discussione generale, dopo la relazione svolta
dall'onorevole Pistorio, nella scorsa seduta, sulla revisione
dello Statuto speciale siciliano.
Lo faccio con grande senso di responsabilità ed anche con
grande gioia perché sono convinto che questo Parlamento debba
saper vivere il momento che sta affrontando, debba avere piena
consapevolezza dell'importanza del momento stesso, dell'
argomento che, senza tema di smentita, è il più importante tra
quelli che nel corso di questa legislatura si potesse
affrontare.
Ed é un momento particolarmente qualificante, anche e
soprattutto sulla strada delle riforme che sono state, spesso,
annunciate e che, finalmente, cominciano a prendere corpo e
sostanza realmente con i disegni di legge che sono stati fin qui
approvati e con quelli che questa Assemblea si accinge ad
approvare: lo Statuto e io mi auguro contestualmente - e ancor
prima dello Statuto - la riforma elettorale, della quale proprio
in questi giorni si sta parlando e proprio stamattina si é
cominciato a parlare nell'ambito delle commissioni congiunte, I
Commissione e Commissione Statuto.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni vi é
stato un fiorire di iniziative, per parlare di Statuto, da parte
delle facoltà universitarie, da parte di associazioni, da parte
di partiti politici che hanno voluto organizzare incontri,
convegni, dibattiti e seminari di studi.
Sono stati incontri, spesso, molto affollati, durante i quali
chi ha avuto la possibilità di partecipare ha potuto cogliere con
mano come il concorso della gente di Sicilia, su un tema così
importante, é stato ritenuto un concorso abbastanza limitato.
L'onorevole Formica, mio capogruppo, che mi ha appena
preceduto, ha chiarito come in questa fase ci si doveva attendere
il concorso della gente che non poteva essere il concorso diffuso
e totale dell'opinione pubblica siciliana.
Doveva, poteva essere ed é stato il concorso degli studiosi
della materia costituzionale, della materia organizzativa, della
materia ordinamentale, della materia giuridica. Tuttavia, io,
che ho avuto la possibilità ed anche la fortuna di partecipare a
taluni di questi dibattiti, ho potuto sostenere come se il clima
di oggi, nel 2004, é un clima molto diverso rispetto a quello
che, come abbiamo appreso sui libri e sui testi, aveva
preceduto, accompagnato e seguito l' approvazione dello Statuto
siciliano del 1946, è anche perché é sostanzialmente cambiato il
modo di comunicare.
Lo Statuto del 1946, lo Statuto vigente che ancora oggi, nella
gerarchia delle fonti del diritto, almeno in Sicilia, é al primo
posto, é il primo Statuto regionale sotto la vigenza dello
Statuto albertino, cioè ancor prima dell'approvazione della
Costituzione italiana, repubblicana.
Nel tessuto nazionale di allora le spinte, non vorrei dire
separatistiche che pure animarono quegli anni della nostra
storia, ma le spinte autonomistiche delle autonomie locali,
regionali dovevano contrastare con lo spirito fortemente unitario
dello Stato nazionale; oggi, quel contrasto si é tramutato,
invece, in un contenzioso, in un binomio tra le spinte
autonomistiche delle Regioni e lo Stato nazionale che, con il
federalismo e la modifica del Titolo V della Costituzione, ha
sostanzialmente riconosciuto come assolutamente legittime e
giustificate le spinte locali e le spinte regionali in un nuovo
assetto, in un nuovo quadro costituzionale dello Stato.
Credo che noi tutti dobbiamo avere grande attenzione, rispetto
a quello che stiamo compiendo, credo che nessuno di noi voglia
oggi sbagliare, credo che in tutti noi - ne sono profondamente
convinto, ne voglio essere profondamente convinto - alberga lo
spirito ed il senso di responsabilità nel momento in cui, da qui
a qualche giorno o settimana, approvando il nuovo statuto della
Regione siciliana, approveremo un testo normativo che governerà e
regolamenterà la vita della nostra Regione per i prossimi decenni
- non so bene, forse nessuno qui può dire con esattezza per
quanti decenni -, ma certamente per molto tempo. E allora, signor
Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rassegnare qualche
considerazione di merito.
Ho sostenuto nei giorni scorsi, partecipando ai dibattiti sullo
Statuto, che il tempo è maturo, che il testo è buono, ma che
qualche modifica, qualche aggiunta al testo normativo che è stato
licenziato dalla Commissione presieduta dal compianto onorevole
Leanza vada - come sforzo di tutti noi - ancora prodotto.
La differenza - che non è soltanto accademica, che non è
soltanto scolastica - tra Costituzione materiale e Costituzione
formale, credo che, ancora oggi, ci debba guidare. E non già
perché stiamo approvando una Costituzione; il nostro Statuto, lo
sappiamo bene tutti, non è una Costituzione ma non è neanche una
legge ordinaria. E' qualcosa che sta nel mezzo tra un aspetto
fortemente significativo ed importante nella regolamentazione
della vita della Sicilia e non è una legge ordinaria o una legge
di settore; è, cioè, un corpo di norme dentro al quale dobbiamo
mettere - qualcuno l'ha definita l'anima - lo spirito che ancora
mancherebbe.
Voglio ricordare, e lo faccio con qualche soddisfazione di
gruppo, che il primo a parlare di mancanza di anima di questo
Statuto è stato il collega del Gruppo di Alleanza Nazionale,
onorevole Sammartino. E credo che egli abbia colto nel segno se è
vero, come è vero, che in queste settimane in tanti, poi, si sono
affrettati ad utilizzare lo stesso linguaggio e la stessa
immagine.
Abbiamo avuto uno Statuto fortemente autonomistico, che quindi
poteva soddisfare le esigenze dei siciliani sotto l'aspetto
formale. Ma siamo convinti che, sotto l'aspetto sostanziale,
concreto, materiale, lo Statuto ancora oggi vigente - ed è
vigente da 57, quasi 58 anni -, abbia potuto assicurare alla
Regione siciliana la specificità tanto invocata e che, per tanto
tempo, si era detto e si era pensato di avere raggiunto?
Ritengo che noi tutti si possa, legittimamente e
giustificatamente, rispondere di no perché la Carta
costituzionale della Sicilia non è andata al di là di uno Statuto
formale, assai spesso non si è saputa spingere al di là
dell'aspetto formale. E ciò lo si deve, anche, alla non perfetta
adeguatezza delle classi dirigenti che nel tempo hanno governato
la nostra Sicilia.
Oggi, onorevoli colleghi, questa esigenza rimane ferma. A
maggior ragione rimane ferma perché, mentre nel 1946 la Sicilia
fu anticipatrice - come ho detto prima - persino nei confronti
della Costituzione nazionale repubblicana e le altre Regioni, le
Regioni ordinarie, dovettero aspettare quasi 25 anni perché gli
Statuti ordinari sono degli inizi degli anni 70, esattamente del
1970, oggi la Sicilia corre un grave rischio: quello di vederci
allineati sul fronte del federalismo, sul fronte della riforma
del Titolo quinto della Costituzione, sul fronte di una
uniformità od omogeneità od omogeneizzazione degli Statuti
regionali che ci farebbe fare un passo indietro piuttosto che un
passo avanti nel cammino e nel percorso della nostra specificità
e delle esigenze che la nostra gente ancora rivendica e che
aspetta di vedere soddisfatte.
E' questa probabilmente l'anima a cui si riferiva, all'inizio
del dibattito sullo Statuto, l'onorevole Sammartino e a cui hanno
fatto riferimento poi tanti altri osservatori e commentatori.
Allora qui voglio dire con estrema chiarezza che non si tratta
soltanto di migliorare il preambolo o di ritenere il preambolo
esaustivo delle necessità, delle esigenze di chiarezza e di
impostazione che questa Assemblea credo assolutamente senta il
dovere di dare, ma di fornire ulteriori elementi. E di fornirli e
di metterli nero su bianco non con lo strumento del preambolo,
cioè dell'introduzione di un documento programmatico, di
programmazione e comunque di legislazione quadro, ma con norme,
di tradurre cioè tali esigenze in norme ben precise nel corso del
dibattito parlamentare.
Il Gruppo di Alleanza Nazionale, personalmente il sottoscritto
che li ha già predisposti, presenterà degli emendamenti; di
questi, uno ritengo di poterlo preannunciare in questa
discussione generale in maniera assai chiara, ed è quello sulla
istituzione del difensore civico, che non è un doppione di nulla,
che non è un istituto da sofisticate elaborazioni o architetture
costituzionali o amministrative. E' un'esigenza avvertita,
largamente avvertita ormai dalla gente, dalle comunità locali.
Da questo punto di vista, nel momento in cui vi è stato un
dibattito addirittura sulla necessità o sull'opportunità di
introdurre nel preambolo un riferimento alla lotta alla mafia -
il che veramente sembrerebbe ultroneo e persino minimale perché,
al di là della scrittura nel testo o addirittura nel preambolo
introduttivo di un testo normativo della necessità, della
indispensabilità della lotta alla mafia, nessuno può negare
l'assoluto impegno e l'assoluta realtà nel combattere la mafia,
soprattutto in una regione come la nostra -, allora c'è bisogno
ancora di sforzarci di avvicinare le istituzioni ai cittadini o,
se volete, i cittadini alle istituzioni. Prevedere con il rango
di norma statutaria l'introduzione del difensore civico nella
regione, nelle province, nei comuni è certamente un punto
importante, trattandosi di un istituto che, in tal senso, può
svolgere una sua funzione primaria e precipua.
E non si può non fare riferimento nel nostro Statuto - e mi fa
piacere che in Aula vi sia l'assessore Granata - alle grandi
risorse culturali, economiche e sociali che la nostra regione
vanta e delle quali nella bozza di Statuto approvata dalla
Commissione non vi è alcun tipo di riferimento.
Credo che, sotto tale aspetto, si debba abbandonare - voglio
dirlo qui con estrema chiarezza anche perchè è questa la linea
del Gruppo di Alleanza Nazionale - la considerazione minimale
dello Statuto inteso come corpo di norme che debba regolamentare
l'organizzazione della vita amministrativa della Regione per
trasformare, invece, lo Statuto in quello strumento che noi
desideriamo che sia: la carta fondamentale della Regione
siciliana.
Ed allora il riferimento alla qualità della vita, alla qualità
ambientale, alla tutela delle specie animali, della biodiversità,
del paesaggio, alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio
storico - artistico esistente nel territorio regionale é un
riferimento che certamente va introdotto con una precisa norma di
legge all'interno dello Statuto, così come la utilizzazione delle
risorse energetiche pulite, rinnovabili e tutta la materia che
riguarda l'integrazione delle tematiche ambientali nelle
politiche di Governo per una crescita e uno sviluppo che sia al
tempo stesso equilibrato e sostenibile.
C'è qualche cosa di più da dovere aggiungere, a mio giudizio -
ed anche a giudizio del gruppo di Alleanza nazionale -, ed è un
aspetto che è emerso, recentemente, nel corso di un
interessantissimo dibattito tenutosi presso l'Università di
Catania ad opera della facoltà di giurisprudenza e di scienze
politiche, anzi precisamente sono tre aspetti da non potere
minimamente omettere o obliterare nel momento in cui l'Assemblea
regionale siciliana è impegnata nella discussione sulla revisione
dello Statuto.
Il primo aspetto riguarda il cosiddetto principio di
eguaglianza sociale e di eguaglianza giuridica ed economica tra i
sessi. Anche se in tempi di par condicio, in tempi di pari
opportunità, potrebbe sembrare superfluo un richiamo normativo in
tal senso, a me pare invece che lo Statuto siciliano debba dare
un forte segnale di innovazione anche in questo senso, con la
introduzione di un principio generale in tal senso. Tale
introduzione rappresenterebbe per lo Statuto siciliano un approdo
assai importante, vista la sua generale architettura
costituzionale, ancora carente di enunciazioni di principi
generali che non sono soddisfatti soltanto dalle previsioni del
preambolo.
Credo sia altrettanto indispensabile un accenno, un riferimento
al riconoscimento ed alla valorizzazione delle identità
culturali, delle tradizioni storiche che caratterizzano le
comunità residenti nel territorio siciliano.
Così come un riferimento al riconoscimento, alla importanza, al
rilievo dei siciliani che oggi si trovano in tutto il mondo, in
un fenomeno che è stato fortemente caratterizzante la nostra
Terra, la nostra Regione, non soltanto con le ondate periodiche
di emigrazione verso altri stati, verso le americhe, verso i
paesi del nord Europa. Questi siciliani, questi nostri
conterranei, questi nostri fratelli che hanno sostanzialmente
portato il meglio di quello che possedevano nel mondo - e molto
spesso era soltanto la loro capacità, la loro intelligenza, la
loro intraprendenza, la loro vivacità intellettuale e culturale -
e che negli anni a volte si sono poi sentiti non soltanto
emigrati, ma addirittura dimenticati dalla loro Regione e qualche
volta anche dalla loro Nazione.
Ribadisco, credo che queste persone meritino, come fenomeno che
nel corso dei secoli ha caratterizzato la vita della nostra
Regione, un particolare riferimento.
Chi vi parla ha depositato qualche settimana fa un apposito
disegno di legge per il riconoscimento del diritto di elettorato
attivo ai siciliani emigrati residenti nel mondo, una sorta di
norma regionale alla Tremaglia in dimensione regionale
siciliana .
Ho presentato questo disegno di legge perchè ho ritenuto
indispensabile, utile che nel nostro ordinamento - ed oggi che
parliamo di riforma elettorale l'argomento è di estrema attualità
- vi fosse un riconoscimento non soltanto formale ma addirittura
sostanziale nei confronti dei nostri emigrati che si sono ormai
radicati in tutti i Paesi del mondo.
Concludo, signor Presidente, riservandomi di intervenire
ulteriormente nel corso del dibattito, non con una
raccomandazione, perché non potrei farlo, non sono io il più
titolato a farlo, ma con un appello all'Assemblea regionale
siciliana, affinché ognuno di noi - e ne sono profondamente
convinto - viva e sappia vivere il momento, che è da definire
storico per noi legislatori siciliani, con grande spirito
bipartisan, con grande spirito di edificazione e di costruzione
di uno Statuto che non è, come dicevo all'inizio, né la
Costituzione della Regione siciliana ma neanche una legge
ordinaria di poco momento: è la Carta fondamentale della nostra
autonomia, che deve conservare appieno la sua specificità e non
deve vederla annacquata nel nuovo sistema federale dello Stato.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha
facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in
questo dibattito con un pizzico di emozione perché mi rendo conto
della valenza fondamentale e storica della proposta di legge oggi
al nostro esame, che è frutto di un lavoro quasi biennale della
Commissione presieduta dal deceduto onorevole Leanza.
Intervengo con particolare emozione anche perché - come ho
avuto modo di ricordare in una delle prime sedute d'Aula di
questa legislatura - il caso ha voluto che io succedessi
all'onorevole Attilio Castrogiovanni, uno dei deputati eletti
nella prima Assemblea regionale, che era anch'egli di
Linguaglossa, il mio paese d'origine.
L'onorevole Castrogiovanni è stato uno di quei deputati che ha
lottato con il Movimento indipendentista per ottenere quel
riconoscimento di parità istituzionale con lo Stato per la
Regione siciliana, ed è a seguito di quelle lotte indipendentiste
ed autonomiste - lo sappiamo tutti - che abbiamo avuto lo Statuto
che oggi ci accingiamo a riformare ed ad adeguare ai nostri
giorni.
E' chiaro però che la riforma che oggi ci accingiamo a varare
non può non fare tesoro di quella grande conquista che fu lo
Statuto regionale siciliano, e non può nello stesso tempo
dimenticare che purtroppo quelle conquiste istituzionali non
sempre si sono rilevate veramente tali per la nostra Regione. Con
lo Statuto abbiamo ottenuto, grazie anche al sangue versato dai
nostri conterranei in quel periodo storico, uno strumento
veramente all'avanguardia, uno strumento che nel corso di questi
anni molte regioni d'Italia ci hanno invidiato. Tra l'altro, le
prerogative ed i poteri che questo strumento ha concesso alla
Sicilia sono stati oggetto di battaglie forti dal punto di vista
politico di alcuni movimenti che hanno fatto la loro fortuna
politica a livello nazionale.
Quei movimenti hanno ragionato e ancora oggi utilizzano come
base della propria azione politica quei presupposti che lo
Statuto regionale ci ha concesso, perché hanno ritenuto che
quegli stessi presupposti erano all'avanguardia.
Ritengo che questo Statuto, che è stato preso a modello da
parte di alcune forze politiche, oggi ci porta a dovere
constatare la doppia faccia della medaglia. Infatti, anche se è
stato una conquista importante, lungimirante e che in qualche
maniera ha precorso i tempi, è anche vero che quello stesso
Statuto si è trasformato in una 'palla al piede' per il
Parlamento siciliano perché purtroppo le classi dirigenti
espresse nel corso di questi anni, non sempre sono state
all'altezza di fare tesoro, di trasformare le potenzialità dello
Statuto in strumenti atti a portare sviluppo, progresso per la
Sicilia nel contesto nazionale europeo.
Oggi dobbiamo fare tesoro di questo fallimento affinché questo
non accada più e per fare in modo che lo Statuto che sarà
approvato possa stabilire gli strumenti, i tempi, le modalità di
attuazione che lo rendano effettivo ed efficace.
Auspichiamo che non rimanga un documento eccellente dal punto
di vista formale ed astratto, ma che non trova riscontro nella
realtà della nostra Regione.
Di questo noi dobbiamo tenere conto.
Devo precisare che è stato preso ad esempio lo Statuto
regionale siciliano da quelle forze politiche che oggi, nel
contesto nazionale, hanno un peso determinante nel governo e che,
attraverso le loro battaglie politiche, hanno trasformato e fatto
sì che la Costituzione repubblicana venga modificata accentuando
e spingendo nell'attuazione dei principi federalisti tali da
rischiare di fare diventare lo Stato italiano uno stato che perda
l'unitarietà, i principi della sussidiarietà e i valori
fondamentali della condivisione delle scelte.
Ritengo che tutti siamo in uno stesso contesto istituzionale
repubblicano e le regioni più deboli, certamente, non possono
essere lasciate a se stesse.
Queste argomentazioni sono state oggetto di riflessione, in
questi giorni, da parte mia, del mio partito 'Italia dei valori'
e da parte di molti interlocutori con i quali ho partecipato a
diversi dibattiti che si sono svolti nella Regione siciliana.
Il lavoro che è stato fatto nel corso di questi anni è
positivo. Non è uscito un testo perfetto, ma così era naturale
che fosse perché la perfezione non fa parte delle potenzialità
dell'uomo, però questo Statuto costituisce una base seria,
propositiva, una piattaforma che per molti aspetti è
condivisibile, e per questo deve darsi giusto riconoscimento alla
Commissione tutta, alle forze politiche e ai soggetti esterni che
hanno partecipato all'elaborazione del testo.
Noi auspichiamo che nel corso del dibattito d'Aula le lacune,
che con la mia parte politica abbiamo evidenziato e che adesso
esporrò in maniera generica, possano essere colmate, che il testo
possa essere migliorato, e che in Aula si possa fare un lavoro,
come è stato fatto in Commissione, di confronto costruttivo e
propositivo, affinché possa svilupparsi un dibattito che ci
consenta di approvare lo Statuto a larga maggioranza. In
Commissione si è registrato uno sforzo in tal senso; mi auguro
che anche in Aula si continui in questa direzione, così come
spero si continui subito dopo in occasione dell'approvazione
della legge elettorale, che è una conseguenza naturale
dell'approvazione dello Statuto.
Mi auguro che anche per l'approvazione della legge elettorale,
così come è stato durante i lavori della Commissione, ci si
sforzi da parte di tutte le forze politiche affinché sia
approvata con il più ampio consenso possibile, perché il momento
storico attuale che ci vede esaminare e votare lo Statuto e
subito dopo la legge elettorale, non possa essere sprecato in
lotte tra schieramenti contrapposti. Le regole, così come è stato
detto da tutti, sono le regole di tutti, devono rappresentare
tutte le istituzioni, tutte le forze politiche e tutti i
cittadini; in quelle regole ci dobbiamo riconoscere affinché la
democrazia sia sempre più partecipata e ciascuno possa sentirsi a
casa propria, specialmente nel sistema maggioritario che vede la
contrapposizione dei due schieramenti basata sui programmi che si
vogliono attuare nel momento in cui si va al governo, ma quei
programmi come anche e la legittimazione dell'avversario sono
tanto più forti quanto maggiore è il consenso nell'approvazione
di leggi fondamentali come quella dello Statuto e quella
elettorale. Noi sentiamo tutto il peso di tale responsabilità e
mi auguro che anche le altre forze politiche la sentano perché
non possiamo permetterci di creare un "vulnus" all'interno del
sistema politico e sociale della Regione siciliana, in un momento
difficile e in un contesto nel quale noi ci confrontiamo non solo
con l'altro riferimento istituzionale nostro primario che è la
Repubblica Italiana, ma ci confrontiamo soprattutto con l'Unione
europea; riteniamo, infatti, necessario nel ragionamento che
andremo a fare avere sempre come stella polare, come punto di
riferimento anche l'Unione europea che vorremmo che diventi
presto gli Stati Uniti d'Europa, una entità soprannazionale che
accomuni tutte le realtà presenti in Europa per costruire un
Europa di pace in un contesto mondiale di pace, di crescita, di
sviluppo e di solidarietà con le nazioni più deboli.
La Sicilia in questo contesto ha un ruolo fondamentale e
primario perché, così come tutti abbiamo detto e così come è
inserito nel preambolo dello Statuto, noi siamo una regione
confine, una regione cerniera, una regione che è al centro del
Mediterraneo e che può svolgere,così come ha svolto nei millenni
passati, un ruolo importante e fondamentale che può essere non
solo di sviluppo nostro ma può essere anche di sviluppo di tutte
le altre nazioni, da nord verso sud, che guardano all'Africa, al
Medio Oriente, all'Asia. E questo afflato di centralità nel nuovo
assetto istituzionale europeo e mondiale non lo dobbiamo
dimenticare in tale occasione di approvazione dello Statuto e lo
dobbiamo tenere presente e bene in mente, e forse da questo punto
di vista bisogna fare uno sforzo maggiore per individuare
precisare e sottolineare le potenzialità della Sicilia in
relazione ripeto con l'Italia e con l'Unione Europea e con tutto
quello che accade nel mondo in un sistema nel quale la
globalizzazione ormai è un dato di fatto acquisito, sul quale
bisogna confrontarsi per fare in modo che questa carta sia
attuale anche nei prossimi decenni. Su tale punto invito tutte le
forze politiche a riflettere un momento: non possiamo perdere
l'occasione di affermare anche nei principi e nel concreto questa
centralità, questo ruolo guida che la Regione siciliana deve
avere anche in prospettiva del 2010 quando, a seguito del
deliberato del trattato di Barcellona ci sarà l'aria di libero
scambio nel Mediterraneo. E non è un caso che il Gruppo
parlamentare a cui sono iscritto si chiama proprio Sicilia
2010 ; quella scadenza ha per noi un significato politico
rilevante, e noi dobbiamo prepararci ed essere pronti ad
assurgere ad un ruolo fondamentale di guida nel Mediterraneo, al
fine di poter dare il nostro contributo per portare la pace in un
contesto storico assolutamente preoccupante, in cui tutti i
giorni dobbiamo registrare numerosi morti, anche tra persone che
non partecipano attivamente alla guerra, ma che sono soggetti
deboli e che con la guerra non c'entrano nulla.
Queste cose dobbiamo tenerle bene in mente nel momento in cui
andremo a concretizzare gli articoli ed il preambolo che sono
oggetto dello Statuto. Noi presenteremo alcuni emendamenti, ma
già da subito preciso che le proposte seguiranno un unico filo
conduttore, anche di filosofia politica, maggiormente
approfondito e più caratterizzante.
Ritengo che il preambolo, sotto alcuni punti di vista, è
assolutamente insufficiente, anche se è stato fatto un passo
avanti per esempio in riferimento alle affermazioni di principio
forte con le quali si stabilisce che la Regione siciliana
promuoverà tutte quelle azioni necessarie a difendere i cittadini
dai poteri criminali e mafiosi. In questo contesto ritengo
indispensabile fare un riferimento ad un deliberato dell'ONU del
2000, che purtroppo non è stato considerato a dovere dalle forze
politiche italiane e siciliane, cioè la cosiddetta giustizia
riparatrice e di riconciliazione. L'affermazione che la Regione
sosterrà in tutti i modi i principi di giustizia riparatrice e di
conciliazione và nella direzione da noi auspicata, e cioè di
considerare maggiormente i diritti di coloro i quali sono oggetti
passivi di reati, perchè purtroppo oggi l'attenzione politica
spesso è incentrata soprattutto sulla difesa dei diritti
legittimi, costituzionali di coloro i quali sono oggetto di
procedimenti penali, coloro i quali, potenzialmente indagati o
imputati, possono commettere reati.
C'è scarsa attenzione, invece, per i soggetti passivi, le
vittime del reato. Inserire una norma di principio di questo
contesto nel preambolo, credo sia un'azione assolutamente
meritoria e propositiva, che va nella direzione non solo della
tutela e del rispetto, per quello che è possibile, degli
interessi lesi dalle vittime dei reati - interessi personali,
sentimenti, affetti, interessi economici - ma va anche nella
direzione della riconciliazione tra la vittima ed il reo, perchè
non possiamo costruire una società migliore se non teniamo conto
dell'aspetto preventivo e dell'aspetto successivo ai reati.
Fare delle politiche che vanno nella direzione della
riconciliazione è un'azione assolutamente fondamentale per uno
stato di diritto che vuole costruire una società basata sul
reciproco rispetto e sulla possibilità di dare a chi ha commesso
degli errori la possibilità di recuperare e di rimettersi nel
circolo, soprattutto dando ad essi il sostegno necessario a fare
in modo di riparare il danno che è stato causato.
Ritengo quindi che quest'enunciato di principio, che fa
riferimento ad un deliberato dell'ONU del 2000, debba essere
inserito nel preambolo, e preannuncio la presentazione di un
emendamento in tal senso.
Il richiamo al cristianesimo fatto nel preambolo, anche se
inserito in forma non incisiva, così come era stato richiesto dal
Presidente della Regione, potrebbe sembrare anche eccessivo.
Dovremmo evitare di caratterizzare in maniera fondante la
cristianità della Regione siciliana, o della sua cittadinanza,
perché sappiamo - e lo dice un cattolico - che quei principi sono
ormai parte integrante del nostro tessuto, e sono principi a cui
fanno riferimento non solo i cattolici e sono ormai patrimonio
comune di tutti i cittadini siciliani e di tutti coloro i quali
sono venuti a vivere in Sicilia.
Nella prospettiva cui facevo cenno poc'anzi - cioè di una
Sicilia punto di riferimento nel Mediterraneo - sarebbe bene non
frapporre ostacoli, non mettere questioni che potrebbero sembrare
pregiudiziali anche se non lo sono, perché noi dobbiamo
dimostrare l'assoluta modernità e laicità della Sicilia, che si
pone in una prospettiva di apertura, di dialogo, di confronto con
le altre culture, con le altre regioni del Medioriente. Se non
facciamo questo certamente i conflitti bellici, i conflitti
terroristici che oggi vi sono nel Medioriente e nell'Africa non
potranno trovare soluzione.
Un altro richiamo che, secondo me, dovrebbe essere inserito nel
preambolo riguarda i diritti degli emigranti, i quali devono
essere tutelati e guardati con maggior rispetto, in riferimento
anche alla necessità che la Regione siciliana ha di porre un
problema politico all'Unione Europea, il problema
dell'emigrazione. Ritengo che questo sarà un problema epocale nei
prossimi decenni, e quello a cui oggi assistiamo - i numerosi
sbarchi di clandestini nelle nostre coste, a Lampedusa in
particolare - è solo l'inizio di un fenomeno migratorio che
continuerà ad aumentare.
Proprio per questo penso sia indispensabile porre un'attenzione
maggiore nel preambolo e fare in modo che negli articoli di
riferimento - mi pare che l'articolo 19 definisca il ruolo della
Regione come interlocutore, anche esterno, internazionale, con
l'Unione Europea e con gli altri Stati - si ponga l'attenzione a
questa problematica politica che è di rilevanza fondamentale al
fine di assicurare un'ospitalità agli emigranti, ma anche per
consentire funzioni di sicurezza, di tranquillità e di sviluppo
necessario per le future generazioni.
Sono questi i punti che, secondo me, debbono essere
assolutamente discussi e precisati.
Altra problematica che invece riguarda gli aspetti interni e la
struttura istituzionale interna della Regione, e alla quale non è
stata data una risposta sufficiente, è quella della funzionalità
stessa della Regione.
Noi vorremmo che la Regione fosse meno accentratrice, vorremmo
una Regione più leggera, una Regione che sia una istituzione di
programmazione e di indirizzo degli Enti locali. Perché anche se
sono stati recepiti i principi di sussidiarietà verticale e
orizzontale, non è sufficiente, in quanto queste norme dovrebbero
essere ancora più concrete e attuali, dovrebbero essere inserite
nello Statuto in maniera da consentire e delineare già da subito
una Regione più leggera, che non sia un nuovo Stato che opprime
e in qualche maniera sopprime anche le capacità finanziarie degli
Enti locali.
In merito bisogna essere più attenti, bisogna mettere l'accento
sulla possibilità per i comuni o gli enti territoriali di avere
più spazio concreto nell'attuazione di programmi stabiliti
bilateralmente e indicare - perché tutto noi possiamo prevedere
nella carta istituzionale dal punto di vista formale - un obbligo
di trasferimenti necessari e sufficienti per applicare questi
principi di sussidiarietà, perché altrimenti quelli rimarranno
lettera morta. Questa è una delle inefficienze che abbiamo potuto
registrare nel corso di questi cinquant'anni di applicazione
dello Statuto.
Credo che questo Statuto debba fare uno sforzo maggiore in
quella direzione, perché non vi può essere sussidiarietà reale e
concreta se a questa non si affianca in maniera certa un
trasferimento di risorse agli enti territoriali. Senza risorse la
sussidiarietà resta solo sulla carta e non diventa un principio
attuale e concreto come noi vorremmo che fosse.
Su questo punto lo Statuto che stiamo trattando è lacunoso e,
personalmente, ritengo necessario fare uno sforzo maggiore per
individuare i percorsi concreti che possono attualizzare la
sussidiarietà nel presente, ma anche nel futuro.
Riguardo poi ai quarantatré articoli del disegno di legge che
stiamo esaminando, sottolineo velocemente alcune caratteristiche
che possono essere positive o, da altro punto di vista, negative.
Ritengo, per esempio, che il Comitato della legislazione,
previsto dall'articolo 4 dello Statuto, è un istituto
assolutamente non influente e che non debba far parte di una
carta costituzionale. Se vogliamo un comitato della legislazione
che possa assicurare una legislazione più coerente, più
intelligibile per i cittadini, certamente non è questo il testo
in cui deve essere inserito, poichè fa parte di quei principi
regolamentari che dovrebbero essere inseriti nel Regolamento
dell'Assemblea regionale e non certamente nella Carta
costituzionale della Regione siciliana.
Altro istituto che mi pare assolutamente obsoleto è quello
previsto dall'articolo 6, cioè l'insindacabilità dei deputati per
quanto riguarda le opinioni espresse attraverso i mezzi di
comunicazione. Ritengo, sinceramente, che in un contesto storico
come quello che noi viviamo, in una società che tende a rendere
sempre più trasparenti la politica e l'istituzione e più
accessibili ai cittadini, voler garantire una sorta di immunità
ai parlamentari per quanto esprimono attraverso i mezzi di
informazione, sia inopportuno.
Lo reputo un istituto arcaico che non può trovare dimora nel
contesto della nostra carta regionale. Potrebbe anche essere
interpretato da alcune forze politiche come un primo passo per
arrivare anche alla cosiddetta immunità parlamentare dei
deputati regionali .
Credo che in questa sede non bisogna avere remore nel dire che
le previsioni contemplate nello Statuto originario vanno bene;
l'insindacabilità per le opinioni politiche espresse in questa
Aula è già sufficiente a garantire la libertà di espressione, la
libertà di azione politica dei deputati e l'estensione prevista
nell'articolo 6 è un andare oltre che non può essere consentito
in una società moderna, almeno questo è il nostro punto di vista.
Certamente positivo è quanto previsto dall'articolo 7 che
prevede le Commissioni di inchiesta quale potere di controllo
dei deputati nei confronti dell'operato del Governo. Sono
assolutamente d'accordo, in quanto, come ho avuto modo di
rilevare nel corso di questi anni, con l'elezione diretta del
Presidente della Regione, con una vita autonoma del Governo
rispetto all'Assemblea, occorre fare tutti gli sforzi necessari
per dare dei contrappesi politici istituzionali.
Quindi, ben vengano le commissioni di inchiesta in questa
direzione, ma certamente anche qui bisognerebbe specificare
meglio per rendere più incisive, non solo dal punto di vista
politico, ma anche dal punto di vista sanzionatorio, le decisioni
che le commissioni di inchiesta prenderanno poichè se non
prendiamo corpo e non diamo assolutamente rilevanza ai
contrappesi istituzionali ci troveremmo sempre più ad avere un
potere forte, governativo, centralizzato e una diminuzione di
legittimità o di dignità dell'istituto parlamentare e ciò
inciderebbe in maniera deleteria sulla qualità della democrazia
in questa Regione.
Dicendo ciò, introduco subito quanto previsto dall'articolo 9 e
dagli articoli successivi riguardanti l'elezione del Presidente
della Regione e del Presidente dell'Assemblea regionale,
argomenti di particolare importanza non solo per lo Statuto, ma
anche per quanto discuteremo successivamente con la legge
elettorale.
Le previsioni inserite nello Statuto non mi trovano
assolutamente d'accordo. E' vero che noi sposiamo per intero il
principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione,
perché ciò assicura governabilità e stabilità, per un periodo
medio di cinque anni, all'attività dei governi che si
alterneranno nel corso dei prossimi anni, - su questo siamo
assolutamente d'accordo - ma non possiamo non rilevare che la
forza dell'elezione diretta, del suffragio universale del
Presidente della Regione deve essere contemperata con un
rafforzamento dei poteri dell'Assemblea.
Questo é il nodo centrale della qualità della democrazia che
andremo ad affrontare nei prossimi mesi ed è un nodo
imprescindibile, per il quale bisogna avere il coraggio di fare
delle scelte forti e chiare. Non esistono Parlamenti nei quali
alla elezione diretta del Presidente della Repubblica o del
Governatore o di qualunque altra carica non si contrapponga un
potere assembleare forte, democraticamente rappresentativo di
tutte le istanze sociali; ma, contemporaneamente, noi intendiamo
far riferimento - e in tal senso ho presentato un disegno di
legge - al modello costituzionale degli Stati Uniti d'America,
dove l'elezione diretta del Presidente della Repubblica é
autonoma rispetto a quella del Parlamento federale; solo così
possiamo ottemperare alle due esigenze.
Ritengo che questo principio di distinzione netta e chiara
debba essere inserito nello Statuto che andiamo ad approvare se
vogliamo salvaguardare il ruolo delle istituzioni che oggi siamo
chiamati a rappresentare. Non possiamo legare in maniera
imprescindibile l'elezione diretta del Presidente della Regione
all'elezione dell'Assemblea. Le due questioni devono rimanere
distinte con fonti di suffragio popolare diverso e per tale
motivo ritengo necessario introdurre il principio della doppia
scheda.
Il cittadino che va a votare dovrà scegliere il proprio
Presidente della Regione e la propria rappresentanza parlamentare
e con un confronto dialettico, tra chi é chiamato a governare e
chi é chiamato a legiferare, costante e quotidiano.
Si possono contemperare le due esigenze, che sono fondamentali
per una democrazia compiuta, partecipata e di qualità e cioè
l'esigenza della democrazia e della rappresentatività con
l'esigenza della stabilità e della certezza del Governo.
Se viceversa leghiamo, così come é stato fatto negli articoli 9
e seguenti, la vita dei due organi facciamo una commistione che
non é utile a nessuno, non é utile al Governo perché diventa
sempre più dispotico e a volte potrebbe non accettare o
considerare fastidiosi gli interventi del potere legislativo; non
diventa utile per il potere legislativo che vedrà sminuita la
propria presenza, la propria dignità e qualità di intervento e
potrebbe portare ad una deriva che della democrazia potrà avere
ben poco.
Su ciò non siamo assolutamente d'accordo e vi invitiamo già da
adesso a fare una riflessione attenta e concreta altrimenti ne
vale della qualità della democrazia. Dobbiamo sì salvaguardare la
stabilità e la governabilità, ma nello stesso tempo dobbiamo
salvaguardare la qualità della democrazia che si potrà ottenere
solo con un Parlamento libero da preoccupazioni, da vincoli di
qualsiasi natura e suddito del potere governativo.
Se continuiamo a rafforzare questo sistema, tutt'oggi in vigore
in questa legislatura, faremmo un passo indietro rispetto alle
conquiste democratiche che sono state conquistate ardentemente
nella fine del '900.
Su questo dovremmo ragionare e fin da subito preannuncio che
faremo una battaglia chiara, coerente per affermare i principi
espressi.
Riguardo, inoltre, all'articolo 11 bis ritengo ci sia stata una
svista in quanto questo articolo elenca le fonti normative
regionali escludendo il Referendum che, invece, è inserito,
opportunamente, negli articoli a seguire. Il Referendum deve
essere considerato una fonte normativa e, quindi, inserito
nell'articolo 11 bis, vanno bene anche tutti gli altri istituti
previsti - sempre dal mio punto di vista - nel medesimo articolo.
Chiaramente l'elencazione prevista dall'articolo 14 mi sembra
ultronea perché l'elenco delle materie specificate, di fatto, non
fa altro che richiamare l'articolo 117 della Costituzione così
come novellato nel 2002; pertanto, il richiamo potrebbe essere
visto come ultroneo e non necessario.
Sarebbe bene, forse, snellire l'articolo 14 richiamando solo le
prerogative particolari che questa Regione ritiene di particolare
importanza come indirizzo politico-filosofico dei prossimi anni e
sarebbe bene sopprimere tutte quelle che riguardano il
trasferimento di competenze che, di fatto, sono già previste
attraverso la modifica dell'articolo 117.
Vi sono, inoltre, altre questioni che devono essere specificate
riguardo agli articoli 17 e seguenti.
Credo, infatti, che questo Statuto abbia alcune lacune che
intendo porre all'attenzione di questa Assemblea e per le quali
già preannuncio la presentazione degli emendamenti che tenderanno
a colmarle.
Mi riferisco, in particolare, alla necessità di individuare,
per esempio con un articolo 17 bis, la valenza fondamentale dello
sport come un'attività che non solo salvaguarda la qualità fisica
dei nostri concittadini, ma che può avere, e che ha certamente,
una valenza sociale non indifferente di confronto, di dialogo, di
scontro nel rispetto di quelle regole che fanno parte
dell'essenza dell'uomo e che possono essere, nel contesto in cui
ho accennato, quello della Sicilia al centro del Mediterraneo.
La valenza e la necessità che la Regione possa avere un ruolo
fondamentale di sprono, in questa materia, dell'attività
personale di ciascuno di noi può avere una valenza - ripeto -
di conciliazione, di confronto e anche di accoglienza nei
confronti degli altri popoli del Mediterraneo.
Ritengo che bisogna porre questi principi nella nostra Carta
costituzionale così come deve essere messo in necessario risalto
la tutela, da parte della la Regione, delle biodiversità.
Quest'ultimo è un principio fondamentale per tutelare l'ambiente
che ci è stato lasciato per garantirlo, per garantirne la
diversità di tutti gli essere viventi che esistono nella nostra
Regione e per continuare in quella strada che vede nella tutela
degli ambienti e delle risorse faunistiche-ambientali che noi
abbiamo come un elemento essenziale della vita di questa Regione;
e fare in modo che si possa lasciare ai nostri figli una Regione
che, dal punto di vista ambientale e di biodiversità, sia
migliore rispetto a quella che abbiamo e sia, comunque, un
patrimonio fondamentale e imprescindibile dello sviluppo della
nostra comunità.
Su questo bisogna porre particolare attenzione e, a tal
riguardo, presenterò un emendamento; così come ritengo che in
tale contesto sia necessario far riferimento anche ad una azione
propositiva di tutela del diritto alla salute degli animali.
Anch' essi fanno parte degli esseri viventi che vivono nella
nostra terra e anche per essi occorre uno Statuto che sia
moderno, che sia proiettato al futuro e che dedichi una
particolare attenzione alla tutela e allo sviluppo della salute
degli animali.
Personalmente, ho già predisposto tre emendamenti che si
inseriranno all'articolo 17 al fine di valorizzare questi tre
principi che ritengo assolutamente fondamentali e che devono far
parte della nostra Carta.
Altro riferimento assolutamente positivo è quello contenuto
nell'articolo 15, secondo comma, che come conseguenza del
federalismo e dell'applicazione dei principi di sussidiarietà
verticale e orizzontale, mira all'eliminazione del potere di
controllo della Regione sugli enti locali.
E' un passaggio positivo e di modernità, ma se a questo
passaggio non si segue con dei ragionamenti conseguenziali,
possono scaturire elementi destabilizzanti e non positivi per il
rispetto delle istituzioni e dei principi di democrazia e di
controllo e di legittimità del buon andamento della pubblica
amministrazione.
Reputo che quanto previsto dall'articolo 15, secondo comma,
debba essere, per forza di cose, così come già accennato
dall'onorevole Ioppolo che mi ha preceduto, affiancato
dall'istituzione imprescindibile del difensore civico.
L'istituto del difensore civico deve rientrare nello Statuto
della regione siciliana proprio come contraltare all'eliminazione
dei poteri di controllo.
Abbiamo necessità, nella tutela delle prerogative
istituzionali, di fare delle forme di controllo che nascano nel
territorio, che non siano sovraordinate, ma che abbiano un ruolo
importante per garantire - come dicevo prima - quei principi
costituzionali che sono fondamentali: il buon andamento,
l'imparzialità, la legittimità e la economicità delle pubbliche
amministrazioni.
E il difensore civico, così come ha già dato prova di grande
modernità e di grande efficienza in Europa, è un istituto che
tutti gli altri paesi membri dell'Unione europea hanno già
realizzato e attuato e che ha dato risultati proficui,
eccellenti dal punto di vista da noi auspicato, cioè a dire di un
potere alternativo e complementare a quello politico che possa
essere un punto di riferimento per i cittadini che hanno oggi la
necessità di avere, con un sistema maggioritario sempre più
forte, con un potere sempre più forte dei soggetti che vengono
eletti - a partire dai sindaci, dai presidenti delle province ai
governatori della Regione - un istituto che possa essere oggetto
di reclami, di proteste e che possa avere quei poteri necessari
per far sì che quando vi siano delle disfunzioni nell'esercizio
del potere amministrativo queste possano essere sanzionate dal
punto di vista amministrativo.
Lasciare il controllo del potere politico e del potere
amministrativo solo alla magistratura penale o alla magistratura
amministrativa è assolutamente sbagliato per due motivi.
Innanzitutto si potrebbe ricorrere e cadere in una deriva
giustizialista che nessuno di noi desidera, ciò in quanto
riteniamo che il principio della legalità è un principio
ispiratore di tutti gli stati di diritto. Non vi è stato di
diritto se non si rispetta il principio della legalità, ma
riteniamo che il controllo del potere giudiziario deve essere un
controllo residuale, solo per casi eccezionali in cui si
travalica l'illegittimità e si va nella illeicità.
Ma poichè il potere amministrativo - così come oggi esercitato
per il sistema istituzionale che abbiamo e che avremo nei
prossimi anni - è un potere sempre più illimitato, sempre in
espansione, per anteporre degli argini a questo esercizio ed
entrare sempre più nell'alveo della legittimità occorre istituire
l'istituto giuridico del difensore civico, che abbia non solo le
caratteristiche così come previste a livello formale e che
potremmo prevedere nello Statuto, ma che abbia dei poteri che
possano essere incisivi attraverso una sanzione reale nei
confronti del potere amministrativo e politico.
Se facciamo ciò, certamente ci metteremmo al passo con gli
altri paesi europei, ma faremmo un servizio alle nostre
istituzioni in quanto le maggioranze cambiano, possono essere di
destra, di sinistra o di centro, ma le istituzioni restano e sono
di tutti.
E' un potere di controllo sulla legittimità degli atti
amministrativi che interviene prima del potere residuale della
magistratura; è un potere istituzionale fondamentale che fa da
contraltare e permette una qualità della democrazia e
dell'esercizio del potere politico e amministrativo certamente
migliore, più assiduo e più attento, perchè oggi ci troviamo ad
avere, in questo sistema, una minoranza che non ha gli strumenti
necessari per far valere le proprie ragioni.
Saltati i poteri di controllo dei Coreco e degli organi di
controllo, ci troviamo ad avere i cittadini in balia e alla mercè
di un potere politico che a volte diventa arrogante e
sopraffattore.
Certamente il difensore civico è un istituto che va nella
direzione da noi auspicata e che - ripeto - è stato
eccellentemente provato e continua ad essere punto di riferimento
fondamentale negli Stati dell'Unione europea e che noi vorremmo
imitare o in qualche maniera rendere proprio del nostro
ordinamento giuridico. Pertanto, non si può fare a meno di
inserirlo nella carta che noi stiamo esaminando.
Principio assolutamente importante e fondamentale riguarda,
inoltre, l'articolo 19 bis che condivido per intero. Tale
articolo attribuisce alla Regione un potere di rilievo
internazionale con il controllo dell'Assemblea regionale
siciliana.
Questo articolo, a differenza di quanto enunciato prima circa
le lacune di alcuni articoli, è assolutamente da condividere
perchè prevede quei poteri che la Regione deve avere nel
relazionarsi con gli altri stati membri dell'Unione europea e con
gli altri stati che aderiranno al mercato entro il 2010. Ma
nello stesso tempo contiene anche quell'elemento di controllo
democratico, di proposta e di confronto che viene assicurato dal
potere di ratifica di questa Assemblea regionale. E per questo va
assolutamente condiviso.
Ritengo, anzi, che un potere di questo genere di interrelazioni
all'esterno debba essere garantito, in qualche modo, anche agli
enti territoriali, alle province, ai comuni e alle città
metropolitane.
Il nocciolo fondamentale di questo Statuto sono gli articoli 36
e successivi. Questi articoli - che condivido per intero e per i
quali è stato fatto uno sforzo di elaborazione veramente
notevole, non solo dai componenti della commissione Statuto, ma
anche dagli insigni studiosi che hanno dato il loro contributo
nel corso dei lavori in Commissione - sono fondamentali per
quanto riguarda i poteri e la possibilità di esplicare le
potenzialità che questa Assemblea regionale può avere nel futuro.
Sono degli articoli condivisibili che vanno nella direzione di
garantire veramente una sussidiarietà e una pari dignità dello
Stato e della Regione perchè consentono delle entrate certe,
consentono di riparare alla cattiva applicazione dei
trasferimenti previsti dall'articolo 38 del vecchio Statuto e che
di fatto lo Stato centrale non ha mai garantito nel corso di
questi anni.
E su questo voglio rivolgere un appello a tutte le forze
politiche di questa Assemblea e che hanno, come sappiamo, tutti
riferimenti a livello nazionale.
Su questo nucleo di articoli tutti i partiti politici devono
fare fronte comune perchè da qui passa la possibilità di
esplicare le funzioni che noi stiamo prevedendo e che stiamo
elaborando in maniera reale ed effettiva. Ripeto, in mancanza
delle risorse, applicare i principi di sussidiarietà sarà
impossibile e se su questo abbiamo trovato l'unanimità di
consenso certamente la troveremo anche in questa Assemblea.
Ma l'attenzione che voglio porre va ai partiti perchè questo
nucleo di articoli deve essere tutelato e difeso con forza anche
presso il Parlamento nazionale nel momento in cui ci saranno le
letture del disegno di legge alla Camera e al Senato.
Tutti i partiti e tutte le rappresentanze politiche di questa
Regione devono avviare una interlocuzione seria, determinata, con
i propri partiti nazionali, affinché questo gruppo di articoli
non sia toccato da noi e sia modificato direttamente dal
Parlamento nazionale, in quanto, personalmente, su questa materia
ho seri dubbi. Sicuramente noi dobbiamo fare in modo che questi
articoli escano indenni dall'esame del Parlamento nazionale, e
questa sì che sarà una conquista reale del Parlamento siciliano
L'approvazione di questi articoli - che sicuramente sarà unanime
-, non sarà sufficiente se ad essa non seguirà una mobilitazione
politica di tutti per difendere questi articoli sottoposti al
giudizio del Parlamento centrale. Ci saranno sicuramente forze
politiche che vorranno limitare l'efficacia e la valenza delle
norme di cui all'articolo 38 e seguenti. Non bisogna fare passi
indietro e, pertanto, richiamo l'attenzione di tutti gli
schieramenti politici affinché si esca indenni dall'esame
parlamentare nazionale.
Ultimo punto che intendo valutare specificatamente in questo
intervento è quello che riguarda la Commissione paritetica
prevista dall'articolo 43 che dovrà attuare i principi che noi
approveremo e che saranno definitivi con l'approvazione
definitiva dello Statuto. Ritengo che lì occorra dare dei tempi
certi. Lasciare la Commissione paritetica come organo che dovrà
attuare l'attuazione di questo Statuto senza fissare termini
certi, non è certamente auspicabile. L'esperienza del passato, a
cui facevo riferimento nella prima parte del mio intervento, non
ci deve fare stare tranquilli. Io ritengo che bisogna individuare
dei tempi certi, per esempio ventiquattro mesi dalla
pubblicazione dello Statuto nella Gazzetta Ufficiale, affinché la
Commissione paritetica possa rendere effettivamente attuati i
principi che noi applicheremo nello Statuto. L'esperienza vuole
che spesso i principi che riusciamo a far passare dal punto di
vista normativo poi non diventino mai applicazione concreta o lo
diventino dopo decenni. Così è stato nel passato e così potrà
essere nel futuro.
E memori di quello che è accaduto nel passato dobbiamo fare in
modo che ciò non avvenga, dobbiamo fare in modo che ciò che
conquisteremo, mi auguro, con questo Statuto possa effettivamente
essere applicato nel più breve tempo possibile e non possa
esercitarsi una azione dilatoria "romocentrica" che ci consenta
di sminuire o di diluire nel tempo quello che potremmo
conquistare con lo Statuto regionale che andremo ad applicare.
Per tutti questi miei ragionamenti, mi auguro che il dibattito e
l'esame del disegno di legge che stiamo attuando sia
assolutamente proficuo e sia fatto con lo stesso spirito
costruttivo che ha caratterizzato i lavori della Commissione.
L'impegno che abbiamo davanti è certamente importante e
sicuramente storico. Tutti ci dobbiamo sentire sulle spalle una
responsabilità che va oltre il contingente di oggi ed è
proiettata in un futuro che noi vorremmo migliore del passato. Un
futuro che veda la Sicilia protagonista di una Unione Europea
forte anche dal punto di vista politico, ma che veda la Sicilia
punto di riferimento importante nel Mediterraneo e punto di
riferimento per un dialogo, per la pace, per lo sviluppo vero e
non invece come punto nero in un contesto mondiale che oggi come
oggi, ripeto, ha riflessi su tutti i cittadini di questa Regione
e non solo. Di questa responsabilità noi ci sentiamo di assumerci
tutta la valenza e mi auguro, anzi ne sono certo, che tutti i
Gruppi parlamentari, e tutti i partiti politici, e tutti i
deputati di questa Assemblea, sentono questo dovere e questo
impegno per dare alle future generazioni una carta che sia la
migliore possibile.
Noi, per quanto ci riguarda, lavoreremo con questo spirito non
solo sullo Statuto ma anche sulla legge elettorale. Grazie.
Comunicazione di adesioni a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE Comunico che, con nota del 22 aprile 2004,
pervenuta alla Segreteria generale in pari data ed al Servizio
Lavori d'Aula il 26 aprile successivo, l'onorevole Sebastiano
Sbona ha comunicato di avere aderito, quale indipendente, a
decorrere dallo stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare di
Sicilia Democratica'.
Ne consegue che il deputato medesimo cessa contestualmente di
far parte del Gruppo parlamentare Unione democraticacristiana e
di Centro', di cui era componente.
Comunico, altresì, che con nota del 22 aprile 2004, pervenuta
alla Segreteria generale in pari data ed al Servizio Lavori
d'Aula il 26 aprile successivo, l'onorevole Giuseppe Acanto ha
comunicato di avere aderito, quale indipendente, a decorrere
dallo stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare di Sicilia
Democratica'.
Ne consegue che il deputato medesimo cessa contestualmente di
far parte del Gruppo parlamentare Misto, di cui era componente.
Posto dunque che, a seguito delle due suddette adesioni, il
Gruppo parlamentare di Sicilia Democratica' risulta composto da
cinque deputati a norma del comma 2 dell'art. 23 del Regolamento
interno dell'ARS, la richiesta di mantenimento in deroga del
Gruppo, precedentemente avanzata dall'onorevole Lo Monte, è da
considerarsi superata.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, ricordo che domani mattina le commissioni
saranno impegnate nei loro lavori. Pertanto, la seduta è rinviata
a domani mercoledì 28 aprile 2004, alle ore 17.00, con il
seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Comunicazioni
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamentointerno, della mozione numero 282
«Interventi per l'esatta determinazione dell'attività
cantieristica navale e di rimessaggio», degli onorevoli Fleres,
Catania G., Maurici e Scoma.
III - Discussione del disegno di legge:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento recante
'Modifiche allo Statuto della Regione' (nn. 580-472-578-602-
652/A) (Seguito).
La seduta è tolta alle ore 20.00
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
Presidenza del presidente Lo Porto
FERRO segretario f.f., dà lettura del processo verbale delle
sedute n. 201 e n. 202 del 21 aprile 2004 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
Congedi
PRESIDENTE Comunico che hanno chiesto congedo: l'onorevole
Miccichè per la presente seduta; l'onorevole D'Aquino per le
sedute del 27, 28 e 29 aprile 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge e contestuale invio
alle competenti Commissioni
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati presentati e inviati alla competente Commissione:
«AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)
- Norme per l'autorizzazione allo svolgimento della cronoscalata
Linguaglossa-Piano Provenzana' (n. 854)
-d'iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Raiti, Pistorio,
Villari, Leanza Nicola, Moschetto, in data 22 aprile 2004
- Istituzione del servizio geologico regionale (n. 855)
-d'iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Zago, Speziale, Capodicasa,
Cracolici, Crisafulli, De Benedictis, Giannopolo, Oddo,
Panarello, Villari, in data 22 aprile 2004
trasmessi in data 26 aprile 2004
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati alle competenti Commissioni:
«AFFARI ISTITUZIONALI» (I)
- Benefici per i familiari di Fabrizio Quattrocchi assassinato
in Iraq (n. 849)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 21 aprile 2004
- Norme elettorali in materia di enti locali. Mozioni di
sfiducia al sindaco (n. 852)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 26 aprile 2004
«AFFARI ISTITUZIONALI» (I)
«COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO REGIONALE»
- Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale e diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni (n. 850)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 21 aprile 2004
«ATTIVITA' PRODUTTIVE» (III)
- Norme urgenti in materia di agricoltura (n. 848)
-d'iniziativa governativa
-trasmesso in data 21 aprile 2004
- Interventi a favore degli allevatori partecipanti
all'attuazione del piano di sorveglianza sierologica e del piano
vaccinale per la febbre catarrale degli ovini (blue-tongue) (n.
851)
-d'iniziativa governativa
-parere VI Commissione
-trasmesso in data 21 aprile 2004
- Norme per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti
per l'autotrazione (n. 853)
-d'iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 26 aprile 2004
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE Comunico che le seguente richieste di parere
pervenute dal Governo sono state assegnate alle competenti
Commissioni:
«COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELL'UNIONE EUROPEA»
«AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)
«BILANCIO» (II)
- POR Sicilia 2000-2006. Proposta di modifica alle misure 1.07 e
4.18 e capitolo 2.1 PIT del Complemento di programmazione (n.
285/UE-IV-II)
-pervenuto in data 21 aprile 2004
-trasmesso in data 24 aprile 2004
Comunicazione di trasmissione di atti alla Corte Costituzionale
PRESIDENTE Comunico che il Consiglio di giustizia
amministrativa per la Regione siciliana:
-con reg. ordinanza n. 56/04, sul ricorso n. 546/2003 proposto
da IMPRESA EUROROCK s.r.l. contro la PROVINCIA REGIONALE DI
PALERMO e nei confronti della CONSORTILE BAUCINA s.r.l. per
l'annullamento della sentenza n. 682/03 riguardante: annullamento
verbale riapertura della gara del 2.7.2002 concernente l'appalto
dei lavori di ammodernamento e miglioramento del tracciato
stradale svincolo Cannizzaro-Baucina;
-con reg. ordinanza n. 249/04, sul ricorso n. 97 proposto da
Impresa LA LUCENTE contro la FONDAZIONE TEATRO MASSIMO VINCENZO
BELLINI e IMPRESA LA PULIGIENICA di NAVARRA TOTO' per
l'annullamento dell'ordinanza del TAR per la Sicilia - Catania
Sezione II n. 1994/2003 concernente l'esclusione dalla gara
d'appalto per l'affidamento del servizio di pulizia di tutti i
locali ed uffici della Fondazione di cui sopra
ha sospeso
il giudizio e disposto la immediata trasmissione degli atti
alla Corte costituzionale ritenendo, fra l'altro, non
manifestamente infondate le questioni di costituzionalità
relative alla possibile permanenza dei membri laici della sezione
giurisdizionale del CGA.
Comunicazione di presentazione di proposta di iniziativa popolare
PRESIDENTE Comunico che in data 21 aprile 2004 la
Commissione regionale per i procedimenti referendari e di
iniziativa legislativa ha trasmesso alla Presidenza
dell'Assemblea regionale siciliana, secondo quanto disposto dal
comma 5 dell'articolo 35 della legge 10 febbraio 2004, n. 1,
copia della proposta di iniziativa popolare in materia di
Recupero del territorio e riordino urbanistico ed edilizio'.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura
delle interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
FERRO segretario f.f.:
N. 1661 - Richiesta di interventi urgenti da parte
dell'Amministrazione regionale al fine di rientrare nel possesso
della miniera e delle pertinenze minerarie dell'isola di Vulcano.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
- Assessore Beni Culturali
- Assessore Industria
Firmatari: Raiti Salvatore; Orlando Leoluca; Ferro Giovanni;
Morinello Salvatore; Miccichè Calogero
N. 1663 - Notizie in ordine al permesso di ricerca idrocarburi
e gas denominato 'Fiume Tellaro'.
- Presidente Regione
- Assessore Industria
Firmatario: Gurrieri Sebastiano
N. 1665 - Notizie circa la mancata riduzione dell'importo dei
canoni relativi alle concessioni del demanio marittimo in favore
delle imprese operanti nel settore dei cantieri navali.
- Assessore Territorio
- Assessore Turismo
Firmatario: Oddo Camillo
N. 1666 - Interventi urgenti presso il Governo nazionale volti
al ripristino, per le flotte pescherecce, dell' art. 146 del
Codice della Navigazione.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
Firmatario: Oddo Camillo
N. 1667 - Interventi presso il Governo nazionale tendenti
all'inserimento del Teatro Massimo Bellini di Catania tra le
fondazioni liriche di rilevanza nazionale.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Villari Giovanni; Speziale Calogero; Giannopolo
Domenico
N. 1668 - Richiesta di incremento del personale medico e
paramedico presso il Centro di talassemia e microcitemia di
Sciacca (AG).
- Assessore Sanità
Firmatari: Oddo Camillo; Capodicasa Angelo
N. 1669 - Notizie sul progetto finanziato dall'Assessorato
regionale del lavoro per la formazione professionale di giovani
siciliani da inserire come tirocinanti in imprese del nord-est.
- Presidente Regione
- Assessore Lavoro
Firmatari: Speziale Calogero; Cracolici Antonino; Capodicasa
Angelo; Crisafulli Vladimiro; De Benedictis Roberto; Giannopolo
Domenico; Oddo Camillo; Panarello Filippo; Villari Giovanni; Zago
Salvatore
N. 1673 - Interventi per il ripristino del servizio 118 nel
comune di Ganci (PA).
- Assessore Sanità
Firmatario: Cracolici Antonino
N. 1675 - Notizie in merito alla modifica del progetto inerente
alla realizzazione di una mostra sulla famiglia Alliata
finanziata con i fondi del POR 2000/2006.
- Assessore Beni Culturali
Firmatario: Giannopolo Domenico
PRESIDENTE Le interrogazioni testé annunziate saranno
iscritte all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.
FERRO segretariof.f.:
N. 1662 - Notizie circa i ritardi nel completamento della
struttura comunale per l'assistenza e il ricovero degli anziani
sita in contrada Perriera del comune di Sciacca (AG).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Firmatario: Segreto Giuseppe
N. 1664 - Notizie riguardo al mancato finanziamento del
progetto di ristrutturazione del presidio ospedaliero Busacca di
Scicli (RG).
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatario: Gurrieri Sebastiano
N. 1670 - Notizie circa la gestione del fondo previsto
dall'art. 60 della l.r. n. 32 del 2000.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1671 - Misure per l'individuazione di un'area verde da
destinare a 'bambinopoli' nel quartiere San Giovanni Galermo di
Catania.
- Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1672 - Notizie in merito al mancato avvio dei lavori di
costruzione della strada a scorrimento veloce 'Licodia Eubea-
Libertinia'.
- Presidente Regione
Firmatari: Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe
N. 1674 - Notizie in merito alla realizzazione di interventi
infrastrutturali nel territorio delle Madonie.
- Assessore Territorio
Firmatario: Vicari Simona
PRESIDENTE Le interrogazioni testé annunziate sono state già
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura
delle interpellanze presentate.
FERRO segretario f.f.:
N. 175 - Notizie sui criteri adottati nelle politiche di
cooperazione e solidarietà internazionale del Governo.
- Presidente Regione
Firmatari: Forgione Francesco; Liotta Santo; Ferro Giovanni;
Giannopolo Domenico; Barbagallo Giovanni
N. 176 - Iniziative per ripristinare le condizioni di sicurezza
per l'atterraggio notturno nell'ambito delle infrastrutture
portuali dell'isola di Pantelleria ed il definitivo completamento
delle stesse.
- Presidente Regione
- Assessore Lavori Pubblici
- Assessore Turismo
Firmatario: Turano Girolamo
N. 177 - Notizie circa una convenzione stipulata dall'IPAB
'Opera Pia Istituto Pignatelli - Gulì' e l'associazione 'L'Amico
Charly' con sede in Milano ed iniziative per l'annullamento della
stessa.
- Presidente Regione
Firmatari: Ferro Giovanni; Orlando Leoluca
N. 178 - Iniziative volte a dare efficienza al settore della
prevenzione in materia di sicurezza del lavoro.
- Presidente Regione
Firmatari: Orlando Leoluca; Morinello Salvatore; Ferro Giovanni
PRESIDENTE Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza
che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze o
abbia fatto conoscere il giorno in cui intende trattarle, le
interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura
della mozione presentata.
FERRO segretario f.f.:
«L'Assemblea Regionale Siciliana
premesso che:
numerose aziende siciliane svolgono attività di cantieristica
navale, relativo rimessaggio natanti, ormeggio e sosta a secco
e/o in acqua di imbarcazioni per l'attività da diporto, con varo
ed alaggio delle imbarcazioni medesime;
come già detto, le due attività sono connesse, anche perché è
nota l'esigenza di provvedere, molto frequentemente, alla
manutenzione delle imbarcazioni;
talune autorità portuali, come quella di Catania, (almeno per
il passato) formulano un'interpretazione restrittiva del concetto
di cantieristica navale, limitandolo alla costruzione e non anche
alla manutenzione ed al rimessaggio, attività inscindibili, per
ovvie ragioni che ometto di argomentare;
è necessario, affinché l'equivoco abbia a cessare, anche per
non nuocere dal punto di vista delle relative concessioni alle
imprese interessate ed ai loro utenti, chiarire che il concetto
di cantieristica navale è assorbente e talvolta coincidente con
quello della manutenzione e del rimessaggio delle imbarcazioni,
impegna il Governo della Regione
ad emanare, entro trenta giorni dall'approvazione della
presente mozione, apposite direttive miranti a determinare con
chiarezza l'attività di cui in premessa, regolando la stessa in
maniera analoga, sia che si tratti di costruzione, sia che si
tratti di manutenzione o di rimessaggio imbarcazioni, come
precisato in premessa e specificato nell'art. del 2 DPR 2
dicembre 1997, n. 509» (282)
FLERES - CATANIA G. - MAURICI - SCOMA
PRESIDENTE Avverto che la mozione testé annunziata sarà
iscritta all'ordine del giorno della seduta successiva perché se
ne determini la data di discussione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE Comunico che con nota del 21 aprile 2004,
pervenuta alla Segreteria Generale in pari data ed al Servizio
Lavori d'Aula il 22 aprile successivo, l'onorevole Maria Grazia
Elena Brandara ha dichiarato, a norma dell'articolo 23 del
Regolamento interno, che intende appartenere al Gruppo
parlamentare Unione democraticacristiana e di Centro'.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge «Schema di
progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento, recante Modifiche
allo Statuto della Regione'» (580-472-578-602-652/A)
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Discussione del disegno di legge «Schema di progetto di legge
costituzionale da proporre, ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, al Parlamento, recante Modifiche allo Statuto della
Regione'» (580-472-578-602-652/A).
Ricordo che le relazioni al disegno di legge sono state già
svolte nel corso della seduta precedente sia da parte del
relatore di maggioranza, onorevole Pistorio, che da parte del
relatore di minoranza, onorevole Forgione.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Invito i componenti la Commissione Statuto' a prendere posto
al banco delle commissioni..
Comunico che sono aperte le iscrizioni a parlare per coloro che
volessero intervenire nel corso della discussione. Ricordo,
inoltre, che la discussione generale proseguirà nei pomeriggi dei
prossimi tre giorni.
Onorevoli colleghi, desidero rimarcare
l'opportunità di iscriversi per evitare di dare l'impressione che
l'Assemblea glissi sull'importanza di tale dibattito. Sono già
iscritti a parlare gli onorevoli Formica, Ioppolo e Raiti.
Pertanto, ha facoltà di parlare l'onorevole Formica.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa
legislatura è iniziata con la presa di coscienza da parte di
tutti i componenti dell'Assemblea della necessità e della
improcrastinabilità di affrontare alcuni nodi importanti
riguardanti l'assetto istituzionale di questo antico e glorioso
Parlamento. Al di là della polemica che spesso vede interventi e
degli organi di stampa e delle parti sociali volti a sottolineare
l'apparente incongruenza e lo scarso impegno profuso nei lavori
del Parlamento, desidero puntualizzare che questa Assemblea ha
già varato una miniriforma del Regolamento interno e si sta
accingendo a discutere una proposta di modifica di uno strumento
fondamentale, qual è appunto lo Statuto della Regione, che regge
sin dal dopoguerra. Ebbene, proprio stamattina è iniziata, nelle
Commissioni Affari istituzionali' e Statuto', in riunione
congiunta, la discussione del disegno di legge riguardante la
riforma elettorale.
Si tratta quindi di tre importanti appuntamenti che da tempo
diciamo che rappresentano un obiettivo importantissimo da
perseguire. Per due di queste riforme, la riforma dello Statuto e
la legge elettorale, siamo quasi nella fase conclusiva, mentre
la riforma del Regolamento è già stata approvata.
Per quanto riguarda la riforma dello Statuto, di tale nostro
glorioso Statuto, oltre alla normale contrapposizione politica,
essa ha visto tutte le forze politiche - nessuna esclusa -
impegnate nel dare il proprio contributo in sede di Commissione,
contributo importante e fondamentale ai fini della riformulazione
di questo importante strumento.
E' stato un percorso lungo, ma per certi versi esaltante. E
per chi ha partecipato ai lavori, certamente non era poca cosa
constatare - al di là dell'appartenenza politica - il contributo
a volte anche appassionato di tutti i componenti. Spesso in
Commissione si è respirato un clima di solidarietà che ha
accomunato tutti e ci ha consentito di trovare per la nostra
regione le soluzioni migliori contro eventuali insidie ed
eventuali pericoli che potrebbero derivare dalla riforma del
Titolo V della Costituzione, ovvero dalla proposta di riforma
della nostra Costituzione in atto all'esame dei due rami del
Parlamento nazionale. E quindi per una regionalizzazione più
spinta, era necessario che tutti avessero cognizione piena del
nuovo iter procedurale di riforma a livello nazionale.
E' stato un lavoro che, al di là e ad onta di tutto ciò che
spesso leggiamo sui giornali, ha visto non solo le forze
politiche impegnarsi a fondo, con scrupolo, sulla riforma dello
Statuto, ma ha visto l'apporto delle università, di personalità
importantissime siciliane, convocate in Commissione per avere il
loro erudito parere su tematiche specifiche, alla luce delle
mutate condizioni in cui ci troviamo ad affrontare questa
riformulazione dello Statuto.
E' stato un lavoro proficuo, ma anche puntiglioso e preciso su
taluni aspetti dello Statuto che certamente dovevano essere
aggiornati, viste le mutate condizioni, e soprattutto alla luce
del fatto che ormai siamo nell'Unione europea e che moltissime
delle leggi che regolano le attività dei vari Stati, che gli
stessi emanano, devono sottostare alle norme comunitarie e,
quindi, hanno una refluenza importante sui parlamenti nazionali,
ed ovviamente sui parlamenti regionali.
Come dicevo, dunque, alla luce di queste considerazioni, il
lavoro svolto dalla Commissione, lungi dall'essere stato
superficiale - come da taluni un po' frettolosamente giudicato -,
è stato un lavoro lungo ed approfondito. Certo, non vi è dubbio
che quando si appronta una riforma così importante, così cogente
che tocca da vicino gli interessi di ciascuno di noi, è vero che
vi possono essere sempre degli aggiustamenti, degli apporti,
degli input, dei possibili ed anche auspicabili suggerimenti, ma
non ci si venga mai a dire che questa Commissione, che questo
Parlamento ha affrontato a cuor leggero la riforma dello Statuto.
A questa riforma, in numerosissime sedute della Commissione
hanno partecipato, oltre ai parlamentari ed alle forze
politiche, i migliori cervelli delle nostre università, i
migliori specialisti dei vari settori e, per i rapporti
commerciali e per quelli finanziari con lo Stato, ma anche con
l'Unione europea, i costituzionalisti i quali hanno affrontato,
assieme ai commissari, i vari aspetti riguardanti appunto le
innovazioni rappresentate dal fatto che è completamente mutato
l'assetto istituzionale italiano ed europeo.
Quindi, la riforma che è approdata in quest'Aula non si limita
ad apportare delle piccole modifiche o dei piccoli aggiustamenti
che riguardano questo o quell'altro aspetto marginale dei singoli
articoli che regolano lo Statuto stesso, ma è una riforma che ha
rivisitato l'intero Statuto, non solo aggiornandolo ed
adeguandolo alle nuove esigenze, ma cercando di preservare quella
grande autonomia che ha ispirato i padri costituzionalisti nel
momento in cui hanno esitato lo Statuto siciliano che, per molti
versi, è stato precursore della stessa Costituzione nazionale e
cercando di preservare per la nostra Regione quella preminenza,
a livello istituzionale e costituzionale, anche rispetto al
lavoro ed alla riforma del Titolo V della Costituzione che il
Parlamento nazionale ha affrontato.
Tutto ciò troverà certamente eco nel dibattito che quest'Aula
si accinge ad affrontare in merito alla riforma dello Statuto.
Questo che vuol dire? Che siamo chiusi, che siamo impermeabili
ad ulteriori suggerimenti o proposte? No, questo intanto vuol
fare chiarezza in via preliminare sul lavoro che la Commissione
ha svolto all'unanimità preservando, quindi, quello spirito che
ci deve essere quando si affrontano tematiche come le grandi
riforme di carattere istituzionale, che non sono nè di
maggioranza nè di opposizione, nè tanto meno sono di carattere
governativo, ma sono provvedimenti e procedure tipicamente
parlamentari e che vogliono acquisire l'apporto di tutte le
forze parlamentari.
Arriveranno altri contributi? Certamente questo Parlamento li
prenderà in considerazione, ma un punto deve essere chiaro a
tutti e deve essere detto a tutti con grande chiarezza. La
Commissione Statuto ha svolto un lavoro che è durato molti mesi,
un lavoro puntuale, preciso che comprende gli apporti di tutte le
forze politiche, ma anche di tutte le forze vive della Sicilia.
Se andassimo oggi a chiedere il parere - a meno che non si
voglia suggerire a questo Parlamento di andare a chiedere il
parere all'uomo della strada - se andassimo a chiedere il parere
a tutti e cinque i milioni di siciliani, certamente avremmo
cinque milioni di suggerimenti diversi; ma è questa la strada
giusta, corretta per affrontare la riforma dello Statuto della
nostra Regione, di un atto costituzionale? Io credo di no, credo
che ben vengano gli apporti delle varie categorie. Già la
Commissione ha ascoltato i suggerimenti che sono pervenuti da
parte delle associazioni dei comuni e delle province, delle varie
categorie sociali, e ne ha tenuto conto abbondantemente.
Ma il tratto fondamentale che questa riforma dello Statuto
doveva tenere ben presente era uno, ed era intanto quello di
preservare, anche per il futuro, quel carattere di specialità che
il nostro Statuto ha e che ha sempre rappresentato agli occhi
delle altre Regioni: un modello a cui attingere, da cercare a
tutti i costi di esportare o di importare nelle proprie regioni.
Su questo credo che la Commissione sia riuscita appieno,
rivendicando oggi, a più di cinquant'anni di distanza, la
specificità di quello Statuto, l'intuizione grande di quello
Statuto.
E questo non è un aspetto di poco conto nel momento in cui le
spinte centrifughe che, a livello nazionale, stanno agitando le
varie forze politiche nella riformulazione, appunto, dell'assetto
istituzionale del nostro Stato; non è aspetto secondario l'essere
riusciti a preservare questo carattere assolutamente speciale,
questa condizione pregnante che il nostro Statuto ha: la
caratteristica di aver dettato il 'la', a livello nazionale,
per le altre riforme di regionalismo che sono state inserite
nella nostra Costituzione.
Questo non è, come dicevo, argomento di poco conto perché oggi
non è facile, a distanza di tanti anni, riaffermare quei diritti
che i costituzionalisti di allora sono riusciti ad inserire nella
Costituzione. E, d'altro canto, tentare di inserire oggi
argomenti troppo dirompenti all'interno del nostro Statuto
potrebbe essere quasi come offrire a chi cerca di cancellare, a
livello nazionale, questa specificità gli argomenti per farlo.
Certo, non è questo il compito di un Parlamento. Un
Parlamento, a mio modo di vedere, non deve cercare di strafare e
su temi come quello dell'assetto istituzionale, un Parlamento
deve porsi il problema innanzi tutto di fare delle norme che
siano applicabili, che rispondano alle aspirazioni di tutti, di
fare soprattutto delle norme che vengano anche confermate nella
doppia lettura a livello nazionale, quindi all'esame di altri
Parlamenti.
Da tale punto di vista, questo Parlamento è riuscito, con
equilibrio, non solo a preservare la sua specificità,
caratteristica - lo ripeto - fondante e fondamentale, ma nello
stesso tempo anche ad inserire nel corpo dei vari articoli - e
man mano che li affronteremo ci sarà modo di specificarli - le
soluzioni brillanti che sono state trovate per cercare di
mantenere quella situazione di privilegio a livello nazionale,
ma anche comunitario, alla luce delle mutate esigenze.
La Commissione Statuto è riuscita - e qui è stato fondamentale
l'apporto degli esponenti del mondo accademico su taluni temi e
mi auguro che l'Aula riuscirà anche a migliorarli - ad
affrontare alcuni aspetti cruciali, quale quello del riparto
delle risorse che interessano numerosi articoli, che danno
appunto la specificità a questo Statuto; è riuscita a
riorganizzarlo in maniera tale da renderlo armonico con la
legislazione europea, che su questo tema è molto cogente, e
addirittura è riuscita ad inserire finalmente alcune specificità
che paradossalmente altre regioni d'Europa erano riuscite ad
avere. Mi riferisco all'Irlanda ma anche ad altri Paesi,
sopratutto in tema di specificità insulare per quanto riguarda i
trasporti ed altre tematiche fondamentali che ci hanno visto
finora, da un certo punto di vista, preclusi dall'accesso a
questi finanziamenti importanti che possono rappresentare un
volano di sviluppo notevole per l'economia della nostra Regione.
In questo Statuto si è riusciti a trovare l'assetto giusto da
dare agli articoli per cercare di far partecipare la nostra
Regione a tali importanti provvedimenti. Quindi, dicevo, non è
cosa di poco conto essere riusciti nel giusto arco di tempo che
uno strumento così importante richiedeva a portare in Aula una
così fondamentale riforma del nostro ordinamento, di ciò che
regge la vita non solo del Parlamento siciliano ma anche dei
siciliani stessi.
E mi auguro che questo Parlamento rispetti lo spirito che ha
contraddistinto i lavori della Commissione Statuto, uno spirito
di collaborazione che spesso ha rasentato i limiti
dell'accaloramento. I contributi che le varie forze politiche
hanno dato in Commissione Statuto sono stati spontanei, sinceri,
impegnati, avendo cura ogni volta di studiare quali potevano
essere i suggerimenti migliori per poter dare vita, per far sì
che alla fine lo strumento che ne veniva fuori fosse uno
strumento equilibrato ed importante.
Sono sicuro che anche in Aula vi sarà questo clima ed i
contributi che verranno dalle varie forze politiche tenderanno a
migliorare quello che è già stato fatto di buono in Commissione
Statuto ed alla fine ne verrà fuori uno Statuto che non avrà
tradito quella grande intuizione che aveva ispirato all'origine i
nostri padri costituenti e che lo renderà competitivo alla luce
dei nuovi assetti nazionali ed europei e tale da far sì che la
nostra Regione usufruisca di tutti quei benefici che potranno
derivare dallo sfruttare anche la nuova legislazione europea.
Questo è il mio augurio, il mio auspicio e, con l'occasione,
voglio ringraziare a nome della mia parte politica, del Gruppo
parlamentare di Alleanza Nazionale, tutte le forze politiche per
il contributo che hanno voluto e saputo dare alla stesura di
questo importantissimo documento.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con grande
senso di responsabilità che prendo la parola oggi nel momento in
cui si apre la discussione generale, dopo la relazione svolta
dall'onorevole Pistorio, nella scorsa seduta, sulla revisione
dello Statuto speciale siciliano.
Lo faccio con grande senso di responsabilità ed anche con
grande gioia perché sono convinto che questo Parlamento debba
saper vivere il momento che sta affrontando, debba avere piena
consapevolezza dell'importanza del momento stesso, dell'
argomento che, senza tema di smentita, è il più importante tra
quelli che nel corso di questa legislatura si potesse
affrontare.
Ed é un momento particolarmente qualificante, anche e
soprattutto sulla strada delle riforme che sono state, spesso,
annunciate e che, finalmente, cominciano a prendere corpo e
sostanza realmente con i disegni di legge che sono stati fin qui
approvati e con quelli che questa Assemblea si accinge ad
approvare: lo Statuto e io mi auguro contestualmente - e ancor
prima dello Statuto - la riforma elettorale, della quale proprio
in questi giorni si sta parlando e proprio stamattina si é
cominciato a parlare nell'ambito delle commissioni congiunte, I
Commissione e Commissione Statuto.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni vi é
stato un fiorire di iniziative, per parlare di Statuto, da parte
delle facoltà universitarie, da parte di associazioni, da parte
di partiti politici che hanno voluto organizzare incontri,
convegni, dibattiti e seminari di studi.
Sono stati incontri, spesso, molto affollati, durante i quali
chi ha avuto la possibilità di partecipare ha potuto cogliere con
mano come il concorso della gente di Sicilia, su un tema così
importante, é stato ritenuto un concorso abbastanza limitato.
L'onorevole Formica, mio capogruppo, che mi ha appena
preceduto, ha chiarito come in questa fase ci si doveva attendere
il concorso della gente che non poteva essere il concorso diffuso
e totale dell'opinione pubblica siciliana.
Doveva, poteva essere ed é stato il concorso degli studiosi
della materia costituzionale, della materia organizzativa, della
materia ordinamentale, della materia giuridica. Tuttavia, io,
che ho avuto la possibilità ed anche la fortuna di partecipare a
taluni di questi dibattiti, ho potuto sostenere come se il clima
di oggi, nel 2004, é un clima molto diverso rispetto a quello
che, come abbiamo appreso sui libri e sui testi, aveva
preceduto, accompagnato e seguito l' approvazione dello Statuto
siciliano del 1946, è anche perché é sostanzialmente cambiato il
modo di comunicare.
Lo Statuto del 1946, lo Statuto vigente che ancora oggi, nella
gerarchia delle fonti del diritto, almeno in Sicilia, é al primo
posto, é il primo Statuto regionale sotto la vigenza dello
Statuto albertino, cioè ancor prima dell'approvazione della
Costituzione italiana, repubblicana.
Nel tessuto nazionale di allora le spinte, non vorrei dire
separatistiche che pure animarono quegli anni della nostra
storia, ma le spinte autonomistiche delle autonomie locali,
regionali dovevano contrastare con lo spirito fortemente unitario
dello Stato nazionale; oggi, quel contrasto si é tramutato,
invece, in un contenzioso, in un binomio tra le spinte
autonomistiche delle Regioni e lo Stato nazionale che, con il
federalismo e la modifica del Titolo V della Costituzione, ha
sostanzialmente riconosciuto come assolutamente legittime e
giustificate le spinte locali e le spinte regionali in un nuovo
assetto, in un nuovo quadro costituzionale dello Stato.
Credo che noi tutti dobbiamo avere grande attenzione, rispetto
a quello che stiamo compiendo, credo che nessuno di noi voglia
oggi sbagliare, credo che in tutti noi - ne sono profondamente
convinto, ne voglio essere profondamente convinto - alberga lo
spirito ed il senso di responsabilità nel momento in cui, da qui
a qualche giorno o settimana, approvando il nuovo statuto della
Regione siciliana, approveremo un testo normativo che governerà e
regolamenterà la vita della nostra Regione per i prossimi decenni
- non so bene, forse nessuno qui può dire con esattezza per
quanti decenni -, ma certamente per molto tempo. E allora, signor
Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rassegnare qualche
considerazione di merito.
Ho sostenuto nei giorni scorsi, partecipando ai dibattiti sullo
Statuto, che il tempo è maturo, che il testo è buono, ma che
qualche modifica, qualche aggiunta al testo normativo che è stato
licenziato dalla Commissione presieduta dal compianto onorevole
Leanza vada - come sforzo di tutti noi - ancora prodotto.
La differenza - che non è soltanto accademica, che non è
soltanto scolastica - tra Costituzione materiale e Costituzione
formale, credo che, ancora oggi, ci debba guidare. E non già
perché stiamo approvando una Costituzione; il nostro Statuto, lo
sappiamo bene tutti, non è una Costituzione ma non è neanche una
legge ordinaria. E' qualcosa che sta nel mezzo tra un aspetto
fortemente significativo ed importante nella regolamentazione
della vita della Sicilia e non è una legge ordinaria o una legge
di settore; è, cioè, un corpo di norme dentro al quale dobbiamo
mettere - qualcuno l'ha definita l'anima - lo spirito che ancora
mancherebbe.
Voglio ricordare, e lo faccio con qualche soddisfazione di
gruppo, che il primo a parlare di mancanza di anima di questo
Statuto è stato il collega del Gruppo di Alleanza Nazionale,
onorevole Sammartino. E credo che egli abbia colto nel segno se è
vero, come è vero, che in queste settimane in tanti, poi, si sono
affrettati ad utilizzare lo stesso linguaggio e la stessa
immagine.
Abbiamo avuto uno Statuto fortemente autonomistico, che quindi
poteva soddisfare le esigenze dei siciliani sotto l'aspetto
formale. Ma siamo convinti che, sotto l'aspetto sostanziale,
concreto, materiale, lo Statuto ancora oggi vigente - ed è
vigente da 57, quasi 58 anni -, abbia potuto assicurare alla
Regione siciliana la specificità tanto invocata e che, per tanto
tempo, si era detto e si era pensato di avere raggiunto?
Ritengo che noi tutti si possa, legittimamente e
giustificatamente, rispondere di no perché la Carta
costituzionale della Sicilia non è andata al di là di uno Statuto
formale, assai spesso non si è saputa spingere al di là
dell'aspetto formale. E ciò lo si deve, anche, alla non perfetta
adeguatezza delle classi dirigenti che nel tempo hanno governato
la nostra Sicilia.
Oggi, onorevoli colleghi, questa esigenza rimane ferma. A
maggior ragione rimane ferma perché, mentre nel 1946 la Sicilia
fu anticipatrice - come ho detto prima - persino nei confronti
della Costituzione nazionale repubblicana e le altre Regioni, le
Regioni ordinarie, dovettero aspettare quasi 25 anni perché gli
Statuti ordinari sono degli inizi degli anni 70, esattamente del
1970, oggi la Sicilia corre un grave rischio: quello di vederci
allineati sul fronte del federalismo, sul fronte della riforma
del Titolo quinto della Costituzione, sul fronte di una
uniformità od omogeneità od omogeneizzazione degli Statuti
regionali che ci farebbe fare un passo indietro piuttosto che un
passo avanti nel cammino e nel percorso della nostra specificità
e delle esigenze che la nostra gente ancora rivendica e che
aspetta di vedere soddisfatte.
E' questa probabilmente l'anima a cui si riferiva, all'inizio
del dibattito sullo Statuto, l'onorevole Sammartino e a cui hanno
fatto riferimento poi tanti altri osservatori e commentatori.
Allora qui voglio dire con estrema chiarezza che non si tratta
soltanto di migliorare il preambolo o di ritenere il preambolo
esaustivo delle necessità, delle esigenze di chiarezza e di
impostazione che questa Assemblea credo assolutamente senta il
dovere di dare, ma di fornire ulteriori elementi. E di fornirli e
di metterli nero su bianco non con lo strumento del preambolo,
cioè dell'introduzione di un documento programmatico, di
programmazione e comunque di legislazione quadro, ma con norme,
di tradurre cioè tali esigenze in norme ben precise nel corso del
dibattito parlamentare.
Il Gruppo di Alleanza Nazionale, personalmente il sottoscritto
che li ha già predisposti, presenterà degli emendamenti; di
questi, uno ritengo di poterlo preannunciare in questa
discussione generale in maniera assai chiara, ed è quello sulla
istituzione del difensore civico, che non è un doppione di nulla,
che non è un istituto da sofisticate elaborazioni o architetture
costituzionali o amministrative. E' un'esigenza avvertita,
largamente avvertita ormai dalla gente, dalle comunità locali.
Da questo punto di vista, nel momento in cui vi è stato un
dibattito addirittura sulla necessità o sull'opportunità di
introdurre nel preambolo un riferimento alla lotta alla mafia -
il che veramente sembrerebbe ultroneo e persino minimale perché,
al di là della scrittura nel testo o addirittura nel preambolo
introduttivo di un testo normativo della necessità, della
indispensabilità della lotta alla mafia, nessuno può negare
l'assoluto impegno e l'assoluta realtà nel combattere la mafia,
soprattutto in una regione come la nostra -, allora c'è bisogno
ancora di sforzarci di avvicinare le istituzioni ai cittadini o,
se volete, i cittadini alle istituzioni. Prevedere con il rango
di norma statutaria l'introduzione del difensore civico nella
regione, nelle province, nei comuni è certamente un punto
importante, trattandosi di un istituto che, in tal senso, può
svolgere una sua funzione primaria e precipua.
E non si può non fare riferimento nel nostro Statuto - e mi fa
piacere che in Aula vi sia l'assessore Granata - alle grandi
risorse culturali, economiche e sociali che la nostra regione
vanta e delle quali nella bozza di Statuto approvata dalla
Commissione non vi è alcun tipo di riferimento.
Credo che, sotto tale aspetto, si debba abbandonare - voglio
dirlo qui con estrema chiarezza anche perchè è questa la linea
del Gruppo di Alleanza Nazionale - la considerazione minimale
dello Statuto inteso come corpo di norme che debba regolamentare
l'organizzazione della vita amministrativa della Regione per
trasformare, invece, lo Statuto in quello strumento che noi
desideriamo che sia: la carta fondamentale della Regione
siciliana.
Ed allora il riferimento alla qualità della vita, alla qualità
ambientale, alla tutela delle specie animali, della biodiversità,
del paesaggio, alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio
storico - artistico esistente nel territorio regionale é un
riferimento che certamente va introdotto con una precisa norma di
legge all'interno dello Statuto, così come la utilizzazione delle
risorse energetiche pulite, rinnovabili e tutta la materia che
riguarda l'integrazione delle tematiche ambientali nelle
politiche di Governo per una crescita e uno sviluppo che sia al
tempo stesso equilibrato e sostenibile.
C'è qualche cosa di più da dovere aggiungere, a mio giudizio -
ed anche a giudizio del gruppo di Alleanza nazionale -, ed è un
aspetto che è emerso, recentemente, nel corso di un
interessantissimo dibattito tenutosi presso l'Università di
Catania ad opera della facoltà di giurisprudenza e di scienze
politiche, anzi precisamente sono tre aspetti da non potere
minimamente omettere o obliterare nel momento in cui l'Assemblea
regionale siciliana è impegnata nella discussione sulla revisione
dello Statuto.
Il primo aspetto riguarda il cosiddetto principio di
eguaglianza sociale e di eguaglianza giuridica ed economica tra i
sessi. Anche se in tempi di par condicio, in tempi di pari
opportunità, potrebbe sembrare superfluo un richiamo normativo in
tal senso, a me pare invece che lo Statuto siciliano debba dare
un forte segnale di innovazione anche in questo senso, con la
introduzione di un principio generale in tal senso. Tale
introduzione rappresenterebbe per lo Statuto siciliano un approdo
assai importante, vista la sua generale architettura
costituzionale, ancora carente di enunciazioni di principi
generali che non sono soddisfatti soltanto dalle previsioni del
preambolo.
Credo sia altrettanto indispensabile un accenno, un riferimento
al riconoscimento ed alla valorizzazione delle identità
culturali, delle tradizioni storiche che caratterizzano le
comunità residenti nel territorio siciliano.
Così come un riferimento al riconoscimento, alla importanza, al
rilievo dei siciliani che oggi si trovano in tutto il mondo, in
un fenomeno che è stato fortemente caratterizzante la nostra
Terra, la nostra Regione, non soltanto con le ondate periodiche
di emigrazione verso altri stati, verso le americhe, verso i
paesi del nord Europa. Questi siciliani, questi nostri
conterranei, questi nostri fratelli che hanno sostanzialmente
portato il meglio di quello che possedevano nel mondo - e molto
spesso era soltanto la loro capacità, la loro intelligenza, la
loro intraprendenza, la loro vivacità intellettuale e culturale -
e che negli anni a volte si sono poi sentiti non soltanto
emigrati, ma addirittura dimenticati dalla loro Regione e qualche
volta anche dalla loro Nazione.
Ribadisco, credo che queste persone meritino, come fenomeno che
nel corso dei secoli ha caratterizzato la vita della nostra
Regione, un particolare riferimento.
Chi vi parla ha depositato qualche settimana fa un apposito
disegno di legge per il riconoscimento del diritto di elettorato
attivo ai siciliani emigrati residenti nel mondo, una sorta di
norma regionale alla Tremaglia in dimensione regionale
siciliana .
Ho presentato questo disegno di legge perchè ho ritenuto
indispensabile, utile che nel nostro ordinamento - ed oggi che
parliamo di riforma elettorale l'argomento è di estrema attualità
- vi fosse un riconoscimento non soltanto formale ma addirittura
sostanziale nei confronti dei nostri emigrati che si sono ormai
radicati in tutti i Paesi del mondo.
Concludo, signor Presidente, riservandomi di intervenire
ulteriormente nel corso del dibattito, non con una
raccomandazione, perché non potrei farlo, non sono io il più
titolato a farlo, ma con un appello all'Assemblea regionale
siciliana, affinché ognuno di noi - e ne sono profondamente
convinto - viva e sappia vivere il momento, che è da definire
storico per noi legislatori siciliani, con grande spirito
bipartisan, con grande spirito di edificazione e di costruzione
di uno Statuto che non è, come dicevo all'inizio, né la
Costituzione della Regione siciliana ma neanche una legge
ordinaria di poco momento: è la Carta fondamentale della nostra
autonomia, che deve conservare appieno la sua specificità e non
deve vederla annacquata nel nuovo sistema federale dello Stato.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha
facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in
questo dibattito con un pizzico di emozione perché mi rendo conto
della valenza fondamentale e storica della proposta di legge oggi
al nostro esame, che è frutto di un lavoro quasi biennale della
Commissione presieduta dal deceduto onorevole Leanza.
Intervengo con particolare emozione anche perché - come ho
avuto modo di ricordare in una delle prime sedute d'Aula di
questa legislatura - il caso ha voluto che io succedessi
all'onorevole Attilio Castrogiovanni, uno dei deputati eletti
nella prima Assemblea regionale, che era anch'egli di
Linguaglossa, il mio paese d'origine.
L'onorevole Castrogiovanni è stato uno di quei deputati che ha
lottato con il Movimento indipendentista per ottenere quel
riconoscimento di parità istituzionale con lo Stato per la
Regione siciliana, ed è a seguito di quelle lotte indipendentiste
ed autonomiste - lo sappiamo tutti - che abbiamo avuto lo Statuto
che oggi ci accingiamo a riformare ed ad adeguare ai nostri
giorni.
E' chiaro però che la riforma che oggi ci accingiamo a varare
non può non fare tesoro di quella grande conquista che fu lo
Statuto regionale siciliano, e non può nello stesso tempo
dimenticare che purtroppo quelle conquiste istituzionali non
sempre si sono rilevate veramente tali per la nostra Regione. Con
lo Statuto abbiamo ottenuto, grazie anche al sangue versato dai
nostri conterranei in quel periodo storico, uno strumento
veramente all'avanguardia, uno strumento che nel corso di questi
anni molte regioni d'Italia ci hanno invidiato. Tra l'altro, le
prerogative ed i poteri che questo strumento ha concesso alla
Sicilia sono stati oggetto di battaglie forti dal punto di vista
politico di alcuni movimenti che hanno fatto la loro fortuna
politica a livello nazionale.
Quei movimenti hanno ragionato e ancora oggi utilizzano come
base della propria azione politica quei presupposti che lo
Statuto regionale ci ha concesso, perché hanno ritenuto che
quegli stessi presupposti erano all'avanguardia.
Ritengo che questo Statuto, che è stato preso a modello da
parte di alcune forze politiche, oggi ci porta a dovere
constatare la doppia faccia della medaglia. Infatti, anche se è
stato una conquista importante, lungimirante e che in qualche
maniera ha precorso i tempi, è anche vero che quello stesso
Statuto si è trasformato in una 'palla al piede' per il
Parlamento siciliano perché purtroppo le classi dirigenti
espresse nel corso di questi anni, non sempre sono state
all'altezza di fare tesoro, di trasformare le potenzialità dello
Statuto in strumenti atti a portare sviluppo, progresso per la
Sicilia nel contesto nazionale europeo.
Oggi dobbiamo fare tesoro di questo fallimento affinché questo
non accada più e per fare in modo che lo Statuto che sarà
approvato possa stabilire gli strumenti, i tempi, le modalità di
attuazione che lo rendano effettivo ed efficace.
Auspichiamo che non rimanga un documento eccellente dal punto
di vista formale ed astratto, ma che non trova riscontro nella
realtà della nostra Regione.
Di questo noi dobbiamo tenere conto.
Devo precisare che è stato preso ad esempio lo Statuto
regionale siciliano da quelle forze politiche che oggi, nel
contesto nazionale, hanno un peso determinante nel governo e che,
attraverso le loro battaglie politiche, hanno trasformato e fatto
sì che la Costituzione repubblicana venga modificata accentuando
e spingendo nell'attuazione dei principi federalisti tali da
rischiare di fare diventare lo Stato italiano uno stato che perda
l'unitarietà, i principi della sussidiarietà e i valori
fondamentali della condivisione delle scelte.
Ritengo che tutti siamo in uno stesso contesto istituzionale
repubblicano e le regioni più deboli, certamente, non possono
essere lasciate a se stesse.
Queste argomentazioni sono state oggetto di riflessione, in
questi giorni, da parte mia, del mio partito 'Italia dei valori'
e da parte di molti interlocutori con i quali ho partecipato a
diversi dibattiti che si sono svolti nella Regione siciliana.
Il lavoro che è stato fatto nel corso di questi anni è
positivo. Non è uscito un testo perfetto, ma così era naturale
che fosse perché la perfezione non fa parte delle potenzialità
dell'uomo, però questo Statuto costituisce una base seria,
propositiva, una piattaforma che per molti aspetti è
condivisibile, e per questo deve darsi giusto riconoscimento alla
Commissione tutta, alle forze politiche e ai soggetti esterni che
hanno partecipato all'elaborazione del testo.
Noi auspichiamo che nel corso del dibattito d'Aula le lacune,
che con la mia parte politica abbiamo evidenziato e che adesso
esporrò in maniera generica, possano essere colmate, che il testo
possa essere migliorato, e che in Aula si possa fare un lavoro,
come è stato fatto in Commissione, di confronto costruttivo e
propositivo, affinché possa svilupparsi un dibattito che ci
consenta di approvare lo Statuto a larga maggioranza. In
Commissione si è registrato uno sforzo in tal senso; mi auguro
che anche in Aula si continui in questa direzione, così come
spero si continui subito dopo in occasione dell'approvazione
della legge elettorale, che è una conseguenza naturale
dell'approvazione dello Statuto.
Mi auguro che anche per l'approvazione della legge elettorale,
così come è stato durante i lavori della Commissione, ci si
sforzi da parte di tutte le forze politiche affinché sia
approvata con il più ampio consenso possibile, perché il momento
storico attuale che ci vede esaminare e votare lo Statuto e
subito dopo la legge elettorale, non possa essere sprecato in
lotte tra schieramenti contrapposti. Le regole, così come è stato
detto da tutti, sono le regole di tutti, devono rappresentare
tutte le istituzioni, tutte le forze politiche e tutti i
cittadini; in quelle regole ci dobbiamo riconoscere affinché la
democrazia sia sempre più partecipata e ciascuno possa sentirsi a
casa propria, specialmente nel sistema maggioritario che vede la
contrapposizione dei due schieramenti basata sui programmi che si
vogliono attuare nel momento in cui si va al governo, ma quei
programmi come anche e la legittimazione dell'avversario sono
tanto più forti quanto maggiore è il consenso nell'approvazione
di leggi fondamentali come quella dello Statuto e quella
elettorale. Noi sentiamo tutto il peso di tale responsabilità e
mi auguro che anche le altre forze politiche la sentano perché
non possiamo permetterci di creare un "vulnus" all'interno del
sistema politico e sociale della Regione siciliana, in un momento
difficile e in un contesto nel quale noi ci confrontiamo non solo
con l'altro riferimento istituzionale nostro primario che è la
Repubblica Italiana, ma ci confrontiamo soprattutto con l'Unione
europea; riteniamo, infatti, necessario nel ragionamento che
andremo a fare avere sempre come stella polare, come punto di
riferimento anche l'Unione europea che vorremmo che diventi
presto gli Stati Uniti d'Europa, una entità soprannazionale che
accomuni tutte le realtà presenti in Europa per costruire un
Europa di pace in un contesto mondiale di pace, di crescita, di
sviluppo e di solidarietà con le nazioni più deboli.
La Sicilia in questo contesto ha un ruolo fondamentale e
primario perché, così come tutti abbiamo detto e così come è
inserito nel preambolo dello Statuto, noi siamo una regione
confine, una regione cerniera, una regione che è al centro del
Mediterraneo e che può svolgere,così come ha svolto nei millenni
passati, un ruolo importante e fondamentale che può essere non
solo di sviluppo nostro ma può essere anche di sviluppo di tutte
le altre nazioni, da nord verso sud, che guardano all'Africa, al
Medio Oriente, all'Asia. E questo afflato di centralità nel nuovo
assetto istituzionale europeo e mondiale non lo dobbiamo
dimenticare in tale occasione di approvazione dello Statuto e lo
dobbiamo tenere presente e bene in mente, e forse da questo punto
di vista bisogna fare uno sforzo maggiore per individuare
precisare e sottolineare le potenzialità della Sicilia in
relazione ripeto con l'Italia e con l'Unione Europea e con tutto
quello che accade nel mondo in un sistema nel quale la
globalizzazione ormai è un dato di fatto acquisito, sul quale
bisogna confrontarsi per fare in modo che questa carta sia
attuale anche nei prossimi decenni. Su tale punto invito tutte le
forze politiche a riflettere un momento: non possiamo perdere
l'occasione di affermare anche nei principi e nel concreto questa
centralità, questo ruolo guida che la Regione siciliana deve
avere anche in prospettiva del 2010 quando, a seguito del
deliberato del trattato di Barcellona ci sarà l'aria di libero
scambio nel Mediterraneo. E non è un caso che il Gruppo
parlamentare a cui sono iscritto si chiama proprio Sicilia
2010 ; quella scadenza ha per noi un significato politico
rilevante, e noi dobbiamo prepararci ed essere pronti ad
assurgere ad un ruolo fondamentale di guida nel Mediterraneo, al
fine di poter dare il nostro contributo per portare la pace in un
contesto storico assolutamente preoccupante, in cui tutti i
giorni dobbiamo registrare numerosi morti, anche tra persone che
non partecipano attivamente alla guerra, ma che sono soggetti
deboli e che con la guerra non c'entrano nulla.
Queste cose dobbiamo tenerle bene in mente nel momento in cui
andremo a concretizzare gli articoli ed il preambolo che sono
oggetto dello Statuto. Noi presenteremo alcuni emendamenti, ma
già da subito preciso che le proposte seguiranno un unico filo
conduttore, anche di filosofia politica, maggiormente
approfondito e più caratterizzante.
Ritengo che il preambolo, sotto alcuni punti di vista, è
assolutamente insufficiente, anche se è stato fatto un passo
avanti per esempio in riferimento alle affermazioni di principio
forte con le quali si stabilisce che la Regione siciliana
promuoverà tutte quelle azioni necessarie a difendere i cittadini
dai poteri criminali e mafiosi. In questo contesto ritengo
indispensabile fare un riferimento ad un deliberato dell'ONU del
2000, che purtroppo non è stato considerato a dovere dalle forze
politiche italiane e siciliane, cioè la cosiddetta giustizia
riparatrice e di riconciliazione. L'affermazione che la Regione
sosterrà in tutti i modi i principi di giustizia riparatrice e di
conciliazione và nella direzione da noi auspicata, e cioè di
considerare maggiormente i diritti di coloro i quali sono oggetti
passivi di reati, perchè purtroppo oggi l'attenzione politica
spesso è incentrata soprattutto sulla difesa dei diritti
legittimi, costituzionali di coloro i quali sono oggetto di
procedimenti penali, coloro i quali, potenzialmente indagati o
imputati, possono commettere reati.
C'è scarsa attenzione, invece, per i soggetti passivi, le
vittime del reato. Inserire una norma di principio di questo
contesto nel preambolo, credo sia un'azione assolutamente
meritoria e propositiva, che va nella direzione non solo della
tutela e del rispetto, per quello che è possibile, degli
interessi lesi dalle vittime dei reati - interessi personali,
sentimenti, affetti, interessi economici - ma va anche nella
direzione della riconciliazione tra la vittima ed il reo, perchè
non possiamo costruire una società migliore se non teniamo conto
dell'aspetto preventivo e dell'aspetto successivo ai reati.
Fare delle politiche che vanno nella direzione della
riconciliazione è un'azione assolutamente fondamentale per uno
stato di diritto che vuole costruire una società basata sul
reciproco rispetto e sulla possibilità di dare a chi ha commesso
degli errori la possibilità di recuperare e di rimettersi nel
circolo, soprattutto dando ad essi il sostegno necessario a fare
in modo di riparare il danno che è stato causato.
Ritengo quindi che quest'enunciato di principio, che fa
riferimento ad un deliberato dell'ONU del 2000, debba essere
inserito nel preambolo, e preannuncio la presentazione di un
emendamento in tal senso.
Il richiamo al cristianesimo fatto nel preambolo, anche se
inserito in forma non incisiva, così come era stato richiesto dal
Presidente della Regione, potrebbe sembrare anche eccessivo.
Dovremmo evitare di caratterizzare in maniera fondante la
cristianità della Regione siciliana, o della sua cittadinanza,
perché sappiamo - e lo dice un cattolico - che quei principi sono
ormai parte integrante del nostro tessuto, e sono principi a cui
fanno riferimento non solo i cattolici e sono ormai patrimonio
comune di tutti i cittadini siciliani e di tutti coloro i quali
sono venuti a vivere in Sicilia.
Nella prospettiva cui facevo cenno poc'anzi - cioè di una
Sicilia punto di riferimento nel Mediterraneo - sarebbe bene non
frapporre ostacoli, non mettere questioni che potrebbero sembrare
pregiudiziali anche se non lo sono, perché noi dobbiamo
dimostrare l'assoluta modernità e laicità della Sicilia, che si
pone in una prospettiva di apertura, di dialogo, di confronto con
le altre culture, con le altre regioni del Medioriente. Se non
facciamo questo certamente i conflitti bellici, i conflitti
terroristici che oggi vi sono nel Medioriente e nell'Africa non
potranno trovare soluzione.
Un altro richiamo che, secondo me, dovrebbe essere inserito nel
preambolo riguarda i diritti degli emigranti, i quali devono
essere tutelati e guardati con maggior rispetto, in riferimento
anche alla necessità che la Regione siciliana ha di porre un
problema politico all'Unione Europea, il problema
dell'emigrazione. Ritengo che questo sarà un problema epocale nei
prossimi decenni, e quello a cui oggi assistiamo - i numerosi
sbarchi di clandestini nelle nostre coste, a Lampedusa in
particolare - è solo l'inizio di un fenomeno migratorio che
continuerà ad aumentare.
Proprio per questo penso sia indispensabile porre un'attenzione
maggiore nel preambolo e fare in modo che negli articoli di
riferimento - mi pare che l'articolo 19 definisca il ruolo della
Regione come interlocutore, anche esterno, internazionale, con
l'Unione Europea e con gli altri Stati - si ponga l'attenzione a
questa problematica politica che è di rilevanza fondamentale al
fine di assicurare un'ospitalità agli emigranti, ma anche per
consentire funzioni di sicurezza, di tranquillità e di sviluppo
necessario per le future generazioni.
Sono questi i punti che, secondo me, debbono essere
assolutamente discussi e precisati.
Altra problematica che invece riguarda gli aspetti interni e la
struttura istituzionale interna della Regione, e alla quale non è
stata data una risposta sufficiente, è quella della funzionalità
stessa della Regione.
Noi vorremmo che la Regione fosse meno accentratrice, vorremmo
una Regione più leggera, una Regione che sia una istituzione di
programmazione e di indirizzo degli Enti locali. Perché anche se
sono stati recepiti i principi di sussidiarietà verticale e
orizzontale, non è sufficiente, in quanto queste norme dovrebbero
essere ancora più concrete e attuali, dovrebbero essere inserite
nello Statuto in maniera da consentire e delineare già da subito
una Regione più leggera, che non sia un nuovo Stato che opprime
e in qualche maniera sopprime anche le capacità finanziarie degli
Enti locali.
In merito bisogna essere più attenti, bisogna mettere l'accento
sulla possibilità per i comuni o gli enti territoriali di avere
più spazio concreto nell'attuazione di programmi stabiliti
bilateralmente e indicare - perché tutto noi possiamo prevedere
nella carta istituzionale dal punto di vista formale - un obbligo
di trasferimenti necessari e sufficienti per applicare questi
principi di sussidiarietà, perché altrimenti quelli rimarranno
lettera morta. Questa è una delle inefficienze che abbiamo potuto
registrare nel corso di questi cinquant'anni di applicazione
dello Statuto.
Credo che questo Statuto debba fare uno sforzo maggiore in
quella direzione, perché non vi può essere sussidiarietà reale e
concreta se a questa non si affianca in maniera certa un
trasferimento di risorse agli enti territoriali. Senza risorse la
sussidiarietà resta solo sulla carta e non diventa un principio
attuale e concreto come noi vorremmo che fosse.
Su questo punto lo Statuto che stiamo trattando è lacunoso e,
personalmente, ritengo necessario fare uno sforzo maggiore per
individuare i percorsi concreti che possono attualizzare la
sussidiarietà nel presente, ma anche nel futuro.
Riguardo poi ai quarantatré articoli del disegno di legge che
stiamo esaminando, sottolineo velocemente alcune caratteristiche
che possono essere positive o, da altro punto di vista, negative.
Ritengo, per esempio, che il Comitato della legislazione,
previsto dall'articolo 4 dello Statuto, è un istituto
assolutamente non influente e che non debba far parte di una
carta costituzionale. Se vogliamo un comitato della legislazione
che possa assicurare una legislazione più coerente, più
intelligibile per i cittadini, certamente non è questo il testo
in cui deve essere inserito, poichè fa parte di quei principi
regolamentari che dovrebbero essere inseriti nel Regolamento
dell'Assemblea regionale e non certamente nella Carta
costituzionale della Regione siciliana.
Altro istituto che mi pare assolutamente obsoleto è quello
previsto dall'articolo 6, cioè l'insindacabilità dei deputati per
quanto riguarda le opinioni espresse attraverso i mezzi di
comunicazione. Ritengo, sinceramente, che in un contesto storico
come quello che noi viviamo, in una società che tende a rendere
sempre più trasparenti la politica e l'istituzione e più
accessibili ai cittadini, voler garantire una sorta di immunità
ai parlamentari per quanto esprimono attraverso i mezzi di
informazione, sia inopportuno.
Lo reputo un istituto arcaico che non può trovare dimora nel
contesto della nostra carta regionale. Potrebbe anche essere
interpretato da alcune forze politiche come un primo passo per
arrivare anche alla cosiddetta immunità parlamentare dei
deputati regionali .
Credo che in questa sede non bisogna avere remore nel dire che
le previsioni contemplate nello Statuto originario vanno bene;
l'insindacabilità per le opinioni politiche espresse in questa
Aula è già sufficiente a garantire la libertà di espressione, la
libertà di azione politica dei deputati e l'estensione prevista
nell'articolo 6 è un andare oltre che non può essere consentito
in una società moderna, almeno questo è il nostro punto di vista.
Certamente positivo è quanto previsto dall'articolo 7 che
prevede le Commissioni di inchiesta quale potere di controllo
dei deputati nei confronti dell'operato del Governo. Sono
assolutamente d'accordo, in quanto, come ho avuto modo di
rilevare nel corso di questi anni, con l'elezione diretta del
Presidente della Regione, con una vita autonoma del Governo
rispetto all'Assemblea, occorre fare tutti gli sforzi necessari
per dare dei contrappesi politici istituzionali.
Quindi, ben vengano le commissioni di inchiesta in questa
direzione, ma certamente anche qui bisognerebbe specificare
meglio per rendere più incisive, non solo dal punto di vista
politico, ma anche dal punto di vista sanzionatorio, le decisioni
che le commissioni di inchiesta prenderanno poichè se non
prendiamo corpo e non diamo assolutamente rilevanza ai
contrappesi istituzionali ci troveremmo sempre più ad avere un
potere forte, governativo, centralizzato e una diminuzione di
legittimità o di dignità dell'istituto parlamentare e ciò
inciderebbe in maniera deleteria sulla qualità della democrazia
in questa Regione.
Dicendo ciò, introduco subito quanto previsto dall'articolo 9 e
dagli articoli successivi riguardanti l'elezione del Presidente
della Regione e del Presidente dell'Assemblea regionale,
argomenti di particolare importanza non solo per lo Statuto, ma
anche per quanto discuteremo successivamente con la legge
elettorale.
Le previsioni inserite nello Statuto non mi trovano
assolutamente d'accordo. E' vero che noi sposiamo per intero il
principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione,
perché ciò assicura governabilità e stabilità, per un periodo
medio di cinque anni, all'attività dei governi che si
alterneranno nel corso dei prossimi anni, - su questo siamo
assolutamente d'accordo - ma non possiamo non rilevare che la
forza dell'elezione diretta, del suffragio universale del
Presidente della Regione deve essere contemperata con un
rafforzamento dei poteri dell'Assemblea.
Questo é il nodo centrale della qualità della democrazia che
andremo ad affrontare nei prossimi mesi ed è un nodo
imprescindibile, per il quale bisogna avere il coraggio di fare
delle scelte forti e chiare. Non esistono Parlamenti nei quali
alla elezione diretta del Presidente della Repubblica o del
Governatore o di qualunque altra carica non si contrapponga un
potere assembleare forte, democraticamente rappresentativo di
tutte le istanze sociali; ma, contemporaneamente, noi intendiamo
far riferimento - e in tal senso ho presentato un disegno di
legge - al modello costituzionale degli Stati Uniti d'America,
dove l'elezione diretta del Presidente della Repubblica é
autonoma rispetto a quella del Parlamento federale; solo così
possiamo ottemperare alle due esigenze.
Ritengo che questo principio di distinzione netta e chiara
debba essere inserito nello Statuto che andiamo ad approvare se
vogliamo salvaguardare il ruolo delle istituzioni che oggi siamo
chiamati a rappresentare. Non possiamo legare in maniera
imprescindibile l'elezione diretta del Presidente della Regione
all'elezione dell'Assemblea. Le due questioni devono rimanere
distinte con fonti di suffragio popolare diverso e per tale
motivo ritengo necessario introdurre il principio della doppia
scheda.
Il cittadino che va a votare dovrà scegliere il proprio
Presidente della Regione e la propria rappresentanza parlamentare
e con un confronto dialettico, tra chi é chiamato a governare e
chi é chiamato a legiferare, costante e quotidiano.
Si possono contemperare le due esigenze, che sono fondamentali
per una democrazia compiuta, partecipata e di qualità e cioè
l'esigenza della democrazia e della rappresentatività con
l'esigenza della stabilità e della certezza del Governo.
Se viceversa leghiamo, così come é stato fatto negli articoli 9
e seguenti, la vita dei due organi facciamo una commistione che
non é utile a nessuno, non é utile al Governo perché diventa
sempre più dispotico e a volte potrebbe non accettare o
considerare fastidiosi gli interventi del potere legislativo; non
diventa utile per il potere legislativo che vedrà sminuita la
propria presenza, la propria dignità e qualità di intervento e
potrebbe portare ad una deriva che della democrazia potrà avere
ben poco.
Su ciò non siamo assolutamente d'accordo e vi invitiamo già da
adesso a fare una riflessione attenta e concreta altrimenti ne
vale della qualità della democrazia. Dobbiamo sì salvaguardare la
stabilità e la governabilità, ma nello stesso tempo dobbiamo
salvaguardare la qualità della democrazia che si potrà ottenere
solo con un Parlamento libero da preoccupazioni, da vincoli di
qualsiasi natura e suddito del potere governativo.
Se continuiamo a rafforzare questo sistema, tutt'oggi in vigore
in questa legislatura, faremmo un passo indietro rispetto alle
conquiste democratiche che sono state conquistate ardentemente
nella fine del '900.
Su questo dovremmo ragionare e fin da subito preannuncio che
faremo una battaglia chiara, coerente per affermare i principi
espressi.
Riguardo, inoltre, all'articolo 11 bis ritengo ci sia stata una
svista in quanto questo articolo elenca le fonti normative
regionali escludendo il Referendum che, invece, è inserito,
opportunamente, negli articoli a seguire. Il Referendum deve
essere considerato una fonte normativa e, quindi, inserito
nell'articolo 11 bis, vanno bene anche tutti gli altri istituti
previsti - sempre dal mio punto di vista - nel medesimo articolo.
Chiaramente l'elencazione prevista dall'articolo 14 mi sembra
ultronea perché l'elenco delle materie specificate, di fatto, non
fa altro che richiamare l'articolo 117 della Costituzione così
come novellato nel 2002; pertanto, il richiamo potrebbe essere
visto come ultroneo e non necessario.
Sarebbe bene, forse, snellire l'articolo 14 richiamando solo le
prerogative particolari che questa Regione ritiene di particolare
importanza come indirizzo politico-filosofico dei prossimi anni e
sarebbe bene sopprimere tutte quelle che riguardano il
trasferimento di competenze che, di fatto, sono già previste
attraverso la modifica dell'articolo 117.
Vi sono, inoltre, altre questioni che devono essere specificate
riguardo agli articoli 17 e seguenti.
Credo, infatti, che questo Statuto abbia alcune lacune che
intendo porre all'attenzione di questa Assemblea e per le quali
già preannuncio la presentazione degli emendamenti che tenderanno
a colmarle.
Mi riferisco, in particolare, alla necessità di individuare,
per esempio con un articolo 17 bis, la valenza fondamentale dello
sport come un'attività che non solo salvaguarda la qualità fisica
dei nostri concittadini, ma che può avere, e che ha certamente,
una valenza sociale non indifferente di confronto, di dialogo, di
scontro nel rispetto di quelle regole che fanno parte
dell'essenza dell'uomo e che possono essere, nel contesto in cui
ho accennato, quello della Sicilia al centro del Mediterraneo.
La valenza e la necessità che la Regione possa avere un ruolo
fondamentale di sprono, in questa materia, dell'attività
personale di ciascuno di noi può avere una valenza - ripeto -
di conciliazione, di confronto e anche di accoglienza nei
confronti degli altri popoli del Mediterraneo.
Ritengo che bisogna porre questi principi nella nostra Carta
costituzionale così come deve essere messo in necessario risalto
la tutela, da parte della la Regione, delle biodiversità.
Quest'ultimo è un principio fondamentale per tutelare l'ambiente
che ci è stato lasciato per garantirlo, per garantirne la
diversità di tutti gli essere viventi che esistono nella nostra
Regione e per continuare in quella strada che vede nella tutela
degli ambienti e delle risorse faunistiche-ambientali che noi
abbiamo come un elemento essenziale della vita di questa Regione;
e fare in modo che si possa lasciare ai nostri figli una Regione
che, dal punto di vista ambientale e di biodiversità, sia
migliore rispetto a quella che abbiamo e sia, comunque, un
patrimonio fondamentale e imprescindibile dello sviluppo della
nostra comunità.
Su questo bisogna porre particolare attenzione e, a tal
riguardo, presenterò un emendamento; così come ritengo che in
tale contesto sia necessario far riferimento anche ad una azione
propositiva di tutela del diritto alla salute degli animali.
Anch' essi fanno parte degli esseri viventi che vivono nella
nostra terra e anche per essi occorre uno Statuto che sia
moderno, che sia proiettato al futuro e che dedichi una
particolare attenzione alla tutela e allo sviluppo della salute
degli animali.
Personalmente, ho già predisposto tre emendamenti che si
inseriranno all'articolo 17 al fine di valorizzare questi tre
principi che ritengo assolutamente fondamentali e che devono far
parte della nostra Carta.
Altro riferimento assolutamente positivo è quello contenuto
nell'articolo 15, secondo comma, che come conseguenza del
federalismo e dell'applicazione dei principi di sussidiarietà
verticale e orizzontale, mira all'eliminazione del potere di
controllo della Regione sugli enti locali.
E' un passaggio positivo e di modernità, ma se a questo
passaggio non si segue con dei ragionamenti conseguenziali,
possono scaturire elementi destabilizzanti e non positivi per il
rispetto delle istituzioni e dei principi di democrazia e di
controllo e di legittimità del buon andamento della pubblica
amministrazione.
Reputo che quanto previsto dall'articolo 15, secondo comma,
debba essere, per forza di cose, così come già accennato
dall'onorevole Ioppolo che mi ha preceduto, affiancato
dall'istituzione imprescindibile del difensore civico.
L'istituto del difensore civico deve rientrare nello Statuto
della regione siciliana proprio come contraltare all'eliminazione
dei poteri di controllo.
Abbiamo necessità, nella tutela delle prerogative
istituzionali, di fare delle forme di controllo che nascano nel
territorio, che non siano sovraordinate, ma che abbiano un ruolo
importante per garantire - come dicevo prima - quei principi
costituzionali che sono fondamentali: il buon andamento,
l'imparzialità, la legittimità e la economicità delle pubbliche
amministrazioni.
E il difensore civico, così come ha già dato prova di grande
modernità e di grande efficienza in Europa, è un istituto che
tutti gli altri paesi membri dell'Unione europea hanno già
realizzato e attuato e che ha dato risultati proficui,
eccellenti dal punto di vista da noi auspicato, cioè a dire di un
potere alternativo e complementare a quello politico che possa
essere un punto di riferimento per i cittadini che hanno oggi la
necessità di avere, con un sistema maggioritario sempre più
forte, con un potere sempre più forte dei soggetti che vengono
eletti - a partire dai sindaci, dai presidenti delle province ai
governatori della Regione - un istituto che possa essere oggetto
di reclami, di proteste e che possa avere quei poteri necessari
per far sì che quando vi siano delle disfunzioni nell'esercizio
del potere amministrativo queste possano essere sanzionate dal
punto di vista amministrativo.
Lasciare il controllo del potere politico e del potere
amministrativo solo alla magistratura penale o alla magistratura
amministrativa è assolutamente sbagliato per due motivi.
Innanzitutto si potrebbe ricorrere e cadere in una deriva
giustizialista che nessuno di noi desidera, ciò in quanto
riteniamo che il principio della legalità è un principio
ispiratore di tutti gli stati di diritto. Non vi è stato di
diritto se non si rispetta il principio della legalità, ma
riteniamo che il controllo del potere giudiziario deve essere un
controllo residuale, solo per casi eccezionali in cui si
travalica l'illegittimità e si va nella illeicità.
Ma poichè il potere amministrativo - così come oggi esercitato
per il sistema istituzionale che abbiamo e che avremo nei
prossimi anni - è un potere sempre più illimitato, sempre in
espansione, per anteporre degli argini a questo esercizio ed
entrare sempre più nell'alveo della legittimità occorre istituire
l'istituto giuridico del difensore civico, che abbia non solo le
caratteristiche così come previste a livello formale e che
potremmo prevedere nello Statuto, ma che abbia dei poteri che
possano essere incisivi attraverso una sanzione reale nei
confronti del potere amministrativo e politico.
Se facciamo ciò, certamente ci metteremmo al passo con gli
altri paesi europei, ma faremmo un servizio alle nostre
istituzioni in quanto le maggioranze cambiano, possono essere di
destra, di sinistra o di centro, ma le istituzioni restano e sono
di tutti.
E' un potere di controllo sulla legittimità degli atti
amministrativi che interviene prima del potere residuale della
magistratura; è un potere istituzionale fondamentale che fa da
contraltare e permette una qualità della democrazia e
dell'esercizio del potere politico e amministrativo certamente
migliore, più assiduo e più attento, perchè oggi ci troviamo ad
avere, in questo sistema, una minoranza che non ha gli strumenti
necessari per far valere le proprie ragioni.
Saltati i poteri di controllo dei Coreco e degli organi di
controllo, ci troviamo ad avere i cittadini in balia e alla mercè
di un potere politico che a volte diventa arrogante e
sopraffattore.
Certamente il difensore civico è un istituto che va nella
direzione da noi auspicata e che - ripeto - è stato
eccellentemente provato e continua ad essere punto di riferimento
fondamentale negli Stati dell'Unione europea e che noi vorremmo
imitare o in qualche maniera rendere proprio del nostro
ordinamento giuridico. Pertanto, non si può fare a meno di
inserirlo nella carta che noi stiamo esaminando.
Principio assolutamente importante e fondamentale riguarda,
inoltre, l'articolo 19 bis che condivido per intero. Tale
articolo attribuisce alla Regione un potere di rilievo
internazionale con il controllo dell'Assemblea regionale
siciliana.
Questo articolo, a differenza di quanto enunciato prima circa
le lacune di alcuni articoli, è assolutamente da condividere
perchè prevede quei poteri che la Regione deve avere nel
relazionarsi con gli altri stati membri dell'Unione europea e con
gli altri stati che aderiranno al mercato entro il 2010. Ma
nello stesso tempo contiene anche quell'elemento di controllo
democratico, di proposta e di confronto che viene assicurato dal
potere di ratifica di questa Assemblea regionale. E per questo va
assolutamente condiviso.
Ritengo, anzi, che un potere di questo genere di interrelazioni
all'esterno debba essere garantito, in qualche modo, anche agli
enti territoriali, alle province, ai comuni e alle città
metropolitane.
Il nocciolo fondamentale di questo Statuto sono gli articoli 36
e successivi. Questi articoli - che condivido per intero e per i
quali è stato fatto uno sforzo di elaborazione veramente
notevole, non solo dai componenti della commissione Statuto, ma
anche dagli insigni studiosi che hanno dato il loro contributo
nel corso dei lavori in Commissione - sono fondamentali per
quanto riguarda i poteri e la possibilità di esplicare le
potenzialità che questa Assemblea regionale può avere nel futuro.
Sono degli articoli condivisibili che vanno nella direzione di
garantire veramente una sussidiarietà e una pari dignità dello
Stato e della Regione perchè consentono delle entrate certe,
consentono di riparare alla cattiva applicazione dei
trasferimenti previsti dall'articolo 38 del vecchio Statuto e che
di fatto lo Stato centrale non ha mai garantito nel corso di
questi anni.
E su questo voglio rivolgere un appello a tutte le forze
politiche di questa Assemblea e che hanno, come sappiamo, tutti
riferimenti a livello nazionale.
Su questo nucleo di articoli tutti i partiti politici devono
fare fronte comune perchè da qui passa la possibilità di
esplicare le funzioni che noi stiamo prevedendo e che stiamo
elaborando in maniera reale ed effettiva. Ripeto, in mancanza
delle risorse, applicare i principi di sussidiarietà sarà
impossibile e se su questo abbiamo trovato l'unanimità di
consenso certamente la troveremo anche in questa Assemblea.
Ma l'attenzione che voglio porre va ai partiti perchè questo
nucleo di articoli deve essere tutelato e difeso con forza anche
presso il Parlamento nazionale nel momento in cui ci saranno le
letture del disegno di legge alla Camera e al Senato.
Tutti i partiti e tutte le rappresentanze politiche di questa
Regione devono avviare una interlocuzione seria, determinata, con
i propri partiti nazionali, affinché questo gruppo di articoli
non sia toccato da noi e sia modificato direttamente dal
Parlamento nazionale, in quanto, personalmente, su questa materia
ho seri dubbi. Sicuramente noi dobbiamo fare in modo che questi
articoli escano indenni dall'esame del Parlamento nazionale, e
questa sì che sarà una conquista reale del Parlamento siciliano
L'approvazione di questi articoli - che sicuramente sarà unanime
-, non sarà sufficiente se ad essa non seguirà una mobilitazione
politica di tutti per difendere questi articoli sottoposti al
giudizio del Parlamento centrale. Ci saranno sicuramente forze
politiche che vorranno limitare l'efficacia e la valenza delle
norme di cui all'articolo 38 e seguenti. Non bisogna fare passi
indietro e, pertanto, richiamo l'attenzione di tutti gli
schieramenti politici affinché si esca indenni dall'esame
parlamentare nazionale.
Ultimo punto che intendo valutare specificatamente in questo
intervento è quello che riguarda la Commissione paritetica
prevista dall'articolo 43 che dovrà attuare i principi che noi
approveremo e che saranno definitivi con l'approvazione
definitiva dello Statuto. Ritengo che lì occorra dare dei tempi
certi. Lasciare la Commissione paritetica come organo che dovrà
attuare l'attuazione di questo Statuto senza fissare termini
certi, non è certamente auspicabile. L'esperienza del passato, a
cui facevo riferimento nella prima parte del mio intervento, non
ci deve fare stare tranquilli. Io ritengo che bisogna individuare
dei tempi certi, per esempio ventiquattro mesi dalla
pubblicazione dello Statuto nella Gazzetta Ufficiale, affinché la
Commissione paritetica possa rendere effettivamente attuati i
principi che noi applicheremo nello Statuto. L'esperienza vuole
che spesso i principi che riusciamo a far passare dal punto di
vista normativo poi non diventino mai applicazione concreta o lo
diventino dopo decenni. Così è stato nel passato e così potrà
essere nel futuro.
E memori di quello che è accaduto nel passato dobbiamo fare in
modo che ciò non avvenga, dobbiamo fare in modo che ciò che
conquisteremo, mi auguro, con questo Statuto possa effettivamente
essere applicato nel più breve tempo possibile e non possa
esercitarsi una azione dilatoria "romocentrica" che ci consenta
di sminuire o di diluire nel tempo quello che potremmo
conquistare con lo Statuto regionale che andremo ad applicare.
Per tutti questi miei ragionamenti, mi auguro che il dibattito e
l'esame del disegno di legge che stiamo attuando sia
assolutamente proficuo e sia fatto con lo stesso spirito
costruttivo che ha caratterizzato i lavori della Commissione.
L'impegno che abbiamo davanti è certamente importante e
sicuramente storico. Tutti ci dobbiamo sentire sulle spalle una
responsabilità che va oltre il contingente di oggi ed è
proiettata in un futuro che noi vorremmo migliore del passato. Un
futuro che veda la Sicilia protagonista di una Unione Europea
forte anche dal punto di vista politico, ma che veda la Sicilia
punto di riferimento importante nel Mediterraneo e punto di
riferimento per un dialogo, per la pace, per lo sviluppo vero e
non invece come punto nero in un contesto mondiale che oggi come
oggi, ripeto, ha riflessi su tutti i cittadini di questa Regione
e non solo. Di questa responsabilità noi ci sentiamo di assumerci
tutta la valenza e mi auguro, anzi ne sono certo, che tutti i
Gruppi parlamentari, e tutti i partiti politici, e tutti i
deputati di questa Assemblea, sentono questo dovere e questo
impegno per dare alle future generazioni una carta che sia la
migliore possibile.
Noi, per quanto ci riguarda, lavoreremo con questo spirito non
solo sullo Statuto ma anche sulla legge elettorale. Grazie.
Comunicazione di adesioni a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE Comunico che, con nota del 22 aprile 2004,
pervenuta alla Segreteria generale in pari data ed al Servizio
Lavori d'Aula il 26 aprile successivo, l'onorevole Sebastiano
Sbona ha comunicato di avere aderito, quale indipendente, a
decorrere dallo stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare di
Sicilia Democratica'.
Ne consegue che il deputato medesimo cessa contestualmente di
far parte del Gruppo parlamentare Unione democraticacristiana e
di Centro', di cui era componente.
Comunico, altresì, che con nota del 22 aprile 2004, pervenuta
alla Segreteria generale in pari data ed al Servizio Lavori
d'Aula il 26 aprile successivo, l'onorevole Giuseppe Acanto ha
comunicato di avere aderito, quale indipendente, a decorrere
dallo stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare di Sicilia
Democratica'.
Ne consegue che il deputato medesimo cessa contestualmente di
far parte del Gruppo parlamentare Misto, di cui era componente.
Posto dunque che, a seguito delle due suddette adesioni, il
Gruppo parlamentare di Sicilia Democratica' risulta composto da
cinque deputati a norma del comma 2 dell'art. 23 del Regolamento
interno dell'ARS, la richiesta di mantenimento in deroga del
Gruppo, precedentemente avanzata dall'onorevole Lo Monte, è da
considerarsi superata.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, ricordo che domani mattina le commissioni
saranno impegnate nei loro lavori. Pertanto, la seduta è rinviata
a domani mercoledì 28 aprile 2004, alle ore 17.00, con il
seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Comunicazioni
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamentointerno, della mozione numero 282
«Interventi per l'esatta determinazione dell'attività
cantieristica navale e di rimessaggio», degli onorevoli Fleres,
Catania G., Maurici e Scoma.
III - Discussione del disegno di legge:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento recante
'Modifiche allo Statuto della Regione' (nn. 580-472-578-602-
652/A) (Seguito).
La seduta è tolta alle ore 20.00
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello