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Resoconto d'Aula della Seduta n. 203 di martedì 27 aprile 2004
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    FERRO   segretario f.f., dà lettura del processo verbale  delle
  sedute  n.  201  e  n. 202 del 21 aprile 2004 che,  non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

                               Congedi

     PRESIDENTE   Comunico che hanno chiesto  congedo:  l'onorevole
  Miccichè  per  la  presente seduta; l'onorevole D'Aquino  per  le
  sedute del 27, 28 e 29  aprile 2004.

   L'Assemblea ne prende atto.

  Annunzio di presentazione di disegni di legge e contestuale invio
                     alle competenti Commissioni

     PRESIDENTE   Comunico che i seguenti  disegni  di  legge  sono
  stati presentati e inviati alla competente Commissione:

                    «AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)

   - Norme per l'autorizzazione allo svolgimento della cronoscalata
   Linguaglossa-Piano Provenzana'  (n. 854)
  -d'iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Raiti, Pistorio,
  Villari, Leanza Nicola, Moschetto, in data 22 aprile 2004

   - Istituzione del servizio geologico regionale  (n. 855)
  -d'iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Zago, Speziale, Capodicasa,
  Cracolici, Crisafulli, De Benedictis, Giannopolo, Oddo,
  Panarello, Villari, in data 22 aprile 2004

                  trasmessi in data 26 aprile 2004

     Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                             Commissioni

     PRESIDENTE   Comunico che i seguenti  disegni  di  legge  sono
  stati inviati alle competenti Commissioni:

                     «AFFARI ISTITUZIONALI» (I)

   - Benefici  per i familiari di Fabrizio Quattrocchi  assassinato
  in Iraq  (n. 849)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

   - Norme  elettorali  in  materia  di  enti  locali.  Mozioni  di
  sfiducia al sindaco  (n. 852)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 26 aprile 2004

                     «AFFARI ISTITUZIONALI» (I)
   «COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO REGIONALE»

   - Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana  a
  suffragio  universale  e  diretto.  Nuove  norme  per  l'elezione
  dell'Assemblea  regionale  siciliana. Modifiche  ed  integrazioni
  alla   legge   regionale  20  marzo  1951,  n.  29  e  successive
  modificazioni  (n. 850)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

                    «ATTIVITA' PRODUTTIVE» (III)

   - Norme urgenti in materia di agricoltura  (n. 848)
  -d'iniziativa governativa
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

   - Interventi    a    favore   degli   allevatori    partecipanti
  all'attuazione del piano di sorveglianza sierologica e del  piano
  vaccinale per la febbre catarrale degli ovini (blue-tongue)   (n.
  851)
  -d'iniziativa governativa
  -parere VI Commissione
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

   - Norme  per  la riduzione del prezzo alla pompa dei  carburanti
  per l'autotrazione  (n. 853)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 26 aprile 2004

                Comunicazione di richieste di parere

     PRESIDENTE   Comunico  che  le seguente  richieste  di  parere
  pervenute  dal  Governo  sono  state  assegnate  alle  competenti
  Commissioni:

        «COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
                  L'ATTIVITA' DELL'UNIONE EUROPEA»

                    «AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)

                           «BILANCIO» (II)

   - POR Sicilia 2000-2006. Proposta di modifica alle misure 1.07 e
  4.18  e  capitolo 2.1 PIT del Complemento di programmazione   (n.
  285/UE-IV-II)
  -pervenuto in data 21 aprile 2004
  -trasmesso in data 24 aprile 2004

   Comunicazione di trasmissione di atti alla Corte Costituzionale

     PRESIDENTE    Comunico   che   il   Consiglio   di   giustizia
  amministrativa per la Regione siciliana:

   -con  reg. ordinanza n. 56/04, sul ricorso n. 546/2003  proposto
  da  IMPRESA  EUROROCK  s.r.l. contro la  PROVINCIA  REGIONALE  DI
  PALERMO  e  nei  confronti della CONSORTILE  BAUCINA  s.r.l.  per
  l'annullamento della sentenza n. 682/03 riguardante: annullamento
  verbale  riapertura della gara del 2.7.2002 concernente l'appalto
  dei  lavori  di  ammodernamento  e  miglioramento  del  tracciato
  stradale svincolo Cannizzaro-Baucina;

   -con  reg.  ordinanza n. 249/04, sul ricorso n. 97  proposto  da
  Impresa  LA LUCENTE contro la FONDAZIONE TEATRO MASSIMO  VINCENZO
  BELLINI    e  IMPRESA  LA  PULIGIENICA  di  NAVARRA   TOTO'   per
  l'annullamento  dell'ordinanza del TAR per la Sicilia  -  Catania
  Sezione  II  n.  1994/2003  concernente l'esclusione  dalla  gara
  d'appalto  per l'affidamento del servizio di pulizia di  tutti  i
  locali ed uffici della Fondazione di cui sopra

                             ha sospeso

   il  giudizio  e  disposto la immediata trasmissione  degli  atti
  alla   Corte   costituzionale   ritenendo,   fra   l'altro,   non
  manifestamente   infondate  le  questioni   di   costituzionalità
  relative alla possibile permanenza dei membri laici della sezione
  giurisdizionale del CGA.

  Comunicazione di presentazione di proposta di iniziativa popolare

     PRESIDENTE    Comunico  che  in  data  21   aprile   2004   la
  Commissione  regionale  per  i  procedimenti  referendari  e   di
  iniziativa    legislativa    ha   trasmesso    alla    Presidenza
  dell'Assemblea regionale siciliana, secondo quanto  disposto  dal
  comma  5  dell'articolo 35 della legge 10 febbraio  2004,  n.  1,
  copia  della  proposta  di  iniziativa  popolare  in  materia  di
   Recupero del territorio e riordino urbanistico ed edilizio'.

                     Annunzio di interrogazioni

     PRESIDENTE   Invito  il  deputato segretario  a  dare  lettura
  delle interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

    FERRO  segretario f.f.:

   N.   1661   -   Richiesta  di  interventi   urgenti   da   parte
  dell'Amministrazione regionale al fine di rientrare nel  possesso
  della miniera e delle pertinenze minerarie dell'isola di Vulcano.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio
   - Assessore Beni Culturali
   - Assessore Industria
   Firmatari:  Raiti  Salvatore; Orlando Leoluca;  Ferro  Giovanni;
  Morinello Salvatore; Miccichè Calogero

   N.  1663  - Notizie in ordine al permesso di ricerca idrocarburi
  e gas denominato 'Fiume Tellaro'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Industria
   Firmatario: Gurrieri Sebastiano

   N.  1665  - Notizie circa la mancata riduzione dell'importo  dei
  canoni  relativi alle concessioni del demanio marittimo in favore
  delle imprese operanti nel settore dei cantieri navali.
   - Assessore Territorio
   - Assessore Turismo
   Firmatario: Oddo Camillo

   N.  1666 - Interventi urgenti presso il Governo nazionale  volti
  al  ripristino,  per le flotte pescherecce, dell'  art.  146  del
  Codice della Navigazione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Cooperazione
   Firmatario: Oddo Camillo

   N.  1667  -  Interventi  presso il  Governo  nazionale  tendenti
  all'inserimento  del Teatro Massimo Bellini  di  Catania  tra  le
  fondazioni liriche di rilevanza nazionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali
   Firmatari:   Villari  Giovanni;  Speziale  Calogero;  Giannopolo
  Domenico

   N.  1668  -  Richiesta  di  incremento del  personale  medico  e
  paramedico  presso  il  Centro di talassemia  e  microcitemia  di
  Sciacca (AG).
   - Assessore Sanità
   Firmatari: Oddo Camillo; Capodicasa Angelo

   N.  1669  -  Notizie  sul  progetto finanziato  dall'Assessorato
  regionale  del lavoro per la formazione professionale di  giovani
  siciliani da inserire come tirocinanti in imprese del nord-est.
   - Presidente Regione
   - Assessore Lavoro
   Firmatari:  Speziale  Calogero; Cracolici  Antonino;  Capodicasa
  Angelo;  Crisafulli Vladimiro; De Benedictis Roberto;  Giannopolo
  Domenico; Oddo Camillo; Panarello Filippo; Villari Giovanni; Zago
  Salvatore

   N.  1673  -  Interventi per il ripristino del servizio  118  nel
  comune di Ganci (PA).
   - Assessore Sanità
   Firmatario: Cracolici Antonino

   N.  1675 - Notizie in merito alla modifica del progetto inerente
  alla   realizzazione  di  una  mostra  sulla   famiglia   Alliata
  finanziata con i fondi del POR 2000/2006.
   - Assessore Beni Culturali
   Firmatario: Giannopolo Domenico

     PRESIDENTE    Le   interrogazioni  testé  annunziate   saranno
  iscritte all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito   il   deputato   segretario  a   dare    lettura   delle
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

    FERRO  segretariof.f.:

   N.  1662  -  Notizie  circa  i ritardi nel  completamento  della
  struttura  comunale per l'assistenza e il ricovero degli  anziani
  sita in contrada Perriera del comune di Sciacca (AG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia
   Firmatario: Segreto Giuseppe

   N.   1664  -  Notizie  riguardo  al  mancato  finanziamento  del
  progetto di ristrutturazione del presidio ospedaliero Busacca  di
  Scicli (RG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Sanità
   Firmatario: Gurrieri Sebastiano

   N.   1670  -  Notizie  circa  la  gestione  del  fondo  previsto
  dall'art. 60 della l.r. n. 32 del 2000.
   - Presidente Regione
   - Assessore Cooperazione
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1671  -  Misure  per l'individuazione di  un'area  verde  da
  destinare  a 'bambinopoli' nel quartiere San Giovanni Galermo  di
  Catania.
   - Assessore Famiglia
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1672  -  Notizie in merito al mancato avvio  dei  lavori  di
  costruzione  della  strada a scorrimento veloce  'Licodia  Eubea-
  Libertinia'.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe

   N.  1674  -  Notizie in merito alla realizzazione di  interventi
  infrastrutturali nel territorio delle Madonie.
   - Assessore Territorio
   Firmatario: Vicari Simona

     PRESIDENTE  Le interrogazioni testé annunziate sono state  già
  inviate al Governo.

                      Annunzio di interpellanze

     PRESIDENTE   Invito  il  deputato segretario  a  dare  lettura
  delle interpellanze presentate.

    FERRO  segretario f.f.:

   N.  175  -  Notizie  sui  criteri adottati  nelle  politiche  di
  cooperazione e solidarietà internazionale del Governo.
   - Presidente Regione
   Firmatari:  Forgione  Francesco; Liotta Santo;  Ferro  Giovanni;
  Giannopolo Domenico; Barbagallo Giovanni

   N.  176 - Iniziative per ripristinare le condizioni di sicurezza
  per   l'atterraggio  notturno  nell'ambito  delle  infrastrutture
  portuali dell'isola di Pantelleria ed il definitivo completamento
  delle stesse.
   - Presidente Regione
   - Assessore Lavori Pubblici
   - Assessore Turismo
   Firmatario: Turano Girolamo

   N.  177  -  Notizie  circa una convenzione  stipulata  dall'IPAB
  'Opera  Pia Istituto Pignatelli - Gulì' e l'associazione 'L'Amico
  Charly' con sede in Milano ed iniziative per l'annullamento della
  stessa.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Ferro Giovanni; Orlando Leoluca

   N.  178  -  Iniziative volte a dare efficienza al settore  della
  prevenzione in materia di sicurezza del lavoro.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Orlando Leoluca; Morinello Salvatore; Ferro Giovanni

     PRESIDENTE   Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio  senza
  che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze  o
  abbia  fatto  conoscere  il giorno in cui intende  trattarle,  le
  interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                         Annunzio di mozione

     PRESIDENTE   Invito  il  deputato segretario  a  dare  lettura
  della mozione presentata.

    FERRO   segretario f.f.:

                  «L'Assemblea Regionale Siciliana

   premesso che:

   numerose  aziende  siciliane svolgono attività di  cantieristica
  navale,  relativo rimessaggio natanti, ormeggio e sosta  a  secco
  e/o  in acqua di imbarcazioni per l'attività da diporto, con varo
  ed alaggio delle imbarcazioni medesime;

   come  già  detto, le due attività sono connesse, anche perché  è
  nota   l'esigenza  di  provvedere,  molto  frequentemente,   alla
  manutenzione delle imbarcazioni;

   talune  autorità portuali, come quella di Catania,  (almeno  per
  il passato) formulano un'interpretazione restrittiva del concetto
  di cantieristica navale, limitandolo alla costruzione e non anche
  alla  manutenzione ed al rimessaggio, attività inscindibili,  per
  ovvie ragioni che ometto di argomentare;

   è  necessario,  affinché l'equivoco abbia a cessare,  anche  per
  non  nuocere  dal punto di vista delle relative concessioni  alle
  imprese  interessate ed ai loro utenti, chiarire che il  concetto
  di  cantieristica navale è assorbente e talvolta coincidente  con
  quello della manutenzione e del rimessaggio delle imbarcazioni,

                  impegna il Governo della Regione

   ad   emanare,   entro  trenta  giorni  dall'approvazione   della
  presente  mozione, apposite direttive miranti a  determinare  con
  chiarezza  l'attività di cui in premessa, regolando la stessa  in
  maniera  analoga, sia che si tratti di costruzione,  sia  che  si
  tratti  di  manutenzione  o  di  rimessaggio  imbarcazioni,  come
  precisato  in  premessa  e specificato  nell'art.  del  2  DPR  2
  dicembre 1997, n. 509» (282)

                              FLERES - CATANIA G. - MAURICI - SCOMA

     PRESIDENTE   Avverto  che  la mozione  testé  annunziata  sarà
  iscritta all'ordine del giorno della seduta successiva perché  se
  ne determini la data di discussione.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.

           Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

     PRESIDENTE   Comunico  che  con  nota  del  21  aprile   2004,
  pervenuta  alla Segreteria Generale in pari data ed  al  Servizio
  Lavori  d'Aula il 22 aprile successivo, l'onorevole Maria  Grazia
  Elena  Brandara  ha  dichiarato, a  norma  dell'articolo  23  del
  Regolamento   interno,   che  intende   appartenere   al   Gruppo
  parlamentare  Unione democraticacristiana e di Centro'.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Lo Porto


      Seguito della discussione del disegno di legge «Schema di
       progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
  dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento, recante  Modifiche
        allo Statuto della Regione'» (580-472-578-602-652/A)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto II  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  del  disegno di legge «Schema di progetto  di  legge
  costituzionale  da  proporre,  ai sensi  dell'articolo  18  dello
  Statuto,  al  Parlamento, recante  Modifiche allo  Statuto  della
  Regione'» (580-472-578-602-652/A).
   Ricordo  che  le  relazioni al disegno di legge sono  state  già
  svolte  nel  corso  della  seduta precedente  sia  da  parte  del
  relatore  di  maggioranza, onorevole Pistorio, che da  parte  del
  relatore di minoranza, onorevole Forgione.
   Dichiaro aperta la discussione generale.
     Invito i componenti la Commissione  Statuto' a prendere  posto
  al banco delle commissioni..
   Comunico che sono aperte le iscrizioni a parlare per coloro  che
  volessero  intervenire  nel  corso  della  discussione.  Ricordo,
  inoltre, che la discussione generale proseguirà nei pomeriggi dei
  prossimi tre giorni.
                   Onorevoli    colleghi,    desidero     rimarcare
  l'opportunità di iscriversi per evitare di dare l'impressione che
  l'Assemblea  glissi sull'importanza di tale dibattito.  Sono  già
  iscritti  a  parlare gli onorevoli Formica,   Ioppolo  e   Raiti.
  Pertanto, ha facoltà di parlare l'onorevole Formica.

    FORMICA    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   questa
  legislatura  è  iniziata con la presa di coscienza  da  parte  di
  tutti   i  componenti  dell'Assemblea  della  necessità  e  della
  improcrastinabilità   di   affrontare  alcuni   nodi   importanti
  riguardanti l'assetto istituzionale di questo antico  e  glorioso
  Parlamento. Al di là della polemica che spesso vede interventi  e
  degli organi di stampa e delle parti sociali volti a sottolineare
  l'apparente incongruenza e lo scarso impegno profuso  nei  lavori
  del  Parlamento, desidero puntualizzare che questa  Assemblea  ha
  già  varato  una  miniriforma del Regolamento interno  e  si  sta
  accingendo a discutere una proposta di modifica di uno  strumento
  fondamentale, qual è appunto lo Statuto della Regione, che  regge
  sin dal dopoguerra. Ebbene,  proprio stamattina è iniziata, nelle
  Commissioni   Affari  istituzionali'  e   Statuto',  in  riunione
  congiunta,  la  discussione del disegno di legge  riguardante  la
  riforma elettorale.
     Si  tratta quindi di tre importanti appuntamenti che da  tempo
  diciamo   che  rappresentano  un  obiettivo  importantissimo   da
  perseguire. Per due di queste riforme, la riforma dello Statuto e
  la  legge elettorale, siamo quasi  nella fase conclusiva,  mentre
  la riforma del Regolamento è già stata approvata.
   Per  quanto  riguarda la riforma dello Statuto, di  tale  nostro
  glorioso  Statuto, oltre alla normale contrapposizione  politica,
  essa  ha  visto  tutte  le forze politiche -  nessuna  esclusa  -
  impegnate  nel dare il proprio contributo in sede di Commissione,
  contributo importante e fondamentale ai fini della riformulazione
  di questo importante strumento.
     E'  stato  un percorso lungo, ma per certi versi esaltante.  E
  per  chi  ha partecipato ai lavori, certamente non era poca  cosa
  constatare - al di là dell'appartenenza politica -  il contributo
  a  volte  anche  appassionato di tutti i  componenti.  Spesso  in
  Commissione  si  è  respirato  un clima  di  solidarietà  che  ha
  accomunato  tutti e ci ha consentito  di trovare  per  la  nostra
  regione  le  soluzioni  migliori  contro  eventuali  insidie   ed
  eventuali  pericoli  che potrebbero derivare  dalla  riforma  del
  Titolo  V  della Costituzione, ovvero dalla proposta  di  riforma
  della  nostra  Costituzione in atto all'esame dei  due  rami  del
  Parlamento  nazionale.  E  quindi per una  regionalizzazione  più
  spinta,  era necessario che  tutti avessero cognizione piena  del
  nuovo iter procedurale di riforma a livello nazionale.
   E'  stato  un  lavoro che, al di là e ad onta di tutto  ciò  che
  spesso  leggiamo  sui  giornali,  ha  visto  non  solo  le  forze
  politiche impegnarsi a fondo, con scrupolo,  sulla riforma  dello
  Statuto,  ma  ha visto l'apporto delle università, di personalità
  importantissime siciliane,  convocate in Commissione per avere il
  loro  erudito  parere su tematiche specifiche,  alla  luce  delle
  mutate  condizioni  in  cui  ci  troviamo  ad  affrontare  questa
  riformulazione dello Statuto.
   E'  stato un lavoro proficuo, ma anche puntiglioso e preciso  su
  taluni  aspetti  dello  Statuto che  certamente  dovevano  essere
  aggiornati, viste le mutate condizioni, e soprattutto  alla  luce
  del  fatto  che ormai siamo nell'Unione europea e che  moltissime
  delle  leggi  che regolano le attività dei vari  Stati,  che  gli
  stessi   emanano,  devono sottostare alle  norme  comunitarie  e,
  quindi,  hanno una refluenza importante sui parlamenti nazionali,
  ed ovviamente sui parlamenti regionali.
   Come  dicevo,  dunque,  alla luce di queste  considerazioni,  il
  lavoro   svolto   dalla  Commissione,  lungi  dall'essere   stato
  superficiale - come da taluni un po' frettolosamente giudicato -,
  è  stato un lavoro lungo ed approfondito. Certo, non vi è  dubbio
  che  quando si appronta una riforma così importante, così cogente
  che  tocca da vicino gli interessi di ciascuno di noi, è vero che
  vi  possono  essere  sempre degli aggiustamenti,  degli  apporti,
  degli input, dei possibili ed anche auspicabili suggerimenti,  ma
  non  ci  si  venga mai a dire che questa Commissione, che  questo
  Parlamento ha affrontato a cuor leggero la riforma dello Statuto.
   A  questa  riforma,  in numerosissime sedute  della  Commissione
  hanno   partecipato,   oltre  ai  parlamentari  ed   alle   forze
  politiche,   i  migliori  cervelli  delle  nostre  università,  i
  migliori   specialisti  dei  vari  settori  e,  per  i   rapporti
  commerciali e per  quelli finanziari con lo Stato,  ma anche  con
  l'Unione  europea, i costituzionalisti i quali hanno  affrontato,
  assieme  ai  commissari,  i vari aspetti riguardanti  appunto  le
  innovazioni rappresentate  dal fatto che è  completamente  mutato
  l'assetto istituzionale italiano ed europeo.
   Quindi,  la riforma che è approdata in quest'Aula non si  limita
  ad  apportare delle piccole modifiche o dei piccoli aggiustamenti
  che riguardano questo o quell'altro aspetto marginale dei singoli
  articoli che regolano lo Statuto stesso, ma è una riforma che  ha
  rivisitato   l'intero   Statuto,  non   solo   aggiornandolo   ed
  adeguandolo alle nuove esigenze, ma cercando di preservare quella
  grande  autonomia  che ha ispirato i padri costituzionalisti  nel
  momento in cui hanno esitato lo Statuto siciliano che,  per molti
  versi,  è stato precursore della stessa Costituzione nazionale  e
  cercando  di  preservare per la nostra Regione quella preminenza,
  a  livello  istituzionale e costituzionale,   anche  rispetto  al
  lavoro  ed  alla riforma del Titolo V della Costituzione  che  il
  Parlamento nazionale ha affrontato.
   Tutto  ciò  troverà certamente eco nel dibattito che  quest'Aula
  si accinge ad affrontare in merito alla riforma dello Statuto.
   Questo  che  vuol dire? Che siamo chiusi, che siamo impermeabili
  ad  ulteriori  suggerimenti o proposte? No, questo  intanto  vuol
  fare  chiarezza in via preliminare sul lavoro che la  Commissione
  ha  svolto all'unanimità preservando, quindi, quello spirito  che
  ci  deve  essere  quando si affrontano tematiche come  le  grandi
  riforme  di  carattere  istituzionale,   che  non  sono   nè   di
  maggioranza  nè di opposizione, nè tanto meno sono  di  carattere
  governativo,  ma  sono  provvedimenti  e  procedure   tipicamente
  parlamentari  e  che  vogliono acquisire l'apporto  di  tutte  le
  forze parlamentari.
   Arriveranno  altri contributi? Certamente questo  Parlamento  li
  prenderà  in  considerazione, ma un punto deve  essere  chiaro  a
  tutti  e  deve  essere  detto a tutti con  grande  chiarezza.  La
  Commissione Statuto ha svolto un lavoro che è durato molti  mesi,
  un lavoro puntuale, preciso che comprende gli apporti di tutte le
  forze politiche, ma anche di tutte le forze vive della Sicilia.
   Se  andassimo  oggi a chiedere il parere - a  meno  che  non  si
  voglia  suggerire  a questo Parlamento di andare  a  chiedere  il
  parere  all'uomo della strada - se andassimo a chiedere il parere
  a  tutti  e  cinque  i  milioni di siciliani, certamente  avremmo
  cinque  milioni  di suggerimenti diversi; ma è questa  la  strada
  giusta,  corretta per affrontare la riforma dello  Statuto  della
  nostra Regione, di un atto costituzionale? Io credo di no,  credo
  che  ben  vengano  gli  apporti delle  varie  categorie.  Già  la
  Commissione  ha  ascoltato i suggerimenti che sono  pervenuti  da
  parte delle associazioni dei comuni e delle province, delle varie
  categorie sociali, e ne ha tenuto conto abbondantemente.
   Ma  il  tratto  fondamentale che questa  riforma  dello  Statuto
  doveva  tenere  ben  presente era uno, ed era intanto  quello  di
  preservare, anche per il futuro, quel carattere di specialità che
  il  nostro  Statuto ha e che ha sempre rappresentato  agli  occhi
  delle  altre Regioni:  un modello a cui attingere, da  cercare  a
  tutti i costi di esportare o di importare nelle proprie regioni.
     Su  questo  credo  che  la Commissione sia  riuscita  appieno,
  rivendicando  oggi,  a  più  di  cinquant'anni  di  distanza,  la
  specificità  di  quello Statuto, l'intuizione  grande  di  quello
  Statuto.
     E  questo non è un aspetto di poco conto nel momento in cui le
  spinte  centrifughe che, a livello nazionale, stanno agitando  le
  varie forze politiche nella riformulazione, appunto, dell'assetto
  istituzionale del nostro Stato; non è aspetto secondario l'essere
  riusciti  a  preservare questo carattere assolutamente  speciale,
  questa  condizione  pregnante  che   il  nostro  Statuto  ha:  la
  caratteristica  di  aver dettato il 'la',  a  livello  nazionale,
  per  le  altre  riforme di regionalismo che sono  state  inserite
  nella nostra Costituzione.
     Questo non è, come dicevo, argomento di poco conto perché oggi
  non  è facile, a distanza di tanti anni, riaffermare quei diritti
  che i costituzionalisti di allora sono riusciti ad inserire nella
  Costituzione.   E,  d'altro  canto,  tentare  di  inserire   oggi
  argomenti  troppo  dirompenti  all'interno  del  nostro   Statuto
  potrebbe  essere quasi come offrire a chi cerca di cancellare,  a
  livello nazionale,  questa specificità gli argomenti per farlo.
      Certo,  non  è  questo  il  compito  di  un  Parlamento.   Un
  Parlamento, a mio modo di vedere, non deve cercare di strafare  e
  su  temi  come  quello dell'assetto istituzionale, un  Parlamento
  deve  porsi  il  problema innanzi tutto di fare delle  norme  che
  siano  applicabili, che rispondano alle aspirazioni di tutti,  di
  fare  soprattutto delle norme che vengano anche confermate  nella
  doppia  lettura  a livello nazionale, quindi all'esame  di  altri
  Parlamenti.
   Da  tale  punto  di  vista, questo Parlamento  è  riuscito,  con
  equilibrio,   non   solo  a  preservare   la   sua   specificità,
  caratteristica - lo ripeto -  fondante e fondamentale,  ma  nello
  stesso  tempo anche ad inserire nel corpo dei vari articoli  -  e
  man mano che li affronteremo ci sarà modo  di specificarli -   le
  soluzioni  brillanti  che  sono  state  trovate  per  cercare  di
  mantenere   quella situazione di privilegio  a livello nazionale,
  ma anche comunitario,  alla luce delle mutate esigenze.
   La  Commissione Statuto è riuscita -  e qui è stato fondamentale
  l'apporto degli esponenti del mondo accademico su taluni  temi  e
  mi  auguro  che  l'Aula    riuscirà anche  a  migliorarli  -   ad
  affrontare  alcuni  aspetti cruciali, quale  quello  del  riparto
  delle  risorse  che  interessano  numerosi  articoli,  che  danno
  appunto   la   specificità  a  questo  Statuto;  è   riuscita   a
  riorganizzarlo  in  maniera  tale da  renderlo  armonico  con  la
  legislazione  europea,  che su questo tema è  molto  cogente,   e
  addirittura  è riuscita ad inserire finalmente alcune specificità
  che  paradossalmente  altre regioni d'Europa  erano  riuscite  ad
  avere.   Mi  riferisco  all'Irlanda  ma  anche  ad  altri  Paesi,
  sopratutto in tema di specificità insulare per quanto riguarda  i
  trasporti  ed  altre tematiche fondamentali che  ci  hanno  visto
  finora,  da  un  certo  punto di vista, preclusi  dall'accesso  a
  questi  finanziamenti  importanti che  possono  rappresentare  un
  volano di sviluppo notevole per l'economia della nostra Regione.
   In  questo  Statuto si è riusciti a trovare l'assetto giusto  da
  dare  agli  articoli  per cercare di far  partecipare  la  nostra
  Regione  a tali importanti provvedimenti. Quindi, dicevo,  non  è
  cosa  di poco conto essere riusciti nel giusto arco di tempo  che
  uno  strumento così importante richiedeva a portare in  Aula  una
  così  fondamentale  riforma del nostro ordinamento,  di  ciò  che
  regge  la  vita non solo del Parlamento siciliano  ma  anche  dei
  siciliani stessi.
   E  mi  auguro che questo Parlamento rispetti lo spirito  che  ha
  contraddistinto i lavori della Commissione Statuto,  uno  spirito
  di    collaborazione   che   spesso   ha   rasentato   i   limiti
  dell'accaloramento.  I  contributi che le varie  forze  politiche
  hanno  dato in Commissione Statuto sono stati spontanei, sinceri,
  impegnati,   avendo  cura ogni volta di studiare  quali  potevano
  essere  i suggerimenti migliori per poter dare vita, per  far  sì
  che  alla  fine  lo  strumento che ne veniva  fuori   fosse   uno
  strumento equilibrato ed importante.
   Sono  sicuro  che  anche  in Aula vi  sarà  questo  clima  ed  i
  contributi che verranno dalle varie forze politiche tenderanno  a
  migliorare  quello che è già stato fatto di buono in  Commissione
  Statuto  ed  alla fine  ne verrà fuori  uno Statuto che non  avrà
  tradito quella grande intuizione che aveva ispirato all'origine i
  nostri  padri costituenti e che lo renderà competitivo alla  luce
  dei  nuovi assetti nazionali ed europei e tale da far sì  che  la
  nostra  Regione usufruisca di tutti quei benefici  che   potranno
  derivare dallo sfruttare anche la nuova legislazione europea.
   Questo  è  il  mio augurio, il mio auspicio e, con  l'occasione,
  voglio  ringraziare a nome della mia parte politica,  del  Gruppo
  parlamentare di Alleanza Nazionale,  tutte le forze politiche per
  il  contributo  che hanno voluto e saputo dare  alla  stesura  di
  questo importantissimo documento.

      PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo.  Ne ha
  facoltà.

    IOPPOLO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, è  con  grande
  senso di responsabilità che prendo la parola oggi nel momento  in
  cui  si  apre la discussione generale,  dopo la relazione  svolta
  dall'onorevole Pistorio,  nella  scorsa seduta,  sulla  revisione
  dello Statuto speciale siciliano.
   Lo  faccio  con  grande senso di responsabilità   ed  anche  con
  grande  gioia  perché sono convinto che questo  Parlamento  debba
  saper  vivere il momento che sta affrontando, debba  avere  piena
  consapevolezza   dell'importanza  del   momento   stesso,   dell'
  argomento  che, senza tema di smentita, è il  più importante  tra
  quelli   che  nel  corso  di   questa  legislatura  si    potesse
  affrontare.
   Ed   é   un   momento  particolarmente  qualificante,  anche   e
  soprattutto  sulla strada delle riforme che sono  state,  spesso,
  annunciate  e  che,  finalmente, cominciano a  prendere  corpo  e
  sostanza realmente con i disegni di legge che sono stati fin  qui
  approvati  e  con  quelli  che questa  Assemblea  si  accinge  ad
  approvare: lo Statuto e io mi auguro contestualmente  -  e  ancor
  prima dello Statuto -  la riforma elettorale, della quale proprio
  in  questi  giorni  si  sta parlando e proprio  stamattina  si  é
  cominciato  a parlare nell'ambito delle commissioni congiunte,  I
  Commissione e Commissione Statuto.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, in questi  giorni  vi  é
  stato  un fiorire di iniziative, per parlare di Statuto, da parte
  delle  facoltà universitarie, da parte di associazioni, da  parte
  di  partiti  politici  che  hanno  voluto  organizzare  incontri,
  convegni, dibattiti e seminari di studi.
   Sono  stati incontri, spesso, molto affollati, durante  i  quali
  chi ha avuto la possibilità di partecipare ha potuto cogliere con
  mano  come  il concorso della gente di Sicilia, su un  tema  così
  importante,  é stato ritenuto un concorso abbastanza limitato.
   L'onorevole   Formica,  mio  capogruppo,  che   mi   ha   appena
  preceduto, ha chiarito come in questa fase ci si doveva attendere
  il concorso della gente che non poteva essere il concorso diffuso
  e totale dell'opinione pubblica siciliana.
     Doveva,  poteva essere ed é stato il concorso  degli  studiosi
  della  materia costituzionale, della materia organizzativa, della
  materia  ordinamentale,  della materia giuridica.  Tuttavia,  io,
  che ho avuto la possibilità ed anche la fortuna di partecipare  a
  taluni di questi dibattiti, ho potuto sostenere come se il  clima
  di  oggi,  nel 2004,  é un clima molto diverso rispetto a  quello
  che,   come  abbiamo  appreso  sui  libri  e  sui  testi,   aveva
  preceduto,  accompagnato e seguito l' approvazione dello  Statuto
  siciliano del 1946, è anche perché é sostanzialmente cambiato  il
  modo di comunicare.
     Lo Statuto del 1946, lo Statuto vigente che ancora oggi, nella
  gerarchia delle fonti del diritto, almeno in Sicilia, é al  primo
  posto,  é  il  primo  Statuto regionale sotto  la  vigenza  dello
  Statuto  albertino,  cioè  ancor  prima  dell'approvazione  della
  Costituzione italiana, repubblicana.
   Nel  tessuto  nazionale  di allora le spinte,  non  vorrei  dire
  separatistiche  che  pure  animarono  quegli  anni  della  nostra
  storia,  ma  le  spinte  autonomistiche delle  autonomie  locali,
  regionali dovevano contrastare con lo spirito fortemente unitario
  dello  Stato  nazionale;  oggi, quel contrasto  si  é  tramutato,
  invece,   in  un  contenzioso,  in  un  binomio  tra  le   spinte
  autonomistiche  delle Regioni e lo Stato nazionale  che,  con  il
  federalismo  e  la  modifica del Titolo V della Costituzione,  ha
  sostanzialmente  riconosciuto  come  assolutamente  legittime   e
  giustificate le spinte locali e le spinte regionali in  un  nuovo
  assetto, in un nuovo quadro costituzionale dello Stato.
   Credo  che noi tutti dobbiamo avere grande attenzione,  rispetto
  a  quello  che stiamo compiendo, credo che nessuno di noi  voglia
  oggi  sbagliare, credo che in tutti noi -  ne sono  profondamente
  convinto,  ne voglio essere profondamente convinto -  alberga  lo
  spirito ed il senso di responsabilità nel momento in cui, da  qui
  a  qualche giorno o settimana,  approvando il nuovo statuto della
  Regione siciliana, approveremo un testo normativo che governerà e
  regolamenterà la vita della nostra Regione per i prossimi decenni
  -  non  so  bene,  forse nessuno qui può dire con  esattezza  per
  quanti decenni -, ma certamente per molto tempo. E allora, signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  vorrei   rassegnare   qualche
  considerazione di merito.
   Ho  sostenuto nei giorni scorsi, partecipando ai dibattiti sullo
  Statuto,  che  il tempo è maturo, che il testo è  buono,  ma  che
  qualche modifica, qualche aggiunta al testo normativo che è stato
  licenziato  dalla Commissione presieduta dal compianto  onorevole
  Leanza  vada - come sforzo di tutti noi - ancora prodotto.
   La  differenza  -  che  non è soltanto  accademica,  che  non  è
  soltanto  scolastica - tra Costituzione materiale e  Costituzione
  formale,  credo  che, ancora oggi, ci debba guidare.  E  non  già
  perché stiamo approvando una Costituzione; il nostro Statuto,  lo
  sappiamo bene tutti, non è una Costituzione ma non è neanche  una
  legge  ordinaria. E' qualcosa che sta nel mezzo  tra  un  aspetto
  fortemente  significativo  ed importante  nella  regolamentazione
  della  vita della Sicilia e non è una legge ordinaria o una legge
  di  settore; è, cioè, un corpo di norme dentro al quale  dobbiamo
  mettere - qualcuno l'ha definita l'anima - lo spirito che  ancora
  mancherebbe.
   Voglio  ricordare,  e  lo  faccio con qualche  soddisfazione  di
  gruppo,  che  il primo a parlare di mancanza di anima  di  questo
  Statuto  è  stato  il  collega del Gruppo di Alleanza  Nazionale,
  onorevole Sammartino. E credo che egli abbia colto nel segno se è
  vero, come è vero, che in queste settimane in tanti, poi, si sono
  affrettati  ad  utilizzare  lo stesso  linguaggio  e   la  stessa
  immagine.
   Abbiamo  avuto uno Statuto fortemente autonomistico, che  quindi
  poteva  soddisfare  le  esigenze dei  siciliani  sotto  l'aspetto
  formale.  Ma  siamo  convinti che, sotto  l'aspetto  sostanziale,
  concreto,  materiale,  lo Statuto ancora  oggi  vigente  -  ed  è
  vigente  da  57,  quasi 58 anni -, abbia potuto  assicurare  alla
  Regione siciliana la specificità tanto  invocata e che, per tanto
  tempo, si era detto e si era pensato di avere raggiunto?
   Ritengo    che   noi   tutti   si   possa,   legittimamente    e
  giustificatamente,   rispondere   di   no   perché    la    Carta
  costituzionale della Sicilia non è andata al di là di uno Statuto
  formale,  assai  spesso  non  si  è  saputa  spingere  al  di  là
  dell'aspetto formale. E ciò lo si deve, anche, alla non  perfetta
  adeguatezza delle classi dirigenti che nel tempo hanno  governato
  la nostra Sicilia.
   Oggi,  onorevoli  colleghi,  questa  esigenza  rimane  ferma.  A
  maggior  ragione rimane ferma perché, mentre nel 1946 la  Sicilia
  fu  anticipatrice - come ho detto prima - persino  nei  confronti
  della Costituzione nazionale repubblicana e le altre Regioni,  le
  Regioni  ordinarie, dovettero aspettare quasi 25 anni perché  gli
  Statuti ordinari sono degli inizi degli anni 70, esattamente  del
  1970,  oggi la Sicilia corre un grave rischio:  quello di vederci
  allineati  sul  fronte del federalismo, sul fronte della  riforma
  del   Titolo  quinto  della  Costituzione,  sul  fronte  di   una
  uniformità  od  omogeneità  od  omogeneizzazione  degli   Statuti
  regionali che ci farebbe fare un passo indietro piuttosto che  un
  passo  avanti nel cammino e nel percorso della nostra specificità
  e  delle  esigenze  che la nostra gente ancora  rivendica  e  che
  aspetta di vedere soddisfatte.
   E'  questa  probabilmente l'anima a cui si riferiva,  all'inizio
  del dibattito sullo Statuto, l'onorevole Sammartino e a cui hanno
  fatto riferimento poi tanti altri osservatori e  commentatori.
   Allora  qui voglio dire con estrema chiarezza che non si  tratta
  soltanto  di  migliorare il preambolo o di ritenere il  preambolo
  esaustivo  delle  necessità, delle esigenze  di  chiarezza  e  di
  impostazione  che questa Assemblea credo assolutamente  senta  il
  dovere di dare, ma di fornire ulteriori elementi. E di fornirli e
  di  metterli  nero su bianco non con lo strumento del  preambolo,
  cioè   dell'introduzione  di  un  documento   programmatico,   di
  programmazione e comunque di legislazione quadro, ma  con  norme,
  di tradurre cioè tali esigenze in norme ben precise nel corso del
  dibattito parlamentare.
   Il  Gruppo  di Alleanza Nazionale, personalmente il sottoscritto
  che  li  ha  già  predisposti, presenterà degli  emendamenti;  di
  questi,   uno  ritengo  di  poterlo   preannunciare   in   questa
  discussione  generale in maniera assai chiara, ed è quello  sulla
  istituzione del difensore civico, che non è un doppione di nulla,
  che  non è un istituto da sofisticate elaborazioni o architetture
  costituzionali   o  amministrative.  E'  un'esigenza   avvertita,
  largamente avvertita ormai dalla gente, dalle comunità locali.
   Da  questo  punto di vista, nel momento in cui  vi  è  stato  un
  dibattito  addirittura  sulla  necessità  o  sull'opportunità  di
  introdurre nel preambolo un riferimento alla lotta alla  mafia  -
  il  che veramente sembrerebbe ultroneo e persino minimale perché,
  al  di  là  della scrittura nel testo o addirittura nel preambolo
  introduttivo  di  un  testo  normativo  della  necessità,   della
  indispensabilità  della  lotta alla  mafia,  nessuno  può  negare
  l'assoluto impegno e l'assoluta realtà nel combattere  la  mafia,
  soprattutto  in una regione come la nostra -, allora c'è  bisogno
  ancora di sforzarci di avvicinare le istituzioni ai cittadini  o,
  se  volete, i cittadini alle istituzioni. Prevedere con il  rango
  di  norma  statutaria l'introduzione del difensore  civico  nella
  regione,  nelle  province,  nei  comuni  è  certamente  un  punto
  importante,  trattandosi di un istituto che, in  tal  senso,  può
  svolgere una sua funzione primaria e precipua.
   E  non si può non fare riferimento nel nostro Statuto - e mi  fa
  piacere  che  in Aula vi sia l'assessore Granata  -  alle  grandi
  risorse  culturali, economiche e sociali che  la  nostra  regione
  vanta  e  delle  quali  nella bozza di  Statuto  approvata  dalla
  Commissione non vi è alcun tipo di riferimento.
   Credo  che,  sotto tale aspetto, si debba abbandonare  -  voglio
  dirlo  qui con estrema chiarezza anche perchè è questa  la  linea
  del  Gruppo  di  Alleanza Nazionale - la considerazione  minimale
  dello  Statuto inteso come corpo di norme che debba regolamentare
  l'organizzazione  della  vita amministrativa  della  Regione  per
  trasformare,  invece,  lo  Statuto in quello  strumento  che  noi
  desideriamo   che  sia:  la  carta  fondamentale  della   Regione
  siciliana.
     Ed allora il riferimento alla qualità della vita, alla qualità
  ambientale, alla tutela delle specie animali, della biodiversità,
  del  paesaggio, alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio
  storico  -  artistico  esistente nel territorio  regionale  é  un
  riferimento che certamente va introdotto con una precisa norma di
  legge all'interno dello Statuto, così come la utilizzazione delle
  risorse  energetiche pulite, rinnovabili e tutta la  materia  che
  riguarda   l'integrazione   delle  tematiche   ambientali   nelle
  politiche di Governo per una crescita e uno sviluppo che  sia  al
  tempo stesso equilibrato e sostenibile.
   C'è  qualche cosa di più da dovere aggiungere, a mio giudizio  -
  ed  anche a giudizio del gruppo di Alleanza nazionale -, ed è  un
  aspetto   che   è   emerso,  recentemente,  nel   corso   di   un
  interessantissimo  dibattito  tenutosi  presso  l'Università   di
  Catania  ad  opera della facoltà di giurisprudenza e  di  scienze
  politiche,  anzi  precisamente sono tre  aspetti  da  non  potere
  minimamente  omettere o obliterare nel momento in cui l'Assemblea
  regionale siciliana è impegnata nella discussione sulla revisione
  dello Statuto.
   Il   primo   aspetto   riguarda  il  cosiddetto   principio   di
  eguaglianza sociale e di eguaglianza giuridica ed economica tra i
  sessi.  Anche  se  in tempi di par condicio,  in  tempi  di  pari
  opportunità, potrebbe sembrare superfluo un richiamo normativo in
  tal  senso, a me pare invece che lo Statuto siciliano debba  dare
  un  forte  segnale di innovazione anche in questo senso,  con  la
  introduzione  di  un  principio  generale  in  tal  senso.   Tale
  introduzione rappresenterebbe per lo Statuto siciliano un approdo
  assai    importante,   vista   la   sua   generale   architettura
  costituzionale,  ancora  carente  di  enunciazioni  di   principi
  generali  che non sono soddisfatti soltanto dalle previsioni  del
  preambolo.
   Credo  sia altrettanto indispensabile un accenno, un riferimento
  al   riconoscimento   ed  alla  valorizzazione   delle   identità
  culturali,  delle  tradizioni  storiche  che  caratterizzano   le
  comunità residenti nel territorio siciliano.
   Così come un riferimento al riconoscimento, alla importanza,  al
  rilievo  dei siciliani che oggi si trovano in tutto il mondo,  in
  un  fenomeno  che  è stato fortemente caratterizzante  la  nostra
  Terra,  la  nostra Regione, non soltanto con le ondate periodiche
  di  emigrazione  verso altri stati, verso le  americhe,  verso  i
  paesi   del   nord  Europa.  Questi  siciliani,   questi   nostri
  conterranei,  questi  nostri fratelli che  hanno  sostanzialmente
  portato  il meglio di quello che possedevano nel mondo - e  molto
  spesso  era  soltanto la loro capacità, la loro intelligenza,  la
  loro intraprendenza, la loro vivacità intellettuale e culturale -
  e  che  negli  anni  a  volte si sono poi  sentiti  non  soltanto
  emigrati, ma addirittura dimenticati dalla loro Regione e qualche
  volta anche dalla loro Nazione.
   Ribadisco, credo che queste persone meritino, come fenomeno  che
  nel  corso  dei  secoli ha caratterizzato la  vita  della  nostra
  Regione, un particolare riferimento.
   Chi  vi  parla  ha depositato qualche settimana fa  un  apposito
  disegno  di legge per il riconoscimento del diritto di elettorato
  attivo  ai siciliani emigrati residenti nel mondo, una  sorta  di
   norma   regionale   alla  Tremaglia  in   dimensione   regionale
  siciliana .
   Ho  presentato  questo  disegno  di  legge  perchè  ho  ritenuto
  indispensabile, utile che nel nostro ordinamento -  ed  oggi  che
  parliamo di riforma elettorale l'argomento è di estrema attualità
  -  vi fosse un riconoscimento non soltanto formale ma addirittura
  sostanziale nei confronti dei nostri emigrati che si  sono  ormai
  radicati in tutti i Paesi del mondo.
   Concludo,   signor  Presidente,  riservandomi   di   intervenire
  ulteriormente   nel   corso   del   dibattito,   non   con    una
  raccomandazione,  perché non potrei farlo, non  sono  io  il  più
  titolato  a  farlo,  ma  con un appello  all'Assemblea  regionale
  siciliana,  affinché  ognuno di noi -  e  ne  sono  profondamente
  convinto  -  viva e sappia vivere il momento, che è  da  definire
  storico   per  noi  legislatori  siciliani,  con  grande  spirito
  bipartisan,  con grande spirito di edificazione e di  costruzione
  di  uno  Statuto  che  non  è,  come  dicevo  all'inizio,  né  la
  Costituzione  della  Regione  siciliana  ma  neanche  una   legge
  ordinaria  di poco momento: è la Carta fondamentale della  nostra
  autonomia, che deve conservare appieno la sua specificità  e  non
  deve vederla annacquata nel nuovo sistema federale dello Stato.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Raiti.  Ne  ha
  facoltà.

    RAITI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  in
  questo dibattito con un pizzico di emozione perché mi rendo conto
  della valenza fondamentale e storica della proposta di legge oggi
  al  nostro esame, che è frutto di un lavoro quasi biennale  della
  Commissione presieduta dal deceduto onorevole Leanza.
   Intervengo  con  particolare emozione anche  perché  -  come  ho
  avuto  modo  di  ricordare in una delle prime  sedute  d'Aula  di
  questa  legislatura  -  il  caso  ha  voluto  che  io  succedessi
  all'onorevole  Attilio Castrogiovanni, uno  dei  deputati  eletti
  nella   prima   Assemblea  regionale,  che   era   anch'egli   di
  Linguaglossa, il mio paese d'origine.
   L'onorevole Castrogiovanni è stato uno di quei deputati  che  ha
  lottato  con  il  Movimento  indipendentista  per  ottenere  quel
  riconoscimento  di  parità istituzionale  con  lo  Stato  per  la
  Regione siciliana, ed è a seguito di quelle lotte indipendentiste
  ed autonomiste - lo sappiamo tutti - che abbiamo avuto lo Statuto
  che  oggi  ci  accingiamo a riformare ed ad  adeguare  ai  nostri
  giorni.
   E'  chiaro però che la riforma che oggi ci accingiamo  a  varare
  non  può  non fare tesoro di quella grande conquista  che  fu  lo
  Statuto  regionale  siciliano,  e  non  può  nello  stesso  tempo
  dimenticare  che  purtroppo  quelle conquiste  istituzionali  non
  sempre si sono rilevate veramente tali per la nostra Regione. Con
  lo  Statuto abbiamo ottenuto, grazie anche al sangue versato  dai
  nostri   conterranei  in  quel  periodo  storico,  uno  strumento
  veramente all'avanguardia, uno strumento che nel corso di  questi
  anni  molte regioni d'Italia ci hanno invidiato. Tra l'altro,  le
  prerogative  ed  i poteri che questo strumento ha  concesso  alla
  Sicilia sono stati oggetto di battaglie forti dal punto di  vista
  politico  di  alcuni movimenti che hanno fatto  la  loro  fortuna
  politica a livello nazionale.
   Quei  movimenti  hanno ragionato e ancora oggi  utilizzano  come
  base  della  propria  azione politica  quei  presupposti  che  lo
  Statuto  regionale  ci  ha concesso, perché  hanno  ritenuto  che
  quegli stessi presupposti erano all'avanguardia.
   Ritengo  che  questo  Statuto, che è stato preso  a  modello  da
  parte   di  alcune  forze  politiche,  oggi  ci  porta  a  dovere
  constatare la doppia faccia della medaglia. Infatti, anche  se  è
  stato  una  conquista importante, lungimirante e che  in  qualche
  maniera  ha  precorso  i tempi, è anche vero  che  quello  stesso
  Statuto  si  è  trasformato  in  una  'palla  al  piede'  per  il
  Parlamento   siciliano  perché  purtroppo  le  classi   dirigenti
  espresse  nel  corso  di  questi  anni,  non  sempre  sono  state
  all'altezza di fare tesoro, di trasformare le potenzialità  dello
  Statuto  in strumenti atti a portare sviluppo, progresso  per  la
  Sicilia nel contesto nazionale europeo.
   Oggi  dobbiamo fare tesoro di questo fallimento affinché  questo
  non  accada  più  e  per fare in modo che  lo  Statuto  che  sarà
  approvato possa stabilire gli strumenti, i tempi, le modalità  di
  attuazione che lo rendano effettivo ed efficace.
   Auspichiamo  che non rimanga un documento eccellente  dal  punto
  di  vista  formale ed astratto, ma che non trova riscontro  nella
  realtà della nostra Regione.
   Di questo noi dobbiamo tenere conto.
   Devo   precisare  che  è  stato  preso  ad  esempio  lo  Statuto
  regionale  siciliano  da  quelle forze politiche  che  oggi,  nel
  contesto nazionale, hanno un peso determinante nel governo e che,
  attraverso le loro battaglie politiche, hanno trasformato e fatto
  sì  che la Costituzione repubblicana venga modificata accentuando
  e  spingendo  nell'attuazione dei principi  federalisti  tali  da
  rischiare di fare diventare lo Stato italiano uno stato che perda
  l'unitarietà,  i  principi  della  sussidiarietà   e   i   valori
  fondamentali della condivisione delle scelte.
   Ritengo  che  tutti  siamo in uno stesso contesto  istituzionale
  repubblicano  e  le regioni più deboli, certamente,  non  possono
  essere lasciate a se stesse.
   Queste  argomentazioni  sono state oggetto  di  riflessione,  in
  questi  giorni, da parte mia, del mio partito 'Italia dei valori'
  e  da  parte di molti interlocutori con i quali ho partecipato  a
  diversi dibattiti che si sono svolti nella Regione siciliana.
   Il  lavoro  che  è  stato  fatto nel  corso  di  questi  anni  è
  positivo.  Non è uscito un testo perfetto, ma così  era  naturale
  che  fosse  perché la perfezione non fa parte delle  potenzialità
  dell'uomo,  però  questo  Statuto  costituisce  una  base  seria,
  propositiva,   una   piattaforma  che   per   molti   aspetti   è
  condivisibile, e per questo deve darsi giusto riconoscimento alla
  Commissione tutta, alle forze politiche e ai soggetti esterni che
  hanno partecipato all'elaborazione del testo.
   Noi  auspichiamo che nel corso del dibattito d'Aula  le  lacune,
  che  con  la mia parte politica abbiamo evidenziato e che  adesso
  esporrò in maniera generica, possano essere colmate, che il testo
  possa  essere migliorato, e che in Aula si possa fare un  lavoro,
  come  è  stato  fatto in Commissione, di confronto costruttivo  e
  propositivo,  affinché  possa svilupparsi  un  dibattito  che  ci
  consenta  di  approvare  lo  Statuto  a  larga  maggioranza.   In
  Commissione  si è registrato uno sforzo in tal senso;  mi  auguro
  che  anche  in  Aula si continui in questa direzione,  così  come
  spero  si  continui  subito  dopo in occasione  dell'approvazione
  della   legge   elettorale,  che  è  una   conseguenza   naturale
  dell'approvazione dello Statuto.
   Mi  auguro  che anche per l'approvazione della legge elettorale,
  così  come  è  stato  durante i lavori della Commissione,  ci  si
  sforzi  da  parte  di  tutte  le  forze  politiche  affinché  sia
  approvata con il più ampio consenso possibile, perché il  momento
  storico  attuale  che  ci vede esaminare e votare  lo  Statuto  e
  subito  dopo  la legge elettorale, non possa essere  sprecato  in
  lotte tra schieramenti contrapposti. Le regole, così come è stato
  detto  da  tutti,  sono le regole di tutti, devono  rappresentare
  tutte  le  istituzioni,  tutte  le  forze  politiche  e  tutti  i
  cittadini;  in quelle regole ci dobbiamo riconoscere affinché  la
  democrazia sia sempre più partecipata e ciascuno possa sentirsi a
  casa propria, specialmente nel sistema maggioritario che vede  la
  contrapposizione dei due schieramenti basata sui programmi che si
  vogliono  attuare  nel momento in cui si va al governo,  ma  quei
  programmi  come  anche  e la legittimazione dell'avversario  sono
  tanto   più forti quanto maggiore è il consenso nell'approvazione
  di   leggi  fondamentali  come  quella  dello  Statuto  e  quella
  elettorale.  Noi sentiamo tutto il peso di tale responsabilità  e
  mi  auguro  che anche le altre forze politiche la sentano  perché
  non  possiamo  permetterci di creare un "vulnus" all'interno  del
  sistema politico e sociale della Regione siciliana, in un momento
  difficile e in un contesto nel quale noi ci confrontiamo non solo
  con  l'altro riferimento istituzionale nostro primario che  è  la
  Repubblica Italiana, ma ci confrontiamo soprattutto con  l'Unione
  europea;  riteniamo,  infatti,  necessario nel  ragionamento  che
  andremo  a  fare avere sempre come stella polare, come  punto  di
  riferimento  anche  l'Unione europea  che  vorremmo  che  diventi
  presto  gli Stati Uniti d'Europa, una entità soprannazionale  che
  accomuni  tutte  le realtà presenti in Europa  per  costruire  un
  Europa  di pace in un contesto mondiale di pace, di crescita,  di
  sviluppo e di solidarietà con le nazioni più deboli.
   La  Sicilia  in  questo  contesto ha  un  ruolo  fondamentale  e
  primario  perché, così come tutti abbiamo detto  e  così  come  è
  inserito  nel  preambolo dello Statuto,  noi  siamo  una  regione
  confine,  una regione cerniera, una regione che è al  centro  del
  Mediterraneo e che può svolgere,così come ha svolto nei  millenni
  passati,  un ruolo importante e fondamentale che può  essere  non
  solo  di sviluppo nostro ma può essere anche di sviluppo di tutte
  le  altre nazioni, da nord verso sud, che guardano all'Africa, al
  Medio Oriente, all'Asia. E questo afflato di centralità nel nuovo
  assetto   istituzionale  europeo  e  mondiale  non  lo   dobbiamo
  dimenticare in tale occasione di approvazione dello Statuto e  lo
  dobbiamo tenere presente e bene in mente, e forse da questo punto
  di  vista  bisogna  fare  uno  sforzo  maggiore  per  individuare
  precisare  e  sottolineare  le  potenzialità  della  Sicilia   in
  relazione ripeto con l'Italia e con l'Unione Europea e con  tutto
  quello  che  accade  nel  mondo  in  un  sistema  nel  quale   la
  globalizzazione  ormai è un dato di fatto  acquisito,  sul  quale
  bisogna  confrontarsi  per  fare in modo  che  questa  carta  sia
  attuale anche nei prossimi decenni. Su tale punto invito tutte le
  forze  politiche  a riflettere un momento: non  possiamo  perdere
  l'occasione di affermare anche nei principi e nel concreto questa
  centralità,  questo  ruolo guida che la  Regione  siciliana  deve
  avere  anche  in  prospettiva  del 2010  quando,  a  seguito  del
  deliberato  del trattato di Barcellona ci sarà l'aria  di  libero
  scambio  nel  Mediterraneo.  E  non  è  un  caso  che  il  Gruppo
  parlamentare  a  cui  sono  iscritto si chiama  proprio   Sicilia
  2010 ;  quella  scadenza  ha  per  noi  un  significato  politico
  rilevante,  e  noi  dobbiamo  prepararci  ed  essere  pronti   ad
  assurgere ad un ruolo fondamentale di guida nel Mediterraneo,  al
  fine di poter dare il nostro contributo per portare la pace in un
  contesto  storico  assolutamente preoccupante,  in  cui  tutti  i
  giorni dobbiamo registrare numerosi morti, anche tra persone  che
  non  partecipano  attivamente alla guerra, ma che  sono  soggetti
  deboli e che con la guerra non c'entrano nulla.
   Queste  cose dobbiamo tenerle bene in mente nel momento  in  cui
  andremo  a  concretizzare gli articoli ed il preambolo  che  sono
  oggetto  dello  Statuto. Noi presenteremo alcuni emendamenti,  ma
  già  da  subito preciso che le proposte seguiranno un unico  filo
  conduttore,    anche   di   filosofia   politica,    maggiormente
  approfondito e più caratterizzante.
   Ritengo  che  il  preambolo, sotto  alcuni  punti  di  vista,  è
  assolutamente  insufficiente, anche se è  stato  fatto  un  passo
  avanti  per esempio in riferimento alle affermazioni di principio
  forte  con  le  quali  si  stabilisce che  la  Regione  siciliana
  promuoverà tutte quelle azioni necessarie a difendere i cittadini
  dai  poteri  criminali  e  mafiosi. In  questo  contesto  ritengo
  indispensabile fare un riferimento ad un deliberato dell'ONU  del
  2000,  che purtroppo non è stato considerato a dovere dalle forze
  politiche  italiane  e  siciliane, cioè la  cosiddetta  giustizia
  riparatrice e di riconciliazione. L'affermazione che  la  Regione
  sosterrà in tutti i modi i principi di giustizia riparatrice e di
  conciliazione  và  nella direzione da noi auspicata,  e  cioè  di
  considerare maggiormente i diritti di coloro i quali sono oggetti
  passivi  di  reati,  perchè purtroppo oggi l'attenzione  politica
  spesso   è  incentrata  soprattutto  sulla  difesa  dei   diritti
  legittimi,  costituzionali di coloro  i  quali  sono  oggetto  di
  procedimenti penali, coloro i quali,  potenzialmente  indagati  o
  imputati, possono commettere reati.
   C'è  scarsa  attenzione,  invece, per  i  soggetti  passivi,  le
  vittime  del  reato.  Inserire una norma di principio  di  questo
  contesto   nel   preambolo,  credo  sia  un'azione  assolutamente
  meritoria  e propositiva, che va nella direzione non  solo  della
  tutela  e  del  rispetto,  per  quello  che  è  possibile,  degli
  interessi  lesi  dalle  vittime dei reati - interessi  personali,
  sentimenti,  affetti, interessi economici -  ma  va  anche  nella
  direzione della riconciliazione tra la vittima ed il reo,  perchè
  non  possiamo costruire una società migliore se non teniamo conto
  dell'aspetto preventivo e dell'aspetto successivo ai reati.
   Fare   delle   politiche   che  vanno  nella   direzione   della
  riconciliazione  è un'azione assolutamente fondamentale  per  uno
  stato  di  diritto  che vuole costruire una  società  basata  sul
  reciproco rispetto e sulla possibilità di dare a chi ha  commesso
  degli  errori  la possibilità di recuperare e di  rimettersi  nel
  circolo, soprattutto dando ad essi il sostegno necessario a  fare
  in modo di riparare il danno che è stato causato.
   Ritengo  quindi  che  quest'enunciato  di  principio,   che   fa
  riferimento  ad  un  deliberato dell'ONU del 2000,  debba  essere
  inserito  nel  preambolo, e preannuncio la  presentazione  di  un
  emendamento in tal senso.
   Il  richiamo  al  cristianesimo fatto nel  preambolo,  anche  se
  inserito in forma non incisiva, così come era stato richiesto dal
  Presidente  della  Regione,  potrebbe sembrare  anche  eccessivo.
  Dovremmo  evitare  di  caratterizzare  in  maniera  fondante   la
  cristianità  della  Regione siciliana, o della sua  cittadinanza,
  perché sappiamo - e lo dice un cattolico - che quei principi sono
  ormai parte integrante del nostro tessuto, e sono principi a  cui
  fanno  riferimento non solo i cattolici e sono  ormai  patrimonio
  comune  di tutti i cittadini siciliani e di tutti coloro i  quali
  sono venuti a vivere in Sicilia.
   Nella  prospettiva  cui  facevo cenno poc'anzi  -  cioè  di  una
  Sicilia punto di riferimento nel Mediterraneo - sarebbe bene  non
  frapporre ostacoli, non mettere questioni che potrebbero sembrare
  pregiudiziali  anche  se  non  lo  sono,  perché   noi   dobbiamo
  dimostrare l'assoluta modernità e laicità della Sicilia,  che  si
  pone in una prospettiva di apertura, di dialogo, di confronto con
  le  altre culture, con le altre regioni del Medioriente.  Se  non
  facciamo  questo  certamente  i conflitti  bellici,  i  conflitti
  terroristici  che oggi vi sono nel Medioriente e nell'Africa  non
  potranno trovare soluzione.
   Un  altro richiamo che, secondo me, dovrebbe essere inserito nel
  preambolo  riguarda  i diritti degli emigranti,  i  quali  devono
  essere  tutelati e guardati con maggior rispetto, in  riferimento
  anche  alla  necessità che la Regione siciliana ha  di  porre  un
  problema     politico    all'Unione    Europea,    il    problema
  dell'emigrazione. Ritengo che questo sarà un problema epocale nei
  prossimi  decenni, e quello a cui oggi assistiamo  -  i  numerosi
  sbarchi  di  clandestini  nelle  nostre  coste,  a  Lampedusa  in
  particolare  -  è  solo  l'inizio di un fenomeno  migratorio  che
  continuerà ad aumentare.
   Proprio  per questo penso sia indispensabile porre un'attenzione
  maggiore  nel  preambolo e fare in modo  che  negli  articoli  di
  riferimento - mi pare che l'articolo 19 definisca il ruolo  della
  Regione  come  interlocutore, anche esterno, internazionale,  con
  l'Unione Europea e con gli altri Stati - si ponga l'attenzione  a
  questa  problematica politica che è di rilevanza fondamentale  al
  fine  di  assicurare un'ospitalità agli emigranti, ma  anche  per
  consentire  funzioni di sicurezza, di tranquillità e di  sviluppo
  necessario per le future generazioni.
   Sono   questi   i   punti  che,  secondo  me,   debbono   essere
  assolutamente discussi e precisati.
   Altra problematica che invece riguarda gli aspetti interni e  la
  struttura istituzionale interna della Regione, e alla quale non è
  stata  data una risposta sufficiente, è quella della funzionalità
  stessa della Regione.
   Noi  vorremmo che la Regione fosse meno accentratrice,  vorremmo
  una  Regione più leggera, una Regione che sia una istituzione  di
  programmazione e di indirizzo degli Enti locali. Perché anche  se
  sono  stati  recepiti  i  principi di sussidiarietà  verticale  e
  orizzontale, non è sufficiente, in quanto queste norme dovrebbero
  essere  ancora più concrete e attuali, dovrebbero essere inserite
  nello  Statuto in maniera da consentire e delineare già da subito
  una Regione più leggera, che non sia un nuovo  Stato  che opprime
  e in qualche maniera sopprime anche le capacità finanziarie degli
  Enti locali.
   In  merito bisogna essere più attenti, bisogna mettere l'accento
  sulla  possibilità per i comuni o gli enti territoriali di  avere
  più   spazio  concreto  nell'attuazione  di  programmi  stabiliti
  bilateralmente  e indicare - perché tutto noi possiamo  prevedere
  nella carta istituzionale dal punto di vista formale - un obbligo
  di  trasferimenti  necessari e sufficienti per  applicare  questi
  principi  di  sussidiarietà, perché altrimenti quelli  rimarranno
  lettera morta. Questa è una delle inefficienze che abbiamo potuto
  registrare  nel  corso  di questi cinquant'anni  di  applicazione
  dello Statuto.
   Credo  che  questo  Statuto debba fare uno  sforzo  maggiore  in
  quella direzione, perché non vi può essere sussidiarietà reale  e
  concreta  se  a  questa  non  si affianca  in  maniera  certa  un
  trasferimento di risorse agli enti territoriali. Senza risorse la
  sussidiarietà resta solo sulla carta e non diventa  un  principio
  attuale e concreto come noi vorremmo che fosse.
   Su  questo  punto lo Statuto che stiamo trattando è lacunoso  e,
  personalmente,  ritengo necessario fare uno sforzo  maggiore  per
  individuare  i  percorsi  concreti che  possono  attualizzare  la
  sussidiarietà nel presente, ma anche nel futuro.
   Riguardo  poi ai quarantatré articoli del disegno di  legge  che
  stiamo  esaminando, sottolineo velocemente alcune caratteristiche
  che possono essere positive o, da altro punto di vista, negative.
   Ritengo,  per  esempio,  che  il  Comitato  della  legislazione,
  previsto   dall'articolo   4  dello  Statuto,   è   un   istituto
  assolutamente  non influente e che non debba  far  parte  di  una
  carta  costituzionale. Se vogliamo un comitato della legislazione
  che   possa   assicurare  una  legislazione  più  coerente,   più
  intelligibile per i cittadini, certamente non è questo  il  testo
  in  cui  deve  essere inserito, poichè fa parte di quei  principi
  regolamentari  che  dovrebbero essere  inseriti  nel  Regolamento
  dell'Assemblea   regionale   e   non   certamente   nella   Carta
  costituzionale della Regione siciliana.
   Altro  istituto  che  mi pare assolutamente  obsoleto  è  quello
  previsto dall'articolo 6, cioè l'insindacabilità dei deputati per
  quanto  riguarda  le  opinioni espresse  attraverso  i  mezzi  di
  comunicazione. Ritengo, sinceramente, che in un contesto  storico
  come  quello che noi viviamo, in una società che tende a  rendere
  sempre  più  trasparenti  la  politica  e  l'istituzione  e   più
  accessibili  ai cittadini, voler garantire una sorta di  immunità
  ai  parlamentari  per  quanto esprimono  attraverso  i  mezzi  di
  informazione, sia inopportuno.
   Lo  reputo  un istituto arcaico che non può trovare  dimora  nel
  contesto  della  nostra  carta regionale. Potrebbe  anche  essere
  interpretato  da alcune forze politiche come un primo  passo  per
  arrivare   anche  alla  cosiddetta   immunità  parlamentare   dei
  deputati regionali .
   Credo  che in questa sede non bisogna avere remore nel dire  che
  le  previsioni contemplate nello Statuto originario  vanno  bene;
  l'insindacabilità  per le opinioni politiche espresse  in  questa
  Aula è già sufficiente a garantire la libertà di espressione,  la
  libertà  di azione politica dei deputati e l'estensione  prevista
  nell'articolo  6 è un andare oltre che non può essere  consentito
  in una società moderna, almeno questo è il nostro punto di vista.
   Certamente  positivo  è  quanto  previsto  dall'articolo  7  che
  prevede  le  Commissioni di inchiesta quale potere  di  controllo
  dei   deputati  nei  confronti  dell'operato  del  Governo.  Sono
  assolutamente  d'accordo,  in quanto,   come  ho  avuto  modo  di
  rilevare  nel  corso di questi anni, con l'elezione  diretta  del
  Presidente  della  Regione,  con una vita  autonoma  del  Governo
  rispetto  all'Assemblea, occorre fare tutti gli sforzi  necessari
  per dare dei contrappesi politici istituzionali.
   Quindi,  ben  vengano  le  commissioni di  inchiesta  in  questa
  direzione,  ma  certamente  anche  qui  bisognerebbe  specificare
  meglio  per  rendere più incisive, non solo dal  punto  di  vista
  politico, ma anche dal punto di vista sanzionatorio, le decisioni
  che  le  commissioni  di  inchiesta  prenderanno  poichè  se  non
  prendiamo   corpo   e  non  diamo  assolutamente   rilevanza   ai
  contrappesi  istituzionali ci troveremmo sempre più ad  avere  un
  potere  forte,  governativo, centralizzato e una  diminuzione  di
  legittimità  o  di  dignità  dell'istituto  parlamentare  e   ciò
  inciderebbe  in maniera deleteria sulla qualità della  democrazia
  in questa Regione.
   Dicendo ciò, introduco subito quanto previsto dall'articolo 9  e
  dagli  articoli successivi riguardanti l'elezione del  Presidente
  della   Regione   e  del  Presidente  dell'Assemblea   regionale,
  argomenti di particolare importanza non solo per lo Statuto,   ma
  anche   per  quanto  discuteremo  successivamente  con  la  legge
  elettorale.
   Le   previsioni   inserite   nello  Statuto   non   mi   trovano
  assolutamente d'accordo. E' vero che noi sposiamo per  intero  il
  principio  dell'elezione  diretta del Presidente  della  Regione,
  perché  ciò  assicura governabilità e stabilità, per  un  periodo
  medio   di   cinque  anni,  all'attività  dei  governi   che   si
  alterneranno  nel  corso dei prossimi anni,  -  su  questo  siamo
  assolutamente  d'accordo - ma non possiamo non  rilevare  che  la
  forza   dell'elezione  diretta,  del  suffragio  universale   del
  Presidente  della  Regione  deve  essere  contemperata   con   un
  rafforzamento dei poteri dell'Assemblea.
   Questo  é  il  nodo centrale della qualità della democrazia  che
  andremo   ad  affrontare  nei  prossimi  mesi  ed  è    un   nodo
  imprescindibile, per il quale bisogna avere il coraggio  di  fare
  delle  scelte forti e chiare. Non esistono Parlamenti  nei  quali
  alla  elezione  diretta  del Presidente della  Repubblica  o  del
  Governatore  o di qualunque altra carica non  si contrapponga  un
  potere  assembleare  forte, democraticamente  rappresentativo  di
  tutte  le istanze sociali; ma, contemporaneamente, noi intendiamo
  far  riferimento  - e in tal senso ho presentato  un  disegno  di
  legge  -  al  modello costituzionale degli Stati Uniti d'America,
  dove  l'elezione  diretta  del  Presidente  della  Repubblica   é
  autonoma  rispetto  a quella del Parlamento federale;  solo  così
  possiamo ottemperare alle due esigenze.
   Ritengo  che  questo  principio di distinzione  netta  e  chiara
  debba  essere inserito nello Statuto che andiamo ad approvare  se
  vogliamo salvaguardare il ruolo delle istituzioni che oggi  siamo
  chiamati   a  rappresentare.  Non  possiamo  legare  in   maniera
  imprescindibile l'elezione diretta del Presidente  della  Regione
  all'elezione  dell'Assemblea. Le due  questioni  devono  rimanere
  distinte  con  fonti  di suffragio popolare diverso  e  per  tale
  motivo   ritengo necessario introdurre il principio della  doppia
  scheda.
   Il  cittadino  che  va  a  votare  dovrà  scegliere  il  proprio
  Presidente della Regione e la propria rappresentanza parlamentare
  e  con un confronto dialettico, tra chi é chiamato a governare  e
  chi é chiamato a legiferare, costante e quotidiano.
   Si  possono  contemperare le due esigenze, che sono fondamentali
  per  una  democrazia compiuta, partecipata e di  qualità  e  cioè
  l'esigenza   della  democrazia  e  della  rappresentatività   con
  l'esigenza della stabilità e della certezza del Governo.
   Se viceversa leghiamo, così come é stato fatto negli articoli  9
  e  seguenti, la vita dei due organi facciamo una commistione  che
  non  é  utile  a  nessuno, non é utile al Governo perché  diventa
  sempre  più  dispotico  e  a  volte  potrebbe  non  accettare   o
  considerare fastidiosi gli interventi del potere legislativo; non
  diventa  utile  per il potere legislativo che vedrà  sminuita  la
  propria  presenza, la propria dignità e qualità di  intervento  e
  potrebbe  portare ad una deriva che della democrazia potrà  avere
  ben poco.
   Su  ciò non siamo assolutamente d'accordo e vi invitiamo già  da
  adesso  a fare una riflessione attenta e concreta altrimenti   ne
  vale della qualità della democrazia. Dobbiamo sì salvaguardare la
  stabilità  e  la  governabilità, ma nello stesso  tempo  dobbiamo
  salvaguardare  la qualità della democrazia che si potrà  ottenere
  solo  con  un Parlamento libero da preoccupazioni, da vincoli  di
  qualsiasi natura e suddito del potere governativo.
   Se  continuiamo a rafforzare questo sistema, tutt'oggi in vigore
  in  questa  legislatura, faremmo un passo indietro rispetto  alle
  conquiste  democratiche  che sono state conquistate  ardentemente
  nella fine del '900.
   Su  questo  dovremmo ragionare e fin da subito  preannuncio  che
  faremo  una  battaglia chiara, coerente per affermare i  principi
  espressi.
   Riguardo, inoltre, all'articolo 11 bis ritengo ci sia stata  una
  svista  in  quanto  questo  articolo elenca  le  fonti  normative
  regionali  escludendo  il  Referendum che,  invece,  è  inserito,
  opportunamente,  negli  articoli a seguire.  Il  Referendum  deve
  essere  considerato  una  fonte  normativa  e,  quindi,  inserito
  nell'articolo 11 bis,  vanno bene anche tutti gli altri  istituti
  previsti - sempre dal mio punto di vista - nel medesimo articolo.
   Chiaramente  l'elencazione prevista dall'articolo 14  mi  sembra
  ultronea perché l'elenco delle materie specificate, di fatto, non
  fa  altro  che richiamare l'articolo 117 della Costituzione  così
  come  novellato  nel 2002; pertanto, il richiamo potrebbe  essere
  visto come ultroneo e non necessario.
   Sarebbe bene, forse, snellire l'articolo 14 richiamando solo  le
  prerogative particolari che questa Regione ritiene di particolare
  importanza come indirizzo politico-filosofico dei prossimi anni e
  sarebbe   bene   sopprimere  tutte  quelle  che   riguardano   il
  trasferimento  di  competenze che, di fatto,  sono  già  previste
  attraverso la modifica dell'articolo 117.
   Vi  sono, inoltre, altre questioni che devono essere specificate
  riguardo agli articoli 17 e seguenti.
   Credo,  infatti,  che  questo Statuto abbia  alcune  lacune  che
  intendo  porre all'attenzione di questa Assemblea e per le  quali
  già preannuncio la presentazione degli emendamenti che tenderanno
  a colmarle.
   Mi  riferisco,  in particolare, alla necessità  di  individuare,
  per esempio con un articolo 17 bis, la valenza fondamentale dello
  sport come un'attività che non solo salvaguarda la qualità fisica
  dei  nostri  concittadini, ma che può avere, e che ha certamente,
  una valenza sociale non indifferente di confronto, di dialogo, di
  scontro   nel   rispetto  di  quelle   regole  che  fanno   parte
  dell'essenza dell'uomo e che possono essere, nel contesto in  cui
  ho accennato, quello della Sicilia al centro del Mediterraneo.
   La  valenza e la necessità che la Regione possa avere  un  ruolo
  fondamentale   di   sprono,  in  questa  materia,   dell'attività
  personale  di ciascuno di noi può avere una valenza  -  ripeto  -
  di  conciliazione,  di  confronto  e  anche  di  accoglienza  nei
  confronti degli altri popoli del Mediterraneo.
   Ritengo  che  bisogna porre questi principi nella  nostra  Carta
  costituzionale così come deve essere messo in necessario  risalto
  la  tutela,  da  parte  della  la Regione,  delle   biodiversità.
  Quest'ultimo è un principio fondamentale per tutelare  l'ambiente
  che  ci  è  stato  lasciato  per garantirlo,  per  garantirne  la
  diversità  di tutti gli essere viventi che esistono nella  nostra
  Regione  e per continuare in quella strada che vede nella  tutela
  degli  ambienti  e delle risorse faunistiche-ambientali  che  noi
  abbiamo come un elemento essenziale della vita di questa Regione;
  e  fare in modo che si possa lasciare ai nostri figli una Regione
  che,  dal  punto  di  vista ambientale  e  di  biodiversità,  sia
  migliore  rispetto  a  quella che abbiamo  e  sia,  comunque,  un
  patrimonio  fondamentale e imprescindibile dello  sviluppo  della
  nostra comunità.
   Su   questo  bisogna  porre  particolare  attenzione  e,  a  tal
  riguardo,  presenterò un emendamento; così come  ritengo  che  in
  tale  contesto sia necessario far riferimento anche ad una azione
  propositiva  di  tutela  del diritto alla salute  degli  animali.
  Anch'  essi  fanno  parte degli esseri viventi che  vivono  nella
  nostra  terra  e  anche  per essi occorre  uno  Statuto  che  sia
  moderno,  che  sia  proiettato  al  futuro  e  che  dedichi   una
  particolare  attenzione alla tutela e allo sviluppo della  salute
  degli animali.
   Personalmente,  ho  già  predisposto  tre  emendamenti  che   si
  inseriranno  all'articolo 17 al fine di  valorizzare  questi  tre
  principi che ritengo assolutamente fondamentali e che devono  far
  parte della nostra Carta.
   Altro  riferimento  assolutamente positivo  è  quello  contenuto
  nell'articolo  15,  secondo  comma,  che  come  conseguenza   del
  federalismo  e  dell'applicazione dei principi  di  sussidiarietà
  verticale  e  orizzontale, mira all'eliminazione  del  potere  di
  controllo della Regione sugli enti locali.
   E'  un  passaggio  positivo  e di  modernità,  ma  se  a  questo
  passaggio  non  si  segue  con  dei ragionamenti  conseguenziali,
  possono scaturire elementi destabilizzanti e non positivi per  il
  rispetto  delle  istituzioni e dei principi di  democrazia  e  di
  controllo  e  di  legittimità del buon andamento  della  pubblica
  amministrazione.
   Reputo  che  quanto  previsto dall'articolo 15,  secondo  comma,
  debba  essere,  per  forza  di cose,   così  come  già  accennato
  dall'onorevole   Ioppolo   che  mi   ha   preceduto,   affiancato
  dall'istituzione imprescindibile del difensore civico.
   L'istituto  del  difensore civico deve rientrare  nello  Statuto
  della regione siciliana proprio come contraltare all'eliminazione
  dei poteri di controllo.
   Abbiamo    necessità,    nella    tutela    delle    prerogative
  istituzionali, di fare delle forme di controllo che  nascano  nel
  territorio, che non siano sovraordinate, ma che abbiano un  ruolo
  importante  per  garantire - come dicevo prima  -  quei  principi
  costituzionali   che  sono  fondamentali:  il   buon   andamento,
  l'imparzialità,  la legittimità e la economicità delle  pubbliche
  amministrazioni.
   E  il  difensore civico, così come ha già dato prova  di  grande
  modernità  e   di grande efficienza in Europa, è un istituto  che
  tutti  gli  altri  paesi  membri dell'Unione  europea  hanno  già
  realizzato   e   attuato  e  che  ha  dato  risultati   proficui,
  eccellenti dal punto di vista da noi auspicato, cioè a dire di un
  potere  alternativo e complementare a quello politico  che  possa
  essere un punto di riferimento per i cittadini  che hanno oggi la
  necessità  di  avere,   con un sistema maggioritario  sempre  più
  forte,  con  un potere sempre più forte dei soggetti che  vengono
  eletti - a partire dai sindaci, dai presidenti delle province  ai
  governatori della Regione -  un istituto che possa essere oggetto
  di  reclami, di proteste e che possa avere quei poteri  necessari
  per  far  sì che quando vi siano delle disfunzioni nell'esercizio
  del  potere  amministrativo queste possano essere sanzionate  dal
  punto di vista amministrativo.
   Lasciare   il  controllo  del  potere  politico  e  del   potere
  amministrativo solo alla magistratura penale o alla  magistratura
  amministrativa è assolutamente sbagliato per due motivi.
   Innanzitutto  si  potrebbe ricorrere  e  cadere  in  una  deriva
  giustizialista  che  nessuno  di  noi  desidera,  ciò  in  quanto
  riteniamo   che  il  principio  della  legalità  è  un  principio
  ispiratore  di  tutti gli stati di diritto. Non  vi  è  stato  di
  diritto  se  non  si  rispetta il principio  della  legalità,  ma
  riteniamo che il controllo del potere giudiziario deve essere  un
  controllo  residuale,  solo  per  casi  eccezionali  in  cui   si
  travalica l'illegittimità e si va nella illeicità.
   Ma  poichè  il potere amministrativo - così come oggi esercitato
  per  il  sistema  istituzionale che  abbiamo  e  che  avremo  nei
  prossimi  anni  -  è un potere sempre più illimitato,  sempre  in
  espansione,   per  anteporre degli argini a questo  esercizio  ed
  entrare sempre più nell'alveo della legittimità occorre istituire
  l'istituto giuridico del difensore civico, che abbia non solo  le
  caratteristiche  così  come previste  a  livello  formale  e  che
  potremmo  prevedere nello Statuto, ma che abbia  dei  poteri  che
  possano  essere  incisivi  attraverso  una  sanzione  reale   nei
  confronti del potere amministrativo e politico.
   Se  facciamo  ciò,  certamente ci metteremmo al  passo  con  gli
  altri   paesi  europei,  ma  faremmo  un  servizio  alle   nostre
  istituzioni in quanto le maggioranze cambiano, possono essere  di
  destra, di sinistra o di centro, ma le istituzioni restano e sono
  di tutti.
   E'   un  potere  di  controllo  sulla  legittimità  degli   atti
  amministrativi  che interviene prima del potere  residuale  della
  magistratura; è un potere istituzionale fondamentale  che  fa  da
  contraltare   e   permette  una  qualità   della   democrazia   e
  dell'esercizio  del  potere politico e amministrativo  certamente
  migliore,  più assiduo e più attento, perchè oggi ci troviamo  ad
  avere,  in questo sistema, una minoranza che non ha gli strumenti
  necessari per far valere le proprie ragioni.
   Saltati  i  poteri  di controllo dei Coreco e  degli  organi  di
  controllo, ci troviamo ad avere i cittadini in balia e alla mercè
  di   un   potere  politico  che  a  volte  diventa  arrogante   e
  sopraffattore.
   Certamente  il  difensore  civico è un  istituto  che  va  nella
  direzione   da  noi  auspicata  e  che  -  ripeto   -   è   stato
  eccellentemente provato e continua ad essere punto di riferimento
  fondamentale  negli Stati dell'Unione europea e che noi  vorremmo
  imitare   o  in  qualche  maniera  rendere  proprio  del   nostro
  ordinamento  giuridico. Pertanto, non  si  può  fare  a  meno  di
  inserirlo nella carta che noi stiamo esaminando.
   Principio  assolutamente  importante  e  fondamentale  riguarda,
  inoltre,  l'articolo  19  bis  che  condivido  per  intero.  Tale
  articolo   attribuisce  alla  Regione  un   potere   di   rilievo
  internazionale   con   il   controllo  dell'Assemblea   regionale
  siciliana.
   Questo  articolo, a differenza di quanto enunciato  prima  circa
  le  lacune  di  alcuni articoli, è assolutamente  da  condividere
  perchè  prevede  quei  poteri  che  la  Regione  deve  avere  nel
  relazionarsi con gli altri stati membri dell'Unione europea e con
  gli  altri  stati che aderiranno al mercato entro  il   2010.  Ma
  nello  stesso  tempo contiene anche quell'elemento  di  controllo
  democratico,  di proposta e di confronto che viene assicurato dal
  potere di ratifica di questa Assemblea regionale. E per questo va
  assolutamente condiviso.
   Ritengo,  anzi, che un potere di questo genere di interrelazioni
  all'esterno debba essere garantito, in qualche modo,  anche  agli
  enti   territoriali,  alle  province,  ai  comuni  e  alle  città
  metropolitane.
   Il  nocciolo fondamentale di questo Statuto sono gli articoli 36
  e  successivi. Questi articoli - che condivido per intero e per i
  quali   è  stato  fatto  uno  sforzo  di  elaborazione  veramente
  notevole, non solo dai componenti  della commissione Statuto,  ma
  anche  dagli  insigni studiosi che hanno dato il loro  contributo
  nel  corso  dei  lavori in Commissione - sono   fondamentali  per
  quanto  riguarda  i  poteri  e  la possibilità  di  esplicare  le
  potenzialità che questa Assemblea regionale può avere nel futuro.
   Sono  degli articoli condivisibili che vanno nella direzione  di
  garantire  veramente una sussidiarietà e una pari  dignità  dello
  Stato  e  della  Regione perchè consentono delle  entrate  certe,
  consentono   di   riparare   alla   cattiva   applicazione    dei
  trasferimenti previsti dall'articolo 38 del vecchio Statuto e che
  di  fatto  lo  Stato centrale non ha mai garantito nel  corso  di
  questi anni.
   E  su  questo  voglio  rivolgere un appello  a  tutte  le  forze
  politiche  di questa Assemblea e che hanno, come sappiamo,  tutti
  riferimenti a livello nazionale.
   Su  questo  nucleo di articoli tutti i partiti  politici  devono
  fare  fronte  comune  perchè  da  qui  passa  la  possibilità  di
  esplicare  le  funzioni che noi stiamo prevedendo  e  che  stiamo
  elaborando  in  maniera reale ed effettiva. Ripeto,  in  mancanza
  delle  risorse,  applicare  i  principi  di  sussidiarietà   sarà
  impossibile  e  se  su  questo  abbiamo  trovato  l'unanimità  di
  consenso certamente la troveremo anche in questa Assemblea.
   Ma  l'attenzione  che voglio porre va ai partiti  perchè  questo
  nucleo di articoli deve essere tutelato e difeso con forza  anche
  presso  il Parlamento nazionale nel momento in cui ci saranno  le
  letture del disegno di legge alla Camera e al Senato.
   Tutti  i  partiti e tutte le rappresentanze politiche di  questa
  Regione devono avviare una interlocuzione seria, determinata, con
  i  propri  partiti nazionali, affinché questo gruppo di  articoli
  non  sia  toccato  da  noi   e  sia modificato  direttamente  dal
  Parlamento nazionale, in quanto, personalmente, su questa materia
  ho  seri dubbi. Sicuramente noi dobbiamo fare in modo che  questi
  articoli  escano indenni dall'esame del Parlamento  nazionale,  e
  questa  sì che sarà una conquista reale del Parlamento siciliano
  L'approvazione di questi articoli - che sicuramente sarà  unanime
  -,  non sarà sufficiente se ad essa non seguirà una mobilitazione
  politica  di  tutti per difendere questi articoli  sottoposti  al
  giudizio  del  Parlamento centrale. Ci saranno sicuramente  forze
  politiche  che  vorranno limitare l'efficacia e la valenza  delle
  norme  di cui all'articolo 38 e seguenti. Non bisogna fare  passi
  indietro  e,  pertanto,  richiamo  l'attenzione  di   tutti   gli
  schieramenti   politici  affinché  si  esca  indenni   dall'esame
  parlamentare nazionale.
   Ultimo  punto  che intendo valutare specificatamente  in  questo
  intervento  è  quello  che  riguarda  la  Commissione  paritetica
  prevista  dall'articolo 43 che dovrà attuare i principi  che  noi
  approveremo   e   che   saranno  definitivi  con   l'approvazione
  definitiva dello Statuto. Ritengo che lì occorra dare  dei  tempi
  certi.  Lasciare la Commissione paritetica come organo che  dovrà
  attuare  l'attuazione  di questo Statuto  senza  fissare  termini
  certi, non è certamente auspicabile. L'esperienza del passato,  a
  cui  facevo riferimento nella prima parte del mio intervento, non
  ci deve fare stare tranquilli. Io ritengo che bisogna individuare
  dei   tempi   certi,   per   esempio  ventiquattro   mesi   dalla
  pubblicazione dello Statuto nella Gazzetta Ufficiale, affinché la
  Commissione  paritetica  possa rendere effettivamente  attuati  i
  principi  che noi applicheremo nello Statuto. L'esperienza  vuole
  che  spesso i principi che riusciamo a far passare dal  punto  di
  vista normativo poi non diventino mai applicazione concreta o  lo
  diventino  dopo decenni. Così è stato nel passato  e  così  potrà
  essere nel futuro.
     E memori di quello che è accaduto nel passato dobbiamo fare in
  modo  che  ciò  non avvenga, dobbiamo fare in modo  che  ciò  che
  conquisteremo, mi auguro, con questo Statuto possa effettivamente
  essere  applicato  nel  più breve tempo  possibile  e  non  possa
  esercitarsi  una azione dilatoria "romocentrica" che ci  consenta
  di   sminuire  o  di  diluire  nel  tempo  quello  che   potremmo
  conquistare  con lo Statuto regionale che andremo  ad  applicare.
  Per tutti questi miei ragionamenti, mi auguro che il dibattito  e
  l'esame   del   disegno   di  legge  che  stiamo   attuando   sia
  assolutamente  proficuo  e  sia  fatto  con  lo  stesso   spirito
  costruttivo  che  ha  caratterizzato i lavori della  Commissione.
  L'impegno   che  abbiamo  davanti  è  certamente   importante   e
  sicuramente storico. Tutti ci dobbiamo sentire sulle  spalle  una
  responsabilità  che  va  oltre  il  contingente  di  oggi  ed   è
  proiettata in un futuro che noi vorremmo migliore del passato. Un
  futuro  che  veda la Sicilia protagonista di una  Unione  Europea
  forte  anche dal punto di vista politico, ma che veda la  Sicilia
  punto  di  riferimento importante nel Mediterraneo  e   punto  di
  riferimento per un dialogo,  per la pace,  per lo sviluppo vero e
  non  invece come punto nero in un contesto mondiale che oggi come
  oggi,  ripeto, ha riflessi su tutti i cittadini di questa Regione
  e non solo. Di questa responsabilità noi ci sentiamo di assumerci
  tutta  la  valenza e mi auguro, anzi ne sono certo, che  tutti  i
  Gruppi  parlamentari,  e  tutti i partiti  politici,  e  tutti  i
  deputati  di  questa Assemblea, sentono questo  dovere  e  questo
  impegno  per dare alle future generazioni una carta  che  sia  la
  migliore possibile.
   Noi,  per quanto ci riguarda, lavoreremo con questo spirito  non
  solo sullo Statuto ma anche sulla legge elettorale. Grazie.

           Comunicazione di adesioni a Gruppo parlamentare

    PRESIDENTE   Comunico  che,  con  nota  del  22  aprile   2004,
  pervenuta  alla Segreteria generale in pari data ed  al  Servizio
  Lavori  d'Aula  il 26 aprile successivo, l'onorevole   Sebastiano
  Sbona  ha  comunicato di avere aderito, quale   indipendente,   a
  decorrere dallo stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare  di
   Sicilia Democratica'.
   Ne  consegue  che il deputato medesimo cessa contestualmente  di
  far parte del Gruppo parlamentare  Unione democraticacristiana  e
  di Centro', di cui era componente.
   Comunico,  altresì, che con nota del 22 aprile  2004,  pervenuta
  alla  Segreteria  generale in pari data  ed  al  Servizio  Lavori
  d'Aula  il  26 aprile successivo, l'onorevole Giuseppe Acanto  ha
  comunicato  di avere aderito, quale  indipendente,   a  decorrere
  dallo  stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare di   Sicilia
  Democratica'.
     Ne consegue che il deputato medesimo cessa contestualmente  di
  far parte del Gruppo parlamentare Misto, di cui era componente.
   Posto  dunque  che,  a seguito delle due suddette  adesioni,  il
  Gruppo parlamentare di  Sicilia Democratica' risulta composto  da
  cinque  deputati a norma del comma 2 dell'art. 23 del Regolamento
  interno  dell'ARS,  la richiesta di mantenimento  in  deroga  del
  Gruppo,  precedentemente avanzata dall'onorevole  Lo Monte, è  da
  considerarsi superata.
        L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli  colleghi, ricordo che domani mattina  le  commissioni
  saranno impegnate nei loro lavori. Pertanto, la seduta è rinviata
  a  domani  mercoledì  28  aprile 2004, alle  ore  17.00,  con  il
  seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - Comunicazioni
  II   - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d) e 153 del Regolamentointerno, della mozione numero 282
  «Interventi per l'esatta determinazione dell'attività
  cantieristica navale e di rimessaggio», degli onorevoli Fleres,
  Catania G., Maurici e Scoma.
  III   -  Discussione del disegno di legge:

        -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
            sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento recante
            'Modifiche allo Statuto della  Regione'  (nn. 580-472-578-602-
            652/A) (Seguito).

                  La seduta è tolta alle ore 20.00

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.30

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello


   Presidenza del presidente Lo Porto


    FERRO   segretario f.f., dà lettura del processo verbale  delle
  sedute  n.  201  e  n. 202 del 21 aprile 2004 che,  non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

                               Congedi

     PRESIDENTE   Comunico che hanno chiesto  congedo:  l'onorevole
  Miccichè  per  la  presente seduta; l'onorevole D'Aquino  per  le
  sedute del 27, 28 e 29  aprile 2004.

   L'Assemblea ne prende atto.

  Annunzio di presentazione di disegni di legge e contestuale invio
                     alle competenti Commissioni

     PRESIDENTE   Comunico che i seguenti  disegni  di  legge  sono
  stati presentati e inviati alla competente Commissione:

                    «AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)

   - Norme per l'autorizzazione allo svolgimento della cronoscalata
   Linguaglossa-Piano Provenzana'  (n. 854)
  -d'iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Raiti, Pistorio,
  Villari, Leanza Nicola, Moschetto, in data 22 aprile 2004

   - Istituzione del servizio geologico regionale  (n. 855)
  -d'iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Zago, Speziale, Capodicasa,
  Cracolici, Crisafulli, De Benedictis, Giannopolo, Oddo,
  Panarello, Villari, in data 22 aprile 2004

                  trasmessi in data 26 aprile 2004

     Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                             Commissioni

     PRESIDENTE   Comunico che i seguenti  disegni  di  legge  sono
  stati inviati alle competenti Commissioni:

                     «AFFARI ISTITUZIONALI» (I)

   - Benefici  per i familiari di Fabrizio Quattrocchi  assassinato
  in Iraq  (n. 849)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

   - Norme  elettorali  in  materia  di  enti  locali.  Mozioni  di
  sfiducia al sindaco  (n. 852)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 26 aprile 2004

                     «AFFARI ISTITUZIONALI» (I)
   «COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO REGIONALE»

   - Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana  a
  suffragio  universale  e  diretto.  Nuove  norme  per  l'elezione
  dell'Assemblea  regionale  siciliana. Modifiche  ed  integrazioni
  alla   legge   regionale  20  marzo  1951,  n.  29  e  successive
  modificazioni  (n. 850)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

                    «ATTIVITA' PRODUTTIVE» (III)

   - Norme urgenti in materia di agricoltura  (n. 848)
  -d'iniziativa governativa
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

   - Interventi    a    favore   degli   allevatori    partecipanti
  all'attuazione del piano di sorveglianza sierologica e del  piano
  vaccinale per la febbre catarrale degli ovini (blue-tongue)   (n.
  851)
  -d'iniziativa governativa
  -parere VI Commissione
  -trasmesso in data 21 aprile 2004

   - Norme  per  la riduzione del prezzo alla pompa dei  carburanti
  per l'autotrazione  (n. 853)
  -d'iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 26 aprile 2004

                Comunicazione di richieste di parere

     PRESIDENTE   Comunico  che  le seguente  richieste  di  parere
  pervenute  dal  Governo  sono  state  assegnate  alle  competenti
  Commissioni:

        «COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
                  L'ATTIVITA' DELL'UNIONE EUROPEA»

                    «AMBIENTE E TERRITORIO» (IV)

                           «BILANCIO» (II)

   - POR Sicilia 2000-2006. Proposta di modifica alle misure 1.07 e
  4.18  e  capitolo 2.1 PIT del Complemento di programmazione   (n.
  285/UE-IV-II)
  -pervenuto in data 21 aprile 2004
  -trasmesso in data 24 aprile 2004

   Comunicazione di trasmissione di atti alla Corte Costituzionale

     PRESIDENTE    Comunico   che   il   Consiglio   di   giustizia
  amministrativa per la Regione siciliana:

   -con  reg. ordinanza n. 56/04, sul ricorso n. 546/2003  proposto
  da  IMPRESA  EUROROCK  s.r.l. contro la  PROVINCIA  REGIONALE  DI
  PALERMO  e  nei  confronti della CONSORTILE  BAUCINA  s.r.l.  per
  l'annullamento della sentenza n. 682/03 riguardante: annullamento
  verbale  riapertura della gara del 2.7.2002 concernente l'appalto
  dei  lavori  di  ammodernamento  e  miglioramento  del  tracciato
  stradale svincolo Cannizzaro-Baucina;

   -con  reg.  ordinanza n. 249/04, sul ricorso n. 97  proposto  da
  Impresa  LA LUCENTE contro la FONDAZIONE TEATRO MASSIMO  VINCENZO
  BELLINI    e  IMPRESA  LA  PULIGIENICA  di  NAVARRA   TOTO'   per
  l'annullamento  dell'ordinanza del TAR per la Sicilia  -  Catania
  Sezione  II  n.  1994/2003  concernente l'esclusione  dalla  gara
  d'appalto  per l'affidamento del servizio di pulizia di  tutti  i
  locali ed uffici della Fondazione di cui sopra

                             ha sospeso

   il  giudizio  e  disposto la immediata trasmissione  degli  atti
  alla   Corte   costituzionale   ritenendo,   fra   l'altro,   non
  manifestamente   infondate  le  questioni   di   costituzionalità
  relative alla possibile permanenza dei membri laici della sezione
  giurisdizionale del CGA.

  Comunicazione di presentazione di proposta di iniziativa popolare

     PRESIDENTE    Comunico  che  in  data  21   aprile   2004   la
  Commissione  regionale  per  i  procedimenti  referendari  e   di
  iniziativa    legislativa    ha   trasmesso    alla    Presidenza
  dell'Assemblea regionale siciliana, secondo quanto  disposto  dal
  comma  5  dell'articolo 35 della legge 10 febbraio  2004,  n.  1,
  copia  della  proposta  di  iniziativa  popolare  in  materia  di
   Recupero del territorio e riordino urbanistico ed edilizio'.

                     Annunzio di interrogazioni

     PRESIDENTE   Invito  il  deputato segretario  a  dare  lettura
  delle interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

    FERRO  segretario f.f.:

   N.   1661   -   Richiesta  di  interventi   urgenti   da   parte
  dell'Amministrazione regionale al fine di rientrare nel  possesso
  della miniera e delle pertinenze minerarie dell'isola di Vulcano.
   - Presidente Regione
   - Assessore Territorio
   - Assessore Beni Culturali
   - Assessore Industria
   Firmatari:  Raiti  Salvatore; Orlando Leoluca;  Ferro  Giovanni;
  Morinello Salvatore; Miccichè Calogero

   N.  1663  - Notizie in ordine al permesso di ricerca idrocarburi
  e gas denominato 'Fiume Tellaro'.
   - Presidente Regione
   - Assessore Industria
   Firmatario: Gurrieri Sebastiano

   N.  1665  - Notizie circa la mancata riduzione dell'importo  dei
  canoni  relativi alle concessioni del demanio marittimo in favore
  delle imprese operanti nel settore dei cantieri navali.
   - Assessore Territorio
   - Assessore Turismo
   Firmatario: Oddo Camillo

   N.  1666 - Interventi urgenti presso il Governo nazionale  volti
  al  ripristino,  per le flotte pescherecce, dell'  art.  146  del
  Codice della Navigazione.
   - Presidente Regione
   - Assessore Cooperazione
   Firmatario: Oddo Camillo

   N.  1667  -  Interventi  presso il  Governo  nazionale  tendenti
  all'inserimento  del Teatro Massimo Bellini  di  Catania  tra  le
  fondazioni liriche di rilevanza nazionale.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali
   Firmatari:   Villari  Giovanni;  Speziale  Calogero;  Giannopolo
  Domenico

   N.  1668  -  Richiesta  di  incremento del  personale  medico  e
  paramedico  presso  il  Centro di talassemia  e  microcitemia  di
  Sciacca (AG).
   - Assessore Sanità
   Firmatari: Oddo Camillo; Capodicasa Angelo

   N.  1669  -  Notizie  sul  progetto finanziato  dall'Assessorato
  regionale  del lavoro per la formazione professionale di  giovani
  siciliani da inserire come tirocinanti in imprese del nord-est.
   - Presidente Regione
   - Assessore Lavoro
   Firmatari:  Speziale  Calogero; Cracolici  Antonino;  Capodicasa
  Angelo;  Crisafulli Vladimiro; De Benedictis Roberto;  Giannopolo
  Domenico; Oddo Camillo; Panarello Filippo; Villari Giovanni; Zago
  Salvatore

   N.  1673  -  Interventi per il ripristino del servizio  118  nel
  comune di Ganci (PA).
   - Assessore Sanità
   Firmatario: Cracolici Antonino

   N.  1675 - Notizie in merito alla modifica del progetto inerente
  alla   realizzazione  di  una  mostra  sulla   famiglia   Alliata
  finanziata con i fondi del POR 2000/2006.
   - Assessore Beni Culturali
   Firmatario: Giannopolo Domenico

     PRESIDENTE    Le   interrogazioni  testé  annunziate   saranno
  iscritte all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito   il   deputato   segretario  a   dare    lettura   delle
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

    FERRO  segretariof.f.:

   N.  1662  -  Notizie  circa  i ritardi nel  completamento  della
  struttura  comunale per l'assistenza e il ricovero degli  anziani
  sita in contrada Perriera del comune di Sciacca (AG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia
   Firmatario: Segreto Giuseppe

   N.   1664  -  Notizie  riguardo  al  mancato  finanziamento  del
  progetto di ristrutturazione del presidio ospedaliero Busacca  di
  Scicli (RG).
   - Presidente Regione
   - Assessore Sanità
   Firmatario: Gurrieri Sebastiano

   N.   1670  -  Notizie  circa  la  gestione  del  fondo  previsto
  dall'art. 60 della l.r. n. 32 del 2000.
   - Presidente Regione
   - Assessore Cooperazione
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1671  -  Misure  per l'individuazione di  un'area  verde  da
  destinare  a 'bambinopoli' nel quartiere San Giovanni Galermo  di
  Catania.
   - Assessore Famiglia
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1672  -  Notizie in merito al mancato avvio  dei  lavori  di
  costruzione  della  strada a scorrimento veloce  'Licodia  Eubea-
  Libertinia'.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe

   N.  1674  -  Notizie in merito alla realizzazione di  interventi
  infrastrutturali nel territorio delle Madonie.
   - Assessore Territorio
   Firmatario: Vicari Simona

     PRESIDENTE  Le interrogazioni testé annunziate sono state  già
  inviate al Governo.

                      Annunzio di interpellanze

     PRESIDENTE   Invito  il  deputato segretario  a  dare  lettura
  delle interpellanze presentate.

    FERRO  segretario f.f.:

   N.  175  -  Notizie  sui  criteri adottati  nelle  politiche  di
  cooperazione e solidarietà internazionale del Governo.
   - Presidente Regione
   Firmatari:  Forgione  Francesco; Liotta Santo;  Ferro  Giovanni;
  Giannopolo Domenico; Barbagallo Giovanni

   N.  176 - Iniziative per ripristinare le condizioni di sicurezza
  per   l'atterraggio  notturno  nell'ambito  delle  infrastrutture
  portuali dell'isola di Pantelleria ed il definitivo completamento
  delle stesse.
   - Presidente Regione
   - Assessore Lavori Pubblici
   - Assessore Turismo
   Firmatario: Turano Girolamo

   N.  177  -  Notizie  circa una convenzione  stipulata  dall'IPAB
  'Opera  Pia Istituto Pignatelli - Gulì' e l'associazione 'L'Amico
  Charly' con sede in Milano ed iniziative per l'annullamento della
  stessa.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Ferro Giovanni; Orlando Leoluca

   N.  178  -  Iniziative volte a dare efficienza al settore  della
  prevenzione in materia di sicurezza del lavoro.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Orlando Leoluca; Morinello Salvatore; Ferro Giovanni

     PRESIDENTE   Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio  senza
  che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze  o
  abbia  fatto  conoscere  il giorno in cui intende  trattarle,  le
  interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                         Annunzio di mozione

     PRESIDENTE   Invito  il  deputato segretario  a  dare  lettura
  della mozione presentata.

    FERRO   segretario f.f.:

                  «L'Assemblea Regionale Siciliana

   premesso che:

   numerose  aziende  siciliane svolgono attività di  cantieristica
  navale,  relativo rimessaggio natanti, ormeggio e sosta  a  secco
  e/o  in acqua di imbarcazioni per l'attività da diporto, con varo
  ed alaggio delle imbarcazioni medesime;

   come  già  detto, le due attività sono connesse, anche perché  è
  nota   l'esigenza  di  provvedere,  molto  frequentemente,   alla
  manutenzione delle imbarcazioni;

   talune  autorità portuali, come quella di Catania,  (almeno  per
  il passato) formulano un'interpretazione restrittiva del concetto
  di cantieristica navale, limitandolo alla costruzione e non anche
  alla  manutenzione ed al rimessaggio, attività inscindibili,  per
  ovvie ragioni che ometto di argomentare;

   è  necessario,  affinché l'equivoco abbia a cessare,  anche  per
  non  nuocere  dal punto di vista delle relative concessioni  alle
  imprese  interessate ed ai loro utenti, chiarire che il  concetto
  di  cantieristica navale è assorbente e talvolta coincidente  con
  quello della manutenzione e del rimessaggio delle imbarcazioni,

                  impegna il Governo della Regione

   ad   emanare,   entro  trenta  giorni  dall'approvazione   della
  presente  mozione, apposite direttive miranti a  determinare  con
  chiarezza  l'attività di cui in premessa, regolando la stessa  in
  maniera  analoga, sia che si tratti di costruzione,  sia  che  si
  tratti  di  manutenzione  o  di  rimessaggio  imbarcazioni,  come
  precisato  in  premessa  e specificato  nell'art.  del  2  DPR  2
  dicembre 1997, n. 509» (282)

                              FLERES - CATANIA G. - MAURICI - SCOMA

     PRESIDENTE   Avverto  che  la mozione  testé  annunziata  sarà
  iscritta all'ordine del giorno della seduta successiva perché  se
  ne determini la data di discussione.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.

           Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

     PRESIDENTE   Comunico  che  con  nota  del  21  aprile   2004,
  pervenuta  alla Segreteria Generale in pari data ed  al  Servizio
  Lavori  d'Aula il 22 aprile successivo, l'onorevole Maria  Grazia
  Elena  Brandara  ha  dichiarato, a  norma  dell'articolo  23  del
  Regolamento   interno,   che  intende   appartenere   al   Gruppo
  parlamentare  Unione democraticacristiana e di Centro'.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Lo Porto


      Seguito della discussione del disegno di legge «Schema di
       progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
  dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento, recante  Modifiche
        allo Statuto della Regione'» (580-472-578-602-652/A)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto II  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  del  disegno di legge «Schema di progetto  di  legge
  costituzionale  da  proporre,  ai sensi  dell'articolo  18  dello
  Statuto,  al  Parlamento, recante  Modifiche allo  Statuto  della
  Regione'» (580-472-578-602-652/A).
   Ricordo  che  le  relazioni al disegno di legge sono  state  già
  svolte  nel  corso  della  seduta precedente  sia  da  parte  del
  relatore  di  maggioranza, onorevole Pistorio, che da  parte  del
  relatore di minoranza, onorevole Forgione.
   Dichiaro aperta la discussione generale.
     Invito i componenti la Commissione  Statuto' a prendere  posto
  al banco delle commissioni..
   Comunico che sono aperte le iscrizioni a parlare per coloro  che
  volessero  intervenire  nel  corso  della  discussione.  Ricordo,
  inoltre, che la discussione generale proseguirà nei pomeriggi dei
  prossimi tre giorni.
                   Onorevoli    colleghi,    desidero     rimarcare
  l'opportunità di iscriversi per evitare di dare l'impressione che
  l'Assemblea  glissi sull'importanza di tale dibattito.  Sono  già
  iscritti  a  parlare gli onorevoli Formica,   Ioppolo  e   Raiti.
  Pertanto, ha facoltà di parlare l'onorevole Formica.

    FORMICA    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   questa
  legislatura  è  iniziata con la presa di coscienza  da  parte  di
  tutti   i  componenti  dell'Assemblea  della  necessità  e  della
  improcrastinabilità   di   affrontare  alcuni   nodi   importanti
  riguardanti l'assetto istituzionale di questo antico  e  glorioso
  Parlamento. Al di là della polemica che spesso vede interventi  e
  degli organi di stampa e delle parti sociali volti a sottolineare
  l'apparente incongruenza e lo scarso impegno profuso  nei  lavori
  del  Parlamento, desidero puntualizzare che questa  Assemblea  ha
  già  varato  una  miniriforma del Regolamento interno  e  si  sta
  accingendo a discutere una proposta di modifica di uno  strumento
  fondamentale, qual è appunto lo Statuto della Regione, che  regge
  sin dal dopoguerra. Ebbene,  proprio stamattina è iniziata, nelle
  Commissioni   Affari  istituzionali'  e   Statuto',  in  riunione
  congiunta,  la  discussione del disegno di legge  riguardante  la
  riforma elettorale.
     Si  tratta quindi di tre importanti appuntamenti che da  tempo
  diciamo   che  rappresentano  un  obiettivo  importantissimo   da
  perseguire. Per due di queste riforme, la riforma dello Statuto e
  la  legge elettorale, siamo quasi  nella fase conclusiva,  mentre
  la riforma del Regolamento è già stata approvata.
   Per  quanto  riguarda la riforma dello Statuto, di  tale  nostro
  glorioso  Statuto, oltre alla normale contrapposizione  politica,
  essa  ha  visto  tutte  le forze politiche -  nessuna  esclusa  -
  impegnate  nel dare il proprio contributo in sede di Commissione,
  contributo importante e fondamentale ai fini della riformulazione
  di questo importante strumento.
     E'  stato  un percorso lungo, ma per certi versi esaltante.  E
  per  chi  ha partecipato ai lavori, certamente non era poca  cosa
  constatare - al di là dell'appartenenza politica -  il contributo
  a  volte  anche  appassionato di tutti i  componenti.  Spesso  in
  Commissione  si  è  respirato  un clima  di  solidarietà  che  ha
  accomunato  tutti e ci ha consentito  di trovare  per  la  nostra
  regione  le  soluzioni  migliori  contro  eventuali  insidie   ed
  eventuali  pericoli  che potrebbero derivare  dalla  riforma  del
  Titolo  V  della Costituzione, ovvero dalla proposta  di  riforma
  della  nostra  Costituzione in atto all'esame dei  due  rami  del
  Parlamento  nazionale.  E  quindi per una  regionalizzazione  più
  spinta,  era necessario che  tutti avessero cognizione piena  del
  nuovo iter procedurale di riforma a livello nazionale.
   E'  stato  un  lavoro che, al di là e ad onta di tutto  ciò  che
  spesso  leggiamo  sui  giornali,  ha  visto  non  solo  le  forze
  politiche impegnarsi a fondo, con scrupolo,  sulla riforma  dello
  Statuto,  ma  ha visto l'apporto delle università, di personalità
  importantissime siciliane,  convocate in Commissione per avere il
  loro  erudito  parere su tematiche specifiche,  alla  luce  delle
  mutate  condizioni  in  cui  ci  troviamo  ad  affrontare  questa
  riformulazione dello Statuto.
   E'  stato un lavoro proficuo, ma anche puntiglioso e preciso  su
  taluni  aspetti  dello  Statuto che  certamente  dovevano  essere
  aggiornati, viste le mutate condizioni, e soprattutto  alla  luce
  del  fatto  che ormai siamo nell'Unione europea e che  moltissime
  delle  leggi  che regolano le attività dei vari  Stati,  che  gli
  stessi   emanano,  devono sottostare alle  norme  comunitarie  e,
  quindi,  hanno una refluenza importante sui parlamenti nazionali,
  ed ovviamente sui parlamenti regionali.
   Come  dicevo,  dunque,  alla luce di queste  considerazioni,  il
  lavoro   svolto   dalla  Commissione,  lungi  dall'essere   stato
  superficiale - come da taluni un po' frettolosamente giudicato -,
  è  stato un lavoro lungo ed approfondito. Certo, non vi è  dubbio
  che  quando si appronta una riforma così importante, così cogente
  che  tocca da vicino gli interessi di ciascuno di noi, è vero che
  vi  possono  essere  sempre degli aggiustamenti,  degli  apporti,
  degli input, dei possibili ed anche auspicabili suggerimenti,  ma
  non  ci  si  venga mai a dire che questa Commissione, che  questo
  Parlamento ha affrontato a cuor leggero la riforma dello Statuto.
   A  questa  riforma,  in numerosissime sedute  della  Commissione
  hanno   partecipato,   oltre  ai  parlamentari  ed   alle   forze
  politiche,   i  migliori  cervelli  delle  nostre  università,  i
  migliori   specialisti  dei  vari  settori  e,  per  i   rapporti
  commerciali e per  quelli finanziari con lo Stato,  ma anche  con
  l'Unione  europea, i costituzionalisti i quali hanno  affrontato,
  assieme  ai  commissari,  i vari aspetti riguardanti  appunto  le
  innovazioni rappresentate  dal fatto che è  completamente  mutato
  l'assetto istituzionale italiano ed europeo.
   Quindi,  la riforma che è approdata in quest'Aula non si  limita
  ad  apportare delle piccole modifiche o dei piccoli aggiustamenti
  che riguardano questo o quell'altro aspetto marginale dei singoli
  articoli che regolano lo Statuto stesso, ma è una riforma che  ha
  rivisitato   l'intero   Statuto,  non   solo   aggiornandolo   ed
  adeguandolo alle nuove esigenze, ma cercando di preservare quella
  grande  autonomia  che ha ispirato i padri costituzionalisti  nel
  momento in cui hanno esitato lo Statuto siciliano che,  per molti
  versi,  è stato precursore della stessa Costituzione nazionale  e
  cercando  di  preservare per la nostra Regione quella preminenza,
  a  livello  istituzionale e costituzionale,   anche  rispetto  al
  lavoro  ed  alla riforma del Titolo V della Costituzione  che  il
  Parlamento nazionale ha affrontato.
   Tutto  ciò  troverà certamente eco nel dibattito che  quest'Aula
  si accinge ad affrontare in merito alla riforma dello Statuto.
   Questo  che  vuol dire? Che siamo chiusi, che siamo impermeabili
  ad  ulteriori  suggerimenti o proposte? No, questo  intanto  vuol
  fare  chiarezza in via preliminare sul lavoro che la  Commissione
  ha  svolto all'unanimità preservando, quindi, quello spirito  che
  ci  deve  essere  quando si affrontano tematiche come  le  grandi
  riforme  di  carattere  istituzionale,   che  non  sono   nè   di
  maggioranza  nè di opposizione, nè tanto meno sono  di  carattere
  governativo,  ma  sono  provvedimenti  e  procedure   tipicamente
  parlamentari  e  che  vogliono acquisire l'apporto  di  tutte  le
  forze parlamentari.
   Arriveranno  altri contributi? Certamente questo  Parlamento  li
  prenderà  in  considerazione, ma un punto deve  essere  chiaro  a
  tutti  e  deve  essere  detto a tutti con  grande  chiarezza.  La
  Commissione Statuto ha svolto un lavoro che è durato molti  mesi,
  un lavoro puntuale, preciso che comprende gli apporti di tutte le
  forze politiche, ma anche di tutte le forze vive della Sicilia.
   Se  andassimo  oggi a chiedere il parere - a  meno  che  non  si
  voglia  suggerire  a questo Parlamento di andare  a  chiedere  il
  parere  all'uomo della strada - se andassimo a chiedere il parere
  a  tutti  e  cinque  i  milioni di siciliani, certamente  avremmo
  cinque  milioni  di suggerimenti diversi; ma è questa  la  strada
  giusta,  corretta per affrontare la riforma dello  Statuto  della
  nostra Regione, di un atto costituzionale? Io credo di no,  credo
  che  ben  vengano  gli  apporti delle  varie  categorie.  Già  la
  Commissione  ha  ascoltato i suggerimenti che sono  pervenuti  da
  parte delle associazioni dei comuni e delle province, delle varie
  categorie sociali, e ne ha tenuto conto abbondantemente.
   Ma  il  tratto  fondamentale che questa  riforma  dello  Statuto
  doveva  tenere  ben  presente era uno, ed era intanto  quello  di
  preservare, anche per il futuro, quel carattere di specialità che
  il  nostro  Statuto ha e che ha sempre rappresentato  agli  occhi
  delle  altre Regioni:  un modello a cui attingere, da  cercare  a
  tutti i costi di esportare o di importare nelle proprie regioni.
     Su  questo  credo  che  la Commissione sia  riuscita  appieno,
  rivendicando  oggi,  a  più  di  cinquant'anni  di  distanza,  la
  specificità  di  quello Statuto, l'intuizione  grande  di  quello
  Statuto.
     E  questo non è un aspetto di poco conto nel momento in cui le
  spinte  centrifughe che, a livello nazionale, stanno agitando  le
  varie forze politiche nella riformulazione, appunto, dell'assetto
  istituzionale del nostro Stato; non è aspetto secondario l'essere
  riusciti  a  preservare questo carattere assolutamente  speciale,
  questa  condizione  pregnante  che   il  nostro  Statuto  ha:  la
  caratteristica  di  aver dettato il 'la',  a  livello  nazionale,
  per  le  altre  riforme di regionalismo che sono  state  inserite
  nella nostra Costituzione.
     Questo non è, come dicevo, argomento di poco conto perché oggi
  non  è facile, a distanza di tanti anni, riaffermare quei diritti
  che i costituzionalisti di allora sono riusciti ad inserire nella
  Costituzione.   E,  d'altro  canto,  tentare  di  inserire   oggi
  argomenti  troppo  dirompenti  all'interno  del  nostro   Statuto
  potrebbe  essere quasi come offrire a chi cerca di cancellare,  a
  livello nazionale,  questa specificità gli argomenti per farlo.
      Certo,  non  è  questo  il  compito  di  un  Parlamento.   Un
  Parlamento, a mio modo di vedere, non deve cercare di strafare  e
  su  temi  come  quello dell'assetto istituzionale, un  Parlamento
  deve  porsi  il  problema innanzi tutto di fare delle  norme  che
  siano  applicabili, che rispondano alle aspirazioni di tutti,  di
  fare  soprattutto delle norme che vengano anche confermate  nella
  doppia  lettura  a livello nazionale, quindi all'esame  di  altri
  Parlamenti.
   Da  tale  punto  di  vista, questo Parlamento  è  riuscito,  con
  equilibrio,   non   solo  a  preservare   la   sua   specificità,
  caratteristica - lo ripeto -  fondante e fondamentale,  ma  nello
  stesso  tempo anche ad inserire nel corpo dei vari articoli  -  e
  man mano che li affronteremo ci sarà modo  di specificarli -   le
  soluzioni  brillanti  che  sono  state  trovate  per  cercare  di
  mantenere   quella situazione di privilegio  a livello nazionale,
  ma anche comunitario,  alla luce delle mutate esigenze.
   La  Commissione Statuto è riuscita -  e qui è stato fondamentale
  l'apporto degli esponenti del mondo accademico su taluni  temi  e
  mi  auguro  che  l'Aula    riuscirà anche  a  migliorarli  -   ad
  affrontare  alcuni  aspetti cruciali, quale  quello  del  riparto
  delle  risorse  che  interessano  numerosi  articoli,  che  danno
  appunto   la   specificità  a  questo  Statuto;  è   riuscita   a
  riorganizzarlo  in  maniera  tale da  renderlo  armonico  con  la
  legislazione  europea,  che su questo tema è  molto  cogente,   e
  addirittura  è riuscita ad inserire finalmente alcune specificità
  che  paradossalmente  altre regioni d'Europa  erano  riuscite  ad
  avere.   Mi  riferisco  all'Irlanda  ma  anche  ad  altri  Paesi,
  sopratutto in tema di specificità insulare per quanto riguarda  i
  trasporti  ed  altre tematiche fondamentali che  ci  hanno  visto
  finora,  da  un  certo  punto di vista, preclusi  dall'accesso  a
  questi  finanziamenti  importanti che  possono  rappresentare  un
  volano di sviluppo notevole per l'economia della nostra Regione.
   In  questo  Statuto si è riusciti a trovare l'assetto giusto  da
  dare  agli  articoli  per cercare di far  partecipare  la  nostra
  Regione  a tali importanti provvedimenti. Quindi, dicevo,  non  è
  cosa  di poco conto essere riusciti nel giusto arco di tempo  che
  uno  strumento così importante richiedeva a portare in  Aula  una
  così  fondamentale  riforma del nostro ordinamento,  di  ciò  che
  regge  la  vita non solo del Parlamento siciliano  ma  anche  dei
  siciliani stessi.
   E  mi  auguro che questo Parlamento rispetti lo spirito  che  ha
  contraddistinto i lavori della Commissione Statuto,  uno  spirito
  di    collaborazione   che   spesso   ha   rasentato   i   limiti
  dell'accaloramento.  I  contributi che le varie  forze  politiche
  hanno  dato in Commissione Statuto sono stati spontanei, sinceri,
  impegnati,   avendo  cura ogni volta di studiare  quali  potevano
  essere  i suggerimenti migliori per poter dare vita, per  far  sì
  che  alla  fine  lo  strumento che ne veniva  fuori   fosse   uno
  strumento equilibrato ed importante.
   Sono  sicuro  che  anche  in Aula vi  sarà  questo  clima  ed  i
  contributi che verranno dalle varie forze politiche tenderanno  a
  migliorare  quello che è già stato fatto di buono in  Commissione
  Statuto  ed  alla fine  ne verrà fuori  uno Statuto che non  avrà
  tradito quella grande intuizione che aveva ispirato all'origine i
  nostri  padri costituenti e che lo renderà competitivo alla  luce
  dei  nuovi assetti nazionali ed europei e tale da far sì  che  la
  nostra  Regione usufruisca di tutti quei benefici  che   potranno
  derivare dallo sfruttare anche la nuova legislazione europea.
   Questo  è  il  mio augurio, il mio auspicio e, con  l'occasione,
  voglio  ringraziare a nome della mia parte politica,  del  Gruppo
  parlamentare di Alleanza Nazionale,  tutte le forze politiche per
  il  contributo  che hanno voluto e saputo dare  alla  stesura  di
  questo importantissimo documento.

      PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo.  Ne ha
  facoltà.

    IOPPOLO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, è  con  grande
  senso di responsabilità che prendo la parola oggi nel momento  in
  cui  si  apre la discussione generale,  dopo la relazione  svolta
  dall'onorevole Pistorio,  nella  scorsa seduta,  sulla  revisione
  dello Statuto speciale siciliano.
   Lo  faccio  con  grande senso di responsabilità   ed  anche  con
  grande  gioia  perché sono convinto che questo  Parlamento  debba
  saper  vivere il momento che sta affrontando, debba  avere  piena
  consapevolezza   dell'importanza  del   momento   stesso,   dell'
  argomento  che, senza tema di smentita, è il  più importante  tra
  quelli   che  nel  corso  di   questa  legislatura  si    potesse
  affrontare.
   Ed   é   un   momento  particolarmente  qualificante,  anche   e
  soprattutto  sulla strada delle riforme che sono  state,  spesso,
  annunciate  e  che,  finalmente, cominciano a  prendere  corpo  e
  sostanza realmente con i disegni di legge che sono stati fin  qui
  approvati  e  con  quelli  che questa  Assemblea  si  accinge  ad
  approvare: lo Statuto e io mi auguro contestualmente  -  e  ancor
  prima dello Statuto -  la riforma elettorale, della quale proprio
  in  questi  giorni  si  sta parlando e proprio  stamattina  si  é
  cominciato  a parlare nell'ambito delle commissioni congiunte,  I
  Commissione e Commissione Statuto.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, in questi  giorni  vi  é
  stato  un fiorire di iniziative, per parlare di Statuto, da parte
  delle  facoltà universitarie, da parte di associazioni, da  parte
  di  partiti  politici  che  hanno  voluto  organizzare  incontri,
  convegni, dibattiti e seminari di studi.
   Sono  stati incontri, spesso, molto affollati, durante  i  quali
  chi ha avuto la possibilità di partecipare ha potuto cogliere con
  mano  come  il concorso della gente di Sicilia, su un  tema  così
  importante,  é stato ritenuto un concorso abbastanza limitato.
   L'onorevole   Formica,  mio  capogruppo,  che   mi   ha   appena
  preceduto, ha chiarito come in questa fase ci si doveva attendere
  il concorso della gente che non poteva essere il concorso diffuso
  e totale dell'opinione pubblica siciliana.
     Doveva,  poteva essere ed é stato il concorso  degli  studiosi
  della  materia costituzionale, della materia organizzativa, della
  materia  ordinamentale,  della materia giuridica.  Tuttavia,  io,
  che ho avuto la possibilità ed anche la fortuna di partecipare  a
  taluni di questi dibattiti, ho potuto sostenere come se il  clima
  di  oggi,  nel 2004,  é un clima molto diverso rispetto a  quello
  che,   come  abbiamo  appreso  sui  libri  e  sui  testi,   aveva
  preceduto,  accompagnato e seguito l' approvazione dello  Statuto
  siciliano del 1946, è anche perché é sostanzialmente cambiato  il
  modo di comunicare.
     Lo Statuto del 1946, lo Statuto vigente che ancora oggi, nella
  gerarchia delle fonti del diritto, almeno in Sicilia, é al  primo
  posto,  é  il  primo  Statuto regionale sotto  la  vigenza  dello
  Statuto  albertino,  cioè  ancor  prima  dell'approvazione  della
  Costituzione italiana, repubblicana.
   Nel  tessuto  nazionale  di allora le spinte,  non  vorrei  dire
  separatistiche  che  pure  animarono  quegli  anni  della  nostra
  storia,  ma  le  spinte  autonomistiche delle  autonomie  locali,
  regionali dovevano contrastare con lo spirito fortemente unitario
  dello  Stato  nazionale;  oggi, quel contrasto  si  é  tramutato,
  invece,   in  un  contenzioso,  in  un  binomio  tra  le   spinte
  autonomistiche  delle Regioni e lo Stato nazionale  che,  con  il
  federalismo  e  la  modifica del Titolo V della Costituzione,  ha
  sostanzialmente  riconosciuto  come  assolutamente  legittime   e
  giustificate le spinte locali e le spinte regionali in  un  nuovo
  assetto, in un nuovo quadro costituzionale dello Stato.
   Credo  che noi tutti dobbiamo avere grande attenzione,  rispetto
  a  quello  che stiamo compiendo, credo che nessuno di noi  voglia
  oggi  sbagliare, credo che in tutti noi -  ne sono  profondamente
  convinto,  ne voglio essere profondamente convinto -  alberga  lo
  spirito ed il senso di responsabilità nel momento in cui, da  qui
  a  qualche giorno o settimana,  approvando il nuovo statuto della
  Regione siciliana, approveremo un testo normativo che governerà e
  regolamenterà la vita della nostra Regione per i prossimi decenni
  -  non  so  bene,  forse nessuno qui può dire con  esattezza  per
  quanti decenni -, ma certamente per molto tempo. E allora, signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  vorrei   rassegnare   qualche
  considerazione di merito.
   Ho  sostenuto nei giorni scorsi, partecipando ai dibattiti sullo
  Statuto,  che  il tempo è maturo, che il testo è  buono,  ma  che
  qualche modifica, qualche aggiunta al testo normativo che è stato
  licenziato  dalla Commissione presieduta dal compianto  onorevole
  Leanza  vada - come sforzo di tutti noi - ancora prodotto.
   La  differenza  -  che  non è soltanto  accademica,  che  non  è
  soltanto  scolastica - tra Costituzione materiale e  Costituzione
  formale,  credo  che, ancora oggi, ci debba guidare.  E  non  già
  perché stiamo approvando una Costituzione; il nostro Statuto,  lo
  sappiamo bene tutti, non è una Costituzione ma non è neanche  una
  legge  ordinaria. E' qualcosa che sta nel mezzo  tra  un  aspetto
  fortemente  significativo  ed importante  nella  regolamentazione
  della  vita della Sicilia e non è una legge ordinaria o una legge
  di  settore; è, cioè, un corpo di norme dentro al quale  dobbiamo
  mettere - qualcuno l'ha definita l'anima - lo spirito che  ancora
  mancherebbe.
   Voglio  ricordare,  e  lo  faccio con qualche  soddisfazione  di
  gruppo,  che  il primo a parlare di mancanza di anima  di  questo
  Statuto  è  stato  il  collega del Gruppo di Alleanza  Nazionale,
  onorevole Sammartino. E credo che egli abbia colto nel segno se è
  vero, come è vero, che in queste settimane in tanti, poi, si sono
  affrettati  ad  utilizzare  lo stesso  linguaggio  e   la  stessa
  immagine.
   Abbiamo  avuto uno Statuto fortemente autonomistico, che  quindi
  poteva  soddisfare  le  esigenze dei  siciliani  sotto  l'aspetto
  formale.  Ma  siamo  convinti che, sotto  l'aspetto  sostanziale,
  concreto,  materiale,  lo Statuto ancora  oggi  vigente  -  ed  è
  vigente  da  57,  quasi 58 anni -, abbia potuto  assicurare  alla
  Regione siciliana la specificità tanto  invocata e che, per tanto
  tempo, si era detto e si era pensato di avere raggiunto?
   Ritengo    che   noi   tutti   si   possa,   legittimamente    e
  giustificatamente,   rispondere   di   no   perché    la    Carta
  costituzionale della Sicilia non è andata al di là di uno Statuto
  formale,  assai  spesso  non  si  è  saputa  spingere  al  di  là
  dell'aspetto formale. E ciò lo si deve, anche, alla non  perfetta
  adeguatezza delle classi dirigenti che nel tempo hanno  governato
  la nostra Sicilia.
   Oggi,  onorevoli  colleghi,  questa  esigenza  rimane  ferma.  A
  maggior  ragione rimane ferma perché, mentre nel 1946 la  Sicilia
  fu  anticipatrice - come ho detto prima - persino  nei  confronti
  della Costituzione nazionale repubblicana e le altre Regioni,  le
  Regioni  ordinarie, dovettero aspettare quasi 25 anni perché  gli
  Statuti ordinari sono degli inizi degli anni 70, esattamente  del
  1970,  oggi la Sicilia corre un grave rischio:  quello di vederci
  allineati  sul  fronte del federalismo, sul fronte della  riforma
  del   Titolo  quinto  della  Costituzione,  sul  fronte  di   una
  uniformità  od  omogeneità  od  omogeneizzazione  degli   Statuti
  regionali che ci farebbe fare un passo indietro piuttosto che  un
  passo  avanti nel cammino e nel percorso della nostra specificità
  e  delle  esigenze  che la nostra gente ancora  rivendica  e  che
  aspetta di vedere soddisfatte.
   E'  questa  probabilmente l'anima a cui si riferiva,  all'inizio
  del dibattito sullo Statuto, l'onorevole Sammartino e a cui hanno
  fatto riferimento poi tanti altri osservatori e  commentatori.
   Allora  qui voglio dire con estrema chiarezza che non si  tratta
  soltanto  di  migliorare il preambolo o di ritenere il  preambolo
  esaustivo  delle  necessità, delle esigenze  di  chiarezza  e  di
  impostazione  che questa Assemblea credo assolutamente  senta  il
  dovere di dare, ma di fornire ulteriori elementi. E di fornirli e
  di  metterli  nero su bianco non con lo strumento del  preambolo,
  cioè   dell'introduzione  di  un  documento   programmatico,   di
  programmazione e comunque di legislazione quadro, ma  con  norme,
  di tradurre cioè tali esigenze in norme ben precise nel corso del
  dibattito parlamentare.
   Il  Gruppo  di Alleanza Nazionale, personalmente il sottoscritto
  che  li  ha  già  predisposti, presenterà degli  emendamenti;  di
  questi,   uno  ritengo  di  poterlo   preannunciare   in   questa
  discussione  generale in maniera assai chiara, ed è quello  sulla
  istituzione del difensore civico, che non è un doppione di nulla,
  che  non è un istituto da sofisticate elaborazioni o architetture
  costituzionali   o  amministrative.  E'  un'esigenza   avvertita,
  largamente avvertita ormai dalla gente, dalle comunità locali.
   Da  questo  punto di vista, nel momento in cui  vi  è  stato  un
  dibattito  addirittura  sulla  necessità  o  sull'opportunità  di
  introdurre nel preambolo un riferimento alla lotta alla  mafia  -
  il  che veramente sembrerebbe ultroneo e persino minimale perché,
  al  di  là  della scrittura nel testo o addirittura nel preambolo
  introduttivo  di  un  testo  normativo  della  necessità,   della
  indispensabilità  della  lotta alla  mafia,  nessuno  può  negare
  l'assoluto impegno e l'assoluta realtà nel combattere  la  mafia,
  soprattutto  in una regione come la nostra -, allora c'è  bisogno
  ancora di sforzarci di avvicinare le istituzioni ai cittadini  o,
  se  volete, i cittadini alle istituzioni. Prevedere con il  rango
  di  norma  statutaria l'introduzione del difensore  civico  nella
  regione,  nelle  province,  nei  comuni  è  certamente  un  punto
  importante,  trattandosi di un istituto che, in  tal  senso,  può
  svolgere una sua funzione primaria e precipua.
   E  non si può non fare riferimento nel nostro Statuto - e mi  fa
  piacere  che  in Aula vi sia l'assessore Granata  -  alle  grandi
  risorse  culturali, economiche e sociali che  la  nostra  regione
  vanta  e  delle  quali  nella bozza di  Statuto  approvata  dalla
  Commissione non vi è alcun tipo di riferimento.
   Credo  che,  sotto tale aspetto, si debba abbandonare  -  voglio
  dirlo  qui con estrema chiarezza anche perchè è questa  la  linea
  del  Gruppo  di  Alleanza Nazionale - la considerazione  minimale
  dello  Statuto inteso come corpo di norme che debba regolamentare
  l'organizzazione  della  vita amministrativa  della  Regione  per
  trasformare,  invece,  lo  Statuto in quello  strumento  che  noi
  desideriamo   che  sia:  la  carta  fondamentale  della   Regione
  siciliana.
     Ed allora il riferimento alla qualità della vita, alla qualità
  ambientale, alla tutela delle specie animali, della biodiversità,
  del  paesaggio, alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio
  storico  -  artistico  esistente nel territorio  regionale  é  un
  riferimento che certamente va introdotto con una precisa norma di
  legge all'interno dello Statuto, così come la utilizzazione delle
  risorse  energetiche pulite, rinnovabili e tutta la  materia  che
  riguarda   l'integrazione   delle  tematiche   ambientali   nelle
  politiche di Governo per una crescita e uno sviluppo che  sia  al
  tempo stesso equilibrato e sostenibile.
   C'è  qualche cosa di più da dovere aggiungere, a mio giudizio  -
  ed  anche a giudizio del gruppo di Alleanza nazionale -, ed è  un
  aspetto   che   è   emerso,  recentemente,  nel   corso   di   un
  interessantissimo  dibattito  tenutosi  presso  l'Università   di
  Catania  ad  opera della facoltà di giurisprudenza e  di  scienze
  politiche,  anzi  precisamente sono tre  aspetti  da  non  potere
  minimamente  omettere o obliterare nel momento in cui l'Assemblea
  regionale siciliana è impegnata nella discussione sulla revisione
  dello Statuto.
   Il   primo   aspetto   riguarda  il  cosiddetto   principio   di
  eguaglianza sociale e di eguaglianza giuridica ed economica tra i
  sessi.  Anche  se  in tempi di par condicio,  in  tempi  di  pari
  opportunità, potrebbe sembrare superfluo un richiamo normativo in
  tal  senso, a me pare invece che lo Statuto siciliano debba  dare
  un  forte  segnale di innovazione anche in questo senso,  con  la
  introduzione  di  un  principio  generale  in  tal  senso.   Tale
  introduzione rappresenterebbe per lo Statuto siciliano un approdo
  assai    importante,   vista   la   sua   generale   architettura
  costituzionale,  ancora  carente  di  enunciazioni  di   principi
  generali  che non sono soddisfatti soltanto dalle previsioni  del
  preambolo.
   Credo  sia altrettanto indispensabile un accenno, un riferimento
  al   riconoscimento   ed  alla  valorizzazione   delle   identità
  culturali,  delle  tradizioni  storiche  che  caratterizzano   le
  comunità residenti nel territorio siciliano.
   Così come un riferimento al riconoscimento, alla importanza,  al
  rilievo  dei siciliani che oggi si trovano in tutto il mondo,  in
  un  fenomeno  che  è stato fortemente caratterizzante  la  nostra
  Terra,  la  nostra Regione, non soltanto con le ondate periodiche
  di  emigrazione  verso altri stati, verso le  americhe,  verso  i
  paesi   del   nord  Europa.  Questi  siciliani,   questi   nostri
  conterranei,  questi  nostri fratelli che  hanno  sostanzialmente
  portato  il meglio di quello che possedevano nel mondo - e  molto
  spesso  era  soltanto la loro capacità, la loro intelligenza,  la
  loro intraprendenza, la loro vivacità intellettuale e culturale -
  e  che  negli  anni  a  volte si sono poi  sentiti  non  soltanto
  emigrati, ma addirittura dimenticati dalla loro Regione e qualche
  volta anche dalla loro Nazione.
   Ribadisco, credo che queste persone meritino, come fenomeno  che
  nel  corso  dei  secoli ha caratterizzato la  vita  della  nostra
  Regione, un particolare riferimento.
   Chi  vi  parla  ha depositato qualche settimana fa  un  apposito
  disegno  di legge per il riconoscimento del diritto di elettorato
  attivo  ai siciliani emigrati residenti nel mondo, una  sorta  di
   norma   regionale   alla  Tremaglia  in   dimensione   regionale
  siciliana .
   Ho  presentato  questo  disegno  di  legge  perchè  ho  ritenuto
  indispensabile, utile che nel nostro ordinamento -  ed  oggi  che
  parliamo di riforma elettorale l'argomento è di estrema attualità
  -  vi fosse un riconoscimento non soltanto formale ma addirittura
  sostanziale nei confronti dei nostri emigrati che si  sono  ormai
  radicati in tutti i Paesi del mondo.
   Concludo,   signor  Presidente,  riservandomi   di   intervenire
  ulteriormente   nel   corso   del   dibattito,   non   con    una
  raccomandazione,  perché non potrei farlo, non  sono  io  il  più
  titolato  a  farlo,  ma  con un appello  all'Assemblea  regionale
  siciliana,  affinché  ognuno di noi -  e  ne  sono  profondamente
  convinto  -  viva e sappia vivere il momento, che è  da  definire
  storico   per  noi  legislatori  siciliani,  con  grande  spirito
  bipartisan,  con grande spirito di edificazione e di  costruzione
  di  uno  Statuto  che  non  è,  come  dicevo  all'inizio,  né  la
  Costituzione  della  Regione  siciliana  ma  neanche  una   legge
  ordinaria  di poco momento: è la Carta fondamentale della  nostra
  autonomia, che deve conservare appieno la sua specificità  e  non
  deve vederla annacquata nel nuovo sistema federale dello Stato.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Raiti.  Ne  ha
  facoltà.

    RAITI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  in
  questo dibattito con un pizzico di emozione perché mi rendo conto
  della valenza fondamentale e storica della proposta di legge oggi
  al  nostro esame, che è frutto di un lavoro quasi biennale  della
  Commissione presieduta dal deceduto onorevole Leanza.
   Intervengo  con  particolare emozione anche  perché  -  come  ho
  avuto  modo  di  ricordare in una delle prime  sedute  d'Aula  di
  questa  legislatura  -  il  caso  ha  voluto  che  io  succedessi
  all'onorevole  Attilio Castrogiovanni, uno  dei  deputati  eletti
  nella   prima   Assemblea  regionale,  che   era   anch'egli   di
  Linguaglossa, il mio paese d'origine.
   L'onorevole Castrogiovanni è stato uno di quei deputati  che  ha
  lottato  con  il  Movimento  indipendentista  per  ottenere  quel
  riconoscimento  di  parità istituzionale  con  lo  Stato  per  la
  Regione siciliana, ed è a seguito di quelle lotte indipendentiste
  ed autonomiste - lo sappiamo tutti - che abbiamo avuto lo Statuto
  che  oggi  ci  accingiamo a riformare ed ad  adeguare  ai  nostri
  giorni.
   E'  chiaro però che la riforma che oggi ci accingiamo  a  varare
  non  può  non fare tesoro di quella grande conquista  che  fu  lo
  Statuto  regionale  siciliano,  e  non  può  nello  stesso  tempo
  dimenticare  che  purtroppo  quelle conquiste  istituzionali  non
  sempre si sono rilevate veramente tali per la nostra Regione. Con
  lo  Statuto abbiamo ottenuto, grazie anche al sangue versato  dai
  nostri   conterranei  in  quel  periodo  storico,  uno  strumento
  veramente all'avanguardia, uno strumento che nel corso di  questi
  anni  molte regioni d'Italia ci hanno invidiato. Tra l'altro,  le
  prerogative  ed  i poteri che questo strumento ha  concesso  alla
  Sicilia sono stati oggetto di battaglie forti dal punto di  vista
  politico  di  alcuni movimenti che hanno fatto  la  loro  fortuna
  politica a livello nazionale.
   Quei  movimenti  hanno ragionato e ancora oggi  utilizzano  come
  base  della  propria  azione politica  quei  presupposti  che  lo
  Statuto  regionale  ci  ha concesso, perché  hanno  ritenuto  che
  quegli stessi presupposti erano all'avanguardia.
   Ritengo  che  questo  Statuto, che è stato preso  a  modello  da
  parte   di  alcune  forze  politiche,  oggi  ci  porta  a  dovere
  constatare la doppia faccia della medaglia. Infatti, anche  se  è
  stato  una  conquista importante, lungimirante e che  in  qualche
  maniera  ha  precorso  i tempi, è anche vero  che  quello  stesso
  Statuto  si  è  trasformato  in  una  'palla  al  piede'  per  il
  Parlamento   siciliano  perché  purtroppo  le  classi   dirigenti
  espresse  nel  corso  di  questi  anni,  non  sempre  sono  state
  all'altezza di fare tesoro, di trasformare le potenzialità  dello
  Statuto  in strumenti atti a portare sviluppo, progresso  per  la
  Sicilia nel contesto nazionale europeo.
   Oggi  dobbiamo fare tesoro di questo fallimento affinché  questo
  non  accada  più  e  per fare in modo che  lo  Statuto  che  sarà
  approvato possa stabilire gli strumenti, i tempi, le modalità  di
  attuazione che lo rendano effettivo ed efficace.
   Auspichiamo  che non rimanga un documento eccellente  dal  punto
  di  vista  formale ed astratto, ma che non trova riscontro  nella
  realtà della nostra Regione.
   Di questo noi dobbiamo tenere conto.
   Devo   precisare  che  è  stato  preso  ad  esempio  lo  Statuto
  regionale  siciliano  da  quelle forze politiche  che  oggi,  nel
  contesto nazionale, hanno un peso determinante nel governo e che,
  attraverso le loro battaglie politiche, hanno trasformato e fatto
  sì  che la Costituzione repubblicana venga modificata accentuando
  e  spingendo  nell'attuazione dei principi  federalisti  tali  da
  rischiare di fare diventare lo Stato italiano uno stato che perda
  l'unitarietà,  i  principi  della  sussidiarietà   e   i   valori
  fondamentali della condivisione delle scelte.
   Ritengo  che  tutti  siamo in uno stesso contesto  istituzionale
  repubblicano  e  le regioni più deboli, certamente,  non  possono
  essere lasciate a se stesse.
   Queste  argomentazioni  sono state oggetto  di  riflessione,  in
  questi  giorni, da parte mia, del mio partito 'Italia dei valori'
  e  da  parte di molti interlocutori con i quali ho partecipato  a
  diversi dibattiti che si sono svolti nella Regione siciliana.
   Il  lavoro  che  è  stato  fatto nel  corso  di  questi  anni  è
  positivo.  Non è uscito un testo perfetto, ma così  era  naturale
  che  fosse  perché la perfezione non fa parte delle  potenzialità
  dell'uomo,  però  questo  Statuto  costituisce  una  base  seria,
  propositiva,   una   piattaforma  che   per   molti   aspetti   è
  condivisibile, e per questo deve darsi giusto riconoscimento alla
  Commissione tutta, alle forze politiche e ai soggetti esterni che
  hanno partecipato all'elaborazione del testo.
   Noi  auspichiamo che nel corso del dibattito d'Aula  le  lacune,
  che  con  la mia parte politica abbiamo evidenziato e che  adesso
  esporrò in maniera generica, possano essere colmate, che il testo
  possa  essere migliorato, e che in Aula si possa fare un  lavoro,
  come  è  stato  fatto in Commissione, di confronto costruttivo  e
  propositivo,  affinché  possa svilupparsi  un  dibattito  che  ci
  consenta  di  approvare  lo  Statuto  a  larga  maggioranza.   In
  Commissione  si è registrato uno sforzo in tal senso;  mi  auguro
  che  anche  in  Aula si continui in questa direzione,  così  come
  spero  si  continui  subito  dopo in occasione  dell'approvazione
  della   legge   elettorale,  che  è  una   conseguenza   naturale
  dell'approvazione dello Statuto.
   Mi  auguro  che anche per l'approvazione della legge elettorale,
  così  come  è  stato  durante i lavori della Commissione,  ci  si
  sforzi  da  parte  di  tutte  le  forze  politiche  affinché  sia
  approvata con il più ampio consenso possibile, perché il  momento
  storico  attuale  che  ci vede esaminare e votare  lo  Statuto  e
  subito  dopo  la legge elettorale, non possa essere  sprecato  in
  lotte tra schieramenti contrapposti. Le regole, così come è stato
  detto  da  tutti,  sono le regole di tutti, devono  rappresentare
  tutte  le  istituzioni,  tutte  le  forze  politiche  e  tutti  i
  cittadini;  in quelle regole ci dobbiamo riconoscere affinché  la
  democrazia sia sempre più partecipata e ciascuno possa sentirsi a
  casa propria, specialmente nel sistema maggioritario che vede  la
  contrapposizione dei due schieramenti basata sui programmi che si
  vogliono  attuare  nel momento in cui si va al governo,  ma  quei
  programmi  come  anche  e la legittimazione dell'avversario  sono
  tanto   più forti quanto maggiore è il consenso nell'approvazione
  di   leggi  fondamentali  come  quella  dello  Statuto  e  quella
  elettorale.  Noi sentiamo tutto il peso di tale responsabilità  e
  mi  auguro  che anche le altre forze politiche la sentano  perché
  non  possiamo  permetterci di creare un "vulnus" all'interno  del
  sistema politico e sociale della Regione siciliana, in un momento
  difficile e in un contesto nel quale noi ci confrontiamo non solo
  con  l'altro riferimento istituzionale nostro primario che  è  la
  Repubblica Italiana, ma ci confrontiamo soprattutto con  l'Unione
  europea;  riteniamo,  infatti,  necessario nel  ragionamento  che
  andremo  a  fare avere sempre come stella polare, come  punto  di
  riferimento  anche  l'Unione europea  che  vorremmo  che  diventi
  presto  gli Stati Uniti d'Europa, una entità soprannazionale  che
  accomuni  tutte  le realtà presenti in Europa  per  costruire  un
  Europa  di pace in un contesto mondiale di pace, di crescita,  di
  sviluppo e di solidarietà con le nazioni più deboli.
   La  Sicilia  in  questo  contesto ha  un  ruolo  fondamentale  e
  primario  perché, così come tutti abbiamo detto  e  così  come  è
  inserito  nel  preambolo dello Statuto,  noi  siamo  una  regione
  confine,  una regione cerniera, una regione che è al  centro  del
  Mediterraneo e che può svolgere,così come ha svolto nei  millenni
  passati,  un ruolo importante e fondamentale che può  essere  non
  solo  di sviluppo nostro ma può essere anche di sviluppo di tutte
  le  altre nazioni, da nord verso sud, che guardano all'Africa, al
  Medio Oriente, all'Asia. E questo afflato di centralità nel nuovo
  assetto   istituzionale  europeo  e  mondiale  non  lo   dobbiamo
  dimenticare in tale occasione di approvazione dello Statuto e  lo
  dobbiamo tenere presente e bene in mente, e forse da questo punto
  di  vista  bisogna  fare  uno  sforzo  maggiore  per  individuare
  precisare  e  sottolineare  le  potenzialità  della  Sicilia   in
  relazione ripeto con l'Italia e con l'Unione Europea e con  tutto
  quello  che  accade  nel  mondo  in  un  sistema  nel  quale   la
  globalizzazione  ormai è un dato di fatto  acquisito,  sul  quale
  bisogna  confrontarsi  per  fare in modo  che  questa  carta  sia
  attuale anche nei prossimi decenni. Su tale punto invito tutte le
  forze  politiche  a riflettere un momento: non  possiamo  perdere
  l'occasione di affermare anche nei principi e nel concreto questa
  centralità,  questo  ruolo guida che la  Regione  siciliana  deve
  avere  anche  in  prospettiva  del 2010  quando,  a  seguito  del
  deliberato  del trattato di Barcellona ci sarà l'aria  di  libero
  scambio  nel  Mediterraneo.  E  non  è  un  caso  che  il  Gruppo
  parlamentare  a  cui  sono  iscritto si chiama  proprio   Sicilia
  2010 ;  quella  scadenza  ha  per  noi  un  significato  politico
  rilevante,  e  noi  dobbiamo  prepararci  ed  essere  pronti   ad
  assurgere ad un ruolo fondamentale di guida nel Mediterraneo,  al
  fine di poter dare il nostro contributo per portare la pace in un
  contesto  storico  assolutamente preoccupante,  in  cui  tutti  i
  giorni dobbiamo registrare numerosi morti, anche tra persone  che
  non  partecipano  attivamente alla guerra, ma che  sono  soggetti
  deboli e che con la guerra non c'entrano nulla.
   Queste  cose dobbiamo tenerle bene in mente nel momento  in  cui
  andremo  a  concretizzare gli articoli ed il preambolo  che  sono
  oggetto  dello  Statuto. Noi presenteremo alcuni emendamenti,  ma
  già  da  subito preciso che le proposte seguiranno un unico  filo
  conduttore,    anche   di   filosofia   politica,    maggiormente
  approfondito e più caratterizzante.
   Ritengo  che  il  preambolo, sotto  alcuni  punti  di  vista,  è
  assolutamente  insufficiente, anche se è  stato  fatto  un  passo
  avanti  per esempio in riferimento alle affermazioni di principio
  forte  con  le  quali  si  stabilisce che  la  Regione  siciliana
  promuoverà tutte quelle azioni necessarie a difendere i cittadini
  dai  poteri  criminali  e  mafiosi. In  questo  contesto  ritengo
  indispensabile fare un riferimento ad un deliberato dell'ONU  del
  2000,  che purtroppo non è stato considerato a dovere dalle forze
  politiche  italiane  e  siciliane, cioè la  cosiddetta  giustizia
  riparatrice e di riconciliazione. L'affermazione che  la  Regione
  sosterrà in tutti i modi i principi di giustizia riparatrice e di
  conciliazione  và  nella direzione da noi auspicata,  e  cioè  di
  considerare maggiormente i diritti di coloro i quali sono oggetti
  passivi  di  reati,  perchè purtroppo oggi l'attenzione  politica
  spesso   è  incentrata  soprattutto  sulla  difesa  dei   diritti
  legittimi,  costituzionali di coloro  i  quali  sono  oggetto  di
  procedimenti penali, coloro i quali,  potenzialmente  indagati  o
  imputati, possono commettere reati.
   C'è  scarsa  attenzione,  invece, per  i  soggetti  passivi,  le
  vittime  del  reato.  Inserire una norma di principio  di  questo
  contesto   nel   preambolo,  credo  sia  un'azione  assolutamente
  meritoria  e propositiva, che va nella direzione non  solo  della
  tutela  e  del  rispetto,  per  quello  che  è  possibile,  degli
  interessi  lesi  dalle  vittime dei reati - interessi  personali,
  sentimenti,  affetti, interessi economici -  ma  va  anche  nella
  direzione della riconciliazione tra la vittima ed il reo,  perchè
  non  possiamo costruire una società migliore se non teniamo conto
  dell'aspetto preventivo e dell'aspetto successivo ai reati.
   Fare   delle   politiche   che  vanno  nella   direzione   della
  riconciliazione  è un'azione assolutamente fondamentale  per  uno
  stato  di  diritto  che vuole costruire una  società  basata  sul
  reciproco rispetto e sulla possibilità di dare a chi ha  commesso
  degli  errori  la possibilità di recuperare e di  rimettersi  nel
  circolo, soprattutto dando ad essi il sostegno necessario a  fare
  in modo di riparare il danno che è stato causato.
   Ritengo  quindi  che  quest'enunciato  di  principio,   che   fa
  riferimento  ad  un  deliberato dell'ONU del 2000,  debba  essere
  inserito  nel  preambolo, e preannuncio la  presentazione  di  un
  emendamento in tal senso.
   Il  richiamo  al  cristianesimo fatto nel  preambolo,  anche  se
  inserito in forma non incisiva, così come era stato richiesto dal
  Presidente  della  Regione,  potrebbe sembrare  anche  eccessivo.
  Dovremmo  evitare  di  caratterizzare  in  maniera  fondante   la
  cristianità  della  Regione siciliana, o della sua  cittadinanza,
  perché sappiamo - e lo dice un cattolico - che quei principi sono
  ormai parte integrante del nostro tessuto, e sono principi a  cui
  fanno  riferimento non solo i cattolici e sono  ormai  patrimonio
  comune  di tutti i cittadini siciliani e di tutti coloro i  quali
  sono venuti a vivere in Sicilia.
   Nella  prospettiva  cui  facevo cenno poc'anzi  -  cioè  di  una
  Sicilia punto di riferimento nel Mediterraneo - sarebbe bene  non
  frapporre ostacoli, non mettere questioni che potrebbero sembrare
  pregiudiziali  anche  se  non  lo  sono,  perché   noi   dobbiamo
  dimostrare l'assoluta modernità e laicità della Sicilia,  che  si
  pone in una prospettiva di apertura, di dialogo, di confronto con
  le  altre culture, con le altre regioni del Medioriente.  Se  non
  facciamo  questo  certamente  i conflitti  bellici,  i  conflitti
  terroristici  che oggi vi sono nel Medioriente e nell'Africa  non
  potranno trovare soluzione.
   Un  altro richiamo che, secondo me, dovrebbe essere inserito nel
  preambolo  riguarda  i diritti degli emigranti,  i  quali  devono
  essere  tutelati e guardati con maggior rispetto, in  riferimento
  anche  alla  necessità che la Regione siciliana ha  di  porre  un
  problema     politico    all'Unione    Europea,    il    problema
  dell'emigrazione. Ritengo che questo sarà un problema epocale nei
  prossimi  decenni, e quello a cui oggi assistiamo  -  i  numerosi
  sbarchi  di  clandestini  nelle  nostre  coste,  a  Lampedusa  in
  particolare  -  è  solo  l'inizio di un fenomeno  migratorio  che
  continuerà ad aumentare.
   Proprio  per questo penso sia indispensabile porre un'attenzione
  maggiore  nel  preambolo e fare in modo  che  negli  articoli  di
  riferimento - mi pare che l'articolo 19 definisca il ruolo  della
  Regione  come  interlocutore, anche esterno, internazionale,  con
  l'Unione Europea e con gli altri Stati - si ponga l'attenzione  a
  questa  problematica politica che è di rilevanza fondamentale  al
  fine  di  assicurare un'ospitalità agli emigranti, ma  anche  per
  consentire  funzioni di sicurezza, di tranquillità e di  sviluppo
  necessario per le future generazioni.
   Sono   questi   i   punti  che,  secondo  me,   debbono   essere
  assolutamente discussi e precisati.
   Altra problematica che invece riguarda gli aspetti interni e  la
  struttura istituzionale interna della Regione, e alla quale non è
  stata  data una risposta sufficiente, è quella della funzionalità
  stessa della Regione.
   Noi  vorremmo che la Regione fosse meno accentratrice,  vorremmo
  una  Regione più leggera, una Regione che sia una istituzione  di
  programmazione e di indirizzo degli Enti locali. Perché anche  se
  sono  stati  recepiti  i  principi di sussidiarietà  verticale  e
  orizzontale, non è sufficiente, in quanto queste norme dovrebbero
  essere  ancora più concrete e attuali, dovrebbero essere inserite
  nello  Statuto in maniera da consentire e delineare già da subito
  una Regione più leggera, che non sia un nuovo  Stato  che opprime
  e in qualche maniera sopprime anche le capacità finanziarie degli
  Enti locali.
   In  merito bisogna essere più attenti, bisogna mettere l'accento
  sulla  possibilità per i comuni o gli enti territoriali di  avere
  più   spazio  concreto  nell'attuazione  di  programmi  stabiliti
  bilateralmente  e indicare - perché tutto noi possiamo  prevedere
  nella carta istituzionale dal punto di vista formale - un obbligo
  di  trasferimenti  necessari e sufficienti per  applicare  questi
  principi  di  sussidiarietà, perché altrimenti quelli  rimarranno
  lettera morta. Questa è una delle inefficienze che abbiamo potuto
  registrare  nel  corso  di questi cinquant'anni  di  applicazione
  dello Statuto.
   Credo  che  questo  Statuto debba fare uno  sforzo  maggiore  in
  quella direzione, perché non vi può essere sussidiarietà reale  e
  concreta  se  a  questa  non  si affianca  in  maniera  certa  un
  trasferimento di risorse agli enti territoriali. Senza risorse la
  sussidiarietà resta solo sulla carta e non diventa  un  principio
  attuale e concreto come noi vorremmo che fosse.
   Su  questo  punto lo Statuto che stiamo trattando è lacunoso  e,
  personalmente,  ritengo necessario fare uno sforzo  maggiore  per
  individuare  i  percorsi  concreti che  possono  attualizzare  la
  sussidiarietà nel presente, ma anche nel futuro.
   Riguardo  poi ai quarantatré articoli del disegno di  legge  che
  stiamo  esaminando, sottolineo velocemente alcune caratteristiche
  che possono essere positive o, da altro punto di vista, negative.
   Ritengo,  per  esempio,  che  il  Comitato  della  legislazione,
  previsto   dall'articolo   4  dello  Statuto,   è   un   istituto
  assolutamente  non influente e che non debba  far  parte  di  una
  carta  costituzionale. Se vogliamo un comitato della legislazione
  che   possa   assicurare  una  legislazione  più  coerente,   più
  intelligibile per i cittadini, certamente non è questo  il  testo
  in  cui  deve  essere inserito, poichè fa parte di quei  principi
  regolamentari  che  dovrebbero essere  inseriti  nel  Regolamento
  dell'Assemblea   regionale   e   non   certamente   nella   Carta
  costituzionale della Regione siciliana.
   Altro  istituto  che  mi pare assolutamente  obsoleto  è  quello
  previsto dall'articolo 6, cioè l'insindacabilità dei deputati per
  quanto  riguarda  le  opinioni espresse  attraverso  i  mezzi  di
  comunicazione. Ritengo, sinceramente, che in un contesto  storico
  come  quello che noi viviamo, in una società che tende a  rendere
  sempre  più  trasparenti  la  politica  e  l'istituzione  e   più
  accessibili  ai cittadini, voler garantire una sorta di  immunità
  ai  parlamentari  per  quanto esprimono  attraverso  i  mezzi  di
  informazione, sia inopportuno.
   Lo  reputo  un istituto arcaico che non può trovare  dimora  nel
  contesto  della  nostra  carta regionale. Potrebbe  anche  essere
  interpretato  da alcune forze politiche come un primo  passo  per
  arrivare   anche  alla  cosiddetta   immunità  parlamentare   dei
  deputati regionali .
   Credo  che in questa sede non bisogna avere remore nel dire  che
  le  previsioni contemplate nello Statuto originario  vanno  bene;
  l'insindacabilità  per le opinioni politiche espresse  in  questa
  Aula è già sufficiente a garantire la libertà di espressione,  la
  libertà  di azione politica dei deputati e l'estensione  prevista
  nell'articolo  6 è un andare oltre che non può essere  consentito
  in una società moderna, almeno questo è il nostro punto di vista.
   Certamente  positivo  è  quanto  previsto  dall'articolo  7  che
  prevede  le  Commissioni di inchiesta quale potere  di  controllo
  dei   deputati  nei  confronti  dell'operato  del  Governo.  Sono
  assolutamente  d'accordo,  in quanto,   come  ho  avuto  modo  di
  rilevare  nel  corso di questi anni, con l'elezione  diretta  del
  Presidente  della  Regione,  con una vita  autonoma  del  Governo
  rispetto  all'Assemblea, occorre fare tutti gli sforzi  necessari
  per dare dei contrappesi politici istituzionali.
   Quindi,  ben  vengano  le  commissioni di  inchiesta  in  questa
  direzione,  ma  certamente  anche  qui  bisognerebbe  specificare
  meglio  per  rendere più incisive, non solo dal  punto  di  vista
  politico, ma anche dal punto di vista sanzionatorio, le decisioni
  che  le  commissioni  di  inchiesta  prenderanno  poichè  se  non
  prendiamo   corpo   e  non  diamo  assolutamente   rilevanza   ai
  contrappesi  istituzionali ci troveremmo sempre più ad  avere  un
  potere  forte,  governativo, centralizzato e una  diminuzione  di
  legittimità  o  di  dignità  dell'istituto  parlamentare  e   ciò
  inciderebbe  in maniera deleteria sulla qualità della  democrazia
  in questa Regione.
   Dicendo ciò, introduco subito quanto previsto dall'articolo 9  e
  dagli  articoli successivi riguardanti l'elezione del  Presidente
  della   Regione   e  del  Presidente  dell'Assemblea   regionale,
  argomenti di particolare importanza non solo per lo Statuto,   ma
  anche   per  quanto  discuteremo  successivamente  con  la  legge
  elettorale.
   Le   previsioni   inserite   nello  Statuto   non   mi   trovano
  assolutamente d'accordo. E' vero che noi sposiamo per  intero  il
  principio  dell'elezione  diretta del Presidente  della  Regione,
  perché  ciò  assicura governabilità e stabilità, per  un  periodo
  medio   di   cinque  anni,  all'attività  dei  governi   che   si
  alterneranno  nel  corso dei prossimi anni,  -  su  questo  siamo
  assolutamente  d'accordo - ma non possiamo non  rilevare  che  la
  forza   dell'elezione  diretta,  del  suffragio  universale   del
  Presidente  della  Regione  deve  essere  contemperata   con   un
  rafforzamento dei poteri dell'Assemblea.
   Questo  é  il  nodo centrale della qualità della democrazia  che
  andremo   ad  affrontare  nei  prossimi  mesi  ed  è    un   nodo
  imprescindibile, per il quale bisogna avere il coraggio  di  fare
  delle  scelte forti e chiare. Non esistono Parlamenti  nei  quali
  alla  elezione  diretta  del Presidente della  Repubblica  o  del
  Governatore  o di qualunque altra carica non  si contrapponga  un
  potere  assembleare  forte, democraticamente  rappresentativo  di
  tutte  le istanze sociali; ma, contemporaneamente, noi intendiamo
  far  riferimento  - e in tal senso ho presentato  un  disegno  di
  legge  -  al  modello costituzionale degli Stati Uniti d'America,
  dove  l'elezione  diretta  del  Presidente  della  Repubblica   é
  autonoma  rispetto  a quella del Parlamento federale;  solo  così
  possiamo ottemperare alle due esigenze.
   Ritengo  che  questo  principio di distinzione  netta  e  chiara
  debba  essere inserito nello Statuto che andiamo ad approvare  se
  vogliamo salvaguardare il ruolo delle istituzioni che oggi  siamo
  chiamati   a  rappresentare.  Non  possiamo  legare  in   maniera
  imprescindibile l'elezione diretta del Presidente  della  Regione
  all'elezione  dell'Assemblea. Le due  questioni  devono  rimanere
  distinte  con  fonti  di suffragio popolare diverso  e  per  tale
  motivo   ritengo necessario introdurre il principio della  doppia
  scheda.
   Il  cittadino  che  va  a  votare  dovrà  scegliere  il  proprio
  Presidente della Regione e la propria rappresentanza parlamentare
  e  con un confronto dialettico, tra chi é chiamato a governare  e
  chi é chiamato a legiferare, costante e quotidiano.
   Si  possono  contemperare le due esigenze, che sono fondamentali
  per  una  democrazia compiuta, partecipata e di  qualità  e  cioè
  l'esigenza   della  democrazia  e  della  rappresentatività   con
  l'esigenza della stabilità e della certezza del Governo.
   Se viceversa leghiamo, così come é stato fatto negli articoli  9
  e  seguenti, la vita dei due organi facciamo una commistione  che
  non  é  utile  a  nessuno, non é utile al Governo perché  diventa
  sempre  più  dispotico  e  a  volte  potrebbe  non  accettare   o
  considerare fastidiosi gli interventi del potere legislativo; non
  diventa  utile  per il potere legislativo che vedrà  sminuita  la
  propria  presenza, la propria dignità e qualità di  intervento  e
  potrebbe  portare ad una deriva che della democrazia potrà  avere
  ben poco.
   Su  ciò non siamo assolutamente d'accordo e vi invitiamo già  da
  adesso  a fare una riflessione attenta e concreta altrimenti   ne
  vale della qualità della democrazia. Dobbiamo sì salvaguardare la
  stabilità  e  la  governabilità, ma nello stesso  tempo  dobbiamo
  salvaguardare  la qualità della democrazia che si potrà  ottenere
  solo  con  un Parlamento libero da preoccupazioni, da vincoli  di
  qualsiasi natura e suddito del potere governativo.
   Se  continuiamo a rafforzare questo sistema, tutt'oggi in vigore
  in  questa  legislatura, faremmo un passo indietro rispetto  alle
  conquiste  democratiche  che sono state conquistate  ardentemente
  nella fine del '900.
   Su  questo  dovremmo ragionare e fin da subito  preannuncio  che
  faremo  una  battaglia chiara, coerente per affermare i  principi
  espressi.
   Riguardo, inoltre, all'articolo 11 bis ritengo ci sia stata  una
  svista  in  quanto  questo  articolo elenca  le  fonti  normative
  regionali  escludendo  il  Referendum che,  invece,  è  inserito,
  opportunamente,  negli  articoli a seguire.  Il  Referendum  deve
  essere  considerato  una  fonte  normativa  e,  quindi,  inserito
  nell'articolo 11 bis,  vanno bene anche tutti gli altri  istituti
  previsti - sempre dal mio punto di vista - nel medesimo articolo.
   Chiaramente  l'elencazione prevista dall'articolo 14  mi  sembra
  ultronea perché l'elenco delle materie specificate, di fatto, non
  fa  altro  che richiamare l'articolo 117 della Costituzione  così
  come  novellato  nel 2002; pertanto, il richiamo potrebbe  essere
  visto come ultroneo e non necessario.
   Sarebbe bene, forse, snellire l'articolo 14 richiamando solo  le
  prerogative particolari che questa Regione ritiene di particolare
  importanza come indirizzo politico-filosofico dei prossimi anni e
  sarebbe   bene   sopprimere  tutte  quelle  che   riguardano   il
  trasferimento  di  competenze che, di fatto,  sono  già  previste
  attraverso la modifica dell'articolo 117.
   Vi  sono, inoltre, altre questioni che devono essere specificate
  riguardo agli articoli 17 e seguenti.
   Credo,  infatti,  che  questo Statuto abbia  alcune  lacune  che
  intendo  porre all'attenzione di questa Assemblea e per le  quali
  già preannuncio la presentazione degli emendamenti che tenderanno
  a colmarle.
   Mi  riferisco,  in particolare, alla necessità  di  individuare,
  per esempio con un articolo 17 bis, la valenza fondamentale dello
  sport come un'attività che non solo salvaguarda la qualità fisica
  dei  nostri  concittadini, ma che può avere, e che ha certamente,
  una valenza sociale non indifferente di confronto, di dialogo, di
  scontro   nel   rispetto  di  quelle   regole  che  fanno   parte
  dell'essenza dell'uomo e che possono essere, nel contesto in  cui
  ho accennato, quello della Sicilia al centro del Mediterraneo.
   La  valenza e la necessità che la Regione possa avere  un  ruolo
  fondamentale   di   sprono,  in  questa  materia,   dell'attività
  personale  di ciascuno di noi può avere una valenza  -  ripeto  -
  di  conciliazione,  di  confronto  e  anche  di  accoglienza  nei
  confronti degli altri popoli del Mediterraneo.
   Ritengo  che  bisogna porre questi principi nella  nostra  Carta
  costituzionale così come deve essere messo in necessario  risalto
  la  tutela,  da  parte  della  la Regione,  delle   biodiversità.
  Quest'ultimo è un principio fondamentale per tutelare  l'ambiente
  che  ci  è  stato  lasciato  per garantirlo,  per  garantirne  la
  diversità  di tutti gli essere viventi che esistono nella  nostra
  Regione  e per continuare in quella strada che vede nella  tutela
  degli  ambienti  e delle risorse faunistiche-ambientali  che  noi
  abbiamo come un elemento essenziale della vita di questa Regione;
  e  fare in modo che si possa lasciare ai nostri figli una Regione
  che,  dal  punto  di  vista ambientale  e  di  biodiversità,  sia
  migliore  rispetto  a  quella che abbiamo  e  sia,  comunque,  un
  patrimonio  fondamentale e imprescindibile dello  sviluppo  della
  nostra comunità.
   Su   questo  bisogna  porre  particolare  attenzione  e,  a  tal
  riguardo,  presenterò un emendamento; così come  ritengo  che  in
  tale  contesto sia necessario far riferimento anche ad una azione
  propositiva  di  tutela  del diritto alla salute  degli  animali.
  Anch'  essi  fanno  parte degli esseri viventi che  vivono  nella
  nostra  terra  e  anche  per essi occorre  uno  Statuto  che  sia
  moderno,  che  sia  proiettato  al  futuro  e  che  dedichi   una
  particolare  attenzione alla tutela e allo sviluppo della  salute
  degli animali.
   Personalmente,  ho  già  predisposto  tre  emendamenti  che   si
  inseriranno  all'articolo 17 al fine di  valorizzare  questi  tre
  principi che ritengo assolutamente fondamentali e che devono  far
  parte della nostra Carta.
   Altro  riferimento  assolutamente positivo  è  quello  contenuto
  nell'articolo  15,  secondo  comma,  che  come  conseguenza   del
  federalismo  e  dell'applicazione dei principi  di  sussidiarietà
  verticale  e  orizzontale, mira all'eliminazione  del  potere  di
  controllo della Regione sugli enti locali.
   E'  un  passaggio  positivo  e di  modernità,  ma  se  a  questo
  passaggio  non  si  segue  con  dei ragionamenti  conseguenziali,
  possono scaturire elementi destabilizzanti e non positivi per  il
  rispetto  delle  istituzioni e dei principi di  democrazia  e  di
  controllo  e  di  legittimità del buon andamento  della  pubblica
  amministrazione.
   Reputo  che  quanto  previsto dall'articolo 15,  secondo  comma,
  debba  essere,  per  forza  di cose,   così  come  già  accennato
  dall'onorevole   Ioppolo   che  mi   ha   preceduto,   affiancato
  dall'istituzione imprescindibile del difensore civico.
   L'istituto  del  difensore civico deve rientrare  nello  Statuto
  della regione siciliana proprio come contraltare all'eliminazione
  dei poteri di controllo.
   Abbiamo    necessità,    nella    tutela    delle    prerogative
  istituzionali, di fare delle forme di controllo che  nascano  nel
  territorio, che non siano sovraordinate, ma che abbiano un  ruolo
  importante  per  garantire - come dicevo prima  -  quei  principi
  costituzionali   che  sono  fondamentali:  il   buon   andamento,
  l'imparzialità,  la legittimità e la economicità delle  pubbliche
  amministrazioni.
   E  il  difensore civico, così come ha già dato prova  di  grande
  modernità  e   di grande efficienza in Europa, è un istituto  che
  tutti  gli  altri  paesi  membri dell'Unione  europea  hanno  già
  realizzato   e   attuato  e  che  ha  dato  risultati   proficui,
  eccellenti dal punto di vista da noi auspicato, cioè a dire di un
  potere  alternativo e complementare a quello politico  che  possa
  essere un punto di riferimento per i cittadini  che hanno oggi la
  necessità  di  avere,   con un sistema maggioritario  sempre  più
  forte,  con  un potere sempre più forte dei soggetti che  vengono
  eletti - a partire dai sindaci, dai presidenti delle province  ai
  governatori della Regione -  un istituto che possa essere oggetto
  di  reclami, di proteste e che possa avere quei poteri  necessari
  per  far  sì che quando vi siano delle disfunzioni nell'esercizio
  del  potere  amministrativo queste possano essere sanzionate  dal
  punto di vista amministrativo.
   Lasciare   il  controllo  del  potere  politico  e  del   potere
  amministrativo solo alla magistratura penale o alla  magistratura
  amministrativa è assolutamente sbagliato per due motivi.
   Innanzitutto  si  potrebbe ricorrere  e  cadere  in  una  deriva
  giustizialista  che  nessuno  di  noi  desidera,  ciò  in  quanto
  riteniamo   che  il  principio  della  legalità  è  un  principio
  ispiratore  di  tutti gli stati di diritto. Non  vi  è  stato  di
  diritto  se  non  si  rispetta il principio  della  legalità,  ma
  riteniamo che il controllo del potere giudiziario deve essere  un
  controllo  residuale,  solo  per  casi  eccezionali  in  cui   si
  travalica l'illegittimità e si va nella illeicità.
   Ma  poichè  il potere amministrativo - così come oggi esercitato
  per  il  sistema  istituzionale che  abbiamo  e  che  avremo  nei
  prossimi  anni  -  è un potere sempre più illimitato,  sempre  in
  espansione,   per  anteporre degli argini a questo  esercizio  ed
  entrare sempre più nell'alveo della legittimità occorre istituire
  l'istituto giuridico del difensore civico, che abbia non solo  le
  caratteristiche  così  come previste  a  livello  formale  e  che
  potremmo  prevedere nello Statuto, ma che abbia  dei  poteri  che
  possano  essere  incisivi  attraverso  una  sanzione  reale   nei
  confronti del potere amministrativo e politico.
   Se  facciamo  ciò,  certamente ci metteremmo al  passo  con  gli
  altri   paesi  europei,  ma  faremmo  un  servizio  alle   nostre
  istituzioni in quanto le maggioranze cambiano, possono essere  di
  destra, di sinistra o di centro, ma le istituzioni restano e sono
  di tutti.
   E'   un  potere  di  controllo  sulla  legittimità  degli   atti
  amministrativi  che interviene prima del potere  residuale  della
  magistratura; è un potere istituzionale fondamentale  che  fa  da
  contraltare   e   permette  una  qualità   della   democrazia   e
  dell'esercizio  del  potere politico e amministrativo  certamente
  migliore,  più assiduo e più attento, perchè oggi ci troviamo  ad
  avere,  in questo sistema, una minoranza che non ha gli strumenti
  necessari per far valere le proprie ragioni.
   Saltati  i  poteri  di controllo dei Coreco e  degli  organi  di
  controllo, ci troviamo ad avere i cittadini in balia e alla mercè
  di   un   potere  politico  che  a  volte  diventa  arrogante   e
  sopraffattore.
   Certamente  il  difensore  civico è un  istituto  che  va  nella
  direzione   da  noi  auspicata  e  che  -  ripeto   -   è   stato
  eccellentemente provato e continua ad essere punto di riferimento
  fondamentale  negli Stati dell'Unione europea e che noi  vorremmo
  imitare   o  in  qualche  maniera  rendere  proprio  del   nostro
  ordinamento  giuridico. Pertanto, non  si  può  fare  a  meno  di
  inserirlo nella carta che noi stiamo esaminando.
   Principio  assolutamente  importante  e  fondamentale  riguarda,
  inoltre,  l'articolo  19  bis  che  condivido  per  intero.  Tale
  articolo   attribuisce  alla  Regione  un   potere   di   rilievo
  internazionale   con   il   controllo  dell'Assemblea   regionale
  siciliana.
   Questo  articolo, a differenza di quanto enunciato  prima  circa
  le  lacune  di  alcuni articoli, è assolutamente  da  condividere
  perchè  prevede  quei  poteri  che  la  Regione  deve  avere  nel
  relazionarsi con gli altri stati membri dell'Unione europea e con
  gli  altri  stati che aderiranno al mercato entro  il   2010.  Ma
  nello  stesso  tempo contiene anche quell'elemento  di  controllo
  democratico,  di proposta e di confronto che viene assicurato dal
  potere di ratifica di questa Assemblea regionale. E per questo va
  assolutamente condiviso.
   Ritengo,  anzi, che un potere di questo genere di interrelazioni
  all'esterno debba essere garantito, in qualche modo,  anche  agli
  enti   territoriali,  alle  province,  ai  comuni  e  alle  città
  metropolitane.
   Il  nocciolo fondamentale di questo Statuto sono gli articoli 36
  e  successivi. Questi articoli - che condivido per intero e per i
  quali   è  stato  fatto  uno  sforzo  di  elaborazione  veramente
  notevole, non solo dai componenti  della commissione Statuto,  ma
  anche  dagli  insigni studiosi che hanno dato il loro  contributo
  nel  corso  dei  lavori in Commissione - sono   fondamentali  per
  quanto  riguarda  i  poteri  e  la possibilità  di  esplicare  le
  potenzialità che questa Assemblea regionale può avere nel futuro.
   Sono  degli articoli condivisibili che vanno nella direzione  di
  garantire  veramente una sussidiarietà e una pari  dignità  dello
  Stato  e  della  Regione perchè consentono delle  entrate  certe,
  consentono   di   riparare   alla   cattiva   applicazione    dei
  trasferimenti previsti dall'articolo 38 del vecchio Statuto e che
  di  fatto  lo  Stato centrale non ha mai garantito nel  corso  di
  questi anni.
   E  su  questo  voglio  rivolgere un appello  a  tutte  le  forze
  politiche  di questa Assemblea e che hanno, come sappiamo,  tutti
  riferimenti a livello nazionale.
   Su  questo  nucleo di articoli tutti i partiti  politici  devono
  fare  fronte  comune  perchè  da  qui  passa  la  possibilità  di
  esplicare  le  funzioni che noi stiamo prevedendo  e  che  stiamo
  elaborando  in  maniera reale ed effettiva. Ripeto,  in  mancanza
  delle  risorse,  applicare  i  principi  di  sussidiarietà   sarà
  impossibile  e  se  su  questo  abbiamo  trovato  l'unanimità  di
  consenso certamente la troveremo anche in questa Assemblea.
   Ma  l'attenzione  che voglio porre va ai partiti  perchè  questo
  nucleo di articoli deve essere tutelato e difeso con forza  anche
  presso  il Parlamento nazionale nel momento in cui ci saranno  le
  letture del disegno di legge alla Camera e al Senato.
   Tutti  i  partiti e tutte le rappresentanze politiche di  questa
  Regione devono avviare una interlocuzione seria, determinata, con
  i  propri  partiti nazionali, affinché questo gruppo di  articoli
  non  sia  toccato  da  noi   e  sia modificato  direttamente  dal
  Parlamento nazionale, in quanto, personalmente, su questa materia
  ho  seri dubbi. Sicuramente noi dobbiamo fare in modo che  questi
  articoli  escano indenni dall'esame del Parlamento  nazionale,  e
  questa  sì che sarà una conquista reale del Parlamento siciliano
  L'approvazione di questi articoli - che sicuramente sarà  unanime
  -,  non sarà sufficiente se ad essa non seguirà una mobilitazione
  politica  di  tutti per difendere questi articoli  sottoposti  al
  giudizio  del  Parlamento centrale. Ci saranno sicuramente  forze
  politiche  che  vorranno limitare l'efficacia e la valenza  delle
  norme  di cui all'articolo 38 e seguenti. Non bisogna fare  passi
  indietro  e,  pertanto,  richiamo  l'attenzione  di   tutti   gli
  schieramenti   politici  affinché  si  esca  indenni   dall'esame
  parlamentare nazionale.
   Ultimo  punto  che intendo valutare specificatamente  in  questo
  intervento  è  quello  che  riguarda  la  Commissione  paritetica
  prevista  dall'articolo 43 che dovrà attuare i principi  che  noi
  approveremo   e   che   saranno  definitivi  con   l'approvazione
  definitiva dello Statuto. Ritengo che lì occorra dare  dei  tempi
  certi.  Lasciare la Commissione paritetica come organo che  dovrà
  attuare  l'attuazione  di questo Statuto  senza  fissare  termini
  certi, non è certamente auspicabile. L'esperienza del passato,  a
  cui  facevo riferimento nella prima parte del mio intervento, non
  ci deve fare stare tranquilli. Io ritengo che bisogna individuare
  dei   tempi   certi,   per   esempio  ventiquattro   mesi   dalla
  pubblicazione dello Statuto nella Gazzetta Ufficiale, affinché la
  Commissione  paritetica  possa rendere effettivamente  attuati  i
  principi  che noi applicheremo nello Statuto. L'esperienza  vuole
  che  spesso i principi che riusciamo a far passare dal  punto  di
  vista normativo poi non diventino mai applicazione concreta o  lo
  diventino  dopo decenni. Così è stato nel passato  e  così  potrà
  essere nel futuro.
     E memori di quello che è accaduto nel passato dobbiamo fare in
  modo  che  ciò  non avvenga, dobbiamo fare in modo  che  ciò  che
  conquisteremo, mi auguro, con questo Statuto possa effettivamente
  essere  applicato  nel  più breve tempo  possibile  e  non  possa
  esercitarsi  una azione dilatoria "romocentrica" che ci  consenta
  di   sminuire  o  di  diluire  nel  tempo  quello  che   potremmo
  conquistare  con lo Statuto regionale che andremo  ad  applicare.
  Per tutti questi miei ragionamenti, mi auguro che il dibattito  e
  l'esame   del   disegno   di  legge  che  stiamo   attuando   sia
  assolutamente  proficuo  e  sia  fatto  con  lo  stesso   spirito
  costruttivo  che  ha  caratterizzato i lavori della  Commissione.
  L'impegno   che  abbiamo  davanti  è  certamente   importante   e
  sicuramente storico. Tutti ci dobbiamo sentire sulle  spalle  una
  responsabilità  che  va  oltre  il  contingente  di  oggi  ed   è
  proiettata in un futuro che noi vorremmo migliore del passato. Un
  futuro  che  veda la Sicilia protagonista di una  Unione  Europea
  forte  anche dal punto di vista politico, ma che veda la  Sicilia
  punto  di  riferimento importante nel Mediterraneo  e   punto  di
  riferimento per un dialogo,  per la pace,  per lo sviluppo vero e
  non  invece come punto nero in un contesto mondiale che oggi come
  oggi,  ripeto, ha riflessi su tutti i cittadini di questa Regione
  e non solo. Di questa responsabilità noi ci sentiamo di assumerci
  tutta  la  valenza e mi auguro, anzi ne sono certo, che  tutti  i
  Gruppi  parlamentari,  e  tutti i partiti  politici,  e  tutti  i
  deputati  di  questa Assemblea, sentono questo  dovere  e  questo
  impegno  per dare alle future generazioni una carta  che  sia  la
  migliore possibile.
   Noi,  per quanto ci riguarda, lavoreremo con questo spirito  non
  solo sullo Statuto ma anche sulla legge elettorale. Grazie.

           Comunicazione di adesioni a Gruppo parlamentare

    PRESIDENTE   Comunico  che,  con  nota  del  22  aprile   2004,
  pervenuta  alla Segreteria generale in pari data ed  al  Servizio
  Lavori  d'Aula  il 26 aprile successivo, l'onorevole   Sebastiano
  Sbona  ha  comunicato di avere aderito, quale   indipendente,   a
  decorrere dallo stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare  di
   Sicilia Democratica'.
   Ne  consegue  che il deputato medesimo cessa contestualmente  di
  far parte del Gruppo parlamentare  Unione democraticacristiana  e
  di Centro', di cui era componente.
   Comunico,  altresì, che con nota del 22 aprile  2004,  pervenuta
  alla  Segreteria  generale in pari data  ed  al  Servizio  Lavori
  d'Aula  il  26 aprile successivo, l'onorevole Giuseppe Acanto  ha
  comunicato  di avere aderito, quale  indipendente,   a  decorrere
  dallo  stesso 22 aprile 2004, al Gruppo parlamentare di   Sicilia
  Democratica'.
     Ne consegue che il deputato medesimo cessa contestualmente  di
  far parte del Gruppo parlamentare Misto, di cui era componente.
   Posto  dunque  che,  a seguito delle due suddette  adesioni,  il
  Gruppo parlamentare di  Sicilia Democratica' risulta composto  da
  cinque  deputati a norma del comma 2 dell'art. 23 del Regolamento
  interno  dell'ARS,  la richiesta di mantenimento  in  deroga  del
  Gruppo,  precedentemente avanzata dall'onorevole  Lo Monte, è  da
  considerarsi superata.
        L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli  colleghi, ricordo che domani mattina  le  commissioni
  saranno impegnate nei loro lavori. Pertanto, la seduta è rinviata
  a  domani  mercoledì  28  aprile 2004, alle  ore  17.00,  con  il
  seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - Comunicazioni
  II   - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d) e 153 del Regolamentointerno, della mozione numero 282
  «Interventi per l'esatta determinazione dell'attività
  cantieristica navale e di rimessaggio», degli onorevoli Fleres,
  Catania G., Maurici e Scoma.
  III   -  Discussione del disegno di legge:

        -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
            sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento recante
            'Modifiche allo Statuto della  Regione'  (nn. 580-472-578-602-
            652/A) (Seguito).

                  La seduta è tolta alle ore 20.00

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.30

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello