Presidenza del presidente Lo Porto
BASILE segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
-da parte dell'Assessore per l'Agricoltura
-N. 1487 - Interventi urgenti per evitare la paralisi
dell'Azienda Latte Sole', degli onorevoli Villari Giovanni;
Giannopolo Domenico; Zago Salvatore;
-da parte dell'Assessore per il Turismo
-N. 1522 - Interventi per dotare alcuni comuni dell'entroterra
catanese di adeguati collegamenti con il comune di Linguaglossa,
dell'onorevole Raiti;
-N. 1525 - Notizie in merito alla manifestazione denominata
'Summer 2003', dell'onorevole Ferro.
Avverto che la stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
Comunicazione relativa ad invio di stralci di disegno di legge
alle competenti Commissioni legislative
PRESIDENTE Comunico che, al fine di garantire un iter
procedurale spedito ed insieme aderente al Regolamento interno,
si è proceduto a riorganizzare i contenuti del disegno di legge
n. 845 Misure urgenti in materia finanziaria assegnando i
relativi stralci alle seguenti competenti Commissioni
legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Disposizioni sull'ARAN Sicilia, sulla razionalizzazione delle
attività delle IPAB e norme sul personale regionale (n. 845.1)
-d'iniziativa governativa
BILANCIO (II)
- Provvedimenti urgenti in materia finanziaria (n. 845.2)
-d'iniziativa governativa
-PARERE I, III, IV E V COMMISSIONE
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Norme sul settore lapideo, sui carburanti e sull'IRCAC (n.
845.3)
-d'iniziativa governativa.
Comunicazione di trasmissione di atti da parte della Corte dei
conti
PRESIDENTE Comunico che la Corte dei conti - Sezioni riunite
e sezione di controllo per la Regione siciliana - di Palermo ha
trasmesso copia della indagine Spese per la realizzazione di
impianti sportivi e ricettivi per lo svolgimento delle
Universiadi estive 1997, capitolo 88620 compresa nei programmi
di controllo successivo sulla gestione relativi agli anni 1996-
2003.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
-N. 1678 - Richiesta di attivazione delle misure a disposizione
della Protezione civile nei confronti di aziende agricole e
florovivaistiche del marsalese e di alcune zone di Mazara del
Vallo colpite dalle eccezionali perturbazioni meteorologiche del
16 e 17 aprile 2004.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
-Firmatario: Oddo Camillo
-N. 1679 - Iniziative tendenti ad inserire il Sistema delle
Grotte della provincia di Trapani nel circuito culturale e
turistico della Regione.
-Assessore Beni Culturali
-Assessore Turismo
-Firmatario: Oddo Camillo
-N. 1680 - Motivi del mancato riordino dell'ospedale d'area di
Avola - Noto per complessivi 324 posti letto.
-Assessore Sanità
-Firmatario: Oddo Camillo.
Le interrogazioni ora annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
- con richiesta di risposta scritta:
-N. 1676 - Interventi urgenti per ristabilire le condizioni
minime di sicurezza e di transitabilità in via Nuovalucello a
Catania.
- Assessore Famiglia
-Firmatario: Oddo Camillo
-N. 1677 - Notizie circa l'ipotesi di chiusura di alcuni uffici
postali in provincia di Catania.
-Presidente Regione
-Assessore Famiglia
-Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe.
Le interrogazioni ora annunziate sono state già inviate al
Governo.
Comunicazione di determinazione del Consiglio di Presidenza
PRESIDENTE Comunico che il Consiglio di Presidenza, nella
seduta del 22 aprile 2004, ha deliberato di procedere alla
rilevazione delle presenze dei deputati ai lavori d'Aula
esclusivamente sulla base della partecipazione degli stessi ad
almeno il 30 per cento delle votazioni effettuate nel corso della
seduta con il sistema di votazione elettronico e di apportare a
tale sistema le opportune modifiche.
Comunicazione relativa alla interrogazione numero 1425
PRESIDENTE Comunica che in riferimento all'interrogazione a
risposta orale dell'onorevole Speziale n. 1425 Notizie in
merito alla gestione dei lavoratori imbarcati sulle navi da
trasporto passeggeri della Tirrenia , facendo seguito alla
precedente comunicazione resa nella seduta d'Aula del 2 aprile
2004, rende noto che l'Assessorato del turismo, delle
comunicazioni e dei trasporti - Dipartimento Trasporti e
Comunicazioni - con nota dell'8 aprile 2004, ha invitato il
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (anche per il
tramite diretto della Società Tirrenia) a corrispondere alle
richieste connesse all'atto ispettivo.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, della mozione n. 282
Interventi per l'esatta determinazione dell'attività
cantieristica navale e di rimessaggio , degli onorevoli Fleres,
Catania, Maurici e Scoma.
Ne do lettura:
<<L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
numerose aziende siciliane svolgono attività di cantieristica
navale, relativo rimessaggio natanti, ormeggio e sosta a secco
e/o in acqua di imbarcazioni per l'attività da diporto, con varo
ed alaggio delle imbarcazioni medesime;
come già detto, le due attività sono connesse, anche perché è
nota l'esigenza di provvedere, molto frequentemente, alla
manutenzione delle imbarcazioni;
talune autorità portuali, come quella di Catania, (almeno per
il passato) formulano un'interpretazione restrittiva del
concetto di cantieristica navale, limitandolo alla costruzione
e non anche alla manutenzione ed al rimessaggio, attività
inscindibili, per ovvie ragioni che ometto di argomentare;
è necessario, affinchè l'equivoco abbia a cessare, anche per
non nuocere dal punto di vista delle relative concessioni alle
imprese interessate ed ai loro utenti, chiarire che il concetto
di cantieristica navale è assorbente e talvolta coincidente con
quello della manutenzione e del rimessaggio delle imbarcazioni,
impegna il Governo della Regione
ad emanare, entro trenta giorni dall'approvazione della
presente mozione, apposite direttive miranti a determinare con
chiarezza l'attività di cui in premessa, regolando la stessa in
maniera analoga, sia che si tratti di costruzione, sia che si
tratti di manutenzione o di rimessaggio imbarcazioni, come
precisato in premessa e specificato nell'art. del 2 DPR 2
dicembre 1997, n. 509>>. (282)
FLERES - CATANIA
G. - MAURICI -
SCOMA
Onorevoli colleghi, dispongo che la mozione predetta venga
demandata alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
perchè se ne determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
Sull'ordine del lavori
FERRO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri pomeriggio,
nell'aprire questa sessione dei lavori, lei aveva giustamente
annunciato la possibilità di affrontare la discussione generale
del disegno di legge nelle giornate di ieri, di oggi pomeriggio e
di domani pomeriggio. Oggi, a nome del Gruppo parlamentare
Sicilia 2010' ho fatto pervenire alla sua attenzione una lettera
con la quale si chiede, visto che i familiari dei ragazzi
italiani sequestrati in Iraq, hanno indetto una manifestazione
non partitica a cui individualmente ciascuno può partecipare, di
prendere in considerazione la possibilità che domani, sia per i
parlamentari sia per gli uffici, sia sospesa l'attività
dell'Assemblea per consentire a chi volesse di partecipare
individualmente alla manifestazione.
CAPODICASA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta
dell'onorevole Ferro mi trova concorde trattandosi di un
argomento di strettissima attualità, di grande interesse anche
per le Istituzioni. Però, dovremmo trovare il modo di compensare
la perdita di un pomeriggio nella discussione generale perché
l'auspicio che tutti dovremmo formulare è che questa settimana la
discussione generale sullo Statuto si chiuda, in modo tale che la
settimana prossima si cominci con l'esame dell'articolato.
Pertanto, se fosse possibile, ove nulla osti, potremmo
convocare la seduta domani mattina per concludere la discussione
generale e poi, nel pomeriggio, consentire ai colleghi di
partecipare alla manifestazione.
PRESIDENTE Accolgo favorevolmente questa proposta che, credo,
obbedisca a precise ragioni di ordine etico-politico. Voglio,
però, precisare che il pomeriggio di oggi prevede soltanto
quattro iscrizioni a parlare.
Direi di decidere sulla base delle iscrizioni a parlare che si
susseguiranno da qui alla fine della seduta.
Qualora non potessimo arrivare in serata a chiudere la
discussione generale, fermo restando il principio che il termine
per la presentazione degli emendamenti scadrà martedì prossimo, a
questo punto credo che, di fatto, sia risolto il problema perché
non ci sarebbe bisogno di una seduta né mattutina, né
pomeridiana. Decideremo alla fine della seduta.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge
<<Schema di progetto di legge costituzionale da proporre,
ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento,
recante Modifiche allo Statuto della Regione'>> (580-472-
578-602-652/A)
PRESIDENTE Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno:
Seguito della discussione del disegno di legge nn. 580-472-578-
602-652/A «Schema di progetto di legge costituzionale da
proporre, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento,
recante 'Modifiche allo Statuto della Regione' »(580-472-578-602-
652/A).
Ricordo che l'esame del disegno si era interrotto nella seduta
numero 203 del 27 aprile 2004, in sede di discussione generale.
E' iscritto a parlare l'onorevole Sammartino.
Ne ha facoltà.
SAMMARTINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto
subito che non mi presterò al gioco degli interventi fiume, che
ritengo offensivi anche di una dote che io, invece, ritengo
fondamentale, un dono di civiltà, a mio modo di vedere, di Dio,
che è quello di rimanere nei tempi ragionevoli per l'espressione
di un pensiero compiuto e che, invece, quando si prolunga nel
tempo finisce con l'essere anche controproducente. Sarò
estremamente breve e chiedo anche al collega Capodicasa di
consentirmi di parlare anche richiamando l'attenzione gentile del
Presidente. Ho superato anche la perplessità di intervenire in
un'Aula che è ancora più assente rispetto alla giornata di ieri.
Con questo non voglio dire nulla. Probabilmente ci sono
problemi ancora più gravi che i singoli gruppi parlamentari hanno
il dovere di affrontare, però siccome credo che di fronte alla
responsabilità politica, morale, culturale che deriva a questa
Assemblea dal fatto di essere anche erede rispetto ad una storia,
ad un ruolo che storicamente ha svolto questo Parlamento e del
quale ci diciamo eredi, vorrei esprimere semplicemente alcune
osservazioni, di semplice formulazione, rimettendole ai colleghi
presenti ma riservandomi di riformularle in occasione del
dibattito sui singoli articoli, sul corpo dell'articolato e sugli
emendamenti che verranno presentati.
Quindi, in grande brevità, senza volermi dilungare, dico
semplicemente, anzi ribadisco che questo Statuto, ancorché è
frutto di lunghi lavori parlamentari, di Commissione, lunghi
dibattiti, coinvolgimento delle forze vive come purtroppo diceva
ieri il mio capogruppo, delle forze vive della società civile,
ancorché, dicevo, questo grande coinvolgimento, ritengo che sia
uno statuto autoreferenziale per gran parte rinunciatario anche a
quel ruolo di avanguardia istituzionale, di avanguardia giuridica
che riuscì ad esprimere lo Statuto del 1946.
E su questa nota dolente, su questa riflessione amara che sono
portato ad esprimere e che per primo ho espresso - e di questo
ringrazio il riconoscimento datomi dall'onorevole collega Ioppolo
- cercherò, in qualche modo, di partecipare ai lavori che
porteranno all'approvazione di questo Statuto attraverso la
formulazione di alcuni emendamenti, principalmente legati anche
al recupero di un ruolo di protagonismo della Sicilia, che non
accetti passivamente, così come molto spesso emerge
semanticamente dalla scelta delle parole usate per formulare
l'articolato di questo Statuto, con degli emendamenti al
preambolo, con degli emendamenti laddove si cancella e si prende
atto dello snaturamento avvenuto delle competenze della Regione
Siciliana, dell'Assemblea Regionale ad opera di una legislazione
nazionale che per buona parte ha ribaltato l'ordine dei valori
che erano stati affermati con lo Statuto del 1946.
Come non ricordare - qui c'è l'onorevole Capodicasa che
sicuramente lo ricorderà meglio di me - la battaglia
dell'onorevole Giuseppe Montalbano, che fu anche sottosegretario
e fu segretario del partito comunista, deputato di questa
Assemblea dal 1957 al 1961, quando parlava di golpe bianco' in
merito alla eliminazione della competenza dell'Alta Corte,
istituita con lo Statuto del 1946, ad opera della Corte
Costituzionale che non aveva alcuna competenza per mettere in
discussione la competenza di un'altra Corte, così come si deduce
dai princìpi generali di diritto, e come fu sconfessato dal suo
stesso partito.
Oggi quella eredità, probabilmente, non può essere richiamata
da nessuno perché questo Statuto esprime più un approccio da
burocrati - non me ne vogliano i burocrati -che da politici che
esprimono anche l'orgoglio di essere siciliani e anche quel
minimo di gratitudine, signor Presidente, verso chi dentro e
fuori le Istituzioni, ha portato alla conquista, ha garantito la
conquista del diritto all'autonomia, quella specialità che si
pose anche in termini internazionali nel dibattito politico.
Non c'è un minimo di gratitudine, non c'è un minimo di
riconoscimento storico verso il ruolo del Parlamento siciliano,
che ci vantiamo di definire il primo Parlamento d'Europa; le date
d'inizio della storia di questo Parlamento vengono riportate
sull'impalcatura che sta alle spalle del Presidente
dell'Assemblea, non si riconosce affatto il significato delle
battaglie politiche, culturali e civili, anche spirituali del
popolo siciliano, si fa un riferimento per me offensivo di questa
storia, di questo patrimonio, quando si parla della specificità
storica, culturale, della identità storica, geografica, culturale
e politica della Regione siciliana, onorevole Capodicasa, con la
'R' maiuscola, proprio ad intendere la specificità storica,
geografica, culturale e politica di un'entità amministrativa che
esiste, se non sbaglio, onorevole Ioppolo, soltanto dal 1946.
Ci dimentichiamo una tradizione, un patrimonio storico-
culturale che preesisteva alla istituzione della Regione
Siciliana e non citiamo nel preambolo, caro collega onorevole
Ortisi, tanto legato anche alla forma, allo stile con cui si
esprimono i concetti giuridici, non facciamo nemmeno riferimento
nel preambolo alla parola Sicilia', ai siciliani', al popolo
siciliano', si parla di una entità astratta, ma sotto il profilo
giuridico-sostanziale, comunque una realtà che è quella della
Regione Siciliana.
Signor Presidente, ritengo che l'Aula non l'aiuti ad essere
fiducioso rispetto al coinvolgimento forte del dibattito
politico. Però, mi sento di rivolgere a lei, signor Presidente,
come massima rappresentanza parlamentare del popolo siciliano, un
invito a far proprio il coraggio di osare, il coraggio di
rappresentare le istanze anche morali del nostro popolo, dei
siciliani che non potranno accontentarsi di una stesura che non
parla per nulla al cuore, non parla per nulla alle istanze, ai
sogni di un popolo di una civiltà, di comunità che non esistono
soltanto perché legate da un rapporto territoriale con la nostra
terra, ma che esistono in quanto realtà vive sotto il profilo
culturale, sociale, economico in tutto il mondo; non c'è alcun
accenno nel preambolo alle comunità siciliane nel mondo che
debbono essere incluse nel concetto di popolo siciliano al quale
facciamo riferimento come spina dorsale dell'elemento cardine di
questa istituzione della Regione siciliana.
Signor Presidente, con queste semplici riflessioni - potrei
farne tante altre che, invece, mi riservo di fare con un'Aula,
spero, più presente nel corso del dibattito sugli emendamenti e
sugli articoli che andremo a discutere - chiedo che ci sia la
massima attenzione, anche del presidente del gruppo di Forza
Italia, onorevole Leontini, spero che ci sia questa massima
attenzione nel riuscire ad offrire con un colpo d'ala la
possibilità di riconoscersi in un documento che deve innanzitutto
partire dal profilo storico e culturale, riconoscendo ai padri di
questo Statuto che hanno combattuto dentro e fuori le
istituzioni, perché si conquistasse l'autonomia e la specialità
della Regione siciliana e che, attraverso quel riconoscimento,
dia vita alla possibilità di un dibattito, alla possibilità
dell'approvazione di un testo che mantenga carattere di
originalità e che non si appiattisca su princìpi già affermati,
su princìpi che ritrovano la loro formulazione negli Statuti
delle altre regioni, anche nella Costituzione italiana, ma che,
invece, rivendichino quel ruolo di avanguardia che ha avuto lo
Statuto siciliano del 1946, anche nell'evoluzione in senso
federale dello Stato.
Questo Statuto non si richiama affatto al ruolo che di fatto ha
svolto dal 1946 in poi, perché, come ricordava l'onorevole
Ioppolo, soltanto venticinque anni dopo, nel 1970, le altre
regioni d'Italia hanno potuto ottenere in qualche modo il
riconoscimento di una legislazione in gran parte concorrente,
scarsamente disponibile a riconoscere una potestà legislativa
esclusiva. Quindi, una capacità, anche, di svolgere un ruolo nel
richiamarsi ad istituti di diritto, ma ad istituzioni anche
concettualmente legate ai nostri valori culturali, politici e
spirituali che ci diano la possibilità di vantare questo ruolo di
guida che abbiamo svolto anche e soprattutto per l'evoluzione in
senso federale dello Stato italiano.
Lo Stato italiano oggi non si sarebbe nemmeno posto, almeno le
forze politiche che animano il dibattito politico nazionale non
si sarebbero poste nei termini in cui si sono poste se non ci
fosse stato il precedente, il cardine determinante anche di
quest'evoluzione costituito dallo Statuto siciliano, per il quale
cinquant'anni fa - forse lo abbiamo dimenticato - riuscivamo a
mobilitare centinaia di migliaia di siciliani.
Cinquant'anni fa in Sicilia si arrivava a costituire un
esercito volontario che annoverava circa duecentomila volontari,
il più elevato ed il più consistente numero di volontari che
abbia costituito mai un esercito nella storia d'Italia.
Saranno riferimenti assolutamente scomodi oggi, ma siccome
nessuno può accusarci, quanto meno può sospettarci di mettere in
discussione l'unità d'Italia, il valore dell'identità nazionale,
anche e soprattutto per la cultura dalla quale proveniamo,
ritengo che questo possa costituire un appello minimo, umile,
senza richiamarsi a toni comiziali o da tribuno della plebe,
possa costituire un richiamo a quella dignità che ogni
parlamentare deve riuscire ad esprimere quando si pone il
problema di rappresentare il popolo e la comunità di cui è
espressione.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha
facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito che
stiamo svolgendo in quest'Aula, a partire da ieri, sulla riforma
dello Statuto, dovrebbe farci riflettere tutti sull'importanza
che riveste il nuovo Statuto che andremo ad approvare e, quindi,
a comprendere che l'esigenza - da più parti manifestata nel corso
di queste settimane e di questi mesi - di coinvolgere i cittadini
siciliani al ragionamento e al confronto su questo Statuto, non
era tanto un richiamo plebiscitario di consenso, quanto una
capacità di comprendere le ragioni che ci spingono oggi a
modificare uno Statuto, diciamo datato.
Se questa è la premessa, credo che altrettanto valido sia il
ragionamento che veniva qui sostenuto, di uno Statuto che deve
avere anche il coraggio di interpretare i tempi che viviamo.
Questo lo dico, a maggior ragione, nella misura in cui si è
pervenuti ad un disegno di legge, esitato dalla Commissione, che
non è soltanto un combinato di articoli, contenendo esso stesso
un preambolo, e quindi, in qualche modo, attraverso lo stesso,
esprime opzioni - o dovrebbe farlo - dicevo, opzioni, valori,
sensibilità culturali che, in certa maniera, siano interpreti del
tempo che viviamo.
Cito alcune questioni su cui poi ritornerò sinteticamente che a
me paiono, in questo momento, fornire oggi uno spunto di
riflessione per uno Statuto che può ancora in quest'Aula essere
migliorato, che può essere testimonianza di un reale, serio ed
approfondito confronto tra le forze politiche, purché ci sia una
condizione preliminare, che è quella della capacità di
ascoltarci, anche in Aula, e non di parlare ciascuno a noi
stessi: se facessimo così, è evidente che il testo che andremo a
votare sarà lo stesso testo esitato dalla Commissione. E non
credo che, in tal caso, faremmo un buon servizio. A nessuno.
Proverò intanto a dire i temi sui quali, io credo, dovremmo
ulteriormente costruire un approfondimento.
Uno tra questi fa riferimento al tema delle radici cristiane;
l'altro, fa riferimento al tema del difensore civico (che anche
ieri veniva citato e, quindi, alla democrazia rappresentativa);
un'altra questione si riferisce al tema dei rapporti tra il
Governo, il Presidente della Regione e l'Assemblea; il quarto
punto è, inoltre, quello delle pari opportunità; il quinto,
infine, quello della difesa degli animali, dell'ambiente,
insomma, della biodiversità di cui, credo anche in Commissione,
l'onorevole Fleres, nelle settimane scorse, aveva fatto
riferimento e su cui vorrei dare il mio contributo.
Vorrei partire dal tema delle radici cristiane. Nel preambolo
del nuovo Statuto, è stato inserito un riferimento alla religione
cristiana i cui valori sono indicati, credo di citare
testualmente come patrimonio storico-culturale e di ispirazione
della propria comunità, attribuendo alla Regione il compito di
favorire il dialogo e la coesistenza con le altre religioni
liberamente professate .
Seppure oggi ispirato ad una sobrietà che non era apparsa tale
nella originaria proposta di taluni esponenti di questo
Parlamento, nel testo, a me pare, che il riferimento alla
religione cristiana, nella sua attuale formulazione, appaia privo
di una significativa e profonda motivazione etico-morale.
Già nel marzo scorso, su iniziativa della rivista Segno , il
documento di un gruppo di intellettuali cattolici ha messo in
evidenza come la natura politica, pluralista, laica,
relativamente effimera di una carta statutaria, mal si concili
con una fede come quella cristiana che, nella sua più genuina
tradizione evangelica, sconfina invece nella grazia, quindi nella
trascendenza.
Uno Statuto, proprio in quanto sintesi estrema di libertà,
diritti, regole, doveri che riguardano uomini e donne, proprio
perché strumento di coordinamento e disciplina dei rapporti con e
tra le istituzioni, non può rivendicare, a mio avviso, un
rapporto privilegiato con Dio o con una religione; semmai,
proprio perché sintesi di valori, può ispirare ogni sua norma,
ogni sua prescrizione e regola a rispetto della moralità pubblica
e della moralità politica.
Il fatto che nella sua originaria stesura, il primo Statuto
della Regione, non faccia alcun cenno alla religione e alle
radici cristiane della tradizione storica siciliana, credo sia un
elemento che dovrebbe far riflettere un po' tutti.
Eppure, nel dopoguerra, in nessuna regione di Italia, come in
Sicilia, la politica e l'azione della Democrazia Cristiana erano
così fortemente condizionate dal peso e dall'intervento delle
gerarchie ecclesiastiche.
Tuttavia, da nessuna parte, in quel tempo, venne sollecitato o
proposto un intervento di chiara matrice confessionale.
Del resto, allora come anche adesso, qualunque persona di buon
senso, credo, sia ben consapevole del fatto che una Regione, la
sua comunità, non possono vantare radici cristiane solo perché
nello Statuto si rinvenga il riferimento al cristianesimo.
Le radici cristiane di una comunità, delle sue istituzioni, di
una classe politica che le rappresenta, risiedono nella vita
quotidiana di ciascuno, nel rispetto per la verità e per la
giustizia, nella capacità di governare nell'interesse di tutti, e
non di pochi, in modo onesto e trasparente, cercando il bene
comune in modo concreto e verificabile.
Al contrario, la vuota enunciazione di una professione di fede,
priva di un solido retroterra etico-politico, rischia di essere,
a mio avviso, strumentalizzata a fini di propaganda e di potere,
come avviene per talune blasfeme consorterie economico-
imprenditoriali associate alla politica che, in nome di Dio,
muovono strategicamente alla conquista dei mercati, ignorando
ogni regola etica e morale, prestando obbedienza solo alla regola
del profitto e del lucro.
Dio e la religione cristiana meritano professioni di fede
ispirate alla sobrietà e alla modestia, praticate senza
esibizione, nel raccoglimento e nella intimità in cui ciascuno
può rispondere del proprio operato con se stesso. Chi ne fa
pubbliche e ripetute ostentazioni nasconde, dietro il sacro,
altre finalità, altri obiettivi, davvero assai meno nobili.
La questione del difensore civico.
Gli istituti di democrazia diretta e di partecipazione dei
cittadini al Governo della Regione restano, di fatto, relegati
allo strumento referendario, senza alcuna apertura ad innovative
ipotesi di partecipazione popolare ed alla introduzione di nuove
figure di rappresentanza degli interessi diffusi.
Avremmo visto con maggiore favore, ad esempio, una Carta
statutaria che prevedesse l'istituzione della figura del
difensore civico, nella veste di intermediario tra la
collettività e le sedi di decisione politica; nella veste di
garante del cittadino nelle situazioni di ricorrente tensione
sociale, quando vengono lesi i diritti dell'utenza dei servizi
pubblici; quando emergono le storture e gli abusi di un sistema
sanitario regionale fortemente politicizzato; quando le libertà
di impresa si scontrano con le ragioni di tutela dell'ambiente e
nelle mille occasioni in cui i cittadini vorrebbero far sentire
la loro voce e non possono.
Proprio in tema di tutela e salvaguardia dell'ambiente, una
risorsa inestimabile, forse l'ultima grande risorsa di cui
dispone la nostra Regione, ebbene, l'istituzione di un difensore
civico avrebbe potuto offrire un contributo determinante,
esercitando con neutralità ed imparzialità un controllo sulle
scelte dell'amministrazione regionale, in funzione di uno
sviluppo sostenibile ed eco-compatibile del territorio.
Pensiamo al problema dello smaltimento dei rifiuti, a quanto è
accaduto, accade ed accadrà all'atto della localizzazione delle
discariche, dei siti, degli impianti di stoccaggio e di
incenerimento. Pensiamo alla reazione legittima di chi vive e
lavora in quei luoghi, in quelle aree. Pensiamo ancora al ruolo
che avrebbe potuto rivestire un soggetto terzo e qualificato in
grado di partecipare, come tutore all'interesse pubblico, alle
ragioni tecniche e conoscitive, a quelle istruttorie dei
provvedimenti, in grado così di essere informato e di informare
sullo stato di attività e di intervenire per sollecitarne la
prosecuzione e la conclusione.
Lo stesso ordine di considerazione potrebbe essere svolto sui
temi di interesse generale che, nella nostra Regione, assumono
ciclicamente, spesso strumentalmente, carattere emergenziale.
E' il caso delle emergenze idriche e idrogeologiche,
dell'abusivismo, della viabilità, della controversa gestione dei
parchi e delle riserve. Anche sotto questo profilo, credo che lo
Statuto esitato segna l'isolamento della Regione sulla strada
dell'innovazione istituzionale, anche rispetto alle numerose
esperienze di alcuni suoi enti locali. E, del resto, credo che
sia questo il compito di uno Statuto: indicare, con elementi di
modernità, strumenti diversi di partecipazione attiva tra i
cittadini, la politica e le istituzioni.
Procedo con il terzo punto: il legame tra il Presidente della
Regione e l'Assemblea regionale. Questo Statuto lega
indissolubilmente la vita del Parlamento regionale e la sua
durata al destino del Presidente della Regione, programmando il
prematuro scioglimento dell'Assemblea in caso di sue dimissioni,
di rimozione, di impedimento permanente eccetera.
Tale legame vincolante viene giustificato come la naturale
conseguenza di una più complessiva verticalizzazione del sistema
istituzionale regionale e come espressione del rispetto di una
volontà popolare che collega la maggioranza degli eletti
all'Assemblea, alla figura del capo dell'Esecutivo. In realtà,
volendo accettare l'invito e lo scontro dialettico che suscita
una simile, discutibile giustificazione, il dubbio è che il
legame che stringe indissolubilmente i destini dell'Assemblea con
quello del suo Presidente sia stato bell'apposto inserito per
nascondere un vero e proprio ricatto politico-istituzionale. Un
ricatto che avrebbe l'obiettivo di dissuadere i partiti e lo
stesso Parlamento regionale, ad esercitare liberamente - e fino
in fondo - il proprio mandato politico, nel caso in cui si
decidesse di mettere in discussione l'operato del capo
dell'Esecutivo, al punto da chiederne le dimissioni.
Questo perverso meccanismo rischia di trasformare l'essenza
stessa della politica esercitata dentro quest' Aula parlamentare:
il giudizio dell'Assemblea regionale sul capo dell'Esecutivo, e
sui suoi collaboratori, non si fonderà più sulla sua capacità,
sulle qualità, sulle abilità, sui risultati conseguiti, ma verrà
espresso in funzione delle necessità di conservazione e
riproduzione del ceto politico in carica.
La strada, credo seguita, in questa direzione, va nel senso
esattamente contrario a quella che è l'ispirazione dell'elezione
diretta del Presidente della Regione e il ruolo differente che
gli è affidato rispetto ai parlamentari regionali.
Mi accingo a conclusione e, nel farlo, non intendo elencare gli
altri punti come di minore importanza, ritenendoli altrettanto
significativi e, tuttavia, trattandoli in modo ancora più
schematico.
C'è un tema - posto con forza dal movimento delle associazioni
femminili che vive nella società contemporanea - che è quello
delle "pari opportunità": e, senza ipocrisia, credo bisogna
riconoscere che non è sufficiente quello che è il senso, mi pare,
dell'articolo 3 (su cui abbiamo discusso anche in Commissione,
coinvolgendo le associazioni delle donne).
Credo, infatti, che ci sia da fare di più, e meglio, per
sancire una vera e reale pari opportunità in termini di presenza
nelle istituzioni, nei luoghi di direzione, nelle assemblee
elettive, degli uomini come delle donne, esattamente sul fronte
delle pari condizioni. Ecco perché - e faremo ciò, ovviamente,
con degli emendamenti appositi - credo che vada prevista la quota
del 50% di donne all'interno delle Giunte di governo, che vada
previsto il Comitato di genere - che possa monitorare e
verificare ciò che succede all'interno della Regione, nei suoi
uffici, negli enti ad essa collegati - così come credo sia
esattamente di analoga importanza il tema della pari opportunità,
da affrontarsi anche con riferimento alle nomine
dell'Amministrazione regionale.
Altro punto riguarda l'immunità dei parlamentari rispetto alle
loro dichiarazioni rese nello specifico dell'attività politica.
Credo, anche qui - e lo ripeto, come già ribadito ieri
dall'onorevole Raiti - che questo articolo (che potrebbe apparire
ai più anche normale, diciamo, nel senso che è normale si
eserciti una critica politica nei confronti di chiunque, secondo
il mandato parlamentare che abbiamo ricevuto) ebbene, credo
tuttavia che possa aprirsi la strada ad interpretazioni di natura
diversa di cui penso questo Parlamento non abbia assolutamente
bisogno.
Così come credo che il riferimento alle biodiversità, al
riconoscimento del valore dell'ambiente e degli ecosistemi, al
diritto degli animali a non essere maltrattati, siano tutti temi
ed elementi che, forse a qualcuno possono far sorridere, ma, in
qualche modo, sono elementi, appunto, di modernità rispetto al
panorama culturale in cui ci muoviamo.
Ed in ultimo (anche questo potrebbe apparire un richiamo
banale) il presidente del CONI, Piero Fagone, ha richiamato
tutti i parlamentari affinché, all'interno dello Statuto, e
quindi nel preambolo, ci fosse un riferimento allo sport come
elemento fondamentale di socializzazione del territorio. In tal
senso, il Presidente della Regione ha fatto pervenire una nota ai
Gruppi parlamentari in cui, sostanzialmente, esprimeva
condivisione rispetto a detto principio.
Ecco, anche questo, a mio avviso, è un elemento da inserire
all'interno dello Statuto, sapendo che ci sono tutti gli spazi, i
modi, le opportunità per migliorare il testo esitato dalla
Commissione ma tutto ciò possiamo farlo solo ad una condizione:
che l'Assemblea si renda davvero - come i singoli parlamentari -
protagonista del testo che andremo ad approvare.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha
facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualche tempo
addietro, mentre era Primo Ministro inglese, la signora Tatcher
disse ad un membro del Governo italiano che il nostro Paese era
un grande Paese, con una classe politica inadeguata. L'esponente
del Governo italiano, che sentì pronunciare tale affermazione, le
rispose con una battuta e, cioè, che sarebbe stato peggio il
contrario. Sarebbe stato peggio se, invece, il nostro fosse stato
un Paese inadeguato, con un'ottima classe politica
Signor Presidente, la mia sensazione, anzi, la mia amara
sensazione, è che - soprattutto a giudicare dall'andamento di
questo dibattito e dalle presenze in Aula - sia l'affermazione
della signora Tatcher, che la replica, sono vere.
Questa Regione, probabilmente, è sfortunata in quanto ha una
classe politica inadeguata o disattenta e perché, essa stessa
Regione e il suo popolo, sono disattenti e distratti.
Ogni volta che il compianto presidente Leanza suonava la
campanella per iniziare i lavori della Commissione mi chiedevo se
la nostra Regione, i nostri concittadini, desideravano o meno che
noi riscrivessimo lo Statuto, che lo adeguassimo a quelle che
sono le esigenze legate alle riforme costituzionali, alla nostra
presenza nell'ambito dell'Unione europea, di un'Unione che si
espande sempre di più.
Vi dico francamente che non so dare una risposta ma, qualora
dovessi farlo, alla luce di quello che vedo, sarebbe negativa.
Probabilmente, la nostra Regione non comprende l'esigenza che
lo Statuto venga riscritto. Se consideriamo grave l'atteggiamento
dell'Aula, lo è, ancora di più, quello della società ed è
gravissimo l'atteggiamento di chi è chiamato a mediare
l'informazione nella nostra società.
Il silenzio colpevole dei mezzi di informazione, rispetto a
questo dibattito, rispetto ai lavori che lo hanno preceduto, è di
una gravità inaudita
Nessun giornale - piccolo, medio o grande - ha pubblicato, per
esempio, sia pure in stralcio, il testo esitato dalla
Commissione; nessun giornale ha avviato con i suoi lettori un
dibattito su quelle che possono essere le aspettative, le
esigenze o le proposte dei cittadini rispetto a questo testo.
Nessuna categoria produttiva, nessuna organizzazione di
interessi diffusi - fatta eccezione, forse, per il variegato
mondo degli interessi femminili - ha sollecitato un'audizione o
ha spontaneamente proposto interventi, nonostante la Commissione
abbia ripetutamente chiesto contributi ed idee.
Ebbene, sono poche le proposte arrivate; sono poche quelle in
sintonia con il significato di uno Statuto, che non è una leggina
sui contributi per le sagre paesane E', piuttosto, la legge
delle leggi della nostra Regione.
Ed allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, è
imbarazzante dover svolgere un intervento con questo clima,
questa situazione
Uno Statuto predisposto, quasi al buio, dalla Commissione e dal
Parlamento - ancorché fondato su tante buone intenzioni, sulla
competenza di ciascun deputato e di ciascun esperto che ha
collaborato con la Commissione nella sua stesura - può essere
sostitutivo di un dibattito ampio, di una passione forte attorno
a questo stesso Statuto, così come forte fu il dibattito, la
passione e gli interessi che sottolinearono ed accompagnarono la
predisposizione dello Statuto vigente?
Non intendo, tuttavia, sottrarmi ad una valutazione complessiva
del testo e, dunque, tenterò di sviluppare alcune considerazioni,
con l'auspicio che questa provocazione che ho appena lanciata
possa, sia pure in zona Cesarini', determinare un minimo di
reazione, uno scatto di orgoglio, una possibile proposta per il
miglioramento del testo rispetto alla formazione di un'anima per
questo Statuto.
Qualche giorno fa, a Catania, si è svolto un dibattito promosso
dall'Università, a cui ho avuto l'onore di partecipare - anche
questo, devo dire, scarsamente frequentato, ma molto qualificato
- e uno dei relatori, il professor Marino, illustre
costituzionalista ed amministrativista, esordì affermando che lo
Statuto da noi scritto - ancorché, dal punto di vista normativo,
assolutamente regolare e rispettoso dei canoni costituzionali e
delle prerogative regionali - resta privo di anima. Forse non è
ancora troppo tardi per costruirla, anche se si tratterà - o si
tratterebbe - di una costruzione virtuale, non certo delle
interpretazioni di una passione civica che non vedo, che non
registro
Nessuno dei siciliani, incontrandomi per strada, mi ha chiesto
di aggiungere o togliere una delle disposizioni tra quelle che
abbiamo scritto: e non solo perché manca questa passione ma
perché manca l'informazione
Degli oltre cinque milioni di siciliani, non so quanti siano
quelli che conoscono questo nostro percorso normativo ed ancora
meno, sono quelli che conoscono il contenuto della proposta che
abbiamo predisposto.
Quindi, signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio
cominciare proprio dal preambolo.
E dichiaro subito che sono stato e sono favorevole alla
presenza di un preambolo nello Statuto; e per questo, desidero
ringraziare pubblicamente gli onorevoli Leontini e Savarino i
quali hanno lavorato molto alla sua predisposizione.
Sono favorevole, dicevo, perché il preambolo serve a descrivere
il contesto politico all'interno del quale si sviluppa la
proposta di articolato e contribuisce così a formare, in qualche
modo, quell'anima di cui lo Statuto è parzialmente sprovvisto.
Sono favorevole, lo ribadisco, perché considero equilibrato il
dosaggio tra la riaffermazione forte dell'autonomia - ancorata ai
valori dell'unità politica dello Stato - e l'esigenza di
collocarsi all'interno di quelli che sono i principi
costituzionali, nel tempo modificatisi.
Trovo equilibrato il dosaggio tra la laicità dello Stato,
espressamente indicata nel testo del preambolo, ed il richiamo
alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ed al
patrimonio cristiano, contenuto nella nostra storia, unito al
rispetto e al dialogo con le altre religioni.
Desidero leggere questo passaggio perché se ne è molto parlato,
magari senza conoscerne esattamente - ovviamente non parlo per
gli addetti ai lavori - il testo nella sua stesura formale. La
Regione siciliana - stabilisce il preambolo - favorisce il
dialogo e la coesistenza tra la religione cristiana e le altre
liberamente professate . All'interno di questo periodo -
l'onorevole Ortisi potrebbe spiegarcelo dal punto di vista
dell'analisi logica - c'è un'incidentale che recita: "i cui
valori sono patrimonio storico-culturale e di ispirazione delle
proprie comunità".
Vogliamo negare che su 5.100.000 siciliani, gran parte - o,
forse, la quasi totalità - si ispira ai valori cristiani? Questa
formulazione fotografa la realtà siciliana
Tornerò su questo aspetto, signor Presidente, onorevoli
colleghi, adesso voglio continuare ad analizzare le altre parti.
Sono favorevole, dicevo prima, perché considero importante il
richiamo all'Europa, al Mediterraneo, all'insularità ed al ruolo
di ponte che svolge la Sicilia in questo contesto. Lo trovo
fondamentale per l'avvenire della Sicilia. Ponte tra l'Europa,
l'Africa, l'Asia e, per la sua storia, persino l'America
Non voglio esagerare, ma definire la Sicilia centro del
Mediterraneo potrebbe, in questo contesto, essere assolutamente
riduttivo se pensiamo a quella che è stata la nostra storia, alle
dominazioni che abbiamo subìto e alla cultura che abbiamo
esportato: cultura del lavoro, dell'imprenditoria, della scienza,
della letteratura.
Sono favorevole, inoltre, poiché questo preambolo è frutto di
un'elaborata mediazione, laddove affronta il rapporto tra la
tutela della persona umana, il singolo, e la valorizzazione della
famiglia. Non è facile tenere conto di questi due soggetti:
l'uno, singolo, e l'altro, collettivo E tale preambolo si sforza
di far stare in equilibrio questo doppio concetto.
Sono favorevole in quanto io - sicuramente espressione di una
cultura laica, profondamente laica, nonostante la mia esperienza
e la mia formazione culturale e politica laica - non mi considero
assolutamente offeso, né violentato, laddove sia fatto un
richiamo ai valori del Cristianesimo.
Penso, signor Presidente, onorevoli colleghi, che non ci sia
molta differenza tra un laico ed un cattolico, nel momento stesso
in cui guardiamo quel Crocifisso che c'è alle sue spalle.
Personalmente, da laico, vedo in quel Crocifisso un uomo che si
è sacrificato, fino alla morte, per difendere con forza il valore
delle sue idee. Un cattolico, un credente vede, in quel
Crocifisso, il Figlio di Dio. Per ciò che il Figlio di Dio, o
quell'uomo, ha fatto sulla terra, non c'è molta differenza Anzi,
non vedo alcuna differenza
Vorrei adesso, in maniera schematica, affrontare l'articolato.
L'articolo 1, ribadisce e manifesta, sia pure in embrione, il
principio della sussidiarietà, nel momento in cui stabilisce che
i Comuni, le Province e la Regione costituiscono le istituzioni
territoriali rappresentative della comunità siciliana, dunque,
ponendoli sullo stesso livello.
E gli articoli successivi, il 2, 3, 4, 5, 7, 8 e 8 bis, lo
Statuto non si sforza più di tanto in questa formulazione, nel
senso che ribadisce, rinnova principi, già contenuti nella
vecchia versione, in quella in vigore modificandola soltanto in
piccola parte e, comunque, adeguandola a ciò che nel frattempo è
accaduto sul piano costituzionale, sul piano comunitario.
Negli articoli 9, 9 bis, 9 ter e 10 si tiene conto
dell'influenza dell'elezione diretta del Presidente della Regione
e, dunque, del diverso dosaggio dei poteri che, a seguito
dell'elezione diretta, devono essere attribuiti al Presidente
della Regione, all'Esecutivo, al Governo. Cosa che si sviluppa
anche negli articoli 10 bis, 11 e 12 che tentano, appunto, di
distribuire meglio le competenze dell'esecutivo e del legislativo
e a ben identificare le fonti normative che vengono elencate
specificatamente proprio per dare loro la massima dignità in ogni
momento e dinanzi a qualsiasi interlocutore di natura
costituzionale o di natura giuridica.
Gli articoli 12 bis e 12 ter (non ho dimenticato il 6, ci torno
dopo) e 13 introducono elementi di modernità nei poteri e nelle
procedure che già in parte l'Assemblea regionale siciliana aveva
disciplinato in materia di regolamenti, di testi unici. Anche se,
signor Presidente, onorevoli colleghi, è forse opportuno che
questa anticipazione che l'Assemblea ha voluto fare nel proprio
Regolamento, laddove prevede già la possibilità di approvare
testi unici e laddove prevede già un percorso di delegificazione
stabilito per legge - peraltro, una legge che nasce da una mia
proposta - è opportuno che questa sperimentazione e questo
vantaggio lo si possa sviluppare. Considero grave il fatto che
ancora non si sia dato luogo ad alcun testo unico nè ad alcun
percorso di delegificazione, anzi - probabilmente molti colleghi
lo sanno - sto predisponendo un atto ispettivo per sapere quali
sono quegli assessorati che hanno già avviato quanto previsto
dalla legge e quanti ancora, invece, non lo hanno fatto. Perché
o ci crediamo nella modernità e nella semplificazione delle
procedure o non ci crediamo: se ci crediamo dobbiamo esercitare
questa funzione, diversamente è inutile che approviamo leggi e
proclamiamo volontà di cui non siamo assolutamente convinti.
All'articolo 13 bis lo Statuto si occupa del referendum. Anche
in questo caso la Regione ha legiferato. Con l'articolo 13 bis si
comincia a parlare di quelli che vengono più comunemente definiti
"diritti di cittadinanza". Ma è un tentativo timido, ripetitivo,
considerato che già esiste una legge. E' giusto che ci sia nello
Statuto, è giusto che abbia una dignità costituzionale, ma di
fatto non stiamo dicendo nulla di nuovo.
Condivido ciò che hanno detto alcuni colleghi rispetto
all'esigenza di introdurre la figura del difensore civico e lo
condivido soprattutto perché nel frattempo non esistono più nella
nostra Regione organismi di controllo di alcun genere, e dove
spesso il principio di sussidiarietà è stato malinteso ed
interpretato come un principio di arbitrarietà.
Dunque, è necessario che i cittadini, ma anche gli enti,
abbiano un riferimento, un soggetto che anticipi il ricorso alla
via giudiziaria, che altrimenti resterà l'unica a disposizione di
chiunque, dei cittadini, delle istituzioni e dei singoli
politici.
Bisogna introdurre il difensore civico; bisogna introdurre il
diritto di petizione; bisogna sforzarsi di comprendere che il
peso dei cittadini deve essere maggiore.
Stiamo lavorando come Assemblea ad un progetto di democracy,
con il supporto ed il contributo del Ministero per le Regioni e
del Ministero per l'innovazione tecnologica proprio perché
crediamo nell'esigenza di conoscere l'opinione dei cittadini nel
momento in cui si formano le leggi.
In questo senso ho presentato emendamenti ed a proposito di
questi ultimi vorrei aprire e chiudere una parentesi: credo sia
opportuno, signor Presidente, che dopo la presentazione degli
emendamenti la Commissione Statuto possa riunirsi per continuare
quel percorso bipartisan che ha contraddistinto il suo lavoro
fino a questo momento. Sono convinto, infatti, che così come è
accaduto già per i diversi articoli, anche per molti emendamenti
potremmo registrare il consenso unanime. E, dunque, questo
passaggio è utile se non addirittura indispensabile.
Così come, signor Presidente, mi permetto di suggerire, a lei
in quanto Presidente dell'Assemblea, ai capigruppo, alla
Commissione, un percorso che - a mio avviso - raggiungerebbe un
obiettivo importantissimo per questo Statuto: quello di
consentire il voto unanime - perché so che è così e sarà così -
su tutti quegli articoli che non prevedono distinguo di natura
ideologica, di natura politica e sono, guarda caso, quelli in
grado di costruire quell'anima che questo Statuto con tanta
difficoltà tenta di costruire, quelli che riguardano i poteri, le
competenze esclusive, le competenze concorrenti, i rapporti di
natura internazionale e tante altre parti di questo Statuto che
io, signor Presidente, mi permetterei di estrapolare - sentita la
Conferenza dei capigruppo, sentita la Commissione - e di
approvare rapidamente mostrando all'opinione pubblica ed alle
forze politiche, soprattutto a quelle nazionali, che su alcune
questioni esiste una convergenza unanime di questo Parlamento e
sono le questioni che hanno bisogno di maggiore forza nel
rapporto che andremo a stabilire dopo l'approvazione dello
Statuto con il Parlamento nazionale.
Sono stato pure promotore di un ordine del giorno - l'onorevole
Capodicasa e gli altri membri della Commissione lo sanno - che
appalesi quegli articoli su cui esiste questa convergenza unanime
proprio per dargli maggiore forza.
Credo sia indispensabile fare in questo modo perché so che su
alcune altri parti invece questa unanimità non ci sarà. Però,
voglio invitare i colleghi ad una riflessione: quanto pensiate
che importi al Parlamento nazionale o ai singoli partiti se la
Sicilia avrà o non avrà un Presidente eletto direttamente eletto
dal popolo, se in Sicilia i regolamenti potranno essere approvati
solo dal Governo o anche attraverso un passaggio d'Aula o altre
questioni di organizzazione di questo genere? Credo poco o
niente Sono tutte questioni fortemente ancorate a quelle che
sono le decisioni che assumeremo qui, perché qui andranno
applicate. Nessuna di queste vicende avrà un effetto, un riflusso
di carattere nazionale.
Ed allora, perché presentarci divisi su tutte quelle materie
per le quali possiamo, invece, presentarci uniti, compatti,
monolitici? Dividiamoci sul resto, se ci dobbiamo dividere, ma
distinguiamo nettamente i momenti, così daremo più forza alla
nostra azione di negoziazione nei confronti del Parlamento
nazionale.
Torno all'articolato. Gli articoli 14, 14 bis, 15, 16 e 16 ter
stabiliscono le competenze esclusive ed è bene che tra queste sia
stato inserito l'artigianato; così come mi auguro che sarà
inserita la cooperazione che forse abbiamo dimenticato, non
perché non la volessimo, ma forse ci è sfuggito; così come è
importante che siano state inserite le competenze che riguardano
gli idrocarburi, la valorizzazione dei beni culturali, il mercato
del lavoro, gli ecosistemi, la formazione, tutte materie
assolutamente in linea con quelle che sono le nostre competenze
esclusive, anche in virtù di ciò che è accaduto nelle altre
Regioni.
Così come sono molto contento che abbiano trovato ingresso nel
nostro Statuto argomenti come la tutela dei consumatori, sia pure
in maniera concorrente, la famiglia, i porti, gli aeroporti, e
tutte le altre materie non espressamente riservate alla
legislazione statale. Questo è un passaggio che può sembrare
marginale ma non lo è affatto, perché nonostante siano
espressamente indicate le materie di competenza esclusiva, le
materie di competenza esclusiva dello Stato e le materie
concorrenti, resta un'alea indefinita di questioni nei confronti
delle quali la Regione fa bene a rivendicare la propria
competenza. Lo vedremo man mano che il nostro Statuto - mi auguro
- cambierà, riuscirà a modernizzarsi.
All'articolo 17 bis c'è il timido tentativo di apertura
democratica con l'iniziativa legislativa attribuita non soltanto
al Parlamento. Mi rifaccio a quanto ho già detto sui diritti di
cittadinanza. Così come, invece, sottolineo con particolare
interesse l'inserimento all'articolo 17 ter della tutela e della
valorizzazione delle minoranze linguistiche, dimenticate nel
precedente testo; eppure in Sicilia ci sono grosse comunità di
lingua albanese o di lingua gallo-italica con le loro tradizioni
culturali, religiose, eccetera.
Gli articoli 19 bis, 19 ter e 19 quater rappresentano alcuni di
quegli elementi che - come dicevo prima - possono contribuire a
costruire l'anima di questo Statuto. Mi riferisco ai rapporti
internazionali e con l'Unione Europea. Nel 1946 non c'era
l'Unione Europea e, probabilmente, anzi si è voluto escludere per
la Sicilia una competenza di questo genere perché - lo sappiamo
tutti - in quel momento era forte lo spirito autonomistico, anzi
separatistico e, dunque, figuriamoci se avessero dato alla
Sicilia in quel momento questi poteri che cosa sarebbe potuto
accadere.
Quindi, sono convinto che l'esclusione non sia stata un fatto
casuale, ma un fatto politicamente voluto, una scelta dei
legislatori del 1946. Una scelta che facciamo bene a ribaltare
nel momento in cui, invece, proprio perché quelle facoltà non le
avevamo, abbiamo subìto da parte di tutti i governi, di
centrodestra e di centrosinistra, aggressioni alla nostra
politica economica, alle nostre risorse economiche, alle nostre
fonti di sviluppo con una serie di accordi internazionali
svantaggiosi per la nostra Regione nei confronti dei quali non
abbiamo potuto spendere neanche una parola, neanche un
suggerimento, neanche un'opinione Ed, invece, con questa
ipotesi normativa la Regione partecipa alla formazione degli atti
comunitari per le parti di competenza, partecipa alla formazione
dei trattati e stipula congiuntamente allo Stato i trattati.
Credo che questa sia la vera rivoluzione di questo Statuto e,
appunto, una delle parti che servono a costruirne un'anima.
Gli articoli 20, 22, 23 sino al 30 riscrivono questioni di
natura organizzativa, disciplinano l'equilibrio dei poteri,
disciplinano l'elezione diretta. Sono tutte questioni
importantissime al nostro interno ma - come dicevo prima - di
scarsa rilevanza nazionale.
C'è un'altra rivoluzione nello Statuto: quella contenuta agli
articoli 36 e 38, laddove la Regione sostanzialmente rivendica
tutte le entrate tributarie che, a qualsiasi titolo, vengono
riscosse o che maturino in Sicilia e rivendica pure la
partecipazione al Fondo di solidarietà, con ciò evitando che si
ripeta quanto si è verificato negli anni e cioè che l'intervento
ordinario dello Stato fosse sostituito sistematicamente
dall'intervento straordinario che spesso non c'era.
Il contentino' era l'intervento straordinario, la Cassa del
Mezzogiorno ed altro, in realtà la Regione era fuori dagli
interventi ordinari dello Stato in materia soprattutto
infrastrutturale ed era fuori dagli interventi straordinari
perchè non era in grado di partecipare alla programmazione.
E' inutile ricordare questi aspetti perchè li conosciamo tutti
e tutti noi sappiamo a che cosa mi sto riferendo.
Ho lasciato alla fine gli articoli 6 e il 31: l'articolo 6
sulla tutela dei parlamentari e l'articolo 31 in materia di
ordine pubblico. Sono convinto che dobbiamo ribadire i contenuti
di questi due articoli, per quanto riguarda l'articolo 31, nella
forma che è stata scelta dalla Commissione e per quanto concerne
l'articolo 6 in parte perché - come i colleghi che ne avranno
voglia potranno vedere - le sentenze della Corte costituzionale
in materia sono più ampie della previsione che noi abbiamo
elaborato e noi a quelle dobbiamo rifarci se vogliamo veramente
lavorare per la tutela del ruolo parlamentare che non è un
privilegio: è una delle caratteristiche fondamentali del ruolo
parlamentare e, dunque, della democrazia.
Ne parlavamo stamattina - onorevole Ortisi, lei era presente -
al CERISDI nel corso di un importantissimo convegno con una folta
e qualificata delegazione di parlamentari russi, i quali sono
stati estremamente duri rispetto alla loro esperienza comunista
ed estremamente preoccupati rispetto alla loro attuale esperienza
di transizione. L'hanno definita una semidemocrazia quella che si
è venuta a determinare, ma non hanno avuto dubbi nel definire con
aggettivi molto duri una dittatura quella che hanno superato.
Onorevoli colleghi, sono convinto che quest'Aula, soprattutto
se si risveglierà un minimo di orgoglio da parte dei cittadini,
saprà fare al meglio il proprio dovere, soprattutto se il
percorso che stabiliremo sarà razionale, tollerante, bipartisan
come è stato fino a questo momento.
Desidero fare soltanto un'affermazione, anzi una citazione che
credo espliciti fino in fondo la mia opinione, il mio parere
rispetto ai poteri, ai ruoli ed alle competenze di ciascuno. Lo
faccio citando Platone nella Repubblica laddove Socrate, in
risposta alla domanda su come dovrebbe essere trattato nello
Stato ideale un uomo dotato di qualità superiori, dice: "Noi lo
onoreremmo come essere degno di adorazione, meraviglioso ed
amabile, ma dopo avergli fatto notare che non c'è uomo di tal
genere nel nostro Stato e che non deve esserci, untogli il capo
ed incoronatolo lo scorteremmo fino alla frontiera.".
Non credo sia necessario spiegare il senso di queste parole.
Credo, però, che non si possa fare a meno del Parlamento, che si
debba rispettare il Governo e che, però, mentre il Governo è
figlio di una maggioranza, il Parlamento è figlio di tutta la
società.
PRESIDENTE Dichiaro chiuse le iscrizione a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi,
preliminarmente non posso che condividere le considerazioni
iniziali fatte dall'onorevole Fleres: è triste intervenire nel
corso della discussione generale della riforma dello Statuto con
un'Aula vuota, in assenza del Governo, è una condizione che mette
a disagio e che dovrebbe comportare particolari riflessioni.
Anche alla luce di questi accadimenti, la ringrazio, signor
Presidente, per aver assecondato le nostre richieste, una volta
deliberato il testo dello Statuto, di dare la possibilità ai
componenti della Commissione, a qualche volenteroso deputato di
determinare un dibattito al di fuori delle aule parlamentari, tra
i gruppi politici a cui apparteniamo, tra la società che avrebbe
potuto dare dei contributi per valorizzare ancor di più e
qualificare ancor meglio questo Statuto.
Credo che in parte abbiamo cercato di smuovere una società
distratta, mancante di passione. E' chiaro che il clima in cui
abbiamo vissuto la modifica dello Statuto è diametralmente
opposto alla grande tensione sociale del 1946. Abbiamo prodotto
qualche risultato e, forse, se questo Statuto ha qualche qualità
(ne ha sicuramente tante) lo dobbiamo a questo dibattito
determinatosi anche fuori dal Parlamento.
Sicuramente è apprezzabile il clima in cui si sono svolti i
lavori, grazie anche al compianto onorevole Presidente Leanza.
Preliminarmente devo sicuramente ricordare le parole con cui si
conclude, a nome della Commissione, la relazione fatta
dall'onorevole Vincenzo Leanza, cui va il mio commosso e
simpatico ricordo - è triste sapere che voltandoci non lo vedremo
nel suo solito posto a fumare la solita sigaretta -.
L'onorevole Leanza, a nome della Commissione, dopo aver
ricordato lo spirito fattivo, di collaborazione della Commissione
e rimettendosi al giudizio dell'Aula, conclude dicendo che
occorre "ridisegnare il volto della Regione mantenendo vive a
tutt'oggi le ragioni di una specialità che ha origini antiche e
che va riaffermata rispetto alla minaccia di un appiattimento che
le riforme federalistiche potrebbero determinare".
E' questa la considerazione da cui dobbiamo partire per cercare
di fare un buon lavoro e migliorare ancora di più il testo.
Partire dalla considerazione che siamo una Regione a Statuto
speciale senza più specialità, partire dalla considerazione che
la modifica del Titolo V ha diametralmente ribaltato il rapporto
in ordine all'autonomia tra regioni ordinarie e regioni speciali.
E' facendo nostra questa considerazione che possiamo dare il
nostro contributo.
Essere speciali significava, sino alla modifica del Titolo V
della Costituzione, avere potestà legislativa esclusiva. La
Regione siciliana, così come le altre quattro regioni, a
differenza delle regioni ordinarie aveva la possibilità di
legiferare e, rispettando solamente i limiti della Costituzione,
poteva introdurre modifiche legislative senza aspettare - cosa
che accadeva per le altre regioni ordinarie - quelle leggi
cornice che dovevano fissare i principi fondamentali cui la
legislazione regionale doveva necessariamente assecondarsi.
La Regione siciliana, le regioni speciali avevano la
prerogativa della potestà legislativa esclusiva per legiferare e,
nel rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento
giuridico, fare entrare subito in vigore le proprie norme.
Le cose non stanno più così: il Titolo V della Costituzione ha
attribuito la potestà legislativa primaria anche alle regioni
ordinarie. Non esiste più questa prerogativa. Credo che bisogna -
e a tal proposito non condivido l'impostazione della Commissione
riaffermata anche nell'intervento dell'onorevole Fleres - essere
convinti della non più esistenza di questa specialità, del
cambiamento del sistema da regionale a federale, per cui allo
Stato centrale sono attribuite le materie, tutto ciò che non è
previsto per la competenza legislativa statale è di competenza
legislativa regionale.
Ecco perchè contesto l'impostazione della Commissione, contesto
l'elencazione delle materie in cui la Regione può legiferare in
via esclusiva. Qualsiasi elencazione è sicuramente limitativa
rispetto, invece, ad una potestà legislativa diffusa riguardante
tutto ciò che non è specificato per quanto concerne le competenze
previste per lo Stato. Elencare le materie, per quanto in maniera
dettagliata, è limitativo della potestà e dell'autonomia
siciliana.
Questo - a mio avviso - è il concetto che dobbiamo esprimere ed
è la negazione dell'autonomia se, invece, proponiamo una
autolimitazione della nostra potestà e della nostra massima
espressione dell'autonomia che è l'autonomia legislativa.
Sarebbe sufficiente, e quindi lo considero un doppione, tenere
esclusivamente l'articolo 17 laddove, appunto, si specifica che
nelle materie non espressamente riservate alla legislazione dello
Stato la Regione esercita la potestà legislativa primaria nel
rispetto della Costituzione, dello Statuto e del principio di
prevalenza del diritto comunitario, nonché dei vincoli derivanti
dagli obblighi internazionali. E' sufficiente mantenere
l'articolo 17, comma 1, dobbiamo abrogare ciò che è previsto
dalla proposta contenuta nell'articolo 14 ovvero l'elencazione.
Un discorso simile possiamo fare rispetto anche al controllo
sulle leggi regionali.
Il rapporto tra autonomia e Regione, tra regioni ordinarie e
regioni speciali è stato sostanzialmente ribaltato, se ne è reso
conto anche il legislatore costituente
Non si potrebbe spiegare in maniera diversa l'inserimento
dell'articolo 10 nella legge costituzionale 3 del 2001, la legge
di riforma costituzionale di modifica del Titolo V della
Costituzione. Il legislatore costituente prevede che queste
norme, laddove ipotizzano una forma maggiore di autonomia, sono
applicabili anche alle regioni speciali. Quindi, lo stesso
legislatore costituente si rende conto che si è diametralmente
invertito il quadro di riferimento, che le Regioni a Statuto
speciale sono in una condizione di inferiorità rispetto alle
regioni ordinarie e per tale motivo mira ad attribuire questa
possibilità.
Noi dobbiamo considerare l'articolo 10 come un trampolino di
lancio, come un momento di riequilibrio necessario per andare
oltre; e mi riferisco, a tal proposito, anche all'ipotesi del
controllo sulla legge regionale. La modifica del titolo V della
Costituzione prevedeva - a differenza del vecchio sistema dove in
effetti vi era una specialità per quanto riguarda lo Statuto
siciliano, in quanto era prevista una forma di controllo semplice
e molto celere, a differenza di quanto stabilito dall'articolo
127 della Costituzione - la possibilità di controllo attraverso
il Commissario dello Stato, controllo da parte del Governo,
possibilità di rinvio, ipotesi di una nuova rideliberazione dei
consigli regionali, tutto un procedimento che vanificava anche la
potestà legislativa delle regioni a statuto ordinario.
Le modifiche apportato a questo sistema costituzionale hanno
svilito, nei fatti, la specialità della nostra autonomia; le
regioni a statuto ordinario non hanno più un controllo preventivo
bensì un controllo successivo, e il Governo può impugnarle nei
120 giorni successivi alla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale.
Per quale motivo oggi dobbiamo ancora immaginare in Sicilia un
controllo preventivo? Ricordo l'ordine del giorno approvato da
questa Assemblea nel novembre del 2001, quando s'era posto il
problema dell'applicazione, in virtù dell'articolo 10 della legge
costituzionale 3/2001, del sistema di controllo. Quell'ordine del
giorno ha rappresentato una reazione ad un atteggiamento un po'
eccessivo richiesto dalla Presidenza della Regione, la quale
riteneva di dover sostanzialmente abrogare la figura del
Commissario dello Stato non ricordando che, anche se la riforma
del titolo V della Costituzione abrogava la figura del
Commissario del Governo, tra Commissario di Governo e Commissario
dello Stato vi è una bella differenza. Pertanto non era possibile
immaginare un'abrogazione della figura del Commissario dello
Stato e quindi alcun controllo sulle leggi della regione; con
quell'ordine del giorno veniva quindi ribadita la forma di
controllo attualmente in vigore. Ma perchè riproporla ancora
oggi?
Siamo d'accordo che il controllo deve essere esercitato dal
Commissario dello Stato perchè la sua figura di super partes
garantisce una forma di autonomia maggiore per la Regione
siciliana, anche rispetto al Governo; ma perchè continuare a
immaginare un controllo preventivo? Perchè non immaginare - come
le altre regioni che hanno la possibilità immediatamente di far
valere la propria potestà legislativa - un controllo successivo
alla pubblicazione della legge da parte del Commissario dello
Stato? Questo aspetto ritengo che rappresenti un deficit per
quanto riguarda l'impostazione autonomistica della Regione
siciliana, e quindi un regresso rispetto alla stessa.
Leggendo qualche articolo del disegno di legge di modifica
dello Statuto non si evince un buon esordio. L'articolo 1 recita:
"I comuni, le province regionali e le regioni autonome
costituiscono le istituzioni territoriali autonome
rappresentative della comunità siciliana". Ma perché non sono
state inserite le città metropolitane?
Diceva bene qualche noto costituzionalista quando riteneva che
non dobbiamo aspettarci troppo da uno Statuto che non è la nostra
Carta costituzionale, in quanto si riferisce ad un complesso di
norme sovraordinate rappresentate dalla Costituzione. E proprio
l'articolo 114 della Costituzione, così come modificato nel 2001,
recita: "La Repubblica è costituita dai comuni, dalle province,
dalle città metropolitane, dalle regioni dello Stato". Se noi
siamo Repubblica italiana dobbiamo rifarci necessariamente
all'articolo 114 della sua Costituzione. E grazie alla nostra
Autonomia, che in materia di enti locali prevede una competenza
legislativa esclusiva, avremo la possibilità di regolamentarci in
maniera autonoma. Ma noi non possiamo fare a meno di immaginare
una Regione costituita da comuni, province regionali, città
metropolitane.
Ritengo che vi sia un vizio di legittimità costituzionale in
questo articolo 1 e nel successivo articolo 15, laddove non
contengono il riferimento alle città metropolitane. E seppure
l'autonomia legislativa speciale della Regione siciliana consente
di regolamentarle, a mio avviso è necessario che il loro
riferimento sia contenuto nello Statuto.
SAMMARTINO In tema di Enti locali abbiamo una competenza
esclusiva.
SPAMPINATO Abbiamo competenza esclusiva in materia, ma non
possiamo non immaginare di non farle esistere. Quindi inseriamole
e le regolamentiamo anche.
Esprimo una grande soddisfazione in merito alla scelta di
avere inserito nello Statuto una norma che obbliga il Presidente
della Regione a presentare in Aula il proprio governo e il
proprio programma.
Signor Presidente, lo ricorderà, si tratta di una proposta da
me fatta in occasione della discussione sulla riforma del nostro
Regolamento. E a ragione, in quella circostanza, mi obiettò che
non era materia di regolamento interno, ma di natura
costituzionale. Quindi, apprezzo in maniera particolare
l'inserimento di questa norma necessaria; non era immaginabile,
infatti, che il Governo presentasse il proprio programma e il
proprio governo attraverso i giornali e le televisioni. E' chiaro
che è necessaria anche una presentazione formale e ufficiale al
Parlamento siciliano.
Credo anche, però, che la stessa norma vada corretta, nel senso
che è necessario specificare i tempi: rimanendo vaghi e
indefiniti, il Presidente potrebbe presentare il proprio
programma e il proprio governo anche dopo tre anni. L'articolo
così recita: «Il Presidente della Regione, nel corso di
un'apposita seduta, presenta all'Assemblea regionale il programma
di governo e comunica la composizione della Giunta.» Ritengo
utile e opportuno indicare i termini entro i quali dovranno
essere presentati e il programma e il Governo. E credo, inoltre,
che bisogni anche ipotizzare ulteriori sedute nelle quali potere
verificare lo stato di attuazione del programma governativo
presentato ad inizio di legislatura.
E, introducendo il tema, io credo che bisogna tenere in
particolare conto le considerazioni fatte dagli amici di
Rifondazione comunista nella loro relazione di minoranza. Pongono
un tema serio: il tema di riequilibrio dei poteri tra Parlamento
e Presidente della Regione e il suo Governo. Credo, però, che sia
falsata in qualche modo l'impostazione degli amici di
Rifondazione comunista nella loro relazione di minoranza. Partono
da un presupposto che non è del tutto vero: che ormai siamo in
una forma di governo presidenziale puro.
Non è così. Non è così perchè, se è vero che ci sono elementi
tipici del sistema presidenziale, come l'elezione diretta, il
potere di nomina e di revoca degli assessori, la possibilità di
non essere rieletti per più di due volte consecutive, è
altrettanto vero che ci sono delle norme che rendono impuro
questo sistema presidenziale. Continua ad esistere il rapporto
tra Presidente della Regione e Parlamento siciliano, perchè noi
abbiamo la possibilità di scegliere una forma di governo, noi
abbiamo la possibilità teoricamente anche di immaginare una forma
di governo parlamentare, noi abbiamo la possibilità di ribadire
la scelta, che io considero essenziale, della forma di governo
che preveda l'elezione diretta del Presidente, ma la stessa norma
costituzionale che ha introdotto questo principio ci impone di
configurare un rapporto tra Parlamento e Presidente della
Regione.
Noi dobbiamo, in ogni caso, immaginare una norma che preveda la
possibilità di sfiduciare il Presidente della Regione. Ecco
perché non siamo in presenza di un vero e proprio sistema
presidenziale, un sistema presidenziale puro.
Io non considero scandalosa la possibilità di inserire - al
fine di determinare un riequilibrio dei poteri tra Presidente e
Parlamento - anche un voto di fiducia del programma e della sua
squadra, perché gli elettori hanno dato il voto di fiducia al
Presidente della Regione, eleggendolo, ma non hanno dato fiducia
al programma e agli uomini che compongono la squadra che dovrà
darà attuazione al programma stesso.
Ribadisco, non trovo scandaloso andare incontro alle
considerazioni poste in essere dai colleghi di Rifondazione
rispetto a questo riequilibrio dei poteri tra Parlamento e
Presidente della Regione.
A proposito del Presidente della Regione, continuo a non
comprendere la riproposizione nel testo attuale del secondo comma
dell'articolo 23, ovvero la norma che dà la possibilità, giusta,
necessaria, auspicata al Presidente della Regione di partecipare
al Consiglio dei Ministri - e fin qui mi trova d'accordo - col
rango di Ministro e con voto deliberativo. Non riesco a capire
cosa significa col rango di Ministro. Significa avere l'immunità
per quel giorno? Essere chiamato eccellenza?
CAPODICASA Onorevole Spampanato, il rango di Ministro è
fondamentale per poter partecipare al Consiglio dei Ministri;
un'estraneo non lo potrebbe fare.
SPAMPINATO Siamo d'accordo anche su questo, onorevole
Capodicasa.
Non riesco ad immaginare un organo come il Consiglio dei
Ministri che è responsabile politicamente per il 99 per cento dei
suoi componenti nei confronti del Parlamento, in considerazione
del fatto che esiste un governo perché c'è un voto di fiducia su
un programma che si attua con le deliberazioni del Consiglio dei
Ministri, e un componente svincolato da questa responsabilità
politica che è il Presidente della Regione siciliana. Sembrerò
antiautonomista ma non riesco a capire giuridicamente come si
configura questa partecipazione.
SAMMARTINO Ma questa è stata una grande conquista, onorevole
Sammartino, perché ha riconosciuto al Presidente della Regione un
ruolo di pari dignità rispetto a chi decide delle cose della
Sicilia.
SPAMPINATO Si è una grande conquista, ma vorrei che
l'onorevole Sammartino mi spiegasse quale ruolo può esercitare il
Presidente della Regione - e mi pongo questo problema da
dilettante del diritto e non come uomo di parte o come
parlamentare - quando, per esempio, si discute di sollevare una
questione di conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni. E'
pur vero che viviamo in un'epoca in cui il conflitto di interessi
sta diventando un principio giuridico, ma come può il Presidente
della Regione svolgere il proprio ruolo, come può esercitare il
proprio voto quando, per esempio, si discute di un'ipotesi di
questo genere?
SAMMARTINO Il conflitto di attribuzione è una cosa quello di
interesse è un altro; sono due cose ben distinte, perché in quel
caso interviene la Corte Costituzionale.
SPAMPINATO Onorevole Sammartino non mi ha seguito. La
questione viene sollevata su decisione del Consiglio dei
Ministri. Comunque questa è stata una mia sollecitazione -
ribadisco da dilettante del diritto - ma credo che sia un
problema da attenzionare. Perché se aveva senso la svista del
'46, in considerazione del fatto che ancora non era entrata in
vigore la Carta costituzionale approvata nel 1948, ribadirla ora
non so che cosa possa significare.
Esprimo particolari apprezzamenti sull'articolo 17 ter, che
riguarda la tutela delle minoranze linguistiche e sull'articolo
19 bis, che attribuisce finalmente alla Regione una personalità
giuridica internazionale.
Non entro nel merito del problema che nasce dall'esame delle
norme riguardanti gli organi giurisdizionali, perché
probabilmente entreremmo in conflitto con i colleghi, ma mi
riservo di farlo in fase di trattazione degli articoli, anche se
mi preme sottolineare in questa fase che è necessario sbloccare
la drammatica situazione in cui versa la giustizia amministrativa
siciliana.
Il problema del difensore civico è sicuramente da affrontare,
facendo un'attenta valutazione rendendolo anche obbligatorio con
una regolamentazione.
Per quanto riguarda gli enti locali, non esiste più un
controllo sugli atti amministrativi degli enti locali. Concordo
sulla necessita di evitare il controllo diffuso tutti gli atti
prodotti dagli enti locali; ma ora siamo passati all'opposto: non
è immaginabile che chi rappresenta il consigliere comunale debba
rifarsi alla giustizia ordinaria per poter agire nei confronti di
atti palesemente illeciti proposti dagli enti locali.
Concludo citando, ancora una volta, le parole della relazione
dell'onorevole Leanza: Dobbiamo cercare di riconquistare lo
spirito autonomistico per rendere concreta la nostra specialità .
Non ha senso la discussione fatta nei mesi scorsi in Commissione,
ed anche la discussione che stiamo facendo ora in Aula, se
dobbiamo immaginare uno Statuto simile a quello delle Regioni
ordinarie.
Perché dobbiamo andare incontro alle lungaggini delle quattro
deliberazioni dei due rami del Parlamento quando, anche da questo
punto di vista, c'è stato un superamento dell'autonomia delle
Regioni ordinarie rispetto alle Regioni a Statuto speciale?
Anche nel vecchio dettato costituzionale era previsto che le
Regioni ordinarie approvassero i loro Statuti attraverso una
legge ordinaria, ma sempre statale. Oggi non è più così, perché
con una doppia deliberazione i Consigli regionali si dotano del
proprio Statuto.
Se dobbiamo produrre uno Statuto simile nei contenuti a quelli
delle Regioni ordinarie, perché non dobbiamo avere poi la
soddisfazione di approvarcelo da soli?
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, in accoglimento della
richiesta formulata dall'onorevole Ferro, l'Assemblea terrà
seduta domani mattina, invece di domani pomeriggio. Resta
confermato che nella seduta di domani si concluderà la
discussione generale sul disegno di legge.
E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, parliamo naturalmente per la
storia, anche per la geografia.
Il nostro Gruppo parlamentare, oserei dire tutta la
Margherita, voterà a favore della riforma dello Statuto. Questo
per due motivi. Il primo motivo è perché riteniamo, per senso di
responsabilità e delle istituzioni che abbiamo, che la forza
contrattuale - non dobbiamo dimenticare che andremo a
contrattare con lo Stato centrale - che deriva da uno Statuto
approvato all'unanimità, come ci auguriamo, è diversa dalla forza
contrattuale che deriverebbe alla nostra proposta di riforma
dello Statuto da una votazione che spaccasse secondo i criteri
tradizionali di maggioranza e opposizione. Il secondo motivo è
perché così attutiamo le perplessità che stiamo per esprimere in
ordine allo bozza esitata dalla Commissione. Perplessità che
affidiamo all'Aula in senso costruttivo e propositivo.
Crediamo infatti che la bozza esitata dalla Commissione non sia
abbastanza avanzata sulle pari opportunità; non lo sia sulle
problematiche ambientali, che sia troppo tiepida sul nuovo
protagonismo degli enti locali; sulla residualità dei poteri
della nostra Regione, sull'attenzione (l'onorevole Sammartino ha
ragione) ai siciliani nel mondo. Lascia qualche buco sulle nuove
professioni che è argomento di natura potestà concorrente, dal
punto di vista legislativo che in ogni caso dobbiamo prima o poi
- meglio prima - in questa occasione, affrontare in Aula che è
uno degli argomenti del 2000.
Si sappia che in Italia sono state censite duecento nuove
professioni. Diceva il "Sole 24 ore" qualche tempo fa che un
parroco aveva dato come penitenza ad uno dei suoi parrocchiani la
creazione del sito web per la parrocchia. Questo è indicativo del
mondo nuovo nel quale ci muoviamo e del quale il legislatore deve
tenerne conto.
La bozza non prevede lasciti e donazioni; non fa riferimento al
mondo cooperativistico, ai valori dello sport, all'incomparabile
ricchezza dei beni culturali ed ambientali, all'incompatibilità
che vorremmo assoluta fra varie cariche istituzionali; alla
necessità, secondo me, di diminuire il numero dei deputati; al
difensore civico, ma il difensore civico forse è l'ultimo dei
problemi perché potremmo anche affidarne la definizione alla
legge ordinaria. Tuttavia, secondo la nostra opinione, l'impianto
del nuovo Statuto è ben strutturato.
Per cui non siamo d'accordo con chi sostiene che bisognava
agire su un nuovo impianto. Sosteniamo, invece, che la natura
pattizia, che era alla base del vecchio Statuto che andiamo a
riformare e che vogliamo confermare, possa rilanciare la
specialità dello Statuto siciliano, anche tenendo conto delle
nuove prerogative riconosciute dalla Costituzione, così come
modificata, alle Regioni a Statuto ordinario.
Però non dobbiamo solo avanzare rivendicazioni, come negli
articoli finali della bozza, che si riferiscono alle
sperequazioni finanziaria e infrastrutturale, ma dobbiamo
giustificarla. Ecco la nuova specialità Come faceva riferimento
l'onorevole Lo Porto, recentemente, col ruolo che ci accingiamo a
svolgere nell'area del Mediterraneo dal quale ripassa la storia.
Così come tutti siamo d'accordo con l'onorevole Leontini. Abbiamo
discusso pure dell'area di libero scambio che il Mediterraneo da
qui a poco diventerà. E in tale contesto non dobbiamo dimenticare
che dobbiamo sentirci parte integrante dell'Europa, della quale
Europa siamo il Sud, ma contemporaneamente dobbiamo svolgere un
ruolo trainante nei confronti di un continente rispetto alla
parte nord del quale - Braudel ce lo insegna - siamo parte
altrettanto integrante se guardiamo alla storia dei comportamenti
e non alla histoire diplomatique militaire.
Noi siamo - e dobbiamo rivendicare questo ruolo - anche Nord
dell'Africa. Ed in tale contesto è chiaro che dobbiamo
esplicitare meglio la cultura dell'accoglienza e la necessità di
integrazione e non di arroccamento. Per questo in noi è maturata
la perplessità - che esprimo a titolo personale -
sull'opportunità del cosiddetto preambolo; sull'opportunità, non
sulla falsità o veridicità, che nonostante sia stato limato e
migliorato dagli interventi di molti componenti della Commissione
Statuto, mantiene una filosofia di fondo che è di esclusione e
non di integrazione, che è di difesa e non di apertura, che è di
rivendicazione passatista e non di proiezione nel futuro. E non
solo perché enuncia il preambolo. Tanti principi che sono già
presenti nella Costituzione, e soprattutto nella convinzione
degli italiani, perché a me pare affossi una carta che si deve
spendere sul tempo medio-lungo, nell'ambiguità della dimensione e
di interessi politici contingenti.
Mi riferisco soprattutto alle cosiddette radici cristiane e al
problema della mafia, la dimostrazione che nella originaria
formulazione si parlava dell'alto magistero delle autorità
ecclesiastiche.
Lo Statuto non dà pagelle, ma indica vie.
Chiaramente non faremo polemica su quale cristianesimo il
preambolo voglia promuovere: se quello che accoglie o quello che
perseguita; se è quello di cui chiede scusa Giovanni Paolo II o
quello salvifico e consolatorio. Né diremo del cristianesimo
pagano, fondamentalmente pagano, che ha attraversato ed
impregnato la nostra storia dalla Venus ericina alle reputatrici
di cui tanto bene parlò Salomone Marino.
Facciamo riferimento solo all'opportunità di tale impuntatura
di alcuni ambienti radicali, non condivisa neanche da tante
autorità ecclesiastiche e da tanti cattolici.
Abbiamo chiesto in Commissione di trasformare la dimensione
verticale - le cosiddette radici - in orizzontale, come
costatativa di una diffusione dei valori che il cristianesimo
persegue e di cui tutti siamo impregnati, credenti e non
credenti, che avrebbe attutito l'impatto.
Oggi i valori cristiani hanno bisogno non di una rivendicazione
altera, ma di una pratica umile e quotidiana.
Riproporremo con emendamenti in Aula quanto già tutta la
Commissione aveva accettato come ragionevole compromesso prima
che intervenisse il Presidente della Regione.
Neppure lo Statuto Albertino prevedeva questo tipo di
riferimento, se non all'articolo 3, dove però teneva conto anche
di certe influenze che l'epoca suggeriva da parte di alcuni
ambienti per trovare un compromesso con il mondo cattolico.
Perché delle due l'una: o noi rivendiamo il nostro vestito come
più bello di quello degli altri, o ci proiettiamo in maniera
veramente tollerante, e non con concessioni paternaliste, nel
futuro dell'area.
Noi siamo un popolo storicamente meticcio, e come tale dobbiamo
portare avanti una discussione che sia estremamente tollerante,
perché qui viviamo una doppia faccia per la nostra allocazione
geografica oltre che per la nostra storia.
E' il posto il nostro a cui approdano i clandestini. Ci siamo
chiesti perché? Perché è il più vicino ad altro continente. Ma
contemporaneamente possiamo trasformare questa negatività che
viene vissuta contingentemente come tale, come una grande
possibilità di proiezione futura.
Non per niente Catone buttò il frutto nella curia romana
Chiesa, e dove lo raccolse? Tutti dissero a Tivoli, invece
l'aveva raccolto a Cartagine. E fece tutto ciò per distruggere
Cartagine, nel decennio tra il 150 ed il 140 avanti Cristo,
infatti nel 146 Cartagine venne distrutta, ma ciò rileva una
certa vicinanza, già allora
E allora cosa si può proporre? Quando fui sindaco proposi, in
nome di questa idea di vicinanza, un centro fieristico
internazionale, e lo ottenni senza raccomandazioni, soltanto
raccontando quanto ho detto. Lo Stato concesse alla mia area 100
miliardi delle vecchie lire. Concesse quelle somme per creare un
centro fieristico internazionale perché riconobbe al nostro
territorio il ruolo di interfaccia storica oltre che geografica;
avvertendo l'espansione dei mercati del sud del mondo, rispetto
al quale noi siamo favoriti. Allora, come oggi, andai appresso
all'idea che non servono le conoscenze, ma la conoscenza.
Alla stessa maniera noi affermiamo che commetteremo un errore
se nel preambolo ci arroccassimo a difesa di questo tipo di
discorso sull'antimafia. E' vero che l'articolo 11 della
Costituzione italiana recita che: «l'Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa », ma la guerra è una norma
comportamentale. Infatti ancora oggi scuole di pensiero diverse
discutono in ordine alla naturalità o alla dimensione culturale
della norma comportamentale bellica, cioè se innata e quindi
ricondotta alla natura dell'uomo, così come quella pacifica, o è
una dimensione sviluppatasi nel tempo e quindi riconducibile alla
cultura. Ma è norma comportamentale.
La mafia è un dato congiunturale pur di lunga durata. Lo
Statuto tratta principi, non professa volontà etica. Finirebbe
per riconoscere status di principio ad un fenomeno che ancorché
nominalisticamente attribuibile 'maffia' al nostro territorio è
oggi fenomeno diffuso nel mondo di cui subiamo, spesso, noi
stessi i contraccolpi: si pensi alla mafia russa, albanese e
cinese. Fenomeno che comunque va combattuto riconducendolo
appunto alla sua identità che è, consentitemi, fenomenica. Perché
inserirla nel progetto di revisione dello Statuto siciliano?
Francamente, non condivido la formulazione compromissoria
trovata in Commissione, appunto.
Credo che essa vada combattuta con i suggerimenti che Giovanni
Paolo II diede ad Agrigento quando, rivolto ai siciliani, disse
che il dramma dei siciliani non è la pervicacia dei disonesti,
che sono minoranza, ma è l'indifferenza degli onesti. Su questo
piano dobbiamo intervenire, non con dichiarazioni di principio,
che avrebbero dovuto fare scomparire la mafia, perché anche i
ragazzini delle scuole medie, chiamati all'elaborazione di un
compito in classe, professano l'antimafia, già puberale,dei
ragazzini medesimi.
Si può credere che la mafia sia scomparsa? Vuoto esercizio
retorico, che in ambiente scolastico si chiama anche
ottocentesco . Dice bene l'onorevole Sammartino: non c'è
riferimento alla Sicilia e al popolo siciliano, non sono
d'accordo col giudizio generale dell'onorevole Sammartino, però
su questo concordo.
Anche lo Statuto ferdinandeo, nel febbraio del 1848, si apriva
con un appello agli amatissimi popoli , riferendosi alla parte
continentale e alla parte insulare del proprio regno.
E' chiaro che se noi vogliamo chiedere la natura pattizia,
dobbiamo renderci conto che essa presuppone l'identità di un
popolo, che è espressa da una storia, questa sì vera, fatta di
soprusi sempre subiti e mai esportati. Mi corre l'obbligo di
fare ancora un riferimento a Giovanni Paolo II, ed al suo
libriccino che pubblicò, e il cui contenuto non potè esprimere
durante la sua visita a Siracusa, che trattava della dimensioni
del pianto', perchè facendo riferimento, ai tempi di Ecuba fino
ai giorni nostri, questa è una delle dimensioni che esprimono,
non la debolezza, ma l'identità del nostro popolo che, appunto,
in quanto debole fra virgolette, secondo i parametri di giudizio
di questa società dell'avere, può appunto per questo aspirare a
diventare crogiolo e punto di riferimento delle altre civiltà.
Chiediamo ai colleghi di tenerne conto.
D'altra parte questo preambolo avrebbe dovuto essere una
copertina di valori da inverare nell'articolato. Però, il Titolo
I, agli articoli 2 e 10, tratta degli organi della Regione; il
Titolo II, articoli 10 bis - 22 parla dell'attribuzione della
Regione siciliana e delle funzioni degli organi della Regione; il
Titolo III articoli 23 - 43, parla degli organi giurisdizionali.
Che copertina di valori è?
Non ne faremo una guerra di religione, però ci permettiamo di
suggerire: sarebbe meglio un articolo 1 stringato, valoriale ed
identitario, soprattutto aperto al ruolo di cerniera, di ponte
ideale, di crogiolo tollerante che la storia ci riassegna.
Noi sosteniamo che quando l'articolo 1, formulato in maniera
attiva: «i comuni, le province formano la Regione siciliana»,
esprime la dimensione di sussidiarietà, ponendosi a livello dei
tempi che corrono nell'intera nazione, oserei dire nell'intero
mondo occidentale.
E' un esempio di sussidiarietà che deve fare il paio, lo dirò
fra poco, con la sussidiarietà orizzontale; anche qui l'ente
locale, come la Regione, deve porsi come interfaccia di
rivendicazione verso gli enti quali la provincia, la Regione, lo
Stato, ma anche di cessione di potere alle parrocchie, alle
lobbies dichiarate, ai gruppi spontanei, insomma tutte quelle
associazioni che voglio intervenire sul territorio e che sono i
veri referenti, a cui è possibile, già con la legge ordinaria, 30
del 2000, (di cui fui personalmente relatore), all'articolo 2,
comma 2, era previsto quest'esempio di sussidiarietà orizzontale,
che sarebbe stato oggetto di ulteriormente approfondire nella
stesura del nuovo Statuto siciliano.
Sosteniamo, anche per l'articolo 3, che l'equilibrio della
rappresentanza dei sessi deve diventare un reale equilibrio; si
stabilisca, non con pena pecuniaria, ma con inammissibilità delle
liste, il principio del rispetto della rappresentanza dei sessi.
Mi permetto di suggerire anche, lì dove è possibile scegliere,
perchè la vicenda non passa attraverso l'elezione, ma attraverso
la scelta del capo dell'Amministrazione, presidente della
Regione, presidente della Provincia, o sindaco: si stabilisca che
il 50% degli assessori siano di un sesso, il restante 50%
dell'altro sesso.
Stabilirlo è facilissimo. Siamo anche d'accordo, eventualmente,
sul voto di genere.
Siamo anche per l'incompatibilità assoluta fra le cariche.
Consentiteci un appello: all'articolo 4, comma 1, resta
indeterminato il numero dei deputati segretari, non è un buon
esempio. Il numero dei deputati segretari va ricondotto al numero
fisso, così come al comma 2 ci imbattiamo per la prima volta
nella previsione del voto favorevole della maggioranza assoluta
come sufficiente per l'approvazione di un provvedimento.
In un sistema bipolare non deve bastare più la maggioranza
assoluta, è insufficiente. Qui siamo d'accordo con le
osservazioni di alcuni luminari del diritto, le hanno fatte
durante l'audizione nella nostra Commissione.
Agli articoli 9 e 10 noi prevediamo e presenteremo
l'emendamento in tal senso, in modo tale che il Vicepresidente
sia nominato nello stesso scrutinio per l'elezione del
Presidente, naturalmente lo sostituirà solo in caso di
impedimento permanente e/o di morte. Ma, non vorremmo che
passasse l'idea che l'elezione popolare consentisse ad un
vicepresidente di governare al posto del Presidente della
regione, in quanto che con tutte le norme antiribaltone che
possono essere create, la possibilità di un inciucio', o peggio
di un tradimento della missione consegnata dall'elettorato
sarebbe sempre dietro l'angolo, in agguato.
Qualche collega parla anche di presidenzialismo moderato, anche
in questo caso non ci convince questo tipo di ragionamento.
Per quanto riguarda gli articoli 15 e 16 bis a noi sembra che
la bozza esitata, - e qui forse l'unico passaggio nel quale non
mi trovo d'accordo con l'onorevole Fleres, con cui invece abbiamo
comunità di vedute per tutto il resto - , configuri un nuovo
Statuto eccessivamente tiepido, nei confronti del protagonismo
delle autonomie locali.
Noi siamo dell'opinione che bisognerebbe trasferire,
direttamente, parte delle somme che lo Stato attribuisce al
nostro territorio, agli enti locali.
Ma dobbiamo ricordare anche, lo dicevo prima, che gli enti
locali devono, più approfonditamente, praticare quel concetto di
sussidiarietà orizzontale a cui facevo riferimento.
Ci congratuliamo con chi ha suggerito la creazione del Comitato
Regionale Economia e Lavoro. Relativamente agli articoli 19 bis,
ter e quater, eravamo convinti che fossero un pò pretenziosi, ma
durante il dibattito, non solo in Commissione ma anche oltre, ci
siamo resi conto che sono invece una base fondamentale per potere
contrattare con lo Stato centrale.
In particolare, siamo d'accordo con l'onorevole Spampinato,
affinchè il Commissario dello Stato, possa non esser previsto
perché contemplare un simile istituto è un passo indietro
rispetto le modifiche apportate dalla revisione del Titolo V
della Costituzione.
Non siamo d'accordo al potere del Presidente della Regione,
previsto dall'articolo 31, comma 3, di proporre, pur motivando
la richiesta, il trasferimento e/o la rimozione di funzionari
di polizia dal territorio siciliano.
Abbiamo detto non sono previsti donazioni e lasciti negli
articoli 32 e 39 che rivendicano cose, e vorrei aggiungere, che
esse mi sembrano ben enunciate, ma avranno senso solo se
inquadrate in un contesto di riconoscimento di ruolo e non
asfitticamente confinate in una rivendicazione di difesa.
Noi, e concludo, dobbiamo tenere conto del giudizio, sulla
bozza esitata, di un contesto, generale e particolare. Di un
contesto generale nel quale ci muoviamo che constata il tramonto
del concetto di autorità, che constata una società globalizzata
ma senza centro, e quindi una non società, come suggerisce taluno
che ha fatto parlare qualcuno di fine della storia, Fukujama,
sbagliando naturalmente - ma non approfondiamo - che ci colloca
in una dimensione, soprattutto per i nostri figli come la
generazione di frontiera, da questo punto di vista, di
interfaccia.
Allora Ionescu ci suggerì con il Rinoceronte questa
omologazione: non dobbiamo aver paura, noi dobbiamo scommettere e
quale migliore occasione se non la riforma dello Statuto, della
nostra Carta, per scommettere, per dare un segnale alle nuove
generazioni.
Non possiamo consentire che la stupidità di cui parla Glucksman
guidi ancora la storia degli uomini. In tale contesto che, vuoi o
non vuoi, ci condiziona, dobbiamo aggiungere un contesto di
condizionamenti particolari, di compromessi verticali, di
interessi - quest'Aula lo dimostra - orizzontali, di gruppi
politici che la pensano in maniera opposta da Rifondazione
comunista, che ne fa un discorso di tipo ideologico - attenti, io
non sto dando giudizi, sto solo constatando a proposito dei
compromessi - per cui non ne viene fuori la bozza migliore ma la
meno peggiore possibile come in tutte le cose umane, fino a Nuova
Sicilia che fa un discorso diametralmente opposto, cioè non di
condizionamento ideologico ma, al contrario, di attenzione alla
prassi.
Dobbiamo tenere conto anche della tendenza riduttiva, dalla
consapevolezza del tempo medio-lungo alla dimensione contingente
della impuntatura politica o partitica di qualcuno. E, tuttavia,
questo è uno Statuto che ha un buon impianto - lo ripetiamo -
uscito sul territorio grazie all'onorevole Lo Porto e rientrante
con un corredo di critiche, di suggerimenti che espliciteremo con
appositi emendamenti.
Onorevole Fleres, lei non poteva chiudere, senza chiedermi il
permesso, con la citazione di Platone. Non poteva chiudere Mi
costringe ad inseguirla, ad inseguirla proprio perché, prima di
Platone, Aristide, avversario di Temistocle, era un uomo buono.
Aristide era un conservatore e Temistocle, capo dei democratici,
quando trovò il piano per impedire ai Persiani di invadere Atene
perchè il piano non apparisse come il tentativo di diventare capo
assoluto, disse "lo comunico solo al mio avversario capo".
Tanto era il giudizio indiscutibile sull'onestà di Aristide nel
mondo greco, nel mondo ateniese del tempo; eppure fu sottoposto a
ostracismo. E quando lui stesso, aggirandosi tra i banchi dove si
votava, chiese ad una persona venuta dalla campagna con il coccio
- ostracon significa coccio - che stava andando a votare 'sì' o
'no' per cacciarlo via, chiese: "scusi, ma lei per che cosa
vota"? Io voto per cacciare via Aristide . E Aristide chiese:
"Ma lo conosci? No, non lo conosco affatto "Ma perchè vuoi
cacciarlo via? Perchè è troppo onesto E' l'uomo
eccezionale .
Quindi, sto dando la versione complementare a quella sua,
onorevole Fleres, che però combacia nella conclusione. L'uomo
eccezionale può dare un contributo ma in prima fila allo sviluppo
della democrazia. Può dare un contributo di intelligenza, di
proposizione, di spesa personale perchè migliori il contesto nel
quale si vive ma esso uomo eccezionale non ha cittadinanza nello
sviluppo della supremazia del diritto cui facevamo riferimento
stamattina, onorevole Fleres, con gli amici della scuola politica
di Mosca, non ha cittadinanza in un sistema veramente
democratico, per cui chiediamo che lungo l'esame della riforma
dello Statuto il riequilibrio dei poteri tra il Presidente della
Regione e l'Assemblea legislativa sia ulteriormente approfondito.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani,
giovedì 29 aprile 2004, alle ore 10,00, con il seguente ordine
del giorno:
I - Comunicazioni.
Presidenza del presidente Lo Porto
II - Discussione del disegno di legge:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento recante
'Modifiche allo Statuto della Regione' (nn. 580-472-578-602-
652/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 19.50.
Licenziato dal Servizio dei lavori d'Aula alle ore 22.00.
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
RAITI. - «All'Assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti e all'Assessore per i beni culturali ed ambientali e
per la pubblica istruzione, premesso che:
numerosi studenti dei comuni di Mascali, Fiumefreddo,
Calatabiano e Piedimonte Etneo hanno presentato richiesta per
frequentare il liceo scientifico di Linguaglossa;
la mancanza di mezzi di trasporto pubblico adeguati costringe
gli studenti desiderosi di recarsi a Linguaglossa per frequentare
il corso di studi prescelto a rinunciarvi;
la stessa situazione si presenta per i comuni di Randazzo e
Castiglione;
preso atto che tale situazione crea sovraffollamento in
numerose scuole, come accade al liceo 'Leonardo' di Giarre, ove,
nel prossimo anno, gli insegnanti saranno costretti a doppi turni
per far fronte alle richieste degli studenti impossibilitati a
frequentare altre scuole;
ritenuto che il perdurare di tale situazione crea gravi
problemi al comune di Linguaglossa e agli altri comuni
interessati dal disservizio, nonchè compromette il diritto allo
studio, principio costituzionalmente garantito;
per sapere se l'Assessore sia a conoscenza del fatto e quali
misure intenda adottare per far fronte alla incresciosa
situazione e garantire il diritto allo studio dei giovani
dell'entroterra catanese». (1522)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1522,
concernente Interventi per dotare alcuni comuni dell'entroterra
catanese di adeguati collegamenti con il comune di Linguaglossa ,
si fa presente che in ottemperanza della mozione dell'ARS n.
154/98, il Governo della Regione Siciliana ha invitato le imprese
concessionarie di pubblici servizi di linea a non chiedere
l'istituzione di nuove autolinee.
Inoltre, l'articolo 70, comma 3 della legge regionale 20 del 3
dicembre 2003 ha disposto che fino alla data di entrata in
vigore della riforma del trasporto pubblico locale in Sicilia e,
comunque, fino alla data del 31 dicembre 2006, è fatto divieto di
istituire nuovi servizi di linea in concessione .
La necessità di mobilità dell'utenza scolastica richiamata
espressamente nell'interrogazione di che trattasi, può però
essere garantita in applicazione della legge regionale 24/73 e
successive modifiche e integrazioni, che garantisce il trasporto
gratuito degli studenti della scuola dell'obbligo e delle scuole
medie superiori, e che espressamente prevede: Il Sindaco, sulla
base delle certificazioni attestanti la frequenza scolastica,
assicura agli alunni il trasporto gratuito attraverso il rilascio
di abbonamenti a servizi pubblici di linea o, su richiesta
motivata degli interessati, mediante altri mezzi gestiti
direttamente dal comune, o mediante servizio affidato a terzi .
Alla luce, pertanto, di quanto sopra esposto, per dare
soluzione all'annoso problema segnalato, i sindaci dei comuni del
comprensorio catanese potrebbero utlizzare la predetta
disposizione legislativa al fine di assicurare l'ottimale
espletamento del servizio».
L'Assessore CASCIO
FERRO. - «All' Assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti, premesso che ogni anno l'Assessorato regionale del
turismo provvede alla definizione di un calendario d'iniziative
per gli spettacoli e le manifestazioni sportive;
tali iniziative sono finalizzate anche alla promozione
turistica della Sicilia;
risulterebbe incaricato per tali manifestazioni il signor Fabio
Lannino nella qualità di direttore artistico;
considerato che nell'anno appena trascorso si è svolta anche la
manifestazione denominata 'Summer 2003';
per sapere:
quale sia stato il costo complessivo della manifestazione
denominata 'Summer 2003' e quale quello analitico;
quale ruolo abbiano svolto la Società 'Ear produzioni' e il
signor Lannino nelle manifestazioni organizzate dall'Assessorato
del turismo;
quale sia l'ammontare degli eventuali compensi corrisposti ai
soggetti sopra indicati e a quale titolo siano stati elargiti».
(1525)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1525, si
fa presente quanto segue.
Il costo complessivo della manifestazione di cui
all'interrogazione alla quale si risponde, ammonta a .
1.816.000,00 per la realizzazione dell'intero progetto presentato
dalla EAR s.r.l., con sede in Palermo, rappresentata
dall'amministratore pro-tempore sig. Fabio Lannino.
Il progetto denominato Summer fest in Sicily , 2 Rassegna
internazionale di musica jazz, etnica, latino-americana, leggera,
gospel e danza ha previsto oltre 180 concerti con oltre 100
Comuni coinvolti e sono stati interamente e proficuamente
realizzati veicolando, altresì, sui grandi media, la nuova
immagine turistica della Sicilia.
Il piano finanziario della manifestazione è stato istruito dal
competente servizio dell'Assessorato attraverso l'analisi
comparativa dei costi che la EAR s.r.l. doveva sostenere per la
relativa attuazione.
L'Assessorato ha prescelto il citato progetto ai sensi
dell'art. 39 della legge regionale n. 2 del 26 marzo 2002
affidandolo per la relativa realizzazione ad una società che già
in passato ha dato prova di competenza e serietà.
La legge ora citata autorizza, come è noto, l'Assessore
regionale al Turismo a promuovere e realizzare direttamente,
anche mediante convenzioni con organismi privati, manifestazioni
ed eventi per i previsti fini di promozione turistica ed
intrattenimenti che, nel caso di specie, hanno registrato circa
800 mila presenze in 145 Comuni interessati e sono stati tenuti
193 concerti e spettacoli vari previsti in progetto.
L'iniziativa è stata inaugurata il 16, 17 e 18 maggio
nell'ambito del World festival presso la spiaggia di Mondello e
si è conclusa il 28 settembre u.s.
Si ha fondato motivo di ritenere, pertanto, che il prodotto
Sicilia, grazie ad iniziative promozionali di tal guisa, è
sempre più positivamente considerato sia in Italia che in campo
comunitario ed extraeuropeo, come è emerso inequivocabilmente
nelle varie borse nazionali ed internazionali del turismo,
consentendo, altresì, di raggiungere l'obiettivo della
destagionalizzazione del turismo ampliando la predetta stagione
aprile-ottobre estendendola a quasi l'intero anno solare.
Da quanto precede risulta che il sig. Fabio Lannino,
amministratore pro-tempore della predetta s.r.l., ha curato la
realizzazione del progetto di che trattasi e non anche di altre
manifestazioni che non siano di competenza della società che
rappresenta.
Si riportano, infine, per completezza di informazione l'elenco
degli artisti, il numero delle rappresentazioni, il genere, il
piano di promozione, i voli, il catering, le spese ufficio,
stampa, SIAE e Comuni:
ARTISTA N.RAPPR
. GENERE
BERNARDA ALBA 4 DANZA MODERNA
COMP.INT.BALLETTO CL 6 DANZA CLASSICA
ORCHESTRA KEMONIA FEST 1 ORCHESTRA
JAMALO 3 DANZA MODERNA
DUO FERNANDO SOR 2 CLASS
ARABIAN JAZZ 1 JAZZ
AMEDEO BIANCHI 3 JAZZ
OLD TIME JAZZ GROUP 1 JAZZ
ETNA2000 BRASS BAND 2 JAZZ
TONY PISCOPO 1 JAZZ
ENZO RANDISI 3 JAZZ
MEDITERRANEAN MUSICAL 1 MUSICAL
SUN 2 WORLD
SONICA 2002 4 ROCK
FLAMENCO LIBRE 1 ETNO
SUL MARE LUCCICA 16 ETNO
BRISAS DE CARAIBI 2 LEGGERA
CORLEONE INTERNATIONAL 1 JAZZ
FLORENCE DANCE 2
GAETANO RICCOBONO 3 JAZZ
WONDERFUL JAZZ SONGS 2 POP
DAVIDE AURILIO 3 POP
SILVIA SALEMI 2 POP
TERRA DI FOCU 2 FOLK
AIDA SATTA FLORES 2 POP
CESARE CREMONINI 1 POP
DANIELE SALA 2 JAZZ
I NOMADI 1 POP
ANNA OXA 2
APPLE SCRUFFS 3 POP
MARIA AMATO 1 TEATRO
I PARSIFAL 2 POP
BALLETTO FOLK DI CUBA 1 FOLK
TIZIANA CARA 3 POP
ANDREA COSTA 3 CABARET
NAUSICAA 3 POP
LOUI POMARA 3 POP
DIF BRASS ORCH 1 JAZZ
FRANK OLD TIME JAZZ 2 JAZZ
FRANCESCO BUZZURRO 3 JAZZ
PALERMO SPIRITUAL ENSA 3 GOSPEL
mandreucci -vella 1 COUNTRY
KANE BROS BLUES BAND 3 BLUES
GIOVANNI SOLLIMA
KHALED 1 POP
I GLEE'S 2 ETNO
ARMAND CURAMENG 2 POP
MARIO VENUTI 2 POP
TARIQA 1 ETNO
CONCERTI VOCALI 1
BELLE MA BELLE 2 ETNO
sabah benziadi 3 DANZA MODERNA
EDOARDO VIANELLO 3 LEGGERA
MTV LIVE 4
OMNITEL TOUR 5 POP
CLUB CULTURE 3 CHILL OUT
ZELIG 2 CABARET
JOAN ARMATRADING 1 LEGGERA
CECILIA GAYLE 2 POP
ORCHESTRA JAZZ 1 JAZZ
SICILIANA
LAS CONGAS 1 LATINA
CUERDAS UNITAS 3 LATINA
FIESTA LATINA 2 LATINA
UGO ESPOSITO 1 POP
IRENE GRANDI 1 POP
SERGIO MUNAF0' 2 JAZZ
USTICA JAZZ FESTIVAL 3 JAZZ
MARIO GIGLIO E 2 FOLK
ORCHESTRA
MICHELLE BAND 1 POP
RICCARDO CORARO BAND 3 POP
DIANA MIRANDA 1
VELVET 2 POP
LE RONDINELLA 2 NAPOLETANA
TINTURIA 2 POP
DICK BASTARDLY BAND 1 BLUES
MUSIC MAN 1 LEGGERA
DIEXELAND STREET BAND 1 JAZZ
XXL ORCHESTRA 1 LEGGERA
TOTO FINAZZO 1
I VIDDANEDDI 5 FOLK
BANDALUNA 1 JAZZ
NOTTE DEI TAMBURI 1 POP
GIOVANNI MAZZARINO 1 BRASIL
DONNA D'ESTATE 1
GIANNI E MARCELLA 1
BELLA
ARABIAN 1
MARINA REI 1
MIMMO CAFIERO 4 TET 1 JAZZ
L'ISOLA OLTRE IL MARE 5
TOT 193
PIANO DI PROMOZIONE
mtv
eurosport
gds
la sicilia
la repubblica
depliant
distribuzione
siremar
TOTALI:
CACHET
AMPLIFICAZIONE E
LUCI
PIANO PROMOZIONE
Organizzazione
Segreteria
Voli
allestimenti
catering
ufficio stampa
SIAE
TOTALE 1.816.0
00
Si fa presente, infine, che gli artisti si sono esibiti
nei seguenti Comuni:
Palermo, Terrasini, Erice, Selinunte;
Palermo, Catania, Ragusa, Siracusa;
Palermo;
Acireale-Sciacca;
Gibellina-Ganci;
Santa Flavia;
Palermo, S. Giuseppe Jato, Termini Imerese;
Alia;
Tremestieri, Paternò;
Trappeto;
Terrasini, Palermo, Cefalù;
Triscina di Selinunte;
Balestrate, S. Vito;
Palermo;
Blufi;
Ustica, Terrasini, Cefalù, Palermo;
Floridia, Buccheri;
Corleone;
Palermo, Catania;
Marina di Selinunte, S. Ciperello, Ganci;
Ficarazzi, Letojanni;
Casteldaccia, Pachino, Biancavilla;
Casteldaccia;
Raffadali, Solarino;
Taormina;
Palermo;
Lercara Freddi, Castelvetrano;
Gela;
Monreale, Sciacca;
Montelepre, Floridia, Balestrate;
Gibellina;
Nicolosi, Trecastagni;
Montelepre, Acicatena, Monreale;
Isnello, Cerda, Ficarazzi;
Isnello, Cerda, Ficarazzi;
Isnello, Cerda, Ficarazzi;
Petralia Sottana;
Contessa Entellina, Gratteri;
Palermo, Cefalù, Misterbianco, Terrasini;
Lercara Freddi, Piazza Armerina;
Terrasini, Palermo, Cefalù;
Acireale;
Cianciana, Chiusa Sclafani;
Capo d'Orlando, Mandanici;
Petraia Soprana, Termini Imerese;
Messina;
Palermo;
Ganci, Pagliara, Longi;
Messina;
Blufi;
Catania;
Terrasini, Sciacca, Marsala, Catania, Gela;
Lampedusa;
Palermo, Agrigento, Messina;
Ispica;
Palermo, Termini Imerese;
Palermo;
Carini;
Altofonte, Ficarazzi, Buccheri;
Campobello di Mazzara;
Palermo;
Naso, Noto;
Ustica;
Pachino, Forza d'Agro;
Palma di Montechiaro, Acicastello, Salemi;
Palermo;
Mascalucia, Palermo;
Montevago, Petralia Soprana;
Corleone, Acireale;
Francavilla di Sicilia;
Piraino;
Alcamo;
Marineo;
Cerda;
Portopalo, Racalmuto, Trecastagni, Avola, Sciara;
San Vito lo Capo;
Lercara Friddi;
San Giuseppe Jato;
Taormina;
Misterbianco».
L'Assessore CASCIO
VILLARI - GIANNOPOLO - ZAGO. - «Al Presidente della Regione,
all'Assessore per l'industria ed all'Assessore per l'agricoltura
e le foreste, premesso che è attesa in questi giorni la decisione
da parte del giudice della IV sezione civile del Tribunale di
Catania in merito al ricorso presentato dall'Azienda 'Latte Sole'
a seguito della revoca dei fidi bancari da parte di sette
istituti di credito;
considerato che i sette istituti di credito ritengono 'il crac
finanziario della Parmalat senza precedenti' e quindi
risulterebbe più che giustificato il timore nel sistema bancario
di perdere crediti;
considerato, ancora, che dalle dichiarazioni del direttore
amministrativo della 'Latte Sole' la cessione dell'Azienda alla
Parmalat, avvenuta all'inizio del 2001, non ha intaccato
l'autonomia e l'indipendenza di gestione' tanto da avere anche
degli utili e quindi nessun problema di carattere finanziario;
constatato che le conseguenze di un fallimento ricadrebbero su
171 dipendenti dell'Azienda e su migliaia di produttori ed i lori
dipendenti e che con l'azienda 'Latte Sole', che rappresenta un
importante pilastro del comparto agroalimentare siciliano,
rischia di morire non soltanto un'azienda ma un pezzo importante
dell'economia della provincia di Catania e della Sicilia in
generale;
preso atto che la vicenda preoccupa a ragione i 171 dipendenti
dell'Azienda casearia ed i migliaia di produttori di latte e che
le organizzazioni sindacali e professionali hanno già chiesto al
Prefetto di Catania un incontro urgente per istituire un tavolo
comune al fine di evitare problemi occupazionali e per accelerare
i tempi di recupero dei 5 milioni di euro di IVA che la 'Latte
Sole' vanta nei confronti dell'Erario, in modo che l'Azienda
torni ad avere liquidità e possa fronteggiare le esigenze
quotidiane;
per sapere:
se non ritengano opportuno intraprendere tutte le iniziative
istituzionali per intervenire con urgenza e vigilare sugli
istituti di credito affinché riattivino i fidi necessari per
evitare la paralisi della produzione e per tutelare il patrimonio
umano e professionale che l'Azienda costituisce;
se non reputino opportuno adoperarsi nei confronti del Governo
nazionale per il recupero dei 5 milioni di euro di IVA che
l'Azienda vanta nei confronti dell'Erario in modo da garantire
una liquidità immediata all'Azienda». (1487)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1487,
ritengo necessario rappresentare che il Governo regionale segue
con grande attenzione gli sviluppi del caso PARMALAT' in
Sicilia.
In particolare, sia l'onorevole Presidente della Regione che il
sottoscritto hanno seguito costantemente le vicende che hanno
riguardato la LATTE SOLE , importante realtà produttiva
siciliana che impiega circa 150 dipendenti e che ha rapporti con
circa 900 allevatori.
In considerazione dei buoni risultati economici, l'azienda ha
potuto superare il rischio della gestione in amministrazione
straordinaria; tuttavia, ha dovuto affrontare un periodo
difficile causato dal blocco dei fidi bancari da parte di alcuni
istituti di credito spaventati dalla crisi della PARMALAT, che
controlla la LATTE SOLE .
Sebbene il ricorso contro i provvedimenti delle banche ha avuto
esito negativo, con il sostegno dei produttori e delle
istituzioni regionali, l'azienda LATTE SOLE ha superato da sola
questa fase; ha riacquisito i fidi bancari e paga regolarmente i
produttori, come abbiamo potuto verificare anche mediante
contatti diretti.
Si tratta di un caso esemplare in cui ha funzionato la logica
di mercato , in cui hanno fatto premio i risultati conseguiti
dall'azienda e non vi è stato bisogno di assistenza pubblica».
L'Assessore CASTIGLIONE