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Resoconto d'Aula della Seduta n. 204 di mercoledì 28 aprile 2004
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    BASILE   segretario,  dà  lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

           Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE  Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
                      seguenti interrogazioni:

       -da parte dell'Assessore per l'Agricoltura

      -N.  1487  -  Interventi  urgenti per evitare  la  paralisi
        dell'Azienda  Latte Sole', degli onorevoli Villari Giovanni;
        Giannopolo  Domenico;  Zago Salvatore;

       -da parte dell'Assessore per il Turismo

      -N. 1522 - Interventi per dotare alcuni comuni dell'entroterra
        catanese di adeguati collegamenti con il comune di Linguaglossa,
        dell'onorevole Raiti;

      -N. 1525 - Notizie in merito alla manifestazione denominata
        'Summer 2003', dell'onorevole Ferro.

   Avverto  che  la  stesse  saranno  pubblicate  in  allegato   al
  resoconto stenografico della seduta odierna.

  Comunicazione  relativa ad invio di stralci di disegno  di  legge
  alle competenti Commissioni legislative

    PRESIDENTE   Comunico  che,  al  fine  di  garantire  un   iter
  procedurale  spedito ed insieme aderente al Regolamento  interno,
  si  è  proceduto a riorganizzare i contenuti del disegno di legge
  n.  845   Misure  urgenti  in materia finanziaria   assegnando  i
  relativi    stralci   alle   seguenti   competenti    Commissioni
  legislative:

                      AFFARI ISTITUZIONALI (I)

      - Disposizioni sull'ARAN Sicilia, sulla razionalizzazione delle
        attività delle IPAB e norme sul personale regionale  (n. 845.1)
  -d'iniziativa governativa

                            BILANCIO (II)

      - Provvedimenti urgenti in materia finanziaria  (n. 845.2)
  -d'iniziativa governativa
  -PARERE I, III, IV E V COMMISSIONE

                     ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

      - Norme sul settore lapideo, sui carburanti e sull'IRCAC  (n.
        845.3)
  -d'iniziativa governativa.

   Comunicazione di trasmissione di atti da parte della Corte dei
                                conti

    PRESIDENTE   Comunico che la Corte dei conti - Sezioni  riunite
  e  sezione di controllo per la Regione siciliana - di Palermo  ha
  trasmesso  copia  della indagine  Spese per la  realizzazione  di
  impianti   sportivi   e  ricettivi  per  lo   svolgimento   delle
  Universiadi  estive 1997, capitolo 88620  compresa nei  programmi
  di  controllo successivo sulla gestione relativi agli anni  1996-
  2003.

                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

   - con richiesta di risposta orale:

      -N. 1678 - Richiesta di attivazione delle misure a disposizione
        della Protezione civile nei confronti di aziende agricole e
        florovivaistiche del marsalese e di alcune zone di Mazara del
        Vallo colpite dalle eccezionali perturbazioni meteorologiche del
        16 e 17 aprile 2004.
  - Presidente Regione
  - Assessore Agricoltura
  -Firmatario: Oddo Camillo

      -N. 1679 - Iniziative tendenti ad inserire il Sistema delle
        Grotte della provincia di Trapani nel circuito culturale e
        turistico della Regione.
  -Assessore Beni Culturali
  -Assessore Turismo
  -Firmatario: Oddo Camillo

      -N. 1680 - Motivi del mancato riordino dell'ospedale d'area di
        Avola - Noto per complessivi 324 posti letto.
  -Assessore Sanità
  -Firmatario: Oddo Camillo.

   Le  interrogazioni  ora annunziate saranno  iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

   - con richiesta di risposta scritta:

      -N. 1676 - Interventi urgenti per ristabilire le condizioni
        minime di sicurezza e di transitabilità in via Nuovalucello a
        Catania.
  - Assessore Famiglia
  -Firmatario: Oddo Camillo

      -N. 1677 - Notizie circa l'ipotesi di chiusura di alcuni uffici
        postali in provincia di Catania.
  -Presidente Regione
  -Assessore Famiglia
  -Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
  Giuseppe.
   Le  interrogazioni  ora annunziate sono  state  già  inviate  al
  Governo.

     Comunicazione di determinazione del Consiglio di Presidenza

    PRESIDENTE   Comunico  che il Consiglio  di  Presidenza,  nella
  seduta  del  22  aprile  2004, ha deliberato  di  procedere  alla
  rilevazione   delle  presenze  dei  deputati  ai  lavori   d'Aula
  esclusivamente  sulla base della partecipazione degli  stessi  ad
  almeno il 30 per cento delle votazioni effettuate nel corso della
  seduta  con il sistema di votazione elettronico e di apportare  a
  tale sistema le opportune modifiche.

       Comunicazione relativa alla interrogazione numero 1425

    PRESIDENTE   Comunica che in riferimento  all'interrogazione  a
  risposta  orale   dell'onorevole Speziale  n.  1425   Notizie  in
  merito  alla  gestione  dei lavoratori imbarcati  sulle  navi  da
  trasporto  passeggeri  della  Tirrenia ,  facendo  seguito   alla
  precedente  comunicazione resa nella seduta  d'Aula del 2  aprile
  2004,   rende   noto   che  l'Assessorato  del   turismo,   delle
  comunicazioni  e  dei  trasporti  -   Dipartimento  Trasporti   e
  Comunicazioni  -   con nota dell'8 aprile 2004,  ha  invitato  il
  Ministero  delle  Infrastrutture e dei Trasporti  (anche  per  il
  tramite  diretto  della Società Tirrenia)  a  corrispondere  alle
  richieste connesse all'atto  ispettivo.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


         Determinazione della data di discussione di mozione

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto II  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d),   e  153  del  Regolamento  interno,  della  mozione  n.  282
   Interventi    per    l'esatta    determinazione    dell'attività
  cantieristica  navale e di rimessaggio , degli onorevoli  Fleres,
  Catania, Maurici e Scoma.
    Ne do lettura:

                          <<L'Assemblea regionale siciliana

   Premesso che:

   numerose  aziende  siciliane svolgono attività di  cantieristica
  navale,  relativo rimessaggio natanti, ormeggio e sosta  a  secco
  e/o  in acqua di imbarcazioni per l'attività da diporto, con varo
  ed alaggio delle imbarcazioni medesime;

   come  già  detto, le due attività sono connesse, anche perché  è
  nota   l'esigenza  di  provvedere,  molto  frequentemente,   alla
  manutenzione delle imbarcazioni;

   talune  autorità portuali, come quella di Catania,  (almeno  per
  il    passato)   formulano  un'interpretazione  restrittiva   del
  concetto  di cantieristica navale,  limitandolo  alla costruzione
  e  non  anche  alla  manutenzione  ed  al  rimessaggio,  attività
  inscindibili, per ovvie ragioni che ometto di argomentare;

   è  necessario,  affinchè l'equivoco abbia a cessare,  anche  per
  non  nuocere  dal punto di vista delle relative concessioni  alle
  imprese  interessate ed ai loro utenti, chiarire che il  concetto
  di  cantieristica navale è assorbente e talvolta coincidente  con
  quello della manutenzione e del rimessaggio delle imbarcazioni,

                  impegna il Governo della Regione

   ad   emanare,   entro  trenta  giorni  dall'approvazione   della
  presente  mozione, apposite direttive miranti a  determinare  con
  chiarezza  l'attività di cui in premessa, regolando la stessa  in
  maniera  analoga, sia che si tratti di costruzione,  sia  che  si
  tratti  di  manutenzione  o  di  rimessaggio  imbarcazioni,  come
  precisato  in  premessa  e specificato  nell'art.  del  2  DPR  2
  dicembre 1997, n. 509>>. (282)

                                          FLERES - CATANIA
                                          G. - MAURICI -
                                          SCOMA

   Onorevoli  colleghi,  dispongo che  la  mozione  predetta  venga
  demandata  alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
  perchè se ne determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                            Sull'ordine del lavori

    FERRO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FERRO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri pomeriggio,
  nell'aprire  questa  sessione dei lavori, lei  aveva  giustamente
  annunciato  la possibilità di affrontare la discussione  generale
  del disegno di legge nelle giornate di ieri, di oggi pomeriggio e
  di  domani  pomeriggio.  Oggi,  a nome  del  Gruppo  parlamentare
   Sicilia 2010' ho fatto pervenire alla sua attenzione una lettera
  con  la  quale  si  chiede,  visto che i  familiari  dei  ragazzi
  italiani  sequestrati in Iraq, hanno indetto  una  manifestazione
  non partitica a cui individualmente ciascuno può partecipare,  di
  prendere in considerazione la possibilità che domani, sia  per  i
  parlamentari   sia   per  gli  uffici,  sia  sospesa   l'attività
  dell'Assemblea  per  consentire  a  chi  volesse  di  partecipare
  individualmente alla manifestazione.

    CAPODICASA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la  proposta
  dell'onorevole  Ferro  mi  trova  concorde  trattandosi   di   un
  argomento  di  strettissima attualità, di grande interesse  anche
  per  le Istituzioni. Però, dovremmo trovare il modo di compensare
  la  perdita  di  un pomeriggio nella discussione generale  perché
  l'auspicio che tutti dovremmo formulare è che questa settimana la
  discussione generale sullo Statuto si chiuda, in modo tale che la
  settimana prossima si cominci con l'esame dell'articolato.
   Pertanto,   se   fosse  possibile,  ove  nulla  osti,   potremmo
  convocare  la seduta domani mattina per concludere la discussione
  generale  e  poi,  nel  pomeriggio,  consentire  ai  colleghi  di
  partecipare  alla manifestazione.

    PRESIDENTE  Accolgo favorevolmente questa proposta che,  credo,
  obbedisca  a  precise  ragioni di ordine etico-politico.  Voglio,
  però,   precisare  che  il pomeriggio di  oggi  prevede  soltanto
  quattro iscrizioni  a parlare.
   Direi  di decidere sulla base delle iscrizioni a parlare che  si
  susseguiranno da qui alla fine della seduta.
   Qualora   non  potessimo  arrivare  in  serata  a  chiudere   la
  discussione generale, fermo restando il principio che il  termine
  per la presentazione degli emendamenti scadrà martedì prossimo, a
  questo punto credo che, di fatto,  sia risolto il problema perché
  non   ci   sarebbe  bisogno  di  una  seduta  né  mattutina,   né
  pomeridiana. Decideremo alla fine della seduta.


   Presidenza del presidente Lo Porto


       Seguito   della  discussione  del  disegno  di   legge
  <<Schema  di progetto di legge costituzionale da  proporre,
  ai  sensi  dell'articolo 18 dello Statuto,  al  Parlamento,
  recante   Modifiche allo Statuto della Regione'>> (580-472-
  578-602-652/A)

    PRESIDENTE   Si  passa al terzo punto dell'ordine  del  giorno:
  Seguito  della discussione del disegno di legge nn.  580-472-578-
  602-652/A   «Schema  di  progetto  di  legge  costituzionale   da
  proporre, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento,
  recante 'Modifiche allo Statuto della Regione'  »(580-472-578-602-
  652/A).
   Ricordo  che l'esame del disegno si era interrotto nella  seduta
  numero 203 del 27 aprile 2004, in sede di discussione generale.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Sammartino.
   Ne ha facoltà.

    SAMMARTINO   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  premetto
  subito  che non mi presterò al gioco degli interventi fiume,  che
  ritengo  offensivi  anche  di una dote che  io,  invece,  ritengo
  fondamentale, un dono di civiltà, a mio modo di vedere,  di  Dio,
  che  è quello di rimanere nei tempi ragionevoli per l'espressione
  di  un  pensiero compiuto e che, invece, quando si  prolunga  nel
  tempo   finisce   con   l'essere  anche  controproducente.   Sarò
  estremamente  breve  e  chiedo anche  al  collega  Capodicasa  di
  consentirmi di parlare anche richiamando l'attenzione gentile del
  Presidente.  Ho  superato anche la perplessità di intervenire  in
  un'Aula che è ancora più assente rispetto alla giornata di ieri.
   Con   questo  non  voglio  dire  nulla.  Probabilmente  ci  sono
  problemi ancora più gravi che i singoli gruppi parlamentari hanno
  il  dovere  di affrontare, però siccome credo che di fronte  alla
  responsabilità  politica, morale, culturale che deriva  a  questa
  Assemblea dal fatto di essere anche erede rispetto ad una storia,
  ad  un  ruolo che storicamente ha svolto questo Parlamento e  del
  quale  ci  diciamo  eredi, vorrei esprimere semplicemente  alcune
  osservazioni, di semplice formulazione, rimettendole ai  colleghi
  presenti  ma  riservandomi  di  riformularle  in  occasione   del
  dibattito sui singoli articoli, sul corpo dell'articolato e sugli
  emendamenti che verranno presentati.
   Quindi,  in  grande  brevità,  senza  volermi  dilungare,   dico
  semplicemente,  anzi  ribadisco che questo  Statuto,  ancorché  è
  frutto  di  lunghi  lavori parlamentari, di  Commissione,  lunghi
  dibattiti, coinvolgimento delle forze vive come purtroppo  diceva
  ieri  il  mio capogruppo, delle forze vive della società  civile,
  ancorché, dicevo, questo grande coinvolgimento, ritengo  che  sia
  uno statuto autoreferenziale per gran parte rinunciatario anche a
  quel ruolo di avanguardia istituzionale, di avanguardia giuridica
  che riuscì ad esprimere lo Statuto del 1946.
   E  su  questa nota dolente, su questa riflessione amara che sono
  portato  ad esprimere e che per primo ho espresso - e  di  questo
  ringrazio il riconoscimento datomi dall'onorevole collega Ioppolo
  -  cercherò,  in  qualche  modo, di  partecipare  ai  lavori  che
  porteranno  all'approvazione  di  questo  Statuto  attraverso  la
  formulazione  di alcuni emendamenti, principalmente legati  anche
  al  recupero di un ruolo di protagonismo della Sicilia,  che  non
  accetti    passivamente,   così   come   molto   spesso    emerge
  semanticamente  dalla  scelta delle parole  usate  per  formulare
  l'articolato   di  questo  Statuto,  con  degli  emendamenti   al
  preambolo, con degli emendamenti laddove si cancella e si  prende
  atto  dello snaturamento avvenuto delle competenze della  Regione
  Siciliana,  dell'Assemblea Regionale ad opera di una legislazione
  nazionale  che per buona parte ha ribaltato l'ordine  dei  valori
  che erano stati affermati con lo Statuto del 1946.
   Come  non  ricordare  -  qui   c'è  l'onorevole  Capodicasa  che
  sicuramente   lo   ricorderà  meglio  di  me   -   la   battaglia
  dell'onorevole  Giuseppe Montalbano, che fu anche sottosegretario
  e  fu  segretario  del  partito  comunista,  deputato  di  questa
  Assemblea  dal 1957 al 1961, quando parlava di  golpe bianco'  in
  merito   alla  eliminazione  della  competenza  dell'Alta  Corte,
  istituita  con  lo  Statuto  del  1946,  ad  opera  della   Corte
  Costituzionale  che non aveva alcuna competenza  per  mettere  in
  discussione la competenza di un'altra Corte, così come si  deduce
  dai  princìpi generali di diritto, e come fu sconfessato dal  suo
  stesso partito.
   Oggi  quella  eredità, probabilmente, non può essere  richiamata
  da  nessuno  perché questo Statuto esprime più  un  approccio  da
  burocrati  - non me ne vogliano i burocrati -che da politici  che
  esprimono  anche  l'orgoglio di essere  siciliani  e  anche  quel
  minimo  di  gratitudine, signor Presidente, verso  chi  dentro  e
  fuori le Istituzioni, ha portato alla conquista, ha garantito  la
  conquista  del  diritto all'autonomia, quella specialità  che  si
  pose anche in termini internazionali nel dibattito politico.
   Non  c'è  un  minimo  di  gratitudine,  non  c'è  un  minimo  di
  riconoscimento  storico verso il ruolo del Parlamento  siciliano,
  che ci vantiamo di definire il primo Parlamento d'Europa; le date
  d'inizio  della  storia  di questo Parlamento  vengono  riportate
  sull'impalcatura   che   sta   alle   spalle    del    Presidente
  dell'Assemblea,  non  si riconosce affatto il  significato  delle
  battaglie  politiche,  culturali e civili, anche  spirituali  del
  popolo siciliano, si fa un riferimento per me offensivo di questa
  storia,  di  questo patrimonio, quando si parla della specificità
  storica, culturale, della identità storica, geografica, culturale
  e  politica della Regione siciliana, onorevole Capodicasa, con la
  'R'  maiuscola,  proprio  ad intendere  la  specificità  storica,
  geografica, culturale e politica di un'entità amministrativa  che
  esiste, se non sbaglio, onorevole Ioppolo, soltanto dal 1946.
      Ci  dimentichiamo  una  tradizione,  un  patrimonio  storico-
  culturale   che   preesisteva  alla  istituzione  della   Regione
  Siciliana  e  non  citiamo nel preambolo, caro collega  onorevole
  Ortisi,  tanto  legato anche alla forma, allo stile  con  cui  si
  esprimono  i concetti giuridici, non facciamo nemmeno riferimento
  nel  preambolo alla parola  Sicilia', ai  siciliani', al   popolo
  siciliano', si parla di una entità astratta, ma sotto il  profilo
  giuridico-sostanziale, comunque una realtà  che  è  quella  della
  Regione Siciliana.
   Signor  Presidente,  ritengo che l'Aula non  l'aiuti  ad  essere
  fiducioso   rispetto  al  coinvolgimento  forte   del   dibattito
  politico.  Però, mi sento di rivolgere a lei, signor  Presidente,
  come massima rappresentanza parlamentare del popolo siciliano, un
  invito  a  far  proprio  il coraggio di  osare,  il  coraggio  di
  rappresentare  le  istanze anche morali del  nostro  popolo,  dei
  siciliani che non potranno accontentarsi di una stesura  che  non
  parla  per  nulla al cuore, non parla per nulla alle istanze,  ai
  sogni  di  un popolo di una civiltà, di comunità che non esistono
  soltanto perché legate da un rapporto territoriale con la  nostra
  terra,  ma  che esistono in quanto realtà vive sotto  il  profilo
  culturale,  sociale, economico in tutto il mondo; non  c'è  alcun
  accenno  nel  preambolo  alle comunità siciliane  nel  mondo  che
  debbono essere incluse nel concetto di popolo siciliano al  quale
  facciamo riferimento come spina dorsale dell'elemento cardine  di
  questa istituzione della Regione siciliana.
   Signor  Presidente,  con queste semplici  riflessioni  -  potrei
  farne  tante  altre che, invece, mi riservo di fare con  un'Aula,
  spero,  più presente nel corso del dibattito sugli emendamenti  e
  sugli  articoli che andremo a discutere - chiedo che  ci  sia  la
  massima  attenzione,  anche del presidente del  gruppo  di  Forza
  Italia,  onorevole  Leontini, spero che  ci  sia  questa  massima
  attenzione  nel  riuscire  ad  offrire  con  un  colpo  d'ala  la
  possibilità di riconoscersi in un documento che deve innanzitutto
  partire dal profilo storico e culturale, riconoscendo ai padri di
  questo   Statuto  che  hanno  combattuto  dentro   e   fuori   le
  istituzioni,  perché si conquistasse l'autonomia e la  specialità
  della  Regione  siciliana e che, attraverso quel  riconoscimento,
  dia  vita  alla  possibilità  di un dibattito,  alla  possibilità
  dell'approvazione   di  un  testo  che  mantenga   carattere   di
  originalità  e che non si appiattisca su princìpi già  affermati,
  su  princìpi  che  ritrovano la loro formulazione  negli  Statuti
  delle  altre regioni, anche nella Costituzione italiana, ma  che,
  invece,  rivendichino quel ruolo di avanguardia che ha  avuto  lo
  Statuto  siciliano  del  1946,  anche  nell'evoluzione  in  senso
  federale dello Stato.
   Questo Statuto non si richiama affatto al ruolo che di fatto  ha
  svolto  dal  1946  in  poi,  perché, come  ricordava  l'onorevole
  Ioppolo,  soltanto  venticinque anni dopo,  nel  1970,  le  altre
  regioni  d'Italia  hanno  potuto  ottenere  in  qualche  modo  il
  riconoscimento  di  una legislazione in gran  parte  concorrente,
  scarsamente  disponibile  a riconoscere una  potestà  legislativa
  esclusiva. Quindi, una capacità, anche, di svolgere un ruolo  nel
  richiamarsi  ad  istituti  di diritto, ma  ad  istituzioni  anche
  concettualmente  legate ai nostri valori  culturali,  politici  e
  spirituali che ci diano la possibilità di vantare questo ruolo di
  guida che abbiamo svolto anche e soprattutto per l'evoluzione  in
  senso federale dello Stato italiano.
   Lo  Stato italiano oggi non si sarebbe nemmeno posto, almeno  le
  forze  politiche che animano il dibattito politico nazionale  non
  si  sarebbero poste nei termini in cui si sono poste  se  non  ci
  fosse  stato  il  precedente, il cardine  determinante  anche  di
  quest'evoluzione costituito dallo Statuto siciliano, per il quale
  cinquant'anni fa - forse lo abbiamo dimenticato -   riuscivamo  a
  mobilitare centinaia di migliaia di siciliani.
   Cinquant'anni  fa  in  Sicilia  si  arrivava  a  costituire   un
  esercito  volontario che annoverava circa duecentomila volontari,
  il  più  elevato  ed il più consistente numero di  volontari  che
  abbia costituito mai un esercito nella storia d'Italia.
   Saranno  riferimenti  assolutamente  scomodi  oggi,  ma  siccome
  nessuno può accusarci, quanto meno può sospettarci di mettere  in
  discussione l'unità d'Italia, il valore dell'identità  nazionale,
  anche  e  soprattutto  per  la cultura  dalla  quale  proveniamo,
  ritengo  che  questo possa costituire un appello  minimo,  umile,
  senza  richiamarsi  a  toni comiziali o da tribuno  della  plebe,
  possa   costituire  un  richiamo  a  quella  dignità   che   ogni
  parlamentare  deve  riuscire  ad  esprimere  quando  si  pone  il
  problema  di  rappresentare il popolo e  la  comunità  di  cui  è
  espressione.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Ferro.  Ne  ha
  facoltà.

    FERRO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito  che
  stiamo  svolgendo in quest'Aula, a partire da ieri, sulla riforma
  dello  Statuto,  dovrebbe farci riflettere tutti  sull'importanza
  che  riveste il nuovo Statuto che andremo ad approvare e, quindi,
  a comprendere che l'esigenza - da più parti manifestata nel corso
  di queste settimane e di questi mesi - di coinvolgere i cittadini
  siciliani  al ragionamento e al confronto su questo Statuto,  non
  era  tanto  un richiamo  plebiscitario  di consenso,  quanto  una
  capacità  di  comprendere  le ragioni  che  ci  spingono  oggi  a
  modificare uno Statuto, diciamo datato.
   Se  questa  è la premessa, credo che altrettanto valido  sia  il
  ragionamento  che veniva qui sostenuto, di uno Statuto  che  deve
  avere anche il coraggio di interpretare i tempi che viviamo.
   Questo  lo  dico, a maggior ragione, nella misura in  cui  si  è
  pervenuti ad un disegno di legge, esitato dalla Commissione,  che
  non  è  soltanto un combinato di articoli, contenendo esso stesso
  un  preambolo, e quindi, in qualche modo, attraverso  lo  stesso,
  esprime  opzioni  - o dovrebbe farlo - dicevo,  opzioni,  valori,
  sensibilità culturali che, in certa maniera, siano interpreti del
  tempo che viviamo.
   Cito alcune questioni su cui poi ritornerò sinteticamente che  a
  me  paiono,  in  questo  momento,  fornire  oggi  uno  spunto  di
  riflessione  per uno Statuto che può ancora in quest'Aula  essere
  migliorato,  che può essere testimonianza di un reale,  serio  ed
  approfondito confronto tra le forze politiche, purché ci sia  una
  condizione   preliminare,  che  è  quella   della   capacità   di
  ascoltarci,  anche  in  Aula, e non di  parlare  ciascuno  a  noi
  stessi: se facessimo così, è evidente che il testo che andremo  a
  votare  sarà  lo  stesso testo esitato dalla Commissione.  E  non
  credo che, in tal caso, faremmo un buon servizio. A nessuno.
   Proverò  intanto  a  dire i temi sui quali, io  credo,  dovremmo
  ulteriormente costruire un approfondimento.
   Uno  tra  questi fa riferimento al tema delle radici  cristiane;
  l'altro,  fa riferimento al tema del difensore civico (che  anche
  ieri  veniva  citato e, quindi, alla democrazia rappresentativa);
  un'altra  questione  si riferisce al tema  dei  rapporti  tra  il
  Governo,  il  Presidente della Regione e l'Assemblea;  il  quarto
  punto  è,  inoltre,  quello delle pari  opportunità;  il  quinto,
  infine,   quello   della  difesa  degli  animali,  dell'ambiente,
  insomma,  della biodiversità di cui, credo anche in  Commissione,
  l'onorevole   Fleres,   nelle  settimane  scorse,   aveva   fatto
  riferimento e su cui vorrei dare il mio contributo.
   Vorrei  partire dal tema delle radici cristiane.  Nel  preambolo
  del nuovo Statuto, è stato inserito un riferimento alla religione
  cristiana   i   cui  valori  sono  indicati,  credo   di   citare
  testualmente  come patrimonio storico-culturale e di  ispirazione
  della  propria comunità, attribuendo alla Regione il  compito  di
  favorire  il  dialogo  e la coesistenza con  le  altre  religioni
  liberamente professate .
   Seppure  oggi ispirato ad una sobrietà che non era apparsa  tale
  nella   originaria  proposta  di  taluni  esponenti   di   questo
  Parlamento,  nel  testo,  a  me pare,  che  il  riferimento  alla
  religione cristiana, nella sua attuale formulazione, appaia privo
  di una significativa e profonda motivazione etico-morale.
   Già  nel  marzo scorso, su iniziativa della rivista  Segno ,  il
  documento  di un gruppo di intellettuali cattolici  ha  messo  in
  evidenza   come   la   natura   politica,   pluralista,    laica,
  relativamente  effimera di una carta statutaria, mal  si  concili
  con  una  fede come quella cristiana che, nella sua  più  genuina
  tradizione evangelica, sconfina invece nella grazia, quindi nella
  trascendenza.
   Uno  Statuto,  proprio  in quanto sintesi  estrema  di  libertà,
  diritti,  regole, doveri che riguardano uomini e  donne,  proprio
  perché strumento di coordinamento e disciplina dei rapporti con e
  tra  le  istituzioni,  non  può rivendicare,  a  mio  avviso,  un
  rapporto  privilegiato  con  Dio o  con  una  religione;  semmai,
  proprio  perché sintesi di valori, può ispirare ogni  sua  norma,
  ogni sua prescrizione e regola a rispetto della moralità pubblica
  e della moralità politica.
   Il  fatto  che  nella sua originaria stesura, il  primo  Statuto
  della  Regione,  non  faccia alcun cenno alla  religione  e  alle
  radici cristiane della tradizione storica siciliana, credo sia un
  elemento che dovrebbe far riflettere un po' tutti.
   Eppure,  nel dopoguerra, in nessuna regione di Italia,  come  in
  Sicilia, la politica e l'azione della Democrazia Cristiana  erano
  così  fortemente  condizionate dal peso e  dall'intervento  delle
  gerarchie ecclesiastiche.
   Tuttavia,  da nessuna parte, in quel tempo, venne sollecitato  o
  proposto un intervento di chiara matrice confessionale.
   Del  resto, allora come anche adesso, qualunque persona di  buon
  senso,  credo, sia ben consapevole del fatto che una Regione,  la
  sua  comunità, non possono vantare radici cristiane  solo  perché
  nello Statuto si rinvenga il riferimento al cristianesimo.
   Le  radici cristiane di una comunità, delle sue istituzioni,  di
  una  classe  politica  che le rappresenta, risiedono  nella  vita
  quotidiana  di  ciascuno, nel rispetto per la  verità  e  per  la
  giustizia, nella capacità di governare nell'interesse di tutti, e
  non  di  pochi,  in modo onesto e trasparente, cercando  il  bene
  comune in modo concreto e verificabile.
   Al  contrario, la vuota enunciazione di una professione di fede,
  priva  di un solido retroterra etico-politico, rischia di essere,
  a  mio avviso, strumentalizzata a fini di propaganda e di potere,
  come   avviene   per   talune  blasfeme  consorterie   economico-
  imprenditoriali  associate alla politica che,  in  nome  di  Dio,
  muovono  strategicamente alla conquista  dei  mercati,  ignorando
  ogni regola etica e morale, prestando obbedienza solo alla regola
  del profitto e del lucro.
   Dio  e  la  religione  cristiana meritano  professioni  di  fede
  ispirate   alla   sobrietà  e  alla  modestia,  praticate   senza
  esibizione,  nel raccoglimento e nella intimità in  cui  ciascuno
  può  rispondere  del proprio operato con se  stesso.  Chi  ne  fa
  pubbliche  e  ripetute ostentazioni nasconde,  dietro  il  sacro,
  altre finalità, altri obiettivi, davvero assai meno nobili.
   La questione del difensore civico.
   Gli  istituti  di  democrazia diretta e  di  partecipazione  dei
  cittadini  al  Governo della Regione restano, di fatto,  relegati
  allo  strumento referendario, senza alcuna apertura ad innovative
  ipotesi di partecipazione popolare ed alla introduzione di  nuove
  figure di rappresentanza degli interessi diffusi.
   Avremmo  visto  con  maggiore  favore,  ad  esempio,  una  Carta
  statutaria   che  prevedesse  l'istituzione  della   figura   del
  difensore   civico,   nella  veste  di   intermediario   tra   la
  collettività  e  le sedi di decisione politica;  nella  veste  di
  garante  del  cittadino nelle situazioni di  ricorrente  tensione
  sociale,  quando vengono lesi i diritti dell'utenza  dei  servizi
  pubblici;  quando emergono le storture e gli abusi di un  sistema
  sanitario  regionale fortemente politicizzato; quando le  libertà
  di impresa si scontrano con le ragioni di tutela dell'ambiente  e
  nelle  mille occasioni in cui i cittadini vorrebbero far  sentire
  la loro voce e non possono.
   Proprio  in  tema  di  tutela e salvaguardia dell'ambiente,  una
  risorsa  inestimabile,  forse  l'ultima  grande  risorsa  di  cui
  dispone  la nostra Regione, ebbene, l'istituzione di un difensore
  civico   avrebbe  potuto  offrire  un  contributo   determinante,
  esercitando  con  neutralità ed imparzialità un  controllo  sulle
  scelte   dell'amministrazione  regionale,  in  funzione  di   uno
  sviluppo sostenibile ed eco-compatibile del territorio.
   Pensiamo  al problema dello smaltimento dei rifiuti, a quanto  è
  accaduto,  accade ed accadrà all'atto della localizzazione  delle
  discariche,  dei  siti,  degli  impianti  di  stoccaggio   e   di
  incenerimento. Pensiamo alla reazione legittima  di  chi  vive  e
  lavora  in quei luoghi, in quelle aree. Pensiamo ancora al  ruolo
  che  avrebbe potuto rivestire un soggetto terzo e qualificato  in
  grado  di  partecipare, come tutore all'interesse pubblico,  alle
  ragioni   tecniche  e  conoscitive,  a  quelle  istruttorie   dei
  provvedimenti, in grado così di essere informato e  di  informare
  sullo  stato  di  attività e di intervenire per  sollecitarne  la
  prosecuzione e la conclusione.
   Lo  stesso  ordine di considerazione potrebbe essere svolto  sui
  temi  di  interesse generale che, nella nostra Regione,  assumono
  ciclicamente, spesso strumentalmente, carattere emergenziale.
   E'   il   caso   delle   emergenze  idriche  e   idrogeologiche,
  dell'abusivismo, della viabilità, della controversa gestione  dei
  parchi e delle riserve. Anche sotto questo profilo, credo che  lo
  Statuto  esitato  segna l'isolamento della Regione  sulla  strada
  dell'innovazione  istituzionale,  anche  rispetto  alle  numerose
  esperienze  di alcuni suoi enti locali. E, del resto,  credo  che
  sia  questo il compito di uno Statuto: indicare, con elementi  di
  modernità,  strumenti  diversi di  partecipazione  attiva  tra  i
  cittadini, la politica e le istituzioni.
   Procedo  con  il terzo punto: il legame tra il Presidente  della
  Regione   e   l'Assemblea   regionale.   Questo   Statuto    lega
  indissolubilmente  la  vita del Parlamento  regionale  e  la  sua
  durata  al destino del Presidente della Regione, programmando  il
  prematuro  scioglimento dell'Assemblea in caso di sue dimissioni,
  di rimozione, di impedimento permanente eccetera.
   Tale  legame  vincolante  viene giustificato  come  la  naturale
  conseguenza di una più complessiva verticalizzazione del  sistema
  istituzionale  regionale e come espressione del rispetto  di  una
  volontà   popolare  che  collega  la  maggioranza  degli   eletti
  all'Assemblea,  alla figura del capo dell'Esecutivo.  In  realtà,
  volendo  accettare l'invito e lo scontro dialettico  che  suscita
  una  simile,  discutibile giustificazione, il  dubbio  è  che  il
  legame che stringe indissolubilmente i destini dell'Assemblea con
  quello  del  suo Presidente sia stato bell'apposto  inserito  per
  nascondere  un vero e proprio ricatto politico-istituzionale.  Un
  ricatto  che  avrebbe l'obiettivo di dissuadere i  partiti  e  lo
  stesso  Parlamento regionale, ad esercitare liberamente - e  fino
  in  fondo  -  il  proprio mandato politico, nel caso  in  cui  si
  decidesse   di   mettere  in  discussione  l'operato   del   capo
  dell'Esecutivo, al punto da chiederne le dimissioni.
   Questo  perverso  meccanismo rischia  di  trasformare  l'essenza
  stessa della politica esercitata dentro quest' Aula parlamentare:
  il  giudizio dell'Assemblea regionale sul capo dell'Esecutivo,  e
  sui  suoi  collaboratori, non si fonderà più sulla sua  capacità,
  sulle  qualità, sulle abilità, sui risultati conseguiti, ma verrà
  espresso   in   funzione  delle  necessità  di  conservazione   e
  riproduzione del ceto politico in carica.
   La  strada,  credo seguita, in questa direzione,  va  nel  senso
  esattamente  contrario a quella che è l'ispirazione dell'elezione
  diretta  del  Presidente della Regione e il ruolo differente  che
  gli è affidato rispetto ai parlamentari regionali.
   Mi  accingo a conclusione e, nel farlo, non intendo elencare gli
  altri  punti  come di minore importanza, ritenendoli  altrettanto
  significativi  e,  tuttavia,  trattandoli  in  modo  ancora   più
  schematico.
   C'è  un  tema - posto con forza dal movimento delle associazioni
  femminili  che vive nella società contemporanea -  che  è  quello
  delle  "pari  opportunità":  e, senza  ipocrisia,  credo  bisogna
  riconoscere che non è sufficiente quello che è il senso, mi pare,
  dell'articolo  3  (su cui abbiamo discusso anche in  Commissione,
  coinvolgendo le associazioni delle donne).
   Credo,  infatti,  che  ci sia da fare  di  più,  e  meglio,  per
  sancire  una vera e reale pari opportunità in termini di presenza
  nelle  istituzioni,  nei  luoghi di  direzione,  nelle  assemblee
  elettive,  degli uomini come delle donne, esattamente sul  fronte
  delle  pari  condizioni. Ecco perché - e faremo ciò,  ovviamente,
  con degli emendamenti appositi - credo che vada prevista la quota
  del  50%  di donne all'interno delle Giunte di governo, che  vada
  previsto  il  Comitato  di  genere  -  che  possa  monitorare   e
  verificare  ciò che succede all'interno della Regione,  nei  suoi
  uffici,  negli  enti  ad essa collegati -  così  come  credo  sia
  esattamente di analoga importanza il tema della pari opportunità,
  da    affrontarsi    anche    con   riferimento    alle    nomine
  dell'Amministrazione regionale.
   Altro  punto riguarda l'immunità dei parlamentari rispetto  alle
  loro dichiarazioni rese nello specifico dell'attività politica.
   Credo,  anche  qui  -  e  lo  ripeto,  come  già  ribadito  ieri
  dall'onorevole Raiti - che questo articolo (che potrebbe apparire
  ai  più  anche  normale,  diciamo, nel senso  che  è  normale  si
  eserciti una critica politica nei confronti di chiunque,  secondo
  il  mandato  parlamentare  che abbiamo  ricevuto)  ebbene,  credo
  tuttavia che possa aprirsi la strada ad interpretazioni di natura
  diversa  di  cui penso questo Parlamento non abbia  assolutamente
  bisogno.
   Così  come  credo  che  il  riferimento  alle  biodiversità,  al
  riconoscimento  del valore dell'ambiente e degli  ecosistemi,  al
  diritto degli animali a non essere maltrattati, siano tutti  temi
  ed  elementi che, forse a qualcuno possono far sorridere, ma,  in
  qualche  modo, sono elementi, appunto, di modernità  rispetto  al
  panorama culturale in cui ci muoviamo.
   Ed  in  ultimo  (anche  questo  potrebbe  apparire  un  richiamo
  banale)  il  presidente  del CONI,  Piero Fagone,  ha  richiamato
  tutti  i  parlamentari  affinché, all'interno  dello  Statuto,  e
  quindi  nel  preambolo, ci fosse un riferimento allo  sport  come
  elemento fondamentale di socializzazione del territorio.  In  tal
  senso, il Presidente della Regione ha fatto pervenire una nota ai
  Gruppi    parlamentari   in   cui,   sostanzialmente,   esprimeva
  condivisione rispetto a detto principio.
   Ecco,  anche  questo,  a mio avviso, è un elemento  da  inserire
  all'interno dello Statuto, sapendo che ci sono tutti gli spazi, i
  modi,  le  opportunità  per migliorare  il  testo  esitato  dalla
  Commissione  ma tutto ciò possiamo farlo solo ad una  condizione:
  che l'Assemblea si renda davvero - come i singoli parlamentari  -
  protagonista del testo che andremo ad approvare.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Fleres.  Ne  ha
  facoltà.

    FLERES   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  qualche  tempo
  addietro,  mentre era Primo Ministro inglese, la signora  Tatcher
  disse  ad un membro del Governo italiano che il nostro Paese  era
  un  grande Paese, con una classe politica inadeguata. L'esponente
  del Governo italiano, che sentì pronunciare tale affermazione, le
  rispose  con  una  battuta e, cioè, che sarebbe stato  peggio  il
  contrario. Sarebbe stato peggio se, invece, il nostro fosse stato
  un Paese inadeguato, con un'ottima classe politica
   Signor  Presidente,  la  mia  sensazione,  anzi,  la  mia  amara
  sensazione,  è  che  - soprattutto a giudicare dall'andamento  di
  questo  dibattito  e dalle presenze in Aula - sia  l'affermazione
  della signora Tatcher, che la replica, sono vere.
   Questa  Regione, probabilmente, è sfortunata in  quanto  ha  una
  classe  politica  inadeguata o disattenta e perché,  essa  stessa
  Regione e il suo popolo, sono disattenti e distratti.
   Ogni  volta  che  il  compianto  presidente  Leanza  suonava  la
  campanella per iniziare i lavori della Commissione mi chiedevo se
  la nostra Regione, i nostri concittadini, desideravano o meno che
  noi  riscrivessimo lo Statuto, che lo adeguassimo  a  quelle  che
  sono  le esigenze legate alle riforme costituzionali, alla nostra
  presenza  nell'ambito dell'Unione europea, di  un'Unione  che  si
  espande sempre di più.
   Vi  dico  francamente che non so dare una risposta  ma,  qualora
  dovessi farlo, alla luce di quello che vedo, sarebbe negativa.
   Probabilmente,  la nostra Regione non comprende  l'esigenza  che
  lo Statuto venga riscritto. Se consideriamo grave l'atteggiamento
  dell'Aula,  lo  è,  ancora  di più, quello  della  società  ed  è
  gravissimo   l'atteggiamento  di  chi  è   chiamato   a   mediare
  l'informazione nella nostra società.
   Il  silenzio  colpevole  dei mezzi di informazione,  rispetto  a
  questo dibattito, rispetto ai lavori che lo hanno preceduto, è di
  una gravità inaudita
   Nessun  giornale - piccolo, medio o grande - ha pubblicato,  per
  esempio,   sia   pure  in  stralcio,  il  testo   esitato   dalla
  Commissione;  nessun giornale ha avviato con i  suoi  lettori  un
  dibattito  su  quelle  che  possono  essere  le  aspettative,  le
  esigenze o le proposte dei cittadini rispetto a questo testo.
   Nessuna   categoria   produttiva,  nessuna   organizzazione   di
  interessi  diffusi  - fatta eccezione, forse,  per  il  variegato
  mondo  degli interessi femminili - ha sollecitato un'audizione  o
  ha  spontaneamente proposto interventi, nonostante la Commissione
  abbia ripetutamente chiesto contributi ed idee.
   Ebbene,  sono poche le proposte arrivate; sono poche  quelle  in
  sintonia con il significato di uno Statuto, che non è una leggina
  sui  contributi  per  le sagre paesane  E', piuttosto,  la  legge
  delle leggi della nostra Regione.
   Ed   allora,   signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    è
  imbarazzante  dover  svolgere  un intervento  con  questo  clima,
  questa situazione
   Uno  Statuto predisposto, quasi al buio, dalla Commissione e dal
  Parlamento  -  ancorché fondato su tante buone intenzioni,  sulla
  competenza  di  ciascun  deputato e di  ciascun  esperto  che  ha
  collaborato  con la Commissione nella sua stesura  -  può  essere
  sostitutivo di un dibattito ampio, di una passione forte  attorno
  a  questo  stesso  Statuto, così come forte fu il  dibattito,  la
  passione e gli interessi che sottolinearono ed accompagnarono  la
  predisposizione dello Statuto vigente?
   Non  intendo, tuttavia, sottrarmi ad una valutazione complessiva
  del testo e, dunque, tenterò di sviluppare alcune considerazioni,
  con  l'auspicio  che questa provocazione che ho  appena  lanciata
  possa,  sia  pure  in zona Cesarini', determinare  un  minimo  di
  reazione, uno scatto di orgoglio, una possibile proposta  per  il
  miglioramento del testo rispetto alla formazione di un'anima  per
  questo Statuto.
   Qualche  giorno fa, a Catania, si è svolto un dibattito promosso
  dall'Università,  a cui ho avuto l'onore di partecipare  -  anche
  questo,  devo dire, scarsamente frequentato, ma molto qualificato
  -   e   uno   dei   relatori,  il  professor   Marino,   illustre
  costituzionalista ed amministrativista, esordì affermando che  lo
  Statuto  da noi scritto - ancorché, dal punto di vista normativo,
  assolutamente  regolare e rispettoso dei canoni costituzionali  e
  delle prerogative regionali -  resta privo di anima. Forse non  è
  ancora troppo tardi per costruirla, anche se si tratterà -  o  si
  tratterebbe  -  di  una  costruzione virtuale,  non  certo  delle
  interpretazioni  di una passione civica che  non  vedo,  che  non
  registro
   Nessuno  dei siciliani, incontrandomi per strada, mi ha  chiesto
  di  aggiungere o togliere una delle disposizioni tra  quelle  che
  abbiamo  scritto:  e  non solo perché manca  questa  passione  ma
  perché manca l'informazione
   Degli  oltre  cinque milioni di siciliani, non so  quanti  siano
  quelli  che conoscono questo nostro percorso normativo ed  ancora
  meno,  sono quelli che conoscono il contenuto della proposta  che
  abbiamo predisposto.
   Quindi,   signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    voglio
  cominciare proprio dal preambolo.
   E  dichiaro  subito  che  sono  stato  e  sono  favorevole  alla
  presenza  di  un preambolo nello Statuto; e per questo,  desidero
  ringraziare  pubblicamente gli onorevoli Leontini  e  Savarino  i
  quali hanno lavorato molto alla sua predisposizione.
   Sono  favorevole, dicevo, perché il preambolo serve a descrivere
  il  contesto  politico  all'interno  del  quale  si  sviluppa  la
  proposta di articolato e contribuisce così a formare, in  qualche
  modo, quell'anima di cui lo Statuto è parzialmente sprovvisto.
   Sono  favorevole, lo ribadisco, perché considero equilibrato  il
  dosaggio tra la riaffermazione forte dell'autonomia - ancorata ai
  valori  dell'unità  politica  dello  Stato  -  e  l'esigenza   di
  collocarsi   all'interno   di  quelli   che   sono   i   principi
  costituzionali, nel tempo modificatisi.
   Trovo  equilibrato  il  dosaggio tra  la  laicità  dello  Stato,
  espressamente  indicata nel testo del preambolo, ed  il  richiamo
  alla  Dichiarazione  universale  dei  diritti  dell'uomo  ed   al
  patrimonio  cristiano, contenuto nella nostra  storia,  unito  al
  rispetto e al dialogo con le altre religioni.
   Desidero  leggere questo passaggio perché se ne è molto parlato,
  magari  senza conoscerne esattamente - ovviamente non  parlo  per
  gli  addetti ai lavori - il testo nella sua stesura formale.   La
  Regione  siciliana  -  stabilisce il  preambolo  -  favorisce  il
  dialogo  e la coesistenza tra la religione cristiana e  le  altre
  liberamente   professate .  All'interno  di  questo   periodo   -
  l'onorevole  Ortisi  potrebbe  spiegarcelo  dal  punto  di  vista
  dell'analisi  logica  - c'è un'incidentale  che  recita:  "i  cui
  valori  sono patrimonio storico-culturale e di ispirazione  delle
  proprie comunità".
   Vogliamo  negare  che su 5.100.000 siciliani, gran  parte  -  o,
  forse,  la quasi totalità - si ispira ai valori cristiani? Questa
  formulazione fotografa la realtà siciliana
   Tornerò   su   questo  aspetto,  signor  Presidente,   onorevoli
  colleghi, adesso voglio continuare ad analizzare le altre parti.
   Sono  favorevole, dicevo prima, perché considero  importante  il
  richiamo all'Europa, al Mediterraneo, all'insularità ed al  ruolo
  di  ponte  che  svolge la Sicilia in questo  contesto.  Lo  trovo
  fondamentale  per l'avvenire della Sicilia. Ponte  tra  l'Europa,
  l'Africa, l'Asia e, per la sua storia, persino l'America
   Non   voglio  esagerare,  ma  definire  la  Sicilia  centro  del
  Mediterraneo  potrebbe, in questo contesto, essere  assolutamente
  riduttivo se pensiamo a quella che è stata la nostra storia, alle
  dominazioni  che  abbiamo  subìto  e  alla  cultura  che  abbiamo
  esportato: cultura del lavoro, dell'imprenditoria, della scienza,
  della letteratura.
   Sono  favorevole, inoltre, poiché questo preambolo è  frutto  di
  un'elaborata  mediazione, laddove affronta  il  rapporto  tra  la
  tutela della persona umana, il singolo, e la valorizzazione della
  famiglia.  Non  è  facile tenere conto di  questi  due  soggetti:
  l'uno, singolo, e l'altro, collettivo  E tale preambolo si sforza
  di far stare in equilibrio questo doppio concetto.
   Sono  favorevole in quanto io - sicuramente espressione  di  una
  cultura  laica, profondamente laica, nonostante la mia esperienza
  e la mia formazione culturale e politica laica - non mi considero
  assolutamente  offeso,  né  violentato,  laddove  sia  fatto   un
  richiamo ai valori del Cristianesimo.
   Penso,  signor Presidente, onorevoli colleghi, che  non  ci  sia
  molta differenza tra un laico ed un cattolico, nel momento stesso
  in cui guardiamo quel Crocifisso che c'è alle sue spalle.
   Personalmente, da laico, vedo in quel Crocifisso un uomo che  si
  è sacrificato, fino alla morte, per difendere con forza il valore
  delle  sue  idee.  Un  cattolico,  un  credente  vede,  in   quel
  Crocifisso,  il Figlio di Dio. Per ciò che il Figlio  di  Dio,  o
  quell'uomo, ha fatto sulla terra, non c'è molta differenza  Anzi,
  non vedo alcuna differenza
   Vorrei adesso, in maniera schematica, affrontare l'articolato.
   L'articolo  1, ribadisce e manifesta, sia pure in  embrione,  il
  principio della sussidiarietà, nel momento in cui stabilisce  che
  i  Comuni,  le Province e la Regione costituiscono le istituzioni
  territoriali  rappresentative della comunità  siciliana,  dunque,
  ponendoli sullo stesso livello.
   E  gli  articoli successivi, il 2, 3, 4, 5, 7, 8  e  8  bis,  lo
  Statuto  non  si sforza più di tanto in questa formulazione,  nel
  senso  che  ribadisce,  rinnova  principi,  già  contenuti  nella
  vecchia  versione, in quella in vigore modificandola soltanto  in
  piccola parte e, comunque, adeguandola a ciò che nel frattempo  è
  accaduto sul piano costituzionale, sul piano comunitario.
      Negli  articoli  9,  9  bis,  9  ter  e  10  si  tiene  conto
  dell'influenza dell'elezione diretta del Presidente della Regione
  e,  dunque,  del  diverso  dosaggio dei  poteri  che,  a  seguito
  dell'elezione  diretta,  devono essere attribuiti  al  Presidente
  della  Regione, all'Esecutivo, al Governo. Cosa che  si  sviluppa
  anche  negli  articoli 10 bis, 11 e 12 che tentano,  appunto,  di
  distribuire meglio le competenze dell'esecutivo e del legislativo
  e  a  ben  identificare le fonti normative che  vengono  elencate
  specificatamente proprio per dare loro la massima dignità in ogni
  momento   e   dinanzi   a  qualsiasi  interlocutore   di   natura
  costituzionale o di natura giuridica.
   Gli  articoli 12 bis e 12 ter (non ho dimenticato il 6, ci torno
  dopo)  e 13 introducono elementi di modernità nei poteri e  nelle
  procedure che già in parte l'Assemblea regionale siciliana  aveva
  disciplinato in materia di regolamenti, di testi unici. Anche se,
  signor  Presidente,  onorevoli colleghi, è  forse  opportuno  che
  questa  anticipazione che l'Assemblea ha voluto fare nel  proprio
  Regolamento,  laddove  prevede già la  possibilità  di  approvare
  testi  unici e laddove prevede già un percorso di delegificazione
  stabilito  per legge - peraltro, una legge che nasce da  una  mia
  proposta  -  è  opportuno  che questa  sperimentazione  e  questo
  vantaggio  lo si possa sviluppare. Considero grave il  fatto  che
  ancora  non  si sia dato luogo ad alcun testo unico nè  ad  alcun
  percorso  di delegificazione, anzi - probabilmente molti colleghi
  lo  sanno - sto predisponendo un atto ispettivo per sapere  quali
  sono  quegli  assessorati che hanno già avviato  quanto  previsto
  dalla  legge e quanti ancora, invece, non lo hanno fatto.  Perché
  o  ci  crediamo  nella  modernità e nella  semplificazione  delle
  procedure  o non ci crediamo: se ci crediamo dobbiamo  esercitare
  questa  funzione, diversamente è inutile che approviamo  leggi  e
  proclamiamo volontà di cui non siamo assolutamente convinti.
   All'articolo  13 bis lo Statuto si occupa del referendum.  Anche
  in questo caso la Regione ha legiferato. Con l'articolo 13 bis si
  comincia a parlare di quelli che vengono più comunemente definiti
  "diritti  di cittadinanza". Ma è un tentativo timido, ripetitivo,
  considerato che già esiste una legge. E' giusto che ci sia  nello
  Statuto,  è  giusto che abbia una dignità costituzionale,  ma  di
  fatto non stiamo dicendo nulla di nuovo.
      Condivido  ciò  che  hanno  detto  alcuni  colleghi  rispetto
  all'esigenza di introdurre la figura del difensore  civico  e  lo
  condivido soprattutto perché nel frattempo non esistono più nella
  nostra  Regione  organismi di controllo di alcun genere,  e  dove
  spesso  il  principio  di  sussidiarietà  è  stato  malinteso  ed
  interpretato come un principio di arbitrarietà.
   Dunque,  è  necessario  che  i cittadini,  ma  anche  gli  enti,
  abbiano un riferimento, un soggetto che anticipi il ricorso  alla
  via giudiziaria, che altrimenti resterà l'unica a disposizione di
  chiunque,   dei  cittadini,  delle  istituzioni  e  dei   singoli
  politici.
     Bisogna introdurre il difensore civico; bisogna introdurre  il
  diritto  di  petizione; bisogna sforzarsi di comprendere  che  il
  peso dei cittadini deve essere maggiore.
     Stiamo  lavorando come Assemblea ad un progetto di  democracy,
  con  il supporto ed il contributo del Ministero per le Regioni  e
  del   Ministero  per  l'innovazione  tecnologica  proprio  perché
  crediamo nell'esigenza di conoscere l'opinione dei cittadini  nel
  momento in cui si formano le leggi.
   In  questo  senso ho presentato emendamenti ed  a  proposito  di
  questi  ultimi vorrei aprire e chiudere una parentesi: credo  sia
  opportuno,  signor  Presidente,  che dopo la presentazione  degli
  emendamenti la Commissione Statuto possa riunirsi per  continuare
  quel  percorso  bipartisan che ha contraddistinto il  suo  lavoro
  fino  a questo momento. Sono convinto, infatti,  che così come  è
  accaduto  già per i diversi articoli, anche per molti emendamenti
  potremmo  registrare  il  consenso unanime.  E,  dunque,   questo
  passaggio è utile se non addirittura indispensabile.
   Così  come, signor Presidente, mi permetto di suggerire,  a  lei
  in   quanto   Presidente  dell'Assemblea,  ai  capigruppo,   alla
  Commissione,  un percorso che - a mio avviso - raggiungerebbe  un
  obiettivo   importantissimo  per  questo   Statuto:   quello   di
  consentire il voto unanime - perché so che è così e sarà  così  -
  su  tutti  quegli articoli che non prevedono distinguo di  natura
  ideologica,  di  natura politica e sono, guarda caso,  quelli  in
  grado  di  costruire  quell'anima che questo  Statuto  con  tanta
  difficoltà tenta di costruire, quelli che riguardano i poteri, le
  competenze  esclusive, le competenze concorrenti, i  rapporti  di
  natura  internazionale e tante altre parti di questo Statuto  che
  io, signor Presidente, mi permetterei di estrapolare - sentita la
  Conferenza  dei  capigruppo,  sentita  la  Commissione  -  e   di
  approvare  rapidamente mostrando all'opinione  pubblica  ed  alle
  forze  politiche, soprattutto a quelle nazionali, che  su  alcune
  questioni  esiste una convergenza unanime di questo Parlamento  e
  sono  le  questioni  che  hanno bisogno  di  maggiore  forza  nel
  rapporto  che  andremo  a  stabilire  dopo  l'approvazione  dello
  Statuto con il Parlamento nazionale.
   Sono  stato pure promotore di un ordine del giorno - l'onorevole
  Capodicasa  e gli altri membri della Commissione lo sanno  -  che
  appalesi quegli articoli su cui esiste questa convergenza unanime
  proprio per dargli maggiore forza.
   Credo  sia indispensabile fare in questo modo perché so  che  su
  alcune  altri  parti invece questa unanimità non ci  sarà.  Però,
  voglio  invitare  i colleghi ad una riflessione: quanto  pensiate
  che  importi al Parlamento nazionale o ai singoli partiti  se  la
  Sicilia avrà o non avrà un Presidente eletto direttamente  eletto
  dal popolo, se in Sicilia i regolamenti potranno essere approvati
  solo  dal Governo o anche attraverso un passaggio d'Aula o  altre
  questioni  di  organizzazione  di questo  genere?  Credo  poco  o
  niente   Sono  tutte questioni fortemente ancorate a  quelle  che
  sono  le  decisioni  che  assumeremo  qui,  perché  qui  andranno
  applicate. Nessuna di queste vicende avrà un effetto, un riflusso
  di carattere nazionale.
   Ed  allora,  perché presentarci divisi su tutte  quelle  materie
  per  le  quali  possiamo,  invece, presentarci  uniti,  compatti,
  monolitici?  Dividiamoci sul resto, se ci dobbiamo  dividere,  ma
  distinguiamo  nettamente i momenti, così daremo  più  forza  alla
  nostra  azione  di  negoziazione  nei  confronti  del  Parlamento
  nazionale.
   Torno  all'articolato. Gli articoli 14, 14 bis, 15, 16 e 16  ter
  stabiliscono le competenze esclusive ed è bene che tra queste sia
  stato  inserito  l'artigianato; così  come  mi  auguro  che  sarà
  inserita  la  cooperazione  che forse  abbiamo  dimenticato,  non
  perché  non  la volessimo, ma forse ci è sfuggito;  così  come  è
  importante  che siano state inserite le competenze che riguardano
  gli idrocarburi, la valorizzazione dei beni culturali, il mercato
  del   lavoro,  gli  ecosistemi,  la  formazione,  tutte   materie
  assolutamente  in linea con quelle che sono le nostre  competenze
  esclusive,  anche  in  virtù di ciò che è  accaduto  nelle  altre
  Regioni.
   Così  come sono molto contento che abbiano trovato ingresso  nel
  nostro Statuto argomenti come la tutela dei consumatori, sia pure
  in  maniera  concorrente, la famiglia, i porti, gli aeroporti,  e
  tutte   le   altre  materie  non  espressamente  riservate   alla
  legislazione  statale.  Questo è un passaggio  che  può  sembrare
  marginale   ma   non  lo  è  affatto,  perché  nonostante   siano
  espressamente  indicate  le materie di competenza  esclusiva,  le
  materie   di  competenza  esclusiva  dello  Stato  e  le  materie
  concorrenti, resta un'alea indefinita di questioni nei  confronti
  delle   quali  la  Regione  fa  bene  a  rivendicare  la  propria
  competenza. Lo vedremo man mano che il nostro Statuto - mi auguro
  - cambierà, riuscirà a modernizzarsi.
     All'articolo  17  bis  c'è  il timido  tentativo  di  apertura
  democratica con l'iniziativa legislativa attribuita non  soltanto
  al  Parlamento. Mi rifaccio a quanto ho già detto sui diritti  di
  cittadinanza.  Così  come,  invece,  sottolineo  con  particolare
  interesse l'inserimento all'articolo 17 ter della tutela e  della
  valorizzazione  delle  minoranze  linguistiche,  dimenticate  nel
  precedente  testo; eppure in Sicilia ci sono grosse  comunità  di
  lingua  albanese o di lingua gallo-italica con le loro tradizioni
  culturali, religiose, eccetera.
   Gli articoli 19 bis, 19 ter e 19 quater rappresentano alcuni  di
  quegli  elementi che - come dicevo prima - possono contribuire  a
  costruire  l'anima  di questo Statuto. Mi riferisco  ai  rapporti
  internazionali  e  con  l'Unione  Europea.  Nel  1946  non  c'era
  l'Unione Europea e, probabilmente, anzi si è voluto escludere per
  la  Sicilia una competenza di questo genere perché - lo  sappiamo
  tutti - in quel momento era forte lo spirito autonomistico,  anzi
  separatistico  e,  dunque,  figuriamoci  se  avessero  dato  alla
  Sicilia  in  quel momento questi poteri che cosa  sarebbe  potuto
  accadere.
     Quindi, sono convinto che l'esclusione non sia stata un  fatto
  casuale,  ma  un  fatto  politicamente  voluto,  una  scelta  dei
  legislatori  del 1946. Una scelta che facciamo bene  a  ribaltare
  nel momento in cui, invece, proprio perché quelle facoltà non  le
  avevamo,  abbiamo  subìto  da  parte  di  tutti  i  governi,   di
  centrodestra  e  di  centrosinistra,  aggressioni   alla   nostra
  politica  economica, alle nostre risorse economiche, alle  nostre
  fonti  di  sviluppo  con  una  serie  di  accordi  internazionali
  svantaggiosi  per la nostra Regione nei confronti dei  quali  non
  abbiamo   potuto   spendere  neanche  una  parola,   neanche   un
  suggerimento,  neanche  un'opinione    Ed,  invece,  con   questa
  ipotesi normativa la Regione partecipa alla formazione degli atti
  comunitari  per le parti di competenza, partecipa alla formazione
  dei trattati e stipula congiuntamente allo Stato i trattati.
     Credo che questa sia la vera rivoluzione di questo Statuto  e,
  appunto, una delle parti che servono a costruirne un'anima.
     Gli  articoli  20, 22, 23 sino al 30 riscrivono  questioni  di
  natura   organizzativa,  disciplinano  l'equilibrio  dei  poteri,
  disciplinano    l'elezione   diretta.   Sono   tutte    questioni
  importantissime al nostro interno ma  - come dicevo  prima  -  di
  scarsa rilevanza nazionale.
   C'è  un'altra  rivoluzione nello Statuto: quella contenuta  agli
  articoli  36  e 38, laddove la Regione sostanzialmente  rivendica
  tutte  le  entrate  tributarie che, a qualsiasi  titolo,  vengono
  riscosse  o  che  maturino  in  Sicilia  e  rivendica   pure   la
  partecipazione al Fondo di solidarietà, con ciò evitando  che  si
  ripeta  quanto si è verificato negli anni e cioè che l'intervento
  ordinario   dello   Stato   fosse   sostituito   sistematicamente
  dall'intervento straordinario che spesso non c'era.
   Il   contentino' era l'intervento straordinario,  la  Cassa  del
  Mezzogiorno  ed  altro,  in realtà la  Regione  era  fuori  dagli
  interventi   ordinari   dello  Stato   in   materia   soprattutto
  infrastrutturale  ed  era  fuori  dagli  interventi  straordinari
  perchè non era in grado di partecipare alla programmazione.
   E'  inutile ricordare questi aspetti perchè li conosciamo  tutti
  e tutti noi sappiamo a che cosa mi sto riferendo.
   Ho  lasciato  alla  fine gli articoli 6 e il  31:  l'articolo  6
  sulla  tutela  dei parlamentari e  l'articolo 31  in  materia  di
  ordine  pubblico. Sono convinto che dobbiamo ribadire i contenuti
  di  questi due articoli, per quanto riguarda l'articolo 31, nella
  forma  che è stata scelta dalla Commissione e per quanto concerne
  l'articolo  6  in parte perché - come i colleghi che  ne  avranno
  voglia  potranno vedere - le sentenze della Corte  costituzionale
  in  materia  sono  più  ampie della previsione  che  noi  abbiamo
  elaborato  e noi a quelle dobbiamo rifarci se vogliamo  veramente
  lavorare  per  la  tutela del ruolo parlamentare  che  non  è  un
  privilegio:  è una delle caratteristiche fondamentali  del  ruolo
  parlamentare e, dunque, della democrazia.
   Ne  parlavamo stamattina - onorevole Ortisi, lei era presente  -
  al CERISDI nel corso di un importantissimo convegno con una folta
  e  qualificata delegazione di parlamentari russi, i  quali   sono
  stati  estremamente duri rispetto alla loro esperienza  comunista
  ed estremamente preoccupati rispetto alla loro attuale esperienza
  di transizione. L'hanno definita una semidemocrazia quella che si
  è venuta a determinare, ma non hanno avuto dubbi nel definire con
  aggettivi molto duri una dittatura quella che hanno superato.
   Onorevoli  colleghi,  sono convinto che quest'Aula,  soprattutto
  se  si  risveglierà un minimo di orgoglio da parte dei cittadini,
  saprà  fare  al  meglio  il  proprio dovere,  soprattutto  se  il
  percorso  che stabiliremo sarà razionale, tollerante,  bipartisan
  come è stato fino a questo momento.
     Desidero fare soltanto un'affermazione, anzi una citazione che
  credo  espliciti  fino in fondo la mia opinione,  il  mio  parere
  rispetto  ai poteri, ai ruoli ed alle competenze di ciascuno.  Lo
  faccio  citando  Platone nella  Repubblica  laddove  Socrate,  in
  risposta  alla  domanda  su come dovrebbe essere  trattato  nello
  Stato  ideale un uomo dotato di qualità superiori, dice: "Noi  lo
  onoreremmo  come  essere  degno di  adorazione,  meraviglioso  ed
  amabile,  ma  dopo avergli fatto notare che non c'è uomo  di  tal
  genere  nel nostro Stato e che non deve esserci, untogli il  capo
  ed incoronatolo lo scorteremmo fino alla frontiera.".
   Non  credo  sia  necessario spiegare il senso di queste  parole.
  Credo, però, che non si possa fare a meno del Parlamento, che  si
  debba  rispettare  il Governo e che, però, mentre  il  Governo  è
  figlio  di  una maggioranza, il Parlamento è figlio di  tutta  la
  società.

    PRESIDENTE  Dichiaro chiuse le iscrizione a parlare.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO     Signor    Presidente,    onorevoli     colleghi,
  preliminarmente  non  posso  che  condividere  le  considerazioni
  iniziali  fatte  dall'onorevole Fleres: è triste intervenire  nel
  corso della  discussione generale della riforma dello Statuto con
  un'Aula vuota, in assenza del Governo, è una condizione che mette
  a disagio e che dovrebbe comportare particolari riflessioni.
   Anche  alla  luce  di questi accadimenti, la  ringrazio,  signor
  Presidente, per aver assecondato le nostre richieste,  una  volta
  deliberato  il  testo dello Statuto, di dare  la  possibilità  ai
  componenti  della Commissione, a qualche volenteroso deputato  di
  determinare un dibattito al di fuori delle aule parlamentari, tra
  i  gruppi politici a cui apparteniamo, tra la società che avrebbe
  potuto  dare  dei  contributi  per valorizzare  ancor  di  più  e
  qualificare ancor meglio questo Statuto.
   Credo  che  in  parte  abbiamo cercato di smuovere  una  società
  distratta,  mancante di passione. E' chiaro che il clima  in  cui
  abbiamo  vissuto  la  modifica  dello  Statuto  è  diametralmente
  opposto  alla grande tensione sociale del 1946. Abbiamo  prodotto
  qualche  risultato e, forse, se questo Statuto ha qualche qualità
  (ne   ha  sicuramente  tante)  lo  dobbiamo  a  questo  dibattito
  determinatosi anche fuori dal Parlamento.
   Sicuramente  è  apprezzabile il clima in cui si  sono  svolti  i
  lavori,  grazie  anche al compianto onorevole Presidente  Leanza.
  Preliminarmente devo sicuramente ricordare le parole con  cui  si
  conclude,   a   nome  della  Commissione,  la   relazione   fatta
  dall'onorevole  Vincenzo  Leanza,  cui  va  il  mio  commosso   e
  simpatico ricordo - è triste sapere che voltandoci non lo vedremo
  nel suo solito posto a fumare la solita sigaretta -.
     L'onorevole  Leanza,  a  nome  della  Commissione,  dopo  aver
  ricordato lo spirito fattivo, di collaborazione della Commissione
  e  rimettendosi  al  giudizio  dell'Aula,  conclude  dicendo  che
  occorre  "ridisegnare il volto della Regione  mantenendo  vive  a
  tutt'oggi  le ragioni di una specialità che ha origini antiche  e
  che va riaffermata rispetto alla minaccia di un appiattimento che
  le riforme federalistiche potrebbero determinare".
   E'  questa la considerazione da cui dobbiamo partire per cercare
  di  fare  un  buon lavoro e migliorare ancora di  più  il  testo.
  Partire  dalla  considerazione che siamo una  Regione  a  Statuto
  speciale  senza più specialità, partire dalla considerazione  che
  la  modifica del Titolo V ha diametralmente ribaltato il rapporto
  in ordine all'autonomia tra regioni ordinarie e regioni speciali.
  E'  facendo  nostra questa considerazione che  possiamo  dare  il
  nostro contributo.
     Essere  speciali significava, sino alla modifica del Titolo  V
  della  Costituzione,  avere  potestà  legislativa  esclusiva.  La
  Regione  siciliana,  così  come  le  altre  quattro  regioni,   a
  differenza  delle  regioni  ordinarie  aveva  la  possibilità  di
  legiferare  e, rispettando solamente i limiti della Costituzione,
  poteva  introdurre modifiche legislative senza aspettare  -  cosa
  che  accadeva  per  le  altre regioni ordinarie  -  quelle  leggi
  cornice  che  dovevano fissare i principi  fondamentali   cui  la
  legislazione regionale doveva necessariamente assecondarsi.
   La   Regione   siciliana,  le  regioni   speciali   avevano   la
  prerogativa della potestà legislativa esclusiva per legiferare e,
  nel   rispetto   dei   principi   fondamentali   dell'ordinamento
  giuridico, fare entrare subito in vigore le proprie norme.
   Le  cose non stanno più così: il Titolo V della Costituzione  ha
  attribuito  la  potestà legislativa primaria anche  alle  regioni
  ordinarie. Non esiste più questa prerogativa. Credo che bisogna -
  e  a tal proposito non condivido l'impostazione della Commissione
  riaffermata anche nell'intervento dell'onorevole Fleres -  essere
  convinti  della  non  più  esistenza di  questa  specialità,  del
  cambiamento  del sistema da regionale a federale,  per  cui  allo
  Stato  centrale sono attribuite le materie, tutto ciò che  non  è
  previsto  per  la competenza legislativa statale è di  competenza
  legislativa regionale.
   Ecco  perchè contesto l'impostazione della Commissione, contesto
  l'elencazione delle materie in cui  la Regione può legiferare  in
  via  esclusiva.  Qualsiasi elencazione è  sicuramente  limitativa
  rispetto,  invece, ad una potestà legislativa diffusa riguardante
  tutto ciò che non è specificato per quanto concerne le competenze
  previste per lo Stato. Elencare le materie, per quanto in maniera
  dettagliata,   è   limitativo  della  potestà  e   dell'autonomia
  siciliana.
   Questo - a mio avviso - è il concetto che dobbiamo esprimere  ed
  è   la  negazione  dell'autonomia  se,  invece,  proponiamo   una
  autolimitazione  della  nostra potestà  e  della  nostra  massima
  espressione dell'autonomia che è l'autonomia legislativa.
   Sarebbe  sufficiente, e quindi lo considero un doppione,  tenere
  esclusivamente l'articolo 17 laddove, appunto, si  specifica  che
  nelle materie non espressamente riservate alla legislazione dello
  Stato  la  Regione esercita la potestà legislativa  primaria  nel
  rispetto  della  Costituzione, dello Statuto e del  principio  di
  prevalenza del diritto comunitario, nonché dei vincoli  derivanti
  dagli   obblighi   internazionali.   E'   sufficiente   mantenere
  l'articolo  17,  comma 1, dobbiamo abrogare ciò  che  è  previsto
  dalla proposta contenuta nell'articolo 14 ovvero l'elencazione.
   Un  discorso  simile possiamo fare rispetto anche  al  controllo
  sulle leggi regionali.
   Il   rapporto  tra autonomia e Regione, tra regioni ordinarie  e
  regioni speciali è stato sostanzialmente ribaltato,  se ne è reso
  conto anche il legislatore costituente
   Non  si  potrebbe  spiegare  in  maniera  diversa  l'inserimento
  dell'articolo 10 nella legge costituzionale 3 del 2001, la  legge
  di   riforma  costituzionale  di  modifica  del  Titolo  V  della
  Costituzione.  Il  legislatore  costituente  prevede  che  queste
  norme,  laddove ipotizzano una forma maggiore di autonomia,  sono
  applicabili  anche  alle  regioni  speciali.  Quindi,  lo  stesso
  legislatore  costituente si rende conto che si  è  diametralmente
  invertito  il  quadro di riferimento, che le  Regioni  a  Statuto
  speciale  sono  in  una condizione di inferiorità  rispetto  alle
  regioni  ordinarie  e per tale motivo mira ad  attribuire  questa
  possibilità.
   Noi  dobbiamo  considerare l'articolo 10 come un  trampolino  di
  lancio,  come  un momento di riequilibrio necessario  per  andare
  oltre;  e  mi  riferisco, a tal proposito, anche all'ipotesi  del
  controllo sulla legge regionale. La modifica del titolo  V  della
  Costituzione prevedeva - a differenza del vecchio sistema dove in
  effetti  vi  era  una specialità per quanto riguarda  lo  Statuto
  siciliano, in quanto era prevista una forma di controllo semplice
  e  molto  celere, a differenza di quanto stabilito  dall'articolo
  127  della  Costituzione - la possibilità di controllo attraverso
  il  Commissario  dello  Stato, controllo da  parte  del  Governo,
  possibilità  di rinvio, ipotesi di una nuova rideliberazione  dei
  consigli regionali, tutto un procedimento che vanificava anche la
  potestà legislativa delle regioni a statuto ordinario.
   Le  modifiche  apportato a questo sistema  costituzionale  hanno
  svilito,  nei  fatti,  la specialità della nostra  autonomia;  le
  regioni a statuto ordinario non hanno più un controllo preventivo
  bensì  un  controllo successivo, e il Governo può impugnarle  nei
  120   giorni   successivi  alla  pubblicazione   nella   Gazzetta
  Ufficiale.
   Per  quale motivo oggi dobbiamo ancora immaginare in Sicilia  un
  controllo  preventivo? Ricordo l'ordine del giorno  approvato  da
  questa  Assemblea nel novembre del 2001, quando  s'era  posto  il
  problema dell'applicazione, in virtù dell'articolo 10 della legge
  costituzionale 3/2001, del sistema di controllo. Quell'ordine del
  giorno  ha rappresentato una reazione ad un atteggiamento un  po'
  eccessivo  richiesto  dalla Presidenza della  Regione,  la  quale
  riteneva   di  dover  sostanzialmente  abrogare  la  figura   del
  Commissario dello Stato non ricordando che, anche se  la  riforma
  del   titolo   V  della  Costituzione  abrogava  la  figura   del
  Commissario del Governo, tra Commissario di Governo e Commissario
  dello Stato vi è una bella differenza. Pertanto non era possibile
  immaginare  un'abrogazione  della figura  del  Commissario  dello
  Stato  e  quindi alcun controllo sulle leggi della  regione;  con
  quell'ordine  del  giorno  veniva quindi  ribadita  la  forma  di
  controllo  attualmente  in  vigore. Ma perchè  riproporla  ancora
  oggi?
   Siamo  d'accordo  che  il controllo deve essere  esercitato  dal
  Commissario  dello  Stato perchè la sua figura  di  super  partes
  garantisce  una  forma  di  autonomia  maggiore  per  la  Regione
  siciliana,  anche  rispetto al Governo; ma  perchè  continuare  a
  immaginare un controllo preventivo? Perchè non immaginare -  come
  le  altre regioni che hanno la possibilità immediatamente di  far
  valere  la  propria potestà legislativa - un controllo successivo
  alla  pubblicazione  della legge da parte del  Commissario  dello
  Stato?  Questo  aspetto ritengo che rappresenti  un  deficit  per
  quanto   riguarda  l'impostazione  autonomistica  della   Regione
  siciliana, e quindi un regresso rispetto alla stessa.
   Leggendo  qualche  articolo del disegno  di  legge  di  modifica
  dello Statuto non si evince un buon esordio. L'articolo 1 recita:
  "I   comuni,   le  province  regionali  e  le  regioni   autonome
  costituiscono     le     istituzioni    territoriali     autonome
  rappresentative  della comunità siciliana". Ma  perché  non  sono
  state inserite le città metropolitane?
   Diceva  bene qualche noto costituzionalista quando riteneva  che
  non dobbiamo aspettarci troppo da uno Statuto che non è la nostra
  Carta  costituzionale, in quanto si riferisce ad un complesso  di
  norme  sovraordinate rappresentate dalla Costituzione. E  proprio
  l'articolo 114 della Costituzione, così come modificato nel 2001,
  recita:  "La Repubblica è costituita dai comuni, dalle  province,
  dalle  città  metropolitane, dalle regioni dello Stato".  Se  noi
  siamo   Repubblica  italiana  dobbiamo  rifarci   necessariamente
  all'articolo  114  della sua Costituzione. E grazie  alla  nostra
  Autonomia,  che in materia di enti locali prevede una  competenza
  legislativa esclusiva, avremo la possibilità di regolamentarci in
  maniera  autonoma. Ma noi non possiamo fare a meno di  immaginare
  una  Regione  costituita  da  comuni, province  regionali,  città
  metropolitane.
   Ritengo  che  vi  sia un vizio di legittimità costituzionale  in
  questo  articolo  1  e nel successivo articolo  15,  laddove  non
  contengono  il  riferimento alle città metropolitane.  E  seppure
  l'autonomia legislativa speciale della Regione siciliana consente
  di  regolamentarle,  a  mio  avviso  è  necessario  che  il  loro
  riferimento sia contenuto nello Statuto.

    SAMMARTINO   In  tema  di Enti locali  abbiamo  una  competenza
  esclusiva.

    SPAMPINATO   Abbiamo competenza esclusiva in  materia,  ma  non
  possiamo non immaginare di non farle esistere. Quindi inseriamole
  e le regolamentiamo anche.
   Esprimo  una  grande  soddisfazione in  merito  alla  scelta  di
  avere  inserito nello Statuto una norma che obbliga il Presidente
  della  Regione  a  presentare in Aula il  proprio  governo  e  il
  proprio programma.
   Signor  Presidente, lo ricorderà,  si tratta di una proposta  da
  me  fatta in occasione della discussione sulla riforma del nostro
  Regolamento. E a ragione, in quella circostanza, mi  obiettò  che
  non   era   materia  di  regolamento  interno,   ma   di   natura
  costituzionale.   Quindi,   apprezzo   in   maniera   particolare
  l'inserimento  di questa norma necessaria; non era  immaginabile,
  infatti,  che  il Governo presentasse il proprio programma  e  il
  proprio governo attraverso i giornali e le televisioni. E' chiaro
  che  è necessaria anche una presentazione formale e ufficiale  al
  Parlamento siciliano.
   Credo  anche, però, che la stessa norma vada corretta, nel senso
  che   è  necessario  specificare  i  tempi:  rimanendo  vaghi   e
  indefiniti,   il  Presidente  potrebbe  presentare   il   proprio
  programma  e  il proprio governo anche dopo tre anni.  L'articolo
  così   recita:  «Il  Presidente  della  Regione,  nel  corso   di
  un'apposita seduta, presenta all'Assemblea regionale il programma
  di  governo  e  comunica la composizione della  Giunta.»  Ritengo
  utile  e  opportuno indicare  i termini entro  i  quali  dovranno
  essere  presentati e il programma e il Governo. E credo, inoltre,
  che  bisogni anche ipotizzare ulteriori sedute nelle quali potere
  verificare  lo  stato  di  attuazione del  programma  governativo
  presentato ad inizio di legislatura.
   E,  introducendo  il  tema,  io  credo  che  bisogna  tenere  in
  particolare  conto  le  considerazioni  fatte  dagli   amici   di
  Rifondazione comunista nella loro relazione di minoranza. Pongono
  un  tema serio: il tema di riequilibrio dei poteri tra Parlamento
  e Presidente della Regione e il suo Governo. Credo, però, che sia
  falsata   in   qualche  modo  l'impostazione   degli   amici   di
  Rifondazione comunista nella loro relazione di minoranza. Partono
  da  un  presupposto che non è del tutto vero: che ormai siamo  in
  una forma di governo presidenziale puro.
   Non  è  così. Non è così perchè, se è vero che ci sono  elementi
  tipici  del  sistema presidenziale, come l'elezione  diretta,  il
  potere  di nomina e di revoca degli assessori, la possibilità  di
  non  essere  rieletti  per  più  di  due  volte  consecutive,   è
  altrettanto  vero  che  ci sono delle norme  che  rendono  impuro
  questo  sistema presidenziale. Continua ad esistere  il  rapporto
  tra  Presidente della Regione e Parlamento siciliano, perchè  noi
  abbiamo  la  possibilità di scegliere una forma di  governo,  noi
  abbiamo la possibilità teoricamente anche di immaginare una forma
  di  governo parlamentare, noi abbiamo la possibilità di  ribadire
  la  scelta,  che io considero essenziale, della forma di  governo
  che preveda l'elezione diretta del Presidente, ma la stessa norma
  costituzionale che ha introdotto questo principio  ci  impone  di
  configurare  un  rapporto  tra  Parlamento  e  Presidente   della
  Regione.
   Noi dobbiamo, in ogni caso, immaginare una norma che preveda  la
  possibilità  di  sfiduciare  il Presidente  della  Regione.  Ecco
  perché  non  siamo  in  presenza di un  vero  e  proprio  sistema
  presidenziale, un sistema presidenziale puro.
   Io  non  considero scandalosa la possibilità di  inserire  -  al
  fine  di determinare un riequilibrio dei poteri tra Presidente  e
  Parlamento - anche un voto di fiducia del programma e  della  sua
  squadra,  perché gli elettori hanno dato il voto  di  fiducia  al
  Presidente della Regione, eleggendolo, ma non hanno dato  fiducia
  al  programma e agli uomini che compongono la squadra  che  dovrà
  darà attuazione al programma stesso.
   Ribadisco,   non   trovo   scandaloso   andare   incontro   alle
  considerazioni  poste  in  essere dai  colleghi  di  Rifondazione
  rispetto  a  questo  riequilibrio dei  poteri  tra  Parlamento  e
  Presidente della Regione.
   A  proposito  del  Presidente  della  Regione,  continuo  a  non
  comprendere la riproposizione nel testo attuale del secondo comma
  dell'articolo 23, ovvero la norma che dà la possibilità,  giusta,
  necessaria,  auspicata al Presidente della Regione di partecipare
  al  Consiglio dei Ministri - e fin qui mi trova d'accordo  -  col
  rango  di  Ministro e con voto deliberativo. Non riesco a  capire
  cosa  significa col rango di Ministro. Significa avere l'immunità
  per quel giorno? Essere chiamato eccellenza?

    CAPODICASA   Onorevole  Spampanato,  il  rango  di  Ministro  è
  fondamentale  per  poter partecipare al Consiglio  dei  Ministri;
  un'estraneo non lo potrebbe fare.

    SPAMPINATO    Siamo  d'accordo  anche  su   questo,   onorevole
  Capodicasa.
   Non  riesco  ad  immaginare  un organo  come  il  Consiglio  dei
  Ministri che è responsabile politicamente per il 99 per cento dei
  suoi  componenti nei confronti del Parlamento, in  considerazione
  del fatto che esiste un governo perché c'è un voto di fiducia  su
  un  programma che si attua con le deliberazioni del Consiglio dei
  Ministri,  e  un  componente svincolato da questa  responsabilità
  politica  che  è il Presidente della Regione siciliana.  Sembrerò
  antiautonomista  ma  non riesco a capire giuridicamente  come  si
  configura questa partecipazione.

    SAMMARTINO   Ma questa è stata una grande conquista,  onorevole
  Sammartino, perché ha riconosciuto al Presidente della Regione un
  ruolo  di  pari  dignità rispetto a chi decide delle  cose  della
  Sicilia.

    SPAMPINATO    Si  è  una  grande  conquista,  ma   vorrei   che
  l'onorevole Sammartino mi spiegasse quale ruolo può esercitare il
  Presidente  della  Regione  -  e  mi  pongo  questo  problema  da
  dilettante  del  diritto  e  non  come  uomo  di  parte  o   come
  parlamentare  - quando, per esempio, si discute di sollevare  una
  questione  di conflitto di attribuzione tra Stato e  Regioni.  E'
  pur vero che viviamo in un'epoca in cui il conflitto di interessi
  sta  diventando un principio giuridico, ma come può il Presidente
  della  Regione svolgere il proprio ruolo, come può esercitare  il
  proprio  voto  quando, per esempio, si discute di  un'ipotesi  di
  questo genere?

    SAMMARTINO  Il conflitto di attribuzione è una cosa  quello  di
  interesse è un altro; sono due cose ben distinte, perché in  quel
  caso interviene la Corte Costituzionale.

    SPAMPINATO   Onorevole  Sammartino  non  mi  ha   seguito.   La
  questione   viene  sollevata  su  decisione  del  Consiglio   dei
  Ministri.  Comunque  questa  è stata  una  mia  sollecitazione  -
  ribadisco  da  dilettante del diritto  -  ma  credo  che  sia  un
  problema  da  attenzionare. Perché se aveva senso la  svista  del
  '46,  in  considerazione del fatto che ancora non era entrata  in
  vigore la Carta costituzionale approvata nel 1948, ribadirla  ora
  non so che cosa possa significare.
   Esprimo  particolari  apprezzamenti sull'articolo  17  ter,  che
  riguarda  la  tutela delle minoranze linguistiche e sull'articolo
  19  bis,  che attribuisce finalmente alla Regione una personalità
  giuridica internazionale.
   Non  entro  nel  merito del problema che nasce dall'esame  delle
  norme    riguardanti    gli   organi   giurisdizionali,    perché
  probabilmente  entreremmo in conflitto  con  i  colleghi,  ma  mi
  riservo di farlo in fase di trattazione degli articoli, anche  se
  mi  preme  sottolineare in questa fase che è necessario sbloccare
  la drammatica situazione in cui versa la giustizia amministrativa
  siciliana.
   Il  problema  del difensore civico è sicuramente da  affrontare,
  facendo un'attenta valutazione rendendolo anche obbligatorio  con
  una regolamentazione.
   Per  quanto  riguarda  gli  enti  locali,  non  esiste  più   un
  controllo  sugli atti amministrativi degli enti locali.  Concordo
  sulla  necessita di evitare il controllo diffuso tutti  gli  atti
  prodotti dagli enti locali; ma ora siamo passati all'opposto: non
  è  immaginabile che chi rappresenta il consigliere comunale debba
  rifarsi alla giustizia ordinaria per poter agire nei confronti di
  atti palesemente illeciti proposti dagli enti locali.
   Concludo  citando, ancora una volta, le parole  della  relazione
  dell'onorevole  Leanza:   Dobbiamo cercare  di  riconquistare  lo
  spirito autonomistico per rendere concreta la nostra specialità .
  Non ha senso la discussione fatta nei mesi scorsi in Commissione,
  ed  anche  la  discussione che stiamo facendo  ora  in  Aula,  se
  dobbiamo  immaginare  uno Statuto simile a quello  delle  Regioni
  ordinarie.
   Perché  dobbiamo andare incontro alle lungaggini  delle  quattro
  deliberazioni dei due rami del Parlamento quando, anche da questo
  punto  di  vista,  c'è stato un superamento dell'autonomia  delle
  Regioni ordinarie rispetto alle Regioni a Statuto speciale?
   Anche  nel  vecchio dettato costituzionale era previsto  che  le
  Regioni  ordinarie  approvassero i loro  Statuti  attraverso  una
  legge  ordinaria, ma sempre statale. Oggi non è più così,  perché
  con  una doppia deliberazione i Consigli regionali si dotano  del
  proprio Statuto.
   Se  dobbiamo produrre uno Statuto simile nei contenuti a  quelli
  delle  Regioni  ordinarie,  perché  non  dobbiamo  avere  poi  la
  soddisfazione di approvarcelo da soli?

    PRESIDENTE    Onorevoli   colleghi,   in   accoglimento   della
  richiesta  formulata  dall'onorevole  Ferro,  l'Assemblea   terrà
  seduta  domani  mattina,  invece  di  domani  pomeriggio.   Resta
  confermato   che  nella  seduta  di  domani  si   concluderà   la
  discussione generale sul disegno di legge.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha facoltà.

    ORTISI   Signor  Presidente,  parliamo  naturalmente   per   la
  storia, anche per la geografia.
      Il   nostro  Gruppo  parlamentare,  oserei  dire   tutta   la
  Margherita,  voterà a favore della riforma dello Statuto.  Questo
  per due motivi. Il primo motivo è perché riteniamo, per senso  di
  responsabilità  e  delle istituzioni che abbiamo,  che  la  forza
  contrattuale   -   non  dobbiamo  dimenticare   che   andremo   a
  contrattare  con lo Stato centrale - che deriva  da  uno  Statuto
  approvato all'unanimità, come ci auguriamo, è diversa dalla forza
  contrattuale  che  deriverebbe alla nostra  proposta  di  riforma
  dello  Statuto da una votazione che spaccasse secondo  i  criteri
  tradizionali  di maggioranza e opposizione. Il secondo  motivo  è
  perché così attutiamo le perplessità che stiamo per esprimere  in
  ordine  allo  bozza  esitata dalla Commissione.  Perplessità  che
  affidiamo all'Aula in senso costruttivo e propositivo.
   Crediamo infatti che la bozza esitata dalla Commissione non  sia
  abbastanza  avanzata sulle pari opportunità;  non  lo  sia  sulle
  problematiche  ambientali,  che  sia  troppo  tiepida  sul  nuovo
  protagonismo  degli  enti locali; sulla  residualità  dei  poteri
  della nostra Regione, sull'attenzione (l'onorevole Sammartino  ha
  ragione) ai siciliani nel mondo. Lascia qualche buco sulle  nuove
  professioni  che è argomento di natura potestà  concorrente,  dal
  punto di vista legislativo che in ogni caso dobbiamo prima o  poi
  -  meglio prima - in questa occasione, affrontare in Aula  che  è
  uno degli argomenti del 2000.
     Si  sappia  che  in Italia sono state censite  duecento  nuove
  professioni.  Diceva il "Sole 24 ore" qualche  tempo  fa  che  un
  parroco aveva dato come penitenza ad uno dei suoi parrocchiani la
  creazione del sito web per la parrocchia. Questo è indicativo del
  mondo nuovo nel quale ci muoviamo e del quale il legislatore deve
  tenerne conto.
   La  bozza non prevede lasciti e donazioni; non fa riferimento al
  mondo  cooperativistico, ai valori dello sport, all'incomparabile
  ricchezza  dei  beni culturali ed ambientali, all'incompatibilità
  che  vorremmo  assoluta  fra  varie cariche  istituzionali;  alla
  necessità,  secondo me, di diminuire il numero dei  deputati;  al
  difensore  civico, ma il difensore civico forse  è  l'ultimo  dei
  problemi  perché  potremmo anche affidarne  la  definizione  alla
  legge ordinaria. Tuttavia, secondo la nostra opinione, l'impianto
  del nuovo Statuto è ben strutturato.
     Per  cui  non  siamo d'accordo con chi sostiene che  bisognava
  agire  su  un nuovo impianto. Sosteniamo, invece, che  la  natura
  pattizia,  che  era alla base del vecchio Statuto che  andiamo  a
  riformare   e  che  vogliamo  confermare,  possa  rilanciare   la
  specialità  dello  Statuto siciliano, anche tenendo  conto  delle
  nuove  prerogative  riconosciute dalla  Costituzione,  così  come
  modificata, alle Regioni a Statuto ordinario.
     Però  non  dobbiamo solo avanzare rivendicazioni,  come  negli
  articoli   finali   della   bozza,  che   si   riferiscono   alle
  sperequazioni   finanziaria  e  infrastrutturale,   ma   dobbiamo
  giustificarla. Ecco la nuova specialità  Come faceva  riferimento
  l'onorevole Lo Porto, recentemente, col ruolo che ci accingiamo a
  svolgere nell'area del Mediterraneo dal quale ripassa la  storia.
  Così come tutti siamo d'accordo con l'onorevole Leontini. Abbiamo
  discusso pure dell'area di libero scambio che il Mediterraneo  da
  qui a poco diventerà. E in tale contesto non dobbiamo dimenticare
  che  dobbiamo sentirci parte integrante dell'Europa, della  quale
  Europa  siamo il Sud, ma contemporaneamente dobbiamo svolgere  un
  ruolo  trainante  nei  confronti di un continente  rispetto  alla
  parte  nord  del  quale  - Braudel ce lo insegna  -  siamo  parte
  altrettanto integrante se guardiamo alla storia dei comportamenti
  e non alla histoire diplomatique militaire.
   Noi  siamo  - e dobbiamo rivendicare questo ruolo -  anche  Nord
  dell'Africa.   Ed  in  tale  contesto  è  chiaro   che   dobbiamo
  esplicitare meglio la cultura dell'accoglienza e la necessità  di
  integrazione e non di arroccamento. Per questo in noi è  maturata
  la   perplessità   -   che   esprimo   a   titolo   personale   -
  sull'opportunità del cosiddetto preambolo; sull'opportunità,  non
  sulla  falsità  o veridicità, che nonostante sia stato  limato  e
  migliorato dagli interventi di molti componenti della Commissione
  Statuto,  mantiene una filosofia di fondo che è di  esclusione  e
  non di integrazione, che è di difesa e non di apertura, che è  di
  rivendicazione passatista e non di proiezione nel futuro.  E  non
  solo  perché  enuncia il preambolo. Tanti principi che  sono  già
  presenti  nella  Costituzione,  e soprattutto  nella  convinzione
  degli  italiani, perché a me pare affossi una carta che  si  deve
  spendere sul tempo medio-lungo, nell'ambiguità della dimensione e
  di interessi politici contingenti.
   Mi  riferisco soprattutto alle cosiddette radici cristiane e  al
  problema  della  mafia,  la dimostrazione  che  nella  originaria
  formulazione  si  parlava  dell'alto  magistero  delle   autorità
  ecclesiastiche.
   Lo Statuto non dà pagelle, ma indica vie.
   Chiaramente  non  faremo  polemica  su  quale  cristianesimo  il
  preambolo voglia promuovere: se quello che accoglie o quello  che
  perseguita; se è quello di cui chiede scusa Giovanni Paolo  II  o
  quello  salvifico  e  consolatorio. Né diremo  del  cristianesimo
  pagano,   fondamentalmente  pagano,  che   ha   attraversato   ed
  impregnato  la nostra storia dalla Venus ericina alle reputatrici
  di cui tanto bene parlò Salomone Marino.
   Facciamo  riferimento solo all'opportunità di  tale  impuntatura
  di  alcuni  ambienti  radicali, non condivisa  neanche  da  tante
  autorità ecclesiastiche e da tanti cattolici.
   Abbiamo  chiesto  in  Commissione di trasformare  la  dimensione
  verticale   -  le  cosiddette  radici  -  in  orizzontale,   come
  costatativa  di  una diffusione dei valori che  il  cristianesimo
  persegue  e  di  cui  tutti  siamo  impregnati,  credenti  e  non
  credenti, che avrebbe attutito l'impatto.
   Oggi  i valori cristiani hanno bisogno non di una rivendicazione
  altera, ma di una pratica umile e quotidiana.
   Riproporremo  con  emendamenti  in  Aula  quanto  già  tutta  la
  Commissione  aveva  accettato come ragionevole compromesso  prima
  che intervenisse il Presidente della Regione.
   Neppure   lo   Statuto  Albertino  prevedeva  questo   tipo   di
  riferimento, se non all'articolo 3, dove però teneva conto  anche
  di  certe  influenze  che l'epoca suggeriva da  parte  di  alcuni
  ambienti  per  trovare  un compromesso con  il  mondo  cattolico.
  Perché  delle due l'una: o noi rivendiamo il nostro vestito  come
  più  bello  di  quello degli altri, o ci proiettiamo  in  maniera
  veramente  tollerante,  e non con concessioni  paternaliste,  nel
  futuro dell'area.
   Noi  siamo un popolo storicamente meticcio, e come tale dobbiamo
  portare  avanti una discussione che sia estremamente  tollerante,
  perché  qui  viviamo una doppia faccia per la nostra  allocazione
  geografica oltre che per la nostra storia.
   E'  il  posto il nostro a cui approdano i clandestini. Ci  siamo
  chiesti  perché? Perché è il più vicino ad altro  continente.  Ma
  contemporaneamente  possiamo trasformare  questa  negatività  che
  viene   vissuta  contingentemente  come  tale,  come  una  grande
  possibilità di proiezione futura.
     Non  per  niente  Catone buttò il frutto  nella  curia  romana
  Chiesa,  e  dove  lo  raccolse? Tutti dissero  a  Tivoli,  invece
  l'aveva  raccolto a Cartagine. E fece tutto ciò  per  distruggere
  Cartagine,  nel  decennio tra il  150 ed il  140  avanti  Cristo,
  infatti  nel  146 Cartagine venne distrutta, ma  ciò  rileva  una
  certa vicinanza,  già allora
   E  allora cosa si può proporre? Quando fui  sindaco  proposi, in
  nome   di   questa  idea  di  vicinanza,  un  centro   fieristico
  internazionale,   e  lo ottenni  senza raccomandazioni,  soltanto
  raccontando quanto ho detto. Lo Stato  concesse alla mia area 100
  miliardi delle vecchie lire. Concesse quelle somme per creare  un
  centro  fieristico  internazionale  perché  riconobbe  al  nostro
  territorio il ruolo di  interfaccia storica oltre che geografica;
  avvertendo l'espansione dei mercati del sud del mondo,   rispetto
  al  quale  noi siamo favoriti. Allora, come oggi, andai  appresso
  all'idea che non servono le conoscenze, ma la conoscenza.
   Alla  stessa maniera noi affermiamo che commetteremo  un  errore
  se  nel  preambolo ci arroccassimo a difesa di   questo  tipo  di
  discorso   sull'antimafia.  E'  vero  che  l'articolo  11   della
  Costituzione  italiana recita che: «l'Italia  ripudia  la  guerra
  come   strumento  di  offesa »,  ma  la  guerra   è   una   norma
  comportamentale.  Infatti ancora oggi scuole di pensiero  diverse
  discutono  in ordine alla naturalità o alla dimensione  culturale
  della  norma  comportamentale bellica, cioè se  innata  e  quindi
  ricondotta alla natura dell'uomo, così come quella pacifica, o  è
  una dimensione sviluppatasi nel tempo e quindi riconducibile alla
  cultura. Ma è norma comportamentale.
   La  mafia  è  un  dato  congiunturale pur di  lunga  durata.  Lo
  Statuto  tratta  principi, non professa volontà etica.  Finirebbe
  per  riconoscere status di principio ad un fenomeno che  ancorché
  nominalisticamente attribuibile 'maffia' al nostro  territorio  è
  oggi  fenomeno  diffuso nel mondo  di cui  subiamo,  spesso,  noi
  stessi  i  contraccolpi: si pensi alla mafia  russa,  albanese  e
  cinese.   Fenomeno  che  comunque  va  combattuto  riconducendolo
  appunto alla sua identità che è, consentitemi, fenomenica. Perché
  inserirla  nel   progetto di revisione dello  Statuto  siciliano?
  Francamente,   non  condivido   la  formulazione   compromissoria
  trovata in Commissione, appunto.
   Credo  che essa vada combattuta con i suggerimenti che  Giovanni
  Paolo  II diede ad Agrigento quando, rivolto ai siciliani,  disse
  che  il  dramma dei siciliani non è la pervicacia dei  disonesti,
  che  sono minoranza, ma è l'indifferenza degli onesti. Su  questo
  piano  dobbiamo intervenire, non con dichiarazioni di  principio,
  che  avrebbero  dovuto fare scomparire la mafia, perché  anche  i
  ragazzini  delle scuole medie, chiamati all'elaborazione  di   un
  compito  in  classe,   professano l'antimafia,  già  puberale,dei
  ragazzini medesimi.
   Si  può  credere  che la mafia  sia scomparsa?  Vuoto  esercizio
  retorico,   che   in   ambiente  scolastico   si   chiama   anche
   ottocentesco .  Dice  bene  l'onorevole  Sammartino:   non   c'è
  riferimento  alla  Sicilia  e  al  popolo  siciliano,  non   sono
  d'accordo  col giudizio generale dell'onorevole Sammartino,  però
  su questo concordo.
   Anche  lo Statuto ferdinandeo, nel febbraio del 1848, si  apriva
  con  un appello agli  amatissimi popoli , riferendosi  alla parte
  continentale e alla parte insulare del proprio regno.
     E'  chiaro  che  se noi vogliamo chiedere la natura  pattizia,
  dobbiamo  renderci  conto che essa presuppone  l'identità  di  un
  popolo,  che è espressa da una storia, questa sì vera,  fatta  di
  soprusi  sempre  subiti e mai esportati. Mi  corre  l'obbligo  di
  fare  ancora   un  riferimento a Giovanni Paolo  II,  ed  al  suo
  libriccino  che  pubblicò, e il cui contenuto non potè  esprimere
  durante  la sua visita a Siracusa, che trattava della  dimensioni
  del  pianto', perchè facendo riferimento, ai tempi di Ecuba  fino
  ai  giorni  nostri, questa è una delle dimensioni che  esprimono,
  non  la debolezza, ma  l'identità del nostro popolo che, appunto,
  in  quanto debole fra virgolette, secondo i parametri di giudizio
  di  questa società dell'avere, può appunto per questo aspirare  a
  diventare crogiolo e punto di riferimento delle altre civiltà.
   Chiediamo ai colleghi di tenerne conto.
   D'altra  parte  questo  preambolo  avrebbe  dovuto  essere   una
  copertina di valori da inverare nell'articolato. Però, il  Titolo
  I,  agli articoli 2 e 10, tratta degli  organi della Regione;  il
  Titolo  II,  articoli  10 bis - 22 parla dell'attribuzione  della
  Regione siciliana e delle funzioni degli organi della Regione; il
  Titolo  III articoli 23 - 43, parla degli organi giurisdizionali.
  Che copertina di valori è?
   Non  ne  faremo una guerra di religione, però ci permettiamo  di
  suggerire:  sarebbe meglio un articolo 1 stringato, valoriale  ed
  identitario,  soprattutto aperto al ruolo di cerniera,  di  ponte
  ideale, di crogiolo tollerante che la storia ci riassegna.
   Noi  sosteniamo  che quando l'articolo 1, formulato  in  maniera
  attiva:  «i  comuni, le province  formano la Regione  siciliana»,
  esprime la dimensione di sussidiarietà,  ponendosi a livello  dei
  tempi  che  corrono nell'intera nazione, oserei dire  nell'intero
  mondo occidentale.
   E'  un  esempio di sussidiarietà che deve fare il paio, lo  dirò
  fra  poco,  con  la sussidiarietà orizzontale; anche  qui  l'ente
  locale,   come  la  Regione,  deve  porsi  come  interfaccia   di
  rivendicazione verso gli enti quali la provincia, la Regione,  lo
  Stato,  ma  anche  di  cessione di potere alle  parrocchie,  alle
  lobbies  dichiarate,  ai gruppi spontanei, insomma  tutte  quelle
  associazioni che voglio intervenire sul territorio e che  sono  i
  veri referenti, a cui è possibile, già con la legge ordinaria, 30
  del  2000,  (di cui fui personalmente relatore), all'articolo  2,
  comma 2, era previsto quest'esempio di sussidiarietà orizzontale,
  che  sarebbe  stato oggetto di  ulteriormente approfondire  nella
  stesura del  nuovo Statuto siciliano.
   Sosteniamo,  anche  per  l'articolo 3,  che  l'equilibrio  della
  rappresentanza  dei sessi deve diventare un reale equilibrio;  si
  stabilisca, non con pena pecuniaria, ma con inammissibilità delle
  liste,  il principio del rispetto della rappresentanza dei sessi.
  Mi  permetto  di suggerire anche, lì dove è possibile  scegliere,
  perchè  la vicenda non passa attraverso l'elezione, ma attraverso
  la   scelta  del  capo  dell'Amministrazione,  presidente   della
  Regione, presidente della Provincia, o sindaco: si stabilisca che
  il  50%  degli  assessori  siano di un  sesso,  il  restante  50%
  dell'altro sesso.
   Stabilirlo  è facilissimo. Siamo anche d'accordo, eventualmente,
  sul voto di genere.
   Siamo  anche  per  l'incompatibilità assoluta  fra  le  cariche.
  Consentiteci   un  appello:  all'articolo  4,  comma   1,   resta
  indeterminato  il numero dei deputati segretari, non  è  un  buon
  esempio. Il numero dei deputati segretari va ricondotto al numero
  fisso,  così  come al comma 2 ci imbattiamo per  la  prima  volta
  nella  previsione del voto favorevole della maggioranza  assoluta
  come sufficiente per l'approvazione di un provvedimento.
   In  un  sistema  bipolare non deve bastare  più  la  maggioranza
  assoluta,   è   insufficiente.  Qui  siamo   d'accordo   con   le
  osservazioni  di  alcuni  luminari del diritto,  le  hanno  fatte
  durante l'audizione nella nostra Commissione.
   Agli   articoli   9   e   10  noi  prevediamo   e   presenteremo
  l'emendamento  in tal senso, in modo tale  che il  Vicepresidente
  sia   nominato   nello  stesso  scrutinio  per   l'elezione   del
  Presidente,   naturalmente  lo  sostituirà  solo   in   caso   di
  impedimento  permanente  e/o  di  morte.  Ma,  non  vorremmo  che
  passasse  l'idea  che  l'elezione  popolare  consentisse  ad   un
  vicepresidente  di  governare  al  posto  del  Presidente   della
  regione,  in  quanto  che  con tutte le norme  antiribaltone  che
  possono essere  create, la possibilità di un  inciucio', o peggio
  di   un  tradimento  della  missione  consegnata  dall'elettorato
  sarebbe sempre dietro l'angolo, in agguato.
   Qualche collega parla anche di presidenzialismo moderato,  anche
  in questo caso non ci convince questo tipo di ragionamento.
   Per  quanto  riguarda gli articoli 15 e 16 bis a noi sembra  che
  la  bozza esitata, - e qui forse l'unico passaggio nel quale  non
  mi trovo d'accordo con l'onorevole Fleres, con cui invece abbiamo
  comunità  di  vedute per tutto il resto - , configuri  un   nuovo
  Statuto  eccessivamente tiepido,  nei confronti del  protagonismo
  delle autonomie locali.
   Noi    siamo    dell'opinione   che   bisognerebbe   trasferire,
  direttamente,  parte  delle somme che  lo  Stato  attribuisce  al
  nostro territorio, agli enti locali.
   Ma  dobbiamo  ricordare anche, lo dicevo  prima,  che  gli  enti
  locali devono, più approfonditamente, praticare quel concetto  di
  sussidiarietà orizzontale a cui facevo riferimento.
   Ci  congratuliamo con chi ha suggerito la creazione del Comitato
  Regionale Economia e Lavoro.  Relativamente agli articoli 19 bis,
  ter e quater, eravamo convinti che fossero un pò pretenziosi,  ma
  durante il dibattito, non solo in Commissione ma anche oltre,  ci
  siamo resi conto che sono invece una base fondamentale per potere
  contrattare con lo Stato centrale.
   In  particolare,  siamo  d'accordo con  l'onorevole  Spampinato,
  affinchè  il  Commissario dello Stato, possa non  esser  previsto
  perché  contemplare  un  simile  istituto  è  un  passo  indietro
  rispetto  le  modifiche apportate dalla revisione  del  Titolo  V
  della Costituzione.
   Non  siamo  d'accordo al potere del  Presidente  della  Regione,
  previsto  dall'articolo  31, comma 3, di proporre, pur  motivando
  la  richiesta, il  trasferimento  e/o la rimozione di  funzionari
  di polizia dal territorio siciliano.
   Abbiamo  detto  non  sono  previsti donazioni  e  lasciti  negli
  articoli  32 e 39 che rivendicano cose, e vorrei aggiungere,  che
  esse  mi  sembrano  ben  enunciate,  ma  avranno  senso  solo  se
  inquadrate  in  un  contesto di riconoscimento  di  ruolo  e  non
  asfitticamente confinate in una rivendicazione di difesa.
   Noi,  e  concludo,  dobbiamo tenere conto  del  giudizio,  sulla
  bozza  esitata,  di  un contesto, generale e particolare.  Di  un
  contesto  generale nel quale ci muoviamo che constata il tramonto
  del  concetto  di autorità, che constata una società globalizzata
  ma senza centro, e quindi una non società, come suggerisce taluno
  che  ha  fatto  parlare qualcuno di fine della storia,  Fukujama,
  sbagliando  naturalmente - ma non approfondiamo - che ci  colloca
  in  una  dimensione,  soprattutto per  i  nostri  figli  come  la
  generazione   di  frontiera,  da  questo  punto  di   vista,   di
  interfaccia.
   Allora   Ionescu   ci   suggerì  con   il   Rinoceronte   questa
  omologazione: non dobbiamo aver paura, noi dobbiamo scommettere e
  quale  migliore occasione se non la riforma dello Statuto,  della
  nostra  Carta,  per scommettere, per dare un segnale  alle  nuove
  generazioni.
   Non  possiamo consentire che la stupidità di cui parla Glucksman
  guidi ancora la storia degli uomini. In tale contesto che, vuoi o
  non  vuoi,  ci  condiziona, dobbiamo aggiungere  un  contesto  di
  condizionamenti   particolari,  di  compromessi   verticali,   di
  interessi  -  quest'Aula  lo dimostra -  orizzontali,  di  gruppi
  politici  che  la  pensano  in maniera  opposta  da  Rifondazione
  comunista, che ne fa un discorso di tipo ideologico - attenti, io
  non  sto  dando  giudizi, sto solo constatando  a  proposito  dei
  compromessi - per cui non ne viene fuori la bozza migliore ma  la
  meno peggiore possibile come in tutte le cose umane, fino a Nuova
  Sicilia  che fa un discorso diametralmente opposto, cioè  non  di
  condizionamento  ideologico ma, al contrario, di attenzione  alla
  prassi.
   Dobbiamo  tenere  conto  anche della tendenza  riduttiva,  dalla
  consapevolezza del tempo medio-lungo alla dimensione  contingente
  della  impuntatura politica o partitica di qualcuno. E, tuttavia,
  questo  è  uno Statuto che ha un buon impianto - lo  ripetiamo  -
  uscito  sul territorio grazie all'onorevole Lo Porto e rientrante
  con un corredo di critiche, di suggerimenti che espliciteremo con
  appositi emendamenti.
   Onorevole  Fleres, lei non poteva chiudere, senza  chiedermi  il
  permesso,  con la citazione di Platone. Non poteva  chiudere   Mi
  costringe ad inseguirla, ad inseguirla proprio perché,  prima  di
  Platone,  Aristide, avversario di Temistocle, era un uomo  buono.
  Aristide  era un conservatore e Temistocle, capo dei democratici,
  quando trovò il piano per impedire ai Persiani di invadere  Atene
  perchè il piano non apparisse come il tentativo di diventare capo
  assoluto, disse "lo comunico solo al mio avversario capo".
   Tanto era il giudizio indiscutibile sull'onestà di Aristide  nel
  mondo greco, nel mondo ateniese del tempo; eppure fu sottoposto a
  ostracismo. E quando lui stesso, aggirandosi tra i banchi dove si
  votava, chiese ad una persona venuta dalla campagna con il coccio
  -  ostracon significa coccio - che stava andando a votare 'sì'  o
  'no'  per  cacciarlo via, chiese: "scusi, ma  lei  per  che  cosa
  vota"?   Io  voto per cacciare via Aristide . E Aristide  chiese:
  "Ma  lo  conosci?   No, non lo conosco affatto   "Ma perchè  vuoi
  cacciarlo   via?     Perchè   è  troppo   onesto      E'   l'uomo
  eccezionale .
     Quindi,  sto  dando la versione complementare  a  quella  sua,
  onorevole  Fleres,  che però combacia nella  conclusione.  L'uomo
  eccezionale può dare un contributo ma in prima fila allo sviluppo
  della  democrazia.  Può dare un contributo  di  intelligenza,  di
  proposizione, di spesa personale perchè migliori il contesto  nel
  quale  si vive ma esso uomo eccezionale non ha cittadinanza nello
  sviluppo  della  supremazia del diritto cui facevamo  riferimento
  stamattina, onorevole Fleres, con gli amici della scuola politica
  di   Mosca,   non   ha  cittadinanza  in  un  sistema   veramente
  democratico,  per cui chiediamo che lungo l'esame  della  riforma
  dello  Statuto il riequilibrio dei poteri tra il Presidente della
  Regione e l'Assemblea legislativa sia ulteriormente approfondito.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a  domani,
  giovedì  29  aprile 2004, alle ore 10,00, con il seguente  ordine
  del giorno:

       I   - Comunicazioni.


   Presidenza del presidente Lo Porto


  II   - Discussione del disegno di legge:

        -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
            sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al  Parlamento  recante
            'Modifiche allo Statuto della Regione'  (nn. 580-472-578-602-
            652/A) (Seguito)

                  La seduta è tolta alle ore 19.50.

      Licenziato dal Servizio dei lavori d'Aula alle ore 22.00.

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello

  ALLEGATO

  Risposte scritte ad interrogazioni

   RAITI.  - «All'Assessore per il turismo, le comunicazioni  ed  i
  trasporti  e  all'Assessore per i beni culturali ed ambientali  e
  per la pubblica istruzione, premesso che:

   numerosi   studenti   dei   comuni  di   Mascali,   Fiumefreddo,
  Calatabiano  e  Piedimonte Etneo hanno presentato  richiesta  per
  frequentare il liceo scientifico di Linguaglossa;

   la  mancanza  di mezzi di trasporto pubblico adeguati  costringe
  gli studenti desiderosi di recarsi a Linguaglossa per frequentare
  il corso di studi prescelto a rinunciarvi;

   la  stessa  situazione si presenta per i comuni  di  Randazzo  e
  Castiglione;

   preso   atto  che  tale  situazione  crea  sovraffollamento   in
  numerose scuole, come accade al liceo 'Leonardo' di Giarre,  ove,
  nel prossimo anno, gli insegnanti saranno costretti a doppi turni
  per  far  fronte alle richieste degli studenti impossibilitati  a
  frequentare altre scuole;

   ritenuto  che  il  perdurare  di  tale  situazione  crea   gravi
  problemi   al   comune  di  Linguaglossa  e  agli  altri   comuni
  interessati  dal disservizio, nonchè compromette il diritto  allo
  studio, principio costituzionalmente garantito;

   per  sapere  se l'Assessore sia a conoscenza del fatto  e  quali
  misure   intenda   adottare  per  far  fronte  alla   incresciosa
  situazione  e  garantire  il  diritto  allo  studio  dei  giovani
  dell'entroterra catanese». (1522)

   Risposta.  «Con  riferimento  all'interrogazione  numero   1522,
  concernente   Interventi per dotare alcuni comuni dell'entroterra
  catanese di adeguati collegamenti con il comune di Linguaglossa ,
  si  fa  presente  che in ottemperanza della mozione  dell'ARS  n.
  154/98, il Governo della Regione Siciliana ha invitato le imprese
  concessionarie  di  pubblici servizi  di  linea  a  non  chiedere
  l'istituzione di nuove autolinee.
   Inoltre, l'articolo 70, comma 3 della legge regionale 20  del  3
  dicembre  2003  ha disposto che   fino alla data  di  entrata  in
  vigore della riforma del trasporto pubblico locale in Sicilia  e,
  comunque, fino alla data del 31 dicembre 2006, è fatto divieto di
  istituire nuovi servizi di linea in concessione  .
   La  necessità  di  mobilità  dell'utenza  scolastica  richiamata
  espressamente  nell'interrogazione  di  che  trattasi,  può  però
  essere  garantita in applicazione della legge regionale  24/73  e
  successive modifiche e integrazioni, che garantisce il  trasporto
  gratuito degli studenti della scuola dell'obbligo e delle  scuole
  medie  superiori, e che espressamente prevede:  Il Sindaco, sulla
  base  delle  certificazioni attestanti la  frequenza  scolastica,
  assicura agli alunni il trasporto gratuito attraverso il rilascio
  di  abbonamenti  a  servizi pubblici di  linea  o,  su  richiesta
  motivata   degli  interessati,  mediante  altri   mezzi   gestiti
  direttamente dal comune, o mediante servizio affidato a terzi .
   Alla   luce,  pertanto,  di  quanto  sopra  esposto,  per   dare
  soluzione all'annoso problema segnalato, i sindaci dei comuni del
  comprensorio   catanese   potrebbero   utlizzare   la    predetta
  disposizione   legislativa  al  fine  di  assicurare   l'ottimale
  espletamento del servizio».

                                                 L'Assessore CASCIO
   FERRO. - «All' Assessore per il turismo, le comunicazioni  ed  i
  trasporti,  premesso  che ogni anno l'Assessorato  regionale  del
  turismo  provvede alla definizione di un calendario  d'iniziative
  per gli spettacoli e le manifestazioni sportive;

   tali   iniziative   sono  finalizzate  anche   alla   promozione
  turistica della Sicilia;

   risulterebbe incaricato per tali manifestazioni il signor  Fabio
  Lannino nella qualità di direttore artistico;

   considerato che nell'anno appena trascorso si è svolta anche  la
  manifestazione denominata 'Summer 2003';

   per sapere:

   quale  sia  stato  il  costo  complessivo  della  manifestazione
  denominata 'Summer 2003' e quale quello analitico;

   quale  ruolo  abbiano svolto la Società 'Ear  produzioni'  e  il
  signor  Lannino nelle manifestazioni organizzate dall'Assessorato
  del turismo;

   quale  sia  l'ammontare degli eventuali compensi corrisposti  ai
  soggetti  sopra indicati e a quale titolo siano stati  elargiti».
  (1525)

   Risposta.  «Con riferimento all'interrogazione numero  1525,  si
  fa presente quanto segue.
   Il    costo    complessivo   della   manifestazione    di    cui
  all'interrogazione  alla  quale  si  risponde,   ammonta   a    .
  1.816.000,00 per la realizzazione dell'intero progetto presentato
  dalla   EAR   s.r.l.,   con   sede  in   Palermo,   rappresentata
  dall'amministratore pro-tempore sig. Fabio Lannino.
   Il  progetto  denominato  Summer fest in  Sicily ,  2   Rassegna
  internazionale di musica jazz, etnica, latino-americana, leggera,
  gospel  e  danza  ha previsto oltre 180 concerti  con  oltre  100
  Comuni   coinvolti  e  sono  stati  interamente  e  proficuamente
  realizzati  veicolando,  altresì,  sui  grandi  media,  la  nuova
  immagine turistica della Sicilia.
   Il  piano finanziario della manifestazione è stato istruito  dal
  competente   servizio   dell'Assessorato   attraverso   l'analisi
  comparativa dei costi che la EAR s.r.l. doveva sostenere  per  la
  relativa attuazione.
   L'Assessorato   ha  prescelto  il  citato  progetto   ai   sensi
  dell'art.  39  della  legge regionale n.  2  del  26  marzo  2002
  affidandolo per la relativa realizzazione ad una società che  già
  in passato ha dato prova di competenza e serietà.
   La   legge  ora  citata  autorizza,  come  è  noto,  l'Assessore
  regionale  al  Turismo  a  promuovere e realizzare  direttamente,
  anche  mediante convenzioni con organismi privati, manifestazioni
  ed  eventi  per  i  previsti  fini  di  promozione  turistica  ed
  intrattenimenti  che, nel caso di specie, hanno registrato  circa
  800  mila presenze in 145 Comuni interessati e sono stati  tenuti
  193 concerti e spettacoli vari previsti in progetto.
   L'iniziativa  è  stata  inaugurata  il  16,  17  e   18   maggio
  nell'ambito del World festival presso la spiaggia di  Mondello  e
  si è conclusa il 28 settembre u.s.
   Si  ha  fondato  motivo di ritenere, pertanto, che  il  prodotto
  Sicilia,  grazie  ad  iniziative promozionali  di  tal  guisa,  è
  sempre  più positivamente considerato sia in Italia che in  campo
  comunitario  ed  extraeuropeo, come è  emerso  inequivocabilmente
  nelle  varie  borse  nazionali  ed  internazionali  del  turismo,
  consentendo,   altresì,   di   raggiungere   l'obiettivo    della
  destagionalizzazione del turismo ampliando la  predetta  stagione
  aprile-ottobre estendendola a quasi l'intero anno solare.
   Da   quanto   precede  risulta  che  il  sig.   Fabio   Lannino,
  amministratore pro-tempore della predetta s.r.l.,  ha  curato  la
  realizzazione del progetto di che trattasi e non anche  di  altre
  manifestazioni  che  non siano di competenza  della  società  che
  rappresenta.
   Si  riportano, infine, per completezza di informazione  l'elenco
  degli  artisti, il numero delle rappresentazioni, il  genere,  il
  piano  di   promozione, i voli, il catering,  le  spese  ufficio,
  stampa,  SIAE e Comuni:

  ARTISTA                N.RAPPR
                            .         GENERE

  BERNARDA ALBA             4      DANZA MODERNA
  COMP.INT.BALLETTO CL      6     DANZA CLASSICA
  ORCHESTRA KEMONIA FEST    1        ORCHESTRA
  JAMALO                    3      DANZA MODERNA
  DUO FERNANDO SOR          2          CLASS
  ARABIAN JAZZ              1          JAZZ
  AMEDEO BIANCHI            3          JAZZ
  OLD TIME JAZZ GROUP       1          JAZZ
  ETNA2000 BRASS BAND       2          JAZZ
  TONY PISCOPO              1          JAZZ
  ENZO RANDISI              3          JAZZ
  MEDITERRANEAN MUSICAL     1         MUSICAL
  SUN                       2          WORLD
  SONICA 2002               4          ROCK
  FLAMENCO LIBRE            1          ETNO
  SUL MARE LUCCICA          16         ETNO
  BRISAS DE CARAIBI         2         LEGGERA
  CORLEONE INTERNATIONAL    1          JAZZ
  FLORENCE DANCE            2
  GAETANO RICCOBONO         3          JAZZ
  WONDERFUL JAZZ SONGS      2           POP
  DAVIDE AURILIO            3           POP
  SILVIA SALEMI             2           POP
  TERRA DI FOCU             2          FOLK
  AIDA SATTA FLORES         2           POP
  CESARE CREMONINI          1           POP
  DANIELE SALA              2          JAZZ
  I NOMADI                  1           POP
  ANNA OXA                  2
  APPLE SCRUFFS             3           POP
  MARIA AMATO               1         TEATRO
  I PARSIFAL                2           POP
  BALLETTO FOLK DI CUBA     1          FOLK
  TIZIANA CARA              3           POP
  ANDREA COSTA              3         CABARET
  NAUSICAA                  3           POP
  LOUI POMARA               3           POP
  DIF BRASS ORCH            1          JAZZ
  FRANK OLD TIME JAZZ       2          JAZZ
  FRANCESCO BUZZURRO        3          JAZZ
  PALERMO SPIRITUAL ENSA    3         GOSPEL
  mandreucci -vella         1         COUNTRY
  KANE BROS BLUES BAND      3          BLUES
  GIOVANNI SOLLIMA
  KHALED                    1           POP
  I GLEE'S                  2          ETNO
  ARMAND CURAMENG           2           POP
  MARIO VENUTI              2           POP
  TARIQA                    1          ETNO
  CONCERTI VOCALI           1
  BELLE MA BELLE            2          ETNO
  sabah benziadi            3      DANZA MODERNA
  EDOARDO VIANELLO          3         LEGGERA
  MTV LIVE                  4
  OMNITEL TOUR              5           POP
  CLUB CULTURE              3        CHILL OUT
  ZELIG                     2         CABARET
  JOAN ARMATRADING          1         LEGGERA
  CECILIA GAYLE             2           POP
  ORCHESTRA JAZZ            1          JAZZ
  SICILIANA
  LAS CONGAS                1         LATINA
  CUERDAS UNITAS            3         LATINA
  FIESTA LATINA             2         LATINA
  UGO ESPOSITO              1           POP
  IRENE GRANDI              1           POP
  SERGIO MUNAF0'            2          JAZZ
  USTICA JAZZ FESTIVAL      3          JAZZ
  MARIO GIGLIO E            2          FOLK
  ORCHESTRA
  MICHELLE BAND             1           POP
  RICCARDO CORARO BAND      3           POP
  DIANA MIRANDA             1
  VELVET                    2           POP
  LE RONDINELLA             2       NAPOLETANA
  TINTURIA                  2           POP
  DICK BASTARDLY BAND       1          BLUES
  MUSIC MAN                 1         LEGGERA
  DIEXELAND STREET BAND     1          JAZZ
  XXL ORCHESTRA             1         LEGGERA
  TOTO FINAZZO              1
  I VIDDANEDDI              5          FOLK
  BANDALUNA                 1          JAZZ
  NOTTE DEI TAMBURI         1           POP
  GIOVANNI MAZZARINO        1         BRASIL
  DONNA D'ESTATE            1
  GIANNI E MARCELLA         1
  BELLA
  ARABIAN                   1
  MARINA REI                1
  MIMMO CAFIERO 4 TET       1          JAZZ
  L'ISOLA OLTRE IL MARE     5

                                                     TOT  193

  PIANO DI PROMOZIONE

  mtv
  eurosport
  gds
  la sicilia
  la repubblica
  depliant
  distribuzione
  siremar

  TOTALI:
  CACHET
  AMPLIFICAZIONE E
  LUCI
  PIANO PROMOZIONE
  Organizzazione
  Segreteria
  Voli
  allestimenti
  catering
  ufficio stampa
  SIAE
  TOTALE                1.816.0
                             00

      Si  fa presente, infine, che gli artisti si sono esibiti
    nei seguenti Comuni:
     Palermo, Terrasini, Erice, Selinunte;
     Palermo, Catania, Ragusa, Siracusa;
     Palermo;
     Acireale-Sciacca;
     Gibellina-Ganci;
     Santa Flavia;
     Palermo, S. Giuseppe Jato, Termini Imerese;
     Alia;
     Tremestieri, Paternò;
     Trappeto;
     Terrasini, Palermo, Cefalù;
     Triscina di Selinunte;
     Balestrate, S. Vito;
     Palermo;
     Blufi;
     Ustica, Terrasini, Cefalù, Palermo;
     Floridia, Buccheri;
     Corleone;
     Palermo, Catania;
     Marina di Selinunte, S. Ciperello, Ganci;
     Ficarazzi, Letojanni;
     Casteldaccia, Pachino, Biancavilla;
     Casteldaccia;
     Raffadali, Solarino;
     Taormina;
     Palermo;
     Lercara Freddi, Castelvetrano;
     Gela;
     Monreale, Sciacca;
     Montelepre, Floridia, Balestrate;
     Gibellina;
     Nicolosi, Trecastagni;
     Montelepre, Acicatena, Monreale;
     Isnello, Cerda, Ficarazzi;
     Isnello, Cerda, Ficarazzi;
     Isnello, Cerda, Ficarazzi;
     Petralia Sottana;
     Contessa Entellina, Gratteri;
     Palermo, Cefalù, Misterbianco, Terrasini;
     Lercara Freddi, Piazza Armerina;
     Terrasini, Palermo, Cefalù;
     Acireale;
     Cianciana, Chiusa Sclafani;
     Capo d'Orlando, Mandanici;
     Petraia Soprana, Termini Imerese;
     Messina;
     Palermo;
     Ganci, Pagliara, Longi;
     Messina;
     Blufi;
     Catania;
     Terrasini, Sciacca, Marsala, Catania, Gela;
     Lampedusa;
     Palermo, Agrigento, Messina;
     Ispica;
     Palermo, Termini Imerese;
     Palermo;
     Carini;
     Altofonte, Ficarazzi, Buccheri;
     Campobello di Mazzara;
     Palermo;
     Naso, Noto;
     Ustica;
     Pachino, Forza d'Agro;
     Palma di Montechiaro, Acicastello, Salemi;
     Palermo;
     Mascalucia, Palermo;
     Montevago, Petralia Soprana;
     Corleone, Acireale;
     Francavilla di Sicilia;
     Piraino;
     Alcamo;
     Marineo;
     Cerda;
     Portopalo, Racalmuto, Trecastagni, Avola, Sciara;
     San Vito lo Capo;
     Lercara Friddi;
     San Giuseppe Jato;
     Taormina;
     Misterbianco».

                                                 L'Assessore CASCIO

   VILLARI  -  GIANNOPOLO - ZAGO. - «Al Presidente  della  Regione,
  all'Assessore  per l'industria ed all'Assessore per l'agricoltura
  e le foreste, premesso che è attesa in questi giorni la decisione
  da  parte  del  giudice della IV sezione civile del Tribunale  di
  Catania in merito al ricorso presentato dall'Azienda 'Latte Sole'
  a  seguito  della  revoca  dei fidi bancari  da  parte  di  sette
  istituti di credito;

   considerato che i sette istituti di credito ritengono  'il  crac
  finanziario   della   Parmalat   senza   precedenti'   e   quindi
  risulterebbe più che giustificato il timore nel sistema  bancario
  di perdere crediti;

   considerato,  ancora,  che  dalle  dichiarazioni  del  direttore
  amministrativo  della 'Latte Sole' la cessione dell'Azienda  alla
  Parmalat,   avvenuta  all'inizio  del  2001,  non  ha   intaccato
  l'autonomia  e l'indipendenza di gestione' tanto da  avere  anche
  degli utili e quindi nessun problema di carattere finanziario;

   constatato  che le conseguenze di un fallimento ricadrebbero  su
  171 dipendenti dell'Azienda e su migliaia di produttori ed i lori
  dipendenti  e che con l'azienda 'Latte Sole', che rappresenta  un
  importante   pilastro  del  comparto  agroalimentare   siciliano,
  rischia  di morire non soltanto un'azienda ma un pezzo importante
  dell'economia  della  provincia di Catania  e  della  Sicilia  in
  generale;

   preso  atto  che la vicenda preoccupa a ragione i 171 dipendenti
  dell'Azienda casearia ed i migliaia di produttori di latte e  che
  le  organizzazioni sindacali e professionali hanno già chiesto al
  Prefetto  di Catania un incontro urgente per istituire un  tavolo
  comune al fine di evitare problemi occupazionali e per accelerare
  i  tempi  di recupero dei 5 milioni di euro di IVA che la  'Latte
  Sole'  vanta  nei  confronti dell'Erario, in modo  che  l'Azienda
  torni  ad  avere  liquidità  e  possa  fronteggiare  le  esigenze
  quotidiane;

   per sapere:

   se  non  ritengano opportuno intraprendere tutte  le  iniziative
  istituzionali  per  intervenire  con  urgenza  e  vigilare  sugli
  istituti  di  credito affinché riattivino i  fidi  necessari  per
  evitare la paralisi della produzione e per tutelare il patrimonio
  umano e professionale che l'Azienda costituisce;

   se  non  reputino opportuno adoperarsi nei confronti del Governo
  nazionale  per  il  recupero dei 5 milioni di  euro  di  IVA  che
  l'Azienda  vanta nei confronti dell'Erario in modo  da  garantire
  una liquidità immediata all'Azienda». (1487)

   Risposta.  «Con  riferimento  all'interrogazione  numero   1487,
  ritengo  necessario rappresentare che il Governo regionale  segue
  con  grande  attenzione  gli  sviluppi  del   caso  PARMALAT'  in
  Sicilia.
   In  particolare, sia l'onorevole Presidente della Regione che il
  sottoscritto  hanno seguito costantemente le  vicende  che  hanno
  riguardato   la    LATTE  SOLE ,  importante  realtà   produttiva
  siciliana che impiega circa 150 dipendenti e che ha rapporti  con
  circa 900 allevatori.
   In  considerazione dei buoni risultati economici,  l'azienda  ha
  potuto  superare  il  rischio della gestione  in  amministrazione
  straordinaria;   tuttavia,  ha  dovuto  affrontare   un   periodo
  difficile causato dal blocco dei fidi bancari da parte di  alcuni
  istituti  di  credito spaventati dalla crisi della PARMALAT,  che
  controlla la  LATTE SOLE .
   Sebbene il ricorso contro i provvedimenti delle banche ha  avuto
  esito   negativo,  con  il  sostegno  dei  produttori   e   delle
  istituzioni regionali, l'azienda  LATTE SOLE  ha superato da sola
  questa fase; ha riacquisito i fidi bancari e paga regolarmente  i
  produttori,   come  abbiamo  potuto  verificare  anche   mediante
  contatti diretti.
   Si  tratta di un caso esemplare in cui ha funzionato la   logica
  di  mercato ,  in  cui hanno fatto premio i risultati  conseguiti
  dall'azienda e non vi è stato bisogno di assistenza pubblica».

                                            L'Assessore CASTIGLIONE