Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono pervenute le risposte scritte
alle seguenti interrogazioni:
da parte dell'Assessore per i Lavori pubblici
N. 1385 - Interventi per rendere effettivo il diritto ai mutui
agevolati per l'acquisto della prima unità abitativa (art. 137
della l. r. n. 25 del 1993).
Firmatario: Tumino Carmelo
da parte dell'Assessore per la Sanità
N. 1288 - Motivi dell'interruzione dell'erogazione di
prestazioni salvavita di altissima specialità.
Firmatari: Zangara Andrea; Barbagallo Giovanni; Genovese
Francantonio; Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano
Gaspare; Raiti Salvatore; Papania Antonino
N. 1459 - Notizie sui ritardi nelle opere di completamento del
Centro di diagnosi e cura per la riabilitazione dei medullolesi
spinali 'Villa delle ginestre' di Palermo.
Firmatario: Zangara Andrea
N. 1502 - Notizie in ordine alla nota del Dipartimento
prevenzione dell'ASL 6 di Palermo relativa allo standard di
mortalità per tumore dei residenti nel comune di Partinico.
Firmatario: Cracolici Antonino
da parte dell'Assessore per il Territorio
N. 1362 - Provvedimenti in merito alla prevista
realizzazione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti
nel territorio del Comune di Paternò (CT).
Firmatari: Villari Giovanni; Zago Salvatore; De Benedictis
Roberto.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegno di legge e di contestuale
invio alla competente Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico il seguente disegno di legge presentato
ed inviato alla IV Commissione legislativa Territorio e
ambiente :
Norme per la deroga alle volumetrie previste dalla normativa
vigente in favore delle persone handicappate (n. 858)
d'iniziativa parlamentare
trasmesso in data 3 maggio 2004.
Comunicazione di invio di disegni di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico i seguenti disegni di legge inviati alla
I Commissione legislativa Affari Istituzionali :
Norme per l'incentivazione ed il sostegno all'esercizio delle
libere professioni (n. 856)
d'iniziativa parlamentare
trasmesso in data 3 maggio 2004
Disposizioni in materia di polizia locale (n. 857)
d'iniziativa parlamentare
trasmesso in data 3 maggio 2004.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale:
N. 1682 - Notizie sul progetto di costruzione di una centrale
termoelettrica in contrada Fegotto del Comune di Chiaramonte
Gulfi (RG).
Presidente Regione
Assessore Territorio
Firmatario: Gurrieri Sebastiano
N. 1684 - Motivi del mancato varo del Documento unico sulla
regolarità contributiva e retributiva (DURC) delle imprese
esecutrici di lavori pubblici.
Assessore Lavori Pubblici
Firmtario: Giannopolo Domenico
N. 1685 - Motivi della soppressione per l'anno 2004 dei presìdi
di guardia medica turistica nelle zone balneari di Gela, Butera e
Niscemi (CL).
Assessore Sanità
Firmatario: Speziale Calogero
N. 1686 - Notizie sulla mancata contrattualizzazione di
dirigenti in servizio presso l'Ufficio speciale per la
conservazione del suolo e dell'ambiente naturale di Palermo.
Presidente Regione
Assessore Agricoltura
Firmatario: Virzi' Gioacchino
Avverto che le interrogazioni ora annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni
con richiesta di risposta scritta
N. 1681 - Motivi della mancata ottemperanza all'ordinanza del
TAR relativa alla sospensione dell'esecuzione del D.A. n. 7892
del 15 novembre 2002.
Assessore Beni Culturali
Firmatario: Barbagallo Giovanni
N. 1683 - Sollecito della richiesta d'ispezione sulla gestione
commissariale del Consorzio per le autostrade siciliane (CAS)
anche in merito ai motivi dell'annosa
mancata elezione del Consiglio direttivo da parte
dell'assemblea consortile.
Presidente Regione
Assessore Lavori Pubblici
Firmatari: Amendolia Antonino; Nicotra Raffaele; Garofalo
Ottavio; Segreto Giuseppe; Paffumi Angelo; Sanzeri Salvatore.
Avverto che le interrogazioni testè annunziate sono state già
inviate al Governo.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge: «Schema
di progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento, recante
Modifiche allo Statuto della Regione'» (580-472-578-602-
652/A)
PRESIDENTE Si passa al II punto all'ordine del giorno:
Seguito della discussione del disegno di legge Schema di
progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento recante
'Modifiche allo Statuto della Regione' (nn. 580-472-578-602-
652/A).
Invito i componenti la competente Commissione a prendere posto
nel relativo banco.
Ricordo che l'esame del disegno di legge si era interrotto
nella seduta n. 205 del 29 aprile 2004, in sede di discussione
generale.
E' iscritto a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha facoltà.
SAVARINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella
premessa del mio intervento non posso non ricordare l'onorevole
Leanza, la sua compostezza, il suo stile di mediazione, il suo
equilibrio che hanno caratterizzato i lavori in Commissione e, mi
auguro, possano caratterizzare anche i lavori qui in Aula.
Proprio per questo motivo accolgo positivamente la proposta
dell'onorevole Fleres di esaminare gli eventuali emendamenti
presentati in Commissione onde evitare uno sfilacciamento in Aula
di quello spirito che ha caratterizzato i lavori sino ad oggi.
Molte audizioni sono state fatte in Commissione e diverse
sollecitazioni sono arrivate. Tutte comunque sono state oggetto
di attento esame, e a volte anche di lunghe e vivaci
dissertazioni, frutto di culture e sensibilità diverse che
tuttavia hanno portato a questa bozza oggi in discussione.
Unico dato, che era anche un comune denominatore che
caratterizzava ognuno di noi, era l'assoluta volontà di non
perdere le prerogative già acquisite nel nostro Statuto, consci
però della necessità di modificare ed aggiornare la nostra carta
statutaria alla luce delle mutate esigenze avvertite dalla
popolazione e sollecitate dalle modifiche costituzionali nel
frattempo intercorse e doverose considerando il contesto europeo
internazionale totalmente nuovo con cui oggi ci confrontiamo.
Il dibattito in Commissione è partito innanzitutto dalla
necessità o meno del preambolo. A questo proposito, anche qui in
Aula deputati come l'onorevole Capodicasa hanno sottolineato la
loro contrarietà al preambolo ritenendo invece più soddisfacente
la presenza di un primo articolo che individuasse le finalità e i
principi dello stesso Statuto.
Noi, confortati dal sostegno di illustri costituzionalisti,
abbiamo ritenuto invece opportuno che questa carta statutaria
avesse un preambolo, appunto perché normalmente i principi e le
finalità sono indicati nell'articolo 1 trattandosi di una legge
ordinaria, mentre dal momento che il nostro Statuto è anche legge
costituzionale, si è ritenuto giusto che avesse una
legittimazione proprio nel preambolo, come avviene per la
enucleazione dei principi tipici che hanno i preamboli delle
costituzioni di tutto il mondo.
Nel preambolo, parte integrante del testo, trovano spazio i
principi ispiratori della nostra Regione. La lettura del
preambolo riafferma come nel solco della tradizione cristiana,
patrimonio storico-culturale di ispirazione del popolo siciliano,
la nostra Regione valorizzi la famiglia come primo ed essenziale
livello dell'articolazione sociale e ponga a proprio fondamento i
valori costituzionalmente garantiti di pace, libertà e democrazia
e ne promuova la diffusione nel dialogo e nella cooperazione con
i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo.
Seguendo in ciò quella che è la dottrina sociale e cristiana si
è cercato di dare, come già con la legge sulla famiglia approvata
nello scorso luglio, un riconoscimento formale all'istituzione
familiare anche all'interno del nuovo Statuto, intesa come
realtà umana che va difesa in quanto bene fondamentale della
società.
D'altra parte, già Aristotele - mi permetto questa citazione
dopo che ho sentito citare Platone - all'inizio della sua opera
La politica considera la famiglia come istituzione naturale da
cui non si può prescindere nella vita sociale e democratica di un
popolo. Egli diceva infatti che La comunità che si costituisce
per la vita quotidiana secondo natura è la famiglia.
Il tema comunque su cui si sono concentrati negli ultimi tempi
le cronache parlamentari europee e che non ha mancato di
suscitare un vivace dibattito in sede redigente è stato quello
del riferimento più o meno esplicito alle cosiddette radici
cristiane del popolo siciliano.
La soluzione cui si è giunti e che oggi si presenta per il
dibattito in Aula è una soluzione certamente rispettosa della
tradizione storica e culturale della Sicilia e non di meno
obbediente ai principi ecumenici che hanno guidato la dottrina
della Chiesa degli ultimi decenni. Mi riferisco al fatto di
inserire nel preambolo la norma di carattere programmatico
secondo cui la Regione siciliana favorisce il dialogo e la
coesistenza tra la religione cristiana, i cui valori sono
patrimonio storico e culturale delle proprie comunità, e le altre
religioni liberamente professate.
Si è voluto evitare un riferimento sic et simpliciter alla
tradizione cristiana che pure indubbiamente caratterizza oggi la
maggior parte del popolo siciliano, aprendo invece la porta - in
un'ottica di dialogo interreligioso - anche agli altri culti e
alle altre culture.
In tal senso, d'altra parte, si muove la secolare tradizione
che ha visto la nostra terra come luogo di incontro e di
confronto fra diverse civiltà e religioni; crocevia di scambi
culturali ed oggetto di diverse dominazioni, che hanno lasciato i
loro segni e le cui tradizioni, anche religiose, si percepiscono
ancora nell'architettura e nelle tradizioni artistiche,
folcloristiche e perfino culinarie del popolo siciliano.
Tutto sommato, la formulazione trovata ci soddisfa, anche se un
costrutto più incisivo non avrebbe dovuto scandalizzare la
sensibilità di politici ed intellettuali laici. Non voglio aprire
una dissertazione su questo affascinante tema, perché non è
certamente questa la sede opportuna e perché sicuramente la
sottoscritta non ne ha le competenze necessarie, ma permettetemi
sommessamente di fare qualche breve riflessione.
Allorquando si parla di laicità dello Stato e di principi
cristiani, non è possibile non citare Benedetto Croce e il suo
famoso testo "Perché non possiamo dirci cristiani", come del
resto ha fatto anche l'onorevole Capodicasa nel corso della sua
relazione. Ebbene, il liberale agnostico, lo studioso
insospettabile di ispirazione cristiana, dimostrò, con il rigore
dello storico, come sia stata presente e sempre viva la parola di
Gesù in tutti i movimenti ideali, anche nei movimenti più lontani
dalla Chiesa e dalle chiese.
Ed ancora, la storia d'Occidente si ordina intorno ad un fatto
centrale, un evento generatore - ciò è stato citato più volte -:
la rappresentazione collettiva di Gesù e della sua morte e
resurrezione. La figura cardine di Gesù Cristo ha affascinato
tutti, anche gli atei sono rimasti turbati da quel sacrificio. Ne
è un esempio Pasolini e la necessità che ebbe di fare quel famoso
film; ne è un esempio Hegel che disse "Fin qui giunge la storia e
da qui ricomincia". Nitzsche disse "Quella è la svolta
irreversibile". Dal cristianesimo, lo riconobbe lo stesso Engels,
il socialismo detto "scientifico", il marxismo, trae l'anelito di
giustizia, la passione per l'uomo, il concetto di persona, l'idea
della società come lotta e della storia come progresso.
C'è stato un processo di laicizzazione del messaggio religioso
che è innegabile. Anche come cultura Cristo è non meno importante
di ciò che è come fede e come vita nei fedeli.
Osservava il comunista Elio Vittorini "Nulla di quanto gli
uomini hanno detto di nuovo, concreto, o anche solo utile dopo di
Lui, è stato detto in contrasto a Lui". Ed allora, e questa volta
la citazione mi viene più naturale perché viene dalla mia di
tradizione e dalla mia di cultura, infatti la citazione viene da
Don Sturzo: "Quando anche uomini che hanno negato, combattuto o
ignorato la religione cristiana parlano di libertà, di giustizia,
di valori morali, di onestà pubblica e privata, di diritto della
personalità umana, intendono più o meno quel che intendiamo noi,
pur senza farne un attuale riferimento a Dio".
Onorevoli colleghi, entro ora nel merito dell'articolato dello
Statuto.
Entrando nel merito non posso non sottolineare le importanti
rivisitazioni che sono state apportate nei rapporti tra Stato e
regione, tra regione ed enti locali, e tra regione, assemblee ed
esecutivo. Quindi all'interno della regione stessa.
Oltre ad alcune innovazioni anche in materia tributaria.
Partendo dalla necessità di rendere più dinamici ed attuali i
rapporti tra le istituzioni si è recepito il principio di
sussidiarietà verticale, invertendo quasi copernicamente il
rapporto tra stato e regione ed enti locali. Si è voluto
valorizzare e responsabilizzare gli enti locali eliminando i
controlli invasivi e dando voce alle autonomie locali con la
creazione del Comitato regionale delle Autonomie che avrà un
ruolo di interlocuzione direttamente con il Parlamento siciliano.
Ci si è preoccupati di tener conto del costituzionalizzato
principio di sussidiarietà orizzontale, attribuendo ai cittadini
la facoltà di partecipare in maniera positiva alla vita politica,
sociale ed economica della loro regione.
Forse, in tal senso, ulteriori approfondimenti è opportuno
farli nel voler sottolineare, come qualcuno ha fatto, e meglio
sviluppare la tematica inerente al diritto di petizione o
comunque alle competenze in materia di cooperazione.
Nei rapporti tra l'Assemblea e l'Esecutivo, l'idea di governo
rimane forte, autonoma ed autorevole, perché il governo è
legittimato dal voto diretto del popolo. L'Assemblea, comunque, è
altrettanto forte, ma non più in una logica di ricatto nei
confronti dell'Esecutivo, bensì di rivalutazione dei propri
poteri legislativi e di controllo. Su questo tema alcuni nodi non
sono stati sciolti in Commissione e sono stati deliberatamente
rimessi all'Aula.
Uno di questi nodi - ciò è stato sottolineato credo
dall'onorevole Acierno - è quello della possibilità che sia
l'Assemblea a votare la fiducia al Governo. Su questo tema
rassegno qui il mio dissenso perché ritengo che la legittimazione
e la fiducia vengano date ad un Presidente dal fatto che egli sia
stato eletto appunto a suffragio universale diretto. Tra l'altro,
ormai la giurisprudenza costituzionale è costante nel dire che si
prescinde dal voto di fiducia anche nel voler dare e voler
comunque configurare la cosiddetta mozione di sfiducia anche
individuale, tant'è che viene considerata legittima la mozione di
sfiducia ad un sindaco eletto direttamente dalla gente, ma
sfiduciato dal proprio consiglio comunale.
Un altro tema che è stato rimesso al dibattito d'Aula è quello
del cosiddetto ticket, cioè la possibilità di lenire il
cosiddetto principio del "Simul stabunt, simul cadent" eleggendo
contemporaneamente presidente e vice presidente, com'è nella
tradizione americana. Su questo tema noi non siamo concordi, come
UDC, perché riteniamo che un vice presidente eletto direttamente
insieme al presidente avrebbe sì la legittimazione popolare in
caso di morte o grave impedimento del presidente ma sarebbe
inamovibile e creerebbe un vulnus, una difficoltà anche
nell'ordinaria gestione dell'Amministrazione regionale, appunto
perché sarebbe talmente autorevole e così forte da essere quasi,
permettetemi di dirlo, un secondo console.
Su questo tema noi abbiamo preparato alcuni emendamenti,
preannuncio qui la proposizione di questi emendamenti: uno
potrebbe essere la possibilità che il presidente eletto
direttamente dal popolo elegga il suo vice nominandolo
all'interno degli eletti nella lista regionale collegata alla sua
elezione, qualora la legge elettorale che andremo ad approvare
qui in Aula ritenga di volere eleggere insieme al presidente il
cosiddetto listino.
In questo modo avremo un vice presidente legittimato dal voto
popolare perché è conoscibile prima, perché candidato insieme al
presidente all'interno del listino, ma non avrebbe il difetto
della cosiddetta inamovibilità' appunto perché comunque il
presidente potrebbe cambiarlo scegliendolo all'interno dello
stesso listino. Questa potrebbe essere una soluzione. Rimettiamo
comunque al dibattito d'Aula e siamo aperti ad altre soluzioni
poiché consideriamo questa tematica importante.
Nei rapporti tra lo Stato e la Regione ci sono state ulteriori
innovazioni.
In materia tributaria, senza intaccare le prerogative già
acquisite, abbiamo previsto e sostenuto - in questo confortati
dalle autorevoli tesi di prestigiosi tributaristi, quali i
professori Sammartino, Parlato e Pignatone - una normativa che
possa far riconoscere ulteriori vantaggi fiscali alla Regione
siciliana, compresa la possibilità di individuare zone franche.
Per quel che concerne invece la figura del Commissario dello
Stato, devo preannunciare un emendamento del mio Gruppo
parlamentare per la soppressione della figura del Commissario
dello Stato o quanto meno di un suo ridimensionamento appunto
alla luce delle riforme del titolo V della Costituzione. Non
riteniamo infatti che tale figura risponda ancora ad una logica
di sani rapporti tra lo Stato e la Regione.
Mi permetto di aprire una breve parentesi anche sulla tematica
qui da molti rilevata nel corso della discussione generale a
proposito dell'inserimento del cosiddetto "difensore civico".
La figura del difensore civico, che noi condividiamo
allorquando sia considerata all'interno degli enti locali, perché
esso ha quel ruolo di cerniera tra i cittadini e l'istituzione
ente locale; tuttavia, non riteniamo invece che possa essere
altrettanto utile un difensore civico regionale perché è proprio
quel ruolo di border line, di rapporto con i cittadini che
verrebbe meno per la vastità della platea di riferimento. E
probabilmente il rischio sarebbe quello di trasformarlo in una
figura prefettizia quasi di alto controllore, sempre non
rispondente alla riforma costituzionale del Titolo V.
Comunque, su questa tematica, se si aprirà un dibattito, siamo
aperti al dialogo.
Lo Statuto presenta - e qui sono d'accordo con l'onorevole
Fleres che lo ha sottolineato - importantissime innovazioni sui
rapporti internazionali, sul ruolo internazionale e/o europeo
della nostra Regione. Viene riconosciuto infatti alla Sicilia un
ruolo internazionale. Nelle materie di competenza esclusiva lo
Stato non potrà sottoscrivere - come spesso abbiamo visto ha
fatto in passato - trattati se non congiuntamente alla Regione
stessa. Ma soprattutto si ritaglia per la Sicilia il ruolo di
cosiddetto "ponte ideale" tra l'Unione europea ed i Paesi del
Mediterraneo.
Altre tematiche sono state poste in evidenza in quest'Assemblea
da illustri colleghi. E riteniamo opportuno che si ritorni al
tema della cosiddetta "politica sulla democrazia paritaria". A
questo proposito, preannuncio alcuni emendamenti del mio Gruppo
parlamentare: uno sicuramente per l'istituzione della cosiddetta
"Commissione per le pari opportunità", che avrà il compito di
vigilare sull'impatto della legislazione regionale a favore delle
politiche per le pari opportunità. Ed altri emendamenti sono
all'esame del nostro Gruppo parlamentare, ne parleremo nel corso
dell'articolato. Certamente è necessario che anche su questo tema
- così come preannunciato nel preambolo come principio - trovi
maggiore esplicazione nell'articolato il tema relativo alle
cosiddette "politiche per la democrazia paritaria".
A conclusione del mio intervento, permettetemi un appunto
simpaticamente polemico nei confronti dell'onorevole Ortisi, che
si è detto laico. Egli ha mosso delle critiche in quest'Aula ai
valori cristiani nel preambolo. Nella sua relazione alla bozza di
Statuto laica, però, l'onorevole Ortisi non ha potuto fare a meno
di citare più volte - il suo bagaglio culturale è molto ampio,
non lo nega nessuno - il nostro Papa, Giovanni Paolo II.
Pertanto, simpaticamente voglio dirgli che anch'io sento tale
esigenza e concludo questo mio breve intervento parafrasando le
parole che il Papa disse in occasione di incontri avuti con
alcuni rappresentanti delle istituzioni europee invitandoli a
fare delle istituzioni il luogo in cui possano trovare spazio le
istanze e le esigenze della gente. Il Papa in quella circostanza
disse che: La Sicilia è giusto che abbia una visione più chiara
di quello che è e di quello che la sua memoria collettiva ricorda
di un passato lungo e tumultuoso, per non subire il suo destino
come il prodotto del caso, ma per costruire liberamente il suo
avvenire come un progetto. E questo progetto può fondarsi solo
sull'eredità della storia, considerandola, bisogna evitare di
esaltarne le luci senza vedere i tratti d'ombra, e se si
esplorano le zone oscure bisogna evitare di rinnegare ciò che
hanno apportato di solido e di buono i secoli precedenti .
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne
ha facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è
stato già detto da altri colleghi il dibattito su questo
argomento non sta impegnando molto i parlamentari, probabilmente
perchè si vive un clima particolare, la stessa vicinanza con una
scadenza elettorale importantissima forse distoglie da una
riflessione che dovrebbe essere decisiva per gli anni futuri e
per quello che ha rappresentato nella storia della nostra Regione
lo Statuto autonomistico, oggi considerato spesso un elemento
negativo per la crescita della nostra Regione, non tanto per i
suoi contenuti tuttora in gran parte attuali quanto per i ritardi
e le inadempienze della classe dirigente.
I padri statutari avevano definito un sistema regionale che
sotto molteplici punti di vista ha anticipato molte delle
questioni oggi all'attenzione del dibattito politico ed
istituzionale sulla nuova forma di Stato e sul federalismo. Mi
riferisco, tra l'altro, all'articolo 23 dell'attuale Statuto e
alla previsione di apposite sezioni degli organi giurisdizionali
centrali costituite in Sicilia per gli affari concernenti la
Regione, Consiglio di Giustizia amministrativa e Corte dei Conti;
all'articolo 31 sulla direzione dei servizi di pubblica sicurezza
affidati al Presidente della Regione; all'articolo 21 sulla
partecipazione dello stesso Presidente alle riunioni del
Consiglio dei Ministri con il rango di Ministro.
Soprattutto mi riferisco alla materia finanziaria, all'articolo
36, con il quale è stato stabilito che al fabbisogno regionale si
provvede con i redditi patrimoniali della Regione e con i tributi
deliberati dalla medesima.
In tale contesto il Fondo di solidarietà venne costituito con
finalità perequative per favorire lo sviluppo infrastrutturale
dell'Isola secondo la visione tipica degli Stati federali, dove
allo Stato centrale è consentito di effettuare interventi
finanziari aggiuntivi al fine di rimuovere gli squilibri
economici e sociali tra le diverse aree del Paese.
Non c'é dubbio che nella fase attuale permangono squilibri
territoriali e sociali rilevantissimi.
Ha fatto bene l'apposita Commissione per la revisione dello
Statuto a non elaborare uno Statuto ex novo ma a procedere
gradualmente a delle innovazioni necessarie, considerando il
fatto che i tempi sono diversi rispetto a quando lo Statuto è
stato previsto dai nostri Padri costituenti siciliani.
Non c'é dubbio, infatti, che l'adeguamento era assolutamente
necessario e certamente corrispondente alle mutate esigenze
istituzionali e politiche.
Tra le materie concordate in sede di Commissione ve ne sono
alcune di particolare rilievo: l'introduzione della sede
redigente, ad esempio, nelle Commissioni legislative rappresenta
un'innovazione che può dare una maggiore celerità alla produzione
legislativa.
La stessa costituzione del cosiddetto Comitato per la
legislazione al quale è stato demandato il compito di assicurare
la qualità della legislazione regionale e l'osservanza dei
precetti di tecnica legislativa è certamente un fatto positivo.
E' stato mantenuto l'istituto del Commissario dello Stato che
noi vorremmo in qualche modo modificare non per sopprimerlo ma
innanzitutto per cambiare la dizione, anziché Commissario dello
Stato in termini più moderni noi lo vorremmo chiamare
"Commissario della Repubblica". E poi le modalità di elezione, a
noi sembra più congrua, presenteremo a questo proposito un
apposito emendamento, che la elezione avvenga su nomina del
Presidente della Repubblica, previa delibera del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro degli Affari regionali,
sentiti il Presidente della Regione e il Presidente
dell'Assemblea.
Questa ci sembra una modalità più garantista rispetto al ruolo
che il Commissario dello Stato deve svolgere in Sicilia.
Una parte che noi condividiamo - anche perché lo Statuto è
stato da noi votato proprio perché riteniamo che su questo
argomento si debba fare il massimo sforzo per avere una
convergenza sulle regole fondamentali della nostra Regione - è
quella che disciplina le entrate erariali riscosse nell'ambito
della nostra Regione per quelle aziende che hanno impianti e che
lavorano nel nostro territorio e, quindi, sulle quali gravano le
imposte indirette, le imposte di produzione. E' giusto a nostro
avviso che tali introiti spettino alla Regione che, in qualche
modo, paga anche i danni di attività industriali non sempre
positive per il nostro ambiente.
Per quanto riguarda l'articolo 38, che disciplina il Fondo di
solidarietà, nella nuova stesura si prevede che esso non vada più
agganciato al minore ammontare dei redditi di lavoro nella
Regione rispetto alla media nazionale, bensì al deficit
infrastrutturale della Sicilia rispetto al resto del Paese ed al
rapporto tra il PIL isolano e quello nazionale.
L'importante è che venga mantenuto l'impegno da parte dello
Stato nei confronti delle Regioni in ritardo di sviluppo o che
hanno difficoltà dal punto di vista degli squilibri sociali e
territoriali.
L'applicazione del principio simul stabunt simul cadent'
secondo il quale le dimissioni del Presidente della Regione
producono contestualmente lo scioglimento dell'Assemblea è stata
limitata, giustamente, ai casi di dimissioni del Presidente della
Regione per motivi di natura politica, ossia di rottura del
rapporto fiduciario con l'Assemblea.
E' stata esclusa la contestualità della cessazione del
Presidente e dell'Assemblea per i casi di dimissioni riguardanti
la sua nomina ad altra carica oppure per impedimento permanente,
morte od eventuali condanne giudiziarie.
Andremo avanti nel tentativo di migliorare una base che
riteniamo positiva per tanti aspetti e presenteremo degli
emendamenti per quanto riguarda il ruolo delle autonomie locali;
in particolare la possibilità di compartecipare ai tributi
regionali.
Le difficoltà nelle quali versano le autonomie locali impongono
una svolta in termini di rapporti finanziari tra la Regione e le
autonomie locali. Gli enti locali non possono dipendere soltanto
dai trasferimenti regionali che spesso arrivano in maniera
ridotta, esigua e con grande ritardo; pertanto l'idea di farli
compartecipare ai tributi potrebbe dare loro maggiore certezza.
Altri emendamenti presenteremo sulla partecipazione dei
cittadini alla vita democratica e sull'importanza
dell'associazionismo. Non c'è dubbio che in una terra come la
Sicilia i soggetti del cambiamento non sono solo i soggetti
istituzionali, ma anche i soggetti culturali, i soggetti
economici, i soggetti sociali; quindi, ritengo estremamente
significativo valorizzare all'interno dello Statuto un rapporto
di sussidiarietà orizzontale e di valorizzazione di queste
realtà.
Inoltre, vanno indicate alcune linee di fondo in ordine al
modello di sviluppo e al tema della solidarietà.
Purtroppo, assistiamo ad una fase politica nella quale non
viene indicato con certezza né un modello di sviluppo né chi
sono i protagonisti di questo modello. Non siamo stati in grado,
in questi anni, di fare un forte patto di coesione proprio perchè
non sono stati definiti gli interessi da salvaguardare e i valori
da promuovere. Pertanto, ritengo giusto che vi sia una
indicazione di fondo anche sul tema della solidarietà e del
modello di sviluppo.
La questione dei controlli merita un significativo
approfondimento. Come è noto, in questa terra siamo rimasti senza
controlli dopo la soppressione dei Coreco ed anche dopo il venir
meno del parere di legittimità dei segretari generali. I nostri
enti locali non hanno possibilità di essere controllati ed il
cittadino deve rivolgersi direttamente alla magistratura.
Dovremmo approfondire meglio questa materia, non tanto e non solo
con l'introduzione in maniera sistematica del difensore civico,
quanto con la possibilità di vedere se è possibile esercitare un
minino di controllo su alcune, anche limitate, materie.
Per quanto riguarda il difensore civico reputo giusto
inserirlo nello Statuto, ma soprattutto appare importante
sollecitare gli enti locali: infatti, su 390 comuni in Sicilia
una cinquantina di questi hanno istituito il difensore civico,
gli altri 340 o non ritengono significativa questa figura oppure
pensano di poter fare a meno di questo ruolo che ritengo
importante nell'equilibrio che ci deve essere tra le istanze dei
cittadini e la qualità della risposta amministrativa.
I decreti legislativi in materia di norme comunitarie vanno
soppressi. Credo che questo sia un argomento estremamente
significativo, da approfondire ulteriormente. Ritengo che
l'Assemblea regionale non debba spogliarsi della competenza che è
rimasta in materia di programmazione delle risorse finanziarie,
non tanto con riferimento alla tempestività alla spesa quanto al
fatto che essa deve conoscere le linee di fondo dell'impiego dei
fondi comunitari.
Certamente il discorso delle commissioni è stato introdotto
soprattutto per accelerare i tempi, probabilmente attraverso
l'Assemblea non si riesce a certificare così come è stato
stabilito dall'Unione europea; però dovremmo trovare il modo di
inserire dei correttivi che mantengano all'Assemblea una
competenza che ritengo fondamentale.
Stiamo sviluppando questo ragionamento in una fase molto
delicata, quella della modifica sostanziale della Costituzione
della Repubblica.
Nel nostro Paese è stata avviata un'autentica revisione
costituzionale in contrasto con i caratteri essenziali della
nostra Carta, che erano quelli del potere bilanciato e non
personalistico del Capo del Governo, del ruolo di garanzia del
Capo dello Stato, dell'unità solidale della Nazione e della
democrazia sociale.
Il testo di riforma della Costituzione, approvato dal Senato il
25 marzo 2004, interviene pesantemente sia sulla forma di governo
parlamentare, che si vorrebbe trasformare in "primariato
assoluto", sia sulla forma di Stato, che da unitario e
solidarista, si vorrebbe trasformare in un sistema che amplifica
gli elementi di divisione e di egoismo territoriale.
Questa riforma, in particolare, non si pone l'esigenza di
contrastare eventuali disparità di trattamento nei confronti dei
cittadini. Contiene, addirittura, elementi che potrebbero
scalfire quel principio di sostanziale eguaglianza garantito
dall'articolo 3 della Costituzione italiana.
Tale impostazione va al di là di qualsiasi forma di governo
occidentale e democratica sin qui nota. In particolare, il potere
di sciogliere le Camere conferisce al Premier la possibilità di
dominare la propria maggioranza senza alcun limite.
E' stata inoltre attribuita competenza esclusiva alle Regioni,
come è noto, su materie fondamentali quali: sanità, scuola e
polizia locale.
L'ipotesi di interpretazioni estremiste di tali disposizioni da
parte di alcune Regioni non può essere esclusa a priori. Si può
dire che in qualche modo questa modifica, già approvata dal
Senato - e che è necessario che vada avanti attraverso le quattro
letture previste - violi i principi generali della Costituzione.
Per fortuna in Sicilia, ad esempio, per quanto riguarda alcune
materie, in particolare la pubblica istruzione, il nuovo testo
dello Statuto mantiene in qualche modo la divisione esistente tra
gli articoli 14 e 17 e non pretende di disciplinare l'intera
materia della scuola e della formazione, così come è previsto
nella riforma nazionale.
Qualcuno in questi giorni si è soffermato molto sul preambolo.
Personalmente, non vorrei dire molte cose sull'argomento, anche
perché questa gara a chi ritiene di essere più cristiano di altri
non mi appassiona.
Il Vangelo va vissuto con discrezione, senza mai essere
ostentato. Tuttavia ho dichiarato che siamo favorevoli ad un
richiamo esplicito ai valori della cristianità nel nuovo Statuto
della Regione, ma è necessario anche riscoprire il modello
personalista della nostra Costituzione.
Credo che l'onorevole Ortisi non volesse sottovalutare il ruolo
della cultura cattolica nella storia della Sicilia.
Probabilmente, si riferiva al fatto che, inserito nel preambolo,
non ha alcun significato.
Comunque, vi sono dei contenuti sul piano ideale e dei valori
che possono darci lo stesso risultato. Ma, ripeto, su questo non
mi pare che si debba fare una battaglia tra laici ed esponenti
provenienti dalla cultura cattolica.
Prefigurerei meglio, invece, alcuni contenuti che potrebbero
avere un significato non soltanto civile, ma anche spirituale e
religioso. Penso ai principi di libertà, uguaglianza e
fraternità. Libertà per tutti senza privilegi; uguaglianza come
riconoscimento di uguali diritti; fraternità come quel di più di
utopia che è in ogni uomo.
Questo non significherebbe confessionalizzare' le istituzioni
o sacralizzare' la società civile, ma riconoscere un patrimonio
di valori comuni, che dopo tanti anni, non sono stati ancora
pienamente realizzati.
La fraternità, in particolare, consentirebbe di cogliere meglio
gli obiettivi della solidarietà e dell'opzione preferenziale per
i più deboli.
Occorre a tal riguardo privilegiare politicamente il debole
perché è colui che dà la misura della realizzazione del bene
comune.
In ogni caso - come dicevo prima - o noi riempiamo di contenuti
lo Statuto e non il preambolo, oppure il risultato sarebbe
estremamente limitato perché la presenza o l'assenza di un
principio nel testo dello Statuto siciliano non è cosa da poco;
se vi è menzionato, un principio diventa criterio di ispirazione,
di orientamento e di valutazione per tutta la legislazione
successiva.
Uno Statuto o ha una filosofia di impostazione generale dentro
la quale poi i parlamentari, i legislatori che negli anni si
susseguono, organizzano alcune previsioni che tengano conto di
quei principi, oppure è inutile riempire lo Statuto di
dichiarazioni di principio senza avere la possibilità di tradurli
successivamente in provvedimenti legislativi concreti.
Per queste ragioni ci riserviamo di intervenire, nel corso del
dibattito, attraverso alcuni emendamenti già annunciati ed altri
che verranno presentati entro il tempo stabilito che, se non
ricordo male, è la giornata di domani.
Signor Presidente, chiedo, però, che sullo Statuto non si
proceda frettolosamente: o riusciamo ad approvarlo con un
approfondimento adeguato all'importanza dello strumento, oppure
ritengo non possa essere approvato una settimana prima delle
elezioni europee, con tutta una serie di tensioni di carattere
elettorale che potrebbero svilire una discussione che deve essere
alta sul piano dei contenuti legislativi, istituzionali e
politici, ma anche dei contenuti culturali.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Sbona. Ne ha
facoltà.
SBONA Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo nel pieno
del dibattito per approvare un provvedimento che, sicuramente,
non può essere uguale a qualsiasi altro provvedimento che abbiamo
approvato in quest'Aula.
Il mio intervento - cercherò di essere sintetico -
probabilmente sarà controcorrente. Ho ascoltato con grande
attenzione ed interesse gli interventi di molti colleghi e,
sebbene non abbia partecipato ai lavori della Commissione, sono
stato sempre interessato ad attingere notizie circa l'andamento
di tali lavori, informandomi, chiedendo, confrontandomi,
ascoltando le opinioni di chi, più autorevolmente, poteva
esprimersi su un provvedimento di così grande portata.
Ho colto di positivo, se non l'anima di cui parlava l'onorevole
Sammartino, ciò che tutti stiamo affermando nel corso del
dibattito, cioè lo spirito bipartisan, quello spirito di
collaborazione critica ed attiva senza alcuna affettazione
demagogica che ha caratterizzato soprattutto i lavori della
Commissione.
Pertanto, anch'io voglio dare un contributo anche se non sono
un uomo di legge, un costituzionalista; sono un medico che ha
vissuto assieme a tanti altri neodeputati in questa legislatura,
e che è stato interessato anche da una vicenda extraparlamentare.
Colgo l'occasione per ringraziare quest'Aula e tutti i colleghi
che mi hanno confortato, mostrandomi solidarietà durante questa
mia vicenda, che va inquadrata nella sua giusta luce, cioè un
caso di ineleggibilità o di incompatibilità che ha caratterizzato
storicamente - avendo letto anche alcuni resoconti stenografici -
altri soggetti.
Va detto, e me ne compiaccio, che in questi due passaggi
importanti che stiamo affrontando - la riforma dello Statuto e la
riforma elettorale - colgo un aspetto che è stato parte della mia
vicenda.
Si é parlato del lodo Sbona' e della legge fatta ad hoc per
il sottoscritto. Personalmente, ritengo che, al di là di quello
che per me ha rappresentato il conforto ed il sostegno morale
manifestato da questo Parlamento, non si trattava e non si é
trattato del lodo Sbona', ma del dovere-diritto dell'Assemblea
regionale siciliana a dare risposta ad un organo superiore che
l'aveva bacchettata.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare qualche
altra considerazione ad alta voce, per esternarvi gli
interrogativi che mi pongo su un provvedimento che, come meglio
di me è stato detto, non é un provvedimento ordinario ma una
legge costituzionale che ha una sua grande valenza storica, di
profonda portata per la nostra Sicilia.
La mia prima impressione è che ho riscontrato, nell'ambito del
dibattito, delle spinte contraddittorie, talvolta di
accelerazione, talvolta di temporeggiamento. Vorrei sintetizzare
il mio intervento con una frase - mi ha preceduto anche
l'onorevole Barbagallo: "che fretta c'é?"
Come ho detto poc'anzi, chi vi parla non é un dottore in legge,
né tanto meno un esperto costituzionalista. Sono un neo-deputato
alla sua prima esperienza parlamentare, come tanti di voi in
Aula.
Aggiungerei che, forse, sono l'ultimo dei peones' della
maggioranza di questo glorioso, antichissimo Parlamento. Il primo
Parlamento, in ordine di tempo, della nostra Europa; anzi, senza
enfasi, possiamo dire del mondo moderno.
E' e deve essere, quindi, nostro dovere mantenerlo all'altezza
dei nostri Padri fondatori, di quegli uomini che seppero, sulle
rovine della seconda Guerra mondiale, ricostruire e riavviare il
cammino della nostra Sicilia, che allora, tentata dal
separatismo che richiedeva completa autonomia, guardava
volentieri ad altre bandiere che non fossero il tricolore.
Certo, sapienza, lungimiranza, spirito di collaborazione
vollero quello Statuto nel 1946, quando l'Italia era ancora un
Regno, proprio perché fosse una risposta concreta ad esigenze
provate e improcrastinabili. E quello statuto, che ha resistito
per tanti decenni, fu antesignano e modello per le altre Regioni
a statuto speciale, anticipando anche nella Carta costituzionale
le regioni a statuto ordinario. Fu antesignano perché fu ed era
evidente la specificità, la specialità e il valore fondante che
trovò nella Costituzione dello Stato repubblicano la sua
consacrazione.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, i tempi sono cambiati,
siamo nella Comunità europea e ci auguriamo sempre di più di
formare un'Europa sempre più grande, più unita, più integrata:
gli Stati Uniti d'Europa.
Siamo anche però in un momento politico contrassegnato in
Italia dalla ricerca di un nuovo assetto istituzionale che
vuole, più o meno giustamente, il federalismo; Bossi docet'.
Alla fine, sono certo che qualcosa succederà. Anzi succederà,
ma cosa Forse qualcosa che supererà la nostra così conclamata
specialità. Quando tutte le regioni saranno speciali, dove
finirebbe la nostra specialità? Nel 1946 la nascita del nostro
Statuto precedette la nostra Carta costituzionale ed in un certo
qual modo ne ispirò la stesura, e allora fummo predecessori e
antesignani; oggi cosa siamo? Oggi non c'è pericolo di stabilire,
richiedere come speciali, diritti e prerogative che non lo
sarebbero o non lo saranno più. Perché mettere affrettatamente le
mani avanti se non conosciamo bene dove metterle Mi chiedo che
fretta c'è
Il lavoro svolto fino ad oggi dalla Commissione è encomiabile e
trova la mia piena approvazione, anche se il mio giudizio si
fonda in gran parte sulla fiducia nella scienza e nella capacità
di tutti voi, colleghi più anziani e più esperti che avete
lavorato a questa stesura.
Il mio vuole e deve essere anche il giudizio dell'uomo della
strada, di uno che come me da oltre vent'anni si occupa anche di
politica. Da uomo della strada che però ascolta, si confronta,
giudica, percependo umori, speranze, illusioni. Ed ecco lo sforzo
che bisogna fare. Capisco qual era il significato della ricerca
dell'onorevole Sammartino. Penso però che non potete prevedere
dove ci porterà la riforma istituzionale.
Perché, quindi, anche questa volta precedere lo Stato? Non
sarebbe meglio aspettare, approfondire, confrontarsi adattandosi?
Ci sembra impossibile ipotizzare un referendum popolare sulla
bozza preparata e votata da noi tutti, per quanto possibile,
siano anche tutti i siciliani a vagliarlo, votarlo ed approvarlo
Spero che questa non appaia una proposta utopistica o peggio
una proposta risibile.
Ci siamo soffermati, forse troppo, sul preambolo. Voglio
soltanto esternare la mia meraviglia per tutte le parole spese
sul preambolo a proposito della religione cristiana. Si è fatta
forse una guerra di religione', i cui valori sono patrimonio
inconfondibile storico-culturale ed ispirazione delle nostre
comunità.
E' talmente ovvia questa affermazione che mi stupisce, anche se
per motivi di pura opportunità posso comprendere, il tono a volte
flebile, sommesso, quasi pavido con cui viene affermato; certo
l'illuminismo è duro a morire
Mi dispiace che non sia qui presente il mio amico, onorevole
Ortisi, ma ritengo che la migliore difesa per chi si possa
ritenere più cristiano, cattolico di un altro è stata fatta, se
non ricordo male, proprio dai colleghi di personalità laica.
Quindi, non è questo il problema, per me il problema è di
riuscire a coinvolgere ancora di più tutti quelli che
rappresentano nella totalità la Sicilia.
Voglio ricordare soltanto, per il preambolo, quello che mi
diceva il mio professore di storia e filosofia, che non era
sicuramente un cattolico né un cristiano, il compianto professore
Palazzolo, quando - proprio per fare comprendere il significato
della nostra radice storica cattolico-cristiana - citava il
famoso saggio di Benedetto Croce Perchè non possiamo non dirci
cristiani , e mi fa piacere che anche l'onorevole Capodicasa, da
uomo di sinistra, apprezzi queste affermazioni.
L'ultima osservazione che voglio fare sul disegno di legge di
riforma del nostro Statuto riguarda il principio simul stabunt,
simul cadent'. E' vero che così facendo otteniamo una stabilità
di Governo e si evitano ribaltoni, ma mi chiedo - e me lo chiedo
spesso - quale sia il senso, onorevole Presidente, di chiamare
Parlamento un Parlamento che può solo parlare e spesso anche -
dobbiamo dircelo - sproloquiare, ed è per questo che
l'assenteismo spesso domina in quest'Aula.
Noi parlamentari ci stanchiamo spesso di parlare soltanto; se
il Parlamento si scontrasse con l'Esecutivo dovrebbe essere tanto
eroico fino al suicidio, stante il principio simul stabunt,
simul cadent'.
Ma vi è di più, e voglio porre questa mia considerazione alla
vostra riflessione: l'ipotesi di impedimento, per qualunque
motivo, del Presidente della Regione, ricordiamo il Presidente
della Repubblica Antonio Segni.
Onorevoli colleghi, ricordate il saluto al Re: lunga vita al
Re'. Ora, anziché Presidente lo chiamiamo governatore, e non se
l'abbia a male l'onorevole Presidente Cuffaro.
Il termine governatore evoca le notizie che spesso riportano
i vari telegiornali a proposito del governatore USA a Baghdad.
Negli Stati Uniti il Presidente è eletto direttamente dal popolo
e se al Congresso non ha la maggioranza governa ugualmente, la
legge è sovrana.
Se il Presidente viene a mancare o è impedito subentra il suo
vice ugualmente eletto dal popolo.
Mi accingo a concludere.
Molte volte la Sicilia è stata ed è terreno di sperimentazioni
politiche. Faranno la stessa regola per il Presidente del
Consiglio a Roma?
Mi ricordo del famoso detto, signor Presidente, secondo cui
ogni esperimento si fa sempre in corpore vili. Speriamo che fatto
l'esperimento in Sicilia, si apportino le dovute correzioni.
Queste poche, piccole cose ho voluto dire e le ho dette
sopratutto come interrogativi rivolti a me stesso e che rivolgo
a voi, onorevoli colleghi, sicuramente più esperti di me e che
certamente avete a cuore gli interessi legittimi della nostra
Sicilia, come me, che forse sono l'ultimo dei "peones" di questa
maggioranza.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHÈ Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho condiviso
la relazione di minoranza svolta dall'onorevole Forgione per una
serie di ragioni che non mi dilungo a spiegare, in quanto tale
contrapposizione è già stata abbastanza dibattuta.
Mi preme, però, evidenziare alcuni aspetti. Io credo che la
penultima parte del preambolo, più volte citata nella discussione
di ogni singolo intervenuto, sia stata come uno specchietto per
le allodole per innescare una discussione che, alla fine,
interessava solo sotto un aspetto secondario, perché il contenuto
dello Statuto da modificare era ben altro. Sono quelle parti che
apparentemente non interessano la parte politica della
discussione, del dibattito.
Sappiamo benissimo che il vero problema, lo "scontro" - se
così si può dire - è stato di altra natura. La motivazione reale
dello scontro all'interno della stessa maggioranza su questa
modifica dello Statuto sta, appunto, nella questione relativa
all'introduzione della istituzione della Vice Presidenza, come
effettiva funzione, in caso di morte, rimozione o assenza del
Presidente della Regione eletto. Sappiamo benissimo che questo
era lo scontro reale
Tanto è vero che quello di cui si discuteva nei corridoi non
era tanto l'articolo "x" o l'articolo "y", che è stato inserito
come modifica, quanto come introdurre l' istituto della surroga
della Presidenza in caso - appunto - di rimozione, morte o
assenza o impedimento. Ciò ha provocato tutta una serie di
polemiche "sottobanco". Questa era la natura delle polemiche,
parliamoci chiaro
Tutto il resto era fumo negli occhi, per dare l'impressione che
il nostro Parlamento si stesse avviando verso un' effettiva
stagione delle riforme. Il vero problema è che, alla fine, in
questa modifica dello Statuto, c'è troppa discrezionalità da
parte del Presidente e poco fa abbiamo sentito anche l'intervento
di un esponente della maggioranza, che ha avuto qualcosa da dire
sul concetto di "governatore".
In effetti, a volte, anche a me, quando involontariamente
uso il termine di governatore - come se parlassi del
governatore di uno stato del sud America - fa una brutta
impressione; è un termine a me non molto gradito, perché esula
dalla mia cultura e credo che sia fuori dalla cultura
democratica e che invece contenga molto di una cultura che
purtroppo la nostra Isola ha conosciuto per millenni.
Sappiamo benissimo che in Sicilia spesso un potere politico, un
capo carismatico di un partito politico a volte viene citato come
fosse un viceré: il viceré Tizio, il viceré Caio: Ebbene, di
questi viceré ne abbiamo avuto molti in Sicilia, ma per
investitura politica dovuta anche al consenso plebiscitario,
politico, proporzionale dei grandi partiti di massa che la nostra
Regione ha visto negli ultimi anni. Oggi sta ritornando, questa
volta però con la nuova legge elettorale, con una delle
modifiche dello Statuto, stiamo istituzionalizzando la figura del
governatore. Troppa discrezionalità, dunque, troppo potere senza
bilanciamento, anzi con uno sbilanciamento a favore
dell'Esecutivo, in particolare, verso il cesarismo del
Presidente della Regione che molti, specialmente i mezzi di
informazione, continuano a chiamare il governatore'.
Ciò dà l'impressione di una deriva totalitaria, che ci si stia
incamminando verso un sentiero molto pericoloso; questa modifica
dello Statuto, nella sostanza, va in questa direzione.
Lo testimonia una serie di norme che sono state inserite, come,
ad esempio, la conferma della nomina dei membri del CGA, o della
Corte dei Conti. Questo poteva valere nel momento in cui il
governatore, o il Presidente della Regione per meglio dire,
veniva eletto dall'Assemblea regionale, cioè dai rappresentanti
del popolo. Ma non nel momento in cui, al contrario, i
rappresentanti del popolo si sono ridotti a meri rappresentanti
della ratifica della politica del Governo.
Noi crediamo che l'Esecutivo stia assumendo un potere enorme,
un potere senza controllo. Non abbiamo controlli di alcun genere,
figuriamoci se poi coloro che dovrebbero controllare, che
dovrebbero dare dei pareri per un effettivo rispetto delle regole
democratiche del nostro Paese, rappresentanti istituzionali ad
alto livello sono nominati dal Presidente della Regione Questo
la dice lunga su tutta una serie di fatti di cui sono piene le
cronache di questi giorni.
In poche parole, credo che ci sia bisogno di un bilanciamento
tramite un contropotere, non per contrapporsi ma per fare
rispettare le norme, per indurre l'Esecutivo a rispettare non
solo le leggi ma anche i comportamenti politici, l'assunzione di
responsabilità. Faccio un esempio: numerosi ordini del giorno che
sono stati approvati da quest'Aula indicano all'Esecutivo di
rispettare la volontà dei rappresentanti del popolo. Se poi
andiamo a vedere, molti di questi ordini del giorno rimangono
carta straccia. Potrei citarne decine che il Governo non solo non
rispetta, ma addirittura combatte, contrasta con tutti i mezzi,
compresi gli atti e i decreti propri.
Ritengo che sia interessante il dibattito sui massimi sistemi,
sul preambolo e su quello che dietro il preambolo si è creato in
questi giorni durante la discussione generale. Tuttavia nella
sostanza qualcuno ha cercato di entrarci, ma senza passione,
perchè ci sono elementi che sono frutto di compromessi, a volte,
tra parte della maggioranza e parte dell'opposizione. E questo
francamente mi preoccupa perchè potrebbe essere il preludio di un
accordo successivo per la riforma elettorale. Lo dico in maniera
chiara e preoccupata, nel senso che potrebbe creare il
presupposto per un trasversalismo che passa sopra questo
Parlamento.
Io non sono per le mezze misure: o di qua o di là, ognuno si
assuma le proprie responsabilità. E di queste situazioni ce ne
sono diverse, ne cito una per tutte. Abbiamo chiesto più volte -
non faccio parte della Commissione per la riforma dello Statuto,
attraverso altri deputati - di inserire, per esempio,
l'istituzione del difensore civico regionale.
Il difensore civico regionale ha una funzione fondamentale
proprio alla luce di questa nuova formulazione statutaria, dato
che vi è troppo potere concentrato sull'Esecutivo mentre la
funzione parlamentare si riduce a meri formalismi e ratifiche
decise fuori da quest'Aula. Ritengo, dunque, che l'istituzione
del difensore civico regionale potrebbe colmare una serie di
deficit ed abusi che spesso è determinato dal potere politico che
governa e che ha i mezzi. Questo avviene spesso e avviene quando
si ha il potere in senso assoluto.
Non che io demonizzi il potere, ma il potere per forza di cose
diventa discriminatorio, diventa qualcosa che va contro
l'unanimità della gestione della cosa pubblica. Infatti, le
responsabilità sono una cosa, il potere fine a sè stesso é
un'altra cosa.
E, allora, il difensore civico potrebbe assumere una funzione
di maggiore garanzia per il rispetto delle regole democratiche
del nostro Paese, nel momento in cui non abbiamo più controlli.
Per fare un esempio, non c'é più quell'interesse di una volta,
quando si presentava un'interrogazione che aveva la funzione di
ispezione per determinare la condotta del Governo, del singolo
assessore o di un gruppo di funzionari che gestiscono gli
assessorati in modo cesaristico.
Ciò, naturalmente, vale anche per una considerazione che
dovrebbe essere invece di carattere puramente legislativo:
rendere obbligatoria la presenza dei difensori civici negli Enti
locali, non una mera discrezionalità a seconda delle condizioni
politiche di un singolo ente. Ma, nella fattispecie nostra,
dell'Assemblea regionale siciliana, dovrebbe essere un punto di
partenza per dare quello strumento al cittadino, la possibilità
dell'istituzione del difensore civico per arrivare a mettere il
dito nella piaga in diecimila problemi della nostra Regione.
Magari si può anche qui addivenire alla questione della sua
nomina: certamente non può nominarlo il Presidente della
Regione, sarebbe un controsenso. A mio avviso, dovrebbe essere
nominato in base a criteri di massima rappresentanza democratica,
probabilmente potrebbe essere estesa all'unanimità dell'Assemblea
(sarebbe come eleggere il Presidente della Repubblica,
coinvolgendo più dei due terzi di un consesso), appunto perché il
difensore civico intervenga per il rispetto delle leggi e delle
norme statutarie.
Insisto sull' introduzione del difensore civico nello Statuto
appunto per dare un minimo di controllo, per eliminare quella
discrezionalità, quell'arbitrio, se così lo vogliamo chiamare, di
alcuni momenti della vita politica della nostra Regione.
Ciò avrebbe potuto valere, per esempio, nella vicenda del
blocco dei pensionamenti, non dei prepensionamenti previsti dalla
legge, che, naturalmente, non ha sortito effetto in
considerazione del fatto che è intervenuto il controllo del
Commissario dello Stato, che a volte é un controllo politico, lo
sappiamo benissimo.
E allora è importante se riusciamo ad istituire il difensore
civico regionale che sia nominato non dall'Esecutivo ma
dall'Assemblea, con la maggioranza prescritta per il Presidente
della Repubblica, affinché sia il garante di tutti.
Certo, non vorrei creare un antipresidente'; ma l'Assemblea è
stata svuotata dei suoi poteri in quanto stiamo qui solo per
parlare dei massimi sistemi. Poi, in concreto, nei problemi della
vita quotidiana purtroppo non riusciamo a incidere più niente.
Ecco perchè ho avuto più interesse a discutere quest'ultima
parte del mio intervento sulla questione del difensore civico.
Preannuncio che presenterò un emendamento a questo disegno di
legge, introducendo l'istituzione del difensore civico
regionale, così come abbiamo fatto con un apposito disegno di
legge a firma di tutto il Gruppo parlamentare di cui faccio
parte.
Spero quindi che quando si andrà alla discussione
dell'emendamento relativo all'introduzione del difensore civico
l'Assemblea sia preparata a discuterne, dato che si tratta di un
tema di enorme importanza politica.
Ho trovato qualcosa di favorevole in alcuni articoli: per
esempio l'articolo 51 che modifica l'articolo 38 dello Statuto,
in ossequio all'articolo 119 della Costituzione: promuovere,
programmare i fondi che lo Stato ci dovrebbe dare come fondi di
solidarietà sulla base di un piano economico. Questo è positivo,
quando ci sono cose da apprezzare lo dico senza preoccupazione,
anzi questo è meritorio da parte di chi l'ha proposto. Ripeto, è
un fatto molto positivo.
Però spero che non rimanga una semplice enunciazione, delle
parole scritte, così come è stato per lunghi anni l'articolo 38
dello Statuto. Purtroppo, da parte dello Stato e di tutti i
governi che si sono succeduti negli ultimi anni non è stato
rispettato questo articolo - chi l'ha proposto è un mio
conterraneo, l'onorevole La Loggia -. Credo che fosse il minimo
che si poteva fare all'epoca anche perché, dopo l'unità d'Italia,
la nostra regione ha avuto poco rispetto a quel che dato alla
Nazione e non solo in termini di sacrificio di vite umane nelle
guerre (tutte le guerre sono ingiuste, guerre giuste non ve ne
sono), il sacrificio della popolazione siciliana è stato alto per
ottenere l'unità d'Italia, per il mantenimento della nostra
Costituzione. In cambio la Sicilia ha avuto poco e, quindi, lo
Stato dovrebbe riparare non solo con il rispetto dell'articolo 38
dello Statuto ma deve altro e di più.
Ben venga, quindi, questo articolo 51, forse è uno dei pochi
articoli a cui darò il voto favorevole. Ma questo non basta
perché poi avremo modo di dibatterlo puntigliosamente.
Il vero problema di questo Statuto sta nella mancata
introduzione della funzione della Vicepresidenza e credo che il
disinteresse calato sulla discussione dello Statuto da parte
della maggioranza dei deputati stia proprio in questo. Non è un
argomento che mi preoccupa, l'ho voluto sottolineare perché lo
ritengo giusto politicamente, e mi riferisco principalmente ai
commentatori politici dei mezzi di comunicazione che non hanno
sottolineato tale aspetto in modo particolare, anzi lo hanno
ignorato; ma credo che sarebbe il caso che venisse fuori perché
lì poi andremmo a capire tutta una serie di questioni politiche
e tutta una serie di vicende che in questo momento sono sul
tappeto.
PISTORIO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PISTORIO vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
non soltanto per replicare o integrare gli importanti contributi
che sono stati offerti in questo dibattito, ma anche perché
volevo esprimere alcune considerazioni dal momento, che come
ricorderete, in sede di relazione ho letto in termini integrali
quella che aveva predisposto il Presidente, l'onorevole Vincenzo
Leanza. Quindi, mi pareva doveroso esprimere in questa sede
alcune considerazioni che cercano non solo di interpretare il
clima complessivo della Commissione, ma anche alcune valutazioni
più squisitamente personali perché siamo stati impegnati, con
convinzione e passione, in questo dibattito negli scorsi mesi.
Intanto devo dire che le precedenti relazioni - le chiamerei
così proprio perché, ad esempio, l'intervento dell'onorevole
Capodicasa è stato quasi una relazione onnicomprensiva, mi
trovano d'accordo e non ne sono sorpreso perché confermano questo
clima "bipartisan", di concordia istituzionale che ha ispirato i
lavori della Commissione. Non mancheremo mai di ringraziare
l'amico Vincenzo Leanza per avere ispirato, con il suo stile,
questo clima in Commissione.
Però, proprio nell'intervento dell'onorevole Capodicasa, ho
ravvisato due questioni che politicamente possono segnare la
differenza tra schieramenti, ove volessimo cercare per forza gli
schieramenti in questa vicenda. Una riguardava, nell'ambito del
preambolo, il tema, non delle radici cristiane ma
dell'ispirazione cristiana; l'altra, che l'onorevole Capodicasa
ha affrontato e non solo lui, questione politicamente importante
per la nostra Terra è la lotta alla mafia.
Ritengo di poter esprimere serenamente una valutazione,
condivisa dalla Commissione ma alla quale partecipo con
convinzione, che è giusto, nell'ambito del documento di revisione
dello Statuto regionale siciliano, inserire un riferimento che
caratterizzi l'impegno della istituzione Regione nel conflitto
alla mafia, perchè al di là del fatto che la mafia è fenomeno
storico e, quindi, implicitamente transitorio, il tema della
mafia e del conflitto istituzionale alla mafia è un tema che ha
ispirato l'agenda politica, che caratterizza i temi della nostra
convivenza civile; dunque, lo Statuto è uno strumento che si
cala e incarna un momento storico. Ancora in questo momento il
tema della lotta alla mafia è tema rilevante del nostro sistema
di convivenza civile ed è giusto che la carta statutaria, nel suo
preambolo, riconosca questo come elemento che ispira tutto
l'assunto normativo di tale documento.
Infatti, che cosa è il preambolo se non la volontà di
individuare alcuni riferimenti che possano servire da chiave di
interpretazione per quello che poi è il contesto e il contenuto
normativo di questo documento. Appunto per questo, facendo
riferimento all'altro tema, non può mancare un riferimento alla
ispirazione cristiana della nostra comunità, ma non in termini
semplicemente identitari, quindi come elemento che caratterizzi
culturalmente e in termini antropologici il popolo siciliano, ma,
proprio come è espresso nel preambolo, in termini dinamici, in
termini di capacità di apertura e di dialogo.
Io ho profondamente apprezzato lo sforzo che hanno compiuto
l'onorevole Leontini e l'onorevole Savarino nel definire quella
formulazione. Perchè non è la semplice indicazione di una radice
identitaria, vi è espressa chiaramente una indicazione dinamica,
in quanto muovendo dalla ispirazione cristiana questa nostra
comunità è aperta al dialogo, alla comprensione, alla tolleranza,
all'accoglienza e quindi entra perfettamente in quella visione
strategia che il preambolo indica nell'ultimo suo capoverso
quando coglie nella vocazione Euromediterranea, nella vocazione
alla pace, allo sviluppo, alla cooperazione tra i popoli,
l'elemento che caratterizza la prospettiva della nostra comunità
politica, civile della nostra civiltà.
In questo clima ritengo che possa essere validamente apprezzato
lo sforzo che si è compiuto con questo preambolo ed anche su
questi due temi, malgrado le percezioni che possono essere
diverse, ritengo vi sia stato da parte della Commissione uno
sforzo davvero intelligente, nel senso migliore del termine, di
cogliere con misura quello che è una esigenza ed un messaggio
forte: lotta alla mafia, ancora valore fondante delle nostre
istituzioni e del nostro sistema di convivenza civile, come a
tutte le altre forme di criminalità e l'ispirazione cristiana
come elemento essenziale di una capacità di dialogo, di
comprensione, di apertura perchè attraverso questo si sviluppi
una vocazione della nostra terra alla cooperazione, alla pace ed
allo sviluppo nel Mediterraneo.
Io vorrei, sulla base di queste brevi argomentazioni, sfrondare
il campo da un messaggio che non può diventare quello prevalente,
Signor Presidente e onorevoli colleghi, seppure l'onorevole
Sammartino ha avuto fortuna mediatica con questa indicazione
sulla mancanza d'anima dello Statuto. Io non credo che lo Statuto
manchi di un'anima, perchè lo Statuto non è una declamazione di
principi, non dico retorici, ma altisonanti. Lo Statuto è uno
strumento organizzativo che regola le forme. E' questo lo
Statuto, onorevole Sammartino.
Per quella che è la mia memoria, non delle carte costituzionali
perchè uno Statuto non è una carta costituzionale - ce lo hanno
ben spiegato i costituzionalisti le carte costituzionali hanno un
valore diverso - lo Statuto è uno strumento organizzativo che
serve a regolare un sistema di relazioni all'interno delle
istituzioni siciliani ...
SAMMARTINO Non nel caso siciliano
PISTORIO Onorevole Sammartino, la prego, vorrei esprimere la
mia opinione. Non é una polemica, io ho detto che lei ha avuto
fortuna mediatica con questa formula fantasiosa della mancanza
d'anima. La mia opinione, forse un po' più appiattita, la logica
istituzionale...
SAMMARTINO Sono sue fantasie...
PISTORIO Io penso che questo Statuto assolva alla sua
funzione, quella cioè di assicurare uno sviluppo della capacità
delle istituzioni siciliane di governare egregiamente i processi
di cambiamento della nostra comunità.
E' uno strumento che abbiamo scelto dovesse muoversi in
continuità con gli elementi essenziali della Carta statutaria
precedente. La scelta - come é stato ben spiegato - é stata
quella della revisione della riforma, non della innovazione e del
cambiamento quasi simbolico, la scelta é stata quella della
conservazione dei valori di riferimento essenziali, anche quando
sia stato possibile con l'elemento dell'articolato. Una scelta
per tutti, signor Presidente, che in questo richiama le sue
indicazioni ad inizio di questa legislatura.
Lei ricorderà che un tema che si pose e si collegava al nuovo
tema del federalismo, delle riforme del Titolo V, etc.,
riguardava, ad esempio, le prerogative della nostra specialità ed
uno degli elementi formali era il ruolo del Commissario dello
Stato. Io, con un atteggiamento innovativo e quasi a voler
cogliere questo nuovo processo di revisione costituzionale,
immaginavo che dovessimo sopprimere la figura del Commissario
dello Stato e ancora oggi ritengo che tale scelta possa essere
auspicabile (in tal senso il mio Gruppo parlamentare presenterà
un emendamento nell'ambito della discussione sull'articolato).
E però, il Presidente ed altri autorevoli colleghi come
l'onorevole Fleres ci hanno spiegato che il Commissario dello
Stato é un elemento quasi essenziale di questa specialità in
quanto serve a garantire, in modo biunivoco, non soltanto che la
legislazione della Regione siciliana non violi i precetti della
Carta costituzionale e le altre normative che ne regolano i
limiti, ma che il Commissario dello Stato, cosa che ha svolto in
modo assolutamente inadeguato, debba preservare anche l'autonomia
statutaria siciliana, non dico dalle aggressioni, ma dalle
violazioni che possono venire dal legislatore statale.
In questo senso, se noi accedessimo a questa logica biunivoca
non potremmo, signor Presidente, che pretendere che il
Commissario dello Stato debba essere individuato di concerto tra
il Governo della Regione e il Governo nazionale e che non possa
che avere cultura giurisdizionale. Non può provenire da una
carriera prefettizia, non può essere un fedele servitore dello
Stato, deve essere uomo che ha cultura della giurisdizione
culturale. Quindi, io immagino che un emerito professore di
diritto costituzionale che abbia avuto l'esperienza di giudice
costituzionale sia un elemento essenziale affinché possa,
serenamente, cogliere questa duplice funzione, sempre che
volessimo conservare questo istituto.
Dico ciò perché anche su questa scelta é prevalso un principio
di continuità, come sulle questione che riguardavano le sezioni
giurisdizionali della Corte dei Conti, oppure l'idea di non
abbandonare l'Alta Corte di Giustizia.
E' una scelta non della memoria, è una scelta di valore, di
riferimento alla nostra istituzione autonomistica.
Accanto a questo tema, che io volevo sollecitare, altre
questioni sono state paventate come problematiche e che saranno
affrontate nel corso della discussione sull'articolato.
Una per tutte riguarda il tema della organizzazione dei poteri
locali e non soltanto per quanto concerne la declinazione
concreta del principio di sussidiarietà verticale che é indicato,
ma che poi va corroborato sia sul piano delle competenze
amministrative che sul piano delle risorse finanziarie.
C'é un altro tema che é all'orizzonte e riguarda anche
l'organizzazione territoriale dei poteri locali; c'è il tema
delle città metropolitane; c'è il tema della riforma che
riguardare le province, se sono o non sono liberi consorzi o se
abbiamo accettato una idea statuale della provincia come
provincia regionale.
Io ritengo, non in modo solitario, perché é stato un tema
ampliamente affrontato in Commissione anche con i rappresentanti
delle autonomie locali, che alcune indicazioni, fantasiose e
stimolanti dal punto di vista intellettuale, siano assolutamente
ingestibili per un procedimento di questo tipo, in quanto
potrebbero determinare degli stravolgimenti sul piano della
organizzazione territoriale, oltre che su quello della
organizzazione politica delle istituzioni, assolutamente
ingestibili in questa fase.
Un esempio per tutti: ove noi volessimo modificare ed accettare
l'idea delle città metropolitane secondo le indicazioni del
legislatore statuale, avremmo una refluenza sul sistema delle
province assolutamente ingestibile.
Tanto per fare un esempio: l'indicazione di città metropolitana
che è già contenuta nella legge numero 142 non ha mai avuto
attuazione perché determina - ma di questo ne discuteremo meglio
quando si passerà all'esame degli articoli - una ricaduta sui
territori limitrofi con la conseguenza di degradare comuni quanto
meno in municipalità, in questo caso la funzione del comune
capoluogo diventerebbe assolutamente preponderante, modificando
un sistema delicato di equilibri costituzionali.
In sede di Commissione abbiamo ripreso l'intuizione del
legislatore regionale del 1986, che prevedeva l'affidamento alle
province regionali di una serie di attività come gestione comune
di servizi senza far venir meno il grado istituzionale ai comuni,
pur garantendo una serie di competenze. Questo, forse, è il modo
più rispettoso per garantire una gestione sovracomunale di alcuni
servizi; scelta che è stata fatta costantemente negli ultimi
tempi nei cosiddetti "ambiti territoriali ottimali" sia per
quanto riguarda la gestione dei rifiuti, sia per quanto riguarda
la gestione delle acque; peraltro, si è fatta la scelta di
soggettività sovracomunali per competenza, per materia, in cui
tutti i soggetti sono presenti con voto ponderato senza
stravolgere l'autonomia e degradare istituzioni che
l'avvertirebbero come una lesione se dovessero perdere questo
loro valore.
Questo tema a mio avviso sarà oggetto di una riflessione
profonda ed in questa sede dovrebbe essere compiuta una scelta
che dovrebbe riguardare l'organizzazione dei poteri locali.
Questa Commissione, signor Presidente, onorevoli colleghi,
alcune scelte innovative e coraggiose le ha fatte su questioni
strategiche che riguardano lo sviluppo della nostra terra.
Una prima questione, ampiamente apprezzata anche nell'ambito
accademico e dei mass media, è stata la scelta sul ruolo
internazionale della Regione siciliana con l'articolo 19 che
prevede una serie di competenze tutte all'interno di quelle che
sono le linee, piuttosto rigorose, dei trattati internazionali
che consentono alla Regione di non essere più oggetto delle
scelte né del Governo nazionale né degli organi comunitari quando
riguardino competenze e interessi propri, ma addirittura con
nuove indicazioni che consentono alla Regione un ruolo da
protagonista. Quindi, non semplicemente la possibilità di
difendere le proprie prerogative rispetto ad iniziative
internazionali di altri soggetti, ma la possibilità di attivare
rapporti autonomi nell'ambito delle linee generali di politica
estera dello Stato, dunque con una soggettività straordinaria che
ben si cala in questa voglia di protagonismo che la Regione ha
per quanto concerne soprattutto l'area di libero scambio del 2010
nei processi di integrazione Euromediterranea.
Un'altra scelta coraggiosa e, forse, audace è stata compiuta
anche sul terreno dei rapporti finanziari: La riscrittura, anche
in questo caso con la collaborazione puntuale, attenta,
fortemente propositiva dei migliori docenti di materia
tributaria, ha consentito di ipotizzare con gli articoli 36 e 38
un nuovo modello di rapporti finanziari che potrebbe consentire a
questa Regione di non perdere risorse in un momento storico che
può determinare anche questo effetto.
Sappiamo perfettamente che i processi di revisione
costituzionale, il modello federalista che noi vogliamo
cooperativo, che si stanno innestando, portano con sè anche la
possibilità di una modifica di questi rapporti finanziari.
Tali articoli, ove passassero al vaglio del Parlamento
nazionale e diventassero Carta statutaria, consentirebbero non
solo di non disperdere le risorse che oggi la Regione Sicilia
comunque ottiene e che consentono faticosamente al bilancio della
Regione di procedere con un minimo di certezza, ma anche di avere
cespiti di entrata nuovi da impegnare tutti su due versanti: la
infrastrutturazione e i servizi alla persona che sono due
questioni sulle quali misuriamo la qualità della nostra crescita
sociale ed economica, le infrastrutture e i servizi alla persona.
Noi sappiamo con quanta fatica reggiamo ogni giorno le esigenze
di una società in crescita più moderna che chiede servizi più
esigenti e più efficienti, dalla sanità ai servizi sociali, il
tema delle risorse da investire in questo campo con uno stato
sociale che va riformato, che oggi diremmo è in crisi il modello
del Welfare, ma per il quale nessuno vuole arretrare le garanzie
e le tutele che una legislazione nazionale importante e regionale
pienamente corrispondente hanno apprestato ai cittadini
siciliani.
Noi non possiamo consentire, signor Presidente, che i siciliani
paghino due volte le condizioni di ritardo di sviluppo che la
nostra terra ancora oggi manifesta. Per cui, il terreno della
garanzia della qualità dei servizi sociali, sanità in primo
luogo, è terreno essenziale di civiltà politica su cui si misura
anche una qualità di governo.
Lo Statuto serve anche a questo, serve anche ad apprestare le
linee di finanziaria che consentano a questi servizi di essere
ancora garantiti.
Un'ultima cosa voglio ricordare che non è atto di arroganza -
e anche in questo voglio riconoscere l'intuizione dell'onorevole
Capodicasa - aver avocato alla iniziativa dell'Assemblea
regionale il tema delle modalità di revisione dello Statuto. E'
un atto di responsabilità, è un atto in cui si richiama il
principio che lo Statuto regionale e l'autonomia statutaria sono
il patrimonio fondamentale di questa istituzione che va
valorizzata, difesa e riproposta ai siciliani con rinnovato
coraggio.
La scelta di riportare in seno all'autonomia statutaria
all'Assemblea regionale questo procedimento nel rispetto delle
funzioni del Parlamento nazionale e delle massime cariche dello
Stato, è una scelta simbolica che non va colta come una
interferenza di arroganza, ma come - ripeto - una iniziativa
improntata alla responsabilità.
Sono certo, signor Presidente, onorevoli colleghi, che quando
esamineremo l'articolato ad affronteremo le singole questioni,
l'Aula saprà ulteriormente inserire elementi di riflessione, di
innovazione, di adeguamento che consentiranno a questa Carta di
essere utile al destino dei siciliani.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
generale e pongo in votazione il passaggio all'esame degli
articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Prima di rinviare la seduta, ringrazio il relatore, onorevole
Pistorio, sia per la sua ampia introduzione, sia per questa
puntuale replica all'interno di un dibattito che ho seguito con
grande attenzione e con grande apprezzamento per i contenuti che
tutti gli oratori hanno saputo esprimere.
Se mi consente l'onorevole Pistorio, che svolge le funzioni sia
di relatore che di Presidente facente funzione della Commissione,
vorrei segnalare l'opportunità di valutare con molta libertà e
attenzione il tema dell'inserimento nel testo della lotta alla
mafia.
Voglio spiegarmi bene per evitare malintesi. E' un problema
lessicale, un problema di stile e, sotto certi aspetti, un
problema letterario profondamente legato alla sostanza. Finché
avevamo, come tuttora abbiamo, un fenomeno della mafia
interamente legato ai concetti di una cultura retrograda, di una
mentalità nefasta e di un comportamento barbaro nei confronti dei
propri simili riuniti in società, capisco e capivo le ragioni di
una sottolineatura di tale natura.
Da quando, però, questo concetto da cultura nefasta si è
tradotto in una norma penale scritta, che non è di lunga data ma
recentissima, è la legge che ha trasformato la vecchia cultura
mafiosa, i vecchi comportamenti mafiosi, l'ombra che sempre è
caduta sulla società siciliana sotto la forma e la parola di
"mafia", da quando tutto questo si è tradotto in una norma penale
ed esattamente allo stesso livello dell'omicidio, della truffa,
del furto, di tutta la casistica penale del nostro codice, da
quando il 416 bis ha espressamente elevato, non dico a dignità di
reato, ma a livello di reato il comportamento mafioso, inserire
questa parola che, oggi come oggi, attraverso il 416 bis, indica
un reato e non una mentalità, non una cultura, non una
tradizione, non un'ombra che, ahimè, sempre è calata e cala
sulla realtà siciliana, stiamo attenti a non inserirla in un
testo che non sarà di importanza costituzionale, ma sicuramente è
di fortissima importanza politica.
L'ho detto in tante altre occasioni e lo ripeto qui senza
ombra di complessi vari: da quando abbiamo compiuto l'atto, che
personalmente non condivido, di elevare a livello di reato
l'attività di mafia - c'erano altri mezzi a mio avviso,
moltiplicare le aggravanti, aumentare le condanne, tutto quello
che prevede la codificazione, sia quella procedurale che
sostanziale, del diritto penale - da quando questo concetto fa
parte della legislazione penale italiana, secondo me, da un punto
di vista di forma, di sostanza e di stile, dobbiamo stare
attenti a non inserire un concetto che dovrebbe stare alla pari
di tutti gli altri concetti legati alla norma penale.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a giovedì, 6 maggio
2004, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Comunicazioni.
II - Discussione del disegno di legge:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento, recante
'Modifiche allo Statuto della Regione' (nn. 580-472-578-602-
652/A) (Seguito).
-
La seduta è tolta alle ore 19.54.
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle
ore 22.35.
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
TUMINO.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i
lavori pubblici, premesso che:
con il D.A. 1034 del 1999 sono state definite le graduatorie
dei cittadini aventi diritto ai finanziamenti per l'acquisto
della prima unità abitativa, invitando gli stessi a presentare
con grande urgenza la necessaria documentazione;
il responsabile dell'Assessorato Lavori pubblici, addetto
all'ufficio competente, dichiara che, per la dimensione
dell'organico disponibile, non è in grado di espletare il lavoro
e dunque la gente aspetta da quattro anni e tendenzialmente
aspetterà per molti anni;
è incredibile come un apparato di ventimila dipendenti
regionali non riesca a garantire la normale funzionalità degli
uffici (la Lombardia, con settemila dipendenti e con un numero
doppio di abitanti rispetto alla Sicilia, riesce ad avere una
funzionalità assai più elevata);
è dovere della direzione politica porre al primo posto gli
interessi della popolazione e, solo in quanto con essi
compatibili, fare quelli del personale; solo in tale condizione
dovrebbe essere possibile favorire l'esodo verso uffici di
gabinetto ed uffici speciali ove i vantaggi lavorativi
(straordinari, missioni, vicinanza al potere, etc.) sono più
grandi;
i fondi disponibili si rendono sempre meno significativi per la
lievitazione dei costi, vanificando una normativa di grande
valore sociale e continuando a confermare l'idea diffusa di una
Regione 'paludosa', per nulla interessata a garantire gli
interessi della popolazione;
per sapere:
quali provvedimenti urgenti intendano adottare sul piano della
gestione del personale e su quello organizzativo;
se non si ritenga, in particolare, di intervenire per rendere
effettivo il diritto al prestito agevolato dei cittadini che
rientrano in graduatorie che in parte hanno già avuto
'scorrimento', lasciando a metà un lavoro che andrebbe
urgentemente completato». (1385)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1385, deve
rappresentarsi che lo scrivente ha intensificato ogni sforzo
volto a definire celermente la graduatoria relativa all'acquisto
della prima unità abitativa.
L'attività istituzionale di competenza di questo Assessorato
consiste nella trattazione delle leggi che riguardano
l'agevolazione per il conseguimento della proprietà della prima
casa e per la quale l'Assessore regionale per i lavori pubblici è
autorizzato a concedere agli istituti di credito fondiario ed
edilizio contributi sugli interessi dei mutui contratti dai
privati.
Nonostante la carenza di personale addetto all'Ufficio
competente, sono stati emessi circa 80 ruoli di spesa fissa già
inviati alla Ragioneria Centrale per i lavori pubblici e
contemporaneamente sono stati modificati altrettanti decreti di
impegno, relativi alla l.r. n. 25/93, con i quali erano stati
concessi ai beneficiari di mutui con un tasso di riferimento
superiore al tasso vigente all'epoca della concessione del
contributo agevolato.
Parallelamente alla normale attività lavorativa, costituita
principalmente alla predisposizione dei mandati di pagamento
relativi alle semestralità di mutui già contratti (circa 8.000
mandati per anno), gli Uffici stanno predisponendo lo slittamento
delle graduatorie relative alla l.r. n. 25/93, considerato che
attualmente sono disponibili, dai dati desunti dalla ragioneria
Centrale per i lavori pubblici, circa 3 milioni di euro.
Ciò comporterà un impegno ulteriore da parte di tutto il
personale in servizio con un aggravio del carico di lavoro.
E' stato pertanto richiesto alla Presidenza della Regione il
trasferimento di nuovo personale, secondo le varie qualifiche ed
i profili professionali indispensabili per assicurare un rapido
snellimento dell'attività burocratica, al fine di addivenire in
tempi brevi allo scorrimento delle graduatorie relative ai
finanziamenti per l'acquisto della prima unità abitativa, di cui
all'articolo 137 della l.r. 25/93.
Con un nuovo e più equilibrato assetto del personale il
problema lamentato nell'interrogazione cui si risponde sarà
avviato a soluzione in tempi brevi.
Peraltro il recente insediamento del dirigente generale del
Dipartimento dei lavori pubblici contribuirà a rendere più
organico e funzionale il Servizio competente a gestire la materia
relativa alla concessione dei mutui individuali per l'acquisto
della prima casa».
L'Assessore SCAMMACCA DELLA BRUCA
ZANGARA - BARBAGALLO - GENOVESE - GURRIERI - TUMINO - VITRANO -
RAITI - PAPANIA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore
per la sanità, premesso che:
fino al mese di giugno 2002 sono state erogate in forma
indiretta presso il centro ATM srl di Bagheria, prestazioni di
altissima specialità a pazienti affetti da neoplasie oncologiche
trattabili;
con nota indirizzata alle competenti autorità di governo,
contabili e giudiziarie ed ai componenti della Commissione
Sanità, è stato reso noto che l'AUSL 6 ha disposto l'interruzione
dell'erogazione delle prestazioni non previste dal tariffario
regionale, ancorché già ritenute indispensabili e insostituibili
per la tutela della salute del cittadino e, come tali, già
erogate in forma indiretta;
considerato che l'erogazione delle prestazioni indispensabili
e insostituibili per la salute del cittadino deve essere comunque
posta a carico del SSN, indipendentemente dalla situazione
reddituale dei beneficiari;
rilevato che la AUSL ritiene che le prestazioni salvavita, già
erogate in forma indiretta, debbano oggi, per l'ipotesi in cui
non siano previste dal tariffario regionale, rimanere a carico
dell'utente che le richiede;
atteso che il passaggio dal sistema di erogazione delle
prestazioni dalla forma indiretta a quella diretta non può
modificare la natura delle prestazioni erogate, né il sistema di
pagamento a carico del SSN;
per sapere:
quali provvedimenti si intendano adottare a garanzia della
tutela della salute dei cittadini e di quelli indigenti in
particolare, al fine di poter continuare a garantire quelle
prestazioni salvavita di altissima specialità, non previste in
tariffari regionali;
quali provvedimenti si intendano adottare per inserire nel
tariffario regionale, anche a titolo di aggiornamento, le voci
relative a prestazioni in atto non previste». (1288)
Risposta. «In relazione all'interrogazione numero 1288, si
riferisce quanto segue.
Già da tempo questo Assessorato nella considerazione che
l'attuale nomenclatore tariffario potrebbe scontare condizioni di
non adeguatezza anche alla luce delle più recenti innovazioni
tecnologiche, ha costituito un apposito tavolo tecnico con
l'incarico di procedere all'identificazione delle nuove
prestazioni specialistiche, di radiodiagnostica, di radioterapia
e di laboratorio di analisi con fissazione delle relative
tariffe.
Sugli esiti di tale lavoro, attesa la necessità di verificarne
la corrispondenza ai criteri che regolano in generale l'eroga-
zione delle prestazioni sanitarie nel territorio nazionale con
particolare riferimento ai "Livelli Essenziali di Assistenza
(LE.A.) con nota assessoriale n. A/Dip/222 del 30 gennaio 2004 è
stato interpellato il Ministero della Salute allo scopo di
mantenere il tariffario su posizioni di massima aderenza a quello
nazionale.
Con la stessa nota è stato richiesto, altresì al Ministero di
pronunziarsi in ordine alla possibilità di applicare alle
prestazioni in atto non contemplate le tariffe delle prestazioni
previste, ritenute per analogia più appropriate in aderenza ai
LE.A.
Pertanto questa Amministrazione ha già avviato l'iter per
l'aggiornamento del tariffario, non mancando di rilevare che
l'introduzione di nuove prestazioni secondo la vigente normativa
non può che rispondere a criteri di interessi generali, nel
rispetto dei principi che disciplinano in generale l'erogazione
delle prestazioni sanitarie con particolare riferimento ai LE.A.
e previa verifica della loro rispondenza ai fabbisogni
territoriali.
In questi giorni, tuttavia, nella considerazione che gli attesi
chiarimenti del Ministero verosimilmente si identificheranno con
l'aggiornamento complessivo del tariffario atteso per la fine
dell'anno, si sta valutando l'opportunità di intervenire con
misure transitorie, sempre nel rispetto della linea di rigore
intrapresa, che attualmente sono all'attenzione del Dirigente
Generale di questo Dipartimento».
L'Assessore CITTADINI
ZANGARA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
sanità, premesso che:
come si apprende da un articolo pubblicato nell'edizione del 17
dicembre 2003 de 'La SICILIA', il Centro di diagnosi e cura per
la riabilitazione dei medullolesi spinali 'Villa delle Ginestre'
di Palermo sarebbe,a distanza di ben due anni dall'inaugurazione,
ancor oggi non del tutto completato;
la Regione siciliana avrebbe concesso già da tempo i fondi per
il completamento delle opere per un importo di 17 milioni di
euro;
tale ritardo costringe i medullolesi spinali ad intraprendere
viaggi onerosi per i pazienti stessi e per le loro famiglie
presso centri ubicati fuori dalla Sicilia;
il Governo della Regione intenderebbe attribuire le competenze
di quel Centro, in atto gestito dall'ASL 6, all'Azienda
ospedaliera Villa Sofia;
considerato che tale passaggio non potrà che comportare un
ulteriore ritardo nel completamento delle opere necessarie al
puntuale funzionamento del Centro;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare a
salvaguardia dei medullolesi spinali e per garantire il più
celere completamento delle opere necessarie al funzionamento del
Centro 'Villa delle Ginestre'». (1459)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1459, con
la quale l'interrogante chiede di conoscere quali provvedimenti
si intendano adottare a salvaguardia dei medullolesi spinali, per
garantire il più celere completamento delle opere necessarie al
funzionamento del Centro "Villa delle Ginestre" si rappresento
che dall'esame degli atti in possesso di questo Assessorato si è
rilevato che, nel tempo, sono state assegnate, alla Azienda
Sanitaria Locale 6 di Palermo, responsabile della realizzazione
del "Centro" di che trattasi, le risorse finanziarie sotto
elencate, a fianco delle quali si descrive lo stato dell'arte dei
lavori e delle forniture ad esse correlate.
I. lire 23.706.750.000 (oggi 12.244.547.51) somma finanziata
con DA. n. 14977 del 30/03/1995 a valere su fondi di bilancio
regionale capitolo ex 81505 oggi 812403 Esercizio finanziario
1995 - Lavori ultimati in data 2 luglio 2002 e collaudati in data
1/07/2003.
2. Euro 2.169.000,00 Somma finanziata con DDS n. 02474 del 27
dicembre 2002 a valere sul bilancio regionale capitolo ex 81505,
oggi 812403 Esercizio finanziario 2002 - Somma destinata alla
acquisizione di dotazioni tecnologiche ed arredi - Forniture
aggiudicate ed in parte già consegnate.
3. Euro 9.915.972,46 somma prevista con delibera di GR.G. n.
417 del 17 dicembre 2002 relativa alla seconda fase piano ex art.
20 (annualità 2002 dell' Accordo di Programma del 30 aprile 2002)
Lavori di completamento del Centro Diagnosi e Cura per
Medullolesi - Lavori % giudicati in data 1 dicembre 2003
attualmente in fase di stipula di contratto: i lavori sono stati
consegnati parzialmente sotto le riserve di legge in data 14
gennaio 2004.
4. Euro 7.230396,59 somma prevista con la medesima delibera di
GR.G. n. 417 del 17 dicembre 2002 Acquisizione dotazioni
tecnologiche - In atto risulta in corso di elaborazione il piano
di acquisti.
Il tutto per un ammontare complessivo pari ad euro
31.559.916,56 (pari a circa 61 miliardi delle vecchie lire) di
cui euro 22.160.519,97 per lavori ed euro 9.399.396,59 per
attrezzature.
Tanto in evasione all'atto ispettivo».
L'Assessore CITTADINI
CRACOLICI.- «All'Assessore per la sanità, premesso che, a
seguito l'indagine ambientale promossa dalle strutture preposte
della Provincia Regionale di Palermo nel territorio di Partinico,
è stata rilevata la presenza, al di sopra dei limiti previsti
dalla legge, di sostanze altamente inquinanti che hanno generato
grande preoccupazione nelle comunità di quel territorio per la
presenza di aziende come la distilleria la quale opera
all'interno del centro abitato;
considerato che, ad oggi, non risulta allo scrivente che
l'ARPA, a cui è demandato per legge il controllo ambientale,
abbia monitorato l'aria e gli scarichi nel fiume nel territorio
di Partinico;
visto che il dipartimento prevenzione dell'ASL 6 di Palermo in
data 1 dicembre 2003 ha inviato una nota all'ufficio territoriale
del Governo - Prefettura di Palermo con la quale si afferma che
dalle analisi effettuate lo standard di mortalità per tumore dei
residenti a Partinico sia inferiore a quello dell'insieme della
Provincia di Palermo;
ritenuto che tali dati siano accertati attraverso il registro
tumori esistente nel territorio della provincia;
per sapere:
la data di istituzione del registro tumori;
se sia stato effettuato un monitoraggio, nel territorio di
Partinico, sulle malattie tumorali che non provocano morte e
sulle quali le terapie mediche e chirurgiche abbiano ridotto il
danno;
se siano stati monitorati i ricoveri dei residenti in quel
territorio presso le strutture ospedaliere pubbliche e private
operanti nel territorio nazionale, per patologie tumorali e se
sia in possesso delle autorità sanitarie un eguale studio sui
residenti nell'intera provincia;
se non ritenga la nota del dipartimento di prevenzione una
attestazione che travalica le competenze ad esso affidate che,
contestualmente, tende a minimizzare gli effetti del grave
inquinamento in atto a Partinico;
quali siano le eventuali iniziative intraprese in riferimento
al fatto che le competenze sul monitoraggio sono dell'ARPA».
(1502)
Risposta. «Con riferimento all' interrogazione numero 1502,
l'Azienda AUSL 6 di Palermo - Dipartimento di prevenzione ha
riferito quanto segue.
Il dato della mortalità per tumori che il Dipartimento di
prevenzione ha inviato all'Ufficio territoriale del Governo -
Prefettura di Palermo è il Rapporto standardizzato di mortalità
per tumori che a Partitico è inferiore a quello della Provincia
di Palermo nel suo complesso. Questo dato non deriva dal Registro
dei tumori, ma dal registro delle cause di morte gestito dal
Servizio dipartimentale di Epidemiologia. Il Registro dei tumori,
previsto con legge regionale n. 13 dell' 8 settembre 2003 non è
ancora in atto operativo.
Relativamente ai dati sui ricoveri presso l'Ospedale di
Partinico si attende la disponibilità dei dati ambientali per
tentare un'analisi della distribuzione in funzione dei picchi di
inquinamento. Per i residenti, che si ricoverano altrove, sarà
fatta un'analisi in collaborazione con il Dipartimento
Osservatorio epidemiologico della Regione Sicilia, quale punto di
convergenza dei dati complessivi regionali su probabili flussi
migratori verso altri nosocomi, infatti, condizionano
un'interpretazione corretta ed esauriente dei dati.
Sulle competenze relative al monitoraggio ambientale del
territorio di Partinico, a seguito di richieste di informazioni,
il direttore del Dipartimento ARPA provinciale ha comunicato, con
nota prot. numero 9926509 del 26 febbraio 2004, che il
Dipartimento ARPA, dal mese di ottobre 2003, ha sviluppato nel
Comune di Partinico, nell'ambito della Distilleria Bertolino, una
serie di verifiche richieste da Provincia, Assessorato regionale
dell'ambiente, Comune e Carabinieri. Allo stato attuale, il
Dipartimento scrivente non è stato informato, così come
ripetutamente richiesto, dei risultati di tali verifiche.
Si ritiene in ultimo che le competenze relative al monitoraggio
delle patologie cronico-degenerative, così come l'analisi
epidemiologica dei dati di mortalità per causa, rientrino, a
pieno titolo, tra le competenze cui istituzionalmente tale
Dipartimento è deputato in materia di prevenzione».
L'Assessore CITTADINI
VILLARI - ZAGO - DE BENEDICTIS.- «Al Presidente della Regione e
all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:
l'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999 della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, Dipartimento della protezione civile, che
prevede interventi immediati per fronteggiare la situazione di
emergenza determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti
urbani nella Regione siciliana, all'articolo 4 dispone che il
Commissario delegato - Presidente della Regione siciliana - possa
stipulare contratti per il conferimento dei rifiuti urbani a
valle della raccolta differenziata, prodotti nei Comuni della
Regione siciliana, con operatori industriali che si impegnano a
realizzare impianti per la produzione di combustibile derivato
dai rifiuti, ad utilizzare detto combustibile in impianti
esistenti nonchè a realizzare impianti dedicati per la produzione
di energia mediante l'impiego di combustibile derivato dai
rifiuti;
con avviso pubblico del 22 luglio 2002 il Commissario delegato
per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, ai
sensi dell'articolo 4 dell'Ordinanza di protezione civile n.
2983/99 e successive modifiche ed integrazioni, ha invitato i
titolari degli impianti esistenti alla data del 22 marzo 2002 che
intendessero stipulare apposite convenzioni per favorire i
processi di recupero e riutilizzo dei rifiuti solidi urbani, a
rappresentare il loro interesse al Commissario stesso seguendo le
modalità previste dallo stesso avviso;
il Consiglio comunale di Paternò (CT) sta discutendo sul
progetto di costruzione di un impianto di termovalorizzazione dei
rifiuti solidi urbani con relativa discarica su un'area a poca
distanza dall'abitato dello stesso Comune;
il progetto di cui sopra sta suscitando vivo allarme tra le
popolazioni locali per le conseguenze negative che potrebbe
causare la costruzione dell'impianto;
considerato che:
la zona dove dovrebbero sorgere le strutture sopra indicate
risulta a poca distanza dalle abitazioni in una situazione di
sottovento alle correnti d'aria naturali dominanti, in cui in
assenza di ventosità potrebbe verificarsi una pericolosissima
stagnazione con concentrazione di accumulo di fumi, mentre in
presenza di vento sarebbero trasportati gas venefici e polveri
con seri danni alla salute dei cittadini interessati;
l'area su cui dovrebbero sorgere gli impianti è sotto vincolo
idrogeologico perché soggetta a due importanti rischi
idrogeologici, il primo riguardante l'alveo fluviale del fiume
Simeto, con rischi di fenomeni di esondazione in presenza di
intense precipitazioni, il secondo riguardante la presenza di
terreni argillosi suscettibili di fenomeni di colamento franoso
in associazione a fenomeni di crollo degli affioramenti rocciosi;
la zona si trova ubicata in prossimità di un' importante zona
archeologica dell'età del bronzo e del ferro nonché in prossimità
della istituenda zona umida ambientale faunistica di Ponte Barca;
il sito di importanza comunitaria è già stato oggetto di
finanziamento da parte dell'Unione europea per un itinerario
turistico, culturale ed ambientale del Simeto - Etna;
le aree viciniori l'impianto sono zone a coltura intensiva con
rilevante presenza di agrumeti, uliveti, coltivazione di ortaggi,
allevamenti di bestiame da latte e carne;
gli imprenditori agricoli eventualmente interessati a
produzioni secondo i criteri di agricoltura biologica saranno
penalizzati dall'inquinamento prodotto dagli impianti in
questione;
la zona interessata ha un'economia prevalentemente agricola
basata sulla coltivazione di pregiati e rinomati agrumeti nonché
di uliveti per i quali è vietata la costruzione di discariche per
rifiuti speciali o impianti simili nelle aree circostanti;
l'area in questione sarà sottoposta ad un altro rischio
igienico-sanitario costituito dal traffico statale indotto,
rispetto ad una rete stradale angusta che necessiterebbe di
adeguati interventi con ulteriori aggravi e costi;
esperienze simili compiute in altri Stati hanno comunque
evidenziato la presenza di danni ambientali e sulla salute
dell'uomo per veleni, tra l'altro, non ancora del tutto
identificati;
i possibili effetti letali della diossina e degli altri veleni
prodotti che non si manifestano a breve termine ma dopo un
consistente numero di anni;
considerato inoltre che relativamente alla scelta del sito, in
contrasto con la buona norma che avrebbe dovuto consigliare una
valutazione preliminare di diverse aree, è stato scelto l'attuale
sito in base alle convenienze del gruppo aggiudicatario della
gara che risulta già proprietario della stessa area;
ritenuto che questa iniziativa imprenditoriale violi:
l'articolo 1, comma 1, del DM 5 febbraio 1998 dove si statuisce
che questo tipo di attività non deve costituire pericolo per la
salute dell'uomo e recare pregiudizio all'ambiente, come peraltro
lo stesso gruppo aggiudicatario ammette usando il condizionale
'dovrebbe' in relazione alla garanzia della salute pubblica per
la corretta realizzazione e gestione dell'impianto nella 'Sintesi
illustrativa dell'inserimento ambientale e territoriale';
lo stesso articolo 1, lettera c) del comma 1, dove si statuisce
che gli impianti in questione non devono danneggiare il paesaggio
e i siti di particolare interesse, come peraltro lo stesso gruppo
aggiudicatario ammette nel documento di cui sopra ammettendo che
la zona ricade all'interno del sito di importanza comunitaria
'contrada Valanghe';
l'articolo 9 del decreto legislativo n. 36 del 2003 dove
vengono indicate condizioni essenziali relative all'ubicazione
della cosiddetta discarica di servizio che vengono palesemente
violate nella scelta del sito;
visto che comunque l'iniziativa assunta dall'imprenditore non
sembra aver alcuna attinenza né con l'ordinanza 2983/1999 né
tanto meno con le condizioni previste dall'avviso pubblico del 22
luglio 2002 sopra citato;
per sapere:
se non ritengano che il progetto sia gravemente carente sotto
il profilo della valutazione e del rispetto delle norme di legge
vigenti oltre che dei pericoli per l'ambiente, per l'economia e
per la salute dei cittadini della zona;
se non condividano l'impressione che l'Arta e il Ministero
dell'Ambiente esprimeranno sicuramente parere negativo sulla
valutazione di impatto ambientale;
se non ritengano che una scelta di questa natura debba passare
da una attenta e approfondita valutazione, non solo della grande
maggioranza dei consiglieri comunali nel rispetto della
centralità del ruolo delle autonomie locali che altrimenti
rischierebbero di essere espropriate dalle scelte fondamentali
che riguardano il futuro della loro comunità e delle generazioni
avvenire, ma anche da un dibattito aperto a tutti i cittadini,
alle categorie produttive, agli operatori dei servizi sociali,
alle organizzazioni sindacali dei lavoratori, alle associazioni
ambientalistiche nonché agli esperti del settore;
se non consideri quindi opportuno e urgente intervenire per
quanto di propria competenza affinché il progetto in questione
sia bloccato in attesa di chiarimenti definitivi sull'impatto
negativo che lo stesso può avere nella zona interessata». (1362)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1362, si
ricorda che l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri
-Delegato alla Protezione Civile- OPCM n. 2983 del 31 maggio
1999, come successivamente modificata ed integrata, secondo le
previsioni degli artt. 27 e 28 del decreto legislativo 22/97, ha
assegnato, fra l'altro, al Commissario delegato per l'emergenza
rifiuti in Sicilia la competenza:
alla predisposizione e adozione di un piano di gestione dei
rifiuti;
quella relativa all'approvazione del progetto e
all'autorizzazione alla realizzazione degli impianti di
smaltimento e di recupero dei rifiuti;
ed, infine quella concernente il rilascio dell'autorizzazione
all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero;
Ciò premesso, appare chiaro che ogni valutazione e/o
determinazione al riguardo rientra tra le competenze e le
attribuzioni dell'onorevole Presidente della Regione, nella
qualità e nel ruolo di Commissario delegato per l'emergenza
rifiuti in Sicilia.
Pur tuttavia, si fa in ogni caso presente che, con nota datata
6 giugno 2003, inviata anche all'Assessorato regionale del
Territorio e dell'Ambiente, la DGI, DANECO GESTIONE IMPIANTI
S.p.A., ha presentato al Ministero dell'Ambiente, per conto del
raggruppamento temporaneo di imprese costituito da D.G.I. S.p.A.,
WASTE ITALIA S.p.A., TECHNIP ITALY S.p.A., SIEMENS S.p.A.,
L'ALTECOEN S.r.L., DB GROUP S.p.A., richiesta di pronuncia di
compatibilità ambientale relativa agli impianti costituenti il
"SISTEMA DI GESTIONE INTEGRATO PER L'UTILIZZO DELLA FRAZIONE
RESIDUA DEI RIFIUTI URBANI, AL NETTO DELLA RACCOLTA
DIFFERENZIATA, PRODOTTA NEI COMUNI DELLA REGIONE SICILIA" per gli
Ambiti Territoriali Ottimali CT1-CT2-CT3-ME1-ME2-ME3-ME4,
definiti nell'allegato 2 delle linee guida del relativo Avviso
pubblico di cui alla GURS n.32, Parte II, del 9 agosto 2002.
In atto, pertanto, il progetto di cui trattasi è sottoposto
alla procedura di VIA nazionale, ai sensi della legge n. 349/86».
L'Assessore PARLAVECCHIO