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Resoconto d'Aula della Seduta n. 206 di martedì 04 maggio 2004
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo  verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

           Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico che sono pervenute  le  risposte  scritte
  alle seguenti interrogazioni:

   da parte dell'Assessore per i Lavori pubblici

   N.  1385 - Interventi per rendere effettivo il diritto ai  mutui
  agevolati  per l'acquisto della  prima unità abitativa (art.  137
  della l. r. n. 25 del 1993).
   Firmatario: Tumino Carmelo

   da parte dell'Assessore per la Sanità

   N.   1288   -   Motivi   dell'interruzione  dell'erogazione   di
  prestazioni salvavita di altissima specialità.
   Firmatari:   Zangara   Andrea;  Barbagallo  Giovanni;   Genovese
  Francantonio;   Gurrieri  Sebastiano;  Tumino  Carmelo;   Vitrano
  Gaspare; Raiti Salvatore; Papania Antonino

   N.  1459 - Notizie sui ritardi nelle opere di completamento  del
  Centro  di  diagnosi e cura per la riabilitazione dei medullolesi
  spinali 'Villa delle ginestre' di Palermo.
   Firmatario: Zangara Andrea

   N.   1502  -  Notizie  in  ordine  alla  nota  del  Dipartimento
  prevenzione  dell'ASL  6  di Palermo relativa  allo  standard  di
  mortalità per tumore dei residenti nel comune di Partinico.
   Firmatario: Cracolici Antonino

   da parte dell'Assessore per il Territorio

   N.   1362    -    Provvedimenti   in   merito   alla    prevista
  realizzazione di un impianto di termovalorizzazione  dei  rifiuti
  nel territorio del Comune di Paternò (CT).
   Firmatari:  Villari  Giovanni;  Zago  Salvatore;  De  Benedictis
  Roberto.
   Avverto  che  le  stesse  saranno  pubblicate  in  allegato   al
  resoconto stenografico della seduta odierna.

   Annunzio di presentazione di disegno di legge e di contestuale
  invio alla competente Commissione legislativa

    PRESIDENTE   Comunico il seguente disegno di  legge  presentato
  ed   inviato  alla  IV  Commissione  legislativa   Territorio   e
  ambiente :

   Norme  per  la  deroga alle volumetrie previste dalla  normativa
  vigente in favore delle persone handicappate  (n. 858)
   d'iniziativa parlamentare
   trasmesso in data 3 maggio 2004.

     Comunicazione di invio di disegni di legge alla competente
                       Commissione legislativa

    PRESIDENTE   Comunico i seguenti disegni di legge inviati  alla
  I Commissione legislativa  Affari Istituzionali :

      Norme per l'incentivazione ed il sostegno all'esercizio delle
  libere professioni  (n. 856)
   d'iniziativa parlamentare
   trasmesso in data 3 maggio 2004

    Disposizioni in materia di polizia locale  (n. 857)
   d'iniziativa parlamentare
   trasmesso in data  3 maggio 2004.

                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   N.  1682  - Notizie sul progetto di costruzione di una  centrale
  termoelettrica  in  contrada Fegotto del  Comune  di  Chiaramonte
  Gulfi (RG).
    Presidente Regione
    Assessore Territorio
   Firmatario: Gurrieri Sebastiano

   N.  1684  -  Motivi del mancato varo del Documento  unico  sulla
  regolarità  contributiva  e  retributiva  (DURC)  delle   imprese
  esecutrici di lavori pubblici.
    Assessore Lavori Pubblici
   Firmtario: Giannopolo Domenico

   N.  1685 - Motivi della soppressione per l'anno 2004 dei presìdi
  di guardia medica turistica nelle zone balneari di Gela, Butera e
  Niscemi (CL).
   Assessore Sanità
   Firmatario: Speziale Calogero

   N.   1686  -  Notizie  sulla  mancata  contrattualizzazione   di
  dirigenti   in   servizio  presso  l'Ufficio  speciale   per   la
  conservazione del suolo e dell'ambiente naturale di Palermo.
   Presidente Regione
   Assessore Agricoltura
   Firmatario: Virzi' Gioacchino

   Avverto  che  le interrogazioni ora annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Comunico  che  sono state presentate le seguenti  interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta

   N.  1681  - Motivi della mancata ottemperanza all'ordinanza  del
  TAR  relativa alla sospensione dell'esecuzione del D.A.  n.  7892
  del 15 novembre 2002.
   Assessore Beni Culturali
   Firmatario: Barbagallo Giovanni

   N.  1683  - Sollecito della richiesta d'ispezione sulla gestione
  commissariale  del  Consorzio per le autostrade  siciliane  (CAS)
  anche in merito ai motivi dell'annosa
   mancata        elezione   del  Consiglio  direttivo   da   parte
  dell'assemblea consortile.
   Presidente Regione
   Assessore Lavori Pubblici
   Firmatari:   Amendolia  Antonino;  Nicotra  Raffaele;   Garofalo
  Ottavio; Segreto Giuseppe; Paffumi Angelo; Sanzeri Salvatore.
   Avverto  che le interrogazioni testè annunziate sono  state  già
  inviate al Governo.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    Seguito  della  discussione del disegno di legge:   «Schema
  di  progetto  di legge costituzionale da proporre,  ai  sensi
  dell'articolo  18  dello  Statuto,  al  Parlamento,   recante
   Modifiche  allo  Statuto  della Regione'»  (580-472-578-602-
  652/A)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  II  punto  all'ordine  del  giorno:
  Seguito  della  discussione  del  disegno  di  legge   Schema  di
  progetto   di   legge  costituzionale  da  proporre,   ai   sensi
  dell'articolo   18   dello  Statuto,  al    Parlamento    recante
  'Modifiche  allo  Statuto della  Regione'  (nn.  580-472-578-602-
  652/A).
   Invito  i componenti la competente Commissione a prendere  posto
  nel relativo banco.

   Ricordo  che  l'esame  del disegno di legge  si  era  interrotto
  nella  seduta  n. 205 del 29 aprile 2004, in sede di  discussione
  generale.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Savarino.  Ne ha facoltà.

    SAVARINO    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   nella
  premessa  del mio intervento non posso non ricordare  l'onorevole
  Leanza,  la sua compostezza, il suo stile di mediazione,  il  suo
  equilibrio che hanno caratterizzato i lavori in Commissione e, mi
  auguro,  possano  caratterizzare anche  i  lavori  qui  in  Aula.
  Proprio  per  questo  motivo  accolgo positivamente  la  proposta
  dell'onorevole  Fleres  di  esaminare gli  eventuali  emendamenti
  presentati in Commissione onde evitare uno sfilacciamento in Aula
  di quello spirito che ha caratterizzato i lavori sino ad oggi.
   Molte  audizioni  sono  state fatte  in  Commissione  e  diverse
  sollecitazioni sono arrivate. Tutte comunque sono  state  oggetto
  di   attento  esame,  e  a  volte  anche  di  lunghe   e   vivaci
  dissertazioni,   frutto  di  culture e  sensibilità  diverse  che
  tuttavia hanno portato a questa bozza oggi in discussione.
   Unico   dato,   che   era  anche  un  comune  denominatore   che
  caratterizzava  ognuno  di  noi, era l'assoluta  volontà  di  non
  perdere  le prerogative già acquisite nel nostro Statuto,  consci
  però  della necessità di modificare ed aggiornare la nostra carta
  statutaria  alla  luce  delle  mutate  esigenze  avvertite  dalla
  popolazione  e  sollecitate  dalle modifiche  costituzionali  nel
  frattempo intercorse e doverose considerando il contesto  europeo
  internazionale totalmente nuovo con cui oggi ci confrontiamo.
   Il   dibattito  in  Commissione  è  partito  innanzitutto  dalla
  necessità o meno del preambolo. A questo proposito, anche qui  in
  Aula deputati  come l'onorevole Capodicasa hanno sottolineato  la
  loro  contrarietà al preambolo ritenendo invece più soddisfacente
  la presenza di un primo articolo che individuasse le finalità e i
  principi dello stesso Statuto.
   Noi,  confortati  dal  sostegno di  illustri  costituzionalisti,
  abbiamo  ritenuto  invece opportuno che questa  carta  statutaria
  avesse un preambolo, appunto perché normalmente i principi  e  le
  finalità  sono indicati nell'articolo 1 trattandosi di una  legge
  ordinaria, mentre dal momento che il nostro Statuto è anche legge
  costituzionale,   si   è   ritenuto   giusto   che   avesse   una
  legittimazione  proprio  nel  preambolo,  come  avviene  per   la
  enucleazione  dei  principi tipici  che hanno i  preamboli  delle
  costituzioni di tutto il mondo.
   Nel  preambolo,  parte integrante del testo,  trovano  spazio  i
  principi   ispiratori  della  nostra  Regione.  La  lettura   del
  preambolo  riafferma  come nel solco della tradizione  cristiana,
  patrimonio storico-culturale di ispirazione del popolo siciliano,
  la  nostra Regione valorizzi la famiglia come primo ed essenziale
  livello dell'articolazione sociale e ponga a proprio fondamento i
  valori costituzionalmente garantiti di pace, libertà e democrazia
  e  ne promuova la diffusione nel dialogo e nella cooperazione con
  i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo.
   Seguendo in ciò quella che è la dottrina sociale e cristiana  si
  è cercato di dare, come già con la legge sulla famiglia approvata
  nello  scorso  luglio, un riconoscimento formale  all'istituzione
  familiare  anche  all'interno del  nuovo  Statuto,   intesa  come
  realtà  umana  che  va difesa in quanto bene  fondamentale  della
  società.
   D'altra  parte,  già Aristotele - mi permetto  questa  citazione
  dopo  che ho sentito citare Platone - all'inizio della sua  opera
   La politica  considera la famiglia come istituzione naturale  da
  cui non si può prescindere nella vita sociale e democratica di un
  popolo.  Egli diceva infatti che  La comunità che si  costituisce
  per la vita quotidiana secondo natura è la famiglia.
     Il tema comunque su cui si sono concentrati negli ultimi tempi
  le  cronache  parlamentari  europee  e  che  non  ha  mancato  di
  suscitare  un  vivace dibattito in sede redigente è stato  quello
  del  riferimento  più  o  meno esplicito alle  cosiddette  radici
  cristiane del popolo siciliano.
   La  soluzione  cui  si è giunti e che oggi si  presenta  per  il
  dibattito  in  Aula è una soluzione certamente  rispettosa  della
  tradizione  storica  e  culturale della Sicilia  e  non  di  meno
  obbediente  ai principi ecumenici che hanno guidato  la  dottrina
  della  Chiesa  degli  ultimi decenni. Mi riferisco  al  fatto  di
  inserire  nel  preambolo  la  norma  di  carattere  programmatico
  secondo  cui  la  Regione siciliana favorisce  il  dialogo  e  la
  coesistenza  tra  la  religione  cristiana,  i  cui  valori  sono
  patrimonio storico e culturale delle proprie comunità, e le altre
  religioni liberamente professate.
   Si  è  voluto  evitare  un riferimento sic et  simpliciter  alla
  tradizione cristiana che pure indubbiamente caratterizza oggi  la
  maggior parte del popolo siciliano, aprendo invece la porta -  in
  un'ottica  di dialogo interreligioso - anche agli altri  culti  e
  alle altre culture.
   In  tal  senso,  d'altra parte, si muove la secolare  tradizione
  che  ha  visto  la  nostra  terra come luogo  di  incontro  e  di
  confronto  fra  diverse civiltà e religioni; crocevia  di  scambi
  culturali ed oggetto di diverse dominazioni, che hanno lasciato i
  loro  segni e le cui tradizioni, anche religiose, si percepiscono
  ancora   nell'architettura   e   nelle   tradizioni   artistiche,
  folcloristiche e perfino culinarie del popolo siciliano.
   Tutto sommato, la formulazione trovata ci soddisfa, anche se  un
  costrutto  più  incisivo  non  avrebbe  dovuto  scandalizzare  la
  sensibilità di politici ed intellettuali laici. Non voglio aprire
  una  dissertazione  su questo affascinante  tema,  perché  non  è
  certamente  questa  la  sede opportuna e  perché  sicuramente  la
  sottoscritta  non ne ha le competenze necessarie, ma permettetemi
  sommessamente di fare qualche breve riflessione.
   Allorquando  si  parla  di laicità dello  Stato  e  di  principi
  cristiani, non è possibile non citare Benedetto Croce  e  il  suo
  famoso  testo  "Perché  non possiamo dirci cristiani",  come  del
  resto  ha fatto anche l'onorevole Capodicasa nel corso della  sua
  relazione.   Ebbene,   il   liberale   agnostico,   lo   studioso
  insospettabile di ispirazione cristiana, dimostrò, con il  rigore
  dello storico, come sia stata presente e sempre viva la parola di
  Gesù in tutti i movimenti ideali, anche nei movimenti più lontani
  dalla Chiesa e dalle chiese.
   Ed  ancora, la storia d'Occidente si ordina intorno ad un  fatto
  centrale, un evento generatore - ciò è stato citato più volte  -:
  la  rappresentazione  collettiva di Gesù  e  della  sua  morte  e
  resurrezione.  La figura cardine  di Gesù Cristo ha   affascinato
  tutti, anche gli atei sono rimasti turbati da quel sacrificio. Ne
  è un esempio Pasolini e la necessità che ebbe di fare quel famoso
  film; ne è un esempio Hegel che disse "Fin qui giunge la storia e
  da   qui   ricomincia".  Nitzsche  disse  "Quella  è  la   svolta
  irreversibile". Dal cristianesimo, lo riconobbe lo stesso Engels,
  il socialismo detto "scientifico", il marxismo, trae l'anelito di
  giustizia, la passione per l'uomo, il concetto di persona, l'idea
  della società come lotta e della storia come progresso.
   C'è  stato  un processo di laicizzazione del messaggio religioso
  che è innegabile. Anche come cultura Cristo è non meno importante
  di ciò che è come fede e come vita nei fedeli.
   Osservava  il  comunista Elio Vittorini  "Nulla  di  quanto  gli
  uomini hanno detto di nuovo, concreto, o anche solo utile dopo di
  Lui, è stato detto in contrasto a Lui". Ed allora, e questa volta
  la  citazione  mi viene più naturale perché viene  dalla  mia  di
  tradizione e dalla mia di cultura, infatti la citazione viene  da
  Don  Sturzo: "Quando anche uomini che hanno negato, combattuto  o
  ignorato la religione cristiana parlano di libertà, di giustizia,
  di  valori morali, di onestà pubblica e privata, di diritto della
  personalità umana, intendono più o meno quel che intendiamo  noi,
  pur senza farne un attuale riferimento a Dio".
   Onorevoli  colleghi, entro ora nel merito dell'articolato  dello
  Statuto.
   Entrando  nel  merito non posso non sottolineare  le  importanti
  rivisitazioni che sono state apportate nei rapporti tra  Stato  e
  regione, tra regione ed enti locali, e tra regione, assemblee  ed
  esecutivo. Quindi all'interno della regione stessa.
   Oltre ad alcune innovazioni anche in materia tributaria.
   Partendo  dalla necessità di rendere più dinamici ed  attuali  i
  rapporti  tra  le  istituzioni si  è  recepito  il  principio  di
  sussidiarietà  verticale,  invertendo  quasi  copernicamente   il
  rapporto  tra  stato  e  regione ed  enti  locali.  Si  è  voluto
  valorizzare  e  responsabilizzare gli enti  locali  eliminando  i
  controlli  invasivi  e dando voce alle autonomie  locali  con  la
  creazione  del  Comitato regionale delle Autonomie  che  avrà  un
  ruolo di interlocuzione direttamente con il Parlamento siciliano.
   Ci  si  è  preoccupati  di  tener conto del  costituzionalizzato
  principio  di sussidiarietà orizzontale, attribuendo ai cittadini
  la facoltà di partecipare in maniera positiva alla vita politica,
  sociale ed economica della loro regione.
   Forse,  in  tal  senso,  ulteriori approfondimenti  è  opportuno
  farli  nel voler sottolineare, come qualcuno ha fatto,  e  meglio
  sviluppare  la  tematica  inerente  al  diritto  di  petizione  o
  comunque alle competenze in materia di cooperazione.
   Nei  rapporti tra l'Assemblea e l'Esecutivo, l'idea  di  governo
  rimane  forte,  autonoma  ed  autorevole,  perché  il  governo  è
  legittimato dal voto diretto del popolo. L'Assemblea, comunque, è
  altrettanto  forte,  ma  non più in una  logica  di  ricatto  nei
  confronti  dell'Esecutivo,  bensì  di  rivalutazione  dei  propri
  poteri legislativi e di controllo. Su questo tema alcuni nodi non
  sono  stati  sciolti in Commissione e sono stati  deliberatamente
  rimessi  all'Aula.
      Uno   di  questi  nodi  -  ciò  è  stato  sottolineato  credo
  dall'onorevole  Acierno  -  è quello della  possibilità  che  sia
  l'Assemblea  a  votare  la  fiducia al Governo.  Su  questo  tema
  rassegno qui il mio dissenso perché ritengo che la legittimazione
  e la fiducia vengano date ad un Presidente dal fatto che egli sia
  stato eletto appunto a suffragio universale diretto. Tra l'altro,
  ormai la giurisprudenza costituzionale è costante nel dire che si
  prescinde  dal  voto  di fiducia anche nel  voler  dare  e  voler
  comunque  configurare  la cosiddetta mozione  di  sfiducia  anche
  individuale, tant'è che viene considerata legittima la mozione di
  sfiducia  ad  un  sindaco  eletto direttamente  dalla  gente,  ma
  sfiduciato dal proprio consiglio comunale.
   Un  altro tema che è stato rimesso al dibattito d'Aula è  quello
  del   cosiddetto  ticket,  cioè  la  possibilità  di  lenire   il
  cosiddetto principio del "Simul stabunt, simul cadent"  eleggendo
  contemporaneamente  presidente e  vice  presidente,  com'è  nella
  tradizione americana. Su questo tema noi non siamo concordi, come
  UDC,  perché riteniamo che un vice presidente eletto direttamente
  insieme  al  presidente avrebbe sì la legittimazione popolare  in
  caso  di  morte  o  grave impedimento del presidente  ma  sarebbe
  inamovibile   e   creerebbe  un  vulnus,  una  difficoltà   anche
  nell'ordinaria  gestione dell'Amministrazione regionale,  appunto
  perché sarebbe talmente autorevole e così  forte da essere quasi,
  permettetemi di dirlo, un secondo console.
   Su   questo  tema  noi  abbiamo  preparato  alcuni  emendamenti,
  preannuncio  qui  la  proposizione  di  questi  emendamenti:  uno
  potrebbe   essere   la  possibilità  che  il  presidente   eletto
  direttamente   dal   popolo  elegga  il  suo   vice   nominandolo
  all'interno degli eletti nella lista regionale collegata alla sua
  elezione,  qualora la legge elettorale che andremo ad   approvare
  qui  in Aula ritenga di volere eleggere insieme al presidente  il
  cosiddetto listino.
   In  questo modo avremo un vice presidente legittimato  dal  voto
  popolare perché è conoscibile prima, perché candidato insieme  al
  presidente  all'interno del listino, ma non  avrebbe  il  difetto
  della  cosiddetta   inamovibilità'  appunto  perché  comunque  il
  presidente  potrebbe  cambiarlo  scegliendolo  all'interno  dello
  stesso  listino. Questa potrebbe essere una soluzione. Rimettiamo
  comunque  al  dibattito d'Aula e siamo aperti ad altre  soluzioni
  poiché consideriamo  questa tematica  importante.
   Nei  rapporti tra lo Stato e la Regione ci sono state  ulteriori
  innovazioni.
   In  materia  tributaria,  senza  intaccare  le  prerogative  già
  acquisite,  abbiamo previsto e sostenuto - in  questo  confortati
  dalle  autorevoli  tesi  di  prestigiosi  tributaristi,  quali  i
  professori  Sammartino, Parlato e Pignatone - una  normativa  che
  possa  far  riconoscere ulteriori vantaggi fiscali  alla  Regione
  siciliana, compresa la possibilità di individuare zone franche.
   Per  quel  che  concerne invece la figura del Commissario  dello
  Stato,   devo  preannunciare  un  emendamento  del   mio   Gruppo
  parlamentare  per  la soppressione della figura  del  Commissario
  dello  Stato  o quanto meno  di un suo ridimensionamento  appunto
  alla  luce  delle  riforme del titolo V della  Costituzione.  Non
  riteniamo  infatti che tale figura risponda ancora ad una  logica
  di sani rapporti tra lo Stato e la Regione.
   Mi  permetto di aprire una breve parentesi anche sulla  tematica
  qui  da molti rilevata  nel corso della  discussione generale   a
  proposito dell'inserimento del cosiddetto "difensore civico".
      La   figura   del  difensore  civico,  che  noi  condividiamo
  allorquando sia considerata all'interno degli enti locali, perché
  esso  ha  quel  ruolo di cerniera tra i cittadini e l'istituzione
  ente  locale;  tuttavia,  non riteniamo invece che  possa  essere
  altrettanto utile un difensore civico regionale perché è  proprio
  quel  ruolo  di  border line, di rapporto  con  i  cittadini  che
  verrebbe  meno  per  la vastità della platea  di  riferimento.  E
  probabilmente  il rischio sarebbe quello di trasformarlo  in  una
  figura  prefettizia  quasi  di   alto  controllore,  sempre   non
  rispondente alla riforma costituzionale del Titolo V.
   Comunque,  su questa tematica, se si aprirà un dibattito,  siamo
  aperti al dialogo.
   Lo  Statuto  presenta  -  e qui sono d'accordo  con  l'onorevole
  Fleres  che lo ha sottolineato - importantissime innovazioni  sui
  rapporti  internazionali,  sul ruolo internazionale  e/o  europeo
  della nostra Regione. Viene riconosciuto infatti alla Sicilia  un
  ruolo  internazionale. Nelle materie di competenza  esclusiva  lo
  Stato  non  potrà  sottoscrivere - come spesso abbiamo  visto  ha
  fatto  in  passato - trattati se non congiuntamente alla  Regione
  stessa.  Ma  soprattutto si ritaglia per la Sicilia il  ruolo  di
  cosiddetto  "ponte ideale" tra l'Unione europea ed  i  Paesi  del
  Mediterraneo.
   Altre  tematiche sono state poste in evidenza in quest'Assemblea
  da  illustri  colleghi. E riteniamo opportuno che si  ritorni  al
  tema  della  cosiddetta "politica sulla democrazia paritaria".  A
  questo  proposito, preannuncio alcuni emendamenti del mio  Gruppo
  parlamentare: uno  sicuramente per l'istituzione della cosiddetta
  "Commissione  per le pari opportunità", che avrà  il  compito  di
  vigilare sull'impatto della legislazione regionale a favore delle
  politiche  per  le  pari opportunità. Ed altri  emendamenti  sono
  all'esame del nostro Gruppo parlamentare, ne parleremo nel  corso
  dell'articolato. Certamente è necessario che anche su questo tema
  -  così  come preannunciato nel preambolo come principio -  trovi
  maggiore  esplicazione  nell'articolato  il  tema  relativo  alle
  cosiddette "politiche per la democrazia paritaria".
   A  conclusione  del  mio  intervento,  permettetemi  un  appunto
  simpaticamente polemico nei confronti dell'onorevole Ortisi,  che
  si  è detto laico. Egli ha mosso delle critiche in quest'Aula  ai
  valori cristiani nel preambolo. Nella sua relazione alla bozza di
  Statuto laica, però, l'onorevole Ortisi non ha potuto fare a meno
  di  citare  più volte - il suo bagaglio culturale è molto  ampio,
  non  lo  nega  nessuno  -  il  nostro Papa,  Giovanni  Paolo  II.
  Pertanto,  simpaticamente voglio dirgli che  anch'io  sento  tale
  esigenza  e concludo questo mio breve intervento parafrasando  le
  parole  che  il  Papa  disse in occasione di incontri  avuti  con
  alcuni  rappresentanti  delle istituzioni europee  invitandoli  a
  fare delle istituzioni il luogo in cui possano trovare spazio  le
  istanze  e le esigenze della gente. Il Papa in quella circostanza
  disse che:   La Sicilia è giusto che abbia una visione più chiara
  di quello che è e di quello che la sua memoria collettiva ricorda
  di  un  passato lungo e tumultuoso, per non subire il suo destino
  come  il prodotto del caso, ma per costruire liberamente  il  suo
  avvenire  come  un progetto. E questo progetto può fondarsi  solo
  sull'eredità  della  storia, considerandola, bisogna  evitare  di
  esaltarne  le  luci  senza  vedere i  tratti  d'ombra,  e  se  si
  esplorano  le  zone oscure bisogna evitare di rinnegare  ciò  che
  hanno apportato di solido e di buono i secoli precedenti .

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Barbagallo.  Ne
  ha facoltà.

    BARBAGALLO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  come  è
  stato  già  detto  da  altri  colleghi  il  dibattito  su  questo
  argomento  non sta impegnando molto i parlamentari, probabilmente
  perchè si vive un clima particolare, la stessa vicinanza con  una
  scadenza  elettorale  importantissima  forse  distoglie  da   una
  riflessione  che dovrebbe essere decisiva per gli anni  futuri  e
  per quello che ha rappresentato nella storia della nostra Regione
  lo  Statuto  autonomistico, oggi considerato spesso  un  elemento
  negativo  per la crescita della nostra Regione, non tanto  per  i
  suoi contenuti tuttora in gran parte attuali quanto per i ritardi
  e le inadempienze della classe dirigente.
     I  padri  statutari avevano definito un sistema regionale  che
  sotto  molteplici  punti  di  vista  ha  anticipato  molte  delle
  questioni   oggi   all'attenzione  del  dibattito   politico   ed
  istituzionale  sulla nuova forma di Stato e sul  federalismo.  Mi
  riferisco,  tra l'altro, all'articolo 23 dell'attuale  Statuto  e
  alla  previsione di apposite sezioni degli organi giurisdizionali
  centrali  costituite  in Sicilia per gli  affari  concernenti  la
  Regione, Consiglio di Giustizia amministrativa e Corte dei Conti;
  all'articolo 31 sulla direzione dei servizi di pubblica sicurezza
  affidati  al  Presidente  della Regione;  all'articolo  21  sulla
  partecipazione   dello  stesso  Presidente  alle   riunioni   del
  Consiglio dei Ministri con il rango di Ministro.
   Soprattutto  mi riferisco alla materia finanziaria, all'articolo
  36, con il quale è stato stabilito che al fabbisogno regionale si
  provvede con i redditi patrimoniali della Regione e con i tributi
  deliberati dalla medesima.
     In  tale contesto il Fondo di solidarietà venne costituito con
  finalità  perequative  per favorire lo sviluppo  infrastrutturale
  dell'Isola  secondo la visione tipica degli Stati federali,  dove
  allo   Stato  centrale  è  consentito  di  effettuare  interventi
  finanziari   aggiuntivi  al  fine  di  rimuovere  gli   squilibri
  economici e sociali tra le diverse aree del Paese.
     Non  c'é  dubbio  che nella fase attuale permangono  squilibri
  territoriali e sociali rilevantissimi.
   Ha  fatto  bene  l'apposita Commissione per la  revisione  dello
  Statuto  a  non  elaborare uno Statuto ex  novo  ma  a  procedere
  gradualmente  a  delle  innovazioni necessarie,  considerando  il
  fatto  che  i tempi sono diversi rispetto a quando lo  Statuto  è
  stato previsto dai nostri Padri costituenti siciliani.
   Non  c'é  dubbio,  infatti, che l'adeguamento era  assolutamente
  necessario  e  certamente  corrispondente  alle  mutate  esigenze
  istituzionali e politiche.
     Tra  le  materie concordate in sede di Commissione ve ne  sono
  alcune   di   particolare  rilievo:  l'introduzione  della   sede
  redigente,  ad esempio, nelle Commissioni legislative rappresenta
  un'innovazione che può dare una maggiore celerità alla produzione
  legislativa.
      La  stessa  costituzione  del  cosiddetto  Comitato  per   la
  legislazione al quale è stato demandato il compito di  assicurare
  la  qualità  della  legislazione  regionale  e  l'osservanza  dei
  precetti di tecnica legislativa è certamente un fatto positivo.
     E'  stato mantenuto l'istituto del Commissario dello Stato che
  noi  vorremmo  in qualche modo modificare non per sopprimerlo  ma
  innanzitutto  per cambiare la dizione, anziché Commissario  dello
  Stato   in   termini   più  moderni  noi  lo  vorremmo   chiamare
  "Commissario della Repubblica". E poi le modalità di elezione,  a
  noi  sembra  più  congrua, presenteremo  a  questo  proposito  un
  apposito  emendamento,  che la elezione  avvenga  su  nomina  del
  Presidente  della Repubblica, previa delibera del  Consiglio  dei
  Ministri,  su  proposta  del  Ministro  degli  Affari  regionali,
  sentiti   il   Presidente   della   Regione   e   il   Presidente
  dell'Assemblea.
     Questa ci sembra una modalità più garantista rispetto al ruolo
  che il Commissario dello Stato deve svolgere in Sicilia.
   Una  parte  che  noi condividiamo - anche perché  lo  Statuto  è
  stato  da  noi  votato  proprio perché riteniamo  che  su  questo
  argomento  si  debba  fare  il  massimo  sforzo  per  avere   una
  convergenza  sulle regole fondamentali della nostra Regione  -  è
  quella  che  disciplina le entrate erariali riscosse  nell'ambito
  della nostra Regione per quelle aziende che hanno impianti e  che
  lavorano nel nostro territorio e, quindi, sulle quali gravano  le
  imposte  indirette, le imposte di produzione. E' giusto a  nostro
  avviso  che  tali introiti spettino alla Regione che, in  qualche
  modo,  paga  anche  i  danni di attività industriali  non  sempre
  positive per il nostro ambiente.
   Per  quanto riguarda l'articolo 38, che disciplina il  Fondo  di
  solidarietà, nella nuova stesura si prevede che esso non vada più
  agganciato  al  minore  ammontare dei  redditi  di  lavoro  nella
  Regione   rispetto  alla  media  nazionale,  bensì   al   deficit
  infrastrutturale della Sicilia rispetto al resto del Paese ed  al
  rapporto tra il PIL isolano e quello nazionale.
     L'importante  è che venga mantenuto l'impegno da  parte  dello
  Stato  nei confronti delle Regioni in ritardo di sviluppo  o  che
  hanno  difficoltà  dal punto di vista degli squilibri  sociali  e
  territoriali.
   L'applicazione  del  principio   simul  stabunt  simul   cadent'
  secondo  il  quale  le  dimissioni del Presidente  della  Regione
  producono contestualmente lo scioglimento dell'Assemblea è  stata
  limitata, giustamente, ai casi di dimissioni del Presidente della
  Regione  per  motivi  di natura politica, ossia  di  rottura  del
  rapporto fiduciario con l'Assemblea.
   E'   stata   esclusa  la  contestualità  della  cessazione   del
  Presidente  e dell'Assemblea per i casi di dimissioni riguardanti
  la  sua nomina ad altra carica oppure per impedimento permanente,
  morte od eventuali condanne giudiziarie.
   Andremo  avanti  nel  tentativo  di  migliorare  una  base   che
  riteniamo  positiva  per  tanti  aspetti  e  presenteremo   degli
  emendamenti per quanto riguarda il ruolo delle autonomie  locali;
  in  particolare  la  possibilità  di  compartecipare  ai  tributi
  regionali.
   Le  difficoltà nelle quali versano le autonomie locali impongono
  una svolta in termini di rapporti finanziari tra la Regione e  le
  autonomie locali. Gli enti locali non possono dipendere  soltanto
  dai  trasferimenti  regionali  che  spesso  arrivano  in  maniera
  ridotta,  esigua e con grande ritardo; pertanto  l'idea di  farli
  compartecipare ai tributi potrebbe dare loro maggiore certezza.
   Altri   emendamenti   presenteremo  sulla   partecipazione   dei
  cittadini    alla    vita   democratica   e       sull'importanza
  dell'associazionismo. Non c'è dubbio che in  una  terra  come  la
  Sicilia  i  soggetti  del cambiamento non sono  solo  i  soggetti
  istituzionali,  ma  anche  i  soggetti  culturali,   i   soggetti
  economici,  i  soggetti  sociali;  quindi,  ritengo  estremamente
  significativo valorizzare all'interno dello Statuto  un  rapporto
  di  sussidiarietà  orizzontale  e  di  valorizzazione  di  queste
  realtà.
   Inoltre,  vanno  indicate alcune linee di  fondo  in  ordine  al
  modello di sviluppo e al tema della solidarietà.
   Purtroppo,  assistiamo  ad  una fase politica  nella  quale  non
  viene  indicato  con certezza né un modello di sviluppo  né   chi
  sono  i protagonisti di questo modello. Non siamo stati in grado,
  in questi anni, di fare un forte patto di coesione proprio perchè
  non sono stati definiti gli interessi da salvaguardare e i valori
  da   promuovere.  Pertanto,  ritengo  giusto  che  vi   sia   una
  indicazione  di  fondo  anche sul tema della  solidarietà  e  del
  modello di sviluppo.
   La    questione    dei   controlli   merita   un   significativo
  approfondimento. Come è noto, in questa terra siamo rimasti senza
  controlli dopo la soppressione dei Coreco ed anche dopo il  venir
  meno  del parere di legittimità dei segretari generali. I  nostri
  enti  locali  non hanno possibilità di essere controllati  ed  il
  cittadino   deve   rivolgersi  direttamente  alla   magistratura.
  Dovremmo approfondire meglio questa materia, non tanto e non solo
  con  l'introduzione in maniera sistematica del difensore  civico,
  quanto con la possibilità di vedere se è possibile esercitare  un
  minino di controllo su alcune, anche limitate, materie.
   Per   quanto   riguarda  il  difensore  civico  reputo    giusto
  inserirlo   nello  Statuto,  ma  soprattutto  appare   importante
  sollecitare  gli enti locali: infatti, su 390 comuni  in  Sicilia
  una  cinquantina  di questi hanno istituito il difensore  civico,
  gli  altri 340 o non ritengono significativa questa figura oppure
  pensano  di  poter  fare  a  meno di  questo  ruolo  che  ritengo
  importante nell'equilibrio che ci deve essere tra le istanze  dei
  cittadini e la qualità della risposta amministrativa.
   I  decreti  legislativi  in materia di norme  comunitarie  vanno
  soppressi.  Credo  che  questo  sia   un  argomento  estremamente
  significativo,   da  approfondire  ulteriormente.   Ritengo   che
  l'Assemblea regionale non debba spogliarsi della competenza che è
  rimasta  in  materia di programmazione delle risorse finanziarie,
  non tanto con riferimento alla tempestività alla spesa quanto  al
  fatto che essa deve conoscere le linee di fondo dell'impiego  dei
  fondi comunitari.
   Certamente  il  discorso delle commissioni  è  stato  introdotto
  soprattutto  per  accelerare  i tempi,  probabilmente  attraverso
  l'Assemblea  non  si  riesce  a certificare  così  come  è  stato
  stabilito dall'Unione europea; però dovremmo trovare il  modo  di
  inserire   dei   correttivi  che  mantengano  all'Assemblea   una
  competenza che ritengo fondamentale.
   Stiamo  sviluppando  questo  ragionamento  in  una  fase   molto
  delicata,  quella  della modifica sostanziale della  Costituzione
  della Repubblica.
   Nel   nostro  Paese  è  stata  avviata  un'autentica   revisione
  costituzionale  in  contrasto con i  caratteri  essenziali  della
  nostra  Carta,  che  erano  quelli del potere  bilanciato  e  non
  personalistico  del Capo del Governo, del ruolo di  garanzia  del
  Capo  dello  Stato,  dell'unità solidale della  Nazione  e  della
  democrazia sociale.
   Il  testo di riforma della Costituzione, approvato dal Senato il
  25 marzo 2004, interviene pesantemente sia sulla forma di governo
  parlamentare,   che  si  vorrebbe  trasformare   in   "primariato
  assoluto",   sia  sulla  forma  di  Stato,  che  da  unitario   e
  solidarista, si vorrebbe trasformare in un sistema che  amplifica
  gli elementi di divisione e di egoismo territoriale.
   Questa  riforma,  in  particolare, non  si  pone  l'esigenza  di
  contrastare eventuali disparità di trattamento nei confronti  dei
  cittadini.   Contiene,  addirittura,  elementi   che   potrebbero
  scalfire  quel  principio  di sostanziale  eguaglianza  garantito
  dall'articolo 3 della Costituzione italiana.
   Tale  impostazione  va al di là di qualsiasi  forma  di  governo
  occidentale e democratica sin qui nota. In particolare, il potere
  di  sciogliere le Camere conferisce al Premier la possibilità  di
  dominare la propria maggioranza senza alcun limite.
   E'  stata  inoltre attribuita competenza esclusiva alle Regioni,
  come  è  noto,  su materie fondamentali quali: sanità,  scuola  e
  polizia locale.
   L'ipotesi di interpretazioni estremiste di tali disposizioni  da
  parte  di alcune Regioni non può essere esclusa a priori. Si  può
  dire  che  in  qualche modo questa modifica,  già  approvata  dal
  Senato - e che è necessario che vada avanti attraverso le quattro
  letture previste -  violi i principi generali della Costituzione.
   Per  fortuna in Sicilia, ad esempio, per quanto riguarda  alcune
  materie,  in  particolare la pubblica istruzione, il nuovo  testo
  dello Statuto mantiene in qualche modo la divisione esistente tra
  gli  articoli  14  e  17 e non pretende di disciplinare  l'intera
  materia  della  scuola e della formazione, così come  è  previsto
  nella riforma nazionale.
   Qualcuno  in questi giorni si è soffermato molto sul  preambolo.
  Personalmente,  non vorrei dire molte cose sull'argomento,  anche
  perché questa gara a chi ritiene di essere più cristiano di altri
  non mi appassiona.
   Il   Vangelo  va  vissuto  con  discrezione,  senza  mai  essere
  ostentato.  Tuttavia  ho dichiarato che siamo  favorevoli  ad  un
  richiamo esplicito ai valori della cristianità nel nuovo  Statuto
  della  Regione,  ma  è  necessario anche  riscoprire  il  modello
  personalista della nostra Costituzione.
   Credo  che l'onorevole Ortisi non volesse sottovalutare il ruolo
  della    cultura   cattolica   nella   storia   della    Sicilia.
  Probabilmente, si riferiva al fatto che, inserito nel  preambolo,
  non ha alcun significato.
   Comunque,  vi sono dei contenuti sul piano ideale e  dei  valori
  che  possono darci lo stesso risultato. Ma, ripeto, su questo non
  mi  pare  che si debba fare una battaglia tra laici ed  esponenti
  provenienti dalla cultura cattolica.
   Prefigurerei  meglio,  invece, alcuni contenuti  che  potrebbero
  avere  un significato non soltanto civile, ma anche spirituale  e
  religioso.   Penso   ai  principi  di  libertà,   uguaglianza   e
  fraternità.  Libertà per tutti senza privilegi; uguaglianza  come
  riconoscimento di uguali diritti; fraternità come quel di più  di
  utopia che è in ogni uomo.
   Questo  non  significherebbe  confessionalizzare' le istituzioni
  o   sacralizzare' la società civile, ma riconoscere un patrimonio
  di  valori  comuni,  che dopo tanti anni, non sono  stati  ancora
  pienamente realizzati.
   La  fraternità, in particolare, consentirebbe di cogliere meglio
  gli  obiettivi della solidarietà e dell'opzione preferenziale per
  i più deboli.
   Occorre  a  tal  riguardo privilegiare politicamente  il  debole
  perché  è  colui  che dà la misura della realizzazione  del  bene
  comune.
   In  ogni caso - come dicevo prima - o noi riempiamo di contenuti
  lo  Statuto  e  non  il  preambolo, oppure il  risultato  sarebbe
  estremamente  limitato  perché la  presenza  o  l'assenza  di  un
  principio nel testo dello Statuto siciliano non è cosa  da  poco;
  se vi è menzionato, un principio diventa criterio di ispirazione,
  di  orientamento  e  di  valutazione per  tutta  la  legislazione
  successiva.
   Uno  Statuto o ha una filosofia di impostazione generale  dentro
  la  quale  poi  i parlamentari, i legislatori che negli  anni  si
  susseguono,  organizzano alcune previsioni che tengano  conto  di
  quei   principi,  oppure  è  inutile  riempire  lo   Statuto   di
  dichiarazioni di principio senza avere la possibilità di tradurli
  successivamente in provvedimenti legislativi concreti.
   Per  queste ragioni ci riserviamo di intervenire, nel corso  del
  dibattito, attraverso alcuni emendamenti già annunciati ed  altri
  che  verranno  presentati entro il tempo stabilito  che,  se  non
  ricordo male, è la giornata di domani.
   Signor  Presidente,  chiedo, però,  che  sullo  Statuto  non  si
  proceda  frettolosamente:  o  riusciamo  ad  approvarlo  con   un
  approfondimento  adeguato all'importanza dello strumento,  oppure
  ritengo  non  possa  essere approvato una settimana  prima  delle
  elezioni  europee, con tutta una serie di tensioni  di  carattere
  elettorale che potrebbero svilire una discussione che deve essere
  alta  sul  piano  dei  contenuti  legislativi,  istituzionali   e
  politici, ma anche dei contenuti culturali.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Sbona.  Ne  ha
  facoltà.

    SBONA   Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo nel  pieno
  del  dibattito  per approvare un provvedimento che,  sicuramente,
  non può essere uguale a qualsiasi altro provvedimento che abbiamo
  approvato in quest'Aula.
   Il   mio   intervento   -  cercherò  di   essere   sintetico   -
  probabilmente  sarà  controcorrente.  Ho  ascoltato  con   grande
  attenzione  ed  interesse gli interventi  di  molti  colleghi  e,
  sebbene  non abbia partecipato ai lavori della Commissione,  sono
  stato  sempre interessato ad attingere notizie circa  l'andamento
  di   tali   lavori,   informandomi,  chiedendo,   confrontandomi,
  ascoltando  le  opinioni  di  chi,  più  autorevolmente,   poteva
  esprimersi su un provvedimento di così grande portata.
   Ho  colto di positivo, se non l'anima di cui parlava l'onorevole
  Sammartino,   ciò  che  tutti stiamo  affermando  nel  corso  del
  dibattito,   cioè  lo  spirito  bipartisan,  quello  spirito   di
  collaborazione  critica  ed  attiva  senza  alcuna   affettazione
  demagogica  che  ha  caratterizzato soprattutto  i  lavori  della
  Commissione.
   Pertanto,  anch'io voglio dare un contributo anche se  non  sono
  un  uomo  di legge, un costituzionalista; sono un medico  che  ha
  vissuto  assieme a tanti altri neodeputati in questa legislatura,
  e che è stato interessato anche da una vicenda extraparlamentare.
   Colgo  l'occasione per ringraziare quest'Aula e tutti i colleghi
  che  mi  hanno confortato, mostrandomi solidarietà durante questa
  mia  vicenda,  che va inquadrata nella sua giusta luce,  cioè  un
  caso di ineleggibilità o di incompatibilità che ha caratterizzato
  storicamente - avendo letto anche alcuni resoconti stenografici -
  altri soggetti.
   Va  detto,   e  me  ne  compiaccio, che in questi  due  passaggi
  importanti che stiamo affrontando - la riforma dello Statuto e la
  riforma elettorale - colgo un aspetto che è stato parte della mia
  vicenda.
   Si  é  parlato del  lodo Sbona' e  della legge fatta ad hoc  per
  il  sottoscritto. Personalmente, ritengo che, al di là di  quello
  che   per  me ha rappresentato il conforto ed il sostegno  morale
  manifestato  da questo Parlamento, non si trattava  e  non  si  é
  trattato  del   lodo Sbona', ma del dovere-diritto dell'Assemblea
  regionale  siciliana a dare risposta  ad un organo superiore  che
  l'aveva  bacchettata.
   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei  fare  qualche
  altra   considerazione   ad  alta  voce,   per   esternarvi   gli
  interrogativi che mi pongo su un provvedimento che,  come  meglio
  di  me  è stato detto, non é un provvedimento ordinario  ma   una
  legge  costituzionale che ha una sua grande valenza  storica,  di
  profonda portata per la nostra Sicilia.
   La  mia prima impressione è che ho riscontrato, nell'ambito  del
  dibattito,    delle   spinte   contraddittorie,    talvolta    di
  accelerazione, talvolta di temporeggiamento. Vorrei  sintetizzare
  il  mio  intervento  con  una  frase  -  mi  ha  preceduto  anche
  l'onorevole Barbagallo: "che fretta c'é?"
   Come  ho detto poc'anzi, chi vi parla non é un dottore in legge,
  né  tanto meno un esperto costituzionalista. Sono un neo-deputato
  alla  sua  prima esperienza parlamentare, come tanti  di  voi  in
  Aula.
   Aggiungerei  che,  forse,  sono  l'ultimo  dei   peones'   della
  maggioranza di questo glorioso, antichissimo Parlamento. Il primo
  Parlamento, in ordine di tempo, della nostra Europa; anzi,  senza
  enfasi, possiamo dire del mondo moderno.
   E'  e  deve essere, quindi, nostro dovere mantenerlo all'altezza
  dei  nostri Padri fondatori, di quegli uomini che seppero,  sulle
  rovine della seconda Guerra mondiale, ricostruire e riavviare  il
  cammino   della    nostra  Sicilia,  che  allora,   tentata   dal
  separatismo   che   richiedeva  completa   autonomia,    guardava
  volentieri ad altre bandiere che non fossero il  tricolore.
   Certo,   sapienza,   lungimiranza,  spirito  di   collaborazione
  vollero  quello Statuto nel 1946, quando l'Italia era  ancora  un
  Regno,  proprio  perché fosse una risposta concreta  ad  esigenze
  provate  e  improcrastinabili. E quello statuto, che ha resistito
  per  tanti decenni, fu antesignano e modello per le altre Regioni
  a  statuto speciale, anticipando anche nella Carta costituzionale
  le  regioni a statuto ordinario. Fu antesignano perché fu ed  era
  evidente  la specificità, la specialità e il valore fondante  che
  trovò   nella  Costituzione  dello  Stato  repubblicano  la   sua
  consacrazione.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, i tempi  sono  cambiati,
  siamo  nella  Comunità europea e ci auguriamo sempre  di  più  di
  formare  un'Europa sempre più grande, più unita,  più  integrata:
  gli Stati Uniti d'Europa.
   Siamo  anche  però  in  un  momento politico  contrassegnato  in
  Italia  dalla  ricerca  di  un nuovo  assetto  istituzionale  che
  vuole, più o meno giustamente, il federalismo;  Bossi docet'.
   Alla  fine,  sono certo che qualcosa succederà. Anzi  succederà,
  ma  cosa   Forse  qualcosa che supererà la nostra così conclamata
  specialità.  Quando  tutte  le  regioni  saranno  speciali,  dove
  finirebbe  la nostra specialità? Nel 1946 la nascita  del  nostro
  Statuto precedette la nostra Carta costituzionale ed in un  certo
  qual  modo  ne  ispirò la stesura, e allora fummo predecessori  e
  antesignani; oggi cosa siamo? Oggi non c'è pericolo di stabilire,
  richiedere  come  speciali, diritti  e  prerogative  che  non  lo
  sarebbero o non lo saranno più. Perché mettere affrettatamente le
  mani  avanti se non conosciamo bene dove metterle  Mi chiedo  che
  fretta c'è
   Il lavoro svolto fino ad oggi dalla Commissione è encomiabile  e
  trova  la  mia  piena approvazione, anche se il mio  giudizio  si
  fonda  in gran parte sulla fiducia nella scienza e nella capacità
  di  tutti  voi,  colleghi più anziani e  più  esperti  che  avete
  lavorato a questa stesura.
   Il  mio  vuole  e deve essere anche il giudizio dell'uomo  della
  strada, di uno che come me da oltre vent'anni si occupa anche  di
  politica.  Da  uomo della strada che però ascolta, si  confronta,
  giudica, percependo umori, speranze, illusioni. Ed ecco lo sforzo
  che  bisogna fare. Capisco qual era il significato della  ricerca
  dell'onorevole  Sammartino. Penso però che non  potete  prevedere
  dove ci porterà la riforma istituzionale.
   Perché,  quindi,  anche  questa volta precedere  lo  Stato?  Non
  sarebbe meglio aspettare, approfondire, confrontarsi adattandosi?
  Ci  sembra  impossibile ipotizzare un referendum  popolare  sulla
  bozza  preparata  e  votata da noi tutti, per  quanto  possibile,
  siano anche tutti i siciliani a vagliarlo, votarlo ed approvarlo
   Spero  che  questa non appaia una proposta utopistica  o  peggio
  una proposta risibile.
   Ci   siamo  soffermati,  forse  troppo,  sul  preambolo.  Voglio
  soltanto  esternare la mia meraviglia per tutte le  parole  spese
  sul  preambolo a proposito della religione cristiana. Si è  fatta
  forse  una   guerra di religione', i cui valori  sono  patrimonio
  inconfondibile  storico-culturale  ed  ispirazione  delle  nostre
  comunità.
   E'  talmente ovvia questa affermazione che mi stupisce, anche se
  per motivi di pura opportunità posso comprendere, il tono a volte
  flebile,  sommesso, quasi pavido con cui viene  affermato;  certo
  l'illuminismo è duro a morire
   Mi  dispiace  che  non sia qui presente il mio amico,  onorevole
  Ortisi,  ma  ritengo  che la migliore difesa  per  chi  si  possa
  ritenere  più cristiano, cattolico di un altro è stata fatta,  se
  non  ricordo  male,  proprio dai colleghi di  personalità  laica.
  Quindi,  non  è  questo il problema, per  me  il  problema  è  di
  riuscire   a   coinvolgere  ancora  di  più  tutti   quelli   che
  rappresentano nella totalità la Sicilia.
   Voglio  ricordare  soltanto, per il  preambolo,  quello  che  mi
  diceva  il  mio  professore di storia e filosofia,  che  non  era
  sicuramente un cattolico né un cristiano, il compianto professore
  Palazzolo,  quando - proprio per fare comprendere il  significato
  della  nostra radice storica cattolico-cristiana  -   citava   il
  famoso  saggio di Benedetto Croce  Perchè non possiamo non  dirci
  cristiani , e mi fa piacere che anche l'onorevole Capodicasa,  da
  uomo di sinistra, apprezzi queste affermazioni.
   L'ultima  osservazione che voglio fare sul disegno di  legge  di
  riforma  del nostro Statuto riguarda il principio  simul stabunt,
  simul  cadent'. E' vero che così facendo  otteniamo una stabilità
  di  Governo e si evitano ribaltoni, ma mi chiedo - e me lo chiedo
  spesso  -  quale sia il senso, onorevole Presidente, di  chiamare
  Parlamento  un Parlamento che può solo parlare e spesso  anche  -
  dobbiamo   dircelo   -  sproloquiare,  ed  è   per   questo   che
  l'assenteismo spesso domina in quest'Aula.
   Noi  parlamentari ci stanchiamo spesso di parlare  soltanto;  se
  il Parlamento si scontrasse con l'Esecutivo dovrebbe essere tanto
  eroico  fino  al  suicidio, stante il principio   simul  stabunt,
  simul cadent'.
   Ma  vi  è di più, e voglio porre questa mia considerazione  alla
  vostra  riflessione:  l'ipotesi  di  impedimento,  per  qualunque
  motivo,  del  Presidente della Regione, ricordiamo il  Presidente
  della Repubblica Antonio Segni.
   Onorevoli  colleghi, ricordate il saluto al Re:  lunga  vita  al
  Re'.  Ora, anziché Presidente lo chiamiamo governatore, e non  se
  l'abbia a male l'onorevole Presidente Cuffaro.
   Il  termine  governatore  evoca le notizie che spesso  riportano
  i  vari  telegiornali a proposito del  governatore USA a Baghdad.
  Negli  Stati Uniti il Presidente è eletto direttamente dal popolo
  e  se  al Congresso non ha la maggioranza governa ugualmente,  la
  legge è sovrana.
   Se  il  Presidente viene a mancare o è impedito subentra il  suo
  vice ugualmente eletto dal popolo.
   Mi accingo a concludere.
   Molte  volte la Sicilia è stata ed  è terreno di sperimentazioni
  politiche.  Faranno  la  stessa  regola  per  il  Presidente  del
  Consiglio a Roma?
   Mi  ricordo  del famoso detto, signor  Presidente,  secondo  cui
  ogni esperimento si fa sempre in corpore vili. Speriamo che fatto
  l'esperimento  in  Sicilia, si apportino  le  dovute  correzioni.
  Queste  poche,  piccole  cose  ho  voluto  dire  e  le  ho  dette
  sopratutto  come interrogativi rivolti a me stesso e che  rivolgo
  a  voi, onorevoli colleghi, sicuramente più esperti di me  e  che
  certamente  avete  a cuore gli interessi legittimi  della  nostra
  Sicilia, come me,  che forse sono l'ultimo dei "peones" di questa
  maggioranza.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne  ha
  facoltà.

    MICCICHÈ   Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  condiviso
  la relazione di minoranza  svolta dall'onorevole Forgione per una
  serie  di  ragioni che non mi dilungo a spiegare, in quanto  tale
  contrapposizione è già stata abbastanza dibattuta.
     Mi  preme, però, evidenziare alcuni aspetti. Io credo  che  la
  penultima parte del preambolo, più volte citata nella discussione
  di  ogni singolo intervenuto, sia stata come uno specchietto  per
  le  allodole  per  innescare  una  discussione  che,  alla  fine,
  interessava solo sotto un aspetto secondario, perché il contenuto
  dello Statuto da modificare era ben altro. Sono quelle parti  che
  apparentemente   non   interessano  la   parte   politica   della
  discussione, del dibattito.
     Sappiamo  benissimo che il vero problema, lo  "scontro"  -  se
  così  si può dire - è stato di altra natura. La motivazione reale
  dello  scontro  all'interno della stessa  maggioranza  su  questa
  modifica  dello  Statuto sta, appunto, nella  questione  relativa
  all'introduzione  della istituzione della Vice  Presidenza,  come
  effettiva  funzione,  in caso di morte, rimozione o  assenza  del
  Presidente  della Regione eletto. Sappiamo benissimo  che  questo
  era lo scontro reale
   Tanto  è  vero che quello di cui si discuteva nei corridoi   non
  era  tanto l'articolo "x" o l'articolo "y", che è stato  inserito
  come  modifica, quanto  come introdurre l' istituto della surroga
  della  Presidenza  in  caso - appunto -  di  rimozione,  morte  o
  assenza  o  impedimento.  Ciò ha provocato  tutta  una  serie  di
  polemiche  "sottobanco".  Questa era la natura  delle  polemiche,
  parliamoci chiaro
   Tutto il resto era fumo negli occhi, per dare l'impressione  che
  il  nostro  Parlamento  si stesse avviando  verso  un'  effettiva
  stagione  delle riforme. Il vero problema è che,  alla fine,   in
  questa  modifica  dello  Statuto, c'è troppa  discrezionalità  da
  parte del Presidente e poco fa abbiamo sentito anche l'intervento
  di un esponente della maggioranza, che  ha avuto qualcosa da dire
  sul concetto di "governatore".
   In  effetti,  a  volte,    anche a me, quando  involontariamente
  uso   il  termine  di   governatore  -    come  se  parlassi  del
  governatore  di  uno  stato del sud  America  -   fa  una  brutta
  impressione;  è un termine  a me non molto gradito, perché  esula
  dalla   mia  cultura  e  credo  che  sia   fuori  dalla   cultura
  democratica  e  che  invece contenga molto  di  una  cultura  che
  purtroppo la nostra Isola ha conosciuto per millenni.
   Sappiamo benissimo che in Sicilia spesso un potere politico,  un
  capo carismatico di un partito politico a volte viene citato come
  fosse  un  viceré:  il viceré Tizio, il viceré Caio:  Ebbene,  di
  questi  viceré  ne  abbiamo  avuto  molti  in  Sicilia,   ma  per
  investitura  politica  dovuta anche  al  consenso  plebiscitario,
  politico, proporzionale dei grandi partiti di massa che la nostra
  Regione  ha visto negli ultimi anni. Oggi sta ritornando,  questa
  volta  però   con  la  nuova  legge elettorale,  con  una   delle
  modifiche dello Statuto, stiamo istituzionalizzando la figura del
  governatore. Troppa  discrezionalità, dunque, troppo potere senza
  bilanciamento,   anzi   con   uno    sbilanciamento   a    favore
  dell'Esecutivo,   in  particolare,   verso   il   cesarismo   del
  Presidente  della  Regione che molti,  specialmente  i  mezzi  di
  informazione, continuano a chiamare  il governatore'.
   Ciò   dà l'impressione di una deriva totalitaria, che ci si stia
  incamminando verso un sentiero molto pericoloso; questa  modifica
  dello Statuto,  nella sostanza, va in questa direzione.
   Lo  testimonia una serie di norme che sono state inserite, come,
  ad  esempio, la conferma della nomina dei membri del CGA, o della
  Corte  dei  Conti.  Questo poteva valere nel momento  in  cui  il
  governatore,  o  il  Presidente della Regione  per  meglio  dire,
  veniva  eletto  dall'Assemblea regionale, cioè dai rappresentanti
  del  popolo.  Ma  non  nel  momento  in  cui,  al  contrario,   i
  rappresentanti  del popolo si sono ridotti a meri  rappresentanti
  della ratifica della politica del Governo.
   Noi  crediamo  che l'Esecutivo stia assumendo un potere  enorme,
  un potere senza controllo. Non abbiamo controlli di alcun genere,
  figuriamoci  se  poi  coloro  che  dovrebbero  controllare,   che
  dovrebbero dare dei pareri per un effettivo rispetto delle regole
  democratiche  del nostro Paese, rappresentanti istituzionali   ad
  alto  livello sono nominati dal Presidente della Regione   Questo
  la  dice  lunga su tutta una serie di fatti di cui sono piene  le
  cronache di questi giorni.
   In  poche  parole, credo che ci sia bisogno di un  bilanciamento
  tramite  un  contropotere,  non  per  contrapporsi  ma  per  fare
  rispettare  le  norme, per indurre l'Esecutivo a  rispettare  non
  solo le leggi ma anche i comportamenti politici, l'assunzione  di
  responsabilità. Faccio un esempio: numerosi ordini del giorno che
  sono  stati  approvati  da quest'Aula indicano  all'Esecutivo  di
  rispettare  la  volontà dei rappresentanti  del  popolo.  Se  poi
  andiamo  a  vedere,  molti di questi ordini del giorno  rimangono
  carta straccia. Potrei citarne decine che il Governo non solo non
  rispetta, ma addirittura combatte, contrasta con tutti  i  mezzi,
  compresi gli atti e i decreti propri.
   Ritengo  che sia interessante il dibattito sui massimi  sistemi,
  sul preambolo e su quello che dietro il preambolo si è creato  in
  questi  giorni  durante la discussione generale.  Tuttavia  nella
  sostanza  qualcuno  ha cercato di entrarci,  ma  senza  passione,
  perchè ci  sono elementi che sono frutto di compromessi, a volte,
  tra  parte della maggioranza e parte dell'opposizione.  E  questo
  francamente mi preoccupa perchè potrebbe essere il preludio di un
  accordo  successivo per la riforma elettorale. Lo dico in maniera
  chiara   e   preoccupata,  nel  senso  che  potrebbe  creare   il
  presupposto  per  un  trasversalismo  che  passa  sopra    questo
  Parlamento.
   Io  non  sono per le mezze misure: o di qua o di là,  ognuno  si
  assuma  le proprie responsabilità. E di queste situazioni  ce  ne
  sono diverse, ne cito una per tutte. Abbiamo chiesto più volte  -
  non  faccio parte della Commissione per la riforma dello Statuto,
  attraverso   altri   deputati  -  di   inserire,   per   esempio,
  l'istituzione del difensore civico regionale.
     Il  difensore  civico  regionale ha una funzione  fondamentale
  proprio  alla luce di questa nuova formulazione statutaria,  dato
  che  vi  è  troppo  potere concentrato sull'Esecutivo  mentre  la
  funzione  parlamentare si riduce  a meri formalismi  e  ratifiche
  decise  fuori  da quest'Aula. Ritengo, dunque,  che l'istituzione
  del  difensore  civico regionale potrebbe colmare  una  serie  di
  deficit ed abusi che spesso è determinato dal potere politico che
  governa e che ha i mezzi. Questo avviene spesso e avviene  quando
  si ha il potere in senso assoluto.
     Non che io demonizzi il potere, ma il potere per forza di cose
  diventa   discriminatorio,  diventa  qualcosa   che   va   contro
  l'unanimità  della  gestione  della cosa  pubblica.  Infatti,  le
  responsabilità  sono  una cosa, il potere  fine  a  sè  stesso  é
  un'altra cosa.
   E,  allora,  il difensore civico potrebbe assumere una  funzione
  di  maggiore  garanzia per il rispetto delle regole  democratiche
  del  nostro Paese,  nel momento in cui non abbiamo più controlli.
  Per  fare  un esempio, non c'é più quell'interesse di una  volta,
  quando  si presentava un'interrogazione che aveva la funzione  di
  ispezione  per determinare la condotta del Governo,  del  singolo
  assessore  o  di  un  gruppo  di funzionari  che  gestiscono  gli
  assessorati in modo cesaristico.
   Ciò,  naturalmente,  vale  anche  per  una  considerazione   che
  dovrebbe   essere  invece  di  carattere  puramente  legislativo:
  rendere  obbligatoria la presenza dei difensori civici negli Enti
  locali,  non una mera discrezionalità a seconda delle  condizioni
  politiche  di  un  singolo ente. Ma,  nella  fattispecie  nostra,
  dell'Assemblea regionale siciliana, dovrebbe essere un  punto  di
  partenza  per dare quello strumento al cittadino, la  possibilità
  dell'istituzione del difensore civico per arrivare a  mettere  il
  dito nella piaga in diecimila problemi della nostra Regione.
     Magari  si può anche qui addivenire alla questione  della  sua
  nomina:  certamente  non   può  nominarlo  il  Presidente   della
  Regione,   sarebbe un controsenso. A mio avviso, dovrebbe  essere
  nominato in base a criteri di massima rappresentanza democratica,
  probabilmente potrebbe essere estesa all'unanimità dell'Assemblea
  (sarebbe   come   eleggere   il  Presidente   della   Repubblica,
  coinvolgendo più dei due terzi di un consesso), appunto perché il
  difensore civico intervenga per il rispetto delle leggi  e  delle
  norme statutarie.
   Insisto  sull'  introduzione del difensore civico nello  Statuto
  appunto  per  dare un minimo di controllo,  per eliminare  quella
  discrezionalità, quell'arbitrio, se così lo vogliamo chiamare, di
  alcuni momenti della vita politica della nostra Regione.
   Ciò  avrebbe  potuto   valere, per esempio,  nella  vicenda  del
  blocco dei pensionamenti, non dei prepensionamenti previsti dalla
  legge,   che,   naturalmente,   non   ha   sortito   effetto   in
  considerazione  del  fatto  che è intervenuto  il  controllo  del
  Commissario dello Stato, che  a volte é un controllo politico, lo
  sappiamo benissimo.
     E  allora è importante se  riusciamo ad istituire il difensore
  civico   regionale   che  sia  nominato  non  dall'Esecutivo   ma
  dall'Assemblea, con la maggioranza prescritta per  il  Presidente
  della Repubblica, affinché sia il garante di tutti.
   Certo,  non vorrei creare un  antipresidente'; ma l'Assemblea  è
  stata  svuotata  dei suoi poteri in quanto stiamo  qui  solo  per
  parlare dei massimi sistemi. Poi, in concreto, nei problemi della
  vita quotidiana purtroppo non riusciamo a incidere più niente.
   Ecco  perchè  ho  avuto  più interesse a discutere  quest'ultima
  parte del mio intervento sulla questione del difensore civico.
   Preannuncio  che presenterò un emendamento a questo  disegno  di
  legge,    introducendo   l'istituzione   del   difensore   civico
  regionale,  così  come abbiamo fatto con un apposito  disegno  di
  legge  a  firma  di tutto il Gruppo parlamentare  di  cui  faccio
  parte.
   Spero    quindi   che   quando   si   andrà   alla   discussione
  dell'emendamento  relativo all'introduzione del difensore  civico
  l'Assemblea sia preparata  a discuterne, dato che si tratta di un
  tema di enorme importanza politica.
   Ho  trovato  qualcosa  di  favorevole in  alcuni  articoli:  per
  esempio  l'articolo 51 che modifica l'articolo 38 dello  Statuto,
  in  ossequio  all'articolo  119 della  Costituzione:  promuovere,
  programmare i fondi che lo Stato ci dovrebbe dare come  fondi  di
  solidarietà sulla base di un piano economico. Questo è  positivo,
  quando  ci  sono cose da apprezzare lo dico senza preoccupazione,
  anzi questo è meritorio da parte di chi l'ha proposto. Ripeto,  è
  un fatto molto positivo.
   Però  spero  che  non  rimanga una semplice enunciazione,  delle
  parole  scritte, così come è stato per lunghi anni l'articolo  38
  dello  Statuto.  Purtroppo, da parte dello Stato  e  di  tutti  i
  governi  che  si  sono succeduti negli ultimi anni  non  è  stato
  rispettato  questo  articolo  -  chi  l'ha  proposto  è  un   mio
  conterraneo, l'onorevole La Loggia -. Credo che fosse  il  minimo
  che si poteva fare all'epoca anche perché, dopo l'unità d'Italia,
  la  nostra  regione ha avuto poco rispetto a quel che  dato  alla
  Nazione  e non solo in termini di sacrificio di vite umane  nelle
  guerre (tutte le guerre sono ingiuste,  guerre giuste non  ve  ne
  sono), il sacrificio della popolazione siciliana è stato alto per
  ottenere  l'unità  d'Italia,  per il  mantenimento  della  nostra
  Costituzione.  In cambio la Sicilia ha avuto poco e,  quindi,  lo
  Stato dovrebbe riparare non solo con il rispetto dell'articolo 38
  dello Statuto ma deve  altro e di più.
   Ben  venga,  quindi, questo articolo 51, forse è uno  dei  pochi
  articoli  a  cui  darò il voto favorevole. Ma  questo  non  basta
  perché poi avremo modo di dibatterlo puntigliosamente.
   Il   vero   problema  di  questo  Statuto  sta   nella   mancata
  introduzione della funzione della Vicepresidenza e credo  che  il
  disinteresse  calato  sulla discussione dello  Statuto  da  parte
  della maggioranza dei deputati stia proprio in questo. Non  è  un
  argomento  che mi preoccupa, l'ho voluto sottolineare  perché  lo
  ritengo  giusto  politicamente, e mi riferisco principalmente  ai
  commentatori  politici dei mezzi di comunicazione che  non  hanno
  sottolineato  tale  aspetto in modo particolare,  anzi  lo  hanno
  ignorato;  ma credo che sarebbe il caso che venisse fuori  perché
  lì  poi  andremmo a capire tutta una serie di questioni politiche
  e  tutta  una  serie di vicende che in questo  momento  sono  sul
  tappeto.

    PISTORIO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PISTORIO   vicepresidente  della  Commissione  e  relatore   di
  maggioranza.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  non  soltanto per replicare o integrare gli importanti contributi
  che  sono  stati  offerti in questo dibattito,  ma  anche  perché
  volevo  esprimere  alcune considerazioni dal  momento,  che  come
  ricorderete,  in sede di relazione ho letto in termini  integrali
  quella  che aveva predisposto il Presidente, l'onorevole Vincenzo
  Leanza.  Quindi,  mi  pareva doveroso esprimere  in  questa  sede
  alcune  considerazioni che cercano non solo  di  interpretare  il
  clima  complessivo della Commissione, ma anche alcune valutazioni
  più  squisitamente  personali perché siamo stati  impegnati,  con
  convinzione e passione, in questo dibattito negli scorsi mesi.
   Intanto  devo  dire che le precedenti relazioni -  le  chiamerei
  così  proprio  perché,  ad  esempio, l'intervento  dell'onorevole
  Capodicasa  è  stato  quasi  una  relazione  onnicomprensiva,  mi
  trovano d'accordo e non ne sono sorpreso perché confermano questo
  clima "bipartisan", di concordia istituzionale che ha ispirato  i
  lavori  della  Commissione.  Non mancheremo  mai  di  ringraziare
  l'amico  Vincenzo Leanza per avere ispirato, con  il  suo  stile,
  questo clima in Commissione.
   Però,  proprio  nell'intervento  dell'onorevole  Capodicasa,  ho
  ravvisato  due  questioni che politicamente  possono  segnare  la
  differenza tra schieramenti, ove volessimo cercare per forza  gli
  schieramenti  in questa vicenda. Una riguardava, nell'ambito  del
  preambolo,    il   tema,   non   delle   radici   cristiane    ma
  dell'ispirazione  cristiana; l'altra, che l'onorevole  Capodicasa
  ha  affrontato e non solo lui, questione politicamente importante
  per la nostra Terra è la lotta alla mafia.
   Ritengo   di   poter  esprimere  serenamente  una   valutazione,
  condivisa   dalla  Commissione  ma  alla  quale   partecipo   con
  convinzione, che è giusto, nell'ambito del documento di revisione
  dello  Statuto  regionale siciliano, inserire un riferimento  che
  caratterizzi  l'impegno della istituzione Regione  nel  conflitto
  alla  mafia,  perchè al di là del fatto che la mafia  è  fenomeno
  storico  e,  quindi, implicitamente transitorio,  il  tema  della
  mafia  e del conflitto istituzionale alla mafia è un tema che  ha
  ispirato l'agenda politica, che caratterizza i temi della  nostra
  convivenza  civile; dunque,  lo Statuto è uno  strumento  che  si
  cala  e  incarna un momento storico. Ancora in questo momento  il
  tema  della lotta alla mafia è tema rilevante del nostro  sistema
  di convivenza civile ed è giusto che la carta statutaria, nel suo
  preambolo,  riconosca  questo  come  elemento  che  ispira  tutto
  l'assunto normativo di  tale documento.
   Infatti,  che  cosa  è  il  preambolo  se  non  la  volontà   di
  individuare alcuni riferimenti che possano servire da  chiave  di
  interpretazione per quello che poi è il contesto e  il  contenuto
  normativo  di  questo  documento.  Appunto  per  questo,  facendo
  riferimento  all'altro tema, non può mancare un riferimento  alla
  ispirazione  cristiana della nostra comunità, ma non  in  termini
  semplicemente  identitari, quindi come elemento che  caratterizzi
  culturalmente e in termini antropologici il popolo siciliano, ma,
  proprio  come  è espresso nel preambolo, in termini dinamici,  in
  termini di capacità di apertura e di dialogo.
   Io  ho  profondamente apprezzato lo sforzo  che  hanno  compiuto
  l'onorevole  Leontini e l'onorevole Savarino nel definire  quella
  formulazione. Perchè non è la semplice indicazione di una  radice
  identitaria, vi è espressa chiaramente una indicazione  dinamica,
  in  quanto  muovendo  dalla ispirazione cristiana  questa  nostra
  comunità è aperta al dialogo, alla comprensione, alla tolleranza,
  all'accoglienza  e quindi entra perfettamente in  quella  visione
  strategia  che  il  preambolo indica  nell'ultimo  suo  capoverso
  quando  coglie nella vocazione Euromediterranea, nella  vocazione
  alla  pace,  allo  sviluppo,  alla  cooperazione  tra  i  popoli,
  l'elemento che caratterizza la prospettiva della nostra  comunità
  politica, civile della nostra civiltà.
   In  questo clima ritengo che possa essere validamente apprezzato
  lo  sforzo  che si è compiuto con questo preambolo  ed  anche  su
  questi  due  temi,  malgrado  le percezioni  che  possono  essere
  diverse,  ritengo  vi  sia stato da parte della  Commissione  uno
  sforzo  davvero intelligente, nel senso migliore del termine,  di
  cogliere  con  misura quello che è una esigenza ed  un  messaggio
  forte:  lotta  alla  mafia, ancora valore fondante  delle  nostre
  istituzioni  e  del nostro sistema di convivenza civile,  come  a
  tutte  le  altre  forme di criminalità e l'ispirazione  cristiana
  come   elemento  essenziale  di  una  capacità  di  dialogo,   di
  comprensione,  di apertura perchè attraverso questo  si  sviluppi
  una vocazione della nostra terra alla cooperazione, alla pace  ed
  allo sviluppo nel Mediterraneo.
   Io  vorrei, sulla base di queste brevi argomentazioni, sfrondare
  il campo da un messaggio che non può diventare quello prevalente,
  Signor  Presidente  e  onorevoli  colleghi,  seppure  l'onorevole
  Sammartino  ha  avuto  fortuna mediatica con  questa  indicazione
  sulla mancanza d'anima dello Statuto. Io non credo che lo Statuto
  manchi  di un'anima, perchè lo Statuto non è una declamazione  di
  principi,  non  dico retorici, ma altisonanti. Lo Statuto  è  uno
  strumento  organizzativo  che  regola  le  forme.  E'  questo  lo
  Statuto, onorevole Sammartino.
   Per  quella che è la mia memoria, non delle carte costituzionali
  perchè  uno Statuto non è una carta costituzionale - ce lo  hanno
  ben spiegato i costituzionalisti le carte costituzionali hanno un
  valore  diverso  -  lo Statuto è uno strumento organizzativo  che
  serve  a  regolare  un  sistema  di relazioni  all'interno  delle
  istituzioni siciliani ...

    SAMMARTINO  Non nel caso siciliano

    PISTORIO   Onorevole Sammartino, la prego, vorrei esprimere  la
  mia  opinione. Non é una polemica, io ho detto che lei  ha  avuto
  fortuna  mediatica con questa formula fantasiosa  della  mancanza
  d'anima. La mia opinione, forse un po' più appiattita, la  logica
  istituzionale...

    SAMMARTINO  Sono sue fantasie...

    PISTORIO   Io  penso  che  questo  Statuto  assolva  alla   sua
  funzione,  quella cioè di assicurare uno sviluppo della  capacità
  delle  istituzioni siciliane di governare egregiamente i processi
  di cambiamento della nostra comunità.
   E'   uno  strumento  che  abbiamo  scelto  dovesse  muoversi  in
  continuità  con  gli elementi essenziali della  Carta  statutaria
  precedente.  La  scelta - come é stato ben  spiegato  -  é  stata
  quella della revisione della riforma, non della innovazione e del
  cambiamento  quasi  simbolico, la scelta  é  stata  quella  della
  conservazione dei valori di riferimento essenziali, anche  quando
  sia  stato  possibile con l'elemento dell'articolato. Una  scelta
  per  tutti,  signor  Presidente, che in questo  richiama  le  sue
  indicazioni ad inizio di questa legislatura.
   Lei  ricorderà che un tema che si pose e si collegava  al  nuovo
  tema   del  federalismo,  delle  riforme  del  Titolo  V,   etc.,
  riguardava, ad esempio, le prerogative della nostra specialità ed
  uno  degli  elementi formali era il ruolo del  Commissario  dello
  Stato.  Io,  con  un atteggiamento innovativo  e  quasi  a  voler
  cogliere  questo  nuovo  processo  di  revisione  costituzionale,
  immaginavo  che  dovessimo sopprimere la figura  del  Commissario
  dello  Stato e ancora oggi  ritengo che tale scelta  possa essere
  auspicabile  (in tal senso il mio Gruppo parlamentare  presenterà
  un emendamento nell'ambito della discussione sull'articolato).
   E   però,  il  Presidente  ed  altri  autorevoli  colleghi  come
  l'onorevole  Fleres  ci hanno spiegato che il  Commissario  dello
  Stato  é  un  elemento quasi essenziale di questa  specialità  in
  quanto serve a garantire, in modo biunivoco, non soltanto che  la
  legislazione  della Regione siciliana non violi i precetti  della
  Carta  costituzionale  e le altre normative  che  ne  regolano  i
  limiti, ma che il Commissario dello Stato, cosa che ha svolto  in
  modo assolutamente inadeguato, debba preservare anche l'autonomia
  statutaria  siciliana,  non  dico  dalle  aggressioni,  ma  dalle
  violazioni che possono venire dal legislatore statale.
   In  questo  senso, se noi accedessimo a questa logica  biunivoca
  non   potremmo,   signor  Presidente,  che  pretendere   che   il
  Commissario dello Stato debba essere individuato di concerto  tra
  il  Governo della Regione e il Governo nazionale e che non  possa
  che  avere  cultura  giurisdizionale. Non può  provenire  da  una
  carriera  prefettizia, non può essere un fedele  servitore  dello
  Stato,  deve  essere  uomo  che  ha cultura  della  giurisdizione
  culturale.  Quindi,  io  immagino che un  emerito  professore  di
  diritto  costituzionale che abbia avuto l'esperienza  di  giudice
  costituzionale   sia  un  elemento  essenziale  affinché   possa,
  serenamente,  cogliere  questa  duplice  funzione,   sempre   che
  volessimo conservare questo istituto.
   Dico  ciò  perché anche su questa scelta é prevalso un principio
  di  continuità, come sulle questione che riguardavano le  sezioni
  giurisdizionali  della  Corte dei Conti,  oppure  l'idea  di  non
  abbandonare l'Alta Corte di Giustizia.
   E'  una  scelta  non della memoria, è una scelta di  valore,  di
  riferimento alla nostra istituzione autonomistica.
   Accanto  a  questo  tema,  che  io  volevo  sollecitare,   altre
  questioni  sono state paventate come problematiche e che  saranno
  affrontate nel corso della discussione sull'articolato.
   Una  per tutte riguarda il tema della organizzazione dei  poteri
  locali  e  non  soltanto  per  quanto  concerne  la  declinazione
  concreta del principio di sussidiarietà verticale che é indicato,
  ma  che  poi  va  corroborato  sia  sul  piano  delle  competenze
  amministrative che sul piano delle risorse finanziarie.
   C'é   un  altro  tema  che  é  all'orizzonte  e  riguarda  anche
  l'organizzazione  territoriale dei poteri  locali;  c'è  il  tema
  delle  città  metropolitane;  c'è  il  tema  della  riforma   che
  riguardare le province, se sono o non sono liberi consorzi  o  se
  abbiamo   accettato  una  idea  statuale  della  provincia   come
  provincia regionale.
   Io  ritengo,  non  in modo solitario, perché  é  stato  un  tema
  ampliamente  affrontato in Commissione anche con i rappresentanti
  delle  autonomie  locali,  che alcune indicazioni,  fantasiose  e
  stimolanti  dal punto di vista intellettuale, siano assolutamente
  ingestibili  per  un  procedimento  di  questo  tipo,  in  quanto
  potrebbero  determinare  degli  stravolgimenti  sul  piano  della
  organizzazione   territoriale,  oltre   che   su   quello   della
  organizzazione   politica   delle   istituzioni,    assolutamente
  ingestibili in questa fase.
   Un  esempio per tutti: ove noi volessimo modificare ed accettare
  l'idea  delle  città  metropolitane secondo  le  indicazioni  del
  legislatore  statuale, avremmo una refluenza  sul  sistema  delle
  province assolutamente ingestibile.
   Tanto  per fare un esempio: l'indicazione di città metropolitana
  che  è  già  contenuta  nella legge numero 142 non ha  mai  avuto
  attuazione perché determina - ma di questo ne discuteremo  meglio
  quando  si  passerà all'esame degli articoli - una  ricaduta  sui
  territori limitrofi con la conseguenza di degradare comuni quanto
  meno  in  municipalità,  in questo caso la  funzione  del  comune
  capoluogo  diventerebbe assolutamente preponderante,  modificando
  un sistema delicato di equilibri costituzionali.
   In  sede  di   Commissione  abbiamo  ripreso   l'intuizione  del
  legislatore regionale del 1986, che prevedeva l'affidamento  alle
  province regionali di una serie di attività come gestione  comune
  di servizi senza far venir meno il grado istituzionale ai comuni,
  pur  garantendo una serie di competenze. Questo, forse, è il modo
  più rispettoso per garantire una gestione sovracomunale di alcuni
  servizi;   scelta  che è stata fatta costantemente  negli  ultimi
  tempi  nei  cosiddetti  "ambiti territoriali  ottimali"  sia  per
  quanto riguarda la gestione dei rifiuti, sia  per quanto riguarda
  la  gestione  delle  acque;  peraltro, si è fatta  la  scelta  di
  soggettività  sovracomunali per competenza, per materia,  in  cui
  tutti   i  soggetti  sono  presenti  con  voto  ponderato   senza
  stravolgere    l'autonomia    e   degradare    istituzioni    che
  l'avvertirebbero  come  una lesione se dovessero  perdere  questo
  loro valore.
   Questo  tema  a  mio  avviso  sarà oggetto  di  una  riflessione
  profonda  ed in questa sede dovrebbe essere compiuta  una  scelta
  che dovrebbe riguardare l'organizzazione dei poteri locali.
   Questa   Commissione,  signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,
  alcune  scelte innovative e coraggiose le ha fatte  su  questioni
  strategiche che riguardano lo sviluppo della nostra terra.
     Una  prima  questione, ampiamente apprezzata anche nell'ambito
  accademico  e  dei  mass  media, è  stata  la  scelta  sul  ruolo
  internazionale  della  Regione siciliana con  l'articolo  19  che
  prevede  una serie di competenze tutte all'interno di quelle  che
  sono  le  linee,  piuttosto rigorose, dei trattati internazionali
  che  consentono  alla  Regione di non essere  più  oggetto  delle
  scelte né del Governo nazionale né degli organi comunitari quando
  riguardino  competenze  e interessi propri,  ma  addirittura  con
  nuove  indicazioni  che  consentono  alla  Regione  un  ruolo  da
  protagonista.  Quindi,   non  semplicemente  la  possibilità   di
  difendere   le   proprie  prerogative  rispetto   ad   iniziative
  internazionali di altri soggetti, ma la possibilità  di  attivare
  rapporti  autonomi nell'ambito delle linee generali  di  politica
  estera dello Stato, dunque con una soggettività straordinaria che
  ben  si  cala in questa voglia di protagonismo che la Regione  ha
  per quanto concerne soprattutto l'area di libero scambio del 2010
  nei processi di integrazione Euromediterranea.
   Un'altra  scelta  coraggiosa e, forse, audace è  stata  compiuta
  anche  sul terreno dei rapporti finanziari: La riscrittura, anche
  in   questo   caso  con  la  collaborazione  puntuale,   attenta,
  fortemente   propositiva   dei  migliori   docenti   di   materia
  tributaria, ha consentito di ipotizzare con gli articoli 36 e  38
  un nuovo modello di rapporti finanziari che potrebbe consentire a
  questa  Regione di non perdere risorse in un momento storico  che
  può determinare anche questo effetto.
   Sappiamo    perfettamente   che   i   processi   di    revisione
  costituzionale,   il  modello  federalista   che   noi   vogliamo
  cooperativo, che si stanno innestando, portano con  sè  anche  la
  possibilità di una modifica di questi rapporti finanziari.
   Tali   articoli,   ove  passassero  al  vaglio  del   Parlamento
  nazionale  e  diventassero Carta statutaria, consentirebbero  non
  solo  di  non  disperdere le risorse che oggi la Regione  Sicilia
  comunque ottiene e che consentono faticosamente al bilancio della
  Regione di procedere con un minimo di certezza, ma anche di avere
  cespiti  di entrata nuovi da impegnare tutti su due versanti:  la
  infrastrutturazione  e  i  servizi  alla  persona  che  sono  due
  questioni sulle quali misuriamo la qualità della nostra  crescita
  sociale ed economica, le infrastrutture e i servizi alla persona.
   Noi  sappiamo con quanta fatica reggiamo ogni giorno le esigenze
  di  una  società in crescita più moderna che chiede  servizi  più
  esigenti  e  più efficienti, dalla sanità ai servizi sociali,  il
  tema  delle  risorse da investire in questo campo con  uno  stato
  sociale  che va riformato, che oggi diremmo è in crisi il modello
  del  Welfare, ma per il quale nessuno vuole arretrare le garanzie
  e le tutele che una legislazione nazionale importante e regionale
  pienamente   corrispondente   hanno   apprestato   ai   cittadini
  siciliani.
   Noi  non possiamo consentire, signor Presidente, che i siciliani
  paghino  due  volte le condizioni di ritardo di sviluppo  che  la
  nostra  terra  ancora oggi manifesta. Per cui, il  terreno  della
  garanzia  della  qualità  dei servizi sociali,  sanità  in  primo
  luogo,  è terreno essenziale di civiltà politica su cui si misura
  anche una qualità di governo.
   Lo  Statuto  serve anche a questo, serve anche ad apprestare  le
  linee  di  finanziaria che consentano a questi servizi di  essere
  ancora garantiti.
     Un'ultima cosa voglio ricordare che non è atto di arroganza  -
  e  anche in questo voglio riconoscere l'intuizione dell'onorevole
  Capodicasa   -   aver  avocato  alla  iniziativa   dell'Assemblea
  regionale  il tema delle modalità di revisione dello Statuto.  E'
  un  atto  di  responsabilità, è un atto in  cui  si  richiama  il
  principio che lo Statuto regionale e l'autonomia statutaria  sono
  il   patrimonio  fondamentale  di  questa  istituzione   che   va
  valorizzata,  difesa  e  riproposta ai  siciliani  con  rinnovato
  coraggio.
   La   scelta   di  riportare  in  seno  all'autonomia  statutaria
  all'Assemblea  regionale questo procedimento nel  rispetto  delle
  funzioni  del Parlamento nazionale e delle massime cariche  dello
  Stato,  è  una  scelta  simbolica  che  non  va  colta  come  una
  interferenza  di  arroganza, ma come - ripeto  -  una  iniziativa
  improntata alla responsabilità.
   Sono  certo, signor Presidente, onorevoli colleghi,  che  quando
  esamineremo  l'articolato ad affronteremo le  singole  questioni,
  l'Aula  saprà ulteriormente inserire elementi di riflessione,  di
  innovazione, di adeguamento che consentiranno a questa  Carta  di
  essere utile al destino dei siciliani.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la  discussione
  generale  e  pongo  in  votazione il  passaggio  all'esame  degli
  articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

     Prima  di rinviare la seduta, ringrazio il relatore, onorevole
  Pistorio,  sia   per la sua ampia introduzione,  sia  per  questa
  puntuale  replica all'interno di un dibattito che ho seguito  con
  grande attenzione e con grande apprezzamento per i contenuti  che
  tutti gli oratori hanno saputo esprimere.
   Se  mi consente l'onorevole Pistorio, che svolge le funzioni sia
  di relatore che di Presidente facente funzione della Commissione,
  vorrei  segnalare l'opportunità di valutare con molta  libertà  e
  attenzione  il tema dell'inserimento nel testo della  lotta  alla
  mafia.
   Voglio  spiegarmi  bene per evitare malintesi.  E'  un  problema
  lessicale,  un  problema  di stile e,  sotto  certi  aspetti,  un
  problema  letterario profondamente legato alla  sostanza.  Finché
  avevamo,   come   tuttora  abbiamo,  un  fenomeno   della   mafia
  interamente legato ai concetti di una cultura retrograda, di  una
  mentalità nefasta e di un comportamento barbaro nei confronti dei
  propri simili riuniti in società, capisco e capivo le ragioni  di
  una sottolineatura di tale natura.
   Da  quando,  però,  questo  concetto da  cultura  nefasta  si  è
  tradotto in una norma penale scritta, che non è di lunga data  ma
  recentissima,  è  la legge che ha trasformato la vecchia  cultura
  mafiosa,  i  vecchi comportamenti mafiosi, l'ombra che  sempre  è
  caduta  sulla  società siciliana sotto la forma e  la  parola  di
  "mafia", da quando tutto questo si è tradotto in una norma penale
  ed  esattamente allo stesso livello dell'omicidio, della  truffa,
  del  furto,  di tutta la casistica penale del nostro  codice,  da
  quando il 416 bis ha espressamente elevato, non dico a dignità di
  reato,  ma a livello di reato il comportamento mafioso,  inserire
  questa  parola che, oggi come oggi, attraverso il 416 bis, indica
  un   reato  e  non  una  mentalità,  non  una  cultura,  non  una
  tradizione,  non  un'ombra che, ahimè,  sempre è  calata  e  cala
  sulla  realtà  siciliana, stiamo attenti a non  inserirla  in  un
  testo che non sarà di importanza costituzionale, ma sicuramente è
  di fortissima importanza politica.
     L'ho  detto  in  tante altre occasioni e lo ripeto  qui  senza
  ombra  di complessi vari: da quando abbiamo compiuto l'atto,  che
  personalmente  non  condivido, di  elevare  a  livello  di  reato
  l'attività  di  mafia  -  c'erano  altri  mezzi  a  mio   avviso,
  moltiplicare  le aggravanti, aumentare le condanne, tutto  quello
  che   prevede  la  codificazione,  sia  quella  procedurale   che
  sostanziale,  del diritto penale - da quando questo  concetto  fa
  parte della legislazione penale italiana, secondo me, da un punto
  di  vista  di  forma,  di   sostanza e di stile,  dobbiamo  stare
  attenti  a non inserire un concetto che dovrebbe stare alla  pari
  di tutti gli altri concetti legati alla norma penale.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a  giovedì,  6  maggio
  2004, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - Comunicazioni.
  II   - Discussione del disegno di legge:

         -  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
            sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al  Parlamento,  recante
            'Modifiche allo Statuto della Regione'  (nn. 580-472-578-602-
            652/A) (Seguito).
  -

                 La seduta è tolta alle ore 19.54.

                 Licenziato  dal Servizio Lavori d'Aula  alle
                 ore 22.35.

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello

   ALLEGATO

   Risposte scritte ad interrogazioni

   TUMINO.-  «Al  Presidente della Regione e  all'Assessore  per  i
  lavori pubblici, premesso che:

   con  il  D.A.  1034 del 1999 sono state definite le  graduatorie
  dei  cittadini  aventi  diritto ai finanziamenti  per  l'acquisto
  della  prima  unità abitativa, invitando gli stessi a  presentare
  con grande urgenza la necessaria documentazione;

   il   responsabile  dell'Assessorato  Lavori  pubblici,   addetto
  all'ufficio   competente,  dichiara  che,   per   la   dimensione
  dell'organico disponibile, non è in grado di espletare il  lavoro
  e  dunque  la  gente  aspetta da quattro anni  e  tendenzialmente
  aspetterà per molti anni;

   è   incredibile   come  un  apparato  di  ventimila   dipendenti
  regionali  non  riesca a garantire la normale funzionalità  degli
  uffici  (la Lombardia, con settemila dipendenti e con  un  numero
  doppio  di  abitanti rispetto alla Sicilia, riesce ad  avere  una
  funzionalità assai più elevata);

   è  dovere  della  direzione politica porre al  primo  posto  gli
  interessi   della  popolazione  e,  solo  in  quanto   con   essi
  compatibili,  fare quelli del personale; solo in tale  condizione
  dovrebbe  essere  possibile  favorire  l'esodo  verso  uffici  di
  gabinetto   ed   uffici   speciali  ove  i  vantaggi   lavorativi
  (straordinari,  missioni, vicinanza al  potere,  etc.)  sono  più
  grandi;

   i  fondi disponibili si rendono sempre meno significativi per la
  lievitazione  dei  costi,  vanificando una  normativa  di  grande
  valore  sociale e continuando a confermare l'idea diffusa di  una
  Regione  'paludosa',  per  nulla  interessata  a  garantire   gli
  interessi della popolazione;

   per sapere:

   quali  provvedimenti urgenti intendano adottare sul piano  della
  gestione del personale e su quello organizzativo;

   se  non  si ritenga, in particolare, di intervenire per  rendere
  effettivo  il  diritto al prestito agevolato  dei  cittadini  che
  rientrano   in   graduatorie  che  in  parte  hanno   già   avuto
  'scorrimento',   lasciando  a  metà  un   lavoro   che   andrebbe
  urgentemente completato». (1385)

   Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1385,  deve
  rappresentarsi  che  lo  scrivente ha intensificato  ogni  sforzo
  volto  a definire celermente la graduatoria relativa all'acquisto
  della prima unità abitativa.
   L'attività  istituzionale di competenza  di  questo  Assessorato
  consiste   nella   trattazione   delle   leggi   che   riguardano
  l'agevolazione per il conseguimento della proprietà  della  prima
  casa e per la quale l'Assessore regionale per i lavori pubblici è
  autorizzato  a  concedere agli istituti di credito  fondiario  ed
  edilizio  contributi  sugli interessi  dei  mutui  contratti  dai
  privati.
   Nonostante   la   carenza  di  personale   addetto   all'Ufficio
  competente, sono stati emessi circa 80 ruoli di spesa  fissa  già
  inviati  alla  Ragioneria  Centrale  per  i  lavori  pubblici   e
  contemporaneamente sono stati modificati altrettanti  decreti  di
  impegno,  relativi  alla l.r. n. 25/93, con i quali  erano  stati
  concessi  ai  beneficiari di mutui con un  tasso  di  riferimento
  superiore  al  tasso  vigente  all'epoca  della  concessione  del
  contributo agevolato.
   Parallelamente  alla  normale  attività  lavorativa,  costituita
  principalmente  alla  predisposizione dei  mandati  di  pagamento
  relativi  alle semestralità di mutui già contratti  (circa  8.000
  mandati per anno), gli Uffici stanno predisponendo lo slittamento
  delle  graduatorie relative alla l.r. n. 25/93,  considerato  che
  attualmente  sono disponibili, dai dati desunti dalla  ragioneria
  Centrale per i lavori pubblici, circa 3 milioni di euro.
   Ciò  comporterà  un  impegno ulteriore  da  parte  di  tutto  il
  personale in servizio con un aggravio del carico di lavoro.
   E'  stato  pertanto richiesto alla Presidenza della  Regione  il
  trasferimento di nuovo personale, secondo le varie qualifiche  ed
  i  profili professionali indispensabili per assicurare un  rapido
  snellimento  dell'attività burocratica, al fine di addivenire  in
  tempi  brevi  allo  scorrimento  delle  graduatorie  relative  ai
  finanziamenti per l'acquisto della prima unità abitativa, di  cui
  all'articolo 137 della l.r. 25/93.
   Con  un  nuovo  e  più  equilibrato  assetto  del  personale  il
  problema  lamentato  nell'interrogazione  cui  si  risponde  sarà
  avviato a soluzione in tempi brevi.
   Peraltro  il  recente  insediamento del dirigente  generale  del
  Dipartimento  dei  lavori  pubblici  contribuirà  a  rendere  più
  organico e funzionale il Servizio competente a gestire la materia
  relativa  alla  concessione dei mutui individuali per  l'acquisto
  della prima casa».

                                  L'Assessore SCAMMACCA DELLA BRUCA

   ZANGARA - BARBAGALLO - GENOVESE - GURRIERI - TUMINO - VITRANO  -
  RAITI  -  PAPANIA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore
  per la sanità, premesso che:

   fino  al  mese  di  giugno  2002 sono  state  erogate  in  forma
  indiretta  presso il centro ATM srl di Bagheria,  prestazioni  di
  altissima  specialità a pazienti affetti da neoplasie oncologiche
  trattabili;

   con  nota  indirizzata  alle  competenti  autorità  di  governo,
  contabili  e  giudiziarie  ed  ai  componenti  della  Commissione
  Sanità, è stato reso noto che l'AUSL 6 ha disposto l'interruzione
  dell'erogazione  delle  prestazioni non previste  dal  tariffario
  regionale,  ancorché già ritenute indispensabili e insostituibili
  per  la  tutela  della salute del cittadino  e,  come  tali,  già
  erogate in forma indiretta;

   considerato  che  l'erogazione delle prestazioni  indispensabili
  e insostituibili per la salute del cittadino deve essere comunque
  posta  a  carico  del  SSN,  indipendentemente  dalla  situazione
  reddituale dei beneficiari;

   rilevato  che la AUSL ritiene che le prestazioni salvavita,  già
  erogate  in forma indiretta, debbano oggi, per l'ipotesi  in  cui
  non  siano previste dal tariffario regionale, rimanere  a  carico
  dell'utente che le richiede;

   atteso  che  il  passaggio  dal  sistema  di  erogazione   delle
  prestazioni  dalla  forma  indiretta a  quella  diretta  non  può
  modificare la natura delle prestazioni erogate, né il sistema  di
  pagamento a carico del SSN;

   per sapere:

   quali  provvedimenti  si  intendano adottare  a  garanzia  della
  tutela  della  salute  dei cittadini e  di  quelli  indigenti  in
  particolare,  al  fine  di poter continuare  a  garantire  quelle
  prestazioni  salvavita di altissima specialità, non  previste  in
  tariffari regionali;

   quali  provvedimenti  si  intendano adottare  per  inserire  nel
  tariffario  regionale, anche a titolo di aggiornamento,  le  voci
  relative a prestazioni in atto non previste». (1288)

   Risposta.  «In  relazione  all'interrogazione  numero  1288,  si
  riferisce quanto segue.
   Già   da  tempo  questo  Assessorato  nella  considerazione  che
  l'attuale nomenclatore tariffario potrebbe scontare condizioni di
  non  adeguatezza  anche alla luce delle più  recenti  innovazioni
  tecnologiche,  ha  costituito  un  apposito  tavolo  tecnico  con
  l'incarico   di   procedere   all'identificazione   delle   nuove
  prestazioni  specialistiche, di radiodiagnostica, di radioterapia
  e  di  laboratorio  di  analisi  con  fissazione  delle  relative
  tariffe.
   Sugli  esiti  di tale lavoro, attesa la necessità di verificarne
  la  corrispondenza  ai criteri che regolano in generale  l'eroga-
  zione  delle  prestazioni sanitarie nel territorio nazionale  con
  particolare  riferimento  ai "Livelli  Essenziali  di  Assistenza
  (LE.A.) con nota assessoriale n. A/Dip/222 del 30 gennaio 2004  è
  stato  interpellato  il  Ministero della  Salute  allo  scopo  di
  mantenere il tariffario su posizioni di massima aderenza a quello
  nazionale.
   Con  la  stessa nota è stato richiesto, altresì al Ministero  di
  pronunziarsi  in  ordine  alla  possibilità  di  applicare   alle
  prestazioni  in atto non contemplate le tariffe delle prestazioni
  previste,  ritenute per analogia più appropriate in  aderenza  ai
  LE.A.
   Pertanto  questa  Amministrazione  ha  già  avviato  l'iter  per
  l'aggiornamento  del  tariffario, non mancando  di  rilevare  che
  l'introduzione di nuove prestazioni secondo la vigente  normativa
  non  può  che  rispondere  a criteri di interessi  generali,  nel
  rispetto  dei  principi che disciplinano in generale l'erogazione
  delle  prestazioni sanitarie con particolare riferimento ai LE.A.
  e   previa   verifica  della  loro  rispondenza   ai   fabbisogni
  territoriali.
   In  questi giorni, tuttavia, nella considerazione che gli attesi
  chiarimenti del Ministero verosimilmente si identificheranno  con
  l'aggiornamento  complessivo del tariffario atteso  per  la  fine
  dell'anno,  si  sta  valutando l'opportunità di  intervenire  con
  misure  transitorie, sempre nel rispetto della  linea  di  rigore
  intrapresa,  che  attualmente sono all'attenzione  del  Dirigente
  Generale di questo Dipartimento».

                                              L'Assessore CITTADINI

   ZANGARA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  la
  sanità, premesso che:

   come si apprende da un articolo pubblicato nell'edizione del  17
  dicembre  2003 de 'La SICILIA', il Centro di diagnosi e cura  per
  la  riabilitazione dei medullolesi spinali 'Villa delle Ginestre'
  di Palermo sarebbe,a distanza di ben due anni dall'inaugurazione,
  ancor oggi non del tutto completato;
   la  Regione siciliana avrebbe concesso già da tempo i fondi  per
  il  completamento  delle opere per un importo di  17  milioni  di
  euro;
   tale  ritardo  costringe i medullolesi spinali ad  intraprendere
  viaggi  onerosi  per  i pazienti stessi e per  le  loro  famiglie
  presso centri ubicati fuori dalla Sicilia;
   il  Governo  della Regione intenderebbe attribuire le competenze
  di   quel  Centro,  in  atto  gestito  dall'ASL   6,  all'Azienda
  ospedaliera Villa Sofia;

   considerato  che  tale  passaggio non potrà  che  comportare  un
  ulteriore  ritardo  nel completamento delle opere  necessarie  al
  puntuale funzionamento del Centro;

   per   sapere   quali   provvedimenti   intendano   adottare    a
  salvaguardia  dei  medullolesi spinali e  per  garantire  il  più
  celere completamento delle opere necessarie al funzionamento  del
  Centro 'Villa delle Ginestre'». (1459)

   Risposta.  «Con riferimento all'interrogazione numero 1459,  con
  la  quale  l'interrogante chiede di conoscere quali provvedimenti
  si intendano adottare a salvaguardia dei medullolesi spinali, per
  garantire  il più celere completamento delle opere necessarie  al
  funzionamento  del Centro "Villa delle Ginestre"  si  rappresento
  che dall'esame degli atti in possesso di questo Assessorato si  è
  rilevato  che,  nel  tempo, sono state  assegnate,  alla  Azienda
  Sanitaria  Locale 6 di Palermo, responsabile della  realizzazione
  del  "Centro"  di  che  trattasi, le  risorse  finanziarie  sotto
  elencate, a fianco delle quali si descrive lo stato dell'arte dei
  lavori e delle forniture ad esse correlate.
   I.  lire  23.706.750.000 (oggi   12.244.547.51) somma finanziata
  con  DA.  n.  14977 del 30/03/1995 a valere su fondi di  bilancio
  regionale  capitolo  ex  81505 oggi 812403 Esercizio  finanziario
  1995 - Lavori ultimati in data 2 luglio 2002 e collaudati in data
  1/07/2003.
   2.  Euro 2.169.000,00 Somma finanziata con DDS n. 02474  del  27
  dicembre 2002 a valere sul bilancio regionale capitolo ex  81505,
  oggi  812403  Esercizio finanziario 2002 - Somma  destinata  alla
  acquisizione  di  dotazioni tecnologiche ed  arredi  -  Forniture
  aggiudicate ed in parte già consegnate.
   3.  Euro  9.915.972,46 somma prevista con delibera di  GR.G.  n.
  417 del 17 dicembre 2002 relativa alla seconda fase piano ex art.
  20 (annualità 2002 dell' Accordo di Programma del 30 aprile 2002)
   Lavori   di  completamento  del  Centro  Diagnosi  e  Cura   per
  Medullolesi  -  Lavori  %  giudicati  in  data  1  dicembre  2003
  attualmente in fase di stipula di contratto: i lavori sono  stati
  consegnati  parzialmente sotto le riserve di  legge  in  data  14
  gennaio 2004.
   4.  Euro 7.230396,59 somma prevista con la medesima delibera  di
  GR.G.   n.  417  del  17  dicembre  2002  Acquisizione  dotazioni
  tecnologiche - In atto risulta in corso di elaborazione il  piano
  di acquisti.
   Il   tutto   per   un  ammontare  complessivo   pari   ad   euro
  31.559.916,56  (pari a circa 61 miliardi delle vecchie  lire)  di
  cui  euro  22.160.519,97  per lavori  ed  euro  9.399.396,59  per
  attrezzature.
   Tanto in evasione all'atto ispettivo».

                                              L'Assessore CITTADINI

   CRACOLICI.-  «All'Assessore  per  la  sanità,  premesso  che,  a
  seguito  l'indagine ambientale promossa dalle strutture  preposte
  della Provincia Regionale di Palermo nel territorio di Partinico,
  è  stata  rilevata la presenza, al di sopra dei  limiti  previsti
  dalla  legge, di sostanze altamente inquinanti che hanno generato
  grande  preoccupazione nelle comunità di quel territorio  per  la
  presenza   di   aziende  come  la  distilleria  la  quale   opera
  all'interno del centro abitato;

   considerato  che,  ad  oggi,  non  risulta  allo  scrivente  che
  l'ARPA,  a  cui  è  demandato per legge il controllo  ambientale,
  abbia  monitorato l'aria e gli scarichi nel fiume nel  territorio
  di Partinico;

   visto  che il dipartimento prevenzione dell'ASL 6 di Palermo  in
  data 1 dicembre 2003 ha inviato una nota all'ufficio territoriale
  del  Governo - Prefettura di Palermo con la quale si afferma  che
  dalle analisi effettuate lo standard di mortalità per tumore  dei
  residenti  a Partinico sia inferiore a quello dell'insieme  della
  Provincia di Palermo;

   ritenuto  che tali dati siano accertati attraverso  il  registro
  tumori esistente nel territorio della provincia;

   per sapere:

   la data di istituzione del registro tumori;

   se  sia  stato  effettuato un monitoraggio,  nel  territorio  di
  Partinico,  sulle  malattie tumorali che non  provocano  morte  e
  sulle  quali le terapie mediche e chirurgiche abbiano ridotto  il
  danno;

   se  siano  stati  monitorati i ricoveri dei  residenti  in  quel
  territorio  presso le strutture ospedaliere pubbliche  e  private
  operanti  nel territorio nazionale, per patologie tumorali  e  se
  sia  in  possesso delle autorità sanitarie un eguale  studio  sui
  residenti nell'intera provincia;

   se  non  ritenga  la  nota del dipartimento di  prevenzione  una
  attestazione  che travalica le competenze ad esso  affidate  che,
  contestualmente,  tende  a  minimizzare  gli  effetti  del  grave
  inquinamento in atto a Partinico;

   quali  siano  le eventuali iniziative intraprese in  riferimento
  al  fatto  che  le  competenze sul monitoraggio sono  dell'ARPA».
  (1502)

   Risposta.  «Con  riferimento  all' interrogazione  numero  1502,
  l'Azienda  AUSL  6  di Palermo - Dipartimento di  prevenzione  ha
  riferito quanto segue.
   Il  dato  della  mortalità per tumori  che  il  Dipartimento  di
  prevenzione  ha inviato all'Ufficio territoriale  del  Governo  -
  Prefettura di Palermo è  il Rapporto standardizzato di  mortalità
  per  tumori che a Partitico è inferiore a quello della  Provincia
  di Palermo nel suo complesso. Questo dato non deriva dal Registro
  dei  tumori,  ma  dal registro delle cause di morte  gestito  dal
  Servizio dipartimentale di Epidemiologia. Il Registro dei tumori,
  previsto con legge regionale n. 13 dell' 8 settembre 2003  non  è
  ancora in atto operativo.
   Relativamente   ai  dati  sui  ricoveri  presso  l'Ospedale   di
  Partinico  si  attende la disponibilità dei dati  ambientali  per
  tentare un'analisi della distribuzione in funzione dei picchi  di
  inquinamento.  Per i residenti, che si ricoverano  altrove,  sarà
  fatta   un'analisi   in   collaborazione  con   il   Dipartimento
  Osservatorio epidemiologico della Regione Sicilia, quale punto di
  convergenza  dei  dati complessivi regionali su probabili  flussi
  migratori    verso   altri   nosocomi,   infatti,    condizionano
  un'interpretazione corretta ed esauriente dei dati.
   Sulle   competenze  relative  al  monitoraggio  ambientale   del
  territorio  di Partinico, a seguito di richieste di informazioni,
  il direttore del Dipartimento ARPA provinciale ha comunicato, con
  nota   prot.  numero  9926509  del  26  febbraio  2004,  che   il
  Dipartimento  ARPA, dal mese di ottobre 2003, ha  sviluppato  nel
  Comune di Partinico, nell'ambito della Distilleria Bertolino, una
  serie  di verifiche richieste da Provincia, Assessorato regionale
  dell'ambiente,  Comune  e Carabinieri.  Allo  stato  attuale,  il
  Dipartimento   scrivente  non  è  stato  informato,   così   come
  ripetutamente richiesto, dei risultati di tali verifiche.
   Si  ritiene in ultimo che le competenze relative al monitoraggio
  delle   patologie  cronico-degenerative,  così   come   l'analisi
  epidemiologica  dei  dati di mortalità per  causa,  rientrino,  a
  pieno  titolo,  tra  le  competenze  cui  istituzionalmente  tale
  Dipartimento è deputato in materia di prevenzione».

                                              L'Assessore CITTADINI

   VILLARI - ZAGO - DE BENEDICTIS.- «Al Presidente della Regione  e
  all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:

   l'ordinanza  n.  2983  del 31 maggio 1999 della  Presidenza  del
  Consiglio dei Ministri, Dipartimento della protezione civile, che
  prevede  interventi immediati per fronteggiare la  situazione  di
  emergenza determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti
  urbani  nella  Regione siciliana, all'articolo 4 dispone  che  il
  Commissario delegato - Presidente della Regione siciliana - possa
  stipulare  contratti  per il conferimento dei  rifiuti  urbani  a
  valle  della  raccolta differenziata, prodotti nei  Comuni  della
  Regione  siciliana, con operatori industriali che si impegnano  a
  realizzare  impianti  per la produzione di combustibile  derivato
  dai   rifiuti,  ad  utilizzare  detto  combustibile  in  impianti
  esistenti nonchè a realizzare impianti dedicati per la produzione
  di  energia  mediante  l'impiego  di  combustibile  derivato  dai
  rifiuti;

   con  avviso pubblico del 22 luglio 2002 il Commissario  delegato
  per  l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in  Sicilia,  ai
  sensi  dell'articolo  4 dell'Ordinanza di  protezione  civile  n.
  2983/99  e  successive modifiche ed integrazioni, ha  invitato  i
  titolari degli impianti esistenti alla data del 22 marzo 2002 che
  intendessero  stipulare  apposite  convenzioni  per  favorire   i
  processi  di recupero e riutilizzo dei rifiuti solidi  urbani,  a
  rappresentare il loro interesse al Commissario stesso seguendo le
  modalità previste dallo stesso avviso;

   il  Consiglio  comunale  di  Paternò  (CT)  sta  discutendo  sul
  progetto di costruzione di un impianto di termovalorizzazione dei
  rifiuti  solidi urbani con relativa discarica su un'area  a  poca
  distanza dall'abitato dello stesso Comune;

   il  progetto  di  cui sopra sta suscitando vivo allarme  tra  le
  popolazioni  locali  per  le conseguenze  negative  che  potrebbe
  causare la costruzione dell'impianto;

   considerato che:

   la  zona  dove  dovrebbero sorgere le strutture  sopra  indicate
  risulta  a  poca distanza dalle abitazioni in una  situazione  di
  sottovento  alle correnti d'aria naturali dominanti,  in  cui  in
  assenza  di  ventosità potrebbe verificarsi  una  pericolosissima
  stagnazione  con  concentrazione di accumulo di fumi,  mentre  in
  presenza  di vento sarebbero trasportati gas venefici  e  polveri
  con seri danni alla salute dei cittadini interessati;

   l'area  su  cui dovrebbero sorgere gli impianti è sotto  vincolo
  idrogeologico   perché   soggetta   a   due   importanti   rischi
  idrogeologici,  il primo riguardante l'alveo fluviale  del  fiume
  Simeto,  con  rischi di fenomeni di esondazione  in  presenza  di
  intense  precipitazioni, il secondo riguardante  la  presenza  di
  terreni  argillosi suscettibili di fenomeni di colamento  franoso
  in associazione a fenomeni di crollo degli affioramenti rocciosi;

   la  zona  si trova ubicata in prossimità di un' importante  zona
  archeologica dell'età del bronzo e del ferro nonché in prossimità
  della istituenda zona umida ambientale faunistica di Ponte Barca;

   il  sito  di  importanza  comunitaria è  già  stato  oggetto  di
  finanziamento  da  parte dell'Unione europea  per  un  itinerario
  turistico, culturale ed ambientale del Simeto - Etna;

   le  aree viciniori l'impianto sono zone a coltura intensiva  con
  rilevante presenza di agrumeti, uliveti, coltivazione di ortaggi,
  allevamenti di bestiame da latte e carne;

   gli   imprenditori   agricoli   eventualmente   interessati    a
  produzioni  secondo  i criteri di agricoltura  biologica  saranno
  penalizzati   dall'inquinamento  prodotto   dagli   impianti   in
  questione;

   la  zona  interessata  ha  un'economia prevalentemente  agricola
  basata  sulla coltivazione di pregiati e rinomati agrumeti nonché
  di uliveti per i quali è vietata la costruzione di discariche per
  rifiuti speciali o impianti simili nelle aree circostanti;

   l'area   in  questione  sarà  sottoposta  ad  un  altro  rischio
  igienico-sanitario  costituito  dal  traffico  statale   indotto,
  rispetto  ad  una  rete  stradale angusta che  necessiterebbe  di
  adeguati interventi con ulteriori aggravi e costi;

   esperienze  simili  compiute  in  altri  Stati  hanno   comunque
  evidenziato  la  presenza  di danni  ambientali  e  sulla  salute
  dell'uomo   per  veleni,  tra  l'altro,  non  ancora  del   tutto
  identificati;

   i  possibili effetti letali della diossina e degli altri  veleni
  prodotti  che  non  si manifestano a breve  termine  ma  dopo  un
  consistente numero di anni;

   considerato inoltre che relativamente alla scelta del  sito,  in
  contrasto  con la buona norma che avrebbe dovuto consigliare  una
  valutazione preliminare di diverse aree, è stato scelto l'attuale
  sito  in  base  alle convenienze del gruppo aggiudicatario  della
  gara che risulta già proprietario della stessa area;

   ritenuto che questa iniziativa imprenditoriale violi:

   l'articolo 1, comma 1, del DM 5 febbraio 1998 dove si  statuisce
  che  questo tipo di attività non deve costituire pericolo per  la
  salute dell'uomo e recare pregiudizio all'ambiente, come peraltro
  lo  stesso  gruppo aggiudicatario ammette usando il  condizionale
  'dovrebbe'  in relazione alla garanzia della salute pubblica  per
  la corretta realizzazione e gestione dell'impianto nella 'Sintesi
  illustrativa dell'inserimento ambientale e territoriale';

   lo  stesso articolo 1, lettera c) del comma 1, dove si statuisce
  che gli impianti in questione non devono danneggiare il paesaggio
  e i siti di particolare interesse, come peraltro lo stesso gruppo
  aggiudicatario ammette nel documento di cui sopra ammettendo  che
  la  zona  ricade  all'interno del sito di importanza  comunitaria
  'contrada Valanghe';

   l'articolo  9  del  decreto legislativo  n.  36  del  2003  dove
  vengono  indicate  condizioni essenziali relative  all'ubicazione
  della  cosiddetta  discarica di servizio che vengono  palesemente
  violate nella scelta del sito;

   visto  che  comunque l'iniziativa assunta dall'imprenditore  non
  sembra  aver  alcuna  attinenza né con l'ordinanza  2983/1999  né
  tanto meno con le condizioni previste dall'avviso pubblico del 22
  luglio 2002 sopra citato;

   per sapere:

   se  non  ritengano che il progetto sia gravemente carente  sotto
  il  profilo della valutazione e del rispetto delle norme di legge
  vigenti  oltre che dei pericoli per l'ambiente, per l'economia  e
  per la salute dei cittadini della zona;

   se  non  condividano  l'impressione che l'Arta  e  il  Ministero
  dell'Ambiente  esprimeranno  sicuramente  parere  negativo  sulla
  valutazione di impatto ambientale;

   se  non  ritengano che una scelta di questa natura debba passare
  da  una attenta e approfondita valutazione, non solo della grande
  maggioranza   dei   consiglieri  comunali  nel   rispetto   della
  centralità  del  ruolo  delle  autonomie  locali  che  altrimenti
  rischierebbero  di  essere espropriate dalle scelte  fondamentali
  che  riguardano il futuro della loro comunità e delle generazioni
  avvenire,  ma  anche da un dibattito aperto a tutti i  cittadini,
  alle  categorie  produttive, agli operatori dei servizi  sociali,
  alle  organizzazioni sindacali dei lavoratori, alle  associazioni
  ambientalistiche nonché agli esperti del settore;

   se  non  consideri  quindi opportuno e urgente  intervenire  per
  quanto  di  propria competenza affinché il progetto in  questione
  sia  bloccato  in  attesa di chiarimenti definitivi  sull'impatto
  negativo che lo stesso può avere nella zona interessata». (1362)

   Risposta.  «Con riferimento all'interrogazione numero  1362,  si
  ricorda che l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri
  -Delegato  alla  Protezione Civile- OPCM n. 2983  del  31  maggio
  1999,  come  successivamente modificata ed integrata, secondo  le
  previsioni degli artt. 27 e 28 del decreto legislativo 22/97,  ha
  assegnato,  fra l'altro, al Commissario delegato per  l'emergenza
  rifiuti in Sicilia la competenza:
   alla  predisposizione  e adozione di un piano  di  gestione  dei
  rifiuti;
   quella     relativa    all'approvazione    del    progetto     e
  all'autorizzazione   alla   realizzazione   degli   impianti   di
  smaltimento e di recupero dei rifiuti;
   ed,  infine  quella  concernente il rilascio dell'autorizzazione
  all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero;
   Ciò   premesso,   appare   chiaro  che  ogni   valutazione   e/o
  determinazione  al  riguardo  rientra  tra  le  competenze  e  le
  attribuzioni  dell'onorevole  Presidente  della  Regione,   nella
  qualità  e  nel  ruolo  di Commissario delegato  per  l'emergenza
  rifiuti in Sicilia.
   Pur  tuttavia, si fa in ogni caso presente che, con nota  datata
  6  giugno  2003,  inviata  anche  all'Assessorato  regionale  del
  Territorio  e  dell'Ambiente, la DGI,  DANECO  GESTIONE  IMPIANTI
  S.p.A.,  ha presentato al Ministero dell'Ambiente, per conto  del
  raggruppamento temporaneo di imprese costituito da D.G.I. S.p.A.,
  WASTE  ITALIA  S.p.A.,  TECHNIP  ITALY  S.p.A.,  SIEMENS  S.p.A.,
  L'ALTECOEN  S.r.L., DB GROUP S.p.A., richiesta  di  pronuncia  di
  compatibilità  ambientale relativa agli impianti  costituenti  il
  "SISTEMA  DI  GESTIONE  INTEGRATO PER L'UTILIZZO  DELLA  FRAZIONE
  RESIDUA   DEI   RIFIUTI   URBANI,   AL   NETTO   DELLA   RACCOLTA
  DIFFERENZIATA, PRODOTTA NEI COMUNI DELLA REGIONE SICILIA" per gli
  Ambiti    Territoriali    Ottimali   CT1-CT2-CT3-ME1-ME2-ME3-ME4,
  definiti  nell'allegato 2 delle linee guida del  relativo  Avviso
  pubblico di cui alla GURS n.32, Parte II, del 9 agosto 2002.
   In  atto,  pertanto,  il progetto di cui trattasi  è  sottoposto
  alla procedura di VIA nazionale, ai sensi della legge n. 349/86».

                                           L'Assessore PARLAVECCHIO